Wikibooks itwikibooks https://it.wikibooks.org/wiki/Pagina_principale MediaWiki 1.47.0-wmf.16 first-letter Media Speciale Discussione Utente Discussioni utente Wikibooks Discussioni Wikibooks File Discussioni file MediaWiki Discussioni MediaWiki Template Discussioni template Aiuto Discussioni aiuto Categoria Discussioni categoria Progetto Discussioni progetto Ripiano Discussioni ripiano TimedText TimedText talk Modulo Discussioni modulo Evento Discussioni evento Suonare la batteria 0 24198 501085 498533 2026-08-21T03:16:57Z ~2026-45701-42 54709 /* Collegamenti esterni */ 501085 wikitext text/x-wiki La '''batteria''' è uno strumento musicale composto da tamburi, piatti e altri strumenti a percussione disposti in modo da essere suonati da un solo musicista. I tamburi che compongono una batteria completa sono: la grancassa (in inglese ''bass drum'' o ''kick drum''), il rullante (in inglese ''snare drum''), uno o più tom-tom (compresi i "floor tom"<ref>Il cui termime è spesso usato, erroneamente, come sinonimo di "timpani".</ref>). I piatti (in inglese ''cymbals'') che compongono una batteria completa sono l'hi-hat, il crash e il ride. Esiste una vasta gamma di modelli di piatti ognuno disponibile in vari diametri, spessori, profili e forme per poter personalizzare il suono del musicista e della musica che si vuole comporre. Per personalizzare la propria batteria, il musicista, può aggiungere uno o più piatti splash, crash, o un numero maggiore di tom. == Storia == Le origini dello strumento risalgono alla seconda metà del XIX secolo, negli Stati Uniti, sebbene i tamburi singoli abbiano radici ben più antiche. La genesi avviene con la fusione di vari componenti percussivi durante le esibizioni bandistiche fino a formare una ''batteria'' di tamburi molto simile alle odierne. Fin dal jazz del 1920 la batteria è stato uno strumento fondamentale della musica popolare, coniugato o sostituito in seguito dalla drum machine, soprattutto nella musica elettronica. L'attuale batteria nasce da problemi di spazio; infatti in principio, lungo le strade di New Orleans (Louisiana), c'erano enormi bande che suonavano per strada, in corteo, ed ogni elemento dell'attuale batteria era suonato da una singola persona, come nelle fanfare militari odierne. In seguito le esibizioni si spostarono dalle strade ai locali, ed era impossibile ospitare sul palco cinque/sei musicisti che si dedicassero alle percussioni; quindi si fuse la grancassa con il rullante militare. A questa batteria primordiale vennero in seguito aggiunti i piatti, allo scopo di creare un suono acuto che si contrapponesse al suono grave dei tamburi. In seguito ogni etnia presente in America diede il suo contributo, come i cinesi, che importarono i tom, tamburi di diametro piccolo (compreso tra 8 e 14 pollici, ossia tra 20 e 36 cm) ed i turchi, che perfezionarono la produzione dei piatti adoperando il loro modo di fondere e martellare il rame e l'ottone. In principio la grancassa era suonata con il piede, come suggerisce anche il vecchio nome inglese ''kick drum'' (tamburo a calcio), sebbene oggi sia sempre suonata con l'apposito pedale per cassa. == Fabbricazione dei tamburi per batteria == I fusti sono cilindri cavi che vengono usati per realizzare il tamburo. Il materiale utilizzato maggiormente per la costruzione dei fusti è il Ludwig Vistalite drums, oggi le Fibes) e quelle in metallo (la Paiste, nota azienda produttrice di piatti, ne ha costruita una per Danny Carey dei Tool). Esistono vari tipi di realizzazione e di lavorazione dei fusti; la differenza di realizzazione ha anche delle conseguenze sul suono del tamburo stesso. Le tipologie di realizzazione principali sono le seguenti: * ''Fusti multistrato piegati a caldo'': è il tipo di lavorazione più largamente utilizzato per la realizzazione delle batterie, in quanto la lavorazione del legno stagionati. * ''Fusti a doghe in legno massello'': sono fusti ottenuti accostando e incollando fra loro delle doghe rettangolari (o meglio, trapezoidali) di legno massello in modo da formare un cilindro. È il modo più usato per costruire batterie in legno massello ed ha dei pro e dei contro: a favore c'è il fatto che il tamburo sarà realizzato appunto in legno massello, quindi il legno suonerà in modo più armonico e caldo, di contro c'è il fatto che la costruzione a doghe è molto sensibile alle variazioni di temperatura, quindi dopo qualche anno il tamburo a doghe, tipicamente timpano o grancassa, può scollarsi se sottoposto a grosse variazioni termiche e di umidità. Esistono modelli di batterie a doghe in legno multistrato, che hanno pregi e difetti della costruzione a doghe e a legno multistrato. * ''Fusti in legno massello piegati a vapore (steam bent shell)'': è la modalità principale con cui si realizzano tamburi, tipicamente rullanti, in legno massello. Si usa un foglio unico di legno stagionato, di spessore circa pari a quello di un legno multistrato, lo si piega a caldo/vapore attorno ad una forma cilindrica e lo si lascia per un certo tempo, così da realizzare un fusto cilindrico: i tamburi così realizzati hanno uno spiccato ''sustain'', una focalizzazione elevata della nota principale e un suono in generale più alto in frequenza del suo equivalente multistrato. * ''Fusti in legno massello scavati (solid shell)'': sono ottenuti da una sezione di tronco d'albero scavata e lucidata internamente ed esternamente per ottenere un tamburo dal suono caldo, potente e profondo, corposo e risonante. Solo alcune marche di nicchia usano questo tipo di realizzazione, e ne producono pochi pezzi su ordinazione per facoltosi ed esigenti musicisti. Unico neo di queste batterie è il loro peso. * ''Fusti in metallo'': i fusti in metallo sono molto usati per la fabbricazione dei rullanti, per il loro suono squillante, profondo e risonante. Di solito si usano i metalli sovracitati, ma a volte anche leghe metalliche ottenute dalla collaborazione delle ditte costruttrici di tamburi con ditte costruttrici di piatti. Esistono anche modelli di batterie completamente in metallo, ma non sono più in commercio dagli anni '80. == Componenti della batteria == === I tamburi === ==== Il rullante ==== È, solitamente, il tamburo principale di una batteria. Questo tamburo viene posizionato tra le gambe del batterista e sorretto da un supporto chiamato appunto "reggirullante". La funzione del rullante è quella di fornire un forte accento regolare nell'esecuzione di un groove. Solitamente durante un groove il rullante viene suonato con la mano sinistra mentre la mano destra è impegnata a suonare piatti o altre percussioni. Il suono distintivo di questo tamburo è ottenuto grazie ad una cordiera posta al di sotto della pelle risonante. La cordiera può essere attivata o disattivata grazie ad un dispositivo chiamato "macchinetta". Il diametro tipico del rullante è di 14 pollici, mentre la profondità è mediamente di 6 pollici. Tuttavia esistono delle varianti come i cosiddetti ''piccolo snare'', dove la profondità si abbassa fino a 3 pollici. Un'altra variante è il ''popcorn snare'', dove il diametro può arrivare ad abbassarsi fino ad 8 pollici pur mantenendo una profondità del fusto generosa. ==== La grancassa ==== Conosciuta gergalmente come "cassa", è il tamburo dalla tonalità più bassa di una batteria. Questo tamburo è solitamente posizionato orizzontalmente a terra, quindi con le pelli posizionate in modo verticale, e viene suonato con l'ausilio di un pedale azionato con il piede destro (nel caso di batterista destrorso). Inizialmente, prima dello sviluppo dei pedali, la grancassa veniva suonata calciandola, da qui il nome inglese ''kick drum''. La cassa, insieme al rullante, è uno dei tamburi fondamentali per la costruzione di un groove. La cassa infatti conferisce il ritmo alla canzone e, soprattutto nel pop e nel rock, si lega alla ritmica del basso. La grancassa è generalmente il tamburo più grande della batteria. Solitamente il suo diametro varia dai 20 ai 22 pollici, anche se può abbassarsi fino a 16 pollici ed arrivare addirittura a 26 pollici (la grancassa da 26 pollici è stata resa celebre da John Bonham, batterista dei Led Zeppelin). La profondità del fusto varia generalmente dai 16 ai 20 pollici. ==== I tom-tom ed i floor tom ==== I tom-tom, chiamati anche semplicemente tom, sono tamburi che vanno a completare il set di una batteria. Questi tamburi vengono posizionati solitamente al di sopra della grancassa tramite appositi sostegni montati direttamente su quest'ultima oppure agganciati sulle aste dei piatti. Il loro utilizzo avviene soprattutto nell'esecuzione di rullate e assoli. I floor tom (letteralmente "tom a terra"), chiamati erroneamente "timpani", sono tom-tom di dimensioni maggiori e dotati di piedini che vengono posizionati a terra. Le dimensioni dei tom sono molto variabili, dai 6 ai 14 pollici di diametro per i tom tom sospesi e dai 14 ai 20 pollici per i floor tom. Il numero di tom-tom e floor tom presenti in una batteria varia in base alle preferenze del batterista, anche se il numero standard è di due tom-tom sospesi e di un floor tom. === I piatti === Sono strumenti idiofoni importanti nella batteria quanto i tamburi stessi. Essi sono prodotti, solitamente, in bronzo per la fascia di qualità medio-alta, mentre sono prodotti in ottone per la fascia economica. ==== Il charleston ==== Conosciuto anche come "hi-hat", consiste in due piatti montati orizzontalmente l'uno sopra l'altro su un'asta dotata di pedale che permette di far collidere i due piatti. Il pedale viene azionato dal piede sinistro nel caso di batterista destrorso. Esso si trova solitamente alla sinistra del batterista e viene suonato con la mano destra. Il suo timbro varia dalla pressione applicata con il pedale, che passa da un suono secco e definito con i due piatti chiusi, ad un suono più forte e pastoso con i piatti aperti. La funzione del charleston è principalmente d'accompagnamento grazie al suono definito che produce. Le dimensioni variano dai 10 ai 16 pollici di diametro, anche se la misura standard viene considerata di 14 pollici. ==== Il ride ==== È il secondo piatto d'accompagnamento insieme al charleston. Il ride, a differenza dei crash, viene suonato colpendo con la punta della bacchetta la sua superficie. Così facendo il suono prodotto sarà definito e chiaro, rendendolo ideale per scandire il tempo durante un groove. Il ride è solitamente posizionato alla destra del batterista e viene suonato con la mano destra. Le sue dimensioni sono abbondanti, variando generalmente dai 20 ai 24 pollici. ==== Il crash ==== È un piatto solitamente utilizzato per fornire accenti. Questo piatto viene suonato colpendone il bordo con il collo della bacchetta. Il risultato è un suono ad alto volume ideale per gli accenti. Una batteria di base è provvista di almeno un crash, ma molti batteristi preferiscono usare due o più di questi piatti di diverse dimensioni e tonalità. Oltre alla sua funzione classica, questo piatto può essere utilizzato come piatto d'accompagnamento nei generi musicali dove è richiesto un grande volume (ad esempio nell'hard rock o nell'heavy metal). Le dimensioni di un crash variano solitamente dai 14 ai 22 pollici. ==== Lo splash ==== Gli splash sono generalmente i piatti più piccoli di una batteria e sono utilizzati per fornire accenti ed effetti. Gli splash vengono suonati colpendo il bordo del piatto con il collo della bacchetta. Il suono dello splash è brillante e a veloce decadenza. Le dimensioni variano solitamente dai 4 ai 14 pollici. ==== Il China ==== È un piatto utilizzato per produrre accenti ed effetti. Questo piatto ha una forma molto particolare essendo dotato di una campana conica ed il bordo rovesciato. Il china viene generalmente montato parabolicamente a differenza agli altri piatti. Questo piatto è generalmente concepito per produrre accenti ed effetti, ma negli ultimi anni sta diventando sempre più popolare nei generi "pesanti", dove viene utilizzato anche come piatto d'accompagnamento. Le sue dimensioni sono estremamente variabili, dai 6 ai 27 pollici. I china che variano dai 6 ai 14 pollici vengono generalmente denominati "china splash". Un'altra variante del china è il cosiddetto "swish". Lo swish, utilizzato soprattutto in ambito jazz, è dotato del bordo rovesciato come in un normale china, però possiede una campana di dimensioni più contenute e a parità di diametro è risulta più pesante rispetto ad un classico china. Questa variante viene solitamente montata con la campana rivolta verso l'alto come in un normale piatto e suonata come se fosse un ride. === Altre percussioni === {{Vedi anche|#Percussioni aggiuntive}} == Il suono della batteria == {| border="2" cellpadding="2" cellspacing="0" align="right" !colspan="3" style="background:#4B95B5; color: #000;" | '''Esempi audio''' |- !width="30" style="background:#87BBC8; color: #000;" | Componente !width="160" style="background:#87BBC8; color: #000;" | Spiegazione !width="100" style="background:#87BBC8; color: #000;" | Audio <small>(Ogg Vorbis)</small> |- |align="center" rowspan="3 "|'''Rullante''' |rullante |align="center" | {{Audio|Snare drum unmuffled.ogg |53 KB}} |- |rullante con sordina |align="center" | {{Audio|Snare drum muffled.ogg |37 KB}} |- |battente sul bordo |align="center" | {{Audio|Snare drum rim.ogg|46 KB}} |- |align="center" |'''Grancassa''' |grancassa con sordina |align="center" | {{Audio|Bass drum.ogg|54 KB}} |- |align="center" rowspan="3 "|''' Tom-tom''' |tom da 8 pollici | align="center" | {{Audio|Tom drum 8 inch.ogg|59 KB}} |- |tom da 12 pollici | align="center" | {{Audio|Tom 12 inch.ogg|41 KB}} |- |tom a terra (''floor tom'') |align="center" | {{Audio|Floor tom.ogg|39 KB}} |- |align="center" rowspan="3 "|'''Charleston''' |charleston chiuso |align="center" | {{Audio|Hi hat closed.ogg |41 KB}} |- |charleston aperto |align="center" | {{Audio|Hi hat open.ogg|58 KB}} |- |charleston aperto e chiuso tramite l'azione dei pedali |align="center" | {{Audio|Hi hat foot pedal.ogg|48 KB}} |- |align="center" | '''Crash''' |percussione |align="center" | {{Audio|Crash cymbal.ogg|52 KB}} |- |align="center" rowspan="3 "|'''Ride''' |percussione normale |align="center" | {{Audio|Ride cymbal.ogg|61 KB}} |- |percussione sulla ''campana'' |align="center" | {{Audio|Ride cymbal bell.ogg|71 KB}} |- |percussione sul bordo |align="center" | {{Audio|Ride cymbal rim.ogg|67 KB}} |- |align="center" rowspan="2 "| '''Ritmi''' |tipico ritmo rock sul charleston |align="center" |{{Audio|Rock beat hi hat.ogg|95 KB}} |- |tipico ritmo rock sul piatto ride |align="center" | {{Audio|Rock beat ride cymbal.ogg|89 KB}} |- |} Il suono del tamburo dipende dallo spessore e dalla lunghezza del fusto, nonché dal materiale con cui è realizzato. Qui si analizza il suono della batteria con fusti in legno. * Un fusto sottile (oggi si arriva al minimo a 5mm, ma esistono da 6, o da 7) conferisce un suono molto risonante, aperto, ricco di armonici, ma di basso volume. Questo poiché un fusto sottile tende a vibrare di più se percosso; infatti l'energia data dal colpo viene utilizzata in gran parte nella vibrazione del fusto del tamburo, dunque quella rimanente che dovrebbe dare volume al colpo è bassa: il suono che deriverà sarà più risonante e caldo ma con minor volume. * un fusto spesso (dagli 8 ai 10-12 mm) conserverà meglio l'energia data al momento della percussione, la sua rigidità provoca una scarsa dispersione di energia sul fusto. Il suono sarà molto più potente, incentrato sulla nota di base e con pochi armonici che vengono dati dalla vibrazione del fusto. Tuttavia un fusto spesso avrà un suono più freddo di uno sottile, per il fatto di non avere quella gamma di frequenze (i batteristi lo chiamano "corpo") data dalla vibrazione del legno, cioè dall'aumento di suoni in uscita. La lunghezza del fusto influisce prevalentemente sulla velocità di risposta del tamburo, cioè sulla durata della nota prodotta, ma a parità di diametro influenza pesantemente anche l'intonazione del tamburo stesso. * un fusto lungo (fusto ''power'') assicura un lungo ''sustain'' della nota emessa (usato tipicamente nel rock), poiché l'energia del colpo viene trattenuta all'interno per un tempo maggiore che in un fusto corto. Per lo stesso motivo il fusto lungo è meno sensibile ai suoni piano, poiché per innescare una buona vibrazione in un tamburo a fusto lungo è necessario un colpo più forte che su un fusto corto. * un fusto corto (fusto ''standard'') assicura un breve ''sustain'' della nota (usato tipicamente nel jazz ma non solo). Il fusto corto assicura una rapida risposta del tamburo e a parità di figura ritmica il fusto corto permette una esecuzione comprensibile anche a volume pianissimo. Questa distinzione non è netta ed ogni parametro è influenzato in parte dagli altri. Quindi: *Fusto sottile e corto: suono risonante, caldo, armonico, ma poco volume (usato tipicamente nel jazz). *Fusto sottile e lungo: suono risonante, medio volume, versatile. *Fusto spesso e corto: suono imponente, suono incentrato prevalentemente sulla risonanza, usati per la costruzione dei rullanti. *Fusto spesso e lungo: suono imponente, molto focalizzato sulla nota fondamentale, poco risonante, suono un po' freddo. Inoltre il fusto spesso è molto più sensibile di quello sottile al cambio di pelli diverse, poiché il contributo al suono globale di un fusto spesso è minore e contribuisce solo a fare da amplificatore alle pelli. Al contrario un fusto sottile genera meno differenze di suono tra una pelle e l'altra poiché reagisce subito alla vibrazione del colpo, facendo dominare il proprio suono su quello della pelle. Le caratteristiche sonore vengono influenzate anche da come lo strato di legno è stato realizzato, se con le venature orizzontali o verticali: nel caso di venatura verticale, la nota fondamentale, cioè il suono emesso senza produzione di armoniche, scende leggermente di tonalità, poiché il suono si propaga più velocemente attraverso esse. Nel caso di venatura orizzontale (tipico nei rullanti), l'onda sonora si rifrange, cioè viene in qualche modo frenata dalle venature, quindi si ottiene una produzione più elevata di armoniche che nel caso di venature verticali. Nessuna casa costruttrice di tamburi ad oggi specifica la disposizione dei legni nei tamburi, quindi non è in generale possibile conoscere con anticipo questa caratteristica. Le case costruttrici più celebri sono Premier, Slingerland, Tama, Mapex. In America nasce, prima del 1900, la Rogers, denominata "La Cadillac delle batterie". Nota per l'innovazione della meccanica (''Swiv-o-matic''), ancora oggi, benché assorbita dalla Yamaha oramai dagli anni 80, è la marca i cui pezzi mantengono le più alte quotazioni tra i collezionisti. == Configurazione dello strumento == La batteria è uno strumento musicale altamente configurabile e personalizzabile perché è composto appunto da una ''batteria'' di tamburi tutti innestabili e intercambiabili, con la possibilità di inserire nel proprio set altre percussioni a seconda dei suoni che si vogliono ottenere. Seguono alcuni esempi di configurazioni. === Doppia cassa e doppio pedale === Alcuni batteristi aggiungono una seconda grancassa (il primo fu Louis Bellson), suonate con entrambi i piedi per avere un suono più corposo nei bassi. Utilizzata in principio per rinforzare i contrabbassi nei gruppi swing statunitensi, o per sostituirli interamente, la ''[[w:Doppia cassa|doppia cassa]]'' (cosiddetta in gergo) è oggi molto usata nella musica rock/metal. Anche alcuni batteristi ''fusion'' ne fanno uso, per esempio Billy Cobham, Dave Weckl o Terry Lyne Carrington. Questi ultimi usano però una grancassa supplementare di diametro inferiore a quella principale, per avere su quest'ultima un suono differente. Una variante comoda (e più economica) della doppia cassa è il cosiddetto ''[[w:Doppio pedale|doppio pedale]]''<ref>Usato anche dal [[w:Batterista|batterista]] [[w:Giancarlo Golzi|Giancarlo Golzi]] ([[w:Matia Bazar|Matia Bazar]]) nel periodo 1980/'81, ricordato per il singolo ''[[w:Italian sinfonia/Non mi fermare|Italian sinfonia/Non mi fermare]]'' e l'album ''[[w:Il tempo del sole|Il tempo del sole]]''.</ref>; che è un pedale per grancassa supplementare, collegato al pedale principale (che ha due battenti) con una prolunga che unisce gli assi di rotazione dei battenti; permette di suonare sulla stessa grancassa come se si suonasse con due grancasse. Esistono batteristi che nel proprio set includono tre o quattro grancasse. === Pedali "remote" === Esistono particolari pedali che consentono di pilotare dispositivi (hi-hat, campanacci) ad essi collegati tramite un cavo coassiale snodabile e pieghevole; in questo modo si elimina la dipendenza di una percussione dalla sua classica asta permettendo così al batterista di sperimentare nuove soluzioni ritmiche e sonore. === Percussioni aggiuntive === Un numero sempre crescente di batteristi aggiunge, al proprio strumento, ulteriori strumenti a percussione: dei tom supplementari, altri piatti, [[w:Octoban|octoban]], [[w:Rototom|rototom]], [[w:Timbales|timbales]], [[w:Timpano (strumento musicale)|timpani sinfonici]], [[w:Tamburello (strumento musicale)|tamburelli]], [[w:Woodblock|woodblock]], [[:W:Campane tubolari|campane tubolari]], [[w:Chimes|chimes]], [[w:Glockenspiel|glockenspiel]], [[w:Campanaccio|campanacci]], [[w:Dijembe|dijembe]], [[w:Batteria elettronica|pad elettronici]]<ref>Che riproducono suoni campionati o altri strumenti della vasta collezione di accessori.</ref> e, qualche volta, anche un ''[[w:Dulcimer martellato|hammered dulcimer]]''<ref>Strumento [[w:Cordofoni#A corde percosse|cordofono a percussione]], usato dal batterista [[w:Carl Palmer|Carl Palmer]] ([[w:Emerson, Lake & Palmer|ELP]]) nel brano ''[[w:Still... You Turn Me On|Still... You Turn Me On]]''.</ref>. Alcuni batteristi come Neil Peart, Terry Bozzio, Mike Portnoy, Jonathan Moffett, Carl Palmer, Airto Moreira e molti altri, hanno composto batterie molto ricche di tamburi ed altre percussioni, anche ricavate da oggetti comuni, che includevano anche una serie di tom-tom accordati con intervalli di semitoni, ottenendo la possibilità di contribuire melodicamente alla musica, non solo ritmicamente. === Mode e tendenze sulla batteria === Alcuni batteristi inventano dei nuovi modi di suonare, altri traggono il loro personale modo di suonare da una particolare predisposizione del set di strumento. Un esempio è quello di Carl Palmer (ELP), uno dei primi batteristi ad aggiungere alla batteria percussioni sia etniche che sinfoniche. Oggi sono molti i batteristi che hanno intrapreso e, tuttora, stanno intraprendendo un cammino che esulta dal "batterismo" tradizionale. Infatti si tende, progressivamente, a non considerare più il batterista solo colui che deve "tenere il tempo" o "essere in grado di prodursi in esibizioni funamboliche", ma si sta sviluppando una forma di arte percussiva, sinora di nicchia, in cui batteria e percussioni diventano mezzi grazie a cui l'artista si esprime pienamente, anche senza altri strumenti musicali, producendo sonorità personali e particolari: maestri di questa tendenza sono i batteristi Pierre Favre e Michele Rabbia. == Le bacchette == I batteristi solitamente suonano con le mallet (battenti). Il batterista Bob Moses fu visto suonare con dei ramoscelli raccolti prima del concerto, mentre Dave Mackintosh (Dragonforce), che durante un concerto aveva spezzato una bacchetta, la sostituì con la propria testa. Le tipologie di bacchette in commercio sono varie, spesso alcuni modelli esistono solo per alcune case costruttrici. Sono realizzate principalmente in legno di noce, ma ne esistono modelli in carbonio ed in plastica. La punta delle bacchette può essere di varia forma: ovoidale (la più comune), sferica, cilindrica, conica; il materiale con cui è realizzata la punta può essere legno o plastica. Importante anche il bilanciamento delle bacchette che può essere in testa, al centro o in coda. Il modello delle bacchette è descritto da una sigla, composta da un numero e da una lettera. La lunghezza è standard, circa 40 centimetri, dipende anche dalla casa costruttrice la quale può realizzarne dei modelli leggermente (1cm circa) più lunghe o più corte. Seguono alcuni modelli tipici di bacchette: * ''5A'': le più usate, sono bacchette molto versatili e si possono usare per tutti i generi musicali. Sono bilanciate al centro. * ''5B'': un po' più spesse delle 5A, usate per il rock e pop. Sono bilanciate al centro. * ''7A'': bacchette molto leggere, usate tipicamente per suonare per il jazz, in generale favoriscono l'esecuzione a volume basso. Sono bilanciate al centro. * ''2B'': bacchette molto pesanti, usate per l'hard rock. Sono bilanciate al centro. * ''8D'': bacchette per il jazz, abbastanza pesanti, ma bilanciate in coda. Le più note ditte costruttici di bacchette per batteria sono Vic Firth, Ahead, Lantec. == L'impugnatura == L'impugnatura della bacchetta è una parte fondamentale dello studio dei rudimenti di tecnica per un batterista: l'impugnatura delle bacchette influenza il suono che si ha sul tamburo e anche il tipo di fraseggio ritmico sulla batteria. Esistono due tipi di “impugnatura” per le bacchette: classica (''traditional grip'') e quella moderna (''matched grip''). Ognuna delle impugnature ha i suoi pro e i suoi contro per quel che concerne il suono sul tamburo e la difficoltà di apprendimento. * Nell'impugnatura moderna tutte e due le bacchette vengono impugnate nella stessa maniera, come se le bacchette fossero un prolungamento del braccio, in modo che il fulcro si posizioni tra il pollice e l'indice, mentre le altre dita vengono utilizzate per controllare il colpo. Con questa impugnatura la bacchetta passa tra pollice ed indice e tra le altre dita ed il palmo della mano. La tecnica del matched grip a sua volta si distingue in due varianti: ''francese'' (''french grip''), quando le due bacchette vengono mantenute entrambe nello stesso modo, parallele tra di loro, con il pollice sopra le bacchette e le altre dita sotto; ''tedesca'' (''german grip''), quando le due bacchette sono mantenute sempre allo stesso modo con entrambe le mani, ma formando una "V" rovesciata con le stesse bacchette, tenendo i pollici l'uno contro l'altro e il palmo sopra. * Nell' impugnatura classica, invece, per la mano sinistra si fa passare la bacchetta tra il pollice ed il palmo della mano in prossimità dell'indice, punto che funge da fulcro, e tra medio ed anulare: il palmo è perpendicolare a terra. In questo caso il colpo viene controllato dalle dita indice e anulare. Utilizzando questa tecnica si forma un angolo di circa 120 gradi (comunque mai meno di 90) tra il braccio e la bacchetta. Questa tecnica è stata ideata al fine di permettere di suonare in piedi il tamburo tenuto dal musicista grazie ad una tracolla. "Indossando" infatti il tamburo con una tracolla quest'ultimo rimane inclinato rispetto alla posizione del musicista, costringendolo ad adottare una posizione più comoda durante l'esecuzione. Per quanto riguarda la mano destra si può scegliere una delle due impugnature alla francese o tedesca. Dopo la guerra di secessione americana alcuni “tamburini” si convertirono alla musica e continuarono ad impugnare le bacchette con l'impugnatura tradizionale. Sebbene sia importante conoscerle entrambe, molti batteristi preferiscono studiarne una e continuare a suonare con quella per abitudine. La scelta dell'una o dell'altra non introduce particolari limitazioni al musicista. L'impugnatura classica può risultare più difficile da apprendere poiché le due mani si muovono in modo diverso: un apprendimento errato di questa può introdurre pesanti limitazioni al musicista. == Le pelli == La pelle è la superficie di un tamburo su cui viene eseguito un colpo. Il materiale più usato per la costruzione delle pelli è una plastica progettata ad hoc (mylar), disposta su uno o più strati. In alcuni casi il materiale è un singolo strato di pelle naturale, circondata da un anello di metallo per permetterne l'innesto su un tamburo e l'accordatura. La scelta dei materiali delle pelli dipende dal tipo di tamburo da suonare e dal tipo di suono che si vuole ottenere. Per quanto riguarda le pelli per batteria si usano per lo più le suddette pelli sintetiche, eccezion fatta per alcuni modelli di tamburo che non hanno avuto molta commercializzazione (es. Remo "mondo") dato l'elevato costo in denaro e la scarsa reperibilità delle pelli stesse. Le pelli per batteria si distinguono in: * ''Pelli battenti'': pelle su cui si esegue fisicamente il colpo, in genere più resistente e composta da più di uno strato di materiale. Viene sistemata nella parte anteriore (o nella parte su cui si intende eseguire il colpo) del tamburo ed in seguito accordata a seconda delle esigenze dello strumento e del batterista. * ''Pelli risonanti'': pelle che viene alloggiata nella parte posteriore del tamburo e viene usata con l'unico scopo di far risuonare il tamburo stesso mediante il colpo dato sulla pelle battente. La pelle risonante non è fatta per essere suonata ed è fisicamente diversa dalla pelle battente. È costituita da un singolo strato di materiale. Di solito molti batteristi usano pelli battenti di sottile spessore al posto delle pelli risonanti. Spesso nella grancassa si usa praticare un piccolo foro (circa 5-6 pollici di diametro) nella pelle risonante per facilitare la ripresa microfonica e smorzare un po' gli armonici. Tale foro di solito non è al centro della pelle perché comunque non è bene togliere tutti gli armonici al suono della grancassa. Negli anni '70 alcuni batteristi usavano batterie senza pelli risonanti ed esistevano dei modelli di batterie che non ne prevedevano affatto l'alloggiamento. Ciò è dovuto al fatto che la microfoni per la ripresa live. Oggi con l'avanzare della tecnologia e quindi della qualità dei microfoni non si usano più queste batterie o tecniche di ripresa microfonica, in quanto le procedure di amplificazione degli strumenti si sono standardizzate, e non ci sono più grossi problemi di amplificazione dello strumento acustico. A seconda del tipo di pelle usata viene messo in evidenza un aspetto timbrico del suono del tamburo puttosto che un altro: * ''Pelli lisce (a uno o due strati)'': usate come pelli battenti o risonanti non enfatizzano nessun aspetto timbrico in particolare; più lo spessore diminuisce più si mettono in evidenza gli armonici del tamburo. Al contrario, più lo spessore aumenta più si mette in evidenza il suono impulsivo, la nota fondamentale del tamburo. * ''Pelli sabbiate'': usate come pelli battenti, le pelli sabbiate sono le pelli più usate in assoluto per il rullante, ma possono essere usate anche per i tom e per la grancassa. Hanno un suono più cupo delle pelli lisce poiché la sabbiatura della pelle attenua le vibrazioni, sono molto usate poiché consentono un rimbalzo ottimale della bacchetta e sono le uniche pelli che favoriscono l'utilizzo delle spazzole (''brushes''). * ''Pelli idrauliche'': sono pelli battenti che hanno come caratteristica principale quella di essere composte di due strati di materiale separato da un sottile strato di olio particolare. La risposta sonora è completamente incentrata sulla nota principale smorzando gli armonici del tamburo. Sono molto usate nella musica rock sui tom e in generale le più usate per la grancassa. Alcune di queste pelli presentano un anello antivibrazione integrato al bordo che smorza ulteriormente gli armonici. Ne esistono dei modelli a tre e quattro strati. * ''Pelli naturali'': le pelli naturali sono di scarsa commercializzazione e comunque quasi mai usate per la batteria. Esiste un modello della Remo, la ''Fyberskin'', che emula una pelle naturale con materiali sintetici. * ''Pelli a rinforzo centrale'': questo tipo di pelli sono progettate appositamente per i batteristi che suonano a volume molto elevato; il rinforzo centrale permette una più lenta usura della pelle ma le conseguenze sul suono sono drastiche. * ''Pelli "mesh"'': sono pelli la cui superficie è realizzata da una struttura traforata "a griglia". Queste pelli non fanno emettere suoni al tamburo e sono usate per studiare la batteria in appartamento, se non si dispone di un box insonorizzato. == Accordatura della batteria == [[File:OutsideBRX-15.JPG|thumb|left|Una batteria osservata dall'alto.]] Anche la batteria è uno strumento che necessita di essere accordato. L'accordatura è un procedimento che serve per portare il tamburo, attraverso la tensione delle due pelli battente e risonante, ad avere un suono il più risonante possibile o di più elevato volume possibile. All'interno di questa definizione generale ogni batterista può trovare il proprio suono tendendo più o meno le pelli fino a raggiungere un suono che incontri il proprio gusto personale. Esistono vari metodi per accordare i tamburi: quello qui mostrato è quello più comune e più funzionale, suggerito anche da molte case produttrici di pelli. È necessario eseguire queste operazioni senza tenere i tamburi "in braccio", ma tenendoli diritti per terra, cioè con un cerchio tendipelle appoggiato per terra e l'altro che guarda voi: questo è l'unico modo per far suonare solo la pelle che state accordando. È anche necessario accordare con le apposite chiavette per viti a testa quadra appositamente studiate per la batteria, è meglio non utilizzare pinze o altri utensili perché si potrebbe danneggiare lo strumento. === Accordatura del tom-tom e del floor tom === Dopo aver svitato le viti che reggono i cerchi tendipelle del tom, posizionare la nuova pelle e reinserire il cerchio nella sua posizione originale. Avvitare tutte le viti in modo tale che tocchino appena il cerchio, per il momento, senza ancora stringerle. Ora inserire la chiavetta su una vite e dare un giro completo, poi uno alla vite diametralmente opposta. Dare ora un giro alla coppia di viti diametralmente opposta alla coppia appena avvitata. Ripetere il procedimento per tutte le coppie di viti del tamburo avendo cura di tirare coppie di viti le più "distanti" possibile fra di loro, fino ad avvitarle tutte. Continuare a tendere la pelle (con passi di un giro, 1/2 giro o 1/4 di giro a seconda della tensione a cui si arriva) seguendo lo stesso ordine usato per il primo giro, fino ad arrivare ad una tensione media. Durante questo procedimento si devono controllare contemporaneamente due cose: # la nota di risonanza del tamburo; # se la pelle è tesa in maniera uniforme. Per la prima bisogna tamburellare il centro esatto della pelle con una bacchetta o con un dito per verificare il volume del tamburo; per la seconda, si deve tamburellare con una bacchetta o con un dito a circa 2 - 3 centimetri dalla vite del cerchio col procedimento detto precedentemente delle viti opposte: controllare prima la pelle in corrispondenza di una vite e immediatamente quella diametralmente opposta. L'accordatura sarà raggiunta non appena la risonanza sarà elevata (cioè se la nota emessa è lunga - punto 1), e la pelle in corrispondenza di tutte le viti emette lo stesso suono - punto 2. Ovviamente si dovrà verificare l'accordatura definitiva del tamburo una volta che le viti saranno tutte sufficientemente strette, quindi con dei piccoli ritocchi si otterrà una buona accordatura della pelle; se vedete che durante il procedimento la pelle fa delle grinze vuol dire che da quel lato le viti non sono sufficientemente strette e bisogna bilanciare l'accordatura stringendo le viti tutte quante con la stessa tensione. Cosa importante da notare è che la pelle può essere tesa in maniera uniforme anche a tensioni elevatissime o basse, che non fanno risuonare bene il tamburo, è quindi importante che i passi 1) e 2) siano eseguiti insieme. Quando il volume arriva al massimo della risonanza - se si continua a tendere in maniera eccessiva la pelle il volume inizierà a diminuire - si arriva alla nota di risonanza del tamburo: la pelle è ora accordata. A questo punto, capovolgere il tamburo e ripetere lo stesso con l'altra pelle. Ci sono tre diversi modi di accordare la pelle risonante rispetto a quella battente: # Pelle risonante accordata in maniera più acuta: il volume del suono generato dal tamburo scenderà velocemente appena percosso. # Pelle risonante accordata alla stessa maniera della battente: il tamburo emetterà un suono carico di armonici e abbastanza prolungato. # Pelle risonante accordata in maniera più grave: il volume del suono sarà ampio e grave, inoltre sarà povero di armonici e piuttosto secco. :''Nota 1'': se le pelli che si usano sono diverse (ex: battente sabbiata, risonante trasparente) i giri di vite da fare saranno differenti per numero sui due lati. :''Nota 2'': non appena trovata l'accordatura giusta con una pelle nuova dopo poche ore la pelle si allenterà e si dovrà tenderla un altro po'. Molti batteristi consigliano quindi di tendere la pelle appena montata, sempre con il criterio sopra descritto, molto oltre la nota di risonanza (ci sarà qualche rumorino di assestamento), per poi trovare il suono giusto allentando la pelle invece che tirandola. In quest'ultimo modo si evitano cedimenti dell' accordatura. :''Nota 3'': si consiglia di iniziare ad accordare prima i tom più piccoli, essendo i più facili da accordare poiché la nota di risonanza è più facilmente udibile che in un tamburo dal suono più grave. Inoltre accordando con facilità un tamburo, si familiarizza in breve tempo col timbro sonoro tipico del legno con cui è stata costruita la batteria ed anche con il timbro sonoro tipico di ogni casa costruttrice di tamburi. === Accordatura della grancassa === Il modello da seguire è quello del tom e timpano. La grancassa a causa della sua grandezza è un tamburo che suona a basse frequenze (30- 40Hz fino a circa 200Hz); per questo tamburo è cruciale la risposta impulsiva, che nel caso generale (ex.: musica "pop") deve essere praticamente priva di armoniche udibili. Perciò si usano tecniche di sordinatura della grancassa che favoriscono lo smorzamento di tali armoniche: è dunque consigliato l'uso di pelli battenti a doppio strato e con anello-sordina integrato per una cassa che dovrà suonare musica pop-rock-funky, mentre per il jazz è consigliata la pelle battente sabbiata, che smorza leggermente le armoniche del tamburo a causa della sabbiatura, ma non le elimina del tutto, così da isolare la nota emessa dalla grancassa ma senza "slabbrare" il suono; nel caso della cassa per il jazz si consiglia se necessario una sordina esterna regolabile. Anche per quanto riguarda la grancassa si consiglia di sovratensionare per poi rilasciare la pelle. Da evitare inoltre che la pelle per grancassa faccia delle grinze a causa della sua bassa tensione: durante l'accordatura questo fenomeno può fare la differenza fra un bello ed un pessimo suono. È sconsigliata la sordinatura interna (ex: cuscini, coperte) anche se per alcuni generi (hard rock, heavy metal) può risultare utile. :Per ciò che concerne la pelle risonante bisogna fare una distinzione: con foro e senza foro: più il foro è piccolo più l'accordatura è simile a quella per tom/timpano. Più il foro si ingrandisce e minore è l'influenza della pelle risonante sul suono della grancassa. :*Con foro: accordare seguendo le linee descitte nel caso del tom e timpano, avendo molta cura di non tendere troppo i tiranti vicino al foro poiché la pelle potrebbe strapparsi in alcuni casi. Fortunatamente la tensione della pelle per grancassa è piuttosto bassa volendo per l'appunto ottenere un suono grave, quindi è difficile che la pelle della cassa si strappi accordandola. La nota di risonanza, emessa "tamburellando" col dito o con una bacchetta, della pelle risonante con foro mentre si accorda, sarà di più difficile ascolto che nel caso del tom/timpano. :*Senza foro: per la pelle senza foro seguire la procedura descitta per il tom/timpano avendo cura di non tendere troppo la pelle risonante: si eviterà in questo modo l'emissione di fastidiose armoniche. :In generale il suono della grancassa deve essere un suono grave, leggermente risonante, non "cartonato" né troppo risonante: il suono che deve risultare è quello del tamburo, non della pelle. :*''Nota1'': la grancassa è un tamburo tanto grande quanto sensibile all'ambiente in cui si suona: talvolta se si suona in un posto ampio e non insonorizzato si avverte la necessità di ritoccare l'accordatura (tendendo leggermente le pelli). Al contrario se si suona in un posto piccolo e non insonorizzato si avverte l'esigenza opposta, cioè quella di rilasciare leggermente le pelli. Ovviamente se si suona in un posto ben insonorizzato questa esigenza non si avverte poiché le armoniche emesse dallo strumento vengono ben assorbite dall'ambiente. === Accordatura del rullante === Il rullante è il tamburo più difficile da accordare, poiché ogni rullante ha una sua personalità, ma anche ogni batterista. Per conciliare le due si può dire che il rullante non ha una accordatura "definitiva", ma dipende dall'ambiente in cui si suona, dal genere, dal groove che si vuole dare al pezzo da suonare, e anche dall'umore del batterista. In generale l'accordatura del rullante segue i passi di quella per il tom/timpano, ma con i seguenti accorgimenti: # I giri di vite per accordare il rullante non sono più da riferire solo a 1/2 giro o 1/4 di giro, ma anche a piccole frazioni di essi. # per un suono più ricco di armonici bisogna tendere leggermente di più la pelle risonante (ex: musica funky/jazz) # per un suono più profondo tendere di meno quest'ultima (ex: musica rock). # per un rullante più sensibile tendere leggermente la pelle battente: in questo modo la cordiera suonerà prima (ex: musica jazz). # per un rullante meno sensibile rilasciare leggermente la pelle battente: in questo modo la cordiera suonerà con un leggero ritardo e con colpi più forti (ex pop anni '80/rock) Un modo utile per vedere se la pelle del rullante che state suonando o accordando è tesa in maniera uniforme e quella di tamburellare con una bacchetta vicino ai tiranti del rullante, il tamburellamento deve essere eseguito dando leggeri colpi sulla pelle alla stessa distanza dal tirante e dal centro del rullante, per tutti i tiranti: se il suono vicino a tutti i tiranti è simile allora la pelle è ben tesa e non ci saranno problemi nel continuare con l'accordatura. Il rullante però ha anche una accordatura favorita, cioè una tensione per cui è progettato e per cui suonerà meglio: i batteristi in genere possiedono molti rullanti, di legno, di metallo, di varie dimensioni, non un solo rullante da accordare diversamente in base alle varie situazioni. Un rullante va "studiato"; la prima volta che si accorda un rullante, per avvicinarsi alla sua accordatura ideale possono volerci anche molte ore e bisogna provarlo in più ambienti. È necessaria molta attenzione nella scelta del rullante. È infine importante inoltre non farsi ingannare dal suono di altri batteristi sullo stesso modello di rullante, per i seguenti motivi: * il suono di famosi professionisti che fanno pubblicità ad un certo tamburo può essere migliore perché il tamburo stesso che essi usano, realizzato secondo le loro esigenze, è qualitativamente migliore del suo equivalente commerciale in vendita nei negozi; * altri batteristi possono accordare il rullante (in generale vale anche per la batteria) in modo diverso dal proprio; * i batteristi che suonano lo stesso nostro rullante possono avere un modo di suonarlo diverso dal proprio (in generale vale anche per la batteria); * i moderni sistemi di amplificazione usati per i tamburi possono cambiare il suono del tamburo fino a renderlo completamente diverso dal suono originale. Si consiglia di ascoltare il suono del tamburo quando non è amplificato (in generale vale anche per la batteria). :''Nota1'' - ''Il rullante e la pelle risonante'': Una pratica molto usata per il rullante è la seguente: per far suonare bene la cordiera ed estrarre più armoniche dal rullante, spesso si usa avere nel rullante una pelle risonante molto tesa. Infatti è molto difficile accordare la pelle risonante mediante l'accordatura classica, poiché è un pelle molto sottile che non fa risuonare il tamburo tamburellando col dito o con la bacchetta il centro della pelle. Spesso si usa tendere la pelle risonante fino a quando il livello di armoniche incontri il gusto del batterista. Per vedere il livello di risonanza emesso dal rullante durante l'accordatura della pelle risonante può essere utile fare su essa dei leggeri "rim-shot" con il dito indice, tenendo il rullante appoggiato per terra dal lato della pelle battente. === Ritocchi nell'accordatura dei tom e suono generale === La cosa più importante per la batteria è che tutti i tamburi abbiano suoni diversi fra loro. Troppo spesso si ascoltano batterie, soprattutto nel genere rock/metal, che hanno tom che suonano tutti quasi con la stessa nota. La cosa più importante è scegliere le misure dei tamburi: le misure ''standard'' per una batteria sono (in pollici - diametro x profondità): * grancassa: 22" x 16" oppure 22" x 18" * rullante: 14" x 5", 14" x 5-1/2", 14" x 6-1/2" * tom 1 : 10" x 8" oppure 11" x 9" * tom 2 : 12" x 10" oppure 13" x 11" * tom sospeso: 14" x 12" , se c'è il timpano sarà 14" x 14" oppure 16" x 16" Come si può notare la misure del diametro dei tom aumentano di 2 pollici (nel caso standard) per tom sia in diametro che in profondità: questo implica che le note a cui tali tamburi dovranno essere accordati devono differire dello stesso intervallo tonico fra un tom e l'altro. La regola generale è che ''per ogni pollice di diametro che aumenta, la nota emessa dovrà differire di un tono in basso, e viceversa''. Si dà per scontato che la profondità dei ''tom'' vari in maniera equivalente, altrimenti la regola perde un po' della sua validità poiché il suono varia anche con la profondità del tamburo. :*''Esempio'': Si prenda il tom 1 come riferimento e si supponga di averlo accordato con un suono buono. Si supponga che la nota emessa sia un MI (o vicina ad un MI). Allora il tom 2 che differisce di 2 pollici di diametro dal tom 1 andrà accordato con il DO basso nella stessa ottava del MI del tom 1, cioè una ''terza'' più in basso. È necessario accordare ''prima'' tutti i tamburi e ''dopo'' verificare gli intervalli tonici di accordatura, correggendo l'accordatura appena eseguita. Infatti solo nelle batterie professionali si può riscontrare una buona corrispondenza dell'accordatura del singolo tom con la giusta nota a cui andrebbe accordato, nella maggior parte dei casi si deve "aggiustare" il suono generale dei tom in modo da far corrispondere più o meno il suono con questo modello. Se dopo aver accordato tutti i tom e aver seguito questo modello si riscontra per esempio che il timpano non suona perché la pelle è troppo poco tesa, allora si deve tendere di più il timpano fino a trovare un suono buono e di conseguenza tutti gli altri tamburi, risalendo al contrario fino a quando il set suoni bene globalmente. Sulle batterie professionali non sono necessari molti aggiustamenti, su quelle da studio si riscontrano in genere degli aggiustamenti più profondi per far suonar bene il singolo tamburo. Esistono marche prestigiose di batterie in cui si può trovare stampato all'interno di ogni fusto la nota a cui va accordato, cioè la nota in cui la risonanza è massima. :''Nota 1'' :Il tamburo per suonare ha bisogno di "aria" sottostante. È necessario tenere tanto più alti da terra i tamburi quanto più essi sono di grosso diametro: un timpano da 14" non suonerà mai bene se tenuto a 5 cm da terra. Per far suonare bene un tamburo bisogna fare in modo che la sua altezza da terra sia almeno la metà della profondità del fusto, sebbene l'ideale sia un'altezza da terra pari alla profondità del fusto (I giapponesi per far udire fino a grandi distanze i loro grossi tamburi rituali, li dispongono in orizzontale su dei supporti). L'importante è che la colonna d'aria sotto il tamburo non abbia strutture frapposte (ad esempio una grancassa pochi centimetri sotto un tom). :''Nota 2 - accordatura per quarte'': L'accordatura globale della batteria può essere eseguita anche a intervalli di quarte, cioè per esempio se un tom da 12" x 10" suona bene con un FA, quello da 14" x 12" può essere accordato con un DO basso nella stessa ottava del FA, cioè una ''quarta'' più in basso, e così via. Questo tipo di intervallo tonico più "largo" tra un tom e l'altro viene usato spesso per batterie con pochi tamburi, oppure quando ci si accorge che un tamburo non tiene bene una nota con una accordatura per terze. In alcuni casi infatti il tamburo può distorcere il proprio suono (effetto "pentola" - se la nota a cui è stato portato è troppo alta), o può non suonare affatto (effetto "cartonato" - se la nota a cui è stato portato è troppo bassa). :''Nota 3'': Molti batteristi consigliano di 'non' far rientrare anche la grancassa e il rullante in accordo con i tom. In genere la coppia grancassa-rullante è "indipendente" in termini sonori, dal resto del set, si dovrebbero accordare singolarmente. Questo poiché la grancassa e il rullante, soprattutto a causa della loro profondità, non possono essere accordati con i tom, si causerebbe una forzatura della accordatura verso l'alto o verso il basso, causando un cattivo suono di questi tamburi. Invece nel caso della grancassa per il jazz si può accordare la grancassa con questo modello: se si dispone di una batteria con grancassa da 18"x16" si può accordare ad esempio un'ottava al di sotto del timpano da 14" (con un occhio anche alla profondità della cassa) oppure con una "sesta" se si preferisce un'accordatura più stretta. Con una grancassa da 22" ciò non è consigliato, è meglio accordarla in maniera isolata dal resto della batteria, poiché per la grancassa di grande diametro spesso non si usa ottenere delle risonanze, ma solo un leggero "corpo" della risposta all'impulso, cioè smorzando molto la rsposta armonica. == Studio della batteria: rudimenti == Il tamburo su cui un principiante (e non solo) dovrebbe eseguire i rudimenti è il rullante, ma nulla vieta di farlo anche su altri tamburi. Di grande utilità è l'uso del ''tamburo allenatore'' (in inglese "Pad") che emettendo un suono molto limitato permette l'allenamento anche in luoghi non insonorizzati e lo stesso vale per i tamburi a cui vengano applicate le pelli ''mesh''. I limit di questi tamburi "muti" sono: differenze di rimbalzo rispetto a tamburi con pelli "vere" e nel caso di Pad in gomma, se non di ottima qualità, si può andare incontro a problemi muscolari o tendinei legati alle eccessive vibrazioni della bacchetta su una superficie troppo rigida. I rudimenti ufficialmente riconosciuti sono 40 (un tempo erano 26) tuttavia essi sono a loro volta composti da 6 rudimenti di base, fondamentali, e cioè: ;''Rullo singolo'' :Il rullo singolo (o a "uno") è il primo rudimento che si inizia a praticare studiando la batteria. Lo si esegue sul rullante alternando i colpi (cioè le note) tra mano destra e mano sinistra<ref>Spesso il maneggio si trova in inglese e perciò '''r''' sta per ''right'' (destra) e '''l''' per ''left'' (sinistra).</ref>. :maneggio: :<pre>d s d s d s d s …</pre> :Lo si pratica cercando di rimanere rilassati nelle braccia anche quando si aumenta la velocità di esecuzione. Un altro aspetto importante è cercare di produrre lo stesso suono con entrambe le bacchette allo scopo di ottenere un effetto uniforme. :Per ottenere una rullata molto veloce la spinta data dal polso viene sostituita dal rimbalzo controllato dalle dita. :È importante sapere che pur essendo un esercizio molto semplice da descrivere e facile da suonare a bassa velocità, diventa il rudimento più difficile allorché si pretenda un suono lineare ad alta velocità e per un periodo di tempo prolungato. Si consideri anche che il rullo singolo si deve imparare a suonarlo a dinamiche diverse. :È oggetto di studio e allenamento continuo anche in ambito professionale. ;''Rullo doppio'' (Open Roll, Daddy Mammy, Double Stroke) :maneggio: :<pre>d d s s d d s s d d s s …</pre> :Le note vengono eseguite senza accento ma, importantissimo, tutte identiche, sia per quel che riguarda i doppi di una mano sia il suono che si ottiene dal doppio eseguito con l'altra mano. :In pratica il risultato da ottenere è quello di eseguire un rullo che dimezzi lo sforzo del rullo singolo mantenendone però il suono. Anche questo esercizio portato ad alta velocità è difficilissimo da eseguire perfettamente. :In generale i movimenti sono basati sul polso e la spinta delle dita, tuttavia oltre certe velocità si usa il rimbalzo cercando di fare attenzione a quanto esposto sopra. ;''Paradiddles'' :Sono combinazioni di colpi singoli e doppi (note musicali) che permettono di alternare la mano che esegue l'accento. Si dividono in Paradiddle singolo, doppio, triplo. La lettera maiuscola indica la mano con cui si esegue un accento (forte) la lettera minuscola indica l'esecuzione di un colpo normale (piano). :NB.: Queste sono solo le forme usate all'inizio dello studio di questo rudimento. In seguito è importante imparare a spostare gli accenti, anche a piacimento) :;Singolo: ::(4/4) D s d d S d s s :;Doppio: ::(6/8) D s d s d d S d s d s s :;Triplo: ::(4/4) D s d s d s d d S d s d s d s s ;''Flam'' :Si tratta di far seguire una nota normale o accentata ad una nota a dinamica bassa. In pratica una mano parte da una posizione più bassa e immediatamente l'altra mano la segue nell'esecuzione partendo da una posizione più alta. :I flam sono alla base di moltissimi esercizi composti, di difficoltà più o meno elevata, mentre è proprio l'esecuzione ad alta velocita del flam singolo come esercizio a se stante a richiedere grande applicazione. :Flam singolo: :<pre>sD-dS-sD-dS ecc. //%</pre> ;''Drag'' :Si tratta di eseguire un doppio colpo nel tempo di un singolo. :Anche questo rudimento è parte importante di esercizi complessi come di altri del gruppo dei 40 ufficiali. :Si richiede che sia eseguito con le caratteristiche del doppio nel rullo doppio. ;''Rullo pressato (Press Roll, Closed Roll, Buzz Roll)'' :Molto spesso, facendo un rullo doppio anche a grande velocita c'è l'esigenza di raddoppiare la divisione o di terzinarla, ma il limite per ciò che è possibile umanamente ottenere da un rullo doppio (Open Roll) ben eseguito sarebbe superato (a questo proposito, Gene Krupa sosteneva che un buon livello di velocità era raggiunto a 140 BPM in 32i). :In questo caso, oppure per scelta artistica in un contesto isolato, si può ovviare a tale limite facendo compiere alle bacchette dei movimenti di solo rimbalzo a grandissima velocità. Il rullo che si ottiene in questo modo non mostra una chiara sequenza di note (colpi) che possono essere tre, quattro, anche cinque per mano. :Tuttavia una buona regola sarebbe quella di cercar di eseguire tre note per mano con stessa dinamica. :Il suono che deve uscire deve essere assolutamente uniforme e continuo. :Siccome in questo caso tutto si basa sul risultato che si va ad ottenere e tutto si svolge tramite rimbalzo, è bene andare a cercare sul rullante le zone della pelle che offrono più elasticità e maggiori armonici, e cioè invece di suonare al centro delle pelle sarà meglio spostarsi sui bordi. == La batteria in Italia == La batteria fa le sue prime apparizioni in Italia dagli anni '30. Ma è specialmente nel dopoguerra con le grandi band americane e batteristi come Gene Krupa e Buddy Rich, che la batteria viene riconosciuta anche in Italia come strumento singolo, indispensabile nella musica commerciale e degno di studi accademici. Da alcuni anni in Italia si sono aperti, nei Conservatori, corsi di jazz di I e II livello (con vero e proprio diploma di conservatorio) nei quali è previsto lo studio della batteria. Tali corsi sono subordinati al conseguimento di un diploma in percussioni, o almeno all'iscrizione al corso di percussioni classiche. == Note == <references/> ==Altri progetti== {{interprogetto|q=Batteria (strumento musicale)|w=Batteria (strumento musicale)|w_preposizione=riguardante la|wikt=batteria|v=Materia:Batteria|v_preposizione=di|commons=Category:Drum-kits|preposizione=sulla|etichetta=batteria}} == Collegamenti esterni == * [http://www.ddgdrums.com DDGdrums], sito web che tratta argomenti di batteria, con collegamenti e materiale scaricabile * [http://www.drummershouse.net Drummer's House], web community italiana dedicata agli strumenti a percussione * [http://www.drumsportal.com Drumsportal], portale italiano dedicato alla batteria e ai batteristi * {{en}} [http://virtualdrumming.com/drums/windows/drums-free-drumming.html Virtual Drumming], batteria virtuale * {{en}} [http://www.drummerworld.com Drummerworld], raccolta di materiale e video di famosi batteristi * {{en}} [http://web.archive.org/20040823195539/home.earthlink.net/~prof.sound/ Prof Sound], tutorial esaustivo per accordare la batteria * {{en}} [http://www.tunadrum.com/ Tunadrum], l'arte del tuning drums * {{en}} [http://www.drumbits.com/ Drumbits], glossario * {{en}} [https://virtualdrums.org Free online Drumming],Simulation Drums * {{en}} [https://vocalrangetest.org/virtual-drums online drum], Virtual Drum Kit [[Categoria:Musica]] [[Categoria:Dewey 789]] {{alfabetico|S}} {{Avanzamento|25%|6 luglio 2009}} qx6eh7n4w1x87wybqh3qkj2tk9p2coo Template:Storia della letteratura italiana 10 29137 501077 490242 2026-08-20T17:34:51Z Hippias 18281 - moduli accorpati 501077 wikitext text/x-wiki <templatestyles src="Storia della letteratura italiana/styles.css" /> <!-- BOTTONE PER IL RESPONSIVE LAYOUT --><div id="indextop" class="noprint responsive-menu">Storia della letteratura italiana <div class="responsive-menu-button2">[[#index|&#9776;]]</div></div><!-- QUI INIZIA IL SOMMARIO VERO E PROPRIO --><div class="index-content2 noprint" id="index"> <div class="lettit-header">''Storia della letteratura italiana''</div> <div class="lettit-menu">[[Storia della letteratura italiana|Pagina principale]]{{dot}} [[Storia della letteratura italiana/Copertina|Copertina]]<br/>[[:Categoria:Storia della letteratura italiana|Tutti i moduli]]</div> <div class="lettit-main">{{#switch: {{{sezione}}} |1= # 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L'ukulele baritono invece ha l'accordatura: DGBE (come le ultime 4 corde della chitarra)in realtà sono le prime 4 corde della chitarra, in quanto il mi cantino è la 1° e il mi basso la 6°.<br /> [[File:Nome corde ukulele - uke string names.JPG|300 px|Nome corde ukulele - uke string names]]<br /> <br /> *G = 4a corda; *C = 3a corda; *E = 2a corda; *A = 1a corda;<br /> <br /> {| border="1" | tabella madre|[[File:Searchtoo-right-dark.svg|50 px|Searchtoo-right-dark]]<br /> <big>'''Una curiosità'''</big> |ancora la tabella madre| L'accordatura standard dell'ukulele in GCEA (sol, do, mi, la) corrisponde all'accordatura della [[Chitarra|chitarra]] se si mette il capotasto al 5° tasto della [[Chitarra|chitarra]] (e quindi se essa inizia a suonare dal 6° eccettuando le 2 più gravi, però la corda "sol" è di un'ottava più bassa.<br /> [[File:Guitar 1.jpg|50 px|Guitar 1]] |}<br /> == Accordatura standard GCEA == L'accordatura GCEA è l'accordatura più popolare usata sull'ukulele e possiamo usare una frasetta inglese per aiutarci a ricordare questa sequenza: Grandma cooks excellent asparagus (cioè: la nonna cucina degli asparagi eccellenti).<br /> <table border="0"> <tr> <!-- Pfeil rauf; EAD; Bild; GHE; Pfeil ab --> <td>[[Image:Arrow north.svg|20px]] </td> <td>C (DO)<br /><br />G (SOL)<br /></td> <td>[[File:Mahalo U50 Soprano Ukulele headstock.jpg|100 px|]] </td> <td>E (MI)<br /><br />A (LA)<br /></td> <td>[[Image:Arrow south.svg|20px]]</td> </tr> </table> <br /><br />Per memorizzare le note delle corde in italiano ho pensato a "Soldoni La" (Sol Do Mi La) {| class="wikitable" | style="background-color:#908435; color: #000;" | |- ! CORDA !! NOTA !! DENOMINAZIONE INGLESE NOTA !! Aiuto mnemonico |- |width=120px| 1 || width=120px|LA || width=120px|A || Asparagus [[File:Asparagus-Bundle.jpg|30 px|]] |- | 2 || MI || E || Excellent [[File:Icon-OK.jpg|30 px|]] |- | 3 || DO || C || Cooks [[File:Chef cooking clip art.svg|30 px|]] |- | 4 || SOL || G || Grandma [[File:Bach cartoon.jpg|30 px|]] |}<br /><br /> Si usa cantare questa frasetta per avere bene in testa il suono dell'accordatura dell'ukulele:My Dog Has Fleas!<br /> [[File:My dog has fleas.png|300 px|My dog has fleas- uke]]<br /> [[File:My dog has fleas.mid|My dog has fleas]]<br /> [[File:AfinacionUkelele.png|700 px|]]<br /><br /> File audio accordatura standard ukulele<br /> [[File:Ukulele resouke GCEA cordes a vide.ogg|Ukulele resouke GCEA cordes a vide]]<br /> L'accordatura dell'ukulele sul pentagramma<br /> [[File:Ukulele standard tuning.png|200 px|]]<br /> === Accordare l'ukulele a orecchio === * Cercare un do di riferimento per la 3a corda DO e accordarla; * Andare al 4° tasto della corda di DO (3a corda) e accordare la 2a corda di MI con esso; * Andare al 3° tasto della corda di MI (2a corda) e accordare la 4a corda di SOL con esso; * Andare al 5° tasto della corda di MI (2a corda) e accordare la 1a corda di LA con esso;<br /> <br /> === L'accordatura ADF#B === Questa è un'altra accordatura molto popolare utilizzata sull'ukulele ma non fa molta differenza con quella in GCEA se non il tono: le forme degli accordi rimangono le stesse utilizzate in GCEA e il tono è di due tasti più alto, ovvero come se idealmente mettessimo un capotasto al secondo tasto dell'ukulele accordato appunto in GCEA.<br /><br /> == Accordature particolari == * Baritono D, G, B, E; * Accordatura Slack-key G, C, E, G; * Accordatura in RE (D tuning) A, D, F#, B; * Accordatura canadese A, D, F#, B; * Baritono accordatura tipo banjo: D, G, B, D; <br /><br /> == Link esterni == * [http://www.get-tuned.com/online_ukulele_tuner.php/ Ukuele tuner] * [https://ukulele-tuner.org Free Ukuele tuner] 3jdca36ni7ba2fl6cc5glag56srdecm Storia della letteratura italiana/Poesia del dopoguerra 0 36555 501073 490682 2026-08-20T16:58:54Z Hippias 18281 /* Andrea Zanzotto */ sintesi da https://it.wikibooks.org/w/index.php?title=Storia_della_letteratura_italiana/Andrea_Zanzotto&oldid=479722 501073 wikitext text/x-wiki {{Storia della letteratura italiana|sezione=8}} Il dramma della seconda guerra mondiale e le difficoltà della ricostruzione inducono anche nei poeti nuovi interrogativi e una maggiore attenzione verso la realtà.<ref name="Baldi187">{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso |autore3= Mario Razetto | autore4=Giuseppe Zaccaria | opera=Moduli di letteratura | titolo=La poesia, la saggistica e la letteratura drammatica del Novecento | città=Torino |editore=Paravia | anno=2002 | p=187}}</ref> Il nuovo orizzonte ideologico e culturale porta anzitutto al tentativo di dar vita a una '''corrente neorealista''' anche in poesia; tuttavia, i risultati più importanti si devono a poeti legati ancora alla '''tradizione lirica novecentesca'''. In questi decenni prosegue l'attività di [[../Umberto Saba|Saba]] e [[../Eugenio Montale|Montale]], che come è noto pubblicano importanti raccolte. Accanto a loro si affermano però nuove voci.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p= 1089}}</ref> == Caratteri della poesia del dopoguerra == La poesia del Novecento è molto variegata, e per questo motivo i critici letterari si sono divisi sui criteri da adoperare per analizzarla. Luciano Anceschi ha proposto di distinguere tra una '''poesia degli oggetti''', legata all'esperienza di Montale, e una '''poesia dell'analogia''', affine alla poetica ungarettiana.<ref>{{cita libro | Luciano | Anceschi | Le poetiche del Novecento in Italia | 1962 | Marzorati | Milano }}</ref> Esiste però anche un'altra interpretazione, secondo cui vi sarebbero: * una '''linea sabiana''', che si rifà all'esperienza di Saba e comprende poeti come Betocchi, Bertolucci, Penna, Caproni, Giudici; * e una '''linea novecentista''', erede di Montale e Ungaretti, a cui si riconducono Luzi, Sereni e altri. È bene però non attribuire a queste classificazioni un valore assoluto, poiché ogni autore ha delle caratteristiche differenti e originali. Si può comunque parlare, in termini generali, di un superamento dell'[[../Ermetismo|ermetismo]] attraverso una «strenua fedeltà al carattere conoscitivo della poesia», intesa come esperienza totale e segno del rapporto tra io e mondo.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | pp= 1089-1090}}</ref> La poesia diventa più discorsiva, dinamica, e il linguaggio diventa più comunicativo, tende a coinvolgere un pubblico più largo e arriva ad accogliere elementi narrativi tipici del parlato.<ref name="Baldi187"/> == Carlo Betocchi == La poesia di Carlo Betocchi (Torino, 23 gennaio 1899 – Bordighera, 25 maggio 1986), che negli anni trenta è tra gli animatori della rivista cattolica fiorentina ''Il Frontespizio'', si caratterizza per il suo '''sguardo morale''' sulle cose, espresso attraverso un linguaggio influenzato dalle esperienze di Pascoli, Rebora, Saba. Le raccolte risalenti alla prima fase della sua produzione sono direttamente legate al '''cattolicesimo tradizionalista''', teso ad affermare il valore oggettivo delle cose e il rapporto tra mondo e piano divino. Durante questo periodo vengono pubblicate ''Realtà vince il sogno'' (1932), ''Altre poesie'' (1939) e ''Notizie di prosa e poesia'' (1947), che confluiscono insieme a ''Tetti toscani'' nel volume ''Poesie'' (1955). A una seconda fase sono invece riconducibili le opere degli anni sessanta e settanta (come ''L'estate di san Martino'' del 1961, ''Un passo, un altro passo'' del 1967, ''Ultimissime'' del 1974), in cui la sua poesia assume una profonda '''tensione problematica'''. Chiudono la produzione di Betocchi le ''Poesie del sabato'' (1980), in cui sono riuniti componimenti dell'ultima fase insieme a testi degli anni quaranta, e ''Tutte le poesie'' (1984), che presenta anche testi inediti.<ref name="Ferrori1090">{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p= 1090}}</ref> In generale, la poetica di Betocchi tende a contrapporre al soggettivismo tipico della cultura moderna un atteggiamento di rinnegamento del sé per dar vita a una '''poesia universale'''. Le cose sono quindi poste in un piano divino, che giustifica la loro condizione di creature. Ricollegandosi alla tradizione cristiana e agli scrittori del Trecento, il poeta scrive di tutto ciò che vive e si trasforma, senza volere essere altro da sé, in un vero e proprio «realismo creaturale».<ref name="Ferrori1090"/> == Sandro Penna == [[File:Sandro Penna 1974.jpg|thumb|left|Sandro Penna]] Sandro Penna (Perugia, 12 giugno 1906 – Roma, 21 gennaio 1977) è considerato uno dei maggiori rappresentanti della linea sabiana, sia per la sua fedeltà alle forme classiche sia perché la sua poesia si richiama direttamente alla «vita».<ref name="Ferroni1091">{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p= 1091}}</ref> Pubblica la prima raccolta, ''Poesie'', nel 1939, a cui seguono gli ''Appunti'' (1950) e ''Una strana gioia di vivere'' (1956), tutte riunite, insieme ad alcuni inediti, nel volume ''Poesie'' (1957). Nelle nuove edizioni di questa raccolta sono poi via via confluite le pubblicazioni successive. Come Saba, Penna parte dalla '''realtà comune''', prendendo le distanze dalle strutture analogiche tipiche dell'ermetismo.<ref>{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso |autore3= Mario Razetto | autore4=Giuseppe Zaccaria | opera=Moduli di letteratura | titolo=La poesia, la saggistica e la letteratura drammatica del Novecento | città=Torino |editore=Paravia | anno=2002 | p=239}}</ref> La sua produzione poetica costituisce un canzoniere in continua crescita, dove vengono ripresi motivi e accenti musicali, e dove è possibile ritrovare echi e richiami interni. Il tema centrale dell<nowiki>'</nowiki>'''amore omosessuale''' viene sublimato attraverso il riferimento a elementi amorosi generali, e anche quando racconta storie concrete, queste vengono trasferite su un piano superiore.<ref name="Ferroni1091" /> Le composizioni hanno inoltre un '''carattere epigrammatico''': sono testi di pochissimi versi attraverso cui si esprime un lungo canto di gioia. Come scrive Ferroni, lo stesso Penna sembra aspirare a una dimensione antica e pagana, trasponendo gli incontri della modernità in un mondo classico e fuori dal tempo. Dietro alla gioia, tuttavia, si nasconde l<nowiki>'</nowiki>'''angoscia''', che costringe il poeta a una morte lenta senza disperazione.<ref name="Ferroni1092">{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p= 1092}}</ref> == Attilio Bertolucci == [[File:Attilio Bertolucci.jpeg|thumb|Attilio Bertolucci]] Attilio Bertolucci (San Prospero Parmense, 18 novembre 1911 – Roma, 14 giugno 2000) è compagno di studi di [[../Tra realismo e sperimentazione#Giorgio Bassani|Giorgio Bassani]] all'università di Bologna, dove si laurea in Lettere ed è allievo di Roberto Longhi. Insegna quindi storia dell'arte (1930-1954), e in seguito collabora all'''Approdo'' come giornalista e autore di programmi per la Rai. Matura la sua vocazione poetica nell'ambiente emiliano, a contatto con Cesare Zavattini, Giovanni Guareschi, Silvio D'Arzo, Oreste Macrì. Nel 1939 fonda, presso l'editore Guanda, la collana poetica «La Fenice».<ref name="Baldi246">{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso |autore3= Mario Razetto | autore4=Giuseppe Zaccaria | opera=Moduli di letteratura | titolo=La poesia, la saggistica e la letteratura drammatica del Novecento | città=Torino |editore=Paravia | anno=2002 | p= 246}}</ref> Esordisce negli anni trenta con una poesia che si caratterizza per la gioiosa affermazione di una '''realtà sensuale''' e per la singolare intensità dei suoi accenti – una cifra poetica a cui rimane fedele fino agli ultimi anni. La prima raccolta, ''Sirio'', appare nel 1929, seguita da ''Fuochi di novembre'' (1934).<ref name="Ferroni1092" /> Le brevi liriche che le compongono si rivolgono alla '''natura''' e alle sue impressioni sul soggetto, prendendo già le distanze dall'ermetismo che all'epoca si stava sviluppando. ''La capanna indiana'' (1951) è un poemetto dall'andamento piano e lontano dal lirismo ermetico e dai toni ideologici tipici del neorealismo. In ''Viaggio d'inverno'' (1971) la poesia diventa più inquieta e drammatica, toccando i temi della nevrosi e della malattia. ''La camera da letto'' (1984 e 1988) è un poema narrativo in due volumi e 46 canti, che ruota attorno alla vita familiare e al succedersi delle generazioni.<ref name="Baldi246" /> La poesia di Bertolucci si immerge nelle cose quotidiane allo scopo di afferrare la bellezza in esse presente. La città di Parma e la campagna circostante sono al centro di molte liriche, in cui canta questi luoghi ricorrendo a un linguaggio semplice. Al trasferimento da Parma a Roma corrisponde la comparsa di elementi drammatici, legati ai contrasti che caratterizzato sia il periodo bellico sia il dopoguerra. Questo è evidente in particolare nel ''Viaggio d'inverno'', in cui un mondo felice viene corroso dall'ingresso della storia. Con ''La camera da letto'' Bertolucci riscopre poi la poesia narrativa e il genere del poema, in quello che però è definito da Ferroni un «poema aperto» composto da lunghissimi frammenti e in cui le figure sono sospese in un tempo eterno.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | pp= 1092-1093}}</ref> == Mario Luzi == {{...}} == Giovanni Giudici == [[File:Giovanni Giudici 1992.jpg|thumb|Giovanni Giudici]] Giovanni Giudici (Le Grazie, 26 giugno 1924 – La Spezia, 24 maggio 2011) utilizza la parola poetica come difesa contro il vortice della '''modernità''' e intende la poesia come un '''dono vitale'''; sviluppa questo tema con ironia, rimanendo però estraneo al vitalismo. Educato secondo i principi cattolici, professa un '''cattolicesimo aperto''' e svolge attività politica nelle file della sinistra. Lontano dalla [[../Sperimentalismo e neoavanguardia|neoavanguardia]] degli anni sessanta, rifiuta ogni intento programmatico per dedicarsi alla ricerca di libere forme di espressione.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p= 1106}}</ref> Pubblica nel 1963 la prima raccolta, ''L'educazione cattolica'', che due anni dopo confluisce in un volume più essenziale, ''La vita in versi''. Sono versi che parlano della realtà metropolitana e delle costrizioni piccolo-borghesi, dimostrando una forte tensione morale. In ''Autobiologia'' (1969) Giudici ricerca invece una poesia «che affondi nelle sue radici biologiche» e ne sia una manifestazione vitale.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p= 1107}}</ref> Con la raccolta ''O Beatrice'' (1972) la poesia diventa discorso amoroso verso un'entità salvifica, a cui viene significativamente attribuito il nome della Beatrice dantesca. Nelle opere successive Giudici cerca il '''plurilinguismo''' e nuove situazioni della vita quotidiana. Tra queste ci sono ''Il male dei creditori'' (1977), ''Il ristorante dei morti'' (1981), ''Lume dei tuoi misteri'' (1984). ''Salutz'' del 1986 è una raccolta di sonetti senza titolo, che affondano le loro radici nella poesia amorosa romanza. In ''Prove del Teatro'' (1989) sono raccolti testi diversi, mentre ''Fortezza'' (1990) è dedicata alle restrizioni del mondo moderno e alla capacità di resistenza nel proliferare delle cose.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p= 1108}}</ref> == Giorgio Caproni == Giorgio Caproni, nato a Livorno il 7 gennaio 1912 e morto a Roma il 22 gennaio 1990, è autore di una poesia caratterizzata da una apparente spontaneità e dall'abbandono alla musicalità della parola, che però riesce a esprimere appieno le lacerazioni del Novecento.<ref name="Ferroni1099">{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p=1099 }}</ref> La forma semplice e chiara dei suoi versi, lontana da qualsiasi forma di intellettualismo, riesce a ricreare sensazioni vivide grazie a immagini concrete. Concepisce però la poesia come artificio e, proprio per questo, la considera limitata e insufficiente.<ref name="Baldi242">{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso |autore3= Mario Razetto | autore4=Giuseppe Zaccaria | opera=Moduli di letteratura | titolo=La poesia, la saggistica e la letteratura drammatica del Novecento | città=Torino |editore=Paravia | anno=2002 | pp= 242-243}}</ref> Durante la giovinezza si interessa alla musica e alla letteratura. La sua poesia si inserisce in una '''linea ligure''', erede delle suggestioni di Sbarbaro e Montale. La prima raccolta, ''Come un'allegoria'' (1936), è dedicata a una ragazza che l'autore ha amato e perduto, tema che viene ripreso nel successivo ''Ballo a Fontanigorda'' (1938). La semplicità dei versi si contrappone alla durezza del contenuto: le poesie propongono immagini concrete, usate come allegorie del dolore. Nella seconda raccolta, inoltre, si fa strada una nuova '''immagine femminile''', simbolo di vitalità, e compare frequentemente il motivo del mare.<ref name="Baldi242" /> Con ''Finzioni'' (1941) l'esperienza precedente viene ripensata, mentre è evidente l'influenza dell'ermetismo. Da un lato il rapporto tra parola e simbolo diventa più complesso, dall'altra Caproni sviluppa maggiore rigore per quanto riguarda la metrica dei componimenti. Inizia inoltre a utilizzare le forme del sonetto e dell'endecasillabo, che tornano nelle raccolte successive. In ''Cronistoria'' (1943) il motivo dell'amata perduta si allaccia al tema della guerra, in una fusione tra vissuto personale e storia collettiva. ''Il passaggio di Enea'' del 1956, in cui confluiscono le tre raccolte precedenti,<ref name="Ferroni1099"/> segna la conclusione di questa prima fase della produzione di Caproni. Nel ''Seme del piangere'' (1959), che raccoglie i versi composti negli anni cinquanta, il poeta arriva a far coincidere poesia e vita. In essi canta la madre morta e utilizza la poesia come mezzo per rievocare la giovinezza di lei, mostrandone la semplicità e la fragilità, attraverso una delicatezza che richiama la poesia italiana delle origini. Il ''Congedo di un viaggiatore cerimonioso & altre prosopopee'' (1965) sviluppa il tema del viaggio come immagine della solitudine e del crollo delle certezze acquisite. Il poeta sembra sfuggire al contatto con gli altri, proiettandosi nei personaggi protagonisti delle prosopopee, che con delicatezza danno voce al loro rifiuto di partecipare alla vita sociale.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p=1100 }}</ref> Dopo il ''Congedo'', i componimenti di Caproni si fanno più brevi, riducendosi spesso a una sola strofa. Tra il 1975 e il 1986 compone tre volumi nei quali presenta una serie di lettere poetiche provenienti da un mondo segnato dalla «morte di Dio»: fine dei valori religiosi, ma anche di qualsiasi significato sicuro e della stessa oggettività del mondo. Nel Sessantotto e nel movimento di liberazione che ne deriva, Caproni vede una frattura rispetto alla realtà precedente. Analizza questo mutamento attraverso continui cambiamenti di punti di vista, da cui il poeta trae una singolare gioia, mentre diminuisce l'uso dell'ironia.<ref name="Ferroni1101">{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p=1101 }}</ref> ''Il muro della terra'' (1975), il cui titolo riprende l'espressione dantesca usata per indicare il muro di Dite, descrive il limite della condizione umana. Il muro rappresenta appunto questo limite, che il poeta sa di non poter distruggere: l'io cerca quindi un Dio, che però esiste sono nella sua negazione. In questo modo il poeta finisce per confondere se stesso, la divinità e altre figure umane. ''Il franco cacciatore'' (1982) si presenta invece come una partitura musicale in cui torna sul tema della morte di Dio. L'«operetta a brani» ''Il conte di Kevenhüller'' riprende invece un curioso fatto di cronaca risalente al 1792, quando il governatore austriaco di Milano, che dà il titolo all'opera, promise una ricompensa a chiunque fosse riuscito a catturare una misteriosa belva che affliggeva le campagne lombarde. La vicenda, avvenuta a ridosso della rivoluzione francese e quindi in un periodo in cui un'intera epoca stava per giungere alla fine, offre a Caproni la possibilità di riflettere sulla ricerca della fantomatica e inafferrabile bestia, ma anche sui valori e le ossessioni della società.<ref name="Ferroni1101" /> == Vittorio Sereni == [[File:Vittorio Sereni 1975b.jpg|thumb|Vittorio Sereni a Milano nel 1975]] Nato a Luino il 27 luglio 1913 e morto a Milano il 10 febbraio 1983, Vittorio Sereni «fornisce l'immagine più equilibrata e coerente di una borghesia intellettuale progressista»,<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p=1095 }}</ref> ponendosi in linea con il razionalismo laicista e democratico lombardo, di ascendenza illuministica. Dopo gli studi a Brescia frequenta l'università a Milano, dove si laurea con una tesi su Gozzano. Nella città lombarda entra in contatto con i giovani intellettuali della rivista ''Corrente'', tra i quali ha un ruolo di guida il filosofo Antonio Banfi. Nel 1941 compare ''Frontiera'', la prima raccolta di versi, che viene poi ampliata e ripubblicata con il titolo di ''Poesie'' (1942). L'atmosfera di '''inquietudine''' che caratterizza gli ambienti lacustri e prealpini descritti nei testi rimanda alla precarietà di un mondo minacciato. Lo stesso titolo rimanda a una situazione di "confine" e al senso di incertezza che genera.<ref name="Baldi251">{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso |autore3= Mario Razetto | autore4=Giuseppe Zaccaria | opera=Moduli di letteratura | titolo=La poesia, la saggistica e la letteratura drammatica del Novecento | città=Torino |editore=Paravia | anno=2002 | pp= 251-252}}</ref> Chiamato alle armi, Sereni è inviato in Grecia e poi in Sicilia, ma dopo lo sbarco delle forze statunitensi viene catturato dagli Alleati e condotto prigioniero in Algeria e Marocco. Da questa esperienza nascono i componimenti raccolti in ''Diario d'Algeria'' (1947). Qui viene accentuata la componente diaristica già presente in ''Frontiera'', ma la chiusura espressiva derivata dall'ermetismo lascia spazio a una comunicazione più distesa. Si fa largo inoltre l'idea che si debba accettare integralmente il proprio destino e i propri limiti, senza possibilità di evasione.<ref name="Baldi251"/> Si sofferma, inoltre, sulla contraddizione tra la staticità del campo di prigionia e gli eventi che si consumano sulla scena del mondo, dove infuria la guerra.<ref name="Ferroni1096">{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p=1096 }}</ref> Nel dopoguerra Sereni riprende l'attività di insegnante interrotta allo scoppio del conflitto, quindi lavora nel settore pubblicità della Pirelli e infine diventa dirigente dell'editore Mondadori. La notorietà come poeta arriva nel 1965 con ''Gli strumenti umani'', in cui affronta i problemi sociali nell'Italia del dopoguerra, descrivendo una realtà disgregata: questa raccolta contiene anche ''Una visita in fabbrica'', una delle poesie più rappresentative della cosiddetta [[../Tra realismo e sperimentazione|letteratura industriale]]. Anche le forme espressive cambiano, e al monolinguismo si affianca un uso più duro del linguaggio, che si altera e si spezza allo scopo di esprimere la frantumazione e la desolazione in cui versa la società.<ref name="Baldi251" /> L'ultima raccolta, ''Stella variabile'' (1981), approfondisce il '''rapporto tra mondo e poesia''' e riflette sulla condizione di quest'ultima, che non può dare certezze o donare salvezza. Nella sua esperienza poetica Sereni tenta di trovare continuità con una '''tradizione umanistica''', che sia in grado di confrontarsi con il '''mondo contemporaneo''' e la '''realtà industrializzata''' del dopoguerra. Nei suoi componimenti appaiono quindi elementi provenienti dalla vita quotidiana degli anni cinquanta e sessanta: contengono riferimenti alla cultura di massa, ai fatti di cronaca, allo sport e alla vita in città. In ''Stella variabile'', Sereni sembra però giungere a soluzioni pessimiste, avvicinabili all'ultimo Montale.<ref name="Ferroni1096"/> Sereni è anche traduttore e autore di opere narrativo-diaristiche, racconti e testi di critica letteraria. Attualmente la sua intera opera poetica è stata raccolta in un volume (1995) a cura di Dante Isella, mentre le prose sono riunite in ''Le tentazioni della prosa'' (1999), curato da Giovanni Raboni. == Andrea Zanzotto == [[File:Andrea Zanzotto.jpg|thumb|Andrea Zanzotto]] Andrea Zanzotto conduce una vita appartata, lontana dai centri culturali italiani. Nasce il 10 ottobre 1921 a Pieve di Soligo, in provincia di Treviso, dove trascorre gran parte della sua vita. Fin dall'infanzia si manifestano in lui i segni della nevrosi, che lo portano a sentirsi come un ospite della vita. Inizia a insegnare ai bambini quando è ancora studente all'università di Padova, dove si laurea in lettere nel 1942. Durante la seconda guerra mondiale partecipa alla Resistenza, nelle file di Giustizia e Libertà. Dopo avere risieduto in Francia e Svizzera, torna in Italia. È professore alle scuole medie del suo paese natale fino al pensionamento. Muore a Conegliano il 18 ottobre 2011.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p= 1102}}</ref> La poesia di Andrea Zanzotto inizia da suggestioni di carattere [[../Ermetismo|ermetico]] per caratterizzarsi via via in una accentuata ricerca formale che, come dice il critico Pier Vincenzo Mengaldo,<ref>{{cita libro | autore=Pier Vincenzo Mengaldo | titolo=Poeti italiani del '900 | città=Milano | editore=Mondadori | anno=1978}}</ref> non ha niente da invidiare alle esperienze dell'[[../Sperimentalismo e neoavanguardia|avanguardia]]. {{quote|Lo sperimentalismo di Zanzotto è infatti molto diverso da quello della recente neoavanguardia per l'intrecciarsi di tale ricerca con una vasta e sofferta problematica culturale, legata anche alla percezione delle contraddizioni drammatiche e alienanti della nuova realtà industriale e consumistica.<ref>{{cita libro| autore1=Carlo Salinari | autore2=Carlo Ricci | titolo=Storia della letteratura italiana | vol=III** | città=Bari | editore=Laterza | anno=1990 | p=1026 }}</ref>}} I termini fondamentali della scrittura poetica di Zanzotto sono il soggetto, che continuamente muta il suo principio di consistenza, il linguaggio, come dimensione in cui convivono il fondamento dell'essere e quelle dei codici del sapere e della storia e il mondo, che a momenti alterni accoglie il microcosmo dell'habitat privato e le forme più alienanti della realtà contemporanea. I termini fondamentali della scrittura poetica di Zanzotto sono il soggetto, che continuamente muta il suo principio di consistenza, il linguaggio, come dimensione in cui convivono il fondamento dell'essere e quelle dei codici del sapere e della storia e il mondo, che a momenti alterni accoglie il microcosmo dell'habitat privato e le forme più alienanti della realtà contemporanea.<ref>{{cita libro | autore=Alberto Asor Rosa | titolo=Storia europea della letteratura italiana | editore=Einaudi | città=Torino | anno=2009 | vol=3: ''La letteratura della Nazione'' | p=537 }}</ref> Zanzotto prosegue la sua ricerca linguistica nelle successive raccolte ''IX Ecloghe'' (1962) e ''Il galateo in bosco'' (1978), considerate il vertice della sua produzione poetica. == Amelia Rosselli == La poesia di Amelia Rosselli è frutto di un'esperienza tra le più originali del secondo Novecento. Nata il 28 marzo 1930 a Parigi, figlia di Carlo e nipote di Nello Rosselli, entrambi esuli antifascisti, muore suicida a Roma l'11 febbraio 1996, dopo una vita trascorsa in vari paesi del mondo. È inoltre autrice di scritti in francese e inglese. Nella sua produzione si concentra sul linguaggio e sul rapporto tra io e mondo. Nel 1964 pubblica il suo primo libro, ''Variazioni belliche'', a cui seguono ''Serie ospedaliera'' (1969) e ''Documento 1966-1973'' (1976). Tema centrale è quello della guerra psichica, un conflitto con l'io, gli altri, la realtà, i sentimenti e la stessa poesia. Alla sofferenza si intrecciano poi i temi della felicità impossibile e della libertà che non perdura.<ref name="Ferroni1173">{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p= 1173}}</ref> == Alda Merini == [[File:Alda Merini.jpg|thumb|Alda Merini]] L'esperienza poetica di Alda Merini, nata a Milano il 21 marzo 1931 e morta il 1° novembre 2009, è strettamente legata alla sua biografia e alle sue sofferenze psicologiche: da queste esperienze riesce a far scaturire immagini illuminanti ed enigmatiche.<ref name="Ferroni1173" /> È autrice di liriche intense, in bilico tra l<nowiki>'</nowiki>'''afflato religioso''' e la '''tensione erotica''', elogiate da poeti come Quasimodo, Pasolini e Betocchi. In una prima fase della sua attività di poetessa pubblica le raccolte ''La presenza di Orfeo'' (1953), ''Paura di Dio'' (1955), ''Nozze romane'' (1955) e ''Tu sei Pietro'' (1961). Segue un lungo silenzio durato vent'anni: in questo periodo Alda Merini sperimenta il ricovero in manicomio, una drammatica esperienza che la poetessa racconta nel volume ''L'altra verità. Diario di una diversa'' (1986). La pubblicazione di liriche riprende negli anni ottanta, quando escono ''Destinati a morire. Poesie vecchie e nuove'' (1980), ''La Terra Santa'' (1983), ''Delirio amoroso'' (1989) e ''Vuoto d'amore'' (1991).<ref>{{cita libro | capitolo=Merini, Alda | titolo=Dizionario della letteratura italiana del Novecento | anno=1992 | editore=Einaudi | città=Torino | altri=diretto da Alberto Asor Rosa }}</ref> L'afflato mistico diventa sempre più centrale nelle ultime opere, come ''L'anima innamorata'' (2000) e ''Poema della Croce'' (2005). Tra le altre raccolte, sono di una certa importanza ''Clinica dell'abbandono'' (2003), in cui riunisce poesie degli anni novanta e nuovi componimenti, ''Nel cerchio di un pensiero (teatro per voce sola)'' (2005) e ''La carne degli angeli'' (2007).<ref>{{cita web|url=http://www.treccani.it/enciclopedia/alda-merini/|titolo=Merini, Alda|accesso=7 dicembre 2018}}</ref> == La linea lombarda == [[File:Giorgio Orelli 1994.jpg|thumb|left|Giorgio Orelli]] «Linea lombarda» è un'espressione utilizzata da Luciano Anceschi<ref>{{Cita libro| curatore=Luciano Anceschi | titolo=Linea lombarda: Sei poeti (editi e inediti di Vittorio Sereni, Roberto Rebora, Giorgio Orelli, Nelo Risi, Renzo Modesti, Luciano Erba) | città=Varese | editore=Magenta | anno=1952}} </ref> per raccogliere alcuni autori orbitanti attorno alla città di '''Milano''', i quali, legati alla tradizione della letteratura lombarda, rivolgono la loro attenzione agli oggetti, con un senso di concretezza e tensione morale. L'esigenza di moralità porta il poeta verso l<nowiki>'</nowiki>'''impegno critico''' e lo sviluppo di una coscienza umana e civile.<ref name="Baldi251" /> Il più autorevole rappresentante di questa corrente, che affonda le radici nelle poesie di [[../Giuseppe Parini|Parini]] e [[../Carlo Porta|Porta]], è indicato da Anceschi in Vittorio Sereni,<ref name="Baldi251" /> di cui abbiamo già parlato. Tra gli altri autori si ricordano: '''Giorgio Orelli''' (Airolo, 25 maggio 1921 – Bellinzona, 10 novembre 2013), il maggiore rappresentante della letteratura della Svizzera italiana, la cui poesia passa da una preferenza per la forma epigrammatica a composizioni più lunghe e complesse; '''Nelo Risi''' (Milano, 21 aprile 1920 – Roma, 17 settembre 2015), autore di una poesia civile nutrita di passione politica; '''Luciano Erba''' (Milano, 18 settembre 1922 – Milano, 3 agosto 2010), che sviluppa uno stile apparente semplice, leggibile, ma al tempo stesso raffinato e sottile; '''Bartolo Cattafi''' (Barcellona Pozzo di Gotto, 6 luglio 1922 – Milano, 13 marzo 1979), che porta il linguaggio ermetico a esiti di singolare violenza espressiva.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p= 1097}}</ref> Nei decenni successivi, nell'ambiente milanese si sviluppano esperienze in continuità con la linea lombarda, che portano a nuove forme di confronto tra realtà e poesia. Tra questi autori si ricordano '''Giancarlo Majorino''' (Milano, 7 aprile 1928 – Milano, 20 maggio 2021) e '''Giovanni Raboni''' (Milano, 22 gennaio 1932 – Fontanellato, 16 settembre 2004).<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p= 1172}}</ref> Quest'ultimo, in particolare, affronta il tema del rapporto conflittuale tra individuo e storia in raccolte come ''Le case della Veltra'' (1966), ''A tanto caro sangue'' (1988) e ''Versi guerrieri e amorosi'' (1990).<ref>{{cita libro | autore=Alberto Asor Rosa | titolo=Storia europea della letteratura italiana | editore=Einaudi | città=Torino | anno=2009 | vol=3: ''La letteratura della Nazione'' | p=592 }}</ref> == Altri poeti == Nel panorama della poesia novecentesca si riscontrano anche esempi di una diretta continuità con i modelli degli anni trenta, come in '''Maria Luisa Spaziani''' (Torino, 7 dicembre 1922 – Roma, 30 giugno 2014), la cui produzione è legata al modello montaliano, e in '''Silvio Ramat''' (Firenze, 2 ottobre 1939). Ci sono però anche esperienze difficilmente classificabili, tra le quali vanno ricordate quelle di '''Lucio Piccolo''' (Palermo, 27 ottobre 1901 – Capo d'Orlando, 26 maggio 1969), di '''Lorenzo Calogero''' (Melicuccà, 28 maggio 1910 – Melicuccà, 25 marzo 1961), di '''Angelo Maria Ripellino''' (Palermo, 4 dicembre 1923 – Roma, 21 aprile 1978).<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | pp= 1097-1098}}</ref> == La poesia dialettale == [[File:Albino_Pierro.jpg|thumb|left|Albino Pierro]] Nel corso del Novecento si sviluppa una nuova poesia dialettale, che superando i modelli del [[../Verismo|verismo]] porta a risultati molto elevati. Si tratta per lo più di autori appartati, che vengono riscoperti e valorizzati negli anni cinquanta e sessanta grazie all'impulso dato da [[../Pier Paolo Pasolini|Pasolini]]. Per questi poeti la scelta del dialetto è un modo per uscire dal movimento distruttivo della storia, dalla consunzione della lingua letteraria tradizionale, e di esprimere sentimenti autentici di cui la lingua comune non è più capace. La poesia dialettale consente quindi di recuperare il sublime attraverso una via diversa da quella battuta dalla lirica moderna.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p= 991}}</ref> All'inizio del secolo i risultati più significativi arrivano dalla Venezia Giulia, grazie ad autori come '''Virgilio Giotti''' (pseudonimo di Virgilio Schönbeck; Trieste, 15 gennaio 1885 – Trieste, 21 settembre 1957) e '''Biagio Marin''' (Grado, 29 giugno 1891 – Grado, 24 dicembre 1985). Il milanese '''Delio Tessa''' (Milano, 18 novembre 1886 – Milano, 21 settembre 1939) nelle sue poesie parla della realtà nella città lombarda, dei suoi oggetti e delle sue atmosfere. I suoi componimenti, raccolti nei volumi ''L'è el dí di mort, alegher!'' (1932) e ''De là del mur'' (1947, postumo), presentano una continua frammentazione di ritmo e linguaggio, un insieme di pezzi del mondo cittadino che finiscono per dare voce a una danza macabra. La poesia di '''Giacomo Noventa''' (pseudonimo di Giacomo Ca' Zorzi; Noventa di Piave, 31 marzo 1898 – Milano, 4 luglio 1960) ricorre al dialetto veneziano come forma di polemica contro la modernità, utilizzandolo come lingua nobile per esprimere riserve contro la sopravvalutazione delle scelte umane. È inoltre un intellettuale dotato di una vasta cultura internazionale, lontano dall'idealismo e dall'ermetismo; antifascista, fonda a Firenze ''La Riforma letteraria'' nel 1936.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p= 992}}</ref> Anche nel secondo dopoguerra si registra il ritorno al dialetto come lingua poetica, incoraggiato, come già ricordato, da Pasolini. Il dialetto continua a rappresentare una fuga dalla modernità, alla riscoperta di una realtà originaria pura, estranea alla trasformazioni dell'età industriale. In questo modo, però, il dialetto perde la sua funzione comunicativa per diventare una lingua astratta e artificiale. Tra gli autori inquadrabili in questo filone si ricordano '''Ignazio Buttitta''' (Bagheria, 19 settembre 1899 – Bagheria, 5 aprile 1997), '''Tonino Guerra''' (Santarcangelo di Romagna, 16 marzo 1920 – Santarcangelo di Romagna, 21 marzo 2012), '''Albino Pierro''' (Tursi, 19 novembre 1916 – Roma, 23 marzo 1995), '''Franco Loi''' (Genova, 21 gennaio 1930 – Milano, 4 gennaio 2021).<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | pp= 1098-1099}}</ref> == Note == <references /> {{Avanzamento|100%|25 aprile 2025}} [[Categoria:Storia della letteratura italiana|Poesia del dopoguerra]] eqfwum8m1bu0w237fihx60o9pyh4lub 501075 501073 2026-08-20T17:33:11Z Hippias 18281 /* Mario Luzi */ sintesi da https://it.wikibooks.org/w/index.php?title=Storia_della_letteratura_italiana/Mario_Luzi&oldid=479691 501075 wikitext text/x-wiki {{Storia della letteratura italiana|sezione=8}} Il dramma della seconda guerra mondiale e le difficoltà della ricostruzione inducono anche nei poeti nuovi interrogativi e una maggiore attenzione verso la realtà.<ref name="Baldi187">{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso |autore3= Mario Razetto | autore4=Giuseppe Zaccaria | opera=Moduli di letteratura | titolo=La poesia, la saggistica e la letteratura drammatica del Novecento | città=Torino |editore=Paravia | anno=2002 | p=187}}</ref> Il nuovo orizzonte ideologico e culturale porta anzitutto al tentativo di dar vita a una '''corrente neorealista''' anche in poesia; tuttavia, i risultati più importanti si devono a poeti legati ancora alla '''tradizione lirica novecentesca'''. In questi decenni prosegue l'attività di [[../Umberto Saba|Saba]] e [[../Eugenio Montale|Montale]], che come è noto pubblicano importanti raccolte. Accanto a loro si affermano però nuove voci.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p= 1089}}</ref> == Caratteri della poesia del dopoguerra == La poesia del Novecento è molto variegata, e per questo motivo i critici letterari si sono divisi sui criteri da adoperare per analizzarla. Luciano Anceschi ha proposto di distinguere tra una '''poesia degli oggetti''', legata all'esperienza di Montale, e una '''poesia dell'analogia''', affine alla poetica ungarettiana.<ref>{{cita libro | Luciano | Anceschi | Le poetiche del Novecento in Italia | 1962 | Marzorati | Milano }}</ref> Esiste però anche un'altra interpretazione, secondo cui vi sarebbero: * una '''linea sabiana''', che si rifà all'esperienza di Saba e comprende poeti come Betocchi, Bertolucci, Penna, Caproni, Giudici; * e una '''linea novecentista''', erede di Montale e Ungaretti, a cui si riconducono Luzi, Sereni e altri. È bene però non attribuire a queste classificazioni un valore assoluto, poiché ogni autore ha delle caratteristiche differenti e originali. Si può comunque parlare, in termini generali, di un superamento dell'[[../Ermetismo|ermetismo]] attraverso una «strenua fedeltà al carattere conoscitivo della poesia», intesa come esperienza totale e segno del rapporto tra io e mondo.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | pp= 1089-1090}}</ref> La poesia diventa più discorsiva, dinamica, e il linguaggio diventa più comunicativo, tende a coinvolgere un pubblico più largo e arriva ad accogliere elementi narrativi tipici del parlato.<ref name="Baldi187"/> == Carlo Betocchi == La poesia di Carlo Betocchi (Torino, 23 gennaio 1899 – Bordighera, 25 maggio 1986), che negli anni trenta è tra gli animatori della rivista cattolica fiorentina ''Il Frontespizio'', si caratterizza per il suo '''sguardo morale''' sulle cose, espresso attraverso un linguaggio influenzato dalle esperienze di Pascoli, Rebora, Saba. Le raccolte risalenti alla prima fase della sua produzione sono direttamente legate al '''cattolicesimo tradizionalista''', teso ad affermare il valore oggettivo delle cose e il rapporto tra mondo e piano divino. Durante questo periodo vengono pubblicate ''Realtà vince il sogno'' (1932), ''Altre poesie'' (1939) e ''Notizie di prosa e poesia'' (1947), che confluiscono insieme a ''Tetti toscani'' nel volume ''Poesie'' (1955). A una seconda fase sono invece riconducibili le opere degli anni sessanta e settanta (come ''L'estate di san Martino'' del 1961, ''Un passo, un altro passo'' del 1967, ''Ultimissime'' del 1974), in cui la sua poesia assume una profonda '''tensione problematica'''. Chiudono la produzione di Betocchi le ''Poesie del sabato'' (1980), in cui sono riuniti componimenti dell'ultima fase insieme a testi degli anni quaranta, e ''Tutte le poesie'' (1984), che presenta anche testi inediti.<ref name="Ferrori1090">{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p= 1090}}</ref> In generale, la poetica di Betocchi tende a contrapporre al soggettivismo tipico della cultura moderna un atteggiamento di rinnegamento del sé per dar vita a una '''poesia universale'''. Le cose sono quindi poste in un piano divino, che giustifica la loro condizione di creature. Ricollegandosi alla tradizione cristiana e agli scrittori del Trecento, il poeta scrive di tutto ciò che vive e si trasforma, senza volere essere altro da sé, in un vero e proprio «realismo creaturale».<ref name="Ferrori1090"/> == Sandro Penna == [[File:Sandro Penna 1974.jpg|thumb|left|Sandro Penna]] Sandro Penna (Perugia, 12 giugno 1906 – Roma, 21 gennaio 1977) è considerato uno dei maggiori rappresentanti della linea sabiana, sia per la sua fedeltà alle forme classiche sia perché la sua poesia si richiama direttamente alla «vita».<ref name="Ferroni1091">{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p= 1091}}</ref> Pubblica la prima raccolta, ''Poesie'', nel 1939, a cui seguono gli ''Appunti'' (1950) e ''Una strana gioia di vivere'' (1956), tutte riunite, insieme ad alcuni inediti, nel volume ''Poesie'' (1957). Nelle nuove edizioni di questa raccolta sono poi via via confluite le pubblicazioni successive. Come Saba, Penna parte dalla '''realtà comune''', prendendo le distanze dalle strutture analogiche tipiche dell'ermetismo.<ref>{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso |autore3= Mario Razetto | autore4=Giuseppe Zaccaria | opera=Moduli di letteratura | titolo=La poesia, la saggistica e la letteratura drammatica del Novecento | città=Torino |editore=Paravia | anno=2002 | p=239}}</ref> La sua produzione poetica costituisce un canzoniere in continua crescita, dove vengono ripresi motivi e accenti musicali, e dove è possibile ritrovare echi e richiami interni. Il tema centrale dell<nowiki>'</nowiki>'''amore omosessuale''' viene sublimato attraverso il riferimento a elementi amorosi generali, e anche quando racconta storie concrete, queste vengono trasferite su un piano superiore.<ref name="Ferroni1091" /> Le composizioni hanno inoltre un '''carattere epigrammatico''': sono testi di pochissimi versi attraverso cui si esprime un lungo canto di gioia. Come scrive Ferroni, lo stesso Penna sembra aspirare a una dimensione antica e pagana, trasponendo gli incontri della modernità in un mondo classico e fuori dal tempo. Dietro alla gioia, tuttavia, si nasconde l<nowiki>'</nowiki>'''angoscia''', che costringe il poeta a una morte lenta senza disperazione.<ref name="Ferroni1092">{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p= 1092}}</ref> == Attilio Bertolucci == [[File:Attilio Bertolucci.jpeg|thumb|Attilio Bertolucci]] Attilio Bertolucci (San Prospero Parmense, 18 novembre 1911 – Roma, 14 giugno 2000) è compagno di studi di [[../Tra realismo e sperimentazione#Giorgio Bassani|Giorgio Bassani]] all'università di Bologna, dove si laurea in Lettere ed è allievo di Roberto Longhi. Insegna quindi storia dell'arte (1930-1954), e in seguito collabora all'''Approdo'' come giornalista e autore di programmi per la Rai. Matura la sua vocazione poetica nell'ambiente emiliano, a contatto con Cesare Zavattini, Giovanni Guareschi, Silvio D'Arzo, Oreste Macrì. Nel 1939 fonda, presso l'editore Guanda, la collana poetica «La Fenice».<ref name="Baldi246">{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso |autore3= Mario Razetto | autore4=Giuseppe Zaccaria | opera=Moduli di letteratura | titolo=La poesia, la saggistica e la letteratura drammatica del Novecento | città=Torino |editore=Paravia | anno=2002 | p= 246}}</ref> Esordisce negli anni trenta con una poesia che si caratterizza per la gioiosa affermazione di una '''realtà sensuale''' e per la singolare intensità dei suoi accenti – una cifra poetica a cui rimane fedele fino agli ultimi anni. La prima raccolta, ''Sirio'', appare nel 1929, seguita da ''Fuochi di novembre'' (1934).<ref name="Ferroni1092" /> Le brevi liriche che le compongono si rivolgono alla '''natura''' e alle sue impressioni sul soggetto, prendendo già le distanze dall'ermetismo che all'epoca si stava sviluppando. ''La capanna indiana'' (1951) è un poemetto dall'andamento piano e lontano dal lirismo ermetico e dai toni ideologici tipici del neorealismo. In ''Viaggio d'inverno'' (1971) la poesia diventa più inquieta e drammatica, toccando i temi della nevrosi e della malattia. ''La camera da letto'' (1984 e 1988) è un poema narrativo in due volumi e 46 canti, che ruota attorno alla vita familiare e al succedersi delle generazioni.<ref name="Baldi246" /> La poesia di Bertolucci si immerge nelle cose quotidiane allo scopo di afferrare la bellezza in esse presente. La città di Parma e la campagna circostante sono al centro di molte liriche, in cui canta questi luoghi ricorrendo a un linguaggio semplice. Al trasferimento da Parma a Roma corrisponde la comparsa di elementi drammatici, legati ai contrasti che caratterizzato sia il periodo bellico sia il dopoguerra. Questo è evidente in particolare nel ''Viaggio d'inverno'', in cui un mondo felice viene corroso dall'ingresso della storia. Con ''La camera da letto'' Bertolucci riscopre poi la poesia narrativa e il genere del poema, in quello che però è definito da Ferroni un «poema aperto» composto da lunghissimi frammenti e in cui le figure sono sospese in un tempo eterno.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | pp= 1092-1093}}</ref> == Mario Luzi == [[File:Mario Luzi.jpg|thumb|left|Mario Luzi]] La poesia di Mario Luzi prende le mosse nel solco dell'ermetismo per poi volgere verso una inquieta ricerca di ciò che è stabile in una realtà che si sta disgregando. Nei suoi componimenti tocca temi come la religione, la morale e le questioni culturali.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p=1093 }}</ref> Nato a Castello (allora frazione di Sesto Fiorentino) il 20 ottobre 1914, si laurea in letteratura francese a Firenze con una tesi su François Mauriac. A Firenze stringe amicizie con giovani impegnati nella cultura ermetica, e collabora alle riviste ''Frontespizio'', ''Campo di Marte'', ''Paragone'' e ''Letteratura''. Esce nel 1935 la sua prima raccolta poetica ''La barca''. Nel 1938 inizia a insegnare nelle scuole superiori, dal 1955 insegna lingua e cultura francese presso la Facoltà di Scienze politiche "Cesare Alfieri" di Firenze.<ref>{{treccani|mario-luzi_(Dizionario-Biografico)|LUZI, Mario|autore=Stefano Verdino}}</ref> Il primo momento della poesia di Luzi, quella più propriamente ermetica, va dagli esordi con ''La barca'' del 1935 fino, in modo approssimativo, a ''Quaderno gotico'' (1947). Le raccolte di questa prima fase hanno come archetipo Mallarmé e il simbolismo francese, liberato però dai suoi aspetti più ricercati e riletto in chiave di povertà e fragilità.<ref name="Ferroni1093">{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p= 1093}</ref> Un cambiamento avviene con la raccolta ''Primizie del deserto'' (1952), in cui la drammatica situazione del dopoguerra si presta a una riflessione metafisica sui temi dell'immobilità e del cambiamento.<ref name="Ferroni1093" /> ''Onore del vero'' (1957), invece, rivela la verità nascosta negli aspetti più banali e semplici della quotidianità. Il valore della vita nelle sue forme più semplici è affermato nuovamente nella successiva ''Dal fondo delle campagne'' (1965), mentre nella raccolta ''Nel magma'' (1963) prevalgono le immagini di vita cittadina e della cultura di massa. La ricerca prosegue nella raccolta ''Su fondamenti invisibili'' (1971), riflessione al tempo stesso religiosa, morale e intellettuale sulla frammentazione dell'Italia, sempre meno povera e sempre più carica di oggetti artificiali.<ref name="Ferroni1094">{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p= 1094}</ref> In ''Al fuoco della controversia'' (1978) il linguaggio poetico si immerge completamente nel caos della contemporaneità: è una controversia morale, politica e teologica, che si sviluppa negli anni del terrorismo della crescita economica.<ref name="Ferroni1094" /> ''Per il battesimo dei nostri frammenti'' (1985) rinnova ulteriormente la poesia di Luzi: il verso si frantuma, la parola raccoglie echi di un messaggio che attraversa le epoche. ''Frasi e incisi di un canto salutare'' (1990) interroga nuovamente la verità, che sopravvive al rumore del presente e resiste tra le pieghe della realtà. È un canto finale, con cui il poeta idealmente si congeda per dedicarsi alla salute dell'anima.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | pp= 1094-1095}</ref> Il 14 ottobre 2004, in occasione del suo novantesimo compleanno è nominato senatore a vita dal presidente Carlo Azeglio Ciampi. Si spegne a Firenze pochi mesi dopo, il 28 febbraio 2005.<ref>{{cita news|url=https://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2005/02_Febbraio/28/luzi.html|titolo=Morto il poeta Mario Luzi|data=4 marzo 2005|pubblicazione=Corriere della Sera|accesso=28 marzo 2026}}</ref> == Giovanni Giudici == [[File:Giovanni Giudici 1992.jpg|thumb|Giovanni Giudici]] Giovanni Giudici (Le Grazie, 26 giugno 1924 – La Spezia, 24 maggio 2011) utilizza la parola poetica come difesa contro il vortice della '''modernità''' e intende la poesia come un '''dono vitale'''; sviluppa questo tema con ironia, rimanendo però estraneo al vitalismo. Educato secondo i principi cattolici, professa un '''cattolicesimo aperto''' e svolge attività politica nelle file della sinistra. Lontano dalla [[../Sperimentalismo e neoavanguardia|neoavanguardia]] degli anni sessanta, rifiuta ogni intento programmatico per dedicarsi alla ricerca di libere forme di espressione.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p= 1106}}</ref> Pubblica nel 1963 la prima raccolta, ''L'educazione cattolica'', che due anni dopo confluisce in un volume più essenziale, ''La vita in versi''. Sono versi che parlano della realtà metropolitana e delle costrizioni piccolo-borghesi, dimostrando una forte tensione morale. In ''Autobiologia'' (1969) Giudici ricerca invece una poesia «che affondi nelle sue radici biologiche» e ne sia una manifestazione vitale.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p= 1107}}</ref> Con la raccolta ''O Beatrice'' (1972) la poesia diventa discorso amoroso verso un'entità salvifica, a cui viene significativamente attribuito il nome della Beatrice dantesca. Nelle opere successive Giudici cerca il '''plurilinguismo''' e nuove situazioni della vita quotidiana. Tra queste ci sono ''Il male dei creditori'' (1977), ''Il ristorante dei morti'' (1981), ''Lume dei tuoi misteri'' (1984). ''Salutz'' del 1986 è una raccolta di sonetti senza titolo, che affondano le loro radici nella poesia amorosa romanza. In ''Prove del Teatro'' (1989) sono raccolti testi diversi, mentre ''Fortezza'' (1990) è dedicata alle restrizioni del mondo moderno e alla capacità di resistenza nel proliferare delle cose.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p= 1108}}</ref> == Giorgio Caproni == Giorgio Caproni, nato a Livorno il 7 gennaio 1912 e morto a Roma il 22 gennaio 1990, è autore di una poesia caratterizzata da una apparente spontaneità e dall'abbandono alla musicalità della parola, che però riesce a esprimere appieno le lacerazioni del Novecento.<ref name="Ferroni1099">{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p=1099 }}</ref> La forma semplice e chiara dei suoi versi, lontana da qualsiasi forma di intellettualismo, riesce a ricreare sensazioni vivide grazie a immagini concrete. Concepisce però la poesia come artificio e, proprio per questo, la considera limitata e insufficiente.<ref name="Baldi242">{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso |autore3= Mario Razetto | autore4=Giuseppe Zaccaria | opera=Moduli di letteratura | titolo=La poesia, la saggistica e la letteratura drammatica del Novecento | città=Torino |editore=Paravia | anno=2002 | pp= 242-243}}</ref> Durante la giovinezza si interessa alla musica e alla letteratura. La sua poesia si inserisce in una '''linea ligure''', erede delle suggestioni di Sbarbaro e Montale. La prima raccolta, ''Come un'allegoria'' (1936), è dedicata a una ragazza che l'autore ha amato e perduto, tema che viene ripreso nel successivo ''Ballo a Fontanigorda'' (1938). La semplicità dei versi si contrappone alla durezza del contenuto: le poesie propongono immagini concrete, usate come allegorie del dolore. Nella seconda raccolta, inoltre, si fa strada una nuova '''immagine femminile''', simbolo di vitalità, e compare frequentemente il motivo del mare.<ref name="Baldi242" /> Con ''Finzioni'' (1941) l'esperienza precedente viene ripensata, mentre è evidente l'influenza dell'ermetismo. Da un lato il rapporto tra parola e simbolo diventa più complesso, dall'altra Caproni sviluppa maggiore rigore per quanto riguarda la metrica dei componimenti. Inizia inoltre a utilizzare le forme del sonetto e dell'endecasillabo, che tornano nelle raccolte successive. In ''Cronistoria'' (1943) il motivo dell'amata perduta si allaccia al tema della guerra, in una fusione tra vissuto personale e storia collettiva. ''Il passaggio di Enea'' del 1956, in cui confluiscono le tre raccolte precedenti,<ref name="Ferroni1099"/> segna la conclusione di questa prima fase della produzione di Caproni. Nel ''Seme del piangere'' (1959), che raccoglie i versi composti negli anni cinquanta, il poeta arriva a far coincidere poesia e vita. In essi canta la madre morta e utilizza la poesia come mezzo per rievocare la giovinezza di lei, mostrandone la semplicità e la fragilità, attraverso una delicatezza che richiama la poesia italiana delle origini. Il ''Congedo di un viaggiatore cerimonioso & altre prosopopee'' (1965) sviluppa il tema del viaggio come immagine della solitudine e del crollo delle certezze acquisite. Il poeta sembra sfuggire al contatto con gli altri, proiettandosi nei personaggi protagonisti delle prosopopee, che con delicatezza danno voce al loro rifiuto di partecipare alla vita sociale.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p=1100 }}</ref> Dopo il ''Congedo'', i componimenti di Caproni si fanno più brevi, riducendosi spesso a una sola strofa. Tra il 1975 e il 1986 compone tre volumi nei quali presenta una serie di lettere poetiche provenienti da un mondo segnato dalla «morte di Dio»: fine dei valori religiosi, ma anche di qualsiasi significato sicuro e della stessa oggettività del mondo. Nel Sessantotto e nel movimento di liberazione che ne deriva, Caproni vede una frattura rispetto alla realtà precedente. Analizza questo mutamento attraverso continui cambiamenti di punti di vista, da cui il poeta trae una singolare gioia, mentre diminuisce l'uso dell'ironia.<ref name="Ferroni1101">{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p=1101 }}</ref> ''Il muro della terra'' (1975), il cui titolo riprende l'espressione dantesca usata per indicare il muro di Dite, descrive il limite della condizione umana. Il muro rappresenta appunto questo limite, che il poeta sa di non poter distruggere: l'io cerca quindi un Dio, che però esiste sono nella sua negazione. In questo modo il poeta finisce per confondere se stesso, la divinità e altre figure umane. ''Il franco cacciatore'' (1982) si presenta invece come una partitura musicale in cui torna sul tema della morte di Dio. L'«operetta a brani» ''Il conte di Kevenhüller'' riprende invece un curioso fatto di cronaca risalente al 1792, quando il governatore austriaco di Milano, che dà il titolo all'opera, promise una ricompensa a chiunque fosse riuscito a catturare una misteriosa belva che affliggeva le campagne lombarde. La vicenda, avvenuta a ridosso della rivoluzione francese e quindi in un periodo in cui un'intera epoca stava per giungere alla fine, offre a Caproni la possibilità di riflettere sulla ricerca della fantomatica e inafferrabile bestia, ma anche sui valori e le ossessioni della società.<ref name="Ferroni1101" /> == Vittorio Sereni == [[File:Vittorio Sereni 1975b.jpg|thumb|Vittorio Sereni a Milano nel 1975]] Nato a Luino il 27 luglio 1913 e morto a Milano il 10 febbraio 1983, Vittorio Sereni «fornisce l'immagine più equilibrata e coerente di una borghesia intellettuale progressista»,<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p=1095 }}</ref> ponendosi in linea con il razionalismo laicista e democratico lombardo, di ascendenza illuministica. Dopo gli studi a Brescia frequenta l'università a Milano, dove si laurea con una tesi su Gozzano. Nella città lombarda entra in contatto con i giovani intellettuali della rivista ''Corrente'', tra i quali ha un ruolo di guida il filosofo Antonio Banfi. Nel 1941 compare ''Frontiera'', la prima raccolta di versi, che viene poi ampliata e ripubblicata con il titolo di ''Poesie'' (1942). L'atmosfera di '''inquietudine''' che caratterizza gli ambienti lacustri e prealpini descritti nei testi rimanda alla precarietà di un mondo minacciato. Lo stesso titolo rimanda a una situazione di "confine" e al senso di incertezza che genera.<ref name="Baldi251">{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso |autore3= Mario Razetto | autore4=Giuseppe Zaccaria | opera=Moduli di letteratura | titolo=La poesia, la saggistica e la letteratura drammatica del Novecento | città=Torino |editore=Paravia | anno=2002 | pp= 251-252}}</ref> Chiamato alle armi, Sereni è inviato in Grecia e poi in Sicilia, ma dopo lo sbarco delle forze statunitensi viene catturato dagli Alleati e condotto prigioniero in Algeria e Marocco. Da questa esperienza nascono i componimenti raccolti in ''Diario d'Algeria'' (1947). Qui viene accentuata la componente diaristica già presente in ''Frontiera'', ma la chiusura espressiva derivata dall'ermetismo lascia spazio a una comunicazione più distesa. Si fa largo inoltre l'idea che si debba accettare integralmente il proprio destino e i propri limiti, senza possibilità di evasione.<ref name="Baldi251"/> Si sofferma, inoltre, sulla contraddizione tra la staticità del campo di prigionia e gli eventi che si consumano sulla scena del mondo, dove infuria la guerra.<ref name="Ferroni1096">{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p=1096 }}</ref> Nel dopoguerra Sereni riprende l'attività di insegnante interrotta allo scoppio del conflitto, quindi lavora nel settore pubblicità della Pirelli e infine diventa dirigente dell'editore Mondadori. La notorietà come poeta arriva nel 1965 con ''Gli strumenti umani'', in cui affronta i problemi sociali nell'Italia del dopoguerra, descrivendo una realtà disgregata: questa raccolta contiene anche ''Una visita in fabbrica'', una delle poesie più rappresentative della cosiddetta [[../Tra realismo e sperimentazione|letteratura industriale]]. Anche le forme espressive cambiano, e al monolinguismo si affianca un uso più duro del linguaggio, che si altera e si spezza allo scopo di esprimere la frantumazione e la desolazione in cui versa la società.<ref name="Baldi251" /> L'ultima raccolta, ''Stella variabile'' (1981), approfondisce il '''rapporto tra mondo e poesia''' e riflette sulla condizione di quest'ultima, che non può dare certezze o donare salvezza. Nella sua esperienza poetica Sereni tenta di trovare continuità con una '''tradizione umanistica''', che sia in grado di confrontarsi con il '''mondo contemporaneo''' e la '''realtà industrializzata''' del dopoguerra. Nei suoi componimenti appaiono quindi elementi provenienti dalla vita quotidiana degli anni cinquanta e sessanta: contengono riferimenti alla cultura di massa, ai fatti di cronaca, allo sport e alla vita in città. In ''Stella variabile'', Sereni sembra però giungere a soluzioni pessimiste, avvicinabili all'ultimo Montale.<ref name="Ferroni1096"/> Sereni è anche traduttore e autore di opere narrativo-diaristiche, racconti e testi di critica letteraria. Attualmente la sua intera opera poetica è stata raccolta in un volume (1995) a cura di Dante Isella, mentre le prose sono riunite in ''Le tentazioni della prosa'' (1999), curato da Giovanni Raboni. == Andrea Zanzotto == [[File:Andrea Zanzotto.jpg|thumb|Andrea Zanzotto]] Andrea Zanzotto conduce una vita appartata, lontana dai centri culturali italiani. Nasce il 10 ottobre 1921 a Pieve di Soligo, in provincia di Treviso, dove trascorre gran parte della sua vita. Fin dall'infanzia si manifestano in lui i segni della nevrosi, che lo portano a sentirsi come un ospite della vita. Inizia a insegnare ai bambini quando è ancora studente all'università di Padova, dove si laurea in lettere nel 1942. Durante la seconda guerra mondiale partecipa alla Resistenza, nelle file di Giustizia e Libertà. Dopo avere risieduto in Francia e Svizzera, torna in Italia. È professore alle scuole medie del suo paese natale fino al pensionamento. Muore a Conegliano il 18 ottobre 2011.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p= 1102}}</ref> La poesia di Andrea Zanzotto inizia da suggestioni di carattere [[../Ermetismo|ermetico]] per caratterizzarsi via via in una accentuata ricerca formale che, come dice il critico Pier Vincenzo Mengaldo,<ref>{{cita libro | autore=Pier Vincenzo Mengaldo | titolo=Poeti italiani del '900 | città=Milano | editore=Mondadori | anno=1978}}</ref> non ha niente da invidiare alle esperienze dell'[[../Sperimentalismo e neoavanguardia|avanguardia]]. {{quote|Lo sperimentalismo di Zanzotto è infatti molto diverso da quello della recente neoavanguardia per l'intrecciarsi di tale ricerca con una vasta e sofferta problematica culturale, legata anche alla percezione delle contraddizioni drammatiche e alienanti della nuova realtà industriale e consumistica.<ref>{{cita libro| autore1=Carlo Salinari | autore2=Carlo Ricci | titolo=Storia della letteratura italiana | vol=III** | città=Bari | editore=Laterza | anno=1990 | p=1026 }}</ref>}} I termini fondamentali della scrittura poetica di Zanzotto sono il soggetto, che continuamente muta il suo principio di consistenza, il linguaggio, come dimensione in cui convivono il fondamento dell'essere e quelle dei codici del sapere e della storia e il mondo, che a momenti alterni accoglie il microcosmo dell'habitat privato e le forme più alienanti della realtà contemporanea. I termini fondamentali della scrittura poetica di Zanzotto sono il soggetto, che continuamente muta il suo principio di consistenza, il linguaggio, come dimensione in cui convivono il fondamento dell'essere e quelle dei codici del sapere e della storia e il mondo, che a momenti alterni accoglie il microcosmo dell'habitat privato e le forme più alienanti della realtà contemporanea.<ref>{{cita libro | autore=Alberto Asor Rosa | titolo=Storia europea della letteratura italiana | editore=Einaudi | città=Torino | anno=2009 | vol=3: ''La letteratura della Nazione'' | p=537 }}</ref> Zanzotto prosegue la sua ricerca linguistica nelle successive raccolte ''IX Ecloghe'' (1962) e ''Il galateo in bosco'' (1978), considerate il vertice della sua produzione poetica. == Amelia Rosselli == La poesia di Amelia Rosselli è frutto di un'esperienza tra le più originali del secondo Novecento. Nata il 28 marzo 1930 a Parigi, figlia di Carlo e nipote di Nello Rosselli, entrambi esuli antifascisti, muore suicida a Roma l'11 febbraio 1996, dopo una vita trascorsa in vari paesi del mondo. È inoltre autrice di scritti in francese e inglese. Nella sua produzione si concentra sul linguaggio e sul rapporto tra io e mondo. Nel 1964 pubblica il suo primo libro, ''Variazioni belliche'', a cui seguono ''Serie ospedaliera'' (1969) e ''Documento 1966-1973'' (1976). Tema centrale è quello della guerra psichica, un conflitto con l'io, gli altri, la realtà, i sentimenti e la stessa poesia. Alla sofferenza si intrecciano poi i temi della felicità impossibile e della libertà che non perdura.<ref name="Ferroni1173">{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p= 1173}}</ref> == Alda Merini == [[File:Alda Merini.jpg|thumb|Alda Merini]] L'esperienza poetica di Alda Merini, nata a Milano il 21 marzo 1931 e morta il 1° novembre 2009, è strettamente legata alla sua biografia e alle sue sofferenze psicologiche: da queste esperienze riesce a far scaturire immagini illuminanti ed enigmatiche.<ref name="Ferroni1173" /> È autrice di liriche intense, in bilico tra l<nowiki>'</nowiki>'''afflato religioso''' e la '''tensione erotica''', elogiate da poeti come Quasimodo, Pasolini e Betocchi. In una prima fase della sua attività di poetessa pubblica le raccolte ''La presenza di Orfeo'' (1953), ''Paura di Dio'' (1955), ''Nozze romane'' (1955) e ''Tu sei Pietro'' (1961). Segue un lungo silenzio durato vent'anni: in questo periodo Alda Merini sperimenta il ricovero in manicomio, una drammatica esperienza che la poetessa racconta nel volume ''L'altra verità. Diario di una diversa'' (1986). La pubblicazione di liriche riprende negli anni ottanta, quando escono ''Destinati a morire. Poesie vecchie e nuove'' (1980), ''La Terra Santa'' (1983), ''Delirio amoroso'' (1989) e ''Vuoto d'amore'' (1991).<ref>{{cita libro | capitolo=Merini, Alda | titolo=Dizionario della letteratura italiana del Novecento | anno=1992 | editore=Einaudi | città=Torino | altri=diretto da Alberto Asor Rosa }}</ref> L'afflato mistico diventa sempre più centrale nelle ultime opere, come ''L'anima innamorata'' (2000) e ''Poema della Croce'' (2005). Tra le altre raccolte, sono di una certa importanza ''Clinica dell'abbandono'' (2003), in cui riunisce poesie degli anni novanta e nuovi componimenti, ''Nel cerchio di un pensiero (teatro per voce sola)'' (2005) e ''La carne degli angeli'' (2007).<ref>{{cita web|url=http://www.treccani.it/enciclopedia/alda-merini/|titolo=Merini, Alda|accesso=7 dicembre 2018}}</ref> == La linea lombarda == [[File:Giorgio Orelli 1994.jpg|thumb|left|Giorgio Orelli]] «Linea lombarda» è un'espressione utilizzata da Luciano Anceschi<ref>{{Cita libro| curatore=Luciano Anceschi | titolo=Linea lombarda: Sei poeti (editi e inediti di Vittorio Sereni, Roberto Rebora, Giorgio Orelli, Nelo Risi, Renzo Modesti, Luciano Erba) | città=Varese | editore=Magenta | anno=1952}} </ref> per raccogliere alcuni autori orbitanti attorno alla città di '''Milano''', i quali, legati alla tradizione della letteratura lombarda, rivolgono la loro attenzione agli oggetti, con un senso di concretezza e tensione morale. L'esigenza di moralità porta il poeta verso l<nowiki>'</nowiki>'''impegno critico''' e lo sviluppo di una coscienza umana e civile.<ref name="Baldi251" /> Il più autorevole rappresentante di questa corrente, che affonda le radici nelle poesie di [[../Giuseppe Parini|Parini]] e [[../Carlo Porta|Porta]], è indicato da Anceschi in Vittorio Sereni,<ref name="Baldi251" /> di cui abbiamo già parlato. Tra gli altri autori si ricordano: '''Giorgio Orelli''' (Airolo, 25 maggio 1921 – Bellinzona, 10 novembre 2013), il maggiore rappresentante della letteratura della Svizzera italiana, la cui poesia passa da una preferenza per la forma epigrammatica a composizioni più lunghe e complesse; '''Nelo Risi''' (Milano, 21 aprile 1920 – Roma, 17 settembre 2015), autore di una poesia civile nutrita di passione politica; '''Luciano Erba''' (Milano, 18 settembre 1922 – Milano, 3 agosto 2010), che sviluppa uno stile apparente semplice, leggibile, ma al tempo stesso raffinato e sottile; '''Bartolo Cattafi''' (Barcellona Pozzo di Gotto, 6 luglio 1922 – Milano, 13 marzo 1979), che porta il linguaggio ermetico a esiti di singolare violenza espressiva.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p= 1097}}</ref> Nei decenni successivi, nell'ambiente milanese si sviluppano esperienze in continuità con la linea lombarda, che portano a nuove forme di confronto tra realtà e poesia. Tra questi autori si ricordano '''Giancarlo Majorino''' (Milano, 7 aprile 1928 – Milano, 20 maggio 2021) e '''Giovanni Raboni''' (Milano, 22 gennaio 1932 – Fontanellato, 16 settembre 2004).<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p= 1172}}</ref> Quest'ultimo, in particolare, affronta il tema del rapporto conflittuale tra individuo e storia in raccolte come ''Le case della Veltra'' (1966), ''A tanto caro sangue'' (1988) e ''Versi guerrieri e amorosi'' (1990).<ref>{{cita libro | autore=Alberto Asor Rosa | titolo=Storia europea della letteratura italiana | editore=Einaudi | città=Torino | anno=2009 | vol=3: ''La letteratura della Nazione'' | p=592 }}</ref> == Altri poeti == Nel panorama della poesia novecentesca si riscontrano anche esempi di una diretta continuità con i modelli degli anni trenta, come in '''Maria Luisa Spaziani''' (Torino, 7 dicembre 1922 – Roma, 30 giugno 2014), la cui produzione è legata al modello montaliano, e in '''Silvio Ramat''' (Firenze, 2 ottobre 1939). Ci sono però anche esperienze difficilmente classificabili, tra le quali vanno ricordate quelle di '''Lucio Piccolo''' (Palermo, 27 ottobre 1901 – Capo d'Orlando, 26 maggio 1969), di '''Lorenzo Calogero''' (Melicuccà, 28 maggio 1910 – Melicuccà, 25 marzo 1961), di '''Angelo Maria Ripellino''' (Palermo, 4 dicembre 1923 – Roma, 21 aprile 1978).<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | pp= 1097-1098}}</ref> == La poesia dialettale == [[File:Albino_Pierro.jpg|thumb|left|Albino Pierro]] Nel corso del Novecento si sviluppa una nuova poesia dialettale, che superando i modelli del [[../Verismo|verismo]] porta a risultati molto elevati. Si tratta per lo più di autori appartati, che vengono riscoperti e valorizzati negli anni cinquanta e sessanta grazie all'impulso dato da [[../Pier Paolo Pasolini|Pasolini]]. Per questi poeti la scelta del dialetto è un modo per uscire dal movimento distruttivo della storia, dalla consunzione della lingua letteraria tradizionale, e di esprimere sentimenti autentici di cui la lingua comune non è più capace. La poesia dialettale consente quindi di recuperare il sublime attraverso una via diversa da quella battuta dalla lirica moderna.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p= 991}}</ref> All'inizio del secolo i risultati più significativi arrivano dalla Venezia Giulia, grazie ad autori come '''Virgilio Giotti''' (pseudonimo di Virgilio Schönbeck; Trieste, 15 gennaio 1885 – Trieste, 21 settembre 1957) e '''Biagio Marin''' (Grado, 29 giugno 1891 – Grado, 24 dicembre 1985). Il milanese '''Delio Tessa''' (Milano, 18 novembre 1886 – Milano, 21 settembre 1939) nelle sue poesie parla della realtà nella città lombarda, dei suoi oggetti e delle sue atmosfere. I suoi componimenti, raccolti nei volumi ''L'è el dí di mort, alegher!'' (1932) e ''De là del mur'' (1947, postumo), presentano una continua frammentazione di ritmo e linguaggio, un insieme di pezzi del mondo cittadino che finiscono per dare voce a una danza macabra. La poesia di '''Giacomo Noventa''' (pseudonimo di Giacomo Ca' Zorzi; Noventa di Piave, 31 marzo 1898 – Milano, 4 luglio 1960) ricorre al dialetto veneziano come forma di polemica contro la modernità, utilizzandolo come lingua nobile per esprimere riserve contro la sopravvalutazione delle scelte umane. È inoltre un intellettuale dotato di una vasta cultura internazionale, lontano dall'idealismo e dall'ermetismo; antifascista, fonda a Firenze ''La Riforma letteraria'' nel 1936.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p= 992}}</ref> Anche nel secondo dopoguerra si registra il ritorno al dialetto come lingua poetica, incoraggiato, come già ricordato, da Pasolini. Il dialetto continua a rappresentare una fuga dalla modernità, alla riscoperta di una realtà originaria pura, estranea alla trasformazioni dell'età industriale. In questo modo, però, il dialetto perde la sua funzione comunicativa per diventare una lingua astratta e artificiale. Tra gli autori inquadrabili in questo filone si ricordano '''Ignazio Buttitta''' (Bagheria, 19 settembre 1899 – Bagheria, 5 aprile 1997), '''Tonino Guerra''' (Santarcangelo di Romagna, 16 marzo 1920 – Santarcangelo di Romagna, 21 marzo 2012), '''Albino Pierro''' (Tursi, 19 novembre 1916 – Roma, 23 marzo 1995), '''Franco Loi''' (Genova, 21 gennaio 1930 – Milano, 4 gennaio 2021).<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | pp= 1098-1099}}</ref> == Note == <references /> {{Avanzamento|100%|25 aprile 2025}} [[Categoria:Storia della letteratura italiana|Poesia del dopoguerra]] 9jijtxwf3i791ml617uxfcjstqduk1w Storia della letteratura italiana/Sperimentalismo e neoavanguardia 0 36556 501079 490268 2026-08-20T18:00:47Z Hippias 18281 revisione 501079 wikitext text/x-wiki {{Storia della letteratura italiana|sezione=8}} Tra gli anni cinquanta e sessanta, la fine degli equilibri politici e culturali sorti dalla Resistenza determinano il passaggio dal [[../Neorealismo|neorealismo]] allo sperimentalismo e alla neoavanguardia. Gli scrittori sperimentali rifiutano i modelli letterari e i valori precostituiti, ma cercano modi espressivi nuovi, strumenti che consentano di agire sul mondo a partire da un rapporto critico con la realtà. Uno sperimentalismo in continuità con la tradizione della sinistra italiana viene proposto alla fine degli anni cinquanta dalle riviste ''Officina'' e ''Il Menabò''. La neoavanguardia degli anni sessanta cercherà invece il distacco dalle esperienze del recente passato. Queste istanze vengono portate alla luce in particolare dagli autori del [[../Gruppo 63|Gruppo 63]].<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p= 1109}}</ref> == I governi del centro-sinistra e il Sessantotto == {{vedi pedia|Centro-sinistra "organico"|Movimento del Sessantotto}} [[File:Roma68.png|left|thumb|Prime manifestazioni studentesche a Roma il 24 febbraio 1968]] Dalla metà degli anni cinquanta il mondo è diviso in due blocchi: quello occidentale, guidato dagli Stati Uniti, e quello orientale guidato dall'Unione Sovietico. A questa contrapposizione corrispondono due diversi sistemi politici ed economici, cioè il liberalismo in Occidente e il comunismo nei paesi sovietici. È l'inizio della cosiddetta '''guerra fredda''',<ref name="Garzantina518">{{cita libro| titolo=Atlante storico | collana=Le Garzantine | editore=Garzanti | città=Milano | anno=2011 | p=518 }}</ref> così chiamata perché caratterizzata da una lunga fase di tensione che però non sfocia in uno scontro militare diretto tra le due potenze. L'Italia, dal 1962, con il terzo governo Fanfani, è guidata da una coalizione di centro-sinistra, formata da Democrazia Cristiana (DC), Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI) e Partito Repubblicano Italiano (PRI), con l'appoggio condizionato del Partito Socialista Italiano (PSI). L'esecutivo vara provvedimenti come la nazionalizzazione dell'energia elettrica, la riforma dell'istruzione e la legge sulle pensioni. Nel 1963, dopo le elezioni, il segretario della DC Aldo Moro forma un nuovo governo di centro-sinistra con la partecipazione anche del PSI.<ref>{{cita libro| titolo=Atlante storico | collana=Le Garzantine | editore=Garzanti | città=Milano | anno=2011 | p=573 }}</ref> Nel 1966-1967 una proposta di riforma dell'università provoca proteste e manifestazioni negli atenei di Trento, Milano, Venezia e Torino. Sono le prime avvisaglie del Sessantotto, un vasto movimento di contestazione che, tra la fine degli anni sessanta e i primi anni settanta, interessa gli Stati Uniti e molti paesi occidentali, compresa l'Italia.<ref>{{cita libro| titolo=Atlante storico | collana=Le Garzantine | editore=Garzanti | città=Milano | anno=2011 | p=589 }}</ref> Sorto negli Stati Uniti per protestare contro la guerra del Vietnam, il Sessantotto adotta posizioni anti-autoritarie e propone una critica radicale delle istituzioni sociali, della famiglia e del mondo del lavoro. Alla base del movimento ci sono vari fattori, come lo sviluppo di una cultura giovanile di massa, la diffusione dei principi marxisti, l'attenzione verso i processi di decolonizzazione. Nel 1968 si assiste quindi a un'ondata di proteste studentesche che interessa le università e che si estende ad altre classi sociali. In Italia, in particolare, le manifestazioni degli studenti si collegano alle rivendicazioni del movimento operaio: il 1968 segna l'inizio di una più lunga fase di agitazioni sociali, che coinvolgono gli intellettuali e gli artisti.<ref>{{treccani|sessantotto_(Dizionario-di-Storia)|Sessantotto}}</ref> Anche il mondo cattolico, negli anni sessanta, conosce delle trasformazioni. Il papato di Giovanni XXIII (1958-1963) avvia un vasto processo di rinnovamento della Chiesa cattolica, che trova il suo culmine nell'indizione del concilio Vaticano II (1962-1965), che viene poi portato a termine dal suo successore, Paolo VI (1963-1978).<ref name="Garzantina518" /> == L'attività delle riviste == Sperimentalismo e neoavanguardia si intrecciano con le attività della sinistra italiana degli anni cinquanta e sessanta, che troveranno nel Sessantotto la loro esplosione. Particolarmente importante è la rivista '''''Officina''''' che, attiva tra il 1955 e il 1959, annovera tra i suoi redattori [[../Pier Paolo Pasolini|Pier Paolo Pasolini]], Francesco Leonetti e Roberto Roversi, a cui poi si aggiungono Angelo Romanò, Gianni Scalia e Franco Fortini. Gli intellettuali che la animano sono insoddisfatti dalla situazione politica italiana e polemizzano contro la tradizione novecentesca e gli ultimi esiti del neorealismo. Si propongono quindi di recuperare l'esperienza del realismo ottocentesco e di dar vita a una letteratura che si confronti con la modernità aprendosi alle sperimentazioni linguistiche, ma senza per questo tagliare i ponti con la tradizione.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | pp= 1109-1112}}</ref> Più legato alla letteratura impegnata, '''''Il Menabò''''' è fondato da [[../Elio Vittorini|Vittorini]] con la collaborazione di [[../Italo Calvino|Calvino]]. La vita della rivista dura pochi anni, dal 1959 al 1967, durante i quali vengono pubblicati dieci fascicoli; non esce con una cadenza fissa e non può nemmeno essere considerata espressione di un gruppo definito di intellettuali. Piuttosto, è stata uno strumento per verificare la possibilità di una nuova letteratura che abbia un orizzonte internazionale. Con la sua attività, ''Il Menabò'' ha stimolato il dibattito sul rapporto tra letteratura e industria, e ha ospitato i primi esperimenti della neoavanguardia.<ref name="Ferroni1112">{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p= 1112}}</ref> Le esperienze di ''Officina'' e del ''Menabò'' confluiscono, nel 1967, nella rivista '''''Il Verri''''', diretta da Luciano Anceschi. L'estetica fenomenologica di Anceschi fa sì che la rivista sia lontana dallo storicismo e dal neorealismo, e sia invece più aperta alle tecniche artistiche, alle scienze umane, alla filosofia contemporanea. Dall'esperienza del ''Verri'' nasce la raccolta ''I Novissimi. Poesia per gli anni '60'' (1961), che presenta testi di Alfredo Giuliani (curatore dell'opera), Elio Pagliarani, Edoardo Sanguineti, Nanni Balestrini e Antonio Porta. Nell'introduzione, Giuliani parla di riduzione dell'io e di schizomorfismo, e prende le distanze dalla poesia più recente, definita "neo-crepuscolare".<ref name="Ferroni1112"/> A questa esigenza, propria dei giovani intellettuali, di una maggiore presenza sulla scena culturale risponderà la formazione del Gruppo 63. == Roversi e Leonetti == All'interno del gruppo di intellettuali che animano ''Officina'', Roberto Roversi (Bologna, 28 gennaio 1923 – Bologna, 14 settembre 2012) e Francesco Leonetti (Cosenza, 27 gennaio 1924 – Milano, 17 dicembre 2017) sono i più aperti a uno sperimentalismo che si confronti con la realtà. Entrambi, inoltre, sono vicini alla sinistra marxista. Roversi, in particolare, nella raccolta ''Dopo Campoformio'' ricorre a una poesia narrativa per esprimere le speranze tradite e la corruzione della società contadina a causa dello sviluppo capitalistico. Maggiormente sperimentali sono il romanzo ''Registrazioni di eventi'' (1964) e la raccolta ''Registrazioni in atto (1963-1969)''.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | pp= 1123-1124}}</ref> Leonetti, invece, è direttore della Biblioteca Malatestiana di Cesena e poi docente di estetica all'Accademia di Brera. È più vicino alla tradizione illuministica e cerca l'adesione alla realtà attraverso la sperimentazione linguistica; si avvicina anche alla neoavanguardia e si confronta con il Gruppo 63. Esordisce come poeta negli anni quaranta, pubblicando ''Sopra una perduta estate'' (1942), a cui seguono ''Poemi'' (1952) e ''Arlecchinata'' (1955). Con il suo primo romanzo, ''Fumo, fuoco e dispetto'' (1956), dimostra una spiccata propensione per la sperimentazione letteraria, che rimane una cifra stilistica della sua produzione. Politicamente impegnato nelle file della sinistra, affronta le questioni politiche degli anni sessanta nei romanzi ''Conoscenza per errore'' (1961) e ''L'incompleto'' (1964).<ref>{{treccani|francesco-leonetti_%28Enciclopedia-Italiana%29/|LEONETTI, Francesco|autore=Giuliano Manacorda|accesso=8 dicembre 2018}}</ref> == Franco Fortini == Tra le esperienze letterarie e intellettuali più significative del secondo dopoguerra c'è quella di Franco Fortini (Firenze, 10 settembre 1917 – Milano, 28 novembre 1994). Nato con il nome Franco Lattes, figlio di padre ebreo e madre cattolica, si laurea nel 1939 in filosofia del diritto e ha rapporti con l'ambiente dell'[[../Ermetismo|ermetismo fiorentino]]. In particolare, si avvicina all'«impegno» di Noventa e Carocci, e collabora con la rivista ''Riforma letteraria'', che ospita i suoi primi scritti. Nel 1939, per sfuggire alle leggi razziali, diventa valdese e assume il cognome della madre, Emma Fortini. Nel 1943 è arruolato nell'esercito, ma l'anno seguente fugge in Svizzera, dove entra in contatto con gruppi di antifascisti e si iscrive al Partito Socialista. Tornato in Italia, si unisce alla lotta partigiana alla fine del 1944 e partecipa alle ultime fasi della Repubblica di Valdossola. Nel dopoguerra si stabilisce a Milano e collabora con il ''Politecnico'' di Vittorini e l'''Avanti!'', il quotidiano ufficiale del Partito Socialista. Funzionario presso la Olivetti tra il 1947 e il 1953, è redattore delle riviste ''Ragionamenti'' (1955-1957) e ''Officina''. Contemporaneamente, matura un atteggiamento critico verso la sinistra ufficiale e si avvicina ai movimenti giovanili del Sessantotto. Si interessa inoltre alla rivoluzione culturale cinese e segue le vicende della sinistra extra-parlamentare. Da sempre occupato a ridefinire i rapporti tra politica e letteratura, è docente di storia della critica presso l'università di Siena (dal 1971 al 1987).<ref name="Ferroni1121">{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p= 1121}}</ref> La poesia di Fortini è strettamente collegata alla sua attività politica: in entrambe mette in discussione ogni equilibrio. Tuttavia, se la politica deve confrontarsi necessariamente con il presente, la poesia vuole sottrarsi alla variabilità delle cose e si basa su un linguaggio assoluto. Nella sua produzione Fortini tende alla perfezione formale, opponendosi alle scissioni della realtà.<ref name="Ferroni1121" /> La prima raccolta, ''Foglio di via e altri versi'' (1946), risente ancora dell'ermetismo, mentre ''Poesia ed errore'' (1959) si interroga sui limiti del rapporto tra parola e realtà. In ''Una volta per sempre'' (1963) Fortini cerca una parola stabile che possa guardare al superamento del mondo contemporaneo, nell'attesa di un'apocalisse felice che porti al dissolvimento della realtà. A questa raccolta seguono ''L'ospite ingrato'' (1966) e ''Questo muro'' (1973), quest'ultimo strettamente legato alle istanze del Sessantotto.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p= 1122}}</ref> L'equilibrio che il poeta sembra avere trovato finisce per incrinarsi durante gli anni settanta. In ''Paesaggio con serpente'' si fa strada l'idea che è difficile trovare con certezza sia il significato del passato, sia il senso del futuro.<ref name="Ferroni1123">{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p= 1123}}</ref> Alla poesia Fortini ha affiancato una ricca produzione saggistica, che comprende, tra gli altri, ''Dieci inverni 1947-1957. Contributo a un discorso socialista'' (1957), ''Verifica dei poteri'' (1965) e ''Questioni di frontiera'' (1977). Come già ricordato, si è inoltre occupato anche di critica letteraria: ''Saggi italiani'' (1974) e ''Nuovi saggi italiani'' (1987).<ref name="Ferroni1123" /> == Giovanni Testori == [[File:TestoriByValerioSoffientini.jpg|thumb|Giovanni Testori]] L'opera di Giovanni Testori (Novate Milanese, 12 maggio 1923 – Milano, 16 marzo 1993), che è stato anche critico d'arte e pittore, è legata all'esperienza del neorealismo e all'esigenza di '''rappresentare la vita degli emarginati''', in particolare nelle '''periferie di Milano'''. Un certo gusto per le '''contaminazioni linguistiche''' è evidente nei racconti dei volumi ''Il ponte della Ghisolfa'' (1958) e ''La Gilda del Mac Mahon'' (1959), in cui fa uso di una lingua al tempo stesso barocca e maccheronica.<ref name="Ferroni1124">{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p= 1124}}</ref> Le due raccolte, nelle intenzioni dell'autore, avrebbero dovuto essere le prime di opere di un ciclo intitolato ''I segreti di Milano''. Questo ciclo, ideato sul modello balzachiano, non verrà tuttavia completato dall'autore, che rispetto al piano originale scriverà solamente due testi teatrali (''La Maria Brasca'' e ''L’Arialda'') e un romanzo (''Il Fabbricone'').<ref>{{cita libro|autore=Giovanni Testori|titolo=I segreti di Milano|curatore=Fulvio Panzeri|città=Milano|editore=Feltrinelli|anno=2011}}</ref> Il medesimo linguaggio sperimentale è utilizzato anche nelle sue opere teatrali, tra le quali si ricorda la trilogia composta da ''L'Ambleto'' (1972), ''Macbetto'' (1974) e ''Edipus'' (1977).<ref name="Ferroni1124" /> Diviso tra l'adesione al cattolicesimo (che negli ultimi anni della sua vita si farà sempre più forte) e la propensione verso la sensualità, Testori dà voce a questa personale scissione attraverso uno stile fortemente espressionista, nel quale, come suggerisce Asor Rosa, è possibile osservare la fine del neorealismo per «eccesso» di ricerca linguistica.<ref>{{cita libro | autore=Alberto Asor Rosa | titolo=Storia europea della letteratura italiana | editore=Einaudi | città=Torino | anno=2009 | vol=3: ''La letteratura della Nazione'' | p=512 }}</ref> == Stefano D'Arrigo == La produzione letteraria di Stefano D'Arrigo (Alì Terme, 15 ottobre 1919 – Roma, 2 maggio 1992) si caratterizza per un '''espressionismo''' tendente verso il '''mito pagano'''.<ref name="Ferroni1124"/> Critico d'arte, ha pubblicato nel 1957 la raccolta di poesie ''Codice siciliano'', in cui prevale recupera immagini e miti della tradizione siciliana, generando un'atmosfera magica. Il libro susciterà grande interesse nella critica e sarà pubblicato da Vittorini, con il titolo ''I giorni della fera'', sul ''Menabò'' n. 3, nel 1960.<ref name="DArrigo-Treccani">{{cita web|url=http://www.treccani.it/enciclopedia/stefano-d-arrigo_%28Enciclopedia-Italiana%29/|titolo= D'ARRIGO, Stefano|accesso=8 dicembre 2018|autore=Valeria Della Valle|opera=Enciclopedia Italiana - V Appendice (1991)}}</ref> La sua opera più famosa è però il romanzo ''Horcynus Orca'', a cui dedicò vent'anni di lavoro. Come scrive Ferroni, il libro è allo stesso tempo un ritorno alle origini, un viaggio di riconoscimento e un'apocalisse.<ref name="Ferroni1124"/> L'opera parla del ritorno in Sicilia del marinaio 'Ndrja Cambria dopo il 1943. Il protagonista incorre così in varie visioni fantastiche, fino all'incontro con la feroce orca in agguato nello stretto di Messina. Come Joyce prima di lui, D'Arrigo recupera e reinventa il mito di Ulisse, variando continuamente stili e registri. Il suo è un '''plurilinguismo''' che mescola il dialetto siciliano con arcaismi, preziosismi e neologismi. Uno stile estremamente personale e inedito, che ha diviso i critici sul giudizio da dare all'opera.<ref name="DArrigo-Treccani" /> Più semplice è invece il linguaggio usato nel romanzo successivo, ''Cima delle nobildonne'' (1985), in cui costruisce un racconto fantastico e ironico. == Antonio Pizzuto == Antonio Pizzuto, nato a Palermo il 14 maggio 1893 e morto a Roma il 23 novembre 1976, fa carriera nella pubblica sicurezza, diventando vicequestore e vicepresidente della Commissione Internazionale di Polizia Criminale.<ref>{{cita libro | capitolo=Pizzuto, Antonio | titolo=Dizionario della letteratura italiana del Novecento | anno=1992 | editore=Einaudi | città=Torino | altri=diretto da Alberto Asor Rosa }}</ref> Negli anni della maturità si occupa di letteratura, pubblicando libri sotto pseudonimo. Esordisce nel 1956 con il romanzo ''Signorina Rosina'', a cui seguono ''Si riparano bambole'' (1960), ''Ravenna'' (1962) e le ultime, complesse, opere: ''Paginette'' (1364), ''Sinfonia'' (1966), ''Testamento'' (1969), ''Pagelle I'' (1973), ''Pagelle II'' (1964), ''Ultime e penultime'' (1978). La sua narrativa si concentra sulla complessità del reale, dedicando un'ossessiva attenzione agli oggetti, siano essi materiali o mentali. Nelle sue opere si immerge nel pullulare della realtà e delle parole, e dietro alla trama lascia trasparire motivazioni filosofiche.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | pp= 1124-1125}}</ref> Pizzutto è una figura di letterato atipico, che però partecipa allo sperimentalismo e subisce l'influenza dei grandi della letteratura europea, e in particolare Joyce e Proust, evidente nella sua ricerca di '''nuove strutture narrative e linguistiche'''.<ref>{{cita libro | autore=Alberto Asor Rosa | titolo=Storia europea della letteratura italiana | editore=Einaudi | città=Torino | anno=2009 | vol=3: ''La letteratura della Nazione'' | p=524 }}</ref> == Luigi Meneghello == Luigi Meneghello (Malo, 16 febbraio 1922 – Thiene, 26 giugno 2007) è stato autore di una sperimentazione tutta personale. Scrittore appartato, ha partecipato alla Resistenza ed è stato docente di italiano all'università di Reading, in Inghilterra. Il fatto di aver vissuto lontano dall'Italia negli anni cinquanta lo ha portato ad avvertire con maggiore acutezza le trasformazioni avvenute nella società di provincia, e in particolare di quella veneta da cui proveniva. Da queste osservazioni nasce il suo romanzo più famoso, ''Libera nos a Malo'' (1963), in cui racconta della storia recente del suo paese, Malo (in provincia di Vicenza), ma anche della sua infanzia e del mondo contadino in cui è cresciuto. Meneghello in particolare si dimostra attento alle '''forme dialettali''' e al loro rapporto con la lingua nazionale. Il romanzo è però venato anche di un leggero umorismo, con cui descrive i personaggi e la vita quotidiana del piccolo villaggio di campagna.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p= 1125}}</ref> ''I piccoli maestri'' (1964), in cui ricostruisce la sua partecipazione alla guerra partigiana. Qui Meneghello ricorre a un linguaggio colloquiale, allo scopo di riportare l'evento eccezionale della guerra su un piano di quotidianità e banalità.</ref>{{cita libro | autore=Alberto Asor Rosa | titolo=Storia europea della letteratura italiana | editore=Einaudi | città=Torino | anno=2009 | vol=3: ''La letteratura della Nazione'' | p=426 }}</ref> Tra le sue opere successive si ricordano ''Pomo Pero'' (1974), ''Fiori italiani'' (1976) e ''Bausète'' (1988). == Note == <references /> {{Avanzamento|100%|20 agosto 2026}} [[Categoria:Storia della letteratura italiana|Sperimentalismo e neoavanguardia]] amn1fe2xs2pgshm6j2filvdr7u97064 501087 501079 2026-08-21T10:44:24Z Hippias 18281 revisione 501087 wikitext text/x-wiki {{Storia della letteratura italiana|sezione=8}} Tra gli anni cinquanta e sessanta, la fine degli equilibri politici e culturali sorti dalla Resistenza determinano il passaggio dal [[../Neorealismo|neorealismo]] allo sperimentalismo e alla neoavanguardia. Gli scrittori sperimentali rifiutano i modelli letterari e i valori precostituiti, ma cercano modi espressivi nuovi, strumenti che consentano di agire sul mondo a partire da un rapporto critico con la realtà. Uno sperimentalismo in continuità con la tradizione della sinistra italiana viene proposto alla fine degli anni cinquanta dalle riviste ''Officina'' e ''Il Menabò''. La neoavanguardia degli anni sessanta cercherà invece il distacco dalle esperienze del recente passato. Queste istanze vengono portate alla luce in particolare dagli autori del [[../Gruppo 63|Gruppo 63]].<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p= 1109}}</ref> == I governi del centro-sinistra e il Sessantotto == {{vedi pedia|Centro-sinistra "organico"|Movimento del Sessantotto}} [[File:Roma68.png|left|thumb|Prime manifestazioni studentesche a Roma il 24 febbraio 1968]] Dalla metà degli anni cinquanta il mondo è diviso in due blocchi: quello occidentale, guidato dagli Stati Uniti, e quello orientale guidato dall'Unione Sovietico. A questa contrapposizione corrispondono due diversi sistemi politici ed economici, cioè il liberalismo in Occidente e il comunismo nei paesi sovietici. È l'inizio della cosiddetta '''guerra fredda''',<ref name="Garzantina518">{{cita libro| titolo=Atlante storico | collana=Le Garzantine | editore=Garzanti | città=Milano | anno=2011 | p=518 }}</ref> così chiamata perché caratterizzata da una lunga fase di tensione che però non sfocia in uno scontro militare diretto tra le due potenze. L'Italia, dal 1962, con il terzo governo Fanfani, è guidata da una coalizione di centro-sinistra, formata da Democrazia Cristiana (DC), Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI) e Partito Repubblicano Italiano (PRI), con l'appoggio condizionato del Partito Socialista Italiano (PSI). L'esecutivo vara provvedimenti come la nazionalizzazione dell'energia elettrica, la riforma dell'istruzione e la legge sulle pensioni. Nel 1963, dopo le elezioni, il segretario della DC Aldo Moro forma un nuovo governo di centro-sinistra con la partecipazione anche del PSI.<ref>{{cita libro| titolo=Atlante storico | collana=Le Garzantine | editore=Garzanti | città=Milano | anno=2011 | p=573 }}</ref> Nel 1966-1967 una proposta di riforma dell'università provoca proteste e manifestazioni negli atenei di Trento, Milano, Venezia e Torino. Sono le prime avvisaglie del Sessantotto, un vasto movimento di contestazione che, tra la fine degli anni sessanta e i primi anni settanta, interessa gli Stati Uniti e molti paesi occidentali, compresa l'Italia.<ref>{{cita libro| titolo=Atlante storico | collana=Le Garzantine | editore=Garzanti | città=Milano | anno=2011 | p=589 }}</ref> Sorto negli Stati Uniti per protestare contro la guerra del Vietnam, il Sessantotto adotta posizioni anti-autoritarie e propone una critica radicale delle istituzioni sociali, della famiglia e del mondo del lavoro. Alla base del movimento ci sono vari fattori, come lo sviluppo di una cultura giovanile di massa, la diffusione dei principi marxisti, l'attenzione verso i processi di decolonizzazione. Nel 1968 si assiste quindi a un'ondata di proteste studentesche che interessa le università e che si estende ad altre classi sociali. In Italia, in particolare, le manifestazioni degli studenti si collegano alle rivendicazioni del movimento operaio: il 1968 segna l'inizio di una più lunga fase di agitazioni sociali, che coinvolgono gli intellettuali e gli artisti.<ref>{{treccani|sessantotto_(Dizionario-di-Storia)|Sessantotto}}</ref> Anche il mondo cattolico, negli anni sessanta, conosce delle trasformazioni. Il papato di Giovanni XXIII (1958-1963) avvia un vasto processo di rinnovamento della Chiesa cattolica, che trova il suo culmine nell'indizione del concilio Vaticano II (1962-1965), che viene poi portato a termine dal suo successore, Paolo VI (1963-1978).<ref name="Garzantina518" /> == L'attività delle riviste == Sperimentalismo e neoavanguardia si intrecciano con le attività della sinistra italiana degli anni cinquanta e sessanta, che troveranno nel Sessantotto la loro esplosione. Particolarmente importante è la rivista '''''Officina''''' che, attiva tra il 1955 e il 1959, annovera tra i suoi redattori [[../Pier Paolo Pasolini|Pier Paolo Pasolini]], Francesco Leonetti e Roberto Roversi, a cui poi si aggiungono Angelo Romanò, Gianni Scalia e Franco Fortini. Gli intellettuali che la animano sono insoddisfatti dalla situazione politica italiana e polemizzano contro la tradizione novecentesca e gli ultimi esiti del neorealismo. Si propongono quindi di recuperare l'esperienza del realismo ottocentesco e di dar vita a una letteratura che si confronti con la modernità aprendosi alle sperimentazioni linguistiche, ma senza per questo tagliare i ponti con la tradizione.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | pp= 1109-1112}}</ref> Più legato alla letteratura impegnata, '''''Il Menabò''''' è fondato da [[../Elio Vittorini|Vittorini]] con la collaborazione di [[../Italo Calvino|Calvino]]. La vita della rivista dura pochi anni, dal 1959 al 1967, durante i quali vengono pubblicati dieci fascicoli; non esce con una cadenza fissa e non può nemmeno essere considerata espressione di un gruppo definito di intellettuali. Piuttosto, è stata uno strumento per verificare la possibilità di una nuova letteratura che abbia un orizzonte internazionale. Con la sua attività, ''Il Menabò'' ha stimolato il dibattito sul rapporto tra letteratura e industria, e ha ospitato i primi esperimenti della neoavanguardia.<ref name="Ferroni1112">{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p= 1112}}</ref> Le esperienze di ''Officina'' e del ''Menabò'' confluiscono, nel 1967, nella rivista '''''Il Verri''''', diretta da Luciano Anceschi. L'estetica fenomenologica di Anceschi fa sì che la rivista sia lontana dallo storicismo e dal neorealismo, e sia invece più aperta alle tecniche artistiche, alle scienze umane, alla filosofia contemporanea. Dall'esperienza del ''Verri'' nasce la raccolta ''I Novissimi. Poesia per gli anni '60'' (1961), che presenta testi di Alfredo Giuliani (curatore dell'opera), Elio Pagliarani, Edoardo Sanguineti, Nanni Balestrini e Antonio Porta. Nell'introduzione, Giuliani parla di riduzione dell'io e di schizomorfismo, e prende le distanze dalla poesia più recente, definita "neo-crepuscolare".<ref name="Ferroni1112"/> A questa esigenza, propria dei giovani intellettuali, di una maggiore presenza sulla scena culturale risponderà la formazione del Gruppo 63. == Roversi e Leonetti == All'interno del gruppo di intellettuali che animano ''Officina'', Roberto Roversi (Bologna, 28 gennaio 1923 – Bologna, 14 settembre 2012) e Francesco Leonetti (Cosenza, 27 gennaio 1924 – Milano, 17 dicembre 2017) sono i più aperti a uno sperimentalismo che si confronti con la realtà. Entrambi, inoltre, sono vicini alla sinistra marxista. Roversi, in particolare, nella raccolta ''Dopo Campoformio'' ricorre a una poesia narrativa per esprimere le speranze tradite e la corruzione della società contadina a causa dello sviluppo capitalistico. Maggiormente sperimentali sono il romanzo ''Registrazioni di eventi'' (1964) e la raccolta ''Registrazioni in atto (1963-1969)''.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | pp= 1123-1124}}</ref> Leonetti, invece, è direttore della Biblioteca Malatestiana di Cesena e poi docente di estetica all'Accademia di Brera. È più vicino alla tradizione illuministica e cerca l'adesione alla realtà attraverso la sperimentazione linguistica; si avvicina anche alla neoavanguardia e si confronta con il Gruppo 63. Esordisce come poeta negli anni quaranta, pubblicando ''Sopra una perduta estate'' (1942), a cui seguono ''Poemi'' (1952) e ''Arlecchinata'' (1955). Con il suo primo romanzo, ''Fumo, fuoco e dispetto'' (1956), dimostra una spiccata propensione per la sperimentazione letteraria, che rimane una cifra stilistica della sua produzione. Politicamente impegnato nelle file della sinistra, affronta le questioni politiche degli anni sessanta nei romanzi ''Conoscenza per errore'' (1961) e ''L'incompleto'' (1964).<ref>{{treccani|francesco-leonetti_%28Enciclopedia-Italiana%29/|LEONETTI, Francesco|autore=Giuliano Manacorda|accesso=8 dicembre 2018}}</ref> == Franco Fortini == Tra le esperienze letterarie e intellettuali più significative del secondo dopoguerra c'è quella di Franco Fortini (Firenze, 10 settembre 1917 – Milano, 28 novembre 1994). Nato con il nome Franco Lattes, figlio di padre ebreo e madre cattolica, si laurea nel 1939 in filosofia del diritto e ha rapporti con l'ambiente dell'[[../Ermetismo|ermetismo fiorentino]]. In particolare, si avvicina all'«impegno» di Noventa e Carocci, e collabora con la rivista ''Riforma letteraria'', che ospita i suoi primi scritti. Nel 1939, per sfuggire alle leggi razziali, diventa valdese e assume il cognome della madre, Emma Fortini. Nel 1943 è arruolato nell'esercito, ma l'anno seguente fugge in Svizzera, dove entra in contatto con gruppi di antifascisti e si iscrive al Partito Socialista. Tornato in Italia, si unisce alla lotta partigiana alla fine del 1944 e partecipa alle ultime fasi della Repubblica di Valdossola. Nel dopoguerra si stabilisce a Milano e collabora con il ''Politecnico'' di Vittorini e l'''Avanti!'', il quotidiano ufficiale del Partito Socialista. Funzionario presso la Olivetti tra il 1947 e il 1953, è redattore delle riviste ''Ragionamenti'' (1955-1957) e ''Officina''. Contemporaneamente, matura un atteggiamento critico verso la sinistra ufficiale e si avvicina ai movimenti giovanili del Sessantotto. Si interessa inoltre alla rivoluzione culturale cinese e segue le vicende della sinistra extra-parlamentare. Da sempre occupato a ridefinire i rapporti tra politica e letteratura, è docente di storia della critica presso l'università di Siena (dal 1971 al 1987).<ref name="Ferroni1121">{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p= 1121}}</ref> La poesia di Fortini è strettamente collegata alla sua attività politica: in entrambe mette in discussione ogni equilibrio. Tuttavia, se la politica deve confrontarsi necessariamente con il presente, la poesia vuole sottrarsi alla variabilità delle cose e si basa su un linguaggio assoluto. Nella sua produzione Fortini tende alla perfezione formale, opponendosi alle scissioni della realtà.<ref name="Ferroni1121" /> La prima raccolta, ''Foglio di via e altri versi'' (1946), risente ancora dell'ermetismo, mentre ''Poesia ed errore'' (1959) si interroga sui limiti del rapporto tra parola e realtà. In ''Una volta per sempre'' (1963) Fortini cerca una parola stabile che possa guardare al superamento del mondo contemporaneo, nell'attesa di un'apocalisse felice che porti al dissolvimento della realtà. A questa raccolta seguono ''L'ospite ingrato'' (1966) e ''Questo muro'' (1973), quest'ultimo strettamente legato alle istanze del Sessantotto.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p= 1122}}</ref> L'equilibrio che il poeta sembra avere trovato finisce per incrinarsi durante gli anni settanta. In ''Paesaggio con serpente'' si fa strada l'idea che è difficile trovare con certezza sia il significato del passato, sia il senso del futuro.<ref name="Ferroni1123">{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p= 1123}}</ref> Alla poesia Fortini ha affiancato una ricca produzione saggistica, che comprende, tra gli altri, ''Dieci inverni 1947-1957. Contributo a un discorso socialista'' (1957), ''Verifica dei poteri'' (1965) e ''Questioni di frontiera'' (1977). Come già ricordato, si è inoltre occupato anche di critica letteraria: ''Saggi italiani'' (1974) e ''Nuovi saggi italiani'' (1987).<ref name="Ferroni1123" /> == Giovanni Testori == [[File:TestoriByValerioSoffientini.jpg|thumb|Giovanni Testori]] L'opera di Giovanni Testori (Novate Milanese, 12 maggio 1923 – Milano, 16 marzo 1993), che è anche critico d'arte e pittore, è legata all'esperienza del neorealismo e all'esigenza di '''rappresentare la vita degli emarginati''', in particolare nelle '''periferie di Milano'''. Un certo gusto per le '''contaminazioni linguistiche''' è evidente nei racconti dei volumi ''Il ponte della Ghisolfa'' (1958) e ''La Gilda del Mac Mahon'' (1959), in cui usa una lingua al tempo stesso barocca e maccheronica.<ref name="Ferroni1124">{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p= 1124}}</ref> Le due raccolte, nelle intenzioni dell'autore, avrebbero dovuto essere le prime parti di un ciclo intitolato ''I segreti di Milano''. Questo ciclo, ideato sul modello balzachiano, tuttavia non viene completato dall'autore, che rispetto al piano originale scrive solamente due testi teatrali (''La Maria Brasca'' e ''L’Arialda'') e un romanzo (''Il Fabbricone'').<ref>{{cita libro|autore=Giovanni Testori|titolo=I segreti di Milano|curatore=Fulvio Panzeri|città=Milano|editore=Feltrinelli|anno=2011}}</ref> Testori usa il medesimo linguaggio sperimentale anche nelle sue opere teatrali, tra le quali si ricorda la trilogia composta da ''L'Ambleto'' (1972), ''Macbetto'' (1974) e ''Edipus'' (1977).<ref name="Ferroni1124" /> Diviso tra l'adesione al cattolicesimo (che negli ultimi anni della sua vita si fa sempre più forte) e la propensione verso la sensualità, Testori dà voce a questa personale scissione attraverso uno stile fortemente espressionista, nel quale, come suggerisce Asor Rosa, è possibile osservare la fine del neorealismo per «eccesso» di ricerca linguistica.<ref>{{cita libro | autore=Alberto Asor Rosa | titolo=Storia europea della letteratura italiana | editore=Einaudi | città=Torino | anno=2009 | vol=3: ''La letteratura della Nazione'' | p=512 }}</ref> == Stefano D'Arrigo == La produzione letteraria di Stefano D'Arrigo (Alì Terme, 15 ottobre 1919 – Roma, 2 maggio 1992) si caratterizza per un '''espressionismo''' che tende verso il '''mito pagano'''.<ref name="Ferroni1124"/> Critico d'arte, pubblica nel 1957 la raccolta di poesie ''Codice siciliano'', in cui recupera immagini e miti della tradizione siciliana, generando un'atmosfera magica. Il libro suscita grande interesse nella critica e viene pubblicato da Vittorini con il titolo ''I giorni della fera'', sul ''Menabò'' n. 3, nel 1960.<ref name="DArrigo-Treccani">{{treccani|stefano-d-arrigo_%28Enciclopedia-Italiana%29|D'ARRIGO, Stefano|accesso=8 dicembre 2018|autore=Valeria Della Valle}}</ref> La sua opera più famosa è però il romanzo ''Horcynus Orca'' (1975), a cui dedica vent'anni di lavoro. Come scrive Ferroni, il libro è allo stesso tempo un ritorno alle origini, un viaggio di riconoscimento e un'apocalisse.<ref name="Ferroni1124"/> L'opera parla del ritorno in Sicilia del marinaio 'Ndrja Cambria dopo il 1943. Il protagonista ha delle visioni fantastiche, fino all'incontro con la feroce orca in agguato nello stretto di Messina. Come Joyce prima di lui, D'Arrigo recupera e reinventa il mito di Ulisse, variando continuamente stili e registri. Il suo è un '''plurilinguismo''' che mescola il dialetto siciliano con arcaismi, preziosismi e neologismi. Uno stile estremamente personale e inedito, che ha diviso i critici sul giudizio da dare all'opera.<ref name="DArrigo-Treccani" /> Più semplice è invece il linguaggio usato nel romanzo successivo, ''Cima delle nobildonne'' (1985), in cui costruisce un racconto fantastico e ironico. == Antonio Pizzuto == Antonio Pizzuto, nato a Palermo il 14 maggio 1893 e morto a Roma il 23 novembre 1976, fa carriera nella pubblica sicurezza, diventando vicequestore e vicepresidente della Commissione Internazionale di Polizia Criminale.<ref>{{cita libro | capitolo=Pizzuto, Antonio | titolo=Dizionario della letteratura italiana del Novecento | anno=1992 | editore=Einaudi | città=Torino | altri=diretto da Alberto Asor Rosa }}</ref> Negli anni della maturità si occupa di letteratura e pubblica libri sotto pseudonimo. Esordisce nel 1956 con il romanzo ''Signorina Rosina'', a cui seguono ''Si riparano bambole'' (1960), ''Ravenna'' (1962) e le ultime, complesse, opere: ''Paginette'' (1364), ''Sinfonia'' (1966), ''Testamento'' (1969), ''Pagelle I'' (1973), ''Pagelle II'' (1964), ''Ultime e penultime'' (1978). La sua narrativa si concentra sulla complessità del reale, dedicando un'ossessiva attenzione agli oggetti, siano essi materiali o mentali. Nelle sue opere si immerge nel pullulare della realtà e delle parole, e dietro alla trama lascia trasparire motivazioni filosofiche.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | pp= 1124-1125}}</ref> Pizzutto è una figura di letterato atipico, che però partecipa allo sperimentalismo e subisce l'influenza dei grandi della letteratura europea, e in particolare Joyce e Proust, evidente nella sua ricerca di '''nuove strutture narrative e linguistiche'''.<ref>{{cita libro | autore=Alberto Asor Rosa | titolo=Storia europea della letteratura italiana | editore=Einaudi | città=Torino | anno=2009 | vol=3: ''La letteratura della Nazione'' | p=524 }}</ref> == Luigi Meneghello == Luigi Meneghello (Malo, 16 febbraio 1922 – Thiene, 26 giugno 2007) è stato autore di una sperimentazione tutta personale. Scrittore appartato, ha partecipato alla Resistenza ed è stato docente di italiano all'università di Reading, in Inghilterra. Il fatto di aver vissuto lontano dall'Italia negli anni cinquanta, lo ha portato ad avvertire con maggiore acutezza le trasformazioni avvenute nella società di provincia, e in particolare di quella veneta da cui proviene. Da queste osservazioni nasce il suo romanzo più famoso, ''Libera nos a Malo'' (1963), in cui racconta la storia recente del suo paese, Malo (in provincia di Vicenza), ma anche la sua infanzia e il mondo contadino in cui è cresciuto. Meneghello in particolare si dimostra attento alle '''forme dialettali''' e al loro rapporto con la lingua nazionale. Il romanzo è però venato anche di un leggero umorismo, con cui descrive i personaggi e la vita quotidiana del piccolo villaggio di campagna.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p= 1125}}</ref> ''I piccoli maestri'' (1964), in cui Meneghelo ricostruisce la sua partecipazione alla guerra partigiana, usa invece linguaggio colloquiale, allo scopo di riportare l'evento eccezionale della guerra su un piano di quotidianità e banalità.</ref>{{cita libro | autore=Alberto Asor Rosa | titolo=Storia europea della letteratura italiana | editore=Einaudi | città=Torino | anno=2009 | vol=3: ''La letteratura della Nazione'' | p=426 }}</ref> Tra le sue opere successive si ricordano ''Pomo Pero'' (1974), ''Fiori italiani'' (1976) e ''Bausète'' (1988). == Note == <references /> {{Avanzamento|100%|20 agosto 2026}} [[Categoria:Storia della letteratura italiana|Sperimentalismo e neoavanguardia]] 5q9s0hvj2hp8uhsk5gnspumgoeypdx1 501088 501087 2026-08-21T10:46:55Z Hippias 18281 /* Luigi Meneghello */ +img 501088 wikitext text/x-wiki {{Storia della letteratura italiana|sezione=8}} Tra gli anni cinquanta e sessanta, la fine degli equilibri politici e culturali sorti dalla Resistenza determinano il passaggio dal [[../Neorealismo|neorealismo]] allo sperimentalismo e alla neoavanguardia. Gli scrittori sperimentali rifiutano i modelli letterari e i valori precostituiti, ma cercano modi espressivi nuovi, strumenti che consentano di agire sul mondo a partire da un rapporto critico con la realtà. Uno sperimentalismo in continuità con la tradizione della sinistra italiana viene proposto alla fine degli anni cinquanta dalle riviste ''Officina'' e ''Il Menabò''. La neoavanguardia degli anni sessanta cercherà invece il distacco dalle esperienze del recente passato. Queste istanze vengono portate alla luce in particolare dagli autori del [[../Gruppo 63|Gruppo 63]].<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p= 1109}}</ref> == I governi del centro-sinistra e il Sessantotto == {{vedi pedia|Centro-sinistra "organico"|Movimento del Sessantotto}} [[File:Roma68.png|left|thumb|Prime manifestazioni studentesche a Roma il 24 febbraio 1968]] Dalla metà degli anni cinquanta il mondo è diviso in due blocchi: quello occidentale, guidato dagli Stati Uniti, e quello orientale guidato dall'Unione Sovietico. A questa contrapposizione corrispondono due diversi sistemi politici ed economici, cioè il liberalismo in Occidente e il comunismo nei paesi sovietici. È l'inizio della cosiddetta '''guerra fredda''',<ref name="Garzantina518">{{cita libro| titolo=Atlante storico | collana=Le Garzantine | editore=Garzanti | città=Milano | anno=2011 | p=518 }}</ref> così chiamata perché caratterizzata da una lunga fase di tensione che però non sfocia in uno scontro militare diretto tra le due potenze. L'Italia, dal 1962, con il terzo governo Fanfani, è guidata da una coalizione di centro-sinistra, formata da Democrazia Cristiana (DC), Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI) e Partito Repubblicano Italiano (PRI), con l'appoggio condizionato del Partito Socialista Italiano (PSI). L'esecutivo vara provvedimenti come la nazionalizzazione dell'energia elettrica, la riforma dell'istruzione e la legge sulle pensioni. Nel 1963, dopo le elezioni, il segretario della DC Aldo Moro forma un nuovo governo di centro-sinistra con la partecipazione anche del PSI.<ref>{{cita libro| titolo=Atlante storico | collana=Le Garzantine | editore=Garzanti | città=Milano | anno=2011 | p=573 }}</ref> Nel 1966-1967 una proposta di riforma dell'università provoca proteste e manifestazioni negli atenei di Trento, Milano, Venezia e Torino. Sono le prime avvisaglie del Sessantotto, un vasto movimento di contestazione che, tra la fine degli anni sessanta e i primi anni settanta, interessa gli Stati Uniti e molti paesi occidentali, compresa l'Italia.<ref>{{cita libro| titolo=Atlante storico | collana=Le Garzantine | editore=Garzanti | città=Milano | anno=2011 | p=589 }}</ref> Sorto negli Stati Uniti per protestare contro la guerra del Vietnam, il Sessantotto adotta posizioni anti-autoritarie e propone una critica radicale delle istituzioni sociali, della famiglia e del mondo del lavoro. Alla base del movimento ci sono vari fattori, come lo sviluppo di una cultura giovanile di massa, la diffusione dei principi marxisti, l'attenzione verso i processi di decolonizzazione. Nel 1968 si assiste quindi a un'ondata di proteste studentesche che interessa le università e che si estende ad altre classi sociali. In Italia, in particolare, le manifestazioni degli studenti si collegano alle rivendicazioni del movimento operaio: il 1968 segna l'inizio di una più lunga fase di agitazioni sociali, che coinvolgono gli intellettuali e gli artisti.<ref>{{treccani|sessantotto_(Dizionario-di-Storia)|Sessantotto}}</ref> Anche il mondo cattolico, negli anni sessanta, conosce delle trasformazioni. Il papato di Giovanni XXIII (1958-1963) avvia un vasto processo di rinnovamento della Chiesa cattolica, che trova il suo culmine nell'indizione del concilio Vaticano II (1962-1965), che viene poi portato a termine dal suo successore, Paolo VI (1963-1978).<ref name="Garzantina518" /> == L'attività delle riviste == Sperimentalismo e neoavanguardia si intrecciano con le attività della sinistra italiana degli anni cinquanta e sessanta, che troveranno nel Sessantotto la loro esplosione. Particolarmente importante è la rivista '''''Officina''''' che, attiva tra il 1955 e il 1959, annovera tra i suoi redattori [[../Pier Paolo Pasolini|Pier Paolo Pasolini]], Francesco Leonetti e Roberto Roversi, a cui poi si aggiungono Angelo Romanò, Gianni Scalia e Franco Fortini. Gli intellettuali che la animano sono insoddisfatti dalla situazione politica italiana e polemizzano contro la tradizione novecentesca e gli ultimi esiti del neorealismo. Si propongono quindi di recuperare l'esperienza del realismo ottocentesco e di dar vita a una letteratura che si confronti con la modernità aprendosi alle sperimentazioni linguistiche, ma senza per questo tagliare i ponti con la tradizione.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | pp= 1109-1112}}</ref> Più legato alla letteratura impegnata, '''''Il Menabò''''' è fondato da [[../Elio Vittorini|Vittorini]] con la collaborazione di [[../Italo Calvino|Calvino]]. La vita della rivista dura pochi anni, dal 1959 al 1967, durante i quali vengono pubblicati dieci fascicoli; non esce con una cadenza fissa e non può nemmeno essere considerata espressione di un gruppo definito di intellettuali. Piuttosto, è stata uno strumento per verificare la possibilità di una nuova letteratura che abbia un orizzonte internazionale. Con la sua attività, ''Il Menabò'' ha stimolato il dibattito sul rapporto tra letteratura e industria, e ha ospitato i primi esperimenti della neoavanguardia.<ref name="Ferroni1112">{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p= 1112}}</ref> Le esperienze di ''Officina'' e del ''Menabò'' confluiscono, nel 1967, nella rivista '''''Il Verri''''', diretta da Luciano Anceschi. L'estetica fenomenologica di Anceschi fa sì che la rivista sia lontana dallo storicismo e dal neorealismo, e sia invece più aperta alle tecniche artistiche, alle scienze umane, alla filosofia contemporanea. Dall'esperienza del ''Verri'' nasce la raccolta ''I Novissimi. Poesia per gli anni '60'' (1961), che presenta testi di Alfredo Giuliani (curatore dell'opera), Elio Pagliarani, Edoardo Sanguineti, Nanni Balestrini e Antonio Porta. Nell'introduzione, Giuliani parla di riduzione dell'io e di schizomorfismo, e prende le distanze dalla poesia più recente, definita "neo-crepuscolare".<ref name="Ferroni1112"/> A questa esigenza, propria dei giovani intellettuali, di una maggiore presenza sulla scena culturale risponderà la formazione del Gruppo 63. == Roversi e Leonetti == All'interno del gruppo di intellettuali che animano ''Officina'', Roberto Roversi (Bologna, 28 gennaio 1923 – Bologna, 14 settembre 2012) e Francesco Leonetti (Cosenza, 27 gennaio 1924 – Milano, 17 dicembre 2017) sono i più aperti a uno sperimentalismo che si confronti con la realtà. Entrambi, inoltre, sono vicini alla sinistra marxista. Roversi, in particolare, nella raccolta ''Dopo Campoformio'' ricorre a una poesia narrativa per esprimere le speranze tradite e la corruzione della società contadina a causa dello sviluppo capitalistico. Maggiormente sperimentali sono il romanzo ''Registrazioni di eventi'' (1964) e la raccolta ''Registrazioni in atto (1963-1969)''.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | pp= 1123-1124}}</ref> Leonetti, invece, è direttore della Biblioteca Malatestiana di Cesena e poi docente di estetica all'Accademia di Brera. È più vicino alla tradizione illuministica e cerca l'adesione alla realtà attraverso la sperimentazione linguistica; si avvicina anche alla neoavanguardia e si confronta con il Gruppo 63. Esordisce come poeta negli anni quaranta, pubblicando ''Sopra una perduta estate'' (1942), a cui seguono ''Poemi'' (1952) e ''Arlecchinata'' (1955). Con il suo primo romanzo, ''Fumo, fuoco e dispetto'' (1956), dimostra una spiccata propensione per la sperimentazione letteraria, che rimane una cifra stilistica della sua produzione. Politicamente impegnato nelle file della sinistra, affronta le questioni politiche degli anni sessanta nei romanzi ''Conoscenza per errore'' (1961) e ''L'incompleto'' (1964).<ref>{{treccani|francesco-leonetti_%28Enciclopedia-Italiana%29/|LEONETTI, Francesco|autore=Giuliano Manacorda|accesso=8 dicembre 2018}}</ref> == Franco Fortini == Tra le esperienze letterarie e intellettuali più significative del secondo dopoguerra c'è quella di Franco Fortini (Firenze, 10 settembre 1917 – Milano, 28 novembre 1994). Nato con il nome Franco Lattes, figlio di padre ebreo e madre cattolica, si laurea nel 1939 in filosofia del diritto e ha rapporti con l'ambiente dell'[[../Ermetismo|ermetismo fiorentino]]. In particolare, si avvicina all'«impegno» di Noventa e Carocci, e collabora con la rivista ''Riforma letteraria'', che ospita i suoi primi scritti. Nel 1939, per sfuggire alle leggi razziali, diventa valdese e assume il cognome della madre, Emma Fortini. Nel 1943 è arruolato nell'esercito, ma l'anno seguente fugge in Svizzera, dove entra in contatto con gruppi di antifascisti e si iscrive al Partito Socialista. Tornato in Italia, si unisce alla lotta partigiana alla fine del 1944 e partecipa alle ultime fasi della Repubblica di Valdossola. Nel dopoguerra si stabilisce a Milano e collabora con il ''Politecnico'' di Vittorini e l'''Avanti!'', il quotidiano ufficiale del Partito Socialista. Funzionario presso la Olivetti tra il 1947 e il 1953, è redattore delle riviste ''Ragionamenti'' (1955-1957) e ''Officina''. Contemporaneamente, matura un atteggiamento critico verso la sinistra ufficiale e si avvicina ai movimenti giovanili del Sessantotto. Si interessa inoltre alla rivoluzione culturale cinese e segue le vicende della sinistra extra-parlamentare. Da sempre occupato a ridefinire i rapporti tra politica e letteratura, è docente di storia della critica presso l'università di Siena (dal 1971 al 1987).<ref name="Ferroni1121">{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p= 1121}}</ref> La poesia di Fortini è strettamente collegata alla sua attività politica: in entrambe mette in discussione ogni equilibrio. Tuttavia, se la politica deve confrontarsi necessariamente con il presente, la poesia vuole sottrarsi alla variabilità delle cose e si basa su un linguaggio assoluto. Nella sua produzione Fortini tende alla perfezione formale, opponendosi alle scissioni della realtà.<ref name="Ferroni1121" /> La prima raccolta, ''Foglio di via e altri versi'' (1946), risente ancora dell'ermetismo, mentre ''Poesia ed errore'' (1959) si interroga sui limiti del rapporto tra parola e realtà. In ''Una volta per sempre'' (1963) Fortini cerca una parola stabile che possa guardare al superamento del mondo contemporaneo, nell'attesa di un'apocalisse felice che porti al dissolvimento della realtà. A questa raccolta seguono ''L'ospite ingrato'' (1966) e ''Questo muro'' (1973), quest'ultimo strettamente legato alle istanze del Sessantotto.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p= 1122}}</ref> L'equilibrio che il poeta sembra avere trovato finisce per incrinarsi durante gli anni settanta. In ''Paesaggio con serpente'' si fa strada l'idea che è difficile trovare con certezza sia il significato del passato, sia il senso del futuro.<ref name="Ferroni1123">{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p= 1123}}</ref> Alla poesia Fortini ha affiancato una ricca produzione saggistica, che comprende, tra gli altri, ''Dieci inverni 1947-1957. Contributo a un discorso socialista'' (1957), ''Verifica dei poteri'' (1965) e ''Questioni di frontiera'' (1977). Come già ricordato, si è inoltre occupato anche di critica letteraria: ''Saggi italiani'' (1974) e ''Nuovi saggi italiani'' (1987).<ref name="Ferroni1123" /> == Giovanni Testori == [[File:TestoriByValerioSoffientini.jpg|thumb|Giovanni Testori]] L'opera di Giovanni Testori (Novate Milanese, 12 maggio 1923 – Milano, 16 marzo 1993), che è anche critico d'arte e pittore, è legata all'esperienza del neorealismo e all'esigenza di '''rappresentare la vita degli emarginati''', in particolare nelle '''periferie di Milano'''. Un certo gusto per le '''contaminazioni linguistiche''' è evidente nei racconti dei volumi ''Il ponte della Ghisolfa'' (1958) e ''La Gilda del Mac Mahon'' (1959), in cui usa una lingua al tempo stesso barocca e maccheronica.<ref name="Ferroni1124">{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p= 1124}}</ref> Le due raccolte, nelle intenzioni dell'autore, avrebbero dovuto essere le prime parti di un ciclo intitolato ''I segreti di Milano''. Questo ciclo, ideato sul modello balzachiano, tuttavia non viene completato dall'autore, che rispetto al piano originale scrive solamente due testi teatrali (''La Maria Brasca'' e ''L’Arialda'') e un romanzo (''Il Fabbricone'').<ref>{{cita libro|autore=Giovanni Testori|titolo=I segreti di Milano|curatore=Fulvio Panzeri|città=Milano|editore=Feltrinelli|anno=2011}}</ref> Testori usa il medesimo linguaggio sperimentale anche nelle sue opere teatrali, tra le quali si ricorda la trilogia composta da ''L'Ambleto'' (1972), ''Macbetto'' (1974) e ''Edipus'' (1977).<ref name="Ferroni1124" /> Diviso tra l'adesione al cattolicesimo (che negli ultimi anni della sua vita si fa sempre più forte) e la propensione verso la sensualità, Testori dà voce a questa personale scissione attraverso uno stile fortemente espressionista, nel quale, come suggerisce Asor Rosa, è possibile osservare la fine del neorealismo per «eccesso» di ricerca linguistica.<ref>{{cita libro | autore=Alberto Asor Rosa | titolo=Storia europea della letteratura italiana | editore=Einaudi | città=Torino | anno=2009 | vol=3: ''La letteratura della Nazione'' | p=512 }}</ref> == Stefano D'Arrigo == La produzione letteraria di Stefano D'Arrigo (Alì Terme, 15 ottobre 1919 – Roma, 2 maggio 1992) si caratterizza per un '''espressionismo''' che tende verso il '''mito pagano'''.<ref name="Ferroni1124"/> Critico d'arte, pubblica nel 1957 la raccolta di poesie ''Codice siciliano'', in cui recupera immagini e miti della tradizione siciliana, generando un'atmosfera magica. Il libro suscita grande interesse nella critica e viene pubblicato da Vittorini con il titolo ''I giorni della fera'', sul ''Menabò'' n. 3, nel 1960.<ref name="DArrigo-Treccani">{{treccani|stefano-d-arrigo_%28Enciclopedia-Italiana%29|D'ARRIGO, Stefano|accesso=8 dicembre 2018|autore=Valeria Della Valle}}</ref> La sua opera più famosa è però il romanzo ''Horcynus Orca'' (1975), a cui dedica vent'anni di lavoro. Come scrive Ferroni, il libro è allo stesso tempo un ritorno alle origini, un viaggio di riconoscimento e un'apocalisse.<ref name="Ferroni1124"/> L'opera parla del ritorno in Sicilia del marinaio 'Ndrja Cambria dopo il 1943. Il protagonista ha delle visioni fantastiche, fino all'incontro con la feroce orca in agguato nello stretto di Messina. Come Joyce prima di lui, D'Arrigo recupera e reinventa il mito di Ulisse, variando continuamente stili e registri. Il suo è un '''plurilinguismo''' che mescola il dialetto siciliano con arcaismi, preziosismi e neologismi. Uno stile estremamente personale e inedito, che ha diviso i critici sul giudizio da dare all'opera.<ref name="DArrigo-Treccani" /> Più semplice è invece il linguaggio usato nel romanzo successivo, ''Cima delle nobildonne'' (1985), in cui costruisce un racconto fantastico e ironico. == Antonio Pizzuto == Antonio Pizzuto, nato a Palermo il 14 maggio 1893 e morto a Roma il 23 novembre 1976, fa carriera nella pubblica sicurezza, diventando vicequestore e vicepresidente della Commissione Internazionale di Polizia Criminale.<ref>{{cita libro | capitolo=Pizzuto, Antonio | titolo=Dizionario della letteratura italiana del Novecento | anno=1992 | editore=Einaudi | città=Torino | altri=diretto da Alberto Asor Rosa }}</ref> Negli anni della maturità si occupa di letteratura e pubblica libri sotto pseudonimo. Esordisce nel 1956 con il romanzo ''Signorina Rosina'', a cui seguono ''Si riparano bambole'' (1960), ''Ravenna'' (1962) e le ultime, complesse, opere: ''Paginette'' (1364), ''Sinfonia'' (1966), ''Testamento'' (1969), ''Pagelle I'' (1973), ''Pagelle II'' (1964), ''Ultime e penultime'' (1978). La sua narrativa si concentra sulla complessità del reale, dedicando un'ossessiva attenzione agli oggetti, siano essi materiali o mentali. Nelle sue opere si immerge nel pullulare della realtà e delle parole, e dietro alla trama lascia trasparire motivazioni filosofiche.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | pp= 1124-1125}}</ref> Pizzutto è una figura di letterato atipico, che però partecipa allo sperimentalismo e subisce l'influenza dei grandi della letteratura europea, e in particolare Joyce e Proust, evidente nella sua ricerca di '''nuove strutture narrative e linguistiche'''.<ref>{{cita libro | autore=Alberto Asor Rosa | titolo=Storia europea della letteratura italiana | editore=Einaudi | città=Torino | anno=2009 | vol=3: ''La letteratura della Nazione'' | p=524 }}</ref> == Luigi Meneghello == [[File:I piccoli maestri - partigiani ad Asiago 1944.jpg|thumb|Il gruppo partigiano de ''I piccoli maestri'' ad Asiago nel 1944: il quarto da sinistra è Luigi Meneghello]] Luigi Meneghello (Malo, 16 febbraio 1922 – Thiene, 26 giugno 2007) è stato autore di una sperimentazione tutta personale. Scrittore appartato, ha partecipato alla Resistenza ed è stato docente di italiano all'università di Reading, in Inghilterra. Il fatto di aver vissuto lontano dall'Italia negli anni cinquanta, lo ha portato ad avvertire con maggiore acutezza le trasformazioni avvenute nella società di provincia, e in particolare di quella veneta da cui proviene. Da queste osservazioni nasce il suo romanzo più famoso, ''Libera nos a Malo'' (1963), in cui racconta la storia recente del suo paese, Malo (in provincia di Vicenza), ma anche la sua infanzia e il mondo contadino in cui è cresciuto. Meneghello in particolare si dimostra attento alle '''forme dialettali''' e al loro rapporto con la lingua nazionale. Il romanzo è però venato anche di un leggero umorismo, con cui descrive i personaggi e la vita quotidiana del piccolo villaggio di campagna.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p= 1125}}</ref> ''I piccoli maestri'' (1964), in cui Meneghelo ricostruisce la sua partecipazione alla guerra partigiana, usa invece linguaggio colloquiale, allo scopo di riportare l'evento eccezionale della guerra su un piano di quotidianità e banalità.<ref>{{cita libro | autore=Alberto Asor Rosa | titolo=Storia europea della letteratura italiana | editore=Einaudi | città=Torino | anno=2009 | vol=3: ''La letteratura della Nazione'' | p=426 }}</ref> Tra le sue opere successive si ricordano ''Pomo Pero'' (1974), ''Fiori italiani'' (1976) e ''Bausète'' (1988). == Note == <references /> {{Avanzamento|100%|20 agosto 2026}} [[Categoria:Storia della letteratura italiana|Sperimentalismo e neoavanguardia]] iiw9af060z0k9lbkxngadz9dxgdkn7q Storia della letteratura italiana/Mario Luzi 0 38020 501076 479691 2026-08-20T17:34:17Z Hippias 18281 testo sintetizzato e confluito in [[Storia della letteratura italiana/Poesia del dopoguerra]] 501076 wikitext text/x-wiki #RINVIA [[Storia della letteratura italiana/Poesia del dopoguerra#Mario Luzi]] ko3rv2dc8llobmeco8vu8l8ixkvddmf Storia della letteratura italiana/Andrea Zanzotto 0 38767 501074 479722 2026-08-20T17:00:10Z Hippias 18281 testo sintetizzato e confluito in [[Storia della letteratura italiana/Poesia del dopoguerra]] 501074 wikitext text/x-wiki #RINVIA [[Storia della letteratura italiana/Poesia del dopoguerra#Andrea Zanzotto]] 1wyzs7wg96pkbw3xe17getepg119obd Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Sardegna/Città metropolitana di Sassari/Alghero/Alghero - Cattedrale di Santa Maria 0 40835 501082 499853 2026-08-20T20:06:13Z ~2026-45549-34 54708 /* Organo Klais */ 501082 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} == Organo Maggiore == [[File:Alghero - Cathedral-017.jpg|300px|centro]] * '''Costruttore:''' Mascioni (''Opus 477'') * '''Anno:''' 1935 * '''Restauri/modifiche:''' no * '''Registri:''' 19 * '''Canne:''' ? * '''Trasmissione:''' pneumatica * '''Consolle:''' fissa, addossata alla cassa * '''Tastiere:''' 2 da 61 note (''Do<sup>1</sup>-Do<sup>6</sup>'') * '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 32 note (''Do<sup>1</sup>-Sol<sup>3</sup>'') * '''Collocazione:''' in corpo unico, al centro della cantoria in controfacciata {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo''''' ---- |- |Principale I || 8' |- |Principale II || 8' |- |Flauto || 8' |- |Dulciana || 8' |- |Ottava || 4' |- |Decima V || 2' |- |Ripieno |- |Tromba || 8' |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''II - ''Espressivo''''' ---- |- |Eufonio || 8' |- |Bordone || 8' |- |Viola || 8' |- |Flauto || 4' |- |Sesquialtera || 2.2/3' |- |Coro viole || 8' |- |Cornetto combinato |- |Tremolo |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedale''' ---- |- |Contrabbasso || 16' |- |Subbasso || 16' |- |Basso || 8' |- |Bordone || 8' |- |} |} == Organo Klais == * '''Costruttore:''' Johannes Klais (''Opus 1203'') * '''Anno:''' ? * '''Restauri/modifiche:''' Michele Virdis 2024, revisione e collocazione in chiesa. * '''Registri:''' 13 (12 reali) * '''Canne:''' 650 * '''Trasmissione:''' meccanica * '''Consolle:''' fissa, addossata alla cassa * '''Tastiere:''' 3 da 56 note (''Do<sup>1</sup>-Do<sup>6</sup>'') * '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 30 note (''Do<sup>1</sup>-Fa<sup>3</sup>'') * '''Collocazione:''' in corpo unico, nel transetto destro == Altri progetti == {{interprogetto|w=Cattedrale di Santa Maria (Alghero)|w_preposizione=sulla|w_etichetta=cattedrale di Santa Maria ad Alghero}} == Collegamenti esterni == * {{cita web|url=https://www.youtube.com/watch?v=hlzBW0AJl1U|titolo=Giovanni Solinas all'organo nella Cattedrale di Santa Maria|sito=youtube.com|accesso=15 febbraio 2018}} {{Avanzamento|100%|15 febbraio 2018}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] qrzyq3ekhfn61j8wjsrv1p6a3i5vh5c 501083 501082 2026-08-20T20:06:47Z ~2026-45549-34 54708 /* Organo Maggiore */ 501083 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} == Organo Maggiore == [[File:Alghero - Cathedral-017.jpg|300px|centro]] * '''Costruttore:''' Mascioni (''Opus 477'') * '''Anno:''' 1935 * '''Restauri/modifiche:''' Mascioni * '''Registri:''' 19 * '''Canne:''' ? * '''Trasmissione:''' pneumatica * '''Consolle:''' fissa, addossata alla cassa * '''Tastiere:''' 2 da 61 note (''Do<sup>1</sup>-Do<sup>6</sup>'') * '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 32 note (''Do<sup>1</sup>-Sol<sup>3</sup>'') * '''Collocazione:''' in corpo unico, al centro della cantoria in controfacciata {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo''''' ---- |- |Principale I || 8' |- |Principale II || 8' |- |Flauto || 8' |- |Dulciana || 8' |- |Ottava || 4' |- |Decima V || 2' |- |Ripieno |- |Tromba || 8' |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''II - ''Espressivo''''' ---- |- |Eufonio || 8' |- |Bordone || 8' |- |Viola || 8' |- |Flauto || 4' |- |Sesquialtera || 2.2/3' |- |Coro viole || 8' |- |Cornetto combinato |- |Tremolo |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedale''' ---- |- |Contrabbasso || 16' |- |Subbasso || 16' |- |Basso || 8' |- |Bordone || 8' |- |} |} == Organo Klais == * '''Costruttore:''' Johannes Klais (''Opus 1203'') * '''Anno:''' ? 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* '''Restauri/modifiche:''' Michele Virdis, manutenzioni * '''Registri:''' 12 * '''Canne:''' ? * '''Trasmissione:''' elettrica * '''Consolle:''' mobile indipendente, a pavimento * '''Tastiere:''' 2 di 58 note (''Do<sup>1</sup>''-''La<sup>5</sup>'') * '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 32 note (''Do<sup>1</sup>''-''Sol<sup>3</sup>'') * '''Collocazione:''' in corpo unico {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo''''' ---- |- |Principale || 8' |- |Ottava || 4' |- |XV || 2' |- |Ripieno || 4 f |- |Flauto || 8' |- |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''II - ''Espressivo''''' ---- |- |Viola || 8' |- |Voce celeste || |- |Flauto ottava|| 4' |- |Nazardo || 2.2/3' |- |Ottavino terza|| |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedale''' ---- |- |Bordone || 16' |- |Basso || 8' |- |} |} {{Avanzamento|100%|10 maggio 2024}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne|Sassari - Chiesa delle Missioni]] 85e0qxnnudnm26gzgnw396d2q0msz66 Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Sardegna/Provincia di Nuoro/Irgoli/Irgoli - Chiesa di San Nicolò Vescovo 0 60642 501080 499504 2026-08-20T20:01:31Z ~2026-45549-34 54708 Miglioria 501080 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} * '''Costruttore:''' Mauro Gallo (attr.) * '''Anno:''' metà sec. XVIII * '''Restauri/modifiche:''' Palmas di Segariu(1982), Roberto Curletto (restauro, 2023) * '''Registri:''' 6 * '''Canne:''' ? * '''Trasmissione:''' meccanica a tiro * '''Consolle:''' a finestra, al centro della parte anteriore della cassa * '''Tastiere:''' 1 di 45 note con prima ottava scavezza (''Do<sup>1</sup>''-''Do<sup>5</sup>'') * '''Pedaliera:''' No * '''Accessori:''' Tiraripieno a pomello * '''Collocazione:''' a pavimento {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Colonna di sinistra - ''Ripieno''''' ---- |- |Principale ||8' |- |Ottava |- |Decimaquinta |- |Decimanona |- |Vigesimaseconda |- |Tiratutti |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Colonna di destra - ''Concerto''''' ---- |- |Flauto in XII<ref>dal ''Fa#<sup>2</sup>''</ref> |- |} |} == Note == <references/> == Collegamenti esterni == * {{cita web|url=https://www.catalogo.beniculturali.it/detail/MusicHeritage/2000025931IT|titolo=Catalogo Generale dei Beni Culturali|accesso=28 giugno 2026}} * {{cita web|url=https://ortobene.net/irgoli-lorgano-settecentesco-torna-allantico-splendore/|titolo=Irgoli, l’organo settecentesco torna all’antico splendore|accesso=28 giugno 2026}} {{Avanzamento|100%|28 giugno 2026}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] ic4hffekdasnardtm1mkc5jalckpg35 Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Sicilia/Libero consorzio comunale di Siracusa/Buccheri 0 60962 501065 501021 2026-08-20T13:32:00Z Hippias 18281 aggiunta [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] usando [[Aiuto:Accessori/HotCat|HotCat]] 501065 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} Disposizioni foniche del comune di [[w:Buccheri|Buccheri]] raggruppate per edificio. * Chiesa di Santa Maria Maddalena [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne|Buccheri]] jnrmie3fqdfbmvy3obma0tkkyjeaplj Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Sicilia/Libero consorzio comunale di Siracusa/Buscemi 0 60963 501066 501046 2026-08-20T13:32:10Z Hippias 18281 aggiunta [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] usando [[Aiuto:Accessori/HotCat|HotCat]] 501066 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} Disposizioni foniche del comune di [[w:Buscemi|Buscemi]] raggruppate per edificio. * [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Sicilia/Libero consorzio comunale di Siracusa/Buscemi/Buscemi - Chiesa di Sant'Antonio|Chiesa di Sant'Antonio]] * [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Sicilia/Libero consorzio comunale di Siracusa/Buscemi/Buscemi - Chiesa Madre - Natività di Maria Santissima|Chiesa Madre - Natività di Maria Santissima]] * [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Sicilia/Libero consorzio comunale di Siracusa/Buscemi/Buscemi - Chiesa di San Sebastiano|Chiesa di San Sebastiano]] [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne|Buscemi]] 2cb7fn1zrsra6wcresw2rrg0x6ifchd Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Sicilia/Libero consorzio comunale di Siracusa/Buscemi/Buscemi - Chiesa di Sant'Antonio 0 60964 501067 501049 2026-08-20T13:32:23Z Hippias 18281 aggiunta [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] usando [[Aiuto:Accessori/HotCat|HotCat]] 501067 wikitext text/x-wiki {{disposizioni foniche di organi a canne}} * '''Costruttore:''' Donato del Piano * '''Anno:''' * '''Restauri:''' * '''Registri:''' 11 * '''Canne:''' * '''Trasmissione:''' meccanica * '''Consolle:''' a finestra * '''Tastiere:''' 1 di 45 tasti (''Do<sup>1</sup>''-''Do<sup>5</sup>''), con prima ottava corta * '''Pedaliera:''' di 12 note ((''Do<sup>1</sup>''-''Si<sup>1</sup>'')) * '''Collocazione:''' * '''Accessori:''' * '''Note:''' {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | |- |Principale I |- |Principale II |- |Ottava |- |Decimaquinta |- |Decimanona |- |Vigesimaseconda |- |Vigesimasesta |- |Vigesimanona |- | |- | |- | |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | |- |Voce Umana |- |Flauto in ottava |- |Flauto in XII |- |} |} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne|Buscemi - Chiesa di Sant'Antonio]] jhxyo4e5wyxjgy9p86b6jvqocbvqtdh Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Sicilia/Libero consorzio comunale di Siracusa/Palazzolo Acreide 0 60965 501069 501028 2026-08-20T13:32:53Z Hippias 18281 aggiunta [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] usando [[Aiuto:Accessori/HotCat|HotCat]] 501069 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} Disposizioni foniche del comune di [[w:Palazzolo Acreide|Palazzolo Acreide]] raggruppate per edificio. * [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Sicilia/Libero consorzio comunale di Siracusa/Palazzolo Acreide/Palazzolo Acreide - Chiesa Parrocchiale di San Michele Arcangelo|Chiesa Parrocchiale di San Michele Arcangelo]] * [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Sicilia/Libero consorzio comunale di Siracusa/Palazzolo Acreide/Palazzolo Acreide - Basilica di San Sebastiano|Basilica di San Sebastiano]] [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne|Palazzolo Acreide]] tsc8r0ultk063i1y7812hl2ac38yehz Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Sicilia/Libero consorzio comunale di Siracusa/Palazzolo Acreide/Palazzolo Acreide - 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