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|Source=Viviani, Raffaele, ''Zingari'' in ''10 commedie'' ([[:File:Zingari - Raffaele Viviani - 10 commedie.djvu|DjVu]]), curato da Valentina Venturini e Giuliano Longone Viviani, Guida editori, Napoli (2019) pp. 191−158 ISBN: 978-88-6866-562-3.
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{{Centrato|Preludio}}
{{Gap}}''Tela. La scena''<br>
{{Gap}}''L’accampamento di alcuni zingari in una campagna brulla, arsa di sole, alle porte di Napoli. Il quadro che si presenta alla vista dello spettatore é deformato come una visione allucinata, di incubo. Un carrozzone sgangherato é fermo sul ciglio di una siepe, in fondo. A destra, una tenda sudicia, sdrucita. A sinistra, un‘altra tenda di colore diverso. Una terza tenda s’intravede, sempre a sinistra, al di là del carrozzone. Un asinello scarno e mal nutrito bruca l’erba rada.
Canicola meridiana d’agosto. Si vedrà la tribù de ’O diavulone raccolta nello spazio centrale, limitato dalle tende e dal carrozzone. Gli zingari lavorano in silenzio. Zi’ Pascale, un vecchietto settantenne, dal viso rugoso, color terra, ha davanti a sé una piccola incudine infissa nel terreno e su di essa costruisce delle trombe di latta. Sull’incudine soffia per avvivare il fuoco, ’O guaglione<ref>''’O guaglione'': il ragazzo.</ref>. La forgia é a mantice, ed il giovane zingaro, ancora imberbe, fa compiere ai suoi polmoni un’immane fatica, anche perché l’arnese non é che una pelle di pecora, già cartilaginosa, e che difficilmente riesce a distendersi per emanare l’aria. A quando a quando Zi’ Pascale, dopo aver costruito una tromba, prova a suonarla, per assicurarsi della giustezza del suono; quindi ripiglia a costruirne un‘altra, arrotolando la latta a forma di cono, con il buco all’estremità e poi compiendo la saldatura con pezzetti di stagno incandescente, tratti dal fuoco con un forcipe. Accanto alla stessa incudine v’é anche Guarracino, un uomo rossiccio sui cinquant’anni, tutto adipe, che batte incessantemente con una mazzola su un foglio di lamiera nera, che taglia poi a regola d’arte con un paio di grosse forbici. Sua moglie, Palmira, poco discosta, é seduta su di un sasso ed é intenta a mettere un fondello ad un paio di pantaloni di suo marito. Costei é una vecchia sui sessant’‘anni, dall’aspetto miserabile e dal fisico minorato. Dinanzi alla tenda di sinistra, seduto accanto ad una seconda incudine, v’é ’O figlio d’‘a Madonna<ref>''’O figlio d’‘a Madonna'': trovatello.</ref>: giovane bruno, tutto nervi, dai capelli arruffati e dal colorito olivastro, tutto preso dal suo lavoro di costruttore di palette di ferro, molle per il fuoco, triangoli, graticole ed altri ordigni strani. Poco discoste da lui sono tre donne: ’A tatuata, una femmina sui trent‘anni che ha il viso segnato dal tatuaggio ed é tutta adorna di monili e di cianfrusaglie; ‘A mariola<ref>''‘A mariola'': la ladra.</ref>, sui quarant’anni, tipo di donna piccolina, dal fare ambiguo, dagli occhi bassi, che, talvolta, le brillano furtivi, vivacissimi; e infine Pupella, una zoppina dall’aspetto triste e macilento. Fuori della tenda che é nel fondo e che ha un aspetto più imponente, Palomma<ref>''Palomma'': Colomba.</ref>, una ragazza bellissima sui diciassette anni, e intenta a rimestare con un grosso cucchiaio di legno, in una grossa caldaia, che si regge a stento su di un rustico fornello. Affacciato ad un finestrino del carrozzone, ’O diavulone, il capo tribù, un omac-''
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{{Gap}}''L’accampamento di alcuni zingari in una campagna brulla, arsa di sole, alle porte di Napoli. Il quadro che si presenta alla vista dello spettatore é deformato come una visione allucinata, di incubo. Un carrozzone sgangherato é fermo sul ciglio di una siepe, in fondo. A destra, una tenda sudicia, sdrucita. A sinistra, un‘altra tenda di colore diverso. Una terza tenda s’intravede, sempre a sinistra, al di là del carrozzone. Un asinello scarno e mal nutrito bruca l’erba rada.
Canicola meridiana d’agosto. Si vedrà la tribù de ’O diavulone raccolta nello spazio centrale, limitato dalle tende e dal carrozzone. Gli zingari lavorano in silenzio. Zi’ Pascale, un vecchietto settantenne, dal viso rugoso, color terra, ha davanti a sé una piccola incudine infissa nel terreno e su di essa costruisce delle trombe di latta. Sull’incudine soffia per avvivare il fuoco, ’O guaglione<ref>''’O guaglione'': il ragazzo.</ref>. La forgia é a mantice, ed il giovane zingaro, ancora imberbe, fa compiere ai suoi polmoni un’immane fatica, anche perché l’arnese non é che una pelle di pecora, già cartilaginosa, e che difficilmente riesce a distendersi per emanare l’aria. A quando a quando Zi’ Pascale, dopo aver costruito una tromba, prova a suonarla, per assicurarsi della giustezza del suono; quindi ripiglia a costruirne un‘altra, arrotolando la latta a forma di cono, con il buco all’estremità e poi compiendo la saldatura con pezzetti di stagno incandescente, tratti dal fuoco con un forcipe. Accanto alla stessa incudine v’é anche Guarracino, un uomo rossiccio sui cinquant’anni, tutto adipe, che batte incessantemente con una mazzola su un foglio di lamiera nera, che taglia poi a regola d’arte con un paio di grosse forbici. Sua moglie, Palmira, poco discosta, é seduta su di un sasso ed é intenta a mettere un fondello ad un paio di pantaloni di suo marito. Costei é una vecchia sui sessant’‘anni, dall’aspetto miserabile e dal fisico minorato. Dinanzi alla tenda di sinistra, seduto accanto ad una seconda incudine, v’é ’O figlio d’‘a Madonna<ref>''’O figlio d’‘a Madonna'': trovatello.</ref>: giovane bruno, tutto nervi, dai capelli arruffati e dal colorito olivastro, tutto preso dal suo lavoro di costruttore di palette di ferro, molle per il fuoco, triangoli, graticole ed altri ordigni strani. Poco discoste da lui sono tre donne: ’A tatuata, una femmina sui trent‘anni che ha il viso segnato dal tatuaggio ed é tutta adorna di monili e di cianfrusaglie; ‘A mariola<ref>''‘A mariola'': la ladra.</ref>, sui quarant’anni, tipo di donna piccolina, dal fare ambiguo, dagli occhi bassi, che, talvolta, le brillano furtivi, vivacissimi; e infine Pupella, una zoppina dall’aspetto triste e macilento. Fuori della tenda che é nel fondo e che ha un aspetto più imponente, Palomma<ref>''Palomma'': Colomba.</ref>, una ragazza bellissima sui diciassette anni, e intenta a rimestare con un grosso cucchiaio di legno, in una grossa caldaia, che si regge a stento su di un rustico fornello. Affacciato ad un finestrino del carrozzone, ’O diavulone, il capo tribù, un {{Pt|omac-}}''
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<noinclude><pagequality level="3" user="Ruthven" />{{rh|200|''Raffaele Viviani''||}}</noinclude>
''{{Pt|cione|omaccione}} sulla cinquantina, torvo e sinistro, guarda Palomma fissamente: dai suoi occhi traspare un senso di smodata e selvaggia sensualità. ’A fattucchiara<ref>''’A fattucchiara'': la fattucchiera.</ref>, moglie de ’O diavulone, una megera, alta, ossuta, che s‘affatica a lavare dei panni, curva la schiena su di una grossa tinozza, mentre la figlia, Marella, una giovane donna sui venticinque anni, rossa di capelli, dall’aria voluttuosa e provocante, vestita con un abito a tinte chiassose, prova dei passi di danza, accompagnandosi con le nacchere, al modo delle gitane. Un attimo di sospensione, di silenzio. Poi il quadro si anima: tutti compiono le loro azioni, dando ad esse un ritmo agitato.''
{{Centrato|''Musica''}}
{{Sc|’O figlio d{{v}}a Madonna}} — (''canta a fior di labbra una nenia triste, desolata'')
{{Center block|:Simme<ref>''Simme'': siamo.</ref> zingare, carne ’e sudore<ref>''carne ’e sudore'': persone che sudano per il grande lavoro.</ref>;<br>
:ce accampammo<ref>''ce accampammo'': ci accampiamo.</ref> e facimmo cient’arte<ref>''facimmo cient’arte'': facciamo molti mestieri.</ref>.<br>
:Uno more<ref>''more'': muore.</ref>? E lassato<ref>''lassato'': lasciato.</ref> addo’ more!<br>
:’A matina, ’a bon’ora<ref>''’a bon’ora'': di buonora.</ref>, se parte.<br>
:Uno ’e meno. Va meglio ’o cumpagno,<br>
:Ca, magnanno<ref> ''magnanno'': mangiando.</ref>, have ’a zuppa cchiù<ref>''cchiù'': più.</ref> grossa.<br>
:E se chiagneno<ref>''se chiagneno'': (piangono) rimpiangono.</ref> sulo o guadagno:<br>
:isso<ref>''isso'': egli.</ref>, ormaie, s’é acquitato int’’a fossa!<br>
:Simmo zingare, carne ’e sudore;<br>
:ogne conta, ne simmo cchiù poche.<br>
:Uno more? E lassato addo’ more<br>
:e ’e pperoglie<ref>''’e pperoglie'': le povere cose. Cenci (D’Am.).</ref> se menano ’o ffuoco!
{{Centrato|''Spezza la musica''}}
}}
{{Sc|'O diavulone}} — (''duramente'') Eh, canta, tu! Hê fatto stuta’<ref>''stuta’'': spegnere.</ref> ’o ffuoco! Mena ’o mantice<ref>''Mena ’o mantice'': soffia con il mantice.</ref>!<noinclude><br><br><references/></noinclude>
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nu capillo. Nun lle fa’ da’ niente. Si chella passa nu dulore ’e capa, io t’accido! (''E rapidamente esce'').
PALOMMA — (''cade, improvvisamente, svenuta'') Madonna!
GUARRACINO — Ah! (''Come dire: Ci siamo! Chiama'') Pasca’! Pasca’! (''Zi’ Pascale sporge un braccio dalla tenda e fa un gesto come dire: Vattene! Guarracino s’indigna'') Chillu piezzo ’e carogna! (''E chiama ancora'') Palmi’… (''E a Palmira, che accorre'') Viene ’a ccà. ’O figlio d''a Madonna e ’O diavulone se so’ gghiute<ref>''gghiute'': andati.</ref> a fa’ na partita… a Palomma!
PALMIRA — Che staie ammaccanno<ref>''Che staie ammaccanno?'': che cosa dici? Che sciocchezze dici?</ref>?
GUARRACINO — So’ gghiute a ffa’ a curtellate<ref''So’ gghiute a ffa ’a cortellate'': sono andati a fare un duello con il coltello.></ref> pe’ Palomma; e chesta, (''indica Palomma'') p’’o schianto<ref>''schianto'': colpo.</ref>, è svenuta.
PALMIRA — (''soccorre la ragazza'') E tu staie ccà?
GUARRACINO — E che aggi’a fa’?
PALMIRA — Damme a chesta… Va llà, curre, mìnete<ref>''mìnete'': menati, buttati.</ref> ’mmiezo!
GUARRACINO — Accussi mme spanzano<ref>''spanzano'': tagliano la pancia.</ref> a mme!
PALMIRA — Curre<ref>''Curre!'': corri!</ref>! Chiamma ggente!
GUARRACINO — (''grida'') Pasca’! (''Si vedrà soltanto una mano di Zi’ Pascale uscir dalla tenda e muoversi con un gesto di diniego'') Ma che assassino! (''Insiste'') Viene ’a ccà, guarda a Palomma! (''La mano ripete il gesto. Guarracino s’inferocisce'') Puh! (''e gli sputa contro'') te pozzano accidere<ref>''te pozzano accidere!'': ti possano uccidere!</ref>! (''Affida Palomma tra le braccia di Palmira, ed esce in fretta'').
PALMIRA (''batte dei colpetti sul volto della ragazza'') Palo’! Palo’! Uh, Madonna! chesta nun rinvene! (''Grida'') Pasca’! (E la mano di Zi’ Pascale ripete ancora lo stesso gesto) Donna Cate’! Mare’!
’A FATTUCCHIARA — (''accorrendo, con Marella'') Ched è?
PALMIRA — ’O marito vuosto<ref>''Vuosto'': Vostro.</ref> s’è gghiuto a curtellia’<ref>''a curtellia’'': a duellare col coltello.</ref> cu Gennarino! e a Palomma, p{{V}}a paura, ll’hê vvenuta na cunvulsione!
MARELLA (''viperina, alla madre'') Pe’ Palomma, hê capito?
PALMIRA (''tentando di richiamare in sé la ragazza'') Palo’!
’A FATTUCCHIARA — Lascia ’a sta’! (''Sottovoce alla figlia'') Chisto è ’o mumento. Dalle a bevere<ref>''bevere'': bere.</ref> chillu decotto, mentre io vaco a vede’! (''Esce in fretta'').
MARELLA — (''prende Palomma tra le braccia'') Palmi’, pigliammillo<ref>''pigliammillo'': prendimelo.</ref> tu, chillu bicchiere cu ’o decotto. Sta, appena trase, ’ncopp’’o scannetiello<ref>''scannetiello'': scannetto</ref>! (''Palmira entra nel''<noinclude><br><br><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Ruthven" />{{Rh|218|''Raffaele Viviani''||}}</noinclude>
''carrozzone. Marella ha un’espressione di selvaggio sarcasmo; mormora, come se parlasse a ’O figlio d’’a Madonna'') Hê ditto guerra? E guerra sia! (''Trae dal seno di Palomma il piccolo fascio d’erba e lo nasconde. Palmira ritorna col bicchiere di decotto. A lei, dissimulando'') Dancillo tu, chesto ’a fa’ rinveni’!
PALMIRA — (''mentre Palomma articola le labbra in un breve sospiro'') Bive<ref>''Bive'': bevi.</ref>, Palo’! Chesto te fa bene! (''Palomma beve'') St’atu<ref>''St’atu'': quest’altro.</ref> ppoco, meh<ref>''meh!'': suvvia!</ref>! (''Palomma consuma tutto il contenuto del bicchiere'').
MARELLA — (''feroce'') Chesto sa’ comm’’a rianima?
PALMIRA — (''sollecitando ancora la ragazza'') Palo’! (''La ragazza emette un gemito. Marella soddisfatta esce, sulla scia di sua madre'').
PALOMMA — (''aprendo gli occhi ed assaporando disgustosamente il palato'') Che vocca<ref>''Vocca'': bocca.</ref> che tengo! Che m’avite fatto vevere<ref>''vevere'': bere.</ref>?
PALMIRA — Marella, ’a povera figlia, pe’ te fa’ rinveni’, t’ha dato a bevere nu bicchieriello<ref>''bicchieriello'': bicchierino.</ref> ’e rrobba<ref>''’e rrobba'': di medicina (in senso generico).</ref>!
PALOMMA — (''sbarra gli occhi, poi, istintivamente, si fruga il petto; non trova il piccolo fascio d’erba'') Madonna! me l’ha fatta! (''Entra ’O figlio d’’a Madonna, stravolto, seguito da ’O diavulone'') Staie ccà?
’O GUAGLIONE — S’è menata ’mmiezo ’a mugliera d’’O diavulone…
’O FIGLIO D’’A MADONNA — E ’a partita l’avimmo rimandata a stanotte! (Sorpreso dallo stato d’animo di Palomma) Ma ch’è stato?
PALOMMA - Appena te ne sì gghiuto tu, so’ svenuta…
PALMIRA E Marella, p’’a fa’ rinveni’ l’ha dato a bevere nu bicchieriello ’e cierta robba verde.
’O FIGLIO D’’A MADONNA — (''a Palomma, sussultando'') Tiene l’evera ’mpietto?
PALOMMA - Me l’hanno levata!
’O FIGLIO D’’A MADONNA — (''con un grido'') No! E Guarracino addo’ sta?
GUARRACINO — (''entrando'') Sto ccà!
’O FIGLIO D’’A MADONNA— (''terribile'') Io t’avevo affidata a Palomma….
GUARRACINO (''non sa che rispondere; chiama'') Pasca’! (Si vedrà la mano di Zi’ Pascale ripetere il segno di diniego, dalla tenda).
’O FIGLIO D’’A MADONNA — (''incalzandolo'') T’avevo ditto: Guardala!
GUARRACINO (''chiamando più forte'') Pasca’!
ZI’ PASCALE — (''entrando'') Tu che vuo’?
’O FIGLIO D’’A MADONNA — (''a Guarracino, come per percuoterlo'') T’avevo ditto: nun ’a fa’ tucca’<ref>''tucca’'': toccare.</ref>! Nun lle fa’ da’ niente!
ZI’ PASCALE (''a Guarracino'') E ll’hanno dato quacche cosa?<noinclude><br><br><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Ruthven" />{{Rh|||''Zingari''|219}}</noinclude>PALMIRA — Marella, quanno Palomma è svenuta, m’ha dato nu bicchierino ’e robba verde. (''GUARRACINO trasale'') Ha ditto: dancello<ref>''Dancello'': daglielo.</ref> a bevere. Chesto ’a fa’ rinveni’!
GUARRACINO — E tu ce l’hê dato?
PALMIRA — E io sapevo chesto? (''Zi’ Pascale, atterrito, ritorna nella sua tenda'').
’O GUAGLIONE — (''trattenendo ’O figlio d’’a Madonna, che vuole accoppare Guarracino'') Uh! E si chillo mo te spanza, nun have ragione?
GUARRACINO (''urla'') Pasca’ (''Zi’ Pascale gli fa un gesto come dire: Va via!'').
’O FIGLIO D’’A MADONNA — (''comincia a disperarsi, guardando Palomma, assistita da Palmira'') Guarraci’, tu nun l’aviv’a lassa’… (''A ’O guaglione'') L’hanno fatta ’a fattura! Na fattura nera! (A Guarracino) Io l’avevo cunzignata<ref>''cunzignata'': affidata.</ref> a tte!
GUARRACINO — E io l’avevo cunzignata a Pascale…
’A TATUATA — (''entrando, seguita da ’A mariola'') Ch’è succieso<ref>''succieso'': successo.</ref>?
’O FIGLIO D’’A MADONNA — Ce so’ riuscite! Marella, prufittanno<ref>''prufittanno'': approfittando.</ref> ca Palomma era svenuta, l’ha levato ll’evera ’a pietto, e l’ha dato a bevere na bbobba<ref>''bbobba'': intruglio.</ref>!
’A TATUATA — (''a Palomma'') Era n’acqua culor cafè?
PALOMMA — No.
PALMIRA — Era verde!
’A TATUATA (''trasale anch’essa'') Ce l’ha fatta a muri’<ref>''a muri’'': mortale.</ref>, sta fattura!
’O FIGLIO D’’A MADONNA — (''rapido, a lei'') Ma tu l’hê ’a salva’!
’A TATUATA — Ce sta ’o mezzo. Ma ce vo’ nu poco ’e sango<ref>''sango'': sangue.</ref> ’e crestiano!
’O FIGLIO D’’A MADONNA — (''interdetto'') Nun poco ’e sango ’e crestiano? Guarraci’!
GUARRACINO (''prevenendo ironicamente una sua eventuale richiesta'') «Damme nu poco ’e sango?»
’O FIGLIO D’’A MADONNA — (''ha maturato il suo proposito'') E ce lieve ’a fattura?
’A TATUATA — Ce ’a levo!
’O FIGLIO D’’A MADONNA — (''a ’A mariola'') Piglia ’o bicchiere!
GUARRACINO (''tra i denti'') E venuto ’o lattaro<ref>''lattaro'': lattaio.</ref>! (’A mariola porge il bicchiere a ’O figlio d' 'a Madonna che fulmineamente s’incide la vena, suscitando nei presenti un brivido di emozione).
’A TATUATA — Poche gocce bastano! (''Fa colare poche gocce di sangue nel bicchiere e arresta la ferita del giovane con un fazzoletto. Quindi, prende il bicchiere'') Ricordate ’a prumessa, però!
’O FIGLIO D’’A MADONNA — Salvala!
’A TATUATA — Penza ca io tengo ’o sango tuio! Nne faccio ’e te chello che voglio!
’O FIGLIO D’’A MADONNA — Salvala!<noinclude><br><br><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Ruthven" />{{Rh|220|''Raffaele Viviani''|}}</noinclude>
’A TATUATA - Me serve n’ogna<ref>''n''ogna'': un’unghia.</ref> d''o dito mignlo!
’O GUAGLIONE - (''a Guarracino'') Dalle n’ogna!
GUARRACINO - E vide si nun vonno tutto cosa ’a me! (''Zi’ Pascale si mette in osservazione'').
’O FIGLIO D''A MADONNA - Donna Palmi’, nu poco ’a forbice!
’A TATUATA - (''a ’A mariola'') Scippele<ref>''Scippele'': strappale.</ref> duie<ref>''doie'': due.</ref> capille! Tirale ’e cchiù luonghe<ref>''luonghe'': lunghi.</ref> ('''A mariola strappa due capelli a Palomma, con cautela'').
ZI’ PASCALE (''a Guarracino, sottovoce'') Che ha fatto?
GUARRACINO - L’ha tirato ’e cchiù luonghe!
PALMIRA (''tornando con le forbici'') ’A forbice!
’O FIGLIO D''A MADONNA - Dateme a mme! (''Si strappa un unghia dal dito mignolo'').
’A TATUATA (''a ’A mariola'') Attacca<ref>''Attacca'': unisci, lega.</ref> ’e capille ponta e ponta<ref>''ponta e ponta'': punta a punta.</ref>!
’O GUAGLIONE - (''ch’era in vedetta'') ’O diavulone! ’O diavulone!
’O FIGLIO D''A MADONNA - (''a ’A tatuata'') Trase ccà! (''Entra nella sua tenda con la donna e ’A mariola. Palomma è sorretta da Palmira e da Guarracino'').
’O DIAVULONE - (''entrando'') Che ll’avite fatto?
GUARRACINO - Niente!
’O DIAVULONE - E che ttene? (''I due esitano'') Parlate!
PALMIRA - L’hanno fatta na fattura a morte!
’O DIAVULONE - (''ruggisce'') Chi?
’O GUAGLIONE - ’A mugliera vosta cu Marella!
’O DIAVULONE - (''furente'') Ah! chella ’nfamona<ref>'''nfamona'': infamona; accr. di infame.</ref> ce l’ha fatta (''prende Palomma tra le braccia'').
’A FATTUCCHIARA - (''entrando, seguita da Marella, scorge il marito e grida al colmo dell’ira'') Sì, abbracciatella!
MARELLA - Poc’ati juorne ’e vita lle restano! Po’ dint''e braccia te rimarranno ll’ossa!
’A FATTUCCHIARA - Sulo ’a carcassa! (''Entra nel carrozzone'').
’O GUAGLIONE - (''tra i denti'') Comme ’o muscillo!
’O DIAVULONE - (''all’indirizzo della moglie'') Si! strega d''a malora! Ma si chesta (''e mostra Palomma'') fernesce, fernarraie<ref>''fernarraie'': finirai.</ref> tu pure! Nu litro ’e benzina, e dongo a ffuoco tutto cosa! (''Entra nel Carrozzone, mentre Guarracino e Zi’ Pascale si stringono l’un l’altro, tremanti dal terrore. Palomma comincia lentamente a rianimarsi, a distendere le membra, a sorridere, come pervase da nuova vita'').
MARELLA (''l’osserva, fuori di sé'') Ma che ttene sta femmena, ca tutto cosa mme leva? L’ammore ’e patemo; e chello ’e n’ommo ca io voglio bbene! Mo fosse overo figlia d''a Madonna!?<noinclude><br><br><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Ruthven" />{{Rh|220|''Raffaele Viviani''||}}</noinclude>’A TATUATA - Me serve n’ogna<ref>''n''ogna'': un’unghia.</ref> d’’o dito mignlo!
’O GUAGLIONE - (''a Guarracino'') Dalle n’ogna!
GUARRACINO - E vide si nun vonno tutto cosa ’a me! (''Zi’ Pascale si mette in osservazione'').
’O FIGLIO D''A MADONNA - Donna Palmi’, nu poco ’a forbice!
’A TATUATA - (''a ’A mariola'') Scippele<ref>''Scippele'': strappale.</ref> duie<ref>''doie'': due.</ref> capille! Tirale ’e cchiù luonghe<ref>''luonghe'': lunghi.</ref> ('''A mariola strappa due capelli a Palomma, con cautela'').
ZI’ PASCALE (''a Guarracino, sottovoce'') Che ha fatto?
GUARRACINO - L’ha tirato ’e cchiù luonghe!
PALMIRA (''tornando con le forbici'') ’A forbice!
’O FIGLIO D''A MADONNA - Dateme a mme! (''Si strappa un unghia dal dito mignolo'').
’A TATUATA (''a ’A mariola'') Attacca<ref>''Attacca'': unisci, lega.</ref> ’e capille ponta e ponta<ref>''ponta e ponta'': punta a punta.</ref>!
’O GUAGLIONE - (''ch’era in vedetta'') ’O diavulone! ’O diavulone!
’O FIGLIO D''A MADONNA - (''a ’A tatuata'') Trase ccà! (''Entra nella sua tenda con la donna e ’A mariola. Palomma è sorretta da Palmira e da Guarracino'').
’O DIAVULONE - (''entrando'') Che ll’avite fatto?
GUARRACINO - Niente!
’O DIAVULONE - E che ttene? (''I due esitano'') Parlate!
PALMIRA - L’hanno fatta na fattura a morte!
’O DIAVULONE - (''ruggisce'') Chi?
’O GUAGLIONE - ’A mugliera vosta cu Marella!
’O DIAVULONE - (''furente'') Ah! chella ’nfamona<ref>'''nfamona'': infamona; accr. di infame.</ref> ce l’ha fatta (''prende Palomma tra le braccia'').
’A FATTUCCHIARA - (''entrando, seguita da Marella, scorge il marito e grida al colmo dell’ira'') Sì, abbracciatella!
MARELLA - Poc’ati juorne ’e vita lle restano! Po’ dint''e braccia te rimarranno ll’ossa!
’A FATTUCCHIARA - Sulo ’a carcassa! (''Entra nel carrozzone'').
’O GUAGLIONE - (''tra i denti'') Comme ’o muscillo!
’O DIAVULONE - (''all’indirizzo della moglie'') Si! strega d''a malora! Ma si chesta (''e mostra Palomma'') fernesce, fernarraie<ref>''fernarraie'': finirai.</ref> tu pure! Nu litro ’e benzina, e dongo a ffuoco tutto cosa! (''Entra nel Carrozzone, mentre Guarracino e Zi’ Pascale si stringono l’un l’altro, tremanti dal terrore. Palomma comincia lentamente a rianimarsi, a distendere le membra, a sorridere, come pervase da nuova vita'').
MARELLA (''l’osserva, fuori di sé'') Ma che ttene sta femmena, ca tutto cosa mme leva? L’ammore ’e patemo; e chello ’e n’ommo ca io voglio bbene! Mo fosse overo figlia d''a Madonna!?<noinclude><br><br><references/></noinclude>
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’O GUAGLIONE — (''a Guarracino'') Dalle n’ogna!
GUARRACINO — E vide si nun vonno tutto cosa ’a me! (''Zi’ Pascale si mette in osservazione'').
’O FIGLIO D’’A MADONNA — Donna Palmi’, nu poco ’a forbice!
’A TATUATA — (''a ’A mariola'') Scippele<ref>''Scippele'': strappale.</ref> duie<ref>''doie'': due.</ref> capille! Tirale ’e cchiù luonghe<ref>''luonghe'': lunghi.</ref> ('''A mariola strappa due capelli a Palomma, con cautela'').
ZI’ PASCALE — (''a Guarracino, sottovoce'') Che ha fatto?
GUARRACINO — L’ha tirato ’e cchiù luonghe!
PALMIRA (''tornando con le forbici'') ’A forbice!
’O FIGLIO D''A MADONNA — Dateme a mme! (''Si strappa un unghia dal dito mignolo'').
’A TATUATA (''a ’A mariola'') Attacca<ref>''Attacca'': unisci, lega.</ref> ’e capille ponta e ponta<ref>''ponta e ponta'': punta a punta.</ref>!
’O GUAGLIONE — (''ch’era in vedetta'') ’O diavulone! ’O diavulone!
’O FIGLIO D''A MADONNA — (''a ’A tatuata'') Trase ccà! (''Entra nella sua tenda con la donna e ’A mariola. Palomma è sorretta da Palmira e da Guarracino'').
’O DIAVULONE — (''entrando'') Che ll’avite fatto?
GUARRACINO — Niente!
’O DIAVULONE — E che ttene? (''I due esitano'') Parlate!
PALMIRA — L’hanno fatta na fattura a morte!
’O DIAVULONE — (''ruggisce'') Chi?
’O GUAGLIONE — ’A mugliera vosta cu Marella!
’O DIAVULONE — (''furente'') Ah! chella ’nfamona<ref>'''nfamona'': infamona; accr. di infame.</ref> ce l’ha fatta (''prende Palomma tra le braccia'').
’A FATTUCCHIARA — (''entrando, seguita da Marella, scorge il marito e grida al colmo dell’ira'') Sì, abbracciatella!
MARELLA — Poc’ati juorne ’e vita lle restano! Po’ dint''e braccia te rimarranno ll’ossa!
’A FATTUCCHIARA — Sulo ’a carcassa! (''Entra nel carrozzone'').
’O GUAGLIONE — (''tra i denti'') Comme ’o muscillo!
’O DIAVULONE — (''all’indirizzo della moglie'') Si! strega d''a malora! Ma si chesta (''e mostra Palomma'') fernesce, fernarraie<ref>''fernarraie'': finirai.</ref> tu pure! Nu litro ’e benzina, e dongo a ffuoco tutto cosa! (''Entra nel Carrozzone, mentre Guarracino e Zi’ Pascale si stringono l’un l’altro, tremanti dal terrore. Palomma comincia lentamente a rianimarsi, a distendere le membra, a sorridere, come pervase da nuova vita'').
MARELLA (''l’osserva, fuori di sé'') Ma che ttene sta femmena, ca tutto cosa mme leva? L’ammore ’e patemo; e chello ’e n’ommo ca io voglio bbene! Mo fosse overo figlia d''a Madonna!?<noinclude><br><br><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Ruthven" />{{Rh|||''Zingari''|221}}</noinclude>PALOMMA — (''dà un grido, come di liberazione'') Gennari’!
’O FIGLIO D’’A MADONNA — (''accorre, si rende conto del miracolo; è felice. Poi, a Marella, trionfante'') ’E ffatture nun ce ponno<ref>''E fatture nun ce ponno!'': le fatture su noi non hanno potere</ref>! (''Abbraccia Palomma'') E Palomma vularrà<ref>''vularra’'': volerà</ref>!
MARELLA — (a ’A tatuata, che entra, seguita da ’A mariola) Tu, eh?
’A TATUATA — Aggio dato ’a vita a chella (indica Palomma) pecché isso (indica ’O figlio d' 'a Madonna) m’ha data ’a vita soia!
MARELLA — E tu te l’hê creduto? Pazza! ’mbriaca<ref>''mbriaca'': ubriaca</ref> che ssì!
’O FIGLIO D’’A MADONNA — (''sfidando Marella'') Guerra?
MARELLA — Guerra! (''’O figlio d’’a Madonna, abbracciata di nuovo Palomma, la bacia sulla fronte ed entra con lei, nella sua tenda. ’A tatuata trasale; ’A mariola allibisce; Marella rimane immobile'')
{{C|s=atto|FINE DEL PRIMO ATTO}}<noinclude><br><br><br><br><references/></noinclude>
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MARELLA — Guerra! ('''O figlio d''a Madonna, abbracciata di nuovo Palomma, la bacia sulla fronte ed entra con lei, nella sua tenda. ’A tatuata trasale; ’A mariola allibisce; Marella rimane immobile'')
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MARELLA — Guerra! (''’O figlio d’’a Madonna, abbracciata di nuovo Palomma, la bacia sulla fronte ed entra con lei, nella sua tenda. ’A tatuata trasale; ’A mariola allibisce; Marella rimane immobile'')
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<noinclude><pagequality level="3" user="Ruthven" />{{Rh|222|''Raffaele Viviani''||}}</noinclude>{{Ct|c=atto|ATTO SECONDO|t=10}}
{{Centrato|Preludio}}
{{Gap}}''Tela. La scena''<br>
{{Gap}}''L’interno della tenda d’’O figlio d’’a Madonna, ampia, di tela grezza, con l’uscita a sinistra. Un rustico tavolino, e qualche altra suppellettile. Una Madonna, con un lumino acceso davanti.''<br>
{{Gap}}''In primo piano, subito dopo l’uscita, un lettuccio con rozze scranne di ferro, senza spalliere, su cui giace ’O figlio d’’a Madonna ammalato, in preda ad altissima febbre. Intorno al letto, con espressione di tristezza sono: ’A fattucchiara, sua figlia Marella, Guarracino, Palmira, Zi’ Pascale, Pupella e ’O guaglione, nonché un medico di paese che attende pazientemente presso il capezzale. In un angolo, Palomma è avvilitissima. ’O diavulone e ’A tatuata sono in giro per la tenda.''
IL MEDICO — (''togliendo il termometro dall’ascella de ’O figlio d’’a Madonna, ed osservandolo'') 39 e 5… Non è molto.
’A FATTUCCHIARA — Sarrà scesa. N’ora fa avev’a tene’ per lo meno 42.
’O GUAGLIONE — Eh… 56!
IL MEDICO — (''spiegando'') Con la febbre a 42 si muore.
’A FATTUCCHIARA — E mez’ora fa, chillo era muorto.
IL MEDICO — E mo è resuscitato?
’A FATTUCCHIARA — Giesù… chillo smaniava, parlava isso sulo…
IL MEDICO — Ha dovuto toccare 40 e mezzo, 41 di febbre; ed è andato in delirio.
’O DIAVULONE — Pure aieressera<ref>''aieressera'': ieri sera.</ref> parlava e scumbinava<ref>''scumbinava'': sconnetteva.</ref>.
MARELLA — Ma poco fa addirittura pareva nu pazzo.
’O DIAVULONE — Diceva parole contro a mme! A mme, ca me l’aggio crisciuto, e c’’o voglio bene comm’a nu figlio.
IL MEDICO — Ha parenti qui?
’O DIAVULONE — No. Tene a nnuie, comme si fossemo ’e genitore.
ZI’ PASCALE — Ce l’affidaieno<ref>''affidaieno'': affidarono.</ref> a isso (''allude a ’O diavulone'') piccerillo<ref>''piccerillo'': quando era ancora piccolo.</ref>. Comme ce l’affidaieno a chella llà, vedite (''e indica Palomma'').<noinclude><br><br><references/></noinclude>
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Paggena:Zingari - Raffaele Viviani - 10 commedie.djvu/31
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Ruthven" />{{Rh|||''Zingari''|223}}</noinclude>’O DIAVULONE — Songh’io ca me l’aggio crisciute a tutt''e dduie. E comme voglio bbene a figliema (''indica Marella'') voglio bbene a lloro; e chiste (''allude a tutti i presenti'') ’o pponno dicere.
’A TATUATA — (''mentre tutti approvano'') P''a verità ccà comme si fossemo una sola famiglia.
’A FATTUCCHIARA — Maie na chiacchiera, maie na discordia. Stentamm{{v}}a vita<ref>''Stentamm{{v}}a vita'': conduciamo una vita di stenti.</ref> ’n santa pace, scravaccanno<ref>''scravaccanno'': scavalcando.</ref> muntagne, da paese a paese; facenno, comme se dice, ’a vita d''e zingare; pe’ straccia’ l’esistenza<ref>''straccia’ l’esistenza'': strappare, tirare avanti la vita.</ref>. E quanno uno ’e nuie tene nu dulore ’e capa, ll’ate, tutt’attuorno<ref>''tutt’attuorno'': tutti intorno.</ref>, malate d''o stesso male.
’O DIAVULONE — Mo p''a malatia ’e stu giovane, so’ tre gghiuorne ca nisciuno fatica.
ZI’ PASCALE — Nun se dorme.
GUARRACINO — Nun se magna.
Marella — E Gennarino stesse buono, almeno, fosse<ref>''fosse'': sarebbe.</ref> niente!
PALMIRA — Si’o vedisseve, signuri’, che bbuono figliulo!
’A TATUATA — Ah, nu faticatore<ref>''faticatore'': lavoratore.</ref>; e affezzionato cu lloro… (''Indica ’O diavulone e ’A fattucchiara'') Ato che pato e mamma!
’O GUAGLIONE — (''non riuscendo a rassegnarsi'') Ma comme ll’ha pigliata, sta pulmonite?
IL MEDICO — Polmonite galoppante.
PALMIRA — (''al marito'') E che vvò dicere «galuppante»?
GUARRACINO (''tentando di spiegare'') Galuppante… (''E non riesce a trovare il significato del termine scientifico'').
’O GUAGLIONE — (''col tono del «saputo»'') Galoppa sempre.
’A TATUATA (''al dottore, ansiosa'') Signuri’, ce sta pericolo?
IL MEDICO — Eh, certo è grave. Se non si ha qualche mutamento in giornata…
PALOMMA — Pò pure muri’! (''Il dottore si stringe nelle spalle e Palomma scoppia in un dirotto pianto'').
PUPELLA — (''piano al dottore, giustificando il dolore di Palomma'') È ’a nnammurata…
IL MEDICO — Ah…
’A TATUATA — Dint''a freva comm''a chiammava…
’O GUAGLIONE — (''ripetendo le parole del delirio de ’O figlio d''a Madonna'') «Palomma d’’a mia… l’aggio dato ’o sango mio p’’a salva’… Mme so’ tagliato na vena…»
.
IL MEDICO — Overo?
ZI’ PASCALE — E ched è, chesto? Faceva ’o nomme<ref>''nomme'': nome.</ref> ’e tutte quante nuie… E cchiú ’e maleparole che ce ha ditto…
MARELLA — A papà ’o vuleva accidere, pecché diceva ca papà se vuleva piglia’ a Palomma… (''E trova enorme questo pensiero del malato'').<noinclude><br><br><references/></noinclude>
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’O DIAVULONE — Mo p''a malatia ’e stu giovane, so’ tre gghiuorne ca nisciuno fatica.
ZI’ PASCALE — Nun se dorme.
GUARRACINO — Nun se magna.
Marella — E Gennarino stesse buono, almeno, fosse<ref>''fosse'': sarebbe.</ref> niente!
PALMIRA — Si’o vedisseve, signuri’, che bbuono figliulo!
’A TATUATA — Ah, nu faticatore<ref>''faticatore'': lavoratore.</ref>; e affezzionato cu lloro… (''Indica ’O diavulone e ’A fattucchiara'') Ato che pato e mamma!
’O GUAGLIONE — (''non riuscendo a rassegnarsi'') Ma comme ll’ha pigliata, sta pulmonite?
IL MEDICO — Polmonite galoppante.
PALMIRA — (''al marito'') E che vvò dicere «galuppante»?
GUARRACINO (''tentando di spiegare'') Galuppante… (''E non riesce a trovare il significato del termine scientifico'').
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IL MEDICO — Eh, certo è grave. Se non si ha qualche mutamento in giornata…
PALOMMA — Pò pure muri’! (''Il dottore si stringe nelle spalle e Palomma scoppia in un dirotto pianto'').
PUPELLA — (''piano al dottore, giustificando il dolore di Palomma'') È ’a nnammurata…
IL MEDICO — Ah…
’A TATUATA — Dint''a freva comm''a chiammava…
’O GUAGLIONE — (''ripetendo le parole del delirio de ’O figlio d''a Madonna'') «Palomma d’’a mia… l’aggio dato ’o sango mio p’’a salva’… Mme so’ tagliato na vena…»
.
IL MEDICO — Overo?
ZI’ PASCALE — E ched è, chesto? Faceva ’o nomme<ref>''nomme'': nome.</ref> ’e tutte quante nuie… E cchiú ’e maleparole che ce ha ditto…
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’O DIAVULONE — Mo p''a malatia ’e stu giovane, so’ tre gghiuorne ca nisciuno fatica.
ZI’ PASCALE — Nun se dorme.
GUARRACINO — Nun se magna.
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’O GUAGLIONE — (''non riuscendo a rassegnarsi'') Ma comme ll’ha pigliata, sta pulmonite?
IL MEDICO — Polmonite galoppante.
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GUARRACINO (''tentando di spiegare'') Galuppante… (''E non riesce a trovare il significato del termine scientifico'').
’O GUAGLIONE — (''col tono del «saputo»'') Galoppa sempre.
’A TATUATA (''al dottore, ansiosa'') Signuri’, ce sta pericolo?
IL MEDICO — Eh, certo è grave. Se non si ha qualche mutamento in giornata…
PALOMMA — Pò pure muri’! (''Il dottore si stringe nelle spalle e Palomma scoppia in un dirotto pianto'').
PUPELLA — (''piano al dottore, giustificando il dolore di Palomma'') È ’a nnammurata…
IL MEDICO — Ah…
’A TATUATA — Dint’’a freva comm’’a chiammava…
’O GUAGLIONE — (''ripetendo le parole del delirio de ’O figlio d{{v}}a Madonna'') «Palomma d’’a mia… l’aggio dato ’o sango mio p’’a salva’… Mme so’ tagliato na vena…».
IL MEDICO — Overo?
ZI’ PASCALE — E ched è, chesto? Faceva ’o nomme<ref>''nomme'': nome.</ref> ’e tutte quante nuie… E cchiú ’e maleparole che ce ha ditto…
MARELLA — A papà ’o vuleva accidere, pecché diceva ca papà se vuleva piglia’ a Palomma… (''E trova enorme questo pensiero del malato'').<noinclude><br><br><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="1" user="Ruthven" />{{Rh|224|''Raffaele Viviani''||}}</noinclude>’A FATTUCCHIARA - A mme dice ca io avevo fatto na fattura ’a ’nnammurata p’a fa’ muri’…
’A TATUATA - E chiammava a mme pe ce ’a fa’ leva’… (Rievocando il delirio del malato) «Tu l’hê ’a salva’»…
MARELLA (con amarezza) Cu mme, po’, ce l’aveva a morte!
GUARRACINO - A mme m’avrà chiammato duiciento vote 266. Ogne cosa ’a vuleva ’a me. Vuleva ’o sango, vuleva l’ogne… All’ultimo, vuleva essere tirate ’e cchiú luonghe…
’O DIAVULONE - Parlava comme si fosse stato ’mmiez’a tante nemice.
IL MEDICO - E già. Nel delirio della febbre, fantasticava… Qualche piccolo dispiacere intimo lo vedeva ingigantito; così invocava sempre accanto a sé le persone più care.
MARELLA - … Ma chella ca cchiú annummenava 267 era Palomma… (E la guarda con invidia).
PALOMMA - (con tristezza) Eh! tanta vote ce l’avite annummenato stubbene, ca nne state vedenno ’a fine!
’O DIAVULONE - Neh, e pecché parle accussì?
MARELLA - Lassat’’a i’268. Chella mo, p’’o dolore, nun ragiona cchiú, manch’essa.
’A FATTUCCHIARA - (per far troncare quell’inizio di discussione) Nu poco ’e rispetto, ca ce sta ’o veterinario ccà…
IL MEDICO - Che veterinario? Il dottore… il medico…
’O GUAGLIONE - (spiegando alla fattucchiara) ’O veterinario è ’o miedeco ’e ll’animale.
ZI’ PASCALE - ’O miedeco d’’e cane!
’O DIAVULONE - Signo’, scusate. Chella è na zingara.
IL MEDICO - Beh, io vi saluto. (Porge al capo tribù una ricetta che precedentemente aveva scritto) Datele sta bevanda. Ma certo io direi portatelo in un ambiente chiuso. Ccà, ’mmiez’’a ventilazione, chisto se arricetta 269 cchiú ampressa 270!
PALOMMA - Si o purtassemo a nu spitale²71?
IL MEDICO - All’ospedale nun l’accettano. Gli ospedali sono per i signori, per quelli che possono pagare. Ci vorrebbe una forte raccomandazione. E chi v’’a fa? Questo è un provvedimento che deve esser preso subito, se no l’ammalato se ne va. Beh, vi saluto. (’O diavulone guarda tutti gli altri, e scambia espressioni che lasciano comprendere come non ci siano soldi per pagare il medico).
GUARRACINO (al medico) Arrivederci…
IL MEDICO - (accortosi che nessuno fa per pagagli il suo onorario)… Come « arrivederci »?
GUARRACINO - E vuie nun avit’a turna’?
266 duiciento vote: duecento volte.
267 annummenava: nominava.
268 Lassat’’a i’: lascatela andare: lasciatela stare.
269 se arricetta: muore.
270
ampressa: presto.
271
spitale: ospedale.<noinclude><br><br><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="1" user="Ruthven" />{{Rh|||''Zingari''|225}}</noinclude>
’A FATTUCCHIARA - (trova il coraggio di dire) Signuri’, sta malattia ’e chisto ce ha arruvinato.
’O DIAVULONE - ’O vvedite? Tutte quante attuorno a isso, perdute…
’A TATUATA - ’A tre gghiuorne… Chi ha tenuta ’a capa 273 ’e fa’ niente?
ZI’ PASCALE - Nun se dorme.
GUARRACINO - Nun se magna.
MARELLA - Nun se fatica. Nun se cunzegna 274
PUPELLA - Signori’, nun c’è scuorno.275
’O GUAGLIONE - (terminando la frase che Pupella forse non avrebbe pronunziato)… Ccà nun ce stanno manco ’e solde pe’ piglia’ ’e mmedicine.
IL MEDICO - Ah?!
GUARRACINO - Manco ’e solde pe’ paga’ ’o miedeco.
PALMIRA - (al marito) E menu male ch’avimmo truvato ’o signurino ch’è caritatevole…
GUARRACINO - Ma certo! E si era n’ato, ’a ccà nun se muveva.
IL MEDICO (rifacendo l’intonazione di voce di Guarracino) E chi se move! (Deciso) Io aggio fatto ’a visita, e voglio essere pagato. (Pausa).
’A MARIOLA - (con falso accento pietoso) Signuri’, comme tiene ’a faccia, tiene o core. Chillo figlio che hê perduto, ’all’ato munno, pregarrà 276 Ddio pe’ tte…
IL DOTTORE - A me non mi è morto nessun figlio!
’A MARIOLA (cercando di riparare) Ah! V’avevo pigliato p’’o miedeco ca venette aiere.
IL MEDICO - E’o miedeco ca venette, pure accussì ’o pagasteve277?
GUARRACINO - (approva con un cenno del capo) E chillo ’e l’autriere 278 nun fuie pagato accussì?
IL MEDICO - (con sarcasmo) Ah? Vuie cagnate nu miedeco ’o juorno?
’O GUAGLIONE - Pe’ forza. Vuie ce venarrisseve dimane 279?
IL MEDICO - A mme? M’hann’a accidere! 28
MARELLA (avviandolo) ’A Madonna t’accupagna.
’O DIAVULONE - (alla figlia) T’’hê pigliato l’indirizzo?
IL MEDICO (mentre Marella fa un cenno di sì con la testa, ripete a sua volta) Si! (Come dire: Ormai!).
’O DIAVULONE - Occorrendo, vi manderemo a chiamare.
ZI’ PASCALE - Mannammo 281 a chiamma’ pure a ll’ate…
IL MEDICO (approvando ironicamente) Eh! Facimmo nu cunsulto!
''arruvinato'': rovinato.
273 tenuta ’a capa: avuto la testa: avuto la voglia.
274 cunzegna: consegna (il lavoro fatto).
275
nun c’è scuorno: non ho vergogna a dirlo.
276 pregarrà: pregherà.
277 o pagasteve: lo pagaste.
278 l’autriere: l’altro ieri.
279
ce venarrisseve dimane?: ci verreste domani?
280 M’hann’a accidere!: mi devono uccidere (se lo faccio)! Cioè: neanche se mi uccidessero!
281 Mannammo: mandiamo.<noinclude><br><br><references/></noinclude>
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