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Discussioni utente:Candalua
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Alex brollo
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/* Proposta per Cerca errori ortografici */ nuova sezione
3858915
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<div class="plainlinks" style="float:left; border: 1px solid #999;padding: .2em .3em .25em;margin: .3em .3em .3em 1em;">'''Archivio'''
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[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=3445904 2024]
</div>
<div style="float:right">{{A fine pagina}}</div>
<div style="width:70%; margin: 0 auto; text-align: center; border: 2px solid #FFD595; padding: 5px; background-color: #FFF0D9;">
[[File:Nordkirchen-090806-9419-Capellerallee-Atlas.jpg|200px|center]]'''{{PAGENAME}}''' (non visibile nella foto in quanto sta reggendo sulle sue spalle Atlante che a sua volta regge il Mondo) <br/> è in '''''[[w:Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikipause|wikisinghiozzo permanente]]''''' per cause dipendenti da '''lavoro, donne & altri vizi vari.''' <br/>Chiedete pure, ma sappiate che potrei sparire da un momento all'altro...
</div>
{{TOCright}}
== Fogna! ==
Caro Candalua,
come disse Jovanotti, ''Fogna! Non fmettere mai di fognare!''... e io fogno, o meglio, '''ſ'''ogno. Per diletto ho preso in considerazione un testo settecentesco con le esse lunghe, e mi sono messo di buzzo buono a cliccare con il [[Mediawiki:Gadget-fs.js|gadget f => s]] sulla casella con i due bottoni. Niente di sbagliato, ma mi chiedevo se per vecchi ''boomer-user'' come me fosse possibile usare la tastiera invece del mouse/trackpad: in pratica è possibile fare in modo che, attivato il gadget, oltre che cliccando sui bottoni, sia possibile effettuare la scelta tra effe ed esse cliccando sulla lettera corrispondente della tastiera? in tal modo potrei mantenere gli occhi sullo schermo invece di spostarli continuamente tra casella con bottoni e testo. Lo so, sono un triceratopo, ma lasciami fognare! Che ne pensi? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 14:26, 3 gen 2025 (CET)
:Cariffimo [[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliufMagifter]]! Fui tafti è fempre... ehm, sui tasti è sempre un po' difficile, ma ci poffo provare. Però dovrai aspettare un po', magari intanto dèdicati a qualcos'altro e poi ti farò fapere! [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:30, 3 gen 2025 (CET)
::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: il fogno diventa una folida realtà! Ora puoi usare i tasti f-s e ''fpaffartela'' con i ''tefti fettecentefchi!'' [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:47, 20 gen 2025 (CET)
:::''Maggico Candalua!'' fantaftico! '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 20:34, 20 gen 2025 (CET)
== Tks... ==
Mi sa che bisogna darci un occhio... -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 19:24, 12 gen 2025 (CET)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eh sì. Se vuoi dedicarti un po' anche a questo, ti segnalo un paio di gadget utili che forse non hai ancora visto:
:* Contributi aggregati: una volta attivato, lo trovi nel menu di destra quando sei sulla pagina di un utente o nei suoi contributi. Ti mostra un riassunto degli indici su cui ha lavorato, dal più recente, col conteggio delle modifiche.
:* Cerca errori ortografici: questo lo trovi sugli indici (a volte ci mette un po' a caricare) e cerca possibili errori in base a dei pattern. Ovviamente non li trova tutti, e spesso trova dei falsi positivi, ma è molto utile per trovare gli errori più comuni senza guardare le pagine ad una ad una. Io raccomando di usarlo almeno dopo ogni trascrizione o rilettura completata, per fare un check generale.
:[[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 03:20, 13 gen 2025 (CET)
::Provato Contributi aggregati... è il conto degli edit fatti nelle pagine relative a un indice? sulla tua PU non finisce più di caricare roba... :D Bello, ma è un altro componente che con dark non va :-( -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 13:06, 13 gen 2025 (CET)
:::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eheh, penso sia dura trovare un indice su cui non ho messo le mani... Per tutti questi gadget io ho fatto un css comune con alcuni stili per finestre, bottoni ecc. (altri temo che siano ancora nel common), che trovi all'inizio della pagina di "gadget definition"... Forse si riesce a farne una versione dark, in modo da sistemare tutto in un colpo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 13:11, 13 gen 2025 (CET)
::::Allora forse avevo già fixato la cosa in locale mettendo a punto non ricordo più quale altro gadget che Alex mi aveva segnalato... il cerca&sostituisci, mi pare. -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 16:56, 13 gen 2025 (CET)
== "Pasticcio" pt. 2 ==
Ciao, ho appena fatto un edit che mi ha dato lo stesso problema che ho spiegato nella mia pagina di discussioni. Questa volta [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Autore:Gino_Fano&diff=prev&oldid=3457687 qui]. Sinceramente non mi è chiaro il motivo per cui succeda sta cosa, dato che quella roba cancellata non mi compare nell'editor. In più anche l'anteprima sembra corretta, non si nota nulla di strano fino a quando non salvo la pagina. Annullare l'edit non funziona, ci ho provato ma la pagina diventa vuota (letteralmente), quindi non ho neanche salvato. Potresti sistemare e spiegarmi la causa di questi problemi, così evito che succeda di nuovo? Francamente non mi era mai capitato. Grazie e scusa per il disturbo. [[User:Emyn Muil|Emyn Muil]] ([[User talk:Emyn Muil|disc.]]) 17:29, 13 gen 2025 (CET)
:@[[Utente:Emyn Muil|Emyn Muil]]: ciao, questi errori accadono ogni tanto ma non ho mai capito bene la causa, ne stiamo parlando anche adesso al bar. In questi casi, prova comunque a fare un edit "a vuoto" (cioè vai in modifica e salvi senza aver modificato nulla), questo dovrebbe ripristinare l'area dati. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:49, 20 gen 2025 (CET)
== Disambigue: problemi in vista ==
Caro Candalua,
il titolo è un po' enfatico perché non so se si tratti di un vero problema o meno. Ti espongo il caso, tu sicuramente capirai quale ingranaggio sotto la scocca dello script sia da regolare.
* Mi sto apprestando a spostare [[Poesie (Mamiani)/Inni Sacri]] a [[Inni sacri (Mamiani)]], si prospetta dunque la disambiguazione di [[Inni sacri]] tra quelli di Manzoni e questi di Mamiani.
* vado su [[Inni sacri]], attualmente sede degli inni di Manzoni, e trovo già una nota disambigua relativa a [[Il nome di Maria]]... ma questa nota disambigua non dovrebbe trovarsi solo tra [[Inni sacri/Il Nome di Maria]] e [[Nova polemica/Il nome di Maria]]? Il problema è già stato segnalato da qualche altra parte, ma non ricordo dove né quale sia l'origine di questo bugghetto. Secondo te è grave?
'''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 19:41, 22 gen 2025 (CET)
:@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: lo so... il problema è che nelle disambigua spesso ci sono dei link in più rispetto ai testi da disambiguare. Devo capire come fare a scartarli. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 21:17, 22 gen 2025 (CET)
::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: credo di aver sistemato, adesso il gadget guarda anche se il link proviene da un template Testo, in modo da scartare altri link eventualmente presenti nella disambigua ma non pertinenti. Ovviamente bisogna usare Testo solo per i testi da disambiguare. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:02, 24 gen 2025 (CET)
:::Fantastico: sei un razzo del debug! Direi che la tua idea è la soluzione migliore. Purtroppo per un breve periodo ho usato dei "doppi template testo", ma ricordo che i casi problematici sono molto pochi. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 19:05, 24 gen 2025 (CET)
== Decesso di PersonalButtons.js ==
Da stamattina la mia "bottoniera", che contiene i bottoni definiti in [[Utente:Alex brollo/PersonalButtons.js]], non dà segni di vita. La console si lamenta dell'errore ''document.ready non è una funzione'' e incrimina startup.js. Hai idea di cosa potrebbe essere successo? Disgraziatamente sono consapevole che i miei script personali sono poco robusti, ma senza di loro sono morto... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:05, 27 feb 2025 (CET)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: io stamattina ho messo un po' in ordine il [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=MediaWiki%3AGadgets-definition&diff=3481359&oldid=3464390 Gadgets-definition], ma non credo che c'entri qualcosa. La tua bottoniera si appoggia a qualche altro script? Cos'è startup.js? [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 13:32, 27 feb 2025 (CET)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Non ne ho idea, la console emette questo lamento ... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:21, 27 feb 2025 (CET)
:::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Comunque_ ho trovato deselezionato il gadget "Raccolta dei giocattoli", riattivandolo il problema è scomparso (e pure l'errore). Grazie comunque per l'attenzione. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:32, 27 feb 2025 (CET)
::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: uhm, strano: io ho spostato alcuni gadget, ma la raccolta dei giocattoli non l'ho toccata. Strano che si sia disabilitato per conto suo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:57, 27 feb 2025 (CET)
== Privilegio ==
Per favore, mi ridai i privilegi di admin dell'interfaccia, che mi sono scaduti? Ne farò un uso omeopatico.... :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:49, 20 mar 2025 (CET)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: rinnovati per un anno, così non hai più scuse per non toccare i gadget :D [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 07:54, 20 mar 2025 (CET)
== Request to delete [[MediaWiki:Cite_reference_link]] ==
Hello @[[Utente:Candalua|Candalua]] and sorry for posting in English.
[[meta:WMDE_Technical_Wishes|My team]] is currently working on some improvements regarding references and footnotes and we realized, that you added a custom version of [[MediaWiki:Cite_reference_link]] to this wiki once.
We recently [https://gerrit.wikimedia.org/r/c/mediawiki/extensions/Cite/+/1056448 updated] that message in the code. Due to the override on your project these updates are not be applied here. Since the [[MediaWiki:Cite_reference_link|custom version]] does not add any special formatting that seems to be needed here it would be best to delete that page.
Thank you and feel free to reach out if you have questions or need help.
[[User:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]] ([[User talk:Christoph Jauera (WMDE)|disc.]]) 12:20, 20 mar 2025 (CET)
:@[[Utente:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]]: ok, done. We'll keep hiding the brackets using font-size: 0 as suggested on gerrit. Thank you. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:16, 20 mar 2025 (CET)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Thanks again, I just realized that you also created <code>MediaWiki:Cite_reference_link</code> on [https://vec.wikisource.org/wiki/MediaWiki:Cite_reference_link vec.wikisource.org] it would be really helpful if you could delete that version there as well. At also seems to have no relevant custom changes :-). Best [[User:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]] ([[User talk:Christoph Jauera (WMDE)|disc.]]) 17:32, 20 mar 2025 (CET)
:::@[[Utente:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]]: done that too, thank you. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:46, 20 mar 2025 (CET)
== autoNs0 ==
Ciao, sembra ci sia un problema col tool: adesso inserisce il tag pages anche quando si entra in modifica, creando un duplicato [[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 09:26, 5 apr 2025 (CEST)
:Aggiungo: il problema [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=L%27ug%C3%B9ri_de_sto_monno&curid=308599&diff=3499830&oldid=3453620 non si presentava ieri alle 14:10] ma [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Lum%C3%ACe_di_Sicilia_(Novella,_1926)&curid=949669&diff=3499972&oldid=3476273 capitava alle 18:59]--[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 09:29, 5 apr 2025 (CEST)
::@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]]: grazie; dovrei aver sistemato. Come avrai visto sto cercando di fare ordine nei gadget per riuscire a velocizzare il caricamento, e sono incorso in una svista. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:07, 5 apr 2025 (CEST)
== Correttore ortografico ==
Proseguendo da [[Discussioni_indice:Yambo,_Luna_paese_incomodo.djvu#Rilettura|qua]], (visto che là è OT), si ho presente le convenzioni sugli accenti, è una vera rottura di palle che in quel testo si usi '''í''' anzichè '''ì''' che c'è sulla tastiera... :-D Anche se forse visto che vedo una incomprensibile sezione memoregex che riguarda la ì, sarebbe più veloce per l'umano mettere delle ì e poi lasciare che sia qualche magia a correggerle... ok, vado a vedere che dice MediaWiki:Gadget-ErroriOrtografici.js per farmi una cultura ;-) ciao -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 10:08, 7 apr 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: quella del memoregex è un'altra idea geniale del buon @[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: con il gadget [[Aiuto:Strumenti per la rilettura|Strumenti per la rilettura]], hai un comando "Trova e sostituisci" (nel menu di sinistra) con cui puoi sostituire caratteri in una pagina e dirgli "Ricorda questa sostituzione". Nelle pagine successive la potrai applicare (insieme a tutte le altre sostituzioni già salvate da te o da altri) con il comando PostOCR o più rapidamente Alt+7. Attivando anche la [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli|bottoniera]] ti trovi in basso anche dei bottoni "salva regex", "carica regex", "esegui regex", che vengono comodi (specialmente il salva, con cui le regex vengono scritte in quella sezione che hai visto, così sei sicuro di non perderle — altrimenti mi pare che rimangano solo sul browser).
:P.S. questa è probabilmente una cosa che prima o poi dovremmo mettere su un gadget per conto suo, in modo che ci siano tutti i comandi in un box solo, più intuitivo per l'utente (lo dico più che altro per Alex, ma ne riparleremo nel bar tecnico). [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:53, 8 apr 2025 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Sì, l'idea di incorporare il "carica regex" e il "salva regex" nel Trova e sostituisci mi piace molto. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:04, 8 apr 2025 (CEST)
:::Rispondendo a [[Discussioni_utente:Damadicarta#c-Candalua-20250408073300-Damadicarta-20250407090100|questo]] ("strumento utile, già che ci sono, è il "Controlla interruzioni di pagina", dal menu Strumenti:")... nel menù strumenti non ho quella voce... :(. E ne approfitto per segnalare quella che penso sia un'altra problematica per gli utenti che si approcciano a WS: l'interfaccia è molto dispersiva, con comandi a destra, a sinistra, nel sottomenu, in basso, in alto... La UX è un inferno :-D<br>
:::Per es, non me ne voglia @[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]], ma perchè carica-salva-esegui regex sta in una barra in basso, mentre trova&sostituisci nel menù a sx (o nel menu panino se si nasconde il menu?). E' lo stesso script, o cmq lo stesso tipo di attività, no?<br>
:::Altro es. (per par condicio :-p ) perchè "Cerca errori ortografici" e "Controlla interruzioni di pagina" invece stanno nel menù strumenti a dx? Troppe cose sparpagliate ovunque.🤯
:::IMHO ci vorrebbe una razionalizzazione "per attività". :-) --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 14:31, 8 apr 2025 (CEST)
:::Fra l'altro Vector22, con i suoi spazi esagerati di default e il suo bianco-ovunque-e-senza-bordi peggiora pure la percezione di non capire dove si è e cosa si fa. Lo noto ora perchè "a casa mia" ho stretto tutti gli spazi inutili e messo bei bordini azzurri per delimitare certe cose, ma per l'utente "di default" sembra di navigare in un oceano di comandi sparsi dappertutto... Lo trovo molto "faticoso". --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 14:35, 8 apr 2025 (CEST)
::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eh, infatti sarebbe il punto a cui vorrei arrivare anch'io. Gli "Strumenti per la rilettura" e la "bottoniera" in basso sono tra i gadget più vecchi, e risalgono ad un'epoca in cui era più facile "attaccare roba" al di fuori dei menu standard, e in cui veniva più naturale riunire tante funzioni diverse. L'interfaccia era più basica e la trascrizione più laboriosa, per cui ci siamo scatenati ad inventare gadget che ci potessero aiutare (anche in maniera un po' disordinata, provando e riprovando). Adesso il paradigma è cambiato, perché è possibile caricare i singoli gadget selettivamente in base all'azione (view o edit) e al namespace, quindi è più conveniente avere gadget che fanno una cosa sola e che si caricano solo quando serve quella singola cosa. Quindi vorrei pian piano isolare le funzioni più utili, come il memoregex, e portarle verso questa direzione, anche per riuscire poi a metterci le mani più facilmente, senza timore di rompere altre cose.
::::Per il "Controlla interruzioni di pagina", il gadget è ErroriComuni che dovresti avere attivato; il comando si attiva solo in ns0 e solo in visualizzazione. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:21, 8 apr 2025 (CEST)
:::::Mah, ho appena finito di correggere i trattini e avere il tasto "esegui memoregex" subito in basso a portata di click senza passare da menù e voci varie è stato molto comodo. Per cui anche l'idea di concentrare tutti i comandi di correzione/verifica nella bottoniera non è male... Forse potrebbe essere una specie di menù con voci che si aprono verso l'alto? boh.
:::::Controlla interruzioni di pagina continuo a non vederlo anche se ErroriComuni è on. :-( [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 15:37, 8 apr 2025 (CEST)
::::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]] Ti suggerirei di fare un viaggio esplorativo in Distributed proofreaders, il "laboratorio tipografico specializzato" del progetto Gutenberg. La filosofia di trascrizione è completamente diversa da quella di wikisource, ma la differenza fondamentale, secondo me, è che fa una sola cosa, mentre la nostra interfaccia è un adattamento di quanto serve a una miriade di progetti diversi, dominati da wikipedia. Mi pare di ricordare che nei pasticci che ho fatto, anni fa, ci sia qualche traccia di quell'interfaccia.
::::::Sarebbe poi interessantissimo esplorare per bene la wikisource tedesca, he ha avuto una evoluzione profondamente divergente, fino ad allontanarsi dall'interfaccia proofread. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:38, 8 apr 2025 (CEST)
:::::::<small>@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]], Distributed proofreaders sarebbe [https://www.pgdp.net/c/]? Look molto anni '90 :D
:::::::de.ws in effetti non capisco come operi: l'interfaccia "a fronte" mi sembra concettualmente meglio. Il problema che sento io, come dicevo, è la dispersione "logica" degli strumenti e la difficoltà ad adattare l'interfaccia alle esigenze di lettura. Beninteso, non è una critica al vs lavoro, solo una suggestione. :-) Purtroppo non ho le competenze per fare qualcosa di concreto su questi aspetti. --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:27, 8 apr 2025 (CEST)</small>
::::::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]] Il tuo link punta alla home page: sei andato fino all'interfaccia di editing? Penso che ci si debba registrare e travestire da volontario :-)
::::::::Io l'ho fatto, ho lavorato su un bel po' di pagine, anche se come utente con minimi privilegi (c'è molto rigore nel sito, gli utenti novizi possono fare solo cose elementari, sotto severo tutoraggio, su testi già selezionati e caricati dagli admin, per passare di livello occorre superare veri esami online... è un mondo del tutto diverso da mediawiki), ed è stata un'esperienza molto interessante e suggestiva.
::::::::Ma stiamo devastando la talk page di Candalua; mi scuso e ti propongo, se ti interessa, di parlarne altrove. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:46, 9 apr 2025 (CEST)
== Gadget Riassunto ultime modifiche ==
Ciao. Le righe tr.odd dovrebbero avere background-color: var(--background-color-backdrop-light) e non #efefef, altrimenti in dark restano bianco sporco. ;-) --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:35, 12 apr 2025 (CEST)
:Rammento [[mw:Recommendations for night mode compatibility on Wikimedia wikis]], praticamente la bibbia per questo tipo di operazioni. -- [[User:ZandDev|ZandDev]] ([[User talk:ZandDev|disc.]]) 14:42, 20 apr 2025 (CEST)
::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: {{Fatto}}
::@[[Utente:ZandDev|ZandDev]]: TrameOscure aveva iniziato a lavorare sul night mode, ma poi visti i suoi trascorsi wikipediani qualcuno non si fidava e abbiamo lasciato perdere. Ma se tu ci sai fare, non ti andrebbe di proporti per un flag temporaneo di ''interface administrator''? Io sto già facendo un lavorone di ottimizzazione dei gadget, oltre al consueto "lavoro sporco", e non riesco a stare dietro a tutto. Ovviamente ti farei comunque da "garante" di fronte alla comunità. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:21, 22 apr 2025 (CEST)
:::👍 Cmq sono sempre a disp. se a ''qualcuno'' sono passate -come spero- le ''psicosi-poco-[https://foundation.wikimedia.org/wiki/Policy:Universal_Code_of_Conduct/it UCoC-compliant]''. :-p -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:55, 22 apr 2025 (CEST)
== Richiesta di rivalutazione opera ora con ISBN ==
Gentile Candalua,
ti scrivo in merito alla precedente cancellazione della pagina ''[[Whelmity. Manifesto del pensiero strutturato]]'', da te motivata con la mancanza di una fonte editoriale verificabile.
Ti segnalo che l’opera è ora regolarmente '''pubblicata su Amazon KDP''' in formato cartaceo ('''ISBN: 979-8282754032''') e disponibile anche in formato eBook ('''ASIN: B0F7M6MQ51''').
È inoltre '''archiviata su Internet Archive con metadati completi''':
🔹 https://archive.org/details/whelmity-manifesto-del-pensiero-strutturato
🔹 [[openlibrary:works/OL43287365W|Open Library]]
L’opera è rilasciata con licenza '''Creative Commons BY-SA 4.0''', quindi compatibile con le linee guida di Wikisource.
Chiedo cortesemente se è possibile '''valutare la ripubblicazione''' o fornirmi ulteriori indicazioni per procedere correttamente.
Grazie per l’attenzione e il tempo dedicato,
<nowiki>--~~~~</nowiki> [[User:Marino car|Marino car]] ([[User talk:Marino car|disc.]]) 22:53, 8 mag 2025 (CEST)
== autoPt ==
Ciao, ho visto che hai tolto il comando dalla barra a sinistra. Mi pare di capire che lo hai fatto perchè la funzione non è necessaria: la parola viene riunita da sola. Ma ogni tanto non succede vedi [[Pagina:Storia della venerabile arciconfraternita della Misericordia 1871.djvu/11 |qui]. In questo caso cosa devo fare? ho letto che qualcuno si è messo il tasto da qualche parte, come di fa? Ciao e grazie Susanna [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 16:27, 11 mag 2025 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: c'è il bottone Pt nella barra in alto (che sarebbe il posto "ufficiale" dove mettere i nostri strumenti). [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:11, 11 mag 2025 (CEST)
::Grazie, ora l'ho visto. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 19:51, 11 mag 2025 (CEST)
== Filo d'Arianna per pag. di aiuto e ns:ws ==
Detto anche breadcrumb. Ho notato che [[:Template:Intestazione indice linee guida]] e [[:Template:Intestazione indice aiuto]] generano una inutile e brutta duplicazione del nome della pagina (vedi [[Aiuto:Guida del lettore|qua]] per es.). Non ne capisco lo scopo e visto che i due template hanno dei parametri non vorrei fare casino. Ma per es fr.ws mi sembra sia più pulito e comprensibile ([https://fr.wikisource.org/wiki/Aide:Cr%C3%A9er_un_fichier_DjVu es.]). Si può togliere questo "doppio/triplo titolo" o ha qualche scopo che non comprendo? -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 11:45, 12 mag 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: anticamente c'erano degli stili che poi si erano persi in qualche pulizia. Ora li ho rimessi (con templatestyles). C'è da dire però che la cosa aveva maggiore senso quando si poteva nascondere il titolo "normale" delle pagine usando {{tl|Nascondi titolo}}: ora sembra molto più una ripetizione. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:09, 12 mag 2025 (CEST)
::Infatti anche quel template non lo capivo.. :D
::Però a sto punto leverei il box di ripetizione, anche perchè non funziona con la mod. scura... [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:45, 12 mag 2025 (CEST)
:::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: sì, quasi quasi... si potrebbe tenere solo le briciole di pane. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:51, 12 mag 2025 (CEST)
::::Esatto... Poi come hanno fatto i francesi mi sembra molto carino, con la casetta (o volendo col salvagente). -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:56, 12 mag 2025 (CEST)
== Linee punteggiate ==
Ciao. Di situazioni come [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Pagina:Yambo_-_Manoscritto_trovato_in_una_bottiglia,_Roma,_Scotti,_1905.pdf/78&diff=next&oldid=3523999 questa] ce ne sono in millemila miliardi di pagine in 'sto libro.
Mezza riga di punti e mezza riga di testo... in proporzioni variabili. Non sapendo come ottenere l'effetto ho messo punto-spazio-punto-spazio-punto-testo o testo-punto-spazio-punto-spazio-punto a seconda dei casi senza cercare l'esatta resa grafica. Non ci sono mai spazi dopo il terzo punto perchè quella combinazione con spazio finale l'ho usata come regex per il template rigapunteggiata/16 --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 19:14, 16 mag 2025 (CEST)
== Ariosto ==
Ciao. Sono finalmente arrivato a creare le pagine Opera delle liriche dubbie. [[Opera:Madonna, qual certezza|Questa]] è la prima (corrispondente a [[:d:Q134486391|questo elemento Wikidata]]): quando hai tempo, ci sarebbe da modificare il template {{tl|Opera}} per mostrare il possibile autore anche qui da noi.-- [[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 12:10, 17 mag 2025 (CEST)
:@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]]: ok, ho aggiunto la gestione del "possibile autore" (da testare cosa succede se sono più di uno). Ho creato [[:Categoria:Opere con possibili attribuzioni]] per radunare questi casi. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:04, 19 mag 2025 (CEST)
::Grazie mille, ti faccio sapere se trovo comportamenti inaspettati o ''bug''--[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 13:08, 19 mag 2025 (CEST)
== Due domande "laterali" ==
Abbi pazienza se ti pongo due domande che con wikisource hanno poco a che fare (ma poi... chissà...).
Dopo decenni mi è tornata la voglia di preparare pagine web.
Ho scelto come editor Bluegriffon. OK? Altro?
E se oltre a creare pagine web locali, volessi metterle in rete, hai qualche suggerimento? Non mi serve un dominio "mio". [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:54, 22 mag 2025 (CEST)
== Info ==
Ho "perso un pezzo" nella discussione sulle Ville, si può far sparire il dato? Grazie :-) -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 11:47, 9 giu 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: intendi il tuo IP, vero? ho provveduto a mascherarlo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 11:53, 9 giu 2025 (CEST)
== Modifica gadget ==
Fatta una piccola modifica a [[Mediawiki:Gadget-common.js]], funzione newAutoRi, in modo che funzioni anche se il parametro pagina contiene un tl rl (visualizzazione come numero romano). Visto che sono estremamente arrugginito e che ti stai occupando di risistemare gli script ti avviserò ad ogni mia cauta modifica. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:30, 16 giu 2025 (CEST)
== Pg aggiunto in modo strano ==
[https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Pagina:Come_si_possa_diventare_artisti_cinematografici_1914-PaoloAzzurri.pdf/30&diff=next&oldid=3542341 Questo] mi si è aggiunto facendo Alt+7, immagino che venga da una MemoRegex di chissà quale altro indice! Grazie [[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 14:10, 3 lug 2025 (CEST)
:@[[Utente:Cruccone|Cruccone]]: purtroppo è un bug noto. Succede a volte quando si cambia indice, probabilmente perché non trova un memoregex sull'indice nuovo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:41, 3 lug 2025 (CEST)
== OCR Google ==
Ciao, mi dicono che hai tolto il pulsante tra i gadgets. A me è molto utile spesso, es. di [[Pagina:Matilde Serao Evviva la vita 1919.pdf/76| questa pagina]] non vedo il testo se non uso il tasto OCRGoogle. Come faccio ad attivarlo per me? Ciao e grazie Susanna [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 19:00, 27 lug 2025 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: ciao, l'ho disattivato perché è da qualche anno che è stato sostituito da uno strumento "ufficiale", che è il bottone "Trascrivi testo": puoi usare quello d'ora in poi. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 20:13, 27 lug 2025 (CEST)
::Grazie. Come faccio ad attivarlo? devo inserire una istruzione nel mio common.js? me la puoi indicare? Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 15:15, 28 lug 2025 (CEST)
:::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: non è un gadget, è un componente standard, quindi dovresti già vederlo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:38, 28 lug 2025 (CEST)
::::Non lo vedo; potresti guardare il mio common.js per capire se lì ho fatto pasticci? [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 17:24, 28 lug 2025 (CEST)
:::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: ho visto che avevi tentato di riaggiungerti il bottone OCRGoogle, ma in quel modo non poteva funzionare, ora forse sì. Comunque, riusciresti a caricare uno screenshot dove si veda l'intera pagina quando vai in modifica? Va bene su Commons, o qualunque altra piattaforma dove ti sia comodo. Vorrei davvero capire come ti appare il sito, perché senz'altro c'è qualcosa di strano. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:10, 28 lug 2025 (CEST)
::::::ecco una [https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pagina_Serao.png pagina normale] e [https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pagina_Serao_con_eis.png una con eis] del testo Serao che per problemi strano non mi visualizza la pagina. Per questo qui mi serviva assolutamente la funzione ORCGoogle. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 18:35, 28 lug 2025 (CEST)
:::::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: non sono riuscito a replicare del tutto la tua situazione, comunque vedo che stai ancora usando il tema "Vector legacy"... io ti consiglierei, per cominciare, di passare a quello nuovo, andando su Preferenze -> Aspetto e scegliendo "Vector (2022)". Poi può essere che tu abbia attivato qualche gadget "strano" che magari nasconde o copre il bottone trascrivi... [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:11, 28 lug 2025 (CEST)
== Problemi OCR Google ==
Con la mia utenza l'accoppiata pulsante OCR Google - eis funziona, ma non funziona per @Giaccai nè per la mia utenza secondaria. Da cosa può dipendere? Puoi aiutarci? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:16, 1 ago 2025 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: la tua utenza non so, ma hai visto lo screenshot dell'ambiente di @[[Utente:Giaccai|Giaccai]] che ha postato qui sopra? È come fare un tuffo nel passato... ha ancora la vecchia Vector e altri gadget strani che non usa più nessuno, tipo "Blocca la sidebar" e "Resize.menu"... e le mancano alcune cose indispensabili, tipo Section (e infatti non sa mai come gestire i capitoli che iniziano a metà pagina...). Io ho cercato di replicare la situazione sulla mia utenza, ma non ci sono nemmeno riuscito del tutto. Bisognerebbe fare un "riallineamento" con la situazione generale degli altri utenti, sennò ci sono troppe cose che potrebbero influire, e facciamo anche fatica a capirci. Avrei bisogno di vedere l'elenco completo dei gadget attivi, e magari anche i tab "Aspetto" e "Casella di modifica" delle Preferenze, forse anche lì c'è qualcosa che può influire, tipo il visual editor. E ovviamente sbiancare tutti gli script personali. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:37, 1 ago 2025 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Grazie. Provo a operare con più diligenza sulla mia utenza secondaria. Poi suggerisco a @[[Utente:Giaccai|Giaccai]] le contromisure. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:43, 1 ago 2025 (CEST)
:::@Trovato il problema in [[Utente:Alex brollo bis]]: era attivato il gadget eis test, non aggiornato con le istruzioni di caricamento di OCR Google. Adesso è allineato all'eis generale. @Giaccai : Chissà, forse adesso ti funziona... prova ad attivare Vector 2022. E per attivare l'aggiornamento dei tuoi gadget, disattivane qualcuno, e salva; se poi lo rivuoi puoi riattivarlo e salvare di nuovo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:06, 1 ago 2025 (CEST)
::::caro Alex, ho già attivato Vector 2022 prima di scriverti. Ho cancellato diversi gadget, ho cambiato browser, ma tutto resta come prima, non vedo il tasto OCR standard e neanche il tasto OCR Google. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 20:35, 1 ago 2025 (CEST)
:::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Uffa. :( Riprovo... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:28, 2 ago 2025 (CEST)
== Ancora su Giaccai e Google-OCR ==
Mistero. Dall'utenza di Giaccai, lanciando in modifica dalla console <code>mw.loader.load('//wikisource.org/w/index.php?title=MediaWiki:GoogleOCR.js&action=raw&ctype=text/javascript');</code>, non succede niente. Da tutte le mie utenze, compare immediatamente il pulsante Google OCR funzionante. Nonostante l'azzeramento di script personali (common.js, PersonalButtons.js) non cambia nulla. E' come se ''Giaccai non potesse vedere //wikisource.org''. Ho gettato la spugna. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:39, 10 ago 2025 (CEST)
:PS: Giaccai dice che entrando in modifica nsPagina si apriva un box con F8 F7 F6.... non l'ho visto e non ho capito cosa sia e da dove venga. :(. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:09, 10 ago 2025 (CEST)
::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: c'è un'ultima cosa, un pochino drastica, che Giaccai potrebbe fare: aprendo il browser in incognito, crearsi una seconda utenza Giaccai2 e vedere se da lì le cose funzionano. Se neanche così va... allora è proprio stregato il suo pc. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:31, 21 ago 2025 (CEST)
:::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Prova anche il suggerimento di Candalua.... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:41, 21 ago 2025 (CEST)
::::Ho aperto una nuova utenza con lo stesso risultato (ma senza aprire il browser in incoglino perchè non so come fare) Ho provato le due utenze su un altro pc un Mac, ma in nessun caso vedo il tasto OCR. Sul mio pc ho Linux Mint Mate. Mi rassegno? Grazie molto a entrambi per la pazienza, buona giornata [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 11:15, 22 ago 2025 (CEST)
:::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: scusa, ma vedi proprio tutto identico da un'utenza all'altra? Non c'è nessuna differenza per esempio tra i bottoni della barra di modifica, o tra i comandi del menu? [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 22:23, 25 ago 2025 (CEST)
== Flag AI ==
Sarei propenso a richiedere il flag di AI per sistemare robette qua e la che confliggono con la modalità scura in modo che possa finalmente essere funzionale e consistente nonchè abilitata anche per non-loggati.
Inoltre vorrei fare qualche altro fix funzional/estetico a vector22 (che di default sembra un'interfaccia per mobile e non per pc...🙄). Visto che nulla s'è mosso in 8 mesi, e che certe obiezioni dovrebbero essere superate, ti pare inopportuno che riproponga la cosa al bar da qui a qualche tempo? -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 20:30, 20 ago 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: sembra anche a me che i tempi possano essere maturi. Mi pare che, superato qualche piccolo screzio iniziale, tu abbia dimostrato di portare un contributo utile al progetto, e di saper collaborare con gli altri utenti. Nella richiesta, dettaglia bene il perimetro del tuo intervento: sistemare la modalità scura va bene, ma se hai visto altre fix da fare, spiega bene quali sono e cosa comportano, ed eventualmente rimandale ad una seconda richiesta. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:28, 21 ago 2025 (CEST)
::"Utile" è un parolone... in realtà il mio contributo è abbastanza limitato e per niente paragonabile a quello di moltissimi altri che trascrivono decine di pagine al giorno 😨, ed è anche un po' di contorno e ''sui generis'' ([https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Speciale%3AContributi&target=TrameOscure&namespace=12&tagfilter=&start=&end=&limit=50 propedeutico]?).
::Le "altre" fix sono abbastanza piccolezze, riguardano la compattazione dei menu (che allo stato sembrano spaziati da touch e se si tiene lo zoom a >100% sono pure da scrollare...) e un elegante bordino 1px azzurro (come sotto l'header, che era un'aggiunta mia) per scontornarli: mera estetica ma IMHO decisamente migliorativa percettivamente specie per chi apprezzava vector legacy o addirittura roba più datata e meno piatta/vuota/lattiginosa. Semmai produco uno screenshot.
::Provvedo appena ho ragionevolmente tempo di dedicarmi alla cosa, anche perchè devo prima estrapolare dalle mie millemila modifiche in locale quelle da trasferire. :-) -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 17:24, 21 ago 2025 (CEST)
== Bug VisualEditor? ==
Sono incappato in un problema di VisualEditor che non avevo notato in passato.
Se si edita una sezione di una pagina (es [[Aiuto:Guida alla pubblicazione di un testo/Pubblicizzare il testo|m'è successo qua]] con "modifica sorgente" a lato del titolo di sezione, viene caricata come wikitesto raw solo la sezione. Se si fa qualche modifica e si passa a "modifica" tramite la scritta in altro (non l'icona dell'occhio e della penna), si passa al WYSIWYG di quella sola sezione, ma salvando, di tutta la pagina resta veramente ''solo'' quella sezione. In pratica VE carica e visualizza solo una porzione della pagina, ma salvando considera che il salvataggio sia di ''tutta'' la pagina.<br>
La cosa non si verifica se lo switch viene fatto con le icone occhio/penna.<br>
Non so se è materia di cui ti occupi tu (forse no), ma di certo ne capisci più di me. -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:20, 24 ago 2025 (CEST)
== Problemi capolettera ==
Ciao, ho un problema in [[Pagina:Gemelli Careri - Viaggi per Europa, Vol. I, Napoli, Roselli, 1701.djvu/27|questa pagina]]: sostanzialmente, non funziona l'"a capo". Dopo diversi scervellamenti, ho notato che togliendo il tl Capolettera non ci sono problemi e va a capo tranquillamente. E' possibile ci sia qualche bug? Grazie dell'aiuto! [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 10:29, 29 set 2025 (CEST)
:Ciao @[[Utente:Modafix|Modafix]]! Era il PieDiPagina che causava questo comportamento strano... aggiungendoci prima un ritorno a capo, è andato a posto. Comunque, credo che nella trasclusione i paragrafi sarebbero venuti giusti lo stesso, che è quello che conta di più. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:47, 29 set 2025 (CEST)
::Grazie ancora! :) [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 10:54, 29 set 2025 (CEST)
== Piccolo e irrilevante bug di autoNs0 ==
In Critica della ragion pura, la struttura del Sommario è particolarmente complessa, con sovrabbondanza di livelli di sottopagine, e autoNs0 si confonde compilando (in alcuni casi) campi prec e succ "rotti". Non è una problema rilevante, vista l'eccezionalità del caso, ma visto che ho incontrato il problema ho pensato che fosse il caso di segnalartelo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:39, 10 ott 2025 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: eh, mi pare che regga fino a 5 livelli, e quindi vedo che si arriva addirittura a 8... :D Era stato già complicato gestirne 5, quindi senz'altro lo lascerò così. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:35, 10 ott 2025 (CEST)
== Notice of expiration of your interface-admin right ==
<div dir="ltr">Hi, as part of [[:m:Special:MyLanguage/Global reminder bot|Global reminder bot]], this is an automated reminder to let you know that your permission "interface-admin" (Amministratori dell'interfaccia) will expire on 2025-11-04 09:54:42. Please renew this right if you would like to continue using it. <i>In other languages: [[:m:Special:MyLanguage/Global reminder bot/Messages/default|click here]]</i> [[User:Leaderbot|Leaderbot]] ([[User talk:Leaderbot|disc.]]) 20:42, 28 ott 2025 (CET)</div>
== maggiore rispetto e spiegazioni di cancellazioni voci ==
Ciao, ho per due volte consecutive inserito una voce riferita a uno scrittore e giornalista che tu hai, nel primo caso cancellato, e nel secondo addirittura bannato.
Puoi essere così gentile da spiegarmi i motivi e, soprattutto, capire perché non ci si rivolge all'autore della VOCE e/o DISCUSSIONE, fosse anche in privato, per spiegare l'azione?
E' una questione di rispetto verso chi ha interesse per questa enciclopedia, oltre che alla fonte riportata
Grazie, attendo un tuo opportuno riscontro
Gianbattista Sforza [[User:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]] ([[User talk:Gianbattista Sforza|disc.]]) 12:19, 24 nov 2025 (CET)
:@[[Utente:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]]: il motivo è chiaramente indicato nell'operazione di cancellazione: "Pagina costituita unicamente da collegamenti esterni e spam promozionale". Wikisource non è il luogo dove inserire il curriculum vitae di uno scrittore contemporaneo per cercare di dargli visibilità. In particolare è vietato l'inserimento di link a siti personali o che comunque pubblicizzano un autore a fini commerciali. La biografia si può eventualmente inserire su Wikipedia, sempre se lì la ritengono meritevole di interesse enciclopedico, cosa di cui dubito. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:49, 24 nov 2025 (CET)
::va bene, grazie [[User:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]] ([[User talk:Gianbattista Sforza|disc.]]) 16:13, 24 nov 2025 (CET)
== Ancora sul nuovo Trova e sostituisci ==
Dopo parecchie settimane di uso intensivo del nuovo Trova e sostituisci, su testi in prosa, sono entusiasta. Adesso sono alle prese con un testo poetico in versi, e trovo un intoppo: la rinuncia a Strumenti di rilettura, ed in particolare dello script per la numerazione dei versi, mi crea qualche difficoltà.
Immagino che il problema stia principalmente nella routine cleanup, che in Strumenti richiama (fra le altre cose) il vecchio Trova e sostituisci, mentre il nuovo ridefinisce la routine.
Provo a creare un "clone" di [[MediaWiki:Gadget-RegexMenuFramework.js]] cancellando ogni riferimento a cleanup, ad uso personale, in modo da aggirare i conflitti. Ma temo di aver perso qualche abilità critica. Tu hai in progetto di risolvere? Tienimi informato, per favore. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:33, 10 dic 2025 (CET)
:Fatto, procedo con il test. Il gadget clone è [[MediaWiki:Gadget-RegexMenuFrameworkNew.js]], sembra funzionare. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:17, 10 dic 2025 (CET)
::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: purtroppo ci sto lavorando molto saltuariamente, anche per una certa incertezza su come procedere. Vorrei portare in Trova&Sostituisci il vecchio cleanup e il RigaIntestazione, ma senza portarmi dietro pacchi di codice legacy, e non è facile. Poi bisognerebbe capire che fare degli altri Strumenti per la rilettura. Comunque non ci dovrebbero essere conflitti, solo lo shortcut, ma il Trova&Sostituisci è in grado di accorgersi se hai gli Strumenti attivati e nel caso rinuncia a prendersi lo shortcut. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:12, 10 dic 2025 (CET)
:::Io sono appagato, il nuovo gadget si attiva e fa tutto, e non collide con il nuovo Trova e sostituisci. Mi rendo conto che è uno script caotico, ma è quello che mi serviva... ti chiedo solo di verificare che non parta di default. E ancora complimenti per il nuovo Trova e sostituisci. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:35, 10 dic 2025 (CET)
::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: eh sì, avevi lasciato il default. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 16:23, 10 dic 2025 (CET)
:::::Trovato un bug, c'è qualcosa che non va nella gestione di RigaIntestazione (in Telesilla) scatenato da <code>Alt+7</code>. Indagherò fino allo sfinimento. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:06, 13 dic 2025 (CET)
::::::Mi pare che il problema si verifichi ''solo sotto eis''. Non è molto ma è un indizio. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:12, 13 dic 2025 (CET)
:::::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: ieri sera ho introdotto in trova&sostituisci anche la riga intestazione automatica, non so se può interferire. Come le altre funzioni, è disattivabile aprendo il gadget. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 23:27, 13 dic 2025 (CET)
::::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Ritorno a Telesilla e verifico. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:27, 14 dic 2025 (CET)
:::::::::Sembra che ci siamo.
:::::::::* Sotto Modifica non-eis Alt+7 funziona ma con una piccola differenza rispetto all'algoritmo originale.
:::::::::* Sotto Modifica eis Al7+7 si imbizzarrisce.
:::::::::La differenza rispetto all'algoritmo originale è che l'algoritmo nuovo è ''forzante'', ossia modifica RigaIntestazione anche se RigaIntestazione c'è già. Il vecchio algoritmo invece è "non forzante", non scatta se RigaIntestazione c'è già. Nella mia bottoniera c'è una versione del vecchio script nella versione ''forzante'', che uso solo quando un RigaIntestazione esistente va modificato, altrimenti Alt+7 chiamava ''lo script non forzante''-
:::::::::Provo ad aprire il nuovo Trova e sostituisci per cercare di capire il codice. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:04, 14 dic 2025 (CET)
::::::::::Come immaginavo, trovo un algoritmo autoRI() nuovo di pacca dentro il gadget; me lo studio con calma. Di certo il problema sta lì. Nel frattempo, devo solo ricordarmi di cliccare il mio pulsante autoRi ''forzante'' prima di salvare la pagina, se serve, e posso lavorare tranquillo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:10, 14 dic 2025 (CET)
:::::::::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: in effetti credo sia meglio non sovrascrivere Riga intestazione se già presente. Modificherò in tal senso. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:11, 14 dic 2025 (CET)
::::::::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Grazie! Problema quasi risolto (sotto eis basta ricordarsi di generare il RigaIntestazione giusto prima di chiamare postOcr). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:22, 25 dic 2025 (CET)
== Minuscolo miglioramento di Trova errori ortografici? ==
Lanciando:
$("#errori-ortografici-list a").attr("target","errore")
in console, dopo caricata tutta la lista di errori, ottengo che la pagina che si apre dal link usi sempre la stessa scheda del browser. E' un trucco che trovo comodo per evitare che la lista delle schede aperte si allunghi in modo fastidioso (almeno per me). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 06:52, 25 feb 2026 (CET)
== Caratteri nascosti o invisibili nei titoli ==
Caro Candalua,
ho letto da qualche parte che in un titolo possono inserirsi caratteri invisibili che creano problemi. Io nei miei pergrinaggi ho trovato questo:
*Primo caso: [[Lettre à M. C*** sur l’unite de temps et de lieu dans la tragédie]] non è lo stesso titolo di [[Lettre à M. C*** sur l'unite de temps et de lieu dans la tragédie]]: sono due pagine differenti, ma non ho capito dove stia la differenza nel titolo, come possa scovarla e quindi disfarmi el doppione inutile (tra l'altro mi piacerebbe scoprire quanti altri di simili doppioni abbiamo nel nostro progetto).
*Secondo caso: se guardi il template di navigazione in [[Il buon vino]] noterai che la parte tra parentesi in [[L'allodola (de Tourtoulon)]] non "scompare", e lo stesso vale sia in [[Antologia provenzale/Linguadoca]] quando il titolo è dentro un template:Testo. Sospetto che ci sia un carattere invisibile che interferisce con gli automatismi di mediawiki.
Sto pensando correttamente o mi sto creando un film fantasy? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 16:51, 7 mar 2026 (CET)
:Caro @[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]],
:* la differenza, scovata con occhio allenato, sta nell'apostrofo: il primo titolo ce l'ha tipografico. Ho già cercato di impedire la creazione di pagine con questo apostrofo e altri caratteri strani, imponendo una regola in [[MediaWiki:Titleblacklist]], ma ci sono riuscito solo per gli utenti normali: per gli admin la regola non scatta e non interviene nessun avviso, quindi è facile non accorgersene. Si può trovare [https://lists.toolforge.org/itwikisource/Testi/Testi_con_caratteri_speciali qui] una lista di pagine con apostrofi tipografici o lineette lunghe: per fortuna sono solo una manciata.
:* per le parentesi, la regola che abbiamo usato è: nascondi la parte tra parentesi solo se inizia per lettera maiuscola. Questo per evitare di nascondere cose legittime tipo ''[[Così è (se vi pare)]]''. Ovviamente anche qui c'è il caso limite... il "de" nobiliare non fa veramente parte del cognome e quindi è giusto che in questo caso sia minuscolo. Si può tuttavia ovviare usando direttamente un wikilink: [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Il_buon_vino&diff=3643755&oldid=3639092], soluzione un po' singolare e da non generalizzare, ma che si può usare in casi come questo. Nel template Testo, invece, c'è già un secondo parametro per sostituire il titolo.
:[[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:45, 9 mar 2026 (CET)
::Mi cospargo il capo di cenere: sul primo caso ci sarei dovuto arrivare da solo.... Per il secondo, ho imparato qualcosa di nuovo. In ogni caso mi ero fatto un film fantasy. Grazie per la pazienza nello spiegarmi questi particolari tecnici. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 14:17, 9 mar 2026 (CET)
:::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: figurati! tra l'altro, mi accorgo adesso che dovrebbe essere ''unité'', non ''unite''. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:50, 9 mar 2026 (CET)
== Problema con il salvataggio memoRegex ==
[https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_indice:Porta_-_Poesie_milanesi.djvu&oldid=3653615 In questa pagina Discussioni indice], a seguito di un salvataggio memoRegex, ho notato due problemi:
* è stata aggiunta una nuova copia della sezione memoRegex invece di sostituire quella esistente;
* una discussione con Edo è sparita (era già successo in precedenti modifiche della pagina e sono impazzito per ritrovala).
Adesso che lo so ci sto attento, ma cosa c'è che non va? Sto lavorando sotto eis. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:41, 29 mar 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: mi sa che hai trovato un bug che si verifica ''solo se ci sono altre sezioni prima del memoRegex, almeno una delle quali abbia una sottosezione''. Non esattamente una casistica molto frequente! Dovrei averlo sistemato, comunque spostare la memoRegex in cima alla pagina senz'altro taglia la testa al toro :) [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:45, 29 mar 2026 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Infatti avevo trovato questa soluzione. La causa, la mia fissazione di scrivere immediatamente un minimodi doc di documentazione ''prima '' di cominciare a editare nsPagina. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:57, 29 mar 2026 (CEST)
== You may be an eligible candidate for the U4C election ==
<div lang="en" dir="ltr" class="mw-content-ltr">
Greetings,
The [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee|Universal Code of Conduct Coordinating Committee (U4C)]] seeks candidates for the 2026 election. The U4C is the global committee responsible for overseeing enforcement of the [[foundation:Special:MyLanguage/Policy:Universal Code of Conduct|Universal Code of Conduct]]. Elections are held annually, if elected a committee member serves for two years.
This year the U4C requires candidates to hold administrator rights on at least one wiki, which is why you are being contacted as you appear to hold this right. There are other requirements, such as candidates must be at least 18 years old and may not be employed by the Wikimedia Foundation or other related chapters and affiliates. You can find more information in the [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee/Election/2026#Call_for_Candidates|call for candidates on Meta-wiki]]. Additionally, the committee's working language is English; some ability to communicate in English is required.
The election opens on 18 May, if you are eligible and interested you have until 10 May to submit your candidacy. There will week between for candidates to answer questions from the community. Voting takes place privately in [[m:Special:MyLanguage/SecurePoll|SecurePoll]], successful candidates must receive at least 60% support. More information is available on [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee/Election/2026|the 2026 Elections page]], including timelines and other candidacy information. If you read over the material and consider yourself qualified, please consider submitting your name to run for the committee. If you think someone else in your community might be interested and qualified, please encourage them to run.
In partnership with the U4C -- [[m:User:Keegan (WMF)|Keegan (WMF)]] ([[m:User_talk:Keegan (WMF)|talk]]) 20:33, 28 apr 2026 (CEST) </div>
<!-- Messaggio inviato da User:Keegan (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=User:Keegan_(WMF)/test&oldid=30471754 -->
== Piccolo inconveniente del nuovo autoNs0 ==
L'eliminazione di fromsection="" e tosection="" va benissimo, ma dovrebbe scattare solo al salvataggio, e non in anteprima. Non so se è solo mia abitudine, ma io sistematicamente dò un'occhiata all'anteprima per compilare i due parametri lasciandoli vuoti, poi mi regolo per la loro compilazione (soprattutto per il tosection). Per ora uso una piccola furbata: ho notato che lo script cancella tosection="", ma non tosection=" "... e così lo frego. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:37, 14 mag 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: interessante osservazione. {{fatto}}. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:34, 14 mag 2026 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Fulmineo! :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:18, 14 mag 2026 (CEST)
== Testi sbloccati da Google di recente ==
Ciao, dato che so che varie volte chiedi di sbloccare testi da Google, ti segnalo che almeno un mese fa avevo chiesto a Google alcuni sui libri da sbloccare, non ho più avuto notizie di essi, poi ieri ho riguardato i link e li ho trovati sbloccati. A quanto pare Google non mi aveva avvisato dello sblocco via mail come al solito. Magari tu puoi riguardare le tue richieste per vedere se ti è accaduto lo stesso...
Ciao. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 10:00, 16 mag 2026 (CEST)
== Proposta per Cerca errori ortografici ==
Finalmente faccio uso del magnifico box "Cerca errori ortografici", vedo che i link alle pagine non sono diretti ma stanno nello script, e immagino che nello script che attiva il link ci sia un attributo <code>target="new"</code> per far aprire la pagina da verificare in una nuova scheda. Ti propongo di modificare il target in modo che la pagina da correggere si apra sempre ''nella stessa scheda'' scegliendo un nome appropriato per la scheda destinata alle correzioni. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:57, 8 lug 2026 (CEST)
q7u1hhti9fss4do1ls7wcxp6rry9815
3858941
3858915
2026-07-08T16:19:22Z
Candalua
1675
/* Proposta per Cerca errori ortografici */ Risposta
3858941
wikitext
text/x-wiki
<div class="plainlinks" style="float:left; border: 1px solid #999;padding: .2em .3em .25em;margin: .3em .3em .3em 1em;">'''Archivio'''
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=742580 2010] ·
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1031411 2011]<br>
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1219438 2012] ·
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1362639 2013]<br>
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1496195 2014] ·
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1647968 2015]<br>
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1826109 2016] ·
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=2008393 2017]<br>
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=2222742 2018] ·
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=2518019 2019]<br>
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=2707633 2020] ·
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=2873688 2021]<br>
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=3099312 2022] ·
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=3285185 2023]<br>
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=3445904 2024]
</div>
<div style="float:right">{{A fine pagina}}</div>
<div style="width:70%; margin: 0 auto; text-align: center; border: 2px solid #FFD595; padding: 5px; background-color: #FFF0D9;">
[[File:Nordkirchen-090806-9419-Capellerallee-Atlas.jpg|200px|center]]'''{{PAGENAME}}''' (non visibile nella foto in quanto sta reggendo sulle sue spalle Atlante che a sua volta regge il Mondo) <br/> è in '''''[[w:Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikipause|wikisinghiozzo permanente]]''''' per cause dipendenti da '''lavoro, donne & altri vizi vari.''' <br/>Chiedete pure, ma sappiate che potrei sparire da un momento all'altro...
</div>
{{TOCright}}
== Fogna! ==
Caro Candalua,
come disse Jovanotti, ''Fogna! Non fmettere mai di fognare!''... e io fogno, o meglio, '''ſ'''ogno. Per diletto ho preso in considerazione un testo settecentesco con le esse lunghe, e mi sono messo di buzzo buono a cliccare con il [[Mediawiki:Gadget-fs.js|gadget f => s]] sulla casella con i due bottoni. Niente di sbagliato, ma mi chiedevo se per vecchi ''boomer-user'' come me fosse possibile usare la tastiera invece del mouse/trackpad: in pratica è possibile fare in modo che, attivato il gadget, oltre che cliccando sui bottoni, sia possibile effettuare la scelta tra effe ed esse cliccando sulla lettera corrispondente della tastiera? in tal modo potrei mantenere gli occhi sullo schermo invece di spostarli continuamente tra casella con bottoni e testo. Lo so, sono un triceratopo, ma lasciami fognare! Che ne pensi? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 14:26, 3 gen 2025 (CET)
:Cariffimo [[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliufMagifter]]! Fui tafti è fempre... ehm, sui tasti è sempre un po' difficile, ma ci poffo provare. Però dovrai aspettare un po', magari intanto dèdicati a qualcos'altro e poi ti farò fapere! [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:30, 3 gen 2025 (CET)
::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: il fogno diventa una folida realtà! Ora puoi usare i tasti f-s e ''fpaffartela'' con i ''tefti fettecentefchi!'' [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:47, 20 gen 2025 (CET)
:::''Maggico Candalua!'' fantaftico! '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 20:34, 20 gen 2025 (CET)
== Tks... ==
Mi sa che bisogna darci un occhio... -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 19:24, 12 gen 2025 (CET)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eh sì. Se vuoi dedicarti un po' anche a questo, ti segnalo un paio di gadget utili che forse non hai ancora visto:
:* Contributi aggregati: una volta attivato, lo trovi nel menu di destra quando sei sulla pagina di un utente o nei suoi contributi. Ti mostra un riassunto degli indici su cui ha lavorato, dal più recente, col conteggio delle modifiche.
:* Cerca errori ortografici: questo lo trovi sugli indici (a volte ci mette un po' a caricare) e cerca possibili errori in base a dei pattern. Ovviamente non li trova tutti, e spesso trova dei falsi positivi, ma è molto utile per trovare gli errori più comuni senza guardare le pagine ad una ad una. Io raccomando di usarlo almeno dopo ogni trascrizione o rilettura completata, per fare un check generale.
:[[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 03:20, 13 gen 2025 (CET)
::Provato Contributi aggregati... è il conto degli edit fatti nelle pagine relative a un indice? sulla tua PU non finisce più di caricare roba... :D Bello, ma è un altro componente che con dark non va :-( -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 13:06, 13 gen 2025 (CET)
:::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eheh, penso sia dura trovare un indice su cui non ho messo le mani... Per tutti questi gadget io ho fatto un css comune con alcuni stili per finestre, bottoni ecc. (altri temo che siano ancora nel common), che trovi all'inizio della pagina di "gadget definition"... Forse si riesce a farne una versione dark, in modo da sistemare tutto in un colpo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 13:11, 13 gen 2025 (CET)
::::Allora forse avevo già fixato la cosa in locale mettendo a punto non ricordo più quale altro gadget che Alex mi aveva segnalato... il cerca&sostituisci, mi pare. -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 16:56, 13 gen 2025 (CET)
== "Pasticcio" pt. 2 ==
Ciao, ho appena fatto un edit che mi ha dato lo stesso problema che ho spiegato nella mia pagina di discussioni. Questa volta [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Autore:Gino_Fano&diff=prev&oldid=3457687 qui]. Sinceramente non mi è chiaro il motivo per cui succeda sta cosa, dato che quella roba cancellata non mi compare nell'editor. In più anche l'anteprima sembra corretta, non si nota nulla di strano fino a quando non salvo la pagina. Annullare l'edit non funziona, ci ho provato ma la pagina diventa vuota (letteralmente), quindi non ho neanche salvato. Potresti sistemare e spiegarmi la causa di questi problemi, così evito che succeda di nuovo? Francamente non mi era mai capitato. Grazie e scusa per il disturbo. [[User:Emyn Muil|Emyn Muil]] ([[User talk:Emyn Muil|disc.]]) 17:29, 13 gen 2025 (CET)
:@[[Utente:Emyn Muil|Emyn Muil]]: ciao, questi errori accadono ogni tanto ma non ho mai capito bene la causa, ne stiamo parlando anche adesso al bar. In questi casi, prova comunque a fare un edit "a vuoto" (cioè vai in modifica e salvi senza aver modificato nulla), questo dovrebbe ripristinare l'area dati. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:49, 20 gen 2025 (CET)
== Disambigue: problemi in vista ==
Caro Candalua,
il titolo è un po' enfatico perché non so se si tratti di un vero problema o meno. Ti espongo il caso, tu sicuramente capirai quale ingranaggio sotto la scocca dello script sia da regolare.
* Mi sto apprestando a spostare [[Poesie (Mamiani)/Inni Sacri]] a [[Inni sacri (Mamiani)]], si prospetta dunque la disambiguazione di [[Inni sacri]] tra quelli di Manzoni e questi di Mamiani.
* vado su [[Inni sacri]], attualmente sede degli inni di Manzoni, e trovo già una nota disambigua relativa a [[Il nome di Maria]]... ma questa nota disambigua non dovrebbe trovarsi solo tra [[Inni sacri/Il Nome di Maria]] e [[Nova polemica/Il nome di Maria]]? Il problema è già stato segnalato da qualche altra parte, ma non ricordo dove né quale sia l'origine di questo bugghetto. Secondo te è grave?
'''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 19:41, 22 gen 2025 (CET)
:@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: lo so... il problema è che nelle disambigua spesso ci sono dei link in più rispetto ai testi da disambiguare. Devo capire come fare a scartarli. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 21:17, 22 gen 2025 (CET)
::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: credo di aver sistemato, adesso il gadget guarda anche se il link proviene da un template Testo, in modo da scartare altri link eventualmente presenti nella disambigua ma non pertinenti. Ovviamente bisogna usare Testo solo per i testi da disambiguare. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:02, 24 gen 2025 (CET)
:::Fantastico: sei un razzo del debug! Direi che la tua idea è la soluzione migliore. Purtroppo per un breve periodo ho usato dei "doppi template testo", ma ricordo che i casi problematici sono molto pochi. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 19:05, 24 gen 2025 (CET)
== Decesso di PersonalButtons.js ==
Da stamattina la mia "bottoniera", che contiene i bottoni definiti in [[Utente:Alex brollo/PersonalButtons.js]], non dà segni di vita. La console si lamenta dell'errore ''document.ready non è una funzione'' e incrimina startup.js. Hai idea di cosa potrebbe essere successo? Disgraziatamente sono consapevole che i miei script personali sono poco robusti, ma senza di loro sono morto... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:05, 27 feb 2025 (CET)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: io stamattina ho messo un po' in ordine il [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=MediaWiki%3AGadgets-definition&diff=3481359&oldid=3464390 Gadgets-definition], ma non credo che c'entri qualcosa. La tua bottoniera si appoggia a qualche altro script? Cos'è startup.js? [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 13:32, 27 feb 2025 (CET)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Non ne ho idea, la console emette questo lamento ... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:21, 27 feb 2025 (CET)
:::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Comunque_ ho trovato deselezionato il gadget "Raccolta dei giocattoli", riattivandolo il problema è scomparso (e pure l'errore). Grazie comunque per l'attenzione. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:32, 27 feb 2025 (CET)
::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: uhm, strano: io ho spostato alcuni gadget, ma la raccolta dei giocattoli non l'ho toccata. Strano che si sia disabilitato per conto suo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:57, 27 feb 2025 (CET)
== Privilegio ==
Per favore, mi ridai i privilegi di admin dell'interfaccia, che mi sono scaduti? Ne farò un uso omeopatico.... :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:49, 20 mar 2025 (CET)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: rinnovati per un anno, così non hai più scuse per non toccare i gadget :D [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 07:54, 20 mar 2025 (CET)
== Request to delete [[MediaWiki:Cite_reference_link]] ==
Hello @[[Utente:Candalua|Candalua]] and sorry for posting in English.
[[meta:WMDE_Technical_Wishes|My team]] is currently working on some improvements regarding references and footnotes and we realized, that you added a custom version of [[MediaWiki:Cite_reference_link]] to this wiki once.
We recently [https://gerrit.wikimedia.org/r/c/mediawiki/extensions/Cite/+/1056448 updated] that message in the code. Due to the override on your project these updates are not be applied here. Since the [[MediaWiki:Cite_reference_link|custom version]] does not add any special formatting that seems to be needed here it would be best to delete that page.
Thank you and feel free to reach out if you have questions or need help.
[[User:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]] ([[User talk:Christoph Jauera (WMDE)|disc.]]) 12:20, 20 mar 2025 (CET)
:@[[Utente:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]]: ok, done. We'll keep hiding the brackets using font-size: 0 as suggested on gerrit. Thank you. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:16, 20 mar 2025 (CET)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Thanks again, I just realized that you also created <code>MediaWiki:Cite_reference_link</code> on [https://vec.wikisource.org/wiki/MediaWiki:Cite_reference_link vec.wikisource.org] it would be really helpful if you could delete that version there as well. At also seems to have no relevant custom changes :-). Best [[User:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]] ([[User talk:Christoph Jauera (WMDE)|disc.]]) 17:32, 20 mar 2025 (CET)
:::@[[Utente:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]]: done that too, thank you. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:46, 20 mar 2025 (CET)
== autoNs0 ==
Ciao, sembra ci sia un problema col tool: adesso inserisce il tag pages anche quando si entra in modifica, creando un duplicato [[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 09:26, 5 apr 2025 (CEST)
:Aggiungo: il problema [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=L%27ug%C3%B9ri_de_sto_monno&curid=308599&diff=3499830&oldid=3453620 non si presentava ieri alle 14:10] ma [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Lum%C3%ACe_di_Sicilia_(Novella,_1926)&curid=949669&diff=3499972&oldid=3476273 capitava alle 18:59]--[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 09:29, 5 apr 2025 (CEST)
::@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]]: grazie; dovrei aver sistemato. Come avrai visto sto cercando di fare ordine nei gadget per riuscire a velocizzare il caricamento, e sono incorso in una svista. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:07, 5 apr 2025 (CEST)
== Correttore ortografico ==
Proseguendo da [[Discussioni_indice:Yambo,_Luna_paese_incomodo.djvu#Rilettura|qua]], (visto che là è OT), si ho presente le convenzioni sugli accenti, è una vera rottura di palle che in quel testo si usi '''í''' anzichè '''ì''' che c'è sulla tastiera... :-D Anche se forse visto che vedo una incomprensibile sezione memoregex che riguarda la ì, sarebbe più veloce per l'umano mettere delle ì e poi lasciare che sia qualche magia a correggerle... ok, vado a vedere che dice MediaWiki:Gadget-ErroriOrtografici.js per farmi una cultura ;-) ciao -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 10:08, 7 apr 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: quella del memoregex è un'altra idea geniale del buon @[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: con il gadget [[Aiuto:Strumenti per la rilettura|Strumenti per la rilettura]], hai un comando "Trova e sostituisci" (nel menu di sinistra) con cui puoi sostituire caratteri in una pagina e dirgli "Ricorda questa sostituzione". Nelle pagine successive la potrai applicare (insieme a tutte le altre sostituzioni già salvate da te o da altri) con il comando PostOCR o più rapidamente Alt+7. Attivando anche la [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli|bottoniera]] ti trovi in basso anche dei bottoni "salva regex", "carica regex", "esegui regex", che vengono comodi (specialmente il salva, con cui le regex vengono scritte in quella sezione che hai visto, così sei sicuro di non perderle — altrimenti mi pare che rimangano solo sul browser).
:P.S. questa è probabilmente una cosa che prima o poi dovremmo mettere su un gadget per conto suo, in modo che ci siano tutti i comandi in un box solo, più intuitivo per l'utente (lo dico più che altro per Alex, ma ne riparleremo nel bar tecnico). [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:53, 8 apr 2025 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Sì, l'idea di incorporare il "carica regex" e il "salva regex" nel Trova e sostituisci mi piace molto. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:04, 8 apr 2025 (CEST)
:::Rispondendo a [[Discussioni_utente:Damadicarta#c-Candalua-20250408073300-Damadicarta-20250407090100|questo]] ("strumento utile, già che ci sono, è il "Controlla interruzioni di pagina", dal menu Strumenti:")... nel menù strumenti non ho quella voce... :(. E ne approfitto per segnalare quella che penso sia un'altra problematica per gli utenti che si approcciano a WS: l'interfaccia è molto dispersiva, con comandi a destra, a sinistra, nel sottomenu, in basso, in alto... La UX è un inferno :-D<br>
:::Per es, non me ne voglia @[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]], ma perchè carica-salva-esegui regex sta in una barra in basso, mentre trova&sostituisci nel menù a sx (o nel menu panino se si nasconde il menu?). E' lo stesso script, o cmq lo stesso tipo di attività, no?<br>
:::Altro es. (per par condicio :-p ) perchè "Cerca errori ortografici" e "Controlla interruzioni di pagina" invece stanno nel menù strumenti a dx? Troppe cose sparpagliate ovunque.🤯
:::IMHO ci vorrebbe una razionalizzazione "per attività". :-) --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 14:31, 8 apr 2025 (CEST)
:::Fra l'altro Vector22, con i suoi spazi esagerati di default e il suo bianco-ovunque-e-senza-bordi peggiora pure la percezione di non capire dove si è e cosa si fa. Lo noto ora perchè "a casa mia" ho stretto tutti gli spazi inutili e messo bei bordini azzurri per delimitare certe cose, ma per l'utente "di default" sembra di navigare in un oceano di comandi sparsi dappertutto... Lo trovo molto "faticoso". --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 14:35, 8 apr 2025 (CEST)
::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eh, infatti sarebbe il punto a cui vorrei arrivare anch'io. Gli "Strumenti per la rilettura" e la "bottoniera" in basso sono tra i gadget più vecchi, e risalgono ad un'epoca in cui era più facile "attaccare roba" al di fuori dei menu standard, e in cui veniva più naturale riunire tante funzioni diverse. L'interfaccia era più basica e la trascrizione più laboriosa, per cui ci siamo scatenati ad inventare gadget che ci potessero aiutare (anche in maniera un po' disordinata, provando e riprovando). Adesso il paradigma è cambiato, perché è possibile caricare i singoli gadget selettivamente in base all'azione (view o edit) e al namespace, quindi è più conveniente avere gadget che fanno una cosa sola e che si caricano solo quando serve quella singola cosa. Quindi vorrei pian piano isolare le funzioni più utili, come il memoregex, e portarle verso questa direzione, anche per riuscire poi a metterci le mani più facilmente, senza timore di rompere altre cose.
::::Per il "Controlla interruzioni di pagina", il gadget è ErroriComuni che dovresti avere attivato; il comando si attiva solo in ns0 e solo in visualizzazione. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:21, 8 apr 2025 (CEST)
:::::Mah, ho appena finito di correggere i trattini e avere il tasto "esegui memoregex" subito in basso a portata di click senza passare da menù e voci varie è stato molto comodo. Per cui anche l'idea di concentrare tutti i comandi di correzione/verifica nella bottoniera non è male... Forse potrebbe essere una specie di menù con voci che si aprono verso l'alto? boh.
:::::Controlla interruzioni di pagina continuo a non vederlo anche se ErroriComuni è on. :-( [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 15:37, 8 apr 2025 (CEST)
::::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]] Ti suggerirei di fare un viaggio esplorativo in Distributed proofreaders, il "laboratorio tipografico specializzato" del progetto Gutenberg. La filosofia di trascrizione è completamente diversa da quella di wikisource, ma la differenza fondamentale, secondo me, è che fa una sola cosa, mentre la nostra interfaccia è un adattamento di quanto serve a una miriade di progetti diversi, dominati da wikipedia. Mi pare di ricordare che nei pasticci che ho fatto, anni fa, ci sia qualche traccia di quell'interfaccia.
::::::Sarebbe poi interessantissimo esplorare per bene la wikisource tedesca, he ha avuto una evoluzione profondamente divergente, fino ad allontanarsi dall'interfaccia proofread. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:38, 8 apr 2025 (CEST)
:::::::<small>@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]], Distributed proofreaders sarebbe [https://www.pgdp.net/c/]? Look molto anni '90 :D
:::::::de.ws in effetti non capisco come operi: l'interfaccia "a fronte" mi sembra concettualmente meglio. Il problema che sento io, come dicevo, è la dispersione "logica" degli strumenti e la difficoltà ad adattare l'interfaccia alle esigenze di lettura. Beninteso, non è una critica al vs lavoro, solo una suggestione. :-) Purtroppo non ho le competenze per fare qualcosa di concreto su questi aspetti. --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:27, 8 apr 2025 (CEST)</small>
::::::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]] Il tuo link punta alla home page: sei andato fino all'interfaccia di editing? Penso che ci si debba registrare e travestire da volontario :-)
::::::::Io l'ho fatto, ho lavorato su un bel po' di pagine, anche se come utente con minimi privilegi (c'è molto rigore nel sito, gli utenti novizi possono fare solo cose elementari, sotto severo tutoraggio, su testi già selezionati e caricati dagli admin, per passare di livello occorre superare veri esami online... è un mondo del tutto diverso da mediawiki), ed è stata un'esperienza molto interessante e suggestiva.
::::::::Ma stiamo devastando la talk page di Candalua; mi scuso e ti propongo, se ti interessa, di parlarne altrove. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:46, 9 apr 2025 (CEST)
== Gadget Riassunto ultime modifiche ==
Ciao. Le righe tr.odd dovrebbero avere background-color: var(--background-color-backdrop-light) e non #efefef, altrimenti in dark restano bianco sporco. ;-) --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:35, 12 apr 2025 (CEST)
:Rammento [[mw:Recommendations for night mode compatibility on Wikimedia wikis]], praticamente la bibbia per questo tipo di operazioni. -- [[User:ZandDev|ZandDev]] ([[User talk:ZandDev|disc.]]) 14:42, 20 apr 2025 (CEST)
::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: {{Fatto}}
::@[[Utente:ZandDev|ZandDev]]: TrameOscure aveva iniziato a lavorare sul night mode, ma poi visti i suoi trascorsi wikipediani qualcuno non si fidava e abbiamo lasciato perdere. Ma se tu ci sai fare, non ti andrebbe di proporti per un flag temporaneo di ''interface administrator''? Io sto già facendo un lavorone di ottimizzazione dei gadget, oltre al consueto "lavoro sporco", e non riesco a stare dietro a tutto. Ovviamente ti farei comunque da "garante" di fronte alla comunità. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:21, 22 apr 2025 (CEST)
:::👍 Cmq sono sempre a disp. se a ''qualcuno'' sono passate -come spero- le ''psicosi-poco-[https://foundation.wikimedia.org/wiki/Policy:Universal_Code_of_Conduct/it UCoC-compliant]''. :-p -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:55, 22 apr 2025 (CEST)
== Richiesta di rivalutazione opera ora con ISBN ==
Gentile Candalua,
ti scrivo in merito alla precedente cancellazione della pagina ''[[Whelmity. Manifesto del pensiero strutturato]]'', da te motivata con la mancanza di una fonte editoriale verificabile.
Ti segnalo che l’opera è ora regolarmente '''pubblicata su Amazon KDP''' in formato cartaceo ('''ISBN: 979-8282754032''') e disponibile anche in formato eBook ('''ASIN: B0F7M6MQ51''').
È inoltre '''archiviata su Internet Archive con metadati completi''':
🔹 https://archive.org/details/whelmity-manifesto-del-pensiero-strutturato
🔹 [[openlibrary:works/OL43287365W|Open Library]]
L’opera è rilasciata con licenza '''Creative Commons BY-SA 4.0''', quindi compatibile con le linee guida di Wikisource.
Chiedo cortesemente se è possibile '''valutare la ripubblicazione''' o fornirmi ulteriori indicazioni per procedere correttamente.
Grazie per l’attenzione e il tempo dedicato,
<nowiki>--~~~~</nowiki> [[User:Marino car|Marino car]] ([[User talk:Marino car|disc.]]) 22:53, 8 mag 2025 (CEST)
== autoPt ==
Ciao, ho visto che hai tolto il comando dalla barra a sinistra. Mi pare di capire che lo hai fatto perchè la funzione non è necessaria: la parola viene riunita da sola. Ma ogni tanto non succede vedi [[Pagina:Storia della venerabile arciconfraternita della Misericordia 1871.djvu/11 |qui]. In questo caso cosa devo fare? ho letto che qualcuno si è messo il tasto da qualche parte, come di fa? Ciao e grazie Susanna [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 16:27, 11 mag 2025 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: c'è il bottone Pt nella barra in alto (che sarebbe il posto "ufficiale" dove mettere i nostri strumenti). [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:11, 11 mag 2025 (CEST)
::Grazie, ora l'ho visto. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 19:51, 11 mag 2025 (CEST)
== Filo d'Arianna per pag. di aiuto e ns:ws ==
Detto anche breadcrumb. Ho notato che [[:Template:Intestazione indice linee guida]] e [[:Template:Intestazione indice aiuto]] generano una inutile e brutta duplicazione del nome della pagina (vedi [[Aiuto:Guida del lettore|qua]] per es.). Non ne capisco lo scopo e visto che i due template hanno dei parametri non vorrei fare casino. Ma per es fr.ws mi sembra sia più pulito e comprensibile ([https://fr.wikisource.org/wiki/Aide:Cr%C3%A9er_un_fichier_DjVu es.]). Si può togliere questo "doppio/triplo titolo" o ha qualche scopo che non comprendo? -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 11:45, 12 mag 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: anticamente c'erano degli stili che poi si erano persi in qualche pulizia. Ora li ho rimessi (con templatestyles). C'è da dire però che la cosa aveva maggiore senso quando si poteva nascondere il titolo "normale" delle pagine usando {{tl|Nascondi titolo}}: ora sembra molto più una ripetizione. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:09, 12 mag 2025 (CEST)
::Infatti anche quel template non lo capivo.. :D
::Però a sto punto leverei il box di ripetizione, anche perchè non funziona con la mod. scura... [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:45, 12 mag 2025 (CEST)
:::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: sì, quasi quasi... si potrebbe tenere solo le briciole di pane. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:51, 12 mag 2025 (CEST)
::::Esatto... Poi come hanno fatto i francesi mi sembra molto carino, con la casetta (o volendo col salvagente). -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:56, 12 mag 2025 (CEST)
== Linee punteggiate ==
Ciao. Di situazioni come [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Pagina:Yambo_-_Manoscritto_trovato_in_una_bottiglia,_Roma,_Scotti,_1905.pdf/78&diff=next&oldid=3523999 questa] ce ne sono in millemila miliardi di pagine in 'sto libro.
Mezza riga di punti e mezza riga di testo... in proporzioni variabili. Non sapendo come ottenere l'effetto ho messo punto-spazio-punto-spazio-punto-testo o testo-punto-spazio-punto-spazio-punto a seconda dei casi senza cercare l'esatta resa grafica. Non ci sono mai spazi dopo il terzo punto perchè quella combinazione con spazio finale l'ho usata come regex per il template rigapunteggiata/16 --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 19:14, 16 mag 2025 (CEST)
== Ariosto ==
Ciao. Sono finalmente arrivato a creare le pagine Opera delle liriche dubbie. [[Opera:Madonna, qual certezza|Questa]] è la prima (corrispondente a [[:d:Q134486391|questo elemento Wikidata]]): quando hai tempo, ci sarebbe da modificare il template {{tl|Opera}} per mostrare il possibile autore anche qui da noi.-- [[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 12:10, 17 mag 2025 (CEST)
:@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]]: ok, ho aggiunto la gestione del "possibile autore" (da testare cosa succede se sono più di uno). Ho creato [[:Categoria:Opere con possibili attribuzioni]] per radunare questi casi. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:04, 19 mag 2025 (CEST)
::Grazie mille, ti faccio sapere se trovo comportamenti inaspettati o ''bug''--[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 13:08, 19 mag 2025 (CEST)
== Due domande "laterali" ==
Abbi pazienza se ti pongo due domande che con wikisource hanno poco a che fare (ma poi... chissà...).
Dopo decenni mi è tornata la voglia di preparare pagine web.
Ho scelto come editor Bluegriffon. OK? Altro?
E se oltre a creare pagine web locali, volessi metterle in rete, hai qualche suggerimento? Non mi serve un dominio "mio". [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:54, 22 mag 2025 (CEST)
== Info ==
Ho "perso un pezzo" nella discussione sulle Ville, si può far sparire il dato? Grazie :-) -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 11:47, 9 giu 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: intendi il tuo IP, vero? ho provveduto a mascherarlo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 11:53, 9 giu 2025 (CEST)
== Modifica gadget ==
Fatta una piccola modifica a [[Mediawiki:Gadget-common.js]], funzione newAutoRi, in modo che funzioni anche se il parametro pagina contiene un tl rl (visualizzazione come numero romano). Visto che sono estremamente arrugginito e che ti stai occupando di risistemare gli script ti avviserò ad ogni mia cauta modifica. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:30, 16 giu 2025 (CEST)
== Pg aggiunto in modo strano ==
[https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Pagina:Come_si_possa_diventare_artisti_cinematografici_1914-PaoloAzzurri.pdf/30&diff=next&oldid=3542341 Questo] mi si è aggiunto facendo Alt+7, immagino che venga da una MemoRegex di chissà quale altro indice! Grazie [[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 14:10, 3 lug 2025 (CEST)
:@[[Utente:Cruccone|Cruccone]]: purtroppo è un bug noto. Succede a volte quando si cambia indice, probabilmente perché non trova un memoregex sull'indice nuovo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:41, 3 lug 2025 (CEST)
== OCR Google ==
Ciao, mi dicono che hai tolto il pulsante tra i gadgets. A me è molto utile spesso, es. di [[Pagina:Matilde Serao Evviva la vita 1919.pdf/76| questa pagina]] non vedo il testo se non uso il tasto OCRGoogle. Come faccio ad attivarlo per me? Ciao e grazie Susanna [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 19:00, 27 lug 2025 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: ciao, l'ho disattivato perché è da qualche anno che è stato sostituito da uno strumento "ufficiale", che è il bottone "Trascrivi testo": puoi usare quello d'ora in poi. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 20:13, 27 lug 2025 (CEST)
::Grazie. Come faccio ad attivarlo? devo inserire una istruzione nel mio common.js? me la puoi indicare? Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 15:15, 28 lug 2025 (CEST)
:::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: non è un gadget, è un componente standard, quindi dovresti già vederlo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:38, 28 lug 2025 (CEST)
::::Non lo vedo; potresti guardare il mio common.js per capire se lì ho fatto pasticci? [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 17:24, 28 lug 2025 (CEST)
:::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: ho visto che avevi tentato di riaggiungerti il bottone OCRGoogle, ma in quel modo non poteva funzionare, ora forse sì. Comunque, riusciresti a caricare uno screenshot dove si veda l'intera pagina quando vai in modifica? Va bene su Commons, o qualunque altra piattaforma dove ti sia comodo. Vorrei davvero capire come ti appare il sito, perché senz'altro c'è qualcosa di strano. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:10, 28 lug 2025 (CEST)
::::::ecco una [https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pagina_Serao.png pagina normale] e [https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pagina_Serao_con_eis.png una con eis] del testo Serao che per problemi strano non mi visualizza la pagina. Per questo qui mi serviva assolutamente la funzione ORCGoogle. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 18:35, 28 lug 2025 (CEST)
:::::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: non sono riuscito a replicare del tutto la tua situazione, comunque vedo che stai ancora usando il tema "Vector legacy"... io ti consiglierei, per cominciare, di passare a quello nuovo, andando su Preferenze -> Aspetto e scegliendo "Vector (2022)". Poi può essere che tu abbia attivato qualche gadget "strano" che magari nasconde o copre il bottone trascrivi... [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:11, 28 lug 2025 (CEST)
== Problemi OCR Google ==
Con la mia utenza l'accoppiata pulsante OCR Google - eis funziona, ma non funziona per @Giaccai nè per la mia utenza secondaria. Da cosa può dipendere? Puoi aiutarci? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:16, 1 ago 2025 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: la tua utenza non so, ma hai visto lo screenshot dell'ambiente di @[[Utente:Giaccai|Giaccai]] che ha postato qui sopra? È come fare un tuffo nel passato... ha ancora la vecchia Vector e altri gadget strani che non usa più nessuno, tipo "Blocca la sidebar" e "Resize.menu"... e le mancano alcune cose indispensabili, tipo Section (e infatti non sa mai come gestire i capitoli che iniziano a metà pagina...). Io ho cercato di replicare la situazione sulla mia utenza, ma non ci sono nemmeno riuscito del tutto. Bisognerebbe fare un "riallineamento" con la situazione generale degli altri utenti, sennò ci sono troppe cose che potrebbero influire, e facciamo anche fatica a capirci. Avrei bisogno di vedere l'elenco completo dei gadget attivi, e magari anche i tab "Aspetto" e "Casella di modifica" delle Preferenze, forse anche lì c'è qualcosa che può influire, tipo il visual editor. E ovviamente sbiancare tutti gli script personali. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:37, 1 ago 2025 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Grazie. Provo a operare con più diligenza sulla mia utenza secondaria. Poi suggerisco a @[[Utente:Giaccai|Giaccai]] le contromisure. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:43, 1 ago 2025 (CEST)
:::@Trovato il problema in [[Utente:Alex brollo bis]]: era attivato il gadget eis test, non aggiornato con le istruzioni di caricamento di OCR Google. Adesso è allineato all'eis generale. @Giaccai : Chissà, forse adesso ti funziona... prova ad attivare Vector 2022. E per attivare l'aggiornamento dei tuoi gadget, disattivane qualcuno, e salva; se poi lo rivuoi puoi riattivarlo e salvare di nuovo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:06, 1 ago 2025 (CEST)
::::caro Alex, ho già attivato Vector 2022 prima di scriverti. Ho cancellato diversi gadget, ho cambiato browser, ma tutto resta come prima, non vedo il tasto OCR standard e neanche il tasto OCR Google. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 20:35, 1 ago 2025 (CEST)
:::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Uffa. :( Riprovo... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:28, 2 ago 2025 (CEST)
== Ancora su Giaccai e Google-OCR ==
Mistero. Dall'utenza di Giaccai, lanciando in modifica dalla console <code>mw.loader.load('//wikisource.org/w/index.php?title=MediaWiki:GoogleOCR.js&action=raw&ctype=text/javascript');</code>, non succede niente. Da tutte le mie utenze, compare immediatamente il pulsante Google OCR funzionante. Nonostante l'azzeramento di script personali (common.js, PersonalButtons.js) non cambia nulla. E' come se ''Giaccai non potesse vedere //wikisource.org''. Ho gettato la spugna. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:39, 10 ago 2025 (CEST)
:PS: Giaccai dice che entrando in modifica nsPagina si apriva un box con F8 F7 F6.... non l'ho visto e non ho capito cosa sia e da dove venga. :(. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:09, 10 ago 2025 (CEST)
::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: c'è un'ultima cosa, un pochino drastica, che Giaccai potrebbe fare: aprendo il browser in incognito, crearsi una seconda utenza Giaccai2 e vedere se da lì le cose funzionano. Se neanche così va... allora è proprio stregato il suo pc. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:31, 21 ago 2025 (CEST)
:::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Prova anche il suggerimento di Candalua.... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:41, 21 ago 2025 (CEST)
::::Ho aperto una nuova utenza con lo stesso risultato (ma senza aprire il browser in incoglino perchè non so come fare) Ho provato le due utenze su un altro pc un Mac, ma in nessun caso vedo il tasto OCR. Sul mio pc ho Linux Mint Mate. Mi rassegno? Grazie molto a entrambi per la pazienza, buona giornata [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 11:15, 22 ago 2025 (CEST)
:::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: scusa, ma vedi proprio tutto identico da un'utenza all'altra? Non c'è nessuna differenza per esempio tra i bottoni della barra di modifica, o tra i comandi del menu? [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 22:23, 25 ago 2025 (CEST)
== Flag AI ==
Sarei propenso a richiedere il flag di AI per sistemare robette qua e la che confliggono con la modalità scura in modo che possa finalmente essere funzionale e consistente nonchè abilitata anche per non-loggati.
Inoltre vorrei fare qualche altro fix funzional/estetico a vector22 (che di default sembra un'interfaccia per mobile e non per pc...🙄). Visto che nulla s'è mosso in 8 mesi, e che certe obiezioni dovrebbero essere superate, ti pare inopportuno che riproponga la cosa al bar da qui a qualche tempo? -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 20:30, 20 ago 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: sembra anche a me che i tempi possano essere maturi. Mi pare che, superato qualche piccolo screzio iniziale, tu abbia dimostrato di portare un contributo utile al progetto, e di saper collaborare con gli altri utenti. Nella richiesta, dettaglia bene il perimetro del tuo intervento: sistemare la modalità scura va bene, ma se hai visto altre fix da fare, spiega bene quali sono e cosa comportano, ed eventualmente rimandale ad una seconda richiesta. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:28, 21 ago 2025 (CEST)
::"Utile" è un parolone... in realtà il mio contributo è abbastanza limitato e per niente paragonabile a quello di moltissimi altri che trascrivono decine di pagine al giorno 😨, ed è anche un po' di contorno e ''sui generis'' ([https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Speciale%3AContributi&target=TrameOscure&namespace=12&tagfilter=&start=&end=&limit=50 propedeutico]?).
::Le "altre" fix sono abbastanza piccolezze, riguardano la compattazione dei menu (che allo stato sembrano spaziati da touch e se si tiene lo zoom a >100% sono pure da scrollare...) e un elegante bordino 1px azzurro (come sotto l'header, che era un'aggiunta mia) per scontornarli: mera estetica ma IMHO decisamente migliorativa percettivamente specie per chi apprezzava vector legacy o addirittura roba più datata e meno piatta/vuota/lattiginosa. Semmai produco uno screenshot.
::Provvedo appena ho ragionevolmente tempo di dedicarmi alla cosa, anche perchè devo prima estrapolare dalle mie millemila modifiche in locale quelle da trasferire. :-) -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 17:24, 21 ago 2025 (CEST)
== Bug VisualEditor? ==
Sono incappato in un problema di VisualEditor che non avevo notato in passato.
Se si edita una sezione di una pagina (es [[Aiuto:Guida alla pubblicazione di un testo/Pubblicizzare il testo|m'è successo qua]] con "modifica sorgente" a lato del titolo di sezione, viene caricata come wikitesto raw solo la sezione. Se si fa qualche modifica e si passa a "modifica" tramite la scritta in altro (non l'icona dell'occhio e della penna), si passa al WYSIWYG di quella sola sezione, ma salvando, di tutta la pagina resta veramente ''solo'' quella sezione. In pratica VE carica e visualizza solo una porzione della pagina, ma salvando considera che il salvataggio sia di ''tutta'' la pagina.<br>
La cosa non si verifica se lo switch viene fatto con le icone occhio/penna.<br>
Non so se è materia di cui ti occupi tu (forse no), ma di certo ne capisci più di me. -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:20, 24 ago 2025 (CEST)
== Problemi capolettera ==
Ciao, ho un problema in [[Pagina:Gemelli Careri - Viaggi per Europa, Vol. I, Napoli, Roselli, 1701.djvu/27|questa pagina]]: sostanzialmente, non funziona l'"a capo". Dopo diversi scervellamenti, ho notato che togliendo il tl Capolettera non ci sono problemi e va a capo tranquillamente. E' possibile ci sia qualche bug? Grazie dell'aiuto! [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 10:29, 29 set 2025 (CEST)
:Ciao @[[Utente:Modafix|Modafix]]! Era il PieDiPagina che causava questo comportamento strano... aggiungendoci prima un ritorno a capo, è andato a posto. Comunque, credo che nella trasclusione i paragrafi sarebbero venuti giusti lo stesso, che è quello che conta di più. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:47, 29 set 2025 (CEST)
::Grazie ancora! :) [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 10:54, 29 set 2025 (CEST)
== Piccolo e irrilevante bug di autoNs0 ==
In Critica della ragion pura, la struttura del Sommario è particolarmente complessa, con sovrabbondanza di livelli di sottopagine, e autoNs0 si confonde compilando (in alcuni casi) campi prec e succ "rotti". Non è una problema rilevante, vista l'eccezionalità del caso, ma visto che ho incontrato il problema ho pensato che fosse il caso di segnalartelo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:39, 10 ott 2025 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: eh, mi pare che regga fino a 5 livelli, e quindi vedo che si arriva addirittura a 8... :D Era stato già complicato gestirne 5, quindi senz'altro lo lascerò così. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:35, 10 ott 2025 (CEST)
== Notice of expiration of your interface-admin right ==
<div dir="ltr">Hi, as part of [[:m:Special:MyLanguage/Global reminder bot|Global reminder bot]], this is an automated reminder to let you know that your permission "interface-admin" (Amministratori dell'interfaccia) will expire on 2025-11-04 09:54:42. Please renew this right if you would like to continue using it. <i>In other languages: [[:m:Special:MyLanguage/Global reminder bot/Messages/default|click here]]</i> [[User:Leaderbot|Leaderbot]] ([[User talk:Leaderbot|disc.]]) 20:42, 28 ott 2025 (CET)</div>
== maggiore rispetto e spiegazioni di cancellazioni voci ==
Ciao, ho per due volte consecutive inserito una voce riferita a uno scrittore e giornalista che tu hai, nel primo caso cancellato, e nel secondo addirittura bannato.
Puoi essere così gentile da spiegarmi i motivi e, soprattutto, capire perché non ci si rivolge all'autore della VOCE e/o DISCUSSIONE, fosse anche in privato, per spiegare l'azione?
E' una questione di rispetto verso chi ha interesse per questa enciclopedia, oltre che alla fonte riportata
Grazie, attendo un tuo opportuno riscontro
Gianbattista Sforza [[User:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]] ([[User talk:Gianbattista Sforza|disc.]]) 12:19, 24 nov 2025 (CET)
:@[[Utente:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]]: il motivo è chiaramente indicato nell'operazione di cancellazione: "Pagina costituita unicamente da collegamenti esterni e spam promozionale". Wikisource non è il luogo dove inserire il curriculum vitae di uno scrittore contemporaneo per cercare di dargli visibilità. In particolare è vietato l'inserimento di link a siti personali o che comunque pubblicizzano un autore a fini commerciali. La biografia si può eventualmente inserire su Wikipedia, sempre se lì la ritengono meritevole di interesse enciclopedico, cosa di cui dubito. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:49, 24 nov 2025 (CET)
::va bene, grazie [[User:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]] ([[User talk:Gianbattista Sforza|disc.]]) 16:13, 24 nov 2025 (CET)
== Ancora sul nuovo Trova e sostituisci ==
Dopo parecchie settimane di uso intensivo del nuovo Trova e sostituisci, su testi in prosa, sono entusiasta. Adesso sono alle prese con un testo poetico in versi, e trovo un intoppo: la rinuncia a Strumenti di rilettura, ed in particolare dello script per la numerazione dei versi, mi crea qualche difficoltà.
Immagino che il problema stia principalmente nella routine cleanup, che in Strumenti richiama (fra le altre cose) il vecchio Trova e sostituisci, mentre il nuovo ridefinisce la routine.
Provo a creare un "clone" di [[MediaWiki:Gadget-RegexMenuFramework.js]] cancellando ogni riferimento a cleanup, ad uso personale, in modo da aggirare i conflitti. Ma temo di aver perso qualche abilità critica. Tu hai in progetto di risolvere? Tienimi informato, per favore. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:33, 10 dic 2025 (CET)
:Fatto, procedo con il test. Il gadget clone è [[MediaWiki:Gadget-RegexMenuFrameworkNew.js]], sembra funzionare. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:17, 10 dic 2025 (CET)
::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: purtroppo ci sto lavorando molto saltuariamente, anche per una certa incertezza su come procedere. Vorrei portare in Trova&Sostituisci il vecchio cleanup e il RigaIntestazione, ma senza portarmi dietro pacchi di codice legacy, e non è facile. Poi bisognerebbe capire che fare degli altri Strumenti per la rilettura. Comunque non ci dovrebbero essere conflitti, solo lo shortcut, ma il Trova&Sostituisci è in grado di accorgersi se hai gli Strumenti attivati e nel caso rinuncia a prendersi lo shortcut. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:12, 10 dic 2025 (CET)
:::Io sono appagato, il nuovo gadget si attiva e fa tutto, e non collide con il nuovo Trova e sostituisci. Mi rendo conto che è uno script caotico, ma è quello che mi serviva... ti chiedo solo di verificare che non parta di default. E ancora complimenti per il nuovo Trova e sostituisci. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:35, 10 dic 2025 (CET)
::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: eh sì, avevi lasciato il default. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 16:23, 10 dic 2025 (CET)
:::::Trovato un bug, c'è qualcosa che non va nella gestione di RigaIntestazione (in Telesilla) scatenato da <code>Alt+7</code>. Indagherò fino allo sfinimento. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:06, 13 dic 2025 (CET)
::::::Mi pare che il problema si verifichi ''solo sotto eis''. Non è molto ma è un indizio. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:12, 13 dic 2025 (CET)
:::::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: ieri sera ho introdotto in trova&sostituisci anche la riga intestazione automatica, non so se può interferire. Come le altre funzioni, è disattivabile aprendo il gadget. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 23:27, 13 dic 2025 (CET)
::::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Ritorno a Telesilla e verifico. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:27, 14 dic 2025 (CET)
:::::::::Sembra che ci siamo.
:::::::::* Sotto Modifica non-eis Alt+7 funziona ma con una piccola differenza rispetto all'algoritmo originale.
:::::::::* Sotto Modifica eis Al7+7 si imbizzarrisce.
:::::::::La differenza rispetto all'algoritmo originale è che l'algoritmo nuovo è ''forzante'', ossia modifica RigaIntestazione anche se RigaIntestazione c'è già. Il vecchio algoritmo invece è "non forzante", non scatta se RigaIntestazione c'è già. Nella mia bottoniera c'è una versione del vecchio script nella versione ''forzante'', che uso solo quando un RigaIntestazione esistente va modificato, altrimenti Alt+7 chiamava ''lo script non forzante''-
:::::::::Provo ad aprire il nuovo Trova e sostituisci per cercare di capire il codice. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:04, 14 dic 2025 (CET)
::::::::::Come immaginavo, trovo un algoritmo autoRI() nuovo di pacca dentro il gadget; me lo studio con calma. Di certo il problema sta lì. Nel frattempo, devo solo ricordarmi di cliccare il mio pulsante autoRi ''forzante'' prima di salvare la pagina, se serve, e posso lavorare tranquillo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:10, 14 dic 2025 (CET)
:::::::::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: in effetti credo sia meglio non sovrascrivere Riga intestazione se già presente. Modificherò in tal senso. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:11, 14 dic 2025 (CET)
::::::::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Grazie! Problema quasi risolto (sotto eis basta ricordarsi di generare il RigaIntestazione giusto prima di chiamare postOcr). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:22, 25 dic 2025 (CET)
== Minuscolo miglioramento di Trova errori ortografici? ==
Lanciando:
$("#errori-ortografici-list a").attr("target","errore")
in console, dopo caricata tutta la lista di errori, ottengo che la pagina che si apre dal link usi sempre la stessa scheda del browser. E' un trucco che trovo comodo per evitare che la lista delle schede aperte si allunghi in modo fastidioso (almeno per me). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 06:52, 25 feb 2026 (CET)
== Caratteri nascosti o invisibili nei titoli ==
Caro Candalua,
ho letto da qualche parte che in un titolo possono inserirsi caratteri invisibili che creano problemi. Io nei miei pergrinaggi ho trovato questo:
*Primo caso: [[Lettre à M. C*** sur l’unite de temps et de lieu dans la tragédie]] non è lo stesso titolo di [[Lettre à M. C*** sur l'unite de temps et de lieu dans la tragédie]]: sono due pagine differenti, ma non ho capito dove stia la differenza nel titolo, come possa scovarla e quindi disfarmi el doppione inutile (tra l'altro mi piacerebbe scoprire quanti altri di simili doppioni abbiamo nel nostro progetto).
*Secondo caso: se guardi il template di navigazione in [[Il buon vino]] noterai che la parte tra parentesi in [[L'allodola (de Tourtoulon)]] non "scompare", e lo stesso vale sia in [[Antologia provenzale/Linguadoca]] quando il titolo è dentro un template:Testo. Sospetto che ci sia un carattere invisibile che interferisce con gli automatismi di mediawiki.
Sto pensando correttamente o mi sto creando un film fantasy? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 16:51, 7 mar 2026 (CET)
:Caro @[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]],
:* la differenza, scovata con occhio allenato, sta nell'apostrofo: il primo titolo ce l'ha tipografico. Ho già cercato di impedire la creazione di pagine con questo apostrofo e altri caratteri strani, imponendo una regola in [[MediaWiki:Titleblacklist]], ma ci sono riuscito solo per gli utenti normali: per gli admin la regola non scatta e non interviene nessun avviso, quindi è facile non accorgersene. Si può trovare [https://lists.toolforge.org/itwikisource/Testi/Testi_con_caratteri_speciali qui] una lista di pagine con apostrofi tipografici o lineette lunghe: per fortuna sono solo una manciata.
:* per le parentesi, la regola che abbiamo usato è: nascondi la parte tra parentesi solo se inizia per lettera maiuscola. Questo per evitare di nascondere cose legittime tipo ''[[Così è (se vi pare)]]''. Ovviamente anche qui c'è il caso limite... il "de" nobiliare non fa veramente parte del cognome e quindi è giusto che in questo caso sia minuscolo. Si può tuttavia ovviare usando direttamente un wikilink: [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Il_buon_vino&diff=3643755&oldid=3639092], soluzione un po' singolare e da non generalizzare, ma che si può usare in casi come questo. Nel template Testo, invece, c'è già un secondo parametro per sostituire il titolo.
:[[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:45, 9 mar 2026 (CET)
::Mi cospargo il capo di cenere: sul primo caso ci sarei dovuto arrivare da solo.... Per il secondo, ho imparato qualcosa di nuovo. In ogni caso mi ero fatto un film fantasy. Grazie per la pazienza nello spiegarmi questi particolari tecnici. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 14:17, 9 mar 2026 (CET)
:::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: figurati! tra l'altro, mi accorgo adesso che dovrebbe essere ''unité'', non ''unite''. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:50, 9 mar 2026 (CET)
== Problema con il salvataggio memoRegex ==
[https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_indice:Porta_-_Poesie_milanesi.djvu&oldid=3653615 In questa pagina Discussioni indice], a seguito di un salvataggio memoRegex, ho notato due problemi:
* è stata aggiunta una nuova copia della sezione memoRegex invece di sostituire quella esistente;
* una discussione con Edo è sparita (era già successo in precedenti modifiche della pagina e sono impazzito per ritrovala).
Adesso che lo so ci sto attento, ma cosa c'è che non va? Sto lavorando sotto eis. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:41, 29 mar 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: mi sa che hai trovato un bug che si verifica ''solo se ci sono altre sezioni prima del memoRegex, almeno una delle quali abbia una sottosezione''. Non esattamente una casistica molto frequente! Dovrei averlo sistemato, comunque spostare la memoRegex in cima alla pagina senz'altro taglia la testa al toro :) [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:45, 29 mar 2026 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Infatti avevo trovato questa soluzione. La causa, la mia fissazione di scrivere immediatamente un minimodi doc di documentazione ''prima '' di cominciare a editare nsPagina. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:57, 29 mar 2026 (CEST)
== You may be an eligible candidate for the U4C election ==
<div lang="en" dir="ltr" class="mw-content-ltr">
Greetings,
The [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee|Universal Code of Conduct Coordinating Committee (U4C)]] seeks candidates for the 2026 election. The U4C is the global committee responsible for overseeing enforcement of the [[foundation:Special:MyLanguage/Policy:Universal Code of Conduct|Universal Code of Conduct]]. Elections are held annually, if elected a committee member serves for two years.
This year the U4C requires candidates to hold administrator rights on at least one wiki, which is why you are being contacted as you appear to hold this right. There are other requirements, such as candidates must be at least 18 years old and may not be employed by the Wikimedia Foundation or other related chapters and affiliates. You can find more information in the [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee/Election/2026#Call_for_Candidates|call for candidates on Meta-wiki]]. Additionally, the committee's working language is English; some ability to communicate in English is required.
The election opens on 18 May, if you are eligible and interested you have until 10 May to submit your candidacy. There will week between for candidates to answer questions from the community. Voting takes place privately in [[m:Special:MyLanguage/SecurePoll|SecurePoll]], successful candidates must receive at least 60% support. More information is available on [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee/Election/2026|the 2026 Elections page]], including timelines and other candidacy information. If you read over the material and consider yourself qualified, please consider submitting your name to run for the committee. If you think someone else in your community might be interested and qualified, please encourage them to run.
In partnership with the U4C -- [[m:User:Keegan (WMF)|Keegan (WMF)]] ([[m:User_talk:Keegan (WMF)|talk]]) 20:33, 28 apr 2026 (CEST) </div>
<!-- Messaggio inviato da User:Keegan (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=User:Keegan_(WMF)/test&oldid=30471754 -->
== Piccolo inconveniente del nuovo autoNs0 ==
L'eliminazione di fromsection="" e tosection="" va benissimo, ma dovrebbe scattare solo al salvataggio, e non in anteprima. Non so se è solo mia abitudine, ma io sistematicamente dò un'occhiata all'anteprima per compilare i due parametri lasciandoli vuoti, poi mi regolo per la loro compilazione (soprattutto per il tosection). Per ora uso una piccola furbata: ho notato che lo script cancella tosection="", ma non tosection=" "... e così lo frego. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:37, 14 mag 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: interessante osservazione. {{fatto}}. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:34, 14 mag 2026 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Fulmineo! :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:18, 14 mag 2026 (CEST)
== Testi sbloccati da Google di recente ==
Ciao, dato che so che varie volte chiedi di sbloccare testi da Google, ti segnalo che almeno un mese fa avevo chiesto a Google alcuni sui libri da sbloccare, non ho più avuto notizie di essi, poi ieri ho riguardato i link e li ho trovati sbloccati. A quanto pare Google non mi aveva avvisato dello sblocco via mail come al solito. Magari tu puoi riguardare le tue richieste per vedere se ti è accaduto lo stesso...
Ciao. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 10:00, 16 mag 2026 (CEST)
== Proposta per Cerca errori ortografici ==
Finalmente faccio uso del magnifico box "Cerca errori ortografici", vedo che i link alle pagine non sono diretti ma stanno nello script, e immagino che nello script che attiva il link ci sia un attributo <code>target="new"</code> per far aprire la pagina da verificare in una nuova scheda. Ti propongo di modificare il target in modo che la pagina da correggere si apra sempre ''nella stessa scheda'' scegliendo un nome appropriato per la scheda destinata alle correzioni. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:57, 8 lug 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: ho come un "djvu" (ah ah ah)... me l'avevi già chiesto (forse per un altro gadget) e te l'avevo bocciata? In generale, riusare una scheda già aperta non è una buona pratica di web design, perché non puoi sapere se l'utente stava ancora usando quella scheda, gli sovrascrivi il contenuto senza dargli modo di impedirlo... quindi spiacente, ma devo respingere nuovamente la proposta. :( [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:19, 8 lug 2026 (CEST)
pmxq2hrc6p6k4mzsj87udpj07oiu987
3858985
3858941
2026-07-08T19:02:51Z
Alex brollo
1615
/* Proposta per Cerca errori ortografici */ Risposta
3858985
wikitext
text/x-wiki
<div class="plainlinks" style="float:left; border: 1px solid #999;padding: .2em .3em .25em;margin: .3em .3em .3em 1em;">'''Archivio'''
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<div style="width:70%; margin: 0 auto; text-align: center; border: 2px solid #FFD595; padding: 5px; background-color: #FFF0D9;">
[[File:Nordkirchen-090806-9419-Capellerallee-Atlas.jpg|200px|center]]'''{{PAGENAME}}''' (non visibile nella foto in quanto sta reggendo sulle sue spalle Atlante che a sua volta regge il Mondo) <br/> è in '''''[[w:Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikipause|wikisinghiozzo permanente]]''''' per cause dipendenti da '''lavoro, donne & altri vizi vari.''' <br/>Chiedete pure, ma sappiate che potrei sparire da un momento all'altro...
</div>
{{TOCright}}
== Fogna! ==
Caro Candalua,
come disse Jovanotti, ''Fogna! Non fmettere mai di fognare!''... e io fogno, o meglio, '''ſ'''ogno. Per diletto ho preso in considerazione un testo settecentesco con le esse lunghe, e mi sono messo di buzzo buono a cliccare con il [[Mediawiki:Gadget-fs.js|gadget f => s]] sulla casella con i due bottoni. Niente di sbagliato, ma mi chiedevo se per vecchi ''boomer-user'' come me fosse possibile usare la tastiera invece del mouse/trackpad: in pratica è possibile fare in modo che, attivato il gadget, oltre che cliccando sui bottoni, sia possibile effettuare la scelta tra effe ed esse cliccando sulla lettera corrispondente della tastiera? in tal modo potrei mantenere gli occhi sullo schermo invece di spostarli continuamente tra casella con bottoni e testo. Lo so, sono un triceratopo, ma lasciami fognare! Che ne pensi? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 14:26, 3 gen 2025 (CET)
:Cariffimo [[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliufMagifter]]! Fui tafti è fempre... ehm, sui tasti è sempre un po' difficile, ma ci poffo provare. Però dovrai aspettare un po', magari intanto dèdicati a qualcos'altro e poi ti farò fapere! [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:30, 3 gen 2025 (CET)
::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: il fogno diventa una folida realtà! Ora puoi usare i tasti f-s e ''fpaffartela'' con i ''tefti fettecentefchi!'' [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:47, 20 gen 2025 (CET)
:::''Maggico Candalua!'' fantaftico! '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 20:34, 20 gen 2025 (CET)
== Tks... ==
Mi sa che bisogna darci un occhio... -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 19:24, 12 gen 2025 (CET)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eh sì. Se vuoi dedicarti un po' anche a questo, ti segnalo un paio di gadget utili che forse non hai ancora visto:
:* Contributi aggregati: una volta attivato, lo trovi nel menu di destra quando sei sulla pagina di un utente o nei suoi contributi. Ti mostra un riassunto degli indici su cui ha lavorato, dal più recente, col conteggio delle modifiche.
:* Cerca errori ortografici: questo lo trovi sugli indici (a volte ci mette un po' a caricare) e cerca possibili errori in base a dei pattern. Ovviamente non li trova tutti, e spesso trova dei falsi positivi, ma è molto utile per trovare gli errori più comuni senza guardare le pagine ad una ad una. Io raccomando di usarlo almeno dopo ogni trascrizione o rilettura completata, per fare un check generale.
:[[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 03:20, 13 gen 2025 (CET)
::Provato Contributi aggregati... è il conto degli edit fatti nelle pagine relative a un indice? sulla tua PU non finisce più di caricare roba... :D Bello, ma è un altro componente che con dark non va :-( -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 13:06, 13 gen 2025 (CET)
:::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eheh, penso sia dura trovare un indice su cui non ho messo le mani... Per tutti questi gadget io ho fatto un css comune con alcuni stili per finestre, bottoni ecc. (altri temo che siano ancora nel common), che trovi all'inizio della pagina di "gadget definition"... Forse si riesce a farne una versione dark, in modo da sistemare tutto in un colpo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 13:11, 13 gen 2025 (CET)
::::Allora forse avevo già fixato la cosa in locale mettendo a punto non ricordo più quale altro gadget che Alex mi aveva segnalato... il cerca&sostituisci, mi pare. -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 16:56, 13 gen 2025 (CET)
== "Pasticcio" pt. 2 ==
Ciao, ho appena fatto un edit che mi ha dato lo stesso problema che ho spiegato nella mia pagina di discussioni. Questa volta [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Autore:Gino_Fano&diff=prev&oldid=3457687 qui]. Sinceramente non mi è chiaro il motivo per cui succeda sta cosa, dato che quella roba cancellata non mi compare nell'editor. In più anche l'anteprima sembra corretta, non si nota nulla di strano fino a quando non salvo la pagina. Annullare l'edit non funziona, ci ho provato ma la pagina diventa vuota (letteralmente), quindi non ho neanche salvato. Potresti sistemare e spiegarmi la causa di questi problemi, così evito che succeda di nuovo? Francamente non mi era mai capitato. Grazie e scusa per il disturbo. [[User:Emyn Muil|Emyn Muil]] ([[User talk:Emyn Muil|disc.]]) 17:29, 13 gen 2025 (CET)
:@[[Utente:Emyn Muil|Emyn Muil]]: ciao, questi errori accadono ogni tanto ma non ho mai capito bene la causa, ne stiamo parlando anche adesso al bar. In questi casi, prova comunque a fare un edit "a vuoto" (cioè vai in modifica e salvi senza aver modificato nulla), questo dovrebbe ripristinare l'area dati. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:49, 20 gen 2025 (CET)
== Disambigue: problemi in vista ==
Caro Candalua,
il titolo è un po' enfatico perché non so se si tratti di un vero problema o meno. Ti espongo il caso, tu sicuramente capirai quale ingranaggio sotto la scocca dello script sia da regolare.
* Mi sto apprestando a spostare [[Poesie (Mamiani)/Inni Sacri]] a [[Inni sacri (Mamiani)]], si prospetta dunque la disambiguazione di [[Inni sacri]] tra quelli di Manzoni e questi di Mamiani.
* vado su [[Inni sacri]], attualmente sede degli inni di Manzoni, e trovo già una nota disambigua relativa a [[Il nome di Maria]]... ma questa nota disambigua non dovrebbe trovarsi solo tra [[Inni sacri/Il Nome di Maria]] e [[Nova polemica/Il nome di Maria]]? Il problema è già stato segnalato da qualche altra parte, ma non ricordo dove né quale sia l'origine di questo bugghetto. Secondo te è grave?
'''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 19:41, 22 gen 2025 (CET)
:@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: lo so... il problema è che nelle disambigua spesso ci sono dei link in più rispetto ai testi da disambiguare. Devo capire come fare a scartarli. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 21:17, 22 gen 2025 (CET)
::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: credo di aver sistemato, adesso il gadget guarda anche se il link proviene da un template Testo, in modo da scartare altri link eventualmente presenti nella disambigua ma non pertinenti. Ovviamente bisogna usare Testo solo per i testi da disambiguare. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:02, 24 gen 2025 (CET)
:::Fantastico: sei un razzo del debug! Direi che la tua idea è la soluzione migliore. Purtroppo per un breve periodo ho usato dei "doppi template testo", ma ricordo che i casi problematici sono molto pochi. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 19:05, 24 gen 2025 (CET)
== Decesso di PersonalButtons.js ==
Da stamattina la mia "bottoniera", che contiene i bottoni definiti in [[Utente:Alex brollo/PersonalButtons.js]], non dà segni di vita. La console si lamenta dell'errore ''document.ready non è una funzione'' e incrimina startup.js. Hai idea di cosa potrebbe essere successo? Disgraziatamente sono consapevole che i miei script personali sono poco robusti, ma senza di loro sono morto... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:05, 27 feb 2025 (CET)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: io stamattina ho messo un po' in ordine il [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=MediaWiki%3AGadgets-definition&diff=3481359&oldid=3464390 Gadgets-definition], ma non credo che c'entri qualcosa. La tua bottoniera si appoggia a qualche altro script? Cos'è startup.js? [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 13:32, 27 feb 2025 (CET)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Non ne ho idea, la console emette questo lamento ... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:21, 27 feb 2025 (CET)
:::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Comunque_ ho trovato deselezionato il gadget "Raccolta dei giocattoli", riattivandolo il problema è scomparso (e pure l'errore). Grazie comunque per l'attenzione. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:32, 27 feb 2025 (CET)
::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: uhm, strano: io ho spostato alcuni gadget, ma la raccolta dei giocattoli non l'ho toccata. Strano che si sia disabilitato per conto suo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:57, 27 feb 2025 (CET)
== Privilegio ==
Per favore, mi ridai i privilegi di admin dell'interfaccia, che mi sono scaduti? Ne farò un uso omeopatico.... :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:49, 20 mar 2025 (CET)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: rinnovati per un anno, così non hai più scuse per non toccare i gadget :D [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 07:54, 20 mar 2025 (CET)
== Request to delete [[MediaWiki:Cite_reference_link]] ==
Hello @[[Utente:Candalua|Candalua]] and sorry for posting in English.
[[meta:WMDE_Technical_Wishes|My team]] is currently working on some improvements regarding references and footnotes and we realized, that you added a custom version of [[MediaWiki:Cite_reference_link]] to this wiki once.
We recently [https://gerrit.wikimedia.org/r/c/mediawiki/extensions/Cite/+/1056448 updated] that message in the code. Due to the override on your project these updates are not be applied here. Since the [[MediaWiki:Cite_reference_link|custom version]] does not add any special formatting that seems to be needed here it would be best to delete that page.
Thank you and feel free to reach out if you have questions or need help.
[[User:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]] ([[User talk:Christoph Jauera (WMDE)|disc.]]) 12:20, 20 mar 2025 (CET)
:@[[Utente:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]]: ok, done. We'll keep hiding the brackets using font-size: 0 as suggested on gerrit. Thank you. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:16, 20 mar 2025 (CET)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Thanks again, I just realized that you also created <code>MediaWiki:Cite_reference_link</code> on [https://vec.wikisource.org/wiki/MediaWiki:Cite_reference_link vec.wikisource.org] it would be really helpful if you could delete that version there as well. At also seems to have no relevant custom changes :-). Best [[User:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]] ([[User talk:Christoph Jauera (WMDE)|disc.]]) 17:32, 20 mar 2025 (CET)
:::@[[Utente:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]]: done that too, thank you. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:46, 20 mar 2025 (CET)
== autoNs0 ==
Ciao, sembra ci sia un problema col tool: adesso inserisce il tag pages anche quando si entra in modifica, creando un duplicato [[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 09:26, 5 apr 2025 (CEST)
:Aggiungo: il problema [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=L%27ug%C3%B9ri_de_sto_monno&curid=308599&diff=3499830&oldid=3453620 non si presentava ieri alle 14:10] ma [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Lum%C3%ACe_di_Sicilia_(Novella,_1926)&curid=949669&diff=3499972&oldid=3476273 capitava alle 18:59]--[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 09:29, 5 apr 2025 (CEST)
::@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]]: grazie; dovrei aver sistemato. Come avrai visto sto cercando di fare ordine nei gadget per riuscire a velocizzare il caricamento, e sono incorso in una svista. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:07, 5 apr 2025 (CEST)
== Correttore ortografico ==
Proseguendo da [[Discussioni_indice:Yambo,_Luna_paese_incomodo.djvu#Rilettura|qua]], (visto che là è OT), si ho presente le convenzioni sugli accenti, è una vera rottura di palle che in quel testo si usi '''í''' anzichè '''ì''' che c'è sulla tastiera... :-D Anche se forse visto che vedo una incomprensibile sezione memoregex che riguarda la ì, sarebbe più veloce per l'umano mettere delle ì e poi lasciare che sia qualche magia a correggerle... ok, vado a vedere che dice MediaWiki:Gadget-ErroriOrtografici.js per farmi una cultura ;-) ciao -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 10:08, 7 apr 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: quella del memoregex è un'altra idea geniale del buon @[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: con il gadget [[Aiuto:Strumenti per la rilettura|Strumenti per la rilettura]], hai un comando "Trova e sostituisci" (nel menu di sinistra) con cui puoi sostituire caratteri in una pagina e dirgli "Ricorda questa sostituzione". Nelle pagine successive la potrai applicare (insieme a tutte le altre sostituzioni già salvate da te o da altri) con il comando PostOCR o più rapidamente Alt+7. Attivando anche la [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli|bottoniera]] ti trovi in basso anche dei bottoni "salva regex", "carica regex", "esegui regex", che vengono comodi (specialmente il salva, con cui le regex vengono scritte in quella sezione che hai visto, così sei sicuro di non perderle — altrimenti mi pare che rimangano solo sul browser).
:P.S. questa è probabilmente una cosa che prima o poi dovremmo mettere su un gadget per conto suo, in modo che ci siano tutti i comandi in un box solo, più intuitivo per l'utente (lo dico più che altro per Alex, ma ne riparleremo nel bar tecnico). [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:53, 8 apr 2025 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Sì, l'idea di incorporare il "carica regex" e il "salva regex" nel Trova e sostituisci mi piace molto. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:04, 8 apr 2025 (CEST)
:::Rispondendo a [[Discussioni_utente:Damadicarta#c-Candalua-20250408073300-Damadicarta-20250407090100|questo]] ("strumento utile, già che ci sono, è il "Controlla interruzioni di pagina", dal menu Strumenti:")... nel menù strumenti non ho quella voce... :(. E ne approfitto per segnalare quella che penso sia un'altra problematica per gli utenti che si approcciano a WS: l'interfaccia è molto dispersiva, con comandi a destra, a sinistra, nel sottomenu, in basso, in alto... La UX è un inferno :-D<br>
:::Per es, non me ne voglia @[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]], ma perchè carica-salva-esegui regex sta in una barra in basso, mentre trova&sostituisci nel menù a sx (o nel menu panino se si nasconde il menu?). E' lo stesso script, o cmq lo stesso tipo di attività, no?<br>
:::Altro es. (per par condicio :-p ) perchè "Cerca errori ortografici" e "Controlla interruzioni di pagina" invece stanno nel menù strumenti a dx? Troppe cose sparpagliate ovunque.🤯
:::IMHO ci vorrebbe una razionalizzazione "per attività". :-) --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 14:31, 8 apr 2025 (CEST)
:::Fra l'altro Vector22, con i suoi spazi esagerati di default e il suo bianco-ovunque-e-senza-bordi peggiora pure la percezione di non capire dove si è e cosa si fa. Lo noto ora perchè "a casa mia" ho stretto tutti gli spazi inutili e messo bei bordini azzurri per delimitare certe cose, ma per l'utente "di default" sembra di navigare in un oceano di comandi sparsi dappertutto... Lo trovo molto "faticoso". --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 14:35, 8 apr 2025 (CEST)
::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eh, infatti sarebbe il punto a cui vorrei arrivare anch'io. Gli "Strumenti per la rilettura" e la "bottoniera" in basso sono tra i gadget più vecchi, e risalgono ad un'epoca in cui era più facile "attaccare roba" al di fuori dei menu standard, e in cui veniva più naturale riunire tante funzioni diverse. L'interfaccia era più basica e la trascrizione più laboriosa, per cui ci siamo scatenati ad inventare gadget che ci potessero aiutare (anche in maniera un po' disordinata, provando e riprovando). Adesso il paradigma è cambiato, perché è possibile caricare i singoli gadget selettivamente in base all'azione (view o edit) e al namespace, quindi è più conveniente avere gadget che fanno una cosa sola e che si caricano solo quando serve quella singola cosa. Quindi vorrei pian piano isolare le funzioni più utili, come il memoregex, e portarle verso questa direzione, anche per riuscire poi a metterci le mani più facilmente, senza timore di rompere altre cose.
::::Per il "Controlla interruzioni di pagina", il gadget è ErroriComuni che dovresti avere attivato; il comando si attiva solo in ns0 e solo in visualizzazione. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:21, 8 apr 2025 (CEST)
:::::Mah, ho appena finito di correggere i trattini e avere il tasto "esegui memoregex" subito in basso a portata di click senza passare da menù e voci varie è stato molto comodo. Per cui anche l'idea di concentrare tutti i comandi di correzione/verifica nella bottoniera non è male... Forse potrebbe essere una specie di menù con voci che si aprono verso l'alto? boh.
:::::Controlla interruzioni di pagina continuo a non vederlo anche se ErroriComuni è on. :-( [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 15:37, 8 apr 2025 (CEST)
::::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]] Ti suggerirei di fare un viaggio esplorativo in Distributed proofreaders, il "laboratorio tipografico specializzato" del progetto Gutenberg. La filosofia di trascrizione è completamente diversa da quella di wikisource, ma la differenza fondamentale, secondo me, è che fa una sola cosa, mentre la nostra interfaccia è un adattamento di quanto serve a una miriade di progetti diversi, dominati da wikipedia. Mi pare di ricordare che nei pasticci che ho fatto, anni fa, ci sia qualche traccia di quell'interfaccia.
::::::Sarebbe poi interessantissimo esplorare per bene la wikisource tedesca, he ha avuto una evoluzione profondamente divergente, fino ad allontanarsi dall'interfaccia proofread. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:38, 8 apr 2025 (CEST)
:::::::<small>@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]], Distributed proofreaders sarebbe [https://www.pgdp.net/c/]? Look molto anni '90 :D
:::::::de.ws in effetti non capisco come operi: l'interfaccia "a fronte" mi sembra concettualmente meglio. Il problema che sento io, come dicevo, è la dispersione "logica" degli strumenti e la difficoltà ad adattare l'interfaccia alle esigenze di lettura. Beninteso, non è una critica al vs lavoro, solo una suggestione. :-) Purtroppo non ho le competenze per fare qualcosa di concreto su questi aspetti. --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:27, 8 apr 2025 (CEST)</small>
::::::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]] Il tuo link punta alla home page: sei andato fino all'interfaccia di editing? Penso che ci si debba registrare e travestire da volontario :-)
::::::::Io l'ho fatto, ho lavorato su un bel po' di pagine, anche se come utente con minimi privilegi (c'è molto rigore nel sito, gli utenti novizi possono fare solo cose elementari, sotto severo tutoraggio, su testi già selezionati e caricati dagli admin, per passare di livello occorre superare veri esami online... è un mondo del tutto diverso da mediawiki), ed è stata un'esperienza molto interessante e suggestiva.
::::::::Ma stiamo devastando la talk page di Candalua; mi scuso e ti propongo, se ti interessa, di parlarne altrove. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:46, 9 apr 2025 (CEST)
== Gadget Riassunto ultime modifiche ==
Ciao. Le righe tr.odd dovrebbero avere background-color: var(--background-color-backdrop-light) e non #efefef, altrimenti in dark restano bianco sporco. ;-) --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:35, 12 apr 2025 (CEST)
:Rammento [[mw:Recommendations for night mode compatibility on Wikimedia wikis]], praticamente la bibbia per questo tipo di operazioni. -- [[User:ZandDev|ZandDev]] ([[User talk:ZandDev|disc.]]) 14:42, 20 apr 2025 (CEST)
::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: {{Fatto}}
::@[[Utente:ZandDev|ZandDev]]: TrameOscure aveva iniziato a lavorare sul night mode, ma poi visti i suoi trascorsi wikipediani qualcuno non si fidava e abbiamo lasciato perdere. Ma se tu ci sai fare, non ti andrebbe di proporti per un flag temporaneo di ''interface administrator''? Io sto già facendo un lavorone di ottimizzazione dei gadget, oltre al consueto "lavoro sporco", e non riesco a stare dietro a tutto. Ovviamente ti farei comunque da "garante" di fronte alla comunità. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:21, 22 apr 2025 (CEST)
:::👍 Cmq sono sempre a disp. se a ''qualcuno'' sono passate -come spero- le ''psicosi-poco-[https://foundation.wikimedia.org/wiki/Policy:Universal_Code_of_Conduct/it UCoC-compliant]''. :-p -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:55, 22 apr 2025 (CEST)
== Richiesta di rivalutazione opera ora con ISBN ==
Gentile Candalua,
ti scrivo in merito alla precedente cancellazione della pagina ''[[Whelmity. Manifesto del pensiero strutturato]]'', da te motivata con la mancanza di una fonte editoriale verificabile.
Ti segnalo che l’opera è ora regolarmente '''pubblicata su Amazon KDP''' in formato cartaceo ('''ISBN: 979-8282754032''') e disponibile anche in formato eBook ('''ASIN: B0F7M6MQ51''').
È inoltre '''archiviata su Internet Archive con metadati completi''':
🔹 https://archive.org/details/whelmity-manifesto-del-pensiero-strutturato
🔹 [[openlibrary:works/OL43287365W|Open Library]]
L’opera è rilasciata con licenza '''Creative Commons BY-SA 4.0''', quindi compatibile con le linee guida di Wikisource.
Chiedo cortesemente se è possibile '''valutare la ripubblicazione''' o fornirmi ulteriori indicazioni per procedere correttamente.
Grazie per l’attenzione e il tempo dedicato,
<nowiki>--~~~~</nowiki> [[User:Marino car|Marino car]] ([[User talk:Marino car|disc.]]) 22:53, 8 mag 2025 (CEST)
== autoPt ==
Ciao, ho visto che hai tolto il comando dalla barra a sinistra. Mi pare di capire che lo hai fatto perchè la funzione non è necessaria: la parola viene riunita da sola. Ma ogni tanto non succede vedi [[Pagina:Storia della venerabile arciconfraternita della Misericordia 1871.djvu/11 |qui]. In questo caso cosa devo fare? ho letto che qualcuno si è messo il tasto da qualche parte, come di fa? Ciao e grazie Susanna [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 16:27, 11 mag 2025 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: c'è il bottone Pt nella barra in alto (che sarebbe il posto "ufficiale" dove mettere i nostri strumenti). [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:11, 11 mag 2025 (CEST)
::Grazie, ora l'ho visto. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 19:51, 11 mag 2025 (CEST)
== Filo d'Arianna per pag. di aiuto e ns:ws ==
Detto anche breadcrumb. Ho notato che [[:Template:Intestazione indice linee guida]] e [[:Template:Intestazione indice aiuto]] generano una inutile e brutta duplicazione del nome della pagina (vedi [[Aiuto:Guida del lettore|qua]] per es.). Non ne capisco lo scopo e visto che i due template hanno dei parametri non vorrei fare casino. Ma per es fr.ws mi sembra sia più pulito e comprensibile ([https://fr.wikisource.org/wiki/Aide:Cr%C3%A9er_un_fichier_DjVu es.]). Si può togliere questo "doppio/triplo titolo" o ha qualche scopo che non comprendo? -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 11:45, 12 mag 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: anticamente c'erano degli stili che poi si erano persi in qualche pulizia. Ora li ho rimessi (con templatestyles). C'è da dire però che la cosa aveva maggiore senso quando si poteva nascondere il titolo "normale" delle pagine usando {{tl|Nascondi titolo}}: ora sembra molto più una ripetizione. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:09, 12 mag 2025 (CEST)
::Infatti anche quel template non lo capivo.. :D
::Però a sto punto leverei il box di ripetizione, anche perchè non funziona con la mod. scura... [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:45, 12 mag 2025 (CEST)
:::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: sì, quasi quasi... si potrebbe tenere solo le briciole di pane. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:51, 12 mag 2025 (CEST)
::::Esatto... Poi come hanno fatto i francesi mi sembra molto carino, con la casetta (o volendo col salvagente). -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:56, 12 mag 2025 (CEST)
== Linee punteggiate ==
Ciao. Di situazioni come [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Pagina:Yambo_-_Manoscritto_trovato_in_una_bottiglia,_Roma,_Scotti,_1905.pdf/78&diff=next&oldid=3523999 questa] ce ne sono in millemila miliardi di pagine in 'sto libro.
Mezza riga di punti e mezza riga di testo... in proporzioni variabili. Non sapendo come ottenere l'effetto ho messo punto-spazio-punto-spazio-punto-testo o testo-punto-spazio-punto-spazio-punto a seconda dei casi senza cercare l'esatta resa grafica. Non ci sono mai spazi dopo il terzo punto perchè quella combinazione con spazio finale l'ho usata come regex per il template rigapunteggiata/16 --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 19:14, 16 mag 2025 (CEST)
== Ariosto ==
Ciao. Sono finalmente arrivato a creare le pagine Opera delle liriche dubbie. [[Opera:Madonna, qual certezza|Questa]] è la prima (corrispondente a [[:d:Q134486391|questo elemento Wikidata]]): quando hai tempo, ci sarebbe da modificare il template {{tl|Opera}} per mostrare il possibile autore anche qui da noi.-- [[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 12:10, 17 mag 2025 (CEST)
:@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]]: ok, ho aggiunto la gestione del "possibile autore" (da testare cosa succede se sono più di uno). Ho creato [[:Categoria:Opere con possibili attribuzioni]] per radunare questi casi. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:04, 19 mag 2025 (CEST)
::Grazie mille, ti faccio sapere se trovo comportamenti inaspettati o ''bug''--[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 13:08, 19 mag 2025 (CEST)
== Due domande "laterali" ==
Abbi pazienza se ti pongo due domande che con wikisource hanno poco a che fare (ma poi... chissà...).
Dopo decenni mi è tornata la voglia di preparare pagine web.
Ho scelto come editor Bluegriffon. OK? Altro?
E se oltre a creare pagine web locali, volessi metterle in rete, hai qualche suggerimento? Non mi serve un dominio "mio". [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:54, 22 mag 2025 (CEST)
== Info ==
Ho "perso un pezzo" nella discussione sulle Ville, si può far sparire il dato? Grazie :-) -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 11:47, 9 giu 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: intendi il tuo IP, vero? ho provveduto a mascherarlo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 11:53, 9 giu 2025 (CEST)
== Modifica gadget ==
Fatta una piccola modifica a [[Mediawiki:Gadget-common.js]], funzione newAutoRi, in modo che funzioni anche se il parametro pagina contiene un tl rl (visualizzazione come numero romano). Visto che sono estremamente arrugginito e che ti stai occupando di risistemare gli script ti avviserò ad ogni mia cauta modifica. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:30, 16 giu 2025 (CEST)
== Pg aggiunto in modo strano ==
[https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Pagina:Come_si_possa_diventare_artisti_cinematografici_1914-PaoloAzzurri.pdf/30&diff=next&oldid=3542341 Questo] mi si è aggiunto facendo Alt+7, immagino che venga da una MemoRegex di chissà quale altro indice! Grazie [[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 14:10, 3 lug 2025 (CEST)
:@[[Utente:Cruccone|Cruccone]]: purtroppo è un bug noto. Succede a volte quando si cambia indice, probabilmente perché non trova un memoregex sull'indice nuovo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:41, 3 lug 2025 (CEST)
== OCR Google ==
Ciao, mi dicono che hai tolto il pulsante tra i gadgets. A me è molto utile spesso, es. di [[Pagina:Matilde Serao Evviva la vita 1919.pdf/76| questa pagina]] non vedo il testo se non uso il tasto OCRGoogle. Come faccio ad attivarlo per me? Ciao e grazie Susanna [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 19:00, 27 lug 2025 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: ciao, l'ho disattivato perché è da qualche anno che è stato sostituito da uno strumento "ufficiale", che è il bottone "Trascrivi testo": puoi usare quello d'ora in poi. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 20:13, 27 lug 2025 (CEST)
::Grazie. Come faccio ad attivarlo? devo inserire una istruzione nel mio common.js? me la puoi indicare? Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 15:15, 28 lug 2025 (CEST)
:::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: non è un gadget, è un componente standard, quindi dovresti già vederlo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:38, 28 lug 2025 (CEST)
::::Non lo vedo; potresti guardare il mio common.js per capire se lì ho fatto pasticci? [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 17:24, 28 lug 2025 (CEST)
:::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: ho visto che avevi tentato di riaggiungerti il bottone OCRGoogle, ma in quel modo non poteva funzionare, ora forse sì. Comunque, riusciresti a caricare uno screenshot dove si veda l'intera pagina quando vai in modifica? Va bene su Commons, o qualunque altra piattaforma dove ti sia comodo. Vorrei davvero capire come ti appare il sito, perché senz'altro c'è qualcosa di strano. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:10, 28 lug 2025 (CEST)
::::::ecco una [https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pagina_Serao.png pagina normale] e [https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pagina_Serao_con_eis.png una con eis] del testo Serao che per problemi strano non mi visualizza la pagina. Per questo qui mi serviva assolutamente la funzione ORCGoogle. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 18:35, 28 lug 2025 (CEST)
:::::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: non sono riuscito a replicare del tutto la tua situazione, comunque vedo che stai ancora usando il tema "Vector legacy"... io ti consiglierei, per cominciare, di passare a quello nuovo, andando su Preferenze -> Aspetto e scegliendo "Vector (2022)". Poi può essere che tu abbia attivato qualche gadget "strano" che magari nasconde o copre il bottone trascrivi... [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:11, 28 lug 2025 (CEST)
== Problemi OCR Google ==
Con la mia utenza l'accoppiata pulsante OCR Google - eis funziona, ma non funziona per @Giaccai nè per la mia utenza secondaria. Da cosa può dipendere? Puoi aiutarci? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:16, 1 ago 2025 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: la tua utenza non so, ma hai visto lo screenshot dell'ambiente di @[[Utente:Giaccai|Giaccai]] che ha postato qui sopra? È come fare un tuffo nel passato... ha ancora la vecchia Vector e altri gadget strani che non usa più nessuno, tipo "Blocca la sidebar" e "Resize.menu"... e le mancano alcune cose indispensabili, tipo Section (e infatti non sa mai come gestire i capitoli che iniziano a metà pagina...). Io ho cercato di replicare la situazione sulla mia utenza, ma non ci sono nemmeno riuscito del tutto. Bisognerebbe fare un "riallineamento" con la situazione generale degli altri utenti, sennò ci sono troppe cose che potrebbero influire, e facciamo anche fatica a capirci. Avrei bisogno di vedere l'elenco completo dei gadget attivi, e magari anche i tab "Aspetto" e "Casella di modifica" delle Preferenze, forse anche lì c'è qualcosa che può influire, tipo il visual editor. E ovviamente sbiancare tutti gli script personali. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:37, 1 ago 2025 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Grazie. Provo a operare con più diligenza sulla mia utenza secondaria. Poi suggerisco a @[[Utente:Giaccai|Giaccai]] le contromisure. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:43, 1 ago 2025 (CEST)
:::@Trovato il problema in [[Utente:Alex brollo bis]]: era attivato il gadget eis test, non aggiornato con le istruzioni di caricamento di OCR Google. Adesso è allineato all'eis generale. @Giaccai : Chissà, forse adesso ti funziona... prova ad attivare Vector 2022. E per attivare l'aggiornamento dei tuoi gadget, disattivane qualcuno, e salva; se poi lo rivuoi puoi riattivarlo e salvare di nuovo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:06, 1 ago 2025 (CEST)
::::caro Alex, ho già attivato Vector 2022 prima di scriverti. Ho cancellato diversi gadget, ho cambiato browser, ma tutto resta come prima, non vedo il tasto OCR standard e neanche il tasto OCR Google. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 20:35, 1 ago 2025 (CEST)
:::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Uffa. :( Riprovo... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:28, 2 ago 2025 (CEST)
== Ancora su Giaccai e Google-OCR ==
Mistero. Dall'utenza di Giaccai, lanciando in modifica dalla console <code>mw.loader.load('//wikisource.org/w/index.php?title=MediaWiki:GoogleOCR.js&action=raw&ctype=text/javascript');</code>, non succede niente. Da tutte le mie utenze, compare immediatamente il pulsante Google OCR funzionante. Nonostante l'azzeramento di script personali (common.js, PersonalButtons.js) non cambia nulla. E' come se ''Giaccai non potesse vedere //wikisource.org''. Ho gettato la spugna. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:39, 10 ago 2025 (CEST)
:PS: Giaccai dice che entrando in modifica nsPagina si apriva un box con F8 F7 F6.... non l'ho visto e non ho capito cosa sia e da dove venga. :(. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:09, 10 ago 2025 (CEST)
::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: c'è un'ultima cosa, un pochino drastica, che Giaccai potrebbe fare: aprendo il browser in incognito, crearsi una seconda utenza Giaccai2 e vedere se da lì le cose funzionano. Se neanche così va... allora è proprio stregato il suo pc. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:31, 21 ago 2025 (CEST)
:::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Prova anche il suggerimento di Candalua.... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:41, 21 ago 2025 (CEST)
::::Ho aperto una nuova utenza con lo stesso risultato (ma senza aprire il browser in incoglino perchè non so come fare) Ho provato le due utenze su un altro pc un Mac, ma in nessun caso vedo il tasto OCR. Sul mio pc ho Linux Mint Mate. Mi rassegno? Grazie molto a entrambi per la pazienza, buona giornata [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 11:15, 22 ago 2025 (CEST)
:::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: scusa, ma vedi proprio tutto identico da un'utenza all'altra? Non c'è nessuna differenza per esempio tra i bottoni della barra di modifica, o tra i comandi del menu? [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 22:23, 25 ago 2025 (CEST)
== Flag AI ==
Sarei propenso a richiedere il flag di AI per sistemare robette qua e la che confliggono con la modalità scura in modo che possa finalmente essere funzionale e consistente nonchè abilitata anche per non-loggati.
Inoltre vorrei fare qualche altro fix funzional/estetico a vector22 (che di default sembra un'interfaccia per mobile e non per pc...🙄). Visto che nulla s'è mosso in 8 mesi, e che certe obiezioni dovrebbero essere superate, ti pare inopportuno che riproponga la cosa al bar da qui a qualche tempo? -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 20:30, 20 ago 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: sembra anche a me che i tempi possano essere maturi. Mi pare che, superato qualche piccolo screzio iniziale, tu abbia dimostrato di portare un contributo utile al progetto, e di saper collaborare con gli altri utenti. Nella richiesta, dettaglia bene il perimetro del tuo intervento: sistemare la modalità scura va bene, ma se hai visto altre fix da fare, spiega bene quali sono e cosa comportano, ed eventualmente rimandale ad una seconda richiesta. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:28, 21 ago 2025 (CEST)
::"Utile" è un parolone... in realtà il mio contributo è abbastanza limitato e per niente paragonabile a quello di moltissimi altri che trascrivono decine di pagine al giorno 😨, ed è anche un po' di contorno e ''sui generis'' ([https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Speciale%3AContributi&target=TrameOscure&namespace=12&tagfilter=&start=&end=&limit=50 propedeutico]?).
::Le "altre" fix sono abbastanza piccolezze, riguardano la compattazione dei menu (che allo stato sembrano spaziati da touch e se si tiene lo zoom a >100% sono pure da scrollare...) e un elegante bordino 1px azzurro (come sotto l'header, che era un'aggiunta mia) per scontornarli: mera estetica ma IMHO decisamente migliorativa percettivamente specie per chi apprezzava vector legacy o addirittura roba più datata e meno piatta/vuota/lattiginosa. Semmai produco uno screenshot.
::Provvedo appena ho ragionevolmente tempo di dedicarmi alla cosa, anche perchè devo prima estrapolare dalle mie millemila modifiche in locale quelle da trasferire. :-) -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 17:24, 21 ago 2025 (CEST)
== Bug VisualEditor? ==
Sono incappato in un problema di VisualEditor che non avevo notato in passato.
Se si edita una sezione di una pagina (es [[Aiuto:Guida alla pubblicazione di un testo/Pubblicizzare il testo|m'è successo qua]] con "modifica sorgente" a lato del titolo di sezione, viene caricata come wikitesto raw solo la sezione. Se si fa qualche modifica e si passa a "modifica" tramite la scritta in altro (non l'icona dell'occhio e della penna), si passa al WYSIWYG di quella sola sezione, ma salvando, di tutta la pagina resta veramente ''solo'' quella sezione. In pratica VE carica e visualizza solo una porzione della pagina, ma salvando considera che il salvataggio sia di ''tutta'' la pagina.<br>
La cosa non si verifica se lo switch viene fatto con le icone occhio/penna.<br>
Non so se è materia di cui ti occupi tu (forse no), ma di certo ne capisci più di me. -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:20, 24 ago 2025 (CEST)
== Problemi capolettera ==
Ciao, ho un problema in [[Pagina:Gemelli Careri - Viaggi per Europa, Vol. I, Napoli, Roselli, 1701.djvu/27|questa pagina]]: sostanzialmente, non funziona l'"a capo". Dopo diversi scervellamenti, ho notato che togliendo il tl Capolettera non ci sono problemi e va a capo tranquillamente. E' possibile ci sia qualche bug? Grazie dell'aiuto! [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 10:29, 29 set 2025 (CEST)
:Ciao @[[Utente:Modafix|Modafix]]! Era il PieDiPagina che causava questo comportamento strano... aggiungendoci prima un ritorno a capo, è andato a posto. Comunque, credo che nella trasclusione i paragrafi sarebbero venuti giusti lo stesso, che è quello che conta di più. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:47, 29 set 2025 (CEST)
::Grazie ancora! :) [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 10:54, 29 set 2025 (CEST)
== Piccolo e irrilevante bug di autoNs0 ==
In Critica della ragion pura, la struttura del Sommario è particolarmente complessa, con sovrabbondanza di livelli di sottopagine, e autoNs0 si confonde compilando (in alcuni casi) campi prec e succ "rotti". Non è una problema rilevante, vista l'eccezionalità del caso, ma visto che ho incontrato il problema ho pensato che fosse il caso di segnalartelo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:39, 10 ott 2025 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: eh, mi pare che regga fino a 5 livelli, e quindi vedo che si arriva addirittura a 8... :D Era stato già complicato gestirne 5, quindi senz'altro lo lascerò così. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:35, 10 ott 2025 (CEST)
== Notice of expiration of your interface-admin right ==
<div dir="ltr">Hi, as part of [[:m:Special:MyLanguage/Global reminder bot|Global reminder bot]], this is an automated reminder to let you know that your permission "interface-admin" (Amministratori dell'interfaccia) will expire on 2025-11-04 09:54:42. Please renew this right if you would like to continue using it. <i>In other languages: [[:m:Special:MyLanguage/Global reminder bot/Messages/default|click here]]</i> [[User:Leaderbot|Leaderbot]] ([[User talk:Leaderbot|disc.]]) 20:42, 28 ott 2025 (CET)</div>
== maggiore rispetto e spiegazioni di cancellazioni voci ==
Ciao, ho per due volte consecutive inserito una voce riferita a uno scrittore e giornalista che tu hai, nel primo caso cancellato, e nel secondo addirittura bannato.
Puoi essere così gentile da spiegarmi i motivi e, soprattutto, capire perché non ci si rivolge all'autore della VOCE e/o DISCUSSIONE, fosse anche in privato, per spiegare l'azione?
E' una questione di rispetto verso chi ha interesse per questa enciclopedia, oltre che alla fonte riportata
Grazie, attendo un tuo opportuno riscontro
Gianbattista Sforza [[User:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]] ([[User talk:Gianbattista Sforza|disc.]]) 12:19, 24 nov 2025 (CET)
:@[[Utente:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]]: il motivo è chiaramente indicato nell'operazione di cancellazione: "Pagina costituita unicamente da collegamenti esterni e spam promozionale". Wikisource non è il luogo dove inserire il curriculum vitae di uno scrittore contemporaneo per cercare di dargli visibilità. In particolare è vietato l'inserimento di link a siti personali o che comunque pubblicizzano un autore a fini commerciali. La biografia si può eventualmente inserire su Wikipedia, sempre se lì la ritengono meritevole di interesse enciclopedico, cosa di cui dubito. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:49, 24 nov 2025 (CET)
::va bene, grazie [[User:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]] ([[User talk:Gianbattista Sforza|disc.]]) 16:13, 24 nov 2025 (CET)
== Ancora sul nuovo Trova e sostituisci ==
Dopo parecchie settimane di uso intensivo del nuovo Trova e sostituisci, su testi in prosa, sono entusiasta. Adesso sono alle prese con un testo poetico in versi, e trovo un intoppo: la rinuncia a Strumenti di rilettura, ed in particolare dello script per la numerazione dei versi, mi crea qualche difficoltà.
Immagino che il problema stia principalmente nella routine cleanup, che in Strumenti richiama (fra le altre cose) il vecchio Trova e sostituisci, mentre il nuovo ridefinisce la routine.
Provo a creare un "clone" di [[MediaWiki:Gadget-RegexMenuFramework.js]] cancellando ogni riferimento a cleanup, ad uso personale, in modo da aggirare i conflitti. Ma temo di aver perso qualche abilità critica. Tu hai in progetto di risolvere? Tienimi informato, per favore. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:33, 10 dic 2025 (CET)
:Fatto, procedo con il test. Il gadget clone è [[MediaWiki:Gadget-RegexMenuFrameworkNew.js]], sembra funzionare. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:17, 10 dic 2025 (CET)
::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: purtroppo ci sto lavorando molto saltuariamente, anche per una certa incertezza su come procedere. Vorrei portare in Trova&Sostituisci il vecchio cleanup e il RigaIntestazione, ma senza portarmi dietro pacchi di codice legacy, e non è facile. Poi bisognerebbe capire che fare degli altri Strumenti per la rilettura. Comunque non ci dovrebbero essere conflitti, solo lo shortcut, ma il Trova&Sostituisci è in grado di accorgersi se hai gli Strumenti attivati e nel caso rinuncia a prendersi lo shortcut. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:12, 10 dic 2025 (CET)
:::Io sono appagato, il nuovo gadget si attiva e fa tutto, e non collide con il nuovo Trova e sostituisci. Mi rendo conto che è uno script caotico, ma è quello che mi serviva... ti chiedo solo di verificare che non parta di default. E ancora complimenti per il nuovo Trova e sostituisci. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:35, 10 dic 2025 (CET)
::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: eh sì, avevi lasciato il default. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 16:23, 10 dic 2025 (CET)
:::::Trovato un bug, c'è qualcosa che non va nella gestione di RigaIntestazione (in Telesilla) scatenato da <code>Alt+7</code>. Indagherò fino allo sfinimento. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:06, 13 dic 2025 (CET)
::::::Mi pare che il problema si verifichi ''solo sotto eis''. Non è molto ma è un indizio. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:12, 13 dic 2025 (CET)
:::::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: ieri sera ho introdotto in trova&sostituisci anche la riga intestazione automatica, non so se può interferire. Come le altre funzioni, è disattivabile aprendo il gadget. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 23:27, 13 dic 2025 (CET)
::::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Ritorno a Telesilla e verifico. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:27, 14 dic 2025 (CET)
:::::::::Sembra che ci siamo.
:::::::::* Sotto Modifica non-eis Alt+7 funziona ma con una piccola differenza rispetto all'algoritmo originale.
:::::::::* Sotto Modifica eis Al7+7 si imbizzarrisce.
:::::::::La differenza rispetto all'algoritmo originale è che l'algoritmo nuovo è ''forzante'', ossia modifica RigaIntestazione anche se RigaIntestazione c'è già. Il vecchio algoritmo invece è "non forzante", non scatta se RigaIntestazione c'è già. Nella mia bottoniera c'è una versione del vecchio script nella versione ''forzante'', che uso solo quando un RigaIntestazione esistente va modificato, altrimenti Alt+7 chiamava ''lo script non forzante''-
:::::::::Provo ad aprire il nuovo Trova e sostituisci per cercare di capire il codice. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:04, 14 dic 2025 (CET)
::::::::::Come immaginavo, trovo un algoritmo autoRI() nuovo di pacca dentro il gadget; me lo studio con calma. Di certo il problema sta lì. Nel frattempo, devo solo ricordarmi di cliccare il mio pulsante autoRi ''forzante'' prima di salvare la pagina, se serve, e posso lavorare tranquillo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:10, 14 dic 2025 (CET)
:::::::::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: in effetti credo sia meglio non sovrascrivere Riga intestazione se già presente. Modificherò in tal senso. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:11, 14 dic 2025 (CET)
::::::::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Grazie! Problema quasi risolto (sotto eis basta ricordarsi di generare il RigaIntestazione giusto prima di chiamare postOcr). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:22, 25 dic 2025 (CET)
== Minuscolo miglioramento di Trova errori ortografici? ==
Lanciando:
$("#errori-ortografici-list a").attr("target","errore")
in console, dopo caricata tutta la lista di errori, ottengo che la pagina che si apre dal link usi sempre la stessa scheda del browser. E' un trucco che trovo comodo per evitare che la lista delle schede aperte si allunghi in modo fastidioso (almeno per me). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 06:52, 25 feb 2026 (CET)
== Caratteri nascosti o invisibili nei titoli ==
Caro Candalua,
ho letto da qualche parte che in un titolo possono inserirsi caratteri invisibili che creano problemi. Io nei miei pergrinaggi ho trovato questo:
*Primo caso: [[Lettre à M. C*** sur l’unite de temps et de lieu dans la tragédie]] non è lo stesso titolo di [[Lettre à M. C*** sur l'unite de temps et de lieu dans la tragédie]]: sono due pagine differenti, ma non ho capito dove stia la differenza nel titolo, come possa scovarla e quindi disfarmi el doppione inutile (tra l'altro mi piacerebbe scoprire quanti altri di simili doppioni abbiamo nel nostro progetto).
*Secondo caso: se guardi il template di navigazione in [[Il buon vino]] noterai che la parte tra parentesi in [[L'allodola (de Tourtoulon)]] non "scompare", e lo stesso vale sia in [[Antologia provenzale/Linguadoca]] quando il titolo è dentro un template:Testo. Sospetto che ci sia un carattere invisibile che interferisce con gli automatismi di mediawiki.
Sto pensando correttamente o mi sto creando un film fantasy? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 16:51, 7 mar 2026 (CET)
:Caro @[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]],
:* la differenza, scovata con occhio allenato, sta nell'apostrofo: il primo titolo ce l'ha tipografico. Ho già cercato di impedire la creazione di pagine con questo apostrofo e altri caratteri strani, imponendo una regola in [[MediaWiki:Titleblacklist]], ma ci sono riuscito solo per gli utenti normali: per gli admin la regola non scatta e non interviene nessun avviso, quindi è facile non accorgersene. Si può trovare [https://lists.toolforge.org/itwikisource/Testi/Testi_con_caratteri_speciali qui] una lista di pagine con apostrofi tipografici o lineette lunghe: per fortuna sono solo una manciata.
:* per le parentesi, la regola che abbiamo usato è: nascondi la parte tra parentesi solo se inizia per lettera maiuscola. Questo per evitare di nascondere cose legittime tipo ''[[Così è (se vi pare)]]''. Ovviamente anche qui c'è il caso limite... il "de" nobiliare non fa veramente parte del cognome e quindi è giusto che in questo caso sia minuscolo. Si può tuttavia ovviare usando direttamente un wikilink: [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Il_buon_vino&diff=3643755&oldid=3639092], soluzione un po' singolare e da non generalizzare, ma che si può usare in casi come questo. Nel template Testo, invece, c'è già un secondo parametro per sostituire il titolo.
:[[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:45, 9 mar 2026 (CET)
::Mi cospargo il capo di cenere: sul primo caso ci sarei dovuto arrivare da solo.... Per il secondo, ho imparato qualcosa di nuovo. In ogni caso mi ero fatto un film fantasy. Grazie per la pazienza nello spiegarmi questi particolari tecnici. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 14:17, 9 mar 2026 (CET)
:::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: figurati! tra l'altro, mi accorgo adesso che dovrebbe essere ''unité'', non ''unite''. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:50, 9 mar 2026 (CET)
== Problema con il salvataggio memoRegex ==
[https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_indice:Porta_-_Poesie_milanesi.djvu&oldid=3653615 In questa pagina Discussioni indice], a seguito di un salvataggio memoRegex, ho notato due problemi:
* è stata aggiunta una nuova copia della sezione memoRegex invece di sostituire quella esistente;
* una discussione con Edo è sparita (era già successo in precedenti modifiche della pagina e sono impazzito per ritrovala).
Adesso che lo so ci sto attento, ma cosa c'è che non va? Sto lavorando sotto eis. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:41, 29 mar 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: mi sa che hai trovato un bug che si verifica ''solo se ci sono altre sezioni prima del memoRegex, almeno una delle quali abbia una sottosezione''. Non esattamente una casistica molto frequente! Dovrei averlo sistemato, comunque spostare la memoRegex in cima alla pagina senz'altro taglia la testa al toro :) [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:45, 29 mar 2026 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Infatti avevo trovato questa soluzione. La causa, la mia fissazione di scrivere immediatamente un minimodi doc di documentazione ''prima '' di cominciare a editare nsPagina. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:57, 29 mar 2026 (CEST)
== You may be an eligible candidate for the U4C election ==
<div lang="en" dir="ltr" class="mw-content-ltr">
Greetings,
The [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee|Universal Code of Conduct Coordinating Committee (U4C)]] seeks candidates for the 2026 election. The U4C is the global committee responsible for overseeing enforcement of the [[foundation:Special:MyLanguage/Policy:Universal Code of Conduct|Universal Code of Conduct]]. Elections are held annually, if elected a committee member serves for two years.
This year the U4C requires candidates to hold administrator rights on at least one wiki, which is why you are being contacted as you appear to hold this right. There are other requirements, such as candidates must be at least 18 years old and may not be employed by the Wikimedia Foundation or other related chapters and affiliates. You can find more information in the [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee/Election/2026#Call_for_Candidates|call for candidates on Meta-wiki]]. Additionally, the committee's working language is English; some ability to communicate in English is required.
The election opens on 18 May, if you are eligible and interested you have until 10 May to submit your candidacy. There will week between for candidates to answer questions from the community. Voting takes place privately in [[m:Special:MyLanguage/SecurePoll|SecurePoll]], successful candidates must receive at least 60% support. More information is available on [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee/Election/2026|the 2026 Elections page]], including timelines and other candidacy information. If you read over the material and consider yourself qualified, please consider submitting your name to run for the committee. If you think someone else in your community might be interested and qualified, please encourage them to run.
In partnership with the U4C -- [[m:User:Keegan (WMF)|Keegan (WMF)]] ([[m:User_talk:Keegan (WMF)|talk]]) 20:33, 28 apr 2026 (CEST) </div>
<!-- Messaggio inviato da User:Keegan (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=User:Keegan_(WMF)/test&oldid=30471754 -->
== Piccolo inconveniente del nuovo autoNs0 ==
L'eliminazione di fromsection="" e tosection="" va benissimo, ma dovrebbe scattare solo al salvataggio, e non in anteprima. Non so se è solo mia abitudine, ma io sistematicamente dò un'occhiata all'anteprima per compilare i due parametri lasciandoli vuoti, poi mi regolo per la loro compilazione (soprattutto per il tosection). Per ora uso una piccola furbata: ho notato che lo script cancella tosection="", ma non tosection=" "... e così lo frego. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:37, 14 mag 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: interessante osservazione. {{fatto}}. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:34, 14 mag 2026 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Fulmineo! :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:18, 14 mag 2026 (CEST)
== Testi sbloccati da Google di recente ==
Ciao, dato che so che varie volte chiedi di sbloccare testi da Google, ti segnalo che almeno un mese fa avevo chiesto a Google alcuni sui libri da sbloccare, non ho più avuto notizie di essi, poi ieri ho riguardato i link e li ho trovati sbloccati. A quanto pare Google non mi aveva avvisato dello sblocco via mail come al solito. Magari tu puoi riguardare le tue richieste per vedere se ti è accaduto lo stesso...
Ciao. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 10:00, 16 mag 2026 (CEST)
== Proposta per Cerca errori ortografici ==
Finalmente faccio uso del magnifico box "Cerca errori ortografici", vedo che i link alle pagine non sono diretti ma stanno nello script, e immagino che nello script che attiva il link ci sia un attributo <code>target="new"</code> per far aprire la pagina da verificare in una nuova scheda. Ti propongo di modificare il target in modo che la pagina da correggere si apra sempre ''nella stessa scheda'' scegliendo un nome appropriato per la scheda destinata alle correzioni. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:57, 8 lug 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: ho come un "djvu" (ah ah ah)... me l'avevi già chiesto (forse per un altro gadget) e te l'avevo bocciata? In generale, riusare una scheda già aperta non è una buona pratica di web design, perché non puoi sapere se l'utente stava ancora usando quella scheda, gli sovrascrivi il contenuto senza dargli modo di impedirlo... quindi spiacente, ma devo respingere nuovamente la proposta. :( [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:19, 8 lug 2026 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Prendo atto di un deterioramento di qualche neurone. :-) Grazie della spiegazione ripetuta che non ricordavo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:02, 8 lug 2026 (CEST)
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<noinclude><pagequality level="4" user="Wella" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude>{{Centrato|{{x-larger|ALL’ILLUSTRISS. ET REVER.}}
{{medium|GRAN CARDINALE}}
{{larger|ALLESSANDRO FARNESE.}}
[[Image:Il cavallarizzo images.djvu|page=12|80px]]
''PROEMIO.''}}
{{capolettera|[[File:Il cavallarizzo images.djvu|page=5|100px|A]]}}{{§|Incipit|<includeonly>A</includeonly>N{{Sc|cor}} che ne’ seculi passati (Magnanimo {{Sc|Farnese}}) alcuni di elevatissimo ingegno, & altri ne’ tempi presenti habbino scritto della natura de’ cavalli, del farne scelta, del governo, delle infirmità, delle cure, rimedij, e della disciplina loro; tuttavia à me pare, che nessuno fin à quest’hora, nè antico, nè moderno habbi trattato questa materia compitamente.}} Per che se ben ne scrissero, fu sì poco, che non molto a’ posteri ha possuto recare & utile & diletto, havendo un solo, sol d’una, ò di due cose scritto; & l’istessa brevemente. Come si vede haver fatto {{AutoreCitato|Aristotele|Aristotile}} nel suo libro della natura de gl’animali. {{AutoreCitato|Gaio Plinio Cecilio Secondo|Plinio}} nell’historia naturale, & altri antichi. Tra i quali giudico che {{AutoreCitato|Senofonte|Xenofonte}} ne habbi trattato più diffusamente, e meglio di tutti gl’altri nel suo {{TestoCitato|Dell'arte di cavalcare|Hippico}}, & {{TestoCitato|Del carico del generale della cavalleria|Hipparco}}. Ma ne anc’esso con quell’ordine, che si desidera in tutte le sopradette cose; & che à ciascuno, & massime à cavalliero, molto assai possi giovare. {{AutoreCitato|Publio Vegezio Renato|Vegetio}}, & molt’altri antichi ragionando copiosamente delle infirmità, e delle cure de’ cavalli, poco, ò nulla, di dire altro si curorno. Il medesimo hanno fatto alcuni a’ tempi men remoti; li quali mentre furono intenti à {{Ec|servire|scrivere}} d’una cosa, lasciorono l’altra. Oltra che quelli, c’hanno scritto a’ tempi nostri à me non pare, che habbiano scritto il tutto, ne con quell’ordine, & chiarezza, che si desidera. Essendo non dimeno la cosa in se molto degna, & necessaria. Come pienamente dall’uso d’essa si può vedere: & vedrassi nel successo del parlar mio. <section begin="incipit" />Da qui viene (Prencipe Illustrissimo) ch’io ho preso ardire à scrivere di tutto quello insieme, con ordine distinto, & chiaro, quale à materia di cavalli, & à buon cavalerizzo s’apartiene.<section end="incipit" /> E non già perch’io giudichi le mie forze superiori à quelle di così<noinclude>
<references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Wella" />{{RigaIntestazione||LIBRO PRIMO|9}}</noinclude><poem><div style="text-align: center;">''LIBRO PRIMO''
{{xx-larger|DEL CAVALLARIZZO}}
{{larger|DI CLAUDIO CORTE}}
{{medium|DI PAVIA.}}
[[Image:Il cavallarizzo images.djvu|page=10|80px]] </div></poem>
{{Centrato|CAP. PRIMO DELL'ORIGINE DEL CAVALLO,}}
{{Centrato|& degl'inventori del cavalcare.}}
[[Image:Il cavallarizzo images.djvu|page=7|100px|left]]E {{Sc|noi}} ''vogliamo credere a’ Poeti, non è dubbio alcuno, che i Cavalli sono antichissimi fin dal tempo, che levata la confusione degli elementi, detta Caos, & ridutta in ordine, cominciò il Sole à far il suo viaggio. Il quale non lo potè fare senz’essi, essendo il suo carro guidato da quattro cavalli. Apportando adunque i cavalli il giorno, & la luce, fanno fede, che siano antichissimi, & perfettissimi. Ma per dire della loro origine più distintamente favoleggiano i Greci, che Nettunno in Thesaglia fece nascere il Cavallo, battendo il lido col tridente, come dimostra {{Ac|Publio Virgilio Marone|Virgilio}} nel primo della {{TestoCitato|Georgiche|Georgica}}, dicendo.''
<poem>
: Tuq; ô cui prima frementem fudit equum
: magno tellus percussa tridente Neptunne
''Che nella lingua nostra non vien à dir’altro, che ''
: E tu Nettunno, à cui la terra prima
: Dal gran tridente tuo percossa diede
: Destrier fremente.
</poem>
''Volendo forse sotto il velo della favola dimostrare, che dilettandosi naturalmente il cavallo dell’acqua, & havendo bisogno di molti frutti della terra per vivere, più che altro animale, che serve all’uso de gl’homini, che dal Dio dell’acque, & della terra nascesse. Ma lasciando le favole addietro, & Christianamente parlando. L’origine sua fu, come di ciascuno altro animale, dal Signore Iddio creata; volendo provedere alle necessità humane; & con questo animale dare insieme utile, honore, & diletto all’homo; come di sotto si dirà pienamente. Hor chi prima trovassi il modo del cavalcare: varie sono le opinioni; percioche molti dicono, che Bellerofonte, al quale fu da Nettunno donato Pegaso cavallo alato, cominciò à cavalcarlo, & con esso addestrandosi vinse poi la Chimera monstro insuperabile à quei tempi, che infettava la Litia. Del qual Pegaso più di sotto ne parleremo altrimenti. Et alcuni vogliono, che fosse Nettuno istesso; & per questo la chiamorno Hippio. Molti à Perseo lo attribuiscono, & molti à Sensecofin Re''<noinclude>
<references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Lagrande" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude><font size="6">{{Centrato|TRATTATO}}</font>
<font size="5">{{Centrato|DELL’IMBRIGLIARE,}}</font>
<font size="3">{{Centrato|Atteggiare, & Ferrare Cavalli.}}</font>
<font size="5">{{Centrato|DI CESARE FIASCHI.}}</font>
<font size="3">{{Centrato|NOBILE FERRARESE,}}</font>
<font size="4">{{Centrato|DIVISO IN TRE LIBRI,}}</font>
<font size="3">{{Centrato|''Ne’ quali sono tutte le figure à proposito delle Briglie, de gli atteggiamenti, e de’ ferri.''}}</font>
{{Centrato|Et in questa Terza impressione aggiontovi il Trattato di Mescalzia di Filippo Scacco da Tagliacozzo.}}
{{Centrato|''Nel quale sono contenute tutte le infermità de’ Cavalli così interiori, come esteriori, & li segni da conoscerle, & le cure con potioni, & untioni, & sanguigne per essi Cavalli.''}}
{{Centrato|Opera utilissima à Prencipi à Gentil’Huomini, à Soldati, & in Particolare à Manescalchi.}}
{{Centrato|''Con privilegio, & Licenza de’ Superiori.''}}
[[Image:Fiaschi fregi capilettera.djvu|page=1|center|200px]]
<font size="4">{{Centrato|IN VENETIA, M. DC. III}}</font>
<font size="3">{{Centrato|Appresso Vincenzo Somasco.}}</font>
<span style="visibility:hidden"><section begin="nq" />4<section end="nq" /></span><noinclude>
<references/></noinclude>
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Supplemento alla Storia d'Italia/XCI
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{{IncludiIntestazione|autore=Napoleone Boanaparte|sottotitolo=XCI - Bonaparte rimprovera a Lallement la sua condotta, e lo sollecita a presentare una nota energica, e dignitosa al Senato di Venezia|prec=../XC|succ=../XCII}}
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=== Biblioteca ===
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=== Testo in evidenza ===
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==Seconda colonna==
=== Laboratorio ===
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<b>Ultimi testi riletti</b>
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MODIFICARE QUA SOTTO
Inserire i nuovi testi SAL 100% in CIMA
Numero massimo 5 testi
-------------------------------------->
* {{testo|Prose (Foscolo)}}
* {{testo|Il sessismo nella lingua italiana}}
* {{testo|La novella del buon vecchio e della bella fanciulla ed altri scritti}}
* {{testo|Il Ruwenzori}}
* {{testo|L'educazione della donna ai tempi nostri}}
<!--------------------------------------
MODIFICARE QUA SOPRA
--------------------------------------->
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<b>Ultimi testi trascritti</b>
<!-----------------------------------
MODIFICARE QUA SOTTO
Inserire i nuovi testi SAL 75% in CIMA
Numero massimo: 5 testi
NON TOGLIERE I TESTI SE DIVENTANO RILETTI!
------------------------------------->
* {{Testo|Il Roseto}}
* {{Testo|Il Libro dei Re - Volume IV}}
* {{Testo|I Cosacchi}}
* {{testo|Il sessismo nella lingua italiana}}
* {{testo|L'illustratore fiorentino 1908}}
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=== Oltre Wikisource ===
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/* Canti popolari */
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== Contributi ==
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=== Partiture trascritte ===
==== Arie da Opere ====
{{smaller|· {{Testo|Al mio pregar t'arrendi}} · {{Testo|Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Amore_o_grillo|Amore o grillo}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907 vol. II/N. 9/Aria|Aria}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 5/Aria di Colette|Aria di Colette}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 5/La figlia di Iorio. Atto I. Solo di Candia: Carne mia viva, ti tocco la fronte.|Carne mia viva, ti tocco la fronte.}} · {{Testo|E l'uccellino...}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 6/La nuit tombait. 4. Crépuscule|La nuit tombait. 4. Crépuscule}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 6/La nuit tombait. 6. Il pleut|La nuit tombait. 6. Il pleut}} · {{Testo|L'Opera_in_film/La_serva_padrona_di_G._B._Pergolesi._Intermezzo_primo._Partitura_con_note_per_sequenza_cinematografica|La serva padrona di G. B. Pergolesi. Intermezzo primo}} · {{Testo|Nel cor più non mi sento}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 5/La figlia di Iorio. Atto III. Solo di Aligi: Rinverdisca per noi|Rinverdisca per noi}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 3/Giovanni Gallurese. Atto I. Solo di Giovanni. Riduzione per flauto|Giovanni Gallurese. Atto I. Solo di Giovanni. Riduzione per flauto}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 3/Giovanni Gallurese. Atto I. Solo di Giovanni. Riduzione per flauto|Giovanni Gallurese. Atto I. Solo di Giovanni. Riduzione per piano}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 3/Giovanni Gallurese. Atto I. Solo di Giovanni. Riduzione per flauto|Giovanni Gallurese. Atto I. Solo di Giovanni. Riduzione per violino}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 1/Risurrezione}}
}}
==== Barcarole ====
{{smaller| · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 4/Barcarola|Barcarola}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 6/Barcarolle|Barcarolle}}
}}
==== Canti patriottici ====
{{smaller|· {{Testo|Canzone del Grappa (Spartito)}} · {{Testo|Daghela avanti un passo}} · {{Testo|La campana di San Giusto (brano musicale)|La campana di San Giusto}}
}}
==== Canti popolari ====
{{smaller|
· {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Canti della recluta/Addio mia bella addio}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Ameime mi}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/A Roma le campane sona}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/A tavola rotonda}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/All'ombra Ninetta}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Bacchica}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Bel'ucelin del bò}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Bevè, bevè compare}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Toscana/Chi vuol sentir cantar la veneziana}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Ciribiribin}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Cossa me importa a mi che non son bela}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Cossa me importa a mi che non son bela}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Dona lombarda}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/E noi siam sempre noi}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/El papà xe andà soldà}} · {{Testo|Le Canzonete 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}}
==== Canzoni ====
{{smaller|
· {{Testo|Ars et Labor, 1908 vol. I/N. 3/Bacio vivo}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 4/In sogno!|In sogno}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 3/Io la baciavo...|Io la baciavo...}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 1/Perché dolce, caro bene}} · {{Testo|'Till The End O' The World With You}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 4/Torna Amore}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 2/Tra il sì e il no}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 3/La ritrosa|La ritrosa}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 2/Notti di maggio!}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 5/On dit!|On dit!}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 1/Prima Neve}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907 vol. II/N. 10/Rayon de Lune!..}} · {{Testo|Il poveretto}} · {Testo|Lontana}}
}}
==== Gavotte ====
{{smaller|· {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 2/Charmante coquette}} · {{Testo|Ars et Labor, 1908 vol. I/N. 3/Coquetterie}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 3/Dansez marquise}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 6/Paroline dolci}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 2/Talon Rouge}}
}}
==== Marce ====
{{smaller|· {{Testo|La marcia dei soldatini di piombo}} · {{Testo| Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia}}
}}
==== Mazurche ====
{{smaller| · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 5/Bambini in festa|Bambini in festa}} · {{Testo|Mazurka in do maggiore. Opera postuma|Mazurka in do maggiore. Opera postuma}}
}}
==== Minuetti ====
{{smaller| · {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 4/Minuetto lento|Minuetto lento}}
}}
==== Musica sacra ====
{{smaller| · {{Testo|Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N. 9/Ave Maria|Ave Maria}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907 vol. II/N. 12/Al Presepio|Al presepio}}
}}
==== Ninna nanne ====
{{smaller|· {{Testo|Ars et Labor, 1907 vol. II/N. 9/Ninna-nanna|Ninna-nanna}}
}}
==== Polke ====
{{smaller|· {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 1/A bocca dolce|A bocca dolce}}
}}
==== Romanze ====
{{smaller|
· {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 5/Momento primaverile|Momento primaverile}} · {{Testo|Musica d'oggi, 1920/N. 7/Bluette}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907 vol. II/N. 11/Canzone marinaresca}}
}}
==== Valzer ====
{{smaller|· {{Testo|Musica e Musicisti, 1904 vol.II/N. 9/Intermezzo-Valse}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 1/Valse Enlaçante}}
}}
=== Articoli e saggi brevi ===
{{smaller|
{{Testo|Alcune note sul cinema nord americano 1939-46}} · {{Testo|Armi e scene della guerra dell'avvenire}} · {{Testo|Cani attori}} · {{Testo|Charlot (Curio Mortari)}} · {{Testo|Cinecittà}} · {{Testo|Cinema sperimentale}} · {{Testo|Come riorganizzo la cinematografia tedesca}} · {{Testo|Dalla sceneggiatura alla produzione}} · {{Testo|Date della cinematografia italiana delle origini (1895-1935)}} · {{Testo|Dramma e sonoro}} · {{Testo|Due manifesti sul sonoro 1928-1934}} · {{Testo|Eisenstein o della coerenza stilistica}} · {{Testo|Eisenstein o della coerenza stilistica}} · {{Testo|Evoluzione del truccaggio}} · {{Testo|Fabbrica del volto|La fabbrica del volto}} · {{Testo|Film storici}} · {{Testo|Film storici}} ·
{{Testo|Fregoli pioniere del muto e precursore del sonoro}} · {{Testo|Gli attori che ho diretto in America}} · {{Testo|I popoli africani dinanzi allo schermo}} · {{Testo|I ragazzi eroi del film}} · {{Testo|Il cinema arte }} · {{Testo|Il cinema quando non esisteva}} · {{Testo|Il cinematografo non esiste}} · {{Testo|Il film sonoro }} · {{Testo|Il ritorno di Francesca Bertini}} · {{Testo|Il teatro è un'altra cosa}} · {{Testo|In fondo, un affare}} · {{Testo|Inferiorità del cinema}} · {{Testo|Ars et Labor, 1908 vol. I/N. 2/“La Nave„ di Gabriele D'Annunzio}} · {{Testo|L'Opera in film}} · {{Testo|La cinematografia futurista}} · {{Testo|La fucina della cinematografia italiana}} · {{Testo|La musica e il film}} · {{Testo|La segretaria invisibile}} · {{Testo|Manualetto del cinedilettante}} '''[**]''' · {{Testo|Melchiorre Dèlfico}} '''[**]''' ·{{Testo|Nella storia del cinema un rigo per Gertrude Stein}} · {{Testo|Nita Naldi}} · {{Testo|Note sul neo-realismo}} · {{Testo|Organizzazione della produzione}} · {{Testo|Per la storia...}} · {{Testo|Prassi del dialogo cinematografico}} · {{Testo|Realtà o verità?}} · {{Testo|Ricetta per scrivere commedie}} · {{Testo|Rod La Rocque}} · {{Testo|Un grande film del 1918}} · {{Testo|Un superfilm del 1902 }} · {{Testo|Un veliero bianco}}
}}
=== Libri ===
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{{Testo|Da Quarto al Volturno (raccolta)}} '''[*]''' · {{Testo|Da Quarto al Volturno (raccolta)/I Carabinieri genovesi a Calatafimi}} '''[*]''' · {{Testo|Da Quarto al Volturno (raccolta)/Le guide dei Mille}} '''[*]''' · {{Testo|Francesco d'Assisi e il suo secolo}} · {{Testo|L'Antiteatro}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci}} · {{Testo|Le novelle del Cinematografo}} · {{Testo|Pescatori d'Islanda}} · {{Testo|La scienza nuova - Volume I}} '''[*]''' · {{Testo|Cena de le ceneri}} '''[*]''' · {{Testo|Lo cunto de li cunti}} '''[*]''' · {{Testo|Il Canzoniere (Bandello)}} '''[*]''' · {{Testo|Sopra le vie del nuovo impero}} · {{Testo|Malombra}} · {{Testo|Idillii spezzati}} · {{Testo|La Cicceide legittima}} '''[*]''' · {{Testo|Come si possa diventare artisti cinematografici}} · {{Testo|La figlia di Lady Rose}} '''[*]''' · {{Testo|Guida allo studio della Lingua Italiana}} · {{Testo|Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia e sul suo avvenire}}'''[***]'''
}}
=== Riviste ===
{{smaller|
{{Testo|Ars_et_Labor,_1906/N._1|Ars et Labor, 1906 n. 1}} · {{Testo|Ars_et_Labor,_1906/N._2|Ars et Labor, 1906 n. 2}} · {{Testo|Ars_et_Labor,_1906/N._3|Ars et Labor, 1906 n. 3}} · {{Testo|Ars_et_Labor,_1906/N._4|Ars et Labor, 1906 n. 4}} · {{Testo|Ars_et_Labor,_1906/N._5|Ars et Labor, 1906 n. 5}} · {{Testo|Ars_et_Labor,_1906/N._6|Ars et Labor, 1906 n. 6}}
{{Testo|Ars_et_Labor,_1908_vol._I/N._2|Ars et Labor, 1908 n. 2}}
}}
{{Rule|10em|}}
<poem>{{x-smaller|'''[*]''' Contribuito significativamente}}
{{x-smaller|'''[**]''' Pubblicazione a puntate}}
{{x-smaller|'''[***]''' Rilettura}}</poem>
<hr>
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<hr >
[[File:Musica e Musicisti, 1905 vol. II (page 237 crop).jpg|300px|centro]]
== Laboratori ==
* [[Utente:Pic57/Laboratorio cinema|Cinema]]
* [[Utente:Pic57/Laboratorio musica|Musica]]
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== Education ==
* [[Utente:Pic57/wikimediaeducation|Ho cominciato così]]
* [[Utente:Pic57/studenti|Pagina degli Studenti]]<br/>
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== Statistiche di Pic57==
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== Statistiche Wikisource ==
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* [[:la:Special:Statistics| la.wikisource]]
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{{Rule|4em}}
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== Vecchissima, ma pur sempre... Tesi ==
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|258|{{Sc|poesie}}|}}</noinclude><poem>
D’oro contesta, e per Dedalea mano
{{R|80}}D’argentei scherzi varïata il lembo;
Poscia d’aurei legami ella s’annoda
Ceruleo vel sull’omero sinistro,
Cui deggia l’aura dispiegar per via:
Di leve legno, che di seta e d’ostro
{{R|85}}Tutto è coperto, ella guernisce il piede;
E la man poscia di rubini ingemma,
I cui vivi splendor miri la gente
Fiammeggiar sulla neve delle dita.
Al fin dell’acque e degli odor Sabei
{{R|90}}Tutta s’asperge, ed in maggior cristallo
La procurata sua beltà vagheggia,
Ed ivi i suoi lavor spesso corregge.
Sì dal vetro fedel preso commiato,
Esce dalla magion tutta pomposa,
{{R|95}}Tutta odorosa ad infiammare amanti:
Leggiadrissima i piè, lasciva il guardo,
Fassi veder ne’ Templi; indi partendo
Per ogni strada la città trascorre.
Come da rio digiun Delfin sospinto
{{R|100}}Per l’ampio seno dell’Egeo si gira,
Intento a depredare i pesci incauti,
Così la Donna ad involare i cori,
Pronta con gli occhi la città circonda.
Ma dentro i Tempj, e per le vie non ode
{{R|105}}Altro che ragionar del Gran Maestro:
Ch’egli a’ primi suoi detti al corpo estinto
Diede la vita, e nelle fredde membra
Ratto fece alloggiar l’alma partita;
Ode dirsi felice, ode beata
{{R|110}}Chiamarsi appien la vedovella madre,
Che cotanta dal cielo impetrò grazia:
Da sì fatta favella ella rammenta
Ciò che a lei Marta favellò pur dianzi:
Onde nel petto, già fallace albergo
{{R|115}}Di vani amori, ella venir s’accorge,
E non sa contrastar, nuovi pensieri;
Quinci va taciturna a’ proprj tetti,
Ivi s’asside, e l’agitata mente
Negli studj d’amor non si trastulla,
{{R|120}}Ma nuovo affanno, e non sa qual, l’ingombra.
Sì fattamente trapassò la luce
Del chiaro giorno, e poichè il Sol nell’onde
Tutto nascose il luminoso carro,
Non trova pace in sulle molli piume;
{{R|125}}Ma quando gli augelletti in caro nido
Stanchi fanno posar l’ali dipinte,
E li squamosi pesci in mezzo il mare,
E ciascuno animal sopra la terra
Sonno raccoglie, e per le selve ombrose
{{R|130}}Dietro le fere il cacciator non suda,
E lascia lasso il villanel l’aratro,
Ella più duri i suoi pensier volgea:
Sente nel cor profondo alta vergogna
Degli anni spesi vaneggiando, e brama
{{R|135}}L’anima ornar di via miglior costume.
Ma d’altra parte abbandonar non osa
I cotanti domestici diletti:
In così dura pugna ella non chiude
Gli occhi giammai, se non che presso l’Alba
{{R|140}}Pure il sonno l’entrò sotto le ciglia:
Ed allor di pietà vêr lei sospinto
L’Angel, di lei fatto custode in prima,
Le s’appresenta, e tra gli aerei nembi
Forma si prende, che a mirarlo in volto
{{R|145}}La propria genitrice le rassembra;
E poi con voce di pietate, e d’ira
Così le parla: In veritate io debbo
Grazie alla morte, che mirare al mondo
Non mi lasciò di te tante vergogne,
{{R|150}}O non tanto per sangue, e per fortuna,
Quanto per ozio, e per lascivia illustre:
Dimmi per Dio, dove Mosè descrive
La legge, che per te così s’adempie?
Fur forse l’orme immonde, che calpesti,
{{R|155}}Segnate da Giuditta? o pur l’esempio
Dell’antica Rachel così t’informa?
Per certo i loro amor son forte scusa
Di tua lussuria; Ah, Maddalena, omai
Pensa, che oltra la vita, che disperdi,
{{R|160}}Altra vita è per voi non più caduca,
Ma sempiterna: se giammai fu tempo
Da fermarsi nel cor cotal pensiero,
Oggi esser dee, poi sulla terra splende
La stagion di pietate, e di salute:
{{R|165}}Questa lieta stagion, questo bel giorno,
Quanto il buono Abraam, quanto bramolla
Il buon David? e a te di lei non cale,
Se non via men, che di volubil gioja?
Non così Marta; i cui consigli, o pronta
{{R|170}}Seguir tu devi, o reputar che indarno
Ne piangerai fra le miserie eterne.
Così forte le disse: e in grembo a’ venti
L’aeree membra egli depose, e sparve.
Ma palpitando dall’affanno interno
{{R|175}}La peccatrice rapida disgombra
Il sonno, e verso il ciel tende le palme,
Alto gridando: O di pietate immensa,
Divino abisso, anco dal ciel non sdegni
Invïar verso me santi messaggi?
{{R|180}}Così gridando ella rivolge in mente
Gli anni trascorsi, e le cotante colpe
Commesse amando, e le tessute frodi,
Onde fe’ guerra all’innocenza altrui:
Rapida allor dalle notturne piume
{{R|185}}Esce dispersa il crin, nuda le piante,
E grida errando nel rinchiuso albergo:
Mossa dal mondo a contrastar la legge
Da Dio formata, ebbi possanza, e forza,
Nè mai fui stanca ne’ miei proprj oltraggi;
{{R|190}}Dunque se contra il mondo ora mi accingo,
Da Dio commossa, anco possente e forte
Per mia propria salute esser dovrei;
Ma se l’uomo è quaggiù polvere ed ombra,
Invan di mia virtù prendo speranza,
{{R|195}}Padre del ciel; pur la tua destra eterna
A me fia larga di pietosa aíta,
Se a ben pregarla, ed impetrarla imparo.
Cotal dicendo il così caro innanzi
Tenero avorio de’ ginocchi piega
{{R|200}}Sul terren duro; e sospirando giunge
Le palme, e verso Dio prieghi rinnova:
Quanti dì, quante notti al viver mio,
Signor, donasti, io tutte in tuo dispregio
Con lungo studio a tuo malgrado ho speso:
{{R|205}}Ora non trasse il Sol, che a te nemica
Ogni mio senso io non mettessi in opra:
Lo sguardo, che dovea l’alte bellezze
Mirar del cielo, io sempre a terra il tenni;
Le labbra, che dovean preghiere e lodi
{{R|210}}Alla tua gran bontà, furo maestre
</poem><noinclude>
<references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{sc|del chiabrera}}|259}}</noinclude><section begin="s1" /><poem>
Di lusingar con amorosi accenti;
Parte non è di me, salvo che rea
Di pena eterna; e ben leggier tormento
Fia, se tu miri al mio peccar, lo ’nferno;
{{R|215}}Ma se non è laggiù chi si rivolga
Verso il tuo nome, oggi risplenda un giorno,
Che sia giorno per me di tue mercedi.
In mezzo questi voci ella rammenta
Le numerose squadre degli amanti:
{{R|220}}Allor più caldo il lagrimare sgorga,
E singhiozzando incontra lor favella:
Alme, che liete correvate il tempo
Di vostra vita, ed io crudel per via,
Lassa! v’ancisi, unqua per voi consiglio
{{R|225}}Si prenderà di procacciar salute?
Ah, che se mar di vano amore in fondo
Vi riterrà, questi miei crin, questi occhi
Colpa n’avran, che tenebrosi e spenti
Stati fessero allor, che ve gli offersi.
{{R|230}}Così diceva, e disperdeva intanto
L’ôr della chioma, e con le proprie palme
Battea le ciglia, e di percosse alterne
Faceva il volto risonare e ’l petto,
Ivi tingendo di livor la neve,
{{R|235}}Che tanta a gli occhi altrui diè meraviglia.
E già per l’Orïente il Sol spargeva
Candidi raggi, e Maddalena intenta
A sua salute, entro suo cor favella:
Ecco la luce che risveglia il mondo,
{{R|240}}Tempo è da gir, siccome Marta impose,
Al buon Maestro: ei che del figlio estinto
Seppe allegrar la vedova dolente,
Forse mi degnerà d’alcun conforto.
Così dicendo ella s’avvolse intorno
{{R|245}}Negletto manto, e rimirando i fregi
D’oro e di gemme, e le superbe pompe,
Onde soleva ornar la sua bellezza,
Le straccia, le disperde e le calpesta:
Non prende rete, onde i capei rinchiuda,
{{R|250}}Non ricca fascia, di che il sen succinga,
Non fior d’Arabia, onde per l’aura odori;
Ma gli irti crin su gli omeri disciolta
Vassene scalza, e sulla bella guancia
Appariva dipinto il gran cordoglio.
{{R|255}}Le turbe in rimirar chiedean dubbiose
S’ella pur fosse Maddalena, e quale
La percotesse repentino affanno;
Ed ella fissa ne’ pensier celesti
Cercando andava il Galileo Maestro;
{{R|260}}Poi dove intese, che Simone a mensa
Seco l’accoglie, di pregiato unguento
Vasel procura, ed a’ beati alberghi
Con frettoloso passo ella s’invia,
E ratto varca alla bramata stanza;
{{R|265}}Nè prima scorge il gran Signor, ch’umíle
Gli s’avvicina, e tacita l’adora,
E sul diletto piè versa gli odori,
Con gli occhi suoi tutto lavando intorno.
Qual suole in bel giardin correr fresca onda
{{R|270}}Per netta doccia, s’ortolano a sera
Ne brama ricrear pianta di cedro,
Cotal correa di Maddalena il pianto
Ch’ella spargea del Redentore a’ piedi;
Cui poscia del bel crin mesta tergea,
{{R|275}}Baci figendo alle beate piante.
Di meno angoscia vedovella geme
Se rimira morir l’unico erede,
Di quella, onde Maria s’afflisse e pianse:
Nè pianse in van; che da pietà commosso
{{R|280}}Sulle sue colpe il gran Signore eterno
Un largo fiume di mercè diffuse;
E contra i biasmi altrui le fece scudo
Con la sua voce, e le donò la pace,
Che mai poscia da lei non si disgiunse.
</poem><section end="s1" />
<section begin="s2" />{{Ct|t=2|v=1|f=120%|VI}}
{{Ct|t=1|v=2|I CINQUE TIRANNI DI GABAON.}}
<poem>
Mentre in riva dell’Arno atti e sembianti
Erato canta, e femminil beltate,
Tu giù dall’alto ciel stellata il manto,
Urania, scendi, e meco altrui racconta
{{R|5}}Dell’ebreo duce in Gabaon i pregi,
I cinque re, ch’ei di sua man trafisse.
Sazio di seguitar l’orme fugaci
Del campo avverso il vincitore ebreo
Tornossi a’ campi di Maceda altero;
{{R|10}}Ed ecco, che dal ciel discesa a gli occhi
Di Giosuè l’alma giustizia apparve.
Ella beata in sulle stelle eterne
Appresso il seggio del gran Dio soggiorna,
Nè discende quaggiù, se non apporta
{{R|15}}Per decreto divin degni supplici,
E degne pene a’ scellerati in terra:
Ed or perchè cinque tiranni a morte,
Empie corone, Giosuè traesse,
Dalla superna regïon si move.
{{R|20}}Lucida spada con la destra impugna,
Ferro di tempra adamantina, e strigne
Con la sinistra mano aurea bilancia:
Il bel corpo di neve ostro le vela,
Che fiammeggiando infino al piè discende;
{{R|25}}E largo cinto di rubin contesto,
E di giacinti le circonda i fianchi,
Lieve stringendo le mammelle, e perla
Colà, dove s’affibbia, ampia riluce,
E di rai candidissimi sfavilla.
{{R|30}}Sì fatta al duce ebreo l’altera donna
Chiuso nel padiglion fassi davante,
E dice: O forte, ed al gran Dio diletto
Successor di Mosè, che oltra il Giordano
I suoi seguaci di tua man conduci:
{{R|35}}Già sai tu ben, che nell’orribil pugna
Dianzi mirando il popolo disperso,
I regi per viltà gittaro l’armi,
E dentro una spelonca ognun s’ascose;
Or tu, da quelle tenebre fugaci
{{R|40}}Tratti alla luce, di tua man gli ancidi:
Che? tanto si assicura umano orgoglio,
Che per virtù d’un scettro, egli disprezzi
La spada, che a mia destra il ciel commise?
Siano specchio costor, che da’ più grandi
{{R|45}}Io soglio ricercar più gran vendetta.
Così dicendo, di veloce volo
Entro l’umide nubi si nascose.
Ma il gran guerrier, tutto infiammato i sensi
D’onesto sdegno, e nel real sembiante
{{R|50}}Tutto cosperso di terribile ira,
Esce del padiglion. L’altero busto
Era coperto di lucente usbergo,
Pregio infinito; e dal sinistro fianco
</poem>
<section end="s2" /><noinclude>
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Pagina:Discorsi sopra la Prima Deca di Tito Livio (1824).djvu/194
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Carbonchiolo
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<noinclude><pagequality level="3" user="Carbonchiolo" />{{RigaIntestazione|174|{{Sc|discorsi}}|}}</noinclude>dati, che avevano seguitato le parte di Cesare, Tullio per torgli questi soldati, confortò il Senato a dare riputazione ad Ottaviano, e mandarlo con l'esercito e con i Consoli contro a Marc’Antonio, allegando che subito che i soldati che seguitavano Marc’Antonio sentissero il nome di Ottaviano, nipote di Cesare, e che si faceva chiamare Cesare, lascerebbono quello, e s'accosterebbono a costui; e così restato Marc’Antonio ignudo di favori, sarebbe facile l'opprimerlo. La quale cosa riuscì tutta al contrario; perchè Marc’Antonio si guadagnò Ottaviano, e lasciato Tullio e il Senato, si accostò a lui. La quale cosa fu al tutto la destruzione della parte degli Ottimati. Il che era facile a conietturare, nè si doveva credere quel che si persuase Tullio, ma tener sempre conto di quel nome, che con tanta gloria aveva spenti i nimici suoi, ed acquistatosi il Principato in Roma; nè si doveva credere mai potere, o da' suoi eredi, o da' suoi fautori avere cosa, che fosse conforme al nome libero.<noinclude>
<references/></noinclude>
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Carbonchiolo
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<noinclude><pagequality level="3" user="Carbonchiolo" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro primo}}|175}}</noinclude>
{{Centrato|{{x-larger|CAPITOLO LIII}}}}
{{Centrato|''Il Popolo molte volte desidera la rovina sua, ingannato da una falsa spezie di beni; e come le grandi speranze e gagliarde promesse facilmente lo muovono.''}}
{{xx-larger|E}}spugnata che fu la Città dei Vejenti, entrò nel Popolo romano una opinione, che fusse cosa utile per la Città di Roma che la metà dei Romani andasse ad abitare a Vejo, argomentando che per essere quella Città ricca di contado, piena di edifizj, e propinqua a Roma, si poteva arricchire la metà de’ cittadini romani, e non turbare per la propinquità del sito nessuna azione civile. La qual cosa parve al Senato ed ai più savj Romani tanto inutile e tanto dannosa, che liberamente dicevano essere pittosto per patire la morte, che consentire ad una tale deliberazione. In modo che venendo questa cosa in disputa, si accese tanto la Plebe contro al Senato, che si sarebbe venuto all'armi, ed al sangue, se il Senato non si fusse fatto scudo di alcuni vecchi e stimati cittadini, la riverenza de’ quali frenò la Plebe, che la non procedè più avanti con la sua insolenza. Qui si hanno a notare due cose. La prima. che il Popolo molte volte ingannato da una falsa immagine di bene desidera la rovina sua, e se non gli è fatto capace, come quello sia male e quale sia il bene da alcuno in chi esso abbia fede,<noinclude>
<references/></noinclude>
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Pagina:Sextarius Pergami saggio di ricerche metrologiche.djvu/75
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Cruccone
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<noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|||75}}</noinclude><section begin="31" />(ibid. col. 117 ''d'', 118 ''a''). Non si può credere che di proprio arbitrio gli esattori dei dazii avessero recato un sì notevole aumento nel valore del ''Modius'', quando non avesse cominciato a pigliar piede un corrispondente aumento della capacità del ''Modius'' o per lo meno del peso della libbra. Infatti, in un inventario Bresciano del 905 (ibid. col. 727 ''b'') troviamo: ''invenimus etiam in eodem monasterio de terra arabilis ad seminandum inter totam modia CCLIX, de vinca ad modios francischos CCXLII''. Qui il ''Modius francischus'' si può intendere in due maniere: o come una misura agraria fondata sul rapporto che praticamente esisteva fra una quantità data di semente ed una data estensione di terreno (cfr. Tab. Heron. 5 § 15 in Metrol. Scr. 1 p. 190; Balb. Tab. de Mens. ibid. 2 p. 124, 14: ''in centuria agri iugera CC, modii DC''): oppure come un dato del prodotto medio della vigna, come oggidì nel contado si dice che il tal fondo è di tante staja (di frumento), e la tal vigna di tante brente (di produzione media). Esempi del ''Modius'' del vino ne abbiamo in {{AutoreCitato|Charles du Fresne, sieur du Cange|Du Cange}} s. v. Ad ogni modo, in un caso o nell’altro perchè sia possibile questo ragguaglio, è necessario che si tratti di una misura di capacità fissa ed entro un certo àmbito pienamente conosciuta, precisamente come da noi erano lo stajo e la brenta, o come nel 905 dovea essere il ''Modius Francischus'' in opposizione ad un’altra specie di Modii. È da notarsi infine che il sistema delle misure di capacità introdotto da Carlo Magno ({{AutoreCitato|Jacques Frédéric Saigey|Saigey}}, Traité de Métrol. p. 112 seg.) è quello che maggiormente si addimostra connesso con quelli che sopravvissero fino ad oggidì, mentre dopo di lui non abbiamo trovato un sol documento che ci lasci anche solo con qualche verisimiglianza argomentare, che, dove troviamo una di queste misure con nome romano, si debba ritenere che anche la capacità si fosse, per quanto era possibile, mantenuta inalterata. Probabilmente la introduzione del sistema francese di misure di capacità avvenne fra noi tra il 799 ed il 806. Non potremmo dare altra spiegazione più verosimile al fatto, che il vescovo Tachimpaldo col suo testamento del 799 avea stabilito che si distribuissero ai poveri ''triginta modia grano vino anforas tres'' ({{AutoreCitato|Mario Lupo|Lupi}}, I, 643 seg.) mentre nel 806, non sapendo se un tale prodotto poteasi ottenere dai fondi legati, lascia in arbitrio dei custodi delle Basiliche beneficate di fare la distribuzione in<section end="31" /><noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Sonetti romaneschi I.djvu/440
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Cruccone
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|128|''Sonetti del 1831''|}}</noinclude><section begin="s1"/><section begin="5"/>più o meno verdastro.]<section end="5"/>
{{spazi|5}}<sup>6 </sup><section begin="6"/>[E per questo ''ho paura'', cioè “credo,„ che in meno ecc.]<section end="6"/>
{{spazi|5}}<sup>7 </sup><section begin="7"/>Cervello.<section end="7"/>
{{spazi|5}}<sup>8 </sup><section begin="8"/>[Insieme, nello stesso tempo.]<section end="8"/>
{{spazi|5}}<sup>9 </sup><section begin="9"/>A voltarsi la testa.<section end="9"/><section end="s1"/><section begin="s2"/>
{{rule|6em}}
{{Ct|f=100%|v=1|t=2|ER VINO.}}
<poem>
Er vino è ssempre vino, Lutucarda.
Indóve vòi trovà ppiù mmejjo cosa?
Ma gguarda cqui ssi cche ccolore!, guarda!
Nun pare un’ambra? senza un fir de posa!
Questo t’aridà fforza, t’ariscarda,
Te fa vvienì la vojja d’esse spósa:
E vva’,<ref>E ve’, e vedi. [È un troncamento della forma ''varda'', usata spesso per ''guarda'', e corrisponde al ''gua’'' de’ Toscani.]</ref> si mmagni ’na quajja-lommarda,<ref>Sterco.</ref>
Un goccetto e arifai bbocc’odorosa.
È bbono asciutto, dorce, tonnarello,<ref>[Ha, press’a poco, lo stesso senso di ''abboccato''.]</ref>
Solo e ccór pane in zuppa, e, ssi è ssincero,
Te se confà a lo stommico e ar ciarvello.
È bbono bbianco, è bbono rosso e nnero;
De Ggenzano, d’Orvieto e Vvignanello:
Ma l’èste-èste<ref>Celebre è la storia dell’''Est. Est. Est.'' di Montefiascone. [Chi non la sapesse, può vederla nel ''Comentario storico-critico'' di quella città e cattedrale, del {{sc|{{Wl|Q140469914|De Angelis}}}} (Montefiascone, 1841); e nell’''Est! Est! Est! o il Vescovo beone'', del {{AutoreCitato|Baccio Emanuele Maineri|{{sc|Maineri}}}} (Roma, 1888). Una curiosa variante è anche nel ''Giornale di Erudizione'' di Firenze, 15 genn. 1886.]</ref> è un paradiso vero!
</poem>
{{a destra|margine=5em|{{smaller|Terni, 3 ottobre 1831.}}}}<section end="s2"/><noinclude>{{rule|34em}}
<references/>
{{rule|6em}}</noinclude>
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Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/245
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<noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|||239}}</noinclude>riproduzione di quelli delle antiche costumanze patriarcali praticate ai tempi di Israele.
Quando era arrivato la mattina precedente all’Orto, aveva arrestato il suo cavallo e conficcato la sua lancia nel terreno come un generale che prenda possesso della terra conquistata, dicendo: — «{{Ec|Quì|Qui}} piantate la mia tenda. La porta verso sud; il lago davanti, così; e sotto questi alberi i figli del deserto potranno aspettare il tramonto.» —
A queste parole s’era avvicinato a un gruppo di palme, accarezzando uno dei grossi tronchi come fosse il collo d’un cavallo o la guancia del suo figliuolo favorito.
Chi, se non uno sceicco può di pieno diritto dire alla carovana: — «Alt! Qui piantate le tende!» — Dove la lancia era stata conficcata, fu affondato il primo pilastro del suo padiglione. Quindi altri otto pali furono piantati, formando in tutto tre file di tre pali ciascuna. Poi furono chiamate le donne e i fanciulli che scaricarono il canovaccio dai dorsi dei camelli. Questo compito spettava alle donne. Non avevano esse tosate le brune capre del gregge? Non avevano ridotto la lana in filo, e il filo in tessuto, e unite le singole pezze fino a formare tutta la grande impermeabile copertura del tetto, di color bruno, ma che, in lontananza, sembrava nero, come le tende di Kedar? Con risa e grida gioconde, la copertura fu distesa sopra i pali, e le estremità furono assicurate con corde al suolo. E quando le pareti di vimini coperte di stoffa rossa, furono collocate al loro posto — ultima pietra usata dall’architettura del deserto — con quale muta ansietà l’intero seguito dello sceicco aspettò il giudizio del grand’uomo! Egli era entrato nella casa, l’aveva esaminata confrontandola con la direzione del sole, degli alberi e del lago, e fregandosi le mani aveva esclamato: — «Bene! Terminate il dovar come sapete, e questa sera ''arrak'' e miele e carne di capretto allieteranno le nostre mense. Andate con Dio, miei figlioli, e non dimenticate i cavalli e i cammelli. Andate!» —
Solo alcuni servitori erano rimasti per {{Ec|conpletare|completare}} l’interno della tenda. Lungo la fila dei pali di mezzo appesero una cortina, dividendo la tenda in due appartamenti, uno sacro ad Ilderim medesimo, l’altro pei suoi cavalli, i gioielli di Salomone, che egli stesso fece entrare conducendoli per mano, liberandoli poi, dopo molti baci e carezze.
Intorno al palo centrale erano ordinati dei trofei d’armi e fra le quali spiccavano lo scudo e la scimitarra del {{Pt|pa-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|||239}}</noinclude>riproduzione di quelli delle antiche costumanze patriarcali praticate ai tempi di Israele.
Quando era arrivato la mattina precedente all’Orto, aveva arrestato il suo cavallo e conficcato la sua lancia nel terreno come un generale che prenda possesso della terra conquistata, dicendo: — «{{Ec|Quì|Qui}} piantate la mia tenda. La porta verso sud; il lago davanti, così; e sotto questi alberi i figli del deserto potranno aspettare il tramonto.» —
A queste parole s’era avvicinato a un gruppo di palme, accarezzando uno dei grossi tronchi come fosse il collo d’un cavallo o la guancia del suo figliuolo favorito.
Chi, se non uno sceicco può di pieno diritto dire alla carovana: — «Alt! Qui piantate le tende!» — Dove la lancia era stata conficcata, fu affondato il primo pilastro del suo padiglione. Quindi altri otto pali furono piantati, formando in tutto tre file di tre pali ciascuna. Poi furono chiamate le donne e i fanciulli che scaricarono il canovaccio dai dorsi dei {{Ec|camelli|cammelli}}. Questo compito spettava alle donne. Non avevano esse tosate le brune capre del gregge? Non avevano ridotto la lana in filo, e il filo in tessuto, e unite le singole pezze fino a formare tutta la grande impermeabile copertura del tetto, di color bruno, ma che, in lontananza, sembrava nero, come le tende di Kedar? Con risa e grida gioconde, la copertura fu distesa sopra i pali, e le estremità furono assicurate con corde al suolo. E quando le pareti di vimini coperte di stoffa rossa, furono collocate al loro posto — ultima pietra usata dall’architettura del deserto — con quale muta ansietà l’intero seguito dello sceicco aspettò il giudizio del grand’uomo! Egli era entrato nella casa, l’aveva esaminata confrontandola con la direzione del sole, degli alberi e del lago, e fregandosi le mani aveva esclamato: — «Bene! Terminate il dovar come sapete, e questa sera ''arrak'' e miele e carne di capretto allieteranno le nostre mense. Andate con Dio, miei figlioli, e non dimenticate i cavalli e i cammelli. Andate!» —
Solo alcuni servitori erano rimasti per {{Ec|conpletare|completare}} l’interno della tenda. Lungo la fila dei pali di mezzo appesero una cortina, dividendo la tenda in due appartamenti, uno sacro ad Ilderim medesimo, l’altro pei suoi cavalli, i gioielli di Salomone, che egli stesso fece entrare conducendoli per mano, liberandoli poi, dopo molti baci e carezze.
Intorno al palo centrale erano ordinati dei trofei d’armi e fra le quali spiccavano lo scudo e la scimitarra del {{Pt|pa-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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Quando era arrivato la mattina precedente all’Orto, aveva arrestato il suo cavallo e conficcato la sua lancia nel terreno come un generale che prenda possesso della terra conquistata, dicendo: — «{{Ec|Quì|Qui}} piantate la mia tenda. La porta verso sud; il lago davanti, così; e sotto questi alberi i figli del deserto potranno aspettare il tramonto.» —
A queste parole s’era avvicinato a un gruppo di palme, accarezzando uno dei grossi tronchi come fosse il collo d’un cavallo o la guancia del suo figliuolo favorito.
Chi, se non uno sceicco può di pieno diritto dire alla carovana: — «Alt! Qui piantate le tende!» — Dove la lancia era stata conficcata, fu affondato il primo pilastro del suo padiglione. Quindi altri otto pali furono piantati, formando in tutto tre file di tre pali ciascuna. Poi furono chiamate le donne e i fanciulli che scaricarono il canovaccio dai dorsi dei {{Ec|camelli|cammelli}}. Questo compito spettava alle donne. Non avevano esse tosate le brune capre del gregge? Non avevano ridotto la lana in filo, e il filo in tessuto, e unite le singole pezze fino a formare tutta la grande impermeabile copertura del tetto, di color bruno, ma che, in lontananza, sembrava nero, come le tende di Kedar? Con risa e grida gioconde, la copertura fu distesa sopra i pali, e le estremità furono assicurate con corde al suolo. E quando le pareti di vimini coperte di stoffa rossa, furono collocate al loro posto — ultima pietra usata dall’architettura del deserto — con quale muta ansietà l’intero seguito dello sceicco aspettò il giudizio del grand’uomo! Egli era entrato nella casa, l’aveva esaminata confrontandola con la direzione del sole, degli alberi e del lago, e fregandosi le mani aveva esclamato: — «Bene! Terminate il dovar come sapete, e questa sera ''arrak'' e miele e carne di capretto allieteranno le nostre mense. Andate con Dio, miei figlioli, e non dimenticate i cavalli e i cammelli. Andate!» —
Solo alcuni servitori erano rimasti per {{Ec|conpletare|completare}} l’interno della tenda. Lungo la fila dei pali di mezzo appesero una cortina, dividendo la tenda in due appartamenti, uno sacro ad Ilderim medesimo, l’altro pei suoi cavalli, i gioielli di Salomone, che egli stesso fece entrare conducendoli per mano, liberandoli poi, dopo molti baci e carezze.
Intorno al palo centrale erano ordinati dei trofei d’armi e fra le quali spiccavano lo scudo e la scimitarra del {{Pt|pa-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|240||}}</noinclude>{{Pt|drone|padrone}}, la cui lama rivaleggiava in splendore con le gemme di cui era tempestata l’impugnatura.
Quando ebbero portato nella stanza ed appesi i finimenti dei cavalli e le vesti dello sceicco, questi si dichiarò soddisfatto e li licenziò.
Frattanto erano tornate le donne le quali gli apprestarono il divano indispensabile alla sua dignità personale, quasi come la barba bianca e fluente che gli copriva il petto. Intorno al divano stesero tappeti che prolungarono fino all’entrata della tenda. Quindi riempirono d’acqua le brocche e appesero le otri di ''arrak'' a portata di mano.
Così fu eretta la tenda dello sceicco Ilderim, presso il lago d’acqua dolce nell’Orto delle Palme.
Noi abbiamo lasciato Ben Hur alla porta di questa tenda. Tosto ne uscirono servitori che slacciarono i suoi sandali, e lo fecero entrare.
— «Che tu sii il benvenuto. Siediti e riposa» — disse il padrone di casa con molta cordialità, e parlando il dialetto di Gerusalemme: — «Noi abbiamo un proverbio nel deserto,» — continuò Ilderim, passando le dita attraverso i peli della candida barba, {{Ec||— «}}il quale dice che un buon {{Ec|appettito|appetito}} è la promessa di una lunga vita. Lo conosci tu?» —
— «Secondo questa norma, sceicco, io vivrò cento anni. Sono un lupo affamato» — rispose Ben Hur.
— «Ebbene, non ti scacceremo come un lupo. Ti daremo il più tenero boccone del gregge.» —
Ilderim battè le mani.
— «Cerca lo straniero nella tenda degli ospiti, e digli che io, Ilderim, gli auguro che la sua pace sia eterna come lo scorrere delle acque.» — Il servitore si inchinò.
— «Digli ancora» — continuò lo sceicco, — «che ho condotto un amico, e che se Balthasar il Saggio vuol dividere il nostro pane, esso basterà per tre, e ancora ne rimarrà per gli uccelli del bosco.» —
Il servitore uscì.
— «Ed ora riposiamoci.» —
Ilderim si accovacciò sul divano incrociando le gambe sotto di sè; poi chiese con gravità: — «Tu sei mio ospite, e stai per assaggiare il mio sale; quindi mi perdonerai la domanda: Chi sei tu?» —
— «Sceicco Ilderim,» — disse Ben Hur, sopportando con calma lo sguardo scrutatore dell’altro, — «non credere che io voglia scherzare con la tua giusta richiesta, ma<noinclude><references/></noinclude>
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Quando ebbero portato nella stanza ed appesi i finimenti dei cavalli e le vesti dello sceicco, questi si dichiarò soddisfatto e li licenziò.
Frattanto erano tornate le donne le quali gli apprestarono il divano indispensabile alla sua dignità personale, quasi come la barba bianca e fluente che gli copriva il petto. Intorno al divano stesero tappeti che prolungarono fino all’entrata della tenda. Quindi riempirono d’acqua le brocche e appesero le otri di ''arrak'' a portata di mano.
Così fu eretta la tenda dello sceicco Ilderim, presso il lago d’acqua dolce nell’Orto delle Palme.
Noi abbiamo lasciato Ben Hur alla porta di questa tenda. Tosto ne uscirono servitori che slacciarono i suoi sandali, e lo fecero entrare.
— «Che tu sii il benvenuto. Siediti e riposa» — disse il padrone di casa con molta cordialità, e parlando il dialetto di Gerusalemme: — «Noi abbiamo un proverbio nel deserto,» — continuò Ilderim, passando le dita attraverso i peli della candida barba, {{Ec||— «}}il quale dice che un buon {{Ec|appettito|appetito}} è la promessa di una lunga vita. Lo conosci tu?» —
— «Secondo questa norma, sceicco, io vivrò cento anni. Sono un lupo affamato» — rispose Ben Hur.
— «Ebbene, non ti scacceremo come un lupo. Ti daremo il più tenero boccone del gregge.» —
Ilderim battè le mani.
— «Cerca lo straniero nella tenda degli ospiti, e digli che io, Ilderim, gli auguro che la sua pace sia eterna come lo scorrere delle acque.» — Il servitore si inchinò.
— «Digli ancora» — continuò lo sceicco, — «che ho condotto un amico, e che se Balthasar il Saggio vuol dividere il nostro pane, esso basterà per tre, e ancora ne rimarrà per gli uccelli del bosco.» —
Il servitore uscì.
— «Ed ora riposiamoci.» —
Ilderim si accovacciò sul divano incrociando le gambe sotto di sè; poi chiese con gravità: — «Tu sei mio ospite, e stai per assaggiare il mio sale; quindi mi perdonerai la domanda: Chi sei tu?» —
— «Sceicco Ilderim,» — disse Ben Hur, sopportando con calma lo sguardo scrutatore dell’altro, — «non credere che io voglia scherzare con la tua giusta richiesta, ma<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione|||241}}</noinclude>dimmi, non vi fu mai un tempo nella tua vita in cui il rispondere a una simile domanda sarebbe stato per te un delitto?» —
— «Per lo splendore di Salomone, sì» — rispose IIderim. — «Il tradire se stessi è talora maggior delitto che non il tradimento della propria tribù.» —
— «Io ti ringrazio buon sceicco!» — esclamò Ben Hur. — «La tua risposta mi rivela che tu cercavi di garantirti contro le pretese di un ignoto, e non già di indagare le vicende della mia povera vita.» —
Lo sceicco s’inchinò e Ben Hur proseguì:
— «In primo luogo io non sono Romano, come il mio nome parrebbe indicare.» —
Ilderim afferrò la sua barba con ambe le mani e fissò il suo compagno con gli occhi scintillanti argutamente sotto le ciglie contratte.
— «In secondo luogo» — continuò Ben Hur, — «io sono Ebreo, della tribù di Giuda.» —
{{Ec|La|Lo}} sceicco alzò un poco le ciglia.
— «E non basta. Sceicco, io sono un Ebreo, a cui i Romani hanno fatto un torto, a petto del quale il tuo è un dispetto da fanciulli.» —
Il vecchio si tirava la barba con velocità nervosa, e gli occhi sembravano chiusi.
— «Ancora: io giuro a te, Ilderim sceicco, io giuro sul Patto che Dio strinse coi miei padri, che se tu mi darai la vendetta che io cerco, l’oro e la gloria saranno interamente per te.» —
Ilderim aperse gli occhi, sollevò la testa, sorrise. La soddisfazione gli si leggeva in ogni tratto del volto.
— «Basta!» — egli disse. — «Se nelle parole dette dalla tua lingua si nasconde una menzogna, nemmeno Salomone la potrebbe scovare. Io credo che tu non sia Romano e che, quale Ebreo, abbia un torto da vendicare sopra i Romani, e su questo punto basta. Ma quanto alla tua destrezza? Quale esperienza hai tu nelle gare dei cocchi? E i cavalli — puoi piegarli al tuo volere, fare che essi ti conoscano, ti amino? Sai tu con una parola spingerli al galoppo, alla carriera? E poi nell’ultimo momento, dalle profondità della tua anima comunicar loro il fremito della vittoria, spronarli all’ultimo supremo sforzo? Questo dono, mio figlio, non è concesso a tutti. Per lo splendore di Dio, io conobbi un Re che dominava un milione d’uomini, e non sapeva guadagnarsi il rispetto di un cavallo. {{Pt|In-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|242||}}</noinclude>{{Pt|tendimi!|Intendimi!}} Io non parlo di quei bruti ottusi il cui volgar destino è di servire l’uomo come schiavi, avviliti nel sangue e nell’anima senza uno scatto e senza un’ambizione, — ma di cavalli come i miei, i Re della loro specie, il cui lignaggio rimonta agli allevamenti dei primi Faraoni; i miei amici e compagni, che dividono la mia mensa e la mia tenda, divenuti quasi umani nei loro rapporti con me; che al loro istinto hanno aggiunto la nostra intelligenza, ai loro sensi hanno compenetrato l’anima nostra, sicchè provano tutti i nostri sentimenti, ambizione, amore odio o disprezzo; eroi in guerra, in pace fedeli e mansueti come donne. Olà!» —
Un servitore si presentò.
— «Fate venire i miei Arabi.» —
{{Ec|— «|}}L’uomo sollevò un lembo della cortina di divisione, esponendo un gruppo di cavalli i quali indugiarono un momento come per assicurarsi che l’invito era fatto sul serio.
— «Venite!» — disse Ilderim. — «Perchè vi fermate? Tutto ciò che io posseggo non è vostro? Venite, dico!» —
Essi si avvicinarono lentamente.
— «Figlio d’Israele,» — disse lo sceicco, — «il tuo Mosè era un grand’uomo, ma — ah! ah! — io devo ridere quando penso ch’egli diede ai tuoi padri il bove lento e lo stolido asino, e vietò loro di possedere cavalli. Ah, ah! Credi tu che avrebbe fatto lo stesso se avesse veduto quello là, e questo — e questo?» —
Così dicendo tese le mani verso i cavalli ed accarrezzò con infinito orgoglio e tenerezza la testa del più vicino.
— «Non è vero, sceicco, non è vero!» — esclamò Ben Hur con calore. — «Oltre ad essere un legislatore amato da Dio, Mosè era un guerriero; e come avrebbe potuto sprezzare simili animali?»
Una testa meravigliosamente tornita, con occhi grandi, dolci come quelli di un cervo e quasi celati da un denso ciuffo, con orecchie piccole e appuntite, si avvicinò a Ben Hur allargando le narici e muovendo il labbro superiore.
— «Chi sei tu?» — parve chiedere, come se avesse avuto il dono della parola. Ben Hur riconobbe uno dei quattro corridori che aveva veduti aggiogati al cocchio dello sceicco, e gli tese il palmo della mano.
— «Vi diranno, i calunniatori! — siano brevi i loro giorni!» — esclamò lo sceicco, quasi rigettasse un affronto personale. — «Vi diranno, dico, che i nostri {{Pt|mi-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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Un servitore si presentò.
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— «Venite!» — disse Ilderim. — «Perchè vi fermate? Tutto ciò che io posseggo non è vostro? Venite, dico!» —
Essi si avvicinarono lentamente.
— «Figlio d’Israele,» — disse lo sceicco, — «il tuo Mosè era un grand’uomo, ma — ah! ah! — io devo ridere quando penso ch’egli diede ai tuoi padri il bove lento e lo stolido asino, e vietò loro di possedere cavalli. Ah, ah! Credi tu che avrebbe fatto lo stesso se avesse veduto quello là, e questo — e questo?» —
Così dicendo tese le mani verso i cavalli ed accarrezzò con infinito orgoglio e tenerezza la testa del più vicino.
— «Non è vero, sceicco, non è vero!» — esclamò Ben Hur con calore. — «Oltre ad essere un legislatore amato da Dio, Mosè era un guerriero; e come avrebbe potuto sprezzare simili animali?»
Una testa meravigliosamente tornita, con occhi grandi, dolci come quelli di un cervo e quasi celati da un denso ciuffo, con orecchie piccole e appuntite, si avvicinò a Ben Hur allargando le narici e muovendo il labbro superiore.
— «Chi sei tu?» — parve chiedere, come se avesse avuto il dono della parola. Ben Hur riconobbe uno dei quattro corridori che aveva veduti aggiogati al cocchio dello sceicco, e gli tese il palmo della mano.
— «Vi diranno, i calunniatori! — siano brevi i loro giorni!» — esclamò lo sceicco, quasi rigettasse un affronto personale. — «Vi diranno, dico, che i nostri {{Pt|mi-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|||243}}</noinclude>{{Pt|gliori|migliori}} cavalli vengono dai pascoli Nesei, nella Persia.{{Ec|» —|}} E’ falso! Iddio diede al primo Arabo una smisurata distesa di sabbia, alcune montagne senz’alberi, e qua e là un amara fontana, e gli disse: — «Ecco il tuo paese!» — E quando il pover’uomo si lamentò, l’Onnipotente sentì pietà di lui e gli disse ancora: — «Rallegrati! Io ti benedirò e li esalterò sopra tutti gli altri uomini.» — L’arabo udì, e ringraziando, si mise in traccia della benedizione. Dapprima esplorò i confini della sua terra, e non trovò nulla. Poi percorse la via del deserto, e camminò, camminò, finchè nel mezzo di esso vide un isola verdeggiante e bellissima; e, nel cuore dell’isola, ecco pascolare una mandra di cammelli, ed eccone un’altra di cavalli! Con gioia li accolse e li tenne cari — essi erano i doni di Dio. E da quell’isola verde uscirono tutti i cavalli del mondo, ad oriente fino ai prati Nesei, a settentrione fino alle terre flagellate dai venti gelati. Non dubitare del mio racconto, se vuoi che un Arabo presti fede a. te. Ora ti mostrerò le prove.» —
Battè le mani. — «Portami gli annali della tribù.» — ordinò a un servitore.
Mentre aspettava, lo sceicco scherzava coi cavalli, passando le sue dita attraverso le loro criniere, palpando e accarezzandone il collo e la fronte. Di lì a poco comparvero sei uomini trascinando alcune casse di cedro rinforzate da spranghe di ferro.
— «No» — disse Ilderim, quando furono deposte per terra, — «Non fa bisogno di tutte, solo dei registri dei cavalli — aprite quella lì, e riportate indietro le altre.» —
La cassa fu aperta, rivelando una serie di tavolette d’avorio, infilate in anelli d’argento; e siccome lo spessore delle tavolette era come quello d’un ostia, ogni anello ne contava centinaia.
— «Io so,» — disse Ilderim, prendendo in mano gli anelli — «Io so con quanta cura e zelo, mio figlio, i sacerdoti del Tempio della tua città tengono nota di ogni neonato della tua nazione, cosicchè ogni figlio d’Israele può seguire l’ordine dei suoi maggiori sino ai tempi dei patriarchi. I miei padri — la loro memoria sia florida in eterno, — non credettero peccaminoso di applicare quell’idea anche ai loro muti servitori, guarda!» —
Ben Hur prese gli anelli, e separando le tavolette, vide che portavano l’impronta di rozzi geroglifici arabi, disegnati nell’avorio con la punta di un ferro rovente.
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Battè le mani. — «Portami gli annali della tribù.» — ordinò a un servitore.
Mentre aspettava, lo sceicco scherzava coi cavalli, passando le sue dita attraverso le loro criniere, palpando e accarezzandone il collo e la fronte. Di lì a poco comparvero sei uomini trascinando alcune casse di cedro rinforzate da spranghe di ferro.
— «No» — disse Ilderim, quando furono deposte per terra, — «Non fa bisogno di tutte, solo dei registri dei cavalli — aprite quella lì, e riportate indietro le altre.» —
La cassa fu aperta, rivelando una serie di tavolette d’avorio, infilate in anelli d’argento; e siccome lo spessore delle tavolette era come quello d’un ostia, ogni anello ne contava centinaia.
— «Io so,» — disse Ilderim, prendendo in mano gli anelli — «Io so con quanta cura e zelo, mio figlio, i sacerdoti del Tempio della tua città tengono nota di ogni neonato della tua nazione, cosicchè ogni figlio d’Israele può seguire l’ordine dei suoi maggiori sino ai tempi dei patriarchi. I miei padri — la loro memoria sia florida in eterno, — non credettero peccaminoso di applicare quell’idea anche ai loro muti servitori, guarda!» —
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Battè le mani. — «Portami gli annali della tribù.» — ordinò a un servitore.
Mentre aspettava, lo sceicco scherzava coi cavalli, passando le sue dita attraverso le loro criniere, palpando e accarezzandone il collo e la fronte. Di lì a poco comparvero sei uomini trascinando alcune casse di cedro rinforzate da spranghe di ferro.
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La cassa fu aperta, rivelando una serie di tavolette d’avorio, infilate in anelli d’argento; e siccome lo spessore delle tavolette era come quello d’un ostia, ogni anello ne contava centinaia.
— «Io so,» — disse Ilderim, prendendo in mano gli anelli — «Io so con quanta cura e zelo, mio figlio, i sacerdoti del Tempio della tua città tengono nota di ogni neonato della tua nazione, cosicchè ogni figlio d’Israele può seguire l’ordine dei suoi maggiori sino ai tempi dei patriarchi. I miei padri — la loro memoria sia florida in eterno, — non credettero peccaminoso di applicare quell’idea anche ai loro muti servitori, guarda!» —
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Ben Hur/Libro Quarto/Capitolo XIII
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{{Qualità|avz=100%|data=9 luglio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Capitolo XIII|prec=../Capitolo XII|succ=../Capitolo XIV}}
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||178|}}</noinclude><section begin="s1" />{{Pt|nato|Senato}}, perchè essi grondano ancora del sangue di Laugier, e non li vedrò mai senza che prima non abbiano fatto arrestare l’Ammiraglio, e gl’Inquisitori, che hanno ordinato questa strage, e non li abbiano consegnati nelle mie mani. Io ben so, che essi cercheranno di far cadere la vendetta della Repubblica sopra qualche miserabile esecutore delle loro atrocità, ma tocca a noi di non accettare il cambio. Fate una nota concisa, e degna della grandezza della nazione, che rappresentate, su gli oltraggi che essa ha ricevuti: dopo di che partite da Venezia, e venite a raggiungermi in Mantova. E’ non hanno nulla eseguito di ciò che ho loro domandato; dovevano mettere in libertà tutti coloro che hanno imprigionati da che l’armata francese è in Italia, e non già uno solamente, come han fatto.
{{A_destra|{{Sc|Bonaparte}}.}}
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<section begin="s2" />
{{a destra|Palma-Nuova, 11 fiorile anno 5 (30 aprile 1797)}}
{{ct|t=1.5|v=1|lh=1.4|XCII. ''A’ Signori inviati del Senato di Venezia''.}}
Signori. Ho letto con indignazione la lettera, che mi avete scritta relativamente all’assassinio di Laugier. Voi avete aggravata l’atrocità di questo avvenimento, che non ha esempio negli annali delle Nazioni moderne, con la catena di menzogne inventate dal vostro Governo per riuscire a giustificarlo.
Signori, non posso ricevervi. Voi, ed il vostro Senato siete grondanti del sangue francese. Quando avrete fatto consegnar nelle mie mani l’Ammiraglio, che ha dato l’ordine di far fuoco, il Comandante della torre, e gl’Inquisitori, che dirigono la polizia di Venezia, ascolterò le vostre giustifìcazioni. Affrettatevi ad evacuare nel più breve tempo possibile il continente dell’Italia.
{{A_destra|{{Sc|Bonaparte}}.}}<section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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Dr Zimbu
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||179|}}</noinclude>{{a destra|Dal Quartier Generale di Trieste, li 11 fiorile anno 5<br/>(30 aprile 1797){{gap|1em}}}}
{{ct|t=1.5|v=1|lh=1.4|XCIII. ''Al Direttorio esecutivo''.}}
Sono partito, due giorni sono da Gratz, dopo avere parlato col M. del Gallo, il quale, ritornando da Vienna, mi ha fatto vedere i preliminari della pace che abbiamo concluso, ratificati dall’Imperatore secondo le forme ordinarie. Mi ha detto 1. Che l’Imperatore allontanerebbe gli emigrati, e che il corpo di Condè non sarebbe più al suo soldo.
2. Che l’Imperatore desidererebbe trattare la sua pace particolare al più presto possibile, ed in Italia. Il luogo del congresso sarà Brescia.
3. Che la pace dell’Impero poteva trattarsi a Costanza, o in qualche altra Città di questa classe.
4. Che alla sola pace dell’Impero si chiamerebbero gli Alleati, che non saranno chiamati alla pace particolare.
5. Che l’Imperatore avea già dato delle facoltà per trattare la pace definitiva; e il M. del Gallo mi ha su questo interpellato per sapere se il Generale Clarke aveva delle facoltà. Ho detto che bisognava prima di tutto attendere i vostri ordini.
6. Finalmente che la corte di Vienna è di buona fede e desidera stringere con tutti i modi il suo sistema politico con quello della Francia, e che il Direttorio esecutivo troverebbe in quello dell’Imperatore un gabinetto di buona fede, e che opera rettamente. Il ministro d’Inghilterra a Vienna si è adirato fortemente con M. Thugut: sembra che gl’Inglesi abbiano preso la cosa altamente, ed accusano l’Imperatore di mala fede.
{{A_destra|{{Sc|Bonaparte}}.}}<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||180|}}</noinclude>{{a destra|Parigi, il 5 fiorile anno 5 (4 maggio 1797)}}
{{ct|t=1.5|v=1|lh=1.4|XCIV. ''Il Direttorio esecutivo a Bonaparte Generale in capo''.}}
Vi mandiamo, cittadin Generale, la ratifica dei preliminari della pace, che avete firmata con i plenipoteziarj dell’Imperatore, e ci occupiamo tosto del congresso che deve tenersi a Berna, onde sollecitare la conclusione del trattato definitivo. La nostra moderazione sarà ammirata dall’Europa in mezzo ai successi che immortalano le tre armate francesi che occupano l’Alemagna; ma la pace ne sarà più stabile, e noi siamo soddisfatti della saggezza della vostra negozziazione. Facendo ripiegare l’armata dopo le clausole del trattato preliminare, osserverete senza dubbio tutte le precauzioni che esige l’insalubrità del clima nelle pianure dell’Italia: collocate le truppe nelle posizioni dove possano attendere l’esito del congresso senza indebolirsi per le malattie, e senza ammollirsi pel rilassamento della disciplina. Trattando con lealtà della pace, fa d’uopo conservare tutti i nostri vantaggi, ed impedire perciò che il nemico formi delle pretensioni esagerate.
Desideriamo vivamente, cittadin Generale, il vostro ritorno in Francia: siamo impazienti di rivedervi e di darvi tutte le testimonianze dovute ad un Generale che ha onorato la Repubblica, e che avrà un gran nome nell’istoria della guerra della libertà. Ci rincresce di contrariare un momento i vostri desiderj pel riposo, e per la vita privata, dopo aver ottenuto tutti i successi che può offrire la carriera dell’armi; ma la vostra presenza all’armata ci sembra ancora necessaria: ella sola può consolidare il nuovo ordine di cose che è per stabilirsi in Italia. L’organizzazione interna della Repubblica lombarda, la creazione del suo stato militare, le disposizioni che esige la sua indipendenza verso le potenze vicine, e la sua interna sicurezza non possono appartenere che a voi. Poiché lo stabilimento di questo stato libero è uno dei frutti principali delle nostre vittorie, e soprattutto l’opera dell’armata d’Italia, vi troverete {{Pt|particolarmen-|}}<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||180|}}</noinclude>{{a destra|Parigi, il {{ec|5|15}} fiorile anno 5 (4 maggio 1797)}}
{{ct|t=1.5|v=1|lh=1.4|XCIV. ''Il Direttorio esecutivo a Bonaparte Generale in capo''.}}
Vi mandiamo, cittadin Generale, la ratifica dei preliminari della pace, che avete firmata con i plenipoteziarj dell’Imperatore, e ci occupiamo tosto del congresso che deve tenersi a Berna, onde sollecitare la conclusione del trattato definitivo. La nostra moderazione sarà ammirata dall’Europa in mezzo ai successi che immortalano le tre armate francesi che occupano l’Alemagna; ma la pace ne sarà più stabile, e noi siamo soddisfatti della saggezza della vostra negozziazione. Facendo ripiegare l’armata dopo le clausole del trattato preliminare, osserverete senza dubbio tutte le precauzioni che esige l’insalubrità del clima nelle pianure dell’Italia: collocate le truppe nelle posizioni dove possano attendere l’esito del congresso senza indebolirsi per le malattie, e senza ammollirsi pel rilassamento della disciplina. Trattando con lealtà della pace, fa d’uopo conservare tutti i nostri vantaggi, ed impedire perciò che il nemico formi delle pretensioni esagerate.
Desideriamo vivamente, cittadin Generale, il vostro ritorno in Francia: siamo impazienti di rivedervi e di darvi tutte le testimonianze dovute ad un Generale che ha onorato la Repubblica, e che avrà un gran nome nell’istoria della guerra della libertà. Ci rincresce di contrariare un momento i vostri desiderj pel riposo, e per la vita privata, dopo aver ottenuto tutti i successi che può offrire la carriera dell’armi; ma la vostra presenza all’armata ci sembra ancora necessaria: ella sola può consolidare il nuovo ordine di cose che è per stabilirsi in Italia. L’organizzazione interna della Repubblica lombarda, la creazione del suo stato militare, le disposizioni che esige la sua indipendenza verso le potenze vicine, e la sua interna sicurezza non possono appartenere che a voi. Poiché lo stabilimento di questo stato libero è uno dei frutti principali delle nostre vittorie, e soprattutto l’opera dell’armata d’Italia, vi troverete {{Pt|particolarmen-|}}<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||181|}}</noinclude><section begin="s1" />{{Pt|te|particolarmente}} interessato ad assicurarne la prosperità, la potenza, e la durata.
Un altro motivo, che dee prolungare ancora per qualche tempo il vostro soggiorno in coteste contrade, è la pubblicità che il Governo veneziano ha dato al suo odio contro la Francia. Prendete verso lui tutte le misure di sicurezza che autorizza l’insurrezione che si manifesta; andate, se bisogna, fino a Venezia, e rendeteci conto delle vostre disposizioni, onde istruire il Corpo Legislativo della necessità in cui vi sarete trovato di agire ostilmente verso questa perfida potenza.
{{A_destra|{{Sc|Letourneur Presidente}}.}}
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<section begin="s2" />
{{a destra|Dal Quartier Generale di Milano, il 17 fiorile anno 5<br/>(6 maggio 1797){{gap|1em}}}}
{{ct|t=1.5|v=1|lh=1.4|XCV. ''Bonaparte Generale in capo dell’armata d’Italia ordina.''}}
Art. 1. La Città di Verona pagherà una contribuzione di 12,000 zecchini, che saranno impiegati per le spese dell’armata.
2. Essa pagherà inoltre una contribuzione di 50,000 zecchini, che saranno distribuiti tra tutti i soldati ed officiali, che si son trovati assediati ne’ Castelli, e coloro che formarvano la colonna mobile, la quale si è impadronita della Città.
3. Tutti gli effetti che si trovano nel Monte di Pietà, e che hanno un valore al di sotto di 50 franchi, saranno restituiti al popolo. Tutti gli effetti di un valore superiore saranno sequestrati a benefizio della Repubblica.
4. Verona non essendo nè la strada dell’armata, nè il soggiorno di alcun deposito, egli è proibito espressamente di pagare qualunque somma, sotto pretesto di effetti perduti, sia agli Amministratori, sia a’ militari; non sarà ammesso, così nella contabilità in denaro, che in quella in generi, alcun ''deficit'' giustificato con le perdite fatte a Verona.<section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||182|}}</noinclude>{{nop}}
5. Il Commissario ordinatore in capo farà formare uno stato delle perdite che saranno state fatte dalle persone, le quali formavano la guarnigione de’ forti, o che si trovavano negli ospedali, e sarà imposta una terza contribuzione sopra la sola Città, e territorio di Verona, per tutto il montante della suddetta indennità.
6. Tutti i cavalli da vettura, e da sella che si troveranno a Verona, saranno presi ad uso de’ carri di artiglieria, e della cavalleria.
7. La città di Verona nel più breve spazio contribuirà una fornitura di cuoi per 40,000 paja di scarpe, e 2,000 paja di stivali; del panno per far 12,000 paja di calzoni, 12,000 sottovesti, e 4,000 vestiti: delle tele per fare 12,000 camice, e 12,000 paja di ghette; 12,000 cappelli, e 12,000 paja di calze; una porzione degli effetti suddetti sarà destinata a vestire la divisione del Generale Joubert.
8. Tutti gli argenti ch’esistono nelle Chiese, e in altri luoghi pubblici, come pure tutto ciò che appartiene al Governo, sarà confiscato a profìtto della Repubblica.
9. All’istante si unirà una Commissione militare, la quale quarantotto ore dopo la recezione del presente ordine dichiarerà nemici dell’umanità, ed assassini i cinquanta principali colpevoli autori dell’assassinio ch’ebbe luogo il giorno della seconda festa di Pasqua; i detti colpevoli, saranno arrestati, e in manatte spediti a Tolone per esser di là trasferiti alla Guienna; però se tra questi cinquanta vi fossero de’ nobili Veneziani, o di coloro che furono arrestati molti mesi sono, spediti a Venezia come colpevoli di cospirazione contro la Repubblica francese, e che di poi sono stati posti in libertà, saranno condannati ad esser fucilati; all’istante saranno sequestrati tutti i beni mobili, ed immobili de’ condannati suddetti, ed i loro beni fondi saranno confiscati, e impiegati a far fabbricare le case del popolo, che sono state bruciate durante l’assedio, e a indennizzare le altre persone della Città, le quali si troveranno aver fatte delle perdite.
10. Si farà un disarmo generale in tutto il Veronese,<noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||183|}}</noinclude>e chiunque si troverà aver disobbedito all’ordine del disarmo, sarà condannato a sei anni di ferri in Tolone.
11. Tutti i quadri, collezioni di piante, conchiglie ec., che apparterranno tanto alla Città, quanto a’ particolari, saranno confiscati a beneficio della Repubblica; i particolari che si troveranno nel caso di essere indennizzati, lo saranno dai beni de’ condannati.
12. Il Generale capo dello Stato maggiore, il Generale di divisione Augereau, ed il Commissario ordinatore in capo prenderanno tutte le disposizioni per l’esecuzione dell’ordine presente.
{{A_destra|{{Sc|Bonaparte}}.}}
{{Rule|4em}}
{{a destra|Parigi, 17 fiorile anno 5 (6 maggio 1797)}}
{{ct|t=1.5|v=1|lh=1.4|''Istruzioni per i Generali Bonaparte, e Clarke''.}}
Non senza qualche ripugnanza il Direttorio aveva consentito alla formazione di un congresso a Berna per conchiudere il trattato definitivo di pace tra la Repubblica francese, e S. M. l’Imperadore e Re: esso non si dissimulava le lentezze, e le difficoltà, che dovevan sorgere da questa maniera di negoziare. Esso accetta con piacere la proposizione fatta da S. M. I. di aprir subito le negozziazioni per la pace definitiva in una città qualunque di Italia senza chiamarvi gli Alleati, i quali potrebbero solamente esser chiamati alle negozziazioni per la pace dell’Impero. Il Direttorio desidera con ardore che quella con la Casa d’Austria sia prontamente conchiusa, e se ne rapporta intieramente ai Generali Bonaparte e Clarke per fissare di concerto co’ plenipoteuziarj di S. M. I. il luogo, il tempo, e il modo di negoziare. Esso si limita a raccomandar loro di non trascurar nulla per conchiuderla il più prontamente che sia possibile, e di renderla assolutamente indipendente da ogni altra potenza, in ispecialità dall’Inghilterra. Tutto si riduce di presente al trattare principalmente con l’Imperatore come Re di Ungheria, e di Boemia. Le basi della pace con l’Impero, che posson fissarsi nel trattato, non sono che un {{Pt|ef-|}}<noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||184|}}</noinclude>{{Pt|fetto|effetto}} secondario, e su del quale il Direttorio se ne rapporta alla saggezza de’ due negoziatori. Il General Bonaparte sviluppa su questo punto dell’eccellenti vedute nel suo dispaccio del 3 fiorile; ma il vero mezzo di arrivare ad una pace vantaggiosa con l’Impero sarebbe di ottenere da S. M. I. che le due armate di Sambra e Mosa occupassero il territorio dell’Impero sino al Leck e alla Rednitz, e tutte le piazze su ’l Reno, o almeno le principali. Con ciò le nostre truppe viverebbero sul paese nemico, e noi ci troveremmo in istato di farci pagare le contribuzioni imposte l’anno scorso sopra la Svezia, la Franconia, e la Baviera. L’Imperatore non deve rifiutarsi a questo accomodamento, perchè egli stesso deve entrare prontamente in possesso di tutta o di una parte dell’indennità accordata ne’ preliminari. I Generali Bonaparte e Clarke proporranno, come condizione principale della pace definitiva con l’Imperadore, che le truppe francesi non evacueranno quelle contrade d’Italia, che debbono essere occupate dall’Imperatore, se non in quanto egli evacuerà tutto il territorio sino al Leck, e alla Rednitz, come pure Magonza, Hemrebaistein, e Manheim, e ce ne lascerà prendere il possesso. Questo è il solo mezzo di non far la pace ed esser burlato, e farsi involare ancora tutto il frutto di due campagne.
In quanto all’idea di traslocare in Germania una parte dell’indennità dell’Imperadore, il Direttorio non si determinerebbe ad acconsentirvi, se non in quanto egli rinuncierebbe ad una parte equivalente di ciò che deve avere in Italia, e che forma un’indennità più che sufficiente; esso vede ancora che sarebbe pericoloso accordare all’Imperatore in Germania questo accrescimento di potenza, perchè il Re di Prussia ne pretenderebbe altrettanto. Per ciò che tocca al Frickthall, di cui parla il General Clarke nell’ultimo suo dispaccio, sarebbe senza dubbio utile l’ottenerlo, se però ciò non fosse per nuocere al successo, e alla prontezza delle negozziazioni. Il Direttorio vi vedrebbe un mezzo facile di migliorare la nostra frontiera verso la Svizzera. Per giungere all’esecuzione degli Articoli preliminari, il Direttorio non crede che sia necessario venire ad una dichiarazione di {{Pt|guer-|}}<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" /></noinclude>{{ct|f=100%|v=2|t=3|'''Al popolo d’Italia.'''}}
{{ct|f=100%|v=1|I.}}
<poem>
Mentre i tuoi primi nati aprono l’ale
verso terre che arridono più liete
di premî e d’opre e dentro il suol natale
il vecchio padre semina e non miete,
popol di vecchi e di fanciulli, quale
nuova ricerca t’anima? qual sete
d’esperïenze? E quando l’ideale
è prossimo, ti volgi ad altre mète.
Giunto ieri fra’ nuovi popoli, oltre
guardi, oltre corri con crescente affanno,
l’altrui vedendo più che ’l tuo dolore...
T’assistan vigilanti nella coltre
del suolo sacro i padri: essi ben sanno
che il destino t’elesse iniziatore.
</poem><noinclude>{{PieDiPagina||— 67 —|}}</noinclude>
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Indice:Foscolo, Ugo – Prose, Vol. I, 1912 – BEIC 1822978.djvu
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| Nome e cognome dell'autore = Ugo Foscolo
| Nome e cognome del curatore = Vittorio Cian
| Titolo = Prose
| Anno di pubblicazione = 1912
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==Indice==
* {{testo|/I - Scritti vari dal 1796 al 1798}}
** {{testo|/I - Scritti vari dal 1796 al 1798/I. Piano di studi}}
** {{testo|/I - Scritti vari dal 1796 al 1798/II. Risposta all'articolo contro il Quadro politico di Melchior Gioia}}
** {{testo|/I - Scritti vari dal 1796 al 1798/III. Saggio dei processi verbali compilati da Ugo Foscolo}}
** {{testo|/I - Scritti vari dal 1796 al 1798/IV. Articoli vari pubblicati nel Monitore italiano}}
*** {{testo|/I - Scritti vari dal 1796 al 1798/IV. Articoli vari pubblicati nel Monitore italiano/1. Al ministro di polizia, Sopransi}}
*** {{testo|/I - Scritti vari dal 1796 al 1798/IV. Articoli vari pubblicati nel Monitore italiano/2. Al capitano di giustizia}}
*** {{testo|/I - Scritti vari dal 1796 al 1798/IV. Articoli vari pubblicati nel Monitore italiano/3. A S. Rossi}}
*** {{testo|/I - Scritti vari dal 1796 al 1798/IV. Articoli vari pubblicati nel Monitore italiano/4. Notizie varie di cronaca}}
** {{testo|/I - Scritti vari dal 1796 al 1798/V. Giudizio del poema Bonaparte in Italia}}
** {{testo|/I - Scritti vari dal 1796 al 1798/VI. Il genio democratico - Manifesto}}
** {{testo|/I - Scritti vari dal 1796 al 1798/VII. Sull'Oda a Bonaparte liberatore}}
** {{testo|/I - Scritti vari dal 1796 al 1798/VIII. Istruzioni politico-morali}}
** {{testo|/I - Scritti vari dal 1796 al 1798/IX. Esame su le accuse contro Vincenzo Monti}}
* {{testo|Vera storia di due amanti infelici ovvero Ultime lettere di Iacopo Ortis (1912)}}
** {{testo|Vera storia di due amanti infelici ovvero Ultime lettere di Iacopo Ortis (1912)/Al lettore}}
** {{testo|Vera storia di due amanti infelici ovvero Ultime lettere di Iacopo Ortis (1912)/Lettera I}}
** {{testo|Vera storia di due amanti infelici ovvero Ultime lettere di Iacopo Ortis (1912)/Lettera II}}
** {{testo|Vera storia di due amanti infelici ovvero Ultime lettere di Iacopo Ortis (1912)/Lettera III}}
** {{testo|Vera storia di due amanti infelici ovvero Ultime lettere di Iacopo Ortis (1912)/Lettera IV}}
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** {{testo|Vera storia di due amanti infelici ovvero Ultime lettere di Iacopo Ortis (1912)/Lettera VII}}
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** {{testo|Vera storia di due amanti infelici ovvero Ultime lettere di Iacopo Ortis (1912)/Lettera XI}}
** {{testo|Vera storia di due amanti infelici ovvero Ultime lettere di Iacopo Ortis (1912)/Lettera XII}}
** {{testo|Vera storia di due amanti infelici ovvero Ultime lettere di Iacopo Ortis (1912)/Lettera XIII}}
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** {{testo|Vera storia di due amanti infelici ovvero Ultime lettere di Iacopo Ortis (1912)/Lettera XXXIII}}
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** {{testo|Vera storia di due amanti infelici ovvero Ultime lettere di Iacopo Ortis (1912)/Lettera XXXVII}}
** {{testo|Vera storia di due amanti infelici ovvero Ultime lettere di Iacopo Ortis (1912)/Lettera XXXVIII}}
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** {{testo|Vera storia di due amanti infelici ovvero Ultime lettere di Iacopo Ortis (1912)/Lettera XL}}
** {{testo|Vera storia di due amanti infelici ovvero Ultime lettere di Iacopo Ortis (1912)/Lettera XLI}}
** {{testo|Vera storia di due amanti infelici ovvero Ultime lettere di Iacopo Ortis (1912)/Lettera XLII}}
** {{testo|Vera storia di due amanti infelici ovvero Ultime lettere di Iacopo Ortis (1912)/Lettera XLIII}}
** {{testo|Vera storia di due amanti infelici ovvero Ultime lettere di Iacopo Ortis (1912)/Lorenzo F. a chi legge}}
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** {{testo|Vera storia di due amanti infelici ovvero Ultime lettere di Iacopo Ortis (1912)/Frontespizio della parte seconda}}
** {{testo|Vera storia di due amanti infelici ovvero Ultime lettere di Iacopo Ortis (1912)/Angelo S. al sensibile lettore}}
** {{testo|Vera storia di due amanti infelici ovvero Ultime lettere di Iacopo Ortis (1912)/Lorenzo F. all'amico Angelo}}
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** {{testo|Vera storia di due amanti infelici ovvero Ultime lettere di Iacopo Ortis (1912)/Lettera L}}
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** {{testo|Vera storia di due amanti infelici ovvero Ultime lettere di Iacopo Ortis (1912)/Lettera LX}}
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** {{testo|Vera storia di due amanti infelici ovvero Ultime lettere di Iacopo Ortis (1912)/Lettera LXIV}}
** {{testo|Vera storia di due amanti infelici ovvero Ultime lettere di Iacopo Ortis (1912)/Lettera LXV}}
** {{testo|Vera storia di due amanti infelici ovvero Ultime lettere di Iacopo Ortis (1912)/Annotazioni alle lettere di Iacopo}}
** {{testo|Vera storia di due amanti infelici ovvero Ultime lettere di Iacopo Ortis (1912)/Alcune memorie appartenenti alla storia di Teresa}}
*** {{testo|Vera storia di due amanti infelici ovvero Ultime lettere di Iacopo Ortis (1912)/Alcune memorie appartenenti alla storia di Teresa/Lettera I - Angelo S. ad Enrichetta D.}}
*** {{testo|Vera storia di due amanti infelici ovvero Ultime lettere di Iacopo Ortis (1912)/Alcune memorie appartenenti alla storia di Teresa/Lettera II}}
*** {{testo|Vera storia di due amanti infelici ovvero Ultime lettere di Iacopo Ortis (1912)/Alcune memorie appartenenti alla storia di Teresa/Lettera III}}
*** {{testo|Vera storia di due amanti infelici ovvero Ultime lettere di Iacopo Ortis (1912)/Alcune memorie appartenenti alla storia di Teresa/Lettera IV}}
*** {{testo|Vera storia di due amanti infelici ovvero Ultime lettere di Iacopo Ortis (1912)/Alcune memorie appartenenti alla storia di Teresa/Lettera V}}
* {{testo|/III - Scritti vari dal 1799 al 1802}}
** {{testo|/III - Scritti vari dal 1799 al 1802/I. Discorso su l'Italia}}
** {{testo|/III - Scritti vari dal 1799 al 1802/II. A Bonaparte - Dedica}}
** {{testo|/III - Scritti vari dal 1799 al 1802/III. Notizie di guerra}}
** {{testo|/III - Scritti vari dal 1799 al 1802/IV. Proemio ai Discorsi sopra gli uomini illustri di Plutarco}}
** {{testo|/III - Scritti vari dal 1799 al 1802/V. Progetto di un codice militare disciplinare}}
** {{testo|/III - Scritti vari dal 1799 al 1802/VI. Orazione a Bonaparte}}
* {{testo|Ultime lettere di Iacopo Ortis (1912)}}
** {{testo|Ultime lettere di Iacopo Ortis (1912)/Al lettore}}
** {{testo|Ultime lettere di Iacopo Ortis (1912)/Parte prima}}
** {{testo|Ultime lettere di Iacopo Ortis (1912)/Parte seconda}}
* {{testo|/Ultime lettere di Iacopo Ortis (seconda versione) - Varianti}}
** {{testo|/Ultime lettere di Iacopo Ortis (seconda versione) - Varianti/Parte prima}}
** {{testo|/Ultime lettere di Iacopo Ortis (seconda versione) - Varianti/Parte seconda}}
* {{testo|Notizia bibliografica intorno alle Ultime lettere di Iacopo Ortis}}
** {{testo|Notizia bibliografica intorno alle Ultime lettere di Iacopo Ortis/I. Prima edizione}}
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** {{testo|Notizia bibliografica intorno alle Ultime lettere di Iacopo Ortis/III. Traduzioni}}
** {{testo|Notizia bibliografica intorno alle Ultime lettere di Iacopo Ortis/IV. Verità storica delle Ultime lettere}}
** {{testo|Notizia bibliografica intorno alle Ultime lettere di Iacopo Ortis/V. Pareri de' letterati su le Ultime lettere}}
** {{testo|Notizia bibliografica intorno alle Ultime lettere di Iacopo Ortis/VI. Werther e Ortis}}
** {{testo|Notizia bibliografica intorno alle Ultime lettere di Iacopo Ortis/VII. Effetti morali del libro}}
* {{testo|/V - Scritti e frammenti vari dal 1802 al 1805}}
** {{testo|/V - Scritti e frammenti vari dal 1802 al 1805/I. Frammenti di un romanzo autobiografico}}
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** {{testo|/V - Scritti e frammenti vari dal 1802 al 1805/II. Saggio di novelle di Luigi Sanvitale, parmigiano (1803)}}
** {{testo|/V - Scritti e frammenti vari dal 1802 al 1805/III. Frammenti su Lucrezio}}
** {{testo|/V - Scritti e frammenti vari dal 1802 al 1805/IV. Commentari della storia di Napoli (1803-4)}}
* {{testo|La Chioma di Berenice - Discorsi e considerazioni (1913)}}
** {{testo|La Chioma di Berenice - Discorsi e considerazioni (1913)/A Giovan Battista Niccolini fiorentino}}
** {{testo|La Chioma di Berenice - Discorsi e considerazioni (1913)/Argomento}}
** {{testo|La Chioma di Berenice - Discorsi e considerazioni (1913)/Discorso primo - Editori, interpreti e traduttori}}
** {{testo|La Chioma di Berenice - Discorsi e considerazioni (1913)/Discorso secondo - Di Berenice}}
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* {{testo|tipo=tradizionale|Viaggio sentimentale di Yorick (Laterza, 1920)}}
** {{testo|tipo=tradizionale|Viaggio sentimentale di Yorick (Laterza, 1920)/Didimo Chierico a' lettori salute}}
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*** {{testo|tipo=tradizionale|Viaggio sentimentale di Yorick (Laterza, 1920)/Appendice - Saggio di una redazione primitiva del Viaggio sentimentale/Capitolo sessantesimonono}}
** {{testo|tipo=tradizionale|Viaggio sentimentale di Yorick (Laterza, 1920)/Due scritti relativi al Viaggio sentimentale}}
*** {{testo|tipo=tradizionale|Viaggio sentimentale di Yorick (Laterza, 1920)/Due scritti relativi al Viaggio sentimentale/I. Notizia intorno a Didimo Chierico}}
*** {{testo|tipo=tradizionale|Viaggio sentimentale di Yorick (Laterza, 1920)/Due scritti relativi al Viaggio sentimentale/II. Confessioni di Didimo Chierico}}
* {{testo|/VIII. Scritti vari dal 1805 al 1806}}
** {{testo|/VIII. Scritti vari dal 1805 al 1806/I. Frammenti di versioni (1805)}}
*** {{testo|/VIII. Scritti vari dal 1805 al 1806/I. Frammenti di versioni (1805)/1. Dalla Germania di Tacito}}
*** {{testo|/VIII. Scritti vari dal 1805 al 1806/I. Frammenti di versioni (1805)/2. Da Plinio, Epistolae, VI, I}}
** {{testo|/VIII. Scritti vari dal 1805 al 1806/II. Difesa da me fatta a Valenciennes l'anno 1805 pel disgraziato sargente Armani}}
** {{testo|/VIII. Scritti vari dal 1805 al 1806/III. Osservazioni sul poema del Bardo (1806)}}
** {{testo|/VIII. Scritti vari dal 1805 al 1806/IV. Sul Commentario della battaglia di Marengo scritto dal generale Alessandro Berthier}}
*** {{testo|/VIII. Scritti vari dal 1805 al 1806/IV. Sul Commentario della battaglia di Marengo scritto dal generale Alessandro Berthier/Parte prima}}
*** {{testo|/VIII. Scritti vari dal 1805 al 1806/IV. Sul Commentario della battaglia di Marengo scritto dal generale Alessandro Berthier/Parte seconda}}
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|lettera xxxi-xxxii}}|121}}</noinclude><section begin="s1" />
ambizione! Ma il tuo cuore, o Lauretta, è fatto per la schietta natura. — M’asciugo gli occhi e torno, sul far della notte, alla mia casa.
Che fai tu frattanto? Torni errando lungo le spiagge e porgendo inni e lagrime a Dio! Vieni! tu corrai le frutta del mio giardino; «tu berrai nella mia tazza, tu mangerai del mio pane». Se tornerá il tuo piccolo cane, io ne prenderò cura, perché non vada smarrito per le campagne. Quando si risveglierá il tuo tormento, e lo spirito sará vinto dalla passione, io ti verrò dietro per sostenerti in mezzo al cammino e per guidarti, se ti smarrissi, alla mia casa; ma ti verrò dietro nascostamente, per lasciarti libero almeno il conforto del pianto. Io ti sarò padre, fratello...; ma il mio cuore..., se tu sapessi! il mio cuore...
Una lagrima bagna la carta e cancella ciò che vado scrivendo.
<section end="s1" /><section begin="s2" />{{ct|f=100%|v=1|t=2|LETTERA XXXI}}
{{a destra|2 maggio.}}
Il fratello del parroco mi chiese come stava mia moglie. Ho lasciato correre: — Sta bene. — E vostra figlia? — Mi sentiva scoppiare: finsi di correre verso Michele, che per accidente passava, come se volessi avvertirlo di qualche cosa.
Mia moglie? Eterno Iddio! Stendo le braccia e guardo il cielo e non oso né mormorare né piangere... Eppure!... E perché mi ha fatto conoscere la felicitá, se doveva desiderarla sí ardentemente, e... perderne la speranza per sempre?
<section end="s2" /><section begin="s3" />{{ct|f=100%|v=1|t=2|LETTERA XXXII}}
{{a destra|4 maggio.}}
Hai tu veduto dopo i giorni della tempesta prorompere fra l’auree nuvole dell’oriente il vivo raggio del sole e riconsolar la natura? Tale per me è la vista di questa donna. Discaccio<section end="s3" /><noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|122|{{Sc|ii - ultime lettere di iacopo ortis}}|}}</noinclude><section begin="s1" />
i miei desidèri, condanno le mie speranze, piango i miei inganni: — No! io non la vedrò piú, io non l’amerò. — Odo una voce che mi rimprovera: la voce di Odoardo! M’adiro contro me stesso, e sento risorgere nel mio cuore una virtú sanatrice, un pentimento... Eccomi dunque fermo nella mia risoluzione, fermo piú che mai: ma poi? All’apparir del suo volto ritornano le mie illusioni, e l’anima mia si trasforma, e obblia se medesima, e s’imparadisa nella contemplazione della bellezza.
<section end="s1" /><section begin="s2" />{{ct|f=100%|v=1|t=2|LETTERA XXXIII}}
{{a destra|5 maggio.}}
Forse!... Quante donne nelle sventure de’ loro amanti sfortunati non altro alimentano che una compiacenza orgogliosa!... Ma forse ancora
{{blocco centrato|style=font-size:90%|
<poem>
...ella commosso
sentesi il cor per l’infelice amante,
benché pur non amato<ref>{{AutoreCitato|Ossian|Ossian}} [F.].</ref>.
</poem>}}
<section end="s2" /><section begin="s3" />{{ct|f=100%|v=1|t=2|LETTERA XXXIV}}
{{a destra|8 maggio.}}
«Ella non t’ama; e, se pur volesse amarti, nol può». È vero, Lorenzo...; ma, s’io consentissi a strapparmi il velo dagli occhi, dovrei subito chiuderli in sonno eterno, poiché senza quest’angelico lume la vita mi sarebbe terrore, il mondo caos, la natura notte e deserto. Anziché spegner le faci che aggiornano la prospettiva teatrale e disingannare villanamente gli spettatori, non è assai meglio calar del tutto il sipario e lasciarli nella loro<section end="s3" /><noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|lettera xxxv}}|123}}</noinclude><section begin="s1" />
illusione? — Ma se l’inganno ti nuoce? — Che monta, se il disinganno è mortale?
Una domenica intesi il parroco che sgridava i villani per lo smodato uso del vino. Egli frattanto non s’accorgeva che avvelenava a que’ meschini il conforto di addormentare nell’ebbrietá della sera le fatiche del giorno, di non sentir l’amarezza del loro pane bagnato di sudore e di lagrime, e di non pensare al rigore e alla fame che il vicino verno minaccia.
<section end="s1" /><section begin="s2" />{{ct|f=100%|v=1|t=2|LETTERA XXXV}}
{{a destra|10 maggio.}}
Ti ringrazio, eterno Iddio, ti ringrazio! Tu hai dunque ritirato il tuo spirito, e Lauretta ha lasciato alla terra le sue infelicitá! Tu ascolti i gemiti che partono dalie viscere dell’anima, e mandi la morte per isciogliere dalle catene della vita le tue creature perseguitate ed afflitte. Mia cara amica! Che il tuo sepolcro beva almeno le lagrime ch’io ti offro! Le zolle, che ti nascondono, siano coperte di poca erba! Tu, vivendo, speravi da me qualche conforto: eppure non ho potuto nemmeno renderti gli ultimi uffici! Ma... ci rivedremo..., sí!
Quand’io, caro Lorenzo, mi ricordava di quella povera fanciulla, certi presentimenti mi gridavano dal cuore profondo: — Ella è morta! — Pure, se tu non me lo avessi scritto, io certo non lo avrei saputo mai: perché... e chi si cura della virtú, quand’ella è avvolta nella povertá? Spesso mi sono posto a scriverle...: m’è caduta la penna, e ho bagnato la carta di lagrime: temeva ch’ella mi raccontasse le sue sciagure e mi destasse nel cuore una corda la di cui vibrazione non sarebbe cessata sí tosto. Purtroppo! noi sfuggiamo d’intendere i mali de’ nostri amici, le loro miserie ci sono gravi, e il nostro orgoglio sdegna di porgere il conforto delle parole (sí caro agli infelici!), quando non si può unire un soccorso vero e reale. Ma... fors’ella mi annoverava fra la schiera di coloro che, ubbriacati dalla<section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|124|{{Sc|ii - ultime lettere di iacopo ortis}}|}}</noinclude>
felicitá, abbandonano gli sventurati. Lo sa il cielo!... Frattanto Dio ha conosciuto ch’ella non poteva reggere piú. «Egli tempera i venti in favore dell’agnello recentemente tosato», e... tosato al vivo!
Tornerò, Lorenzo: conviene ch’io esca. Il mio cuore si angustia e geme, come se non volesse starmi piú in petto: sulla vetta di un monte mi sembra d’esserne un poco piú libero; ma qui..., nella mia stanza..., sto quasi sotterrato in un sepolcro.
Sono salito sulla piú alta cima della montagna. I venti imperversavano; io vedeva le querce ondeggiar sotto a’ miei piedi; la selva fremeva come mar burrascoso, e la valle ne rimbombava: su le rupi dell’erta sedeano le nuvole... Nella terribile maestá della natura la mia anima attonita e spaventata ha dimenticato i suoi mali, ed è tornata per alcun poco in pace con se medesima.
Vorrei dirti, mio caro amico, gran cose: mi passano per la mente, vi sto pensando, m’ingombrano il cuore, s’affollano, si confondono, non so piú da quale io mi debba incominciare: poi tutto ad un tratto mi sfuggono, ed io prorompo in un pianto dirotto.
Vado errando come un ragazzo, senza saper dove e perché: non m’accorgo, e i miei piedi mi strascinano fra i precipizi. Io domino le valli e le campagne soggette: magnifica ed inesausta natura! I miei sguardi e i miei pensieri si perdono nel lontano orizzonte. Vo salendo, e... sto... lí... ritto..., anelante; Guardo all’ingiú: quale voragine! Alzo gli occhi inorridito e scendo passo passo appiè del colle, dove la valle è piú fosca. Un boschetto di giovani querce mi protegge dai venti e dal sole: due rivi d’acqua mormorano qua e lá sommessamente; i rami bisbigliano, e un rossignuolo... Ho sgridato un pastore, che era venuto per rapire dal nido i suoi figli: il pianto, la desolazione, la morte di que’ deboli innocenti dovevano essere forse venduti per una meschina moneta di rame: cosí va! Ma io l’ho compensato del guadagno che sperava di trarne, ed egli mi ha promesso di non disturbare piú i rossignuoli. E lá...<noinclude></noinclude>
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io mi riposo. Dove se’ ito, o buon tempo di prima? La mia ragione è malata e non può fidarsi che nel sopore, perché... guai se sentisse tutta la sua infermitá! Quasi quasi..., povera Lauretta! tu forse mi chiami...
Tutto!... tutto quello ch’esiste per gli uomini non è che la lor fantasia. Caro amico! fra le rupi la morte mi era spavento, e all’ombra di quel boschetto io avrei chiusi gli occhi volentieri in sonno eterno. Vestiamo la realtá a nostro modo; i nostri desidèri si vanno moltiplicando con le nostre idee, sudiamo per quello che vestito diversamente ci annoia, e le nostre passioni non sono, in fine del conto, che gli effetti delle nostre illusioni. Quanto mi sta d’intorno richiama al mio cuore quel dolce sogno della mia fanciullezza. Quante volte io scorreva teco queste campagne, aggrappandomi or a questo or a quell’arbuscello di frutta, immemore del passato, non curando che del presente, occupandomi sopra cose che la mia immaginazione ingrandiva e che dopo un’ora non esistevano piú, e riponendo tutte le mie speranze ne’ giuochi della prossima festa! Ma quel sogno è svanito! e chi m’assicura che in questo momento io non sogni? Ben tu, Padre della natura, tu che creasti il mio cuore, sai che sonno spaventevole è questo ch’io dormo; sai che non altro m’avanza fuorché il pianto e la morte.
Cosí vaneggio! Cangio voti e pensieri, e quanto la natura è piú bella tanto piú vorrei vederla vestita a lutto. E veramente pare che oggi il cielo m’abbia esaudito. Nel verno passato io era felice; quando la natura dormiva mortalmente, la mia anima era tranquilla!... Ed ora?
Eppur traggo conforto della speranza di essere compianto. Su l’aurora della vita non vedrò forse il meriggio; ma la mia sepoltura sará bagnata dalle tue lagrime..., dalle lagrime di quella donna celeste. E chi mai cede a un’eterna obblivione questa cara e travagliata esistenza? Chi mai vide per l’ultima volta i raggi del sole, chi salutò la natura per sempre, chi abbandonò i suoi diletti, le sue speranze, i suoi inganni, i suoi stessi dolori, senza lasciar dietro a sé un desiderio, un sospiro, uno sguardo? Le persone a noi care, che ci sopravivono, sono parte di noi.<noinclude></noinclude>
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I nostri occhi morenti chiedono altrui qualche stilla di pianto, e il nostro cuore ama che il recente cadavere sia sostenuto dalle bracce amorose di chi sta per raccogliere l’ultimo nostro sospiro. Geme la natura perfin nella tomba, e il suo gemito vince il silenzio e l’oscuritá della morte.
M’affaccio al balcone, ora che la divina luce del sole si va spegnendo e le tenebre rapiscono all’universo que’ raggi languidi che rosseggiano su l’orizzonte, e nell’opacitá del mondo malinconico e taciturno contemplo l’immagine della distruzione divoratrice di quanto esiste. Poi giro lo sguardo sulle macchie de’ giovani pini, piantati dal mio buon padre in mezzo a quel monticello di sabbia presso la porta della parocchia, e travedo biancheggiare, fra mezzo le frondi agitate da’ venti, la pietra della mia fossa. Quivi ti veggo venir con mia madre e pregar pace all’ombra dell’infelice figliuolo. Allora dico a me stesso: — Forse Teresa verrá solitaria sull’alba a rattristarsi dolcemente su le mie antiche memorie, e a dire alle mie ceneri un altro addio. No! la morte non è dolorosa. — Che se il solitario giovane innamorato chiederá la mia storia, forse l’agricoltore piú vecchio, seduto, sull’imbrunir della sera, al limitar della chiesa, risponderá que’ versi di {{AutoreCitato|Thomas Gray|Gray}}:
{{blocco centrato|style=font-size:90%}}
<poem>
Spesso fu visto frettoloso all’erbe
scuoter col piè le rugiadose stille,
poggiando al monte a salutar l’aurora.
Sotto quel gelso, che gran ciel co’ densi
rami prendea, sul fervido meriggio
sdraiar soleasi trascuratamente,
e muto muto contemplar le fresche
onde inquiete del limpido lago.
Quando la notte addormentava il mondo,
mesto su quella rupe erma sedea,
intento al cupo fremere dell’acque
o al mormorar de’ venti. Or lo vedresti
presso l’ombre del bosco, disdegnoso
sorridendo aggirarsi, or borbottando
quasi per doglia trasognato, o vinto
da cruda sorte, o disperato amante.
</poem><noinclude>{{fine blocco}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|lettera xxxvi}}|127}}
{{blocco centrato|style=font-size:90%}}</noinclude><section begin="s1" /><poem>
Spuntò il mattino; e su l’usato balzo,
e del lago alle sponde, e appiè del gelso
piú non apparve: altro mattin succede;
e il colle invano, e invan l’aspetta il bosco:
al terzo di portar lento si vide
con tetra pompa per le strade al tempio.
A fama ignoto ed a fortuna, eterno
sonno sotterra il giovinetto dorme.
</poem>
<section end="s1" /><section begin="s2" />{{ct|f=100%|v=1|t=2|LETTERA XXXVI}}
{{a destra|11 maggio.}}
Conviene dire che la natura abbia pur d’uopo di questo globo e della specie di viventi litigiosi che lo stanno abitando. E, per provvedere alla conservazione di tutti, anziché legarci in reciproca fratellanza, ha costituito ciascun uomo cosí amico di se medesimo, che volentieri aspirerebbe all’esterminio dell’universo per vivere piú sicuro della propria esistenza e rimanersi despota solitario di tutto il creato. Niuna generazione ha mai veduto, per tutto il suo corso, la dolce pace: la guerra fu sempre l’arbitra de’ diritti, e la forza ha dominato tutti i secoli. Cosí l’uomo, or aperto, or secreto, e sempre implacabile nemico della umanitá, conservandosi con ogni mezzo, cospira all’intento della natura, che ha d’uopo della esistenza di tutti; e l’uman genere, quantunque divori perpetuamente se stesso, vive e si propaga. Odi.
Di buon mattino ho accompagnato Teresa e sua figlia da una lor conoscente, venuta a villeggiare. Credeva di stare a pranzo in lor compagnia, ma per mia disgrazia aveva fin dalla settimana passata promesso al chirurgo di desinare in sua casa; e, se Teresa non me ne facea sovvenire, io, a dirti la veritá, me n’era dimenticato. Mi vi sono dunque avviato un’oretta innanzi il mezzogiorno; ma, affannato dal caldo, mi sono alla metá della strada coricato sotto un ulivo (al vento fuor di stagione di ieri oggi è succeduta un’arsura noiosissima), e me ne stava li al fresco spensieratamente, come se avessi giá desinato.<section end="s2" /><noinclude>{{fine blocco}}</noinclude>
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Spuntò il mattino; e su l’usato balzo,
e del lago alle sponde, e appiè del gelso
piú non apparve: altro mattin succede;
e il colle invano, e invan l’aspetta il bosco:
al terzo di portar lento si vide
con tetra pompa per le strade al tempio.
A fama ignoto ed a fortuna, eterno
sonno sotterra il giovinetto dorme.
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{{a destra|11 maggio.}}
Conviene dire che la natura abbia pur d’uopo di questo globo e della specie di viventi litigiosi che lo stanno abitando. E, per provvedere alla conservazione di tutti, anziché legarci in reciproca fratellanza, ha costituito ciascun uomo cosí amico di se medesimo, che volentieri aspirerebbe all’esterminio dell’universo per vivere piú sicuro della propria esistenza e rimanersi despota solitario di tutto il creato. Niuna generazione ha mai veduto, per tutto il suo corso, la dolce pace: la guerra fu sempre l’arbitra de’ diritti, e la forza ha dominato tutti i secoli. Cosí l’uomo, or aperto, or secreto, e sempre implacabile nemico della umanitá, conservandosi con ogni mezzo, cospira all’intento della natura, che ha d’uopo della esistenza di tutti; e l’uman genere, quantunque divori perpetuamente se stesso, vive e si propaga. Odi.
Di buon mattino ho accompagnato Teresa e sua figlia da una lor conoscente, venuta a villeggiare. Credeva di stare a pranzo in lor compagnia, ma per mia disgrazia aveva fin dalla settimana passata promesso al chirurgo di desinare in sua casa; e, se Teresa non me ne facea sovvenire, io, a dirti la veritá, me n’era dimenticato. Mi vi sono dunque avviato un’oretta innanzi il mezzogiorno; ma, affannato dal caldo, mi sono alla metá della strada coricato sotto un ulivo (al vento fuor di stagione di ieri oggi è succeduta un’arsura noiosissima), e me ne stava li al fresco spensieratamente, come se avessi giá desinato.<section end="s2" /><noinclude>{{fine blocco}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|128|{{Sc|ii - ultime lettere di iacopo ortis}}|}}</noinclude>
Voltando la testa, mi sono avveduto di un contadino che guardavano bruscamente.
— Che fate voi qui?
— Sto, come vedete, riposando.
— Avete voi possessioni? — percotendo la terra col calcio del suo schioppo.
— Perché?
— Perché?... perché? Sdraiatevi sui vostri prati, se ne avete, e non venite a pestare l’erba degli altri. — E, partendo: — Fate ch’io, tornando, vi trovi! —
Io non mi era mosso, ed egli se n’era ito. A bella prima io non aveva badato alle sue bravate; ma... ripensandoci... «Se ne avete»? E se la fortuna non avesse concesso a’ miei padri un palmo di terreno, tu m’avresti negato anche nella parte piú sterile del tuo prato l’estrema pietá del sepolcro!... Ma, osservando che l’ombra dell’ulivo diventava piú lunga, mi sono ricordato del pranzo.
Poco fa, tornandomi a casa, ho trovato sulla mia porta l’uomo stesso di questa mattina: — Signore, vi stava aspettando; se mai... vi foste sdegnato meco, vi domando perdono.
— Copritevi: io non me ne sono giá offeso. —
Perché mai questo mio cuore, nelle stesse occasioni, ora è pace pace, ora è tutto tempesta? Diceva quel viaggiatore: «Il flusso e riflusso de’ miei umori governa tutta la mia vita». Forse, un minuto prima, il mio sdegno sarebbe stato assai piú grave dell’insulto.
Perché dunque abbandonarci al capriccio del primo che ci offende, permettendo ch’egli ci possa turbare con un’ingiuria non meritata? Vedi come l’amor proprio adulatore tenta, con questa pomposa sentenza, di ascrivermi a merito un’azione, che è derivata forse da... chi lo sa? In altri simili casi non ho usato di eguale moderazione: è vero che, passata un’ora, ho filosofato contro di me; ma la ragione è venuta zoppicando; e il pentimento, per chi aspira alla saviezza, è sempre tardo. Ma... né io v’aspiro: io non sono che un di que’ tanti figliuoli della terra..., non altro, e porto meco tutte le passioni e le miserie della mia specie.<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|lettera xxxvii}}|129}}</noinclude><section begin="s1" />
Il contadino proseguiva: — Vi ho fatto villania, ma io non vi conosceva. Que’ lavoratori, che tagliavano il fieno ne’ prati vicini, mi vi hanno avvertito.
— Non importava, buon uomo. Come va il frumento quest’anno?
— Bene;... ma vi prego, caro signore, scusatemi: non vi conosceva.
— Buon uomo, o conoscendo o non conoscendo, non offendete ingiustamente niuno, perché correte sempre pericolo o di provocare il potente o di maltrattare il debole. Riguardo a me, potete starvene in pace.
— Dice bene il signore: Dio gliene renda il merito, — levandosi il cappello e partendo.
Intanto? Crescono ogni giorno i martiri perseguitati dal nuovo usurpatore della mia patria! Quanti andranno errando o profughi o esiliati, senza il letto di poca erba o l’ombra di un ulivo!... Dio lo sa! Lo straniero infelice è cacciato perfino dalla balza dove le pecore pascono tranquillamente.
<section end="s1" /><section begin="s2" />{{ct|f=100%|v=1|t=2|LETTERA XXXVII}}
{{a destra|14 maggio.}}
S’io fossi pittore, qual ampia materia al mio pennello! L’artista, immerso nell’idea deliziosa del bello, addormenta, o mitiga almeno, tutte le altre passioni. Ma... se anche fossi pittore? Ho veduto ne’ pittori e ne’ poeti la bella, e talvolta anche la schietta natura; ma la natura somma, immensa, inimitabile non l’ho veduta dipinta mai. {{AutoreCitato|Omero|Omero}}, {{Wl|Q15837802|Ossian}} e {{AutoreCitato|Dante Alighieri|Dante}}, i tre maestri di tutti gli ingegni sovrumani, hanno investito la mia fantasia ed infiammato il mio cuore: ho bagnato di caldissime lagrime i loro versi, e ho adorato le loro ombre divine, come se le vedessi, assise su le vòlte eccelse che sovrastano l’universo, a dominare l’eternitá. Pure... gli originali, che mi vedo dinanzi, mi riempiono tutte le potenze dell’anima; e non oserei, Lorenzo..., non oserei, se anche si trasfondesse in me il genio di Michelangelo, tirarne<section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|130|{{Sc|ii - ultime lettere di iacopo ortis}}|}}</noinclude>
le prime linee. — Eterno Iddio! quando tu miri una sera di primavera, ti compiaci forse della tua creazione? Tu mi hai versato, per consolarmi, una fonte inesausta di piacere; ed io? L’ho guardata sovente con indifferenza. — Sulla cima del monte, indorato dai pacifici raggi del sole che va mancando, io mi vedo accerchiato da una catena di colli, sui quali ondeggiano le messi e si scuotono le viti, sostenute in ricchi festoni dagli olivi e dagli olmi: le balze e i gioghi lontani van sempre crescendo, come se gli uni fossero imposti sugli altri. Di sotto a me le coste del monte sono spaccate in burroni infecondi fra i quali si vedono offuscarsi le ombre della sera, che poco a poco s’innalzano: il fondo oscuro e orribile sembra la bocca di una voragine. Nella falda del mezzogiorno l’aria è signoreggiata dal bosco che sovrasta e offusca la valle, dove pascono al fresco le pecore e pendono dall’erta le capre svagate. Cantano flebilmente gli uccelli, come se piangessero il giorno che more; muggono le giovenche; e il vento pare che si compiaccia del sussurrar delle fronde. Ma da settentrione si dividono i colli, e s’apre all’occhio un’interminabile pianura: si distinguono ne’ campi vicini i buoi che tornano a casa; lo stanco agricoltore li siegue appoggiato al suo bastone; e, mentre le madri e le mogli apparecchiano la cena all’affaticata famiglia, fumano le lontane ville ancor biancicanti e le capanne disperse per la campagna. I pastori mungono il gregge, e la vecchiarella, che stava filando su la porta dell’ovile, abbandona il lavoro e va accarezzando e fregando il torello o gli agnelletti, che belano intorno alle loro madri. La vista intanto si va dilungando, e, dopo ampia fila di alberi e di campi, termina nell’orizzonte, dove tutto si minora e si confonde: lancia il sole, partendo, pochi raggi, come se quelli fossero gli estremi addio che dá alla natura; le nuvole rosseggiano, poi vanno languendo, e pallide finalmente si oscurano: allora la pianura si perde, l’ombre si diffondono sulla faccia della terra, ed io, quasi in mezzo all’oceano, da quella parte non vedo che il cielo.
Ier sera appunto io scendeva a passo a passo dal monte per andarmene da Teresa, che m’aspettava. Il mondo era in<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|lettera xxxvii}}|131}}</noinclude>
preda alla notte, ed io non sentiva che il canto della villanella e non vedeva che i fuochi de’ pastori. Scintillavano tutte le stelle, e, mentr’io salutava ad una ad una le costellazioni, la mia mente contraeva un non so che di celeste, ed il mio cuore s’innalzava come se aspirasse ad una regione piú sublime assai della terra. Mi sono trovato al piano presso la chiesa: suonava la campana de’ morti, e un senso di umanitá trasse i miei sguardi sul cimiterio, dove ne’ loro cumuli coperti di erba dormono gli antichi padri della villa. — Abbiate pace, o nude reliquie: la materia è tornata alla materia; nulla scema, nulla cresce, nulla si perde quaggiú; tutto si trasforma e si riproduce!... Umana sorte! men infelice degli altri chi non la teme... — In questo mentre mi sento pigliar per un braccio... O anima mia, come gli affetti patetici, che t’inondavano, si sono subito convertiti in piacere!... Era Teresa, uscita per incontrarmi.
S’appoggiò al mio braccio, e noi passeggiammo taciturni per la riva del fiumicello sino al lago de’ cinque fonti. E lá ci siamo, quasi di consenso, fermati a mirar l’astro di Venere che ci lampeggiava sugli occhi. — Oh! — diss’ella con un dolce entusiasmo — credi tu che il {{AutoreCitato|Francesco Petrarca|Petrarca}} non abbia anch’egli visitato sovente queste solitudini, sospirando, per le ombre pacifiche della notte, la sua perduta amica? Quando leggo i suoi versi, la mia fantasia me lo dipinge qui..., malinconico..., errante..., seduto sul tronco di un albero, pascersi de’ suoi mesti pensieri e volgersi al cielo, cercando con gli occhi lagrimosi lo spirito di Laura. Io non so come quell’anima tutta celeste abbia potuto sopravivere in tanto dolore e fermarsi fra le miserie de’ mortali! Oh, dolce amico! quando s’ama da vero!... — Ella mi stringeva la mano, ed io sentiva liquefarmisi il cuore.
— Provvidenza divina! — esclamai — era pur fino dalla mia fanciullezza ch’io veniva tutti gli anni fra questi colli: eppur non aveva scoperto mai questo lago, dove il caso mi trasse la prima volta, quando le sue acque mi guidavano a conoscerti.
— Né io voleva passare l’inverno fuor di cittá: vi ho passato l’autunno... felicemente — un sorriso ritardò quest’ultima parola, che fu, o Lorenzo, un coltello al mio cuore. — Ma — proseguí —<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|132|{{Sc|ii - ultime lettere di iacopo ortis}}|}}</noinclude>
chi può conoscere gl’insensibili accidenti da cui sempre è di retta la nostra sorte? Sono passati anche i giorni del verno; questa stagione temuta da tutta la natura io la bramerei sempre... sempre simile al verno di quest’anno. — Tacque con un’occhiata di affettuosa compiacenza, e risanò dentro di me la ferita che si andava rimarginando. — Sí, angelo..., tu sei nato per me! Ed io... — Ma l’anima tornò in se stessa e fu in tempo di soffocare queste parole, che giá mi scoppiavano dalle labbra.
Ella saliva la collina, ed io la seguitava. Le mie facoltá erano tutte di Teresa; ma la tempesta, che le aveva agitate, era alquanto cessata. — Tutto è amore — diss’io, ripigliando il discorso di prima: — l’universo non è che amore! E chi lo ha mai piú sentito o meglio dipinto del Petrarca? Adoro come divinitá que’ pochi geni che si sono innalzati sopra gli altri mortali; ma il Petrarca io... l’amo; e mentre il mio intelletto gli sacrifica come a nume, il mio cuore lo invoca padre e amico consolatore. — Teresa mi rispose con un sospiro.
La salita l’aveva stancata. — Riposiamo — diss’ella. L’erba era umida; io le proposi un gelso poco lontano; o amico! il piú bel gelso che mai. È sublime e frondoso come il ciriegio del giardino di Teresa, dov’ella, suonando l’arpa, siede con me e con la ragazza nelle sere che non ha voglia di passeggiare: sui rami piú alti v’ha un nido di cardellini; e noi lo chiamiamo il nostro albero favorito.
Frattanto ella giaceva sotto il gelso, ed io le recitava le odi di {{AutoreCitato|Saffo|Saffo}}. Sorgeva la luna... oh!...
Perché, mentre scrivo, il mio polso batte con piú frequenza? Beata sera! tu hai spiegate d’innanzi a me tutte le tue ricchezze, ed hai destato il mio cuore perché le potesse conoscere. O uomo, l’universo cangia d’aspetto a norma della tua prosperitá!
Si foss’ella avveduta... ch’io... l’amo? No, Lorenzo, io spero che no.
Oh, come, tornando, la strada fu breve! Noi salutammo Venere, che stava per immergersi in seno alle nuvolette che sorgevano dall’estremo occidente.<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|lettera xxxviii-xxxix}}|133}}</noinclude><section begin="s1" />
Teresa, lasciandomi su la porta del giardino: — Addio — diss’ella; e, rivolgendosi dopo pochi passi...: — Addio. —
Io rimasi estatico. Avrei baciate l’orme de’ suoi piedi... Fendeva un suo braccio, e i suoi neri capelli svolazzavano mollemente; ma poi... appena appena il viale e la fosca ombra degli alberi mi concedevano di veder ventilare da lungi le sue bianche vesti; e, poiché l’ebbi perduta, tendeva l’orecchio, sperando di udir la sua voce...
Partendo, mi volsi con le braccia aperte, quasi per consolarmi, all’astro di Venere. Era anch’egli sparito.
<section end="s1" /><section begin="s2" />{{ct|f=100%|v=1|t=2|LETTERA XXXVIII}}
{{a destra|15 maggio.}}
Ch’io la veda sempre, o non piú... mai! Il timor di non rivederla mi desta: divorato da un sentimento profondo, ardente, smanioso, balzo dal letto al balcone e non concedo riposo alle mie membra nude, aggricciate, se prima non discerno su l’oriente un raggio di giorno. Corro palpitando al suo fianco, e... stupido! soffoco le parole e i sospiri; non concepisco, non odo: il tempo vola, e la notte mi strappa da quel soggiorno di paradiso. Ahi lampo! rompi le tenebre, splendi, passi, ed accresci il terrore e l’oscuritá...
<section end="s2" /><section begin="s3" />{{ct|f=100%|v=1|t=2|LETTERA XXXIX}}
{{a destra|16 maggio.}}
E penso: — È pur vero che questa donna esista qui, in questo basso mondo, fra noi? — E sospetto assai volte d’essermi innamorato della creatura della mia fantasia.
Perché... e chi non avrebbe voluto amarla anche infelicemente? e dov’è l’uomo cosí avventuroso, col quale io degnassi di cangiare questo stato mio lagrimevole? Ma com’io<section end="s3" /><noinclude></noinclude>
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|134|{{Sc|ii - ultime lettere di iacopo ortis}}|}}</noinclude><section begin="s1" />
posso d’altronde essere tanto inimico di me per tormentarmi (lo sa il cielo!) senza niuna speranza?
Purtroppo! sempre in guerra con me medesimo! in guerra! Ahi! che gli uomini bramerebbero d’essere immortali..., ma si pentirebbero poi della stessa immortalitá. Almeno, mio caro amico, nelle terribili burrasche della vita si può, quando i rimedi e le speranze ti lasciano, ricorrere al naufragio.
<section end="s1" /><section begin="s2" />{{ct|f=100%|v=1|t=2|LETTERA XL}}
{{a destra|17 maggio.}}
Egli viene, Lorenzo..., egli viene.
Scrive dalla Toscana, dove si fermerá venti giorni, e la lettera è in data degli 8 maggio: fra due settimane al piú..., dunque!
Teresa..., io non lo so, sará allegra forse. Per altro, mostrandomi la lettera, pareva che si congratulasse piú meco per il ritorno del mio amico che per la vicinanza del di lei sposo. Che il cielo ne la ricompensi! Non ostante, ella aggiungeva rimorsi a rimorsi.
E certamente gli avrá scritto di me, perch’egli mi manda mille ringraziamenti. Oh!... se tu li leggessi, arrossiresti per il tuo povero amico.
<section end="s2" /><section begin="s3" />{{ct|f=100%|v=1|t=2|LETTERA XLI}}
{{a destra|19 maggio, all’alba.}}
Oh, illusione! Perché, quando quest’anima è un paradiso, e Teresa è al mio fianco, e mi sento sospirar su la bocca, e...; perché la morte, invocata, non ode? Almen que’ beati momenti non fossero mai venuti, o non fossero fuggiti mai! Questa notte cercava brancicando quella mano che me l’ha strappata dal seno: mi parea d’intendere un suo lontano sospiro;... ma le coltri molli di pianto, i miei capelli sudati, il petto ansante, la fitta e muta<section end="s3" /><noinclude></noinclude>
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|lettera xlii}}|135}}</noinclude><section begin="s1" />
oscuritá..; tutto tutto mi gridava: — Infelice! t’illudi. —Spaventato e languente, mi sono buttato boccone sul letto, abbracciando il guanciale e cercando di tormentarmi nuovamente e d’illudermi.
Se tu mi vedessi! Stanco, pallido, taciturno errar su e giú per i colli e cercar di Teresa, e temer di trovarla; sovente brontolar fra me stesso, chiamare, pregarla, e rispondere alle mie voci: arso dal sole, mi caccio sotto una macchia e m’addormento o vaneggio. Ahi! che sovente la saluto come se la vedessi, e mi pare di stringerle e di baciarle piú volte la mano... Poi tutto svanisce, ed io tengo gli occhi inchiodati sui precipizi di qualche dirupo. Sí! conviene ch’io la finisca.
<section end="s1" /><section begin="s2" />{{ct|f=100%|v=1|t=2|LETTERA XLII}}
{{a destra|19 maggio, a sera.}}
Fuggir dunque, fuggire; ma dove? Da vero che mi sento malato: appena reggo questo misero corpo per potermelo strascinare sino alla villa, e confortarmi in quegli occhi neri, e bere un altro sorso di vita, forse ultimo! Ma senza di ciò il mio male peggiorerebbe d’assai.
Oggi l’ho salutata per andarmene a pranzo; sono partito, ma non poteva scostarmi dal suo giardino; e... lo credi? la sua vista mi dá soggezione. Vedendola poi scendere con sua figlia, ho tentato di tirarmi sotto una pergola e fuggirmene. La Giovannina ha gridato: — Viscere mie, viscere mie, non ci avete vedute? — Percosso quasi da un fulmine, mi sono precipitato sopra un sedile: la ragazza mi s’è gettata adosso, baciandomi e dicendomi sommessamente: — Perché piangete? — Non so se Teresa m’abbia guardato: s’è rivolta a passeggiare per l’opposto viale. Dopo mezz’ora è tornata a chiamare la figlia, che stava ammucchiando erbe a’ miei piedi: sorridendo quasi, lodava i piselli ch’io aveva piantato; ma le sue pupille erano rosse di pianto.<section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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Dr Zimbu
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oscuritá..; tutto tutto mi gridava: — Infelice! t’illudi. — Spaventato e languente, mi sono buttato boccone sul letto, abbracciando il guanciale e cercando di tormentarmi nuovamente e d’illudermi.
Se tu mi vedessi! Stanco, pallido, taciturno errar su e giú per i colli e cercar di Teresa, e temer di trovarla; sovente brontolar fra me stesso, chiamare, pregarla, e rispondere alle mie voci: arso dal sole, mi caccio sotto una macchia e m’addormento o vaneggio. Ahi! che sovente la saluto come se la vedessi, e mi pare di stringerle e di baciarle piú volte la mano... Poi tutto svanisce, ed io tengo gli occhi inchiodati sui precipizi di qualche dirupo. Sí! conviene ch’io la finisca.
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{{a destra|19 maggio, a sera.}}
Fuggir dunque, fuggire; ma dove? Da vero che mi sento malato: appena reggo questo misero corpo per potermelo strascinare sino alla villa, e confortarmi in quegli occhi neri, e bere un altro sorso di vita, forse ultimo! Ma senza di ciò il mio male peggiorerebbe d’assai.
Oggi l’ho salutata per andarmene a pranzo; sono partito, ma non poteva scostarmi dal suo giardino; e... lo credi? la sua vista mi dá soggezione. Vedendola poi scendere con sua figlia, ho tentato di tirarmi sotto una pergola e fuggirmene. La Giovannina ha gridato: — Viscere mie, viscere mie, non ci avete vedute? — Percosso quasi da un fulmine, mi sono precipitato sopra un sedile: la ragazza mi s’è gettata adosso, baciandomi e dicendomi sommessamente: — Perché piangete? — Non so se Teresa m’abbia guardato: s’è rivolta a passeggiare per l’opposto viale. Dopo mezz’ora è tornata a chiamare la figlia, che stava ammucchiando erbe a’ miei piedi: sorridendo quasi, lodava i piselli ch’io aveva piantato; ma le sue pupille erano rosse di pianto.<section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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Dr Zimbu
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/* Riletta */
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|136|{{Sc|ii - ultime lettere di iacopo ortis}}|}}</noinclude><section begin="s1" />
{{ct|f=100%|v=1|t=1|LETTERA XLIII}}
{{a destra|24 maggio.}}
Bada: per la sacra amicizia, ti scongiuro, taci! quando per altro tu, per salvarmi, non mi avessi a quest’ora perduto. Non so che pensarmi: ella... mi sfugge, ed io temo di trovarmele presso. Talvolta mi conforta a lasciarla per cangiar d’aria, esagerando la mia malattia: pare intanto che mi compianga. Sono stato in questi tre giorni assalito da una febbre leggera, ed ella ne prese gran cura.
<section end="s1" /><section begin="s2" />{{Ct|f=100%|v=1|t=3|L=0px|LORENZO F.}}
{{Ct|f=100%|v=1|L=0px|{{Sc|a chi legge}}.}}
Tu forse, o lettore, sei divenuto amico dell’infelice Iacopo, e brami di conoscere tutta la storia della sua passione: onde io, per narrartela, andrò di qui innanzi interrompendo la serie di queste lettere.
Il carattere di Teresa, quantunque meno veemente, era al pari schietto e sensibile e forse più affettuoso di quello di Iacopo. Ella stimava ognor piú il di lui ingegno ed amava il di lui cuore, umano e generoso; ed ei se l’era da prima affezionato piú come ad amica che come ad amante. I loro modi erano semplici ed amichevoli: ella attribuiva il suo contegno passionato al di lui naturale per lo piú mesto; tanto piú che la sua allegria, benché breve e rara, era schietta ed eccessiva. Che se talvolta le pareva di travedere in lui una qualche inclinazione amorosa, la trattava come un sogno della propria fantasia. Amava fedelmente Odoardo, ma le «pareva impossibile che chiunque avesse conosciuto Iacopo non gli divenisse amico di cuore». Queste parole l’ho intese dalla bocca di Teresa. La solitudine li aveva resi necessari l’uno all’altro.
<section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|136|{{Sc|ii - ultime lettere di iacopo ortis}}|}}</noinclude><section begin="s1" />
{{ct|f=100%|v=1|t=1|LETTERA XLIII}}
{{a destra|24 maggio.}}
Bada: per la sacra amicizia, ti scongiuro, taci! quando per altro tu, per salvarmi, non mi avessi a quest’ora perduto. Non so che pensarmi: ella... mi sfugge, ed io temo di trovarmele presso. Talvolta mi conforta a lasciarla per cangiar d’aria, esagerando la mia malattia: pare intanto che mi compianga. Sono stato in questi tre giorni assalito da una febbre leggera, ed ella ne prese gran cura.
<section end="s1" /><section begin="s2" />{{Ct|f=100%|v=1|t=3|L=0px|LORENZO F.}}
{{Ct|f=100%|v=1|L=0px|{{Sc|a chi legge}}.}}
Tu forse, o lettore, sei divenuto amico dell’infelice Iacopo, e brami di conoscere tutta la storia della sua passione: onde io, per narrartela, andrò di qui innanzi interrompendo la serie di queste lettere.
Il carattere di Teresa, quantunque meno veemente, era al pari schietto e sensibile e forse piú affettuoso di quello di Iacopo. Ella stimava ognor piú il di lui ingegno ed amava il di lui cuore, umano e generoso; ed ei se l’era da prima affezionato piú come ad amica che come ad amante. I loro modi erano semplici ed amichevoli: ella attribuiva il suo contegno passionato al di lui naturale per lo piú mesto; tanto piú che la sua allegria, benché breve e rara, era schietta ed eccessiva. Che se talvolta le pareva di travedere in lui una qualche inclinazione amorosa, la trattava come un sogno della propria fantasia. Amava fedelmente Odoardo, ma le «pareva impossibile che chiunque avesse conosciuto Iacopo non gli divenisse amico di cuore». Queste parole l’ho intese dalla bocca di Teresa. La solitudine li aveva resi necessari l’uno all’altro.
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|lettera xliv}}|137}}</noinclude><section begin="s1" />
Ma la lettera, con la quale Odoardo, giá arrivato in Toscana, annunciava il suo imminente ritorno, scoprí a Teresa l’orribile situazione in cui tutti e due si trovavano. Ne sospettò quand’egli, leggendola, cangiò di fisonomia; ma, vedendolo da quel giorno in poi sempre malinconico e silenzioso, se ne accertò. La sua salute, che giá andava struggendosi lentamente, giacque abbattuta dal dolore: Teresa piangeva in secreto, ma non osava fargliene parola.
La mattina de’ 26 maggio, andò per tempo a trovarla: sedeva muto, ed ella lavorava. Dopo molta ora s’alzò, la guardò fissamente e partí: né si lasciò piú vedere per tutto quel giorno. Michele, che lo aspettava a pranzo, lo cercò invano per quei contorni sino alla sera: Iacopo non tornò a casa che verso la mezzanotte. Mandò a dormire il ragazzo, dicendo che si sentiva bisogno di riposare: invece scrisse.
<section end="s1" /><section begin="s2" />{{ct|f=100%|v=1|t=1|LETTERA XLIV}}
{{a destra|Mezzanotte.}}
Io porgeva alla Divinitá i miei ringraziamenti e i miei voti; ma io non l’ho mai paventata. Eppure, adesso che sento tutto il flagello della sventura, adesso la temo e la supplico.
Ma non per questo le ho dato gli attributi, di cui la vile superstizione, l’avara impostura e il fanatismo sanguinario l’hanno vestita, per rendere meno orribile la tirannide e opprimer piú gli uomini, acciecando il loro intelletto e prostrando il lor cuore.
È vero! gl’infelici hanno bisogno di un altro mondo, diverso da questo, ove mangiano un pane amaro e bevono l’acqua mescolata alle lagrime. L’immaginazione lo crea e il cuore si consola. La virtú, sempre infelice quaggiú, persevera con la speranza di un premio. Ma sciagurati coloro che per non essere scellerati hanno bisogno della religione.
Mi sono prostrato in una chiesetta posta in Arquá..., perché sentiva che la mano di Dio pesava sopra il mio cuore.<section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|lettera xliv}}|137}}</noinclude><section begin="s1" />
Ma la lettera, con la quale Odoardo, giá arrivato in Toscana, annunciava il suo imminente ritorno, scoprí a Teresa l’orribile situazione in cui tutti e due si trovavano. Ne sospettò quand’egli, leggendola, cangiò di fisonomia; ma, vedendolo da quel giorno in poi sempre malinconico e silenzioso, se ne accertò. La sua salute, che giá andava struggendosi lentamente, giacque abbattuta dal dolore: Teresa piangeva in secreto, ma non osava fargliene parola.
La mattina de’ 26 maggio, andò per tempo a trovarla: sedeva muto, ed ella lavorava. Dopo molta ora s’alzò, la guardò fissamente e partí: né si lasciò piú vedere per tutto quel giorno. Michele, che lo aspettava a pranzo, lo cercò invano per quei contorni sino alla sera: Iacopo non tornò a casa che verso la mezzanotte. Mandò a dormire il ragazzo, dicendo che si sentiva bisogno di riposare: invece scrisse.
<section end="s1" /><section begin="s2" />{{ct|f=100%|v=1|t=2|LETTERA XLIV}}
{{a destra|Mezzanotte.}}
Io porgeva alla Divinitá i miei ringraziamenti e i miei voti; ma io non l’ho mai paventata. Eppure, adesso che sento tutto il flagello della sventura, adesso la temo e la supplico.
Ma non per questo le ho dato gli attributi, di cui la vile superstizione, l’avara impostura e il fanatismo sanguinario l’hanno vestita, per rendere meno orribile la tirannide e opprimer piú gli uomini, acciecando il loro intelletto e prostrando il lor cuore.
È vero! gl’infelici hanno bisogno di un altro mondo, diverso da questo, ove mangiano un pane amaro e bevono l’acqua mescolata alle lagrime. L’immaginazione lo crea e il cuore si consola. La virtú, sempre infelice quaggiú, persevera con la speranza di un premio. Ma sciagurati coloro che per non essere scellerati hanno bisogno della religione.
Mi sono prostrato in una chiesetta posta in Arquá..., perché sentiva che la mano di Dio pesava sopra il mio cuore.<section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|138|{{Sc|ii - ultime lettere di iacopo ortis}}|}}</noinclude>
Son io debole forse, Lorenzo? Che il cielo non ti faccia mai sentire la necessitá della solitudine, delle lagrime e di una chiesa!
In questa mattina, oppresso da una febbre piú ardente, ricadde a letto. Teresa mi aveva scritto:
{{Smaller block|class=c95}}Noi perderemo il nostro amico... Immaginatevi l’imbarazzo e il dolore in cui mi trovo... Mi duole profondamente nell’anima, ma... purtroppo io non vedo che un solo rimedio! Vi scongiuro, usate di tutti i mezzi dell’amicizia per determinarlo a partire.</div>
Inferocivano allora in Italia con piú vigore le turbolenze. Non v’era piú legitima autoritá. L’anarchia vi regnava. Non leggi, ma tribunali onnipotenti; non accusatori, non difensori, bensí spie di pensieri, delitti ignoti, pene rapide, inappellabili. I piú sospetti gemeano in carcere: gli altri, benché di antica ed onesta fama, tratti di notte dalle proprie case, legati dai sgherri, trascinati ai confini, abbandonati alla ventura senza l’addio de’ congiunti, destituiti di sostanze e di umano soccorso. Per alcuni altri l’esilio, scevro da questi modi violenti ed infami, fu somma clemenza. Ed io pure, tarda ma non ultima vittima, vo da piú mesi errando profugo per l’Italia, e volgendo senza niuna speranza gli occhi lagrimosi alle sponde della mia patria.
In questo tempo io confidava nella mia oscuritá, ma temeva altrettanto per la fama di Iacopo: la sua partenza gli era perciò necessaria doppiamente. Ma, non avendo io potuto né con ragioni né con preghiere distorlo dalla sua passione, la rispettava tacendo; e, dubitando dall’altra parte che il mio consiglio gli fosse sospetto, ricorsi a sua madre, e, mostrandole l’imminente sciagura del figlio, attesi li difficili tempi, la indussi, quantunque desolata e piangente, a scrivergli di cercar intanto un asilo in altro paese. E ne riescii, poiché la materna pietá accrebbe il pericolo col fervor de’ consigli.
La lettera fu inviata con un fidato messo, perché si dubitava che non venisse violata la secretezza delle lettere. Giunse ai colli Euganei la sera de’ 30 maggio, e trovò Iacopo ancora<noinclude></noinclude>
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|lettera xliv}}|139}}</noinclude>
malato. Egli lesse altamente la lettera a Teresa, che stava seduta presso il suo letto; poi la lasciò sul guanciale. Poco dopo la rilesse sommessamente, e pareva molto commosso; ma non ne parlò.
La mattina seguente, Teresa si meravigliò vedendosi comparir Iacopo, perch’ella, lasciandolo, gli aveva raccomandato di starsene a letto, promettendogli di tornare per tempo a tenergli compagnia fino a sera. Egli disse che si sentiva meglio e che il letto dava noia e fiacchezza. Pranzò svogliatamente, parlò poco; ma pareva piú tranquillo del solito. Leggendo a Teresa il ''Paolo e Virginia'' di {{AutoreCitato|Jacques-Henri Bernardin de Saint-Pierre|Saint-Pierre}}, si lasciò cadere il libro di mano e, guardando immobile il cielo, esclamò: — Onnipotente Iddio! cosí ti compiaci a disgiungere i cuori che creasti perché vivessero uniti? sola felicitá che compensi le miserie della vita!... —
Naturalmente egli favellava sempre con enfasi; ma allora la passione infiammava tutte le sue parole e il di lui stato compassionevole commovea maggiormente chi l’ascoltava. Teresa volea parlagli della sua partenza; ma, intenerita da questa esclamazione, non le soffrí il cuore, e si tacque. Egli ravvolta il libro e proseguí; ma, giunto alla partenza di Virginia, lo chiuse istantaneamente, dicendo: — Partirò anch’io. —
Teresa lodava la sua risoluzione di contentare la madre e di provvedere, partendo, alla sua sicurezza e alla sua infelice salute... — E alla sua pace! — aggiuns’egli, interrompendola. Ella ammutolí. Temeva che Iacopo non le manifestasse sveltamente il suo amore, e al solo pensarlo tremava. Incominciava a parlargli, ma non sapeva di che. Prese finalmente l’arpa e si pose a suonare: l’aspetto di Iacopo ritornò subito piú sereno, i suoi occhi piú vivi, e gli spuntava mestamente fra le labbra un sorriso. Com’ella ebbe terminato, la pregò che suonasse una certa aria patetica; e, mentre lo compiaceva, egli pareva innondato da una deliziosa tristezza: poi, poco a poco, chinò la testa e ricadde in una malinconia piú profonda di prima. Teresa se n’avvide, e cessò.
Ella, facendomi questo racconto: — Non mai — mi disse — l’anima mia è stata maggiormente angustiata. Io dubitava delle<noinclude></noinclude>
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|140|{{Sc|ii - ultime lettere di iacopo ortis}}|}}</noinclude><section begin="s1" />
sue risoluzioni: voleva persuaderlo a partire. Talvolta mi venía in pensiero di scongiurarlo perché non s’arrischiasse a un viaggio, cosí malato com’era; ma il timore ch’egli mi svelasse la sua passione mi chiudeva la bocca. —
Iacopo intanto s’alzò e le baciò due volte la mano. Scendendo la scala, incontrò la Giovannina, se la strinse al petto e, risalendo, la posò in grembo alla madre: passeggiò per la stanza; poi se ne andò.
Tornato a casa, rimandò il messo, rispondendo a sua madre che domani all’alba partiva. Fece ordinare i cavalli alla posta piú vicina. Prima di coricarsi, scrisse la lettera seguente per Teresa e la consegnò all’ortolano. Sul far del giorno partí.
<section end="s1" /><section begin="s2" />{{ct|f=100%|v=1|t=2|LETTERA XLV}}
{{a destra|Ore 9.}}
Perdonami, Teresa! La mia passione ha funestato i tuoi giorni: ma io fuggirò, poiché la mia lontananza può soltanto rasserenarli.
Vivi felice, e godi almen tu di quella pace ch’io non potrò piú sperare! Che la mia memoria non venga a turbare giammai la tua tranquillitá! Se tu l’esigi, io mi renderò sacro il dovere di non piú scriverti: sepellirò nel mio cuore i miei gemiti, e verserò nella oscuritá della mia solitudine quel pianto che da gran tempo consacro a te sola. Dovunque mi trarranno le mie disavventure, io mi conforterò, dicendo a me stesso: — Sono stato l’amico di Teresa, e sento che il mio cuore è degno di amarla. —
Io non credeva di aver questa costanza... Ti posso lasciare senza morir di dolore a’ tuoi piedi, e non è poco: usiamo di questo momento, finché il cuore mi regge e la ragione non mi abbandona affatto.
Ma la mia anima è tutta sepolta nel solo pensiero di adorarti per sempre; e sará mia unica occupazione il piangere un<section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|lettera xlv}}|141}}</noinclude>
bene che non ho mai posseduto e che ho perduto senza speranza.
O angelo, tu mi hai assistito con tanto affetto nella mia breve malattia. Te ne ringrazio di cuore; te ne ringrazio.
Ho meco l’unica tua lettera, che mi scrivesti quand’io era a Padova. Felice tempo! Ma chi l’avrebbe mai detto? Io la rileggo... Solo e sacro testimonio del mio dolore e dell’amor mio, non mi abbandonerá mai, mai; nemmen nel sepolcro.
Tu frattanto accogli il ''{{TestoCitato|Werther (1873)|Werther}}'', l’''Amalia'', la ''Virginia'' e la ''Clarissa''. Questi libri, che sono stati i compagni della nostra solitudine, t’ispireranno una dolce malinconia e ti faranno spargere nell’infelice giovane un sospiro di rimembranza. O mia Teresa! questi sono forse deliri; ma l’uomo sommamente misero sente con passione queste cose, che sfuggono a chi è felice: il cuore, quando ha bisogno di consolazione, non ne lascia perdere alcuna.
Addio: perdonami, Teresa,... perdonami.
Scrivo male e di un carattere appena intelligibile: ma ti scrivo arso dalla febbre, con l’anima lacerata, l’idee interrotte e confuse..., il pianto sugli occhi... e la mano che s’arresta a ogni linea.
Che se la mia languente salute, se le mie sventure e la mia tristezza scavassero la fossa a’ miei giovani giorni, soffri ch’io mi renda consolante la morte con la certezza che tu verserai su le mie ceneri una stilla di pianto. Finalmente io sono stato, e lo mi chiamavi l’«amico del tuo cuore»! e sono... sí!
Ah!... adesso io sento tutto il dolore a cui ti lascio! Oh! potessi morirti vicino; oh! potessi almeno morire ed essere coperto dalla terra che coprirá le tue ossa. Addio... addio!
{{riga punteggiata|20}}{{riga punteggiata|20}}{{riga punteggiata|20}}<noinclude></noinclude>
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Dr Zimbu
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|160|{{Sc|ii - vera storia di due amanti infelici}}|}}</noinclude><section begin="s1" />
provai, senza morire, tutte le angosce crudeli della morte. E potei ascendervi..., rinserrarmi qui dentro, per non vederla mai piú? È pur poco ch’io me la stringeva al seno..., qui..., presso il mio cuore, ed ella posava la sua rosea bocca sovra una mia guancia! È pur poco che i miei labbri raccoglievano dal suo celeste volto l’aure di paradiso!... Un dio, certo, un dio geloso me l’ha rapita! Io non la veggo piú, essa disparve, e... barbaro! allor non le dissi una parola..., non le diedi un addio! Piaceri soavi, dolci estasi, cari amori, miei unici amori, dove siete? perché mi fuggite?... Oh smania!... oh inferno!
Lorenzo, non ti scrivo di piú: le mie forze abbattute mi abbandonano. Domani forse avrò piú vigore: saprai... che mi amava e ch’io... l’ho perduta per sempre!
<section end="s1" /><section begin="s2" />{{ct|f=100%|v=1|t=2|LETTERA XLVIII}}
{{a destra|Este, 2 giugno.}}
Mi ti raccomando la povera mia madre. Io mi figuro i palpiti suoi, il dolore, le lagrime. Tu la consola e sostieni: dille che preghi il cielo per me, che mi perdoni, che mi benedica. Madre infelice!
Sí, Lorenzo, ella mi amava, e quanto soavemente! Come il dolce suo cuore le traspirava dagli occhi e dai labbri! Che care cose mi disse, e come teneramente pianse al mio pianto! Ed ora?... oh Dio!
Fossi tu stato presente, allorché seco mi trattenni per l’ultima volta nel suo giardino; poiché impossibil cosa è il dipingerti tutti i suoi teneri sguardi, i parlanti gesti, gli animati atteggiamenti, il seducente disordine de’ suoi veli, le lagrime pietose ed i fervidi suoi baci! Immagina il tuo Iacopo nel centro della beatitudine, fra le candide braccia di Teresa, chino su quella bocca di rose, su quel seno ammaliatore, quel vago seno albergo dei vezzi e delle veneri... E perché la mia suprema felicitá fu un lampo? È pur miserabile e duro il destino di noi superbi mortali!
Io raccoglieva da que’ vezzosi labbri l’inesprimibil piacere, io non vedea piú la luce che ne’ suoi occhi, sentiva le sue flebili querele; io tremava, godeva e sempre m’agitava. All’improvviso sdegnosa mi fugge, e sparisce, qual raggio di luna, che, squarciato
<section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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Dr Zimbu
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|lettere lviii-lix}}|173}}</noinclude><section begin="s1" />
Nulla di piú melanconico e maestoso. Qua molti gruppi d’arbori nereggianti ed incolti; lá pochi tronchi e cespugli sparsi nei sabbiosi massi d’un monte; odo da presso il fragoroso mormorio d’una cascata di acque, e ne veggo i lievi spruzzi e le spume biancheggianti; e giá sovra il mio capo vanno ondeggiando le addensate nubi, che lente si posano in una vasta immobilitá. Esce il buon vecchio pastore, appoggiato al suo nodoso bastone, la di cui bianca chioma splende a un qualche raggio furtivo, che traluce dai nembi; e osserva timido e attentamente l’annuvolato azzurro de’ cieli. Ed io? Guardo appena, e ricado in una certa fiacchezza ed una stupida noia. L’immaginazione è spenta, gli occhi sono oscurati, il cuore non mi parla: tutta la natura è in uno spaventevole silenzio per me. Non piango, non mi affanno, ma sempre ho il cervello concentrato profondamente in un’idea... O Lorenzo! ella mi persegue per tutto, in ogni arbore, in ogni sterpo, in ogni fronda...; ed io, io non concepisco che lei sola.
<section end="s1" /><section begin="s2" />{{ct|f=100%|v=1|t=2|LETTERA LVIII}}
{{a destra|23 giugno.}}
E sempre la veggo! I suoi baci mi avvampano ancora le labbra, grondano le sue lagrime sopra il mio volto, palpita agitato il suo seno contro del mio; ella è qui... stretta... fra le mie braccia. O Teresa! io tocco, stringo... che?... Insensato! un orribile vuoto, un fantasma, il vento che stride fra le mie chiome e passa.
<section end="s2" /><section begin="s3" />{{ct|f=100%|v=1|t=2|LETTERA LIX}}
{{a destra|25 giugno.}}
— Perché parlar sempre di morte? — Sí, o Lorenzo, sempre; e m’è forza il pascermi di questo dolce pensiero. Chi oserá di rapirmi l’unico e lieve conforto agli atroci miei mali? Invano l’uomo pacifico e di sangue freddo procura d’inspirare coraggio all’infelice! Tu, sano e robusto, sapresti far passare un solo filo di tua salute ad un moribondo arso da maligna febbre, in braccio di mortale agonia? E tale è il tuo dolce amico.
Il mio favorito passeggio è sovente sopra un selvaggio colle vicino, circondato da dieci lugubri cipressi: questo è l’altare in<section end="s3" /><noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|176|{{Sc|ii - vera storia di due amanti infelici}}|}}</noinclude>
rispose un venerabil vecchio pastore: — quel giovane cosí buono ed infelice?... Tutti noi lo piangiamo, o signore; ma, vedete bene, le passioni sono un gran male! Eccolo lá fra quelle fratte, lungo quel ruscello, appunto sotto quell’elce: non lo sturbate per caritá! — Io gli sono amico: non temete, buon vecchio. E che fa egli? — soggiunsi. — Oh! sempre fra il bosco o alla cima del monte! Legge, sospira, si lagna, tace; e questa è la sua vita. — Io m’incamminai verso di lui. La natura dipingeva al mio sguardo un non so che di grande e di taciturno in que’ balzi selvaggi e ne’ petrosi fianchi dell’opposta rupe. Alto silenzio regnava attorno la foresta; non si udiva mormorar d’aura né un batter solo di foglia; soltanto il mesto gufo rompea col rauco e funebre strido la quieta solitudine di quella sera. Al calpestio de’ miei piedi ed allo strisciar delle vesti or dietro un basso virgulto, or d’un picciolo arbuscello, Iacopo s’accorse che alcuno s’inoltrava. Alzò la fronte, e, in atto di svegliarsi da un profondo letargo, volse attonite le pupille e mi guardò. Brillavano le tremule stelle nel firmamento, e la soave lor luce, scintillando fra le branche degli arbori, produceva un bel misto di bianco vivo e d’un gran verde nereggiante. Giunto ad esso vicino, lo salutai. Quando mi vide e conobbe, sedente ancora e stendendomi le braccia, trasse un lungo e debile: — Oh Dio! — Respirò alquanto. — Amico — mi disse, — vieni a chiudermi gli occhi! — E mi porse languidamente un bacio. Indarno tentai (ed io, cosí sventurato, il potea?) con ricercate parole di consolarlo. — Taci! — esclamò, ed, alzatosi, mi strinse fortemente una mano, e, guardandomi fiso fiso, tacitamente meco si diresse verso casa. In rimirarlo, mi si stringeva con fieri palpiti il cuore, né sapea frenare il pianto. Vedea le sue guance pallide e sparute, gli occhi smorti e incavati, la pelle aggricciata e scarna, le membra tutte sfinite, magre, addolorate. Ahi! piú ad ombra di morte che ad uomo vivo assomigliava. La sua dolce fisonomia per altro imprimeva nelle anime sensibili non so qual amabile tristezza e melanconica simpatia.
Giunti a casa, ambidue sedemmo assieme ad una tavola. Ivi con aria patetica mi additò esser quella la sua camera e quello il suo letto. — Qui..., qui finirò pure i miei mali! — diceva, ed, abbassando la testa, incrocicchiava pensieroso le braccia. — È qualche tempo — riprese — ch’io vo stancando con fervide preci l’Eterno padre della natura che tronchi gl’infelici miei dí... Ma! non m’ode; no! mi niega questo lieve conforto... —<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|188|{{Sc|ii - vera storia di due amanti infelici}}|}}</noinclude>
putrefarsi che nelle seriche spoglie?... Intervenne alla tetra funzione il buon parroco di quel villaggio. Era questi un venerabile vecchio ripieno di religione, che nel verde de’ suoi freschi anni conobbe le umane passioni ed i suoi frutti amarissimi. Pianse l’ottimo pastore all’orribile caso ch’era seguito, e (oltreché da qualche giorno avea giá piena contezza de’ suoi onesti costumi e delle sue virtú) s’informò minutamente di tutte le circostanze che accompagnarono la sua morte, e non ebbe a sdegno di scioglier fervide preci e benedirlo. — Iddio — diss’egli — è imperscrutibile ne’ suoi decreti: basta un guardo di sua misericordia per salvare un peccatore. Speriamo che la sua mano pietosa, toccando il cuore del giovanetto infelice pria di spirare, lo abbia tolto all’orribile precipizio, in cui l’anima sua dovea cadere per l’enorme peccato del suicidio. —
Frattanto, dopo aver io brevemente fatto parola della misera vita di Iacopo, lessi un articolo del suo picciolo testamento, ossia volontá, ch’io trovai fra le sue carte:
«Qualunque siasi denaro od altra cosa di prezzo, che esista dentro lo scrittoio, prego l’amico Angiolo ed il buon parroco a ripartirlo fra i piú indigenti di questi sensibili pastori. Povero è il dono, ma è un dono di cuore. Che almeno si rammentino alcuna volta, passando vicino al cipresso, d’un giovane sventurato».
Facil cosa è l’immaginarsi la sensazione che produsse negli animi de’ circostanti la lettura dell’articolo. Io tacqui, e, baciando il sasso che copriva le amate ceneri, lo sparsi d’alcuni fiori, e meco tutti gittarono a gara erbe, viole e freschi rami sulla tomba<ref>Non è permesso specificare il luogo della morte di Iacopo. Basti il sapersi che spirò in un paese montuoso della Romagna, poco distante da Bertinoro. Del resto, si ripete che questa storia è {{spaziato|vera}} precisamente, soltanto essendosi cambiati alcuni nomi e taciute varie notizie appartenenti alle persone o famiglie di Iacopo e di Teresa, cosí volendo la condizione de’ tempi e le circostanze degli editori.</ref>.
Una lapide di macigno ed alcuni sassi copersero l’asilo del suo riposo, colle seguenti iscrizioni, ivi rozzamente scolpite:<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|angelo s. al lettore}}|189}}</noinclude>
{{Centrato|<poem>
{{type|f=200%|✠}}
IACOPO ORTIS V.
{{Sc|giace
vittima della persecuzione de’ suoi nemici
errò fuor della patria
seguace della virtú e del vero
visse infelice
fu sensibile amò sventuratamente
e s’uccise
li 30 giugno 1798 d’anni 22
anime oneste e sensibili
il vostro amico
dorme eterno sonno}}
ANGELO S.
{{Sc|p}}.
</poem>}}
{{blocco centrato|style=font-size:90%|<poem>
Ebbe un cor l’infelice! arse d’amore
di onesta donna al divin guardo e al viso.
Ma pianse invano, invan s’accese il core...
qui freddo giace, e solo Amor l’ha ucciso!
Tu, cui fiera passion bolle nel core,
arresta il piede e la mia tomba or mira.
Contemplando il mio fin, tremi e sospira.
Amai, m’uccisi, e resse il colpo Amore!
Dormi sonno beato, ombra amorosa!
assai di pianto e di sospir spargesti.
Qui dolcemente in pace ti riposa,
qui non avrai giorni dolenti e mesti.
A te cresca d’intorno e l’erba e il fiore,
e un venticel basso sospiri: — Amore!
</poem>}}
Il cipresso, a piè del qual fu sepellito, si vedeva tutto segnato ed inciso, per mano di Iacopo, nella corteccia, del nome di Teresa<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|264|{{Sc|iv - seconda edizione delle}}|}}</noinclude>
di continuare, conviene pur ch’io mi taccia. Se potessi dipingerti la sua pronunzia, i suoi modi, la melodia della sua voce, la sua celeste fisonomia, o trascrivere almeno tutte le sue parole senza cangiarne o traslocarne sillaba, certo che tu
<!--5-->mi sapresti grado: diversamente, incresco persino a me stesso. Che giova copiare imperfettamente un inimitabile quadro, la cui fama soltanto fa piú impressione che la tua misera copia? E non ti par ch’io somigli i traduttori del divo {{AutoreCitato|Omero|Omero}}? Giacché tu vedi ch’io non mi affatico che per inacquare il sentimento
<!--10-->che m’infiamma e stemprarlo in un languido fraseggiamento.
Lorenzo, ne sono stanco: il rimanente del mio racconto, domani. Il vento imperversa; tuttavolta vo’ tentare il cammino: saluterò Teresa in tuo nome.
<!--15-->Perdio! e’ m’è forza di proseguire la lettera: su l’uscio della casa ci è un lago d’acqua che mi contrasta il passo. Potea varcarlo d’un salto... e poi? La pioggia non cessa: mezzogiorno è passato, e mancano poche ore alla notte, che minaccia la fine del mondo. Per oggi, giorno perduto, o Teresa.
<!--20-->— Sono infelice! — mi disse Teresa; e con questa parola mi strappò il cuore. Io camminava al suo fianco in un profondo silenzio. Odoardo raggiunse il padre di Teresa, e ci precedevano chiaccherando. La Isabellina ci tenea dietro in braccio all’ortolano. «Sono infelice»! Io avea concepito tutto il terribile
<!--25-->significato di queste parole, e gemeva dentro l’anima, veggendo innanzi la vittima che dovea sacrificarsi al pregiudizio ed all’interesse. Teresa, avvedutasi forse, scherzò sul turbamento improvviso della mia fisonomia. — Qualche cara memoria — mi diss’ella sorridendo. Io non osai risponderle.
<!--30-->Eravamo giá presso ad Arquá, e, scendendo per l’erboso pendio, ci andavano sfumando e perdendosi all’occhio i paeselli, che si vedeano dispersi per le valli soggette. Ci siamo finalmente trovati a un viale, cinto da un lato di pioppi, che tremolando lasciavano cadere sul nostro capo le foglie piú giallicce, e adombrato dall’altra parte d’altissime querce, che con<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|266|{{Sc|iv - seconda edizione delle}}|}}</noinclude>
Quanti guai, mio Lorenzo, in una sola famiglia! Vedi ostinazione nel signore T***, che d’altronde è un ottimo galantuomo. Egli ama svisceratamente sua figlia; sovente la loda e la guarda con compiacenza; e intanto le tiene la mannaia sul collo.
<!--5-->Teresa, qualche giorno dopo, mi disse ch’egli, dotato d’un’anima ardente, visse sempre consumato da passioni infelici; sbilanciato nella sua domestica economia per troppa magnificenza, perseguitato da quegli uomini che nelle rivoluzioni tentano la propria fortuna su l’altrui rovina, e tremante pe’ suoi figli, crede di
<!--10-->assicurare la felicitá della sua famiglia imparentandosi a un «uomo di senno», ricco e in aspettativa di una ereditá ragguardevole. Forse, o Lorenzo, anche un certo fumo...; ed io vorrei scommettere cento contr’uno ch’egli non darebbe in isposa sua figliuola ad un uomo cui mancasse mezzo quarto di nobiltá:
<!--15-->«chi nasce patrizio muore patrizio». Tanto piú che egli considera l’opposizione di sua moglie come una lesione alla propria autoritá, e questo sentimento tirannesco lo rende ancor piú inflessibile. Egli è nondimeno di buon cuore; e quella sua aria sincera,
<!--20-->e quell’accarezzare sempre sua figlia, e qualche volta compiangerla sommessamente, mostrano ch’ei vede gemendo la dolorosa rassegnazione di quella povera fanciulla. Ma... E per questo, quand’io veggo che gli uomini cercano per una certa fatalitá le sciagure con la lanterna, e che vegliano, sudano,
<!--25-->piangono per fabbricarsele dolorosissime, eterne, io mi sparpaglierei le cervella, temendo che non mi si cacciasse per capo una simile tentazione.
Ti lascio, o Lorenzo: Michele mi chiama a desinare. Tornerò a scriverti, a momenti.
Il mal tempo s’è diradato, e fa il piú bel dopo pranzo del
<!--30-->mondo. Il sole squarcia finalmente le nubi e consola la mesta natura, diffondendo su la faccia di lei un suo raggio. Ti scrivo rimpetto al balcone, donde miro la eterna luce che si va a poco a poco perdendo nell’estremo orizzonte, tutto raggiante di fuoco. L’aria torna tranquilla; e la campagna, benché allagata
<!--35-->e coronata soltanto d’alberi sfrondati e cospersa di piante<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|ultime lettere di iacopo ortis}}|277}}</noinclude>
{{Pt|strarmi,|ammaestrarmi,}} precipitato da quella stessa fortuna che potrebbe innalzarmi, e battuto dalla mano che ha la forza di sostenermi...
{{Ct|f=90%|v=1|t=1|L=0px|Manca un’altra carta}}
{{riga punteggiata|20}}
{{riga punteggiata|20}}
{{no rientro}}{{loop|5|.{{gap|1em}}}}s’io fossi nuovo: ma ho sentito fieramente tutte le passioni, né potrei vantarmi intatto da tutti i vizi. È vero che niun vizio mi ha vinto mai, e ch’io in questo terrestre pellegrinaggio sono d’improvviso passato dai giardini ai deserti: <!--10-->ma confesso ad un tempo che i miei ravvedimenti nacquero da un certo sdegno orgoglioso e dalla disperazione di trovare la gloria e la felicitá, a cui da’ primi anni io agognava. S’io avessi venduta la fede, rinnegata la veritá, trafficato il mio ingegno, credi tu ch’io non vivrei piú onorato e tranquillo? Ma <!--15-->gli onori e la tranquillitá del mio secolo guasto meritano forse di essere acquistati col sagrificio dell’anima? Forse, piú che l’amore della virtú, il timore della bassezza m’ha rattenuto sovente da quelle colpe, che sono rispettate ne’ potenti, tollerate ne’ piú, ma che, per non lasciare senza vittime il simulacro della <!--20-->giustizia, sono punite ne’ miseri. No; né umana forza né prepotenza divina mi faranno recitare mai nel teatro del mondo la parte del piccolo briccone. Per vegliare le notti nel gabinetto delle belle piú illustri, ben io so che conviene professare <!--25-->libertinaggio, perché vogliono mantenersi riputazione dove sospettano ancora il pudore. E taluna m’insegnò le arti della seduzione e mi confortò al tradimento..., e avrei forse tradito e sedotto; ma il piacere, ch’io ne sperava, scendeva amarissimo dentro il mio cuore, il quale non ha saputo mai pacificarsi co’ tempi e far alleanza con la ragione. E perciò tu mi udivi <!--30-->tante volte esclamare che «tutto dipende dal cuore», dal cuore che né gli uomini, né il cielo, né i nostri medesimi interessi possono cangiar mai!
Nella Italia piú culta e in alcune cittá della Francia ho cercato ansiosamente il «bel mondo», ch’io sentiva magnificare<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|86|{{Sc|osservazioni}},|}}</noinclude>{{Pt|ni,|stagioni,}} a capo degli anni 18<ref>Allo stesso scopo tenderebbero tutti que’ Cicli che riconducono le Ecclissi anche più esattamente; ma la loro lunghezza di centinaja, e migliaja d’anni, li mette fuori della portata del nostro esame, mancando le osservazioni. Qualche barlume possono dare le Croniche che ho posto nel Libro dell’''Influenza''; ma contentiamoci per ora di questo Saggio.</ref>, o alla Luna ducentesima vigesima terza.
3. Sin dal 1770 nel mio Libro dell’''{{TestoAssente|Saggio Meteorologico|Influenza}}'' aveva rilevato, che una pari quantità di pioggia si raccoglie appresso poco di 9 in 9 anni; e riferiva questa parità alla rivoluzione dell’Apogeo Lunare, che si compie appunto in 9 anni meno due piccioli Mesi. Sono 111 Lune, e mezza; {{Wl|Q82778|Plinio}} per il ritorno delle maree, e delle stagioni, dà la ''centesima Luna'', prendendo il numero rotondo, o il poco presso. Ma que’ due Mesi fanno una differenza sensibile nella stagione solare; ed i Quarti di Luna cadono molto diversamente in capo a 9 anni; perciò non puovvi essere legittima comparazione, o rinnovazione d’impressioni da un periodo all’altro, nè del tutto, nè nelle parti.
4. Il Numero d’Oro, o sia Ciclo di 19 anni (235 Lune) riconduce invero i Quarti di<noinclude>{{Rule}}
<references /></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|e notizie}} ec.|87}}</noinclude>Luna agli stessi giorni dell’anno Solare; e difatto tra questi diciannovesimi anni s’incontra spesso delle somiglianze di Stagione, come lo prova il P. {{Wl|Q3261602|Cotte}} co’ suoi confronti sparsi per li Giornali. Ma più spesso s’incontrano ancora delle differenze, e queste dipendono sopra tutto dal sito diverso dell’Apogeo Lunare, che in queste cose ha la maggior potenza, e che a capo di 19 anni si trova discosto dalla precedente situazione quasi per due interi segni del Zodiaco, ciò che disturba di molto la parità.
5. Lasciando dunque a questi, ed altri periodi sviluppati nel citato libro (P. II. Art. Ven.) il loro valore, m’è parso meritare più d’attenzione il ''Saros'', che fa circolare la Luna in tutte le sue combinazioni, con un ritorno assai prossimo anche rapporto all’anno solare: poichè 11 giorni di differenza non è poi gran cosa in fatto di Meteore. Col ritorno dunque dei medesimi punti Lunari nella medesima serie delle 223 Lune, è probabile anche che ritorni una serie simile, o rivoluzione, di tempi, di pioggie, di venti, caligini, temporali ec. in quanto dipendono dalla Luna; intendendo un ritorno, non di egualità numerica, nè di dettaglio, che non è<noinclude>{{Ct|class=destra|F 4}}</noinclude>
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Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 2 - 1802.djvu/93
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|88|{{Sc|osservazioni}},|}}</noinclude>d’aspettare, ma d’una inclinazione analoga; e potrà essere questa una nuova prova dell’influenza Lunare.
6. Fu questo il principio del mio discorso; ma conveniva vedere se corrispondessero i fatti. Possedendo una serie d’osservazioni, per questo paese, che abbracciano lo spazio di 57 anni, comprese quelle del Sig. March. {{Wl|Q1230528|Poleni}}, del Sig. {{Wl|Q511841|Morgagni}}, e le mie proprie di seguito a quelle, cioè, dal 1725 sino al presente anno 1781, aveva tre Cicli completi di 18 anni, ed il principio d’un quarto: poteva dunque fare dei confronti a piacere. L’entrare poi in tutti i detagli, non dirò del Barometro, e del Termometro che poco hanno a che fare colla Luna, ma de’ Venti, ed altre Meteore, sarebbe stato un lavoro immenso. Mi sono dunque limitato a contare il numero de giorni piovosi, e la quantità della pioggia per ogni Luna, da un Plenilunio all’altro (poichè in rigore procede il ''Saros'' da Plenilunio in Plenilunio): così ho avuto la serie di tre Cicli, il primo dal 1725 sino al 1742 inclusive: il secondo dal 1742 al 1760; il terzo dal 1761 al 1778, e corre ora il quarto, sommando in tutto più di 700 Lune. Queste ho disposto in quattro<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|e notizie}} ec.|89}}</noinclude>Colonne di 223 Lune coi proprj numeri de’ giorni, e delle misure di pioggia ciascuna: i risultati furono questi.
7. Paragonando le Lune dei primo ciclo con quelle del secondo, se ne trova più di 100 eguali nella misura della Pioggia, più di 100 nel numero de’ giorni, che vuol dire più di 200 per il ritorno (prendendo la cosa coll’avvertenze quì dopo) 64 sono comuni ad ambedue i numeri, il che fortifica la superiorità della proporzione. Una proporzione anche maggiore si trova paragonando le Lune del secondo Ciclo con quelle del terzo.
8. Le discordanze spesso si ragguagliano prendendo le Lune 2 a 2, 3 a 3, talora 6 a 6, o anche 12 a 12; come si vedrà nelle Lune del cadente anno 1781. Una Luna si cambia non di rado colla vicina; con che se ne pareggiano due; nè questo scambio offende punto la Regola, bastando che nel tornio di quelle Lune, in quella stagione, o in quell’annata, si scorga un ritorno d’una data impressione, d’una data inclinazione, o influenza di Meteore; anzi è questo propriamente il vero spirito del Ciclo; così {{Wl|Q82778|Plinio}}, per il ritorno delle Maree, e delle {{Pt|Sta-|}}<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|90|{{Sc|osservazioni}},|}}</noinclude>{{Pt|gioni|Stagioni}} stravaganti, dava cogli Antichi la ''Centesima Luna'', invece della ''Centesima undecima''.
{{§|9|9.}} Non è giusto di paragonare un ''Saros'' se non col suo prossimo, avanti, o dopo; perchè dal primo al terzo risulta una differenza di 22 giorni nella stagione solare, e di 34 nel quarto; il che altera le condizioni: allora sarà più conveniente di accoppiare la seconda Luna del primo Ciclo colla prima del quarto, o anche del terzo, o l’ultima del precedente colla prima del susseguente<ref>Forse con questo principio si può spiegare l’uso comune di nominare una Luna dal Mese precedente, per esempio ''Luna di Gennajo'', ''Luna di Marzo'', ''Luna d’Agosto'', ec. quella che nei nominati Mesi non vi ha alcun giorno, e cade tutta nei seguenti. Rispetto al Calendario può procedere questo dal Ciclo dell’''Epatta'', o dalla ''Luna'' di ''Pasqua'', contandola sempre per Luna di Marzo; ma quanto alla qualità fisica della Luna, calda, fredda, ventosa, ec. potrà ripetersi dal Saros; converrà saltar qualche Luna, o darne due ad un Mese solo; ma io di presente non ho voglia nè tampoco di esaminare questa quistione, che forse non è tanto vana, come la ho detta altrove.
</ref>: ciò non ostante paragonando il primo Ciclo col terzo, si troverà che una Luna discorde tra il primo, ed il secondo, si pareggia spesso nel primo, e nel terzo; e prendendo {{Pt|tut-|}}<noinclude>{{Rule}}
<references /></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|e notizie}} ec.|91}}</noinclude>{{Pt|ti|tutti}} e tre i Cicli insieme, se ne trova intorno 75, o sia un buon terzo di simili, il che è molto; e prendendo anche le poche Lune del quarto, si trovano più di mezzo somiglianti in tutti quattro i Cicli: tutti quattro cominciano da Lune asciutte, nei primi Mesi del 1725, 1743, 1761, 1779, e così seguonsi a vicenda le Lune umide, le temperate, le asciutte, ec.
10. Risparmio la lunga Tavola di questi Cicli, eccedendo la forma, e la misura di questo libretto, ma la stamperò ben presto in altra forma. Chiunque però vuol aver pruove di questi accordi potrà esaminare le due ''Tavole'', della ''Pioggia'', e de’ ''Giorni Piovosi'', nel mio libro dell’''{{TestoAssente|Saggio Meteorologico|Influenza}}''. Quantunque queste due Tavole sieno disposte per Mesi Solari, e non per Lune (il che induce della differenza nei riscontri), nonostante troverà tanto frequenti i ritorni, dopo li 18 anni, e nella misura della pioggia, e nel numero de’ giorni piovosi, che non potrà dubitare del ritorno successivo d’influenze simili nell’Atmosfera a capo di questi successivi intervalli di 18 anni.
11. Ho fatto anche qualche esame dei venti, delle procelle, nevi, caligini, {{Pt|inondazio-|}}<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|92|{{Sc|osservazioni}},|}}</noinclude>{{Pt|ni,|inondazioni,}} ec. ed in queste Meteore parimenti si trova un ritorno ben rimarcabile, come si vedrà nell’esempio in quest’anno 1781. Ho talora osservato, che un colpo di vento improvviso, un temporale arriva precisamente dopo 18 anni, 11 giorni, 8 ore, cioè compito il ''Saros''. Posso produrne degli esempj; ma di tali ritorni non occorre aspettarne molti: sarebbe un abusare della Regola.
12. Per quanto dunque permette la condizione di effetti così complicati, e dipendenti da tante cause subalterne che si mescolano alle due cause principali, che sono il Sole, e la Luna, anche il fatto si accorda colla teoria a provare la bontà della Regola, in quei limiti che si sono indicati. Bisogna tuttavia aggiungervi alcuni altri riflessi.
13. Primo. Non si aspetterà dagli uomini ragionevoli, conviene ripeterlo, che ritorni un numero eguale di goccie di pioggia, voglio dire un numero preciso di giorni, o di misure. Il Saros non restituisce neppure le Ecclissi del tutto eguali: che diremo delle Meteore, effetti, come si accennava, tanto composti, o dipendenti da tante picciole cause straniere? Basti dunque di vedere una frequenza di discreti ritorni, {{Pt|un’approssimazio-|}}<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|e notizie}} ec.|93}}</noinclude>{{Pt|ne,|un’approssimazione,}} che marchi l’azione della causa principale, che nel caso nostro è la Luna, per una vista superiore alle minuzie dei detagli.
14. Secondo. La costituzione d’una Luna umida, temperata, o asciutta, non si dee stimare dalla parità simultanea d’ambi i numeri, e de’ giorni, e delle misure di pioggia, benchè spesso s’accordino, ma o dall’uno, o dall’altro separatamente; piuttosto però dal numero de’ giorni, che dalla quantità dell’acqua, ch’è soggetta molto più a variare.
{{§|15|15.}} Terzo. Non si dee cavillare per la differenza di qualche unità in questi numeri, particolarmente in quello de’ giorni; ma si dee riguardare l’insieme, come s’avvertì ancora, l’indole sommaria delle Lune, inclinanti all’asciutto, o all’umido, in quel tornio di Mesi. Una stagione piovosa, per esempio, talor anticiperà, talor posporrà di 1, o 2 Lune; durerà una, due, tre, o più Lune; talor anche una sola; queste Lune saranno per lo più continuate, ma talor anche interpolate; ciò che basta per mostrare una certa influenza in quel tornio; è questo un riflesso tanto essenziale, quanto giusto.
16. Quarto. La differenza di 11 giorni,<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|94|{{Sc|osservazioni}},|}}</noinclude>coi quali avanzano i Punti Lunari da un Ciclo all’altro, non è invero gran cosa: pure conviene far un riflesso. Nel ''Calendario Meteorologico Centrale'' (da me posto in fine della ''{{TestoAssente|Meteorologia applicata all’Agricoltura}}'', e nel ''{{TestoAssente|Giornale 1776}}'', che quantunque dedotto da soli 50 anni si vede combinare quasi affatto cogli antichi Calendarj di {{Wl|Q318317|Columella}}, di {{Wl|Q34943|Tolomeo}}, di {{Wl|Q82778|Plinio}}), si trovano certi giorni, o gruppi di giorni, con marcata inclinazione alla pioggia, al vento, al temporale, al sereno ec. ciò dipende sicuramente dal grande agente, ch’è il Sole, voglio dire dall’andamento generale delle stagioni, dal graduato calore, e dalla conseguente evaporazione; mentre per tal causa in tali e tali giorni dell’anno viene l’Atmosfera a trovarsi più o meno carica, più o meno saturata di vapori, e perciò più o meno disposta a tali e tali meteore. Ora li 11 giorni di avanzamento da un Ciclo all’altro possono far cadere li punti Lunari in giorni Solari di differente carattere nel secondo Ciclo, e portare quindi una differente costituzione di tempo. E questa differenza potrà rendersi più rimarcabile nelle stagioni medie della Primavera, e dell’Autunno, nelle quali il {{Pt|cal-|}}<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|e notizie}} ec.|95}}</noinclude>{{Pt|do,|caldo,}} ed il freddo, le notti variano assai rapidamente. Anche da tale cagione può dipendere il notato scambio di qualche Luna; e nasce senza dubbio che una data impressione spesso anticipa 11 giorni sul Saros, e cade nei giorni stessi del Saros precedente; come fu in quest’anno l’inondazione de’ primi di Maggio. Osserverò nullaostante in quest’anticipazione, che può avervi parte anche la Luna, in quanto 14 giorni prima del Plenilunio accade il Novilunio; sicchè il giorno dato del Mese ch’ebbe un Plenilunio nel Ciclo precedente, nel seguente cade nel quartale del Novilunio, punto egualmente Cambiante che il Plenilunio. In qualunque modo si dovrà aver presente questa traslazione di 11 giorni.
17. Quinto. Se i Pianeti hanno dell’influenza sulle stagioni (certamente molta ne ha la Terra per l’azione degl’interni suoi elementi, testimonio i Terremoti colle loro impressioni nell’aria), l’azione dico de’ Pianeti può indurre anche essa dell’alterazione da un Ciclo all’altro. E tale può essere stata la generale siccità dei 9 anni, dal 1734 al 1743, che portò infatti una discrepanza particolare nelle corrispondenti Lune, come<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|96|{{Sc|osservazioni}},|}}</noinclude>anche nelle somme della Pioggia per quel Novennio, che solo si scosta dall’egualità, come si vede nella citata ''Tavola della Pioggia''. Quest’argomento dell’''Influenza de’ Pianeti'' merita d’essere esaminato.
18. Sesto. Non si dee trascurare quell’osservabile risultato, da me rilevato in più luoghi della II Parte del citato libro dell’''{{TestoAssente|Saggio Meteorologico|Influenza}}''. Questo è un aumento di freddo, o piuttosto uno scemamento di caldo, ed un aumento d’umido, negli anni prossimi; tantochè vi sono intorno 20 giorni piovosi all’anno di più, che da 40, 50 anni addietro. Qualunque sia la cagione di questo gran fenomeno, indubitabile in questo paese, la condizione delle Lune in questi anni dee risentirsene, e per questo conservano bensì l’indole loro, ma generalmente eccedono nella pioggia.
19. Con tutte queste eccezioni, e limitazioni, rimane tuttavia il suo valore al Ciclo, ch’è quello d’una fondata aspettativa d’un ritorno colle 223 Lune all’incirca. S’incontrano nel Ciclo eccezioni simili a quelle che si trovano nei ''Punti Lunari'': passano alcuni punti senza cambiamento di tempo; e così succedono nel Ciclo delle Lune {{Pt|dissomi-|}}<noinclude>{{A destra|glianti|margine=2em}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|e notizie}} ec.|97}}</noinclude>{{Pt|glianti|dissomiglianti}} dalle loro parallele nell’altro. Ma siccome è provata in pieno la forza cambiante de’ Punti Lunari, così sussiste la esposta rassomiglianza delle Lune; e queste stesse indicano appresso poco quali saranno quei pochi Punti Lunari senza cambiamento ch’è pure un passo avanzato nel sistema. Un giuocatore fortunato, e solito ad essere vincitore, non guadagna però tutte le partite.
{{Ct|class=capitoletto|''CONCLUSIONE.''}}
{{§|20|20.}} Ecco dunque aperta una strada, non dirò a pronosticare, ma a congetturare con ragionevolezza la condizione generale d’una Stagione, o d’un’annata, a qualunque distanza di tempo. Per li tempi particolari, e vicini, sarà d’aver riguardo ai Punti Lunari, che ritengono il loro diritto quale si è circoscritto, col lume, e colla guida del nuovo Ciclo. Per li tempi particolarissimi, e prossimi delle giornate, delle mattine, delle sere, delle notti, si avverta di non far gran caso dell’apparenza bella, o brutta del Cielo, che sovente inganna, presa così all’ingrosso; ma si faccia piuttosto attenzione a que’ tanti segni prossimi delle mutazioni di<noinclude>{{PieDiPagina|{{Sc|Tom}}. II.|G|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|98|{{Sc|osservazioni}},|}}</noinclude>tempo, nel Sole, nella Luna, nelle Stelle, nell’Aria, nella Terra, nell’Acqua, ed in tutti i corpi che ci sono d’intorno, che ho raccolti, e spiegati nel mio Libro, non badando però ad un segno solo neppure al Barometro, ma al consenso di molti, e dei più.
21. Per altro non è questa una Scienza infallibile del futuro, che porterebbe ad un fatalismo pratico d’inerzia, e senza di questo ancora, ci renderebbe sicuramente infelici. {{Ec|E’|È}} una regola probabile, fondata sull’esperienza, diretta a renderci attivi, e cauti, a munirci, e prepararci ad una discreta difesa (senza entrare in dispendj rovinosi, per la minaccia del Ciclo, nè tralasciare mai un opera urgente per il pubblico, o privato interesse), ad esser providi, e pronti a schivar que’ danni, o coglier que’ vantaggj, che una probabile aspettativa può dimostrarci; per esempio in quest’anno 1781, coll’idea della cattiva raccolta del grano, minacciata da un cattivo Inverno, e da una trista Primavera, nel circolo delle nostre Lune, potevano gli attenti specolatori regolarsi nel commercio appunto de’ grani.
22. Ancora una parola: l’uso del Ciclo rende manifesta non dirò l’utilità, ma la<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|e notizie}} ec.|99}}</noinclude>necessità dell’osservazioni. A tal fine occorrono 18 anni; e queste per il proprio paese, ove si trovino registrate, si potrà farne tosto uso; ove non si trovino, si cominci una volta a farne, con quel piano, che ho indicato nel Giornale.
23. Per illustrazione in fine, e prova insieme del Ciclo, soggiungo il confronto effettivo delle corrispondenti Lune di questo anno 1781 sino a Novembre, che ho osservate con più d’attenzione, con quelle del 1763, che loro corrispondono nel Ciclo precedente. Ognuna ha due numeri: il primo è il ''numero de’ giorni piovosi'', il secondo la ''quantità della pioggia'', che tenendo il metodo seguito dal Sig. March. {{Wl|Q1230528|Poleni}}, viene espressa in pollici, e decimali di pollice (decime, centesime, millesime) del piè di Londra.<noinclude>{{Ct|class=destra|G 2}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|260|{{Sc|osservazioni}},|}}</noinclude>è lo stesso per le Ore Italiane; bisogna pure che sappiamo l’ora del levar del Sole. In oltre, o le persone tengono un Orologio, e queste hanno una regola, o non ne hanno, e queste per pratica, spezialmente le persone di Campagna, conoscono le Ore meglio di quelle, che tengono gli Orologi, dall’altezza del Sole nel dì, e dalle Stelle nella notte.
Si conchiuda, che l’uso dell’Ore Oltramontane ha mille vantaggj reali sopra quello dell’Italiane<ref>Gli Eccellentissimi Riformatori dello studio di Padova hanno ultimamente comandato, che l’Orologio di questa Università, e la Campana delle Pubbliche Scuole, si regoli d’oravanti al Meridiano, vale a dire coll’ora Oltramontana, e tal metodo comincierà all’aperta di esse Scuole ai primi di Novembre del cadente anno 1788. Quest’esempio darà coraggio come si spera, di bandir dappertutto la barbarie dell’Orologio Italiano.<br/>
Si vedrà tosto l’ordine, che induce questo metodo. Le ore della Campana variavano di Mese in Mese, talor di 15 in 15 giorni, d’un’ora, o d’una mezzora, anche d’un quarto d’ora (come la Campanella della Cattedrale, che dà regola a tutta la Città). Era una confusione per non badare gli Scolari quando si faceva questa mutazione. Fissata ora la ''Campana'' alle 8 della mattina, non si altera più; e per tutte le stagioni riesce opportuna, perchè suona sempre quattr’ore avanti del Mezzodì, e resta l’istesso spazio d’ore per le Scuole.</ref>.<noinclude>{{Rule}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|e notizie}} ec.|261}}</noinclude>{{Ct|class=capitoletto|TAVOLA}}
{{Ct|class=anno|Delle Misure di Varj Paesi.}}
{{CapoletteraVar|Q}}uì alla Pubblica Specola nell’apparato degl’Istrumenti si ritrova un modello della ''Pertica'' (''Toise'') di Parigi, che servì a misurare la Terra, ed anche il ''Piede''. Le misure tanto varie de’ particolari Paesi sono difficili da valutare, perchè non vi possono essere buoni modelli; sono segnate in pietra con un dito di taglio, o in verghe di metallo logore, e smussato. Un Nobile Preside all’Arsenale volle rilevare la vera misura del ''Passo Veneziano''; con reiterate pruove ne trasse un modello, che paragonato su questa Pertica di Parigi diede il valore del ''Passo Veneziano'', ''Piedi'' 5 ''Pollici'' 4, ''linee'' 2<math>\textstyle\frac{45}{100}</math>, di ''linea'', ''misura di Parigi''; ed il ''Piede Veneto'' 15409 parti centesime di linea, delle quali il Piè di Parigi fa 14400, o sia 1541: 1440: così è regolato nella Tavola.
Ora si può aggiungere una bella notizia fornita dal gran Trattato delle Misure del Sig. ''{{Wl|Q2834425|Paucton}}'', intitolato: ''Metrologie'', ec. Parigi 1780 4. A pag. 137 e seqq. Trattando<noinclude></noinclude>
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Pagina:Notizie della stampa in Prato (Toscana), Firenze, 1908.djvu/7
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<noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude>d’anni cinquantanove. E sebbene il Vestri fosse poco più che un lavorante tipografo, s’atteggiò a letterato e scrisse brutti sonetti per le Raccolte poetiche e prefazioni sciocche quanto spropositate. La sua stamperia finì «senza infamia e senza lodo»<ref>{{Sc|Dante}}, ''Inferno'', c. III, v. 36.</ref> con Giuseppe Lenzi, ridotta a stampare alla meglio poco più di quanto abbisognava al Comune e ad altre Amministrazioni pubbliche, sebbene la ditta rivivesse e finisse non è molto col nome dei Successori Vestri.
Ma già nel 1814 un Luigi Vannini libraio abitante in Prato da dieci anni, aveva domandato al Granduca che gli permettesse «lo stabilimento in Prato di un solo Torchio», dopo che erasi stampata a sue spese nella tipografia fiorentina di Niccolò Carli la ''{{TestoCitato|Opera:Divina Commedia|Divina Commedia}}'', dai bibliofili giudicata assai corretta. Nell’informazione del R. Commissario Cercignani, si attestava che il Vannini riuniva «ad una conosciuta probità i requisiti necessari onde poter esercitare con lode la professione tipografica»;<ref>Archivio di Stato in Firenze, Presid. del Buon Governo, Negozi di Polizia, Filza 85, n.° interno 3434.</ref> e in verità se egli non recò un incremento all’arte della stampa pratese, rimettendosi peraltro al parere di uomini culti e valendosi dell’opera loro, pubblicò libri utili e più corretti. Fra i quali citerò un’altra edizione del Poema Dantesco, il ''Malmantile'', le prime ''Trecento iscrizioni'' del {{AutoreCitato|Luigi Muzzi|Muzzi}}, una Scelta di Novelle del ''{{TestoCitato|Decameron|Decamerone}}'' e le Vite del {{AutoreCitato|Pierre Blanchard|Blanchard}}, ossia il ''Plutarco della gioventù'', in otto volumetti. La traduzione dei primi<noinclude><references />
{{PieDiPagina|||5}}</noinclude>
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Vera storia di due amanti infelici ovvero Ultime lettere di Iacopo Ortis (1912)
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{{Intestazione
| Nome e cognome dell'autore = Ugo Foscolo
| Nome e cognome del curatore = Vittorio Cian
| Titolo = Vera storia di due amanti infelici ovvero Ultime lettere di Iacopo Ortis
| Anno di pubblicazione = 1799
| Lingua originale del testo =
| Nome e cognome del traduttore =
| Anno di traduzione =
| Progetto = letteratura
| Argomento = romanzi
| URL della versione cartacea a fronte = Indice:Foscolo, Ugo – Prose, Vol. I, 1912 – BEIC 1822978.djvu
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{{raccolta|Prose (Foscolo)}}
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== Indice ==
* {{testo|/Al lettore}}
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<noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|Mer|— 308 —|Met|riga=s}}</noinclude>Merla ebbero nome. L’antico e disusato proverbio toscano: «La Merla ha passato il Po», ha relazione con questa leggenda?
'''Merlano:''' (voce lombarda, dal francese ''merlan'') noto pesce dei nostri mari, della famiglia dei gadidi (ordine dei malacotteri); della lunghezza media di dieci o quindici cm., di facile digestione, specie lessato, eccellente poi in tutte le salse e forse è per codesto che non ci intendiamo a chiamarlo. Il ''merlan'' francese, è il ''Merlangus vulgaris'', che sul nostro lido adriatico dicesi ''Merluzzo'', a Venezia è chiamato ''Lovo'', in Toscana ''Nasello'', in Istria ''Molo'', in Lombardia, francesemente, ''Merlan''. In Lombardia per ''merluzzo'' si intende il baccalà, che è il merluzzo grande (''Gadus Morrhua'') dei mari del Nord e che in commercio si trova essiccato; e secondo la preparazione, è detto ''baccalà'' o ''Stoccofisso''. ({{pg|498|V. questa parola}}).
'''Merletta:''' in romagnuolo, ''saliscendi''.
'''Merluzzo:''' V. ''Merlano''.
'''Mésalliance:''' fr. ''alleanza'', ''matrimonio'' con persona di condizione inferiore e bassa per cui ne deriva danno e disdoro. Il prefisso ''mes'' è uguale all’italiano ''mis'' che troviamo in misleale [sleale], miscredente, misaventura, misfatto, etc, dal latino ''minus''.
'''Mesmerismo:''' dottrina del Mesmer sul magnetismo animale ({{Wl|Q160202|Francesco Mesmer}} di Iznang, lago di Costanza, 1734-1815).
'''Messagerie:''' fr. stazione ed ufficio onde partono vetture o navi. La vettura o la nave stessa.
'''Messaggio:''' fr. ''message'', inglese ''message'', nel linguaggio diplomatico indica le comunicazioni che il capo del potere esecutivo rivolge al potere legislativo. Il {{AutoreCitato|Policarpo Petrocchi|Petrocchi}} registra tale senso neologico, ma a me pare che in italiano si dica ''discorso'', e che, se usiamo la voce ''messaggio'', è specialmente riferendoci a governi stranieri.
'''Messalina:''' (Valeria) imperatrice romana (15, 48 dell’era volgare) moglie dell’imperatore {{Wl|Q1411|Claudio}}. Dicesi antonomasticamente di donna rotta ai piaceri e sessualmente degenerata (''et lassata viris'', ''necdum satiata recessit''. Così fu detto di {{Wl|Q229871|Messalina}}).
'''Messa nera:''' fr. ''messe noire'': parodia audace e sacrilega della messa Cristiana in onore di Satana - la forza naturale, misteriosa e ribelle - celebrata dagli stregoni e dalle streghe nell’Evo Medio. V. la ricostruzione in {{AutoreCitato|Jules Michelet|Michelet}}, ''La Sorcière''. Dicesi oggi ''messa nera'' di certe rituali orgie con cui a’ degenerati sessuali e sociali sembra di adonestare il loro pervertimento.
'''Messianico:''' agg. da ''Messia'', francese ''messianique'', inglese ''messianic''. Storicamente è la speranza del popolo ebreo in un Re, spirituale e temporale, che riunendo e liberando Israele, riconducesse l’età dell’oro su la terra. Questo è il nome che ricorre nelle Sacre Carte (Vecchio Testamento) ''Mashiach'', da ''mashah'' ungere, voce ebraica, ''l’unto del Signore''. Questa speranza in un Messia (Liberatore Duce, cfr. il Veltro Dantesco) si incontra anche nella tradizione di altri popoli, oppressi e divisi, e prende nome dalla più famosa di queste tradizioni che è appunto quella degli Ebrei.
'''Messianismo:''' fr. ''messianisme'', credenza, attesa di un messia.
'''Messidoro:''' da ''messis'' = messe e {{Greco da controllare}}δῶρον = dono: decimo mese del calendario republicano francese (dal 18 giugno al 18 luglio).
{{smaller|<poem>
Era un giugno maturo, era un bel giorno
del vital ''messidoro''</poem>}}
{{A destra|{{smaller|{{AutoreCitato|Giosuè Carducci|{{Sc|Carducci}}}}, {{TestoCitato|Rime_nuove/Libro_V/Rimembranze_di_scuola|Rimembranze di scuola}}.}}}}
'''Messo t’ho innanzi: omai per te ti ciba:''' uno dei tanti versi danteschi ({{TestoCitato|Divina_Commedia/Paradiso/Canto_X|''Paradiso'' X}}, 25 ) divenuti popolari: questo entrato specialmente a mo’ di frase fatta nel gergo delle scuole.
'''Mestruazione e mestrui:''' dal latino ''menstrua'' mensile: fenomeno fisiologico congiunto al fenomeno della riproduzione, che appare nella donna dal tempo della pubertà alla menopausa, e consiste in uno scolo sanguigno per le vie genitali, e si riproduce ogni mese, fatta eccezione del tempo della gravidanza e talora dell’allattamento. Diconsi anche ''Regole'' e così in fr., ''règles''. {{pg|329|V. ''Marchese''}}.
'''Meta:''' parola che non esce dall’uso dialettale milanese, usata dal Manzoni, {{TestoCitato|I_promessi_sposi_(1840)/Capitolo_XII|''P.S.'', cap. XII}} e dichiarata con le parole: «così chiamano qui la tariffa in materia di commestibili», ''calmiere''.<noinclude></noinclude>
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La conversione di santa Maria Maddalena
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{{Qualità|avz=100%|data=9 luglio 2026|arg=Da definire}}{{Intestazione
| Nome e cognome dell'autore = Gabriello Chiabrera
| Titolo = La conversione di santa Maria Maddalena
| Anno di pubblicazione = 1598
| Lingua originale del testo =
| Nome e cognome del traduttore =
| Anno di traduzione =
| Progetto = Letteratura
| Argomento = Poemetti
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| prec = Il Diluvio (Chiabrera)
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{{Raccolta|Opere di Gabriello Chiabrera/Poemetti|Poemetti di Gabriello Chiabrera}}
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{{Sc|Venzi}}. — ah, non avverrà! —
{{Sc|Elena}}. Ma il tormento per me è che io lo possa pensare! E senza potermene nemmeno adontare! Perché non avrebbero nessuna colpa, loro, nessuna! nessun rimorso di coscienza!
La vita che resta per loro, quando io non ci sarei piú. Il loro diritto. Posso ribellarmi? — Io non dormo piú! ''Sento il letto'', nell’insonnia, ''suo'', come lei lo sentirà, quando sarà là, al mio posto, ''col suo corpo'', là, invece del mio! col mio diritto su le cose mie, su mio marito —
{{Sc|Venzi}}. — no! no! questo non avverrà, non avverrà, glielo dico io!
{{Sc|Elena}}. Ma capisce che lei m’ha avvelenato, ora, anche tutte le cure, tutte le premure, le attenzioni che hanno per me? Io debbo ora, ogni volta, sforzarmi di nascondere il ribrezzo che ne provo — ingiusto, ingiusto, ma irrefrenabile — se
penso che con esse acquistano sempre più il diritto di godere dopo, come di un compenso che né la vita né la coscienza potranno loro negare. Con mani innocenti tutt’e due m’accompagnano, amorosi e addolorati, fino alla soglia
della morte: «Povera Elena, che vuoi? abbiamo fatto di tutto; ma la vita non ti ha voluta; e ora...». Questo è martirio: e me l’ha dato lei! — lei! — Perché? — Una ragione ci dev’essere! — che le ho fatto io?
{{Sc|Venzi}} (''guardandola con occhi atroci''). C’è! c’è! non lo sente che c’è?
{{Sc|Elena}}. Ah Dio! — lei... — Marta?
{{block|is|Si sente la voce di Marta che chiama lieta, avvicinandosi.}}
{{Sc|La voce di Marta}}. Elena! Elena!
{{Sc|Elena}} (''sentendosi mancare, come soffocata''). Oh Dio... oh Dio...
{{block|is|E mentre Venzi si precipita a sorreggerla, entra dall’uscio in fondo Marta, seguita da Anna e da Fausto.}}
{{Sc|Marta}}. Elena... (''subito, restando'') Che cos’è? Elena!
{{Sc|Anna}}. Si sente male?
{{Sc|Fausto}}. Elena! Elena!
{{Sc|Venzi}}. Tutt’a un tratto, sentendosi chiamare...
{{Sc|Marta}}. Di là, di là, a letto!
{{block|is|A Fausto:}}La sorregga! Piano, Anna! A letto!<noinclude></noinclude>
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==[[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.07#Musica_nel_wikiverso_2026.7 Musica nel wikiverso 2026.7]] ==
In costruzione
Consueto '''aggiornamento lilypondiano''' di metà mese:
* Al '''15 luglio 2026''', abbiamo trascritto (131) ''[[:Categoria:Partiture|partiture]]'' (ad oggi '''{{PAGESINCATEGORY:Partiture}}''').
* '''P{{Sc|ubblicati questo mese}}''':
:Canti popolari
:<small> · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Ameime mi}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Fior di bambare}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Istria/Mi cioro}}· {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Istria/E su la reîva}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Istria/Amememeî}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Istria/Fiuri de reîso}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Lombardia/Dove si stâ jersira}}· {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Lombardia/De tan piscinin che l'era}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Lombardia/E gira che ti gira}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Lombardia/Me pader fa 'l moletta}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Lombardia/Mi gh'hoo la mia sorella}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/Canto del gondoliere}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/Amememi o dona Lombarda}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/Pelegrin che vien da Roma}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/Fame la nana}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/O benedett l'amor dei giovin}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/O giovanoti ô o}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/Canto l'armi pietose}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Piemonte/Povero mi}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Piemonte/Ameime mi dona Lombarda}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Piemonte/Crave crave mie}}
</small>
:Musica colta
:<small>xxxxxx</small>
:''[[:Categoria:Partiture|Vai a tutte le partiture]]''
* '''{{Sc|Didattica}}''' — Come accennavamo a giugno, i ''frammenti'' (snippets) sono '''pezzi di codice precompilato riutilizzabile in contesti musicali analoghi'''. L'editor Frescobaldi consente di crearne di nuovi e salvarli nel programma, ma esiste in pubblico dominio un'opera davvero meritoria curata dall'Università Statale di Milano e integrata nei Manuali Lilypond. Si tratta della più vasta '''antologia di frammenti (snippets)''' disponibile on line: è un'enciclopedia vera e propria, utile per il neofita come per l'esperto. Offre una vasta gamma di modelli, di trucchi ecc... Non è completa (come potrebbe esserlo? Così al volo potrei suggerire almeno due argomenti che mancano) e si presenta un po' in Italiano e un po' in Inglese, ma è assolutamente affidabile ed aggiornata alla ver. 2.24.4, quasi l'ultima versione di Lilypond. Alcuni frammenti utilizzano delle variabili: come tali, non sono direttamente importabili in Wikisource. Tuttavia suggeriscono delle soluzioni che possono essere riscritte senza variabili ed eseguite su Wikisource.
:Trovate l'antologia di frammenti qui: https://lilypond.org/doc/v2.24/Documentation/snippets/index
* '''{{Sc|Edizioni critiche}}''' — Pur avendo in archivio un numero relativamente piccolo di partiture, tuttavia si cominciano a intravvedere alcuni percorsi di rilevanza musicologica attraverso la comparazione di più versioni dello stesso brano musicale. Ad esempio abbiamo almeno 5 diverse versioni di ''Donna Lombarda'', un canto popolare antichissimo.
** Versione dalmata: {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Dona lombarda}}
** Versione romagnola: {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Ameime mi}}
** Versione veneta: {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/Amememi o dona Lombarda}}
** Versione piemontese: {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Piemonte/Ameime mi dona Lombarda}}
** Versione istriana: {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Istria/Amememeî}}
* '''{{Sc|Integrazione con Wikipedia}}''' — Per rimanere nell'esempio, possiamo migliorare la relativa voce ''Donna Lombarda'' presente su wikipedia, ad es. integrandone la Bibliografia: https://it.wikipedia.org/wiki/Donna_lombarda#Bibliografia
==[[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.06#Musica_nel_wikiverso_2026.6 Musica nel wikiverso 2026.6]] ==
==[[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.06#Musica_nel_wikiverso_2026.5 Musica nel wikiverso 2026.5]] ==
== 8.5.2026 ==
Ho trascritto per wikisource una «'''bluette'''» di Pietro Floridia, pubblicata sulla rivista della Ricordi "Musica d'oggi" a luglio del 1920. La «bluette» è una breve e raffinata composizione pianistica di carattere elegiaco. Qui in effetti lo spunto è offerto al musicista da una poesia di Théophile Gautier. La composizione è ancora più suggestiva perché il termine "bluette" - in francese - è utilizzato principalmente per indicare un colore azzurro intenso, (bleu turquoise o bleu vif). E - sempre in francese - l'assonante "bleuet" è il fiordaliso, uno dei pochi fiori davvero blu, così che per affinità «bluette» ha finito per significare "scintilla".
Buon ascolto 🎹
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==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.04#Musica_nel_wikiverso|Musica nel wikiverso 2026.4]]==
==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.03#.eps_files|Musica nel wikiverso 2026.3]]==
== 17.3.2026 ==
'''[[Ars_et_Labor,_1908_vol._I/N._2/Automobile|Automobile]]''' è una divertente composizione per pianoforte di Giulio Ricordi (sì, oltre che editore è stato compositore). Frutto del clima culturale che anticipa il futurismo (1908), celebra con ironia l'avvento dell'automobile, quando delle macchine si poteva ancora scherzare e prima che il futurismo stesso venisse fagocitato dalla propaganda bellica.
Esilarante il modo in cui viene reso il sobbalzo dei passeggeri a causa di una cunetta, nonché l'occasionale investimento di un povero cane vittima (collaterale) della macchina che tutto travolge: nulla la arresta! L'accidentale scoppio di una gomma (altra ironia) viene prontamente riparato e il motore - arrancando - porta finalmente i passeggeri a destinazione. Ah, la ''Belle Époque!''
==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.02#Babel_Lilypond|Musica nel wikiverso 2026.2]]==
== 22.2.2026==
<poem>[[File:Sandringham House from the air (cropped).jpg|miniatura|sinistra]]'''Coincidenze!'''
Stavo giusto trascrivendo la [[Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia |''Sandringham March'']] di Natalie Townsend quando giunge la notizia dell'arresto dell'ex-principe Andrea, indovinate dove? Ma a '''Sandringham House''', ovviamente, la residenza di campagna dei Windsor, nel Norfolk! Qui si era ritirato dopo lo sfratto dalla Royal Lodge di Londra in seguito alle indagini sugli Epstein Files!
Ebbene, nel luglio 1904 la compositrice statunitense - nonché moglie di un ambasciatore USA - fu ospitata nella Sandringham House per una breve vacanza e lasciò come dono alla Regina Alexandra - che l'aveva invitata per la stima che aveva nei suoi confronti - questa elegante e briosa marcia.
https://it.wikisource.org/wiki/Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia Non era raro che i brani della Townsend venissero eseguiti dalle bande militari britanniche durante i cambi della guardia o in occasione di eventi ufficiali a cui partecipava la Regina.
Altri tempi!</poem>
==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.01#Ars_et_Labor_1906,_vol._I_con_SAL_75%|Musica nel wikiverso 2026.1]]==
== 27.1.2026==
:La musica attraversa il tempo e lo spazio perché è un linguaggio universale: più facile suonare con un giapponese, che parlargli.
:E questo vale anche per la musica del passato, per la quale wikisource offre mille possibilità.
:Accade così che [https://it.wikisource.org/wiki/Ars_et_Labor,_1907_vol._II/N._9/Aria questa "Aria barocca"] di Antonio Francesco Tenaglia, un clavicembalista della metà del XVII sec., venga scoperta e trascritta per violino e pianoforte 250 anni dopo, nel 1906, da [https://it.wikipedia.org/wiki/Enrico%20Polo Enrico Polo], un violinista cultore di Paganini.
:E venga poi pubblicata su Ars et Labor, una bella rivista dell'Archivio Ricordi in corso di trascrizione su Wikisource.
:Così oggi, esattamente 120 anni dopo, accade che io possa codificarla per digitalizzarla in MIDI.
:E possa poi anche sostituire la voce del violino con quella della mia armonica accompagnata dal pianoforte e... [https://www.spreaker.com/episode/aria-barocca--69423778 suonare un pezzo barocco per poi pubblicarlo sul mio podcast].
:Non è sempre stato così: devo dire grazie a Wikisource. E ovviamente grazie all'autore, al musicista che l'ha scovato e trascritto, al decodificatore, all'interprete e grazie anche a [https://it.wikipedia.org/wiki/Guido_d%27Arezzo Guido d'Arezzo], di cui a dicembre si è celebrato il millenario della notazione musicale da lui inventata.
{{A destra|(pubblicato sulla pagina Facebook di Wikisource)}}
== 21.1.2026 ==
All'Archivio Ricordi (info@)
Gent.ma Redazione,
... ho curato la trascrizione su Wikisource dei primi 6 numeri di Ars Et Labor con le relative partiture in MIDI.
Nell'accingermi a proseguire il lavoro con il secondo volume del 1906 della rivista, ho notato che le partiture elencate non sono però incluse nella versione digitale di Ars et Labor. E' possibile recuperarle?
Ecco l'elenco, così come ricostruito dalle stesse pagine della rivista:
# Sous les pommiers di Vittorio Monti per mandolino e piano (n. 7, 1906, p. 647 cartacea, 37 digitale)
# A lei di G. Calamani, romanza. (n. 7, 1906, p. 644 cartacea, 37 digitale )
# [https://musescore.com/user/97106398/scores/19541758 Quelle labbra non son rose... di Stefano Donaudy] (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale)
# Au son des harpes di Alfred Cottin (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale)
# Dejanice di Alfredo Catalani (n. 9,1906, p. 839 cartacea, 137 digitale)
# Campane di Napoleone Cesi (n. 10/1906, p. 927 cartacea, 181 digitale)
# Se vuoi ch'io muoia, amor, morrò... di Stefano Donaudy (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale)
# Éloignement di Henry Soro (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale)
# Allegretto per organo di Roberto Remondi (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale)
# Il presepio di J. Burgmein (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale)
# Musette (da: Heures deliceuses) di Enrico De Leva (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale)
Grazie per l'attenzione e un cordiale saluto
== 15.1.2026 ==
Elenco (67 autori) ottenuta da [https://query.wikidata.org/querybuilder/?uselang=it&query=%7B%22conditions%22%3A%5B%7B%22propertyId%22%3A%22P570%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22time%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%7B%22value%22%3A%22%2B1955-00-00T00%3A00%3A00Z%22%2C%22precision%22%3A9%7D%2C%22subclasses%22%3Afalse%2C%22conditionRelation%22%3Anull%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P570%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22time%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%7B%22value%22%3A%22%2B1955-00-00T00%3A00%3A00Z%22%2C%22precision%22%3A9%7D%2C%22subclasses%22%3Afalse%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P27%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q38%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q36180%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q201788%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q1930187%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q49757%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q28389%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%5D%2C%22limit%22%3A500%2C%22useLimit%22%3Atrue%2C%22omitLabels%22%3Afalse%7D questa query] a wikidata fatta con il comodo Query Builder chiedendo scrittori, poeti, storici, giornalisti e sceneggiatori italiani scomparsi nel 1955
{| class="wikitable sortable"
! item wikidata !! Nome !! Cognome
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| http://www.wikidata.org/entity/Q799111 || Ermanno || Amicucci
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| http://www.wikidata.org/entity/Q98164064 || Giuseppe || Ammendola
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| http://www.wikidata.org/entity/Q3893714 || Paolo || Arcari
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| |http://www.wikidata.org/entity/Q50059259 || Carolina || Lanzani
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| http://www.wikidata.org/entity/Q113765776 || Francesco || Lo Bue
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| http://www.wikidata.org/entity/Q3845620 || Marcello || Manni
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| http://www.wikidata.org/entity/Q3845507 || Marcella || Mariani
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| http://www.wikidata.org/entity/Q123925248 || Antonio || Martino
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| http://www.wikidata.org/entity/Q54925054 || Amato || Masnovo
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q536191 || Angelo || Mercati
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| http://www.wikidata.org/entity/Q3732619 || Ersilio || Michel
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| http://www.wikidata.org/entity/Q1165939 || Luigi || Motta
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| http://www.wikidata.org/entity/Q42298127 || Ruggero || Nuti
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| http://www.wikidata.org/entity/Q206442 || Biagio || Pace
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| http://www.wikidata.org/entity/Q23775667 || Francesco || Palmegiani
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| http://www.wikidata.org/entity/Q98731369 || Luigi || Parigi
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| http://www.wikidata.org/entity/Q27824408 || Ferdinando || Pasini
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| http://www.wikidata.org/entity/Q3840013 || Luigi || Piccioni
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| http://www.wikidata.org/entity/Q52576898 || Luca || Pignato
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q61481359 || Benvenuto || Pitzorno
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q115766708 || Pietro || Pizzoni
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| http://www.wikidata.org/entity/Q18421227 || Gustavo || Reisoli
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| http://www.wikidata.org/entity/Q63025648 || Romana || Rompato
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| http://www.wikidata.org/entity/Q98346641 || Anaïs || Ronc-Désaymonet
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q3733999 || Ettore || Rossi
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q107149686 || Guido || Ruberti
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| http://www.wikidata.org/entity/Q3948292 || Sandro || Salvini
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q1897006 || Mariano || San Nicolò
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q93243643 || Angelo || Silvagni
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q3659855 || Carlo || Silvestri
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q75837465 || Cipriano || Silvestri
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q55452458 || Anna || Stančova
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q3740416 || Fausto || Torrefranca
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q3629710 || Augusto || Turati
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q23854442 || Alessandro || Visconti
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q92600748 || Vito || Vitale
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| http://www.wikidata.org/entity/Q3611526 || Alfredo || Zerbini
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q59533184 || Elio || Zorzi
|}
== 14.4.2025 ==
In questi giorni ho finito di trascrivere "Francesco e il suo tempo" di Francesco Prudenzano, un patriota meridionale che scrisse questo libro nel 1857, poco prima dell'Unità. L'avevo trovato citato in un articolo sul film "Frate Sole" (1918), emerso dallo scaffale del Cinema di Wikisource. Tra un anno si celebra l'ottavo centenario della morte di Francesco d'Assisi: piccolo contributo il mio nella speranza che il mite messaggio del poverello di Assisi non finisca soffocato dalle urla dei nazionalismi. L'11 gennaio di quest'anno 2025 ricorreva l'ottocentesimo anniversario del ''Cantico delle creature'', esordio poetico della letteratura italiana: non se n'è parlato molto, ma si può sempre rimediare...
Comunque il libro (il cui titolo completo sarebbe "Francesco d’Assisi e il suo secolo, considerato in relazione con la politica, cogli svolgimenti del pensiero e colla civiltà. Studii") bene ci mostra - con tutte le forzature nazional-patriottiche che si possono immaginare - come Francesco d'Assisi fosse destinato a diventare patrono d'Italia prima ancora che ci fosse uno Stato "Italia". Il buon Prudenzano si impegna a descriverci Francesco d'Assisi come "il santo italiano per eccellenza" e lo colloca all'inizio di una nuova "gloriosa" visione della cultura del nascente Stato.
Anche il cinema - sin dai suoi esordi muti - ha fatto la sua parte: ho contato 11 film italiani su Francesco d'Assisi dal 1911 al 2007... una media cioè di 1 film ogni 10 anni (e sicuramente ne avrò dimenticato qualcuno).
Nel gran calderone dei temi - talora polemici - sollevati dal libro, colpisce la storica rivalità tra francescani e domenicani, risalente al fatto che entrambi si trovarono nel XIII sec. a combattere le eresie, ma con due strumenti agli antipodi: la povertà di Francesco e la dottrina di Domenico. Dante nella Commedia risolve brillantemente la questione in Paradiso, facendo elogiare Francesco dal domenicano San Tommaso e Domenico dal francescano san Bonaventura. Perfetto! Ma la storia non finisce lì e si trascina fino al Risorgimento. E anche dopo: scopro infatti che se - come tutti sanno - Francesco è Patrono d'Italia, Caterina da Siena - terziaria domenicana a 16 anni, la cui reliquia della testa è custodita appunto nella Basilica di San Domenico a Siena - lo è anche lei! E così per non scontentare nessuno l'Italia si trova due patroni. La Francia ha Giovanna d'Arco, l'Inghilterra San Giorgio, l'Irlanda San Patrizio, la Spagna San Giacomo, noi invece due e pare che la Germania ne abbia addirittura tre. All'Europa ne basta uno: Benedetto da Norcia. Sit aliquis nobis auxilio!
== 21.2.2025 ==
Che bella sorpresa! Su wikisource possiamo anche trascrivere la musica e ascoltarla! Chi già legge la musica può con poco sforzo (e grande soddisfazione) usare Lilypond, un potente programma di incisione musicale per la produzione di spartiti di qualità eseguibili in MIDI. Ecco qui un piccolo esempio:
[[Al_mio_pregar_t'arrendi|Al mio pregar t'arrendi]], dalla Semiramide di Gioachino Rossini. E altri sono in arrivo :-) [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 13:51, 21 feb 2025 (CET)
== 21.1.2025 ==
C'è qualcosa di profetico nel breve racconto - umoristico - "Per la storia..." (1942) di Vitaliano Brancati. Egli immagina che il suo amico e regista Mario Camerini (quello delle commedie sentimentali piccolo-borghesi degli anni Trenta), riceva un sonoro '''"no!"''' da una ragazza (milanese) che rifiuta (incredibile!) di diventare famosa attrice in uno dei suoi film. Non vi voglio spoilerare il finale - assurdo e sarcastico -, ma credo che se le donne - e gli uomini - rifiutassero davvero "con uno sguardo sfavillante di rabbia" di sottrarsi - almeno un po' - alle lusinghe e ai facili successi dell'industria dello spettacolo, il mondo sarebbe meno cinico nei loro confronti e il cinema ne guadagnerebbe in termini di qualità artistica. Ma non è facile in un'epoca che sembra aver trasformato tutto in spettacolo. Sembra impossibile: tuttavia il raccontino dice che si può. Si legge in due minuti e sta [[Per_la_storia...|qui, su wikisource, solo su wikisource!]]
== 12.1.2025 ==
In [[Note sul neo-realismo|Note sul realismo]] del 1952 di Agostino degli Espinosa, che l'autore sviluppa magistralmente a partire da una breve conversazione con Cesare Zavattini, leggo:<br>
''Un brano di musica o un discorso trasmesso dalla radio, raccoglie gli ascoltatori in un’unica commozione, rendendo illusoria la loro consapevolezza di essere ognuno in una dimora privata.''
Non esiste realtà individuale che non sia sempre inevitabilmente anche collettiva. Questa è la «fame di realtà» da cui nasce il neorealismo.
''Ognuno di noi per un’abitudine che solamente uno sforzo di pensiero può vincere, si crede ricinto di solitudine, libero da ogni rapporto con gli altri e lo spazio sociale in cui si libra gli appare come un oscuro «al di là» che trascenda il suo mondo. E’, affondando lo sguardo in questo «al di là», che Cesare Zavattini ha cercato «gli altri».''
Come il neo-realismo ci ha dimostrato, il cinema può essere quello "sforzo di pensiero" che solleva il velo delle solitudini.
== 10.1.2025 ==
Ho recentemente riletto per WS ''La figlia di Iorio'' di Gabriele D'Annunzio portando il SAL al 100% e l'ho trovato di un'attualità sorprendente in merito a quanto si sta dicendo sul patriarcato e sui femminicidi. Quest'opera (1904) - di carattere mitologico e non veristico, come si vorrebbe far credere (lo dimostrano i nomi i dei personaggi "Lazaro di Roio • Candia della Leonessa • Aligi • Splendore • Mila di Codra ecc..."), mi sembra la tomba del patriarcato. E infatti c'è un parricidio. Aligi uccide il padre Lazaro, più o meno intenzionalmente: per legittima difesa o per difendere Mila. O perché davvero si ribella. Ma - dilaniato com'è tra Mila e Vienda - non ha più la forza di sostituire Lazaro perché non è come lui. La figura che giganteggia alla fine è Ornella che - sottraendo Mila, la figlia di Iorio, al suo destino - ha di fatto ucciso il patriarcato che la reclamava attraverso l'ululante ''coro dei mietitori''. Alla fine l'eroina si immolerà per salvare Aligi (non più eroe, ma una vittima, un po' vigliacca anche). Chi ha capito tutto è invece Ornella, che da lì continuerà la sua emancipazione.
<poem>''A chi lo lasci l’aratro,
oh Lazaro, a chi lo lasci?
Chi ti vanga il campo tuo,
la tua mandra chi la pasce?''</poem>
Nessuno risponde. Perché il patriarcato è indissolubilmente legato all'agricoltura e alla pastorizia. E così la sua religione, ridotta qui a superstizione.
== 9.1.2025 ==
''[[La musica e il film]]'' è un saggio di ''S. A. Luciani'' scovato dentro il n. 6 della rivista B&N del 30 giugno 1937. Tra le tante cose interessanti che vi si scoprono, questa mi sembra una vera perla: <br>
''La musica nel film non ha solo la funzione di integrare obbiettivamente la visione silenziosa, ma di commentarla dal punto di vista dello spettatore, funzione analoga questa (non stupisca il richiamo storico) a quella del coro nella tragedia greca.''<br>
Proprio così: il coro agiva come intermediario tra la narrazione e il pubblico, offriva commenti, riflessioni, e spiegazioni sugli eventi che si svolgevano sulla scena. Insomma guidava la comprensione e l'interpretazione dei temi principali enfatizzando i momenti di tensione, dramma o pathos. E la colonna sonora non fa questo all'interno del film? Guida le nostre emozioni spesso anticipandole: quante volte siamo stati messi sull'avviso da una musica improvvisamente cupa che annuncia un evento catastrofico. O che lo sottolinea. O che al contrario libera da uno scampato pericolo un personaggio... e così via...
== 4.1.2025 ==
Qualche giorno fa stavo sfogliando su Internet Archive alcuni numeri della rivista "Cinema" del 1939 alla ricerca di qualche bel pezzo da portare su Wikisource: tra pagine intere di pubblicità (belle immagini però!) e propaganda di regime (uff!), sfoglia, sfoglia... ecco che all'improvviso leggo:
"Dramma e sonoro". Un articolo di Luigi Pirandello.... <br>
Faccio un salto sulla sedia! <br>
E da dove salta fuori quest'articolo del Maestro sul rapporto tra cinema e teatro? Nel '39 Pirandello era già passato a miglior vita da 3 anni. Possibile che ci abbia scritto qualcosa dall'aldilà e noi non ce ne siamo accorti? Sembrerebbe la trama di una delle sue novelle! <br>
Strabuzzo gli occhi e vado a leggere meglio. Si tratta di un articolo del 1929 (aaaah.... ecco!) scritto per "La Nacion" di Buenos Aires, in cui si è imbattuto - per caso anche lui - il buon Renato Giani che lo ha ri-tradotto in Italiano dallo Spagnolo e pubblicato poi sulla rivista "Cinema" dieci anni dopo la sua pubblicazione in Argentina. Un gioiellino! Vado subito a trascriverlo.
Eccolo, lo potete leggere qui anche voi: https://it.wikisource.org/wiki/Dramma_e_sonoro
Ma tu vedi cosa ti può capitare di leggere su wikisource... solo su wikisource!😀
== 28.12.2024 ==
E' in corso su wikisource la rilettura di Piccoli eroi, un romanzo per ragazzi scritto nel 1892 da Virginia Tedeschi-Treves - sotto lo pseudonimo di Cordelia - e pubblicato (ovviamente) dall'Editore Giuseppe Treves di Milano, di cui Virginia era consorte. Anzi sarà proprio grazie alla sua dote, proveniente da una facoltosa famiglia veronese, che la casa editrice potrà ingrandirsi e acquistare a Milano, in via Palermo, adiacente alla via Solferino, già sede della casa editrice, il terreno in cui insediare la tipografia che darà alle stampe nel 1864 ''Il Corriere di Milano'', giornale liberale di ispirazione cavouriana, che dieci anni dopo diventerà ''Il Corriere della Sera''.
''Piccoli eroi'' è un romanzo piuttosto importante nella nostra letteratura: non tragga in inganno il fatto che sia destinato ai ragazzi. Sarebbe anzi ora di finirla di considerare la letteratura per ragazzi come una letteratura di serie B. Questo romanzo ebbe ben 62 ristampe! A p.63/64 si legge: .''..le guerre di conquista non sono più conformi alla nostra civiltà, e l’Italia libera e indipendente non ha più gran bisogno che i suoi figli le consacrino il loro coraggio e il loro sangue, bensì le occorrono ingegni educati a forti studii, che la facciano ricca e potente.'' Un bel messaggio per i ragazzi dell'epoca. Le cose sarebbero però andate diversamente: ci sarebbe stata non solo una prima guerra mondiale, ma pure una seconda. Però fa piacere sapere che nel 1892 c'era chi la pensasse così!
== 22.12.2024 ==
E' in corso su wikisource la rilettura dei Canti orfici di Dino Campana nell'edizione originale, quella pubblicata a Marradi (la sua città d'origine, sull'Appennino tosco-romagnolo) nel 1914. Già questo è emozionante perché dietro quell'edizione c'è una bella storia che vi vorrei raccontare.
La raccolta dei Canti Orfici era già pronta per la pubblicazione nel 1913, ma la redazione della rivista Lacerba - quella di Papini e Soffici - a cui Campana aveva affidato l'unica copia del manoscritto - ebbe la dabbenaggine di smarrirla. Che fare?
Io penso che li avrei torturati.
Il poeta invece non si perse d'animo e riscrisse tutte le poesie a memoria: un'impresa titanica! Finito il manoscritto però, non lo riconsegnò a Lacerba (e come dargli torto?). Lo affidò a una tipografia del suo paese, la Tipografia F. Ravagli, appunto, come leggiamo sulla copertina. Ora, questa tipografia ha una storia particolare: era stata fondata da un marradese, Federico Ravagli, professore di Lettere nel Ginnasio di Cortona. La tipografia era il suo sogno e pubblicò varie riviste e opere del territorio, finendo per lavorare addirittura con il giornale di Firenze, La Nazione. Alla sua morte (1910) i macchinari furono trasferiti a Marradi, dove Bruno insieme a Baldo e Teresa, continuò l'attività del fratello Francesco. Fu dunque Bruno a pubblicare i Canti orfici, facendo un ottimo lavoro come possiamo vedere. La sua edizione è quella che stiamo trascrivendo digitalmente: proprio quella! Ecco perché anche solo sfogliarla per rileggerla è già emozionante.
Se la storia vi è piaciuta e volete fare un giro per provare anche voi l'emozione di trascrivere qualche pagina dei Canti orfici, cliccate qui: ( https://it.wikisource.org/wiki/Indice:Dino_Campana_-_Canti_Orfici,_Ravagli,_Marradi_1914.djvu )
Scegliete una pagina con l'iconcina rossa e buon lavoro. Però affrettatevi, perché le pagine da formattare stanno per finire e dovrete aspettare la prossima rilettura.
Ma tu vedi dove può portare un canto orfico di wikisource...😀
== 20.12.2024 ==
Rileggendo, per formattarlo in wikisource, il cap. IX del Trattato Primo del Convivio di Dante mi imbatto con meraviglia in un proverbio popolare, e cioè: "una rondine non fa primavera", cosa apparentemente inappropriata in un'opera filosofica di alto livello come il Convivio.
E invece scopro che Dante lo mutua da Aristotele: "come dice il mio maestro Aristotile nel primo de l’Etica". Vado immediatamente a verificare.
Aristotele ne parla a proposito della felicità: «come una rondine non fa primavera, né la fa un solo giorno di sole, così un solo giorno o un breve spazio di tempo non fanno felice nessuno»
Aristofane non si lascia scappare l'occasione per fare una battuta delle sue: «C'è bisogno di molte rondini» e Dante invece ne parla a per motivare la sua scelta (ancora una volta "popolare" ) di usare il volgare in un'opera filosofica: «pronta liberalitade mi mosse al volgare anzi che a lo latino»
Ma tu vedi dove può portare una rondine di wikisource😀
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2026-07-09T10:50:51Z
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/* https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.07#Musica_nel_wikiverso_2026.7 Musica nel wikiverso 2026.7 */
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wikitext
text/x-wiki
==[[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.07#Musica_nel_wikiverso_2026.7 Musica nel wikiverso 2026.7]] ==
In costruzione
Consueto '''aggiornamento lilypondiano''' di metà mese:
* Al '''15 luglio 2026''', abbiamo trascritto (131) ''[[:Categoria:Partiture|partiture]]'' (ad oggi '''{{PAGESINCATEGORY:Partiture}}''').
* '''P{{Sc|ubblicati questo mese}}''':
:Canti popolari
:<small> · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Ameime mi}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Fior di bambare}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Istria/Mi cioro}}· {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Istria/E su la reîva}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Istria/Amememeî}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Istria/Fiuri de reîso}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Lombardia/Dove si stâ jersira}}· {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Lombardia/De tan piscinin che l'era}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Lombardia/E gira che ti gira}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Lombardia/Me pader fa 'l moletta}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Lombardia/Mi gh'hoo la mia sorella}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/Canto del gondoliere}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/Amememi o dona Lombarda}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/Pelegrin che vien da Roma}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/Fame la nana}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/O benedett l'amor dei giovin}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/O giovanoti ô o}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/Canto l'armi pietose}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Piemonte/Povero mi}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Piemonte/Ameime mi dona Lombarda}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Piemonte/Crave crave mie}}
</small>
:Musica colta
:<small>xxxxxx</small>
:''[[:Categoria:Partiture|Vai a tutte le partiture]]''
* '''{{Sc|Didattica}}''' — Come accennavamo a giugno, i ''frammenti'' (snippets) sono '''pezzi di codice precompilato riutilizzabile in contesti musicali analoghi'''. L'editor Frescobaldi consente di crearne di nuovi e salvarli nel programma, ma esiste in pubblico dominio un'opera davvero meritoria curata dall'Università Statale di Milano e integrata nei Manuali Lilypond. Si tratta della più vasta '''antologia di frammenti (snippets)''' disponibile on line: è un'enciclopedia vera e propria, utile per il neofita come per l'esperto. Offre una vasta gamma di modelli, di trucchi ecc... Non è completa (come potrebbe esserlo? Così al volo potrei suggerire almeno due argomenti che mancano) e si presenta un po' in Italiano e un po' in Inglese, ma è assolutamente affidabile ed aggiornata alla ver. 2.24.4, quasi l'ultima versione di Lilypond. Alcuni frammenti utilizzano delle variabili: come tali, non sono direttamente importabili in Wikisource. Tuttavia suggeriscono delle soluzioni che possono essere riscritte senza variabili ed eseguite su Wikisource.
:Trovate l'antologia di frammenti qui: https://lilypond.org/doc/v2.24/Documentation/snippets/index
* '''{{Sc|Edizioni critiche}}''' — Pur avendo in archivio un numero relativamente piccolo di partiture, tuttavia si cominciano a intravvedere alcuni percorsi di rilevanza musicologica attraverso la comparazione di più versioni dello stesso brano musicale. Ad esempio abbiamo almeno 5 diverse versioni di ''Donna Lombarda'', un canto popolare antichissimo.
** Versione dalmata: {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Dona lombarda}}
** Versione romagnola: {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Ameime mi}}
** Versione veneta: {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/Amememi o dona Lombarda}}
** Versione piemontese: {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Piemonte/Ameime mi dona Lombarda}}
** Versione istriana: {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Istria/Amememeî}}
* '''{{Sc|Integrazione con Wikipedia}}''' — Per rimanere nell'esempio, possiamo migliorare la relativa voce ''Donna Lombarda'' presente su wikipedia, ad es. integrandone la Bibliografia: https://it.wikipedia.org/wiki/Donna_lombarda#Bibliografia
* '''{{Sc|Riletture}}''' —
** [[Discussioni_pagina:'Till_The_End_O'_The_World_With_You.djvu/5#c-Cruccone-20260703081900-Rilettura|Till the end of the world with you]]
** [[Discussioni_pagina:Lontana_(Zandonai).pdf/4#c-Cruccone-20260604081600-Rilettura|Lontana (Zandonai)]]
==[[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.06#Musica_nel_wikiverso_2026.6 Musica nel wikiverso 2026.6]] ==
==[[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.06#Musica_nel_wikiverso_2026.5 Musica nel wikiverso 2026.5]] ==
== 8.5.2026 ==
Ho trascritto per wikisource una «'''bluette'''» di Pietro Floridia, pubblicata sulla rivista della Ricordi "Musica d'oggi" a luglio del 1920. La «bluette» è una breve e raffinata composizione pianistica di carattere elegiaco. Qui in effetti lo spunto è offerto al musicista da una poesia di Théophile Gautier. La composizione è ancora più suggestiva perché il termine "bluette" - in francese - è utilizzato principalmente per indicare un colore azzurro intenso, (bleu turquoise o bleu vif). E - sempre in francese - l'assonante "bleuet" è il fiordaliso, uno dei pochi fiori davvero blu, così che per affinità «bluette» ha finito per significare "scintilla".
Buon ascolto 🎹
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==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.04#Musica_nel_wikiverso|Musica nel wikiverso 2026.4]]==
==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.03#.eps_files|Musica nel wikiverso 2026.3]]==
== 17.3.2026 ==
'''[[Ars_et_Labor,_1908_vol._I/N._2/Automobile|Automobile]]''' è una divertente composizione per pianoforte di Giulio Ricordi (sì, oltre che editore è stato compositore). Frutto del clima culturale che anticipa il futurismo (1908), celebra con ironia l'avvento dell'automobile, quando delle macchine si poteva ancora scherzare e prima che il futurismo stesso venisse fagocitato dalla propaganda bellica.
Esilarante il modo in cui viene reso il sobbalzo dei passeggeri a causa di una cunetta, nonché l'occasionale investimento di un povero cane vittima (collaterale) della macchina che tutto travolge: nulla la arresta! L'accidentale scoppio di una gomma (altra ironia) viene prontamente riparato e il motore - arrancando - porta finalmente i passeggeri a destinazione. Ah, la ''Belle Époque!''
==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.02#Babel_Lilypond|Musica nel wikiverso 2026.2]]==
== 22.2.2026==
<poem>[[File:Sandringham House from the air (cropped).jpg|miniatura|sinistra]]'''Coincidenze!'''
Stavo giusto trascrivendo la [[Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia |''Sandringham March'']] di Natalie Townsend quando giunge la notizia dell'arresto dell'ex-principe Andrea, indovinate dove? Ma a '''Sandringham House''', ovviamente, la residenza di campagna dei Windsor, nel Norfolk! Qui si era ritirato dopo lo sfratto dalla Royal Lodge di Londra in seguito alle indagini sugli Epstein Files!
Ebbene, nel luglio 1904 la compositrice statunitense - nonché moglie di un ambasciatore USA - fu ospitata nella Sandringham House per una breve vacanza e lasciò come dono alla Regina Alexandra - che l'aveva invitata per la stima che aveva nei suoi confronti - questa elegante e briosa marcia.
https://it.wikisource.org/wiki/Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia Non era raro che i brani della Townsend venissero eseguiti dalle bande militari britanniche durante i cambi della guardia o in occasione di eventi ufficiali a cui partecipava la Regina.
Altri tempi!</poem>
==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.01#Ars_et_Labor_1906,_vol._I_con_SAL_75%|Musica nel wikiverso 2026.1]]==
== 27.1.2026==
:La musica attraversa il tempo e lo spazio perché è un linguaggio universale: più facile suonare con un giapponese, che parlargli.
:E questo vale anche per la musica del passato, per la quale wikisource offre mille possibilità.
:Accade così che [https://it.wikisource.org/wiki/Ars_et_Labor,_1907_vol._II/N._9/Aria questa "Aria barocca"] di Antonio Francesco Tenaglia, un clavicembalista della metà del XVII sec., venga scoperta e trascritta per violino e pianoforte 250 anni dopo, nel 1906, da [https://it.wikipedia.org/wiki/Enrico%20Polo Enrico Polo], un violinista cultore di Paganini.
:E venga poi pubblicata su Ars et Labor, una bella rivista dell'Archivio Ricordi in corso di trascrizione su Wikisource.
:Così oggi, esattamente 120 anni dopo, accade che io possa codificarla per digitalizzarla in MIDI.
:E possa poi anche sostituire la voce del violino con quella della mia armonica accompagnata dal pianoforte e... [https://www.spreaker.com/episode/aria-barocca--69423778 suonare un pezzo barocco per poi pubblicarlo sul mio podcast].
:Non è sempre stato così: devo dire grazie a Wikisource. E ovviamente grazie all'autore, al musicista che l'ha scovato e trascritto, al decodificatore, all'interprete e grazie anche a [https://it.wikipedia.org/wiki/Guido_d%27Arezzo Guido d'Arezzo], di cui a dicembre si è celebrato il millenario della notazione musicale da lui inventata.
{{A destra|(pubblicato sulla pagina Facebook di Wikisource)}}
== 21.1.2026 ==
All'Archivio Ricordi (info@)
Gent.ma Redazione,
... ho curato la trascrizione su Wikisource dei primi 6 numeri di Ars Et Labor con le relative partiture in MIDI.
Nell'accingermi a proseguire il lavoro con il secondo volume del 1906 della rivista, ho notato che le partiture elencate non sono però incluse nella versione digitale di Ars et Labor. E' possibile recuperarle?
Ecco l'elenco, così come ricostruito dalle stesse pagine della rivista:
# Sous les pommiers di Vittorio Monti per mandolino e piano (n. 7, 1906, p. 647 cartacea, 37 digitale)
# A lei di G. Calamani, romanza. (n. 7, 1906, p. 644 cartacea, 37 digitale )
# [https://musescore.com/user/97106398/scores/19541758 Quelle labbra non son rose... di Stefano Donaudy] (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale)
# Au son des harpes di Alfred Cottin (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale)
# Dejanice di Alfredo Catalani (n. 9,1906, p. 839 cartacea, 137 digitale)
# Campane di Napoleone Cesi (n. 10/1906, p. 927 cartacea, 181 digitale)
# Se vuoi ch'io muoia, amor, morrò... di Stefano Donaudy (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale)
# Éloignement di Henry Soro (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale)
# Allegretto per organo di Roberto Remondi (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale)
# Il presepio di J. Burgmein (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale)
# Musette (da: Heures deliceuses) di Enrico De Leva (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale)
Grazie per l'attenzione e un cordiale saluto
== 15.1.2026 ==
Elenco (67 autori) ottenuta da [https://query.wikidata.org/querybuilder/?uselang=it&query=%7B%22conditions%22%3A%5B%7B%22propertyId%22%3A%22P570%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22time%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%7B%22value%22%3A%22%2B1955-00-00T00%3A00%3A00Z%22%2C%22precision%22%3A9%7D%2C%22subclasses%22%3Afalse%2C%22conditionRelation%22%3Anull%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P570%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22time%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%7B%22value%22%3A%22%2B1955-00-00T00%3A00%3A00Z%22%2C%22precision%22%3A9%7D%2C%22subclasses%22%3Afalse%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P27%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q38%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q36180%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q201788%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q1930187%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q49757%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q28389%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%5D%2C%22limit%22%3A500%2C%22useLimit%22%3Atrue%2C%22omitLabels%22%3Afalse%7D questa query] a wikidata fatta con il comodo Query Builder chiedendo scrittori, poeti, storici, giornalisti e sceneggiatori italiani scomparsi nel 1955
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== 14.4.2025 ==
In questi giorni ho finito di trascrivere "Francesco e il suo tempo" di Francesco Prudenzano, un patriota meridionale che scrisse questo libro nel 1857, poco prima dell'Unità. L'avevo trovato citato in un articolo sul film "Frate Sole" (1918), emerso dallo scaffale del Cinema di Wikisource. Tra un anno si celebra l'ottavo centenario della morte di Francesco d'Assisi: piccolo contributo il mio nella speranza che il mite messaggio del poverello di Assisi non finisca soffocato dalle urla dei nazionalismi. L'11 gennaio di quest'anno 2025 ricorreva l'ottocentesimo anniversario del ''Cantico delle creature'', esordio poetico della letteratura italiana: non se n'è parlato molto, ma si può sempre rimediare...
Comunque il libro (il cui titolo completo sarebbe "Francesco d’Assisi e il suo secolo, considerato in relazione con la politica, cogli svolgimenti del pensiero e colla civiltà. Studii") bene ci mostra - con tutte le forzature nazional-patriottiche che si possono immaginare - come Francesco d'Assisi fosse destinato a diventare patrono d'Italia prima ancora che ci fosse uno Stato "Italia". Il buon Prudenzano si impegna a descriverci Francesco d'Assisi come "il santo italiano per eccellenza" e lo colloca all'inizio di una nuova "gloriosa" visione della cultura del nascente Stato.
Anche il cinema - sin dai suoi esordi muti - ha fatto la sua parte: ho contato 11 film italiani su Francesco d'Assisi dal 1911 al 2007... una media cioè di 1 film ogni 10 anni (e sicuramente ne avrò dimenticato qualcuno).
Nel gran calderone dei temi - talora polemici - sollevati dal libro, colpisce la storica rivalità tra francescani e domenicani, risalente al fatto che entrambi si trovarono nel XIII sec. a combattere le eresie, ma con due strumenti agli antipodi: la povertà di Francesco e la dottrina di Domenico. Dante nella Commedia risolve brillantemente la questione in Paradiso, facendo elogiare Francesco dal domenicano San Tommaso e Domenico dal francescano san Bonaventura. Perfetto! Ma la storia non finisce lì e si trascina fino al Risorgimento. E anche dopo: scopro infatti che se - come tutti sanno - Francesco è Patrono d'Italia, Caterina da Siena - terziaria domenicana a 16 anni, la cui reliquia della testa è custodita appunto nella Basilica di San Domenico a Siena - lo è anche lei! E così per non scontentare nessuno l'Italia si trova due patroni. La Francia ha Giovanna d'Arco, l'Inghilterra San Giorgio, l'Irlanda San Patrizio, la Spagna San Giacomo, noi invece due e pare che la Germania ne abbia addirittura tre. All'Europa ne basta uno: Benedetto da Norcia. Sit aliquis nobis auxilio!
== 21.2.2025 ==
Che bella sorpresa! Su wikisource possiamo anche trascrivere la musica e ascoltarla! Chi già legge la musica può con poco sforzo (e grande soddisfazione) usare Lilypond, un potente programma di incisione musicale per la produzione di spartiti di qualità eseguibili in MIDI. Ecco qui un piccolo esempio:
[[Al_mio_pregar_t'arrendi|Al mio pregar t'arrendi]], dalla Semiramide di Gioachino Rossini. E altri sono in arrivo :-) [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 13:51, 21 feb 2025 (CET)
== 21.1.2025 ==
C'è qualcosa di profetico nel breve racconto - umoristico - "Per la storia..." (1942) di Vitaliano Brancati. Egli immagina che il suo amico e regista Mario Camerini (quello delle commedie sentimentali piccolo-borghesi degli anni Trenta), riceva un sonoro '''"no!"''' da una ragazza (milanese) che rifiuta (incredibile!) di diventare famosa attrice in uno dei suoi film. Non vi voglio spoilerare il finale - assurdo e sarcastico -, ma credo che se le donne - e gli uomini - rifiutassero davvero "con uno sguardo sfavillante di rabbia" di sottrarsi - almeno un po' - alle lusinghe e ai facili successi dell'industria dello spettacolo, il mondo sarebbe meno cinico nei loro confronti e il cinema ne guadagnerebbe in termini di qualità artistica. Ma non è facile in un'epoca che sembra aver trasformato tutto in spettacolo. Sembra impossibile: tuttavia il raccontino dice che si può. Si legge in due minuti e sta [[Per_la_storia...|qui, su wikisource, solo su wikisource!]]
== 12.1.2025 ==
In [[Note sul neo-realismo|Note sul realismo]] del 1952 di Agostino degli Espinosa, che l'autore sviluppa magistralmente a partire da una breve conversazione con Cesare Zavattini, leggo:<br>
''Un brano di musica o un discorso trasmesso dalla radio, raccoglie gli ascoltatori in un’unica commozione, rendendo illusoria la loro consapevolezza di essere ognuno in una dimora privata.''
Non esiste realtà individuale che non sia sempre inevitabilmente anche collettiva. Questa è la «fame di realtà» da cui nasce il neorealismo.
''Ognuno di noi per un’abitudine che solamente uno sforzo di pensiero può vincere, si crede ricinto di solitudine, libero da ogni rapporto con gli altri e lo spazio sociale in cui si libra gli appare come un oscuro «al di là» che trascenda il suo mondo. E’, affondando lo sguardo in questo «al di là», che Cesare Zavattini ha cercato «gli altri».''
Come il neo-realismo ci ha dimostrato, il cinema può essere quello "sforzo di pensiero" che solleva il velo delle solitudini.
== 10.1.2025 ==
Ho recentemente riletto per WS ''La figlia di Iorio'' di Gabriele D'Annunzio portando il SAL al 100% e l'ho trovato di un'attualità sorprendente in merito a quanto si sta dicendo sul patriarcato e sui femminicidi. Quest'opera (1904) - di carattere mitologico e non veristico, come si vorrebbe far credere (lo dimostrano i nomi i dei personaggi "Lazaro di Roio • Candia della Leonessa • Aligi • Splendore • Mila di Codra ecc..."), mi sembra la tomba del patriarcato. E infatti c'è un parricidio. Aligi uccide il padre Lazaro, più o meno intenzionalmente: per legittima difesa o per difendere Mila. O perché davvero si ribella. Ma - dilaniato com'è tra Mila e Vienda - non ha più la forza di sostituire Lazaro perché non è come lui. La figura che giganteggia alla fine è Ornella che - sottraendo Mila, la figlia di Iorio, al suo destino - ha di fatto ucciso il patriarcato che la reclamava attraverso l'ululante ''coro dei mietitori''. Alla fine l'eroina si immolerà per salvare Aligi (non più eroe, ma una vittima, un po' vigliacca anche). Chi ha capito tutto è invece Ornella, che da lì continuerà la sua emancipazione.
<poem>''A chi lo lasci l’aratro,
oh Lazaro, a chi lo lasci?
Chi ti vanga il campo tuo,
la tua mandra chi la pasce?''</poem>
Nessuno risponde. Perché il patriarcato è indissolubilmente legato all'agricoltura e alla pastorizia. E così la sua religione, ridotta qui a superstizione.
== 9.1.2025 ==
''[[La musica e il film]]'' è un saggio di ''S. A. Luciani'' scovato dentro il n. 6 della rivista B&N del 30 giugno 1937. Tra le tante cose interessanti che vi si scoprono, questa mi sembra una vera perla: <br>
''La musica nel film non ha solo la funzione di integrare obbiettivamente la visione silenziosa, ma di commentarla dal punto di vista dello spettatore, funzione analoga questa (non stupisca il richiamo storico) a quella del coro nella tragedia greca.''<br>
Proprio così: il coro agiva come intermediario tra la narrazione e il pubblico, offriva commenti, riflessioni, e spiegazioni sugli eventi che si svolgevano sulla scena. Insomma guidava la comprensione e l'interpretazione dei temi principali enfatizzando i momenti di tensione, dramma o pathos. E la colonna sonora non fa questo all'interno del film? Guida le nostre emozioni spesso anticipandole: quante volte siamo stati messi sull'avviso da una musica improvvisamente cupa che annuncia un evento catastrofico. O che lo sottolinea. O che al contrario libera da uno scampato pericolo un personaggio... e così via...
== 4.1.2025 ==
Qualche giorno fa stavo sfogliando su Internet Archive alcuni numeri della rivista "Cinema" del 1939 alla ricerca di qualche bel pezzo da portare su Wikisource: tra pagine intere di pubblicità (belle immagini però!) e propaganda di regime (uff!), sfoglia, sfoglia... ecco che all'improvviso leggo:
"Dramma e sonoro". Un articolo di Luigi Pirandello.... <br>
Faccio un salto sulla sedia! <br>
E da dove salta fuori quest'articolo del Maestro sul rapporto tra cinema e teatro? Nel '39 Pirandello era già passato a miglior vita da 3 anni. Possibile che ci abbia scritto qualcosa dall'aldilà e noi non ce ne siamo accorti? Sembrerebbe la trama di una delle sue novelle! <br>
Strabuzzo gli occhi e vado a leggere meglio. Si tratta di un articolo del 1929 (aaaah.... ecco!) scritto per "La Nacion" di Buenos Aires, in cui si è imbattuto - per caso anche lui - il buon Renato Giani che lo ha ri-tradotto in Italiano dallo Spagnolo e pubblicato poi sulla rivista "Cinema" dieci anni dopo la sua pubblicazione in Argentina. Un gioiellino! Vado subito a trascriverlo.
Eccolo, lo potete leggere qui anche voi: https://it.wikisource.org/wiki/Dramma_e_sonoro
Ma tu vedi cosa ti può capitare di leggere su wikisource... solo su wikisource!😀
== 28.12.2024 ==
E' in corso su wikisource la rilettura di Piccoli eroi, un romanzo per ragazzi scritto nel 1892 da Virginia Tedeschi-Treves - sotto lo pseudonimo di Cordelia - e pubblicato (ovviamente) dall'Editore Giuseppe Treves di Milano, di cui Virginia era consorte. Anzi sarà proprio grazie alla sua dote, proveniente da una facoltosa famiglia veronese, che la casa editrice potrà ingrandirsi e acquistare a Milano, in via Palermo, adiacente alla via Solferino, già sede della casa editrice, il terreno in cui insediare la tipografia che darà alle stampe nel 1864 ''Il Corriere di Milano'', giornale liberale di ispirazione cavouriana, che dieci anni dopo diventerà ''Il Corriere della Sera''.
''Piccoli eroi'' è un romanzo piuttosto importante nella nostra letteratura: non tragga in inganno il fatto che sia destinato ai ragazzi. Sarebbe anzi ora di finirla di considerare la letteratura per ragazzi come una letteratura di serie B. Questo romanzo ebbe ben 62 ristampe! A p.63/64 si legge: .''..le guerre di conquista non sono più conformi alla nostra civiltà, e l’Italia libera e indipendente non ha più gran bisogno che i suoi figli le consacrino il loro coraggio e il loro sangue, bensì le occorrono ingegni educati a forti studii, che la facciano ricca e potente.'' Un bel messaggio per i ragazzi dell'epoca. Le cose sarebbero però andate diversamente: ci sarebbe stata non solo una prima guerra mondiale, ma pure una seconda. Però fa piacere sapere che nel 1892 c'era chi la pensasse così!
== 22.12.2024 ==
E' in corso su wikisource la rilettura dei Canti orfici di Dino Campana nell'edizione originale, quella pubblicata a Marradi (la sua città d'origine, sull'Appennino tosco-romagnolo) nel 1914. Già questo è emozionante perché dietro quell'edizione c'è una bella storia che vi vorrei raccontare.
La raccolta dei Canti Orfici era già pronta per la pubblicazione nel 1913, ma la redazione della rivista Lacerba - quella di Papini e Soffici - a cui Campana aveva affidato l'unica copia del manoscritto - ebbe la dabbenaggine di smarrirla. Che fare?
Io penso che li avrei torturati.
Il poeta invece non si perse d'animo e riscrisse tutte le poesie a memoria: un'impresa titanica! Finito il manoscritto però, non lo riconsegnò a Lacerba (e come dargli torto?). Lo affidò a una tipografia del suo paese, la Tipografia F. Ravagli, appunto, come leggiamo sulla copertina. Ora, questa tipografia ha una storia particolare: era stata fondata da un marradese, Federico Ravagli, professore di Lettere nel Ginnasio di Cortona. La tipografia era il suo sogno e pubblicò varie riviste e opere del territorio, finendo per lavorare addirittura con il giornale di Firenze, La Nazione. Alla sua morte (1910) i macchinari furono trasferiti a Marradi, dove Bruno insieme a Baldo e Teresa, continuò l'attività del fratello Francesco. Fu dunque Bruno a pubblicare i Canti orfici, facendo un ottimo lavoro come possiamo vedere. La sua edizione è quella che stiamo trascrivendo digitalmente: proprio quella! Ecco perché anche solo sfogliarla per rileggerla è già emozionante.
Se la storia vi è piaciuta e volete fare un giro per provare anche voi l'emozione di trascrivere qualche pagina dei Canti orfici, cliccate qui: ( https://it.wikisource.org/wiki/Indice:Dino_Campana_-_Canti_Orfici,_Ravagli,_Marradi_1914.djvu )
Scegliete una pagina con l'iconcina rossa e buon lavoro. Però affrettatevi, perché le pagine da formattare stanno per finire e dovrete aspettare la prossima rilettura.
Ma tu vedi dove può portare un canto orfico di wikisource...😀
== 20.12.2024 ==
Rileggendo, per formattarlo in wikisource, il cap. IX del Trattato Primo del Convivio di Dante mi imbatto con meraviglia in un proverbio popolare, e cioè: "una rondine non fa primavera", cosa apparentemente inappropriata in un'opera filosofica di alto livello come il Convivio.
E invece scopro che Dante lo mutua da Aristotele: "come dice il mio maestro Aristotile nel primo de l’Etica". Vado immediatamente a verificare.
Aristotele ne parla a proposito della felicità: «come una rondine non fa primavera, né la fa un solo giorno di sole, così un solo giorno o un breve spazio di tempo non fanno felice nessuno»
Aristofane non si lascia scappare l'occasione per fare una battuta delle sue: «C'è bisogno di molte rondini» e Dante invece ne parla a per motivare la sua scelta (ancora una volta "popolare" ) di usare il volgare in un'opera filosofica: «pronta liberalitade mi mosse al volgare anzi che a lo latino»
Ma tu vedi dove può portare una rondine di wikisource😀
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Pagina:Spanò Bolani - Note a' ricordi storici di Cesare Morisani, Reggio C., Siclari, 1872.djvu/14
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<noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione||— 15 —|}}</noinclude>''nazionali che li condussero nel Castello''». Non fu il Gallotti, ma il Dusmet che fece rientrare all’ubbidienza i soldati del 13, i quali tentavano uscire, ma non venne lor fatto, dall’Orfanotrofio, dove stanziavano, per dare spalla a’ gendarmi, e lanciarsi a’ danni della città. Nè è vero che i gendarmi furono arrestati e disarmati, e che le Guardie nazionali li avessero condotti in castello. Ma per meglio completare la narrazione, che il Morisani fa de’ fatti del 27 luglio con poche superficiali parole, trovo opportuno di trascrivere in questo luogo quanto allora io riferii sul proposito al Ministro dell’Interno sotto la data del 28 luglio; e garentisco l’esattezza di quella mia relazione, che è come segue:
»Sento il dovere di esporre all’Ecc. Vostra il dettaglio de’ fatti che momentaneamente compromisero la tranquillità pubblica di questo paese. Ieri mattina a buon’ora mi era stato riferito che nella notte precedente molti individui fossero sbarcati furtivamente in questa, fuggiti dalla vicina Messina con animo deliberato di turbar l’ordine pubblico e di gittarsi alla rapina. Io ho subito ordinato alla Guardia nazionale che s’incaricasse dalla tutela dell’ordine, arrestando le persone sospette, e quì venute senza essersi presentate ad alcuna Autorità, e senza carte giustificative. Un picchetto dunque di Guardia nazionale unito alla truppa, saputo dove stavano nascosti alcuni di essi, cercò di averli in mano per vedere se avessero armi addosso, o altri oggetti che dessero indizio delle loro segrete intenzioni. Ma costoro datisi alla fuga corsero a trovar rifugio alla caserma della Gendarmeria, sin dove furono perseguitati dalla Guardia nazionale che ne domandò la consegna. Ma la Gendarmeria non solo si oppose alla consegna di tali individui, ma fece fuoco addosso alle armi nazionali; e ciò in un momento in cui la Guardia medesima, avvertita da un Uffiziale che sarebbe bisognato prendere gli ordini del Comandante della Provincia per avere la consegna de’ detti individui, si era ivi soffermata ed aspettava tale ordine.<noinclude></noinclude>
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'''GIARDINO'''<br/><br/>
'''DI RICREATIONE'''<br/>
nel quale crescono fronde,<br/>
fiori e frutti, vaghe, leggiadrie,<br/>
e soavi, sotto nome di ''sei''<br/>
''mila Proverby, e piacevoli riboboli''<br/>
''Italiani, colti e scelti da''<br/>
''Giovanni Florio'', non solo utili,<br/>
ma dilettevoli per ogni<br/>
spirito vago della<br/>
nobil lingua Italiana.<br/>
Nuovamente posti in luce<br/><br/>
In Londra.<br/>
Appresso Thomaso Woodcock<br>
CIↃ IↃ XCI.
}}
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<poem>
:Ma il genitor come novella intese
Di Gushtàsp che fuggia, molto si dolse
E tronca fu per lui del cor la gioia
Zerir e molti saggi ei ragunava
A sè dintorno e molte avea parole
Con essi di Gushtàsp. Quest’uom, dicea,
Di leonino cor, giù nella polvere
Trae de’ regnanti il capo eretto. Oh! voi
Che vi pensate? qual porreste voi
Difesa a tanto mal? Già non s’addice
Che lieve cosa ciò vi sembri all’alma!
:E un sacerdote gli rispose: prence
Di bella sorte, son pur cari a tutti
Corona e serto! Ma nessuno avea
Un figlio qual Gushtàsp, nè alcun l’eguale
Udìa vantar fra tanti prenci illustri
D’uopo è dunque invïar da tutte parti
Un uom gagliardo fra gli eroi, che aita
Recar gli possa. E quand’ei torni, tu
Non adoprar severità, ma cerca
La tua saggezza e al tuo non disposarla
Vano desìo, che la real corona
Molti già vide, come te, sovrani,
E per nessuno l’amor suo durava
In sempiterno. Da lo stuol de’ prodi
Assegna adunque a Gushtaspe un esercito,
Pongli sul capo inclito serto. Al mondo
Un cavalier non veggiam noi suo pari,
Se non Rùstem guerrier, di fama illustre
Per l’ampia terra, e, come lui, mortale
Orecchio mai non ascoltò che fosse
Un valoroso per alta persona
Per senno e per virtù, per vago aspetto
:E Lohràspe invïava alcuni eroi
E per la terra incominciò di lui
Ricerca assidua. Andarono, e tornarono
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<poem>
Ed alla terra al continente asciutta
L’uom trasportò ch’era di gloria amante
:Era di Grecia un luogo colto, e assai
Della città vincea l’ampiezza il tratto
Di parasanghe tre. Quel loco eccelso
Avea l’antico Salm eretto un giorno,
Ed or d’imperatori illustri e grandi
Era gradito ostel. Quando Gushlaspe
Entrò nella città, cercossi un loco
Nell’arzanà, ma sette dì per quella
Terra di Grecia s’aggirò, cercando
Inutilmente per castelli e ville
Opra a curar. Poi che donato egli ebbe
Quanto si avea, consunto in prender pane,
Sconsolato ne andò, con mesti accenti
Sovra le labbra, e la città correndo
Inclita e adorna, del regal palagio
Entrò nel loco degli scribi. Al duce
De’ regi scribi egli si volse e disse:
:Amico protettor, vedi! son io
Uno scriba d’Irania, e son di gloria
Anche bramoso. In queste opere tue
Darti aita potrei; ciò che ti piace,
Ben io farò nel fondaco de’ scribi
:Nel palagio real quanti eran scribi,
L’un l’altro si guardâr meravigliando.
Strideran per costui, fosser d’acciaio,
I calami, dicean. Brucerà tutta
La carta. Sì davver! che gli conviene
Eccelso un palafren di sotto a lui
E un arco al braccio ed a la sella appeso
Un laccio attorto! — Rispondeangli poi
Ad alta voce: Non abbiam di scribi
Necessità. Di qui tua via riprendi
:Udì Gushtaspe, e il cor pieno d’affanno,
Pallido in volto, uscì dagli scrittoi,
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
E sospirando dal profondo core,
Al guardïan sen venne de’ cavalli
Del greco imperator. L’uom generoso
Avea nome Nistàr, di nobil core,
E sapïente e saggio. Allor che accanto
A Nistàr ei si fe’, l’ossequïando
Il benedisse, e quei, di regie mandre
Inclito guardïan, stette a guardarlo
E carezze gli fe’, sel pose accanto
E dissegli: Chi sei? Parla, che invero
Hai nascita di re, con regal volto
:Inclito e illustre, gli rispose, al corso
Un puledro incitar, qual cavaliero
Di fermo core, io so. Verrò con teco
All’opra, se appo te tener mi vuoi;
Nella fatica e nel lavor più grave
Io ti verrò compagno. — Oh! gli rispose
Ratto Nistàr, vanne di qui! Straniero
Qui mi sei tu; senza sostegno invero
Un uom mi sembri. È qui l’aperto mare,
Il deserto è pur qui, son qui disciolti
I palafreni. Eh via! come potrei
Confidarne le mandre a uno straniero?
:Gushtàsp, come l’udì, n’andò cruccioso;
Detto avrestiù che fendersi dovesse
Quel corpo affranto. Aimè, dicea, l’angoscia
Chi cagionò del padre suo, più assai
Trova di mal quaggiù! — Così dicendo
Rapidamente levò il piè, sen venne
Là su la via de’ cammellieri, addetti
Al greco imperator. Benedicendo
Di quella turba al maggior duce, Oh! disse,
Vigile e accorto e d’anima serena
Esser tu possa! — E quell’uom saggio, allora
Che in volto il prode contemplò, si mosse
Ad incontrarlo ed assegnògli un loco,
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<poem>
Lungo un ruscello, e s’ascondea la chiara
Fonte del sol dietro a’ suoi rami. A. quella
Ombra s’assise il giovinetto eroe
Pieno di duol, torcendosi d’affanno,
Con alma fosca, e disse: Almo Fattore,
Giudice primo, dalla rea fortuna
Parte assegnata m’è il dolor. Deh! forse
Ch’io già non vidi l’astro mio perverso?
Quale m’incoglierà male supremo,
Ancor non so veracemente. — Allora
Un uomo illustre del villaggio ameno
Passò accanto a costui, e prence illustre
Era pur anco. Lagrimoso agli occhi,
Fatto sostegno de la destra al mento,
Egli il mirò, sì che gli disse: O giovane
Di gran lignaggio, perchè mai sì mesto
E d’alma fosca? Se di qui tu scendi
Alle mie case, ospite mio gradito
Sarai per alcun tempo. Oh! la tua doglia
Scemerà dal cor tuo, dell’arco incurvo
Del ciglio tuo s’arresteran le lagrime!
:Uom che cerchi tua gloria, oh! da chi mai,
Disse Gushtàsp, discende la tua stirpe?
Tu dillo a me! — Quel signor di villaggi
Così rispose: Or sì, quale hai consiglio
In questo dimandar? Vengo da quella
Semenza di Fredùn principe eroe,
Nè la semenza di tal re, nel mondo,
È abietta o vil. — Come l’udì Gushtaspe,
Ratto si mosse e andò con quell’illustre
Di villaggi signor. Tosto che il sire
Alle sue case fu disceso, tutto
Apparecchiò quell’inclito soggiorno
Per tale ospite suo. Quivi egli ’l tenne
Quale un fratel veracemente allora,
Nè mai lasciò che ne le voglie sue
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Prence Gushtaspe e si cibò, godette
Di sua quïete e di suo senno ancora,
Di quell’ermo villaggio addetto al sire
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|V. Richiesta di Mîrîn}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1041-1044)}}
<poem>
:Era un greco a que’ dì, Mirìn di nome
Forte e superbo per alti consigli,
Per tesori e poter nelle sue voglie
Al greco imperator mandò costui
Un suo messaggio, e disse: Io per tesori,
Io per nome preclaro alto sollevo
La fronte mia. Dammi tu adunque, o sire,
La figlia tua, che ad ogni core è meta,
A tua corona, al nome tuo recando
Per me così splendor novello. — Dissegli
Il greco imperator: D’ora in avanti
Parentela d’alcun già non vogl’io
Per tal modo cercar, che men ritengono
Ketayùna e l’uom vil ch’ella si tolse
Chi cercasi con me vincol di sangue,
Anche se innanzi a me d’inclito grado
Mostrasi ed alto, glorïosa impresa
Voglia compir, sì che gli eroi di Grecia
Dicanlo forte e valoroso. Ei sia
Illustre in terra, su la terra ancora
Alleato ei mi sia, per tutto il mondo
Non veggasi un gagliardo uguale a lui,
Non un maschio leon per quell’ingenito
Valor del core. Egli discenda al fondo
Della foresta di Faskùn, si faccia
Alle mani, alla fronte, al cor lavacro
Nel sangue sparso. Egli vedrà nel bosco
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 29 —|}}</noinclude>
<poem>
Pari a elefante un lupo agreste. Membra
Di drago egli ha, di risonante fiume
E l’impeto e il vigor, di maschio verro
Zanne sporgenti e cosce, onde non osa
Un elefante andargli incontro. In quella
Selva deserta già non hanno il varco
I leoni feroci, e non le tigri,
Non gli elefanti, non di fermo core
I valorosi. Ed or, quale sul dorso
Gli squarcerà la grigia pelle, amico
E alleato mi fia, genero ancora
:E Mirin si pensò: Fra questa gente,
In questa terra, da che Iddio ponea
Fondamento alla Grecia, i padri miei
Non scesero a pugnar contro i gagliardi
Se non stringendo la possente clava
Or, che mi chiede il signor mio? Davvero
Ch’ei mi favella per disdegno! Ed io
Sì, sì, qualche arte adoprerò, cercando
Vari consigli di gran senno e forza
:Quest’uom di sì gran nome alle sue case
Discese allor, volgendo entro al suo core
Mille pensier diversi. E carte antiche
Recavasi e dinanzi ei le ponea
La sua stella a cercar, degli anni suoi
L’oroscopo fatal. Vide che un giorno
Inclito un forte dall’irania terra
Venir dovea, che da sua man tre illustri
Cose fatte sarian, quali nessuno
De’ prenci greci fatte avea giammai,
Genero si farìa del gran signore
Di Grecia tutta, come serto al capo
Del greco imperator, che due gran belve
Sarìano apparse entro la terra e danno
Per esse avrìa ciascun, gravi ed infeste,
Ma poi morte si avrian di quel possente
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<poem>
Che se per mano tua quest’alta impresa
Compimento si avrà, l’altera fronte
Solleverai fra gli uomini di guerra
:Di Salm adunque mi recate il ferro,
Disse Gushtàsp; recatemi un destriero
Alta la fronte e di gran fuoco. Intanto
Lupo non chiamerò l’orribil fera,
Ma drago veramente; oh! non dirai
Lupo un cammel di forti membra. — Allora
Che udì Mirìn, di là si tolse e venne
Ratto correndo a le sue case. Un bruno
Destriero egli scegliea da’ suoi presepi,
Un usbergo togliea d’inclito prezzo
E greco un elmo, indi la spada egregia
Di tinta adamantina, entro al veleno,
Entro al sangue più volte un dì tuffata
Da Salm guerrier, ne trasse fuori. Assai
Doni ei trascelse da’ tesori suoi,
Gemme e rubini, a cinque a cinque; e allora
Che il bruno vel de la gelida notte
Squarciava il sol balzando fuori, uscìa
Prence Mirìn dalle sue case e tosto
Scendevano ad Heshùy. Dalla sua caccia
Venne Gushtàspe fino al loco, e ratto,
Levando gli occhi, il riconobbe Heshùy
:Meravigliâr del suo destrier cotesti,
Meravigliâr della sua spada, e quando
Vicino ei fu, correangli incontro. Allora
Che 1 doni eletti rimirò Gushtàspe,
Scelse dal mezzo il palafren, la spada
Trascelse ancor, che l’altre cose tutte
Ad Heshùy volle dar, l’alma del vecchio
Sì bramoso d’onor letificando;
Ma ratto, come turbine disciolto,
La corazza ei vesti, sotto si prese
Il pugnace destrier. Così, con l’arco
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<poem>
Morte per lui. Sì, sì, fino a quel monte
Gushtùsp ne andò, mandò tal voce orrenda,
Che il fero drago ne stordì. Ma intanto
Ei sì vedea del cavalier la possa.
E ratto a sè di traggerlo tentava
Pur con l’alito suo; quello di strali,
Come nembo di grandine, gli piovve
Un turbine sul capo, in quella guisa
Che caggiono le foglie a un melagrano.
E poi che il mostro gli si fea da presso,
Scansavane l’assalto il giovin prode
Fin che ratto il pugnal dentro la strozza
Sì gli cacciò. Dio ricordando, eterno
Dator di grazia. Sul pugnale acuto
I denti rinserrò veloce allora
La fera belva, ma l’acuta lama
Dentro al palato si ficcò. Veleno
Vomitò allor, sì che ne cadde esausto,
E quel negro volen, quell’atro sangue,
Tutto il monte inondâr. Stese la mano
Senza indugiarsi allor l’inclito eroe,
Pari a leone, al ferro acuto, e grave
Del fero mostro alla superba testa
:Un colpo liberò; ne sparse attorno,
Per le rupi del monte aspre e scoscese,
Le cervella disperse, indi, beato
Di sua fortuna a lui propizia, al suolo
Dal destrier discendea. Prima le zanne
Divolse al mostro e di là venne e poi
Lavò in un’onda la persona e il capo.
:Quivi, piangendo, si gittò prostrato
Sul duro suol, dinanzi a Dio vincente,
Che Iddio soltanto su l’orrendo mostro.
Sul lupo di Faskùn, tanta vittoria
Avoagli data. E disse poi: Lohraspe
E Zerir ironeroso ecco! mostraronsi
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<poem>
Signor del mondo, ti protegga amico,
Poi che per tuo valor la nostra impresa
Lieto fine toccò! — Doni recava
Ahrèn in copia grande e palafreni
Di gran valor, bardati. Il giovinetto
Un palafren di color baio e un ferro
Solo si tolse, un laccio, un arco, e strali
A dieci legni. Le restanti cose
Tutte ad Heshùy donò, vesti non tocche
E fulgide monete. A que’ gagliardi
Gushtàsp si volse e disse allor: Di queste
Cose ch’io fèi, non abbia indizio alcuno,
Non di me che vedea quel fero serpe
E gli urli udìa dell’affamato lupo.
:Di là si tolse in giubilo ed in gaudio
E rapido sen venne e fieramente
A Ketayùna. Ahrèn andava intanto,
Carri e bovi adducea, del mostro ucciso
Affidava a’ sergenti il corpo immane
E si dicea: Menate voi cotesto
Alla dimora imperïal, menatelo
Dell’esercito greco innanzi ai duci.
:I bovi e il carro ei precedette e venne
Con fiero incesso e con veloci passi
Al greco imperator. Sepperlo in Grecia
E s’affrettar quanti erano in que’ lochi
Uomini esperti; e allor che giù discesero
I bovi al piano dall’eccelso monte,
Andava un grido tra la gente a quello
Colpo fatale, a quell’orrendo mostro,
Onde oppressi venian carro e giovenchi.
:Quando, al mattin, giù si calò dal cielo
Cantar di lodolette, alcuna possa
Detto avrestù che non restava omai
A’ tardi bovi; or, chi vedea quel fiero
Colpo di spada, e chi al muggir de’ bovi
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<poem>
Serba di me l’imperator? Con meco
Ei ti cacciò dalla città. Ma quando
Ei mi vedesse, come mai potrìa
Generoso mostrarsi? Oh! ma se tale
È tuo consiglio, dal consiglio tuo
Ritrarmi non vorrò, dolce mia guida.
:E comandò che ponesser la sella
A un palafren che divorasse al corso
La lunga via. Così discese e giunse
Alla palestra imperïal. Fermossi
A contemplar de le sonanti clave
I fieri colpi; ma cercò pur anco
Da’ circostanti un globo ed una clava,
E là nel mezzo ai cavalier diritta‐
mente il globo avventò. Dal loco allora
Il destriero incitò, sì che le mani,
E i piè con esse, a’ riguardanti eroi
Si fecer lasse e lente. Alla palestra
Nessun più vide il roteante globo
Quale ei scagliò, che veramente ei sparve
Nell’aer profondo al fiero colpo. Oh! dove,
Oh! dove mai quel roteante globo
Trovar poteano i cavalier? Davvero!
Che le mazze a vibrar non s’affrettarono!
:Pallidi allora ne le scialbe gote
Fecersi i Greci; fu per tutto il loco
Un gemere e un gridar. Ma preser poi
Archi e di legno ben compatto dardi
Alcuni cavalier pugnaci in guerra
E scesero veloci. Ecco! dicea
Gushtaspe in cor tosto che vide, nostra
Alta virtù qui non si celi! — E ratto
Gittò la mazza, afferrò l’arco, e quella
Sua man robusta la volante freccia
E dell’arco la corda al capo strinse.
:Il greco imperator già riguardava
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<poem>
Porta con teco un regal seggio ed aurei
Calzari e un palafren, fulgido un serto
E il vessillo di Kàveh. Io già gli affido
La regal potestà, nè su quel capo
Debito alcun di grato cor giammai
Qui da me s’imporrà. Ma tu frattanto
Scendi avveduto da cotesti luoghi
Fino ad Aleppo, agli armigeri tuoi
Non favellando che di pugne e d’armi.
:Così disse a Lohràsp Zerìr famoso:
Questo secreto da secreto loco
Alla luce io trarrò. Che se colui
È Gushtàsp veramente, ed ora è servo
Mentr’è sovrano, ogni principe in terra
Soggetto gli sarà. — Così dicendo,
Ogni cosa apprestò nell’ora istessa.
Trascelta in pria d’armigeri pugnaci
Inclita schiera. Di principi antichi,
Di nobili gagliardi eran cotesti
I nepoti famosi, eran del seme
Di Gùderz di Keshvàd e Kàvus prence;
Della stirpe eran là di quel valente
Zeràspe, uno Revnìz, l’altro quel forte
Behràm di belve domator. Nipote
Inclito e grande a Ghev, prence animoso,
Venìa Sherùyeh, di conquiste amante,
Con Ardeshìr, come leoni in giostra
Ambo pregiati, ambo gagliardi e forti.
Di nobil seme, de la stirpe eletta
Di Bìzhen battaglier. Così discese
Con due destrieri ogni gagliardo, rapido
Nel fiero incesso qual’è pur la vampa
D’Azergashàspe. Non posava alcuno
Fin che d’Aleppo non passò confine,
E il loco intorno pieno andò d’un alto
Strepitar di sonagli e d’un fragore
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<poem>
A faticar della persona. Ei dice
A te così: «L’Irania terra è tua
Da conlìne a confin, con essa l’alta
Del trono sommità, con la corona
E l’esercito ancor. Bastami in terra,
Bastami assai tranquillo un loco, e ad altri
Vadane il trono della sua grandezza».
:E il fratello recava il prezïoso
Diadema allor, con la corona fulgida
Le collane e i monili e quell’eccelso
Eburneo trono. Come vide il seggio
Gushtàsp del padre suo, lieto si assise
E si posò quella corona in fronte.
Di re Kàvus allor tutti i nepoti,
Quanti de’ Guderzidi eran pur quivi
Da l’inclit’orme, e Behràm valoroso
E Shahpùr con Revnìz, quanti la fronte
Recavan alto fra i guerrieri, e il duce
Animoso di tutti, ìnclito eroe
Di belve domator, di Bìzhen figlio,
Prence Ardeshìr, tutti acclamar sovrano
Gushtàsp con molti voti e re dell’ampia
Terra il gridar. Stettero innanzi a lui
Accinti e in piè quanti eran là guerrieri
Che aman gli assalti in ostinata guerra.
:Tanto amor, tal desìo, tal compimento
De’ voti suoi come notò Gushtàspe,
Messaggio al greco imperator mandava
In questi accenti: Compiesi ogni voglia
Di te, signor, pel suol d’Irania, e molti
Detti son corsi qui, di là da tutta
Misura giusta. Ora Zerìr e l’ampio
Stuol degli eroi qui attendono bramosi
Che tu venga soletto a questo loco
Di genïal convito. Ecco! faremo
Teco un patto solenne e darem pegno
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<poem>
E ratto ed all’istante a sè da presso
Volle Giamàspe; consigliero e guida
Era costui di re Gushtàsp. Raccolse
Anche gli eletti dell’irania gente,
I duci lutti, i sacerdoti, i prenci
Di lunga esperïenza. I sacerdoti,
Ei sì, chiamava, e fea recarsi il libro
Del Zendavesta e sel ponea dinanzi;
Anche il profeta a sè chiamava e il suo
Fedel ministro, e Zerìr, de’ suoi prodi
Principe eletto. — Era Zerìr fratello
A re Gushtàsp, d’armigeri signore,
Duce dei prodi nell’iranio esercito,
E grado allor si avea di gran vassallo
Dell’ampio regno, che fanciullo ancora
Isfendïar, di nobili destrieri
Cavalcator, per quell’eccelso grado
Era a quel tempo. Ma Zerìr dell’oste
Era principe, vigile custode
Dell’opre tutte e difesa del mondo,
A’ cavalier sostegno. Egli dai tristi
Purificava l’ampia terra e sempre
Dritta l’asta reggea nella battaglia.
:A’ principi, agli eroi, del seme iranio
Ai più possenti, disse allor Gushtàspe:
:Cotesto foglio m’inviò di Cina
E di Turania il re, principe Argiaspe.
:Ridisse allor le perfide parole
Quali scritte gli avea quel di Turania
Inclito regnator. Deh! che si pensa
In ciò da voi? soggiunse. Oh! che mi dite
Qual esito di ciò? Deh! quanto è trista
L’amicizia di tal che non ha possa
Di sapïenza in cor! Son io rampollo
D’Eràg’ del seme eletto, e quegli è stirpe
D’un figlio che nascea da gente addetta
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<poem>
Zerir e Isfendïàr d’alto valore,
E Giamàsp consiglier, nell’opre sue
Inclito sempre, dal cospetto uscirono
Del gran monarca tutti e tre d’un moto,
Rugosi al volto per accolta rabbia,
Irati al core. Epistola per essi
Fu scritta allora ad Argiaspe maligno,
Ben di quella ch’ei scrisse e degna e uguale.
Prence Zerìr la tolse in pugno e aperta,
Com’era allor, se la recò, nè posevi
Alcun suggello. Andandone con essa
All’iranio signor, nel suo cospetto
Lessela, e re Gushtàsp meravigliava
Di Zerìr sapiente, inclito duce
E cavalier, stupìa del figlio suo,
Isfendïàr, e di Giamaspe. Allora
Egli avvinse quel foglio e il nome suo
Anche vi scrisse, e tosto i messaggieri
Furon chiamati innanzi a lui. Si prenda
Questo foglio da voi, disse Gushtaspe,
Si rechi al vostro re. D’oggi in avanti
Mai non s’entri per voi nel lungo calle
Che a me vi mena. Oh! se pei messi altrui
Protezion da ogni periglio o danno
Non comandasse il Zendavesta, voi
Sì scuoterei da questo sonno e vivi
A un legno appenderei, perchè sapesse
Lo stolido turanio innanzi al sire
Non doversi di tanto ergere il capo.
:Gittò quel foglio e disse: Il raccogliete,
Recatelo al Turanio, a le maligne
Opere addetto di magìa, poi dite:
«Già s’avvicina la tua morte, omai
Alto bisogno del tuo sangue sparso
E del tuo avello venne a noi. Colpita
Caggiasi omai la tua cervice e l’anima
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<poem>
Ti sia trafitta e per la terra intorno
Vadano l’ossa tue disperse e rotte!
Di Dey nel mese, ove ciò piaccia a Dio,
L’inclita vestirò ferrea corazza,
E menando un esercito guerriero
In turanico suol, tutto il confine
Devasterò che del Kergsàr sì noma».
:Poi che al termine suo quella parola
Della terra il signor così condusse,
Dell’esercito il duce a sè chiamando,
Il benedisse e gli affidò que’ due
Messaggieri d’Argiàsp. Menali, ei disse,
D’Irania fuori, e l’ampio suo confine
Varchin essi per te. — Del re di Cina
Così partìano i messaggieri allora
Dalla presenza del monarca illustre
Dell’ampia terra, ambo dolenti e umili,
Poi che scacciati con dispregio ed onta
Aveali il re. D’Irania bella scesero
Fino a Khallùkh, ma là in Khallùkh non furono
Essi graditi allor. Come da lungi
Scovrian le case del turanio sire
Con un bruno vessil levato al culmo
Dell’arduo tetto, scesero veloci
Da’ lor veloci palafreni, rotti
D’alta ferita al cor, ciechi degli occhi
Per lagrime cadenti. Ecco! ne vennero
Del turanio signor nella presenza
A piè que’ due, con pallide le gote,
Con alma fosca, e porsero la regia
Epistola così, qual, rispondendo,
Zerìr notata avea, gran cavaliere.
:Sciolse il foglio regal lo scriba allora
E innanzi al prence, che venìa da stirpe
Del Peghù, il lesse. Erano questi, in quella
Carta regal, dal principe de’ forti,
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{{Ct|c=t1|VI. Consulto di Giâmâsp.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1078-1083).}}
<poem>
:Dal mezzo allor de le falangi sue
Sire Gushtaspe uscì. Dal suo destriero
Ratto balzando, salì al trono e invito
A Giamaspe mandò nell’ora istessa.
Devoto consiglier di re Gushtaspe
Era costui, de’ sacerdoti il duce,
D’ogni più savio il prence, inclito lume
A guerrieri ed eroi. Alma sì pura,
Religïon sì ferma e santa avea,
Che aperte erano a lui le cose tutte
Celate agli altri; ei de le stelle il corso
Veracemente conoscea. Resistere
A sì chiaro saver chi mai potea?
:Gushtàsp gli disse dimandando: Eletta
Religïon con inclito consiglio
Ti diè l’Eterno, e già non è pel mondo
Chi ti pareggi. Sapïenza Iddio
Per molta grazia ti largì. Frattanto
Sì t’è d’uopo contar le stelle in cielo
E tutto a me svelar quale avrà corso
La faccenda dell’armi. Esito e fine
Tu mi dirai dell’intrapresa guerra
E a chi s’appresta in questo loco il tempo
D’indugiar con gli estinti. — Al vecchio saggio
Dell’iranio signor non fu gradita
La dimanda, e però con tristo volto
A re Gushtàsp così rispose e disse:
:Deh! non mi avesse Iddio giusto e verace
Data giammai tal sapïenza e questa
Prudenza a me fatal! Che se non fosse
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<poem>
L’iranio sire, e sgominato e rotto
Il suo nemico. O di regnanti prenci
Eletto capo, vedi omai che nulla
Accadrà fuor di ciò ch’io ti dicea.
Nè soverchia o manchevole parola
In me troverai tu; non però trista
A me volger dèi tu d’ora in avanti
Nè corrucciosa questa fronte. Solo
Ciò che diss’io, per tuo precetto il dissi,
vincente signor. Ma, se mi chiede
Il re sovrano o del profondo mare
dell’alta voragin tenebrosa
Del reo destin, cosa non veggo in core
Ch’io ti celassi, o re. Se no, descritte
Come t’avrei coteste cose arcane?
:L’alto secreto come udì quell’inclito
Signor del mondo, ahbandonossi a un canto
Del trono suo. Gli cadde allor di mano
La clava in fulgid’or; detto tu avresti
Che si fuggìa la maestà da lui
Con l’antico valor. Cadde boccone
E svenne e motto più non disse, in alto
Silenzio immerso. Come poi tornava
L’inclito prence in sè, lento ei discese
Dal trono e lagrimò pietosamente
E piangendo gridò: Che val celesta
Di prence dignità, quest’alto seggio,
Or che s’infosca il giorno mio sereno?
Morranno adunque i cari miei, gli eletti,
I valorosi miei coi cavalieri,
Coi prenci tutti? Oh! che mi val cotesto
Ampio dominio e la fortuna e l’alta
Potenza e la corona e il trono eccelso
E lo stuol degli eroi, se chi più caro
È a questo cor, gli eletti dell’esercito
E i più famosi, per morir si stanno
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<poem>
Prima di me? Questo mio cor ferito
Schiantasi omai da l’affannoso petto!
:Disse a Giamaspe: Se cotal, nell’ora
Di giù calarci a la battaglia, è il fato
Che omai ne attende, il fratel mio guerriero
Non chiamerò, non struggerò d’affanno
Della mia madre il cor nell’età grave.
Io non vorrò che scenda a l’aspro assalto
Quel valoroso e affiderò le schiere
All’inclito Gurèzm. I prenci tutti
Della stirpe de’ Kay co’ figli miei,
Che son l’anima mia, parte son anco
Di mia persona, tutti a me dinanzi
Radunerò, nè farò mai che usberghi
Vestan lucenti, ma seduti accanto
Li riterrò. Come potria la punta
D’un dardo acuto e in ben compatto legno
Il cielo superar, che alto sovrasta
A monti e rupi? — Al re dell’ampia terra
Il saggio rispondea: Signor clemente.
Degno di laudi assai, quando cotesti
Non scendano a guidar le vaste schiere,
Postisi in fronte elmi ferrati, andarne
Quale oserà contro gli eroi di Cina
E ristorar la maestà caduta
E nostra santa fè? Levati adunque
Dal suolo e ascendi il trono tuo; l’antica
Maestà del tuo grado oh! mai non sia
Da te dispersa! Veramente è questo
Il secreto di Dio, nè v’ha difesa,
E il Re del mondo agli uomini tapini
Vïolenza non fa. Da grave angoscia
Non avrai frutto, e come son le cose
Che venir dènno, elle pur sono. Il core
Non rattristar però soverchio, e accogli
Rassegnato da Dio la sua giustizia.
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<poem>
Cavalieri scegliea, cinquantamila,
A Isfendïàr per affidarli, e diedegli
Una dell’ale in quello stuol d’eroi,
Che veramente leonino core
E petto egli si avea qual d’elefante
Ampio e robusto. All’altro lato un forte
Drappello egli ordinò vago ed eletto
E diello al figlio suo, caro e piacente,
Lion gagliardo alla presenza, pari
All’iranio signor, qual si chiamava
Prence Shedaspe, giovinetto eroe
D’altero capo e d’eretta cervice,
Nelle sue voglie soddisfatto. Al duce,
All’inclito Zerìr, cinquantamila
Ei volle dar gagliardi cavalieri;
Anche affidògii de le sue falangi
Il medio loco, poi che, uguale al sire,
Leon pareva indomito e selvaggio.
La retroguardia di sue schiere al forte
Nestùr egli affidò, lume de’ prenci,
Di gran lignaggio. Come fu l’esercito
In ordin posto, alla montagna ascese
Prence Gushtaspe, dal dolor già vinto,
E stanco omai. Sedea sovra quel seggio
Che vago risplendea, dall’alto loco
A rimirar l’esercito guerriero.
:Principe Argiàsp, de’ cavalier di Cina
Inclito duce, così volle intanto
L’ampio stuolo ordinar de’ suoi guerrieri.
:Centomila ei ponea da questa parte
Armati di Khallùkh, esperti assai
E cavalieri bellicosi. Tutti
A Biderèfsh ei li inviò, che, segno
Di sua grandezza, i timpani recava
E per vessillo un drappo d’or. Del suo
Esercito guerrier questa affidavagli
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<poem>
Del suo destrier cadde l’eroe morente
A capo in giù, nel sangue suo bruttando
La candida persona. Oh! sciagurato
L’avvenente garzon che risplendea
Qual bianca luna! Più nol vide il prence
Inclito e saggio! Nobile guerriero,
Sherùy venne dipoi, ratto qual nembo.
Gonfio di doglia al cor, smorte le gote,
E s’avanzò con un trafiere in pugno,
Tinto d’atro velen. Pari a leone,
Sollevò un grido, e come onàgri pavidi
Molti nemici eroi sotto si pose.
Ei sì, per vendicar quel cavaliero
Figlio di re, mille uccidea sul campo
Cavalieri nemici. Oh! ma nel tempo
Ch’ei tornarsi volea da la battaglia,
Quando già rossa pel versato sangue
Era la terra, {{ec|nell’occipite|all’occipite|Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, V.djvu/708}} il giunse
Un dardo acuto, e caddesi boccone
Quel gran figlio di regi. Oh! sciagurato!
Belligero garzone, inclito eroe.
Che si morì, non visto il genitore!
:Sire Shedàsp gli venne dietro, eguale
A prence illustre, come luna in cielo,
Montato a un palafren, rapido come
È la corrente d’un gran fiume, al corso
Agile qual gazzella ed elefante
Ne le vaste sue membra. Ei si discese
Dell’armi al campo e volse l’asta a cerco.
Ma poi che alquanto ei l’ebbe volta, in alto
Ferma la tenne e disse: Oh! chi di voi
È Kuhrèm valoroso? Ogni suo assalto
È di tigri e di lupi orrido assalto!
:Usci un Devo e rispose: Io mi son quello,
E i denti miei d’un lion ch’è digiuno.
Dentro a le carni affondo. — Ambo veloci,
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, V.djvu/122
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Alex brollo
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 119 —|}}</noinclude>
<poem>
:Ambo cotesti cavalieri esperti
Destar fiera tenzon con asta e clava,
Con le frecce e col brando. Avea Ghiràmi
Leonino valor, sì che resistere
Non gli potea, ben che gagliardo e forte,
Il cavalier turanio, onde si volse
Di Ghiràmi guerrier fuggendo ratto
Ai fieri colpi, or che n’avea scoverta
Regal virtude e la tagliente spada.
:Con fiero vampo in cor, Ghiràmi allora
S’avventò ratto, pieno d’odio al seno
Per la vendetta de’ trafitti amici.
Dentro gittossi a le falangi avverse,
Allor che si levò da le scoscese
Falde del monte un fiero nembo e i due
Eserciti così s’accapigliarono
D’ambe le parti, sollevando al cielo
Negro turbo di polve. In quel tumulto,
In mezzo a l’ampio stuol, fra gli stridenti
Colpi de’ ferri, entro la polve oscura
Levata al ciel, di man de’ prenci irani
Sfuggì di Kàveh la bandiera eletta,
Tutta splendente. Quel bel drappo azzurro,
Qual è di fiume nitida corrente.
Vide Ghiràmi giù rovescio al suolo
Da l’elefante, onde gittossi a terra
E da la terra lo raccolse e tutto
Da la polve il mondò, tutto lo terse
Con molta cura. Ma gli eroi di Cina
Che quell’atto vedean, come ritolta
L’asta il prode si avesse, inclita, eletta,
L’asta del drappo, e la recava, tutta
Già ritersa dal fango, ad accerchiarlo
S’affrettâr furiosi. Intorno a lui,
Sì, sì, da tutte parti ei s’affrettarono
E con un colpo di tagliente spada
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, V.djvu/129
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Alex brollo
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 126 —|}}</noinclude>
<poem>
:A re Lohràsp che dirò mai? Per quale,
Deh! per qual modo alle sue porte elette
Un messo invïerò? Che direm noi
Al vecchio padre? E a te, saggio vegliardo,
Che dir dovrò? come potrei guardarti,
Che avverso il fato un cavalier pugnace
Rapiva all’amor tuo? Deh! sciagurato
Figlio di re, sparisti ratto a noi
Qual sotto a nube, errante pel sereno,
Splendida luna! Or voi recate il mio
Destrier Gulgùn, qual cavalcò Lohraspe,
E gl’imponete di Gushtàsp regnante
L’eretta sella. — E già si preparava
Quella vendetta a dimandarne, leggi
E norme di sua fe’ ponendo in opra,
Allor che esperto il consiglier gli disse:
:Deh! t’arresta, o signor, che non è bello
Che tu discenda a vendicar quel prode!
:Del consiglier che seppe ogni secreto
Gushtàspe al cenno, giù balzò di sella
E si sedette ancor. Ma in pria si volse
All’esercito suo. Qual è, dicea,
Qual è di voi come leon che l’inclito
Zerìr caduto vendichi e il destriero
Sproni fra l’armi a vendicarlo e intanto
Riporti a dietro il palafren di lui
E la sella dipinta? Io qui prometto
Innanzi a Dio, signor del mondo, in quella
Solenne guisa che regnanti e saggi
Prometter dònno, che a chi primo innanzi
Il piede avanzerà dall’ampio esercito,
Darò in isposa la mia dolce figlia,
Humày leggiadra. — Ma dall’ampio esercito
Niuno il piede avanzò, niuno si mosse
Dal loco suo fra tanti eroi valenti.
</poem>
{{Rule|8em|t=1|v=1}}<noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, V.djvu/135
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 132 —|}}</noinclude>
<poem>
A lui del mondo e quella sua persona
Alta e possente si piegò rattratta!
Ma disse poi: Recatemi, suvvia!
Il mio bruno destrier, la sopravveste
Ch’io reco in guerra e la celata ancora!
Oggi, per vendicar l’estinto illustre,
Di sangue di valenti orrido fiume
Scorrer farò. Tale nel mondo un vasto
Incendio desterò, che gli astri in cielo
Rasenterà da questo campo il fumo.
:Come gli eroi, dal loco de l’assalto,
Da quel campo fatai de’ combattenti
Nell’ombre avvolto, che s’armava il sire
Chiaramente scovrîr, pronto a discendere
Per dimandar la sua vendetta, Oh! noi,
Dicean gridando, non sarem più mai
Consenzïenti che il signor del mondo
E re dei re discenda a la battaglia,
Vendetta a dimandar! Perchè ordinarsi
Dovean le squadre? — Al re si volse allora
Il savio consigliero. Al fatal loco
Della battaglia non è bello, disse,
Che tu discenda. Il tuo destrier piuttosto,
Per ch’ei vi salga, tu a Nestùr confida
E del nemico a l’orrida battaglia
L’invia con quello. Ei si, del padre suo
Si piglierà fiera vendetta, meglio,
Meglio d’assai di quanto puoi tu stesso.
:Prence Gushtàspe al giovinetto eroe
Diè il suo Bihzàd e un nereggiante usbergo
E un elmo in bruno acciar. Si cinse i fianchi
Del prence estinto il figlio giovinetto
E in arcioni balzò del palafreno
Di color bruno. Allor, con fiero incesso,
Al medio loco dell’accolto esercito
Ei s’avanzò, montato al dorso eretto
</poem><noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 132 —|}}</noinclude>
<poem>
A lui del mondo e quella sua persona
Alta e possente si piegò rattratta!
Ma disse poi: Recatemi, suvvia!
Il mio bruno destrier, la sopravveste
Ch’io reco in guerra e la celata ancora!
Oggi, per vendicar l’estinto illustre,
Di sangue di valenti orrido fiume
Scorrer farò. Tale nel mondo un vasto
Incendio desterò, che gli astri in cielo
Rasenterà da questo campo il fumo.
:Come gli eroi, dal loco de l’assalto,
Da quel campo fatai de’ combattenti
Nell’ombre avvolto, che s’armava il sire
Chiaramente scovrîr, pronto a discendere
Per dimandar la sua vendetta, Oh! noi,
Dicean gridando, non sarem più mai
Consenzïenti che il signor del mondo
E re dei re discenda a la battaglia,
Vendetta a dimandar! Perchè ordinarsi
Dovean le squadre? — Al re si volse allora
Il savio consigliero. Al fatal loco
Della battaglia non è bello, disse,
Che tu discenda. Il tuo destrier piuttosto,
Per ch’ei vi salga, tu a Nestùr confida
E del nemico a l’orrida battaglia
L’invia con quello. Ei sì, del padre suo
Si piglierà fiera vendetta, meglio,
Meglio d’assai di quanto puoi tu stesso.
:Prence Gushtàspe al giovinetto eroe
Diè il suo Bihzàd e un nereggiante usbergo
E un elmo in bruno acciar. Si cinse i fianchi
Del prence estinto il figlio giovinetto
E in arcioni balzò del palafreno
Di color bruno. Allor, con fiero incesso,
Al medio loco dell’accolto esercito
Ei s’avanzò, montato al dorso eretto
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 133 —|}}</noinclude>
<poem>
Di quel bruno destrier vago e leggiadro.
Là, nel cospetto degli ordini lunghi
Dell’oste avversa, egli fermossi, e un alto
Liberando dal cor mesto sospiro,
Così gridò: Nestùr son io, del prode
Zerìr il figlio, contro a cui non scendono
Leoni arditi a contrastar. Ma dove,
Dov’è quel mago Biderèfsh che tolse
La bandiera di Kàveh? — Allor che niuno
Al nobile guerrier diedè risposta,
Il suo Bihzàd, nero qual notte, innanzi
Egli sospinse. Trucidò ben molti
De’ più possenti fra le avverse schiere,
Ma niuno incontro a tenzonar gli venne.
:Principe Isfendïàr da questa parte
Senza novero o computo o misura
Nemici eroi mandava a morte; e allora
Che di Cina il signor lungi scoverse
Nestùr gagliardo, stirpe di guerrieri
E del seme de’ Kay, Deh! chi è costui,
Disse a’ Turani, che menar l’acuta
Asta ben sa? De’ prenci miei travolse
Infinita una gente. O redivivo
Egli è forse Zerìr, gran cavaliere?
Quando Zerìr la prima volta scese
A me di contro, così appunto il suo
Destriero egli incitò. Dov’è quel mio
Eletto Biderèfsh? Dategli voce
E qui ’l chiamate innanzi a me! — Sen venne
Biderèfsh a l’istante. In pugno avea
Di Kàveh il drappo vïoletto, assiso
Al dorso eretto del real destriero,
Cinto l’usbergo rilucente, quale
Un eroe suol recar. Così sen venne
Fino a prence Nestùr con fiero incesso,
A lui, che figlio era di prenci ed alma
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, V.djvu/142
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 139 —|}}</noinclude><section begin="s1" />
<poem>
Gli eroi più illustri e ì giovani guerrieri
E comandò che tutti numerati
Fossero i morti e qual cadea ferito,
Fuor si traesse. Al loco de l’assalto
Attorno s’aggirâr gli eroi superstiti,
Il piano, il monte, i rapidi sentieri
E il deserto cercando. E fûr gli uccisi
D’iranio sangue trentamila; i prenci
A mille ne salîr con cento ancora
Sessanta e sei. Mille e quaranta gl’incliti
Ch’ebber ferita, quali pur di sotto
Eran scampati a le tremende piote
Degli elefanti. Ma fûr centomila
De’ nemici gli estinti, ed ottocento
Ne fûr gl’illustri e gl’incliti fra l’armi.
Quando a tremila con dugento ancora
I feriti salìan. — Deh! a questa terra,
Fin che tu puoi, non soffermarti a lungo!
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|IX. Propagazione della fede di Zerdusht per Isfendyàr.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1095-1097).}}
<poem>
:De’ Kay l’inclito re, prence famoso,
Dal fatal campo della pugna al suo
Trono si rese. Allor si volse e disse
A Nestùr giovinetto: Al primo albore
Che diman spunterà, questa mia gente
All’inclita addurrai terra d’Irania.
:Il duce eletto, al primo albor che apparve,
I timpani battè, sì che le ricche
Suppellettili sue l’iranio stuolo
Tutte raccolse. Ver l’irania terra
Lieti s’incamminâr, festosi in core,
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, V.djvu/153
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Alex brollo
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 150 —|}}</noinclude>
<poem>
E inerte qui. — Belligero sovrano,
Il savio disse, che se’ vecchio in tua
Alta prudenza e giovinetto ancora
Nella persona tua, tu sai che l’ira
D’un genitor contro il suo figlio stesso
È più dolce d’amor caldo {{ec||e||Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, V.djvu/708}} verace
Che abbiasi un figlio inverso al padre. E devi,
Devi partir; questa è la via, che sempre
Egli è tuo re, qualunque cosa ei faccia.
:Raffermaronsi in ciò, quindi tornarono
Il messaggiero e ’l giovinetto prence
Che alta recava la cervice. Accolse
Isfendïàr in dilettoso loco
Il vecchio saggio, e delibâr la stilla
Ambo d’un vin giocondo. Alto sedette
All’altro giorno Isfendïàr sul trono,
E poi che l’assemblea di tutti i prodi
Ebbesi innanzi, a Behmèn valoroso
L’esercito affidò. Partiasi allora
Da que’ lochi deserti in compagnia
D’alquanti eroi, del nobile sovrano
Alla reggia scendea, con l’elmo in capo,
Col cinto a’ fianchi. AUor che intese il prence
Che il suo figlio venia postasi in fronte
La celata de’ Kay, tutti raccolse
E grandi e umili a sè dinanzi, e innanzi
Il Zendavesta si locò. Fe’ assidere
A’ lor sedili i sacerdoti e poi
Fe’ menarsi quel giovane sovrano,
Di spada vibrator. Venne l’eroe
Levate ambe le man, venne, e accostandosi
Omaggio rese al padre suo. Fermossi
A lui dinanzi come servo, il capo
Chinato innanzi, ambe le mani inserte
Sotto le ascelle. Il re de’ regi allora
Ai sacerdoti, ai sapïenti, a tutti
I duci degli eroi, si volse e disse:
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, V.djvu/157
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Alex brollo
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 154 —|}}</noinclude>
<poem>
Con festosi concenti in ogni parte
Da confine a confin. Così discesero
Gioiosamente per la via diritta
Incontro al sire, e di tal gioia aperta
Gushtàspe illustre giubilò. Quel grande
Ospite lor menarono i gagliardi
Di Zabùl nella terra, e innanzi a lui
Riverenti restâr sì come servi.
Indi imparâr da lui lo Zendavesta
E sedetter compunti e il sacro Fuoco
Acceser su l’altar. Due furon gli anni
Che ivi passò ne l’ospital dimora
Prence Gushtàspe, e cibo si prendea
Col figliuolo di Zal. Ma quanti attorno
Eran monarchi in vicine castella,
Come udìan di Gushtàsp, come intendeano
Che di catene del regno il vassallo
Carco egli avea, quell’inclita persona
Tormentando col ferro, e che disceso
Era in Zabùl qual di novella fede
Apportatore, agl’idoli imprecando
Che venerò d’Adherbigiàn la terra.
Tutti d’un moto rupper fede a lui.
Tutti si dipartir dal suo comando
Con ribelle desìo. Ma poi che giunse
Anche a Behmèn la dolorosa nuova
Che innocente gli avea carco di ceppi
Il padre suo l’iranio sire, tutti
D’Isfendïàr i principi guerrieri
Discesero di là mesti e dolenti
E vennero così dell’infelice
Ai tristo albergo. Oh sì! vennero a lui
Piangenti e offesi i nobili figliuoli
De’ Kay regnanti. A confortarlo intenti
Ivi restâr, nel tenebroso carcere
Nol lasciaron giammai senza compagni.
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, V.djvu/167
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Alex brollo
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 164 —|}}</noinclude>
<poem>
Della celata, livido quel volto
Di paradiso. Ecco, di lui stupiti
Rimasero gli eroi, perchè la spada
Ghermita avesse il generoso vecchio.
Se Isfendïàr, dicean, fosse qui sceso,
In questo campo gran faccenda incolto
Quest’esercito avria. Ma perchè mai
Scarsi e rari venimmo? e perchè mai
Qui discendemmo quali erranti zebe?
:E Kuhrèm battaglier disse a’ compagni:
Con fatica e dolor nell’aspro assalto
Fu nostra impresa, che Lohràspe è questo
Incoronato re, padre al signore
Della terra, Gushtàsp. Ma dell’Eterno
Avea la maestà de’ regi il sire,
E sempre a la palestra e ne’ conviti
Ei si lenea. Di re Gushtàspe il trono
Vaca intanto per lui. Quale corruccio
Pel serto imperïal si avrà Gushtàspe!
:Entrava in Balkh l’esercito irrompente,
E disertata fu quell’ampia terra
Da rapine e da morti. I rei nemici
Scendeano al tempio del fiammante Fuoco,
A quella casa discendeano e al regio
Ostel splendente d’or. Quivi le pagine
Tutte bruciâr del Zendavesta, e incendio
Nel regio albergo suscitâr, nell’aula
Ancora. Ottanta v’eran sacerdoti
Di Zerdùsht, che lor fea piena la lingua
Di preci a Dio. Dinanzi al vivo Fuoco
Tutti uccideanli i tristi e riti e pompe
Di lor fè disperdean. Mori la fiamma
Del fuoco di Zerdùsht, nel sangue spenta;
Eppur non so per qual cagion riposta
Il profeta uccidesse empio il nemico.
:Una donna si avea prence Gushtàspe
</poem><noinclude></noinclude>
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Alex brollo
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 190 —|}}</noinclude>
<poem>
Doglia in pugno e sospiri, unico frutto;
Nè pari è a lui de’ miei Turani alcuno,
Quale si prenda fieramente il loco
Nella battaglia incontro a lui. Eppure,
Appagati del cor, con la vincente
Fortuna che ci arrise, in suol turanio
Anche tornar vogliam con trono e serto.
:E comandò che quante eran dovizie
Apprestassero i suoi. Regi tesori
E cavalli bardati e in auro intesti
Fulgidi panni ed oro e gemme e serti
E corone e cinture, auree monete,
Quanta recata avea da Balkh illustre
Eletta preda, egli raccolse, e tutta
A Kuhrèm affidò. Quattro egli avea,
Minori di Kuhrèm, gagliardi figli,
E cotesti apprestâr le suppellettili
E avvinsero le some. Andaron tosto
Cento cammelli in ogni parte, e assiso
Teneasi un condottier d’ognuno al dorso.
:Ma pieno di spavento era d’Argiàspe
Il debil cor, piena la mente sua
D’ansia così, che lungi da lui furono
Cibo, quiete e dolci sonni. V’era
Un turanio campion (Gurgsàr n’è il nome).
Dallo stuol degli eroi venne costui
Al re dinanzi e fe’ tai detti: Prence
Di Turania e di Cina, oh! per un solo,
Per un solo guerrier, la fama tua
Non atterrar così! Ferito e oppresso
È l’esercito iranio e volto in fuga,
Or che adirossi contro a lui la sorte.
Arsi ed uccisi ha i figli suoi Gushtaspe,
E sol gli venne a sostenerlo or ora
Isfendïàr. Ma tu sgomenti il core
A’ prodi tuoi, così adoprando, e a mezzo
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Alex brollo
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 213 —|}}</noinclude>
<poem>
Festi a l’orride belve in questo campo,
E mi sei tu possente guida in ogni
Opra leggiadra. — Come giunse al loco
L’esercito de’ suoi, come vi giunse
Ancora Beshutèn, come a quel loco
Di sua preghiera elli vedean quel forte,
Meravigliar de l’arrischiata impresa
Tutti que’ prodi, e si pensava intanto
De’ guerrieri lo stuol: L’orride belve
Chiamerem lupi od elefanti in giostra
Ardenti e furïosi? Oh! sempiterno
Viva d’esto gagliardo il nobil core
Con tal braccio e tal ferro, e nulla mai
Il circondi quaggiù fuor che d’un regio
Trono l’onor con maestà! Grandezza
Abbiasi e dignità, forza e giustizia!
:Andâr gli eroi da’ nobili consigli
Ed una chiostra all’inclito guerriero
Alta elevar; ma doglia ebbe e rancura
Tristo Gurgsàr per quell’eroe preclaro
E per le belve in tenzonar sì fiere.
Aurea frattanto posero la mensa
I valorosi e gustâr cibi e chiesero
Vino giocondo. Isfendïàr fe’ cenno
Che innanzi a lui menassero i sergenti
Gurgsàr captivo, ancor tremante, ancora
Lagrimoso alle gote. E gli porgea
Colmi tre nappi di giocondo vino
Isfendïàr e l’inchiedea: Tu intanto
Che dici a me? qual’altra in questi lochi
Meraviglia vedrò? — Così rispose
Gurgsàr captivo all’inclito guerriero:
:Inclito eroe, di leonino core
Principe illustre, a tenzonar con teco
Alla seconda stazïon discendere
Un leone vedrai; l’impeto suo
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<poem>
Per alcun tempo, nella sua corazza
Tutto rinchiuso, postasi d’eroe
Una celata in su la fronte, in mano
Un ferro di Kabùl. Come ordinato
Gol fero mostro fu così l’assalto.
Libero omai dalla molesta cura
Quell’uom di gloria amante, ecco oscurarsi
La terra intorno, qual d’un negro è il viso,
Rapidamente, e la corona sua
Mostrar la luna tra le stelle erranti
Dell’Arïète. Isfendïàr la sella
Del suo destrier montò; dietro gli andava
Inclita in armi degli eroi la schiera.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|IV. Avventura terza.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 11.32-1133).}}
<poem>
:Al dì che venne, come tutto il mondo
Già si abbellia di nuova luce e l’atra
Notte celava le bandiere sue,
Si rivesti quel principe guerriero
L’usbergo, al prode Beshutèn lasciate
Le sue falangi in cura. Ei fe’ recarsi.
Come leon, quel carro suo, quell’arca,
E dentro vi posò, prence animoso.
Avvinti poi due forti palafreni
Di gran pregio e virtù, rapido andava
Contro a l’orrido serpe. Il fero drago
Ben da lungi ascoltò fragor di carri
E vide poscia de’ corsier pugnaci
Il rapido venir, sì che avventossi
Dal loco suo come una gran montagna
Di color negro. Oh sì! che il sole intenebra,
Detto tu avresti; e celasi la luna!
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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Alex brollo
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<poem>
Eran quegli occhi suoi pari a due fonti
Luccicanti di sangue, e un fuoco ardente
Da le fauci gli uscìa; negra spelonca
Era la bocca riversata e aperta,
Ed ei ringhiando al cavalier mirava.
:Isfendïàr come l’orribil cosa
Vide con gli occhi suoi, tutta sua speme
In Dio ripose e fe’ silenzio. Intanto
Cercavano fuggir l’alto periglio
I palafreni; ma l’orribil drago
I palafreni a sè attirò con l’alito.
Deh! sì, quel carro e i palafreni ancora
S’attirò nella strozza, e alta rancura
Aveane il forte dentro a l’arca assiso.
Ma poi, come restâr dentro a la gola
Quelle spade confitte, un mar verdastro
Di rio veleno da la bocca immane
Il serpe vomitò; nè già cavarle
Da le fauci potea, ch’erano spade
I ferri tutti, e guaina la strozza.
Rabbia e furor pel carro e per le spade
Ebbesi il mostro, onde a sua trista forza
Iattura venne. Rapido balzava
L’animoso guerrier da l’arca allora,
Stretto nel pugno leonino un brando
Aguzzo e forte. Oh sì! con quella spada
Squarciando penetrò del fero mostro
Tutto il cervello. Ma da l’arsa terra
Vapore intanto del veleno impuro
Levavasi, e stordia quell’animoso
A l’esalar del pestifero tosco;
Senza senso ei cadea come un gran monte.
Giugnea frattanto Beshutèn, venuto
Da tergo a lui con la falange immensa
De’ suoi guerrieri. Egli temea che danno
Incogliesse a l’eroe, sì che quel core
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Alex brollo
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<poem>
Veloci penne fra le acute spade
Impigliò tutte. Non vigor, non possa
Al Simùrgh rimanea; ben con gli artigli
Tentò e col rostro e forte si sbattea;
Ma come cadde ogni vigor, quietossi.
:I nati del Simùrgh ratto che videro
La cosa orrenda, con chioccianti gemiti,
Da le pupille di sanguigne lagrime
Copia versando, così a vol si spinsero
Dal loco eccelso, che dell’uom smarriano
Gli occhi storditi a l’improvvisa tenebra
Di lor grand’ale. Ma pei colpi celeri
Come stanchezza del Simùrgh a vincere
Giunse le membra, e già nel sangue torbido
Pareano l’arca e i palafreni immergersi
Con l’erto carro, da quell’arca a un tratto
Isfendïàr fuori balzò. Die’ un grido
Con l’armi in pugno di guerresca foggia,
E d’un colpo fatal l’orrido augello
Giunse col brando. Le squarciate membra
Ivano a brani, e per tal via cadea
Orbo di sua virtù l’astuto augello.
:Dinanzi a Dio, chiedendo sua giustizia,
Ch’ei nella sorte lieta e nella rea
Gli diè vittoria, Giudice verace,
Disse pregando, sapïenza e ardire
Mi donasti e vigor. Tu sgomberasti
De’ tristi maghi l’orrida persona
Da questi lochi, tu mi fosti guida
In ogni opera bella e celebrata.
:In quell’istante alto fragor giugnea
Di trombe per la via; dal loco ov’era,
Menava Beshutèn le sue falangi.
Allor, per quell’augel, non vide alcuno
La superficie de la terra; quivi
Non si vedea che un orrido carcame
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<poem>
{{Ct|c=t1|VIII. Avventura settima.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1140-1143).}}
:Come un pallido vel si trasse innanzi
Questo fulgido sol, mentre a l’occaso
Vestìasi il ciel d’una tinta infocata
Qual è di greco fien purpureo fiore,
Le provvigioni ad apprestâr gli eroi
Tutti furono intenti. Elli discesero
Per l’aspra via con quel signor di prodi,
Qual di greggi pastor. Ma quando un breve
Tempo fu corso de la notte ombrosa,
Dal cielo aperto un crocidar s’intese
Improvviso di gru. D’ira s’accese
A quella voce Isfendïàr. Messaggio
A Gurgsàr inviò. Deh! che dicesti.
Gridò, nel mio cospetto: «E non è copia
All’altra stazïon d’acque scorrenti;
Quello non è di placidi riposi
Loco propizio, non di sonni»; — ed ora
Di gru ne venne un crocidar dal cielo.
A che dunque così ne festi il core
Per manco d’acqua angoscioso? — Fonti
Giumenti non han qui, rispose il tristo,
Fuor che torbe sorgenti. Altre vedrai
Fonti qui attorno come tosco, e v’hanno
Gli augei lor parte con le agresti fiere.
:Davver! che infida e malignante, disse
Quel principe d’eroi, mi ritrovai
Una guida in Gurgsàr. — Più ratto allora
L’esercito ei menò dopo que’ detti
Del prigioniero, donator di grazie
Invocando l’Eterno. E poi che scorsa
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<poem>
Alla gente passiam sospinte in corsa.
Oh! beato colui che già fu avvolto
Nella sua benda funeral, che noi
Lagrime versiam qui per molto affanno
Sanguigne e ardenti. Ma tu al nostro duolo
Sarai valente curator. Se rechi
Delle nostre città, del nostro sire,
Novella certa, in questa terra in balsamo
Già si tramuta il nostro tosco amaro.
:Sotto lo schermo della veste sua
Diè un alto grido Isfendïàr. Tremarono
D’alto spavento le fanciulle, e quei
Sclamava: Isfendïàr non sia giammai
Sulla radice sua! Salvo non resti
Chi s’allieta per lui nell’ampia terra!
E re Gushtàspe ingiusto oh! mai non sia
Vivo quaggiù, nè la corona o il cinto
Imperïal veggano un re simile!
Deh! non vedete ch’io qui sto di merci
Trafficando tapino e che rancura,
Cibo a toccar, qui sopporto e sostengo?
:Humày leggiadra, come udì la voce.
Riconobbe il fratel, sì che nel petto
Più forte il core le balzò. Ma l’alto
Secreto ella tenea, dolce sorella,
Ben che scoverto così al dir l’avesse.
Ferita al cor, dinanzi a lui si stava
E giù dagli occhi per le gote pallide
Versava stille d’un amaro pianto,
Sparsa al viso di polve e sopra il nudo
Terren posando i piè. L’anima sua
Per Argiàsp regnator d’alto spavento
Era compresa e di terror. Ma intanto
Il nobile guerrier d’alti consigli
Vide che ratto la sorella sua
Conosciuto l’avea, sì che la fronte
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Alex brollo
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<poem>
Tutte ad un tratto. Ma dai legni accolti
Su l’alte mura del castello un fumo
L’aria tutta oscurò. Vino frattanto
Recava Isfendïàr. Come gustata
Fu allor del vino alcuna parte, e quando
Furono addotti giovani coppieri
Accanto al prode, gl’incliti d’un tratto
Ebbri di là partian, forte avvinghiandosi
De’ giovani coppieri, in tanta ebbrezza,
A le candide braccia. Alta la notte
Salìa frattanto, e il prence una gran fiamma
Su le mura accendea. Del ciel la plaga
Tutta infocava il repentino ardore.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|XI. Presa della Rocca di bronzo e morte di Argiâsp.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1148-1153).}}
<poem>
:Come il torrier dal loco suo gli sguardi
Attorno volse, e fumo al giorno e fuoco
Alla notte scoprì, dal loco ov’era
Lieto si tolse. Detto avresti allora
Che al turbine congiunto era colui
Veracemente. Quando ei giunse ratto
A Beshutèn dalla sua via lontana,
Disse qual fumo da l’ardente fiamma
Scoperto avesse, e Beshutèn soggiunse:
:Sì, sì, d’un elefante e d’un leone
Vince la forza quel gagliardo! Lungi,
Lungi da lui, da la persona eletta,
L’occhio de’ tristi, e i giorni suoi di feste
Vadan lieti mai sempre! — Ecco, ei fe’ allora
Batter timballi e squillar trombe, e tosto
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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<poem>
Anche feriti, innumerevol schiera.
Dei valorosi che venìan di Cina,
Inclito un prode non restò; superstite
In Turania non fu prence sovrano,
E i vincitori si portâr le chiostre
Co’ padiglioni lor, lasciando il campo
Agli estinti infelici. In su le porte
Del superbo Castel due legni eccelsi
Isfendïàr piantò, quindi vi appese
Un laccio attorto, e a capo in giù dall’alto
Sospender fece Enderimàn; confisse
Il fratel suo, vivente ancor, su l’altro.
Poscia disperse in ogni loco intorno
De’ suoi le schiere, in ogni parte addotte,
Ove d’un prence indizio fosse. Allora
Comandò Isfendïàr che una gran vampa
Accesa fosse e scompigliate andassero
Le ville tutte di Turania. Un prode
Famoso in guerra non rimase allora.
Non in Cina o Turania un cavaliere
Superstite restò. Detto tu avresti
Che una nuvola fosca alta salìa,
Piovendo fiamme dall’incenso grembo
Su quel campo fatai. Ma il valoroso
Isfendïàr, come ciò vide, i prenci,
Un vino a delibar, tutti raccolse.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|XIII. Lettere d’Isfendyâr e di Gushtâsp.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1155-1159).}}
<poem>
:E fe’ invito a uno scriba e fe’ parole
Dell’arti sue, di sue battaglie alquanto.
Sedette al seggio suo quello sì esperto
Scriba preclaro e un calamo e di Cina
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, V.djvu/274
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<poem>
Forti cammelli il valoroso ed altri
(E fûr trecento) di dipinti drappi
E di troni e di serti, e cento ancora
D’ambra e di muschio e di lucenti gemme,
Cent’altri poi d’illustri dïademi
E di corone. Comandò che a mille
Fosse di panni e di tappeti un grave
Carco imposto, e trecento ebber da lui
Vesti di Cina a carreggiar, di raso
E di cuoio dipinto e di lucente
Seta composte. Palanchini il prence
Volle apprestar con veli e drappi, e in essi
Di cinesi fanciulle altri adducea
Due schiere elette. Avean qual primavera
Fresche le gote e porporine, erette
Come cipressi a la persona ed agili
Sì come canne ai fianchi e nell’incesso
Pari ad un fiero augel. Con le sirocchie
Di prence Isfendïàr venner ben cento
Inclite donne d’avvenente aspetto,
Vennero ancora cinque donne illustri
D’Argiaspe regnator con pianto e duolo
E con travaglio. Dell’estinto prence
Due fûr le suore, due le figlie, e l’altra
Era la madre. Vennero piangenti
E dolorose e lacerate al seno.
:Nella Rocca di bronzo un alto incendio
Isfendïàr destò, sì che ne andarono
All’alto ciel le lingue corruscanti
Della gran fiamma, e le superbe mura
Al suolo ei rovesciò, guastando intorno
Quella di Cina regïon remota.
Ma l’esercito suo tutto aflidando
A’ suoi tre figli giovinetti, ei disse:
:Disperdetevi omai per questa terra
Congiunti a lieta sorte, e se qualcuno
</poem><noinclude></noinclude>
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Alex brollo
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<poem>
Quand’ei discende su l’incurvo ramo
D’una rosa fiorente. Io non discerno
Se la rosa o la nube un’amorosa
Cura per l’usignuol nel core albergano,
Ma talor da le nubi un suon tremendo
Odo qual voce di lion; si squarcia
Il lembo suo contratto, e corruscante
Fuoco si desta nel suo sen; le stille
Che discendono allor dall’etra ingombro
Su l’arsa terra, d’amorosa cura
Dinanzi a questo sol libero e fulgido
Son certa prova. Ma chi sa qual cosa
Dicendo vada l’usignuol? là sotto
Ai rami sparsi d’una fresca rosa
A che s’accoglie? — Al primo albor tu attendi.
Perchè da l’usignuol dato ti sia
Udir racconti di passati eroi.
Oh sì! d’Isfendïàr la morte acerba
Ei va piangendo, e sol di lui la nenia
Trista ei ricorda. Nella notte oscura
E nuvolosa, grido che partìa
Da Rùstem, svelle il core agli elefanti.
De’ leoni rintuzza il fiero artiglio.
</poem>
{{Rule|8em|t=1|v=1}}<noinclude></noinclude>
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Alex brollo
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 280 —|}}</noinclude>
<poem>
Isfendïàr, se lunga la sua vita,
Se posato egli avrìa fra le delizie
Con pace e con splendor, se in capo mai
Posta ei si avrìa l’imperïal corona
E se fermezza in lui grado sovrano
Avuto avrìa con bel costume. Ancora
Ei dimandò se forse per la mano
D’un valoroso avrìa sua morte, o innanzi
All’angelo Seròsh, alto sul trono,
Ei si sarebbe addormentato un giorno.
:Giamàsp, d’Irania il sapïente, allora
Che udì que’ detti, volse gli occhi suoi
Alle carte vetuste. Oh! per l’affanno
Di lagrime ei suffuse ambe le ciglia
E trista corrugò, per ciò che seppe,
L’eretta fronte! Egli esclamò: Ben tristo
È il giorno mio, ben trista è la mìa stella,
E male incoglie questo capo afflitto
Per scïenza ch’egli ha! Deh! fra gli artigli
D’un leon fero un dì m’avesse il fato,
Prima del tempo di Zerìr illustre,
Gittato a morte! Allor, non io l’avrei
Visto giacente al suol, di sangue intriso,
Sparso di polve, in quella foggia! Ovvero
M’avesse ucciso il padre mio, che tanta
Sventura incolto non avrìa Giamaspe
Da le stelle del ciel! Ma noi d’un forte,
All’impeto di cui si schianta il core
De’ leon feri, che sgombrò la terra
D’ogni nemico in questa parte e in quella,
E non ha tema, non sgomento allora
Ch’ei scende a contrastar, che il mondo sciolse
Da ogni timore di perversi e in due
Parti squarciò d’un fero drago il corpo,
Del prode Isfendïàr, d’ora in avante
Il lutto farem noi, molta provando
</poem><noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 290 —|}}</noinclude><section begin="s1" />
<poem>
Chè sol nell’alma de’ nemici tuoi
Entrar debbe viltà. Che valgon mai
Per me tesori ed inclite falangi
Senza di te? che vai l’aurea corona
di monarca l’alto seggio? Il core
Senza ragion perchè ti crucci? Oh via!
Non indugiar, ma del Zabùl ti prendi
L’aspro sentier! Come tu giunto sii,
Tutto incendi il Sistàn, mena la notte
Nel chiaro giorno de’ protervi eroi!
Isfendïàr così rispose: D’uopo
D’eserciti non ho. Che se m’incoglie
L’estremo tempo mio, per gente in armi
Nol volge a dietro un principe guerriero.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|III. Consigli di Ketâyûna.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1166-1168).}}
<poem>
:Dal cospetto del padre uscia quel forte,
Dolente assai per la real corona,
Del genitor per le parole. Entrava
Nelle sue stanze corruccioso e mesto,
Pieno il cor d’un’angoscia, e pieno il labbro
D’irosi accenti. Ketayùna allora,
Che avea viso di sol, d’un’ira acerba
Piena nell’alma, lagrimosi gli occhi,
Sen venne al figlio suo. Ricordo illustre,
Diss’ella a Isfendïàr, de’ prischi eroi
Di questa terra, da Behmèn gagliardo
Io bene udii che da cotesti ameni
Orti di rose del Zabùl discendere
Vuoi tu ne’ campi a incatenar quel forte
Rùstem, figlio di Zal, signor di spada,
Signor di clava. Or tu, fra l’altra gente,
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 293 —|}}</noinclude>
<poem>
Abbandonar sì eccelso loco? In quella
Region del Zabùl se il tempo mio
Toccar deve al suo fin, là mi trascina
D’esto cielo il rotar. Ma se al mio cenno
Piega Rùstem la fronte, acerbo un detto
Da queste labbra non udrà giammai.
:Giù dalle ciglia lagrime sanguigne
Sparse la madre sua; svelleasi intanto
Il crin dal capo. O generoso, disse,
Come elefante in concitata lotta,
Vile l’anima tua stimando vai
Per valor che t’afforza! E pur non sei
Pari in battaglia con quel forte. Almeno,
Senza una scorta di gagliardi, in via
Non scendere di qui. Là, nel cospetto
De l’elefante rabido e feroce,
Morte non t’apprestar, qual se tu stesso
In su le spalle la recassi. Il forte
Non chinerà per obbedirti il capo
Ne mai discenderà del tuo comando
Entro al confin. Di vituperi e biasmi
Ei temerà, che fra gli eroi ben molto
Orgoglio ha in serbo, nè rammenta alcuno
Qual valoroso, che il lignaggio suo
Ei tragge da Gemshìd. Narrar già intesi
Che innanzi a Kàvus re le sue parole
Ei non ritrasse, ma si tenne fermo
E col rovescio della mano, ei prode
Di laudi ornato, nel real cospetto
Prence Tus atterrò. «Più grande assai,
Gridava intanto a Kàvus re, son io
Per innato valor, degno di questa
Imperïal tua dignità. Sul trono
Io posi re Kobàd, nè di quel tuo
Vindice sdegno nè di tua giustizia
Ho io timor». Così, ne’ giorni suoi
</poem><noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 533 —|}}</noinclude>
<poem>
Inclito re, veridico nel detto,
Risposegli Iskendèr, questi consigli
Accolgo sì con queste tue preghiere,
E in questo regno tuo di là da quello
Che tu mi di’, mai non farò, ma sole
Io compirò quest’opere leggiadre.
Guida farommi in ciò la tua saggezza.
:L’iranio sire, allor, prese la mano
Di Sikendèr e a piangere si diede
Pietosamente. Si recò alle labbra
Quella mano e poi disse: Iddio Signore
Ti sia difesa! Il loco mio ti affido
E sotterra discendo e questo spirto
A Dio santo abbandono. — Ei così disse
E quell’anima sua volò dal corpo,
Mesti piangendo intorno i circostanti.
:Sikendèr lacerò sue vesti allora
A brani tutte e di polvere sparse
La sua corona imperïal. Qual era
Di lui costume, al morto sire un alto
Avello ei fe’, conforme alla sua legge,
Degno di tanta maestà. Lavarono
Con limpid’acqua di fiorenti rose
Quella spoglia dal sangue, or che venuta
Era stagion del sonno eterno, e poi
Di greci drappi l’adornâr che a gemme
Aveano i fregi e il fondo in or. Di sotto
Alla canfora pura ecco! sparia
Del prence il corpo e da quel giorno in poi
Nato mortal di Dàra più non vide
La fronte eretta. Nell’avello un fèretro
Aureo fe’ porre Sikendèr e poi
Un bruno serto dell’estinto sire
Intorno al capo. Ne depose il corpo
In una bara tutta d’or, versando
Stille sanguigne su la bara, e tosto
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Che da quol loco la levar passandola
Da questa a quella man, dinanzi e a piedi
Venne Iskendèr con tutti i prenci suoi,
Lagrimosi degli occhi. In questa guisa
Fin che di Dàra al destinato avello
Egli giugnea, sembrò che per l’acerba
Doglia del core al principe di Grecia
Si sciogliesser le membra. Or, poi che sopra
Al feretro ei posò del morto sire
La trista bara, de’ regnanti prischi
Ratto egli assunse nobile costume.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|VI. Punizione dei consiglieri di Darà,}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1283-1286).}}
<poem>
:Come fu sciolto da la mesta cura
Di quell’inclito avel, piantò di fuori
Principe Sikendèr due tronchi eccelsi,
Un d’essi per Gianusiyàr e l’altro
Per Mahyàr parimente. I due malvagi
Vivi anche appese agli alberi confitti
E vigile rendea per lo sgomento
De’ regicidi il cor. Vennero allora
Dell’esercito suo tutti i guerrieri,
Afferrando ciascun grave una pietra
Entro la mano. In guisa orrenda e trista
Uccisero que’ due sospesi ai tronchi. —
Deh! mai non sia chi uccida un re sovrano!
:Le ìranie genti che vedean qual cosa
Iskendèr fe’ per la pietà ch’egli ebbe
Del re caduto, nobile di Persia,
Gli fecer laudi insiem raccolte e sire
L’acclamar tutte di quest’ampia terra.
:Da Kirmàn venne allora un uom veloce
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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<poem>
In Ispahàn, al loco ove raccolti
Stavano tutti i prenci irani, e venne
Anche a le belle che han velato il viso,
Dell’iranio signor, con regal possa
Un uomo esperto. D’Iskendèr portava
Il saluto a le belle il messaggiero,
L’opre intento a narrar di Dàra estinto
In lor presenza. Ei così disse allora:
Per la morte di re giusti e veraci
O d’amici o d’avversi, il cor non deve
In niun tempo gioir. Sappiate voi
Che oggi Dàra son io, che s’egli giace
Sotterra ascoso, manifesto a voi
Qui son io veramente. E più d’assai
Favori e grazie che da lui non vennero,
Io sì farò, nè per dolor che s’abbia,
Dilaniar si debbe il cor. Siam tutti,
Popoli e re, devoti a morte, e lunga
Se rimani stagion su questa terra.
Quella sola è la via. Recate intanto
A città d’Istakhàr vostre dovizie,
A’ miei congiunti onor rendete. Irania
È qual era già in pria, sì che voi siate
Lieti del cor, d’aitante persona.
:Fu scritta allora un’epistola attorno
In ogni loco, ad ogni prence, a tutti
Gl’illustri in guerra, d’Iskendèr in nome,
Prole di Feylakùs, grande, sovrano
Del mondo vincitor, forte con quanti
Aman la pugna. Andava quell’epistola
Da ogni signor simile a prence, a tutti
1 valorosi che menano assalti,
Di palafreni incitatori. Un’altra
Epistola simìl ne andava ancora
Ai sacerdoti, adorna tutta e piena
E d’auguri e di scuse e di parole
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Splendide e belle. Andavano que’ fogli
Dal sovrano de’ Kay fino agli ostelli
De’ prenci irani di gran cose esperti.
:Come d’ambra l’inchiostro ebbe la punta
Del calamo di Cina intinta a sommo,
Dell’Eterno le laudi al regal foglio
Furon principio: Lodi a Dio signore,
Del mondo creator, di tante cose
Palesi e ascose primo autor! Due mondi
Ei con un ''Sia!'' trasse dal nulla, e intanto
Come perchè non soffre e non comporta
Il cenno suo. Che se tu vedi il cielo
In tal guisa rotante, ecco! che l’uomo
Possa non ha contro saper di Lui!
Esiste ciò ch’Ei vuol, per suo comando,
E noi servi gli siam, che regna Ei solo.
Ed or, sui prenci dell’Irania illustri,
Venga da Lui benedizion, più assai
Del merto di ciascun. Ma voi frattanto,
Nel camminar delle terrene cose,
Nulla v’abbiate fuor che nome eletto
E saggezza e giustizia entro la mente
Da ricordar. Nella vittoria mia
S’intromise dolor, nella mia festa
Il lutto si cacciò. Giuro per Dio,
Sostenitor di questo sol ch’è in alto.
Che di Dàra alla vita io non cercai
Danno o periglio. Vennero a quel prence
Dalla sua casa i suoi nemici. Servi
Erano quelli, non a lui stranieri.
Ed ora egli da Dio s’ebbe castigo,
Che mal gli venne, poi che male in terra
Operato egli avea. Ma voi giustizia
Cercate intanto e m’obbedite e l’alma
Pegno ponete al vostro patto, e allora
Che lieta sorte da quest’alto cielo
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Toccar vorrete, regal trono e serto
Da me toccar con giovinetti paggi
E con sportene colme d’or, porgete
Interamente a questi detti miei
L’orecchio intento, nè che in basso loco
Precipiti vostr’alma oggi vogliate.
Ma il sereno mio cor pieno è di duolo
Per Dàra estinto, ed io farò che mai
Non mi dilunghi da’ consigli suoi
In alcun tempo. E chi verranne a questa
Reggia ospital, si avrà monete e onori,
E seggi e caschi; e s’ei vorrà che incolume
Resti in sua casa, dal suo fermo patto
Mai non rifugga. Ciò ch’è d’uopo, mandisi
Al tesoro del re. D’allora in poi
Doglia o travaglio non avrà nessuno
Per opra mia. Di Sikendèr in nome
Coniar monete anche vi piaccia, cura
In ciò ponete nè obblïate il patto,
Che qual dal patto mio lungi va errando
E al mio giusto parlar fede non pone,
Di prigionia, di cruccio è degno, e bello
È che di Dio pena l’incolga. Intanto
De’ vostri prenci la regal dimora
D’oggi in avanti guarderete voi
Nel costume di pria; senza vedette
Confini vostri non lasciate, e qui
Tutto svelate manifesto e chiaro
Il pregio vostro. Senza guardie intorno
Le vostre piazze non lasciate (allora
Con biasmo ed onta il nostro nome andrebbe
Su la lingua d’ognun), perchè non sia
Danno o periglio di ladroni e lieti
Voi restiate nel cor con molto frutto
Del trafficar. Ma intanto una leggiadra
Schiava, un’ancella di pudor suffusa
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<poem>
E di vigile cor, quale sia degna
Del nostro gineceo dipinto in oro,
Quale sappia adorar conforme ai riti
Di nostra fede, qual non abbia grave
Il recarsi da noi (che non è bello
Far violenza a chi ci è schiavo), al nostro
Inclito gineceo da voi si mandi
Presso alle donne al lor signor fedeli,
Da ogni vostra città. Ma lo straniero
Che passerà per i castelli nostri,
Veloce il piè, digiuno il labbro, il core
Scevro di biasmo, che di saggio rechi
Il nome illustre e lieto sia di quella
Sua povertà, col nome di mendico
Per voi si appelli, ma si noti in alto,
Del registro de’ poveri al principio,
Per dargli aita. E allor che afflitto vada
Alcun di voi perchè periglio e danno
Da governanti avea, voi dell’ingiusto
Il cor frangete e la superba schiena,
Le sue radici e i rami suoi dal fondo
Estirpatene tosto. Io la perversa
Anima sua, l’opera sua malvagia
Sempre discovrirò quand’io ne faccia
Ampia ricerca. E vivo anche ad un legno
Sospenderò chi ha tristo nome, quale
Fin da principio la nobile meta
A cui miro, perdè. Ma voi frattanto
Fortificate il vostro cor con opre
Di giustizia e di grazia e una corona
Ponetevi sul crin di vera gloria
Per magnanimi fatti. Avrà sua sera
Il vostro giorno ancor, che l’orme nostre
Numera il tempo. Ma chi ’l cenno mio
Osa ribelle trasgredir, la pena
Toccasi al fin dell’opra sua malvagia.
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<poem>
:Poi che mandato fu quel foglio, ratto
Iskendèr si partì, le genti attorno
In bella pace a governar. Discese
A città d’Istakhàr dallo campagne
Di Kirmàn, e colà l’imperïale
Corona di sua gloria ei si poneva
Alta sul capo. — Ma tu, o figlio, questi
Arcani, fin che puoi, di nostra sorte
Non ricercar; da chi li cerca, il volto
Ella rivolge in altra parte. Apprendi,
Fin che in terra sei tu, vera saggezza,
Che in altra vita della tua saggezza
Il frutto coglierai integro e vero.
</poem>
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{{Ct|cf=120%|t=3|v=1|IL RE SIKENDER}}
{{Rule|2em|t=1|v=3}}
<section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|I. Trattato di nozze fra Sikender e Rôshanek.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1286-1288).}}
<poem>
:Iskendèr, come in trono alto si assise,
Così parlò: De’ principi congiunta
Deh! sia all’alma saggezza! Iddio soltanto
È quaggiù vincitor. Che se di lui
Non ha timor prence sovrano, tristo
È quel prence davver! Passano intanto,
Nè dubbio v’ha, le cose nostre in terra
E liete e triste, ned al fero artiglio
Sfuggon del tempo. Ma chi a questa reggia
Ascenderà, quale da noi dimandi
Venendo a noi la sua giustizia, ancora
Se in tempo egli verrà che tutti accolgo,
O a mezzo il corso della notte, ratto
Ch’egli sciorrà le labbra sue, risposta
Da me si avrà. Poi che ne dava Iddio,
Sempre vincente, maestà regale
E la porta ci apria della fortuna
Che dà vittoria, li soggetti miei
Tutti avranno lor parte o in monte o in piano,
Sul mar, nelle città. Per anni cinque
Non chiederem da l’ampia terra intorno
Tributo mai, se non da chi superbo
</poem>
<section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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<poem>
Osa gridar: «Son io tuo pari!». Molte
Cose daremo alla povera gente,
Nulla chiedendo a chi dovizie accoglie.
:Come ebbe dette le parole acconce
Sire Iskendèr, poi che a giustizia eletta
Congiunto si mostrò del prence il core,
Voce levossi da l’Irania intorno
Benedicente a lui, giusto sovrano
Dell’ampia terra. Andarono disperse
Del popolo le turbe, e il nobil prence
Col suo fidato consiglier si assise.
:E comandò che innanzi a lui venisse
Ratto lo scriba, e calami di Grecia
Volle e fogli cinesi. Or, fe’ lo scriba
D’una canna sottil veloce un calamo
E un’epistola scrisse a quell’antica
Madre di Roshanèk: Ti doni Iddio
De’ buoni il premio e dopo il dolor tuo
La pace all’alma! Pria di questa ancora
Un’epistola scrissi, e v’eran sopra
Molti consigli, più d’assai di questi.
Poi che il giorno finì del tuo consorte
Ed ei per mano d’un abietto servo
Ucciso cadde, gli composi io stesso
La benda funeral, quale è costume
Quaggiù de’ prenci, e da la mesta cura
Del sire estinto mi disciolsi. Eppure,
Pria della pugna, più fiate assai
Di pace il richiedei; non fe’ la pace,
Che il fato suo non indugiava. Intanto,
Ebbe pel sangue suo trista rancura
Il suo nemico, e quelle membra sue
Iddio nel cielo accoglierà. Gli assegni
Loco fra i buoni il Giudice divino,
Tosco di strai mandi ai nemici suoi!
Ma dall’artiglio della morte alcuno
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Scampo non trova! Ell’è come d’autunno
Il freddo vento, e siamo noi le foglie
Che il vento caccia. Or qui, dinanzi a voi,
Tutto il mondo si sta. Molti mi sono
In testimonio del consiglio estremo
Di prence Darà, allor che a me assegnava
La bella Roshanèk: «Uguale a lei,
Disse, non avrai tu donna leggiadra
In tue stanze riposte». Or voi la bella,
Con le nutrici e con le ancelle sue,
Con prenci irani ed uomini di pregio.
Ratto inviate a me, perchè la fosca
Anima mia si rassereni. Intanto,
Qual era in pria, mandando esploratori
In ogni parte, custodite illesa
D’Ispahàn la città, con tutti i suoi
Governatori che han rispetto e amore
Verso giustizia, a cui diè l’alto ufficio
Darà, progenie di Daràb. Se caro
Non v’è quivi albergar, libera ovunque
È vostra brama, e son dinanzi a voi
Tutte d’Irania le città. Ma intanto
Pien di lusinghe abbiate il core e in terra
Donatemi di Darà il dolce nome.
Una epistola egual compose allora
Per Roshanèk, del calamo alla punta
Scender facendo le parole sue.
In sul principio a Dio fe’ lodi, altore,
Sostenitor di questa terra e saggio,
E disse poi: Da semenza regale
Nascer non può che gente eletta, cara
D’ognuno al cor, di nobile consiglio,
Vereconda e gentil. Bella è sua foggia
Di favellar, la voce armoni̇osa.
Il padre tuo te ci affidò, poi ratto
Di qui partì, recandosi con seco
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Inclito nome. Che se vieni, o bella,
Il gineceo, le stanze mie riposte
A rimirar, la dolce mia regina
Sarai tu sola, d’ogni regal donna
La prima tu, degna d’un trono, luce
Di regal maestà, d’inclito nome
E di sorte propizia. Anche inviai
Alla tua madre un foglio mio, perch’ella,
In quella guisa ch’è di te più degna,
Qui a me ti mandi, nel real costume
D’una figlia di re, ti precedendo
Il sacerdote d’Ispahàn con tutte
Le ancelle addette alla corona tua,
Con gli elefanti e i palanchini e quella
Che ti diè il latte e ti nutrì di miele.
Nel nostro gineceo vieni tu adunque
Con splendid’alma, che sarai di tutte
Le regie donne ivi regina. Il cielo,
Quest’alto ciel, si volgerà conforme
Alle tue brame, da’ nemici tuoi
Lungi il tuo capo, lungi da perigli.
:Un sapïente venne allor, qual nembo
Rapido, a lei, del principe del mondo
Tutte a ridir quelle parole oneste.
:Ma Dilarày che le parole intese,
Trasse dal petto un profondo sospiro
E lagrime di duol dagli occhi mesti
Versò per Darà, che giacea sotterra.
Ma poi chiamossi nel cospetto un suo
D’epistole scrittor. Poi che versate
Ebbe dal ciglio per le guance smorte
Alcune stille, acconcia una risposta
Compose al foglio d’Iskender, notando
Con mente eletta e con antico senno
Alte parole. Benedisse a Dio
Primieramente, donator di pace,
Di consiglio e virtù. Soggiunse poi:
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 544 —|}}</noinclude>
<poem>
Da questo cielo roteante, donde
E la pace e la guerra e lo scambievole
Amor vengon quaggiù, chiedemmo noi
Ogni splendor per Dàra nostro e il suo
Nome diletto su la nostra lingua
Tenemmo ognora. Ma poichè suo tempo
Volse a l’occaso ed il regal suo trono
Della sua bara ne’ commessi legni
Si tramutò, quaggiù t’auguriam noi
Lieta la sorte, potestà regale,
E vittoria e grandezza. Anche vogl’io
Che volga il mondo al cenno tuo conforme,
Poi che non so quale s’asconda arcano
Sotto a bella parvenza. Udii pur quello
Che a me dicesti con amor (deh! lieto
Sia per l’anima tua quest’alto cielo!),
Di quel sepolcro e dell’albero tristo
E di Mahyàr, del castigo che il reo
Gianusiyàr toccò. Se alcun del suo
Prence sovrano sparge il sangue, a lungo
Dimorar non potrà su questa terra.
Anche la pace mi chiedesti e molti
Giorni passasti consigliando; eppure
Chieder non vuolsi da regnanti mai
La servitù, nè di schiavo domandasi
L’ossequio a prence. Ma poichè nel loco
Di re Dàra sei tu, se cadde il sole,
Tu qual luna se’ a noi che ci rischiara,
E se il destin ti scelse re, ben sai
Che da consiglio del destin nessuno
Osa torcere il capo. Or, poi che alcuno
Di Roshanék è fatto a noi ricordo,
Sappi che il nostro cor lieto si fece
In cotesta tua brama. Ell’è tua ancella,
Siam noi tuoi servi che umilïam la fronte
Al tuo precetto e al tuo voler. Ti manda
</poem><noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 545 —|}}</noinclude><section begin="s1" />
<poem>
Roshanèk un saluto ed un suo foglio
Ti scrive ancora, peregrino foglio
Quale un giardin di paradiso; e noi
Scrivemmo intanto a’ prenci tutti un foglio,
Ai valorosi, ai grandi che preposti
Sono ai confini, che il comando tuo
È di Dàra il comando e niun ribelle
Rivolgerà dal tuo voler la fronte.
Schiavi e sportelle al messaggier donava
L’inclita donna, parte eletta e cara
Del suo tesoro in ogni oggetto; e allora
Che ad Iskendèr si ritornò quel greco,
Ciò che udì, ciò che vide, innanzi a lui
Ricordò favellando. Ei di quel trono
Fe’ motto e de la reggia e di quell’alto
Costume imperïal, che detto avresti
Esser vivo sul trono ancora ancora
Principe Dàra. Sikendèr fu lieto
Di sue parole e si compose in pace,
Postasi in fronte la real corona.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|II. Nozze di Sikender e di Róshanek.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1289-1290).}}
<poem>
:E d’Ammuria la madre sua chiamava
Principe Sikendèr. Quand’ella giunse.
Di Dàra le parole ei le ridisse
E aggiunse poscia: A Dilarày tu vanne
E cortese ed accorta un dir novello
Incomincia con lei. Dietro a’ suoi veli
Nelle sue stanze Roshanèk tu mira,
E vista che l’avrai, tu in nome mio
La benedici. E tu le reca intanto
Collane e armille ed orecchini e un serto
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 546 —|}}</noinclude>
<poem>
Ricco di gemme imperïali, e adduci
Con tappeti a gittar cento giumenti,
Dieci cammelli, con broccati greci
In fulgid’or. Ma trentamila ancora
Monete recherai dal tuo tesoro,
E per gittarle attorno in su la via
Entro a sportello le riponi, e quando
Teco addotte avrai tu trecento ancelle,
Se altre fan d’uopo, altre più assai ne reca.
Ma, in pria, poni a ciascuna entro la mano
Un colmo nappo, quale è pur costume
Di vaghe donne a servitù devote
Di prenci in terra. Per la via tu adduci
I paggi tuoi con te, da norme o leggi
D’antichi re non dilungando mai.
:Così, com’ei volea, la regal donna
Fece cotesto e die’ principio poi
Al suo cammin. Co’ turcimanni giunse
Del re la madre e dieci eran con lei
Savi di Grecia dal parlar soave.
Com’ella giunse ad Ispahàn vicina,
Vennero incontro a lei rapidamente
Principi molti e venne ancor dal suo
Regale ostello Dilarày con tutti
Gl’incliti suoi, qual era pur costume
Di lei regina. Allora, entro al vestibolo,
Gittâr doni all’intorno; ogni tesoro,
Ogni moneta agli occhi lor sembrava
Spregiata cosa e vil. Ma poi si assisero
Coi consiglieri nel real palagio,
E tutti s’adunâr subitamente
I prenci attorno. Dilarày compose
Cista cotal per la sposa novella,
Che smunti e vuoti di quel regno attorno
I mercati restâr. V’eran cammelli
Dietro a cammelli, a strascinar d’argento
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<poem>
Suppellettili e d’or con mille fregi,
Lungo ben molte parasanghe; e ancora
Avean tappeti e vestimenta fulgide,
Drappi da sciorinar, pregiate cose
Da gittarsi all’intorno. E v’eran anche
Arabi palafreni aureo-bardati,
Indiche spade con guaine d’oro,
Elmi e gualdrappe, usberghi ancora ed ascie
In fulgid’or, clave pesanti e vesti
Un dì tagliate ed altre intatte ancora,
Di cui copia maggior nessuno in terra
Vista mai non avea. D’ambra e di muschio
Intatto e puro e d’aloè dovizia
Eravi ancor. Davver! che ogni nemico
Toccavano livor! Dal regio ostello
Altri appellava le fanciulle e tosto
Apprestò venti palanchini e venti
In fulgid’oro. Un palanchin pur anco
Eravi con valletti ed una regia
Ombrella in alto, e in quello si compose
Beata Roshanòk. Da quella reggia
Di Dilarày fino a metà del lungo
Sentiero, oh sì!, non eran che monete
Splendide e gemme e palafreni e molta
Gente raccolta. Avean loro apparati
Per quell’ampia città sospesi in alto.
Piene le labbra di sorrisi, pieno
Di vampo il cor. Ma fulgide monete
Spargean dall’alto su la regia ombrella
Di finissimo drappo, anche da l’alto
Mescean denari con intatto muschio.
:Come le stanze penetrò del sire
La vaga donna, Sikendèr alquanto
La riguardò. Mirò la sua leggiadra
Persona e il portamento e la statura
E il vago aspetto. Dir potevi allora
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, V.djvu/551
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Alex brollo
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<poem>
Che con amor superna Intelligenza
Nutricata l’avea. Come la madre
Sovra un aureo sedil la volle assisa,
Parve che Sikendèr l’anima sua
Là nel cospetto le spirasse. Quivi
Per sette giorni ei rimaneano accolti,
E su cose diverse, umili e grandi,
Il re si consigliò. Ma, ben che accorto
Egli osservasse, nulla in questa vaga
Fanciulla ei ritrovò fuor che di spirto
Grandezza e cortesia, pudor, saggezza
E costume gentil, sì che il suo core
Di quell’affetto e del real connubio
Di lei si piacque. Dell’irania terra
Tutti i principi allor con alte voci
Regina lei gridâr benedicendo,
E recarono a lei da suol d’Irania
Inclite cose da gittarle al piede,
Monete e gemme imperïali. Intanto
S’empìa la terra d’opre di giustizia
In ogni parte e i desolati campi
Nuovamente florìan per nuove cure.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|III. Sogno di Kayd l’indiano.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1290-129Ó).}}
<poem>
:L’antico narrator quest’altre cose
Racconta a noi. Davver! che meraviglia.
Se le ascolti, avrai tu! — D’India remota
Era un sovrano, Kayd il nome, e nulla
Ei si cercava fuor che sapïenza
E nobile consiglio. Avea de’ saggi
Il fermo cor, la mente de’ regnanti,
Di sacerdoti maestà, di prenci
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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<poem>
Augusta posa. All’improvviso, in dieci
Notti così, l’una seguendo l’altra
(Bada al prodigio!), ei vide un sogno. A quanti
Erano savi in India, e di parole
E di saper gagliardi, un’assemblea
Di raccogliere indisse, a quanti saggi
Erano allora e consiglieri, e tutti,
Tutti i suoi sogni innanzi a lor narrava
E il suo secreto dal profondo core
Fea manifesto. Ma nessun l’arcano
Esplicargli sapea, tal che pensoso
Era di tutti il cor, smorta la guancia.
:Solo uno gli dicea: Prence sovrano,
Saggio ed erede di monarchi, celebre
Un uomo è qui, Mihràn di nome. Ottenne
Quaggiù nel mondo ogni desìo più caro
Con l’alto suo saper. Loco di quiete.
Loco di sonno egli non ha di questa
Città per le dimore; ei con le fiere
Ha suo soggiorno e mangiasi dell’erbe
Montane i cespi e noi fra l’uman seme
Annoverar non sa. Con le gazzelle
E con gli onàgri è sua dimora assidua,
E indietro ei si ritrae da gente umana
E da pensier di riposarsi. In terra
D’alcuna cosa nessun danno ei tocca,
Che devoto egli è a Dio. La sorte sua
In alto poggia. — Con saggezza allora
Principe Kayd così dicea: Davvero!
Che da tal sapi̱ente, a passar oltre
E dispregiarlo, non è via dischiusa!
:In quell’ora medesma, a un palafreno
Balzò in arcioni, e di Mihràn seguendo
L’inclita fama, si partì dal loco.
Ma perchè non avesse alcun travaglio
Il lor prence e signor, ne andaron seco
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, V.djvu/553
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Alex brollo
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<poem>
Alquanti saggi. Come giunse il prence
Là da Mihràn, quel sapïente illustre
Ei dimandò, qual si dovea, con modi
Cortesi e disse: Adorator di Dio
Che hai tua dimora con gli erranti capri
Sulla montagna, con mente profonda
Abbi l’orecchio al sogno mio. Mi dona
Esplicazion di mio secreto e porgi
A ogni cosa la mente. Or sappi adunque
Che in una notte i’ m’addormii con molta
Pace e senza timor, senza spavento,
Savio e puro di cor. Dentro al mio core
Non era un sol pensier, nessuna cura
Nella mia mente e del mio sonno al loco
Meco non era alcun. Più in là da mezzo
Il suo cammin trascorsa era la notte,
Ma non ancor dell’alba il tempo. Vidi,
Vidi un albergo quale un gran palagio
E dentro un elefante immane e fero.
Manifesta non era alcuna porta
In quel palagio per uscir, ma solo
Un piccolo pertugio in sul davanti,
Angusto e gramo. Eppur, pel quel pertugio
L’indomito elefante uscìa d’un tratto.
Nè a l’immane suo corpo entro l’angustia
Danno toccava. Uscian da quel pertugio
L’orride membra, e sola ne restava
Dentro a l’ostel la proboscide attorta.
Ma nella notte che seguì, vid’io
Un regal seggio in cotal guisa, e d’uno
Che fortunato vi sedea, d’un tratto
Rimase vuoto, e a quel sedil d’avorio
Un altro si sedea, poneasi in fronte
La corona real, conforto e luce
D’ogni uman core. Vennerai desìo
Del sonno mio la terza notte, e vidi,
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, V.djvu/554
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<poem>
Vidi nel sogno un finissimo drappo
A cui, da’ capi, quattro s’attaccavano
Uomini forti. Pallide le guancie
D’ognuno in quel tirar; ma per tal gente
Quello non si strappava in alcun loco
Drappo tenace, nè dal lungo trarre
Lassi eran quelli. Vidi ancor, la notte
Quarta che venne, o celebrato saggio,
Che assetato era un uom d’una fiumana
Sovra le sponde. Spruzzavano d’acqua
Dall’onde i pesci e l’assetato a dietro
Dall’acque si fuggìa. Colui balzava
Di qua di là, ma l’acque erangli a tergo
Precipitose. Oh! che dirà di questo
Arcano sogno il sapïente? Ancora,
La notte quinta, così vide in sogno
L’anima mia, che stavasi ad un fiume
Prossima una città. Tutta negli occhi
Era cieca la gente, eppur, non vidi
Che di sua cecità doglia o corruccio
Alcun si avesse; ma per opre giuste
E benevole e sante, e per acquisti,
Compre e baratti, detto avresti splendere
Tutta l’ampia città. La sesta notte,
Vegliardo illustre, altra città vid’io
Ove tutti eran egri. Andavan tutti
Un uom sano a cercar, primieramente
Inchiedendo così: «Deh! come stai
Nel tuo grave malor? Pieno è il tuo core
D’affanno ed egra è la persona tua!»
E l’egra gente che già già vicina
Era l’alma a spirar, per chi era sano
Empiastri iva a cercar! Tosto che giunse
Della settima notte a mezzo il corso,
Al pascolo un destrier vidi nel campo.
Due gambe avanti e gambe due da tergo,
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, V.djvu/555
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<poem>
Ma due teste ei recava, e l’erbe verdi
Co’ denti si carpìa. Da questa e quella
Faccia egli avea così, per tórre il cibo,
Quelle sue bocche, ma nel corpo suo
Il cibo a via cacciar varco non era.
Tre caldaie vid’io, d’intatta fede
Uom valoroso, ne l’ottava notte.
Poste sul suol l’una di fronte all’altra
Acconciamente. Colme d’acqua due.
Ma l’altra, vuota, era nel mezzo, e molti
Erano gli anni in quella sua secchezza
Su lei trascorsi. Dalle due ricolme
Traean due saggi l’acque fresche e dentro
A quella vuota le spargean, ma l’onda.
Per versar ch’egli fean, dentro a le due
Non si scemava nè alla vuota e asciutta
L’orlo mai si bagnava. Una giovenca
La notte nona vidi poi. Giacea
Vicino al fiume sovra l’erbe e al sole,
E picciola vitella erale accanto.
Secca del corpo e macilenta e al volto
Senza umor pingue. Eppur, suggeane il latte
La giovenca, e pasciuta era cotesta,
Debile l’altra e senza forza. Intanto,
Se tu al decimo sogno apri l’orecchio.
Rancura non avrai perchè al dir mio
Termine ponga. In spazïoso campo
Una fonte vid’io. V’eran sentieri
E densi rami da ogni parte intorno
Alla fontana, e la pianura tutta
D’acque era molle e madida e ferace.
Ma tristo e fesso per continua arsura
Delle bell’acque il margo. Or, ti fia bello
Scioglier la lingua alla risposta e tutto
Ciò che in terra accadrà, farmi palese.
:Come intese Mihràn queste parole
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<poem>
Da Kayd illustre, così disse: Il core
Non rattristar per questi sogni tuoi,
Che scemar non potrà di te la fama
Inclita e grande, nè verrà periglio
A questo regno tuo. Grande un esercito
Qui mena Sikendèr, principi eletti
E d’Irania e di Grecia. Or, se tu vuoi
Che intatto resti l’onor tuo, saviezza
Prendi alleata e non cercar battaglia
Col greco re. Quattro leggiadre cose
Hai tu, che in terra mai non vide alcuno
di prenci o di servi. Una è la tua
Candida figlia, simile all’eccelso
Paradiso di Dio; da lei riceve
Nuovo splendor la tua corona in terra.
È l’altra un savio che tu celi, ed ei
Tutti gli arcani de la terra intorno
Dichiarando ti va. La terza è un dotto
In medic’arti che ha valor, che in alto
Elevò il nome suo fra i sapïenti,
E la quarta è una coppa in cui tu versi
Limpida l’acqua. Non per fuoco o sole
Mai si scalda quell’acqua, e se ne bevi,
Non però scema. D’Iskendèr la possa
E l’immane conato, ecco! per queste
Tue quattro cose saran vinti. Allora
Ch’ei qui verrà, tu insisti in ciò, la pugna
Non meditar con lui quando tu voglia
Ch’ei non s’indugi, che a lo stuol de’ suoi
Pari non sei, non a’ tesori e all’arti,
Non al suo regno. Ma poichè t’ho posto
Valevole consiglio in tale impresa.
Ben sarà che de’ sogni anche ti renda
Risposta acconcia. Una casa vedesti
E piccolo pertugio onde balzava
Un elefante senza stento, e sola
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<poem>
La proboscide sua dentro a quel loco
Si rimanea. Da chi risposta rende,
Odi tu pronta la risposta. Il mondo
In quella casa riconosci e un prence
Irriverente verso a Dio signore
Nell’elefante. Menzognero e ingiusto
È quel regnante, e nulla di sovrano
Trovasi in lui fuor che di prence nome,
Che vile egli è di cor, fiacco di membra,
Precipitoso nelle voglie sue,
D’anima fosca. Alfln, come a l’occaso
Volgerà il nome suo, tristo alla meta
Vedrassi e gramo. Una corona e un seggio
Vedesti poi, da cui discende tale,
Tal altro monta per la sua fortuna.
Il tristo mondo è pur cotesto, e quello
Egli innalza talor, rapido l’altro
Talor tragge con sè. Terza vedesti
Una nitida tela, e attorno attorno
Di mente eletta quattro l’afferravano
Uomini a gara; non rompeasi quella
Nitida tela al trar gagliardo e nulla
Venia stanchezza in chi traea. Ma un giorno
Un inclito verrà da quei deserti
Campi d’astati cavalieri, uomo
Santo e di nobil cor, pel qual di Dio
A quattro parti della terra intorno
La fè si espanderà. Tu però intendi
La fè di Dio nella composta tela,
Quale per custodir, di trarla in atto,
Quattro verranno. Un d’essi é quella prima
Religion di chi venera il fuoco
Ed è preposto a governar la villa,
Quale non mal de le verbene il fascio
Prendesi in pugno senza dir preghiera
Fra i riti suoi. Religïone è l’altra
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, V.djvu/558
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<noinclude><pagequality level="1" user="BrolloBot" />{{RigaIntestazione||— 555 —|}}</noinclude>
<poem>
Di Mosè che giudeo tu nomi e appelli,
Quale dicendo va: «Fuor di cotesta,
Null’altra fè lodar si vuol». La terza
È de’ Greci la fede intatta e pura,
Che pensier di giustizia inspira e mena
Dei regi in cor. Degli Arabi la fede
Santa è la quarta, che solleva il capo
D’ogni più saggio da la terra umile.
Così, per custodir di Dio la fede,
Parean quelli tirar da quattro parti
La tela, e questo trae da quello, e quello
Trae da costui; nemici son per quella
Unica fede nell’Eterno! Quarto
Sognasti un sitibondo. Ei si fuggia
Dall’acque dolci e dietro a lui gitlavano
L’acqua i pesci. Deh sì! verrà stagione
Che l’uom d’integro cor fia dispregialo
Per ch’egli bevve di scienza all’onda!
Qual pesce in mare ei fia sepolto, e agli astri
De’ tristi il capo si alzerà. Chi ha sete
Anche sarà ch’ei chiami all’onde chiare,
Ma niun risponderà con sapienza
Al suo richiamo. Fuggiran da lui.
Avido di saper, le genti a gara
E le labbra sciorran per vitupero
Tutte di contro. Una città vedesti
Nel quinto sogno con mercati attorno
Ivi ordinati, in ogni loco suo
Colma di godimenti e di larghezze
E di compre e di vendite. Trafitte
Agli abitanti le pupille il fato
Aver da tempo, tu diresti; l’uno
L’altro non vede per suo cieco lume,
E questo a quello non rimira, e quello
Non guarda a questo. Or verrà tempo certo
E di tal guisa, che di gente ignara
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Di Mosè che giudeo tu nomi e appelli,
Quale dicendo va: «Fuor di cotesta,
Null’altra fè lodar si vuol». La terza
È de’ Greci la fede intatta e pura,
Che pensier di giustizia inspira e mena
Dei regi in cor. Degli Arabi la fede
Santa è la quarta, che solleva il capo
D’ogni più saggio da la terra umile.
Così, per custodir di Dio la fede,
Parean quelli tirar da quattro parti
La tela, e questo trae da quello, e quello
Trae da costui; nemici son per quella
Unica fede nell’Eterno! Quarto
Sognasti un sitibondo. Ei si fuggia
Dall’acque dolci e dietro a lui gittavano
L’acqua i pesci. Deh sì! verrà stagione
Che l’uom d’integro cor fia dispregiato
Per ch’egli bevve di scïenza all’onda!
Qual pesce in mare ei fia sepolto, e agli astri
De’ tristi il capo si alzerà. Chi ha sete
Anche sarà ch’ei chiami all’onde chiare,
Ma niun risponderà con sapïenza
Al suo richiamo. Fuggiran da lui.
Avido di saper, le genti a gara
E le labbra sciorran per vitupero
Tutte di contro. Una città vedesti
Nel quinto sogno con mercati attorno
Ivi ordinati, in ogni loco suo
Colma di godimenti e di larghezze
E di compre e di vendite. Trafitte
Agli abitanti le pupille il fato
Aver da tempo, tu diresti; l’uno
L’altro non vede per suo cieco lume,
E questo a quello non rimira, e quello
Non guarda a questo. Or verrà tempo certo
E di tal guisa, che di gente ignara
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 556 —|}}</noinclude>
<poem>
Servo il dotto sarà; vile e dappoco
Agli occhi lor sarà chi è vero saggio,
E frutto non darà d’alta saviezza
L’albero antico. Ma darassi lode
Agli uomini più stolti, e andranno a questi
Quei che lodi lor fanno. E saprà ognuno
Ch’ei mente a prova, e però nulla avrassi
Luce splendor da tanto ossequio suo.
Sesto è quel sogno in cui ne andava l’egro
Quel ch’era sano, a dimandar. Verranno
Giorni, o signor, che il misero mendico
Ne andrà dispetto innanzi agli occhi alteri
Dell’opulento. Nella sua miseria
Intorno aggirerassi a chi possiede.
Ma nulla quei darà. Sarà qual servo
Senza mercede o come schiavo indegno
Di qualche prezzo. Settimo un destriero
Vedesti in sogno con due teste e varco
Non era al cibo per uscir dal corpo.
Ecco! stagion verrà che d’ogni cosa
Trarrà l’uom godimento, e mai non fia
Che sazietà gli venga. Il poverello
Nulla otterrà da lui, non chi si ha caro
Saper verace, non chi ha fama in terra,
Che quei, fuori di sè, niun altro mai
Riconoscer vorrà, nè fia che rechi
La sua aita ad alcun. Vedesti poi
Nel sogno ottavo piene d’acqua due
Ampie caldaie, e sino al fondo un’altra
Vuota là rimanea. Due sole adunque
Avean limpida l’acqua in sino all’orlo,
E asciutta e secca stavasi nel mezzo
La terza sola. D’oggi in poi s’avanza
Stagione in ciel che in sì misero stato
Verranno i poverelli e in tal distretta,
Che ove pur sorga primavera ricca
</poem><noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 557 —|}}</noinclude>
<poem>
D’acque feconde per sue fosche nubi
E il sol nasconda al misero e tapino,
Sua dolce piova sovra lui discendere
Mai non vedrassi e il cor del poverello
Alta ne avrà la trafittura. I ricchi
Mandansi doni l’un con l’altro, e questo
A quello parla con favella dolce,
Dolce e cortese. Il misero soltanto
Reca asciutte le labbra innanzi a quello
Che in negra notte gli converte il giorno.
Quel sogno è nono in che prendeasi il latte
Da una vitella macilenta e grama
Ben pasciuta giovenca. Allor che gli astri
Delle Bilance toccherà Saturno,
D’un braccio vigoroso in signoria
Verrà la terra. De’ poveri allora
Misera e grama si farà la vita;
Eppure, eppur chi è forte e chi è satollo
Li cercherà d’alcuna cosa, ed ei
Mai non fia che dischiuda il suo tesoro,
Nè mai sarà che alleviar dolore
De’ poverelli ei degni. Ecco, tu al decimo
Sogno vedesti una fontana priva
Dell’acque sue, ma copia v’è dattorno
D’altri umori che olezzano di muschio
Veracemente. Dall’avaro fonte
Limpid’acqua non geme e non han corso
Gli scarsi umori suoi. Verrà stagione
Che sarà in terra principe sovrano,
E sapïenza non avrà suo loco
Accanto a lui, ma piena di rancura
Sarà quell’alma tenebrosa. Il mondo
Tetro farassi in ogni suo confine
Per cure di quel prence, e i suoi tesori
Vuoti saranno d’ogni cosa eletta
Per anni e mesi. Leverà novello
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Esercito mai sempre, egli, bramoso
Di procacciarsi nobil serto, e poi
Dell’esercito suo nessun vestigio
Resterà, non del re, chò un prence ratto
Con nuove leggi sorgerà. Ma intanto
È questo tempo d’Iskendèr stagione,
Di lui, che de’ monarchi in su la fronte
È qual serto real. Quando mai sia
Ch’egli a te venga, donagli volente
Le quattro cose che tu sai. Davvero!
Ch’io sì mi penso che null’altra cosa
Inoltre chiederà. Poi che l’avrai
Satisfatto così, passerà oltre,
Che sapïenza ei caccia e ha senno in core.
:Da Mihràn come udì queste parole
Principe Kayd, sembrò che l’età sua
Vetusta e grave si rinnovellasse.
Venne e diè un bacio in su la fronte e gli occhi
Del vecchio saggio e si tornò beato,
Con la pace nel cor, vittorïoso
Dei dubbi suoi. Come partì dal savio
L’inclito prence, scesero con lui
Per quell’aspro sentier tutti i suoi saggi.
Ed ei venne a l’istante in loco eletto
Dì suo riposo, propagando intorno
Leggiadro nome di sè stesso in terra.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|IV. Spedizione di Sikender contro il re Kayd.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1295-1299).}}
<poem>
:Sikendèr come volse il guardo attorno
Per l’iranico suol, vide che il trono
E il dïadema eran toccati a lui
Veracemente, sì che tosto addusse
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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<poem>
Contro d’India al signor, Kayd valoroso.
Le sue falangi, le sue schiere ei trasse
Pei lochi aperti e gl’inaccessi. Dove
Sikendèr vincitor giugnea repente,
Ratto di lor città schiudean le porte
Gli abitatori, ed ei, di là da quello
Ampio confine, di nessun mortale
Avea stima qual d’uom. Più assai dell’astro
Del mattino ei levò la sua corona,
E quand’ei venne a la città superba
A cui diè nome di Milàd quel forte
Kayd regnator, d’epistole a uno scriba
Fatto fu appello, e a Sikendèr dinanzi
Altri il fece seder. Scrisse una epistola
A Kayd regnante, qual leon che voglia
Ha di cacciar, l’inclito scriba, in nome
Di Sikendèr vincente re, signore
Di regal cinto e di regal corona
E re di spada. Ma del foglio a sommo
Ei benedisse primamente a quelli
Che del saper ne’ limpidi lavacri
Puro fecero il cor, che in molte imprese
Scelgonsi quella che ha minor travaglio,
Quando frutto elli vogliano pur anco
Da lor cure toccar, pongono in Dio
Santo lor fede e traggono da lui
La speranza del cor con salutare
Tema ed ossequio. Vegga, egli scrivea,
Principe Kayd che al trono de’ regnanti
Alto pregio siam noi, che noi de’ regi
Che hanno vittoria, l’ombra siam che tutti
Copre e difende. Or noi questo scrivemmo
A te foglio regal perch’ei la fosca
Anima tua d’alcuna luce inondi.
Ma nell’ora che a te farà lettura
D’esto foglio lo scriba, a te dinanzi
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Non lo depor, non indugiarti in questa
Faccenda grave ripensando, e ov’esso
Di notte giunga, non attender l’alba,
Ma ratto vieni ad eseguir comando
Nell’ora istessa. Che se tu devii
Dal mio precetto, deviarne mai
Da me non si vorrà, ch’io la tua testa
Calpesterò con la corona e il trono.
:A Kayd re in India come il foglio giunse
Ed ei del greco sire il messaggiero
Potè veder, molto il lodò, gli fece
Carezze oneste e con dolce atto a lato
Il volle assiso. Disse poi: Son lieto
Di suo precetto e in alcun tempo mai
Devïar non vogl’io da suo comando.
Ma così, senza oprar, senza apparati,
S’io venissi correndo, alta la fronte
Levando a lui, l’ignobil foggia a Dio
Sarìa discara, a quel non gradirebbe.
Della terra signor. — Perchè venisse
Il regio scriba fe’ precetto allora
E calami di Cina e indica seta
Richiese, e tosto al greco foglio scrisse
Una risposta sua, quale un giardino
Di paradiso l’adornando. E in pria
Lodi fece all’Eterno. Egli è signore
Di bella sorte e di vittoria lieta.
Di giustizia e clemenza alto signore,
Di valor, di saggezza e di virtude.
Aggiunse poi: Dinanzi a re famoso
Mai non volge la fronte un uom ch’è saggio.
Or, qui non vuolsi che alcun che ricusi
Alcun di noi d’un esercito al duce,
Signor d’un serto e d’una spada. Quattro
Cose ho quaggiù quali non ebbe mai
Alcuno in terra in loco aperto o ascoso,
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<poem>
Nè mai sarà che dopo me qualcuno
Abbiasi in terra di tal foggia quattro
Cose mai più. Che se ciò il re mi accenna,
A lui le invïerò, sì che per esse
Il suo bel core e il nobile costume
Si rinnovelli. Quando poi men faccia
Comando il signor mio, verronne io stesso
A prestargli qual servo inclito omaggio.
:Di nembo in guisa si spiccò veloce
Il messaggier, le udite cose al prence
Ridisse e porse il regal foglio. Allora
Così parlava Sikendèr: Tu vanne,
Tu ritorna a colui, prence famoso,
E gli favella: «Deh! che son coteste
Cose quaggiù quali nessun possiede
In loco aperto o in loco ascoso? ch’io
Quante son cose qui nel mondo ho viste,
Nè augumentar degli esseri creati
Vorrà novero il ciel». — D’accanto al sire
Partissi il messaggier; quale una vampa
Ratta d’incendio ei percorrea sua via.
Deh! che son mai le quattro cose, ei disse
A Kayd regnante, quali in terra alcuno
Aver non può? Desìa saper che sono
Il prence nostro, che non vista cosa
È cosa che non è veracemente.
:E Kayd che udì quelle parole, ratto
Il loco liberò da ogni più estrano
E col suo consiglier sedette alquanto.
Poscia, dinanzi a sè, quel messaggiero
Assiso ei volle ed accoglienze oneste,
Quali eran d’uopo, anche gli fece, e poi
Così gli prese a favellar: Nascosta
Entro a mie stanze una leggiadra figlia
Ho veramente. Che se il sol dall’alto
Mai la vedesse, innanzi a lei sì adorna
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Luce del volto suo scemar vedrìa.
Lacci i capegli suoi veracemente,
Del color d’una pece, e da sue labbra
Spira fragranza qual di latte. Fusto
D’alto cipresso curvasi dinanzi
A statura di lei; che se favella,
Sparge nitide perle, e il senno parte
Da chi nel viso e nel giocondo aspetto
A mirarla si sta, ma qual sia cosa
Che altri dice di lei, col senno grande
Ella accresce ed afforza. Allor che tace,
È verecondia di quell’alma pura,
Non altro già, che in terra mai nessuno
Fanciulla vide a lei simìl. Di prenci
Ella è figliuola, adoratrice vera
Di Dio signore, e quel suo cor bennato
Ha modestia e pudor. Vaga una coppa
Ho qui pur meco. Se di vin la colmi
O se dentro le versi un’onda fresca,
Anche se presso ai cari amici siedi
Per dieci anni a gustar del vin giocondo,
Mai non sarà che il vin giocondo scemi
Entro la coppa. Sempre la mia coppa
Ti darà vino e frigid’acqua, e certo
È meraviglia che da ber ch’uom faccia,
Ella non scemi. Al terzo loco un dotto
In medic’arte ho qui, giovane e bello,
Quale sa dir che sia malor d’un egro
Picciola stilla in rimirar soltanto
Di sparse urine. Che se innanzi al trono
Ei sta d’un re per anni assai, quel prence,
Sire del mondo, non avrà giammai
D’alcun male rancura. Al quarto loco,
Nascosto al volgo, ho un sapïente eletto,
A me d’accanto. Al principe le cose
Ch’esser dènno, ei disvela, e dell’errante
Sol gli favella e de la bianca luna.
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<poem>
:L’inclito messaggier tornava allora
E nell’aspro sentier parve congiunto
A nembo aquilonar. Venne, e dinanzi
A Sikendèr ciò che sapea ridisse,
E il cor del prence, qual novella rosa,
Alla gioia s’aprì. Se i detti suoi,
Dicea, son veri, tutto il mondo appena
Esser potrà condegno prezzo a queste
Quattro sue cose. Che se a me le invia
Kayd regnator, l’anima mia ch’è fosca,
Di luce ei vestirà, ned io col piede
Calpesterò la terra sua, ma ricco
Della sua grazia tornerò al mio loco.
:Scelse allor da’ suoi Greci alcuni saggi,
Di gran senno e virtù, sicuri e fermi,
E un’epistola fece il greco sire
Con umili parole e adornamenti.
Fregiata e bella ed olezzante. Dieci,
Egli scrivea, famosi miei devoti,
Del mondo esperti, che il secreto mio
Hanno in custodia, saggi molto e ricchi
Di bei consigli, verecondi e pieni
Di dignità, che videro ben molte
Cose quaggiù, miei consiglieri, adorni
D’infinito sapere, ecco, o signore.
Io mando a te. Da tuo sottil consiglio
Non andran lungi mai. Tu mostra intanto
A lor le cose tue, lascia che alberghino
Nel regno tuo per poco. Ove poi venga
Un foglio a me da questi miei vegliardi.
Da questi saggi che di me nel core
Serbano i detti, ove si dica: «Innanzi
Agli occhi nostri son passate omai
Le quattro cose, quali mai non vide
Nato mortal quaggiù» —, lettera in foglio
Di bella seta scriverem. Fia scritto
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<poem>
Sopra quel foglio: «Fin che vive in terra,
D’India prence sarà Kayd valoroso».
Di Sikendèr dalla presenza i cinque
E cinque savi greci appo venièno
Con presti passi a Kayd. Come esti duci
D’India vide il signor, molto li inchiese
E le risposte udì; quali eran d’uopo,
Fe’ le accoglienze e diede lor condegno
Albergo ad abitar. Ma al dì novello,
Ratto che d’oro si dipinse il cielo
E questo sol, quale a pugnar, de’ raggi
La spada sguainò, del re la figlia
Le fanciulle adornar, ben che la luna
D’uopo non abbia d’ornamenti. In mezzo
Al regio ostel, di fulgid’auro un soglio
Fe’ porre il sire e lo ricinse attorno
Di cinesi apparati. Ivi, sul trono,
Ei fe’ seder la figlia sua che volto
Avea di sole e risplendea più assai
Che non Venere in ciel. Scesero intanto
Vigili e accorti i dieci vecchi, sciolti
In lor favella ed eloquenti e memori.
Mandolli il sire alla donzella, quale
Di Sikendèr di Feylakùs fu il cenno.
Ma de la figlia del monarca allora
Che la gota mirâr, da cui splendore
Avean la casa e la corona e il trono,
Meravigliaro attoniti e stupiti
I dieci vecchi. Oh sì! nel contemplarla,
Sotto mancava il piè debile e stanco,
E al luogo lor stavan que’ saggi immoti,
Dieci vegliardi, d’una lode a Dio
Piena la lingua, nè a lasciar quel loco
Un d’essi il varco rinvenìa, nè alcuno
Sol per un poco sollevar potea
Da lei lo sguardo. Ma poichè soverchio
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<poem>
Indugiavano i saggi, alcun sorvenne
Che li appellava innanzi al re. Si volse
Ai Greci allora e così disse il prence:
Perchè sì lungo il vostro indugio? Umana
Creatura è colei veracemente
Che ha cotal volto, ma di sua bellezza
Parte ella s’ebbe da ogni stella in cielo.
:Dissero i Greci: O re, dentro a’ castelli
Alcun non vide immagine dipinta
Quale è costei. Frattanto, ognun di noi
Manderà un foglio al suo signor, di quella
Vaga fanciulla descrivendo parte
Della persona. — E sedettero insieme
I savi allor, si preser carta e calami
E inchiostro bruno, e ciascun d’essi quanto
Veduto avea, scrisse fedel. Disparve
Sotto a le cifre la pagina allora
Della carta lucente, e un cavaliero,
Da presso a lor, discese in corsa ratto
A Sikendèr, fino in Milàd. Allora
Che lesse i fogli de la terra il prence,
Per le parole de’ vegliardi attonito
Lungamente restò. Ciascun di quelli,
Nel foglio suo, con brevi accenti parte
De la bella persona avea descritta,
A membro a membro, ond’ei, prence e sovrano
Scrisse un foglio per quelli: Ah! ah! dicea,
I vecchi han visto il paradiso! Intanto
Voi ritornate con le quattro cose,
Nulla di più non domandando; e allora
Che del mio patto offerto avrete al sire
Il fermo editto, per l’acconcia via
Le suppellettili inviate. Alcuno
D’ora in avanti offenderlo protervo
Non oserà, che la mia giusta parte
Ebbi da quello, e ciò m’appaga. — Il messo,
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<poem>
Da quella terra amena e fresca, andava
Per tornarsi di Grecia appo 1 vegliardi.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|V. L’invio delle quattro cose meravigliose.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1299-1304).}}
<poem>
:Que’ sacerdoti come avean risposta
Del greco sire per colui che lungo
Ebbe travaglio in cavalcar, sen vennero
Da’ loro alberghi al re, quella sua reggia
Inclita penetrar. Poi che fu letta
Quella risposta a’ fogli lor, messaggio
Di tal signore, ne le voglie sue
Libero ovunque, d’India s’allegrava
Il re possente, che disciolto e franco
Di Sikendèr da subita rancura
Ei diventò. Nell’ora istessa, cento
Uomini scelse fra quegl’Indi suoi,
Eloquenti e di lingua armonïosa
E dolce, e aperse de’ tesori antichi.
Senza rancura a lui discesi, tutte
Le porte a un tratto. Regi troni e armille
Ne trascelse e corone e gemme assai,
Intatte vesti, e qual più degna cosa
Eleggere potea. Trecento carchi
Da cammelli recâr, colme di vesti
E di gemme reali, ed eran dieci
I carchi de’ cammelli, auree monete
Ordinati a portar; cento cammelli
Tesori avean pieni di dramme. V’era
D’inclito pregio un palanchin, di tavole
D’aloè verde ricoperto e intesto
Di gemme e d’oro. Ma lucenti in oro
Sovra dieci elefanti ei locò i seggi,
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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<poem>
Ed uno più d’assai pregiato e bello
Ad un altro elefante appostò al dorso.
:Lagrime di dolor versò la bella
E se n’andò col sapïente accanto
E il medico garzone. Uno degl’incliti
Reggeasi in pugno la dorata coppa,
Del cui dolce licor tanti gagliardi
Andaron ebbri. Come poi discese
Nel real gineceo la vaga donna
(Di nero crin dattorno da la fronte
Una corona avea, disciolti avea,
Bella qual luna, su le gote accese
I bei capelli come intorte maglie
Sovra una rosa porporina), eletto
Ed agile cipresso ella sembrava
Su cui risplende nitido, alla cima,
Cerchio di luna, nè poteasi in lei
Fermar lo sguardo. Gli occhi suoi narcisi
Eran di ciel; detto avrestù che aveano
D’amor natura. E Sikendèr, che quella
Alta persona rimirò, quel volto
E que’ capegli e quelle membra elette
Dal capo al piè, Davver! gridò sclamando,
Splendida face è ben costei del mondo!, —
E secrete nel cor fea laudi assai
All’eterno Fattor, quale del cielo
Creò la volta e conformò cotesta
Vaga persona e suo leggiadro viso;
Poi comandò che qual d’antico senno
Vantasse fior, quanti eran sacerdoti
Nelle greche falangi, a lui di contro
Sedesser tutti. Allor, quale è costume.
Quale è norma di Cristo e rito vero,
De la fanciulla fe’ l’inchiesta e poi
Tante monete de’ tesori suoi
Su lei versò, che fu di stento a quella
Donna leggiadra del partir la via.
</poem><noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 568 —|}}</noinclude>
<poem>
:Poi che cessò della real fanciulla,
Qual cipresso leggiadra, ogni altra cura,
Apprestatole in pria, secondo il rito,
Condegno ostello, Sikendèr del saggio
Volle disciorsi dal pensier, cercando
Come uscirebbe da improvviso assalto
Con suo arcano saper. Mandava intanto
A quel savio possente una gran coppa
Di burro piena e dir gli fea: Cotesto
Soffrega tu per le tue membra, al collo.
Al dorso, al petto, anche alle cluni e ai fianchi.
A riposar fermati poi, lasciando
Che cessi in te stanchezza, indi la mente
E quest’anima mia pregne farai
Di tuo saper. — Come levò gli sguardi
Al burro apposto il sapiente, Questo,
Disse, enigma non è che resti ascoso
Alla mia mente; — e ratto, in quella coppa.
Aghi mille gittò, poi rimandolla
Al greco sire. Volse agli aghi il prence
Di questa terra gli occhi suoi, ma tosto
Secretamente a sè chiamava i fabbri
E fea precetto che quegli aghi al fuoco
Fosser per loro liquefatti e un disco
Se ne traesse di lucente ferro.
Quel disco egli mandò subitamente
Al savio, e il savio che il vedea, con cura
Il levigò, la negra tinta sua
Togliendo al ferro, sì che feane poi
Uno specchio lucente ove non era
Di ruggine vestigio. In quella notte
A Sikendèr portâr lo specchio, ed ei
Per quel secreto il labbro non sciogliea,
Non pure all’aure. Ma ponea lo specchio
Principe Sikendèr là ’v’era accolto
Un umor lento, ed aspettò che nero
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<poem>
Ei si facesse ed a mirar non bello.
Indi il mandò novellamente al saggio. —
Davverl che per tal via ben lunga cura
Si fe’ l’arcano di quel ferro! — Il saggio,
Come un’acqua lucente, il ferro ancora
A levigar si diè, poi rimandollo
Con molta fretta, che con tale essenza
Levigato ei l’avea, che negro e sconcio,
D’allora in poi, per umor non divenne.
:Osservò Sikendèr, poscia il gran saggio
Chiamando a sè, gli fece inchieste e accanto
Sel fe’ sedere in loco umìl. Parola
Volsegli in pria di quella coppa d’aureo
Burro ripiena, e investigò qual fosse
Di quell’illustre sapìenza vera.
:L’uom saggio allora disse al re: Non suole
Il pingue burro penetrar le membra;
Eppur dicesti: «Più d’assai posseggo
Inclita parte di saper di tanti
Saggi d’està città». Perch’io ti dissi,
Rispondendo, così: «L’uom sapiente
E l’uomo accorto, o re, son come un ago
Che penetra pei tendini e per le ossa,
E trapassa una pietra allor ch’è opposta».
A te questo diss’io con eloquente
Parola, o re, con quest’anima mia,
Col core e il saggio mio consiglio. Detti
Ha il sapïente più d’un crin sottili,
Nè tu però più tenebroso il core
Hai del ferro nel sen. «Passaron gli anni,
Dicesti ancor, dopo cotesto, e ruggine
A me s’accolse intorno al cor per tanto
Sangue versato. Oh! come dunque fia
Mia nerezza dispersa, e qual mai cosa
Di me sarà ne l’infelice stato
Che la mente confuse?». Io ti risposi:
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<poem>
«Con sapïenza ch’è del ciel, fèi mondo
Cotesto core anche se tristo; e poi
Che si fe’ puro come limpid’acqua
In suo vago splendor, come potrìa
Toccarlo ancor la ruggine incresciosa?».
:Piacquero al sire le parole accorte
Del saggio, e più d’assai propenso il core
Ver lui si fece. Comandava allora
Che il tesorier recassegli una veste
D’oro e d’argento ed anche un nappo, colmo
Di vaghe gemme. Offerti i regi doni
Andaro al saggio, ma quel saggio disse:
:Ho meco, o sire, una riposta gemma
Nel mio secreto, più lucente assai
Di queste tue, senza nemici attorno,
E da ricchezza ad Ahrimàn congiunta
Dissimile. Non cerco guardïani
Per mercede la notte, e in quella via,
Là ’ve mi trovo, da ladroni in volta
Non ho timor. D’uopo al mortale in terra
È ben giustizia con prudenza e senno,
Che alla porta del danno insidïosa
Picchia stoltezza. Ma di vesti e cibo
Su questa terra dal mio re bastante
Copia mi viene e per secreta via
E per aperta. Nella notte è guardia
La sapïenza a me, senno è corona
Al vigile mio spirto. Oh! perchè mai
Per cresciute dovizie andrei beato
E far dovrei de le ricchezze mie
Vigli custodia? Deh! tu imponi, o sire,
Di riportar coteste cose, e guida
Facciasi all’alma tua saggezza vera!
:Di lui meravigliò, per lui fe’ molti
Pensieri e vari Sikendèr. Peccati,
Ei disse allor, d’oggi in avanti mai
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<poem>
In me l’Eterno non vedrà, signore
Di questo sole e de la bianca luna.
Tutti mi prendo i tuoi consigli e questi
Ammonimenti tuoi, le tue parole,
Apportatrici di giocondo frutto.
:Fe’ cenno poi che innanzi gli venisse
Il medico garzon, qual ben dicea
Malor d’un egro all’osservar d’urine
Sparse una stilla, e dissegli: Qual mai
È principio de’ mali? Oh! quanto è d’uopo
Piangere per dolor d’egri mortali!
:Quei che troppo si mangia e il cibo suo,
Sedendo a mensa, non misura, ei disse,
Mai non sarà che per il molto cibo
Sano si mostri, ma robusto e forte
È sì colui che la salute sua
Cercando va. Frattanto, un lattovaro
Ti mostrerò, cogliendo in ogni parte
Erbe possenti, sì che forte e sano
Sempre e sempre ne andrai, nè le intestina
Perderanno vigor per la mia beva;
Ma ben s’accresceran le voglie tue
Rapidamente, nè se molto cibo
Ti prenderai, danno d’alcuna cosa
T’incoglierà. Ti ricordando sempre
Queste parole mie nobili e acconce,
Tu vedrai che nel corpo ogni midolla
Ti crescerà col sangue ancor, sarai
Donno del corpo tuo nelle tue voglie,
Allegro il cor qual dolce primavera
E dilettosa. Il color tuo nel viso
Ripiglierai, nobil consiglio ancora
Avrai nell’opre tue; nè si faranno
O bianchi o rari i tuoi capelli, e rapida
La speme non torrai da questa terra.
:Dissegli Sikendér: Coleste cose
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<poem>
Mai non udii, nè vidi mai fra prenci
Uomo cotal. Ma se tu appresti e rechi
Questa beva possente, in ogni bella
Opra mia guida sarai tu. Difesa
Io ti sarò con la mia vita e nullo
Da gente avversa avrai periglio o danno.
:Apprestavagli allor dono ricchissimo
E cose molte prezïose e in alto
Il capo ne levò su quanti al mondo
Eran medici saggi. Alla montagna
Saliva allor quel medico eloquente,
Nè alcun di quella gente in compagnia
Con sè adducea, che di saper cospicua
Era sua parte, ed ei contravveleni
Discernea da veleni. Ei le montane
Erbe recise molte assai, gittando
Le inutili da sè, ne trasse il puro
Succo vitale e ne formò un unguento,
Quale era d’uopo, mescolando. Il corpo
Del greco sire col montano unguento
Ei venne a stropicciar, sì che robusto
E sano l’ebbe in ogni tempo; e allora
Avvenne sì che non dormìa la notte
Lung’ora Sikendèr, ma lieto e allegro
Mesceasi agli altri, e l’alma sua di femmine
Disïava il commercio, e il petto suo
Loco cercava a reclinar ben molle.
Ma poi, giù declinava a debil stato
Principe Sikendèr, che niuna cura
Ei del corpo si avea debile e gramo.
Avvenne un dì ch’entrò dal greco sire
Il medico garzon. Delle sue urine
In una stilla ei ritrovò la traccia
Di suo debile stato, e si gli disse:
:Da commercio con femmine diventa
Vecchio un garzon, dubbio non é, del corpo;
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<poem>
Ed io mi penso che tre notti, o sire,
Senza dormir ti stai. Dimmi tu il vero;
Sciogli le labbra. — Qui son io, rispose
Principe Sikendèr, d’alma serena,
E il corpo mio non ha dolor. — Ma fede
Già non ponea nelle parole sue
D’India il gran saggio. Come venne oscura
La notte in cielo, fe’ ricerche assai
In sue carte vetuste ed una beva
Ratto compose a medicar del corpo
Debile stato; ma Iskendèr da solo
Quella notte dormì, nè con fanciulla
Piacente e vaga ebbe commercio. All’alba,
Al primo entrar, quel medico valente
Ad osservar si diè, stille d’urine
Vide che segno non avean d’alcuno
Commercio, e via gittò la medicina
E placido sedè. Si preso in mano
Tutto lieto una coppa e fe’ comando
Le mense d’apprestar, di recar vino
E musici e cantori. Oh! perchè mai,
Dissegli il re, versasti la tua beva
Quale apprestasti con travaglio e stento?
:Della terra il signor, la scorsa notte,
Compagna non cercò, disse quel saggio,
E per la notte oscura e tenebrosa
Dormì soletto. Ove tu dorma solo,
Inclito re, di lattovari o beve
Non avrai d’uopo. — Sikendèr sorrise
E del gran savio si compiacque, e disse:
:Deh! mai non sia che privo resti il mondo
Di cotest’India tua, famoso saggio!
Dir si potrìa che tutti gl’indovini
E i medici e gli astrologi raccolti
In India son qual nobil gregge. — Intanto
Ei comandò che al medico sì accorto
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<poem>
D’auree monete una sportella e un bruno
Destrier si desse con dorate briglie,
E disse poi: Congiunta a buon consiglio
Resti mai sempre la tua lingua, o saggio!
:Fe’ cenno allor che la dorata coppa.
Colma di frigid’acqua, a lui solleciti
Recassero i valletti. Ivi, da quella
Coppa dorata, bevve ognun dell’acqua
Dall’alba fino all’ora ch’è propizia
Ai dolci sonni. Ei bevvero dell’onda
Allegramente, non però venia
Mancanza in lei dal lungo ber. Si volse
Il greco sire al sapïente e disse:
Davver! che non ha pari in questa terra
Kayd regnatori D’ora in avanti, noi
India non chiamerem l’alma sua terra,
Ma di Kayd la magion, di maghi ostello,
Più veramente. Eppur, la gente sua
Nulla ha di più sovra la fronte, ed alta
È meraviglia in me per tal magia,
Per tale incanto. — Aggiunse poi, rivolto
Al sapiente ancor: Serbarci ascosa
Tanta scïenza non si vuol! Tu dimmi,
Dimmi che è mai dell’acqua entro la coppa
Il crescere costante? Opra è degli astri
d’India un’arte veramente? — Questa
Inclita coppa non spregiar, signore,
Quei rispondea, che fu composta in molti
Anni ed in molti, e chi la fe’, travaglio
V’ebbe e fatica. Astrologi e indovini
D’ogni terra a l’intorno, ove pur fosse
Famoso prence, a Kayd erano assidui
Al fianco allor ch’ei fe’ l’inclita coppa,
Nel chiaro dì, nell’atra notte. In cielo
D’ogn’astro la natura elli osservarono,
Molti giorni passando in tale impresa
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<poem>
Con molto studio. Or tu dalla magnete,
Quale appresta ciascun sì ch’ella tragge
Il ferro a sè, ti prendi segno e indizio.
Per sua natura, la dorata coppa
È tal che l’acqua attrae, dall’alto cielo
I dolci umori attira a sè. Raccoglie
Quand’ella è per scemar, novelli umori,
Nè vivente mortal con gli occhi suoi,
Ben che lucenti, può vederne il come.
:Poi che vennero al sire e dolci e care
Del sapïente le parole, e il dire
Gliene giugnea con tanto frutto, a quelli
Anziani di Milàd egli si volse
E così disse: Per giustizia vera,
Alleanza di Kayd non sia che mai
Per me si rompa, fin che al loco mio
Mi rimarrò. Dinanzi a lui n’é d’uopo
Ossequïosi in piè tenerci tutti.
Or, poi che ottenni da lui sol le quattro
Bramate cose, nulla in più da lui
Cercherem noi. — Le molte suppellettili
Quali egli avea co’ ricchi suoi tesori,
Adunò allora Sikendèr, formandone
Dugento carchi, e cento serti a gemme
Sopra v’aggiunse ancor. Quante eran cose
Ei nel monte celò, monete e gemme
Ancora intatte; e come fûr nascosti
Gli ampi tesori sotto al monte, niuno,
D’allora in poi, de le nascoste cose
Godè la vista, nè d’allora in poi
Alcun vide quaggiù per l’ampia terra
La gente con cui già que’ suoi tesori
Sikendèr fe’ celati. Ei solo, ei solo
De’ nascosti tesori alla montagna
Gelosamente si portò ricordo.
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== Indice ==
* {{Testo|/Cap. I}} - ''Viaggio sino a Livorno.''
* {{Testo|/Cap. II}} - ''Si continua il Viaggio sino a Barcellona.''
* {{Testo|/Cap. III}} - ''Pubblico Ingresso della Maestà della Reina in Barcellona.''
* {{Testo|/Cap. IV}} - ''Governo, e Tribunali della Città di Barcellona.''
* {{Testo|/Cap. V}} - ''Si continua il Giornale.''
* {{Testo|/Cap. VI}} - ''Viaggio al Santuario di Monserrato.''
* {{Testo|/Cap. VII}} - ''Si scrive ciò, che di più viddi in Barcellona.''
* {{Testo|/Cap. VIII}} - ''Si continua il Giornale di Barcellona.''
* {{Testo|/Cap. IX}} - ''Si notano i divertimenti, e buon tempo passato in Orta.''
* {{Testo|/Cap. X}} - ''Ritorno in Barcellona.''
* {{Testo|/Cap. XI}} - ''Si continua il soggiorno in Barcellona.''
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{{Centrato|X.}}
Tre giorni dopo l’avvenimento testè narrato, due
compagnie di un reggimento di fanteria si acquartierarono a Norumlinsk. I furgoni staccati occupavano la piazza pubblica; i cuochi militari portavano dei ceppi trovati nei cortili, e preparavamo il rancio. I sergenti facevano l’appello dei loro uomini; i furieri piantavano dei pioli per l’attendamento; ì quartiermastri andavano di strada in strada per trovare, come di dovere, l’alloggio agli ufficiali e ai soldati.
Si vedevano in mezzo al borgo i cassoni dipinti
di verde, i carri delle munizioni, i cavalli, le caldaie nelle quali fumava la zuppa; il capitano, il luogotenente e il sergente, vi erano tutti. Le compagnie avevano ricevuto l’ordine di alloggiare in quella località, i soldati erano dunque come in casa propria. Ma perchè bisognava occupare precisamente quel borgo? Chi<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Accolturato" />{{RigaIntestazione||{{Sc|i cosacchi.}}|65|riga=si}}</noinclude>erano quei cosacchi? Erano scismatici? Avrebbero veduto di buon occhio queste compagnie che invadevano le case loro? Che importa? nessuno lo sapeva e nessuno si occupava di saperlo. I soldati, stanchi e coperti di polvere, si dispersero in quella località come uno sciame di api, senz’accorgersi del visibile malcontento degli abitanti, parlando allegramente fra loro, introducendosi nelle capanne, deponendovi le munizioni e i sacchi, e apostrofando allegramente le donne. I gruppi si formano sulla pubblica piazza attorno al caldaione del rancio, posto prediletto de’ soldati, i quali, con la lunga pipa in bocca, guardano il fuoco crepitante come il cristallo fuso nell’aria pura della sera, o seguono con gli occhi il leggiero vapore che si alza prima quasi impercettibile verso il cielo e finisce per condensarsi in una nube compatta. I soldati scherzano fra loro e ridono degli usi e costumi dei cosacchi, così diversi da quelli dei russi. I cortili si riempiono di militari; si odono le loro rumorose risate e i gridi acuti delle donne che difendono le loro proprietà, ricusando l’acqua e gli utensìli più indispensabili. Ragazzini e bambine si stringono in gruppi attorno alle loro madri; guardano con una meraviglia mista ad un certo terrore i soldati sconosciuti, oppure corrono verso di loro, ma si tengono a rispettosa distanza. I vecchi cosacchi escono dalle loro case, siedono sui terrapieni delle loro capanne e seguono con lo sguardo cupo ed in silenzio i movimenti dei soldati, domandandosi internamente che cosa significhi tutto ciò. Olénine era da tre mesi portabandiera in un reg-<noinclude>{{PieDiPagina|{{Smaller|165 - 5||}}}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Accolturato" />{{RigaIntestazione|66|{{Sc|i cosacchi.}}||riga=si}}</noinclude>gimento del Caucaso; gli avevano assegnato l’alloggio in una delle migliori case del borgo, quella del primo ufficiale Ilia Vassiliévitch, presso la vecchia Ulita.
— Che cosa sarà di noi, Dmitri Andreitch? — esclamava Vania, affannato e, rivolgendosi ad Olénine, il quale montando un cavallo comprato a Grosnoïa, entrava allegramente nel cortile del primo ufficiale dopo una marcia di cinque ore.
— Perchè, Ivan Vassilitch? — diss’egli, accarezzando il cavallo e guardando sorridendo il suo servitore tutt’arruffato e madido di sudore, che accomodava gli effetti coi quali era giunto.
L’aspetto di Olénine era interamente cambiato; il suo viso, un tempo raso, era coperto dalla barba, e due piccoli baffetti gli orlavano il labbro superiore; il colorito giallo per le veglie, aveva ceduto a un colore aereato vigoroso e sano; l’abito elegante erasi cambiato in una veste logora a larghe pieghe, ed era validamente armato. In luogo della camicia bianca inamidata, vestiva una giacchetta ricamata di lana rossa, il cui alto colletto gli stringeva il collo abbronzato. Portava male l’abito circasso, si riconosceva a prima vista il russo, e nessuno lo avrebbe scambiato per un circasso.
Comunque fosse, egli era contento di sè e respirava la felicità e la salute.
— Ridete! — disse Vania — ma andate a parlare un po’ con quella gente: non se ne ottiene nulla, e non rispondono nemmeno; ecco tutto. — Vania<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Accolturato" />{{RigaIntestazione||{{Sc|i cosacchi.}}|67|riga=si}}</noinclude>spinse con impazienza una secchia di ferro da parte.
— Si direbbe che non sono russi.
— Avresti dovuto rivolgerti al capo del villaggio.
— Se non so dove trovarlo..... — rispose Vania, un po’ piccato.
— Che cos’hai, che ti molesta così? — domandò Olénine guardandosi attorno.
— Che il diavolo li porti! non vi sono padroni di casa qui; ogni volta che lo domando a qualcuno, mi si risponde che egli è a non so quale ''Kriga''.<ref>Luogo riservato alla pesca.</ref> In quanto alla vecchia, è una vera strega; che il Signore ci guardi! — esclamò Vania stringendosi la testa — come vivremo qui? Son peggio dei tartari, ve lo giuro, per quanto si dicano cristiani. Un tartaro avrebbe più dignità. È andato alla ''kriga!'' Che cosa significa ''kriga''? nessuno lo sa, è una parola inventata da loro. —
E Vania si voltò.
— Ah! non è come nelle nostre campagne! — disse Olénine per canzonarlo, e senza scendere da cavallo.
— Datemi allora il vostro cavallo — disse Vania, assai impensierito per lo stato delle cose, pur rassegnandovisi.
— Un tartaro avrebbe dunque più dignità? eh! Vania! — continuò Olénine scendendo da cavallo e battendo la mano sulla sella.<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Accolturato" />{{RigaIntestazione|68|{{Sc|i cosacchi.}}||riga=si}}</noinclude>
— Ridete, signore; vi è veramente di che ridere! — brontolò Vania.
— Suvvia! non ti adirare, Ivan Vassilitch! — disse Olénine sempre sorridendo — troverò io il nostro ospite e accomoderò tutto. Vedrai che vita allegra condurremo; non ti adirare. —
Vania non rispose, ma, sorridendo con sdegno e strizzando gli occhi, seguì con lo sguardo il padrone crollando la testa.
Vania non credeva di vedere in Olénine se non il suo padrone, e Olénine in lui, il suo cameriere soltanto; eppure s’ingannavano, e tutt’e due sarebbero stati molto meravigliati se avessero detto loro che erano amici intimi, senza che lo avessero nemmen dubitato. Vania era entrato di undici anni nella casa signorile di Olénine, il quale aveva allora la medesima età. A quindici anni cominciò ad occuparsi dell’educazione di Vania e gl’insegnò un poco di francese, cosa di cui Vania era superbo, ed anche adesso, nei suoi momenti allegri, diceva qualche parola in francese accompagnandola sempre con una sciocca risata.
Olénine salì correndo i gradini che conducevano alla capanna e spinse la porta del vestibolo. Marianna, vestita di una camicia color di rosa, secondo l’uso delle ragazze cosacche, si allontanò con un salto dalla porta, e si addossò al muro, coprendosi una parte del viso con la sua larga manica tartara.
Olénine vide alla mezza luce del vestibolo la figura alta e slanciata della giovane cosacca; divorò rapidamente con gli occhi quelle forme vigorose e<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Accolturato" />{{RigaIntestazione||{{Sc|i cosacchi.}}|69|riga=si}}</noinclude>virginali disegnate dalla fine camicia di tela stampata, e i begli occhi neri che lo guardarono con una curiosità di bambino spaventato.
— Eccola! — disse fra sè.
Poi pensò che ne vedrebbe ancora molte altre, ed aprì la porta della camera. La vecchia Ulita, ella pure con la sola camicia, spazzava per metà curva sul pavimento.
— Buon giorno, madre! — disse — sono venuto per l’alloggio. —
La vecchia rivolse verso di lui il viso corrucciato, sul quale era ancora un resto di beltà.
— Che deve avere lei da me? Si levi di costì, guardi, altrimenti gliene dico delle belle! Che ti pigli una saetta! — esclamò aggrottando le sopracciglia e guardandolo di traverso.
Olénine aveva sempre pensato che il suo bravo reggimento estenuato dalla fatica, sarebbe stato ritenuto dai cosacchi come un compagno d’armi, ma questo ricevimento lo colpì di stupore. Pure, senza perdersi di coraggio, tentò di spiegare alla vecchia che pagherebbe il suo alloggio.
— O che ci vieni a fare tu? Testa pelata che non sei altro! Quando verrà il padrone te lo farà veder lui! e te ne farà vedere ben altre! Non ho bisogno del tuo maledetto denaro. Ma guardate un po’! venire a impestare la mia casa di tabacco, e offrirne una ricompensa! Va’ al diavolo te e il tuo denaro!...
Che mille bombe ti forino le budella! — gridò la vecchia con voce acuta, interrompendo Olénine.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Accolturato" />{{RigaIntestazione|70|{{Sc|i cosacchi.}}||riga=si}}</noinclude>
— Vania ha ragione, — pensò — un tartaro avrebbe più dignità. —
E lasciò la capanna, perseguitato dalle grida della donna.
Nel momento in cui usciva, Marianna, sempre con la camicia color di rosa, ma con la testa coperta fino agli occhi di un fazzoletto bianco, si slanciò fuori dal vestibolo, sgusciando davanti a lui e discendendo di corsa la scala, picchiando i piedi nudi sui gradini di legno. Poi si fermò, si volse bruscamente, e lanciando coi suoi grandi occhi ridenti un rapido sguardo al giovane, scomparve all’angolo della casa.
L’andatura risoluta della ragazza, i suoi occhi scintillanti sotto il bianco fazzoletto, lo sguardo di cervia impaurita, la vita slanciata e sottile colpirono maggiormente Olénine.
— È lei — disse, e, pensando assai più alla bella Marianna che all’alloggio, si avvicinò a Vania.
— Guardate, — osservò costui — la ragazza è selvaggia come tutto il resto! è una vera cavalla delle steppe. —
Vania scaricava i bagagli portati sulla carretta e si era rasserenato.
— La donna! Oh la donna! — aggiunse in francese con tono alto e solenne, e diede in una risata.<noinclude><references/>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Accolturato" />{{RigaIntestazione||{{Sc|i cosacchi.}}|71|riga=si}}</noinclude>
{{Centrato|XI.}}
Verso sera, quando il primo ufficiale tornò dalla pesca, sentito che l’alloggio gli sarebbe stato pagato, calmò sua moglie, e accondiscese alle esigenze di Vania.
I padroni di casa cedettero la loro capanna da estate a Olénine, e si trasferirono in quella da inverno. Messa in ordine la propria camera, Olénine fece colazione e si addormentò. Si svegliò tardissimo, si vestì accuratamente, poi si mise alla finestra che dava sulla via. Il caldo diminuiva, l’ombra della capanna col suo comignolo cesellato, si allungava in sbieco attraverso la via, spezzandosi contro la casa di faccia, il cui tetto di giunchi scintillava ai raggi del sole al tramonto. L’aria si faceva più fresca, tutto era in silenzio, i soldati si erano sistemati, gli armenti e gli operai non erano ancora rientrati.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Accolturato" />{{RigaIntestazione|72|{{Sc|i cosacchi.}}||riga=si}}</noinclude>
La casa occupata da Olénine era situata quasi all’estremità del villaggio; si udivano da lungi, di là dal Terek, dalla parte ond’egli era giunto, delle sorde detonazioni. Dopo tre mesi di bivacco si sentiva rifocillato, il viso rinfrescato dall’acqua, il corpo riposato, le membra sciolte, anche moralmente si sentiva fresco e ben disposto. Si ricordò l’ultima campagna, i pericoli che aveva corso, la maniera onorevole con cui sì era condotto, ed i camerati altresì, che lo avevano accettato a far parte della brava armata del Caucaso. I ricordi di Mosca erano scomparsi, l’antica esistenza si cancellava per sempre, entrava in una nuova fase ove non aveva ancora a suo carico delle colpe; poteva, in un nuovo ambiente, riconquistare la stima di sè medesimo, e provava un sentimento di contentezza inesplicabile. Guardava talvolta i fanciulli che giocavano a palla all’ombra della capanna, tal’altra la sua nuova abitazione, e pensava di godere pienamente quella vita di cosacco che gli era del tutto sconosciuta. Contemplava il cielo e la lontana catena di monti pieno di ammirazione per le splendide bellezze della natura, che frammischiava a tutti i ricordi, a tutti i suoi sogni. La nuova vita non era precisamente come se l’aveva tracciata partendo da Mosca, ma era assai meglio: aveva il fàscino dell’impreveduto. E le montagne? le montagne erano sempre là davanti al suo pensiero.
— Lo zio Jérochka ha accarezzato la cagna! ha leccato la mezzina! ha barattato il suo pugnale<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Accolturato" />{{RigaIntestazione||{{Sc|i cosacchi.}}|73|riga=si}}</noinclude>per l’acquavite! — esclamarono ad un tratto i ragazzi cosacchi, volgendosi verso la viuzza. — Ha abbracciato la cagna! — gridavano urtandosi gli uni cogli altri e retrocedendo davanti a Jérochka, che veniva avanti, con la carabina in spalla e tre fagiani appesi alla cigna dell’arma.
— Ho fatto male, figli miei, ho fatto male! — rispose agitando le braccia e guardando verso le finestre delle case poste dalle due parti della via. — Sì, ho dato la mia cagna per l’acquavite! — continuò, fingendo indifferenza, e in sostanza, molto seccato degli scherzi dei ragazzi.
Olénine era meravigliato dell’insolenza dei piccoli cosacchi, ma era ancor più colpito dell’atletica statura e del viso espressivo del vecchio cacciatore.
— Olà! cosacco! — gli gridò — avvicinati. — Il vecchio si volse verso la finestra e si fermò.
— Buon giorno, buon uomo — disse Jérochka, togliendosi il berretto e scoprendosi i capelli tagliati corti.
— Buon giorno; — rispose Olénine — che voglion dire le grida di quei monelli? —
Jérochka si avvicinò alla finestra.
— Mi deridono; e ciò mi fa piacere! Possono ridere quanto vogliono del vecchio zio! — disse con quella intonazione un poco strascicata propria dei vecchi. — Sei tu il capo della compagnia?
— No, sono portabandiera. Dove l’hai uccisi quei fagiani?
— Nel bosco; ho ucciso tre femmine — rispose<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Accolturato" />{{RigaIntestazione|74|{{Sc|i cosacchi.}}||riga=si}}</noinclude>il vecchio, volgendosi per mostrare a Olénine la sua larga schiena, donde pendevano i tre fagiani; le tre testoline scendevano — macchiando col loro sangue il caftano del cosacco. — Ne hai tu mai veduti? Tieni, eccotene un paio. —
E gli tese i due fagiani dalla finestra.
— Sei cacciatore?
— Sì, ho ucciso quattro fagiani durante la campagna.
— Quattro! Che colpo! — disse il vecchio con aria burlesca. — Sei tu bevitore? ti piace l’acquavite?
— Perchè no? A suo tempo mi piace anco quella.
— Eh! mi sembri un brav’uomo! Saremo amici! — disse Jérochka.
— Ma entra dunque, ne beveremo un bicchiere insieme.
— Benissimo! entrerò; — disse Jérochka — prendi i fagiani. —
Il portabandiera era piaciuto al vecchio, che decise subito di accettare l’acquavite, in cambio dei fagiani.
Dopo un momento Jérochka comparve sulla porta della stanza, e soltanto allora Olénine si rese esatto conto della gigantesca statura e della forza muscolare di quell’uomo, la cui barba era tutta bianca o il viso abbronzato, interamente solcato di rughe profonde, scavate dall’età e dal lavoro. Aveva le spalle larghe e i muscoli forti come un giovane; delle cicatrici nella testa, che si scorgevano attra-<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Accolturato" />{{RigaIntestazione||{{Sc|i cosacchi.}}|75|riga=si}}</noinclude>verso i capelli rasi, il collo grosso venoso e coperto di scanalature incrociate come quello di un toro. Le sue mani callose erano piene di sgraffiature. Varcò in fretta la soglia, si sbarazzò del fucile, lo pose in un angolo della stanza, che ispezionò con un rapido sguardo, apprezzando ogni oggetto pel suo giusto valore. Avanzò pian piano, camminando senza rumore con le sue calzature molli e portando seco un odore forte ma non sgradevole di acquavite, di polvere e di sangue rappreso. Salutò le immagini, si lisciò la barba, e avvicinandosi a Olénine, gli tese la sua grossa mano nera.
— ''Cochkildy!'' — gli disse; ed aggiunse: — Ciò vuol dire in tartaro: «Vi auguro buona salute; che la pace sia con voi!»
— Lo so, — rispose Olénine prendendogli la mano — ''cochkildy!''
— Eh! tu non sai nulla; tu sei un ignorante! — esclamò Jérochka, crollando la testa in aria di rimprovero — quando ti dicono ''cochkildy'' tu devi rispondere: ''Alla razi bossun'', «Dio vi guardi» e non ripetere ''cochkildy!'' T’istruirò io. Un altro russo, Ilia Masséitch è stato qua; eravamo amici. Era un bravo ragazzo, bevitore, brigante, cacciatore, e che cacciatore! gli ho insegnato io ogni cosa.
— E a me che cosa m’insegnerai? — domandò Olénine, sempre più imbrogliato.
— Ti condurrò a caccia, alla pesca, ti farò vedere le tetchene; vuoi tu una buona amica? te ne procurerò una. Sono un uomo così, io! Io sono un<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Accolturato" />{{RigaIntestazione|76|{{Sc|i cosacchi.}}||riga=si}}</noinclude>compagno veramente buono! — E il vecchio sì mise a ridere. — Siccome sono stanco, posso sedermi? ''karga!'' — aggiunse.
— Che cosa significa questa parola? — domandò Olénine.
— Ciò vuol dire «bene» in georgiano. Questa è la mia parola prediletta e il mio intercalare favorito; quando dico ''karga,'' vuol dire che sono di buon umore. Ma perchè non servono l’acquavite? Non hai tu un soldato al tuo servizio?
— Sì.... Ivan! — gridò.
— Tutti i vostri si chiamano dunque Ivan? — domandò il vecchio.
— Il mio si chiama realmente così. Vania! va’, ti prego, a chiedere al nostro ospite dell’acquavite, e portacela.
— Ivan o Vania è la stessa cosa! Ma perchè tutti i vostri soldati si chiamano Ivan? — ripeteva Jérochka. — Ivan, chiedi alla vecchia dell’acquavite della botte già principiata, è la migliore di tutto il villaggio. Ma non le dare più di trenta copechi <ref>Circa lire 1,20 di moneta decimale.</ref> per un ottavo di litro! quella vecchia strega non dimanderebbe meglio che di farsi ungere le carrucole. I nostri, sono gente stupida, — continuò con un tono di confidenza, dopo che Vania fu uscito — vi prenderebbero per dei bruti, secondo loro siete peggio dei tartari, della gente perduta; siete dei russi! In quanto a me, ogni uomo è un uomo, e, a parer mio, fosse<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Accolturato" />{{RigaIntestazione||{{Sc|i cosacchi.}}|77|riga=si}}</noinclude>pure un soldato: ha un’anima. Non ho ragione? Ilia Masséitch era soldato, e che cuor d’oro! È così! Ecco perchè i nostri non mi vogliono bene, ma io non me ne curo. Sono un bontempone, io, voglio bene a tutti, sono Jérochka! È così non è vero? —
E il vecchio battè sulla spalla del giovane con aria carezzevole.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Accolturato" />{{RigaIntestazione||{{Sc|i cosacchi.}}|77|riga=si}}</noinclude>pure un soldato: ha un’anima. Non ho ragione? Ilia Masséitch era soldato, e che cuor d’oro! È così! Ecco perchè i nostri non mi vogliono bene, ma io non me ne curo. Sono un bontempone, io, voglio bene a tutti, sono Jérochka! È così non è vero? —
E il vecchio battè sulla spalla del giovane con aria carezzevole.
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<noinclude><pagequality level="4" user="Accolturato" />{{RigaIntestazione|78|{{Sc|i cosacchi.}}||riga=si}}</noinclude>
{{Centrato|XII.}}
Vania era di buon umore; aveva avuto il tempo di mettere in ordine l’appartamento; si era perfino fatto far la barba dal barbiere del reggimento; si era arrovesciati i pantaloni sopra le scarpe, che dimostravano quanto fossero buone le abitazioni occupate dalla compagnia. Aveva rivolto uno sguardo scrutatore e malevolo a Jérochka, che gli sembrava un animale sconosciuto e strano, ed aveva tentennato la testa nel vedere il pavimento infangato. Prese di sopra un banco due bottiglie vuote, e andò dai padroni di casa.
— Buon giorno, carissimi; — disse loro, deciso di essere amabilissimo — il mio padrone vorrebbe comprare del vino nuovo; datemene, ma del buono. —
La vecchia non rispose. La ragazza stava davanti a uno specchietto e si accomodava un fazzoletto sulla testa; si rivolse in silenzio verso Vania.<noinclude><references/></noinclude>
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— Pagherò, miei rispettabili amici, — continuò Vania, facendo sonare delle monete nella tasca. — Siate buoni e noi pure lo saremo; è meglio trovarsi d'accordo.
— Quanto te ne occorre? — domandò bruscamente la vecchia.
— Un ottavo di litro.
— Va', figlia mia, — disse Ulita a sua figlia — prendi di quello della botte incominciata, cara. —
La giovane prese le chiavi, una caraffa, ed uscì dalla camera, seguita da Vania.
— Dimmi, chi è quella donna? — disse Olénine al vecchio cosacco, vedendo passare Marianna di sotto la finestra.
Il vecchio strizzò l'occhio, e spinse col gomito il giovanotto.
— Aspetta! — disse, e mise la testa fuori della finestra — Ehm! Ehm! — si mise a tossire, e grugnì: — Mariannuccia, Mariannuccia! voglimi bene, anima mia!... Sono un burlone, eh? — disse poi il vecchio a bassa voce a Olénine.
La ragazza non alzò la testa e continuò la sua strada con quel passo elastico e fermo, proprio delle donne cosacche, ma rivolse un lungo sguardo dei suoi occhi neri e languidi, verso il vecchio.
— Amami, e sarai felice! — gridò Jérochka. Poi facendo segno al giovane: — Sono un burlone, eh?... Quanto è bella, pare una regina! eh?
— Molto bella — disse Olénine — fa’ che venga qui.<noinclude><references/></noinclude>
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— Ni, ni, ni! — rispose il vecchio. — C’è Luca che vuol sposarla: Luca, il giovane cosacco, quello che ha ucciso l’abrek. Te ne troverò una più bella, una cucita di seta e d’oro; te l’ho detto e terrò parola.
— Ma che dici, vecchio? È un peccato.... — gli disse Olénine.
— Peccato! Dov’è il peccato? — rispose il vecchio con tono deciso — è un peccato dunque, guardare una bella ragazza? Amarla, è un peccato? È una vostra idea! No, non è un peccato, ma è la salute! Dio che ti ha creato, ha creato pure la donna. Ha tutto creato, Lui! No, ammirare una bella fanciulla non è un peccato! Ella è fatta per essere amata e ammirata. Ecco la mia opinione, mio caro! —
Marianna attraversò la corte, entrò in una tinaia piena di botti, e fece la preghiera d’uso avvicinandosi al tino.
Vania rimase sulla soglia della porta e sorrise guardando la ragazza; gli pareva assai buffa, con la camicia tirata di dietro e più corta davanti; ma ciò che lo divertiva maggiormente era soprattutto la sua collana di monete d’argento. Egli diceva fra sè che avrebbero assai riso nel suo villaggio, in Russia, vedendo una simile ragazza. ''La fil, comme cé trés bié, pour changer,'' dirò al mio padrone, pensò.
— A che pensi, demonio? — gridò ad un tratto la giovane cosacca — dammi la bottiglia. —<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Accolturato" />{{RigaIntestazione||{{Sc|i cosacchi.}}|81|riga=si}}</noinclude>
La riempì di vino rosso e la presentò a Vania; e poi, respingendo il denaro che Vania le offriva, disse:
— Dàllo a mia madre! —
Vania sorrise.
— Perchè siete così cattiva? — chiese con bontà, dondolandosi sui fianchi, mentre la giovane tappava il tino.
Ella sorrise.
— E voi? Sareste buono, per caso?
— Il mio padrone ed io, siamo buonissimi; — rispose Vania convinto — siamo così buoni, che ovunque abbiamo dimorato, i padroni di casa ci sono stati riconoscentissimi. Egli è che noi siamo nobili... —
La ragazza si era fermata ad ascoltarlo.
— È ammogliato, il tuo padrone?
— No, è giovanotto. I gentiluomini non si sposano mai molto giovani.
— Guardate un po’. Grosso come un bufalo, e troppo giovane per ammogliarsi? È il capo di tutti? — domandò la ragazza.
— Il mio padrone è portabandiera, cioè non ancora ufficiale; ma ha più importanza di un generale; è un gran personaggio, poichè non solo il colonnello, ma perfino lo czar, lo conosce;... — disse Vania con orgoglio — noi non siamo degli straccioni come tanti ufficiali che ci sono: il nostro babbo è senatore, ha sotto di sè più di mille anime, e ci manda molte migliaie di rubli, a noi! è perciò che ci vogliono molto bene. A che serve di essere capitano, per esempio, se non si ha un soldo?<noinclude><references/>
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— Vattene, che chiudo la porta! — interruppe la ragazza.
E girò la chiave nella serratura.
Vania portò il vino a Olénine, e gli disse in francese che ''la fil, cé tré jouli,'' e scoppiò in una sciocca risata.
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{{Centrato|XIII.}}
Avevano sonato la diana da poco; gli abitanti ritornavano dai campi, gli armenti si spingevano belando verso i portoni delle stalle, in mezzo alle nuvole di polvere dalle mille pagliette dorate. Le donne e le ragazze cercavano le loro bestie. Il sole era scomparso dietro i monti nevosi, il crepuscolo invadeva terra e cielo. I giardini scomparivano nell’ombra, le stelle si accendevano in cielo; ed ogni rumore cessava nel villaggio. Le donne, dopo avere messo in ordine la casa, venivano a sedere sugli angoli delle vie, sui terrapieni delle capanne e rosicchiavano dei semi di girasole. La Marianna, dopo aver chiuso la bufala e le due vacche, venne a raggiungere uno dei gruppi composto di molte donne e di un vecchio cosacco. Si parlava dell’abrek. Il cosacco raccontava la sua morte, le donne gli facevano delle domande.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Accolturato" />{{RigaIntestazione|84|{{Sc|i cosacchi}}||riga=si}}</noinclude>
— Gli daranno una pubblica ricompensa.... — diceva una di queste, parlando di Luca.
— Certo; assicurano che avrà la croce.
— Mosséi ha voluto dargli il gambetto; gli ha preso il fucile, e si è recato dal capo a Kizliar.
— Che mariuolo è quel Mosséi!
— Dicono che Luca sia tornato.... — disse una delle ragazze.
— È da Jamka con Nazarka — Jamka era una ragazza che teneva un’osteria. — Dicono che hanno preso un mezzo litro per sè soli.
— Che fortuna ha quell’''urvane!'' — disse una delle donne — ma è un bravo ragazzo, onesto e scaltro. Anche suo padre era così; tutto il villaggio ha pianto quando lo hanno ucciso. Ma, eccolo! — continuò mostrando i cosacchi che venivano lungo la via. — C’è con loro Ergouchow; quel vecchio ubriaco ha trovato il tempo di raggiungerli. —
Luca, Nazarka ed Ergouchow, dopo aver vuotato una bottiglia di acquavite, si avvicinavano tutti e tre, e specialmente il vecchio cosacco, più rossi del solito. Ergouchow barcollava, rideva rumorosamente, e spingeva Nazarka.
— Perchè non cantate, sciocche? — gridò alle donne. — Voglio che cantiate per far piacere a noi.
— Buona sera! buona sera! — gridavano da tutte le parti ai giovanotti.
— Perchè cantare? — rispose una delle donne. — Oggi non è festa.
— Canta tu, che sei rimpinzato di vino. —<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Accolturato" />{{RigaIntestazione||{{Sc|i cosacchi.}}|85|riga=si}}</noinclude>
Ergouchow diede in una risata, e spinse Nazarka.
— Canta, — disse — e canterò pure io. Sono pronto, ti dico.
— Ebbene, belle ragazze, dormite? — disse Nazarka. — Noi abbiamo lasciato il cordone per festeggiare Luca, ed eccoci qui. —
Luca si avvicinò lentamente, si tolse il berretto di pelo e si fermò davanti alle ragazze. Aveva il collo e gli zigomi molto rossi. Parlava pianamente, eppure, in tutte le sue movenze e in tutte le sue parole, v’era più anima e più vita che nelle chiacchiere e nell’agitazione di Nazarka. Luca si poteva paragonare ad un vigoroso cavallo che, con la coda al vento, s’impenna nitrendo, poi ricade sulle quattro zampe e rimane immobile. Egli stava davanti alle ragazze, con gli occhi sorridenti, guardando i suoi compagni ubriachi e le donne. Quando Marianna s’avvicinò, egli le fece posto e si sollevò lentamente il berretto, poi si mise di faccia a lei, col pollice passato sotto la cintura scherzando negligentemente col fodero del pugnale. Marianna rispose al saluto con un leggiero inchinar della testa; sedette sul terrapieno e prese dei semi dal taschino della camicia. Luca non le levava gli occhi da dosso, rosicchiando egli pure dei semi e sputando le bucce. Quando comparve Marianna, si fece silenzio.
— Ebbene! — disse dopo un poco una delle donne — rimanete qui molto tempo?
— Fino a domani — rispose gravemente Luca.<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Accolturato" />{{RigaIntestazione|86|{{Sc|i cosacchi}}||riga=si}}</noinclude>
— Che Dio ti ricolmi d’ogni bene! — esclamò il vecchio cosacco — sono felice per te, te l’ho detto.
— Ed io pure! — gridò l’ubriaco Ergouchow ridendo. — Vedete quanta gente viene! — aggiunse indicando un soldato che passava. — Mi piace l’acquavite dei militari, è eccellente.
— Ci hanno messo sulle costole tre pezzi di diavoli; — disse una delle donne — il mio vecchio è andato a lagnarsi col nostro capo, ma non ci si può far nulla.
— Ah! ah! eccoti in pena — osservò Ergouchow.
— T’avranno appestato la capanna di tabacco! — disse un altro.
— Già; ma dovranno d’ora innanzi fumare nel cortile, non li lasceremo entrare nelle stanze. Nemmeno se l’ordinasse il capo, li lascerei entrare. Sarebbero anche capaci di svaligiarci ogni cosa. Il capo del villaggio è furbo la su’ parte, lui; in casa sua non vi sono soldati.
— Ti dispiacciono? — disse Ergouchow.
— E sapete, non è tutto; — disse Nazarka cercando di imitare Luca e rigettando come faceva lui il berretto sulla nuca — si dice che verrà ingiunto alle ragazze cosacche di rifar loro il letto e di regalarli di miele e vino. —
Ergouchow rise rumorosamente, e afferrando quella più vicina, l’abbracciò ripetendo:
— È vero! è giusto!
— Lasciami, stupido! — gridò la giovane — glielo dirò alla tu’ moglie.<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Accolturato" />{{RigaIntestazione||{{Sc|i cosacchi.}}|87|riga=si}}</noinclude>
— Lagnati, ora! — esclamò Ergouchow. — Nazarka dice la verità, lo sa, lui; ha letto l’ordine stampato. — Ed abbracciò un’altra ragazza.
— Non m’annoiare, mascalzone! — gridò ridendo la fresca e rotonda Ustinka, mostrandogli il pugno.
Il cosacco traballò.
— Guardate, — disse — se le donne non hanno forza! Questa, c’è mancato poco che non mi uccidesse.
— Vattene, birbante! Quale spirito maligno ti ha condotto qui? —
E Ustinka si rivolse ridendo.
— Dimmi, dunque,... hai ammazzato l’abrek? Se avesse colto te sarebbe stato meglio.
— Avresti pianto? — domandò ridendo Nazarka.
— Certo! non avrei potuto fare a meno!
— Vedete com’è indifferente! — diceva Ergouchow. — Eh! Nazarka! avrebbe pianto? —
Intanto Luca taceva, guardando fissa Marianna imbarazzata dai suoi sguardi.
— Marianna, — disse infine avvicinandosi a lei — voi avete alloggiato uno dei capi? —
Marianna, secondo la sua abitudine, non rispose subito, ed alzò lentamente gli occhi. Luca rideva, e lasciò intravedere una affinità segreta, estranea alle parole, fra il cosacco e la giovane.
Una vecchia rispose per Marianna.
— Fortunatamente essi hanno due capanne. To-<noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Accolturato" />{{RigaIntestazione|88|{{Sc|i cosacchi}}||riga=si}}</noinclude>mouchkeni ne ha una sola, ed hanno alloggiato presso di lui uno dei capi, che si è installato in una camera tutta per sè, e la famiglia non sa più dove cacciarsi. È un grande affar serio di vedere invaso il villaggio da quest’orda! Che sarà di noi? Dicono che lavorano a qualche opera infernale.
— Costruiranno un ponte sul Terek — disse una ragazza.
— Ho sentito dir tante cose.... — disse Nazarka rivolgendosi a Ustinka — scaveranno {{Ec|una|un}} enorme buco e vi getteranno dentro le ragazze che non amano i giovanotti. —
Tutti si misero a ridere; Ergouchow afferrò fra le braccia una donna attempata, lasciando da parte Marianna.
— Perchè non abbracci Marianna? — domandò Nazarka — non bisogna lasciarne nessuna.
— Preferisco la vecchia, è più appetitosa! — esclamò Ergouchow, coprendo di baci la vecchia cosacca, che si dibatteva.
— Oh Dio mi soffoca! — gridava ridendo.
Le risate furono interrotte da un rumore cadenzato in fondo alla via. Tre soldati con la tunica militare e il fucile sulla spalla, si avanzavano al passo; essi andavano a cambiare la sentinella presso la cassa della compagnia. Il vecchio caporale che li conduceva li fece passare in modo che Luca e Nazarka, che erano in mezzo alla via, dovettero far loro posto.
Nazarka retrocesse, ma Luca non si mosse, e volgendosi, ammiccò con gli occhi.<noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Accolturato" />{{RigaIntestazione||{{Sc|i cosacchi.}}|89|riga=si}}</noinclude>
— E sì, che ci vedete! — disse guardando i soldati di traverso e facendo un segno di testa sprezzante.
— Girate largo! —
I soldati passarono silenziosi, sollevando la polvere coi loro passi cadenzati. Marianna cominciò a ridere, e con lei tutte le ragazze.
— Come sono eleganti! — disse Nazarka — sembrano dei canteri in veste lunga! —
E si mise a camminare, contraffacendo i soldati.
Gli astanti scoppiavano dal ridere.
Luca si avvicinò lentamente a Marianna.
— Dove alloggia l’ufficiale? — domandò.
Ella riflettè un momento, poi rispose:
— Nella capanna nuova.
— È giovane o vecchio? — domandò Luca, sedendo presso di lei.
— Che ne so io? sono andata a prendere del vino per lui, e l’ho veduto alla finestra con Jérochka. Ha i capelli rossi, mi sembra;... ha portato con sè una carretta piena di bauli. —
Ella abbassò gli occhi.
— Quanto sono felice di avere ottenuto il permesso di venire! — esclamò Luca avvicinandosi alla ragazza e guardandola fissa.
— Rimani molto tempo? — domandò Marianna con un leggiero sorriso.
— Fino a domattina. Dammi dei semi — disse stendendo la mano.
Marianna sorrise francamente, e tese al giovane il taschino della sua camicetta.<noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Accolturato" />{{RigaIntestazione|90|{{Sc|i cosacchi}}||riga=si}}</noinclude>
— Non li prender tutti... — disse.
— Morivo dalla voglia di rivederti, te lo giuro! — dichiarò Luca a mezza voce, avvicinandosi sempre di più alla giovane, e, prendendo i semi nella tasca di lei, abbassò la voce e mormorò qualche cosa, sorridendo.
— Non ci verrò, sia detto una volta per tutte — disse subitamente e ad alta voce Marianna, allontanandosi da lui.
— Ti assicuro che ho qualche cosa da dirti; vieni, Mariannina! —
La Marianna fece un segno di testa negativo senza cessare di sorridere.
— Marianna! sorella Marianna! la mamma ti chiama per cenare! — gridava correndo verso il gruppo il fratellino di Marianna.
— Vengo; — rispose la giovane — va’ avanti, bambino, va’; io vengo subito. —
Luca si alzò e si tolse il berretto.
— È tempo che torni a casa anch’io — egli disse fingendo indifferenza; e, cercando di dissimulare un sorriso, disparve all’angolo della casa.
Annottava; delle miriadi di stelle brillavano in un cielo cupo; le strade erano deserte e buie. Si udivano le risate di Nazarka e delle donne rimaste sul terrapieno. Luca si era allontanato a passi lenti, ma appena svoltato l’angolo, si abbassò e, tenendo fermo il pugnale, si slanciò come un gatto, senza rumore, verso la capanna del primo ufficiale. Dopo aver attraversato alcune vie correndo, si fermò e si<noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Accolturato" />{{RigaIntestazione||{{Sc|i cosacchi.}}|91|riga=si}}</noinclude>accoccolò all’ombra di una siepe, rialzandosi i lembi del vestito.
— Che diavolo! — disse pensando a Marianna — è molto fiera, quella là? È la vera figlia di un ufficiale. Ma aspetta! —
Dei passi di donna interruppero le sue riflessioni; tese l’orecchio. Marianna, con la testa bassa, veniva verso di lui, camminando di un passo rapido e cadenzato, e battendo nella siepe con un lungo ramo che teneva in mano. Luca si alzò; Marianna trasalì e si fermò.
— Villano maledetto! come mi hai spaventato! Non sei dunque andato a casa? — E rise forte.
Luca afferrò con una mano la vita della ragazza e con l’altra la prese per il viso.
— Avevo qualche cosa da dirti,... te ne prego.... —
Parlava con voce rotta e tremante.
— Che vuoi dirmi, di notte? — rispose Marianna — la mamma mi aspetta, e tu, va’ dalla tua amica! —
Si sciolse dalla stretta di lui e si allontanò di qualche passo. Si fermò presso la siepe della capanna e si rivolse verso il cosacco, che la seguiva, supplicandola di aspettare un momento.
— Ebbene! nottambulo; che cosa vuoi dirmi? — domandò ridendo.
— Non ti burlare di me; te ne supplico, Marianna! Che male c’è se io ho un’amica? La manderò al diavolo. Di’ una parola e io non amerò che te.... farò tutto quello che vorrai. Capisci! — e fece tintinnare<noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Accolturato" />{{RigaIntestazione|92|{{Sc|i cosacchi.}}||riga=si}}</noinclude>il denaro nella sua tasca. — Avremmo potuto divertirci molto. Tutti si divertono, ed io, per causa tua, non ho alcuna gioia, Mariannuccia mia! —
La ragazza non rispose; con un rapido movimento delle dita spezzava un pezzetto del ramo che aveva in mano.
Luca strinse ad un tratto i pugni e digrignò i denti.
— Perchè devo sempre aspettare e aspettare? Non ti amo abbastanza?... Fa’ di me ciò che vuoi, — disse pieno di rabbia, afferrando le mani della ragazza.
Marianna non cambiò faccia, e rimase calma.
— Non vaneggiare, Luca, e ascoltami; — disse senza ritirare le mani, ma tenendo il cosacco a distanza — per quanto io sia una fanciulla, devi ascoltarmi. Non dipendo da me stessa; se tu mi ami, ascoltami. Lasciami libere le mani, debbo parlarti. Ti sposerò, sì, ma non ti aspettare che faccia delle sciocchezze per te.... quelle non le farò mai!
— Tu mi sposerai; accomoderanno poi ogni cosa senza di noi, ma, amami, Mariannuccia — diceva Luca, divenendo subitamente umile e dolce, da tanto feroce che egli era, e guardando, la ragazza con un tenero sorriso.
Marianna si strinse a lui e lo baciò sulle labbra.
— Fratello mio.... <ref>Fratello, cugino, ec., sono parole che esprimono un tenero affetto fra quei popoli.</ref> — mormorò stringendolo<noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Accolturato" />{{RigaIntestazione||{{Sc|i cosacchi.}}|93|riga=si}}</noinclude>convulsamente; poi si sciolse da lui, e fuggì senza rivolgersi entrando nel cortile; senza ascoltare le preghiere del cosacco che la scongiurava di ascoltarlo.
— Vattene, ti vedranno! — esclamò a voce bassa — ecco quel noioso del nostro dozzinante che passeggia nel cortile. —
Frattanto Luca pensava:
— Ella mi sposerà, si capisce, ma vorrei che prima mi amasse. —
Andò a raggiungere Nazarka da Jamka, e dopo aver bevuto con lui, andò da Dounia e vi passò la notte, nonostante la infedeltà della ragazza.
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<noinclude><pagequality level="3" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||255}}</noinclude>vede alcuna navicella; e domanda dal più presso vicino, sceglievano le ferie de’ pescatori, perchè esso non ve ne vedeva alcuni. Colui rispose: non, che io sappia; ma qui non suole pescare alcuno: e per questo ieri io mi maravigliavo quello che significasse, esserci que’ pescatori. Canio cominciò a sdegnare; ma ei non sapeva che si fare.
Imperocchè Aquilio, collega e familiare mio, non aveva ancora pubblicate le formule dell’inganno tristo. Nelle quali formule, quaudo esso era domandato, quello che fosse inganno tristo, rispondeva: quaudo altro si simulava, e altro si faceva. E questa fu bella risposta, come da uomo dotto del deflinire. Adunque e Pitio, e tutti coloro i quali altro simulano, e altro fanno, sono perfidi, e tristi, e maliziosi. Nessuno di questi fatti adunque può essere utile, conciosiacosa che e’ sia macchiato di tanti vizi.
Per la qual cosa, se la difiinizione di Aquilio è vera, ogni simulazione e dissimulazione dehb’essere levata via. Il buon uomo non simulerà o dissimulerà, in modo, che esso venda alcuna cosa meglio, o comperi. E questo inganno tristo soleva essere punito<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|256||}}</noinclude>per leggi; come la tutela per le dodici tavole, e la circuspezione de’ giovani, per la legge Letoria: senza legge ancora pe’giudicii, ne’ quali si aggiunge, ''a buona fede''. Ma di tutti gli altri giudicii, massimamente queste parole eccellono; nell’arbitrio del fatto della moglie, ''si faccia meglio, e con più equità; nella fidanza, si faccia bene come tra’ buoni. Che adunque è; o in questo, dove si dice, ch’e’ si faccia meglio e con più equità; or può egli esservi alcuna parte di frode? o quando e’ si dice: trai buoni facciasi bene; or può essere fatta alcuna cosa, o con inganno, o maliziosamente?
Ma l’inganno tristo, come disse Aquilio, si conlieue nella simulazione.
Adunque nel contrattare si debbe levare ogni bugìa. Il venditore non dirà, che e’sia chi ne dia più; nè il compratore troverà chi lo stimi meno. L’uno e l’altro, se verranno a ragionamento, non parleranno più che una volta.
Quinto Scevola, figliuolo di Publio, quando egli addomandò che gli fosse mostro il podere ch’egli comprava, e il venditore ciò fece, disse che stimava quello po-<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||257}}</noinclude>dere di più prezzo, e aggiunsevi cento mine. Nessuno è che neghi, che questo fosse atto di buono uomo: ma e’dicono, chV non fu atto di savio: come se egli l’avesse venduto di minore prezzo, ch’egli avesse potuto.
E questo è quel danno, che costoro stimano, altri essere i buoni uomini, e altri i savi. Onde Ennio disse: ''invano quello savio è savio, il quale a sè medesimo non può fare prò''. Questo sarebbe detto con verità, se io m’accordassi con Ennio, che cosa fosse il fare pro. Ma io veggo che Agatone da Rodi, discepolo di Panezio, in que’libri i quali egli scrisse dell’ufficio, dice a Quinto Tuberone, che al savio si appartiene niente fare contro a’ costumi, o contro a leggi, o contro a statuti, e avere la ragione de’ fatti familiari. Imperocchè noi non vogliamo essere solamente ricchi per noi, ma ancora, pei figliuoli, e propinqui, e amici, e massimamente per la repubblica. Imperocchè le facultà e le abbondanze di ciascuno in particolarità, sono le ricchezze della città.
A costui non può in alcuno modo piacere il fatto di Scevola, del quale poco innanzi io dissi. Imperocchè costui dice che<noinclude></noinclude>
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OrbiliusMagister
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<noinclude><pagequality level="3" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|258||}}</noinclude><section begin="s1" />l’uomo, solamente per suo utile, non deliba fare quello che non è lecito. A costui non si debbedare grande lode, nè grazia. Ma ovvero la simulazione e dissimulazione è l’inganno tristo; poche cose sono nelle quali non si rivolti questo tristo inganno: ovvero colui è buon uomo, il quale fa pro a molti, e non nuoce ad alcuni; rettamente noi non facilmente troviamo questo uomo buono. Non mai adunque è utile il peccare, perchè egli è sempre brutto: e perchè egli è sempre onesto a essere buono uomo, è sempre utile.<section end="s1" />
<section begin="s2" />{{Ct|t=3|v=2|f=80%|CAPO XIV.}}
{{Ct|t=1|v=2|lh=1.5|''Che nel contrattare, le astuzie debbono essere tolte via.''}}
E della ragione delle possessioni, noi abbiamo il componimento per ragione civile: che nel vendere quelle, si dicessino i vizi, i quali fussino noti al venditore. Imperocchè, conciosiacosa che per le dodici tavole assai fusse, che e’ si dovesse attenere quello, che fusse stato in parole; e chi non desse quelle cose come egli aveva detto, {{Pt|soste-|}}<section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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OrbiliusMagister
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<noinclude><pagequality level="3" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||259}}</noinclude>{{Pt|nesse|sostenesse}} la pena doppia. E da’ dottori di legge è stata ancora ordinata la pena, contro a coloro i quali tacessino quello che sanno: imperocchè eglino hanno ordinato, che ciò ch’è di vizio nella possessione, se quello sappia il venditore, e non lo dice nominatamente, bisogna che da esso venditore si soddisfaccia. Come quando gli auguri aveano a fare l’augurio nella rocca, comandarono a Tito Claudio Centumalo, il quale aveva la casa nel monte Celio, ch’egli disfacesse quella casa, la quale noceva agli augurii. Claudio allora soscrisse alla casa, com’ella si doveva vendere, e finalmente e’ la vendè, e comperolla Calpurnio Lanario. A costui fu nunziato quello medesimo dagli auguri. Adunque Calpurnio, quando egli ebbe disfatto la casa, e conobbe che Claudio aveva mostro volere vendere la casa, poi che gli auguri gli avevano comandalo che la disfacesse; lo strinse a quell’arbitrio, ''ciò che bisognasse, fargli a buona fede''. Marco Catone sentenziò, padre di questo nostro Catone (imperocchè come tutti gli altri debbono essere nominati da’ padri; cosi costui, il quale generò quel lume, deb-<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 184 —|}}</noinclude>{{Pt|stri|maestri}} compositori modernissimi. E una sottigliezza mi sia consentita in questo libro che di sottigliezze non può intrattenersi. Il lettore che n'ha voglia esamini questo canto e troverà nel suo primo periodo, compreso nelle prime otto battute, i germi del tono del comune parlare.
Dal puro recitato si passa al declamando dei questuanti in cui, come si vede da un esempio da me riportato in uno studio sulla etnofonia sarda, si comincia a delineare il colore musicale, per arrivare a questa serenata in cui gli stessi elementi si svolgono in vera forma di canto solo nelle ultime tre misure (Tav. n. 74).
E rincasato è ancora un canto, una dolce ninna-nanna che vi chiude gli occhi. Una ninna-nanna in cui l'appoggiatura per addolcimento sentimentale è sempre alla distanza di mezzo tono dalla nota reale su cui cala con audace cromatismo capace d'insegnamento anche ai super-sensibili auricolari della Francia. Questa ninna-nanna in cui, se il sonno non vi aggravasse le palpebre, vi annebbiasse le idee, vi smorzasse ogni pensiero, fra mezzo ai caratteri comuni alla ''berceuse'' di qualunque regione del mondo, udreste spiccare quelli etnici preistorici evidentissimi, della prima madre che cullò il primo bambino (Tav. n. 75).<noinclude><references/></noinclude>
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Il Libro dei Re/Il re Behmen Ardeshîr, la regina Humây, il re Dârâb, il re Dârâ
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Il Libro dei Re/Il re Sikender
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== Indice ==
* {{testo|/I|I. - Trattato di nozze fra Sikender e Rôshanek}}
* {{testo|/II|II. - Nozze di Sikender e di Rôshanek}}
* {{testo|/III|III. - Sogno di Kayd l'Indiano}}
* {{testo|/IV|IV. - Spedizione di Sikender contro il re Kayd}}
* {{testo|/V|V. - L'invio delle quattro cose meravigliose}}
* {{testo|/VI|VI. - Spedizione contro Fûr}}
* {{testo|/VII|VII. - Battaglia e morte di Fûr}}
* {{testo|/VIII|VIII. - Visita di Sikender alla Kaaba}}
* {{testo|/IX|IX. - Spedizione di Sikender contro l'Egitto}}
* {{testo|/X|X. - Lettere di Sikender e di Keydâfeh}}
* {{testo|/XI|XI. - Presa della rocca di re Feryân}}
* {{testo|/XII|XII. - Andata di Sikender dalla regina}}
* {{testo|/XIII|XIII. - Ira di Tînûsh}}
* {{testo|/XIV|XIV. - Patto di alleanza tra Keydâfeh e Sikender}}
* {{testo|/XV|XV. - Andata al paese dei Brahmani}}
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* {{testo|/XVII|XVII. - Andata alla città dei Piedi-deboli}}
* {{testo|/XVIII|XVIII. - Andata alla città di Herûm}}
* {{testo|/XIX|XIX. - La fonte della vita nel paese delle tenebre}}
* {{testo|/XX|XX. - La barriera sulla via di Yâgiûg' e Mâgiûg'}}
* {{testo|/XXI|XXI. - Il morto del palazzo di rubini; l'albero che parla; l'annunzio della morte di Sikender}}
* {{testo|/XXII|XXII. - Spedizione contro la Cina}}
* {{testo|/XXIII|XXIII. - Andata nel Sind e nel Yemen}}
* {{testo|/XXIV|XXIV. - Andata in Bâbil (Babilonia)}}
* {{testo|/XXV|XXV. - Morte di Sikender}}
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{{Wl|Q165534|Goldoni}} si piacque del popolo; {{Wl|Q687|Molière}} della nobiltà. Le commedie del primo si capisce che dovevano essere rappresentate davanti a un popolo ch’era un libero giudice; quelle del secondo davanti ad una corte dove un re impartiva il tono dei giudizii. Ma il genio sapeva anche rompere le catene; e coraggioso e indipendente sapeva volgere in beffa i difetti dei cortigiani, le loro abitudini, l’ignoranza degli empirici, e sorgere fino a combattere l’impostura ammantata di falsa religione. Da questo possiamo argomentare quello che avrebbe potuto fare se, sciolto d’ogni impegno col re, avesse inalberato la bandiera della rivolta contro la corrotta società che covava le vendette della rivoluzione.
Il più grande dei poeti comici francesi nacque in Parigi il 15 gennajo 1622, nella via Sant’Onorato, da Giovanni Poquelin, tappezziere, e da Maria Cressem, e fa il maggiore di dieci fratelli. Giovanni Poquelin divento tappezziere del re di Francia nel 1631, e mando il figliuolo Giovanni Battista nel collegio di Clermont, in qualità di allievo esterno, e là conobbe il principe Armando di Conti, che doveva più tardi diventare suo mecenate. Questo tutto quanto sappiamo della sua giovinezza; il resto è favola e leggenda che gli storici benevoli accettarono come fatti. Uscito di collegio fu messo agli studi filosofici sotto Gassendi, che l’abituò al libero esame ed all’indipendenza dello spirito; poi fece gli studii giuridici dal 1642 al 1645.
Nel 1645 appunto si formò una compagnia di filodrammatici detta dei ''Figli di famiglia'', della quale facevano parte i due fratelli Bejart e la loro bella sorella Maddalena, che doveva avere tanta influenza sulla vita del poeta. Questi ben presto si costituirono in società regolare, dopo avere (cosi sembra) recitato per divertimento. Fu Poquelin che li riunì, lui solo, come<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Paperoastro" />{{RigaIntestazione|4|moliere|}}</noinclude>o dicono Lagrange e Vinot, ovvero devesi credere con Tallemant e Bayle ch’egli stesso sia stato trascinato fra loro dal suo amore per la vaga Bejart? Ciò che non è dubbio si è che ne divenne ben presto il capo. Ad ogni modo, questa compagnia che aveva preso l’ambizioso titolo di ''Illustre Teatro'' recitò dapprima alla porta di Nesle, poi al porto San Paolo, infine al giuoco del pallone della Croce Bianca in via Bucy nel sobborgo San Germano.
Non si conosce finora del suo repertorio che una tragedia, l’''Artaserse'', di Magnon. Fu a quest’epoca che Poquelin lasciò, secondo l’uso dei commedianti, il proprio nome per prendere quello di Molière. Fece stampare in una raccolta di poesie nel 1646 alcune strofe con questo nuovo nome; ma s’ignora quale fu la causa che lo spinse a tal scelta. Il nome era già stato portato del resto da diversi scrittori, fra cui Francesco Molière signore d’Essartines, e Juigné de La Broissinière signor di Molière.
L’''Illustre Teatro'' durò appena un anno a Parigi, e la compagnia parti per le provincie. La prima commedia di Molière fa lo ''Stordito'', rappresentato nel 1653 a Lione; poi con una piccola compagnia di comici si recò a Beziers, dove il principe di Conti, il suo antico condiscepolo, lo aspettava. Questi voleva ad ogni patio tener seco Molière come suo segretario; ma il poeta era troppo innamorato della vita errante, piena di avventure e di emozioni per accettarne la proposta. Torno quindi a viaggiare di città in città scrivendo e recttando; finchè nel 1658 capitò a Parigi, dove ottenne il permesso di stabilirsi, dividendo il teatro del palazzo Borbone coi commedianti italiani.
Intanto man mano componeva ''Il dispetto amorosa, Le Preziose ridicole'', il ''Nicomede'' e via dicendo. Il fratello del re, che in Francia aveva titolo di ''Monsieur'', volle che la compagnia si chiamasse ''Troupe de Monsieur'', e le destinò per le sue recite il teatro del Palazzo Reale.
Trenta sono le opere teatrali che lasciò a noi, fra queste citeremo: ''La scuola dei mariti'', ''La scuola delle mogli'', ''Il matrimonio forzato'', ''L’Amor medico'', ''Il medico suo malgrado'', ''Anfitrione'', ''l’Avaro'', ''Giorgio Daudin Pourceaugnac'', ''Il Borghese gentiluomo'',<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Paperoastro" />{{RigaIntestazione||moliere.|5}}</noinclude>''Le malizie di Scapino'', ''Le donne sapienti'', e finalmente ''Tartufo'' e il ''Misantropo'', che sono ritenuti i due capolavori di Molière.
Si può dire che ''Tartufo'' è di un interesse più generale, l’intreccio vi è più vivo, più svariato, più divertente, infine pili accessibile a tutte le intelligenze, ma non ha forse allo stesso grado del ''Misantropo'' quella scelta squisita dei caratteri e quello stile che fanno di esso l’opera preferita dei buongustai più fini. Questi due lavori nondimeno sono quelli ne’ quali più vivamente si sente battere il cuore di Molière: nel ''Tartufo'' specialmente troviamo una passione quasi personale. L’ipocrisia era fra tutti i vizii quello che più gli faceva orrore. Volle combatterla di fronte per vendicarsi delle persecuzioni di cui era stato vittima. E non fece se non attirarsene di nuove per tale commedia, non solo da parte degli ipocriti che flagellava, ma ancora dalla gente sinceramente pia, che si spaventava dal veder trascinato sulla scena un vizio, odioso senza dubbio, ma pure si facile a confondersi colla devozione, perchè ne copia le apparenze, e noi non possiamo giudicare che dalle apparenze.
11 20 febbrajo 1662 Molière sposo Armanda Bejart. Chi era costei? Qui ricominciano le incertezze. La tradizione vuole che sia figlia di quella Maddalena Bejart che fu l’amante del poeta; altri sostengono ch’era la sorella minore della Maddalena. La prima è la più sparsa e si trova raccolta nelle commedie dei ''Rivali'', nelle satire e nei libelli scritti contro Molière. Ed anzi quando questi venne a morte fu scritto di Armanda che era orfana di suo marito, vedova di suo padre. Non dimentichiamo però che Molière aveva un potentissimo nemico nella vera coorte degli ipocriti, che cercava vendicarsi del ''Tartufo'' con ogni sorta di calunnie. Il fatto che alle nozze assistevano il padre del poeta ed altri parenti; nè questi vi sarebbero andati se fossero stati indegni.
Pur troppo Molière non fu felice; e la colpa fu sua in parte. Armanda, giovine e bella, era corteggiata dai signori della Corte: il marito geloso si confortava colla antica amante De Brie, che teneva nella sua casa insieme alla moglie ed a Maddalena. Pur troppo non era una famiglia modello<noinclude></noinclude>
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Discussioni indice:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, V.djvu
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<g ees c>8 r8 r4 s2|
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<c a f>8_. r <a f c>_. r r4 <bes g>8_. r|
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%rigo up 3.12
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<c a f>8 r <a f c> r8 r4 _\ppp <bes g>8 r|
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}
>>
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>>
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Pic57
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Pic57
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Il Libro dei Re/Il re Behmen Ardeshîr, la regina Humây, il re Dârâb, il re Dârâ/1
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2026-07-08T15:01:06Z
Alex brollo
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Porto il SAL a SAL 75%
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text/x-wiki
{{Qualità|avz=75%|data=8 luglio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|Il re Behmen Ardeshîr, la regina Humây, il re Dârâb, il re Dârâ]] - 1. - Il re Behmen Ardeshîr|prec=../|succ=/I}}
<pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, V.djvu" from="452" to="452" onlysection="s2" />
=== Indice ===
* {{testo|/I|I. - Spedizione di Behmen contro il Sîstân}}
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Il Libro dei Re/Il re Behmen Ardeshîr, la regina Humây, il re Dârâb, il re Dârâ/4
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=== Indice ===
* {{testo|/I|I. - Principio del regno di Dârâ e di Sikender}}
* {{testo|/II|II. - Spedizione di Sikender contro l'Iran}}
* {{testo|/III|III. - Battaglia fra Dârâ e Sikender}}
* {{testo|/IV|IV. - Lettere di Dârâ e di Sikender}}
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* {{testo|/VI|VI. - Punizione dei consiglieri di Dârâ}}
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Discussioni utente:Dixy52
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Dixy52
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text/x-wiki
== Benvenuto ==
{{Benvenuto|firma=--[[User:Paperoastro|Paperoastro]] ([[User talk:Paperoastro|disc.]]) 23:23, 5 lug 2026 (CEST)}}
== Altri progetti ==
<del>Ciao! Ho visto che hai fatto [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Divina_Commedia/Inferno/Canto_I&curid=1352&diff=3855376&oldid=3686228 questa] modifica nella pagina della Divina Commedia. Ti ringrazio per il tuo contributo, tuttavia non è questa la maniera per collegare le voci fra i vari progetti. Ormai il template {{Tl|Interprogetto}} è obsoleto: se vuoi collegare voci fra vari progetti, devi usare Wikidata. Se non sai come fare, chiedi pure! --[[User:Paperoastro|Paperoastro]] ([[User talk:Paperoastro|disc.]]) 23:26, 5 lug 2026 (CEST)</del>
Porta pazienza: hai fatto bene ad inserire l'ulteriore collegamento, visto che ne erano altri. Appena verifico gli altri collegamenti, sposterò tutto su Wikidata, compreso il collegamento che hai aggiunto. Grazie del tuo contributo! --[[User:Paperoastro|Paperoastro]] ([[User talk:Paperoastro|disc.]]) 23:29, 5 lug 2026 (CEST)
:Ciao, scusa continuo a non capire come hai fatto a creare i collegamenti linguistici, visto che su wikidata non li trovo. Ad ogni modo il link di prima era sbagliato. Potresti sostituirlo con questo?
:wikisource org/wiki/Commedia_ya_Kimungu/Jahannamu/Surah_I
:grazie in anticipo [[User:Dixy52|Dixy52]] ([[User talk:Dixy52|disc.]]) 16:35, 8 lug 2026 (CEST)
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Dixy52
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<del>Ciao! Ho visto che hai fatto [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Divina_Commedia/Inferno/Canto_I&curid=1352&diff=3855376&oldid=3686228 questa] modifica nella pagina della Divina Commedia. Ti ringrazio per il tuo contributo, tuttavia non è questa la maniera per collegare le voci fra i vari progetti. Ormai il template {{Tl|Interprogetto}} è obsoleto: se vuoi collegare voci fra vari progetti, devi usare Wikidata. Se non sai come fare, chiedi pure! --[[User:Paperoastro|Paperoastro]] ([[User talk:Paperoastro|disc.]]) 23:26, 5 lug 2026 (CEST)</del>
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:Ciao, scusa continuo a non capire come hai fatto a creare i collegamenti linguistici, visto che su wikidata non li trovo. Ad ogni modo il link di prima era sbagliato. Potresti sostituirlo con questo?
:http // wikisource.org/wiki/Commedia_ya_Kimungu/Jahannamu/Surah_I
:grazie in anticipo [[User:Dixy52|Dixy52]] ([[User talk:Dixy52|disc.]]) 16:35, 8 lug 2026 (CEST)
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Pagina:L'Anima musicale d'Italia.djvu/239
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Pic57
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text/x-wiki
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<section begin="s2" />
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<section begin="s3" />
{{Centrato|'''3. Crave crave mie'''}}
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gis8 fis gis b[ a] gis|
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cis4 cis8 a[ gis] fis|
b4. gis8 gis gis|
\stemDown a b a \stemUp fis4 fis8|
gis2. \bar "|."
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\addlyrics{
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na -- ve _ Ades vint' an -- ni sun cum -- pì cra -- ve mie cra -- ve _ gu -- verneme mi!
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\layout {
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{{Centrato|'''4. Novara Novara la bella sità'''}}
<section end="s4" />
<section begin="s5" />
{{Centrato|'''5. Pelegrin che vien da Ruma'''}}
<section end="s5" /><noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/67
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3858820
3858762
2026-07-08T12:24:35Z
Spinoziano (BEIC)
60217
/* Riletta */
3858820
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|62|{{Sc|viaggio}}}}</noinclude>che non trovai tanto incomoda a salire, come quella del Vesuvio. Intanto era già verso sera ed il sole s'inchinava all'occidente, quando io giunsi a quella sommità, ove mi trovava nella mia compagnia interamente solo. A noi d'intorno non era traccia di vita, e benchè noi fossimo ancora ben lontani dal picco dell'Etna, pure le umane abitazioni erano profondamente sotto i nostri piedi. Illimitata si offriva la veduta, giacchè quanto l'occhio può stendersi lontano, noi giungevamo a scuoprire le spiagge di Sicilia sino al capo Pachino; Catania e tutte le città e borghi tutti intorno al monte giacevano abbasso come una carta geografica. Ma ciò che maggiormente attrasse la nostra attenzione, fu che noi dalla sommità di questo monte, benchè la nostra vista nelle nevi dell'Etna si perdesse, potevamo pur non di meno vedere in una estensione di circa otto miglia ventisei altri vulcani, i quali formati furono nell'istessa maniera che questo per via di violente eruzioni{{Nota separata|Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/165|9}}. Molti non furono da noi scoverti, i quali forse erano stati rovesciati, come quello dove si trova costruito il chiostro, o perchè i medesimi, essendo lontani, non potevamo ad occhio nudo o con picciolo cannocchiale ben osservarli. Noi vedevamo però soltanto la quarta parte dell'intera circonfe-<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/68
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2026-07-08T12:25:45Z
Spinoziano (BEIC)
60217
/* Riletta */
3858824
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|in sicilia}}.|63}}</noinclude>renza della montagna, ove il numero di questi piccioli vulcani, che formati sono dalla sua massa, sorpassa il centinajo.
Assiso in quella sommità, notai che quei vulcani avevano una stessa figura, cioè una schiena a forma di sella, che nel mezzo è più o meno concava, conforme più o meno secoli sono trascorsi dopo l'esplosioni che li hanno generati. Alcuni sono ancora nell'istesso stato come nel giorno in cui la lava uscì fuori dalla voragine, cioè neri, nudi e senza tracce di vegetazione. In altri però eran già cresciuti erba, alberi ed ancora fiori. Il vulcano sopra del quale io stava, era il più alto di tutti quelli da me osservati, essendomene persuaso, perchè poteva distinguerne molti crateri.
Dopo che io ebbi saziato l'occhio e l'anima con questa indimenticabile veduta, che altra uguale non poteva in tutto il mondo godersi, ancora nell'istesso Ecla, raccolsi piccioli cristalli di basalto, con cui sono frammischiate le ceneri, dalle quali il monte Rosso fu prodotto. Il sole si avvicinava all'occaso e le nuvole intanto raccolte si erano a' piedi di quello. Fui costretto dunque a lasciare questa incantevole montagna, che sola compensato mi avea i disagi del mio viaggio all'Etna, per giungere al convento pria di notte. Il sole era<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Marco Aurelio - I Ricordi, nuova traduzione di Umberto Moricca, Torino, Chiantore, 1923.djvu/136
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Candalua
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" /></noinclude>{{Nop}}
{{Ct|f=110%|LIBRO II.}}
'''1.''' La mattina comincia col dire a te stesso: m’imbatterò in un curioso, in un ingrato, in un prepotente, in un furbo, in un invidioso, in un misantropo. Tutti questi {{Ec|difettti|difetti}} provengono loro dall’ignoranza del bene e del male. Ma io, che ho esaminato la natura del bene, e so ch’esso consiste in ciò che è moralmente bello, e la natura del male, e so ch’esso consiste in ciò che è moralmente brutto; io, che ho inoltre esaminato la natura stessa del peccatore, e so ch’egli è mio congiunto, non perchè sia nato da uno stesso sangue e da uno stesso seme, ma perchè ha comune con me la stessa intelligenza e la stessa origine divina, io non posso ricever danno da nessuno di loro; giacchè nessuno riuscirà mai a farmi commettere azioni disoneste; nè posso adirarmi con chi è meco legato da rapporti di parentela, e neppure separarmi da lui. Siam nati infatti per aiutarci scambievolmente, come avviene dei piedi, come delle mani, come delle palpebre, come dei denti, disposti in doppio filare, di sopra e di sotto. L’ostilità reciproca, dunque, è cosa contro natura; ed è appunto proprio di persone fra loro nemiche l’adirarsi e l’odiarsi.
'''2.''' Questa qualunque cosa che io sono, altro non è se non carne, un po’ di fiato, e il principio dirigente delle<noinclude><references/></noinclude>
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Candalua
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" /></noinclude>{{Nop}}
{{Ct|f=110%|LIBRO III.}}
'''1.''' Non solo bisogna riflettere che la vita si consuma ogni giorno, e ce ne resta sempre una porzione minore, ma parimenti è da pensare che, anche ammesso che l’uomo viva molto a lungo, non è certo se il vigore della sua mente si conserverà sempre lo stesso, per quel che si riferisce alla intelligenza dei fatti e alla contemplazione ideale, che ha per iscopo la conoscenza delle cose divine ed umane.
Poichè, quando la mente comincia a vaneggiare, non si arrestano nell’uomo le funzioni del respirare, dell’alimentarsi, dell’immaginare, dell’appetire, e le altre di simil genere. Ma quelle di sapersi valer di sè stesso, di conoscere esattamente tutti i numeri del dovere, di chiarire con precisione i propri concetti, di saper vedere se sia ormai tempo di uscir di vita, e quante altre richieggono un potere raziocinante molto esercitato, sono per lui spente per sempre. Occorre dunque affrettarsi, non solo perchè la morte di giorno in giorno sempre più s’avvicina, ma anche perchè, prima che essa giunga, si estingue in noi la capacità di concepire e di comprendere le cose.
'''2.''' Bisogna anche osservare che perfino quei fenomeni, i quali sono un semplice accompagnamento di altri già esistenti in natura, serbano un non so che di grazioso e di<noinclude><references/></noinclude>
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Candalua
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="2" user="Candalua" /></noinclude>{{Nop}}
{{Ct|f=110%|LIBRO IV.}}
'''1.''' Quando la parte che domina dentro di noi<ref>La parte sovrana, il principio dirigente, la ragione, la mente, o, come gli Stoici dicevano, τὸ ἡγεμονικόν.</ref> è conforme alla natura, il suo atteggiamento di fronte a qualunque caso della vita è tale, ch’essa si può sempre facilmente rivolgere a ciò che è possibile e concesso. Poichè ella non predilige nessuna materia determinata, ma tende, sempre con riserva<ref>Il greco dice {{Greco da controllare|}}, ed è termine tecnico degli Stoici, che «indica — dice l’Ornato — limitazione del proponimento al possibile. Farò la tal cosa, se non sarò impedito».</ref>, al suo proposito, e se qualche ostacolo le si para dinanzi, ella se ne fa materia propria: come fa il fuoco, quando s’impadronisce delle cose che cadono in sua preda: una piccola lampada ne rimarrebbe spenta; ma la vivida fiamma, in men che lo si dica, assimila a sè tutto ciò che le si butta dentro, e lo divora, e da quelle stesse sostanze riceve l’alimento per montare sempre più in alto.
'''2.''' Non far nulla a casaccio, nè in altra guisa che secondo le norme, con cui è dato raggiungere il fine dell’arte.
'''3.''' Vanno alcuni alla ricerca di luoghi, in cui ritirarsi, chi nei campi, chi lungo il mare, chi sui monti. E tu stesso hai l’abitudine di desiderar tutto ciò.<noinclude><references/></noinclude>
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Il Libro dei Re/Il re Behmen Ardeshîr, la regina Humây, il re Dârâb, il re Dârâ/4/V
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Alex brollo
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Porto il SAL a SAL 75%
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{{Qualità|avz=75%|data=8 luglio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|4]] - V. - Morte di Dârâ|prec=../IV|succ=../VI}}
<pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, V.djvu" from="529" to="537" tosection="s1" />
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Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/69
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Spinoziano (BEIC)
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|64|{{Sc|viaggio}}}}</noinclude>di già tramontato, e pesanti nuvole alto elevandosi predicevano cose non tanto felici per la vegnente mattina. Il cielo pur nondimeno era sereno abbastanza, per potervi scuoprire una quantità di stelle; mi accorsi però che queste non sì belle e chiare si presentavano, come alcuni pretendono che si osservino su queste alture{{Nota separata|Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/165|10}}. Era mia idea di mettermi di nuovo in cammino alcune ore prima dell'alzarsi del sole, per tentare quanto lungi avessi potuto innoltrarmi, quando nello svegliarmi la tempesta ruggiva e le nuvole copiosa pioggia versavano. Tutta la mattina il chiostro fu circondato dalle medesime, e la procella intorno le alte mura di esso si avvolgea, perloché la neve e la cupa nebbia le mie speranze di andar più avanti distrussero. Dovetti pertanto approfittare del primo buono, anzi per dir meglio meno cattivo momento, per ritornare, ma andai in mezzo una innumerevole quantità di nuvole, che accampate si erano intorno tutti i lati del monte, e qua e là la tempesta spingevano. Quindi perdei tutto il contento che la veduta di Catania e della Sicilia mi avrebbe potuto somministrare, invece della quale non vidi che nebbia e nugole, ed altro non ascoltavasi che il rimbombo di mille torrenti e dei tuoni che uscivano dal cratere della montagna<noinclude><references/></noinclude>
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Spinoziano (BEIC)
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|in sicilia}}.|65}}</noinclude>che si fan sempre sentire, tostochè qualche cambiamento nell'atmosfera succede.
Alcuni giorni dopo questo disgraziato viaggio il cielo ritornò nella sua serenità, in modo da potersi vedere l'Etna da Catania, per cui mi accorsi che il monte Rosso, la sua contrada ed ancora quella al di sotto di Nicolosi, essendo di neve coverti, mi sarebbe stato onninamente impossibile di andar più alto nel monte, quando ancora trattenuto mi fossi alcuni giorni in quel convento. Altri giorni otto dimorai nella città con la speranza di potervi più moderate giornate succedere, per indi intraprendere una nuova salita all'Etna; ma fu inutile, per cui lasciai Catania quasi dopo tre settimane di residenza. Appena qualche giorno fu in seguito tollerabilmente buono, e perciò fattibile non mi sarebbe stato di esser più felice in un secondo tentativo, come fu {{wl|Q1694345|Bartel}}, il quale ascese l'apice del vulcano, per essere stato egli in quella città in una stagione migliore, e quelle difficoltà non patì, alle quali fui costretto di cedere.
In verità non può questo rapporto sull'Etna dare al lettore quel piacere che si sente nella incantevole descrizione fattane da {{AutoreCitato|Patrick Brydone|Brydone}}; ma è certo che la mia è più sicura e soddisfacente di quella, per aver io scritto quel che<noinclude><references/></noinclude>
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Spinoziano (BEIC)
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|66|{{Sc|viaggio}}}}</noinclude>ho veduto. Egli nella più bella maniera dipinge ciò che non vide mai, perchè costui, come mi assicurò il {{AutoreCitato|Ignazio Paternò Castello|Principe di Biscari}}, non andò più alto di me. Il monastero di S. Nicola dell'Arena ed il monte Rosso sono comunemente i limiti a cui giunger suole la maggior parte de' viaggiatori che non si trovano in Catania in estate.
Le osservazioni sopra il tempo bisognevole per far che la superficie della lava divenga terreno fertile, hanno dimostrato che quasi in ogni secolo si discioglie un pollice od un pollice e mezzo di questa lava, così che quella del 1669 ne ha un mezzo pollice, quella del 1536 quattro, quella del 1444 sei, quella del 1329 otto e quella del 1137 dodici{{Nota separata|Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/165|11|Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/166|11|Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/167|11|Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/168|11|Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/169|11|Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/170|11|Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/171|11}}.
Quando io copiar volessi gli esami e le ricerche che Brydone, il cav. {{AutoreCitato|William Hamilton (diplomatico)|Amilton}} e {{AutoreCitato|Déodat de Dolomieu|Dolomieu}} han fatto sopra la natura di questo monte, e le descrizioni delle parti del medesimo, sarei obbligato per queste ultime sole a compilare un'opera particolare. Io credo ancora giovevole di dirigere con ragione i miei lettori a quelle opere a tutti conosciute; molto più che io assai poco intendo la storia naturale, per poter distinguere il più importante e nuovo dal meno considerevole ed abbastanza comune. E qui è giusto che io faccia riflettere che<noinclude><references/></noinclude>
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Marcella Medici (BEIC)
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<noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|in sicilia}}.|67}}</noinclude>Spallanzani, uno de' più grandi e coraggiosi osservatori della natura, è stato nel 1788 in Sicilia, ha studiato l'Etna, ed ora è occupato a radunare ed a porre in ordine le sue osservazioni. Tutto ciò che scrive questo autore porta l'impronta infallibile di un grande uomo e della conoscenza fedelissima della natura e delle sue operazioni. Con quale occhio non avrà egli considerato quelle del fuoco e de' vulcani, e quante altre nuove scoverte non ha egli alle già fatte saputo aggiungere? Pochi sono tra i Siciliani che conoscano l'Etna, perché abitando vicino alle falde del medesimo, sospendono sempre costoro da un anno all'altro di vederlo, e molti Catanesi, abbenchè amanti delle scienze, non l'hanno giammai salito. Sono intanto da compatirsi, perchè tale viaggio sempre da moltissimi incomodi accompagnato. Ma che si deve dire de' Napolitani, che tra cinquecento appena un solo crede degno il Vesuvio di essere visitato, e che innumerevoli d'ogni classe della nazione giammai sono stati sulla sommità di quel monte, quantunque insignificante in proporzione dell'Etna? Fa veramente impressione dispiacevole ad un viaggiatore che, pieno di meraviglia e curiosità, viene da lontani paesi per ammirare le portentose operazioni della natura, mentre egli<noinclude><references/></noinclude>
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Marcella Medici (BEIC)
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|in sicilia}}.|67}}</noinclude>{{AutoreCitato|Lazzaro Spallanzani|Spallanzani}}, uno de' più grandi e coraggiosi osservatori della natura, è stato nel 1788 in Sicilia, ha studiato l'Etna, ed ora è occupato a radunare ed a porre in ordine le sue osservazioni. Tutto ciò che scrive questo autore porta l'impronta infallibile di un grande uomo e della conoscenza fedelissima della natura e delle sue operazioni. Con quale occhio non avrà egli considerato quelle del fuoco e de' vulcani, e quante altre nuove scoverte non ha egli alle già fatte saputo aggiungere? Pochi sono tra i Siciliani che conoscano l'Etna, perché abitando vicino alle falde del medesimo, sospendono sempre costoro da un anno all'altro di vederlo, e molti Catanesi, abbenchè amanti delle scienze, non l'hanno giammai salito. Sono intanto da compatirsi, perchè tale viaggio sempre da moltissimi incomodi accompagnato. Ma che si deve dire de' Napolitani, che tra cinquecento appena un solo crede degno il Vesuvio di essere visitato, e che innumerevoli d'ogni classe della nazione giammai sono stati sulla sommità di quel monte, quantunque insignificante in proporzione dell'Etna? Fa veramente impressione dispiacevole ad un viaggiatore che, pieno di meraviglia e curiosità, viene da lontani paesi per ammirare le portentose operazioni della natura, mentre egli<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|10||}}</noinclude>spada da officiale per il fucile di uno tra i suoi soldati, se non avesse saputo per esperienza che le palle del ''guerrillero'' sono piuttosto dirette sui brillanti spallini del comandante che sul cappotto del semplice fante.
Enrico di Montlieu all’età di quarantadue anni altro non ambiva se non di terminare al più presto la sua vita sopra un campo di battaglia.
Le guerre anche più attive hanno giorni di riposo: molti n’ebbe, convien dirlo, quella del 1823.
Un dì, in seguito di un piccolo scontro il quale non aveva prodotto altro risultato che di tenere in soggezione il nemico, Montlieu tornava al quartiere, ed il fante del suo reggimento gli consegnò questo biglietto:
„''Se bene v’intesi allorchè ultimamente ci vedemmo sulla riva della Bidassoa, abbiamo voi ed io il medesimo scopo. So che distante di qui due leghe vi è una bella occasione per morire: venite da me, e andremo insieme.''
Gustavo Chatenay indicava appiè<noinclude><references/></noinclude>
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Piaz1606
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/* Trascritta */
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|||11}}</noinclude>della lettera la propria abitazione. Montlieu, presa la spada e nascondendo le pistole sotto il ferraiuolo, uscì da Tolosa per trasferirsi al villaggio di Villa Reale per quella via indiretta che gli accennava l’amico.
Mentre seguiva il corso sinuoso di un fiumicello ch’era fra due colline, udì romore di passi che seguitavano i suoi. Era notte, il vento agitava le foglie e l’erbe sparse sul suolo quasi alcuno le calpestasse con precauzione. Ei si credè circondato da assassini. Caricò le pistole coll’intenzione di adoprarle, perocchè se l’incessante suo pensiero lo riconduceva di continuo all’unico suo fine: morire, voleva però venire a questo punto dopo aver esaurito ogni mezzo di difesa. D’altronde sapeva che alcuno lo attendeva per tale oggetto, e siccome erasi determinato di recarsi al convegno datogli da Chatenay, gl’importava di non mancare.
Si fermò ad aspettare l’importuno, che ormai doveva essergli vicino, e tosto che lo giudicò distante non più<noinclude><references/></noinclude>
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AdrianaB64
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="2" user="AdrianaB64" /></noinclude>— 54 —
Tutto quanto si può dire per negare considera-
zione di sorta alla tecnica che non conduce a
significazione interessante è ben diverso dagli ap-
prezzamenti e dai vantaggi che risultano ogni
qualvolta il mezzo tecnico si congiunge con un
risultato apprezzabile o non mai raggiunto in tanta
evidenza. L’interesse tecnico, la ragione del suo
interesse e di attribuire l’effetto alla particolare
essenza di questa tecnica riprende allora il suo
dominio. Ritorna allora il valore delle pennellate
di Velasquez, di Tiziano, del Tintoretto come ri-
torna il valore singolo del divisionismo del tale
e tal altro pittore dove l’effetto luminoso fu più
intensamente raggiunto. Ma erigere per sè la pen-
nellata a mezzo sicuro d’arte od il divisionismo
è lo stesso errore quale si scorgerebbe con più
evidenza se alcuno uscisse in una dichiarazione
di questo genere: il vero capolavoro della pittura
non è ancora stato eseguito ma lo farò io perchè
adopererò soltanto delle velature: e sciorinasse
tutte le proprietà intrinseche di questa modalità
del dipingere. Colla velatura potrebbe costui in-
dubbiamente ottenere delle maravigliose traspa-
renze, ma l’arte che mai vi avrebbe a vedere?
Il capolavoro resterebbe sempre da venire e reste-
rebbe sempre vincolato alle ragioni eterne del-<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Previati - Della pittura.djvu/62
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AdrianaB64
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/* Problematica */
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="2" user="AdrianaB64" /></noinclude>— 55 —
l’arte. La tecnica ad impasto può gloriarsi di
raggiungere fusioni di tinte perfette, colpi di pen-
nello magari così violenti da sfondare le tele, ma
l’opera d’arte rimane pur sempre tanto lontana
quanto resta lontana da chi non porta sulle proprie
tele che vibrazioni luminose ottenute da piccoli
tratti di colori in contrasto, ma senza significazione.
L’esorbitare dalle singole proprietà del forma-
lismo tecnico non sarà mai una prova d’intelli-
genza d’arte ma una semplice testimonianza di
limitata comprensione della essenza delle tecniche
pittoriche e dei rapporti di queste coll’arte.
Anche gli schizzi e le impressioni dei grandi
maestri, che ci sorprendono per quell’indefinibile
incanto della spontaneità e dell’ardimento e più
per quei sottintesi che la mano sembra non avere
avuto il tempo di fissare ma che pure per certe
inflessioni delle forme e certe lacune dei colori
ci vengono comunicati come da poche parole tal-
volta si desta in noi il fermento delle idee che non
riescono a produrre più lunghi e studiati discorsi,
sono sempre in opposizione colle pitture non d’altro
esponenti che dell’affrettata osservazione di un
effetto del vero ma pieni della spavalda presun-
zione di colpire per la rapidità dei tocchi.
Epperò mai non si deve intendere che sia solo<noinclude><references/></noinclude>
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Candalua
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro iv}}|143}}</noinclude>{{Nop}}
'''15.''' Molti granelli d’incenso cadono sullo stesso altare: alcuni prima, altri dopo; ma non esiste differenza di sorta fra questi e quelli.
'''16.''' Fra dieci giorni apparirai un dio a quegli stessi, ai quali sembri oggi una bestia o una scimmia, a patto però che tu faccia ritorno ai principi ed al culto della ragione.
'''17.''' Non ti condurre come se avessi da vivere diecimil’anni. La morte ti sovrasta: fin tanto che vivi, fin tanto che puoi, sii buono,
'''18.''' Quanto tempo guadagna chi non s’incarica di star a vedere che cosa il suo vicino abbia detto o fatto o pensato, ma si cura solamente delle sue proprie azioni, per renderle giuste e sante e indirizzate al bene! L’uomo onesto non deve volgersi intorno a guardare i costumi altrui<ref> Seguo la congettura del Lemercier, la quale risulta dalla combinazione di una congettura di Morus e di un’altra di Stich, e leggo: {{Greco da controllare|}}δεῖ γὰρ τὸν ἀγαθὸν μὴ ἄλλων κτλ</ref>, ma correr dritto per la sua via, senza mai deviare.
'''19.''' Chi è preso da un folle desiderio di aver fama, dopo la morte, non pensa che ciascuno di coloro, i quali si ricorderanno di lui, dovrà ben presto anch’egli morire, e che altrettanto avverrà di chi sarà destinato a succedergli, fino a quando ogni memoria di lui sarà del tutto estinta, dopo essersi propagata, d’uno in altro, fra uomini, che si spengono anch’essi. Ma nondimeno supponi che siano immortali, quelli che si ricorderanno di te, e supponi immortale anche la tua fama: che vantaggio, in conclusione, ne ricaverai? E non dico che non ne ricavano alcun vantaggio i morti; ma, per i vivi, di qual giovamento è la lode? A meno che non serva<noinclude><references/></noinclude>
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Candalua
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|144|{{Sc|i ricordi}}|}}</noinclude>per un fine pratico. Tu hai dunque torto di trascurare il dono della natura, attenendoti ad altra cosa, che non sia la ragione.
'''20.''' Quanto v’ha di bello, qualunque ne sia la ragione, è bello per sè medesimo, e in sè medesimo rimane circoscritto, nè la lode costituisce parte integrante di esso. L’elogio pertanto non lo rende nè peggiore, nè migliore. E questo io sostengo anche per le cose che comunemente si dicono belle: come, per esempio, gli oggetti materiali e le opere d’arte.
Infatti ciò che realmente è bello, di che cosa ha bisogno? non più di quanto ne abbia bisogno la legge, o la verità, o la bontà, o la verecondia. Quale di queste virtù guadagna in bellezza per il fatto che vien lodata, o perde il suo pregio per il fatto che vien biasimata? Forse che lo smeraldo non è più smeraldo, quando non sia coperto di lode? e che diremo dell’oro, dell’avorio, della porpora, di una cetra, di un pugnaletto, di un fiorellino, di un arboscello?
'''21.''' Se le anime sopravvivono al corpo, come può essere che l’aria, fin dall’eternità, le contenga tutte? E come può d’altra parte la terra contenere i corpi degli esseri sepolti da tanti secoli? A quel modo che quaggiù i cadaveri, dopo essersi per alcun tempo conservati, trasformandosi e decomponendosi, cedono il posto ad altri cadaveri, in pari modo le anime che siano passate nell’aria, dopo essercisi per qualche tempo trattenute, si trasformano, si dissipano, bruciano e scompaiono, riassorbite in seno alla virtù generatrice dell’universo, e danno così luogo alle altre, che sopraggiungono alla lor volta.
Ecco la risposta che si potrebbe dare, sempre che s’ammetta l’ipotesi della sopravvivenza delle anime ai corpi. C’è poi da tener conto non solo della gran quantità dei corpi seppelliti nel modo che abbiam detto, ma anche di quella degli animali, che noi e gli altri esseri viventi divoriamo ogni giorno. Quanti infatti se ne consumano, i quali in tal modo<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro iv}}|145}}</noinclude>vengono, per cosi dire, seppelliti nei corpi di coloro che se ne nutrono! Eppure un medesimo luogo basta a contenerli tutti, appunto perchè essi si convertono in sangue, e si trasformano in aria ed in fuoco.
Quale sarà il sistema da seguire nell’indagine della verità, per un problema di questo genere? quello di distinguere la materia dalla causa<ref>Cfr. VII, 29; VIII, 11; X, 7; X11, 10, 16, 29.</ref>.
'''22.''' Non divagare; ma in ogni manifestazione del tuo istinto procura di mantenerti giusto, e di conservare intatta in ogni rappresentazione della mente la tua facoltà comprensiva.
'''23.''' Tutto ciò che si conviene a te, o mondo, anche a me si conviene. Nulla di quanto è per te tempestivo giunge a me prematuro o in ritardo. Un frutto è per me, o natura, qualunque cosa le tue stagioni mi arrecano; tutto viene da te; tutto è in te; tutto ritorna a te. Il poeta<ref>Sembra trattarsi di qualche poeta tragico. Noi ad ogni modo non ne conosciamo il nome.</ref> dice: «O diletta città di Cecrope!», e tu non dirai: «O diletta città di Giove»?
'''24.''' Fa’ poco — dice il filosofo<ref>Questo filosofo molto probabilmente è Democrito (cfr. Stobeo, ''Eclog'', 1, 40; III, 31-35; Seneca, De ''tranquillitate animi'', XII; ''De ira'', III, 6).</ref> — se vuoi vivere tranquillo. Ma non avrebbe forse fatto meglio a dire: «Fa’ il puro necessario, e tutto ciò che suggerisce la ragione d’un essere naturalmente disposto al vivere sociale, e in quel modo che lo suggerisce?». Tant’è vero, che tale sistema di condotta non solo procura quella tranquillità d’animo, la quale nasce dal far bene le cose, ma anche quella che deriva dal doverne far poche. Chè se delle nostre parole e delle<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro iv}}|145}}</noinclude>vengono, per così dire, seppelliti nei corpi di coloro che se ne nutrono! Eppure un medesimo luogo basta a contenerli tutti, appunto perchè essi si convertono in sangue, e si trasformano in aria ed in fuoco.
Quale sarà il sistema da seguire nell’indagine della verità, per un problema di questo genere? quello di distinguere la materia dalla causa<ref>Cfr. VII, 29; VIII, 11; X, 7; X11, 10, 16, 29.</ref>.
'''22.''' Non divagare; ma in ogni manifestazione del tuo istinto procura di mantenerti giusto, e di conservare intatta in ogni rappresentazione della mente la tua facoltà comprensiva.
'''23.''' Tutto ciò che si conviene a te, o mondo, anche a me si conviene. Nulla di quanto è per te tempestivo giunge a me prematuro o in ritardo. Un frutto è per me, o natura, qualunque cosa le tue stagioni mi arrecano; tutto viene da te; tutto è in te; tutto ritorna a te. Il poeta<ref>Sembra trattarsi di qualche poeta tragico. Noi ad ogni modo non ne conosciamo il nome.</ref> dice: «O diletta città di Cecrope!», e tu non dirai: «O diletta città di Giove»?
'''24.''' Fa’ poco — dice il filosofo<ref>Questo filosofo molto probabilmente è Democrito (cfr. Stobeo, ''Eclog'', 1, 40; III, 31-35; Seneca, De ''tranquillitate animi'', XII; ''De ira'', III, 6).</ref> — se vuoi vivere tranquillo. Ma non avrebbe forse fatto meglio a dire: «Fa’ il puro necessario, e tutto ciò che suggerisce la ragione d’un essere naturalmente disposto al vivere sociale, e in quel modo che lo suggerisce?». Tant’è vero, che tale sistema di condotta non solo procura quella tranquillità d’animo, la quale nasce dal far bene le cose, ma anche quella che deriva dal doverne far poche. Chè se delle nostre parole e delle<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|146|{{Sc|i ricordi}}|}}</noinclude>nostre azioni sopprimessimo quelle non necessarie — e sono in numero preponderante — avremmo più tempo e più calma. Ond’è che per ogni singola azione occorre domandare a sè medesimi, se non sia del numero delle non necessarie.
Nè solamente si debbono sopprimere le azioni non necessarie, ma anche i pensieri; giacchè in tal modo non terranno loro dietro neppure azioni superflue.
'''25.''' Prova, se ti riesca, di avvezzarti alla vita dell’uomo onesto, il quale non solo si contenta di ciò che gli vien destinato dall’ordine dell’universo, ma si reputa anche felice, se agisce secondo giustizia, e se la sua disposizione d’animo è buona.
'''26.''' Hai tu veduto quelle cose? vedi anche queste. Non ti turbare: sii semplice. Un tale si rende colpevole? è contro sè stesso ch’ei pecca. T’è accaduta qualche cosa? Bene. Essa era stata tolta dal complesso universale degli eventi, e destinata a te fin dall’origine, e quasi intessuta nella trama della tua vita. Insomma, la vita è breve: s’ha da trar profitto dal presente, operando secondo ragione e secondo giustizia. Sii moderato anche nei momenti di ricreazione.
'''27.''' Il mondo o è un corpo armonicamente composto, o un ammasso di elementi mescolati a caso: ma ad ogni modo è ordine. O sarebbe mai possibile che esistesse un certo ordine in te, e fosse disordine l’universo? E questo, quando tutte le cose appaiono così distinte le une dalle. altre e mescolate le une con le altre ed intimamente armonizzate fra loro?
'''28.''' [Varietà di caratteri]: biliosi, effeminati, brutali, bestiali, puerili, pecoreschi, stolti, falsi, buffoneschi, taverneschi, tirannici.<noinclude><references/></noinclude>
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Nè solamente si debbono sopprimere le azioni non necessarie, ma anche i pensieri; giacchè in tal modo non terranno loro dietro neppure azioni superflue.
'''25.''' Prova, se ti riesca, di avvezzarti alla vita dell’uomo onesto, il quale non solo si contenta di ciò che gli vien destinato dall’ordine dell’universo, ma si reputa anche felice, se agisce secondo giustizia, e se la sua disposizione d’animo è buona.
'''26.''' Hai tu veduto quelle cose? vedi anche queste. Non ti turbare: sii semplice. Un tale si rende colpevole? è contro sè stesso ch’ei pecca. T’è accaduta qualche cosa? Bene. Essa era stata tolta dal complesso universale degli eventi, e destinata a te fin dall’origine, e quasi intessuta nella trama della tua vita. Insomma, la vita è breve: s’ha da trar profitto dal presente, operando secondo ragione e secondo giustizia. Sii moderato anche nei momenti di ricreazione.
'''27.''' Il mondo o è un corpo armonicamente composto, o un ammasso di elementi mescolati a caso: ma ad ogni modo è ordine. O sarebbe mai possibile che esistesse un certo ordine in te, e fosse disordine l’universo? E questo, quando tutte le cose appaiono così distinte le une dalle altre e mescolate le une con le altre ed intimamente armonizzate fra loro?
'''28.''' [Varietà di caratteri]: biliosi, effeminati, brutali, bestiali, puerili, pecoreschi, stolti, falsi, buffoneschi, taverneschi, tirannici.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro iv}}|147}}</noinclude>{{Nop}}
'''29.''' Se straniero è nel mondo colui che ignora quante cose vi esistono, non è meno straniero anche colui che ignora tutto ciò che vi accade. Disertore è chi fugge gli obblighi sociali; cieco, chi chiude gli occhi della mente; mendico, chi ha bisogno dell’aiuto altrui, e non trova in sè medesimo quanto occorre agli usi della vita. Ascesso del mondo<ref>Cfr. 11, 16.</ref>, chi si ritrae e si separa dalla ragione della comune natura, in quanto sopporta di mal animo gli eventi della vita: giacchè n’è causa quella natura medesima, che ha prodotto anche te. Frammento della città, colui che svelle la propria anima da quella degli esseri ragionevoli, quantunque non vi sia che un’anima sola per tutti.
'''30.''' Questo va filosofando senza tunica; quello, senza libro; quell’altro, seminudo: — Io non ho pane — dice —, eppure persisto a vivere secondo i dettami della ragione. — Ed io non ho il nutrimento della scienza, eppure osservo anch’io fedelmente quegli stessi precetti.
'''31.''' Ama l’arte che hai appresa, e contèntatene. Passa il resto della vita, come chi sa d’aver affidato con tutta l’anima le proprie cose agli Dei, e non vuol rendersi nè tiranno, nè schiavo di chicchessia.
'''32.''' Ripensa, per esempio, ai tempi di Vespasiano, e vi troverai tal quale tutto quello che succede ai giorni nostri: gente che sposa, che alleva figliuoli, che si ammala, che muore, che va in guerra, che celebra feste, che mercanteggia, che coltiva la terra, che adula, che insolentisce, che nutre sospetti, che insidia, che desidera la morte altrui, che brontola del presente, che ama, che accumula tesori, che aspira al consolato ed al regno. Orbene, di tutta codesta vita non<noinclude><references/></noinclude>
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/* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: esiste oggi più nulla. Passa ai tempi di Traiano: vedrai tutto succedere allo stesso modo. Ed anche questa vita è morta. Similmente considera le epigrafi di tutte le epoche e di tutte le nazioni, e guarda quanti, dopo aver lottato e penato, si estinsero in breve tempo, e si decomposero nei loro primi elementi. Ma soprattutto ricòrdati di coloro, che tu stesso hai cono- sciuti, mentre si affannavano a correr dietro a vani...
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<noinclude><pagequality level="1" user="Candalua" /></noinclude>esiste oggi più nulla. Passa ai tempi di Traiano: vedrai tutto
succedere allo stesso modo. Ed anche questa vita è morta.
Similmente considera le epigrafi di tutte le epoche e di tutte
le nazioni, e guarda quanti, dopo aver lottato e penato, si
estinsero in breve tempo, e si decomposero nei loro primi
elementi.
Ma soprattutto ricòrdati di coloro, che tu stesso hai cono-
sciuti, mentre si affannavano a correr dietro a vani fantasmi,
trascurando di fare ciò che sarebbe stato conforme alla loro
propria natura, e di attenervisi con tenace fermezza, e di
starsene contenti.
A questo proposito è necessario anche rammentarsi che
ciascuna azione dev'esser compiuta con una diligenza corri-
spondente alla sua particolare importanza, ed al suo rapporto
con il resto. Potrai evitare il rincrescimento e la noia, solo
quando non ti occuperai, più di quel che convenga, in cose
di poco momento.
33. I vocaboli, una volta in uso, oggi sono locuzioni anti-
quate: in pari modo i nomi degli uomini tanto celebri nel-
l'antichità, oggi sono, per così dire, antiquati anch'essi:
Camillo, Cesone, Voleso, Leonnato, e poi anche Scipione e Ca-
tone, e ancora Augusto e Adriano e Antonino (1). Poichè tutto
svanisce e divien presto leggendario, e presto anche scompare
interamente nei gorghi dell'oblio. Parlo di quelli che in certo
modo brillarono di mirabile luce; chè, quanto al resto, non
appena essi abbiano esalato l'ultimo respiro, « non si cono-
(1) La gens Fabia aveva per nomen proprium quello di Caeso o
Kaeso; è probabile quindi che Marco Aurelio, nominando Cesone, abbia
voluto alludere al console K(aeso) Fabius, Cesone Fabio, il capo dei
306 Fabi, che si recarono sul fiume Cremera a difendere il territorio
romano dalle incursioni dei Veienti, e vi rimasero tutti morti.
Voleso fu un duce dei Sabini, entrato in Roma con Tazio, e caposti-
pite d'una grande famiglia romana (cfr. Silio Ital., Punic., II, 8: Huic
comes aequato sociavit munere curas Poplicola, ingentis Volesi Spartana
propago). Leonnato, ucciso nel 322 av. C. in una battaglia contro
gli Ateniesi, fu uno dei luogotenenti d'Alessandro (Arriano, VI, 9-10).
- Gli altri personaggi sono ben noti.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|148|{{Sc|i ricordi}}|}}</noinclude>esiste oggi più nulla. Passa ai tempi di Traiano: vedrai tutto succedere allo stesso modo. Ed anche questa vita è morta. Similmente considera le epigrafi di tutte le epoche e di tutte le nazioni, e guarda quanti, dopo aver lottato e penato, si estinsero in breve tempo, e si decomposero nei loro primi elementi.
Ma soprattutto ricòrdati di coloro, che tu stesso hai conosciuti, mentre si affannavano a correr dietro a vani fantasmi, trascurando di fare ciò che sarebbe stato conforme alla loro propria natura, e di attenervisi con tenace fermezza, e di starsene contenti.
A questo proposito è necessario anche rammentarsi che ciascuna azione dev’esser compiuta con una diligenza corrispondente alla sua particolare importanza, ed al suo rapporto con il resto. Potrai evitare il rincrescimento e la noia, solo quando non ti occuperai, più di quel che convenga, in cose di poco momento.
'''33.''' I vocaboli, una volta in uso, oggi sono locuzioni antiquate: in pari modo i nomi degli uomini tanto celebri nell’antichità, oggi sono, per così dire, antiquati anch’essi: Camillo, Cesone, Voleso, Leonnato, e poi anche Scipione e Catone, e ancora Augusto e Adriano e Antonino<ref>La ''gens Fabia'' aveva per ''nomen proprium'' quello di Caeso o Kaeso; è probabile quindi che Marco Aurelio, nominando Cesone, abbia voluto alludere al console ''K(aeso) Fabius'', Cesone Fabio, il capo dei 306 Fabi, che si recarono sul fiume Cremera a difendere il territorio romano dalle incursioni dei Veienti, e vi rimasero tutti morti. — Voleso fu un duce dei Sabini, entrato in Roma con Tazio, e capostipite d’una grande famiglia romana (cfr. Silio Ital., ''Punic''., II, 8: ''Huic comes aequato sociavit munere curas Poplicola, ingentis Volesi Spartana propago''). — Leonnato, ucciso nel 322 av. C. in una battaglia contro gli Ateniesi, fu uno dei luogotenenti d’Alessandro (Arriano, VI, 9-10). — Gli altri personaggi sono ben noti.</ref>. Poichè tutto svanisce e divien presto leggendario, e presto anche scompare interamente nei gorghi dell’oblio. Parlo di quelli che in certo modo brillarono di mirabile luce; chè, quanto al resto, non appena essi abbiano esalato l’ultimo respiro, «non si cono-<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="2" user="AdrianaB64" /></noinclude>— 56 —
perchè in quegli schizzi ed impressioni dette i tocchi
appariscono franchi e rapidi che l’artista ci incatena
a sè, ma perchè sono rivestiti del carattere par-
ticolare loro conferito da uno stato emotivo
che centuplica l’energia momentanea e l’attività
in modo che il semplice schizzo o l’impressione
del maestro si fa sempre tecnicamente complesso
e con l’impronta della sua più elaborata produ-
zione che ci ha insegnato ad apprezzarlo e rico-
noscerlo.
Da qualunque lato si consideri questa tecnica
gli effetti raggiunti saranno sempre dipendenti
dalla somma dei valori che si potranno riscon-
trarvi scomponendola nei suoi elementi più sem-
plici, sia di meccanismo del pennello sia di in-
tensità di espressione raggiunti.
Non può dunque mai bastare la sola apparenza
di maestria tecnica quando poi l’occhio investiga-
tore dell’intelligente scopre il vuoto che si cela
sotto una voluta facilità e franchezza di tocco —
e perchè il dipinto è veduto per molto tempo e
non sono solamente i dilettanti e gl’incompetenti
che vi si affissanno, l’effetto superficiale non può
rimanere così a lungo nascosto che non si riveli
agli intenditori.
D’altronde il maneggio d’ogni istrumento d’arte<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="2" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro iv}}|149}}</noinclude>scono più, non se ne parla più»<ref>Parole tolte da un verso di Omero (''Od''., I, 242: {{Greco da controllare|}}άπυστος).</ref>. Ma che cos’è mai, dopo tutto, l’eternità della memoria? Null’altro che vanità. A che cosa dunque dobbiamo rivolgere le nostre cure? A questo unicamente, che il nostro pensiero sia giusto, che le nostre azioni abbiano per iscopo il vantaggio della società, che le parole non mentiscano mai, e che l’animo sia disposto ad accogliere di buon grado tutto che accade, come necessario, come già noto, come proveniente dal medesimo principio e dalla medesima sorgente, dalla quale anche noi proveniamo.
'''34.''' Affidati spontaneamente a Cloto, lasciando ch’ella intessa i tuoi giorni di tutti gli avvenimenti, che a lei piacciano.
'''35.''' Tutto ha la durata di un giorno, tanto chi ricorda, quanto chi è ricordato.
'''36.''' Non cessar mai dal riflettere come tutto nasca per via di trasformazione, ed avvèzzati a comprendere che non v’è cosa, la quale stia tanto a cuore alla natura, quanto quella di trasformare le cose che esistono, e di crearne altre della stessa specie. Infatti ogni oggetto esistente è in certo modo il seme di quello destinato a nascere da esso. Se non che tu non riesci a concepire altri semi, fuorchè quelli che si spargono nella terra o nell’utero; e, in verità, questo è giudizio da uomo assai rozzo.
'''37.''' Sei già sul punto di morire, e non hai ancora imparato ad esser semplice, imperturbabile, puro dal sospetto, che le cose esterne possano nuocerti, benevolo con tutti, e convinto che la saggezza consiste solamente nella pratica della giustizia.<noinclude><references/></noinclude>
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AdrianaB64
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<noinclude><pagequality level="2" user="AdrianaB64" /></noinclude>— 57 —
si trova sempre più spigliato quanto più si discende
verso l’arte decorativa. L’intelligenza del disegno
o del colore escludono di per sè questo scopo di
apparente bravura che in fondo non è se non che
la pretesa di fare parata della propria abilità
come volendo indicare non come sono le cose del
vero ma come dovrebbero essere.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|150|{{Sc|i ricordi}}|}}</noinclude>{{Nop}}
'''38.''' Penetra con lo sguardo in fondo all’anima di costoro, osserva anche i saggi, e saprai quali cose fuggano, e quali ricerchino.
'''39.''' Il tuo male non risiede nella mente altrui, e neppure nei cambiamenti e nell’attuazione di ciò che ti circonda.
Dove sta dunque? In quella parte del tuo essere, dove si giudica intorno ai mali. Si astenga pertanto quella parte dal giudicare, e tutto andrà bene. Anche se quel che è più vicino ad essa, il corpo, sia fatto a brani, sia bruciato, marcisca, imputridisca, tuttavia la parte, che giudica intorno a fatti di simil genere, si mantenga serena; vale a dire, giudichi non esser nè male nè bene ciò che può indistintamente accadere tanto al virtuoso, quanto al perverso. Poichè ciò che indistintamente accade così a chi vive contro natura, come a chi vive secondo natura, non è cosa nè secondo, nè contro natura.
'''40.''' Concepisci sempre il mondo come un animale unico, avente una sola sostanza ed un’anima sola; e pensa come tutte le cose rispondano ad un unico sentimento, quello del mondo, e come tutto agisca di un sol volere, e come tutto ciò che esiste, sia causa comune di tutto ciò che nasce, e quale sia il concatenamento e la connessione delle varie cose fra loro.
'''41.''' Tu sei un’animuccia che porta un cadavere, come diceva Epitteto.
'''42.''' Per le cose non è affatto un male, ch’esse siano soggette a trasformazione, come non è affatto un bene, ch’esse risultino da una trasformazione.
'''43.''' Come un fiume, formato di tutto ciò che esiste, come un torrente impetuoso è il tempo; vedi appena una cosa, ed essa è già passata, e un’altra ne passa, e un’altra ne passerà.<noinclude><references/></noinclude>
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AdrianaB64
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="2" user="AdrianaB64" /></noinclude><noinclude><references/></noinclude>
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Candalua
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/* Trascritta */
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro iv}}|151}}</noinclude>{{Nop}}
'''44.''' Checchè avvenga, è cosa tanto abituale e conosciuta, quanto la rosa in primavera, e i frutti nell’estate: e di tal genere sono anche le malattie, la morte, la calunnia, l’insidia, e tutto ciò che rallegra o contrista gli stolti.
'''45.''' Le cose, nel loro succedersi, sono sempre vincolate da intime relazioni di parentela con quelle che le han precedute; giacchè non si tratta di un’enumerazione di cose indipendenti l’una dall’altra, e tenute insieme costrette dalla sola necessità, bensì di un coordinamento regolato dalle leggi della ragione. E come le cose già esistenti sono armonicamente combinate le une con le altre, così le cose che nascono, anzichè una pura e semplice successione, presentano un non so qual vincolo meraviglioso di parentela fra loro.
'''46.''' Ricordati sempre delle parole di Eraclito: «La terra muore, quando passa allo stato di acqua; l’acqua muore, quando si trasforma in aria; l’aria muore, quando si trasforma in fuoco, e viceversa»<ref>I versi che contengono questa dottrina ci sono stati conservati da Clemente Alessandrino (''Strom'', VI).</ref>. Ricòrdati anche di colui che dimentica dove conduca la strada<ref>Allusione ad un avvenimento sconosciuto.</ref>, e rifletti che la cosa, dalla quale gli uomini discordano, è proprio quella, con cui più assiduamente vivono a contatto, cioè con la ragione preposta al governo dell’universo; e che le cose, nelle quali ogni giorno s’imbattono, son quelle appunto che a loro sembrano strane; e che non bisogna agire e parlare, come dormienti giacchè anche nel sonno a noi sembra di agire e di parlare, nè come fanciulli, cioè macchinalmente, secondo i precetti che abbiamo appresi dai nostri genitori.
'''47.''' Come, se alcuno degli Dei ti dicesse: — Tu morrai domani, o, tutt’al più, doman l’altro —, non preferiresti, a<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|152|{{Sc|i ricordi}}|}}</noinclude>meno che tu non sia il più codardo degli uomini, di morire doman l’altro, piuttosto che domani — quanto tempo infatti neanche grande importanza al fatto di aver a morire di qui ci corre tra un giorno e l’altro? —, così non attribuire a molti anni, piuttosto che domani.
'''48.''' Pensa sempre quanti medici morirono, dopo aver tante volte aggrottate le ciglia sopra gli ammalati; quanti astrologi, dopo aver predetto, pieni di boria, la morte degli altri; quanti filosofi, dopo aver fatto migliaia di discorsoni sulla morte e sull’immortalità; quanti valorosi guerrieri, dopo aver ucciso molti altri; quanti tiranni, dopo aver esercitato con terribile ferocia il loro diritto di vita e di morte sulla persona dei propri sudditi, come se essi non avessero dovuto morir mai; quante città, tutte intere, per così dire, morirono: Elice<ref>Antica capitale dell’Acaia, sita a 12 stadi superiormente alla foce del Selinunte (Hom., ''Il''., II, 575; VIII, 203), e famosa per il tempio di Zeus Heliconio. In una notte del 373 av. C. venne interamente inghiottita dal mare a causa del terribile terremoto, di cui parlano Strabone, Pausania (VII, 24) e Diodoro (XV, 24).</ref>, Pompei, Ercolano, ed altre innumerevoli. Passa quindi a considerare quanti hai conosciuti tu stesso, l’uno dopo l’altro; questi ha fatto il funerale a quello, quest’altro lo farà a lui. E tutto ciò in breve volger di tempo. Insomma, devi giudicar sempre le cose umane come passeggere e spregevoli: un po’ di moccio, ieri; mummia o cenere, domani. Quest’attimo di tempo, dunque, bisogna viverlo secondo natura, e andarsene serenamente, come l’oliva, che, diventata matura, cade al suolo, benedicendo la terra che l’ha portata, e rendendo grazie all’albero che l’ha generata.
'''49.''' Sta come un promontorio, contro il quale incessantemente s’infrangono i flutti, ed esso resta immobile, ed intorno a lui s’abbonaccia il ribollimento delle acque. —<noinclude><references/></noinclude>
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Candalua
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro iv}}|153}}</noinclude>Me sventurato! mi è capitata questa disgrazia! — Niente affatto; anzi: — Me felice! perchè, essendomi accaduta questa disgrazia, io rimango senza dolermene, nè abbattuto dal presente, nè atterrito dal futuro. — Ciò infatti avrebbe potuto capitare a chiunque; ma non tutti sarebbero stati capaci di sopportarlo senza dolore. Perchè dunque considerar quello come una sventura, anzichè questo come una fortuna? Forse che tu chiami sventura per l’uomo ciò che non arreca danno alla natura dell’uomo? E tu vedi un danno alla natura dell’uomo in ciò che non è contrario alla volontà di essa natura? Ma che! Tu conosci la sua volontà. Forse che dunque tale accidente t’impedisce di essere giusto, magnanimo, saggio, prudente, circospetto, verace, modesto, libero, fornito, insomma, di tutte quelle virtù, mediante il concorso delle quali la natura umana raggiunge il fine che le è proprio?
Del resto, in ogni circostanza, che ti fosse causa di dolore, ricòrdati di mettere in pratica il seguente principio: — Non è questa una sventura, ma è una fortuna il saperla nobilmente sopportare! —
'''50.''' È un mezzo volgare, ma tuttavia efficace, per chi voglia avvezzarsi al disprezzo della morte, il riandar con la mente tutti coloro che, meschinamente attaccati alla vita, durarono sino all’età più decrepita. Ebbene, quale vantaggio hanno essi ora su quelli, che si spensero di morte immatura? Ecco, giacciono là in un canto essi pure: Cadiciano, Fabio, Giuliano, Lepido, ed altri consimili, i quali accompagnarono tanta gente al sepolcro, e vi furono in fine accompagnati alla lor volta. Insomma breve è l’intervallo, e attraverso quante sofferenze, e in compagnia di quali uomini, e in qual corpiciattolo siam costretti a trascorrerlo! Non farne, dunque, gran caso. Guarda, dietro a te, una eternità senza fondo, e l’altro infinito che ti si stende davanti. In un abisso, come questo, che differenza corre tra chi vive tre giorni e chi vive tre volte l’età di Nestore?<noinclude><references/></noinclude>
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AdrianaB64
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<noinclude><pagequality level="2" user="AdrianaB64" /></noinclude>
CAPITOLO IV.
Contrasti tecnici. — L’Impasto ed il Divisionismo. — Vibra-
zione luminosa ed assorbimento della luce. — Logica della
tecnica.
Se dalle infinite attitudini del materiale pla-
stico pittorico scaturisce proporzionatamente alla
intelligenza di chi lo elabora tanta somma di
effetti che alla pittura non si possa limitare la
riproduzione di alcuna condizione di esteriorità
del mondo sensibile all’infuori di quelle che escono
dalle proprietà stesse dei colori e dal concetto
d’arte, è pero evidente che ciò non possa avve-
nire se non mantenendo all’artista la più ampia
libertà nell’impiego stesso dei suoi colori, non
solo, ma pure a condizione che egli riconoscendo
la difficoltà dell’assunto non vi rinunzi se l’un
effetto richieda maggior sforzo e difficoltà nel-
l’impiego dei suoi mezzi.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|154|{{Sc|i ricordi}}|}}</noinclude>{{Nop}}
'''51.''' Cammina sempre per la via più breve; e la via più breve è quella secondo natura: di guisa che tutte le tue azioni e le tue parole siano conformi alla più sana ragione. Un proposito di tal genere ti libererà da ogni sorta di travagli, di preoccupazioni e di molestie.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro iv}}|155}}</noinclude>{{Nop}}
{{Ct|f=110%|LIBRO V.}}
'''1.''' Al mattino, quando sei pigro a svegliarti, ti venga subito in mente questo pensiero: «Io mi sveglio, per attendere al mio dovere di uomo. Debbo dunque ora lagnarmi di andare a compiere il lavoro, per cui son nato, e in grazia del quale son venuto al mondo? ovvero io sono stato creato per starmene a giacere fra le coltri, e godermi il calduccio
Dunque del letto?». Ma questo mi piace assai più! sei nato per godertela? e non per agire e mettere in opera la tua attività? Non vedi le piante, i passeri, le formiche, i ragni, le api compier tutti quel che spetta loro di fare, contribuendo, per quanto possono, alla conservazione dell’ordine universale? e tu, ciò non ostante, ti rifiuti di compiere il tuo dovere di uomo? E non ti muovi in gran fretta a dar principio a quelle occupazioni, che ti si confanno per natura?
— Ma bisogna anche riposarsi. — Ne convengo pur io; ma è anche vero che la natura ha posto un termine a questo riposo: l’ha posto anche al mangiare ed al bere; e tu nondimeno sorpassi la misura, e vai oltre i limiti del necessario; quando invece si tratta di mostrarsi attivo ed operoso, allora è tutt’altra faccenda, e ti mantieni sempre al di qua dei limiti del possibile<ref>Intendi: «Lavori meno di quanto potresti».</ref>. E ciò perchè non hai un briciolo<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" /></noinclude>{{Nop}}
{{Ct|f=110%|LIBRO V.}}
'''1.''' Al mattino, quando sei pigro a svegliarti, ti venga subito in mente questo pensiero: «Io mi sveglio, per attendere al mio dovere di uomo. Debbo dunque ora lagnarmi di andare a compiere il lavoro, per cui son nato, e in grazia del quale son venuto al mondo? ovvero io sono stato creato per starmene a giacere fra le coltri, e godermi il calduccio
Dunque del letto?». Ma questo mi piace assai più! sei nato per godertela? e non per agire e mettere in opera la tua attività? Non vedi le piante, i passeri, le formiche, i ragni, le api compier tutti quel che spetta loro di fare, contribuendo, per quanto possono, alla conservazione dell’ordine universale? e tu, ciò non ostante, ti rifiuti di compiere il tuo dovere di uomo? E non ti muovi in gran fretta a dar principio a quelle occupazioni, che ti si confanno per natura?
— Ma bisogna anche riposarsi. — Ne convengo pur io; ma è anche vero che la natura ha posto un termine a questo riposo: l’ha posto anche al mangiare ed al bere; e tu nondimeno sorpassi la misura, e vai oltre i limiti del necessario; quando invece si tratta di mostrarsi attivo ed operoso, allora è tutt’altra faccenda, e ti mantieni sempre al di qua dei limiti del possibile<ref>Intendi: «Lavori meno di quanto potresti».</ref>. E ciò perchè non hai un briciolo<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|156|{{Sc|i ricordi}}|}}</noinclude>d’amore per te stesso; chè, se così fosse, ameresti anche la proprio mestiere, si consumano nell’esercizio di esso, al punto tua natura, e la sua volontà. Gli altri, affezionati ciascuno al da starsene senza bagno e senza cibo; tu invece stimi la tua natura meno di quanto il tornitore stima l’arte del tornire, o il danzatore la danza, o l’avaro le sue monete, o il vanitoso quel suo tantino di gloriuzza. Costoro, quando la passione sia giunta a signoreggiarli, non desiderano nè di mangiare, nè di dormire, più che di far progressi nell’arte, cui sono portati. E a te le azioni, che contribuiscono al bene della società, sembrano più spregevoli, e degne di minor conto?
'''2.''' Come è facile respingere e cancellare ogni pensiero molesto e sconveniente alla tua natura, e rimettersi immediatamente in piena serenità di spirito!
'''3.''' Giùdicati degno di qualunque parola e di qualunque azione, purchè sia conforme a natura; e non lasciartene distogliere dal biasimo o dalle chiacchiere di taluni, ma, se l’azione da compiersi o la parola da pronunciarsi è onesta, non ritenertene indegno. Quelli certamente hanno una mentalità loro propria, e agiscono secondo una loro propria volontà: tu non badarci, ma prosegui diritto per il tuo cammino, obbedendo alla tua natura ed a quella comune di tutti; chè tanto per l’una, quanto per l’altra di esse una sola è la via.
'''4.''' Io cammino sulla via per cui vanno tutte le cose che sono secondo natura, fino a quando, caduto, mi riposerò, dopo aver esalato lo spirito in quest’aria, donde ogni giorno traggo il respiro, e dopo esser caduto su questa terra, donde mio padre raccolse il seme per la mia esistenza, e mia madre il sangue, e la mia nutrice il latte; donde io stesso traggo, da tanti anni, il mio alimento e le mie bevande; che mi sorregge, mentre la calpesto, e di cui uso ed abuso in tanti modi.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro v.}}|157}}</noinclude>{{Nop}}
'''5.''' Non è possibile che gli uomini ammirino l’acutezza del tuo ingegno? E sia pure! ma esistono parecchie altre virtù, per le quali tu non puoi dire: «Io non ho disposizione naturale per alcuna di esse». Cerca dunque di esercitarti in quelle facoltà, che dipendono tutte assolutamente da te: la sincerità, la dignità, la tolleranza delle fatiche, l’astinenza dal piacere, il tenersi pago della propria sorte, la frugalità, la bontà, la libertà, la semplicità, la serietà, la grandezza d’animo. Non vedi quante virtù ci sono, le quali tu fin d’ora saresti in grado di mettere in pratica, senza poter menomamente addurre come pretesto l’incapacità naturale e la mancanza d’adattamento, e tuttavia te ne stai volontariamente giù nell’inerzia? O dirai che per difetto di buona disposizione naturale tu ti trovi nella necessità di mormorare, di vivere meschinamente, di adulare, di accusare il corpo, di blandire, di millantare, di turbare in mille modi la pace dell’anima? No, per gli Dei; avresti potuto da gran tempo liberarti da questi vizi. Ma solo avevi a cuore, se pur l’avevi, di non farti scorgere per uomo tardo d’ingegno e dotato di scarsa facoltà intuitiva; il qual difetto si deve con opportuni esercizi poter correggere anch’esso, purchè uno voglia darsene qualche pensiero, e non compiacersi della propria infingardaggine.
'''6.''' V’è chi, quando ha reso un beneficio a qualcuno, si affretta a farsi render grazie; v’è poi chi propriamente non fa questo, ma pure fra sè e sè considera il beneficato come un suo debitore, ed ha la coscienza di quel che ha fatto. V’è da ultimo, per così dire, chi non sa neppure di aver reso un beneficio, ma è simile alla vite che ha prodotto un grappolo, ed altro non cerca, quando abbia messo fuori il frutto a lei proprio; è come il cavallo, dopo che ha corso; come il cane, dopo che è andato a caccia; come l’ape, dopo che ha lavorato il suo miele. Quest’uomo, dopo aver beneficato, non mena schiamazzo di ciò che ha fatto<ref>Cfr. IX, 42, fine.</ref>, ma passa a dispen-<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|158|{{Sc|i ricordi}}|}}</noinclude>sare altri benefici, così come la vite passa a produrre nuovi grappoli per la nuova stagione. — Dobbiamo dunque partecipare del numero di coloro che, per così dire, fanno il bene senza saperlo? — Sì, senza dubbio; ma bisogna che l’uomo sappia rendersi conto di quello che fa: giacchè per legge di natura è proprio d’un essere socievole il comprendere ch’egli agisce per il vantaggio di tutti, e il volere, per Giove, che anche i suoi compagni lo sappiano. —
È vero quel che dici; ma tu dai una falsa interpretazione alle mie parole di dianzi: quindi anche tu sarai del numero di quelli, dei quali or ora ho fatto menzione; poichè pure quelli si lasciano illudere da argomenti solo apparentemente ragionevoli. Chè se tu vorrai penetrare sino in fondo il significato di ciò che ho detto, non temere di essere, per questo, distolto dal far cosa che riesca di pubblica utilità.
'''7.''' Preghiera degli Ateniesi: «Piovi, piovi, o amico Giove, sui campi e sui prati degli Ateniesi». O non bisogna pregare affatto, oppure solamente così: con semplicità e con franchezza.
'''8.''' Come si è soliti comunemente di dire: «Esculapio ha prescritto a un tale di cavalcare, o di bagnarsi con l’acqua fredda, o di camminare a piedi nudi», cosi pure può dirsi: «La natura ha prescritto al tal dei tali una malattia, o una mutilazione, o una perdita, o qualche altro accidente di simil genere». E infatti, nel primo caso, il dire: «ha prescritto» significa press’a poco questo: gli ha ordinato la tal cosa, come un mezzo sufficiente, perchè egli riacquisti la sua salute; nel secondo caso poi, quel che accade a ciascuno, gli è stato, in certo modo, imposto, come adeguato al suo destino. Così ancora noi diciamo che gli avvenimenti si ''adattano'' a noi, come gli operai dicono che, nella costruzione delle mura o delle piramidi, le pietre quadrate si {{Pt|''adat-''|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|158|{{Sc|i ricordi}}|}}</noinclude>sare altri benefici, così come la vite passa a produrre nuovi grappoli per la nuova stagione. — Dobbiamo dunque partecipare del numero di coloro che, per così dire, fanno il bene senza saperlo? — Sì, senza dubbio; ma bisogna che l’uomo sappia rendersi conto di quello che fa: giacchè per legge di natura è proprio d’un essere socievole il comprendere ch’egli agisce per il vantaggio di tutti, e il volere, per Giove, che anche i suoi compagni lo sappiano. —
È vero quel che dici; ma tu dai una falsa interpretazione alle mie parole di dianzi: quindi anche tu sarai del numero di quelli, dei quali or ora ho fatto menzione; poichè pure quelli si lasciano illudere da argomenti solo apparentemente ragionevoli. Chè se tu vorrai penetrare sino in fondo il significato di ciò che ho detto, non temere di essere, per questo, distolto dal far cosa che riesca di pubblica utilità.
'''7.''' Preghiera degli Ateniesi: «Piovi, piovi, o amico Giove, sui campi e sui prati degli Ateniesi». O non bisogna pregare affatto, oppure solamente così: con semplicità e con franchezza.
'''8.''' Come si è soliti comunemente di dire: «Esculapio ha prescritto a un tale di cavalcare, o di bagnarsi con l’acqua fredda, o di camminare a piedi nudi», così pure può dirsi: «La natura ha prescritto al tal dei tali una malattia, o una mutilazione, o una perdita, o qualche altro accidente di simil genere». E infatti, nel primo caso, il dire: «ha prescritto» significa press’a poco questo: gli ha ordinato la tal cosa, come un mezzo sufficiente, perchè egli riacquisti la sua salute; nel secondo caso poi, quel che accade a ciascuno, gli è stato, in certo modo, imposto, come adeguato al suo destino. Così ancora noi diciamo che gli avvenimenti si ''adattano'' a noi, come gli operai dicono che, nella costruzione delle mura o delle piramidi, le pietre quadrate si {{Pt|''adat-''|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="2" user="AdrianaB64" /></noinclude>— 60 —
Le tecniche perciò non possono essere delimi-
tate da ragioni di fatica ma vengono ad essere
imposte dalle necessità intrinseche del raggiun-
gere gli effetti.
Tanto meglio per l’artista e fortuna per l’arte
se alcuno studiando sui meccanismi tecnici della
pittura riesce a semplificare n1 procedimento pe-
noso pur che lasci inalterato l’effetto, perchè
l’importante, come si ripete, è sempre il risul-
tato che da una tecnica si può ottenere.
Tuttavia non ostante gli effetti sorprendenti
raggiunti dal divisionismo in conosciutissime opere,
non ostante la divulgazione scientifica delle ra-
gioni di questi effetti e della base di fatti inop-
pugnabili su cui riposano e si possono sempre
riconfermare con l’esperienza; non ostante che la
preoccupazione della luminosità si mostri sempre
più estendersi nel campo pittorico facendosi argo-
mento di innumeri dipinti le grandi scene del vero
all’aperto e gli effetti di sole, il divisionismo rimane
pur sempre fra le tecniche più discusse ed osteg-
giate della pittura contemporanea.
Nessuno più contraddice al vivo interesse, al
fascino delle scene luminose in confronto di quelle
dell’ambiente racchiuso, ma allorchè si tratta di
tradurre questa luce nell’opera pittorica insorge<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Marco Aurelio - I Ricordi, nuova traduzione di Umberto Moricca, Torino, Chiantore, 1923.djvu/175
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Candalua
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro v.}}|159}}</noinclude>''{{Pt|tano|adattano}}'' fra loro, allorchè si connettono le une con le altre, secondo un determinato disegno.
Insomma l’armonia del Tutto è una sola. E a quel modo che questo gran corpo dell’universo risulta composto di tutti i corpi, così anche il fato, questa così grande causa, è la risultante di tutte le cause particolari. Ora non v’è persona, nemmeno fra le più ignoranti, che non mostri d’intendere ciò ch’io voglio dire. Infatti si sente sempre ripetere: «Al tal dei tali è toccata la tal cosa». Dunque era stata prodotta per lui, era destinata a lui. — Accogliamo dunque gli avvenimenti, come se fossero i rimedi che Esculapio prescrive. Certo molte delle medicine, ordinate da lui, sono disgustevoli; ciò non ostante noi le accettiamo con la speranza di guarire. Orbene, la realizzazione completa di ciò che la natura delibera che sia fatto, dev’essere da te considerata allo stesso modo che la tua salute. Accogli di buon animo ogni cosa che accade, per quanto dura ti sembri, poichè essa concorre ad un fine, quello di assicurare la buona salute del mondo e la felice esecuzione dei disegni di Giove. Nessun caso infatti capiterebbe ad un uomo, se non riuscisse di giovamento al Tutto. Nè d’altra parte la natura produce cosa che sconvenga a tutto ciò che soggiace al suo governo. Per due ragioni, dunque, bisogna che tu faccia buon viso a quanto ti accade: primo, perchè questo accade a te, è stabilito per te, è inerente quasi alla tua persona, come se fosse stato tessuto di lassù con la trama della tua vita, a cominciare fin dalla più antica fra le cause; secondo, perchè ogni avvenimento, destinato particolarmente a ciascuno, contribuisce alla prosperità, alla perfezione, e, sì, per Giove, anche alla permanenza di colui che regge l’Universo. Giacchè, se dal concatenamento e dalla continuità come delle parti, così anche delle cause, tu ne tronchi via qualcuna, sia pure la più insignificante, resta mutilata l’unità del gran Tutto. E tu questa unità, per quanto le forze te lo permettono, la spezzi, e, per così dire, la distruggi, ogni qualvolta ti lamenti di ciò che t’avviene.<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|160|{{Sc|i ricordi}}|}}</noinclude>{{Nop}}
'''9.''' Non t’infastidire, non ti perder d’animo, non t’indispettire, se non sempre, in quello che fai, ti riesce di governarti secondo i principi della rettitudine; ma, uscito di via, rimèttiti in carreggiata, e stimati fortunato, se le tue azioni, per la maggior parte, sono veramente degne d’un uomo, ed ama l’oggetto, al quale fai ritorno; nè ritornare alla filosofia, come ad un pedagogo, ma come quelli che, avendo male agli occhi, cercano la spugna e l’uovo, e come altri ammalati, i quali cercano chi il cataplasmo, e chi il bagno. Non ti apparirà grave affatto in tal modo il dover ubbidire alla ragione, ma in essa troverai la tua pace. Ricordati che la filosofia altro non esige, se non solamente quello che la tua natura esige; ma tu volevi ben altre cose, e queste non erano secondo natura.
— E infatti che v’ha di più seducente? — E il piacere non t’inganna appunto con tale apparenza? Ma guarda se per caso non siano più seducenti la magnanimità, la libertà, la semplicità, la nobiltà dei sentimenti, la pietà. E che v’ha poi di più attraente della saggezza, ove tu consideri che da questa virtù comprensiva ed intellettiva proviene a noi l’immunità da qualsiasi errore e il buon successo in ogni cosa?
'''10.''' Le cose, in certo modo, sono avvolte in tanta oscurità di tenebre, che a non pochi filosofi, e non i primi venuti, parvero assolutamente incomprensibili. Del resto perfino gli Stoici credono che sia impresa difficile il conseguirne la conoscenza. E invero ogni nostro assentimento è labile e mutevole: dov’è infatti un uomo che non abbia mai cambiato parere? Prendi ora in esame gli oggetti in sè stessi: come è breve la loro durata, come sono spregevoli, come è facile ch’essi cadano nelle mani d’un bagascione, d’una prostituta, o d’un ladrone! Passa, dopo di ciò, a considerare i costumi di quelli con cui tu vivi, dei quali il più cortese ti riesce sopportabile appena, per non dire che a stento può l’uomo tollerare finanche sè stesso. In tanta caligine, dunque, in tanto lordume, e in un tal flusso continuo della materia, del tempo,<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro v.}}|161}}</noinclude>del moto, e di tutto quanto si muove, che cosa possa esserci ancora che meriti stima, o in qualunque modo favore, io per me non vedo affatto. È necessario invece che l’uomo trovi dentro di sè il mezzo di confortarsi, ed attenda la sua naturale dissoluzione, non affliggendosi, s’ella tarda a venire, ma trovando pace in queste due sole considerazioni: l’una, che nulla mi potrà accadere che non sia in conformità della natura dell’universo; l’altra, che da me solo dipende il non far nulla contro il mio Dio ed il mio demone. Non v’è alcuno infatti che possa costringermi a trasgredire la sua volontà.
'''11.''' Qual è dunque l’uso che in questo momento io faccio dell’anima mia? Tale domanda convien rivolgere in ogni circostanza a sè medesimi, e chiedersi: — Che cosa avviene presentemente in quella parte di me, che si chiama il principio dirigente? quale anima è la mia nel momento in cui parlo? Forse quella d’un fanciullo? d’un giovanetto? d’una donnicciuola? d’un tiranno? d’una bestia da soma? d’una fiera?<ref>Cfr. IX, 39.</ref>.
'''12.''' Quale sia press’a poco la natura di quelle cose che il volgo considera come beni, puoi apprendere anche da questo. Ammesso infatti che un tale concepisca nella mente, come un bene, alcuna di quelle cose che sono veramente beni: per esempio, la saggezza, la temperanza, la giustizia, la fortezza, egli non può, finchè gli dura questo concetto, porgere ascolto a chi venga sulla scena a ripetere il verso: «Ho tanta dovizia di beni...», perchè questo ripugnerà [al bene ch’egli vagheggia nella mente]. Se al contrario si metterà in testa che siano veri beni quelli che il volgo giudica tali, allora ascolterà di buon grado ed ammetterà facilmente, come pronunziato a proposito, il detto del poeta comico.
Di qui appare che anche il volgo sa cogliere le differenze; chè altrimenti, nel primo caso, non giungerebbe al punto<noinclude><references/></noinclude>
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il dissidio tecnico così acuto sui mezzi opportuni,
da mettere persino in discussione il valore d’arte
del dipinto uscito da questa piuttosto che da
quella tecnica.
È noto che le esorbitanze di partito raggiun-
gono tale estremo da essersi dovuto proclamare
nelle norme delle giurie, la libertà di tecnica, per
evitare palmari offese all’arte scaturite da tali
contestazioni.
Divergenze così profonde non sarebbero certa-
mente ove esistesse un insegnamento tecnico nelle
scuole di pittura, rispondente alle esigenze odierne
di una scuola perchè possa dirsi tale, vale a dire
con dei programmi, dei testi e degli insegnanti
ligi agli uni ed agli altri.
Ora il nocciolo della questione tecnica della
pittura e dei dissidi che l’affliggono dipendono
bene dalla mancanza assoluta di scuole, di pro-
grammi, di testi e di insegnanti della materia.
Sull’arte antica vegliava l’usanza del tirocinio
pratico che doveva precedere la formazione del-
l’artefice.
Tirocinio che non soltanto poneva l’antico ap-
prendista in grado di conoscere intimamente e
maneggiare una moltitudine di materiali la cui
natura non comporta un frettoloso ed arbitrario
G. PREVIATI, Della Pittura.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="2" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|162|{{Sc|i ricordi}}|}}</noinclude>di respingere e disapprovare quel detto, mentre, nel secondo, quando lo vede applicato alle ricchezze e a quante altre cose fomentano la mollezza e la vanità, l’approva, come ben appropriato e faceto.
Va’ ora e domanda se si debbano ritener degne di stima, e considerar come beni quelle cose, a proposito delle quali, allorchè se ne abbia avuta la prima idea, si è portati naturalmente a citare il verso: «Chi le possiede, è così colmo di beni, che non ha più nemmeno dove soddisfare i propri bisogni»<ref>Allusione ad un verso di Menandro: ''Phasma'', 42 sg. (pag. 139 ed. Koerte), {{Greco da controllare|}}οὐκ ἔχεις ἀποξι χέσης | ὑπὸ τῶν ἀγαθῶν, εἰ ἴσθι</ref>.
'''13.''' Io son composto di causa e di materia: nè l’una nè l’altra potrà mai risolversi nel nulla, come neppure dal nulla hanno avuto origine. Quindi ogni parte del mio essere passerà, per via di trasformazione, in qualche parte del mondo, e questa a sua volta si trasmuterà in un’altra parte del mondo, e così all’infinito. In virtù di tali cambiamenti ho avuto io l’esistenza, la ebbero i miei genitori, e così via, risalendo all’infinito in quest’altro senso. Nulla infatti impe disce che si parli così, anche quando si voglia ammettere che il mondo sia regolato da determinati periodici rivolgimenti<ref>Cfr. X, 7. Si allude alla famosa dottrina della conflagrazione universale. Gli Stoici più antichi (Zenone, Cleante, Crisippo) credevano che in determinati periodi cronologici il fuoco divino, propagandosi di sfera in sfera da quella eterea, giungesse finalmente alla regione terrestre, e vi distruggesse tutto l’ordine delle cose esistenti, per poi dar luogo ad un ordine nuovo. Cfr. Nemes., ''Nat. hom''., 309: 01 {{Greco da controllare|}}φασιν ἀποκαθισταμένους τοὺς πλάνητας εἰς τὸ αὐτὸ σημεῖον ... ἔνθα τὴν ἀρχὴν ἕκαστος ἦν, ὅτι τὸ πρώτον ὁ κόσμος συνέστη, ἀπύρωσιν καὶ φθόραν τῶν ὄντων ἀπεργάζεσθαι.</ref>.
'''14.''' La ragione e l’arte del ragionamento sono facoltà limitate a sè stesse ed alle loro proprie operazioni. Esse pertanto muovono da un loro particolare principio, e procedono<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="2" user="AdrianaB64" /></noinclude>— 62 —
impiego, ma quello che più vale prestavagli oc-
casione di risolvere sotto l’occhio ed il criterio
del maestro il novero infinito di problemi che il
lavoro nelle arti plastiche va ponendo davanti
all’artista ad ogni piè sospinto.
Ad un tirocinio che durava molti anni, nè ces-
sava interamente neanche quando l’artista era
formato, giacchè, almeno pel pittore, restava pur
sempre la cura di provvedere o dirigere tutta la
formazione del proprio materiale tecnico, cosa
ha sostituito la scuola odierna nella educazione
del pittore?
Mentre il maestro nella maggior parte dei casi è
impotente ad insegnare con coordinamento scienti-
fico e precisione di termini le pratiche sue proprie
apprese collo stesso processo di mutismo didat-
tico da tradizioni monche o zeppe di empiriche
innovazioni, l’allievo odierno resta altresì privo di
qualsiasi insegnamento critico tecnico, quello cioè
pel quale esaminando l’opere dei maestri antichi
e moderni è possibile risalire alle ragioni delle
modalità tecniche impiegatevi e spiegare le cause
degli effetti raggiunti o mancati.
Così nell’insistente contrasto delle varie te-
cniche che si contendono il campo odierno del-
l’arte, succede tutti i giorni di sentire ribadita la<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="2" user="AdrianaB64" /></noinclude>— 63 —
pretesa di rendere coll’impasto e la velatura le
sensazioni o meglio gli effetti del divisionismo.
Ma non si può a meno di chiedersi se vera-
mente possono essere dei pittori a misconoscere
così apertamente uno dei principali caratteri delle
sostanze coloranti, cioè la loro inimitabilità di ef-
fetti seguendo processi diversi di adattamento
meccanico nell’impiegarli.
La grande insuperabile difficoltà di copiare dal
dipinto o di rifare una parte mancante su qualche
dipinto dipende appunto da queste condizioni dei
colori di non potere destare altre impressioni fuori
di quelle che sono provenienti dalla loro materiale
costituzione e dal modo col quale sono applicati.
Si tenti la prova cercando di imitare da un
autore qualsivoglia una semplice pennellata di
colore. Oopiando questa pennellata ogni più pic-
cola quantità di colori fatta penetrare nelle tinte
che la compongono, ammesso pure che si riesca
a fare una tinta uguale, aumentando la grossezza
della pennellata la renderà più brillante. Se resta
più sottile, sarà meno viva e volgerà fors’anche
ad altro colore per trasparenza. Qualunque dire-
zione impressa col pennello in maniera differente
da quella che si copia darà un effetto differente
perchè diverse saranno le particole illuminate o
G. PREVIATI, Della Pittura.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="2" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro v.}}|163}}</noinclude>dirittamente verso il fine proposto, e le operazioni, che ne risultano, diconsi «''catortosi''»<ref> {{Greco da controllare|}}, termine tecnico degli Stoici, è tradotto da Cicerone (''De finibus'', III, 14, 45) con ''recta effectio'', e significa l’''attività retta'', ossia l’''attività moralmente perfetta'', come xazópleux, tradotto dallo stesso Cicerone (''ibid''.) con ''rectum factum'', significa l’''azione retta'', ossia l’azione ''moralmente perfetta''.</ref>, appunto per esprimere la direzione rettilinea della via.
'''15.''' Non bisogna dir mai che sia propria dell’uomo alcuna di quelle cose, che non appartengono all’uomo, in quanto è uomo. Non si devono esigere dall’uomo, la natura dell’uomo non le promette, nè contribuiscono alla perfezione di lei. Pertanto il fine dell’uomo non è riposto in esse, e non lo è neppure il bene, ch’è parte integrante del fine. V’ha di più ancora: se alcuna di queste cose fosse un elemento costitutivo della natura dell’uomo, non ci sarebbe ragione, per cui l’uomo dovesse tenerle in dispregio, e opporsi ad esse, nè sarebbe lodevole chi mostrasse di non averne bisogno; e neppure, se queste cose fossero buone, sarebbe un uomo virtuoso colui che sapesse fare a meno di alcuna di esse. Ora invece, quanto più l’uomo sa fare a meno di queste e di altre simili cose, o tollera che ne sia privato dagli altri, tanto più cresce la sua reputazione di uomo dabbene.
'''16.''' Quali saranno i tuoi pensieri abituali, tale sarà la tua mente; l’anima infatti rimane come tinta dalle idee che riceve. Imbèvila, dunque, incessantemente di pensieri simili a questo: «Dove si può vivere, quivi si può anche viver bene; nella reggia si può vivere; per conseguenza anche nella reggia si può viver bene». E ancora: «Ogni essere tende verso ciò, per cui è stato creato; ma l’oggetto, verso il quale è portato, è il suo fine; e dove è il fine, quivi è anche l’utile e il bene di ciascun essere; dunque il bene dell’animale ragionevole è la società». Infatti è verità da<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|164|{{Sc|i ricordi}}|}}</noinclude>lungo tempo dimostrata, che noi siamo nati per la convivenza sociale. O non è forse evidente di per sè stesso, che i più deboli sono nati per i più forti, e questi gli uni per gli altri? Ora gli esseri animati son superiori a quelli inanimati, e sugli esseri animati prevalgono gli esseri ragionevoli.
'''17.''' È da insensato il correr dietro all’impossibile; e una cosa impossibile è appunto quella di pretendere che i malvagi non commettano azioni di simil genere<ref>Cfr. VIII, 14, 15; IX, 42.</ref>.
'''18.''' Nulla accade a nessuno, che egli non sia nato per sopportare. Ad un altro avvengono le stesse cose che a te, ed egli, sia per ignoranza di quanto gli è accaduto, sia perchè voglia far mostra di grandezza d’animo, tien fermo e resta impassibile. Or dunque è grave il fatto che l’ignoranza e la vanità di formarsi un po’ di nome ottengano molto più che non la saggezza.
'''19.''' Le cose di per sè stesse non giungono in alcun modo a toccar l’anima; nè riescono a penetrarvi fin nell’interno, nè possono mutarla o smuoverla. È invece l’anima che da sè sola si muta e si muove; e quali sono i giudizi, che ella stima degno di sè il fare intorno alle cose esteriori, tali ella fa che siano per lei le dette cose<ref>Cfr. III, 9; IV, 3; VIII, 47; IX, 15.</ref>.
'''20.''' Per un certo rispetto gli uomini sono strettamente legati con noi da vincoli di parentela, in quanto, cioè, conviene beneficarli e sopportarli. In quanto poi alcuni tentano d’impedirmi di compiere le azioni che mi si convengono, allora per me l’uomo diventa una cosa altrettanto indifferente, quanto il sole, il vento, o una fiera. Questi obbietti<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro v.}}|165}}</noinclude>possono, è vero, essermi d’impedimento ad una qualsiasi azione; ma la mia volontà ed il mio temperamento non conoscono limitazioni di libertà, per la riserva<ref>Cfr. IV, 1, e la nota ivi.</ref>, con cui l’anima agisce, e per il potere, ch’ella ha, di rimuovere l’ostacolo. L’anima infatti è in grado di trasformare e di rivolgere al suo scopo qualunque ostacolo s’opponga all’attività di lei. Così quel che dianzi impediva un’azione, diventa contributo efficace al compimento di quella stessa azione; e l’ostacolo, che dianzi sbarrava la via, diventa esso stesso una via.
'''21.''' Di quanti esseri han vita nell’universo, onora l’eccellentissimo, cioè quello che si vale di tutto, e che tutto governa. E così ancora, di quanto v’ha in te, onora l’eccellentissimo, vale a dire l’essere che per sua natura è congenere a quello. Infatti, pur abitando in te, questo essere si vale di tutto il resto, e al suo governo è sottoposta l’intera tua vita.
'''22.''' Ciò che non riesce di danno alla città, non nuoce neppure al cittadino. Per ogni circostanza, in cui tu creda d’essere stato offeso, applica questa regola: Se ciò non arreca danno alla città, non danneggia neanche me. Chè se la città è danneggiata, non conviene adirarsi contro l’autore del danno, ma piuttosto insegnargli in che propriamente consiste la sua colpa<ref>Leggo col Gataker: {{Greco da controllare|}}ἀλλὰ δεικτέον τί τὸ παρορώμενον.</ref>.
'''23.''' Considera sovente la rapidità con cui passano e scompaiono tutte le cose che esistono e che nascono. La materia è come il fluire perenne d’un fiume; le energie naturali van soggette a continue modificazioni; le cause, a innumerevoli vicende; quasi nulla è stabile. E questa infinita immensità del passato e del futuro è un abisso, nel quale tutto scom-<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|166|{{Sc|i ricordi}}|}}</noinclude>pare. Stolto, dunque, colui che, in questa condizione, si gonfia d’orgoglio, si travaglia e si lamenta, dimenticando come sia piccolo il tempo in cui deve soffrire.
'''24.''' Poni mente alla materia dell’universo, della quale tu non sei che una piccolissima parte; e l’eternità del tempo, di cui ti è stato assegnato un breve e momentaneo intervallo; e il destino, del quale quanta parte sei tu?
'''25.''' Qualcuno si rende colpevole verso di me? Se la veda lui: egli ha pure un temperamento ed una energia sua propria. Quanto a me, io tuttora ho quello che la comune natura vuole che io abbia in questo momento, e faccio quello che la mia natura vuole che presentemente io faccia<ref>Cfr. VIII, 32.</ref>.
'''26.''' Il principio dirigente e sovrano dell’anima tua resti indifferente di fronte agl’impulsi della carne, dolci o violenti che siano; nè vi s’immischi, ma si raccolga in sè stesso, e trattenga quelle passioni nei confini delle membra. Chè se esse, per la simpatia involontaria che han fra loro le varie parti d’uno stesso tutto, pervengono fino al pensiero, allora non è bene tentar di resistere al senso, che è una manifestazione naturale; quanto poi alla ragione, essa si astenga dall’aggiungere di suo l’opinione che quello sia un bene o un male.
'''27.''' «Vivere con gli Dei». E vive appunto con gli Dei colui che ad ogni istante mostra loro l’anima propria, disposta a compiacersi di quanto riceve, e che manda ad esecuzione le volontà, qualunque esse siano, del demone, che Giove diede a ciascuno di noi, come reggitore e guida<ref>Cfr. il § 21 di questo stesso libro.</ref>, e che è emanazione di lui. E questo demone è, di ciascuno di noi, la mente e la ragione.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro v.}}|167}}</noinclude>{{Nop}}
'''28.''' Ti adiri tu forse con uno che sa di caprino? ti adiri tu forse con uno che ha l’alito fetido? Che vuoi ch’egli faccia? A questo modo è fatta la sua bocca, a questo modo son fatte le sue ascelle: per cui è inevitabile che da esse si sprigionino esalazioni di quel genere. — Ma l’uomo è dotato di ragione — potrebbe dirmi qualcuno — e, riflettendoci sopra, è in grado di comprendere in che consista la sua colpa. — Benissimo! anche tu dunque sei dotato di ragione: sèrviti della tua facoltà razionale, per svegliare quella del vicino, consiglialo, ammoniscilo. S’egli ti ascolta, tu lo guarirai, e non avrai più bisogno di adirarti. Non assumere atteggiamenti da eroe di tragedia, nè da cortigiana.
'''29.''' Come pensi di poter vivere fuori di qui, allo stesso modo ti è lecito di vivere qua dentro. Chè se ciò non ti è concesso, esci allora dalla vita, ma come colui che non soffre alcun male. C’è del fumo qua dentro, ed io me ne vado<ref>«Allude, secondo che ci avverte il Gataker, al proverbio: “tre esser le cose che ci caccian fuori di casa: il fumo, il pioverci dal tetto, e la moglie astiosa”. Vuol dunque che l’uomo esca di vita con quella indifferenza con che uscirebbe dalla camera dove vi avesse fumo». (Ornato).</ref>. Ti sembra una gran cosa codesta? E fino a tanto che nulla di simile mi obbliga ad allontanarmene, io rimango libero, e nessuno avrà il potere d’impedirmi ch’io faccia quel che voglio; ora quel ch’io voglio è appunto di contenermi come si conviene alla natura d’un animale dotato di ragione e nato per vivere in società.
'''30.''' La mente dell’universo favorisce la convivenza sociale. Ha creato quindi gli esseri inferiori, perchè quelli superiori se ne servano, e gli esseri superiori ha conciliato gli uni con gli altri. Tu puoi vedere com’essa li abbia subordinati e coordinati, come abbia assegnato la propria parte a ciascuno, secondo il suo merito, ed abbia associato gli esseri più eccellenti in una vicendevole comunanza d’idee.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|168|{{Sc|i ricordi}}|}}</noinclude>{{Nop}}
'''31.''' Come ti sei comportato fino ad oggi con gli Dei, con i genitori, con i fratelli, con la moglie, con i figli, con i maestri, con gli educatori, con gli amici, con i familiari, con i servi? Hai tu serbato con tutti un contegno tale da poter dire:
:Non feci torto a nessuno nè con atti, nè con parole?<ref>Citazione inesatta di Omero, ''Odiss''., IV, 690, o XI, 15.</ref>
Ricorda inoltre attraverso quali vicende sei passato, e quali fra queste sei stato capace di sopportare virilmente. Pensa che il dramma della tua vita è ormai giunto al suo termine, ed il tuo compito è finito. Ebbene, quante sono le buone azioni, che di te puoi ricordare? quanti piaceri e quanti dolori hai saputo disprezzare, quante occasioni di gloria trascurare? quanti sono gl’ingrati, verso i quali ti sei dimostrato benefico ed amorevole?
'''32.''' Qual è mai la ragione, onde accade che anime rozze ed ignoranti riescano a turbare un’anima esperta e sapiente?
E qual è poi l’anima esperta e sapiente? quella che possiede la conoscenza del principio e della fine delle cose, e la conoscenza della ragione che si diffonde per tutto l’universo, e lo governa per l’eternità, secondo determinati cicli di tempo.
'''33.''' A momenti non sarai che cenere, e scheletro, e un nome, o neanche un nome. Il nome del resto altro non è che un po’ di rumore, un po’ di risonanza. Le cose che sogliono tenersi in gran pregio nella vita si riducono a vanità, a putredine, a picciolezze, a cagnolini che si mordono l’un l’altro, a fanciullini litigiosi, che ora ridono, e subito dopo passano al pianto. Fede, pudore, giustizia e verità
{{Centrato|dall’ampia terra ascesero all’Olimpo<ref>Esiodo, ''Opere e Giorni'', 195.</ref>.}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro v.}}|169}}</noinclude>{{Nop}}
Che cosa dunque ti trattiene ancora quaggiù, se sta il fatto che le cose sensibili cambiano sempre, e non durano punto, e gli organi del senso sono ottusi, e si lasciano facilmente ingannare da false impressioni, e l’animuccia tua stessa non è che un’esalazione del sangue, ed è vana cosa aver fama in mezzo a gente di tal natura? Che dunque? Attendi tranquillo il momento estremo, sia ch’esso segni per te l’estinzione dell’essere, sia che il trapasso ad un’altra vita. Ed intanto che quello viene, di che cosa hai bisogno per essere soddisfatto? di che altro, se non di adorare e di benedire gli Dei, di beneficare gli uomini, di tollerarli, di astenerti dal recar loro alcun danno, ricordandoti che, quanto esòrbita dai limiti del tuo corpicciuolo e della tua animuccia, non è tuo, nè in tuo potere?
'''34.''' Tu puoi sempre viver felice, dal momento che da te dipende l’incamminarti per la via buona, e rettamente giudicare ed agire. Ecco due proprietà comuni tanto all’anima di Dio<ref>«Secondo il concetto stoico, Iddio era un corpo o un essere vivente ed eterno, non simile all’uomo, ma composto tuttavia, come l’uomo, d’anima e di corpo. L’unità del corpo divino coll’anima divina era per essi il mondo, e quindi si accordavano a dire che Dio è il mondo, cioè la materia, dotata di una certa qualità e forma, colla forza attiva in essa immanente. L’''anima di Dio'' sarebbe dunque questa forza attiva immanente nel mondo, cioè nel corpo divino». (Picchioni).</ref>, quanto a quella dell’uomo e di qualunque altro animale che sia dotato di ragione: l’una, di non poter incontrare ostacoli da parte di chicchessia; l’altra, di riporre la propria felicità nella naturale disposizione alla giustizia, e nel compimento di essa nella pratica della vita, trattenendo entro questi limiti i nostri desideri.
'''35.''' Se questo non è una mia malvagità, nè una conseguenza d’una mia malvagità, e la società non ne riceve alcun danno, per qual ragione debbo io preoccuparmene, e in che consiste il danno subito dalla società?<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|170|{{Sc|i ricordi}}|}}</noinclude>{{Nop}}
'''36.''' Non lasciarti assolutamente trascinare dalla immaginazione: porgi agli uomini il tuo aiuto in proporzione delle tue forze e dell’importanza del caso, e se ciò che essi han perduto appartiene al numero delle cose indifferenti<ref>Cfr. III, 11 e la nota ivi.</ref>, non considerare la perdita come un danno reale. Questa è una cattiva abitudine. Fa’ invece come quel vecchio che, al momento di partirsene, domandava la trottola del suo allievo<ref>Allusione oscura ed incomprensibile per noi.</ref>, pur sapendo che non trattavasi d’altro che d’una trottola: così hai da fare anche tu. Se t’accade di citare qualcuno in giudizio, [di’ a te stesso:]
— O uomo, hai forse dimenticato di che si tratta? —
— No, certamente; ma a costoro sembrano cose di somma importanza. —
— E per questo dunque hai da essere un pazzo anche tu? —
Io, per me, dovunque fossi costretto a stare, sarei un uomo felice; e felice è colui che abbia procurato a sè stesso una buona fortuna; e per buona fortuna han da intendersi i moti buoni dell’anima, le buone volontà, le buone azioni.<noinclude><references/></noinclude>
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{{Ct|f=110%|LIBRO VI.}}
'''1.''' La materia di tutto quanto il creato è arrendevole e facilmente plasmabile; e la ragione, che la governa, non ha in sè nessuna causa per nuocere, perchè non ha malizia, non fa male ad alcuno, nè alcuna cosa riceve danno da essa; anzi per opera sua tutto ha principio e fine.
'''2.''' Allorchè attendi a compiere il tuo dovere, non preoccuparti se t’irrigidisci dal freddo o soffochi dal caldo; se sei oppresso dal sonno, o se hai avuto modo di saziartene; se sul tuo conto si dicono parole di calunnia o di lode; se tu sei per morire o per fare un’altra qualsiasi azione. Poichè anche quella del morire è una delle azioni della vita; basta quindi anche per essa ben disporre del presente.
'''3.''' Guarda addentro nelle cose; non ti sfugga, per nessuna di esse, quale sia la sua propria qualità e la sua propria importanza.
'''4.''' Tutte le cose che attualmente esistono, si trasformeranno in un batter d’occhio, o avvamperanno, se è vero il principio che la sostanza è una sola, o si disperderanno.<noinclude><references/></noinclude>
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{{Ct|f=110%|LIBRO VI.}}
'''1.''' La materia di tutto quanto il creato è arrendevole e facilmente plasmabile; e la ragione, che la governa, non ha in sè nessuna causa per nuocere, perchè non ha malizia, non fa male ad alcuno, nè alcuna cosa riceve danno da essa; anzi per opera sua tutto ha principio e fine.
'''2.''' Allorchè attendi a compiere il tuo dovere, non preoccuparti se t’irrigidisci dal freddo o soffochi dal caldo; se sei oppresso dal sonno, o se hai avuto modo di saziartene; se sul tuo conto si dicono parole di calunnia o di lode; se tu sei per morire o per fare un’altra qualsiasi azione. Poichè anche quella del morire è una delle azioni della vita; basta quindi anche per essa ben disporre del presente.
'''3.''' Guarda addentro nelle cose; non ti sfugga, per nessuna di esse, quale sia la sua propria qualità e la sua propria importanza.
'''4.''' Tutte le cose che attualmente esistono, si trasformeranno in un batter d’occhio, o avvamperanno, se è vero il principio che la sostanza è una sola, o si disperderanno.<noinclude><references/></noinclude>
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'''5.''' La ragione che governa il mondo conosce la sua propria natura, e sa in che consiste l’opera sua, e di qual materia si serve per il suo scopo.
'''6.''' Il miglior modo di vendicarsi d’una ingiuria è di non rendersi affatto simili all’offensore.
'''7.''' In una sola cosa devi trovare la tua delizia e la tua pace: nel passare, dopo aver compiuto un’opera utile alla società, ad intraprenderne un’altra simile, tenendo sempre vivo in mente il pensiero di Dio.
'''8.''' Il principio dirigente è quello che suscita e muove sè stesso, ed ha il potere di modificarsi come vuole, e tutto ciò che accade fa parere a sè, com’esso vuole che sia<ref>Cfr. V, 19; XI, 1.</ref>.
'''9.''' Tutto si compie secondo la natura dell’universo, e non secondo un’altra natura, la quale o conterrebbe la prima in sè, o ne sarebbe contenuta essa stessa, o sarebbe separata e fuori della prima.
'''10.''' O confusione e accozzamento fortuito di elementi, e loro dispersione; oppure unità ed ordine e provvidenza. Nel caso che sia vera la prima ipotesi, qual è il motivo per cui io desidero di rimanere più a lungo in un simile ammasso di cose fortuite, in una confusione come questa? Che importa ora a me di qualunque altra cosa che non sia il modo con cui un giorno io «diventerò terra»?<ref>Cfr. Omero, Π., VII, 99, {{Greco da controllare|}}ἀλλ᾽ ὑμεῖς μὲν πάντες ύδωρ καὶ γαῖα γένοισθε (Schol.: εἰς ύδωρ καὶ γῆν διαλυθείητε καὶ ἀποθάνοιτε); e XXIV, 54: κωφή yata (= il cadavere di Ettore).</ref>. E perchè ho da turbarmi di questo? Infatti, checchè io faccia, verrà anche per me la volta della dissoluzione.
Nel caso poi che sia vera la seconda ipotesi, io venero il reggitore dell’universo, e con fermezza d’animo confido in lui.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro vi.}}|173}}</noinclude>{{Nop}}
'''11.''' Quando le circostanze esteriori ti costringono, per così dire, a turbarti, subitamente rientra in te stesso, e non rimaner fuori del ritmo, più che non sia necessario; poichè diverrai più valente nel conservarti in cadenza, col ritornare ad essa di continuo.
'''12.''' Se tu avessi nello stesso tempo la matrigna e la madre, useresti certamente rispetto alla prima, ma tuttavia ricorreresti sempre alla seconda. Tali son ora per te la corte e la filosofia: rifugiati di frequente presso quest’ultima, e ripòsati in essa, la quale ha la virtù di rendere la corte sopportabile a te, e te medesimo sopportabile a quella.
'''13.''' Come, a proposito delle vivande cotte e di altri simili commestibili, noi ci formiamo l’idea che questo è il cadavere di un pesce, quello d’un uccello o d’un porco; e ancora, a proposito del Falerno, ch’esso altro non è se non succo di grappoli d’uva; e, a proposito della porpora, ch’essa è lana di pecora, bagnata nel sangue d’una conchiglia; e, a proposito del coito, riconosciamo ch’esso consiste nell’attrito di un organo e nell’eiaculazione di un po’ di moccio, accompagnata da certa convulsione delle membra; come dunque noi ci formiamo queste idee, le quali, così come sono, ci fan penetrare sin nel fondo delle cose, in modo da mostrarcele quali realmente esse sono, allo stesso modo ci convien fare per tutta quanta la nostra vita, e porre le cose a nudo, quando ci si presentano con molta appariscenza, e scorgerne la bassezza, a spogliarle di quell’apparenza esteriore, di cui soglion farsi magnifiche. «Poichè la superbia è una terribile seduttrice»; e quando con la più grande sicurezza tu credi d’occuparti di cose meritevoli di considerazione, è allora che ne sei maggiormente ingannato. Vedi dunque ciò che Cratete osserva a proposito di Senocrate<ref>Allusione oscura. Senocrate fu un discepolo di Platone. Quanto a Cratete, non sappiamo con certezza se Marco Aurelio abbia inteso qui far menzione del filosofo d’Atene, oppure del cinico di Tebe.</ref>.<noinclude><references/></noinclude>
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I Ricordi/Libro VI
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Creo pagina con [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli/autoNs0()|autoNs0]]
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|174|{{Sc|i ricordi}}|}}</noinclude>{{Nop}}
'''14.''' Le cose che il volgo ammira, si riducono per la maggior parte a quanto v’ha di più comune, a quelle cioè che sono governate dall’abito<ref>«Abito, nel senso peripatetico o scolastico, è l’''affezione costante dell’ente'': e per quel carattere di costanza si distingue dalla ''disposizione'', che è variabile. Appo gli Stoici è la forza o virtù che mantien l’ente in quella affezione costante; o, siccome essi favellano, «''è lo spirito'' (intendi aria) ''che mantiene il corpo e il contiene'': perchè l’ente è corpo appo loro. «La mente dell’universo, diceva Zenone, penetra per tutte le cose particolari e le mantiene e governa: ma non tutte nel medesimo modo: perchè nelle une si manifesta come ''abito'' (pietre, legni); nelle altre come ''natura'' (intendi principio organico mero: piante, alberi); nelle altre come anima (principio animale mero: bruti); nelle altre ancora come ''mente'' e ''ragione'' (anima ragionevole universale e sociale appo Antonino: uomini)». — Le cose governate dall’abito sono adunque i corpi dove non è altro principio costituente che il generale di corpo: dove per conseguenza non è altro carattere distintivo che quella affezione (modo di essere) costante per cui sono il tal corpo anzichè il tal altro. Sono la classe infima e generalissima di corpi, che noi chiamiamo inorganica. Nelle cose governate dalla natura, oltre al carattere generale di corpo, v’ha già il carattere d’organizzazione. Nelle cose governate dall’anima, oltre al carattere di corporeità e di organizzazione, v’ha di più quello di animalità, ecc. Le classi si van così ristrignendo e innalzando sino all’ultima, che ha per carattere la razionalità» (Ornato).</ref> o dalla natura: pietre, legna, fichi, viti, ulivi. Gli uomini un po’ men rozzi apprezzano le cose governate dall’anima, come greggi ed armenti; quelli ancora più colti, gli esseri governati dall’anima razionale, non già però in quanto è universale, ma in quanto è pratica delle arti, o, come che sia, ingegnosa, o senza relazione a nulla, come il possedere semplicemente un gran numero di schiavi. L’uomo infine, il quale ha in pregio l’anima ragionevole universale e sociale, non si dà nessun pensiero di alcuna cosa, ma soprattutto attende a mantenere l’anima propria nel possesso e nella pratica attiva della ragione e del bene sociale, ed aiuta il suo simile a fare lo stesso.
'''15.''' In fretta si nasce, in fretta si muore. Sei appena nato, e già qualche cosa in te è spenta. Correnti e trasformazioni ringiovaniscono senza posa il mondo, come il moto incessante del tempo fa sì che l’eternità ringiovanisca sempre.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro vi.}}|175}}</noinclude>E in questa così grande fiumana di cose che vengono e passano, chi potrebbe apprezzarne qualcuna, dal momento che su nulla gli è dato di fermarsi? Sarebbe come se uno prendesse ad amare il passero che vola; ed ecco è già scomparso dagli occhi. La vita di ciascuno di noi null’altro è che un’esalazione del sangue, e una respirazione dell’aria. Poichè il semplice atto, che noi ripetiamo ogni momento, di assorbire l’aria e di rigettarla fuori, equivale precisamente all’altro, per cui tu restituisci, tutta in una volta, alla sorgente, donde prima l’hai tratta, quella facoltà di respirare, che ieri o ier l’altro hai ricevuto, nascendo.
'''16.''' Non è cosa da tenersi in gran pregio nè la proprietà della traspirazione, che noi abbiamo in comune con le piante, nè quella della respirazione, che abbiamo in comune con gli animali domestici e selvaggi; nè la facoltà di ricevere le impressioni del mondo esterno nella nostra immaginazione, nè quella di lasciarci, come marionette, agitare in qua e in là dagli appetiti; nè quella di vivere insieme adunati, come pecore; nè quella di nutrirci, poichè questa funzione è tanto ignobile, quanto l’altra di eliminare il superfluo degli alimenti.
Quale cosa dunque merita la nostra stima? forse lo scrosciar degli applausi? No. Per conseguenza neppure il fragor delle lingue, perchè le acclamazioni della moltitudine altro non sono che un fragor di lingue.
Hai con ciò rinunziato anche alla gloriuzza. Che resta ora, che sia degno di stima? il muoversi — a me pare — e il ristarsi secondo il principio della propria costituzione: mèta questa, alla quale conducono gli studi e le arti. Poichè in realtà ogni arte ha questo per iscopo, che ogni cosa fatta si convenga al fine, per cui è stata fatta: il fine del vignaiuolo, per esempio, è quello di coltivare la vite; colui che doma i cavalli, e colui che addestra i cani si prefiggono di raggiungere il fine proprio di ciascuno. Ora a che mirano l’educazione dei fanciulli e le scuole? Ecco dunque che cosa<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|176|{{Sc|i ricordi}}|}}</noinclude>merita la nostra stima. Se questo riuscirà bene, non desidererai di procacciarti più altro. Ma tu non desisti dall’apprezzare tante altre cose? Dunque non sarai nè libero, nè indipendente, nè impassibile, poichè diverrai, per necessità, invidioso, geloso, pieno di sospetti per coloro che possono privarti di esse; tenderai insidie a coloro che posseggono ciò che vorresti per te: insomma, non potrà non avvenire che la privazione d’uno di quegli oggetti divenga per te causa di turbamento, e inoltre di frequenti mormorazioni contro gli Dei.
Invece il rispetto e la stima della propria mente renderà l’uomo soddisfatto di sè stesso, solidale con gli altri uomini, e in armonia con gli Dei; vale a dire farà si ch’egli accolga con gioia i loro doni e le loro volontà.
'''17.''' In su, in giù, in vortice si muovono gli elementi. Il moto della virtù invece non si esplica in nessuna di quelle direzioni, ma è qualche cosa di più divino: procedendo per una via non facile a comprendersi, compie felicemente il suo corso.
'''18.''' Oh che fanno gli uomini! Si rifiutano di dar lode ai propri contemporanei e a quelli che vivono insieme con loro, mentre poi attribuiscono una grande importanza al fatto di esser celebrati dai posteri, che essi non conobbero, nè conosceranno mai. Gli è come se tu ti affliggessi, perchè gli antenati non hanno decantato le tue lodi.
'''19.''' Non credere che una data cosa, perchè riesce difficile a te, debba essere impossibile all’uomo; ma piuttosto ritieni che, se una cosa è possibile e familiare all’uomo, essa è conseguibile anche da te.
'''20.''' Nell’esercizio della lotta un tale ci graffia con le unghie, o ci ferisce, cozzando con la testa. Ma noi non ne<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro vi.}}|177}}</noinclude>facciamo caso, non ce ne offendiamo, nè da quel momento lo teniamo in sospetto, come se insidiasse alla nostra vita; ce ne guardiamo, sì, ma non come da un nemico, e neppure con diffidenza; cerchiamo solo di evitarlo garbatamente. Così anche dobbiamo comportarci in tutte le altre circostanze della vita: non dobbiamo badare ai molti torti, che ci vengono fatti dagli uomini, i quali agiscono, come i lottatori della palestra. Poichè, come ho detto, possiamo evitare il prossimo, senza però averlo nè in sospetto nè in odio.
'''21.''' Se un tale ha prove per convincermi che io penso. o agisco malamente, sarò ben lieto di ricredermi, perchè io vado in cerca della verità, la quale non nocque mai a nessuno. Riceve invece danno colui che persevera nel proprio errore e nella propria ignoranza.
'''22.''' Quanto a me, io faccio il mio dovere: gli altri esseri non mi possono distogliere dal compierlo, o perchè inanimati, o perchè privi di ragione, o perchè traviati e ignoranti della retta via.
'''23.''' Usa degli animali irragionevoli, e generalmente di tutte le cose, e di quelle che sono a te sottoposte, con fare magnanimo e liberale, come si conviene ad un essere dotato di ragione di fronte agli altri esseri che ne difettano. Usa degli uomini, come di esseri ragionevoli, secondo le regole della vita sociale. In ogni circostanza invoca l’aiuto degli Dei, e non curarti di sapere se per breve o per lungo tempo ti toccherà di praticare una vita di questo genere; perchè bastano anche tre ore, dato però che si trascorrano in quel modo che ho detto.
'''24.''' Alessandro il Macedone e il suo mulattiere, morendo, seguirono un medesimo destino, poichè o furono entrambi<noinclude><references/></noinclude>
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Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]]
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro vi.}}|177}}</noinclude>facciamo caso, non ce ne offendiamo, nè da quel momento lo teniamo in sospetto, come se insidiasse alla nostra vita; ce ne guardiamo, sì, ma non come da un nemico, e neppure con diffidenza; cerchiamo solo di evitarlo garbatamente. Così anche dobbiamo comportarci in tutte le altre circostanze della vita: non dobbiamo badare ai molti torti, che ci vengono fatti dagli uomini, i quali agiscono, come i lottatori della palestra. Poichè, come ho detto, possiamo evitare il prossimo, senza però averlo nè in sospetto nè in odio.
'''21.''' Se un tale ha prove per convincermi che io penso o agisco malamente, sarò ben lieto di ricredermi, perchè io vado in cerca della verità, la quale non nocque mai a nessuno. Riceve invece danno colui che persevera nel proprio errore e nella propria ignoranza.
'''22.''' Quanto a me, io faccio il mio dovere: gli altri esseri non mi possono distogliere dal compierlo, o perchè inanimati, o perchè privi di ragione, o perchè traviati e ignoranti della retta via.
'''23.''' Usa degli animali irragionevoli, e generalmente di tutte le cose, e di quelle che sono a te sottoposte, con fare magnanimo e liberale, come si conviene ad un essere dotato di ragione di fronte agli altri esseri che ne difettano. Usa degli uomini, come di esseri ragionevoli, secondo le regole della vita sociale. In ogni circostanza invoca l’aiuto degli Dei, e non curarti di sapere se per breve o per lungo tempo ti toccherà di praticare una vita di questo genere; perchè bastano anche tre ore, dato però che si trascorrano in quel modo che ho detto.
'''24.''' Alessandro il Macedone e il suo mulattiere, morendo, seguirono un medesimo destino, poichè o furono entrambi<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|178|{{Sc|i ricordi}}|}}</noinclude>riassorbiti nelle stesse ragioni seminali del mondo<ref>Cfr. IV, 14.</ref>, o tanto l’uno che l’altro andarono dispersi in atomi<ref>Se dobbiamo ammettere per vero il sistema atomistico d’Epicuro.</ref>.
'''25.''' Considera quanti fatti, in un solo attimo, accadono dentro ciascuno di noi, sia per quel che si riferisce al corpo, sia per quel che si riferisce all’anima, e così non ti meraviglierai se un numero di gran lunga maggiore di fenomeni, anzi tutti quanti i fenomeni, coesistono in questo complesso unico ed universale, a cui diamo la denominazione di mondo.
'''26.''' Dato il caso che un tale ti chiedesse come si scriva il nome di Antonino, forse che tu lo pronunzieresti, gridando con forza ciascuna sillaba di esso? Che dunque se alcuno si adirasse contro di te, tu di rimando ti adireresti contro di lui? o non piuttosto enumereresti pacatamente, l’una dopo l’altra, tutte le lettere? Così hai da fare anche adesso. Ricòrdati che ogni dovere risulta composto di certi numeri. Questi numeri, bisogna osservarli, e, procedendo per la dritta via, senza turbamenti di sorta, nè rispondendo alla collera con la collera, raggiungere la mèta, che ti sei proposta.
'''27.''' Che crudeltà non permettere agli uomini di seguire tutto ciò che si offre loro con apparenza di cosa conveniente e giovevole! Ebbene tu, in certo qual modo, non lo permetti, quando monti in collera per qualunque fallo commesso da loro. Poichè quelli vi sono interamente trascinati dalla lusinga di muovere verso ciò che, a proprio credere, è conveniente e giovevole. — Ma non è così. — E allora ammaèstrali, e convincili, senza però mai corrucciarti.
'''28.''' La morte è riposo dal contrasto dei sensi, dallo stimolo degli appetiti, dai traviamenti del pensiero, e dalla schiavitù della carne.<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro vi.}}|179}}</noinclude>{{Nop}}
'''29.''' E vergognoso che in questa vita, nella quale ancora al tuo corpo non vien meno la forza di resistenza, l’anima sia la prima a perdere il suo vigore.
'''30.''' Bada a non incesarirti<ref>Intendi: tu, che sei entrato nella famiglia dei Cesari, guardati bene dall’Incorrere in alcuno di quel vizi e di quelle colpe, onde appare macchiata la memoria di molti Cesari (= imperatori), i quali regnarono prima di te.</ref>, a non imbrattarti; poichè di solito così succede. Consèrvati semplice, virtuoso, puro, sereno, schietto, amante della giustizia, pio, mansueto, amorevole, tenace nell’adempimento dei tuoi doveri. Sforzati di restare tal quale la filosofia ti ha voluto rendere. Venera gli Dei, proteggi gli uomini. Breve è la vita. L’unico fruttodi questa esistenza terrena è la santità dell’anima e le azioni utili al bene comune. In ogni atto compòrtati come si conviene a un discepolo di Antonino<ref>Antonino Pio, padre adottivo di Marco Aurelio.</ref>: ricorda la sua costanza nell’agire in conformità della ragione, il suo contegno sempre invariabile, la purezza della sua vita, la calma del suo volto, la soavità dei modi, il dispregio della vanagloria, l’ardore nel voler comprendere le cose; ricorda come non lasciasse mai passar oltre una questione, senza averla prima diligentemente studiata e scrupolosamente chiarita; come sopportasse coloro, i quali ingiustamente lo rimproveravano, senza che egli a sua volta si mettesse a rimproverarneli; come non facesse mai nulla a precipizio; come non concedesse facile ascolto alle calunnie; come fosse diligente indagatore dei costumi e delle azioni, e per nulla maledico, nè pauroso, nè sospettoso, nè sofista; come si contentasse di poco, sia per l’abitazione, sia per il letto, sia per il vestito, sia per il vitto, sia per i servi; come fosse laborioso e paziente, e come, per la sobrietà della sua vita, egli fosse capace di resistere fino alla sera, occupato in un medesimo lavoro, senza provar menomamente la necessità di soddisfare ai bisogni del corpo, fuori dell’ora consueta; come fosse costante e sempre uguale nelle sue amicizie; come tollerasse<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|180|{{Sc|i ricordi}}|}}</noinclude>coloro che si prendevano la libertà di contraddire apertamente alle sue opinioni, e come godesse, quando uno riusciva a proporgliene una migliore; come fosse infine devolo, ma senza superstizione. Di tutto questo ricòrdati, affinchè l’ora estrema ti sorprenda, come ha sorpreso lui, con la coscienza tranquilla d’aver compiuto il proprio dovere.
'''31.''' Ridiventa sobrio, e ritorna in te stesso; e, dopo di aver cacciato via il sonno, ed aver riflettuto ch’eran sogni quelli che ti turbavano, svègliati una seconda volta, e considera la realtà delle cose presenti, come dianzi consideravi quelle altre.
'''32.''' Io son composto di un corpicciuolo e di un’anima<ref>Qui si deve intendere ''anima razionale'', come si deduce facilmente da quel che segue. Marco Aurelio di solito distingue l’anima razionale (= ragione, volontà) dall’''animuccia'', principio di vita puramente vegetativa ed animale, comune anche ai bruti.</ref>. Al corpicciuolo tutte le cose sono indifferenti, poichè esso non è neppur capace di distinguere una cosa da un’altra. All’anima razionale invece sono indifferenti solo quelle cose che non risultano come conseguenza della sua attività. Ma quante sono azioni sue proprie, tutte dipendono dal suo arbitrio. E di queste ancora, hanno solo importanza per lei quelle che si riferiscono al presente; poichè le azioni future e le passate sono anch’esse indifferenti.
'''33.''' Non v’è lavoro che sia contro natura, nè per la mano nè per il piede, fino a tanto che il piede compia le funzioni proprie del piede, e la mano le funzioni proprie della mano. Allo stesso modo pertanto neppure all’uomo, in quanto uomo, è contro natura il lavoro, fino a tanto ch’egli compia le funzioni proprie dell’uomo. E se ciò non è per lui cosa contro natura, non è per lui neppure un male.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro vi.}}|181}}</noinclude>{{Nop}}
'''34.''' Quante sensazioni di piacere non godono i ladroni, i bagascioni, i parricidi, i tiranni?<ref>Cfr. II, 11; V, 10; IX, 1; ecc.</ref>.
'''35.''' Non vedi come gli artisti meccanici, pur dando ascolto, in una certa misura, agli uomini inesperti, rimangono tuttavia fermi nei principi del loro mestiere, e non vogliono allontanarsene? E non è una vergogna che l’architetto e il medico rispettino i principi dell’arte loro, più che l’uomo non faccia per quelli della sua, la quale egli ha in comune con gli Dei?
'''36.''' L’Asia e l’Europa sono angolucci dell’universo; il mare, tutto quanto, è una gocciola dell’universo; l’Athos è una zolletta dell’universo; tutto il tempo presente è un punto dell’eternità. Tutto è piccolo, mutevole, caduco. Tutto proviene di là, da quella sovrana intelligenza comune, o per via diretta o per necessaria conseguenza. Quindi anche le fauci del leone, il veleno, ed ogni cosa malefica, come le spine ed il loto, sono produzioni accessorie di quanto v’ha di nobile e di bello. Non immaginarti dunque che sian cose aliene da quel principio, che tu veneri; ma pensa alla sorgente del Tutto.
'''37.''' Chi vede le cose presenti, può esser sicuro di aver veduto tutte le cose, quante furono, fin dall’origine dei tempi, e quante saranno, per tutta l’eternità, poichè esse son tutte d’una medesima natura e d’una medesima specie.
'''38.''' Soffèrmati più di una volta con la mente a considerare la concatenazione di tutte le cose, che partecipano alla vita dell’universo, e la scambievole dipendenza dell’una dall’altra di esse. Poichè sono tutte intrecciate, dirò così, fra loro, e tutte quindi legate da rapporti di solidarietà le une<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|182|{{Sc|i ricordi}}|}}</noinclude>con le altre; tant’è vero, che ad una prima tien sempre dietro una seconda, come conseguenza di quella: e ciò per l’armonia sempre regolata dei loro movimenti, per il consenso di tutte, e per l’unità della materia,
'''39.''' Devi adattarti a ciò che ti vien dato in sorte, ed amare, ma di un amore sincero, gli uomini, in compagnia dei quali il destino ha voluto che tu vivessi.
'''40.''' Uno strumento, un ordegno, un qualsiasi utensile, se risponde adeguatamente al fine, per il quale è stato fabbricato, va bene, anche quando ne sia lontano l’artefice. Non così per le cose governate dalla natura, dentro le quali risiede e permane la virtù che le ha formate. Conviene pertanto venerarla ancor più, e ritenere per certo che, se tu nella pratica della vita ti regolerai secondo le norme della sua volontà, le tue faccende sortiranno tutte un esito conforme alle tue stesse intenzioni. Così anche avviene per l’universo, al quale ogni cosa riesce secondo la sua volontà,
'''41.''' Quale che sia, tra le cose che non dipendono dalla tua volontà, quella che tu reputi per te stesso un bene o un male, se per avventura incorri in quella tal cosa, che, secondo il tuo giudizio, è un male, o non consegui quella tal altra, che, secondo il tuo giudizio, è un bene, deve necessariamente accadere che tu rivolga delle accuse contro gli Dei, e che abbia in odio gli uomini, i quali sono, o tu sospetti che siano, la causa del non aver tu conseguito l’uno, ovvero dell’essere incorso nell’altro. E senza dubbio molte ingiustizie noi commettiamo, appunto per la nostra incapacità a considerar quelle cose come indifferenti per noi. Chè, se avessimo in conto di beni o di mali solo ciò che dipende dalla nostra volontà, non avremmo più nessuna ragione nè di accusare gli Dei, nè di trattar gli uomini come nostri nemici<ref>Cfr. il § 16 di questo stesso libro.</ref>.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro vi.}}|183}}</noinclude>{{Nop}}
'''42.''' Tutti cooperiamo al conseguimento d’un medesimo fine, alcuni con coscienza e con intelletto, altri inconsciamente, per modo che, come Eraclito, se non m’inganno, ebbe ad osservare, anche coloro che dormono, lavorano e cooperano alla vita dell’universo. L’uno vi contribuisce in un modo, l’altro in un altro; e, per di più, lavora e coopera anche colui, il quale si va sempre lamentando di ciò che avviene, e si studia d’impedirlo e di distruggerlo; poichè anche di lui ha bisogno il mondo. Per te dunque non rimane altro che scegliere fra quali di costoro tu voglia prender posto; penserà poi chi governa il tutto, comunque tu scelga, a ben valersi di te, accogliendoti in questo o in quel numero di lavoratori e di cooperatori. Bada però che la tua parte [nel dramma della vita] non sia simile a quella, che nella commedia aveva quel famoso verso volgare e ridicolo, di cui parla Crisippo<ref>Plutarco (''de commun. notit. adv. Stoicos'', XIII) cita le parole di Crisippo, alle quali allude Antonino: «In quel modo che le commedie hanno talvolta dei versi ridicoli e facezie che non hanno alcun valore in sè, ma giovano nondimeno all’effetto generale del poema; parimente il vizio è certamente riprovevole in sè, ma non è inutile a tutto il rimanente delle cose» (Picchioni).</ref>.
'''43.''' Il sole pretende forse di far le veci della pioggia, o Esculapio quelle di Cerere? E gli astri, quantunque esercitino ciascuno funzioni ben distinte da quelle degli altri, non cooperano forse tutti ad un medesimo fine?
'''44.''' Se gli dei deliberano intorno a me ed alle cose che debbono accadermi, buona è la loro deliberazione. Perchè non sarebbe facile immaginare un dio improvvido. E poi per qual motivo dovrebbero indursi a farmi del male? Qual vantaggio ne verrebbe ad essi, ed a quel Tutto, di cui principalmente si prendono cura? Che se non provvedono in ispecial modo a me, provvedono certamente al complesso delle cose, da cui derivano quei fatti speciali che io devo accettare e gradire.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|184|{{Sc|i ricordi}}|}}</noinclude>{{Nop}}
Se invece non provvedono a nulla — e sarebbe certo un’empietà il crederlo; nel qual caso non dovremmo nè far sacrifizi, nè pregare, nè giurare, nè far nulla, infine, di tutto ciò che facciamo, come se gli Dei fossero presenti e vivessero con noi — se, dico, non provvedono a nulla di ciò che mi riguarda, a me, certo, sarà lecito di provvedere a me stesso. E la mia prima ricerca dev’essere quella di conoscere ciò che può tornarmi utile. Ora, l’utile di ciascuno consiste appunto in ciò che è conforme alla sua costituzione ed alla sua natura. La mia natura è ragionevole e socievole; la mia comunità e la mia patria, di me Antonino, è Roma, di me uomo, è il mondo. Le cose dunque le quali tornano a vantaggio di queste due patrie, son le sole che riescano utili anche a me.
'''45.''' Ciò che avviene a ciascuno, è utile al Tutto: questa affermazione basterebbe da sè sola. Ma, se ben consideri, vedrai ancora ripetersi quasi sempre il caso che quel che avviene ad un uomo, riesce utile anche a tutti gli altri. E la parola «utile» s’intenda qui nel senso più comune, quello cioè che attribuisce utilità alle cose indifferenti<ref>Cfr. III, 11 e la nota ivi.</ref>.
'''46.''' Come tu ti disgusti dell’anfiteatro e di altri simili ritrovi, poichè vi si vedono sempre le stesse cose, e l’uniformità dello spettacolo ingenera fastidio e noia, così quel medesimo disgusto devi concepire durante tutta la vita; poichè, da cima a fondo, le cose son sempre le stesse, e sempre derivano dalle stesse cause. E fino a quando, dunque?
'''47.''' Pensa sempre quanti uomini d’ogni genere, d’ogni condizione e d’ogni nazionalità siano già morti, e così discendi fino ai tempi di Filistione<ref>Noi conosciamo un Filistione, poeta comico, contemporaneo di Socrate, e un Filistione di Locri, medico. È difficile dire a quale dei due intenda qui alludere Marco Aurelio.</ref>, di Febo e d’Origa-<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro vi.}}|185}}</noinclude>nione<ref>Personaggi non altrimenti noti.</ref>. Passa poi ad altre specie di viventi. Dovremo senza dubbio anche noi finir là, dove sono andati a finire tanti valorosi oratori, tanti autorevoli filosofi, come Eraclito, Pitagora, Socrate, tanti eroi prima di loro, tanti condottieri dopo, tanti tiranni; e insieme con questi, Eudosso<ref>Insigne matematico, discepolo di Platone. Vedi l’esposizione del suo sistema nel libro XII della ''Metafisica'' d’Aristotele.</ref>, Ipparco<ref>Celebre matematico, nativo di Nicea e contemporaneo di Tolomeo Filadelfo.</ref>, Archimede, ed altri uomini d’acuto ingegno, magnanimi, laboriosi, scaltri, arroganti, derisori di questa mortale ed effimera vita umana, come Menippo<ref>Filosofo cinico di Gadara, l’eroe di Luciano. Dal nome di lui appunto furono dette Menippee un certo genere di satire miste di prosa e di versi.</ref>, e tanti altri simili a lui. Pensa che tutti costoro sono morti da gran tempo.
Ebbene, è questo forse un male per loro? è un male per tutti quelli, dei quali non avanza assolutamente neppure il nome? Solo una cosa in questo mondo è meritevole d’ogni considerazione: la tenacia di vivere, praticando il culto della verità e della giustizia, e trattando con indulgenza i mentitori e gl’ingiusti.
'''48.''' Tutte le volte che vorrai ricrearti, pensa ai meriti degli uomini, con i quali tu vivi: per esempio, all’operosità di questo, alla modestia di quello, alla generosità di quell’altro, e così via di seguito. Non c’è nulla infatti che possa tanto allietarci, quanto le immagini delle virtù, che splendono nei costumi delle persone, con le quali viviamo; e ciò tanto più, quanto più copiose esse ci si presentano. Bisogna dunque averle sempre pronte alla memoria.
'''49.''' Ti affliggi tu forse, perchè pesi un dato numero di libbre, e non trecento? Per la stessa ragione non hai da lamentarti, se ti tocca a vivere per tanti anni e non più.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|186|{{Sc|i ricordi}}|}}</noinclude>Come sei contento della quantità di materia che ti venne assegnata, così devi esserlo anche del tempo.
'''50.''' Cerca di persuaderli; ma non desistere dall’operare anche contro la loro volontà, quando una giusta ragione lo richiegga. Se poi c’è qualcuno che ti si opponga con la forza, tu allora vòlgiti alla rassegnazione ed alla calma, e sappi valerti di quell’ostacolo, come di un’occasione per l’esercizio di un’altra virtù<ref>Cfr. IV, 1; V, 20; VIII, 32, 35; IX, 11.</ref>. E ricòrdati che la tua volontà va soggetta a riserva<ref>Cfr. IV, 1; V, 20; XI, 37.</ref>, e che tu non aspiravi al conseguimento dell’impossibile. E di che cosa dunque? D’una consimile determinazione di volontà. E questa tu già la possiedi: il fine, per il quale sei venuto al mondo<ref>Leggo: {{Greco da controllare|}}ἀφ’ οἷς προήχθης.</ref>, è raggiunto.
'''51.''' L’ambizioso ripone la propria felicità nell’opera altrui; il voluttuoso, nelle proprie passioni; il saggio, nelle proprie azioni.
'''52.''' Io posso far a meno dal pronunziare qualsiasi giudizio intorno a ciò, evitando in tal modo di turbarmi la serenità dello spirito. Le cose, in sè stesse, non hanno affatto, per loro natura, la capacità di determinare i nostri giudizi.
'''53.''' Avvèzzati ad ascoltare attentamente ciò che gli altri dicono, e studiati di penetrare, quanto più puoi, nell’anima di chi parla.
'''54.''' Ciò che non giova allo sciame, non giova nemmeno all’ape.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro vi.}}|187}}</noinclude>{{Nop}}
'''55.''' Se i naviganti si mettessero a insolentire contro il pilota, o gli ammalati contro il medico, per qual motivo sarebbero essi indotti a far ciò, se non perchè il pilota si adoperasse con tutte le sue forze ad ottenere la salvezza dei naviganti, e il medico la salute degli ammalati?
'''56.''' Quanti di coloro, con i quali io venni al mondo, se ne sono già andati!
'''57.''' Il miele sembra amaro agli itterici, l’acqua fa terrore agli idrofobi; una palla sembra una bella cosa ai ragazzi. A che scopo dunque io m’adiro? Credi tu forse che una falsa opinione possa meno su me che la bile sull’itterico e il veleno sull’idrofobo?
'''58.''' Nessuno può impedirti di vivere secondo la legge. della tua natura; nulla accaderti contro la legge della natura comune.
'''59.''' Che gente è codesta, a cui gli uomini si sforzano di piacere! e per quali vantaggi, e a mezzo di quali azioni! come presto il tempo seppellirà ogni cosa, e quante ne ha già seppellite!<noinclude><references/></noinclude>
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'''55.''' Se i naviganti si mettessero a insolentire contro il pilota, o gli ammalati contro il medico, per qual motivo sarebbero essi indotti a far ciò, se non perchè il pilota si adoperasse con tutte le sue forze ad ottenere la salvezza dei naviganti, e il medico la salute degli ammalati?
'''56.''' Quanti di coloro, con i quali io venni al mondo, se ne sono già andati!
'''57.''' Il miele sembra amaro agli itterici, l’acqua fa terrore agli idrofobi; una palla sembra una bella cosa ai ragazzi. A che scopo dunque io m’adiro? Credi tu forse che una falsa opinione possa meno su me che la bile sull’itterico e il veleno sull’idrofobo?
'''58.''' Nessuno può impedirti di vivere secondo la legge della tua natura; nulla accaderti contro la legge della natura comune.
'''59.''' Che gente è codesta, a cui gli uomini si sforzano di piacere! e per quali vantaggi, e a mezzo di quali azioni! come presto il tempo seppellirà ogni cosa, e quante ne ha già seppellite!<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|188|{{Sc|i ricordi}}|}}</noinclude>{{Nop}}
{{Ct|f=110%|LIBRO VII.}}
'''1.''' Che cos’è il vizio? E ciò che tu spesso hai veduto. Checchè ti accada, abbi questo presente, che è cosa da te spesso veduta. In alto, in basso, dovunque ti volga, troverai sempre le stesse cose, di cui son piene le storie antiche, e quelle dell’età di mezzo, e le moderne; di cui oggi son piene le città e le case. Nulla di nuovo: tutto consueto e di breve durata.
'''2.''' Come possono andar distrutti i giudizi, se prima non si estinguono le rappresentazioni corrispondenti ad essi?
Ora il ravvivar di continuo tali rappresentazioni dipende appunto da te. Io posso, intorno ad ogni cosa, formarmi un giusto concetto: se dunque posso, perchè mi turbo? Ciò che è fuori del mio pensiero non ha nulla che vedere con esso. Persuaditi di questa verità, e sei a posto. Il rivivere sta in poter tuo: vedi di nuovo le cose, come prima le vedevi: in ciò consiste il rivivere.
'''3.''' Vanità di trionfi, drammi rappresentati sulla scena, greggi, armenti, scaramucce, ossicciuoli gettati a cagnolini, briciole di pane in un vivaio di pesci, tribolazioni di for-<noinclude><references/></noinclude>
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{{Ct|f=110%|LIBRO VII.}}
'''1.''' Che cos’è il vizio? E ciò che tu spesso hai veduto. Checchè ti accada, abbi questo presente, che è cosa da te spesso veduta. In alto, in basso, dovunque ti volga, troverai sempre le stesse cose, di cui son piene le storie antiche, e quelle dell’età di mezzo, e le moderne; di cui oggi son piene le città e le case. Nulla di nuovo: tutto consueto e di breve durata.
'''2.''' Come possono andar distrutti i giudizi, se prima non si estinguono le rappresentazioni corrispondenti ad essi?
Ora il ravvivar di continuo tali rappresentazioni dipende appunto da te. Io posso, intorno ad ogni cosa, formarmi un giusto concetto: se dunque posso, perchè mi turbo? Ciò che è fuori del mio pensiero non ha nulla che vedere con esso. Persuaditi di questa verità, e sei a posto. Il rivivere sta in poter tuo: vedi di nuovo le cose, come prima le vedevi: in ciò consiste il rivivere.
'''3.''' Vanità di trionfi, drammi rappresentati sulla scena, greggi, armenti, scaramucce, ossicciuoli gettati a cagnolini, briciole di pane in un vivaio di pesci, tribolazioni di for-<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro vi.}}|189}}</noinclude>miche, intente al trasporto dei loro pesi, corsa affannosa di sorcetti spaventati, marionette mosse per mezzo d’un filo. A tutte codeste cose è necessario assistere con occhio non burbero, ma benevolo, e nello stesso tempo comprendere che ciascuno vale tanto, quanto valgono le cose, a cui dedica le sue cure<ref>Cfr. V, 16.</ref>.
'''4.''' Discorrendo, si deve fare attenzione, parola per parola, a quel che si dice, e, atto per atto, a quel che si fa; e nell’un caso veder subito quale sia lo scopo; nell’altro, quale sia il significato.
'''5.''' Il mio ingegno basta o non basta a raggiungere questo effetto? Se basta, me ne servo per il mio scopo, come di uno strumento, datomi dalla natura universale; se non basta, o lascio eseguir l’opera da chi è in grado di condurla a termine meglio di me naturalmente purchè ciò non sia contrario al mio dovere, o faccio come posso, prendendo meco una persona, che sia capace, con l’aiuto della mia ragione, di mandare ad effetto ciò che è utile ed opportuno alla società. Qualunque cosa del resto io faccia, o da solo o con l’aiuto di altri, deve tendere unicamente all’utilità ed al benessere comune.
'''6.''' Quanti, già famosissimi, sono ormai avvolti nell’oblio, e quanti, di quelli che li celebrarono, sono da gran tempo scomparsi!
'''7.''' Non ti vergognare d’aver bisogno di aiuto: il tuo compito è di fare quel che devi, come un soldato all’assalto delle mura. Ora, se tu, ferito in una gamba, non potessi da solo dar la scalata a quel muro, e ci riuscissi invece con l’aiuto d’un compagno?<noinclude><references/></noinclude>
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'''4.''' Discorrendo, si deve fare attenzione, parola per parola, a quel che si dice, e, atto per atto, a quel che si fa; e nell’un caso veder subito quale sia lo scopo; nell’altro, quale sia il significato.
'''5.''' Il mio ingegno basta o non basta a raggiungere questo effetto? Se basta, me ne servo per il mio scopo, come di uno strumento, datomi dalla natura universale; se non basta, o lascio eseguir l’opera da chi è in grado di condurla a termine meglio di me — naturalmente purchè ciò non sia contrario al mio dovere —, o faccio come posso, prendendo meco una persona, che sia capace, con l’aiuto della mia ragione, di mandare ad effetto ciò che è utile ed opportuno alla società. Qualunque cosa del resto io faccia, o da solo o con l’aiuto di altri, deve tendere unicamente all’utilità ed al benessere comune.
'''6.''' Quanti, già famosissimi, sono ormai avvolti nell’oblio, e quanti, di quelli che li celebrarono, sono da gran tempo scomparsi!
'''7.''' Non ti vergognare d’aver bisogno di aiuto: il tuo compito è di fare quel che devi, come un soldato all’assalto delle mura. Ora, se tu, ferito in una gamba, non potessi da solo dar la scalata a quel muro, e ci riuscissi invece con l’aiuto d’un compagno?<noinclude><references/></noinclude>
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/* Problematica */
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="2" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|190|{{Sc|i ricordi}}|}}</noinclude>{{Nop}}
'''8.''' Non vivere in ansia per le cose che verranno domani: tu arriverai ad esse, se sarà necessario, munito di quella stessa ragione, della quale ti servi per le contingenze presenti.
'''9.''' Tutte le cose sono collegate le une con le altre, e il loro legame è sacro, e non ve n’è quasi nessuna che sia estranea ad un’altra. Poichè tutte le cose sono coordinate insieme e contribuiscono all’ornamento di un medesimo mondo. Uno infatti è il mondo che si compone di tutte le cose, uno è il Dio che tutte le pervade, una la materia, una la legge, una la ragione, comune a tutti gli esseri intelligenti, una la verità. Ed una, pertanto, sarà la perfezione di tutti gli esseri che hanno la medesima origine, e che partecipano della medesima ragione.
'''10.''' Presto ogni corpo scompare nella sostanza del Tutto; presto ogni causa viene riassorbita nella ragione del Tutto, e presto la memoria di ogni singola cosa si sommerge nell’eternità.
'''11.''' Per l’animale ragionevole, ogni azione secondo natura è anche secondo ragione.
'''12.''' Se non sei dritto, raddrizzati.
'''13.''' Tra le membra del corpo nei singoli individui intercede la stessa relazione che tra i principi razionali negli esseri sociali, cioè sono ordinati ad un’unica azione comune. E tanto più facilmente ti convincerai di questa verità, quanto più spesso ripeterai a te medesimo: — io sono un ''membro'' del sistema delle cose razionali. — Ma se tu ti accontenterai di dire che sei una parte<ref>Giuoco di parole intraducibile fra {{Greco da controllare|}}pdλoç (= membro) e pépoc (= parte).</ref>, non potrai amare gli<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="2" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro vi.}}|191}}</noinclude>uomini dal fondo del cuore; il beneficarli non sarà per te cosa che in sè stessa ti sia causa di pieno godimento; tu lo farai, come un semplice dovere, senza comprendere che benefichi te stesso.
'''14.''' Vengano pure dall’esterno tutti i possibili mali a quelle parti che possono ricever danno da simili accidenti: esse, che patiscono, se ne lagneranno, se vogliono. Quanto a me, se non sono io stesso a interpretare come un male quel che m’accade, non ne ricevo alcun danno. E da me solo dipende il non interpretarlo così.
'''15.''' Checchè altri faccia o dica, io devo mantenermi onesto. Gli è come se l’oro, o la porpora, o lo smeraldo dicesse sempre: Checchè si faccia o si dica, io devo rimaner sempre smeraldo, e conservare il mio proprio colore».
'''16.''' Il principio dirigente non è mai causa di turbamento a sè stesso, vale a dire non è mai causa a sè stesso nè di timore, nè di tristezza. Se dunque qualche altro può fargli provar timore o dolore, lo faccia; ma esso di per sè, scientemente, non si volgerà mai a tali cose. Provveda il corpo, se può, a non aver di che soffrire; e se soffre, lo dica.
Quanto all’animuccia<ref> Per ''animuccia'' bisogna intendere qui, come del resto quasi sempre in Marco Aurelio, il principio della vita animale, comune anche al bruti.</ref>, che va soggetta alla tristezza ed al terrore, e che si forma i giudizi<ref>Cfr. III, 9.</ref> del terribile e del tristo, non soffrirà nulla, se tu stesso non la spingerai<ref>Leggo con Salmasius: {{Greco da controllare|}}.</ref> a formular giudizi di simil genere. Il principio dirigente, per quanto sta in sè, non ha mai bisogno di nulla, a meno che da sè non se fe crei; similmente non conosce nè turbamenti, nè impedimenti d’alcuna specie, a meno che di spontanea volontà non turbi ed impedisca sè medesimo.<noinclude><references/></noinclude>
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'''17.''' Beatitudine vuol dire un demone buono o una mente buona. Che fai dunque tu qui, o immaginazione? Vattene, per gli Dei, come sei venuta: non ho bisogno di te. Tu sei venuta, secondo la tua vecchia abitudine. Non mi adiro con te; ma vattene via.
'''18.''' C’è chi teme la trasformazione? E che cosa può farsi, senza trasformazione? Che v’ha di più caro o di più proprio alla natura dell’universo? E tu stesso puoi fare un bagno, senza che le legna si trasformino? puoi nutrirti, se gli alimenti non si trasformano? Quali altre operazioni necessarie alla vita possono compiersi, senza trasformazione? Non vedi tu dunque che anche la trasformazione del tuo essere è dello stesso genere delle altre, ed è parimenti necessaria alla natura dell’universo?
'''19.''' Tutti i corpi passano attraverso la sostanza universale, come attraverso un torrente, connaturati al Tutto e cooperanti insieme, come l’una rispetto all’altra le parti del nostro corpo. Quanti Crisippi, quanti Socrati, quanti Epitteti ha già inghiottito il tempo! Lo stesso ti sovvenga di ogni altro uomo o cosa qualsiasi.
'''20.''' Una sola cosa mi preoccupa, ed è di fare ciò che la costituzione dell’uomo non vuole, o come non vuole, o quando non vuole.
'''21.''' È prossimo il tempo, in cui tu dimenticherai tutto; è prossimo il tempo, in cui tutti dimenticheranno te.
'''22.''' È proprio dell’uomo l’amare anche colui che lo percuote. Questo farai, se ti verrà in mente che egli è un tuo congiunto<ref>Cfr. II, 1.</ref>, che erra per ignoranza e contro sua volontà,<noinclude><references/></noinclude>
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poste in ombra dai solchi lasciati da ciascun pelo
del pennello. Inoltre l’introduzíone dei liquidi sol-
venti che potessero occorrere per allungare il
colore e per farlo essiccare non potendo essere
fatta che a stima, cioè senza la sicurezza che siano
gli stessi adoperati nel colore originale, porterà
pure una notevole differenza, perchè se ad esempio
un certo ingiallimento fu dovuto al colore dell’es-
siccante adoperato non vi sarà alcun modo di
ottenere quel senso di giallo adoperando invece
un colore giallo preso dalla tavolozza.
Da questo semplice esempio si vede se il mec-
canismo tecnico può mai essere considerato come
un fattore trascurabile e tanto più quando si
tratta dell’impasto o della velatura o della giu-
stapposizione di piccoli tratti di colore uno diverso
dall’altro e posti in voluta vicinanza e contrasto.
Perciò quando troviamo in un dipinto che certa
successione di tinte col relativo meccanismo di
impiego risponde ad un determinato effetto,
torna il principio che tale effetto è così intimamente
legato coi mezzi tecnici che lo hanno fis-
sato sul dipinto, che con mezzi diversi non po-
trebbe più essere equiparato e che per conseguenza
nel mezzo istesso è da cercarsi la causa dell’im-
pressione che risentiamo.<noinclude><references/></noinclude>
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L'Anima musicale d'Italia/Piemonte/Crave crave mie
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/* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: <section begin="s1" /> <section begin="s69" /> '''69. Anna Annuzza''' <section end="s69" /> <section end="s1" /> {{Centrato|{{Ct|f=150%|SARDEGNA}}}} <section begin="s2" /> <section begin="s72" /> {{Centrato|'''72. Fira mia'''}} <section end="s72" /> <section end="s2" />
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L'Anima musicale d'Italia/Campania
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<noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 147 —|}}</noinclude>{{Pt|mane|rimane}} nulla che valga la pena d'esser visto. Ed io perciò dico che, chi può, é ha il tempo e i soldi e la salute e indi l'umore e la voglia, dopo visto Napoli ci stia, ci viva, la goda a tutte le ore, fino all'ultima della vita che gli auguro lunga e sopra tutto felice. Il fatto è che Napoli è bellissima, e che la Campania tutta è ricca di maraviglie naturali e di ricordi storici. Napoli sbarlordisce ed è la città d'Italia che lascia più viva impressione nella mente del viaggiatore, che dà maggiormente l'idea di una grande metropoli e che mentre ha tutti i caratteri del cosmopolitismo dei più grandi centri europei, conserva allo stesso tempo i più minuti caratteri d'italianità, etnici e storici. Il paesaggio ed il clima, il Vesuvio e Pompei, il golfo e il mare, Posillipo e Sorrento, la vivacità del colore e del gesto, l'indolenza e la genialità, e sopra tutto la fluidità e la sonorità del dialetto. I segni tutti della nostra razza vi si riuniscono spinti al massimo grado.
E l'indolenza, e la passione per tutto ciò che è brillante, colorito, caricato, fastoso, esagerato, esteriore, che si traduce nelle grosse catene, negli enormi anelli, nei favolosi brillanti chimici grossi come un occhio di bue, nei panciotti bianchi listati in nero, le giacche turchine, i calzoni a grossi quadri, i berretti rossi; le superstizioni, le credenze, le religiosità superficiali ma {{Pt|esage-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 148 —|}}</noinclude>{{Pt|rate|esagerate}}, coi cornetti, le fiche, i gobbetti, gli altri scongiuri contro il mal'occhio e l'iettatura, con le cure a base di canti e di musica contro il morso della tarantola, con le imagini di santi piantate per le vie e le processioni e il miracolo di
San Gennaro; le preferenze sapide per il piccante, il molto forte e il molto dolce, con le pietanze cariche di pepe, di cannella, di chiodi di garofano e di spezierie di ogni sorta, di pistacchi e nocciole, coi pesci in salsa di cioccolata, e pizze a base di formaggi potentemente fermentati e peperoni così detti a cornetto che levano la pelle al palato, e perfino nel suo linguaggio pieno di esclamazioni d'interiezioni e di onomatopee, mostra nel popolo napoletano il persistente rivo di sangue orientale che scorre nelle sue vene. In quanti di questi usi e costumi, abitudini e vizi, non scorgiamo noi una grande identità con quelli orientali, con quelli, arabi e con quelli della grande civiltà greca?
Pompei è morta soffocata sotto le ceneri vulcaniche settantanove anni dopo G. C. Ma la
opulenta città che si distendeva ai piedi del terribile Vesuvio rivive, molto più che per i sapienti scavi, nella incantatrice Napoli, in tutto lo splendore ed il fasto e specialmente in tutto il ca- rattere della sua popolazione. Io non so se all'epoca esistessero già i pastifici di Gragnano e Torre Annunziata ma ho visto dei piatti al {{Pt|Mu-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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/* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: <poem>Minacciose le fiaccole ardenti Son degli astri ne’ cicli roventi, Su la nube la nube ricade, Ed i venti — con lunghi lamenti Van dicendo: ritorna chi fu. I portenti — de’ nuovi momenti Rivolventi — la polve de’ spenti Agli spirti nudriti di fuoco Schiudon loco — fra carmi possenti; Nuovi carmi d’immensa virtù. Piangon l’onde — vacillan le fronde, Si scolora — la...
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<noinclude><pagequality level="1" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione||(13)|}}</noinclude><poem>Minacciose le fiaccole ardenti
Son degli astri ne’ cicli roventi,
Su la nube la nube ricade,
Ed i venti — con lunghi lamenti
Van dicendo: ritorna chi fu.
I portenti — de’ nuovi momenti
Rivolventi — la polve de’ spenti
Agli spirti nudriti di fuoco
Schiudon loco — fra carmi possenti;
Nuovi carmi d’immensa virtù.
Piangon l’onde — vacillan le fronde,
Si scolora — la pallida aurora;
Egli geme — tua speme — è compita;
Vinse morte, nò morte v’è più.
Egli viene, ritorna chi fu!
Quasi aspettasse un’anima veloce
Il fiero mago con frenata lena,
Sè contorcendo, ritenne la voce,
E poi riprese il corso in su l’arena.
Tu sei pallida pallida,
Tu sei tremante e tacita,
Che l’aleggiar de’ spiriti
</poem><noinclude><references/></noinclude>
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BuzzerLone
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<noinclude><pagequality level="1" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione||(13)|}}</noinclude><poem>Minacciose le fiaccole ardenti
Son degli astri ne’ cicli roventi,
Su la nube la nube ricade,
{{R|205}}Ed i venti — con lunghi lamenti
Van dicendo: ritorna chi fu.
I portenti — de’ nuovi momenti
Rivolventi — la polve de’ spenti
Agli spirti nudriti di fuoco
{{R|210}}Schiudon loco — fra carmi possenti;
Nuovi carmi d’immensa virtù.
Piangon l’onde — vacillan le fronde,
Si scolora — la pallida aurora;
Egli geme — tua speme — è compita;
{{R|215}}Vinse morte, nò morte v’è più.
Egli viene, ritorna chi fu!
Quasi aspettasse un’anima veloce
Il fiero mago con frenata lena,
Sè contorcendo, ritenne la voce,
{{R|220}}E poi riprese il corso in su l’arena.
Tu sei pallida pallida,
Tu sei tremante e tacita,
Che l’aleggiar de’ spiriti
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BuzzerLone
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<noinclude><pagequality level="3" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione||(13)|}}</noinclude><poem>Minacciose le fiaccole ardenti
Son degli astri ne’ cicli roventi,
Su la nube la nube ricade,
{{R|205}}Ed i venti — con lunghi lamenti
Van dicendo: ritorna chi fu.
I portenti — de’ nuovi momenti
Rivolventi — la polve de’ spenti
Agli spirti nudriti di fuoco
{{R|210}}Schiudon loco — fra carmi possenti;
Nuovi carmi d’immensa virtù.
Piangon l’onde — vacillan le fronde,
Si scolora — la pallida aurora;
Egli geme — tua speme — è compita;
{{R|215}}Vinse morte, nò morte v’è più.
Egli viene, ritorna chi fu!
Quasi aspettasse un’anima veloce
Il fiero mago con frenata lena,
Sè contorcendo, ritenne la voce,
{{R|220}}E poi riprese il corso in su l’arena.
Tu sei pallida pallida,
Tu sei tremante e tacita,
Che l’aleggiar de’ spiriti
</poem><noinclude><references/></noinclude>
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Il Libro dei Re/Il re Sikender/II
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Il Libro dei Re/Il re Sikender/III
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Il Libro dei Re/Il re Sikender/IV
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Cruccone
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<noinclude><pagequality level="3" user="Cruccone" /></noinclude>degli altri più sopra nominati nel descriver il Lucmagno. La via postale s’abbassa lentamente e passa per ''Neufenen'' (1568 m.) e ''Medels'' (1533 m.), attraverso magri pascoli, sempre più invasi dalle frane; a destra s’apre la valletta d’Arene, che ha per isfondo il ghiacciaio di ''Curciusa'' e l’omonima punta. Il pizzo Tambò (3276 m.), meritamente celebre per la magnifica vista che da esso si domina, e che si slancia ad ovest del giogo di Spluga, non è visibile dalla nostra via, essendo mascherato dalla poderosa massa del ''Guggernühl'' (2887 metri). In venti minuti da Medels raggiungiamo il bel paesello di ''Splügen'' (1450 metri), di fronte al quale, a mezzodì, scende la via dal colle omonimo. E qui riposiamoci all’ottimo ''hôtel Bodenhaus'', chè la via percorsa è lunga anzichè no.
{{Centrato|'''XII.'''
'''Spluga, Maloggia, Bernina.'''}}
Le Alpi Retiche, nelle quali siamo entrati, sono il gruppo meglio provvisto di passi rotabili, contandone sei sul totale di venti nell’intero circuito dello spartiacque alpino, dei quali ne trovammo uno nelle Marittime e nelle Graje, due nelle Cozie, quattro nelle Leponzie; soli due spettano alle Carniche e quattro alle Giulie, cui se ne potrebbero anche ascrivere tre o cinque, secondo chè computiamo o no le vie d’uscita dall’altipiano chiuso del Carso alla valle della Sava. Le tre postali, da cui s’intitola il presente capitolo, costituiscono un gruppo, che dir si può dell’Adda, tutte facendo capo a Colico, laddove le tre rimanenti (Boffalora, Reschen e Brennero) delle Retiche, e la prima delle Carniche, il Toblach, comporrebbero il gruppo dell’Adige, avendo Bolzano sul detto fiume per comune punto di partenza. Fra i gioghi secondarli delle Alpi Rezie ricordiamo quelli di ''Madesimo'' o d’''Emet'' (sentiero, 2280 m.), dell’''Acqua Fraggia'' (s., 2676 m.), e del ''Septimer'' (2311 m., mulattiera in rovina, molto frequentata dai Romani e nel medio evo), che dal bacino del Reno passano in quello della Mera, tributaria dell’Adda; fra questo e l’Inn abbiamo i passi del ''Muretto'' (2620 m., s., l’antica via di trasporto del vino di Valtellina nei Grigioni), della ''Forcola'' (2328 m., accessibile a piccoli carri), di ''Campo'' o ''Val Viola'' (s., 2460 m.), di ''Foscagno'' (m. s. facile, 2306 m.) e delle ''Scale di Fraele'' (m. s. facile ed assai battuto nei tempi di mezzo, 1986 m.). Dall’Adige all’Inn abbiamo infine i passi di ''Costainas'' (m. s., 2251 m.), di ''Cruschetta'', (m. s., 2316 m.), di ''Mals'' (m. s., 1820 m.), tutti e tre vicino alle sorgenti dell’Adige, e quelli di ''Pfitscher'' e di ''Auf dem Hörndle'' (sentieri sopra i 2000 m.) tra il Brennero ed il Pizzo dei tre Signori,
Il tratto da Colico a Chiavenna (27 chilom.), tutto sulla sinistra della valle, è comune alle strade dello Spluga e del Maloja; esso traversa prima l’Adda ed il pian di Spagna, poi segue fra dirupi e gallerie le erte rive granitiche del lago di Mezzola fino alla Riva di Chiavenna, dopo la quale corre sul piano, che trae il nome della stessa città ove ha termine: poco diverso è il tracciato della ferrovia, che si spera vivamente di veder attiva nel prossimo 1886, ''dopo sei anni di lavori'', spesso interrotti per nuovi studi e varianti, imposte dalle difficoltà dei luoghi. Tutta questa zona è desolata dalle febbri malariche e dalle inondazioni della Mera e suoi rovinosi affluenti, malgrado le ingenti spese incontrate dal governo,<noinclude></noinclude>
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Pagina:Leopardi - Canti, Starita (corretta), Napoli 1835.djvu/187
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Cruccone
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<noinclude><pagequality level="3" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|||3.}}</noinclude><poem>Del cammin lungo che avanzar si sente
Meta o ragione; e vede
Che a se l’umana sede,
Esso a lei veramente è fatto estrano.
Troppo felice e lieta
Nostra misera sorte
Parve lassù, se il giovanile stato,
Dove ogni ben di mille pene è frutto,
Durasse tutto della vita il corso.
Troppo mite decreto
Quel che sentenzia ogni animale a morte,
S’anco mezza la via
Lor non si desse in pria
Della terribil morte assai più dura.
D’intelletti immortali
Degno trovato, estremo
Di tutti i mali, ritrovàr gli eterni</poem><noinclude><references/></noinclude>
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Canti (Starita corretta 1835)/All'Italia
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Cruccone
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<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.3em|{{Sc|Del Gemelli}}.}}|113}}</noinclude>doper Dusseldorf; e diede a conservare a detto Garelli figlio del Dottor Giovanni Battista Garelli Medico di Sua Maestà Cesarea, persona di molt’esperienza, e singolare nella sua prosessione: avendo con molta fatica raccolto da 3. mila, e più piante medicinali, nel suo orto jemale, come si dice in Botanica, nel viaggio, che fece con il Rè, in Ispagna per utile del pubblico, asciugandole, e ponendole per registro in più volumi, con bell’ordine. Le Dame Catalane sono bellissime, ed è da notarsi in questo paese, che in congiontura, che una Dama dasse uno schiaffo a un Cavaliero, questi può lecitamente baciarla per levarsi l’aggravio senza offendersi i parenti. Ritornarono il Rè, e Reina ne’ 25. a caccia, il primo a cavallo, e la seconda in galesso, vestita con una ciamberga di color muschio, guarnita di galloni d’argento, faldellino e crovatta nera, e cappello coperto di piume rosse, posto il capello in una borza; abbito nel quale spiccava più maestosamente il suo bello. Tirò ella con bizzarria a volo, uccidendo molte quaglie, portate a tal’effetto. Ne’ 29., giorno di S. Michele giunse un Corriero d’Italia, colla notizia della rotta de’ Francesi in<noinclude>{{PieDiPagina||H|Fian-{{spazi|5}}}}</noinclude>
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Pagina:Gemelli Careri - Aggiunta a' viaggi di Europa, Napoli, Mosca,1711.djvu/134
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|114|{{Sc|Aggiunta de’ Viaggi}}|}}</noinclude>Fiandra, dall’esercito de’ Collegati, seguita a’ 11. di detto mese, con 9. ore di conflitto.
Nel primo Ottobre Compleaños del Rè, comparve la Corte, e Nobiltà nell’istesso abbito di lutto, che si portava, mutandosi solamente la crovatta, e manichini di merletti; continuandosi in Palaggio coll’istesso dossello, tavola, e portieri di bajetta nera. Comparve la Reina alla tavola con un ricco addrizzo di rubini, e perle in testa, petto, braccialetti; assistì il Rè la mattina alla Messa solenne, e la sera ad una segreta serenata in Palaggio. Ne’ 8. di buon’ora il Rè, e Reina andorno a caccia fuori la Città, il primo a cavallo, e l’altra in galesso, tirando ambedue alle quaglie a mano. Era vestita la Reina medesimamente, con ciamberga di color muschio gallonata d’argento, vestita nell’istessa forma, che si disse di sopra, si pose a tavola coll’istesso abito; perche il giorno la dovea ritrarre (come fece) un nostro Napoletano, nomato Alessandro Castriotto: il quale come molto abile, e virtuoso nella miniatura, ebbe anche l’onore di far il Ritratto del Rè, dichiarandolo lor dipintore. Era ammirata da<noinclude>{{PieDiPagina|||tutti{{spazi|5}}}}</noinclude>
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Pagina:Gemelli Careri - Aggiunta a' viaggi di Europa, Napoli, Mosca,1711.djvu/135
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.3em|{{Sc|Del Gemelli}}.}}|115}}</noinclude>tutti la vaghezza della Reina, mentre in questo giorno abbagliava con il bel del suo volto, leggiadria, e perfezzione in tutte le parti del corpo; facendolo comparire maggiormente la sua grazia, che in tutt’i suoi gesti fa spiccare giorno dell’11. si coprì di nero l’Altare Maggiore, loggie, e coro di S. Maria, in mezzo al quale s’erigeva un’altissimo tumolo, che si stendea in piramide sino al mezzo dell’altezza della Chiesa, con quattro piramidette alle quattro estremità, tutte piene di lumi, con quattro iscrizzioni a’ quattro lati, ed altra grande, sopra la porta del Coro; apparato lugubre per la morte della Sereniss. {{Wl|Q237761|Elisabetta Emilia}} Elettrice di Neuburg, Ava del Nostro Monarca, assistendovi Sua Maestà al Vespero solenne, e la mattina de’ 12. alla Messa cantata; ella da dentro una cortina nera di velluto, e la Reina dalla loggia apparata di nero, cantando i Musici della Real Cappella. Vi erano l’iscrizzioni seguenti.
<poem style="text-align:center">''Elisabetha Amalia Neoburgica''
''Ex Regio Saxonum, et Assianorum''
''Ducum stirpe orta.''
''{{Wl|Q60514|Philippi Wilhelmi}} Electoris Palatini''
''UXOR:''</poem><noinclude>{{PieDiPagina||H 2|''Leo-''{{spazi|5}}}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|116|{{Sc|Aggiunta de’ Viaggi}}|}}</noinclude><poem style="text-align:center; font-style:italic">Leopoldi Magni Cæsaris,
Caroli II. Hispaniarum,
Petri II. Lusitaniæ Regum SOCRUS.
Eleonora Magdalenæ Imperatricis,
Duarum Reginarum, Præsulum,
et Principam MATER.
Josephi I. Romanorum Imperatoris
Caroli III. Catholici Regis AVIA.
Heu dolor! Tot immortalium virorum
propagatrix
Mortalitats cessit.
Hoc itaque amoris, et doloris Monumente
Parentis clarissimæ inferiis
Austriacus Nepos, et Monarcha parentat;
Ac Regno, Urbes, Populosque
In Regii luctus societatem vocat.</poem>
Nella prima facciata, che riguarda Sua Maestà si dipingevano le trè Corone Imperiale, Spagnola, e Portughese, unite d’una fascia di lutto, con il motto:
{{Ct|v=1.2|''Unit Amor, et Dolor.''}}
{{Ct|v=1.2|L=0.3em|w=0.3em|f=110%|AL DI SOTTO.}}
<poem style="text-align:center; font-style:italic">Magnitudinem Funeris metire Barcino.
Extinta Elisabetha Amalia
Triplex Diadema unus occupat lactus,</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''Cæ-''{{spazi|5}}}}</noinclude>
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/* Pagine SAL 75% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: <noinclude>{|</noinclude> |- | |- |colspan="3" {{cs|C}}|TITOLO V. |- |colspan="3" {{cs|C}}|'''Del Segretario comunale e degli impiegati e salariati del Comune, della Provincia e dei consorzi.''' <noinclude>|- | ||{{Smaller|Articoli}} || {{smaller|Pag.}}</noinclude> |- |{{Sc|Capo}} 1º - Del segretario comunale ||{{cs|RB}}|{{nowrap|173 a 219}} || {{cs|RB}}| {{pg|72}} |- |{{spazi|3}}»{{spazi|3}} 2º - Degli impiegati e...
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|-
|
|-
|colspan="3" {{cs|C}}|TITOLO V.
|-
|colspan="3" {{cs|C}}|'''Del Segretario comunale e degli impiegati e salariati del Comune, della Provincia e dei consorzi.'''
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| ||{{Smaller|Articoli}} || {{smaller|Pag.}}</noinclude>
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|{{Sc|Capo}} 1º - Del segretario comunale ||{{cs|RB}}|{{nowrap|173 a 219}} || {{cs|RB}}| {{pg|72}}
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|{{spazi|3}}»{{spazi|3}} 2º - Degli impiegati e salariati del Comune, della Provincia e dei consorzi ||{{cs|RB}}|{{nowrap|220 a 234}} || {{cs|RB}}| {{pg|89}}
|-
|{{spazi|3}}»{{spazi|3}} 3º - Disposizioni comuni al segretario comunale e agli impiegati e salariati del Comune, della Provincia e dei consorzi ||{{cs|RB}}|{{nowrap|235 a 250}} || {{cs|RB}}| {{pg|96}}
|-
|
|-
|colspan="3" {{cs|C}}|TITOLO VI.
|-
|'''Della responsabilità degli amministratori, degli impiegati e di chi maneggia denaro pubblico''' ||{{cs|RB}}|{{nowrap|251 a 265}} || {{cs|RB}}| {{pg|104}}
|-
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|colspan="3" {{cs|C}}|TITOLO VII.
|-
|colspan="3" {{cs|C}}|'''Disposizioni comuni alle amministrazioni comunali, provinciali e consorziali.'''
|-
|{{Sc|Capo}} 1º - Delle circoscrizioni amministrative e della rappresentanza ||{{cs|RB}}|{{nowrap|266 a 274}} || {{cs|RB}}| {{pg|108}}
|-
|{{spazi|3}}»{{spazi|3}} 2º - Delle adunanze e delle deliberazioni ||{{cs|RB}}|{{nowrap|275 a 288}} || {{cs|RB}}| {{pg|110}}
|-
|{{spazi|3}}»{{spazi|3}} 3º - Della finanza e contabilità:
|-
|{{spazi|16}} ''Sezione'' 1ª - Del patrimonio ||{{cs|RB}}|{{nowrap|289 a 291}} || {{cs|RB}}| {{pg|115}}
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|{{spazi|21}} »{{spazi|6}} 2ª - Dei servizi e dei contratti ||{{cs|RB}}|{{nowrap|292 a 298}} || {{cs|RB}}| {{pg|117}}
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|{{spazi|21}} »{{spazi|6}} 3ª - Dei mutui ||{{cs|RB}}|{{nowrap|299 a 300}} || {{cs|RB}}| {{pg|119}}
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|{{cs|L}}|{{spazi|21}} »{{spazi|6}} 4ª - Dell’esercizio finanziario, bilanci e conti ||{{cs|RB}}|{{nowrap|301 a 311}} || {{cs|RB}}| {{pg|121}}
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|{{cs|L}}|{{spazi|21}} »{{spazi|6}} 5ª - Delle spese e delle entrate ||{{cs|RB}}|{{nowrap|312 a 322}} || {{cs|RB}}| {{pg|126}}
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|{{cs|L}}|{{spazi|21}} »{{spazi|6}} 6ª - Della riscossione delle entrate e dei pagamenti delle spese ||{{cs|RB}}|{{nowrap|323 a 327}} || {{cs|RB}}| {{pg|130}}
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|{{cs|L}}|{{spazi|21}} »{{spazi|6}} 7ª - Delle commissioni centrali per la finanza locale e per gli enti danneggiati da terremoti||{{cs|RB}}|{{nowrap|328 a 331}} || {{cs|RB}}| {{pg|132}}
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|{{spazi|3}}»{{spazi|3}} 4º - Dei Comuni e delle Provincie che non sono in grado di assicurare ai propri bilanci il pareggio economico ||{{cs|RB}}|{{nowrap|332 a 336}} || {{cs|RB}}| {{pg|134}}
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|{{spazi|3}}»{{spazi|3}} 5º - Della vigilanza e tutela governativa ||{{cs|RB}}|{{nowrap|337 a 343}} || {{cs|RB}}| {{pg|137}}<noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.3em|{{Sc|Del Gemelli}}.}}|117}}</noinclude><poem style="text-align:center; font-style:italic">Cæsareum scilicet, Hispanicum,
et Lusitanum:
Quam
Eodem jure consanguinitatis diligebant,
Eadem necessitate doloris lacrymant.</poem>
Nella facciata, che riguardava la Reina era dipinta una Leonessa morta con
intorno molti Leoni figli, con il motto:
{{Ct|v=1.2|''In Genitis victura suis.''}}
{{Ct|v=1.2|L=0.3em|w=0.3em|f=110%|AL DI SOTTO.}}
<poem style="text-align:center; font-style:italic">Elettricem Neoburgicam
Quis credat obiisse?
Sexdecim Principum, et Heroum Parens,
Vitam sibi iterato redemit,
Quoties peperit
Cineres mortalitati cessere:
Tantæ Matris fæcunditas, et virtus
Extrà mortis imperium est.</poem>
Nell’altra facciata si dipingeva un misto di Corone, Mitre, Spade, Anelli, e Croce Teutonica, con il motto:
<poem style="text-align:center; font-style:italic">Idem uterus omnes.</poem><noinclude>{{PieDiPagina||H 3|''Re-''{{spazi|5}}}}</noinclude>
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Regnis Reges.
Regibus Conjuges.
Insulis Antistites.
Bello Duces,
Ordini Teutonico Præsides,
Quosquam hęc omnia terrę
Elisabetha dederit
Seipsam Cœlo tradit.</poem>
Nell’altra parte della facciata, che riguarda il Coro dalla parte della Reina un grand’Albero, che cade troncato dalla falce della Morte, con il motto:
<poem style="text-align:center; font-style:italic">Tumultuosa ruina.
Clandestinas tenujum rerum occasus,
Tumultuosa Magnarum ruina est.
Heroinę Neoburgitę interitum,
Quę toti ferè Europę vivens profuit,
Totius Europę dolor
Comitatur.</poem>
Ne’ 16. sono stato a licenziarmi dal Rè per ritornarmene in Napoli; e nel 17. à baciar la mano alla Maestà della Reina per la quarta volta, a riguardo della mia partenza. Principiò a’ 24. d’Ottobre la Reina ad apprendere {{Pt|d’Ar-|}}<noinclude>{{PieDiPagina|||cileu-{{spazi|5}}}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.3em|{{Sc|Del Gemelli}}.}}|119}}</noinclude>{{Pt|cileuto,|d’Arcileuto,}} e l’insegna il famoso Domenico Sarao Napoletano; che mi disse far mirabile progresso nel sonare la Maestà Sua, per il gran talento del quale è dotata. Nel 25. sono stato nel Castello Mungivi, e e vi trovai molt’avvanzata la fabrica, essendo stata composta la Torre di mezzo, due lamie, e cisterna, come al di fuora una lunga muraglia verso il Norte, e Ponente. Ne’ 26. mi convitò a pranzo il Signor Conte d’Althem, pranzandovi le due Dame della Reina, Contesse Stodel, e Strasoldi, il Marchese Davia, e Conte Hoenfelt. Ne’ 30. ritornai a pranzare con detto Sig. Conte, e vi furono detta Contessa Stodel, e Conte di Starembergh giovane; sentendo doppo pranzo l’insajo generale della Serenata, che si deve cantare a’ 4. di Novembre, per il nome di Sua Maestà: la cui Musica, e parole erano ottime, e la composizione era a cinque voci. Le persone erano, Pallade, Amore, Fama, Mercurio, e Valore; con una luminosa prospettiva fatta dal famoso Bibiena.
Nel 1. di Novembre giunse da Lisbona la Flott’Anglolanda numerosa {{Ec|di di|di}} 96. Vascelli di Guerra Mercantili, e di Trasporto, che porta sei, in 7. mila<noinclude>{{PieDiPagina||H 4|Sol-{{spazi|5}}}}</noinclude>
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Aggiunta a' viaggi di Europa/Parte prima/Cap. XI
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Aggiunta a' viaggi di Europa/Parte II
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== Indice ==
* {{Testo|/Cap. I}}
* {{Testo|/Cap. II}}
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|122|{{Sc|Aggiunta de’ Viaggi}}|}}</noinclude>
Fatte le Cessioni di tutte le ragioni che le spettavano sopra la Corona di Spagna dalla Maestà Cesarea di {{Wl|Q150494|LEOPOLDO I.}} suo gloriosissimo Genitore, e dalla Maestà di {{Wl|Q152480|GIUSEPPE I.}} Rè de’ Romani e d’Ungharia, suo amatissimo Fratello; che si stipulò nel Gabinetto di Sua Maestà Cesarea con tutte le solennità, e clausule per prenderne il possesso: fu pubblicata la dichiarazione del nuovo Rè, e Monarca delle Spagne nella Favorita (Palazzo delizioso, un miglio discosto da Vienna) il giorno de’ 12. Settembre, un’ora doppo mezzo giorno. Qual funzione terminata si portorono in Anticamera del nuovo Rè a pranzo le Maestà di Leopoldo, ed {{Wl|Q57527|Eleonora Maddalena Teresa}}, in Compagnia delle Regie Maestà di Giuseppe, e {{Wl|Q235552|Wilhelmina Amalia}}, e Serenissime Arciduchesse {{Wl|Q78598|Maria Elisabetta}}, {{Wl|Q84156|Maria Anna}}, e {{Wl|Q438335|Maria Maddalena}}, al suono d’un’Armonioso concerto d’un’infinità d’artificiosissimi istrumenti. Il doppo pranzo ricevè S. M. C. i complimenti di congratulazione, tanto da’ Ministri della Corte, come da Forestieri. La medesima notte con nobilissima Musica cenò S. M. C. nell’appartamento del Rè de’ Romani,<noinclude>{{PieDiPagina|||che{{spazi|5}}}}</noinclude>
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Modafix
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|||123}}</noinclude>che diede al nuovo Rè la precedenza, e mano dritta. Il giorno de’ 13. comparve di nuovo tutta la Corte in superbissime gale, e la Maestà del Rè de’ Romani fu trattata da {{Wl|Q150665|CARLO III.}} splendidissimamente. Quest’istesso giorno fu disposto un viaggio alla miracolosa [[c:File:Mariazel gnadenbild.jpg|Immagine]] di {{Wl|Q669743|Maria Zell}} in Styria; il quale fu eseguito il giorno 14. di buon’ora da S. M. Cattolica, servita dal Sig. Principe {{Wl|Q589374|Antonio di Liechtenstein}}, e poca comitiva, restituendosi a’ 17. alla Favorita.
Continuarono i complimenti di congratulazione il giorno 18., nel quale il grosso del bagaglio fù spedito avanti per Praga a Wertheimb in Franconia, e di là à Dusseldorff: ed il giorno 19. dopo che la Maestà Cesarea, e Serenissime Arciduchesse pranzorno nel quarto di Sua Maestà Cattolica, seguì quella sì aspra, e dolorosa cerimonia dell’ultimo à Dio, che prese il Rè Cattolico dalle Maestà Cesaree, e Serenissime Arciduchesse; non senza grandissima profusione di lagrime, che intenerirono tutti. Dato dunque l’ultimo segno della Cornetta di posta, montò Sua Maestà Cattolica in galesso verso le 23. ore, portandosi con tutto il seguito di 50. galessi sulle poste,<noinclude>{{PieDiPagina|||per{{spazi|5}}}}</noinclude>
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Modafix
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|124|{{Sc|Aggiunta de’ Viaggi}}|}}</noinclude>per consolare ancora una volta quei fedelissimi popoli colla sua Real presenza, nelle principali contrade di Vienna. Essendo entrata per la Porta di Corte, uscì per quella d’Ungheria: dove altro non si vedeano, nè sentivano, che singhiozzi, e pianti, e mormorare sotto lugubri voci milioni d’augurii, e felicissimo viaggio al nuovo Monarca delle Spagne: lasciando quella nobilissima Città in profondissimo lutto, ed inondata in un mare di lagrime. Giunse la notte verso quattro ore in {{Wl|Q624352|Hollabrun}} otto leghe lontano da Vienna, dove il Principe Antonio di Liechtenstein per i suoi nobilissimi meriti fu fatto Grande di Spagna, non solamente per la sua persona, {{Ec|mà|ma}} anche per tutt’i suoi descendenti. Le persone, che furono dell’accompagnamento di Sua Maestà, son le seguenti.<noinclude>{{PieDiPagina|||''Or-''{{spazi|5}}}}</noinclude>
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Candalua
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="2" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro vi.}}|193}}</noinclude>che, tra poco, morrete ambedue, e soprattutto che egli non ti ha recato alcun danno, poichè non ha reso peggiore di quel che fosse prima, la tua parte sovrana.
'''23.''' La natura universale, servendosi della sostanza del Tutto, come della cera, ora plasma un cavallo; poi, rifusa la materia del cavallo, se ne serve per far nascere un albero, poi un omiciattolo, poi qualche altra cosa; ciascuno di questi esseri vive un tempo brevissimo. Ora per un forzierino non è un grave danno che sia disfatto, come non lo è neppure che sia stato composto.
'''24.''' Il livore nel volto è cosa contro natura; e, se vi ritorna spesso, è causa che se ne alteri la bellezza, e che questa alla fine si spenga, in modo che non sia più possibile ravvivarla<ref>Leggo, secondo la congettura del Coraës, accettata anche dal Michaut, dal Lemercier e dn altri: {{Greco da controllare|}}Τὸ ἐπίκατον τοῦ προσώπου λίαν παρὰ φύσιν· ὅταν δὲ πολλάκις γίγνεται, εναποθνήσκει το πρόσχημα, καὶ τὸ τελευταίον ἀπεσβέσθη κτλ.</ref>. Da ciò per l’appunto io mi provo a concludere, che l’ira è contro ragione: poichè, se finanche la coscienza del peccare si perde, per qualmotivo vivere ancora?
'''25.''' Le cose, quante ora ne vedi, saranno presto trasformate dalla natura che governa il Tutto; e altre cose essa formerà con la loro stessa materia, e poi altre con la materia di queste, sì che il mondo rimanga sempre giovane.
'''26.''' Quando alcuno commette una colpa contro di te, pensa subito quale opinione abbia egli avuto del bene e del male, perchè fosse spinto ad incorrere nell’errore. Quando avrai riflettuto a ciò, tu avrai pietà di lui<ref>Cfr. 11, 13; VII, 62.</ref>, e non sarai preso nè da meraviglia, nè da collera. Perchè, o tu intendi<noinclude><references/></noinclude>
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Il Libro dei Re/Il re Sikender/V
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Alex brollo
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text/x-wiki
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Candalua
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/* Problematica */
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="2" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|194|{{Sc|i ricordi}}|}}</noinclude>come un bene quello stesso che intende lui, o qualche cosa di simile, e in questo caso bisogna essere indulgenti. Se invece tu non hai la sua stessa opinione del bene e del male, ti sarà facile mostrarti benevolo verso colui che travede.
'''27.''' Non volger la mente a ciò che non hai, come se già l’avessi, ma scegli piuttosto, tra le cose che hai, quelle che ti fan più comodo, e pensa con quale ardore ti adopereresti a procacciartele, se ti mancassero. Bada però che dal compiacertene tu non passi man mano a stimarle tanto, da rimanerne turbato, se un giorno ti venissero a mancare.
'''28.''' Raccogliti in te stesso. La parte sovrana e ragionevole dell’uomo ha tal natura, che basta a sè stessa, quando pratica la giustizia, e sa trovare in ciò la sua quiete.
'''29.''' Cancella le immaginazioni, comprimi gli appetiti, circoscrivi il presente del tempo. Fa’ la giusta valutazione di ciò che accade a te o ad altri. Dividi e analizza ogni oggetto nei suoi elementi, che sono la causa e la materia,
Pensa all’ultima tua ora. Lascia stare l’altrui peccato colà, dove è stato commesso.
'''30.''' Presta la massima attenzione alle altrui parole. Penetra con l’acume della mente nelle cose che si fanno, e nell’animo di chi le fa.
'''31.''' Adòrnati di semplicità, di pudore e d’indifferenza verso tutte le cose che stanno di mezzo tra la virtù e il vizio. Ama il genere umano. Ubbidisci a Dio. «Tutto — dice il poeta — <ref>Chi sia, non sappiamo.</ref> accade secondo una legge». O gli Dei o gli atomi<ref>Leggo con lo Schultz: {{Greco da controllare|}}. Cfr. IV, 3, 27; VI, 44, 10; VIII, 25; X, 6.</ref>. Ma basta ricordare che tutto accade secondo una legge. È già troppo il poco che ho detto.<noinclude><references/></noinclude>
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Il Libro dei Re/Il re Sikender/VI
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Alex brollo
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text/x-wiki
{{Qualità|avz=25%|data=9 luglio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|Il re Sikender]] - VI. - Spedizione contro Fûr|prec=../V|succ=../VII}}
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Pagina:Marco Aurelio - I Ricordi, nuova traduzione di Umberto Moricca, Torino, Chiantore, 1923.djvu/211
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Candalua
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/* Problematica */
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="2" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro vi.}}|195}}</noinclude>{{Nop}}
'''32.''' Quanto alla morte, essa o è dispersione, se la vita risulta da un fortuito aggregamento di atomi o da altra qualsiasi combinazione di elementi in un tutto organico<ref>Cfr. V, 33; VI, 4, 10; VII, 50; VIII, 25; IX, 39; X, 7. Vedi anche Seneca, ''Epist''. 65, 24: ''Mors quid est? aut finis aut transitus''.</ref>, oppure estinzione o trapasso.
'''33.''' Quanto al dolore, se è intollerabile, uccide; se dura, è tollerabile: e la mente, grazie all’opinione che se ne forma, conserva la sua pace, e la parte sovrana non ne riceve alcun danno. Del resto, che le parti offese dal dolore ce lo dicano, se possono.
'''34.''' Quanto alla gloria, osserva quali siano le opinioni di costoro, e che cosa essi desiderino, e che cosa fuggano.
E pensa che, come gli strati d’arena, sovrapponendosi gli uni sugli altri, nascondono ciascuno quello che l’ha preceduto, così nella vita le cose di prima rapidamente scompaiono, travolte da quelle che vengon dopo.
'''35.''' Di Platone<ref>Platone, ''De republica'', VI, p. 486.</ref>: «Ad un uomo d’eccelsa mente, che abbia la virtù d’abbracciare col pensiero l’infinità del tempo e l’universalità degli esseri, credi tu che possa sembrare gran cosa la vita umana? — È impossibile — disse quegli. — Dunque a un tal uomo neppure la morte parrà cosa tremenda? — No, certo».
'''36.''' Di Antistene: «È da re operare il bene, ed aver fama di malvagio»<ref>Cfr. Epitteto, ''Diss''. IV, 6, 20: {{Greco da controllare|}} obbéποτ’ ήκουσας; «Βασιλικόν, ο Κύρα, πράττειν μὲν εἴ, κακώς δ’ ἀκούσιν κα</ref>.
'''37.''' È vergognoso che il volto sia docile e si atteggi e si conformi alla volontà della mente, e che la mente poi non sia capace di atteggiarsi e conformarsi alla volontà di sè medesima.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="2" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|196|{{Sc|i ricordi}}|}}</noinclude>{{Nop}}
'''38.''' Non bisogna adirarsi contro le cose, poichè esse non se ne curano affatto<ref>È un verso del ''Bellerofonte'', tragedia perduta di Euripide (Nauck, ''Euripidis perditarum tragoediarum fragmenta'', fragm. 289).</ref>.
'''39.''' Possa tu dare la gioia agli Dei immortali ed a noi<ref>Citazione d’un poeta sconosciuto.</ref>.
'''40.''' Mieter la vita, come spiga matura, e viver l’uno, e morir l’altro<ref>Due versi dell’''Ipsipile'', tragedia perduta d’Euripide (Nauck, ''op. cit''., fragm. 757).</ref>.
'''41.''' Se gli Dei non si curano nè di me, nè dei miei due figliuoli, ha la sua ragione anche questo<ref>Versi tolti dall’''Antiope'', tragedia perduta d’Euripide (Nauck, ''op. cit''., fragm. 207). Si trovano citati anche in XI, 6.</ref>.
'''42.''' Il bene e il diritto sono dalla mia parte<ref>Aristofane, ''Acarnesi'', 661: {{Greco da controllare|}} τὸ γὰρ εὖ μετ᾿ ἐμοῦ, καὶ τὸ δίκαιον ξύμ μάχον ἔσται.</ref>.
'''43.''' Non aver in comune con altri nè lagrime, nè esultanze<ref>Non sappiamo da quale fonte abbia tolto Marco Aurelio questa citazione.</ref>.
'''44.''' Di Platone<ref>Platone, ''Apol. Socr''., 28 B.</ref>: «A chi parlasse in tal guisa, potrei con ragione rispondere: — T’inganni, mio caro, se credi che un uomo, il quale abbia valore, per piccolo che sia, debba tener conto del rischio di vivere o di morire, e non piuttosto considerare unicamente, quando opera, se l’azione, ch’egli compie, è giusta od ingiusta, se è degna di un uomo dabbene, o di un malvagio — ».
'''45.''' Così è veramente, o Ateniesi: nel posto che abbiamo scelto, stimandolo il migliore, o che ci è stato affidato da<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro vi.}}|197}}</noinclude>chi comanda, ivi, io penso, dobbiamo rimanere, e affrontare qualsiasi pericolo, considerando la morte ed ogni altro danno come cose da nulla, a confronto dell’infamia»<ref>Platone, ''Apol. Socr''., 28 D.</ref>.
'''46.''' «Ma bada, mio caro, che la virtù ed il bene non sia qualcos’altro che il procacciar salvezza a sè e ad altrui; e che ufficio dell’uomo, il quale voglia veramente esser uomo, non sia di vivere per lungo tempo e di tenersi attaccato alla vita, ma rimettersene piuttosto a Dio, e, credendo a quel che dicono le donne, che cioè il destino è inevitabile per tutti, cercare il modo di vivere, il più virtuosamente che può, questo tempo che deve pur vivere»<ref>Platone, ''Gorgias'', 512 D, E.</ref>.
'''47.''' Contempliamo i giri degli astri, immaginando di correre con loro, e meditiamo continuamente sulle vicendevoli trasformazioni degli elementi. Tali pensieri purificano l’anima dalle lordure di questa vita terrena.
'''48.''' Bello quel pensiero di Platone<ref>Questo non si legge in nessuna delle opere di Platone pervenute sino a noi.</ref>: «Chi ragiona intorno all’uomo, deve anche, come da un’eccelsa vedetta, gettare lo sguardo sulle cose terrene: mandre, eserciti, lavori campestri, nozze, divorzi, nascite, morti, tumulto di tribunali, regioni deserte, varietà di nazioni, feste, lutti, mercati, e il miscuglio di tutte queste cose contrarie fra loro, e l’armonia che nasce dall’unione di esse».
'''49.''' Giova ricordare le vicende del passato, tutti quei rivolgimenti di regni! Puoi anche divinare gli avvenimenti del futuro, poichè essi saranno sempre della medesima specie, e a nulla è mai possibile uscire dal ritmo delle cose che pre-<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="2" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|198|{{Sc|i ricordi}}|}}</noinclude>sentemente avvengono. Di qui segue che tanto vale conoscere la vita umana per uno spazio di quarant’anni, quanto per uno di diecimila. Che potresti infatti vedere di più?
'''50.''' «Ciò che nasce dalla terra, ritorna alla terra; ciò che proviene dall’etere, ritorna nella sfera celeste»<ref>Versi tolti dal ''Crisippo'', tragedia perduta d’Euripide (Nauck, ''op. cit.'', fragm. 836).</ref>. Il che avviene o per dissolvimento delle combinazioni atomiche, o per qualche analoga<ref>Leggo col Gataker: {{Greco da controllare|}}.</ref> dispersione degli elementi insensibili.
'''51.''' Con cibi, con bevande, con incantesimi cercano di deviare il corso del fiume, per sfuggire alla morte<ref>Euripide, ''Suppl''., 1110-1111.</ref>.
{{RigaPunteggiata}}
Bisogna sopportare il vento che spira da Dio, senza lamentarsi delle fatiche<ref>Non si conosce la fonte di questa citazione.</ref>.
'''52.''' Sia pure colui più abile di te nella lotta, purchè non sia più di te devoto al bene comune, nè più modesto, nè più calmo di fronte ai casi della vita, nè più benevolo verso gli errori del suo prossimo.
'''53.''' Ogni volta che si può compiere un’impresa secondo i precetti della ragione, comune agli dei ed agli uomini, non c’è nulla da temere; poichè, quando è lecito trarre un vantaggio da un’azione, condotta felicemente a termine, procedendo in conformità della costituzione propria dell’uomo, non si deve temere alcun danno.
'''54.''' Dovunque e sempre è in tua facoltà l’adattarti con pia rassegnazione alle circostanze del momento, e usar piena giustizia nelle tue presenti relazioni con gli uomini, e vigi-<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro vi.}}|199}}</noinclude>lare con accurata diligenza sopra ogni tuo pensiero presente, affinchè nulla vi s’insinui, che tu non abbia perfettamente compreso.
'''55.''' Non curarti d’investigare i principi, secondo i quali gli altri governano le proprie azioni, ma guarda dritto allo scopo, a cui ti guidano la natura universale, per mezzo degli eventi che essa ti manda, e la natura tua propria, per mezzo dei doveri che essa t’impone. Il dovere di ciascuno è di agire in modo consentaneo al fine, per cui egli è stato formato. Ora il fine degli esseri non ragionevoli è il vantaggio dei ragionevoli — come, in genere, tutte le cose di minor valore sono state create per quelle che ne hanno uno maggiore —; e il fine degli esseri ragionevoli, il loro bene reciproco. Primo dovere, dunque, dell’uomo, data la sua costituzione, è di cooperare al vantaggio di tutti i suoi simili. Il secondo, di non cedere alle affezioni del corpo: è caratteristico infatti di ogni moto razionale e intellettivo il circoscrivere sè stesso, e non lasciarsi mai vincere nè dal moto dei sensi, nè da quello degli appetiti: l’uno e l’altro sono puramente animaleschi, e la ragione vuol dominare sopra di essi, non già soggiacere al loro dominio. Ed è giusto; poichè la ragione è fatta per servirsi di quelli. Terzo dovere di ogni essere razionalmente costituito consiste nel mantenersi immune da inganni e da errori. Avendo queste virtù per guida, la tua parte sovrana proceda per la diritta via, ed ha tutto quello che le appartiene.
'''56.''' Come se fossi già morto e ti fosse stato concesso di vivere solo fino a questo momento, trascorri quei giorni che ti rimangono, considerandoli come un di più.
'''57.''' Ama solo gli eventi a te destinati e come intessuti con lo stame della tua vita. Che cosa infatti potrebb’esserci di più convenevole?<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="2" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|200|{{Sc|i ricordi}}|}}</noinclude>{{Nop}}
'''58.''' In ogni contingenza abbi sempre davanti agli occhi tutti coloro, a cui toccarono gli stessi casi, e se ne adirarono, se ne maravigliarono, se ne lamentarono. Dove sono adesso costoro? In nessun luogo. Ebbene, vorresti imitarli anche tu? Perchè non lasci piuttosto a coloro, che li provocano negli altri, o li subiscono essi stessi, quei moti estranei alla tua natura, e non badi unicamente al come devi servirti delle cose che t’accadono? Poichè tu ne farai buon uso, ed in esse troverai materia all’esercizio della virtù, solo che tu intenda e voglia, in qualunque azione, esser uomo dabbene agli occhi tuoi propri, e ricordarti, per l’applicazione di queste due regole, che la materia della tua azione è indifferente<ref>Accetto la congettura del Gataker, e leggo: {{Greco da controllare|}} ἀδιάφορον ἐφ᾿ οὗ ἡ πράξις.</ref>.
'''59.''' Guarda dentro di te. Quivi è la sorgente del bene, sorgente inesauribile, se tu ci andrai sempre scavando attorno.
'''60.''' Anche il corpo dev’essere saldamente piantato, e non dimenarsi in qua e in là, sia che si muova, sia che stia fermo. Poichè, come il pensiero si rispecchia nel volto, imprimendovi un certo che di assennato e di composto, lo stesso deve avvenire per tutte le altre parti del corpo.
Ma tali precetti han da esser messi in pratica, senz’ombra d’affettazione.
'''61.''' L’arte della vita è più simile all’arte della lotta che a quella della danza, in quanto bisogna sempre tenersi pronti e ben saldi ad ogni caso non preveduto.
'''62.''' Pensa continuamente chi siano costoro, dai quali tu vorresti esser lodato, e quali siano i principi dirigenti delle loro azioni. Così non t’accadrà di dar biasimo a chi pecca contro sua voglia, nè avrai bisogno delle lodi di costoro, vedendo quale sia la fonte dei loro giudizi e delle loro azioni.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro vi.}}|201}}</noinclude>{{Nop}}
'''63.''' «Ogni anima contro sua voglia, è stato detto<ref>Sentenza di Platone, citata da Epitteto (''Dissert''., I, 28; II, 22).</ref>, riman priva della verità», quindi anche della giustizia, della temperanza, della mansuetudine, e di ogni altra virtù consimile. È sommamente necessario che tu abbi sempre questo presente alla memoria: sarai più mite e benigno verso tutti.
'''64.''' In ogni caso di dolore ti venga subito in mente il pensiero, che non è cosa da vergognarsene, nè tale da render peggiore la mente che ti governa; poichè non la danneggia, nè in quanto ella è ragionevole, nè in quanto è socievole.
Del resto, per la maggior parte dei casi, ti serva d’aiuto il detto di Epicuro: che nessun dolore è insopportabile of eterno<ref>Cfr. VII, 33.</ref>, per chi si ricordi ch’esso è contenuto entro suoi certi limiti, e non l’ingrandisca con la fantasia. Ricordati altresì di questo: molte cose ci fanno soffrire, senza che noi ci accorgiamo che sono anch’essi veri e propri dolori: per esempio, l’aver sonno, l’esser tormentati dal caldo, il non aver appetito. Quando dunque tu soffri per una di queste cose, di’ pure a te stesso che hai ceduto al dolore.
'''65.''' Guarda che tu non abbia a comportarti verso gli inumani allo stesso modo che questi verso gli altri uomini.
'''66.''' Come faremo noi a sapere che Telauge<ref>Figlio di Pitagora, addotto a caso, qui, come esempio.</ref>, quanto alle disposizioni dell’animo, non fu superiore a Socrate? Non basta infatti che Socrate sia morto in modo più glorioso, che abbia dato prova di maggior sagacia nelle sue dispute con i sofisti; di maggior resistenza, passando tutta la notte sul ghiaccio; di maggior nobiltà di carattere, opponendosi al comando di arrestare quell’uomo di Salamina<ref name="pag217">Quest’uomo chiamavasi Leonte, ed era un generale Ateniese, ricchissimo. Per appropriarsi le sue ricchezze, i trenta tiranni avevano dato a Socrate l’ordine di arrestarlo. Ma Socrate, pur sapendo che</ref>, e che abbia camminato per la via con altero contegno; la qual<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|202|{{Sc|i ricordi}}|}}</noinclude>cosa sarebbe da tener in gran conto, se fosse vera. Bisogna invece indagare quale fosse l’anima di Socrate, e se egli sapeva contentarsi d’esser giusto verso gli uomini e pio verso gli dei, senza mai adirarsi contro il vizio, nè servire all’altrui ignoranza, nè accogliere, come strana e intollerabile, una qualunque delle cose che gli venivano impartite dalle leggi del Tutto, nè rendere la mente partecipe di alcuna delle affezioni della carne.
'''67.''' La mente non fu dalla natura mescolata col corpo, sì che non potesse circoscrivere sè medesima, ed esercitare il suo dominio su tutte le cose che le appartengono. Può darsi benissimo che un uomo sia sommamente buono, e che nessuno lo sappia. Di questo ricordati sempre; ed anche di quest’altro: che pochissime cose bastano per rendere felice la vita. E se tu disperi di eccellere nella dialettica o nella fisica, non devi per questo rinunziare ad esser libero, modesto, socievole, ed ubbidiente a Dio.
'''68.''' Cerca di vivere immune da ogni violenza esterna e con la più grande contentezza d’animo, anche se l’intero mondo schiamazzi a tutta possa contro di te, e le fiere ti dilacerino le membra di codesto ammasso di materia, che t’è venuta crescendo attorno. Che v’ha, infatti, che possa in tutti questi casi impedire la tua mente di conservarsi serena, e capace di giudicare esattamente ciò che la circonda, e di servirsi nel modo più acconcio di quante cose le accadono? Per modo che la tua facoltà giudicativa dica all’oggetto presente: «Tu sei tale per essenza, benchè l’opinione ti faccia parere ben altra cosa». E la tua facoltà operativa dica all’accidente: «Te appunto io cercavo». Il presente infatti mi dà sempre occasione ad esplicare la mia virtù d’essere ragionevole e socievole; virtù, che, in una parola,
<ref follow="pag217">sarebbe andato incontro a morte sicura, si rifiutò sdegnosamente di ubbidire. Cfr. Platone, ''Apol. Socr''., 20 C, D; Epitteto, ''Dissert''., IV, 1, 160; 7, 30.</ref><noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro vi.}}|203}}</noinclude>è arte umana e divina. Poichè qualsiasi avvenimento sta in relazione di convenienza o con Dio o con l’uomo, e non è mai nuovo, nè difficile a trattarsi, ma noto ed agevole.
'''69.''' La perfezione del carattere consiste nel vivere ciascun giorno, come se quello fosse l’ultimo, senza agitarsi affannosamente, nè intorpidirsi, nè fingere.
'''70.''' Gli dei, pur essendo immortali, non s’indispettiscono di avere a tollerar sempre per si lungo tempo tali e tanti malvagi; anzi si prendono ogni cura di loro. E tu, ormai sul punto di finire, ti stanchi di sopportarli, tu, che sei uno. di quei malvagi?
'''71.''' È cosa ridicola che l’uomo non voglia fuggire la malvagità propria, il che è possibile; e voglia poi fuggire quella degli altri, il che è impossibile.
'''72.''' La facoltà ragionevole e socievole giustamente giudica inferiore a sè stessa tutto ciò che vede non essere nè ragionevole, nè socievole.
'''73.''' Ogniqualvolta tu benefichi qualcuno, e costui ha ricevuto il beneficio, perchè mai, come gli stolti, cerchi una terza cosa, cioè che si sappia come tu abbia fatto del bene, oppure che te ne sia reso il contraccambio
'''74.''' Nessuno si stanca d’esser beneficato. Or appunto il beneficare è un’azione conforme a natura. Non ti stancar mai, dunque, di beneficare te stesso in colui che tu benefichi.
'''75.''' Il mondo è produzione della natura universale. Ora o tutto ciò che avviene nel mondo è conforme all’intenzione di essa, o sono irragionevoli anche gli esseri principali, a cui la mente, che governa il mondo, rivolge specialmente le sue cure. In molti casi il riflettere a ciò ti renderà più tranquillo.<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Gemelli Careri - Aggiunta a' viaggi di Europa, Napoli, Mosca,1711.djvu/145
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| ''Ordine della Marchia di S. M. Catt. senza però comprendervi le Persone, che sono precedute col Bagaglio grosso: da Vienna su le Poste.''||colspan=5|''Avvertasi, che il primo numero è delle Persone, il secondo de’ Cavalli di Tiro, il terzo de’ Cavalli di sella, il quarto di Galesse, il quinto di Sedie di posta''
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| ''Ordine della Marchia di S. M. Catt. senza però comprendervi le Persone, che sono precedute col Bagaglio grosso: da Vienna su le Poste.''||colspan=5|''Avvertasi, che il primo numero è delle Persone, il secondo de’ Cavalli di Tiro, il terzo de’ Cavalli di sella, il quarto di Galesse, il quinto di Sedie di posta''
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| {{Pt|stà,|Maestà,}} dove và il Re, il Sig. Principe di Liechteinstein, come Maggiordomo maggiore, e il Signor Conte de Paar, come Maestro Generale delle Poste || {{cs|rCB}}|3 || {{cs|rRB}}|4 || {{cs|r}}| || {{cs|r}}| || {{cs|rBC}}|1
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| Quattro Paggi a cavallo, cioè il Conte Ignazio di Hochenfeld, Conte Federico de Gauriani, il Barone Goffredo di Beck, e Marchese Aloiso d’Erba. ||{{cs|rCB}}|4 || {{cs|r}}| || {{cs|rRB}}|4 || {{cs|r}}| || {{cs|r}}|
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| Un Chirurgo del Re Errico Kester ||{{cs|rCB}}|1 || {{cs|r}}| || {{cs|rRB}}|1 || {{cs|r}}| || {{cs|r}}|
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| Sei Soldati delle Guardie nobili, cioè il Sig. Ludovico Gaggi, Giovanni Christiano Ambthor, il Marchese Tullio Mariano de Carretto, D. Pietro Varena, Francesco Schmittmann, e Giovanni Giuseppe Kozineck ||{{cs|rCB}}|6 || {{cs|r}}| || {{cs|rRB}}|6 || {{cs|r}}| || {{cs|r}}|
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| Un Paggio del Principe di Lichtenstein, M. Cluschack ||{{cs|rCB}}|1 || {{cs|r}}| || {{cs|rRB}}|1 || {{cs|r}}| || {{cs|r}}|
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| Un Paggio del {{Pt|Mae-}} ||{{cs|rCB}}| || {{cs|r}}| || {{cs|rRB}}| || {{cs|r}}| || {{cs|r}}|
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