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Storia della letteratura italiana/Elio Vittorini
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{{Storia della letteratura italiana|sezione=8}}
Elio Vittorini è uno dei protagonisti della cultura italiana del dopoguerra, sia per la sua attività di scrittore e romanziere, sia come intellettuale e organizzatore della cultura. Traduttore dall'inglese, ha contribuito a far conoscere in Italia importanti autori statunitensi. Ha però anche animato il dibattito culturale dirigendo varie riviste e collane editoriali (principalmente per Mondadori e Einaudi).
== La vita ==
[[File:ElioVittorini.jpg|thumb|left|Elio Vittorini]]
Elio Vittorini nasce a Siracusa il 23 luglio 1908 da padre di origine bolognese e madre siracusana.<ref>{{cita libro | autore=Iole Vittorini | titolo=Mio fratello Elio | vol=vol. 1 | editore=Ombra editore | città=Siracusa | anno=1989 | p=11}}</ref> Durante l'infanzia segue il padre ferroviere nei suoi spostamenti di lavoro per la Sicilia. Dopo la scuola di base, frequenta senza interesse l'istituto tecnico per ragionieri, senza diplomarsi. Nel 1924 sposa Rosa Maria Quasimodo, sorella del poeta [[../Salvatore Quasimodo|Salvatore]], e lascia la Sicilia.<ref name="treccani">{{treccani|elio-vittorini_(Dizionario-Biografico)|VITTORINI, Elio|accesso=25 luglio 2026}}</ref>
È contabile in un'impresa di costruzioni in Venezia Giulia, quindi nel 1930 si trasferisce a Firenze, dove diventa correttore di bozze alla ''Nazione''. Inizia intanto a scrivere articoli e pezzi narrativi, che Curzio Malaparte pubblica sulla rivista ''Conquista dello Stato''. Nel 1929 inizia a collaborare alla rivista ''Solaria''. Nel 1931, per le edizioni di ''Solaria'' esce il suo primo libro, la raccolta di racconti ''Piccola borghesia''. Tra il 1933 e il 1934 esce a puntate, sempre su ''Solaria'', il romanzo ''Il Garofano Rosso''.<ref name="treccani" /> Negli anni successivi, Vittorini si mantiene con vari lavori editoriali e traduzioni dall'inglese, lingua che ha studiato da autodidatta. Collabora anche alla rivista ''Il bargello'', dove esprime posizioni politiche che in inquadrano nel cosiddetto fascismo di sinistra.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p=1045 }}</ref> Nel 1936, quando scoppia il conflitto in Spagna, Vittorini ne rimane così colpito da abbandonare il romanzo ''Erica e i suoi fratelli'' e distaccarsi definitivamente dal fascismo: appoggia i repubblicani spagnoli e critica il sostegno dato dall'Italia ai franchisti.<ref name="treccani" />
Tra il 1938 e il 1939 esce a puntate su ''Letteratura'' il romanzo ''Conversazione in Sicilia''. Nel 1939 si trasferisce a Milano dove dirige, per Bompiani, la collana ''La Corona'' e cura l'antologia di scrittori statunitensi ''Americana''. Quest'ultima, a causa della censura fascista, è pubblicata solamente nel 1942 e con tutte le note dell'autore soppresse (l'edizione integrale è pubblicata solamente nel 1968). Nel 1942 Vittorini si avvicina al Partito Comunista clandestino e durante la guerra partecipa alla Resistenza. Nel 1945 pubblica presso Bompiani il romanzo ''Uomini e no'' e fonda la rivista di cultura contemporanea ''Il Politecnico''. Nel 1947, quando ''Il Politecnico'' chiude, Vittorini pubblica il romanzo ''Il Sempione strizza l'occhio al Frejus''. Nel 1949 esce ''Le donne di Messina'' (ristampato con notevoli variazioni nel 1964).<ref name="treccani" />
Nel 1951 Einaudi lo chiama per dirigere la collana ''I Gettoni'': Vittorini accoglie soprattutto le opere di giovani scrittori come [[../Italo Calvino|Calvino]] e [[../Beppe Fenoglio|Fenoglio]], ma rifiuta ''Il Gattopardo'' di [[../Tra realismo e sperimentazione|Tomasi di Lampedusa]]. Sempre nel 1951 lascia il Partito Comunista.<ref name="Ferroni1946">{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p=1046 }}</ref> Tra il 1952 e il 1955 lavora al romanzo ''Le città del mondo'' che, incompiuto, è pubblicato postumo nel 1969 da Einaudi. Completa inoltre ''Erica e i suoi fratelli'', che viene pubblicato nel 1956 da Bompiani. Quando scoppiano i fatti d'Ungheria lo scrittore, profondamente colpito, ne tenta un'elaborazione narrativa in un dramma rimasto inedito. Nel 1957 pubblica una raccolta di scritti critici dal titolo ''Diario in pubblico'' e nel 1959 fonda la rivista ''Il Menabò'', edita da Einaudi, che dirige insieme a Italo Calvino.<ref name="treccani" />
Nel 1960 diventa direttore della collana ''La Medusa'' per Mondadori e in seguito della collana ''Nuovi scrittori stranieri''. Nello stesso anno si candida nelle liste radicali del PSI e diventa presidente del Partito Radicale. Negli ultimi anni della sua vita è consulente della casa editrice Einaudi. Tutti gli appunti di riflessione sulla letteratura da lui lasciati sono raccolti da Dante Isella in un volume postumo intitolato ''Le due tensioni'' (1967). Nel 1963 Vittorini si ammala di cancro allo stomaco e subisce una delicata operazione chirurgica. Malgrado la malattia, dirige la collana ''Nuovi scrittori stranieri'' per Mondadori e l'anno dopo la collana ''Nuovo Politecnico'' per Einaudi. Muore a Milano il 12 febbraio 1966.
== Gli anni venti e trenta ==
Tutta l'attività di Vittorini è caratterizzata dalla fiducia nella capacità della cultura di creare un mondo vitale. Attraverso la cultura crollano le convenzioni borghesi e si afferma la libertà individuale in tutta la sua forza. Negli anni giovanili risente della cultura della ''[[../Vociani|Voce]]'' e del vitalismo tipico del fascismo di sinistra. L'allontanamento dal fascismo lo porta a rivolgere questo vitalismo verso la realtà popolare. A questo si accompagna un nuovo interesse per le proprie origini siciliane e per i miti del mondo contadino.<ref name="Ferroni1946" />
Questo vitalismo si osserva nei racconti giovanili di Vittorini, e in particolare in quelli di ''Piccola borghesia'' (1931), dove la rappresentazione della piccola borghesia è legata alla ricerca di una libera vitalità. Per questo molti racconti hanno per protagonisti dei bambini o degli adolescenti. Il romanzo ''Garofano rosso'', uscito a puntate su ''Solaria'' nel periodo 1933-1936, mostra l'incontro tra la vitalità adolescenziale e la politica. Agli stessi anni risalgono ''Sardegna come un'infanzia'' (pubblicato in volume nel 1952) e il romanzo ''Erica e i suoi fratelli'' (scritto nel 1936 ma pubblicato nel 1952).
L'opera che dà maggiore risalto a Vittorini è però ''Conversazione in Sicilia''. Iniziato nel 1937, il testo è pubblicato a puntate su ''Letteratura'' tra l'aprile 1938 e l'aprile 1939. Lontano dai modelli realisti seguiti nelle sue opere precedenti, Vittorini sembra qui tentare una fusione tra realismo ed emetismo. Il risultato è una nuova forma di narrazione lirica, in cui gli oggetti e le situazioni sono collegati da analogie. Lo stile si caratterizza per le ascensioni liriche e le tonalità musicali; utilizza inoltre modi grammaticali che rimandano al parlato dialettale. Il romanzo segna anche l'interesse dell'autore per il mondo contadino, i suoi miti e i suoi valori. Uscendo dalla grigia realtà della borghesia durante il regime fascista, si cerca una via di liberazione e riscatto nel mondo oscuro e mitico della cultura popolare.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | pp=1047-1048 }}</ref>
== L'attività del dopoguerra ==
La partecipazione alla Resistenza fa sorgere in Vittorini l'esigenza di partecipare più attivamente nella vita civile. ''Il Politecnico'', nato nel 1945, si propone infatti come strumento per diffondere una nuova cultura, capace non solo di consolare l'uomo, ma di proteggerlo dalla sofferenze. La rivista si apre inoltre alle nuove esperienze provenienti dall'estero, uscendo dai limiti della tradizione idealista italiana. Un atteggiamento che però incontra le critiche provenienti dal Partito Comunista. Vittorini stesso risponde a queste polemiche difendendo l'idea che la cultura sia una libera ricerca, ma riconoscendo allo stesso tempo la necessità di mantenere un contatto con il popolo.
È proprio seguendo una libera ricerca che Vittorini si interessa alle trasformazioni sociali in corso in quegli anni, interrogandosi per esempio sul rapporto tra uomo e fabbrica nelle città moderne. Questo lo porta però ad allontanarsi dal Partito Comunista e dall'interesse per i valori del mondo contadino. Negli ultimi anni guarda quindi a una cultura di tipo tecnico-scientifico, in grado creare un nuovo rapporto tra l'uomo e gli oggetti.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | pp=1046-1047 }}</ref>
Tra le opere pubblicate nel dopoguerra, ''Uomini e no'' (1945) si collega all'esperienza della Resistenza, e presenta elementi provenienti dal cinema e dalla coeva letteratura americana. ''Il Sempione strizza l'occhio al Frejus'' (1947) traspone l'esistenza del proletariato milanese in una dimensione simbolica assoluta. ''Le donne di Messina'' (1947, ripubblicato in una versione rielaborata nel 1948) racconta, con una complessa struttura narrativa, l'esperienza di una comunità utopica composta da sbandati riunitisi in un villaggio. In una nuova edizione del 1964, questa costruzione di una comunità primitiva viene però criticata. Il suo ultimo romanzo, abbandonato e pubblicato postumo nel 1969, si intitola ''Le città del mondo'' ed è legato ancora una volta al mondo popolare siciliano.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | pp=1048-1049 }}</ref>
== Note ==
<references />
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[[Categoria:Storia della letteratura italiana|Vittorini]]
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Storia della letteratura italiana/Beppe Fenoglio
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{{Storia della letteratura italiana|sezione=8}}
Beppe Fenoglio conduce una vita appartata rispetto agli ambienti mondani e intellettuali. La sua esperienza letteraria, sebbene sembri avvicinabile per i temi trattati al coevo neorealismo e a Pavese, ne è in realtà agli antipodi. La sua narrazione della Resistenza non ha carattere documentario né celebrativo; piuttosto, ricollegadosi alla sua esperienza di partigiano, pone la guerra partigiana su un piano assoluto, come esempio di una condizione metafisica. Fenoglio in vita scrive varie opere, ricorrendo a un complesso metodo di revisione. Tuttavia, nella sua breve esistenza conosce scarso successo e molti suoi scritti saranno pubblicati solo postumi.
== La vita ==
[[File:Beppe Fenoglio young.jpg|thumb|left|Il giovane Fenoglio sul campo di calcio nel 1945]]
Giuseppe Fenoglio nasce ad Alba, in Piemonte, il 1º marzo 1922, primogenito di Amilcare e Margherita Faccenda. Il padre, di origini contadine, socialista e antifascista, possiede e gestisce una macelleria nel centro della città; la madre è una donna molto devota ma anche energica, che coltiva grandi ambizioni per i figli. È lei a spingere Beppe, che si dimostra particolarmente dotato, a proseguire gli studi al ginnasio Giuseppe Govone di Alba.<ref>{{cita libro | autore-capitolo=Gabriele Pedullà | capitolo=Cronologia | autore1=Beppe Fenoglio | curatore=Gabriele Pedullà | titolo=Tutti i romanzi | anno=2012 | editore=Einaudi | città=Torino | pp=XXXI-XXXII }}</ref> Qui ha come docente di filosofia e storia, al terzo anno, il filosofo Pietro Chiodi, celebre studioso di Heidegger e dell'esistenzialismo, con cui instaura una duratura amicizia. In questi stessi anni nasce anche la sua passione per la letteratura inglese, che lo accompagna per tutta la vita.<ref>{{cita libro | autore-capitolo=Gabriele Pedullà | capitolo=Cronologia | autore1=Beppe Fenoglio | curatore=Gabriele Pedullà | titolo=Tutti i romanzi | anno=2012 | editore=Einaudi | città=Torino | p=XXXVI }}</ref>
Nell'autunno 1940 Fenoglio, dopo essere stato promosso con buoni voti, si iscrive alla facoltà di lettere dell'università di Torino, dove supera otto esami. Nel gennaio 1943 deve però interrompere gli studi perché chiamato alle armi; con l'armistizio dell'8 settembre e lo scioglimento dell'esercito, riesce a tornare a casa, mentre le forze tedesche occupano il Nord Italia e Mussolini costituisce la Repubblica Sociale a Salò. Inizia così l'attività cospirativa e con il fratello Walter partecipa ad alcune azioni armate. Nel gennaio 1944 si unisce alle prime formazioni partigiane e in autunno Beppe e Walter aderiscono alle Formazioni Autonome Militari (i cosiddetti partigiani "azzurri" o "badogliani"), comandate da Enrico Martini Mauri e Pietro Balbo. L'esperienza militare segnerà profondamente Fenoglio: il momento più drammatico è probabilmente il rastrellamento della città di Alba a opera dei tedeschi, dopo che i partigiani erano riusciti per breve tempo a liberarla (10 ottobre - 2 novembre 1944). Il proclama del generale Alexander, che invitava i partigiani a sospendere le operazioni per l'inverno, porta al temporaneo scioglimento delle bande armate; Fenoglio passerà questo periodo in assoluto isolamento a Cascina della Langa.<ref>{{cita libro | autore-capitolo=Gabriele Pedullà | capitolo=Cronologia | autore1=Beppe Fenoglio | curatore=Gabriele Pedullà | titolo=Tutti i romanzi | anno=2012 | editore=Einaudi | città=Torino | pp=XXXVIII-XLIII }}</ref>
Per la sua ottima conoscenza dell'inglese, Fenoglio partecipa alle ultime fasi della Liberazione come ufficiale di collegamento con le forze alleate. Nei primi tempi del dopoguerra si dedica a traduzioni e ai primi esperimenti teatrali. Decide inoltre di abbandonare l'università, scelta che genera dissidi con la madre. Nel 1946 conosce Luciana Bombardi, che sposa nel 1960 e da cui ha una figlia, Margherita. Intanto nel maggio 1947 trova impiego in un'azienda vinicola di Alba, dove reste per il resto della sua vita: un lavoro a lui congeniale, che gli lascia molto tempo libero per scrivere. In questi anni continua a vivere con i genitori, e consegna tutti i guadagni alla madre, accontentandosi di pochi soldi per le sigarette.<ref>{{cita libro | autore-capitolo=Gabriele Pedullà | capitolo=Cronologia | autore1=Beppe Fenoglio | curatore=Gabriele Pedullà | titolo=Tutti i romanzi | anno=2012 | editore=Einaudi | città=Torino | pp=XLIV-XLVII }}</ref>
Inizia così a contattare vari editori per tentare di pubblicare le sue opere, con risultati deludenti. Nel 1949 il suo racconto ''Il trucco'' appare con lo pseudonimo di Giovanni Federico Biamonti su ''Pesci rossi'', l'annuario di Bompiani. Nel 1950 il romanzo breve ''La paga del sabato'' attira l'attenzione di [[../Italo Calvino|Italo Calvino]], che lo passa a [[../Elio Vittorini|Vittorini]], il quale però gli propone di pubblicare una raccolta di testi più brevi. Dalla ''Paga del sabato'' sono ricavati due racconti che confluiscono nella raccolta ''I ventitré giorni della città di Alba'', uscita nella collana ''Gettoni'' di Einaudi (diretta da Vittorini) nel giugno 1952. Il volume riceve recensioni negative sulle edizioni dell'''Unità'' di Milano e Torino, mentre viene apprezzato da intellettuali come Alberto Moravia, Giovan Battista Vicari, Anna Banti, Carlo Bo, Pietro Citati. Sempre per i ''Gettoni'' esce nel 1954 ''La malora'', romanzo breve sulla durezza della vita contadina che segna la rottura tra Fenoglio e l'editore Einaudi, a causa dei toni polemici utilizzati da Vittorini nella quarta di copertina del volume.<ref>{{cita libro | autore-capitolo=Gabriele Pedullà | capitolo=Cronologia | autore1=Beppe Fenoglio | curatore=Gabriele Pedullà | titolo=Tutti i romanzi | anno=2012 | editore=Einaudi | città=Torino | pp=XLVIII-LVI }}</ref>
Grazie alla mediazione di Chiodi, nel 1957 Fenoglio entra in contatto con Garzanti, presso il quale pubblica nel 1959 ''Primavera di bellezza''. Secondo i progetti dell'autore, l'opera doveva essere il primo volume di un «libro grande» sulla Resistenza, la cui seconda parte avrebbe dovuto essere il romanzo postumo e incompiuto conosciuto come ''Il partigiano Johnny''. Nello stesso anno si consuma anche la rottura con [[../Pier Paolo Pasolini|Pier Paolo Pasolini]], quando un gruppo di intellettuali fiorentini guidati da Anna Banti e Roberto Longhi sostiene la candidatura di ''Primavera di bellezza'' al premio Strega. Garzanti, già in gara con ''Una vita violenta'' di Pasolini, chiede a Fenoglio di rinunciare, ricevendo però un netto rifiuto. ''Primavera di bellezza'' non entra nella cinquina finalista e la vittoria va al ''Gattopardo'' di Tomasi di Lampedusa, ma i rapporti tra i due scrittori di incrinano irrimediabilmente.<ref>{{cita libro | autore-capitolo=Gabriele Pedullà | capitolo=Cronologia | autore1=Beppe Fenoglio | curatore=Gabriele Pedullà | titolo=Tutti i romanzi | anno=2012 | editore=Einaudi | città=Torino | pp=LX-LXIV }}</ref>
Dopo ''Primavera di bellezza'' Fenoglio inizia a godere di una certa fama. Nel 1962 riceve il premio Alpi Apuane per il racconto ''Ma il mio amore è Paco'', uscito su ''Paragone''. Proprio in quei giorni Fenoglio viene colpito da emottisi, che viene inizialmente attribuita alla turbercolosi; solo in seguito gli verrà diagnosticato un cancro ai bronchi, che lo porta alla morte il 17 febbraio 1963.<ref>{{cita libro | autore-capitolo=Gabriele Pedullà | capitolo=Cronologia | autore1=Beppe Fenoglio | curatore=Gabriele Pedullà | titolo=Tutti i romanzi | anno=2012 | editore=Einaudi | città=Torino | pp=LXVIII-LXXI }}</ref>
== La Resistenza come esperienza assoluta ==
[[File:Beppe Fenoglio cropped.jpg|thumb|Beppe Fenoglio]]
In vita Fenoglio pubblica solo una raccolta di racconti e due romanzi, a cui si aggiungono altri dodici racconti, alcune poesie, una traduzione della ''Ballata del vecchio marinaio'' di Samuel T. Coleridge e un atto unico (''Solitudine''). Le altre opere che conosciamo sono uscite postume e hanno innescato vari dibattiti tra i filologi. Nel 1963 esce ''Un giorno di fuoco'', una raccolta di undici racconti. Nel 1969 esce per Einaudi ''La paga del sabato'', in precedenza rifiutato da Vittorini, mentre l'anno prima era uscito ''Il partigiano Johnny'', libro che è stato oggetto di complessi studi.<ref>{{cita libro | autore1=Beppe Fenoglio | curatore=Gabriele Pedullà | titolo=Tutti i romanzi | anno=2012 | editore=Einaudi | città=Torino | pp=LXXXVII-LXXXVIII }}</ref> Nel 1978 vengono date alle stampe le ''Opere'' di Fenoglio in tre volumi e cinque tomi, curate da un gruppo di studiosi coordinati da Maria Corti.<ref>{{cita libro | autore1=Beppe Fenoglio | titolo=Opere | altri=edizione critica diretta da Maria Corti | collana=NUE Nuova Serie | anno=1978 | editore=Einaudi | città=Torino }}</ref> In questa edizione viene presentato anche un inedito, che Dante Isella ribattezza ''L'Imboscata'' nel volume da lui curato per Einaudi dei ''Romanzi e racconti'' di Fenoglio (1992); nel 2001 questa edizione è riproposta con l'aggiunta degli ''Appunti partigiani''.<ref>{{cita libro | autore1= Beppe Fenoglio | titolo= Romanzi e racconti | altri=nuova edizione accresciuta a cura di Dante Isella| anno=2001 | editore=Einaudi | città=Torino |collana= Biblioteca delle Plèiade}}</ref>
Nelle sue opere Fenoglio si concentra su due temi principali: la miseria della vita contadina nelle Langhe e la guerra partigiana. Verrebbe quindi naturale ricondurlo all'alveo del [[../Neorealismo|neorealismo]] e avvicinarlo alla poetica di un altro poeta langhigiano, [[../Cesare Pavese|Cesare Pavese]]. Già a una prima lettura appare però chiaro che Fenoglio è in realtà lontano da entrambe queste esperienze letterarie. La sua narrativa è estranea agli intenti documentari o di denuncia sociale tipici del neorealismo, così come all'ideologia progressista e alle inclinazioni populistiche, che idealizzano il mondo contadino in quanto realtà autentica e depositaria di valori positivi. Diversamente da Pavese, inoltre, non c'è traccia di elementi di ascendenza [[../Decadentismo|decadente]] come il mito della terra o la fascinazione per il selvaggio e l'ancestrale.<ref name="Baldi196">{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=La narrativa del Novecento | opera=Moduli di letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Torino | p=196 }}</ref>
Piuttosto, Fenoglio è orientato a un'indagine sulla violenza, intesa come unica costante nei rapporti umani. Porta avanti questa indagine a partire dal mondo contadino, di cui viene evidenziata la durezza, l'abbrutimento, la miseria e la sofferenza. Tutto ciò porta alla follia e al suicidio, oppure alla guerra, rappresentata come un momento eccezionale in cui si possono osservare la crudeltà e il dolore nella loro manifestazione estrema. La guerra e la durezza della vita contadina non vengono però inserite in un determinato contesto storico-sociale, ma sono presi come esemplificazioni di una condizione metafisica assoluta. Inoltre, poiché la violenza non è un dato storico, non ha soluzioni politiche o possibilità di riscatto. In questo senso, la Resistenza è un'esperienza assoluta, avventura esistenziale in cui l'individuo mette alla prova la propria dignità e va alla ricerca della propria verità interiore. Nel descrivere la violenza e il male, Fenoglio evita poi atteggiamenti moralistici o di partecipazione emotiva, mantenendo un punto di vista lucido e oggettivo.<ref name="Baldi196"/>
Di conseguenza, Fenoglio ricorre nelle proprie opere a una narrazione rapida ed essenziale, orientata all'azione e alle cose, con scene fortemente visive. Anche il linguaggio utilizzato è asciutto, e nelle rappresentazioni della vita contadina impiega termini dialettali. Questa scelta non ha però carattere mimetico, come per esempio nella [[../Verismo|poetica verista]], ma è funzionale all'obiettivo di rendere l'immagine della durezza della vita. Sotto questo aspetto, ''Il partigiano Johnny'' si differenzia dalle altre opere per il suo stile elaborato e prezioso, che però non compromette la rapidità della narrazione tipica dello scrittore.<ref name="Baldi196"/>
== Le prime opere ==
[[File:Alba - Caserma Govoni - 1940 - Collezione Tony Frisina - Alessandria.jpg|thumb|La caserma Govoni ad Alba in una cartolina degli anni quaranta]]
Le prime prove letterarie di Fenoglio sono due romanzi brevi e alcuni racconti, tutti ambientati ad Alba e nelle Langhe.
La prima opera, ''La paga del sabato'', rifiutata da Einaudi nel 1950, è pubblicata postuma nel 1969: ambientata ad Alba, racconta del reinserimento nella società civile di un giovane ex partigiano. Il secondo romanzo, ''La malora'', esce nel 1954 nei ''Gettoni'' di Einaudi. Qui viene rappresentata, con un linguaggio secco, la dura vita dei contadini delle Langhe, dominato dal dolore e dalla violenza.
In vita Fenoglio pubblica inoltre una serie di racconti, scritti attraverso varie fasi di revisione. Al 1952 risale la pubblicazione della raccolta ''I ventitré giorni della città di Alba'', uscita anch'essa nei ''Gettoni'' di Einaudi, in cui affronta i temi della lotta partigiana e della vita nel mondo popolare e contadino.<ref name="Ferroni1054">{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p=1054 }}</ref> Comprende due racconti che sono stati estratti da ''La paga del sabato'': ''Ettore va al lavoro'' e ''Nove lune''.<ref name="Romanzi87">{{cita libro | autore1=Beppe Fenoglio | curatore=Gabriele Pedullà | titolo=Tutti i romanzi | anno=2012 | editore=Einaudi | città=Torino | p=LXXXVII }}</ref>
== Il ciclo di Johnny ==
Decisamente più delicata è la questione intorno ai due romanzi che hanno per protagonista la figura autobiografica del partigiano Johnny, i quali ha creato vari problemi per i filologi. Nel 1959 Fenoglio pubblica ''Primavera di bellezza'', la prima parte di un «libro grande» sulla Resistenza (così lo definisce in una lettera a Calvino) che progetta di scrivere. ''Primavera di bellezza'' termina con i fatti accaduti nell'autunno del 1943, mentre della seconda parte ci rimangono due stesure: la prima copre gli avvenimenti dal settembre 1943 al febbraio 1945, mentre la seconda, più recente e composta solo da frammenti, ripercorre il periodo dall'ottobre 1944 al febbraio 1945.<ref name="Romanzi87" />
=== ''Primavera di bellezza'' ===
''Primavera di bellezza'', come è già stato ricordato, viene pubblicato dall'editore Garzanti nel 1959. Nella prima redazione vengono raccontati i giorni che precedono la chiamata di Johnny alle armi, l'addestramento da allievo ufficiale, il servizio militare a Roma e il ritorno a casa dopo l'8 settembre. La seconda redazione, quella che è stata poi pubblicata con le modifiche richieste dall'editore, si apre invece con Johnny allievo ufficiale, a cui segue il ritorno avventuroso in Piemonte dopo l'8 settembre e la morte durante la sua prima azione partigiana.
Lo stile di ''Primavera di bellezza'' si caratterizza per essenzialità e misura. Per ammissione dello stesso autore, sappiamo che il romanzo è stato scritto inizialmente in inglese e solo in secondo momento "tradotto" in italiano, in una lingua che appare più levigata e asciutta. La formazione di Johnny, la sua crescita a contatto con una realtà confusa come quella dell'Italia dopo la crisi del regime fascista, viene raccontata con una prosa fredda, lineare, incisiva. La formazione del protagonista, tuttavia, conduce non alla maturità, ma piuttosto al nulla che caratterizza un mondo privo di senso.<ref name="Ferroni1055">{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p=1055 }}</ref>
=== ''Il partigiano Johnny'' ===
[[File:Beppe Fenoglio.jpg|thumb|Beppe Fenoglio nel 1960]]
Il secondo romanzo del ciclo di Johnny viene pubblicato postumo da Einaudi nel 1968, a cura di Lorenzo Mondo con il titolo ''Il partigiano Johnny''.<ref>{{cita libro | autore-capitolo=Gabriele Pedullà | capitolo=Cronologia | autore1=Beppe Fenoglio | curatore=Gabriele Pedullà | titolo=Tutti i romanzi | anno=2012 | editore=Einaudi | città=Torino | p=LXXV }}</ref> Il testo presentato nasce dalla combinazione delle due redazioni rinvenute tra le carte dell'autore.<ref name="Ferroni1054" /> Lo stile di questo romanzo si differenzia nettamente da quello di ''Primavera di bellezza'': se il primo si distingueva per asciuttezza ed essenzialità, ''Il partigiano Johnny'' presenta invece un frequente uso di parole ed espressioni inglesi (talvolta intere frasi), oltre a varie invenzioni lessicali e a variazioni della normale sintassi della lingua italiana. Questo miscuglio linguistico, insieme alla tensione narrativa che caratterizza il romanzo, fa sì che ''Il partigiano Johnny'' abbia nel complesso un carattere forte e assoluto. Quello adottato è inoltre un plurilinguismo estremamente originale, che non risponde a finalità realistiche o espressioniste. Le parole utilizzate sono generalmente desuete e di ascendenza letteraria, e quindi non hanno la funzione di riprodurre le forme del parlato; è piuttosto una lingua astratta, figlia della passione dell'autore per la letteratura anglosassone, che sembra guardare alle cose da una prospettiva obliqua, come da altrove.<ref name="Ferroni1055" />
Johnny partecipa alla guerra partigiana come se compisse un dovere tragico e ineluttabile. Soffre, odia, partecipa ai dolori degli altri e fa affidamento unicamente sulla sua corporeità, su reazioni fisiche come l'alternarsi di energia e spossatezza. Il romanzo è segnato dall'assurdità: assurdo è il desiderio di combattere, come assurdo è il rapporto tra uomo e mondo. La negatività che lo contraddistingue pone quindi il romanzo al di là del neorealismo e lo ricollega alla narrativa europea moderna. Estraneo a ogni senso di ottimismo per il progresso come alla volontà di celebrare le gesta della Resistenza, Fenoglio mostra nella sua opera l'impossibilità di attribuire un significato agli avvenimenti e sottolinea come dall'orrore non si possa ricavare un'immagine di futuro: la guerra diventa una testimonianza di come gli uomini cerchino testardamente di resistere all'assurdità di ciò che esiste. Lo stesso autore, d'altra parte, si tiene lontano dall'impegno politico della letteratura, ritenendo, come scrive Ferroni, che non vi sia «differenza di significato tra la partecipazione ai momenti estremi della storia e l'esperienza assoluta della scrittura».<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p=1056 }}</ref>
== Il ciclo di Milton ==
Oltre a quelli che hanno per protagonista Johnny, bisogna ricordare altri due romanzi brevi con protagonista il partigiano Milton. ''Una questione privata'', in particolare, è considerato una delle migliori prove letterarie di Fenoglio.
=== ''L'imboscata'' ===
Nell'edizione delle ''Opere'' del 1978 curata da Maria Corti viene pubblicato per la prima volta un romanzo senza titolo rimasto fino ad allora inedito. Il testo compare anche nell'edizione del 1992 delle opere di Fenoglio a cura di Dante Isella, con il titolo ''L'imboscata''.<ref>{{cita libro | autore-capitolo=Gabriele Pedullà | capitolo=Cronologia | autore1=Beppe Fenoglio | curatore=Gabriele Pedullà | titolo=Tutti i romanzi | anno=2012 | editore=Einaudi | città=Torino | p=LXXVII }}</ref> Il romanzo è composto nel 1959 e, da quanto risulta dalla corrispondenza tra Fenoglio e Garzanti e dagli appunti dell'autore, Fenoglio lo abbandon dopo che ha scritto 22 dei 30 capitoli previsti, per dedicarsi a ''Una questione privata''. L'opera ha poi delle lacune, dovute al fatto che alcune parti sono state prelevate per dare vita a racconti autonomi: ''L'erba brilla al sole'', ''Il padrone paga male'', ''Lo scambio di prigionieri''.<ref name="Romanzi88">{{cita libro | autore1=Beppe Fenoglio | curatore=Gabriele Pedullà | titolo=Tutti i romanzi | anno=2012 | editore=Einaudi | città=Torino | p=LXXXVIII }}</ref>
=== ''Una questione privata'' ===
Rispetto alle altre opere, la situazione testuale di ''Una questione privata'' è meno controversa. Fenoglio vi lavora in varie fasi nel corso del 1961, e del romanzo si conservano varie versioni, ma le più antiche hanno una trama meno complessa e lontana dall'intreccio che si può leggere nella versione finale. Gli studiosi, inoltre, tendono oggi a concordare sul fatto che la scena finale che si può leggere nel romanzo corrisponda a quella prevista dall'autore.<ref name="Romanzi88" />
È l'opera più compiuta di Fenoglio, che qui mette in scena il bisogno del protagonista Milton di sapere, di mettere luce nella relazione tra l'amico Giorgio e l'amata Fulvia, sapendo che questo evento avrà su di lui un effetto traumatico. Il desiderio di scoperta diventa assoluto, annulla qualsiasi altro scopo e diventa l'unica molla del suo agire.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p=1056 }}</ref> Come scrive Ferroni, «Milton cerca se stesso e la propria sconfitta, [...] in una realtà dominata dall'assurdo di cui la guerra civile costituisce l'immagine tragica e meschina».<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p=1057 }}</ref>
== ''I penultimi'' ==
Postuma appare anche una seconda raccolta di undici racconti, ''Un giorno di fuoco'' (1963), e il romanzo ''I penultimi'', in cui Fenoglio dimostra grande maturità stilistica.<ref name="Ferroni1054" /> Il testo di quest'ultimo ci è giunto in due versioni: una più lunga e una seconda più recente ma anche più breve, probabilmente interrotta per la malattia dello scrittore.<ref name="Romanzi87" />
== Note ==
<references />
== Altri progetti ==
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Storia della letteratura italiana/Cesare Pavese
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{{Storia della letteratura italiana|sezione=8}}
Figura centrale nella cultura italiana del secondo dopoguerra, Cesare Pavese è autore di opere strettamente legate alla sua sofferta esperienza autobiografica. Fin dagli esordi segue, per la sua poesia, una strada originale, prendendo le distanze dall'[[../Ermetismo|ermetismo]], alla ricerca di modalità espressive che rispondano alle sue sollecitazioni interiori. In questa ricerca hanno grande influenza il suo interesse per il mito e la passione per gli scrittori statunitensi.<ref>{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo= Saba, Ungaretti, Montale, Pavese, Gadda, Calvino | opera=Moduli di letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Torino | p=109 }}</ref>
== La vita ==
[[File:Cesare Pavese 10.jpg|thumb|left|Cesare Pavese]]
Cesare Pavese nasce il 9 settembre 1908 a Santo Stefano Belbo (Cuneo) da Eugenio e Consolina Mestruini. Il padre muore nel 1914 per un tumore al cervello, e la madre si fa carico da sola dell'educazione dei figli.<ref>{{cita libro | autore-capitolo=Marziano Guglielminetti | capitolo=Cronologia | autore1=Cesare Pavese | titolo=Tutti i romanzi | curatore=Marziano Guglielminetti | editore=Einaudi | città=Torino | anno=2000 | p=LXVII}}</ref> Studia al liceo classico Massimo D'Azeglio di Torino, dove ha come docente di italiano e latino lo scrittore Augusto Monti, crociano, amico di Piero Gobetti e ammiratore di Gramsci, attorno a cui si forma un gruppo di studenti che comprende lo stesso Pavese. Nel 1926, si iscrive poi alla Facoltà di Lettere e Filosofia, dove si appassiona alle letterature classiche e a quella inglese, in particolare americana. Qui stringe amicizia con futuri intellettuali come Norberto Bobbio, Massimo Mila, Leone Ginzburg, Giulio Carlo Argan, Ludovico Geymonat, Giulio Einaudi.<ref>{{cita libro | autore-capitolo=Marziano Guglielminetti | capitolo=Cronologia | autore1=Cesare Pavese | titolo=Tutti i romanzi | curatore=Marziano Guglielminetti | editore=Einaudi | città=Torino | anno=2000 | pp=LXIX-LXXV}}</ref>
Nel 1930, dopo la laurea con una tesi sull<nowiki>'</nowiki>''Interpretazione della poesia di Walt Whitman'', inizia a insegnare nelle scuole e a collaborare con alcune case editrici come traduttore dall'inglese. Per Bemporad traduce ''Il nostro signor Wrenn'' di Sinclair Lewis (premio Nobel per la letteratura nel 1930). Nello stesso anno muore la madre.<ref>{{cita libro | autore-capitolo=Marziano Guglielminetti | capitolo=Cronologia | autore1=Cesare Pavese | titolo=Tutti i romanzi | curatore=Marziano Guglielminetti | editore=Einaudi | città=Torino | anno=2000 | pp=LXXV-LXXVI}}</ref> L'anno successivo Federico Gentile gli commissiona la traduzione di ''Moby Dick'' di Herman Melville per la Treves-Treccani-Tumminelli, che però una volta ultimata nel 1932 è pubblicata dal torinese Carlo Frassinelli. Tra il 1931 e il 1932 scrive i racconti di ''Ciau Masino''. Nel 1933, su pressione della famiglia, si iscrive al Partito Nazionale Fascista (PNF) e riesce così a ottenere una supplenza al liceo D'Azeglio; nello stesso anno legge ''Il Ramo d'oro'' di James G. Frazer, che influenza la sua riflessione sul mito.<ref>{{cita libro | autore-capitolo=Marziano Guglielminetti | capitolo=Cronologia | autore1=Cesare Pavese | titolo=Tutti i romanzi | curatore=Marziano Guglielminetti | editore=Einaudi | città=Torino | anno=2000 | pp=LXXIX-LXXXI}}</ref> Negli anni trenta prosegue la sua attività di saggista e traduttore: pubblica saggi su Whitman, John Dos Passos, Dreiser, e le traduzioni del ''Dedalus'' di James Joyce e del ''49º parallelo'' di Dos Passos. Sempre nel 1933 Giulio Einaudi fonda la sua casa editrice, di cui Pavese è una delle colonne portanti.<ref>{{cita libro | autore-capitolo=Marziano Guglielminetti | capitolo=Cronologia | autore1=Cesare Pavese | titolo=Tutti i romanzi | curatore=Marziano Guglielminetti | editore=Einaudi | città=Torino | anno=2000 | p=LXXX}}</ref>
Nel maggio 1934 diventa direttore di ''Cultura'' al posto di Leone Ginzburg, arrestato per attività sovversive insieme a Monti, [[../Neorealismo#Carlo Levi|Carlo Levi]] e Sion Segre, tutti membri della formazione antifascista Giustizia e Libertà.<ref>{{cita libro | autore-capitolo=Marziano Guglielminetti | capitolo=Cronologia | autore1=Cesare Pavese | titolo=Tutti i romanzi | curatore=Marziano Guglielminetti | editore=Einaudi | città=Torino | anno=2000 | p=LXXIX}}</ref> Il 15 maggio 1935 tutta la redazione della rivista è arrestata per lo stesso motivo: condotto alle Carceri Nuove di Torino, è poi tradotto a Regina Coeli a Roma e infine condannato a tre anni di confino a Brancaleone Calabro, dove giunge in agosto.<ref>{{cita libro | autore-capitolo=Marziano Guglielminetti | capitolo=Cronologia | autore1=Cesare Pavese | titolo=Tutti i romanzi | curatore=Marziano Guglielminetti | editore=Einaudi | città=Torino | anno=2000 | p=LXXXII}}</ref> A settembre è espulso dal PNF. Il 6 ottobre inizia a scrivere uno zibaldone che proseguirà fino alla morte, ''Il mestiere di vivere''.<ref>{{cita libro | autore-capitolo=Marziano Guglielminetti | capitolo=Cronologia | autore1=Cesare Pavese | titolo=Tutti i romanzi | curatore=Marziano Guglielminetti | editore=Einaudi | città=Torino | anno=2000 | p=LXXXIII}}</ref> Intanto, nel 1936 per le edizioni di ''Solaria'' viene pubblicata la raccolta di poesie ''Lavorare stanca''. Nel marzo 1936 ottiene un condono del confino ma al ritorno a casa scopre che Battistina Pizzardo (Tina), la ragazza con cui aveva iniziato una relazione, sta per sposarsi con un altro. La notizia genera in Pavese una violenta crisi.<ref>{{cita libro | autore-capitolo=Marziano Guglielminetti | capitolo=Cronologia | autore1=Cesare Pavese | titolo=Tutti i romanzi | curatore=Marziano Guglielminetti | editore=Einaudi | città=Torino | anno=2000 | p=LXXXIV}}</ref>
Nel 1937 riprende la collaborazione con Einaudi, a cui si affianca il lavoro di traduttore per Mondadori (''Un mucchio di quattrini'' di Dos Passos) e Bompiani (''Uomini e topi'' di John Steinbeck).<ref>{{cita libro | autore-capitolo=Marziano Guglielminetti | capitolo=Cronologia | autore1=Cesare Pavese | titolo=Tutti i romanzi | curatore=Marziano Guglielminetti | editore=Einaudi | città=Torino | anno=2000 | p=LXXXV}}</ref> Dal 1938 è assunto come traduttore e redattore per Einaudi. Escono le sue versioni di ''Fortune e sfortune della famosa Moll Franders'' di Daniel Defoe, ''Autobiografia di Alice Toklas'' e ''Tre esistenze'' di Gertrude Stein, ''David Copperfield'' di Charles Dickens, ''Benito Cereno'' di Melville. Si dedica inoltre alla narrativa, concludendo alcuni romanzi che sono però pubblicati in un secondo momento: ''Memorie di due stagioni'' (pubblicato solo nel 1948 con il titolo ''Il carcere''), ''Paesi tuoi'' (1942), ''La tenda'' (1949), ''La bella estate'' (1950).<ref>{{cita libro | autore-capitolo=Marziano Guglielminetti | capitolo=Cronologia | autore1=Cesare Pavese | titolo=Tutti i romanzi | curatore=Marziano Guglielminetti | editore=Einaudi | città=Torino | anno=2000 | pp=LXXXVI-LXXXVII}}</ref>
Il nuovo allontanamento di Leone Ginzburg, mandato al confino a Pizzoli (L'Aquila) nel 1940, fa sì che Pavese assuma maggiori responsabilità in Einaudi, fino a diventarne di fatto il direttore editoriale; la sua posizione è però ufficializzata solo nel dopoguerra. Nell'estate del 1940 inizia un intenso scambio epistolare con [[../Elio Vittorini|Elio Vittorini]], insieme al quale traduce le opere dell'antologia ''Americana''. Vittorini diventa poi collaboratore di Einaudi nel 1943. Negli stessi anni Pavese instaura una forte amicizia con Fernanda Pivano, sua allieva al D'Azeglio, la quale declina una sua proposta di matrimonio. Nel 1941 pubblica per la prima volta un romanzo, ''Paesi tuoi'', che ottiene un ampio consenso di pubblico e critica.<ref>{{cita libro | autore-capitolo=Marziano Guglielminetti | capitolo=Cronologia | autore1=Cesare Pavese | titolo=Tutti i romanzi | curatore=Marziano Guglielminetti | editore=Einaudi | città=Torino | anno=2000 | pp=LXXXVII-LXXXIX}}</ref> Nella primavera 1943 si sposta nella sede romana dell'Einaudi, dove lavora con Mario Alicata, Antonio Giolitti e Carlo Muscetta sotto la direzione di Ginzburg, appena tornato dal confino. Dopo l'8 settembre la casa editrice viene commissariata dalla Repubblica Sociale e Pavese si rifugia a Serralunga di Crea, quindi si nasconde sotto il falso nome di Carlo de Ambrogio a Casale Monferrato, dove dà ripetizioni presso il collegio dei padri somaschi di Trevisio.<ref>{{cita libro | autore-capitolo=Marziano Guglielminetti | capitolo=Cronologia | autore1=Cesare Pavese | titolo=Tutti i romanzi | curatore=Marziano Guglielminetti | editore=Einaudi | città=Torino | anno=2000 | pp=XCI-XCIII}}</ref>
Dopo la Liberazione torna a lavorare all'Einaudi come direttore editoriale (Ginzburg è morto in carcere durante la guerra). Trasferitosi nella sede romana della casa editrice, dà vita a nuove collane e a nuove iniziative. Avvia in particolare la collaborazione con Santorre Debenedetti per i classici italiani, Franco Venture per le scienze storiche, Ernesto De Martino per l'etnologia. Nell'autunno 1945 si iscrive al Partito Comunista, ma la politica ha comunque un ruolo marginale nella sua vita interiore. Tornato a Torino, pubblica ''Feria d'agosto''.<ref>{{cita libro | autore-capitolo=Marziano Guglielminetti | capitolo=Cronologia | autore1=Cesare Pavese | titolo=Tutti i romanzi | curatore=Marziano Guglielminetti | editore=Einaudi | città=Torino | anno=2000 | pp=XCV-XCVI}}</ref> Seguono i ''Dialoghi con Leucò'' e ''Il compagno'', entrambi del 1947. L'anno successivo viene varata la ''Collezione di studi religiosi, etnologici, e psicologici'' diretta da Pavese insieme a De Martino, che attira studiosi di fama internazionale. Lo scrittore inizia inoltre a manifestare sintomi di disagio nei confronti del PCI.<ref>{{cita libro | autore-capitolo=Marziano Guglielminetti | capitolo=Cronologia | autore1=Cesare Pavese | titolo=Tutti i romanzi | curatore=Marziano Guglielminetti | editore=Einaudi | città=Torino | anno=2000 | p=XCVIII}}</ref>
Nella seconda metà del 1948 scrive il romanzo ''Il diavolo sulle colline'', e negli articoli che pubblica in questo periodo si dedica all'indagine su temi come l'essenza della poesia, il mito, il rapporto tra letteratura e società. Nel 1949 vede la luce la trilogia ''La bella estate'' (vincitore del premio Strega nel 1950), che oltre al romanzo omonimo comprende ''Il diavolo sulle colline'' e ''Tra donne sole'' (da cui Michelangelo Antonioni nel 1955 trae il film ''Le amiche''). Nel 1950 pubblica ''La luna e i falò'' e in maggio inizia la collaborazione con la rivista ''Cultura e Realtà'', malvista dalla direzione del PCI perché animata da intellettuali che hanno militato nella sinistra cristiana. Negli stessi mesi ha una nuova crisi sentimentale, dovuta al fallimento della relazione con l'attrice statunitense Constance Dowling, alla quale dedica molte poesie e per la quale prepara anche alcuni soggetti cinematografici. La notte del 26 agosto 1950 si suicida nell'albergo Roma di Torino.<ref>{{cita libro | autore-capitolo=Marziano Guglielminetti | capitolo=Cronologia | autore1=Cesare Pavese | titolo=Tutti i romanzi | curatore=Marziano Guglielminetti | editore=Einaudi | città=Torino | anno=2000 | pp=C-CIII}}</ref>
== Poetica e stile ==
Nella prima parte del ''Mestiere di vivere'', intitolata ''Secretum Professionale (ott.-dic. 1935 e febb. 1936)'', Pavese annota le sue riflessioni sul modo di fare poesia e in generale di fare arte costruendo quella che si può definire la sua poetica. Precedentemente, nell'''Appendice critica'' anteposta a ''Lavorare stanca'' intitolata ''Il mestiere di poeta'', il giovane scrittore riconosce allo studio di Walt Whitman (soggetto della sua tesi di laurea) e alla traduzione del ''Nostro signor Wrenn'' di Sinclair Lewis il merito di averlo liberato dalla schiavitù dei metri tradizionali.
Sempre nel ''Mestiere di vivere'' si infittiscono (soprattutto nel periodo del 1942 e l'inizio del 1945) e con maggiore sicurezza, le note su come devono essere strutturate le immagini, sulla necessità di utilizzare la commozione, sull'importanza del tempo presente e del passato per un valore costruttivo da dare all'opera, come condensare il racconto attraverso il tono, che il tono sia "un ripensare avvenimenti più o meno illuminati"<ref>{{cita libro | Cesare | Pavese | Il mestiere di vivere | 2000 | Einaudi | Torino | p=125 }}</ref> oltre ad analizzare il tempo narrativo e cercare il modo di renderlo più scorrevole accorciandolo e rallentandolo, come costruire un personaggio e come farlo parlare, come passare dalla semplice proposizione alla frase, come ottenere un racconto ben equilibrato, l'importanza del punto di vista e ancora appunti sullo stile, sulla lingua e sulla tecnica.
=== La tecnica ===
[[File:Cesare Pavese cropped.jpg|thumb|Ritratto di Cesare Pavese]]
Se a quei tempi la parola "tecnica" era, nel clima letterario [[../Benedetto Croce|crociano]], una parola disprezzata, essa viene spesso menzionata da Pavese per il quale, grazie all'influenza della cultura statunitense, la tecnica è l'unico strumento in grado di decidere lo stile di un autore
{{quote|La prova dell'essenziale composizione a freddo è lo stile, lucido, vitreo, anche se ogni tanto si colora di passionali scatti. Sono calcoli, ragionati, anche questi.<ref>{{cita libro | Cesare | Pavese | Il mestiere di vivere | 2000 | Einaudi | Torino | p=58}}</ref>}}
Pavese parla spesso di arte intesa come "mestiere" e la tecnica gli serve come autodisciplina per sfuggire alle tentazioni del romanticismo, con una scelta che non intende solamente rispondere a canoni estetici ma soprattutto etici e che l'aiutano a evitare di lasciarsi andare a un semplice piacere narrativo.
Pavese evita nelle sue opere tutte le forme romanzesche che si basano su costruzioni tradizionali come gli intrighi e i colpi di scena, e costruisce storie che si basano su una trama narrativa quasi inesistente, tanto è vero che, come scrive Marziano Guglielminetti,<ref>{{cita libro | autore1=Marziano Guglielminetti | autore2=Giuseppe Zaccaria | titolo= Cesare Pavese | anno= 1982 | editore= Le Monnier | città=Firenze | p=73 }}</ref>
{{quote|è stato osservato che il termine "romanzo", riferito alla narrativa pavesiana, viene usato non senza qualche approssimazione e improprietà (lo stesso Pavese preferì del resto ricorrere alla formula di "romanzo breve").}}
Nell'esaminare le opere di Pavese si osserva inoltre che la sua narrativa si rifà alla legge statica della ripetizione: circoscrive il suo ambito tematico intorno a motivi fondamentali che non si cura di ampliare ma che al contrario cerca di ripetere con insistenza volutamente monotona, perché
{{quote|Raccontare è sentire nella diversità del reale una cadenza significativa, una cifra irrisolta del mistero, la seduzione di una verità sempre sul punto di rivelarsi e sempre sfuggente. La monotonia è un pegno di sincerità.<ref>{{cita libro | autore1=Cesare Pavese | opera=Saggi letterati | titolo=Raccontare è monotono | anno= 1968 | editore=Einaudi | città=Torino | pp=307-308 }}</ref>}}
Lo scrittore vuole così dimostrare che, per rappresentare la realtà interiore finalmente trovata, non è necessario cercare cose nuove ma che il più grande sforzo è da rivolgersi a come, tecnicamente, questa realtà verrà rappresentata
{{quote|''Arte è tecnica'' e tutti sanno che un prodotto della tecnica è qualcosa di artificiale, di approssimativo, che tende senza posa a perfezioni, a fondarsi su scoperte più esatte e puntuali. ''Arte'' è insomma ''artificio''.<ref>{{cita libro | autore1=Cesare Pavese | titolo=Saggi letterati | anno=1968 | editore=Einaudi | città=Torino | p=48 }}</ref>}}
=== Il simbolo ===
Come l'autore stesso scrive nel ''Mestiere di vivere'' (10 dicembre 1939), si deve rappresentare la realtà attraverso i '''simboli''' perché
{{quote|Il simbolo [...] è un legame fantastico che tende una trama sotto il discorso.<ref>{{cita libro | Cesare | Pavese | Il mestiere di vivere | 2000 | Einaudi | Torino | p= 165 }}</ref>}}
Pertanto ciò che interessa a Pavese veramente (e su questo argomento si sofferma più volte nel ''Mestiere di vivere'') è quello di riuscire a rappresentare non tanto la realtà oggettiva delle cose ma quella che viene definita la "realtà simbolica",<ref>''Mestiere di vivere'', 26 novembre 1939.</ref> quella cioè che si nasconde al di sotto della esteriorità.
{{quote|Ci vuole la ricchezza d'esperienze del realismo e la profondità di sensi del simbolismo. Tutta l'arte è un problema di equilibrio fra due opposti.<ref>{{cita libro | Cesare | Pavese | Il mestiere di vivere | 2000 | Einaudi | Torino | p=166 }}</ref>}}
Occorre inoltre specificare che, come ha affermato Guido Davidico Bonino, Pavese unisce il concetto di simbolo con quello di '''mito'''. Quest'ultimo, stando alla filosofia pavesiana, è l'obiettivo a cui la poetica deve tendere, il mistero arcano, oscuro da svelare, il lato selvaggio, truculento da domare, riscoprendolo con un secondo apprendimento, quello della memoria. Tutti noi apprendiamo il mito nel periodo dell'adolescenza, facendo esperienze, in quella fase paragonabile a un limbo tra innocenza e maturità, in cui ogni scoperta ha influssi simbolici, appunto, permanenti ed estremamente significativi. Ma la scoperta, lo scioglimento dell'enigma mitico rappresenta la fine dell'arte, un arresto incontrovertibile, in quanto - mediante questo processo - subentra la storia, la realtà, che domina il simbolo e lo chiarifica, estinguendolo, esaurendolo.
Sono molti gli scrittori del Novecento che adottano, nella propria arte, il mito. Questa è una caratteristica tipica degli scrittori statunitensi, importata in Italia da intellettuali quali, appunto, Pavese, Elio Vittorini, Beppe Fenoglio. In Pavese la giovinezza stessa è un mito, un'ossessione (termine molto caro, invece, a [[../Pier Paolo Pasolini|Pier Paolo Pasolini]]). Leggendo Pavese ci si imbatte in un desiderio, in un costante rimpianto dell'adolescenza (fatto che lo rende accostabile, in un certo senso, a [[../Giovanni Pascoli|Giovanni Pascoli]]). Ma mentre per altri questo ritorno è cosa possibile o, comunque, non messa in discussione ma semplicemente attesa e ammirata, Pavese respinge questa possibilità, reputandola irrealizzabile.
È questo il tema centrale del capolavoro pavesiano, ''La luna e i falò''. Il protagonista, Anguilla, si è allontanato dal paese natale, per far fortuna in America. Tornato, si trova di fronte a un senso di spaesamento, tenta di reintegrarsi ma non ci riesce. Tutti i legami che aveva con le proprie origini e con la propria adolescenza si sono scissi, eccetto quello con l'amico Nuto. In conclusione, il senso del ritorno (che riecheggia, in quanto Pavese era un grande appassionato di mitologia classica, il ''nostos'' dell'Ulisse omerico) è fallito, le illusioni di recuperare il tempo perduto si dimostrano tali.
La storia (la guerra civile) ha sconfitto il mito, perché alla conclusione del romanzo, prendendo d'esempio il simbolo-chiave del romanzo, cioè il ''falò'', i significati simbolici cedono spazio a quelli reali: i falò, interpretati come uso tradizionale contadino per "risvegliare" la terra, diventano roghi di morte e distruzione, riecheggianti le devastazioni della guerra civile.
Il 17 novembre 1949, Pavese aveva stilato sul suo diario una classificazione delle opere fino a quel momento fatte basandosi su di un criterio storico-contenutistico
{{quote|Hai concluso il ciclo storico del suo tempo: ''Carcere'' (antifascismo confinario), ''Compagno'' (antifascismo clandestino), ''Casa in collina'' (resistenza), ''Luna e i falò'' (post-resistenza). Fatti laterali: guerra '15-'18, guerra di Spagna, guerra di Libia. La saga è completa. Due giovani (''Carcere'' e ''Compagno'') due quarantenni (''Casa in collina'' e ''Luna e falò''). Due popolani (''Compagno'' e ''Luna e falò'') due intellettuali (''Carcere'' e ''Casa in collina'').<ref>{{cita libro | Cesare | Pavese | Il mestiere di vivere | 2000 | Einaudi | Torino | p= 375}}</ref>}}
Il 26 novembre dello stesso anno, evidentemente non soddisfatto dell'abbozzo precedente, dopo alcune righe di riflessione sui ricordi e sull'estasi del ricordo compila uno schema diverso dal quale lascia intendere che la costruzione narrativa si basa su precisi elementi che però da soli non rappresentano la realtà, ma, come scrive Marziano Guglielminetti,<ref>{{cita libro | Cesare | Pavese | Il mestiere di vivere | 2000 | Einaudi | Torino | p= 77 }}</ref>
{{quote|Dal gioco di rapporti che tra loro si stabilisce deve scaturire una realtà ulteriore, oscura e ancestrale, alla quale i singoli elementi esteriori, immediatamente percepibili, rinviano in forma simbolica. In questa trama di corrispondenze, che strutturano in profondità il tessuto narrativo, consiste la particolare qualità del linguaggio metaforico di Pavese.}}
{| class="wikitable" align=center
|+ '''Quadro sinottico dello svolgimento dell'opera pavesiana.''' <ref>{{cita libro | Cesare | Pavese | Il mestiere di vivere | 2000 | Einaudi | Torino | p= 377 }}</ref>
|''Lavorare stanca'' || 1930 1933 1936 1938 1940 || parola e sensazioni
|-
|''Il carcere'' - ''Paesi tuoi'' - ''La bella estate'' - ''La spiaggia'' || 1938, 1939, 1940, 1941 || naturalismo
|-
|''Feria d'agosto'' || 1941, 1942, 1943, 1944 || poesia in prosa e consapevolezza dei miti
|-
|''La terra e la morte'', ''Verrà la morte e avrà i tuoi occhi'' || 1945, 1947 ||
|-
|''Dialoghi con Leucò'' || 1945 ||
|-
|''Il compagno'' || 1946 || gli estremi: naturalismo e simbolo staccati
|-
|''La casa in collina'', ''Il diavolo sulle colline'', ''Tra donne sole'', ''La luna e i falò'' || 1947 - 1948 - 1949 - 1949 ||realtà simbolica
|}
=== Lo stile ===
Nell'opera di Pavese lo stile si fonde con le situazioni attraverso la disposizione delle parole che seguono lo stesso ritmo delle emozioni vissute nella realtà interiore. Il ritmo diventa pertanto il protagonista delle sue opere dove i personaggi e gli episodi non sono altro che un pretesto per raccontare. Un raccontare che rifugge dalle costruzioni complesse e che si basa su una sintassi essenziale fatta di cadenze prese dal linguaggio dialettale, da cesure del periodo e dall'uso della paratassi. La scrittura di Pavese può dunque sembrare povera, ma è una povertà apparente perché essa corrisponde a un programma teorico ben delineato che si basa su un severo esercizio di stile e non è una scrittura naturalistica come scrive lo stesso autore nel suo diario l'11 settembre del 1941
{{quote|il narrare non è fatto di realismo psicologico, né naturalistico, ma di un disegno autonomo di eventi, creati secondo uno stile che è la realtà di chi racconta, unico personaggio insostituibile.<ref>{{cita libro | Cesare | Pavese | Il mestiere di vivere | 2000 | Einaudi | Torino | p= 229}}</ref>}}
== La poesia ==
=== La poesia-racconto di ''Lavorare stanca'' ===
{{quote|Poesia è ''ora'', lo sforzo di afferrare la superstizione - il selvaggio - il nefando - e dargli un nome, cioè conoscerlo, farlo innocuo. Ecco perché l'arte vera è tragica - è uno sforzo. La poesia partecipa di ogni cosa proibita dalla coscienza - ebbrezza, amore - passione, peccato - ma tutto riscatta con la sua esigenza contemplativa, cioè conoscitiva.<ref>{{cita libro | Cesare | Pavese | Il mestiere di vivere | 2000 | Einaudi | Torino | p=291 }}</ref>}}
Lo sperimentalismo tecnico e metrico di Pavese viene applicato alla raccolta di ''Lavorare stanca'', isolando la stessa dalla tipologia della produzione poetica contemporanea. La sua vuole essere una ''poesia-racconto'', priva di immagini retoriche e basata sui fatti essenziali, il più possibile basata sulla chiarezza, sulla semplicità e sull'oggettività in contrapposizione alla poesia astratta degli ermetici.
A offrirgli l'esempio di un linguaggio improntato alla semplicità è Gozzano che, nel nominare le cose e gli avvenimenti con il grigiore della quotidianità, usa un tipo di verso che è discorsivo e prosastico.
La presenza gozzaniana si avverte subito nella prima poesia della raccolta, ''I mari del Sud'', del 1931, dove viene ripetuta, con il racconto del cugino reduce dai mari del Sud, la situazione che si crea nella poesia ''L'Analfabeta'' di Gozzano che, arruolato nell'armata sarda, ha visitato le steppe di Crimea.
Il verso di questa prima poesia, in endecasillabi, è ampio e fluente e risente ancora di qualche misura tradizionale anche se già prevalgono le lasse di dodici e tredici sillabe e l'irrompere del dialetto è motivo nuovo e lontano dal linguaggio di Gozzano dal quale Pavese sembra volersi liberare.
=== La lirica di ''Verrà la morte e avrà i tuoi occhi'' ===
Ben diverse le poesie delle due ultime raccolte di Pavese, ''La terra e la morte '' (i versi che furono composti a Roma nel 1945 e pubblicati nel 1947 sulla rivista ''Le Tre Venezie'') e ''Verrà la morte e avrà i tuoi occhi'' (pubblicati postumi insieme ai versi della precedente raccolta dall'editore Giulio Einaudi nel 1951) dove il discorso diventa più fluido e il discorso lirico si basa su immagini che non hanno più, come in ''Lavorare stanca'', un diretto rapporto con un fatto o un oggetto specifico ma sono da essi scollegati. L'ultima poesia di Pavese si rifà pertanto alla tradizione lirica [[../Francesco Petrarca|petrarchesca]] e [[../Giacomo Leopardi|leopardiana]] anche se i motivi ripresi, come il legame amore-morte, si presentano attraverso una nuova prospettiva che è quella del mito.
Con le poesie di queste due ultime raccolte avviene pertanto il passaggio da una poesia intesa come racconto ad una poesia intesa come canto che adotta il verso breve e si esprime in forme e ritmi melodici.
== La narrativa ==
{{quote|Non è soltanto una similitudine il parallelo tra una vita di abbandono voluttuoso e il fare poesie isolate, piccole, una ogni tanto, senza responsabilità di insieme. Ciò abitua a vivere a scatti, senza sviluppo e senza principi. La lezione è questa: costruire in arte e costruire nella vita, essere tragicamente.<ref>{{cita libro | Cesare | Pavese | Il mestiere di vivere | 2000 | Einaudi | Torino | p=34}}</ref>}}
Gli anni 1935-1936, quelli del confino a Brancaleone Calabro, se da una parte significano l'abbandono dei sogni giovanili, dall'altra segnano "l'inizio di un ripensamento estetico e morale che schiuderà la via alla prosa".<ref>{{cita libro | Lorenzo | Mondo | Cesare Pavese | 1970 | Mursia | Milano | p=40 }}</ref>
La prima esperienza di Pavese come narratore risale al 1931-1932, quando scrive il romanzo breve ''Ciau Masino'' (pubblicato postumo nel 1968). Negli anni trenta si moltiplicano i racconti, in cui è riconoscibile l'influenza del contemporaneo realismo statunitense e del [[../Verismo|verismo]] di [[../Giovanni Verga|Verga]]. Sono storie che si svolgono in un ambiente contadino, ossessionato dal sangue e dal sesso, in cui l'autore cerca di ritrovare le cadenze tipiche del dialetto attraverso il ricorso frequente al dialogo tra i personaggi. Pavese raggiunge l'apice di questo tipo di narrativa nel romanzo breve ''Paesi tuoi'' (1941), che è anche la prima opera a dargli fama e che costituirà uno dei modelli per la nascente [[../Neorealismo|letteratura neorealista]].
Intanto tra il 1938 e il 1939, durante il confino, aveva scritto un altro breve romanzo, ''Il carcere'', in cui indaga il contrasto tra la solitudine del prigioniero e la vita del mondo esterno, considerato estraneo e indecifrabile. In seguito Pavese scrive altri due romanzi brevi, ''La bella estate'' (1940, ma pubblicato nel 1949) e ''La spiaggia'' (1941).
Allo scoppio della guerra, l'attenzione per il mondo contadino si trasforma in interesse per il folklore e per il mito. Pavese è quindi indotto a indagare sulle ragioni originarie e sugli impulsi che inducono alle azioni collettive come a quelle individuali. Per fare questo, farà ricorso anche a strumenti provenienti dell'etnoatropologia e dalla psicanalisi.
Frutto di questa ricerca sono ''Feria d'agosto'' (1945), composto da una serie di racconti organizzati per temi, e i ''Dialoghi con Leucò''. Questi ultimi sono 27 dialoghi tra personaggi della mitologia classica, che partono dal tema del destino ineluttabile per raggiungere a una riflessione sull'umanità e sulla possibilità di organizzare una vita civile.
Negli ultimi quattro brevi romanzi Pavese riesce, con un singolare equilibrio, a unire mito, realtà storica e sofferenza esistenziale. In tutti e quattro in casi, anche se con modi diversi, si tratta di romanzi di iniziazione, in cui un personaggio o un gruppo di personaggi compiono un percorso di conoscenza per giungere infine a confrontarsi con il peso con cui la natura e la storia opprimono gli sforzi degli individui. È una ricerca molto concreta, che si allontana dai moduli neorealistici per ricorrere invece a toni lirici e a complesse reti di simboli.
''La casa in collina'' (1948) è un romanzo fortemente autobiografico, in cui vengono analizzate le contraddizioni di un intellettuale che si rifugia in collina per scappare dalla guerra. Il suo isolamento e il suo nascondersi dalle responsabilità collettive imposte dalla guerra provocano una continua fuga, che sembra non finire mai, così come la distruzione portata dal conflitto.
''Il diavolo sulle colline'' e ''Tra donne sole'' escono nel 1948 nel volume ''La bella estate'', insieme al romanzo omonimo. Il primo narra il vagabondaggio di un gruppo di amici torinesi alla ricerca di nuove esperienze totali e distruttive. ''Tra donne sole'' segue invece la vita di vari personaggi femminili sullo sfondo della città moderna.
L'ultimo romanzo di Pavese, ''La luna e i falò'' (1950), è dedicato nuovamente alla guerra partigiana. Il protagonista, detto Anguilla, racconta del suo ritorno dall'America nelle Langhe, dove ritrova i luoghi in cui è cresciuto e i suoi amici di un tempo. Ai falò tradizionali che vengono accesi nei campi per propiziare il raccolto si affiancano altri falò, quelli che hanno portato la morte e la distruzione durante la guerra. La ricerca di un passato felice porta quindi alla luce una realtà crudele, in l'origine e la fine sono segnate da una maledizione legata alla condizione naturale.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | pp= 1051-1053 }}</ref>
== Note ==
<references />
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[[Categoria:Storia della letteratura italiana|Pavese, Cesare]]
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Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Lazio/Città metropolitana di Roma/Roma/Roma - Basilica di San Lorenzo in Damaso
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{{Disposizioni foniche di organi a canne}}
[[File:Rome, Chiesa di San Lorenzo in Damaso 003.JPG|300px|thumb|center|L'abside con le cantorie: l'organo Priori si trova su quella inferiore di destra, l'organo Balbiani Vegezzi-Bossi sulle due di sinistra.]]
== Organo Priori ==
* '''Costruttore:''' Enrico e Girolamo Priori
* '''Anno:''' 1853
* '''Restauri/modifiche:''' no
* '''Registri:''' 20
* '''Canne:''' ?
* '''Trasmissione:''' meccanica
* '''Consolle:''' a finestra
* '''Tastiere:''' 1 da 54 note (''Do<sup>1</sup>-Fa<sup>5</sup>'', Bassi/Soprani ''Si<sup>2</sup>-Do<sup>3</sup>'')
* '''Pedaliera:''' diritta di 22 note (''Do<sup>1</sup>-La<sup>2</sup>'')
* '''Collocazione:''' in corpo unico, su cantoria inferiore di destra dell'abside
* '''Note:''' strumento non accessibile e non funzionante, in stato di completo abbandono
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|Basso armonico || 8' Bassi
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|}
==Organo maggiore==
* '''Costruttore:''' Balbiani Vegezzi-Bossi
* '''Anno:''' 1908
* '''Restauri/modifiche:''' Mascioni (1979), Taccini (2007)
* '''Registri:''' 20
* '''Canne:''' ?
* '''Trasmissione:''' elettropneumatica
* '''Tastiere:''' 2 di 56 note (''Do<sup>1</sup>''-''Sol<sup>5</sup>'')
* '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 30 note (''Do<sup>1</sup>''-''Fa<sup>3</sup>'', reale fino a ''Re<sup>3</sup>'')
* '''Collocazione:''' in due corpi, sulle cantorie sovrapposte di sinistra dell'abside (''Grand'Organo'' e ''Pedale'' su quella inferiore, ''Espressivo'' su quella superiore
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==Organo positivo==
[[File:Roma,_basilica_di_San_Lorenzo_in_Damaso_-_Organo_positivo.jpg|center|300px]]
* '''Costruttore:''' Tzschöckel
* '''Anno:''' seconda metà del XX secolo<ref>donato alla basilica nel 2020.</ref>
* '''Restauri/modifiche:''' no
* '''Registri:''' 9
* '''Canne:''' ?
* '''Trasmissione:''' meccanica
* '''Tastiere:''' 1 di 56 note (''Do<sup>1</sup>''-''Sol<sup>5</sup>'')
* '''Pedaliera:''' no
* '''Collocazione:''' in corpo mobile a pavimento (organo positivo a cassapanca)
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== Note ==
<references/>
== Altri progetti ==
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[[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]]
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{{Disposizioni foniche di organi a canne}}
[[File:Rome, Chiesa di San Lorenzo in Damaso 003.JPG|300px|thumb|center|L'abside con le cantorie: l'organo Priori si trova su quella inferiore di destra, l'organo Balbiani Vegezzi-Bossi sulle due di sinistra.]]
== Organo Priori ==
* '''Costruttore:''' Enrico e Girolamo Priori
* '''Anno:''' 1853
* '''Restauri/modifiche:''' no
* '''Registri:''' 20
* '''Canne:''' ?
* '''Trasmissione:''' meccanica
* '''Consolle:''' a finestra
* '''Tastiere:''' 1 da 54 note (''Do<sup>1</sup>-Fa<sup>5</sup>'', Bassi/Soprani ''Si<sup>2</sup>-Do<sup>3</sup>'')
* '''Pedaliera:''' diritta di 22 note (''Do<sup>1</sup>-La<sup>2</sup>'')
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* '''Note:''' strumento non accessibile e non funzionante, in stato di completo abbandono
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==Organo maggiore==
* '''Costruttore:''' Balbiani Vegezzi-Bossi
* '''Anno:''' 1908
* '''Restauri/modifiche:''' Mascioni (1979), Taccini (2007)
* '''Registri:''' 20
* '''Canne:''' ?
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* '''Tastiere:''' 2 di 56 note (''Do<sup>1</sup>''-''Sol<sup>5</sup>'')
* '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 30 note (''Do<sup>1</sup>''-''Fa<sup>3</sup>'', reale fino a ''Re<sup>3</sup>'')
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==Organo positivo==
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* '''Costruttore:''' Tzschöckel
* '''Anno:''' seconda metà del XX secolo<ref>donato alla basilica nel 2020.</ref>
* '''Restauri/modifiche:''' no
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* '''Canne:''' ?
* '''Trasmissione:''' meccanica
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== Note ==
<references/>
== Altri progetti ==
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[[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]]
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{{Disposizioni foniche di organi a canne}}
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== Organo Priori ==
* '''Costruttore:''' Enrico e Girolamo Priori
* '''Anno:''' 1853
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* '''Trasmissione:''' meccanica
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* '''Tastiere:''' 1 da 54 note (''Do<sup>1</sup>-Fa<sup>5</sup>'', Bassi/Soprani ''Si<sup>2</sup>-Do<sup>3</sup>'')
* '''Pedaliera:''' diritta di 22 note (''Do<sup>1</sup>-La<sup>2</sup>'')
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==Organo maggiore==
* '''Costruttore:''' Balbiani Vegezzi-Bossi
* '''Anno:''' 1908
* '''Restauri/modifiche:''' Mascioni (1979), Taccini (2007)
* '''Registri:''' 20
* '''Canne:''' ?
* '''Trasmissione:''' elettropneumatica
* '''Tastiere:''' 2 di 56 note (''Do<sup>1</sup>''-''Sol<sup>5</sup>'')
* '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 30 note (''Do<sup>1</sup>''-''Fa<sup>3</sup>'', reale fino a ''Re<sup>3</sup>'')
* '''Collocazione:''' in due corpi, sulle cantorie sovrapposte di sinistra dell'abside (''Grand'Organo'' e ''Pedale'' su quella inferiore, ''Espressivo'' su quella superiore)
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==Organo positivo==
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* '''Costruttore:''' Tzschöckel
* '''Anno:''' seconda metà del XX secolo<ref>donato alla basilica nel 2020.</ref>
* '''Restauri/modifiche:''' no
* '''Registri:''' 9
* '''Canne:''' ?
* '''Trasmissione:''' meccanica
* '''Tastiere:''' 1 di 56 note (''Do<sup>1</sup>''-''Sol<sup>5</sup>'')
* '''Pedaliera:''' no
* '''Collocazione:''' in corpo mobile a pavimento (organo positivo a cassapanca)
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|}
== Note ==
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== Altri progetti ==
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{{Avanzamento|100%|25 luglio 2026}}
[[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]]
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==Organo maggiore==
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* '''Costruttore:''' Balbiani Vegezzi-Bossi
* '''Anno:''' 1908
* '''Restauri/modifiche:''' Mascioni (1979), Taccini (2007)
* '''Registri:''' 20
* '''Canne:''' ?
* '''Trasmissione:''' elettropneumatica
* '''Tastiere:''' 2 di 56 note (''Do<sup>1</sup>''-''Sol<sup>5</sup>'')
* '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 30 note (''Do<sup>1</sup>''-''Fa<sup>3</sup>'', reale fino a ''Re<sup>3</sup>'')
* '''Collocazione:''' in due corpi, sulle cantorie sovrapposte di sinistra dell'abside (''Grand'Organo'' e ''Pedale'' su quella inferiore, ''Espressivo'' su quella superiore)
{| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;"
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo'''''
----
|-
|Principale || 16'
|-
|Principale || 8'
|-
|Flauto || 8'
|-
|Salicionale || 8'
|-
|Ottava I || 4'
|-
|Ottava II || 4'
|-
|Duodecima || 2.2/3'
|-
|XV || 2'
|-
|Ripieno 4 file || <ref>1.1/3'</ref>
|-
|Campane || <ref>8'</ref>
|-
|}
| style="vertical-align:top" |
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| colspan=2 | '''II - ''Espressivo'''''
----
|-
|Bordone || 8'
|-
|Viola || 8'
|-
|Ottava || 4'
|-
|Flauto Armonico || 4'
|-
|<span style="color:#8b0000;">Oboe</span>||<span style="color:#8b0000;">8'</span>
|-
|Coro Viole ||<ref>3 file - 8'</ref>
|-
|Tremolo ||
|-
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''Pedale'''
----
|-
|Basso || 16'
|-
|Subbasso || 16'
|-
|Ottava || 8'
|-
|Campane ||<ref>8'</ref>
|-
|}
|}
== Note ==
<references/>
== Organo Priori ==
* '''Costruttore:''' Enrico e Girolamo Priori
* '''Anno:''' 1853
* '''Restauri/modifiche:''' no
* '''Registri:''' 20
* '''Canne:''' ?
* '''Trasmissione:''' meccanica
* '''Consolle:''' a finestra
* '''Tastiere:''' 1 da 54 note (''Do<sup>1</sup>-Fa<sup>5</sup>'', Bassi/Soprani ''Si<sup>2</sup>-Do<sup>3</sup>'')
* '''Pedaliera:''' diritta di 22 note (''Do<sup>1</sup>-La<sup>2</sup>'')
* '''Collocazione:''' in corpo unico, su cantoria inferiore di destra dell'abside
* '''Note:''' strumento non accessibile e non funzionante, in stato di completo abbandono
{| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;"
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''Colonna di sinistra - ''Ripieno'''''
----
|-
|Principale || 16'
|-
|Principale || 8' Bassi
|-
|Principale || 8' Soprani
|-
|Ottava || 4' Bassi
|-
|Ottava || 4' Soprani
|-
|XV || 2'
|-
|XIX || 1.1/3'
|-
|XXII I || 1'
|-
|XXII II || 1'
|-
|XXVI || 2/3'
|-
|XXIX I || 1/2'
|-
|XXIX I || 1/2'
|-
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''Colonna di destra - ''Concerto'''''
----
|-
|Voce umana || 8'
|-
|Flauto traverso || 8'
|-
|Clarino || 4' Bassi
|-
|Clarino || 16' Soprani
|-
|Ottavino || 2'
|-
|Basso armonico || 8' Bassi
|-
|Tromba || 8' Soprani
|-
|Bassi di rinforzo|| 16' <sup>(al Pedale)</sup>
|-
|}
|}
==Organo positivo==
[[File:Roma,_basilica_di_San_Lorenzo_in_Damaso_-_Organo_positivo.jpg|center|300px]]
* '''Costruttore:''' Tzschöckel
* '''Anno:''' seconda metà del XX secolo<ref>donato alla basilica nel 2020.</ref>
* '''Restauri/modifiche:''' no
* '''Registri:''' 9
* '''Canne:''' ?
* '''Trasmissione:''' meccanica
* '''Tastiere:''' 1 di 56 note (''Do<sup>1</sup>''-''Sol<sup>5</sup>'')
* '''Pedaliera:''' no
* '''Collocazione:''' in corpo mobile a pavimento (organo positivo a cassapanca)
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| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''Manual'''
----
|-
|Gedeckt || 8' Bass
|-
|Gedeckt || 8' Diskant
|-
|Rohrflöte || 4' Bass
|-
|Rohrflöte || 4' Diskant
|-
|Prinzipal || 2' Bass
|-
|Prinzipal || 2' Diskant
|-
|Quinte || 1.1/3' Bass
|-
|Quinte || 1.1/3' Diskant
|-
|Terz || 1.3/5' Diskant
|-
|}
|}
{{Disposizioni foniche di organi a canne}}
== Note ==
<references/>
== Altri progetti ==
{{interprogetto|preposizione=sulla|etichetta=basilica di San Lorenzo in Damaso}}
{{Avanzamento|100%|25 luglio 2026}}
[[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]]
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2026-07-25T20:23:42Z
VoceUmana7
51633
/* Organo Priori */
500172
wikitext
text/x-wiki
==Organo maggiore==
{{Doppia immagine|center|Rome, Chiesa di San Lorenzo in Damaso 003.JPG|350|Roma-S.Lorenzo in Damaso-consolle organo Balbiani V.Bossi.jpg|393}}
* '''Costruttore:''' Balbiani Vegezzi-Bossi
* '''Anno:''' 1908
* '''Restauri/modifiche:''' Mascioni (1979), Taccini (2007)
* '''Registri:''' 20
* '''Canne:''' ?
* '''Trasmissione:''' elettropneumatica
* '''Tastiere:''' 2 di 56 note (''Do<sup>1</sup>''-''Sol<sup>5</sup>'')
* '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 30 note (''Do<sup>1</sup>''-''Fa<sup>3</sup>'', reale fino a ''Re<sup>3</sup>'')
* '''Collocazione:''' in due corpi, sulle cantorie sovrapposte di sinistra dell'abside (''Grand'Organo'' e ''Pedale'' su quella inferiore, ''Espressivo'' su quella superiore)
{| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;"
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo'''''
----
|-
|Principale || 16'
|-
|Principale || 8'
|-
|Flauto || 8'
|-
|Salicionale || 8'
|-
|Ottava I || 4'
|-
|Ottava II || 4'
|-
|Duodecima || 2.2/3'
|-
|XV || 2'
|-
|Ripieno 4 file || <ref>1.1/3'</ref>
|-
|Campane || <ref>8'</ref>
|-
|}
| style="vertical-align:top" |
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----
|-
|Bordone || 8'
|-
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|-
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|-
|Flauto Armonico || 4'
|-
|<span style="color:#8b0000;">Oboe</span>||<span style="color:#8b0000;">8'</span>
|-
|Coro Viole ||<ref>3 file - 8'</ref>
|-
|Tremolo ||
|-
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
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----
|-
|Basso || 16'
|-
|Subbasso || 16'
|-
|Ottava || 8'
|-
|Campane ||<ref>8'</ref>
|-
|}
|}
== Note ==
<references/>
== Organo Priori ==
[[File:Roma-S.Lorenzo in Damaso-organo Priori.jpg|350px|centro]]
* '''Costruttore:''' Enrico e Girolamo Priori
* '''Anno:''' 1853
* '''Restauri/modifiche:''' no
* '''Registri:''' 20
* '''Canne:''' ?
* '''Trasmissione:''' meccanica
* '''Consolle:''' a finestra
* '''Tastiere:''' 1 da 54 note (''Do<sup>1</sup>-Fa<sup>5</sup>'', Bassi/Soprani ''Si<sup>2</sup>-Do<sup>3</sup>'')
* '''Pedaliera:''' diritta di 22 note (''Do<sup>1</sup>-La<sup>2</sup>'')
* '''Collocazione:''' in corpo unico, su cantoria inferiore di destra dell'abside
* '''Note:''' strumento non accessibile e non funzionante, in stato di completo abbandono
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| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''Colonna di sinistra - ''Ripieno'''''
----
|-
|Principale || 16'
|-
|Principale || 8' Bassi
|-
|Principale || 8' Soprani
|-
|Ottava || 4' Bassi
|-
|Ottava || 4' Soprani
|-
|XV || 2'
|-
|XIX || 1.1/3'
|-
|XXII I || 1'
|-
|XXII II || 1'
|-
|XXVI || 2/3'
|-
|XXIX I || 1/2'
|-
|XXIX I || 1/2'
|-
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''Colonna di destra - ''Concerto'''''
----
|-
|Voce umana || 8'
|-
|Flauto traverso || 8'
|-
|Clarino || 4' Bassi
|-
|Clarino || 16' Soprani
|-
|Ottavino || 2'
|-
|Basso armonico || 8' Bassi
|-
|Tromba || 8' Soprani
|-
|Bassi di rinforzo|| 16' <sup>(al Pedale)</sup>
|-
|}
|}
==Organo positivo==
[[File:Roma,_basilica_di_San_Lorenzo_in_Damaso_-_Organo_positivo.jpg|center|300px]]
* '''Costruttore:''' Tzschöckel
* '''Anno:''' seconda metà del XX secolo<ref>donato alla basilica nel 2020.</ref>
* '''Restauri/modifiche:''' no
* '''Registri:''' 9
* '''Canne:''' ?
* '''Trasmissione:''' meccanica
* '''Tastiere:''' 1 di 56 note (''Do<sup>1</sup>''-''Sol<sup>5</sup>'')
* '''Pedaliera:''' no
* '''Collocazione:''' in corpo mobile a pavimento (organo positivo a cassapanca)
{| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;"
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''Manual'''
----
|-
|Gedeckt || 8' Bass
|-
|Gedeckt || 8' Diskant
|-
|Rohrflöte || 4' Bass
|-
|Rohrflöte || 4' Diskant
|-
|Prinzipal || 2' Bass
|-
|Prinzipal || 2' Diskant
|-
|Quinte || 1.1/3' Bass
|-
|Quinte || 1.1/3' Diskant
|-
|Terz || 1.3/5' Diskant
|-
|}
|}
{{Disposizioni foniche di organi a canne}}
== Note ==
<references/>
== Altri progetti ==
{{interprogetto|preposizione=sulla|etichetta=basilica di San Lorenzo in Damaso}}
{{Avanzamento|100%|25 luglio 2026}}
[[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]]
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VoceUmana7
51633
/* Organo maggiore */
500173
wikitext
text/x-wiki
==Organo maggiore==
{{Doppia immagine|center|Rome, Chiesa di San Lorenzo in Damaso 003.JPG|350|Roma-S.Lorenzo in Damaso-consolle organo Balbiani V.Bossi.jpg|393}}
* '''Costruttore:''' Balbiani Vegezzi-Bossi
* '''Anno:''' 1908
* '''Restauri/modifiche:''' Mascioni (1979), Taccini (2007)
* '''Registri:''' 20
* '''Canne:''' ?
* '''Trasmissione:''' elettropneumatica
* '''Tastiere:''' 2 di 56 note (''Do<sup>1</sup>''-''Sol<sup>5</sup>'')
* '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 30 note (''Do<sup>1</sup>''-''Fa<sup>3</sup>'', reale fino a ''Re<sup>3</sup>'')
* '''Collocazione:''' in due corpi, sulle cantorie sovrapposte di sinistra dell'abside (''Grand'Organo'' e ''Pedale'' su quella inferiore, ''Espressivo'' su quella superiore)
{| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;"
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo'''''
----
|-
|Principale || 16'
|-
|Principale || 8'
|-
|Flauto || 8'
|-
|Salicionale || 8'
|-
|Ottava I || 4'
|-
|Ottava II || 4'
|-
|Duodecima || 2.2/3'
|-
|XV || 2'
|-
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|-
|Campane || <ref>8'</ref>
|-
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''II - ''Espressivo'''''
----
|-
|Bordone || 8'
|-
|Viola || 8'
|-
|Ottava || 4'
|-
|Flauto Armonico || 4'
|-
|<span style="color:#8b0000;">Oboe</span>||<span style="color:#8b0000;">8'</span>
|-
|Coro Viole ||<ref>3 file - 8'</ref>
|-
|Tremolo ||
|-
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''Pedale'''
----
|-
|Basso || 16'
|-
|Subbasso || 16'
|-
|Ottava || 8'
|-
|Campane ||<ref>8'</ref>
|-
|}
|}
== Note ==
<references/>
== Organo Priori ==
[[File:Roma-S.Lorenzo in Damaso-organo Priori.jpg|350px|centro]]
* '''Costruttore:''' Enrico e Girolamo Priori
* '''Anno:''' 1853
* '''Restauri/modifiche:''' no
* '''Registri:''' 20
* '''Canne:''' ?
* '''Trasmissione:''' meccanica
* '''Consolle:''' a finestra
* '''Tastiere:''' 1 da 54 note (''Do<sup>1</sup>-Fa<sup>5</sup>'', Bassi/Soprani ''Si<sup>2</sup>-Do<sup>3</sup>'')
* '''Pedaliera:''' diritta di 22 note (''Do<sup>1</sup>-La<sup>2</sup>'')
* '''Collocazione:''' in corpo unico, su cantoria inferiore di destra dell'abside
* '''Note:''' strumento non accessibile e non funzionante, in stato di completo abbandono
{| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;"
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''Colonna di sinistra - ''Ripieno'''''
----
|-
|Principale || 16'
|-
|Principale || 8' Bassi
|-
|Principale || 8' Soprani
|-
|Ottava || 4' Bassi
|-
|Ottava || 4' Soprani
|-
|XV || 2'
|-
|XIX || 1.1/3'
|-
|XXII I || 1'
|-
|XXII II || 1'
|-
|XXVI || 2/3'
|-
|XXIX I || 1/2'
|-
|XXIX I || 1/2'
|-
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''Colonna di destra - ''Concerto'''''
----
|-
|Voce umana || 8'
|-
|Flauto traverso || 8'
|-
|Clarino || 4' Bassi
|-
|Clarino || 16' Soprani
|-
|Ottavino || 2'
|-
|Basso armonico || 8' Bassi
|-
|Tromba || 8' Soprani
|-
|Bassi di rinforzo|| 16' <sup>(al Pedale)</sup>
|-
|}
|}
==Organo positivo==
[[File:Roma,_basilica_di_San_Lorenzo_in_Damaso_-_Organo_positivo.jpg|center|300px]]
* '''Costruttore:''' Tzschöckel
* '''Anno:''' seconda metà del XX secolo<ref>donato alla basilica nel 2020.</ref>
* '''Restauri/modifiche:''' no
* '''Registri:''' 9
* '''Canne:''' ?
* '''Trasmissione:''' meccanica
* '''Tastiere:''' 1 di 56 note (''Do<sup>1</sup>''-''Sol<sup>5</sup>'')
* '''Pedaliera:''' no
* '''Collocazione:''' in corpo mobile a pavimento (organo positivo a cassapanca)
{| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;"
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''Manual'''
----
|-
|Gedeckt || 8' Bass
|-
|Gedeckt || 8' Diskant
|-
|Rohrflöte || 4' Bass
|-
|Rohrflöte || 4' Diskant
|-
|Prinzipal || 2' Bass
|-
|Prinzipal || 2' Diskant
|-
|Quinte || 1.1/3' Bass
|-
|Quinte || 1.1/3' Diskant
|-
|Terz || 1.3/5' Diskant
|-
|}
|}
{{Disposizioni foniche di organi a canne}}
== Note ==
<references/>
== Altri progetti ==
{{interprogetto|preposizione=sulla|etichetta=basilica di San Lorenzo in Damaso}}
{{Avanzamento|100%|25 luglio 2026}}
[[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]]
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Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Piemonte/Provincia di Cuneo/Vicoforte/Vicoforte - Santuario di Vicoforte
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2026-07-25T17:37:04Z
GiacomoBarbero
37960
Aggiunta accessori ed immagine consolle
500166
wikitext
text/x-wiki
{{Disposizioni foniche di organi a canne}}
[[File:Organo .jpg|400px|center|Organo ]]
* '''Costruttore:''' Carlo Vegezzi Bossi
* '''Anno:''' 1903
* '''Restauri/modifiche:''' Mascioni (1996, restauro)
* '''Registri:''' 30 (29 sonori)
* '''Canne:''' 1910 circa
* '''Trasmissione:''' pneumatica per tastiere, pedaliera e registri
* '''Consolle:''' a finestra, al centro dello strumento
* '''Tastiere:''' 2 di 58 note ciascuna (''Do<sup>1</sup>''-''La<sup>5</sup>'')
* '''Pedaliera:''' concavo-parallela di 27 note (''Do<sup>1</sup>''-''Re<sup>3</sup>'')
* '''Collocazione:''' in corpo unico sul matroneo
* '''Accessori:''' pedaletti per I/P, II/P, II/I, Ripieno GO, Tromba, acuta GO; staffe per espressione (centro) e graduatore (a destra); combinazioni fisse sotto ad ogni manuale; annullatori per Tromba, Clarinetto, Oboe, Quinta.
{| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;"
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo'''''
----
|-
|Principale ||16’
|-
|Principale diapason ||8’
|-
|Flauto dolce ||8’
|-
|Dulciana ||8’
|-
|Gamba ||8’
|-
|Unda maris ||8'<ref name=PICC>Dal ''Do<sup>2</sup>''</ref>
|-
|Quinta ||5.1/3’
|-
|Ottava ||4’
|-
|Duodecima ||2.2/3’
|-
|Decimaquinta ||2’
|-
|Pieno ||VI file
|-
|<span style="color:#8b0000;">Tromba </span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span>
|-
|<span style="color:#8b0000;">Clarinetto </span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span>
|-
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''II - ''Recitativo Espressivo '''''
----
|-
|Principalino ||8’
|-
|Bordone ||8’
|-
|Viola gamba ||8’
|-
|Viola celeste ||8’<ref name=PICC/>
|-
|Concerto Viole ||8’<ref name=PICC/>
|-
|Ottava eolina ||4’
|-
|Flauto ottaviante ||4’
|-
|Pienino ||2'
|-
|<span style="color:#8b0000;">Oboe </span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span>
|-
|<span style="color:#8b0000;">Voce Corale </span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span>
|-
|Tremolo ||
|-
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''Pedale'''
----
|-
|-
|Contrabbasso || 16'
|-
|Bordone || 16'
|-
|Flauto || 8'
|-
|Violoncello || 8'
|-
|Ottava || 8'
|-
|<span style="color:#8b0000;">Bombarda</span>||<span style="color:#8b0000;">16'</span>
|-
|}
|}
[[File:Consolle Vicoforte.jpg|300px|centro|Consolle organo Vegezzi-Bossi 1903]]
== Note ==
<references/>
== Altri progetti ==
{{interprogetto|w=Santuario di Vicoforte|preposizione=sulla|etichetta=Santuario di Vicoforte}}
== Collegamenti esterni ==
* {{cita web|url=https://www.santuariodivicoforte.it/|accesso=7 dicembre 2020}}
{{Avanzamento|100%|3 maggio 2026}}
[[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]]
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Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Lazio/Città metropolitana di Roma/Roma/Roma - Chiesa dei Santi Nereo e Achilleo
0
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500174
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2026-07-25T20:49:41Z
VoceUmana7
51633
500174
wikitext
text/x-wiki
{{Disposizioni foniche di organi a canne}}
* '''Costruttore:''' Johannes Conrad Werle
* '''Anno:''' 1760 circa<ref>installato nella chiesa nel 1980.</ref>
* '''Restauri/modifiche:''' sì
* '''Registri:''' 8
* '''Canne:''' ?
* '''Trasmissione:''' meccanica
* '''Consolle:''' a finestra, al centro della parete anteriore della cassa
* '''Tastiere:''' 1 di 45 note con prima ottava scavezza (''Do<sup>1</sup>''-''Do<sup>5</sup>'')
* '''Pedaliera:''' scavezza a leggio di 9 note (''Do<sup>1</sup>''-''Do<sup>2</sup>''), priva di registri propri e costantemente unita al manuale
* '''Collocazione:''' in corpo unico, a pavimento nella navata laterale di sinistra<ref>in origine sulla cantoria al di sopra della sacrestia.</ref>
* '''Accessori:''' ''Tiratutti''
{|border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;"
|style="vertical-align:top" |
{|border="0"
|colspan=2 |'''Manuale'''
----
|-
|Principale ||8'
|-
|Flauto in ottava bassa ||8'
|-
|Ottava ||4'
|-
|XV || 2'
|-
|XIX || 1.1/3'
|-
|XXII || 1'
|-
|XXII 2^ || 1'
|-
|Ripieno 2 file ||2/3'<ref>sullo strumento si legge ''2 f. Ripieno''. La probabile disposizione originaria delle ultime file di ripieno era VIII, XV, XIX, XIX, XXII, XXVI, XXIX+XXII. Essa potrebbe essere stata alterata scambiando la XXVI con la XXII unita alla XXIX, durante un lavoro di restauro eseguito negli anni '60-70 del Novecento.</ref>
|-
|}
|}
== Note ==
<references/>
== Bibliografia ==
* {{cita libro|autore=Graziano Fronzuto|titolo=Organi di Roma. Guida pratica orientativa agli organi storici e moderni|città=Firenze|editore=Leo S. Olschki|anno=2007|pp=337-338|isbn=978-88-222-5674-4}}
== Altri progetti ==
{{interprogetto|w=Chiesa dei Santi Nereo e Achilleo (Roma)|w_preposizione=sulla|etichetta=chiesa dei Santi Nereo e Achilleo a Roma}}
{{Avanzamento|100%|7 febbraio 2021}}
[[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]]
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Disposizioni foniche di organi a canne/Slovenia/Litorale-Carso/Koper - Cattedrale dell'Assunta e di San Nazario
0
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2026-07-25T21:14:41Z
VoceUmana7
51633
500175
wikitext
text/x-wiki
[[File:Interior of Koper Cathedral 01.jpg|500px|centro]]
* '''Costruttore:''' Kleuker e Steinmeyer
* '''Anno:''' 1988
* '''Restauri/modifiche:''' Orgle Dvoršak (2021, ricollocamento a Capodistria)
* '''Registri:''' 68
* '''Canne:''' ?
* '''Trasmissione:''' meccanica
* '''Consolle:''' fissa indipendente, rivolta alla navata centrale
* '''Tastiere:''' 4 di 61 note (''Do<sup>1</sup>''-''Do<sup>6</sup>'')
* '''Pedaliera:''' di 32 note (''Do<sup>1</sup>''-''Sol<sup>2</sup>'')
* '''Collocazione:''' in corpo unico, sulla cantoria in controfacciata
* '''Note:''' L'organo fu costruito per la Tonhalle di Zurigo nel 1988 e rimontato a Capodistria tra 2020 e 2021. Attualmente è l'organo liturgico più grande della Slovenia.
{| border="0" cellspacing="20" cellpadding="10" style="border-collapse:collapse;"
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=3 | '''I - ''Hauptwerk'''''
----
|-
|Montre ||16'
|-
|Montre|| 8'
|-
|Flûte Majeure ||8'
|-
|Octave|| 4'
|-
|Doppelflöte|| 4'
|-
|Tierce ||3.1/5'
|-
|Doublette|| 2'
|-
|Cornet II-V || 8'
|-
|Grosse Mixture IV || 2.2/3'
|-
|Plein-Jeu V || 2'
|-
|Bombarde ||16'
|-
|Trompette|| 8'
|-
|Clairon|| 4'
|-
|Tremulant
|-
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=3 | '''II - ''Positiv'''''
----
|-
|Pommer ||16'
|-
|Principal|| 8'
|-
|Rohrflöte|| 8'
|-
|Spitzoktave|| 4'
|-
|Koppelflöte|| 4'
|-
|Superoctave|| 2'
|-
|Blockflöte|| 2'
|-
|Larigot|| 1.1/3'
|-
|Sesquialtera II || 2.2/3'
|-
|Cymbale III || 1'
|-
|Ranquette|| 16'
|-
|Trompette|| 8'
|-
|Cromorne|| 8'
|-
|Tremulant
|-
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=3 | '''III - ''Schwellwerk'''''
----
|-
|Holzprincipal|| 8'
|-
|Cor de Nuit|| 8'
|-
|Gambe|| 8'
|-
|Voix-Céleste|| 8'
|-
|Flûte Harmonique|| 8'
|-
|Flûte Octaviante|| 4'
|-
|Nasard|| 2.2/3'
|-
|Cornet || V<ref>dal ''Fa<sup>2</sup>''</ref>
|-
|Plein-Jeu Harmonique III-VII || 2.2/3'
|-
|Bombarde|| 16'
|-
|Trompette ||8'
|-
|Hautbois ||8'
|-
|Voix Humaine|| 8'
|-
|Clairon|| 4'
|-
|Tremulant
|-
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=3 | '''IV - ''Grand Choeur'''''
----
|-
|Violoncelle ||16'
|-
|Diapason|| 8'
|-
|Flûte Harmonique ||8'
|-
|Flûte Octaviante|| 4'
|-
|Nasard Harmonique|| 2.2/3'
|-
|Octavin|| 2'
|-
|Tierce Harmonique|| 1.3/5'
|-
|Piccolo|| 1'
|-
|Rauschpfeife V || 5.1/3'
|-
|Aliquot III || 3.1/5'
|-
|Bombarde-Chamade ||16'
|-
|Trompette-Chamade ||8'
|-
|Hautbois-Chamade|| 8'
|-
|Tremulant
|-
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=3 | '''Pedal'''
----
|-
|Principalflûte ||32'
|-
|Principal ||16'
|-
|Flûte|| 16'
|-
|Soubasse|| 16'
|-
|Grosse Quinte|| 10.2/3'
|-
|Flûte ||8'
|-
|Flûte|| 4'
|-
|Nachthorn|| 2'
|-
|Théorbe III || 6.2/5'
|-
|Rauschpfeife IV || 5 1/3'
|-
|Basson|| 32'
|-
|Bombarde|| 16'
|-
|Fagott|| 16'
|-
|Trompette|| 8'
|-
|Clairon|| 4'
|-
|}
|}
== Note ==
<references/>
{{Disposizioni foniche di organi a canne}}
[[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne|Koper - Cattedrale dell'Assunta e di San Nazario]]
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