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Discussioni utente:Candalua
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Candalua
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<div class="plainlinks" style="float:left; border: 1px solid #999;padding: .2em .3em .25em;margin: .3em .3em .3em 1em;">'''Archivio'''
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[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=3445904 2024]
</div>
<div style="float:right">{{A fine pagina}}</div>
<div style="width:70%; margin: 0 auto; text-align: center; border: 2px solid #FFD595; padding: 5px; background-color: #FFF0D9;">
[[File:Nordkirchen-090806-9419-Capellerallee-Atlas.jpg|200px|center]]'''{{PAGENAME}}''' (non visibile nella foto in quanto sta reggendo sulle sue spalle Atlante che a sua volta regge il Mondo) <br/> è in '''''[[w:Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikipause|wikisinghiozzo permanente]]''''' per cause dipendenti da '''lavoro, donne & altri vizi vari.''' <br/>Chiedete pure, ma sappiate che potrei sparire da un momento all'altro...
</div>
{{TOCright}}
== Fogna! ==
Caro Candalua,
come disse Jovanotti, ''Fogna! Non fmettere mai di fognare!''... e io fogno, o meglio, '''ſ'''ogno. Per diletto ho preso in considerazione un testo settecentesco con le esse lunghe, e mi sono messo di buzzo buono a cliccare con il [[Mediawiki:Gadget-fs.js|gadget f => s]] sulla casella con i due bottoni. Niente di sbagliato, ma mi chiedevo se per vecchi ''boomer-user'' come me fosse possibile usare la tastiera invece del mouse/trackpad: in pratica è possibile fare in modo che, attivato il gadget, oltre che cliccando sui bottoni, sia possibile effettuare la scelta tra effe ed esse cliccando sulla lettera corrispondente della tastiera? in tal modo potrei mantenere gli occhi sullo schermo invece di spostarli continuamente tra casella con bottoni e testo. Lo so, sono un triceratopo, ma lasciami fognare! Che ne pensi? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 14:26, 3 gen 2025 (CET)
:Cariffimo [[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliufMagifter]]! Fui tafti è fempre... ehm, sui tasti è sempre un po' difficile, ma ci poffo provare. Però dovrai aspettare un po', magari intanto dèdicati a qualcos'altro e poi ti farò fapere! [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:30, 3 gen 2025 (CET)
::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: il fogno diventa una folida realtà! Ora puoi usare i tasti f-s e ''fpaffartela'' con i ''tefti fettecentefchi!'' [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:47, 20 gen 2025 (CET)
:::''Maggico Candalua!'' fantaftico! '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 20:34, 20 gen 2025 (CET)
== Tks... ==
Mi sa che bisogna darci un occhio... -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 19:24, 12 gen 2025 (CET)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eh sì. Se vuoi dedicarti un po' anche a questo, ti segnalo un paio di gadget utili che forse non hai ancora visto:
:* Contributi aggregati: una volta attivato, lo trovi nel menu di destra quando sei sulla pagina di un utente o nei suoi contributi. Ti mostra un riassunto degli indici su cui ha lavorato, dal più recente, col conteggio delle modifiche.
:* Cerca errori ortografici: questo lo trovi sugli indici (a volte ci mette un po' a caricare) e cerca possibili errori in base a dei pattern. Ovviamente non li trova tutti, e spesso trova dei falsi positivi, ma è molto utile per trovare gli errori più comuni senza guardare le pagine ad una ad una. Io raccomando di usarlo almeno dopo ogni trascrizione o rilettura completata, per fare un check generale.
:[[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 03:20, 13 gen 2025 (CET)
::Provato Contributi aggregati... è il conto degli edit fatti nelle pagine relative a un indice? sulla tua PU non finisce più di caricare roba... :D Bello, ma è un altro componente che con dark non va :-( -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 13:06, 13 gen 2025 (CET)
:::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eheh, penso sia dura trovare un indice su cui non ho messo le mani... Per tutti questi gadget io ho fatto un css comune con alcuni stili per finestre, bottoni ecc. (altri temo che siano ancora nel common), che trovi all'inizio della pagina di "gadget definition"... Forse si riesce a farne una versione dark, in modo da sistemare tutto in un colpo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 13:11, 13 gen 2025 (CET)
::::Allora forse avevo già fixato la cosa in locale mettendo a punto non ricordo più quale altro gadget che Alex mi aveva segnalato... il cerca&sostituisci, mi pare. -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 16:56, 13 gen 2025 (CET)
== "Pasticcio" pt. 2 ==
Ciao, ho appena fatto un edit che mi ha dato lo stesso problema che ho spiegato nella mia pagina di discussioni. Questa volta [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Autore:Gino_Fano&diff=prev&oldid=3457687 qui]. Sinceramente non mi è chiaro il motivo per cui succeda sta cosa, dato che quella roba cancellata non mi compare nell'editor. In più anche l'anteprima sembra corretta, non si nota nulla di strano fino a quando non salvo la pagina. Annullare l'edit non funziona, ci ho provato ma la pagina diventa vuota (letteralmente), quindi non ho neanche salvato. Potresti sistemare e spiegarmi la causa di questi problemi, così evito che succeda di nuovo? Francamente non mi era mai capitato. Grazie e scusa per il disturbo. [[User:Emyn Muil|Emyn Muil]] ([[User talk:Emyn Muil|disc.]]) 17:29, 13 gen 2025 (CET)
:@[[Utente:Emyn Muil|Emyn Muil]]: ciao, questi errori accadono ogni tanto ma non ho mai capito bene la causa, ne stiamo parlando anche adesso al bar. In questi casi, prova comunque a fare un edit "a vuoto" (cioè vai in modifica e salvi senza aver modificato nulla), questo dovrebbe ripristinare l'area dati. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:49, 20 gen 2025 (CET)
== Disambigue: problemi in vista ==
Caro Candalua,
il titolo è un po' enfatico perché non so se si tratti di un vero problema o meno. Ti espongo il caso, tu sicuramente capirai quale ingranaggio sotto la scocca dello script sia da regolare.
* Mi sto apprestando a spostare [[Poesie (Mamiani)/Inni Sacri]] a [[Inni sacri (Mamiani)]], si prospetta dunque la disambiguazione di [[Inni sacri]] tra quelli di Manzoni e questi di Mamiani.
* vado su [[Inni sacri]], attualmente sede degli inni di Manzoni, e trovo già una nota disambigua relativa a [[Il nome di Maria]]... ma questa nota disambigua non dovrebbe trovarsi solo tra [[Inni sacri/Il Nome di Maria]] e [[Nova polemica/Il nome di Maria]]? Il problema è già stato segnalato da qualche altra parte, ma non ricordo dove né quale sia l'origine di questo bugghetto. Secondo te è grave?
'''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 19:41, 22 gen 2025 (CET)
:@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: lo so... il problema è che nelle disambigua spesso ci sono dei link in più rispetto ai testi da disambiguare. Devo capire come fare a scartarli. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 21:17, 22 gen 2025 (CET)
::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: credo di aver sistemato, adesso il gadget guarda anche se il link proviene da un template Testo, in modo da scartare altri link eventualmente presenti nella disambigua ma non pertinenti. Ovviamente bisogna usare Testo solo per i testi da disambiguare. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:02, 24 gen 2025 (CET)
:::Fantastico: sei un razzo del debug! Direi che la tua idea è la soluzione migliore. Purtroppo per un breve periodo ho usato dei "doppi template testo", ma ricordo che i casi problematici sono molto pochi. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 19:05, 24 gen 2025 (CET)
== Decesso di PersonalButtons.js ==
Da stamattina la mia "bottoniera", che contiene i bottoni definiti in [[Utente:Alex brollo/PersonalButtons.js]], non dà segni di vita. La console si lamenta dell'errore ''document.ready non è una funzione'' e incrimina startup.js. Hai idea di cosa potrebbe essere successo? Disgraziatamente sono consapevole che i miei script personali sono poco robusti, ma senza di loro sono morto... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:05, 27 feb 2025 (CET)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: io stamattina ho messo un po' in ordine il [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=MediaWiki%3AGadgets-definition&diff=3481359&oldid=3464390 Gadgets-definition], ma non credo che c'entri qualcosa. La tua bottoniera si appoggia a qualche altro script? Cos'è startup.js? [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 13:32, 27 feb 2025 (CET)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Non ne ho idea, la console emette questo lamento ... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:21, 27 feb 2025 (CET)
:::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Comunque_ ho trovato deselezionato il gadget "Raccolta dei giocattoli", riattivandolo il problema è scomparso (e pure l'errore). Grazie comunque per l'attenzione. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:32, 27 feb 2025 (CET)
::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: uhm, strano: io ho spostato alcuni gadget, ma la raccolta dei giocattoli non l'ho toccata. Strano che si sia disabilitato per conto suo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:57, 27 feb 2025 (CET)
== Privilegio ==
Per favore, mi ridai i privilegi di admin dell'interfaccia, che mi sono scaduti? Ne farò un uso omeopatico.... :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:49, 20 mar 2025 (CET)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: rinnovati per un anno, così non hai più scuse per non toccare i gadget :D [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 07:54, 20 mar 2025 (CET)
== Request to delete [[MediaWiki:Cite_reference_link]] ==
Hello @[[Utente:Candalua|Candalua]] and sorry for posting in English.
[[meta:WMDE_Technical_Wishes|My team]] is currently working on some improvements regarding references and footnotes and we realized, that you added a custom version of [[MediaWiki:Cite_reference_link]] to this wiki once.
We recently [https://gerrit.wikimedia.org/r/c/mediawiki/extensions/Cite/+/1056448 updated] that message in the code. Due to the override on your project these updates are not be applied here. Since the [[MediaWiki:Cite_reference_link|custom version]] does not add any special formatting that seems to be needed here it would be best to delete that page.
Thank you and feel free to reach out if you have questions or need help.
[[User:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]] ([[User talk:Christoph Jauera (WMDE)|disc.]]) 12:20, 20 mar 2025 (CET)
:@[[Utente:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]]: ok, done. We'll keep hiding the brackets using font-size: 0 as suggested on gerrit. Thank you. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:16, 20 mar 2025 (CET)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Thanks again, I just realized that you also created <code>MediaWiki:Cite_reference_link</code> on [https://vec.wikisource.org/wiki/MediaWiki:Cite_reference_link vec.wikisource.org] it would be really helpful if you could delete that version there as well. At also seems to have no relevant custom changes :-). Best [[User:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]] ([[User talk:Christoph Jauera (WMDE)|disc.]]) 17:32, 20 mar 2025 (CET)
:::@[[Utente:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]]: done that too, thank you. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:46, 20 mar 2025 (CET)
== autoNs0 ==
Ciao, sembra ci sia un problema col tool: adesso inserisce il tag pages anche quando si entra in modifica, creando un duplicato [[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 09:26, 5 apr 2025 (CEST)
:Aggiungo: il problema [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=L%27ug%C3%B9ri_de_sto_monno&curid=308599&diff=3499830&oldid=3453620 non si presentava ieri alle 14:10] ma [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Lum%C3%ACe_di_Sicilia_(Novella,_1926)&curid=949669&diff=3499972&oldid=3476273 capitava alle 18:59]--[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 09:29, 5 apr 2025 (CEST)
::@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]]: grazie; dovrei aver sistemato. Come avrai visto sto cercando di fare ordine nei gadget per riuscire a velocizzare il caricamento, e sono incorso in una svista. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:07, 5 apr 2025 (CEST)
== Correttore ortografico ==
Proseguendo da [[Discussioni_indice:Yambo,_Luna_paese_incomodo.djvu#Rilettura|qua]], (visto che là è OT), si ho presente le convenzioni sugli accenti, è una vera rottura di palle che in quel testo si usi '''í''' anzichè '''ì''' che c'è sulla tastiera... :-D Anche se forse visto che vedo una incomprensibile sezione memoregex che riguarda la ì, sarebbe più veloce per l'umano mettere delle ì e poi lasciare che sia qualche magia a correggerle... ok, vado a vedere che dice MediaWiki:Gadget-ErroriOrtografici.js per farmi una cultura ;-) ciao -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 10:08, 7 apr 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: quella del memoregex è un'altra idea geniale del buon @[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: con il gadget [[Aiuto:Strumenti per la rilettura|Strumenti per la rilettura]], hai un comando "Trova e sostituisci" (nel menu di sinistra) con cui puoi sostituire caratteri in una pagina e dirgli "Ricorda questa sostituzione". Nelle pagine successive la potrai applicare (insieme a tutte le altre sostituzioni già salvate da te o da altri) con il comando PostOCR o più rapidamente Alt+7. Attivando anche la [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli|bottoniera]] ti trovi in basso anche dei bottoni "salva regex", "carica regex", "esegui regex", che vengono comodi (specialmente il salva, con cui le regex vengono scritte in quella sezione che hai visto, così sei sicuro di non perderle — altrimenti mi pare che rimangano solo sul browser).
:P.S. questa è probabilmente una cosa che prima o poi dovremmo mettere su un gadget per conto suo, in modo che ci siano tutti i comandi in un box solo, più intuitivo per l'utente (lo dico più che altro per Alex, ma ne riparleremo nel bar tecnico). [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:53, 8 apr 2025 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Sì, l'idea di incorporare il "carica regex" e il "salva regex" nel Trova e sostituisci mi piace molto. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:04, 8 apr 2025 (CEST)
:::Rispondendo a [[Discussioni_utente:Damadicarta#c-Candalua-20250408073300-Damadicarta-20250407090100|questo]] ("strumento utile, già che ci sono, è il "Controlla interruzioni di pagina", dal menu Strumenti:")... nel menù strumenti non ho quella voce... :(. E ne approfitto per segnalare quella che penso sia un'altra problematica per gli utenti che si approcciano a WS: l'interfaccia è molto dispersiva, con comandi a destra, a sinistra, nel sottomenu, in basso, in alto... La UX è un inferno :-D<br>
:::Per es, non me ne voglia @[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]], ma perchè carica-salva-esegui regex sta in una barra in basso, mentre trova&sostituisci nel menù a sx (o nel menu panino se si nasconde il menu?). E' lo stesso script, o cmq lo stesso tipo di attività, no?<br>
:::Altro es. (per par condicio :-p ) perchè "Cerca errori ortografici" e "Controlla interruzioni di pagina" invece stanno nel menù strumenti a dx? Troppe cose sparpagliate ovunque.🤯
:::IMHO ci vorrebbe una razionalizzazione "per attività". :-) --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 14:31, 8 apr 2025 (CEST)
:::Fra l'altro Vector22, con i suoi spazi esagerati di default e il suo bianco-ovunque-e-senza-bordi peggiora pure la percezione di non capire dove si è e cosa si fa. Lo noto ora perchè "a casa mia" ho stretto tutti gli spazi inutili e messo bei bordini azzurri per delimitare certe cose, ma per l'utente "di default" sembra di navigare in un oceano di comandi sparsi dappertutto... Lo trovo molto "faticoso". --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 14:35, 8 apr 2025 (CEST)
::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eh, infatti sarebbe il punto a cui vorrei arrivare anch'io. Gli "Strumenti per la rilettura" e la "bottoniera" in basso sono tra i gadget più vecchi, e risalgono ad un'epoca in cui era più facile "attaccare roba" al di fuori dei menu standard, e in cui veniva più naturale riunire tante funzioni diverse. L'interfaccia era più basica e la trascrizione più laboriosa, per cui ci siamo scatenati ad inventare gadget che ci potessero aiutare (anche in maniera un po' disordinata, provando e riprovando). Adesso il paradigma è cambiato, perché è possibile caricare i singoli gadget selettivamente in base all'azione (view o edit) e al namespace, quindi è più conveniente avere gadget che fanno una cosa sola e che si caricano solo quando serve quella singola cosa. Quindi vorrei pian piano isolare le funzioni più utili, come il memoregex, e portarle verso questa direzione, anche per riuscire poi a metterci le mani più facilmente, senza timore di rompere altre cose.
::::Per il "Controlla interruzioni di pagina", il gadget è ErroriComuni che dovresti avere attivato; il comando si attiva solo in ns0 e solo in visualizzazione. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:21, 8 apr 2025 (CEST)
:::::Mah, ho appena finito di correggere i trattini e avere il tasto "esegui memoregex" subito in basso a portata di click senza passare da menù e voci varie è stato molto comodo. Per cui anche l'idea di concentrare tutti i comandi di correzione/verifica nella bottoniera non è male... Forse potrebbe essere una specie di menù con voci che si aprono verso l'alto? boh.
:::::Controlla interruzioni di pagina continuo a non vederlo anche se ErroriComuni è on. :-( [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 15:37, 8 apr 2025 (CEST)
::::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]] Ti suggerirei di fare un viaggio esplorativo in Distributed proofreaders, il "laboratorio tipografico specializzato" del progetto Gutenberg. La filosofia di trascrizione è completamente diversa da quella di wikisource, ma la differenza fondamentale, secondo me, è che fa una sola cosa, mentre la nostra interfaccia è un adattamento di quanto serve a una miriade di progetti diversi, dominati da wikipedia. Mi pare di ricordare che nei pasticci che ho fatto, anni fa, ci sia qualche traccia di quell'interfaccia.
::::::Sarebbe poi interessantissimo esplorare per bene la wikisource tedesca, he ha avuto una evoluzione profondamente divergente, fino ad allontanarsi dall'interfaccia proofread. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:38, 8 apr 2025 (CEST)
:::::::<small>@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]], Distributed proofreaders sarebbe [https://www.pgdp.net/c/]? Look molto anni '90 :D
:::::::de.ws in effetti non capisco come operi: l'interfaccia "a fronte" mi sembra concettualmente meglio. Il problema che sento io, come dicevo, è la dispersione "logica" degli strumenti e la difficoltà ad adattare l'interfaccia alle esigenze di lettura. Beninteso, non è una critica al vs lavoro, solo una suggestione. :-) Purtroppo non ho le competenze per fare qualcosa di concreto su questi aspetti. --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:27, 8 apr 2025 (CEST)</small>
::::::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]] Il tuo link punta alla home page: sei andato fino all'interfaccia di editing? Penso che ci si debba registrare e travestire da volontario :-)
::::::::Io l'ho fatto, ho lavorato su un bel po' di pagine, anche se come utente con minimi privilegi (c'è molto rigore nel sito, gli utenti novizi possono fare solo cose elementari, sotto severo tutoraggio, su testi già selezionati e caricati dagli admin, per passare di livello occorre superare veri esami online... è un mondo del tutto diverso da mediawiki), ed è stata un'esperienza molto interessante e suggestiva.
::::::::Ma stiamo devastando la talk page di Candalua; mi scuso e ti propongo, se ti interessa, di parlarne altrove. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:46, 9 apr 2025 (CEST)
== Gadget Riassunto ultime modifiche ==
Ciao. Le righe tr.odd dovrebbero avere background-color: var(--background-color-backdrop-light) e non #efefef, altrimenti in dark restano bianco sporco. ;-) --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:35, 12 apr 2025 (CEST)
:Rammento [[mw:Recommendations for night mode compatibility on Wikimedia wikis]], praticamente la bibbia per questo tipo di operazioni. -- [[User:ZandDev|ZandDev]] ([[User talk:ZandDev|disc.]]) 14:42, 20 apr 2025 (CEST)
::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: {{Fatto}}
::@[[Utente:ZandDev|ZandDev]]: TrameOscure aveva iniziato a lavorare sul night mode, ma poi visti i suoi trascorsi wikipediani qualcuno non si fidava e abbiamo lasciato perdere. Ma se tu ci sai fare, non ti andrebbe di proporti per un flag temporaneo di ''interface administrator''? Io sto già facendo un lavorone di ottimizzazione dei gadget, oltre al consueto "lavoro sporco", e non riesco a stare dietro a tutto. Ovviamente ti farei comunque da "garante" di fronte alla comunità. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:21, 22 apr 2025 (CEST)
:::👍 Cmq sono sempre a disp. se a ''qualcuno'' sono passate -come spero- le ''psicosi-poco-[https://foundation.wikimedia.org/wiki/Policy:Universal_Code_of_Conduct/it UCoC-compliant]''. :-p -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:55, 22 apr 2025 (CEST)
== Richiesta di rivalutazione opera ora con ISBN ==
Gentile Candalua,
ti scrivo in merito alla precedente cancellazione della pagina ''[[Whelmity. Manifesto del pensiero strutturato]]'', da te motivata con la mancanza di una fonte editoriale verificabile.
Ti segnalo che l’opera è ora regolarmente '''pubblicata su Amazon KDP''' in formato cartaceo ('''ISBN: 979-8282754032''') e disponibile anche in formato eBook ('''ASIN: B0F7M6MQ51''').
È inoltre '''archiviata su Internet Archive con metadati completi''':
🔹 https://archive.org/details/whelmity-manifesto-del-pensiero-strutturato
🔹 [[openlibrary:works/OL43287365W|Open Library]]
L’opera è rilasciata con licenza '''Creative Commons BY-SA 4.0''', quindi compatibile con le linee guida di Wikisource.
Chiedo cortesemente se è possibile '''valutare la ripubblicazione''' o fornirmi ulteriori indicazioni per procedere correttamente.
Grazie per l’attenzione e il tempo dedicato,
<nowiki>--~~~~</nowiki> [[User:Marino car|Marino car]] ([[User talk:Marino car|disc.]]) 22:53, 8 mag 2025 (CEST)
== autoPt ==
Ciao, ho visto che hai tolto il comando dalla barra a sinistra. Mi pare di capire che lo hai fatto perchè la funzione non è necessaria: la parola viene riunita da sola. Ma ogni tanto non succede vedi [[Pagina:Storia della venerabile arciconfraternita della Misericordia 1871.djvu/11 |qui]. In questo caso cosa devo fare? ho letto che qualcuno si è messo il tasto da qualche parte, come di fa? Ciao e grazie Susanna [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 16:27, 11 mag 2025 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: c'è il bottone Pt nella barra in alto (che sarebbe il posto "ufficiale" dove mettere i nostri strumenti). [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:11, 11 mag 2025 (CEST)
::Grazie, ora l'ho visto. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 19:51, 11 mag 2025 (CEST)
== Filo d'Arianna per pag. di aiuto e ns:ws ==
Detto anche breadcrumb. Ho notato che [[:Template:Intestazione indice linee guida]] e [[:Template:Intestazione indice aiuto]] generano una inutile e brutta duplicazione del nome della pagina (vedi [[Aiuto:Guida del lettore|qua]] per es.). Non ne capisco lo scopo e visto che i due template hanno dei parametri non vorrei fare casino. Ma per es fr.ws mi sembra sia più pulito e comprensibile ([https://fr.wikisource.org/wiki/Aide:Cr%C3%A9er_un_fichier_DjVu es.]). Si può togliere questo "doppio/triplo titolo" o ha qualche scopo che non comprendo? -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 11:45, 12 mag 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: anticamente c'erano degli stili che poi si erano persi in qualche pulizia. Ora li ho rimessi (con templatestyles). C'è da dire però che la cosa aveva maggiore senso quando si poteva nascondere il titolo "normale" delle pagine usando {{tl|Nascondi titolo}}: ora sembra molto più una ripetizione. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:09, 12 mag 2025 (CEST)
::Infatti anche quel template non lo capivo.. :D
::Però a sto punto leverei il box di ripetizione, anche perchè non funziona con la mod. scura... [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:45, 12 mag 2025 (CEST)
:::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: sì, quasi quasi... si potrebbe tenere solo le briciole di pane. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:51, 12 mag 2025 (CEST)
::::Esatto... Poi come hanno fatto i francesi mi sembra molto carino, con la casetta (o volendo col salvagente). -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:56, 12 mag 2025 (CEST)
== Linee punteggiate ==
Ciao. Di situazioni come [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Pagina:Yambo_-_Manoscritto_trovato_in_una_bottiglia,_Roma,_Scotti,_1905.pdf/78&diff=next&oldid=3523999 questa] ce ne sono in millemila miliardi di pagine in 'sto libro.
Mezza riga di punti e mezza riga di testo... in proporzioni variabili. Non sapendo come ottenere l'effetto ho messo punto-spazio-punto-spazio-punto-testo o testo-punto-spazio-punto-spazio-punto a seconda dei casi senza cercare l'esatta resa grafica. Non ci sono mai spazi dopo il terzo punto perchè quella combinazione con spazio finale l'ho usata come regex per il template rigapunteggiata/16 --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 19:14, 16 mag 2025 (CEST)
== Ariosto ==
Ciao. Sono finalmente arrivato a creare le pagine Opera delle liriche dubbie. [[Opera:Madonna, qual certezza|Questa]] è la prima (corrispondente a [[:d:Q134486391|questo elemento Wikidata]]): quando hai tempo, ci sarebbe da modificare il template {{tl|Opera}} per mostrare il possibile autore anche qui da noi.-- [[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 12:10, 17 mag 2025 (CEST)
:@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]]: ok, ho aggiunto la gestione del "possibile autore" (da testare cosa succede se sono più di uno). Ho creato [[:Categoria:Opere con possibili attribuzioni]] per radunare questi casi. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:04, 19 mag 2025 (CEST)
::Grazie mille, ti faccio sapere se trovo comportamenti inaspettati o ''bug''--[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 13:08, 19 mag 2025 (CEST)
== Due domande "laterali" ==
Abbi pazienza se ti pongo due domande che con wikisource hanno poco a che fare (ma poi... chissà...).
Dopo decenni mi è tornata la voglia di preparare pagine web.
Ho scelto come editor Bluegriffon. OK? Altro?
E se oltre a creare pagine web locali, volessi metterle in rete, hai qualche suggerimento? Non mi serve un dominio "mio". [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:54, 22 mag 2025 (CEST)
== Info ==
Ho "perso un pezzo" nella discussione sulle Ville, si può far sparire il dato? Grazie :-) -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 11:47, 9 giu 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: intendi il tuo IP, vero? ho provveduto a mascherarlo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 11:53, 9 giu 2025 (CEST)
== Modifica gadget ==
Fatta una piccola modifica a [[Mediawiki:Gadget-common.js]], funzione newAutoRi, in modo che funzioni anche se il parametro pagina contiene un tl rl (visualizzazione come numero romano). Visto che sono estremamente arrugginito e che ti stai occupando di risistemare gli script ti avviserò ad ogni mia cauta modifica. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:30, 16 giu 2025 (CEST)
== Pg aggiunto in modo strano ==
[https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Pagina:Come_si_possa_diventare_artisti_cinematografici_1914-PaoloAzzurri.pdf/30&diff=next&oldid=3542341 Questo] mi si è aggiunto facendo Alt+7, immagino che venga da una MemoRegex di chissà quale altro indice! Grazie [[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 14:10, 3 lug 2025 (CEST)
:@[[Utente:Cruccone|Cruccone]]: purtroppo è un bug noto. Succede a volte quando si cambia indice, probabilmente perché non trova un memoregex sull'indice nuovo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:41, 3 lug 2025 (CEST)
== OCR Google ==
Ciao, mi dicono che hai tolto il pulsante tra i gadgets. A me è molto utile spesso, es. di [[Pagina:Matilde Serao Evviva la vita 1919.pdf/76| questa pagina]] non vedo il testo se non uso il tasto OCRGoogle. Come faccio ad attivarlo per me? Ciao e grazie Susanna [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 19:00, 27 lug 2025 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: ciao, l'ho disattivato perché è da qualche anno che è stato sostituito da uno strumento "ufficiale", che è il bottone "Trascrivi testo": puoi usare quello d'ora in poi. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 20:13, 27 lug 2025 (CEST)
::Grazie. Come faccio ad attivarlo? devo inserire una istruzione nel mio common.js? me la puoi indicare? Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 15:15, 28 lug 2025 (CEST)
:::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: non è un gadget, è un componente standard, quindi dovresti già vederlo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:38, 28 lug 2025 (CEST)
::::Non lo vedo; potresti guardare il mio common.js per capire se lì ho fatto pasticci? [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 17:24, 28 lug 2025 (CEST)
:::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: ho visto che avevi tentato di riaggiungerti il bottone OCRGoogle, ma in quel modo non poteva funzionare, ora forse sì. Comunque, riusciresti a caricare uno screenshot dove si veda l'intera pagina quando vai in modifica? Va bene su Commons, o qualunque altra piattaforma dove ti sia comodo. Vorrei davvero capire come ti appare il sito, perché senz'altro c'è qualcosa di strano. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:10, 28 lug 2025 (CEST)
::::::ecco una [https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pagina_Serao.png pagina normale] e [https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pagina_Serao_con_eis.png una con eis] del testo Serao che per problemi strano non mi visualizza la pagina. Per questo qui mi serviva assolutamente la funzione ORCGoogle. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 18:35, 28 lug 2025 (CEST)
:::::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: non sono riuscito a replicare del tutto la tua situazione, comunque vedo che stai ancora usando il tema "Vector legacy"... io ti consiglierei, per cominciare, di passare a quello nuovo, andando su Preferenze -> Aspetto e scegliendo "Vector (2022)". Poi può essere che tu abbia attivato qualche gadget "strano" che magari nasconde o copre il bottone trascrivi... [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:11, 28 lug 2025 (CEST)
== Problemi OCR Google ==
Con la mia utenza l'accoppiata pulsante OCR Google - eis funziona, ma non funziona per @Giaccai nè per la mia utenza secondaria. Da cosa può dipendere? Puoi aiutarci? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:16, 1 ago 2025 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: la tua utenza non so, ma hai visto lo screenshot dell'ambiente di @[[Utente:Giaccai|Giaccai]] che ha postato qui sopra? È come fare un tuffo nel passato... ha ancora la vecchia Vector e altri gadget strani che non usa più nessuno, tipo "Blocca la sidebar" e "Resize.menu"... e le mancano alcune cose indispensabili, tipo Section (e infatti non sa mai come gestire i capitoli che iniziano a metà pagina...). Io ho cercato di replicare la situazione sulla mia utenza, ma non ci sono nemmeno riuscito del tutto. Bisognerebbe fare un "riallineamento" con la situazione generale degli altri utenti, sennò ci sono troppe cose che potrebbero influire, e facciamo anche fatica a capirci. Avrei bisogno di vedere l'elenco completo dei gadget attivi, e magari anche i tab "Aspetto" e "Casella di modifica" delle Preferenze, forse anche lì c'è qualcosa che può influire, tipo il visual editor. E ovviamente sbiancare tutti gli script personali. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:37, 1 ago 2025 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Grazie. Provo a operare con più diligenza sulla mia utenza secondaria. Poi suggerisco a @[[Utente:Giaccai|Giaccai]] le contromisure. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:43, 1 ago 2025 (CEST)
:::@Trovato il problema in [[Utente:Alex brollo bis]]: era attivato il gadget eis test, non aggiornato con le istruzioni di caricamento di OCR Google. Adesso è allineato all'eis generale. @Giaccai : Chissà, forse adesso ti funziona... prova ad attivare Vector 2022. E per attivare l'aggiornamento dei tuoi gadget, disattivane qualcuno, e salva; se poi lo rivuoi puoi riattivarlo e salvare di nuovo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:06, 1 ago 2025 (CEST)
::::caro Alex, ho già attivato Vector 2022 prima di scriverti. Ho cancellato diversi gadget, ho cambiato browser, ma tutto resta come prima, non vedo il tasto OCR standard e neanche il tasto OCR Google. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 20:35, 1 ago 2025 (CEST)
:::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Uffa. :( Riprovo... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:28, 2 ago 2025 (CEST)
== Ancora su Giaccai e Google-OCR ==
Mistero. Dall'utenza di Giaccai, lanciando in modifica dalla console <code>mw.loader.load('//wikisource.org/w/index.php?title=MediaWiki:GoogleOCR.js&action=raw&ctype=text/javascript');</code>, non succede niente. Da tutte le mie utenze, compare immediatamente il pulsante Google OCR funzionante. Nonostante l'azzeramento di script personali (common.js, PersonalButtons.js) non cambia nulla. E' come se ''Giaccai non potesse vedere //wikisource.org''. Ho gettato la spugna. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:39, 10 ago 2025 (CEST)
:PS: Giaccai dice che entrando in modifica nsPagina si apriva un box con F8 F7 F6.... non l'ho visto e non ho capito cosa sia e da dove venga. :(. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:09, 10 ago 2025 (CEST)
::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: c'è un'ultima cosa, un pochino drastica, che Giaccai potrebbe fare: aprendo il browser in incognito, crearsi una seconda utenza Giaccai2 e vedere se da lì le cose funzionano. Se neanche così va... allora è proprio stregato il suo pc. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:31, 21 ago 2025 (CEST)
:::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Prova anche il suggerimento di Candalua.... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:41, 21 ago 2025 (CEST)
::::Ho aperto una nuova utenza con lo stesso risultato (ma senza aprire il browser in incoglino perchè non so come fare) Ho provato le due utenze su un altro pc un Mac, ma in nessun caso vedo il tasto OCR. Sul mio pc ho Linux Mint Mate. Mi rassegno? Grazie molto a entrambi per la pazienza, buona giornata [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 11:15, 22 ago 2025 (CEST)
:::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: scusa, ma vedi proprio tutto identico da un'utenza all'altra? Non c'è nessuna differenza per esempio tra i bottoni della barra di modifica, o tra i comandi del menu? [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 22:23, 25 ago 2025 (CEST)
== Flag AI ==
Sarei propenso a richiedere il flag di AI per sistemare robette qua e la che confliggono con la modalità scura in modo che possa finalmente essere funzionale e consistente nonchè abilitata anche per non-loggati.
Inoltre vorrei fare qualche altro fix funzional/estetico a vector22 (che di default sembra un'interfaccia per mobile e non per pc...🙄). Visto che nulla s'è mosso in 8 mesi, e che certe obiezioni dovrebbero essere superate, ti pare inopportuno che riproponga la cosa al bar da qui a qualche tempo? -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 20:30, 20 ago 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: sembra anche a me che i tempi possano essere maturi. Mi pare che, superato qualche piccolo screzio iniziale, tu abbia dimostrato di portare un contributo utile al progetto, e di saper collaborare con gli altri utenti. Nella richiesta, dettaglia bene il perimetro del tuo intervento: sistemare la modalità scura va bene, ma se hai visto altre fix da fare, spiega bene quali sono e cosa comportano, ed eventualmente rimandale ad una seconda richiesta. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:28, 21 ago 2025 (CEST)
::"Utile" è un parolone... in realtà il mio contributo è abbastanza limitato e per niente paragonabile a quello di moltissimi altri che trascrivono decine di pagine al giorno 😨, ed è anche un po' di contorno e ''sui generis'' ([https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Speciale%3AContributi&target=TrameOscure&namespace=12&tagfilter=&start=&end=&limit=50 propedeutico]?).
::Le "altre" fix sono abbastanza piccolezze, riguardano la compattazione dei menu (che allo stato sembrano spaziati da touch e se si tiene lo zoom a >100% sono pure da scrollare...) e un elegante bordino 1px azzurro (come sotto l'header, che era un'aggiunta mia) per scontornarli: mera estetica ma IMHO decisamente migliorativa percettivamente specie per chi apprezzava vector legacy o addirittura roba più datata e meno piatta/vuota/lattiginosa. Semmai produco uno screenshot.
::Provvedo appena ho ragionevolmente tempo di dedicarmi alla cosa, anche perchè devo prima estrapolare dalle mie millemila modifiche in locale quelle da trasferire. :-) -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 17:24, 21 ago 2025 (CEST)
== Bug VisualEditor? ==
Sono incappato in un problema di VisualEditor che non avevo notato in passato.
Se si edita una sezione di una pagina (es [[Aiuto:Guida alla pubblicazione di un testo/Pubblicizzare il testo|m'è successo qua]] con "modifica sorgente" a lato del titolo di sezione, viene caricata come wikitesto raw solo la sezione. Se si fa qualche modifica e si passa a "modifica" tramite la scritta in altro (non l'icona dell'occhio e della penna), si passa al WYSIWYG di quella sola sezione, ma salvando, di tutta la pagina resta veramente ''solo'' quella sezione. In pratica VE carica e visualizza solo una porzione della pagina, ma salvando considera che il salvataggio sia di ''tutta'' la pagina.<br>
La cosa non si verifica se lo switch viene fatto con le icone occhio/penna.<br>
Non so se è materia di cui ti occupi tu (forse no), ma di certo ne capisci più di me. -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:20, 24 ago 2025 (CEST)
== Problemi capolettera ==
Ciao, ho un problema in [[Pagina:Gemelli Careri - Viaggi per Europa, Vol. I, Napoli, Roselli, 1701.djvu/27|questa pagina]]: sostanzialmente, non funziona l'"a capo". Dopo diversi scervellamenti, ho notato che togliendo il tl Capolettera non ci sono problemi e va a capo tranquillamente. E' possibile ci sia qualche bug? Grazie dell'aiuto! [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 10:29, 29 set 2025 (CEST)
:Ciao @[[Utente:Modafix|Modafix]]! Era il PieDiPagina che causava questo comportamento strano... aggiungendoci prima un ritorno a capo, è andato a posto. Comunque, credo che nella trasclusione i paragrafi sarebbero venuti giusti lo stesso, che è quello che conta di più. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:47, 29 set 2025 (CEST)
::Grazie ancora! :) [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 10:54, 29 set 2025 (CEST)
== Piccolo e irrilevante bug di autoNs0 ==
In Critica della ragion pura, la struttura del Sommario è particolarmente complessa, con sovrabbondanza di livelli di sottopagine, e autoNs0 si confonde compilando (in alcuni casi) campi prec e succ "rotti". Non è una problema rilevante, vista l'eccezionalità del caso, ma visto che ho incontrato il problema ho pensato che fosse il caso di segnalartelo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:39, 10 ott 2025 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: eh, mi pare che regga fino a 5 livelli, e quindi vedo che si arriva addirittura a 8... :D Era stato già complicato gestirne 5, quindi senz'altro lo lascerò così. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:35, 10 ott 2025 (CEST)
== Notice of expiration of your interface-admin right ==
<div dir="ltr">Hi, as part of [[:m:Special:MyLanguage/Global reminder bot|Global reminder bot]], this is an automated reminder to let you know that your permission "interface-admin" (Amministratori dell'interfaccia) will expire on 2025-11-04 09:54:42. Please renew this right if you would like to continue using it. <i>In other languages: [[:m:Special:MyLanguage/Global reminder bot/Messages/default|click here]]</i> [[User:Leaderbot|Leaderbot]] ([[User talk:Leaderbot|disc.]]) 20:42, 28 ott 2025 (CET)</div>
== maggiore rispetto e spiegazioni di cancellazioni voci ==
Ciao, ho per due volte consecutive inserito una voce riferita a uno scrittore e giornalista che tu hai, nel primo caso cancellato, e nel secondo addirittura bannato.
Puoi essere così gentile da spiegarmi i motivi e, soprattutto, capire perché non ci si rivolge all'autore della VOCE e/o DISCUSSIONE, fosse anche in privato, per spiegare l'azione?
E' una questione di rispetto verso chi ha interesse per questa enciclopedia, oltre che alla fonte riportata
Grazie, attendo un tuo opportuno riscontro
Gianbattista Sforza [[User:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]] ([[User talk:Gianbattista Sforza|disc.]]) 12:19, 24 nov 2025 (CET)
:@[[Utente:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]]: il motivo è chiaramente indicato nell'operazione di cancellazione: "Pagina costituita unicamente da collegamenti esterni e spam promozionale". Wikisource non è il luogo dove inserire il curriculum vitae di uno scrittore contemporaneo per cercare di dargli visibilità. In particolare è vietato l'inserimento di link a siti personali o che comunque pubblicizzano un autore a fini commerciali. La biografia si può eventualmente inserire su Wikipedia, sempre se lì la ritengono meritevole di interesse enciclopedico, cosa di cui dubito. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:49, 24 nov 2025 (CET)
::va bene, grazie [[User:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]] ([[User talk:Gianbattista Sforza|disc.]]) 16:13, 24 nov 2025 (CET)
== Ancora sul nuovo Trova e sostituisci ==
Dopo parecchie settimane di uso intensivo del nuovo Trova e sostituisci, su testi in prosa, sono entusiasta. Adesso sono alle prese con un testo poetico in versi, e trovo un intoppo: la rinuncia a Strumenti di rilettura, ed in particolare dello script per la numerazione dei versi, mi crea qualche difficoltà.
Immagino che il problema stia principalmente nella routine cleanup, che in Strumenti richiama (fra le altre cose) il vecchio Trova e sostituisci, mentre il nuovo ridefinisce la routine.
Provo a creare un "clone" di [[MediaWiki:Gadget-RegexMenuFramework.js]] cancellando ogni riferimento a cleanup, ad uso personale, in modo da aggirare i conflitti. Ma temo di aver perso qualche abilità critica. Tu hai in progetto di risolvere? Tienimi informato, per favore. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:33, 10 dic 2025 (CET)
:Fatto, procedo con il test. Il gadget clone è [[MediaWiki:Gadget-RegexMenuFrameworkNew.js]], sembra funzionare. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:17, 10 dic 2025 (CET)
::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: purtroppo ci sto lavorando molto saltuariamente, anche per una certa incertezza su come procedere. Vorrei portare in Trova&Sostituisci il vecchio cleanup e il RigaIntestazione, ma senza portarmi dietro pacchi di codice legacy, e non è facile. Poi bisognerebbe capire che fare degli altri Strumenti per la rilettura. Comunque non ci dovrebbero essere conflitti, solo lo shortcut, ma il Trova&Sostituisci è in grado di accorgersi se hai gli Strumenti attivati e nel caso rinuncia a prendersi lo shortcut. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:12, 10 dic 2025 (CET)
:::Io sono appagato, il nuovo gadget si attiva e fa tutto, e non collide con il nuovo Trova e sostituisci. Mi rendo conto che è uno script caotico, ma è quello che mi serviva... ti chiedo solo di verificare che non parta di default. E ancora complimenti per il nuovo Trova e sostituisci. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:35, 10 dic 2025 (CET)
::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: eh sì, avevi lasciato il default. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 16:23, 10 dic 2025 (CET)
:::::Trovato un bug, c'è qualcosa che non va nella gestione di RigaIntestazione (in Telesilla) scatenato da <code>Alt+7</code>. Indagherò fino allo sfinimento. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:06, 13 dic 2025 (CET)
::::::Mi pare che il problema si verifichi ''solo sotto eis''. Non è molto ma è un indizio. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:12, 13 dic 2025 (CET)
:::::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: ieri sera ho introdotto in trova&sostituisci anche la riga intestazione automatica, non so se può interferire. Come le altre funzioni, è disattivabile aprendo il gadget. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 23:27, 13 dic 2025 (CET)
::::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Ritorno a Telesilla e verifico. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:27, 14 dic 2025 (CET)
:::::::::Sembra che ci siamo.
:::::::::* Sotto Modifica non-eis Alt+7 funziona ma con una piccola differenza rispetto all'algoritmo originale.
:::::::::* Sotto Modifica eis Al7+7 si imbizzarrisce.
:::::::::La differenza rispetto all'algoritmo originale è che l'algoritmo nuovo è ''forzante'', ossia modifica RigaIntestazione anche se RigaIntestazione c'è già. Il vecchio algoritmo invece è "non forzante", non scatta se RigaIntestazione c'è già. Nella mia bottoniera c'è una versione del vecchio script nella versione ''forzante'', che uso solo quando un RigaIntestazione esistente va modificato, altrimenti Alt+7 chiamava ''lo script non forzante''-
:::::::::Provo ad aprire il nuovo Trova e sostituisci per cercare di capire il codice. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:04, 14 dic 2025 (CET)
::::::::::Come immaginavo, trovo un algoritmo autoRI() nuovo di pacca dentro il gadget; me lo studio con calma. Di certo il problema sta lì. Nel frattempo, devo solo ricordarmi di cliccare il mio pulsante autoRi ''forzante'' prima di salvare la pagina, se serve, e posso lavorare tranquillo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:10, 14 dic 2025 (CET)
:::::::::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: in effetti credo sia meglio non sovrascrivere Riga intestazione se già presente. Modificherò in tal senso. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:11, 14 dic 2025 (CET)
::::::::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Grazie! Problema quasi risolto (sotto eis basta ricordarsi di generare il RigaIntestazione giusto prima di chiamare postOcr). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:22, 25 dic 2025 (CET)
== Minuscolo miglioramento di Trova errori ortografici? ==
Lanciando:
$("#errori-ortografici-list a").attr("target","errore")
in console, dopo caricata tutta la lista di errori, ottengo che la pagina che si apre dal link usi sempre la stessa scheda del browser. E' un trucco che trovo comodo per evitare che la lista delle schede aperte si allunghi in modo fastidioso (almeno per me). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 06:52, 25 feb 2026 (CET)
== Caratteri nascosti o invisibili nei titoli ==
Caro Candalua,
ho letto da qualche parte che in un titolo possono inserirsi caratteri invisibili che creano problemi. Io nei miei pergrinaggi ho trovato questo:
*Primo caso: [[Lettre à M. C*** sur l’unite de temps et de lieu dans la tragédie]] non è lo stesso titolo di [[Lettre à M. C*** sur l'unite de temps et de lieu dans la tragédie]]: sono due pagine differenti, ma non ho capito dove stia la differenza nel titolo, come possa scovarla e quindi disfarmi el doppione inutile (tra l'altro mi piacerebbe scoprire quanti altri di simili doppioni abbiamo nel nostro progetto).
*Secondo caso: se guardi il template di navigazione in [[Il buon vino]] noterai che la parte tra parentesi in [[L'allodola (de Tourtoulon)]] non "scompare", e lo stesso vale sia in [[Antologia provenzale/Linguadoca]] quando il titolo è dentro un template:Testo. Sospetto che ci sia un carattere invisibile che interferisce con gli automatismi di mediawiki.
Sto pensando correttamente o mi sto creando un film fantasy? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 16:51, 7 mar 2026 (CET)
:Caro @[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]],
:* la differenza, scovata con occhio allenato, sta nell'apostrofo: il primo titolo ce l'ha tipografico. Ho già cercato di impedire la creazione di pagine con questo apostrofo e altri caratteri strani, imponendo una regola in [[MediaWiki:Titleblacklist]], ma ci sono riuscito solo per gli utenti normali: per gli admin la regola non scatta e non interviene nessun avviso, quindi è facile non accorgersene. Si può trovare [https://lists.toolforge.org/itwikisource/Testi/Testi_con_caratteri_speciali qui] una lista di pagine con apostrofi tipografici o lineette lunghe: per fortuna sono solo una manciata.
:* per le parentesi, la regola che abbiamo usato è: nascondi la parte tra parentesi solo se inizia per lettera maiuscola. Questo per evitare di nascondere cose legittime tipo ''[[Così è (se vi pare)]]''. Ovviamente anche qui c'è il caso limite... il "de" nobiliare non fa veramente parte del cognome e quindi è giusto che in questo caso sia minuscolo. Si può tuttavia ovviare usando direttamente un wikilink: [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Il_buon_vino&diff=3643755&oldid=3639092], soluzione un po' singolare e da non generalizzare, ma che si può usare in casi come questo. Nel template Testo, invece, c'è già un secondo parametro per sostituire il titolo.
:[[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:45, 9 mar 2026 (CET)
::Mi cospargo il capo di cenere: sul primo caso ci sarei dovuto arrivare da solo.... Per il secondo, ho imparato qualcosa di nuovo. In ogni caso mi ero fatto un film fantasy. Grazie per la pazienza nello spiegarmi questi particolari tecnici. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 14:17, 9 mar 2026 (CET)
:::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: figurati! tra l'altro, mi accorgo adesso che dovrebbe essere ''unité'', non ''unite''. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:50, 9 mar 2026 (CET)
== Problema con il salvataggio memoRegex ==
[https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_indice:Porta_-_Poesie_milanesi.djvu&oldid=3653615 In questa pagina Discussioni indice], a seguito di un salvataggio memoRegex, ho notato due problemi:
* è stata aggiunta una nuova copia della sezione memoRegex invece di sostituire quella esistente;
* una discussione con Edo è sparita (era già successo in precedenti modifiche della pagina e sono impazzito per ritrovala).
Adesso che lo so ci sto attento, ma cosa c'è che non va? Sto lavorando sotto eis. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:41, 29 mar 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: mi sa che hai trovato un bug che si verifica ''solo se ci sono altre sezioni prima del memoRegex, almeno una delle quali abbia una sottosezione''. Non esattamente una casistica molto frequente! Dovrei averlo sistemato, comunque spostare la memoRegex in cima alla pagina senz'altro taglia la testa al toro :) [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:45, 29 mar 2026 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Infatti avevo trovato questa soluzione. La causa, la mia fissazione di scrivere immediatamente un minimodi doc di documentazione ''prima '' di cominciare a editare nsPagina. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:57, 29 mar 2026 (CEST)
== You may be an eligible candidate for the U4C election ==
<div lang="en" dir="ltr" class="mw-content-ltr">
Greetings,
The [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee|Universal Code of Conduct Coordinating Committee (U4C)]] seeks candidates for the 2026 election. The U4C is the global committee responsible for overseeing enforcement of the [[foundation:Special:MyLanguage/Policy:Universal Code of Conduct|Universal Code of Conduct]]. Elections are held annually, if elected a committee member serves for two years.
This year the U4C requires candidates to hold administrator rights on at least one wiki, which is why you are being contacted as you appear to hold this right. There are other requirements, such as candidates must be at least 18 years old and may not be employed by the Wikimedia Foundation or other related chapters and affiliates. You can find more information in the [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee/Election/2026#Call_for_Candidates|call for candidates on Meta-wiki]]. Additionally, the committee's working language is English; some ability to communicate in English is required.
The election opens on 18 May, if you are eligible and interested you have until 10 May to submit your candidacy. There will week between for candidates to answer questions from the community. Voting takes place privately in [[m:Special:MyLanguage/SecurePoll|SecurePoll]], successful candidates must receive at least 60% support. More information is available on [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee/Election/2026|the 2026 Elections page]], including timelines and other candidacy information. If you read over the material and consider yourself qualified, please consider submitting your name to run for the committee. If you think someone else in your community might be interested and qualified, please encourage them to run.
In partnership with the U4C -- [[m:User:Keegan (WMF)|Keegan (WMF)]] ([[m:User_talk:Keegan (WMF)|talk]]) 20:33, 28 apr 2026 (CEST) </div>
<!-- Messaggio inviato da User:Keegan (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=User:Keegan_(WMF)/test&oldid=30471754 -->
== Piccolo inconveniente del nuovo autoNs0 ==
L'eliminazione di fromsection="" e tosection="" va benissimo, ma dovrebbe scattare solo al salvataggio, e non in anteprima. Non so se è solo mia abitudine, ma io sistematicamente dò un'occhiata all'anteprima per compilare i due parametri lasciandoli vuoti, poi mi regolo per la loro compilazione (soprattutto per il tosection). Per ora uso una piccola furbata: ho notato che lo script cancella tosection="", ma non tosection=" "... e così lo frego. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:37, 14 mag 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: interessante osservazione. {{fatto}}. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:34, 14 mag 2026 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Fulmineo! :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:18, 14 mag 2026 (CEST)
== Testi sbloccati da Google di recente ==
Ciao, dato che so che varie volte chiedi di sbloccare testi da Google, ti segnalo che almeno un mese fa avevo chiesto a Google alcuni sui libri da sbloccare, non ho più avuto notizie di essi, poi ieri ho riguardato i link e li ho trovati sbloccati. A quanto pare Google non mi aveva avvisato dello sblocco via mail come al solito. Magari tu puoi riguardare le tue richieste per vedere se ti è accaduto lo stesso...
Ciao. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 10:00, 16 mag 2026 (CEST)
== Proposta per Cerca errori ortografici ==
Finalmente faccio uso del magnifico box "Cerca errori ortografici", vedo che i link alle pagine non sono diretti ma stanno nello script, e immagino che nello script che attiva il link ci sia un attributo <code>target="new"</code> per far aprire la pagina da verificare in una nuova scheda. Ti propongo di modificare il target in modo che la pagina da correggere si apra sempre ''nella stessa scheda'' scegliendo un nome appropriato per la scheda destinata alle correzioni. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:57, 8 lug 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: ho come un "djvu" (ah ah ah)... me l'avevi già chiesto (forse per un altro gadget) e te l'avevo bocciata? In generale, riusare una scheda già aperta non è una buona pratica di web design, perché non puoi sapere se l'utente stava ancora usando quella scheda, gli sovrascrivi il contenuto senza dargli modo di impedirlo... quindi spiacente, ma devo respingere nuovamente la proposta. :( [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:19, 8 lug 2026 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Prendo atto di un deterioramento di qualche neurone. :-) Grazie della spiegazione ripetuta che non ricordavo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:02, 8 lug 2026 (CEST)
== riga cassata ==
Ciao, avevo tolto la prima diga dell'indice che in realtà non è un capitolo ma il nome del libro e tu l'hai rimessa, come mai ci tieni a tenerla dato che non fa in realtà veramente parte dell'indice? Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 09:03, 12 lug 2026 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: io invece non capisco perché ti ostini a toglierla :) È una pagina anche quella, ed è la radice di tutta l'alberatura del sommario. Compila Sommario la inserisce apposta, non è un errore... [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:43, 13 lug 2026 (CEST)
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Supplemento alla Storia d'Italia/CI
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2026-07-13T06:31:49Z
Dr Zimbu
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Porto il SAL a SAL 100%
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wikitext
text/x-wiki
{{Qualità|avz=100%|data=13 luglio 2026|arg=letteratura}}
{{IncludiIntestazione|autore=Étienne-François Le Tourneur/Querini|sottotitolo=CI - Latourneur a nome del Direttorio esecutivo approva le disposizioni militari date da Bonaparte contro Venezia, e gli fa conoscere le intenzioni del Governo. Nota del nobile Quirini della Repubblica di Venezia al ministro delle relazioni estere Carlo Delacroix, nella quale si duole che il comandante Lefrons abbia ploclamata la libertà in Bergamo|prec=../C|succ=../CII}}
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Supplemento alla Storia d'Italia/CII
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2026-07-13T06:33:45Z
Dr Zimbu
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Porto il SAL a SAL 100%
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text/x-wiki
{{Qualità|avz=100%|data=13 luglio 2026|arg=letteratura}}
{{IncludiIntestazione|autore=Napoleone Bonaparte|sottotitolo=CII - Il Generalissimo Bonaparte spedisce al Direttorio il trattato preliminare, e manifesta le sue vedute intorno agli affari di Germania, e d’Italia|prec=../CI|succ=../CIII}}
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Supplemento alla Storia d'Italia/CIII
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Dr Zimbu
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Porto il SAL a SAL 100%
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{{Qualità|avz=100%|data=13 luglio 2026|arg=letteratura}}
{{IncludiIntestazione|autore=Charles-François Delacroix|sottotitolo=CIII - Delacroix spedisce la corrispondenza ai generali Bonaparte e Clarke per servir loro di norma nel trattare gli affari di Germania|prec=../CII|succ=../CIV}}
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Utente:Pic57
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Pic57
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/* Canti popolari */
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<!--[[File:Wikimediaitaliatessera2017.jpg|thumb|Tessera socio wikimedia Italia 2017|right]]--><small><small>Registrato da {{Utente:IPork/da|year=2012|month=6|day=2}} (2 giugno 2012)<!--Che ore sono? Sono le {{LOCALTIME}} di {{LOCALDAYNAME}} {{LOCALDAY}} {{LOCALMONTHNAME}} {{LOCALYEAR}}--> Oggi {{LOCALDAYNAME}} {{LOCALDAY}} {{LOCALMONTHNAME}} {{LOCALYEAR}}, alle ore {{LOCALTIME}} wikisource italia ha '''{{NUMBEROFARTICLES}}''' pagine di contenuti...</small></small>
<!--== Wikimedia italia ==
Socio [http://www.wikimedia.it/mission/ Wikimedia Italia]-->
== Contributi ==
{{#Babel:it|en-2|la-3|grc-3|}}
{{Qualità|avz=25%|data=9 giugno 2012|arg=Da definire}}
=== Partiture trascritte ===
==== Arie da Opere ====
{{smaller|· {{Testo|Al mio pregar t'arrendi}} · {{Testo|Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Amore_o_grillo|Amore o grillo}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907 vol. II/N. 9/Aria|Aria}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 5/Aria di Colette|Aria di Colette}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 5/La figlia di Iorio. Atto I. Solo di Candia: Carne mia viva, ti tocco la fronte.|Carne mia viva, ti tocco la fronte.}} · {{Testo|E l'uccellino...}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 6/La nuit tombait. 4. Crépuscule|La nuit tombait. 4. Crépuscule}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 6/La nuit tombait. 6. Il pleut|La nuit tombait. 6. Il pleut}} · {{Testo|L'Opera_in_film/La_serva_padrona_di_G._B._Pergolesi._Intermezzo_primo._Partitura_con_note_per_sequenza_cinematografica|La serva padrona di G. B. Pergolesi. Intermezzo primo}} · {{Testo|Nel cor più non mi sento}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 5/La figlia di Iorio. Atto III. Solo di Aligi: Rinverdisca per noi|Rinverdisca per noi}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 3/Giovanni Gallurese. Atto I. Solo di Giovanni. Riduzione per flauto|Giovanni Gallurese. Atto I. Solo di Giovanni. Riduzione per flauto}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 3/Giovanni Gallurese. Atto I. Solo di Giovanni. Riduzione per flauto|Giovanni Gallurese. Atto I. Solo di Giovanni. Riduzione per piano}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 3/Giovanni Gallurese. Atto I. Solo di Giovanni. Riduzione per flauto|Giovanni Gallurese. Atto I. Solo di Giovanni. Riduzione per violino}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 1/Risurrezione}} · {{Testo|Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._8/Madama Butterfly. Finale Atto II.}}
}}
==== Barcarole ====
{{smaller| · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 4/Barcarola|Barcarola}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 6/Barcarolle|Barcarolle}}
}}
==== Canti patriottici ====
{{smaller|· {{Testo|Canzone del Grappa (Spartito)}} · {{Testo|Daghela avanti un passo}} · {{Testo|La campana di San Giusto (brano musicale)|La campana di San Giusto}}
}}
==== Canti popolari ====
{{smaller|
· {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Canti della recluta/Addio mia bella addio}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Ameime mi}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/A Roma le campane sona}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/A tavola rotonda}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/All'ombra Ninetta}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Bacchica}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Bel'ucelin del bò}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Bevè, bevè compare}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Toscana/Chi vuol sentir cantar la veneziana}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Ciribiribin}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Cossa me importa a mi che non son bela}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Cossa me importa a mi che non son bela}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Dona lombarda}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/E noi siam sempre noi}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/El papà xe andà soldà}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/El sogno de Violeta}}· {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Evviva Esperia}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Abruzzi/Fi mè}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Lazio/Fior di grispigni}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Fior di bambare}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Fior di tomba}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Lazio/Fior di viola}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Gigia gentil}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Gigia mia bella}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Toscana/Giovanuttin che vesti de turchino}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Guarda che bel seren...}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Canti della recluta/Guarda che bela machina}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Guarda la luna...}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/I Scartozzi}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Il mar è turbido}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Lazio/Il mazzolin di fiori}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/In gondola te voi' menar}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/L'andava in Lombardia}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/L'indormio}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/L'omo xe un angelo}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/La bella che dorme}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Lazio/La cas'è bbassa}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/La Ciosota}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/La mia bella se ciama Sofia...}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Lazio/M'affaccio a la finestra}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/La pesca dell'anello}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/La prova}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Toscana/La rosa è il più bel fiore}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Moretina che l'albero pende...}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/No, l'amore peccato non è}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Nina mia son barcaiolo}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Ninetta mia bella}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/No g'ho la ciave del porton}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Canti della recluta/Non pianzer mia Nineta}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Abruzzi/O mamma mamma}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Toscana/Ora che m'hai lasciata}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Per far i gnochi}} {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Toscana/Peschi_fiorenti}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Lazio/Più bella sei}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Canti della recluta/Poverino ahimé}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Lazio/Quanno Noene l'arca frabbicò}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Se fussi una regina}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Se m'â tocà soldato...}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/El papà xe andà soldà}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Se mi volevi bene}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Son andado in Albania}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Son bambinela}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Toscana/Sta su Lazaro che fai!}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Abruzzi/Stava lo grillo}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Abruzzi/Tu nel tuo letto}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Tu sei bella}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Viva Noè!}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Istria/Mi cioro}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Istria/E su la reîva}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Istria/Amememeî}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Istria/Fiuri de reîso}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Lombardia/Dove si stâ jersira}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Lombardia/De tan piscinin che l'era}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Lombardia/E gira che ti gira}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Lombardia/Me pader fa 'l moletta}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Lombardia/Mi gh'hoo la mia sorella}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/Canto del gondoliere}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/Amememi o dona Lombarda}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/Pelegrin che vien da Roma}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/Fame la nana}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/O benedett l'amor dei giovin}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/O giovanoti ô o}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/Canto l'armi pietose}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Piemonte/Povero mi}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Piemonte/Ameime mi dona Lombarda}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Piemonte/Crave crave mie}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Piemonte/Novara Novara la bella sità}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Piemonte/Pelegrin che vien da Ruma}}
}}
==== Canzoni ====
{{smaller|
· {{Testo|Ars et Labor, 1908 vol. I/N. 3/Bacio vivo}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 4/In sogno!|In sogno}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 3/Io la baciavo...|Io la baciavo...}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 1/Perché dolce, caro bene}} · {{Testo|'Till The End O' The World With You}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 4/Torna Amore}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 2/Tra il sì e il no}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 3/La ritrosa|La ritrosa}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 2/Notti di maggio!}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 5/On dit!|On dit!}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 1/Prima Neve}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907 vol. II/N. 10/Rayon de Lune!..}} · {{Testo|Il poveretto}} · {Testo|Lontana}}
}}
==== Gavotte ====
{{smaller|· {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 2/Charmante coquette}} · {{Testo|Ars et Labor, 1908 vol. I/N. 3/Coquetterie}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 3/Dansez marquise}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 6/Paroline dolci}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 2/Talon Rouge}}
}}
==== Marce ====
{{smaller|· {{Testo|La marcia dei soldatini di piombo}} · {{Testo| Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia}}
}}
==== Mazurche ====
{{smaller| · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 5/Bambini in festa|Bambini in festa}} · {{Testo|Mazurka in do maggiore. Opera postuma|Mazurka in do maggiore. Opera postuma}}
}}
==== Minuetti ====
{{smaller| · {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 4/Minuetto lento|Minuetto lento}}
}}
==== Musica sacra ====
{{smaller| · {{Testo|Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N. 9/Ave Maria|Ave Maria}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907 vol. II/N. 12/Al Presepio|Al presepio}}
}}
==== Ninna nanne ====
{{smaller|· {{Testo|Ars et Labor, 1907 vol. II/N. 9/Ninna-nanna|Ninna-nanna}}
}}
==== Polke ====
{{smaller|· {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 1/A bocca dolce|A bocca dolce}}
}}
==== Romanze ====
{{smaller|
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==== Valzer ====
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=== Riviste ===
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{{Testo|Ars_et_Labor,_1906/N._1|Ars et Labor, 1906 n. 1}} · {{Testo|Ars_et_Labor,_1906/N._2|Ars et Labor, 1906 n. 2}} · {{Testo|Ars_et_Labor,_1906/N._3|Ars et Labor, 1906 n. 3}} · {{Testo|Ars_et_Labor,_1906/N._4|Ars et Labor, 1906 n. 4}} · {{Testo|Ars_et_Labor,_1906/N._5|Ars et Labor, 1906 n. 5}} · {{Testo|Ars_et_Labor,_1906/N._6|Ars et Labor, 1906 n. 6}}
{{Testo|Ars_et_Labor,_1908_vol._I/N._2|Ars et Labor, 1908 n. 2}}
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{{Rule|10em|}}
<poem>{{x-smaller|'''[*]''' Contribuito significativamente}}
{{x-smaller|'''[**]''' Pubblicazione a puntate}}
{{x-smaller|'''[***]''' Rilettura}}</poem>
<hr>
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== Laboratori ==
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|14|{{Sc|poesie}}|}}</noinclude><section begin="s1" /><poem>
In memorabil schiera
Già mille Duci usciro:
Cotal Arno rimiro
De’ gran Medici tuoi numero invitto;
Ma mia cetra e mia mente
Argo non è possente
A far con tanti Eroi sommo tragitto.
Io con Giovanni solo
Farò de’ remi un volo.
Umíle di lui speme
Fiero Aquilon disperga,
E già tra l’onde estreme
L’involva e la sommerga:
Alta co’ Regi alberga
Virtute, che del ciel guarda le porte:
E se fede mortale
In questo corso è frale,
I gemelli Ledei rendanla forte.
E ’l nipote sovrano
D’Eaco e d’Oceáno.
Qual non colse corona
D’eterna altera gloria
La destra onde risuona
Più fresca ognor memoria?
Lume d’ogni altra istoria
Al sol d’Achille disparisce e cede.
E cesse armata in guerra
Già la Meonia terra,
Là ’ve ci conflisse procelloso il piede,
E delle turbe oppresse
Fe’ sanguinosa messe.
Vaga Vergine orrenda,
Sul Xanto allor sen venno,
Ivi vibrò tremenda
Termodontea bipenne;
Ma poco al fin sostenne,
Benchè sì forte la Tessalic’asta,
Che trafitta il bel seno,
In sull’ampio terreno
La guancia impresse scolorita e guasta
E gío per l’aria ombrosa
L’anima disdegnosa.
Posso l’acerbo ed aspro
Fato narrar il Cigno,
Ma petto di diaspro,
La lingua di macigno
Chiede il cauto sanguigno
Dell’iraconda insuperabil destra
Steso Troilo, stese
Ettore, e lo scoscese,
Quasi infocato tuon, pianta silvestra:
Stese Mennone ancora
Lagrime dell’Aurora.
Or su, non solo infonde
Apollo arte di cetra,
Ma d’Aganippe all’onde
Presagio anco s’impetra.
Lo stral di mia faretra
Trarrò, che solo in verità s’acqueti.
Qual per cotanti illustri
Tra gli Eacidi illustri
È il figlio altier della cerulea Teti.
Tal fia quinci a mille anni.
Tra i Medici Giovanni.</poem><section end="s1" />
<section begin="s2" />{{Ct|v=1|f=120%|XIV}}
{{Ct|v=2|{{Sc|per lo medesimo.}}}}
<poem>
Muse, che palme ed immortali allori
A’grandi Eroi nudrite,
Voi lungo Anfriso udite
Tra dolcissimi augelli i più canori,
E dove Filomena a pianger move,
Sì dolcemente ella non piange altrove.
Ivi, a disacerbar sua pena interna,
Scioglie la voce ai venti,
Ed a’ soavi accenti
Iti la piaggia, Iti la valle alterna;
E del bel fonte alla sacrata sponda,
Sì muta Eco non è, che non risponda.
Ben fur, ben di natura alto consiglio,
Quelle sue note scorte
Perchè l’amara sorte
Ella potesse lacrimar del figlio;
E di suo strazio dimostrar pietate,
Almen nelle sembianze trasformate.
Or sì soavi accenti io non indarno,
Dive, chieggo in mercede,
Io peregrino il piede
Vado affrenando alle chiar’onde d’Arno;
Bramoso di scolpir sull’aurea riva
Marmo d’onor, che lungamente viva.
S’oro non è, ch’alto valor gradisca,
Ma d’Elicona il fiume,
Ben saria vil costume,
Grazia negar, perchè virtù languisca;
Dunque su per l’eterne aure serene
Aggiano i Cigni suoi l’armi Tirrene.
Elle non tra i confin del patrio lito,
Quasi belve in covili,
Ma fero udir gentili
Per le strane foreste aspro ruggito.
E già il gran Tebro al mar sen gío dimesso,
Porsenna udendo minacciar dappresso.
Ma se antico valor Febo sublima
Fa non certa memoria;
Io di novella gloria
Vo’ dir, che di tutt’altre ascende in cima;
E meco arida invidia invan contende,
Sì de’ Medici il Sole almo risplende.
Quale Orïon, qual fu per l’onde Arturo
Indomito, nemboso:
Qual fulmine fragoso,
Che squarcia delle nubi il grembo oscuro;
Che turba il mar, ch’empie d’orror la terra,
Tal fu la destra di Giovanni in guerra.
Egli or sull’Alpe, or in sentier palustri,
Or con lancia, or con spada,
Or calpestra, or dirada,
Or di gran sangue apre torrenti illustri;
Or le Torri, or le Terre arde, e distrugge
Lo sparge indi per alto aura, che fugge.
Odi che lunghi onor, che lunga tela
Tesse il bel nome altero!
Ma per lungo sentiero
Or di gran sangue apre torrenti illustri;
Chiede nave a solcar più d’una vela;</poem><section end="s2" /><noinclude>
<references/></noinclude>
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Dr Zimbu
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{sc|del chiabrera}}|267}}</noinclude><section begin="s1" /><poem>
Sparso di chioma profumata il tergo,
Colmava un’ampia coppa, indi dicea:
Chi brama vincitor, chi trïonfante
{{R|220}}D’Assiria il Re, sparga le cure al vento,
E di questo licore empia le vene.
Così dicendo tutto il petto allaga
Dell’ôr, che appena con le man sostiene;
Gli atti festosi ogni guerrier seconda;
{{R|225}}E non so che di lieto e di soave
Abbonda in Oloferne oltra l’usato,
Pur gli occhi foschi, e pur la testa ha grave;
Il palco sembra gli si giri intorno,
Di mille cose dir viengli vaghezza,
{{R|230}}Ma la favella in sua balía non ave:
E già lasciando entro all’Ibero il giorno,
La notte oltra l’Olimpo era salita,
Ed ogni cavalier da sonno preso,
Ed in gran parte di sè stesso in bando
{{R|235}}Dalla tenda real facea partita,
Lasciando in letto il suo Signor disteso.
Alto silenzio era ne i campi armati;
Giuditta allora alla compagna disse:
Sta fuor le tende, e fissamente ascolta,
{{R|240}}E tutto volgi a ben spïare il core:
E poscia grida inverso il Ciel rivolta:
Guarda, Dio grande, che Israelle adora
Gerusalemme di suo stato in forse,
E contra il minacciar del rio Tiranno
{{R|245}}Questa mia frale destra oggi avvalora:
Qui slega il brando, che sul letto pende,
E giunge: O Dio del tuo soccorso è l’ora.
Poi con la manca al gran nemico afferra
La chioma, e con la destra alza il coltello,
{{R|250}}E l’empio collo addormentato fende.
Vien dalle tronche canne ampio ruscello;
Gelida pallidezza occupa il viso,
Che pur dianzi avvampò. L’altiera Ebrea
Piglia il teschio di sangue ancor stillante,
{{R|255}}E portalo a colei che l’attendea
Oltra le tende del crudel Tiranno,
E lasciando la turba iniqua e rea,
A consolarne i cittadin sen vanno.
</poem><section end="s1" />
<section begin="titolo" />{{Ct|t=2|v=1|f=120%|XII}}
{{Ct|t=1|v=1|LA GIUDITTA}}
{{Ct|t=1|v=1|f=80%|AL SERENISSIMO}}
{{Ct|t=1|v=1|f=120%|L=.2em|COSMO DE’ MEDICI}}
{{Ct|t=1|v=2|f=80%|GRAN DUCA DI TOSCANA.}}<section end="titolo" />
<section begin="s2" />{{Ct|t=1|v=2|f=120%|CAPITOLO PRIMO}}
<poem>
Mentre intento a calcar l’orme paterne
De’ glorïosi esempj a te fai sproni
{{R|3}}Per l’erto calle delle mete eterne,
E d’inclita virtude il crin coroni,
Cosmo, dell’alte Muse intendi il canto,
{{R|6}}E di lor care cetre ascolta i suoni.
Elle non di vil riso, o di vil pianto
Bugiarda istoria recheranti a mente,
{{R|9}}Ma di Giuditta il memorabil vanto.
Udrai nomar Gerusalem sovente,
Per cui salute i tuoi Loreni alteri
{{R|12}}Guerreggiando vibraro asta possente.
Or fatta è preda di rei mostri e fieri;
Ma dal profondo uscir di tanti affanni
{{R|15}}Per la tua destra è gran ragion, che speri.
Veggio ben io, che rivolgendo gli anni,
Come di quegli antichi in guerra avvenne,
{{R|18}}Per te verrà degli Ottoman Tiranni.
Già fiero in mezzo lor batte le penne
Il vostro nome, e duro duolo, e sdegno
{{R|21}}Gli turba il volto delle vostre antenne.
Nè vaglia a dir, ch’han sì possente il Regno:
Dio col solo valor d’una Giuditta
{{R|24}}Ruppe de’ grandi Assirj il fier disegno.
Or, bella Euterpe, contro il tempo invitta,
Vientene a volo giù per l’aria pura,
{{R|27}}E dimmi l’opra che nel cielo è scritta.
Poichè allo scampo delle patrie mura
Si rivolse Giudit, da lor partita
{{R|30}}Fece per l’ombra della notte oscura;
Va con l’ancella sua tutta romita,
Nè di timor la guancia discolora,
{{R|33}}Per certa speme di celeste aita:
E già con aurea man la bianca Aurora
Spargea nembi di rose in Orïente,
{{R|36}}Scorta dall’almo Sol, ch’indi appar fuora;
Quando desto drappel d’Assiria gente,
Che a ben spïar l’ampia campagna attende,
{{R|39}}Lunge dell’alta Donna il cammin sente:
Fissa lo sguardo Agitercano, e prende
Poscia a parlar verso i compagni armati;
{{R|42}}Cosa muove colà, che sì risplende?
Mira Arfasatto, e tra’ gran manti aurati
Scerne Giuditta, che affrettava il piede,
{{R|45}}Fulgida e luminosa i crin gemmati;
Scernela, e pienamente egli nol crede:
Di nuovo affisa il ciglio, e in dubbio stassi;
{{R|48}}Parla al fin: Donna è, che colà si vede.
Indi co’ suoi meravigliando, i passi
A lei porta da presso; ivi dicea:
{{R|51}}Peregrina onde viensi, e dove vassi?
Ella posatamente: Io sono Ebrea,
Di Betulia fuggendo io mi allontano,
{{R|54}}Per tôr mia vita alla fortuna rea:
Io so, che i miei contrasteranno in vano
A voi con armi, e che d’orribil sdegno
{{R|57}}Specchio saran per vostra nobil mano;
Però divota ad Oloferne vegno;
Ed appianando il varco a’ suoi desiri,
{{R|60}}Darogli in forza d’Israelle il regno.
A queste voci quei ministri Assiri
Ne’ suoi guardi tenean lo sguardo fiso,
{{R|63}}Stupidi, che sì dolci ella gli giri.
E rispondean: Ben consigliato avviso
Darsi al mio re, dal cui leggiadro petto
{{R|66}}Per alcun tempo Amor non è diviso.
Come tu giunga al suo cortese aspetto,
Odi il mio favellar, siccome vero,
{{R|69}}Sol di vederti lieta avrà diletto.
Poi giocondi movean, come Nocchiero
Ove espugna talor nave famosa,
{{R|72}}Mossa da’ porti dell’Egizio Impero.
Ella d’Arabi fior, merce odorosa,
E ricca il grembo degli Eoi tesori
{{R|75}}La Tracia riva lascerà pensosa;
</poem><section end="s2" /><noinclude>
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Cruccone
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<noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|176|''Sonetti del 1832''|}}</noinclude><nowiki />
<noinclude>{{Ct|f=100%|v=1|t=2|LA POVERA MADRE.}}</noinclude>
{{Ct|f=100%|v=1|lh=1.5|2.}}
<poem>
Che mm’è la vita, da che sta in esijjo
Cuell’innoscente der marito mio!
Perché sto ar monno e nnun m’ammazza Iddio,
Mo cche sso’ ssola e cche mm’è mmorto er fijjo?
Ah Vvergine Mmaria der bon Conzijjo,
Mamma, nun m’abbadà:<ref>[Non mi badare: non mi dar retta. — Quanta verità e quanta poesia in questo confidente abbandono della poveretta, che chiama ''mamma'' la Madonna! Un sentimento consimile ha fatto un capolavoro della famosa canzone del {{AutoreCitato|Leonardo Giustinian|Giustiniani}}, attribuita dai più, sino a pochi anni fa, a {{AutoreCitato|Jacopone da Todi|Iacopone}}.]</ref> ché nun zo’ io,
È er dolore che pparla: ah! nnun zo’ io,
Si cco’ la Providenza io me la pijjo.
Llà Ggiggio mio ggiocava: in cuesto loco
Me se bbuttava ar collo: e cqui l’ho vvisto
A sparimme davanti a ppoco a ppoco!
Cosa saranno le smanie de morte!
Chi ppò ddì<ref>[Può dire ''quel che sia stata'' ecc.]</ref> la passion de Ggesucristo,
Si er dolor d’una madre è accusì fforte!
</poem>
{{a destra|margine=5em|{{smaller|Roma, 30 novembre 1832.}}}}
{{sezione note}}<noinclude><references/></noinclude>
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OrbiliusMagister
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{{Ct|t=3|v=3|f=150%|LA PARTE SELVAGGIA.}}
Parte bianca è così chiamata anche da Giovanni Villani perchè comandata da Vieri de’ Cerchi, venuto di Val di Nievole, il quale combatte in Campaldino insieme con Dante nel 1289<ref>G. Vill., VII, 131.</ref>, e sin dal 1291 era avverso ai Donati nobilissimi<ref>G. Vill., VII, 146.
</ref>. La casa Cerchi, detta da Benvenuto ''Rustica e proterva'', venne dalla Pieve d’Acone; nobiltà nuova e disprezzata da Dante<ref>Par., XVI.</ref>. Ricchissimi mercatanti, che la loro compagnia era delle maggiori del mondo; morbidi, salvatichi, e ingrati, come gente venuta, in picciol tempo, in grande stato e potere. Corso Donati chiamava Vieri de’ Cerchi l’asino di porta, perch’era uomo bellissimo, ma di poca malizia nè di bel parlare<ref>Dino, p. 50.
</ref>.» ''Salvatico'' in antico chiamavasi ogni uomo nemico di civile uguaglianza. ''Salvatichi'' l’Ottimo chiama i tiranni.
Ma perchè meglio comprendasi la consonanza che è ne’ concetti e nelle imagini e sin nelle parole di questo Poeta, consonanza tra loro e con la tradizione e con la storia de’ tempi, giova raccogliere da’ luoghi varii del poema i significati ch’egli dà manifesti alle voci ''selva, deserto, villano, coltura, frutto, giardino'', e apparrà chiaro come sotto il velo de’ versi suoi si nasconda non solo un’idea politica, ma e civile e morale che tutte sono dalla religiosa abbracciate.
''Cammin silvestro'' è a lui quel d’Inferno là sull’entrare e là nella bolgia de’ barattieri ove selva non è<ref>Inf., XXI.</ref>. Il mondo a lui appare deserto d’ogni virtù, e gravido di malizia: ''deserto aspro''<ref>Purg., XI, XVI.</ref> abbisognante del ristoro della manna verace; e la vita una ''selva'', ei viventi ''silvani''<ref>Conv., e Purg., XXXII.</ref>; e una sola la città<ref>Purg., XIII.</ref>, la ''Roma celeste'', della qual Cristo è romano. Tanto più ''maligno'' e ''silvestro'' il ''terreno dell’anima''<ref>Purg., XXX.</ref> col mal seme e non coltivato quant’egli da natura ha più di vigore. Italia gli appare come ''fiera indomita e selvaggia''<ref>Purg., VI.</ref>. Firenze trista selva<ref>Purg., XIV.</ref> lasciata dal francese cacciatore in istato tale che mill’anni son poco a ben rinselvarla; Arno fiero fiume, come que’ dell’Inferno ''vallon feri''<ref>Inf., XXIII.</ref>. Le donne fiorentine più sfacciate che le barbare e le saracine, men pudiche che quelle della ''Barbagia sarda''<ref>Purg., XXIII.</ref>. Il secolo tutto in Italia selvaggio<ref>Purg., XVI.</ref>, e il drudo feroce<ref>Purg., XXXII.</ref>, che contamina de’ suoi baci la mistica donna, trarre il carro e lei per la selva, e nasconderla al doloroso desiderio del Poeta.<noinclude>
<references/></noinclude>
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Autore:Francesco Palermo
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OrbiliusMagister
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Gadget PopolaTestiAutore: ricreato l'elenco dei testi
3860594
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{{Autore
| Nome = Francesco
| Cognome = Palermo
| Attività = bibliotecario/storico
| Nazionalità = italiano
| Professione e nazionalità =
}}
== Opere ==
* {{Testo|Degli uffici/Prefazione}}
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Degli uffici
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OrbiliusMagister
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[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Contenuto sostituito con '{{Qualità|avz=50%|data=10 dicembre 2017|arg=Da definire}}{{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = Marco Tullio Cicerone | Titolo = Degli uffici | Anno di pubblicazione = 44 a.C. | Lingua originale del testo = latino | Nome e cognome del traduttore = Anonimo | Anno di traduzione = XIV secolo | Progetto = Letteratura | Argomento = politica/filosofia | URL della versione cartacea a fronte = Indice:Cicerone - Degli uffici, 1840.d...'
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{{Qualità|avz=50%|data=10 dicembre 2017|arg=Da definire}}{{Intestazione
| Nome e cognome dell'autore = Marco Tullio Cicerone
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}}
==Indice==
*{{Testo|/Prefazione}}
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| Nome e cognome dell'autore = Marco Tullio Cicerone
| Titolo = Degli uffici
| Anno di pubblicazione = 44 a.C.
| Lingua originale del testo = latino
| Nome e cognome del traduttore = Anonimo
| Nome e cognome del curatore = Francesco Palermo
| Anno di traduzione = XIV secolo
| Progetto = Letteratura
| Argomento = politica/filosofia
| URL della versione cartacea a fronte = Indice:Cicerone - Degli uffici, 1840.djvu
}}
<pages index="Cicerone - Degli uffici, 1840.djvu" from="9" to="9" />
==Indice==
*{{Testo|/Prefazione}}
*{{Testo|/Libro primo}}
*{{Testo|/Libro secondo}}
*{{Testo|/Libro terzo}}
*{{Testo|/Indice delle parole|Indice delle parole, o non registrate nel vocabolario, o non in questo significato}}
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OrbiliusMagister
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<noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" /></noinclude>{{Blocco centrato}}<poem>
''nelli Constituti della Meneghina''
''et di Lucia, et vi furon anco''
''quelle da Castellano che andas-''
''simo prima in casa de Santo''
''dove si radunavemo tutte''
''et andassimo a faturar''
''mo Agostino, mà mi non''
''v’andai''
''Tunc Nob. et Sp.lis D. Iudex''
''pro comprobatione praedictus''
''...mandavit ipsam''
''in altum elevari —''
''Qua ... ellevaretur coepit excla''
''mare dicens ò Dio, ò Giesus, ò''
''Gesus ò Giesus, o Giesus, son''
''morta quello ch hò dito,''
''ho dito, ò ss. Iddio Laseme''
''zo ch. hò deto la Verita''
''laseme zo; dicens dico la''
</poem>{{Fine blocco}}<noinclude><references/></noinclude>
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Dr Zimbu
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||201|}}</noinclude><section begin=s1/>{{nop}}
La Repubblica di Venezia è dunque intimamente convinta che tutto ciò che è seguito a Bergamo, non potendo essere che l’opera del comandante Lefray, il Direttorio esecutivo vorrà disapprovare formalmente l’offesa fatta alla sua sovranità, e riproverà senza dubbio la condotta ostile del suddetto comandante, onde la città di Bergamo possa rientrare nell’ordine in cui era prima. È proprio, cittadino Ministro, della rettitudine dei principj che ha sempre manifestati la Repubblica francese, e della giustizia, che forma la base la più ferma, la più rispettabile di ciascun Governo, di appagare prontamente, in un affare di tal conseguenza, i giusti reclami che il Nobile sottoscritto si è affrettato presentarvi per parte della Repubblica di Venezia, che ha sempre osservato la più esatta neutralità, e che, soprattutto in questa guerra, ha dato le testimonianze le meno equivoche della sua amicizia al Governo francese, e dell’ospitalità la più generosa alle sue armate. Gradite, cittadino Ministro, la sicurezza che il Nobile sottoscritto ha l’onore di rinnovarvi, della sua perfetta considerazione, e del suo più profondo rispetto.
{{A_destra|{{Sc|Querini}}.}}
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{{a destra|Montebello, 7 pratile anno 5 (26 maggio 1797)}}
{{ct|t=1.5|v=1|lh=1.4|CII. ''Al Direttorio esecutivo.''}}
Voi troverete qui unito, cittadini Direttori, il trattato preliminare, e la ratifica dell’Imperatore. Il Plenipotenziario dell’Imperatore avrebbe desiderato, che questo trattato fosse stato trascritto su la cartapecora, e che i sigilli fossero stati più spaziosi. Io credo in fatti che la prima osservazione sia giusta, e forse voi troverete utile di applicarla d’ora innanzi alle transazioni, la di cui memoria debba esser conservata per lungo tempo. Eccovi qui unita la protesta ch’egli ha fatta su tal oggetto: io l’ho ricevuta puramente e semplicemente, senza neppure accusargliene la recezione. Sembra che trattando col Re di Francia l’Imperatore non desse egli punto l’iniziativa:<section end=s2/><noinclude></noinclude>
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Dr Zimbu
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||202|}}</noinclude>ciò per questo Principe è di un’importanza singolare; i suoi Plenipotenziarj assicurano che il Re di Prussia si condurrebbe come si condurrà la Francia, e che l’Imperatore resterebbe degradato dal suo rango, e disonorato. Siccome l’Imperatore mette in ciò tanta importanza quanta nel trattato del Reno, vi prego di farmi conoscere l’importanza che vi mettete voi per parte vostra. Forse dal canto nostro sarebbe sciocchezza d’insistere su di una formalità, che non ci toglierebbe in Europa dello stesso posto in cui eravamo, e intanto ci procurerebbe de’ vantaggi reali. Io amerei molto meglio che si continuasse ad operare in tutte le transazioni come ha operato il Re di Francia, e poi, da qui a due o tre anni, quando la circostanza si offrirà, si stipulasse con l’Imperatore una transazione necessaria, dichiarando, cioè, a nome del Corpo Legislativo, che i popoli sono indipendenti, ed eguali in dritto; che la Francia riconosce per suoi eguali tutti i Sovrani, che ha conquistati, e che non ne riconosce alcuno come superiore. Questa maniera di far disusare un’etichetta, che crolla da sè stessa per la sua vetustà, mi sembra più degna di noi, e soprattutto più conforme ai nostri interessi nel momento attuale: perchè s’egli è certo che l’Imperatore voglia piuttosto persistere in questa etichetta, che d’impedirci di aver due o tre villaggi, sarebbe un cattivo calcolo di ricusarvisi. Jeri vi notificai per un corriere di occasione, il giro che noi pretendiamo di dare alla negozziazione: voi avrete già ricevuto l’originale; qui ne riceverete una copia. Il M. del Gallo è allo stesso tempo il favorito dell’Imperatrice, dell’Imperatore, e di Thugut, del quale è antico amico: sembra ch’egli goda di un gran credito in Vienna. Oggi abbiamo avuta la prima conferenza sul trattato definitivo. Avendone fatto il riassunto, abbiamo convenuto di scrivere reciprocamente per presentare i seguenti progetti:
1. La linea dal Reno alla Francia. 2. Saltsbourg, Passau, all’Imperatore. 3. Al Re di Prussia l’equivalente del Ducato di Cleves in Germania, e nel caso che non fosse contento di questo accordo, la restituzione del Ducato di Cleves. 4. Il mantenimento del Corpo {{Pt|germani-|}}<noinclude></noinclude>
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||203|}}</noinclude>{{Pt|co|germanico}}, eccetto i sopra indicati cambiamenti. 5. La guarentigia reciproca de’ sopradetti articoli.
''Per l’Italia''. 1. Venezia all’Imperatore. 2. Mantova, Brescia, sino all’Adige alla nuova Repubblica.
Pare che l’Imperatore desideri avere un’indennità pel Duca di Modena; ciò non è facile ad accomodare a meno che non gli si dia l’isola di Zante, e ch’egli se ne contenti. Non si è convenuto sopra veruno di questi articoli; e questo è ciò che mi è sembrato il più ragionevole per una parte, e per l’altra: d’altronde in questo senso appunto il M. del Gallo ha scritto a Vienna. In quindici giorni la negoziazione prenderà veramente un giro serio: perchè sino a questo momento il gabinetto di Vienna è stato regolato da un tal uomo, il quale sembra che abbia pochissima abilità, senz’alcuna previdenza, e divagando sopra tutto, egli è pure senza sistema, ondeggiante in mezzo agl’intrighi di tutta l’Europa, e non avendo, in ultima analisi, che un’idea, la quale, come io credo in buona fede, è quella di non ricominciare più la guerra. Mi è sembrato pure, che si avesse meno ripugnanza ad accordarci i limiti del Reno, che a fare un cambiamento qualunque, il quale avesse per oggetto di accrescere la potenza del Re di Prussia, o che rovesciasse intieramente il Corpo germanico.
Noi abbiam bisogno. 1. Degli articoli segreti stipulati col Re di Prussia. 2. Di conoscere se vi piaccia di adottare il sistema, che assegna per limite il Reno, cioè a dire, farlo guarentire dall’Imperatore; di sostenere il Corpo germanico accordandogli Saltsbourg, e Passau; di offrire al Re di Prussia un compenso di ciò ch’egli possiede su la sponda sinistra del Reno; ed anche, s’egli volesse servirsene di pretesto per mostrar dispiacere, di restituirglielo. Abbattere il Corpo germanico è lo stesso che perdere il vantaggio del Belgio, ed il limite del Reno: perchè vale lo stesso che mettere dieci o dodici milioni di abitanti nelle mani di due Potenze, di cui noi abbiamo egualmente a temere. Se il Corpo germanico non esistesse, bisognerebbe crearlo espressamente per le nostre convenienze. Approvate voi il nostro sistema per l’Italia? Venezia, che va sempre in decadenza da dopo la<noinclude></noinclude>
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||204|}}</noinclude><section begin=s1/>scoperta del Capo di Buona-Speranza, e dopo esser sorti Trieste, ed Ancona, può difficilmente sopravvivere a’ colpi, che le abbiamo dati; popolo inetto, vile, e non punto fatto per la libertà. Senza terra, e senz’acqua, sembra naturale, che debba esser lasciata a coloro a’ quali noi daremo il continente. Ci prenderemo i vascelli, spoglieremo l’Arsenale, ne porterem via tutti i cannoni, distruggeremo la Banca, e serberem per noi Corfù, ed Ancona. Per Corfù sarà stipulato nel trattato: Ancona, che di già è in nostro potere, diviene da giorno in giorno più formidabile, e la conserveremo sino a che i nuovi affari di Roma non ce la dieno per sempre.
Si dirà che l’Imperatore diverrebbe potenza marittima; ma gli saranno necessarj moltissimi anni; egli spenderà molto denaro, non sarà mai che potenza di terz’ordine, e nel fatto si troverà di aver diminuita la sua possanza. Se in Vienna si persisterà a starsene fermi ai preliminari, allora noi riuniremo tutto in una sola Repubblica; in caso di guerra, noi marceremo lungo il Po per gli Stati di Modena, e di Ferrara; ci porteremo in Venezia, e attaccheremo il Friuli, e la Carintia, senza brigarci nè di Mantova, nè dell’Adige, nè della Brenta. Mi sarebbero necessarj tutti i decreti della Convenzione relativi a’ paesi riuniti. Desidererei ancora che m’inviaste in posta qualcheduno che conoscesse sin anco i villaggi, e le più piccole circostanze delle nuove frontiere, che accetteremmo, se se ne adottassero altre diverse da quella del Reno.
{{A_destra|{{Sc|Bonaparte}}.}}
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{{a destra|Parigi, 7 pratile anno 5 (26 maggio 1797)}}
{{ct|t=1.5|v=1|lh=1.4|CIII. ''Ai Generali Bonaparte, e Clarke.''}}
Ho l’onore, cittadini Generali, di rimettervi gli estratti della corrispondenza, i quali possono esservi utili nell’importante negozziazione di cui siete incaricati. Rileverete in essi che quasi tutte le grandi famiglie di Germania desiderano che sieno fatti con la {{Pt|Re-|}}<section end=s2/><noinclude></noinclude>
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||205|}}</noinclude><section begin=s1/>{{Pt|pubblica|Repubblica}} i convenevoli accordi intorno alle frontiere verso il Reno; e che la cessione della sponda sinistra non proverebbe dal canto loro seria opposizione, subito che fosse convenuto di indenizzarle nella sponda opposta con delle secolarizzazioni equivalenti.
In quanto alla Prussia, essa sembra un poco confusa della parte che dovrà rappresentare reclamando l’integrità dell’Impero Germanico, trovandosi già legata con noi per mezzo di una convenzione segreta, la quale suppone la cessione alla Repubblica di tutta la parte sinistra, dandosi però ad essa una indennità, ed un’altra allo Statolder, prese entrambe anche su la sponda destra del Reno. Dalla communicazione che vi fo, voi trarrete, cittadini Generali, le induzioni ch’essa vi offre, e cercherete di volgerle ad utilità della Repubblica.
{{A_destra|{{Sc|Delacroix}}.}}
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{{a destra|Montebello, 3 messidoro anno 5 (21 giugno 1797)}}
{{ct|t=1.5|v=1|lh=1.4|CIV. ''Al Marchese del Gallo.''}}
Ho ricevuto, sig. Marchese, la vostra lettera; son dispiacentissimo del vostro incomodo, quantunque speri che non impedisca di vedervi a pranzo. Egli è vero che ho fatto imbarcare in Venezia, sopra bastimenti Veneti, alcune truppe per Corfù, e per Zante; ma non è vero che si faccia alcuna specie di riunione verso il mezzogiorno d’Italia. Non posso concepire d’onde mai vengano voci così assurde ed ingiuriose per la Repubblica.
Tra i due Gabinetti esiste la più grande unione, e sarebbe difficile concepire l’interesse che la Repubblica Francese potrebbe avere a turbar la pace esistente, e della quale, io credo, che l’uno e l’altro popolo si trovino molto contenti. Credete, vi prego, sig. Marchese, che io cercherò di conoscerne tutte le circostanze, e di fare tutto ciò che desiderate per provarvi l’attaccamento, che la Repubblica Francese ha per S. M. il Re delle Due Sicilie. Per parte mia anch’io desidero di far {{Pt|qual-|}}<section end=s2/><noinclude></noinclude>
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Candalua
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Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]]
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|il copernico}}|189}}</noinclude>
a questo mondo solo; a che si ridurrá egli, quando scoppieranno fuori tante migliaia di altri mondi, in maniera che non ci sará una minutissima stelluzza della via lattea, che non abbia il suo. Ma considerando solamente l’interesse vostro, dico che per insino a ora voi siete stato, se non primo nell’universo, certamente secondo, cioè a dire dopo la Terra, e non avete avuto nessuno uguale; atteso che le stelle non si sono ardite di pareggiarvisi: ma in questo nuovo stato dell’universo avrete tanti uguali, quante saranno le stelle coi loro mondi. Sicché guardate che questa mutazione che noi vogliamo fare, non sia con pregiudizio della dignitá vostra.
{{Sc|Sole.}} Non hai tu a memoria quello che disse il vostro {{AutoreCitato|Gaio Giulio Cesare|Cesare}} quando egli, andando per le Alpi, si {{Ec|abbbatté|abbatté}} a passare vicino a quella borgatella di certi poveri barbari: che gli sarebbe piaciuto piú se egli fosse stato il primo in quella borgatella, che di essere il secondo in Roma? E a me similmente dovrebbe piacer piú di esser primo in questo mondo nostro, che secondo nell’universo. Ma non è l’ambizione quella che mi muove a voler mutare lo stato presente delle cose: solo è l’amor della quiete o, per dir piú proprio, la pigrizia. In maniera che dell’avere uguali o non averne, e di essere nel primo luogo o nell’ultimo, io non mi curo molto: perché, diversamente da {{AutoreCitato|Marco Tullio Cicerone|Cicerone}}, ho riguardo piú all’ozio che alla dignitá.
{{Sc|Copernico.}} Cotesto ozio, illustrissimo, io per la parte mia, il meglio che io possa, m’ingegnerò di acquistarvelo. Ma dubito, anche riuscendo la intenzione, che esso non vi durerá gran tempo. E prima, io sono quasi certo che non passeranno molti anni, che voi sarete costretto di andarvi aggirando come una carrucola da pozzo, o come una macina; senza mutar luogo però. Poi, sto con qualche sospetto che pure alla fine, in termine di piú o men tempo, vi convenga anco tornare a correre, io non dico, intorno alla Terra; ma che monta a voi questo? e forse che quello stesso aggirarvi che voi farete, servirá di argomento per farvi anco andare. Basta, sia quello che si voglia; non ostante ogni malagevolezza e ogni altra<noinclude></noinclude>
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L'amor platonico/I
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L'amor platonico/III
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<noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione|'''Neera'''||}}</noinclude>il caso di esaminare, che ad ogni modo però escludono la donna — giudicata dai greci troppo inferiore per poter assurgere con essa alla contemplazione della pura bellezza spirituale.
È ben vero che in questo ''Convito'' il discorso più elevato sull’amore lo tiene una donna, Diotima, ma lo tiene sulla base sensuale, mentre in Platone l’amore si andava idealizzando fino a mutare oggetto sicchè «lasciati a terra i bei corpi in cui si genera e quelli in cui non si genera, va ricercando e trovando nelle varie sfere del bene, del bel-<noinclude>{{PieDiPagina||10|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|||'''L'amor platonico'''}}</noinclude>lo, del vero, oggetti diversi e via via più elevati e puri in cui appuntarsi e quetare».
In conclusione parmi che, essendo stato questo desiderio di amore soprasensibile da [[autore: Platone|Platone]] precisamente introdotto nel voluttoso mondo greco, per quanto egli ne escludesse le donne, se col progresso e col mutare dei secoli qualche donna ha creduto di potervisi accostare, è anche giusto averne conservata nella denominazione la primitiva origine. Del resto se la cosa non era nelle abitudini di quei felici gaudenti, possiamo trovarne la traccia nei pensieri dei filo-<noinclude>{{PieDiPagina||11|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione|||'''L'amor platonico'''}}</noinclude>lo, del vero, oggetti diversi e via via più elevati e puri in cui appuntarsi e quetare».
In conclusione parmi che, essendo stato questo desiderio di amore soprasensibile da {{AutoreCitato|Platone|Platone}} precisamente introdotto nel voluttoso mondo greco, per quanto egli ne escludesse le donne, se col progresso e col mutare dei secoli qualche donna ha creduto di potervisi accostare, è anche giusto averne conservata nella denominazione la primitiva origine. Del resto se la cosa non era nelle abitudini di quei felici gaudenti, possiamo trovarne la traccia nei pensieri dei filo-<noinclude>{{PieDiPagina||11|}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione|'''Neera'''||}}</noinclude>sofi, dal momento che {{AutoreCitato|Aristotele|Aristotile}} si domanda per ben due volte «se l’amore sia essenzialmente desiderio di convivenza sensuale» e due volte risponde di no, e riscontra nell’amore in genere tratti che nel desiderio del contatto sensuale non si trovano, concludendo «non sempre chi più ama desidera quel contatto». E sia pure che anch’egli al pari del maestro non avesse in mente le donne quando scriveva ciò, si dovrà convenire che l’importanza è di stabilire una data teoria; le applicazioni e le conseguenze sfuggono allo stesso inventore. Ac-<noinclude>{{PieDiPagina||12|}}</noinclude>
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Luigi62
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<noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude>
{{Ct|f=100%|v=2|t=3|I.}}
Nella sua prefazione al ''Convito'', {{AutoreCitato|Ruggiero Bonghi|Ruggero Bonghi}} avverte che l’amor platonico fu chiamato così probabilmente per la prima volta in Francia ma non si sa da chi nè perchè, non avendo {{AutoreCitato|Platone|Platone}} mai pensato a nulla di simile fra uomo e donna e movendo per la sua idealizzazione da concetti che non è qui<noinclude>{{PieDiPagina||9|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|||'''L'amor platonico'''}}</noinclude>per sua natura e mercè i loro studi, alla portata di chiunque e non offre quella maggiore attrattiva che appunto lo psicologo dovrebbe trovare là dove non tutti sanno e possono spingere lo sguardo.
Mal si apporrebbe chi credesse l’amor platonico un sentimento scialbo, una monotona rassegnazione di impotenti. Io vorrei dire a costoro: Vedeste mai un grande acquario, quello di Napoli per esempio? Avevate prima di allora immaginato che sotto la eguale distesa del mare potessero svolgersi tante meraviglie di forme, di co-<noinclude>{{PieDiPagina||17|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|||'''L'amor platonico'''}}</noinclude>e delle madreperle si distende tranquillo nel velo delle acque.
È anche errore credere l’amore platonico qualche cosa di ingenuo e di rudimentale buono per i semplici, mentre esso, nato nel centro della più raffinata cultura, non può allignare che appoggiato a un grado massimo di civiltà, nè i veri semplici lo conoscono nè gli ingenui lo desiderano, essendo molto più facile amare a somiglianza di tutti gli animali che non nel modo di qualche rara anima ultra sensibile. Si potrebbe fare a questo proposito una curiosa osservazione ed è che il nessun conto in<noinclude>{{PieDiPagina||19|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|||'''L'amor platonico'''}}</noinclude>tazioni nel discorso che tenne a Monsignore per provargli la necessità del suo intervento in quel brutto affare dove due cristiani si trovavano al più malo passo.
Ed anche Monsignore si degnò ascoltarlo colla più grande benignità, senza però dare a divedere con nessun segno o gesto l’impressione che produceva in lui quel racconto.
Soltanto quando il novizio ebbe finito, il Vescovo soggiunse: «Furono mai scorti o sorpresi i due supposti colpevoli in maniera tale da recare offesa alla pubblica moralità?» «Oh! — si affrettò a ri-<noinclude>{{PieDiPagina||27|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|'''Neera'''||}}</noinclude>della femminile fragilità, avrebbe ben saputo vedere la gravità della situazione e vi avrebbe posto riparo. Eccolo, ripreso da nuovo ardore, correre dal curato ed esporgli senz’altro tutti i suoi dubbi, tutti i suoi timori. Il curato lo ascoltò con molta deferenza, approvando parecchie volte col capo, talché il buon preticello si teneva quasi sicuro di aver trovato la strada giusta; se non che, a sfogo finito, il suo superiore gli rispose così: «Ella ha tutte le ragioni e la lodo molto per il fervore di virtù che la anima, ma (se lo lasci dire, tanto non<noinclude>{{PieDiPagina||24|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|'''Neera'''||}}</noinclude>spondere il preticello spinto da un sentimento di giustizia e di lealtà che gli sembrava soprattutto doveroso in quella circostanza — non suppongo neppure che ci sia una illecita tresca.» «Ma allora — interruppe Monsignore — di che cosa si immischia Lei, se non è che un amore platonico?»
{{rigaPunteggiata|13|.}}
Prima di esaminare le diverse qualità dell’amore nel suo duplice aspetto intellettuale e sentimentale, fra cui appunto sta l’amor platonico, è necessario udire la parola dei filosofi così detti materialisti. Pren-<noinclude>{{PieDiPagina||28|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|||'''L'amor platonico'''}}</noinclude>gnora si limitavano alla grata, chè ella si spingeva fino nella stessa abitazione del sacerdote, con grave scandalo di tutto il paese che non mancava di mormorare. Tale stato di cose, non accennando per nulla a scemare, riusciva insopportabile al preticello che nel suo caldo zelo di neofita si pose in mente di rimediarvi; onde, tutto infiammato della sua missione, non si peritò di sbarrare il passo alla signora una volta appunto in cui la potè incontrare mentre faceva la ronda attorno al presbiterio. Non senza tremare ed esitar un poco, nuovo come<noinclude>{{PieDiPagina||21|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|'''Neera'''||}}</noinclude>chiamo l’attenzione dei lettori — che io sottoscrivo in massima alle due sentenze: credo cioè che non sia nelle attitudini della donna e nemmeno nei suoi bisogni il sentimento puro della bellezza e credo che le più nobili simpatie fra uomo e donna abbiano una occulta radice nella attrazione naturale. Ma che perciò? Quante attitudini si sono modificate dal giorno in cui il primo uomo nudo sulla terra dovette lottare cogli animali e quanti bisogni nuovi sorsero, quanti ne sorgeranno! Giudicare di questioni morali col criterio che ne avevano gli an-<noinclude>{{PieDiPagina||30|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|||'''L'amor platonico'''}}</noinclude>di [[Autore:Arthur Schopenhauer|Schopenhauer]], mi sono riservata il diritto di fare qualche osservazione. È chiaro infatti che se l'istinto non avesse grandissima parte nell'amore, non ci sarebbe bisogno di amare il sesso contrario; ma se l'uomo preistorico incontrando la prima donna deve, mosso dal solo istinto, averla afferrata e conquisa nè più nè meno del primo frutto che vide pendere da un albero, egli, nel corso di tanti secoli e di tante evoluzioni non è rimasto all'abbozzo informe dell’istinto ed una quantità di sentimenti che non erano certo nelle sue attitudini na-<noinclude>{{PieDiPagina||33|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|'''Neera'''||}}</noinclude>cui viene tenuto l’amor platonico dalla grande maggioranza delle persone, lo relega in una specie di limbo che in molti casi lo protegge e spesso lo difende. Il fatto che racconterò a tale proposito è assolutamente vero.
Un giovine prete, essendo stato per sua prima nomina eletto coadiutore in un villaggio ricco e popoloso, osservò subito con un certo allarme la frequenza, l’ardore, la longanimità di una bella penitente al confessionale del curato — il quale era un uomo intelligente e simpatico assai — nè le visite della devota si-<noinclude>{{PieDiPagina||20|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="0" user="Francyskus" /></noinclude><noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|'''Neera'''||}}</noinclude>ne formano il substrato invisibile e profondo e così denso che solo i rari geni divinatori vi si immergono
tratto tratto a guisa di palombari, recando da quelle plaghe ignorate alla volgarissima superficie l’ascosa gemma.
C’è veramente di che stupire se guardiamo la folla dei giovani, assiepata con una volgare curiosità di contadini in fiera attorno ai meschini poeti e prosatori che dell’amore hanno fatto una bandiera di cinismo e di corrompimento; mentre i nomi dei nostri più grandi poeti sono scolpiti a caratteri indelebili nei fa-<noinclude>{{PieDiPagina||50|}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|'''Neera'''||}}</noinclude>non meriti, anche questo è vero, ma spetta a me lagnarmene? Le vie della provvidenza sono oscure e Dio solo sa quello che si fa.»
Sconfitto su tutta la linea, il buon preticello ancora non si diede per vinto. Una certa ostentazione impudente per parte della signora venne in aiuto al suo zelo, così che decise di andare a mettere il suo caso di coscienza nelle mani del Vescovo. Tutto quanto potè trovare di entusiasmi in fondo al cuore, di ragionamenti nel cervello, di dottrina nella memoria, tutto raggruppò e strinse colla maggior forza di argomen-<noinclude>{{PieDiPagina||26|}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|'''Neera'''||}}</noinclude><poem>{{smaller|
Ma sfruttato il cor mio,
Ma povero d’amore.
Non son per te. Tu troppo nuova ancora
Io troppo antico nell’aspro sentiero,
Nei medesmi dolor non s'addolora
Nè ben s’abbraccia il tuo col mio pensiero.
Men ch’io non bramo e più ch’io non ispero
Sei buona, amante e bella,
Troppo è per me, sorella;
Ed è poco il tuo cuore.
Più puro cor, più giovane del mio
Forse nel tuo cammino incontrerai
Forse, ingannata dall'alto desio,
Aspettando la vita invecchierai.
Forse un giorno i’ dirò: meglio era assai
Abbandonarmi a lei,
Meglio abbellire i miei
Pensier del suo candore.
}}</poem><noinclude>{{PieDiPagina||46|}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|||'''L'amor platonico'''}}</noinclude>aspettava la mano amica che lo cogliesse, ma la turba carica del facile bottino non si era curata di affrontare per quel solo grappolo nuove fatiche.
Nella poesia greca troviamo una
strofa che suona precisamente così:
<poem>{{smaller|
Siete una dolce mela lazzeruola
Che in cima al ramo s’invermiglia sola
In cima al ramo sull’estrema punta
Dimenticata no... ma non raggiunta.
}}</poem>
Chi ci darà gli amori di quel grappolo, di quel frutto non raggiunto?
Sono casi d’amore, non dirò comuni ma frequenti, si infiltrano nella rumorosa vita appariscente,<noinclude>{{PieDiPagina||49|}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|'''Neera'''||}}</noinclude>turali, ma che avevano la possibilità di formarvisi, vi si sono formati, togliendo da una parte, aggiungendo dall’altra, nel lento e instancabile progresso della razza.
L’aforisma di [[Autore:Arthur Schopenhauer|Schopenhauer]] è dunque esatto per metà, fin dove dice che l’istinto sta nel fondamento di tutti gli amori, ma che ne sia il solo fondamento, ora, coi nostri costumi, le nostre aspirazioni, no, non è vero — o almeno non è sempre vero.
E se ammettete questo, se, come non mi par possibile di negare, ragioni intellettuali e sentimentali vennero a sovrapporsi all’istinto<noinclude>{{PieDiPagina||34|}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|||'''L'amor platonico'''}}</noinclude>è una offesa) è ancora giovane, e certe questioni sottili, delicate, non si possono sciogliere colla stessa foga colla quale S. Martino tagliò in due il mantello. La signora è una mia penitente, è donna di alti sensi, di temperamento passionale, di slanci improvvisi e fulminei; non posso in coscienza abbandonarla a sè stessa senza esporla ai più gravi pericoli; dovrebbe certamente usare maggior moderazione nella sua smania di conseguire la salvezza dell’anima; ma, caro mio, chi di noi è perfetto? Ella mi giudica con troppa indulgenza e mi onora più assai che<noinclude>{{PieDiPagina||25|}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|||'''L'amor platonico'''}}</noinclude>bruto, basta la predominanza dell’uno o dell’altro di questi fattori per determinare un amore che, pure innestandosi sull’antico, ne differisce nella forma, nei mezzi ed anche se occorre nello scopo.
Io mi figuro un viaggiatore che attratto da un sentiero romito vi si inoltra, ammirando se è artista la magia incantevole del verde che diffonde un’ombra discreta e soave, ascoltando se è poeta i sussurri misteriosi delle fronde ed il gorgheggio degli uccelli, respirando a pieni polmoni l’aria pura che fa sorgere intorno a lui i più di-<noinclude>{{PieDiPagina||35|}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|||'''L'amor platonico'''}}</noinclude>tichi, non mi pare un sistema equo e neppure affidarci interamente alle conclusioni dei pessimisti arrabbiati, i quali, al pari degli ottimisti ad ogni costo, portano una benda sugli occhi e vedono a traverso di essa solo quel tanto che riesce loro possibile.
Osservare la vita all’infuori di ogni sistema e di ogni preconcetto, indifferente alla scuola, indifferente al metodo, col solo desiderio della verità qualunque essa sia, non dimenticando che l’albero nasce dalla terra ed è fecondato dal fango ma seguendo pure la progressiva<noinclude>{{PieDiPagina||31|}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|'''Neera'''||}}</noinclude>concedo che novanta su cento amori che sbocciano abbiano breve vita, a qualunque categoria appartengano; e vi concedo che sui dieci duraturi cinque stiano uniti per una oscura catena sensuale di cui l’abitudine ha ribadito il chiodo; volete concedermi gli altri cinque per i casi che vi verrò dimostrando? Se sì, siamo dunque pari ed è tutto quello che io pretendo, non per dimostrare che l’amore platonico sovrasta l’altro, ma per rivendicare il suo diritto alla vita ed all’arte.
Qualunque poesia, anche la più fantastica e trascendentale, si uni-<noinclude>{{PieDiPagina||42|}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|'''Neera'''||}}</noinclude>era alla direzione delle coscienze, egli trovò tuttavia nella ferma convinzione del suo dovere il coraggio di dimostrarle l’assoluta sconvenienza di visite cotanto assidue, il cattivo esempio, l’incremento alla maldicenza, il pericolo a cui ella stessa si esponeva. Ma contrariamente a ciò che si era immaginato ed alle risposte a cui si era preparato, la signora non negò e non si confuse: disse che il curato l'aveva salvata da una passione peccaminosa, che ella doveva alla sua eloquenza e carità cristiana il pentimento di un folle errore, che per<noinclude>{{PieDiPagina||22|}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|'''Neera'''||}}</noinclude>Anche le idee, anche i sentimenti hanno la loro genesi che si intreccia al palpito misterioso ondeggiante
continuamente da uomo a donna — marea volta a volta apportatrice di preziose conchiglie o di immonde scorie. Leggendo le memorie e gli epistolari degli uomini più simpaticamente celebri, vi troviamo quasi sempre le traccie di un amore rimasto allo stato di idealità ma che irraggia la sua luce, la sua potenza e il suo calore sull’opera del genio. Solo qualche spirito grossolano, affetto da daltonismo, potrà osservare che in queste condizioni il preteso amore<noinclude>{{PieDiPagina||54|}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|'''Neera'''||}}</noinclude>Anche le idee, anche i sentimenti hanno la loro genesi che si intreccia al palpito misterioso ondeggiante continuamente da uomo a donna — marea volta a volta apportatrice di preziose conchiglie o di immonde scorie. Leggendo le memorie e gli epistolari degli uomini più simpaticamente celebri, vi troviamo quasi sempre le traccie di un amore rimasto allo stato di idealità ma che irraggia la sua luce, la sua potenza e il suo calore sull’opera del genio. Solo qualche spirito grossolano, affetto da daltonismo, potrà osservare che in queste condizioni il preteso amore<noinclude>{{PieDiPagina||54|}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|'''Neera'''||}}</noinclude>lettosi fantasmi di salute, di felicità, di gloria, di nobili ed eroiche imprese e, dopo essere trascorso di poema in poema, di volo in volo, prova gli stimoli della sete e chinando gli occhi vede scorrere ai suoi piedi un ruscello. È evidente che egli non fece la passeggiata spinto dal bisogno di bere e non è invece egualmente evidente che egli abbia bevuto, perchè vi sono persone così delicate che non saprebbero a nessun patto mettersi bocconi sopra una riva.
Nella già citata prefazione al ''Convito'', [[Autore: Ruggiero Bonghi|Ruggero Bonghi]] dice: «Tutto<noinclude>{{PieDiPagina||36|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" /></noinclude>{{Ct|f=100%|v=2|t=3|III.}}
Quella larga ondata d’amore che la poesia provenzale diffuse intorno al mille e duecento, recando intatto fino a noi, attraverso le cruenti lotte che separano due mondi, il soave idillio di Jauffré Rudel e della contessa Melisenda, è anche una prova in favore della ricerca di spiritualità che l’uomo compie non da so-<noinclude>{{PieDiPagina||63|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|'''Neera'''||}}</noinclude>lori, di fosforescenze, di rosee corolle vitali, di bianchezze diafane palpitanti? No, nevvero? Vengono alla superficie i delfini, le foche, i pesci che tutti possono vedere, ma solo nel fondo, dove pochi hanno la virtù di affidarsi, il mare nasconde la sua flora misteriosa, i suoi amori invisibili. Passano le navi cariche di merci e di trafficanti, passano recando dall’uno all’altro paese le glorie e le miserie dei popoli, tramite di lucro, tramite di civiltà, tramite di corruzione e di morte, — e sotto, divisi da un abisso, il mondo dei coralli<noinclude>{{PieDiPagina||18|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|||'''L'amor platonico'''}}</noinclude>si riduce a una semplice amicizia; ma non è punto vero. Invoco qui il già citato aforisma di Schopenhauer, aggiungendo che ciò che è amicizia semplice non potrebbe mai diventare amore, neanche platonico; mentre l'amor platonico è un vero e proprio amore al quale le circostanze sole impediscono di manifestarsi intero, e che appunto dalla sua istintiva tendenza procreatrice è portato a fecondare l’animo e l’intelletto della persona amata od a restarne fecondato. Ciò succede per una specie di trasposizione della legge di natura che si<noinclude>{{PieDiPagina||55|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|'''Neera'''||}}</noinclude>menti in simili circostanze è come gettar le reti in un pantano; non si pescano che ranocchi.
Ah! [[autore: Honoré de Balzac|Balzac]] ha creato un fatale precedente dichiarando nella sua fisiologia che «''toute femme qui n’a pas voiture n’est pas une femme''». Gli scrittori che vennero dopo si guardarono bene dal cercare altrove; e siccome il maestro aveva anche scritto che esistono qua e là delle forme lontanamente muliebri dal collo rugoso e dalla nuca secca e bruna come le radici di un albero, che si potrebbero credere donne, ma che non lo sono, anche queste fu-<noinclude>{{PieDiPagina||66|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|||'''L'amor platonico'''}}</noinclude>l'uomo ama e, secondo l'oggetto che ama, ama prevalentemente con una parte di sè. Chi più ama più vale; è nella capacità di amare la radice di ogni valore.» Parole profonde, che l'uomo moderno ha tanto maggior diritto di appropriarsi quanti furono gli amori che egli seppe aggiungere al povero, rudimentale amore dell’uomo primitivo.
Vediamo intanto su quale lunga scala può svolgersi l'amore platonico, appoggiato non solo alla poetica interpretazione di una graduatoria ascendente, ma spinto e stretto intorno dalla più imperiosa realtà.<noinclude>{{PieDiPagina||37|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|||'''L'amor platonico'''}}</noinclude>non vuol dire senza desiderio. E sta bene; anzi è qui appunto che incomincia la differenza; perchè l’amatore grossolano o primitivo davanti al naufragio della speranza, non avendo altro punto di mira, ripiega le tende; e l’amatore di cui si tratta in codeste pagine è il solo che possa apprezzare la sentenza di [[Autore:Friedrich Schiller|Schiller]]. Si oppone che l’amore in simili condizioni non dura. Dura forse molto in condizioni opposte? Non è il possesso che lo distrugge e non è precisamente dalla psicologia dei materialisti che sgorga il più spietato scetticismo sull’amore? Io vi<noinclude>{{PieDiPagina||41|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|'''Neera'''||}}</noinclude>deva alle sue visioni. Nel pensiero di quella donna che egli non vide mai, che non aveva speranza alcuna di vedere, venne posando le sue più nobili aspirazioni; questa ignota, di cui amava l’anima, fu il suo buon genio, la sua fata, il suo amore e la sua fede insieme. Per lei scrisse pagine ardentissime e il nome di lei chiuse insieme ai fiori prediletti nei prediletti volumi. Per un istante vagheggiò la possibilità di dedicarle un capolavoro di quell’arte che ella stessa coltivava, ma le forze gli sembrarono inadeguate alla meta. Varcare l’oceano, raggiungerla e met-<noinclude>{{PieDiPagina||80|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|||'''L'amor platonico'''}}</noinclude>quello che corse nel breve orto e alle pallide ombre di S. Damiano durante tutti quegli anni che Chiara vi abitò nella vicinanza ardente e pura del poverello d’Assisi?
Ah! vi prego non venite a dirmi che simili amori sono sterili e quindi inutili. Non si procreano solamente
dei figli. Quando l’amore ci dà dei poemi e dei santi, delle religioni e degli ideali nuovi, possiamo bene
preferirlo o quando mai pareggiarlo all’inconsulto fremito che regala al mondo, per qualche vero uomo, una incalcolabile quantità di scimuniti, di rachitici, di pazzi e di delinquenti.<noinclude>{{PieDiPagina||53|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|||'''L'amor platonico'''}}</noinclude>quello che corse nel breve orto e alle pallide ombre di S. Damiano durante tutti quegli anni che Chiara vi abitò nella vicinanza ardente e pura del poverello d’Assisi?
Ah! vi prego non venite a dirmi che simili amori sono sterili e quindi inutili. Non si procreano solamente dei figli. Quando l’amore ci dà dei poemi e dei santi, delle religioni e degli ideali nuovi, possiamo bene preferirlo o quando mai pareggiarlo all’inconsulto fremito che regala al mondo, per qualche vero uomo, una incalcolabile quantità di scimuniti, di rachitici, di pazzi e di delinquenti.<noinclude>{{PieDiPagina||53|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|'''Neera'''||}}</noinclude>surare a stregua di calcolo il prisma oscillante della nostra psiche, noi che volendo accumulare dati, prove e statistiche sul grande e universale problema dell’amore non li sappiamo cercare altro che nelle tavole volgari dell’amore prezzolato o dell’amore galante, noi — dico noi perchè, se anche individualmente non facciamo questo, vi assistiamo però giorno per giorno — potremo mai comprendere la sottile profondità delle parole di [[Autore:Friedrich Schiller|Schiller]] «Chi non ama senza speranza non conosce amore»?
Senza speranza — dirà qualcuno —<noinclude>{{PieDiPagina||40|}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|||'''L'amor platonico'''}}</noinclude>diamo, per non ingolfarci in ripetizioni inutili, il più noto fra essi, [[Autore:Arthur Schopenhauer|Schopenhauer]], il quale dichiara: «Ogni passione amorosa, qualunque sieno le smanie eteree che essa possa affettare, ha le sue origini nell’istinto sessuale ed in nessuna altra parte» ciò che, unito alla affermazione di [[autore: Platone|Platone]] non essere la donna suscettibile di comprendere la bellezza astratta e quindi incapace di dividere coll’uomo un amore veramente ideale, sembrerebbe la condanna definitiva del tema che mi propongo di svolgere, molto più — e questo è il punto sul quale ri-<noinclude>{{PieDiPagina||29|}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|'''Neera'''||}}</noinclude>si fa della volgare scienza erotica vi fosse posto per un simile argomento, quanti uomini potrebbero pronunciarsi con dati di fatto! È errore di superficiale esperienza il credere l’uomo meno suscettibile che non la donna di affetti sentimentali. Bisogna senza dubbio ricordarsi che tra uomo e uomo (non se l’abbiano a male gli egualitari) corrono distanze di abisso, che non tutti gli uomini sono come io dico, ma molti, ripeto, si, ed assai più che non si supponga. La sola differenza che negli uomini la vita sentimentale è più nascosta e di breve du-<noinclude>{{PieDiPagina||58|}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|'''Neera'''||}}</noinclude>un amore sentimentale, sembrerà tuttavia lontano e forse puramente fantastico il tipo di Jauffré Rudel, questo cavaliere provenzale che essendosi innamorato della contessa Melisenda regina di Tripoli sulla semplice fama della sua bellezza e della sua virtù, attraversò l’oceano per vederla e morì contento ai di lei ginocchi. Io però conobbi nella mia infanzia una fanciulla di animo ardente che essendosi vivamente appassionata delle opere di [[autore: Alphonse de Lamartine|Lamartine]] venne per quella via tutta spirituale a concepire un vero e proprio amore per l’ottantenne poeta;<noinclude>{{PieDiPagina||74|}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|'''Neera'''||}}</noinclude>miatori che si allontanano carichi dei loro corbelli dove i grappoli si pigiano in una lussureggiante esposizione di bellezza, avranno avuto occasione di osservare o sulla più alta vetta di un tralcio, o mascherato da un mazzo di foglie o di difficile accesso per le scabrosità del terreno, un solitario grappolo sfuggito alla vendemmia. Esso pure era nato nella fecondazione del maggio e la vampa ardente del luglio lo aveva percosso ed esso pure nei meriggi di agosto e di settembre aveva gonfiata la misteriosa linfa in olocausto d’amore ed esso pure<noinclude>{{PieDiPagina||48|}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|'''Neera'''||}}</noinclude>far nomi: prendiamoli pure tutti insieme italiani, francesi, inglesi, russi, tedeschi), preferirono sempre al volgare ambiente della città quella vita di provincia così apparentemente calma e pure così feconda di maturazione interna. Ma ecco che i nomi mi sfuggono mio malgrado: [https://it.wikipedia.org/wiki/Berthold%20Auerbach Auerbach], [[Autore:Ivan Sergeevič Turgenev|Turghenieff]], [[Autore:Fëdor Dostoevskij|Dostojevsky]], la [[Autore:George Eliot|Eliot]], la [[Autore:George Sand|Sand]], [[Autore:Honoré de Balzac|Balzac]], [[Autore:Alphonse de Lamartine|Lamartine]], [[autore: Alessandro Manzoni|Manzoni]], dove abbeverarono la loro intima sete di idealità se non ai boschi verdi, alle strade romite, alle case solitarie e abbandonate delle loro provincie native? Gli osservatori superficiali<noinclude>{{PieDiPagina||70|}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|||'''L'amor platonico'''}}</noinclude>rono cancellate dai ruoli; e via via restringendo la schiera, codesta benedetta psicologia dell’amore si trovò limitata nei confini, per verità niente reconditi, del palco, della carrozza e della camera mobiliata. Troppo poco per una passione che ebbe un dio a rappresentarla!
Mi ricordo una discussione avuta con un giovine romanziere quando pubblicai il mio romanzo [[Teresa]]. Il romanziere era allora alle sue prime armi e il campo dove si addestrava appunto quello che la più comune dalle esperienze offre a qualsiasi uomo. Egli mi dichiarò subito<noinclude>{{PieDiPagina||67|}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|||'''L'amor platonico'''}}</noinclude>la ragione del tempo o ragioni d’ordine anche superiore a questa, no, è assurdo!
Guardiamoci attorno, guardiamo i tardi matrimoni che la lotta per la vita va rendendo sempre più frequenti, quando non li sopprime addirittura. La lunga schiera di donne che si reca a nozze verso la trentina e la schiera degli uomini verso la quarantina, hanno già dato un contingente non affatto trascurabile agli amori platonici. So che quelli delle donne saranno più facilmente creduti e tuttavia, se intorno ai tavolini dove tra le undici e la mezzanotte<noinclude>{{PieDiPagina||57|}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|||'''L'amor platonico'''}}</noinclude>rata; più nascosta per un particolare pudor maschile che li rende renitenti alle confidenze di simil genere, che è loro quasi imposto dalla compagnia rozza e inevitabile degli altri maschi; più breve perchè all’avvicinarsi dei trent’anni il corso della esistenza afferra tutte le energie virili e chiude come dentro le trasparenze di una cristallizzazione i fiori delicati della prima giovinezza. Ma è pure dalla bocca di un uomo che raccolsi questa confessione: «La donna che io amai maggiormente fu una a cui non lo dissi.»
Se poi ci facciamo a considerare<noinclude>{{PieDiPagina||59|}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|||'''L'amor platonico'''}}</noinclude>rono mille vite e che non saranno nemmeno chiamati amore!
I felici che dall’amore poterono spremere tutte le ebbrezze guardino pure con sentimento di pietà queste dolorose passioni fatte di rinunzie e di sacrifici, ma non credano che esse sieno le più vane e le più inutili. L’amore platonico, anche quando non sorregge una grande anima o un ingegno sublime, fa spuntare un fiore nell’arida e ingrata terra a cui la società colle sue violenze, i suoi soprusi e le sue tirannie vieta la materna compiacenza del frutto.<noinclude>{{PieDiPagina||61|}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|'''Neera'''||}}</noinclude>rifà da un’altra parte, dove può, come può, al mancato sfogo. E sarà stata un eccezione nelle forme della società primitiva, ne sono persuasissima, ma non lo è più nella nostra dove il passaggio di tante religioni e di tante civiltà, diciamo anche di tanti pregiudizi, hanno già modificato tutto, perfino i pensieri e i sentimenti.
Ma che si debba chiamare amore il più oscuro e il più insulso incontro momentaneo di due capricci sessuali e defraudare del sacro battesimo lunghe, intime, profonde simpatie di uomo e di donna a cui solo mancò<noinclude>{{PieDiPagina||56|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|||'''L'amor platonico'''}}</noinclude>sti dell’amore ideale. Non vi basta, [[Autore:Torquato Tasso|Tasso]], non vi basta [[autore: Francesco Petrarca|Petrarca]], volgete gli occhi a [[Autore:Dante Alighieri|Dante]]! Io sono ben sicura che nessuno vorrà tacciare Dante di ingenuità nè di fiacchezza, mentre mi punge il dubbio — e più che dubbio — essere la malata
fioritura decadente a cui assistiamo una prova di generale povertà e di quel cinismo che, per l'eterna legge degli estremi che si toccano, potrebbe bene rappresentare l'anello più prossimo alla ingenuità. Pensino a Dante coloro i quali credono che l’amore consista tutto in un amplesso; e pensino a Fran-<noinclude>{{PieDiPagina||51|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|||'''L'amor platonico'''}}</noinclude>sti dell’amore ideale. Non vi basta, [[Autore:Torquato Tasso|Tasso]], non vi basta [[autore: Francesco Petrarca|Petrarca]], volgete gli occhi a [[Autore:Dante Alighieri|Dante]]! Io sono ben sicura che nessuno vorrà tacciare Dante di ingenuità nè di fiacchezza, mentre mi punge il dubbio — e più che dubbio — essere la malata fioritura decadente a cui assistiamo una prova di generale povertà e di quel cinismo che, per l'eterna legge degli estremi che si toccano, potrebbe bene rappresentare l'anello più prossimo alla ingenuità. Pensino a Dante coloro i quali credono che l’amore consista tutto in un amplesso; e pensino a Fran-<noinclude>{{PieDiPagina||51|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|||'''L'amor platonico'''}}</noinclude>Qui l’amore in causa dell’età o del temperamento è povero, come l’autore stesso ci annuncia; ma nel medesimo caso si trovano età più verdi e temperamenti più gagliardi e allora la lotta che il poeta ha appena accennata si svolge con una ricchezza di particolari, una intensità di commozioni, di segreti tumulti, di dolori si ma anche di ebbrezze, cui l’uomo abituato a impiegare non più di dieci minuti in ogni faccenda amorosa non può nemmeno lontanamente giungere col pensiero.
Tutti, io credo, seguendo in un campo la lieta brigata dei vendem-<noinclude>{{PieDiPagina||47|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|||'''L'amor platonico'''}}</noinclude>sione di conoscere altre Terese, ben vive quelle là! Non ho dunque ragione di dire — e già lo dissi altrove — che i documenti raccolti nel campo ristretto dell'amore sensuale somigliano agli allori dei cavallerizzi da Circo, i quali percorrono chilometri e chilometri in tondo senza uscire dallo steccato? Il giovane romanziere aveva avuto bisogno di vedere per credere. Egli non aveva ''sentito'' la verità di Teresa. Ora, sentire è la necessità prima dell’artista e del poeta.
È per questo che i grandi romanzieri del sentimento (non voglio<noinclude>{{PieDiPagina||69|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|'''Neera'''||}}</noinclude>ascensione dei suoi rami verso l'infinito, ecco il mio credo artistico. È per questa via che invito i miei
lettori a seguirmi nella ricerca di un amore che, tutto il contrario della favolosa fenice la quale nessuno vide mai, ognuno di noi ebbe occasione di vedere almeno una volta; ma desidero non essere accompagnata in questo viaggio nè da un libertino nè da un pedante, nè da un insensibile, essendo queste tre categorie di persone assolutamente incapaci di giudicare delle cose d’amore.
Accettando in massima l’aforisma<noinclude>{{PieDiPagina||32|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|'''Neera'''||}}</noinclude>legando così alla posterità il dolce e folle amore giovanile innestato alla salda materialità di un frutto.
In un recente volume, pubblicato a Parigi, la signora Ollivier svela un’altra bella anima di donna che un puro amore avvinse al [[autore: Alphonse de Lamartine|cigno di Milly]]. È [[Autore:Valentine de Saint-Point|Valentina Lamartine]], nipote del poeta, a lui tanto e sì ardentemente affezionata che non volle prender marito per consacrargli tutta la vita. Questa fanciulla entusiasta, che provava «il bisogno di dedizione di tutto il suo essere fino all’ultima goccia di sangue» incominciava così una sua<noinclude>{{PieDiPagina||76|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="1" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|'''Neera'''||}}</noinclude>cesco d’ Assisi — un altro non ingenuo — un maestro d’ amore che trovò la sua degna competitrice in [[Autore:Chiara d'Assisi|Chiara]]. C’è nessuno che ha mai immaginato quel bruciante momento, quando la nobile fanciulla vestita da sposa, si recò furtivamente nella
dolce notte primaverile della campagna umbra a Santa Maria degli Angeli, per indossare il sajo del suo amico e per offrire gli splendidi capelli alle forbici che Francesco stesso le immerse nella chioma giovanile?
I vigneti toscani dove [[Autore: Giovanni Boccaccio|Boccaccio]] amò Fiammetta hanno mai conosciuto un più profondo fremito di<noinclude>{{PieDiPagina||52|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="1" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|'''Neera'''||}}</noinclude>cesco d’Assisi — un altro non ingenuo — un maestro d’ amore che trovò la sua degna competitrice in [[Autore:Chiara d'Assisi|Chiara]]. C’è nessuno che ha mai immaginato quel bruciante momento, quando la nobile fanciulla vestita da sposa, si recò furtivamente nella
dolce notte primaverile della campagna umbra a Santa Maria degli Angeli, per indossare il sajo del suo amico e per offrire gli splendidi capelli alle forbici che Francesco stesso le immerse nella chioma giovanile?
I vigneti toscani dove [[Autore: Giovanni Boccaccio|Boccaccio]] amò Fiammetta hanno mai conosciuto un più profondo fremito di<noinclude>{{PieDiPagina||52|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|'''Neera'''||}}</noinclude>cesco d’Assisi — un altro non ingenuo — un maestro d’ amore che trovò la sua degna competitrice in [[Autore:Chiara d'Assisi|Chiara]]. C’è nessuno che ha mai immaginato quel bruciante momento, quando la nobile fanciulla vestita da sposa, si recò furtivamente nella
dolce notte primaverile della campagna umbra a Santa Maria degli Angeli, per indossare il sajo del suo amico e per offrire gli splendidi capelli alle forbici che Francesco stesso le immerse nella chioma giovanile?
I vigneti toscani dove [[Autore: Giovanni Boccaccio|Boccaccio]] amò Fiammetta hanno mai conosciuto un più profondo fremito di<noinclude>{{PieDiPagina||52|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|'''Neera'''||}}</noinclude>litario ed eccentrico individuo, ma rispondendo conscio od inconscio, a un segreto bisogno dell’anima universale.
Non ignoro che la scienza positiva insegna la ricerca del dato statistico in ogni cosa ed i moderni psicologi, che colla scienza occhieggiano all'amichevole, non mancano di aggruppare i maggiori documenti umani che trovano alla loro portata; ma, l’ho già detto, un difetto gravissimo di queste psicologie è il campo quasi esclusivo in cui furono compiute. Si crede troppo che per conoscere l’uomo bisogna frequen-<noinclude>{{PieDiPagina||64|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|'''Neera'''||}}</noinclude>destinato a restare allo stato di aspirazione?
<poem>{{smaller|
Perchè, perchè negli anni
Di tua vita fiorente
Non ci scontrammo, o donna?... Il cor mi batte
Con moto più frequente
A figurar le intatte
Tue sembianze verginee,
L'ingenuo riso e il guardo umile e pio.
Ah! perchè non m'è dato
Coronarti d'un raggio immacolato,
Ricomporti sull'ara, angelo mio?
}}</poem>
Una situazione eguale, ma colle parti invertite è anche questa, dove non più un giovane parla ad una donna che gli è sfuggita nel tempo,<noinclude>{{PieDiPagina||44|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|||'''L'amor platonico'''}}</noinclude>sce per un tramite invisibile alla realtà. Il poeta che descrisse gli amori dell’abete per la palma, di questo ispido figlio dei ghiacci per la lontana prediletta figlia del sole, esprimeva un sentimento umano, possibile, vero, un po’ più raro — ecco tutto — di quelli che pullulano nelle cronache quotidiane e che colpiscono maggiormente solo perchè in una stoffa tessuta di bianco e di rosso il rosso salta subito all’occhio. E chi non troverà nella seguente strofa di un’altro poeta il più delicato e insieme il più umano sentimento di un amore<noinclude>{{PieDiPagina||43|}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|||'''L'amor platonico'''}}</noinclude>sibbene un uomo maturo ad una fanciulla. Riproduco per intero la bella poesia, forse dimenticata, trovandosi in essa parecchie di quelle gradazioni di sentimento che dovrebbero interessare i psicologi.
<poem>{{smaller|
T'arrisi, ti compiansi: e dal tuo labbro
Un pio sorriso, un detto
Di mal celato affetto
Colsi, non altro fiore.
Com'orfano fanciul cui poveretto
Giovine donna rincontri per via
E lo raccolga, nel leggiadro petto
Raccor degnasti l’immagine mia,
Ma fu virgineo sogno. A te venia
Riconoscente e pio
}}</poem><noinclude>{{PieDiPagina||45|}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|||'''L'amor platonico'''}}</noinclude>sibbene un uomo maturo ad una fanciulla. Riproduco per intero la bella poesia, forse dimenticata, trovandosi in essa parecchie di quelle gradazioni di sentimento che dovrebbero interessare i psicologi.
<poem>{{smaller|
T'arrisi, ti compiansi: e dal tuo labbro
Un pio sorriso, un detto
Di mal celato affetto
Colsi, non altro fiore.
Com'orfano fanciul cui poveretto
Giovine donna rincontri per via
E lo raccolga, nel leggiadro petto
Raccor degnasti l’immagine mia,
Ma fu virgineo sogno. A te venia
Riconoscente e pio}}</poem><noinclude>{{PieDiPagina||45|}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|||'''L'amor platonico'''}}</noinclude>tere la vita ai piedi di lei fu pure uno dei suoi sogni; ma il dono non era ancora inferiore all’altissimo
desiderio? o non temeva forse che la realtà spezzasse i fili d’oro dell’incantesimo? Nulla di tutto ciò egli fece e tuttavia lo bruciava l’irresistibile bisogno di unirsi a lei in qualche modo. Con una audacia di cui non si sarebbe creduto capace scrisse a quella donna la prima ed unica lettera, narrandole umilmente, semplicemente, la storia della sua passione che ben poteva racchiudersi nel celebre verso:
<poem>{{smaller|«Bramo assai, poco spero e nulla chiedo».}}</poem><noinclude>{{PieDiPagina||81|}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|||'''L'amor platonico'''}}</noinclude>tare la così detta società, la quale è la cosa più monotona e inconcludente che si possa immaginare, talchè vista una volta è come la si avesse vista per sempre e vista una le si son viste tutte. E non è tutto. Io sono convinta che l’abitudine della società, nonchè favorire, allontana dalla conoscenza dell’uomo. — Coloro che passano il tempo fra le giubbe e gli strascichi o fra la bottiglia e le carte non conoscono la vita semplicemente perchè non vivono, col peggiorativo che sono persuasi di conoscerla così come sono persuasi di vivere. Cercare dei docu-<noinclude>{{PieDiPagina||65|}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|||L'amor platonico'''}}</noinclude>e gli scrisse e ne ottenne una risposta che, vergata nella elegante aristocratica calligrafia dell’autore di ''Graziella'', le recò i dolci e malinconici rimpianti del vegliardo. Nè la relazione platonica finì, che anzi la fanciulla vi profuse il meglio dei suoi sentimenti, confortando con una vampa d’amore gli ultimi giorni del poeta che d’amore aveva cantato così soavemente ed a cui dall’Italia, che gli aveva ispirato il suo primo palpito, doveva sorridere ancora il suo ultimo sogno. Il poeta morì, la fanciulla si accasò, ma al primo figlio che ebbe pose nome Alfonso,<noinclude>{{PieDiPagina||75|}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|||'''L'amor platonico'''}}</noinclude>e gli scrisse e ne ottenne una risposta che, vergata nella elegante aristocratica calligrafia dell’autore di ''Graziella'', le recò i dolci e malinconici rimpianti del vegliardo. Nè la relazione platonica finì, che anzi la fanciulla vi profuse il meglio dei suoi sentimenti, confortando con una vampa d’amore gli ultimi giorni del poeta che d’amore aveva cantato così soavemente ed a cui dall’Italia, che gli aveva ispirato il suo primo palpito, doveva sorridere ancora il suo ultimo sogno. Il poeta morì, la fanciulla si accasò, ma al primo figlio che ebbe pose nome Alfonso,<noinclude>{{PieDiPagina||75|}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|'''Neera'''||}}</noinclude>lentina Lamartine preferì la rinuncia delle soddisfazioni materiali che le avrebbe procurato il matrimonio alla rinuncia di quella dedizione alta, completa, assoluta che la sua anima tenera e vibrante fece al solo uomo che le parve degno di amore. Che importa se il vincolo, noto agli uomini sotto un tal nome, non li unì? La forza dell’amore sta nell’amore, non nel modo e nei casi.
L’amore che si ispira per il tramite delle idee e dei sentimenti è d’altronde la più squisita ricompensa alle febbri dell’artista. Gli scrittori appassionati innamorarono<noinclude>{{PieDiPagina||78|}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" /></noinclude>{{Ct|f=100%|v=2|t=3|L=0px|II.}}
Noi, che il realismo prima e poi il decadentismo hanno abituati a non ricercare nell’amore se non la sensazione, noi che negli studi psicologici, nei romanzi, nei versi, non troviamo oramai altra visione che quella dello spasimo erotico, noi che, confondendo il sentimento colla scienza, abbiamo la pretesa di mi-<noinclude>{{PieDiPagina||39|}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|'''Neera'''||}}</noinclude>le vecchie zitelle, queste evanescenti figure di zie, di cugine, di maestre, di cameriere fedeli e devote che hanno cucito intorno a noi tanti e tanti metri di stoffa, che hanno fatte tante calze per i figli degli altri e che arrossiscono ancora se qualcuno le prende per donne maritate, quante storie timide e ardenti, tutte meste, tutte segnate dalle stigmati crudeli e talvolta ironiche del destino! Pallide e segrete storie di desideri che nessuno conosce, a cui non si concede puranche l'umile posto di documento umano accanto ai casi patologici. Soffi infuocati che brucia-<noinclude>{{PieDiPagina||60|}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|||'''L'amor platonico'''}}</noinclude>vedono affluire ai grandi centri la folla suppurante e ignorano o non si curano di studiarla alla fonte e lungo il corso tortuoso ed occulto della sua trasformazione.
Quando noi cittadini frettolosi e febbrili, portati nella irruenza vertiginosa di un treno lampo, ci lasciamo addietro la morente bianchezza di un villaggio, compiangendo i disgraziati costretti a passarvi l'esistenza senza riunioni sportive, senza teatri, senza luce elettrica, ah! rammentiamo che in quelle strade deserte si prepara il materiale continuamente rinnovato delle nostre<noinclude>{{PieDiPagina||71|}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|||'''L'amor platonico'''}}</noinclude>tutti qualche persona che non li vide mai. Di questo solo dovrebbero essere gelosi gli uomini.
Non ho molta fiducia nella moltiplicazione degli esempi che non racchiude in fondo un grande valore per la bontà della tesi; ma uno ancora ne voglio portare e sarà l’ultimo. Vive in una remota plaga delle Pampas un giovine francese a cui, nella solitudine forzata, fu per molti anni compagna l’immagine di una donna lontana che sposando all’arte una sensibilità appassionata e profonda gli comunicò l’ideale femminile che meglio rispon-<noinclude>{{PieDiPagina||79|}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|||'''L'amor platonico'''}}</noinclude>tropicali che i ricchi custodiscono nelle loro terre per lusso e che i poveri guardano con curiosità, quasi come stravaganze, senza pensare mai che c’è un paese dove quei fiori spuntano naturalmente dalla terra.<noinclude>{{PieDiPagina||83|}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|'''Neera'''||}}</noinclude>Egli infatti non le chiedeva che questo: Trovandosi ai confini dell'Argentina una regione inesplorata e avendo organizzato una spedizione per inoltrarvisi, se la sorte coronasse i suoi sforzi, dare alla terra scoperta il nome di lei.
Siccome non scrivo un romanzo non mi corre l’obbligo di cercare la conclusione di questo ''documento'', bastando al mio scopo l’attitudine psichica che si trova in esso e che rappresenta una delle forme più elevate dell’amore intellettuale, il quale vive e palpita intorno a noi non diversamente di quegli splendidi fiori<noinclude>{{PieDiPagina||82|}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|'''Neera'''||}}</noinclude>
Egli infatti non le chiedeva che questo: Trovandosi ai confini dell'Argentina una regione inesplorata e avendo organizzato una spedizione per inoltrarvisi, se la sorte coronasse i suoi sforzi, dare alla terra scoperta il nome di lei.
Siccome non scrivo un romanzo non mi corre l’obbligo di cercare la conclusione di questo ''documento'', bastando al mio scopo l’attitudine psichica che si trova in esso e che rappresenta una delle forme più elevate dell’amore intellettuale, il quale vive e palpita intorno a noi non diversamente di quegli splendidi fiori<noinclude>{{PieDiPagina||82|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|'''Neera'''||}}</noinclude>forze migliori, della nostra intatta giovinezza; rammentiamo che accorrono a noi da quei villaggi i robusti lavoratori, i poeti vergini, la bellezza fiorente delle donne. Guai alla tormentata esausta popolazione delle nostre città se si venisse a chiudere questa benefica arteria che dai monti e dalle valli, dalle foreste, dai mari, dalle piccole sparse abitazioni umane riversa a larghi fiotti sulla civiltà convulsa il sangue generoso della natura!
Nessuno di coloro che hanno acuto senso della realtà vorrà negare che la vita contemplativa è la più adatta<noinclude>{{PieDiPagina||72|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|||'''L'amor platonico'''}}</noinclude>per svolgere dall’anima i principi riposti di osservazione e di affettività e come già preparò la via alle più alte e delicate manifestazioni dell’ingegno, così crebbe casti e solinghi fiori di passione che male avrebbero potuto attecchire nella atmosfera cittadina; amori longanimi, amori pazienti, forzatamente ma rassegnatamente platonici e quasi paghi di offrire i loro cuori come turiboli ardenti a un dio che non li ricompensa.
Ma se a molti, voglio sperarlo, non parrà diffìcile trovare delle ''Terese'', dolci e rassegnate vittime di<noinclude>{{PieDiPagina||73|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|||'''L'amor platonico'''}}</noinclude>lettera a Lamartine: «C’est en genoux, à vos pieds et en couvrant votre main de baisers». Più innanzi: «Même au bai quand j’y vais, je trouve le moyen de m’unir à vous par Celui qui est le lien des coeurs» Lamartine rispondeva «Ah! quelle lettre, quelle âme, quelle fille, quel ange! Que ta naissance soit benie».
Si dirà che queste sono esaltazioni della fantasia; ma l’amore è sempre una esaltazione, uno stato di febbre, e non vi è alcuna ragione di negarlo alla fantasia quando i sensi ne approfittano così largamente. Va-<noinclude>{{PieDiPagina||77|}}</noinclude>
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Francyskus
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<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|||'''L'amor platonico'''}}</noinclude>lui solo si sorreggeva nella via della penitenza, che staccarsi da lui equivaleva ricadere nella colpa, che doveva scegliere fra un amore santo ed un amore profano e che Dio stesso la guidava.
La confusione e lo scoramento del preticello in seguito a tale inutile tentativo durarono parecchi giorni, tuttavia non si perdette d’animo. Ricordò che la donna è debole, è tentatrice per sua natura e concluse di aver avuto torto rivolgendosi a lei. Al curato doveva parlare. Quello sì, intelligente, conoscitore del cuore umano, pratico della vita, conscio<noinclude>{{PieDiPagina||23|}}</noinclude>
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Francyskus
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<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|'''Neera'''||}}</noinclude>che personaggi come la mia protagonista non esistono nella vita, che io ero una ingenua sognatrice; e in prova dell’asserto mi recava, quasi ogni giorno, i commenti ironici delle sue amiche che fra una sigaretta e l’altra ridevano alle spalle della povera Teresa — nonchè della autrice. La discussione finì al solito, lasciando i due avversari nell’opinione di prima; ma un anno dopo, essendosi il giovine romanziero ritirato in provincia per certi studi, ebbe la gentile lealtà di scrivermi che si ricredeva pienamente de’ suoi giudizi perchè aveva avuto occa-<noinclude>{{PieDiPagina||68|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione|||'''L'amor platonico'''}}</noinclude>cettiamo dunque la definizione di «amor platonico» che ha almeno il vantaggio di essere bene o male intesa da tutti e vediamo quale sia il suo posto nella odierna società.
Se ci poniamo a raccogliere il suono di quelle due parole ripercosse contro le pareti di un salotto o d’un teatro, se ce ne giunge l’eco nei discorsi della piazza, dei clubs, dei caffè, esso è non di rado circonfuso da un cotal senso di ridicolo, al quale non sanno sottrarsi nemmeno le persone che meglio ne potrebbero discutere e si dice amante platonico come si direbbe cane scodato, provocando<noinclude><references/>{{PieDiPagina||13|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|112|{{Sc|osservazioni}},|}}</noinclude>{{Nop}}
9. Quivi però devo proporre un’altra riflessione, che non mi venne in mente all’ora della pubblicazione prima del ''Saro'', che si deve aggiugnere alle altre condizioni, o limitazioni ivi esposte, del Ciclo medesimo.
10. {{Ec|E’|È}} ben vero, che dopo li 18. Anni, 11 Giorni, ed otto Ore, circa, i ''Punti Lunari'' ritornano tutti in Circolo colla stessa serie. Ma è vero altresì, che il sito dell’Apogeo, e del Perigeo della Luna, in questo intervallo, si trova avanzato nel Zodiaco di 12 Gradi ed un terzo, più di quello fosse al principio. Per conseguenza dopo due Cicli, o sia Anni 36 sarà avanzato 25 Gradi; e dopo tre Cicli o 54. Anni più di Gradi 37, o un intiero Segno ed un Quarto. Questa rimarca è già stata fatta rispetto all’uso Astronomico per il ritorno dell’Ecclissi, compreso il differente sito del Nodo; ma ella è da farsi parimenti quell’uso Meteorologico.
{{§|11|11.}} Ho io dimostrato coll’Osservazioni, che secondo il sito dell’Apogeo, e nel Perigeo nel Zodiaco sono alterate le impressioni della Luna. La Marea Media, tanto dell’Oceano, che del Barometro, segue l’ordine de’ Segni, voglio dire, che si adatta, e {{Pt|cor-|}}<noinclude>{{A destra|ris-|margine=2em}}</noinclude>
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|e notizie}} ec.|113}}</noinclude>{{Pt|risponde|corrisponde}} al diverso aspetto di questi Segni; si trova che nell’Alta Marea del Perigeo si avanza di anno in anno conforme l’avanzamento del Perigeo stesso di Segno in Segno. Tal diversità d’impressione non può esser oziosa nella generazione delle Meteore. Per ciò una data costituzione, in quanto dipende da questa causa, dovrà diventare un poco retrograda nel progresso de’ Cicli, perchè l’Apogeo, nel secondo Ciclo, si trova allo stesso sito del primo, quattro Mesi avanti; otto, nel terzo Ciclo; e dodici, o sia un anno circa al cominciar del Ciclo quarto, o sia dopo 54. Anni, che perciò rimangono, quanto a questa rivoluzione, soli 53. Questo può fare, che una data impressione, o influenza, piovosa, ventosa, ec., in quanto dipende dal sito dell’Apogeo, e del Perigeo Lunare, dopo tre Cicli si manifesti un Anno avanti, o sia dopo l’Anno 53, piuttosto che dopo il 54. P. E. dal 1728 al 1782 sono tre intieri Cicli, o Anni 54, poteva attendersi un’Annata pari a questa del 1728, fu simile come si è mostrato, ma non tanto quanto a quella degli altri due corrispondenti anni 1746, e 1764, e questa differenza potrà almeno in parte, esser attribuita al<noinclude>{{PieDiPagina|{{Sc|Tom}}. II.|H|}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|114|{{Sc|osservazioni}},|}}</noinclude>differente sito dell’Apogeo, in grazia del quale l’Anno del 1782 corrispondeva al 1729 in cui l’Apogeo era precisamente nello stesso Segno del Zodiaco. Per questo motivo, quando ci allontaniamo nella successione de’ Cicli, non può esser più tanto giusto il paragone degli Anni corrispondenti da un Ciclo all’altro. {{Ec|E’|È}} questa una rimarca da tenersi a mente per giustificazione del ''Saro''.
12. Qui non tacerò due fenomeni rimarcabilissimi di quest’Anno: uno fu l’''influenza del Catarro'', l’altro la ''penuria de’ Grani''. Non vi può esser dubbio, che la costituzione dell’aria, e delle stagioni influisca sui prodotti della terra, e sulla salute degli uomini. Ritornando dunque costituzioni simili di Annate, si rende probabile assai, che ritornino in pieno condizioni simili di raccolte, e di malattie.
13. Quanto all’''influenza del Catarro'', era stato ricordato da altri, che una simile ve ne fu nell’inverno 1728, e 29, descritta ampiamente nei Libri de’ Medici, e dell’Accademie; poichè fu universale, e ne restavano presi gli equipaggi de’ Vascelli in mezzo l’Oceano. Ma fu il Sig. D. {{Wl|Q2337938|Antonio Turra}}, dotto Medico Vicentino, già noto per varie<noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|e notizie}} ec.|117}}</noinclude>''fanno 17 volte 9 (rivoluzione dell’Apogeo); o sia 8 Cicli, e mezzo del Saro''.
Nota però il celebre Sig. ''{{Wl|Q3210669|Beccari}}'' (le cui Osservazioni Meteorologiche di 60 Anni io posseggo, monumento prezioso) che la Vindemia del 1728 riuscì la più abbondante che fosse mai a memoria d’uomo: e tale ricorse in quest’Anno 1782.
16. Ecco un grande uso che può aver questo ''Ciclo'' per la vita umana! Prevedere in certo senso; e con ciò potere sino ad un segno prevenire, in quanto le cause morali non s’interpongono, le carestie. Siami perdonato, se di questa scoperta provo, e non dissimulo qualche compiacenza.
Passeremo ora, coll’istesso oggetto, ad esporre la costituzione delle Lune, e degli Anni addietro, che per il Ciclo corrispondono all’entrante Anno 1783 coll’idea di prestar motivo a qualche congettura sulla futura qualità del medesimo.
{{Ct|''Tabelle per confronto delle Lune''.}}
Nella I. ''Tabella delle Lune'', si scorge l’accordo generale nell’indole loro ''piovosa'', o ''asciutta''. Particolarmente la ''piovosa'' in {{Pt|quel-|}}<noinclude>{{Ct|class=destra|H 3}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|e notizie}} ec.|223}}</noinclude>{{Ct|class=capitoletto|TAVOLA}}
{{Ct|class=sezione|Delle pioggie.}}
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|-
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! class="nascosto" | !! colspan="2" | Valdobbiadene
! class="nascosto" | !! colspan="2" | Udine
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|- class="pdati2"
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|-
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|-
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|-
| {{Dotted|Aprile}}
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|-
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|-
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|-
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|-
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|
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{{Qualità|avz=100%|data=13 luglio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Nel Giornale dell’Anno 1783. Confronto Dell’Anno 1782. cogli anni addietro 1764, 1746, 1728, ad esso corrispondenti per il Ciclo delle 223 Lune|prec=../1782|succ=../1784}}
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|| 1849 |47|riga=a}}</noinclude>{{Pt|spignani,|{{Wl|Q51844000|Giuseppe Vespignani}},}} vescovo di Orvieto, e consegnato in Castello. Si crede autore, o per lo meno fautore, di una reazione di quei campagnuoli contro la Repubblica Romana.
''16''. — Ai 12 corr., fu condotto, ben scortato alla fortezza di Ancona, il {{Wl|Q1399905|cardinale De Angelis}}, arcivescovo di Fermo, col suo caudatario, per ordine del Governo della Repubblica. Si assicura sia stato condotto colà anche il vescovo di Gubbio, {{Wl|Q595813|monsignor Pecci}}.
A Fermo fu ucciso, proditoriamente, il canonico Corsi ed il conte Grassi. Ai 15 (nella notte) morì il cardinale {{AutoreCitato|Giuseppe Gasparo Mezzofanti|Mezzofanti}}.
''18''. — Nel dì 15 corr., furono presi gli argenti ed ori appartenenti a S. Santità e furono portati alla zecca per coniare moneta.
Nel dì 16 fu coniata la moneta erosa della Repubblica di otto bajocchi.
Nella stessa tornata dello stesso giorno fu partecipata all’Assemblea la cessazione dell’armistizio per parte di Carlo Alberto della guerra dell’indipendenza e l’intimazione delle ostilità nel dì 12 corr.
Nella tornata del dì 18 (domenica), Mazzini pronunziò un discorso eccitatorio alla guerra. Disse essere due gli elementi per far la guerra e vincerla: ''entusiasmo dei popoli'' e ''danaro''.
Al primo potersi provvedere eccitando i popoli e dividendo i deputati per le provincie per ispargere lo spirito dell’Assemblea ed imporre ai parrochi<noinclude></noinclude>
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|| 1849 |85|riga=a}}</noinclude>
I comuni furono presi a gara dal popolo e portati a desinare al suono della ''Marsigliese'' e fra gli applausi.
È giunto in Roma l’ammiraglio inglese Nappier. Non si conosce l’oggetto della sua venuta.
''8''. — Pio IX mandò a Civitavecchia Monsignor Valentini, in qualità di Delegato e Palomba di comandante di quella piazza.
Il generale Oudinot, in termine di tre ore, intimò loro di partire da quella città.
S. Santità protestò contro l’ordine del generale Oudinot e mandò a Parigi una Commissione.
L’Assemblea romana ha decretato un indirizzo ai fratelli Ungheresi<ref>Il proclama è sottoscritto da Carlo Rusconi, come ministro degli esteri.</ref>.
Quaranta Spagnuoli hanno occupato Fiumicino ed emisero un proclama<ref name=p103>Il Triumvirato annunziava l’arrivo degli Spagnuoli con un proclama che cominciava a questo modo:
:::«''Romani!''<br/>
{{spazi|4}}«Anche la Spagna vi manda, in superbe parole, com’è il suo vezzo, una insolente disfida».<br/>
{{spazi|4}}Il proclama degli Spagnuoli era, infatti, assai ridicolo. Dato ''dalle spiaggia di Fiumicino'', «eccitò molta ilarità in Roma pel</ref>.
{{nop}}<ref follow=p102>quando un rappresentante del popolo romano, il cittadino Filopanti, sorse a dire:<br/>
{{spazi|4}}«Français et Italiens, dans ce lieu saint et sublime, prions ensemble le Tout-Puissant pour la délivrance de tous les peuples des chaînes de la tyrannie, pour la fraternité universelle».<br/>
{{spazi|4}}«Tutti con subito e simultaneo moto si posero in ginocchio. Dopo alcuni istanti un’altra voce soggiunse: «Jésus, l’auteur de la liberté humaine, exaucera nos vœux». Dopo di che tutti sorsero in piedi».</ref><noinclude></noinclude>
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Dr Zimbu
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|| 1849 |103|riga=a}}</noinclude>
Il dì 17, alcuni Civici si recarono al campo francese. Colà furono fatti prigionieri, ma poco dopo furono rilasciati.
Il Ministro della Guerra, volendo provvedere ad una energica difesa di Castel S. Angelo, ordinò di atterrare diverse case del Borgo che gli erano più vicine e quelle nella via dell’Orso, fra il Ponte ed il Teatro di Apollo.
Si stabilì eziandio di abbattere lo stesso teatro, ma poi si sospese.
''Bollettino del Triumvirato'':
«Nulla di nuovo che importi.
» I nostri non hanno avuto finora scontro col nemico. Colpa del nemico, non loro; lo scontro lo avranno presto.
» I buoni officj fra noi e la Francia continuano; forieri, speriamo, di risultati efficaci che possono, ove si verifichino, mutare l’aspetto della questione.
» Albano è evacuato.
» Le forze napoletane si sono concentrate in Velletri.
{{A destra|{{Sc|{{AutoreCitato|Giuseppe Mazzini|Mazzini}}}}».|margine=2em}}
''Bollettino del Triumvirato:''
''19''. — «I nostri sono a quest’ora a Velletri. Da ragguagli non officiali risulterebbe che i Napoletani si ritiravano e si trovavano a {{Wl|Q128065|Cisterna}}.
» Il moto degli animi in Francia andava crescendo in nostro favore. Le Provincie firmavano indirizzi perchè si ponesse in stato d’accusa il Ministero.<noinclude></noinclude>
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Dr Zimbu
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|118|{{Sc|diario roncalli}}|riga=s}}</noinclude>
» 3° La Repubblica francese garantisce contro ogni invasione straniera il territorio occupato dalle sue truppe.
» 4° Resta inteso che il presente accomodamento sarà sottomesso alla ratifica del Governo della Repubblica Francese.
» 5° In nessun caso gli effetti del presente accomodamento potranno cessare che 15 giorni dopo la comunicazione ufficiale della non ratifica.
» Fatto in Roma e dal quartier generale dell’Armata Francese in triplo esemplare il 31 maggio 1849<ref>Il generale Oudinot rifiutò d’accettare quest’accordo che il {{AutoreCitato|Ferdinand de Lesseps|Lesseps}} non aveva facoltà di conchiudere, ed annunziò all’esercito «che la via dei negoziati ''era'' terminata».</ref>».
Il numerosissimo popolo dalle tribune appoggiò, con applausi e con evviva ''alla Repubblica, all’Assemblea, al Triumvirato'', la determinazione, e ne uscì festevole.
Questa mattina poi si seppe che il generale Oudinot non riconoscerebbe quelle proposizioni se non fossero prima sanzionate dall’Assemblea francese.
Tale notizia produsse malumore, ed in Borgo, nelle ore pomeridiane, vi furono principii di tumulto.
Oggi arrivò la legione Garibaldi proveniente da Frosinone.
''2 Giugno''. — Il generale {{AutoreCitato|Pietro Roselli|Roselli}}, comandante le truppe romane, chiese al generale Oudinot un armistizio di 15 giorni per poter liberamente agire contro gli Austriaci.<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|| 1849 |119|riga=a}}</noinclude>
Oudinot non vi aderì e dichiarò che non solamente considerava rotta ogni tregua, ma avrebbe assalito la città, ''non però prima di lunedì'' (4 corr)<ref>L’Oudinot venne meno alla sua promessa, e assalì Roma all’alba del giorno 3. La lettera del generale Roselli è del primo di giugno e la risposta {{ec|e|è}} di pochi minuti dopo.<br/>
{{spazi|6}}Della sua mala fede aveva già dato prova il generale francese quando, pochi giorni prima, approfittando della tregua, aveva d’improvviso occupato le alture di Monte Mario.</ref>.
Ai 27 maggio scorso sbarcarono a Gaeta 4000 Spagnuoli comandati dal generale Cordova.
Il re di Napoli somministrò loro cento muli, e mise a disposizione del loro generale il tenente colonnello Nunziante ed una porzione dei cacciatori a cavallo.
''3.'' — L’attacco dato dai Francesi a {{Wl|Q2000448|porta S. Pancrazio}} è incominciato allo 4 antimeridiane di questa mattina e terminò alle 8 pomeridiane.
Il suddetto fuoco fu sempre continuato e non mai interrotto, tanto di moschetteria che di cannone.
Alle 9 pom. s’intese qualche altro fuoco di moschetteria; ma poco dopo cessò.
Il numero dei feriti è assai grande da una parte e dall’altra, quello dei Francesi però è assai maggiore.
Intanto dalle finestre si gettarono in gran copia biancherie e materassi per i feriti.
Sinora si conobbe che il numero dei nostri feriti ascende a 330<ref>Furono invece 500. Vedi {{AutoreCitato|Federico Torre|Torre}}, op. cit., II, pag. 184.</ref>.<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|120|{{Sc|diario roncalli}}|riga=s}}</noinclude>
Un artigliere assicura che nelle 17 ore di combattimento i nostri cannoni tirarono sull’inimico 2700 colpi<ref>La lotta fa più aspra che altrove sulle altare della {{Wl|Q774654|villa Pamfili}}, che l’Oudinot aveva occupata per tradimento.</ref>.
{{Ct|t=1.5|v=1.5|''(Assemblea del 3 corrente).''}}
{{AutoreCitato|Enrico Cernuschi|Cernuschi}} annunzia che l’attacco è seguito nel modo seguente:
«Due compagnie del battaglione Melara, nell’alto della notte, riposavano al posto avanzato di {{Wl|Q774654|Villa Pamfili}}, fidenti nell’assicurazione data ieri dal generale Oudinot che fino a lunedì non avrebbe attaccato, quando i Francesi, superata la linea convenuta, avanzatisi celatamente e rispondendo, col grido — «buoni amici» — al ''chi-va-là'' delle nostre sentinelle, hanno, con infame slealtà, circondato e dichiarato prigioniero quel corpo, impreparato a resistenza.
» Un fremito di sdegno e di orrore accoglie quest’ultima infamia del fedifrago generale, infamia di cui avrebbe ricusato macchiarsi il più barbaro dei Croati».
{{Ct|t=1.5|v=1.5|{{Sc|dispacci telegrafici:}}}}
{{A destra|''3 giugno, ore 6 e mezza ant''.|margine=1em}}
«Porta S. Pancrazio. — Le mura sono coperte dai nostri; il cannone è nostro; il nemico si batte alla moschetteria; solo sulla via di Ostia un cannone<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|| 1849 |121|riga=a}}</noinclude>verso Roma. Monte Mario, villa Maffei, i monti della Creta sono in armi, vi sono le tende; ad Acquafredda v’è cavalleria. A villa Pamfili vi sono i tiragliatori francesi.
» A villa Pamfili arriva in questo momento un cannone francese. Il fuoco è tutto a villa Pamfili.
— ''Ore 7''.
» Sotto villa Pamfili una barricata francese è disfatta dai nostri; il nemico è in fuga; in quel posto si vedono dei morti mitragliati.
— ''Ore 7 e mezza''.
» Abbiamo riprese le posizioni fuori di porta San Pancrazio.
— ''Ore 8 e mezza''.
» Il cannone del terzo e del quarto baluardo ha disperso i tiragliori francesi appostati a villa Pamfili.
» La truppa nemica non è più a villa Pamfili.
— ''Ore 8 e tre quarti''.
» Il cannone di porta Angelica fa fuoco alle falde di monte Mario.
{{A destra|{{Sc|{{AutoreCitato|Giuseppe Mazzini|Mazzini}}}}».|margine=2em}}
''5.'' — La sera dei 4 il Presidente {{AutoreCitato|Carlo Luciano Bonaparte|Bonaparte}} presentò all’Assemblea una bomba che era lanciata dai Francesi e raccolta nel vicolo dell’Armata.
La medesima fu consegnata all’archivio per conservarla ''ad perpetuam memoriam'' di un papa che aveva ordinato il bombardamento alla capitale dei suoi fedeli sudditi e figli.
{{nop}}<noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|122|{{Sc|diario roncalli}}|riga=s}}</noinclude>
Ieri furono incendiati ed atterrati varii casini, tra’ quali alcuni nella villa Borghese, quello di Farina e di madama Selvaggi in Prati.
Nel dì 3, 11 militi coraggiosi, guidati da un Ceccarini, si lanciarono contro l’inimico per prendere d’assalto il casino di villa Pamfili dai medesimi occupato.
Nel casino però vi erano circa 500 Francesi, e, dopo accanita lotta, nella quale due Francesi rimasero morti, e de’ nostri parte morti e parte prigionieri, fu a questi dato in scelta, o di morir con colpo di pistola, o di essere gettati dalla finestra.
Nessuno rispose. Allora un ufficiale pel primo tolse il denaro che aveva in tasca il Ceccarini e poscia, fattolo avvicinare alla finestra, colla scusa di fargli osservare i suoi compagni, altri presolo per le gambe, lo gettarono abbasso da un terzo piano.
Il Ceccarini sofferse molto; ma campò la vita, e questa mattina venne al palazzo della Cancelleria.
I Francesi oggi lanciarono varie bombe, granate,
{{Wl|Q1344031|razzi alla ''congrève''}}.
Una bomba cadde nella piazza d’armi a Castel Sant’Angelo.
Al palazzo Spada, a via dei Capellari ed al palazzo del Governo caddero palle di cannone di 35 libbre.
''Bollettino del Triumvirato:''
«Il fuoco di questa notte fuori porta S. Pancrazio aveva luogo per una sortita del generale Garibaldi, diretta a molestare il nemico. Si ha dai rapporti che, in tale sortita, non si sono da noi sperimentate perdite.<noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|| 1849 |123|riga=a}}</noinclude>
» Si accenna da taluni cittadini un allarme per questa notte sul monte Pincio; nessun rapporto ci è pervenuto.
» Da questa mane alle 5 vedesi il fuoco di un cannone nemico che, da quanto pare, giudicandone dalla terrazza nel palazzo della cosidetta Consulta, è situato nella villa Pamfili. Si vede il nostro cannone rispondervi egregiamente.
{{A destra|{{AutoreCitato|Leopoldo Spini|{{Sc|L. Spini}}}}».|margine=2em}}
Un rapporto del rappresentante {{AutoreCitato|Guglielmo Gajani|Gajani}} riferisce che alcune bombe (due), cadute nel rione 13°, hanno spaventato qualche famiglia. Quei provvedimenti ch’erano possibili sono già stati ordinati<ref>Riportiamo qui i dispacci publicati il 5 di giugno, e che, omessi dal Roncalli, noi togliamo dal ''Monitore Romano'' del giorno stesso.<br/>
{{spazi|6}}I. — «Il combattimento ha incominciato alle ore 4 e mezza. Fanno fuoco San Pancrazio, Monte Aventino, Porta Portese, Testaccio, e questo quinto baluardo (Vaticano).<br/>
{{spazi|6}}» S. Pancrazio fa miracoli colle granate.<br/>
{{spazi|6}}» La moschetteria è vivissima da per tutto.<br/>
{{spazi|6}}» Due grossi cannoni francesi fanno fuoco alla vigna di S. Antonio, sulla dritta del Tevere, al mezzo giorno di S. Pancrazio.<br/>
{{spazi|6}}» Altro cannone nemico è nella vicinanza di S. Paolo.<br/>
{{spazi|6}}» Ponte Molle, Monte Mario e villa Mattei rimangono come ieri.<br/>
{{spazi|6}}II. — «Due cannoni francesi sono posti a villa Pamfili, nella direzione di questo quinto baluardo (Vaticano).<br/>
{{spazi|6}}III. — «Il fuoco è cessato.<br/>
{{spazi|6}}» I Francesi si concentrano a villa Pamfili. Dall’Osservatorio di Santa Maria Maggiore si dice non vedersi nulla. A porta San Giovanni vi è movimento, ma per la direzione di S. Paolo.<br/>
{{spazi|6}}IV. — ''Ore 9 30 ant''. — «Un colpo di cannone dal quinto bastione Vaticano ha disperso lo Stato Maggiore francese, che era raccolto sul piazzale di villa Pamfili».</ref>.<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|124|{{Sc|diario roncalli}}|riga=s}}</noinclude>
Alle ore 6 pom. le monache Salesiane, dell’Umiltà, ebbero l’intimazione di sgombrare dal loro monastero nel termine di due ore.
Andarono in quello di Santa Susanna. Si atterrò poscia quest’angolo del monastero che restringeva un tratto della via dell’Archetto.
Il Triumvirato chiese al municipio 1000 lavoranti per le fortificazioni, e ciò subito, e sotto la più stretta responsabilità.
Il municipio ne raccolse quanti potè trovarne e li fece accompagnare colla forza, poichè generalmente ricusavano di andarvi, non ostante una buona mercede.
''Bollettino del Triumvirato:''
''6. — «Ore 8 ant''. — Nulla d’importante. Notizie dall’estero nessuna.
» Dal telegrafo si aveva, coll’ultimo dispaccio di ieri, alle ore 8 p., che due appostamenti del nemico, tra vigna Lovatti e casino Chigi, si erano sbandati; il primo messo in iscompiglio dal nostro cannone.
» Questa mattina, alle 4, pochi colpi del cannone francese dalla vigna di S. Antonio.
» I due pezzi nemici a villa Pamfili sono stati traslocati uno con tiro a sei, alla direzione di porta S. Pancrazio; l’altro a direzione non potuta vedersi.
» Gli avamposti da Ponte Molle a porta del Popolo ritirati e difilati su per Monte Mario.
» La cavalleria ai Prati.
» Nessun movimento nei campi.
» Dalle provincie ancora non si ha niente.
{{A destra|{{AutoreCitato|Leopoldo Spini|{{Sc|L. Spini}}}}».|margine=2em}}
{{nop}}<noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|| 1849 |125|riga=a}}</noinclude>{{nop}}
''Bollettino del Triumvirato:''
''7''. — «Nulla di nuovo quanto all’interno. Questa notte si sono fatti lavori abbastanza importanti a porta S. Pancrazio per la difesa.
{{A destra|{{AutoreCitato|Giuseppe Mazzini|{{Sc|Mazzini}}}}».|margine=2em}}
''9''. — Ai 7 corrente tornò in Roma {{AutoreCitato|Pietro Sterbini|Sterbini}}, proveniente dalla provincia di Frosinone, dove fu inviato come commissario straordinario.
Egli requisì circa duemila fucili e quattromila scudi al convento di Ticchiena<ref>Ticchiena è una vasta tenuta dei frati certosini, {{Wl|Q2961291|di Trisulti}}, posta fra Alatri e Ferentino.</ref>.
Accozzò molti armati che vanno giungendo in Roma per unirsi alle forze repubblicane, e fece in modo che Frosinone rimanesse quasi deserto onde tale la trovassero le truppe napoletane che da Terracina nuovamente si avanzano.
Nelle ore pomeridiane incominciò un lento cannoneggiamento verso porta S. Pancrazio, con fuoco di moschetteria, che durò fino a notte<ref>Verso le 4 pom. alcune centurie romane tentarono una sortita che, al dire del generale Vaillant, produsse una qualche emozione sui Francesi. I Romani si ritrassero la sera stessa, dopo aver perduto un ufficiale aiutante, ed aver avuto 8 o 10 feriti.</ref>.
''11''. — Ad un’ora dopo mezzanotte dal 9 al 10, le truppe repubblicane fecero una sortita, con circa 15.000 uomini per sorprendere l’inimico<ref name=p143> Il {{AutoreCitato|Federico Torre|Torre}} (op. cit., vol. II, pag. 200) la pone nella notte dal 10 all’11 e così {{AutoreCitato|Michele Stagi|Michele Stagi}} (''Due anni di vita di un {{Pt|emi-|}}''</ref>.<noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|126|{{Sc|diario roncalli}}|riga=s}}</noinclude>
Onde non accadessero equivoci nel caso di un attacco, si diede la disposizione che i soldati indossassero una camicia bianca.
Grande però fu la sorpresa quando, avvicinatisi i nostri al campo nemico, li trovarono schierati in ordine di battaglia e con una camicia bianca come i nostri.
Da ciò si dedusse che vi era stato il traditore<ref>Di questa spedizione, mal riuscita, non fecero cenno i giornali romani. Il generale {{AutoreCitato|Pietro Roselli|Roselli}}, in un ''Ordine del giorno'' dell’11 di giugno, scrisse: «La truppa è rientrata poichè sapemmo il nemico prevenuto della mossa».</ref>.
Si scambiò intanto qualche fucilata con poche perdite, e si retrocedette.
Fu anche mandato, per fiume, un brulotto per incendiare un ponte di barche costruito dai Francesi. Anche questo andò a vuoto.
Questa mattina si seppe che i Francesi avevano occupato la via della Sabina, ed avevano troncato il ponte Salara.
Non si ebbero pertanto corrispondenze per nessuno stradale.
Oggi fuvvi qualche scaramuccia verso Acqua Traversa, porta S. Pancrazio e porta Cavalleggieri.
S’ignorano i particolari.
Intanto i Francesi ruppero, nelle ore pomeridiane, i condotti che conducono l’acqua al fontanone ed<ref follow=p143>''{{Pt|grato|emigrato}}'', Genova 1849, pag. 49), uno dei militi che vi prese parte. Ma il Vaillant (op. cit., pag. 63), il giornale l'''Album'' del 29 settembre 1849, pag. 154 e il conte Lubiensky (''Guerre et rèvolution d’Italie en 1848 et 1849'', pag. 461) la dicono avvenuta la notte del 17.<br/>
{{spazi|6}}Il {{AutoreCitato|Federico Torre|Torre}} dice che gli usciti furono 8000.</ref><noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|| 1849 |127|riga=a}}</noinclude>alla Mola di San Pietro Montorio, non che quelli della Mola di S. Giovanni.
Il blocco sembra deciso in tal modo.
I viveri sempre più vanno mancando, e que’ pochi valgono il triplo.
Nell’Assemblea di questa mattina si rinnovò l’ufficio.
{{AutoreCitato|Giuseppe Galletti (politico)|Galletti}} e {{AutoreCitato|Aurelio Saliceti|Saliceti}} furono confermati alla Presidenza;
{{AutoreCitato|Carlo Luciano Bonaparte|Bonaparte}} fu scartato e gli fu sostituito {{Wl|Q99324731|Allocatelli}}.
''12.'' — Ieri mattina fu trovato affisso uno scritto diretto a {{AutoreCitato|Francesco Sturbinetti|Sturbinetti}}, senatore di Roma e generale della Civica, esortandolo a riunire le falangi della Civica per salvar la città. Si conchiudeva che ciò poteva essere in suo potere qualora ravvivasse il suo coraggio civile. Roma gliene sarebbe grata, e se nol facesse, rimarrebbe a lui il rimorso delle tristi conseguenze.
Dalle 3 antimeridiane fino quasi a sera i nostri cannoni lavorarono contro l’inimico.
Si fecero varie sortite ed il fuoco di moschetteria fu micidiale per ambo le parti.
De’ nostri si ebbe a deplorare la perdita del maggiore Pietro Panizzi<ref>Il Panizzi, dice il generale Garibaldi in un suo ''Ordine del giorno'', morì «da valoroso qual’era» e «il generale {{Wl|Q55227967|Bartolomeo Galletti}} diede prova di fermezza e di valore, accorrendo là dove il pericolo lo chiamava».</ref>, comandante il 2° battaglione del reggimento ''Unione'', non che degli uffiziali Cremonini e Giordani e varii militi<ref name=p145>Di questa sortita del 12 il generale Garibaldi, nello stesso ''Ordine del giorno'', dice: «Il furor dei nostri era al colmo, e</ref>.<noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|128|{{Sc|diario roncalli}}|riga=s}}</noinclude>{{nop}}
''13''. — Ieri sera, alle 9 circa, il generale Oudinot inviò un parlamentario, con dispaccio, al Triumvirato, al generale dell’armata, ed al generale della Civica<ref>Il {{AutoreCitato|Federico Torre|Torre}} ed il {{AutoreCitato|Carlo Rusconi|Rusconi}} accennano ad un quarto dispaccio, mandato all’Assemblea. Tutti, sebbene con indirizzo diverso, erano dello stesso tenore.</ref> chiedendo la resa della città. Il generale Oudinot, frattanto, fece invitare {{AutoreCitato|Enrico Cernuschi|Cernuschi}} ed un tal Lombard<ref>Il Lombard era scrittore e corrispondente del giornale il ''National'' di Parigi.</ref> al campo, a nome di un colonnello Saia, che voleva conferire con loro come conoscente; ma, con tale scusa, li ritenne quasi in ostaggio sino a che non tornò il parlamentario francese al campo.
Il suddetto proponeva al Cernuschi una capitolazione.
Alle 11 si riunì l’Assemblea, e la medesima concepì la risposta in senso negativo.
L’Assemblea si sciolse alle 2 1<sub>|</sub>4 ant.
In seguito di tale risposta, Oudinot questa mattina, a giorno, incominciò a far la breccia ed a gettare proiettili d’ogni specie<ref>Erano 21 pezzi, che tirarono tutto il giorno contro ai bastioni sesto e settimo.</ref>.
Molte racchette caddero in Trastevere, non che bombe e palle di cannone di diverso calibro.
{{nop}}<ref follow=p145>quando per uccidere mancò la munizione, per un istante quei bravi si rivolsero ai sassi e strapparono le baionette dalle mani del nemico».<br/>
{{space|6}}Il Vaillant (op. cit., pag. 90) conferma ciò che scrisse il generale Garibaldi, dicendo che quella sortita poteva riuscire fatale ai Francesi.</ref><noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|| 1849 |129|riga=a}}</noinclude>
Quegli abitanti sono tutti ritirati nel centro della città.
Alcuni proiettili caddero al {{Wl|Q1058475|palazzo Spada}}, piazza Farnese, ed una racchetta cadde ad una finestra murata, dentro l’atrio del palazzo della Cancelleria ed altra a Tor de’ Specchi.
Una palla di cannone prese la facciata di S. Pantaleo, e tre o quattro racchette e palle presero il {{Wl|Q1090910|palazzo di Braschi}}, ma sempre con poco danno degli edifizi e nessuno degli individui<ref>Il {{AutoreCitato|Carlo Rusconi|Rusconi}}, (op. cit., II, pag. 113), parla di danni arrecati ai quadri, tra i quali fu l’''Aurora'' di Guido Reni, che è nel palazzo Rospigliosi.</ref>.
Una palla poi, di grosso calibro, urtò la sommità della facciata di S. Andrea della Valle e cadde presso la spezieria Peretti. In essa si leggeva inciso: — ''Pio IX ai suoi amatissimi''....
L’Assemblea, non ostante, si riunì al solito nella Cancelleria alle ore 12 meridiane. Colà si udiva un continuo fischiar di palle e di razzi che certamente erano lanciate con tutto studio per quella direzione; ma cadevano poco lungi.
I deputati e gli impiegati erano al loro posto, e l’intrepidezza dei deputati, in mezzo a tanto pericolo, era mirabile.
Nulla si parlò di guerra. Si trattò l’ordine del giorno sul progetto del Ministro delle Finanze per l’emissione di altri quattro milioni di boni della Repubblica, e della Costituzione.
Il cannoneggiamento non fu quasi mai interrotto da ambo le parti.<noinclude></noinclude>
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I nostri, nelle ore pomeridiane, guadagnarono qualche posizione all’inimico.
Questo però avanzò i suoi lavori di breccia presso porta S. Pancrazio.
Alcuni valorosi militi, avanzatisi nel campo francese, videro alcuni finanzieri ed altri di diversi corpi, che erano caduti in mano dell’inimico, appiccati come ad esempio. Ciò li irritò talmente che in uno scontro, che si procurarono, si batterono talmente da disperati che, mancanti di munizione, fecero un massacro alla baionetta e persino con sassi.
Tale giornata certo deve essere costata molto sangue all’inimico.
Verso sera, quattro concerti militari si riunirono a piazza Colonna a rallegrare la popolazione con scelti pezzi di musica, e quindi percorsero varie contrade della città.
''15.'' — Il dì 13 corrente morì il tenente de’ cannonieri Scavinci.
Ai 14, a {{Wl|Q3673141|Santa Lucia del Gonfalone}}, fu uccisa una donna da una palla di cannone lanciata dai Francesi.
II colonnello de’ pontonieri Amedei diresse<ref>Il {{AutoreCitato|Federico Torre|Torre}} lo dice comandante del genio.</ref>, nel dì 12, un attacco fuori porta S. Pancrazio. Egli, fu sì poco previdente che i soldati difettarono persino di munizioni, per cui, in ritirata, si difesero co’ sassi, e molti ne furono sacrificati.<noinclude></noinclude>
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I nostri, nelle ore pomeridiane, guadagnarono qualche posizione all’inimico.
Questo però avanzò i suoi lavori di breccia presso porta S. Pancrazio.
Alcuni valorosi militi, avanzatisi nel campo francese, videro alcuni finanzieri ed altri di diversi corpi, che erano caduti in mano dell’inimico, appiccati come ad esempio. Ciò li irritò talmente che in uno scontro, che si procurarono, si batterono talmente da disperati che, mancanti di munizione, fecero un massacro alla baionetta e persino con sassi.
Tale giornata certo deve essere costata molto sangue all’inimico.
Verso sera, quattro concerti militari si riunirono a piazza Colonna a rallegrare la popolazione con scelti pezzi di musica, e quindi percorsero varie contrade della città.
''15.'' — Il dì 13 corrente morì il tenente de’ cannonieri Scavinci.
Ai 14, a {{Wl|Q3673141|Santa Lucia del Gonfalone}}, fu uccisa una donna da una palla di cannone lanciata dai Francesi.
Il colonnello de’ pontonieri Amedei diresse<ref>Il {{AutoreCitato|Federico Torre|Torre}} lo dice comandante del genio.</ref>, nel dì 12, un attacco fuori porta S. Pancrazio. Egli, fu sì poco previdente che i soldati difettarono persino di munizioni, per cui, in ritirata, si difesero co’ sassi, e molti ne furono sacrificati.<noinclude></noinclude>
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Il generale Garibaldi chiese al Governo che fosse posto in castello e processato, esternando il parer suo che lo credeva degno di fucilazione<ref>L’accusa contro l’Amedei fu causa di disordine tra i garibaldini e gli ufficiali del genio, che si allontanarono. Il ministro della guerra ne dichiarò poi l’innocenza, e lo fece porre in libertà, e gli ufficiali ritornarono con maggior sollecitudine ai lavori.</ref>.
Ai 12 fu arrestato dai Francesi il colonnello Pianciani, che, col corriere, si recava in Roma.
Ai 14 vi fu un attacco di qualche conseguenza fuori Porta del Popolo.
A S. Pancrazio i Francesi proseguivano alacremente i lavori di breccia, ed intanto i nostri cannoni andavano molestando l’inimico.
Per tutta l’intera notte dal 14 al 15, il cannone francese tuonò ogni minuto lanciando proiettili sulla città.
Questa mattina proseguì assiduamente. Molte palle caddero senza offesa. All’Assemblea ne caddero quattro. Una poi precisamente sopra il tetto della sala, che danneggiò non poco il già patito soffitto, da cui si vede la luce del cielo.
L’architetto fece un rapporto dichiarando che non poteva garantire il soffitto ad altra caduta di proiettile.
L’Assemblea però si tenne ferma al suo posto non ostante si grave minaccia, ed anche domani si terrà colà, e solo lunedi passerà al Campidoglio.
Il dì 13 giunse al campo francese De Corcelles, nuovo inviato straordinario<ref>Era mandato dalla repubblica francese.</ref>.<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|132|{{Sc|diario roncalli}}|riga=s}}</noinclude>
Questi scrisse a De Gérando, Cancelliere del Consolato francese<ref>Dell’ambasciata francese.</ref> in Roma, che «i negoziati di Lesseps erano stati officialmente disapprovati dal Governo e revocati i poteri.
» Essere dunque in errore il Governo romano se attendeva la ratificazione delle convenzioni.
» Del resto, la Francia non avere che uno scopo: la libertà del venerabile capo della Chiesa, la libertà degli Stati romani e la pace del mondo.
» La sua missione essere essenzialmente liberale e protettrice delle popolazioni. Le sue istruzioni essere interamente conformi a quelle del generale Oudinot».
De Gérando partecipò quanto sopra al Triumvirato
<ref>Il Mazzini comunicò la Nota all‘Assemblea, e rispose non come «autorità di Governo, ma come privato cittadino». (Torre, op. cit., II, pag. 213). Le due lettere furono comunicate alla Assemblea. Vedasi il ''Monitore Romano'' del 16 maggio, 1849, (''cioè 16 giugno'').</ref>.
Mazzini rispose a De Gérando difendendo la buona fede del Governo romano nelle convenzioni conchiuse con De Lesseps. Sostenere che, confrontando le date, l’Europa dirà che il Governo francese volle ingannare il Governo romano.
''16''. — Nella decorsa notte il cannoneggiamento non è stato tanto frequente. Però nella mattina riprese il suo corso.
Il cannone francese fece pochi danni. In Trastevere uccise una giovinetta.<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|| 1849 |133|riga=a}}</noinclude>
I nostri questa mattina fecero una sortita e ricacciarono l’inimico aldi là del ponte Milvio. Desso fu assai danneggiato dai nostri cannoni e principalmente la cavalleria. Essendogli però sopraggiunti forti rinforzi, i nostri dovettero ritirarsi.
Sinora si conosce esserci stati 40 feriti.
Il Governo fece chiudere e suggellare tutte le specule di Roma.
Sono le 8 pom. ed il cannone tace.
''18''. — Nella sera dei 17 {{Wl|Q322041|Avezzana}}, {{Wl|Q735241|Pisacane}}, e Cerroti, del corpo del genio, mandarono al campo francese una disfida ai redattori dei Bollettini della guerra, irritati dalle invenzioni in essi esposte.
Non si sa se fu accettata.
Nella sera stessa, nel Circolo popolare, si parlò di tale disfida. Orioli (figlio) diceva che il francese non doveva accettarla; altri, sostenendo il contrario ed adirandosi, lasciò uno schiaffo all’Orioli, ed allora vi fu un ricambio di pugni e schiaffi.
Poco dopo tutto era nell’ordine.
Oggi non s’intese che di rado il cannone.
I Francesi prosieguono i lavori e le parallele. Sono ben avanzati.
I nostri cannoni non possono lavorare, mentre sarebbero colpi inutili, essendo l’inimico difeso dai gabbioni.
Solo delle scaramucce avvengono nelle ricognizioni.
Il dì 15 morì Ulisse Seni<!--http://www.specchioromano.it/Fondamentali/Lespigolature/2011/MARZO/Ulisse%20Seni%20-%20un%20eroe%20di%20diciannove%20anni.htm--> nell’ospedale della Scala, offeso il 12 corrente a S. Pancrazio da una palla di ''stuzen'' nemico nella testa.
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|134|{{Sc|diario roncalli}}|riga=s}}</noinclude>{{nop}}
''19''. — I nostri cannoni, nella scorsa notte, proseguirono a tacere; non così però quello nemico, che di quando in quando tirò qualche colpo. Sull’albeggiare poi le cannonate furono frequentissime, come pure la caduta abbondante di proiettili nell’abitato.
Alla Ripresa de’ Barberi, al palazzo Nepoti, cadde una palla da 36; alla piazza di S. Marco, alla scalinata del Campidoglio, ne caddero altre.
Si è convinti che l’inimico perseguita l’Assemblea.
Il ponte Salara fu nuovamente occupato dai Francesi, e, avendolo i nostri riattato, essi lo tornarono a distruggere.
Nelle ore pomeridiane cadde una palla sopra il palazzo Rospigliosi<ref>Dove cadessero palle nemiche, e che danno recassero agli oggetti d’arte, narrano, tra gli altri, il ''Monitore Romano'' nei numeri del 20 e del 24 di giugno; il {{AutoreCitato|Federico Torre|Torre}} a pag. 249 del tomo 2° e lo {{AutoreCitato|Giuseppe Spada|Spada}} a pag. 643 del 3°.</ref>.
''20''. — Nel dì 19 corrente i Francesi tolsero, per le strade di ponte Salara, varie merci che venivano in Roma, tra le quali seimila libbre di polvere, 100 mila libbre di nitro, 12 cavalli e vario denaro.
Al Campidoglio caddero varie palle. Una sul campanile, che ruppe una statua, altra alla chiesa di S. Luca strisciando sul tetto del salone dov’erano radunati i deputati.
''21''. — I Francesi, avendo ridotta la breccia praticabile presso S. Pancrazio, alle 11 pom.<ref>Il fatto avvenne di notte. Vedasi Torre, op. cit., II, pag. 22 e 231.</ref>, vi {{Pt|sa-|}}<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|| 1849 |135|riga=a}}</noinclude>{{Pt|lirono|salirono}} arditamente in tre colonne; sorpresero un debole distaccamento di circa 50 uomini del 2° battaglione del reggimento dell’''Unione'' ed occuparono tranquillamente un prossimo casino dei Barberini.
Attesero quindi, immediatamente, a munire di gabbioni le gole degli occupati bastioni ed a fortificarsi nel piccolo tratto che avevano occupato.
Rossi, colonnello del reggimento dell’''Unione'', era in quella notte d’ispezione dalla porta Cavalleggieri alla Portese. Accostatosi ai bastioni bersagliati, invece di trovare i suoi soldati, s’imbattè nei Francesi, e fu fatto prigioniero.
{{Ct|t=1|v=1|{{Sc|bollettino del triumvirato}}}}
{{Ct|t=1|v=1|''Dei 21 giugno 1849.''}}
«Non ho notizie dall’estero.
» L’interno va bene. Questa notte, fra mezzanotte ed un’ora, pioggia di bombe.
» Il popolo rispose dormendo. Una mina, dalla quale si aspettavano prodigi, non ha fornito che materiale per accendere le pipe ai militari che vegliavano verso il luogo.
» Un assalto dato ad una casa, dove erano 15 dei nostri dell’''Unione'', ha fruttato un uffiziale francese prigioniero, un altro morto, e parecchi feriti.
» I nostri si sono portati mirabilmente.
» Un piccolo bollettino darà i ragguagli.
» Vi è continua urgenza di lavori per la notte.
{{A destra|{{AutoreCitato|Giuseppe Mazzini|{{Sc|Mazzini}}}}» |margine=1em}}
{{nop}}<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|136|{{Sc|diario roncalli}}|riga=s}}</noinclude>{{nop}}
{{Ct|t=2|v=1|REPUBBLICA ROMANA.}}
{{Ct|t=1|v=1|''Bollettino''. }}
«Ad onore dei nostri prodi del reggimento ''Unione'', vi comunico il rapporto ufficiale che mi viene trasmesso dal Capo di Stato Maggiore {{Wl|Q1873330|Colonnello Manara}}.
{{A destra|{{AutoreCitato|Pietro Roselli|{{Sc|Roselli}}}} ''Generale in Capo''».|margine=2em}}
''Quartier Generale di Palazzo Corsini, il 21 giugno 1849''.
«Durante la notte noi abbiamo continuato i nostri lavori con somma alacrità, malgrado la pioggia continua di bombe che il nemico faceva cadere su di noi.
» Io ho assistito ai lavoratori, e posso accertare che molti corsero grave rschio d’essere feriti, ed alcuni lo furono, per non aver voluto neppure abbassare il capo al cader delle bombe.
» Verso le due antimeridiane d’oggi il nemico tentò sorprendere con forze almeno dieci volte maggiori il nostro piccolo posto di 30 uomini che occupa uno dei casini, nella vicinanza di Villa Corsini.
» Il posto era fornito da un distaccamento del reggimento ''Unione''.
» I Francesi s’avvicinavano appiattandosi nelle vigne onde escire improvvisi ad assaltacela casa, e sgozzarne il presidio.
» Ma i nostri soldati vigilavano. Lasciarono entrare il nemico fin sotto la porta, fino entro le scale, poscia quando gli ufficiali francesi si misero a gridare ''à la bajonette, à la bajonette'', i nostri<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|| 1849 |137|riga=a}}</noinclude>slanciandosi dalle camere (quasi senz’un tiro di fucile) si gettarono sopra il nemico.
» Accanito e lungo fu il combattimento, e sempre a corpo e corpo, ed i Francesi, quantunque di così gran fatta superiori in numero, dovettero retrocedere fuggenti, lasciando sul luogo un capitano morto, varii feriti e 4 prigionieri.
» Questo fatto, piccolo in sè stesso, è di somma importanza se si riflette all’effetto che deve aver prodotto nei nostri e nei Francesi, i quali certamente avranno scelto per quella notturna intrapresa i migliori loro soldati, e ciò non pertanto ebbero a provare nuovamente non essere affare di poco momento attaccare e sconfiggere il ''vile pugno di faziosi repubblicani di Roma.''
Roma, 21 giugno 1849.
{{blocco a destra|{{Centrato|D’ordine
''Il Capo di Stato Magg.''
{{Wl|Q1873330|{{Sc|Luciano Manara}}}} Colonnello».}}}}
''22.'' — Da ieri sera, alle 8 pom., a tutt’oggi, vi è stato fuoco vivissimo tra i nostri ed i Francesi, per cui tutto il paese fu sempre vigilante.
Alle ore 4 ant. fu suonata la generale per la città.
L’inimico aveva attaccato la città quasi in tutte le parti. Col favor della notte intanto, da un lato di S. Pancrazio, entrarono al di qua delle mura circa 500 francesi (che poi si aumentarono a 2 o 3 mila), che occuparono il casino de’ Barberini, lasciatogli libero dal 2° battaglione dell’''Unione'' che lo guardava.<noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|138|{{Sc|diario roncalli}}|riga=s}}</noinclude>
Alle 10 ant. furono suonate le campane a stormo.
Varii popolani accorsero al luogo minacciato, ed alcuni uffìziali percorrevano la città eccitando il popolo a prendervi parte.
Intanto tale suono insolito pose l’agitazione nell’animo de’ quieti cittadini, e si attendeva da un momento all’altro la triste notizia dell’ingresso delle truppe francesi che tante vittime avrebbe costato.
Alcuni pezzi delle nostre artiglierie però tennero in soggezione l’inimico, ed una manovra del Garibaldi sembra che tenderà a rincularli o circuirli.
Sono le 9 pom. e vengono lanciate spesse bombe sulla città.
Allo spuntare dell’alba la divisione di Garibaldi, che occupava il campo trincerato sulla sommità dei Gianicolo, si accorse che i Francesi erano penetrati in città sul pendio del colle.
Quindi incominciò a bersagliare quel posto con due batterie, mentre un’altra li molestava dallo Aventino.
Alle 5 ant. i Francesi, ch’erano a {{Wl|Q1127325|Ponte Molle}}, si avanzarono ed occuparono la {{Wl|Q964499|villa di Papa Giulio}}.
L’artiglieria svizzera dal Pincio diresse colpi contro gli assalitori.
{{ct|t=2|v=1|REPUBBLICA ROMANA.}}
{{A destra|''Roma, 22 giugno 1849.''|margine=1em}}
«Appena arrivatomi il rapporto per parte del Comando della prima divisione intorno ai particolari dell’avvenimento delli 21 e 22 corrente, verso San Pancrazio, mi affretto di pubblicarlo. Da questo<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|| 1849 |139|riga=a}}</noinclude>rapporto si conosce che i Francesi hanno acquistato una posizione nell’interno delle mura; ma sarà di molto danno loro il tenerla e l’avanzarsi, a causa delle potenti batterie che si è avuto cura di far precedentemente stabilire. Non fu acquistata dal nemico la detta posizione che in sequela di un timor panico che prese al 2° battaglione del reggimento dell’''Unione''.
» La fiducia del popolo nei suoi difensori non per questo dev’essere diminuita.
» Altri trinceramenti si vanno costruendo, per cui contrasteremo il terreno piede a piede, e i soldati repubblicani faranno sempre tremenda barriera contro i cannoni nemici.
{{blocco a destra|{{Centrato|''Il Generale in Capo''
{{AutoreCitato|Pietro Roselli|{{Sc|Roselli}}}}».}}|margine=1em}}
::«Cittadino Generale in Capo:
«In sul bastione di sinistra a Porta S. Pancrazio, all’ora solita del rilevamento (ore 7 pomeridiane) il soscritto in persona cambiava quella truppa di presidio col 2° Battaglione del Reggimento ''Unione'', forte di 600 uomini; ed il Comandante di questo Corpo era precisamente quella sera d’ispezione alla linea di difesa da Porta Portese a Porta Cavalleggieri.
» Si riposava adunque tranquilli sapendo quella parte difesa dai medesimi soldati che una notte avanti avevano sì eroicamente difeso il loro posto vicino al Vascello.
» Pure (cosa inenarrabile), all’apparire, quasi direi fantasmagorico, di alcuni Francesi, quei sì<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|140|{{Sc|diario roncalli}}|riga=s}}</noinclude>bravi soldati, non so da qual panico terrore compresi, retrocedevano, sgominando anche la seconda linea di riserva (coperta nei fossati ivi praticati) che si univa alla fuggente; e fu sì vile la fuga, sì di soppiatto commessa, che neppur se ne accorse la linea de’ travagliatori borghesi, che riposava dal lavoro.
» Il colonnello Rossi rediva più tardi da una visita ai posti, fidente di trovare anche in questo bastione quell’ordine che trovò in tutti gli altri. Ma trovò invece il Forte occupato dalle truppe francesi, che il fecero prigioniero.
» La fuga di quel secondo battaglione fu così precipitosa, che le riserve, situate a brevissima distanza, non avendo udito nemmeno uno sparo di fucile, non si misero sotto le armi.
» Poichè è impossibile che il timor panico non sia stato prodotto dal vile esempio di qualche Uffiziale, sarà mia cura esaminare su questo proposito i più minuti particolari dell’avvenuto, onde punire il colpevole, come avrà meritato.
» Gli altri Corpi della Divisione arrestarono la marcia del nemico, anzi quest’oggi ripresero alcune posizioni da lui dianzi occupate.
{{blocco a destra|{{Centrato|D’ordine
''Del Colonnello Capo dello Stato Maggiore''
Il Segretario: {{Sc|Fumagalli}}».}}}}
{{nop}}<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|| 1849 |141|riga=a}}</noinclude>{{nop}}
{{ct|t=2|v=1|REPUBBLICA ROMANA.}}
{{ct|t=1|v=1|''Bollettino dell'armata''.}}
«Volendo mettere a conoscenza del pubblico, giorno per giorno, i fatti di valore che onorano la nostra giovane armata, mi affretto a riferire il rapporto del colonnello Milhiz, comandante della linea di Porta del Popolo, relativo al combattimento di oggi.
«Questa mattina, alle ore 5, i Francesi attaccarono le nostre posizioni di Papa Giulio, Villa Poniatowsky e {{Wl|Q678313|Villa Borghese}}. I nostri soldati li ricevettero di piè fermo, e li respinsero valorosamente, dopo una lotta di due ore. L’inimico, non contentandosi di questo scacco, ricominciò poco dopo l’attacco, mettendo avanti dei cannoni; ma il battaglione Universitario, avendo loro ucciso i cannonieri, e la nostra artiglieria, coi suoi ben diretti tiri, avendo sloggiati i nemici da tutti i casini che avevano occupati, si misero essi in completa ritirata.
» I distaccamenti dei seguenti corpi hanno preso parte al combattimento, ivi spiegando molto valore.
» 5° di linea, comandante Masi.
» 8° di linea, comandante Pinna.
» 10° di linea, comandante Morelli.
» Carabinieri due compagnie.
» Battaglione Universitario.
» 3ª Compagnia del 1° battaglione, 2° reggimento.
» L’artiglieria, comandata dal maggiore De Sère, si meritò ogni elogio.
» Tutti gli altri corpi hanno tenute le loro posizioni, ed aspettavano con impazienza di ricevere il<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|142|{{Sc|diario roncalli}}|riga=s}}</noinclude>nemico; tutti essendo disposti a sacrificarsi per la patria.
» Nello stesso giorno di oggi ha avuto luogo sui bastioni di S. Pancrazio altro combattimento, i di cui particolari saranno pubblicati non appena perverranno i corrispondenti rapporti uffiziali dei differenti capi dei corpi che vi hanno preso parte.
» Roma, 22 giugno 1849.
{{blocco a destra|{{Centrato|''Il Generale in Capo''
{{Sc|Roselli}}».}}|margine=1em}}
''23.'' — Le bombe nella città hanno proseguito durante tutta la notte. In un solo quarto d’ora ne furono lanciate 17. In tutto si calcola nella nottata sopra 150, delle quali molte da 80.
La maggior parte caddero nella linea del Campidoglio. Varii danni si verificarono presso il Gesù, Argentina, Pedacchia.
Vi furono varie vittime, tra cui due donne, una di 15 anni.
Cinque civici dell’8° battaglione, che pattugliavano a S. Andrea della Valle, furono feriti da una bomba.
Ieri furono portate al Ministero 130 palle nemiche raccolte per Roma.
Nel tentativo che fu fatto dai nostri per riprendere la posizione tolta dal nemico, vi furono circa 180 morti. I nostri furono respinti alla baionetta quattro volte<ref name=p160>Nè lo {{AutoreCitato|Giuseppe Spada|Spada}}, nè il {{AutoreCitato|Federico Torre|Torre}} parlano di asssalti alla baionetta. Il Torre narra che «i Romani, benchè vessati dai fuochi della batteria dei mortali e dell’altro X del ridotto Corsini, {{Pt|tempe-|}}</ref>.<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|142|{{Sc|diario roncalli}}|riga=s}}</noinclude>nemico; tutti essendo disposti a sacrificarsi per la patria.
» Nello stesso giorno di oggi ha avuto luogo sui bastioni di S. Pancrazio altro combattimento, i di cui particolari saranno pubblicati non appena perverranno i corrispondenti rapporti uffiziali dei differenti capi dei corpi che vi hanno preso parte.
» Roma, 22 giugno 1849.
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''23.'' — Le bombe nella città hanno proseguito durante tutta la notte. In un solo quarto d’ora ne furono lanciate 17. In tutto si calcola nella nottata sopra 150, delle quali molte da 80.
La maggior parte caddero nella linea del Campidoglio. Varii danni si verificarono presso il Gesù, Argentina, Pedacchia.
Vi furono varie vittime, tra cui due donne, una di 15 anni.
Cinque civici dell’8° battaglione, che pattugliavano a S. Andrea della Valle, furono feriti da una bomba.
Ieri furono portate al Ministero 130 palle nemiche raccolte per Roma.
Nel tentativo che fu fatto dai nostri per riprendere la posizione tolta dal nemico, vi furono circa 180 morti. I nostri furono respinti alla baionetta quattro volte<ref name=p160>Nè lo {{AutoreCitato|Giuseppe Spada|Spada}}, nè il {{AutoreCitato|Federico Torre|Torre}} parlano di {{ec|asssalti|assalti}} alla baionetta. Il Torre narra che «i Romani, benchè vessati dai fuochi della batteria dei mortali e dell’altro X del ridotto Corsini, {{Pt|tempe-|}}</ref>.<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|| 1849 |143|riga=a}}</noinclude>
I francesi fecero intanto lavori interessantissimi e piantarono le loro batterie d’assedio.
{{AutoreCitato|Giuseppe Garibaldi|Garibaldi}} stesso giudicò impossibile ritogliere la posizione.
Alle 7 ant. fu convocato il Comitato segreto. Vi intervenne il Triumvirato. Si potè conoscere che la conclusione era di resistere ad onta dei guadagni che aveva fatto il nemico, mentre quelli non facciano altro vantaggio a lui che il più facile bombardamento della città.
{{AutoreCitato|Pietro Sterbini|Sterbini}} ieri fece un partito per far acclamare Garibaldi generale in capo, anche della civica. Riuscì a far fare una dimostrazione al Triumvirato. Molti si opposero.
{{Wl|Q78901792|Bezzi}} ebbe forti questioni collo Sterbini, e giunse al punto di minacciarlo della vita.
Oggi s’intesero pochi colpi di cannone.
I Francesi poco risposero alle cannonate dei nostri che procurarono di disturbarli dalle loro operazioni.
Ieri sera alcuni deputati rimasero sequestrati nel Campidoglio dalle bombe che cadevano verso quella parte.
Il segretario Angelini, che volle andar via, due o tre volte dovette accovacciarsi in terra nell’esplosione delle bombe.
{{nop}}<ref follow=p161>{{Pt|starono|tempestarono}} siffattamente coll’artiglieria le posizioni dei Francesi, nell’interno dei bastioni che li impedirono di proseguire la costruzione della batteria XI sulla cortina, e sol poterono perfezionare gli alloggiamenti, afforzare casa Barberini, ed all’esterno della cinta condurre a fine quelle parti della terza parallela che, intraprese le notti precedenti, non erano ancora terminate. (Torre, op. cit., II, pag. 244).</ref><noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|144|{{Sc|diario roncalli}}|riga=s}}</noinclude>
Si diceva questa mane che erano stati diretti varii indirizzi al Municipio, tendenti ad una capitolazione.
Una parte della popolazione è indignata con {{AutoreCitato|Francesco Sturbinetti|Sturbinetti}} per la condotta da lui tenuta.
Vi è scissura e gelosia fra generali dell’armata repubblicana.
Garibaldi vorrebbe l’azione libera.
Per Roma non si vedono altro che materazzi in giro. Tutti gli ultimi piani sono sgombrati e molte famiglie abbandonano le abitazioni che sono più minacciate dalle bombe nemiche.
Ieri s’incominciarono a distruggere alcune carrozze di gala cardinalizie, che sono nelle scuderie della Cancelleria. Questa mattina fu distrutta quella di Tosti.
I Francesi avevano, come si disse, tolta l’acqua Paola. Gli ingegneri romani idearono di servirsi di tale condotto di mina per far saltare in aria una batteria nemica. I soldati del genio si accinsero all’opera; ma i Francesi, nel meglio del lavoro, diedero nuovamente l’acqua al condotto e sette pontonieri romani rimasero affogati.
''24.'' — Ieri, nelle ore pom., si era sparsa voce che il bombardamento nella notte sarebbe stato verso la linea del Corso, avendo i Francesi posto per quella parte i mortai.
La notte però fu passata tranquillamente, a meno di qualche colpo di cannone e fucilate scambiatesi dagli avamposti.
All’alba di questa mane i Francesi scopersero 4 pezzi di artiglieria situati nella notte. Gli artiglieri<noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|| 1849 |145|riga=a}}</noinclude>svizzeri, in men di mezz’ora, con tanta destrezza, tre glie ne smontarono, uccidendo varii artiglieri, ed obbligando il rimanente alla fuga<ref>Il {{AutoreCitato|Federico Torre|Torre}} narra che i Francesi, dopo aver tirato dodici colpi colla batteria X e colla nuova XI, dovettero cessare il fuoco, perchè i nostri interamente conquassarono quest’ultima. Aggiunge che i cannoni romani erano diretti dal tenente Storari, dal maresciallo Grimaldi e dal brigadiere Maccaferri. (Torre, op. cit., II, pag. 245).<br/>
{{spazi|6}}Il Manara mandò su questo fatto il seguente rapporto:<br/>
{{spazi|6}}«Questa mattina (24 giugno) il nemico scopriva sulla breccia una batteria di quattro pezzi.<br/>
{{spazi|6}}» In pochi momenti era rovinata, distrutta dal fuoco delle nostre batterie, di cui ogni colpo era fatale agli artiglieri ed al materiale del nemico. Ha dovuto cessar subito il suo fuoco, e nol potrà riprendere se non costruendo una nuova batteria.<br/>
{{spazi|6}}» Fatto padrone di alcuni palmi di terreno per sorpresa, non per valore, si trova ora serrato in quel piccolissimo spazio — esposto al fuoco continuo delle nostre artiglierie concentrate verso quel punto — racchiuso dalla nostra seconda linea di fortificazione, più della prima propizia ed insuperabile pel gran numero di soldati che la guardano e pel fuoco incrocicchiato delle nostre batterie.<br/>
{{spazi|6}}» Il nemico non può avanzare contro il nostro campo trincerato se non venendo a morte certa».</ref>.
La giornata fu passata con poco cannoneggiamento.
L’Assemblea proseguì anche stamane a discutere la Costituzione.
Il di 22 fu riconosciuto alle barricate un sacerdote vestito da Civico.
Fu arrestato; gli fu trovata una pianta esatta delle nostre posizioni e della forza numerica che le guardava.
Considerato dal generale Garibaldi che quegli era un emissario francese, ne ordinò la fucilazione, che fu tosto eseguita.<noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|146|{{Sc|diario roncalli}}|riga=s}}</noinclude>
La notte del 23 cadde una bomba in casa del Duca di Caserta. La cameriera corse con una concola con l’acqua per spegnerla. Questa però esplose e ferì gravemente l’ardita giovinetta, che questa mattina morì.
Nella stessa notte, in Trastevere, una bomba precipitò un tetto uccidendo un bambino<ref>Il bombardamento fu vivo nelle notti del 23 e del 24. In un solo quartiere si contarono, in una notte, 250 bombe, e in un giorno furono in numero maggiore nei quartieri di Sant’Andrea della Valle, Argentina e del Gesù.</ref>.
Nella stessa notte un giovine, che era alle barricate, se ne allontanò per un istante, per recarsi a trovar la moglie; una palla, entrando da una finestra delle scale mentre le ascendeva, gli portò via tutte due le gambe.
Nella notte dal 23 al 24 alcuni nostri butteri ritolsero ai Francesi una provvista di bestiame ascendente a circa 300 capi.
Questa mattina entrarono in Roma circa 6 o 700 soldati provenienti da Camerino<ref>Secondo il ''Monitore Romano'' (24 giugno, 1849, num. 141) era un migliaio d’uomini del 3° reggimento e di volontarî.</ref>.
Recarono seco loro circa un centinaio di bestie vaccine, qualche carro di grano ad altre provviste.
Questa sera (sono le 10) sinora tutto è silenzio.
Ieri è morto il generale {{Wl|Q2846330|Ferrari}} di morte naturale. Circa le 7 1<sub>|</sub>2 fu recato con pompa militare a S. Andrea delle Fratte<ref name=pag164>Il generale Andrea Ferrari, napolitano, era partito da Roma, nel 1848, per la Lombardia, alla testa dei volontarî romani, contro gli Austriaci. Aveva militato nell’esercito di Napoleone I, parteci-</ref>.<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|146|{{Sc|diario roncalli}}|riga=s}}</noinclude>
La notte del 23 cadde una bomba in casa del Duca di Caserta. La cameriera corse con una concola con l’acqua per spegnerla. Questa però esplose e ferì gravemente l’ardita giovinetta, che questa mattina morì.
Nella stessa notte, in Trastevere, una bomba precipitò un tetto uccidendo un bambino<ref>Il bombardamento fu vivo nelle notti del 23 e del 24. In un solo quartiere si contarono, in una notte, 250 bombe, e in un giorno furono in numero maggiore nei quartieri di Sant’Andrea della Valle, Argentina e del Gesù.</ref>.
Nella stessa notte un giovine, che era alle barricate, se ne allontanò per un istante, per recarsi a trovar la moglie; una palla, entrando da una finestra delle scale mentre le ascendeva, gli portò via tutte due le gambe.
Nella notte dal 23 al 24 alcuni nostri butteri ritolsero ai Francesi una provvista di bestiame ascendente a circa 300 capi.
Questa mattina entrarono in Roma circa 6 o 700 soldati provenienti da Camerino<ref>Secondo il ''Monitore Romano'' (24 giugno, 1849, num. 141) era un migliaio d’uomini del 3° reggimento e di volontarî.</ref>.
Recarono seco loro circa un centinaio di bestie vaccine, qualche carro di grano ad altre provviste.
Questa sera (sono le 10) sinora tutto è silenzio.
Ieri è morto il generale {{Wl|Q2846330|Ferrari}} di morte naturale. Circa le 7 1<sub>|</sub>2 fu recato con pompa militare a S. Andrea delle Fratte<ref name=pag164>Il generale Andrea Ferrari, napolitano, era partito da Roma, nel 1848, per la Lombardia, alla testa dei volontarî romani, contro gli Austriaci. Aveva militato nell’esercito di Napoleone I, {{pt|parteci-||}}</ref>.<noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|| 1849 |147|riga=a}}</noinclude>
Alcuni battaglioni civici hanno diretti indirizzi al Municipio tendenti ad una capitolazione coi Francesi.
Questa mane i Francesi ritornarono l’acqua al Fontanone di S. Pietro in Montorio.
Il danno, in sostanza, era stato più per loro, poichè si erano allagati i campi circonvicini, che per noi, che tanto abbondiamo di acque.
''25''. — La notte scorsa fu passata bastantemente tranquilla circa il bombardamento.
L’inimico, sulla mezzanotte, lanciò qualche bomba più dirette verso le mura per disturbare i nostri soldati, che sulla città. Esse però non recarono alcun danno.
Nessun movimento interessante.
Questa mattina un parlamentario inglese si recò al campo francese<ref>Era l’agente consolare inglese Giovanni Freeborn, al quale, come agli altri agenti consolari, s’era rivolto il Magistrato romano per protestare contro il bombardamento «così barbaro contro la Città monumentale per eccellenza». (''Monitore Romano'' del 24 giugno, 1849).</ref>.
Il capitano Laviron<ref>Era francese e capitano dello Stato Maggiore.</ref>, del reggimento straniero, si affacciò alla barricata per vederlo andar via. Un Francese lanciò una fucilata sul capitano Laviron,<ref follow=p164>{{Pt|pato|partecipato}} al tentativo di {{Wl|Q151173|Gioacchino Murat}} e alla rivoluzione napolitana del 1820. Emigrato da Napoli, aveva combattuto in Algeria e in Ispagna. Nominato, il 23 Marzo, 1848, generale dell’esercito pontificio, rimase sino al 9 dicembre di quell’anno in Venezia, poi, tornato a Roma, venne eletto generale della Civica romana e ispettore dell’esercito della republica.</ref><noinclude></noinclude>
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I funghi mangerecci e velenosi dell'Europa media/Parte speciale/Descrizione delle specie/Agaricacee
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I funghi mangerecci e velenosi dell'Europa media/Parte speciale/Descrizione delle specie/Agaricacee/Gomphidius
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== Indice ==
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<noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione||102|riga=s}}</noinclude><section begin="s1" />
forcate o ramose, di colore rossastro, annerantesi; gambo solido, eguale o attenuato alla base, del colore del cappello o giallastro, fibrinoso o coperto da piccole squame nel fungo giovane; carne del cappello giallastra e ai lati rosso-quadrello, del gambo pure giallastra e alla base colore rabarbaro, senza odore o sapore speciale; cistidii allungati, 100-130 ︾ 15-17 ''μ''.; basidii clavati, 50-55 ︾ 8-10 ''μ''.; spore 16-18 ︾ 6-7 ''μ''.
Nasce dovunque, ma a preferenza nelle pinete, sparso qua e là senza ordine speciale, dall’agosto al novembre.
È specie ''mangereccia'' e di buon gusto. La carne, benchè un po’ fibrosa nel gambo, è tenera e presto cotta. Non si può confondere con qualità venefiche. Anche le altre specie del genere {{Spaziato|Gomphidius}}, come il {{Spaziato|Gomph. glutinosus, Gomph. roseus e Gomph. maculatus}} sono innocue, ma non raccomandabili perchè troppo coperte di glutine, il quale riesce indigesto.
<includeonly>{{FI|file = Giacomo Bresadola - I funghi mangerecci e velenosi dell'Europa media, con speciale riguardo a quelli che crescono nel Trentino, 1906.djvu{{!}}page=277| width = 100%| float = center}}</includeonly>
{{spaziato|Spiegazione delle figure:}} ''a-c'' Fungo in vario grado di sviluppo, ''d'' Individuo sezionato verticalmente, ''e'' Cistidii. ''f'' Basidii. ''g'' Spore.
<section end="s1" /><section begin="s2" />{{Ct|f=120%|v=1|t=1|L=0px|'''Famiglia delle Poliporacee'''}}
{{Rule|2em|v=2}}
<section end="s2" /><section begin="s3" />{{Ct|f=100%|v=1|t=1|L=0px|'''Genere Boletus'''.}}
Funghi carnosi, muniti di cappello e gambo, con anello o senza, ma non volvati; imenio, cioè la parte inferiore del cappello, formato da uno strato di tubetti saldati insieme, facilmente staccabile dalla carne del cappello; bocche dei tubetti, che si chiamano pori, rotonde o angolate; spore ''giallognole'', per lo più a forma di mandorla allungata e liscie; raramente globose o ovate e con episporio granuloso o aculeato.
<section end="s3" /><section begin="s4" />{{Ct|f=100%|v=1|t=1|L=0px|{{Sc|{{Wl|Q14469099|Boletus luteus}}}} Linn. — Tav. LXXXV.}}
{{spaziato|Ital.}} Boleto giallo. Volg. Fong delle caure, B risa falsa. {{Spaziato|Franc.}} Cèpe jaune. {{spaziato|Ted.}} Butterpilz.
Ha cappello da emisferico piano-convesso, da prima coperto di un glutine fosco-cioccolata o violaceo-scuro, poi giallastro più meno carico a seconda dell’età o dei tempo umido o asciutto;<section end="s4" /><noinclude></noinclude>
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I funghi mangerecci e velenosi dell'Europa media/Parte speciale/Descrizione delle specie/Agaricacee/Gomphidius/Gomphidius viscidus
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<noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|{{Sc|xii}}|{{Sc|prefazione}}||riga=si}}</noinclude>dell’{{AutoreCitato|Vittorio Alfieri|A.}} conservato alla Biblioteca mediceo-laurenziana, e far tesoro di quelle annotazioni che accompagnano presso che tutti i suoi componimenti.
Cosí ho fatto; e che la nuova disposizion delle rime alfieriane giovi a meglio comprenderle e, quindi, a meglio gustarle, mi pare non possa venir posto in dubbio da alcuno: resta a vedere se il commento parrà ai colleghi o troppo abbondante o troppo scarso. Nel primo caso direi: «Nulla di male: nel piú sta il meno»; nel secondo: «Ebbene, ciò non mi dispiace: non tutto tutto deve spiegare il commentatore; l’opera sua deve essere integrata, in primo luogo, dall’insegnante, poi, dal discepolo».
{{A destra|{{Sc|Rosolino Guastalla}}.|2em}}
Lucca, il 16 di giugno del 1912.<noinclude><references/></noinclude>
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Rime di Vittorio Alfieri scelte e commentate (1912)/Prefazione
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{{Sezione note}}
[[Categoria:Testi del 1912]]
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Della coltivazione/Intorno alla vita di Luigi Alamanni
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Della coltivazione/Alla serenissima madama la Dalfina
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{{Qualità|avz=100%|data=13 luglio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Alla serenissima madama la Dalfina|prec=../Intorno alla vita di Luigi Alamanni|succ=../Libro I}}
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|136|{{Sc|rime varie}}||riga=si}}</noinclude>
<section begin="1" />
{{ct|f=110%|t=2|v=1|L=1px|CXL [{{Sc|clxxxvi}}].<ref>Nel ms.: «22 febbraio, a cavallo, a Fontemay».</ref>}}
{{ct|f=110%|v=2|lh=1.4|L=1px|'''Ostacoli che si oppongono allo scriver liberamente.'''}}
<poem>
:Lunga è l’arte sublime, il viver breve,<ref>1. Aforisma di {{AutoreCitato|Ippocrate|{{Sc|Ippocrate}}}}, cosí trad. da {{AutoreCitato|Lucio Anneo Seneca|{{Sc|Seneca}}}} ({{Wl|Q1180596|''De brev. vitae''}}, I): Vitam brevem esse, longam artem [Ipp. adfirmabat].</ref>
Ardua l’impresa; e l’alto artefice anco<ref>2. '''Anco:''' l’A. vuol dire che alla lunghezza dell’arte e alla brevità della vita si aggiungono gli ostacoli che gli uomini oppongono al ben operare: il {{AutoreCitato|Francesco Petrarca|{{Sc|Petrarca}}}} ({{TestoCitato|Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta)|''Rime''}}, LIII) dice:
:::{{TestoCitato|Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta)/Spirto gentil, che quelle membra reggi|Rade volte adiven ch’a l’alte imprese}}
::Fortuna ingiurïosa non contrasti...</ref>
Ostacol sempre al bello ardir riceve:
{{R|4}} Ecco perché lo egregio stil vien manco.
:E qual piú in copia ad Ippocréne beve
Quanto ei potria dell’ali armar piú il fianco,
Tanto vie meno ad un tal uom fia lieve
{{R|8}} Lo scriver forte, veritiero, e franco.<ref>5-8. Intendasi: e chi dalla natura ha piú degli altri sortito ingegno poetico e potrebbe spiccare volo piú alto, a costui è meno facile scrivere cose forti, vere, sincere. — '''Ippocrene''' è un fonte della {{Wl|Q187570|Boezia}}, un tempo sacro alle Muse.</ref>
:Ahi tirannia, che il mondo empia contristi!
Che tutto guasti, e disnaturi, e uccidi;
{{R|11}} E piú si abbuja, maggior luce acquisti;<ref>11. {{AutoreCitato|Arthur Schopenhauer|Arturo Schopenhauer}} diceva delle religioni qualche cosa di simile: le paragonava alle lucciole che, per risplendere, hanno bisogno delle tenebre.</ref>
:De’ soffocati ingegni altera ridi;
Ma, verrà il dí, che i pianti pur fien misti
{{R|14}} A’ rei trionfi in cui stolta ti affidi.<ref>14. '''Ti affidi,''' poni le tue speranze.</ref>
</poem><section end="1" />
<section begin="2" />
{{ct|f=110%|t=2|v=1|L=1px|CXLI.<ref>«Arrivati in Parigi, dove atteso l’impegno della intrapresa stampa, era indispensabile ch’io mi fissassi a dimora, cercai casa, ed ebbi la sorte di trovarne una molto lieta e tranquilla, posta isolata sul baluardo nuovo nel sobborgo di San Germano, in cima d’una strada detta del Monte Parnasso... Cosí collocatomi, a bell’agio potei attendere a quella difficile e noiosa briga dello stampare; occupazione in cui rimasi sepolto per quasi tre anni consecutivi» ({{TestoCitato|Vita (Alfieri, 1804)|''Aut.''}}, IV, 17) durante i quali, il 20 marzo 1789, compose il sonetto surriferito.</ref>}}
{{ct|f=110%|v=2|'''Conforto al noioso lavoro gli è l’amore della sua donna.'''}}
<poem>
:Lento, steril, penoso, prosciugante<ref>1. '''Sterile''' il lavoro di chi corregge le bozze di stampa, perché non dà {{Ec|fru ti|frutti}} che appaiano all’occhio di nessuno; '''prosciugante,''' perché assorbe ogni energia, perché prostra.</ref>
Lavoro ingrato, che apparir non dei;<ref>2. '''Che apparir non dei:''' diceva il {{AutoreCitato|Torquato Tasso|{{Sc|Tasso}}}} ({{TestoCitato|Opera:Gerusalemme liberata|''Gerus. lib.''}} XVI, 9):
::L’arte che tutto fa, nulla si scopre.</ref>
</poem><section end="2" /><noinclude><br clear="all" />
<references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|di vittorio alfieri}}|137|riga=si}}</noinclude>
<section begin="1" /><poem>
Ma, che pur tanto necessario, sei
{{R|4}} Dello egregio compor parte integrante:<ref>3-4. {{AutoreCitato|Quinto Orazio Flacco|{{Sc|Orazio}}}} nell’{{Wl|Q677997|''Arte poetica''}}, consigliava al giovane scrittore l’assiduo ''rimae labor''.</ref>
:Deh, come mai spender tant’ore e tante
In ciascun dí fra’ stenti tuoi potrei,
Se poi sollievo io non trovassi in lei,
{{R|8}} Di cui, già ben due lustri, or vivo amante?
:Donna mia, per te sola il lauro intero<ref>9. '''Il lauro int.,''' l’intera gloria poetica.</ref>
Cerco acquistar con lungo studio e pena,
{{R|11}} Perch’io teco dividerlo poi spero.
:Né al tutto fora la tua gloria piena,
Se alcun dicesse, indagator del vero,
{{R|14}} Che in me lo stil non pareggiò la vena.<ref>14. Che la forma non eguagliò la sostanza, che i miei concetti non furono espressi con quell’arte che era necessaria.</ref>
</poem><section end="1" />
<section begin="2" />
{{ct|f=110%|t=2|v=1|L=1px|CXLII.<ref>La mossa di questo son., ideato dall’A. il 29 marzo 1789, mentre cavalcava nella selva di {{Wl|Q234735|Meudon}}, può ritrovarsi nelle parole di {{AutoreCitato|Publio Ovidio Nasone|{{Sc|Ovidio}}}} ({{Wl|Q184742|''Metam.''}}, IV, 13): «Ille mihi dubitanti scribere dicit: Scribe», o in quelle del {{AutoreCitato|Francesco Petrarca|{{Sc|Petrarca}}}} ({{TestoCitato|Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta)|''Rime''}}, XCIII):
::{{TestoCitato|Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta)/Più volte Amor m'avea già detto: Scrivi|Piú volte Amor m’avea già detto; Scrivi,}}
::Scrivi quel che vedesti in lettre d’oro....
ma poi il Nostro poeta procede liberamente per conto suo.</ref>}}
{{ct|f=110%|v=2|L=1px|'''Amore del poeta per ciò che ha scritto.'''}}
<poem>
:Tosto ch’io giunga in solitaria riva,
Quanto a me si appresenta, o poggio, o piano,
O selva, o mormorío d’acque lontano,
{{R|4}} Tutto a prova<ref>4. '''A prova,''' a gara; quando l’A., assai giovane e ignaro dell’arte, fu a Genova, lo spettacolo di ciò che gli si presentava all’occhio gli riscaldava la fantasia e, «se avesse allora saputo una qualche lingua, e avesse avuti dei poeti per le mani, avrebbe certamente fatto dei versi». ({{TestoCitato|Vita (Alfieri, 1804)|''Aut.''}}, II, 10°).</ref> mi accende e vuol ch’io scriva.
:Eppur, non sempre avvampa in fiamma viva
Del par la mente; onde avvien poi, che vano<ref>6. '''Vano,''' senza effetto, inutile.</ref>
Spesso è il mio carme, e che fors’anco è insano
{{R|8}} Quasi d’uom che abbajando in rime viva.
:Muto, deh pur, come di lingua il sono,<ref>9. «Taciturno e placido per lo piú; ma alle volte loquacissimo e vivacissimo» (''Aut.'', I, 4°), e in un son.:
::{{TestoCitato|Tutte no, ma le molte ore del giorno (Alfieri)|Tutte no, ma le molte ore del giorno}}
::Star solo io bramo...</ref>
Foss’io di penna! o al buon Vulcan sapessi
{{R|11}} Il ''neonàto'' Sonetto offrire in dono!<ref>10-11. I Latini dicevano: ''Vulcano credere''.</ref> —
</poem><section end="2" /><noinclude><br clear="all" />
<references/></noinclude>
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<section begin="1" /><poem>
Ma, che pur tanto necessario, sei
{{R|4}} Dello egregio compor parte integrante:<ref>3-4. {{AutoreCitato|Quinto Orazio Flacco|{{Sc|Orazio}}}} nell’{{Wl|Q677997|''Arte poetica''}}, consigliava al giovane scrittore l’assiduo ''rimae labor''.</ref>
:Deh, come mai spender tant’ore e tante
In ciascun dí fra’ stenti tuoi potrei,
Se poi sollievo io non trovassi in lei,
{{R|8}} Di cui, già ben due lustri, or vivo amante?
:Donna mia, per te sola il lauro intero<ref>9. '''Il lauro int.,''' l’intera gloria poetica.</ref>
Cerco acquistar con lungo studio e pena,
{{R|11}} Perch’io teco dividerlo poi spero.
:Né al tutto fora la tua gloria piena,
Se alcun dicesse, indagator del vero,
{{R|14}} Che in me lo stil non pareggiò la vena.<ref>14. Che la forma non eguagliò la sostanza, che i miei concetti non furono espressi con quell’arte che era necessaria.</ref>
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<section begin="2" />
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::{{TestoCitato|Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta)/Più volte Amor m'avea già detto: Scrivi|Piú volte Amor m’avea già detto; Scrivi,}}
::Scrivi quel che vedesti in lettre d’oro....
ma poi il Nostro poeta procede liberamente per conto suo.</ref>}}
{{ct|f=110%|v=2|L=1px|'''Amore del poeta per ciò che ha scritto.'''}}
<poem>
:Tosto ch’io giunga in solitaria riva,
Quanto a me si appresenta, o poggio, o piano,
O selva, o mormorío d’acque lontano,
{{R|4}} Tutto a prova<ref>4. '''A prova,''' a gara; quando l’A., assai giovane e ignaro dell’arte, fu a Genova, lo spettacolo di ciò che gli si presentava all’occhio gli riscaldava la fantasia e, «se avesse allora saputo una qualche lingua, e avesse avuti dei poeti per le mani, avrebbe certamente fatto dei versi». ({{TestoCitato|Vita (Alfieri, 1804)|''Aut.''}}, II, 10°).</ref> mi accende e vuol ch’io scriva.
:Eppur, non sempre avvampa in fiamma viva
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Spesso è il mio carme, e che fors’anco è insano
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:Muto, deh pur, come di lingua il sono,<ref>9. «Taciturno e placido per lo piú; ma alle volte loquacissimo e vivacissimo» (''Aut.'', I, 4°), e in un son.:
::{{TestoCitato|Opera:Tutte no, ma le molte ore del giorno (Alfieri)|Tutte no, ma le molte ore del giorno}}
::Star solo io bramo...</ref>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|138|{{Sc|rime varie}}||riga=si}}</noinclude>
<section begin="1" /><poem>
:Noi siam ben tutti appieno in ciò gli stessi;
L’ultimo parto, ci par sempre il buono;
{{R|14}} Ma il precedente pure arder non dessi.<ref>14. '''Dessi,''' si deve.</ref>
</poem><section end="1" />
<section begin="2" />
{{ct|f=110%|t=2|v=1|L=1px|CXLIII.<ref name="p138">Andrea Chénier nacque il 30 ottobre 1762 a Costantinopoli, dove suo padre occupava l’ufficio di console generale. A tre anni, fu condotto a Parigi e venne, co’ suoi fratelli, messo nel collegio di Navarra; ivi diè i primi saggi del suo ingegno poetico e del suo amore alla poesia greca e romana, imitando in alcuni versi un passo dell’{{TestoCitato|Opera:Iliade|Iliade}}, in altri uno dell’{{TestoCitato|Opera:Eneide|Eneide}}. Nell’81 lasciò il collegio e poté abbandonarsi alle sue desiderate letture, ogni testo annotando e parafrasando con pazienza infinita. Ma, poiché di soli studi letterari egli non poteva vivere, e gli era pur necessario darsi all’esercizio di una professione, entrò in un reggimento, di guarnigione a Strasburgo; come all’A. cosí allo Chénier la vita militare divenne presto insopportabile, onde l’abbandonò e nell’84 intraprese un viaggio, prima in Italia, poi in Isvizzera; doveva stare due anni fuor della Francia, ma, allo scadere del primo, lo assalí irresistibile il desiderio di rivedere i suoi cari. Il periodo che succedé, e precisamente gli anni dal 1785 al ’91, furono quelli della maggiore operosità letteraria dello Chénier. Nel 1787, essendo stato nominato ambasciatore di Francia in Inghilterra il {{Wl|Q2851044|Marchese De Luzerne}}, suo amico, egli lo seguí, tanto piú che il suo amore ai classici greci e latini poteva essere appagato là dove ogni giorno se ne stampavano di correttissimi. Londra ne’ primi tempi gli piacque, poi, a grado a grado, gli divenne odiosa: «la maladie noire des Anglais le gagnait», scrive {{Wl|Q20981158|Gabriele Chénier}}, suo biografo; il poeta fu assalito da fieri accessi di malinconia e solo poté sopportare la dimora in Inghilterra mercé l’assiduo studio, a cui si diede, de’ nostri poeti umanistici e particolarmente del {{AutoreCitato|Jacopo Sannazaro|Sannazaro}}, e mercé la prospettiva di rimettere di quando in quando il piede sul suolo della Francia. Nel 1791, essendosi ammalato l’ambasciatore De Luzerne e avendo ottenuto di lasciare il suo ufficio, anche lo Chénier fece ritorno a Parigi, quando già da tre anni la Rivoluzione era scoppiata: egli aveva applaudito, come plaudí l’A., come plaudí il {{AutoreCitato|Ippolito Pindemonte|Pindemonte}} ai princípi di essa, ma, allorché il 10 giugno 1792, vide invaso il {{Wl|Q234364|castello delle Tuilleries}} e il re insultato e deriso, protestò contro tale irriverenza e tale abuso e, nel silenzio del suo studio, abbozzò il discorso che, se fosse stato {{Wl|Q7732|Luigi XVI}}, avrebbe rivolto al popolo. Sospesa, dopo i fatti dell’agosto, la pubblicazione del {{Wl|Q3186842|''Journal de Paris''}}, a cui egli collaborava, volendo star lontano dalla Capitale e dai partiti, si ritirò nella solitudine della campagna e attese a’ suoi studi letterari. Ma il processo del Re, che egli riteneva inviolabile per la {{Wl|Q971176|Costituzione del ’91}}, lo trasse novamente dalla solitudine degli studi alla tormenta della vita politica. Ucciso Luigi XVI, che il Poeta aveva gagliardamente difeso, lo Chénier stimò prudente appartarsi e distrarre l’attenzione del popolo dalla sua persona; ma poco gli valse, ché il 7 marzo del ’94 fu arrestato dai membri del Comitato di sorveglianza: in prigione compose {{Pt|l’ammi-|}}</ref>}}
{{ct|f=110%|v=1|L=4px|CAPITOLO}}
{{Rule|1.5em|v=2}}
{{ct|f=110%|v=1|L=2px|'''Ad {{AutoreCitato|André Chénier|Andrea Chénier}}'''}}
{{ct|f=100%|v=0.5|L=1px|a Londra.}}
{{A destra|margine=2em|Parigi, 12 aprile 1789.}}
<poem>
:Ecco alfin giunta quella tanto attesa
Dolce epistola tua, Chénier diletto,
</poem><section end="2" /><noinclude><br clear="all" />
<references/></noinclude>
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Rime varie (Alfieri, 1912)/CXL. Ostacoli che si oppongono allo scriver liberamente
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{{Qualità|avz=100%|data=13 luglio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=CXL. Ostacoli che si oppongono allo scriver liberamente|prec=../CXXXIX. Dinanzi ad un mulino|succ=../CXLI. Conforto al noioso lavoro gli è l'amore della sua donna}}
<pages index="Alfieri - Rime scelte, Sansoni, 1912.djvu" from="164" to="164" fromsection="1" tosection="1" />
{{Sezione note}}
[[Categoria:Sonetti|Lunga è l'arte sublime il viver breve]]
{{AltraVersione|Rime varie (Alfieri, 1903)/XVI. Lunga è l'arte sublime il viver breve|ed. 1903}}
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Rime varie (Alfieri, 1912)/CXLI. Conforto al noioso lavoro gli è l'amore della sua donna
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{{Qualità|avz=100%|data=13 luglio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=CXLI. Conforto al noioso lavoro gli è l'amore della sua donna|prec=../CXL. Ostacoli che si oppongono allo scriver liberamente|succ=../CXLII. Amore del poeta per ciò che ha scritto}}
<pages index="Alfieri - Rime scelte, Sansoni, 1912.djvu" from="164" to="165" fromsection="2" tosection="1" />
{{Sezione note}}
[[Categoria:Sonetti|Lento steril penoso prosciugante]]
{{AltraVersione|Rime varie (Alfieri, 1903)/CCII. Lento steril penoso prosciugante|ed. 1903}}
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Rime varie (Alfieri, 1912)/CXLII. Amore del poeta per ciò che ha scritto
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Porto il SAL a SAL 100%
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{{Qualità|avz=100%|data=13 luglio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=CXLII. Amore del poeta per ciò che ha scritto|prec=../CXLI. Conforto al noioso lavoro gli è l'amore della sua donna|succ=../CXLIII. Capitolo ad Andrea Chénier}}
<pages index="Alfieri - Rime scelte, Sansoni, 1912.djvu" from="165" to="166" fromsection="2" tosection="1" />
{{Sezione note}}
[[Categoria:Sonetti|Tosto ch'io giunga in solitaria riva]]
{{AltraVersione|Rime varie (Alfieri, 1903)/CCI. Tosto ch'io giunga in solitaria riva|ed. 1903}}
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{{Quarry|67688|Elenco delle pagine e sottopagine ns0 che sono associate ad un indice proofread, ma non contengono un tag pages (oppure quest'ultimo transclude solo pagine 0%)|Testi/Pagine con indice ma senza pages}}
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|[[Epistolario (Leopardi, 1998)/1818]]
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|[[Galateo ovvero de' costumi/Lettere dedicatorie/Lettera a Quirino]]
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|[[Galateo ovvero de' costumi/Lettere dedicatorie/Lettera ai lettori]]
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|[[Gli amori pastorali di Dafni e Cloe/Appendice]]
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|[[Histoire des Alpes - Storia delle Alpi - Geschichte der Alpen (1996)]]
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|[[Histoire des Alpes - Storia delle Alpi - Geschichte der Alpen (1997)]]
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|[[Idilli (Leopardi) - Versione critica]]
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|[[Idilli (Leopardi) - Versione diplomatica]]
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|[[Idilli (Leopardi) - Versione originale]]
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|[[Il Baretti - Anno II, n. 12/Scenografia tedesca]]
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|[[Il Novellino/Parte prima]]
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|[[Il Re dell'Aria/Parte prima]]
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|[[Il Saggiatore (Favaro)/Dedica]]
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|[[Il Saggiatore (Favaro)/Prefazione]]
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|[[Il Tesoro (Latini)/Illustrazioni al Libro IX]]
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|[[Il Tesoro (Latini)/Indice III]]
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|[[Il Tesoro (Latini)/Libro IX]]
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|[[Il Tesoro (Latini)/Libro VIII]]
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|[[Il Tesoro (Latini)/Prospetto generale]]
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|[[Il fu Mattia Pascal/Avvertenza sugli scrupoli della fantasia]]
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|[[Il mago di Oz]]
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|[[Il milione (Pagani, 1827)]]
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|[[Il milione (Pagani, 1827)/Il Milione di Marco Polo, Testo della Crusca]]
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|[[Inni sacri (Manzoni)/Dio nella natura]]
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|[[La Città del Sole (manoscritto, 1602) - Versione diplomatica]]
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|[[La fine di un Regno (1909)/Parte III/Documenti vol. I]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Antico Ginnasio - Liceo]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Antonio Rosmini - Filosofo]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Antonio Rosmini - Piazza San Marco]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Antonio Rosmini 1]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Antonio Rosmini 2]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Antonio Rosmini 3]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Antonio Rosmini 4]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Caduti Roveretani della Seconda Guerra Mondiale]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Caduti Saccensi della Prima Guerra Mondiale]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Caduti Saccensi della Seconda Guerra Mondiale]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Caduti della Prima Guerra Mondiale]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Caduti di San Giorgio della Seconda Guerra Mondiale]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Cappella Sant'Antonio]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Carlo Torelli]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Casa Dei Tolomei]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Casa Natale Cesare Battisti]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Casa natale della madre di Cesare Battisti]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Casa natale della venerabile Giovanna Maria Della Croce]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Cassiano Conzatti]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Cavalieri Gualtiero]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Chiesa di San Floriano Lizzana]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Contessa Notburga Firmian]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Cortile Casa Rosmini]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Cortile interno del Palazzo del Podestà]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Damiano Chiesa]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Damiano Chiesa e altri caduti]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Dazio]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Dazio - porta città]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Decennale Vittoria]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Enrico degli Antonini]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Entrata dell'esercito]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Ermenegildo Roner]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Fabio e Fausto Filzi]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Facciata Casa Rosmini]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Facciata del Palazzo del Podestà]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Federico Halberr]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Federico Halberr - Casa Natale]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Filatoio Tacchi]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Fondatori Accademia Agiati]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Fortunato Zeni]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Francesco Antonio Marsili]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Giambattista Giori]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Giardino Casa Rosmini]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Giovanna Maria Della Croce 1]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Giovanna Maria Della Croce 2]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Giovanni Battista Conzatti]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Giovanni Coslop]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Girolamo Tartarotti]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Giuseppe Pollini]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Giò Carlo dei Rosmini]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Gotico]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Gotifredo Ferrari]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Guido Chiesa]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Guido Zanoni]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Ivo Bontadi]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Leone di S. Marco - Piazza del Podestà]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Leone di S. Marco - Porta Veneziana]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Leone di S. Marco 1]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Leone di S. Marco 2]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Lino Perini]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Manifattura tabacchi]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Mario Maddalena]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Martiri trentini]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Palestra via San Giovanni Bosco]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Paolo Orsi]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Paolo Orsi - Casa Natale]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Paolo Orsi 1]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Paolo Orsi 2]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Pertica viennese]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Piazza Loreto]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Pio VI]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Principessa di Borbone]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Raffaele Zotti]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Remo Galvagni]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Saccheggi]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Savoia]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Soldati Nascosti]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Stemmi del Palazzo del Podestà]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Stoffella Dalla Croce]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/ALTARE]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Aldo Del Monte]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Aldo Maria Scalise & altri]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Aldo Vidussoni]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Aldo del Monte]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Alessandro Filippa]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Alfonso Ferrero Della Marmora]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Alfredo Casardi]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Alfredo Di Cocco]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Amedeo di Savoia & altri]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Andrea Adolfo Campana]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Antonino Cascino]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Antonio Daniele]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Antonio Drammis]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Antonio Gorini]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Antonio Iannotta & altri]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Antonio Ianotta & altri]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Antonio Nuzzo]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Antonio Trua]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Armado Tortini & altri]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Armando Tortini & altri]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Aurelio Grue]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Bernardo Ugo]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Bruno Grilli]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/CAPPELLA DI SANTA BARBARA]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/CIPPO]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Cannone]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Carlo Ederle]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Carlo Montanari]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Cartello zona monumentale]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Cattura Damiano Chiesa]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Damiano Chiesa]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Dario Grixoni]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Edgardo Cartese]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Edoardo Bianchini]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Emanuele Filiberto di Savoia Aosta]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Emilio Maccolini]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Ettore Manca di Mores]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Felice Chiarle]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Ferdinando di Savoia]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Fernando Volta]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Filippo Sacchi]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Filippo Zuccarello]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Flavio Ottaviani]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Francesco Biffi]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Francesco De Rosa]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Francesco Di Benedetto]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Francesco Zaltron & altri]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Francesco di Benedetto]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Fulcieri Paulucci di Calboli]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Gaetano Carolei]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Giacomo Grecis]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Gian Giacomo Badini di Bellasio]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Gianfranco Zuretti]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Gianni Tamanti & altri]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Gino Forlani]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Gioacchino Bellezza]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Gioacchino Burdese]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Giogio Pollera]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Giorgio Pollera]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Giovanni Batt. Salvatoni]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Giovanni Battista Berghinz & altri]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Giovanni Battista Salvatoni]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Giovanni Emilio Savio]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Giovanni Poggio]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Giovanni Teotini]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Giulio Blum]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Giulio Marinetti]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Giuseppe Beleno]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Giuseppe Bertolotti]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Giuseppe Mazzoli]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Giuseppe Pasquali & altri]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Giuseppe Venanzio Olivieri]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Goffredo Zignani & altri]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Grotta Damiano Chiesa]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Guido Matthey]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Guido Monti]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Guido Pellizzari]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Gustavo Roccella & altri]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/IL PONTE]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Joao Turolla & altri]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Lapide]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Lapide Damiano Chiesa]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Leopoldo Valfrè]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Lino Zambrini]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Luigi Birarda]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Luigi Cigersa]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Luigi Ferrari & altri]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Luigi Ferraro & altri]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Luigi Gatti & altri]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Marco Gola & altri]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Mario Romagnoli & altri]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Michele D'Angelo]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Novenio Bucchi]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Nunzio Incannamorte & altri]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Orazio Carnevalini]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Orazio Dogliotti]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Ottorino Tombolan Fava]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Paolo Franzini Tibaldeo]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Paolo Lorenzoni]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Pietro Salemi]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Pietro Strengacci]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Pietro Toselli]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Placido Balegno]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Prospero Balbo]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Raffaele Bonanno & altri]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Renato Villoresi & altri]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Riccardo De Caroli]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Roberto Boselli]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Roberto Perrone]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Rodolfo Boselli]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Romolo Galassi]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Romualdo Montagna]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Salvatore Puglisi]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Stefano Terlevich]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Tullio Baroni]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Umberto Fadini]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Umberto Masotto]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Vezio Paoletti]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Vittorio Bottego]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Vittorio Dabormida]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Werther Cacciatori & altri]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Strada degli Artiglieri/Zona sacra]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Via Vicenza 5]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Visita di nobili e principi alla venerabile Giovanna Maria Della Croce]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/Vittorio EM. Manfrini]]
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|[[Lapidi storiche a Rovereto/W. A. Mozart]]
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|[[Laude (1974)/1]]
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|[[Laude (1974)/10]]
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|[[Laude (1974)/11]]
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|[[Laude (1974)/13]]
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|[[Laude (1974)/14]]
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|[[Laude (1974)/2]]
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|[[Laude (1974)/30]]
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|[[Laude (1974)/40]]
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|[[Laude (1974)/6]]
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|[[Laude (1974)/69]]
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|[[Laude (1974)/7]]
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|[[Laude (1974)/75]]
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|[[Laude (1974)/76]]
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|[[Laude (1974)/77 PROLOGUS]]
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|[[Laude (1974)/78]]
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|[[Laude (1974)/79]]
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|[[Laude (1974)/8]]
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|[[Laude (1974)/80]]
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|[[Laude (1974)/81]]
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|[[Laude (1974)/82]]
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|[[Laude (1974)/83]]
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|[[Laude (1974)/88]]
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|[[Laude (1974)/9]]
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|[[Laude (1974)/91]]
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|[[Laude (1974)/92]]
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|[[Laude (1974)/Incipit Tractatus]]
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|[[Le Aquile della steppa/Parte prima]]
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|[[Le antichità Romane (Piranesi)/1]]
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|[[Le antichità Romane (Piranesi)/1-0]]
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|[[Le antichità Romane (Piranesi)/1-IX]]
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|[[Le antichità Romane (Piranesi)/1-VIII]]
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|[[Le antichità Romane (Piranesi)/1-X]]
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|[[Le antichità Romane (Piranesi)/1-XI]]
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|[[Le antichità Romane (Piranesi)/1-XII]]
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|[[Le antichità Romane (Piranesi)/1-XIII]]
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|[[Le antichità Romane (Piranesi)/1-XIV]]
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|[[Le antichità Romane (Piranesi)/1-XIX]]
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|[[Le antichità Romane (Piranesi)/1-XLI]]
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|[[Le antichità Romane (Piranesi)/1-XLII]]
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|[[Le antichità Romane (Piranesi)/1-XLV]]
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|[[Le antichità Romane (Piranesi)/1-XLVI]]
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|[[Le antichità Romane (Piranesi)/1-XLVII]]
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|[[Notizie biografiche di S. Eminenza Reverendissima il cardinale Giuseppe Morozzo (Avogadro di Valdengo)/Iscrizioni funerarie/II. Ad Templi Valvas]]
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|[[Notizie biografiche di S. Eminenza Reverendissima il cardinale Giuseppe Morozzo (Avogadro di Valdengo)/Iscrizioni funerarie/III. Ad Feretrum]]
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|[[Notizie biografiche di S. Eminenza Reverendissima il cardinale Giuseppe Morozzo (Avogadro di Valdengo)/Iscrizioni funerarie/IV]]
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|[[Novelle (Bandello, 1853, II)/Parte I]]
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|[[Novelle (Bandello, 1853, II)/Parte II]]
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|[[Novelle (Bandello, 1853, III)/Parte II]]
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|[[Novelle (Bandello, 1853, III)/Parte III]]
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|[[Novelle (Bandello, 1853, IV)/Parte III]]
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|[[Novelle (Bandello, 1853, IV)/Parte IV]]
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|[[Novissima/Disegni]]
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|[[Novissima/Scritti]]
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|[[Obras Poéticas de Glauceste Satúrnio]]
|-
|[[Obras Poéticas de Glauceste Satúrnio/Cantatas]]
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|[[Obras Poéticas de Glauceste Satúrnio/Canzonette]]
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|[[Obras Poéticas de Glauceste Satúrnio/Sonetos]]
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|[[Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/Indice 1817-1819]]
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|[[Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/Indice 1820]]
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|[[Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/Indice 1821]]
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|[[Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/Indice 1821/1000-1206]]
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|[[Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/Indice 1821/1207-1399]]
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|[[Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/Indice 1821/1400-1599]]
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|[[Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/Indice 1821/1600-1799]]
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|[[Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/Indice 1821/1800-1998]]
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|[[Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/Indice 1821/1999-2199]]
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|[[Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/Indice 1830-1832]]
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|[[Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/Indice 1830-32]]
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|[[Pinochio par anpezan]]
|-
|[[Pinochio par anpezan/Capitolo 1]]
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|[[Pinochio par anpezan/Capitolo 12]]
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|[[Pinochio par anpezan/Capitolo 13]]
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|[[Poemetti (Rapisardi)/Dalle memorie di Aroldo]]
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|[[Poemetti (Rapisardi)/Il Padre Eterno]]
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|-
|[[Poesie (Carrer)]]
|-
|[[Problemi della scienza]]
|-
|[[Prose e poesie (Carrer)/Prose]]
|-
|[[Prose religiose genovesi del sec. XIV]]
|-
|[[Prose religiose genovesi del sec. XIV/De le vertue et de li vicii]]
|-
|[[R.D. 31 luglio 1866, n. 3109, che approva la Convenzione per la costruzione e l'esercizio di un tronco di strada ferrata da Pontelagoscuro a Rovigo e da Rovigo a Padova/Convenzione]]
|-
|[[R.D. 3 marzo 1934, n. 383 - Approvazione del Testo Unico della legge comunale e provinciale/Testo unico]]
|-
|[[Raccolta de' tempj antichi (Piranesi)/1]]
|-
|[[Raccolta de' tempj antichi (Piranesi)/1-I]]
|-
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|[[Raccolta de' tempj antichi (Piranesi)/3-XV]]
|-
|[[Raccolta de' tempj antichi (Piranesi)/3-XVI]]
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|[[Raccolta di narrazioni e lettere italiane con note latine/Lettere]]
|-
|[[Raccolta di narrazioni e lettere italiane con note latine/Narrazioni]]
|-
|[[Raimondo Montecuccoli, la sua famiglia e i suoi tempi/Note]]
|-
|[[Re Orso/Leggenda prima/Parenthesis]]
|-
|[[Re Orso/Leggenda prima/Parenthesis (2)]]
|-
|[[Re Orso/Leggenda seconda/Parenthesis]]
|-
|[[Regno di Sardegna - Decreto 14 marzo 1821 (Carlo Alberto)]]
|-
|[[Regola di S. Agostino per le monache di Santa Caterina della Rosa/Parte prima]]
|-
|[[Regola di S. Agostino per le monache di Santa Caterina della Rosa/Parte seconda]]
|-
|[[Regola di S. Agostino per le monache di Santa Caterina della Rosa/Parte terza]]
|-
|[[Ricordi e studi artistici/Ricordi biografici]]
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|[[Rime (Bindo Bonichi)/Sonetti/Sonetti di Bindo Bonichi]]
|-
|[[Rime (Gianni)/Sonetti]]
|-
|[[Rime (Vittorelli)/Sonetti]]
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|[[Rime dell'Anonimo Genovese del XIII - XIV sec.]]
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|-
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|[[Rivista italiana di numismatica 1891/Tavole]]
|-
|[[Rätoromanische chrestomathie XI/Enrico Roffler]]
|-
|[[Sacra Bibbia (riveduta Diodati 1821)/Antico Testamento]]
|-
|[[Sacra Bibbia (riveduta Diodati 1821)/Nuovo Testamento]]
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|[[Sentenza Tribunale di Milano - Caso Mills]]
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|[[Solenni funerali di Pio papa ottavo (Amat)/Epigrafi]]
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|[[Sonetti (Foscolo)]]
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|[[Sonetti dei mesi]]
|-
|[[Sopra la vita e i Viaggi del beato Odorico da Pordenone dell'ordine de'minori]]
|-
|[[Storia di Milano/Capitolo XXIX]]
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|[[Storia di Milano/Capitolo XXVI]]
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|[[Storia di Milano/Capitolo XXX]]
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|[[Storia di Milano/Capitolo XXXIII]]
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|[[Studj liguri/Il dialetto nei primi secoli]]
|-
|[[Studj liguri/Il dialetto nei primi secoli/Testi/7]]
|-
|[[The Oxford book of Italian verse/Dal 1400 al 1499]]
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|[[The Oxford book of Italian verse/Dal 1500 al 1599]]
|-
|[[The Oxford book of Italian verse/Dal 1600 al 1699]]
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|[[The Oxford book of Italian verse/Dal 1700 al 1799]]
|-
|[[The Oxford book of Italian verse/Dal 1800]]
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|[[The Oxford book of Italian verse/Dalle origini al 1399]]
|-
|[[Traduzioni e riduzioni/Da Orazio/Casa mia]]
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|[[Tragedie (Alfieri, Scrittori d'Italia)]]
|-
|[[Trattato de' governi/Libro primo]]
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|[[Trattato dell'imbrigliare, atteggiare e ferrare cavalli/Trattato 3/Capitolo 31]]
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|[[Trattato dell'imbrigliare, atteggiare e ferrare cavalli/Trattato 3/Capitolo 32]]
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|[[Trattato dell'imbrigliare, atteggiare e ferrare cavalli/Trattato 3/Capitolo 33]]
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|[[Trattato dell'imbrigliare, atteggiare e ferrare cavalli/Trattato 3/Capitolo 34]]
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|[[Vita di Dante/Avvertimento dell'Editore]]
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Pagina:Pirandello - Maschere nude, Volume II - Verona, Mondadori, 1965.djvu/141
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Utoutouto
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/* Riletta */
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proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione||l’amica delle mogli|131}}{{block|recita}}</noinclude>
{{Sc|Anna}}. Non me li son voluti tagliare!
{{Sc|Venzi}}. Tu te li saresti tagliati! Te l’ha sconsigliato lei, la signorina Marta?
{{Sc|Anna}}. E se fosse? M’ha convinta che mi sarebbero stati male!
{{Sc|Venzi}}. Ma tu devi piacere a me, non a lei!
{{Sc|Anna}}. E difatti mi disse appunto cosí: Tu devi piacere a tuo marito!
{{Sc|Venzi}} (''a Fausto''). Senti? senti?
{{block|is|Alla moglie:}}E perché allora non te li sei tagliati?
{{Sc|Anna}}. Perché ho capito che me l’avevi detto apposta, per riderti di me!
{{Sc|Venzi}}. E Marta?
{{Sc|Anna}}. Anche lei l’ha capito; e allora m’ha consigliato di non farlo! — Ma via, sto a dar retta a te! Lasciami andare!
{{block|is|Via, di furia, per l’uscio in fondo.}}
{{Sc|Venzi}} (''dopo aver riso, all’uscita della moglie, orribilmente''). Hai capito? hai capito? Líberati di lei! Líberati, se sei ancora a tempo!
{{block|is|Rientra subito Anna, facendo segno con le labbra e col dito di tacere.}}
{{Sc|Anna}}. S’è assopita! s’è assopita!
{{block|is|Rientra Marta senza cappello.}}
{{Sc|Marta}}. Ho dovuto penar tanto a ritirare la mano senza svegliarla... — Ha detto che verrà, il medico?
{{Sc|Fausto}}. Sí. Ma ho potuto soltanto dargli l’avviso a casa. Non c’era, al solito!
{{Sc|Marta}}. Sarebbe bene che lei andasse a cercarlo.
{{Sc|Fausto}}. Perché? Ha notato qualche cosa?
{{Sc|Marta}}. No. Ora è tranquilla. Ma mi dà pensiero una certa contrazione che dice di avvertire qua, alla bocca dello stomaco.
{{Sc|Venzi}} (''quasi tra sé, scandendo le sillabe''). Irradiazione cardiaca. Preludio di sincope.
{{Sc|Fausto}} (''di scatto''). Che diavolo dici?<noinclude></noinclude>
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Utente:Pic57/wikidiario
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Pic57
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/* https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.07#Musica_nel_wikiverso_2026.7 Musica nel wikiverso 2026.7 */
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wikitext
text/x-wiki
==[[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.07#Musica_nel_wikiverso_2026.7 Musica nel wikiverso 2026.7]] ==
In costruzione
Consueto '''aggiornamento lilypondiano''' di metà mese:
* Al '''15 luglio 2026''', abbiamo trascritto (131) ''[[:Categoria:Partiture|partiture]]'' (ad oggi '''{{PAGESINCATEGORY:Partiture}}''').
* '''P{{Sc|ubblicati questo mese}}''':
:Canti popolari
:<small> · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Ameime mi}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Fior di bambare}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Istria/Mi cioro}}· {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Istria/E su la reîva}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Istria/Amememeî}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Istria/Fiuri de reîso}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Lombardia/Dove si stâ jersira}}· {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Lombardia/De tan piscinin che l'era}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Lombardia/E gira che ti gira}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Lombardia/Me pader fa 'l moletta}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Lombardia/Mi gh'hoo la mia sorella}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/Canto del gondoliere}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/Amememi o dona Lombarda}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/Pelegrin che vien da Roma}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/Fame la nana}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/O benedett l'amor dei giovin}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/O giovanoti ô o}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/Canto l'armi pietose}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Piemonte/Povero mi}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Piemonte/Ameime mi dona Lombarda}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Piemonte/Crave crave mie}}
</small>
:Musica colta
:<small>{{Testo|Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._8/Madama Butterfly. Finale Atto II.}}</small>
*''[[:Categoria:Partiture|Vai a tutte le partiture]]''
* '''{{Sc|Didattica}}''' — Come accennavamo a giugno, i '''frammenti''' (''snippets'') sono '''pezzi di codice precompilato riutilizzabile in contesti musicali analoghi'''. L'editor Frescobaldi consente di crearne di nuovi e salvarli nel programma, ma esiste in pubblico dominio un'opera davvero meritoria curata dall'Università Statale di Milano e integrata nei Manuali Lilypond. Si tratta della più vasta '''antologia di frammenti (snippets)''' disponibile on line, utile per il neofita come per l'esperto. Offre una vasta gamma di modelli, di trucchi ecc... Non è completa (come potrebbe esserlo? Così al volo potrei suggerire almeno due argomenti che mancano) e si presenta un po' in Italiano e un po' in Inglese, ma è assolutamente affidabile ed aggiornata alla ver. 2.24.4, quasi l'ultima versione di Lilypond. Alcuni frammenti utilizzano delle variabili: come tali, non sono direttamente importabili in Wikisource. Tuttavia suggeriscono delle soluzioni che possono essere riscritte senza variabili ed eseguite su Wikisource. Questo comporta un intervento di qualche rilievo sul codice; da qui l'idea di creare un repertorio di frammenti di Lilypond - libero da variabili - integrato dagli esempi di codice scritto su Wikisource. Vedremo... intanto trovate l'antologia di frammenti qui:
:https://lilypond.org/doc/v2.24/Documentation/snippets/index
* '''{{Sc|Edizioni critiche}}''' — Pur avendo in archivio un numero relativamente piccolo di partiture, tuttavia si cominciano a intravvedere alcuni percorsi di rilevanza musicologica attraverso la comparazione di più versioni dello stesso brano musicale. Ad esempio abbiamo almeno 5 diverse versioni di ''Donna Lombarda'', un canto popolare antichissimo.
** Versione dalmata: {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Dona lombarda}}
** Versione romagnola: {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Ameime mi}}
** Versione veneta: {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/Amememi o dona Lombarda}}
** Versione piemontese: {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Piemonte/Ameime mi dona Lombarda}}
** Versione istriana: {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Istria/Amememeî}}
* '''{{Sc|Integrazione con Wikipedia}}''' — Per rimanere nell'esempio, possiamo migliorare la relativa voce ''Donna Lombarda'' presente su wikipedia, ad es. integrandone la Bibliografia: https://it.wikipedia.org/wiki/Donna_lombarda#Bibliografia
* '''{{Sc|Riletture}}''' —
** [[Discussioni_pagina:'Till_The_End_O'_The_World_With_You.djvu/5#c-Cruccone-20260703081900-Rilettura|Till the end of the world with you]]
** [[Discussioni_pagina:Lontana_(Zandonai).pdf/4#c-Cruccone-20260604081600-Rilettura|Lontana (Zandonai)]]
** [[Pagina:Ars_et_Labor,_1908_vol._I.djvu/210|Automobile]] — p. 2,battuta 7.
==[[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.06#Musica_nel_wikiverso_2026.6 Musica nel wikiverso 2026.6]] ==
==[[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.06#Musica_nel_wikiverso_2026.5 Musica nel wikiverso 2026.5]] ==
== 8.5.2026 ==
Ho trascritto per wikisource una «'''bluette'''» di Pietro Floridia, pubblicata sulla rivista della Ricordi "Musica d'oggi" a luglio del 1920. La «bluette» è una breve e raffinata composizione pianistica di carattere elegiaco. Qui in effetti lo spunto è offerto al musicista da una poesia di Théophile Gautier. La composizione è ancora più suggestiva perché il termine "bluette" - in francese - è utilizzato principalmente per indicare un colore azzurro intenso, (bleu turquoise o bleu vif). E - sempre in francese - l'assonante "bleuet" è il fiordaliso, uno dei pochi fiori davvero blu, così che per affinità «bluette» ha finito per significare "scintilla".
Buon ascolto 🎹
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==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.04#Musica_nel_wikiverso|Musica nel wikiverso 2026.4]]==
==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.03#.eps_files|Musica nel wikiverso 2026.3]]==
== 17.3.2026 ==
'''[[Ars_et_Labor,_1908_vol._I/N._2/Automobile|Automobile]]''' è una divertente composizione per pianoforte di Giulio Ricordi (sì, oltre che editore è stato compositore). Frutto del clima culturale che anticipa il futurismo (1908), celebra con ironia l'avvento dell'automobile, quando delle macchine si poteva ancora scherzare e prima che il futurismo stesso venisse fagocitato dalla propaganda bellica.
Esilarante il modo in cui viene reso il sobbalzo dei passeggeri a causa di una cunetta, nonché l'occasionale investimento di un povero cane vittima (collaterale) della macchina che tutto travolge: nulla la arresta! L'accidentale scoppio di una gomma (altra ironia) viene prontamente riparato e il motore - arrancando - porta finalmente i passeggeri a destinazione. Ah, la ''Belle Époque!''
==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.02#Babel_Lilypond|Musica nel wikiverso 2026.2]]==
== 22.2.2026==
<poem>[[File:Sandringham House from the air (cropped).jpg|miniatura|sinistra]]'''Coincidenze!'''
Stavo giusto trascrivendo la [[Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia |''Sandringham March'']] di Natalie Townsend quando giunge la notizia dell'arresto dell'ex-principe Andrea, indovinate dove? Ma a '''Sandringham House''', ovviamente, la residenza di campagna dei Windsor, nel Norfolk! Qui si era ritirato dopo lo sfratto dalla Royal Lodge di Londra in seguito alle indagini sugli Epstein Files!
Ebbene, nel luglio 1904 la compositrice statunitense - nonché moglie di un ambasciatore USA - fu ospitata nella Sandringham House per una breve vacanza e lasciò come dono alla Regina Alexandra - che l'aveva invitata per la stima che aveva nei suoi confronti - questa elegante e briosa marcia.
https://it.wikisource.org/wiki/Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia Non era raro che i brani della Townsend venissero eseguiti dalle bande militari britanniche durante i cambi della guardia o in occasione di eventi ufficiali a cui partecipava la Regina.
Altri tempi!</poem>
==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.01#Ars_et_Labor_1906,_vol._I_con_SAL_75%|Musica nel wikiverso 2026.1]]==
== 27.1.2026==
:La musica attraversa il tempo e lo spazio perché è un linguaggio universale: più facile suonare con un giapponese, che parlargli.
:E questo vale anche per la musica del passato, per la quale wikisource offre mille possibilità.
:Accade così che [https://it.wikisource.org/wiki/Ars_et_Labor,_1907_vol._II/N._9/Aria questa "Aria barocca"] di Antonio Francesco Tenaglia, un clavicembalista della metà del XVII sec., venga scoperta e trascritta per violino e pianoforte 250 anni dopo, nel 1906, da [https://it.wikipedia.org/wiki/Enrico%20Polo Enrico Polo], un violinista cultore di Paganini.
:E venga poi pubblicata su Ars et Labor, una bella rivista dell'Archivio Ricordi in corso di trascrizione su Wikisource.
:Così oggi, esattamente 120 anni dopo, accade che io possa codificarla per digitalizzarla in MIDI.
:E possa poi anche sostituire la voce del violino con quella della mia armonica accompagnata dal pianoforte e... [https://www.spreaker.com/episode/aria-barocca--69423778 suonare un pezzo barocco per poi pubblicarlo sul mio podcast].
:Non è sempre stato così: devo dire grazie a Wikisource. E ovviamente grazie all'autore, al musicista che l'ha scovato e trascritto, al decodificatore, all'interprete e grazie anche a [https://it.wikipedia.org/wiki/Guido_d%27Arezzo Guido d'Arezzo], di cui a dicembre si è celebrato il millenario della notazione musicale da lui inventata.
{{A destra|(pubblicato sulla pagina Facebook di Wikisource)}}
== 21.1.2026 ==
All'Archivio Ricordi (info@)
Gent.ma Redazione,
... ho curato la trascrizione su Wikisource dei primi 6 numeri di Ars Et Labor con le relative partiture in MIDI.
Nell'accingermi a proseguire il lavoro con il secondo volume del 1906 della rivista, ho notato che le partiture elencate non sono però incluse nella versione digitale di Ars et Labor. E' possibile recuperarle?
Ecco l'elenco, così come ricostruito dalle stesse pagine della rivista:
# Sous les pommiers di Vittorio Monti per mandolino e piano (n. 7, 1906, p. 647 cartacea, 37 digitale)
# A lei di G. Calamani, romanza. (n. 7, 1906, p. 644 cartacea, 37 digitale )
# [https://musescore.com/user/97106398/scores/19541758 Quelle labbra non son rose... di Stefano Donaudy] (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale)
# Au son des harpes di Alfred Cottin (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale)
# Dejanice di Alfredo Catalani (n. 9,1906, p. 839 cartacea, 137 digitale)
# Campane di Napoleone Cesi (n. 10/1906, p. 927 cartacea, 181 digitale)
# Se vuoi ch'io muoia, amor, morrò... di Stefano Donaudy (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale)
# Éloignement di Henry Soro (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale)
# Allegretto per organo di Roberto Remondi (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale)
# Il presepio di J. Burgmein (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale)
# Musette (da: Heures deliceuses) di Enrico De Leva (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale)
Grazie per l'attenzione e un cordiale saluto
== 15.1.2026 ==
Elenco (67 autori) ottenuta da [https://query.wikidata.org/querybuilder/?uselang=it&query=%7B%22conditions%22%3A%5B%7B%22propertyId%22%3A%22P570%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22time%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%7B%22value%22%3A%22%2B1955-00-00T00%3A00%3A00Z%22%2C%22precision%22%3A9%7D%2C%22subclasses%22%3Afalse%2C%22conditionRelation%22%3Anull%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P570%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22time%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%7B%22value%22%3A%22%2B1955-00-00T00%3A00%3A00Z%22%2C%22precision%22%3A9%7D%2C%22subclasses%22%3Afalse%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P27%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q38%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q36180%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q201788%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q1930187%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q49757%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q28389%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%5D%2C%22limit%22%3A500%2C%22useLimit%22%3Atrue%2C%22omitLabels%22%3Afalse%7D questa query] a wikidata fatta con il comodo Query Builder chiedendo scrittori, poeti, storici, giornalisti e sceneggiatori italiani scomparsi nel 1955
{| class="wikitable sortable"
! item wikidata !! Nome !! Cognome
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| http://www.wikidata.org/entity/Q799111 || Ermanno || Amicucci
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| http://www.wikidata.org/entity/Q98164064 || Giuseppe || Ammendola
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| http://www.wikidata.org/entity/Q3893714 || Paolo || Arcari
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| http://www.wikidata.org/entity/Q3611325 || Alfredo || Baccelli
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| http://www.wikidata.org/entity/Q19753744 || Achille || Bertini Calosso
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| http://www.wikidata.org/entity/Q1316687 || Ferruccio || Biancini
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| http://www.wikidata.org/entity/Q16554572 || Ettore || Boschi
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| http://www.wikidata.org/entity/Q569638 || Anselmo || Bucci
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| http://www.wikidata.org/entity/Q4015314 || Vittorio || Butera
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| http://www.wikidata.org/entity/Q55226171 || Franco || Caburi
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| http://www.wikidata.org/entity/Q3623763 || Arrigo || Cajumi
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| http://www.wikidata.org/entity/Q3770245 || Giuseppe || Cardinali
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| http://www.wikidata.org/entity/Q3833066 || Lino || Carrara
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| http://www.wikidata.org/entity/Q3082360 || Franco || Casavola
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| http://www.wikidata.org/entity/Q21196716 || Garzia || Cassola
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| http://www.wikidata.org/entity/Q28030727 || Eugenio || Cirese
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| http://www.wikidata.org/entity/Q3848457 || Mario || Colombi Guidotti
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| http://www.wikidata.org/entity/Q65132766 || Melchiorre || Corelli
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| http://www.wikidata.org/entity/Q1005945 || Silvio || D'Amico
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| http://www.wikidata.org/entity/Q104761101 || Giuseppe || Ferrandi
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| |http://www.wikidata.org/entity/Q50059259 || Carolina || Lanzani
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| http://www.wikidata.org/entity/Q113765776 || Francesco || Lo Bue
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|-
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|-
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|-
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|-
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|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q3948292 || Sandro || Salvini
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q1897006 || Mariano || San Nicolò
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q93243643 || Angelo || Silvagni
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q3659855 || Carlo || Silvestri
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q75837465 || Cipriano || Silvestri
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q55452458 || Anna || Stančova
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q3740416 || Fausto || Torrefranca
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q3629710 || Augusto || Turati
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q23854442 || Alessandro || Visconti
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q92600748 || Vito || Vitale
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q3611526 || Alfredo || Zerbini
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q59533184 || Elio || Zorzi
|}
== 14.4.2025 ==
In questi giorni ho finito di trascrivere "Francesco e il suo tempo" di Francesco Prudenzano, un patriota meridionale che scrisse questo libro nel 1857, poco prima dell'Unità. L'avevo trovato citato in un articolo sul film "Frate Sole" (1918), emerso dallo scaffale del Cinema di Wikisource. Tra un anno si celebra l'ottavo centenario della morte di Francesco d'Assisi: piccolo contributo il mio nella speranza che il mite messaggio del poverello di Assisi non finisca soffocato dalle urla dei nazionalismi. L'11 gennaio di quest'anno 2025 ricorreva l'ottocentesimo anniversario del ''Cantico delle creature'', esordio poetico della letteratura italiana: non se n'è parlato molto, ma si può sempre rimediare...
Comunque il libro (il cui titolo completo sarebbe "Francesco d’Assisi e il suo secolo, considerato in relazione con la politica, cogli svolgimenti del pensiero e colla civiltà. Studii") bene ci mostra - con tutte le forzature nazional-patriottiche che si possono immaginare - come Francesco d'Assisi fosse destinato a diventare patrono d'Italia prima ancora che ci fosse uno Stato "Italia". Il buon Prudenzano si impegna a descriverci Francesco d'Assisi come "il santo italiano per eccellenza" e lo colloca all'inizio di una nuova "gloriosa" visione della cultura del nascente Stato.
Anche il cinema - sin dai suoi esordi muti - ha fatto la sua parte: ho contato 11 film italiani su Francesco d'Assisi dal 1911 al 2007... una media cioè di 1 film ogni 10 anni (e sicuramente ne avrò dimenticato qualcuno).
Nel gran calderone dei temi - talora polemici - sollevati dal libro, colpisce la storica rivalità tra francescani e domenicani, risalente al fatto che entrambi si trovarono nel XIII sec. a combattere le eresie, ma con due strumenti agli antipodi: la povertà di Francesco e la dottrina di Domenico. Dante nella Commedia risolve brillantemente la questione in Paradiso, facendo elogiare Francesco dal domenicano San Tommaso e Domenico dal francescano san Bonaventura. Perfetto! Ma la storia non finisce lì e si trascina fino al Risorgimento. E anche dopo: scopro infatti che se - come tutti sanno - Francesco è Patrono d'Italia, Caterina da Siena - terziaria domenicana a 16 anni, la cui reliquia della testa è custodita appunto nella Basilica di San Domenico a Siena - lo è anche lei! E così per non scontentare nessuno l'Italia si trova due patroni. La Francia ha Giovanna d'Arco, l'Inghilterra San Giorgio, l'Irlanda San Patrizio, la Spagna San Giacomo, noi invece due e pare che la Germania ne abbia addirittura tre. All'Europa ne basta uno: Benedetto da Norcia. Sit aliquis nobis auxilio!
== 21.2.2025 ==
Che bella sorpresa! Su wikisource possiamo anche trascrivere la musica e ascoltarla! Chi già legge la musica può con poco sforzo (e grande soddisfazione) usare Lilypond, un potente programma di incisione musicale per la produzione di spartiti di qualità eseguibili in MIDI. Ecco qui un piccolo esempio:
[[Al_mio_pregar_t'arrendi|Al mio pregar t'arrendi]], dalla Semiramide di Gioachino Rossini. E altri sono in arrivo :-) [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 13:51, 21 feb 2025 (CET)
== 21.1.2025 ==
C'è qualcosa di profetico nel breve racconto - umoristico - "Per la storia..." (1942) di Vitaliano Brancati. Egli immagina che il suo amico e regista Mario Camerini (quello delle commedie sentimentali piccolo-borghesi degli anni Trenta), riceva un sonoro '''"no!"''' da una ragazza (milanese) che rifiuta (incredibile!) di diventare famosa attrice in uno dei suoi film. Non vi voglio spoilerare il finale - assurdo e sarcastico -, ma credo che se le donne - e gli uomini - rifiutassero davvero "con uno sguardo sfavillante di rabbia" di sottrarsi - almeno un po' - alle lusinghe e ai facili successi dell'industria dello spettacolo, il mondo sarebbe meno cinico nei loro confronti e il cinema ne guadagnerebbe in termini di qualità artistica. Ma non è facile in un'epoca che sembra aver trasformato tutto in spettacolo. Sembra impossibile: tuttavia il raccontino dice che si può. Si legge in due minuti e sta [[Per_la_storia...|qui, su wikisource, solo su wikisource!]]
== 12.1.2025 ==
In [[Note sul neo-realismo|Note sul realismo]] del 1952 di Agostino degli Espinosa, che l'autore sviluppa magistralmente a partire da una breve conversazione con Cesare Zavattini, leggo:<br>
''Un brano di musica o un discorso trasmesso dalla radio, raccoglie gli ascoltatori in un’unica commozione, rendendo illusoria la loro consapevolezza di essere ognuno in una dimora privata.''
Non esiste realtà individuale che non sia sempre inevitabilmente anche collettiva. Questa è la «fame di realtà» da cui nasce il neorealismo.
''Ognuno di noi per un’abitudine che solamente uno sforzo di pensiero può vincere, si crede ricinto di solitudine, libero da ogni rapporto con gli altri e lo spazio sociale in cui si libra gli appare come un oscuro «al di là» che trascenda il suo mondo. E’, affondando lo sguardo in questo «al di là», che Cesare Zavattini ha cercato «gli altri».''
Come il neo-realismo ci ha dimostrato, il cinema può essere quello "sforzo di pensiero" che solleva il velo delle solitudini.
== 10.1.2025 ==
Ho recentemente riletto per WS ''La figlia di Iorio'' di Gabriele D'Annunzio portando il SAL al 100% e l'ho trovato di un'attualità sorprendente in merito a quanto si sta dicendo sul patriarcato e sui femminicidi. Quest'opera (1904) - di carattere mitologico e non veristico, come si vorrebbe far credere (lo dimostrano i nomi i dei personaggi "Lazaro di Roio • Candia della Leonessa • Aligi • Splendore • Mila di Codra ecc..."), mi sembra la tomba del patriarcato. E infatti c'è un parricidio. Aligi uccide il padre Lazaro, più o meno intenzionalmente: per legittima difesa o per difendere Mila. O perché davvero si ribella. Ma - dilaniato com'è tra Mila e Vienda - non ha più la forza di sostituire Lazaro perché non è come lui. La figura che giganteggia alla fine è Ornella che - sottraendo Mila, la figlia di Iorio, al suo destino - ha di fatto ucciso il patriarcato che la reclamava attraverso l'ululante ''coro dei mietitori''. Alla fine l'eroina si immolerà per salvare Aligi (non più eroe, ma una vittima, un po' vigliacca anche). Chi ha capito tutto è invece Ornella, che da lì continuerà la sua emancipazione.
<poem>''A chi lo lasci l’aratro,
oh Lazaro, a chi lo lasci?
Chi ti vanga il campo tuo,
la tua mandra chi la pasce?''</poem>
Nessuno risponde. Perché il patriarcato è indissolubilmente legato all'agricoltura e alla pastorizia. E così la sua religione, ridotta qui a superstizione.
== 9.1.2025 ==
''[[La musica e il film]]'' è un saggio di ''S. A. Luciani'' scovato dentro il n. 6 della rivista B&N del 30 giugno 1937. Tra le tante cose interessanti che vi si scoprono, questa mi sembra una vera perla: <br>
''La musica nel film non ha solo la funzione di integrare obbiettivamente la visione silenziosa, ma di commentarla dal punto di vista dello spettatore, funzione analoga questa (non stupisca il richiamo storico) a quella del coro nella tragedia greca.''<br>
Proprio così: il coro agiva come intermediario tra la narrazione e il pubblico, offriva commenti, riflessioni, e spiegazioni sugli eventi che si svolgevano sulla scena. Insomma guidava la comprensione e l'interpretazione dei temi principali enfatizzando i momenti di tensione, dramma o pathos. E la colonna sonora non fa questo all'interno del film? Guida le nostre emozioni spesso anticipandole: quante volte siamo stati messi sull'avviso da una musica improvvisamente cupa che annuncia un evento catastrofico. O che lo sottolinea. O che al contrario libera da uno scampato pericolo un personaggio... e così via...
== 4.1.2025 ==
Qualche giorno fa stavo sfogliando su Internet Archive alcuni numeri della rivista "Cinema" del 1939 alla ricerca di qualche bel pezzo da portare su Wikisource: tra pagine intere di pubblicità (belle immagini però!) e propaganda di regime (uff!), sfoglia, sfoglia... ecco che all'improvviso leggo:
"Dramma e sonoro". Un articolo di Luigi Pirandello.... <br>
Faccio un salto sulla sedia! <br>
E da dove salta fuori quest'articolo del Maestro sul rapporto tra cinema e teatro? Nel '39 Pirandello era già passato a miglior vita da 3 anni. Possibile che ci abbia scritto qualcosa dall'aldilà e noi non ce ne siamo accorti? Sembrerebbe la trama di una delle sue novelle! <br>
Strabuzzo gli occhi e vado a leggere meglio. Si tratta di un articolo del 1929 (aaaah.... ecco!) scritto per "La Nacion" di Buenos Aires, in cui si è imbattuto - per caso anche lui - il buon Renato Giani che lo ha ri-tradotto in Italiano dallo Spagnolo e pubblicato poi sulla rivista "Cinema" dieci anni dopo la sua pubblicazione in Argentina. Un gioiellino! Vado subito a trascriverlo.
Eccolo, lo potete leggere qui anche voi: https://it.wikisource.org/wiki/Dramma_e_sonoro
Ma tu vedi cosa ti può capitare di leggere su wikisource... solo su wikisource!😀
== 28.12.2024 ==
E' in corso su wikisource la rilettura di Piccoli eroi, un romanzo per ragazzi scritto nel 1892 da Virginia Tedeschi-Treves - sotto lo pseudonimo di Cordelia - e pubblicato (ovviamente) dall'Editore Giuseppe Treves di Milano, di cui Virginia era consorte. Anzi sarà proprio grazie alla sua dote, proveniente da una facoltosa famiglia veronese, che la casa editrice potrà ingrandirsi e acquistare a Milano, in via Palermo, adiacente alla via Solferino, già sede della casa editrice, il terreno in cui insediare la tipografia che darà alle stampe nel 1864 ''Il Corriere di Milano'', giornale liberale di ispirazione cavouriana, che dieci anni dopo diventerà ''Il Corriere della Sera''.
''Piccoli eroi'' è un romanzo piuttosto importante nella nostra letteratura: non tragga in inganno il fatto che sia destinato ai ragazzi. Sarebbe anzi ora di finirla di considerare la letteratura per ragazzi come una letteratura di serie B. Questo romanzo ebbe ben 62 ristampe! A p.63/64 si legge: .''..le guerre di conquista non sono più conformi alla nostra civiltà, e l’Italia libera e indipendente non ha più gran bisogno che i suoi figli le consacrino il loro coraggio e il loro sangue, bensì le occorrono ingegni educati a forti studii, che la facciano ricca e potente.'' Un bel messaggio per i ragazzi dell'epoca. Le cose sarebbero però andate diversamente: ci sarebbe stata non solo una prima guerra mondiale, ma pure una seconda. Però fa piacere sapere che nel 1892 c'era chi la pensasse così!
== 22.12.2024 ==
E' in corso su wikisource la rilettura dei Canti orfici di Dino Campana nell'edizione originale, quella pubblicata a Marradi (la sua città d'origine, sull'Appennino tosco-romagnolo) nel 1914. Già questo è emozionante perché dietro quell'edizione c'è una bella storia che vi vorrei raccontare.
La raccolta dei Canti Orfici era già pronta per la pubblicazione nel 1913, ma la redazione della rivista Lacerba - quella di Papini e Soffici - a cui Campana aveva affidato l'unica copia del manoscritto - ebbe la dabbenaggine di smarrirla. Che fare?
Io penso che li avrei torturati.
Il poeta invece non si perse d'animo e riscrisse tutte le poesie a memoria: un'impresa titanica! Finito il manoscritto però, non lo riconsegnò a Lacerba (e come dargli torto?). Lo affidò a una tipografia del suo paese, la Tipografia F. Ravagli, appunto, come leggiamo sulla copertina. Ora, questa tipografia ha una storia particolare: era stata fondata da un marradese, Federico Ravagli, professore di Lettere nel Ginnasio di Cortona. La tipografia era il suo sogno e pubblicò varie riviste e opere del territorio, finendo per lavorare addirittura con il giornale di Firenze, La Nazione. Alla sua morte (1910) i macchinari furono trasferiti a Marradi, dove Bruno insieme a Baldo e Teresa, continuò l'attività del fratello Francesco. Fu dunque Bruno a pubblicare i Canti orfici, facendo un ottimo lavoro come possiamo vedere. La sua edizione è quella che stiamo trascrivendo digitalmente: proprio quella! Ecco perché anche solo sfogliarla per rileggerla è già emozionante.
Se la storia vi è piaciuta e volete fare un giro per provare anche voi l'emozione di trascrivere qualche pagina dei Canti orfici, cliccate qui: ( https://it.wikisource.org/wiki/Indice:Dino_Campana_-_Canti_Orfici,_Ravagli,_Marradi_1914.djvu )
Scegliete una pagina con l'iconcina rossa e buon lavoro. Però affrettatevi, perché le pagine da formattare stanno per finire e dovrete aspettare la prossima rilettura.
Ma tu vedi dove può portare un canto orfico di wikisource...😀
== 20.12.2024 ==
Rileggendo, per formattarlo in wikisource, il cap. IX del Trattato Primo del Convivio di Dante mi imbatto con meraviglia in un proverbio popolare, e cioè: "una rondine non fa primavera", cosa apparentemente inappropriata in un'opera filosofica di alto livello come il Convivio.
E invece scopro che Dante lo mutua da Aristotele: "come dice il mio maestro Aristotile nel primo de l’Etica". Vado immediatamente a verificare.
Aristotele ne parla a proposito della felicità: «come una rondine non fa primavera, né la fa un solo giorno di sole, così un solo giorno o un breve spazio di tempo non fanno felice nessuno»
Aristofane non si lascia scappare l'occasione per fare una battuta delle sue: «C'è bisogno di molte rondini» e Dante invece ne parla a per motivare la sua scelta (ancora una volta "popolare" ) di usare il volgare in un'opera filosofica: «pronta liberalitade mi mosse al volgare anzi che a lo latino»
Ma tu vedi dove può portare una rondine di wikisource😀
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/* https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.07#Musica_nel_wikiverso_2026.7 Musica nel wikiverso 2026.7 */
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wikitext
text/x-wiki
==[[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.07#Musica_nel_wikiverso_2026.7 Musica nel wikiverso 2026.7]] ==
In costruzione
Consueto '''aggiornamento lilypondiano''' di metà mese:
* Al '''15 luglio 2026''', abbiamo trascritto (131) ''[[:Categoria:Partiture|partiture]]'' (ad oggi '''{{PAGESINCATEGORY:Partiture}}''').
* '''P{{Sc|ubblicati questo mese}}''':
:Canti popolari
:<small> · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Ameime mi}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Fior di bambare}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Istria/Mi cioro}}· {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Istria/E su la reîva}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Istria/Amememeî}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Istria/Fiuri de reîso}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Lombardia/Dove si stâ jersira}}· {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Lombardia/De tan piscinin che l'era}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Lombardia/E gira che ti gira}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Lombardia/Me pader fa 'l moletta}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Lombardia/Mi gh'hoo la mia sorella}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/Canto del gondoliere}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/Amememi o dona Lombarda}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/Pelegrin che vien da Roma}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/Fame la nana}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/O benedett l'amor dei giovin}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/O giovanoti ô o}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/Canto l'armi pietose}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Piemonte/Povero mi}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Piemonte/Ameime mi dona Lombarda}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Piemonte/Crave crave mie}}
</small>
:Musica colta
:<small>{{Testo|Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._8/Madama Butterfly. Finale Atto II.}}</small>
*''[[:Categoria:Partiture|Vai a tutte le partiture]]''
* '''{{Sc|Didattica}}''' — Come accennavamo a giugno, i '''frammenti''' (''snippets'') sono '''pezzi di codice precompilato riutilizzabile in contesti musicali analoghi'''. L'editor Frescobaldi consente di crearne di nuovi e salvarli nel programma, ma esiste in pubblico dominio un'opera davvero meritoria curata dall'Università Statale di Milano e integrata nei Manuali Lilypond. Si tratta della più vasta '''antologia di frammenti (snippets)''' disponibile on line, utile per il neofita come per l'esperto. Offre una vasta gamma di modelli, di trucchi ecc... Non è completa (come potrebbe esserlo? Così al volo potrei suggerire almeno due argomenti che mancano) e si presenta un po' in Italiano e un po' in Inglese, ma è assolutamente affidabile ed aggiornata alla ver. 2.24.4, quasi l'ultima versione di Lilypond. Alcuni frammenti utilizzano delle variabili: come tali, non sono direttamente importabili in Wikisource. Tuttavia suggeriscono delle soluzioni che possono essere riscritte senza variabili ed eseguite su Wikisource. Questo comporta un intervento di qualche rilievo sul codice; da qui l'idea di creare un repertorio di frammenti di Lilypond - libero da variabili - integrato dagli esempi di codice scritto su Wikisource. Vedremo... intanto trovate l'antologia di frammenti qui:
:https://lilypond.org/doc/v2.24/Documentation/snippets/index
* '''{{Sc|Edizioni critiche}}''' — Pur avendo in archivio un numero relativamente piccolo di partiture, tuttavia si cominciano a intravvedere alcuni percorsi di rilevanza musicologica attraverso la comparazione di più versioni dello stesso brano musicale. Ad esempio abbiamo almeno 5 diverse versioni di ''Donna Lombarda'', un canto popolare antichissimo.
** Versione dalmata: {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Dona lombarda}}
** Versione romagnola: {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Ameime mi}}
** Versione veneta: {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/Amememi o dona Lombarda}}
** Versione piemontese: {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Piemonte/Ameime mi dona Lombarda}}
** Versione istriana: {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Istria/Amememeî}}
* '''{{Sc|Integrazione con Wikipedia}}''' — Per rimanere nell'esempio, possiamo migliorare la relativa voce ''Donna Lombarda'' presente su wikipedia, ad es. integrandone la Bibliografia: https://it.wikipedia.org/wiki/Donna_lombarda#Bibliografia
e facendo molto altro, ma non so se gradirebbero... eventualmente se la vedranno loro. Mi sarebbe piaciuto mettere un interwiki, ma non funzionarebbe perché "dona Lombarda" è diverso da "donna lombarda" e poi comunque prenderebbe solo una delle cinque versioni. Se ci sono idee...
* '''{{Sc|Riletture}}''' —
** [[Discussioni_pagina:'Till_The_End_O'_The_World_With_You.djvu/5#c-Cruccone-20260703081900-Rilettura|Till the end of the world with you]]
** [[Discussioni_pagina:Lontana_(Zandonai).pdf/4#c-Cruccone-20260604081600-Rilettura|Lontana (Zandonai)]]
** [[Pagina:Ars_et_Labor,_1908_vol._I.djvu/210|Automobile]] - p. 2, battuta 7.
==[[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.06#Musica_nel_wikiverso_2026.6 Musica nel wikiverso 2026.6]] ==
==[[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.06#Musica_nel_wikiverso_2026.5 Musica nel wikiverso 2026.5]] ==
== 8.5.2026 ==
Ho trascritto per wikisource una «'''bluette'''» di Pietro Floridia, pubblicata sulla rivista della Ricordi "Musica d'oggi" a luglio del 1920. La «bluette» è una breve e raffinata composizione pianistica di carattere elegiaco. Qui in effetti lo spunto è offerto al musicista da una poesia di Théophile Gautier. La composizione è ancora più suggestiva perché il termine "bluette" - in francese - è utilizzato principalmente per indicare un colore azzurro intenso, (bleu turquoise o bleu vif). E - sempre in francese - l'assonante "bleuet" è il fiordaliso, uno dei pochi fiori davvero blu, così che per affinità «bluette» ha finito per significare "scintilla".
Buon ascolto 🎹
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==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.04#Musica_nel_wikiverso|Musica nel wikiverso 2026.4]]==
==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.03#.eps_files|Musica nel wikiverso 2026.3]]==
== 17.3.2026 ==
'''[[Ars_et_Labor,_1908_vol._I/N._2/Automobile|Automobile]]''' è una divertente composizione per pianoforte di Giulio Ricordi (sì, oltre che editore è stato compositore). Frutto del clima culturale che anticipa il futurismo (1908), celebra con ironia l'avvento dell'automobile, quando delle macchine si poteva ancora scherzare e prima che il futurismo stesso venisse fagocitato dalla propaganda bellica.
Esilarante il modo in cui viene reso il sobbalzo dei passeggeri a causa di una cunetta, nonché l'occasionale investimento di un povero cane vittima (collaterale) della macchina che tutto travolge: nulla la arresta! L'accidentale scoppio di una gomma (altra ironia) viene prontamente riparato e il motore - arrancando - porta finalmente i passeggeri a destinazione. Ah, la ''Belle Époque!''
==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.02#Babel_Lilypond|Musica nel wikiverso 2026.2]]==
== 22.2.2026==
<poem>[[File:Sandringham House from the air (cropped).jpg|miniatura|sinistra]]'''Coincidenze!'''
Stavo giusto trascrivendo la [[Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia |''Sandringham March'']] di Natalie Townsend quando giunge la notizia dell'arresto dell'ex-principe Andrea, indovinate dove? Ma a '''Sandringham House''', ovviamente, la residenza di campagna dei Windsor, nel Norfolk! Qui si era ritirato dopo lo sfratto dalla Royal Lodge di Londra in seguito alle indagini sugli Epstein Files!
Ebbene, nel luglio 1904 la compositrice statunitense - nonché moglie di un ambasciatore USA - fu ospitata nella Sandringham House per una breve vacanza e lasciò come dono alla Regina Alexandra - che l'aveva invitata per la stima che aveva nei suoi confronti - questa elegante e briosa marcia.
https://it.wikisource.org/wiki/Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia Non era raro che i brani della Townsend venissero eseguiti dalle bande militari britanniche durante i cambi della guardia o in occasione di eventi ufficiali a cui partecipava la Regina.
Altri tempi!</poem>
==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.01#Ars_et_Labor_1906,_vol._I_con_SAL_75%|Musica nel wikiverso 2026.1]]==
== 27.1.2026==
:La musica attraversa il tempo e lo spazio perché è un linguaggio universale: più facile suonare con un giapponese, che parlargli.
:E questo vale anche per la musica del passato, per la quale wikisource offre mille possibilità.
:Accade così che [https://it.wikisource.org/wiki/Ars_et_Labor,_1907_vol._II/N._9/Aria questa "Aria barocca"] di Antonio Francesco Tenaglia, un clavicembalista della metà del XVII sec., venga scoperta e trascritta per violino e pianoforte 250 anni dopo, nel 1906, da [https://it.wikipedia.org/wiki/Enrico%20Polo Enrico Polo], un violinista cultore di Paganini.
:E venga poi pubblicata su Ars et Labor, una bella rivista dell'Archivio Ricordi in corso di trascrizione su Wikisource.
:Così oggi, esattamente 120 anni dopo, accade che io possa codificarla per digitalizzarla in MIDI.
:E possa poi anche sostituire la voce del violino con quella della mia armonica accompagnata dal pianoforte e... [https://www.spreaker.com/episode/aria-barocca--69423778 suonare un pezzo barocco per poi pubblicarlo sul mio podcast].
:Non è sempre stato così: devo dire grazie a Wikisource. E ovviamente grazie all'autore, al musicista che l'ha scovato e trascritto, al decodificatore, all'interprete e grazie anche a [https://it.wikipedia.org/wiki/Guido_d%27Arezzo Guido d'Arezzo], di cui a dicembre si è celebrato il millenario della notazione musicale da lui inventata.
{{A destra|(pubblicato sulla pagina Facebook di Wikisource)}}
== 21.1.2026 ==
All'Archivio Ricordi (info@)
Gent.ma Redazione,
... ho curato la trascrizione su Wikisource dei primi 6 numeri di Ars Et Labor con le relative partiture in MIDI.
Nell'accingermi a proseguire il lavoro con il secondo volume del 1906 della rivista, ho notato che le partiture elencate non sono però incluse nella versione digitale di Ars et Labor. E' possibile recuperarle?
Ecco l'elenco, così come ricostruito dalle stesse pagine della rivista:
# Sous les pommiers di Vittorio Monti per mandolino e piano (n. 7, 1906, p. 647 cartacea, 37 digitale)
# A lei di G. Calamani, romanza. (n. 7, 1906, p. 644 cartacea, 37 digitale )
# [https://musescore.com/user/97106398/scores/19541758 Quelle labbra non son rose... di Stefano Donaudy] (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale)
# Au son des harpes di Alfred Cottin (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale)
# Dejanice di Alfredo Catalani (n. 9,1906, p. 839 cartacea, 137 digitale)
# Campane di Napoleone Cesi (n. 10/1906, p. 927 cartacea, 181 digitale)
# Se vuoi ch'io muoia, amor, morrò... di Stefano Donaudy (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale)
# Éloignement di Henry Soro (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale)
# Allegretto per organo di Roberto Remondi (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale)
# Il presepio di J. Burgmein (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale)
# Musette (da: Heures deliceuses) di Enrico De Leva (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale)
Grazie per l'attenzione e un cordiale saluto
== 15.1.2026 ==
Elenco (67 autori) ottenuta da [https://query.wikidata.org/querybuilder/?uselang=it&query=%7B%22conditions%22%3A%5B%7B%22propertyId%22%3A%22P570%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22time%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%7B%22value%22%3A%22%2B1955-00-00T00%3A00%3A00Z%22%2C%22precision%22%3A9%7D%2C%22subclasses%22%3Afalse%2C%22conditionRelation%22%3Anull%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P570%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22time%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%7B%22value%22%3A%22%2B1955-00-00T00%3A00%3A00Z%22%2C%22precision%22%3A9%7D%2C%22subclasses%22%3Afalse%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P27%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q38%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q36180%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q201788%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q1930187%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q49757%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q28389%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%5D%2C%22limit%22%3A500%2C%22useLimit%22%3Atrue%2C%22omitLabels%22%3Afalse%7D questa query] a wikidata fatta con il comodo Query Builder chiedendo scrittori, poeti, storici, giornalisti e sceneggiatori italiani scomparsi nel 1955
{| class="wikitable sortable"
! item wikidata !! Nome !! Cognome
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| http://www.wikidata.org/entity/Q59533184 || Elio || Zorzi
|}
== 14.4.2025 ==
In questi giorni ho finito di trascrivere "Francesco e il suo tempo" di Francesco Prudenzano, un patriota meridionale che scrisse questo libro nel 1857, poco prima dell'Unità. L'avevo trovato citato in un articolo sul film "Frate Sole" (1918), emerso dallo scaffale del Cinema di Wikisource. Tra un anno si celebra l'ottavo centenario della morte di Francesco d'Assisi: piccolo contributo il mio nella speranza che il mite messaggio del poverello di Assisi non finisca soffocato dalle urla dei nazionalismi. L'11 gennaio di quest'anno 2025 ricorreva l'ottocentesimo anniversario del ''Cantico delle creature'', esordio poetico della letteratura italiana: non se n'è parlato molto, ma si può sempre rimediare...
Comunque il libro (il cui titolo completo sarebbe "Francesco d’Assisi e il suo secolo, considerato in relazione con la politica, cogli svolgimenti del pensiero e colla civiltà. Studii") bene ci mostra - con tutte le forzature nazional-patriottiche che si possono immaginare - come Francesco d'Assisi fosse destinato a diventare patrono d'Italia prima ancora che ci fosse uno Stato "Italia". Il buon Prudenzano si impegna a descriverci Francesco d'Assisi come "il santo italiano per eccellenza" e lo colloca all'inizio di una nuova "gloriosa" visione della cultura del nascente Stato.
Anche il cinema - sin dai suoi esordi muti - ha fatto la sua parte: ho contato 11 film italiani su Francesco d'Assisi dal 1911 al 2007... una media cioè di 1 film ogni 10 anni (e sicuramente ne avrò dimenticato qualcuno).
Nel gran calderone dei temi - talora polemici - sollevati dal libro, colpisce la storica rivalità tra francescani e domenicani, risalente al fatto che entrambi si trovarono nel XIII sec. a combattere le eresie, ma con due strumenti agli antipodi: la povertà di Francesco e la dottrina di Domenico. Dante nella Commedia risolve brillantemente la questione in Paradiso, facendo elogiare Francesco dal domenicano San Tommaso e Domenico dal francescano san Bonaventura. Perfetto! Ma la storia non finisce lì e si trascina fino al Risorgimento. E anche dopo: scopro infatti che se - come tutti sanno - Francesco è Patrono d'Italia, Caterina da Siena - terziaria domenicana a 16 anni, la cui reliquia della testa è custodita appunto nella Basilica di San Domenico a Siena - lo è anche lei! E così per non scontentare nessuno l'Italia si trova due patroni. La Francia ha Giovanna d'Arco, l'Inghilterra San Giorgio, l'Irlanda San Patrizio, la Spagna San Giacomo, noi invece due e pare che la Germania ne abbia addirittura tre. All'Europa ne basta uno: Benedetto da Norcia. Sit aliquis nobis auxilio!
== 21.2.2025 ==
Che bella sorpresa! Su wikisource possiamo anche trascrivere la musica e ascoltarla! Chi già legge la musica può con poco sforzo (e grande soddisfazione) usare Lilypond, un potente programma di incisione musicale per la produzione di spartiti di qualità eseguibili in MIDI. Ecco qui un piccolo esempio:
[[Al_mio_pregar_t'arrendi|Al mio pregar t'arrendi]], dalla Semiramide di Gioachino Rossini. E altri sono in arrivo :-) [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 13:51, 21 feb 2025 (CET)
== 21.1.2025 ==
C'è qualcosa di profetico nel breve racconto - umoristico - "Per la storia..." (1942) di Vitaliano Brancati. Egli immagina che il suo amico e regista Mario Camerini (quello delle commedie sentimentali piccolo-borghesi degli anni Trenta), riceva un sonoro '''"no!"''' da una ragazza (milanese) che rifiuta (incredibile!) di diventare famosa attrice in uno dei suoi film. Non vi voglio spoilerare il finale - assurdo e sarcastico -, ma credo che se le donne - e gli uomini - rifiutassero davvero "con uno sguardo sfavillante di rabbia" di sottrarsi - almeno un po' - alle lusinghe e ai facili successi dell'industria dello spettacolo, il mondo sarebbe meno cinico nei loro confronti e il cinema ne guadagnerebbe in termini di qualità artistica. Ma non è facile in un'epoca che sembra aver trasformato tutto in spettacolo. Sembra impossibile: tuttavia il raccontino dice che si può. Si legge in due minuti e sta [[Per_la_storia...|qui, su wikisource, solo su wikisource!]]
== 12.1.2025 ==
In [[Note sul neo-realismo|Note sul realismo]] del 1952 di Agostino degli Espinosa, che l'autore sviluppa magistralmente a partire da una breve conversazione con Cesare Zavattini, leggo:<br>
''Un brano di musica o un discorso trasmesso dalla radio, raccoglie gli ascoltatori in un’unica commozione, rendendo illusoria la loro consapevolezza di essere ognuno in una dimora privata.''
Non esiste realtà individuale che non sia sempre inevitabilmente anche collettiva. Questa è la «fame di realtà» da cui nasce il neorealismo.
''Ognuno di noi per un’abitudine che solamente uno sforzo di pensiero può vincere, si crede ricinto di solitudine, libero da ogni rapporto con gli altri e lo spazio sociale in cui si libra gli appare come un oscuro «al di là» che trascenda il suo mondo. E’, affondando lo sguardo in questo «al di là», che Cesare Zavattini ha cercato «gli altri».''
Come il neo-realismo ci ha dimostrato, il cinema può essere quello "sforzo di pensiero" che solleva il velo delle solitudini.
== 10.1.2025 ==
Ho recentemente riletto per WS ''La figlia di Iorio'' di Gabriele D'Annunzio portando il SAL al 100% e l'ho trovato di un'attualità sorprendente in merito a quanto si sta dicendo sul patriarcato e sui femminicidi. Quest'opera (1904) - di carattere mitologico e non veristico, come si vorrebbe far credere (lo dimostrano i nomi i dei personaggi "Lazaro di Roio • Candia della Leonessa • Aligi • Splendore • Mila di Codra ecc..."), mi sembra la tomba del patriarcato. E infatti c'è un parricidio. Aligi uccide il padre Lazaro, più o meno intenzionalmente: per legittima difesa o per difendere Mila. O perché davvero si ribella. Ma - dilaniato com'è tra Mila e Vienda - non ha più la forza di sostituire Lazaro perché non è come lui. La figura che giganteggia alla fine è Ornella che - sottraendo Mila, la figlia di Iorio, al suo destino - ha di fatto ucciso il patriarcato che la reclamava attraverso l'ululante ''coro dei mietitori''. Alla fine l'eroina si immolerà per salvare Aligi (non più eroe, ma una vittima, un po' vigliacca anche). Chi ha capito tutto è invece Ornella, che da lì continuerà la sua emancipazione.
<poem>''A chi lo lasci l’aratro,
oh Lazaro, a chi lo lasci?
Chi ti vanga il campo tuo,
la tua mandra chi la pasce?''</poem>
Nessuno risponde. Perché il patriarcato è indissolubilmente legato all'agricoltura e alla pastorizia. E così la sua religione, ridotta qui a superstizione.
== 9.1.2025 ==
''[[La musica e il film]]'' è un saggio di ''S. A. Luciani'' scovato dentro il n. 6 della rivista B&N del 30 giugno 1937. Tra le tante cose interessanti che vi si scoprono, questa mi sembra una vera perla: <br>
''La musica nel film non ha solo la funzione di integrare obbiettivamente la visione silenziosa, ma di commentarla dal punto di vista dello spettatore, funzione analoga questa (non stupisca il richiamo storico) a quella del coro nella tragedia greca.''<br>
Proprio così: il coro agiva come intermediario tra la narrazione e il pubblico, offriva commenti, riflessioni, e spiegazioni sugli eventi che si svolgevano sulla scena. Insomma guidava la comprensione e l'interpretazione dei temi principali enfatizzando i momenti di tensione, dramma o pathos. E la colonna sonora non fa questo all'interno del film? Guida le nostre emozioni spesso anticipandole: quante volte siamo stati messi sull'avviso da una musica improvvisamente cupa che annuncia un evento catastrofico. O che lo sottolinea. O che al contrario libera da uno scampato pericolo un personaggio... e così via...
== 4.1.2025 ==
Qualche giorno fa stavo sfogliando su Internet Archive alcuni numeri della rivista "Cinema" del 1939 alla ricerca di qualche bel pezzo da portare su Wikisource: tra pagine intere di pubblicità (belle immagini però!) e propaganda di regime (uff!), sfoglia, sfoglia... ecco che all'improvviso leggo:
"Dramma e sonoro". Un articolo di Luigi Pirandello.... <br>
Faccio un salto sulla sedia! <br>
E da dove salta fuori quest'articolo del Maestro sul rapporto tra cinema e teatro? Nel '39 Pirandello era già passato a miglior vita da 3 anni. Possibile che ci abbia scritto qualcosa dall'aldilà e noi non ce ne siamo accorti? Sembrerebbe la trama di una delle sue novelle! <br>
Strabuzzo gli occhi e vado a leggere meglio. Si tratta di un articolo del 1929 (aaaah.... ecco!) scritto per "La Nacion" di Buenos Aires, in cui si è imbattuto - per caso anche lui - il buon Renato Giani che lo ha ri-tradotto in Italiano dallo Spagnolo e pubblicato poi sulla rivista "Cinema" dieci anni dopo la sua pubblicazione in Argentina. Un gioiellino! Vado subito a trascriverlo.
Eccolo, lo potete leggere qui anche voi: https://it.wikisource.org/wiki/Dramma_e_sonoro
Ma tu vedi cosa ti può capitare di leggere su wikisource... solo su wikisource!😀
== 28.12.2024 ==
E' in corso su wikisource la rilettura di Piccoli eroi, un romanzo per ragazzi scritto nel 1892 da Virginia Tedeschi-Treves - sotto lo pseudonimo di Cordelia - e pubblicato (ovviamente) dall'Editore Giuseppe Treves di Milano, di cui Virginia era consorte. Anzi sarà proprio grazie alla sua dote, proveniente da una facoltosa famiglia veronese, che la casa editrice potrà ingrandirsi e acquistare a Milano, in via Palermo, adiacente alla via Solferino, già sede della casa editrice, il terreno in cui insediare la tipografia che darà alle stampe nel 1864 ''Il Corriere di Milano'', giornale liberale di ispirazione cavouriana, che dieci anni dopo diventerà ''Il Corriere della Sera''.
''Piccoli eroi'' è un romanzo piuttosto importante nella nostra letteratura: non tragga in inganno il fatto che sia destinato ai ragazzi. Sarebbe anzi ora di finirla di considerare la letteratura per ragazzi come una letteratura di serie B. Questo romanzo ebbe ben 62 ristampe! A p.63/64 si legge: .''..le guerre di conquista non sono più conformi alla nostra civiltà, e l’Italia libera e indipendente non ha più gran bisogno che i suoi figli le consacrino il loro coraggio e il loro sangue, bensì le occorrono ingegni educati a forti studii, che la facciano ricca e potente.'' Un bel messaggio per i ragazzi dell'epoca. Le cose sarebbero però andate diversamente: ci sarebbe stata non solo una prima guerra mondiale, ma pure una seconda. Però fa piacere sapere che nel 1892 c'era chi la pensasse così!
== 22.12.2024 ==
E' in corso su wikisource la rilettura dei Canti orfici di Dino Campana nell'edizione originale, quella pubblicata a Marradi (la sua città d'origine, sull'Appennino tosco-romagnolo) nel 1914. Già questo è emozionante perché dietro quell'edizione c'è una bella storia che vi vorrei raccontare.
La raccolta dei Canti Orfici era già pronta per la pubblicazione nel 1913, ma la redazione della rivista Lacerba - quella di Papini e Soffici - a cui Campana aveva affidato l'unica copia del manoscritto - ebbe la dabbenaggine di smarrirla. Che fare?
Io penso che li avrei torturati.
Il poeta invece non si perse d'animo e riscrisse tutte le poesie a memoria: un'impresa titanica! Finito il manoscritto però, non lo riconsegnò a Lacerba (e come dargli torto?). Lo affidò a una tipografia del suo paese, la Tipografia F. Ravagli, appunto, come leggiamo sulla copertina. Ora, questa tipografia ha una storia particolare: era stata fondata da un marradese, Federico Ravagli, professore di Lettere nel Ginnasio di Cortona. La tipografia era il suo sogno e pubblicò varie riviste e opere del territorio, finendo per lavorare addirittura con il giornale di Firenze, La Nazione. Alla sua morte (1910) i macchinari furono trasferiti a Marradi, dove Bruno insieme a Baldo e Teresa, continuò l'attività del fratello Francesco. Fu dunque Bruno a pubblicare i Canti orfici, facendo un ottimo lavoro come possiamo vedere. La sua edizione è quella che stiamo trascrivendo digitalmente: proprio quella! Ecco perché anche solo sfogliarla per rileggerla è già emozionante.
Se la storia vi è piaciuta e volete fare un giro per provare anche voi l'emozione di trascrivere qualche pagina dei Canti orfici, cliccate qui: ( https://it.wikisource.org/wiki/Indice:Dino_Campana_-_Canti_Orfici,_Ravagli,_Marradi_1914.djvu )
Scegliete una pagina con l'iconcina rossa e buon lavoro. Però affrettatevi, perché le pagine da formattare stanno per finire e dovrete aspettare la prossima rilettura.
Ma tu vedi dove può portare un canto orfico di wikisource...😀
== 20.12.2024 ==
Rileggendo, per formattarlo in wikisource, il cap. IX del Trattato Primo del Convivio di Dante mi imbatto con meraviglia in un proverbio popolare, e cioè: "una rondine non fa primavera", cosa apparentemente inappropriata in un'opera filosofica di alto livello come il Convivio.
E invece scopro che Dante lo mutua da Aristotele: "come dice il mio maestro Aristotile nel primo de l’Etica". Vado immediatamente a verificare.
Aristotele ne parla a proposito della felicità: «come una rondine non fa primavera, né la fa un solo giorno di sole, così un solo giorno o un breve spazio di tempo non fanno felice nessuno»
Aristofane non si lascia scappare l'occasione per fare una battuta delle sue: «C'è bisogno di molte rondini» e Dante invece ne parla a per motivare la sua scelta (ancora una volta "popolare" ) di usare il volgare in un'opera filosofica: «pronta liberalitade mi mosse al volgare anzi che a lo latino»
Ma tu vedi dove può portare una rondine di wikisource😀
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==[[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.07#Musica_nel_wikiverso_2026.7 Musica nel wikiverso 2026.7]] ==
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Consueto '''aggiornamento lilypondiano''' di metà mese:
* Al '''15 luglio 2026''', abbiamo trascritto (131) ''[[:Categoria:Partiture|partiture]]'' (ad oggi '''{{PAGESINCATEGORY:Partiture}}''').
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:Canti popolari
:<small> · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Ameime mi}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Fior di bambare}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Istria/Mi cioro}}· {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Istria/E su la reîva}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Istria/Amememeî}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Istria/Fiuri de reîso}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Lombardia/Dove si stâ jersira}}· {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Lombardia/De tan piscinin che l'era}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Lombardia/E gira che ti gira}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Lombardia/Me pader fa 'l moletta}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Lombardia/Mi gh'hoo la mia sorella}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/Canto del gondoliere}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/Amememi o dona Lombarda}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/Pelegrin che vien da Roma}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/Fame la nana}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/O benedett l'amor dei giovin}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/O giovanoti ô o}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/Canto l'armi pietose}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Piemonte/Povero mi}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Piemonte/Ameime mi dona Lombarda}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Piemonte/Crave crave mie}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Piemonte/Novara Novara la bella sità}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Piemonte/Pelegrin che vien da Ruma}}
</small>
:Musica colta
:<small>{{Testo|Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._8/Madama Butterfly. Finale Atto II.}}</small>
*''[[:Categoria:Partiture|Vai a tutte le partiture]]''
* '''{{Sc|Didattica}}''' — Come accennavamo a giugno, i '''frammenti''' (''snippets'') sono '''pezzi di codice precompilato riutilizzabile in contesti musicali analoghi'''. L'editor Frescobaldi consente di crearne di nuovi e salvarli nel programma, ma esiste in pubblico dominio un'opera davvero meritoria curata dall'Università Statale di Milano e integrata nei Manuali Lilypond. Si tratta della più vasta '''antologia di frammenti (snippets)''' disponibile on line, utile per il neofita come per l'esperto. Offre una vasta gamma di modelli, di trucchi ecc... Non è completa (come potrebbe esserlo? Così al volo potrei suggerire almeno due argomenti che mancano) e si presenta un po' in Italiano e un po' in Inglese, ma è assolutamente affidabile ed aggiornata alla ver. 2.24.4, quasi l'ultima versione di Lilypond. Alcuni frammenti utilizzano delle variabili: come tali, non sono direttamente importabili in Wikisource. Tuttavia suggeriscono delle soluzioni che possono essere riscritte senza variabili ed eseguite su Wikisource. Questo comporta un intervento di qualche rilievo sul codice; da qui l'idea di creare un repertorio di frammenti di Lilypond - libero da variabili - integrato dagli esempi di codice scritto su Wikisource. Da qui l'idea di integrare... vedremo... ci sto lavorando. Intanto trovate l'antologia di frammenti qui:
:https://lilypond.org/doc/v2.24/Documentation/snippets/index
* '''{{Sc|Edizioni critiche}}''' — Pur avendo in archivio un numero relativamente piccolo di partiture, tuttavia si cominciano a intravvedere alcuni percorsi di rilevanza musicologica attraverso la comparazione di più versioni dello stesso brano musicale. Ad esempio abbiamo almeno 5 diverse versioni di ''Donna Lombarda'', un canto popolare antichissimo.
** Versione dalmata: {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Dona lombarda}}
** Versione romagnola: {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Ameime mi}}
** Versione veneta: {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/Amememi o dona Lombarda}}
** Versione piemontese: {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Piemonte/Ameime mi dona Lombarda}}
** Versione istriana: {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Istria/Amememeî}}
* '''{{Sc|Integrazione con Wikipedia}}''' — Per rimanere nell'esempio, possiamo migliorare la relativa voce ''Donna Lombarda'' presente su wikipedia, ad es. integrandone la Bibliografia: https://it.wikipedia.org/wiki/Donna_lombarda#Bibliografia
e facendo molto altro, ma non so se gradirebbero... eventualmente se la vedranno loro. Mi sarebbe piaciuto mettere un interwiki, ma non funzionarebbe perché "dona Lombarda" è diverso da "donna lombarda" e poi comunque prenderebbe solo una delle cinque versioni. Se ci sono idee...
* '''{{Sc|Riletture}}''' —
** [[Discussioni_pagina:'Till_The_End_O'_The_World_With_You.djvu/5#c-Cruccone-20260703081900-Rilettura|Till the end of the world with you]] segnalata da
** [[Discussioni_pagina:Lontana_(Zandonai).pdf/4#c-Cruccone-20260604081600-Rilettura|Lontana (Zandonai)]] segnalata da
** [[Pagina:Ars_et_Labor,_1908_vol._I.djvu/210|Automobile]] - p. 2, battuta 7.
==[[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.06#Musica_nel_wikiverso_2026.6 Musica nel wikiverso 2026.6]] ==
==[[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.06#Musica_nel_wikiverso_2026.5 Musica nel wikiverso 2026.5]] ==
== 8.5.2026 ==
Ho trascritto per wikisource una «'''bluette'''» di Pietro Floridia, pubblicata sulla rivista della Ricordi "Musica d'oggi" a luglio del 1920. La «bluette» è una breve e raffinata composizione pianistica di carattere elegiaco. Qui in effetti lo spunto è offerto al musicista da una poesia di Théophile Gautier. La composizione è ancora più suggestiva perché il termine "bluette" - in francese - è utilizzato principalmente per indicare un colore azzurro intenso, (bleu turquoise o bleu vif). E - sempre in francese - l'assonante "bleuet" è il fiordaliso, uno dei pochi fiori davvero blu, così che per affinità «bluette» ha finito per significare "scintilla".
Buon ascolto 🎹
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==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.04#Musica_nel_wikiverso|Musica nel wikiverso 2026.4]]==
==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.03#.eps_files|Musica nel wikiverso 2026.3]]==
== 17.3.2026 ==
'''[[Ars_et_Labor,_1908_vol._I/N._2/Automobile|Automobile]]''' è una divertente composizione per pianoforte di Giulio Ricordi (sì, oltre che editore è stato compositore). Frutto del clima culturale che anticipa il futurismo (1908), celebra con ironia l'avvento dell'automobile, quando delle macchine si poteva ancora scherzare e prima che il futurismo stesso venisse fagocitato dalla propaganda bellica.
Esilarante il modo in cui viene reso il sobbalzo dei passeggeri a causa di una cunetta, nonché l'occasionale investimento di un povero cane vittima (collaterale) della macchina che tutto travolge: nulla la arresta! L'accidentale scoppio di una gomma (altra ironia) viene prontamente riparato e il motore - arrancando - porta finalmente i passeggeri a destinazione. Ah, la ''Belle Époque!''
==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.02#Babel_Lilypond|Musica nel wikiverso 2026.2]]==
== 22.2.2026==
<poem>[[File:Sandringham House from the air (cropped).jpg|miniatura|sinistra]]'''Coincidenze!'''
Stavo giusto trascrivendo la [[Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia |''Sandringham March'']] di Natalie Townsend quando giunge la notizia dell'arresto dell'ex-principe Andrea, indovinate dove? Ma a '''Sandringham House''', ovviamente, la residenza di campagna dei Windsor, nel Norfolk! Qui si era ritirato dopo lo sfratto dalla Royal Lodge di Londra in seguito alle indagini sugli Epstein Files!
Ebbene, nel luglio 1904 la compositrice statunitense - nonché moglie di un ambasciatore USA - fu ospitata nella Sandringham House per una breve vacanza e lasciò come dono alla Regina Alexandra - che l'aveva invitata per la stima che aveva nei suoi confronti - questa elegante e briosa marcia.
https://it.wikisource.org/wiki/Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia Non era raro che i brani della Townsend venissero eseguiti dalle bande militari britanniche durante i cambi della guardia o in occasione di eventi ufficiali a cui partecipava la Regina.
Altri tempi!</poem>
==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.01#Ars_et_Labor_1906,_vol._I_con_SAL_75%|Musica nel wikiverso 2026.1]]==
== 27.1.2026==
:La musica attraversa il tempo e lo spazio perché è un linguaggio universale: più facile suonare con un giapponese, che parlargli.
:E questo vale anche per la musica del passato, per la quale wikisource offre mille possibilità.
:Accade così che [https://it.wikisource.org/wiki/Ars_et_Labor,_1907_vol._II/N._9/Aria questa "Aria barocca"] di Antonio Francesco Tenaglia, un clavicembalista della metà del XVII sec., venga scoperta e trascritta per violino e pianoforte 250 anni dopo, nel 1906, da [https://it.wikipedia.org/wiki/Enrico%20Polo Enrico Polo], un violinista cultore di Paganini.
:E venga poi pubblicata su Ars et Labor, una bella rivista dell'Archivio Ricordi in corso di trascrizione su Wikisource.
:Così oggi, esattamente 120 anni dopo, accade che io possa codificarla per digitalizzarla in MIDI.
:E possa poi anche sostituire la voce del violino con quella della mia armonica accompagnata dal pianoforte e... [https://www.spreaker.com/episode/aria-barocca--69423778 suonare un pezzo barocco per poi pubblicarlo sul mio podcast].
:Non è sempre stato così: devo dire grazie a Wikisource. E ovviamente grazie all'autore, al musicista che l'ha scovato e trascritto, al decodificatore, all'interprete e grazie anche a [https://it.wikipedia.org/wiki/Guido_d%27Arezzo Guido d'Arezzo], di cui a dicembre si è celebrato il millenario della notazione musicale da lui inventata.
{{A destra|(pubblicato sulla pagina Facebook di Wikisource)}}
== 21.1.2026 ==
All'Archivio Ricordi (info@)
Gent.ma Redazione,
... ho curato la trascrizione su Wikisource dei primi 6 numeri di Ars Et Labor con le relative partiture in MIDI.
Nell'accingermi a proseguire il lavoro con il secondo volume del 1906 della rivista, ho notato che le partiture elencate non sono però incluse nella versione digitale di Ars et Labor. E' possibile recuperarle?
Ecco l'elenco, così come ricostruito dalle stesse pagine della rivista:
# Sous les pommiers di Vittorio Monti per mandolino e piano (n. 7, 1906, p. 647 cartacea, 37 digitale)
# A lei di G. Calamani, romanza. (n. 7, 1906, p. 644 cartacea, 37 digitale )
# [https://musescore.com/user/97106398/scores/19541758 Quelle labbra non son rose... di Stefano Donaudy] (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale)
# Au son des harpes di Alfred Cottin (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale)
# Dejanice di Alfredo Catalani (n. 9,1906, p. 839 cartacea, 137 digitale)
# Campane di Napoleone Cesi (n. 10/1906, p. 927 cartacea, 181 digitale)
# Se vuoi ch'io muoia, amor, morrò... di Stefano Donaudy (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale)
# Éloignement di Henry Soro (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale)
# Allegretto per organo di Roberto Remondi (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale)
# Il presepio di J. Burgmein (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale)
# Musette (da: Heures deliceuses) di Enrico De Leva (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale)
Grazie per l'attenzione e un cordiale saluto
== 15.1.2026 ==
Elenco (67 autori) ottenuta da [https://query.wikidata.org/querybuilder/?uselang=it&query=%7B%22conditions%22%3A%5B%7B%22propertyId%22%3A%22P570%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22time%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%7B%22value%22%3A%22%2B1955-00-00T00%3A00%3A00Z%22%2C%22precision%22%3A9%7D%2C%22subclasses%22%3Afalse%2C%22conditionRelation%22%3Anull%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P570%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22time%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%7B%22value%22%3A%22%2B1955-00-00T00%3A00%3A00Z%22%2C%22precision%22%3A9%7D%2C%22subclasses%22%3Afalse%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P27%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q38%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q36180%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q201788%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q1930187%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q49757%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q28389%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%5D%2C%22limit%22%3A500%2C%22useLimit%22%3Atrue%2C%22omitLabels%22%3Afalse%7D questa query] a wikidata fatta con il comodo Query Builder chiedendo scrittori, poeti, storici, giornalisti e sceneggiatori italiani scomparsi nel 1955
{| class="wikitable sortable"
! item wikidata !! Nome !! Cognome
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| http://www.wikidata.org/entity/Q799111 || Ermanno || Amicucci
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| http://www.wikidata.org/entity/Q98164064 || Giuseppe || Ammendola
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| http://www.wikidata.org/entity/Q59533184 || Elio || Zorzi
|}
== 14.4.2025 ==
In questi giorni ho finito di trascrivere "Francesco e il suo tempo" di Francesco Prudenzano, un patriota meridionale che scrisse questo libro nel 1857, poco prima dell'Unità. L'avevo trovato citato in un articolo sul film "Frate Sole" (1918), emerso dallo scaffale del Cinema di Wikisource. Tra un anno si celebra l'ottavo centenario della morte di Francesco d'Assisi: piccolo contributo il mio nella speranza che il mite messaggio del poverello di Assisi non finisca soffocato dalle urla dei nazionalismi. L'11 gennaio di quest'anno 2025 ricorreva l'ottocentesimo anniversario del ''Cantico delle creature'', esordio poetico della letteratura italiana: non se n'è parlato molto, ma si può sempre rimediare...
Comunque il libro (il cui titolo completo sarebbe "Francesco d’Assisi e il suo secolo, considerato in relazione con la politica, cogli svolgimenti del pensiero e colla civiltà. Studii") bene ci mostra - con tutte le forzature nazional-patriottiche che si possono immaginare - come Francesco d'Assisi fosse destinato a diventare patrono d'Italia prima ancora che ci fosse uno Stato "Italia". Il buon Prudenzano si impegna a descriverci Francesco d'Assisi come "il santo italiano per eccellenza" e lo colloca all'inizio di una nuova "gloriosa" visione della cultura del nascente Stato.
Anche il cinema - sin dai suoi esordi muti - ha fatto la sua parte: ho contato 11 film italiani su Francesco d'Assisi dal 1911 al 2007... una media cioè di 1 film ogni 10 anni (e sicuramente ne avrò dimenticato qualcuno).
Nel gran calderone dei temi - talora polemici - sollevati dal libro, colpisce la storica rivalità tra francescani e domenicani, risalente al fatto che entrambi si trovarono nel XIII sec. a combattere le eresie, ma con due strumenti agli antipodi: la povertà di Francesco e la dottrina di Domenico. Dante nella Commedia risolve brillantemente la questione in Paradiso, facendo elogiare Francesco dal domenicano San Tommaso e Domenico dal francescano san Bonaventura. Perfetto! Ma la storia non finisce lì e si trascina fino al Risorgimento. E anche dopo: scopro infatti che se - come tutti sanno - Francesco è Patrono d'Italia, Caterina da Siena - terziaria domenicana a 16 anni, la cui reliquia della testa è custodita appunto nella Basilica di San Domenico a Siena - lo è anche lei! E così per non scontentare nessuno l'Italia si trova due patroni. La Francia ha Giovanna d'Arco, l'Inghilterra San Giorgio, l'Irlanda San Patrizio, la Spagna San Giacomo, noi invece due e pare che la Germania ne abbia addirittura tre. All'Europa ne basta uno: Benedetto da Norcia. Sit aliquis nobis auxilio!
== 21.2.2025 ==
Che bella sorpresa! Su wikisource possiamo anche trascrivere la musica e ascoltarla! Chi già legge la musica può con poco sforzo (e grande soddisfazione) usare Lilypond, un potente programma di incisione musicale per la produzione di spartiti di qualità eseguibili in MIDI. Ecco qui un piccolo esempio:
[[Al_mio_pregar_t'arrendi|Al mio pregar t'arrendi]], dalla Semiramide di Gioachino Rossini. E altri sono in arrivo :-) [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 13:51, 21 feb 2025 (CET)
== 21.1.2025 ==
C'è qualcosa di profetico nel breve racconto - umoristico - "Per la storia..." (1942) di Vitaliano Brancati. Egli immagina che il suo amico e regista Mario Camerini (quello delle commedie sentimentali piccolo-borghesi degli anni Trenta), riceva un sonoro '''"no!"''' da una ragazza (milanese) che rifiuta (incredibile!) di diventare famosa attrice in uno dei suoi film. Non vi voglio spoilerare il finale - assurdo e sarcastico -, ma credo che se le donne - e gli uomini - rifiutassero davvero "con uno sguardo sfavillante di rabbia" di sottrarsi - almeno un po' - alle lusinghe e ai facili successi dell'industria dello spettacolo, il mondo sarebbe meno cinico nei loro confronti e il cinema ne guadagnerebbe in termini di qualità artistica. Ma non è facile in un'epoca che sembra aver trasformato tutto in spettacolo. Sembra impossibile: tuttavia il raccontino dice che si può. Si legge in due minuti e sta [[Per_la_storia...|qui, su wikisource, solo su wikisource!]]
== 12.1.2025 ==
In [[Note sul neo-realismo|Note sul realismo]] del 1952 di Agostino degli Espinosa, che l'autore sviluppa magistralmente a partire da una breve conversazione con Cesare Zavattini, leggo:<br>
''Un brano di musica o un discorso trasmesso dalla radio, raccoglie gli ascoltatori in un’unica commozione, rendendo illusoria la loro consapevolezza di essere ognuno in una dimora privata.''
Non esiste realtà individuale che non sia sempre inevitabilmente anche collettiva. Questa è la «fame di realtà» da cui nasce il neorealismo.
''Ognuno di noi per un’abitudine che solamente uno sforzo di pensiero può vincere, si crede ricinto di solitudine, libero da ogni rapporto con gli altri e lo spazio sociale in cui si libra gli appare come un oscuro «al di là» che trascenda il suo mondo. E’, affondando lo sguardo in questo «al di là», che Cesare Zavattini ha cercato «gli altri».''
Come il neo-realismo ci ha dimostrato, il cinema può essere quello "sforzo di pensiero" che solleva il velo delle solitudini.
== 10.1.2025 ==
Ho recentemente riletto per WS ''La figlia di Iorio'' di Gabriele D'Annunzio portando il SAL al 100% e l'ho trovato di un'attualità sorprendente in merito a quanto si sta dicendo sul patriarcato e sui femminicidi. Quest'opera (1904) - di carattere mitologico e non veristico, come si vorrebbe far credere (lo dimostrano i nomi i dei personaggi "Lazaro di Roio • Candia della Leonessa • Aligi • Splendore • Mila di Codra ecc..."), mi sembra la tomba del patriarcato. E infatti c'è un parricidio. Aligi uccide il padre Lazaro, più o meno intenzionalmente: per legittima difesa o per difendere Mila. O perché davvero si ribella. Ma - dilaniato com'è tra Mila e Vienda - non ha più la forza di sostituire Lazaro perché non è come lui. La figura che giganteggia alla fine è Ornella che - sottraendo Mila, la figlia di Iorio, al suo destino - ha di fatto ucciso il patriarcato che la reclamava attraverso l'ululante ''coro dei mietitori''. Alla fine l'eroina si immolerà per salvare Aligi (non più eroe, ma una vittima, un po' vigliacca anche). Chi ha capito tutto è invece Ornella, che da lì continuerà la sua emancipazione.
<poem>''A chi lo lasci l’aratro,
oh Lazaro, a chi lo lasci?
Chi ti vanga il campo tuo,
la tua mandra chi la pasce?''</poem>
Nessuno risponde. Perché il patriarcato è indissolubilmente legato all'agricoltura e alla pastorizia. E così la sua religione, ridotta qui a superstizione.
== 9.1.2025 ==
''[[La musica e il film]]'' è un saggio di ''S. A. Luciani'' scovato dentro il n. 6 della rivista B&N del 30 giugno 1937. Tra le tante cose interessanti che vi si scoprono, questa mi sembra una vera perla: <br>
''La musica nel film non ha solo la funzione di integrare obbiettivamente la visione silenziosa, ma di commentarla dal punto di vista dello spettatore, funzione analoga questa (non stupisca il richiamo storico) a quella del coro nella tragedia greca.''<br>
Proprio così: il coro agiva come intermediario tra la narrazione e il pubblico, offriva commenti, riflessioni, e spiegazioni sugli eventi che si svolgevano sulla scena. Insomma guidava la comprensione e l'interpretazione dei temi principali enfatizzando i momenti di tensione, dramma o pathos. E la colonna sonora non fa questo all'interno del film? Guida le nostre emozioni spesso anticipandole: quante volte siamo stati messi sull'avviso da una musica improvvisamente cupa che annuncia un evento catastrofico. O che lo sottolinea. O che al contrario libera da uno scampato pericolo un personaggio... e così via...
== 4.1.2025 ==
Qualche giorno fa stavo sfogliando su Internet Archive alcuni numeri della rivista "Cinema" del 1939 alla ricerca di qualche bel pezzo da portare su Wikisource: tra pagine intere di pubblicità (belle immagini però!) e propaganda di regime (uff!), sfoglia, sfoglia... ecco che all'improvviso leggo:
"Dramma e sonoro". Un articolo di Luigi Pirandello.... <br>
Faccio un salto sulla sedia! <br>
E da dove salta fuori quest'articolo del Maestro sul rapporto tra cinema e teatro? Nel '39 Pirandello era già passato a miglior vita da 3 anni. Possibile che ci abbia scritto qualcosa dall'aldilà e noi non ce ne siamo accorti? Sembrerebbe la trama di una delle sue novelle! <br>
Strabuzzo gli occhi e vado a leggere meglio. Si tratta di un articolo del 1929 (aaaah.... ecco!) scritto per "La Nacion" di Buenos Aires, in cui si è imbattuto - per caso anche lui - il buon Renato Giani che lo ha ri-tradotto in Italiano dallo Spagnolo e pubblicato poi sulla rivista "Cinema" dieci anni dopo la sua pubblicazione in Argentina. Un gioiellino! Vado subito a trascriverlo.
Eccolo, lo potete leggere qui anche voi: https://it.wikisource.org/wiki/Dramma_e_sonoro
Ma tu vedi cosa ti può capitare di leggere su wikisource... solo su wikisource!😀
== 28.12.2024 ==
E' in corso su wikisource la rilettura di Piccoli eroi, un romanzo per ragazzi scritto nel 1892 da Virginia Tedeschi-Treves - sotto lo pseudonimo di Cordelia - e pubblicato (ovviamente) dall'Editore Giuseppe Treves di Milano, di cui Virginia era consorte. Anzi sarà proprio grazie alla sua dote, proveniente da una facoltosa famiglia veronese, che la casa editrice potrà ingrandirsi e acquistare a Milano, in via Palermo, adiacente alla via Solferino, già sede della casa editrice, il terreno in cui insediare la tipografia che darà alle stampe nel 1864 ''Il Corriere di Milano'', giornale liberale di ispirazione cavouriana, che dieci anni dopo diventerà ''Il Corriere della Sera''.
''Piccoli eroi'' è un romanzo piuttosto importante nella nostra letteratura: non tragga in inganno il fatto che sia destinato ai ragazzi. Sarebbe anzi ora di finirla di considerare la letteratura per ragazzi come una letteratura di serie B. Questo romanzo ebbe ben 62 ristampe! A p.63/64 si legge: .''..le guerre di conquista non sono più conformi alla nostra civiltà, e l’Italia libera e indipendente non ha più gran bisogno che i suoi figli le consacrino il loro coraggio e il loro sangue, bensì le occorrono ingegni educati a forti studii, che la facciano ricca e potente.'' Un bel messaggio per i ragazzi dell'epoca. Le cose sarebbero però andate diversamente: ci sarebbe stata non solo una prima guerra mondiale, ma pure una seconda. Però fa piacere sapere che nel 1892 c'era chi la pensasse così!
== 22.12.2024 ==
E' in corso su wikisource la rilettura dei Canti orfici di Dino Campana nell'edizione originale, quella pubblicata a Marradi (la sua città d'origine, sull'Appennino tosco-romagnolo) nel 1914. Già questo è emozionante perché dietro quell'edizione c'è una bella storia che vi vorrei raccontare.
La raccolta dei Canti Orfici era già pronta per la pubblicazione nel 1913, ma la redazione della rivista Lacerba - quella di Papini e Soffici - a cui Campana aveva affidato l'unica copia del manoscritto - ebbe la dabbenaggine di smarrirla. Che fare?
Io penso che li avrei torturati.
Il poeta invece non si perse d'animo e riscrisse tutte le poesie a memoria: un'impresa titanica! Finito il manoscritto però, non lo riconsegnò a Lacerba (e come dargli torto?). Lo affidò a una tipografia del suo paese, la Tipografia F. Ravagli, appunto, come leggiamo sulla copertina. Ora, questa tipografia ha una storia particolare: era stata fondata da un marradese, Federico Ravagli, professore di Lettere nel Ginnasio di Cortona. La tipografia era il suo sogno e pubblicò varie riviste e opere del territorio, finendo per lavorare addirittura con il giornale di Firenze, La Nazione. Alla sua morte (1910) i macchinari furono trasferiti a Marradi, dove Bruno insieme a Baldo e Teresa, continuò l'attività del fratello Francesco. Fu dunque Bruno a pubblicare i Canti orfici, facendo un ottimo lavoro come possiamo vedere. La sua edizione è quella che stiamo trascrivendo digitalmente: proprio quella! Ecco perché anche solo sfogliarla per rileggerla è già emozionante.
Se la storia vi è piaciuta e volete fare un giro per provare anche voi l'emozione di trascrivere qualche pagina dei Canti orfici, cliccate qui: ( https://it.wikisource.org/wiki/Indice:Dino_Campana_-_Canti_Orfici,_Ravagli,_Marradi_1914.djvu )
Scegliete una pagina con l'iconcina rossa e buon lavoro. Però affrettatevi, perché le pagine da formattare stanno per finire e dovrete aspettare la prossima rilettura.
Ma tu vedi dove può portare un canto orfico di wikisource...😀
== 20.12.2024 ==
Rileggendo, per formattarlo in wikisource, il cap. IX del Trattato Primo del Convivio di Dante mi imbatto con meraviglia in un proverbio popolare, e cioè: "una rondine non fa primavera", cosa apparentemente inappropriata in un'opera filosofica di alto livello come il Convivio.
E invece scopro che Dante lo mutua da Aristotele: "come dice il mio maestro Aristotile nel primo de l’Etica". Vado immediatamente a verificare.
Aristotele ne parla a proposito della felicità: «come una rondine non fa primavera, né la fa un solo giorno di sole, così un solo giorno o un breve spazio di tempo non fanno felice nessuno»
Aristofane non si lascia scappare l'occasione per fare una battuta delle sue: «C'è bisogno di molte rondini» e Dante invece ne parla a per motivare la sua scelta (ancora una volta "popolare" ) di usare il volgare in un'opera filosofica: «pronta liberalitade mi mosse al volgare anzi che a lo latino»
Ma tu vedi dove può portare una rondine di wikisource😀
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Utente:Pic57/Laboratorio musica
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2026-07-12T16:31:38Z
Pic57
12729
3860517
wikitext
text/x-wiki
<poem>Naturalmente occorre '''saper leggere la musica'''.
Non si può pretendere di tra-scrivere, se prima non si sa leggere e scrivere. :)
Detto questo, puoi cominciare a dare un'occhiata qui sotto.
</poem>
== Esempio facile facile ==
{{Ct|f=140%|L=0.1em|El pobrecito}}
{{Centrato|<small>''Huaynito'' del folklore ecuadoriano. Fine del XIX sec.</small>}}
<score sound=1>{
\relative c
\clef treble
\key c \major
\time 4/4
r2 r4 a'8 b'8|
c''4 e'' b' d''|
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d''4 c'' c'' c'' |
d'' c'' r4 a'8 c''8 |
d''4 c'' c'' c''|
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e''4 e'' e'' e''|
g'' e'' r2|
gis''2 e''4 d''|
c'' a' r2 \bar "|."
}
\addlyrics {
Aun que | soy un po -- bre -- ci -- to in -- di -- gno | de | tu pre -- sen -- cia ven -go | a | can -- tarte | de | no -- che | pa' | no | mo -- rir | de | ver -- guen -- za | pa' | no | mo -- rir | de | ver -- guen -- za. | Ay, | po -- bre -- ci -- to! |
}
</score>
Ed ecco il codice:<br>
<pre><nowiki>
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Aun que | soy un po -- bre -- ci -- to in -- di -- gno | de | tu pre -- sen -- cia ven -go | a | can -- tarte | de | no -- che | pa' | no | mo -- rir | de | ver -- guen -- za | pa' | no | mo -- rir | de | ver -- guen -- za. | Ay, | po -- bre -- ci -- to! |
}
</score>
</nowiki>
</pre>
==Esempio un po' più complesso==
{{Ct|f=140%|L=0.1em|Addio del volontario}}
{{Centrato|<small>in progress</small>}}
Questo brano prevede:
# un inizio parziale, ovvero la prima battuta di 2/4 inizia però con 1/8
# prevede una ripetizione
<score sound=1>{
\relative c''
\clef treble
\key f \major
\time 2/4
\partial 8 c'8 \bar ".|:"
^\(a'4. g'8
f'4 g'
a'4. (g'8)
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(g'8) r8 g' a'
bes'4 bes'4
d'' bes'
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c''
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bes'4 bes'4
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c'' a'8 f'8
g'2
c''2
f'2
f'4 r8 c' \bar ":|."
f'2
(f'4) r4 \bar "|."
}
\addlyrics {
}
</score>
{{Rule|4em}}
{{Rule|4em}}
Non esitare a contattarmi al [[Wikisource:bar|'''bar''']] se vuoi anche tu avvicinarti a questo linguaggio e/o collaborare alle trascrizioni.
== Miniere ==
{| class="wikitable sortable"
|+ Miniere
|-
! Archivi !! Link
|-
| Biblioteca Nazionale Roma || http://digitale.bnc.roma.sbn.it/tecadigitale/spartiti
|-
| Archivio Ricordi || https://www.archivioricordi.com/collezioni/riviste#/
|-
|MusOpen ||https://musopen.org/
|-
| IA - Chorus score || https://archive.org/details/texts?tab=collection&query=Chorus+score
|-
| IA - Pergolesi || https://archive.org/details/texts?tab=collection&query=pergolesi
|-
|Choral Wiki || https://www.cpdl.org/
|-
| Mutopia || https://www.mutopiaproject.org/
|-
|IMSLP (Petrucci Music Library) || https://imslp.org/
|-
|Barocco || https://baroquemusic.it/
|-
| — || Puoi cercare su [https://archive.org/ Internet Archive] e creare una lista "Partiture" come ho fatto io sul mio account.
|}
== Frammenti (snippets) ==
Tutto il codice è senza variabili, e pertanto eseguibile in WikiSource
==={{Sc|'''Immagini'''}}===
<poem>Il messaggio "not allowed in safe" su Wikisource compare perché l'ambiente MediaWiki esegue LilyPond in Modalità Sicura (--safe) per proteggere i server da codice dannoso.
In questa modalità, il comando \epsfile è bloccato per diversi motivi di sicurezza:
Accesso al File System: \epsfile tenta di leggere un file esterno ("Automobile1.eps") dal disco del server, operazione vietata in modalità sicura.
Codice PostScript: I file EPS contengono istruzioni PostScript che potrebbero essere sfruttate per eseguire operazioni non autorizzate sul sistema.
'''In ogni caso occorre interrompere lo score.''' Per fare in modo che l'utente non si accorga dell'interruzione dello score dovuto all'inserimento dell'immagine, occorre questo piccolo stratagemma: il lettore midi in calce va sostituito con un lettore midi che legga al pagina dal frammento midi caricato su Commons</poem>
<!-- 1. BLOCCO SOLO AUDIO (Unico e continuo) -->
<div style="display:none">
<score vorbis="1">
\relative c' { c4 d e f | g a b c } % Tutta la musica qui
</score>
</div>
<!-- 2. BLOCCO VISIVO PARTE 1 -->
<score>
\relative c' { c4 d e f }
</score>
<!-- 3. IMMAGINE -->
{{FI
|file = Ars et Labor, 1908 vol. I (page 210 crop).jpg
| tsize = 400px
| float = center
| caption =
}}
<!-- 4. BLOCCO VISIVO PARTE 2 -->
<score>
\relative c'' { g4 a b c }
</score>
Qui inserire il lettore del frammento caricato su Commons
<pre><nowiki>
<!-- 1. BLOCCO SOLO AUDIO (Unico e continuo) -->
<div style="display:none">
<score vorbis="1">
\relative c' { c4 d e f | g a b c } % Tutta la musica qui
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<!-- 2. BLOCCO VISIVO PARTE 1 -->
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<!-- 3. IMMAGINE -->
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<!-- 4. BLOCCO VISIVO PARTE 2 -->
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\relative c'' { g4 a b c }
</score>
Qui inserire il lettore del frammento caricato su Commons
</nowiki></pre>
'''Esempio:''' https://it.wikisource.org/wiki/Pagina:Ars_et_Labor,_1908_vol._I.djvu/210
<hr>
=== {{Sc|'''Pedale doppio'''}} ===
<score>
\relative c' {
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}
</score>
<pre><nowiki>
<score>
\relative c' {
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}
</score>
</nowiki></pre>
'''Esempio''': https://it.wikisource.org/wiki/Pagina:Musica_e_Musicisti,_1904_vol._II.djvu/193 battuta 23
<hr>
==='''{{Sc|Rosette}}'''===
<score>
\relative c' {
aes'8 aes8\rest -\markup {
\concat {
\fontsize #3 "✴"
\hspace #0.5
\fontsize #3
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<pre><nowiki>
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</nowiki></pre>
'''Esempio''': https://it.wikisource.org/wiki/Pagina:Musica_e_Musicisti,_1904_vol._II.djvu/193 battuta 25
<hr>
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Pic57
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/* {{Sc|Pedale doppio}} */
3860518
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text/x-wiki
<poem>Naturalmente occorre '''saper leggere la musica'''.
Non si può pretendere di tra-scrivere, se prima non si sa leggere e scrivere. :)
Detto questo, puoi cominciare a dare un'occhiata qui sotto.
</poem>
== Esempio facile facile ==
{{Ct|f=140%|L=0.1em|El pobrecito}}
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Ed ecco il codice:<br>
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<score sound=1>{
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c''4 e'' b' d''|
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c''4 e'' b' d''|
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==Esempio un po' più complesso==
{{Ct|f=140%|L=0.1em|Addio del volontario}}
{{Centrato|<small>in progress</small>}}
Questo brano prevede:
# un inizio parziale, ovvero la prima battuta di 2/4 inizia però con 1/8
# prevede una ripetizione
<score sound=1>{
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\clef treble
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^\(a'4. g'8
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g'2
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f'2
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\addlyrics {
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{{Rule|4em}}
{{Rule|4em}}
Non esitare a contattarmi al [[Wikisource:bar|'''bar''']] se vuoi anche tu avvicinarti a questo linguaggio e/o collaborare alle trascrizioni.
== Miniere ==
{| class="wikitable sortable"
|+ Miniere
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|-
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|-
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| IA - Chorus score || https://archive.org/details/texts?tab=collection&query=Chorus+score
|-
| IA - Pergolesi || https://archive.org/details/texts?tab=collection&query=pergolesi
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|Choral Wiki || https://www.cpdl.org/
|-
| Mutopia || https://www.mutopiaproject.org/
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|IMSLP (Petrucci Music Library) || https://imslp.org/
|-
|Barocco || https://baroquemusic.it/
|-
| — || Puoi cercare su [https://archive.org/ Internet Archive] e creare una lista "Partiture" come ho fatto io sul mio account.
|}
== Frammenti (snippets) ==
Tutto il codice è senza variabili, e pertanto eseguibile in WikiSource
==={{Sc|'''Immagini'''}}===
<poem>Il messaggio "not allowed in safe" su Wikisource compare perché l'ambiente MediaWiki esegue LilyPond in Modalità Sicura (--safe) per proteggere i server da codice dannoso.
In questa modalità, il comando \epsfile è bloccato per diversi motivi di sicurezza:
Accesso al File System: \epsfile tenta di leggere un file esterno ("Automobile1.eps") dal disco del server, operazione vietata in modalità sicura.
Codice PostScript: I file EPS contengono istruzioni PostScript che potrebbero essere sfruttate per eseguire operazioni non autorizzate sul sistema.
'''In ogni caso occorre interrompere lo score.''' Per fare in modo che l'utente non si accorga dell'interruzione dello score dovuto all'inserimento dell'immagine, occorre questo piccolo stratagemma: il lettore midi in calce va sostituito con un lettore midi che legga al pagina dal frammento midi caricato su Commons</poem>
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\relative c' { c4 d e f | g a b c } % Tutta la musica qui
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<!-- 2. BLOCCO VISIVO PARTE 1 -->
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<!-- 3. IMMAGINE -->
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}}
<!-- 4. BLOCCO VISIVO PARTE 2 -->
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Qui inserire il lettore del frammento caricato su Commons
<pre><nowiki>
<!-- 1. BLOCCO SOLO AUDIO (Unico e continuo) -->
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\relative c' { c4 d e f | g a b c } % Tutta la musica qui
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<!-- 2. BLOCCO VISIVO PARTE 1 -->
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<!-- 3. IMMAGINE -->
{{FI
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<!-- 4. BLOCCO VISIVO PARTE 2 -->
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Qui inserire il lettore del frammento caricato su Commons
</nowiki></pre>
'''Esempio:''' https://it.wikisource.org/wiki/Pagina:Ars_et_Labor,_1908_vol._I.djvu/210
<hr>
=== {{Sc|Parentesizzare una nota con acciaccatura}} ===
<score>
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\acciaccatura {
\once \override Parentheses.font-size = #6.5
\once \override Parentheses.padding = #0.5
<\parenthesize f'>16
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=== {{Sc|'''Pedale doppio'''}} ===
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}
</score>
<pre><nowiki>
<score>
\relative c' {
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}
</score>
</nowiki></pre>
'''Esempio''': https://it.wikisource.org/wiki/Pagina:Musica_e_Musicisti,_1904_vol._II.djvu/193 battuta 23
<hr>
==='''{{Sc|Rosette}}'''===
<score>
\relative c' {
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\hspace #0.5
\fontsize #3
"✴"
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}
</score>
<pre><nowiki>
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\fontsize #3
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}
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</nowiki></pre>
'''Esempio''': https://it.wikisource.org/wiki/Pagina:Musica_e_Musicisti,_1904_vol._II.djvu/193 battuta 25
<hr>
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Pagina:C. Morisani - Ricordi storici, Reggio C., Ceruso, 1872.djvu/12
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Cruccone
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|8||}}</noinclude>se del paese, nella convinzione, che un governo paterno bastasse a tener contenti i suoi sudditi.
Intanto la diplomazia proponeva d’accomodare con un congresso la quistione italiana, ma l’opuscolo comparso in Francia col titolo »{{TestoAssente|Il Papa e il Congresso|il Papa e il Congresso}}» abortì quel disegno. Quello scritto infiammò tutte le menti, perchè si dicea ispirato da {{AutoreCitato|Napoleone III di Francia|Napoleone 3.º}}, e nel napoletano diffuso clandestinamente, si leggea da per tutto non ostante i rigori della polizia, che resa più arbitraria, presentendo l’avvicinarsi della rivoluzione, esasperava maggiormente colle persecuzioni, senza colpire nel segno, o togliere la causa del male. ― La preparata rivoluzione {{wl|Q3458290|scoppiò prematuramente}} a Palermo, 4 Aprile, nel convento della Gangia, e mentre a Napoli il Re nel Giovedi Santo, 1860, insieme alla regina, e accompagnato da splendidissimo corteo reale, visitava i S.<sup>i</sup> Sepolcri in mezzo alle benedizioni del popolo affollatissimo, nella capitale della Sicilia, s’era già innalzata la bandiera della rivolta. Ma in Palermo erano stati arrestati e fucilati i promotori del moto, arrestati i capi del Governo provisorio, e poi a Carini sorprese e disfatte interamente le bande insurrezionali, ivi raccoltesi. La rivoluzione era già doma, quando lo {{wl|Q3951251|sbarco di Garibaldi a Marsala}}, rinvigorì le speranze dei Siciliani. — Il moto si propagò da per tutto, e una seguela di tradimenti preparati e diretti da {{AutoreCitato|Alessandro Nunziante|Nunziante}} a Napoli, {{wl|Q940836|cominciando da}} Ca-<noinclude></noinclude>
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Progetto:Trascrizioni/Proposte di correzione
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Luigi62
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/* Segnalazione errore Pagina:Opere_(Chiabrera).djvu/27 */
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wikitext
text/x-wiki
{{Intestazione indice progetto
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|Titolo livello 1=Proposte di correzione
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|Titolo livello 3=Archivio del 2015
|Link livello 3=Progetto:Trascrizioni/Proposte di correzione/Archivio/2024-->
}}
<noinclude>Questa pagina contiene le '''segnalazioni di errori''' presenti nei testi di Wikisource con le rispettive '''proposte di correzione''', inserite dagli utenti mediante il [[Speciale:Accessori|gadget]] "Segnala un errore".
</noinclude>
<includeonly>{{Ambox
| tipo = avviso
| testo = Per la correzione della pagina Segnalazione errori [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Progetto:Trascrizioni/Proposte_di_correzione&action=edit segui questo link].
}}</includeonly>
==Segnalazione errore Pagina:Loti_-_Pescatori_d'Islanda.djvu/55==
Nella pagina: [[Pagina:Loti_-_Pescatori_d'Islanda.djvu/55]] il testo: <i>Avendone</i> dovrebbe essere corretto in <i>Avendo</i>. --[[Speciale:Contributi/~2026-32012-6|~2026-32012-6]] ([[Discussioni utente:~2026-32012-6|discussione]]) 20:20, 15 gen 2026 (CET)
: {{Fatto}} Grazie! --[[User:Paperoastro|Paperoastro]] ([[User talk:Paperoastro|disc.]]) 20:51, 15 gen 2026 (CET)
==Segnalazione errore Pagina:Rusconi_-_Teatro_completo_di_Shakspeare,_1859,_V-VI.djvu/317==
Nella pagina: [[Pagina:Rusconi_-_Teatro_completo_di_Shakspeare,_1859,_V-VI.djvu/317]] il testo: <i>prindpe</i> dovrebbe essere corretto in <i>prindpe</i>.
Commento: principe --[[Speciale:Contributi/~2026-79520-5|~2026-79520-5]] ([[Discussioni utente:~2026-79520-5|discussione]]) 23:59, 4 feb 2026 (CET)
:{{Fatto}}! [[User:BuzzerLone|BuzzerLone]] ([[User talk:BuzzerLone|disc.]]) 01:27, 5 feb 2026 (CET)
==Segnalazione errore Pagina:Le_avventure_di_Pinocchio.djvu/12==
Nella pagina: [[Pagina:Le_avventure_di_Pinocchio.djvu/12]] il testo: <i>Che ci sia nascosto dentro qualcuno!</i> dovrebbe essere corretto in <i>Che ci sia nascosto dentro qualcuno?</i>. --[[Speciale:Contributi/~2026-14762-39|~2026-14762-39]] ([[Discussioni utente:~2026-14762-39|discussione]]) 16:01, 7 mar 2026 (CET)
:{{fatto}}, grazie. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:15, 22 mar 2026 (CET)
==Segnalazione errore Pagina:Serao_-_Fantasia,_Torino,_Casanova,_1892.djvu/201==
Nella pagina: [[Pagina:Serao_-_Fantasia,_Torino,_Casanova,_1892.djvu/201]] il testo: <i>è</i> dovrebbe essere corretto in <i>è</i>.
Commento: è strano non ci sia nel testo guida --[[Speciale:Contributi/~2026-14621-63|~2026-14621-63]] ([[Discussioni utente:~2026-14621-63|discussione]]) 16:12, 7 mar 2026 (CET)
: Evidentemente è un errore di stampa, ho inserito {{tl|ec}} per chiarirlo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:17, 22 mar 2026 (CET)
==Segnalazione errore Pagina:L'Utopia_e_La_città_del_Sole.djvu/137==
Nella pagina: [[Pagina:L'Utopia_e_La_città_del_Sole.djvu/137]] il testo: <i>rose</i> dovrebbe essere corretto in <i>cose</i>. --[[Speciale:Contributi/~2026-20119-88|~2026-20119-88]] ([[Discussioni utente:~2026-20119-88|discussione]]) 18:09, 31 mar 2026 (CEST)
:{{Fatto}} Grazie della segnalazione! --[[User:Paperoastro|Paperoastro]] ([[User talk:Paperoastro|disc.]]) 15:08, 2 apr 2026 (CEST)
==Segnalazione errore Pagina:Zibaldone_di_pensieri_I.djvu/16==
Nella pagina: [[Pagina:Zibaldone_di_pensieri_I.djvu/16]] il testo: <i>e,</i> dovrebbe essere corretto in <i>e</i>.
Commento: nella trascrizione è presente una virgola assente nell'originale --[[Speciale:Contributi/~2026-37774-50|~2026-37774-50]] ([[Discussioni utente:~2026-37774-50|discussione]]) 00:31, 3 lug 2026 (CEST)
: {{fatto}}. Grazie della segnalazione! --[[User:Paperoastro|Paperoastro]] ([[User talk:Paperoastro|disc.]]) 15:12, 5 lug 2026 (CEST)
==Segnalazione errore Pagina:Opere_(Chiabrera).djvu/27==
Nella pagina: [[Pagina:Opere_(Chiabrera).djvu/27]] il testo: <i>(nessun testo selezionato)</i> dovrebbe essere corretto in <i>condisse > conflisse</i>. --[[Speciale:Contributi/~2026-39413-22|~2026-39413-22]] ([[Discussioni utente:~2026-39413-22|discussione]]) 22:23, 11 lug 2026 (CEST)
: {{fatto}} --[[User:Luigi62|Luigi62]] ([[User talk:Luigi62|disc.]]) 18:18, 12 lug 2026 (CEST)
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Cruccone
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" /></noinclude>{{nop}}
{{Ct|f=120%|v=0.5|L=0.1em|SCRITTORI ITALIANI}}
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text/x-wiki
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{{Rule|2em|t=1|v=3}}
<section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|I. Principio del racconto.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1364).}}
<poem>
:O antico narrator, ti volgi intanto
Degli Ashkàni all’età. — Deh! che dicea
Sul nobile argomento il libro antico
Là ’ve ricorda le passate istorie
L’uom ch’è facondo? A chi dicea che venne,
Di Sikendèr dopo l’età, l’impero
Dell’ampia terra e de’ monarchi il trono? —
De le ville di Ciàci il borgomastro,
Facondo in raccontar, disse che niuno
D’allora in poi s’ebbe corona e trono
Imperïal. Que’ prenci che dal seme
D’Arìsh venièno, impetüosi e alteri
Furono e tracotanti. Ognun pel mondo,
In ogni angolo suo, breve di terra
Prendeansi un tratto a governar. La gente,
Poi che in tal guisa fe’ sederli in trono
Lieti e beati, li chiamò del nome
Di ''Re de le tribù''. Così passarono
Anni dugento, e detto allor tu avresti
Che nel mondo non era alcun sovrano
Veracemente. Questi alcun ricordo
Non fea di quello, e quei non ricordava
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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Alex brollo
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 6 —|}}</noinclude>
<poem>
Quest’altro mai; così, per alcun tempo,.
Riposava la terra. Ecco! ben questa
Fu d’Iskendèr intenzïon, che Grecia,
Amena terra e dilettosa, incolume
Al loco suo si rimanesse allora.
:Ma d’esti prenci fu primiero a tutti
Ashk, della stirpe di Kobàd; secondo
Fu Shapùr valoroso, almo rampollo
Di regal seme. Degli Ashkàni il terzo
Fu Gùderz, Bìzhen poi, della famiglia
De’ Kay antichi, Nèrsi poi, poi quello
Ormùzd gagliardo, poi Arìsh che illustre
Era e valente. Che se lui trapassi,
Viene Ardevàn, prence famoso e saggio,
D’alti consigli e d’anima serena.
Ma ratto che sedea de’ prenci Ashkàni
Behràm sul trono, a chi più merto avea
Tutto un tesoro ei dispensò. Fu detto
Ardevàn il magnanimo, chè forte
L’artiglio ei rintuzzò de’ lupi agresti
Contro agli agnelli già levato. Avea
Di Shiràz, d’Ispahàn l’alto dominio,
Quali ogni saggio chiamar suol frontiere
De’ principi quaggiù. Per suo comando,
Stava Babèk in Istakhàr, di cui
Allo strider dell’arco i serpi agresti
Mandavan di terror sibili acuti.
Ma poichè di quest’albero regale
Fûr divette le rame e le radici.
Così nessun degli uomini più dotti
Ne racconta la storia, ed io soltanto
Lor nome udii, nè ritrovai ricordo
Entro al Libro dei Re per ch’io cercassi.
</poem><noinclude></noinclude>
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Alex brollo
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 7 —|}}</noinclude>
{{Ct|c=t1|II. Sogno di Bàbek.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1365-1366).}}
<poem>
:Ratto che Dàra cadde ucciso in guerra.
Precipitò della sua casa illustre
Il chiaro giorno. Ma giocondo figlio
Ei si avea, di gran senno e battagliero,
Sasàn di nome. Com’ei vide in quella
Guisa trafitto il padre suo, caduta
Come vide la sorte a’ prenci irani,
Ratto ei fuggì da l’esercito greco,
Nè dentro al laccio della rea sventura
Sè medesmo impigliò. Misero e gramo
In India si morì. Ma un piccioletto
Figlio restava di Sasàn, e il padre,
Per questa via, chiamavalo del nome
Di Sasàn parimente, e ciò si fece
Fino alla quarta genitura. Ei vissero
Quali pastori o cammellieri, e trassero
In gravi cure e fatiche e travagli
Del viver loro tutti gli anni; e allora
Che di Babèk giunse a le case un giorno
D’esti figli il minor, scese ne’ campi
E de’ pastori vi scoverse il duce.
:Forse che per mercede, egli dicea,
Un uom fè d’uopo, qual per trista sorte
Passa di qui? — Di que’ pastori il duce
Lo sventurato a sè raccolse e il tenne
La notte e il giorno tra fatiche e stenti.
Ma poichè laborioso ei si mostrava,
Assai gli piacque, e duce de’ pastori
Si fe’ il nuovo pastor fra quegli armenti.
:Babék, il figlio di Rudyàb, dormìa
</poem><noinclude></noinclude>
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Alex brollo
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 8 —|}}</noinclude>
<poem>
In una notte, e l’anima serena
Vedea nel sogno che seduto stava
Sovra un fero elefante, in man stringendo
Indica spada, sollevata in alto,
Sasàn pastore. Chi venìa di lui
Nella presenza, gli prestava omaggio
Benedicendo. A favellar la lingua
Egli apprestava con parole acconcie
E liberava l’anima dal duolo,
Già oscura e trista. Ma nell’altra notte,
Poi che sonno si prese, allor che a grave
Pensier congiunta era la mente sua,
Vide in sogno Babèk tre adoratori
Del sacro Fuoco tre fiammelle in pugno
Recarsi ardenti; di Kharràd è l’una,
L’altra di Mihr, d’Azergashàspe l’altra,
Splendide tutte come il sole o Marte
O la stella de’ vespri. Elle splendeano
Di Sasàn nel cospetto e in ogni vampa
Legno bruciava d’aloè. Destossi
La mente di Babèk dal grave sonno,
E quell’anima sua piena d’affanno
Egli ebbe e pieno il cor. Quanti eran dotti
In quell’arte de’ sogni e di possanza
Ricchi per tal scienza, ecco! adunarsi
Di Babèk ne le stanze, ed eran prenci
Di molto senno e consiglieri suoi.
:Ma come sciolse le parole sue
Dall’intimo Babèk, narrava a un tratto
1 suoi sogni a que’ dotti. Ei duce e sire
Si fea pensoso a ciò che dir dovea,
E chi render dovea risposta acconcia,
Tendea gli orecchi ad ascoltarlo. Alfine
Un de’ savi parlò: Sire che altera
La fronte rechi, riguardar t’è d’uopo
A esplicazion di ciò. Quei che in tal guisa
</poem><noinclude></noinclude>
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Alex brollo
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 9 —|}}</noinclude>
<poem>
Vedesti in sogno, più d’assai la fronte
Solleverà di questo sol per grado
Ch’egli avrà di monarca; e se lui solo
Il sogno falla, sarà il figlio suo
Quei che del mondo si godrà l’impero.
:Ratto che udì queste parole, lieto
Babèk si fe’ nel cor, sì che suoi doni
Fe’ a’ sapienti a grado lor conforme,
E comandò che de’ pastori il duce
Dalle sue greggie innanzi a lui venisse,
Di Babèk nel cospetto; ed era quello
Un dì nevoso. Rapido ne venne
Il giovinetto innanzi a lui, con lieve
Guarnello al corpo, tutto pien di fiocchi
Di bianca neve, pien di tema il core;
E Babèk disgombrò d’ogni più estrano
Il loco e ratto da le porte usciro
E consiglieri e servi. Ei fe’ dimandi
E carezze a Sasàn, volle che accanto
A lui sedesse, e poi della sua stirpe,
Del nascer suo l’inchiese. E il pastorello
Avea timor di lui, sì che risposta
Non rese allora. Disse poi: Se grazia
Al povero pastor della sua vita,
O re, tu fai, ben ti dirò le cose
Del nascer mio quante pur sono, tosto
Che prenderai la mia nella tua mano,
Come per patto che quaggiù nel mondo
Male non mi farai, non in secreto,
Non in palese. — Come udì, la lingua
Babèk disciolse e ricordò l’Eterno
Dator di grazie: Offesa a te nessuna
In nulla ti farò, ma ben del core
Ti farò lieto e per onor pregiato.
:Così allora a Babèk si volse e disse
Il giovinetto: Di Sasàn, o duce.
</poem><noinclude></noinclude>
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Alex brollo
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 10 —|}}</noinclude><section begin="s1" />
<poem>
Il figlio mi son io, nepote al prence
Ardeshir che regnò su l’ampia terra,
Quale appella Behmèn memore ancora
La gente nostra. Egli era figlio illustre
D’Isfendïàr gagliardo, unico erede
A re Grushtàspe in terra. — Udì que’ detti
Babèk e lagrime dagli occhi suoi,
Dai fulgidi occhi suoi, che il chiaro sogna
Vedean la notte. Una veste guerresca
Addur si fece e un palafreno ancora
Con le insegne di re. Vanne, ei dicea,
Discendi al bagno e restavi costante
Fin che recata là ti sia novella
Una veste. — E, frattanto, sontüoso
Palagio gli elevò, più assai di grado
Lui sollevando che non era quello
Di duce di pastori; e poi che lieto
Gli fe’ soggiorno in quel palagio, a lui
Giovani schiavi e giovinette ancelle
Destinò quivi e diègli in ogni cosa
Nobile grado e per dovizie molte
D’ogni rancura lo disciolse. Alfine
Gli diè la figlia sua piacente e vaga,
Di lui regnante nobile corona.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|III. Nascita di Ardeshir Bâbekân.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1366-1369).}}
<poem>
:Per la donna leggiadra allor che nove
Lune passar, venne da lei qual fulgido
Sole un infante, e simile era al nobile
Ardeshìr prence, infante che crescea
Ed era bello e dolce al core. Il padre
Gli fe’ nome Ardeshìr, che veramente
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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Alex brollo
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proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 11 —|}}</noinclude>
<poem>
Beato egli era nell’aspetto suo,
E in grembo l’allevò con gran desio
Fin che lunga stagion per lui trascorse.
Ed or, la gente di gran senno lui
Babekàn Ardeshìr chiamar solea
Più veramente, e quei della sua casa
Quante erano virtù sì gli apprendeano
Con molto studio, sì che la natura
Vincean le sue virtù. Ma per saggezza,
Per vago aspetto e nobil viso, tale
Era davver, che detto avresti ancora
Prender luce da lui quest’almo cielo.
:Del senno e del saper del garzoncello
Novella giunse ad Ardevàn. Fu detto
Che leon fero in giorno di battaglie
Era il garzon, che in giorno di conviti
A la stella de’ vespri ei somigliava,
Sì che ratto un’epistola scrivea
Prence Ardevàn all’inclito gagliardo,
Babèk valente. O saggio, egli scrivea,
Di nobili consigli, o giusto e puro,
Guida a noi tutti e parlator facondo,
Udii che cavalier memore e accorto
E di nobil favella è il figlio tuo,
Prence Ardeshir. Come letto t’avrai
Questo mio foglio, manda il giovinetto
All’istante appo noi lieto e beato.
D’ogni cosa ch’è all’uopo, io veramente
Non bisognoso il renderò, che grande
Il farò tra gli eroi. Quand’egli accanto
A’ nostri figli abiterà, noi certo
Non direm ch’ei non è di nostra stirpe.
:L’epistola regal ratto che lesse
Babèk illustre, lagrime di duolo
Giù per le gote sue sparse ben molte,
E comandò che innanzi a lui venisse
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<poem>
Il regio scriba e con lo scriba ancora
Il giovane Ardeshir, tenero e bello.
:Leggi, gli disse, d’Ardevàn l’epistola
E su vi pensa con alma serena.
Ecco! al mio prence un’epistola anch’io
Scriverò tosto e invierògli tale
Di cor benigno e gli dirò: «Tu vedi
Ch’io qui ti mando il core e gli occhi miei,
L’animoso garzon, caro e diletto.
Consigli anche gli diei, ratto ch’ei venga
A l’eccelsa tua reggia, e tu, signore,
Ciò che de’ prenci è del costume, a lui
Farai cortese, che non vuolsi mai
Che spiri sovra luì vento importuno».
:Ratto qual nembo, de’ tesori suoi
Schiuse Babèk le porte e il giovinetto
D’ogni cosa più eletta e prezïosa
Rese beato, d’auree briglie assai,
Di spade e clave (oh no! pel figlio suo
Grave non gli era di donar sue cose).
Di drappi ancor, di fulgide monete,
Di destrieri e di paggi e di broccati
Tessuti in Cina e intesti d’oro, e degni
Di re dei re. Coteste cose innanzi
Recava al garzoncello il tesoriere,
E il garzoncello già si fea soggetto
Di principe Ardevàn. Ma ricchi doni
Anche mandava, ed eran molti, al prence
Con Ardeshir il vecchio duce, nummi
Ed agalloco e muschio. Il giovinetto,
D’inclite orme quaggiù, dalla presenza
Uscìa dell’avo e a Rey scendea lontana,
Di principe Ardevàn nella dimora.
:Quando vicino al regio ostello ei giunse.
Detto fu al prence di costui, che accesso
A dimandar venìa. Con molto amore
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<poem>
Il giovinetto a se chiamava innanzi
Sire Ardevàn e fea parole assai
Di Babèk valoroso. Accanto al trono
Il fe’ seder, pe’ vichi circostanti
Un loco gli assegnò, mandava poi
Ogni sorta di cibi e di tappeti
E di splendide vesti. Il giovinetto,
Co’ suoi compagni di gran nome, al loco
Che Ardevàn gli assegnò, così discese.
:Ma nell’ora che il sol ponea suo seggio
Sovra il trono del ciel, quando la terra
Bianchezza avea dal sol qual è di greca
Fanciulla il viso, convocò i valletti
Ardeshìr a sè innanzi e i doni suoi
Quanti eran d’uopo, ad Ardevàn monarca
Mandò, quali Babèk duce invïava.
Ardevàn li mirò; grati gli vennero
All’alma e al core, e di giocondo frutto
Furon cagione al garzoncel, che il prence
Qual figlio suo sel tenne seco e mai,
Per cure ch’egli avesse, in alcun tempo
Nol trascurò. Fra le sonanti caccie,
In ber del vino o banchettando, mai
Senza quel caro giovinetto suo
Non era il re. Ma seco egli il tenea
Quale un congiunto suo, nè tra’ suoi figli
Diverso grado gli assegnava ancora.
:E avvenne poi che un dì genti di corte
Co’ figliuoli del re, di vasta caccia
In loco ameno, si sperdeano. Andava
Con Ardevàn anche Ardeshir garzone,
Ch’era diletto al cor del re sovrano
Il giovinetto. Allor, quattro si avea
Prence Ardevàn giovani figli, e d’essi
Era ciascun quale un monarca. Lungi,
Per la campagna un ònagro fu visto,
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<poem>
E da quell’ampio stuol fiero tumulto
Subitamente si levò. Sospinsero
Veloci in corsa tutti lor destrieri,
E la polve e il sudor quivi d’un tratto
Si mescolâr. Corse dinanzi a tutti
Ardeshir giovinetto e come appena
Ei fu vicino, sovra l’arco pose
Una saetta e ne la coscia un maschio
Ònagro ne colpì, sì che passavano
De la belva le carni e la ferrata
Punta e le penne di quel dardo. Venne
All’istante Ardevàn, del giovinetto
Ammirò il tratto poderoso e disse:
:Di colui che atterrò con la sua freccia
Cotesto onàgro, a la possente mano
Pari l’alma deh! sia! — Così rispose
Al suo prence Ardeshìr: Cotesto onàgro
Io co’ dardi atterrai. — Deh! che soltanto
Io l’atterrai, disse un regal fanciullo,
Ed or ne cerco la compagna ancora!
:Ardeshir gli rispose: È vasto il campo.
Ed ònagri vi son, dardi pur anco.
In questa guisa atterrane tu pure
Un altro, ma il mentir colpa è ben grave
Tra valorosi. — Pien di sdegno allora
Fu a que’ detti Ardevàn. Contro al garzone
Fiero un urlo cacciò, dissegli iroso:
:Colpa questa fu mia, che il nutricarti
Fu mia leggo e costume. Oh! perchè mai
Era d’uopo recarti a’ miei conviti.
Alle mie caccie, con lo stuol de’ prodi,
Perchè poi soperchiar così volessi
I figli miei, costume di superbia
E d’alterigia ti pigliando? Vanne,
E custodisci gli arabi destrieri
Di nostra casa e scegliti l’albergo
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<poem>
Vicino a quelli. Accanto a’ beveraggi
De’ palafreni tu sii prence e sire,
In tutte l’opre a chi più vuoi compagno.
:Pien di lagrime agli occhi, andava allora
Ardeshir giovinetto, ai beveraggi
Degli arabi destrier primo custode,
E tosto all’avo suo scriveva un foglio,
Pieno d’affanno il cor, piena la mente
Di pensieri in tumulto. Ecco! dicea,
Che mai ne incolse da Ardevàn! Gli sia
Corpo il dolore, alma gli sia l’angoscia! —
Indi narrò le cose intravvenute
Insieme tutte, e perchè mai sdegnato
Fosse prence Ardevàn. Come quel foglio
Giunse a Babèk, non disvelò ad alcuno
L’alto secreto, ma il cor suo ne andava
Pieno d’affanno e di dolor. Monete
Ei prese alquante da’ tesori suoi,
E diecimila al giovinetto suo
Ne mandò ratto, sospingendo in via
Un dromedario e un cavalier. Ma prima
Comando ei fe’ che si venisse a lui
Tale, scrittor di fogli, e sì gl’impose
Per Ardeshir questa epistola acconcia:
:Inesperto garzon di poco senno,
Poi che ne andavi a dilettosa caccia
Con Ardevàn, perchè se’ corso innanzi
A’ figli suoi? Tu servo e non congiunto
Veramente gli sei. Ned ei ti fece
Atto nemico, ei no, per tristo core,
Ma tu il facesti per la tua stoltizia.
Or tu soltanto il suo desìo ricerca
E il piacer suo, nè volgere la fronte
Dal suo comando mai. Copia t’invio
Di monete frattanto e in questo foglio
Pongo per te li miei consigli. Ratto
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<poem>
Che usato avrai d’este monete, chiedine.
Fin che trapassi questa sorte avversa.
:Il dromedario rapido nel corso,
Con un vegliardo di gran cose esperto,
Giunse veloce appo Ardeshìr. Nell’alma
Si fe’ lieto il garzon tosto che il foglio
Lesse dell’avo, e l’inesperto core
All’astuzia si volse ed agl’inganni
Subitamente. Accanto a’ palafreni
Un ostello ei scegliea, nè di lui degno
Faceasi loco ad abitar, che stese
Tappeti al suolo d’ogni foggia e vesti
E cibi vi recò d’ogni maniera,
Ed era il banchettar la notte e il giorno
Sola sua cura, ed i compagni suoi
Eran cantori e colme tazze e vino.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|IV. Fuga di Ardeshìr con Gulnàra.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1369-1372).}}
<poem>
:Un castello si avea nobile ed alto
Prence Ardevàn, e dentro a quel castello
Era una schiava di gran sangue. Nome
Della vaga fanciulla era Gulnàra,
Alta beltà, di gemme e di colori
E di fragranze adorna. Ella era quale
Di re Ardevàn il consigliero e fida
Custode ancor de’ suoi tesori. Al prence
Cara è costei più assai de l’alma, ed ei
Sol nel vederla si rallegra e allieta.
:E avvenne un dì che ad un terrazzo ascese
La giovinetta. Quel suo cor fu lieto
Del leggiadro garzon, sì ch’ella tosto
Diedesi a contemplar quel sorridente
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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<poem>
D’Ardeshìr labbro, e il giovinetto eroe
Nel core dì colei, bella qual luna,
Ratto un loco trovò. Stette la bella
Ad aspettar fin che oscurossi il giorno,
Fin che vicino fu alla notte il giorno,
Oscura e tetra, e de la torre ai merli
Avvinse un laccio suo, tanti vi fece
Nodi robusti e le mani v’appose
Tenacemente. Giù discese allora
Con molto ardir da le superne mura.
Iddio chiamando largitor di grazie
Ai mortali quaggiù. Com’ella venne
Con fiero incesso ad Ardeshìr, di gemme,
D’agalloco e di muschio infusa e piena
Di fragranze soavi, il capo alquanto
Di quel dormiente sollevò dal suo
Guanciale di broccati e stretto al seno
Il rinserrò poi che fu desto. A lei
Sì vaga e bella riguardò il fanciullo,
Ei quel volto mirò, que’ suoi capegli
E tutto l’ornamento, e le fragranze
Sentì soavi. Oh! donde mai, le disse,
Ti se’ levata? già il mio cor che pieno
È sì d’affanno, tu consoli, o bella!
:Ancella e schiava qui son io, rispose,
Pieni d’intenso amor l’anima e il core
Sento per te. Son io la donna cara
Del regnante Ardevàn, de’ suoi tesori
Custode ancora, ed ei per me s’allegra
Ed ha l’alma serena. Or, se m’accogli,
La tua ancella son io, ch’io su la terra
Vivo soltanto pel tuo dolce aspetto.
Che se tu vuoi, verrò con teco e luce
Darò a’ tuoi giorni che son tristi e foschi.
:Come non lunga, dopo ciò, stagione
In ciel si volse, rapida sventura
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<poem>
Incolse al protettor del giovinetto.
Quello sì esperto e vigile ed accorto
Babèk moriva, ad altri abbandonando
Quest’antica dimora. Allor che annunzio
Ne venne appo Ardevàn, pieno di doglia
Ei fu davvero e si fe’ trista e oscura
L’anima sua. Ma tosto ogni gagliardo
Ambi di Persia le contrade, e il sire
Le diè al maggior de’ figli suoi. Fe’ cenno
D’apprestar fuori timpani regali
E si traesse dalla reggia ai campi
Lo stuol de’ prodi. Allor, subitamente,
Si fe’ oscura la terra e trista al core
D’Ardeshìr per colui che sì ’l protesse,
Di splendid’alma saggio vecchio. Il core
Ratto ei togliea da l’esercito accolto
D’Ardevàn prence e dopo il tristo annunzio
Nuovo prese consiglio. Oh! veramente
Per cruccio inverso a lui pieno d’un’ira
Era quel core, ed ei per ogni parte
Cercavasi la via di pronta fuga.
:E avvenne poi che là, nella sua reggia.
Prence Ardevàn raccolse un’assemblea
D’astrologi d’assai, d’alma serena,
A investigar la propria stella e quale
La via del viver suo, cercando ancora
Di chi mai protettrice, in suo mutarsi,
D’allora in poi la sorte fosse. Il prence
Sì gli mandò presso Gulnàra, quivi
Gli astri del cielo a contemplar. Tre giorni
Passar di tempo in tale impresa, e l’astro
Del nascere del prence ivi con cura
Fu guardato per lor. Ma la fanciulla,
De’ tesori custode, allor che intese
Di quei le voci e il favellar dell’astro
Ascendente del re, di lor secreto,
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<poem>
Per quei tre giorni e fin che tre vigilie
Furon trascorse della notte, intenta
Fu agl’indovini, e piena al cor d’un alto
Desìo, col labbro sospiroso e mesto,
Teneasi a mente lor parole. Al quarto
Giorno che venne, andâr que’ sapïenti
D’alma serena a sciogliere l’arcano
Appo Ardevàn; movean con quelle ancora
Astronomiche tavole nel grembo
Al lor signor, togliendosi alla torre
Della fanciulla, e dissero il secreto
Del ciel superno e ognun fe’ sue parole
Del come e del perchè, del quanto ancora.
:D’oggi in avanti, elli diceano, a tempo
Che non è lungo, il cor del nostro sire
Per cosa nuova si dorrà. Dal prence
Fuggirà un servo di regal prosapia
E d’inclito valor. Principe illustre
Ei sarà poi, signor dell’ampia terra
Con sorte amica e disïosi frutti.
:A quegli accenti corrucciossi forte
Dell’inclito signor, che avea propizia
Fortuna, il cor. Ma quando tenebroso
Color di pece de la terra assunse
La superficie, appo Ardeshìr ne venne
La giovinetta. Il cor di quel fanciullo
Come un mar si agitava; un dì soltanto
D’Ardevàn non posava ei dal pensiero,
E la donzella ciò che detto i saggi
Avean d’alma serena al glori̇oso
Prence Ardevàn, ridisse allora, ed ei
Pazïente si fece e manso e dolce
Ratto che i detti di Gulnàra intese.
Ma poi del garzoncello a quegli accenti
Il core s’infiammò, di fuga poi
Ricercossi una via, sì che si volse
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
A la fanciulla e disse: Oh! se d’Irania
Andrò alla terra, se da Rey discendere
Alle città potrò de’ valorosi,
Pensa tu se con me per l’aspra via
Incamminar ti brami, o se qui accanto
Al tuo signor restar ti vuoi. Se vieni.
Se meco vieni, ricca tu sarai,
Sarai corona di quest’ampia terra.
:Io ti son schiava, ella rispose, e mai,
Fin che viva sarò, sarò divisa
Da te quaggiù. — Con sospirose labbra
Ella così dicea, lagrime ardenti
Giù versando dagli occhi, e il giovinetto.
Prence Ardeshìr, a lei sì vaga e bella
Anche dicea: Dimani, e non è scampo,
Andar si dee. — Tornava a le sue stanze
La giovinetta e l’alma e la persona
A estremo rischio per amor ponea.
:Ratto che al sol si fe’ splendente e vaga
La superficie de la terra e cadde
La notte ombrosa dentro a’ lacci apposti,
Schiuse le porte de’ tesori suoi
La giovinetta e incominciò diverse
Gemme a cercarsi, gemme imperïali,
E rubini e monete in quanto a lei
Venìano all’uopo. Alle sue stanze allora
Ella tornò recandosi fra mano
L’inclite gemme nel suo ricco albergo,
E là restò fin che dal monte a lei
Scese la notte e immerso era nel sonno
Ardevàn, e deserto era quel loco.
:Rapida allora come freccia uscìa
Dal suo castello, appo Ardeshìr le sue
Gemme recando, e là vedea quel forte,
Avido di poter, starsi con una
Tazza alla mano. Gli dormìano attorno,
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Ebbri dal vino, de’ cavalli suoi
Tutti i custodi, ma trascelti quivi
Erano di gran prezzo, pascolanti
A’ beveraggi intorno e con le selle
Al dorso avvinte, due destrieri. Allora
Che il giovinetto di sua gloria amante
Gulnàra in volto rimirò, le gemme
Ratto ch’ei vide rilucenti e quelle
Monete accolte, giù depose il nappo
Subitamente e agli arabi destrieri
Le briglie al capo rassettò. Vestìa
Una corazza, e con un brando in pugno
Intinto di velen balzò in arcioni.
Montò su l’altro palafreno allora
La giovinetta che le gote avea
Di luna, ed ambo a via partir gittàrsi
D’un moto sol. Dal solitario ostello
Volsero il viso di Persia alla terra.
Andavan lieti in cor, la via cercando.
:Avvenìa che Ardevàn d’anima lieta
Non era mai, senza la bella sua
Gulnàra, e notte e giorno. Ei da’ broccati
Del suo giaciglio la cervice mai
Non sollevava o gli omeri al mattino
Se in pria, qual lieto augurio, ei non vedea
Oulnàra in viso. Come giunse ancora
Tempo in quel dì per lui di su levarsi,
Tempo in broccati di adornar l’altezza
Del regal seggio, non entrò da lui
Al suo guancial la giovinetta, ed ei
S’adirò grave e per quell’atto avverso
Ebbe cruccio e dolor. Già su le porte
Stavano in piè dell’esercito i prodi.
Già s’adornava il regal trono e il serto
E l’ostello del re, quando levossi
Dal limitare il maggiordomo e venne
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
All’inclito signor. Stanno a le porte,
Disse, 1 principi omai, quanti son duci
Del regno tuo preposti a le contrade.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|V. Persecuzione di Ardevàn.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1372-1375).}}
<poem>
:A’ suoi valletti disse il re: Deh! come
Il suo costume e la sua legge assidua
Non osserva Gulnàra? Ella non viene
Al mio guanciale. Forsechè nel core
Cruccio per me le sta? — Ma degli scribi
Entrava il duce in quell’istante. Ei disse:
:Ieri di notte, ad ora inconsüeta,
Se n’andava Ardeshir. Dai beveraggi
Il bianco e il bruno palafren si tolse.
Quali eran già del nostro inclito sire
I destrieri prescelti. Anche fuggìa
Del nostro prence la donzella cara;
Colei, che il suo tesor gli custodìa,
Con ArdesWr andò. — Dell’uom rissoso
Balzò il core nel petto. Egli salìa
Un biondo palafren, seco recava
Molti assai cavalieri incliti in armi;
Detto avrestù ch’egli mandava attorno
Fiamme di fuoco. In su la via scoverse
Un nobile castello, e v’eran dentro
Uomini assai e quadrupedi molti,
Ed ei richiese: All’alba, al primo sole,
Suon di zampe ferrate di cavalli
Forse che udiva alcun di voi? Passarono
Per questo calle due, rapidi e sciolti
In lor cammino, e bianco palafreno
L’uno si avea, bruno quell’altro. — Disse
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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<poem>
Un di tal gente: Oh sì! passaron due
Su due destrieri e s’internâr pel campo,
Ma dietro ai cavalieri una leggiadra
Capra de’ boschi qual destrier correa,
Sollevando la polve. — Al consigliero
Disse ratto Ardevàn: Deh! perchè mai
Correndo va l’ignota capra? — Questa,
Gli rispondea, di lui che va fuggendo,
È regal maestà, questa gli è l’ala,
Regal possanza con amica stella
Per ottener. Che se il raggiunge e tocca
Nella sua corsa la selvaggia capra,
Davver! che lunga qui per noi diventa
Cotesta cura! — Ma discese allora
A quel loco Ardevàn, cibo vi prese
E riposò, poi ne partì veloce.
Così, dietro Ardeshìr, ei s’affrettavano,
E Ardevàn precedea col suo destriero.
:E il giovinetto con la sua fanciulla
Dal correr suo, qual turbo impetüoso,
Un solo istante non posò. — Davvero!
Che qual propizio ha questo ciel superno.
Offesa danno da’ nemici suoi
Toccar non può! — Ma poi che si stancava
Ardeshìr animoso al correr lungo,
Vide un laghetto da un’altura e tosto,
Ei giovinetto in camminar veloce,
Disse a Gulnàra: A diuturno stento
Congiunti qui siam noi. D’uopo è discendere
A quella fonte poi che sfatti sono
E palafreno e cavalier. Restiamci
A questo loco e di quell’acque chiare
Una stilla beviam. La nostra via
Seguiterem dopo la sosta breve.
:Come giunsero all’acque i giovinetti
Ambo a le gote come sole accesi.
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<poem>
Primo Ardeshir nell’atto che discendere
Volea di sella, due garzoni accanto
Al laghetto scoprì. Deh! che t’è d’uopo,
Diceano ad alte voci i garzoncelli,
Briglie e staffe adoprar! Libero uscisti
Dall’alito del drago e da sue fauci,
Nè bever di quest’acque ora ti giova.
No, no, d’uopo non è che tu discenda
A ber dell’acque; che dovresti allora
La tua persona d’un eterno addio
Salutar. — Come udì queste parole
Prence Ardeshir da chi lo consigliava,
Ecco! a Gulnàra egli dicea, tu questi
Detti riponi in cor! — Così le staffe
Novellamente fûr de’ pie gravate,
Fùr disciolte le redini, e quel prode
In collo si recò l’asta lucente.
:Ma dietro a lui qual rapida bufera
Sire Ardevàn, con alma fosca e rea,
Venia per simil guisa. Allor che scorsa
Fu del giorno metà, quando scendea
Per la volta del ciel la bella face
Che dà lume alla terra, adorna ei vide
Una città, donde gran gente accolta
Venne correndo intorno a lui. Si volse
Ai sacerdoti il nobile signore
E così disse: Quando mai passarono
Due cavalieri? — Gli rispose allora
De’ sacerdoti il duce: Inclito sire
Di bella sorte e di consiglio eletto,
Nell’ora che si fea pallido in cielo
Quest’almo sol, quando stendea l’azzurro
Suo vel la notte, passaron veloci
Per la nostra città due cavalieri,
Pieni di polve ed aridi a le fauci
Per manco d’acqua. Ma venìa da tergo
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<poem>
Ad un de’ cavalieri una selvaggia
Capra veloce; immagine simìle
Dipinta in regi ostelli unqua non vidi.
:Forse che ritornar da questo loco
Vuoi tu, signor? così disse il ministro
Al regnante Ardevàn. Raccogli intanto
I prodi tuoi, l’armi guerresche appresta.
Che ben diversa la contesa tua
Ora diventa! Appo Ardeshìr, da tergo,
La sua fortuna si sedè; ma noi,
Dal correr nostro, solo avremo in pugno
Inutil vento! Scrivi al figlio tuo
Un’epistola acconcia e nell’epistola
Tutte le cose gli racconta, questa
Toccando e quella. E forse egli alcun segno
D’Ardeshìr troverà, perchè costui
Munger non possa de la capra sua
Il dolce latte. — Come udì que’ detti
Prence Ardevàn dal suo ministro, vide
Che già l’impresa sua faceasi vieta.
Fra quelle mura cittadine ei scese
E a Dio signor, dispensator di grazie.
Mandò una prece. Come poi la notte
Giorno divenne, all’apparir dell’alba,
Ei comandò che l’esercito suo
Si ritornasse, ed ei ne venne ancora.
Smorte le guancie sue qual è una canna
Esile e spenta di color. Ma quando
Si fe’ la notte oscura e tenebrosa,
In Rey il sire penetrava e tosto
Un’epistola sua pel figlio suo
Scrivea così: Levossi ad opra infida
La rea menzogna, che partiasi omai
Dal mio guancial così, come non vola
Alcuna freccia dall’arco stridente,
Ardeshìr temerario. In Persia ei scese;
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<poem>
E tu, mio figlio, cercane vestigio
Nascostamente, ma non dir cotesto
A persona quaggiù per l’ampia terra.
:Ma di qua discendea rapidamente
Fino al mare Ardeshìr. Voltosi a Dio,
Così dicea: Tu sol, che mi proteggi,
Dal mio nemico libero mi festi
E sicuro da lui. Deh! mai non vegga
La sua persona beneficio in terra!
:Quivi ei posò. Qualcun de’ marinai
Chiamossi accanto e le passate cose
Tutte seco narrò con sermon lungo;
E quei, già vecchio e di gran senno, allora
Che d’Ardeshìr la nobile persona
E il volto contemplò, ratto conobbe
Che altr’ei non era fuor che de la stirpe
De’ Kay regnanti e s’allietò di quella
Sua regia maestà, di sua grandezza
Veracemente. Rapido egli scese
Al mare e d’ogni parte i navicelli
Dentro all’acque sospinse. Al lieto annunzio
Dell’inclito Ardeshìr, tutto un esercito
Su quell’acque s’accolse, e quali ancora
Discendean da Babèk fra quelle mura
Inclite d’Istakhàr, vampo si presero
Del lor signore alla novella, e quanti
Vivean di Dàra della stirpe e mite
Avean dominio per le terre sparse,
D’Ardeshìr prence a l’improvviso annunzio
Avean tal gioia, che dell’uom già vecchio
Il cor ringiovanì. Venian dal mare,
Venian dal monte le festose genti
Al garzoncello a squadre a squadre, e intanto
Da ogni città si raccoglieano attorno
A costui che cercavasi sua gloria,
Uomini saggi da’ consigli eletti.
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<poem>
Ardeshir giovinetto, a far parole,
Sciolse la lingua allor. Famosi saggi
D’alma serena, egli dicea, nessuno
Dell’inclita assemblea qui si ritrova,
D’uomini saggi da’ consigli eletti,
Che udito già non abbia opre che fece
Pel vile animo suo quaggiù nel mondo
Sikendèr tristo e reo. Spense i nostr’avi
Ad uno ad uno e l’opra sua non giusta
Gli diè in pugno la terra. Or, poi ch’io sono
D’Isfendïàr della semenza, bello,
Bello sarà che giusto non si dica
Da tutti noi seder quale monarca
Prence Ardevàn tra le frontiere nostre,
Per che niuno di noi del tristo caso
Faccia ricordo. Che se a me alleati
In ciò sarete voi, la regal benda
E l’alto seggio in potestà d’altrui
Non io sopporterò. Deh! che mai dite?
Qual mi date risposta? Oh! mi rendete
Risposta acconcia con acconci detti!
:Nell’assemblea quanti erano raccolti,
E consiglieri ed uomini gagliardi
Usi il ferro a vibrar, tosto che udiro
Queste sue voci, si levarno in piedi
E tutti disvelâr dal cor profondo
Il secreto pensier liberamente.
:Quanti Siam qui, dicean, della semenza
Di Babèk, sì davver! che lieti fummo
Del rimirarti in viso, e quanti siamo
Del germe di Sasàn, per vendicarti
Stringiamo a’ fianchi la cintura. Stanno
Dinanzi a te l’anime nostre e i corpi,
E nostra gioia e nostro duol s’appuntano
Nella tua sorte o lieta o trista. Assai
Tu maggior se’ di tutti, in due che vanti
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<poem>
Stirpi reali, e imperïal possanza
A te s’addice e nobile grandezza.
Ma noi, pel cenno tuo, l’alte montagne
Appianeremo ancor, tramuteremo
Co’ nostri ferri in un’onda sanguigna
L’acqua tutta del mar. — Cotal risposta
Come intese Ardeshìr, parve che in alto
Quella sua fronte si levasse, gli astri
A superar del cielo. Ei benedisse
A’ prenci tutti e nel profondo core
Di sua vendetta s’allogò pensiero.
:Una città vicino al mar fondava,
E di traffichi in breve inclito loco
Divenne la città. Ma un sacerdote
Ad Ardeshìr così parlava un giorno:
:Nobil signor di propizia fortuna,
Diletto al nostro cor, tu rinnovelli
La regia potestà, ma in pria t’è d’uopo
Gli sterpi sradicar di Persia tua.
Indi farai con Ardevàn la guerra,
Chè giovinetta è la tua sorte ancora
E giovinetto è il re, mentre colui
Fra tutti i Regi de le stirpi ogn’altro
Vince in tesori; tu vedra’ da lui
Fiero travaglio nella guerra. Allora
Che dal suo loco rovesciato avrai
Quell’alto seggio, fermo a te dinanzi
Niun altro si terrà. — Come le acconcie
Parole di colui sì dolci al core
Ardeshir ascoltò ch’alta recava
L’alta cervice, appenachè sul vertice
Della montagna sollevò la fronte
Quest’almo sole, in Istakhàr sen venne
Da quell’acque del mar. Novella giunse
Di lui pur anco d’Ardevàn al figlio,
Behmèn illustre, e quel suo cor d’affanno
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<poem>
Ratto fu pieno e l’alma si fe’ scura.
Eppur, sul trono suo di re sovrano,
Ei non fe’ indugio, ma le sue falangi
Tutte raccolse con guerreschi arnesi.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|VI. Vittoria di Ardeshir e morte di Ardevàn.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1376-1379).}}
<poem>
:Un prence eravi allor, Tebàk è il nome,
Ricco d’armi guerresche e di gagliardi,
Ricco d’alti consigli. Era costui
Di città di Gihrèm nobil signore,
Sperto e avveduto e libero e disciolto
In sua possa regal. Sette egli avea
Nobili figli; ed ei, ratto che intese
Novelle d’Ardeshìr, dalla presenza
Si tolse di Behmèn. Gihrèm lasciando,
Appo Ardeshir ne venne e seco avea
Gente armata e timballi, e impetüoso
Era suo arrivo. Quando gli occhi suoi
Fino al volto arrivãr del regal duce,
Com’ei dovea, balzò dal palafreno
E rapido avanzò, baciògli i piedi
E de’ figliuoli di Sasàn fe’ lungo
E nobile ricordo. Oneste assai
Fea le accoglienze l’inclito signore
Che amò sua gloria, e pregio in lui vedea
Per suo ratto venir. Ma conturbato
Per Tebàk da un pensiero egli ne andava,
Ei, bramoso di gloria, e di sospetto
Pieno si fece e di temenza il core
Pel vecchio sire. Andavano pertanto
Circospetto per lui lungo la via,
Che belligero stuol venìa con esso.
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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<poem>
Ma quello, esperto, vigile di core
E d’anni molti era davvero, e tosto
Il secreto pensier del giovin prence
Conobbe e vide. S’avanzò, recando
Il Zendavesta, e così disse: L’alma
Vile e spregiata di Tebàk divelta
Dall’Eterno gli sia, Fattor sovrano,
Se altro in core mi sta fuor che consiglio
Onesto e saggio. Quando a me pur giunse
Del regnante Ardeshir novella certa,
Ch’ei le sue genti a quest’acque marine
Condotte avea, di re Ardevàn cotanto
Io mi stancai quanto di donna antica
Stancasi un garzoncel. Tu m’abbi adunque
Di servo in loco d’inclite vestigia,
Pieno d’amor per te; m’abbi tu in loco
Di tal che pazïenza in cor si alberga
E il tuo secreto custodisce. — Allora
Che udì Ardeshìr quelle parole sue,
A diverso pensier fecesi in core
Fondamento novello. Il prode ei tenne
Di padre in loco e n’esaltò la fronte
Su quanti eran con lui prenci famosi.
:Da tal pensier così disciolto il core
Del nobile sovrano, ei venne ai sacri
Fuochi di Ram e di Kharràd, e quivi
Dinanzi a Dio signor stette adorando,
Perchè ad opre leggiadre Ei sì gli fosse
Guida sicura e vincitore in tutte
Il facesse le imprese e della sua
Real grandezza la nobile pianta
Portasse a recar frutti. Ei da quel loco
Discese poscia a le sue chiostre erette
Là ’ve co’ duci suoi vennegli incontro
L’armigero suo stuol. De’ cavalieri.
De’ fanti suoi il computo egli trasse
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<poem>
E riguardò qual fosse inclito e forte,
Duce di prodi, fra cotanti. Allora
Che gli menò cinquantamila innanzi
Animosi guerrieri, usi le spade
A trar giostrando, chi de’ prodi suoi
Il computo facea, chiedendo seppe
Ad uno ad un lor nomi il re novello
E dell’ampio suo esercito fu lieto,
Donò monete e le falangi sue
Fe’ rafforzate e pronte. Anche ricordo
Ei fe’ di Dio, dispensator di grazie.
:Poi che movea lo stuol qual fero pardo,
Contro a Behmèn così discese in guerra.
Figliuolo di Ardevàn. Ratto che a fronte
Furon ambe le schiere ed avanzarsi
Avidi di battaglia i valorosi,
Da questa e quella parte in lunghe file
Ordinârsi gli eroi, tutti con l’aste.
Co’ giavellotti e con le spade in pugno,
E nell’ora che tingesi d’azzurro
L’ampio velo del ciel, dentro la pugna
Di Tebàk si avventò la gente armata.
:Come leoni battaglieri e forti
Ingaggiaron la pugna, e come rivo
D’acque scorrenti versarono i prodi
Nemico sangue. Per tal via, nel cielo
Fino a che il sole impallidi, ingombre
Fin che di polve fûr del ciel le plaghe
E di morti la terra, ei l’accanita
Battaglia proseguian. Levossi allora,
Negra qual pece, una tempesta grave
E un turbine improvviso, e fuor dal mezzo
Dell’esercito suo gittossi ratto
Prence Ardeshir. Fuggìa dinanzi a lui
Il figlio d’Ardevàn Behmèn allora,
Ferito al corpo da una freccia, l’alma
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<poem>
Fosca e dolente. Ma gli corse a tergo
Ardeshìr prence con fragor di tube
E con pioggia di dardi in fin che all’alte
Mura in tal guisa d’Istakhàr cittade
Elli giugnean, là ’ve comando e possa
Avea Behmèn. Come del vero prence
Per la terra ne andò fama e novella,
Da tutte parti innumerevol schiera
Di forti s’adunò. Molti tesori
Gli additâr che Babèk ricolmi avea
Con grave stento, ed ei tutte le accolte
Monete dispensò, forza ne prese
E fuor di Persia le sue schiere addusse.
:Come novella appo Ardevàn giugnea,
Pien di spavento fu quel core e l’alma
Dolente e fosca. Così disse: Un giorno
Dell’alto ciel questo tremendo arcano
Un consigliero mi svelò. Ma in quale
È sventura quaggiù ch’è fuor del nostro
Argomentar, come potrem con studio
Evitarne il destin? Non io credei
Che d’Ardeshìr venir dovesse mai
Tale avido di gloria e di leoni
Tal vincitor. — Così le porte ei schiuse
De’ suoi tesori e gli stipendi porse,
Esercito adunò, le provvigioni
Raccolse attorno. Vennero le schiere
Di Ghilàn, di Dilèm, sì che la polve
Di tante genti a rasentar ne andava
Della luna la via. Ma tosto il sire
Di là traea le sue falangi, tale
D’eroi drappello, ond’ei serrò la via
Alle tempeste. Allor, fra le due squadre,.
Spazio restò quant’è di due trar d’arco
Rapido il volo, e già nel suol profondo
Lor sonni non avean gli attorti serpi
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<poem>
De’ timpani al fragore alto e possente,
Al suon de’ corni, de’ sonagli penduli
E de’ crotali d’India al fiero strepito,
Al gridar de l’esercito ed all’alto
Balenar de’ vessilli, ai corruscanti
Ferri de’ prodi che divelti capi
Spargeano al suol. Durò l’orrida pugna
Quaranta giorni in questa guisa, e questa
Altrice terra a’ servi de’ regnanti
Angusta omai si fea. S’ammonticchiava
Pei molti uccisi la vasta campagna
E stanchi di lor vita orrida e grama
I feriti si fean. Ma sorse alfine
Una nuvola fosca e l’uragano
Ebbe poter su la fatica molta
Della battaglia. Spaventoso nembo
Levossi allora e il cor de’ combattenti
Fu colmo di terror. Gemeano i monti
E squarciavasi il suol, vincea l’altezza
Di questo ciel lo strepito assordante,
Sì che n’ebber sgomento i valorosi
Di principe Ardevàn, convenner tutti
Consenzïenti in un sol detto. L’orrida
Bufera, elli dicean, che or si scatena
Contro Ardevàn, cosa è di Dio. Davvero!
Ch’è d’uopo lagrimar per nostre squadre!
Ma nel dì che più forte e più tremenda
Fu la battaglia, grazia i saggi tutti
Vennero a dimandar pel viver dolce.
Si mosse allor dal mezzo di sue schiere
Prence Ardeshìr, e si levò di dardi.
Che dall’alto piovean, fiero uno strepito
Subitamente. In mezzo a’ suoi fu preso
Ardevàn regnator. Oh sì! la dolce
Anima sua per la regal corona
Ei dar dovette per la man d’un prode;
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<poem>
Kharràd, nome a costui. Quand’egli ’I prese
E seco il trasse, afferrate le briglie,
Avvinto nel cospetto egli l’addusse
Di quel, voglioso di possanza. Allora
Che Ardesliìr Ardevàn scorse da lungi,
Re Ardevàn si balzò dal suo destriero,
Ferito al corpo d’una freccia, l’anima
Fosca e dolente. Al carnefice allora
Fe’ comando Ardeshìr: Tu va, tu prendi
Il nemico del re! Con una spada
Per metà ne dividi la persona
E de’ nemici il cor d’alto spavento
Così fa ingombro. — E il carnefice andava
E il comando eseguìa. Così disparve
Da questa terra l’inclito signore.
Del cielo antico questa è l’opra, ed ora
È contro ad Ardevàn, ora ella è contro
Ad Ardeshìr! Ma qual fino a le stelle
Sublime innalza, misero dipoi
Ella consegna de la terra al grembo.
:Anche due figli d’Ardevàn prigioni
Vennero allor, sì che cadea la stirpe
Tutta d’Arìsh per lui. L’inclito sire
Al carcere mandò, con duri ceppi
Avvinti al piè, que’ due meschini; gli altri
Ch’eran figli maggiori, all’aspro assalto
Sfuggir veloci, nè della sventura
Ne’ lacci s’impigliar. Sceser piangendo
In India alpestre, e degna cosa invero
Anche saria che tu di ciò narrassi
Alcuna istoria. Ma quel campo orrendo
Tutto fu ingombro di cinture sparte,
Di redini divelte e d’armi ancora
D’ambe le schiere, anche d’argento e d’oro,
E il re fe’ cenno che raccolta fosse
La ricca preda. A le falangi sue
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<poem>
Ei la spartiva, allor che de’ gagliardi
Uscì Tebàk dal mezzo e dall’accolto
Sangue purificò le membra tutte
Del caduto Ardevàn. Piangendo assai
Ne lavò il corpo da l’onrata polve
Della battaglia e fece un monumento
Qual de’ prenci è costume. Ei con broccati
Ne rivestì l’aperto seno e in fronte
Di canfora gli pose una corona
Acconciamente. Ma chi andò di quella
Armata gente a Rey, del monumento
La polve calpestò co’ piedi suoi
Da quel giorno, e Tebàk venia frattanto
D’Ardeshìr nel cospetto e gli dicea:
Sire che sapïenza e brami e accogli,
Porgi il tuo patto e dell’estinto sire
Chiedi la figlia. Ell’ha corona e trono,
Maestà regia e dignità. Davvero!
Che in mano tua verranno e il dïadema
E la corona ed il tesor che un tempo
Ardevàn raccogliea con sua fatica!
:Come udì quel consiglio e le parole
Oneste e sagge, nel medesmo istante
Chiese Ardeshìr la regal figlia e poi,
Fino a due lune, in quell’inclito ostello
Ei si rimase. Ricco è quel signore
Di genti armate, e ricca è la sua schiera.
:Disïoso di gloria, ei scese poi
Da Rey in Persia e riposò dal suo
Lungo travaglio e da’ tumulti allora,
E piena di castelli e di giardini
Ivi ei fe’ una città. Dentro eran fonti
E pianure e pendici. Il vecchio e nobile
De la villa signor quella cittade
''Maestà d’Ardeshlr'' con nome illustre
Appella a’ nostri dì. Ma v’era allora
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Una fontana d’infinita copia,
E molti da quel fonte il re possente
Rigagnoli traea limpidi e chiari
E vicino a quell’acque al divo Fuoco
Un delubro ponea, dove le feste
Di Mihr e di Sadèh novellamente
Ei ripose in vigor. Giardini attorno
V’erano e torri e nobili palestre,
Ampio edifizio sollevato al cielo.
Quando poi si morì quel re sovrano
Di forza adorno e di saggezza e ricco
Di maestà, di quell’erme frontiere
Il principe custode al loco ameno
Diè nome di Shehrzùr, fecevi attorno
Villaggi molti, e poi che bello e colto
Egli ebbe reso il dilettoso loco.
Genti vi pose ad abitar. Scoverse
In vicin loco un lago assai profondo,
Ma il monte traforar, perchè scendessero
L’acque, era d’uopo. Artefici e scalpelli
Furono addotti e il principe custode
Cento ruscelli giù dall’arduo monte
Derivò con gran cura e da quel monte
A Shehrzùr li guidò. Si fe’ di case
E di giumenti la città ripiena.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|VII. Guerra coi Curdi.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1379-1381).}}
<poem>
:Prence Ardeshir esercito infinito
Adducea d’Istakhàr, che apparecchiato
Co’ belligeri Curdi egli sen giva
A far la guerra. Com’ei giunse al loco
Vicino omai, con infinita schiera
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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<poem>
Vennero incontro a lui per far battaglia
I Curdi tutti, e quella che parca
Facile impresa, malagevol cosa
Ora si fea, che l’orrido paese
Era ai Curdi propizio. Eppur, là intorno
Tutti raccolti eran di Persia i forti,
Più d’assai che non era un solo d’essi
A trenta incontro. Un giorno, in fino a notte,
Accapigliarsi, e dell’iranio sire
Fuggi la schiera. Per i molti uccisi,
Pei feriti guerrieri in quella vasta
D’armi pianura, si fe’ angusto il loco
Della battaglia, e là non un de’ prenci
Rimase allor, nel contrastato campo,
Toltone il sire con alquanti pochi
Delle sue squadre. Per l’ardente sole
E per la polve del calpesto suolo,
Fessa e scriata per sete gli eroi
Avean la lingua. Ma i vessilli suoi
La notte allora sollevando, l’orrido
Tumulto fe’ cessar nel fiero assalto,
Nella mischia rabbiosa. Alto sul monte
Vide un fuoco Ardeshìr. Là si recava
Della terra il signor con la sua scorta
Volgendo al fuoco scintillante il volto,
Con alcuni suoi fidi, garzoncelli
E di provetta età. Com’egli giunse
Vicino al fuoco, vide che pastori
Stavansi là, di pecore custodi,
Guardïani di capre, e là discese
Dal suo destrier quell’inclito signore
E ne scesero i suoi. Piene di polve
Del tristo campo avean le fauci i prodi,
Sì che a’ pastori avidamente chiese
Dell’acqua il prence, e quei subitamente
Acqua con latte gli porgean rappreso.
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<poem>
:Ivi ei posò, di ciò che ivi rinvenne,
Cibossi alquanto e si levò dal petto
L’arnese suo quando la tetra notte
Fu tenebrosa. Degno d’un gagliardo
Gli fu giaciglio la corazza, ed ei
Guancial si fe’ dell’elmo suo lucente,
Di foggia imperïal. Ma quando sorse
L’alba novella dal profondo mare,
Del prence iranio dal suo dolce sonno
La fronte assorse, e de’ pastori il duce
Vennegli accanto al suo giaciglio e disse:
:Lungi dal capo tuo la rea sventura
La notte e il giorno! Qual t’incolse mai
Danno improvviso poi che questi lochi
Sono il tuo calle e tuo giaciglio è questo
Guerresco usbergo? — D’una via fe’ inchiesta
Il nobil prence de’ pastori al duce:
:Dove, andando di qui, del mio riposo
Un loco troverò? — Loco abitato
Non troverai di qui, colui rispose,
Se una guida non hai. Di qui ne andando,
A quattro parasanghe di cammino,
Loco propizio a riposar dinanzi
A te si mostrerà. Di là congiunti
Son villaggi a villaggi, e in ogni villa
Sta un principe famoso. — Allor che intese
Dal duce de’ pastor, seco recava
Prence Ardeshir alcuni vecchi, esperti
Le strade a rintracciar, da quella greggia,
E da quel monte discendea con essi
Ad un villaggio. Del villaggio il prence
Ratto vennegli incontro, ed ei mandava
Suoi cavalieri, giovinetti e vecchi,
Da quel loco abitato all’ardue mura
Di Maestate d’Ardeshìr. Ma tosto
Che alla sua gente del suo re novella
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<poem>
Rapida giunse, presero la via,
Tutti festosi in cor. Gli esploratori
Mandava allora de’ Curdi alla terra
Ardeshir prence, a investigar lor opre
Nascostamente. Andarono veloci
E ritornâr, discesero al signore
D’Irania bella e dissero: Son tutti
Di lor gloria bramosi e son festanti.
Ne alcuno del signor d’Irania bella
Serba memoria in cor. Pensano intanto
Che invecchi d’Istakhàr fra l’alte mura
Prence Ardeshìr, che la fortuna sua,
Giovane un tempo, a vecchia età si cali.
:Ratto che udì quelle parole, il prence
N’ebbe gioia verace, e i casi suoi
Intravvenuti cosa lieve al core
Parvergli allora quale un’aura lieve,
Sì ch’ei scegliea da l’inclite sue squadre
Tremila, usi a vibrar spade lucenti.
Cavalieri pugnaci, e mille eroi
D’archi forniti e di turcassi colmi
E di quadrella si traea con seco.
:E poi che il sole impallidì, sue genti
Il re condusse, abbandonati a dietro
Quanti ei menarsi non potea. Ma tosto
Che fu la notte alla metà del corso
E più oscura si fe’, quel re del mondo
A’ Curdi eroi si ritornò da presso.
Vide che di dormienti il vasto campo
Era ingombro per essi, e vide ancora
Che intenebrato dell’avverso stuolo
Era l’ignobil cor. Poi che vicino
Ei fu al guancial de’ Curdi addormentati.
Libere lasciò andar le attorte redini
Al suo veloce palafreno e trasse
L’acuta spada e vi diè dentro e pose
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<poem>
Di sangue una corona ai capi eretti
Dell’erbe al campo verdeggianti. Allora
Tutta di capi e di mani divelte
Videsi ingombra la campagna; quivi
Alla faccia del suol giacean confitti
I Curdi prenci. Innumerevol schiera
Venne prigione, e tracotanza allora
E stoltizia cadean spregiate e vili.
:Ma la terra de’ vinti il nobil prence
Alle rapine abbandonò; sportelle
D’auree monete e serti rilucenti
A’ suoi forti ei donò, sì che accadea
Che ove recava in una conca e sopra
Al capo suo le raccolte monete
Un uom, già vecchio, a la campagna, niuno
Alle monete sue volgea gli sguardi
Con trista voglia, per giustizia vera,
Per inclita fortuna a quel bel tempo
Del nobile signor. Nè vampo allora
Ei menò di valor fra quelle mura,
Ma fieramente alla città discese
D’Istakhàr sua. Là fe’ precetto e disse:
Vigor rendete a’ palafreni e l’armi
De’ cavalieri facciansi per voi
Di colpa immuni. A genïal convito
I vostri corpi riposate insieme,
Che ratto pur verrà del dï dell’armi
II novello pensier. — Si volser tutti
A banchettar quegli animosi, e poi
Che si posò dal cinto de la guerra
Il fianco attrito, assorto in un pensiero
Di nuovi assalti fu Ardeshir. — La storia,
Udita che l’avrai, tu serba in mente.
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<poem>
{{Ct|c=t1|VIII. Leggenda di Heftvâd e del verme.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1381-1384).}}
:Vedi prodigio che narrava un giorno
L’uom de la villa al dì che ogni secreto
Da l’intimo svelò, quand’ei parola
Tenne di Persia e dell’ampiezza sua,
Di sua lunghezza ancor, dall’ardue mura
Di Kugiaràn fino a le sponde apriche
Del mar di Persia. — Angusta era a que’ tempi
Una città con abitanti molti,
E ciascun si vivea delle sue mani
Con l’opra assidua. Eran fanciulle molte
Nella città che lucravansi il pane
Contro voglia e desìo; ma più vicino
Era un gran monte da una parte e a quello
Tutte n’andavan le fanciulle accolte
In un sol gruppo, e d’esse la bambagia
Recavasi ciascuna al giusto peso
E recavasi ancora un cofanetto
In duro legno, a collocarvi i fusi
Veloci adatto. A ragunarsi andavano
Le giovinetto in su le porte e poi
Gioiosamente uscian dalla cittade
E al monte si volgean. Lor scarsi cibi
Ponean quivi in comune e nel mangiarne
Parte non era mai che all’altre fosse
O maggiore o minor, nè andavan mai
Detti ozïosi intorno a sonni o a cibi,
Ma lor gloria e lor biasmo era soltanto
In lor bambagia. Al cader della sera
Tornavan tutte a lor dimore, quando
In lungo filo tutta erasi volta
La lor bambagia candida e leggera.
:Ma dentro alla città, povero e gramo
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<poem>
E di gaia natura, un uom vivea;
Reftvàd il nome suo. Deh! perchè mai
Così ne andava il nome suo? Ne andava
Così quel nome perchè sette avea
Figli nobili Heftvàd. Sola una figlia
Avea, diletta al cor, che pregio alcuno
Ei non ponea nell’aver figlie assai.
Ed or, sì avvenne che sedeano un giorno
Co’ fusi lor le giovinette al monte
In ampia schiera e ciò che avean di cibi
In comune ponean, lasciando al tempo
Di lor pasto frugal gl’intorti fusi;
A-venne ancor che quella giovinetta
Fortunata d’Heftvàd un picciol pomo
Che il vento scosse dal natio suo ramo,
Vide a mezzo la via. Rapidamente
Ella il raccolse; e tu frattanto ascolta
Del prodigio la storia. — Allor che morse
La giovinetta da le belle gote
Il picciol frutto, dentro vi scoperse
Un verme ascoso. Fuor dal pomo il trasse
Con le sue dita e acconciamente il pose
De’ fusi nel forzier. Quand’ella poi
A trarre incominciò dal cofanetto
La candida bambagia, Ecco! ella disse.
In nome del Signor che non ha pari.
Non ha compagni, portentosa cosa
Oggi a voi mostrerò filando intenta
Dietro la sorte d’esto verme, ascoso
Nel pomo rubicondo. — Intorno a lei
Riser gioiose le fanciulle, liete
Ne’ volti lor, mostrando le argentine
File dei denti, e quella si filava
Due cotanti di ciò che in un sol giorno
Filar solea, si che ne scrisse il computo
Su l’arena del suol, poi di là venne
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<poem>
Pari a nembo di fumo, ed a la madre
Quanto filato avea mostrò festante.
:Lei benedisse con amor la madre
In questi accenti: Nobil frutto avesti,
Vaga fanciulla mia, candida luna
Che hai l’aspetto di sol! — Due volte tanto
Di ciò ch’ella solea recarsi al giorno,
Al primo albore le assegnò la madre,
Di materia a filar. Tosto che giunse
Da quella schiera di fanciulle industri,
L’anima e il cor con la persona intenta
All’assiduo filar, così ella disse
A le donzelle di gran nome: O dolci
Compagne mie di bella sorte, in volto
Come lune leggiadre, io d’esto verme
Per la nobil fortuna in tanta copia
Il filo trassi, che non anche d’altro
A me venne bisogno all’opre industri.
:E filavasi allor ciò che recato
Aveasi in pria, sì che dell’altro ancora
Ove stato vi fosse, a lei venuto
Bene all’uopo sarìa. Seco alle case
Recava poi ciò che filato avea
Acconciamente, e il cor della sua madre
Si fea per lei quale giocondo e lieto
È paradiso. Intanto, ogni mattina,
Un morsellin di quell’agreste pomo
A quel verme porgea la giovinetta,
Dal volto di Perì, poi quel cotanto
Ch’ella accrescea di quella sua bambagia,
Qual donna incantatricc, ella filava.
:Avvenne ancor che un dì la madre e il padre
Così diceano a la fanciulla industre:
:Tanto tu fili! Forsechè, o leggiadra,
Un patto festi quale di sorella
Con alata Perì? — La giovinetta
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<poem>
Candida e vaga di quel pomo agreste
E del picciolo verme ivi nascosto
Subitamente alla sua dolce madre
Fecesi a favellar. Mostrò quel verme
Inclito e industre a’ genitori suoi,
E n’ebber luce quella donna antica
E l’uom di lei. Heftvàd l’arcano evento
Prese per sè con lieto augurio, e poi
Mai più si ricordò dell’opre sue,
Di suo lavoro, ma soltanto ei fea
Parole ognora de la fausta sorte
Del verme industre, e la fortuna antica
Per lui ringiovanì. Così passava
Tempo non lungo, e ad ogni dì suo stato
Più splendido si fea, ned essi a vile
Tenean quel verme, sì ’l tenean contento
Con cibi acconci, e quei crescea frattanto
E vigor si prendea, sì che la testa
Ed il lubrico dorso un bel colore
Assunsero ben tosto; e già de’ fusi
Era angusto il forzier per lui sì grande.
Qual negro muschio il suo mantel si fece,
E su quel muschio, lungo tutto il dorso,
Da capo a pie, mostraronsi lucenti
Macchie di zafferano. Ecco! gli fece
Una bell’arca tutta negra e dentro
Vel pose ad albergar con molta cura
Heftvàd accorto; e sì fu allor che dentro
A quell’ampia città nessun parole
O per consigli o per giustizia mai
Formar potea senza di lui. Suo pregio
In alto crebbe e crebbe sua sostanza
E grado e dignità; li sette figli
Fecersi ancora ed opulenti e ricchi.
:Un principe era ancor fra quelle mura
Della città, superbo e tracotante,
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<poem>
D’inclito grado, con guerrieri eletti.
Cercavasi costui cagion di colpa
Contro Heftvàd per denari ch’ei volea
Torre a quest’uom d’umile stirpe. Intanto,
Presso Heftvàd si adunâr famosi in guerra
Subitamente, presso a’ sette figli
Di pugne amanti, e di guerresche tube
Da Kugiaràn levossi alto uno squillo
E vennero con l’aste i valorosi,
Con le spade e le freccie. Andava innanzi
Heftvàd a tutti; ei scese ne l’assalto
E fe’ giustizia di valor, che tosto
La città prese e trucidò l’ingiusto
Sire, e le gemme sue ch’erano assai,
Venìangli in mano co’ tesori. Allora
Una gran turba s’adunò dintorno
Al vincitor, che ascese alla montagna
Da Kugiaràn città. Quivi, su l’alta
Vetta del monte, un bel castello ei fece,
E tutta v’ascendea raccolta in folla
Gioiosa la città. Fu posta in ferro
Al castello una porta, e ben fu quello
E di pace e di guerra inclito loco.
Era sul monte una fontana, e in mezzo
Al nobile maniero ella scendea
Per lieta sorte. Heftvàd intorno intorno
Alto un muro vi eresse, e chi vedea,
Scoprirne non potea l’altera cima
Con gli occhi suoi. Ma quando angusta e grama
Al verme industre si fe’ l’arca, sopra
Quel monte eccelso, fra quell’alte rupi,
Gli fecero una cava, e molle e molle
Vel poser dentro, poi che al ciel sereno
Si fero asciutte le commesse pietre
E la calce ivi apposta. Anche avvenia
Che del verme il custode ogni mattina
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<poem>
D’Heftvàd, correndo, si partìa dal fianco
E gli apprestava di nigella bruna
Un gran caldaio per suo cibo. Il verme
Vuotavasi il caldaio apposto a lui.
:Su cotest’opre volsero nel cielo
Alquanti anni così, quando si fece
Qual elefante nella sua cervice
E nel dorso quel verme, e poi che tempo
Così passava per Heftvàd, ei pose
Nome Kirmàn all’inclito castello,
Da quel verme il traendo. Era del verme
Lieta custode la fanciulla, e il padre.
Pugnace e battaglier, n’era pur anco
Il nobil duce. Gli assegnâr scrivani
E sagaci ministri, e n’era intanto
Nigella bruna e miel con dolce latte
Il grato cibo. Stava alla sua porta,
Come duce d’eroi, Heftvàd intento
E dell’opere tutte, e giuste e ingiuste,
Chiedea norma da quello. Egli discese
Fino a Kirmàn dal mar di Cina e tutte
Su le spiagge del mar le sue distese
Ampie falangi. I sette figli suoi
Diecimila si avean forti guerrieri
Di spade armati, avean tesori ed armi
Da far battaglie. Ma se re pur fosse
Che a far guerra venisse, allor che accanto
Venìan sue schiere al prodigioso verme,
Quell’esercito suo qual si venia,
Rotto ne andava, tostochè la fama
Di tanta istoria udìasi attorno. Quella
Porta d’Heftvàd illustre e celebrato
Fu tale allor, che intorno ad essa vento
Non osava spirar. L’arduo castello
Di genti armate e di tesor fu pieno,
E la tempesta su quell’alte mura
Libero varco non avea giammai.
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{{Ct|c=t1|IX. Spedizione di Ardeshir.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1384-13S6).}}
<poem>
:Come d’Heftvàd ebbe novella certa
Prence Ardeshir, non gli fûr dolci o grate
Quelle parole. Il nobile signore
Esercito inviò d’alta fortuna
E battagliero incontro a lui; ma quando
N’ebbe l’annunzio Heftvàd, pensier di quelli
Già non gli entrava in cor. Pose frattanto
Le insidie sue del monte in un recesso,
Indi co’ prodi suoi discese ratto
A contrastar. Come destar gli sdegni
Da questa parte e quella ambe le schiere
E fer battaglia con bipenni e clave
Ferocemente, si levò d’un tratto
De l’insidie dal loco una novella
Schiera di prodi, e a’ principi famosi
Si fe’ oscura la terra. Oh! più nessuno
Scerner potea dal pie la mano, e detto,
Detto avresti! che il suol tenace e greve
Incatenata avea la man de’ forti.
Ma per gli uccisi tal si rese allora
La valle e il monte e la vasta pianura.
Che il vincitor dal menar stragi attorno
Stanco e affranto venia. Quanti superstiti
Restarno al loco de l’assalto, indietro
Al lor prence e signor si ritornarono
Precipitosi, e come n’ebbe annunzio
Ardeshir celebrato e quando l’ampia
Strage egli intese e l’orrida rapina
E il gran tumulto, ebbe corruccio e doglia
E le sue genti richiamò d’un tratto
</poem><noinclude></noinclude>
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Indice:Cicerone - Degli uffici, 1840.djvu
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|Autore=Marco Tullio Cicerone
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|Note=La suddivisione in capitoli salta per errore da XXVI a XXIX, numeri di pagina e testo procedono corretti.
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OrbiliusMagister
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{{Ct|t=3|v=1|f=100%|VOLGARIZZAMENTO}}
{{Ct|t=1|v=1|f=120%|DEGLI UFFICI DI CICERONE}}
{{Ct|t=1|v=1|f=80%|lh=2|TESTO INEDITO DEL BUON SECOLO <br />DELLA FAVELLA TOSCANA}}
{{Ct|t=2|v=2|f=80%|ORA PUBBLICATO}}
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OrbiliusMagister
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|218||}}</noinclude><section begin="s1" />le quali fussino secondo la natura, così le raccolgono, se esse non ripugnino alla virtù: la qual cosa quando così è, stimano alcuni che questa comparazione non fu rettamente introdotta, e che in nessuno modo si doveva dare precetti di questo genere.<section end="s1" />
<section begin="s2" />{{Ct|t=3|v=2|f=80%|CAPO II.}}
{{Ct|t=1|v=2|lh=1.5|''Che solo ne’ savi è il perfetto onesto.''}}
E quell’onesto, il quale ancora propriamente e con verità è detto onesto, è solamente ne’ savi, e non mai può essere svelto dalla virtù: ma in coloro, ne’ quali none la sapienza perfetta, in nessun modo è quel medesimo onesto perfetto; ma in loro possono essere le similitudini dell’onesto. Imperocchè questi uffici, de’ quali noi in questi libri disputiamo, dagli stoici sono chiamati uffici mezzi: e questi sono comuni, e largamente si manifestano: i quali ancora molti gli acquistano colla bontà dell’ingegno, e col perseverare dello imparare. Ma quello ufficio il quale coloro chiamano retto, è perfetto e assoluto; e, com’essi medesimi {{Pt|di-|}}<section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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OrbiliusMagister
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OrbiliusMagister
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<noinclude><pagequality level="3" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||307}}</noinclude>{{Ct|t=3|v=2|f=120%|INDICE}}
{{Ct|t=1|v=2|f=80%|lh=2|DELLE PAROLE, O NON REGISTRATE NEL VOCABOLARIO, O NON IN QUESTO SIGNIFICATO.}}
{{Ct|t=1|v=3|''Il primo numero è della pagina, il secondo della linea.''}}
:{{Sc|Abbondanza}}. Quello che si possiede, oltre il bisogno, {{Pg|43}}, 19.
:{{Sc|Anminuire}}. Diminuire. {{Pg|59}}, 12.
:{{Sc|Avanzare}}. Sostantivo verbale. {{Pg|79}}, 5.
:{{Sc|Barattare}}. Cambiare persona a persona. {{Pg|33}}, 26,
:{{Sc|Brandeggiare}}. Brandire, vibrare. {{Pg|153}}, 24.
:{{Sc|Bruttezza}}. Disonestà. {{Pg|64}}, 12; e altrove.
:{{Sc|Campeggiare}}. Stare a campo, a combattere. {{Pg|30}}, 12.
:{{Sc|Ciascuni}}. Nel numero del più. {{Pg|180}}, 13.
:{{Sc|Commettere}}. Fare. {{Pg|64}}, 4; {{Pg|65}}, 6.
:{{Sc|Confacenza}}. Da confare. {{Pg|75}}, 21.
:{{Sc|Congregabile}}. Atto a congregarsi. {{Pg|127}}, 23.
:{{Sc|Di Dubbio}}. {{Pg|65}}, 16. — {{Sc|Di Pensiero}}. {{Pg|65}}, 5. Aggettivi composti.
:{{Sc|Dono}}. Dote, qualità. {{Pg|17}}, 10.
:{{Sc|Edittare}}. Fare editto. {{Pg|271}}, 6.
:{{Sc|Gavillazione}}. Intendere pel Contrario, ironia. {{Pg|87}}, 12,
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:{{Sc|Impiedi}}. In piè. {{Pg|212}}, 18.<noinclude></noinclude>
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OrbiliusMagister
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{{Ct|t=1|v=2|f=80%|DELLE PAROLE, O NON REGISTRATE NEL VOCABOLARIO, O NON IN QUESTO SIGNIFICATO.}}
{{Ct|t=1|v=3|''Il primo numero è della pagina, il secondo della linea.''}}
:{{Sc|Abbondanza}}. Quello che si possiede, oltre il bisogno, {{Pg|43}}, 19.
:{{Sc|Anminuire}}. Diminuire. {{Pg|59}}, 12.
:{{Sc|Avanzare}}. Sostantivo verbale. {{Pg|79}}, 5.
:{{Sc|Barattare}}. Cambiare persona a persona. {{Pg|33}}, 26,
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:{{Sc|Campeggiare}}. Stare a campo, a combattere. {{Pg|30}}, 12.
:{{Sc|Ciascuni}}. Nel numero del più. {{Pg|180}}, 13.
:{{Sc|Commettere}}. Fare. {{Pg|64}}, 4; {{Pg|65}}, 6.
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:{{Sc|Dono}}. Dote, qualità. {{Pg|17}}, 10.
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OrbiliusMagister
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/* Trascritta */
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|308||}}</noinclude>:{{Sc|Mandare A Terra}}. Rovinare; lo stesso che il ''mandare giù'' del Vocabolario. {{Pg|29}}, 18.
:{{Sc|Mattina A Dì}}. Al far del giorno. {{Pg|297}}, 14.
:{{Sc|Obgiurgazione}}. Rimprovero forte. {{Pg|274}}, 3.
:{{Sc|Per Mio, Per Tuo, Per Suo}}. Proprio. {{Pg|12}}, 15; e altrove.
:{{Sc|Piano Dell’anello}}. Il sito della gemma. {{Pg|236}}, 21.
:{{Sc|Portitore}}. Chi trasporta roba a prezzo. {{Pg|121}}, 17,
:{{Sc|Propinguo}}. Parente. ''Propinqui'' latino, è tradotto, ''suoi'' e ''propinqui'': di che quell’aggiunta di ''suoi'' lascia il propinquo, ch’esprima minor grado di parentela. E questo appare meglio a pag. {{Pg|46}}, 12.
:{{Sc|Rammordidamento}}. Da rammorbidare. {{Pg|75}}, 18.
:{{Sc|Riavere a dietro}}. La redibizione. {{Pg|281}}, 5.
:{{Sc|Rivoltarsi}}. Essere in mezzo a qualche cosa. {{Pg|61}}, 2.
:{{Sc|Scaltritezza}}. Da scaltrito. {{Pg|383}}, 2.
:{{Sc|Sconfacente}}. Che non confà. {{Pg|77}}, 6.
:{{Sc|Svillaneggiare}}. Riprendere acerbamente. {{Pg|110}}, 1.
:{{Sc|Svillaneggiamento}}. Da svillaneggiare. {{Pg|110}}, 3.
:{{Sc|Tornarsi}}. Ricambiarsi di ospizio. {{Pg|203}}, 11.
:{{Sc|Udito}}. La cosa udita. {{Pg|27}}, 20.
:{{Sc|Unguentajo}}. Unguentario. {{Pg|127}}, 13.
:{{Sc|Zoppeggiare.}} Andar zoppo. {{Pg|95}}, 21.
{{Ct|t=3|v=3|f=80%|FINE.}}<noinclude></noinclude>
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OrbiliusMagister
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/* Senza testo */
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text/x-wiki
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OrbiliusMagister
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== A volte ritornano (tabella da "smarginare") ==
Salve a tutti,
sono riemerso dalla nebbia per rileggere
[[Indice:IlSessismoNellaLinguaItaliana.pdf]]
un testo che fra l'altro era avantissimo - considerato che è stato redatto nella sua forma finale nel 1987.
Dato che mi sono dimenticato quasi tutto l'editing wiki, vi chiederei un favore:
se potete modificare questa tabella (poi lo applicherò a tutte le altre tabelle del testo)
https://it.wikisource.org/wiki/Pagina:IlSessismoNellaLinguaItaliana.pdf/45
In pratica non riesco a inserire spazi di margine tra il testo e il limite celle e quindi i testi delle tabelle (che sono anche giustificati) vengono a appiccicarsi creando non solo un brutto effetto estetico ma anche errori di lettura.
Ho provato un po' a maneggiare con gap e vari ma non riesco a ottenere che risultati parziali.
Vi ringrazio come sempre per la vostra infinita pazienza. [[User:Accolturato|Accolturato]] ([[User talk:Accolturato|disc.]]) 17:07, 2 lug 2026 (CEST)
:Ciao @[[Utente:Accolturato|Accolturato]]. Ho preparato io quelle tabelle. Come posso migliorarle? Intendi maggiore spazio fra le colonne? --[[User:Paperoastro|Paperoastro]] ([[User talk:Paperoastro|disc.]]) 19:41, 7 lug 2026 (CEST)
::Ciao@[[Utente:Paperoastro|Paperoastro]]! Forse è un problema solo dal device col quale visualizzo. Quello che vedo io è che le scritte sono giustificate e senza margine rispetto alla divisione di celle, per cui non si capisce che la lettura va a capo ma si "sbaglia" leggendo di fila. Se questa cosa non ti è immediatamente visibile vuol dire che probabilmente dipende da me. Grazie per aver risposto e complimenti per il lavoro, è un documento prezioso ed è bene che sia presto a disposizione di tutti. [[User:Accolturato|Accolturato]] ([[User talk:Accolturato|disc.]]) 08:56, 8 lug 2026 (CEST)
:::Ho proceduto a concludere il lavoro e ho messo al 100%. Spero di aver prodotto più contributi che danni :-). Ah ho notato che tra le Ec già presenti c'era un 'subliminare' corretto in 'subliminale'. Considerato che questa forma ricorre più volte l'ho considerata un "arcaismo" e non l'ho corretta.
:::@[[Utente:Paperoastro|Paperoastro]] @[[Utente:AntonellaBecci98|AntonellaBecci98]] se volete dare un occhio in generale spero di aver rispettato le vostre intenzioni. Lieto della collaborazione. Alla prossima! [[User:Accolturato|Accolturato]] ([[User talk:Accolturato|disc.]]) 12:45, 8 lug 2026 (CEST)
== Sui testi anonimi ==
In una discussione recente si è ricordato la seguente regola [[Wikisource:Cosa non mettere su Wikisource#Niente testi anonimi|Niente testi anonimi]] che dice "I testi anonimi di accreditata rilevanza storica sono benvenuti in Wikisource. Comunque testi anonimi moderni non dovrebbero essere aggiunti in Wikisource, a meno di non avere un riconosciuto valore storico. Testi anonimi dal valore non riconosciuto o controverso possono essere cancellati direttamente da un amministratore o sottoposti al giudizio della comunità che può decidere di farli cancellare." Non riesco a capire la ratio di questa regola. I testi anonimi di epoca moderna (e anche oggi) sono diffusissimi ad esempio dentro le pubblicazioni periodiche (riviste, giornali...) dove vari articoli non sono firmati perché la pubblicazione vuole evidenziare non il punto di vista dell'autore ma il fatto che il contenuto sia condiviso dalla linea editoriale. Inoltre testi anonimi sono spesso stati usati quando l'autore non voleva essere "perseguitato" da autorità politiche o religiose, ad esempio il seguente testo [https://archive.org/details/QuarantaProposizioni Le Quaranta Proposizioni condannate di Antonio Rosmini] dove l'autore anonimo (poi identificato con Fabrizio Montebugnoli) dissentiva dalla condanna da parte del Sant'Uffizio di varie affermazioni del filosofo e sacerdote Antonio Rosmini e non voleva però essere a sua volta condannato dalle autorità cattoliche. Discorso analogo si può fare per il seguente testo [https://archive.org/details/irredentismo-italiano-in-dalmazia L'irredentismo italiano in Dalmazia] dove l'autore anonimo sostenitore degli italiani di Dalmazia non vuole essere identificato dalle autorità politiche straniere in quella terra e così via. Poi ci sono casi dove più banalmente le informazioni sono generiche e oggettive e il nome dell'autore ha importanza minore, ad esempio guide geografiche come [[Bergamo e sue valli, Brescia e sue valli, Lago d'Iseo, Valcamonica]]. Dunque non è chiaro quali "testi anonimi dal valore non riconosciuto" debbano essere tolti da Wikisource. Poi ci sarebbero i casi di testi anonimi che sono stati "rivendicati" ovvero poi si è scoperto il nome dell'autore ma in tal caso dunque i testi non sono più anonimi. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 12:58, 3 lug 2026 (CEST)
== Testi compilatori ==
Sempre nella sezione "Cosa non mettere su Wikisource" ci sarebbe la seguente regola [[Wikisource:Cosa non mettere su Wikisource#Niente materiale compilatorio|Niente materiale compilatorio]] "Wikisource non incoraggia l'inserimento di materiale puramente numerico o compilatorio come
Costanti matematiche (come i decimali di pi greco)
Tabelle di dati matematici o scientifici (tabelle logaritmiche o risultati di votazioni)
Materiale crittografico
Codice sorgente di programmi o altro materiale informatico"
In effetti questa esclusione è sensata in quanto questi documenti non sono "testi" in senso stretto, può essere però che a volte contengano anche materiale testuale interessante. Non so se si è discusso se inserire o no il seguente testo compilatorio [[Statistica delle elezioni generali politiche 1904]] e come mai si è deciso di tenerlo. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 13:20, 3 lug 2026 (CEST)
== Libri senza immagini ==
[[Indice:Woolf - Gita al faro, Garzanti, 1954.pdf]] e [[Indice:Testamento di Fortunato Pio Castellani.pdf]]. Qualcuno potrebbe gentilmente correggere? Grazie! [[User:Gatto bianco|Gatto bianco]] ([[User talk:Gatto bianco|disc.]]) 18:09, 3 lug 2026 (CEST)
:@[[Utente:Gatto bianco|Gatto bianco]] Problema ricorrente... adesso su Commons la visualizzazione è ok, ma su wikisource no. Getto la spugna :-( [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:27, 4 lug 2026 (CEST)
::@[[Utente:Gatto bianco|Gatto bianco]] Non mi rassegnavo... sembra risolto, cancellando dai due pdf le pagine finali bianche. Il problema sembra essere qualche magagna nell'elaborazione delle immagini all'atto del primo caricamento, apparentemente risolte da una radicale nuova elaborazione. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:56, 7 lug 2026 (CEST)
:::Grande! [[User:Gatto bianco|Gatto bianco]] ([[User talk:Gatto bianco|disc.]]) 18:08, 7 lug 2026 (CEST)
::::@[[Utente:Gatto bianco|Gatto bianco]] Grazie :-). Una precisazione: ho provato e riprovato a usare il "Purge" anche associandolo alla cancellazione della cache del browser, ma in questi due casi non funzionava su wikisource. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:16, 8 lug 2026 (CEST)
== <span lang="en" dir="ltr">Tech News: 2026-28</span> ==
<div lang="en" dir="ltr">
<section begin="technews-2026-W28"/><div class="plainlinks">
Latest '''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|tech news]]''' from the Wikimedia technical community. Please tell other users about these changes. Not all changes will affect you. [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/28|Translations]] are available.
'''Updates for editors'''
* [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] View all {{formatnum:34}} community-submitted {{PLURAL:34|task|tasks}} that were [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Recently resolved community tasks|resolved last week]]. For example, an issue where the search bar results on Wikidata, showed English results instead of using the correct language fallback for users of language variants, has now been fixed. Search suggestions will now follow the expected language fallback chain. [https://phabricator.wikimedia.org/T429769]
'''Updates for technical contributors'''
* In preparation for [[m:Special:MyLanguage/Event:Celebrate Women|Celebrate Women campaign]] planned for March 2027, the Wikimedia Foundation’s [[m:Special:MyLanguage/Wikimedia Foundation/Advancement/Community Growth/Content Enablement|Content Enablement team]] has launched a 22-question survey to better understand technical contributions by women+ (anyone who identifies as a woman) across Wikimedia projects. The survey takes approximately 15–20 minutes to complete and will remain open until 20 July 2026. The [[m:Special:MyLanguage/Celebrate Women/Technical contributions survey|questions]] are also available on-wiki for review in advance.
* The [[mw:Special:MyLanguage/Extension:Score|Score extension]] now supports rendering music scores as SVG images in addition to PNG, addressing a long-standing [[:phab:T49578|feature request]] and resolving historical image quality issues. Both formats are now provided to clients, with PNG in the <bdi lang="zxx" dir="ltr"><code><nowiki>src</nowiki></code></bdi> attribute and SVG in the <bdi lang="zxx" dir="ltr"><code><nowiki>srcset</nowiki></code></bdi> attribute.
* The new [[wikitech:Parsoid|Parsoid]] parser [[mw:Special:MyLanguage/Parsoid/Parser_Unification/Updates|continues to be deployed to additional wikis]], making it easier to introduce new reading and editing features. It was enabled on French Wikipedia, bringing total progress to covering 78.9% of Wikipedia page views. Rollout to English Wikipedia desktop will progress through this week.
* [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] Detailed code updates later this week: [[mw:MediaWiki 1.47/wmf.10|MediaWiki]]
'''In depth'''
* The Wikimedia Hackathon 2026 [[diffblog:2026/06/29/wikimedia-hackathon-2026-building-collaborating-and-shaping-the-future-together/|recap blog post]] is now live. It highlights the projects, sessions, and social activities from this year’s event, and shares initial plans for the 2027 Wikimedia Hackathon.
'''''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|Tech news]]''' prepared by [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Writers|Tech News writers]] and posted by [[m:Special:MyLanguage/User:MediaWiki message delivery|bot]] • [[m:Special:MyLanguage/Tech/News#contribute|Contribute]] • [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/28|Translate]] • [[m:Tech|Get help]] • [[m:Talk:Tech/News|Give feedback]] • [[m:Global message delivery/Targets/Tech ambassadors|Subscribe or unsubscribe]].''
</div><section end="technews-2026-W28"/>
</div>
<bdi lang="en" dir="ltr">[[User:MediaWiki message delivery|MediaWiki message delivery]]</bdi> 15:57, 6 lug 2026 (CEST)
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<!-- Messaggio inviato da User:STei (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Global_message_delivery/Targets/Tech_ambassadors&oldid=30773578 -->
== Collegamento autore ==
Buon pomerigio, stavo trascrivendo [[L'amor platonico|l'Amor platonico]] di [[Autore:Neera|Neera]], mi sono imbattuto in [[Pagina:Neera - L'amor platonico, Pierro, 1897.djvu/56|questa pagina]] dove è presente il nome di San Francesco d'Assisi diviso in due pagine, come è possibile rendere uniforme il collegamento autore? [[User:Francyskus|Francyskus]] ([[User talk:Francyskus|disc.]]) 17:37, 12 lug 2026 (CEST)
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Pic57
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na -- ve _ Ades vint' an -- ni sun cum -- pì cra -- ve mie cra -- ve _ gu -- verneme mi!
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be -- ve e_al -- le -- gri si stà.}
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Pic57
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Cra -- ve cra -- ve mie se -- le cra -- ve Sun vint -- a -- n che l'ai guer-
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lo Pe -- le -- grin che vien da Ru -- ma uhu! uhu! _ Cunt la
bur -- sa dei da -- né_tral -- le -- ral -- la tral -- la_tra -- le ral -- la -- ré Cunt la
bur -- sa dei da -- né tral -- le -- ral -- la tral -- la_tra -- le ral -- la -- ré
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Panz Panz
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text/x-wiki
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<nowiki>*</nowiki> La cantata scenica ''Atlántida'' di
{{AutoreCitato|Manuel de Falla|Manuel de Falla}} è stata eseguita con grande successo, in versione concertistica, il 30 giugno e il 1° luglio, nell’ambito dell’XI Festival Internazionale di Granada. Ne sono stati interpreti, sotto la direzione di Rafael Fruhbeck de Burgos, il soprano Victoria de Los Angeles, il baritono Luis Villarejo e il coro Orfeon Donostiarra. Sempre
in versione da concerto ''Atlántida'' è stata presentata al Festival di Edinburgo (28 agosto; direttore Igor Markevitch) e a Santander (28 agosto) e San Sébastian (29 agosto) con il medesimo complesso di Granada.
<nowiki>*</nowiki> In veste scenica invece ''Atlántida''
è stata rappresentata il 9 ottobre al Teatro dell’Opera di Berlino con la direzione di Eugene Jochum e la regia di Gustav Rudolf Sellner. Al trionfale successo hanno contribuito gli interpreti: William Dooley, Patricia
Johnson, Ulfried Günther, Loren Driscoll, Manfred Ròhrl, Pekka Salomaa, Donald Grobe, Martin Vantin, Günther Treptow, Frances McCann, Marina Türke, Clementine Mayer, Gitta Mikes, Yonako Nagamo, Ruth Hesse, Sieglinde Wagner
e Pilar Lorengar. Coreografia di Deryk Mendel e le scene e costumi di Michael Raffaëlli.
<nowiki>*</nowiki> L’opera ''Uno Sguardo dal ponte'', di Renzo Rossellini ha ottenuto due significativi successi sulle scene liriche straniere.
Il 7 novembre è stata rappresentata in traduzione tedesca allo Stadtische Bühnen di Francoforte sul Meno,
diretta da Alexander Paulmüller e interpretata da Leonard Wolovsky, Rosi Zapf, Sylvia Stahlmann, Cesare
Curzio, Georg Stern, Wilh Wolff, Iwan Rebroff, Kurt Wolinski, Willy Müller e Manfred Jungwilrth; la regia è stata curata da Roberto e Franco Rossellini.
Il 24 novembre è stata rappresentata{{AltraColonna}}in testo italiano al Gran Teatro Liceo di Barcellona. Sotto la direzione di Nino Verchi e con la regia di Carlo Adi Azzolini hanno cantato Nicola Rossi Lemeni nella parte di protagonista, Sofia Bandin, Elena Tedeschi, Aldo Bottion, Gino Calò e Afro Poli.
<nowiki>*</nowiki> La Commissione istituita dalla Cassa Nazionale Assistenza Musicisti per l’assegnazione dei premi di operosità a compositori italiani per l’anno 1962, ha assegnato 5 premi di L. 500.000 ciascuno ai compositori Renzo Bossi, Mario Cremesini, Terenzio Gargiulo, Gaspare Scuderi e Gianluca Tocchi.
<nowiki>*</nowiki> Nel luglio scorso si è brillantemente
conclusa a Napoli la quarta stagione del Movimento Artistico Napoletano (MAN) presieduto dal M° Otello Calbi. Nel corso della stagione, cui hanno partecipato 32 esecutori e 4 conferenzieri, sono state presentate 30 composizioni cameristiche di 16 autori contemporanei.
<nowiki>*</nowiki> Durante il Festival di Berlino,
l’Orchestra Filarmonica berlinese, sotto la direzione di Erich Schmidt, ha eseguito il 1° ottobre u. s. il ''Thyl Claes'' di {{AutoreCitato| Vladimir Rudol'fovič Fogel'|Vladimir Vogel}}. Altre esecuzioni di tale composizione sono annunciate a Basilea (direttore Paul Sacher) e a Toronto (direttore Heinz Unger).
<nowiki>*</nowiki> Presso la Basilica di S. Vitale in Ravenna si è svolto dal 21 luglio al 12 agosto 1962 il 2° Festival di musica d’organo promosso dalla Azienda di Soggiorno e Turismo ravennate. I concerti, comprendenti musiche antiche e moderne, sono stati tenuti dagli organisti Marcel Dupré, Gaston Litaize, Alessandro Esposito, Gabriel Verschraegen, Gennaro D’Onofrio, Marie-Claire Alain, Luigi Ferdinando Tagliavini e Domenico D’Ascoli.{{FineColonna}}<noinclude><references/>
{{PieDiPagina||244|}}</noinclude>
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Panz Panz
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude>{{Colonna}}
<nowiki>*</nowiki> Si è felicemente conclusa in Spagna la Stagione lirica organizzata dall’Associazione Lirica e Concertistica Italiana. Nel quadro della manifestazione effettuatasi dal 20 al 27 agosto al Teatro Victoria Eugenia di San Sebastiano e nella
Plaza Porticada di Santander, sono state rappresentate le opere ''Nabucco'', ''Tosca'' e ''Bohème'', dirette dai maestri Ino Savini e Alfredo Strano con la regìa di Giovanni Fiorini.
<nowiki>*</nowiki> Al 2° Concorso Internazionale d’Arpa in Israele conclusosi a Gerusalemme alla fine di settembre, sono stati assegnati un primo e un secondo premio rispettivamente all’americana Lynne A. Turner e all’italiana Giuliana Albisetti. Della giuria facevano parte le arpiste italiana Clelia Gatti Aldrovandi e Celeste Lanfranco Gandolfi.
<nowiki>*</nowiki> É annunciata un’Edizione Nazionale
dell’Opera Omnia di {{AutoreCitato|Claudio Monteverdi|Claudio Monteverdi}}, che comprenderà 25 volumi suddivisi in 3 sezioni (musica sacra, profana da camera e drammatico-operistica). L’iniziativa e il progetto di tale edizione sono dovuti al M° Renato Fasano il quale attenderà all’opera in collaborazione con {{AutoreCitato|Riccardo Bacchelli|Riccardo Bacchelli}}, G. Barblan, A. Della Corte, F. Fano, G.F. Ghedini, F. Mompellio, R. Monterosso, G. Pannain, Anna A
Albert, D. Arnold, W. Osthoff, H.F. Redlich, L. Schrade.
L’opera raccoglierà non solo la produzione monteverdiana pubblicata dall’autore stesso, ma anche quella apparsa in antologie del tempo o conservata manoscritta. La riedizione sarà ispirata alla massima fedeltà e l’edizione si informerà ai seguenti principi fondamentali: ricorso alle chiavi moderne; riduzione dei valori ritmici ove se ne presenti la necessità, realizzazione — con funzione puramente indicativa — del basso continuo. Inoltre i revisori si asterranno dall’introdurre segni di colorito alla lezione originale.
{{AltraColonna}}
<nowiki>*</nowiki> Alla fine dello scorso settembre si è concluso a Roma il Congresso internazionale promosso dal Consiglio Internazionale della Musica dell’Unesco e presieduto da Mario Labroca sul tema «''La musica e il suo pubblico''». Il Congresso ha approvato numerose risoluzioni su problemi inerenti l’educazione musicale,
risoluzioni che hanno ribadito la necessità di introdurre l’insegnamento formativo della musica nelle scuole di ogni ordine e grado. Tra le altre risoluzioni approvate vanno segnalate quelle riguardanti: 1) la costituzione di un comitato di esperti per la formulazione di un piano di riforma dell’educazione e dell’organizzazione musicale; 2) la funzione della televisione e della radio nella diffusione della cultura musicale; 3) le edizioni a stampa e le registrazioni, la produzione del diritto di esecuzione, lo sviluppo dell’attività dilettantistica, l’elevazione del livello degli studi professionali di musica.
<nowiki>*</nowiki> Dal 1° luglio al 24 agosto u.s. si è svolta a Dubrovnik la XIII edizione del Festival musicale, cui hanno preso parte noti complessi e solisti jugoslavi e stranieri. In particolare vanno segnalati gli interventi del coro della RTV di Belgrado (che ha presentato fra l’altro ''Oedipus Rex'' di Stravinski e
''Carmina burana'' di Orff), del Complesso Fiorentino di Musica Antica e del Quartetto Vlach di Praga, della violinista Pina Carmirelli e dei pianisti Barbara Hesse - Bukowska, John Browning, Lew Oborin e Vladimir Askenazi.
<nowiki>*</nowiki> Inizierà quanto prima la sua attività
a New York il Lincoln Center for Performing Arts, istituzione destinata a incoraggiare e aiutare la musica, il dramma e il balletto. Il Lincoln Center disporrà di 6 edifici ormai in via di completamento: una sala da concerto, un teatro{{FineColonna}}<noinclude><references/>
{{PieDiPagina||245|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{RigaIntestazione|{{Sc|lxxxiv}}|INTRODUZIONE.||riga=sì}}</noinclude>radici, invocò a sua difesa gl’impotenti soccorsi della violenza. Se il cristianesimo avesse nulla più assalito che le credenze, le tradizioni o la mitologia del politeismo, esso non avrebbe fatto più che riassumere l’impresa di parecchi altri filosofi, e certamente l’impero non ne avrebbe risentita alcuna scossa. Ma quando i Romani intesero proclamarsi come missione questa novella religione, il distruggimento dei loro costumi, usi, delle loro leggi e consuetudini; quando ben conobbero l’aperto disprezzo che si professava di tutta la vana antica sapienza, e come alcuni uomini intendessero ''rifare tutte nuove le cose del mondo'', s’accorsero essere la società minacciata non solo di una riforma religiosa, ma si anche di un rivolgimento politico e civile, e di qui l’odio implacabile contro i novelli innovatori<ref>Ciò venne molto bene provato contro {{AutoreCitato|Henry Saint-John Bolingbroke|Bolingbrocke}} e {{AutoreCitato|Voltaire|Voltaire}} da {{AutoreCitato|Johann Ernst Immanuel Walch|Walch}} (''De persequutionum christianorum romanorum causis non solum politicis sed etiam religiosis'', nei Nuovi Commentarii della Società di Gottinga, tom. III, pag. 3); {{AutoreCitato|Auguste-Arthur Beugnot|Beugnot}} opina essere prevaluti i motivi politici nell’Occidente, i religiosi nell’Oriente (op. cit., tom. I, pag. 16).
</ref>, e tutta quella serie di prevenzioni che per ben quattro secoli generarono contro di essi le tante calunnie che l’ignoranza, i pregiudizii, i personali interessi sempre più moltiplicarono e che la credulità accolse<ref>{{AutoreCitato|Christian Kortholt|Korthott}} (''Paganus obtrectator, sive de calumniis gentilium in veteres christianos''), {{AutoreIgnoto|Holdrich}} (''Disq. de calumniis a gentilibus in primævos christianos sparsis''), {{AutoreCitato|Christen Worm|Worm}} (''De veris caussis cur delectatos humanis carnibus et promiscuo concubitu christianos calumniati sint Ethnici''), {{AutoreCitato|Christian Andreas Teuber|Teuber}} (''Exerc. hist. crit. de martyribus christianis, odio humani generis convictis''), e meglio di tutti {{AutoreCitato|Johann Friedrich Gruner|Gruner}} (''De odio humani generis christianis olim a Romanis objecto''), hanno molto ampiamente trattato delle calunnie che perseguitarono i cristiani nei primi quattro secoli della Chiesa.</ref>. Ma fra mezzo a queste tremende lotte noi veggiamo il cristianesimo manifestarsi sempre più apertamente, vantaggiarsi di tutte le cognizioni umane, parlare alla ragione ed alla intelligenza. {{AutoreCitato|Papa Clemente I|Clemente di Roma}} e {{AutoreCitato|Ignazio di Antiochia|s. Ignazio di Antiochia}} che indirizzano alle Chiese nascenti le ammirabili loro epistole eccitatrici di fervore e di speranze; {{AutoreCitato|Quadrato di Atene|Quadrato}}, vescovo di Atene che indirizza ad {{AutoreCitato|Adriano|Adriano}} l’eloquente apologia dei cristiani perseguitati; {{AutoreCitato|Aristide Marciano|Aristide}} suo compatriota, che offre alla medesima causa la sua vasta erudizione; Agrippa Castore coi vittoriosi suoi assalimenti contro l’eretico Basilide; {{AutoreCitato|Giustino martire|s. Giustino}}, filosofo pagano convertito, alle prese col paganesimo abiurato; {{AutoreCitato|Taziano il Siro|Taziano}} che continua la lotta gloriosa con {{AutoreCitato|Atenagora di Atene|Atenagora}} filosofo ateniese; {{AutoreCitato|Teofilo di Antiochia|s. Teofilo}} sesto vescovo d’Antiochia; Hermia acerrimo derisore delle divinità dell’Olimpo; {{AutoreCitato|Ireneo di Lione|s. Ireneo}}, sì valido campione contro l’eresia, e più altri ben rivelano siccome il cristianesimo sino dai suoi primordii abbia brillato dello splendore così della scienza e del genio, come della santità e della virtù. {{AutoreCitato|Alessandro Magno|Alessandro Magno}} aveva fondata Alessandria presso all’imboccatura del Nilo, volendo fare di essa il centro di riunione dell’Oriente e dell’Occidente, ed Alessandria accoglieva nel suo seno tutti i popoli, tutti gli errori, tutte le dottrine. Il cristianesimo ebbe qui pure fino dal bel principio numerosi discepoli. Nella chiesa fondata da {{AutoreCitato|Marco|s. Marco}} una scuola aveva sempre esistito, la quale acquistò un nuovo splendore sotto il governo di Panteno filosofo una volta stoico, poi cristiano, e convertito da {{AutoreCitato|Clemente Alessandrino|san Clemente}}. Questa scuola, che esercitò si grande influenza sulla teologia, diede una serie gloriosa di sommi maestri i quali Panteno, Clemente, {{AutoreCitato|Origene|Origene}} il fondatore dell’esegesi biblica, che sviluppò la controversia, e col quale può dirsi essere nata la filosofia teologica. Questo straordinario intelletto non aveva più di 18 anni e già era direttore della scuola alessandrina, e vi insegnava la teologia, la retorica, la filosofia, la geometria, la storia, la lingua ebraica e perfino la musica. Il cristianesimo non contava più che due secoli di esistenza, e intanto che tutto ruinava intorno a lui, intanto che il neoplatonismo e l’eclettismo alessandrino si davano, come già accennammo (pag. LXXVI), ad una speculazione disordinata e destituita di principii, esso nudrito da una fede potente, che è il suo principio vitale, fortificata nell’agone sanguinoso del martirio, sviluppato dal metodo rigorosamente scientifico e razionale di Origene, preparava al mondo idee, caratteri, sentimenti, tutti nuovi, una nuova civiltà. Un mezzo secolo dopo la morte di Origene, {{AutoreCitato|Costantino I|Costantino}} dava pace alla Chiesa; e allora la civiltà cristiana raddoppiò di vita e di estensione, vigoreggiata dall’ingegno, dalla dottrina e dalla santità di {{AutoreCitato|Atanasio di Alessandria|Atanasio}}, {{AutoreCitato|Basilio Magno|Basilio di Cesarea}}, {{AutoreCitato|Gregorio Nazianzeno|Gregorio di Nazianzo}}, {{AutoreCitato|Giovanni Crisostomo|Grisostomo}}, in Oriente, e di {{AutoreCitato|San Girolamo|Girolamo}}, {{AutoreCitato|Sant'Ambrogio|Ambrogio}}, {{AutoreCitato|Agostino d'Ippona|Agostino}}, {{AutoreCitato|Paolino di Nola|Paolino Nolano}}, {{AutoreCitato|Papa Leone I|Leone il Grande}} in Occidente. Fatto singolare che l’epoca della decadenza e della barbarie politica e civile fu contemporaneamente quella del nascere della teologia, che si arricchisce di tutti gli stadi di questi uomini, e si sviluppa in una potenza maravigliosa. S. Girolamo, continuando Origene traduceva la Scrittura e la spiegava per mezzo di commentarii sapienti e profondi. La storia ecclesiastica era creata da {{AutoreCitato|Eusebio di Cesarea|Eusebio di Cesarea}}; s. Ambrogio sponeva la morale evangelica uno stile nobile e dignitoso, e s. Grisostomo vestiva degli ornamenti di una sublime eloquenza.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude>{{Colonna}}
Quest’anno i concorrenti sono stati numerosi come al solito: 298 iscritti provenienti da 36 nazioni. I concorrenti che si sono segnalati nella sezione di canto sono: Sezione femminile: secondo premio di L. 265.000 suddiviso tra Adelina Romano (soprano - Italia), Giovanna Vighi (mezzo soprano - Italia), Atsuko Azuma (soprano Giappone), Milena di Giuseppantonio (soprano - Italia).
Sezione maschile: secondo premio di L. 100.000 a Benito Di Bella (baritono - Italia). Medaglia d’oro e premio della giuria di Lire 30.000 a Alfredo Pistone (baritono - Italia), Medaglia d’oro: Carlo Del Bosco (basso - Cuba), Fuso Ryuji (tenore - Giappone), Ricardo Visus (tenore - Spagna).
Nella sezione di pianoforte il primo premio assoluto di L. 300.000 è stato suddiviso tra i concorrenti: Lidia Rocchetti (Italia) e Christian Bernard (Francia). Il secondo premio della sezione femminile è stato assegnato a Minka Roustcheva (Francia) e quello della sezione maschile è stato ripartito tra Giuliano Silveri (Italia) e Alessandro Specchi (Italia). Medaglie d’oro a Françoise Baule Bonnet (Francia) e Nabors William (U.S.A.).
Nella sezione di composizione sono stati segnalati i lavori dei concorrenti Don Sergio Marciano (Italia) e Armando Gentilucci (Italia).
<nowiki>*</nowiki> Nello scorso settembre a Schleswig il Bundesverband dell’industria tedesca ha assegnato per la seconda volta il premio Bernhard Sprengel per la musica da camera. Fra i 25 partecipanti al concorso la giuria ha proclamato vincitore del primo premio di 3.000 DM il compositore svizzero Rudolf Kelterborn per il suo ''3° Quartetto''. Tale composizione sarà eseguita prossimamente alla Kammermusik - Gemeinde di Hannover.
{{AltraColonna}}
{{larger|'''Necrologi'''}}
<nowiki>*</nowiki> Il 1° marzo 1962 è morto a 55 anni di età il musicologo inglese Franck Walker. Lo scomparso va
ricordato, oltre che per un’eccellente biografia su Hugo Wolf (1851), per gli importanti studi sulla scuola napoletana del ’700, in particolare su {{AutoreCitato|Giovanni Battista Pergolesi|Pergolesi}}, nonché per alcuni saggi e studi {{AutoreCitato|Giuseppe Verdi|verdiani}}, pubblicati in periodici e riviste.
<nowiki>*</nowiki> A Washington (Kent) è scomparso il compositore inglese John Ireland, noto soprattutto per l’elegante e originale produzione cameristica, tra cui spiccano le liriche, i pezzi per pianoforte, 3 trii e
alcune sonate. Compose inoltre musiche di scena e per film; pezzi per orchestra, per banda e per organo; musiche sacre e corali. Era nato a Bowdon (Cheshire) nel
1879.
<nowiki>*</nowiki> Il 12 marzo 1962 è scomparso a Praga, ove era nato 61 anni fa, il musicologo cecoslovacco Joseph Lowenbach. Esercitò la critica musicale su vari periodici e fu uno dei principali organizzatori del Festival primaverile di Praga.
<nowiki>*</nowiki> Il 30 giugno u.s. si è spento a Vienna lo scenografo e librettista tedesco Caspar Neher. Nato ad Ausgsburg l’11 aprile 1897, era considerato uno dei più autorevoli esponenti della moderna scenografia tedesca. Ospite dei maggiori Teatri e dei principali Festival internazionali, lavorò anche per la Scala di Milano, per l’Opera di Roma e per il San Carlo di Napoli. Tra i suoi libretti: ''Die Burgschaft'' per K. Weill{{Ec||.}}{{FineColonna}}<noinclude><references/>
{{PieDiPagina||248|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude>{{Colonna}}
<nowiki>*</nowiki> Lo scorso mese di giugno è deceduto a Milano il prof. Baldassarre Torchio. Nato ad Alessandria il 3 aprile 1903, fu per molti anni insegnante di flauto presso il Conservatorio milanese e primo flauto nell’orchestra della Scala.
<nowiki>*</nowiki> A S. Pellegrino è morto lo scorso mese di luglio il regista Mario Frigerio. Nato a Bergamo il 26 novembre 1893, diplomato in pianoforte e composizione all’Istituto musicale della città natale, fu dapprima maestro sostituto e maestro di coro, e venne chiamato alla Scala da {{AutoreCitato|Arturo Toscanini|Toscanini}} come sostituto di palcoscenico (1921). Alla Scala operò poi, a partire dal 1930, in qualità di regista pressocchè ininterrottamente, pur non mancando di collaborare con i principali teatri italiani e stranieri.
<nowiki>*</nowiki> Il 18 luglio u.s. è deceduto a Merano il compositore Alfredo Sangiorgi insegnante di composizione al Conservatorio di Bolzano, autore di 3 opere teatrali (tra cui ''S. Giovanni decollato'', rappresentata a Bergamo nel 1958) e di musica strumentale e vocale. Era nato a Catania nel 1894.
<nowiki>*</nowiki> A Belgrado è morto il 26 luglio u.s. il direttore d’orchestra tedesco Franz Konwitschny. Nato a Fulnek (Moravia) nel 1901, va soprattutto ricordato per le sue interpretazioni di opere di {{AutoreCitato|Wolfgang Amadeus Mozart|Mozart}}, {{AutoreCitato|Richard Wagner|Wagner}}, {{AutoreCitato| Richard Strauss|Strauss}} e di autori russi.
<nowiki>*</nowiki> È scomparso a Milano nel settembre
scorso il prof. Aldo <noinclude>Mon-</noinclude>{{AltraColonna}}{{Pt|tanari|Montanari}}, già insegnante di fagotto presso il Conservatorio di Milano e valoroso componente dell’orchestra della Scala. Era nato a Ravenna il 21 ottobre 1898.
<nowiki>*</nowiki> Il 6 settembre u.s. è deceduto a Berlino, dove insegnava all’Akademie der Kunste il compositore Hanns Eisler. Nato a Lipsia nel 1898, studiò con Schönberg e Webern, insegnando poi a Berlino, New York e nuovamente in patria. Lascia musica di scena e per film, varie composizioni orchestrali, musica da camera e corale, pezzi per pianoforte e numerosi Lieder.
Scrisse anche l’''Inno nazionale'' della Repubblica Popolare Tedesca.
<nowiki>*</nowiki> A Nantes è deceduto il 16 settembre u.s. il compositore francese Marcel Delannoy, autore di opere teatrali, tra cui ''Le Poirier de misère'' (elogiata da Ravel), balletti, un oratorio, musica di scena per film, composizioni sinfoniche e corali, musica da camera, diverse liriche. Nato nel 1898 a La Ferté-Alais, fu amico di Honegger, del quale dettò una biografia (1953).
<nowiki>*</nowiki> Il 2 novembre u.s. si è spento a Milano il maestro Felice Lattuada. Nato a Caselle di Morimondo (Milano) nel 1882, allievo di {{AutoreCitato| Vincenzo Ferroni|Ferroni}} al Conservatorio milanese, vinse nel 1929, con l’opera ''Don Giovanni'' il Concorso Nazionale del Ministero della Pubblica Istruzione. Operista legato alla tradizione, compose ancora ''La Tempesta'' (1922), ''Sandha'' (1924), ''Le Preziose ridicole'' (1929), ''La Caverna di Salamanca'' (1938), ''Caino'' (1957). Lascia inoltre musica sinfonica, da camera e per film.{{FineColonna}}<noinclude><references/>
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<noinclude><pagequality level="2" user="Candalua" /></noinclude>{{nop}}
Le monete relative al nostro imperatore ed ai membri della sua famiglia sono raccolte in Eckhel, ''Doctrina nummorum veterum'', VII, 43-76; Cohen, ''Monnaies imp''., II², 409-412 n<sup>i</sup> 1-44; III, 1-126 n<sup>i</sup> 1-1220; Mionnet, VI, 288-309 <sup>i</sup> 1976-2130; Suppl. IX, 88-95 <sup>i</sup> 364-406. Cfr. v. Sallet, ''Daten der alexandr. Kaisermünzen'', 1870, 38 sg.
Non pochi sono gli scrittori che in tempi diversi, a cominciare dai più antichi, si occuparono di Marco Aurelio. Noi divideremo questa parte della bibliografia in due paragrafi, il primo dei quali comprenderà le fonti antiche, e il secondo le fonti moderne.
::{{Sc|Fonti antiche:}}
{{IndentInverso}}Xiphilin. In Cass. Dio, LXXI (= vol. V pag. 206 sg. Dindorf); Zonar., XII, 1-3, Suid. Β. Μάρτιος; Herodian., τῆς μετά Μάρκου βασιλείας {{Greco da controllare|}}, 1, 9-4; ''Scriptores historiae Augustae:'' Capitolin., ''Vita Marci Antonini philosophi'' (vedi anche nella stessa raccolta degli ''Scriptores'' le biografle di Adriano, Antonino Pio, Lucio Vero, Avidio Cassio, Commodo, ecc.); Eutrop., VIII, 9-14 (cfr. Victor, ''epitome'', 16); Eusebius-Hieronymus, ''Chronicorum II a. Abr.'' 2177-2195, pagg. 170-173 Schoene; Orosius, VII, 15; Cassiodor., ''Chronicon; Chronographus anni 354'' edito da Mommsen in ''Chronica minora'', I, 1, 147; Victor, ''De Caesaribus'', 16; Iulianus Apostata, ''Caesares'', pagg. 312, 317, 328, 333 sgg.; Aelius Aristides, {{Greco da controllare|}} (or. IX, vol. I, 98 sgg. Dind.).</div>
::{{Sc|Fonti moderne:}}
{{IndentInverso}}
Tillemont, ''Histoire des empereurs'', Paris, 1702, t. II, pagg. 333-421.
Ambros. Scheumaederus, ''De M. Aurelii Antonini. Aug. philosophia in theoria et in praxi'', Diss. inaug., Lipsiae, 1717.
P. Mahner, ''Comment. de M. Aurel. Antoníno, constitutionis de civitate, universo orbi Romano data'', Halae, 1772.
Nie. Bach, ''De M. Aurel. Antonino imperatore philosophante ex ipsius commentariis scriptio philologica'', Lipsiae, 1826.
Armin. Doergens, ''Antoninianae cum L. Annaei Senecae philosophia ethica contentio et comparatio'', Lipsiae, 1857.
De Suckau, ''Étude sur Marc-Aurèle, sa vie et sa doctrine'', Paris, 1857.
Heysler, ''De vita et placitis M. Aurel. Anton. Imper''., Gymn.-Progr., Brixen, 1858.
Noël des Vergers, ''Essai sur Marc-Aurèle d’après les monuments épigraphiques'', Paris, 1860.
Max Koenigsbeck, ''De stoicismo Marci Antonini'', Diss. inaug, Regimonti Prussorum, 1861.
</div><noinclude><references/></noinclude>
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/* Problematica */
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<noinclude><pagequality level="2" user="Candalua" /></noinclude>{{IndentInverso}}
E. Zeller, ''Vorträge und Abhandlungen geschichtlichen Inhalts'', Leipzig, 1865, 82-107: ''M. Aurelius Antoninus''.
Gaston Boissier, ''La jeunesse de Marc-Aurèle d’après les lettres de Fronton'', in ''Revue des deux mondes'', Paris, 1868, pagg. 671-698.
Emman. Forster, ''Marci Aurelii Antonini vitam et philosophiam exposuit'' E. F., Rastatt, 1869.
E. Müller, ''Marc Aurel in seinen Briefen an Fronto'', Ratibor. Progr., 1809.
Victor Duruy, ''Histoire des Romains depuis les temps plus reculés jusq’à la fin du règne des Antonins'', Paris, 1874, t. IV, pag. 435 sgg.
E. Napp, ''De rebus imperatore M. Aurelio Antonino in Oriente gestis'', Bonn. Diss., 1879.
E. Zeller, ''Die Philosophie der Griechen'', Leipzig, 1880, 1V³, 754 sgg.
E. v. Wietersheim, ''Geschichte der Völkerwanderung'', 1², Leipzig, 1880, 118-140.
Basilius Latischeff, ''Lettres de l’empereur Antonin aux habitants de Thisbé et de Coronée'', in ''Bulletin de correspondance hellénique'', V (1881), pagg. 452-461.
Id. id., ''Note sur les lettres de l’empereur Antonin'', ibid., VI (1882), pag. 616.
Henri Duméril, ''De constitutionibus M. Aurelii Ant.'', Paris, 1882.
H. Schiller, ''Geschichte der römischen Kaiserzeit'', I, 2, Gotha, 1883, 635-660.
P. B. Watson, ''Marcus Aurelius Antoninus'', New-York, 1884.
Johannes Schrott, ''Mark Aurel in Carnuntum und Vindobona'', in ''Beilage zur Allgemeinen Zeitung'', 1885, n<sup>i</sup> 29, 30 e 31.
E. Herzog, ''Geschichte und System der römischen Staatsverfassung'', II, 1, Leipzig, 1887, 379-407.
F. R. Conrad, ''Mark Aurels Markomanenkrieg'', Neu-Ruppin, Progr., 1889.
E. Renan, ''Marc-Aurèle et la fin du monde antique'', 6<sup>e</sup> éd., 1891.
Karl Buresch, ''Inscrift des'' {{Greco da controllare|}}, in ''Wochenschrift f. klassische Philologie'', 8 (1891), n<sup>r</sup> 45, 1242-1245.
P. v. Rohden-v. Arnim, art. ''Annius'', in Pauly-Wissowa, ''Real-Encyclopädie der classischen Altertumswissenschaft'', Stuttgart, 1894, t. I, col. 2279-2309.
Überweg-Heinze, ''Grundriss der Gesch. der Philosophie'', Berlin, 1894, I, 245 sg.
Th. Mommsen, ''Das Regenwunder der Marcus-Säule'', in ''Hermes'', 30, 1895, pagg. 90-106 (= ''Gesammelte Schriften'', vierter Bd.; hist. Schriften, erster Bd., Berlin, 1906, pagg. 498-513)<ref>Per altre opere su questo stesso argomento vedi Schanz, ''Röm. Litter''., III², § 644.</ref>.
</div><noinclude><references/></noinclude>
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Per la Siberia in Cina e Giappone/Prefazione degli editori
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Per la Siberia in Cina e Giappone/Parte prima. In Russia e attraverso la Siberia
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<noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{RigaIntestazione||– 10 –|}}</noinclude>discretamente forniti di mercanzie, verso il centro essi diventano eleganti, ben provvisti. Numerose le botteghe di oggetti d'arte e numerosissime le librerie e le cooperative. Come si sa il Governo cerca di
favorire del suo meglio le cooperative con réclames istruttive e suggestive, in mostra dovunque.
Nel viale che circonda il cuore di Mosca di un anello di verzura, ornato di statue di scrittori ed artisti: Cekoff, Puskin, c'è mercato, cioè una distesa immensa di banchi di piccoli rivenditori. I marciapiedi sono occupati dai fruttaioli che smerciano i bei frutti che ven-
gono di Crimea. Cercatori di elemosine, poveri in abbondanza, vi seguono con l'insistenza della disperazione e con certe espressioni che
non si sentono in nessun paese. Se avete l'aria occidentale, i poveri
in generale vi chiamano, Signor Avvocato! Domando se le cucine di
Stato funzionano ancora, mi si dice di sì. A proposito: ricordarsi che
Mosca ha una sovra-popolazione impressionante che trovarvi una
camera libera è impossibile, che le persone s'ammucchiano nelle case
come in nessun altro luogo. Tuttavia si è ripresa la costruzione degli
edifici non ultimati.
Dire che la gente per le strade è vestita come un tempo sarebbe
esagerato, tuttavia si può trovare a Mosca anche del lusso, specie negli
abbigliamenti femminili. Una serata all'Hermitage ve ne convince su-
bito. La città è tranquilla, indicibilmente e sorprendentemente tranquilla. Vi è una quantità notevole di gente che vi dà l'impressione di
uscir di casa per la prima volta dopo una lunga convalescenza. Ogni
tanto, per la strada, siete presi dal pensiero della bufera che questo
popolo ha attraversato e allora una grande pietà vi prende. Oh, sì!
Nessun popolo avrebbe saputo soffrire come questo! Mosca in com-
plesso, per chi non l'ha conosciuta prima della guerra è ancora bella,
seducente. C'è dappertutto uno sforzo evidente per sanare e cancellare
i segni della distruzione e dell'abbandono. I giardini sono assai ben
tenuti. Le aiuole dinanzi al Grande Teatro, che riproducono disegni di
lavoratori nella miniera o nei campi sono veramente artistiche.
Tutti sanno della grandiosità della piazza del Kremlino, la Piazza
Rossa. Quivi, sotto la muraglia che fa pensare alle cittadelle dei Gran
Mogol, vi è un altro giardino che corre parallelo alle mura e nel quale
sono sepolti i martiri della Rivoluzione. La tomba più fresca è quella
di Vorowski, ornata di una colossale stella rossa in una custodia di vetro
in mezzo della quale spicca sulla figurazione di un libro aperto l'epigrafe. La tomba è coperta di fiori freschi e v'è sempre un fitto numero
di persone che sostano raccolte per leggere le parole che esaltano l'opera
dell'uomo « che ha operato per l'avvento di un mondo migliore »<noinclude><references/></noinclude>
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Cruccone
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<noinclude><pagequality level="3" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione||— 310 —|riga=si|}}</noinclude>più, finchè, giunti al secondo ponte (867 m.), corre invisibile a più che 50 metri di profondità, mentre le pareti a piombo della montagna sembrano chiudersi sopra la nostra testa. Poco sotto ripassiamo alla sinistra del muggente fiume sul primo ponte, costrutto come il secondo nel 1738, mentre l’odierna ampia e sicura via data solo dal 1822: l’antica, larga solo metri 1.25, era appiccicata, per così dire, lungo la riva sinistra. Durante le inondazioni terribili del 1834 e 1868, le acque per qualche metro non arrivarono a toccare il secondo ponte! La valle s’allarga un poco al paesello di ''Rongellen'', poi di nuovo è serrata fra due muraglie, alte 500 m.; si passa una galleria, e finalmente si sbocca in piena luce nell’ampio bacino di Thusis (746 m.), bellissima borgata fornita d’ottimi alberghi; essa è posta al confluente del Reno posteriore coll’''Albula'', che vi giunge attraverso il vicino ''defilé'' del ''Schyn'', degno emulo della bolgia da cui siam usciti. ''Thusis'' è dominato a Nord dalle rovine del Castello dell’''Alta Rezia'', il più antico dei numerosissimi che pullulavano nei Grigioni e che oggi son tutti in rovina, dopo che nel secolo XV una ribellione generale fece dei crudeli signorotti una vera ecatombe. E l’occasione fu data da un di loro, che, entrato nella cascina d’un paesano, Giovanni Caldar, all’ora del pasto, sputò nella minestra, ch’era pronta sul desco; al che il bravo alpigiano, perduta la pazienza, lo afferrò per la gola, e, cacciatogli la testa nel bollente brodo, gli gridò in buon romancio: ''Malgia selz il pult, cha ti as condüt'' (mangia tu la minestra, che hai condita): e nello stesso tempo lo strangolò. Giammai forse minestra riuscì più indigesta e fatale! Da quell’epoca (1400-1436) data la fondazione delle tre leghe Grigie, che si strinsero in alleanza perpetua tra loro e coi Cantoni Svizzeri nel 1471. Da Thusis a Coira (26 ch.) la valle è larga, ricca di paesi, prati ed alberi fruttiferi, ma devastata sul fondo dalle irruzioni del Reno posteriore: a ''Reichenau'' lo traversiamo, appena a monte della sua unione coll’anteriore, sopra una travata in ferro ed in 10 chilom. giungiamo a Coira.
La Val della Mera o ''Bregaglia'', la ''Praegallia'' dei Romani, che la seguivano per valicare il Septimer ed il Julier, offre un aspetto diametralmente opposto a quella del Liro: nella salita allo Spluga ci trovammo sempre fra selvaggie balze e magra vegetazione, laddove questa è splendida fino al colle della Maloggia. Anzi le rigogliose selve di castani, che dan nome al primo villaggio svizzero, si spingono sopra questo alla massima altezza che si riscontri nelle Alpi, cioè fino a ''Soglio'', paesello a 2088 m., attorno al quale il loro verde smagliante si frammischia con quello cupo dell’''alvié'', conifera propria delle alte Alpi.
Uscendo da Chiavenna, si passa sulla destra della Mera, e, dopo un’ora di cammino, scorgesi dall’altra sponda il comune di ''S. Croce di Piuro''; una bella selva di castani copre oggi lo strato di 60 metri di macigni, sotto cui fu sepolta il 4 settembre 1618 la bella e ricca borgata di Piuro, colla perdita di 1200 de’ suoi abitanti, quasi la metà, in seguito allo scoscendimento del Monte Conto.
Il territorio italiano cessa a ''Villa'' (dogana), 10 chilom. sopra Chiavenna, essendo la parte alta, tutta protestante, insieme alla val Poschiavina sopra Tirano, che lo è in parte, rimasta coi Grigioni anche dopo la riunione della Valtellina colla Lombardia nel 1795: l’aria di pulizia, di agiatezza che regna in queste due valli fa doloroso contrasto colla miseria e l’abbiezione in cui vive tanta parte della popolazione agricola valtellinese. A ''Castasegna'' (682 m.) (dogana svizzera) cessano i gelsi: incontransi a breve distanza ''Spino'', ''Bondo'' (con un castello antico dei conti Salis), ove nasce l’''edelweiss'' sotto gli ultimi castani; questo paese è sulla sinistra pendice, sulla quale ci portiamo. Vengono poi il ''Curhôtel Bergellerhof'', assai buono del pari che l’albergo di ''Promontogno'' (819 m.), villaggio dominato da rovine considerevoli e chiuso a<noinclude></noinclude>
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Il Libro dei Re/I re Ashkâni/I
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Il Libro dei Re/I re Ashkâni/IV
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L'Anima musicale d'Italia/Piemonte/Novara Novara la bella sità
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Musica d'oggi, 1962/N. 6/Notizie in breve - Necrologi - Concorsi
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Categoria:Testi in cui è citato Vladimir Rudol'fovič Fogel'
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Panz Panz
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Categoria:Testi in cui è citato Vincenzo Ferroni
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Diario musicale di un viaggio in Italia/X
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L'Anima musicale d'Italia/Piemonte/Pelegrin che vien da Ruma
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Se ci portiamo sull’orlo occidentale del piano, da un comodo belvedere si abbraccia l’incantevole vista del verdeggiante imbuto, in fondo a cui sta Casaccia: di fronte s’apre la valle del Septimer, da cui nasce la Mera. E qui, invece di scender subito, come avvien su tutti gli al tri valichi, noi camminiamo per 25 chilometri in perfetta pianura, lungo l’Inn, che sorge, a Nord del colle, dal pizzo ''Lunghin'', e forma l’impareggiabile catena dei laghi di ''Sils'', ''Silvaplana'', ''Campfer'' e ''S. Moritz''; siamo nella valle più alta d’Europa, a circa 1800 m. sul mare, nella magica Engadina, di cui la natura grandiosa ed il più perfetto comfort hanno fatto la terra promessa dei toristi, bagnanti e... buontemponi di mezzo mondo. Noi, passiam lesti lesti per questa moderna ''Capua alpina'' e da ''S. Moritz'' raggiungiamo ''Celerina'' e la strada che da ''Samaden'' ci guida a Tirano (56 chilom.) per il passo dalla Bernina, aperto ai rotabili nel 1863.
Lasciato l’ultimo villaggio del versante Nordico, l’impareggiabile ''Pontresina'', ricco d’alberghi sontuosi e di vaghi giardini, malgrado i suoi 1803 m. d’altezza ed i vicini grandi ghiacciai, montiamo sulla destra del torrente Bernina; alla cascata di questo si apre verso mezzodì il grandioso panorama del vastissimo ghiacciajo di ''Morteratsch'', dominato dagli smaglianti pizzi di ''Palù'', ''Crästaguzza'', ''Zupo'', ''Bernina'', ''Morteratsch'' e ''Thscierva'', che s’aggirano per altezza sui 4000 metri. In 2 ore giungiamo alle ''case della Bernina'' (2049 m.) ed in 4 ai laghi ''Minore'', ''Nero'' e ''Bianco'', (2230 m.) quest’ultimo lungo 4 chilometri e ricchissimo di pesci: esso è formato dalle acque del ghiacciajo di ''Cambrena'', che scende a levante dall’omonimo pizzo, e si versa per la val Poschiavina nell’Adda, mentre quello ''Nero'', formato da sorgenti e diviso dal precedente per una stretta lingua di terra, è tributario dell’Inn. Un buon sentiero a destra del lago ''Bianco'' conduce in un’ora, per la valletta del ''Cavagliasco'' suo emissario, all’alpe ''Grüm'' (2189 m., ristorante e splendida vista sul ghiacciaio ''Palù'') e di là a Poschiavo in circa 3 ore di pessimo sentiero: la via postale non segue questa depressione, ma sale a levante del lago all’Ospizio o meglio all’Hôtel ''della Bernina'' (2309 m.) presso il piccolo lago della ''Crocetta'', ed al colle (2330 m.).<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione||— 311 —|riga=si|}}</noinclude>monte da muraglie: attraversata la ''Porta'', angusta apertura nella roccia, troviamo a ''Coltura'' il nuovo castello del barone di ''Castelmur'', ed a ''Stampa'' (1050 m.) e ''Borgonovo'' gli ultimi noci. Il paesaggio va facendosi più grandioso ed alpestre; verso nord i pizzi ''Gallegione'' (3135 m.), della ''Duana'' (3133 m.), a sud il ghiacciajo e le vette difficili di Val Bondasca; più in su, a ''Vicosoprano'' (1087 m.), sbocca nella Mera l’''Albigna'', che sorte con una bella cascata dal gran ghiacciajo omonimo, scendente dalle alte cime, che ne dividono da Val Masino (lo ''Tschingel'' 3571 m., il ''Badile'' 3308 m., il ''pizzo del Ferro'' 3275 m., di ''Castello'' 3392 m, ''Torrone'' 3350 m., ecc.)- Una lunga salita, con parecchie risvolte, fra pascoli ed abeti, ne porta a ''Casaccia'' (1460 m.), ultimo villaggio abitato, in fondo ad un meraviglioso anfiteatro di monti, vestiti fino a grande altezza di lussureggiante vegetazione arborea ed erbacea: l’ampio colle s’apre davanti a noi verso levante, e sul ciglio si ammira il castello di ''Turratsch''; oggi ristaurato splendidamente per uso di albergo e caffè-belvedere. Per numerosi zig-zag montiamo sotto le foreste del fianco meridionale, ed, a metà salita, un comodo sentiero guida alla stupenda cascata dell’''Ordlegna'', che riceve le acque del laghetto di ''Cavioccio'' e del vasto ghiacciajo del Forno. Giunti alla sommità (1811 m., 31 chilom. da Chiavenna), ci troviamo sopra un largo piano, seminato di numerori casali, osterie ed alberghi, fra cui il ''Malojahulm'' ed i ricchi ed artistici châlets in legno del I, veri capi-lavori nel genere; ma la gran meraviglia è il ''grand’hôtel Kursaal'', presso il vicino lago di Sils, enorme fabbricato, che costò quattro e più milioni.
Se ci portiamo sull’orlo occidentale del piano, da un comodo belvedere si abbraccia l’incantevole vista del verdeggiante imbuto, in fondo a cui sta Casaccia: di fronte s’apre la valle del Septimer, da cui nasce la Mera. E qui, invece di scender subito, come avvien su tutti gli al tri valichi, noi camminiamo per 25 chilometri in perfetta pianura, lungo l’Inn, che sorge, a Nord del colle, dal pizzo ''Lunghin'', e forma l’impareggiabile catena dei laghi di ''Sils'', ''Silvaplana'', ''Campfer'' e ''S. Moritz''; siamo nella valle più alta d’Europa, a circa 1800 m. sul mare, nella magica Engadina, di cui la natura grandiosa ed il più perfetto comfort hanno fatto la terra promessa dei toristi, bagnanti e... buontemponi di mezzo mondo. Noi, passiam lesti lesti per questa moderna ''Capua alpina'' e da ''S. Moritz'' raggiungiamo ''Celerina'' e la strada che da ''Samaden'' ci guida a Tirano (56 chilom.) per il passo dalla Bernina, aperto ai rotabili nel 1863.
Lasciato l’ultimo villaggio del versante Nordico, l’impareggiabile ''Pontresina'', ricco d’alberghi sontuosi e di vaghi giardini, malgrado i suoi 1803 m. d’altezza ed i vicini grandi ghiacciai, montiamo sulla destra del torrente Bernina; alla cascata di questo si apre verso mezzodì il grandioso panorama del vastissimo ghiacciajo di ''Morteratsch'', dominato dagli smaglianti pizzi di ''Palù'', ''Crästaguzza'', ''Zupo'', ''Bernina'', ''Morteratsch'' e ''Thscierva'', che s’aggirano per altezza sui 4000 metri. In 2 ore giungiamo alle ''case della Bernina'' (2049 m.) ed in 4 ai laghi ''Minore'', ''Nero'' e ''Bianco'', (2230 m.) quest’ultimo lungo 4 chilometri e ricchissimo di pesci: esso è formato dalle acque del ghiacciajo di ''Cambrena'', che scende a levante dall’omonimo pizzo, e si versa per la val Poschiavina nell’Adda, mentre quello ''Nero'', formato da sorgenti e diviso dal precedente per una stretta lingua di terra, è tributario dell’Inn. Un buon sentiero a destra del lago ''Bianco'' conduce in un’ora, per la valletta del ''Cavagliasco'' suo emissario, all’alpe ''Grüm'' (2189 m., ristorante e splendida vista sul ghiacciaio ''Palù'') e di là a Poschiavo in circa 3 ore di pessimo sentiero: la via postale non segue questa depressione, ma sale a levante del lago all’Ospizio o meglio all’Hôtel ''della Bernina'' (2309 m.) presso il piccolo lago della ''Crocetta'', ed al colle (2330 m.).<noinclude></noinclude>
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Vorowski amava l'Italia di profondo amore e tutti gli italiani capaci di
guardare innanzi nel destino dell'umanità, ne hanno compianto la tra-
gica fine. Egli ebbe il merito di dimenticare come era stato ricevuto
in Italia e la fiducia indomabile di riuscire a stabilire attraverso un'o-
dissea di delusioni un accordo effettivo fra le due grandi nazioni pro-
letarie. Si sforzò di far comprendere a Roma come l'Italia che è la più
debole fra le grandi potenze vittoriose aveva tutta la convenienza di
compiere per la prima il passo del riconoscimento de jure della Russia
dei Soviet, se voleva rappresentare un elemento apprezzabile nella sua
ricostruzione.
La magnifica piazza del Kremlino è pur sempre il punto più
suggestivo di Mosca. Fra la bizzarra chiesa di Vassilli Blascenni
Il Kremlino.
-
domanda l'impe-
intorno alla quale aleggia la stessa leggenda dell'architetto costruttore
del Taj Mahal indiano di Agra (« Sei tu capace
ratore all'architetto di costruire un altro tempio più bello? » - « Lo
spero » — risponde l'interpellato. - « E allora dice il sovrano -
conviene accecarti ») e il palazzo della Duma, oggi sede dei Consigli
generali delle Repubbliche alleate, tutto è intatto come un tempo, al-
l'infuori dello spirito degli uomini. È intatto il bronzeo monumento
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La magnifica piazza del Kremlino è pur sempre il punto più suggestivo di Mosca. Fra la bizzarra chiesa di {{FI
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Categoria:Pagine in cui è citato Marco
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Degli uffici/Libro terzo/Capo XXI
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Il Libro dei Re/I re Ashkâni/V
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Degli uffici/Libro terzo/Capo XXII
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Degli uffici/Libro terzo/Esortazione
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OrbiliusMagister ha spostato la pagina [[Degli uffici/Esortazione]] a [[Degli uffici/Libro terzo/Esortazione]] senza lasciare redirect
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Categoria:Testi di Francesco Palermo
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OrbiliusMagister
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[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Francesco Palermo}} [[Categoria:Testi per autore|Palermo, Francesco]]
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Il Libro dei Re/I re Ashkâni/VI
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Alex brollo
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Cruccone
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione||— 312 —|riga=si|}}</noinclude>
Scendiamo rapidamente sotto due gallerie e con parecchi ''ziz-zag'' sul destro fianco a casali della ''Motta'', da cui una strada per piccoli carri guida a ''Livìgno'', per Val Lagone ed il colle della Forcola (2328 m.): alla ''Rosa'' (1878 m,) trovasi un piccolo albergo e più sotto a sinistra la valletta del ''Pisciadello'', per cui sale un sentiero al colle di Val Viola (2460 m.) ed a Livigno. Passati sulla sinistra del torrente Poschiavino, una lunga discesa solitaria ne porta a ''Poschiavo'' (1020 m., 38 chilom. da Samaden), bellissima cittadina di 3000 abitanti, ricca d’industrie, commerci ed alberghi assai propri: tornati sulla destra, in breve si giunge per un bel piano all’elegante stabilimento delle ''Prese'' (960 m., sorgenti solforose a 8° C.), situato all’estremo nord del lago amenissimo di Poschiavo, lungo 3 chilom., largo uno, formato da uno scoscendimento d’antica data. Da qui a Tirano il Poschiavino corre di cascata in cascata attraverso una gola selvaggia e stretta, sopratutto fino a ''Brusio'' (785 m.), borgata prospera d’oltre 1000 abitanti, che ha, come Poschiavo, due chiese pei culti cattolico e riformato. Fra castagni e noci continua la discesa, incontrandosi la bella cascata del ''Sajento'' ed i villaggi di ''Campascio'' e ''Campocologno'', l’ultimo Svizzero (562 m.): presso il distrutto forte di ''Piattamala'' troviamo la dogana italiana, indi il celebre santuario della Madonna di Tirano, a 2 chilom. da questa grossa ed antica borgata di oltre 6000 ab. (460 m.). Essa è divisa in due parti dall’Adda, serrato fra robusti argini, e dista 26 chilometri da Sondrio (ferrovia in progetto) e 41 da Bormio, risalendo l’alta valle dell’Adda.
{{Centrato|'''XIII.'''}}
{{Centrato|'''Ofen, Reschen, Brenner.'''}}
La via del Bernina è l’ultima commendevole per grandiosità di natura, che valica la catena principale delle Alpi; come s’è detto altrove, il colle dello Stelvio, malgrado che passi da un paese tutto italiano ad uno affatto tedesco per idioma, è dischiuso attraverso il poderoso contrafforto, che separa l’alte valli dell’Adda e dell’Oglio da quella dell’Adige, chiamata ''Wintschgau'' nel tratto superiore. Da Bormio (1224 m.) la via dello Stelvio monta per innumerevoli zig-zag, passando per il magnifico stabilimento dei Bagni nuovi (1340 m.) il ''defilé'' di Bormio, le cantoniere di ''Piatta Martina'' (1820 m.), di ''Spondalunga'' (2290 m.), del ''Piano del Braulio'' (2400 m.) e di S. Maria (2535 m.), ove han sede la dogana ed un osservatorio meteorico; buoni alberghi alle ultime due cantoniere. Non finiremmo più se volessimo enumerare le meraviglie di panorami, orridi, gallerie, ecc., che succedonsi nella interminabile salita; da S. Maria una stradicciuola scende all’omonimo paese svizzero (presso un ramo dell’Adige) pel colle detto pure di ''S. Maria'' o di ''Bormio'', l'unica via che una volta esisteva fra l’alta Valtellina ed il ''Wintschgau''. Giungiamo infine al ''giogo di Stelvio'' (2756 m., o 2814 m. secondo altri), ove trovasi un casino pei ''Rotteri'' (cantonieri) e la colonna che segna la frontiera austriaca; a 10 minuti al nord si trova anche quella svizzera. Qui siam proprio fra le nevi perpetue, vicino ai vastissimi ghiacciaj ed alle vette del ''Cristallo'' (3460 m.), e dell’''Ortles'' (3905 m.), cui fanno degno seguito la ''Königsspitze'' (3870 metri), il ''Cevedal'' (3795 in.), il pizzo ''Viozzi'' (3630 m.), il ''Tresero'' (3616 m.), ecc. che sovrastano alla bellissima ''Val Furva'' o di ''S. Caterina''. Trentatre lunghe giravolte ci fanno<noinclude></noinclude>
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Pagina:Alpi e Appenini.djvu/323
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Cruccone
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proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione||— 313 —|riga=si|}}</noinclude>discendere a ''Franzenshoehe'' (2182 m.) e ''Trafoi'' (1548 m.) per la bellissima valle omonima con sempre varie e grandiose vedute a destra sul ghiacciaio enorme di ''Madatsch'', sull’Ortles, la ''Tuchettspitze'' (3465 m.) ecc., e di fronte sulla piramide larga e nevosa della ''Weìsskugel'' (3742 m.), culmine della giogaja dell’''Oetzthal'', che chiude a nord-est la valle dell’Adige. Scendiamo ancora per una stretta gola a ''Beidewasser'' (1300 m.), ove sorge una caserma fortificata; lasciato a destra un po’ in alto il villaggio di ''Stilfs'' (Stelvio), che diede il nome alla nostra via, perveniamo finalmente a ''Prad'' (896 m., 44 chil. da Bormio), e, valicate le sparse acque dell’''Adige'' (detto ''Etsch'' dei tedeschi), troviamo a ''Spondinig'' la grande strada, che da Bolzano e Meran si porta al ''Reschen''. Più celeremente possiamo raggiungerla a Mals, risalendo per la destra del fiume a ''Lichtenberg'', stupendo villaggio fra boschi di frutteti, ''Glürns'', piccola fortezza, e ''Mals'' (1045 m.).
Una strada carrozzabile secondaria da Glürns conduce in tre ore per la valle del ''Rambach'' (ramo secondario dell’Adige) a ''Tauffers'' (1232 m.) e ''Münster'', primo villaggio dei Grigioni, con un’abbazia di benedettini: la popolazione è d’origine romana ''(romancia)'', come in parte dell’alto Tirolo. Da qui a Zernetz nella bassa Engadina vi sono 36 chilometri di via postale, nuova e più larga, ma poco interessante. Si monta fra una gola boschiva a ''S. Maria'', (vedi sopra), grosso villaggio con due alberghi, indi a ''Valcava'', ''Fuldera'' e ''Cierfs'' (1664 m.) nell’alta valle di ''Münster'': per una foresta d’abeti si guadagna la sua origine ed il monotono colle d’''Ofen'' o ''Buffalora'', l’ultimo carreggiabile, verso Oriente, nelle grandi Alpi che superi i 2000 metri, toccando esso i 2155 m. al ''Sü-Som'' (alla sommità). Discendesi al paludoso alpe Buffalora, e, per una valletta tributaria dello ''Spöl'' o ''Val Livigno'', al piccolo albergo solitario d’''Ofen'', (1804 m.); indi lungo i dossi boschivi di ''Crastatscha'' e ''Champ-Sech'' fino alla stretta e selvaggia gola della ''Serra'', che, seguiamo sempre sulla destra, fino allo sbocco della ''Spöl'' ned’Inn sotto Zernetz (1473 m.). Questo villaggio, dominato dal castello dei Pianta e ricostrutto dopo un incendio nel 1872, è press’a poco equidistante dal Maloja e da ''Nauders'' (51 chilom. e 53 rispetthamente ), ove cessa l’Engadina svizzera.
Tornando a ''Mals'' sui nostri passi, riprendiamo la via pel ''Reschen-Scheidek'', (1494 m.) passo scemato assai d’importanza commerciale e strategica al par dello ''Stelvio'', che n’era il natural complemento secondo le vedute dei dominatori Austriaci. Di notevole ricordiamo, sulla sinistra dell’Adige, la vasta abazia di ''Marienberg'' dei benedettini, che pullulano, pare, assai numerosi in queste tranquille e ridenti vallate; poi i laghi ''Heider'', doviziosissimo di pesci, e ''Mitter'', l’antico ospizio di ''S. Valentin auf der Heide'' (nella brughiera) a 1432 m., ed il villaggio e lago di ''Reschen'', sorgente principale dell’Adige. Da qui al vicinissimo giogo superba vista sulla catena dell’Ortler, sorprendente per chi arriva, in senso opposto al nostro, da ''Nauders'': lentamente noi scendiamo a questo borgo (1362 m., 28 chilom. da ''Mals'') e, più sotto, allo sbocco del grandioso ''defilé'' di ''Finstermünz'', per cui l’Inn dal territorio Svizzero passa nell’Austriaco. Ancor 43 chilometri di posta lungo il detto fiume ci separano da ''Landek'' (813 m.), stazione della nuova ferrovia dell’''Arlberg'', che da ''Innsbruk'' fa capo a ''Buchs'' in canton S. Gallo, riunendo così il bacino dell’Inn a quello del Reno e la rete austriaca direttamente coll’elvetica.
La strada del Brennero, praticata continuamente dal tempo dei Romani fino ai nostri giorni da eserciti e mercanzie, accessibile in ogni stagione, vide, prima nelle Alpi, transitar le vetture nel 1772; come e più che le altre sue vicine, fu detronizzata nel 1867 dalla ferrovia del Brennero. Questa unisce Innsbruk a Bolzano (120 chilom.), Trento (186 chilom.)<noinclude>{{PieDiPagina|'''Alpi e Appennini.'''||Dispensa '''40.'''}}</noinclude>
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Il Libro dei Re/I re Ashkâni/VII
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Il Libro dei Re/I re Ashkâni/VIII
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Il Libro dei Re/I re Ashkâni/IX
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/* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 2. e IN SICILIA. 75 lava si osservano, lavorata come a pietra da taglio. Essa muraglia ha una larghezza di otto braccia, e da torri quadrate si vede difesa. Un'antica fabbrica ridotta in chiesa, che forse fu un tempio, una ben tenuta sepoltura e l'a- vanzo d' un eccellente bagno ben anco vi si ritrovano. Vicino a questi frantumi cominciano i grandi acquidotti che giungevano sino a Ca- tania, dei quali io ne vidi gli avan...
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e
IN SICILIA.
75
lava si osservano, lavorata come a pietra da
taglio. Essa muraglia ha una larghezza di otto
braccia,
e da torri quadrate si vede difesa.
Un'antica fabbrica ridotta in chiesa, che forse
fu un tempio, una ben tenuta sepoltura e l'a-
vanzo d' un eccellente bagno ben anco vi si
ritrovano. Vicino a questi frantumi cominciano
i
grandi acquidotti che giungevano sino a Ca-
tania, dei quali io ne vidi gli avanzi fuori la
medesima (17).
verna,
Nelle vicinanze di Paternò, città eretta dai
Normanni alle radici dell' Etna, vi è una ca-
la di cui entrata è quasi chiusa da ce-
spugli e da antiche muraglie. In questa cava
si sente un continuo fremito derivante dalle
acque perenni prodotte dallo scioglimento delle
nevi del monte, e che, unendosi, formano un
fiumicello che in questa caverna si precipita,
la quale Grotta del Fracasso a cagion di quel
rumorío è chiamata (18). L'acqua si perde da
principio sotto terra, ma sgorga fuori cento
passi distante da quella, nel qual luogo forma
il primo bacino, e più lungi un secondo. Da
questi due bacini scorre l'acqua per iscaricarsi
in un pantano che ha comunicazione col fiume
Simeto. Si è provato gettare in tale grotta cose
leggiere,
e costantemente si è osservato che
ricomparivano in uno di quei due bacini ;
3<noinclude><references/></noinclude>
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Marcella Medici (BEIC)
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Nelle vicinanze di Paternò, città eretta dai Normanni alle radici dell'Etna, vi è una cala di cui entrata è quasi chiusa da cespugli e da antiche muraglie. In questa cava si sente un continuo fremito derivante dalle acque perenni prodotte dallo scioglimento delle nevi del monte, e che, unendosi, formano un fiumicello che in questa caverna si precipita, la quale ''Grotta del Fracasso'' a cagion di quel rumorío è chiamata{{Nota separata|Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/174|18}}. L'acqua si perde da principio sotto terra, ma sgorga fuori cento passi distante da quella, nel qual luogo forma il primo bacino, e più lungi un secondo. Da questi due bacini scorre l'acqua per iscaricarsi in un pantano che ha comunicazione col fiume Simeto. Si è provato gettare in tale grotta cose leggiere, e costantemente si è osservato che ricomparivano in uno di quei due bacini;<noinclude><references/></noinclude>
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Spinoziano (BEIC)
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Nelle vicinanze di Paternò, città eretta dai Normanni alle radici dell'Etna, vi è una caverna, la di cui entrata è quasi chiusa da cespugli e da antiche muraglie. In questa cava si sente un continuo fremito derivante dalle acque perenni prodotte dallo scioglimento delle nevi del monte, e che, unendosi, formano un fiumicello che in questa caverna si precipita, la quale ''Grotta del Fracasso'' a cagion di quel rumorío è chiamata{{Nota separata|Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/174|18}}. L'acqua si perde da principio sotto terra, ma sgorga fuori cento passi distante da quella, nel qual luogo forma il primo bacino, e più lungi un secondo. Da questi due bacini scorre l'acqua per iscaricarsi in un pantano che ha comunicazione col fiume Simeto. Si è provato gettare in tale grotta cose leggiere, e costantemente si è osservato che ricomparivano in uno di quei due bacini;<noinclude><references/></noinclude>
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Marcella Medici (BEIC)
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/* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: VIAGGIO 76 quindi si è certi della loro unione con l'antro menzionato. Si crede non senza fondamento che quest' acqua sia quella che chiamavasi ne- gli antichi tempi con celebrità Fontes Palico- rum, situata presso il vetusto Menaeum. Vuole la favola che i Palici sieno stati figli di Gio- ve e della ninfa Etna o Thalia, la quale, quando fu gravida, per timore di Giunone venne affidata da quel Dio alla Terra che la prese...
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<noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>VIAGGIO
76
quindi si è certi della loro unione con l'antro
menzionato. Si crede non senza fondamento
che quest' acqua sia quella che chiamavasi ne-
gli antichi tempi con celebrità Fontes Palico-
rum, situata presso il vetusto Menaeum. Vuole
la favola che i Palici sieno stati figli di Gio-
ve e della ninfa Etna o Thalia, la quale,
quando fu gravida, per timore di Giunone
venne affidata da quel Dio alla Terra che la
prese nel suo seno, da cui tornò ad uscire
dopo che quella ninfa avea dati alla luce i due
gemelli che il nome portarono di aina, da
πάλιν ed έκομαι (19)
Tutto ciò successe nel fiume Simeto. I Pa
lici venerati furono come viaggiatori di mare,
ai quali vittime umane dagli antichi offrironsi,
e a loro. un tempio fu innalzato nel luogo stes
so che si aprirono l'uscita dalla terra. Iyi i
due Gemelli avevano il loro oracolo ed ivi pu
re due piccole ma profonde vasche vi erano,
dalle quali sgorgava sempre acqua. Questi ba
cini si chiamavano Aso, e tenuti erano per
fratelli de' Palici, ed in conseguenza sagri a
segno, che straordinaria virtù si ascriveva al
giuramento che in loro vicinanza si prestava (20)
Quegli che giurava era immerso nell'acqua, e
la divinità del luogo invocando, nulla di sini-
stro gli accadeva, ove la verità esposto avesses,<noinclude><references/></noinclude>
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Marcella Medici (BEIC)
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<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|76|{{Sc|viaggio}}}}</noinclude>quindi si è certi della loro unione con l'antro menzionato. Si crede non senza fondamento che quest'acqua sia quella che chiamavasi negli antichi tempi con celebrità ''Fontes Palicorum'', situata presso il vetusto ''Menaeum''. Vuole la favola che i Palici sieno stati figli di Giove e della ninfa ''Etna'' o ''Thalia'', la quale, quando fu gravida, per timore di Giunone venne affidata da quel Dio alla Terra che la prese nel suo seno, da cui tornò ad uscire dopo che quella ninfa avea dati alla luce i due gemelli che il nome portarono di πάλικοι, da πάλιν ed ἲκομαι{{Nota separata|Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/174|19|Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/175|19}}.
Tutto ciò successe nel fiume Simeto. I Palici venerati furono come viaggiatori di mare, ai quali vittime umane dagli antichi offrironsi, e a loro un tempio fu innalzato nel luogo stesso che si aprirono l'uscita dalla terra. Ivi i due Gemelli avevano il loro oracolo ed ivi pure due piccole ma profonde vasche vi erano, dalle quali sgorgava sempre acqua. Questi bacini si chiamavano Δελλοι, e tenuti erano per fratelli de' Palici, ed in conseguenza sagri a segno, che straordinaria virtù si ascriveva al giuramento che in loro vicinanza si prestava{{Nota separata|Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/175|20}}. Quegli che giurava era immerso nell'acqua, e la divinità del luogo invocando, nulla di sinistro gli accadeva, ove la verità esposto avesse;<noinclude><references/></noinclude>
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Spinoziano (BEIC)
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<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|76|{{Sc|viaggio}}}}</noinclude>quindi si è certi della loro unione con l'antro menzionato. Si crede non senza fondamento che quest'acqua sia quella che chiamavasi negli antichi tempi con celebrità ''Fontes Palicorum'', situata presso il vetusto ''Menaeum''. Vuole la favola che i Palici sieno stati figli di Giove e della ninfa ''Etna'' o ''Thalia'', la quale, quando fu gravida, per timore di Giunone venne affidata da quel Dio alla Terra che la prese nel suo seno, da cui tornò ad uscire dopo che quella ninfa avea dati alla luce i due gemelli che il nome portarono di πάλικοι, da πάλιν ed ἲκομαι{{Nota separata|Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/174|19|Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/175|19}}.
Tutto ciò successe nel fiume Simeto. I Palici venerati furono come viaggiatori di mare, ai quali vittime umane dagli antichi offrironsi, e a loro un tempio fu innalzato nel luogo stesso che si aprirono l'uscita dalla terra. Ivi i due Gemelli avevano il loro oracolo ed ivi pure due piccole ma profonde vasche vi erano, dalle quali sgorgava sempre acqua. Questi bacini si chiamavano Δελλοι, e tenuti erano per fratelli de' Palici, ed in conseguenza sagri a segno, che straordinaria virtù si ascriveva al giuramento che in loro vicinanza si prestava{{Nota separata|Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/175|20}}. Quegli che giurava era immerso nell'acqua, e la divinità del luogo invocando, nulla di sinistro gli accadeva, ove la verità esposto avesse;<noinclude><references/></noinclude>
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Marcella Medici (BEIC)
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/* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: по to er le コー e la re e la i, Sr i ユー , ar er a al e IN SICILIA. 77 all'opposto uno spergiuro vi si sprofondava ed ivi affogato moriva (21). Diodoro, che descrive l'intera favola de' Palici, fa menzione che al suo tempo da quella grotta usciva un forte fetore di solfo (22). Ades- so però il caso è diverso, imperocchè vicino alla medesima vi sono delle sorgenti che esa lano tale disgustoso odore. E ben da compren- dersi...
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コー
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la
re
e
la
i,
Sr
i
ユー
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er
a
al
e
IN SICILIA.
77
all'opposto uno spergiuro vi si sprofondava ed
ivi affogato moriva (21).
Diodoro, che descrive l'intera favola de'
Palici, fa menzione che al suo tempo da quella
grotta usciva un forte fetore di solfo (22). Ades-
so però il caso è diverso, imperocchè vicino
alla medesima vi sono delle sorgenti che esa
lano tale disgustoso odore. E ben da compren-
dersi che una sorgente, la quale due mila an-
ni fa era mischiata con particelle solfure, ab-
bia potuto perdere questa qualità, senza che si
azzardi di prendere da questo cambiamento ra-
gione, che tale caverna non sia stata a' Palici
consagrata; molto più che vi si riunisce insie-
me il resto delle circostanze, di cui Solino
n'è chiara testimonianza: Supra Catanam et
Centoripas Symethus fluvius est Siciliae. Pro-
pe est fabula Palicorum. Del resto niente vi
è degno d' osservazione in Paternò, a riserva
di alcuni pezzi di antichi acquidotti e delle ro-
vine d'un ponte a due archi sopra quel fiume.
Nella contrada di Belpasso, casale distante
mezzo miglio da Paternò, vi sono residui di
muraglie e torri e di un rettangolare edifizio
sito in una collina da muraglie circondata. Da
questi ed altri avanzi si è conchiuso, che qui
forse s'ergea una ragguardevole città, e pro-
priamente, come si crede, l'antica Hybla
major..
4*<noinclude><references/></noinclude>
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Marcella Medici (BEIC)
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<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>all'opposto uno spergiuro vi si sprofondava ed ivi affogato moriva{{Nota separata|Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/175|21}}.
{{AutoreCitato|Diodoro Siculo|Diodoro}}, che descrive l'intera favola de' Palici, fa menzione che al suo tempo da quella grotta usciva un forte fetore di solfo{{Nota separata|Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/175|22}}. Adesso però il caso è diverso, imperocchè vicino alla medesima vi sono delle sorgenti che esalano tale disgustoso odore. È ben da comprendersi che una sorgente, la quale due mila anni fa era mischiata con particelle solfure, abbia potuto perdere questa qualità, senza che si azzardi di prendere da questo cambiamento ragione, che tale caverna non sia stata a' Palici consagrata; molto più che vi si riunisce insieme il resto delle circostanze, di cui {{AutoreCitato|Gaio Giulio Solino|Solino}} n'è chiara testimonianza: ''Supra Catanam et Centoripas Symethus fluvius est Siciliae. Prope est fabula Palicorum''. Del resto niente vi è degno d'osservazione in Paternò, a riserva di alcuni pezzi di antichi acquidotti e delle rovine d'un ponte a due archi sopra quel fiume.
Nella contrada di Belpasso, casale distante mezzo miglio da Paternò, vi sono residui di muraglie e torri e di un rettangolare edifizio sito in una collina da muraglie circondata. Da questi ed altri avanzi si è conchiuso, che qui forse s'ergea una ragguardevole città, e propriamente, come si crede, l'antica ''Hybla major''.<noinclude>{{RigaIntestazione|||4*}}</noinclude>
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Nella contrada di Belpasso, casale distante mezzo miglio da Paternò, vi sono residui di muraglie e torri e di un rettangolare edifizio sito in una collina da muraglie circondata. Da questi ed altri avanzi si è conchiuso, che qui forse s'ergea una ragguardevole città, e propriamente, come si crede, l'antica ''Hybla major''.<noinclude>{{RigaIntestazione|||4*}}</noinclude>
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VIAGGIO
VIAGGIO
DA CATANIA A MESSINA..
I
6 gennajo 1786 partii da Catania a ca-
vallo in compagnia di una perita guida del
paese. All'uscita della città mi trovai sopra spa-
ventevoli lave, che dritto al mare erano scorse
dall' Etna, le quali a causa di loro antichità
hanno bastante terra sulle loro superficie, per
esser con utilità coltivate; e perciò per quanto
incolta e selvaggia sembrar possa quella cam-
pagna, pur non di meno è molto fertile ed al
tempo stesso popolata. In verità l'intera costa
fra Catania e Messina è la più numerosa di
gente che in tutt'altra parte dell' isola. Non si
viaggia un mezzo miglio senza incontrar case
e grandi e mediocremente edificati casali. Il va-
sto monte resta per lungo tratto sempre alla
sinistra, la di cui smisurata base si stende lun-
go la spiaggia del mare. Io lo vidi qui, da un
altro lato che da Catania osservato l' avea, dad-
dove gli eccellenti e fertili campi nelle inferiori
sue posizioni potei esattamente ammirare. Le
vedute in questa parte di strada sono soprat<noinclude><references/></noinclude>
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ex
IN SICILIA.
79
tutto selvatiche, dimostrando le più distinte
traccie del fuoco. La costa di grossissime rocce
di lava è ripiena, le quali o da' crateri, che
si sono aperti ne' fianchi del vulcano, sono
state vomitate, oppure che staccate si sieno da
infuocati torrenti, che dagli scoscesi lati del
medesimo sin giù al mare han rotolato.
Questi macigni sono intanto i più parlanti
segni della incontrastabile forza del fuoco e gran-
dezza del cratere, dal quale molti di essi come
a bombe da un mortajo sono stati scagliati. I
più singolari tra questi sono i così detti Fara-
glioni, ossia Scopuli Cyclopum, che due miglia
da Catania tra Jaci e Jaci reale sul livello del-
l'acqua s'innalzano. Il commendatore Dolomieu
ha queste rare produzioni vulcaniche nel suo
Voyage pittoresque de Naples et de la Sicile
descritto. loos
1. Il più vicino al lido ha una forma quasi
piramidale, e consiste in grosse ma assai vici-
ne tra loro grigie colonne di basalto di disu-
guale grandezza, che in tal posizione al regi-
stro di un organo rassomigliano.
2. Le più grandi sono nel centro; hanno
due o tre piedi di diametro, e tutte son quasi
di pentagona figura. Le più alte, che corrono
in tal modo sino alla sommità, sono quasi 60
piedi sopra il mare, e portano una massa di<noinclude><references/></noinclude>
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Questi macigni sono intanto i più parlanti segni della incontrastabile forza del fuoco e grandezza del cratere, dal quale molti di essi come a bombe da un mortajo sono stati scagliati. I più singolari tra questi sono i così detti Faraglioni, ossia ''Scopuli Cyclopum'', che due miglia da Catania tra Jaci e Jaci reale sul livello dell'acqua s'innalzano. Il commendatore {{AutoreCitato|Déodat de Dolomieu|Dolomieu}} ha queste rare produzioni vulcaniche nel suo ''Voyage pittoresque de Naples et de la Sicile'' descritto.
{{Sc|i}}. Il più vicino al lido ha una forma quasi piramidale, e consiste in grosse ma assai vicine tra loro grigie colonne di basalto di disuguale grandezza, che in tal posizione al registro di un organo rassomigliano.
2. Le più grandi sono nel centro; hanno due o tre piedi di diametro, e tutte son quasi di pentagona figura. Le più alte, che corrono in tal modo sino alla sommità, sono quasi 60 piedi sopra il mare, e portano una massa di<noinclude><references/></noinclude>
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Questi macigni sono intanto i più parlanti segni della incontrastabile forza del fuoco e grandezza del cratere, dal quale molti di essi come a bombe da un mortajo sono stati scagliati. I più singolari tra questi sono i così detti Faraglioni, ossia ''Scopuli Cyclopum'', che due miglia da Catania tra Jaci e Jaci reale sul livello dell'acqua s'innalzano. Il commendatore {{AutoreCitato|Déodat de Dolomieu|Dolomieu}} ha queste rare produzioni vulcaniche nel suo ''Voyage pittoresque de Naples et de la Sicile'' descritto.
{{Sc|i}}. Il più vicino al lido ha una forma quasi piramidale, e consiste in grosse ma assai vicine tra loro grigie colonne di basalto di disuguale grandezza, che in tal posizione al registro di un organo rassomigliano.
2. Le più grandi sono nel centro; hanno due o tre piedi di diametro, e tutte son quasi di pentagona figura. Le più alte, che corrono in tal modo sino alla sommità, sono quasi 60 piedi sopra il mare, e portano una massa di<noinclude><references/></noinclude>
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/* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 80 VIAGGIO nera è forte lava, su di cui uno strato d'argi la sovrasta. 3. Il secondo di questi scogli è più picciolo, e contiene de' basalti che non sono verticali, ma quasi al modo paralleli, ed è come il se- guente di argilla coverto. Kookaci 4. Il terzo è qualche cosa più basso, ma co- me il primo configurato, ed ha ugualmente che gli altri uno strato di argilla. La maniera in cui sono state create queste tre isolette...
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<noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>80
VIAGGIO
nera è forte lava, su di cui uno strato d'argi
la sovrasta.
3. Il secondo di questi scogli è più picciolo,
e contiene de' basalti che non sono verticali,
ma quasi al modo paralleli, ed è come il se-
guente di argilla coverto.
Kookaci
4. Il terzo è qualche cosa più basso, ma co-
me il primo configurato, ed ha ugualmente che
gli altri uno strato di argilla.
La maniera in cui sono state create queste
tre isolette è facile a comprendersi, quando con-
ceder si voglia che i basalti non siano che una
cristallizzazione vulcanica, sulla quale opinio-
ne, per quanto ne so, tutti i naturalisti tro
vansi quasi uniformi, eccetto pochi, i quali per
alcuni basalti, trovati nelle coste d' Irlanda e
di Scozia, hanno avuto occasione di sostenere
che questi sieno piuttosto il prodotto di una
naturale cristallizzazione che l'opera del fuo-
.co (1). Senza che io mi trattenga sopra una
quistione, su della quale non posso, decidere,
espor ne voglio le congetture esternate dalla mag-
gior parte di coloro che hanno veduto queste
siciliane produzioni. Un sotterraneo fuoco ha
probabilmente scagliato fuori dal seno della ter-
ra queste smisurate ed allora infuocate masse. Il
contatto del mare, che immantinente raffreddolle,
ridusse le meno bruciate in cristalli di basalto,<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|80|{{Sc|viaggio}}}}</noinclude>nera e forte lava, su di cui uno strato d'argilla sovrasta.
3. Il secondo di questi scogli è più picciolo, e contiene de' basalti che non sono verticali, ma quasi al modo paralleli, ed è come il seguente di argilla coverto.
4. Il terzo è qualche cosa più basso, ma come il primo configurato, ed ha ugualmente che gli altri uno strato di argilla.
La maniera in cui sono state create queste tre isolette è facile a comprendersi, quando conceder si voglia che i basalti non siano che una cristallizzazione vulcanica, sulla quale opinione, per quanto ne so, tutti i naturalisti trovansi quasi uniformi, eccetto pochi, i quali per alcuni basalti, trovati nelle coste d'Irlanda e di Scozia, hanno avuto occasione di sostenere che questi sieno piuttosto il prodotto di una naturale cristallizzazione che l'opera del fuoco{{Nota separata|Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/175|1}}. Senza che io mi trattenga sopra una quistione, su della quale non posso decidere, espor ne voglio le congetture esternate dalla maggior parte di coloro che hanno veduto queste siciliane produzioni. Un sotterraneo fuoco ha probabilmente scagliato fuori dal seno della terra queste smisurate ed allora infuocate masse. Il contatto del mare, che immantinente raffreddolle, ridusse le meno bruciate in cristalli di basalto,<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|80|{{Sc|viaggio}}}}</noinclude>nera e forte lava, su di cui uno strato d'argilla sovrasta.
3. Il secondo di questi scogli è più picciolo, e contiene de' basalti che non sono verticali, ma quasi al modo paralleli, ed è come il seguente di argilla coverto.
4. Il terzo è qualche cosa più basso, ma come il primo configurato, ed ha ugualmente che gli altri uno strato di argilla.
La maniera in cui sono state create queste tre isolette è facile a comprendersi, quando conceder si voglia che i basalti non siano che una cristallizzazione vulcanica, sulla quale opinione, per quanto ne so, tutti i naturalisti trovansi quasi uniformi, eccetto pochi, i quali per alcuni basalti, trovati nelle coste d'Irlanda e di Scozia, hanno avuto occasione di sostenere che questi sieno piuttosto il prodotto di una naturale cristallizzazione che l'opera del fuoco{{Nota separata|Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/175|1}}. Senza che io mi trattenga sopra una quistione, su della quale non posso decidere, espor ne voglio le congetture esternate dalla maggior parte di coloro che hanno veduto queste siciliane produzioni. Un sotterraneo fuoco ha probabilmente scagliato fuori dal seno della terra queste smisurate ed allora infuocate masse. Il contatto del mare, che immantinente raffreddolle, ridusse le meno bruciate in cristalli di basalto,<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|80|{{Sc|viaggio}}}}</noinclude>nera e forte lava, su di cui uno strato d'argilla sovrasta.
3. Il secondo di questi scogli è più picciolo, e contiene de' basalti che non sono verticali, ma quasi al modo paralleli, ed è come il seguente di argilla coverto.
4. Il terzo è qualche cosa più basso, ma come il primo configurato, ed ha ugualmente che gli altri uno strato di argilla.
La maniera in cui sono state create queste tre isolette è facile a comprendersi, quando conceder si voglia che i basalti non siano che una cristallizzazione vulcanica, sulla quale opinione, per quanto ne so, tutti i naturalisti trovansi quasi uniformi, eccetto pochi, i quali per alcuni basalti, trovati nelle coste d'Irlanda e di Scozia, hanno avuto occasione di sostenere che questi sieno piuttosto il prodotto di una naturale cristallizzazione che l'opera del fuoco{{Nota separata|Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/175|1|Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/176|1|Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/177|1|Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/178|1|Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/179|1|Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/180|1|Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/181|1}}. Senza che io mi trattenga sopra una quistione, su della quale non posso decidere, espor ne voglio le congetture esternate dalla maggior parte di coloro che hanno veduto queste siciliane produzioni. Un sotterraneo fuoco ha probabilmente scagliato fuori dal seno della terra queste smisurate ed allora infuocate masse. Il contatto del mare, che immantinente raffreddolle, ridusse le meno bruciate in cristalli di basalto,<noinclude><references/></noinclude>
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/* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: e IN SICIZIA. 8 mentre una porzione di esse rimase nell' origi nale sua deforme figura. Il superiore di già no- minato strato di argilla è una parte del suolo del mare che queste piramidi staccarono, e seco in alto alzarono nell' useir dalla terra. Sin da' tempi de' Romani questi tre massi basaltici hanno avuto il nome di scogli de' Ci- clopi. Cyclopia saxa vengon da Virgilio chia- mati; e Plinio dà a' medesimi la denomi...
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<noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>e
IN SICIZIA.
8
mentre una porzione di esse rimase nell' origi
nale sua deforme figura. Il superiore di già no-
minato strato di argilla è una parte del suolo
del
mare che queste piramidi staccarono, e seco
in alto alzarono nell' useir dalla terra.
Sin da' tempi de' Romani questi tre massi
basaltici hanno avuto il nome di scogli de' Ci-
clopi. Cyclopia saxa vengon da Virgilio chia-
mati; e Plinio dà a' medesimi la denominazio-
ne di Scopuli Cyclopum. I' origine di questi
vocaboli fa d' uopo cercarla nella più lontana
favola, perchè Teocrito od, altri poeti misero
nell'Etna l'abitazione de' Ciclopi, perlocchè il
picciolo seno di mare in cui quelle rocce s'in-
nalzano, ebbe il nome di Porto Ulisse, che sin
a' nostri giorni ha portato, essendosi in questo
luogo creduto che Ulisse sbarcasse con animo
di cercar su quel monte Polifemo. Questo è il
porto del quale Virgilio, nel 3 lib. dell' Eneide,.
fa in questi sensi menzione.
Portus ab accessu ventorum immotus, et ingens.
Si è procurato di unire queste tre rupi per
via d' una diga, onde render migliore e più
utile questo porto; ma ciò non ha avuto
esito felice, perchè il violento continuato urto
del mare ha replicatamente distrutto tutte le
fatiche e le speranze; e soltanto quelle rocce<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|in sicilia}}.|81}}</noinclude>mentre una porzione di esse rimase nell'originale sua deforme figura. Il superiore di già nominato strato di argilla è una parte del suolo del mare che queste piramidi staccarono, e seco in alto alzarono nell'uscir dalla terra.
Sin da' tempi de' Romani questi tre massi basaltici hanno avuto il nome di scogli de' Ciclopi. ''Cyclopia saxa'' vengon da {{AutoreCitato|Publio Virgilio Marone|Virgilio}} chiamati; e {{AutoreCitato|Gaio Plinio Secondo|Plinio}} dà a' medesimi la denominazione di ''Scopuli Cyclopum''. L'origine di questi vocaboli fa d'uopo cercarla nella più lontana favola, perchè {{AutoreCitato|Teocrito|Teocrito}} od altri poeti misero nell'Etna l'abitazione de' Ciclopi, perlocchè il picciolo seno di mare in cui quelle rocce s'innalzano, ebbe il nome ''di Porto Ulisse'', che sin a' nostri giorni ha portato, essendosi in questo luogo creduto che {{wl|Q47231|Ulisse}} sbarcasse con animo di cercar su quel monte {{wl|Q193567|Polifemo}}. Questo è il porto del quale Virgilio, nel 3 lib. dell' Eneide, fa in questi sensi menzione.
''Portus ab accessu ventorum immotus, et ingens''.
Si è procurato di unire queste tre rupi per via d'una diga, onde render migliore e più utile questo porto; ma ciò non ha avuto esito felice, perchè il violento continuato urto del mare ha replicatamente distrutto tutte le fatiche e le speranze; e soltanto quelle rocce<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|in sicilia}}.|81}}</noinclude>mentre una porzione di esse rimase nell'originale sua deforme figura. Il superiore di già nominato strato di argilla è una parte del suolo del mare che queste piramidi staccarono, e seco in alto alzarono nell'uscir dalla terra.
Sin da' tempi de' Romani questi tre massi basaltici hanno avuto il nome di scogli de' Ciclopi. ''Cyclopia saxa'' vengon da {{AutoreCitato|Publio Virgilio Marone|Virgilio}} chiamati; e {{AutoreCitato|Gaio Plinio Secondo|Plinio}} dà a' medesimi la denominazione di ''Scopuli Cyclopum''. L'origine di questi vocaboli fa d'uopo cercarla nella più lontana favola, perchè {{AutoreCitato|Teocrito|Teocrito}} od altri poeti misero nell'Etna l'abitazione de' Ciclopi, perlocchè il picciolo seno di mare in cui quelle rocce s'innalzano, ebbe il nome ''di Porto Ulisse'', che sin a' nostri giorni ha portato, essendosi in questo luogo creduto che {{wl|Q47231|Ulisse}} sbarcasse con animo di cercar su quel monte {{wl|Q193567|Polifemo}}. Questo è il porto del quale Virgilio, nel 3 lib. dell'{{TestoCitato|Eneide|Eneide}}, fa in questi sensi menzione.
''Portus ab accessu ventorum immotus, et ingens''.
Si è procurato di unire queste tre rupi per via d'una diga, onde render migliore e più utile questo porto; ma ciò non ha avuto esito felice, perchè il violento continuato urto del mare ha replicatamente distrutto tutte le fatiche e le speranze; e soltanto quelle rocce<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/87
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/* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 82 VIAGGIO abbarbicate nelle viscere della terra han potuto resistervi. Sono queste così vicine al lido, che da qui esaminar si possono senza che vi si sbar- chi e monti. Io dovetti contentarmene a cagio- ne di un vento forte e gagliardo, da non per- mettermi di far uso d' un battello da pescare. Là presso altre picciole rupi alzan le loro te- ste, gettate forse come le di già descritte, o che, da uno dei crateri dell' E...
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<noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>82
VIAGGIO
abbarbicate nelle viscere della terra han potuto
resistervi. Sono queste così vicine al lido, che
da qui esaminar si possono senza che vi si sbar-
chi e monti. Io dovetti contentarmene a cagio-
ne di un vento forte e gagliardo, da non per-
mettermi di far uso d' un battello da pescare.
Là presso altre picciole rupi alzan le loro te-
ste, gettate forse come le di già descritte, o
che, da uno dei crateri dell' Etna vomitate,
sieno in giù nel mare rotolate (2). Una di que-
ste roccie di Jaci si appella, perchè forse cre-
duta quella stessa, con la quale Polifemo am-
mazzò quell'amante di Galatea. Abbiamo il se-
guente epigramma sopra di lui, rapportatoci da
D' Orville.
Acidis haec cernis montana cacumina busti
Aquor, et ex imis fluminis ire jugis
Ista Cyclopei durant monumenta furoris ;
Hic amor,
hic dolor est candida Hymphatuus.
Sed bene si periit, jacet hac sub mole sepultus
Nomen, est exultans unda perenne vehit.
Sic manet ille quidem, nec mortuus esse feretur
Vitaque per liquidas caerulea manet aquas (3)
In uno de'lati del menzionato porto un pre-
montorio alto si estolle, ove costruito trovasi
il castello di Jaci. Questo è un immenso cubo
di lava, la quale mostra e cristalli e palle di
basalto presso la spiaggia, da cui è quella ba<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|82|{{Sc|viaggio}}}}</noinclude>abbarbicate nelle viscere della terra han potuto resistervi. Sono queste così vicine al lido, che da qui esaminar si possono senza che vi si sbarchi e monti. Io dovetti contentarmene a cagione di un vento forte e gagliardo, da non permettermi di far uso d'un battello da pescare. Là presso altre picciole rupi alzan le loro teste, gettate forse come le di già descritte, o che, da uno dei crateri dell'Etna vomitate, sieno in giù nel mare rotolate{{Nota separata|Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/181|2}}. Una di que- ste roccie di Jaci si appella, perchè forse cre- duta quella stessa, con la quale Polifemo am- mazzò quell'amante di Galatea. Abbiamo il se- guente epigramma sopra di lui, rapportatoci da D' Orville. Acidis haec cernis montana cacumina busti Aquor, et ex imis fluminis ire jugis Ista Cyclopei durant monumenta furoris ; Hic amor, hic dolor est candida Hymphatuus. Sed bene si periit, jacet hac sub mole sepultus Nomen, est exultans unda perenne vehit. Sic manet ille quidem, nec mortuus esse feretur Vitaque per liquidas caerulea manet aquas (3) In uno de'lati del menzionato porto un pre- montorio alto si estolle, ove costruito trovasi il castello di Jaci. Questo è un immenso cubo di lava, la quale mostra e cristalli e palle di basalto presso la spiaggia, da cui è quella ba<noinclude><references/></noinclude>
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Marcella Medici (BEIC)
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<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|82|{{Sc|viaggio}}}}</noinclude>abbarbicate nelle viscere della terra han potuto resistervi. Sono queste così vicine al lido, che da qui esaminar si possono senza che vi si sbarchi e monti. Io dovetti contentarmene a cagione di un vento forte e gagliardo, da non permettermi di far uso d'un battello da pescare. Là presso altre picciole rupi alzan le loro teste, gettate forse come le di già descritte, o che, da uno dei crateri dell'Etna vomitate, sieno in giù nel mare rotolate{{Nota separata|Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/181|2}}. Una di queste roccie di ''Jaci'' si appella, perchè forse creduta quella stessa, con la quale {{wl|Q193567|Polifemo}} ammazzò quell'amante di Galatea. Abbiamo il seguente epigramma sopra di lui, rapportatoci da {{AutoreCitato|Jacques Philippe D'Orville|D'Orville}}.
{{no rientro}}<poem>''Acidis haec cernis montana cacumina busti'' ''Aquor, et ex imis fluminis ire jugis''
''Ista Cyclopei durant monumenta furoris'';
''Hic amor, hic dolor est candida Hymphatuus''.
''Sed bene si periit, jacet hac sub mole sepultus''
''Nomen, est exultans unda perenne vehit''.
''Sic manet ille quidem, nec mortuus esse feretur''
''Vitaque per liquidas caerulea manet aquas''{{Nota separata|Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/181|3}}.</poem>
In uno de' lati del menzionato porto un premontorio alto si estolle, ove costruito trovasi il castello di ''Jaci''. Questo è un immenso cubo di lava, la quale mostra e cristalli e palle di basalto presso la spiaggia, da cui è quella ba-<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|82|{{Sc|viaggio}}}}</noinclude>abbarbicate nelle viscere della terra han potuto resistervi. Sono queste così vicine al lido, che da qui esaminar si possono senza che vi si sbarchi e monti. Io dovetti contentarmene a cagione di un vento forte e gagliardo, da non permettermi di far uso d'un battello da pescare. Là presso altre picciole rupi alzan le loro teste, gettate forse come le di già descritte, o che, da uno dei crateri dell'Etna vomitate, sieno in giù nel mare rotolate{{Nota separata|Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/181|2}}. Una di queste roccie di ''Jaci'' si appella, perchè forse creduta quella stessa, con la quale {{wl|Q193567|Polifemo}} ammazzò quell'amante di Galatea. Abbiamo il seguente epigramma sopra di lui, rapportatoci da {{AutoreCitato|Jacques Philippe D'Orville|D'Orville}}.
<poem>''Acidis haec cernis montana cacumina busti''
''Aquor, et ex imis fluminis ire jugis''
''Ista Cyclopei durant monumenta furoris'';
''Hic amor, hic dolor est candida Hymphatuus''.
''Sed bene si periit, jacet hac sub mole sepultus''
''Nomen, est exultans unda perenne vehit''.
''Sic manet ille quidem, nec mortuus esse feretur''
''Vitaque per liquidas caerulea manet aquas''{{Nota separata|Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/181|3}}.</poem>
In uno de' lati del menzionato porto un premontorio alto si estolle, ove costruito trovasi il castello di ''Jaci''. Questo è un immenso cubo di lava, la quale mostra e cristalli e palle di basalto presso la spiaggia, da cui è quella ba-<noinclude><references/></noinclude>
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/* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: e 0 e- 7- e- la LE asi bo di IN SICILIA. 83 ca- gnata. Nella più superiore parte di esso pro- montorio è sito il detto antico normanno stello, che, a motivo della perpendicolare sua posizione, non può esser preso di assalto (4). Otto miglia distante da qui s'erge Jaci reale, uno de' più bei luoghi di cui ho nel mio viag gio in Sicilia goduto. Esso è mantenuto straor dinariamente pulito, e con larghe pietre di lava soprat...
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<noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>e
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e-
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e-
la
LE
asi
bo
di
IN SICILIA.
83
ca-
gnata. Nella più superiore parte di esso pro-
montorio è sito il detto antico normanno
stello, che, a motivo della perpendicolare sua
posizione, non può esser preso di assalto (4).
Otto miglia distante da qui s'erge Jaci reale,
uno de' più bei luoghi di cui ho nel mio viag
gio in Sicilia goduto. Esso è mantenuto straor
dinariamente pulito, e con larghe pietre di lava
soprattutto coverto. Le case e le chiese sono
di un bello stile e con molta regolarità fabbri-
cate. Giace la città in elevata posizione a' piè
dell' Etna, e su di nove strati di diverse lave,
ciascuna delle quali da una crosta terriccia è co-
verta, per cui potrà a ragione conchiudersi della
lontana età dell'eruzione di quel vulcano.
Da questo paese cavalcai verso Taormina,
battendo lungo la spiaggia una deliziosa strada
di quattro miglia e mezzo, da campi ben col-
tivati e ben costruiti casali spalleggiata. Fin qui
a piè dell' Etna si era sempre andato, il quale
ebbe alla fine il suo termine; ma prima di la-
sciare quel suo dominio, una spaventevole ope-
razione del suo fuoco osservai: cioè una cor-
rente di lava che dalla sommità di quel monte
scorse dieci miglia sino al mare, ove una diga
formò, che con grande utilità impiegar si po-
trebbe, quando in quelle coste stabilir si vo-
lesse un porto eccellente. Un fiume, dagli ar-<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|in sicilia}}.|83}}</noinclude>gnata. Nella più superiore parte di esso promontorio è sito il detto antico normanno castello, che, a motivo della perpendicolare sua posizione, non può esser preso di assalto{{Nota separata|Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/181|4}}.
Otto miglia distante da qui s'erge Jaci reale, uno de' più bei luoghi di cui ho nel mio viaggio in Sicilia goduto. Esso è mantenuto straordinariamente pulito, e con larghe pietre di lava soprattutto coverto. Le case e le chiese sono di un bello stile e con molta regolarità fabbricate. Giace la città in elevata posizione a' piè dell'Etna, e su di nove strati di diverse lave, ciascuna delle quali da una crosta terriccia è coverta, per cui potrà a ragione conchiudersi della lontana età dell'eruzione di quel vulcano.
Da questo paese cavalcai verso Taormina, battendo lungo la spiaggia una deliziosa strada di quattro miglia e mezzo, da campi ben coltivati e ben costruiti casali spalleggiata. Fin qui a piè dell'Etna si era sempre andato, il quale ebbe alla fine il suo termine; ma prima di lasciare quel suo dominio, una spaventevole operazione del suo fuoco osservai: cioè una corrente di lava che dalla sommità di quel monte scorse dieci miglia sino al mare, ove una diga formò, che con grande utilità impiegar si potrebbe, quando in quelle coste stabilir si volesse un porto eccellente. Un fiume, dagli ar-<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|in sicilia}}.|83}}</noinclude>gnata. Nella più superiore parte di esso promontorio è sito il detto antico normanno castello, che, a motivo della perpendicolare sua posizione, non può esser preso di assalto{{Nota separata|Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/181|4}}.
Otto miglia distante da qui s'erge Jaci reale, uno de' più bei luoghi di cui ho nel mio viaggio in Sicilia goduto. Esso è mantenuto straordinariamente pulito, e con larghe pietre di lava soprattutto coverto. Le case e le chiese sono di un bello stile e con molta regolarità fabbricate. Giace la città in elevata posizione a' piè dell'Etna, e su di nove strati di diverse lave, ciascuna delle quali da una crosta terriccia è coverta, per cui potrà a ragione conchiudersi della lontana età dell'eruzione di quel vulcano.
Da questo paese cavalcai verso Taormina, battendo lungo la spiaggia una deliziosa strada di quattro miglia e mezzo, da campi ben coltivati e ben costruiti casali spalleggiata. Fin qui a piè dell'Etna si era sempre andato, il quale ebbe alla fine il suo termine; ma prima di lasciare quel suo dominio, una spaventevole operazione del suo fuoco osservai: cioè una corrente di lava che dalla sommità di quel monte scorse dieci miglia sino al mare, ove una diga formò, che con grande utilità impiegar si potrebbe, quando in quelle coste stabilir si volesse un porto eccellente. Un fiume, dagli ar-<noinclude><references/></noinclude>
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/* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 84 VIAGGIO vichi chiamato Aowns, ora fiume freddo, stabi- lisce da questa parte il confine di tale vasta montagna. La pianura, per dove questo fiume il suo corso dirige, intersecata resta da molti torrenti che dalle alture si scaricano, quando forti piogge li gonfiano, e la neve repentina- mente si scioglie, producendo allora vaste de- solazioni che all'istante svaniscono. Da questa pianura vidi avanti di me alzarsi l'en...
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<noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>84
VIAGGIO
vichi chiamato Aowns, ora fiume freddo, stabi-
lisce da questa parte il confine di tale vasta
montagna. La pianura, per dove questo fiume
il suo corso dirige, intersecata resta da molti
torrenti che dalle alture si scaricano, quando
forti piogge li gonfiano, e la neve repentina-
mente si scioglie, producendo allora vaste de-
solazioni che all'istante svaniscono. Da questa
pianura vidi avanti di me alzarsi l'enorme e
sublime grandezza dell'Etna; mi consolai delle
eccellenti feraci contrade nella inferiore regio-
ne del medesimo; ed una quantità osservai di
estinti vulcani, che non potei scuoprire da Ca-
tania. Or siccome in situazione siffatta mi tro-
vava di gran lunga più. vicino di esso monte,
di quanto io lo era in quel paese, così pote-
vansi da me più chiaramente distinguere il vero
suo cratere ed i piccioli subalterni vulcani, che
nella più alta zona del medesimo gli facevan
meravigliosa corona.
lo passai la notte in un casale chiamato i
Giardini, che sotto l'alto ed interamente iso-
lato Monte Toro sta costruito, su del quale la
città di Taormina maestosa s'innalza. In quel
distretto, sopra un promontorio di lava, era
un tempo l'antica Nasso, 700 anni avanti G.
C. edificata da una colonia venuta dall' isola
di, Naxus nell' Arcipelago (5). Nessun residuo<noinclude><references/></noinclude>
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/* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: la ve do e- ta e le 0- di a- >- e- ΤΟ ne 2 Dr a el a IN SICILIA. 85 evvi più della medesima, se non il luogo. La torre che vi si trova, chiamata lo Schiso, non è che un'opera normanna da' rottami di quella fabbricata. Intanto monete di un molto bello e perfetto lavoro vi si scuoprono, che a Nasso si attribuiscono. Ivi assai vicino esistè un famoso tempio d'Apollo, Archagetas, che fu in buon essere sin a' tempi dell' impe...
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<noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>la
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2
Dr
a
el
a
IN SICILIA.
85
evvi più della medesima, se non il luogo. La
torre che vi si trova, chiamata lo Schiso, non
è che un'opera normanna da' rottami di quella
fabbricata. Intanto monete di un molto bello e
perfetto lavoro vi si scuoprono, che a Nasso si
attribuiscono. Ivi assai vicino esistè un famoso
tempio d'Apollo, Archagetas, che fu in buon
essere sin a' tempi dell' imperatore Adriano.
Quel Dio ricevuto avea tal soprannome, per-
chè la detta colonia nassitana sotto la di lui
protezione si era in Sicilia recata (6). Un altro
ben anco celebrato tempio di Venere vi si tro-
vava in venerazione, ma si dell' uno come del-
l'altro non esiste traccia veruna, quantunque
Fazello, il quale s'ingannò, toccante la situa-
zione di quello di Apollo, crede di averne
veduto sotto Taormina le logore e corrose ro-
vine.
La mattina appresso, 7 gennajo, di buo-
n'ora ascesi a cavallo il monte, ove giace que-
sta città. Alto e scosceso è il medesimo, il qua-
le, pieno di cambiamenti, all' occhio presenta
ora nude rocce ed ora boschi deliziosi e fertili
praterie in mezzo alle stesse rupi e sotto le
loro ombre. Esso resta interamente dall' Etna
diviso. Sestini, nelle sue lettere sopra la Sici-
lia, asserisce che il lato verso il Mongibello è
formato di gesso in lamine e che sia un prodot<noinclude><references/></noinclude>
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/* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 86 VIAGGIO to vulcanico, ma che io alla decisione dei na- turalisti lo lascio. Il monte comincia dalle co- ste del mare ad innalzarsi; ed una valle larga alcune miglia le sue radici da quelle dell'Etna separa. Gli antichi lo chiamarono Mons Tau- rus, ed era famoso per le sue belle ed anti- che miniere di marmo. Questa montagna, benchè scoscesa ed inco- moda, assai dilettevole si offre dal lido verso la città; locchè fu d...
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<noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>86
VIAGGIO
to vulcanico, ma che io alla decisione dei na-
turalisti lo lascio. Il monte comincia dalle co-
ste del mare ad innalzarsi; ed una valle larga
alcune miglia le sue radici da quelle dell'Etna
separa. Gli antichi lo chiamarono Mons Tau-
rus, ed era famoso per le sue belle ed anti-
che miniere di marmo.
Questa montagna, benchè scoscesa ed inco-
moda, assai dilettevole si offre dal lido verso
la città; locchè fu da Appiano ugualmente am-
mirato. A motivo delle innumerevoli tortuosità
della strada si è costretti di allungarla due mi-
glia e più d'Italia per giungere alla città, la
quale attribuir deve alla di lei felice situazione
se meno delle altre siciliane città sia stata de-
vastata da combattenti armate, che non si fa-
cilmente vi si avvicinavano. Questa non è però
situata nella parte la più eminente del monte,
nella quale la picciola fortezza di Mola sta in-
nalzata, la di cui altezza da ogni attacco nemi-
co sicura la rende, ma, secondo la mia opi-
nione, potrebbe divenire il più forte di tutti i
castelli di Europa, qualora (locchè non so)
non vi mancasse l'acqua, e luogo sufficiente vi
fosse per costruirvi de' magazzini.
In diversi modi si rapporta da Diodoro l'ori-
gine di Tauromenium. E certo che una colonia
degli abitanti di Naxos circa 366 anni avanti
I
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/* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 170 NOTE 410 digno, porticibus atque aliis diversoriis exornatum. In quel tempio immolavansi vittime umane; ma questo empio rito essendosi furon perciò quei Dei chiamati placabili, come si rileva dal lib. 9 delle Eneide: circum soppresso, Flumina pinguis, ubi est placabilis ara Palici. Questo altare con il più grande religioso rispet to era venerato. L'autel des Palices (dicono gli Enciclopedisti) étoit l'asyle des malhe...
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<noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>170
NOTE 410
digno, porticibus atque aliis diversoriis exornatum.
In quel tempio immolavansi vittime umane; ma
questo empio rito essendosi
furon perciò
quei Dei chiamati placabili, come si rileva dal lib.
9 delle Eneide:
circum
soppresso,
Flumina pinguis, ubi est placabilis ara Palici.
Questo altare con il più grande religioso rispet
to era venerato. L'autel des Palices (dicono gli
Enciclopedisti) étoit l'asyle des malheureus, et sur
tout des esclaves fugitifs; e Diodoro, l. c., rappor-
ta quod servis calamitate oppressis praesertim vero
dominos inclementes nactis plurimum auxilia praebet.
(20) Bouchart, l. c., dice: Itaque delli dicti
sunt, quod ex eorum indicio perjura innotescerent,
giacchè delli in lingua punica è l'istesso che indices.
(21) Le punizioni riservate agli spergiuri erau di-
verse. V' ha chi crede che bruciati restavano da
interno fuoco; asseriscono altri che venivano sol-
tanto della vista privati.
(22) Aqua tamen sulphuris odorem exuberantis
praebet. Diodoro, lib. 11.
Note al viaggio da Catania a Messina.
(1) Quorum medium, et eminentissima Galatea
dicitur. Servio in Virg., En. 1. Questi scogli sono
vicino al casale detto della Trezza. Fin da' tempi
di Plinio i più considerevoli eran tre. Egli dice nel
lib. 3 Scopuli tres Cyclopum. I monumenti più ce-
lebri di questa naturale produzione sono i rialti dei
Giganti sulla costa settentrionale d'Irlanda e la me-
ravigliosa grotta di Fingal nell' isola di Staffa, una
dell Ebridi. Reca sorpresa l'osservar solamente le
tavole 3, 4 e 5 inserite alla fine dell'opera di Breis
lack, le quali rappresentano i basalti de' Giganti;
e le altre due 6 e 7, ove trovansi incisi quei tan-
to regolari e simmetrici della grotta menzionata.
Un aggregato prodigioso di questi basalti cuopre an-
CO
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<noinclude><pagequality level="2" user="AdrianaB64" /></noinclude>CAPITOLO VII.
Il colorito. — I trattati d’armonia dei colori. — Le teorie
scientifiche della luce e dei colori.
La lentezza dei progressi della pittura nel1a
parte tecnica supera di gran lunga l’idea che in
generale se ne può concepire.
A noi adesso sembra facile pensare e credere
che l’uomo mosso istintivamente alla imitazione
delle cose che gli si presentavano all’occhio, trac-
ciasse dei contorni schematici di qualche oggetto
e poi alla meglio, per lo stesso istinto, dovesse
ricorrere a qualche sostanza cadutagli casual-
mente sotto mano e impiastricciare lo spazio
Vuoto fra i contorni, e così si sia iniziata dapper-
tutto la pittura come la cosa più semplice di
questo mondo.
Ma la ricostruzione del cammino percorso da
questo modo di esprimere il pensiero e la sensi-
G. PREVIATI, Della Pittura.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="2" user="AdrianaB64" /></noinclude>— 100 —
bilità umana dimostra invece quanto laboriosa
e lenta e subordinata a condizioni di collate-
rale progresso dello spirito dell’uomo fu tale con-
quista.
Nel bambino come nell’uomo completamente
incolto si adombra anche oggidì l’ordine seguito
nei primordi dal linguaggio grafico.
Dapprima insorge l’istinto della copia che si
rivela per una inquietudine e l’insistente ricerca
di alcunchè inspiegabile al ricercatore stesso ed
agli astanti, finchè il segno casuale di qualche
arnese tagliente, per successione d’idee viene a
suggerire il pensiero di tracciare, incidere qualche
contorno visibilmente ricavato da alcun oggetto
circostante.
Il disegno così potè mostrarsi sino nelle epoche
più lontane dell’esistenza dell’uomo, negli avanzi
delle epoche preistoriche, prima dell’età del ferro e
del bronzo, perchè bastasse una pietra ad incidere
un osso e sia su degli ossi rinvenuti in caverne
dell’età della pietra che comparvero i primi cimeli
del disegno.
Per il colorito, è facile comprendere come per
averne dei saggi antichi sia necessario discendere
assai nella storia del genere umano, anzi non se
ne conoscono se non appartenenti alle epoche sto-<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="2" user="AdrianaB64" /></noinclude>— 101 —
riche, spazio che non è ancora ben sicuro neanche
fra i geologi se si aggiri fra centinaia di migliaia
d’anni o milioni d’anni.
Giunto l’uomo a dimostrare il senso del colore
riempiendo gli spazi lasciati vuoti nel disegno con
qualche tinta uniforme, piatta come se i corpi
non avessero alcuna modellatura, questo progresso
si arresta ancora per secoli.
Nei nostri Musei d’arte antica le pitture bizan-
tine vi appariscono come l’infanzia più arretrata
della pittura, quasi un primo balbettare dell’uomo
nel linguaggio dei colori, mentre non fu che l’e-
stremo decadimento di un’attivita intellettiva
conservante ancora in modo visibile le traccie d’un
completo sviluppo raggiunto in tempi più lontani.
In quelle rachitiche membra infatti, in quelle
colorazioni ora scialbe ora troppo intense, ma
sempre sconcordanti dal vero, in quelle ebeti at-
titudini, in quell’amplificazione del mostruoso, che
fa pensare ad una degenerazione della razza
umana che non vede lo scempio che fa della sua
propria immagine, è tuttavia tanta differenza di
tratti e colori che basti almeno a significare una
distinzione di sessi, una percezione che le cose
esistenti non sono tutte di un sol colore.
In cospetto dell’arte bizantina meno interes-<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="2" user="AdrianaB64" /></noinclude>— 102 —
sante ci pare impossibile che possa essere esistita
una pittura ancora più meschina e povera del
senso del colore, nei riguardi della figurazione
dell’uomo, perchè i Musei dell’arte egizia sono
più rari e dell’arte assira e babilonese sono an-
cora più rari i frammenti.
Ma gli storici della pittura greca affermano
che all’epoca di Solone, quando cioè si sapevano
già concepire ordinamenti di leggi famose, pure
non si sapeva vedere lo sconco dell’occhio di
facciata sulle teste di profilo e la pittura, oltre
al monocromatico, si compiaceva immensamente
delle immagini a soli contorni riempiti di nero.
Dippiù i greci non giunsero a differenziare coi
colori i sessi se non dopo averne veduto l’esempio
nella pittura egiziana e sempre trattandosi di
tinte perfettamente piatte, vale a dire confermando
come fu difficile impadronirsi del colore e portarlo
alla perfezione moderna.
Eppoi non bisogna confondere la facilità di
imitare con quella di trovare i mezzi di avvan-
taggiare l’imitazione e pur questa perfezionare.
Così nel colorire, dei mezzi come il primitivo
encausto dei greci non pare dovessero contribuire
molto a far progredire quell’arte, pure a detta
degli storici riuscendo a capolavori che la perfe-<noinclude><references/></noinclude>
nyd5zwjtv9q4e1l8t7v0vwzpsrrpbn2
Viaggio in Sicilia (Münter)/Viaggio da Catania a Messina
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Spinoziano (BEIC)
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Porto il SAL a SAL 25%
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<noinclude><pagequality level="2" user="AdrianaB64" /></noinclude>— 103 —
zione raggiunta nella scoltura impone di ritenere
meravigliosi, sebbene la dote del colorito sia molto,
ma molto assai, più rara di quella del disegnare
e scolpire: onde nel senso pittorico sono più che
lecite le reticenze e quasi ragionevole il dubbio
che le pitture greche del miglior tempo della
scoltura non avessero che pochi rapporti colla
verità oggettiva raggiunta in seguito dalla pittura,
confermando molte induzioni un’ascensione con-
tinua del’occhio ad una sensibilità maggiore nella
percezione dei colori.
Eppure i rapporti fra l’idea pittorica e la sua
virtuale estrinsecazione sono dei più facili a con-
cepirsi. Non occorre grande immaginazione per
inchiudere mentalmente in una cornice un angolo
qualsiasi di vero o le sembianze di una persona
od un raggruppamento di più figure. L’insieme
delle linee può essere trasportato sulla tela con
tanti mezzi snssidiari che dimostrano come il di-
segno sia una forma d’arte meno difficile della
pittura. Le vere difficoltà insorgono quando si
tratta di venire ai colori. Nell’accingersi al di-
pingere si ha la comprensione reale di quello che
diventano i metodi, le teorie, i precetti per chi
è davanti alla nudità desolante della tela bian-
chissima, antitesi di ogni immagine colorata; e<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|20|{{Sc|marco aurelio}}|}}</noinclude>pregevoli doti intellettuali e morali gli procacciavano la stima e l’amore di quanti avessero avuto l’occasione di avvicinarlo <ref>Cass. Dio, LXXI, 35, 2 sg.</ref>. E fu specialmente l’imperatore Adriano, legato, così almeno sembra, alla famiglia di Marco da vincoli di parentela, il quale fu preso da tanta ammirazione per la serietà del giovane <ref>Capitol., ''Marc. Ant''., 2, 1; Eutrop., VIII, 11 = epitome, 16, 7.</ref>, e per il suo grande amore della verità <ref>Fronto, pagg. 29, 34, 49 (ed. Naber).</ref>, da chiamarlo scherzosamente non ''Verus'', ma ''Verissimus'' <ref>Cass. Dio, LXIX, 21, 2; Capitol., ''Marc. Ant''., 1, 10; 41; ''Diadum''., 6, 5.</ref>: nome, di cui Marco in seguito, quando divenne Cesare, non rifiutò di adornarsi, e che noi leggiamo ancor oggi in alcune monete greche <ref>Eckhel, VII, 69.</ref> e nel titolo della prima ''Apologia'' di Giustino <ref>Iustin., ''Apol''., I, 1.</ref>.
All’età di quindici anni (26 aprile 135-136) Marco indossò la toga virile, e subito dopo, per desiderio di Adriano, certamente in un’epoca posteriore a quella della sua adozione da parte di questo imperatore <ref>L’adozione di Marco Aurelio da parte di Adriano è da collocare tra il 19 giugno (CIL, VI, 10242) e il 29 agosto 136 (vedi monete alessandrine; cfr. Pauly-Wissowa, ''Real-Encycl''. ecc., sotto ''L. Ceionius Commodus'').</ref>, quindi nella seconda metà del 136, dovè fidanzarsi <ref>Capitol., ''Marc. Ant.'', 4, 5: ''Virilem togam sumpsit quintodecimo aetatis anno, statimque ei Lucii Ceionii Commodi filia desponsata est ex Hadriani voluntate''. Cfr. 2, 7.</ref> con una figlia <ref>Probabilmente la Fabia, di cui parla Capitolino (''Marc. Ant''., 29, 10; Verus, 10, 3-4).</ref> di Lucio Ceionio Commodo.
Tali cospicui onori concessi da Adriano al piccolo Marco parevano alludere ad una recondita intenzione, che quello avesse, di eleggere come suo successore al trono imperiale l’amabile fanciullo recentemente adottato. Però Marco era troppo giovane ancora; e questo fu l’unico impedimento che trattenne Adriano dal mandar ad effetto il suo proposito.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{Sc|la vita}}|21}}</noinclude>{{Nop}}
Nel 137 il nostro fanciullo fu prefetto delle ferie latine <ref>Capitol., ''Marc. Ant''., 4, 6: ''Nec multo post praefectus feriarum Latinarum fuit''. L’importanza della carica di ''praefectus feriarum Latinarum'' consisteva nel fatto che colui, al quale essa veniva affidata, quando i consoli si recavano sul monte Albano, per offrirvi il sacrifizio annuale di purificazione, era il primo magistrato della città.</ref>, e in seguito, nel periodo che va dal 137 al 138 <ref>Capitol., ''Marc. Ant''., 4, 7: ''Post hoc'' etc.</ref>, da buon filosofo che guarda con occhio di disprezzo i beni del mondo, cedeva serenamente tutta la sua parte di eredità paterna alla sorella Anna Cornificia Faustina, dicendo che a lui bastavano le sostanze dell’avo Annio Vero, e lasciando piena facoltà alla madre di disporre dell’intero suo patrimonio in favore della stessa sorella <ref>Capitol., ''Marc. Ant.'', 4, 7. Della bontà di sua sorella Marco Aurelio fa menzione in ''Ricordi'', I, 17.</ref>.
Alla morte di Lucio Elio Cesare, avvenuta il 1 gennaio del 138 <ref>Spart., ''Helius'', 4, 7; id., ''Hadrianus'', 23, 16.</ref>, Adriano, il 25 febbraio dello stesso anno, adottò Antonino Pio <ref>L’intero nome di Antonino era questo: ''T. Aurelius Fulvus Boionius Arrius Antoninus.''</ref>, lo zio del nostro Marco, a condizione però ch’egli a sua volta adottasse non solo il proprio nipote, ma anche il giovane Lucio Ceionio Commodo, figlio del defunto Lucio Elio <ref>Cass. Dio, LXIX, 21, 1; LXXI, 1, 1; Capitol., ''Ant. Pius'', 4,5; ''Hel''., 5, 12; 6,9; 7, 2: ''Verus'', 2, 2; ''Marc. Ant''., 5, 1 sgg. (dove Commodo erroneamente vien fatto passare per figlio adottivo di Marco); Spart., ''Severus'', 20, 1: ''Hadr''., 24, 1 (qui però i nomi appaiono citati in una forma sbagliata).</ref>. Da quel giorno Antonino portò i nomi di ''T. Aelius Caesar Antoninus'' <ref>Cohen, II, 407, 1-3.</ref>; Marco, quelli di ''M. Aelius Aurelius Verus'' <ref>Capitol., ''Marc. Ant''., 5, 5. Cesare Vittore (16, 1) attesta che Marco portava anche i nomi di ''M. Boionius''; ma noi non sappiamo donde abbia tratto egli questa notizia. Ad ogni modo lui è il solo a darcela.</ref>; e Commodo, quelli di ''L. Aelius Aurelius Commodus'' <ref>CIL, 50; III Suppl. 8394.</ref>.
Dopo l’adozione, Marco fu anche, su proposta d’Adriano, designato questore per l’anno seguente 138, sebbene non avesse ancora l’età prescritta dalla legge <ref>Capitol., ''Marc. Ant''., 5, 6; Pius, 6, 9 sg.; 10, 3.</ref>.<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|22|{{Sc|marco aurelio}}|}}</noinclude>{{Nop}}
Adriano di lì a poco, il 10 luglio del 138, cessava di vivere a Baia. Quivi erasi allora recato Antonino Pio, mentre a Roma il nostro Marco ordinava che si rendessero gli onori funebri al defunto imperatore <ref>Capitol., ''Marc. Ant''., 6, 1.</ref>. Pio, al suo ritorno, disdetto il matrimonio di Marco con la figlia di Lucio Elio, e quello di Commodo con la propria figliuola Annia Galeria Faustina, offrì questa in moglie a Marco <ref>Capitol., ''Marc. Ant.'', 6, 2; ''Verus'', 2, 3.</ref>. Il giovane rispose di volerci pensare <ref>Capitol., ''Marc. Ant.'', 6, 2.</ref>, e solo più tardi risolvette di sposarla.
Il 5 dicembre del 138 Marco entrò in carica come questore, e in quello stesso mese diede uno spettacolo gladiatorio <ref>Vedi Pauly-Wissowa, ''Real-Encycl''. ecc., t. I, col. 2283; Capitol., ''Marc. Ant''., 6, 1.</ref>. A questo periodo di tempo (5 dic. 138-4 dic. 139) sembra appartenere anche l’orazione detta da Marco in Senato <ref>Così il Mommsen, ''Die Chronologie der Briefe Frontos'', in ''Hermes'', VIII, 1874, 210 sgg. Quest’articolo fu poi ristampato in ''Gesammelte Schriften'', vierter Band; historische Schriften, erster Band, pag. 469 sgg.</ref>, e ricordata da Frontone <ref>Naber, pag. 96 sg.</ref>. Era ancora questore, allorchè dal padre adottivo fu designato console per il prossimo anno 140 <ref>Capitol., ''Pius'', 6, 9; ''Marc. Ant''., 6, 3.</ref>, e quindi elevato alla dignità di Cesare, ma senza la potestà tribunizia <ref>Vedi in Cohen, II, 409, 1-19 le monete con ''Aurelius Caes. Aug. Pii f. cos. des''. Marco, eletto Cesare, portò questi nomi e titoli: ''M. Aelius Aurelius Verus Caesar imp(eratoris) T. Aelii Caesaris Hadriani Antonini Augusti Pii patris patriae filius, divi Hadriani nepos, divi Traiani Parthici pronepos, divi Nervae abnepos'' (''CIL'', III, 3007, anno 135-146). Per altri particolari sulla forma del nome vedi Pauly-Wissowa, ''Op. cit''., t. I, col. 2284.</ref>; titolo questo, di cui godette la prima volta nell’anno dal 10 dicembre del 146 al 9 dicembre del 147 <ref>Così risulta da numerose iscrizioni e monete. Cfr., per es. ''CIL'', VI, 1010 = Dessau, 356; Cohen, 594-604, 1044. Vedi Pauly-Wissowa, ''Op. cit''., t. I, col. 9287.</ref>.
Nel 139 fu nominato ''sevir turmis equitum Romanorum''<ref>Capitol., ''Marc. Ant.'', 6, 3.</ref>,<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="2" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{Sc|la vita}}|23}}</noinclude>poi ''princeps iuventutis'' <ref>È la traduzione latina dell’espressione greca {{Greco da controllare}}, che si legge in Cass. Dio, LXXI, 35, 5. A questo ufficio il von Rohden nel suo art. ''M. Annius Verus'' (Pauly-Wissowa, t. I, col. 2284) ritiene che possano riferirsi le monete con ''Iuventas'' (Cohen, 386-397) o ''Iuventus'' (Cohen, 398 sg.).</ref>, e da ultimo, su proposta del Senato, accolto in ''collegia sacerdotum'' <ref>Capitol., ''Marc. Ant''., 6, 3. Più tardi infatti, nel 145, apparterrà, col grado di ''magister'', al collegio dei ''fratres Arvales'' (Eph. ep., VIII, p. 331, n. 15).</ref>. Il 1 gennaio del 140 entrò in carica, e fu console per la prima volta insieme con l’imperatore Pio <ref>Capitol., ''Marc. Ant.'', 6, 3; ''Pius'', 6, 9; 10, 3. Vedi anche Cohen, 11, 409 sg., n<sup>i</sup> 13 e 41; III, n<sup>i</sup> 230-232, 235-238, 386-396, 450-461, 580, 1012 sg., 1045; CIL, VI, 159 e 1009; XIV, 2796.</ref>. Lo fu nuovamente nel 145 <ref>Capitol., ''Marc. Ant''., 6, 4; Eph. ep., VIII, pag. 331, n. 15; ''CIL'', III, 982, 3007; IX, 5354 = Dessau, 353; VIII, Suppl. 11390 = Dessau, 354; II, 1169 = Dessau, 355; VIII, Suppl. 14555; III, Suppl. 9995; VI, 1008, 1010 = Dessau, 356; Cohen 63, 65, 100-112, 233 sg., 398 sg., 572-578, 581 sg.. 1006 sgg., 1021 вgg., 1040.</ref>. Dopo il secondo consolato celebrò in forma solenne le nozze con Faustina <ref>Capitol., ''Marc. Ant''., 6, 6; cfr. 1, 8; ''Ant. Pius'', 10, 2.</ref>, e in memoria del lieto avvenimento furono coniate apposite monete <ref>Cohen, III, 127, n<sup>i</sup> 1-4.</ref>. Ma tutte queste cariche onorifiche, tutti questi splendori di potenza e di gloria, tutte le speranze di un grande avvenire non abbagliavano lo sguardo pensoso del giovane filosofo, non gli empivano l’anima d’ambizione e d’orgoglio. Anzi, fin dal primo giorno in cui, per l’adozione d’Adriano, era entrato nella famiglia imperiale, egli aveva avuto più spavento che gioia, a tal segno da non poter affatto dissimulare l’improvvisa tristezza che gli saliva dal fondo dell’anima smarrita ed oppressa: i suoi gliene domandarono la causa, e Marco rispose, narrando loro tutti i mali che sogliono accompagnarsi con l’esercizio del supremo potere <ref>Capitol., ''Marc. Ant''., 5, 3 sg.</ref>.
È facile quindi immaginarsi con quale sgomento nel cuore il mite giovanetto, ubbidendo alla volontà dell’imperatore
Antonino Pio, abbia lasciato, nel 139, la quieta ed onesta casa, dov’era stato educato, per trasferirsi sul Pala-<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|24|{{Sc|marco aurelio}}|}}</noinclude>tino, nella ''domus Tiberiana'', nel palazzo di Tiberio e di Domiziano <ref>Capitol., ''Marc. Ant''., 6, 3; ''Pius'', 10, 4; Cass. Dio, LXXI, 35, 4.</ref>. Marco non ignorava i pericoli di quell’infausto soggiorno: molti, e anch’essi in giovanissima età, vi erano entrati prima di lui, facendo sperare tanto bene di sè, e poi avevano finito col soggiacere al malefico influsso, che il potere assoluto, la sconfinata autorità suole esercitare su colui che n’è investito, corrompendone la mente ed il cuore.
Fortunatamente però questi pensieri, che certo non man carono di presentarsi alla mente di Marco, nel momento in cui egli si accingeva a salire le scale del palazzo imperiale, non lo abbandonarono mai più, per tutta la durata del suo regno, se si pensa che, fin negli ultimi anni della sua vita laboriosa, non cessava di ripetere a sè stesso le virtuose parole: «Bada a non incesarirti, a non imbrattarti; poichè di solito così succede» <ref>''Ricordi'', VI, 30.</ref>. Tuttavia non potè sottrarsi interamente al contagio dei vizi che ammorbavano l’aria della reggia. Prima d’entrarvi, egli, grazie all’efficace protezione degli Dei e alle vigili cure della madre, aveva conservato puro il fiore della giovinezza, e non aveva mai dato saggio di età virile prima del tempo, come dice egli stesso in un luogo dei ''Ricordi'' <ref>I, 17.</ref>, mettendo con la pudica espressione ancor meglio in rilievo la squisita delicatezza del suo sentimento. Ma gettato in mezzo alle seduzioni ed agli ozi snervanti della Corte del vecchio e voluttuoso Adriano, e, per di più, costretto da questo a vivere presso la sua concubina — fortunatamente per breve tempo; del che Marco Aurelio doveva più tardi ringraziare, come d’un grande beneficio, gli Dei <ref>Ibid.</ref> —, in che modo poteva un fanciullo, in sì tenera età, rimaner sordo ai mille insidiosi allettamenti del piacere? Il casto Marco, dunque, sdrucciolò più d’una volta nella colpa; ma, come si narra dei grandi dottori cristiani predestinati a diventar lustro e decoro della Chiesa, se ne pentì poi anch’egli amaramente, quando, venuto in<noinclude><references/></noinclude>
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/* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: m. ma ciò b. et- gli Fur or- ero et. cu at, es. di- da ol- tis ха no pi mel ce- dei me- na le eis- ti; an- ta. Fan- DEL TRADUTTORE. 171 cora la costa di Scozia, i quali penetrano sino a sei e sette leghe nell'interno del paese. Secondo Buffon se ne trovan da per tutto, anco in quelle contrade ove meno sembra che vi abbiano apparen- temente bruciato vulcani. V. Epoca della nat. I ba- salti d' Irlanda hanno un diametro di...
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Fan-
DEL TRADUTTORE.
171
cora la costa di Scozia, i quali penetrano sino a
sei e sette leghe nell'interno del paese. Secondo
Buffon se ne trovan da per tutto, anco in quelle
contrade ove meno sembra che vi abbiano apparen-
temente bruciato vulcani. V. Epoca della nat. I ba-
salti d' Irlanda hanno un diametro di 15 a 16 pol-
lici ed un' altezza di 25 a 30 piedi, contandosene
trenta mila in una longitudine di due leghe, secon-
do la descrizione di Chapthal. Quella grotta si chia-
ma melodiosa a cagione d'un piacevole romore che
vi si sente ad ogni assorbimento e rigurgito d'acqua
prodotti da un antro sotto il livello del mare. Do-
lomieu ha osservato delle naturali colonne di basal-
to, che sino all' altezza di 300 tese elevandosi sul
livello del mare, formano una specie di cordone at-
torno l'Etna, aggiungendo in oltre, che il y a des
laves prismatiques à une plus grande élévation à
plus de 800 toises. Vedi Memorie ecc. Ancora Spal-
lanzani fa la descrizione delle lave basaltiche del-
l'isole di Vulcano e Felicuda, non meno che di
quelle che si diramano lungo tutta la costa da Ca-
tania a Castel di Jaci. In quelle contrade se ne tro-
vano per ogni dove in Jaci Reale, la Motta, Pa-
ternò, Licodia, Capo dell' acqua, Bianca Villa,
Aderno, Bronte, ed in altri paesi.
Questa parola basalto, che non è, secondo Do-
lomieu, 1.
C., ni latin, ni grèc, appartient à la lan-
Sue étopienne; il signifie noir, ou brúle. La loro
Posizione e figura sono veramente bizzarre. Vi sono
basalti verticali, inclinati, orizzontali; e quel ch' e
più notabile, ve n' ha di quelli che si partono di-
vergendo da un centro comune ed altri che hanno
una superficie convessa rimpetto ad una concava,
ed in questo caso col nome di articolati vengono
distinti. Se ne rinvengono formati in grosse colon-
prismi che contengono molte altre colonnette
epiccioli prismi. La figura è colonnare o prisma-
tica, ed ordinariamente pentaedra ed esaedra.
I naturalisti, nell' analizzare l'origine di questa
ne o<noinclude><references/></noinclude>
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/* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 172 NOTE immensa e quasi generale produzione, si sono di- visi in due partiti sotto i nomi di Vulcanisti e Net- tuniani, alla testa dei quali vi sono ugualmente uo- mini assai illustri. Credono i primi che questi siano l'opera del fuoco, mentre i secondi sostengono che lo sian dell' acqua. Le forme prismatiche de' basalti sono considerate da ogni mineralogista e geologo come l'effetto d' un ritiramento che quelle masse h...
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<noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>172
NOTE
immensa e quasi generale produzione, si sono di-
visi in due partiti sotto i nomi di Vulcanisti e Net-
tuniani, alla testa dei quali vi sono ugualmente uo-
mini assai illustri. Credono i primi che questi siano
l'opera del fuoco, mentre i secondi sostengono che
lo sian dell' acqua. Le forme prismatiche de' basalti
sono considerate da ogni mineralogista e geologo
come l'effetto d' un ritiramento che quelle masse
han prodotto nel disseccarsi, se l'azione è stata ca-
gionata dall' acqua o dal raffreddarsi quante volte
ne sia stato il risultato della fusione. E in conse
guenza la cristallizzazione che genera in tutt'i modi
quella regolarità nelle forme di queste materie, a
cui si è fin anco data la denominazione di cristal-
lizzate; quantunque non si debbano quelle produ-
zioni considerare in rigore come provenienti da una
vera cristallizzazione, ma da un ritiramento regola-
re delle parti componenti le lave. Fluide ed ancora
infuocate siffatte correnti gettaronsi finalmente nel
mare, e venute quindi in contatto delle acque, inve-
stite naturalmente furono da immediato freddo, che,
cagionando una inevitabile contrazione in quelle mas-
se già dal fuoco dilatate, si restrinsero in forme re-
golari e simmetriche. Il sig. Patrin, dopo aver con
diligenza esaminati tutti i ragionamenti e le prove
che dall' un partito e l' altro si sono esposti, con-
chiude così: Il me semble qu'il est facil de les
concilier, ou plutôt de les réunir et de les fondre
en une seule et même opinion, en disant que la
matière des basaltes a été véritablement fournie par
des volcans, mais par des volcans sous-marins,
dont les éjections étoient de la même nature. celles
que
qui produisent les courans de lave des volcans dé-
couverts. Questa decisione, degna del dotto naturali-
sta, non esclude que' basalti che nel modo già pria
indicato sono stati chiaramente generati come in
un'
epoca posteriore al ritiramento delle acque, e
non appartenenti all' opera di queste acque stesse
sopra le lave sommarine. Senz' altri esempi basta
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/* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: di- et- 10- no he alti go sse ca- Ite se- odi a al- Hu- na la- ora mel we- e, as- re- on ve on- les dre la ar $ 1 les de- ali- ria in e se sta DEL TRADUTTORE. 173 Osservare i basalti e le colonne regolari che forma- ronsi nella lava del 1669, che in poca quantità gettò nel mare di Catania. Vi è anzi un' altra ca- gione di raffreddamento che li produce, cioè il sem- plice contatto dell' aria atmosferica. Spallanzani, tom....
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sta
DEL TRADUTTORE.
173
Osservare i basalti e le colonne regolari che forma-
ronsi nella lava del 1669, che in poca quantità
gettò nel mare di Catania. Vi è anzi un' altra ca-
gione di raffreddamento che li produce, cioè il sem-
plice contatto dell' aria atmosferica. Spallanzani,
tom. 3, cap. 19, 1. c., ne produce un luminoso
esempio, avendo osservato dentro il cratere dell' i-
sola di Vulcano de' basalti; ed il prode osservatore
cav. Gioeni assicura di averne trovato quasi sulla
cima dell' Etna di quelli perfettamente poliedri e
caratterizzati nel centro delle lave sboccate da' fian-
chi di quel monte in tempi posteriori di molto al-
l'abbassamento del mare. Io comprendo che l' aria
a quell' altezza per la sua frigidità ha forza bastan-
te a cagionare nelle lave un sollecito ritiramento;
ma quelle rotolate nel mare perchè in alcuni luo
ghi non vi si assoggettano? Può questa eccezione
derivare, perchè le lave non vi s' immersero che
lentamente ed a poca quantità; oppure che dalla
diversa qualità delle medesime tale divario dipenda.
Una spiaggia che per 23 miglia da Catania verso
Messina si estende, coverta interamente si vede di
lave spaventevoli, che tutte dai focolari dell' Etna
scaricate si sono, delle quali un terzo raffreddato
si osserva in restringimenti colonnari e basaltici, ed
il rimanente non è che una serie di ammassi disor-
dinati e confusi, che la menoma regolarità di for-
ma non lasciano rilevare. Ed è certamente alla va-
rietà della sostanza dovuto, che non tutti i basalti
si presentano sotto le stesse configurazioni e secon-
do le medesime linee. Le lave nel consolidarsi
sono state soggette alle leggi generali de' restringi-
menti e delle cristallizzazioni. La forza d'attrazione
delle particelle fra loro nell'avvicinarsi a se stesse,
dopo che l'azione del fuoco le aveva allontanate,
ha travagliato nel coagulo di quelle lave secondo la
natura di esse ed a norma del numero delle sostan-
ze che le compongono, onde risultarne basalti più
meno regolari e precisi nelle forme, che l' omo-
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/* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 174 NOTE geneità delle parti costitutive rende più caratteriz zati ed esatti ne' lineamenti. Finalmente un terzo sistema si è dal sig. Hotton formato, da molti par tigiani detti Plutonisti seguito; cioè che i basalti siano una produzione della fusione generale, alla quale i minerali sono stati assoggettati nel fondo del mare, il cui focolare, secondo l'espressione di Pictet, ricercar si deve dans le sombre royaume Pluton...
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<noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>174
NOTE
geneità delle parti costitutive rende più caratteriz
zati ed esatti ne' lineamenti. Finalmente un terzo
sistema si è dal sig. Hotton formato, da molti par
tigiani detti Plutonisti seguito; cioè che i basalti
siano una produzione della fusione generale, alla
quale i minerali sono stati assoggettati nel fondo
del mare,
il cui focolare, secondo l'espressione di
Pictet, ricercar si deve dans le sombre royaume
Pluton.
de
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Non è la regolare geometrica loro figura che solo
rende i basalti degni dell' attenzione de' fisici. La
cristallizzazione essendo, secondo i Vulcanisti, Net-
tuniani e Plutonisti, la causa primordiale di loro
generazione, un' altra secondaria ma vera cristalliz-
zazione produce i più begli e meravigliosi suoi la-
vori nelle cavità, e per dir così ne' pori di quelle
artifiziose masse. Nelle più dure e compatte brilla-
no tutt'i sorprendenti cristalli della calce carbona-
ta, superbi e mirabili modelli de' quali nel museo
di Biscari si ammirano. Altri scogli di quella basal-
tica natura, riempiti nelle loro screpolature e ca-
verne di belle zeoliti, l'occhio osservatore del na-
turalista sorprendono. In quella stessa raccolta di
rarità alcune se ne ammirano che gareggiano coi
grossi giargoni e diamanti, tra le quali zeoliti, ten-
dendo alcune ad una tinta verdastra, potrebbero
esser prese per veri smeraldi. Di questa sostanza
se ne sono da Karsten formate quattro distinte spe
cie. V. Klaproth, Dizionario chimico. Il celebre
Haüy ne ha fatto ancora delle classificazioni ed ha
dato il nome d' analcime a quella de' nostri basalti,
alla quale il nome di ciclopite è stato sostituito dal-
1' abate Ferrara, perchè conosciuta la prima volta
da Borch nelle viscere degli scogli de Ciclopi. V.
Ferrara, 1. c. Queste cristallizzate materie non pree-
sistenti, nè coeve allo sbocco delle lave, non de
rivano che dall' infiltrazione delle acque marine, le
quali deposero nelle cavità e fessure le particelle,
di cui erano ripiene, che andaronsi gradatamente a
basa
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/* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: iz- ZO ar- Iti la do di de lo La et- ro iz- la- lle la- a- seo sal- ca- ma- di coi en- ero za pe- ore ha Iti, al- Ita V. ee- de- le ei a DEL TRADUTTORE. 175 cristallizzare. Le alte lave dell' Etna ridotte a for- ma basaltica furono in parte sommarine ed anteriori a' primi abbassamenti delle acque del mare che le tenean da bel principio sepolte. In esse però non si ravvisano che poco le impronte ed i naturali tesori di qu...
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a
DEL TRADUTTORE.
175
cristallizzare. Le alte lave dell' Etna ridotte a for-
ma basaltica furono in parte sommarine ed anteriori
a' primi abbassamenti delle acque del mare che le
tenean da bel principio sepolte. In esse però non
si ravvisano che poco le impronte ed i naturali
tesori di queste secondarie cristallizzazioni. Ciò ha
dovuto nascere, perchè di poco posteriore al corso
di quelle lave fu l' abbassamento del mare che a
secco lasciolle, e perciò tempo non die all' infiltra-
zione ed all' aggregamento delle particelle, onde
prodursi in seguito quei cristallini lavori. Breislack
intanto nega che le zeolite nascano dalla cristalliz-
zazione delle acque marine, adducendo la ragione
ch' esse sono ancora contenute in quelle lave, che
non sono state mai sotto il livello delle acque me-
desime. Lo conferma in questa ipotesi l'analisi da
Kirwan istituita, mediante la quale non si è tro-
vata menoma traccia di sal marino; quindi Breislack
conchiude, qu'il est plus raisonnable de supposer que
la zeolithe s'est formée pendant la consolidation de
la lave, que de la regarder comme postérieurement
introduite. V. lib. 7, cap. 10.
tirarli
Gli Egiziani ed i Greci facevano grand' uso de
basalti per rappresentare le loro divinità, ed i Ro-
mani impiegavano somme straordinarie per
dall' alto Egitto onde farne ugualmente bellissime
statue. La più famosa è quella ricordata da Plinio
e fatta scolpire dall' imperatore Vespasiano, per
innalzarla nel tempio della pace. Rappresentava que
sta in un sol pezzo di basalto il Nilo, intorno a cui
sedici puttini scherzavano. Essa più non esiste; e
su d' un'antica copia fatta in marmo bianco lo scul-
tore Bourdict ne fece una nel 1690, che nelle Tuil-
leries di Parigi si ammira. Si crede però che
salto d'Egitto e l'altro di cui parlano Plinio e Stra-
bone n'appartient ni aux laves, ni aux traps, mais
ba.
une véritable granite dont les grains très-fines et
très-attenues sont masqués par des molécules très-
abondantes d'horn-blend, Dict. Ist. Nat. Questa qua-<noinclude><references/></noinclude>
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Marcella Medici (BEIC)
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/* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 176 NOTE 490 lità di basalto sarebbe una produzione primitiva contemporanea al granito, a cui si dava il nome di tapis lidius e di basanites lapis. Si è però certi che ivi non abbiano i vulcani il loro vasto e tremendo impero esercitato? In ogni luogo della terra non mancano le sue produzioni, malgrado che apparen temente sembra di non averne in alcune regioni esistito. La reponse, dice Buffon, ep. 4, en est aisée, c'est...
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<noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>176
NOTE 490
lità di basalto sarebbe una produzione primitiva
contemporanea al granito, a cui si dava il nome di
tapis lidius e di basanites lapis. Si è però certi che
ivi non abbiano i vulcani il loro vasto e tremendo
impero esercitato? In ogni luogo della terra non
mancano le sue produzioni, malgrado che apparen
temente sembra di non averne in alcune regioni
esistito. La reponse, dice Buffon, ep. 4, en est
aisée, c'est qu'il y a eu des mers par-tout, et des
volcans presque par tout. L'inospitalità delle deser-
te e barbare provincie dell' Africa è stata causa súf-
ficiente che quasi nessun conto se ne sia
preso
da' naturalisti. Per altro se mai vero sia, che secondo
Dolomieu l'etimologia di basalto nel linguaggio di
Etiopia corrisponda a bruciato, può trarsi argomento
che da quella nazione sia stata la natura di tale so-
stanza come opera del fuoco considerata.
(2) Non è possibile che quelle rupi fossero state
scagliate sin là dall'esplosioni vulcaniche, o che, più
difficilmente ad idearsi, rotolando vi siano giunte.
Esse staccate si sono da masse più grosse di lava.
(3) Può vedersi il cap. 15 dell' opera nominata
da D' Orville.
(4) Questi basalti sferici generati sono da pezzi
di lava in alto gettati, i quali, rotolando prima
nell' aere e poscia in piani inclinati, scendendo già
per i fianchi del monte, acquistarono naturalmente
una forma rotonda. Il progressivo raffreddamento è
la ragione che queste palle vulcaniche, di cui l' Etna
è ripieno, formate si osservano in bellissimi strati
concentrici. Anco le rocce di trap, oltre la piramidale
loro configurazione, ridur si possono, secondo Faujas
de Saint-Fond, in palle a foglie concentriche.
(6) Si crede che Nasso sia stata la prima città
costruita da' Greci in Sicilia. Questa interessante
epoca non potea sfuggire all' attenzione dell' istoria,
onde ricordarla ne' suoi annali. Ecco quanto se ne
riferisce da Tucidide nel lib. 6: Graecorum autem
primi Chalcidenses, et ex Eubea navigantes cum
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<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.3em|{{Sc|Del Gemelli}}.}}|147}}</noinclude>verso la sera giunse poco lontano da Ruhrorlh; e doppo buttata l’ancora, consegnò una risposta alla lettera di congedo, che gli portò il Baron di Diemantstein da parte di S. A. E.. Di là dal Réno era una Compagnia d’Ussari Elettorali, e di qua dal fiume una compagnia di Moschettieri, che sempre coprirono la persona del Re. I primi seguitandola per terra, e gl’altri in barca sino al dominio d’Olanda.
Nel 28. proseguendo il viaggio si passò la Città d’Orsan, dove fecero la salva tanto i Cittadini, come l’artiglieria grossa; e poco lontano da Vannum si pranzò: dove sei Deputati del Clero complimentarono al bordo Sua Maestà. Si passò dopo la fortezza di Rhinberga sino a {{Wl|Q4011|Wessel}}, Città di Cleves, dove si scorse la notte su l’ancora. Qui fecero una triplicata salva con palle, tanto l’artiglieria, quanto la moschetteria di detta piazza; е 400. cavalli sotto il comando d’un Colonnello per ordine della Città di Cleves, coprirono di là dal Reno la Real Persona: dandosi 60. a 60. la muta sino a Schinkeschanz. In questa medesima sera venne il Comandante, e Tenente Colonnello del Re di Prussia, Conte di Leantoun,<noinclude>{{PieDiPagina||K 2|per{{spazi|5}}}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{Sc|la vita}}|25}}</noinclude>età matura, scrisse con quel suo tono di candida semplicità un po’ velato dalla tristezza, che ringraziava gli Dei, perchè lo avevano guarito dalle passioni d’amore, e lo avevano salvato da qualsiasi rapporto con Benedetta <ref>''Ricordi'', 1, 17.</ref>. Benedetta!
Senza dubbio una delle tante intellettuali e belle e scaltre liberte, di cui era piena la Corte d’Adriano. Ma la morte di questo imperatore e l’avvento d’Antonino Pio al trono produssero un cambiamento profondo nelle abitudini della
Corte imperiale: Marco finalmente respirò in un’atmosfera di vita più alta e più pura.
Antonino Pio, gallo d’origine, era molto affine, per temperamento, a Traiano. In mezzo a quell’apparato mostruoso di ricchezza, di pompa, di lusso, di cui, per un vizio dovuto a un predominio di ben sei secoli, amava allora circondarsi la vecchia aristocrazia romana, Antonino Pio portò la freschezza e la semplicità della vita provinciale, e spogliò la reggia di tutte le false apparenze imposte dall’etichetta. Qualunque cittadino poteva facilmente avvicinarlo e parlargli, e, senza alterigia, senza sussiego, con volto giocondo, dove negli occhi brillava l’infinita dolcezza dell’anima sua, egli aveva per tutti, amici e non amici, una parola franca, un motto scherzevole, un sorriso buono e leale. E quanto l’esempio di questo virtuoso imperatore abbia influito sul carattere del nostro Marco, dice Marco stesso nel primo libro dei suoi ''Ricordi'' <ref>Vedi specialmente I, 16.</ref>.
Antonino Pio era amantissimo della campagna: non si sentiva mai felice come quando dalla malinconica solitudine del Palatino si recava, da semplice privato, senza cortigiani, in compagnia dei soli amici, a far la vendemmia in qualcuna delle sue ville, a Lorio <ref>Cfr. Capitol., ''Ant. Pius'', 1, 8; Fronto, pagg. 37, 56 sg., 79, 94, 101, 223, 925 (ed. Naber); ''Ricordi'', 1, 16; ''CIG'', 11, 3176.</ref>, a Lanuvio <ref>Capitol., ''Ant. Pius'', 1, 8; ''Ricordi'', 1, 16.</ref>, a Tusculo <ref>''Ricordi'', I, 16,</ref>, a Centocelle <ref>Fronto, pagg. 56 sg., 92 (ed. Naber).</ref>, o a Napoli <ref>Fronto, pagg. 30-34 (ed. cit.); cfr. Capitol., ''Ant. Pius'', 7, 11.</ref>.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|26|{{Sc|marco aurelio}}|}}</noinclude>{{Nop}}
Nella corrispondenza di Frontone leggiamo, a questo proposito, particolari interessantissimi. Dopo essersi liberati dalla folla che s’era raccolta per salutarli prima della partenza <ref>Naber, pag. 50 (a. 145-147 d. Cr.). Cfr. Naber, pag. 66 (a. 144-145 d. Cr.).</ref>, l’imperatore e la sua famiglia si mettevano in viaggio. Camminavano a piccole tappe, e non era infrequente il caso che uscissero dalla via maestra, per andar a visitare qualche paesino che sorgesse lì nei dintorni. «Prima di arrivare nella nostra villa — scrive una volta Marco Aurelio a Frontone <ref>Naber, pag. 66 (a. 144-145 d. Cr.).</ref> —, siamo andati ad Anagni, sita a mille passi dalla via maestra. È un’antica cittadella: piccolina, è vero, ma piena di tante antichità e d’un numero straordinariamente grande di edifici consacrati al culto e di cerimonie religiose. Non c’è angolo, in cui non trovi un tempio, un santuario, una cappella». Finalmente si arrivava in villa, e le porte del palazzo si spalancavano, per accogliere i sovrani. Che magnificenza nell’aspetto esterno di quel palazzo! che splendore negli oggetti d’arte, che ne adornavano internamente le pareti! Ma com’erano vaste e gelate quelle camere, specialmente d’inverno! Marco Aurelio scriveva un giorno a Frontone di non poter tenere la penna in mano, tanto faceva freddo <ref>Naber, pag. 92 (a. 140-143 d. Cr.).</ref>; un’altra volta gli diceva d’aver trovato uno scorpione nel suo letto <ref>Naber, pag. 79 (a. 145-147 d. Cr.).</ref>. Frugali i pasti, varie le occupazioni durante quel soggiorno in villa. Andavano a caccia del cinghiale sulla montagna <ref>Naber, pag. 68 (a. 144-145 d. Cr.).</ref>, pescavano, si esercitavano al pugilato, alla lotta <ref>Capitol., ''Marc. Ant''., 4, 9.</ref>, e, mescolatisi perfino tra i contadini, non si facevano scrupolo di condividere con loro le fatiche della vendemmia <ref>Naber, pag. 69 (a. 144-145 d. Cr.).</ref>. «Ho fatto merenda — diceva Marco in una sua lettera a Frontone —. Che credi tu che abbia mangiato? solo un pezzettino di pane, mentre io vedevo gli altri divorare ostriche, cipolle, e aringhe piene d’uova. Poi abbiamo<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|148|{{Sc|Aggiunta de’ Viaggi}}|}}</noinclude>per complimentare Sua Maestà, e ricevere la parola da lei. Fu ancora spedito un Corriero dagli Stati Generali, coll’avviso, ch’eglino aspettavan l’arrivo del Re in Schinkeschanz, per poter complimenta re Sua Maestà Cattolica: per altro da tutte le piazze, donde passò il Re, si fe con tre tiri di cannone la Real salva. Nel 29. a cagione d’una folta nebbia si fe alto sino all’ore 17. pranzandosi poi vicino a {{Wl|Q162890|Zanthen}}, e doppo passato Ress, e S. Margherita; verso 23. ore si giunse in {{Wl|Q57006|Emmerich}}, Città di Cleves, sotto triplicata salva dell’artiglieria, e moschetteria: come ferono ancora le soprannominate Città. Qui fu complimentata S. M. dal Pastore in nome del Clero, come anche dal Magistrato in corpo. Giunse quella medesima notte il Conte di Gois, inviato Cesareo in Olanda, con un Cavaliero de’ Deputati degli Stati Generali, e fu ammesso subito all’udienza. In questo medesimo luogo si pernottò.
Nel 30. passata la nebbia, si spiegarono le vele alle quindici ore, giungendo un’ora prima di mezzo dì, a Schinkeschanz, dove comincia il territorio Olandese, ed il Reno si divide; il di cui corso alla destra conserva ancora il suo primo<noinclude>{{PieDiPagina|||nome,{{spazi|5}}}}</noinclude>
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/* Pagine SAL 75% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Ct|f=120%|v=1|ALLE ILLVSTRISSIME}} {{Ct|v=1|SIGNORE LA SIGNORA}} {{Ct|f=90%|v=1|VITTORIA, ET LA SI-}} {{Ct|f=80%|v=1|GNORA ISABELLA}} {{Ct|f=80%|v=2|PALAVICINE}} {{Ct|v=3|''GIOVANNI MARINELLO.''}} {{Capolettera|[[File:Gli ornamenti delle donne tratti dalle scritture d'una Reina Greca (IA BIUSante 39792) (page 6 crop).jpg|120px|Q]]}}UANTUNQUE io manifestamente conosca ILLUSTRISSIME SIGNORE, quanta sia la benignità delle...
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<noinclude><pagequality level="3" user="Cruccone" /></noinclude>{{Ct|f=120%|v=1|ALLE ILLVSTRISSIME}}
{{Ct|v=1|SIGNORE LA SIGNORA}}
{{Ct|f=90%|v=1|VITTORIA, ET LA SI-}}
{{Ct|f=80%|v=1|GNORA ISABELLA}}
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{{Ct|v=3|''GIOVANNI MARINELLO.''}}
{{Capolettera|[[File:Gli ornamenti delle donne tratti dalle scritture d'una Reina Greca (IA BIUSante 39792) (page 6 crop).jpg|120px|Q]]}}UANTUNQUE io manifestamente conosca ILLUSTRISSIME SIGNORE, quanta sia la benignità delle Signorie vostre verso ciascuna persona; et quanta, et quale attentione mi prometta un nuovo pensiero non mai da alcuno nella nostra lingua esplicato di dover prestarmi; nondimeno mi ha rimosso da questa glo-<noinclude>{{PieDiPagina|||ii}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{Sc|la vita}}|27}}</noinclude>vendemmiato <ref>Anche Capitolino (''Ant. Pius'', 11, 2) racconta che Pio ''vindemias privati modo cum amicis agebat''.</ref>, sudato, schiamazzato allegramente... Siamo rientrati in casa dopo l’ora sesta. Ho studiato un poco, e ciò senza frutto. Poi ho conversato a lungo con la mia mammina che sedeva sul divano» <ref>Naber, pag. 69 (a. 144-145 d. Cr.).</ref>. Oh amabili conversazioni! Chi può dire quanto abbiano giovato alla felicità del mondo? Fatto sta che, giunto al termine della vita, Marco ricordava ancora la sua mamma, e la ringraziava di aver appreso da lei ad astenersi non solo dal fare il male, ma finanche dal concepirlo <ref>''Ricordi'', I, 3.</ref>.
Dopo aver trascorse nel modo che abbiam detto le ore della giornata fra lo studio e gli svaghi campestri, la sera, dopo il bagno, cenavano nel frantoio, e si divertivano un mondo a sentire i litigi dei contadini intenti a beffarsi l’uno dell’altro <ref>Naber, pag. 60 (a. 144-145 d. Cr.).</ref>.
Ma Antonino Pio, oltre che il gusto della semplicità e della vita campagnola, possedeva anche l’impareggiabile virtù dell’amore per la famiglia. Dovunque, a Roma e in villa, si dimostrava sempre quel buon padre che era: la moglie, i figli formavano tutto il suo mondo, tutta la sua felicità. Faustina, a quel che dicono <ref>Capitol., ''Ant. Pius'', 3, 7: ''De huius uxore multa dicta sunt ob nimiam libertatem et vivendi facilitatem, quae iste cun animi dolore compressit''. Sulla condotta morale delle due Faustine, la maggiore che fu moglie d’Antonio Pio, e la minore che fu moglie di Marco Aurelio, molte volgari dicerie e sanguinose calunnie corsero e acquistarono credito nel gran pubblico romano. Ma oggi la critica le accoglie con diffidenza, e già qualche voce si è levata in difesa delle disgraziate imperatrici. Il Renan, per esempio (''Examen de quelques faits relatifs à l’imperatrice Faustine, femme de Marc-Aurèle'', in ''Comples rendus de l’Académie des Inscriptions'', 1867, pagg. 203-215; cfr. dello stesso autore ''Melanges d’histoire'', pag. 169 sgg.), si è occupato di Faustina minore. Vedi anche Duruy, ''Hist. des Romains'', t. IV, pag. 433 sg.</ref>, non pare che meritasse la stima e l’affetto dell’illustre marito. Eppure Antonino, quando la perdette, scrisse a Frontone le famose parole: «Quella parte del discorso, con cui tu volesti onorare<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|28|{{Sc|marco aurelio}}|}}</noinclude>la memoria della mia Faustina, mi è sembrata tanto piena di verità quanto di eloquenza. Proprio così: preferirei vivere in compagnia di quella donna nell’isola di Giaro, piuttosto fedelmente il suo carattere su quello di Pio. Chi non sente, che senza di lei sul Palatino!» <ref>Naber, pag. 163 (a. 143 d. Cr.).</ref>. E Marco Aurelio modellò nelle lettere scritte a Frontone, l’immenso palpito d’un’anima che si apre con giovanile entusiasmo alla suprema gioia di vivere nell’intimo tepore della vita domestica?
Marco amava teneramente sua madre; la moglie, i figli erano il suo piccolo nido, ''nidulus noster'', com’egli lo chiamava <ref>Naber, pag. 94 (a. 162 d. Cr.). Marco Aurelio ebbe da Faustina moltissimi figli. Se ne contano tredici: 1) Annia Galeria Aurelia Faustina, nata nel 146; 2) Tito Elio Antonino, nato e morto poco prima del 28 marzo 147 (''CIG'', II, 3176; Arch. Ztg., 1878, 103); 3) Annia Lucilla, nata circa l’anno 148, e morta circa l’anno 182; 4) Arria Fadilla, nata circa l’anno 150, la più anziana sorella di Commodo, dopo la morte di Lucilla (Herod., I, 13, 1); 5) Cornificia, ricordata da Frontone (Naber, pag. 94), quella stessa che poi da Caracalla fu costretta a darsi la morte (cfr. Cass. Dio, vol. V, pag. 214 Dind.); 6) Tito Aurelio Antonino (''CIL'', VI, 993 = Dessau, 383); 7) Tito Elio Aurelio (CIL, VI, 994 = Dessau, 384); 8) Domizia Faustina (''CIL'', VI, 995 = Dessau, 385: tutt’e tre morti prima dell’anno 161 e seppelliti nel Mausoleo d’Adriano); 9) Lucio Aurelio Commodo, nato il 31 agosto del 161, e morto il 31 dicembre del 192; 10) Antonino, gemello di Commodo, morto nell’anno 165 (Lampr., ''Commodus'', 1, 4); 11) Marco Annio Vero, nato nel 162-163, e morto nel 169-170; 12) Adriano (''CIG'', II, 2968); 13) Vibia Aurelia Sabina (CIL, VI, 1020 = Dessau, 387; VIII, 5327-5328 = Dessau, 388) o Aurelia Vibia Sabina (''CIL'', II, 133), nata nel 167-172 (cfr. Philostr., ''Vit. soph.'', II, 1 pag. 67 sg. Kayser), e morta non prima del 211 (''CIL'', VIII, 5328). Sui figli nati da Marco Aurelio e Faustina, vedi Borghesi, ''Opp''., III, 237 sg.; V, 432 sg.; VII, 112 sg. (cfr. Klebs, ''Prosopogr''., 1, pag. 78, n. 553); Mommsen, ''Die Chronologie der Briefe Frontos'', in ''Hermes'', VIII, 1874, pag. 205 ''Gesammelte Schriften'', vierter Band; historische Schriften, erster Band, Berlin, 1906, pag. 475 sgg.; Dittenberger, Arch. Ztg., 1878, pag. 103; Pauly-Wissowa, t. I, col. 2286-2287.</ref>. Il solo pensiero che qualcuno di loro stesse male, bastava per turbargli la pace dell’anima. L’infermità della madre e il prossimo parto di Faustina non gli facevano chiuder occhio <ref>Naber, pag. 90 (a. 154-156 d. Cr.).</ref>. E la sua salute non era certo di ferro: spesso il raffreddore lo faceva starnutare dalla mattina alla<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{Sc|la vita}}|29}}</noinclude>sera <ref>Naber, pag. 68 (a. 144-145 d. Cr.).</ref>; il mal di gola lo costringeva a una cura metodica di gargarismi <ref>Naber, pag. 69 (a. 144-145 d. Cr.).</ref>; talvolta lo assaliva anche la febbre <ref>Naber, pag. 80 (a. 145-147 d. Cr.).</ref>.
Ma egli, più che delle proprie sofferenze, si preoccupava di quelle dei suoi cari. Il piccolo Antonino ha una maledetta tosse stizzosa che non vuol più passare <ref>Naber, pag. 94 (a. 162 d. Cr.).</ref>; Faustina, quella cara figlietta, è stata ammalata di diarrea, ha avuto febbre e tosse, ed è tanto dimagrata. Ma ora, grazie agli Dei, sta meglio con le visceri, e la febbre è scomparsa interamente; rimane però sempre un po’ di tosse! <ref>Naber, pag. 72 (a. 145-147 d. Cr.).</ref>. Un altro giorno la sorella Anna viene improvvisamente assalita da un dolore fortissimo alle parti genitali, un dolore tanto forte da farla apparire con la faccia orrendamente stravolta. La casa è tutta sossopra. La madre, nella trepidazione del momento, si dà pur essa un gran da fare, ma ecco, inavvertentemente batte il fianco nell’angolo d’una parete. Figurarsi l’animo di Marco! Ne riceve un dolore così intenso, come se il fianco l’avesse battuto lui <ref>Naber, pag. 79 (a. 145-147 d. Cr.).</ref>.
E come è felice, quando tutti godono buona salute! Un giorno scrive a Frontone: «Qui ancora fa un caldo soffocante. Ma poichè le nostre piccole bimbe — e mi sia lecito dirlo — godono ottima salute, a me pare di starmene in un clima saluberrimo, e di godermi la dolcezza d’una temperatura primaverile» <ref>Naber, pag. 81 (a. 148-149 d. Cr.).</ref>. E dal canto suo Frontone, che conosce bene il debole di Marco, gli parla sempre della sua famiglia. «Sento dire — gli scrive una volta — che la tua Augusta <ref>Cioè, Faustina, la moglie di Marco.</ref> è malata. Io prego gli Dei, perchè vogliano prendersi cura della sua salute» <ref>Naber, pag. 78 (a. 145-147 d. Cr.).</ref>. Non c’è, si può dire, lettera di lui che non si chiuda con affettuose parole di saluto per qualcuno della famiglia di Marco Aurelio. «Bacia<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Gemelli Careri - Aggiunta a' viaggi di Europa, Napoli, Mosca,1711.djvu/169
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<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.3em|{{Sc|Del Gemelli}}.}}|149}}</noinclude>nome, e quel della sinistra lo cambia in quello di Waal. La piazza fece triplicata salva dell’artiglieria, e rispose la Jagla Reale con altri 7. tiri. I quattro Deputati degli Stati Generali, che furono il Sig. Panthalem, Baron di Genl, Van Dicks, Sig. Van Welland, e Sig. Du Tour, si trovarono sopra due grandi Jagle; doppo che da un Cavaliere del Re fu lor notificato l’arrivo di Sua Maestà, si portarono con una Scialuppa grande a bordo della Jagla Reale; dove furono ricevuti dal Conte di Gois, ed introdotti dal Principe Antonio di Liechtenstein. Finita l’Udienza, ritornarono alle loro imbarcazioni, e Sua Maestà andò a pranzo. Verso le 21. ore giunse il Re in {{Wl|Q13188714|Nimvvegen}}, e sotto triplicata salva dell’artiglieria, e del Regimento di Frisia, che dovea accompagnare il Re sino all’Haya; fu quattro volte risposto dalla Jagla Reale. Qui si pose l’ancora, ed il Re fu complimentato dal Magistrato della Città, e doppo si proseguì il camino, ancorandosi verso le 24. vicino terra; dove Sua Maestà scese per passeggiare un poco con la sua comitiva: restituendosi la sera a bordo per passare ivi la notte.
La mattina de’ 31. si partì di {{Pt|buon’o-|}}<noinclude>{{PieDiPagina||K 3|ra,{{spazi|5}}}}</noinclude>
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Pagina:Gemelli Careri - Aggiunta a' viaggi di Europa, Napoli, Mosca,1711.djvu/170
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<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|150|{{Sc|Aggiunta de’ Viaggi}}|}}</noinclude>{{Pt|ra,|buon’ora,}} e con buon vento, passarono {{Wl|Q73221|Thill}}, Forte di S. Andrea, la Città di Bommel, Levvenstein, e {{Wl|Q244327|Gorckum}} sotto triplicata salva dell’artiglieria, e moschetteria; rispondendo la Jagla sempre con tre tiri; in ringraziamento le cinque Jagle degli Stati Generali, e Provincie d’Olanda spararono sempre tutti i loro cannoni. Avanti pranzo vennero di nuovo li Signori Deputati a bordo della Jagla Reale, per informarsi della salute di Sua Maestà, ed offerire al medesimo sempre i loro devotissimi ossequj. Doppo desinare si passò a {{Wl|Q9880|Worckum}}, dove furono osservate le medesime cerimonie, come sopra, e furono similmente ammessi all’udienza i Deputati Olandesi, come gli altri quattro. Due ore lontano da Dorth si passò la notte su l’ancora.
Il giorno primo di Novembre si giunse di buon’ora a {{Wl|Q26421|Dorth}}, dove si fece alto per celebrare il giorno di tutti i Santi; e doppo pranzo furono ammessi all’Udienza così i Deputati degli Stati Generali, come gli altri Deputati d’Olanda. Finita la devozione per l’anime de’ morti, si levò l’ancora.
Ne’ 2. giungendosi all’ore 19. vicino {{Wl|Q34370|Roterdam}}; per causa del vento contra-<noinclude>{{PieDiPagina|||rio,{{spazi|5}}}}</noinclude>
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Pagina:Gemelli Careri - Aggiunta a' viaggi di Europa, Napoli, Mosca,1711.djvu/171
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<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.3em|{{Sc|Del Gemelli}}.}}|151}}</noinclude>rio, non si potè entrare nel porto, e si stette la notte fuori su l’ancora; dove Sua Maestà fu complimentata da’ Deputati, come il giorno antecedente. Nel mentre 100. navi, e la Città fecero un fuoco continuo col cannone.
Ne’ 3. s’entrò nel porto, e scese il Re a terra incognito per vedere quella bellissima Città. Doppo pranzo si pose Sua Maestà col suo seguito in carozze, che a questo fine l’aspettavano per condurlo sino al Canale; dove erano pronte gentili barchette di trasporto, colle quali passò poi la Città di {{Wl|Q690|Delff}} (ove si fabrica quella sì rara {{Wl|Q1184151|porcellana}}) dove il Re fu ricevuto con triplicata salva dell’artiglieria, e complimentato da’ Deputati d’essa. Verso le 16. ore entrò il Rè nell’{{Wl|Q36600|Haya}}, dove erano altre carozze, per condurlo sino al Palaggio del Re di Prussia, chiamato Authoff: dove fu ricevuto da’ Deputati collo sparo dell’artiglieria.
Ne’ 4, giorno di S. Carlo si celebrò con ricchissima gala, il dì del gloriosissimo Nome di Sua Maestà Cattolica, particolarmente dal Signor Duca di Marlebourough, Comandante, Capitan Generale dell’armi Collegate, ed Ambasciadore di Sua Maestà Brittanica: il quale a nome<noinclude>{{PieDiPagina||K 4|del-{{spazi|5}}}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.3em|{{Sc|Del Gemelli}}.}}|151}}</noinclude>rio, non si potè entrare nel porto, e si stette la notte fuori su l’ancora; dove Sua Maestà fu complimentata da’ Deputati, come il giorno antecedente. Nel mentre 100. navi, e la Città fecero un fuoco continuo col cannone.
Ne’ 3. s’entrò nel porto, e scese il Re a terra incognito per vedere quella bellissima Città. Doppo pranzo si pose Sua Maestà col suo seguito in carozze, che a questo fine l’aspettavano per condurlo sino al Canale; dove erano pronte gentili barchette di trasporto, colle quali passò poi la Città di {{Wl|Q690|Delff}} (ove si fabrica quella sì rara {{Wl|Q1184151|porcellana}}) dove il Re fu ricevuto con triplicata salva dell’artiglieria, e complimentato da’ Deputati d’essa. Verso le 16. ore entrò il Rè nell’{{Wl|Q36600|Haya}}, dove erano altre carozze, per condurlo sino al Palaggio del Re di Prussia, chiamato Authoff: dove fu ricevuto da’ Deputati collo sparo dell’artiglieria.
Ne’ 4. giorno di S. Carlo si celebrò con ricchissima gala, il dì del gloriosissimo Nome di Sua Maestà Cattolica, particolarmente dal Signor Duca di Marlebourough, Comandante, Capitan Generale dell’armi Collegate, ed Ambasciadore di Sua Maestà Brittanica: il quale a nome<noinclude>{{PieDiPagina||K 4|del-{{spazi|5}}}}</noinclude>
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