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Archiviazione documenti cartacei/Regole generiche
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{{Archiviazione documenti cartacei}}
Prima di iniziare ad illustrare un '''metodo di archiviazione''' tra i più diffusi, bisogna ripetere che comunque '''ogni sua regola è flessibile''', in quanto ciascuno deve adattarla ai propri bisogni, alle circostanze in cui deve operare.
Ogni azienda ha delle '''necessità specifiche''', sia per il tipo di attività che svolge, sia per il numero degli addetti, sia anche per le richieste che vengono poste dai dirigenti.
Non dobbiamo infatti dimenticare che non tutti i dirigenti vedono le cose allo stesso modo.
C'è ad esempio chi imposta tutto il lavoro sulla statistica, e in questo caso un archivio deve essere organizzato in modo da agevolare le ricerche statistiche. C'è poi il capo che pone alla base del proprio operato un budget che riflette entrate e uscite dei brevi periodi, per cui bisognerà tenerne conto nell'archiviazione. Anche quando il dirigente si fida prevalentemente del proprio sesto senso negli affari, un buon impiegato deve tenere pronte alla mano delle carte per confutare o confermare certe previsioni.
Per poter far fronte a tutte queste - e a moltissime altre - variabili, la regola principale è quella della precisione. Se un metodo è magari un po' originale, basta che venga applicato sempre nello stesso modo e comunque con precisione, per risultare utilissimo in ogni circostanza.
==L'ambiente==
A parte il fatto determinante della disponibilità di spazio, l'archivio ottimale dovrebbe trovarsi in una o più '''camere''' separate dagli uffici operativi, ma vicinissimo ad essi.
Dovrebbe essere luminoso e gli '''armadi''' dovrebbero essere disposti in modo tale da poter essere raggiunti senza difficoltà. Così pure eventuali scaffali a giorno non dovrebbero contenere documenti in doppia fila. Cosa che sembrerebbe superfluo esigere, ma purtroppo non si ottiene quasi mai, gli archivi dovrebbero essere tenuti puliti; non che il personale addetto alle pulizie debba passare con l'aspirapolvere ogni giorno come nel reparto operativo, ma almeno una volta al mese sì.
Alcuni degli armadi dovrebbero potersi chiudere a chiave, ma - per strano che sembri - non con chiusure della massima sicurezza. Questo perché in caso di incursioni di ladri possano venir aperti ma non danneggiati: un ladro che si trova davanti ad una cassaforte viene oltremodo tentato di aprirla con ogni mezzo, ma solitamente non ha motivo di rubare semplici documenti di archivio. La chiave su un armadio serve in effetti solo al personale, affinché le nuove leve e le persone comunque inesperte non vadano a far disordine tra le carte di una qualche importanza. Così, dovendo richiedere la chiave all'addetto, questa gente non si trova mai lontano dall'occhio vigile dell'archivista.
Oltre a ciò, l'archivio dovrebbe contenere almeno una grande [[w:scrivania|scrivania]] con relativa sedia, l'occorrente per prendere appunti e l'occorrente per archiviare le carte (perforatori, pennarelli, timbri ove richiesto, ecc.).
==I mezzi==
Sono in pratica i contenitori degli archivi, cioè '''raccoglitori''', cartelle, buste e scatole, e comprensibilmente, quando si decide sull'acquisto di questi accessori, è tutto una questione di gusti, e alle volte anche di costi.
In quanto ai raccoglitori, c'è chi preferisce quelli classici (dal dorso largo 6-10 cm), tutti eguali, e c'è chi opta per una soluzione più variopinta e differenziata, perché così la ricerca viene aiutata dalle varie forme e dai colori diversi dei contenitori.
Comunque sia, la scelta va fatta con '''criteri di praticità''', per cui va data la precedenza a quei raccoglitori che risultano più maneggiabili e che salvaguardano l'integrità dei documenti.
È da tenere presente che i raccoglitori che non possiedono un '''fermo''' (il ferretto che tiene le carte ferme nella posizione corretta) non sono raccoglitori "verticali", cioè non li si può mettere in fila sullo scaffale come si mettono i libri, perché i documenti non fermati si piegherebbero e finirebbero per strapparsi. Questi raccoglitori sono fatti per stare orizzontalmente, cioè con la copertina sulla scrivania, per cui non sono adatti per l'archivio, ma per un uso corrente di consultazione e trasporto.
La stessa cosa possiamo dire per i classici raccoglitori '''a falda''' che, sebbene possano agevolmente contenere tutti i tipi di documenti proprio perché trattenuti dalle falde e dall'elastico, non hanno però il "dorso" sul quale annotarne il contenuto. Solo negli ultimi anni sono stati messi in commercio dei raccoglitori a falda con dorso di un paio di centimetri e si sono dimostrati molto utili non solo per il trasporto di documenti, ma anche per una corretta archiviazione degli stessi. Il solo difetto di questi raccoglitori è il loro prezzo, dal momento che costano circa quanto un raccoglitore classico ma contengono circa un quarto delle carte che quest'ultimo può comprendere. In archiviazione vengono usati perlopiù quando si deve raggruppare pochi documenti che non devono venir mischiati con altri, e dei quali non si prevede un incremento nemmeno con il passare degli anni.
Ci sono però dei documenti che non sono del formato [[w: DIN A4|A4]] sopra previsto, e che non è possibile costringere nei raccoglitori classici. Non stiamo parlando di fogli leggermente più grandi che si possono eventualmente piegare (certe fatture ad esempio), ma dei tabulati di formato largo che ancora si usano in certe contabilità. È vero che la maggior parte dei contabili oggi opta per la scrittura "stretta" che permette di stampare su normale carta A4, ma non è certo una regola.
Ci sono ancora moltissimi operatori che preferiscono le "lenzuola" come vanno scherzosamente chiamati i fogli larghi (praticamente un [[w:DIN A3|A3]]), sia per abitudine che per avere spazio dove annotare le correzioni sulle stampe di prova. Comunque sia, l'archivista non può decidere in merito, deve solo archiviare queste carte nel modo più corretto possibile. Visto che si tratta di documenti ufficiali di contabilità (libro giornale ad esempio), sarà bene usare i raccoglitori della forma adatta, cioè alti come gli altri, ma profondi (o larghi) il doppio, affinché i documenti non si stropiccino. Dato però che questi raccoglitori sono molto scomodi e prendono tanto spazio, sarà bene riservarli solo per i documenti importanti, non per eventuali stampe di prova o per gli archivi di uso corrente.
Le aziende che archiviano alcuni documenti raggruppandoli in '''fascicoli''', ad esempio i Clienti nell'archiviazione specifica (meglio illustrata più avanti), hanno bisogno di grandi '''faldoni''' in cui contenere questi fascicoli. I faldoni sono cartelle dalla copertina rigida e senza schienale (o con schienale floscio), e si chiudono con tre lacci. Sono un po' più grandi delle altre cartelle, appunto perché le devono contenere. Non sono molto pratici, in quanto lo schienale floscio e la chiusura a lacci non agevolano una forma compatta, "a cubo", dell'insieme, bensì creano dei blocchi sformati e "a cuneo" che, sovrapposti, rischiano di scivolare, mentre allineati su uno scaffale lasciano fuoriuscire contenuti di piccolo formato. Oggi i faldoni sono largamente sostituiti dalle '''scatole di archivio''' che sono in pratica degli scatoloni in cartone ondulato o pressato, della giusta misura per contenere un raccoglitore o due.
In effetti, alcune ditte usano queste scatole per archiviare quanto sta in un raccoglitore e usare quest'ultimo per un nuovo anno, ma non è questo il loro impiego migliore. Le scatole infatti prendono lo spazio che prende un raccoglitore, ma non riescono a conservare il suo ordine, perché i documenti vi si trovano alla rinfusa. È vero che i raccoglitori costano di più, ma anche valgono di più. Le scatole sono invece indispensabili quando vanno a sostituire i faldoni, cioè quando contengono i fascicoli di qualche tipo. Sono molto più solide dei faldoni, più squadrate, e - da non sottovalutare - preservano i documenti dalla polvere. Oltre a ciò vi si può incollare un'etichetta, cosa che sullo schienale floscio dei faldoni era praticamente impossibile.
Quest'etichetta va incollata sul dorso o su un lato, dipende dall'altezza dello scaffale a disposizione, con l'indicazione del contenuto, ad esempio OPERAZIONI 1996 DAL N. 123 AL N. 456 oppure PROGETTI 1996 GEN-APR oppure PENDENZE LEGALI 1992/1993, eccetera.
C'è da dire ancora qualcosa sulle buste interne dei raccoglitori, cioè quei sacchetti di plastica trasparente con il '''"punching"''' (perforatura, una serie di buchi) che ne permette l'inserimento in ogni tipo di raccoglitore. Appena apparse sul mercato queste buste vennero snobbate a causa del costo relativamente alto, ma con il tempo la loro utilità ha sgominato ogni pregiudizio. Sono degli strumenti indispensabili per una corretta archiviazione, ma bisogna servirsene con criterio. A questo punto c'è da osservare infatti che queste buste si trovano in varie misure, dove dobbiamo principalmente considerare l'uso che se ne prevede. La prima distinzione è: la busta servirà per contenere un foglio o tanti fogli? Non è una questione frivola. Le buste della misura esatta A4 contengono perfettamente un foglio solo, e servono quando dobbiamo proteggere certi documenti, sia che non li vogliamo perforare per l'archivio (ad esempio un disegno), sia che si tratti di documenti che vengono tanto maneggiati da stropicciarsi in breve tempo (ad esempio un listino). Ma queste buste non vanno bene se dobbiamo inserirvi più fogli, perché proprio materialmente non ci stanno. Dobbiamo allora servirci delle buste leggermente più larghe, solo di circa un centimetro, ma quanto basta per contenere parecchie carte. Sono queste le buste che servono quando ad esempio, nella cartella di un cliente, si vuole tenere raggruppate, e separate dal resto, le copie delle fatture emesse a suo nome; quando, in un progetto si vogliono tenere distinte le varie fasi; quando, in un qualsiasi insieme, si vogliono tenere presenti alcuni aspetti senza intralciare la routine lavorativa. Nell'archiviazione, mentre le buste strette praticamente non servono, quelle larghe sono un valido aiuto nella sottodivisione nei raccoglitori classici. Bisogna però considerare che, con il tempo, la stampa tende ad attaccarsi alla plastica ed a "smontare" dal documento. Perciò, se prevediamo che un documento dovrà stare in quella busta per parecchio tempo o per sempre, interponiamo tra busta e stampa una velina che ci permetterà comunque di vedere in trasparenza, ma impedirà il deterioramento del documento.
Un ultimo strumento per la corretta archiviazione, ma non certo il meno importante, sono i '''separatori''', cioè i cartoncini che separano i vari gruppi di carte contenuti nello stesso raccoglitore. Sono dei cartoncini un po' più larghi delle carte che devono tenere separate, in modo da evidenziare subito all'apertura del raccoglitore l'esatto punto da aprire, tipo rubrica telefonica. Sul bordo portano infatti l'indicazione del contenuto che segue, ad esempio un raccoglitore di progetti avrà bisogno di separatori che indicheranno sul bordo il nome di ogni singolo progetto. Alle volte i separatori sono semplici rubriche, cioè cartoncini con sul bordo le lettere dell'alfabeto, e servono perlopiù nelle piccole aziende, per contenere ad esempio tutti i clienti la cui ragione sociale inizia con la stessa lettera. Se ne trovano vari esempi in commercio, ma bisogna dire che proprio per le varie esigenze che una ditta può avere, è senz'altro preferibile ritagliare da un foglio di cartoncino ([[w:cartoncino|bristol]] o prespan) i separatori adatti per ogni circostanza; con un po' di pratica la cosa è fattibile in poco tempo.
==Le tecniche==
===Aspetto del documento===
La prima caratteristica che deve interessare all'archivista quando riceve un documento è la '''carta''' sulla quale è stato scritto. Questo perché ogni scritta su carta chimica o su carta tecnica sbiadisce col tempo, fino a cancellarsi totalmente in un periodo relativamente breve.
È il caso dei fax e degli scontrini, come pure di certi lucidi. Archiviarli come stanno non servirebbe a nulla, equivarrebbe a buttarli. Bisogna perciò farne delle '''fotocopie''' e pinzarle sull'originale prima di procedere all'archiviazione. Non guasterà il timbro "Copia conforme all'originale" e la firma dell'addetto.
Vanno fatte fotocopie anche di tutti quei documenti che dovrebbero stare in due o più archivi diversi, ad esempio la formula di un prodotto creato specificatamente per un certo cliente deve essere archiviata tra i Prodotti, ma una copia va messa senz'altro nella cartella del Cliente. In questi casi, l'archivista deve provvedere non solo a fare le fotocopie necessarie, ma soprattutto avere cura che sulle stesse sia chiaramente indicato dove si trovi l'originale.
Non dimentichiamo poi che, per l'archivista, il dato più importante di ogni documento è l''''intestazione''', perché è in base a questo dato che verrà fatta ogni futura ricerca. Per questo motivo l'intestazione non deve venir coperta da eventuali appunti o allegati che qualcuno ha ritenuto di attaccare al documento.
Se l'archivista riceve un documento con l'intestazione coperta, è suo dovere staccare attentamente e senza far danni il foglietto (appunto, cedolino, scontrino) e riattaccarlo sullo stesso foglio, ma più in basso dove non coprirà l'intestazione, o eventualmente sul retro dello stesso foglio. La stessa regola deve venir osservata quando il foglio da archiviare è di dimensioni troppo grandi (superiori al formato A4). Prima di riporre questi documenti, ne dobbiamo ripiegare il lato destro e quello inferiore, in modo che rimanga ben visibile l'intestazione. In questo modo sacrifichiamo la possibilità dell'immediata lettura di dati spesso molto importanti, ad esempio in una fattura vanno ripiegati di sotto i prezzi ed il totale ammontare della fattura, ma è questo il modo corretto di riporla.
Analogamente, se il documento è di grandezza giusta, ma stampato orizzontalmente, non dobbiamo archiviarlo come sta, perché così facendo l'intestazione verrebbe a trovarsi in basso a sinistra o in alto a destra, e in caso di ricerca potremmo passare oltre senza vederla. Queste carte vanno archiviate nel senso della lettura, cioè con l'intestazione in alto a sinistra, e ripiegate a destra. Attenzione anche ai fogli troppo piccoli. Il più piccolo dei formati archiviabili è la metà dell'A4, il cosiddetto memorandum e va archiviato sempre nel senso della lettura, cioè con l'intestazione in alto a sinistra. Ogni foglietto più piccolo di questo (ad esempio uno scontrino) deve essere attaccato con la colla o meglio con la cucitrice su un pezzo di carta bianca formato A4 o almeno memorandum che poi regolarmente viene perforato e riposto. Si usa questo metodo anche con documenti che è meglio non danneggiare con il perforatore, o che sono difficili da perforare, ad esempio campioni di stoffe o altri materiali.
===Ordine di archiviazione===
Tranne pochissime eccezioni, i gruppi di documenti vanno archiviati in ordine numerico o in ordine alfabetico. Nei raccoglitori ordinati per numero (ad esempio quelli contenenti le fatture emesse), il numero 1 sta in fondo, sotto gli altri, in modo che si aprano sull'ultimo documento emesso. Diversamente, in un raccoglitore ordinato alfabeticamente, la lettera A sta di sopra ed è la prima a venir letta.
====Ordine numerico====
Non c'è molto da dire sull'ordinazione per numero, tranne di fare molta attenzione ai numeri che per qualche ragione sono stati inseriti in un secondo tempo, per cui possiamo avere ad esempio 15/bis, oppure 15/a, o anche 15/1. In questo caso la sequenza (e di conseguenza l'ordine di archiviazione) è 14, 15, 15/bis, 15/ter, 16, ecc., oppure 14, 15, 15/a, 15/b, 16, ecc., oppure 14, 15, 15/1, 15/2, 16, ecc. Sembra una raccomandazione superflua, tanto è ovvia, ma nella pratica succede molto spesso che questo ordine venga in qualche modo cambiato, e di conseguenza un "numero bis" non si trova mai.
Altra raccomandazione apparentemente superflua è quella di tenere sempre raccoglitori ben distinti per ogni serie di numeri presenti in azienda. Se ad esempio sono presenti due modi di numerazione delle fatture emesse, dobbiamo per forza gestire due raccoglitori; in questo caso sarà molto utile che i due raccoglitori siano diversi, almeno di diverso colore, e che ogniqualvolta un documento vi viene riposto, si controlli bene di averlo archiviato nel giusto gruppo di appartenenza.
Molte volte poi le fatture vengono numerate non solo con numeri ma con lettere e numeri, ad esempio A00036. In questo caso bisogna innanzitutto sapere a che cosa si riferiscono le lettere. Se, come di norma succede, la lettera indica uno specifico reparto dell'azienda (poniamo A per ingrosso e B per dettaglio), abbiamo due serie di numerazioni che procedono indipendentemente l'una dall'altra. Ma certe aziende mettono delle lettere prima dei numeri per indicare la persona (o il reparto) che ha gestito quell'affare, così A0012 significa che la fattura n. 0012 conclude un affare gestito da Antonio, mentre la B0013 conclude una trattativa di Biagio.
È un sistema che si può definire perlomeno complicato, ma chi lo usa da anni si trova bene. Ora, la differenza con il caso precedente è enorme, perché qui abbiamo una sola serie di numeri, solo che di volta in volta hanno una diversa lettera davanti. In questo caso l'archiviazione va fatta ignorando le lettere. In sostanza, tutto sta nel distinguere le serie di numerazioni, e archiviare ogni serie autonomamente.
====Ordine alfabetico====
Dato che tutte le aziende prima o poi in qualche modo escono dall'ambito nazionale, bisogna usare l''''alfabeto''' inglese, quello di 26 lettere, aggiungendo all'alfabeto italiano, nel giusto ordine, le lettere J K W X Y. Se poi una ditta ha dei contatti con aziende dei paesi slavi o scandinavi o altri ancora, dovrà ampliare di conseguenza l'alfabeto in uso. È importante infatti comprendere che se un linguaggio ha avuto il bisogno di creare una lettera, significa che il suo popolo ne ha bisogno e noi dobbiamo rispettare i nostri partner.
Ad esempio, sarebbe scorretto che un ipotetico sig. Carlo venisse schedato come Karlo; allo stesso modo non è corretto archiviare John sotto Gion...
Tuttavia ordinare per alfabeto non è tanto semplice quanto sembra, proprio perché si tratta quasi sempre di ordinare '''nomi propri'''.
Prendiamo l'esempio più classico, un archivio di Clienti o Fornitori, dove le parole che dobbiamo mettere in ordine alfabetico sono le intestazioni delle aziende. Il signor Andrea Rossi gestisce una cartoleria; può intestare la sua carta ANDREA ROSSI oppure ROSSI ANDREA oppure CARTOLERIA di A. ROSSI o altro ancora. L'energia elettrica ci viene fornita dalla ENEL o E.N.E.L. o ENTE NAZIONALE PER L'ENERGIA ELETTRICA, eccetera. Abbiamo un cliente OASI VERDE ed un altro L'OASI VERDE, uno con la carta intestata 4 NOVEMBRE ed un altro che si chiama QUATTRO SORELLE. Una multinazionale emette una fattura con il proprio nome ed un'altra a nome della filiale italiana. Un'azienda cambia ragione sociale. E così via, le possibilità di dubbio sono tante.
Una delle regole base di ogni relazione d'affari è quella di chiedere subito all'inizio una '''visura camerale''' della controparte, in modo da sapere, tra l'altro, l'esatta denominazione della ditta. Se non si vuole chiedere la visura, bisogna comunque chiedere esplicitamente questo dato, preferibilmente per iscritto. Non dimentichiamo che sugli elenchi richiesti dal Fisco devono essere riportati i nominativi esattamente come risultano dall'iscrizione alla C.C.I.A.A. Ed oltre a ciò è questo l'unico modo per sapere come esattamente tale azienda debba essere schedata.
Distingueremo poi le ditte individuali dalle società. Questo perché le ditte individuali, quando chiamate con nome e cognome, come le persone fisiche, vengono archiviate per cognome. Il sig. Rossi di cui sopra può scrivere sulla carta intestata quello che vuole, noi lo archivieremo sotto la R. Solo se la sua azienda, alla C.C.I.A.A., è denominata CARTOLERIA ROSSI, questo non è più il nome e cognome del proprietario, bensì il "nome" della sua ditta, e viene messo sotto la C. Analogamente, quando una società è denominata ANDREA ROSSI SRL, questo non è più il nome e cognome di una persona, ma il "nome" di un'azienda, e va messo sotto la A. Ecco perché una visura camerale è indispensabile.
In quanto alle denominazioni abbreviate tipo [[w:ENEL|ENEL]], [[w:FIAT|FIAT]], [[w:TIM|TIM]], [[w:UTET|UTET]], è meglio non scrivere le relative parole per esteso, proprio perché si rischierebbe di non individuare subito l'azienda, abituati come siamo al nome "breve".
L'unico problema è quello dei punti dopo le singole iniziali (E.N.E.L.) che talune aziende mettono ben in mostra sull'intestazione delle loro fatture, altre invece li omettono. Per il nostro archivio è una cosa senza importanza e possiamo decidere di puntare le iniziali o no, ma dobbiamo fare una regola valida sempre e comunque, e non sgarrare, specialmente se ci serviamo di un computer.
È un problema di computer anche quando dobbiamo archiviare nominativi che iniziano per numero. Di solito infatti i numeri si mettono prima di tutte le lettere, per cui la ditta ufficialmente denominata "4 NOVEMBRE" verrà prima di ANDREA ROSSI SRL. Ma per alcuni programmi di computer la descrizione del nominativo non è un campo alfanumerico, per cui non accetta numeri. Dobbiamo perciò ripiegare sulla descrizione QUATTRO NOVEMBRE e riporre le carte sotto la Q, come già abbiamo fatto per la ditta ufficialmente denominata "QUATTRO SORELLE". Questa è una prima deroga alla regola che impone l'osservanza della denominazione ufficiale.
La seconda deroga è quella che ci permette di eliminare gli articoli iniziali. Se dovessimo archiviare l'azienda L'OASI VERDE e tante altre che iniziano con l'articolo, sotto la L, avremmo un'infinità di nominativi sotto la L, il che certamente non facilita le eventuali ricerche. Ecco perché ribattezzeremo questa azienda in "OASI VERDE (L')"
Ho accennato ad una società che alle volte fattura tramite una sua filiale. Qui il criterio è quello della [[w:Partita IVA|Partita Iva]]. Se la Partita Iva è la stessa, l'azienda è una sola e come tale viene trattata anche in archivio. Se invece le Partita Iva sono diverse, si tratta di due aziende, cioè due diversi nominativi e devono venir trattati separatamente.
Lo stesso discorso vale per una ditta che cambia. Se cambia la Partita Iva, si tratta di una nuova azienda ed ha un posto tutto suo nel nostro archivio: Ma se viene cambiata solo la denominazione, e la Partita Iva resta la stessa (cosa peraltro assai improbabile), l'archivio rimane unico e va spostato in toto sotto la nuova denominazione.
===Scritte esterne===
Come ultima operazione prima di riporre un raccoglitore, c'è la '''scritta sul dorso'''. La prima scritta che ogni raccoglitore deve riportare è l'intestazione della ditta, subito nel primo spazio disponibile. Non occorre metterci i vari indirizzi e tutte quelle informazioni che vengono riportate sulla carta intestata. Basta la denominazione, ad esempio ROSSI S.R.L. oppure OFFICINE BENEDETTO S.N.C. oppure ALIMENTARI GIORGIO (senza aggiungere "di Giorgio Rossi").
Più sotto, centrata nell'altezza del raccoglitore, viene messa la scritta che ne indichi chiaramente il contenuto in modo comprensibile a tutti, che sia concisa ed a caratteri grandi e netti. Una volta nelle scuole di ragioneria si imparava anche la calligrafia, proprio per imparare delle tecniche di titolazione. Ora, con l'aiuto del computer si possono fare delle scritte veramente chiare e belle con pochissimo sforzo. Basta tenere presenti alcune piccole regole che cercherò di riassumere in poche parole.
Intanto cerchiamo di usare meno parole possibili, quattro sono già troppe. Se necessario possiamo usare un sottotitolo, ma solo quando non se ne può fare a meno (ad esempio, sul raccoglitore CLIENTI potremmo avere un sottotitolo A - M per differenziarlo dal raccoglitore CLIENTI con il sottotitolo N - Z). Per quanto possibile usiamo sempre la stessa altezza di carattere per i titoli, un po' minore per i sottotitoli; il fatto che la parola "clienti" sia più breve della parola "fornitori" non ci autorizza a fare la scritta CLIENTI con caratteri più grandi. Non usiamo scritture stravaganti ed artistiche, scegliamo un font classico, marcato e ben visibile a distanza. E sempre lo stesso per tutti i raccoglitori. Non dobbiamo dimenticare che i titoli sui dorsi dei raccoglitori servono a noi ed ai nostri colleghi per trovare le carte, ma sono anche uno specchio della nostra precisione.
Sul dorso di un raccoglitore, di solito in basso, deve essere anche indicato il periodo a cui l'archivio si riferisce, di solito l'anno. È preferibile infatti che ogni anno contabile abbia i suoi raccoglitori, ma non è indispensabile. Alle volte un raccoglitore può servire anche per dieci anni, se contiene documentazione che non si accresce di molto nel tempo, ad esempio i documenti attestanti l'inizio di attività. Altre volte è necessario servirsi di due o più raccoglitori per lo stesso anno, ad esempio quando contengono le fatture di vendita di un'azienda di distribuzione.
Avremo così indicazioni tipo 1990 oppure 1990-1995 oppure gen-mar 1990, ecc. Evitiamo assolutamente di accorciare gli anni scrivendo solo le due ultime cifre, specialmente in questi anni di passaggio millennio. Abbreviamo invece volentieri i mesi, scrivendo solo le prime tre lettere, mentre eviteremo di indicarli con i numeri.
Un'ultima osservazione. Si sa che molte volte si ha necessità di scrivere titoli più lunghi di quanto la larghezza del raccoglitore consenta, Il pensiero va subito alla scritta verticale, ma asteniamocene. Una scritta verticale è una scritta illeggibile.
Il secondo pensiero va all''''abbreviazione''' della parola, ma le abbreviazioni finiscono per essere incomprensibili anche a chi le ha coniate. Cerchiamo invece di trovare la parola più breve o di scrivere in più righe. Invece di "Registro delle fatture di Acquisto" scriviamo solo "fatture" e in seconda riga "acquisto" (non reg. fatt. acq.). Invece di "Cartelle personali dei dipendenti" scriviamo solo "dipendenti" ed in seconda riga "cartelle" (non cart. dip.). Invece di scrivere "Ricerche di mercato" aiutiamoci con "marketing". Invece di "Formulazioni del dott. Rossi" scriviamo "A. Rossi" ed in seconda riga "formule", eccetera.
Con tutta la buona volontà, però, alle volte non si trova una parola sufficientemente breve e bisogna proprio scrivere in verticale e ciò vale particolarmente per i raccoglitori dal dorso di due o tre centimetri. Diciamo subito che la vera scritta verticale, cioè quella tipo insegna di bar, con le lettere una sotto l'altra, è da scartare decisamente e irrevocabilmente. Viene presa in considerazione una scritta normale che si può leggere solo mettendo il raccoglitore "a faccia in giù", cioè di piatto.
In questo caso scegliamo un font bello grande che ci aiuterà a leggere il titolo anche senza girare il raccoglitore o inclinare la testa in modo ridicolo. Poi, cosa della massima importanza, decidiamo una volta per sempre e non facciamo mai eccezioni, se la scritta parte dall'alto o dal basso. Non ci sono regole a questo riguardo, l'unica è appunto quella di fare sempre nello stesso modo. E poi, se possibile, mettiamo questi raccoglitori stretti dalle scritte che fanno girare il capo, tutti assieme sullo stesso scaffale, in omaggio all'estetica. Il massimo sarebbe poterli mettere di piatto uno sopra l'altro, in modo da conservare la scritta orizzontale, ma certamente questa è una soluzione non sempre possibile.
===Archivi decentrati===
Nelle imprese più grandi, quelle cioè con filiali o reparti decentrati, logicamente ogni unità operativa avrà i propri archivi, autonomamente gestiti. Siccome però di solito a fine anno o periodo gestionale gli archivi vengono tutti trasferiti nell'archivio centrale, l'archivista della filiale deve attenersi a qualche ulteriore regola.
Il primo lavoro che deve fare è decidere quali documenti deve trasferire in sede. Di regola si mandano in sede gli archivi che per legge devono venir conservati, mentre restano presso la filiale quei documenti che potrebbero tornare utili solo nella filiale appunto, ma che in sede servirebbero solo ad occupare spazio. Alcuni di questi documenti, ad esempio le copie fatture emesse, in centrale non servono perché ne hanno già un esemplare, mentre in filiale potranno forse servire ancora per qualche riferimento; però quando nemmeno in filiale serviranno più, non devono venir mandate in sede, vanno cestinate. Nell'occasione di questa cernita l'archivista provvede pure all'eliminazione di quei documenti che non vanno conservati per legge e non servono alla filiale, sono dunque cartacce da buttare. Non deve lasciarsi prendere dalla tentazione di demandare il compito al magazziniere o di buttare tutto quanto assieme in un paio di scatoloni "e che si arrangino alla centrale". È lui, l'archivista della filiale, la persona più adatta a dividere in tre gruppi ben distinti tutto il materiale d'archivio, perché già ne conosce il contenuto. Procederà perciò per primo ad eliminare le carte che non servono, come secondo ad archiviare nei propri archivi quanto può ancora servire alla filiale, e come ultimo riempirà gli scatoloni da mandare alla centrale.
Inizierà col sincerarsi che ogni raccoglitore porti, subito sotto l'intestazione dell'azienda, l'indicazione del reparto o della filiale, ad esempio ROSSI SRL - BOLOGNA se la ditta ha sede a Milano e una filiale a Bologna. Questo dato che al momento della creazione del raccoglitore non sembra degno di nota in quanto tutti gli archivi presenti si riferiscono ovviamente allo stesso luogo, diventa di vitale importanza quando gli archivi vengono unificati, in quanto è l'unico mezzo per distinguere gli archivi della filiale da quelli della sede.
Analogamente bisogna fare attenzione ai numeri che distinguono le varie '''Operazioni''' (di cui parleremo più esaurientemente nel capitolo [[Archiviazione documenti cartacei/Archivi Clienti e Fornitori|Clienti e Fornitori]]). Questi numeri infatti di norma contengono tutte le indicazioni utili a identificare un'Operazione, ad esempio possiamo trovare un'Operazione con il numero 1234ts97567, che potrebbe stare per "cliente numero 1234 nella filiale di Trieste nell'anno 1997 numero progressivo di operazione 567". Non è sufficiente dunque scrivere sul raccoglitore delle Operazioni solo "operazioni dal 1001 al 2200", perché evidentemente non significa nulla. Solo un archivista che conosce perfettamente il significato dei vari numeri che compongono la cifra identificativa di una certa Operazione, potrebbe forse permettersi di accorciarla. Ma è senza dubbio preferibile annotare per esteso tutte le cifre scritte sul fascicolo.
La stessa raccomandazione va fatta per gli '''scatoloni''' che conterranno i raccoglitori da mandare alla centrale. Il contenuto deve essere identificato a colpo d'occhio e senza dubbi. Le parole più importanti sono "archivio", "filiale", e "anno", per cui vanno marcate ben in grande. Scriveremo perciò sugli scatoloni qualcosa come ARCHIVIO FILIALE BOLOGNA 1997 - LIBRI BOLLATI oppure ARCHIVIO REPARTO MERCI - OPERAZIONI DAL 123456789 AL 234567890 - PRIMO SEMESTRE 1996 oppure ARCHIVIO LABORATORIO - FORMULE 1995/1996.
[[Categoria:Archiviazione documenti cartacei|Regole generiche]]
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Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/USA-9
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Avemundi
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{{Forze armate mondiali}}
==US Army/USAF==
===Kiowa e Cayuse===
[[File:Cobra and Kiowa DF-ST-86-10445.JPEG|320px|left|thumb|]]
Il OH-58 è la versione militare da ricognizione leggera del Bell 206. È una macchina efficiente e robusta, alla lunga, nonostante la sua fusoliera allungata da macchina civile più che militare, è un velivolo che ha vinto la gara contro l'OH-6 Cayuse per il secondo contratto, quello del '68.
Infatti la gara iniziale del 1962 era stata vinta dalla Hughes, che approfittò delle difficoltà del rivale per vincere questo primo confronto per l'elicottero leggero.
Ma la Bell non rimase ad osservare il successo della rivale e mise mano al suo migliore elicottero leggero, il Bell 206, che aveva perso contro l'Hughes. Convinta che potesse risultare un velivolo di successo, venne perfezionato nel modello 206A e a quel punto si ritenne di avere la carta vincente per riaprire il concorso prima che venissero consegnati tutti gli elicotteri. Se la Bell migliorò la propria posizione, la Hughes peggiorò a sua volta, perché ad un certo punto, alla metà degli anni '60, non riuscì a contenere i prezzi di produzione ai livelli pattuiti, dando almeno parziale ragione ai contestatori della sua vittoria.
Accadde così che la gara per l'elicottero leggero da osservazione venisse riaperta nel 1967, e il marzo dell'anno dopo portò un verdetto clamoroso, con la vittoria della Bell. Questo fece sì che ai 1400 OH-6 Cayuse seguissero ben 2200 elicotteri OH-58 Kiowa (versione militare del Bell 206), consegnati tutti entro il 1973, tanto che nel decennio successivo sono riusciti a rimpiazzare quasi totalmente i loro concorrenti, a metà anni '80 ridotti a circa 400 e tolti dall'organico dei battaglioni elicotteri assegnati alle Divisioni dell'US Army. Da questo concorso, con i suoi colpi di scena e i suoi 2 vincitori, è nato in sostanza il mondo degli elicotteri leggeri moderni.
[[Immagine:USArmy Kiowa apr 2004 41 hires.jpg|280px|left|thumb|]]
Recentemente ha subito una ..mutazione genetica. Gli OH-58 originali avevano al massimo una minigun su di un fianco della fusoliera (che comunque non è proprio un armamento trascurabile per un velivolo leggero), ma i tipi successivi del modello OH-58D hanno ricevuto un sistema di visione e ricognizione sistemato sopra l'elica, e predisposizioni per armi come razzi e persino missili Hellfire, questo spiega la nuova denominazione di 'Kiowa Warrior', anche se continuano ad essere meno veloci e meno protetti delle macchine dedicate come gli AH-64, sono pur sempre dei pesi piuma molto rispettabili, con capacità notturne, come gli elicotteri cannoniera dell'ultima generazione. Nel frattempo la famiglia del Bell 206 superava i 9.000 esemplari, sia civili che militari, sia in America che nel mondo. In Italia, per esempio, vi erano elicotteri AB206 per l'esercito (non meno di un centinaio) e vi sono a tutt'oggi per tutte le forze di polizia e sorveglianza.
'''OH-58A''':
*Equipaggio: 2+ eventali passeggeri
*Primo volo: 10 gennaio 1966
*Costruttore: Bell
*Esemplari costruiti:
*Dimensioni: lunghezza 12.47 m, diametro del rotore 10.7 m, altezza 2.91 m, superficie rotore 91.1 m²
*Peso: 664-1361
*Propulsione: Avco Lycoming T63-A-700 da 317 shp
*Prestazioni: 222 kmh al livello del mare, crociera 188 kmh, autonomia slm 481 km +10%
*Armamento: 1 minigun da 7.62 mm del sistema XM27 con 2000 colpi, solo predisposizione
[[Immagine:OH-6 Right side.jpg|320px|left|thumb|L'OH-6 Cayuse originale]]
L'Hughes 369/500 è una intera famiglia di elicotteri leggeri, nata negli anni '60 come mezzo multiruolo civile e militare. In origine era noto come Model 369, OH-6 Cayuse nell'US Army, poi nella seconda generazione di velivoli è divenuto noto come Model 500 Defender, usato soprattutto nell'export. Alcune delle ultime versioni sono del tipo NOTAR, cioè senza il rotore di coda. La macchina ha avuto uno straordinario successo civile, e in larga misura, militare (nell'export), avendo partecipato a varie guerre, armata con armi leggere, come anche quattro missili TOW. Il suo carico non va però oltre le 4-5 persone e il ruolo primario è preferibilmente quello di osservazione o trasporto leggero.
Questo velivolo, nato come macchina Hughes, è stato progettato a seguito della Technical Specification 503 dell'US Army, nel 1960, per un velivolo LOH (Light Observation Helicopter), specifica apparentemente non molto impegnativa, ma alla quale parteciparono comunque non meno di 12 ditte come la Bell, Boeing, Cessna, Gyrodine, Hiller, Kaiser, Kaman, Lockheed, Republic e Sikorsky, che presentarono almeno 20 progetti. Chiaramente, la disponibilità di motori a turbina, con la loro compattezza e potenza, aveva consentito di richiedere prestazioni decisamente superiori rispetto a quelle che fino ad allora erano state le macchine leggere standard a livello mondiale, i Bell 47.
Alla fine della competizione, sembrava che l'Hiller 1100 ed il Bell 250 dovessero prevalere, ma il Model 369 venne reincluso nella finale al posto dell'Hiller, e a sorpresa vinse la gara. Questo elicottero volò quindi per la prima volta come OH-6 Cayuse, il 27 febbraio 1963. L'US Army richiese fin dall'inizio i nuovi elicotteri in grandi quantità, e le ottenne con una produzione dai ritmi molto sostenuti, anche a seguito della disponibilità di fondi aggiuntivi per la Guerra in Vietnam. Ma la cosa non finì certo con l'accettazione della vittoria Hughes, allorché la Bell e altre ditte sollevarono accanite proteste contro la decisione dell'US Army, che tra l'altro aveva favorito una macchina che non era nemmeno presente all'inizio della competizione. Ma oramai la decisione era presa, e le prime consegne iniziarono ben presto alle unità elicotteristiche dell'US Army.
Tecnicamente il Model 369 aveva una fusoliera estremamente caratteristica e semplice, costruita nell'insieme con maggiore importanza per la leggerezza rispetto al rivale Bell, che era assai più convenzionale e, nonostante le ampie superfici vetrate, molto più robusto.
La fusoliera ricordava un uovo, cosa che valse al piccolo elicottero il soprannome di uovo volante. Il motore era sistemato posteriormente, non longitudinalmente ma lateralmente. La struttura dell'elica era a quattro pale di ridotta apertura complessiva, e costituiva una differenza notevole rispetto al rotore bipala Bell. La trave di coda era sottile, con una struttura posizionata sulla sommità della parte superiore della stessa, e con una elica anti-coppia bipala, sistemata su di un impennaggio a farfalla, con 2 superfici inclinate di dimensioni e inclinazione diverse l'una dall'altra. Sotto vi era anche una pinna caudale.
Il carrello d'atterraggio non esisteva, per ragioni di semplicità e di peso, ed era sostituito dal classico pattino, con la parte anteriore marcatamente in avanti, quasi al livello del muso, mentre sul Bell era molto più centrale. Sembra verosimile che questa struttura fosse pensata lì per aiutare l'atterraggio rapido, senza un hovering prolungato. Per il decollo invece, la prassi era ed è quella di far muovere la macchina iniziando con un notevole sollevamento della coda, che così non toccava il terreno. Inoltre, l'elica anti-coppia era volutamente piccola per non costituire rischi di indesiderati impatti, grazie anche alla pinna inferiore che proteggeva da impatti contro il terreno con gli inevitabili danni successivi. Tra le varie particolarità del disegno, la carenatura dorsale che di fatto è una sorta di presa d'aria, lo scarico dei gas che è nell'estremità posteriore della fusoliera, e a cui può essere applicato un soppressore IR Hughes 'Black Hole Ocarina'.
[[Immagine:Md500n.g-smac.arp.jpg|320px|right|thumb|Un MD500 italiano: oltre 70 di questi apparecchi sono stati comprati negli anni '90 per rimpiazzare i vecchi AB-47. Hanno armamento leggero opzionale, benne antincendio e vari altri accessori]]
Versioni:
*Model 369 YHO-6 (noto in origine come 'Hot Rod'): 4 esemplari di preserie, destinati a prove di valutazione per l'US Army; primo volo il 27 febbraio 1963
*'''Model 369 Cayuse/OH-6A''': versione di serie per l'US Army, dotata di turbina Allison Model 250-C18 T63-A-5A da 317 HP. Il Model OH-6A The Quiet One (Quello silenzioso) era dotato di alcuni accorgimenti, fondamentali per un elicottero leggero, per ridurre la rumorosità radiante. Il Model OH-6B aumentava la potenza con una turbina Allison C20 da 400 HP. Il OH-6C tentava di mettere insieme la silenziosità del primo di questi due derivati, con la potenza del secondo, ma rimase solamente un prototipo. In ogni caso queste esperienze servirono per gli MD-500D successivi. Il Model 369 OH-6D era il tipo proposto all'US Army per la specifica ASH (Advanced Scout Helicopter), che però venne vinta dall'OH-58.
*'''Model 369/500 MH-6''': macchina per impieghi speciali, comprata con un contratto segreto, dall'US Army, per i propri reparti speciali.
*Model 500M: versione militare per l'esportazione, che ha corrispondente civile nel Model 500C. Una sua versione militare del Model 500D è stata utilizzata dall'US Army per i propri reparti speciali come AH-6D o MH-6D.
*'''Model 500TOW Defender''': versione da esportazione di seconda generazione, con sistema di lancio per missili Hughes TOW, con 4 lanciamissili dalla caratteristica carenatura protettiva per ciascuna coppia, sistema di puntamento nel muso, o addirittura, opzionale sopra il rotore.
*'''Model 500MD ASW Defender''': versione anti-sommergibile del Model 500. Essa, adottata da ben pochi clienti (come Taiwan) aveva un sorprendente concentrato di tecnologie, tra cui radar e MAD, più la capacità di portare uno o due siluri ASW, il tutto concentrato in una cellula capace a stento di portare una tale quantità di attrezzature, ma che era davvero utile per chi non potesse permettersi mezzi più costosi e grandi, oppure avesse piattaforme troppo piccole, come le corvette e i cacciatorpediniere ammodernati della II GM. Di fatto era un elicottero ASW in miniatura, e nessun altro mezzo analogo è mai entrato in servizio, eccetto il Wasp inglese, che però era pressoché privo di sensori di bordo. Il radar era in un grosso radome nel muso a sinistra, il MAD era appeso ad un braccio a destra della fusoliera, e un siluro era presente sul lato sinistro della fusoliera. Il colore era in genere blu-scuro uniforme, tipico delle macchine navali degli anni '70, come il Lynx.
*'''Model 500MD Defender II''': versione ulteriormente sviluppata, con rotore di coda quadripala, che sebbene presentata nel 1980 presentava come possibilità di armamento missili TOW, Stinger, sistema di puntamento MMS sopra il rotore. La versione 500MG aveva un motore C20B da 420HP.
*M500MG Night Fox: versione presentata nel 1986, con equipaggiamenti per la visione notturna.
*'''Model MD530MG''': presentato nel 1984, aveva una turbina da 650HP depotenziata a 425 del tipo 250-C30. La cellula era dell'MD-500E, a sua volta quella del Model 500D con muso ridisegnato; il motore è quello dell'MD-530F Lifter, con rotore a cinque pale e con 28 cm di diametro in più; l'elica anticoppia aveva un diametro maggiore di 5 cm (due pollici).
*Model MD-500E: presentato con un muso completamente ridisegnato, assai appuntito per avere una migliore aerodinamica, in produzione dal 1982. Esso ha una turbina Allison del tipo 250-C20B da 375shp o il molto più potente C20R da 450shp.
*MD-530F Lifter: caratterizzato da migliori prestazioni in quota, con motore C30 da 425HP.
*EH-6B: versione per le Special Forces dell'US Army, forse conversione di OH-6A. La versione MH-6F e la H sono state comprate in 18 esemplari dall'US Army per le Special Forces, e derivate dal Model 530MG.
*'''AH-6G''': 18 macchine con equipaggiamenti per le Special Forces, armati con vari sistemi, inclusi persino i missili Stinger. Uno venne convertito in NOTAR
*'''MD.520N''': modello con rotore NOTAR (No Tail Rotor), la versione migliorata è la MD-530N con il 40% di potenza in più. Si tratta di una macchina più sicura (niente albero di trasmissione in coda), silenziosa ed efficiente dei normali elicotteri con rotore anticoppia, ma di fatto ha avuto minore diffusione, forse per via di un costo maggiore.
'''Hughes MD-530MG''' Defender<ref>Sgarlato, Nico, Monografia Aerei nov 1993 p.31-38 </ref>:
*Equipaggio: 3
*Primo volo: 1962
*Servizio: 1966
*Costruttore: Hughes e su licenza, Breda-Nardi(Agusta), Kawasaki, Korean Air.
*Esemplari costruiti: migliaia, sia per compiti militari che civili
*Dimensioni: lunghezza 7,29-9,78 m, diametro del rotore 8,33 m, altezza 3,41 m (incluso MMS), superficie rotore 45,58 m²
*Peso: 709-1.360 kg, massimo al decollo 1.406 kg, sovraccarico 1.610 kg, carico tipico 500 kg, carico rotore 23,7 kg/mq, rapporto potenza: peso 3,17 kg/sHP
*Propulsione: una Allison Model 250-C30 da 650 sHP depotenziata a 425 sHP, rotore a cinque pale interamente articolato ed elica anticoppia bipala; 240 litri interni e un serbatoio opzionale da 79,5 litri.
*Prestazioni (a 1.350 kg): 219 kmh slm, 211 a 1.525 m, velocità salita 10,1 m.sec come massimo; a 35° 9,3 m.sec, tangenza 4.175 m, hovering in effetto suolo 2.315 m, fuori effetto suolo 1.775 m, autonomia max 433 km o 2 ore e 48 min.
*Armamento: due punti d'aggancio per quattro BGM-71 TOW o armi come due contenitori binati per armi FN da 7,62 mm, o una ad 12, mm, o lanciarazzi da 7 o 12 colpi da 68,9 mm, o quattro Stinger, o due lanciagranate XM175 da 40 mm.
Che il Cayuse fosse un eccellente progetto, nonostante i problemi economici del programma, venne dimostrato in maniera ancora più plateale allorché nel 1966 un esemplare da record conquistò 23 record internazionali relativi a velocità, quota e altri parametri, che misero in chiaro che si trattasse di una macchina d'eccezione.
Ma la prova migliore fu il servizio in Vietnam, grazie alle ottime prestazioni dovute alla leggerezza, all'eccellente ripartizione dei pesi rispetto al baricentro, al rotore principale di ridotto diametro e alla turbina da 317 HP che forniva le migliori prestazioni della categoria tra i velivoli dell'epoca, una ridotta richiesta di manutenzione, oltre che difficile da localizzare a bassa quota nella sua tipica colorazione verde scuro. Emetteva anche un rumore ridotto, caratteristica che verrà mantenuta e persino migliorata nei tipi successivi, con specifici accorgimenti anti-rumore.
1.434 macchine vennero rapidamente prodotte, con una media che giunse fino a 70 esemplari al mese, tanto che le consegne terminarono già il 30 agosto 1970. Impiegato attualmente soprattutto dalle SOF, che lo riportarono alla ribalta come AH-6-530 e MH-6-530, poi tutti ridenominati AH-6G 'Little Bird', hanno visto impieghi nel Golfo e durante l'invasione di Panama del 1989. L'US Army aveva, al 1993, intenzione di ricostruirli tutti con il NOTAR.
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Ma la Bell non rimase ad osservare il successo della rivale e mise mano al suo migliore elicottero leggero, il Bell 206, che aveva perso contro l'Hughes. Convinta che potesse risultare un velivolo di successo, venne perfezionato nel modello 206A e a quel punto si ritenne di avere la carta vincente per riaprire il concorso prima che venissero consegnati tutti gli elicotteri. Se la Bell migliorò la propria posizione, la Hughes peggiorò a sua volta, perché ad un certo punto, alla metà degli anni '60, non riuscì a contenere i prezzi di produzione ai livelli pattuiti, dando almeno parziale ragione ai contestatori della sua vittoria.
Accadde così che la gara per l'elicottero leggero da osservazione venisse riaperta nel 1967, e il marzo dell'anno dopo portò un verdetto clamoroso, con la vittoria della Bell. Questo fece sì che ai 1400 OH-6 Cayuse seguissero ben 2.200 elicotteri OH-58 Kiowa (versione militare del Bell 206), consegnati tutti entro il 1973, tanto che nel decennio successivo sono riusciti a rimpiazzare quasi totalmente i loro concorrenti, a metà anni '80 ridotti a circa 400 e tolti dall'organico dei battaglioni elicotteri assegnati alle Divisioni dell'US Army. Da questo concorso, con i suoi colpi di scena e i suoi 2 vincitori, è nato in sostanza il mondo degli elicotteri leggeri moderni.
In termini di prestazioni, al peso di 1361kg, con 4 TOW a bordo, un MD-530MG di ultima generazione per l'export può volare a distanze massime di 433km, o 2h e 49 minuti, salendo fino a 4200 m e potendo stare in hovering a 1775m fuori effetto suolo, 2100 m con effetto suolo.
Le macchine sono indicativamente capaci di una velocità di crociera di 220km/h a 1220 m di quota, possono arrivare ad una località distante 55km, stazionare volando a 120kmh tra i 15 e i 60 m per 90 minuti, e tornare con il 10% di riserva, il che farebbe un'autonomia totale di 300km circa. Non è certamente molto, ma la maggior parte degli elicotteri d'attacco ha un'autonomia non molto superiore, mentre il Defender, nel modello MD-530MG ha un serbatoio da 240 litri (un quinto della capacità di un AH-64).
Gli aggiornamenti si sono succeduti senza soluzioni di continuità, come nel caso dell'apparizione degli elicotteri NOTAR. Questa soluzione consente di evitare qualunque tipo di trasmissione meccanica in coda, utilizzando invece in funzione anti-coppia solo un forte flusso d'aria convogliato attraverso la trave di coda e opportunamente deviato su entrambe le direzioni. La maneggevolezza e la semplicità meccanica, come anche l'affidabilità in caso di colpi in coda ne beneficiano e se le ultime versioni dei Defender erano curate come silenziosità, in questo caso essa è ancora maggiore. Nondimeno, il peso e il volume della trave di coda è maggiore e la soluzione non ha presentato vantaggi univoci, tanto che per l'elicottero Comanche è stato scelto il fenestron francese. La produzione comunque è stata avviata in quantità di un certo rilievo, ma in parallelo ai tipi convenzionali.
[[Immagine:MH-6 Little Bird.jpg|320px|left|thumb|L'attuale evoluzione per le SF americane, l'MH-6]]
In termini di colorazione, nei servizi militari si è passati attraverso innumerevoli combinazioni: dal blu dei tipi navali, al grigio scuro uniforme degli elicotteri in Vietnam, al grigio-verde scuro delle macchine in servizio in Italia, al grigio-giallo chiaro dei velivoli nei contesti tropicali. Le Special Forces, che hanno adottato praticamente tutte le versioni del piccolo elicottero Hughes, li hanno dipinti in nero, perché normalmente operano di notte, con apposite strumentazioni. In genere sono disarmati, ma non mancano velivoli equipaggiati con sistemi d'arma sofisticati, mentre la capacità di trasporto, lungi dall'essere ottimale, fa sì che spesso i team imbarcati trovino alloggio sui carrelli d'atterraggio. Il nome in codice è little bird per tutte le macchine note come MH-6 o in versione armata, AH-6.
Uno di questi elicotteri era la macchina usata come mezzo di lavoro (generalmente turismo) di T.C., spesso sfruttato dalle richieste dell'amico investigatore, protagonista di una delle più famose e singolari serie tv degli ultimi decenni, Magnum P.I.. Entrambi erano reduci dalla Guerra del Vietnam, in cui il primo dei 2 era elicotterista (pilotando le versioni militari del '369).
===La 'cavalleria aerea': Huey e UH-60===
[[Immagine:Hueyrockets.jpg|320px|left|thumb|Un UH-1 armato con uno dei primi lanciarazzi.]]
Il Bell UH-1 Iroquois, più brevemente 'Huey' è l'elicottero più diffuso a livello mondiale, praticamente un sinonimo di elicottero medio-leggero multiruolo. Ben conosciuto per le sue apparizioni in ogni ambito, da Apocalipse Now al corpo aereo dei Vigili del Fuoco, non ha molto bisogno di presentazioni. Ecco in breve la sua storia.
L'UH-1 venne progettato dalla Bell Helicopter di Fort Worth, Texas e nacque da una gara indetta dall'US Army nella prima metà degli anni cinquanta. A seguito della vittoria il prototipo XH-40 volò per la prima volta nello stabilimento Bell il 22 ottobre 1956, con una turbina Lycoming T53-L-1A da 860 shp e seguirono altri 6 di preserie YH-40, consegnati dall'agosto del 1958.
I test di volo furono assai soddisfacenti e indussero l'US Army a farlo produrre su scala. Ridenominato dall'esercito statunitense prima HU-1 e poi UH-1 (H sta per "Helicopter", U per "Utility"), divenne il nuovo elicottero multiruolo dell'Aviazione dell'Esercito USA dopo gli H-34 e H-21 a pistoni, mezzi affidabili ma lenti, pesanti ed onerosi sotto il profilo della manutenzione. La vera novità dell'UH-1 era il motore a turbina considerevolmente più leggero e con un maggiore rendimento. Come modello civile era il Model 204.
Non ci volle molto tempo per rendersi conto che l'UH-1 era destinato ad entrare nella storia dell'aviazione. Nel giro di pochi anni non solo rivoluzionò il settore dell'ala rotante, ma anche le tattiche e le procedure d'impiego dell'elicottero stesso. Dopo il celeberrimo OH-13 Sioux (Bell Model 47, reso famoso dal film M*A*S*H, di Robert Altman) la Bell ancora una volta si apprestava ad essere la protagonista.
Le prime varianti prodotte in grande scala furono la A (173 esemplari), capace di trasportare 5 soldati equipaggiati, e la B (1014 esemplari, motorizzati con la più potente turbina da 960 shp) in grado di ospitarne 7.
Mentre l'Esercito USA si apprestava ad equipaggiare le prime unità, volò la il Model 205, a fusoliera allungata, conosciuto nell'US Army come UH-1D . Esso possedeva una capacità di trasporto interna doppia accomodando fino a 11 fanti oppure 7-8 più una coppia di mitraglieri laterali armati di M60 da 7,62 mm, installate su affusti M23. I mitraglieri erano in genere adibiti a compiti di copertura durante le delicate fasi di sbarco delle squadre fucilieri. Altre differenze rilevanti erano l'adozione di un rotore di dimensioni maggiorate e la potenza della turbina, portata a 1100 shp. Ne furono prodotti 2000 esemplari oltre i 7 prototipi YUH-1D.
Le maggiori capacità e prestazioni della versione D li fecero utilizzare come trasporti truppa quasi disarmati, mentre gli UH-1B furono gradualmente riconvertiti in aerocannoniere, con 2/4 membri d'equipaggio (in generale pilota, co-pilota addetto ai sistemi d'armi, più due mitraglieri laterali, ove disponibili) e poi sostituiti dai 204C (dotati di turbina più potente) e infine dagli AH-1 Cobra, il primo vero elicottero espressamente progettato per compiti di combattimento (sempre basato sugli organi meccanici dell'UH-1), mentre per il trasporto tattico gli UH-1D vennero sostituiti dagli UH-1H potenziati.
I primi UH-1A che arrivarono in Vietnam nel 1962 e furono destinati alla scorta armata degli elicotteri da trasporto Piasecki CH-21 SHAWNEE. In un terreno mutevole ed insidioso, contraddistinto da foreste, colline e vasti acquitrini, l'elicottero rappresentava senza ombra di dubbio il mezzo ideale per spostare le truppe da un punto all'altro. Ma questo non fu l'unico impiego. Già dai primi esemplari schierati in Vietnam, i militari compresero che lo Huey poteva essere efficace anche in ruoli prettamente offensivi come la controguerriglia. Furono provati con successo lanciarazzi multipli da 70 mm, lanciagranate automatici da 40 mm, complessi singoli o quadrupli di mitragliatrici M60 e le allora nuove Minigun a sei canne rotanti da 7,62 mm da 4.000 colpi al minuto.
La variante più importante in assoluto era la H (Bell Model 205A-1): era il 'D' con una T53 da 1.400 shp. L'arrivo della "Hotel" in Vietnam nel 1967 pose per sempre fine ai problemi di potenza che si erano manifestati fino ad allora. La prima unità ad esserne equipaggiata fu la 45th Medical Company (Air Ambulance) di stanza a Long Binh, nel luglio dello stesso anno. Un'altra novità consisteva in una completa strumentazione per il volo notturno e in condizioni meteo avverse (a differenza di buona parte dei D). L'UH-1H venne prodotto in 4.900 esemplari in servizio in più di 50 nazioni.
*UH-1B-H:
*Equipaggio: 2+5/2+14
*Primo volo: 1956
*Costruttore: Bell
*Esemplari costruiti:
*Dimensioni: (B) lunghezza 12,98 m, diametro del rotore 13,41 m, altezza 3,84 m, Superficie rotore 141,26 m², (H) incl. rotore 17,62 m -14,63 m - 4,43 m - 168,06 m²
*Peso: (B) 2.300 kg-4.309 kg (H) 2.363 kg-4.309 kg
*Propulsione: (B) Avco Lycoming T53-L-5 da716 kW, (H) Avco Lycoming T53-L-13 1.044 kW
*Prestazioni:(B) velocità massima 204 km/h, autonomia 383 km, 3.505 m (H) 204 km/h- 512 km -Tangenza 3.840 m
Il Vietnam non fu il primo conflitto ove l'elicottero venne impiegato nel ruolo MEDEVAC (MEDical EVACuation, Evacuazione Sanitaria). Durante la Guerra di Corea, per esempio, gli ospedali M.A.S.H. (Mobile Army Surgical Hospital - Ospedale da Campo) se ne servirono regolarmente per recuperare i soldati feriti sul campo di battaglia. Tuttavia la specialità delle aeroambulanze crebbe d'importanza solo a seguito dell'intervento USA nell'Asia Sudorientale. In Vietnam in particolare, vennero utilizzati estesamente gli UH-1 come eliambulanze, chiamate 'Dustoff' che salvarono molte vite. Ma l'unos più rivoluzionario, che per la prima volta portò in massa gli elicotteri in prima linea, era il suo utilizzo con la Air Cavalry, che con la sua mobilità e potenza di fuoco portava rinforzi pronti per ogni crisi, senza ricorrere al difficile e pericoloso aviolancio, che tendeva anche ad essere assai impreciso. Naturalmente tutto questo esponeva gli elicotteri in maniera molto elevata al fuoco di ogni arma nemica, e centinaia vennero abbattuti negli anni del conflitto. Un pilota si ritrovò addirittura un proiettile da 12,7 mm conficcato nel casco, evidentemente sparato da grande distanza<ref>dall'enciclopedia 'Nam'</ref>. I proiettili degli AK-47 erano invece poco efficaci tranne che a medio-corte distanze, nonostante l'elicottero avesse solo una sottile struttura in alluminio. La scena dell'attacco di Apocalipse Now spiega in maniera iperrealistica il concetto di mobilità aerea.
L' 'Huey' si è poi evoluto nel Bell 212 bimotore, che ha dato origine all'UH-1N per i Marines, ma non è entrato in servizio nell'esercito.Ha avuto molto successo all'estero, per esempio con la versione dell'Agusta AB.212ASW, che non ha avuto, incredibile a dirsi, mai un corrispettivo americano, nonostante la presenza del Kaman SH-2 che non ha mai avuto un grande successo estero. La mancanza di protezione (solo due seggiolini corazzati, oltre a protezioni per i soldati)lo rendeva piuttosto vulnerabile.
Il suo rimpiazzo arrivò con il Sikorsky S-70, conosciuto come UH-60 Black hawk. Questo non deve essere confuso con l'altro Blackhawk, il S-67 che era una macchina da trasporto e attacco potente, invano presentata in Iran (dove si sfasciò durante la presentazione). Era armato con un massimo di 16 missili TOW, 2 AIM-9, una torretta con cannone e la capacità di trasportare una squadra di fanti equipaggiati, similmente all'Hind sovietico coevo, che era a quanto pare meno maneggevole. Questo non era il primo elicottero da combattimento di grande potenza, e non fu l'ultimo: la prima macchina era l'AH-56 Cheyenne, con alette di sostentazione che lo aiutavano nel volo in velocità. Esso stabilì un record di velocità di 356 kmh per gli elicotteri.
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Durante la guerra in Vietnam l'US Army si chiese, a far tempo dal '68, che tipo di elicottero sarebbe stato necessario per le sue esigenze, in prospettiva per sostituire l'UH-1. Molte le ditte che si fecero avanti, tra cui la Hughes che presentò il suo minuscolo Model 369/500 modificato, la Bell con il model 214, la Sikorsky (dal 1970), la Boeing-Vertol. La Request for Proposal venne emessa solo all'inizio del 1972 e il 30 agosto già vennero scelti il Sikorsky S-70 e il Boeing Model 179 quali finalisti, come UH-60 e UH-61. La specifica era la UTTAS, ovvero Utility Tactical Transport Aircraft System. La Sikorsky ebbe un contratto di produzione per tre prototipi, di cui uno solo per prove a terra, e l'YUH-60 voltò il 17 ottobre 1974, era quindi parte della 'nuova generazione' di armamenti avanzati (lo stesso anno volò anche l'F-16). Seguirono sette mesi di prove comparative e infine vinse la Sikorsky. Il nuovo arrivato, con la sua fusoliera a forma di 'polpetta', bassa e allargata, era stato chiamato Black Hawk; tutto attaccato questo nome indicava il formidabile elicottero-cannoniera S-67, che però non ebbe successo. Il nuovo UH-60 aveva due potenti turbine GE T-700-GE-700 da 1.543 sHP e un rotore quadripala simile, quanto a tecnologie, a quanto realizzato con il CH-53. Comparato con il lento e placido 'Huey', il nuovo arrivato sembrava in effetti una macchina del tutto diversa, molto più basso e allungato, la fusoliera passava alla coda senza soluzione di continuità; era un po' come la differenza tra una giardinetta e una coupé, insomma, perché il nuovo elicottero doveva essere, tra le altre cose, un velivolo molto veloce e quindi, aerodinamico. E per sfiorare i 300 kmh (50% in più dell'UH-1) la linea da 'macchina da corsa' era inevitabile, specie il muso, che adesso non aveva più i vetri quasi verticali ma era inclinato e arrotondato senza soluzione di continuità, mentre la parte posteriore della fusoliera non formava turbolenze data la continuità della struttura con la trave di coda. Il prezzo di questo elicottero dalle prestazioni 'al top' e dalla motorizzazione generosa corrispondeva alle sue qualità: inizialmente era di 3 mln di dollari, poi è aumentato notevolmente causa inflazione, limitandone il numero acquisibile e suscitando non poche critiche (l'US Army aveva circa 9.000 velivoli, e la maggior parte erano 'Huey'). Come l'M2 Bradley (il previsto sostituto dell'M113), anche l'UH-60 non sarebbe facilmente riuscito (e comunque, con un costo elevatissimo) a rimpiazzare le migliaia di mezzi della vecchia generazione, prodotti in quantità enormi dato il loro basso costo, semplicità ed elevata versatilità d'impiego.
Il servizio iniziò nel 1979 e il nuovo elicottero, da subito caratterizzato da una livrea scura, spesso nera-opaca (per ridurre la 'segnatura' IR, si tratta di vernici speciali spesso applicate a velivoli e mezzi militari), divenne presto una figura familiare delle operazioni statunitensi nel mondo. La sua 'prima' è stata nel 1983, quando partecipò all'invasione di Grenada (immortalata nel film 'Gunny' di C.Eastwood); malgrado le sue pregevoli qualità e le caratteristiche di guerra a 'bassa intensità', tuttavia, la contraerea leggera cubana ne abbatté alcuni esemplari, così come toccò a due AH-1T dei Marines.
Il tipo S-70L divenne l'SH-60B Seahawk per l'USN Navy; poi sono apparse anche l'EH-60A Quick Fix II da guerra elettronica, e l'EH-60B SOTAS. Seguirono l'HH-60A Night Hawk per il CSAR dell'USAF (derivato da proposte precedenti, di cui una era la più ricca e costosa, l'HH-60D e l'altra era la più semplice, l'HH-60E; il tipo definitivo era un po' nel mezzo); poi c'era il VH-60A, nove ordinati dall'USMC per trasporto VIP; l'SH-60F per sostituire i SH-3H Sea King; i tipi export, l'S-70A militare e l'S-70C commerciale.
Quanto al Seahawk, senz'altro il più sofisticato e costoso della famiglia, esso venne scelto nel 1977 come nuovo mezzo ASW e di impiego generale; il prototipo volò il 12 dicembre 1979. La sua suite ASW comprendeva un elaboratore acustico IBM AN/UYS-1, un ESM Raytheon AN/ALQ-142, un radar doppler Teledyne Ryan AN/APN-217, MAD T.I. AN/ASQ-81, radar ricerca T.I. AN/APS-124, e infine 25 tubi esterni, sul lato sinistro, per lanciare con un sistema pneumatico le boe acustiche. Non vi è però il sonar filabile. Le boe sono, per contro, una soluzione decisamente dispendiosa per la caccia ai sottomarini e non stupisce che le marine europee non l'abbiano adottata. Le armi non erano molte: uno o due siluri Mk.46.
L'EH-60 è un vettore per il Quick Fix II, un apparato da 815 kg; il primo YEAH-60 volò il 24 settembre 1981, in seguito al quale l'US Army volle la conversione di 40 elicotteri con questo sistema. Nel 1985 l'USAF aveva cancellato sia l'HH-60D (che aveva capacità ognitempo), che il tipo economico HH-60E, ma poi ha voluto ordinare 90 HH-60A, di cui il primo volò il 4 febbraio 1984, e nel 1986 era ancora in valutazione. L'EH-60B SOTALS (Stand Off Target Acquisition System) era un sistema ancora più sofisticato, che l'US Army voleva in 100 esemplari come massimo, ma solo 5 macchine di preserie vennero completate. La loro funzione era di ospitare un radar di scoperta a terra Motorola, un po' come l'Horizon francese.
Attorno al 1987 l'UH-60A era in produzione con 1.107 ordinati su di un fabbisogno, da finanziare con gli anni, di ben 1.715 entro il 1990; la 500ima macchina venne ricevuta il 27 marzo 1984. Nel frattempo, malgrado il costo, era in valutazione in Australia, Giappone, Spagna e Filippine, oltre che presumibilmente anche altre nazioni<ref>C.Tatangelo, A&D Giu 1987</ref>.
Verso la fine degli anni 1980 il disegno venne aggiornato con l'introduzione dell'UH-60L (primo esemplare di produzione 89-26179) dotato di maggiore potenza e carico utile aumentato in seguito al passaggio dei motori General Electric al modello -701C.
Nell' ambito dell'operazione UNOSOM in Somalia, il Black Hawk diventò protagonista di una azione bellica nota come Battaglia di Mogadiscio. La battaglia venne combattuta nel corso dell'operazione Gothic Serpent, condotta il 3 ottobre 1993 dagli U.S. Army Rangers e dal 1st Special Forces Operational Detachment-Delta (1st SFOD-D, meglio nota come “Delta Force”), con il supporto aereo del 160th Special Operations Aviation Regiment. Questo reggimento aerotrasportato era imbarcato su elicotteri MH-60 (versione del Black Hawk con motori diversi e avionica potenziata). Due di questi elicotteri vennero abbattuti (notare bene, non con armi leggere, ma con i razzi RPG usati in funzione anti-elicottero, che colpirono nella zona del rotore di coda) e si ebbero violenti scontri all'interno della città tra i soldati americani inviati in soccorso degli equipaggi abbattuti e i miliziani somali. Negli scontri morirono 18 soldati USA e un numero imprecisato, stimato in oltre mille, di somali. Episodio chiave fu la difesa ad oltranza condotta da due membri della Delta Force, asserragliati nel relitto del secondo elicottero abbattuto, che alla fine vennero sopraffatti e linciati. Nel 1999 lo scrittore Mark Bowden descrisse i fatti nel libro Black Hawk Down: A Story of Modern War dal quale fu tratto un film dallo stesso titolo, Black Hawk Down (Black Hawk abbattuto), diretto da Ridley Scott nel 2001.
È in corso di sviluppo una nuova versione che prenderà la denominazione UH-60M che estenderà la vita operativa di entrambi gli UH-60A e UH-60L fino almeno agli anni 2020. La variante in corso di sviluppo ha motori ulteriormente potenziati in grado di fornire potenza e carico utile maggiorati oltre a avionica e sistemi di controllo del volo allo stato dell'arte.
La serie di elicotteri Black Hawk è in grado di compiere una vasta gamma di missioni, comprendendo il trasporto tattico di truppe, la guerra elettronica e le missioni di evacuazione medica, inoltre, diversi Black Hawks sono usati per il trasporto del Presidente degli Stati Uniti assumendo il nome di Marine One e ribattezzato VH-60 Whitehawk. Nelle operazioni di assalto aereo può dispiegare una squadra di 11 soldati equipaggiati o trasferire un obice M102 da 105 mm con 30 colpi ed un equipaggio di 6 uomini in una singola sortita. In altrernativa, può imbarcare un carico di 1.170 kg (2.600 lb) o sollevarne al gancio baricentrico uno di 4.050 kg (9.000 lb). Il Black Hawk è equipaggiato con un'avionica avanzata e dispositivi elettronici per incrementare le probabilità di sopravvivenza e la capacità, come il Global Positioning System.
Il costo unitario del velivolo varia con la versione e in funzione delle differenti specifiche e equipaggiamenti. Per esempio l’UH-60L Black Hawk per l’esercito costa 5,9 milioni di dollari, mentre la variante per l’ Air Force, denominata MH-60G Pave Hawk, costa 10,2 milioni di dollari.
La versione standard per l’US Army può essere equipaggiata con alette laterali che consentono di trasportare fino a quattro serbatoi di carburante supplementari esterni per operazioni che richiedono maggiore autonomia.
'''Sikorsky UH-60A'''
*Propulsione: due G.E. T-700-GE-700 da 1.560 sHP, 1.340 l di carburante interno
*Equipaggio: 2-3+14 soldati o 6 barelle
*Dimensini: 19,76 max lunghezza, fusoliera 15,26 m, diametro rotore 16,36 m, altezza 3,76 m, piano orizzontale di coda 4,38 m, superficie disco rotore 210,05 m2
*Date: primo volo YUH-60, 1974; servizio dal 1979
*Pesi 4.819 kg a vuoto, 7.375 kg totale, max al decollo 9.185 kg (11-113 kg per l'UH-60L), carico 3,6-4 t, carico rotore 35 kg -m2, potenza-peso 2,6 kg-sHP
*Prestazioni: a 7.375 kg, v.max consentita 361 kmh, max orizzontale 296 kmh, slm, max continua slm 269 kmh, crociera con un motore 195 kmh, salita max 12,5 ms, tangenza 5.790 m, hovering a 35°, in effetto suolo, 2.895 m, fuori effetto suolo in condizioni ISA 3.170 m, o a 35°, 1.705 m (il che fa capire che cosa significhi per un elicottero operare in condizioni hot and high, vedi Afghanistan); autonomia max 600 km, 1.850 km+ se con serbatoi esterni
*Armamento: due Cadillac Cage M60 da 7,62 mm.
Nel 1982, l’ United States Air Force ha ricevuto il HH-60G Pave Hawk, una versione fortemente modificata del Black Hawk riprogettata per il recupero degli equipaggi abbattuti o di altro personale isolato durante un conflitto. È equipaggiato con un verricello con 60,96 m (200 ft) di cavo che ha una capacità di sollevamento di 270 kg (600 lb) e con una sonda retrattile per il rifornimento in volo.
Nel 1983, la United States Navy ha ricevuto il primo SH-60B Seahawk navalizzato. Una ulteriore variante SH-60F è stata consegnata nel 1988.
Nel 1992, la United States Coast Guard ha ricevuto l' HH-60J Jayhawk. È equipaggiato con un verricello con 60,96 m (200 ft) di cavo che ha una capacità di sollevamento di 270 kg (600 lb).
L’ S-70A Firehawk è una versione del Black Hawk progettata per compiti antincendio, SAR, evacuazione medica e trasporto utilizzando il vano esterno o il gancio baricentrico per il trasporto di materiali. La National Guard dell’ Oregon è stata la prima organizzazione militare a ricevere il Firehawk, mentre il Los Angeles County Fire Department è stata la prima organizzazione civile.
L’ United States Army ha in dotazione modelli per uso medico configurati come eliambulanze.
Le varianti MH-60K Blackhawk sono utilizzate per le operazioni speciali dal 160th Special Operations Aviation Regiment ("Night Stalkers") di Fort Campbell nel Kentucky.
L’MH-60L Direct Action Penetrator (DAP) è utilizzato dal 160th Special Operations Aviation Regiment.Può essere armato con un cannoncino da 30 mm, razzi da 2,75" e cannoni a canna rotante M134D installati alle portiere laterali o lungo la direzione di volo.
L’AH-60L Arpía III è la versione Colombiana utilizzata dalla Fuerza Aérea Colombiana.
L’AH-60L / S-70 Battle Hawk è utilizzato dall’ Australian Army.
L’ US ARMY e la NASA realizzarono un programma di sviluppo per denominato UH-60 RASCAL(Rotorcraft-Aircrew Systems Concepts Airborne Laboratory) che effettuò il primo volo nel 1991, spendendo 25 milioni di dollari su di un Black Hawk modificato per lo studio della manovrabilità
Operatori noti:
Australia-
Austria-
Bahrain-
Brasile-
Brunei-
Colombia-
Cile-
Germania-
Egitto-
Israele-
Giappone-
Giordania-
Malesia-
Messico-
Marocco-
Filippine-
Arabia Saudita-
Corea del Sud-
Spagna (Marina)-
Taiwan-
Thailandia-
Turchia-
US Army-
US Navy-
US Air Force
[[File:UH-60J.JPG|350px|right|thumb|Un UH-60J, il modello giapponese, con i due serbatoi ausiliari nei punti d'aggancio tipici dei modelli più recenti. Il Giappone è uno dei maggiori clienti esteri delle varie versioni dell'S-70]]
Dato che il Black Hawk doveva essere capace di prestazioni elevate e di sopravvivere alle offese nemiche (il Vietnam era stato un duro maestro al riguardo, andarono persi circa 4.000 elicotteri americani in gran parte per fuoco di armi leggere, anche perché all'epoca i SAM portatili non erano molto diffusi), di fatto si ritrovò anche piuttosto costoso e pesante, circa 7.315-9.185 kg, ma nondimeno, capace solo di portare tre persone d'equipaggio e 11 soldati a causa della cabina piuttosto piccola. In altre parole, non era un miglioramento come 'cargo' vero e proprio, rispetto al precedente e molto meno costoso UH-1; tuttavia era ben più veloce, rapido, agile, e dotato di capacità di sopravvivenza superiori, come le corazzature protettive capaci di reggere le armi di piccolo calibro, e una struttura 'safe' in caso di atterraggio forzato ('crash'), che conservava la sua integrità strutturale anche con forti impatti, salvando l'equipaggio.
Così, il giudizio del mercato sarebbe stato discontinuo: da un lato la capacità di sopravvivenza e di velocità lo pone sopra il tipico standard di Sea King/Commando, Puma e Mi-8 (ma Super Puma e Mi-17 sono già un altro tipo di 'cliente'), dall'altro lato le sue capacità di carico sono relativamente modeste quanto a volume e numero di truppe a bordo, così ci si dovette rassegnare a non poterlo considerare il vero sostituto degli innumerevoli 'Huey', che a tutt'oggi volano a migliaia; l'USMC, come già per l'Apache, non ne volle sapere e si tenne l'UH-1N. Dove invece il Sikorsky S-70/UH-60 non ha da temere nulla è nella capacità di trasporto, grazie ai motori esuberanti: circa 3,6 t di carico, molto maggiore degli 'Huey' monomotore e anche di quelli bimotori. Solo che per espletare al meglio questa capacità di carico deve trasportare il carico al gancio baricentrico, perché dentro la cabina non c'è abbastanza posto. Così,ovviamente, l'agilità di manovra (data anche dal grande piano di coda totalmente mobile) e la velocità ne sono decisamente compromesse. Un Mi-8 o un Puma, i suoi avversari tipici sul mercato, sono capaci di portare altrettanto carico, ma anche 24-28 soldati a bordo del mezzo; non solo, ma il Mi-8/17 è anche capace, tramite la porta a valva, di ospitare carichi ingombranti e persino veicoli leggeri a bordo, senza quindi sacrificare le sue prestazioni con il trasporto tramite gancio baricentrico. Un altro parallelo che si può fare è con il nuovo NH-90. Sebbene il Black Hawk, quanto a rumore, traccia IR (relativamente alla potenza installata) e come traccia radar (date le forme sfuggenti) fosse già relativamente 'stealth', non ha avuto una progettazione pensata per questo, né materiali compositi ampiamente usati come nel caso del molto più recente elicottero europeo. Entrambi hanno grossomodo la stessa massa e prestazioni, ma l'NH-90 ha la cabina più alta e lunga e può portare più truppe al suo interno. Tuttavia, il costo è ben maggiore anche rispetto a quello dell'UH-60, mentre non è così evidente tale differenza nel caso dei tipi navali, dove la suite avionica condiziona la maggior parte del costo. Paradossalmente, questo rischia di rendere l'NH-90 meno competitivo nel settore terrestre rispetto all'UH-60, proprio dove invece avrebbe un apprezzabile vantaggio (circa 20 soldati anziché 14). Del resto, l'età dell'oro per gli elicotteri utility, gli anni '70-80, è oramai solo un ricordo e i costi esponenzialmente crescenti delle nuove generazioni di mezzi militari sono il vero 'concorrente' al loro successo.
Il Black Hawk è, più che un mezzo da trasporto, un elicottero d'assalto, e in questo somiglia molto ai primi Mi-24A; ma rispetto agli 'Hind' non ha la stessa capacità di fuoco. La versione iniziale era armata solo di due M60 brandeggiabili in cabina, anche se aveva lanciachaff-flare; non c'erano nemmeno i lanciarazzi tipici di molti UH-1. In seguito l'UH-60 ha rimediato a questa manchevolezza, sfruttando la sua potenza motrice che tra l'altro, è anche molto valida per le prestazioni in quota (molto 'sensibili' per un elicottero), e ad un certo punto, con le alette di trasporto è stato capace di portare persino 16 missili Hellfire in quattro gruppi, ma questa ed altre configurazioni d'armamento pesante non sono mai state ben accette; piuttosto, razzi ed Hellfire sono stati usati dagli MH-6/MD-530 e OH-58D da osservazione-combattimento, che pure sono elicotteri leggeri, nati pressoché senza armamento. Di fatto, a parte l'aumento del calibro delle armi laterali e-o le canne (fino a 2 gatling a 3 canne da 12,7, o due M2 o due Gatling da 7,62), l'unico vero salto nell'armamento è stato con l'SH-60, ma questa è un'altra storia. Di fatto, quindi, l'UH-60 opera con le cannoniere AH-64 e OH-58D, trasportando mezzi leggeri, artiglierie e squadre d'assalto; mentre per i compiti di trasporto pesante ci sono i CH-47, abbastanza agili per l'impiego in prima linea.
In sostanza, l'UH-60 non ha avuto una risposta del mercato incondizionatamente positiva, malgrado sia quasi l'unico tipo che gli USA offrono (specie via FMS), mentre il Bell 412, pur se più vecchio, continua a vendere discretamente, e così i competitori stranieri di penultima generazione. La sostituzione della quale, nonostante i nuovi modelli (per l'Italia c'è l'NH-90) continua, ma con molta più lentezza di quello che si pianificava 30 anni fa.
===CH-54 e Chinook: i sollevatori di pesi===
[[Immagine:Sikorsky Skycrane carrying house bw.jpg|320px|left|thumb|Quando le immagini parlano da sole]]
Il Sikorsky S-64 è un elicottero da trasporto statunitense conosciuto anche come Skycrane, "Gru volante" in inglese, in quanto non dispone di un suo vano di carico ma ha la capacità di trasportare il carico appeso alla trave principale. La versione impiegata dall'US Army è nota come CH-54 Tarhe, comprata inizialmente in un tipo, l'A, che venne seguito dal potenziato CH-54B. Chiaramente era imparentato con il CH-53, ma in questo caso la fusoliera era praticamente assente, giusto una trave che partiva dall'abitacolo, con sopra i due motori e l'elica a 6 pale, e portava fino alla coda. Le gambe del carrello erano alte e trasportavano a cavalcioni il carico utile, di qualunque tipo fosse, sia sotto la fusoliera che appeso ad un gancio baricentrico nel caso eccedesse la taglia ammissibile.
L'S-64 ha avuto origine come macchina "modulare", cioè con la capacità di trasportare "box" per svolgere le più svariate missioni, incluso l'ASW; il concetto però, geniale in teoria, non ha avuto molto successo, il pod in parola era risultato idoneo solo ad alcuni dei ruoli previsti, e anche se interessante la produzione ha avuot termine dopo pochi esemplari costruiti per l'US Army. In compenso, le sue grandi capacità di carico lo hanno rapidamente reso interessante come velivolo civile per trasporto e antincendio, e gli esemplari demilitarizzati sono diventati molto apprezzati nei ruoli civili che svolgono a tutt'oggi, anche perché non esistono macchine equivalenti. Questo fatto in realtà venne dimostrato ampiamente anche in Vietnam, il suo teatro d'operazioni d'elezione. Là le poche decine di elicotteri, nonostante la loro lentezza e la scarsa autonomia li limitassero, ebbero modo di salvare quantitativi immani di materiali, tra cui oltre 380 elicotteri ed aerei precipitati, danneggiati, atterrati fuori campo, una media di circa 10 per ciascun Tarhe, che quindi non si può certo dire non abbia ripagato il suo costo. Ma nell'83 era già fuori dal servizio di tutte le unità di prima linea dell'Esercito USA.
Uno dei record del Tarhe è la salita a 2000 metri in meno di un minuto, ad esemplificazione dell'alto rapporto potenza-peso che possiede senza carico.
*CH-54A Tarhe:
*Equipaggio: 3
*Primo volo: 9 maggio 1962
*Costruttore: Sikorsky
*Esemplari costruiti: 97
*Dimensioni: lunghezza 21,41 m, diametro del rotore 21,95m, altezza 5,67 m, superficie rotore 378,10 m²
*Peso: A, 9000 kg- 21300 kg . B, 9000 kg - 21300 kg
*Propulsione: due turbine Pratt & Whitney T73-P-700 ciascuna da 4500 HP o, nel modello B, due turbine Pratt & Whitney T73-P-700 da 4867 sHP
*Prestazioni:A, 203 kmh mvax slm (B:220 kmh)., 169 kmh crociera, tangenza 2475 m, autonomia max carburante 370 km
Numerosi esemplari ex militari sono stati acquistati da società americane (Heavy Lift Helicopters e Erickson Air Crane) che dopo averli ricondizionati li hanno utilizzati in campo civile per lavoro aereo e, in molti casi, noleggiati a enti ed istituzioni straniere per effettuare attività di protezione civile, specificatamente antincendio.
Anche la Protezione Civile italiana dispone nella sua flotta di 5 S-64. Il Corpo Forestale dello Stato ne impiega la versione F, che ha come impiego principale la lotta antincendio, e come missione secondaria la movimentazione di grandi carichi, visto che il mezzo possiede una capacità di sollevamento superiore a 4.000 kg fino a quote pari a 3.000 metri; in effetti nel dicembre 2006, un S-64 del Corpo Forestale dello Stato ha trasportato dalla Sila a Roma un gigantesco abete della lunghezza di oltre 20 metri, utilizzato come albero di natale a piazza S. Pietro.
Il serbatoio antincendio ha 8 livelli differenziati di riempimento e di sgancio ed alimenta un cannone ad acqua. Il carico può essere lanciato durante un solo passaggio in tre secondi. La strisciata continua, le cui dimensioni variano in base alla velocità e all’altezza del lancio, copre una lunghezza di 500 m circa. Alternativamente il carico può essere lanciato in modo frazionato con quantitativi regolabili dal pilota. Tramite una lancia posizionata nella parte anteriore è possibile effettuare azioni molto precise e mirate.
Il riempimento avviene tramite uno snorkel (tubo flessibile di aspirazione) o un sea snorkel (tubo per l'acqua marina). I suoi 9000 litri di acqua dolce o salata possono essere caricati in 45 secondi ed ha una autonomia di 2,15 ore in volo.
[[Immagine:CH-47 2.jpg|320px|left|thumb|]]Il '''[[w:CH-47|Chinook]]''', vero 'C-130' ad ala rotante, è una macchina davvero importante per la storia dell'aeromobilità. Era vero 40 anni da e lo è anche adesso<ref>Nativi, Andrea: ''CH-47 Chinook, l'Elicottero Immortale'', RID Maggio 2008 pagg. 36-35</ref><ref>Spinelli, Mario:''Chinook:passato, presente e futuro'',RID Ottobre 1994 pagg. 40-43</ref>.
Gli Stati Uniti hanno seguito una traiettoria molto 'eccentrica' nel campo degli elicotteri. Inizialmente, la patria del volo inteso in senso moderno è stata piuttosto estranea all'ala rotante, tanto che i suoi primi successi sono in larga misura dovuti a gente come l'esule russo Igor Sikorsky, già autore del primo quadrimotore della storia (1914). Il tempo perso venne però rapidissimamente recuperato e alla fine degli anni '40 era praticamente recuperato ogni svantaggio sugli altri contendenti, e soprattutto per merito della Bell, ma anche della Sikorsky, venne realizzata una serie di macchine impressionanti, di importanza storica, come i Bell 47, 204, 205, 212, ecc., ma anche i Sikorsky S-61, ecc. La Boeing, specializzata in macchine pesanti, in genere quadrimotori, era normalmente al di fuori da questo campo. Gli Stati Uniti hanno dominato negli anni-50/60 ma poi l'Europa ha recuperato in larga misura lo svantaggio (si pensi per esempio all'adozione dell'EH-101 come elicottero presidenziale, in una costosissima versione chiamata 'Kestrel'). Gli USA, con il naso 'troppo all'insù', hanno dimostrato una progressiva, sorprendente e assolutamente colpevole mancanza di iniziativa in campo elicotteristico. Nonostante la generazione degli elicotteri UH-60/S-70 e AH-64, non è che poi gli altri programmi siano andati troppo bene: la cancellazione del Comanche è stata durissima (e costosissima), l'S-92 che doveva essere solo una sorta di S-70 con fusoliera ingrandita ma che ha avuto molti problemi, il V-22, convertiplano costosissimo che continua a non convincere appieno come sostituto degli elicotteri normali, che peraltro sono ben più lenti e con minor autonomia. Ma nonostante tutto, nonostante il fiato corto dell'industria americana nel campo del settore ad ala rotante, il Chinook resta un mezzo praticamente impossibile da sostituire. Eccone la genia:
Nel 1958, a settembre, l'US Army emise il requisito per un elicottero da trasporto da 10 t. La Boeing aveva appena fatto società con la Vertol, a sua volta originariamente Piasesky, che produceva da anni le 'banane volanti', come venivano chiamati gli elicotteri caratterizzati dal doppio rotore. Il Model 107 già esisteva e all'inizio del 1959 la sua pantografia viene portata a termine, dichiarata vincitrice del concorso e messa presto in produzione. Il nuovo elicottero, sviluppato dal 1956, si chiamerà industrialmente Model 114 diventerà il CH-47 'Chinook'.
Ma prima della sua storia, è bene ricordare il perché del suo successo e la sua particolare forma birotore, così diversa da quella di una macchina classica. In pratica qui vi sono due rotori di grande diametro, uno sopra la cabina di pilotaggio e uno in coda, dove vi sono anche i due motori in sistemazioni laterali rispetto alla struttura, mentre la scatola riduzione porta il moto fino al rotore anteriore, passando sopra la cabina. Questa soluzione lascia perdere la soluzione del rotore anticoppia che ruota, in maniera opposta a quello principale generando una differente spinta laterale e quindi orientando a piacimento l'elicottero: è semplice, ma fa perdere energia e non è scevro da problemi di ingombro e vulnerabilità (anche perché l'elica è orientata verticalmente). Qui invece varia la velocità dei rotori per cambiare direzione, un bel vantaggio, anche se l'albero di trasmissione dev'essere più robusto, visto che trasmette almeno la metà della potenza. Ma l'ingombro è azzerato dal fatto che può essere inglobato dentro la fusoliera. La lunghezza dell'elicottero invece, a terra, è maggiore dato che il diametro dei due rotori, a cui si somma la lunghezza della fusoliera, non è trascurabile. Nondimeno, una volta che si adottino (come nel Model 107/CH-46 dei Marines) le eliche a pale ripiegabili è facile alloggiare la macchina massimizzando lo sfruttamento dei volumi disponibili negli hangar. La configurazione dell'elicottero a due rotori non è univoca: esistono anche esempi di elicotteri con rotori affiancati, tipo il Mi-12, ma non hanno avuto successo. Controverso è anche l'uso dei rotori sovrapposti, che indubbiamente ha molti vantaggi, ma rende anche difficile costruire una macchina con una meccanica ragionevolmente affidabile. Nel caso dei Kamov per unità navali si è trattato di un indubbio successo, comunque. Ma per potenze molto elevate forse questa soluzione (2 rotori controrotanti coassiali) non è molto fattibile, nonostante che consentirebbe alla macchina di volare persino senza parte della coda.
Nel caso del CH-47 la soluzione dei due rotori ( a corda larga e tripala), sopra il tozzo muso (che ricorda non poco esteticamente quello dell'altro famoso '47 da trasporto, il C-47) e sopra l'alta coda, è tutto sommato semplice. La fusoliera viene lasciata del tutto libera. Il disco dei rotori, nell'insieme, è molto ampio anche se entro certi limiti si intersecano a metà fusoliera. Il carico sul disco rotore è basso, la macchina solleva ben poca polvere all'atterraggio e decollo, e con una rumorosità piuttosto limitata. La parte posteriore della fusoliera ha un ampio portello di carico che può essere abbassato anche in volo, con tanti intuibili vantaggi, mentre la fusoliera di per sé ha anche un'altra insolita caratteristica: quella di essere stagna, per cui la macchina può anche ammarare (per esempio, per recuperare naufraghi, ma anche per mettere in mare incursori navali, magari completi di mezzi speciali di movimento..). 4 carrelli ruotati con ruote doppie in quelli anteriori e singole per quelli posteriori, sono installati in due coppie dietro e nel settore centro-anteriore della fusoliera. Tornando ai vantaggi della configurazione, questa non risente in maniera significativa di perdite di potenza che invece raggiunge, con una configurazione tradizionale, del 10-20%. Inoltre i rotori sono di medio diametro e tendono a viaggiare a velocità abbastanza elevate (rispetto a quello unico principale) richiedendo una trasmissione con un riduttore che deve lavorare tutto sommato meno, e che deve gestire meno coppia, quindi è più leggero. Tutto questo aiuta a capire perché gli elicotteri, dal PV-3, a doppio rotore, siano sempre degli eccellenti apparecchi da sollevamento. I serbatoi non sono sistemati sotto il pavimento, ma nelle due 'guance laterali' della zona centro-posteriore della fusoliera. Il centro di gravità di questo tipo di macchina è alto (circa 1,2 m), quasi il doppio del normale, e questo rende possibile trasportare con molta più facilità grossi carichi sospesi, restando stabili e controllabili. Il Chinook aveva fin dall'inizio grosse capacità: aveva un vano di carico da ben 40 m3, con 40 posti a sedere o 24 barelle. Aveva inoltre la capacità di sollevare pesi elevati. Il prototipo volò il 21 settembre 1961 e presto entrò in produzione, in meno di un anno addirittura in servizio (altri tempi, chiaramente, l'NH-90 per esempio, è arrivato in servizio con un programma ventennale). L'11a Divisione d'assalto aereo americana lo ebbe subito in servizio, e diventando la 1st Cavalry Division, che cominciò ad operare in Vietnam nel 1965. Subito vennero prodotti 355 esemplari, tra cui 3-4 ACH-47 con la capacità di carico sfruttata per corazze, mitragliatrici e cannoni, anche una torretta. La rottura di questa pare che 'segò via le pale dell'elica anteriori e due elicotteri si schiantarono. Non ci fu nessun seguito ma divenne abbastanza normale usare due mitragliatrici leggere sui lati e magari anche una sul portellone di coda tenuto aperto, per la difesa dell'elicottero. Anche l'alta velocità aiutava le doti di sopravvivenza della macchina in azione. Il peso però era in origine di soli 15.000 kg, e presto arrivò la richiesta di una macchina che avesse molta più potenza, il CH-47B, migliore per l'impiego in climi caldi e umidi. Questo aveva sempre i motori T55 ma non da 2.650 hp ma da 2.850, il che aiutava, assieme alla fusoliera rinforzata, pale asimmetriche (per migliorare la portanza), ecc., la produzione iniziò nel 1966 e le consegne nel '67, ma non andò oltre i 108 esemplari. La successiva evoluzione era per un elicottero capace di portare 6,8 t di carico a 1.200 m, 35°, per 50 km almeno. Questo divenne il CH-47C da 20.880 kg, con 4 serbatoi ausilari addizionali, motori T-55-L11 da ben 3.750 shp in emergenza e 3.000 normale (la trasmissione non gestiva più di 6.000 shp, che comunque erano un bel progresso rispetto ai 4.970 shp di prima). Volò già l'ottobre del '67, e subito ne vennero commissionati molti, con una quantità di 270 esemplari costruiti, senza fretta, fino al 1980. Questo elicottero ebbe anche successo all'export, nella versione Model 414, e venne costruito su licenza dall'Agusta (in realtà dalla sua 'filiale' Elicotteri Meridionali), ed esportati. In tutto, vennero prodotti 26 apparecchi per l'ALE e un totale di ben 165, 20 finirono in Libia, avida di armamenti ovunque reperibili. Mentre la versione C venne consegnata dal 1968 negli USA, l'Italia li ebbe consegnati dal 1974. Fino al 1981 vennero prodotti 750 macchine circa, oltre al Model 234, che è la versione civile.
*CH-47C/D:
*Equipaggio: 2+
*Primo volo: 21 settembre 1961
*Costruttore: Boeing
*Esemplari costruiti: ca. 1.600
*Dimensioni: lunghezza 30,1 m, 15,9 m solo fusoliera, diametro del rotore 18,3 m, altezza 5,7 m, superficie rotore 260 m²
*Peso: C: 9.351-20.866. D: 10.185 kg- 22.680 kg, carico 10 t max, da 33 a 55 passeggeri
*Propulsione: (C) 2 Turbine Lycoming: T55-L-11A da 3750 hp, (D) T55-GA-714, da 5.069 CV (2.800 kW) ciascuna
*Prestazioni: (C) 304 kmh, tangenza 4.750 m, autonomia 185 kg con 3294 kg, (D) 170 nodi o 315 km/h, velocità crociera 138 nodi o 256 km/h, autonomia 2.060 km, tangenza 4750 m
*Armamento:
Versioni:
*CH-47A (1961)
*CH-47B (1967)
*CH-47C (1967)
*CH-47D (1979)
*CH-47SD (2001)
*CH-47F (2001)
*ACH-47A, (Vietnam)
*MH-47E, Combat Search and Rescue (Combat-SAR) (1991)
*HH-47 CSAR-X (Combat Search and Rescue) (2006)
L'US Army era interessato ad ottenere un nuovo elicottero, addirittura con il Model 347 con ali e impianto di comando FBW. Nondimeno, si decise poi di non osare troppo e ci si ridusse alla nuova versione del CH-47, il D, frutto anche dei miglioramenti usati dai 33 HC Mk.1 per la RAF, ordinati nel 1978. Vennero ricostruiti gli A, B e C, revisionati a 0 ore, motori T55-L-712 da 3,750 shp, con 4.500 shp in emergenza, con una potenza assorbibile dalla trasmissione di ben 7.530 shp. Sono stati migliorati i sistemi avionici, occhiali per la visione notturna, 3 ganci di carico, miglioramento impiantistica in generale (elettrica e idraulica), peso di 22.680 kg. Grazie a tutto questo venne raddoppiato il carico utile e le prestazioni in generale, grazie anche alle pale in fibra di vetro. Vennero ricostruiti 442 esemplari, e 12 allo standard MH-47D per operazioni speciali del 160th Special Operation Aviation Regiment. Il Model 414-100 venne esportato, la RAF ne ordinò 9 e aggiornò gli altri, vennero poi prodotti dalla Kawasaki su licenza. Altri 9 sono arrivati alla Grecia ed entro il 1994 se ne prevedeva un totale di 600 in servizio, di cui solo 400 nell'US Army. L'aggiornamento degli elicotteri italiani è stato fatto in parte, con le pale dell'elica in fibra e motori potenziati, ma senza impianto idraulico modulare e altre innovazioni del D. Il Giappone invece lo ha prodotto nella versione J, simile al D. Durante la Guerra del Golfo gli elicotteri CH-47 D hanno operato bene. Ma non tutti avevano il separatore di particelle antisabbia, e la differenza in termini di durata era molta: il funzionamento era assicurato solo per 23 ore di funzionamento, mentre con i sistemi di separazione delle particelle arrivava a 250 ore, oltre un anno di funzionamento, grazie semplicemente a questi separatori chiamati Centrisep.
Poi sono arrivati i MH-47E, ottenuti da 26 D, con avionica per operazioni speciali, 24,5 t e motori da 4.777 shp. Il programma RAF per 6 macchine smili, gli HC. Mk 3, non ebbe successo e solo dopo molti anni e soldi queste macchine sono entrate in servizio, con avionica britannica. La versione 'Super D o SD ha motori migliorati con il FADEC, ed è stata comprata all'estero, per esempio da Taiwan in 19 esemplari. La sua evoluzione è praticamente a metà tra la D e la successiva F.
La F è stata iniziata ufficialmente solo nei tardi anni '90, ma in realtà v'era un programma già esistente nel 1994. Questo prevedeva motori T-55L-ACE o simili da 5.000 shp, predisposizione per i filtri di particelle, rotore a 4 pale con giunti elastomerici sperimentato con il Model 360, senza lubrificazione, serbatoi ausiliari da 2065 galloni e uno da 2400 per il rifornimento di altri elicotteri (da notare che gli MH-47 hanno anche la predisposizione per il rifornimento in volo con una lunga asta per il rifornimento anteriore), equipaggiamento avanzato con databus 1553, NVG, sistema IHICHS per migliorare la movimentazione interna, aumento della capacità di trasporto di 9 t ventrale (contro 7) per il gancio anteriore, e 11 t contro 9,5 per quello ventrale, migliore manutenzione in tutti gli aspetti, migliore disponibilità da 70 a 90 %, riduzione del 30% delle ore di manutenzione,20% in meno di costi operativi, aumento dei tempi di MTBUR da 2000 a 2950 ore. Questo era quello che ci si aspettava nel 1994, ma poi le cose sono cambiate per quello che comunque è rimasto il CH-47F.
Questa è una ennesima ricostruzione degli elicotteri CH-47, che nati in molti casi nei primi anni '60, saranno messi in grado di volare quasi per un secolo!. Con un requisito di 513 elicotteri, di cui 339 ricostruiti e 119 di nuova produzione, di cui ben 69 per le 'Special Operations'. Questo è stato possibile anche grazie alla cancellazione del RAH-66 Comanche (mors tua, vita mea...) che ha liberato dei fondi. Attualmente l'US Army ha in servizio circa 450 elicotteri CH-47D e F, di questi qualcosa come oltre 400 sono in Afghanistan e Irak. Ma quando iniziò questo programma? Ufficialmente nel 1998 con un programma iniziale da 100 milioni. Il primo volo avvenne nel 2001 e il primo contratto ebbe luogo nel 2002, per trenta macchine. Nel novembre 2006 venne consegnato il CH-47F all'esercito, per essere dichiarato operativo nel luglio 2007 per la 101st Airborne Division, poi sono arrivati anche alla 4th Division. 5 elicotteri sono stati consegnati nel 2006, ma già l'anno dopo sono arrivati altri 36 apparecchi, poi 20 nel 2008, 27 nel 2009 e 34 nel 2010 (almeno stando ai programmi). La precedenza è andata agli MH-47G.
Ma che ha tanto di speciale questo nuovo elicottero? La domanda non è leziosa, visto che le prestazioni sono praticamente uguali al modello D. Ma vi sono novità: un AVS, soppressore di vibrazioni attivo, per migliorare il confort dei passeggeri, cellula redisposta per migliorare i carichi e quindi migliorare la vita operativa, circa 5000 ore (chiaramente un elicottero, causa le vibrazioni, non riesce a resistere alla fatica quanto un aeroplano). Per il resto vi sono 33, 44 o 55 soldati a seconda della configurazione, la cabina di carico non dà certo problemi con i suoi 1,98 m, 2,29 m di larghezza. Le pale dell'elica hanno fibra di vetro con sezione a D, larghezza di 81 cm, capaci di sopportare colpi HE da 23 mm, sono ripiegabili manualmente (non senza difficoltà), uno di questi elicotteri è trasportabile da un C-17, ben 3 da un C-5, ma rispetto al modello D è più facile preparare e rimontare l'elicottero (43 e 71 ore ridotte a 19 e 29). I motori sono una versione migliorata dei tipi precedenti, con una potenza di 4,967SHP, ma la trasmissione ne sopporta 7.533 complessivi.
Le caratteristiche del CH-47F sono praticamente uguali, dimensionalmente ai CH-4/D:
*Dimensioni: lunghezza max. 30,14 m, lungh. fusoliera 15,87 m, larghezza max. 3,78 m, altezza max. 5,78 m, superficie disco rotore 525,3 m2, diametro rotore 18,29 m, superficie pala 7,43 m, lunghezza vano carico 9,3 m, larghezza stiva 2,29 m, altezza 1,98 m.
*Carburante 3,899 l
*Peso: 11.309-22.680 kg
*Prestazioni: v.max 163 nodi, crociera 157, salita 5176 m/s, tangenza 6096 m, autonomia max: 550 km con carburante interno, con 3 serbatoi ausiliari interni 1900 km, raggio d'azione 180 km con 8.800 kg, autonomia 414 km con 7.200 kg
Per il resto vi è una APU, ma soprattutto una sofisticata avionica, con tutte le diavolerie elettroniche del caso: GPS/INS CN-1689 P31, radar altimetro APN-209A, TACAN ARN-153, ADF ARN-149, VOR/ILS ARN-147, computer dati aria, IFF APX-100, radio, RWR APR-39, ARR-57, disturbatori ALQ-212 per missili a guida IR, lanciatori di chaff, FLIR BAe Systems con torretta ventrale (previsione, non necessariamente installato). SI pensa persino a costruire un CH-47 pantografato con un peso di oltre 40 t, come a suo tempo si cercò di fare con l'elicottero CH-62 a suo tempo fallito.
Una ventina di nazioni stanno usando ancora il Chinook. La Gran Bretagna e l'Italia ne hanno una quantità simile, anche se nel caso inglese si tratta di una forza assegnata alla RAF e non all'Esercito, pure riccamente equipaggiato di elicotteri. L'ALE italiana ne ha ancora 30 in servizio, aggiornati allo standard C+, con la previsione di sostituirli, forse prodotti su licenza, con 16 apparecchi che dovrebbero costare 850 miliondi di euro tra il 2008 e il 2015, se tutto andrà bene. Anche perché i CH-47C+ vivranno fino attorno al 2012. In tutto, con la produzione complessiva di tutte le versioni si è giunti a circa 1.500 esemplari realizzati di questo autentico ‘Ercole’ dei cieli.
===Cobra, Apache e Comanche===
[[Immagine:Bell AH-1 Cobra.jpg|320px|left|thumb|Un Cobra con i colori Redbull]] Il Bell AH-1 Cobra è dotato della stessa meccanica dell'UH-1 ma con una fusoliera totalmente diversa, snella (0,9 m) e affusolata per una macchina più leggera, veloce e agile, armata con una torretta brandeggiabile sotto il muso e inizialmente dotata di lancia granate e mitragliatrici, oltre ai carichi trasportabili sotto i 4 piloni sub-alari.
Grazie all'uso delle nuove turbine a gas rispetto ai precedenti motori a pistoni, i goffi elicotteri della prima generazione cominciarono ad essere sostituite da macchine ben più prestanti e sofisticate, con ruoli molto ampliati rispetto ai tipi precedenti, idonei quasi esclusivamente per il trasporto leggero e il soccorso. Tra la fine degli anni cinquanta e il decennio successivo vennero realizzati nuovi elicotteri con pesanti apparecchiature e/o elevate prestazioni, per compiti vari che spaziavano dalla lotta ASW a quella controcarro.
Una delle ditte più innovative nel settore dell'ala rotante era la Bell, che con il progetto dell' ingegner J.R. Puppstadtd del 1958, chiamato D.245, introdusse una fusoliera stretta e la missione specializzata del combattimento. Ulteriormente affinato nel 1962, venne presentato come D.255 e in seguito la Bell utilizzò anche un modello avente la meccanica del Bell 47, con motore potenziato da 260 cavalli TVO-435A. Era armato con una torretta Emerson TAT-101 ospitante 2 mitragliatrici da 7,62 mm M-60: era noto come Model 207 Sioux Scout.
La specifica AAFSS del 1° agosto 1964 era stata redatta per un nuovo sistema aereo per il supporto di fuoco alle truppe a terra. Essa richiedeva tra l'altro una velocità di 418 km/h e al tempo stesso la possibilità di volare a punto fisso per 10 minuti. Erano ammessi anche aerei ad ala fissa, visto che la velocità era, ed è a tutt'oggi, eccessiva per qualunque elicottero convenzionale.
La parte finale del concorso, la cui data di scadenza per la presentazione delle proposte era fissata il 23 novembre 1964, vide prescelti il Sikorsky S-67 e il Lockheed L-1002, con la vittoria di quest'ultimo annunciata il 1° novembre 1965. Ma il nuovo elicottero, chiamato AH-56A Cheyenne, era un velivolo costoso e di difficile messa a punto, con un sistema di propulsione misto, con alette ausiliarie (come anche l'altro apparecchio finalista) che aiutavano l'elica principale: la sua meccanica era tutt'altro che semplice. A causa delle specifiche eccessive dell'US Army arrivava a pesare 8300 kg.
Con la specifica "interim AAFSS" venne quindi posta la richiesta di una nuova macchina che potesse essere più semplice e facile da mettere a punto e poi da impiegare in servizio. La guerra del Vietnam era oramai una realtà con cui confrontarsi. A questa risposero tra gli altri la Boeing con una autentica "fortezza volante", la AH-47A, ovvero il CH-47 Chinook con la capacità di carico convertita in capacità di fuoco. Apparentemente era una brillante intuizione, dotata di una torretta M5 nel muso con lanciagranate da 40 mm, più 2 cannoni da 20 mm, 2 lanciarazzi da 70 mm e 5 postazioni di mitragliatrici in fusoliera; vennero costruiti 4 esemplari e vennero anche impiegati in combattimento con alcune tragiche mancanze, visto che in un paio di casi le eliche vennero accidentalmente tranciate dalle armi di bordo, distruggendo la macchina.
La Kaman propose invece l'UH-2B Tomahawk, la versione terrestre del veloce SH-2 Seasprite, caratterizzato da una fusoliera insolitamente stretta, con una turbina T-55 o T-58, torretta M6 quadri arma e armi aggiuntive di vario genere, tra cui gli AGM-22A (AS-11 francesi). Un'altra soluzione d'armamento studiata era la disponibilità di un cannone da 20 mm M3 con 750 colpi nel muso, 2 mitragliatrici M60 con 1500 colpi sparanti dai finestrini ed un lanciagranate M4 da 40 mm nel muso, ma con "soli" 150 colpi.
Vi fu anche una proposta particolarmente interessante, quella della Piasesky con il Model 16H, che aveva un'elica spingente ed intubata. La velocità era di oltre 320 km/h e l'attività sperimentale iniziò nel novembre 1965, ma l'elegante apparecchio non ebbe seguito.
La Sikorsky presentò la versione dell'SH-3 Sea King con una corazzatura di ben 1200 kg, oltre ad una torretta con lanciagranate da 40 mm, una con 2 mitragliatrici e 2 lanciarazzi da 70 mm a 19 colpi, ed infine un'altra mitragliatrice sparante dal portellone. Nessun esemplare venne tuttavia realizzato.
La potenza di fuoco non era un problema per i contendenti, armati tutti in maniera pesante, ma questa volta l'US Army decise di non premiare la complessità ma la semplicità, e così l'11 marzo 1966 venne assegnata la commessa alla Bell. Il suo Model 209, macchina semplice, monomotore e con la linea essenziale, venne immesso in servizio come AH-1G Hueycobra.
L'elicottero in parola è un mezzo semplice, con una fusoliera stretta, bipala a corda larga, pattino fisso, motore singolo, una torretta anteriore dotata di un cannone da 20 mm M197 Vulcan, con 800 o 1500 colpi al minuto.
Le prime macchine erano armate in genere con torretta binata, armata con lanciagranate da 40 mm automatico, ed una mitragliatrice da 7,62 mm Minigun da 6000 colpi al minuto. In questo modo esisteva la possibilità di sparare con grande efficacia contro bersagli non molto resistenti, entro distanze ridotte per mancanza di precisione o potenza di tiro. In realtà, era possibile utilizzare entrambe le postazioni con combinazioni di armi a piacere, ovvero se necessario potevano essere ospitate 2 mitragliere o 2 lanciagranate: questa soluzione mista era la migliore per la versatilità. Quando la versione del Vulcan a 3 canne venne approntata, la sua combinazione di potenza e precisione lo rese immediatamente la scelta migliore per il Cobra.
Per il resto v'erano 4 punti d'aggancio per 4 lanciarazzi da 70 mm di tipo Folding-Fin Aerial Rocket (FFAR), -ad alette che si dispiegano dopo il lancio- in genere ve ne sono due da 19 colpi e due da 7, ma sono possibili anche altre combinazioni come pod con mitragliere Minigun o lanciagranate da 40 mm. In seguito sono apparsi anche i missili, in particolare i BGM-71 TOW (Tube Optically Wired), 8 in lanciatori quadrupli abbinati a due lanciarazzi da 70 mm con 7 razzi l'uno, ma anche i più efficaci AGM-114 Hellfire a guida laser di tipo "lancia e dimentica".
L'avionica di bordo si è molto evoluta, ma l'elemento principale è costituito dal sistema di puntamento per i missili, sistemato nel muso sopra la torretta. Per i missili TOW è in genere presente l'M65, con sola capacità diurna. Quanto alle versioni principali, moltiplicate da continui lavori d'aggiornamento, eccone il riassunto:
*D-225 Iroquois Warrior: primo passo nella genia dei Cobra ed era stato completato come simulacro nel giugno 1962; teoricamente avrebbe dovuto essere motorizzato dai componenti del Bell 204 e con un pod-cannone da 20 mm, una torretta con lanciagranate da 40 mm e 2 missili o più, del tipo AS-11.
*Model 209 AH-1G Hueycobra: progettato con carrello retrattile, poi sostituito dal classico sistema fisso a slittino: i lavori vennero iniziati nel febbraio 1965 e il primo volo avvenne il settembre dello stesso anno. Il prototipo era designato N209J. L'anno successivo vennero ordinati 2 elicotteri di preserie armati di torretta TAT-202 con 2 GAU-2B/A da 7,62 mm e 4000 colpi totali. La sua tecnica comprendeva la trave di coda dell'UH-1B e l'apparato motore del Model 205, con una turbina T53 L13 da 1400 shp, 1100 continui. La produzione continuò con un totale di 1116 esemplari, che ebbero notevoli innovazioni. Venne immesso in linea il cannone XM35 Vulcan da 20 mm, mentre la capacità di operare di notte venne presto sperimentata con la versione AH-1G/SMASH con un FLIR Aerojet AN/AAQ-5 e un radar Emerson AN/APG-137B (SMASH: South-east Asia Multi Sensor Armament Subsistem for Hueycobra). L'armamento verteva sul cannone XM-35 da 20, con 6 canne e non 3 come i successivi, torrette XM28 con Minigun GAU-2,lanciarazzi Philco-Ford XM-129 e M158 con 7 colpi da 70 mm. Rimase però solo allo stato di prototipo, come il Confics, dotato di un molto più semplice LLTV. I tempi erano verosimilmente prematuri per queste tecnologie. 38 elicotteri vennero destinati ai Marines (in attesa dei Seacobra) e 7 vennero invece battezzati Z.14 e passati alla Marina Spagnola, dotati del cannone XM35; 12 furono consegnati agli israeliani e anche all'US Customs Service.
*Model 209 AH-1Q TOWCobra: il programma ICAP (Improved Cobra Armament Program) iniziò nel marzo 1972 con l'obiettivo della compatibilità con i missili BGM-71 TOW, che vennero lanciati in 347 occasioni entro il gennaio 1975. A cominciare dal 10 gennaio 1975 iniziarono le consegne di queste macchine, sviluppate tramite lo YAH-1Q, e consegnate in 101 esemplari. La differenza fondamentale era l'apparecchiatura di puntamento Bell/Hughes XM26TSU abbinata ai missili controcarri.
*Model 209 AH-1E,F,P,S Cobra: L'evoluzione continuò con lo YAH-1R, dotato di turbina T53 L703 da 1800 shp, (programma ICAM, Improved Cobra Agility Program), mentre l'AH-1Q sn 70-16019 divenne il prototipo dell'AH-1S con una trasmissione migliorata, mutuata dal Model 211. Tutti i 92 AH-1Q disponibili sono stati modificati allo standard AH-1S, come anche 198 AH-1G oramai obsoleti. Inizio produzione nel 1976 includente anche 100 nuovi esemplari che più tardi (1988) vennero chiamate AH-1P. La loro caratteristica era il tettuccio con pareti piatte, poco aerodinamiche ma antiriflesso e senza fenomeni di distorsione.
*AH-1S TOWCobra Upgunned: era una versione dotata di torretta con il cannone M197 da 20 mm a 3 canne rotanti, oltre a modifiche minori e meno appariscenti. 98 esemplari, ribattezzati poi AH-1E.
*AH-1S Modernized: nuova versione prodotta in 99 esemplari per l'US Army e 50 per l'ANG +378 AH-1G aggiornati. Avevano una strumentazione aggiornata e contromisure elettroniche. Questa ennesima versione dell'AH-1S, malgrado l'aggettivo usato, non era certo l'ideale per la logistica e così nel 1988 venne ribattezzato AH-1F. Questa versione è diventata rapidamente quella di maggior importanza, prodotta anche in Giappone per un totale di circa 100 esemplari. Altri clienti sono Giordania, Corea del Sud, Pakistan, Israele e Thailandia. Oltre 40 esemplari sono stati modificati con doppio comando e altri 15 senza alcun armamento, solo per addestrare gli equipaggi di volo, inclusi quelli degli AH-64 Apache.
Model 249 Cobra II: YAH-1S modificato nel 1980 con rotore quadripala di nuova concezione. Senza esito.
I tipi navalizzati, con due motori, sono nella sezione degli elicotteri navali.
Gli operatori sono stati il Bahrain(14-26 Cobra AH-1E), Corea del Sud (8 AH-1J,21 AH-1S e 41 AH-1F), Giappone (4 AH-1S+86 prodotti su licenza), Giordania(24 AH-1F+9 probabili), Iran (202 AH-1J), Israele (12 AH-1G e 28 F), Pakistan (30 AH-1F), Spagna (7 AH-1G per la Marina), Taiwan (62 AH-1W), Thailandia (8 AH-1F), Turchia (24 AH-1P e 9 W)
*AH-1(versione S):
*Equipaggio: 2
*Primo volo: 1965
*Costruttore: Bell
*Esemplari costruiti: +2000
*Dimensioni: (B) lunghezza 13.59 m, diametro del rotore 13.41 m, altezza 4.12 m, superficie rotore 141,26 m², *Peso: 2939-4535 kg
*Propulsione: (B) Avco Lycoming T53-L-703 da 1800 hp o 1343 kW
*Prestazioni:(B) velocità massima 333 km/h (in picchiata), autonomia 507 km slm+ 8% riserva
L'impiego del Cobra iniziò durante la guerra del Vietnam, dove svolse operazioni di controguerriglia, operando con armamenti tradizionali. Nonostante fosse pressoché privo di corazzatura, la sua piccola sagoma e la velocità lo resero molto efficace rispetto all'UH-1, prima tipicamente usato. Nel 1972 probabilmente alcuni esemplari vennero anche dotati di missili TOW, ma è certo che questi missili vennero usati contro i nord vietnamiti solo con alcuni UH-1 speciali, modificati allo scopo con 4 tubi.
I reparti dell'US Army, organizzati come battaglioni in carico alle divisioni, hanno ricevuto in genere un elicottero Cobra per un OH-58 da osservazione, che aveva, malgrado la lentezza e vulnerabilità, il compito di operare come scout e localizzazione bersagli. In seguito, il rapporto divenne 2:1, e i Cobra aumentarono a circa 26 su 40 macchine ad ala rotante in carico. I Cobra dell'US Army erano ancora nel 1990 circa 900. In seguito sono stati rapidamente ritirati dal servizio e sostituiti con l'Apache. I Marines, invece, hanno tenuto vari squadron (chiamati genericamente HMLA) di AH-1 in carico sulle loro portaelicotteri, con una dotazione tipica di 2-4 esemplari per nave; almeno 3 squadron erano attivi agli inizi degli anni ottanta con i Sea Cobra, poi sostituiti con i Supercobra entro la fine del decennio o poco oltre. L'impiego bellico post-Vietnam ha visto combattimenti a Grenada, Irak, Afghanistan e altri teatri operativi, per non parlare degli esemplari israeliani e iraniani.
Alcuni esemplari ex-US Army sono stati ceduti ad altri Paesi; altri sono stati addirittura messi a disposizione di operatori civili, come forze di polizia e trasporti aerei. In entrambi i casi sono stati spogliati di tutte le armi ed equipaggiamenti militari, e la potenza del motore assieme alla leggera fusoliera ha consentito di raggiungere notevoli prestazioni di velocità e di carico.
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L'Hughes '''AH-64 Apache''' è - quale successore dell'AH-1 Cobra - il principale elicottero da attacco dell'US Army nonché - verosimilmente - il più costoso della categoria. È certamente quello che gode di maggiore popolarità e bibliografia.
Esso è in effetti nato come programma di sviluppo almeno ventisette anni prima di Desert Storm e la sua fama, assai insolita per un elicottero ancora in fase di sviluppo, è dovuta prima di tutto alle capacità elevate richieste come progetto e, quindi, ai costi considerevoli per il programma. Il velivolo ha avuto una definitiva consacrazione a livello internazionale per l'efficacia dimostrata durante la guerra del 1991 nel Golfo Persico, da cui partì il suo virtuale monopolio nel mercato del settore.
Attualmente il progetto viene seguito e supportato dalla Boeing, dopo l'acquisizione del settore elicotteri dalla MDD, che a loro volta lo ereditò dalla Hughes.
Nel dicembre 1962 la Bell autofinanziò lo sviluppo di un elicottero da impiegare come "cannoniera volante" per le forze armate americane durante la guerra del Vietnam. Questo nuovo modello si prefiggeva di fornire supporto di fuoco alle truppe e venne sviluppato partendo dal Model 47. Il risultato fu il "Model 207 Sioux Scout" che effettuò il primo volo nel luglio del 1963.
Il Sioux Scout aveva già in embrione tutte le caratteristiche che poi sarebbero diventate proprie degli elicotteri di attacco e cioè la disposizione di pilota e cannoniere in tandem, alette laterali per i carichi bellici e una torretta per cannone montata sul naso. L'U.S. Army valutò il Sioux Scout nel 1964 e malgrado fosse stata colpita dal progetto, scartò la proposta perché ritenuta troppo sottodimensionata, non sufficientemente protetta e di poca utilità pratica.
Come conseguenza dello stimolo ricevuto, l'Esercito Americano emise la specifica per un "Advanced Aerial Fire Support System" (AAFSS) che avrebbe dovuto sopperire alle limitazioni del Sioux Scout
Il vincitore fu il Lockheed AH-56 Cheyenne - un modello di elicottero d'attacco che si rivelò troppo complesso e ambizioso per l'epoca, comportando il superamento del budget a causa delle eccessive difficoltà tecniche e finendo per arrivare alla cancellazione definitiva del programma 10 anni più tardi, nel 1972. Nello stesso tempo, malgrado l'insuccesso nella selezione per l'AAFSS, la Bell investì di propria iniziativa, a partire dal gennaio 1965, un milione di dollari per continuare lo sviluppo di un proprio elicottero d'attacco, continuando con la propria convinzione di utilizzare un elicottero leggero come base per la realizzazione di un mezzo da adibire al supporto di fuoco. La sperimentazione Bell si basava sul rotore principale e sulla affidabile trasmissione del collaudato Bell UH-1 Iroquois più noto come "Huey", abbinata ad una fusoliera a bassa resistenza aerodinamica (larghezza circa 91 cm) per utilizzare al meglio la potenza disponibile dal motore a turbina T53, anch'esso largamente utilizzato e ritenuto affidabile. Il progetto risultante prese il nome di "Bell Model 209". Veloce e maneggevole, ma non sufficientemente protetto, venne accolto freddamente in quanto considerato a torto con potenziale di crescita limitato.
Con il crescente disimpegno statunitense nel Sud-Est asiatico (terminato poi effettivamente nel 1975) e i conseguenti tagli alle spese militari, l'US Army rielaborò i requisiti operativi, focalizzandosi sulle operazioni controcarro nel teatro europeo di operazioni, contro il Patto di Varsavia. La dottrina di impiego per questo teatro era completamente diversa da quella antiguerriglia del Vietnam e si basava prevalentemente su uno scenario di contrasto alle ondate di carri armati sovietici .
Nel 1972 venne redatta la specifica AAH che riorientava in parte le caratteristiche della nuova macchina, già attesa da 8 anni, e che significava adesso Advanced Attack Helicopter. In precedenza, erano apparsi per la specifica originaria dei sistemi come elicotteri ibridi con ali fisse (il Cheyenne) o addirittura dei mostri meccanici volanti 'stile Mazinga' (per citare un articolo di Nico Sgarlato), ma adesso la struttura base era stata individuata in quella di una macchina convenzionale. L'AAH sarebbe stato affiancato all'UTTAS, ovvero Utilità, Tactical, Trasport … che sarebbe diventato l'UH-60 Black Hawk della Sikorsky. La nuova gara vide almeno 5 competitori tra cui anche l'Agusta, che fuori concorso propose l'A.129. Questo fatto è adesso poco noto, anche perché all'epoca questo elicottero doveva ancora concretizzarsi avendo davanti oltre 10 anni di ulteriore sviluppo.
Tra i 5 contendenti, vennero dichiarati finalisti il Bell 409, rielaborazione del Kingcobra e anticipatore del successivo Supercobra, e lo Hughes Modello 77 o YAH-63. Il 10 dicembre 1976 venne dichiarato vincitore quest'ultimo, che in effetti era un progetto interamente nuovo, anche se costoso e complesso. Passarono diversi anni tra difficoltà di bilancio e di sviluppo dell'avionica, ma nel febbraio 1981 finalmente la Hughes venne autorizzata a iniziare la produzione di serie, sebbene come al solito la cosa non fu immediatamente eseguita senza problemi. L'AH-64 condensava molte soluzioni eccessivamente costose per gli standard originali e complice anche l'inflazione il costo originale di 1,4 milioni di dollari era ampiamente superato dai fatti. Vennero riaperte le competizioni per analizzare se fossero disponibili soluzioni più economiche come i nuovi AH-1W con gli stessi motori dell'AH-64, ma alla fine non se ne fece nulla.
Alle 2.600 ore di voli sperimentali se ne aggiunsero altre 400 entro l'agosto 1981 e a quel punto il giudizio fu favorevole, anche se non ci aspettava che entro il 1989 i costi iniziali previsti sarebbero stati superati di 10 volte, raggiungendo valori comparabili con quelli di un F-16 o metà di un F-15 (come a dire che in Vietnam un AH-1 fosse costoso quanto un F-104). Alla fine del 1982 vennero infatti posti ordini per 515 macchine e già il 25 marzo 1983 la matricola 82-23355 usciva di fabbrica come prima macchina di serie, anche se voò solo il 30 settembre successivo. Nel 1984 avvenne un fatto significativo allorché la divisione elicotteri Hughes venne comprata dalla McDonnell-Douglas. Era dunque destino che non dovesse esserci mai un Hughes AH-64 Apache in servizio...Il primo reparto a ricevere la nuova macchina fu la 6a brigata aerea, ufficialmente il 26 febbraio 1986 (ma non è chiaro se si trattasse del primo elicottero fornito o di una capacità operativa iniziale con tali macchine), ponendo fine ad un'attesa di 23 anni dalla formulazione del requisito.
Si tratta di un elicottero da combattimento specializzato nell'attacco contro i mezzi corazzati, bimotore, con elica quadripala e equipaggio di 2 uomini: originariamente si trattava di un pilota e operatore dei sistemi d'arma, poi peraltro si è riarrangiato l'allestimento per ospitare 2 piloti, ognuno comunque con compiti specifici. La cellula ha acquisito un aspetto progressivamente più complesso e quasi 'cattivo' a causa delle modifiche sopraggiunte per aggiungere l'avionica, è costituita da una struttura in alluminio rinforzata da pannelli in kevlar e carburo di boro, il tutto è realizzato dalla Teledyne-Ryan. Essa ha una lunga coda assai aerodinamica con una costolatura pronunciata per ospitare senza essere troppo grande l'albero di trasmissione per il rotore di coda. L'abitacolo ha una ampia vetratura, ed è garantito per salvare l'equipaggio nel 90% dei casi con cadute verticali fino a 12,8m/secondo grazie anche alla presenza di un carrello fisso, dotato di ruote, con ammortizzatori e ruotino di coda stile aerei della Seconda guerra mondiale. Ciò dà grande stabilità alla macchina e consente di rullare a terra a differenza delle macchine con i pattini dei Bell. Tutti gli elementi del carrello sono fissi e senza carenature di sorta. Molte delle componenti dell'elicottero, come la trasmissione sono in grado di funzionare anche se colpiti da armi pesanti, fino al 23mm. Le pale dell'elica, per esempio, sono 4, con longherone in acciaio e rivestimento misto in acciaio, fibra di vetro e compositi, e sono larghe abbastanza per sopportare i buchi da circa 20 cm che sono capaci di farle i proiettili da 23mm. HE. Tipica minaccia del Patto di Varsavia (ma limitatamente ad uno per pala).
La struttura dei serbatoi è autostagnante non fino ai soliti calibri da 12,7mm ma anche contro i 14,5mm delle mitragliere KPV e la trasmissione può funzionare anche senza olio per 30 minuti se vi sono danni o guasti a bordo. Vi sono delle corazzature per gli schienali e altre parti dell'elicottero, ma i trasparenti in policarbonato piatti e antiriflesso, non sono corazzati in alcun modo e appaiono anzi assai sottili.
L'AH-64 ha 2 turbine G.E. T700-GE-701 (1996 shp al decollo, in emergenza 1723, continuativi 1385), molto spaziate per ridurre i rischi che entrambe siano distrutte da un unico colpo a segno. La capacità dei serbatoi autosigillanti è di ben 1422 litri, + eventuali esterni. Eliche rinforzate quadripala e eliche anticoppia con struttura a X stretta per diminuire la rumorosità sono parte del progetto.
I sensori sono il PNVS per navigazione notturna con FLIR IR AN/AAQ-11 Mk III, HDU, Helmet Display Unit, il TADS per l'attacco con una telecamera ottica di puntamento con ingrandimento di 3,5 o 16x, una telecamera con 2 focali e funzionamento nel 'quasi infrarosso' per migliorare la visione attraverso fumo e foschia FLIR come quello del PVNS ma con 3 diverse focali e quindi altrettanti ingrandimenti, che serve per l'inseguimento di bersagli a distanza, laser telemterico-illuminatore della International Laser System.
Se viene acquisito un bersaglio viene lanciato un missile Rockwell AGM-114 Hellfire, con guida a raggio laser semiattivo, capace di attaccare un bersaglio con velocità di punta anche supersonica e raggio di 8km. La testata da 178 mm a carica cava perfora già nel primo modello circa 800-1000 mm di acciaio e per giunta, attacca con una traiettoria parabolica, verso preferibilmente il tetto, almeno con lanci da lunga distanza, dei veicoli corazzati, superandone così le principali difese passive. Una delle differenze con i precedenti missili TOW con i quali si è conservata, pare una possibilità di impiego, e con i missili con guida laser su fascio, è che con le armi a guida laser semiattiva è possibile non solo attaccare dall'alto, ma anche passare da un sistema di lancio a uno di illuminazione diverso, per esempio, se l'azione è ben coordinata, l'AH-64 lancia stando al coperto, data la sua mole, e un elicottero leggero o un operatore a terra illuminano il bersaglio su cui il missile si dirige. In ogni caso la gittata minima è di 1,5 km. Presenti anche un gran numero di sensori come l'RWR AN/APR-39, LWR AN/AVR-2, ECM AN/ALQ-126 e ALQ-144, lanciatori di chaff ALE-40, e ancora radar doppler e altimetro, IFF e sistemi radio con sistemi di criptazione KY-25 o 28, in seguito anche GPS. Il nuovo Longbow ha dotazione di sistemi avionici ampiamente aggiornata, in particolare con il radr APG-78 da 50-100Ghz, praticamente in onde millimetriche, banda L e M capace di vedere aerei e bersagli a terra entro 10 km e guidare i missili Hellfire MWW con capacità ognitempo. L'elicottero costa molto (1 milione di dollari solo considerando il TADS), ma vale il costo. L'M230 pesa 55 kg, munizioni da 30x113 mm, motore da 6,5 hp, cadenza di tiro 600-650 c.min. e velocità iniziale 800 m.s circa. Altra arma è il cannone Hughes M230 Chain gun ("cannone a catena")così chiamato perché è azionato da un dispositivo di funzionamento elettrico motorizzato e non dai gas di sparo, evitando teoricamente gli inceppamenti, e asservito al casco del pilota. Il peso della munizione, circa 270 gr, moltiplicato per la velocità dà un'energia cinetica inferiore di circa una volta e mezza a quanto riesce a fare il cannone sovietico GSH-301, con granata da 360gr. e velocità di 860 ms. Le armi russe possono inoltre contare su una cadenza di tiro di 1500 colpi al minuto, e tutto questo in un peso di appena 43kg, 12 in meno rispetto all'M230, per un'energia erogabile (colpi, peso, velocità, carica esplosiva) che arriva forse a 4 volte tanto (cadenza di tiro, 2,5 volte tanto, energia cinetica, 1,5 volte, carica esplosiva interna forse 1,4 volte maggiore).
*Equipaggio: 2
*Primo volo: 30 settembre 1975
*Entrato in servizio: gennaio 1984
*Costruttore: Boeing (Hughes/McDD)
*Esemplari costruiti: ca. 1.100
*Dimensioni: lunghezza 17,8 m, altezza 4,9 m, diametro del rotore 14,6 m, superficie rotore 168,11 m²
*Peso: 5.165-9.525 kg
*Propulsione: 2 General Electric T700-GE-701C, 2x 1.261 kw
*Velocità massima 197 nodi o 365 km/h
*Autonomia: 1.900 km
*Tangenza: 6.400 m
*Armamento: 1 Huges M230 Chain Gun da 30 mm con oltre 1200 colpi, 16 missili Hellfire, o 76 razzi da 70 mm o un misto dei due, oltre a 4 Stinger eventuali, o due serbatoi ausiliari.
La dotazione di munizioni e i requisiti di leggerezza sono risultati molto più importanti che la potenza, evidentemente, e l'arma, originariamente presentata come capace di una cadenza teorica di 800 colpi al minuto -reale circa 620-650- ha oltre 1 minuto di autonomia di fuoco, fatto straordinario per un cannone aeronautico. Per incrementarne l'efficacia contro bersagli corazzati è stato tuttavia necessario ricorrere a proiettili multiuso, con una comunanza concettuale e tecnologica con le granate da 40 mm HEDP dei lanciagranate Mk 19. Sviluppata in breve tempo e senza tanti clamori, diventata rapidamente la munizione più usata, la M789 è costituita da una carica cava e un involucro a frammentazione, e capace di perforare forse 50-80 mm. Le altre armi sono 76 razzi HE/HEAT o di altro tipo in lanciatori da 19 colpi, oppure gruppi di 4 missili Hellfire, da 8 km di gittata, velocità supersonica e guida laser semiattiva, testata da 9 kg capace di perforare praticamente qualunque corazza, ma migliorata.
Due principali modelli dell'Apache AH-64 sono in servizio presso l' US Army; AH-64A e AH-64D. Un certo numero di modelli furono derivati sia dall'AH-64A che dall'AH-64D per l'esportazione. Il Westland WAH-64 costruito in Inghilterra, è basato sul AH-64D con numerosi miglioramenti.
L'Apache fu usato in combattimento per la prima volta durante l'invasione di Panama il 20 dicembre 1989, nell'operazione chiamata Operation Just Cause (Operazione giusta causa). Alcuni elicotteri vennero schierati per colpire obiettivi specifici con i missili Hellfire e sorvegliare gli obiettivi con i sensori TV e infrarossi. Almeno 167 elicotteri dell'US Army vennero impiegati, con 4 perdite in azione e diversi danneggiati, tra cui alcuni degli 11 Apache, che però riuscirono in tutti i casi a sopravvivere.
L'operazione portò in fretta 22.500 soldati all'occupazione del piccolo Stato e alla defenestrazione di Noriega. 23 morti e 330 feriti il prezzo pagato dagli statunitensi, mentre le modeste forze armate locali ebbero almeno 297 morti e centinaia di feriti (+ i civili) e continuò per almeno 40 giorni.
Un battesimo del fuoco ben più impegnativo attendeva l'Apache durante Desert Storm, con uno schieramento di centinaia di macchine nei battaglioni d'attacco dell'US Army. La prima azione di queste macchine, molto richieste per le loro capacità controcarro, non ebbe nulla a che vedere direttamente con le forze corazzate irachene. Si trattava di un lungo volo notturno per neutralizzare 2 radar che potevano allertare per reagire al primo, devastante attacco della notte del 17 gennaio 1991. 8 elicotteri partirono per l'azione, di notte, 8 missili Hellfire per elicottero portati assieme a 1100 colpi da 30 mm, 19 razzi da 70 mm e 1 serbatoio ausiliario. Gli elicotteri volarono a circa 5-10 m. di quota, spararono da 5km di distanza e colpirono gli obiettivi iniziando dai generatori di corrente, stando fuori dalla gittata massima delle armi a corto raggio e sotto la quota minima dei sistemi a più lungo raggio.
Durante la guerra Hellfire vennero sparati a migliaia, in un singolo caso ne vennero tirati circa 100, il loro consumo suscitò critiche da parte degli alti comandi, che raccomandarono maggior discernimento ai piloti. I 300 elicotteri impiegati dall'US Army distrussero più di 500 carri, 120 APC (veicoli corazzati per il trasporto delle truppe), 30 postazioni AAA (Anti Aircraft Artillery) e una ventina di aerei al suolo iracheni.
Ventiquattro gli elicotteri schierati contro la Serbia nel 1999. Nel corso di addestramenti notturni, questi elicotteri si preparavano a supportare le truppe in caso di eventuali avanzate nel territorio nemico, ma la ex-Jugoslavia non è la tavola piatta del deserto iracheno e la questione era molto delicata da risolvere e così vennero usati solo mezzi aerei e missilistici. In questa guerra 'a zero morti' gli Alleati ebbero i soli 2 caduti della loro forza, uno dei due equipaggi caduti col gli elicotteri.
[[Immagine:CSA-2006-02-24-095553.jpg|320px|left|thumb|Una coppia decisamente aggressiva, il Kiowa Warrior e l'Apache]]
Gli Apache furono utilizzati anche nell'operazione Enduring Freedom in Afghanistan, e nel 2003 l'operazione Iraqi Freedom in Iraq. Gli elicotteri Apache provarono di essere eccellenti nel colpire i carri armati e inoltre distrussero centinaia di veicoli, ma dovettero anche subire danni imprevisti dal fuoco di armi leggere, quando si trovarono a sorvolare obiettivi in cui non vennero prontamente riconosciuti i combattenti, che fecero spesso il tiro a bersaglio sui malcapitati Apache.
Le forze aeree israeliane (IAF) utilizzano gli Apache come piattaforme ad alta tecnologia per lanciare attacchi contro bersagli multipli ricorrendo ai missili guidati. L'AH-64A attaccò e distrusse dozzine di postazioni dell'Hezbollah in Libano nel corso degli anni novanta, in condizioni "ognitempo " notturne e diurne. Durante la Seconda intifada, la IAF ricorse agli Apache per colpire i leader di Hamas, come Ahmed Yasin (ucciso assieme ad altri 9 con il lancio di 3 Hellfire) e Adnan al-Ghoul. Gli 'omicidi mirati', prima di essere affidati a velivoli teleguidati, sono stati prerogativa degli elicotteri Cobra e poi soprattutto Apache, con i loro missili precisi e letali, nel corso della tragica e ininterrotta catena di sangue del conflitto contro i palestinesi. Nell'ultima, violentissima guerra con il Libano 2 elicotteri almeno sono andati distrutti in una collisione in volo.
Originariamente il costo di un esemplare di AH-64A era di circa 14,5 milioni di dollari statunitensi. Nel settembre 2003, la Grecia ordinò 12 AH-64D per un costo totale di 675 milioni di dollari (presumibilmente includendo armi e supporti di manutenzione), indicando un costo lordo per unità di 56,25 milioni di dollari.
Lista clienti: Stati Uniti, Arabia Saudita, Bahrain, Corea del sud, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Giappone, Giordania, Grecia, Israele, Olanda, Regno Unito con 67 WAH-64.
[[Immagine:Rah-66 c. 2000.jpg|320px|left|]]
Il '''Boeing-Sikorsky RAH-66 Comanche''' era un programma elicottero da ricognizione ed attacco per l'esercito con caratteristiche stealth. Il programma è stato cancellato nel 2004 per problemi di bilancio, e sostituito dallo sviluppo di un elicottero leggero, il Bell ARH-70, derivato dal Bell 407: le conoscenze acquisite saranno probabilmente utilizzate come aggiornamento sugli AH-64 Apache.
Con il largo uso di materiali radar-assorbenti, il Comanche è stato il primo elicottero concepito con capacità stealth, cioè di bassa osservabilità radar. Molte delle tecniche sono state condivise con quelle usate nell'F-117 e nell'F-22, come le armi portate in una stiva interna ed il carrello d'atterraggio retrattile, insieme alla cura per la disposizione delle superfici in modo da riflettere il meno possibile le onde radar. Anche il rotore di coda è inserito nel Fenestron, introdotto dalla francese Aérospatiale nei suoi modelli Gazelle e Dauphin per ridurre la segnatura radar. I gas di scarico dei motori vengono, al momento della fuoriuscita, raffreddati per ridurre la minaccia di missili a ricerca termica. Il cockpit è simile a quello dei nuovi caccia stealth, completamente digitale, è dotato di HUD (Head-Up Display) e radar simili all'AH-64 Apache che, oltre ad individuare varie decine di obbiettivi, è in gardo di classificarli in ordine di pericolosità. Il Comanche può essere utilizzato anche come osservatore; infatti può tracciare un quadro completo della situazione, e tenendolo costantemente aggiornato, può inviarlo al comando delle operazioni, alle truppe di terra e ai corazzati di assalto.
*Dimensioni: lunghezza 13,22 m, diametro del rotore 11,90 m, altezza 3,39 m
*Peso: 3.402 kg-7.790 kg
*Propulsione: 2 motori a turboalbero LHTEC T800 2.004 kw (2.688 hp)
*Prestazioni:(B) velocità massima 328 km/h (in picchiata), autonomia 1.125 miglia
===Bibliografia===
<references/>
[[Categoria:Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo|USA]]
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wikitext
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==Al 2008<ref>da wiki.en</ref>==
Attualmente le F.A. svizzere hanno un servizio di coscrizione obbligatoria che si estende tra 17 e 34 anni, ovviamente non continuamente. I sottufficiali arrivano a 36 anni e gli ufficiali superiori fino a 52. Le persone tra 19 e 49 anni sono 1,707 mln di ragazzi e 1,662 di ragazze (stime al 2005), di cui rispettivamente 1,375 e 1,342 abili al servizio militare. Ogni anno arrivano all'età militare 46.320 ragazzi e 43.829 ragazze (anche in Svizzera si conferma purtroppo la riduzione della popolazione femminile rispetto a quella maschile, un segno che in biologia starebbe a significare declino, tipico delle specie residuali come il Varano di Komodo). Le spese sono 4,78 mld di franchi svizzeri o 4 mld di dollari (all'anno fiscale 2006), pari allo 0,9% del PIL.
Le F.A. sono tutte note come Schweizer Armee, suddivise nel corpo d'aviazione e terrestre, ma anche in esercito regolare e milizia, come abbiamo già visto in precedenza. L'esercito federale svizzero è erede delle truppe cantonali, diventate 'federali' nel 1848, quando divenne illegale per ciascuno dei cantoni fare guerre o stipulare pace da solo. La Costituzione proibiva un vero e proprio esercito (max 300 persone più la polizia), mentre la coscrizione diventava obbligatoria, per un livello pari al 3% della popolazione e una riserva del 4,5%, ovvero un totale di 80.000. Sembrava grossomodo quanto necessario per le necessità di difesa della Confederazione erede di quegli Elveti sconfitti duramente da Cesare (che in una sola battaglia, grossomodo, massacrò un ammontare analogo di guerrieri, ma erano altri tempi). Seguiranno mobilitazioni come quella del 1871 durante la guerra franco-prussiana, repressioni di lavoratori, ecc., e nel 1874 una revisione della Costituzione al paragrafo 19 annunciò la costituzione di un esercito basato su ogni cittadino abile, arrivando a 700.000 e passa effettivi, e poi, teoricamente, durante il XX secolo, a 1,5 mln, ovvero in proporzione alla popolazione un esercito inferiore solo a quello israeliano.
Grazie all'impressione fatta dagli Svizzeri a Guglielmo I la nazione venne salvata da un'eventuale invasione, anche se l'influenza spagnola arrivò anche lì uccidendo molti soldati mobilitati per l'emergenza della I GM. Anche nella pacifica Svizzera vi erano delle manifestazioni, alle volte di lavoratori (specie quelli addetti ai pericolosissimi tunnel sotto le montagne, tipo il Gottardo), alle volte di anti-fascisti, contro cui nel 1932 fu mandato l'Esercito. Quello che non ebbe il coraggio di fare l'omologo italiano con la marcia su Roma, lo fecero a Ginevra i soldati, ma contro chi dimostrava la sua disapprovazione per la fascistizzazione dell'Europa (anche in Germania l'aria stava cambiando in fretta), uccidendo 13 manifestanti disarmati. Questo causò un colpo durissimo alla fama dell'esercito svizzero, che non è mai stato dimenticato dai movimenti pacifisti e di sinistra. Questi incidenti vennero anche causati dalla volontà (tipica di fatti del genere) di far contrapporre ai cittadini dei soldati provenienti dalle campagne (conservatrici e poco 'attente' a certe sottili concezioni politiche: la contrapposizione tra campagne e città è stata spesso determinante nelle repressioni e guerre civili). L'ultima mobilitazione generale dell'esercito avvenne naturalmente durante la II GM al comando del gen. Henri Guisan.
Dopo i decenni della Guerra fredda, per fortuna senza altri problemi di questo genere, nel 1989 l'esercito svizzero venne scardinato largamente dal successo di un'iniziativa nata dal Gruppo per la Svizzera senza un esercito, che ebbe il 35,6% dei consensi. La riforma che ne seguì tenne conto di ciò e in generale, della riduzione del pericolo del dopo-guerra fredda, riducendo la forza a 400.000 effettivi con l'Armee 95. Forse anche per questo, con questa riduzione, la seconda iniziativa popolare del 2001 ebbe solo il 21,9% dei sostegni all'abolizione totale dell'Esercito. Nel 2004, però, la semplice constatazione che la minaccia era pressoché sparita a tutti i confini, fece sì che la ben armata Svizzera riducesse le truppe (beninteso considerando i riservisti, dato che l'esercito permanente è sempre stato molto ridotto e con il compito più che altro di addestrare le reclute) ad appena 220.000 con il progetto Armee XXI, approvato nel maggio 2003, quando la Milizia era ancora forte di 524.000 effettivi. Poi divennero 220.000 di cui 80.000 riservisti. Attualmente i soldati pienamente professionisti sono appena 3.600, più i coscritti e volontari. Nonostante la riduzione, non è più possibile rimandare per gli studi universitari. Tuttavia un terzo dei ragazzi sono esclusi per vari motivi dall'uniforme, vestendo però i compiti di protezione civile o servizio civile.
Ovviamente, data la complessità della Svizzera, l'istruzione viene fatta tenendo conto della lingua d'origine delle reclute, eccetto che i 'romanzi' che vengono istruiti in tedesco, in ogni caso, per semplificare la convivenza, si suppone che tutti gli Svizzeri in età militare debbano conoscere almeno due lingue della confederazione. Le donne non sono obbligate al servizio ma possono farlo come volontarie, sebbene le 2.000 soldatesse non sono considerate per l'uso di armi eccetto che per autodifesa, per il resto hanno gli stessi diritti e doveri degli uomini.
La competizione per entrare nell'aviazione, oramai ridotta numericamente a poca cosa, è molto alta per i piloti e parà, che già da 16 anni si allenano nel tempo libero. Per le truppe di terra vi è una nuova categoria, cosiddetta 'coscritti con singola scadenza', ovvero persone che servono per 300 giorni di fila. La differenza è che dopo non devono essere richiamati di continuo ogni anno per mantenersi aggiornati. Ma non possono essere più del 15% del totale, gli altri sono invece tenuti a un servizio di 18-21 mesi e poi 3 settimane per anno (4 per gli ufficiali) fino a un totale di giorni prestabilito oppure entro i 26 anni. Dopo di che diventano riservisti, carica mantenuta fino a 32 anni. Naturalmente per i soldati che vogliono fare carriera devono fare un iter diverso e professionale, anche se, dato il tempo di servizio molto allungato in caso degli ufficiali superiori, non sempre vi è tutta questa volontà di salire di grado. In ogni caso, con la riforma attuale, il soldato può essere promosso al massimo a sergente, ma non più a tenente, cosa non molto desiderata a dire il vero, perché la vita da sergente è più attiva e meno afflitta dalle scartoffie. Per il servizio particolare, quello delle Guardie Svizzere fornite al Vaticano, bisogna essere cattolici e con addestramento basico militare già fatto in Svizzera.
Quanto alla Marina, ovviamente essa non esiste come tale, ma vi sono piccole navi da pattuglia, una decina armate con due 12,7 mm, per controllare essenzialmente i grandi laghi svizzeri, come quello di Ginevra e Lucerna, nonché il Lago Maggiore.
'''Ministri della Difesa dal dopoguerra a oggi'''
:1940-1954: Karl Kobelt
:1955-1966: Paul Chaudet
:1967-1968: Nello Celio
:1968-1979: Rudolf Gnägi
:1980-1983: Georges-André Chevallaz
:1984-1986: Jean-Pascal Delamuraz
:1987-1989: Arnold Koller
:1989-1995: Kaspar Villiger
:1996-2000: Adolf Ogi
:2001-2008: Samuel Schmid
:2009-: Ueli Maurer
I Gradi sono ovviamente multilingue, qui in Tedesco, Francese e Italiano:
*Rekrut (Rekr)/ recrue (recr) / recluta (recl)
*Soldat: (Sdt) / soldat (sdt) / soldato (sdt)
*Gefreiter (Gfr) / appointé (app) / appuntato (app)
*Obergefreiter (Obgfr) / appointé-chef (app chef) / appuntato capo
Sottufficiali:
*Korporal (Kpl) / caporal (cpl) / caporale (cpl)
*Wachtmeister (Wm) / sergent (sgt) / sergente (sgt)
*Oberwachtmeister (Obwm) / sergent-chef (sgt chef) / sergente capo
*Feldwebel (Fw) / sergent-major (sgtm) / sergente maggiore
*Fourier (Four) / fourrier (four) / furiere
*Hauptfeldweibel (Hptfw) / sergent-major chef (sgtm chef) / sergente maggiore capo
*Adjutant Unteroffizier (Adj Uof) / adjudant sous-officier (adj sof) / aiutante sottoufficiale
*Stabsadjutant (Stabsadj) / adjudant d’état-major (adj EM) / aiutante di stato maggiore *Hauptadjutant (Hptadj) / adjudant-major (adj maj) / aiutante maggiore
*Chefadjutant (Chefadj) / adjudant-chef (adj chef) / aiutante capo
Ufficiali inferiori:
*Leutnant (Lt) / lieutenant (lt) / tenente (ten)
*Oberleutnant (Oblt) / premier-lieutenant (plt) / primo tenente (Iten)
*Hauptmann (Hptm) / capitaine (cap) / capitano (cap)
Ufficiali superiori:
*Major (Maj) / major (maj) / maggiore (magg)
*Oberstleutnant (Oberstlt) / lieutenant-colonel (lt col) / tenente colonnello
*Oberst / colonel (col) / colonnello
*Brigadier (Br) / brigadier / brigadiere
*Divisionär (Div) / divisionnaire / divisionario
*Korpskommandant (KKdt) / commandant de corps / comandante di corpo
*General / général / generale / General OF-9 (questa figura, però, è nominata solo in tempo di guerra e per adesso questo è accaduto solo 4 volte).
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La struttura di comando è in tempo di pace sotto il controllo del Chef der Armee, che riferisce al capo del Dipartimento difesa e al Consiglio federale. Attualmente tale carica è ricoperta da André Blattan (Korpskommandant) che deve far dimenticare il predecessore R. Nef, coinvolto in molestie sessuali nel 2005. In tempo di guerra o di crisi, l'Assemblea federale elegge un Generale come comandante in capo (Oberbefehlshaber der Armee). Le forze operanti al di fuori della Svizzera talvolta sono dirette da comandanti con un grado diverso da quelli normalmente esistenti, come nel caso dell'impegno in Corea.
Per i servizi d'intelligence, vi è il sistema ONYX, una specie di piccolo 'Echelon', lanciato nel 2000 per sorvegliare le comunicazioni satellitari di ogni tipo (fax, telefono e internet), e completato nel 2005 con tre siti sul territorio nazionale. Come gli altri sistemi del genere, filtra dalle comunicazioni le parole chiave, un po' come nel caso statunitense 'Bush-Bomba' (che a scriverlo nello stesso messaggio, almeno qualche anno fa, significava ritrovarsi schedati da Echelon, altro che intercettazioni giudiziarie e rispetto della privacy). Questi sistemi stanno diventato sempre più diffusi a livello mondiale (qualcuno ricorderà forse 'Nemico pubblico', film del '99) e in quest'ottica da 'Grande fratello' tutti siamo sempre più spiati, dalle telecamere quando ci muoviamo in strada alle Email. Alle volte questo aiuta, ma il più delle volte fa solo il gioco dei 'poteri forti'. Per esempio, nel 2006 il giornale Sonntagsblick riportò che tramite Onyx era stato spiato un fax egiziano che parlava di campi di detenzione segreti nell'Europa orientale, la cosa non venne confermata ma il giornale si è ritrovato sotto accusa già il giorno dopo per avere reso noti documenti segreti (il che significava indirettamente che questi documenti esistevano).
L'interesse svizzero per la propria sicurezza è almeno motivato dalle missioni ONU che spesso vengono portate avanti anche con le sue truppe, per esempio nel 1996-2001 la missione SHQSU in Bosnia con un piccolo numero di soldati basati a Sarajevo, sia pure disarmati. Erano riconoscibili per il caratteristico basco giallo. Il SWISCOY è invece la missione in Kosovo. La missione in Corea, esistente dopo l'armistizio, ha ancora 5 svizzeri in zona per controllare la DMZ.
L'esercito svizzero non è scevro da critiche, incluso l'acquisto degli F-18 Hornet, sottoposti al famoso referendum che vide tuttavia i sì vincere con oltre il 57% dei voti. I militari sono criticati perché cercano di giustificare la loro esistenza facendo lavori 'socialmente utili', ovvero proteggere ambasciate e servizi di sicurezza vari, visto che la polizia locale non è in grado di farlo, tanto che per il Forum economico di Davos è necessario affidarsi alla Germania per il servizio d'ordine. Il movimento contro l'esercito o GSoA è ancora attivo e in particolare verso i programmi aeronautici, i più costosi ed 'evidenti' per l'opinione pubblica.
Tornando alla coscrizione, questa dovrebbe essere tale da coinvolgere i cittadini fino a 30 anni con i richiami, ma visto che l'alternativa dopo i 25 anni è pagare il 3% in più di tasse, raramente scelgono di farsi richiamare. La loro pratica con l'esercito incomincia a 17 anni con la lettera di precettazione, a 18 vi è un giorno di visita e coordinazione sugli indirizzi futuri, per esempio, se si tratta di aviazione, sarà poi necessario un tempo di 2 anni nella scuola di volo, prima ancora del servizio militare. Chi vuole fare il servizio civile deve spiegarlo e richiederlo al suo Cantone prima del tempo di servizio. L'età per fare il servizio sarebbe 19, ma spesso si pospone a 20 per ragioni di scuola, e con l'università è possibile rimandare fino a 23.
L'arruolamento ufficiale ha inizio 3-6 mesi prima del servizio vero e proprio, con la visita di 2-3 giorni, durante i quali sono anche possibili i ricorsi con appositi certificati medici o dichiarazioni di obiezione di coscienza. Se si è esentati si paga il 3% in più di tasse.
Il 60% dei coscritti vengono arruolati per un periodo di 260 giorni per le reclute, 500 per sottofficiali e 600 per gli ufficiali. È una pratica comune portare a casa uniformi e fucili per essere subito pronti (si potrebbe dire 'minuteman') in caso di mobilitazione, con tanto di una minima riserva di 50 colpi in un contenitore sigillato, da usarsi per autodifesa durante il tragitto per i punti di mobilitazione. Tramite i punti di mobilitazione, dove vi sono altre armi e munizioni, tutto il processo è molto rapido ed efficiente, tanto che si stima di potere mobilitare l'esercito e la milizia entro 12 ore dall'allarme.
L'addestramento base, come già detto, dura 18 o 21 settimente: 7 di istruzione basica, sei di istruzione specifica e 5 o 8 di servizio effettivo. I caporali hanno invece 3 settimane di specializzazione, 6 di specializzazione per il loro grado e 5 o 8 di servizio effettivo; i sergenti invece, 3+19+6/9. Così a salire, tanto che un tenente ha 3 settimane di istruzione specializzata, 34 per il suo grado, e 6-9 di servizio. I Granatieri (fanteria corazzata) hanno invece 25 settimane d'addestramento. Più ancora l'ADD, un'unità simile al SAS formata di recente, ha soldati tutti professionisti e con 18 mesi di addestramento consecutivi.
Passato il servizio militare, come si è detto, continuano gli obblighi con 3-4 settimane l'anno fino a 30 anni.
Le scatole sigillate di munizioni tali devono restare tranne che in caso di emergenza, è severamente proibito farne un qualunque altro uso; dall'estate del 2007 non sono più forniti tali box di proiettili. Fino a 30 anni è richiesto l'impiego nelle sessioni di fuoco in poligono, e con un caricatore di 20 colpi è necessario tirare a segno con almeno 42 punti. Sennò, il coscritto dovrà a proprie spese comprare altri proiettili e ritentare, e se non ci riesce, potrebbe essere costretto a fare due settimane di addestramento complementare. Del resto non è difficile fare centro con il SiG-550, un fucile fatto apposta per i tiri a lungo raggio e di precisione.
Vi sono tante opzioni, per esempio, c'è chi può chiedere di fare il servizio militare senza armi, ma alle volte è necessario portarne una e allora gli viene dato un fucile di... legno. Il servizio civile non va confuso con questa esenzione e dal 1996 è ammessa l'obiezione di coscienza, ma con un'avvertenza: la durata dello stesso, discusso ed eventualmente approvato dalle autorità cantonali, dura il 50% di più di quello militare vero e proprio, ovvero 390 giorni, come 'dissuasione' dall'eccesso di domande. C'é chi vuole fare qualcosa di mezzo, ovvero partecipare alla Protezione civile, altra opportunità di servire lo Stato ma senza armi in pugno. Ci vogliono due settimane di addestramento iniziale, e poi il fortunato (è senz'altro la 'migliore opzione') deve servire appena 2 giorni all'anno. Al solito, bisogna pagare il 3% di tasse in più, come nel caso degli esentati per ragioni mentali, religiose, fisiche o morali.
I volontari sono sottoposti a un iter simile a quello del servizio di leva normale.
Tutto il personale riceve uno stipendio minimo, al solito più per ragioni psicologiche che pratiche: 4 franchi al giorno per le reclute; i comandanti arrivano a 30. Se il cittadino già lavora, lo stato gli dà anche l'80% del salario che percepiva lavorando e durante il servizio non è possibile licenziarlo (ma così non è immediatamente prima o dopo). Vi è anche un'assicurazione per gli studenti, lavoratori indipendenti e disoccupati, specie se hanno figli a carico.
Quanto alle strutture, il 95% degli Svizzeri ha un bunker di protezione, inclusi quelli che ospitano interi ospedali. Questi shelter sono sia pubblici sia privati. Fortificazioni permanenti, opere di demolizione e trappole controcarri sono comuni, così come gli aerei sono protetti in caverne. Tutto questo viene dalle esperienze della II GM, per far pagare all'Asse eventualmente un alto prezzo per invadere la Svizzera, cosa che aiutò a lasciarla in pace, anche per via del prezzo elevato pagato per invadere i Balcani, Creta e la Russia. Solo negli anni '80 e '90 molte fortificazioni, oramai obsolete, sono state dismesse. Attualmente ve ne sono di importanti a S.Maurice, al passo del Gottardo e Sargans. Controllare i passi sarebbe una cosa vitale sia per un eventuale invasore sia per gli svizzeri, che necessitano di importare molte risorse per la loro economia e quindi non tollererebbero la distruzione o la cattura dei passi più importanti.
Quanto alla struttura di comando, molti ufficiali non sono di carriera, e spesso provengono dalla milizia con 5 mesi di addestramento intensivo, specie nel condurre piccole unità tattiche. Questo è cambiato solo con l'Armee XXI che ha visto cedere di fronte alle richieste dell'economia svizzera, dato che gli ufficiali necessitavano di due anni di carriera lontano dalle loro occupazioni 'normali', così gli ufficiali svizzeri adesso seguono un percorso professionale simile a quello di altri ufficiali del mondo. Le scuole sono sotto il controllo della HKA dell'Esercito, che ha varie istituzioni per addestrare tutti i soldati e gli ufficiali richiesti. Attualmente i soldati professionisti e la milizia sono grossomodo pari in numero tra coloro che accedono ai posti di ufficiali.
'''Equipaggiamenti''':
*armi leggere: fucili SIG 550 / Sturmgewehr 90, SIG 510 / Sturmgewehr 57, pistole SIG P220, mitra Brügger & Thomet MP5 e MP-9, MTE-224VA; mitragliatrici MG51, MG55, FN Minimi, bombe a mano HG 85, lanciagranate mod 97, fucili Remington 870, Sako TRG-42 da 8,6 mm, e Hecate II da 12,7 mm
*Armi c.c.: razzi Panzerfaust 3, missili M47 Dragon (in radiazione), TOW
*Armi c.a.: FIM-92 Stinger
*Corazzati: 224 Panzer 87 Leopard WE (2A4); 580 APC M113 (Schützenpanzer 63), 347 Radschützenpanzer 93 "Piranha", 186 Schützenpanzer 2000 (CV9030), 110 Panzerjäger 90/Piranha I 6x6 (110); artiglierie semoventi con 224 M109 Panzerhaubitze 88/95 KAWEST; 329 mezzi pattuglia Eagle I e II/Aufklärungsfahrzeug 93/97
==Aeronautica svizzera<ref>Da Fé, Giuliano: L'Aviazione federale svizzera nel XXI secolo', RID Novembre 2006, pagg. 54-61 e integrazioni da dati provenienti da wiki.en </ref>==
L'Aviazione Svizzera ovvero Schweizer Luftwaffe- Forces aériennes suisses-Forze Aeree Svizzere, è stata fondata come tale il 31 luglio 1914, è parte delle Forze armate svizzere e attualmente è comandata dal Cdt C (Comandante di Corpo) Gygax Markus. Per quanto di antica tradizione, non divenne autonoma se non nel 1936, ma l'indipendenza totale dall'Esercito è arrivata 60 anni dopo, il 1° gennaio 1996.
Attualmente l'aviazione svizzera sarebbe piuttosto limitata quanto a capacità, assicurando essenzialmente le attività d'allerta nelle 'ore d'ufficio' e ovviamente, nei giorni lavorativi. La causa sarebbe la mancanza di soldi, che impedisce di essere attivi 24/7. Con un territorio che arriva a una lunghezza max di 348 km, un qualunque 'bandito' potrebbe sorvolarla interamente in pochi minuti e così è difficile contrastarlo se non si è già in volo o quanto meno immediatamente pronti. Ma è anche poco probabile per l'attuale Svizzera avere -differentemente dal passato- incursioni e danni da parte straniera. Inoltre l'aviazione svizzera non è dislocata fuori dai confini, dove talvolta operano le forze di peace-keeping della Federazione. Il suo compito storico è stato quello di supportare le truppe al suolo (erdkampf) e secondariamente, quello della difesa dello spazio aereo nazionale; in pratica però, quest'ultimo si è dimostrato di gran lunga il più importante.
Dopo la fine degli anni '50, la Svizzera ha cambiato la sua strategia, specie per la minaccia di invasione che potenzialmente poteva provenire dall'URSS, inventandosi una difesa mobile con la possibilità di eseguire anche missioni fuori dal suo piccolo territorio nazionale per intercettare per tempo eventuali bombardieri nucleari, ma la cosa si dimostrò ben lungi dalla fattibilità e così si ritornò alla dottrina tradizionale, pur con la consapevolezza di non poter fermare realmente un eventuale attacco nucleare. Nel 1995 l'aviazione Svizzera era diventata essenzialmente una forza di sorveglianza dello spazio aereo, come del resto lo era sempre stata, di là dai cambi di dottrina più teorici che pratici.
In tutto, durante la sua storia post-bellica, essa ha raggiunto un picco di circa 456 aerei di vario tipo, spesso piuttosto antiquati, anche se dal '96 è in fase di riduzione numerica che attualmente è fissata in circa 270 apparecchi. La sua esistenza, tradizionalmente, è stata basata sulla milizia, ma attualmente sta diventando professionale e di tipo 'convenzionale', come ogni altra aviazione occidentale.
Gli squadroni degli F-18 Hornet sono i n. 11, 17 e 18, con i 33 superstiti di 34 comprati a suo tempo; a essi danno appoggio 54 F-5 Tiger II dei 110 originari, ma gli Hornet, in ogni caso, nell'ottobre 2008 hanno raggiunto 50.000 ore di volo, pari a circa 1.600 per aereo. Nel 2010 si pensa a sostituire gli F-5, che ancora oggi servono negli squadroni 8, 9 e nella Patrouille Suisse, con un aereo di nuova generazione (NFK) che però non è stato ancora concretizzato, e che avrà senz'altro problemi di fronte all'opposizione socialista che già si è battuta aspramente per impedire l'acquisto degli Hornet. Tra i caccia analizzati, il Rafale, il Typhoon e il Gripen; il 1° maggio 2008, invece, la Boeing ha dichiarato ufficialmente di avere tolto dalla competizione il suo Super Hornet.
Altro problema è il rimpiazzo dei validi ma invecchiati 60 Aérospatiale Alouette III, che peraltro sono politicamente più sostenibili per il loro ruolo di soccorso alpino. Il loro sostituto è già stato scelto, l'EC-635, e il primo è stato consegnato il 12 marzo 2008.
===Origini===
Anche se non rientra nello scopo di questo libro, la storia dell'aviazione svizzera è talmente poco conosciuta, che val bene di accennarla almeno per sommi capi.
La Svizzera è una nazione pacifica e neutrale dal Congresso di Vienna del 1815 (quello che dichiarò illusoriamente la 'Restaurazione' dopo il ciclone napoleonico), eccetto per una guerra civile, assai breve ma certo misconosciuta ai più, accaduta nel 1847, e per le crisi legate alle guerre mondiali, in cui gli svizzeri ebbero anche modo di darsi da fare in combattimento. Nel 1891 l'Esercito svizzero, stavolta in splendido isolamento (ovviamente la Svizzera non ha una Marina) valutò di comprare un pallone d'osservazione e nel 1900 nacque a Berna una scuola per aerostati che servì per equipaggiare la compagnia aerostati dell'Esercito, istituita dal Consiglio federale nel 1897, servizio rimasto in auge fino al 1938.
Per gli aerei fu diverso e più difficile: dopo che già diversi aeroclub si stavano equipaggiando con apparecchi leggeri, onda lunga di quella splendida invenzione d'oltreoceano (di là dai tanti 'padri' dell'aviazione), e alla fine, nel 1911 l'Esercito provò un Dufaux Tipo 5. Ma non v'erano soldi per assistere questi progetti, fino al 1912 con una colletta di 1,7 milioni di franchi che permise di aprire aeroporti e comprare aerei come 2 Bleriot XI, 1 Aviatik C.1, 1 M.S. Mo.35FG Helene, in tutto una decina di aerei disponibili allo scoppio della guerra, nel 1914. La formazione dell'aviazione era stata decisa dal Consiglio federale il 3 agosto 1914, all'epoca era chiamata Fliegerbteilung. Ma certo, ancora alla fine del 1914 c'era molto lavoro da fare: solo 8 piloti abilitati, con aerei propri, erano il corpo d'aviazione disponibile, e per il luglio 1916 4 erano rimasti uccisi in incidenti aerei, ovviamente volare tra i monti svizzeri con quei primitivi velivoli era estremamente azzardato, tra nubi e formazioni di ghiaccio, cosa che ritardò la valutazione degli aerei come mezzi di utilità pratica. Le armi erano carabine e freccette da scagliare su eventuali bersagli di terra in grappoli. Il primo aereo con capacità realmente belliche fu un Fokker D.II arrivato dopo un atterraggio forzato di un pilota tedesco il 13 ottobre 1916. Spesso la Germania violava lo spazio aereo dei vicini, ma del resto non c'erano praticamente modi per impedirglielo, e appena 2 giorni prima Porrentry era stata bombardata per errore dai Tedeschi.
Allora venne creato lo Schweitzerische Fliegertruppe, e venne organizzato un servizio che, sfruttando la neutralità della Svizzera, arrivò a un centinaio di macchine entro il 1918, tra cui 23 Nieuport Bebe comprati nel 1917, ma anche prodotti locali.
All'epoca era facile costruire un aereo, e la precisione della meccanica svizzera vi si poteva ben applicare; e così fu, con la Hafeli, che produsse biplani HD-1 e 2 nel 1916, e i DH-3 nel 1917. I primi vennero radiati entro il 1922, i secondi, realizzati in 110 esemplari, durarono invece fino al 1939. I caccia DH-4 invece ebbero prestazioni poco brillanti e non andarono in servizio. Anche la Wild produsse una serie di apparecchi chiamati Spezial, prodotti in una trentina di esemplari. Con mezzi tanto raccogliticci fu possibile comunque organizzare, nel 1914-18, 40.000 missioni con 73 piloti brevettati (erano 8 all'inizio della guerra). Vennero perduti dozzine di aerei in 98 incidenti gravi, cosa apparentemente inspiegabile, ma le perdite umane furono di soli 12 aviatori, e quindi la maggior parte degli aerei andò distrutta in maniera incruenta, salvando i pochi piloti svizzeri. Anche così si trattò certamente di perdite umanamente dolorose e per la fine della guerra v'erano 62 piloti e 68 aerei disponibili, appartenenti a 9 tipi diversi, insomma un corpo aereo del tutto insufficiente per garantire la difesa degli spazi aerei nazionali. Del resto, con i 15 mln di franchi svizzeri spesi, il settore aereo rappresentava solo l'1,25% delle spese militari svizzere.
Nel primo dopoguerra vennero costruiti altri aerei, i DH-5 (servizio 1922-1940), e alcuni Spezial, ma nell'insieme l'aviazione fu assai trascurata. Vennero comprati vari aerei francesi e anche 27 formidabili caccia Fokker D.VII, i migliori aerei tedeschi della specialità, di cui era stata esplicitamente chiesta la demolizione di tutti gli esemplari da parte Alleata nel dopoguerra. Ma le cose andarono peggiorando durante gli anni '20, un decennio in cui le spese militari erano trascurate. Non c'erano nemmeno i paracadute come dotazione standard, un problema per una nazione in cui è sia necessario volare alti (per evitare le montagne) e nel contempo, vi sono grosse difficoltà a trovare eventuali campi liberi per atterrare in emergenza (per le montagne e a valle, foreste e fiumi). Questo portò via la vita di 7 piloti nel 1925-26, poi finalmente vennero considerati come dotazione obbligata. Nel 1929 c'erano 213 aerei, ma solo 17 erano efficienti, per 18 compagnie d'aviazione. La forza umana comprendeva quasi 3 mila persone, di cui 162 piloti erano stati addestrati dopo la I GM, ma gli unici aerei presenti in quantità erano i Potez XXV e gli Häfeli DH-5. Del resto, seguire i progressi tecnologici non era facile, dato che l'aviazione era pur sempre costituita da una milizia cittadina che doveva servire solo poche settimane l'anno per un totale di 50 ore di volo l'anno.
Solo nel 1930 si vide un riarmo, ancora una volta per la pressione pubblica, che in pochi anni avrebbe comportato l'acquisto di circa 450 aerei. Allora vennero stanziati 14 o 20 milioni di franchi (a seconda delle fonti), superando l'ostruzione socialista e la richiesta di un referendum, e arrivarono aerei moderni come 65 Dewoitine D-27, 60 Fokker C-V, 90 bombardieri tattici C-35. Aeroporti sorsero a Payerne, Thurne, Bellinzona, Berna, ecc. In tutto, specie dopo la salita di Hitler al potere, la nazione si ritrovò unita (anche i socialisti) nel cercare un maggiore potenziale militare per la propria difesa, e pianificando la spesa di oltre un mld di franchi, il che avrebbe portato secondo la volontà a comprare 1.000 aerei e ad addestrare 3.000 piloti. Stranamente, molti aerei vennero comprati proprio dalla Germania: 146 addestratori Bu 131 e 133, e soprattutto 90 Bf-109D ed E, seguiti da 82 MS D-3800 e 207 D-3801, e 15 C-36 cacciabombardieri, prodotti fino al 1948. Nel frattempo, il 19 ottobre 1936 l'aviazione venne riorganizzata come Schweizerische Flugwaffe (Department of Aviation and Anti-Aircraft Defense), un servizio semi-autonomo tipo l'USAAF.
Nei tardi anni '30 vennero comprati i migliori caccia europei disponibili: i Morane-Saulnier MS.406H e i Bf-109E. I primi arrivarono a raggiungere 291 esemplari tra il 1939 e il 1943. Dopo le amare esperienze dell'invasione della Francia si può ironizzare sull'eccellenza degli MS.406: eppure, all'epoca una macchina di costruzione economica, robusta, con carrello retrattile, abitacolo chiuso, motore a cilindri in linea, eccellente agilità e un poderoso cannone da 20 mm HS. Surclassato dai Bf-109E, era in ogni caso un apparecchio non disprezzabile. Stranamente non vennero comprati aerei italiani, quando di questi ne venivano esportati a dozzine durante gli anni '30, anche nelle vicine Francia e Austria. Non era nemmeno un fatto politico, perché arrivarono per l'appunto anche i Bf-109, quelli i cui fratelli avrebbero sterminato gli MS-406 nel 1940. Ma nell'aviazione svizzera entrambi si ritrovarono nella stessa barca. I Bf-109 erano sia D sia E e arrivarono inizialmente in 40 esemplari.
===La guerra in Europa===
Dal 28 agosto 1939 l'aviazione era già allertata con 21 compagnie aeronautiche e caccia tedeschi in 3 di queste: la 6a di Thourne, 15 a Payerne, 21 a Dübendorf. Per il resto vi erano 56 caccia D-27, 60 ricognitori olandesi C-V, 78 bombardieri C-35. Pare però che vi fossero carenze notevoli, come la presenza di soli 8 proiettori e di 40 caccia monoposto pronti all'impiego, e 5 compagnie aeree non avevano nemmeno aerei.
Nel 1940 arrivarono altri 50 Bf-109E, poi nel 1942 i velivoli plurimpiego C-36/03 che vennero prodotti in 255 entro il 1948, e tenuti in servizio fino al '75. Dal 1941 incominciarono a installare le radio sui caccia con un sistema di comando e controllo basato sul 'Codice Bambini', che è rimasto in uso fino al 1990. Nel '43 erano disponibili ben 500 apparecchi in 4 reggimenti. Durante il 1940 già i tedeschi ebbero la prova dell'efficienza svizzera, e dello sbaglio nel fornire i Bf-109 ai vicini. La Svizzera era all'epoca totalmente circondata dalle forze dell'Asse, eccetto la Francia di Vichy.
Inizialmente, vi fu un tentativo di fermare le violazioni dello spazio aereo entro 5 km di distanza dai confini, ma questo periodo venne presto terminato, entro il maggio 1940, senza successo. Poi vi furono incursioni aeree tedesche nel territorio svizzero, per testarne le capacità difensive. Ma i piloti svizzeri abbatterono 4 He-111 e 4 Bf-110 contro un Bf-109 e un C-35. Dopo questa battaglia aerea, per non causare problemi maggiori venne decretato di non sparare più contro gli aerei intrusi ma di costringerli a uscire dallo spazio aereo elvetico, questo a partire dal 20 giugno. Goering in persona aveva accusato la Svizzera di avere attaccato la maggior parte degli aerei tedeschi sconfinando in territorio francese, o che questi erano entrati in Svizzera ma solo per errore. Data la non volontà tedesca di guerreggiare con Berna, è plausibile che questo fosse vero e gli Svizzeri furono costretti a cedere la mano, ordinando di far cessare le azioni di fuoco ai propri aerei. Ora che la Svizzera era circondata dalle nazioni dell'Asse, si decise semplicemente di non procedere più a tentativi sistematici di intercettazione, per non causare problemi e casus belli. Nel frattempo vennero rilasciati aerei e piloti tedeschi internati nel proprio territorio. Solo dall'ottobre 1943 la Svizzera ricominciò le pattuglie aeree offensive, data la necessità di fermare le continue violazioni dello spazio aereo nazionale. Nel frattempo erano stati comprati altri aerei, tra cui anche Bf-109, e ordinati sia i D-3800 sia i MC.202, ma questi ultimi non vennero consegnati dati i problemi che aveva oramai anche l'Italia. Nel 1942 vennero introdotti in servizio i C-36, e nel '43 venne fondata la Flugzeugwerk Emmen. Gli aerei cominciarono a essere ospitati in caverne apposite. Tra le fasi critiche della guerra vi fu l'atterraggio di un Bf-110 G-4 in caccia notturna contro un Lancaster, che atterrò per problemi ai motori in Svizzera e venne internato. I Tedeschi temettero così che venissero resi noti i suoi segreti, come il radar FuG 220 e i cannoni obliqui. Per impedire che gli Alleati ne sapessero qualcosa, si negoziò l'incendio 'accidentale' dello sfortunato Bf-110. In cambio vennero forniti 12 Bf-109G-6 nuovi, consegnati tra il 20 e il 22 maggio 1944. Ma all'epoca le condizioni di produzione dei Bf-109G erano però decadute così malamente, che gli Svizzeri trovarono molti difetti e i Tedeschi, a cui erano stati pagati 6 mln di franchi, dovettero ridare indietro metà della somma. Se si considera l'alta qualità dei prodotti tedeschi, è chiaro che questa decadenza già presente un anno prima della fine della guerra era estremamente preoccupante, o forse semplicemente i Tedeschi diedero degli 'scarti' di produzione.
Dal 1943 incominciarono ad arrivare non aerei tedeschi isolati, ma bombardieri pesanti statunitensi. In questa guerra segreta sullo spazio aereo svizzero, con oltre 6 mila violazioni registrate, vennero costretti ad atterrare in Svizzera 196-198 aerei, tra cui 16 B-17 e B-24 che vennero poi riutilizzati, più di 12 vennero abbattuti e 56 caddero per vari incidenti. Tra le macchine abbattute vi fu anche un G.55 e 5 B-17/24. Anche l'aviazione svizzera ebbe un danno materiale, perdendo soprattutto per incidenti 72 uomini e 79 aerei in 237.000 ore di volo. Anche con queste dolorose perdite alla fine della guerra vi erano 4 reggimenti e 530 aerei di cui 328 caccia.
Un capitolo anche più doloroso fu quello dei bombardamenti aerei Alleati: per 'errore' vennero colpite città fin dal 1940, per via della RAF, come Ginevra. Il peggio arrivò il 1° aprile 1944, un 'pesce' che gli Svizzeri non gradirono, con 50 B-24 che colpirono Schaffhausen, con oltre 100 morti e feriti e gran parte della città. Vi furono scuse e motivazioni dovute al cattivo tempo, ma nonostante si trattasse apparentemente davvero di un errore di identificazione, gli Svizzeri non ne furono soddisfatti. Peggio che mai, vi furono altri 13 incidenti del genere prima della fine della guerra. Non si poteva fermare un'armata aerea in stile statunitense, ma almeno i gruppi minori vennero attaccati. Ancora non si sa se gli attacchi furono davvero deliberati o casuali, dato che c'era un certo risentimento per la cooperazione svizzera con i Tedeschi, per esempio l'aver acconsentito i tragitti di convogli ferroviari tra Germania e Italia, cosa che i piloti Alleati avevano avvistato in più occasioni. Il 19 marzo 1945, le norme già restrittive di non attaccare bersagli identificati visivamente entro 80 km dal confine svizzero, vennero modificate aumentando il livello a 240 km, mentre entro 80 km ci voleva l'autorizzazione del gen. Spaatz, ma in nessun caso poteva essere fatto un bombardamento a meno di 16 km dal confine. I Tedeschi, naturalmente, ne beneficiarono, ma questo fu il prezzo da pagare per dimostrare la 'buona fede' degli USA, anche a costo di limitare i bombardamenti sul quarto meridionale della Germania.
===Dal dopoguerra a oggi===
La differenza di qualità dei caccia prebellici e di tarda costruzione era notevole. I Bf-109G rimasero in servizio solo fino al 1947 per problemi manutentivi, ma i più vecchi 'E' rimasero in linea fino al 1949. Dei 200 aerei internati negli anni bellici, pochi erano utilizzabili per le esigenze svizzere, e così nell'immediato si dovette fare affidamento soprattutto sui D-3800 e Bf-109. Nel 1948 però arrivarono anche 130 P-51 Mustang e 40 T-6 (11 mln di franchi), seguiti a stretto giro da 220 DH Vampire tra comprati e da produrre su licenza (1949-53) per 108 mln di franchi, poi 250 DH.112, 113, 115 Venom del 1954-56, e infine 100 Hunter. I Vampire arrivarono fino al 1990, i Venom, pur essendo più moderni 'solo' fino al 1983. La ragione è che vennero sostituiti come macchine di prima linea dagli F-5, i Vampire divennero addestratori molto prima.
Da notare che con la radiazione dei P-51, per la prima volta a livello mondiale la Svizzera ha ottenuto un'aviazione di prima linea interamente equipaggiata con aerei a reazione.
Dal 1946 l'Aviazione svizzera venne ribattezzata Flugwaffe, nel mentre il comando difesa aerea divenne lo Schweizerische Flugwaffe Kommando der Flieger und Fliegerabwehrtruppen.
Nel 1952 arrivarono anche i primi elicotteri: 3 Hiller UH-12B. I velivoli PC-3, monomotori dal 1956 in carico in 73 apparecchi. Nel 1958 vennero stanziati 31 milioni per 100 Hunter.
Nel frattempo il Governo svizzero tentò la via nazionale con gli FFA P-16 e N-20 Aiguillon, ma li trovò troppo difficili da portare per i piloti della Milizia. Essi erano considerati soprattutto aerei d'attacco al suolo e supporto, e capaci di decolli STOL: appena 330 m per il P-16, e niente di meno che 232 m per l'N-20. Tuttavia nessun aereo entrò in produzione e i programmi vennero cancellati, l'N-20 entro il 1953, il P-16 dopo, ma nemmeno esso ebbe molto successo. Però le sue ali sono una 'faccia nota': infatti sarebbero poi state usate per il jet d'affari Learjet, il quale ha quindi un'origine 'svizzera' in tal senso. L'N-20 era un apparecchio invece simile al Cutlass statunitense, con ben 4 piccoli motori e 1.200 km/h. Il P-16 era un bireattore normale, ma il contratto per 100 aerei, siglato nel '58, venne annullato dopo la perdita di tre aerei di pre produzione. In ogni caso, questo progetto di caccia a reazione STOL anticipava il famoso concorso NATO del '56 vinto poi dal G.91. Tra l'altro, il P-16 era riuscito a dimostrare d'aver raggiunto i requisiti voluti dall'Aviazione, per cui la decisione sembrava più politica che altro. Nel 1958 la Svizzera aveva peraltro cambiato atteggiamento con la possibilità di eseguire azioni d'attacco anche oltre confine, magari anche con armi nucleari, per azioni d'attacco e di contro-aviazione, secondo la dottrina NATO. Per questi scopi il P-16 non era utilizzabile, ma al contempo, nemmeno lo era il G.91R che proprio la NATO aveva scelto per compiti analoghi... in ogni caso, per assicurarsi un caccia 'd'appoggio' vennero comprati gli Hunter, ma non era né supersonico né radarizzato.
Nel '61 vennero ordinati i caccia Mirage III, appena 3 anni dopo gli Hunter. Allora, di 100 caccia ne vennero consegnati effettivamente 63 per via di uno scandalo di corruzione e di costi maggiori rispetto al previsto. Il Parlamento aveva votato per comprare 100 caccia del tipo C, e 67 missili Bloohound britannici. Degli aerei francesi, ne venne comprato uno per modello, e altri 100 da produrre come Mirage IIIS con ali, fusoliera e carrello rinforzati, radar Hughes Electronics TARAN-18 al posto del Cyrano II, e quindi missili AIM-4 Falcon al posto degli R.530. L'aereo sarebbe stato usato per vari compiti, anche ricognizione e attacco al suolo. Ma come si è detto, vi furono dei problemi, perché la dottrina della difesa mobile sembrava soddisfatta dalla richiesta di 'almeno 100 Mirage' per difendere lo spazio aereo e colpire a lungo raggio le truppe sovietiche, ben oltre il confine. E possibilmente, in futuro, da aggiungere ad armi nucleari tattiche comprate dai Francesi. Vennero approvati 871 mln di franchi per questi aerei sotto licenza, ma i costi esplosero e presto si dovettero aggiungere 576 mln di spese, e anche così alla fine il totale dei prezzi dei Mirage IIIS modificati fu tale da ridurne il numero. Rimpiazzare l'avionica e rinforzare la struttura era stato infatti molto costoso, e anche di più lo fu lo sviluppo della versione recce, perché i pod esterni degradavano le prestazioni dei caccia tattici in maniera giudicata troppo seria. Alla fine vennero costruiti 36 Mirage IIIS e 18 RS, di cui 12 per un reparto da ricognizione, 3 per un gruppo d'addestramento e gli altri Mirage per due gruppi da caccia. Gli aerei consegnati erano stati messi in servizio nel '67 con i caccia e nel '69 con i bombardieri. L'intera questione ha dimostrato l'incompetenza dei pianificatori svizzeri, e vari ufficiali si dovettero dimettere, mentre il Parlamento ebbe da allora maggiore capacità di sorvegliare le spese chieste dai militari, i quali a loro volta dovettero diventare più professionali e informati sulle loro stesse scelte. In ogni caso, questa vicenda dei Mirage, comprati non solo a caro prezzo, ma anche in numero insufficiente per i bisogni, fu un notevole smacco anche per l'opinione pubblica.
Infine, nel 1963-68 arrivarono 30 Alouette II, e poi nel 1964-72 altri 84 Alouette III. Vennero adottati missili come i Falcon, gli R.530 e infine i Sidewinder. Nel frattempo vi era anche stata la parentesi dei missili SAM a medio raggio svizzeri della serie RS, che per alcuni anni fu di notevole importanza (era in carico dell'Esercito) prima che venissero di fatto rimpiazzati dagli HAWK statunitensi e in Svizzera, dai Bloohdound. I Mirage IIIS equipaggiarono 2 squadriglie, la 16 e la 17ima nel '68, poi ne giunse un'altra, la 18ima nel '75.
===Tempi moderni===
Poi, negli anni '70 arrivarono altri 50 Hunter T-68 e 110 F-5, dopo la competizione che vide anche valutati gli A-7 e i G.91YS. Nel '72 l'opzione nucleare era definitivamente tramontata, e così il Dipartimento Militare Federale decise che i prossimi aerei dovevano essere solo macchine da supporto aerotattico, e persino la ripresa del valido P-16 venne considerata a questo punto, dato che la FFA aveva continuato a svilupparlo nell'efficiente AR-7 con il motore RB168-25. Come si è detto, tra i candidati vi erano A-7G (con molti sostenitori in Svizzera) e G.91YS, ma c'era anche il Milan, la versione evoluta franco-svizzera del Mirage. Per l'immediato vennero comprati gli Hunter nel '73, poi decisero di prendere in carico anche gli F-5, i vincitori del concorso per il nuovo caccia d'appoggio.
Gli F-5 vennero comprati in 66E e 6 F nel 1976, tutti consegnati già entro il 1979, e poi 32+8 nel 1981-84. A questi aerei erano affidate le missioni di superiorità aerea sotto i 9.000 m, ma poi vennero anche usati per l'attacco al suolo, in tutto servendo con 5 gruppi di volo.
Poi arrivarono 42 PC-6 multiruolo e 41 trainer PC-7.
Dal 1985 vennero anche incominciate delle esercitazioni in cooperazione con la NATO, nel frattempo vennero potenziate le strutture a terra, con rifugi per aerei corazzati e radar con migliore copertura. I Mirage IIIS nel contempo vennero dotati di vari miglioramenti, tra cui i canard tipo quelli dello Kfir, costruiti in Israele, nuova avionica ed ECM. A quel punto divennero Mirage IIIS C.70. Al contempo sono state avviate le procedure per scegliere il loro successore, tra Lavi, F-20, Gripen, Mirage 2000, F-16 e F-18. La competizione in volo tra i finalisti F-16 e F-18 venne tenuta nel maggio 1988 e l'Hornet venne scelto nell'ottobre dello stesso anno. Gli Hornet scelti erano simili a quelli dell'USN, ma con strutture in titanio più robuste per una maggiore durata di vita utile, prevista in ben 30 anni. La competizione venne però già riaperta nel 1990 per l'avvento del Mirage 2000-5; ma nel giugno 1991 venne riconfermato l'Hornet, nonostante fosse nettamente meno veloce e meno adatto come caccia intercettore.
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Una delle specialità dell'aviazione svizzera era l'operazione da tratti di autostrada<ref>Bonzanigo A, ''Aerei in autostrada'', A&D Mar 1992, p.26-29</ref>.
L'ultima esercitazione di questo tipo, giustamente nota come 'Strada', è stata svolta nel novembre del 1991 (in Ticino fra Preonzo e Biasca), con otto Hawker Hunter F Mk.58 e altrettanti F-5E Tiger II, della Brigata d'aviazione 3, ovvero Flugwaffenbrigade 3. Le strutture metalliche, a suo tempo pressoché inesistenti, sono state però necessariamente asportate, per un peso totale di ben 130 tonnellate, per permettere agli aerei di operare in un tratto di tre chilometri. I piloti erano sia professionisti sia della Milizia che stavano frequentando un CA, un Corso d'Allenamento; sembrava facile, ma in realtà l'autostrada era larga solo 24 metri anziché i soliti 40. Presumibilmente non c'erano muri di separazione tra le opposte corsie (ma forse c'erano paratraffico in metallo), e l'operazione, tra freddo e neve abbondanti, ha visto l'impiego di 500 militari e 25 tonnellate di materiali di ricambio, rifornimento e armi, mentre c'erano anche dei cannoni a.a. da 35 mm. Nella stessa giornata il tratto autostradale, verso sera, venne riaperto al pubblico, dopo che era stato deviato il traffico in un percorso alternativo già studiato onde minimizzare l'inconveniente. L'ultima dimostrazione della fattibilità di una tecnica d'impiego tipica di un periodo in cui il rischio di conflitto era reale.
Anche in Italia, con i G.91, si era pensato a suo tempo a una simile eventualità (nessuna sorpresa, nel '45 i Me.262 operavano dalle 'autobhan' tedesche, per esempio), ma non si organizzò mai una simile attività in concreto. Non solo, ma gli inglesi hanno sperimentato soluzioni simili con gli Harrier, ma addirittura, anche con i Jaguar. Persino gli statunitensi ci hanno provato, pur con i loro mastodontici Phantom, che tra l'altro non sono certo aerei STOL. Operazioni difficili da svolgere se non c'è una preparazione attenta.
In Svizzera questo era possibile anche per una ragione: fin dalla progettazione era stato previsto il loro uso come piste alternative, e tutti i vari sistemi, barriere, guardrail, ecc. erano rapidamente smontabili se necessario, il manto stradale dev'essere in perfette condizioni e infine non devono esserci linee elettriche o telefoniche in giro. Il tutto, ovviamente, è abilmente dissimulato per impedire che qualcuno prenda nota di dove gli aerei potrebbero operare, e ovviamente, le autostrade non sono il luogo più facile per approfondire la ricerca: sebbene frequentatissime, non è che ci si possa fermare a piacimento tanto per capire in dettaglio dove siano i punti d'interesse (anche se, ammettiamolo, è pur sempre più facile provarci di quanto non sia penetrare in un aeroporto vero e proprio). A ogni modo gli svizzeri sono persone previdenti e questa soluzione faceva loro onore. Anche in Svezia vi era una lunga tradizione in questo senso, ma ai giorni nostri, anch’essa abbandonata. L'URSS, dopo tutto, non esiste più.
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Le operazioni oltreconfine sono state poche, ma in Svezia, nel '65, vennero dispiegati alcuni Hunter per addestramento aria-superficie, dato che l'addestramento di questo tipo non è stato incominciato nei confini nazionali se non dal 1985. La difficoltà di volare sul territorio nazionale (si pensi solo alla possibilità di creare valanghe con i 'bang' sonici) ha comportato la ricerca di una via 'estera' per fare quest'addestramento, sempre più impopolare per l'opinione pubblica svizzera. La prima campagna di esercitazioni nazionali fu la SAKA (SArdinien KAmpagne), ovviamente condotta a Decimomannu, iniziatasi il 3 gennaio 1985, e da allora ne vennero tenute altre 5, dopo di che il poligono divenne troppo 'affollato' dalle richieste NATO e così gli Svizzeri dovettero lasciar perdere. L'Aviazione svizzera si rivolse alla base RAF di Waddington, con le NORKA (NORdsee KAmpagne), e il nuovo poligono ACMI della BAe. Gli esercizi incominciarono il 16 novembre 1990. Le esercitazioni sono continuate fino al 2001, poi sono arrivate le NOMAD e le NIGHTWAY (già dal 1998 in Norvegia). In questi anni è stato passato alla Storia il Bambini-code, che era stato inventato nel 1941. Questo codice era fondamentale per via delle caratteristiche multi-lingua della Svizzera, ed era un insieme di francese, tedesco e italiano per le comunicazioni a voce via radio. Nel 1997 venne rimpiazzato con il Brevity Code, della NATO, ovviamente in inglese e sviluppato dall'USAF. In Patria, specie dopo il 1993, i movimenti ambientalisti e di sinistra hanno protestato spesso contro le attività dell'aviazione, per esempio ancora il 24 febbraio 2008 vi è stata un'iniziativa per proibire i voli sopra le aree turistiche della Svizzera, che sarebbe a dire praticamente tutto lo spazio aereo, onde ridurre l'inquinamento da rumore, particolarmente sotto accusa dopo la consegna degli F-18, non meno criticati dei Mirage. Ma l'iniziativa popolare è stata bocciata con un voto contrario del 68,1%.
Dato che la Guerra fredda era finita e un eventuale pericolo d'invasione della Svizzera era finito, le forze sono state grandemente ridotte con la riforma '95', il che diede all'aviazione una totale indipendenza (Swiss Air Force) dal 1° gennaio 1996, così da smettere di dover supportare primariamente l'esercito e dedicarsi alla difesa aerea in maniera pressoché totale. A dire il vero la cosa era sempre stata praticata in questo modo, ma non per scelta dottrinale.
Gli Hunter vennero ritirati nel 1994, del resto erano aerei utili solo di giorno per l'attacco e la difesa, il sistema radar FLORIDA era obsolescente, e così l'artiglieria a.a. Le riduzioni del budget furono pari a un terzo. Questo era un problema non di poco conto, perché venne meno la ragion d'essere dell'F-18, scelto per le sue capacità multiruolo. Ma con il taglio dei finanziamenti, il secondo lotto di aerei venne cancellato e così le armi aria-superficie previste, per cui effettivamente l'F-18 si ritrova a compiere per lo più missioni aria-aria, come avrebbe potuto fare e meglio il Mirage 2005.
Gli aerei vennero poi ridotti da 290 a 190, 5 delle 12 basi vennero chiuse e nel 2002 la riforma XXI secolo ha chiuso le basi di Mollis, Turmann e Interlaken, e in futuro si parla anche di Dübendorf e di Alpnach. Tutto questo finirà per lasciare presto solo Payerne, Sion e Meiringen tra le basi da combattimento, ed Emmen come la base per elicotteri, Locarno come quella da addestramento, e Bouchs come base da attivare solo in caso di guerra. Anche le autostrade sarebbero, almeno in teoria, usate per far operare gli aerei, ma dagli ultimi anni '80 i piloti svizzeri non fanno più addestramento in questo tipo di impiego.
Le nuove scelte dei caccia erano state osteggiate dalla politica, ma la popolazione svizzera con un 57% di voti (nel 1993), ha confermato con un referendum popolare la volontà di procedere nel programma; gli F-18 vennero forniti in un esemplare C e uno D nel 1996 e 1998, più 32 kit di montaggio per gli altri, allestiti tra il gennaio 1997 e il dicembre 1999. I primi sette istruttori vennero addestrati a Cecil Field, in Florida, dall'USN.
Aerei meno glamour furono i 20 BAe Hawk Mk.66, comprati nel 1990 come soluzione ad interim per l'addestramento avanzato, ma poi vennero ritirati nel 2003 e passati alla Finlandia; i Mirage IIIS finirono la loro carriera entro il 1999 per i caccia e dicembre 2003 per l'ultimo ricognitore.
Con il ritiro degli Hunter si pensò a dare agli F-5 la capacità aria-superficie, ma questo programma divenne troppo costoso e già si pensò a come sostituirli con un nuovo caccia nel 2010, mentre dal 2004 una dozzina sono in servizio con l'Austria sotto forma di leasing per 4 anni. Date le condizioni degli aerei, ben mantenuti, l'USN ne ha approfittato comprandone 36 nel periodo 2006-8 per le sue unità Aggressors.
Nel 1994 l'Aviazione svizzera aveva 60.000 effettivi (comprendendo anche i riservisti), ma la fine della guerra Fredda ebbe un effetto con la riduzione a 32.000 nel 2000 e col piano Armée XXI si contempla solo 25.000 di cui 15.000 in servizio permanente, per la prima volta più dei riservisti. Dal 1° gennaio 2006 la Schweizerische Luftwaffe (come si chiama dal gennaio 1996) ha come comandante il Comandante di Corpo Walter Knutti, 57 anni. Le infrastrutture sono anche in fase di parziale dismissione, con la chiusura anche della grande aerobase di Dübendorf. Per quello che riguarda il tempo di pace, vi è l'unico reparto di volo è lo Stormo aereo di sorveglianza per la prima linea su 4 squadriglie e la Patrouille Suisse acrobatica, fondata nel 1964 sugli Hunter, poi dal 1995 sui Tiger, sempre 6 esemplari. Vi è anche una pattuglia acrobatica chiamata Team PC-7 su 9 PC-7. Le 3 Fliegerstaffel sono la 11, 17 e 18ima, tutte gli Hornet e tutte basate nominalmente a Payerne. In caso di mobilitazione vi sono invece 7 stormi inquadrati nella Brigata 31, di questi 3 sono da caccia e 4 da trasporto e supporto, questi ultimi 3 sono su 2 squadriglie l'uno per un totale di 13 squadriglie. Anche se non per molto, dato che gli elicotteri Alouette e i caccia Tiger sono in fase di radiazione anticipata.
L''''ORBAT''' sarebbe:
*13 Stormo, con l'8a squadriglia su F-5E e l'11ima con F-18, base a Meiringen
*14 Stormo di Sion, con la 14ima su F-18 e la 19ima con F-5, a Sion
*1 Stormo da trasporto con il primo gruppo SAR e la 5a squadriglia su Alouette III, Super Puma e Cougar
*2 Stormo da trasporto di Alpach con la 6a squadriglia su Alouette III, Puma e Cougar, e la 8ima con le stesse macchine
*3 Stormo da trasporto, Mollis con le squadriglie 3 e 4 sempre con gli stessi elicotteri
*7 Stormo da trasporto di Emmen, con la 7ima squadriglia su PC-7 per collegamento
Le basi in caso di guerra sono Dübendorf con la 14ima squadriglia con F-5F, distaccamento con i Do-27 e reparto VIP con i Falcon 35, 50 e King Air. Emmen ospita la 7ima Dronhenstaffel con i nuovi ADS Ranger, velivoli UAV, la 16ima con gli F-5E/F e la 12 su PC-9 da addestramento al tiro. La scuola di pilotaggio è sui PC-7 a Magadino, a Mollis vi sono gli elicotteri da addestramento basico su Alouette III, a Sion vi è la 12ima sui PC-9 e la scuola d'addestramento su F-5.
Il reparto della difesa aerea ha i missili Rapier comprati nel 1980-84, recentemente aggiornati, missili Stinger e cannoni da 35 mm con sistemi di controllo Tpe 75/90.
Dopo la fine della Guerra fredda le cose in generale sono cambiate. Nel '93 sono arrivate anche le donne tra i piloti militari, mentre un referendum ha approvato l'acquisto degli F-18. La Svizzera ha aderito nel '96 al programma Partnership for Peace, e nel 2002 è entrata nelle Nazioni Unite, dove incredibilmente non era stata mai rappresentata prima.
La prima missione 'oltreconfine' è stata organizzata nel '99 nel Kosovo, con elicotteri Super Puma.
Per gli aerei: gli F-18 sono stati aggiornati allo standard avionico Hornet 21, eccetto per un biposto caduto nel '98. Operano con missili AIM-9P5 e AIM-120B, ed equipaggiano 3 delle 4 squadriglie da caccia di prima linea, l'altra ha gli F-5 per la squadriglia acrobatica. Altre 3 squadriglie della riserva hanno gli F-5, che dopo il ritiro degli Hunter nel '94 sono stati modificati anche per attacco al suolo con i missili Maverick. Ne restano solo 42 monoposto e 12 biposto essendo in dismissione, 12 sono stati affittati all'Austria come intermezzo per l'arrivo del Typhoon. I Mirage IIIS sono stati radiati nel 2003. Nel 1978-90 sono stati aggiornati gli aerei da addestramento con i PC-7 Turno Trainer, di cui 38 in servizio, e poi 17 PC-9 per addestramento al tiro. Il futuro delle macchine addestrative vi erano anche i PC-21, che sono i futuri addestratori svizzeri della Pilatus, ma che per il momento sono in difficoltà dopo la perdita nel 2005 del prototipo con il capocollaudatore della ditta. Gli Hawk, comprati e consegnati nel 1989-90 in 20 esemplari nella versione Mk.66, di cui 19 sono sopravvissuti come cacciabombardieri leggeri e addestratori, che sono tuttavia posti in vendita dal 2005, rimpiazzati dagli F-5 anch'essi ora in dismissione. La Svizzera non ha una forza da trasporto leggera o media, ha interesse semmai per macchine come il CN-295 e C-27J e il C-130J. Si voleva comprare i primi di questi aerei, bloccati però dal parlamento svizzero. Sono usati anche un Learjet 35A come macchina VIP, un Falcon 50, un Dauphin2. Per i collegamenti vi è un King Air 350 del'93, e 15 PC-6B superstiti di un lotto di 20 del 1976-78, 2 vecchi Dornier Do-27 che sono superstiti di 7 aerei comprati negli anni '60, un C-212 e un Navajo, infine anche un Twin Otter.
Gli elicotteri in Svizzera sono fondamentali per ragioni orografiche in azioni di soccorso e trasporto, spesso chiamati per calamità naturali, soprattutto valanghe. Gli Alouette II sono stati comprati nel 1958 in 30 esemplari tenuti in servizio fino al 1992, poi 24 Alouette III dal 1964, poi nel 1972-75 altri 60 sono stati costruiti altri 60 su licenza. Nel 1986 a questi elicotteri leggeri se ne sono aggiunti altri medi: gli AS.332 Super Puma, comprati in due lotti in 15 esemplari nel 1987-94. POi sono arrivati anche i Cougar, altri 12 nel 2002-3. Gli Alouette saranno sostituiti dagli Eurocopter EC.635 di cui nel 2006 sono stati ordinati 25 esemplari.
'''Aggiornamento al 2009''' (da wiki.en):
*Northrop F-5E/F Tiger II (54-59, forse 47 'E' e 12 'F')
*McDonnell Douglas F/A-18 C/D Hornet (33, 26 'C' e 7 'D')
*Pilatus PC-6 Porter (16)
*Pilatus PC-7 Turbo Trainer (37-38, 28 da ammodernare)
*Pilatus PC-9 (11)
*Pilatus PC-21 (6)
*Pilatus PC-12 (1)
*Eurocopter AS 332 Super Puma (15)
*Eurocopter AS 352 Cougar (12)
*Aérospatiale SA 316 Alouette III (35)
*Eurocopter EC 635 (18+2 VIP, in consegna)
*Aérospatiale SA365N1 Dauphin VIP, in rimpiazzo con gli EC 635
*Beech 1900D, Cessna Citation, DHC-6, Falcon 50, tutti in un solo esemplare
Aerei non più in uso: Fokker C.V -EKW Häfeli DH5 -EKW C35 -EKW C36 -Morane-Saulnier M.S.405 -Messerschmitt Bf 108 Taifun -Messerschmitt Bf 109 -Fieseler Storch -P-51 Mustang -De Havilland Vampire -De Havilland Venom -Dornier Do27H -Hawker Hunter -Dassault Mirage III -BAE Hawk - jet trainer -Learjet 35A -Beechcraft B300C King Air
Le basi aeree sono 9: Payerne (la più importante, Svizzera occidentale), Alpnach, Buochs, Berna, Dübendorf, Emmen, Meiringen, Sion e Locarno. Mollis è stata chiusa nel gennaio 2007.
===Addestramento dei piloti (1991)<ref>Bonzanigo, C.A.: ''Aquile elvetiche'', Aerei luglio-agosto 1991 pagg.2 6-29</ref>===
L'addestramento degli aviatori svizzeri era particolare. I piloti della Milizia dell'Aeronautica militare svizzera prestavano servizio agli inizi degli anni '90 per 36 giorni in reparto e volando una dozzina d'altri per proprio conto, il che era il triplo di quanto richiesto agli altri riservisti svizzeri. D'altro canto il volo è una cosa che non s'improvvisa, specie se militare. Dato che il territorio svizzero è montuoso per il 60% i piloti addestrati per la piccola aviazione svizzera erano davvero sottoposti a una dura selezione, con un addestramento per le emergenze e il volo nelle vallate notevolmente duro. Non mancavano del resto nemmeno gli aspiranti: 1800 per anno si presentavano ai Corsi d'Istruzione Aeronautica Preparatoria o IAP, ma solo una ventina venivano accettati dopo 74 settimane di selezione, con la consegna del brevetto (1 su 100 ce la fa, direbbe forse un noto cantautore). Ma i corsi non erano la prima parte: il giovanotto svizzero desideroso di diventare pilota doveva entro i 17 anni presentarsi all'Aero Club svizzero, il che gli consentiva di frequentare la prima parte dell'IAP, superando un eseme psico-attitudinale, uno medico, un colloquio psicologico presso l'Istituto di medicina aeronautica a Dübendorf, e già questo riduceva gli aspiranti da 1800 a 300, quelli che avrebbero seguito la prima parte del corso di due settimane, con 13 ore volate su aliante o su aereo. L'anno dopo altra selezione e solo 180 candidati prendevano parte al secondo corso con altre 13 ore sullo stesso velivolo scelto, poi il 15% si indirizzava verso la carriera di pilota di linea e gli altri diventavano aspiranti piloti militari, ridotti a quel punto a 120. Seconda visita presso l'Istituto di Medicina Aeronautica e riduzione in media a 70 aspiranti piloti, poi mandati alla Scuola Reclute di Magadino. Da qui in poi, dopo 3 anni dall'inizio della selezione gli oramai ventenni svizzeri venivano sottoposti a 4 settimane di addestramento militare di base, che consisteva nella 'sollecitazione' psichica e fisica del soggetto tanto che un quinto andava a casa già allora. Venivano però trasferiti ai servizi di terra di Payerne, non erano quindi 'buttati'. Il secondo mese delle 17 settimane di corso (tra l'altro tutto questo è pagato dalla Confederazione Elvetica) veniva usato il simulatore GAT, General Aviation Trainer, poi arrivavano finalmente gli aerei PC-7 per una ventina d'ore di volo, fino a cominciare il combattimento aereo e preparando il passaggio all'Hawk Mk.66. Dopo 8 settimane di questa fase il numero degli aspiranti è ridotto alla metà e nelle successive 9 settimane i rimanenti volavano ben 120 ore di volo e usavano il simulatore per un'altra ventina.
Dopo la Scuola Reclute i piloti rimasti venivano passati alla SS, ovvero Scuola Speciale per altre 2 settimane, per i piloti di aerei o elicotteri in due sottocorsi a Lodrino con l'Alouette III, e poi sul Super Puma, mentre quelli degli aerei ad ala fissa restavano a Magadino, incominciando l'addestramento basico anche per azioni operative. Non era certo finita qui, perché poi arrivava il corso SSU pil di un mese, approfondendo le conoscenze con il simulatore e il volo strumentale. Dopo 3 settimane di pausa andavano a Sion, ora col grado di caporale (gli svizzeri non erano generosi con gli avanzamenti di grado...) e nella Scuola Piloti S pil della durata di 17 settimane finalmente transitavano sull'Hawk Mk.66 dopo un totale volato di 150 ore sui precedenti PC-7. L'HAWK venne scelto in una ventina di esemplari dopo una competizione con l'MB.339 e il C.101, nonché l'A.Jet, e costruito dalla FFA di Emmen. La seconda parte della S pil era di altre 7 settimane e preparava per la scuola Ufficiali piloti o SU pil, che comprendeva la transizione sull'F-5F che ha rimpiazzato l'Hunter Mk.58. I piloti a quel punto, finita anche la frequentazione di questa scuola avevano già deciso se far parte della Milizia o diventare professionisti con la Squadra di difesa aerea: insomma, o Hunter o F-5 e Mirage III. La Squadra di sorveglianza era preposta a tutte le varie incombenze, dalla difesa aerea al collaudo di materiali nuovi. La Riserva richiedeva un programm di corsi d'allenamento e uno di allenameno individuale studiati in maniera tale da non interrompere l'attività di volo per più di 4 settimane. Per migliorare l'addestramento, i piloti svizzeri erano schierati con i loro F-5 e Mirage a Decimomannu periodicamente, per il combattimento aria-aria anche perché per via di problemi di sicurezza (leggi: valanghe e di inquinamento 'acustico', i voli supersonici sulla Svizzera erano proibiti sotto i 10.000 m (non tanto alto, se si considera l'orografia del paese), mentre l'addestramento con munizioni aria-terra era svolto in un poligono di un altro paese notoriamente neutrale: la Svezia.
===Difesa aerea===
La Svizzera è stata difesa per 35 anni dal sistema FLORIDA, un nome esotico che sta per FLugsicherungs Operations Radar IDentifikation Alarm. Negli ultimi anni, però, tale sistema obsolescente è stato sostituito dal FLORAKO ovvero FLugsicherungs Operations RAdar KOmmandosystem, or Air security operations radar command system, sviluppato da Thales e Raytheon. Difendere il territorio con una tale serie di catene montuose è difficile perché i radar, persino quelli avioportati, hanno delle inevitabili zone d'ombra. In ogni caso vi sono sistemi di scoperta radar e comunicazione, sia civili sia militari, ma il centro di comando e controllo sono basati su sistemi computerizzati e software specificatamente militari. Si pensa che il sistema sarà valido almeno fino al 2030 grazie agli aggiornamenti compiuti nella sua vita operativa. La prima unità è diventata operativa nel 2003.
Vi sono unità KOMSYS per le comunicazioni, le stazioni radar FLORES con due radar standard, due avanzati, 4 civili con impieghi secondari; vi è il sistema RALUS per la presentazione dati, che vengono elaborati i dati di 15 stazioni e 28 radar. Il sistema di allarme LUNAS-EZ, per le comunicazioni radio e di allerta, il sistema di gestione misto militare e civile (per la coordinazione dei voli civili e militari) MICAMS.
Il FLORAKO è un sistema che comprende la Brigata FULW 34, per comando e controllo, basata a Dübendorf; il Battaglione radar 1, con le sue antenne da 400 km di portata, 4 delle quali in cima alle Alpi. E le compagnie 13-17 per i radar secondari. Hanno radar TAFLIR mobili, e con portate di 200 km. Poi vi sono le compagnie radar 21-24 per compiti ELINT e SIGINT; le compagnie 31-33 per comunicazioni UHF-VHF; le cp 41-44 (battaglione 5), per i collegamenti in HF; le cp 51-55 fanno parte del battaglione 6, per vari dati tattici; il comando meteo con il battaglione 7 (Wetter Abteilung 7), cp 61-65, per le previsioni meteo, più altre due indipendenti, la 72 e 73.
==I Pilatus==
Forse la maggiore delle vicende in cui si è sentito parlare dei Pilatus è stato lo 'scandalo Pilatus' in cui alcuni aerei vennero venduti all'Iran, e si scoprì poi che erano anche armabili, differentemente dalla dichiarazione ufficiale di macchine d'addestramento. Non è stato un grande scandalo di per sé, ed è dipeso solo dal fatto che gli aerei vennero venduti all'Iran di Komheini e il venditore era svizzero. La Svizzera ha una legislazione molto seria riguardo alle esportazioni di armamenti, ma nondimeno l'eccellenza meccanica che molti di questi hanno finisce fatalmente per far sì che molti di questi sono stati venduti in parecchie nazioni, non sempre civili, democratiche e non coinvolte in guerre. La serie di aerei Pilatus conosciuti soprattutto per gli addestratori e per gli aerei da trasporto tattico non è la sola nata in Svizzera, né l'attività venne limitata, nel settore aerospaziale ai soli aerei, come si vedrà poi. Ma procediamo con ordine. Uno dei primi aerei prodotti in Svizzera fu il caccia Morane-Saunier MS.406, in un certo numero di esemplari. Questo caccia venne poi rimpiazzato largamente da BF-109 tedeschi, ma la Svizzera fu sempre una nazione neutrale durante le guerre mondiali. Alla fine dell'ultima molti piloti tedeschi la raggiunsero con i propri apparecchi per scappare in qualche modo al crollo del Reich.
La Pilatus Aircraft Factory venne fondata attorno al 1939 sull'aeroporto di Stans e da allora si specializzò in velivoli a elica per addestramento e trasporto, ma fu anche tra le prime a occuparsi di macchine a turboelica, viste con ragione come quelle che potevano colmare lo iato tra i jet a basse prestazioni e gli apparecchi con motori a pistoni.
Negli anni '50 nacque, tra i primissimi aerei indigeni, il P-2, prodotto per l'appunto dalla Pilatus. Era un aereo d'addestramento avanzato, con una pulita aerodinamica e una specifica progettazione per operare sopra le montagne svizzere. Era potenziato da una versione cecoslovacca del motore tedesco Argus AS 410A-2. La loro velocità era piuttosto buona per il loro ruolo, grazie al motore a cilindri in linea, e rimasero in servizio tra la fine degli anni '40 e il 1982. Le loro caratteristiche erano:
*Dimensioni: lunghezza 9,07 m, apertura alare 11 m, altezza 2,7 m, superficie alare 17 m2.
*Peso: 1.520-1.970 kg
*Velocità 340 km/h, autonomia 865 km.
Un modello successivo era il P-3, che era ancora un velivolo da addestramento ma più moderno, con struttura metallica e carrello d'atterraggio triciclo. Nell'insieme era sensibilmente più piccolo e leggero del precedente, con prestazioni leggermente inferiori. Il primo volo avvenne nel 1953, e il P-3 terminò la sua attività di volo 40 anni dopo, quando gli ultimi di 72 prodotti vennero tolti dal servizio.
*Motore: 1 Avco Lycoming GO-435-C2A da 265 hp
*Dimensioni: lunghezza 8,75 m, apertura alare 10,4 m, altezza 3,05 m, superficie alare 16,5 m2.
*Peso: 1.110-1.500 kg
*Velocità 310 km/h, tangenza 5.500 m, autonomia 750 km.
[[Immagine:PC7.JPG|300px|left|thumb|]]
Questo aereo però non rimase senza seguito. Il PC-7 Turbo Trainer è lo sviluppo, con motore turboelica, del precedente apparecchio, con sedili in tandem e piene capacità acrobatiche. Inoltre, introduce la capacità di trasportare armi leggere. L'inizio del suo sviluppo è riportato essere il 1966, nondimeno per anni questo aereo languì nella mancanza di interesse da parte dell'aviazione elvetica, che verosimilmente era già soddisfatta dei suoi P-3. Finalmente l'aereo venne approntato nel 1975 e subito si dimostrò un velivolo di successo, che ottenne contratti per un totale di oltre 440 apparecchi, ampiamente esportati. Un suo sviluppo è stato l'Mk II con la fusoliera dell'PC-9, ma al dunque l'avvento di quest'ultimo tipo ha comportato un salto generazionale, a cui il PC-7 non poteva rispondere pienamente. In effetti, mentre aerei come l'SF-260 erano venduti a dozzine, gli anni trascorsi nel 'limbo' che passò il PC-7 devono avergli nuociuto notevolmente limitandone il successo: si può solo immaginare quanti apparecchi avrebbero potuto essere venduti se per esempio il PC-7 fosse stato messo in vendita dal 1970. In ogni caso il Turbo Trainer incominciò concretamente una nuova stagione degli addestratori: quello delle macchine a turboelica, che competevano con quelle a reazione di più basse prestazioni e gli avrebbero finito per strappare il mercato degli addestratori basici, reinterpretando in chiave moderna il successo di apparecchi come il G.59, che negli anni '40 erano tuttavia intesi come aerei 'ad alte prestazioni' ricavati da caccia a elica di prima linea.
*Motore: 1 P&WC PT6A-25A da 560 hp
*Dimensioni: lunghezza 9,78m, apertura alare 10,4 m, altezza 3,21 m, superficie alare 16,6 m2.
*Peso: 1.330-1.900 kg
*Velocità 500 km/h, tangenza 7.620 m, autonomia 1.200 km.
*Armamento: fino a 1.040 kg.
[[Immagine:PC9.JPG|300px|left|thumb|]]
Non passarono molti anni, dato il ritardo con cui il PC-7 entrò nel mercato, che la Pilatus già pensava a un aereo di nuova generazione, con una progettazione più attuale e con motore ancora più potente, che avrebbe avuto un'elica quadripala al posto di quella tripala e un abitacolo con tettucci più grande. Questo velivolo divenne il PC-9, che progettato a partire dal 1982, con elementi sperimentati con un PC-7 modificato nel 1982-83, e il prototipo volò il 7 maggio '84, certificato nel 1985 e venne ordinato in un buon numero di esemplari, contendendo al Tucano il predominio nel settore degli addestratori a turboelica, pur perdendo nel concorso della RAF. La sua progettazione è molto raffinata e la fusoliera e le ali allungate e arrotondate. La differenza maggiore tra il PC-9 e il Tucano consiste nel fatto che quest'ultimo sacrifica un po' la velocità per ottenere una fusoliera con posti scalati in una sorta di 'gobba' che gli dà un aspetto un poco a 'Phantom', aggressivo e spigoloso. Il PC-9 invece ha entrambi i posti di pilotaggio quasi allo stesso livello, ma evidentemente è stato ugualmente apprezzato: presentato dalla Raytheon come Texan II, ha vinto il JPATS, ovvero il concorso per un nuovo addestratore basico con cui rimpiazzare i gloriosi ma sfiatati T-37C 'Tweet'. In questo caso si è visto come il PC-9 abbia potuto concretamente confermare la premessa da cui si era partiti, ovvero quella di costruire una macchina a elica capace di rimpiazzare i jet da addestramento, grazie a un consumo nettamente minore che compensa le prestazioni un poco inferiori. Chi lo avrebbe pensato negli anni '40-50. Eppure, dopo la crisi energetica degli anni '70 (a seguito della 'chiusura dei rubinetti' degli arabi fatta in segno di protesta per il sostegno a Israele durante la guerra del Kippur) l'addestramento 'tutto getto' venne visto in maniera via via più marcata come troppo dispendioso, per cui tornare all'elica non era più un tabù: grazie alle turbine aeronautiche leggere sviluppate per gli elicotteri i nuovi aerei d'addestramento potevano essere dei credibili rimpiazzi rispetto ai jet, soprattutto meno costosi dei nuovi aerei a reazione da comprare per rimpiazzare quelli vecchi. In generale, a questo punto le sorti sono cambiate, con il Tucano, vincitore per anni in vendite sul PC-9 sconfitto in questa notevole competizione, come pure molti altri aerei quali l'S.211, un moderno ed economico jet che ha costituito certamente uno dei più pericolosi contendenti per il PC-9. Di fatto, proprio aerei come questo sono stati scalzati e schiacciati dai turboelica: stretti tra questi come addestratori primari e macchine come gli Hawk come velivoli da addestramento secondario, non ebbero mercato sufficiente. Da notare che i seggiolini eiettabili sono stati introdotti, con il PC-9, come accessori standard nei modelli leggeri Martin-Baker Mk 11, mentre solo gli ultimi PC-7 ne hanno avuti, del tipo Mk 15.
Quanto alle vendite, oltre al colpaccio statunitense, il PC-9 ha ottenuto commesse per 67 esemplari destinati alla sola RAAF australiana, 50 all'Arabia Saudita, 20 per l'Iraq, 4 per Angola e 10 per la Birmania. Non soltanto, ma per il concorso onde trovare un sostituto per il Jet Provost, seppure vinto dal Tucano, si sa anche che in realtà era il PC-9 quale favorito, ma ragioni politiche ed economiche hanno consigliato di scegliere l'aereo brasiliano. Al 2004 c'erano già 250 e passa aerei costruiti, quasi al livello del rivale brasiliano.
In dettaglio, la RAAF ha visto il primo aereo di produzione volare il 19 maggio 1987, come PC-9/A e poi costruito con la DHC locale; alcuni sono stati ceduti (3) dalla RAAF alla Croazia. Il PC-9B è stato realizzato con maggiori serbatoi (3 ore e 20 minuti di autonomia), per traino bersagli per la LW tedesca, con cavo lungo fino a 3,5 km. Il PC-9M è del 1997, con pinna dorsale ingrandita per migliorare la stabilità longitudinale. La Croazia ne ha comprati 17 in quell'anno, la Slovenia altri 9, l'Oman 12 (gennaio 1999), Irlanda 8 (gen 2003), Bulgaria 12 (2004), Messico altri 2 (Set 2006), Chad (1), Cipro NG (2 dal 1989), Thailandia (23 dal 1991), Svizzera (14, dal 1987), US Army (3 dal 1991). Inoltre vi sono anche utenti civili per lo più per compiti di traino bersagli o di esperimenti.
Il Beech-Pilatus PC-9 è il vincitore del famoso JPATS, diventato poi T-6A Texan II. Solo di questo tipo ne sono stati realizzati qualcosa come oltre 700 per USN e USAF, tutti negli USA e sotto licenza Pilatus. Un affare da mld di dollari che ha premiato gli Svizzeri su di una concorrenza agguerrita proveniente da tutto il mondo.
*Motore: 1 P&WC PT6A-62 da 1.164 hp, limitata a 962 sull'asse con elica tripala a passo variabile.
*Dimensioni: lunghezza 10,2 m, apertura alare 10,19 m, altezza 3,3 m, superficie alare 16,29 m2.
*Peso: 1.680-3.200 kg, 580 kg carburante, 1.000 kg carico militare
*Velocità 556-593 km/h (a 6.100 m), stallo 118 km/h, atterraggio in 435 m, tangenza 11.580 m, autonomia 1.500 km, fattori di carico +7/-3.5 g, sostenuto 3g a l.m., 2g a 4.500 m.
*Armamento: fino a 408 kg.
Per il PC-9M:
*Dimensioni: 10,7 x 10,12 x 3,26 m x 16,3 m2
*Pesi 1.725-3.200 kg
*Motore: 1 PT6A-62 da 1.150 hp
*Prestazioni: 593 km/h, autonomia 1.642 km, tangenza 11.580 m, salita 1.247 m.min, decollo su ostacolo di 15 m, 397 m, atterraggio 687 m; velocità crociera 502 km/h s.l.m., 552 a 3.050 m, stallo 124 km/h all'atterraggio. Carico max -3,5/+7 g acrobatico, -2,25/+4,5 g.
*Armi: 1.040 kg
In pratica è l'equivalente, in prestazioni, di un Spit Mk V anche se ha una potenza inferiore del 30% dato il peso a vuoto ridotto e la bassa resistenza aerodinamica del piccolo muso. Sarebbe interessante verificare come si potrebbe comportare questo aereo in una versione specifica monoposto da combattimento, ma questa non è stata mai realizzata.
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Il Pilatus PC-6 invece è un trasporto STOL, ovvero capace di atterrare e decollare da spazi ristretti, molto popolare e semplice. Ne sono stati costruiti, dal maggio 1959 (quando il prototipo andò in volo), oltre 480. Originariamente l'aereo era noto solo come PC-6 Porter, ed era fornito di un motore GSO480 da 345 hp, a pistoni, della Avco-Lycoming, oppure un motore da 355 hp IGO-540. Numerosi gli accessori, come sci o anche galleggianti. Le sue ruote sono di grandi dimensioni, mentre esiste una botola ventrale e due ampi portelloni laterali. In concreto questa macchina ha operato in ogni parte del mondo con notevole efficienza, tanto che non v'è stato problema a mantenerla in produzione nella versione Turbo-Porter con ben tre diverse motorizzazioni: versione A con un Turbomeca Astazau da 580 hp, 'B' con un PT-6 da 680 hp, e 'C' con un Garrett TPE331 da 583 hp sull'asse. In ogni caso la sua caratteristica eminente, a parte l'ala alta, è un motore a turboelica installato su di un lungo 'naso', che lo rende facilmente identificabile, e se questo non fosse sufficiente vi è un timone verticale ancora più caratteristico, con un aspetto molto squadrato e ben poco estetico. Ma in effetti, questo apparecchio è interamente costruito per essere semplicemente funzionale in ogni ambiente d'operazioni, ed estremamente economico e semplice, come dimostra anche l'ala alta ipersostentata, di semplicissima pianta rettangolare.
*Motore: 1 P&WC PT6A-27 da 680 hp
*Dimensioni: lunghezza 10,90 m, apertura alare 15,12 m
*Peso: 2.200 kg
*Velocità di crociera 259 km/h, massima 280 km/h, tangenza 7.680 m, autonomia 1.050 km.
*Carico: 1.130 kg o 10 passeggeri.
Il suo più diretto successore è il PC-12, ovvero un aereo da trasporto leggero, sempre monomotore. Ha una coda che lo differenzia nettamente dall'altro, infatti ha struttura a 'T', per migliorare ulteriormente le capacità STOL. Da questo apparecchio, come il PC-6 utilizzato sia da civili sia da militari è stata sviluppata anche una versione da ricognizione chiamata 'Eagle', che possiede una sorta di 'canoa' sotto la fusoliera in cui sono alloggiati i sensori. Nella sua configurazione iniziale si tratta di una macchina dall'aerodinamica piuttosto raffinata e assai veloce, con configurazioni VIP per 6 passeggeri, executive per 9, Freighter con 1.400 kg di carico facilmente scaricabile grazie a un portellone di 1,32 m di altezza e 1,36 di lunghezza, apribile verso l'alto. I piani di coda a T aiutano ulteriormente a consentire un rapido scarico, essendo abbastanza alti da non intralciare muletti meccanizzati eventualmente utilizzati.
*Motore: 1 P&WC PT6A-67B da 1.200 hp
*Dimensioni: lunghezza 13,96 m, apertura alare 13,78 m, altezza 4,14 m
*Peso: 2.183-4.000 kg
*Velocità 495 km/h a 7.600 m.
*Carico: a seconda delle versioni, 1.400 kg o 6-9 passeggeri.
Ma gli svizzeri tentarono anche una via 'nazionale' agli aerei da caccia a reazione. Dopo la seconda guerra mondiale in Svizzera vennero eaminati i turbogetti di un Me.262 del tipo Jumo 004. Dopo la guerra, in attesa del caccia nazionale che si voleva sviluppare vennero tra l'altro ordinati 130 P-51 Mustang e poi 175 Vampire, consegnati nel 1949-52. Era una forza congrua, ma a causa dell'orografia svizzera ci voleva un jet capace di decollare e salire in fretta. La FFA e la F+W stavano pensando, grazie anche a finanziamenti statali per 1,5 milioni di franchi, di ottenerla con alette ipersostenatrici del tipo Kruger, e in seguito ebbero, dopo vari travagli, a dare alla luce l'aereo N.20.2 Arbalete che era un mini-quadrigetto, ovvero un caccia leggero con ben 4 motori a reazione Turbomeca TR.011 da 100 kg circa di spinta l'uno, i più piccoli reperibili. L'aereo venne costruito a partire dal 1950 e venne portato in aria il 16 novembre 1951. Riuscì ad arrivare, con la sua ala a freccia con corda larga, ma senza piani orizzontali di coda (sembrava un mezzo-Hunter...) a circa 748 km/h. Venne seguito dall'Aguillon, che era propulso niente di meno che da un turbofan derivato dalle turboeliche inglesi Mamba. Ne uscì il motore SM-01 da 600 kg/s che aveva anche ugelli invertibili per assicurare piene prestazioni STOL. Avrebbe dovuto essere seguito dall'Harpon con due soli turbogetti Saphhipe da 3.400 kg/s, mentre un altro progetto era il P.16 della FFA, che venne costruito in 5 esemplari ma non ebbe esito, dopo una spesa di 37,4 milioni di franchi. Si trattò in generale di progetti interessanti e originali, ma non vi era la convenienza di svilupparli ulteriormente.
===La 'via inglese' ai jet===
[[Immagine:Forbes De Havilland Vampire.jpg|280px|right|thumb|]]
====Vampire e Venom====
Per quello che riguarda i rapporti con l'industria inglese, gli svizzeri nel dopoguerra furono dei clienti molto assidui, d'altro canto non vi erano altri fornitori europei, all'epoca, capaci di vendere dei caccia a reazione, di cui gli svizzeri si dotarono presto. Cominciarono con i caccia De Havilland DH-115 Vampire, dei caratteristici apparecchi con ala trapezoidale e doppia trave di coda, sistemazione inconsueta e alquanto goffa, data la minima taglia della macchina, che era stata consigliata dalla necessità di non disperdere la poca spinta del motore De Havilland Goblin. Nella versione evoluta Mk 5 l'aereo era capace di 884 km/h con appena 1.520 kg/s del Goblin 35, con tangenza di quasi 14.000 m e autonomia di circa 1.600 km. Era armato con 4 cannoni da 20 mm e 907 kg di armi subalari, oltre a essere un velivolo dal pilotaggio facile e intuitivo. Gli addestratori erano ancora in servizio in una trentina di esemplari nei tardi anni '80, in attesa degli Hawk.
Il successore del Vampire era un'altra macchina dal nome inquietante e dall'aspetto bizzarro, ovvero il DH-112 Venom. Differentemente dal Vampire volò nel dopoguerra (1949 anziché 1943), ed era un progetto molto evoluto rispetto al semplice jet che lo aveva preceduto.
[[Immagine:Swiss Air Force De Havilland DH-112 Mk 4 Venom being serviced.jpg|250px|right|thumb|Un Venom Mk-4]]
Molto agile, venne 'fregato' in termini di successo commerciale allorché la progettata costruzione di ben 1.000 esemplari da parte della Fiat, che già costruì su licenza il Vampire Mk.52, non ebbe seguito: erano arrivati fiumi di cacciabombardieri statunitensi F-84 a prezzi di occasione, occasione che le forze aeree NATO non poterono lasciar scappare, essendo ancora l'Europa un mucchio di macerie, impoverita e debole anche politicamente.
Ma il Venom, per quanto molto meno ricordato del suo predecessore, riuscì ugualmente a farsi valere: in Francia venne adottato come caccia navale, non essendo disponibile un modello francese di jet capace di operare da portaerei: in questa forma venne prodotto dalla Sud-Est Aviation come Aquilon, nome abbastanza allusivo della sua forma fisica. In ogni caso il Venon fu per alcuni anni un'importante macchina imbarcata e preparò il terreno al Sea Vixen.
La struttura del Venom era piuttosto allungata e 'incattivita' rispetto alle forme morbide del Vampire. Le dimensioni erano di 12,7 m di apertura alare, 10,06 m di lunghezza e uno stupefacente 2,03 m di altezza (la metà del già basso Hunter) anche se senza presumibilmente considerare il carrello, comunque basso e di larga carreggiata. Il Vampire era invece di 11,58 m, 9,37 m e 1,88 m. Il peso del Venom FB, Mk 4 era di 3.674-7.180 kg contro 3.304-5.620 kg. La spinta era ora assicurata da n De Havilland Ghost 105 da 2.336 kgs. Questo aereo poteva così salire a 2204 m.min contro 1463, e volare a 961 km/h contro 884. La versione introdotta in servizio in Svizzera era la FB.Mk 50, che era equivalente all' FB Mk.1 inglese. Questi apparecchi vennero prodotti in un periodo dal 1953 al 1957. Ma non era finita: infatti il Venom venne anche prodotto in versioni cacciabombardiere migliorate, la Mk.4 che disponeva di piani di coda servoassistiti per un migliore controllo ad alta velocità, deriva modificata, motore leggermente più potente. Anche di questo tipo gli svizzeri costruirono esemplari su licenza, per l'esattezza 100 ma senza cambiare la sigla Mk 50. Dei modelli da intercettazione notturna Mk. 2 e 3 invece non pare che gli svizzeri ebbero esemplari, o quanto meno non li costruirono su licenza.
La De Havilland era riuscita per un certo tempo a costruire aerei e motori, cosa rara nel mondo aeronautico. Il Venom non era carente di potenza, con un disegno compatto anche se piuttosto pesante. La progettazione non venne mai cambiata per gli aerei di questa famiglia, nonostante che i motori fossero diventati nel frattempo più potenti e non necessitassero più di soluzioni drastiche per ridurre la perdita di potenza dentro condotti di scarico troppo lunghi, anche perché il disegno con la doppia coda non era l'ideale alle velocità più alte,già in regime transonico.
====Hunter====
[[Immagine:Hawker Hunter- Swiss.jpg|300px|right|thumb|Un Hunter F.58 in un museo canadese, notare le antenne RWR nel muso]]
Meglio un design più semplice come quello dell'Hunter,robusto ed estremamente elegante aereo da combattimento inglese, arrivato un poco in ritardo rispetto ai pariclasse Sabre e MiG-15, ma per certi aspetti più moderno, sebbene mai prodotto in versioni da caccia notturna. Ora che i turbogetti erano diventati molto potenti e di tipo assiale (quindi, molto lunghi) la struttura a doppia coda, per evitare perdite di potenza nei condotti di scarico, non era più necessaria. Il classico caccia Hawker è stato, in Svizzera, particolarmente longevo e ben conosciuto, oltre a costituire quasi il 10% di tutte le macchine prodotte (sebbene solo una parte fosse anche di nuova costruzione), per cui merita senz'altro una descrizione più approfondita, anche perché la sua storia, nonostante sia iniziata negli anni '50, non si è ancora conclusa e nessuno sa quando verrà il tempo in cui gli Hunter svizzeri decolleranno per l'ultima volta. Sostanzialmente, come si vedrà sotto, l'Hunter è diventato un pezzo della storia recente elvetica a tutti gli effetti, e come tale è a tutt'oggi considerato negli airshows nazionali e non. Per questo merita un approfondimento assai maggiore di quello degli altri delle Fliegertruppen.
=====Le origini e le consegne=====
Gli Hunter vennero confrontati in Gran Bretagna sia con l'F-86 che con il Folland Gnat, nel 1957. Sebbene all'epoca gli Hunter avessero subito molte critiche, specie per la scarsa controllabilità in picchiata e per la ridotta autonomia, ai collaudatori svizzeri il modello piacque molto, e così si tennero altre prove in Svizzera, con due esemplari noleggiati. Alla fine, la Svizzera ritenne che l'Hunter facesse al caso suo, abbandonando gli sviluppi nazionali per l' FFA P-16, l'epigono dei molti tentativi svizzeri per dotarsi di un'aviazione autonoma. I primi Hunter vennero consegnati già nel 1959. Inizialmente, si trattò di 12 F.Mk.6 appositamente modificati dalla HAL svizzera nel 1957-68, onde trasformarli allo standard F.Mk58. Questo significava, tra l'altro, la possibilità di installare bombe fino a 400 kg di peso l'una e altre modifiche di dettaglio, tra cui -ma forse non da subito- il paracadute-freno<ref>[http://www.vectorsite.net/avhunt_2.html#m2 sito di Greg Goebel, sezione Hunter esportati]</ref>.
[[Immagine:Hawker Hunter at ILA 2010 03.jpg|300px|left|thumb|Un Hunter T.68 ripreso all'ILA berlinese, 2010]]
Questi erano cacciabombardieri monoposto che derivavano dagli Mk. 6 inglesi, che possedevano motori Avon Mk. 202, carburante interno di 1.773 l, 4 piloni esterni per serbatoi ausiliari e armi, prestazioni dell'ordine dei 1.160 km/h, e al solito, il poderoso armamento, forse mai più equivalso da nessun caccia da combattimento aereo, di 4 cannoni Aden da 30 mm con circa 600 colpi totali. Gli Hunter avrebbero affiancato e parzialmente sostituito i Venom durante gli anni '60, ma non arrivarono tutti e subito. Il primo contratto verteva su 100 Mk.58, siglato nel 1959. 12 di questi (J-4001/4012) erano nient'altro che Mk.6 modificati in Svizzera dalla HEL in Mk.58, si trattava di macchine prodotte all'inizio del 1956. Gli altri (J-4013-4100) vennero prodotti ex-novo in Gran Bretagna. Le consegne durarono tra il 3 aprile 1958 al 1 aprile 1960.
=====Servizio=====
Gli Hunter vennero usati così per tutti gli anni '60, ma ovviamente c'era la necessità di aerei più avanzati per il futuro. Però il Mirage III ebbe problemi seri di costi e gestione (collegati soprattutto alla decisione di impiantarvi avionica statunitense della Hughes), così solo un piccolo numero venne consegnato. Restò così la necessità di rimpiazzare il grosso dei vecchi jet svizzeri, e questo venne fatto con un concorso al quale parteciparono l'F-5, l'A-7 e anche il G-91YS, con due rotaie di lancio per i missili AIM-9 (S sta per Svizzera). Alla fine, anche questo concorso ebbe scelte travagliate e finì in un nulla di fatto, sebbene a metà degli anni '70 vennero davvero comprati gli F-5, e in un lotto assai consistente. In quel periodo molto confuso, gli Svizzeri cercarono di correre ai ripari, così ai 100 Hunter originari se ne aggiunsero molti altri, tutti usati essendo il tipo oramai fuori produzione. 30 arrivarono con un secondo contratto (come 'stop gap'), firmato nel 1971 per aerei designati Mk.58A (come anche quelli che seguirono) e consegnati tra il 7 dicembre 1971 e il 13 aprile 193. Essi erano i J-4101/4130. Altri 22 giunsero con il terzo contratto, del '73 (J-4131/4152, 10 gennaio74 - febbraio 1975); gli ultimi 8 erano invece addestratori T.Mk 68, 4201-4208, consegnati con un contratto del '74 tra il 2 agosto 1974 e il 3 giugno 1975.
Cosa notevole, i 'nuovi' Hunter Mk.58A erano in realtà quasi tutti Mk.4, quindi aerei antecedenti rispetto agli stessi Mk.58, perché costruiti attorno al 1955. C'erano anche 2 T.Mk.7 ex-olandesi (e convertiti in monoposto), mentre curiosamente, i primi biposto (T.Mk.68) giunsero solo con l'ultimo contratto (prima i piloti erano addestrati con i Vampire, per cui il passaggio dev'essere stato piuttosto brusco data la differenza tra i due tipi), ed erano 4 Mk.4 e 4 Mk.50 ex-svedesi convertiti. Da notare come la conversione in biposto non fosse certo banale, visto che gli T-Hunter avevano posti affiancati e una struttura del muso del tutto diversa. Alla fine, la linea dell'aereo ne risultava persino migliorata, mentre i cannoni da 30 mm venivano ridotti a due, ancora più che sufficienti per un caccia di prima linea. Quanto ai motori, gli F.Mk.58 avevano gli Avon 203, ma tutti gli F.58A e forse anche i T.68 ebbero i più recenti Avon 207, che saranno poi estesi anche ai vecchi F.58, che dopo tutto, erano più giovani dei loro confratelli.
Nel corso dei decenni gli Hunter vennero migliorati ulteriormente con i programmi KAWEST (Kampfwertsteigerung = Increased Operational Performance). Le loro capacità belliche erano state aumentate grazie ai razzi SURA e poi, SNORA, da 80 e 81 mm rispettivamente. Essi erano capaci di ospitare 12 tipi diversi di testate belliche, pesanti tra 4,5 e 7 kg. Il tipo controcarri poteva, a seconda delle versioni, perforare tra 330 e 450 mm di acciaio, per cui erano armi notevolmente più potenti di quelle da 51-70 mm degli altri produttori del tempo. Peraltro, essi non avevano alette ripiegabili, così che potevano essere portati solo in quantità limitata e con notevole aumento della resistenza aerodinamica. Gli Hunter sono stati visti anche con 32 di questi razzi, applicati in rampe quadruple con disposizione verticale (4 sotto ciascuna ala), ma queste erano configurazioni più che altro dimostrative: il normale servizio vide un totale di 20-24 razzi in rampe singole o multiple, diffuse sotto l'ala. Questi razzi erano originariamente della Hispano-Suiza, poi passarono alla Oerlikon. La loro evoluzione, con lo SNORA, divenne italo-svizzera, con il coinvolgimento della BPD. Successivamente sarà quest'ultima che si affrancherà ulteriormente nel settore, producendo il Medusa, un razzo moderno da 81 mm con alette ripiegabili e vari tipi di testate, usato per esempio dagli A.129 dell'Esercito. I vecchi SURA e SNORA sono stati prodotti in oltre 100.000 esemplari ed esportati anche in nazioni come la Spagna, ma non hanno mai raggiunto il successo dei tipi francesi, britannici e delle superpotenze, primariamente per la mancanza di alette ripiegabili (che invece consentiva di ospitare, in un unico e ben aerodinamico lanciatore, fino a 19 razzi da 68 o 70 mm, o 32 da 57 mm), cosa senz'altro negativa per i caccia supersonici, anche se accettabile per gli aerei più lenti.
Gli Hunter, a far tempo grossomodo dal 1963, ebbero anche due missili AIM-9 Sidewinder, un pò come gli F-86 e J-29 di altre forze aeree. Circa la metà degli Mk.58 ebbe tale miglioramento, incluso il capostipite J-4001. MA questo non poteva bastare per difendere lo spazio aereo svizzero ad alta quota, così venne comprato un altro sistema dal Regno Unito: il sistema missilistico Bloodhound (segugio) Mk.2, un potente missile da 80-120 km di portata e tangenza fino ad oltre 18.000 m, buone capacità anche contro bersagli a bassa quota e in condizioni di ECM severe. Sei siti di lancio ricevettero un totale di 64 rampe, che tanto per dare l'idea, erano lo stesso numero schierato dall'intera RAF sul territorio nazionale. Nonostante l'avvento del Mirage IIIS, questi missili resteranno in servizio fino ai tardi anni '90s, come i dirimpettai Nike-Hercules dell'aeronautica italiana (che sono durati persino più a lungo, essendo forse radiati solo da qualche anno pur essendo meno recenti). Così, il Bloodhound poteva intercettare aerei di ogni tipo ad alta quota, mentre l'Hunter si occupava di quelli più in basso, o nascosti tra le cime delle montagne svizzere, soprattutto sotto i 5-6.000 metri. Con la sua agilità poteva inseguire ad alta velocità praticamente qualunque incursore si fosse trovato di fronte.
Nel 1975 venne deciso di rimpiazzare, come intercettori, gli Hunter con gli F-5E, per cui questi apparecchi vennero usati come cacciabombardieri, ma anche per il team acrobatico nazionale (Patrouille Suisse), finché esso ebbe gli F-5, molto meno maneggevoli anche se più veloci. Gli Hunter volavano nelle vallate svizzere con la loro tipica agilità di manovra e in possesso, tra razzi e cannoni, di una notevole forza d'urto. Era previsto che in caso di guerra volassero tra 30 e 300 metri, fino a 3.000 era il dominio degli F-5 e sopra quello dei Mirage.
[[Immagine:Hunter_80_vs_Hunter_original.png|250px|left|thumb|Le differenze tra Hunter e Hunter 80, notare i bulbi ECM nel muso e i lanciatori ALE ai lati]]
Il programma d'aggiornamento più consistente fu l'HUNTER 80, che comportava tra l'altro lanciatori di chaff e flare dentro gli alimentatori dei cannoni da 30 mm (tipo AN-ALE-39), avvisatori radar nel muso e sotto la fusoliera (APR-9), mentre le rotaie di lancio per razzi aumentarono da 8 a 10. I missili Sidewinder praticamente scomparvero dalla dotazione, visto che oramai molti F-5 e Mirage erano in carico, ricoprendo più che adeguatamente il compito della difesa aerea. Agli Hunter era destinato l'appoggio all'esercito e limitati attacchi oltre le linee nemiche.
Ma per le esigenze moderne, nemmeno il razzo SURA poteva essere del tutto sufficiente e così, benché i razzi da 80-81 mm si dimostrassero di notevole precisione e raggio utile, venne fuori un importante ammodernamento. Visto che l'acquisto di un nuovo cacciabombardiere negli anni '70, che risultò dopo aspra competizione l'F-5, non bastava per tutti i reparti svizzeri, alcune decine di Hunter vennero modificati. Gli Hunter, macchine degli anni '50, vennero così messi in condizione di usare gli AGM-65 Maverick, missili 'lancia e dimentica' degli anni '70. Due missili comportavano la rinuncia a solo 4 razzi aria-terra, così come i due serbatoi alari (riducendo il totale a forse 12 razzi trasportabili assieme al resto dei carichi). Nonostante che gli Hunter originari fossero già stati abbondantemente sfruttati, soltanto quelli del 1° lotto vennero aggiornati: tutti i 42 aerei modificati erano Mk.58. Alcuni T.Mk.68 ebbero invece i pod ECM Vista, usati per addestramento e missioni ECM. Vi furono anche altre migliorie, per esempio un paracadute-freno per ridurre la corsa d'atterraggio, e altre minori.
Spesso gli Hunter venivano usati per esercitazioni a fuoco. Per non causare problemi di sicurezza, essi avevano caricatori modificati e ingranditi per addestramento, oppure portavano solo la metà dei proiettili recuperandone i pesanti (e pericolosi) bossoli. Anche gli Hawk avevano, nei loro pod (da 130 colpi) solitamente solo 65 colpi, per la stessa ragione. Naturalmente, in caso di guerra tale limitazione sarebbe stata rimossa.
=====Consuntivi=====
Ancora negli anni '80 di queste robuste macchine multiruolo ve n'erano in servizio circa 130. Gli Hunter, utilizzati a quel punto solo dalla Riserva, non sostituirono direttamente i Venom (che vennero invece rimpiazzati dagli F-5, lasciando invece in servizio i loro predecessori Vampire in quanto erano disponibili anche nella versione biposto da addestramento). Gli Hunter erano normalmente tenuti protetti in speciali gallerie e hangar, spesso tenuti sospesi sul soffitto per stipare due aerei nella stessa lunghezza (uno appeso e l'altro sul pavimento). La Svizzera ha una lunghissima tradizione di opere fortificate e depositi in caverna, scavati sui fianchi delle sue montagne e abilmente mimetizzati. Non farà male ricordare che addirittura, all'epoca della Guerra fredda, ogni casa svizzera doveva possedere anche un rifugio NBC: gli svizzeri, non c'è che dire, erano gente previdente..
[[File:PatrouilleSuisse1991.jpg|320px|right|thumb|La Patrouille Suisse aveva gli Hunter ancora nel 1991, come dimostra questa foto]]
Ancora nel 1990 c'erano ben 9 squadriglie (Staffel) con questi aerei: la 2 Staffel ad Ulrichen, la 3ad Ambri, la 5a a Raron, la 7a ad Interlaken, la 9a a Raron, la 15a a St.Stephen, la 20a a Mollis, la 21a a Turtman, mentre la 22a era sia a Ulrichn che ha St.Stephen, con i suoi T.68. Un altro Hunter era al reparto sperimentale<ref>Anselmino, Federico: 'Fliegertruppen', A&D Magazine, Rome, June 1990 p. 21-23</ref>.
Nell'insieme, gli Hunter svizzeri ebbero una carriera lunga oltre 30 anni, finché non vennero radiati attorno al 1994. Ognuna delle cento macchine del primo lotto, eccetto quelle perse in incidenti, ebbe ben oltre 2.000-2.400 ore di volo, apparentemente il limite era attorno a 2.700 visto che parecchi aerei vennero ritirati con tale concomitanza. Ma alcuni aerei arrivarono a 2.800 ore, con il massimo rappresentato dal J-4023, giunto a 2.860 ore con 1.567 atterraggi. La durata delle missioni, per questi velivoli a corta autonomia, è stata sorprendentemente alta, dato che apparentemente, la durata delle missioni (ore/atterraggi) è stata di oltre 1,5 ore, il che ha comportato l'uso di due serbatoi ausiliari come standard data la scarsa autonomia dell'Hawker. I biposto hanno invece volato mediamente missioni di circa un'ora. Gli aerei consegnati negli anni '70 arrivarono a circa 1.000-1.500 ore di volo, beninteso solo considerando il servizio con l'aviazione svizzera.
Quanto alla sicurezza, gli Hunter elvetici hanno avuto 32 aerei radiati dal servizio a causa di operazioni aeree, con la perdita di 14 piloti e di un fotografo a terra (rimasto coinvolto in un incidente aereo). Queste perdite sono state ripartite però in oltre 30 anni di servizio (che probabilmente iniziò già nel 1959, con le consegne dei primissimi esemplari), e soprattutto, dato l'alto numero di ore di volo individuali, sono da rapportare all'attività totale. Gli Hunter svizzeri realizzarono non meno di 313.508 ore di volo, il che significa appena più di 10 perdite ogni 100.000 ore, ovvero circa una perdita ogni 10.000 ore di volo. E' un rateo di perdite tutt'altro che elevato, per esempio gli F-104 arrivavano facilmente ad oltre 20/100.000 h, mentre i Phantom erano a 6-7:100.000. In Italia, nei primi anni '70, si verificarono ben 27 perdite di Starfighter in appena 3 anni, praticamente gli aerei perduti dall'aviazione svizzera in 30 anni. Gli Hunter ottennero pertanto un risultato che, specialmente rapportato alla loro epoca ed età di servizio, si può senz'altro definire eccellente. Essi erano ovviamente usati solo come macchine diurne, ma questo non vuol dire che non corressero rischi gravi. Nelle vallate svizzere, il maltempo, nuvole basse, nebbia e il buio precoce (specie d'inverno) sono una minaccia continua per gli aerei a bassa quota. Sbagliare rotta, in questi contesti, significa facilmente scontrarsi con qualche montagna. Uno degli esempi in questione fu quello di un aviatore che, trovato impossibile atterrare sull'aeroporto programmato, riuscì a raggiungere una base alternata, quando dentro i serbatoi dell'aereo restavano appena 50 litri di cherosene, pari a circa 40 secondi di funzionamento se col motore a piena potenza, e non molto di più in crociera economica, visto che parliamo comunque di un vecchio turbogetto monoflusso. In generale, l'Hunter era un velivolo pressoché privo di vizi di volo, molto facile da pilotare (un aereo per 'pivelli' stando ai collaudatori britannici) nonostante le prestazioni e la potenza elevati. Questo aiutò i piloti elvetici, così come il fatto che, per quando arrivò, l'Hunter aveva oramai risolto i problemi di dentizione, specie dei motori Avon, e di corta autonomia.
Tra le perdite degli Hunter, forse quella più interessante avvenne il 20 ottobre 1982, allorché il 4051 era impegnato in una esercitazione di tiro. Ma durante la manovra, esso finì per passare davanti al muso del 4171, che stava sparando proprio allora. La sventagliata da 30 mm colpì e abbatté l'Hunter, il cui pilota riuscì a salvarsi col paracadute.
[[Immagine:Swiss Air Force Hawker Hunter Mk.58 side view.jpg|300px|left|thumb|Il primo Hunter svizzero, il J-4001, perfettamente restaurato]]
Tra gli Hunter elvetici, merita menzione anche il 4001, il primo Hunter consegnato all'aviazione svizzera. Originariamente, però, nacque come F Mk.6, lo XE536, consegnato alla RAF il 23 febbraio 1956. All'epoca, i caccia di prima linea erano destinati e previsti per volare circa un lustro o poco più, dati i progressi aeronautici, per cui la durata stessa delle cellule non era tenuta teoricamente in considerazione. Passato alla Svizzera e modificato nel 1957-58 volando come Mk.58 il 29 marzo 1958 (pilota Hans Häfliger), l'Hunter fu consegnato ad Emmen il 3 aprile successivo. Nessuno si sarebbe aspettato che proprio quell'aereo classe '56 salutasse l'era dell'Hunter svizzero con un ultimo volo ben 36 anni dopo, il 16 dicembre 1994 a Dübendorf. A quell'epoca aveva compiuto 1.330 missioni per 2.514,17 ore di volo. Attualmente è stato restaurato nello standard che aveva negli anni '60 (senza paracadute e altre modifiche), ed esposto al Fliegermuseum Dübendorf dall'agosto 2002<ref>[http://www.swisshunters.info/ Swisshunters.info, database che contiene tutti i dati reperibili dei 160 Hunter svizzeri]</ref>.
=====La nuova vita degli Hunter=====
Ma questa non è stata affatto la fine degli Hunter svizzeri. Nonostante siano passati quasi 20 anni dal loro ritiro, e che gli aerei più anziani volassero già nel 1955, almeno 34 aerei sono a tutt'oggi in condizioni di volo. La radiazione doveva essere fatta nel 1995, ma venne anticipata di un anno per risparmiare sui costi. La legislazione svizzera avrebbe implicato di demolire tutti gli aerei eccetto pochissimi da destinare a musei e collezioni. Ma c'era un modo per aggirare le limitazioni di esportazione d'armamenti: quello di regalarli a privati, e così avvenne che decine di Hunter, tra gli ultimi 73 rimasti, vennero risparmiati. Benché fossero solo meno di un decimo degli Hunter complessivamente prodotti, gli aerei svizzeri risultano a tutt'oggi circa la metà del totale ancora esistente. E la loro vita fu lungi dall'essere limitata alle esposizioni statiche e museali.
[[Immagine:Papyrus1.jpg|350px|left|thumb|Il 'Papyrus', aereo già così modificato verso la fine della sua carriera con la 15 Staffel, è attualmente tra gli Hunter meglio conosciuti]]
Ve ne sono in mano a ricchi collezionisti privati, specie negli States, Europa e Sud Africa, ma soprattutto, la loro carriera 'civile' comprende a tutt'oggi un importante lavoro per grosse compagnie di servizi. Tra queste vi è l'Apache Aviation, che con il J-4073 e altri due aerei, lavora con la Marina francese. Ma vi sono anche l'ATAC, l'Hunter Aviation International (Newark, USA), e soprattutto, l'Hunter Team. Quest'ultimo, basato in Gran Bretagna, ha raccattato ben 12 Hunter Mk.58 ex-svizzeri (più 3 T.Mk68), che fanno parte dei suoi 17 aerei a reazione. Pilotati da esperti aviatori 'civili', forniscono servizi tra cui bersaglio aereo, 'aggressor', combattimenti aerei simulati, attacchi contro le navi, sperimentazione di nuovi sistemi. Il tutto con livelli di prestazioni dichiarati d'alto livello, tra cui una velocità di mach 0,95, manovre tra -3,75 e +7,5 g, e tempi di lavoro fino a 90 minuti a 185 km dalla base<ref>[http://www.hunterteam.com/main.htm Hunter team.com]</ref>. Praticamente, essi possono eguagliare quasi totalmente macchine di ultima generazione, ma con costi di gestione e di manutenzione largamente inferiori, malgrado l'assetato motore. E' grazie a questo fattore che hanno finito anche per soppiantare un altro aereo 'civile' d'annata, il supersonico F-100 Super Sabre, oramai pressoché scomparso dal settore civile a causa degli alti costi di gestione. Vi è un'altra compagnia che ha ereditato gli Hunter svizzeri, la Lortie Aviation<ref>[http://www.lortieaviation.com/aircraft.htm Lortie aviation]</ref>la quale, a far tempo dal 2002, ha totalizzato 8.500 ore di volo extra con la sua piccola flotta di Hunter, con missioni fino a 2,5-3 ore di volo, grazie all'impiego del massimo carico di carburante (4 serbatoi subalari). Questi aerei volano soprattutto per supportare la Marina francese, nonostante che la Francia non abbia mai avuto gli Hunter in servizio, affidandosi ai propri progetti Dassault. Difficile a questo punto calcolare il numero di ore di volo che le cellule ancora volanti hanno totalizzato, ma va ricordato che all'epoca in cui gli Hunter nacquero, era cosa piuttosto normale che i caccia non superassero il lustro di servizio in prima linea, 10 anni al massimo, con sfruttamento di circa 1.000-1.500 ore al massimo. In pratica, dopo oltre 50 anni dal primo volo, i robusti Hunter continuano invece a volare apparentemente senza alcuna limitazione strutturale e di prestazioni, agili, affidabili e facilmente equipaggiabili tutte le attrezzature necessarie per lo scopo della missione (sistemi ACMI, manichette e pod ECM). Pochissimi aerei possono restare in queste condizioni di volo 'come nuove' dopo migliaia di ore e decine d'anni di impiego. Se così non fosse, gli Hunter non sarebbero impiegati in massa dai 'contractors' privati e gli Hunter svizzeri sono, a quanto pare, di gran lunga quelli più ricercati, equipaggiando intere compagnie di questo tipo, segno che essi vennero ben mantenuti negli anni del loro servizio. Esiste anche un'associazione svizzera, stavolta 'civile, gli Amici dell'Hunter<ref>[http://www.amicidellhunter.ch/ amici dell'Hunter.ch]</ref>, che esegue attività acrobatiche e storiche. Naturalmente, l'aspetto bello ed equilibrato dell'aereo contribuisce allo spettacolo, non meno delle qualità di volo 'facili' anche per piloti di media esperienza.
Oltre a collezionisti, associazioni e compagnie 'di servizi', gli Hunter sono anche usati come aerei per il 'turismo aeronautico', ovviamente con i pochissimi biposto disponibili. A tutt'oggi è possibile volare sugli Hunter ex-elvetici, come dimostra questo sito [http://www.flyfighterjet.com/fly-hawker-hunter-in-the-swiss-alps Flyfighterjet.com], a prezzi abbastanza alla portata, visto che includono un breve corso d'istruzione e 25 minuti di volo per circa 4.000 euro, oppure 6.900 per un volo di 40 minuti, continuando a volare nei cieli svizzeri.
Oltre ai 34 aerei volanti, esistono ancora altri 30 Hunter sparsi in musei e collezioni negli USA, Canada, Europa (anche Italia) fino alla Giordania e Sud Africa.
====Hawk====
L'ultimo apparecchio della 'UK Connection' è l'Hawk, addestratore avanzato biposto che rimpiazza i preistorici Vampire. Forse il migliore della sua categoria, sicuramente il più numeroso (attualmente supera quota 900), questo apparecchio ha ali a freccia e motore RR. Adour a doppio flusso, quindi è veloce, addirittura supersonico in picchiata, e possiede una lunga autonomia operativa. Alcune decine ne sono stati ordinati e consegnati all'inizio degli anni '90.
===Fine anni '80===
Alla fine degli anni '80, grossomodo la situazione dell'Aviazione Elvetica nota internazionalmente come Swiss Airforce era questa:
* i ricognitori tattici erano i Mirage IIIRS della Fliegerstaffel 10 di Buochs
*i caccia F-5 Tiger II erano in tuto 95, di cui 84 montati su licenza dalla FFA di Emmen
*gli addestratori erano oltre 30 DH Vampire T.Mk 55
*i PC-7 avevano rimpiazzato i P-3 come addestratori basici. Strano a dirsi, i successivi PC-9 non erano ancora stati comprati, forse in quanto erano stimati sufficienti in numero e capacità i PC-7 (4 PC-9 vennero ordinati poi, come 'traino-bersagli')
*la conversione operativa aveva luogo con 12 F-5F, che non avevano un reparto proprio ma erano suddivisi tra i tre reparti di F-5 attivi e i 3 di riserva
*i caccia Mirage IIIS erano appoggiati dai biposto IIIBS
*oltre agli F-5 e ai Mirage, l'altro importante jet era l'Hunter che nel modello Mk 58 equipaggiavano i reparti della Riserva. Erano presenti in qualcosa come oltre 130 velivoli, a cui si aggiungevano 7 T.Mk 68 biposto da addestramento. Gli Hunter avevano, in alcune decine di esemplari, subito un aggiornamento che consistette nel dotarli di predisposizioni per i missili AGM-65 Maverick, lanciatori di chaff e pod ECM FIST24.
*gli aerei di seconda linea vedevano i Pilatus Porter, i Dornier Do 27, i Beech Twin Bonanza.
*gli elicotteri erano oltre 70 Alouette III, ampiamente impiegati assieme a velivoli civili per il soccorso in alta montagna, e gli elicotteri Puma ben più pesanti e capaci per le missioni di trasporto medio.
Per quello che riguarda gli aerei di maggiore prestigio dell'aviazione, questi sono stati certamente i Mirage III, recentemente sostituiti dagli F-18 ma ancora gli unici che abbiano mai dato l'ebbrezza ai loro piloti di volare a mach 2. La loro consegna ebbe luogo tra il 1964 e il 1967 in un congruo numero di esemplari, ovvero 59 tra IIIS (per Suisse), IIIRS da ricognizione, IIIBS biposto da addestramento operativo. Erano macchine con modifiche apposite per l'impiego, tra gli altri equipaggiamenti specifici, dei missili Falcon del tipo HM55 e HM 58, ovvero i tipi a guida IR e radar. Nel 1983 si sono aggiunti 2 IIIDS
Un cenno particolare merita anche l'RSV, ovvero il Reparto Sperimentale di Volo, a Lucerna. Da questo reparto sono passati tutti gli aerei militari svizzeri prima dell'immissione in servizio. Questo reparto nacque come reparto di volo della Fabbrica Federale di Aeroplani o FFA, di Emmen, poi si sviluppò come reparto sperimentale. Fu questo, tra l'altro, a partecipare alla scelta del nuovo cacciabombardiere per rimpiazzare i Venom: nel 1972 ebbe luogo un confronto serrato tra Mirage 5 e l'A-7 Corsair II. Strano che due macchine tanto diverse fossero prese in considerazione, con il Mirage che era stretto parente del III e pienamente bisonico, mentre il goffo A-7 era una macchina navale, eccellente come striker, ma di scarsa utilità come apparecchio da caccia e con logistica del tutto diversa da ogni aereo svizzero. Non se ne fece nulla a seguito della decisione del Consiglio Federale, ma il problema rimase e nel 1975 venne riproposta una gara in cui partecipò anche il G.91YS con due punti d'aggancio in più sotto le ali. Nonostante i due motori con postbruciatore J85 questo aereo non è supersonico e per questo non ha mai convinto fuori dall'Italia, tanto più che gli stessi motori sono usati dagli F-5 da mach 1.4. Vennero analizzati anche il Viggen svedese, il Mirage F.1 francese e alla fine venne scelto l'F-5, il più economico di tutti, e quindi posto un ordine per 110 esemplari, emesso nel 1976.
Il Super Puma è un'altra macchina passata per l'RSV. Confrontato con il S-70 della Sikorsky, vinse una commessa di 15 esemplari, consegnati nel 1986-89.
L'aggiornamento dei Mirage III ebbe luogo negli anni '80 e anche a questo programma partecipò l'RSV. Alla fine vennero integrati sulla oramai anziana cellula del caccia delle alette canard fisse, e un sistema dispenser di chaff e flare, mentre i missili standard diventavano oramai gli AIM-9J, comprati assieme agli F-5.
Per rimpiazzare i Vampire vennero messi alla prova vari aerei: Alpha Jet, C.101, MB.339 dei 'vicini di casa' della Aermacchi, e gli Hawk, che nella versione Mk.66 vennero scelti come vincitori tra quest'accanita concorrenza, nel 1987.
Il compito più arduo è stato poi trovare un rimpiazzo per i Mirage, che erano stati aggiornati per migliorarne l'agilità e le ECM, ma erano vecchie macchine da combattimento, da rimpiazzare con qualcosa di meglio e più moderno. I concorrenti presentatisi sono stati il fior fiore dei caccia occidentali: anche i Gripen e i Rafaele, purtroppo entrambi scartati in quanto non ancora maturi. La palla passava ai caccia della generazione precedente, tra cui il Mirage 2000, logico candidato a sostituire il Mirage III, l'F-16 e l'F-18.Alla fine però, anche il Mirage 2000 venne scartato essendo giudicato inferiore in avionica e prestazioni agli aerei statunitensi. La scelta ebbe luogo tra l'F-16 e l'F-18 e vinse quest'ultimo. La scelta non fu indolore e gli Svizzeri democraticamente indirono anche un referendum per valutare se l'elevato costo dell'Hornet (e la pressione dei francesi, che certo avrebbero gradito riaprire la gara per fornire i loro vicini) fosse accettabile per la Federazione. Il referendum ebbe un risultato positivo per l'Hornet e questo chiuse la questione.
===F-5===
Come rimpiazzo per l'Hunter venne selezionato l'F-5, non dopo una precedente gara dispotata tra l'altro tra l'A-7 e il G.91YS, ma rimasta 'patta' e senza seguito. La modernizzazione ebbe luogo quindi con il piccolo e scattante apparecchio Northrop, che venne ordinato in un primo totale di 66 E e 6 F, con il nome dell'operazione Peace Alps, quindi in conto FMS. I primi 13 E e 3 F vennero forniti dalla Northrop, gli altri montati da kit da parte della FFA ad Emmen, poi giunsero altri 32 E e 6 F ordinati nell'81, tutti tranne uno assemblati dalla FFA. Gli ultimi vennero consegnati attorno al marzo '85. Servono con gli squadroni 1, 11 e 18, con gli 11 e 18 formati nel '79. Poi sono giunti anche gli squadroni 8 e 19 dagli Hunter nell'81, il 6 e il 13 negli anni '80 al posto dei Venom, oltre alla pattuglia acrobatica che rimpiazzò gli Hunter nel '95. I caccia F-5 dovevano essere riequipaggiati con l'ALQ-171(V) ed ECM interne, ma questo programma annunciato nell'85 è stato annullato nell'89.La capacità di usare i missili AIM-9P è quella più importante per questi caccia leggeri, ma dopo che gli Hunter vennero radiati nell'94, l'anno dopo gli F-5 vennero adattati anche come cacciabombardieri con i missili Maverick. Poi hanno sostituito gli Hawk come addestratori avanzati e sono stati prestati in 12 esemplari all'Austria in attesa dell'EFA. Attualmente vengono radiati dal servizio, anche se non vi sono aerei per il momento che li possano sostituire e gli F-18 sono davvero pochi per essere gli unici aerei di prima linea.
===Gli F-18 svizzeri: Hornet sulle Alpi===
La Svizzera si è unita agli utenti degli Hornet di 'seconda generazione', che si sposano bene con la politica di una nazione capace di restare neutrale dal 1815 ma con un esercito adatto al mantenimento della propria indipendenza. La competizione per il nuovo caccia successore al Mirage vide al solito un gran numero di contendenti, tra cui vale la pena ricordare l'F-20, parente abbastanza stretto dell'Hornet, ma più pensato per essere più leggero che più pesante del normale per un caccia leggero (tanto da necessitare di un solo motore dello stesso tipo di quelli dell'Hornet). Nel 1988 vi fu la gara 'definitiva' con confronto in volo con l'altro finalista, l'F-16. L'F-18 venne giudicato migliore e nell'ottobre, dopo circa 6 mesi, venne dichiarato il vincitore della competizione. La Flugwaffe ordinò un numero limitato di macchine rispetto al gran numero di apparecchi che prima aveva: oltre 100 Hunter, decine di F-5 e di Mirage IIIS. La quantità ordinata venne fissaa in 26 F-18C e 8 D, con motori del sottotipo -402 e l'esigenza di equipaggiare tre squadroni, anche se il numero era malamente maggiore per due. In effetti, gli F-5 non sono stati direttamente sostituiti dagli Hornet, ma non hanno avuto nessun altro sostituto e quindi la loro carriera si è avviata ad un binario morto. Ma il problema non era risolto totalmente: nel 1991 la competizione venne riaperta con il MiG-29 e il Mirage 2000-5 come competitori e ancora una volta, malgrado che Mitterrand premesse per ottenere che i vecchi Mirage venissero, come abbastanza logico, rimpiazzati dai 2000, la conferma dell'ordine per gli Hornet venne siglata nel 1992. Ancora, non era sufficiente e allora il 6 giugno venne indetto addirittura un referendum per stabilire se comprare o no l'F-18. Anche stavolta l'Hornet risultò vincitore. Se non altro, tutti questi passaggi se rallentarono il programma, resero possibile chiedere degli aggiornamenti: in particolare il radar APG-65 venne rimpiazzato con l'APG-73, seguendo la scelta finlandese. La dotazione d'armamento comprendeva essenzialmente missili AIM-9P-5 e AMRAAM, perché si trattava soprattutto di caccia intercettori.
Quanto alle consegne, il primo apparecchio è stato un F-18D sn. J-5231, che volò il 20 gennaio 1996, seguito dal monoposto J-5001 (8 aprile) ed entrambi vennero costruiti a St. Louis, ma i rimanenti vennero assemblati dalla Schweizer Flugzeuge und System AG (Swiss Aircraft and Systems Company, conosciuta inizialmente come F+W) ad Emmen.
I primi Hornet vennero consegnati il 23 gennaio 1997 e in seguito indirizzati al No. 17 Squadron, Payenne, che divenne operativo nel settembre dell'anno, mentre gli altri furono il 18 e l'11imo, questo ad Alpnach, novembre 1999. Appena il 2 dicembre successivo il J-5026 venne consegnato come ultimo dei 34 aerei. Siccome il numero è relativamente basso, si prospettava di comprare almeno una decina di macchine ulteriori, forse direttamente del tipo Super Hornet o ex-USA. I 18 Mirage IIIRS da ricognizione e gli F-5 erano ancora in servizio e non rimpiazzati direttamente, ma in effetti è difficile che la Svizzera riesca a dotarsi di un buon numero di caccia da combattimento nel futuro prossimo.
==Missili==
La Svizzera, per quanto poco noto attualmente, ha avuto una serie di programmi missilistici autoctoni, di notevole livello.
Il primo missile sviluppato, fin dal 1947, era l''''RSC''', provato in volo già nel 1950 e poi offerto, per la prima volta, nel libero mercato come '''RSC-50''' a partire dal 1952. Si trattava di una iniziativa della Contraves e della Oerlikon e le prove operative erano state fatte nel 1950-52 anche in poligoni svizzeri. Venne prodotto in vari modelli, con acquisti da parte di clienti esteri. Dimenticato da tempo è che l'Italia fu uno di questi, con i missili prodotti dalla Contraves italiana. Altri clienti furono il Giappone e addirittura 25 missili per gli USA, che nel 1953, ancora senza propri SAM operativi comprarono gli '''RSC-51''', che indica l'anno in cui lo sviluppo tecnico era terminato, di qualcosa successivo rispetto al primo tipo. Venne designato MX-1868. Le F.A. svizzere ebbero i primi missili nel 1954, mentre non mancò anche l'Italia poiché esisteva ed esiste una filiale italiana della Contraves, che li produsse come '''MTG-CI-56''', -57 e -58. Anche il Giappone comprò questi missili, dei quali venne realizzato anche un RSC-57 da addestramento, che era addirittura riutilizzabile, in quanto al posto della testata aveva un paracadute! Questa breve descrizione permette di comprendere la questione storica posta dai missili SAM svizzeri: sebbene dimenticato, vi fu un breve periodo nel quale essi furono i primi ordigni di questo tipo offerti sul mercato, evoluzione naturale dell'interesse nazionale per la difesa aerea (prima svolta con artiglierie) dopo le esperienze della II GM. Così, prima ancora dei missili serie 'Nike' vi fu questo brevissimo periodo in cui la Svizzera divenne praticamente la pioniera dei missili SAM sul mercato mondiale. Ovviamente, le massicce forniture statunitensi dei loro Ajax e poi, degli Hercules, fecero presto dimenticare questa fase, ma nondimeno storicamente essa resta ancora un esempio di come, anche nell'Europa post-bellica, vi fossero risorse tecnologiche per porsi all'avanguardia delle tecnologie più recenti.
I missili svizzeri erano tutti a controllo su radar direttore su fascio (un sistema primitivo in quanto molto meno flessibile del tipo 'semiattivo' arrivato successivamente), avevano impennaggi cruciformi fissi a prua e superfici di coda di guida. Erano inoltre provvisti di propellente liquido per il razzo, cosa che tornava utile per i lanci d'addestramento. La spinta del motore era di circa 1.000 kg per 30 secondi nel caso dell'RSC-57 o 45 secondi nel caso dell''''RSC-58'''. Gli impennaggi centrali erano costruiti per spostarsi all'indietro durante il volo, compensando la variazione di massa dovuta al consumo del carburante, che era per la cronaca acido nitrico e cherosene. Il missile era costruito in lega leggera, incollata con araldite. Una batteria tipica di RSD-58 aveva un radar di inseguimento bersaglio, un radar di controllo missile, un centro di controllo e ben sei lanciatori binati con alzo tra 10 e 90 gradi, il tutto servito da generatori elettrici campali. Infine, le dimensioni dell''''RSD-58''':
*lunghezza 6,1 m, apertura alare 1,35 m, diametro 40 cm
*Prestazioni: mach 2,4, raggio d'azione 30 km, tangenza 20 km.
*Peso: 460 kg al lancio, 40 kg di testata.
L'RSD-58 era il più avanzato della famiglia, con prestazioni raddoppiate e in particolare raggiungeva una velocità, dopo 45 secondi di combustione, di 2,4 mach contro 1,8, raggiungendo anche una gittata maggiore e così per la quota operativa. Pesava solo 460 kg, ma venne presto 'sommerso' dal programma statunitense HAWK, che sebbene più avanzato distrusse praticamente l'industria europea dei missili SAM.
[[Immagine:Bloodhound SAM at the RAF Museum.jpg|300px|left|thumb|]]
Un missile SAM molto più potente venne dalla solita 'UK connection', se così si può dire. La Svizzera comprò il Bloodhound, arma formidabile fornita in un certo numero di batterie e denominata BL-84. Pesa olrre 2.300 kg, ma con una gittata di 80-120 km e una velocità massima di circa 3800 kmh non ha fatto rimpiangere i pure ben più mobili RSD. In seguito sono arrivati anche i missili Stinger statunitensi, forniti in un certo numero di lanciatori negli anni' 80-90.
A parte questo come armi controcarro vi sono i TOW, i Dragon, e anche, a suo tempo i Bantam svedesi, qui utilizzati dal 1967, 3 anni dopo l'adozione da parte dell'unico altro cliente, ovvero l'esercito svedese. La loro carriera era ancora esistente negli anni '80, ma questi piccoli missili da 11 kg di cui 1.9 di testata erano superati e nonostante la discreta gittata di 2 km non potevano sostenere appieno la concorrenza dei missili Dragon e TOW.
Un altro missile è tuttavia da annoverare: l'ADATS. Si tratta di un'arma che porta il suo significato operativo nel suo nome: Air Defence Anti-Tank System, ovvero un sistema rivoluzionario (in pratica il successore del pezzo da '88 tedesco) capace di annientare ogni bersaglio sia di terra che aereo. Venne iniziato come programma dalla Oerlikon-Burlhe svizzera quale iniziativa privata, ma il missile venne sviluppato con la Martin-Marietta statunitense. Nel 1983 vennero approntati due M113 che ebbero un modulo di lancio con centrale di tiro, sensore elettro-ottico multiplo (diurno-termico-laser) al centro della torretta, lanciamissili quadrupli su ciascun lato di questa. È possibile installare ovunque su di mezzi da 10 t in su questo sistema modulare. Il sistema ha un radar della Contraves capace di scoprire bersagli fino all'altezza di 5000 m e distanza di 20 km, con capacità IFF. È sistemato sulla parte posteriore della torretta. Se confermato come nemico viene visualizzato nel PPI dell'operatore radar, quindi la torretta viene ruotata, si acquisisce il bersaglio con il FLIR o la telecamera ottica, il bersaglio viene telemetrato con un sistema laser, e poi viene eventualmente lanciato un missile, che pesa 65 kg ma può accelerare a oltre mach 3 e per giunta un propellente senza fumo, è privo di alette ma ha 4 pinne di controllo. La testata è da ben 12 kg, con capacità HEAT e diametro di 152 mm, per cui non stupisce se viene descritta come capace di perforare oltre 900 mm di acciaio: di fatto pesa il 30% più della testata di un Hellfire. IL missile è lungo in tutto 2.05 m, ha una gittata di 6+ km contro carri, e 8 km contraerei, mentre la quota massima arriva a 5.000 m. Il missile è abbastanza piccolo che altri 8 sono trasportabili come riserva nello scafo, appena ai lati della centrale di controllo del tiro. Il costo del missile non dev'essere stato però contenuto, e l'ADATS è stato adottato dal Canada e Thailandia, ma solo come arma antiaerea. La scelta per l'US Army ha visto l'ADATS ma non è stata seguita da nessun ordine concreto, non sostituendo mai i missili Chaparral, prodotti invece in decine di migliaia di esemplari.
== Note ==
<references/>
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==Armi aeree==
===Bombe standard e pesanti===
Gli Americani ebbero bombe Mk 1 e Mk 4, obsolete nel '44 ma usate fino al termine delle scorte, con governali a 4 elementi collegati, curiosamente, con strisce di tela che gli dava una coda 'scatolata'. Le bombe perforanti erano la serie 'M', come la M6, la più pesante, un semplice proiettile d'artiglieria navale da 406 kg di peso totale, adattato al lancio aereo. Altre bombe, quelle normali, erano armi come la AN-M66 da 907 kg che poteva avere una spoletta idrostatica M230. C'erano bombe da 227 e 454 kg, le armi M81 da 118 kg e diversi altri tipi, il carico di HE era tra il 14 e il 51 per cento nella maggior parte dei tipi. L'armamento avveniva con una corda di strappo, e c'erano due spolette (di ogiva e di coda) per maggiore sicurezza. Le armi 'pesanti' erano ordigni come l'AN-Mk 1 da 725,7 kg con unica spoletta in coda Mk 228 che dava un ritardo di 8 centesimi di secondo, forgiata da un pezzo d'acciaio unico. Una bomba simile ma ridotta nelle dimensioni era l'Mk 33 da 272 kg, l'M102 da 454 kg e altri tipi ancora, come l'M103 che aveva anche spoletta in testa, che poteva consentirne l'uso come arma a frammentazione se necessario. L'esplosivo era in genere TNT o Dinamite. Nell'insieme le bombe americane non raggiunsero mai la potenza e la sofisticazione delle armi britanniche pesanti, né ebbero mai la stessa forma affusolata per una balistica molto precisa. Ma non mancarono nemmeno le bombe da 1814 kg con involucro leggero e carico d'esplosivo dell'80%, né le 'Disney bombs' da 2.200 kg, perforanti a razzo<ref>Armi da guerra 102</ref>
===Razzi===
Gli americani ebbero diversi tipi di razzi, che inizialmente non diedero risultati del tutto soddisfaceenti a motivo della loro inaccuratezza, data la scarsa velocità iniziale. Essi erano armi come quelle trasportate in gruppi di tubi di tre unità l'uno sotto le ali di cacciabombardieri come i P-47; poi apparvero modelli migliorati e in particolare i razzi HVAR da 127 mm che erano armi ad alta velocità e di notevole potenza. Essi erano portati in genere in 6-8 esemplari sotto le ali dei caccia e aerei d'attacco. Ne sarebbero stati realizzati migliaia; anche oggi, la loro versione con alette ripiegabili (per essere usata da tubi di lancio e non dalle rampe) è ampiamente usata dai Marines. La versione semiperforante di queste armi da circa 60 kg era in calibro 6,5 pollici (165 mm); infine vi fu la 'Tiny Tim', razzo prodotto con l'uso di tubi da oleodotto, e pertanto, in calibro 298 mm (11,75 pollici); dentro aveva il corpo bomba dell'ordigno semiperforante da 225 kg, che conteneva 58 kg di esplosivo TNT. Il primo lancio avvenne nell'aprile 1944. L'arma sarebbe stata formidabile per attaccare anche bersagli come le corazzate; addirittura venne ipotizzato di usarei Corsair dei Marines per attaccare le rampe di lancio dei missili V-1. Ma non si verificò, anche perché queste bombe-razzo erano ancora inaffidabili e solo nel dicembre 1944 ne venne dichiarata l'operativià. Provate da vari aerei, i Corsair erano i loro tipici vettori e potevano portarne due (da 292 kg l'una) assieme a 8 razzi 'normali'. La dotazione non fu mai molto consistente e al massimo un reparto ne aveva un paio. Ebbero uso solo sporadico ad Okinawa.
===Il missile Bat<ref>Sgarlato Nico: ''Il missile antinave Bat'' Aerei nella Storia apr-mag 2008</ref>===
[[Immagine:Bat missile NAN6-50.jpg|320px|right|thumb|Come si installava il Bat (carrucole sopra l'ala)]]
Quando il 27 maggio 1945 un Privateer del VPB-109 lanciò un tozzo ordigno da sotto la sua ala, questo si diresse senza esitazione verso un cacciatorpediniere giapponese, affondandolo con un centro pieno. Accadde al largo delle coste coreane e l'arma usata era l'allora segretissima '''ASM-2 Bat'''. Se si pensa che l'[[w:BGM-84 Harpoon|Harpoon]] sia stato il primo missile antinave americano autoguidato, infatti, si sbaglia di grosso. Nel '40 già si facevano esperimenti negli USA, che già da qualche tempo erano molto interessati a sviluppare 'bombardieri senza pilota' (missili o UCAV, come si direbbe oggi). Dopo Pearl Harbour l'interesse aumentò rapidamente e grazie ai progressi dell'elettronica fu possibile realizzare un primo ordigno avanzato. L'albero genealogico fu questo: prima la RCA proposte la bomba planante a guida televisiva Dragon, ed era solo il gennaio del '41; poi passarono 17 mesi e si arrivò al giugno 1942, il mese di Midway: nel frattempo il disegno da un apparato a guida TV era diventato uno a guida radar semiattiva abbinato all'AN/APS-2 del PV-1P Ventura, bombardiere navale d'attacco. C'erano due tipi che permettevano di usare o due Pelikan Mk.II con testata da 450 kg o una Mk.III da 680 kg. Resta il dubbio su cosa fosse l'Mk.1: forse un ordigno ASW?
[[Immagine:Bat_radar_NAN6-50.jpg|300px|left|thumb|Ecco il radar del Bat, qui esposto per manutenzione]]
In ogni caso, le prove con queste bombe a guida semiattiva proseguirono fino al '44, ma il problema era che il Ventura non aveva abbastanza autonomia con queste bombe sistemate sotto l'ala e che l'USN aveva troppi pochi reparti di questi aerei per specializzarli solo su questo compito. Non passerà molto tempo che dalla Pelikan salti fuori un nuovo e ancora più avanzato progetto: la Pelikan con guida attiva, e testata da 900 kg. Su 4 lanci due ebbero successo. Ma non dev'essere piaciuta eccessivamente se poi ci si orientò sulla Mk.57, poi chiamata Special Weapon Ordnance Device (SWOD) Mk.9 Bat, che nel muso aveva adesso addirittura un sistema di guida radar attivo della Bell-Telephonics in banda S, un vero e proprio gioiello della tecnologia dell'epoca, realizzato con la collaborazione anche della Marina e del MIT. Dopo i primi lanci della fine del '44, l'ordigno venne messo in servizio qualche mese dopo e venne usato dal 23 aprile del '45. Data la potenza industriale e tecnologica americana, non fu difficile produrne in quantità, tali da rendere difficile comprendere come mai sia passata quasi in sordina la sua carriera: ben 2.580 ordigni, paragonabili alla produzione dei missili Exocet, e consegnati in pochi mesi prima della fine delle ostilità. La loro carriera peraltro era sostanzialmente marginale visto che ormai di battaglie navali non ce n'erano più. Inoltre, solo 3 squadroni di Privateer (gli unici aerei con sufficienti capacità di carico della Marina) ebbero modo di usarle. Nei lanci reali, il problema era soprattutto quello delle interferenze: alle volte radio e radar potevano disturbare il funzionamento, mentre se intorno c'erano isole queste davano segnali spuri. Non c'è bisogno di ricordare che il clima tropicale nuoceva molto all'elettronica del tempo, così come alla struttura in legno dell'ordigno. Così l'affidabilità della Bat fu piuttosto bassa e ottenne pochi risultati. Nondimeno, l'ASM-2A, versione modificata, venne usata per attaccare bersagli terrestri, in particolare i ponti in Birmania. Piuttosto intuitivamente, ASM-1 era per la precedente e più grande Pelican.
[[Immagine:PB4Y-2_with_bats_NAN2-46.jpg|320px|left|thumb|Bat trasportati da un Privateer, qui con due armi anziché una sola: fu questo un predecessore dei bombardieri missilistici in stile Tu-16/AS-5 sovietici]]
Nel dopoguerra le designazioni divennero ASM-N-2 e ASM-N-2A. ASM significa missile aria-superficie, il che non corrisponde appieno alla definizione di missile 'moderno'. Infatti la Bat era solo un ordigno planante, che era privo di ogni sistema di propulsione, anche se si faceva notare per l'ala alta a freccia marcata, e per i piani di coda con doppio timone verticale.
Le dimensioni, comprensive del cupolino anteriore del dielettrico radar (la cui antenna era di tipo parabolico) erano le seguenti: lunghezza 3,63 m, apertura alare 3,05 m, peso 850 kg. Lanciata da una quota massima di 8.000 m e fino a 360 kmh, minimo 260 kmh e 4.575 m, poteva volare fino a 32 km di distanza anche se non è agevole che in pratica potesse localizzare un bersaglio navale, con il suo piccolo radar, a tali distanze (non sarebbe facile nemmeno oggi), per cui probabilmente veniva usata su distanze molto minori. Era capace di raggiungere in picchiata i 480 kmh, e il suo colore chiaro (nel muso, grigio nel resto dell'arma) rendevano difficile seguirla in aria, anche perché non lasciava scia di sorta. Tuttavia una nave che fosse stata difesa da ECM o con radar di tiro (o anche serventi ben attenti a questo tipo di minaccia) poteva difendersi con una qualche probabilità dal suo attacco con la testata da 450 kg di cui era dotata, non essendo capace di raggiungere velocità elevate. Quest'ordigno era comunque davvero notevole, come lo era il fatto che nel '41-42 già vi fossero sistemi di guida del genere disponibili negli USA;si pensi che l'HS-293 e il Fritz-X erano muniti solo di un comando radio manuale, e solo all'ultimo i Tedeschi stavano costruendo armi a guida TV o radar passiva.
Le piccole dimensioni della Bat ne suggerirono prove anche con tutti gli aerei imbarcati: Helldiver, Corsair e Avenger. Gli aerei della marina come gli idro Mariner e poi i PV-2 Neptune, che furono forse gli unici altri ad usarla operativamente nel dopoguerra. Ma il carico normale di Bat, persino per i Privateer, era di una sola e anche questo non era d'aiuto per valorizzarle, piuttosto stranamente visto che i Do-217 portavano spesso 2 delle più pesanti Hs-293, evidentemente nel Pacifico l'autonomia era troppo importante per sacrificarla al carico bellico.
===Bombe teleguidate===
Gli americani usarono estensivamente bombe del tutto convenzionali, ma non gli mancarono nemmeno i tipi avanzati, tali da far concorrenza anche alle realizzazioni tedesche. Ma essi furono poco noti e poco impiegati. Ecco alcuni dei tipi.
La serie di bombe VB venne introdotta nella nomenclature nel '43, si trattava in tutti i casi di bombe guidate, ma né motorizzate e né plananti. Giusto capaci di cadere con precisione sul bersaglio, che non era propriamente un fatto secondario per il progresso della tecnica bellica.
La prima fu la '''VB-1''' e '''VB-2 Azon''', sviluppata entro il 1943. La VB-1 era per bombe M44 e poi AN-M65 da 454 kg, con una coda modificata che aveva un giroscopio e un bengala di tracciamento ottico, più ovviamente il radiocomando di ricezione, per ricevere gli ordini impartiti dall'aereo madre con un apposito joy-stick. Ma l'Azon poteva eseguire solo correzioni laterali, da qui il nome che vuol dire Azimouth Only. Nondimeno venne ordinata in produzione, ma ben presto giunse la VB-2 da 900 kg, per aumentare la capacità distruttiva e valorizzare il concetto di guida, valido anche per bombe più grosse rispetto a quelle originarie. Non ne verranno prodotte che poche unità, ma è incredibile constatare che l'originale VB-1 sia stata prodotta invece in massa. Dal febbraio 1944 giunsero in Europa, non è chiaro quante ne vennero impiegate, ma con tutto il parlare delle bombe JDAM e Paveway farà certo effetto sapere che ben 15.000 Azon sono state prodotte entro il novembre del '44, una cifra enorme che nondimeno non ha avuto particolare eco. Forse non ne vennero impiegate molte o non ebbero molto successo data la loro rudimentalità. Erano buone per colpire bersagli 'lunghi' come i ponti, ma inferiori rispetto alle bombe normali contro bersagli normali, inoltre l'aereo non poteva eseguire manovre di disimpegno. Era possibile teoricamente anche un gruppo di bombe guidate da un singolo bombardiere, era possibile guidarne fino a 5 in simultanea con altrettanti canali radio, ma di fatto era già difficile colpire qualcosa guidando un ordigno alla volta, sperando poi che non ci fossero interferenze. L'unico teatro operativo in cui venne usata con un buon successo fu nella zona di Burma, dove riuscì a distruggere importanti ponti nelle linee giapponesi. In tutto vennero colpiti 27 ponti con un numero di bombe che attualmente sembra troppo elevato, ma all'epoca era certo una rivoluzione: solo meno di 500. Del resto le bombe erano avvantaggiate dal colpire ponti prevalentemente in legno e quindi vulnerabili anche ad ordigni non molto potenti. Nel dopoguerra l'USAAF radiò senza troppi rimpianti l'Azon, ma continuò con la VB-3 e VB-4 Razon. In ogni caso, l'esperienza era stata importante sia storicamente che tecnicamente. Ancora nel 1991 c'era chi contestava la precisione reale delle bombe 'intelligenti' americane usate nella guerra del Golfo (ma la politica è un piano diverso rispetto alla tecnologia), ma già negli anni '40, con elettronica di generazioni anteriori, era possibile colpire con ragionevole precisione bersagli singoli. Purtroppo la cosa si è persa nel fragore delle migliaia di tonnellate di ordigni usati per spianare intere città e i loro abitanti, scelta decisamente brutale per colpire 'anche' obiettivi militari.
La Razon era stata sviluppata dalla ATSC, come l'Azon, con un doppio sistema di comando per raggio e azimouth. Al solito c'erano le due versioni da 450 e 900 kg, sempre ottenibili tramite kit di modifica delle bombe normali. Il sistema di mira venne realizzato appositamente per ottenere la corretta valutazione dei parametri di volo della bomba per inviare sia i segnali di elevazione che di azimouth, i primi dipendenti dai secondi. Il telecomando era da ben 47 canali, il che rendeva possibile usarla anche con formazioni di bombardieri attaccanti in simultanea (mentre prima c'era il problema di non tirare con più di uno-due aerei per volta, dato che c'erano solo 5 canali). Tuttavia la Razon era pronta solo per l'estate del '45, troppo tardi per influenzare l'esito della guerra. Anche così ne vennero rapidamente prodotte ben 3.000 esemplari, quantità tutt'altro che irrilevante. Venne usate durante la guerra di Corea da parte dei B-29, che potevano portare addirittura 8 bombe l'uno. L'affidabilità di questi sistemi elettronici di prima generazione era bassa, ma centinaia di ordigni vennero lanciati e diversi bersagli distrutti. Come si vede, l'idea di bombardieri strategici con armi guidate è decisamente antecedente alla nostra era GPS e laser. Ma le bombe non erano molto grosse per colpire ponti e altri obiettivi, così si pensò presto alla VB-13 o ASM-A-1 Tarzon. Di questa parliamo tra poco, ma prima bisogna continuare a parlare della genia di bombe guidate americane. Perché, come per le Hs-293 tedesche, il sistema di radiocomando era solo il primo della serie, che si è sviluppata presto con tecnologie capaci di anticipare di decenni le soluzioni adottate in missili operativi.
un altro progetto dell'ATSC, la VB-5, con un sistema di controllo simile alla Razon, ma con un sistema, notare bene, di controllo basato sul contrasto di luce. Ovvero, si trattava di un rudimentale sistema di autoguida ottica, qualcosa tipo il Maverick di 30 anni dopo. Ma la tecnologia non era certo progredita a sufficienza per l'epoca, e così non venne messa in produzione di serie. La VB-6 Felix era invece un altro ordigno da 450 kg, stavolta si trattava di un ordigno con autoguida ad infrarossi, rudimentale ma sufficiente per vedere bersagli come gli altiforni. Sperimentato nel '45 con un certo successo, non ebbe tuttavia esito per la fine della guerra. L'USN però decise di farne un tipo simile chiamato ASM-N-4 Dove.
Le VB-7 e VB-8 erano bombe con sistema di guida misto, una telecamera trasmetteva l'immagine vista dalla bomba, e l'aereo eseguiva poi la radioguida per portarla sul bersaglio inteso. Ma anche qui i concetti correvano troppo rispetto alle possibilità della tecnologia, e i programmi non ebbero sviluppo pratico.
I VB-9, 10, 11 e 12, le bombe 'Roc' (senza la k), erano progetti Douglas in collaborazione con il MIT e la NDRC (National Defense Research Committee). La prima aveva un radar di ricerca nel muso, tanto avanzato che poteva trasmettere un'immagine radar al bombardiere che poi usava comandi radio per guidare la rotta della bomba. Non c'è molto da stupirsene, visto che il missile Bat era capace addirittura di autoguidarsi con il suo radar attivo. Ma colpire bersagli a terra era difficile e gli echi radar cancellavano importanti obiettivi, tanto che all'inizio del '45 il programma venne cancellato. Tutti i tipi erano dotati di bomba da 450 kg da 300 x61 cm. Le bombe VB-10 avevano telecamera TV, le VB-11 l'IR, la VB-12 un semplice radiocomando. I test iniziarono per la VB-10 nel settembre 1944, ma dopo mesi di tempo non ebbe seguito. Il resto non si sa bene, ma possibilmente anche le altre bombe ebbero la stessa cronologia.
Avevamo parlato della versione navale della VB-6, e questa divenne (approvata nell'aprile 1944) la XASM-N-4 Dove, la bomba da 450 kg AN-M65 da 450 kg, con un sistema di autoguida IR nel muso e sistemi di controllo nella coda. Era lanciabile anche da 9. 000 metri, mentre il sistema IR poteva garantire correzioni, agendo con le superfici di controllo, fino a 400 metri. Venne passata all'Eastern Kodak nel '46, e poi designata prima ASM-4 e poi ASM-N-4 nel '48. Infine vi fu un contratto, nel '49, per 20 prototipi XSM-N-4. Ma nonostante i test arrivati fino all'ottobre del '52, non venne messa in produzione. Pesava 610 kg, era lunga 2,51 m e raggiungeva in picchiata fino a 0,98 mach.
La '''VB-13 Tarzon''' ebbe invece successo. Era un programma del febbraio 1945 che univa la forza dell'intelligenza dell'elettronica americana e quella della potenza delle bombe inglesi. Così si decise di applicare il sistema di guida delle 'piccole' VB-3 e 4, con la potentissima Tallboy da 5.443 kg nominali. Il programma andò a rilento con le 'vacche magre' del dopoguerra, fino a che nel '48 venne ribattezzata ASM-A-1 e lo sviluppo continuò. Era un ordigno con una coda ad anello e poteva essere portata solo semi-internamente dai B-29. Con le superfici di coda mosse tramite i comandi radio inviati dall'aereo con un sistema AN/ARW-38 e un ricevitore nella bomba AN/URW-2, essa venne usata davvero in guerra: quella di Corea. Quest'enorme ordigno, simile concettualmente ad una Fritz-X tedesca, ne vennero tirate una trentina in azione, e la loro potenza abbatté 6 ponti. Ma c'erano dei problemi di manutenzione, molto consistente e poco standardizzata data la unicità dell'ordigno, mentre almeno uno dei 3 B-29, se non due, venne distrutto da un'esplosione prematura della bomba. Così già a metà del '51 venne ritirata dal servizio. Questa fu la fine elle bombe della serie VB. Pesava oltre 5,5 t, era lunga 6,4 m con diametro fino a 97 cm.
Le bombe della serie '''SWOD''' erano invece dell'USN, così designate dal BuOrd. SWOD significa Special Weapons Ordnance Device, e ne vennero fuori diverse tipologie. Il primo fu il Dryden o Dragon, che era il progetto di una bomba a guida TV da 900 kg e con sistema planante, d'apertura alare di 3,6 m. Ma questo sistema, nato addirittura prima di Pearl Harbour, con l'inizio dello sviluppo dal febbraio 1941. Ma nell'aprile del '42, posto che il sistema di guida non era maturo, si pensò ad un sistema di guida radar, prima semiattivo, lo SWOD Mk 7 Pelican, ma c'era anche il Moth, una 'farfalla' che veniva attirata dai radar, ergo un missile ARM; il Falcon era un missile utilizzabile come arma antinave o antiaerea, ma nessuno ebbe seguito o anche solo una costruzione; lo SWOD Mk 9 Bat sarebbe andato poi in produzione e in azione. Il Pelican era stato sviluppato dal 1942 dall'NDRC, un kit per bombe guidate da un ricevitore radar semiattivo, con un illuminatore montato sugli aerei PV-1P; poteva essere un'arma da 450 o 680 kg (la più piccola delle due era nota come Mk 55). Vi furono già due test nel dicembre 1942, ma con successo piuttosto limitato, soprattutto per il vettore aereo, che poteva garantire con tali bombe un ridotto raggio d'azione. Il Pelican ebbe anche un altro tentativo, un sistema 'a guida organica', ovvero con un piccione dentro ammaestrato per guidare, con apposite beccate, la bomba verso il bersaglio prescelto tramite uno schermo 'touch screen'. Certo che 'sacrificare' un piccione per un centro su di un bersaglio non era considerato immorale per l'epoca, ma l'USN rifiutò l'idea giudicandola non pratica. I piccioni continuarono ad essere usati ma come mezzi di comunicazione (per esempio i bombardieri inglesi ne portavano un paio l'uno). Vi furono vari progetti di armi: SWOD MK 8, MK 9, MK 10, ma si sa pochissimo di queste armi. C'era anche la MK 11 Kingfisher A, una bomba planante per un siluro Mk 21, Kingfisher B, C (che è diventato l'AUM-N-2 Petrel), D (AUM-N-4 Diver), E (SUM-N-2 Grebe), F (AUM-N-6 Puffin). Il 'B', mai costruito, era un altro tipo di siluro planante.
L'US Army non perse davvero tempo ad interessarsi di missili e bombe guidate, e senza nemmeno aspettare l'esempio tedesco diede origine alla serie GB, costituita da bombe plananti (glide bombs). Anzitutto iniziò con il GB-1 dell'Aeronca, il GB-2 della Bellanca, e il Timm GB-3, con la gestazione partita dal marzo 1941, quando si può dire che quasi nemmeno esisteva la forza di bombardieri, con una bomba da 900 kg, girostabilizzatori per l'azimouth.
Così, quando ancora nemmeno si chiamava USAAF, ma USAAC, l'aviazione ebbe questi tre progetti interessanti, di cui il primo era relativo ad un aliante radiocomandato con la bomba M34 da 907 kg, da 3,66 m di apertura alare e doppia coda. Raggiungeva i 370 kmh, ma non aveva un sistema di guida: semplicemente planava da una quota e un'altezza prefissate e scendeva planando verso il bersaglio. Può sembrare poco, ma il raggio utile, da 4570 m, era di 32 km. Questo significava una capacità di colpire al di fuori dell'area più difesa, e può sembrare strano che non si sia dato seguito a tale tecnologia, tutto sommato semplice (i tedeschi facevano qualcosa di simile con alianti per siluri), ma forse si voleva qualcosa di meglio. Naturalmente, la traiettoria quasi piatta degli alianti era ideale per colpire un edificio di una certa altezza sui lati, aumentando la probabilità d'impatto. Il GB-2 e il GB-3 usavano anch'essi la bomba da 2.000 libbre, forse la più potente dell'arsenale americano. Il GB-2 poteva arrivare a 497 kmh, ma era più difficile da portare e il suo sistema di controllo da installare.
Poi c'era il GB-3 da 4,3 m, con la solita doppia coda ma le ali erano disposte dietro la bomba anziché sopra, e la capacità di planare a 270 kmh, ma con simili problemi d'installazione a bordo degli aerei. Per questo venne cancellata, come del resto l'altra. La GB-1 invece venne accettata per la produzione e diverse migliaia vennero prodotte dal maggio 1943. C'era il tempo di usarle in maniera massiccia, ma di fatto c'erano due problemi che lo impedivano. Uno era che solo due armi potevano essere installate, e sotto le ali, di un B-17, limitandone le prestazioni, e l'altro era che la precisione era molto inferiore: a che pro addestrare i puntatori e dare loro il sofisticatissimo sistema Norden, apparato segretissimo dei bombardieri americani, se poi si faceva tirare a casaccio la bomba verso un bersaglio, senza nemmeno puntarlo con accuratezza? Così si aspettò il maggio 1944 (dopo 8 mesi dall'arrivo in Gran Bretagna) per vederle in azione. I risultati non furono particolarmente soddisfacenti, anche contro grossi bersagli, ma anche così non si può dire che l'impiego no fu importante, con oltre 1.000 armi che vennero tirate; stranamente, con tutte le informazioni che si hanno sui reparti da bombardamento americani dell'USAAF, questa cosa è rimasta pressoché sconosciuta all'opinione pubblica, forse perché persa nel clamore delle incursioni da migliaia di bombardieri alla settimana, se non al giorno, di quell'ultimo anno di guerra. Finita la produzione nel gennaio 1945, sparirono ben presto dall'inventario USAAF del dopoguerra. MA diverse altre bombe vennero realizzate basandosi su questo primo progetto, progressivamente di maggiore sofisticazione.
Una fu la GB-4, dal luglio 1942 sviluppata dall'USAAF con la caratteristica d'essere giudata (era la MX-108, poi MX-618), con ala da 3,72 m e base dell'AN-M66 da 907 kg, coda doppia. Aveva una telecamera AN/AXT-2 (evidentemente le tecnologie televisive erano d'ispirazione per le armi americane, visto che le camere TV erano apparse all'epoca su parecchi progetti di armi guidate). La bomba planava a 240 kmh e per l'epoca era notevole la sua precisione (o meglio, CEP) di 60 m in condizioni favorevoli. Anche qui quest'arma segreta americana venne prodotta in quantità molto apprezzabili: oltre 1.000, ma nonostante l'impiego di un gruppo speciale in Gran Bretagna per il suo uso, i risultati erano ben poco incoraggianti, data la scarsissima definizione dell'arma, che con la telecamera faceva vedere davvero poco. Forse nel teatro mediterraneo, con il sole e la luminosità tipici, sarebbe stata migliore, ma nell'Europa centrale no. Col tempo si migliorò un po', ma solo poche vennero lanciate. Per la fine della guerra c'era in programma un sistema JB-4 con pulsogetto, che venne addirittura testato, ma quest'arma avanzata e provvista di sistema motore e di guida, venne abbandonata alla fine della guerra. In ogni caso, era facile riconoscere una GB-4, dalla doppia coda con piani del tutto rettangolari, estremamente semplici.
Seguirono il GB-5 con un sistema di autoricerca a 'contrasto' di luce, una specie di antenato del missile TV Maverick, capace di discriminare un oggetto dalla differenza di luminosità rispetto a quanto lo circondava. Era un'arma da 1.110 kg e 400 kmh, planante, essendo un GB-1 modificato, ma alla fine della guerra non era ancora stato completato il programma sperimentale, che comunque non avrebbe potuto assicurare risultati accettabili dati i limiti della tecnologia disponibile e soprattutto, la necessità di un giorno di tempo assolutamente chiaro e limpido.
Non fu l'unica variante della GB-1 con la presenza inquietante dell'occhio elettronico nel muso, perché vi fu anche un GB-5C (non è chiaro se vi fu anche la versione A e B) con un altro sistema di visione a contrasto di luce, il B-1. Fu anche testato nel 1945, e in seguito ridesignato GB-12.
Il GB-13 o MX-619, ex-GB-5D, era un altro tipo con un sistema di ricerca B-3, destinato ad attacchi notturni. All'epoca ogni sforzo e idea venivano rapidamente applicati e per gli attacchi notturni si era pensato ad un sistema che potesse vedere dei bengala di segnalazione: l'aereo lanciava un bengala direttamente sul bersaglio, questo bruciava nella notte e la sua luce attirava, come se fosse una mostruosa falena, la bomba 'intelligente'. Paradossalmente, questo criterio era più efficiente di quello precedente e così ben 10 test positivi vennero fatti prima della metà del '45, quando però la bomba 'notturna' venne abbandonata.
Insomma, gli americani avevano già sviluppato, a metà degli anni '40, un rudimentale sistema 'intelligente' per l'autoguida degli ordigni, e tra questi sistemi non mancavano nemmeno gli infrarossi, la 'luce invisibile' che attualmente è ampiamente sfruttata dai sistemi d'arma e di visione notturna. All'epoca non era certo facile nemmeno pensare a qualcosa del genere, ma con il GB-6, parte del progetto MX-612, fu possibile installare un cercatore IR della Offner, che era adatto a cercare obiettivi con forti emissioni IR, come le acciaierie. L'ordigno al solito pesava circa 1.150 kg e planava a 450 kmh di velocità massima, con un raggio d'azione di 16 km circa. Già dal tardo 1943 iniziarono i test, ma forse non furono del tutto soddisfacenti visto che si dilungarono senza esiti operativi, fino al 1946.
Poi vennero i GB-7 e GB-14, parte del progetto MX-613, l'ennesima variazione della GB-1, stavolta con un sistema radar semiattivo. La 'Moth', come veniva chiamata la GB-7, era capace cioè di trovare un bersaglio illuminato dal radar di un aereo; i test vennero condotti nel giugno del 1945. Seguì forse un GB-7A, poi fu la volta del GB-7B o MX-616, con un radar di ricerca attivo, tanto che poi venne ribattezzata GB-14. Pesava 1.180 kg e planava a circa 450 kmh, naturalmente era soprattutto intesa contro le navi (come la similare Bat), ma dopo un solo lancio il programma venne cancellato, forse per carenza di bersagli, o forse per funzionamento non soddisfacente. Ma di fatto il radar sembrava quello del missile Bat, con tanto di dielettrico a forma di 'panettone' sul davanti. Il GB-7C introduceva un'altra tipologia di guida radar: quella passiva, del resto non tanto diversa da quella semiattiva, solo che l'emissione radar non era il riflesso di un sistema illuminatore (anche di bordo) ma un apparato del tutto estraneo. Forse questo era il primo missile ARM, ma non è chiaro se nemmeno sia mai andato in volo una singola volta.
Infine con il GB-8 si ritornò ad un sistema più semplice, radiocomandato, sempre basato sul GB-1 ma stavolta designato MX-645. Il GB-9 era l'MX-494, derivato dal GB-4 e quindi con un 'aliante' diverso come base di sviluppo. Era un sistema d'attacco a volo radente, che picchiava dopo lo sgancio e poi procedeva sotto il controllo del radio-altimetro per 3-8 km, mentre con il radiocomando l'aereo poteva indirizzarlo, seguendolo grazie ai flare, verso bersagli difficili da attaccare con altri mezzi, come le pareti dei rifugi per U-Boote. Lo sviluppo di questa 'bomba planante a volo radente' iniziò nel gennaio 1944, vi fu un test quel novembre, con successo: ma nonostante questo per qualche ragione l'arma non venne passata alla produzione.
Il GB-10 era la variante a guida TV-radio del GB-4, poi però il sistema venne usato per il GB-1, ma non è chiaro se sia mai stato costruito.
Il GB-11 era l'MX-614, ennesima variante della GB-1, stavolta per attacchi chimici con un serbatoio M33A, con il quale disperdere gli aggressivi per 3 km in volo, grazie ad un radioaltimetro, ad appena 60-90 m con una picchiata iniziale per guadagnare velocità, e un sistema giroscopico di stabilizzazione, senza sistemi di teleguida. Venne cancellato con la fine della guerra.
Il GB-15 era il Project MX-717 per un sistema a guida radar e-o TV.
infine il GT-1 era un Glide Torpedo, con un siluro aerolanciato Mk.13-2A, che era capace, fatto interessante, di autoguidarsi. Quando una specie di antenna da 6 m entrava in contatto con l'acqua, durante la planata, una carica esplosiva staccava le ali e liberava il siluro, che poi seguiva una traiettoria di ricerca predefinita oppure si muoveva a zig-zag. potenzialmente era un sistema interessante, ed essendo stato impiegato sperimentalmente nel tardo 1943, venne anche usato operativamente, in qualche occasione, da alcuni B-25 nel periodo 1944-45.
Questi erano i principali sistemi d'arma 'intelligenti' sviluppati dall'USAAC. Essi ponevano le basi per congegni di ricerca e di guida che poi sarebbero stati abbandonati per anni dopo la fine della guerra; solo i sistemi laser non erano contemplati, visto che questa luce artificiale non era ancora stata inventata. In pratica, comunque, tutto quello che restò di queste armi in termini operativi, a parte esperienze preziose ma non di rado andate pressoché perdute, furono il lancio di qualche GT-1, un migliaio di GB-1, qualche GB-4, con risultati nell'insieme tutt'altro che positivi, cosa che del resto accomunò un po' tutte le 'armi intelligenti' americane della guerra, nonostante una superiorità tecnologica netta rispetto a qualsiasi altro avversario o alleato, grazie all'avanzata industria elettronica che era disponibile per questi programmi.
===SAM e SSM===
I missili SAM sono noti come armi moderne, ma il loro studio iniziò molti anni fa. La loro origine per quanto riguarda l'USAF risaliva almeno al 1946, con il programma Nike, di cui il primo esempio fu il Nike Ajax, per poi seguire con il formidabile Hercules e l'antimissile Zeus, quest'ultimo mai entrato in servizio, ma collaudato, anche contro satelliti, nei primi anni '60. Un salto nel futuro eccezionale, se si considera come iniziarono i programmi per missili SAM. Uno di essi fu il Progetto 'Bumblebee', che venne impostato nel '44 dall'USN. La domanda era questa: quale è il miglior modo di abbattere un aereo, a distanza di sicurezza, per difendere le grandi navi della Marina? Inizialmente se l'erano posta nell'ambito della Marina, ma per quanto potente, nemmeno essa poteva sviluppare armi tanto sofisticate come quelle che si erano rese necessarie, con i primi esempi dati dai missili KAN-1 Little Joe e KAY-1 Lark. Ma nell'agosto 1944 si espose la questione alle industrie e ai laboratori principali degli Stati Uniti. Anzitutto venne coinvolto il prof Merle Tuve della John Hopkins University. Inizialmente questo accademico ebbe un team di appena 11 persone, ma presto dovette moltiplicare tale numero, fino ad arrivare ad oltre mille ricercatori e decine di migliaia nelle fabbriche coinvolte, superando le conoscenze che erano già maturate fino ad allora con le tecnologie classiche. Va detto che in tal senso, le tecnologie e i concetti usati furono per lo più autoctoni, e non la continuazione degli studi tedeschi come per esempio avvenne con le V-1 e le V-2. Ma la situazione non presentava solo problemi tecnici ed economici, ma anche politici: la fortissima rivalità con l'USAAF, che si oppose all'ampliamento della base degli armamenti navali di Inyokern, per non parlare delle polemiche suscitate dal nuovissimo poligono missilistico di Point Mogu, California, che era necessario per i test su armi così potenti e a lunga portata. Ma la vera ragione della rivalità, oltre che le diminuzioni del budget postbellico, era l'abilità della Marina nel portare a sé i migliori tecnici e scienziati nell'allora non così frequentato settore della missilistica. Questo settore non comprendeva solo i missili, ma anche i sistemi di guida, caricamento, depositi. Tutti fondamentali per ottenere un sistema funzionale, perché dentro le navi lo spazio era pur sempre limitato e c'erano problemi di ogni sorta, dalla salsedine all'interferenza tra sistemi elettrici ed elettronici ammassati a bordo. La parte più importante divenne quella dei missili della 'Sezione T', che era costituita da armi con il nome iniziante con la stessa lettera: Terrier, Tartar, Talos, Triton e Typhoon, ordigni che si evolsero fino a raggiungere prestazioni e capacità veramente impressionanti, anzi l'evoluzione è continuata con i Terrier e Tartar diventati SM-1, 2 e 3. Ma inizialmente si voleva giusto un missile pesante 907 kg, con carica di ben 272 kg, capace di raggiungere 32 km e 2.900 kmh. Già nella primavera del '45 vennero firmati contratti per i sistemi motore con la M.W. Kellogg Company e Allegany Ballistics, per i motori a razzo, mentre la Bendix venne interessata ad uno statoreattore per quello che diventerà il missile Talos.
Ma per ottenere questo risultato si cominciò a pensare ad un sistema sperimentale per la propulsione a motore a statoreattore da parte dell'APL, ovvero Applied Physics Lab della J.H. University. Era solo un tubo di scarico da 152 mm di un P-47 modificato e testato all'inizio del 1945, ma nell'ottobre si arrivò ad un sistema da 25 cm che raggiunse già una velocità di ben 2.250 kmh a 6.000 m, prestazione che nell'ottobre del 1945 era senz'altro sensazionale. Era il PTV-N-4 Cobra, lanciato con dei motori a razzo per la spinta iniziale, a propellente solido. In seguito sarebbe arrivato ad un diametro da 46 cm e venne ribattezzato BTV. Nel '47 era oramai in grado di raggiungere 2,4 mach a 9.000 m e in buona sostanza, una volta allargato a ben 60 cm (24 pollici) divenne il motore dell'RTV-N-6 Bumblebee XPM (Experimental Prototype Missile), che a sua volta era l'immediato predecessore del potente missile XSAM-N-6 Talos. Ma questo racconto esula dal tema del libro.
Torniamo adesso ai due missili che precedettero l'avvento dei missili 'T'. Uno era il Fairchild '''KAQ/SAM-N-2/CTV-N-9 Lark''', diventato poi il Convair KAY/SAM-N-4/CTV-N-10 Lark. La sua origine potrà sembrare bizzarra, perché pur essendo molto semplice, era pur sempre un ordigno apparentemente successivo al programma Bumblebee. Nacque come emergenza per un pericolo, prontamente recepito, che non fu tale fino all'autunno del '44, quello dei Kamikaze, che debuttarono a Leyte, e che non si riuscivano a fermare in maniera affidabile con i cannoni di bordo (naturalmente, posto che superassero i caccia di difesa). All'inizio del '45 era diventato un missile capace di colpire anche missili aria-superficie e aerei da ricognizione. Nel marzo del '45 divenne un programma affidato alla Fairchild per un totale di 100 missili. Ma altri 100 vennero affidati alla Convair-Vultee nel giugno, visto che la prima committente non era capace di lavorare con la dovuta rapidità. I missili divennero poi i KAQ-1 e i KAI-1 rispettivamente. La sperimentazione iniziò tuttavia solo nel giugno 1946. Il Lark aveva nella sua prima versione il Reaction Motors LR-RM-2 a propellente liquido e due camere di combustione, con due booster a propellenti solidi per il decollo. In seguito come motore principale usò il migliorato RM-6. La testata di questo missile con impennaggi cruciformi (con superfici di controllo con flap per il KAQ e ali a incidenza variabile per il KAY) era di 45 kg con spoletta di prossimità radar, e radio comando manuale. Ma dal '47 arrivò anche lo sviluppo di un sistema automatizzato, lo Skylark, con radioguida iniziale e SARH per la fase finale, il tutto guidato dal computer di bordo della nave. Ma ancora più impressionante, il SAM-N-4 ebbe addirittura un radar di autoguida finale autonomo, l'AN/APN-23, che era la fase finale dell'attacco al bersaglio dopo l'illuminazione con un radar su fascio 'Wasp'. Ma tutto questo non riguarda più la II Guerra mondiale. Vale la pena ricordare questi primordi della tecnica missilistica, che venne testato nel 1950, abbattendo aerei teleguidati Hellcat e Wildcat, ma venne anche abbandonato in favore dei più veloci e promettenti missili 'T'. Fu a questo punto che apparvero le designazioni CTV-N-9 e 10, usati essenzialmente per scopi di ricerca. L'XSAM-N-2 Lark (armonica) era un'arma da 4,24 m di lunghezza più 1,4 del booster, con 46 cm di diametro e peso di 550 kg più 370 del booster; la gittata era di ben 55 km, ma il suo punto debole era, oltre alla generale immaturità della tecnologia usata all'epoca, una velocità di appena 0,85 mach, poco contro un bersaglio aereo moderno, che in genere richiedeva missili intercettori largamente supersonici.
Abbiamo parlato del Lark, ma ora focalizziamoci anche sull'altro missile SAM dei primordi, il NADC KAN Little Joe, che venne avviato come misura stop-gap in attesa dello sviluppo del più complesso Lark e dei cannoni automatici da 76,2 mm, contro i Kamikaze che improvvisamente, con i loro disperati attacchi, avevano riattivato la minaccia aerea giapponese, apparentemente finita dopo la battaglia delle Marianne nel giugno 1944. Approvato nel maggio 1945, per il luglio dell'anno questa piccola e semplice arma era già stata sottoposta a test di lancio, e nell'ottobre venne nominata KAN-1. Questa era un tubo in alluminio, con un motore JATO del tipo Aerojet 8AS1000, un radiocomando, alette cruciformi a prua e in coda, girostabilizzazione, e testata da 45 kg con spoletta VT, ovvero di prossimità. Dopo il KAN-1, arrivò il KAN-2, con un nuovo tipo di propellente per il motore di sostentamento, che era anche meno fumoso del precedente (un problema non di poco conto per l'operatore che seguiva il missile da vicino alla rampa di lancio), ma già nel 1946, sparita la minaccia, sparì anche l'esigenza di questo piccolo missile. Le dimensioni riportate erano di 3,45 m di lunghezza, apertura alare 2,31 m, diametro 57,7 cm, velocità 645 kmh, raggio 4 km per 2,4 km di tangenza, il motore erogava 454 kg per 8 secondi, più 4 piccoli booster da 454 kgs per 1,25 sec.
Un missile che era invece veramente polimorfe era il '''Gorgon''', nato sempre dal BuAer dell'USN tra il 1943 e il 1953, come arma tattica da impiegare in vari compiti. Già nel '37 si cominciò a pensare ad un drone da combattimento, persino capace di intercettare dei bombardieri nemici. Attorno alla metà del 1940 era noto come 'Aerial Torpedo', e in sostanza, le basi dei moderni UCAV, a livello filosofico, c'erano già. Ma i motori erano troppo limitati in potenza per realizzare un ordigno valido. Nel '43 però ricominciò l'interesse, legato all'uso dei motori a razzo o jet, per un missile che era certamente di tipo molto originale per l'epoca, e anche dopo. Si trattava di un'arma da 300 kg, con un turbogetto da appena 9,5 pollici della Westinghouse, che consentiva 820 kmh. Era inteso per colpire grosse formazioni di bombardieri o trasporti, ma anche bersagli al suolo. La guida era prevista di tipo TV o radiocomandata, o anche radar o IR, spolette prossimità e contatto. Iniziarono i progetti particolareggiati, come il Gorgon II con alette canard del tardo 1943, o il Gorgon III con alette di tipo convenzionale. E incredibile a dirsi, tutte e due le configurazioni vennero pensate con motori a razzo (A), turbogetto (B) e statoreattore (C). 25 armi di ciascun tipo vennero ordinate verso la fine del '43, ma dopo vari cambiamenti il totale divenne, ad aprile 1945, di 21 Gorgon IIA, 4 Gorgon IIB, 34 Gorgon IIIA, 16 Gorgon IIIB e 20 Gorgon IIIC. Tuttavia solo il tipo a razzo venne costruito. Quanto ai sistemi di guida, dati un po' troppo per scontati, in realtà non funzionavano bene. Nel marzo del '45 fallì miseramente un sistema TV del Gorgon IIA. In effetti, dopo varie tribolazioni il Gorgon divenne un semplice sistema di ricerca avanzata a metà del '46. Dei 21 IIA, tutti erano dotati di un motore Reaction Motors CLM2N a propellente liquido e sistema radiocomando-TV. I test senza apparato motore iniziarono già nel marzo del '45, ma il sistema di guida rappresentò un fallimento totale nel ruolo aria-aria. Stranamente nessuno pensò di usarlo per attacchi al suolo, almeno non subito. Era noto come KA2N-1 nell'ottobre del '45, poi ebbe una selva di altre designazioni di missile per ricerche su cui non mi dilungo, essendo accaduto nel dopoguerra. Quanto al Gorgon IIC a statoreattore, esso era previsto come missile superficie-superficie da lanciare e far volare a 725 kmh verso obiettivi in Giappone. Anche questo ebbe compiti di sviluppo dal '46, e nel '50 un missile designato CTV-N-2 usò un radar attivo in funzione antinave. Il KA3N-1 Gorgon IIIA era l'originale ordigno per l'intercettazione, con una guida radio-TV e una testata da 116 kg, ma anch'esso divenne un sistema di ricerca pura. 34 costruiti. Il modello IIIC era simile, nonostante in origine si fosse inteso come arma a statoreattore, con due motori CML2N. Il tipo IIIB ebbe un derivato, il TD2N-1, che era un aerobersaglio, i cui test iniziali avvennero nel giugno 1945, e con il motore acceso, dall'agosto dello stesso anno. Ma era difficile far funzionare il motore (che almeno in teoria doveva essere a razzo) e il programma venne cancellato nel '46 dopo 9 ordigni costruiti. Nel maggio del '45 era iniziato anche il programma Gorgon IV, arma aria-superficie a statoreattore assegnata alla Martin, con radar di ricerca attivo. Era davvero avanzato per l'epoca, ma finì anch'esso come semplice programma di ricerca a metà del '46, con un motore Marquardt XRJ30-MA (model C-20-85C). I primi test iniziarono solo nel luglio 1947, e il missile divenne capace di raggiungere 0,85 mach. In tutto ne vennero costruiti 19 dei quali gli ultimi, dopo la fine dei test del '49, divennero aerobersagli. L'ultimo derivato era un sistema ancora più bizzarro, il Martin ASM-N-5 Gorgon V, che rimpiazzava lo statoreattore con un diffusore di sostanze chimiche, una specie di bomba planante a gas, che avrebbe coperto, planando a 0,95 mach, a 30-150 m di quota, una superficie di circa 9 km2. Venne cancellato nel '53, dopo circa 3 anni dall'inizio del programma, non si sa se ne venne mai costruito o collaudato qualcuno, che avrebbe dovuto avere un radioaltimetro, autopilota e generatore di gas Edo X14A, presumibilmente per gas nervini.
La versione CTV-N-2 del Gorgon era lunga 5,98 m, apertura alare 3,5 m, peso di 880 kg, 725 kmh, e raggio di 150 km.
Un ordigno che poteva essere meno effimero fu il McDonnell LBD/KSD/KUD/RTV-N-2 '''Gargoyle''', una risposta americana ai missili Hs 293 tedeschi. L'USN ne chiese lo sviluppo nell'ottobre del '43, che doveva essere abbastanza piccola per trasportarla da un aereo basato su portaerei, e nondimeno armata con una testata semiperforante da 454 kg. Il disegno venne finalizzato nel giugno del '44 e la Mc Donnell vinse il contratto per le LBD-1, bombe plananti guidate. Aveva un aspetto tozzo e coda a farfalla, con un motore a propellente solido dell'Aerojet per aumentare la velocità durante la picchiata. Per il resto era un'arma guidata con tracciatore ottico in coda, per cui poteva essere considerata simile all'Hs-293 o alla Fritz-X. I test iniziarono nel marzo del '45, anche se il motore non venne provato fino al luglio di quell'anno. Nell'ottobre l'arma venne ridesignata come missile antinave KSD-1, e poi all'inizio del '46 come KUD-1, perché nel frattempo divenne solo un programma di ricerca. In effetti il missile-bomba volante Gargoyle non offriva più del Bat, anzi il rateo di successi era insoddisfacente e il primo lancio con successo non avvenne prima del luglio del '46, a guerra finita. Eppure, ben 200 missili vennero completati entro la metà del '47. Dopo varie ridenominazioni, comuni a tutti i programmi missilistici dell'epoca, gli ultimi vennero demoliti nel dicembre del 1950. Era un missile lungo 3,08 m, apertura alare 2,59 m, peso 680 kg, velocità 965 kmh e raggio di 8 km quando lanciato in quota, dato che il motore a razzo Aerojet 8AS1000 sviluppava sì 454 kg di spinta, ma solo per 8 secondi. La testata semiperforante era forse la cosa più valida dell'intero missile, come anche il costo limitato.
L'esercito invece iniziò la sua esperienza con i missili con il JPL '''RTV-G-1/RV-A-1 WAC Corporal''', nato nel '44 dalla volontà dell'Army Ordnance Department e dal California Institute of Technology (CIT), iniziando con il sistema sperimentale ORDCIT, ovvero Ordnance CIT. Il primo risultato pratico fu il 'Private A', un piccolo razzo a propellente solido per scopi sperimentali. Già nel dicembre 1944 ne vennero tirati 24. Ma era solo l'inizio del vero obiettivo, il missile a propellente liquido SSM-A-17/MGM-5 Corporal, a cui si arrivò con un sistema ulteriore, il razzo per test atmosferici WAC Corporal, sistema sperimentale che conteneva 11,3 kg di attrezzature. Questi razzi atmosferici sono davvero ordigni dalle prestazioni impressionanti, persino in questa primissima fase. La quota raggiungibile era oltre 30 km, paragonabile diciamo alla tangenza di un SA-10. Non c'è da stupirsi che a suo tempo si pensò, come prima cosa, di usare i razzi come ordigni per impiego contraerei, anzi ci si può stupire di come essi non siano stati impiegati in maniera consistente contro le formazioni aeree: con una testata HE settata per esplodere alla quota giusta, sarebbero stati una minaccia non indifferente per le compatte formazioni di bombardieri B-17. WAC potrebbe essere, ma non ci sono conferme sufficienti, per Without Attitude Control, infatti non c'era nemmeno un sistema di stabilizzazione eccetto le alette. La propulsione era data da due grossi motori a razzo dei Tiny Tim, da 290 mm, più un sistema a propellente liquido, tirato da una torre di lancio apposita e stabilizzato poi dalle tre alette, con il muso che si separava alla fine della parabola, rilasciando poi la strumentazione con un apposito paracadute. Prima vi furono dei prototipi in scala, poi si passò ai WAC Corporal dall'ottobre 1945, arrivando in realtà a ben 70 km di quota. Seguirono altri test, con i WAC B migliorati (8 lanci nel dicembre 1946-47), poi si evolsero nell'RTV-N-8 Aerobee e altri tipi. Le dimensioni erano nel caso del tipo RTV-G-1, di 4,93 m di lunghezza più 2,41 di booster, diametro di 30,5 cm, peso 310+345 kg, motore da 680 kgs per 47 secondi di funzionamento. Questo dava un totale di circa 32 tonnellate. Posto che il peso medio era di forse circa 200 kg, si può capire come, nonostante l'attrito dell'aria, si raggiungessero 900 m.sec, e una quota di 80 km. I propulsori Tiny Tim erano da ben 222 kN per appena 0,6 sec.
Un prodotto simile, ma per scopi bellici, era il sistema noto, tra le altre sue designazioni, come
General Electric SSM-A-16 '''Hermes''' A-3B. Iniziato dall'U.S. Army nel novembre 1944, era nato come sistema sperimentale e poi operativo nel campo dei missili tattici. Il programma Hermes, appaltato alla G.E., comprendeva anche i test sulle V-2, e il sistema RTV-G-4 Bumper, ovvero la V-2 più i razzi WAC Corporal come secondo stadio, per scopi di ricerca extra-atmosferici.
L'Hermes A-1 era inizialmente un missile SAM, basato sul Wasserfall tedesco, ma poi il compito SAM era stato abbandonato data la nascita del SAM-N-7/MIM-3 Nike, sempre in quello stesso 1946. Il sistema di ricerca rese possibile realizzare il missile e lanciarlo il 2 febbraio 1951. Solo 3 ordigni vennero lanciati di questo tipo, e ben presto si passò a studiare una versione tattica superficie-superficie SSM-G-15, presto abbandonata e ritrasformata in un sistema di ricerca. Nel frattempo apparve l'Hermes A-3, mentre l'A-2 era un missile derivato dall'A-1, ma privo di alette. Ben presto, nel '47, venne abortito nella sua forma originaria, ma nel '48 si ritornò alla designazione per ottenere un SSM da 120 km, a basso costo, e con motore a propellenti solidi, fino a pensare ad un sistema da 40 kT con la testata W-7.
Il motore a razzo della Thiokol, il primo razzo potente con propellenti solidi americano, venne sviluppato dal 1950 e sperimentato dal febbraio 1953. 4 test con successo, ma già dal settembre 1952 il missile XSSM-A-13 Hermes A-2 era stato cancellato e presto venne sostituito da un missile sviluppato dalla JPL (Jet Propulsion Laboratory), il SSM-A-27/MGM-29 Sergeant. L'Hermes A-3 era nato nel tardo 1947 con una gittata prevista in 240 km e un'accuratezza di appena 60 m sul bersaglio, il primo volo fallì nel marzo 1953, e degli altri 7 solo 2 vennero giudicati un successo. La tecnologia del razzo venne poi utilizzata dal Sergeant e dal SSM-A-14/PGM-11 Redstone. L'Hermes II iniziò nel '46 con motore a statoreattore e testata da 454 kg su un raggio di 1.600 km, volato a mach 4. Poi si arrivò ad aumentare fino a 2.270 kg di carico a 2.400 km. Dopo molte tribolazioni, ridotto ad un programma di ricerca, salendo in cielo con una V-2 munita di uno statoreattore per il secondo stadio chiamato 'Organ'. Il primo missile volò con un mock-up di questo stadio, nel maggio 1947, con le alette di controllo ingrandite per assicurare un miglior controllo. Ma si schiantò al suolo, finendo in territorio messicano, il cui stato si ritrovò, unico nell'America Latina, a subire danni da una V-2. Altri test avvennero nel 1949. Seguiranno altri sviluppi, dalla genesi anche più confusa, persi in una giungla di sigle tipiche dell'epoca 1945-51. Alla fine si pensava ad un missile capace di mach 4,5 a 24.000 m su distanze di 2.400 km. Di fatto questo programma venne superato dal missile Navaho più lento ma intercontinentale, a sua volta superato dai missili ICBM. L'Hermes C iniziò nel luglio 1946 con il programma di utilizzare un motore da 113.000 kgs a propellente liquido, con diversi stadi, per raggiungere 3.200 km con una testata da 450 kg. Ma era decisamente troppo avanti con i tempi. Nel '50 era cambiato in un ordigno tattico che poi, nel tempo, si sarebbe evoluto nel Redstone. Per indicazione, il missile RV-A-3 o RTV-G-3, era lungo 10,2 m per la V-2 usata nei test, e 5,44 m per il ramjet, peso 11,2 t, velocità fino a 5.800 kmh con tangenza di 18,3 km per la V-2.
===Velivoli teleguidati===
Non è molto noto, ma gli Americani hanno avuto una ricca dinastia di velivoli teleguidati, che prendevano spunto da un velivolo come il Queen Bee inglese, aereo bersaglio usato con profitto dagli anni '30 e costruito in 420 esemplari. Tra gli aerei teleguidati di questo tipo, ingiustamente dimenticati pur essendo la base delle armi intelligenti e i drone moderni vi sono numerose famiglie di progetti.
La serie di velivoli della Radioplane iniziava dal 1935. La versione più importante fu l'OQ-3, macchina da 2,77 m di lunghezza e 3,14 di apertura alare, motore da 8 hp, velocità di 165 kmh. Costruito dall'ottobre del 1943, ne vennero realizzati ben 9.400 esemplari con lo scopo di radiobersaglio. Come gli altri aerei, erano piccoli modelli simili ad un aereo da turismo con ala a parasole. La mancanza di sensori televisivi impediva di usarlo come un moderno UAV, ma l'idea c'era tutta. La bomba volante era invece utilizzabile, e qui davvero vennero usati sistemi che adesso sono parte della concezione moderna della guerra. Nel 1936 venne pensato dal Lg Cdr D.S. Fahrney, dell' US Navy, pensò al concetto di usare macchine teleguidate in combattimento aereo. Concetto fantascientifico per l'epoca, in cui era normale avere come 'espressione tecnologica' dei caccia biplani. Ma nel 1940, dopo anni di bassa priorità, le cose cominciarono a cambiare: vennero inventati i radar-altimetri e la televisione, tanto che nel 1941 si provarono alcuni aerei teleguidati e nel 1942, in aprile, mesi prima del molto noto (in Italia almeno) SM.79 ARP, venne provato un drone contro una nave teleguidandolo da 50 km di distanza.
Così lo stesso mese, due mesi prima di Midway, l'USN ordinò l'allora segretissimo XTDR-1 in due esemplari, e 100 aerei di un tipo simile, chiamati TDN-1. Questi velivoli erano (i TDR-1) aerei motorizzati da due Lycoming O-435-2 a pistoni, e materiali non strategici visto che era pur sempre un velivolo 'a perdere', con un aspetto non tanto dissimile da quello di un P-38 o di un Mosquito e un abitacolo per un pilota, perché serviva per i voli di trasferimento. In guerra armava una bomba M66 da 907 kg o anche un siluro, e sganciava il carrello dopo il decollo. Già nel marzo 1943 c'erano ordini per 2.000 velivoli, poi ridotti a 300 date le difficoltà pratiche che comportava la loro realizzazione. Nel '44 un'unità usò questi velivoli, portandone in azione 46, di cui 18 ebbero centri pieni sui bersagli giapponesi. Eppure solo 189 vennero costruiti visto che nei test l'USN aveva riscontrato un livello di prestazioni mediocre, come anche l'US Army quando ne testò uno come XBQ-4 nel 1943. Ma il programma continuò con il TD2R con motori da 225 hp, cancellato per trasformarlo in XTD3R-1 o XBQ-5 per l'US Army. Infine l'ultima versione aveva motori Wright R-975 da 450 hp, ma solo 4 vennero completati. In seguito arrivarono anche i XBQ-6, ma rimasero solo sulla carta. Al dunque, quest'arma era interessante, soprattutto perché era da attacco strategico. Aveva avuto un limitato successo, ma il raggio di 685 km con 900 kg di carico non era cosa da poco, anche se la velocità non superava i 225 kmh con i motori originari da 220 hp. Aveva apertura alare di ben 14,6 m e un peso di 2.700 kg.
Uno dei drone era l'AT-21 Gunner, aereo da addestramento convertito nel '44 come '''XBQ-3''', capace di portare una telecamera nel muso per essere radiocomandato con precisione sul bersaglio, e con i due motori da 520 hp, poteva volare a 355 kmh con una bomba da 1.800 kg, e arrivare a 2.400 km di distanza. Non ebbe seguito.
Il Culver PQ-14/Q-14/TD2C (al solito, le designazioni si evolsero nel tempo) era un progetto del 1942 per un sostituto del PQ-8 o TDC Cadet, aereo bersaglio usato per la contraerea. Il nuovo aereo era più grande (simile ad un piccolo velivolo da turismo interamente dipinto di rosso, al solito per la categoria aerobersagli). Oltre 1.200 vennero costruiti e usati dall'USN come TD2C-1 Turkey. Avevano un motore a pistoni Franklin O-300-11 e si concedevano il lusso di un carrello retrattile. Era talmente grande, come del resto il PQ-8, che un pilota abbastanza coraggioso e piccolo, poteva alloggiarvi e portarlo in aria per le missioni di trasferimento, essendo provvisto di un abitacolo. Seguirono 1.100 e passa PQ-14B potenziati per l'USAAF, e i superstiti vennero poi ridesignati, nel 1948, come Q-14A e B. ALcuni B vennero usati anche per controllare altri drones, naturalmente con un pilota a bordo.
La versione B era lunga 5,94 m, apertura alare 9,14 m, altezza 2,54 m, peso 830 kg; per queste dimensioni indubbiamente ridotte, la sua velocità arrivava a ben 300 kmh, nonostante il motore fosse capace di appena 150 hp. Per fare un esempio, il Fi-156 Storch aveva un motore da circa 200 hp per 170 kmh.
Al lato opposto v'era invece il BQ-7, B-17 convertiti secondo un'idea arrivata nel 1944. L'USAAF (l'idea era stata proposta, non si sa bene da chi, al generale Doolittle che l'approvò alla fine di giugno) voleva trasformare gli aerei più vecchi come 'drone' d'attacco, da schiantarsi contro bersagli particolarmente duri con il massimo carico bellico possibile. Il progetto era noto come 'Aphrodite' e coinvolgeva soprattutto i B-17F. La realizzazione di questo piano, che si sperava potesse realizzare il successo delle super-bombe 'Tallboy' inglesi, capaci di raggiungere velocità supersoniche in picchiata, venne affidato alla 3rd Bombardment Division, che lo diede al 562nd Bomb Squadron di Hoington, Suffolk.
Con ben 8.100 o forse 9.070 kg di esplosivo a bordo, per giunta del tipo Torpex, particolarmente potente (il Torpedo Explosive era del 50% più potente del TNT), aveva una spoletta ad impatto, mentre tutti gli equipaggiamenti non necessari erano stati rimossi. Per il decollo in sicurezza era tuttavia necessario usare un equipaggio di due persone, pilota e ingegnere di volo. Puntato l'aereo grossomodo nella giusta direzione, si lanciavano dall'aereo dopo avere attivato il sistema di controllo. Per quanto possa sembrare strano, i B-17 non avevano particolari sistemi per salvare i loro uomini d'equipaggio: tante volte i piloti si dovevano lanciare sgusciando dai finestrini. In questo caso l'abitacolo era stato trasformato in una versione 'torpedo', totalmente aperto. Naturalmente c'era anche il B-17 destinato al controllo, un CQ-4 o CQ-17. Quest'arma era la più potente mai fatta volare nella guerra, eccetto ovviamente le armi 'atomiche', ma i risultati furono non esattamente soddisfacenti. Il sistema di guida diede molti problemi. Era un 'doppio Azon', ovvero un sistema capace, con i controlli incrociati, di controllare direzione e quota dell'aereo. Dopo i primi voli c'era anche una doppia camera TV, una per vedere il pannello controllo, e una nel muso per vedere dove l'aereo andava. Questo consentiva di teleguidare da distanza l'aereo. Queste apparvero dopo la prima missione. C'era anche un caccia che doveva abbattere il BQ-7 se usciva dal controllo.
15 missioni vennero volate con i BQ-7, ma nessuna fu un successo pieno. Spesso i sistemi di controllo andavano fuori uso e l'aereo perdeva il controllo, cadendo sul terreno inglese. Per fortuna non vi furono danni ai civili, ma quando un BQ-7 cadde in un bosco, provocò l'abbattimento di dozzine di grandi alberi entro un raggio di oltre 100 m, con un cratere largo circa 30 m, grossomodo come l'apertura alare. Le uniche parti riconoscibili del velivolo erano i motori. Inoltre il sistema di visione televisiva aveva una definizione, data l'epoca, molto insoddisfacente. Questo comportò errori tra i 100 metri, e diverse miglia. Poi c'era il problema della flak, che trovava facili bersagli nei grossi aerei non manovranti in una corsa diritta verso il bersaglio. gli MB-17G erano i velivoli B-17G convertiti in modo analogo ai B-17F, ma non pare che vennero mai realizzati in concreto. Vi fu anche un tentativo con i B-24, trasformati in BQ-8 (operazione Anvil), che ebbe anche meno successo, forse per via che si trattava di velivoli dal pilotaggio più difficile. Il 6 luglio 1944, l'USN costituì la Special Attack Unit ovvero la SAU-1, formata dalla ComAirLant, con l'impiego di attaccare le basi di lancio V-1 e V-2 e usando i BP4Y-1 convertiti in maniera simile ai BQ-7, tanto da essere designati BQ-8.
Restano due cose da dire al riguardo di questi BQ-7. Una, poco nota, era che essi ebbero come predecessore l'S.79 ARP, a tutti gli effetti l'equivalente nella Regia Aeronautica, del Flying Fortress. Uno di esse venne fatto volare nell'estate del 1942 contro la flotta inglese, ma venne perduto per avaria e si schiantò in Algeria. Il sistema era peraltro assai più semplice. Gli storici italiani recentemente hanno valutato come più efficace tale soluzione rispetto all'eccessiva complessità del progetto 'Aphrodite'. Tuttavia è anche vero che l'unico aereo mandato in azione andò fuori controllo e non ottenne risultati (aveva sotto la fusoliera due bombe da 1000 kg, o forse da 800). Pare che gli Americani si interessarano al concetto per i loro B-17 teleguidati, ma è anche vero che di drone d'attacco negli USA si parlava quantomeno dal 1937 (non stupisca che gli storici tendono a valutare le cose secondo la loro prospettiva), per cui è difficile trarre conclusioni definitive.
La seconda cosa di importante del progetto Aprhodite, è che causò una vittima importante. Accadde che Joe Kennedy, fratello maggiore del futuro presidente (che invece era andato in Marina, sulle motosiluranti), volasse con un BQ-8, durante la prima missione della Marina, che aveva il progetto 'Anvil'. Joe Kennedy era veterano dei pattugliatori ASW e aveva fatto le sue 25 missioni che gli davano il diritto al ritorno in patria, ma volle mettersi volontario anche per l'Operazione Aphrodite (Anvil per la Marina). Il 12 agosto 1944 lui e il secondo d'equipaggio, John Willy, decollarono con il BQ-8 (chiamato anche 'robot') da Fersfield, caricati con 9,6 tonnellate di Torpex, per attaccare il super-cannone V3 di Momoyecques, in Francia. Loro erano seguiti da un Mosquito con Elliot Roosevelt, che doveva filmare l'azione, erano ancora a poche centinaia di metri di quota, quando all'improvviso, circa 2 minuti dal decollo (e 10 prima dell'abbandono programmato) per un guasto a bordo, si attivò il detonatore. L'aereo esplose con un boato violentissimo, causando ingenti danni anche a terra. Il Mosquito, che seguiva ad appena 300 metri, venne gravemente danneggiato ed ebbe feriti a bordo, ma nonostante la sua struttura lignea, sopravvisse e tornò alla base.
Kennedy e Willy vennero considerati dispersi e in seguito decorati alla memoria: in realtà erano stati disintegrati dall'esplosione e nulla di loro venne mai recuperato.
Le missioni svolte furono diverse. La prima avvenne il 4 agosto 1944, con 4 B-17, scortati da 16 P-47 e 16 P-51, ma nessun bersaglio venne colpito e un B-17 cadde con il pilota, ma pare che anche il secondo membro dell'equipaggio rimase ucciso. Forse fu questo l'aereo che causò il cratere tra il bosco, precipitando a Sudbourne e spianando 8.000 m<sup>2</sup> di terreno, oltre a formare il cratere. Seguirono altre missioni, come quella dell'agosto 1944 con un aereo abbattuto dopo essere uscito dal controllo e l'altro mancò il bersaglio di 400 metri. Il sei agosto un aereo cadde in mare e l'altro lo seguì dopo avere minacciato Ipswich. Seguirono altre missioni, in cui una ebbe un B-17 abbattuto, altre ebbero altri B-17 persi per problemi di controllo, mentre una missione di 4 BQ-7 venne volata ancora senza successi decisivi, sebbene uno riuscì ad esplodere abbastanza vicino al bersaglio per causare danni e vittime. Il 12 agosto 1944 fu la volta del B-24J, fornito all'USN dall'USAAF e ribattezzato quindi PB4Y-1 (la versione -2 era il 'vero' B-24 per l'USN, originariamente c'erano aerei standard trasferiti alla Marina), pilotato da Kenney e Willy, entrambi uccisi dall'esplosione prematura dell'aereo. Poi vi fu l'aereo B-17 che il 13 agosto venne mandato in azione con 9.070 kg di carica, ma fallì il bersaglio distruggendo un Mosquito britannico di supporto. Il 3 settembre 1944 un B-17, anch'esso sotto controllo dell'USN, venne perduto per un errore di navigazione. Il B-17 dell'11 settembre 1944 cadde colpito dalla contraerea prima di raggiungere la base degli U-Boote di Heligoland, mentre il 14 settembre altri due B-17 (precisamente il 39827 e 30363) mancarono una raffineria. Altre missioni videro un attacco fallito contro Heligoland il 15 ottobre, uno il 5 dicembre contro dei cantieri navali; infine il Capodanno 1945, i B-17 30178 'Darlin' Dolly' e 30237 'Stump Jumper' vennero abbattuti dalla flak mentre erano diretti contro la centrale elettrica di Oldenburg. Pare che seguirono altre due missioni, stavolta usando i bombardieri contro le città, ma fallirono. Sembra poi, nella confusione di queste fonti della fine del conflitto, che un B-17 andò a centrare un obiettivo solo per restare inesploso, dando ai Tedeschi la conoscenza delle sue caratteristiche tecniche.
In termini di tecnica, si trattava dei soliti B-17, le cui prestazioni erano una velocità di appena 320 kmh (di crociera), ma potevano arrivare a ben 11.400 m di quota (forse senza carico), con un raggio di appena 560 km.
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Una cosa che va raccontata al riguardo dei 'drones' americani è che essi hanno avuto, tecnologia militare a parte, almeno un risvolto che ha segnato il costume e la società dei decenni successivi; nel 1945 tale maggiore Ronald Reagan era in visita ad una fabbrica di tali velivoli in cerca di immagini di propaganda, e tra le operaie trovò una che era particolarmente fotogenica: era la futura Marilyn Monroe, le cui foto in tale occasione iniziarono la sua carriera di attrice e sex-simbol.
===Note===
<references/>
I dati sui missili e drones sono prevalentemente, anche se non esclusivamente, frutto dell'ampio database [http://www.designation-systems.net/dusrm/app1/index.html Directory of U.S. Military Rockets and Missiles], che tratta in maniera particolarmente dettagliata la nascita di quell'immensa branca della tecnica che è la missilistica e la robotica (drones) americana, un numero impressionante di progetti e di prototipi, oramai dimenticati, ma data l'epoca, di estremo interesse concettuale e tecnico, spesso superiore persino (V-2 escluse) ai più celebri sistemi 'avanzati' sviluppati dai Tedeschi.
[[Categoria:Armi avanzate della Seconda Guerra Mondiale|USA-3]]
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{{Intensificazione dell'intelligenza}}
Le tecniche descritte in questo capitolo non sono molto utili per un musicista o un pittore (oppure lo sono, ma in via indiretta). Lo scopo di queste tecniche è di assorbire nuove idee e pensare in maniera innovativa, lontana vecchi schemi mentali. In sostanza la mente segue dei binari e deve essere stimolata per pensare fuori dai binari. Ti accorgerai che pensare fuori dagli schemi è semplice, riuscirai a farlo in breve tempo e migliorerai con il tempo.
Alcune volte il cervello sembra essere lento, privo di energia e capacità creativa. Per esempio, devi scrivere un articolo prima di andare a letto, ma le idee non ti vengono. Puoi provare questo esercizio per svegliare il cervello e farlo ritornare a produrre idee a pieno ritmo.
Fissa un oggetto vicino a te e chiamalo con un altro nome. Fissa una lampada e di "serpente", fissa un dischetto e di "cucchiaio", un tavolo -- "nuotare" ecc. Ripeti questo esercizio più velocemente, finché riesci a dire immediatamente le parole più strane quando fissi qualcosa. Non ti dirò come ti sentirai dopo. Fallo e lo scoprirai. Forse osserverai che è facile creare dei "percorsi mentali", come "mucca, latte, colazione". Continua a praticare, finché le parole che ti vengono in mente non seguano dei percorsi.
Ora ti suggerirò due tecniche per assorbire nuove idee. Penso sia tutto quello di cui hai bisogno. Ci sono libri molto voluminosi su questo argomento, e li puoi leggere se li trovi interessanti, ma se sei una persona intelligente è sufficiente che tu comprenda questa teoria, anche se non ne conosci bene i dettagli.
Prima di tutto, devi avere qualcosa a cui pensare. Invece di guardare a tutto il problema, nel suo complesso, focalizzati su un dettaglio. Se stai camminando per strada focalizza la tua attenzione su un lampione, o anche solo alla lampadina, quindi pensa a come potrebbe essere migliorata. Poi guarda all'intera strada e pensa se tutto ciò che vedi potrebbe essere migliorato. Ripeti questo esercizio, fallo diventare un'abitudine se vuoi diventare colui che ha sempre idee innovative e divertenti.
La seconda tecnica, che può essere combinata con quella menzionata precedentemente per avere buoni risultati, consiste nel pensare a qualcosa, un’idea che vuoi sviluppare. Poi stimolare la mente con una parola a caso, come “machete” o “brioche”. Poi lascia che questa parola generi nuove idée. Spesso l’unica cosa di cui hai bisogno è di essere stimolato per pensare fuori dai binary. Le persone che non stimolano il proprio cervello diventano stupide e agiscono come robot. Coloro che stimolano il proprio cervello diventano creativi.
Altre tecniche per stimolare la creatività e l’intelligenza.
* Associazioni casuali. Questo esercizio consiste nel dimostrare che A è simile a B. Scegli qualsiasi cosa come A e B, quindi dimostra che A e B sono simili. Puoi fare questo esercizio con due oggetti, due parole prese a caso nel dizionario, due immagini. Puoi farti aiutare da qualcuno che selezioni per te A e B, per esempio due persone che selezionino A e B segretamente. In questo modo A e B saranno selezionati in maniera casuale e sarai tu a dover spiegare, in maniera creative, perché sono simili.
* non utilizzare nomi. Descrivi una scena, o la stanza in cui ti trovi, senza usare alcun nome eccetto la forma geometrica, solo aggettivi e verbi. Prova a descrivere un’immagine, simile ad altre immagini presenti nella stanza e fai in modo che una terza persona comprenda quale immagine hai descritto.
* piccole differenze. Scegli un gruppo di 4-6 oggetti molto simili, per esempio sei limoni. Osservali bene per 5 o 10 minuti, poi mettilo nuovamente nel gruppo di 4-6 oggetti e chiedi a qualcuno di mischiare gli oggetti, quindi esaminali nuovamente e cerca di riconoscere l’oggetto che avevi selezionato.
* Osservazione. L’abilità più importante di tutte, perché tutte le capacità che portano a pensare in maniera creativa dipendono da una buona capacità di osservazione. Dovunque tu sia prenditi un po’ di tempo per osservare e descrivere a parole, anche se solo nella tua mente, quello che osservi. Inizia con descrivere ciò che percepisci con uno dei cinque sensi, per es. la vista, e procedi con gli altri (olfatto, gusto, tatto, udito).
* Guardare sotto sopra, o di lato.
* Differenze improvvise. Osserva un oggetto ed immagina cosa succederebbe se, all’improvviso, un suo dettaglio cambiasse con il suo contrario.
* Usi distinti. Pensa ad un modo alternativo di usare un oggetto, un modo diverso da quello per cui è stato realizzato. Per esempio i bambini spesso usano il letto dei propri genitori come un trampolino. I CD possono essere usati come freesbee, o addobbi di natale.
Supplemento
Creatività significa semplicemente definire delle nuove connessioni mentali. Ognuno può diventare più creativo di quanto lo sia in questo momento, deve solo voler lasciare la propria mente libera di vagabondare verso direzioni sconosciute. Quando un pensiero nuovo entra nella mente delle persone spesso viene scartato e considerato sciocco, o senza scopo. Ciò può essere vero, ma se non viene dato alla mente il tempo di esaminarlo con calma e fino in fondo si rischia di chiudere la mente a pensieri creativi che potrebbero essere interessanti, utili, o almeno divertenti.
La prossima volta che ti viene un’idea inseguila. Se sei nel parco e vedi un uomo che porta a spasso il cane forse penserai che potrebbe essere il cane a portare a spasso l’uomo. Non scartare quest’idea, inseguila e vedi dove ti porta. Può essere un’idea stupida, ma se alleni la tua mente con queste frivolezze la potresti trovare pronta quando si tratta di inseguire un’idea creativa che ti cambierà la vita.
Sii creativo. Non hai niente da perdere e tanto da guadagnare: migliorare il tuo senso dell’umorismo, la capacità di esprimerti in modo nuovo, e l’abilità di risolvere meglio i problemi che ti si presentano.
[[Categoria:Intensificazione dell'intelligenza|Tecniche di creatività]]
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Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/USA-Century Series
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==I caccia 'Century Series==
La '''Century Series''' identifica i caccia supersonici americani dell'USAF, di prima generazione, ed è stata una componente culturale, oltre che storica e tecnica, del progresso recente. Nei primi anni ’50 le tecnologie erano mature a sufficienza per tentate di dare ad aerei operativi capacità supersoniche, ora che i motori erano abbastanza potenti, ma soprattutto, venne ideata un’aerodinamica adatta a superare la delicatissima fase transonica. La principale innovazione fu la ‘regola delle aree’ o fusoliera ‘a vite di vespa’ o ‘a bottiglia di Coca-cola’.
In ogni caso, i nuovi caccia supersonici erano attesi e vennero poi sostenuti da una popolarità che in America andava da Hollywood alle scolaresche, e in pochissimi anni si arrivò ai limiti del muro ‘del calore’ con macchine capaci di volare a mach 3 e oltre, realizzate in titanio, come l’XF-103 e l’XF-108 Rapier, per poi arrivare ad altri velivoli straordinari, quelli della famiglia Blackbird. Da notare come all'epoca non si realizzava che la velocità operativa dei caccia muniti di postbruciatore fosse, mediamente, solo poco più elevata di quella dei loro antenati, mentre il consumo di carburante rendeva difficile raggiungere le prestazioni teoriche di questi apparecchi. La cosa migliore era la velocità di salita, molto maggiore per i nuovi caccia, ma la velocità di crociera a mach 1+ rimase un sostanziale miraggio, perché solo macchine ben più pesanti avevano l'efficienza e l'autonomia necessaria. Per i caccia monomotori, invece, era normale essere a corto di carburante dopo 5-10 minuti a piena potenza.
Altri velivoli della Century Series sono venuti dopo, come il General Dynamics F-111 Aardwark, ma si è trattato spesso di designazioni di comodo, come per i vari caccia sovietici in servizio sperimentale nell'USAF (come i MiG-23 ex-egiziani), e il Lockheed F-117 Night Hawk, che non è nulla di simile alla serie originariamente pensata. Come curiosità, originariamente l'USAF intendeva anche 'riciclare' l'F-4 Phantom II nella Century Series, chiamandolo F-110 Spectre. Lo smacco di essere costretta ad adottare aerei della Marina deve essere stato difficile da accettare.
Le voci seguenti sono una rassegna degli aerei per i quali esistono su Commons fotografie. La descrizione di dettaglio delle armi è lasciata alle pagine monografiche a cui i link rimandano, mano a mano che queste vengono approntate e alle quali si rimanda il lettore.
===F-100 Super Sabre===
[[Immagine:F-100A.jpg|360px|left|thumb|L’F-100A: come tutti i Super Sabre aveva l'ala a freccia]] Il primo caccia ‘Century series era in [[w:North American F-100|North American F-100]] Super Sabre, derivato attraverso la versione navale Fury, dal famoso F-86 che stava combattendo in Corea. Lo sviluppo partì nel febbraio 1949 come 'Sabre 45' (gradi di freccia alare), e il primo arrivò in volo il 25 maggio 1953, e il 27 settembre 1954 l'F-100A entrò in servizio con il 479imo Fighter Wing a George, California. Così, grossomodo in contemporanea al MiG-19, il caccia entrò nell'era supersonica. L’F-100 era un velivolo potente, ma non molto riuscito, essendo sì pesante, ma diurno e solo marginalmente supersonico; nondimeno venne utilizzato, utilizzando la sua forza bruta, come cacciabombardiere, finalizzando le sue ambizioni ‘supersoniche’ nello sgancio di bombe sul Vietnam, dove l' 'Hun' totalizzò oltre 300.000 missioni. Il rateo di perdite per incidenti era allarmante, e non pochi piloti ebbero a ridire sul nome ‘Super Sabre’, ma questa macchina fu la prima della Century series e venne anche esportata in alcuni Paesi. Addirittura, un pilota, il maggiore Boyd, ideò una manovra con la quale riusciva, con questo aereo, a battere i suoi oppositori nell'arco di secondi durante le prove di combattimento. Un estremo sviluppo era l'YF-017, che però perse la gara contro l'F-105 per un cacciabombardiere supersonico. Aveva una caratteristica inconfondibile, le prese d'aria sopra la fusoliera (che certamente non si sarebbero accordate bene con le manovre ad alto angolo d'attacco). Ecco i dati dell'F-100, prevalentemente del tipo D:
*Primo volo: 24 aprile 1953
*Entrata in servizio: 29 settembre 1954
*Costruttore: North American
*Esemplari costruiti: 2.294
*Dimensioni: Lunghezza 14,36 m, apertura alare 11,82 m, apertura alare: 4,95 m, 35,77 m²
*Peso 9.526-15.800 kg
*Propulsione : un turbogetto Pratt & Whitney J57-P-21A, 7.690 kg/s, 6583 litri interni e 3.407 esterni come massimo, +rifornimento in volo.
*Velocità massima 1.390 km/h a 10660 m, crociera a 910 km/h a 11.000 m, salita a 10.660 m in 2'12'' con velocità di salita iniziale di 96,5 ms., stallo a 272 km/h (molto più alto degli F-86, e causa di non pochi problemi e incidenti)
*Autonomia: normale 2.400 km, massima 3.200 km, raggio d'azione 885 km
*Tangenza 14.500 m
*Armemento: 4 cannoni 4 M39E da 20 mm con 800 colpi. Bombe fino a 3.400 kg, razzi e missili AIM-9 (2), Bullpup, armi nucleari tattiche (1 sotto l'ala assieme ad un serbatoio sotto l'altra).
*YF-100A: prototipo
*F-100A: la prima versione di serie, 160 costruiti, inizio prove di volo nell'ottobre del 1953. Nonostante che lo sviluppo fosse proseguito senza intoppi, e nonostante una velocità di mach 1,34, nel 1954 avvennero alcuni misteriosi incidenti, e le indagini per scoprire le cause portarono dal 72imo esemplare ad alcune modifiche, come la deriva più alta, già apparsa col prototipo. La limitazione dell'operatività era talmente grave che il 479imo non l'ebbe prima del 1955, fatto all'epoca non comune. Al novembre del '54 vi erano stati già 6 incidenti dovuti alla scarsa controllabilità dell'F-100A. 70 aerei vennero passati all'ANG dal 1958 e 80 forniti a Taiwan. Al 1961, la maggior parte degli aerei ANG erano andati già perduti: ben 47 incidenti di volo. Nonostante questo vennero tenuti in servizio fino al 1967 con l'ANG e al 1970 con l'USAF, mentre la RoCaF ne ebbe altri 38.
*F-100C: Il successivo modello, prodotto in 476 esemplari, era un cacciabombardiere che volò il 17 gennaio 1955 ed entrò in servizio già il 14 luglio dell'anno. Dal 1959 passarono all'ANG e parteciparono a parecchi rischieramenti all'estero, per esempio la Crisi di Berlino del '61. Radiati entro il giugno 1970 dopo avere subito 85 perdite per incidenti. Nemmeno quest'aereo, che pure ebbe vari miglioramenti anche durante la produzione, risolse completamente i problemi di stallo del motore e di controllabilità in volo.
*F-100D: in consegna dall'aprile 1956, era un caccia d'attacco al suolo, anche se manteneva la sua capacità di difesa aerea. Esso era molto migliorato rispetto alla scarsa affidabilità mostrata dai primi F-100, ma non ancora pienamente affidabile. Operativo dal 29 settembre 1956 con il 405 Fighter-Bomber Wing, ebbe solo dal 384imo esemplare i missili AIM-9 mentre era abilitato al bombardamento nucleare in cabrata fino a velocità di 1152 km/h. Ebbe dal 1960 anche i missili Bullpup per attacco al suolo. Ne furono prodotti 1274 andati a combattere in Vietnam già dal maggio 1962 (dove superarono le 3000 ore previste per la cellula già ben prima del 1967 e resero necessario un lavoro di ricostruzione). Andarono in 68 esemplari alla Francia, 48 alla Danimarca (dove non riscossero consenso dai piloti) e 87 alla Turchia.
*F-100F: prodotti in non meno di 339 esemplari, vennero utilizzati in particolare come apparecchi 'wild weasel', prima con razzi da 70 mm e poi con missili Shrike.Alcuni esportati in Turchia e altre nazioni che già ebbero i monoposto.
Il costo medio dei 2.249 esemplari fu di 697.000 dollari; anche considerando i 110.000 dei lavori di aggiornamento continui che subirono, è ancora una cifra risibile vista da oggi, ma i Phantom negli anni '60 non costavano tanto di più (circa 1.2 milioni) per cui non erano apparecchi molto efficaci rispetto al costo, anche se abbastanza facili (certo non eccedevano in ..avionica) da mantenere in prima linea.
Gli F-100 non sono mai stati un 'grande aeroplano' nonostante la loro primogenitura per il volo supersonico americano e forse mondiale: nondimeno, il loro servizio è durato al dunque molto a lungo, con la radiazione nel 1970 dall'USAF, alla fine del decennio dall'ANG, ma nondimeno, ben 340 apparecchi hanno avuto lo sfruttamento ottimale delle loro prestazioni supersoniche come QF-100, rimpiazzando in tal modo i più lenti QF-86. Altri sono rimasti con compagnie civili per il compito di traino bersagli su poligoni come Decimomannu.
E per quello che riguarda l'F-100 'avanzato' ecco la storia rapida dei modelli in qualche modo da questo derivati. Uno di questi era l'F-100J per il Giappone, intercettore ognitempo redisegnato per il Giappone, munito di un radar da intercettazione. Non venne preso in considerazione e venne scelto invece l'F-104. Per ottenere un caccia più veloce venne ideato l'F-100B, grazie alla progettazione secondo la regola delle Aree, con inizio dei lavori nel 1953. Si sperava di produrlo nel 1955, mentre una versione da intercettazione ognitempo si chiamava F-100I da intercettazione. Era l'equivalente dell'F-86D rispetto all'F-86 da caccia diurna, ma evoluto come l'F-100 era, ovvero nel campo dei caccia supersonici. Certo, era assai meno efficace di altri progetti in fase di studio e non venne adottato, come del resto l'F-100B. Una versione cacciabombardiere venne dotate invece di 6 punti d'aggancio. Nemmeno questa ebbe interesse in questa forma, ma poteva essere interessante sviluppare il F-100BI come caccia bombardiere e dopo varie modifiche, si stabilì che il futuro cacciabombardiere era da ribattezzarsi F-107A. Ne venne fuori un ordine per 3 aerei, del 1954, mentre nel frattempo l'J57 venne evoluto nel J75, che aveva quasi il doppio della spinta, cosicché la North American accettò con entusiasmo il cambio di motorizzazione: un turbogetto da 10+ tonnellate di spinta era una grossa novità. Il nuovo apparecchio avrebbe avuto un impennaggio verticale totalmente mobile, come il futuro A-5, e un primordiale FBW chiamato ALCS. Nondimeno, problemi di tipo aerodinamico nel lancio di armamenti convinsero, ancora in fase di progettazione, ad utilizzare delle prese d'aria dorsali, rimaste uniche nel loro genere, di tipo a geometria variabile e totalmente automatico. Il primo YF-107A decollò il 10 settembre 1956 e subito arrivò in supersonico, ma subì anche danni all'atterraggio, anche se solo in maniera leggera. Già il 3 novembre arrivà a mach 2, ma la tangenza operativa era ben sotto quanto si riteneva, non riuscendo a superare i 15.400 m. in nessun modo. Ci riuscì il secondo prototipo, ma solo il terzo era armato con i 4 M39 da 20 mm previsti. In ogni caso, nel Marzo 1957 venne dichiarato vincitore il più convenzionale F-105, anche per problemi di affidabilità tecnica molto consistenti, e una mancanza di stabilità ad alti angoli d'attacco. Due dei 3 prototipi sono ancora presenti in musei americani.
Caratteristiche:
*Tipo: cacciabombardiere
*Primo volo: 10 settembre 1956
*Dimensioni: lunghezza 18,55 m, apertura alare 11.1 m, altezza circa 6 m
*Motore: 1 Pratt & Whitney YJ75-P-9 da 7800/11000 kgs, carburante 5000 l circa
*Prestazioni: velocità max 1420 km/h s.l.m., 2090 km/h a 11.000 m, raggio d'azione 1400-4.500 km
*Armi previste: 4 M39 da 20 mm con 800 colpi, 4.500 kg di carico
===F-101===
[[Immagine:McDonnell F-101 Voodoo.jpg|360px|right|thumb|Il Voodoo aveva una fusoliera slanciata, piani di coda a 'T' e una piccola ala a freccia]] Anche il secondo caccia della serie, il [[w:McDonnell F-101|F-101]] Voodoo era derivato da macchine precedenti, i caccia XF-88, di scorta a lungo raggio, mai entrati in servizio. Per questi antenati il caccia era in effetti ancora antecedente all'F-100, essendo partito lo sviluppo del diretto antenato nel 1946 per poi essere cancellato nel 1950, solo per essere ripresentato l'anno dopo come F-101.
Doveva essere, inizialmente, un caccia da scorta bombardieri e come tale assegnato al SAC, ma questa idea venne considerata non realizzabile in pratica o semplicemente non necessaria, e la cosa finì lì. Se ne sarebbe invece interessato il TAC. Pensato come cacciabombardiere monoposto, la sua tendenza ad alzare il muso e cadere in una vite incontrollabile rese l'entrata in servizio molto più lenta di quanto pianificato inizialmente, e solo nel 1957 l'F-101A divenne operativo con il 27th FBW, di Bergstrom.
Gli F-101A (77 prodotti, ma 27 utilizzati solo per esperimenti e prove varie) e gli C vennero schierati anche in Europa fino al 1965, poi i superstiti passarono alla ricognizione come RF-101G e H e passati all'ANG. Ma prima vi era già stata l'evoluzione del grosso e capace apparecchio McDonnell in qualità di ricognitore, con 35 RF-101A e 166 C. Fu ampiamente impiegata, ma il più diffuso tra i 'Vodoo' era il tipo B da intercettazione, che volà nel 1957 e venne prodotto in 480 esemplari. Ritirati all'inizio degli anni '70 dall'USAF, sono stati mantenuti in carico all'ANG fino al 1982.
Il Voodoo era una macchina avanzata e potente, con motori J57 (venne solo pianificato l'uso dei J79 su versioni non realizzate), ma essa ebbe gravi problemi di affidabilità. Venne usato come caccia intercettore strategico e, in Vietnam, come efficiente ricognitore fino a quando rispettivamente venne sostituito dall'F-106 e dall'RF-4C. I suoi problemi non furono mai totalmente risolti, almeno fino a quando non diventò assai obsoleto. Per esempio, nel caso dell'intercettazione, dopo essere entrato in servizio nel 1959, si ritrovò in competizione diretta con l'F-106. Sul Vietnam i veloci RF-104C evadevano abbastanza agevolmente i MiG-17 e la contraerea leggera, operando a media quota. Poi passarono a bassa quota quando vennero messi in opera siti SAM SA-2, per poi tornare in quota con gli apparati ECM ALQ-71 e altri ancora, ma questo significava aumentare la resistenza aerodinamica e quando un MiG-21 ne abbatté uno, il loro posto venne preso dagli RF-4C. In tutto ne vennero persi 31 in missioni, tra cui 5 per i SAM e 24 per l'antiaerea. Assieme al McDonnell F3H Demon fu peraltro l’antenato del famoso F-4 Phantom.
F-101B:
*Primo volo: 29 settembre 1954.
*Entrata in servizio: 1957
*Costruttore: McDonnell
*Esemplari costruiti: 806
*Dimensioni: Lunghezza 20,54 m, Apertura alare 12,09 m, Altezza 5,49 m, superficie alare 34,19 m²
*Peso 13.140 -23.770 kg
*Propulsione : due turbogetti Pratt & Whitney J57-P-55, 6.750 kg/s
*Velocità massima: 1.965 km/h
*Autonomia: 1.965 km/h
*Tangenza: 14.020 m
*Armamento: 2 missili aria-aria e 2 missili nucleari
*F-101A: originaria versione monoposto, per il TAC, con 4 cannoni da 20 mm e una bomba nucleare da circa 1500 kg del tipo Mk 7 da 1 MT. Ne vennero costruiti 77, di cui 50 assegnati ai reparti operativi. Primo volo 27 settembre 1954, servizio tra il 1957 e i primi anni '70. 35 modificati come ricognitori RF-101A
*F-101B: erano i caccia intercettori, armabili con due razzi AIR-2 Genie nucleari dentro uno speciale vano, e due missili AIM-4, poi AIM-26. Primo volo 27 marzo 1957, servizio 1959-1982.
*F-101C: monoposto migliorato rispetto al precedente A, sempre per attacco. Anch'esso venne modificato come ricognitore in 31 esemplari del tipo RF-101C, dei 47 costruiti in tutto
*RF-101C: 166 esemplari costruiti come ricognitori, servizio dal settembre 1957 al 1975. Essi ebbero camere K-45, 47 e 72 e altri sensori.
*F-101F: 79 aerei doppio comando per addestramento, ma ancora con capacità dell'F-101B da caccia
L'originale XF-88 e poi il F-101 erano nati come caccia di scorta, bombardiere o ricognitore. Come si è detto si trattava di una macchina originariamente pensata come bombardiere nucleare contro il territorio sovietico. Era un caccia dotato di un sistema MG-13 di controllo del tiro e ingaggio bersagli, oberato da un numero eccessivo di funzioni e scarsamente efficiente, mentre il secondo membro d'equipaggio era scomodamente sistemato in un abitacolo posteriore. La gamba anteriore del carrello era una fonte di problemi, infatti oltre una certa velocità non si ritraeva affatto costringendo a rallentare la macchina col rischio di stallare. Entrò in servizio con notevole ritardo rispetto all'F-102 e di fatto venne piuttosto utilizzato come appoggio a lungo raggio dell'F-106. Iniziò praticamente nello stesso anno del Delta Dart il servizio, ovvero nel 1959, cominciando con l'89th Fighter Interceptor Squadron (FIS) sulla base di Hamilton, California. Tanto veloci erano i programmi aerospaziali dell'epoca, che l'anno dopo vi erano già in servizio almeno 17 squadroni nell'Air Defence Command (ADC), tanto che il Vodoo divenne il più numeroso dei caccia intercettori americani, restando tale fino al 1963.
Nonostante la difficoltà di pilotaggio dell'F-101, specialmente per la tendenza ad entrare in vite alzando improvvisamente il muso, in pratica ebbe un basso tasso di incidenti cercando di non lanciarlo in manovre azzardate e usandolo invece in traiettorie il più possibile rettilinee. Come intercettore era capace di soli 5180 m al minuto di salita, ma poteva raggiungere oltre 1900 km/h e soprattutto aveva una lunga autonomia. Fu anche il primo ricognitore supersonico dell'USAF. 46 B servirono nell'aviazione canadese, assieme a 10 biposto, dai primi anni '60. Poi vennero cambiati con altrettanti aerei ricondizionati ex-USAF e mantenuti in servizio fino al 1987. Anche gli aerei canadesi erano armati con razzi Genie nucleari, pur non essendo il Canada una potenza atomica (vi era il sistema della 'doppia chiave'). Gli RF-101 volarono sopra Cuba ai tempi della Crisi del '62 localizzando i siti missilistici, poi vennero usati in almeno 8 esemplari dai Taiwanesi per missioni sopra la Cina, e due vennero abbattuti. Sempre sopra Taiwan operarono gli intercettori B durante la crisi del '58, giunti come rinforzi pro-Cina nazionalista. Nell'insieme un aereo impressionante, ma con l'arrivo dell'F-4 nessuno l'ha rimpianto: caratteristiche di volo troppo rigide, struttura piuttosto fragile, non buono per compiti realmente multiruolo.
===F-102 Delta Dagger===
[[Immagine:F102 4.jpg|320px|right|thumb|L’F-102 Delta Dagger aveva una pulitissima ala a delta]] Un'altra macchina della serie era il [[w:Convair F-102|Convair F-102]] Delta Dagger, aereo da intercettazione esclusivamente versato in tale ruolo, aveva un'ala a delta di disegno molto semplice e essenziale, estremamente appuntita come del resto anche la coda, e il solito motore J57 caratteristico della prima generazione di aerei supersonici americani (in quanto il più promettente J67 ebbe ritardi sufficientemente gravi da renderne consigliabile la sostituzione). Esso era il primo intercettore supersonico con capacità ognitempo a livello mondiale, o almeno così venne inteso. L’aereo era però sottopotenziato e poteva mantenere solo la velocità supersonica solo in picchiata, comunque solo marginalmente oltre mach 1, perché non era stato disegnato in maniera realmente efficiente per il volo transonico, che all'epoca significava soprattutto utilizzando la regola delle Aree, che sarebbe stata la differenza con il successivo F-102B, ovvero l'F-106. L'F-102, nato dal precedente F-92 che a sua volta era il frutto degli studi dell'ing. tedesco A.Lippisch sull'ala a delta (che avrebbero dovuto portare a caccia da 1,5 mach). Il progetto della Convair era chiamato MX-1554 ed ebbe l'autorizzazione allo sviluppo come F-102 l'11 settembre 1951 (esattamente 50 anni prima degli attacchi alle Torri, cosa non del tutto slegata se si pensa che il presidente in carica, GW Bush è stato pilota di F-102). Ma le previsioni sulle prestazioni avevano drammaticamente sottovalutato la resistenza aerodinamica indotta a velocità transoniche, soprattutto nella parte mediana della fusoliera. Già le prove nella galleria del vento l'avevano evidenziato, ma quando l'YF-102 volò nell'aprile del '54 ai comandi di R.L. Jonhson fu un brutto colpo concludere che la macchina non solo era lenta, ma la tangenza massima arrivava a poco più di 14.000 in salita lanciata, e quella pratica era grossomodo di 12.200 m. Inoltre la macchina era troppo pesante e persino in picchiata poteva superare a fatica mach 1. Nell'insieme non era affatto un passo avanti fondamentale rispetto all'F-86D che doveva sostituire, nonostante l'aspetto avveniristico. A seguito di riprogettazione della fusoliera, per quanto possibile facendo uso della regola delle aree, accoppiata ad una versione del J57 più leggera e potente, il programma venne salvato in extremis, anche se la velocità non fu mai particolarmente brillante. La macchina entrò in servizio nell'aprile del 1956 con il 327th Squadron di George, California, e vi rimase per qualche decennio. Ne vennero prodotti 889 solo della versione monoposto A (di cui 875 effettivamente presi in carico ai reparti) ed già nel 1958 arrivarono ad equipaggiare 27-32 squadroni da difesa aerea (FIS). Anche la versione biposto, con capacità operativa grossomodo inalterata, venne prodotta: il primo F-102B volò nel novembre 1955.
*Primo volo: 24 ottobre 1953
*Entrata in servizio: 1954
*Costruttore: Convair
*Esemplari costruiti: 1.003
*Dimensioni: Lunghezza 20,84 m, apertura alare 11,62 m, Altezza 6,46 m, 61,45 m²
*Peso: 14.187 kg
*Propulsione : un turbogetto Pratt & Whitney J57, 7.802 kg/s
*Velocità massima 1328 km/h
*Autonomia 2.170 km
*Tangenza 16.460 m
*Armamento: fino a sei AIM-4 Falcon o AIM-26
*Costo unitario: $1.184.000
L'F-102 venne schierato anche oltremare, ed infatti ha il poco invidiabile primato di essere tra i pochi aerei occidentali ad avere un bilancio passivo contro i velivoli sovietici, infatti in Vietnam un F-102 venne abbattuto da un MiG-21. Strano a dirsi, questi caccia da intercettazione vennero utilizzati anche come macchine tattiche con azioni di disturbo notturne, lanciando su fuochi di bivacco i missili IR Falcon, mentre di giorno eseguirono quasi 700 missioni con i razzi FFAR e il mirino ottico di giorno. 2 macchine vennero abbattute dal fuoco di armi leggere, 8 perse in incidenti e 4 distrutte al suolo dai Vietcong. Di buono avevano tempi in decollo su allarme di appena 2,5 minuti dalla chiamata, molto meglio dei grossi F-4, ma alla fine in 10 anni di impiego subirono 15 perdite complessive per quasi nessun risultato.
Tra i reparti che non ebbero il rischio di partecipare alla guerra vi era quello in cui militò brevemente l’attuale presidente degli USA. I Delta Dagger, da non confondersi con gli IAI Dagger potevano contare su di una baia interna per missili,avevano serbatoi subalari ma normalmente non la sonda per il rifornimento in volo, mentre come praticamente tutti i caccia americani dell'epoca (ovvero molto prima dei sovietici) ebbero ad un certo punto aggiornamenti per installare un sensore di ricerca IR. 50 aerei forniti alla Turchia dal 1968 per il Filo 191 e il 182 fino al 1979, quando vennero sostituiti dagli F-104G. Pare che due vennero abbattuti dagli F-5 greci durante l'invasione di Cipro nel 1974. Anche i greci ebbero 24 aerei dal 1969, per il 114 Pterix di Tanagra, e servirono fino al 1978 quando arrivarono gli F.1. Da notare che in termini di armamento, gli F-102A ebbero inizialmente razzi da 51mm, poi rimpiazzati da quelli da 70 mm, ebbero però soprattutto fino a 6 missili AIM-4 Falcon e poi, in almeno qualche caso, i più prestanti AIM-26. I caccia rimasero in servizio con l'ANG che ne schierò, dagli anni '60, circa 23 squadroni, fino a che nel 1976 l'ultimo reparto, il 199th della Hawaii ANG li cambiò con i Phantom.
Come gli F-100, l'ampia disponibilità ne suggerì la trasformazione in aerobersagli QF-102, ruolo in cui si immolarono molti Delta Dagger: nati per le quote stratosferiche e il volo supersonico, ivi giustamente vi morirono.
===XF-103===
[[Immagine:Republic XF-103 mock-up.jpg|350px|right|thumb|Il mock.up in fase di assemblaggio. Ala a delta caudato]] Il [[w:Republic XF-103|Republic XF-103]] era uno straordinario ed ambizioso apparecchio da intercettazione ipersonico, capace di superare mach 3 e fatto in titanio. Questo potente aeroplano era troppo avanti per le tecnologie degli anni '50 e quando, nel 1957,venne cancellato non era stato assemblato nemmeno un prototipo volante. L'aereo comunque introdusse l'idea di sistema d'arma integrato, e anche di costruire macchine con leghe di titanio per resistere al calore.
*Costruttore: Republic
*Esemplari costruiti: 1 mock-up
*Dimensioni: Lunghezza 24,97 m, apertura alare 10,92 m
*Peso: 11.340-18.000 kg
*Propulsione : un turbogetto XJ67 e uno statoreattore XRJ55, 16.000 kgs
*Velocità massima: 3.860 km/h
*Autonomia : 2.400 km
*Tangenza: 21.000 m
*Armamento: sei GAR-9 Falcon
===F-104 Starfighter===
[[Immagine:NF-104.jpg|350px|left|thumb|Una cosa che lo Starfighter faceva bene era salire, come mostra questo NF-104, aereo sperimentale della Nasa, con un motore a razzo ausiliario. Ala trapezioidale ,piani di coda a T]] Il [[w:Lockheed F-104|Lockheed F-104]] fu il primo aereo con velocità da mach 2 ad entrare in servizio, poco dopo il 1955. A parte l’alta velocità, esso era carente in numerose cose, con un’ala troppo piccola che dava luogo ad un carico alare alto, una manovrabilità ridotta, il problema dell’’accoppiamento inerziale’ che consiste in un eccessivo squilibrio tra la massa delle ali e quella della fusoliera, e infine i piani di coda a T favorivano la salita in quota quanto il fenomeno del ‘superstallo’. Aereo dalle prestazioni eccezionali, ma dal modesto carico utile, come anche l’autonomia, venne poco apprezzato in patria e usato con scarsi risultati in Vietnam. Gli indiani lo temevano nel 1965, ma lo sconfissero più volte con i MiG-21 nel 1971 (guerre indo-pachistane). La storia dell’aereo, molto movimentata considerando la modestia numerica delle versioni americane, sarebbe finita lì se non fosse stato scelto dalla NATO come aereo tuttofare, con una produzione di oltre 2000 macchine migliorate G/S per Europa, Giappone e Canada, poi esportati anche in altri Paesi come il Pakistan e la Giordania. I piloti in genere lo amavano e lo rispettavano per la straordinaria velocità ma anche per la bravura richiesta per pilotarlo. Nondimeno, ebbe 250 incidenti (su 900) nella Luftwaffe, e 150 (su 350) nell’AMI. Nessuno, curiosamente, in Spagna.
*Primo volo: 7 febbraio 1954 XF-104
*Entrata in servizio: 1958 (A)
*Costruttore: Lockheed Corporation
*Esemplari costruiti: oltre 2.000
*Dimensioni: Lunghezza 16,69 m, apertura alare 6,68 m, apertura alare: 4,11 m, 18,22 m²
*Peso 6.760-14.000 kg
*Propulsione : J79-GE-19 con postbruciatore, 8.119 kg/s
*Velocità massima 2,2 mach a 11.000 m
*Autonomia: 2.920 km
*Tangenza: 17.700 m
*Armemento: un cannone da 20 mm(CB), 3.402 kg di bombe in caduta libera fino a un peso massimo di 907 kg (CB), pod lanciarazzi LAU-3A(CB)
Missili AIM-7 e AIM-9, Selenia Aspide (CI)
Quest'aereo è ben noto e molto diffuso, quindi qui se ne ricorderanno solo brevemente le caratteristiche. Esso era una macchina dalle prestazioni estreme, con ala trapezioidale, ma piccola e spessa solo 2,5 m, il che proibiva di sistemarvi i serbatoi, ed era già un'impresa sistemarvi le condotte per il carburante dei serbatoi alari. L'ala ha anche un marcato dietro negativo per aiutare a stabilizzare la macchina, mentre i piani di coda sono a T. Il motore, un affidabile e potente J79 fu un altro elemento del successo di questo apparecchio, mentre il radar era modesto e in generale non v'era molto spazio per l'avionica, qui rappresentata dal F-15 NASARR. Il '104 era velocissimo, saliva ed accelerava molto rapidamente e nelle ultime versioni aveva anche una buona autonomia. Esso era addirittura in grado di viaggiare in supersonico per centinaia di km, praticamente in 'supercruise' ad alta quota. La manovrabilità non fu mai, invece, il suo punto di forza: l'aereo poteva solo sperare di condurre un combattimento ad alta velocità, ma specie a bassa quota non era tanto facile da farsi. La dotazione d'armamento era innovativa con i missili AIM-9 alle estremità alari e il nuovissimo cannone Vulcan nella fusoliera. Punti d'aggancio erano presenti, fino a che addirittura nel modello S se ne ficcarono 9 di cui tre sotto la fusoliera e tre per ciascuna ala,con un totale di 3400 kg di carico utile.
Le versioni principali:
*A e B: la prima generazione, prodotti in pochi esemplari, rapidamente schierati nel 1958 durante la crisi di Taiwan e poi dati anche al Pakistan e Giordania. Vennero radiati dall'USAF già nel 1960. Alcuni, rimasti con l'ANG vennero rimotorizzati con i J79-19 da 8100 kgs, come quelli degli F-104S, ma essendo ancora più leggeri erano persino migliori in salita e accelerazione.
*C: versione multiruolo, usata in Vietnam ma prodotta solo in 77 esemplari. Ebbe impiego in Vietnam, senza successi aria-aria (anzi, uno venne abbattuto) e pochi anche in attacco.
*F,G,CF-104, F-104J:tutte macchine di seconda generazione, con motore J79 da 7200 kgs e vari irrobustimenti strutturali. Venne prodotta anche in versioni da ricognizione RF-104G.
*F-104S: modello approntato per l'Italia, esportato anche in Turchia e prodotto dalla Fiat-Aeritalia in 246 esemplari. Praticamente alternativa economica al Phantom, possedeva un armamento di missili Sparrow o in alternativa, un carico di 3,4 t di bombe, ma non era in grado di fare tutto: o caccia, o cacciabombardiere con il cannone Vulcan al posto dell'elettronica dello Sparrow. Ammordernato varie volte, è stato finalmente radiato nel 2004.
===F-105<ref>Sgarlato, Nico, Monografia F-105 giu 1994 p. 31-39</ref>===
[[Immagine:F-105_Thunderchief_carrying_AGM-45_Shrike_anti-radiation_missile.jpg|320px|right|thumb|Il possente F-105 aveva ali a freccia di piccole dimensioni]] Quando si pensa alla guerra aerea sul Vietnam, il pensiero può facilmente correre al protagonista assoluto, l'F-4 Phantom. Ma esso non fu che uno dei protagonisti di quel lungo e truce conflitto armato, affiancato da una numerosa schiera di comprimari. Difficilmente si saprebbe dire chi fu il protagonista 'in seconda' di questa vicenda, specie sui bombardamenti al Nord: il B-52? l'F-100? Macché. Quel protagonista, totalmente 'preso' (e consumato) dalla guerra vietnamita, era un velivolo possente, ma ormai scomparso da tanto di quel tempo che i più giovani nemmeno ne hanno sentito parlare: l'[[w:Republic F-105|Republic F-105]].
Il 'Thunderchief' è stato l’ultimo della genia iniziata con il P-47, se non con il P-35 (a meno di non considerare nello stesso albero genealogico anche l’A-10, che ne condivide solo il nome).
Nel '51 la Republic pensò ad un nuovo aereo da combattimento plurimpiego, prendendo lo spunto dall'RF-84F e dall'XF-91 Thunderceptor, elaborando l'AP-63, un potente aereo da mach 1,5. L'uSAF aveva giusto compilato lo studio 'Fighter-Bomber Weapons System's Military Characteristics', e vide nel nuovo prodotto di Kartveli e i suoi un buono spunto, per sostituire gli F-84F, ancora da introdurre in servizio. Il progetto di massima venne esaminato nell'aprile del '52, e in maggio si autorizzò la produzione dell'aereo. Tuttavia, il risultato, noto anche come XF-105A, ebbe una serie di problemi: finita la guerra di Corea il TAC non voleva più impegnarsi in un caccia ad alta agilità, per combattere contro il MiG-15, e si ricominciò a dedicare ad un deterrente nucleare a lungo raggio. Così il '104 ebbe subito dei problemi, mentre il '105 venne trovato nel febbraio del '54 adatto allo scopo, e il 12 marzo venne aiutato questo scopo con lo studio per una versione per aerei supersonici della Mk-7 Thor; tuttavia, successivamente venne sostituita dalla Mk-28EX. L'F-105 era stato però modificato nel contempo e ora aveva una stiva da ben 4,83 metri di lunghezza, profonda 77,5 cm e larga 80 cm; qui era possibile alloggiare anche una Mk.28IN o altro per un peso non superiore a 1.600 kg, e poi aumentando tale valore a 3.630 kg. Il timone,nel frattempo, veniva ridotto in dimensioni a causa del sospetto che la sua superficie impedisse di raggiungere mach 1,5, opponendo troppa resistenza indotta. Nel frattempo venne approvato il PW JT4A (J75-P-3), molto più potente del J57 che a sua volta aveva preso il posto dei due Allison J71-A-7, inizialmente contemplati. Il tutto divenne il nuovo Weapon Sysetms 306A, ovvero l'YF-105B. Ma c'era un problema, l'aereo non era stato oggetto di una gara d'appalto, praticamente -sulla fretta della guerra coreana- si ritrovava senza un committente 'in regola'. E così venne stilato, il 1 dicembre 1954, un requisito, il GOR.49, in pratica 'attagliato' sul nuovo aereo. Ovviamente vinse la Republic con il suo F-105 Thunderchief. IL 22 ottobre 1955 finalmente iniziarono i collaudi del possente apparecchio, con il primo YF-105A-1 (54-0098) che decollò sulla Edwards AFB, pilotato da Russel 'Rusty' M. Roth; successivamente volò l'YF-105B, il 26 maggio 1956, con'Hank' Beaird ai comandi. Esso condivideva il motore con il di poco successivo F-106, ma il ruolo era diverso e i pesi ancora maggiori. Tuttavia, ebbe almeno un contendente di tutto rispetto: l'YF-107A della North American, l'ultimo dei 'Sabre'. Tuttavia ne uscì vincitore. Non così avvenne con l'RF-105B, che contro l'RF-104A e YRF-101A, perse contro il Vodoo.
Il primo aereo, un F-105B (54-0111) venne consegnato il 26 maggio 1958 sulla Eglin AFB, al 335th TFS del 4th TFW, che tuttavia era normalmente basato alla Seymour Johnson AFB, in Nord Carolina.
La nuova macchina venne dotata di un potente motore J-75 da 12 tonnellate di spinta, ma era usata essenzialmente come bombardiere tattico nucleare, e poi convenzionale. Infatti, come l'F-101 nacque come bombardiere nucleare supersonico, con tanto di vano portabombe sistemato nella capace fusoliera. Questa era inconfondibile (vista in pianta) in quanto l'aereo venne disegnato con un uso molto marcato della Regola delle Aree. Un lungo e appuntito muso e una coda di dimensioni minuscole, sia per i piani orizzontali che verticali, erano altre tipiche caratteristiche del Thunderbolt. In sostanza, come striker faceva quello che era chiesto all'F-101A, ma con soluzioni del tutto diverse: l'ala era più piccola e rialzata, la fusoliera, come detto, era disegnata con la Regola delle Aree, e il motore era uno solo, ma di grande potenza. La piccola ala ne impedì probabilmente l'evoluzione in caccia intercettore a lungo raggio, essendo ben poco adatto a volare a quote stratosferiche, mentre invece eccelleva a bassa quota Le prese d'aria erano molto originali: si trattava di prese sui bordi d'attacco delle ali, come sull'Hunter, ma inclinate fortemente verso la fusoliera, a 'freccia negativa'. L'armamento era anch'esso di qualcosa successivo a quello dell'F-101 in quanto al posto del quartetto di cannoni da 20 vi era un singolo Vulcan, sempre nel muso (da qui la necessità di costruirlo assai grande, qualcosa che si è rivisto solo con l'F-18). Tra le sue caratteristiche progettuali, i tre serbatoi flessibili di carburante nel dorso della fusoliera, più altri cinque sotto la deriva e dietro l'abitacolo, per un totale di 4.391 litri, nemmeno esaltante come valore, dato che il grande aereo era molto snello, pieno di elettronica, un vano portabombe e un motore ingombrante. Nel vano era possibile installare (cosa che normalmente avveniva) un serbatoio da 1.477 litri; sotto le ali c'erano due altri serbatoi da 1.467 litri; la sonda per il rifornimento era sul lato sinistro, in alto, del muso, e normalmente era del tutto invisibile dato che era perfettamente inclusa dentro la fusoliera. Ma sul davanti del muso c'era anche il ricettacolo per l'IFR, visto che il '105 era capace di rifornirsi con entrambi i sistemi, caratteristica invero rara per un caccia tattico. Non mancavano le particolarità nemmeno in coda, dove tra l'altro c'era anche il parafreno e un originale aerofreno costituito da quattro 'petali' che si aprivano idraulicamente, mentre normalmente erano chiusi attorno allo scarico del motore. Così si riusciva ingegnosamente a dare al '105 un sistema che non compromettesse nessuna parte della cellula. Sotto la coda, una specie di 'tubo di scappamento', molto caratteristico, era lo scarico del combustibile in emergenza. Quanto alle ali, esse avevano ciascuna un alettone, tre diruttori e vari flaps e correttori. Sotto ancora v'era una piccola pinna e il gancio d'arresto, ovviamente non inteso per operare da portaerei, per le quali l'F-105 non sarebbe mai stato adatto: si scherzava in merito, all'epoca, arrivando a dire che se qualcuno avesse costruito una pista di volo lunga tutta l'Equatore, la Republic avrebbe costruito un aereo capace di sfruttarla tutta! Evidentemente inadeguato per l'impiego su piccole superfici, il Thunderchief usava il gancio per eventuali avarie, nelle quali fosse necessario ricorrere ai cavi d'arresto, disponibili anche sulle basi dell'USAF.
I piccoli piani di coda orizzontali erano solo parzialmente mobili (con la sezione posteriore); essi erano monolongherone, le ali principali erano invece a cinque longheroni (una vecchia tradizione!). Il motore era isolato da un sistema Johns-Manville, e alla base della deriva verticale c'era anche una presa d'aria che serviva, curiosamente, a raffreddare il postbruciatore. Evidentemente, usare un turbogetto da circa 12.000 kgs era un impegno non indifferente anche per una cellula di dimensioni così grandi. L'abitacolo, piuttosto grande e dalla buona visibilità, aveva un orizzonte artificiale, sotto un HSI e infine un piccolo schermo radar; strumenti a nastro erano a lato superiormente, e vari 'orologi' venivano disposti attorno ai pannelli di controllo.
Il carico di bombe originariamente era, nominalmente, di non meno di 5.443 kg. Poi, con le versioni successive questo carico aumentò forse a 6.350 kg, con il vano portabombe chiuso e usato come serbatoio aggiuntivo. Nelle missioni di bombardamento vi erano in genere 6 bombe M117 da 340-363 kg sotto la fusoliera in due triplette, due grandi serbatoi con tripla deriva di stabilizzazione posteriore sotto le ali, e due bombe da 113 kg o altri carichi nei piloni più esterni. Il carrello era, nonostante l'ala in posizione media, ivi alloggiato, con gambe principali molto alte. La stabilità in volo era eccellente anche a bassa quota e alta velocità. Non altrettanto dicasi per la maneggevolezza, con un raggio di virata stimato grossomodo pari a 3 volte quello di un MiG-17.
Il possente Thunderchief venne prodotto in varie versioni, discendenti da quell'AP-63, studiato a suo tempo in 108 configurazioni diverse:
*modelli non di serie: XF-105A o AP-63-51, o ancora WS-306A, con motore J57 da 7.700 kgs, non costruito; YF-105A, con il J57-P-25 da 7.700 kgs, e velocità limitata a mach 1,2; YF-105B, prototipo con il J75-P-3 da 10.230 kgs, seguirono altri tre aerei, che in alcune fonti sono anche noti come TF-105B oppure YF-105B-1. Seguirono 5 F-105B-5 di preserie.
*'''F-105B''': i primi aerei di serie, parte di questi avevano il J75-P-5 da 10.660 kgs. Questo primo tipo di Thunderchief
iniziò le operazioni con il 338imo TFS nell'agosto del '58; era un bombardiere tattico nucleare con avionica fin troppo sofisticata e inaffidabile, e ne vennero prodotti solo 66 o 75, inclusi gli aerei prototipici e di preserie di cui sopra. Infine, tre F-105B dovevano essere realizzati come RF-105B, ma poi diverranno, data la cancellazione del programma, JF-105B per lo sviluppo di nuovi sistemi.
*F-105C, addestratore biposto, solo un simulacro realizzato con cellula di un JF-105B.
*'''F-105D''': seconda versione di serie, con radar N.A. R-14A, motore J75-P-19W da 12.030 kgs con iniezione d'acqua e armamento diverso (più orientato all'attacco convenzionale, abolendo in pratica il vano ventrale per le bombe in favore delle MER o di serbatoi aggiuntivi); primo volo 9 giugno 1959, il primo venne accettato dall'USAF il 29 settembre 1960; ben 610 ne vennero costruiti entro il gennaio 1964, era la versione cacciabombariere definitiva, almeno con i monoposto. Ampiamente utilizzata in Vietnam, non così per la versione prevista RF-105D da ricognizione, non realizzata, né l'F-105E che aveva avionica più sofisticata.
*'''F-105F''': biposto da addestramento su base D (e in parte sull'F-105E), ma con fusoliera allungata di 79 cm. Primo volo 11 giugno 1963, consegne dal successivo 7 dicembre. Costruiti 143, venne presto utilizzato come 'Wild weasel' fondando la specialità.
*'''F-105G''': simile al precedente, era più sofisticato e poteva usare oltre agli Srhike anche gli Standard ARM. Prodotto per aggiornamento di 54 o 60 F-105F (infatti, inizialmente erano noti come EF-105F) con due sistemi QRC-380 e altra avionica avanzata. Tra F-105F e G nel 1973 non ve n'erano che 53 esemplari, praticamente gli ultimi Thunderchief ancora disponibili in tutta l'USAF.
*Primo volo: 22 ottobre 1955
*Entrata in servizio: 27 maggio 1958
*Costruttore: Republic Aviation Company
*Esemplari costruiti: 833
*Dimensioni: Lunghezza 19,61 m, apertura alare 10,59 m, altezza 5,97 m, superficie 35,77 m²
*Peso 12.474-23.960 kgkg
*Propulsione:Pratt & Whitney J75-P-19W, 12.020 kg/s;
*Velocità massima: 2.235 km/h
*Autonomia 3.846 km
*Tangenza 12.560 m
*Armamento: un M61 Vulcan da 20 mm con 1.029 colpi nel muso (lato snx),
Bombe fino a 6.350 kg di bombe, razzi, missili, serbatoi ausiliari e pod
Il primo Wing divenne, nel 1958-60, il 4th TFW già visto sopra, che li ebbe in carico fino al '64; poi gli aerei vennero versati all'ANG. Il '105D, il più importante degli F-105, divenne operativo con il 366th TFW di Bitburg, nel '61.
Il Thunderchief venne ampiamente usato in Vietnam dal '64, dove divenne anche il secondo 'MiG-killer' per importanza in quanto abbatté 28/34 MiG, curiosamente tutti i 'kill' ufficiali (27,5) erano a danno di caccia del tipo –17, ma subendo anche 24 abbattimenti negli scontri aerei. I suoi attacchi contro obiettivi strategici (come i ponti) furono devastanti (tra i suoi nomignoli, 'Ultra-hog', come a dire un super F-84), ma le perdite oltrepassarono i 330 velivoli ('Thud', tonfo, era un altro dei suoi soprannomi), cosa che praticamente 'estinse' l'aereo che dopo il 1970 venne rimpiazzato quasi totalmente dagli F-4. Gli ultimi, pochi biposto, sopravvissero fino al 1984. Nessun Thunderchief, eccetto i rottami degli aerei abbattuti, ebbe mai proprietari al di fuori dell'USAF e poi, di qualche museo dell'aviazione. I Thunderchief erano macchine piuttosto avanzate, ma già fuori produzione all'epoca del Vietnam, e non molto numerose. Pur robuste, richiedevano molta manutenzione, e i motori J75 erano condivisi solo con i pochi F-106. Di conseguenza l'attrito bellico sterminò gli F-105, ampiamente impiegati nel 1965-70 in migliaia di missioni belliche. Una di esse, per esempio, contro Ham Rong (il relativo ponte) vide 24 aerei lanciati all'attacco, con due enormi bombe M1116 da 1.360 kg da demolizione. L'attacco riuscì, ma tre aerei vennero abbattuti e almeno uno danneggiato gravemente al punto che il pilota venne premiato per averlo riportato alla base (dove forse venne poi rottamato), e una quindicina d'altri danneggiati. Solo otto F-105 tornarono alla base, da questa missione d'attacco al ponte: la contraerea aveva fallito la protezione all'obiettivo, ma aveva fatto pagare un alto prezzo, visto che su 24 aerei solo otto risultarono indenni oppure non sufficientemente danneggiati da impedirne il ritorno alla base thailandese da dove erano partiti (Thakli). Un tale massacro avrebbe messo KO un'aviazione di media grandezza, e non è certo colpa degli artiglieri contraerei se l'azione d'attacco fu condotta da un tale numero di aerei, che oltretutto erano armati con le bombe più potenti disponibili (difficilmente le armi da 340 kg avrebbero condotto a qualche risultato utile). Quel giorno i MiG non si fecero vedere, ma abbatterono un ricognitore, gli americani ebbero anche altre due perdite per cui non si può certo dire che fu una giornata memorabile. I Thunderchief erano usati anche come macchine Wild Weasel: gli F con i soli missili Shrike, i G con i più potenti Standard (e ovviamente, anche gli Shrike), gettando le basi 'moderne' della specialità.
Sta di fatto che nel '73 restavano un pugno di monoposto, 17 F e 48 G. Questi aerei vennero radiati ufficialmente il 25 febbraio 1984 sulla Hill AFB, nello Utah; l'ultimo utente era il 466th 'Diamonbacks' dell'AFRes.
Poco ricordata, e di breve durata, fu la partecipazione degli F-105 nella pattuglia 'Thunderbirds'. Gli aerei di questo tipo erano indubbiamente imponenti e rombavano che era un piacere, ma si trattava di macchine che erano quanto di meno adatto per una pattuglia acrobatica (differentemente dai precedenti F-84 ad ala diritta). Questo, i costi e le necessità di impiegare gli F-105 in Vietnam posero fine a questo periodo 'felice'. Molti aerei 'Century series' finirono come aerobersagli (F-100,101,102,104, 106). Non nel caso degli F-105: in Vietnam 'avevano già dato' abbondantemente come aerobersagli(ati) e i pochi superstiti erano necessari per mantenere in vita i pochi reparti dell'USAF specializzati nell'attacco antiradar, tanto che per l'appunto solo nel 1984 vennero sostituiti totalmente con i Phantom.
Come araldica, vale la pena ricordare che gli aerei erano inizialmente color alluminio, diventata poi verde tattico Aircraft Gray-COIN Gray FS.16473. In Vietnam gli F-105 furono tra i primi ad avere la mimetica a tre toni: Green FS.34079, FS.34102, Tan FS.30219 e Gray FS.36622.
===F-106<ref>Sgarlato, Alberto, Monografia Aerei ott '73</ref>===
[[Immagine:Delta-Dart-DF-ST-85-09772.JPEG|360px|right|thumb|L’F-106 Delta Dart nel suo elemento naturale, la stratosfera. L'aereo aveva ala a delta appuntita, molto semplice e caratteristica dei caccia Convair]] Il '''[[w:Convair F-106|Convair F-106]]''' Delta Dart era un caccia veloce e di ottime qualità, forse l’unico Century series rimpianto dai piloti americani.
Il cammino iniziò da lontano, con una specifica del 28 agosto 1945, alla ricerca del caccia ognitempo per sostituire il P-61, specifica che verrà vinta dall'F-89 Scorpion, anzi dall'XP-89 Scorpion per essere precisi storicamente. Ma pochi giorni venne chiesto anche un caccia ad elevate prestazioni per la difesa di punto e più leggera. Tra chi rispose alla specifica, forse ispirata dai progetti tedeschi Me.163 e altri tipi. La Convair, o meglio la ConVAir, che è nient'altro che la contrazione di Consolidated e Vultee Aircraft Model 7, mentre presero parte alla specifica anche la Douglas e la Northropo con l'XP-79B modificato, nonché la Republic con il Thunderceptor (XP-91). Nel maggio del '46 venne dichiarato vincitore il Convair, che era disegnato molto in linea con i concetti dell'ing. Lippisch (quello del Me.163 e di altri progetti avanzati). Aveva un enorme timone a delta e un'ala di pari pianta, i motori erano dei piccoli razzi e uno statoreattore. Il Model 7 avrebbe dovuto chiamarsi XP-92 e raggiungere almeno 1,65 mach. Ma per non saltare nel buoio di una simile rivoluzione venne prima pensato al Model 7-002 o XP-92A Dart, o Silver Dart, il quale volò il 18 settembre 1948, quando il P-92 era già stato cancellato. Ma il 13 gennaio 1949 l'USAF volle sviluppare un nuovo caccia, dichiarando l'esigenza di un ADO (Advanced Development Objective), l'MX-1187, che era relativo ad un caccia da usare nel sistema SAGE di difesa aerea semi-automatica, con il sistema di controllo della missione XM-1179 (che dal 1950 venne affidato alla Hughes). Nell'aprile del 1950 venne anche bandito un concorso per un MX-1554 (1954 Interceptor), che doveva entrare in servizio nel 1954. Ancora vi fu una risposta da parte di diversi concorrenti, tra cui Convair, Chance Vought, Republic, N.A. e Lockheed. Il 2 luglio 1951 vennero dichiarati finalisti il Convair Model 8, che altro non era che l'XF-92A ingrandito del 22%, nonché il Lockheed L-155 (una specie di derivato dell'XP-90); infine il Republic AP-57, ex- AP-44A. Questo avrebbe continuato la sua carriera come XF-103.
Ma il Convair Model 8-10, una variante del progetto originale andò in porto con un destino ben più roseo: venne deciso di metterlo in produzione come YF-102A e poi F-102A Delta Dagger. Tuttavia, benché questo primo caccia ognitempo supersonico volasse già il 24 ottobre 1953 ed entrasse in servizio nell'aprile del 1956 (pressoché coevo del ben più semplice F-100), era chiaro che esso avrebbe potuto superare solo di poco la velocità del suono, a causa dei limiti di progettazione dell'epoca.
E così, fin dall'inizio venne deciso che l'aereo sarebbe stato evoluto con un F-102B, un passo verso i caccia da mach 2. Inizialmente era noto come Model 8-24, cellula derivata dall'F-102 e armato con missili Falcon (che contendono al Ryan Firebird il titolo di peggior AAM dell'USAF, ma questa è un'altra storia). Originariamente il sistema d'arma era basato sul MX-1179 mentre il motore doveva essere il J67 ovvero il R.R. Olympus inglese, ma la licenziataria Wright era, attorno al 1953, indietro di un anno nel programma e questo gli fu fatale. Nel frattempo l'MX-1179, dopo vari problemi venne chiamato ufficialmente MA-1.
Dato che il J67 non era ancora disponibile, all'inizio del 1955 (all'epoca lo sviluppo aeronautico vedeva importanti persino i singoli mesi, come adesso lo sono i lustri..) si decise di rimpiazzarlo con il PW J75, che altro non era che il derivato potenziato del J57 Turbowasp dell'F-102A. Questo possente motore (>10.000 kgf) sarebbe stato un importante propulsore per i migliori caccia dell'USAF. Nel novembre del 1952 l'USAF aveva già ordinato 17 F-102B di preserie, ma l'ordine venne ratificato solo il 18 aprile d1956, includendo due prototipi.
Ancora si dissimulava che l'aereo fosse, in realtà, un caccia (l'ennesimo) interamente nuovo, seppure simile in apparenza al suo predecessore. Fino a che il 17 giugno 1956, sbloccati i fondi, si definì ufficialmente Delta Dart, e la sigla venne passata a F-106A. E già il 26 dicembre 1956, appena 38 mesi dopo il primo F-102A, il nuovo YF-106A decollò (era il 56-451), seguito dal secondo aereo che staccò le ruote dalla Edwards AFB il 26 febbraio 1957. Dati i tempi, in effetti, è facile scambiare l'aereo per una macchina del 1957, ma in realtà, sia pure di poco, era decollata prima della fine del 1956. Tanto per capire come fosse 'veloce' il progresso aeronautico all'epoca: a parte che la Guerra di Corea era finita solo da tre anni e mezzo, quella di Suez era terminata da poco più di un mese, ed era stata combattuta da macchine ampiamente subsoniche, spesso addirittura caccia della II GM o di poco successivi. E ora, in aria, c'era un intercettore ognitempo da mach 2.
Era l’affinamento del predecessore F-102, con il voluminoso ma potente motore J-75, e soprattutto un design fin dall'inizio basato sulla Regola delle aree, per una minore resistenza alle velocità transoniche.
Tutto questo ne fece il vincitore dell' 'ultimate interceptor contest' e davvero si trattò dell'ultimo 'intercettore' puro immesso in servizio dall'USAF. Il primo YF-106A, il 29 aprile 1957, arrivò già a mach 1.9 e 17.000 m. Questo fu solo il prologo: nel dicembre del 1959 il Maj Joseph W. Rogers ottenne il nuovo record mondiale di velocità: 2.455,79 km/h a 12.350 m.
I problemi, comunque, furono inizialmente tanti, e si dovette tribolare molto per renderlo operativo. Tuttavia, i fatti dimostreranno che ne valeva la pena.
340 aerei vennero prodotti (277 A e 63 biposto B) fino al 1961. Essi entrarono in servizio dal maggio 1959 con il 498º Squadron dell'ADC, sulla Geiger AFB, Washington. Notare che doveva entrare in produzione in 1.000 esemplari, come il precedente F-102. Al dunque, finì che condivise il ruolo di difesa degli Stati Uniti con l'F-101B, mentre gli F-102 vennero passati col tempo all'ANG come supporto (anche perché avevano una certa superiorità in termini di autonomia rispetto all'F-106, pur essendo inferiori in tutto il resto).
L'F-106 ebbe una carriera di successo, ma avrebbe potuto essere ben più efficace se non avesse trovato sulla sua strada un avversario imprevisto, proveniente dall'US Navy. Il confronto con l’F-4 Phantom gli fu fatale e per gli ulteriori ordini relativi a caccia intercettori venne soppiantato dall'F-4C, anche se ad alta quota aveva una migliore agilità. Nell'insieme il Delta Dart si dimostrò molto popolare tra i piloti, con prestazioni di eccellente livello e ottime doti di volo ad alta quota. Per questo, oltre al nomingolo 'Six' aveva quello di 'Cadillac', che è un complimento non da poco, assegnato solo agli aerei più amati.
L'F-106 aveva un raggio d’azione minore di quello dell’F-102, ma anche la possibilità di essere rifornito in volo tramite ricettacolo; tuttavia, esso è stato penalizzato dalla mancanza di armamento adeguato, essendo costituito da scarsamente affidabili missili Falcon e da razzi nucleari Genie.
Nondimeno, ebbe almeno 20 ammodernamenti fino a quando uscì di scena, nel 1989. Come nel caso degli F-102 non ebbe mai l'ottimizzazione per l'accoppiata Sidewinder e Sparrow, ma solo i Falcon e AIM-26 Super Falcon, molto meno efficienti. Notare che di questi ultimi vi era disponibile anche la versione nucleare, mentre un razzo Genie AIR-2 atomico era disponibile per attaccare improbabili formazioni di aerei sovietici. Venne sostituito dal cannone M61 Vulcan con uno dei vari aggiornamenti, ma spesso al suo posto era portato un missile AIM-26 Nuclear Falcon. Il primo upgrade partì già nel settembre del 1960, in tutto si intervenne più volte nella direzione di tiro Hughes MA-1 aggiungendo funzioni nuove; successivamente vennero migliorate le ECCM, e aggiunto un IRST (ben prima che i sovietici facessero lo stesso percorso), nuovo sedile eiettabile e così via. Il tettuccio ebbe, ad un certo punto, un nuovo tipo di struttura, senza più il montante centrale. Il parabrezza, invece, rimase sempre a V con il fastidioso montante centrale in aggiunta ai due laterali. Questo, e la voluminosa attrezzatura, rendeva in effetti precario il campo visivo del pilota in avanti, nonostante il piccolo e corto muso. Dal 1971 l'aereo ebbe anche un M61 Vulcan (modifica 'Sixshooter'). Il cannone andò a sostituire il Genie, mentre i missili AIM-4 o 26 erano due IR e due a guida radar, ed erano lanciabili solo in coppia (uno di ciascun tipo?). Fino al 1972 l'USAF ebbe ancora la disponibilità dei missili nucleari, che udite udite, era dotata di una minuscola testata all'idrogeno, capace di potenze tra 1 e 250 KT! A confronto, il Douglas AIR-2 Genie, da 'soli' 2 KT, era quasi un ordigno inoffensivo. In alternativa c'era il Vulcan, sempre installato al centro della rastrelliera estraibile dal vano ventrale. Esso aveva 850 colpi. Sebbene gli Sparrow fossero probabilmente troppo lunghi per il vano ventrale, essi avrebbero potuto essere portati sotto le ali, tuttavia questo non venne mai fatto ed esternamente l'F-106 ebbe sempre e solo serbatoi ausiliari. Quindi tutti i costosi aggiornamenti non rimediarono granché il discorso sull'armamento: l'USAF, che era passata dalle mitragliatrici da 12,7 mm (mantenute ostinatamente in auge anche quando sembravano chiaramente obsolescenti) ai razzi ad 70 mm, ai razzi nucleari e missili con capacità atomica, tornerà di fatto su di un piano di 'normalità' solo con l'apporto della Navy e dei suoi Phantom. Sparare missili (oltretutto di corta portata e inaffidabili) con testata nucleare sarebbe stato micidiale, ma molto di più per il territorio da difendere che per le improbabili 'grandi formazioni' di bombardieri nemici! Certo è che impressiona come già negli anni '50 si potessero fare testate nucleari così piccole, quando nel decennio precedente per tirare le 'Bombe' erano necessari i B-29 modificati: in poco più di 10 anni le dimensioni delle armi nucleari calarono drasticamente, e la massa scese di circa 100 volte comparata alla potenza.
Il sistema MA-6 aveva un valido radar (malamente servito dai missili inaffidabili e/o con la pazzesca soluzione di utilizzare testate nucleari a bassa potenza da usarsi praticamente sopra il territorio da difendere), con portate di circa 60-70 km; e in seguito venne aggiunto anche un sensore IRST di ricerca, non un piccolo apparato come nel caso di alcuni F-104 per aiutare a collimare i missili AIM-9, ma un vero IRST a lungo raggio. Non v'erano peraltro sistemi RWR. Comparato al Su-15, per certi aspetti simile, nei ruoli, entrambi avevano un potente radar e un sensore passivo, ma nel caso del caccia russo era un sistema difensivo, non un sensore d'attacco, essendo per l'appunto l'RWR. In un certo senso, l'F-106 era da questo punto di vista 'a trazione integrale' verso funzioni offensive. Il Sukhoi aveva solo missili convenzionali, ma anche a medio raggio e non solo di tipo a corto raggio come l'F-106. Forse per il costo, forse per la concorrenza con il Phantom, forse per lo scarso numero o l'elevata specializzazione, nessun Delta Dart venne mai esportato.
Le versioni avanzate, pure progettate, non ebbero luogo: ci si limitò ai numerosissimi programmi d'aggiornamento. E pensare che già l'F-102 venne proposto in una versione C da attacco al suolo con tanto di cannone Vulcan. Il picco della sua carriera lo vide in carico a 14 squadroni dell'ADC. Nel 1972, quando solo uno degli squadron da difesa aerea dell'USAF aveva ancora gli F-102 (era quello basato a Keflavik, Islanda) l'F-106 ancora dominava. Se il Phantom ne bloccò l'ulteriore espansione, non lo soppiantò mai nei reparti che già avevano il Delta Dart. Di fatto, Phantom e F-101B ne erano le 'spalle' per le missioni di maggior raggio d'azione. Per quello che riguarda la missione di per se, il SAGE, ovvero il sistema d'intercettazione semiautomatica attivo sul Nord-America, comprendeva un sistema data-link che si attivava dopo il decollo del caccia e poi lo portava automaticamente vicino al bersaglio, quando il controllo passava al pilota che se necessario (ma non ve ne fu mai l'occasione) apriva il fuoco azionando il suo MA-1. In pratica, il pilota era una specie di autista. Strano a dirsi, questa limitazione dei compiti del pilota e la dipendenza dai sistemi di terra sono stati rimproverati ai reparti da caccia sovietici e del Patto di Varsavia: eppure, sono stati proprio gli americani ad introdurre questa automatizzazione, e fa un certo effetto notare che quello che valeva e veniva apprezzato per gli intercettori americani come l'F-106 era invece criticabile per i MiG-23 e Su-15... In ogni caso, dagli anni '70 arrivarono in servizio gli F-15 (precisamente dal 1976) che erano indubbiamente macchine superiori agli F-106 in ogni ambito, dalla portata del radar alla manovrabilità in praticamente ogni situazione pratica, all'autonomia pressoché doppia.
La carriera dei '106 fu tranquilla: scramble continui per intercettare gli 'orsi' russi (Tu-95), ma solo qualche dispiegamento all'estero, uno un Europa, e l'altro per la crisi della Pueblo, nel 1968.
La minaccia dei bombardieri sovietici in calo, e la presenza dei nuovi caccia intercettori dall'altra fu una ragione importante per il ritiro del Delta Dart, le cui 'code' apparivano sempre più spesso sulla Davis-Monthan AFB. A maggior ragione, dopo che apparvero anche gli F-16 ADF, la versione specificamente pensata per la difesa aerea degli Stati Uniti.
Così lentamente, gli ultimi '106 uscirono di scena attorno all'88. Precisamente, l'USAF li ritirò il 1º luglio 1987, mentre l'ANG, che li ebbe in servizio dal '72 (in sostituzione soprattutto dei '102) con la Montana ANG. L'ultimo reparto che lo ha avuto in carico è il 119th FIS (N.Jersey ANG), eseguendo l'ultimo decollo su allarme il 7 luglio 1988. L'ANG li ritirerà nel 1989. La NASA, che sfruttò a lungo la sua velocità per le ricerche, farà lo stesso solo il 1 maggio 1998.
Ma nemmeno allora fu proprio la 'fine': anche alcuni F-106, come quasi tutti i 'Century series', finirono la loro carriera come aerobersagli volando ancora per alcuni anni nei poligoni americani. Da notare che i pochi F-106 non erano stati mai usati così, prima d'allora: servivano piuttosto per i compiti di intercettazione e ce n'erano pochi disponibili, nel mentre venivano usati in quantità gli F-102 e persino i più vecchi QF-4 Phantom. Ai '106 quest'ultima missione toccherà solo dopo averli 'spremuti' al massimo, senza sprecarne alcuno.
F-102B e (Y)F-102B, deisgnazione iniziale del Convair Model 8-24, poi F-106A; (Y)F-102B erano la designazione non ufficiale per i due prototipi, i 15 di preserie divennero (Y)F-106A.
'''F-106A''', ovvero i Model 8-24 e 8-31, motori J75-P-9 e P-17, con la costruzione di 260 aerei di serie in 16 'Blocks', tra il -1 e il -165.
'''F-106B''', Model 8-27 e 8-32, ex-TF-106B, radar Hughes AN/ASQ-25 per l'addestramento operativo, per il resto simili come armamento e combattimento ai tipi monoposto; primo volo 9 aprile 1958, totale costruiti 63.
Detto questo, vi sono stati due NF-106B per le ricerche della NASA, due YF-106C che erano 'A' convertiti per essere prototipi del previsto F-106C, da comprarsi in 350 esemplari, ma che non venne mai concretizzato. Aveva una lunghezza maggiore di 3,66 metri, motore JT4B-22 e antenna di 101 cm diametro. Primo volo dicembre 1958, ma era un 'aborto', perché il programma venne cancellato già il 23 settembre 1958. Vi furono poi un F-106F con avionica migliorata e radar da 120 cm di diametro (dell'antenna), e persino un F-106X proposto nel '67 per un caccia con radar capace di modalità look-down, nuovo motore e persino alette canard. Gli unici 'nuovi' F-106 sono stati i '''QF-106A''' e B, modificati dalla Honeywell a far tempo dal 1990. Ne sono stati realizzati un gran numero: ben 194, pressoché tutti i superstiti, impiegati dal settembre 1991, anche in modalità 'pilotata'.
Come nota di colorazione e araldica, la tinta normale era la COIN Grey o ADC Grey, la FS-16473.
*'''Primo volo''': 26 dicembre 1956
*'''Entrata in servizio''': 1959
*'''Costruttore''': Convair
*'''Esemplari''': 342 (2 prototipi, 15 di preserie, 260 A e 63 biposto).
*'''Propulsione''': Pratt & Whitney J75-P-17, 11.113 kg/s, 5.750 litri interni, due serbatoi di trasferimento interni (vano armi) da 795 litri, e due esterni da 1.136 o 1.365 litri
*'''Dimensioni''': Lunghezza 21,51 m, apertura alare 11,66 m, altezza 6,17 m, sup. alare 64,83 m²
*'''Peso''': 10.725-17.795 kg
*'''Prestazioni''': v.max 2.453 km/h a 12.200 m o 2,31 mach; max continua 2.037 km/h a 10.670 m (mach 1,91), crociera 977 km/h a 12.500 m (mach 0,92); salita iniziale 202 m/s, tangenza pratica 15.860 m, raggio 695 km, oppure 1.172-1.332 km con i serbatoi esterni; autonomia 1.850 km, di trasferimento 2.300 km circa.
*'''Armamento''': un razzo AIR-2 Genie/M61 Vulcan (850 cp) e quattro missili, in genere due AIM-4E/F a guida radar e due AIM-4G a guida IR
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Il [[w:North American XF-108|North American XF-108]] Rapier era un altro avveniristico intercettore da mach 3, quasi coetaneo con l'XF-103, ma dotato di maggiore raggio d'azione. Esso ebbe tuttavia un tale costo e difficoltà di realizzazione che venne abbandonato già nel 1959. Lo stesso anno entrava in servizio il caccia F-106, aereo da mach 2,3, ma capace di offrire una più pratica soluzione per coprire le esigenze della difesa aerea.
*Costruttore: North American
*Esemplari costruiti: mock-up
*Dimensioni: Lunghezza 27,2 m, apertura alare 17,5 m, altezza 6,7 m, superficie alare 173,4 m²
*Peso 23.098-46.508 kg
*Propulsione : due turbogetti General Electric J93-GE-3AR con postbruciatore, 93 kN, 130,3 con postbruciatore
*Velocità massima 3.190 km/h
*Autonomia 4.004 km
*Tangenza 24.400 m m
*Armemento: 3 Hughes GAR-9A aria-aria trasportati in un vano interno
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Dopo questi ultimi sviluppi, il concetto di 'century series' è stato profondamente rivisto. L'F--110 doveva essere la denominazione USAF del Phantom, quasi un tentativo di nascondere il fallimento della loro dinastia di caccia supersonici, di fatto stroncata dalla concorrenza dell'F-4, esponente dell'odiata Marina. Ma tale ostinazione cadde presto e così il Phantom sarà solo l'F-4. Altri F-11x seguiranno, ma essi sono più che altro nomi di copertura, come la serie di F-113/116 che altro non sono che i MiG messi clandestinamente in servizio con l'USAF nel corso degli anni.
[[Immagine:F-111F dropping high-drag bombs.jpg|320px|right|thumb|L'F-111 era il primo aereo entrato in servizio con ala a freccia variabile]] Il [[w:General Dynamics F-111|F-111]] Aardvark era un bombardiere tattico supersonico. Esso era l'aereo 'multiruolo' voluto da McNamara, venne pensato come intercettore a lungo raggio navale (F-111B), dalla cui tecnologia naque il più agile F-14, e come bombardiere tattico, in cui eccelse, dopo però non poche tribolazioni, introducendo per la prima volta la capacità di volo radente ognitempo e automatico. Esso è ancora in servizio in Australia, ma ebbe il battesimo del fuoco in Vietnam.
*Primo volo: 21 dicembre 1964
*Entrata in servizio: ottobre 1967
*Costruttore: General Dynamics
*Esemplari costruiti: 562
*Dimensioni: Lunghezza 22,40 m, apertura alare 10,30-21,30 m, altezza 5,22 m,
*Peso: 45.359 kg
*Propulsione : 2 turbofan Pratt & Whitney TF-30-P-100, 111,69 kN o 11.385 kg/s
*Velocità massima 2.29 Mach o 2.335 km/h
*Autonomia 2.140 km
*Tangenza 18.000 m
*Armemento: 14.290 kg di carico bellico
L'F-111 è stato un apparecchio rivoluzionario: il primo aereo con ala a geometria variabile, vincitore del concorso per l'aereo tattico TF-X, unificato secondo la volontà di Robert Mc Namara.
Esso ebbe molto meno successo in pratica, di quello che era preventivato. Come caccia imbarcato, l'F-111B non venne adottato: nonostante gli sforzi, non c'era stato modo di ridurre a sufficienza il peso per ospitarlo sulle portaerei. Inoltre il sistema d'arma comprendeva i missili Phoenix, lanciati con successo da uno di questi aerei contro due bersagli differenti già nel 1968, ma tra questi e il cannone Vulcan non v'era nulla: né Sparrow né Sidewinder.
Alla fine una nuova cellula, più agile e con i piloti in tandem avrebbe ricoperto il ruolo di caccia imbarcato: l'F-14. Ma questa è un'altra storia.
Come bombardiere l'F-111 era un apparecchio di successo. Con la sua struttura perfettamente rifinita, 'l'aereo di vetro' (così soprannominato per la supeficie incredibilmente liscia) filava a velocità straordinarie. Era dotato di una cellula lunga e stabile, alta deriva, ali a geometria variabile, due motori TF-30 turbofan da 9 tonnellate. Aveva sistemi avionici con pilotaggio automatico a bassa quota, ECM interne di tutti i tipi necessari, carburante sufficiente per 6400 km di autonomia di trasferimento, 11 t di carico utile anche in una piccola baia interna, in genere usata per il cannone Vulcan quando montato.
Il suo debutto nel 1968 fu sfortunato, in Vietnam: 3 aerei persi in cira 50 missioni. Poi si rifece con circa 8000 missioni, sempre condotte dalle sole macchine versione A, con appena 5 perdite.
Alla fine, vennero prodotti 141 A di cui 42 poi convertiti nei formidabili EF-111A Raven per il disturbo elettronico dei radar con il sistema ALQ-199 di grande potenza (stimato capace di saturare gli schermi radar di disturbi entro un raggio di almeno 100 km, ma ovviamente dipende dal tipo di radar). I successivi sono stati 76 FB-111A pesanti circa 50 t con una lunga autonomia, assegnati come rimpiazzi per gli B-58 e poi sostituiti dai B-1B. Essi avevano i missili nucleari a corto raggio supersonici SRAM con 1-2 esemplari dentro la fusoliera e fino a 6 SRAM sotto le ali, ma raramente portati. Gli F-111C sono stati prodotti con caratteristiche simili, ma per l'Australia con funzioni di attacco convenzionale, in seguito anche antinave con missili Harpoon. 24 esemplari prodotti. I bombardieri D hanno avuto una dotazione avionica di seconda generazione, totalmente digitale nonostante fossero dei primi anni '70, gli F-111E sono tornati ad un sistema simile agli A, meno costoso, e gli F-111F hanno un sistema a metà strada, con sistemi di controllo del tiro migliore, per esempio il Pave Tack per la visione e la designazione dei bersagli con bombe laser: in pratica, questi sono gli unici F-111 americani che abbiano mai avuto capacità di attacco stand-off convenzionale. Tutte queste ultime versioni sono state realizzate in circa 100 macchine l'una. L'F-111G è il FB-111A riconvertito al ruolo convenzionale, mentre l'H non è stato mai costruito: se l'FB-111A era un 'super F-111', questo avrebbe dovuto essere un 'iper-F-111' in quanto destinato a ricoprire ruoli che poi gli videro preferito l'B-1B.
Attualmente solo un pugno di aerei australiani è in servizio, e lo rimase fino al 2010 prima di essere sostituiti dagli F-18E.
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[[Immagine:US Air Force F-117 Nighthawk.jpg|320px|left|thumb|L'F-117 con una particolare ala a freccia e piani di coda a farfalla]] Il [[w:F-117|Lockheed F-117]] Nightawk ha introdotto un'altra tipologia di capacità di interdizione, quella della ridotta evidenza radar e IR (stealthness), che ha reso non del tutto necessario il volo radente, e certo non quello a velocità supersonica. Questo tipo di 'furtività' di seconda generazione, basato su un disegno 'intelligente' della macchina, è quindi anche più economico dei costosi apparecchi da mach 2. Dato l'aspetto, l'aereo venne da molti ribattezzato 'l'aereo invedibile' piuttosto che 'invisibile'. Pare che Kelly Johnson disse al capoprogettista Ben Rich 'quel coso non volerà mai!', ma la presenza dei computer di volo ha permesso alla macchina di restare controllabile nonostante l'aspetto bizzarro del design stealth di prima generazione, caratterizzato da superfici piatte e fortemente angolate. La macchina è solo marginalmente, se lo è, supersonica, rientrando a stento nella 'Century series' per la caratteristica fondamentale richiesta, il volo livellato oltre mach 1.
===F-117<ref> Sgarlato, Nico, Aerei Apr 1993</ref>===
Quando i sovietici dimostrarono di poter localizzare e abbattere gli U-2, con il clamoroso e imbarazzante caso 'Powers', e anche prima (sentendo i segnali radar emessi a bordo), si pensò a come oltrepassare la Cortina di Ferro, diventata improvvisamente anche una cortina elettromagnetica. Eisenhower in persona aveva cominciato ad interessarsi di aerei 'stealth' e ne aveva parlato con l'ARPA, poi DARPA (Advanced Research Projects Agency) e con la Lockheed, in particolare con gli ingegneri Johnson e Rich, ma nonostante il Vietnam, tutto sommato i progressi furono modesti, e per il momento ci si affidò al volo a bassa quota, o con forti ECM e con soppressione delle difese (SEAD); nel '73 DARPA, FDL (Flight Dynamics Laboratory, un ente dell'USAF) chiesero all'industria degli studi preliminari per ottenere un nuovo aereo da combattimento invisibile ai radar, o quanto meno meno facilmente 'detectabile'. Una delle possibilità erano i materiali compositi. Un piccolo aereo da turismo, il Windecker Eagle I, venne comprato allo scopo. Esso era fatto in materiale plastico, quindi un dielettrico e come tale, pochissimo evidente ai radar; nel '74 l'FDL dell'USAF, tramite il DARPA, chiese all'industria di partecipare con una RFP (Request for proposal), per una gara d'appalto, ma altamente riservata, tanto che non se ne seppe pressoché niente per anni. Bisognava realizzare un XST ovvero un dimostratore X per la tecnologia 'stealth'. Non è chiaro se questo sistema voleva dire piuttosto Experimental Survable Testbed, che poi sarebbe stato noto come 'Have Blue'; parteciparono Grumman, MDD, Rockwell e Northrop, ma la Lockheed non venne considerata in quanto poco 'esperta' di aerei da combattimento. Ma la Lockheed Advanced Development Projects ovvero gli 'Skunk Works', stava in realtà lavorando ad un progetto presentato come un 'unsolicited proposal', una proposta non sollecitata, non richiesta; ma con una lettera di raccomandazione della CIA, che in fondo era stata una buona cliente dei vari U-2 e SR-71. E nel novembre del 1975, a sorpresa, venne messa in finale assieme alla Northrop. Vennero costruiti i simulacri di legno, piuttosto simili dati i principi di funzionamento, ma nel caso del Northrop la presa d'aria era dorsale, dietro l'abitacolo. Questo programma era noto come 'Have Blue', ma si dice che sarebbero stati chiamati differentemente, ovvero il programma 'Harvey', come il coniglio invisibile di un vecchio e famoso film. Il 23 gennaio 1976 venne scelto il progetto della Lockheed, che ebbe poi 20 mln di dollari per costruire due dimostratori, però arrivati successivamente a 37,2 mln, ma la Lockheed ci mise 10 milioni di suo. I due dimostratori erano minuscoli apparecchi motorizzati da due CJ-610, ovvero i J85 commerciali, e in scala di 1:2 rispetto al progetto finale, mentre la pianta alare era del tutto diversa, particolarmente lo era il bordo d'uscita e le derive lo erano anche di più, essendo inclinate ma in maniera convergente e non con la classica forma a 'farfalla' definitiva. Ma c'era un elemento in comune, le sfaccettature del muso, che rispondevano ad una formula matematica per rimbalzare in maniera anomala le onde radar. La cosa bizzarra è che però esso venne escogitato non dagli americani, ma dal professor Pëtr Ufimcov, un russo; per i modelli matematici ci si affidò a James Clerk Maxwell <!--un omonimo del grande scienziato ?..> e a Bill Schroeder, che sviluppò un elemento aggiuntivo e fondamentale, il software Echo 1, che valutava la sezione radar riflettente su un piano bidimensionale. Nel mentre Johnson era uscito dal team di progettisti e restava solo come un consulente, mentre gli 'Skunk works' erano ora diretti da Ben Rich e L.Kitchen era il presidente della Lockheed. Poi c'erano i capi del programma, Sherman Mullin, Alan Brown e Paul Martin. Finalmente decollò il piccolo dimostratore, sulla Groom Lake (Nevada, base creata per gli U-2), era il dicembre del 1977 e ai comandi c'era William C. (Bill) Park, mentre attorno all'aprile del '78 toccò al secondo aereo. Il 4 maggio, un guasto non grave causò nondimeno la perdita dell'XST-1; anche il secondo XST cadde nel luglio del 1979, ma anche stavolta il collaudatore (qui era tale Dyson) riuscì a salvarsi. Tanto i programmi erano previsti per una durata di 18 mesi, per cui il sacrificio di questi due aerei non fu una grave perdita.
Dopo di questi aerei, la cui perdita non fu comunque un bene dato che si trattava pur sempre di aerei segreti. Venne autorizzato a questo punto il programma 'Senior Trend', dove Senior è un nome relativo a programmi 'stealth'; la decisione ebbe corpo il 16 novembre 1978, inizialmente per 5 aerei di preserie, di cui in realtà due erano i prototipi o quanto meno usati come tali; questi primi aerei erano gli Article 780-784. Il nome di copertura era poco intellegibile: CoSIRS, Covert Survible In-Weather Reconnaissance Strike, ma il Pentagono fece circolare l'idea che fosse una specie di caccia-ricognitore. Si parlò di F-19, ma in realtà non c'è mai stato nessun F-19 e gli aerei vennero presto definiti F-117, come se fossero dei caccia 'della Century series', che ovviamente era un nome di copertura; del resto gli F-116 pare che fossero i MiG-23 egiziani del 4477th T&ES 'Red Hats', e in effetti questa denominazione, usata inizialmente dai piloti per le comunicazioni radio, venne adottata ufficialmente, come F-117A, ma vi sono stati anche nomi propri: hopeless diamond, Wobblin'Goblin (folletto svolazzante), Black Jet, Stealth Fighter e altro ancora. Il primo YF-117A volò alla base segreta di Tonopah o forse il Groom Lake il 18 giugno 1981, con ai comandi Hal Farley. Il 20 aprile 1982 vi fu un incidente che forse distrusse proprio il primo di questi aerei, ma i risultati furono impressionanti. Sebbene si dice che Kelly Johnson avesse dato (o mimato) un calcio nel culo a Ben Rich quando vide il modello in scala 1:10, urlando 'quel coso non volerà mai', l'F-117 era cpace di essere pressoché invisibile sopra i 20-26 km, ed erano i radar di vecchio tipo con grande lunghezza d'onda che li localizzavano meglio, sebbene più vulnerabili alle ECM e meno capaci di vedere l'aereo in volo a bassa quota. Come si dirà in seguito (Ben Rich): potrei progettare qualunque cosa con il FBW,potrei far volare anche la Statua della Libertà (e quindi anche Mazinga sarebbe FBW). In realtà questo cacciabombardiere è capace di volare a circa mach 1 senza A/B, assolutamente vietati per non aumentare troppo la segnatura IR, un fatto notevole data l'aerodinamica. Si tratta davvero di un aereo particolare, e oltre che invisibile è anche 'invedibile' dato che non rispetta certo i canoni di bellezza tipici dei jet ad alte prestazioni (ma anche il Phantom non era così rispettoso). Il nuovo aereo era stato approntato in appena 31 mesi dalla firma del contratto. L'Article 785, il primo di serie, venne consegnato attorno al 1982; doveva succedere il 21 giugno, ma ebbe un incidente in fase d'accettazione ed il suo pilota (Bob Ridenhauer) fu gravemente ferito, anche se l'aereo non ebbe poi grandi problemi ad essere rimesso in sesto. La consegna ebbe così luogo il 23 agosto 1982, ma con l'Article 787. Le consegne inizialmente previste erano per 100 aerei, ma poi vennero ridotti a soli 59. Anche così si trattò di un aereo straordinario, di cui l'USAF, per il suo TAC ordinò 13 aerei nel 1980, 11 nel 1982, 10 nel 1983, 11 nel 1984 e 14 nel 1985.
Il costo fu di soli 56,56 mln di dollari per lo sviluppo e 42,6 mln per aereo, nonostante la mancanza di una produzione sufficientemente numerosa per realizzare economie di scala. Già attorno al 1983 questo caccia 'stealth' entrò in servizio. L'ultimo dei 'Black Jets' venne consegnato il 12 luglio 1990. Per allora il nuovo velivolo era già stato svelato. Durante l'invasione di Panama, nel 1989, venne usato almeno un aereo per tirare due bombe da una tonnellata a guida laser. Per l'epoca c'erano già immagini di F-117 in volo vicino ai T-38, ma non fu facile nasconderne l'esistenza con tutti gli 'spotters' in giro. Ma nonostante tutto ci si provò. I reparti di volo usavano di giorno gli A-7 Corsair, mentre di notte volavano con gli F-117, tanto la loro missione era quella del volo notturno. Eppure già attorno al 1986 si stimava che vi fossero circa 20 aerei in servizio, il segreto, con tutti i rumors durante gli anni '80, messi in moto dagli incidenti degli Have Blue (che tra l'altro non erano colorati di scuro, ma erano chiari), che poco alla volta misero l'USAF con le spalle al muro. E il 10 novembre 1988 venne resa per la prima volta nota ufficialmente una foto con questo fantastico e bizzarro aereo dalla pianta romboidale. La nuova macchina venne presentata a Nellis il 21 aprile 1990 (ma forse la cosa sfuggì a Saddam), quando già si sapeva che era un grosso apparecchio (data la comparazione con i candidi T-38 di cui si sapevano le dimensioni).
L'F-117A è un aereo da attacco e interdizione, notturno (preferibilmente) e monoposto, un 'asset' pregiato, dato che è noto come HVA strike, ovvero High Value Asset Strike. I suoi due motori sono gli F404-GE-F1D2, noti così secondo il costruttore, ma non è noto come vengono denominati dall'USAF, che con questi aerei ha fatto l'unico uso di questi motori, sia pure senza A/B. Sono motori derivati dall'F404-GE-100D o RM-12 (Quelli del Gripen), con potenza di circa 4.900 kgs effettivi, dato il 'drag' degli scarichi Astech/MCI del tipo Platypus, che servono a schermare il getto di calore il più possibile; del resto l'F404 è un motore quasi turbogetto puro, e quindi con una traccia IR non indifferente, mentre gli RB-199 o gli Spey sarebbero stati senz'altro preferibili in quest'ambito. La capacità di carburante è di circa 6.000 l, ma inizialmente almeno non era stata divulgata, più il rifornimento in volo, ma nessun serbatoio o altro carico subalare è stato mai usato e forse nemmeno previsto. L'ala è a forte freccia sul bordo d'entrata, 67 gradi e 30', costruzione bilongherone e centine a profilo trapezioidale; non è un'ala in un solo pezzo, ma due semiali attaccate alla fusoliera laterale; contiene i serbatoi integrali di carburante, e pare che siano staccabili dalla fusoliera per permettere il trasporto, anch se la fusoliera è larga ben 5,8 m, dai C-5 e C-17. Tuttavia, dato il rifornimento in volo non sarebbe una cosa intelligente usare questi piuttosto che il trasferimento degli F-117 direttamente. Sul bordo d'uscita vi sono alettoni e ipersostentatori, con i primi che fanno anche da elevoni -flaperoni; i piani di coda sono in una sezione fissa e una posteriore mobile, timoni elevatori e quindi 'rudderelevators', oggetto di numerose trasformazioni, per esempio nell'F-117A hanno avuto superficie ingrandita e profilo poligonale anziché a losanga come gli YF-117A. Ma durante la produzione sono apparsi anche quelli in plastica termoplastica composita, che hanno ridotto la RCS e migliorato la situazione dato che c'erano problemi aeroelastici a mach 0,98. La struttura di per sé non è composita, la fusoliera è in lega d'alluminio, per ragioni di semplicità e costo, a parte la zona posteriore fatta in Titanio; l'abitacolo è avanzato, spazioso e con una buona visibilità tranne che nel settore posteriore. Il pilota ha un MDD CKU-5/A ACES II 0-0, a lato vi sono due prese d'aria schermate con una specie di retina metallica che impedisce di vedere le turbine; la stiva interna è di 4,7 x 1,75 metri, con i portelli incernierati sulla linea mediana della fusoliera, apribili singolarmente o insieme, operazione delicata perché l'F-117 in questo momento perde parte della propria 'invisibilità', anche se non si capisce perché non siano stati adottati portelloni compositi. I punti d'aggancio sono due, con 2.250 kg di carico l'uno teorico, sganciabile da dentro la fusoliera oppore abbassando i piloni. In genere sono presenti a bordo le GBU-10/B da 931 kg, GBU-24/A da 970 kg, GBU-27 e 27/A da 1.140-1.325 kg, ma è possibile anche usare armi nucleari B.61, missili AGM-65D e E, e pare anche gli AGM-88A-C HARM. Il carrello è convenzionale, con ruote singole e sottile, freni Loral, pneumatici Goodyear, ruote Menasco, più un gancio d'arresto d'emergenza, normalmente però protetto da un pannello protettivo asportabile con bulloni esplosivi. Il sistema di navigazione e attacco, per ragioni ovvie di 'discrezione' è basato su un IRADS (IR Acquisition and Detection System), con un FLIR sistemato direttamente sotto il parabrezza con due lunghezze d'onda, e un DLIR (Downward LIR, ovvero un sistema IR di visione sotto il muso per l'attacco ai bersagli), con illuminatore laser. Vi sono tre computer Delco P62 a doppia ridondanza per la gestione dell'aereo e un FBW quadruplo della GEC-Astronics, che è derivato da quello dell'F-16; una INS Honeywell derivata al contrario, da macchine strategiche. Dal 1990 è stato installato anche il PAARS, ovvero un sistema di ricovero dell'aereo d'emergenza, come il 'panic button' del MiG-29, molto importante durante i voli notturni che vedessero il pilota disorientato. Comanda il pilota automatico per riprendere l'aereo in volo stabile e in leggera salita. Ma era anche in corso, all'inizio degli anni '90, un rinnovamento dell'avionica, noto come OCIP (Offensive Capability Improvement Program), per tutti i 55 aerei disponibili e da completarsi entro il 2001.
Nel 1993 l'F-117A aveva impiego con il solo 48th Fighter Wing dell'ACC, sulla Hollomn AFB, Alamogordo, New Mexico, dove vi è anche un pilota inglese in missione di scambio. In effetti dopo Desert Storm, quando l'F-117 fece centinaia di missioni senza alcun danno, si pensò giustamente di riaprire la linea, e anche che la RAF ne avrebbe avuti alcuni, ma forse per il costo non indifferente (circa quello di un F-14) e per una certa atipicità dell'aereo, non è stato fatto nulla di questo.
Quanto alla colorazione, l'F-117 è nero, ma questo non è necessariamente un accorgimento stealth, anche se pare che si trattasse della vernice di concezione giapponese con granuli di ferrite per assorbire le onde radar, standardizata come FS-35042 secondo la nomenclatura USAF, nominata Indigo Blue e usata per gli U-2 e gli SR-71. MA in realtà pare che le capacità di assorbimento delle onde radar sarebbe dovuta alle piastrelle di RAM sistemate sotto la vernice, come 'pelle' dell'aereo, e nella filcoat, una specie di fibra di carbonio. Inizialmente pare che fosse un aereo grigio chiaro, ma nell'impiego notturno è stato poi preferito il colore scuro. Gli Have Blue, invece, erano con un colore tipico di mezzi dell'esercito americano, cosa piuttosto insolita per l'USAF. Naturalmente l'aereo non ha che minuscoli segni distintivi, in colori chiari per risaltare nella sua 'pelle', anche se ovviamente non ci sono altri aerei come l'F-117 e sono tutti dell'USAF.
*Primo volo: 18 giugno 1981
*Entrata in servizio: ottobre 1983
*Costruttore: Lockheed
*Esemplari costruiti: 59
*Dimensioni: Lunghezza 20,091 m, apertura alare 13,208 m,Altezza 3,784 m, 84,82 0 105,9 m², allungamento 1,9
*Pesi: 13.600 kg a vuoto equipaggiato, totale 19.875 kg, massimo 23.930 kg, carico alare 187 kg-m2, rapporto spinta-peso 0,493: 1 a tipico peso di missione
*Propulsione: 2 Turbofan General Electric F404-GE-F1D2, 4.903 kg/s
*Prestazioni: 1.035 km/h a 500 m, 1.039 km/h ad alta quota o mach 0,98, max continua 955 km/h o mach 0,85 mach, 227 km/h in atterraggio, tangenza pratica 13.700 m, raggio 740-1.450 km, automia 1.600-3.190 km, carico max 6 g.
Pare che questo apparecchio sia praticamente invisibile ai radar moderni oltre pochi km di distanza offrendo una RCS di meno di 0,1 m2, mentre i vecchi radar in banda C potrebbero beccarlo con maggiore facilità anche a 26 km, a patto che però non usi ECM e non voli radente al terreno. Ha l'armamento tutto interno alla fusoliera, costituito da due bombe da 1000 kg LGB o due missili di altro tipo. In teoria anche armi nucleari, ma in pratica il 'Black jet' è usato per attacchi di precisione convenzionali. La sua invulnerabilità ebbe fine per mano di un SA-3 sopra la Serbia, ma resta un velivolo molto pericoloso per qualunque dispositivo da difesa aerea. Ne venne a suo tempo proposta anche una versione navalizzata per l'US Navy. Recentemente, gli ultimi aerei efficienti sono stati posti fuori servizio.
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[[Categoria:Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo|USA]]
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Peeragogia/Come organizzare un MOOC
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=Connettivismo in Practice - Come organizzare un MOOC=
'''Massive Open Online Courses (MOOCs)''' sono eventi di apprendimento on-line che possono avvenire in modo sincrono o in modo asincrono anche per mesi. I partecipanti si riuniscono per ascoltare, vedere e partecipare alla comunicazione backchannel durante le lezioni dal vivo. Hanno letto gli stessi testi, allo stesso tempo secondo un calendario. L'apprendimento avviene attraverso reti auto-organizzate di partecipanti, ed è una metodologia quasi completamente decentralizzata: individui e gruppi creano blog o wiki commentando il lavoro degli altri, e ogni individuo o gruppo pubblica il loro feed RSS, che sono aggregati automaticamente da un (liberamente disponibile) attrezzo speciale, gRSShopper. Ogni giorno, una e-mail va a tutti i partecipanti, aggregando i flussi di attività da tutti i blog e wiki che impegnano materiale di quella settimana. I MOOCs sono una applicazione pratica di una teoria dell'apprendimento noto come "connettivismo" che colloca l'apprendimento nelle reti di connessioni effettuate tra gli individui e tra i testi.
Non tutti MOOCs sono MOOCs (a volte chiamato cMOOCs ). Piattaforme come [https://www.coursera.org/ Coursera], [https://www.edx.org/ EDX] e [http://www.udacity.com/ Udacity] notoriamente offrono MOOCs che seguono un approccio centralizzato più tradizionale (a volte chiamato xMOOCs ). In quei xMOOCs un professore è in prima linea e l'apprendimento-esperienza è organizzato dall'alto verso il basso. Tuttavia, alcuni xMOOCs sembrano adottare un approccio più omogeneo. Per esempio, il corso di E-learning e "culture digitali" farà uso di spazi online oltre l'ambiente e la piattaforma Coursera incrementando la partecipazione a questo corso coinvolgendo un social web più ampio.
In questo capitolo ci concentreremo sui cMOOCs. Ci si potrebbe chiedere perché un corso vorrebbe essere 'massiccio'. Il pioniere dei cMOOC- Stephen Downes spiega che la sua attenzione è rivolta allo sviluppo di una struttura di rete, al contrario di una struttura di gruppo, per la gestione del corso. In una struttura di rete non vi è alcun punto centrale, per esempio, una discussione centrale. Questa è anche la ragione per cui egli ritiene che la cifra di 150 (partecipanti attivi), numero di Dunbar, è la linea di demarcazione per parlare di 'massa':
Perché il numero di Dunbar? La ragione è che rappresenta il numero massimo (teorico) di persone con cui una persona può ragionevolmente interagire. Quanti blog può una persona leggere, seguire e rispondere a? Forse intorno ai 150, se Dunbar è corretto. Il che significa che se abbiamo 170 blog - quindi i blog non costituiscono un 'core' - la gente comincia a essere selettiva e decide i blog che leggerà, o quelli che diverse sottocomunità (e interagenti) possono formare.
==Introduzione==
Tradizionalmente, gli studiosi distinguono tre principali categorie di teorie dell'apprendimento: comportamentismo, cognitivismo e costruttivismo. Qualcuno potrebbe aggiungerne una quarta: il connettivismo, ma questo punto è ancora contestato. Una interessante applicazione del connettivismo, una teoria di apprendimento e la pratica per l'era digitale, è il MOOC corso online.
==Una teoria dell'apprendimento per l'era digitale==
La teoria connettivista descrive l'apprendimento come un processo di creazione di connessioni e sviluppo delle reti. Esso si basa sul presupposto che la conoscenza esiste nel mondo, piuttosto che all'interno della mente di un individuo. Il connettivismo vede la rete come metafora centrale per l'apprendimento, con un nodo della rete che è un concetto (dati, sentimenti, immagini, ecc.) che può essere significativamente correlato ad altri nodi. Non tutte le connessioni sono di pari forza in questa metafora, infatti molte connessioni possono essere molto deboli.
A livello pratico, questo approccio suggerisce che l'apprendimento dovrebbe concentrarsi su dove trovare informazioni (flussi), e come valutare e di mash up quei flussi, piuttosto che cercare di entrare in un sacco di (deperibili) le informazioni nel proprio cranio. Conoscere i tubi è più importante di sapere cosa esattamente ogni tubo contiene in un dato momento.
Stephen Downes e George Siemens promuovono l'idea del connettivismo. Essi praticano all'organizzazione di nuovi Massive Aperte Corsi online (MOOCs): ad esempio. Le persone sono libere di partecipare a volontà. Ogni settimana un tema è discusso durante le sessioni sincrone che vengono rilevate e caricate come riferimento sul sito [http://change.mooc.ca/ Change11]. Il sito comprende anche un archivio delle newsletter giornaliere e feed RSS del blog e tweet da parte dei partecipanti.
I MOOCs tendono ad essere molto partecipati. Le persone sono incoraggiate a perseguire i propri interessi e a collegarsi con altre persone che potrebbero aiutarle. Ma la natura distribuita e libera dei progetti porta anche a reclami. I partecipanti spesso confondono le metodologie e i ruoli tentando di seguire tutte le discussioni (i facilitatori non dovrebbero cercare di seguire tutti i contenuti).
Stephen Downes spiega che cos'è il connettivismo: "Questo implica una pedagogia che:
* (a) si propone di descrivere le reti 'di successo' (così come individuare le loro proprietà, che sono caratterizzate da diversità, l'autonomia, l'apertura, e la connettività) e;
* (b) cerca di descrivere le pratiche che portano a tali reti, sia nel singolo che nella società (caratterizzato dal modello e fasi dimostrative (da parte di un insegnante) e la pratica e la riflessione (da parte di uno studente). "
George Siemens dice che il connettivismo è una "'''''teoria dell'apprendimento per l'era digitale'''''".
==Connettivismo in pratica==
Un esempio di un MOOC che pretende di incarnare la teoria connettivista è change.mooc.c una. Il " come funziona ", sezione del sito spiega che cosa significa in pratica connettivismo.
Gli organizzatori Mooc sviluppato un certo numero di modi per combinare la natura distribuita delle discussioni con la necessità di un quadro costantemente aggiornato e per una struttura federata. Quindi, se la tua squadra vuole organizzare un corso online aperto, questi sono cinque punti da tenere in considerazione:
Non c'è il corpo del contenuto i partecipanti devono memorizzare, ma i risultati di apprendimento da attività che intraprendono. Le attività sono diverse per ogni persona. Un programma del corso con letture consigliate, le assegnazioni per le sessioni sincrone o asincrone è prevista (utilizzando i fogli di calcolo di Google Documenti internamente, Google Calendar esternamente - si potrebbe anche usare un wiki), ma i partecipanti sono liberi di scegliere. Normalmente non è un argomento, le attività, le risorse di lettura e spesso un ospite per ogni settimana. Uno dovrebbe anche riflettere sulla questione se una data di inizio e fine sono effettivamente necessari. E 'fondamentale per spiegare la particolare filosofia di questo tipo di MOOC, e questo fin dall'inizio, perché è probabile che gli studenti verranno con le aspettative informati dal loro esperienze di apprendimento più tradizionali.
E 'importante discutere gli aspetti "interni", come l'auto-motivazione: cosa fanno i partecipanti vogliono raggiungere, qual è il loro grande obiettivo? E quali sono le loro intenzioni quando selezionano determinate attività (piuttosto che altre possibilità)? Ognuno ha il suo esito previsto. Suggeriscono che i partecipanti meditare su tutto questo e di annotare i loro obiettivi. E come possono evitare di diventare stressato e sempre depresso perché ritengono di non poter "tenere il passo con tutto questo?" I facilitatori dovrebbero avere una buona occhiata a queste motivazioni, anche se è impossibile assistere ogni partecipante individualmente (per MOOCs larga scala ).
Idealmente, i partecipanti devono preparare per questo corso con l'acquisizione delle necessarie competenze digitali. Quali competenze sono "necessari" possono essere decise dal gruppo stesso in anticipo. E 'tutto sulla selezione, la scelta, remixando - detto anche "curatela". Ci sono un sacco di strumenti che è possibile utilizzare per questo: blog, social bookmarks, wiki, forum, mappe mentali, cruscotti, le reti sociali come Twitter, con le loro possibilità, come hashtag e liste. Forse questi strumenti sono evidenti per alcuni, ma non necessariamente per tutti i partecipanti.
Il corso non si trova in un posto, ma è distribuito in tutto il web: su vari blog e piattaforme di blogging, sui vari gruppi e reti online, su foto e video-sharing piattaforme, sulle mappe mentali e altre piattaforme di visualizzazione, su vari strumenti per il sincrono sessioni. Questa grande varietà è di per sé un importante elemento di apprendimento.
Ci sono sessioni sincrone settimanali (usando Lavagna collaborare, o simile strumento di chat di gruppo). Durante queste sessioni, esperti e partecipanti danno presentazioni e avviare discussioni. Gruppi di partecipanti hanno anche incontri sincroni presso altre sedi (come Second Life). Cercate di pianificare questo con largo anticipo!
Molti partecipanti altamente apprezzano gli sforzi per dare una visione d'insieme del procedimento. In particolare, il quotidiano Newsletter è una sorta di hub, un giornale della comunità. In quel giorno c'è anche un elenco dei post del blog che citano il cartellino del corso-specifico (ad esempio "Change11"), anche i tweet con hashtag # change11 sono elencati nel quotidiano. Naturalmente, il MOOC ha un sito in cui le sessioni, newsletter e altre risorse sono archiviati e thread di discussione possono essere letti.
Fin dall'inizio del corso, è necessario spiegare l'importanza di codifica dei vari contributi, per suggerire un hashtag.
Per la raccolta di tutti questi contenuti distribuiti, Stephen Downes sostiene l'uso di gRSShopper, che è un ambiente web personale che unisce l'aggregazione di risorse, uno spazio di dati personali, e personal publishing (Downes lo ha sviluppato e vorrebbe costruire una versione hosted - eventualmente finanziati tramite Kickstarter ). Il gRSShopper può essere trovato su una pagina di registrazione, che è utile in primo luogo per l'invio della newsletter. Esso consente di organizzare i tuoi contenuti online qualsiasi modo si desidera, per importare il contenuto - il proprio o altri '- da siti remoti, di remixare e riutilizzare, e di distribuirlo come RSS, le pagine web, i dati JSON, o feed RSS. Downes : "Per esempio, il gRSShopper raccoglitrice raccoglierà un link da un dato mangime. Una persona, se lui o lei ha i privilegi di amministratore, può trasformare questo collegamento in un post, aggiungendo i propri commenti. Il messaggio conterrà le informazioni circa l'autore del link originale e ufficiale. Contenuto in gRSShopper è creata e manipolata attraverso l'uso del codice di sistema che permette agli amministratori di vendemmia, mappa, e la visualizzazione dei dati, nonché di collegare e creare i propri contenuti. gRSShopper è destinato anche a fungere da strumento di pubblicazione a tutti gli effetti. "(per le alternative, vedere la sezione ulteriori tecnologie on).
Alternative per iscrizioni: Google Groups per esempio. Ma le regole specifiche sulla privacy dovrebbero essere affrontate: quale sarà lo stato dei contributi? In questo MOOC lo stato è pubblico e aperto per impostazione predefinita, per Downes questo è un elemento importante del corso.
==Tecnologie==
Alcuni MOOCs uso Moodle, ma Downes non piace l'aspetto centralizzazione e non è aperto come potrebbe essere, ad esempio "le persone si sentono meglio scrivere nel proprio spazio." Altre possibilità di ricerca: Google Gruppi, WordPress, Diigo, Twitter, Facebook pagina, Second Life, ma ogni corso utilizza diverse miscele dei tanti strumenti di là fuori. Le persone scelgono il loro ambiente - se si tratta di WoW o Minecraft. Gli studenti usano Blogger, WordPress, Tumblr, Posterous come strumenti di blogging.
Elemento fondamentale è la raccolta RSS
Dare ai partecipanti un mezzo per contribuire con il loro blogfeed. In " Aggiungi un nuovo feed, "Downes spiega come ottenere questa struttura e spiegazioni aggiuntive (tramite video), al fine di contribuire con il loro feed del blog. L'amministratore in questo caso utilizza gRSShopper per elaborare il contenuto e metterlo in una banca dati, elaborarli e inviarlo ad altre persone. In alternativa si può usare Google Reader (l'elenco dei feed è disponibile come file OPML - che può essere importato in altre piattaforme). C'è anche un plug-in per WordPress che consente di utilizzare un foglio di calcolo di Google Doc per i feed, allora Wordpress per l'aggregazione). Molti altri sistemi di gestione dei contenuti hanno RSS caratteristiche di raccolta.
Ogni individuo potrebbe correre il proprio aggregatore, ma Downes offre come servizio. Ma aggregatori sono necessari, sia individuale, centralizzata o entrambi.
==Ambienti sincroni==
Piattaforme sincroni includono Blackboard Collaborate (usato ora Change11); Adobe Connect, Big Blue Button; WiZiQ, Fuze, WebX, webcasting, web radio, videoconferenze con Skype o Google Hangout in collaborazione con Livestream o ustream.tv. Oppure prendere la Skype / Hangout audiostream e broadcast è come webradio. Impostare e testare prima del tempo, ma non esitate a sperimentare.
==Newsletter o Feed==
I feed sono molto importanti (vedi discorso di prima circa la newsletter giornaliera). È possibile utilizzare Twitter o una pagina di Facebook, Downes utilizza la posta elettronica, crea anche una versione RSS attraverso gRSShopper e lo invia attraverso Ifttt.com torna a Facebook e Twitter. Per il resto di noi non vi è WordPress, che è possibile utilizzare per creare un notiziario e-mail lettera . Downs suggerisce anche questa pratica guida su come progettare e costruire una newsletter senza perdere la vostra mente !
Considerare l'utilizzo di un sistema di gestione dei contenuti e di basi di dati per mettere fuori pagine specializzate e la newsletter in modo elegante, ma richiede una curva di apprendimento. In caso contrario, usare i blog / wiki.
==Commenti==
I partecipanti sono caldamente invitati a commentare sui blog di ogni altri 'e di lanciare thread di discussione. In questo modo si pratica una fondamentale abilità di social media - reti di sviluppo commentando vari luoghi e di impegnarsi in conversazioni. E 'importante avere attività e convincere la gente di essere coinvolti, piuttosto che sedersi.
Per una presentazione approfondita, si prega di dare un'occhiata al Facilitare un Massive Aperto Corso online di Stephen Downes, in cui egli si concentra su temi di ricerca e di indagine, preparando eventi, e altri elementi essenziali.
==Risorse==
Nozioni di base
*Come funziona questo Corso
*Che cosa è un MOOC
*Il successo in un MOOC
*La conoscenza in una MOOC
*Introduzione e invito
==Ulteriori letture==
*Downes & Siemens MOOC site
* What Connectivism Is by Stephen Downes
* An Introduction to Connective Knowledge by Stephen Downes
* Facilitating a Massive Open Online Course, by Stephen Downes
* gRSShopper
* Connectivism: A Learning Theory for the Digital Age by George Siemens
* A Connectivism Glossary
* Rhizomes and Networks by George Siemens
* Rhizomatic Education: Community as Curriculum by Dave Cormier
* Knowing Knowledge, a book by George Siemens
* Net Smart, Howard Rheingold (about internal and external literacies for coping with the ‘always on’ digital era)
* Massive Open Online Courses: Setting Up (StartToMOOC, Part 1)
* Literature review
</div>
[[Categoria:Peeragogia|Come organizzare un MOOC]]
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Peeragogia/Partecipazione
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{{peeragogia}}
__NOTOC__
<div align="justify">
=Gestione della partecipazione=
Tutto il lavoro collaborativo è gestito, o facilitato, in qualche modo. Metodi di gestione di progetti, tra cui i progetti di apprendimento, vanno da più formale e strutturato per informale e non strutturato. Come facilitatore, vedrete la vostra comunità Peeragogy costantemente regolare che cerca un equilibrio tra ordine e caos, che permette a tutti di collaborare al proprio ritmo senza perdere la messa a fuoco, e in modo tale che il collettivo può fornire - se questo è un prodotto o un'esperienza di apprendimento.
==Linee guida per la partecipazione==
* Accettare che alcune persone vogliono guardare cosa sta succedendo prima di saltare dentro. Questo non significa che devi tenere per sempre. Dopo un po', si può chiudere la registrazione di persone che non aggiungono alcun valore per la comunità. Nel nostro progetto Peeragogy, abbiamo chiesto alla gente di rinnovare la registrazione più volte. La maggior parte dei rinnovi; alcuni congedo.
* Accettare che le persone possono contribuire solo un po ': se questo contributo è bene sarà un valore aggiunto al tutto.
* Capire che non si può imporre scadenze rigorose sui volontari; regolare obiettivi di conseguenza.
* Lasciate che il vostro lavoro sia "aperto", nel senso descritto di Wikipedia Neutral Point of View politica.
* Dare ruoli ai partecipanti e definire alcuni "centri di energia", che si terrà l'iniziativa su elementi specifici del progetto.
* Organizzare incontri faccia a faccia o online regolarmente per parlare di progresso e di ciò che è necessario nei prossimi giorni / settimane.
* Chiedere ai partecipanti di essere chiari su quando saranno pronti a fornire il loro contributo.
* Avere scadenze chiare, ma consentire contributi che arrivano dopo la scadenza - in generale, essere flessibili.
* Aggiungere una sezione nuovo arrivato sulla piattaforma on-line per aiutare i nuovi arrivati a iniziare. Partecipanti stagionati sono spesso desiderosi di servire come mentori.
==Partecipazione a progetti business-oriented==
Quando pensiamo alla gestione del progetto in un'organizzazione, spesso ci relazioniamo con strumenti e processi consolidati. Ad esempio, useremo il Project Management Body of Knowledge (PMBOK) come standard. Per il Project Management Institute (PMI) e la maggior parte dei lavoratori, tali norme sono la chiave del successo del progetto. Nella gestione dei progetti classica, i compiti e le scadenze sono chiaramente definiti. Noi, per esempio, utilizzare Programma di valutazione e Review Technic (PERT) per analizzare e rappresentare i compiti. Noi spesso rappresentiamo la pianificazione del progetto utilizzando un diagramma di Gantt . Questi sono solo due degli strumenti di gestione dei progetti che illustrano come la gestione del progetto poggia saldamente sul suo background di ingegneria. In questi progetti molto strutturati, ogni attore dovrebbe funzionare esattamente come previsto e per consegnare una parte del suo lavoro in tempo, ogni ritardo individuo che potrebbe condurre a un ritardo collettivo.
==Partecipazione a progetti educativi==
Se cerchiamo analogie tra la gestione e la formazione del progetto, possiamo trovare alcune somiglianze tra i modelli di apprendimento citati qui. In un articolo intitolato " Il passaggio da Pedagogia a Andragogia "di Hiemstra e Sisco, vediamo come gli studenti in possesso di un ruolo passivo (a livello cognitivo) nel modello di pedagogia. Stanno seguendo un piano o un programma che è stato progettato per l'istruttore e che non cambierà durante la sessione. Gli studenti dovranno completare i loro compiti in tempo, in altre parole, restituire loro esercizi al docente prima della data di scadenza. In un progetto Peeragogy, le cui radici affondano più vicino a dell'andragogia che in pedagogia, la partecipazione al progetto è meno regolamentata (cfr. Da apprendimento tra pari a peeragogy ).
Come membri del progetto Peeragogy aspettano di rompere la regola 90/9/1 e portare a bordo più di 1% di creatori e il 9% dei redattori, ma anche tenere a mente la regola Long Tail. "Il termine Long Tail ha recentemente guadagnato popolarità, in riferimento alla strategia di vendita al dettaglio di vendita di un gran numero di oggetti unici con relativamente piccole quantità vendute di ciascuno. In altre parole, le persone che lavorano in Peeragogy dovrebbero accettare il fatto che alcuni partecipanti contribuiscono solo poche idee (o possono essere anche solo uno!). Andando oltre, le persone possono anche essere autorizzati a guardare solo un progetto peeragogy succedendo senza creare o modificare, al fine di comprendere la sua cultura prima di sentirsi pronto a saltare dentro e contribuire più attivamente.
</div>
[[Categoria:Peeragogia|Partecipazione]]
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GNU Health/Ginecologia e Ostetricia
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text/x-wiki
{{GNU Health}}
Questo modulo contiene tutte le informazioni relative alla salute del sistema riproduttivo femminile e alla salute materno infantile, durante la gravidanza (periodo prenatale), parto e periodo post-natale.
Nel modulo ci sono 4 schede:
* Ginecologia
* Screening
* Pap / Colpo
* Ostetricia
== Ginecologia ==
Il primo menu fornisce una panoramica generale delle condizioni ginecologiche del paziente. Si è in grado di discriminare se la paziente è in età fertile, se è attualmente in stato di gravidanza o in menopausa.
GNU Health raccoglie tutte le informazioni specifiche, come la data dell'ultima mestruazione, durata, frequenza o volume. In questa cronologia è possibile inserire tutti i registri necessari per poterne studiare l'evoluzione.
[[File:gnuhealth_gyneco.png|700px|GNU Health - Gynecology - Gyneco tab]]
== Screening ==
Lo Screening è una strategia di indagini diagnostiche, utilizzate per identificare una malattia in una popolazione con un rischio medio di malattia. Le procedure dello screening prevedono che gli esami medici siano eseguiti a tappeto su tutta la popolazione in oggetto che, per definizione, non ha alcun sintomo né segno clinico di malattia. Lo scopo dello screening è quello di identificare, in una fase precoce, le malattie presenti in una comunità consentendo così di giungere ad interventi terapeutici tempestivi nella speranza di ridurre la mortalità e/o disturbi legati alla malattia o gli effetti dannosi dei trattamenti somministrati in una fase di malattia avanzata.
GNU Health contiene una lista di controllo che aiuta il medico a determinare che tipi di esami ha eseguito il paziente, i risultati e/o note al riguardo. Questo è il miglior modo per individuare condizioni mediche in una fase iniziale, prima che si presentino i primi sintomi della malattia. È questa la fase in cui il trattamento è più efficace, non dopo.
[[File:gnuhealth_screening.png|700px|GNU Health - Gynecology - Screening tab]]
== Pap test / Colpo ==
Il test di Papanicolaou o Pap test è un esame citologico usato per indagare le alterazioni delle cellule del collo e della cervice dell'utero. Molte lesioni maligne o premaligne hanno delle caratteristiche che possono essere determinate grazie a questo test.
Vista l'importanza di questo test, GNU Health ha una scheda specifica per poter inserire i risultati dei vari Pap test e delle Colposcopie.
[[File:gnuhealth_papcolpo.png|700px|GNU Health - Gynecology - Pap/Colpo tab]]
== Ostetricia ==
Questo è un menu molto completo, che si occupa dell'assistenza alla donna durante la gravidanza, parto e puerperio. Si occupa inoltre di tutte le condizioni patologiche che possono insorgere a carico della madre e del sistema feto-placentare. Questa sezione prende in considerazione fattori importanti come: numero di gravidanze, esami prenatali, informazioni perinatali, monitoraggio o caratteristiche del feto.
Nel prossimo esempio della paziente Ana Betz, solo con una rapida occhiata si può vedere che la paziente ha avuto una gravidanza, un parto e che attualmente è incinta. Da notare che solamente inserendo la data dell'ultima mestruazione (LMP), il sistema calcola automaticamente la data presunta del parto.
[[File:gnuhealth_obstetrics_new.png|700px|GNU Health - Gynecology - Obstetrics tab]]
Per ogni gravidanza si trovano le informazioni su tutte le visite durante la gravidanza, puerperio, periodo perinatale e del feto. Per ogni visita ostetrica, GNU Health fornisce informazioni chiave per il corretto monitoraggio della gravidanza, includendo non solo le informazioni della madre, ma anche del feto. Si è in grado di controllare lo stato di ipertensione della madre, preeclampsia (gestosi), sovrappeso, diabete, placenta previa... Per quanto riguarda il feto, si può controllare l'altezza del fondo uterino, la frequenza cardiaca, EFW e i dati biometrici fetali.
[[File:gnuhealth_pregnancies_new.png|700px|GNU Health - Gynecology - Pregnancies tab]]
=== Perinatale ===
Nella scheda di informazione perinatale, si trovano le informazioni complete in riferimento a tutto ciò che accade direttamente prima o dopo la nascita del bebè, il che vuol dire, dalla settimana 28 di gestazione fino a circa 7 giorni dopo la nascita.
Le principali informazioni includono il numero di settimane di gestazione, data e ora di ammissione, tipo di parto (vaginale, spontaneo, forcipe, cesareo...) e la presentazione del feto (cefalica, podalica...).
La sezione di monitoraggio comprende tutti i parametri vitali della madre e del feto. GNU Health racchiude informazioni critiche riguardo a questo periodo, compresi tutti i registri della pressione sistolica, diastolica, frequenza cardiaca o temperatura. Dispone inoltre di una parte con testo libero per poter inserire ulteriori informazioni pertinenti.
[[File:gnuhealth_perinatal_intrapartum_main_new.png|700px|GNU Health - Gynecology - Perinatal]]
Esiste una scheda informativa addizionale che include le informazioni riguardanti episiotomia, lacerazioni, ematomi e anomalie placentari (incompleta, abruptio placentae ...).
[[File:gnuhealth_perinatal_intrapartum_additionalinfo_new.png|700px|GNU Health - Gynecology - Perinatal]]
=== Puerperio ===
GNU Health si occupa anche del puerperio, periodo che normalmente va dalla nascita del bambino fino ad un periodo di più o meno 6 settimane dopo il parto. È un periodo durante il quale il corpo della madre, il livello ormonale e le dimensioni dell'utero riprendono la normale funzionalità.
GNU Health raccoglie informazioni importantissime relative a questo periodo, compresi i registri della pressione sistolica, diastolica, frequenza cardiaca o temperatura. La lochia è una perdita vaginale post parto che contiene sangue, mucosità e tessuto placentare. GNU Health permette di inserire informazioni sulla quantità, colore e odore della lochia.
[[File:gnuhealth_puerperium_monitor_new.png|700px|GNU Health - Gynecology - Puerperium]]
Per quanto riguarda le informazioni sul feto, si è in grado di includere dati come: numero di feti, IUGR (Intrauterine growth restriction), fine della gravidanza e il risultato della gravidanza, come: parto normale, aborto, parto prematuro...
Bisogna sottolineare l'importanza dei dati IUGR. Il ritardo nella crescita intrauterina si riferisce a una scarsa crescita del bebè mentre si trova nel grembo materno. Le cause possono essere varie, ma spesso e volentieri dipendono da una cattiva alimentazione materna o dalla mancanza di un adeguato apporto di ossigeno al feto. GNU Health permette di classificare le due categorie di IUGR: simmetrico e asimmetrico.
[[File:gnuhealth_fetus_new.png|700px|GNU Health - Gynecology - Puerperium]]
[[Categoria:GNU Health|Ginecologia e Ostetricia]]
[[en:GNU Health/Gynecology and Obstetrics]]
[[es:GNU Health/Ginecología y Obstetricia]]
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OpenSCAD/Interfaccia utente OpenSCAD
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text/x-wiki
{{OpenSCAD}}
== Visualizzazione ==
L'area di visualizzazione è gestita principalmente usando il mouse:
* Trascinando premendo il tasto sinistro ruota la vista intorno agli assi di visualizzazione, preservando la direzione verticale.
* Trascinando premendo il tasto sinistro con il tasto SHIFT ruota la vista intorno l'asse verticale e l'asse che puntaverso l'utente.
* Trascinando premendo il tasto destro muove l'area di visualizzazione.
* Vi sono quattro modalità per lo zoom:
** usare la rotella dello scroll
** trascinare con il tasto centrale del mouse
** trascinare con il tasto destro o centrale con il tasto SHIFT premuto
** i tasti PIÙ ''+'' e MENO ''-''
La rotazione può essere resettata usando la combinazione Ctrl+0. Il movimento può essere resettato usando la combinazione Ctrl+P.
== Configurazione della visualizzazione ==
L'area di visualizzazione può essere configurata per differenti metodi di rendering ed altre opzioni dal menù View. Molte delle opzioni qui descritte sono anche disponibili usando le combinazioni di tasti.
=== Modalità di rendering ===
==== OpenCSG (F9) ====
Questo metodo produce risultati istantanei, ma ha una minore velocità di rendering quando ci sono molti oggetti non convessi.
Nota bene: selezionando OpenCSG (tasto F9) si rigenera l'ultima vista generata, ma non viene ricompilato il codice sorgente. In alternativa si può utilizzare la funzione "Compile'" (F5, sotto il menù ''Design'') per ricompilare il codice sorgente, generare gli oggetti OpenCSG ed attivare la vista OpenCSG.
===== Dettagli di implementazione =====
In modalità OpenCSG, viene usata la libreria grafica [http://opencsg.org/ OpenCSG library] per generare il modello. Questa libreria usa specifiche OpenGL (2.0) come lo [[Z buffer]] e non richiede una descrizione esplicita della mesh risultante – decide, invece, come gli oggetti devono essere combinati. Ad esempio, nel caso di un rendering di un incavo sferico in un cubo, prima si fa il rendering del cubo, poi quello della sfera, ma invece di usare lo Z buffer per '''nascondere''' le parti della sfera coperte dal cubo, si fa il rendering '''solo''' delle parti visibili della sfera.
==== CGAL (Superfici e Griglia, F10 ed F11) ====
Questo metodo ha bisogno di tempo quando viene usato in un nuovo programma la prima volta, ma poi è molto veloce.
Come detto per OpenCSG, F10 ed F11 abilitano soltanto la modalità CGAL e non aggiornano gli oggetti presenti; per questo usare la funzione ''Compile and Render'' (F6, sotto il menù ''Design'').
Per combinare i benefici di questi due metodi di visualizzazione, si possono avvolgere selettivamente parti del programma in una funzione [[../The OpenSCAD Language#render|render]] e salvarli in una mesh, anche con OpenCSG abilitato.
===== Dettagli di implementazione =====
L'acronimo CGAL si riferisce alla libreria grafica Open Source ''Computational Geometry Algorithms Library''.
In modalità CGAL, la libreria CGAL viene usata per calcolare la mesh dell'oggetto "root", il quale viene visualizzato via OpenGL.
=== Opzioni di visualizzazione ===
==== Mostra gli spigoli: ''Show Edges'' (Ctrl+1) ====
[[File:OpenSCAD edges CGAL vs OpenCSG.png|thumb|300px|La differenza tra CGAL e OpenSCAD è visibile agli spigoli creati dalle operazioni booleane.]]
Se ''Show Edges'' è abilitato, sia OpenCSG che CGAL dànno il rendering degli spigoli e delle facce, CGAL mostra anche i vertici. In modalità CGAL, questa opzione non ha effetto.
Abilitando questa opzione mostra chiaramente la differenza tra OpenCSG e CGAL: Mentre in CGAL ogni spigolo è disegnato là dove "appartiene", in OpenCSG non vengono visualizzati gli spigoli risultanti dalle operazioni booleane – questo perché essi non vengono calcolati esplicitamente ma sono là dove ha inizio o fine il clipping dell'oggetto sull'asse Z.
==== Mostra gli assi: ''Show Axes'' (Ctrl+2) ====
Se ''Show Axes'' è abilitato, l'origine del sistema di coordinate globali viene mostrato dagli assi. Inoltre, un piccolo indicatore con il nome degli assi viene mostrato all'angolo in basso a sinistra dell'area di visualizzazione, marcati x, y, z e colorati rispettivamente rosso, verde e blu.
==== Mostra il reticolo: ''Show Crosshairs'' (Ctrl+3) ====
Se ''Show Crosshairs'' è abilitato, il centro della "viewport" (area di visualizzazione) viene indicato da quattro linee che puntano verso le direzioni diagonali del sistema di coordinate globali. Ciò è utile quando occorre allineare l'area di visualizzazione ad un punto particolare del modello per mantenerlo centrato sullo schermo durante la rotazione.
=== Animazioni ===
L'opzione ''Animate'' aggiunge una barra "animation" in basso. Non appena vengono settati i valori ''FPS'' e ''Steps'' (valori tipici sono rispettivamente 10 e 100), il valore ''Time'' viene incrementato di 1/''Steps'', ''FPS'' volte al secondo, fino a quando raggiunge 1, e ritorna a 0.
Ogni volta che si cambia ''Time'', il programma viene ricompilato con la variabile <code>$t</code> settata al "current time". Altre info sull'uso di <code>$t</code> nella sezione [[OpenSCAD_User_Manual/Other_Language_Features | Other_Language_Features]]
=== Allineamento delle viste ===
Gli item del menù ''Top, Bottom, …, Diagonal'' e ''Center'' (Ctrl+4, Ctrl+5, …, Ctrl+0, Ctrl+P) allineano la vista al sistema delle coordinate globali.
''Top, Bottom, Left, Right, Front'' e ''Back'' allineano parallelamente agli assi, l'opzione ''Diagonal'' allinea in diagonale, come quando OpenSCAD viene avviato.
L'opzione ''Center'' mette il centro delle coordinate nel mezzo dello schermo, ma senza ruotare la vista.
Di default, la vista è in modalità ''Perspective'', per cui le distanze più lontane dall'osservatore appaiono più corte. Cambiando in modalità ''Orthogonal'', la visualizzazione non dipende più dalla distanza dell'osservatore (come per una telecamera a distanza infinita). Viò è specialmente utile in combinazione con l'opzione ''Top'', ottenendo come risultato una immagine 2D simile a quella di un disegno tecnico.
[[Categoria:OpenSCAD|Interfaccia utente]]
[[ru:Руководство пользователя по OpenSCAD/Пользовательский интерфейс OpenSCAD]]
[[en:OpenSCAD User Manual/The OpenSCAD User Interface]]
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Disposizioni foniche di organi a canne
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text/x-wiki
{{Disposizioni foniche di organi a canne}}
Le disposizioni foniche attualmente presenti in questo libro sono '''5030'''.
== Per il lettore ==
Ciascun organo a canne è uno strumento a sé, con una propria dignità indissolubilmente legata alla sua unicità. Non troveremo mai un organo uguale ad un altro, neppure nei rarissimi casi di strumenti costruiti in serie: avranno sempre qualcosa che li distinguerà fra di loro.
Come poter, dunque, descrivere uno strumento unico, in maniera tale che, senza suonarlo o ascoltarlo, sia possibile capire come è fatto? Grazie alla sua disposizione fonica: essa è l'elenco dei registri che compongono lo strumento, riportati in base alla loro appartenenza alle varie "divisioni" (manuale/i ed eventualmente pedale). Pertanto si tratta di un elemento fondamentale, l'unica vera grande ed esaustiva descrizione dello strumento, dal momento che un organo si differenzia da un altro fondamentalmente per i registri che ha.
Questo wikilibro si prefigge il compito di racchiudere al suo interno le disposizioni foniche di organi del presente e del passato, raggruppate in base alla loro collocazione all'interno di edifici che, per sviluppi culturali ed esigenze liturgiche, sono per la maggior parte destinati al culto.
La presente opera si rivolge, dunque, non solo allo studioso di organaria ed organologia, ma anche al curioso che vuol sapere come è fatto l'organo della chiesa tot, all'appassionato, all'organista che ha l'esigenza di conoscere le caratteristiche di un tal organo, a chiunque, in poche parole, sia interessato all'argomento.
== Per il contributore ==
Chiunque voglia contribuire all'edificazione del presente wikilibro, è il benvenuto, ed è pregato di seguire, per amor di uniformità, lo schema che può vedere nelle pagine già presenti.
Sono tuttavia doverose alcune raccomandazioni tecniche.
Una volta inserite una o più disposizioni foniche, il contributore è pregato di aggiornare il numero all'inizio di questa pagina.
=== Dei titoli ===
I titoli delle singole pagine seguono sempre questo schema:
Stato/Regione (o altra divisione amministrativa analoga)/Provincia (o altra divisione amministrativa analoga)/Comune/Località (che può essere anche il comune stesso, comunque si ripete) - Edificio
Ad esempio:
Italia/Lombardia/Città metropolitana di Milano/Milano/Milano - Cattedrale di Santa Maria Nascente
Nei nomi delle chiese, si scrive solo: ''Chiesa di...'', oppure ''Santuario di...'', oppure ''Basilica di...'', ''Cattedrale di...'' o ''Cattedrale metropolitana di...'', non ''Basilica Cattedrale Primaziale Metropolitana Santuario Protoecclesia di...''. Sono altresì bandite le abbreviazioni (come ad esempio ''S.'' al posto di ''Santo/Santa/Sacro'').
Se in un edificio ci sono più organi, vanno tutti nella stessa pagina. Le singole pagine non sono per organo, ma per edificio.
=== Delle tabelle riassuntive ===
Le tabelle riassuntive a inizio pagina, seguono questo schema:
* '''Costruttore:''' [nome e] cognome del costruttore/ditta costruttrice con, in caso, tra parentesi e in corsivo, il numero d'opera
* '''Anno:''' anno di costruzione (in caso, in nota, data dell'inaugurazione)
* '''Restauri/modifiche:''' elenco: nome di chi ha fatto il restauro e, tra parentesi, anno e tipologia di intervento
* '''Registri:''' numero dei registri (in caso di registri spezzati, ciascuno vale 1 e non 1/2)
* '''Canne:''' numero di canne
* '''Trasmissione:''' meccanica/pneumatico-tubolare/elettrica/elettronica/ecc. nel caso di mista, si scrive mista e poi si specifica tra parentesi
* '''Consolle:''' tipologia della consolle (a finestra, mobile/fissa indipendente, appoggiata, rivolta, ecc.) e posizione (al centro del coro, al centro della parete anteriore della cassa, su apposita cantoria, ecc.)
* '''Tastiere:''' n° di tastiere e di note ed estensione tra parentesi
* '''Pedaliera:''' tipologia di pedaliera (a leggio, dritta, concava, concavo-radiale), n° di note ed estensione tra parentesi
* '''Collocazione:''' n° dei corpi, posizione dei corpi.
Esempio:
* '''Costruttore:''' Pinco Pallino (''Opus 100'')
* '''Anno:''' 2019-2020
* '''Restauri/modifiche:''' Tizio Caio (2102, restauro conservativo), Sempronio (2156, modifiche e ampliamento)
* '''Registri:''' 36
* '''Canne:''' 3.562
* '''Trasmissione:''' mista (meccanica per i manuali e il pedale, elettronica per i registri)
* '''Consolle:''' a finestra, al centro della parete anteriore della cassa
* '''Tastiere:''' 3 di 56 note (''Do<small>1</small>''-''Sol<small>5</small>'')
* '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 30 note (''Do<small>1</small>''-''Fa<small>3</small>'')
* '''Collocazione:''' in due corpi contrapposti, sulla cantoria in controfacciata
Nel caso di ottave scavezze:
* '''Tastiera:''' 1 di 50 note con prima ottava scavezza (''Do<small>1</small>''-''Fa<small>5</small>'', Bassi/Soprani ''Do#<small>3</small>''/''Re<small>3</small>'')
* '''Pedaliera:''' a leggio di 18 note con prima ottava scavezza (''Do<small>1</small>''-''Sol#<small>2</small>''), priva di registri propri e costantemente unita al manuale
Non sono ammesse abbreviazioni, come ad esempio i nomi degli organari.
=== Delle disposizioni foniche ===
* I nomi delle divisioni vengono scritti nel seguente modo: '''I - ''Grand'Organo'''''; quello del pedale così: '''Pedale''';
* il nome della seconda o terza tastiera si riporta semplicemente, dopo il numero ordinale romano, come '''''Espressivo''''' e non come Recitativo, essendo un'impropria italianizzazione del francese ''Récit'';
* nel caso di aggettivi dopo il nome del manuale, essi sono riportati con la prima lettera minuscola (ad esempio: '''VI - ''Organo antico aperto''''');
* qualora i registri, sulla consolle, siano raggruppati per Concerto e Ripieno (ad esempio come avviene per la maggior parte degli organi ottocenteschi italiani), si segua questo schema ([[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Toscana/Provincia di Siena/Montalcino/Montisi - Chiesa delle Sante Flora e Lucilla|qui un esempio]]) e, nel caso di più manuali, si premetta sempre il numero e il nome (ad esempio: '''I - Organo eco ''Concerto''''');
* all'interno di ogni divisione vi sono due colonne, divise da doppia stanghetta verticale (<code><nowiki>||</nowiki></code>), che rispettivamente, da sinistra a destra, sono: 1) nome del registro con eventualmente indicato il numero di file, 2) altezza del registro in piedi con eventualmente specificata l'appartenenza ai soli Bassi o ai soli Soprani (esempio: <code><nowiki>Ripieno 5 file || 2' Soprani</nowiki></code>);
* tutti i nomi registri sono scritti con la prima lettera maiuscola, mentre le parole seguenti devono iniziare con la minuscola (ad esempio: ''Ripieno acuto 5 file'' e '''non''' ''Ripieno Acuto 5 File''), ad eccezione delle disposizioni in tedesco o nelle lingue che richiedono la maiuscola anche per tutti i sostantivi - nel caso non sia possibile reperire l'altezza in piedi delle mutazioni composte, si sposta il numero di file nel campo dell'altezza in piedi (esempio: <code><nowiki>Ripieno || 5 file</nowiki></code>);
* le mutazioni sono scritte con il numero intero separato da quello frazionario tramite un punto, così: ''5.1/3<nowiki>'</nowiki>''; qualora l'altezza sia solo frazionaria, si omette lo ''0.'' iniziale, così: ''1/4<nowiki>'</nowiki>'' e '''non''' ''0.1/4<nowiki>'</nowiki>'';
* nel caso di mutazioni composte, l'altezza in piedi è riportata solo relativamente alla prima fila, ad eccezione di quelle a due file (per non occupare troppo spazio) - qualora le altezze delle file successive presentino delle anomalie, si inseriscono in nota.
* i registri ad ancia sono scritti in rosso quando sono riportati così sulla consolle;
* non si inserisce il numero ordinale davanti a ciascun registro;
* non si riportano le unioni e gli accoppiamenti, né gli annullatori;
* il Tremolo si riporta all'interno di ciascuna divisione;
* gli accessori (ad esempio: Uccelliera, Zampogna ecc.) si riportano nel seguente modo prima della disposizione fonica: '''Accessori''': ''Uccelliera''; ''Zampogna'';
* non sono ammesse abbreviazioni.
Quindi, in poche parole, questa disposizione '''non''' va bene (mettiamo che sulla consolle i registri ad ancia siano scritti '''in nero'''):
{| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;"
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''Prima tastiera - ''Grand'Organo'''''
----
|-
|Principale || 8'
|-
|Ottava || 4'
|-
|XV || 2'
|-
|XIX || 1.1/3'
|-
|XXII || 1'
|-
|Ripieno Acuto 3 File || 0.1/2'
|-
|Flauto a Camino || 8'
|-
|Sesquialtera 2 File || 2.2/3'-1.3/5'
|-
|<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">8' bassi</span>
|-
|<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">8' soprani</span>
|-
|Tremolo
|-
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''Seconda tastiera - ''Espressivo'''''
----
|-
|Bordone || 8'
|-
|Viola di Gamba || 8'
|-
|Flauto a Cuspide || 4'
|-
|Nazardo || 2.2/3'
|-
|Ottavino || 2'
|-
|Decimino || 1.1/3'
|-
|Pienino 3 File || 1'-0.2/3'-0.1/2'
|-
|Voce Celeste 2 File || 8'
|-
|<span style="color:#8b0000;">Tromba Armonica</span> ||<span style="color:#8b0000;">8'</span>
|-
|Tremolo
|-
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''Pedale'''
----
|-
|Contrabbasso || 16'
|-
|Bordone || 16'
|-
|Basso || 8'
|-
|Ottava || 4'
|-
|<span style="color:#8b0000;">Trombone</span> || <span style="color:#8b0000;">16'</span>
|-
|<span style="color:#8b0000;">Tromba Bassa</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span>
|-
|}
|}
Questa, invece, va bene:
{| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;"
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo'''''
----
|-
|Principale || 8'
|-
|Ottava || 4'
|-
|XV || 2'
|-
|XIX || 1.1/3'
|-
|XXII || 1'
|-
|Ripieno acuto 3 file || 1/2'
|-
|Flauto a camino || 8'
|-
|Sesquialtera 2 file || 2.2/3'-1.3/5'
|-
|Tromba || 8' Bassi
|-
|Tromba || 8' Soprani
|-
|Tremolo
|-
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''II - ''Espressivo'''''
----
|-
|Bordone || 8'
|-
|Viola di gamba || 8'
|-
|Flauto a cuspide || 4'
|-
|Nazardo || 2.2/3'
|-
|Ottavino || 2'
|-
|Decimino || 1.3/5'
|-
|Pienino 3 file || 1'
|-
|Voce celeste 2 file || 8'
|-
|Tromba armonica || 8'
|-
|Tremolo
|-
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''Pedale'''
----
|-
|Contrabbasso || 16'
|-
|Bordone || 16'
|-
|Basso || 8'
|-
|Ottava || 4'
|-
|Trombone || 16'
|-
|Tromba bassa || 8'
|-
|}
|}
== Libri correlati ==
* {{libro|Organo a canne}}
[[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne| ]]
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[[Categoria:Dewey 786]]
{{alfabetico|D}}
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wikitext
text/x-wiki
{{Disposizioni foniche di organi a canne}}
Le disposizioni foniche attualmente presenti in questo libro sono '''5031'''.
== Per il lettore ==
Ciascun organo a canne è uno strumento a sé, con una propria dignità indissolubilmente legata alla sua unicità. Non troveremo mai un organo uguale ad un altro, neppure nei rarissimi casi di strumenti costruiti in serie: avranno sempre qualcosa che li distinguerà fra di loro.
Come poter, dunque, descrivere uno strumento unico, in maniera tale che, senza suonarlo o ascoltarlo, sia possibile capire come è fatto? Grazie alla sua disposizione fonica: essa è l'elenco dei registri che compongono lo strumento, riportati in base alla loro appartenenza alle varie "divisioni" (manuale/i ed eventualmente pedale). Pertanto si tratta di un elemento fondamentale, l'unica vera grande ed esaustiva descrizione dello strumento, dal momento che un organo si differenzia da un altro fondamentalmente per i registri che ha.
Questo wikilibro si prefigge il compito di racchiudere al suo interno le disposizioni foniche di organi del presente e del passato, raggruppate in base alla loro collocazione all'interno di edifici che, per sviluppi culturali ed esigenze liturgiche, sono per la maggior parte destinati al culto.
La presente opera si rivolge, dunque, non solo allo studioso di organaria ed organologia, ma anche al curioso che vuol sapere come è fatto l'organo della chiesa tot, all'appassionato, all'organista che ha l'esigenza di conoscere le caratteristiche di un tal organo, a chiunque, in poche parole, sia interessato all'argomento.
== Per il contributore ==
Chiunque voglia contribuire all'edificazione del presente wikilibro, è il benvenuto, ed è pregato di seguire, per amor di uniformità, lo schema che può vedere nelle pagine già presenti.
Sono tuttavia doverose alcune raccomandazioni tecniche.
Una volta inserite una o più disposizioni foniche, il contributore è pregato di aggiornare il numero all'inizio di questa pagina.
=== Dei titoli ===
I titoli delle singole pagine seguono sempre questo schema:
Stato/Regione (o altra divisione amministrativa analoga)/Provincia (o altra divisione amministrativa analoga)/Comune/Località (che può essere anche il comune stesso, comunque si ripete) - Edificio
Ad esempio:
Italia/Lombardia/Città metropolitana di Milano/Milano/Milano - Cattedrale di Santa Maria Nascente
Nei nomi delle chiese, si scrive solo: ''Chiesa di...'', oppure ''Santuario di...'', oppure ''Basilica di...'', ''Cattedrale di...'' o ''Cattedrale metropolitana di...'', non ''Basilica Cattedrale Primaziale Metropolitana Santuario Protoecclesia di...''. Sono altresì bandite le abbreviazioni (come ad esempio ''S.'' al posto di ''Santo/Santa/Sacro'').
Se in un edificio ci sono più organi, vanno tutti nella stessa pagina. Le singole pagine non sono per organo, ma per edificio.
=== Delle tabelle riassuntive ===
Le tabelle riassuntive a inizio pagina, seguono questo schema:
* '''Costruttore:''' [nome e] cognome del costruttore/ditta costruttrice con, in caso, tra parentesi e in corsivo, il numero d'opera
* '''Anno:''' anno di costruzione (in caso, in nota, data dell'inaugurazione)
* '''Restauri/modifiche:''' elenco: nome di chi ha fatto il restauro e, tra parentesi, anno e tipologia di intervento
* '''Registri:''' numero dei registri (in caso di registri spezzati, ciascuno vale 1 e non 1/2)
* '''Canne:''' numero di canne
* '''Trasmissione:''' meccanica/pneumatico-tubolare/elettrica/elettronica/ecc. nel caso di mista, si scrive mista e poi si specifica tra parentesi
* '''Consolle:''' tipologia della consolle (a finestra, mobile/fissa indipendente, appoggiata, rivolta, ecc.) e posizione (al centro del coro, al centro della parete anteriore della cassa, su apposita cantoria, ecc.)
* '''Tastiere:''' n° di tastiere e di note ed estensione tra parentesi
* '''Pedaliera:''' tipologia di pedaliera (a leggio, dritta, concava, concavo-radiale), n° di note ed estensione tra parentesi
* '''Collocazione:''' n° dei corpi, posizione dei corpi.
Esempio:
* '''Costruttore:''' Pinco Pallino (''Opus 100'')
* '''Anno:''' 2019-2020
* '''Restauri/modifiche:''' Tizio Caio (2102, restauro conservativo), Sempronio (2156, modifiche e ampliamento)
* '''Registri:''' 36
* '''Canne:''' 3.562
* '''Trasmissione:''' mista (meccanica per i manuali e il pedale, elettronica per i registri)
* '''Consolle:''' a finestra, al centro della parete anteriore della cassa
* '''Tastiere:''' 3 di 56 note (''Do<small>1</small>''-''Sol<small>5</small>'')
* '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 30 note (''Do<small>1</small>''-''Fa<small>3</small>'')
* '''Collocazione:''' in due corpi contrapposti, sulla cantoria in controfacciata
Nel caso di ottave scavezze:
* '''Tastiera:''' 1 di 50 note con prima ottava scavezza (''Do<small>1</small>''-''Fa<small>5</small>'', Bassi/Soprani ''Do#<small>3</small>''/''Re<small>3</small>'')
* '''Pedaliera:''' a leggio di 18 note con prima ottava scavezza (''Do<small>1</small>''-''Sol#<small>2</small>''), priva di registri propri e costantemente unita al manuale
Non sono ammesse abbreviazioni, come ad esempio i nomi degli organari.
=== Delle disposizioni foniche ===
* I nomi delle divisioni vengono scritti nel seguente modo: '''I - ''Grand'Organo'''''; quello del pedale così: '''Pedale''';
* il nome della seconda o terza tastiera si riporta semplicemente, dopo il numero ordinale romano, come '''''Espressivo''''' e non come Recitativo, essendo un'impropria italianizzazione del francese ''Récit'';
* nel caso di aggettivi dopo il nome del manuale, essi sono riportati con la prima lettera minuscola (ad esempio: '''VI - ''Organo antico aperto''''');
* qualora i registri, sulla consolle, siano raggruppati per Concerto e Ripieno (ad esempio come avviene per la maggior parte degli organi ottocenteschi italiani), si segua questo schema ([[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Toscana/Provincia di Siena/Montalcino/Montisi - Chiesa delle Sante Flora e Lucilla|qui un esempio]]) e, nel caso di più manuali, si premetta sempre il numero e il nome (ad esempio: '''I - Organo eco ''Concerto''''');
* all'interno di ogni divisione vi sono due colonne, divise da doppia stanghetta verticale (<code><nowiki>||</nowiki></code>), che rispettivamente, da sinistra a destra, sono: 1) nome del registro con eventualmente indicato il numero di file, 2) altezza del registro in piedi con eventualmente specificata l'appartenenza ai soli Bassi o ai soli Soprani (esempio: <code><nowiki>Ripieno 5 file || 2' Soprani</nowiki></code>);
* tutti i nomi registri sono scritti con la prima lettera maiuscola, mentre le parole seguenti devono iniziare con la minuscola (ad esempio: ''Ripieno acuto 5 file'' e '''non''' ''Ripieno Acuto 5 File''), ad eccezione delle disposizioni in tedesco o nelle lingue che richiedono la maiuscola anche per tutti i sostantivi - nel caso non sia possibile reperire l'altezza in piedi delle mutazioni composte, si sposta il numero di file nel campo dell'altezza in piedi (esempio: <code><nowiki>Ripieno || 5 file</nowiki></code>);
* le mutazioni sono scritte con il numero intero separato da quello frazionario tramite un punto, così: ''5.1/3<nowiki>'</nowiki>''; qualora l'altezza sia solo frazionaria, si omette lo ''0.'' iniziale, così: ''1/4<nowiki>'</nowiki>'' e '''non''' ''0.1/4<nowiki>'</nowiki>'';
* nel caso di mutazioni composte, l'altezza in piedi è riportata solo relativamente alla prima fila, ad eccezione di quelle a due file (per non occupare troppo spazio) - qualora le altezze delle file successive presentino delle anomalie, si inseriscono in nota.
* i registri ad ancia sono scritti in rosso quando sono riportati così sulla consolle;
* non si inserisce il numero ordinale davanti a ciascun registro;
* non si riportano le unioni e gli accoppiamenti, né gli annullatori;
* il Tremolo si riporta all'interno di ciascuna divisione;
* gli accessori (ad esempio: Uccelliera, Zampogna ecc.) si riportano nel seguente modo prima della disposizione fonica: '''Accessori''': ''Uccelliera''; ''Zampogna'';
* non sono ammesse abbreviazioni.
Quindi, in poche parole, questa disposizione '''non''' va bene (mettiamo che sulla consolle i registri ad ancia siano scritti '''in nero'''):
{| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;"
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''Prima tastiera - ''Grand'Organo'''''
----
|-
|Principale || 8'
|-
|Ottava || 4'
|-
|XV || 2'
|-
|XIX || 1.1/3'
|-
|XXII || 1'
|-
|Ripieno Acuto 3 File || 0.1/2'
|-
|Flauto a Camino || 8'
|-
|Sesquialtera 2 File || 2.2/3'-1.3/5'
|-
|<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">8' bassi</span>
|-
|<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">8' soprani</span>
|-
|Tremolo
|-
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''Seconda tastiera - ''Espressivo'''''
----
|-
|Bordone || 8'
|-
|Viola di Gamba || 8'
|-
|Flauto a Cuspide || 4'
|-
|Nazardo || 2.2/3'
|-
|Ottavino || 2'
|-
|Decimino || 1.1/3'
|-
|Pienino 3 File || 1'-0.2/3'-0.1/2'
|-
|Voce Celeste 2 File || 8'
|-
|<span style="color:#8b0000;">Tromba Armonica</span> ||<span style="color:#8b0000;">8'</span>
|-
|Tremolo
|-
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''Pedale'''
----
|-
|Contrabbasso || 16'
|-
|Bordone || 16'
|-
|Basso || 8'
|-
|Ottava || 4'
|-
|<span style="color:#8b0000;">Trombone</span> || <span style="color:#8b0000;">16'</span>
|-
|<span style="color:#8b0000;">Tromba Bassa</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span>
|-
|}
|}
Questa, invece, va bene:
{| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;"
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo'''''
----
|-
|Principale || 8'
|-
|Ottava || 4'
|-
|XV || 2'
|-
|XIX || 1.1/3'
|-
|XXII || 1'
|-
|Ripieno acuto 3 file || 1/2'
|-
|Flauto a camino || 8'
|-
|Sesquialtera 2 file || 2.2/3'-1.3/5'
|-
|Tromba || 8' Bassi
|-
|Tromba || 8' Soprani
|-
|Tremolo
|-
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''II - ''Espressivo'''''
----
|-
|Bordone || 8'
|-
|Viola di gamba || 8'
|-
|Flauto a cuspide || 4'
|-
|Nazardo || 2.2/3'
|-
|Ottavino || 2'
|-
|Decimino || 1.3/5'
|-
|Pienino 3 file || 1'
|-
|Voce celeste 2 file || 8'
|-
|Tromba armonica || 8'
|-
|Tremolo
|-
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''Pedale'''
----
|-
|Contrabbasso || 16'
|-
|Bordone || 16'
|-
|Basso || 8'
|-
|Ottava || 4'
|-
|Trombone || 16'
|-
|Tromba bassa || 8'
|-
|}
|}
== Libri correlati ==
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{{alfabetico|D}}
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Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova
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{{Disposizioni foniche di organi a canne}}
Disposizioni foniche del comune di [[w:Padova|Padova]] raggruppate per edificio.
== Capoluogo ==
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* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di San Nicolò|Chiesa di San Nicolò]]
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* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di San Prosdocimo|Chiesa di San Prosdocimo]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di San Tomaso Cantuariense|Chiesa di San Tomaso Cantuariense]]
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{{Avanzamento|30%|12 maggio 2023}}
[[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]]
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{{Disposizioni foniche di organi a canne}}
Disposizioni foniche del comune di [[w:Padova|Padova]] raggruppate per edificio.
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* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa del Santissimo Crocifisso|Chiesa del Santissimo Crocifisso]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa della Beata Vergine Maria del Suffragio Perpetuo alle Cave|Chiesa della Beata Vergine Maria del Suffragio Perpetuo alle Cave]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa della Beata Vergine Maria Immacolata|Chiesa della Beata Vergine Maria Immacolata]]
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* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di Ognissanti|Chiesa di Ognissanti]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di Sant'Andrea|Chiesa di Sant'Andrea]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di Sant'Antonio di Vienna|Chiesa di Sant'Antonio di Vienna]]
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* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di San Paolo|Chiesa di San Paolo]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di San Prosdocimo|Chiesa di San Prosdocimo]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di Santa Rita|Chiesa di Santa Rita]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di San Tomaso Cantuariense|Chiesa di San Tomaso Cantuariense]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Civitas Vitæ|Civitas Vitæ]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Conservatorio Cesare Pollini|Conservatorio Cesare Pollini]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Duomo dei Militari San Prosdocimo|Duomo dei Militari San Prosdocimo]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Istituto del Sacro Cuore|Istituto del Sacro Cuore]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Oratorio di Santa Margherita|Oratorio di Santa Margherita]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Santuario di San Leopoldo Mandić|Santuario di San Leopoldo Mandić]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Seminario maggiore vescovile|Seminario maggiore vescovile]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Tempio della Pace|Tempio della Pace]]
{{Avanzamento|30%|12 maggio 2023}}
[[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]]
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VoceUmana7
51633
/* Capoluogo */
498983
wikitext
text/x-wiki
{{Disposizioni foniche di organi a canne}}
Disposizioni foniche del comune di [[w:Padova|Padova]] raggruppate per edificio.
== Capoluogo ==
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Cattedrale di Santa Maria Assunta|Cattedrale di Santa Maria Assunta]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Basilica del Carmine|Basilica del Carmine]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Basilica di Sant'Antonio di Padova|Basilica di Sant'Antonio di Padova]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Basilica di Santa Giustina|Basilica di Santa Giustina]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo|Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa del Beato Antonio Pellegrino|Chiesa del Beato Antonio Pellegrino]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa del Santissimo Crocifisso|Chiesa del Santissimo Crocifisso]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa della Beata Vergine Maria del Suffragio Perpetuo alle Cave|Chiesa della Beata Vergine Maria del Suffragio Perpetuo alle Cave]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa della Beata Vergine Maria Immacolata|Chiesa della Beata Vergine Maria Immacolata]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa dello Spirito Santo|Chiesa dello Spirito Santo]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di Cristo Re|Chiesa di Cristo Re]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di Ognissanti|Chiesa di Ognissanti]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di Sant'Andrea|Chiesa di Sant'Andrea]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di Sant'Antonio di Vienna|Chiesa di Sant'Antonio di Vienna]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di San Benedetto Vecchio|Chiesa di San Benedetto Vecchio]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di Santa Caterina|Chiesa di Santa Caterina]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di San Clemente|Chiesa di San Clemente]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di Santa Croce|Chiesa di Santa Croce]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di San Daniele|Chiesa di San Daniele]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di San Francesco Grande|Chiesa di San Francesco Grande]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di San Giovanni Battista a Pontevigodarzere|Chiesa di San Giovanni Battista a Pontevigodarzere]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di San Giovanni Battista alle Navi|Chiesa di San Giovanni Battista alle Navi]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di Sant'Ignazio di Loyola|Chiesa di Sant'Ignazio di Loyola]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di San Luca|Chiesa di San Luca]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di Santa Lucia|Chiesa di Santa Lucia]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di Santa Maria Assunta in Chiesanuova|Chiesa di Santa Maria Assunta in Chiesanuova]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di Santa Maria dei Servi|Chiesa di Santa Maria dei Servi]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di San Nicolò|Chiesa di San Nicolò]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di San Paolo|Chiesa di San Paolo]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di San Prosdocimo|Chiesa di San Prosdocimo]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di Santa Rita|Chiesa di Santa Rita]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di San Tomaso Cantuariense|Chiesa di San Tomaso Cantuariense]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Civitas Vitæ|Civitas Vitæ]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Conservatorio Cesare Pollini|Conservatorio Cesare Pollini]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Duomo dei Militari San Prosdocimo|Duomo dei Militari San Prosdocimo]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Istituto del Sacro Cuore|Istituto del Sacro Cuore]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Oratorio di Santa Margherita|Oratorio di Santa Margherita]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Santuario di San Leopoldo Mandić|Santuario di San Leopoldo Mandić]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Seminario maggiore vescovile|Seminario maggiore vescovile]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Tempio della Pace|Tempio della Pace]]
{{Avanzamento|30%|12 maggio 2023}}
[[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]]
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VoceUmana7
51633
/* Capoluogo */
498986
wikitext
text/x-wiki
{{Disposizioni foniche di organi a canne}}
Disposizioni foniche del comune di [[w:Padova|Padova]] raggruppate per edificio.
== Capoluogo ==
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Cattedrale di Santa Maria Assunta|Cattedrale di Santa Maria Assunta]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Basilica del Carmine|Basilica del Carmine]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Basilica di Sant'Antonio di Padova|Basilica di Sant'Antonio di Padova]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Basilica di Santa Giustina|Basilica di Santa Giustina]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo|Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa del Beato Antonio Pellegrino|Chiesa del Beato Antonio Pellegrino]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa del Santissimo Crocifisso|Chiesa del Santissimo Crocifisso]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa della Beata Vergine Maria del Suffragio Perpetuo alle Cave|Chiesa della Beata Vergine Maria del Suffragio Perpetuo alle Cave]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa della Beata Vergine Maria Immacolata|Chiesa della Beata Vergine Maria Immacolata]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa dello Spirito Santo|Chiesa dello Spirito Santo]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di Cristo Re|Chiesa di Cristo Re]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di Ognissanti|Chiesa di Ognissanti]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di San Benedetto Vecchio|Chiesa di San Benedetto Vecchio]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di San Clemente|Chiesa di San Clemente]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di San Daniele|Chiesa di San Daniele]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di San Francesco Grande|Chiesa di San Francesco Grande]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di San Giovanni Battista a Pontevigodarzere|Chiesa di San Giovanni Battista a Pontevigodarzere]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di San Giovanni Battista alle Navi|Chiesa di San Giovanni Battista alle Navi]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di San Luca|Chiesa di San Luca]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di San Nicolò|Chiesa di San Nicolò]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di San Paolo|Chiesa di San Paolo]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di San Prosdocimo|Chiesa di San Prosdocimo]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di San Tomaso Cantuariense|Chiesa di San Tomaso Cantuariense]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di Sant'Andrea|Chiesa di Sant'Andrea]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di Sant'Antonio di Vienna|Chiesa di Sant'Antonio di Vienna]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di Sant'Ignazio di Loyola|Chiesa di Sant'Ignazio di Loyola]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di Santa Caterina|Chiesa di Santa Caterina]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di Santa Croce|Chiesa di Santa Croce]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di Santa Lucia|Chiesa di Santa Lucia]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di Santa Maria Assunta in Chiesanuova|Chiesa di Santa Maria Assunta in Chiesanuova]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di Santa Maria dei Servi|Chiesa di Santa Maria dei Servi]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di Santa Rita|Chiesa di Santa Rita]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Civitas Vitæ|Civitas Vitæ]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Conservatorio Cesare Pollini|Conservatorio Cesare Pollini]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Duomo dei Militari San Prosdocimo|Duomo dei Militari San Prosdocimo]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Istituto del Sacro Cuore|Istituto del Sacro Cuore]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Oratorio di Santa Margherita|Oratorio di Santa Margherita]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Santuario di San Leopoldo Mandić|Santuario di San Leopoldo Mandić]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Seminario maggiore vescovile|Seminario maggiore vescovile]]
* [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Tempio della Pace|Tempio della Pace]]
{{Avanzamento|30%|12 maggio 2023}}
[[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]]
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Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di San Clemente
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text/x-wiki
{{Disposizioni foniche di organi a canne}}
[[File:Padova, San Clemente, Organo Malvestio (2).jpg|400px|centro]]
* '''Costruttore:''' Malvestio
* '''Anno:''' inizi del XX secolo
* '''Restauri/modifiche:''' no
* '''Registri:''' 9
* '''Canne:''' 440
* '''Trasmissione:''' mista (meccanica per i manuali e il pedale, pneumatica per i registri)
* '''Consolle:''' fissa indipendente, al centro della cantoria, rivolta verso la navata
* '''Tastiere:''' 1 di 54 note (''Do<sup>1</sup>''-''Fa<sup>5</sup>'')
* '''Pedaliera:''' concava di 27 (''Do<sup>1</sup>''-''Re<sup>3</sup>'')
* '''Collocazione:''' in due corpi simmetrici ai lati del rosone, sulla cantoria in controfacciata
{| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;"
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 |'''Manuale'''<ref>interamente in cassa espressiva, ad eccezione del ''Principale 8<nowiki>'</nowiki>''.</ref>
----
|-
|Principale || 8'
|-
|Ottava || 4'
|-
|Decimaquinta || 2'
|-
|Ripieno 3 file<ref>in realtà 2 file</ref> || 1.1/3'
|-
|Viola || 8'
|-
|Flauto || 4'
|-
|Voce celeste || 8'
|-
|Tremolo
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''Pedale'''<ref>interamente in cassa espressiva.</ref>
----
|-
|Bordone || 16'
|-
|}
|}
== Note ==
<references/>
== Altri progetti ==
{{interprogetto|w=Chiesa di San Clemente (Padova)|w_preposizione=sul|w_etichetta=chiesa di San Clemente a Padova}}
== Collegamenti esterni ==
* {{cita web|url=https://sites.google.com/site/ivanfurlanis/home/organi-padovani/sanclemente|titolo=Organo Malvestio. Padova, Chiesa di San Clemente|sito=sites.google.com/site/ivanfurlanis|accesso=4 marzo 2015}}
{{Avanzamento|100%|4 marzo 2015}}
[[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]]
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Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di San Nicolò
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VoceUmana7
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wikitext
text/x-wiki
{{Disposizioni foniche di organi a canne}}
[[File:Padova, San Nicolò, Organo Mascioni (5).jpg|300px|centro]]
* '''Costruttore:''' Mascioni (''Opus 557'')
* '''Anno:''' 1941
* '''Restauri/modifiche:''' Mascioni (1997, restauro e modifiche)
* '''Registri:''' 16
* '''Canne:''' ?
* '''Trasmissione:''' elettrica
* '''Consolle:''' mobile indipendente, a pavimento
* '''Tastiere:''' 2 di 58 note ciascuna (''Do<sup>1</sup>''-''La<sup>5</sup>'')
* '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 30 note (''Do<sup>1</sup>''-''Fa<sup>3</sup>'')
* '''Collocazione:''' in corpo unico, su cantoria in controfacciata<ref>fino al 1997, si trovava in una nicchia sopra la navata di sinistra.</ref>
{| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;"
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo'''''
----
|-
|Principale || 8'
|-
|Flauto traverso || 8'
|-
|Dulciana || 8'
|-
|Ottava || 4'
|-
|Decimaquinta || 2'
|-
|Ripieno 4 file || 1.1/3'
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 |'''II - ''Espressivo'''''
----
|-
|Bordone || 8'
|-
|Viola || 8'
|-
|Flauto || 4'
|-
|Nazardo || 2.2/3'
|-
|Voce celeste || 8'
|-
|<span style="color:#8b0000;">Cromorno</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span>
|-
|Tremolo
|-
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''Pedale'''
----
|-
|Subbasso || 16'
|-
|Basso || 8'<ref>registro aggiunto nel 1997.</ref>
|-
|Bordone || 8'
|-
|Flauto || 4'
|-
|}
|}
== Note ==
<references/>
== Altri progetti ==
{{interprogetto|w=Chiesa di San Nicolò (Padova)|w_preposizione=sulla|w_etichetta=chiesa di San Nicolò a Padova}}
== Collegamenti esterni ==
* {{cita web|url=https://sites.google.com/site/ivanfurlanis/home/organi-padovani/sannicolo|titolo=Organo Mascioni Op. 557. Padova, Chiesa di San Nicolò|editore=sites.google.com/site/invanfurlanis|accesso=3 maggio 2015}}
{{Avanzamento|100%|3 maggio 2015}}
[[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]]
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Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di San Francesco Grande
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VoceUmana7
51633
498973
wikitext
text/x-wiki
{{Disposizioni foniche di organi a canne}}
[[File:Padova, San Francesco, Organo (1).jpg|400px|centro]]
* '''Costruttore:''' Annibale Pugina
* '''Anno:''' 1926
* '''Restauri/modifiche:''' Gustavo Zanin (metà del XX secolo, restauro e modifiche), Roverato (1973, restauro e ampliamento), Patella (2016, restauro riqualificativo)
* '''Registri:''' 50
* '''Canne:''' ?
* '''Trasmissione:''' elettrica
* '''Consolle:''' mobile indipendente, a pavimento nell'abside
* '''Tastiere:''' 2 di 61 note ciascuna (''Do<sup>1</sup>''-''Do<sup>6</sup>'')
* '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 32 note (''Do<sup>1</sup>''-''Sol<sup>3</sup>'')
* '''Collocazione:''' in due corpi a pavimento nell'abside contrapposti ai lati dell'altare antico (a sinistra ''Grand'Organo'' e ''Pedale'', a destra ''Espressivo'')
{| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;"
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo'''''
----
|-
|Principale || 16'
|-
|Principale || 8'
|-
|Quinta || 5'2/3 <ref>registro in prolungamento dal Principale 16'.</ref>
|-
|Ottava || 4'
|-
|Duodecima|| 2'2/3
|-
|Decima quinta || 2'
|-
|Ripieno 4 file
|-
|Flauto || 8'
|-
|Flauto || 4'
|-
|Cornetto 3 file
|-
|<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">16'</span>
|-
|<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> <ref>registro in prolungamento dal precedente.</ref>
|-
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''II - ''Recitativo-espressivo'''''
----
|-
|Gamba || 8'
|-
|Flauto conico || 8'
|-
|Bordone || 8'
|-
|Principale || 4'
|-
|Flauto || 4' <ref>registro in prolungamento dal Bordone 8'.</ref>
|-
|Flautino || 2' <ref>registro in prolungamento dal precedente.</ref>
|-
|Larigot || 1.1/3' <ref>registro in prolungamento dal precedente.</ref>
|-
|Piccolo || 1' <ref>registro in prolungamento dal precedente.</ref>
|-
|Sesquialtera 2 file ||
|-
|Ripieno 4 file ||
|-
|Voce celeste || 8'
|-
|<span style="color:#8b0000;">Clarinetto</span> || <span style="color:#8b0000;">16'</span>
|-
|<span style="color:#8b0000;">Oboe</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span>
|-
|Tremolo
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''Pedale'''
----
|-
|Contrabbasso || 16'
|-
|Principale || 16' <ref>registro in trasmissione dal I°manuale.</ref>
|-
|Basso || 8'<ref>registro in prolungamento dal Contrabbasso 16'.</ref>
|-
|Subbasso || 16'
|-
|Gran quinta || 10.2/3' <ref>registro in prolungamento dal precedente.</ref>
|-
|Bordone || 8' <ref>registro in prolungamento dal precedente.</ref>
|-
|Flauto || 4' <ref>registro in prolungamento dal precedente.</ref>
|-
|<span style="color:#8b0000;">Fagotto</span> || <span style="color:#8b0000;">16'</span> <ref>registro in trasmissione dal I°manuale.</ref>
|-
|<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> <ref>registro in trasmissione dal I°manuale.</ref>
|-
|<span style="color:#8b0000;">Clarino</span> || <span style="color:#8b0000;">4'</span> <ref>registro in derivazione dal II°manuale.</ref>
|-
|}
|}
== Note ==
<references/>
== Altri progetti ==
{{interprogetto|w=Chiesa di San Francesco Grande (Padova)|preposizione=sulla|etichetta=Chiesa di San Francesco Grande a Padova}}
== Collegamenti esterni ==
* {{cita web|url=https://sites.google.com/site/ivanfurlanis/home/organi-padovani/sanfrancesco-maggiore|titolo=Organo Pugina / Zanin G. / Roverato. Padova, Chiesa di San Francesco|editore=sites.google.com/site/ivanfurlanis|accesso=3 maggio 2015}}
* {{cita web|url=https://sites.google.com/site/ivanfurlanis/home/organi-padovani/sanfrancesco-positivo|titolo=Organo De Feo N. Padova, Chiesa di San Francesco|editore=sites.google.com/site/ivanfurlanis|accesso=3 maggio 2015}}
{{Avanzamento|100%|3 maggio 2015}}
[[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]]
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VoceUmana7
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text/x-wiki
{{Disposizioni foniche di organi a canne}}
[[File:Padova, San Francesco, Organo (1).jpg|400px|centro]]
* '''Costruttore:''' Annibale Pugina
* '''Anno:''' 1926
* '''Restauri/modifiche:''' Gustavo Zanin (metà del XX secolo, restauro e modifiche), Roverato (1973, restauro e ampliamento), Patella (2016, restauro riqualificativo)
* '''Registri:''' 50
* '''Canne:''' ?
* '''Trasmissione:''' elettrica
* '''Consolle:''' mobile indipendente, a pavimento nell'abside
* '''Tastiere:''' 2 di 61 note ciascuna (''Do<sup>1</sup>''-''Do<sup>6</sup>'')
* '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 32 note (''Do<sup>1</sup>''-''Sol<sup>3</sup>'')
* '''Collocazione:''' in due corpi a pavimento nell'abside contrapposti ai lati dell'altare antico (a sinistra ''Grand'Organo'' e ''Pedale'', a destra ''Espressivo'')
{| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;"
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo'''''
----
|-
|Principale || 16'
|-
|Principale || 8'
|-
|Quinta || 5'1/3 <ref>registro in prolungamento dal Principale 16'</ref>
|-
|Ottava || 4'
|-
|Duodecima|| 2'2/3
|-
|Decima quinta || 2'
|-
|Ripieno 4 file
|-
|Flauto || 8'
|-
|Flauto || 4'
|-
|Cornetto 3 file
|-
|<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">16'</span>
|-
|<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> <ref>registro in prolungamento dalla Tromba 16'</ref>
|-
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''II - ''Recitativo-espressivo'''''
----
|-
|Gamba || 8'
|-
|Flauto conico || 8'
|-
|Bordone || 8'
|-
|Principale || 4'
|-
|Flauto || 4'<ref name=tm1>registro in prolungamento dal Bordone 8'</ref>
|-
|Flautino || 2'<ref name=tm1>registro in prolungamento dal Bordone 8'</ref>
|-
|Larigot || 1.1/3'<ref name=tm1>registro in prolungamento dal Bordone 8'</ref>
|-
|Piccolo || 1'<ref name=tm1>registro in prolungamento dal Bordone 8'</ref>
|-
|Sesquialtera 2 file ||
|-
|Ripieno 4 file ||
|-
|Voce celeste || 8'
|-
|<span style="color:#8b0000;">Clarinetto</span> || <span style="color:#8b0000;">16'</span>
|-
|<span style="color:#8b0000;">Oboe</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span>
|-
|Tremolo
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''Pedale'''
----
|-
|Contrabbasso || 16'
|-
|Principale || 16'<ref name=tm3>registro in trasmissione dal I° manuale.</ref>
|-
|Basso || 8'<ref>registro in prolungamento dal Contrabbasso 16'.</ref>
|-
|Subbasso || 16'
|-
|Gran quinta || 10.2/3'<ref name=tm2>registro in prolungamento dal Subbasso 16'</ref>
|-
|Bordone || 8'<ref name=tm2>registro in prolungamento dal Subbasso 16'</ref>
|-
|Flauto || 4'<ref name=tm2>registro in prolungamento dal Subbasso 16'</ref>
|-
|<span style="color:#8b0000;">Fagotto</span> || <span style="color:#8b0000;">16'</span><ref name=tm3>registro in trasmissione dal I° manuale.</ref>
|-
|<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span><ref name=tm3>registro in trasmissione dal I° manuale.</ref>
|-
|<span style="color:#8b0000;">Clarino</span> || <span style="color:#8b0000;">4'</span> <ref>registro in derivazione dal II°manuale.</ref>
|-
|}
|}
== Note ==
<references/>
== Altri progetti ==
{{interprogetto|w=Chiesa di San Francesco Grande (Padova)|preposizione=sulla|etichetta=Chiesa di San Francesco Grande a Padova}}
== Collegamenti esterni ==
* {{cita web|url=https://sites.google.com/site/ivanfurlanis/home/organi-padovani/sanfrancesco-maggiore|titolo=Organo Pugina / Zanin G. / Roverato. Padova, Chiesa di San Francesco|editore=sites.google.com/site/ivanfurlanis|accesso=3 maggio 2015}}
* {{cita web|url=https://sites.google.com/site/ivanfurlanis/home/organi-padovani/sanfrancesco-positivo|titolo=Organo De Feo N. Padova, Chiesa di San Francesco|editore=sites.google.com/site/ivanfurlanis|accesso=3 maggio 2015}}
{{Avanzamento|100%|3 maggio 2015}}
[[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]]
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Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di Santa Maria dei Servi
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wikitext
text/x-wiki
{{Disposizioni foniche di organi a canne}}
[[File:Padova, Santa Maria dei Servi, Organo Ruffatti (1).jpg|400px|centro]],
* '''Costruttore:''' Giuseppe Ruffatti
* '''Anno:''' 1974
* '''Restauri/modifiche:''' no
* '''Registri:''' 29
* '''Canne:''' ?
* '''Trasmissione:''' elettrica
* '''Consolle:''' mobile indipendente, a pavimento nella navata
* '''Tastiere:''' 2 di 61 note ciascuna (''Do<sup>1</sup>''-''Do<sup>6</sup>'')
* '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 32 note (''Do<sup>1</sup>''-''Sol<sup>3</sup>'')
* '''Collocazione:''' a pavimento nell'abside, dietro l'altare maggiore
{| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;"
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo'''''
----
|-
|Principale || 8'
|-
|Ottava || 4'
|-
|Decimaquinta || 2'
|-
|Decimanona || 1.1/3'
|-
|Vigesimaseconda || 1'
|-
|Ripieno grave || 2'
|-
|Ripieno acuto 5 file
|-
|Flauto dolce || 8'
|-
|Flauto fusato || 4'
|-
|Voce umana || 8'
|-
|<span style="color:#8b0000;">Tromba dolce</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span>
|-
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 |'''II - ''Espressivo'''''
----
|-
|Principale || 8'
|-
|Bordone || 8'
|-
|Bordone largo || 8'
|-
|Flauto armonico || 4'
|-
|Flauto in XII || 2.2/3'
|-
|Ottavina || 2'
|-
|Terza || 1.3/5'
|-
|Ripieno cembalo 4 file || 1'
|-
|Voce celeste 2 file || 8'
|-
|<span style="color:#8b0000;">Oboe</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span>
|-
|Tremolo
|-
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''Pedale'''
----
|-
|Contrabbasso || 16'
|-
|Bordone || 16'
|-
|Basso corale || 8'
|-
|Bordone || 8'
|-
|Flauto || 4'
|-
|Ripieno 4 file || 2.2/3'
|-
|<span style="color:#8b0000;">Tromba <sup>dal I</sup></span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span>
|-
|<span style="color:#8b0000;">Oboe <sup>dal II</sup></span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span>
|-
|}
|}
== Altri progetti ==
{{interprogetto|w=Chiesa di Santa Maria dei Servi (Padova)|w_preposizione=sulla|w_etichetta=chiesa di Santa Maria dei Servi a Padova}}
{{Avanzamento|100%|6 maggio 2026}}
[[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]]
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text/x-wiki
{{Disposizioni foniche di organi a canne}}
[[File:Padova, Santa Maria dei Servi, Organo Ruffatti (1).jpg|400px|centro]]
* '''Costruttore:''' Giuseppe Ruffatti
* '''Anno:''' 1974
* '''Restauri/modifiche:''' no
* '''Registri:''' 29
* '''Canne:''' ?
* '''Trasmissione:''' elettrica
* '''Consolle:''' mobile indipendente, a pavimento nella navata
* '''Tastiere:''' 2 di 61 note ciascuna (''Do<sup>1</sup>''-''Do<sup>6</sup>'')
* '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 32 note (''Do<sup>1</sup>''-''Sol<sup>3</sup>'')
* '''Collocazione:''' a pavimento nell'abside, dietro l'altare maggiore
{| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;"
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo'''''
----
|-
|Principale || 8'
|-
|Ottava || 4'
|-
|Decimaquinta || 2'
|-
|Decimanona || 1.1/3'
|-
|Vigesimaseconda || 1'
|-
|Ripieno grave || 2'
|-
|Ripieno acuto 5 file
|-
|Flauto dolce || 8'
|-
|Flauto fusato || 4'
|-
|Voce umana || 8'
|-
|<span style="color:#8b0000;">Tromba dolce</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span>
|-
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 |'''II - ''Espressivo'''''
----
|-
|Principale || 8'
|-
|Bordone || 8'
|-
|Bordone largo || 8'
|-
|Flauto armonico || 4'
|-
|Flauto in XII || 2.2/3'
|-
|Ottavina || 2'
|-
|Terza || 1.3/5'
|-
|Ripieno cembalo 4 file || 1'
|-
|Voce celeste 2 file || 8'
|-
|<span style="color:#8b0000;">Oboe</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span>
|-
|Tremolo
|-
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''Pedale'''
----
|-
|Contrabbasso || 16'
|-
|Bordone || 16'
|-
|Basso corale || 8'
|-
|Bordone || 8'
|-
|Flauto || 4'
|-
|Ripieno 4 file || 2.2/3'
|-
|<span style="color:#8b0000;">Tromba <sup>dal I</sup></span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span>
|-
|<span style="color:#8b0000;">Oboe <sup>dal II</sup></span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span>
|-
|}
|}
== Altri progetti ==
{{interprogetto|w=Chiesa di Santa Maria dei Servi (Padova)|w_preposizione=sulla|w_etichetta=chiesa di Santa Maria dei Servi a Padova}}
{{Avanzamento|100%|6 maggio 2026}}
[[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]]
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Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di Santa Lucia
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2026-06-03T18:31:33Z
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wikitext
text/x-wiki
{{Disposizioni foniche di organi a canne}}
[[File:Padova, Santa Lucia, Organo Malvestio (4).jpg|400px|centro]]
* '''Costruttore:''' Malvestio<ref>con materiale del precedete organo Callido del XVIII secolo.</ref>
* '''Anno:''' 1956<ref>organo inaugurato il 10 febbraio 1957.</ref>
* '''Restauri/modifiche:''' sì
* '''Registri:''' 17
* '''Canne:''' 1020
* '''Trasmissione:''' elettrica
* '''Consolle:''' mobile indipendente
* '''Tastiere:''' 2 di 61 note ciascuna (''Do<sup>1</sup>''-''Do<sup>6</sup>'')
* '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 32 note (''Do<sup>1</sup>''-''Sol<sup>3</sup>'')
* '''Collocazione:''' in corpo unico, sulla cantoria in controfacciata
{| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;"
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo'''''
----
|-
|Principale || 8'
|-
|Saliconale || 8'
|-
|Voce Umana || 8'
|-
|Ottava || 4'
|-
|Decimaquinta || 2'
|-
|Ripieno 4 file || 1.1/3'
|-
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 |'''II - ''Espressivo'''''
----
|-
|Eolina || 8'
|-
|Bordone || 8'
|-
|Coro violini || 8'
|-
|Flauto || 4'
|-
|Nazardo || 2.2/3'
|-
|Oboe || 8'
|-
|Campane || 8'
|-
|Tremolo
|-
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''Pedale'''
----
|-
|Subbasso || 16'
|-
|Bordone || 8'
|-
|Campane || 8'
|-
|}
|}
== Note ==
<references />
== Altri progetti ==
{{interprogetto|w=Chiesa di Santa Lucia (Padova)|w_preposizione=sulla|w_etichetta=chiesa di Santa Lucia a Padova}}
{{Avanzamento|100%|18 luglio 2015}}
[[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]]
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Guida alle costellazioni/Prepararsi per l'osservazione
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text/x-wiki
__NOTOC__
{{Guida alle costellazioni}}
[[File:Night Sky (18868103355).jpg|thumb|right|Un metodo valido per capire se il cielo stellato è valido per delle buone osservazioni è osservare la visibilità della Via Lattea. In estate, in particolare, dev’essere molto ben evidente e deve anche mostrare diversi dettagli a occhio nudo, come chiaroscuri, fasce scure e bozzoli più luminosi. La scia chiara della Via Lattea deve inoltre essere visibile da orizzonte a orizzonte.]]
[[File:Light pollution country versus city.png|thumb|right|L’inquinamento luminoso è in grado di cancellare completamente un cielo stellato. Nell’immagine è ripresa la stessa zona di cielo dalla campagna (sopra) e dalla città (sotto): sopra è ben evidente il centro della Via Lattea, diverse stelle e il pianeta Giove (l’oggetto più luminoso); sotto di fatto è visibile solo Giove e poche altre stelle, mentre la Via Lattea è scomparsa.]]
{{quote|'''Nessuno strumento,<br />per quanto grande sia il suo diametro,<br />ha il valore di un cielo buio.'''}}
Questa massima va sempre tenuta in debito conto: requisito essenziale per sfruttare questa guida al massimo è un cielo il più possibile buio, senza Luna e lontano da fonti d’inquinamento luminoso. Il grado di difficoltà per l’osservazione degli oggetti descritti in questa guida si basa su un cielo buio e in condizioni di limpidezza ottimali.
Presso gli astrofili più navigati si usa dire che il primo strumento essenziale d’osservazione è un cielo buio; oggi è difficile trovare cieli ottimali, specie in Europa, così un ottimo aiuto per pianificare le proprie uscite può essere il seguente sito:
https://www.lightpollutionmap.info/
dove è riportata una mappa dell’inquinamento luminoso per tutto il mondo; le aree più adatte all’osservazione sono quelle il cui colore va dal verde scuro (scarso inquinamento luminoso) fino al blu e infine al grigio (assenza d’inquinamento luminoso). Le aree gialle, rosse e bianche indicano invece le aree peggiori.
'''I colori del cielo visti al telescopio'''
Un'altra cosa da tenere bene a mente quando si osserva il cielo è la fondamentale differenza fra ciò che si vede al telescopio e ciò che si vede nelle fotografie.
Mentre le stelle e gli ammassi stellari appaiono al telescopio sostanzialmente simili a come si vedono nelle foto astronomiche, per le nebulose e per le galassie il discorso è profondamente diverso.
La luminosità superficiale della quasi totalità delle nebulose è talmente bassa che i colori in visuale non sono assolutamente visibili, per cui questi oggetti appariranno con delle tonalità di grigio. In alcuni casi, come la grande nebulosa M42 in Orione, potrà sembrare di vedere un vago contrasto di colori: in realtà si tratta di un contrasto dato fra il grigio acromatico (corrispondente a quelle parti che nelle foto si vedono rosse) e il grigio cromatico azzurro (che nelle foto appare marcatamente blu-violaceo). Nelle nebulose planetarie è invece più facile scorgere in alcuni casi un colore più chiaramente bluastro, talvolta rafforzato dalla presenza del grigio acromatico che fa da contrasto (come nella Nebulosa Anello - M57).
Le galassie appaiono quasi sempre come delle macchie più o meno allungate e comunque sempre sfocate, spesso senza alcun cenno di strutture a spirale se non in pochi casi, per cui all’apparenza potrebbero dare meno soddisfazione, specialmente se si hanno in mente le immagini del Telescopio Hubble: ma appunto si tratta di foto (quindi dalla resa diversa dall’osservazione visuale) fatte attraverso un grande telescopio, per giunta collocato in orbita. Una volta imparato come osservare le galassie e cosa ci si può aspettare, la loro osservazione può diventare col tempo particolarmente soddisfacente, perché permette di stabilire un contatto diretto fra il proprio occhio e la luce di stelle distanti decine o centinaia di milioni di anni luce, cosa impossibile con una semplice fotografia.
==Consigli per l'osservazione==
'''Scegliere una notte senza Luna'''
Il bagliore lunare rende l’osservazione molto difficile.
'''Abituarsi al buio'''
Prima di iniziare l'osservazione, quindi dopo aver predisposto tutta la strumentazione e si è dunque pronti a osservare, è conveniente restare alcuni minuti al buio, affinché le pupille si dilatino per la visione notturna; in questa fase è molto importante non osservare direttamente le luci di un faro o di una torcia, perché la pupilla in presenza della luce si restringe improvvisamente e la retina ne resta "impressionata", proiettando fastidiose geometrie colorate davanti al punto di fuoco per i 5-10 minuti successivi. Inoltre i tempi di adattamento al buio sono molto più lenti di quelli di adattamento alla luce, per cui basta una luce accesa anche per breve tempo che occorre ricominciare l’intero ciclo di adattamento al buio.
'''Usare le luci adatte'''
Se si ha la necessità di dover consultare un libro o una carta celeste, si consiglia di usare delle deboli torce che emettono una luce rossa, l'unica che consente di mantenere un certo adattamento al buio. È anche possibile fabbricarsi una torcia rossa per conto proprio: basta acquistare una normalissima torcia LED e applicarci sopra col nastro adesivo una lamina di plastica rossa che faccia passare un po’ di luce.
'''La visione distolta'''
La visione distolta è una tecnica di osservazione fondamentale nell'osservazione amatoriale, perché consente di guadagnare un buon margine di luminosità, pari anche a una magnitudine; se si vuole osservare un oggetto che appare poco luminoso, non lo si deve guardare direttamente, ma si deve indirizzare lo sguardo lateralmente, mentre si continua a concentrare l’attenzione sull'oggetto da osservare. Questa tecnica è basata sul fatto che la parte laterale dell'occhio è più sensibile alla luce della parte centrale, grazie alla presenza di particolari cellule chiamate bastoncelli, assenti al centro dell'occhio.
'''I pianeti'''
Tenere a mente che nelle costellazioni attraversate dall’eclittica possono esserci i pianeti del Sistema Solare (vedi sotto). Se non si è ancora molto pratici col riconoscimento delle costellazioni, la presenza di un pianeta potrebbe creare qualche confusione iniziale. Un buon sito in italiano per reperire le coordinate dei pianeti in una data prescelta è il seguente.
http://www.marcomenichelli.it/
Sono disponibili le effemeridi del Sole, della Luna e dei pianeti, con orari di levata e tramonto per varie località, le coordinate, notazioni su eclissi e altri fenomeni celesti, più numerosi calcoli.
==L'alfabeto greco==
Un buon astrofilo impara presto a familiarizzare con l'alfabeto greco; le stelle principali di ogni costellazione infatti sono catalogate con le lettere di questo alfabeto, dunque anche ogni carta celeste, dalla più semplice ai grandi atlanti celesti, riporta a fianco alle stelle luminose una lettera greca. Anche questa guida fa uso dell’alfabeto greco, sia nelle carte celesti che nelle descrizioni.
All'inizio può sembrare difficoltoso, ma con la pratica e a forza di leggere le carte celesti si imparano molto in fretta i nomi delle lettere. Sotto è riportato l'alfabeto greco scritto in caratteri minuscoli, ossia quello usato per le stelle.
α alfa<br>
β beta<br>
γ gamma<br>
δ delta<br>
ε epsilon<br>
ζ zeta<br>
η eta<br>
θ theta<br>
ι iota<br>
κ kappa<br>
λ lambda<br>
μ my<br>
ν ny<br>
ξ xi<br>
ο omicron<br>
π pi<br>
ρ rho<br>
σ sigma<br>
τ tau<br>
υ ypsilon<br>
φ phi<br>
χ chi<br>
ψ psi<br>
ω omega
==Concetti di base==
A seconda del periodo dell'anno, le costellazioni si alternano; col passare dei giorni, un gruppo di stelle che all'inizio era alto nel cielo nelle prime ore serali tenderà a spostarsi verso ovest, sempre più basso sull'orizzonte, finché il suo tramonto coinciderà con quello del Sole e non sarà più visibile. Ad est invece, altre stelle che prima erano basse si alzeranno sempre più, prendendo il posto di quegli astri che qualche mese prima erano dominanti nel cielo notturno. Questo fenomeno è dovuto al moto di rivoluzione terrestre, che fa sì che nel corso dell'anno il Sole venga a trovarsi, visto dalla Terra, in direzioni diverse: la parte di cielo notturno visibile la sera in un determinato giorno dell'anno, dopo sei mesi (quando la Terra si trova nella posizione opposta della sua orbita attorno al Sole) sarà invisibile, mentre al suo posto saranno osservabili altre stelle, invisibili a loro volta sei mesi prima.
Se osserviamo ad esempio a mezzanotte del 10 gennaio e poi di nuovo a mezzanotte del 10 luglio, ossia dopo sei mesi, noteremo che, ad eccezione delle stelle osservabili in direzione nord, tutto il cielo è completamente diverso. Per poter osservare a luglio il cielo osservato il 10 gennaio dovremmo guardare il cielo a mezzogiorno, ossia nell'orario opposto a quello di sei mesi prima; se a quell'ora avvenisse un'eclissi totale di Sole, in modo da oscurarne la luce, potremmo osservare le stesse stelle osservate a gennaio, nella stessa posizione.
===Emisferi, poli ed equatore===
Le costellazioni dell'intera volta celeste sono 88; di queste, circa 60 sono visibili dalle latitudini medi-terranee senza difficoltà. Alcune di esse, osservabili verso nord, sono sempre visibili in qualunque periodo dell'anno e sono dette circumpolari. Poiché l'Italia si trova nell'emisfero boreale terrestre, ossia a nord dell'equatore, la parte di cielo osservabile con più facilità è quella del corrispondente emisfero boreale celeste: tutte le stelle che si trovano entro un raggio di 90° dal polo nord celeste, appartengono all'emisfero boreale celeste.
Il polo nord celeste corrisponde alla direzione in cui punta in direzione nord l'asse di rotazione terrestre; in altre parole, se ci trovassimo al polo nord terrestre, il punto di cielo perfettamente perpendicolare al suolo (chiamato zenit) corrisponderebbe al polo nord celeste. Alla latitudine di 40°N, questo punto si osserva in direzione nord proprio a 40° di altezza sull'orizzonte, mentre lo zenit si trova a 50° dal polo; questo perché la latitudine 40°N si trova esattamente a 50° di distanza dal polo nord. Questo valore si ottiene sottraendo a 90° (la distanza fra polo ed equatore) 40°. Il ragionamento opposto (sottrarre a 90° l'altezza del polo celeste sull'orizzonte, misurabile con semplici strumenti) è stato utilizzato per millenni per calcolare la latitudine della località di osservazione.
L'asse terrestre in direzione nord punta verso una stella di media luminosità, facile da individuare perché nei suoi pressi non sono presenti altre stelle brillanti: questa stella, indicatrice del polo nord, è nota col nome di '''Stella Polare'''; grazie a questa è possibile individuare i punti cardinali in maniera anche più precisa di una bussola, dato che quest'ultima non punta in direzione del polo geografico, ma di quello magnetico, che risulta spostato di alcuni gradi.
L'area di cielo opposta alla fascia circumpolare è quella che alla latitudine di riferimento resterà sempre invisibile. Alla latitudine di 40°N, la parte di cielo non osservabile (detta anticircumpolare) sarà quella attorno al polo sud celeste, e in particolare tutta la fascia compresa entro 40° dal polo sud celeste, pertanto tutta la fascia di cielo con declinazione maggiore di 50°S. Alla latitudine opposta, 40°S (ad esempio in Nuova Zelanda), questa fascia di cielo sarà invece circumpolare, ossia sarà sempre visibile; l'area che risulterà invece invisibile sarà quella che alla latitudine 40°N è sempre osservabile.
La linea di demarcazione fra i due emisferi celesti è chiamata equatore celeste. È definita come l’insieme dei punti equidistanti dai poli che possiedono la massima angolazione da entrambi, ossia 90° dal polo nord e 90° dal polo sud. L’equatore celeste quindi non è atro che la proiezione sulla volta celeste dell’equatore terrestre; ciò comporta che dall’equatore terrestre l’equatore celeste si osserva sempre allo zenit.
===La fascia dello zodiaco===
[[File:Ecliptic with earth and sun animation.gif|500px|thumb|right|Lo spostamento del Sole lungo la linea dell’eclittica è solo apparente ed è dato dal moto di rivoluzione terrestre attorno al Sole, che fa sì che il Sole appaia in prospettiva in aree diverse del cielo.]]
La fascia dello zodiaco è quell'area di cielo in cui transitano (apparentemente) il Sole, la Luna e i pianeti; corrisponde al piano del Sistema Solare, in cui giacciono le orbite della Terra e di tutti i corpi celesti che ruotano attorno al Sole. Al centro della fascia dello zodiaco si trova il piano fondamentale dell'orbita terrestre, chiamato eclittica; lungo l'eclittica sembra muoversi nel corso dell'anno il Sole, che attraversa in dodici mesi tredici costellazioni; dodici di queste sono le costellazioni note come zodiacali (che hanno dato il nome ai corrispondenti segni zodiacali in astrologia): Ariete, Toro, Gemelli, Cancro, Leone, Vergine, Bilancia, Scorpione, Sagittario, Capricorno, Acquario, Pesci. A queste se ne aggiunge tuttavia una tredicesima anch’essa attraversata dall’eclittica, l'Ofiuco, posta fra Scorpione e Sagittario, a nord della prima. Lo spostamento del Sole attraverso queste costellazioni è in realtà un effetto prospettico, essendo la Terra a muoversi attorno al Sole, facendolo sembrare a seconda del periodo dell'anno in direzione di una o dell'altra costellazione.
Poiché l’asse di rotazione terrestre è inclinato rispetto al piano orbitale di 23°27’, anche l’eclittica presenta questa stessa inclinazione; ciò comporta che metà dell’eclittica attraversi l’emisfero celeste boreale, mentre l’altra metà attraversa quello australe. Quando il Sole “transita” lungo il tratto boreale dell’eclittica, nell’emisfero nord si hanno le stagioni della primavera e dell’estate.
Entro pochi gradi dall'eclittica si muovono i pianeti, i quali hanno dei piani orbitali diversi fra di loro, dunque leggermente inclinati rispetto a quello terrestre, e la Luna, che possiede un'inclinazione sua nell'orbita attorno alla Terra e che, a causa della sua vicinanza, assume una posizione diversa a seconda di dove la si osserva dalla Terra (ciò spiega anche come mai le eclissi di Sole siano limitate non solo dall'orario di una località, ma anche dalla sua latitudine, per cui un occultamento perfetto è possibile solo in una ristretta fascia di superficie terrestre alla volta).
Il Sole avanza giornalmente lungo l’eclittica percorrendo di media poco meno di un grado; ciò si traduce in una differenza da un giorno all’altro di circa 4 minuti. Come conseguenza, una stella che in una data notte vediamo sorgere a una data ora, la notte successiva la vedremo sorgere 4 minuti prima. La Luna percorre in 24 ore mediamente ben 14,5°. I pianeti più esterni del Sistema Solare invece possono impiegarci decenni per compiere un’intera rivoluzione e tornare al punto di partenza, perché le loro grandi orbite attorno al Sole vengono percorse in un tempo molto lungo.
===Il transito dei pianeti===
La presenza di un pianeta nel cielo stellato può indurre inizialmente in confusione: i pianeti non sono indicati nelle carte celesti fornite con i libri perché si spostano di continuo, o meglio orbitano attorno al Sole. La loro distinzione può così diventare problematica e certe volte può pure succedere che un pianeta venga scambiato per una stella, e viceversa. Una soluzione ottimale è conoscere grossolanamente dove è più facile osservare un pianeta. Per fare ciò, occorre tenere a mente alcuni concetti e discriminanti fondamentali:
*'''eclittica''': tutti i pianeti si muovono entro una fascia di cielo molto stretta, compresa entro appena 16°; al centro di questa fascia si trova il piano fondamentale dell'orbita terrestre, ossia l'eclittica. I pianeti si possono distaccare dalla linea dell'eclittica, poiché le loro orbite possono avere un'inclinazione leggermente diversa da quella del nostro pianeta, ma restano comunque tutti confinati entro la fascia di 16° prima descritta, fascia che prende il nome di cintura zodiazale o fascia dello zodiaco. Le costellazioni attraversate dall'eclittica sono quelle chiamate costellazioni zodiacali, e hanno gli stessi nomi dei "segni zodiacali" utilizzati nell'astrologia.
*'''pianeti interni''': un'importante distinzione si può fare con i pianeti interni rispetto alla Terra, ossia Mercurio e Venere: questi due pianeti sono infatti più vicini al Sole e pertanto saranno visibili solo per poche ore per notte, o all'alba o al tramonto.
Una volta compresi questi concetti, si può essere in grado, avendo una mappa celeste, di distinguere le stelle dai pianeti, poiché questi ultimi appaiono come dei "corpi estranei" molto luminosi non indicati sulla mappa.
[[File:Solar system scale v.jpg|300px|thumb|right|Gli otto pianeti del Sistema Solare, qui rappresentati in scala fra di loro.]]
'''Mercurio'''
Essendo il pianeta più interno, è anche quello che appare più vicino al Sole; fra i pianeti è infatti quello che si può osservare di meno. Alla distanza massima dal Sole si trova a circa 28° da quest'ultimo, pertanto si può notare soltanto o nella luce rossastra del crepuscolo, verso ovest, o nel chiarore diffuso dell'aurora, verso est. La sua rapida velocità orbitale, di appena 88 giorni, fa sì che sia osservabile solo per pochi giorni consecutivi, prima che sparisca nel chiarore del giorno o sotto l'orizzonte serale.
La sua luminosità apparente può raggiungere in alcuni casi la magnitudine -0,4, ossia può diventare più luminoso della gran parte delle stelle; il suo colore caratteristico è un arancione molto intenso. Oltre un'ora dal tramonto non è mai osservabile.
'''Venere'''
Con l'eccezione della Luna, Venere è l'oggetto naturale più luminoso nel cielo notturno, raggiungendo una magnitudine apparente di -4,9, più che ogni altra stella o pianeta. Venere raggiunge la sua massima brillantezza poco prima dell'alba o poco dopo il tramonto e per questa ragione è spesso chiamata la "Stella del Mattino" o la "Stella della Sera". La sua luminosità così elevata lo rende praticamente inconfondibile: brilla nel cielo con una luce nettamente biancastra, superiore a qualunque altro oggetto visibile. Essendo un pianeta interno, è possibile osservarlo solo o poco prima dell'alba, in direzione est, o poco dopo il tramonto, in direzione ovest, fino a un massimo di due ore dopo che il Sole è tramontato. Pertanto non può mai essere visibile troppo in alto sopra l'orizzonte. Se è presente nel cielo serale, è il primo oggetto che diventa visibile, eventualmente dopo la Luna, quando il Sole è appena tramontato e, se ci si trova in alta quota, persino prima del tramonto del Sole. A differenza degli altri pianeti, può discostarsi fino a 8° dalla linea dell'eclittica.
La sua vicinanza a noi fa sì che Venere sia un oggetto facile da osservare: con un binocolo appare con una forma ovaleggiante, molto scintillante; con un telescopio di piccole dimensioni è visibile invece come una sorta di "Luna in miniatura", ossia appare illuminata non completamente, ma solo in parte, e spesso può presentarsi come un falce, similmente a come si mostra la Luna quando non è in fase di Luna piena.
'''Marte'''
Il colore che più si tende ad associare al pianeta Marte è il rosso vivo; in effetti, quando questo pianeta è visibile nel cielo notturno, brilla con un intenso colore rosso o rosso-arancio, al punto che spesso è proprio chiamato il pianeta rosso. Marte si trova più esternamente rispetto alla Terra ed è pertanto possibile che si possa osservare durante tutta la notte e in posizioni lontane dall'est e dall'ovest, come pure molto in alto nel cielo. Il modo più semplice per distinguerlo, oltre al suo colore, è la sua magnitudine apparente, che a seconda dei periodi può raggiungere la -2,6; mediamente si mantiene su una luminosità meno evidente, oscillando fra la –1,5 e la 1,0. Si muove molto vicino alla linea dell'eclittica, pertanto se in un cielo stellato è presente un oggetto non indicato sulle mappe di colore rosso vivo molto vicino all'eclittica, si tratta del pianeta Marte.
Al binocolo appare come un punto rosso privo di particolari caratteristiche; al telescopio possono rendersi evidenti, a seconda della sua distanza, diversi segni scuri e solchi, dovuti in parte alla composizione del suolo, in parte ai rilievi. In certe occasioni è anche visibile su un lato un punto bianco, ossia una delle calotte polari.
'''Giove'''
Giove appare a occhio nudo come un oggetto molto brillante e dal colore biancastro o quasi color panna; essendo un pianeta esterno rispetto alla Terra, è possibile che si possa osservare durante tutta la notte e in posizioni lontane dall'est e dall'ovest, come pure molto in alto nel cielo. Per distinguerlo, oltre al suo colore, si può fare riferimento alla sua grande brillantezza (raggiunge la magnitudine –2,8 in fase di opposizione) e al fatto che si muove molto vicino all'eclittica; pertanto se in un cielo stellato è presente un oggetto non indicato sulle mappe di colore biancastro molto vicino all'eclittica e molto brillante, si tratta del pianeta Giove. Infine, è da tener presente che Giove è un pianeta lento (ci mette quasi 12 anni a tornare nello stesso punto), pertanto lo si potrà osservare sempre nella stessa posizione, o in una poco differente ma all'interno della stessa costellazione, anche nell'arco di qualche mese.
Già con piccoli strumenti è possibile rivelare alcuni caratteristici dettagli. Un piccolo cannocchiale o telescopio rifrattore consente di osservare attorno al pianeta quattro piccoli punti luminosi, disposti lungo il prolungamento dell'equatore del pianeta: si tratta dei suoi satelliti più luminosi, Io, Europa, Ganimede e Callisto. Poiché essi orbitano abbastanza velocemente intorno al pianeta, è possibile osservarne i movimenti anche fra una notte e l'altra. Un piccolo telescopio inoltre consente di individuare con facilità alcuni dettagli della sua atmosfera, come le due bande rossicce poste simmetricamente a nord e a sud dell'equatore e, a seconda della faccia che il pianeta mostra, è possibile osservare pure la celeberrima Grande Macchia Rossa.
'''Saturno'''
Saturno appare ad occhio nudo come un oggetto abbastanza brillante, anche se meno di Giove: la sua magnitudine apparente media è infatti pari a circa 0,2; il suo colore caratteristico è il giallo o color crema. Come Marte e Giove, anche Saturno è un pianeta esterno rispetto alla Terra ed è possibile che si possa osservare durante tutta la notte e in posizioni lontane dall'est e dall'ovest, come pure molto in alto nel cielo. Per distinguerlo, oltre al suo colore, si può fare riferimento al fatto che si muove molto vicino all'eclittica; pertanto se in un cielo stellato è presente un oggetto non indicato sulle mappe di colore giallo molto vicino all’eclittica e piuttosto brillante, si tratta del pianeta Saturno. Spesso, poiché la sua luminosità è paragonabile a quella di diverse altre stelle, può capitare facilmente che si confonda con una stella vicina o, se il pianeta si trova molto in prossimità di una stella di colore e luminosità simile, si può essere in difficoltà nel capire quale sia la stella e quale il pianeta; in casi come questi si può utilizzare, se la notte non è particolarmente ventosa, il vecchio trucco della "luce fissa": l'oggetto che scintilla di meno e che resta più "fisso" è il pianeta. Infine, è da tener presente che, come Giove, anche Saturno è un pianeta lento, pertanto lo si potrà osservare sempre nella stessa posizione, o in una poco differente ma all'interno della stessa costellazione, anche nell'arco di qualche mese.
Mentre con un comune binocolo è impossibile distinguere alcun particolare del pianeta, con un telescopio da 80-100 mm si possono scorgere sia alcuni satelliti, che il suo famoso e complesso sistema di anelli, che fa sembrare il pianeta inizialmente di forma ovale e poi, procedendo con gli ingrandimenti, di forma "lobata".
'''Urano, Nettuno e gli oggetti trans-nettuniani'''
I pianeti esterni a Saturno sono piuttosto deboli, sia a causa della loro grande distanza sia perché le loro dimensioni si riducono progressivamente allontanandosi dal centro del sistema solare. Essi generalmente non possono pertanto essere fonte di confusione osservando il cielo con una carta celeste.
'''Urano''' è il settimo pianeta del sistema solare in ordine di distanza dal Sole, il terzo per diametro e il quarto per massa. La sua caratteristica più esotica è il suo moto di rotazione, retrogrado rispetto agli altri pianeti del sistema solare, con un’inclinazione dell’asse tale da rendere la sua rotazione simile a un “rotolamento” lungo il suo piano orbitale. È al limite della visibilità a occhio nudo e appare come una punto azzurrognolo di magnitudine 5,5 e può essere facilmente confuso per una stella; in effetti ciò accadde veramente, quando John Flamsteed lo inserì nel suo atlante stellare del 1690 scambiandolo per una piccola stella nella costellazione del Toro.
'''Nettuno''' è l'ottavo e più lontano pianeta del sistema solare, partendo dal Sole. Si tratta del quarto pianeta più grande, considerando il suo diametro, e il terzo considerando la sua massa. La sua magnitudine apparente si aggira attorno a 7,7-8,0 ed è pertanto invisibile a occhio nudo.
Oltre Nettuno vi sono gli oggetti trans-nettuniani, in prevalenza piccoli pianeti nani come il ben noto '''Plutone''' ed '''Eris''', sempre invisibili sia a occhio nudo che con l'ausilio di piccoli strumenti.
[[Categoria:Guida alle costellazioni|Consigli per l'osservazione]]
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Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Basilica del Carmine
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2026-06-03T18:22:13Z
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{{Disposizioni foniche di organi a canne}}
[[File:Padova, Santa Maria Madonna del Carmine, Organo Lorenzi (5).jpg|400px|centro]]
* '''Costruttore:''' Giovan Battista De Lorenzi
* '''Anno:''' 1877
* '''Restauri/modifiche:''' Piccinelli (1979), Paccagnella (2020)
* '''Registri:''' 29
* '''Canne:''' 956
* '''Trasmissione:''' meccanica
* '''Consolle:''' a finestra, al centro della parete anteriore della cassa
* '''Tastiere:''' 1 di 58 note con prima ottava cromatica estesa (''Do<sup>1</sup>''-''La<sup>5</sup>'')
* '''Pedaliera:''' a leggio di 19 note (''Do<sup>1</sup>''-''Fa#<sup>2</sup>'') + pedale della ''Terza mano'' + pedale del ''Rollante''
* '''Collocazione:''' in corpo unico, sulla cantoria alla destra del presbiterio
* '''Accessori:''' ''Combinazione libera alla lombarda'', ''Tirapieno'', ''Tremolo'', ''Terza mano'', ''Rollante''
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| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''Colonna di sinistra - ''Concerto'''''
----
|-
|Trombone ||8' Bassi
|-
|Tromba dolce ||8' Soprani
|-
|Eufonio ||4' Bassi
|-
|Flicorno ||8' Soprani
|-
|Corno inglese ||16' Soprani
|-
|Viola ||4' Bassi
|-
|Flauto reale ||8' Soprani
|-
|Flautone in VIII ||4' Bassi
|-
|Flauto in VIII ||4' Soprani
|-
|Flauto in XII ||2.2/3' Soprani
|-
|Flagioletto ||2' Soprani
|-
|Voce umana ||8' Soprani
|-
|Bombardone ||8' <small>(al Pedale)</small>
|-
|Timballi ||8' <small>(al Pedale)</small>
|-
|}
| style="vertical-align:top" |
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| colspan=2 | '''Colonna di destra - ''Ripieno'''''
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|-
|Principale ||16' Bassi
|-
|Principale ||16' Soprani
|-
|Principale ||8' Bassi
|-
|Principale ||8' Soprani
|-
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|-
|Ottava ||4' Soprani
|-
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|-
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|-
|Decimanona || 1.1/3'
|-
|Vigesimaseconda || 1'
|-
|Vigesimasesta e nona || 2/3'
|-
|Trigesimaterza e sesta || 1/3'
|-
|Contrabbassi e ottave ||16'+ 8' <small>(al Pedale)</small>
|-
|Ottava ||8' <small>(al Pedale)</small>
|-
|Duodecima ||5.1/3' <small>(al Pedale)</small>
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== Altri progetti ==
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== Collegamenti esterni ==
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[[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]]
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La cucina di nonna bebe
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{{da unire|Libro di cucina}}
<big><big><big> '''LA CUCINA DI NONNA BEBE'''</big></big> <big><big><big>''di Gabriella Pattacini''</big>
</big> <br><br></big></big>
[[File:Copertina totem stelle bis.jpg]]
== '''PREMESSA''' (ovvero: le intenzioni) ==
La redazione di un libro di cucina (un altro libro di cucina, uffa!) non è una cosa insolita. In questo caso lo scopo è piuttosto privato, anzi intimo.
Si vorrebbe fissare, conservare e trasmettere il piccolo “tesoro” di oltre 50 anni di attività di cucina. Iniziata con tentativi tesi a far fronte all’emergenza di eventi familiari, in seguito con l’ascolto dei consigli delle persone più anziane e delle amiche più esperte.
Nel tempo, le necessità dei familiari alle quali far fronte hanno permesso di sperimentare le reazioni degli stessi per testare, correggere e adattare le varie preparazioni. Un po’ di esperienza professionale nella conduzione di un esercizio e – infine - i risultati soddisfacenti, letti sulle reazioni dei “consumatori” interni ed esterni, hanno portato dall’impegno per necessità all’attività per soddisfazione.
A ogni buon conto, quello che si vuole comunicare e trasmettere, è una cucina abbastanza semplice, nel solco della tradizione locale cittadina, pur con qualche interpretazione personale, non senza alcune incursioni in cucine “altre” come quelle delle regioni meridionali o - ad esempio - quella francese.
Le ricette più caratteristiche della cucina reggiana presentano piccole (o grandi) differenze tra una località e l’altra, anche se poco distanti dalla città o tra di loro. Esistono differenze anche rispetto alle zone delle province confinanti quali: Modena, Parma, Bologna, Mantova o con la Liguria e la Toscana.
Le differenze – però – esistono anche tra una famiglia e l’altra anche se abitanti nella stessa zona. Quest’ultima caratteristica è frutto del processo di apprendimento delle preparazioni più tradizionali che passa attraverso l’insegnamento delle madri alle figlie (o ai figli), fatto più con l’esempio che con i libri di ricette e fissato dalla pratica che i nuovi apprendisti compiono sotto la sorveglianza delle madri e assoggettandosi pazientemente al loro giudizio.
Questa pratica si va perdendo sostituita da altri insegnamenti e da altre esperienze, per chi s’interessa e si applica alla cucina. Libri, trasmissioni televisive, incursioni nei ristoranti, sono le nuove fonti di apprendimento.
È anche per gli intuibili motivi portati da questi argomenti che nasce la volontà di completare questa raccolta, per fissare e lasciare un piccolo patrimonio derivato dall’esperienza. Bisogna però ricordare che una ricetta scritta, non accompagnata dalla presenza d’indirizzo di chi l’ha già provata, non può rendere in assoluto la corretta esecuzione, bisogna anche saper adattare le preparazioni alle proprie esigenze e sensibilità con quelle piccole variazioni che sorgono dalla sperimentazione e dai risultati sui destinatari della propria opera.
Provare per credere! - Da Gabriella, (spesso chiamata Bebe)
Segue la PREMESSA (ovvero: le intenzioni)
* - Antonio, vorrei mettere in ordine tutte le ricette che ho raccolto e scritto in tutti questi anni, ma non ho tempo e non so da dove cominciare.
* - Non sarà una cosa semplice. Hai almeno due o tre quaderni e tanti foglietti sparsi. Mi sembra una giusta intenzione, ma di non facile attuazione.
* - Non potresti aiutarmi tu?
* - Se tu me lo chiedessi nel modo giusto, potrei anche lasciarmi convincere.
* - Dai, impegnati. Se farai un bel lavoro potrà restare qualcosa per i nostri nipoti.
* - Sei convinta che un tempo avranno voglia e spazio per leggerle?
* - Chilossà? Potrebbe anche essere un piccolo patrimonio accumulato nel tempo che lascerò a loro.
* - Sei ottimista. Lo sai quanti libri di cucina si scrivono in Italia e nel mondo ogni giorno? E non sarà uno in più che cambierà la situazione. Poi devi tenere conto che i gusti e le abitudini cambiano nel tempo e più il tempo passerà e più sembreranno cose datate, superate, come sembrano ora a noi superate anche le ricette dell’Artusi che tanto abbiamo apprezzato un tempo.
* - È vero, ma tu prova. Se i libri di cucina sono tanti, è anche vero che non tutti sono buoni. Questo qui sarebbe il frutto della mia esperienza e della nostra approvazione. Perciò un libro in più non può fare poi tanto male…
* - Va bene. Però non pensare che sia una cosa breve. Poi serve anche la tua verifica e approvazione. Sarà necessario eliminare anche i doppioni e le cose non ben verificate.
* - Tu comincia e procedi a tappeto. Poi si vedrà
* - Mi arrendo e mi metto all’opera.
Questa la genesi di quello che qui segue e che, se vorrete, potrete leggere e anche provare.
Nella redazione delle ricette si è proceduto, quando possibile, nella massima semplicità per riproporre quanto acquisito a suo tempo anche con appunti frettolosi, a volte raccolti dalla viva voce di amici, parenti anziani o da trasmissioni radio-televisive. Si è scelto di dettagliare maggiormente le preparazioni più complesse e caratteristiche della propria cucina locale lasciando al buon senso e al gusto di ogni cuoca o cuoco, che si accinga a sperimentare quanto proposto, quale traccia maestra da seguire sempre. Almeno così pensiamo debba essere in cucina come in altri ambiti.
Questa la genesi di quello che sta scritto qui di seguito e ora non resta che l’invito:
Provare per credere! Parola di Gabriella (spesso chiamata Bebe) e di Antonio (collaboratore comandato alla redazione).
== '''INDICE DEI GRUPPI DI RICETTE''' ==
1 Ricette base
2 Minestre e zuppe
3 Le carni
4 Dolci e dessert
5 Marmellate e composte
6 Preparazioni varie
7 Antipasti, pizze, salati
8 Pesci e crostacei
9 Insalate
10 Salse e contorni</big>
<big><big> '''1 RICETTE BASE''' </big> <br>
<big> La pasta all’uovo </big> <br>
<br> ''Fig. Sfoglia stesa a mano'' <br>
<br> ''Fig. Macchina per la sfoglia '' <br>
La preparazione della pasta all’uovo serve di base per molte minestre quali: tagliatelle, lasagne, cappelletti, tortelli ecc.
Pesare la farina e predisporla sulla spianatoia “a fontana” (mucchietto circolare con un buco in mezzo). Potrebbe essere utile setacciare la farina per eliminare eventuali grumi o impurità.
Se non si ha di un setaccio idoneo, si può utilizzare un colino circolare grande d’acciaio a maglia fitta.
Rompere le uova, a una a una, e farle cadere al centro della “fontana”. Aggiungere gli eventuali spinaci per la versione verde.
Iniziare a mescolare le uova con la punta del coltello da tavola, incorporare lentamente e gradualmente la farina facendola cadere dai bordi della “fontana”. Fare attenzione a che le uova liquide non escano dal bordo della farina. Quando le uova saranno tutte incorporate nella farina, si avrà un impasto ormai pronto per essere lavorato.
L’impasto vi potrebbe sembrare asciutto. Con il giusto rapporto tra le uova (di misura normale) e la farina (vedi ingredienti), sarà sufficiente procedere nella lavorazione per avere un risultato perfetto. NON AGGIUNGETE ACQUA: non è quasi mai necessario.
Lavorare l‘impasto mescolandolo con l‘azione energica delle mani (e braccia) fino a quando vi apparirà liscio ed elastico; se avrete operato bene sulla superficie dell’impasto, dovrebbero apparirvi delle piccole vescichette che vi testimonieranno la vostra bravura e segnaleranno che la prima lavorazione volge al termine.
Avendo a disposizione una macchina impastatrice, seguire le indicazioni del fabbricante. Le dosi dovrebbero rimanere le stesse.
Appiattire l’impasto sulla spianatoia quindi procedere a “tirare “la sfoglia utilizzando il matterello rotolandolo con forza (adeguata) sulla spianatoia. Cercare di mantenere la sfoglia di forma rotonda girandola regolarmente. Se la sfoglia tendesse ad attaccarsi alla spianatoia e al matterello, infarinarla leggermente. Il lavoro è terminato quando lo spessore della sfoglia è sufficientemente sottile per le minestre che si vogliono cucinare in seguito. Vedi ricette varie.
Avendo a disposizione una macchina a rulli per tirare la sfoglia (a mano o elettrica), utilizzarla passando a più riprese strisce di sfoglia fino allo spessore (sottigliezza) voluto.
Lasciare asciugare la sfoglia sulla spianatoia fino a quando sarà possibile arrotolarla (per il taglio o altro utilizzo) senza che si attacchi o che si rompa. Il tempo di asciugatura può variare in base alla temperatura ambiente, umidità e correnti d’aria.
Procedere quindi a tagliare la sfoglia nei formati voluti quali: tagliatelle, tagliatelline, rettangoli per lasagne, maltagliati, quadrucci, pappardelle.
Per i quadratini destinati a ricevere il ripieno dei cappelletti, o tortelli, o ravioli, o per gli stricchetti (farfalline), la sfoglia va utilizzata quando è appena stata stesa per poter chiudere bene le preparazioni.
Alcuni formati si conservano, per alcuni giorni, essiccati o in frigorifero.
Ora sarà possibile procedere con la preparazione successiva della minestra prevista.
<big>Note e variazioni
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<big>Crema Inglese</big> <br>
Tagliare il baccello di vaniglia per il lungo; mettere il latte in una casseruola, aggiungere la vaniglia e portare a bollore;
In una zuppiera metallica sbattere i tuorli con lo zucchero;
Versare piano piano il latte sui tuorli e zucchero mescolando con una frusta;
Mettere il composto nella casseruola del latte e mettere sul fuoco a calore moderato; mescolare continuamente;
Cuocere fino al raggiungimento di 84°, senza un termometro adatto si può verificare il giusto grado di temperatura quando il composto lascerà un velo su un cucchiaio;
Togliere dal fuoco, trasferire in un recipiente freddo, mescolare e lasciar raffreddare.
<big>Note e variazioni</big>
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<big>Crema pasticcera</big>
Separare i tuorli d’uovo dall’albume e sbatterli in una zuppiera (o direttamente in una casseruola) con lo zucchero e la farina. Aumentare la farina per una crema più densa.
Aggiungere il latte (meglio se tiepido) incorporandolo lentamente alle uova. Con una frusta mescolate il tutto velocemente cercando di sciogliere gli eventuali grumi.
Aggiungere la vaniglia, la buccia di limone e portare il composto a ebollizione su fuoco moderato.
Cuocere non più di due o tre minuti da quando avrà iniziato a bollire.
<big>Note e variazioni</big>
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<big>Pan di Spagna</big>
Mescolare lo zucchero e la farina alle uova. Aggiungere la vaniglia, la buccia di limone grattugiata e il sale. Sbattere il tutto energicamente con una frusta fino a quando il composto non sarà ben amalgamato, soffice e cremoso.
Versare in uno stampo imburrato pareggiando con una spatola o con il dorso di un cucchiaio bagnato.
Cuocere in forno per 30 minuti circa a 180 gradi. Il pan di Spagna sarà cotto quando la superficie sarà di un bel color biscotto
<big>Note e variazioni</big>
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<big>Pasta Margherita</big>
Rompere le uova in un recipiente, aggiungere lo zucchero e sbattere con una frusta;
Fare intiepidire il composto per qualche minuto a bagnomaria ponendo il recipiente sopra una pentola con acqua calda;
Aggiungere la farina, la fecola, il burro, il sale e incorporare delicatamente con una spatola;
Versare il composto in uno stampo imburrato e cuocere in forno a 200° per 20-25 minuti; la pasta è cotta quando uno stecchino inserito e ritirato non avrà tracce d’impasto;
Farcire la pasta a piacimento dopo averla lasciata riposare per almeno mezz’ora.
<big>Note e variazioni</big>
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<big>Pesto alla genovese classico </big>
Fig. ''Pesto alla genovese''
Per rispettare la tradizione e assicurarsi le caratteristiche di qualità equilibrata che danno il sapore caratteristico alla preparazione, utilizzare gli ingredienti tipici come qui indicato;
Preparazione
Il pesto si deve produrre con l’utilizzo del mortaio e del pestello per non ossidare le foglie del basilico con il contatto delle lame dei coltelli o dei frullatori. Il mortaio tradizionale è di marmo e il pestello di legno;
Lavare e lasciar asciugare le foglie di basilico (fare attenzione a non stropicciarle per non farle annerire); utilizzare circa 30 foglie ogni spicchio d’aglio; schiacciare nel mortaio l’aglio;
Aggiungere le foglie di basilico insieme a strati di sale mentre si triturano con il pestello agendo con un movimento rotatorio;
Quando si forma un liquido verde e il basilico diventa come una crema, aggiungere i pinoli e poi i formaggi grattugiati nella proporzione di 2/3 di Parmigiano e 1/3 di Fiore Sardo; incorporare bene il pesto tra i suoi componenti;
Aggiungere l’olio versato filo a filo fino creare una crema densa di colore verde chiaro;
Al momento di utilizzarlo per la pasta aggiungere un poco d’acqua di cottura.
<big>Note e variazioni</big>
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<big>Pasta frolla</big>
Mettere in burro morbido in una ciotola con un po’di sale, lo zucchero, la vanillina, mescolate poi unite l’uovo;
Setacciare la farina sulla spianatoia e aggiungere il composto precedente; impastare e lavorare fino a ottenere un composto omogeneo; infarinare leggermente se dovesse attaccarsi troppo;
Avvolgere in una pellicola e lasciar riposare in frigorifero per almeno 1 ora prima di utilizzare;
Nel caso sia necessario stendere la pasta per foderare una tortiera, schiacciare la palla su un foglio di carta da forno, mettere sopra un altro foglio di carta da forno e stendere la pasta con l’aiuto di un matterello;
Togliere il foglio superiore di carta da forno, eliminare la pasta eccedente e la pasta è pronta per essere posta nella tortiera per essere poi farcita a piacimento;
Al momento di usarla, se risulterà un po' unta, per spianarla, aggiungere un po' di farina sul tavolo di lavoro;
<big>Note e variazioni
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<big>Pasta per erbazzone (da Bellezza - Bebe)
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''Fig. Erbazzone''
Mettere la farina a fontana sulla spianatoia;
Aggiungere lo strutto, il latte e il sale. Impastare e lavorare l’impasto fino a che non sarà morbido ed elastico;
Far riposare in frigorifero per almeno 2 ore avvolgendo l’impasto in una pellicola trasparente; se preparate l’impasto un giorno prima la pasta sarà più elastica;
La pasta così preparata è da utilizzare per la confezione dell’erbazzone tradizionale. La stessa preparazione può essere utilizzata per una torta di carciofi o una torta di spinaci e simili.
Note e variazioni
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<big>Pasta per erbazzone (da Marta Ferrari)</big>
Mettere la farina a fontana sulla spianatoia;
Aggiungere il burro intiepidito e sminuzzato, lo strutto e il sale. Impastare con l’acqua tiepida e lavorare l’impasto fino a che non sarà morbido ed elastico;
Far riposare in frigorifero per almeno mezz’ora avvolgendolo in una pellicola trasparente;
La pasta così preparata è da utilizzare per la confezione dell’erbazzone tradizionale;
La stessa preparazione può essere utilizzata per una torta di carciofi o una torta di spinaci e simili.
<big>Note e variazioni</big>
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<big>Pasta brisée</big>
Preparazione:
Mettere la farina in una ciotola con un po’di sale e il burro a temperatura di frigorifero sbriciolato a pezzetti; si può anche utilizzare un mixer o un robot da cucina;
Lavorare la farina con il burro in modo da ottenere dei grumi poi aggiungere l’uovo continuando a lavorarle l’impasto;
Aggiungere quindi acqua fredda in modo da ottenere un composto omogeneo e formare una palla; mettere la pasta in frigorifero per circa un’ora;
Nel caso sia necessario stendere la pasta per foderare una tortiera, schiacciare la palla su un foglio di carta da forno, mettere sopra un altro foglio di carta da forno e stendere la pasta con l’aiuto di un matterello;
Togliere il foglio superiore di carta da forno, eliminare la pasta eccedente e la pasta è pronta per essere posta nella tortiera per essere poi farcita a piacimento;
Al momento di usarla, se risulterà un po' unta, per spianarla, aggiungere un po' di farina sul tavolo di lavoro;
Per realizzare una torta salata cuocerla prima in bianco mettendola in uno stampo, punzecchiarne sia il fondo che i lati, coprirla di fagioli secchi e cuocere in forno a 180°C per 20-30 minuti; togliere i fagioli e lasciarla dorare per altri 10-15 minuti.
Note e variazioni
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<big>Pasta a foncer</big>
Preparazione:
Mettere la farina in una ciotola con un po’di sale e il burro a temperatura ambiente sbriciolato a pezzetti;
Lavorare la farina con il burro in modo da ottenere dei grumi poi aggiungere l’uovo continuando a lavorarle l’impasto; Aggiungere quindi acqua fredda in modo da ottenere un composto omogeneo e formare una palla;
Nel caso sia necessario stendere la pasta per foderare una tortiera, schiacciare la palla su un foglio di carta da forno, mettere sopra un altro foglio di carta da forno e stendere la pasta con l’aiuto di un matterello;
Togliere il foglio superiore di carta da forno, eliminare la pasta eccedente e la pasta è pronta per essere posta nella tortiera per essere poi farcita a piacimento;
Al momento di usarla, se risulterà un po' unta, per spianarla aggiungere un po' di farina sul tavolo di lavoro;
Riscaldare il forno a 180°C.;
Metterla in uno stampo, pizzicarne i bordi per fare un orlo e punzecchiarne sia il fondo che i lati;
Coprire con fagioli secchi e mettere in forno per 20-30 minuti; togliere i fagioli e lasciarla dorare per altri 10-15 minuti.
<big>Note e variazioni</big>
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<big>Ragù alla Bolognese
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''Ricetta tradizionale Bolognese
''
Soffriggere il trito di pancetta e verdure; aggiungere poi la carne di manzo tritata e, dopo una abbondante rosolatura, versare mezzo bicchiere di vino rosso (sangiovese) secco;
Evaporato il vino, aggiungere la salsa di pomodoro, sale e pepe a piacere, e il bicchiere di brodo; continuare la cottura a fuoco basso per un paio d'ore aggiungendo, al termine, la panna.
Note e variazioni
Ogni famiglia ha la sua ricetta di tradizione che prevede varianti e inserimenti. Si possono sperimentare anche innovazioni senza, però, stravolgere il gusto di base della preparazione tradizionale.
Il ragù così preparato servirà per la preparazione dei primi piatti tipici della tradizione bolognese ed emiliana quali: lasagne, tagliatelle, cannelloni e simili, senza dimenticare la pasta secca, preferibilmente corta.
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'''2 MINESTRE'''
<big>Risi e bisi</big>
''Fig. Risi e bisi''
Tritare insieme la cipolla e il prezzemolo;
Mettere sul fuoco una casseruola larga, ma dai bordi alti, e far soffriggere parte del burro (50 gr.) con la cipolla tritata, il prezzemolo e la pancetta tagliata a dadini;
Lasciare imbiondire il soffritto quindi aggiungere i piselli; abbassare il fuoco e bagnare con un po’ di brodo caldo;
Cuocere a fuoco moderato; a metà cottura (dei piselli) alzare il fuoco e calare il riso; dopo uno o due minuti di cottura vivace aggiungere del brodo caldo; ricordarsi di mescolare in modo continuo;
Continuare la cottura mescolando e aggiungendo – di tanto in tanto - il brodo caldo per tenere il riso morbido; per la cottura regolarsi secondo il gusto; in genere occorrono dai 15 ai 20 minuti in base al tipo di riso;
Quando il riso sarà quasi pronto, aggiustare di sale e di pepe; regolare la morbidezza del risotto aggiungendo eventualmente un po’ di brodo; aggiungere il burro rimasto, il formaggio grattugiato e mescolare vigorosamente per mantecare il tutto;
Completare la cottura e servire caldissimo.
Note e variazioni
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Risotto allo champagne
Fig. 1
In una casseruola larga, ma dai bordi alti, far fondere il burro e quando sfrigola appena aggiungere la cipolla tritata finemente;
Lasciar soffriggere a fuoco moderato fino a quando la cipolla non diventa trasparente;
Aggiungere il riso e, mescolando accuratamente con un cucchiaio o una spatola di legno, amalgamare il riso con il burro e la cipolla lasciandolo cuocere per alcuni istanti a fuoco vivo (circa un minuto);
A questo punto aggiungere parte dello champagne (circa 2/3) e lasciar cuocere – sempre a fuoco vivo – per un paio di minuti, sempre mescolando;
A parte, portare a ebollizione un litro di brodo di pollo che va tenuto sempre caldo ed è da utilizzare per portare a fine cottura il riso tenendolo sempre morbido e mescolato;
Verso la fine della cottura, che si verificherà dopo 15/16 minuti (in base al riso utilizzato), aggiungere il resto dello champagne regolando la quantità in modo da non farlo troppo acquoso e tenendo presente che l’aggiunta del vino freddo fermerà la cottura del riso;
Senza spegnere il fuoco, aggiungere il formaggio grattugiato e mescolare vigorosamente;
Servire – rigorosamente - accompagnato da un bicchiere di champagne ben freddo.
Note e variazioni
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Lasagne verdi e gialle
Fig. 1
Fig. 2
Preparare la sfoglia impastando le uova con la farina e tirandola a uno spessore non troppo sottile;
Qualora si vogliano fare le lasagne verdi, lessare 300 gr. di spinaci (puliti e lavati), strizzarli e tritarli finemente. Nel fare la sfoglia, sostituire un uovo con gli spinaci risultanti;
Fare essiccare brevemente la sfoglia (per quella verde occorrerà un po’ più di tempo) poi tagliarla a strisce di circa 10 cm. e della lunghezza dello stampo che si vorrà utilizzare;
In una pentola abbastanza larga, fare bollire dell’acqua salata e sbollentare brevemente le strisce di pasta. Scolare la pasta e stenderla su un canovaccio pulito;
A parte preparare la besciamella mettendo sul fuoco una noce di burro. Stemperarvi dentro un cucchiaio di farina poi aggiungere un bicchiere di latte. Mescolare fino a bollitura e lasciar cuocere per almeno due minuti. Aggiungere una grattugiata di noce moscata;
In precedenza, si sarà preparato un ragù di carne nel modo solito, con carne di manzo o con carne mista (manzo, vitello, maiale);
Procedere alla preparazione delle lasagne ponendo nello stampo (in genere rettangolare) i vari strati;
Sul fondo, dello stampo mettere subito un leggero strato di ragù e besciamella. Stendere le strisce di pasta senza sovrapporle coprendo tutto lo strato. Condire spargendo uniformemente uno strato di ragù (senza esagerare), aggiungere uno strato di besciamella e spolverizzare di formaggio;
Segue…
Proseguire strato su strato fino al termine della pasta o fino al riempimento dello stampo;
Lasciare un po’ di bordo libero nello stampo per evitare che in fase di cottura il sugo debordi;
Si dovranno mettere quattro o cinque strati al massimo;
Finire l’ultimo strato mettendo la besciamella e solo pochissimo ragù. Spolverizzare sempre con il formaggio;
Cuocere in forno per 40 minuti circa a 180 gradi.
Note e variazioni
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Cappelletti reggiani
Fig. 1
Fig. 2
Mettere il burro, l’olio e la cipolla in una casseruola capiente e fare appassire la cipolla;
Aggiungere la carne tagliata a pezzetti e farla rosolare bene a fuoco moderato; aggiungere un poco d’acqua e salare; cuocere per almeno 3 ore; badare bene che durante la cottura non si asciughi troppo;
A cottura ultimata, passare al tritacarne; mettere in una zuppiera; far saltare brevemente una manciata di pane grattugiato nel fondo di cottura poi aggiungere il tutto alla carne tritata;
Finire il ripieno con altro pane grattugiato, un uovo, noce moscata e abbondante formaggio grattugiato; mescolare bene gli ingredienti; il ripieno dovrà essere compatto, sodo e saporito; assaggiare ed eventualmente aggiungere formaggio o noce moscata;
Preparare la sfoglia impastando le uova (un uovo e 100 grammi per persona) con la farina e tirandola a uno spessore abbastanza sottile;
Tagliare con la rotella dentata dei quadratini di circa 3 centimetri di lato; inserire nei quadratini un adeguata quantità di ripieno (un pizzico) e richiudere la sfoglia a triangolo, poi piegare i due spigoli più lunghi tra di loro e saldarli premendo le punte formando così il cappelletto; a questo punto, procedere rapidamente al confezionamento dei cappelletti senza lasciar asciugare troppo la sfoglia.
Note e variazioni
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Canederli (Knödel)
Fig. 1
I canederli (o knödel) sono gnocchi di pane raffermo tipici del Trentino e dell’Alto Adige;
Gli ingredienti possono variare leggermente sulla base delle tradizioni di zona, familiari o degli ingredienti a disposizione nella dispensa; possono essere consumati in brodo o asciutti; questi ultimi conditi con sugo o con burro fuso;
Regolare la quantità degli ingredienti secondo la quantità che si vuol confezionare.
Mettere a bagno in una zuppiera il pane raffermo tagliato a dadini coprendolo di latte; lasciarlo in ammollo almeno 12 ore.
Al momento della preparazione, raccogliere il pane dal latte e strizzarlo per bene;
Tritare finemente la cipolla e farla rosolare in un poco di burro senza farla bruciare troppo (toglierla dal fuoco un minuto dopo che sia diventata trasparente); versare il tutto sul pane e mescolare;
Tritare (sempre finemente) lo speck e, eventualmente, gli altri salumi che avrete deciso di utilizzare; aggiungeteli al pane e mescolate;
Grattugiare o tritare un poco di formaggio trentino di latteria (è tenero) e aggiungerlo al composto;
aggiungere anche un uovo, un po’ di sale e l’erba cipollina tritata;
Impastate accuratamente tutti gli ingredienti e formate delle piccole palle che dovranno risultare di media consistenza;
Portare a ebollizione il brodo e calare delicatamente i canederli. Farli cuocere per 8 – 10 minuti;
Segue…
Servirli spolverizzati di grana grattugiato;
Se si vogliono consumare asciutti, cuocerli in acqua bollente, scolarli poi condirli con un sugo a piacere o con burro fuso alla salvia; sempre il grana grattugiato sopra, all’ultimo.
Note e variazioni
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Gnocchi alla romana
Fig. 1
In una pentola, versare il latte, ½ litro d’acqua, il sale e portare il tutto a ebollizione;
Quando il latte bolle versare il semolino mescolando. Lasciare cuocere per 10 minuti almeno: qualche minuto in più non guasta;
Lasciare intiepidire poi aggiungere le uova e una parte del formaggio grattugiato;
Versare il composto in un piatto grande o in un vassoio; stendere con la lama di un coltello portandolo a un’altezza di circa un centimetro;
Con un bicchiere o con uno stampino tondo formare tanti dischi;
Imburrare una pirofila (o una placca da forno) e disporre i dischi a strati cospargendoli con pezzetti di burro, un po’ di pane grattugiato e il formaggio grana;
Gratinare in forno per 15 minuti a 200 gradi.
Note e variazioni
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Tortelli verdi
Fig. 1
[[File:02 Cappellettoni di verza zuppiera.jpg|miniatura]]
La tradizione
I tortelli verdi sono un piatto tipico dell'Emilia e dell'area reggiana in particolare;
Nelle famiglie reggiane è tradizione preparare i tortelli come primo piatto della cena della Vigilia di Natale, eventualmente tortelli verdi e tortelli di zucca abbinati; si vuole così proporre un piatto ricco e gustoso rispettando il precetto di magro della Vigilia;
Scopo di tale preparazione era riunire in un unico piatto gustoso, nutriente e fantasioso quel poco che la cucina contadina forniva;
La relativamente facile disponibilità delle verdure, che costituiscono la parte principale del ripieno, ne ha fatto un piatto facilmente realizzabile da tutti gli strati della popolazione, anche se è rimasto, per lungo tempo, un piatto dedicato ai giorni di festa;
La caratteristica saliente di questo piatto è la presenza delle verdure nel ripieno che ne fanno un alimento abbastanza leggero e digeribile sebbene sia ricco di sapore e di gusto;
Si tratta di una minestra asciutta di involtini di sfoglia all'uovo ripieni di un impasto (detto pesto) composto da spinaci o bietole verdi anche in abbinamento con aromi, condimento, formaggio e ricotta.
Segue…
Preparazione
Segue…
Note e variazioni
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Tortelli di zucca
Fig. 1
Fig. 2
Tagliare la zucca a grossi pezzi e cuocerla in forno; a cottura ultimata togliere i semi e la buccia;
In una zuppiera, mettere la zucca, gli amaretti schiacciati e tritati finemente, il pane grattugiato, il formaggio e una grattugiata di noce moscata. Salare e mescolare il tutto;
L’impasto deve essere abbastanza sodo; questo dipenderà dalla qualità della zucca; aggiustare la troppa umidità aggiungendo un po’ di formaggio e un po’ di pane grattugiato (senza esagerare);
Impastare e stendere la sfoglia come previsto per le paste ripiene. Prevedere un uovo e 100 gr. di farina per ogni persona;
Con l‘aiuto di due cucchiai disporre il ripieno sulla sfoglia tirata sottile; piegare la sfoglia, fare uscire l’aria premendo con le dita e chiudere i tortelli;
Riporre i tortelli su un vassoio o su un’asse, infarinati; con una sfoglia di 4 uova si avranno circa 80 tortelli, il numero può variare secondo la dimensione.
Mettere una pentola d’acqua sul fuoco e salarla; quando l’acqua bolle calare 15/20 tortelli per volta e cuocerli per 5 minuti; assaggiare una coda per scegliere il giusto grado di cottura dato dalle preferenze personali e dallo spessore della sfoglia;
Segue…
Stendere i tortelli cotti in una zuppiera: uno strato alla volta; condirli soffregando un pezzo di burro sullo strato di tortelli; spolverizzare con formaggio parmigiano-reggiano; aggiungere uno
strato di tortelli, soffregare con il burro, spolverizzare con il formaggio e proseguire con gli strati: cottura, burro e formaggio fino alla fine dei tortelli;
In alternativa si possono condire con burro fuso o con burro e salvia oppure con sugo di pomodoro preparato con il soffritto di lardo e cipolla, usanza delle zone vicine al Po; sempre il formaggio spolverizzato su ogni strato.
Questo piatto richiede un vino acidulo per compensare il morbido del burro; un buon lambrusco, Sorbara o Reggiano, andrà benissimo; gusti salati richiedono il tipo secco, il gusto un poco dolce della zucca sopporta bene anche un tipo di vino più morbido, ma mai dolce; un lambrusco Salamino può assolvere bene l’accompagnamento.
Note e variazioni
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Tortelli di patate
Fig. 1
Fig. 2
Fig. 2
Per il ripieno:
Lessare le patate e la zucca e lasciarle raffreddare;
In una casseruola, soffriggere la cipolla tritata con una noce di burro;
In una zuppiera mettere le patate e la zucca passate con lo schiacciapatate aggiungere il latte, il pane grattugiato, il sale;
Lasciare raffreddare quindi aggiungere una grattatina di noce moscata, le uova, il formaggio; da ultimo, aggiungere un po’ di prezzemolo tritato; mescolare accuratamente il tutto.
Per condire:
Mettere i funghi secchi, lavati, ammollati in precedenza in acqua tiepida poi tritarli, a soffriggere con un po’ di cipolla e uno spicchio d’aglio tritato. Aggiungere un cucchiaio di farina 00 e scioglierla nel fondo di cottura; aggiungere il pomodoro; portare a cottura;
Segue…
In caso di bisogno, bagnare con un po’ d’acqua tiepida o di brodo. Il sugo risultante dovrà essere di colore rosa.
Per la pasta:
Impastare e stendere la sfoglia come previsto per le paste ripiene.
Esecuzione:
Con l‘aiuto di due cucchiai disporre il ripieno sulla sfoglia tirata sottile; piegare la sfoglia; fare uscire l’aria premendo con le dita e chiudere i tortelli;
Riporre i tortelli su un vassoio o su un’asse, infarinati; con una sfoglia di 4 uova si avranno circa 80 tortelli, il numero può variare secondo la dimensione.
Mettere una pentola d’acqua sul fuoco e salarla; quando l’acqua bolle calare 15/20 tortelli per volta e cuocerli per 5 minuti; assaggiare una coda per scegliere il giusto grado di cottura dato dalle preferenze personali e dallo spessore della sfoglia.
Stendere i tortelli cotti in una zuppiera uno strato alla volta e condirli con il sugo ai funghi; spolverizzare ogni strato con formaggio parmigiano-reggiano;
In alternativa si possono condire soffregando un pezzo di burro o con burro fuso o burro e salvia; sempre il formaggio spolverizzato su ogni strato.
Note e variazioni
A Vetto, comune della media montagna reggiana, preparano il ripieno con:
1 kg di patate lessate e schiacciate,
200 g di ricotta,
formaggio parmigiano-reggiano o pecorino stagionato,
noce moscata,
sale q.b.
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Gnocchi di patate
Fig. 1
Lavare le patate, sbucciarle e cuocerle in acqua salata; volendo si possono anche cuocere prima di pelarle, ma la difficoltà sarà di farlo dopo, quando saranno ancora calde;
Finché le patate saranno ancora calde, mettere la farina al centro della spianatoia, fare la fontana e schiacciarvi dentro le patate aiutandosi con una forchetta. Aggiungere l’uovo e un pizzico di sale;
Lavorare accuratamente l’impasto che dovrà essere morbido, ma non appiccicoso; infarinare la spianatoia per agevolare la lavorazione.
Formare gli gnocchi secondo la propria tradizione o il proprio estro; normalmente si formano dei rotolini d’impasto della grossezza circa d’un mignolo; tagliare a tocchetti e tenerli infarinati;
Si può dare una forma più graziosa agli gnocchi passandoli con un dito sui rebbi di una forchetta, oppure sul retro di una grattugia, o anche su uno dei tanti attrezzi detti riga gnocchi;
Calare gli gnocchi delicatamente in acqua bollente e salata. Lasciare cuocere per 5 o 6 minuti (sono cotti 2 minuti dopo essere venuti a galla). Regolare il fuoco in modo da non farli bollire troppo vivacemente.
Per condirli: sciogliere il burro senza scaldarlo troppo e mettervi due o tre foglie di salvia: versare il burro sopra gli gnocchi e spolverare con il parmigiano-reggiano.
Note e variazioni
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Gnocchi verdi alla salvia
Fig. 1
Fig. 2
Lavare accuratamente gli spinaci (cambiare l‘acqua due volte) e cuocerli in una pentola senza sgrondarli troppo e senza aggiungere altra acqua;
Scolarli e, quando saranno raffreddati, strizzarli, tagliarli grossolanamente e passarli con un passapatate o tritarli con un tritaverdure;
Insaporirli mettendo in una padella con un po’ di burro, sale e aglio; Lasciarli cuocere per 10 minuti circa girando di tanto in tanto;
Lasciarli raffreddare poi metterli in una zuppiera e aggiungere la mollica di pane bagnata nel latte e ben strizzata; aggiungere la farina (conservarne un cucchiaio per infarinare gli gnocchi), le uova, due cucchiai di formaggio, il sale e il pepe; Impastare e formare degli gnocchetti tondi o schiacciati e infarinarli leggermente;
Calare gli gnocchi delicatamente in acqua bollente e salata; Lasciare cuocere per 7 o 8 minuti (sono cotti 2 minuti dopo essere venuti a galla); regolare il fuoco in modo da non farli bollire troppo vivacemente;
Scolarli, metterli in un piatto di portata; a parte, fondere il burro con la salvia e l’aglio senza farlo scurire troppo; versarlo sopra spolverando con il parmigiano-reggiano.
Note e variazioni
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Gnocchi della casa
Fig. 1
Lavare accuratamente gli spinaci (cambiare l‘acqua due volte) e cuocerli in una pentola senza sgrondarli troppo e senza aggiungere altra acqua;
Scolarli e, quando saranno raffreddati, strizzarli, tagliarli grossolanamente e passarli con un passapatate o tritarli con un tritaverdure;
Bagnare il pane grattugiato con il latte; aggiungere gli spinaci, la farina, l‘uovo e un po’ di sale; Impastare lavorando accuratamente in modo da amalgamare tutti gli ingredienti; Il composto dovrà essere sostenuto (non troppo morbido);
A parte tagliare le patate a tocchetti e cuocerle in acqua salata; Circa a fine cottura delle patate calare gli gnocchi formati a piccole “kenelle”;
Quando gli gnocchi verranno a galla lasciarli bollire uno o due minuti poi scolarli insieme alle patate;
Metterli in un piatto di portata; a parte, soffriggere la cipolla con il burro e utilizzare per condire gli gnocchi; spolverare con abbondante parmigiano-reggiano.
Note e variazioni
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Gnocchi alla Bismarck
Fig. 1
Impastare la farina, il pane grattugiato, il latte, le uova, il prosciutto tritato, la noce moscata;
Formare degli gnocchetti tondi o schiacciati, infarinarli leggermente e lasciarli riposare (almeno mezz’ora) in luogo caldo;
Calare gli gnocchi delicatamente in acqua bollente e salata; lasciare cuocere per 7 o 8 minuti (sono cotti 2 minuti dopo essere venuti a galla); regolare il fuoco in modo da non farli bollire troppo vivacemente;
Scolarli, metterli in un piatto di portata, condirli con il sugo caldo spolverando con il parmigiano-reggiano.
Note e variazioni
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Risotto al radicchio trevigiano
Fig. 1
In una casseruola larga, ma dai bordi alti, far fondere il burro e quando sfrigola appena aggiungere la cipolla tritata finemente; soffriggere a fuoco moderato fino a quando la cipolla non diventa trasparente;
Aggiungere il radicchio tagliato grossolanamente e la salsiccia (eventuale) sbriciolata e lasciar brasare per circa 6-7minuti; aggiungere il riso e, mescolando accuratamente con un cucchiaio o una spatola di legno, amalgamare il riso con il resto lasciandolo tostare per alcuni minuti a fuoco vivo;
A questo punto aggiungere il prosecco (per 2/3 del bicchiere) e lasciar cuocere – sempre a fuoco vivo – per un paio di minuti, sempre mescolando;
A parte avrete portato a ebollizione un litro di brodo di pollo che va tenuto sempre caldo ed è da
utilizzare per portare a fine cottura il riso tenendolo sempre morbido e mescolato;
Verso la fine della cottura, che si verificherà verso i 15/16 minuti (in base al riso utilizzato), aggiungere il resto del prosecco tenendo presente che l’aggiunta del vino freddo fermerà la cottura del riso;
Senza spegnere il fuoco, aggiungere la panna e il formaggio grattugiato e mescolare vigorosamente; servire – rigorosamente - accompagnato da prosecco ben freddo.
Note e variazioni
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Zuppa preziosa
Fig. 1
Separare i tuorli delle uova dagli albumi;
Tritare finemente il prosciutto cotto;
In una zuppiera mescolare i tuorli, la fecola, la farina, il prosciutto cotto, il formaggio parmigiano-reggiano; quando il tutto è ben amalgamato unire gli albumi montati a neve;
Versare in uno stampo largo e basso o in una placca da forno e pareggiare con un cucchiaio bagnato; lo spessore dovrà essere di circa 1,5 / 2 cm;
Mettere in forno a 180 gradi e cuocere per circa 20 minuti; Il composto sarà pronto quando, immergendo uno stecchino, lo si ritirerà asciutto;
Togliere lo stampo dal forno e lasciarlo raffreddare fino a quando si potrà manipolare senza scottarsi; estrarre il composto dallo stampo e tagliarlo a piccoli dadini;
Portare a ebollizione il brodo e versarvi i dadini di Zuppa preziosa; lasciar cuocere per alcuni minuti;
Servire calda.
Note e variazioni
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Zuppa di cipolle
Fig. 1
Pulire le cipolle e affettarle sottilmente;
Fare sciogliere il burro (quasi tutto) in una casseruola e quando inizia a sfrigolare aggiungere le cipolle; salare leggermente e aggiungere un’idea di pepe (a piacere);
Far cuocere lentamente con il coperchio; non lasciare asciugare troppo aggiungendo il brodo gradualmente; mescolare di tanto in tanto; la cottura va proseguita a fuoco basso per circa un’ora; proseguire la cottura finché le cipolle non saranno ben cotte;
Al termine della cottura unire il brodo rimasto e lasciar bollire ancora per alcuni minuti;
Tagliare a fette il pane, imburrarlo leggermente con il burro rimasto, porlo su una placca da forno, e mettere sopra ogni fetta di pane una fettina di fontina o gruviera;
Mettere la placca in forno caldo per alcuni minuti per far fondere il formaggio;
Utilizzare dei recipienti di terracotta o delle pirofile individuali; mettere sul fondo una fetta di pane con il formaggio fuso e coprire con il brodo di cipolle; mettere un’altra fetta e altro brodo fino ad aver riempito i recipienti individuali o terminato fette e brodo;
Da ultimo spolverizzate con il formaggio parmigiano-reggiano e gratinate per alcuni minuti a forno caldissimo;
Servire calda, direttamente nei recipienti individuali se impiegati.
Note e variazioni
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Spaghetti aglio e olio alla maniera di Sapri
Fig. 1
Questa ricetta l’ho appresa da due nostri amici originari di Sapri che una sera a mezzanotte hanno voluto ospitarci a casa loro per una chiacchierata e una spaghettata di mezzanotte; questa preparazione è sempre un gradito ricordo per la loro cordiale ospitalità e amicizia;
Mettere sul fuoco una capiente pentola con acqua e sale per cuocere gli spaghetti, intanto…
Mettere sul fuoco un padellino con l’olio; preparare 1 o 2 spicchi d’aglio, pulirli e schiacciarli con la lama di un coltello e aggiungerli all’olio che si sta scaldando; pulire dai semi 1 o 2 peperoncini piccanti, spezzarli e aggiungerli all’olio, tagliare a pezzetti un filetto d’acciuga sottolio o un filetto di acciuga sotto sale lavata in acqua, aggiungerla all’olio;
Attenzione a non bruciare l’aglio, levarlo dopo che ha sfrigolato un po’ nell’olio; lasciare un poco di più il peperoncino poi potete toglierlo; i pezzetti di filetto d’acciuga si dovranno sciogliere, eventualmente aiutate l’operazione con un cucchiaio di legno;
Intanto, appena l’acqua bolle, calate gli spaghetti e cuoceteli al dente;
Prima di spegnere l’olio inserire nel padellino un manciata di mollica di pane sbriciolata, lasciare solo qualche istante prima di spegnere;
Scolare gli spaghetti e inserirli in una zuppiera, mettere l’olio e (se gradita) una spolveratina di prezzemolo fresco tritato; aggiungere un filo d’olio a crudo se necessario;
Servire accompagnando con un vino bianco secco come il Cirò di Calabria.
Note e variazioni
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Pennette sfiziose
Fig. 1
Mettere il burro e la cipolla affettata finemente in un tegame largo e farla imbiondire;
Quando la cipolla sarà imbiondita, aggiungere la farina e tostarla mescolando continuamente; in seguito, aggiungere la panna e incorporarla nel tutto;
Al termine (senza fare cuocere troppo) aggiungere Il sale, Il pepe e un’idea di noce moscata;
Cuocere ben al dente le pennette in acqua salata; scolarle non troppo e versarle nel tegame;
Tritare sopra il prezzemolo con l’apposito tritaprezzemolo a manovella o spolverarlo dopo averlo tritato a parte; fare saltare le pennette per circa un minuto dopo aver aggiunto il parmigiano –reggiano grattugiato; mescolare vigorosamente per mantecare il tutto;
Servire accompagnando con un vino rosato, Lison di Pramaggiore, ad esempio.
Note e variazioni
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Gnocchi di ricotta e spinaci
Fig. 1
Lavare accuratamente gli spinaci (cambiare l‘acqua due volte) e cuocerli in una pentola senza sgrondarli troppo e senza aggiungere altra acqua;
Scolarli e, quando saranno raffreddati, strizzarli, tagliarli grossolanamente e passarli con un passapatate o tritarli con un tritaverdure;
Impastare gli spinaci con la farina, le uova, la ricotta e due o tre cucchiai di parmigiano-reggiano, il sale e (se gradita) una grattatina di pepe;
Quando l’impasto sarà ben amalgamato, fare dei cordoni arrotolando la pasta sulla spianatoia della grossezza di un dito medio, infarinare se l’impasto tende ad attaccare;
Tagliare i cordoni in tanti tronchetti lunghi circa 2 centimetri (due dita) poi passarli sui rebbi di una forchetta o sul retro di una grattugia;
Cuocere gli gnocchi in abbondante acqua salata calandoli delicatamente appena l’acqua bolle;
Quando verranno a galla lasciarli bollire uno o due minuti poi scolarli;
Metterli in un piatto di portata e condirli con il burro; aggiungere poi il ragù di carne e spolverarli con abbondante parmigiano-reggiano.
Note e variazioni
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Bucatini all’amatriciana
Fig. 1
Affettare finemente la cipolla e tagliare e la pancetta a dadini;
Prendere una padella e mettere l’olio, il peperoncino e la cipolla, fare dorare e aggiungervi la pancetta;
Abbassare la fiamma e fare rosolare la pancetta per 3-4 minuti finché non sarà dorata;
Aggiungere i pomodorini, salare e cuocere il sugo per circa 10 minuti, fino al giusto grado di densità;
Scolare i bucatini al dente e saltarli nella padella con il sugo, aggiungendo poco alla volta il pecorino e il parmigiano;
Servite ben caldo con una manciata di pecorino.
Note e variazioni
Per il vino potete scegliere un Cerasuolo d’Abruzzo; provare anche con un bianco dei castelli romani.
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Pennette con pomodorini
Fig. 1
Affettare finemente la cipolla e tagliare a rondelle le olive snocciolate;
Prendere una padella e mettere l’olio, il peperoncino e la cipolla, scaldare i pomodorini;
Abbassare la fiamma e cuocere per 3-4 minuti; salare e cuocere qualche minuto ancora;
Cuocere le pennette al dente, scolare e saltare nella padella con il sugo, aggiungendo un poco di acqua di cottura, se necessario, e il parmigiano poco alla volta;
Servite ben caldo con una manciata di pecorino.
Note e variazioni
Per il vino potete scegliere un Cerasuolo d’Abruzzo; provare anche con un bianco dei castelli romani. ________________________________________
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3 LE CARNI
Lepre arrosto di nonna Anna
Fig. 1
Tagliare la lepre a pezzetti e mettetela in un recipiente coperta con acqua e con il bicchiere di aceto; unite il sale grosso, l’aglio, dopo averlo sminuzzato pestandolo poi la cipolla, la carota e il sedano (tagliati a dadini), il rosmarino, la salvia e l’alloro;
Lasciare in ammollo per una notte: scolare la lepre e buttare le verdure e l’acqua;
Con una parte uguale delle stesse verdure mettere a cuocere la lepre in acqua e lasciarla bollire piano fino quasi a cottura;
Preparate un trito (concia) con aglio, rosmarino, ginepro, olio, preparato per brodo (granulare o dado), sale; adagiarvi i pezzi della lepre e lasciarli in concia per 24 ore;
Al momento della cottura aggiungere il burro e il lardo e rosolare fino a cottura ultimata che si raggiungerà quando le carni si pungeranno bene;
Se si dovesse asciugare troppo prima della fine della cottura, bagnare con un poco di brodo;
Come per tutta la cacciagione è d’obbligo accompagnare la lepre con un vino rosso di grande corpo, un Barbaresco, un Sangiovese riserva, un Amarone.
Note e variazioni
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Lepre di nonna Anna
Fig. 1
Tagliare la lepre a pezzetti e mettetela in un recipiente con l‘aglio, il sale grosso, il rosmarino dopo averlo sminuzzato pestandolo, l’olio, l’aceto (poche gocce); lasciare a macerare per una notte;
Scolare la lepre e cuocerla aggiungendo: 2 scalogni tritati, il sedano intero, il prezzemolo (che alla fine va tolto), il lardo;
Cuocere adagio per tre ore;
Aggiungere poi 2 bicchieri di vino bianco secco;
Cuocere ancora un’ora, adagio, senza coperchio poi aggiungere il burro;
Cuocere per 20 minuti e (volendo) aggiungere i pomodori pelati;
Accompagnare con verdure di stagione cotte e passate nel burro come: carote, spinaci, cipolline in agrodolce; se sono stati aggiunti i pomodori pelati, si può accompagnare con una polentina.
Note e variazioni
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Quaglie pavoncelle tordi di nonna Anna
Fig. 1
Mettere gli uccelli in concia per una giornata con: aglio, rosmarino, sale, olio, gli scalogni tritati;
Rosolare in un recipiente adatto, per un quarto d’ora, il burro, il lardo, poco olio, il sedano, la carota, il prezzemolo, uno scalogno e i pelati;
Adagiare gli uccelli nel sugo e cuocere per un’ora;
Aggiungere poi 2 bicchieri di vino secco. Continuare a cuocere semi-coperto;
Dopo un’altra ora aggiungere un bicchiere di latte;
Cuocere ancora per un’altra ora e mezzo. Bagnare eventualmente con acqua o vino bianco.
Note e variazioni
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Fagiano Paola
Fig. 1
Tagliare il fagiano in quattro parti;
Rosolarlo a fuoco vivo in una padella con l’olio e tutti gli ingredienti, salvo il vino e il dado;
Quando avrà preso colore, bagnare con il vino (Porto o Madera) e aggiungere il dado;
Abbassare la fiamma e far cuocere con il coperchio;
A cottura ultimata, tagliare a piccoli pezzi il fagiano e tenerlo da parte;
Tritare la carne aggiunta con il sugo per mezzo del robot;
Adagiare i pezzi su un piatto di portata e, al centro, la testa del fagiano lavata e asciugata con il phon;
Intorno, mettere la salsa ed eventualmente delle carotine o degli spinaci passati nel burro.
Note e variazioni
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Filetto allo speck
Fig. 1
Tagliare il filetto a fettine; Infarinare le fettine da entrambi i lati;
In un tegame saltare le fettine con un po’ di burro; quando avranno preso colore, aggiungere il brandy;
Su ogni fettina di carne mettere una fettina di speck e una fetta di parmigiano;
Lasciare fondere il formaggio; per agevolare la fusione del formaggio abbassare la fiamma e coprire il tegame con un coperchio;
Accompagnare i filetti allo speck con verdura di stagione saltata in padella;
Non far mancare di servire un vino rosso altoatesino di buon corpo come un Caldaro o una Schiava.
Note e variazioni
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Pasticcio di carne
Fig. 1
Unire tutti gli ingredienti (se già macinati): il vitello, il manzo, il parmigiano-reggiano, la mollica bagnata e strizzata, il sale e il pepe; legare gli ingredienti con l’uovo; amalgamare accuratamente;
Mettere un filo d’olio e il burro in un tegame;
Formare con il composto un rotolo e comporlo a ciambella;
Mettere in forno con qualche ricciolo di burro sopra la ciambella e cuocere a 180 gradi per circa 30 minuti;
Riempire a piacere il buco della ciambella del pasticcio di carne con: piselli, spinaci saltati, funghi ecc.
Note e variazioni
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Filetto alle olive
Fig. 1
Tagliare il filetto a fette;
Impastare i formaggini con le olive snocciolate e macinate (oppure con la pasta di olive) e con il Parmigiano-reggiano;
Spalmare il composto sulle fette del filetto e coprire con il prosciutto;
Mettere il burro in una padella e cuocere i filetti;
Servire caldi.
Note e variazioni
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Pancetta di vitello ripiena
Fig. 1
Preparare il ripieno mescolando accuratamente la carne tritata di vitello, il salame cotto, la mortadella, i pisellini cotti, il parmigiano-reggiano, il prezzemolo e l’aglio tritati;
Aggiungere l’uovo crudo per legare; cuocere sode le altre due uova;
Stendere su un piano la pancia di vitello, foderarla con le fette di prosciutto cotto e stendervi circa la metà del ripieno; disporre le due uova sode poi mettere sopra l’altra metà del ripieno;
Cucire con un filo spesso il bordo della pancia e le due punte; se l’involto dovesse assumere una forma non affusolata, legare con uno spago in modo da farli assumere una forma più regolare;
Avvolgere in un panno bianco quale un tovagliolo o un vecchio asciugatoio;
Cuocere in acqua per circa due ore. Il tempo di cottura può variare a seconda del peso della pancia di vitello utilizzata;
Servire affettato, freddo o tiepido, e accompagnare con una salsa.
Note e variazioni
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Arrosto di vitello al forno
Fig. 1
Strofinare accuratamente la carne con sale fino e con pepe macinato;
Legare con lo spago da cucina inserendo le foglie di salvia e due rametti di rosmarino;
Mettere in una casseruola con l’olio e rosolare da tutte le parti;
Pelare le patate e tagliarle a cubetti poi inserirle intorno alla carne cospargendole con sale, pepe, foglie di salvia, rosmarino tritato;
Infornare e cuocere per circa 30 minuti a 180° quindi bagnate con il brodo e il vino bianco; proseguire la cottura; muovere di tanto in tanto le patate;
Continuate la cottura per altri 30 minuti;
Dopodiché la cottura delle patate dovrebbe essere a puntino, toglierle dalla teglia e verificare la cottura della carne pungendola e se il liquido che uscirà sarà rosato proseguire ancora a cuocere;
Ad arrosto cotto avvolgetelo in un foglio di alluminio;
Porre il fondo di cottura in un pentolino e addensatelo con un cucchiaio scarso di farina mescolando continuamente e cuocendolo per qualche minuto;
Tagliare l’arrosto e servire accompagnando con il sugo e le patate.
Note e variazioni
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Paté di pollo
Fig. 1
Passare in padella la carne di pollo con un po’ d’olio e un’idea di alloro; salare e sfumare con una spruzzata di marsala.
Eliminare l‘alloro e tagliare a pezzetti il pollo; aggiungere il prosciutto cotto e il burro quindi passare il tutto nel “mixer”.
Mescolare con i piselli sgocciolati.
Formare una specie di mattoncino, eventualmente aiutandosi con una piccola pirofila rettangolare.
Riporre in frigorifero per almeno 12 ore.
Servire freddo. Per staccare il paté dal recipiente dove l‘avrete tenuto in frigorifero, passate sui bordi esterni uno straccio bagnato con acqua calda.
Note e variazioni
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Paté di prosciutto
Fig. 1
Preparare ½ litro di gelatina e versarne la metà in uno stampo d’alluminio o in una piccola pirofila rettangolare;
Utilizzando il mixer, tritare e mescolare il prosciutto, la lingua e il burro;
Aggiungere un cucchiaio di besciamella e un cucchiaino di pasta di tartufo amalgamandoli al resto degli ingredienti; aggiustare di sale;
Quando la gelatina versata nello stampo si sarà solidificata, versarvi sopra il composto pareggiando con una spatola o con un cucchiaio inumidito;
Versare la restante metà della gelatina sopra il tutto; lasciare raffreddare in frigorifero per almeno 12 ore;
Per dare un po’ di sapore alla gelatina si possono aggiungere alcune gocce di cognac, di marsala o porto;
Servire freddo; per staccare il paté dal recipiente dove l‘avrete tenuto in frigorifero, passate sui bordi esterni uno straccio bagnato con acqua calda.
Note e variazioni
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Roastbeef
Fig. 1
Per ottenere una buona riuscita utilizzare un pezzo di carne di peso non inferiore a un chilo, tenero, ben frollato e tenuto fuori dal frigorifero almeno due ore prima di cuocerlo;
Si consiglia la cottura al forno, ma riesce bene anche sul fornello;
Sul fondo di una casseruola per arrosti distribuire il burro a fiocchetti e un cucchiaio d’olio;
Legare la carne, ungerla con il restante olio, metterla nel recipiente e farla rosolare da tutte le parti a fuoco vivace;
Salare e pepare; mettere la pentola coperta in forno a 200 gradi per 30 minuti o più a seconda del grado di cottura preferito;
Provare, punzecchiando la carne: se esce succo rosso è al sangue, se è rosato è al punto giusto, se non esce succo, la carne, è troppo cotta;
Fare riposare 5 minuti prima di tagliare il roastbeef;
Diluire il fondo di cottura con poca acqua calda, se, invece, fosse liquido aggiungete una noce di burro infarinata; mescolare e fare addensare a fuoco basso;
Versare il sugo in salsiera, servirlo con la carne
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Vini di accompagnamento: Chianti Classico riserva DOCG, Sangiovese riserva DOCG.
Note e variazioni
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Petto d’anatra alle spezie
Fig. 1
Pulire le carote e le rape e cuocerle per circa 10 minuti in acqua salata, devono essere morbide, ma consistenti;
Incidete con tagli obliqui profondi 1/2 centimetro la pelle del petto d’anatra;
Mescolare insieme le spezie e spalmarle sul petto di anatra, dal lato della carne; adagiare la carne in una casseruola a fondo spesso (meglio se di ghisa), con la pelle verso il basso, e cuocere a fiamma moderata per 8 minuti;
Girare i petti, eliminare il grasso formatosi nella casseruola e cuocere altri 7 minuti;
Adagiare la carne su un piatto, coprire con un foglio di alluminio e lasciare riposare 15 minuti
Eliminare il grasso nella casseruola e mettetevi l‘aceto, facendolo poi evaporare;
Unire il miele e le verdure e lasciate insaporire una decina di minuti;
Affettare sottili i petti di anatra e sistemarli sui piatti, contornati dalle verdure; aggiungere il liquido rimasto nel piatto nel quale ha riposato la carne dopo averlo riscaldato.
Note e variazioni
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Anatra alle Arance
Fig. 1
Lavare e mondare l’anatra privandola delle zampe, testa e collo; conservare il fegato; condirla con olio, sale e pepe sia all’interno che all’esterno ed infilare le foglie di alloro;
Tagliare la scorza delle arance a striscioline e farle cuocere per 5 minuti in poca acqua; lasciarle raffreddare e asciugare; spremere le arance e il limone poi filtrare il loro succo con un colino;
Fare rosolare l‘anatra in tre cucchiai di burro e un po`di olio; aggiungere il fegato tagliato a pezzettini, bagnare con il vino bianco a lasciate cuocere a fuoco lento per circa un’ora; qualora si asciugasse troppo, aggiungere un bicchiere d’acqua;
Quando l’anatra sarà cotta avvolgerla in un foglio di carta di alluminio;
Frullare il sugo della cottura, aggiungere il succo delle arance e del limone, un cucchiaio di zucchero, un cucchiaio di aceto, e il liquore all’arancia;
In un tegamino fare cuocere il composto per alcuni minuti a fuoco lento, poi aggiungere il burro rimasto e la fecola mescolando per sciogliere eventuali grumi;
In un altro tegamino, sempre a fuoco lento, mettere due cucchiai di zucchero e due cucchiai di aceto in modo da formare del caramello; ricoprire l’anatra con il caramello e decorarla con le striscioline di scorza; servire con la salsa a parte.
Note e variazioni
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Faraona ripiena
Fig. 1
Cuocere nel burro il fegato della faraona, unirlo alla pancetta (o salsiccia) e alla salvia, dopo aver sminuzzato il tutto;
Mescolare il fegato e la pancetta con la mollica di pane bagnata nel latte e poi strizzata, il sale, il pepe, l’uovo e il cognac;
Mettere il composto leggermente salato all’interno della faraona;
Cucire le estremità e adagiare la faraona in una teglia, aggiungere un po` di burro e infornate per un’ora a 200 gradi;
Vini di accompagnamento: Barbaresco DOCG, Chianti Classico riserva DOCG, Sangiovese riserva DOCG.
Note e variazioni
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Faraona al cartoccio
Fig. 1
Pulire, lavare e asciugare la faraona, salare e pepare internamente; tritare l’aglio e il rosmarino, unirlo al burro e inserirlo internamente; fasciare l’esterno del volatile con le fette di pancetta e legare con spago;
Appoggiare la faraona su un foglio di alluminio, bagnarla con il Cognac, ungerla con l’olio quindi avvolgerla tutta chiudendo i bordi; mettere la faraona in una pirofila con un mezzo bicchiere d’acqua e metà del vino;
Cuocere per circa 90 minuti in forno a 200°; togliere la faraona dal cartoccio irrorarla con l’altra metà del vino e fare sfumare un poco; poi raccogliere il fondo di cottura rimasto;
A parte, tritare il prosciutto, i funghi porcini e lo scalogno e saltare con l’olio d’oliva e il burro; aggiungere poi il timo, la pasta di tartufo e bagnare con il Cognac; fare evaporare dopo aver aggiunto il fondo di cottura;
Servire e accompagnare la faraona con il sugo caldo.
Note e variazioni
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Pernici farcite
Fig. 1
Pulire, vuotare e fiammeggiare le pernici;
Preparare il ripieno: tritare una parte dei gambi dei funghi, il fegato e il cuore delle pernici, aggiungere la mollica di pane intrisa nel latte e strizzata, mescolare e aggiungere sale e pepe;
Farcire con il composto le pernici, cucire le aperture;
Pulire l’altra parte dei funghi, tagliarli a pezzetti, tagliare a dadini anche la pancetta;
Mettere le pernici in una pirofila imburrata, inserire i funghi e la pancetta, aggiungere alcuni fiocchetti di burro;
Mettere in forno riscaldato a 180° e cuocere coperto per 20 minuti;
Scoprire la pirofila, mescolare salsa e funghi e ultimare la cottura;
Servire ben caldo con il medesimo recipiente;
Potete accompagnare con vini di buon corpo come: Inferno Superiore “Riserva” DOC, Barbaresco DOCG, Brunello di Montalcino DOCG.
Note e variazioni
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Piccioni ripieni
Fig. 1
Pulire, lavare e asciugare i 4 piccioni e salarli internamente;
Preparare il ripieno con il manzo macinato, il fegato di vitello tritato, le uova, il pangrattato; la panna, il basilico tritato, sale e pepe; impastare accuratamente e formare quattro pallottole affusolate;
Inserire i ripieni all’interno dei piccioni e cucire le aperture; avvolgerli con la pancetta affettata e legarli con un filo abbastanza resistente;
Rosolarli in una padella con l’olio e il burro, bagnarli con il cognac e, in seguito con il brodo;
Chiudere con un coperchio e cuocere a fuoco moderato per circa 40 minuti;
Servire dopo aver eliminato le fette di pancetta;
Vini di accompagnamento: Sangiovese giovane, Chianti Classico DOCG.
Note e variazioni
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Filetto di Maiale con cipollotti
Fig. 1
Avvolgere il/i filetto/i con le fette di pancetta e legare inserendo le foglie di salvia;
Pulire, lavare i cipollotti e tagliarli a quarti longitudinalmente; stufarli in una padella con l’olio e il burro facendoli dorare; in ultimo bagnare con il vino bianco e sfumare;
Mettere in una padella l’olio, il burro, il rosmarino e la carne facendo rosolare da tutte la parte; portare a cottura completa;
Al termine aggiungere il pepe verde (in grani), il sale, i cipollotti e irrorare con il vino bianco poi sfumare.
Note e variazioni
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Brasato al modo di Gabriella
Fig. 1
Pulire e lavare le verdure poi tagliarle a piccoli pezzi; brasarle leggermente con un poco di olio e di burro utilizzando un recipiente abbastanza alto di bordo;
Porre la carne nel recipiente e rosolarla bene girandola da ogni lato;
Versare il vino sulla carne quindi aggiungere il brodo, la salvia e il sale;
Proseguire la cottura a fuoco moderato per almeno due ore;
Terminata la cottura, togliere la carne e frullare il sugo che sarà usato al momento di servire in tavola; eventualmente regolare la densità della salsa risultante aggiungendo un poco di farina se troppo liquida oppure del brodo se troppo densa;
Servire con un buon purè di patate oppure con riso bollito o con verdure passate in padella o con polenta gialla.
Note e variazioni
Sarebbe d’obbligo servire il brasato accompagnandolo con lo stesso vino rosso utilizzato per la cottura.
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4 DOLCI
Semifreddo simile al tiramisù
Fig. 1
Sbattere le uova e unire lo zucchero al velo; unire il mascarpone lentamente incorporandolo nelle uova;
Tritare gli amaretti secchi pestandoli con un bicchiere su un foglio di carta da forno o di alluminio. Incorporare gli amaretti nel composto di mascarpone e uova;
Aggiungere il rhum al caffè (dosare, più o meno, a piacere);
Stendere uno strato del composto di mascarpone e uova sul fondo di uno stampo;
Bagnare velocemente i Pavesini nella bagna di caffè e rhum quindi allinearli nello stampo sopra lo strato del composto di mascarpone e uova;
Qualora alcuni Pavesini non fossero bagnati uniformemente, provvedere con un pennello intinto nel caffè e rhum; spolverizzare lo strato dei Pavesini con il cacao in polvere;
Procedere con un altro strato di mascarpone e uova poi con i Pavesini e il cacao; alternare gli strati di mascarpone, Pavesini e cacao fino al termine del composto di mascarpone e uova; non si dovrebbero superare i tre strati, perciò, utilizzare uno stampo piuttosto largo e basso;
Se si dovesse rimanere senza caffè e rhum, procurare di fare altra bagna che dovrà essere usata, però, fredda o, al più, tiepida;
Riporre in frigorifero per almeno 12 ore. Non congelare.
Note e variazioni
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Bon-bon al cioccolato fondente
Fig. 1
Sciogliere il cioccolato a bagnomaria;
Aggiungere al cioccolato il burro, unire lo zucchero e amalgamare;
Lasciare intiepidire;
Battere le uova e unirle al composto mescolando; aggiungere la farina;
Imburrare gli stampi (uno per ogni dolcetto) e cospargerli di cacao in polvere;
Cuocere in forno a 180 gradi per una cottura variabile da 12 a 22 minuti a seconda di come si vuole morbido l’interno dei dolcetti.
Note e variazioni
Se si volesse avere un gusto più deciso, aggiungere all’impasto un po’ di rhum, cognac, anisetta oppure caffè.
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Torta sbrisolona
Fig. 1
Tritare le mandorle piuttosto grossolanamente;
Impastare le due farine, le mandorle, i tuorli, lo zucchero, la vanillina e la buccia di limone grattugiata;
Da ultimo aggiungere il burro quindi impastare nuovamente;
L’impasto dovrà risultare non omogeneo e così va posto grossolanamente in uno stampo, imburrato e cosparso di pane grattugiato, lasciandovelo cadere a pioggia in piccoli tocchetti;
Cuocere in forno a 180 gradi fino a che la superficie assumerà un colore giallo scuro; da 50 minuti a un’ora circa;
Spolverizzare con un poco di zucchero la superficie della torta ancora calda.
Note e variazioni
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Torta di riso
Fig. 1
Mettere insieme il latte, l’acqua, metà dello zucchero, in una pentola capiente, salare e portare a ebollizione; calare adagio il riso e cuocere al dente mantenendo mescolato;
Mentre cuoce il riso, tritare le mandorle finemente (circa come grani di riso), montare le uova con la restante metà dello zucchero e il sassolino (o anisetta);
Quando il riso sarà cotto (molto al dente) lasciarlo raffreddare completamente quindi incorporarvi lentamente le uova; conservare a parte qualche cucchiaiata delle uova sbattute;
Imburrare uno stampo largo e basso e spolverizzare il fondo e i bordi con del pane finemente grattugiato;
Versare il riso nello stampo e pareggiare se necessario; spalmare il residuo delle uova con un cucchiaio o con un pennello su tutta la superficie della torta;
Cuocere per 45 / 60 minuti in forno a 200 gradi; la torta sarà cotta quando la superficie sarà diventata di un bel colore giallo carico e inizieranno ad apparire alcuni puntini più scuri.
Note e variazioni
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Torta di riso di Vanna
Fig. 1
Mettere insieme il latte e metà circa dello lo zucchero, in una pentola capiente, salare e portare a ebollizione. Calare adagio il riso e cuocere al dente per 8 minuti mantenendo mescolato;
Mentre cuoce il riso, tritare le mandorle finemente (circa come i grani di riso);
Montare le uova con l’altra metà dello zucchero e il sassolino (o anisetta); unire le mandorle;
Quando il riso sarà cotto (molto al dente) lasciarlo raffreddare completamente quindi incorporarvi lentamente le uova e la scorza del limone grattugiata;
Imburrate uno stampo largo e basso e spolverizzate il fondo e i bordi con del pane finemente grattugiato; versare il riso nello stampo e pareggiare se necessario;
Lasciare riposare lo stampo da un minimo di ½ ora a un massimo di 2 ore;
Cuocere per 40 – 45 minuti in forno a 180 gradi; la torta sarà cotta quando la superficie sarà diventata di un bel colore giallo carico e inizieranno ad apparire alcuni puntini più scuri.
Note e variazioni
Far riposare lo stampo per un tempo variabile serve per far scendere i chicchi di riso sul fondo dello stampo e far salire a galla la crema delle uova sbattute. Il tempo, più o meno lungo, è in funzione del gradimento di avere uno strato di crema più o meno spesso, in superficie, al termine della cottura.
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Tortellini al forno di Dimma
Fig. 1
Mescolare su una spianatoia o in una zuppiera la farina e lo zucchero; aggiungere le uova, il burro ammorbidito e sminuzzato, le uova, il sassolino, le dosi e un pizzico di sale; impastare fino a quando si avrà un insieme compatto e ben amalgamato;
Lasciare riposare l‘impasto coperto per almeno mezz’ora;
Per il ripieno, che si dovrà preparare almeno uno o due giorni prima, mescolare tutti gli ingredienti. Esso dovrà essere abbastanza morbido; per regolare la morbidezza aggiungere gradualmente i componenti secchi (amaretti, castagne, mandorle) riducendo leggermente le quantità se necessario;
Cuocere le castagne a lungo in acqua. Lasciarle raffreddare, eliminare le eventuali parti di buccia rimaste e schiacciarle riducendole in poltiglia;
Segue…
Schiacciare gli amaretti usando il fondo di un bicchiere su una carta da forno o sulla spianatoia; ridurli in polvere fina;
Porre le mandorle pelate, se non sono pelate sbollentarle poi pelarle, in un padellino appena unto d’olio e abbrustolirle leggermente. Lo stesso per i pinoli;
Tritare finemente le mandorle e i pinoli unitamente a due cucchiaini di zucchero per evitare che trasudi l‘olio di cui sono ricchi. Si può usare anche un tritatutto;
Tritare finemente il cioccolato fondente;
Dopo aver aggiunto il cacao in polvere e il caffè macinato, grattugiare la buccia di un limone e una di arancio, meglio se non trattati, dopo averli accuratamente lavati; aggiungere il sassolino;
Mescolare accuratamente il ripieno e riporlo al fresco per un giorno o due;
Infarinare la spianatoia e stendere una sfoglia abbastanza sottile, più che si può; gli ingredienti dell’impasto (burro e zucchero) non consentono di superare una certa soglia di sottigliezza, oltre di questa la sfoglia si romperebbe;
Aiutandosi con due cucchiai da tavola:
• Disporre una noce di ripieno sulla sfoglia stesa facendo una striscia a distanze regolari per la larghezza della sfoglia;
• Ripiegare la sfoglia coprendo il ripieno;
• Premere i bordi accuratamente facendo uscire tutta l’aria;
• Tagliare i tortellini aiutandosi con uno stampo dentellato o con un bicchiere o con una rotella dentata;
Mettere i tortellini su una placca da forno o su uno stampo metallico largo e basso;
I ritagli di pasta possono essere riutilizzati impastandoli e tirandoli di nuovo con il matterello o con la macchina per la sfoglia;
Volendo, si possono pennellare i tortellini con rosso d’uovo e cospargerli di zucchero semolato o con granella di zucchero.
Note e variazioni
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Ciambella
Fig. 1
Mettere la farina a fontana sulla spianatoia o in una zuppiera;
Aggiungere lo zucchero, le tre uova, il burro intiepidito e sminuzzato, la dose, il sassolino, il sale e la bustina di lievito;
Sbattere le uova e incorporare gli altri ingredienti; lavorare l’impasto fino a renderlo omogeneo; In caso di impasto apparentemente troppo duro (per uova troppo piccole) aggiungere qualche goccia di latte e impastare di nuovo;
Formare un cilindro con la pasta grosso come un salame e disporlo su una placca da forno o in uno stampo imburrati formando un cerchio; per essere sicuri che il buco rimanga aperto e tondo si può mettere al centro un vasetto di marmellata vuoto o una tazzina da caffè;
Praticare con un coltello alcune incisioni diagonali sulla superficie della ciambella; pennellare con un po’ di rosso d’uovo la sommità del cerchio, cospargere di zucchero semolato o di granella di zucchero;
Note e variazioni
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Torta della mamma
Fig. 1
In una terrina impastare la farina, lo zucchero, il burro ammorbidito e sminuzzato, le uova, il latte;
Sbucciare la mela e tagliarla a fettine sottili. Bagnare la mela con due cucchiai di cognac o brandy;
Aggiungere la mela all’impasto. Grattugiarvi sopra la buccia di un limone, salare e inserire il lievito in polvere;
Mescolare accuratamente il composto che dovrà essere abbastanza morbido;
Imburrare uno stampo dai bordi alti e versarvi l’impasto;
Cuocere in forno per 30/40 minuti circa a 180 gradi. La torta sarà cotta quando, inserendo uno stecchino lo si potrà ritirare asciutto.
Note e variazioni
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Torta cioccolatino
Fig. 1
Sciogliere la cioccolata e il burro a bagnomaria;
Montare insieme i tuorli e lo zucchero; a parte, montare gli albumi a neve;
Incorporare la cioccolata, il burro, i tuorli e lo zucchero agli albumi; aggiungere anche il cucchiaio di farina;
Imburrare e infarinare uno stampo di 28 cm; Versare il composto;
Cuocere in forno a 170 gradi per 20 minuti;
A torta fredda, spolverare la superficie con zucchero a velo; si può decorare frapponendo carta traforata prima di passare lo zucchero.
Note e variazioni
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Torta di cioccolato
Fig. 1
In una terrina impastare la farina, lo zucchero, il burro sminuzzato, il cioccolato tritato più o meno finemente, le uova, il sale e il lievito;
Quando il composto si presenta ben amalgamato versare in uno stampo imburrato e pareggiare con una spatola o con un cucchiaio inumidito;
Cuocere in forno per 30 minuti circa a 180 gradi. La torta sarà cotta quando, inserendo uno stecchino lo si potrà ritirare asciutto;
Lasciare raffreddare la torta poi spolverizzare di zucchero a velo.
Note e variazioni
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Torta di cioccolato 2
Fig. 1
In una ciotola, mescolare tutti gli ingredienti quindi aggiungere il lievito;
Quando il composto si presenta ben amalgamato versare in uno stampo imburrato;
Cuocere in forno per 30 minuti circa a 180 gradi.
La torta sarà cotta quando, inserendo uno stecchino, si potrà ritirare asciutto.
Note e variazioni
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Castagnole
Fig. 1
Battere le uova con lo zucchero;
Aggiungere - mescolando – il rhum, il burro sciolto, la farina, il sale e, da ultimo, il lievito;
Versare tutto sulla spianatoia ben infarinata e lavorare la pasta che dovrà essere soda, ma non troppo;
Formare dei rotolini grossi come un mignolo e tagliarli a tocchetti come per fare degli gnocchi;
Friggerli nello strutto ben caldo in una padella alta e stretta;
Raccoglierli con una schiumarola quando saranno gonfi e dorati; appoggiarli su una carta assorbente per fritti;
Quando saranno intiepiditi, spolverizzarli con zucchero o con zucchero al velo.
Note e variazioni
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Dolcetti di mandorle
Fig. 1
Montare gli albumi a neve;
Incorporare delicatamente lo zucchero, le mandorle e il cioccolato tritato;
Foderare una placca con della carta da forno;
Formare dei dolcetti con un cucchiaio;
Cuocere per 10/15 minuti in forno a 160 gradi.
Note e variazioni
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Amaretti
Fig. 1
Montare gli albumi a neve; Incorporare delicatamente lo zucchero e le mandorle;
Foderare una placca con della carta da forno;
Formare dei dolcetti con un cucchiaio;
Cuocere per 10/15 minuti in forno a 150-160 gradi;
La durata della cottura può variare in base al tipo di forno e alla durezza dell’amaretto che si vuole ottenere.
Note e variazioni
Se si vuole arricchire gli amaretti si può provare a inserire del cioccolato fondente in gocce o in scaglie tritate.
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Pan brioche
Fig. 1
Impastare le farine con le uova, il lievito, il burro sminuzzato, lo zucchero e il sale;
Lavorare l’impasto fino a quando diventa morbido ed elastico;
Quando il composto si presenta ben amalgamato versare in uno stampo imburrato e pareggiare con una spatola o con un cucchiaio inumidito; lasciare lievitare in luogo tiepido;
Cuocere in forno per 30 minuti circa a 180 gradi; la brioche sarà cotta quando, inserendo uno stecchino lo si potrà ritirare asciutto.
Note e variazioni
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Croissant
Fig. 1
Preparare un panetto lavorando a mano o nell’impastatrice la farina e il burro; spianare per ottenere una forma rettangolare di circa 2 cm di spessore;
Lavorare gli altri ingredienti fino ad ottenere un impasto morbido ed elastico; stendere sulla spianatoia l’impasto senza burro formando una striscia più larga del panetto con il burro;
Ripiegare i lembi del sottostante sopra il panetto e spianarlo con il matterello; avvolgere con pellicola e far riposare; stendere il tutto con il matterello fino ad ottenere uno spessore di circa 2 cm con un lato lungo circa del doppio del lato corto;
Ripiegare la striscia per 1/3 con un lembo sopra l’altro, coprire e riporre in frigorifero per 20 minuti; ripetere per 5 volte l’operazione di spianatura, ripiegatura per 1/3 sull’altro, girando la pasta di ¼ ogni volta; infarinare se necessario;
Coprire la pasta e far riposare in frigorifero per 1 ora; stendere fino a uno spessore di circa 5 mm;
Tagliare dei rettangoli di pasta con il lato corto di 20 cm quindi tagliare nuovamente in diagonale formando dei triangoli; arrotolare i triangoli partendo dalla base verso la punta e sigillate la punta premendo leggermente; formare il rotolo risultante come una mezzaluna;
Volendo, spennellare la superficie con latte o con chiaro d’uovo; cospargere di zucchero di canna; cuocere sulla placca del forno riscaldato a 200° per 18 minuti; farcire con panna montata.
Note e variazioni
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Strudel di mele
Fig. 1
Tagliare le mele sottili e mescolarle, in una zuppiera, con i pinoli, le noci tritate e lo zucchero; aggiungere il limone grattugiato e la cannella tritata;
Impastare le farine con le uova, il lievito, il burro sminuzzato, lo zucchero e il sale;
Fare rosolare il pane grattugiato in circa 50 g di burro;
Disporre la pasta sfoglia srotolata (se acquistata pronta) o tirata sottile (se fatta in casa) sopra una placca da forno o in uno stampo largo, foderandoli con carta da forno;
Cospargere la pasta sfoglia con il pane grattugiato fatto rosolare nel burro;
Sul fondo della pasta sfoglia mettere il ripieno di mele; arrotolare la pasta e sigillare le estremità;
Far fondere delicatamente il restante burro e spennellare la sommità dello strudel;
Cuocere in forno per 30 minuti circa a 200 gradi;
Lasciar intiepidire e servire spolverizzando con un po’ di zucchero a velo.
Note e variazioni
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Torta di ricotta
Fig. 1
Impastare in una zuppiera: la farina, lo zucchero, il burro ammorbidito, la ricotta e le uova;
Aggiungere la buccia di limone grattugiata, il sale, il lievito, e l‘acqua d’arancio;
Mescolare accuratamente fino a quando tutti i componenti non saranno ben amalgamati;
Versare il composto in uno stampo per torte di misura adeguata;
Cuocere in forno per circa 40 minuti a 180 gradi;
Quando la torta sarà raffreddata e prima di servirla, spolverizzare con un po’ di zucchero a velo.
Note e variazioni
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Torta di mele
Fig. 1
Pelare le mele e privarle dei semi e delle parti dure che li contengono poi tagliarle a tocchetti;
Collocare subito le mele in una zuppiera e bagnatele con il succo del limone;
In un’altra ciotola inserite la farina, lo zucchero, il burro sciolto, il latte e le uova;
Impastare e mescolare accuratamente fino a quando tutti i componenti non saranno ben amalgamati aggiungendo anche il lievito;
Inserire quindi le mele bagnate con il succo del limone e incorporarle nell’impasto;
Imburrare e infarinare uno stampo da forno di 30-35 cm di diametro;
Versare l’impasto nello stampo e fate in modo che il livello sia pareggiato;
Se gradita, si può cospargere la superficie della torta con granella di zucchero;
Cuocere in forno a 200 gradi per 30 minuti circa.
Note e variazioni
In alternativa alla granella di zucchero, quando la torta sarà raffreddata e prima di servirla, si piò spolverizzare con un po’ di zucchero a velo
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Torta di mele salata
Fig. 1
Utilizzare la preparazione della pasta brisée come da ricette di base gruppo 1;
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Stendere la pasta in una sfoglia sottile e metterla in uno stampo, punzecchiare il fondo;
Pelare le mele, privarle dei semi e delle parti dure poi tagliarle a fettine;
Se la lavorazione non è veloce si possono bagnare le mele con il succo del limone;
Disporre le mele sulla pasta posta nello stampo secondo il vostro gusto estetico, a raggera o in file;
Se gradito, si può cospargere la superficie della torta con zucchero di canna;
Cuocere in forno a 200 gradi per 30 minuti circa.
Note e variazioni
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Torta marmorizzata
Fig. 1
Impastare in una zuppiera: la farina, lo zucchero, il burro ammorbidito, il latte e le uova;
Aggiungere il sale e il lievito. Mescolare accuratamente fino a quando tutti i componenti non saranno ben amalgamati;
A parte sciogliere nel succo di un limone il cucchiaio di cacao e aggiungere il rhum;
Versare il liquido contenente il cacao nel composto preparato precedente e mescolare leggermente per distribuire il cacao senza incorporarlo completamente;
Versare il tutto in uno stampo per torte di misura adeguata;
Cuocere in forno per circa 40 minuti a 180 gradi;
Quando la torta sarà raffreddata e prima di servirla, spolverizzare con un po’ di zucchero a velo.
Note e variazioni
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Plum-cake
Fig. 1
Lavorare il burro tiepido montandolo a crema;
Separare i tuorli dagli albumi e montare quest’ultimi a neve;
Incorporare piano piano i vari ingredienti nel burro e, da ultimi, i chiari montati a neve;
Mescolare il composto in modo da amalgamarlo senza perdere la sofficità data dagli albumi e dalla spuma di burro;
Versare il tutto in uno stampo rettangolare alto e stretto dopo averlo leggermente imburrato;
Mettere le ciliegie candite sulla sommità del plum-cake;
Cuocere in forno per 40 minuti circa a 180 gradi; Il plum-cake sarà cotto quando, inserendo uno stecchino lo si potrà ritirare asciutto.
Note e variazioni
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Torta allo yogurt
[[File:Torta allo yogourt.jpg|miniatura]]
Fig. 1
Per misurare le quantità degli ingredienti si usa – per questa torta – lo stesso misurino di uno yogurt monoporzione;
Lo yogurt al limone può essere sostituito con uno yogurt bianco con aggiunta della scorza di un limone grattugiata;
In una ciotola, mescolare tutti gli ingredienti quindi aggiungere il lievito;
Quando il composto si presenta ben amalgamato versare in uno stampo unto con un po’ di olio di semi;
Cuocere in forno per 30 minuti circa a 180 gradi; la torta sarà cotta quando, inserendo uno stecchino, si potrà ritirare asciutto.
Note e variazioni
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Torta di crema e amaretti
Fig. 1
Preparare la crema amalgamando in una casseruola o in un pentolino (da circa 1 litro) i tuorli con lo zucchero, la farina. Versarvi dentro il latte e stemperare accuratamente con una frusta;
Aggiungere la buccia (intera) del limone quindi portare a ebollizione; lasciar cuocere per alcuni minuti fino a quando la crema non si addensa;
Sulla spianatoia impastare la farina, lo zucchero, il burro con i 3 tuorli d’uovo, il limone grattugiato e il lievito; aiutarsi con una modesta quantità di latte in modo da avere un impasto ben amalgamato, ma sodo;
Stendere una metà dell’impasto e con questa foderare uno stampo imburrato; posizionare sul fondo della pasta uno strato completo di amaretti; versare la crema sugli amaretti;
Stendere la restante metà della pasta e metterla sullo stampo per coprire la crema;
Cuocere in forno per 40 minuti circa a 160 gradi.
Note e variazioni
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Torta di amaretti
Fig. 1
Sbriciolare grossolanamente gli amaretti quindi bagnarli con il rhum;
In una ciotola o in una zuppiera, lavorare lo zucchero con i tuorli delle uova servendosi di un cucchiaio;
Unire il burro tiepido, le farine, la fecola, gli amaretti, la dose lievitante quindi incorporare le chiare d’uovo montate a neve;
Quando il composto sarà ben amalgamato versare in uno stampo di 25 – 26 cm. di diametro leggermente imburrato;
Cuocere in forno per 40 minuti circa a 160 gradi; la torta sarà cotta quando, inserendo uno stecchino, si potrà ritirare asciutto.
Note e variazioni
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Torta di chiare d’uova
Fig. 1
Montare a neve le chiare d’uovo;
Aggiungere lo zucchero, la farina, il cioccolato e il burro fusi, la buccia di limone e il lievito;
Amalgamare bene tutti gli ingredienti;
Cuocere in forno per 35 - 40 minuti circa a 160 gradi;
Volendo, si può spolverizzare la superficie della torta raffreddata con zucchero a velo.
Note e variazioni
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Torta Civago
Fig. 1
Tritare le mandorle e abbrustolirle in una padellina con un po’ di burro;
Preparare la crema che dovrà essere non troppo morbida (regolarsi quindi con il latte);
Lasciare raffreddare la crema. Montare il burro e lo zucchero quindi unirvi le mandorle e la crema;
Tagliare a metà i savoiardi, inzupparli nel liquore o liquore e caffè e rivestire uno stampo con i bordi alti;
Versare il composto della crema, mandorle, burro e zucchero. Ricoprire la sommità con altri savoiardi inzuppati;
Il dolce va conservato in frigorifero per almeno 12 ore;
Se si sarà utilizzato uno stampo tondo con un buco al centro, si potrà migliorare la presentazione del dolce se, dopo averlo versato sul suo piatto di portata, si metteranno al centro delle amarene o delle ciliegie sciroppate o delle fragole.
Note e variazioni
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Torta di riso (Anita Mantovi / Lina)
Fig. 1
Mettere il latte, l’acqua metà della buccia del limone e metà dello zucchero in una pentola capiente, salare e portare a ebollizione;
Calare il riso e cuocerlo al dente per 10-12 minuti a seconda della qualità e mescolando di tanto in tanto;
Mentre il riso cuoce, tritare le mandorle finemente (circa come grani di riso) e abbrustolitele con un poco di zucchero;
Sbattere le uova, trattenendo a parte un albume, con la restante metà dello zucchero, il sassolino (o anisetta), la vanillina, le mandorle tostate e l’altra metà della buccia del limone grattugiata finemente, solo per la parte gialla;
A riso raffreddato, incorporare le uova e gli altri componenti; conservare a parte qualche cucchiaiata delle uova sbattute. tenendo a parte un albume;
Imburrate uno stampo largo e basso e spolverizzate il fondo e i bordi con del pane finemente grattugiato; versate il riso nello stampo e pareggiatelo;
Spalmate l’albume tenuto a parte sulla superficie della torta e spolverizzatela uniformemente con un poco di zucchero;
Cuocere per 45 / 60 minuti in forno a 200 gradi; la torta sarà cotta quando la superficie sarà diventata di un bel colore giallo carico e iniziano ad apparire alcuni puntini più scuri.
Note e variazioni
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Budino al Cioccolato Fondente
Fig. 1
Spezzare il cioccolato fondente e lasciarlo sciogliere in una casseruola con tre cucchiai ‘acqua, mescolando a fuoco molto basso;
Separare gli albumi dai tuorli e mettere questi ultimi in una scodella con lo zucchero; montarli ben gonfi con una frusta e incorporarli poco per volta al cioccolato fuso;
Unire il burro e mescolare con la fiamma al minimo;
Quando il composto sarà morbido e cremoso toglierlo dal fuoco e aggiungete il brandy;
Versare il budino in uno stampo, lasciare raffreddare e mettere per almeno 2-3 ore in frigorifero;
Per servire, capovolgere su un piatto; per facilitare il distacco passare all’esterno uno straccio bagnato con acqua calda.
Note e variazioni
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5 MARMELLATE E COMPOSTE
Marmellata di pere e limoni
Fig. 1
Pelare i limoni, togliere il bianco dalle bucce quindi tagliare la parte gialla molto finemente.
La polpa dei limoni va tagliata a pezzetti;
Pelare le pere e tagliarle a pezzetti;
Unire la frutta allo zucchero e cuocere a lungo fino alla densità voluta;
Note e variazioni
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Marmellata di mandarini
Fig. 1
Lavare i mandarini poi sbucciarli;
Bollire le bucce nell’acqua per 20 minuti;
Scolare le bucce con un mestolo forato;
Affettare i mandarini e tritare le scorze. Aggiungerli allo sciroppo e cuocere fino a raggiungere la densità voluta;
Sciacquare uno o più vasetti di vetro con un poco di brandy o di alcol buon gusto;
Riempire i vasi con la marmellata ancora calda. Bagnare uno i più dischetti di carta da forno con il brandy o con l’alcool e metterli sopra la marmellata;
Chiudere ermeticamente i vasetti;
Conservare la marmellata in luogo buio e fresco.
Note e variazioni
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Marmellata di zucchine
Fig. 1
Lavare le zucchine e tagliarle a pezzi;
Metterle in una casseruola unitamente allo zucchero e all’acqua;
Bollire il tutto per 40 minuti;
Aggiungere allo sciroppo le mandorle tritate;
Sciacquare uno o più vasetti di vetro con un poco di brandy o di alcol buon gusto;
Riempire i vasi con la marmellata ancora calda. Bagnare uno i più dischetti di carta da forno con il brandy o con l’alcool e metterli sopra la marmellata. Chiudere ermeticamente i vasetti;
Conservare la marmellata in luogo buio e fresco.
Note e variazioni
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6 PREPARAZIONI VARIE
Limoncino o liquore di limone
Fig. 1
Lavare accuratamente i limoni o pulirli bene con un panno umido; asciugarli;
Ritagliare la parte gialla dei limoni utilizzando un coltello affilato o un pelapatate;
Inserite le scorze così ricavate in un vaso a chiusura ermetica di capienza idonea e unte i chiodi di garofano, la cannella e la vaniglia;
Coprite il tutto con 100/150 grammi di alcool, chiudete bene il vaso e agitatelo con cura per qualche minuto;
Riponete il vaso in luogo fresco e al riparo della luce; Tutti i giorni agitate il vaso per un paio di minuti;
Dopo otto giorni, sciogliete lo zucchero nell’acqua portata a ebollizione;
Lasciare raffreddare; quindi unire allo zucchero disciolto, l’infuso di limone colato attraverso un colino fitto;
Aggiungere il resto dell’alcool, agitare accuratamente e filtrare nuovamente;
Imbottigliare e lasciare stagionare per qualche mese;
Gustare servito fresco.
Note e variazioni
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Laurino o liquore di alloro
Fig. 1
Fig. 2
Sciogliere lo zucchero nell’acqua portata a ebollizione. Lasciare raffreddare;
Mettere il liquido in un vaso di vetro da 2 litri. Aggiungere l’alcool e le bacche;
Lasciare in infusione per un mese in un luogo buio e fresco;
Filtrare e imbottigliare. È da bere dopo almeno quattro mesi.
Note e variazioni
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Liquore di erba Luigia
Fig. 1
Sciogliere lo zucchero nell’acqua portata a ebollizione;
Lasciare raffreddare;
Mettere il liquido in un vaso di vetro da 1,5 litri;
Aggiungere l’alcool, le foglie e la scorza del limone (solo la parte gialla);
Lasciare in infusione per 8 giorni in un luogo buio e fresco;
Filtrare e imbottigliare;
Lasciar riposare per qualche settimana;
Si può bere fresco anche allungato con un po’ d’acqua.
Note e variazioni
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Liquore di ginepro
Fig. 1
Mettere le bacche e l’alcool a macerare per un mese in un vaso di vetro;
Al termine del periodo, preparare lo sciroppo sciogliendo lo zucchero nell’acqua portata a ebollizione;
Lasciare raffreddare;
Filtrare l’infuso delle bacche con l’alcool poi aggiungere lo sciroppo;
Imbottigliare e lasciar maturare per almeno nove mesi.
Note e variazioni
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Sciroppo di arance
Fig. 1
Sbucciare 3 arance e i 2 limoni;
Spremere le arance e i limoni;
Mettere in infusione per due ore le bucce con il sugo spremuto;
Sciogliere lo zucchero nell’acqua e bollire per alcuni minuti;
Aggiungere il succo e le bucce;
Lasciare bollire per altri 5 minuti;
Lasciare raffreddare, filtrare e imbottigliare.
Note e variazioni
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Liquore di Caffè
Fig. 1
Sciogliere lo zucchero nell’acqua e portarla a ebollizione; bollire per circa 2 minuti;
Lasciare raffreddare;
Preparare un buon caffè piuttosto forte e versarlo nell’acqua zuccherata;
Quando lo sciroppo e il caffè saranno ben freddi inserire la vaniglia spezzettata quindi aggiungere l’alcool;
Mescolare bene il tutto e travasarlo in una bottiglia, tappare la bottiglia e lasciare riposare per almeno 24 ore;
Successivamente filtrare il liquore imbottigliarlo nuovamente e lasciarlo stagionare.
Note e variazioni
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Liquore di Menta
Fig. 1
In un vaso capiente chiusura ermetica (più di 2 lt, meglio 2,5 lt) mettere l’alcool, le foglie di menta e i semi di anice;
Chiudere il recipiente e agitarlo per qualche secondo; Riporlo in un luogo buio provvedendo a scuoterlo ogni tanto
Passati almeno 8 giorni, sciogliere lo zucchero nell’acqua e portarla a ebollizione; bollire per circa 2 o 3 minuti; Lasciare raffreddare;
Quando lo sciroppo sarà ben freddo unirlo all’infuso delle foglie di menta, agitare bene poi colare il tutto;
Imbottigliare il liquore, tappare la bottiglia e lasciare stagionare per qualche mese;
Successivamente filtrare il liquore imbottigliarlo nuovamente e lasciarlo stagionare.
Note e variazioni
1 – Qualora le dosi indicate fossero eccessive per il vostro prevedibile fabbisogno e consumo, provate a ridurle alla metà o a un terzo. Il sapore è dato dalle foglie, quindi, può essere bene ridurre la loro quantità in modo meno che proporzionale alla riduzione degli altri ingredienti.
2 – Per ottenere un colore verde del liquore più carico e brillante si può ricorrere a un colorante per liquori reperibile facilmente nelle drogherie specializzate; qualcuno suggerisce anche provare ad aggiungere verde il succo di una pugni di spinaci lessati e strizzati.
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7 ANTIPASTI, PIZZE, SALATI
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ERBAZZONE Reggiano
Dose per una teglia rettangolare con i bordi bassi 25x30
Fig. 1
Per la pasta che avvolgerà il ripieno:
Su di una spianatoia fare una fontana con la farina, aggiungere lo strutto e il sale, impastare con il latte;
L’impasto deve essere morbido ed elastico; lavorare bene e lasciare riposare per 2 ore;
Per il ripieno:
Pulire le bietole e gli spinaci, eliminare i gambi in modo da tenere solo le foglie; lavare il tutto molto bene in acqua corrente e sgrondare lievemente;
Scottare le verdure per 10/15 minuti usando poca acqua; scolare, lasciare raffreddare e strizzare bene le verdure per togliere più acqua possibile; tritare grossolanamente;
A parte, in un tegame largo e basso, mettere un filo d’olio d’oliva, una noce abbondante di burro e il lardo macinato; aggiungere a caldo la cipolla, l'aglio e il prezzemolo tritati;
Far soffriggere lentamente in modo che la cipolla e l'aglio non brucino; una volta che il soffritto è pronto aggiungere gli spinaci e le bietole, salare, fare insaporire a fuoco lento per almeno 30 minuti;
Lasciare raffreddare, aggiungere un uovo, la ricotta, il Parmigiano Reggiano grattugiato e una manciata di prezzemolo tritato;
Segue…
Esecuzione
Dividere il panetto di pasta in 2 parti, stendere la prima parte in modo che sia alta 2/3 mm;
Ungere leggermente una teglia bassa da forno con un poco d’olio;
Coprire la teglia con la pasta, facendola debordare e ben aderire al fondo della teglia sottostante in modo che non rimangano bolle d’aria;
Riempire con il pesto livellando per bene; Lo spessore del ripieno deve essere di circa 2 centimetri e mezzo o 3 (a piacere), né troppo basso né troppo alto;
Stendere la rimanente pasta, tirata come detto sopra sempre con lo stesso spessore, e con questa coprire tutta la teglia;
Fare aderire bene la pasta, tagliare con un coltello la pasta eccedente, schiacciare bene i bordi con una forchetta e arrotolarli un po' come una crostata, pungere bene con la forchetta l'erbazzone e finire con fiocchetti di lardo macinato;
Cuocere in forno a 190/200°C per 35/40 minuti; l’erbazzone sarà cotto quando sarà di colore tra quello del pane ben cotto e quello del tabacco biondo; nella fase finale della cottura collocare la teglia nella parte bassa del forno;
Servire l’erbazzone ancora caldo lasciandolo – però – riposare e intiepidire alcuni minuti.
Note e variazioni
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Pizza Silvio
Fig. 1
Per la farina che si va a utilizzare scegliere il tipo 0 (zero), eventualmente mettere una parte di “Manitoba” (non più di un terzo) che dà maggiore elasticità all’impasto;
Sciogliere il lievito in acqua tiepida qualche minuto prima di procedere all’impasto; per rafforzare il potere lievitante aggiungere al lievito sciolto un cucchiaino di zucchero e uno di farina;
Impastare la farina con acqua, lo strutto, un poco d’olio, il latte, sale e il lievito; lavorare accuratamente l’impasto che dovrà apparire morbido ed elastico; per ottenere il risultato desiderato regolarsi con la quantità d’acqua e di latte;
Lasciar lievitare l’impasto per almeno 30 minuti riponendolo in una zuppiera ricoperto con un canovaccio; tenerlo in luogo tiepido, eventualmente vicino al forno già acceso per riscaldarlo;
Su una spianatoia o, anche, direttamente su una teglia per pizza (leggermente unta con olio), stendere la pasta con le mani portandola a uno spessore abbastanza sottile e pari; mettere la pasta così stesa in una teglia per pizza o su una placca da forno;
Lasciare riposare per 10 minuti; Successivamente condire con pomodoro, mozzarella e il resto a piacere; un filo d’olio da ultimo; infornare in forno caldissimo e cuocere per 35/40 minuti.
Note e variazioni
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Pizza Cilentana
Fig. 1
Per la pasta: scegliere farina tipo 0 (zero) o misto con grano duro o grani antichi;
Sciogliere il lievito in poca acqua tiepida, zucchero e un cucchiaio di farina; Unire alla farina e agli altri ingredienti e lavorare fino ad ottenere un composto liscio e uniforme; farlo lievitare coperto da un canovaccio per 2 ore;
Per il condimento: far cuocere per 15 minuti in una pentola la salsa di pomodoro con sale e un filo di olio;
Stendere la pasta in una teglia da forno unta, mettere sopra l’impasto steso tutti i componenti, cospargere con l'aglio affettato sottile, condire con origano, sale, e olio;
Cuocere la pizza; in forno preriscaldato a 200° per circa 20 minuti; Servire la pizza cosparsa di formaggio grattugiato;
Note e variazioni
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Pizza fritta
Fig. 1
Lessare la patata, schiacciarla e tenerla in caldo;
Sciogliere il lievito in acqua tiepida qualche minuto prima di procedere all’impasto;
Impastare la farina con l’acqua, il lievito sciolto nell’acqua, due cucchiai d’olio, il sale e la patata;
Lavorare accuratamente l’impasto per 10 minuti poi lasciarlo riposare per un’ora circa riponendolo in una zuppiera ricoperto con un canovaccio; Tenerlo in luogo tiepido;
Su una spianatoia stendere la pasta con le mani portandola a uno spessore di circa 1 cm; Tagliare dei dischi di circa 20 cm; di diametro;
Friggere in olio abbondante; prima di servirle guarnirle con pomodoro e basilico poi metterle in forno caldo per 5 minuti;
Volendo, guarnire anche con formaggi, sottaceti o altro;
Note e variazioni
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Involtini deliziosi
Fig.; 1
Tagliare la mozzarella a cubetti;
Porre i cubetti di mozzarella in mezza fetta di mortadella;
Mettere un po’ di besciamella e una grattatina di noce moscata;
Avvolgere il tutto chiudendo con uno stecchino;
Passare gli involtini nell’uovo poi nel pane grattugiato;
Affettare i pomodori;
Friggere gli involtini in olio bollente e servire sulle fette di pomodoro;
Note e variazioni
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Panzerotti all’indivia
Fig.; 1
Per questa preparazione, se non si vuole utilizzare la pasta per pizza già preparata, preparare un impasto come indicato in Pizza Silvio;
Sbollentare l’insalata in acqua salata; Scolare e stringere per togliere l’acqua in eccesso;
Far saltare l’insalata in una padella con un po’ d’olio, l’aglio schiacciato, le olive tritate grossolanamente, i pinoli, i capperi e i filetti d’acciuga (tritati);
Stendere la pasta e tagliarla a dischi di 15 cm; di diametro circa;
Mettere una piccola quantità dell’insalata sui dischi e chiudere piegandoli in modo da formare delle mezzelune; per chiudere bene i panzerotti, aiutarsi inumidendo i bordi con un dito bagnato d’acqua quindi premere bene e uniformemente i bordi;
Cuocere in forno ben caldo (180 – 200 gradi) per 20 minuti circa;
Note e variazioni
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Panzerotti di mortadella
Fig.; 1
Tirare la pasta per pizza piuttosto sottile;
Formare dei dischi di circa 12/15 cm; di diametro;
Mettere una mezza fetta di mortadella al centro e sopra le verdure scelte;
Ripiegare i panzerotti a metà e chiudere bene i bordi;
Friggere i panzerotti in olio bollente;
Note e variazioni
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Torta di asparagi in crosta croccante
Fig.; 1
Mondare gli asparagi, tagliarli a strisce per il lungo e stufarli in padella con: una noce di burro, lo scalogno tritato, il sale, il pepe, il timo sminuzzato e un po’ d’acqua;
Levare gli asparagi dal fuoco quando sono ancora al dente;
Srotolare la pasta sfoglia (se acquistata già pronta) o stenderla sottile se preparata in casa;
Foderare una teglia con la pasta sfoglia ponendo sotto un foglio di carta da forno;
Disporre gli asparagi e il prosciutto cotto nella teglia a strati alterni, sopra il fondo di pasta sfoglia;
Sbattere l’uovo con la panna e aggiungere sale e pepe; versarlo poi sul ripieno;
Ripiegare il bordo della pasta e decorare la torta con guarnizioni ritagliate dalla pasta avanzata;
Cuocere in forno a 200° C per circa 25 minuti;
Servire la torta quando sarà intiepidita;
Note e variazioni
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Soufflé di asparagi, parmigiano, emmenthal
Porre sul fuoco una casseruola media con un litro d’acqua e portatela a ebollizione; pulire gli asparagi e tagliarli a rondelle; cuocerli per 8-10 minuti in acqua in ebollizione;
Preparare i formaggi grattugiando separatamente il parmigiano-reggiano e l’emmenthal; quando gli asparagi saranno cotti, lasciate intiepidire poi frullateli con una frustra elettrica riducendoli in purea;
Sciogliere la metà del burro (20 gr) e imburrare con un pennello gli stampi per piccoli flan quindi cospargeteli con emmenthal grattugiato; in una ciotola o in una terrina mescolate l’amido di mais con una parte della panna fredda;
In un pentolino scaldare il rimanente della panna e unire poi l’amido sciolto a freddo mescolando continuamente; all’inizio dell’addensamento della crema togliere il pentolino dal fuoco e, sempre mescolando, unire il rimanente burro (20 gr) e la purea degli asparagi; trasferire il composto in una terrina e lasciare raffreddare;
Separare i tuorli dagli albumi mettendo questi ultimi in una ciotola fredda;
Unire alla crema di panna e asparagi i tuorli, uno alla volta, poi aggiungere il parmigiano-reggiano e l’emmenthal; aggiungere sale, pepe e noce moscata;
Montare gli albumi con una frusta per 2 minuti;
Unire gli albumi montati al composto freddo della crema, asparagi e formaggi, mescolando delicatamente; versare negli stampini a 2/3 di altezza;
Cuocere nel forno a 180°C per 20-25 minuti;
Note e variazioni
Si possono guarnire con mandorle tritate o pinoli prima di infornare;
Paté di prosciutto
Fig.; 1
Preparare la gelatina facendo sciogliere una bustina di scaglie o granuli; profumatela con qualche goccia di limone; lasciarla intiepidire poi versarne una metà in uno stampo di alluminio rettangolare o tondo;
Tritare grossolanamente il prosciutto cotto, la lingua e il burro e inserire il tutto nel robot da cucina per omogeneizzarlo; quando sarà quasi a punto aggiungere la pasta di tartufo, un cucchiaio di besciamella e, eventualmente, aggiungere anche un cucchiaio di panna se lo si preferisce più morbido; terminare di incorporare il tutto servendosi sempre del robot;
Quando la gelatina già versata si sarà solidificata, aggiungere nello stampo il composto ottenuto distribuendolo e pareggiandolo accuratamente; coprire il composto versando l’altra metà della gelatina;
Riporre il paté in frigorifero per almeno 4 ore, meglio per un giorno intero;
Servire il paté rovesciando lo stampo su un piatto da portata, rotondo o rettangolare secondo la forma dello stampo usato; per agevolare il distacco del paté dallo stampo, prima di rovesciarlo sul
piatto di portata, passare all’esterno uno strofinaccio bagnato di acqua calda;
Accompagnare il paté con fette di pane tostate;
Volendo, si può decorare il paté ponendo sul fondo dello stampo delle fettine di limone o di arancia incorporate nella gelatina; volendo, anche qualche verdura cotta, cruda o conservata;
Note e variazioni
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Paté di Tonno
Fig.; 1
Spezzettare il tonno e il burro e inserirlo nel frullatore insieme alla maionese, ai capperi e alle acciughe ben lavate;
Frullate fino ad ottenere una crema compatta;
Mettete il composto in una terrina, copritela con la pellicola o con carta da forno e mettetela in frigorifero;
Il paté deve rimanere in frigorifero almeno due-tre ore prima di portarlo in tavola;
Volendo, si può mettere nel fondo della terrina un leggero strato di gelatina preparata con una bustina e qualche goccia di limone;
Accompagnare il paté con fette di pane tostate;
Si può decorare il paté, a piacere, ponendo sul fondo dello stampo delle fettine di limone o di arancia incorporate nella gelatina; si può mettere anche qualche cetriolo sottaceto affettato;
Note e variazioni
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Solada
Fig.; 1
Porre sul fuoco una casseruola media con acqua, portatela a ebollizione e calate la farina gialla per fare una polenta; mescolate continuamente fino a cottura ultimata;
Pulire i cipollotti e affettarli a rondelle sottili;
Rosolare i cipollotti con il lardo o la pancetta tritati;
Aggiungere il latte alla polenta, i cipollotti, l’uovo, il formaggio grattugiato e amalgamare il tutto;
Prendere una teglia tonda e dai bordi bassi e ungere il fondo e i bordi con un filo d’olio;
Versare il composto nella teglia pareggiando con una spatola o un cucchiaio;
Cuocere nel forno a 180°C fino a quando non si sarà formata sopra una crosticina;
Servire la solada tiepida;
Note e variazioni
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Torta salata ai carciofi
Fig.; 1
Mondare i carciofi dalle foglie esterne e tenere solo i cuori; tagliarli a strisce;
Mettere i cuori di carciofo in una padella per stufarli con: una noce di burro, un filo d’olio, la cipolla tritata e il sale;
Preparare la pasta brisée con la farina, il burro intiepidito e sminuzzato, acqua tiepida e un pizzico di sale; tirare la pasta in una sfoglia sottile come una moneta da 50 centesimi; foderare una teglia con la pasta ponendo sotto un foglio di carta da forno;
Disporre nel fondo della teglia le sottilette, sopra le fette di mortadella, poi i cuori di carciofo; ripiegare il bordo della pasta;
Sbattere l’uovo con il parmigiano-reggiano, il prezzemolo tritato, un goccio di latte e un pizzico di sale; versare il composto sopra i carciofi;
Cuocere in forno a 200° C per circa 25-30 minuti;
Servire la torta quando sarà intiepidita;
Note e variazioni
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Torta salata di verdure
Fig.; 1
Affettare la cipolla e stufarla leggermente con l’olio; cuocervi le verdure per qualche minuto; se necessario, aggiungere qualche altra verdura a pezzetti per riequilibrare la varietà (zucchine, melanzane o altro);
Tagliare la scamorza affumicata a pezzetti;
Disporre la pasta in una teglia con un foglio di carta da forno sottostante; disporre le verdure e spargere la scamorza affumicata; salare;
Ripiegare il bordo della pasta tutta intorno;
Cuocere in forno a 200° C per circa 25 minuti;
Note e variazioni
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8 PESCI E CROSTACEI
Branzino in cartoccio
Fig.; 1
Pulire e sciacquare in acqua il branzino;
Prendere un foglio di alluminio o di carta da forno e porlo su una teglia o su una placca da forno; adagiarvi il branzino e ungerlo con un filo d’olio da ambo le parti;
Inserite nella pancia del pesce il rosmarino e lo spicchio d’aglio e un pizzico di sale;
Tritare il prezzemolo, affettare l’altro spicchio d’aglio, i cipollotti e metà limone spargendo il tutto sul branzino;
Bagnare tutto con il vino bianco;
Chiudere bene l’involucro e inserire in forno riscaldato a 190-200 gradi; sarà pronto in 15 minuti;
Servite il pesce con olio delicato (ligure o del Garda), limone o maionese;
Note e variazioni
D’obbligo servire un bianco secco fresco; Ottimo un Luni, un Traminer oppure un Vermentino;
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Baccalà fritto come da Gina
Fig.; 1
Bagnare il baccalà lasciandolo in bagno di acqua corrente per almeno una notte;
Tagliare il baccalà a pezzi secondo il proprio gusto, né troppo piccoli, né troppo grossi o troppo spessi;
Preparare la colla (detta anche pastella): con una frusta o una forchetta battere la farina con il latte, un cucchiaio d’olio, fino a quando la pastella assumerà la consistenza di una crema fluida;
Aggiungere un; poco di sale, il formaggio parmigiano-reggiano grattugiato, il prezzemolo tritato;
Immergere i pezzi di baccalà nella colla e friggerli in abbondante olio d’oliva ben caldo;
Scolare i pezzi di baccalà, che saranno ben fritti quando assumeranno un colore giallo carico, posandoli su una carta paglia o altra carta assorbente;
Note e variazioni
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Acciughe fritte
Fig.; 1
Togliere dalle acciughe la spina centrale salvo la coda;
Risciacquarle in acqua corrente poi asciugarle con un canovaccio o con carta da cucina sufficientemente spessa;
Battete le uova in una tazza capiente o in una zuppierina e aggiungere un pizzico di sale;
Intingere le acciughe nell’uovo poi impanarle premendole su uno strato di pane grattugiato sparso su un vassoio o su un piatto; metterle su un altro vassoio coperto da un foglio di alluminio;
Quando l’olio sarà scaldato alla temperatura giusta, immergerle nell’olio alcune alla volta e friggerle dorandole al punto giusto; fatele scolare appoggiandole su carta paglia o su fogli assorbenti;
Note e variazioni
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Trance di tonno al vino bianco
Fotografia di Autore sconosciuto
su licenza di CC BY-NC-ND
Prendere una padella adeguata alla superficie dei tranci e mettere un filo d’olio;
Scaldare l’olio poi cuocere brevemente i tranci di tonno; 4-5 minuti per lato saranno sofficienti;
Bagnare con il vino bianco; evaporare e continuare la cottura per pochi minuti; aggiungere un pizzico di sale;
Triturare grossolanamente i pinoli, le olive e le mandorle; grattugiare e unire la buccia del limone, affettare lo spicchio d’aglio, aggiungere timo e prezzemolo fresco;
Togliere il tonno dalla padella e tenerlo in caldo;
Mettere gli odori nel sugo residuo, riscaldare e amalgamare per un paio di minuti;
Servire il tonno accompagnato dalla salsa creata con gli odori e aggiungere alcune fette di limone;
Note e variazioni
Si può consigliare di servire con vino bianco secco, ma di buon corpo e morbido, fresco al punto giusto (non troppo);
Per i temerari si potrebbe suggerire un rosato sempre secco e fresco come una Schiava gentile;
Si può provare anche con un Lambrusco vinificato in bianco;
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Branzino in crosta di sale
Fig.; 1
Pulire e sciacquare in acqua il branzino;
Prendere un foglio di alluminio o di carta da forno e porlo su una teglia o su una placca da forno; adagiarvi il branzino e ungerlo con un filo d’olio da ambo le parti;
Inserite nella pancia del pesce il rosmarino e lo spicchio d’aglio e un pizzico di sale;
Tritare il prezzemolo, affettare l’altro spicchio d’aglio, i cipollotti e metà limone spargendo il tutto sul branzino;
Bagnare tutto con il vino bianco;
Chiudere bene l’involucro e inserire in forno riscaldato a 190-200 gradi; sarà pronto in 15 minuti;
Servite il pesce con olio delicato (ligure o del Garda), limone o maionese;
Note e variazioni
D’obbligo servire un bianco secco fresco; Ottimo un Luni, un Traminer oppure un Vermentino;
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9 INSALATE
Insalata nizzarda
Fig.; 1
Tagliare a spicchi o a rondelle i pomodori e disporli su un piatto da portata; affettare il peperone e disporlo intorno ai pomodori;
Tagliare a rondelle i cipollotti e aggiungerli;
Tagliare le uova sode a spicchi e aggiungerli; sbriciolate il tonno e inseritelo sul tutto;
Aggiungere le alici spezzettate (se gradite);
Integrare con le olive, salare e pepare; decorare con alcune foglie di basilico e irrorare con l’olio d’oliva;
Servire immediatamente;
Accompagnare con un bianco secco di gusto fresco e fruttato, Pinot grigio o Chardonnay saranno ottimi;
Note e variazioni
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Insalata caprese
Fig.; 1
Affettare la mozzarella e sistemarla in un piatto da portata;
Tagliare i pomodori a rondelle e disporli sopra la mozzarella;
Spolverare con un poco di sale, di pepe e origano regolandosi secondo il proprio gusto;
Disporre sopra le foglie di basilico e bagnare la composizione con un filo d’olio di oliva extra vergine;
Servite come un gustoso antipasto o come il complemento di una colazione leggera;
Note e variazioni
L’insalata caprese può essere completata, gradevolmente, anche con qualche oliva;
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Insalata di radicchi di campo (riccioni)
Fig.; 1
Mettere il lardo tritato in una piccola padella e farlo sciogliere;
A parte mettere i radicchi di campo (riccioni) in una zuppiera dopo averli ben puliti, lavati e sgrondati; cospargere di sale fino;
Se è gradito, si può aggiungere uno spicchio d’aglio tritato o affettato; oppure soffregare la zuppiera con lo spicchio d’aglio schiacciato;
Quando il lardo sarà ben sciolto e bollente, versare una buona spruzzata d’aceto e rovesciare il tutto sui radicchi; servire subito;
Note e variazioni
I radicchi di campo, detti riccioni, si raccolgono nei campi all’inizio della primavera quando le appena passate gelate li hanno resi più teneri;
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Radicchio trevigiano alla griglia
Fig.; 1
Quando è la giusta stagione (fine autunno, inizio inverno) concedetevi un piatto gustoso e salutare;
Procurarsi una adeguata quantità di radicchio trevigiano tardivo; tagliare in 4 spicchi i radicchi, lavarli e asciugarli;
Su una bistecchiera o griglia o (in mancanza) una padella antiaderente mettere i radicchi a rosolare fino a che saranno cotti; non bruciarli, ma nemmeno lasciarli troppo crudi;
Porli su un piatto da portata, aggiustare di sale fino e irrorare con un filo d’olio extra vergine d’oliva;
Chi gradisce può aggiungere qualche goccia di limone;
Note e variazioni
I radicchi tardivi di Treviso possono apparire di un costo esorbitante rispetto ad altre verdure; tale costo è direttamente proporzionale alla distanza dal luogo tradizionale di produzione e alla loro qualità;
Se avrete esagerato nell’acquisto e fosse avanzato qualche cespo di radicchio potrete sempre fare un risotto (vedi ricetta)
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10 SALSE E CONTORNI
Salsa verde di prezzemolo
Fig.; 1
Pulire, mondare, eliminando i gambi, e lavare il prezzemolo; scolare e asciugare con un canovaccio;
Tritare il prezzemolo con una mezzaluna; unire le alici tritate;
Cuocere l’uovo per sette minuti; tritarlo a piccoli pezzi della grandezza di un chicco di riso;
Bagnare la mollica di pane, tritarla e unire il tutto aggiungendo l’olio, mescolare accuratamente;
Tenere in luogo fresco per almeno un giorno;
Usare la salsa per accompagnare il lesso o il pesce in bianco;
Note e variazioni
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Salsa di peperoni crudi
Fig.; 1
Pulire, mondare i peperoni eliminando i semi e i filamenti interni bianchi, lavarli e asciugarli;
Tagliare i peperoni a piccoli pezzi e passarli al passaverdure;
Unire i capperi tritati;
Aggiungere l’olio, l’aceto e mescolare accuratamente;
Tenere in luogo fresco per almeno un giorno;
Usare la salsa per accompagnare il lesso o piatti di carne bianca;
Note e variazioni
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Pomodori gratinati
Fig.; 1
Tagliare a metà i pomodori e vuotarli dei semi, tenere la parte di sugo residuata;
Impastare il pane grattugiato, il formaggio, il prezzemolo, l’aglio e i capperi tritati con la polpa e il sugo residuato; aggiungere un filo di olio di oliva e un pizzico di sale;
Mettere un filo d’olio e un’idea di sale nei pomodori svuotati; riempire i pomodori tagliati a metà con l’impasto risultante; porli in uno stampo o un placca da forno;
Cuocere in forno a 180 gradi fino a quando la superficie dei pomodori non sarà di un bel colore di pane cotto (circa 25-30 minuti);
Servire tiepidi come complemento di un secondo piatto di carne o di affettati;
Note e variazioni
Se vengono utilizzati capperi sotto sale, provvedere a metterli a bagno in acqua per almeno una mezzora per eliminare l’eccesso di sale; in caso di utilizzo di capperi sottaceto è sufficiente sciacquarli sotto l’acqua corrente e strizzarli un poco;
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Patate tipo rostli
Fig.; 1
Pelare le patate e affettarle a rondelle non troppo sottili (1/2 cm circa);
Sbollentarle in acqua salata per circa due o tre minuti;
Ungere una teglia da forno con un pezzetto di burro e adagiarvi ordinatamente le fette di patata ancora tiepide;
Disporre alcuni fiocchetti di burro su tutte le patate;
Spolverare la superficie con abbondante formaggio grattugiato, grana trentino o parmigiano- reggiano andranno sicuramente bene;
Mettere in forno scaldato a 180 gradi per almeno 15 minuti; le patate saranno pronte quando saranno dorate in superficie;
Servire le patate come contorno di carni bianche o di maiale oppure a complemento di salumi e formaggio;
Questo piatto della tradizione trentina e delle alte valli alpine è qui presentato nella versione più semplice e facile; la ricetta tradizionale prevedrebbe di affettare le patate a fiammifero;
Note e variazioni
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Sommario
PREMESSA (ovvero: le intenzioni) 3
Segue la PREMESSA (ovvero: le intenzioni) 4
INDICE DEI GRUPPI DI RICETTE 5
1 Ricette base 7
La pasta all’uovo 8
Crema Inglese 10
Crema pasticcera 11
Pan di Spagna 12
Pasta Margherita 13
Pesto alla genovese classico 14
Pasta frolla 15
Pasta per erbazzone (da Bellezza - Bebe) 16
Pasta per erbazzone (da Marta Ferrari) 17
Pasta brisée 18
Pasta a foncer 19
Ragù alla Bolognese 20
2 Minestre 21
Risi e bisi 23
Risotto allo champagne 24
Lasagne verdi e gialle 25
Cappelletti reggiani 27
Canederli (Knödel) 28
Gnocchi alla romana 30
Tortelli verdi 31
Tortelli di zucca 36
Tortelli di patate 38
Gnocchi di patate 40
Gnocchi verdi alla salvia 41
Gnocchi della casa 42
Gnocchi alla Bismarck 43
Risotto al radicchio trevigiano 44
Zuppa preziosa 45
Zuppa di cipolle 46
Spaghetti aglio e olio alla maniera di Sapri 47
Pennette sfiziose 48
Gnocchi di ricotta e spinaci 49
Bucatini all’amatriciana 50
Pennette con pomodorini 51
3 Le carni 52
Lepre arrosto di nonna Anna 53
Lepre di nonna Anna 54
Quaglie pavoncelle tordi di nonna Anna 55
Fagiano Paola 56
Filetto allo speck 57
Pasticcio di carne 58
Filetto alle olive 59
Pancetta di vitello ripiena 60
Arrosto di vitello al forno 61
Paté di pollo 62
Paté di prosciutto 63
Roast-beef 64
Petto d’anatra alle spezie 65
Anatra alle Arance 66
Faraona ripiena 67
Faraona al cartoccio 68
Pernici farcite 69
Piccioni ripieni 70
Filetto di Maiale con cipollotti 71
Brasato al modo di Gabriella 72
4 Dolci 73
Semifreddo simile al tiramisù 75
Bon-bon al cioccolato fondente 76
Torta sbrisolona 77
Torta di riso 78
Torta di riso di Vanna 79
Tortellini al forno di Dimma 80
Ciambella 82
Torta della mamma 83
Torta cioccolatino 84
Torta di cioccolato 85
Torta di cioccolato 2 86
Castagnole 87
Dolcetti di mandorle 88
Amaretti 89
Pan brioche 90
Croissant 91
Strudel di mele 92
Torta di ricotta 93
Torta di mele 94
Torta di mele salata 95
Torta marmorizzata 96
Plum-cake 97
Torta allo yogurt 98
Torta di crema e amaretti 99
Torta di amaretti 100
Torta di chiare d’uova 101
Torta Civago 102
Torta di riso (Anita Mantovi / Lina) 103
Budino al Cioccolato Fondente 104
5 Marmellate e composte 105
Marmellata di pere e limoni 107
Marmellata di mandarini 108
Marmellata di zucchine 109
6 Preparazioni varie 111
Limoncino o liquore di limone 112
Laurino o liquore di alloro 113
Liquore di erba Luigia 114
Liquore di ginepro 115
Sciroppo di arance 116
Liquore di Caffè 117
Liquore di Menta 118
7 Antipasti, Pizze, salati 119
ERBAZZONE Reggiano 121
Pizza Silvio 123
Pizza Cilentana 124
Pizza fritta 125
Involtini deliziosi 126
Panzerotti all’indivia 127
Panzerotti di mortadella 128
Torta di asparagi in crosta croccante 129
Soufflé di asparagi, parmigiano, emmenthal 130
Paté di prosciutto 131
Paté di Tonno 132
Solada 133
Torta salata ai carciofi 134
Torta salata di verdure 135
8 Pesci e crostacei 137
Branzino in cartoccio 138
Baccalà fritto come da Gina 139
Acciughe fritte 140
Trance di tonno al vino bianco 141
Branzino in crosta di sale 142
9 Insalate 143
Insalata nizzarda 145
Insalata caprese 146
Insalata di radicchi di campo (riccioni) 147
Radicchio trevigiano alla griglia 148
10 Salse e contorni 149
Salsa verde di prezzemolo 150
Salsa di peperoni crudi 151
Pomodori gratinati 152
Patate tipo rostli 153
Sommario 155
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Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Basilica di Santa Giustina
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VoceUmana7
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wikitext
text/x-wiki
{{Tripla immagine|center|Left - Pipe organ - Santa Giustina - Padua 2016.jpg|250|Padova, basilica di Santa Giustina, organo maggiore - Consolle.jpg|355|Right - Pipe organ - Santa Giustina - Padua 2016.jpg|248|}}
== Organo maggiore ==
* '''Costruttore:''' Michelotto<Ref>con materiale di organi precedenti</Ref>
* '''Anno:''' 1973
* '''Restauri/modifiche:'''
* '''Registri:''' 72
* '''Canne:''' 4750 circa
* '''Trasmissione:''' elettrica
* '''Consolle:''' mobile, indipendente, a pavimento nel presbiterio
* '''Tastiere:''' 4 di 61 note (''Do<sup>1</sup>''-''Do<sup>6</sup>'')
* '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 32 note (''Do<sup>1</sup>''-''Sol<sup>3</sup>'')
* '''Collocazione:''' in tre corpi distinti nel presbiterio (sulle due cantorie laterali) e nell'abside (dietro la pala del Veronese)
{| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;"
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''I - ''Positivo aperto'''''
----
|-
|Principale || 8'
|-
|Ottava || 4'
|-
|Decimaquinta || 2'
|-
|Decimanona || 1.1/3'
|-
|Ripieno || 3 file
|-
|Bordone || 8'
|-
|Flauto || 4'
|-
|Sesquialtera || 2 file
|-
|<span style="color:#8b0000;">Tromba </span>|| <span style="color:#8b0000;">8'</span>
|-
|}
{| border="0"
| colspan=2 | '''IV - ''Corale espressivo'''''
----
|-
|Corno dolce || 8'
|-
|Flauto camino || 4'
|-
|Flauto in XII || 2.2/3'
|-
|Flautino || 2'
|-
|<span style="color:#8b0000;">Regale</span> || <span style="color:#8b0000;">16'</span>
|-
|<span style="color:#8b0000;">Voce corale</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span>
|-
|<span style="color:#8b0000;">Coralino</span> || <span style="color:#8b0000;">4'</span>
|-
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''II - ''Grand'Organo'''''
----
|-
|Principale || 16'
|-
|Principale || 8'
|-
|Ottava || 4'
|-
|Duodecima || 2.2/3'
|-
|Decimaquinta || 2'
|-
|Decimanona || 1.1/3'
|-
|Ripieno grave || 3 file
|-
|Ripieno acuto || 4 file
|-
|Cimbalo || 2 file
|-
|Flauto || 8'
|-
|Dulciana || 8'
|-
|Flauto || 4'
|-
|Cornetto || 4 file
|-
|<span style="color:#8b0000;">Tromba squillo</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span>
|-
|<span style="color:#8b0000;">Cromorno</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span>
|-
|Voce umana || 8'
|-
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''III - ''Espressivo'''''
----
|-
|Bordone || 16'
|-
|Principale || 8'
|-
|Ottava || 4'
|-
|Decimaquinta || 2'
|-
|Ripieno || 4 file
|-
|Bordone || 8'
|-
|Corno camoscio || 4'
|-
|Nazardo || 2.2/3'
|-
|Flautino || 2'
|-
|Decimino || 1.3/5'
|-
|<span style="color:#8b0000;">Clarinetto</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span>
|-
|Concerto viole || 3 file
|-
|Tremolo
|-
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''IV - ''Solo espressivo'''''
----
|-
|Eufonio || 8'
|-
|Gamba || 8'
|-
|Fugara || 4'
|-
|Flauto traverso || 4'
|-
|Ottavino || 2'
|-
|XV || 2'
|-
|XIX || 1.1/3'
|-
|XXII || 1'
|-
|Pienino || 2 file
|-
|<span style="color:#8b0000;">Oboe</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span>
|-
|Voce celeste || 8'
|-
|Arpa || 8'
|-
|Campane || 8'
|-
|Tremolo
|-
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''Pedale'''
----
|-
|Contrabbasso || 16'
|-
|Subbasso || 16'
|-
|Violone || 16'
|-
|Basso || 8'
|-
|Cello || 8'
|-
|Bordone || 8'
|-
|Quinta || 5.1/3'
|-
|Ottava || 4'
|-
|Ripieno || 6 file
|-
|<span style="color:#8b0000;">Bombarda</span> || <span style="color:#8b0000;">16'</span>
|-
|<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span>
|-
|<span style="color:#8b0000;">Clarone</span> || <span style="color:#8b0000;">4'</span>
|-
|Campane || 8'
|-
|}
{| border="0"
| colspan=2 | '''Pedale in abside'''
----
|-
|Bordone || 16'
|-
|Bordone || 8'
|-
|Flauto || 4'
|-
|}
|}
== Organo del transetto di sinistra ==
[[File:Padova, basilica di Santa Giustina, organo del transetto - Organo e consolle.jpg|300px|centro]]
* '''Costruttore:''' Michelotto
* '''Anno:''' 1970
* '''Restauri/modifiche:'''
* '''Registri:''' 25<Ref>8 reali a sistema multiplo</Ref>
* '''Canne:''' 653
* '''Trasmissione:''' elettrica
* '''Consolle:''' mobile indipendente, davanti al corpo fonico, verso l'arca
* '''Tastiere:''' 2 di 61 note (''Do<sup>1</sup>''-''Do<sup>6</sup>'')
* '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 32 note (''Do<sup>1</sup>''-''Sol<sup>3</sup>'')<Ref>con registro ''Subbasso 16' '' reale e fuori da cassa espressiva da Do<sup>1</sup> a Si<sup>1</sup>, da Do<sup>2</sup> trasmesso dal ''Bordone 8' '', espressivo</Ref>
* '''Collocazione:''' in corpo unico a pavimento, alle spalle dell'arca di san Luca
{| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;"
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo'''''
----
|-
|Principale || 8'
|-
|Flauto || 8'
|-
|Ottava || 4'
|-
|XV || 2'
|-
|XIX || 1.1/3'
|-
|XXII || 1'
|-
|Voce flebile || 8'
|-
|<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span>
|-
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''II - ''Espressivo'''''
----
|-
|Dolce || 8'
|-
|Bordone || 8'
|-
|Principale || 4'
|-
|Flauto || 4'
|-
|Nazardo || 2.2/3'
|-
|Flautino || 2'
|-
|Ripieno 4 file || 1.1/3'
|-
|Tromba|| <span style="color:#8b0000;">8'</span>
|-
|Voce celeste || 8'
|-
|Tremolo
|-
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''Pedale'''
----
|-
|Subbasso || 16'
|-
|Basso || 8'
|-
|Bordone || 8'
|-
|Ottava || 4'
|-
|Flauto || 4'
|-
|XV || 2'
|-
|<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span>
|-
|<span style="color:#8b0000;">Chiarina</span> || <span style="color:#8b0000;">4'</span>
|-
|}
|}
{{Disposizioni foniche di organi a canne}}
== Note ==
<references/>
== Altri progetti ==
{{interprogetto|w=Basilica di Santa Giustina|w_preposizione=sulla|etichetta= basilica di Santa Giustina}}
{{Avanzamento|100%|26 aprile 2022}}
[[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]]
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Software libero a scuola/Ollama
0
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498966
468075
2026-06-03T16:12:14Z
Avemundi
6028
refuso
498966
wikitext
text/x-wiki
{{Software libero a scuola}}
[[Categoria:Software libero a scuola|Ollama]]
È possibile provare a interagire con [[w:Intelligenza_artificiale|l'intelligenza artificiale]] in rete su siti come [https://gemini.google.com/app gemini di google] oppure [https://chatgpt.com/auth/login?next=/chat chatGPT].
Grazie a [https://ollama.com/ ollama] è possibile installare sul proprio pc in locale una istanza di intelligenza artificiale che permette attraverso una chat, ottenuta nel terminale su [https://ubuntu.com/ ubuntu], di fare richieste, domande, porre problemi ed ottenere risposte come se si stesse chiacchierando, per iscritto, con un essere umano.
Sono necessari:
*almeno 8GB di memoria ram
*almeno 10Gb di spazio su disco
*un po' di pazienza
Se, fortunatamente o per scelta, sul proprio pc si ha montata una scheda video Nvidia con una adeguata dotazione di ram i tempi di elaborazione e risposta dell'IA si riducono notevolmente.
==Installazione su linux Ubuntu==
Su linux ubuntu, per installare ollama si da il comando
sudo snap install ollama
===Installazione alternativa===
In alternativa è possibile installate Ollama con [https://www.ionos.it/digitalguide/server/tools-o-strumenti/introduzione-a-curl-in-linux/ curl] così come suggerito sul sito.
Sulla ubuntu 22.04 se non lo si ha già installato si può installare curl dal terminale con il comando
sudo apt install curl
in genere ubuntu suggerisce di utilizzare anche snap per l'installazione, ma per il momento il comando curl installato via snap non permette poi di installare ollama.
Una volta installato curl si procede all'installazione con il comando
curl -fsSL https://ollama.com/install.sh | sh
==Installazione di Ollama+OpenWebUI su Windows 11 con Docker==
=== Prerequisiti per la virtualizzazione: ===
* attivare Hyper-V da “Attivazione o disattivazione delle funzionalità Windows”
* installare WSL: aprire una finestra di powershell come amministratore e lanciare i comandi
wsl --update
wsl –install
seguire le richieste impostando username e password dell'utente UNIX. Riavviare il sistema.
=== Installare Docker Desktop ===
Scaricare il paccheto da
https://www.docker.com/products/docker-desktop/
e avviare l'installazione. In caso di dubbi seguire le istruzioni su
https://docs.docker.com/desktop/install/windows-install/
Avviare Docker Desktop per verificare che l’installazione sia andata a buon fine.
=== '''Installare Ollama''' ===
'''Prerequisito se si vuole usare la GPU per le inferenze:'''Ollama identifica la presenza di una GPU ma è necessario installare prima i driver Nvidia per la propria scheda grafica e il Cuda Toolkit da https://developer.nvidia.com/cuda-downloads
Scaricare Ollama da https://ollama.com/download e lanciare l’installer.
Verificare che Ollama sia stato installato aprendo un browser e andando su
http://127.0.0.1:11434/
il browser dovrebbe rispondere con una schermata nera con in alto a sinistra la scritta “Ollama is running”.
=== '''Avviare il container docker con l’immagine di Open WebUI''' ===
Aprire una finestra di powershell e digitare
docker run -d -p 3000:8080 --add-host=host.docker.internal:host-gateway -v open-webui:/app/backend/data --name open-webui --restart always ghcr.io/open-webui/open-webui:main
Dopo l’avvio del container docker andare su [http://localhost:3000/ http://localhost:3000] e creare l’utente admin cliccando su signup.
=== '''Fermare le applicazioni''' ===
Ollama server rimane attivo ma non dovrebbe consumare risorse. Se tuttavia vuoi fermare Ollama server, clicca sull’icona di Ollama nel Centro notifiche (all'estremità destra della barra delle applicazioni, se non è visibile cliccare sull’icona a forma di freccia “Mostra icone nascoste”) e cliccare su “Quit Ollama”.
[[File:StopOllamaServer.png|miniatura|608x608px|StopOllamaServer|centro]]
Se Ollama server si dovesse riavviare, è possibile forzare l'arresto aprendo una finestra di powershell e digitando
Get-Process | Where-Object {$_.ProcessName -like '*ollama*'} | Stop-Process
Per fermare il container OpenWebUI: aprire DockerDesktop e cliccare su STOP sulla linea corrispondente.
[[File:StopDockerOpenwebui.png|miniatura|620x620px|StopDockerOpenwebui|centro]]
'''Per riavviare le applicazioni'''
* lanciare l’applicazione Ollama
* aprire Docker Desktop e avviare il container di OpenWebUI
== Installazione di Ollama+OpenWebUI su Debian "bookworm" con Docker ==
=== Installare Docker e docker-compose ===
Aggiungere la chiave GPG ufficiale Docker, come utente con permessi sudo, da terminale:
sudo apt-get update
sudo apt-get install ca-certificates curl
sudo install -m 0755 -d /etc/apt/keyrings
sudo curl -fsSL <nowiki>https://download.docker.com/linux/debian/gpg</nowiki> -o /etc/apt/keyrings/docker.asc
sudo chmod a+r /etc/apt/keyrings/docker.asc
Aggiungere il repository APT:
echo \
"deb [arch=$(dpkg --print-architecture) signed-by=/etc/apt/keyrings/docker.asc] <nowiki>https://download.docker.com/linux/debian</nowiki> \
$(. /etc/os-release && echo "$VERSION_CODENAME") stable" | \
sudo tee /etc/apt/sources.list.d/docker.list > /dev/null
sudo apt-get update
Installare la versione più recente di docker e docker compose
sudo apt-get install docker-ce docker-ce-cli containerd.io docker-buildx-plugin docker-compose-plugin
sudo apt-get update
Verificare che l'installazione abbia avuto successo avviando l'immagine "hello-world":
sudo docker run hello-world
fonte: https://docs.docker.com/engine/install/debian/#install-using-the-repository
=== Installare i Driver NVIDIA e il CUDA toolkit (facoltativo) ===
Passo da seguire se si vuole usare la GPU per le inferenze e velocizzare l'uso di Ollama.
Controllare se i driver della GPU sono installati, da terminale:
nvidia-smi
Se si ottiene una schermata come quella che segue, i driver sono già installati.
[[File:ControlloDriverNvidia.png|centro|miniatura|512x512px|ControlloDriverNvidia]]
Altrimenti installare i driver (TO DO...)
Controllare se è installato il CUDA toolkit digitando
nvcc --version
altrimenti, autenticarsi come root
su -
e installare il CUDA toolkit da terminale digitando :
curl -s -L <nowiki>https://nvidia.github.io/nvidia-docker/gpgkey</nowiki> > /etc/apt/keyrings/nvidia-docker.key
curl -s -L <nowiki>https://nvidia.github.io/nvidia-docker/debian11/nvidia-docker.list</nowiki> > /etc/apt/sources.list.d/nvidia-docker.list
sed -i -e "s/^deb/deb \[signed-by=\/etc\/apt\/keyrings\/nvidia-docker.key\]/g" /etc/apt/sources.list.d/nvidia-docker.list
apt update
apt -y install nvidia-container-toolkit
Riavviare il servizio docker
service docker restart
=== Avviare i container docker ===
Creare una cartella Ollama, ad esempio, sotto la cartella home del proprio utente (e.g. myuser) ed accederci:
mkdir /home/myuser/ollama
cd ollama
Creare un file denominato docker-compose.yaml
nano docker-compose.yaml
Creare un file denominato docker-compose.yaml e incollare il seguente testo:
version: '3.8'
services:
ollama:
image: ollama/ollama
container_name: ollama
ports:
- "11434:11434"
volumes:
- /home/ollama:/root/.ollama
restart: unless-stopped
deploy:
resources:
reservations:
devices:
- capabilities: ["gpu"]
# For older versions of Docker, you might need to use the environment method
# environment:
# - NVIDIA_VISIBLE_DEVICES=all
open-webui:
image: ghcr.io/open-webui/open-webui:main
container_name: open-webui
ports:
- "8282:8080"
extra_hosts:
- "host.docker.internal:host-gateway"
volumes:
- open-webui:/app/backend/data
restart: unless-stopped
volumes:
open-webui:
Chiudere il file con CTRL+X e salvarne il contenuto.
Per avviare i container digitare:
docker compose up -d
[[File:OllamaDockerComposeUp.png|centro|miniatura|512x512px|Risultato del comando]]
Andare su [http://localhost:8282 http://localhost:8282/] (o inserire il proprio ip al posto di localhost) per accedere all'interfaccia grafica di Open WebUI.
Per fermare i container senza perdere dati (modelli LLM scaricati e dati utente) digitare:
docker compose stop
==Uso di ollama==
Per avviare ollama si deve scegliere un [https://ollama.com/library modello di linguaggio], una volta scelto il modello, ad esempio llama3, si lancia il prompt con il comando
ollama run llama3
Alla prima esecuzione ollama scarica sul pc una file di circa 5 gb, nel caso di llama3, e quindi si deve avere la pazienza, e lo spazio su disco, per concludere il download.
[[File:OllamaChatllama3.png|700px|centro|ollama chat]]
Una volta avviato ollama presenta un prompt in colore grigio
>>>Send a message (/? for help)
scrivendo sopra al prompt si possono fare domande e presentare problemi in italiano oppure in inglese e, dopo un attimo di elaborazione, si ottiene una risposta.
Per uscire dal prompt si deve dare il comando
/bye
Per avere una lista dei comandi prima di attivare il prompt nel terminale si lancia
ollama help
Che il server di ollama sia attivo e funzionante lo si può controllare dal browser andando all'indirizzo
http://127.0.0.1:11434
la scritta ''Ollama is running'' ci garantisce che ollama sia in funzione.
Se ci fosse la necessità di spegnerlo si può ricorrere al comando
systemctl stop ollama
==Ollama interfaccia web==
Una volta installato Ollama risponde anche su una interfaccia web
localhost:8080
ed ovviamente se cercato da un pc in rete locale
ip_del_server:8080
[[File:OllamaOpenwebuiInizio.png|700px|centro|OllamaOpenwebuiInizio]]
Se sono stati scaricati diversi modelli di linguaggio è possibile scegliere con quale modello interagire ed avviare poi una chat semplicemnte inserendo la richiesta nella casella in basso.
Nella chat si possono anche caricare file, ad esempio un pdf, che l'AI leggerà ed ''imparerà'' permettendoci così di farle richieste a riguardo del testo che le abbiamo passato. Per caricare i file basta trascinarli sulla casella della chat.
In questo modo però il testo ''passato'' all'AI sarà disponibile solo per la chat in corso.
Ollama permette però di fornire dei testi al server che possono essere richiamati e messi a disposizione dell'AI per migliorare le proprie risposte.
==Allenare Ollama RAG==
A seconda del modello di linguaggio scelto Ollama può dare risposte più o meno precise.
E' possibile però mettere sul server dei testi che possono essere facilmente richiamati a seconda del bisogno inserendo nella casella della chat il simbolo #.
Innanzitutto ci si deve procurare dei testi che parlino dell'argomento che vogliamo sia ''imparato'' dall'AI, ad esempio dei libri in formato pdf.
Poi facendo la login sull'interfaccia web di Ollama, in modalità amministratore, si deve aprire la scheda documenti che si trova clikkando su ''Area di lavoro/documenti''.
Un evidente tasto + in alto a destra permette il caricamento dei documenti che avviene trascinando il file sulla casella di inserimento.
[[File:OllamaOpenwebuiAreadiLavoro.png|centro|700px|OllamaOpenwebuiAreadiLavoro]]
Una volta caricato il documento è buona cosa andare nella finestra di ''impostazioni/documenti'' e clikkare sul tasto scansiona.
[[File:OllamaOpenwebuiScansioneDoc.png|700px|centro|OllamaOpenwebuiScansioneDoc]]
A questo punto Ollama mette a disposizione di chiunque si colleghi la possibilità di utilizzare i testi caricati come propria conoscenza. Se si vuole che l'AI risponda utilizzando il contenuto del file si deve semplicemente iniziare la chat con un # e scegliere i file che si vuole sia ''imparato'' dalla AI.
== Creare un modello Ollama personalizzato (es. Dante Alighieri chatbot) ==
Creare un modello personalizzato, a partire da un LLM precedentemente caricato su Ollama, per creare un chatbot che dialoghi con l'utente impersonando, ad esempio, Dante Alighieri è semplice.
Andare in "Area di lavoro" (in alto a sinistra nella schermata principale) e dalla finestra "Modelli" fare click su "Creare un modello: personalizza i modelli per uno scopo specifico". Apparirà una finestra come quella nella figura che segue: inserire un nome, un ID del modello e una descrizione a piacere, scegliere il modello base tra quelli precedentemente caricati su Ollama.
[[File:ModelloPersonalizzatoDante.png|centro|miniatura|865x865px|Esempio di finestra per creare il chatbot Dante Alighieri]]
Inserire il prompt di sistema per personalizzare il modello. Nell'esempio del chatbot di Dante Alighieri il prompt potrebbe essere:
''"You are Dante Alighieri, the famous italian poet, act and write as him. Make it like the Dante is talking to me in the way they would at the time and place they lived. Do not write mechanically like you are stating facts. Write like the person would. Write always in italian language. Double-check the grammatical and linguistic correctness of the answer before sending it to the user. Double-check the correctness of informations. Doesn't reply with another question. Don't start the reply always with the same words."''
Cliccare su "Salva e aggiorna". Creare una "Nuova chat" e selezionare il modello appena creato. Di seguito un esempio di conversazione:
[[File:EsempioModelloPersonalizzatoDante.png|centro|miniatura|860x860px|Esempio di conversazione con il chatbot Dante Alighieri]]
==Collegamenti esterni==
*[https://www.ilsoftware.it/focus/ollama-intelligenza-artificiale-in-locale-sui-propri-sistemi/ ilsoftware - IA in locale]
==AI opensource a scuola==
* [[Software libero a scuola/AI get started|AI get started]]
* [[Software libero a scuola/Stable Diffusion|Stable Diffusion]]
* [[Software libero a scuola/lmstudio|lmstudio]]
47i4db2g5ico47b85ikad6d5424ax9n
Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di San Paolo
0
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VoceUmana7
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wikitext
text/x-wiki
{{Disposizioni foniche di organi a canne}}
[[File:Padova, San Paolo (7).jpg|400px|centro]]
* '''Costruttore:''' Malvestio <ref>proveniente dalla chiesa del Seminario Maggiore di Padova.</ref>
* '''Anno:''' 1869
* '''Restauri/modifiche:''' Michelotto (1967, trasferimento, elettrificazione e ampliamento), Leorin (1980, ampliamento e rifacimento della trasmissione), Pizzo e Brasson (2018, rifacimento)
* '''Registri:''' 34
* '''Canne:''' ?
* '''Trasmissione:''' elettrica
* '''Consolle:''' mobile indipendente, a pavimento in presbiterio
* '''Tastiere:''' 2 di 61 note (''Do<sup>1</sup>''-''Do<sup>6</sup>'')
* '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 32 note (''Do<sup>1</sup>''-''Sol<sup>3</sup>'')
* '''Collocazione:''' in corpo unico, dietro all'altare maggiore
{| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;"
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo'''''
----
|-
|Principale ||8'
|-
|Flauto armonico ||8'
|-
|Dulciana ||8'
|-
|Ottava ||4'
|-
|Flauto ||4'
|-
|Decimaquinta ||2'
|-
|Decimanona ||4'
|-
|Ripieno 5 file ||1'
|-
|Sesquialtera 2 file ||2.2/3'
|-
|Voce umana ||8'
|-
|Tromba ||8'
|-
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''II - ''Espressivo'''''
----
|-
|Principale ||8'
|-
|Bordone ||8'
|-
|Viola da gamba ||8'
|-
|Coro viole 2 file ||8'
|-
|Ottava ||4'
|-
|Flauto ||4'
|-
|Flauto in duodecima ||2.2/3'
|-
|Flauto ||2'
|-
|Flauto in terza ||1.3/5'
|-
|Decimanona ||1.1/3'
|-
|Ripieno 3 file ||1'
|-
|Oboe ||8'
|-
|Voce celeste ||8'
|-
|Tremolo
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''Pedale'''
----
|-
|Contrabbasso ||16'
|-
|Subbasso ||16'
|-
|Basso ||8'
|-
|Bordone ||8'
|-
|Ottava ||4'
|-
|Flauto ||4'
|-
|Tromboni ||16' <ref>''Do<sup>1</sup>''-''Si<sup>12</sup>'' predisposto</ref>
|-
|Trombe ||8'
|-
|Clarone ||4'
|-
|}
|}
{{Avanzamento|100%|6 maggio 2026}}
[[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]]
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Storia del femminismo italiano/3. Il Risorgimento: partecipazione femminile e questioni di cittadinanza
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{{Storia del femminismo italiano}}
{{Storia del femminismo italiano 1}}
== 3. Il Risorgimento: partecipazione femminile e questioni di cittadinanza ==
=== 3.1. Le donne nel contesto della mobilitazione risorgimentale ===
Sebbene la storiografia tradizionale si sia concentrata prevalentemente sulle figure maschili, durante il periodo risorgimentale molte donne svolsero un ruolo attivo nella vita politica, culturale e sociale del tempo, contribuendo in vario modo al processo di costruzione nazionale.<ref>{{Cita web|autore=Nadia Filippini|url=https://ilmanifesto.it/archivio/2003193546|titolo=Nuove genealogie per il Risorgimento|accesso=28 maggio 2025|data=11 febbraio 2012}}</ref>
Nei salotti e nei circoli intellettuali, spesso frequentati da esponenti dell’aristocrazia e dell’alta borghesia, alcune donne influenti - come la contessa bergamasca [[:w:Clara Maffei|Clara Maffei]] e la fiorentina [[:w:Amelia Sarteschi Calani Carletti|Amelia Sarteschi Calani Carletti]] - favorirono la diffusione delle idee patriottiche e liberali, la circolazione clandestina di pubblicazioni proibite, la discussione politica e la creazione di reti di relazioni tra patrioti.<ref>{{Cita web|autore=Amedeo Benedetti|url=https://www.enciclopedialunigianese.it/biografie/calani-amelia/|titolo=Sarteschi Calani Carletti, Amelia|accesso=5 maggio 2025|data=13 maggio 2018}}</ref>
Molte donne offrirono un supporto logistico e finanziario, o presero parte direttamente alle attività cospirative, come accadde con le aderenti alla [[:w:Società delle Giardiniere|Società delle Giardiniere]], affiliate alla [[w:Carboneria|Carboneria]], tra le quali vi furono la pittrice [[:w:Bianca Milesi |Bianca Milesi Mojon]] e [[:w:Teresa Casati |Teresa Casati Confalonieri]].<ref>{{Cita pubblicazione|autore=Cilloni, Giulia|anno=2013|titolo=La partecipazione delle donne al movimento cospiratorio risorgimentale|rivista=Kwartalnik Neofilologiczny|volume=60|numero=2|pp=225-237|lingua=|url=http://cejsh.icm.edu.pl/cejsh/element/bwmeta1.element.ojs-issn-0023-5911-year-2013-issue-2-article-bff516b5-c8dc-321c-b531-a4ff73f933ae}}</ref>[[File:Francesco Hayez - Cristina Trivulzio Belgiojoso.jpg|thumb|150px|Ritratto di ''Cristina Trivulzio di Belgiojoso.'' di [[w:Francesco%20Hayez|Francesco Hayez]], 1832, Collezione privata, Firenze]]Un altro ambito di partecipazione femminile fu quello della scrittura e del giornalismo. [[:w:Giuseppina Turrisi Colonna|Giuseppina Turrisi Colonna]], poetessa palermitana, utilizzò la poesia come strumento di espressione politica.<ref>{{Cita pubblicazione|autore=Chiara Natoli|anno=2023|titolo=Giuseppina Turrisi Colonna (Palermo 1822 - Palermo 1848)|rivista=Atlante|volume=18|lingua=|url=https://journals.openedition.org/atlante/29383}}</ref> [[:w:Cristina Trivulzio Belgiojoso|Cristina Trivulzio Belgiojoso]] (1808-1871), figura di primo piano del movimento risorgimentale, partecipò attivamente ai moti del 1848, organizzò ospedali da campo e fondò e diresse testate giornalistiche come la ''[[w:Gazzetta_Italiana|Gazzetta Italiana]]'' e ''Ausonio''.<ref>{{Cita libro|autore=Silvia Cavicchioli|titolo=Donne e politica nel 1848 italiano, tra partecipazione, cittadinanza e nazione|anno=2019|editore=Accademia University Press|pp=62-76|capitolo=|OCLC=1142951344|url=https://boa.unimib.it/retrieve/e39773b6-55d2-35a3-e053-3a05fe0aac26/Forme%20e%20metamorfosi%20della%20rappresentanza%20politica.pdf|curatore=Pietro Adamo, Antonio Chiavistelli, Paolo Soddu|opera=Forme e metamorfosi della rappresentanza politica: 1848 1948 1968}}</ref>
=== 3.2. La presenza femminile nei moti del 1848 ===
Durante i [[w:Moti_del_1848|moti rivoluzionari del 1848]], la partecipazione femminile assunse forme sempre più visibili e dirette. In molte città italiane le donne presero parte a manifestazioni, insurrezioni, proteste e attività di soccorso ai combattenti, offrendo assistenza ai feriti, ospitando patrioti e contribuendo logisticamente alle operazioni militari.
Alcune parteciparono attivamente agli scontri armati: Cristina Trivulzio di Belgiojoso, che a Napoli reclutò più di 150 volontari e noleggiò un vapore a sue spese per raggiungere Milano appena insorta, si trovò a coordinare un battaglione di volontari lombardi durante la difesa di Roma; si ha inoltre notizia di donne che, travestite da uomini, combatterono sulle barricate, come accadde a Milano e Venezia.<ref name=":0">{{Cita libro|cognome=Banti|nome=Alberto Mario|titolo=Il Risorgimento italiano|editore=Laterza|anno=2004|ISBN=9788842071747|Pagina=|p=95}}</ref><ref>{{Cita pubblicazione|autore=Laura Guidi|anno=2000|titolo=Patriottismo femminile e travestimenti sulla scena risorgimentale|rivista=Studi storici|volume=41|numero=2|pp=571-587}}</ref>
Nel discorso pubblico e nella stampa risorgimentale, le donne vennero spesso rappresentate come custodi di un nuovo ordine morale, elevandole a garanti della coesione nazionale e del sentimento patriottico. Questa idealizzazione rafforzava tuttavia la tradizionale dicotomia tra sfera pubblica maschile e sfera privata femminile, relegando le donne a ruoli di madri e mogli virtuose, educatrici e muse ispiratrici.<ref>{{Cita|Cavicchioli|pp. 64}}</ref>
In varie località, tuttavia, le donne manifestarono il desiderio di un coinvolgimento più diretto, mettendo in discussione i ruoli di genere codificati. A Venezia, durante l’insurrezione contro gli austriaci del 1848, Elisabetta Michiel Giustinian, Antonietta Dal Cerè e Teresel Moscon, anche a nome di altre patriote, richiesero formalmente al comandante della Guardia Civica di poter costituire un battaglione femminile, per poter condividere con i loro padri, mariti e fratelli i pericoli e l'onore della lotta per l'indipendenza nazionale.<ref>{{Cita|Filippini|pp. 115}}</ref><ref>{{Cita|Zazzeri|pp. 166}}</ref>
Le autorità risposero con ironia o con atteggiamenti paternalistici, autorizzando solo attività ausiliarie come la cura dei feriti o la preparazione di cartucce. Le donne armate erano viste come una minaccia all’ordine sociale e al modello di cittadinanza vigente.<ref>{{Cita|Filippini|pp. 118}}</ref><ref name=":0" />
In questo contesto nacque a Venezia uno dei pochi periodici femminili del 1848, ''Il Circolo delle Donne Italiane'', in cui si affermava l’importanza del ruolo femminile nella guerra e si collegava la partecipazione patriottica alla richiesta di piena cittadinanza. Nell'articolo di apertura del primo numero, Adele Cortesi rivendicò l’emancipazione femminile, con le stesse motivazioni presenti nel testo ''La causa delle donne'', scritto durante la [[w:Repubblica_di_Venezia|Repubblica del 1797]] da un'anonima "cittadina".<ref>{{Cita|Filippini|pp. 121}}</ref>
Anche a Roma, il periodico di impronta politico-pedagogica ''La donna italiana'' (aprile-novembre 1848), diretto da Cesare Bordiga, rappresentò un significativo tentativo di costruzione di uno spazio pubblico femminile. L'educazione femminile fu una tema ricorrente, con interventi che auspicavano un "giusto mezzo" per liberare le donne dall'ignoranza e dalla schiavitù familiare, pur mantenendo in qualche modo l'orizzonte delle "domestiche cure". <ref>{{Cita pubblicazione|autore=Rosanna de Longis|anno=2002|titolo=“La donna italiana”. Un giornale del 1848|rivista=Genesis|volume=1|numero=1|pp=261-266}}</ref> Ampio spazio venne dedicato alla cronaca delle azioni patriottiche compiute dalle donne, con resoconti di voci provenienti da tutta Italia, come la cronaca della partecipazione femminile alle [[w:Cinque_giornate_di_Milano|cinque giornate di Milano]]. Autrici romane e non contribuirono al giornale con appelli, articoli, rassegne e componimenti poetici. <ref>{{Cita pubblicazione|autore=Chiara Licameli|anno=2018|titolo=Voci di donne per una Italia Unita: «La donna Italiana: giornale politico-letterario»|rivista=Altrelettere|numero=7|pp=1-23|doi=0.5903/al_uzh-37}}</ref>
In altre regioni alcune donne pubblicarono corrispondenze su giornali liberal-nazionali come ''[[w:Il_Risorgimento_(Torino)|Il Risorgimento]]'' di Torino e ''Il Nazionale'' di Napoli (1848), offrendo un punta di vista femminile sugli eventi politici e sociali dell’epoca.<ref>{{Cita|Soldani 2007|p. 219}}</ref>
==== 3.2.1. Le dinamiche nel Meridione ====
Nel Mezzogiorno la partecipazione delle donne al processo risorgimentale assunse tratti peculiari, legati alla complessa realtà politica del Regno delle Due Sicilie e all’intreccio tra legittimismo borbonico, moti costituzionali e aspirazioni indipendentiste.<ref name=":1">{{Cita libro|titolo=Il Risorgimento invisibile. Patriote del mezzogiorno d'Italia|anno=2011|editore=Edizioni del Comune di Napoli|città=Napoli|url=http://www.fedoa.unina.it/8452/1/PATRIOTE_DEL_MEZZOGIORNO_%28web%29.pdf|curatore=Laura Guidi, Angela Russo, Marcella Varriale}}</ref>
L’apporto delle donne meridionali alla causa nazionale si manifestò sia attraverso la partecipazione attiva alle insurrezioni e alla propaganda patriottica, sia mediante una intensa attività assistenziale, informativa e organizzativa, spesso svolta all’interno delle mura domestiche o di istituzioni religiose, che fungevano da copertura alle iniziative cospirative. Un caso emblematico fu quello di [[w:Enrichetta_Caracciolo|Enrichetta Caracciolo]], badessa napoletana che, pur appartenendo a una famiglia aristocratica legata alla corte borbonica, aderì alle idee liberali e divenne una figura di riferimento dell’ambiente intellettuale napoletano postunitario. La sua opera più nota, ''Misteri del chiostro napoletano'' (1864), sebbene pubblicata dopo l’unificazione, offre una testimonianza importante sul clima culturale e sociale che precedette e accompagnò i moti risorgimentali, evidenziando le tensioni tra vocazione religiosa e costrizione sociale.<ref>{{Cita libro|cognome=Caracciolo|nome=Enrichetta|titolo=Misteri del chiostro napoletano|editore=Giunti|anno=1991|ISBN=88-09-20199-X|p=|città=Firenze}}</ref>
A Napoli diverse donne parteciparono attivamente ai salotti liberali, come quello di Francesco Ricciardi, di Laura Beatrice Oliva Mancini, di Guacci Nobile, luoghi di confronto intellettuale e centri di circolazione di idee patriottiche frequentati da artisti, intellettuali ed esponenti della cultura progressista. Qui si formò il ''Circolo delle poetesse Sebezie,'' composto da autrici impegnate a utilizzare la poesia come strumento di educazione civile e politica. Nei loro componimenti patriottici includevano l'esaltazione della donna guerriera e dell’eroismo femminile. Nella primavera del 1848, diretto da donne, comparve nella città partenopea il trisettimale ''Un comitato di donne'', uscito fino all'aprile dello stesso anno.<ref name=":1" />
Una figura centrale fu [[:w:Antonietta De Pace|Antonietta De Pace]] (1818-1893), patriota leccese attiva a Napoli, militante mazziniana e membro del Comitato napoletano della [[w:Giovane_Italia|Giovane Italia]]. Dopo aver supportato la spedizione dei Mille si occupò dell'organizzazione dei servizi sanitari per i feriti, dirigendo anche ospedali militari allestiti in città.<ref name=":2">{{Cita web|autore=Jolanda Leccese|url=https://donnarte.wordpress.com/2012/02/08/patriote-del-mezzogiorno-ditalia/|titolo=Patriote del Mezzogiorno d’Italia|accesso=14 maggio 2025|data=8 febbraio 2012}}</ref><ref>{{Cita web|url=http://donnedinapoli.coopdedalus.org/1309/antonietta-de-pace/|titolo=Antonietta De Pace|accesso=28 maggio 2025}}</ref>
A Palermo, la Legione delle Pie Sorelle, fondata nel 1848 da donne appartenenti all’associazionismo democratico, era composta da 1200 consorelle suddivise in dodici centurie, la cui attività si concentrava sul sociale, in particolare sull'educazione popolare e sulla raccolta di fondi per sostenere le vedove, gli orfani, finanziare asili per l'infanzia e una scuola popolare.<ref>{{Cita|Natoli|pp. 5-6}}</ref> Le Pie Sorelle pubblicarono anche un proprio giornale, ''La Legione delle Pie Sorelle'', che, insieme a ''La tribuna delle donne'',<ref>{{Cita|Natoli|pp. 6}}</ref> rese Palermo un centro comparabile al resto d'Italia sul fronte della stampa femminile.<ref>{{Cita|Grimaldi|pp. 23}}</ref>
Tra le donne impegnate nel contesto siciliano, [[:w:Rosina Muzio Salvo|Rosina Muzio Salvo]], Concetta Ramondetta Fileti, Laura Li Greci e Cecilia Stazzone erano scrittrici e poetesse che utilizzarono la letteratura come veicolo di educazione morale e patriottica. I loro scritti celebravano le ricorrenze rivoluzionarie, commemoravano i caduti e difendevano la causa siciliana nel contesto del sentimento nazionale italiano.<ref>{{Cita|Natoli|pp. 11}}</ref> Nonostante le difficoltà, alcune si distinsero per il loro "eroico e impavido amore verso la Patria", compiendo atti di coraggio diretto: Santa Astorino sparò il primo colpo contro le truppe borboniche a Palermo il 12 gennaio 1848, [[:w:Rosa Donato|Rosa Donato]] contribuì alla difesa di Messina manovrando un cannoncino, e le donne di Siracusa costruirono un bastione chiamato "Forte delle Dame" in loro onore.<ref>{{Cita|Grimaldi|pp. 65}}</ref> La poetessa [[:w:Giuseppina Turrisi Colonna|Giuseppina Turrisi Colonna]] si distinse per una riflessione moderna sul ruolo delle donne nella società e nelle lettere, mettendo in discussione il primato maschile, e legando l’emancipazione alla crescita della nazione.<ref>{{Cita|Grimaldi|pp. 29-30}}</ref>
Dopo l’Unità, alcune patriote come Antonietta De Pace e Giulia Caracciolo di Forino si dedicarono a opere di assistenza sociale, promuovendo l’istruzione popolare femminile e iniziative di emancipazione. Giulia Caracciolo fondò un opificio femminile destinato alla formazione professionale e all’indipendenza economica delle giovani indigenti, e sostenne proposte legislative per l’equiparazione giuridica tra i sessi.<ref name=":2" />
=== 3.3. Dagli anni Cinquanta all'unificazione: il ruolo delle donne nei contesti bellici e politici ===
Dopo il triennio rivoluzionario (1846–1849), gli anni Cinquanta dell'Ottocento furono connotati da un contesto politico meno favorevole all'intervento diretto delle donne. La centralità dell'azione patriottica si spostò dalle mobilitazioni civili alle strategie diplomatiche, governative e parlamentari, ambiti prevalentemente maschili. Anche le insurrezioni popolari che accompagnarono la caduta dei regimi centro-settentrionali furono guidati da strategie politiche che relegarono le donne a ruoli marginali e ausiliari.
Nonostante l'esclusione formale, molte donne continuarono a contribuire attivamente alla causa nazionale in diverse forme: partecipando ad attività cospirative e a organizzazioni politiche e insurrezionali, raccogliendo fondi, mettendo in atto gesti simbolici individuali, promovendo iniziative educative rivolte alla formazione delle "future italiane".<ref>{{Cita libro|autore=Simonetta Soldani|titolo=Educarsi, educare. Le «donne della nazione» dopo il Quarantotto|anno=2021|editore=Scripta edizioni|pp=498-500|opera=Pensare gli italiani 1849-1890. I. 1849-1859|curatore=Mario Allegri}}</ref>[[File:Monumento_alle_donne_di_Castiglione_delle_stiviere.JPG|miniatura|Castiglione delle Stiviere, monumento alle donne eroiche che soccorsero i feriti della battaglia di Solferino.]]A Venezia, dopo la caduta della [[w:Repubblica_di_San_Marco|Repubblica]] avvenuta nell'agosto 1849, alcune donne parteciparono alla riorganizzazione del movimento liberale, nonostante la dura repressione austriaca. Marianna Catterinetti Franco Fontana svolse un importante ruolo di collegamento con i patrioti milanesi, attraverso il cognato, amico di [[w:Clara_Maffei|Clara Maffei]]; nel 1851 venne arrestata e condotta in prigione prima a Verona, poi a Venezia. [[w:Erminia_Fuà_Fusinato|Erminia Fuà Fusinato]] affiancò il marito e il cognato nell'attività insurrezionale, scelta che la condusse all'esilio fiorentino negli anni Sessanta. Altre donne manifestarono il loro dissenso contro gli austriaci in modo simbolico, ostentando abiti a lutto, o al contrario, accessori che richiamavano il tricolore, disertando i teatri e celebrando le ricorrenze patriottiche.<ref>{{Cita|Filippini|pp. 125-126}}</ref>
Durante la [[w:Seconda_guerra_d'indipendenza_italiana|seconda guerra d'indipendenza]], che si concluse con la sconfitta dell'Austria e l'acquisizione della Lombardia da parte del re di Sardegna, l'impegno di figure come Serafina Donadei, Maddalena Donadoni Giudici, Adeodata Friggeri e delle donne di [[w:Monumento_alle_donne_eroiche|Castiglione delle Stiviere]], che si dedicarono a soccorrere i combattenti, fu particolarmente ricordato dopo l'episodio cruciale della [[w:Battaglia_di_Solferino_e_San_Martino|battaglia di Solferino e San Martino]] (1859).<ref>{{Cita|Soldani 2007|p. 216}}</ref> Il loro operato pose le basi per la creazione della [[w:Movimento_Internazionale_della_Croce_Rossa_e_della_Mezzaluna_Rossa|Croce Rossa Internazionale]].<ref>{{Cita pubblicazione|autore=Elisa Zanola|anno=2016|titolo=Donne sui campi di battaglia: le vivandiere|rivista=Bollettino Società di Soferino e San Martino|numero=9|p=24|url=https://www.solferinoesanmartino.it/wp-content/uploads/pdfs/it/bollettinisociali/9_2016.pdf}}</ref><ref>{{Cita web|url=https://cri.it/cosa-facciamo/principi-e-valori-umanitari/storia-croce-rossa/|titolo=Storia della Croce Rossa|accesso=8 maggio 2025}}</ref>
==== 3.3.1. La Spedizione dei Mille ====
In Lombardia Felicita Bevilacqua promosse con altre donne una sottoscrizione nazionale a sostegno dell'[[w:Spedizione_dei_Mille|impresa dei Mille]], mentre altre patriote fecero da tramite tra le diverse organizzazioni o inviarono appelli al re o a Garibaldi.<ref>{{Cita|Filippini|pp. 128-130}}</ref>
Nel maggio 1860 [[w:Rosalia_Montmasson|Rosalia Montmasson]] partecipò alla Spedizione, nonostante l'opposizione del compagno [[w:Francesco_Crispi|Francesco Crispi]]. Durante la campagna prestò soccorso ai feriti e, nei momenti più critici, imbracciò le armi, guadagnandosi il soprannome di "Angelo dei Mille" ed "Eroina di Catalafimi". In Sicilia, si unirono all'impresa anche le patriote Antonia Masanello, la romana nota come "Marzia", la palermitana "Lia" e l'anglo-italiana [[w:Jessie_White-Mario|Jessie White-Mario]].<ref>{{Cita web|url=https://www.difesa.it/area-storica-html/pilloledistoria/rose-montmasson-una-patriota-che-combatte-per-lunita-ditalia/34935.html|titolo=Rose Montmasson, una patriota che combatté per l’Unità d’Italia|accesso=1 maggio 2025}}</ref>
[[File:Convocazione_plebiscito_1866_Treviso.jpg|miniatura|Comune di Treviso - convocazione del plebiscito di annessione del Veneto al regno d'Italia del 21-22 ottobre 1866]]
=== 3.4. Le rivendicazioni di inclusione politica: il dibattito sull'esclusione dai plebisciti ===
Nel giugno del 1866 [[w:Terza_guerra_d'indipendenza_italiana|il neonato Regno d'Italia dichiarò guerra all'Impero austriaco]], con l'obiettivo di completare l'unificazione nazionale.
Le province venete furono oggetto di dura repressione da parte austriaca; in risposta molte patriote si prepararono all'impegno nelle fila garibaldine e assunsero ruoli di rilievo all'interno delle organizzazioni politiche. Dopo la firma del [[w:Trattato_di_Vienna_(1866)|trattato di pace]], la fine della sovranità austriaca fu salutata da manifestazioni di giubilo popolare. La contessa Montalban Comello fu la prima ad esporre dal balcone del proprio palazzo la bandiera tricolore italiana.<ref>{{Cita|Filippini|pp. 132-133}}</ref>
Nonostante l'attiva partecipazione femminile al processo risorgimentale, il [[w:Plebiscito_del_Veneto_del_1866|plebiscito per l’annessione del Veneto]] al Regno d’Italia ammise al voto solo i cittadini di sesso maschile. Le patriote venete protestarono indirizzando al re [[w:Vittorio_Emanuele_II_di_Savoia|Vittorio Emanuele II]] un documento intitolato ''Voto Femminile'', in cui lamentarono l'esclusione da un momento politico fondamentale, al quale avevano contribuito in modo determinante.<ref>{{Cita|Filippini|pp. 135-136}}</ref>
Anche in altre città italiane le cronache riportarono episodi di protesta da parte di donne contro l'esclusione dal voto. In alcuni casi si concesse loro di depositare simbolicamente schede apocrife in urne separate, come testimonianza della loro convinta adesione al processo di costruzione del nuovo ordine nazionale.
Un'eccezione si era verificata nel 1860 nel [[w:Mezzogiorno_(Italia)|Mezzogiorno]] in occasione del [[w:Plebiscito_delle_province_napoletane_del_1860|plebiscito per l’annessione delle province napoletane]] del Regno delle Due Sicilie nel costituendo Regno d'Italia. [[w:Marianna_De_Crescenzo|Marianna De Crescenzo]] detta "la Sangiovannara", <ref>{{Cita|Fruci 2007|p. 33}}</ref> taverniera napoletana legata alla cosiddetta "camorra liberale", il [[w:Plebiscito_delle_province_siciliane_del_1860|21 ottobre 1860]] fu ammessa a votare, unica donna tra circa due milioni di votanti.<ref>{{Cita|Fruci 2007|pp. 32-34}}</ref> La sua partecipazione fu motivata dal ruolo attivo svolto nei giorni precedenti l’arrivo di [[w:Garibaldi|Garibaldi]] a Napoli.
=== 3.5. Costruzione della memoria risorgimentale, identità nazionale e rappresentazioni di genere ===
[[File:Adelaide cairoli.jpg|sinistra|miniatura|Adelaide Cairoli]]
Nel processo di costruzione della memoria risorgimentale, il ruolo femminile fu progressivamente ridimensionato, nonostante l’ampia partecipazione delle donne ai moti patriottici. Le narrazioni postunitarie preferirono enfatizzare il loro contributo come sostegno morale e affettivo agli uomini, incanalando la rappresentazione femminile in una cornice idealizzata e passiva. In questa visione, la nazione stessa fu simbolicamente "femminilizzata", raffigurata come madre amorevole e sofferente, da proteggere e riscattare, mentre alle donne reali veniva assegnato il compito di incarnare virtù domestiche e sacrificio silenzioso.
Tale modello si radicava in una più ampia eredità culturale, derivata dal [[w:Illuminismo|pensiero illuminista]] e dal riformismo settecentesco, che esaltava la funzione materna e pedagogica della donna, relegandola però a un ruolo subalterno nella sfera privata, esclusa dalla partecipazione politica e dalla cittadinanza attiva.<ref>{{Cita|Banti 2011|pp. 39-40}}</ref>
Nel processo di costruzione dell’[[w:Identità_nazionale|identità nazionale]] italiana, si affermò così una netta distinzione tra i compiti attribuiti ai due sessi: agli uomini spettava il compito di combattere, morire, fondare lo Stato, alle donne di assisterli, sostenere, allevare e trasmettere valori morali e patriottici. La figura della madre patriottica divenne un elemento simbolico centrale della nuova Italia, uno dei miti fondanti della nazione, come esemplificano le figure di [[w:Adelaide_Cairoli|Adelaide Cairoli]] e di [[w:Caterina_Franceschi_Ferrucci|Caterina Franceschi Ferrucci]], il cui impegno educativo e familiare fu spesso narrato come parte integrante della causa nazionale. I protagonisti delle gesta risorgimentali spesso omaggiarono nelle loro memorie le proprie madri, erette a emblema di dedizione silenziosa e di virtù civili, rendendo questo tributo materno un topos della retorica patriottica postrisorgimentale.<ref>{{Cita libro|autore=Rosanna De Longis|titolo=Le donne hanno avuto un Risorgimento? Elementi per una discussione|anno=1991|editore=Rosenberg & Sellier|città=Torino|p=p. 85|cid=De Longis|OCLC=800560792|opera=Memoria : rivista di storia delle donne, n.31|pp=}}</ref><ref>{{Cita|Banti 2011|pp. 38-40}}</ref>
== Note ==
<references />
== Bibliografia ==
* {{Cita libro|autore=Alberto Maria Banti|titolo=Genere e nazione, in Sublime madre nostra. La nazione italiana dal Risorgimento al fascismo|anno=2011|editore=Laterza|città=Roma-Bari|OCLC=711845035|cid=Banti 2011}}
* {{Cita libro|autore=Silvia Chiavicchioli|titolo=Donne e politica nel 1848 italiano, tra partecipazione,
cittadinanza e nazione|anno=2019|editore=Accademia University Press|città=Torino|pp=62-76|curatore=Pietro Adamo, Antonio Chiavistelli, Paolo Soddu|OCLC=1142951344|cid=Cavicchioli|opera=Forme e metamorfosi della rappresentanza politica : 1848, 1948, 1968}}
* {{Cita libro|autore=Rosanna De Longis|titolo=Le donne hanno avuto un Risorgimento? Elementi per una discussione|anno=1981-1991|opera=Memoria : rivista di storia delle donne, n. 31|OCLC=800560792|cid=De Longis|editore=Rosenberg & Sellier|città=Torino}}
* {{Cita libro|autore=Nadia Maria Filippini|titolo=Donne sulla scena pubblica: società e politica in Veneto tra Sette e Ottocento|anno=2012|editore=F. Angeli|città=Milano|pp=|OCLC=1159091459|cid=Filippini}}
* {{Cita libro|autore=Gian Luca Fruci|titolo=Cittadine senza cittadinanza. La mobilitazione femminile nei plebisciti del Risorgimento (1848-1870)|anno=2007|editore=Viella|curatore=Vinzia Fiorino|opera=Genesis. V/2, 2006. Una donna, un voto|cid=Fruci 2007|OCLC=889151873}}
* {{Cita pubblicazione|autore=Aurora Ornella Grimaldi|coautori=|titolo=Risorgimento e donne di Sicilia: Il canto di Giuseppina Turrisi Colonna|editore=Università di Salamanca|pp=|cid=Grimaldi}}
* {{Cita pubblicazione|autore=Chiara Natoli|anno=2024|titolo=Scrittrici palermitane e rivoluzione: la ‘Strenna pel 12 gennaro 1849’|rivista=Sinestesie|volume=XIII|numero=43|pp=1-15|cid=Natoli}}
* {{Cita pubblicazione|autore=Simonetta Soldani|anno=1999|titolo=Donne della nazione: presenze femminili nell'Italia del Quarantotto|rivista=Passato e presente|numero=46|pp=75-102|cid=Soldani}}
* {{Cita libro|autore=Simonetta Soldani|titolo=Il Risorgimento delle donne|anno=2007|editore=Einaudi|città=Torino|p=|OCLC=860142613|opera=Il Risorgimento|curatore=Alberto Mario Banti, Paul Ginsborg|cid=Soldani 2007}}
* {{Cita pubblicazione|autore=Angelica Zazzeri|coautori=|anno=2006/2007|titolo=Donne in armi: immagini e rappresentazioni nell’Italia del 1848-49|rivista=Genesis: V/2, 2006|città=Roma|volume=|pp=165-188|cid=Zazzeri}}
[[Categoria:Storia del femminismo italiano]]
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Chimica organica per il liceo/Introduzione alle reazioni organiche/Esercizi
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Leonardo.ambrozzo
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wikitext
text/x-wiki
{{Avanzamento|0%|8 febbraio 2026}}
== Esercizi sui tipi di reazioni organiche ==
=== Esercizio 1 ===
testo
=== Esercizio 2 ===
testo
=== Esercizio 3 ===
testo
=== ... fino al 10° ===
== Esercizi sui vari meccanismi di reazioni organiche (ioniche e radicaliche) ==
1. Sostituzione nucleofila SN2 === Il bromuro di (R)-2-bromobutano reagisce con NaOH in soluzione acquosa di acetone.
a) Scrivere il meccanismo dettagliato della reazione indicando le frecce curvilinee.
b) Qual è la configurazione del prodotto? Giustificare la risposta in termini di geometria della transizione.
c) Cosa si osserva rispetto all'attività ottica del prodotto rispetto al reagente?
2. Sostituzione nucleofila SN1 === Il cloruro di ''tert''-butile (2-cloro-2-metilpropano) viene fatto reagire con etanolo (solvente e nucleofilo).
a) Proporre il meccanismo in due stadi indicando l'intermedio di reazione.
b) Perché questo substrato reagisce per SN1 e non per SN2?
c) Il prodotto è otticamente attivo? Motivare.
3. Eliminazione E2 === Il bromuro di 2-bromobutano reagisce con KOH in etanolo a caldo.
a) Scrivere il meccanismo E2 indicando la geometria richiesta tra H e Br.
b) Applicare la regola di Zaitsev: quale è il prodotto principale?
c) Disegnare i due possibili alcheni e indicare quale è più stabile.
4. Eliminazione E1 === Il bromuro di ''tert''-butile in etanolo a 80 °C porta prevalentemente a eliminazione.
a) Scrivere il meccanismo E1 in due stadi.
b) Quale intermedio è comune alla reazione SN1 dello stesso substrato?
c) Come varia la percentuale di prodotto di eliminazione rispetto a quello di sostituzione all'aumentare della temperatura?
5. Confronto SN1/SN2/E1/E2 === Classificare le seguenti reazioni indicando il meccanismo prevalente (SN1, SN2, E1 o E2) e motivare la scelta:
a) CH₃Br + NaI in acetone
b) (CH₃)₃CBr + H₂O a 25 °C
c) (CH₃)₃CBr + KOH/EtOH a 80 °C
d) CH₃CH₂Br + NaOEt in etanolo
6. Addizione elettrofila ad alcheni – HBr === Il propene reagisce con HBr in assenza di perossidi.
a) Scrivere il meccanismo in due stadi descrivendo la natura dell'intermedio.
b) Quale prodotto si ottiene? Applicare la regola di Markovnikov.
c) Perché lo ione carbonio secondario è preferito a quello primario?
7. Addizione radicalica – HBr con perossidi === Il propene reagisce con HBr in presenza di perossidi (ROOR).
a) Scrivere le tre fasi del meccanismo radicalico (iniziazione, propagazione, terminazione).
b) Quale prodotto si ottiene? Perché si inverte la regiochemica rispetto all'addizione ionica?
c) Qual è il ruolo dei perossidi nell'inizio della reazione?
8. Addizione di Br₂ agli alcheni – stereochimica === Il (E)-but-2-ene reagisce con Br₂ in CCl₄.
a) Descrivere il meccanismo attraverso lo ione bromonio.
b) Il prodotto è un racemo o un singolo enantiomero? Perché?
c) Cosa si otterrebbe con il (Z)-but-2-ene? I prodotti sono gli stessi?
9. Idrogenazione catalitica === Il (Z)-but-2-ene viene fatto reagire con H₂ in presenza di Pd/C.
a) Descrivere il meccanismo eterogeneo (adsorbimento, addizione ''syn'').
b) Qual è la stereochimica del prodotto?
c) Si otterrebbe lo stesso prodotto usando il (E)-but-2-ene? Motivare.
10. Ossimercuriazione-demercuriazione === Il 1-metilcicloesene reagisce con Hg(OAc)₂/H₂O seguita da NaBH₄.
a) Scrivere il meccanismo in due fasi principali.
b) Indicare la regiochemica (regola di Markovnikov) e la stereochimica (addizione ''anti'').
c) Che vantaggio offre questo metodo rispetto alla semplice idratazione acida?
11. Idroborazione-ossidazione === Il 1-metilcicloesene reagisce con BH₃·THF seguita da H₂O₂/NaOH.
a) Scrivere il meccanismo ciclo a 4 centri dell'idroborazione.
b) Qual è la regiochemica e la stereochimica dell'alcol ottenuto?
c) Confrontare il risultato con quello dell'ossimercuriazione (esercizio 10).
12. Sostituzione elettrofila aromatica (SEAr) – nitrazione === Il benzene viene nitrato con una miscela di HNO₃ e H₂SO₄ concentrati.
a) Descrivere la formazione dell'elettrofilo attivo (catione nitronio NO₂⁺).
b) Scrivere il meccanismo in due stadi: formazione del complesso σ (arenio) e perdita del protone.
c) Perché l'intermedio σ (complesso di Wheland) non è aromatico?
13. SEAr – effetto dei sostituenti sulla regiochemica === Il toluene reagisce con Br₂ in presenza di FeBr₃.
a) Scrivere il meccanismo della bromazione elettrofila aromatica.
b) Il gruppo metile è ''orto/para''- o ''meta''-direttore? Spiegare in termini di risonanza.
c) Indicare tutti i possibili prodotti monobromurati e quello prevalente.
14. SEAr – sostituente disattivante === Il nitrobenzene reagisce con SO₃/H₂SO₄ (solfonazione).
a) Descrivere il meccanismo della solfonazione e la natura reversibile della reazione.
b) Il gruppo nitro è attivante o disattivante? Dove dirige il nuovo elettrofilo?
c) Perché il nitrobenzene reagisce molto più lentamente del benzene?
15. Addizione nucleofila a carbonili – aldeidi e chetoni === L'acetone reagisce con HCN in presenza di tracce di KCN.
a) Descrivere il meccanismo di addizione nucleofila in due stadi (attacco dello ione CN⁻, protonazione).
b) Il prodotto (cianidrina) è chirale? Ci si aspetta un prodotto otticamente attivo?
c) Perché KCN svolge un ruolo catalitico?
16. Addizione nucleofila – reazione con ammine primarie === Il benzaldeide reagisce con la metilamina (CH₃NH₂) in soluzione acida diluita.
a) Scrivere il meccanismo completo della formazione di immine (basi di Schiff): addizione, proton transfer, disidratazione.
b) Quale stadio è determinante la velocità in condizioni acide?
c) Perché la reazione è condotta a pH moderatamente acido e non a pH molto basso?
17. Condensazione aldolica === L'acetalaldeide (etanale) viene trattata con NaOH diluita.
a) Descrivere il meccanismo: formazione dell'enolato, addizione al carbonile, protonazione.
b) Qual è il prodotto di addizione (aldolo)?
c) Come si ottiene il prodotto di condensazione (con eliminazione dell'acqua) e in quali condizioni avviene?
18. Reazione di Diels-Alder === Il 1,3-butadiene reagisce con l'anidride maleica.
a) Descrivere il meccanismo come reazione pericilica concertata [4+2].
b) Indicare la stereochimica del prodotto: quali legami si formano in modo ''syn''?
c) Cos'è la regola ''endo''/''exo'' e quale addotto è cinetico?
19. Alogenazione radicalica degli alcani – clorurazione del metano === Il metano viene clorurato con Cl₂ sotto irradiazione UV.
a) Scrivere le tre fasi del meccanismo radicalico a catena.
b) Calcolare la variazione di entalpia ΔH per ogni passo della propagazione, usando le energie di legame: C–H = 435 kJ/mol, Cl–Cl = 243 kJ/mol, C–Cl = 339 kJ/mol, H–Cl = 432 kJ/mol.
c) Perché la reazione porta a una miscela di prodotti pluriclorurati?
20. Reazione di Grignard – addizione a carbonile === Il bromuro di fenilmagnesio (C₆H₅MgBr) viene fatto reagire con la formaldeide (HCHO) in etere anidro, seguito da idrolisi acida.
a) Descrivere il meccanismo di addizione nucleofila del reattivo di Grignard al carbonile.
b) Qual è il prodotto dopo idrolisi?
c) Perché la reazione viene condotta in solvente anidro e perché non si usa acqua come solvente?[[File:Big red line.jpg|centro]]
== Soluzioni agli esercizi ==
* 1 '''a)''' La reazione avviene con un meccanismo '''SN2''' (sostituzione nucleofila bimolecolare) in un unico stadio concertato. Lo ione OH⁻ attacca il carbonio stereogenico dal lato opposto al gruppo uscente Br⁻ (attacco ''backside''), con formazione di uno stato di transizione pentacoordinato a geometria trigonale bipiramidale. '''b)''' Si ha '''inversione della configurazione''' (inversione di Walden): se il reagente ha configurazione (R), il prodotto ha configurazione (S). '''c)''' Il prodotto è otticamente attivo con rotazione ottica di segno opposto al reagente (enantiomero puro).
* 2 '''a)''' Meccanismo SN1 in due stadi: Stadio 1 (lento, determinante): ionizzazione eterolitica con formazione del carbocatione ''tert''-butilico (CH₃)₃C⁺ e Cl⁻. Stadio 2 (veloce): attacco dell'etanolo sul carbocatione planare, seguito da perdita del protone. '''b)''' Il substrato terziario favorisce SN1 per la grande stabilità del carbocatione terziario (stabilizzazione iperconjugativa) e per l'impedimento sterico che ostacola l'attacco backside dell'SN2. '''c)''' Il prodotto '''non è otticamente attivo''': il carbocatione è planare (sp²), quindi l'attacco del nucleofilo avviene con uguale probabilità dalle due facce, producendo una miscela racemica (50:50 dei due enantiomeri).
* 3 '''a)''' Nel meccanismo E2 la base (OH⁻) strappa un protone β in modo concertato con la rottura del legame C–Br. È richiesta una geometria ''anti-periplanare'' tra H e Br (diedro ≈ 180°). '''b)''' Regola di Zaitsev: si forma preferenzialmente l'alchene più sostituito. Il prodotto principale è il '''but-2-ene''' (2 sostituenti alchilici sul doppio legame) rispetto al but-1-ene (1 sostituente). '''c)''' Il but-2-ene è più stabile del but-1-ene per maggiore iperconjugazione e sostituzione del doppio legame. Tra i due isomeri geometrici del but-2-ene, il (E) è leggermente più stabile del (Z) per minori tensioni steriche.
* 4 '''a)''' Meccanismo E1 in due stadi: Stadio 1: ionizzazione con formazione del carbocatione (CH₃)₃C⁺. Stadio 2: perdita di un protone β da parte del solvente che agisce come base, con formazione del doppio legame (isobutilene, 2-metilpropene). '''b)''' L'intermedio comune è il '''carbocatione ''tert''-butilico''', identico a quello della reazione SN1. '''c)''' All'aumentare della temperatura aumenta la percentuale di prodotto di '''eliminazione''' rispetto a quello di sostituzione, perché l'eliminazione ha un'entropia di attivazione più favorevole (la transizione è meno ordinata) e un'entalpia di attivazione maggiore.
* 5 '''a)''' CH₃Br + NaI in acetone → '''SN2''': substrato primario, poco ingombro sterico, nucleofilo forte (I⁻), solvente aprotico. '''b)''' (CH₃)₃CBr + H₂O a 25 °C → '''SN1''': substrato terziario, carbocatione stabile, solvente polare protico, temperatura moderata favorisce sostituzione. '''c)''' (CH₃)₃CBr + KOH/EtOH a 80 °C → '''E2''': base forte e concentrata, alta temperatura favorisce eliminazione. '''d)''' CH₃CH₂Br + NaOEt in etanolo → '''E2''': base forte (EtO⁻), substrato primario ma base ingombrata; prevale l'eliminazione.
* 6 '''a)''' Meccanismo in due stadi: Stadio 1 (lento): protonazione del doppio legame da parte di H⁺ con formazione di un carbocatione. Stadio 2 (veloce): cattura dello ione bromuro Br⁻ sul carbocatione. '''b)''' Il prodotto è il '''2-bromopropano''' (bromuro isopropilico): H⁺ si addiziona al carbonio meno sostituito (C-1), formando il carbocatione secondario più stabile su C-2. '''c)''' Il carbocatione secondario su C-2 è più stabile di quello primario su C-1 perché beneficia di maggiore iperconjugazione dai gruppi metile adiacenti (2 legami C–H vs. 0).
* 7 '''a)''' Meccanismo radicalico a catena: '''Iniziazione''': ROOR → 2 RO• (per calore o luce); RO• + HBr → ROH + Br• '''Propagazione''' (ciclo che si ripete): Br• + CH₃–CH=CH₂ → CH₃–•CH–CH₂Br (radicale secondario, più stabile) CH₃–•CH–CH₂Br + HBr → CH₃–CH₂–CH₂Br + Br• '''Terminazione''': combinazione di due radicali. '''b)''' Il prodotto è il '''1-bromopropano''' (bromuro di propile normale): il bromo si lega al carbonio meno sostituito perché si forma il radicale secondario (più stabile) sull'altro carbonio. La regiochemica è '''anti-Markovnikov'''. '''c)''' I perossidi generano radicali alcossilici RO• per omolisi del legame O–O debole (BDE ≈ 150 kJ/mol). Questi radicali iniziano la catena strappando H• dall'HBr.
* 8 '''a)''' Br₂ attacca il π-sistema formando uno '''ione bromonio''' ciclico a tre termini (Br⁺ ponticella i due carboni). Br⁻ attacca dall'altro lato (addizione ''anti'') in uno stadio SN2. '''b)''' Con il (E)-but-2-ene l'addizione anti produce i due stereoisomeri (2R,3R) e (2S,3S), ovvero una '''miscela racemica''' (racemo): i due attacchi di Br⁻ sulle due facce dello ione bromonio sono equiprobabili. '''c)''' Con il (Z)-but-2-ene l'addizione anti porta al '''meso'''-2,3-dibromiobutano (un unico prodotto, non chirale per piano di simmetria interno). I prodotti sono diversi: racemo vs. meso.
* 9 '''a)''' Il meccanismo eterogeneo comprende: (1) adsorbimento di H₂ e dell'alchene sulla superficie del Pd; (2) addizione concertata ''syn'' dei due atomi di H sullo stesso lato della superficie (entrambi trasferiti dalla faccia di adsorbimento). '''b)''' Entrambi i prodotti portano al butano (alcano achirale), quindi non si osserva attività ottica. La stereochimica ''syn'' è comunque determinante per substrati ciclici. '''c)''' Sì, si ottiene lo stesso prodotto: il butano è lo stesso indipendentemente dall'isomero geometrico di partenza, perché si aggiungono due H allo stesso carbonio a formare un alcano.
* 10 '''a)''' Fase 1: Hg(OAc)₂ reagisce con l'alchene formando un intermedio mercurinio (analogo allo ione bromonio), con apertura del nucleofilo acqua in modo '''anti''' secondo Markovnikov (OH sul carbonio più sostituito). Fase 2: NaBH₄ riduce il legame C–Hg con ritenzione di configurazione (reazione SET radicalica), sostituendo Hg con H. '''b)''' Regiochemica: OH sul C più sostituito (Markovnikov). Stereochimica: '''addizione anti''' (OH e HgOAc arrivano da facce opposte nel primo step). '''c)''' Evita la formazione di carbocationi (nessun riarrangiamento), dà esclusivamente il prodotto Markovnikov con eccellente selettività.
* 11 '''a)''' BH₃ reagisce con l'alchene attraverso uno '''stato di transizione ciclico a 4 centri''' (concertato): B si lega al C meno sostituito (più accessibile), H si trasferisce contemporaneamente al C più sostituito. Addizione ''syn''. '''b)''' Regiochemica: OH finisce sul carbonio '''meno sostituito''' (anti-Markovnikov). Stereochimica: '''addizione syn''' (B e H arrivano dalla stessa faccia). '''c)''' I due metodi sono complementari: ossimercuriazione dà l'alcol Markovnikov (OH sul C più sostituito), idroborazione dà l'alcol anti-Markovnikov (OH sul C meno sostituito), entrambi con alta stereoselettività ma stereochemica diversa (anti vs. syn).
* 12 '''a)''' H₂SO₄ protona HNO₃ generando lo ione nitronio: HNO₃ + 2 H₂SO₄ → NO₂⁺ + H₃O⁺ + 2 HSO₄⁻. NO₂⁺ è il potente elettrofilo. '''b)''' Meccanismo: Stadio 1: NO₂⁺ attacca il π-sistema del benzene formando il '''complesso σ''' (ione arenio o complesso di Wheland), con carica positiva delocalizzata su 3 carboni del ciclo (posizioni orto e para rispetto all'attacco). Stadio 2: una base (HSO₄⁻) strappa il protone ipso, ripristinando l'aromaticità. '''c)''' Nel complesso σ il carbonio ipso è diventato sp³: ha perso la sua partecipazione al sistema aromatico, quindi il ciclo '''non è più aromatico''' (6 elettroni π delocalizzati su 5 carboni anziché 6).
* 13 '''a)''' FeBr₃ attiva Br₂ formando il complesso Br–FeBr₃ (elettrofilo Br⁺ potenziato). Meccanismo uguale alla nitrazione: attacco elettrofilo → complesso σ → perdita di H⁺ e ripristino dell'aromaticità. '''b)''' Il gruppo –CH₃ è un '''attivatore orto/para''': dona elettroni per iperconiugazione e per effetto induttivo debole (+I). Le strutture di risonanza dell'intermedio mostrano che la carica positiva è meglio stabilizzata nelle posizioni orto e para al metile. '''c)''' Prodotti monobromurati possibili: 2-bromotoluene (''orto''), 3-bromotoluene (''meta''), 4-bromotoluene (''para''). Il prodotto prevalente è il '''4-bromotoluene''' (''para''), per minore ingombro sterico rispetto all'isomero orto (statisticamente e stericamente favorito).
* 14 '''a)''' SO₃ è l'elettrofilo (acido di Lewis); attacca il ciclo formando il complesso σ zwiterionico, poi perdita di H⁺ dà l'acido solfonico. La reazione è reversibile: in acqua bollente l'acido solfonico si desolfonazione (utile in sintesi come gruppo protettore/bloccante). '''b)''' Il gruppo –NO₂ è '''fortemente disattivante e meta-direttore''': retira elettroni per risonanza (–M) e per effetto induttivo (–I). La carica positiva nell'intermedio è destabilizzata nelle posizioni orto e para (carica su un carbonio già povero di elettroni per risonanza con NO₂), quindi il nuovo elettrofilo si orienta preferibilmente in posizione '''meta'''. '''c)''' Il nitrobenzene reagisce molto più lentamente perché il sistema π è impoverito di elettroni dal gruppo –NO₂ (densità elettronica ridotta), rendendo il ciclo meno reattivo verso gli elettrofili.
* 15 '''a)''' Meccanismo: Stadio 1 (lento): lo ione CN⁻ (nucleofilo) attacca il carbonio carbonilico (δ+) dell'acetone, formando un alcossido tetraedrico. Stadio 2 (veloce): protonazione dell'alcossido da parte del solvente protonico, con formazione della cianidrina (2-idrossi-2-metilpropionitrile). '''b)''' Il prodotto è chirale (carbonio stereogenico con OH, CN, CH₃, CH₃... in realtà ha due gruppi CH₃ uguali, quindi '''non è chirale'''). La cianidrina dell'acetone non ha centro stereogenico (due sostituenti identici CH₃). Se si usa un chetone asimmetrico, il prodotto sarebbe racemico per attacco nucleofilo da entrambe le facce del carbonile planare. '''c)''' KCN fornisce CN⁻ che è il nucleofilo attivo. Dopo la reazione, il prodotto libera CN⁻ dal solvente in eccesso o si rigenera per equilibrio acido-base: KCN agisce da catalizzatore della specie attiva (base di Lewis). In realtà la quantità stechiometrica di KCN fornisce il nucleofilo; le tracce accelerano l'equilibrio tra HCN e CN⁻.
* 16 '''a)''' Meccanismo: Addizione nucleofila: N di CH₃NH₂ attacca il carbonile → intermedio tetraedrico (carbinolammina). Proton transfer intramolecolare/intermolecolare: protonazione dell'OH, deprotonazione dell'N. Eliminazione di H₂O (E1cb o E2 in condizioni acide): la –OH₂⁺ è il gruppo uscente → imina (base di Schiff) CH₃N=CH–C₆H₅. '''b)''' In condizioni acide il passo determinante è la '''disidratazione''' (passo 3), perché la protonazione dell'OH attiva il gruppo uscente. '''c)''' A pH molto basso l'ammina viene completamente protonata (CH₃NH₃⁺) e non è disponibile come nucleofilo → la reazione si blocca. Il pH moderatamente acido (4–5) bilancia: sufficiente H⁺ per attivare la disidratazione, ma l'ammina è ancora in parte libera come nucleofilo.
* 17 '''a)''' Meccanismo con NaOH: OH⁻ strappa un H in α al carbonile → '''enolato''' (CH₂=CH–O⁻ ↔ ⁻CH₂–CHO). L'enolato attacca il carbonile di un'altra molecola di etanale → alcossido tetraedrico. Protonazione → '''aldolo''' (3-idrossibutanale). '''b)''' Il prodotto di addizione è il '''3-idrossibutanale''' (β-idrossialdeide). '''c)''' Il prodotto di condensazione è il '''but-2-enale''' (crotonaldeide, CH₃–CH=CH–CHO), ottenuto per disidratazione dell'aldolo in condizioni più energiche (base concentrata o acido a caldo). La disidratazione è favorita dalla formazione del sistema π coniugato C=C–C=O (prodotto termodinamicamente stabile).
* 18 '''a)''' La reazione di Diels-Alder è una cicloaddizione pericilica '''[4π + 2π]''' concertata e sincrona: i 4 elettroni π del diene (s-''cis'') interagiscono con i 2 elettroni π del dienofilo attraverso uno stato di transizione ciclico a 6 centri. Nessun intermedio ionico o radicalico è coinvolto. '''b)''' Entrambe le nuove connessioni C–C si formano simultaneamente dalla stessa faccia del diene e del dienofilo: addizione '''syn''' su entrambi i componenti. I sostituenti del dienofilo che erano ''cis'' tra loro rimangono ''cis'' nel prodotto (stereospecificità ''syn''). '''c)''' Il prodotto ''endo'' ha i sostituenti del dienofilo orientati verso il diene nello stato di transizione (interazioni secondarie di orbitale stabilizzanti). Il prodotto ''exo'' ha i sostituenti orientati lontano dal diene. L'addotto '''endo''' è il prodotto '''cinetico''' (TS più basso per interazioni secondarie), mentre l'''exo'' è spesso il prodotto termodinamico (meno ingombro sterico nel prodotto).
* 19 '''a)''' Meccanismo radicalico a catena: '''Iniziazione''': Cl₂ + hν → 2 Cl• '''Propagazione''' (ciclo): Cl• + CH₄ → HCl + •CH₃ •CH₃ + Cl₂ → CH₃Cl + Cl• '''Terminazione''': Cl• + Cl• → Cl₂; •CH₃ + Cl• → CH₃Cl; •CH₃ + •CH₃ → C₂H₆ '''b)''' Calcolo ΔH: Passo 1: Cl• + C–H → H–Cl + •CH₃: ΔH = +435 − 432 = '''+ 3 kJ/mol''' (endotermico) Passo 2: •CH₃ + Cl–Cl → CH₃–Cl + Cl•: ΔH = +243 − 339 = '''−96 kJ/mol''' (esotermico) ΔH totale della propagazione: 3 + (−96) = '''−93 kJ/mol''' (la reazione globale è esotermica) '''c)''' CH₃Cl può reagire ulteriormente con Cl• (i suoi legami C–H sono analoghi a quelli del metano), producendo CH₂Cl₂, CHCl₃ e CCl₄. Per ottenere prevalentemente CH₃Cl occorre usare un grande eccesso di CH₄ rispetto a Cl₂ (rapporto molare CH₄:Cl₂ ≫ 1).
* 20 '''a)''' Il reattivo di Grignard C₆H₅MgBr è una fonte di carbanione fenico (C₆H₅⁻), forte nucleofilo e forte base. Attacca il carbonio carbonilico elettrofilo della formaldeide in modo '''nucleofilo addizione''' (SN al carbonile), formando un alcossido di magnesio (C₆H₅–CH₂–O⁻MgBr⁺) nello stesso passo. '''b)''' Dopo idrolisi acida (H₃O⁺) l'alcossido di magnesio viene protonato e si libera l'alcol primario: '''alcool benzilico''' (C₆H₅–CH₂–OH). '''c)''' Il reattivo di Grignard è estremamente sensibile all'acqua: reagisce istantaneamente con H₂O (o alcoli, acidi) per protodersi, producendo benzene e Mg(OH)Br inutili. L'etere (Et₂O) è il solvente ideale perché è aprotico, si coordina al Mg stabilizzando il reattivo di Grignard per complessazione, e non interferisce con la reazione.[[File:Big red line.jpg|centro]]
== Esempi di fonti ==
* LibreTexts Chemistry: [https://chem.libretexts.org/Bookshelves/Organic_Chemistry/Organic_Chemistry_(Morsch_et_al.) Organic Chemistry (Morsch et al.)]
* Openstax: [https://openstax.org/books/organic-chemistry/pages/6-additional-problems esercizi1] - [https://openstax.org/books/organic-chemistry/pages/chapter-6 soluzioni1]
* [https://www.chemistrysteps.com/ Chemistry Steps]: alla fine di ogni capitoletto ci sono esercizi a cui ispirarsi (non ci sono le soluzioni)
* [https://app.molview.com/ MolView]: per disegnare molecole organiche
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Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di San Tomaso Cantuariense
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2026-06-03T17:18:24Z
VoceUmana7
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Nuova pagina: {{Disposizioni foniche di organi a canne}} [[File:Padova, San Tomaso Becket, Organo (3).jpg|400px|centro]] * '''Costruttore:''' Antonio Callido * '''Anno:''' 1828 * '''Restauri/modifiche:''' Domenico Malvestio (rifacimento, 1910 circa), Annibale Pugina (ampliamento, organo espressivo, 1929), La Fonica (ampliamento, 1950), Ruffatti (ampliamento ed elettrificazione, 1971), Gastone Leorin (modifiche, 1995) * '''Registri:''' 28<ref>24 reali</ref> * '''Canne:''' 1519 * '''Trasmiss...
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{{Disposizioni foniche di organi a canne}}
[[File:Padova, San Tomaso Becket, Organo (3).jpg|400px|centro]]
* '''Costruttore:''' Antonio Callido
* '''Anno:''' 1828
* '''Restauri/modifiche:''' Domenico Malvestio (rifacimento, 1910 circa), Annibale Pugina (ampliamento, organo espressivo, 1929), La Fonica (ampliamento, 1950), Ruffatti (ampliamento ed elettrificazione, 1971), Gastone Leorin (modifiche, 1995)
* '''Registri:''' 28<ref>24 reali</ref>
* '''Canne:''' 1519
* '''Trasmissione:''' elettrica
* '''Consolle:''' mobile indipendente
* '''Tastiere:''' 2 di 61 note ciascuna (''Do<sup>1</sup>''-''Do<sup>6</sup>'')
* '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 32 note (''Do<sup>1</sup>''-''Sol<sup>3</sup>'')
* '''Collocazione:''' sulla cantoria in controfacciata
{| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;"
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo'''''
----
|-
|Principale ||8'
|-
|Dulciana|| 8'
|-
|Voce umana ||8'<ref name=tm1>dal ''Do<sup>2</sup>''</ref>
|-
|Ottava ||4'
|-
|Flauto ||4'
|-
|Decimaquinta|| 2'
|-
|Decimanona ||1.1/3'
|-
|Vigesimaseconda ||1'
|-
|Ripieno ||2 file<ref>2/3' + 1/2'</ref>
|-
|Tromba armonica ||8'
|-
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 |'''II - ''Espressivo'''''
----
|-
|Principale dolce|| 8'
|-
|Bordone ||8'<ref>''Do<sup>1</sup>''-''Si<sup>1</sup>'' fuori dalla cassa espressiva</ref>
|-
|Viola Gamba|| 8'
|-
|Voce celeste|| 8'<ref name=tm1>dal ''Do<sup>2</sup>''</ref>
|-
|Principalino|| 4'
|-
|Flauto armonico|| 4'
|-
|Flauto in XII ||2.2/3'
|-
|Ottavino|| 2'
|-
|Decimino ||1.3/5'
|-
|Cembalo ||3 file<ref>1' + 2/3' + 1/2'</ref>
|-
|Tremolo
|-
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''Pedale'''
----
|-
|Contrabasso ||16'
|-
|Bordone ||16'<ref>prolungamento del Bordone 8' del II manuale</ref>
|-
|Basso|| 8'
|-
|Principale ||8'<ref name=tm2>trasmissione dal I manuale</ref>
|-
|Bordone ||8'
|-
|Ottava ||4'
|-
|Tromba ||8'<ref name=tm2>trasmissione dal I manuale</ref>
|-
|Tromba ||4'<ref name=tm2>trasmissione dal I manuale</ref>
|-
|}
|}
== Note ==
<references />
== Altri progetti ==
{{interprogetto|w=Chiesa di San Tomaso Cantuariense (Padova)|w_preposizione=sulla|w_etichetta=Chiesa di San Tomaso Cantuariense a Padova}}
{{Avanzamento|100%|3 giugno 2026}}
[[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]]
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Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Padova/Padova/Padova - Chiesa di Santa Rita
0
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498984
2026-06-03T18:47:55Z
VoceUmana7
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Nuova pagina: {{Disposizioni foniche di organi a canne}} [[File:Padova, Santa Rita, Organo Saviolo (1).jpg|350px]], [[File:Padova, Santa Rita, Organo Saviolo (5).jpg|260px]] * '''Costruttore:''' Luciano Saviolo * '''Anno:''' 1971 * '''Restauri/modifiche:''' ampliamento negli anni 2000 * '''Registri:''' 18 * '''Canne:''' ? * '''Trasmissione:''' elettrica * '''Consolle:''' mobile indipendente * '''Tastiere:''' 2 di 61 note ciascuna (''Do<sup>1</sup>''-''Do<sup>6</sup>'') * '''Pedaliera:'''...
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wikitext
text/x-wiki
{{Disposizioni foniche di organi a canne}}
[[File:Padova, Santa Rita, Organo Saviolo (1).jpg|350px]], [[File:Padova, Santa Rita, Organo Saviolo (5).jpg|260px]]
* '''Costruttore:''' Luciano Saviolo
* '''Anno:''' 1971
* '''Restauri/modifiche:''' ampliamento negli anni 2000
* '''Registri:''' 18
* '''Canne:''' ?
* '''Trasmissione:''' elettrica
* '''Consolle:''' mobile indipendente
* '''Tastiere:''' 2 di 61 note ciascuna (''Do<sup>1</sup>''-''Do<sup>6</sup>'')
* '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 32 note (''Do<sup>1</sup>''-''Sol<sup>3</sup>'')
* '''Collocazione:''' a pavimento, dietro l'altare
{| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;"
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo'''''
----
|-
|Principale ||8'
|-
|Flauto|| 8'
|-
|Voce umana|| 8'
|-
|Ottava|| 4'
|-
|Decimaquinta|| 2'
|-
|Sesquialtera 2 file ||2.2/3'
|-
|Ripieno 3 file ||1.1/3'
|-
|Tromba|| 8'
|-
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 |'''II - ''Espressivo'''''
----
|-
|Bordone ||8'
|-
|Voce celeste 1-2 file ||8'<ref> dal ''Do<sup>2</sup>'' una fila, dal ''Do<sup>3</sup>'' due file</ref>
|-
|Principalino ||4'
|-
|Flauto|| 4'
|-
|Nazardo|| 2.2/3'
|-
|Decimaquinta ||2'<ref>prolungamento del Principalino 4'</ref>
|-
|Decimanona ||1.1/3'
|-
|Tremolo
|-
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''Pedale'''
----
|-
|Subbasso || 16'
|-
|Bordone || 8'
|-
|Ottava || 4'
|-
|}
|}
== Note ==
<references />
{{Avanzamento|100%|3 giugno 2026}}
[[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]]
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Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Toscana/Provincia di Massa e Carrara/Carrara/Torano - Chiesa di Santa Maria Assunta
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2026-06-04T09:58:46Z
Luca16 Massa
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Nuova pagina: {{Disposizioni foniche di organi a canne}} [[File:Organo Torano.jpg|300px|center]] * '''Costruttore:''' Benzi (Crema) * '''Anno:''' anni 60' del XX sec. * '''Restauri/modifiche:''' * '''Registri:''' 9 * '''Canne:''' ? * '''Trasmissione:''' * '''Consolle:''' in cantoria * '''Tastiere:''' 1 di 61 note (''Do<sup>1</sup>-Do<sup>6</sup>'') * '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 32 note (''Do<sup>1</sup>-Sol<sup>3</sup>'') * '''Collocazione:''' in corpo unico, al centro della cant...
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wikitext
text/x-wiki
{{Disposizioni foniche di organi a canne}}
[[File:Organo Torano.jpg|300px|center]]
* '''Costruttore:''' Benzi (Crema)
* '''Anno:''' anni 60' del XX sec.
* '''Restauri/modifiche:'''
* '''Registri:''' 9
* '''Canne:''' ?
* '''Trasmissione:'''
* '''Consolle:''' in cantoria
* '''Tastiere:''' 1 di 61 note (''Do<sup>1</sup>-Do<sup>6</sup>'')
* '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 32 note (''Do<sup>1</sup>-Sol<sup>3</sup>'')
* '''Collocazione:''' in corpo unico, al centro della cantoria in controfacciata
* '''Note:'''
{| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;"
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''Manuale espressivo'''
----
|-
|Principale || 8'
|-
|Dulciana|| 8'
|-
|Ottava || 4'
|-
|Decimaquinta || 2'
|-
|Ripieno ||
|-
|Viola || 8'
|-
|Celeste|| 8'
|-
|Flauto || 4'
|-
|Tremolo
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''Pedale'''
----
|-
|Subbasso || 16'
|-
|}
|}
== Altri progetti ==
{{ip|w= Bedizzano |w_preposizione=sulla|w_etichetta=Bedizzano}}
== Collegamenti esterni ==
* {{Cita web|url=https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/23160/|titolo=Chiesa di San Genesio in Bedizzano di Carrara|editore=BeWeb}}
{{Avanzamento|100%|3 maggio 2026}}
[[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]]
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