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Il Principe/L'opera
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{{Il Principe}}
'''''Il Principe''''' (titolo originale in latino: ''De Principatibus'', letteralmente: " Sui Principati") è un trattato di dottrina politica scritto da Niccolò Machiavelli nel 1513, nel quale espone le caratteristiche dei principati e dei metodi per mantenerli e conquistarli. Si tratta senza dubbio della sua opera più rinomata.
[[File:Nicolo Machiavelli, Il Principe, 1550, title page.jpg|thumbnail|destra|Copertina del libro, da un'edizione del 1550.|155px]]
L'opera non è ascrivibile ad alcun genere letterario particolare, in quanto non ha le caratteristiche di un vero e proprio trattato; se ne è ipotizzata la natura di libriccino a carattere divulgativo.
''Il Principe'' si compone di una dedica e ventisei capitoli di varia lunghezza; l'ultimo capitolo consiste nell'appello ai de' Medici ad accettare le tesi espresse nel testo.
== Composizione ==
La datazione della stesura dell'opera è tutt'oggi oggetto di dibattito filologico. Le ipotesi dominanti sono due. La prima vuole che l'opera sia stata stilata nel 1513 con riempimenti fino al maggio 1514 ("ingrasso et ripulisco" nella lettera al Vettori del 10 dicembre 1513). Secondo la seconda ipotesi l'opera sarebbe stata elaborata a strati dal 1513, dopo la liberazione dell'autore, fino al tentativo di Lorenzo de' Medici di istituire un principato assoluto a Firenze.
Egli ne iniziò la stesura mentre si trovava a Sant'Andrea in Percussina, confinato in seguito al ritorno a Firenze della casata Medici (1512) a cui aveva seguito l'accusa di aver partecipato alla congiura antimedicea di PietroPaolo Boscoli.
L'opera sarà edita da Blado a Roma e da Giunta a Firenze nel 1532.
Machiavelli, nella [[w:lettera a Francesco Vettori|lettera a Francesco Vettori]], manifestò la volontà di dedicare l'opera a [[w:Giuliano Duca di Nemours|Giuliano de' Medici]], ma, dopo la morte di questi nel 1516, la dedicò a [[w:Lorenzo duca d'Urbino|Lorenzo de' Medici]], figlio di Piero II de' Medici. L'intenzione era in ogni caso di dedicare l'opera al detentore del potere nella famiglia Medici, con la speranza di riacquistare l'incarico di Segretario della Repubblica.
La prima menzione di questa opera si ha nella lettera a Francesco Vettori, datata il 10 dicembre 1513 ed indirizzata all'amico Francesco Vettori, in risposta ad una lettera di quest'ultimo che raccontava la sua vita a Roma e che chiedeva notizie sulla vita che conduceva Machiavelli a Sant'Andrea. Quest'ultimo risponde raccontandogli gli aspetti rozzi della vita in campagna e parlando anche dei suoi studi, dichiara di aver composto un "opuscolo" intitolato '''''De Principatibus'''''.
== Contenuti ==
Per raggiungere il fine di conservare e potenziare lo Stato, viene attribuita a Machiavelli l'errata citazione "il fine giustifica i mezzi" e così facendo viene giustificata qualsiasi altra azione del Principe, anche se in contrasto con le leggi della morale. Questa citazione è fondamentalmente errata perché, da un lato non è mai stata né detta, né scritta, dall'altro perché non è stata neanche mai pensata. Infatti Machiavelli, in riferimento al Principe, ha spiegato cosa sia la ''pazzia'', smentendo qualsiasi collegamento con la falsa citazione:
"perché un principe che può fare quello che vuole è un pazzo; un popolo che può fare ciò che vuole non è savio." N. Machiavelli, Opere complete, Alcide Parenti, Editore-Libraio, Firenze, 1843, cit., p. 313.
Perciò è pazzo colui che crede di poter dire e di poter fare quello che vuole. In altre parole è pazzo colui che pensa che il fine giustifica i mezzi.
In Machiavelli, la salvezza dello Stato è necessaria e deve venire prima delle personali convinzioni etiche del Principe, poiché egli non è il padrone, bensì il servitore dello Stato.
=== Le caratteristiche del principe ideale ===
Le qualità che, secondo Machiavelli, deve possedere un "principe" ideale (ma non idealizzato), sono tuttora citate nei testi sulla leadership:
* la disponibilità ad imitare il comportamento di grandi uomini a lui contemporanei o del passato, es. quelli dell'Antica Roma;
* la capacità di mostrare la necessità di un governo per il benessere del popolo, es. illustrando le conseguenze di un'[[w:oclocrazia|oclocrazia]];
* il comando sull'arte della guerra - per la sopravvivenza dello Stato;
* la capacità di comprendere che la forza e la violenza possono essere essenziali per mantenere stabilità e potere;
* la prudenza;
* la saggezza di cercare consigli soltanto quando è necessario;
* la capacità di essere "simulatore e gran dissimulatore";
* il rilevante potere di controllo della fortuna attraverso la virtù (la metafora utilizzata accosta la fortuna ad un fiume, che deve essere contenuto dagli argini della virtù);
* la capacità di essere leone, volpe e centauro (leone forza - volpe astuzia - centauro come capacità di usare la forza come gli animali e la ragione come l'uomo)
=== La natura umana e il rapporto con gli antichi ===
Secondo Machiavelli la natura umana è una natura malvagia che presenta alcuni fattori, quali le passioni, la virtù e la fortuna. Il frequente ricorso ad ''exempla virtutis'' tratti dalla storia antica e dalla sua esperienza nella politica moderna dimostrano che nella sua concezione della storia non vi è alcuna netta frattura tra il mondo degli antichi e quello dei moderni; Machiavelli trae così dalla lezione della storia delle leggi generali, le quali non vanno però intese come norme infallibili, valide in ogni contesto e situazione, ma come semplici tendenze orientanti l'azione del Principe che devono sempre confrontarsi con la realtà. Non vi è alcuna esperienza tràdita dal passato che non possa essere smentita da una nuova esperienza presente; tale mancanza di scientificità spiega la mancata sottomissione di Machiavelli alla auctoritas degli antichi: reverenza ma non ossequio nei suoi confronti; gli esempi storici sono utilizzati per un'argomentazione non scientifica ma retorica.
=== Guerra e pace ===
La pace è fondata sulla guerra esattamente come l'amicizia è fondata sull'uguaglianza, quindi in ambito internazionale l'unica uguaglianza possibile è l'uguale potenza bellica degli Stati.
La forza della sopravvivenza di qualsiasi Stato (democratico, repubblicano o aristocratico) è legata alla forza dell'esercizio del suo potere, e quindi deve detenere il monopolio legittimo della violenza, per assicurare sicurezza interna e per prevenire una 'potenziale' guerra esterna (in riferimento ad una delle lettere proposte al Consiglio Maggiore di Firenze (1503), con la speranza di Machiavelli di convincere il Senato fiorentino all'introduzione di una nuova imposta per rafforzare l'esercito, necessario per la sopravvivenza della Repubblica Fiorentina).
=== Il rapporto tra Virtù e Fortuna e la loro nuova concezione ===
Il termine ''virtù'' in Machiavelli cambia significato: la virtù è l'insieme di competenze che servono al principe per relazionarsi con la fortuna, cioè gli eventi esterni. La virtù è quindi un insieme di energia e intelligenza, il principe deve essere intelligente ma anche efficace ed energico.
La virtù del singolo e la fortuna si implicano a vicenda: le doti del politico restano puramente potenziali se egli non trova l'occasione adatta per affermarle, e viceversa l'occasione resta pura potenzialità se un politico virtuoso non sa approfittarne. L'occasione, tuttavia, è intesa da Machiavelli in modo peculiare: essa è quella parte della fortuna che si può prevedere e calcolare grazie alla virtù. Mentre un esempio di fortuna può essere che due Stati siano alleati (è un dato di fatto, un evento), un esempio di occasione è il fatto che bisogna allearsi con qualche altro Stato o comunque organizzarsi per essere pronti ad un loro eventuale attacco.
Machiavelli nei capitoli VI e XXVI scrive che occorreva che gli ebrei fossero schiavi in Egitto, gli Ateniesi dispersi nell'Attica, i Persiani sottomessi ai Medi perché potesse rifulgere la "virtù" dei grandi condottieri di popoli come Mosè, Teseo e Ciro.
La virtù umana si può poi imporre alla fortuna attraverso la capacità di previsione, il calcolo accorto. Nei momenti di calma l'abile politico deve prevedere i futuri rovesci e predisporre i necessari ripari, come si costruiscono gli argini per contenere i fiumi in piena.
=== Concezione della religione a servizio della politica e rapporto con la Chiesa ===
Machiavelli concepisce la religione come "instrumentum regni", cioè un mezzo con il quale tenere salda e unita la popolazione nel nome di un'unica fede. La religione per Machiavelli è quindi una religione di stato che deve essere usata per fini eminentemente politici e speculativi, uno strumento di cui il principe dispone per ottenere il consenso comune del popolo, quest'ultimo ritenuto fondamentale dal segretario fiorentino per l'unità e la lungimiranza del principato stesso.
La religione nell'Antica Roma, che riuniva tutte le divinità del [[Religione romana|''pantheon'' romano]], è stata fonte di saldezza e unità per la [[Repubblica Romana|Repubblica]] e più tardi per l'[[Impero Romano|Impero]], e su questo esempio illustre Machiavelli incentra il suo discorso sulla religione, criticando la religione cristiana e la Chiesa cattolica, che, secondo lui, è stata, per secoli, la causa della mancata unità nazionale italiana.
== Stile e lessico ==
Lo stile è quello tipico di Machiavelli, cioè molto concreto in quanto deve essere in grado di fornire un modello immediatamente applicabile, non sono presenti particolari ornamentazioni retoriche, piuttosto fa massiccio uso di paragoni e similitudini (come la metafora del centauro per evidenziare l'unione tra fisicità, energia e intelligenza che insieme costituiscono la virtù di Machiavelli) e metafore tutte basate sulla concretezza, per esempio le metafore arboree spesso presenti.
Numerosissimi sono i riferimenti ad eventi del suo presente, soprattutto riguardanti il regno di Francia, ma anche dell'antichità classica, si riferisce all'Impero Persiano di [[w:Ciro II di Persia|Ciro]], a quello Macedone di [[w:Alessandro Magno|Alessandro Magno]], alle [[w:Polis|''poleis'']] greche e alla storia romana. Machiavelli costruisce quindi il suo modello osservando la realtà, questo è il concetto di realtà effettuale.
Il lessico non è aulico, ma quasi un ''sermo cotidianus'' (nella [[w:questione della lingua|questione della lingua]], Machiavelli sostenne l'utilizzo del fiorentino parlato).
Tutto il testo è caratterizzato da un lessico connotativo e una forte espressività, esclusi la Dedica e l'ultimo capitolo che hanno un registro diverso dalla parte centrale, infatti in entrambi prevale il carattere enfatico e specialmente la perorazione finale fuoriesce dalla realtà effettuale che caratterizza l'opera.
La sintassi è molto articolata, con prevalenza della [[w:ipotassi|ipotassi]]; la subordinazione è presente soprattutto nel processo dilemmatico, che è una delle caratteristiche di quest'opera, Machiavelli presenta due situazioni: la prima viene svolta rapidamente per poi discutere ampiamente la seconda, questa tecnica fornisce un carattere di scientificità all'opera e suggerisce l'ipotesi giusta secondo l'autore (esempio: nel Capitolo I Machiavelli propone la trattazione De' principati ereditarii e De' principati misti: la prima viene sviluppata in poche righe nel Capitolo II mentre la seconda viene ampiamente argomentata nel Capitolo III).
I titoli dei capitoli sono tutti in Latino (con corrispondente traduzione in Italiano probabilmente fatta dallo stesso Machiavelli), perché nell'ambiente umanista-rinascimentale si usava scrivere o almeno titolare le opere in Latino in quanto conferiscono dignità e prestigio al testo.
== Contraddizioni tra Il Principe e il pensiero di Machiavelli ==
Nell'opera, Machiavelli teorizza, come ideale, un principato assoluto, nonostante egli si sia formato nella scuola repubblicana e abbia sempre creduto nei valori della repubblica; il suo modello è la [[w:Repubblica Romana|Repubblica Romana]], che Machiavelli esalta nei ''[[w:Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio|Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio]]'', con la [[w:partecipazione diretta|partecipazione diretta]] del popolo.
I critici risorgimentali sostennero la tesi che il Principe fosse una specie di manuale delle nefandezze della tirannide; celebre l'immagine del Foscolo dei ''Sepolcri'' ("quel grande che temprando lo scettro ai regnatori gli allor ne sfronda ed alle genti svela di che lagrime grondi e di che sangue").
Il dibattito su questa questione è tuttora aperto, tra le ipotesi c'è anche quella dell'opportunismo: Machiavelli avrebbe desiderato riottenere un posto politico di rilevanza e sarebbe stato quindi disposto anche ad accettare la dimensione monarchica, oppure, il suo principe, potrebbe essere un modello universale di capo di stato, di qualunque forma esso sia, monarchia o repubblica.
La critica moderna ha però ultimamente ipotizzato che la volontà di scrivere il Principe, e quindi di parlare di monarchia, sia stata mossa dall'aggravarsi della situazione in Italia. Difatti alla fine del Quattrocento ed inizio del Cinquecento, l'Italia si trovava in un periodo di continue lotte interne. Machiavelli, attraverso il suo trattato, avrebbe voluto quindi incitare i principati italiani a prendere le redini del paese, ormai sommerso da queste continue guerre, credendo che l'unico modo per riacquistare valore, ''in quel preciso periodo'', fosse proprio un governo di tipo monarchico. È dunque questo il motivo che ha suscitato numerose critiche per lo più fuorvianti.
== Reazioni ==
{{quote|La corte di Roma ha severamente proibito il suo libro: lo credo bene! È proprio essa che egli dipinge più efficacemente|[[w:Jean Jacques Rousseau|Jean Jacques Rousseau]], ''[[w:Il contratto sociale|Il contratto sociale]]''}}
Il pensiero di Machiavelli e il termine "machiavellico" sono spesso stati disapprovati, in gran parte a causa della scarsa comprensione del suo metodo. ''Machiavellico'' è un termine associato alla falsa sintesi del pensiero filosofico di Machiavelli, ossia quella de "il fine giustifica i mezzi".<br />
Machiavelli è sicuramente rammentato per aver fondato in Europa la moderna idea della politica.
''Il Principe'' è sempre stato nell'[[w:Indice dei libri proibiti|Indice dei libri proibiti]] dalla Chiesa cattolica, in parte perché smontava le teorie politiche cristiane come quelle - rispettate da lungo tempo - di Sant'Agostino e Tommaso d'Aquino, ma soprattutto perché Machiavelli annulla ogni nesso tra etica e politica: infatti, secondo lui, il Principe deve cercare di ''sembrare'' magnanimo, religioso, onesto ed etico. Ma in realtà, i doveri di un principe non gli permettono di possedere alcuna di queste virtù. ''Il Principe'' ha sfidato la [[w:scolastica (filosofia)|filosofia scolastica]] della Chiesa cattolica e la sua lettura ha contribuito alla fondazione del [[w:Illuminismo|pensiero illuminista]] e quindi del mondo moderno, occupando così una posizione unica nell'evoluzione del pensiero in Europa. Le sue massime più conosciute sono ampiamente citate anche oggi, in genere nella critica di leader politici:
* "è molto più sicuro essere temuti che amati", ma non è meglio essere odiati, e nemmeno ignorare virtù e giustizia quando questi non minacciano il proprio potere.
Le idee di Machiavelli circa le virtù di un Principe ideale furono di ispirazione per la moderna filosofia politica e trovarono le più disparate e distorte applicazioni soprattutto nel XX secolo.<ref>{{Cita libro|lingua= |autore=Giovanni Raboni |url=http://archiviostorico.corriere.it/1994/febbraio/20/Berlusconi_Principe_spot_co_0_94022011745.shtml |titolo=Berlusconi, il Principe e lo spot |pubblicazione=[[Corriere della Sera]] |giorno=20 |mese=02 |anno=1994 |p=22 |accesso=20-04-2010}}</ref>. Persino il concetto di [[w:Realpolitik|Realpolitik]] si basa sulle idee di Niccolò Machiavelli. Magari è più ragionevole chiedersi quali teorie del ventesimo secolo ''non'' abbiano a che fare con Machiavelli. Anche quelle dell'[[w:economia politica|economia politica]] sembrano di dovere qualcosa a quest'opera del Rinascimento. Le giustificazioni morali della [[w:Colonizzazione europea delle Americhe|colonizzazione delle Americhe]] nel XVI secolo possono trovarsi in parte in quest'opera, anche se molti colonizzatori e attività di costruzione imperiale hanno superato l'obiezione morale.
Il politologo Bernard Crick considera la "prudenza" come una delle virtù politiche. Nella sua analisi sulla "sindrome morale", Jane Jacobs ha evocato l'importanza della ricchezza nella dimostrazione di potere.<br />
Nick Humphrey ha adoperato il termine "intelligenza machiavellica" per spiegare la funzione di queste virtù in ambienti meno rilevanti, in una "politica di tutti i giorni", come il lavoro o la famiglia. Rushworth Kidder ha caratterizzato l'etica come un'istanza simile alla politica consistente in numerosi diritti che non possono essere sorretti allo stesso momento.
== Note ==
<references/>
[[Categoria:Il Principe]]
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Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Lazio/Città metropolitana di Roma/Ariccia/Ariccia - Collegiata di Santa Maria Assunta
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{{Doppia immagine|center|Ariccia - S.M.Assunta - organo Rieger.jpg|280|Ariccia - S.M.Assunta - consolle organo Rieger.jpg|316}}
* '''Costruttore:''' Rieger-Kloss<ref>reimpiegando la cassa del precedente organo; quest'ultimo, collocato dall'organaro Matteo Marione nel 1665, era un'opera del 1506 di Giovanni Matteo di Niccolò e Giovanni Francesco Donadio detto il Mormanno, proveniente dalla [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Lazio/Città metropolitana di Roma/Roma/Roma - Chiesa di Santa Maria della Pace|chiesa di Santa Maria della Pace a Roma]]. Il montaggio del nuovo strumento fu eseguito da Leandro Buccolini.</ref>
* '''Anno:''' 1958
* '''Restauri/modifiche:''' no
* '''Registri:''' 10
* '''Canne:''' 552
* '''Trasmissione:''' elettrica
* '''Consolle:''' fissa indipendente, a pavimento nella cappella alla sinistra dell'abside
* '''Tastiere:''' 2 di 61 note (''Do<sup>1</sup>''-''Do<sup>6</sup>'')
* '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 32 note (''Do<sup>1</sup>''-''Sol<sup>3</sup>'')
* '''Collocazione:''' in corpo unico, al centro della cantoria in controfacciata
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== Note ==
<references/>
== Altri progetti ==
{{interprogetto|commons=Collegiata di Santa Maria Assunta (Ariccia) - Pipe organ|commons_preposizione=sull'|commons_etichetta=organo a canne|w=Collegiata di Santa Maria Assunta (Ariccia)|w_preposizione=sulla|w_etichetta=collegiata di Santa Maria Assunta ad Ariccia}}
{{Avanzamento|100%|19 aprile 2015}}
[[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]]
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Storia della letteratura italiana/Niccolò Machiavelli
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{{Storia della letteratura italiana|sezione=2}}
Nel corso della sua vita Machiavelli è stato testimone e protagonista di molte delle vicende che hanno travagliato Firenze e l'Italia nei primi decenni del Cinquecento. Dapprima segretario e poi cancelliere della repubblica fiorentina, ha compiuto diverse missioni diplomatiche per conto della sua città nelle principali corti italiane. Da queste esperienze, unite a una solida conoscenza dei classici, trae il materiale per le sue opere politiche, in particolare ''Il Principe'' e i ''Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio'', che fanno di lui il fondatore della moderna scienza politica.
== La vita ==
=== La formazione e i primi incarichi ===
[[File:Portrait of Niccolò Machiavelli by Santi di Tito.jpg|thumb|left|Santi di Tito, ritratto di Niccolò Machiavelli, seconda metà del XVI secolo. Firenze, Palazzo Vecchio]]
Niccolò Machiavelli nasce a Firenze il 3 maggio 1469 da Bernardo, dottore in legge, e Bartolomea de' Nelli. Pochi mesi dopo la nascita di Machiavelli, il 3 dicembre, Piero de' Medici, signore di Firenze, muore e lascia il potere ai figli Giuliano e [[../La corte di Lorenzo il Magnifico|Lorenzo]], detto il Magnifico.
Nella Firenze medicea, fin dal 1476 Machiavelli viene avviato dal padre allo studio della grammatica, del latino e, successivamente, dei classici. Alla fine degli anni Novanta può così vantare una solida formazione umanistica. È inoltre collocabile alla fine del Quattrocento la sua trascrizione del ''De rerum natura'' di Lucrezio. Nello stesso periodo Machiavelli inizia la sua vita politica, ricoprendo incarichi pubblici. Il 15 giugno 1498 è nominato segretario della seconda cancelleria della Repubblica: solo poche settimane prima, il 23 maggio, Girolamo Savonarola era stato giustiziato. Il successivo 14 luglio Machiavelli riceve l'incarico di svolgere i suoi compiti seguendo gli ordini dei Dieci di Balla.
Gli anni seguenti sono costellati da missioni diplomatiche. Nel 1499 è da Iacopo IV d'Appiano a Piombino, quindi in aprile compone il ''Discorso su Pisa'', grazie al quale Venezia accetta di togliere l'appoggio a Pisa, all'epoca in guerra con Firenze. Dopo essere stato ricevuto da Caterina Sforza Riario a Imola, nel 1500 compie una legazione a Pistoia e poi in Francia, in seguito all'attacco francese al Regno di Napoli. L'11 novembre Luigi XII e Ferdinando il Cattolico si spartiscono il territorio partenopeo. Intanto, nell'agosto 1501 Machiavelli sposa Marietta di Luigi Corsini, da cui ha sette figli.
=== Le imprese di Cesare Borgia ===
Negli stessi anni si compie l'ascesa di Cesare Borgia, detto "il Valentino", figlio del papa Alessandro VI (Rodrigo Borgia). Grazie all'appoggio del padre, nel settembre 1500 conquista Rimini e Pesaro, e all'inizio del 1501 diventa duca di Romagna. L'anno successivo allarga il suo potere arrivando sino a Urbino (21 giugno 1502). Machiavelli prosegue la sua attività diplomatica e nel 1502, in seguito a una missione a Pistoia durante la lotta tra le fazioni dei Cancellieri e dei Panciatichi, compone il ''De rebus pistoriensibus''. In maggio è ricevuto a Bologna, mentre nel mese di giugno esplode la rivolta ad Arezzo e nella Valdichiana, fino ad allora controllate da Firenze. Questa verrà domata in estate dall'esercito francese.
Il 24 giugno 1502 Machiavelli è auditore del legato fiorentino, il vescovo Francesco Soderini, durante la missione diplomatica presso il Borgia. Il 22 settembre Piero Soderini è eletto gonfaloniere di Firenze. Il 5 ottobre Machiavelli è a Imola, di nuovo presso Cesare Borgia. Intanto nella penisola si forma una coalizione contro il Valentino: il 9 ottobre si tiene nel Perugino la congiura della Magione, nella quale alcuni luogotenenti e alleati del Valentino si riuniscono per organizzare il suo assassinio. Le contromisure di quest'ultimo non si fanno però attendere. Convocati a Senigallia, i congiurati vengono fatti imprigionare e successivamente impiccati. Anche il cardinale Orsini viene fatto incarcerare per ordine del papa.
Nel mese di febbraio 1503 Borgia tenta di avanzare da Perugia verso la Toscana. Viene però bloccato dall'esercito francese di Luigi XII, che gli impone di cedere il controllo di Siena a Pandolfo Petrucci, il quale può così reinsediarsi il 29 marzo. Per Machiavelli il 1503 è un anno intenso anche da un punto di vista letterario: scrive il ''De natura gallorum'' e ''Del gastigo si doveva dare alla città d'Arezzo et Valdichiana''.
La fortuna di Cesare Borgia è però destinata a calare nel 1503. Alla morte di Alessandro VI viene eletto papa Pio III (Francesco Todeschini Piccolomini), il cui regno durerà però poco più di un mese. Machiavelli viene inviato a seguire i lavori del nuovo conclave, che si chiude il 1º novembre con l'elezione di Giuliano Della Rovere, papa Giulio II. Senza più l'appoggio del padre, il Valentino deve ora fronteggiare le rivolte che scoppiano nei suoi domini. Il 13 gennaio 1504 è costretto a cedere al papa la Romagna, l'unico territorio che gli è rimasto fedele, e si rifugia in Spagna, dove muore nel 1507.
Per Machiavelli prosegue intanto l'attività diplomatica, che lo porta presso varie corti italiane, e si occupa anche della riorganizzazione della milizia fiorentina, a cui dedica lo scritto ''La cagione dell'Ordinanza'' (1506). Il 12 gennaio 1507 è infine nominato cancelliere dei Nove della milizia e segue da vicino lo scontro tra Firenze e Pisa, recandosi spesso sul campo. Nel 1509, quando Pisa si arrende a Firenze, partecipa agli accordi tre la due città ed è incaricato di scegliere le milizie che entreranno a Pisa, in modo da evitare razzie.
=== Il ritorno dei Medici a Firenze ===
La situazione nella penisola si fa però sempre più intricata. Il 10 giugno 1511 Machiavelli, come rappresentante di Firenze, è a Pisa, dove si riunisce il "conciliabolo" voluto dalla Francia per contrastare Giulio II. In risposta, il 4 ottobre si forma la Lega Santa, che riunisce il papato, la Spagna, Venezia e la Svizzera contro la Francia, con lo scopo dichiarato di liberare l'Italia dagli stranieri. Nel giugno del 1512 gli eserciti del papa e della Spagna attaccano la repubblica fiorentina, allo scopo di ripristinare il potere dei Medici. Il 29 agosto le milizie spagnole compiono il sacco di Prato, quindi il 31 dello stesso mese Piero Soderini è costretto a lasciare l'incarico di gonfaloniere e a scappare. Il 16 settembre i Medici tornano a essere signori di Firenze. Capo della famiglia è ora il cardinale Giovanni de' Medici, figlio del Magnifico, che torna insieme al fratello Giuliano e al nipote Lorenzo.
La posizione di Machiavelli si fa difficile. All'inizio di novembre scrive ''Ai Palleschi'' sostenendo, contro l'aristocrazia fiorentina, la necessità di continuare le politiche portate avanti dalla repubblica. Tuttavia, il 10 novembre 1512 viene condannato al confino per un anno e al pagamento di una mallevadoria del valore di mille fiorini d'oro. Nel febbraio 1513 anche Machiavelli viene arrestato e torturato in seguito alla congiura antimedicea ordita da Agostino Capponi e Pietropaolo Boscoli.
[[File:Faltignano, casa di machiavelli, 02.JPG|left|thumb|L'''Albergaccio'' di Machiavelli a Sant'Andrea in Percussina]]
Infine, l'11 marzo 1513 Giovanni de' Medici è eletto successore di papa Giulio II, con il nome di Leone X. Viene promulgata un'amnistia generale, grazie alla quale anche Machiavelli viene liberato. Si ritira così a Sant'Andrea in Percussina e inizia una fitta corrispondenza con Francesco Vettori, all'epoca ambasciatore di Firenze a Roma. All'amico, alla fine dell'anno, anticipa di avere scritto un opuscolo intitolato ''De principatibus''. Inizialmente pensa di dedicare il libro a Giuliano de' Medici e, dopo la morte di lui, lo dedica a Lorenzo, ma questo tentativo di guadagnare la stima dei Medici non avrà effetti.
Tornato a Firenze nel 1514, Machiavelli confida di poter entrare al servizio di Giuliano de' Medici, ma i suoi tentativi vengono ostacolati dal cardinale Giulio de' Medici (figlio del fratello del Magnifico). Attorno alla metà del 1515 inizia inoltre a frequentare gli Orti Oricellari, un cenacolo di intellettuali aristocratici che coltivavano il culto per la Roma repubblicana e che si riunivano nei giardini di Palazzo Ruccellai (da cui il nome del gruppo). Negli anni seguenti compie missioni in varie città, per conto di Vettori e di alcuni mercanti fiorentini. Nel 1520 riesce infine a essere ricevuto dal cardinale de' Medici, tornato a Firenze per riordinare la città dopo la morte di Lorenzo (che dal 1515 era stato capitano generale della città). In quanto capo dello Studio fiorentino, Giulio de' Medici ordina a Machiavelli di scrivere il ''Discursus florentinarum rerum post mortem iunioris Laurentii Medices'', che sarà inviato a Leone X.
Nel 1521 Piero Soderini, ormai rappacificatosi con il papa, offre a Machiavelli il posto di segretario del condottiero Prospero Colonna, ma lo scrittore rifiuta. Sempre nello stesso anno è inviato a Napoli per seguire il capitolo generale dei frati minori. Nella città partenopea conosce [[../Francesco Guicciardini|Francesco Guicciardini]], con cui stringe un rapporto di amicizia.
[[File:Sebastiano del Piombo (Italian) - Pope Clement VII - Google Art Project.jpg|thumb|Papa Clemente VII (Giulio de' Medici), ritratto da Sebastiano del Piombo, 1531 circa. Getty Center, Los Angeles]]
Nel 1522 Leone X muore e gli succede per breve tempo Adriano di Utrecht, con il nome di Adriano VI. Alla morte di quest'ultimo, nel 1523, è eletto papa un altro esponente della famiglia Medici, il cardinale Giulio, che sceglie il nome di Clemente VII. Nel 1525 Machiavelli presenta al papa le ''Istorie fiorentine'', e poco dopo il pontefice lo invia presso Guicciardini, all'epoca presidente della Romagna.
Nell'aprile 1526 si prepara però una nuova guerra tra la Francia e l'imperatore Carlo V. Machiavelli è nominato provveditore e cancelliere dei Procuratori delle mura di Firenze. Il 22 maggio il papa, la Francia, Firenze, Milano e Genova stringono a Cognac una Lega Santa. In luglio Milano è occupata dagli spagnoli. Machiavelli compie varie missioni presso Guicciardini, in concomitanza con la discesa dei lanzichenecchi in Italia. Questi il 6 maggio raggiungono e saccheggiano Roma (il celebre sacco di Roma). Il 17 maggio a Firenze viene dichiarata decaduta la signoria, mentre il 5 giugno Clemente VII è fatto prigioniero da Carlo V. Il 10 giugno Francesco Tarugi diventa segretario del governo fiorentino, che viene preferito a Machiavelli, che in questo periodo cade malato, forse di ulcera o di appendicite. Muore a Firenze il 21 giugno; il giorno successivo è sepolto nella basilica di Santa Croce.<ref>''Cronologia'' in {{cita libro| autore=Niccolò Machiavelli | titolo=Il Principe | curatore=Giorgio Inglese | editore=Einaudi | città=Torino | anno=2013 | pp=LI-LIX }}</ref>
== Gli scritti politici precedenti al ''Principe'' ==
Negli anni in cui è cancelliere e segretario della Repubblica (1498-1512) Machiavelli scrive diverse opere di argomento politico, molte delle quali sono legate alla sua attività. Questi testi, nella loro versione autografa, sono ancora oggi conservati negli archivi di Firenze. Gli scritti ufficiali sono classificabili in tre categorie:
* '''legazioni''', dispacci inviati a Firenze dalle città in cui compiva ambascerie;
* '''commissarie''', resoconti di incarichi interni;
* '''scritti di governo''', in concomitanza con occasioni politiche e amministrative.
A questi si aggiungono i cosiddetti '''scritti politici minori''', dedicati a particolari questioni su cui Machiavelli espone il suo personale punto di vista. A titolo di esempio si possono citare il ''De rebus pistoriensibus'', in cui ipotizza come intervenire nei contrasti interni a Pistoia, e il ''De natura gallorum'', una raccolta di massime sul comportamento dei francesi. ''Il modo che tenne il duca Valentino per ammazzare Vitellozo, Oliverotto da Fermo, il S. Paolo et il Duca di Gravina Orsini in Senigaglia'' è invece il racconto della strage compiuta da Cesare Borgia contro i suoi alleati che congiuravano contro di lui, che nel 1532 viene pubblicato in appendice alla prima edizione del ''Principe''.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | pp=268-269 }}</ref>
== ''Il Principe'' ==
{{vedi source|Il Principe}}
{{vedi libro|Il Principe}}
[[File:Nicolo Machiavelli, Il Principe, 1550, title page.jpg|left|thumb|Frontespizio di un'edizione cinquecentesca del ''Principe'']]
L'opera più celebre di Machiavelli è un breve "opuscolo" di 26 capitoli intitolato ''De principatibus'', scritto con una forma concisa ma incalzante. La notizia della sua stesura fu data a Francesco Vettori con una lettera del 10 dicembre 1513. Ma se questa data segna con esattezza la conclusione dei lavori, più difficile è stabilire le fasi della scrittura, che probabilmente si sovrappose ai ''Discorsi''. È probabile che la prima stesura risalga a luglio-settembre 1513, mentre la dedica a Lorenzo de' Medici sarebbe successiva, tra settembre 1515 e settembre 1516.<ref>{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=Machiavelli e Guicciardini | opera=Moduli di letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Torino | p=4 }}</ref> Sembra in particolare che la dedica sia stato un tentativo di avvicinarsi alla famiglia Medici, dopo che era tornata egemone a Firenze.
Il ''Principe'' è stato stampato postumo nel 1532.<ref>{{cita web|url=https://www.treccani.it/enciclopedia/il-principe-cinque-secoli-di-un-capolavoro_(Il-Libro-dell%27Anno)/|titolo=Il Principe, cinque secoli di un capolavoro|autore=Alessandro Campi|sito=Treccani|accesso=12 luglio 2025}}</ref> Fino ad allora il testo ha circolato in forma di manoscritto, venendo letto e conosciuto da una cerchia ristretta di intellettuali.
=== I modelli letterari di riferimento ===
È possibile ricollegare l'opera di Machiavelli agli ''specula principis'' medievali, trattati politici in cui veniva tratteggiata la figura del principe ideale. Erano chiamati ''specula'' perché, come con degli specchi, il principe doveva riflettere in essi la sua immagine e conoscere se stesso e quali atteggiamenti tenere. Il genere conosce una certa fortuna anche con l'affermazione delle signorie nel Quattrocento.
Machiavelli tuttavia non vuole mostrare un modello ideale di principe, ma dare consigli basati sulla verità effettuale della politica. Non propone quindi norme morali, ma piuttosto indica quali mezzi sono utili per conquistare e mantenere lo stato. Nel fare questo suggerisce al sovrano, con una certa spregiudicatezza, di essere non buono, dissimulatore o crudele a seconda delle necessità.<ref name="Baldi5">{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=Machiavelli e Guicciardini | opera=Moduli di letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Torino | p=5 }}</ref>
Nei prossimi paragrafi vedremo come sono organizzati i 26 capitoli che compongono l'opera.
=== I tipi di principato (capp. I-XI) ===
''Il Principe'' si apre con la classificazione dei diversi tipi di principato, e dei modi con sui possono conquistare e mantenere. Vengono distinti
* i '''principali ereditari'''
* e i '''principati nuovi''', che a loro volta possono essere suddivisi in
** '''principati misti''', cioè aggiunti a uno stato preesistente
** e '''principati nuovi del tutto''', i quali possono essere conquistati
*** '''con la virtù e con armi proprie'''
*** oppure '''con la virtù e le armi altrui''' (l'esempio è Cesare Borgia).
Il capitolo VIII è dedicato ai principati conquistati per mezzo di scelleratezze. Machiavelli distinque tra una
* '''crudeltà male usata''', che viene impiegata per esclusivo vantaggio del tiranno e che cresce con il tempo,
* e una '''crudeltà bene usata''', a cui invece si fa ricorso solo in casi di estrema necessità e che si rivela utile per il bene dei sudditi.
Machiavelli passa quindi a parlare dei principati civili (cap. IX), di come si devono misurare le forze dei principati (cap. X) e dei principati ecclesiastici (cap. XI).<ref name="Baldi5" />
=== Le milizie (capp. XII-XIV) ===
Centrale nella riflessione politica di Machiavelli è il tema delle milizie. L'impiego di truppe mercenarie, all'epoca molto diffuso in Italia, viene criticato aspramente. I mercenari infatti non dimostrano attaccamento allo stato, ma offrono i loro servigi a chi offre il migliore ingaggio. Proprio questo è indicato come una delle cause della debolezza degli stati italiani. Piuttosto lo stato dovrebbe contare su armi proprie, eserciti composti da cittadini che combattono per difendere i loro interessi.<ref name="Baldi5" />
=== Come deve comportarsi il principe (capp. XV-XXIII) ===
[[File:Cesareborgia.jpg|thumb|Presunto ritratto di Cesare Borgia, opera di Altobello Melone (XVI secolo). Accademia Carrara, Bergamo]]
Seguendo la verità fattuale della politica, Machiavelli passa ad analizzare il comportamento che deve tenere un principe per conservare il proprio potere. Gli uomini, secondo l'autore, sono malvagi, avidi e violenti, e il principe non può ignorare questa realtà di fatto. Non potrà quindi seguire in tutto le norme della morale, ma dovrà adattare la sua natura alle esigenze del momento, comportandosi in modo non buono se necessario.<ref name="Baldi5" />
=== I capitoli conclusivi (capp. XXIV-XXVI) ===
Nel capitolo XXIV vengono analizzati i motivi per cui i principi italiani hanno perso i loro stati, e la principale causa è indicata nell'ignavia dei sovrani.
Il capitolo XXV è dedicato invece al rapporto tra virtù e fortuna: la virtù intesa come la capacità di far fronte alle avversità della fortuna.
Infine, il capitolo XXVI chiude l'opera con un'esortazione finale, in cui Machiavelli auspica l'arrivo di un principe nuovo, che riesca a imporsi come guida dell'Italia.
== I ''Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio'' ==
{{vedi source|Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio}}
I tre libri dei ''Discorsi'' partono dalla lettura dei primi dieci libri di ''Ab Urbe condita'', l'opera di Tito Livio dedicata alla storia di Roma antica. La loro stesura è stata molto complessa. Sembra che già nel 1513 Machiavelli stesse scrivendo un libro sulle repubbliche, che però era stato abbandonato quando l'autore si era dedicato esclusivamente al ''Principe''. Queste sono state poi riprese e inserite in una nuova opera, composta tra il 1515 e il 1517. L'edizione a stampa sarebbe però stata pubblicata postuma, nel 1531.
Dedicati a Zanobi Buondelmonti e Cosimo Rucellai, due giovani esponenti degli Orti Oricellari, i ''Discorsi'' affrontano il problema della vita delle repubbliche, prendendo a modello la repubblica romana e partendo dalla esperienza diretta di Machiavelli come cancelliere della repubblica fiorentina.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | pp=273-275 }}</ref>
Rispetto al ''Principe'', i ''Discorsi'' hanno un tono più disteso, con lunghe riflessioni sull'organizzazione dello stato. Il ''Principe'' inoltre affronta il tema della monarchia per rispondere a un'urgenza, quella della crisi politica in cui versa l'Italia. I ''Discorsi'' sono invece il frutto di una riflessione durata anni, da cui traspare la simpatia dell'autore per la repubblica. Simpatia che è comprensibile se si considera che Machiavelli ha trascorso gran parte della sua vita politica nelle istituzioni della repubblica di Firenze. Più precisamente, riteneva che la nascita di un nuovo stato fosse possibile solo grazie all'azione di un principe, inteso come un uomo straordinario, ma che per governare poi questo stato non ci fosse forma migliore della repubblica.<ref>{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=Machiavelli e Guicciardini | opera=Moduli di letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Torino | p=6 }}</ref>
== La ''Mandragola'' e il comico in Machiavelli ==
{{vedi source|La mandragola}}
[[File:Mandragola.jpg|thumb|Frontespizio della prima edizione a stampa della ''Mandragola'', 1581]]
Il comico è sempre stato un aspetto importante nell'opera di Machiavelli. Si ipotizza che abbia iniziato a scrivere commedie già durante gli anni della cancelleria, ma di questa produzione ci è giunto un solo testo: il ''Belfagor'', in cui riprende il tema tradizionale della malignità delle donne.
Presto però Machiavelli si avvicina al linguaggio drammatico. Punto di partenza è la sua traduzione dell<nowiki>'</nowiki>''Andria'' di Terenzio, con cui sperimenta un nuovo linguaggio teatrale. La sua commedia più importante è però la ''Mandragola'' (probabilmente composta attorno al 1518) che viene considerata il capolavoro della letteratura teatrale del Cinquecento.
{{trama libro|Il giovane Callimaco è innamorato di Lucrezia, moglie del vecchio Nicia, ma la donna mantiene un atteggiamento virtuoso e lo rifiuta. Con l'aiuto del parassita Ligurio e del frate Timoteo, Callimaco riesce però a raggirare Nicia, facendo leva sul suo desiderio di avere figli. Al vecchio viene fatto credere che la moglie ritroverà la fecondità grazie a una pozione a base di mandragola. Tuttavia c'è un inconveniente: il primo uomo che avrebbe giaciuto con lei dopo avere bevuto la pozione, sarebbe morto. Nicia si affretta dunque a cercare una vittima e trova un "garzonaccio", che viene condotto nella stanza di Lucrezia. Questi è in realtà Callimaco travestito, che può trascorrere così la notte con l'amata. Alla fine della commedia, Nicia raggiante festeggia la ritrovata fecondità della moglie e accoglie in casa propria Callimaco, a cui deve l'idea della pozione.}}
Il prologo della commedia è una canzone, mentre il resto del testo è in prosa. Con un tono beffardo viene mostrato come i rapporti tra gli uomini possono avvenire solo attraverso la finzione. Da un lato c'è la saviezza di chi conosce i limiti degli uomini e sa usarli a proprio vantaggio, dall'altro chi invece è inconsapevole di tutto ciò e finisce quindi per essere usato da altri. Il maggiore esempio di saviezza è Lucrezia, che all'inizio viene descritta come un modello di virtù, ma che è in grado di mutare natura quando viene posta di fronte agli intrighi di Callimaco e alla dabbenaggine del marito.
Altra commedia molto famosa è la ''Clizia'' (1525), che riprende in parte la ''Cásina'' di Plauto e ripropone, con amara ironia, il conflitto tra giovani e anziani tipico della commedia classica.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | pp=276-278 }}</ref>
== Le poesie ==
Machiavelli fu anche poeta. La sua è prevalentemente una produzione d'occasione, legata cioè a determinati eventi pubblici. La poesia era d'altra parte per l'autore un modo per partecipare alle tradizioni proprie di Firenze, oltre che uno strumento di comunicazione diffuso tra le classi dirigenti della città. Machiavelli compone alcuni canti carnascialeschi, alcuni sonetti, due strambotti, un capitolo pastorale e una serenata in ottave.
Estraneo a questa poesia d'occasione è il ''Decennale''. È un poemetto in terza riga scritto nel 1504 e pubblicato nel 1506, che riassume gli eventi della storia di Firenze e dell'Italia tra il 1494 e il 1504. Più tardi Machiavelli inizierà anche un ''Decennale secondo'', dedicato agli anni 1505-1515, che però rimarrà incompiuto.
Bisogna poi ricordare i quattro capitoli morali in terza rima, dedicati a quattro temi centrali nella riflessione di Machiavelli: ''Di fortuna'', ''Dell'ingratitudine'', ''Dell'ambizione'' e ''Dell'occasione''. La data di composizione è compresa tra il 1506 e il 1512.
Agli anni della sua lontananza dalla politica risale invece ''L'Asino'', un poema in terza rima rimasto incompiuto e fermo al capitolo VIII. Si tratta di un tentativo di riunire tutti gli aspetti della sua riflessione sull'uomo. I riferimenti letterari sono il mito di Circe narrato da Omero, l<nowiki>'</nowiki>''Asino d'oro'' di Apuleio e la ''Commedia'' dantesca.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p=275 }}</ref>
== Le lettere ==
{{vedi source|Lettere (Machiavelli)}}
[[File:Stefanoussi1894.JPG|thumb|''Niccolò Machiavelli nello studio'', Stefano Ussi, 1894]]
Nel ''corpus'' delle opere di Machiavelli ci sono giunte anche una serie di lettere, che sono molto importanti per ricostruire la sua personalità. L'epistolario in nostro possesso comprende però solo un numero limitato di testi: erano infatti riservati a scopi puramente pratici e privati, non pensati per la pubblicazione. Ciò spiega perché queste lettere si differenziano dai modelli diffusi all'epoca.
L'epistolografia umanistica ricorreva a rigidi canoni di elaborazione retorica e prevedeva che venissero offerti anche modelli di comportamento ideale. Machiavelli invece nelle sue lettere cerca di stabilire un tono colloquiale con il destinatario e dimostra un'estrema libertà linguistica e stilistica. Con il suo occhio spregiudicato guarda alla realtà cercando di ricostruire le forme concrete della vita sociale e politica. Il carattere privato di questi testi è riconoscibile anche dalla varietà dei temi trattati: l'autore passa dalle severe riflessioni filosofiche, politiche e storiche a più leggere divagazioni, scherzi e battute.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p=267 }}</ref>
Il gruppo più importante è composto però dalle lettere all'amico Francesco Vettori, ambasciatore di Firenze a Roma. Questa corrispondenza risale agli anni successivi alla perdita della segreteria, e copre il periodo compreso tra marzo 1513 e gennaio 1515. Machiavelli riflette sulla situazione politica di Firenze e dell'Italia, ma spesso indugia anche su particolari privati e autobiografici. Celebri, in questo senso, sono le pagine in cui racconta una giornata tipo all'Albergaccio di Sant'Andrea in Percussina (lettera del 10 dicembre 1513).<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p=268 }}</ref>
Nell'epistolario vengono inoltre inseriti i ''Ghiribizzi'', scritti nel 1506 e inviati a Giovanni Battista Soderini. Qui per la prima volta Machiavelli fa riferimento alla varietà dei modi di procedere e al diverso successo che gli uomini possono ottenere, un tema centrale nelle sue maggiori opere politiche.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | p=269 }}</ref>
== Le ultime opere ==
=== ''L'arte della guerra'' ===
''L'arte della guerra'' è un dialogo in sette libri stampato nel 1521. Machiavelli tenta di compiere una sintesi della sua riflessione sul tema delle milizie e dell'organizzazione militare. Si immagina che nel 1516, negli Orti Oricellari, il condottiero Fabrizio Colonna si sia soffermato a discutere con Cosimo Rucellai, Zanobi Buondelmonti, Battista della Palla e Luigi Alamanni.
Torna la polemica contro le armi mercenarie e si sostiene la necessità che l'esercito sia strettamente legato allo stato e alla sua vita civile. Riprendendo inoltre dei princìpi risalenti all'antica Roma, viene sottolineata l'importanza della fanteria. Più in generale, influenzato dalla cultura degli Orti Oricellari, Machiavelli guarda alla virtù romana come a un modello ideale di perfezione, che però nulla ha a che fare con la realtà contemporanea.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | pp=277-278 }}</ref>
In appendice all<nowiki>'</nowiki>''Arte della guerra'' è pubblicata la ''Vita di Castruccio Castracani'', scritta nel 1520, una delle prime prove di Machiavelli come storico.
=== Le ''Istorie fiorentine'' ===
{{vedi source|Istorie fiorentine}}
[[File:AutografoHistoriae.JPG|thumb|Autografo della ''Istorie fiorentine'']]
La maggiore opera storica di Machiavelli sono le ''Istorie fiorentine'', commissionate dallo studio fiorentino nel 1519 e poi consegnante nelle mani del papa Clemente VII nel maggio 1525. La prima edizione a stampa, però, apparve postuma nel 1531, insieme al ''Principe'' e ai ''Discorsi''.
Machiavelli non si limita a riportare i fatti e gli eventi, ma con uno sguardo libero e spregiudicato analizza la situazione politica dell'Italia del Quattrocento, denunciando le manovre dei principi e dei governi dell'epoca. La storia recente di Firenze viene duramente condannata, soprattutto se paragonata alla storia romana antica. Allo stesso tempo, Machiavelli rimane attaccato alla città e al suo mondo, e prospetta l'arrivo di un legislatore in grado rinnovare le tradizioni e risollevare Firenze dalla crisi.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2003 | Einaudi | Torino | pp=279-280 }}</ref>
== Note ==
<references/>
== Altri progetti ==
{{interprogetto|etichetta=Niccolò Machiavelli}}
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[[Categoria:Storia della letteratura italiana|Machiavelli]]
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Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Vicenza/Barbarano-Mossano/Barbarano Vicentino - Chiesa di Santa Maria Assunta
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Filippo Bidese
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* '''Costruttore:''' Gastone Leorin
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|-
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== Altri progetti ==
* [[w:Pagina_principale|Wikipedia]] contiene una voce sulla [[w:Chiesa_di_Santa_Maria_Assunta_(Barbarano_Vicentino)|'''chiesa di Santa Maria Assunta di Barbarano''']]
[[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne|Barbarano Vicentino - Chiesa di Santa Maria Assunta]]
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Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Abruzzo/Provincia di Chieti/Lanciano/Lanciano - Santuario del Miracolo Eucaristico
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[[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne|Lanciano - Santuario del Miracolo Eucaristico]]
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Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Lombardia/Provincia di Como/Fino Mornasco/Fino Mornasco - Chiesa di Santo Stefano Protomartire
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Hippias
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{{Disposizioni foniche di organi a canne}}
* '''Costruttore:''' Mascioni (Opus 811)
* '''Anno:''' 1961
* '''Restauri/modifiche:''' Mascioni (1992, restauro conservativo)
* '''Registri:''' 24
* '''Canne:''' 1577
* '''Trasmissione:''' elettrica
* '''Consolle:''' fissa, in cantoria
* '''Tastiere:''' 2 di 61 note (Do1-Do6)
* '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 32 note (Do1-Sol3)
* '''Collocazione:''' in corpo unico, al centro della cantoria in controfacciata
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| colspan="2" |'''I - ''Grand'Organo'''''
----
|-
|Principale
|16'
|-
|Principale
|8'
|-
|Flauto traverso
|8'
|-
|Dulciana
|8'
|-
|Ottava
|4'
|-
|Decimaquinta
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|-
|Ripieno Grave 2f.
|
|-
|Ripieno Acuto 4f.
|
|-
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|<span style="color:#8b0000;">8'</span>
|-
|Voce Umana
|8'
|-
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----
|-
|Diapason
|8'
|-
|Bordone
|8'
|-
|Viola
|8'
|-
|Flauto
|4'
|-
|Nazardo
|2.2/3'
|-
|Ottavina
|2'
|-
|Pienino 2f.
|
|-
|<span style="color:#8b0000;">Oboe</span>
|<span style="color:#8b0000;">8'</span>
|-
|Voce celeste
|8'
|-
|Tremolo
|-
|}
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| colspan="2" |'''Pedale'''
----
|-
|Contrabbasso
|16'
|-
|Subbasso
|16'
|-
|Basso
|8'
|-
|Bordone
|8'
|-
|Flauto
|4'
|-
|}
|}
[[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne|Fino Mornasco - Chiesa di Santo Stefano Protomartire]]
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Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Lazio/Città metropolitana di Roma/Subiaco/Subiaco - Monastero di San Benedetto
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text/x-wiki
== Santuario del Sacro Speco ==
{{Doppia immagine|center|Sacro Speco organo.jpg|350|Sacro Speco consolle.jpg|350}}
* '''Costruttore:''' Francesco Michelotto
* '''Anno:''' anni '70 del XX sec.
* '''Restauri/modifiche:''' ?
* '''Registri:''' 19
* '''Canne:''' ?
* '''Trasmissione:''' elettrica
* '''Consolle:''' indipendente, a pavimento alla sinistra della porta d'ingresso
* '''Tastiere:''' 2 di 61 note (''Do<sup>1</sup>''-''Do<sup>6</sup>'')
* '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 32 note (''Do<sup>1</sup>''-''Sol<sup>3</sup>'')
* '''Collocazione:''' entro le nicchie, nel muro, sopra l'ingresso principale
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| colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo'''''
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|Principale || 8'
|-
|Corno camoscio || 8'
|-
|Ottava || 4'
|-
|XV || 2'
|-
|Ripieno ||5 file
|-
|Voce angelica ||8'
|-
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''II - ''Espressivo'''''
----
|-
|Viola Gamba || 8'
|-
|Bordone || 8'
|-
|Flauto || 4'
|-
|Flauto in XII || 2.2/3'
|-
|Flautino || 2'
|-
|Decimino ||1.3/5'
|-
|Cembalo
|-
|<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span>
|-
|Voce Celeste || 8'
|-
|Campane
|-
|Tremolo
|-
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''Pedale'''
----
|-
|Principale || 16'
|-
|Basso || 8'
|-
|Ottava || 4'
|-
|<span style="color:#8b0000;">Chiarina</span> || <span style="color:#8b0000;">4'</span>
|-
|}
|}
== Coro pubblico ==
{{Doppia immagine|center|Organo coro pubblico.jpg|350|Consolle coro pubblico.jpg|350}}
* '''Costruttore:''' Francesco Michelotto
* '''Anno:''' anni '70 del XX sec.
* '''Restauri/modifiche:''' F. Michelotto (ricollocato con parte del materiale fonico dell'altro Michelotto, primi del XXI sec.)
* '''Registri:''' 11
* '''Canne:''' ?
* '''Trasmissione:''' elettrica
* '''Consolle:''' fissa indipendente, a pavimento sotto il corpo dell'organo
* '''Tastiere:''' 1 di 61 note (''Do<sup>1</sup>''-''Do<sup>6</sup>'')
* '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 27 note (''Do<sup>1</sup>''-''Re<sup>3</sup>'')
* '''Collocazione:''' in una risega, tramezzata, del muro, accanto all'ingresso della cappella
{| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;"
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo'''''
----
|-
|Principale || 8'
|-
|Ottava || 4'
|-
|Decima quinta || 2'
|-
|Pienino Etereo ||3 file
|-
|Bordone ||8'
|-
|Flauto ||4'
|-
|Nazardo ||2.2/3'
|-
|Flautino ||2'
|-
|Tremolo
|-
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''Pedale'''
----
|-
|Subbasso || 16'
|-
|Bordone || 8'
|-
|Flauto || 4'
|-
|}
|}
== Coro dei monaci ==
[[File:Organo Priori coro dei monaci.jpg|400px|centro]]
* '''Costruttore:''' Ignazio Priori
* '''Anno:''' 1789
* '''Restauri/modifiche:''' si
* '''Registri:''' 7
* '''Canne:''' ?
* '''Trasmissione:''' meccanica
* '''Consolle:''' a finestra
* '''Tastiere:''' 1 di 47 note con prima ottava scavezza (''Do<sup>1</sup>''-''Re<sup>5</sup>'')
* '''Pedaliera:''' scavezza a leggio di 9 note (''Do<sup>1</sup>''-''Do<sup>2</sup>'')
* '''Collocazione:''' a pavimento
{| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;"
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''Colonna di sinistra - ''Ripieno'''''
----
|-
|Principale || 8'
|-
|Ottava
|-
|Decima V<sup>a</sup>
|-
|Decima IX<sup>a</sup>
|-
|Ripieno<ref>2 file</ref>
|-
|Tirapieno
|-
|}
| style="vertical-align:top" |
{| border="0"
| colspan=2 | '''Colonna di destra - ''Concerto'''''
----
|-
|Flauto || 8'
|-
|Voce Umana
|-
|}
|}
{{disposizioni foniche di organi a canne}}
==Note==
<references/>
== Altri progetti ==
{{interprogetto|w=Monastero di San Benedetto (Subiaco)|preposizione=sulla|etichetta=Monastero di San Benedetto a Subiaco}}
{{Avanzamento|100%|17 settembre 2026}}
[[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]]
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501727
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VoceUmana7
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wikitext
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{{disposizioni foniche di organi a canne}}
== Santuario del Sacro Speco ==
{{Doppia immagine|center|Sacro Speco organo.jpg|300|Sacro Speco consolle.jpg|300}}
* '''Costruttore:''' Francesco Michelotto
* '''Anno:''' anni '70 del XX sec.
* '''Restauri/modifiche:''' ?
* '''Registri:''' 19
* '''Canne:''' ?
* '''Trasmissione:''' elettrica
* '''Consolle:''' indipendente, a pavimento alla sinistra della porta d'ingresso
* '''Tastiere:''' 2 di 61 note (''Do<sup>1</sup>''-''Do<sup>6</sup>'')
* '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 32 note (''Do<sup>1</sup>''-''Sol<sup>3</sup>'')
* '''Collocazione:''' entro le nicchie, nel muro, sopra l'ingresso principale
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| style="vertical-align:top" |
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| colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo'''''
----
|-
|Principale || 8'
|-
|Corno camoscio || 8'
|-
|Ottava || 4'
|-
|XV || 2'
|-
|Ripieno ||5 file
|-
|Voce angelica ||8'
|-
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----
|-
|Viola Gamba || 8'
|-
|Bordone || 8'
|-
|Flauto || 4'
|-
|Flauto in XII || 2.2/3'
|-
|Flautino || 2'
|-
|Decimino ||1.3/5'
|-
|Cembalo
|-
|<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span>
|-
|Voce Celeste || 8'
|-
|Campane
|-
|Tremolo
|-
|}
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| colspan=2 | '''Pedale'''
----
|-
|Principale || 16'
|-
|Basso || 8'
|-
|Ottava || 4'
|-
|<span style="color:#8b0000;">Chiarina</span> || <span style="color:#8b0000;">4'</span>
|-
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|}
== Coro pubblico ==
{{Doppia immagine|center|Organo coro pubblico.jpg|300|Consolle coro pubblico.jpg|300}}
* '''Costruttore:''' Francesco Michelotto
* '''Anno:''' anni '70 del XX sec.
* '''Restauri/modifiche:''' F. Michelotto (ricollocato con parte del materiale fonico dell'altro Michelotto, primi del XXI sec.)
* '''Registri:''' 11
* '''Canne:''' ?
* '''Trasmissione:''' elettrica
* '''Consolle:''' fissa indipendente, a pavimento sotto il corpo dell'organo
* '''Tastiere:''' 1 di 61 note (''Do<sup>1</sup>''-''Do<sup>6</sup>'')
* '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 27 note (''Do<sup>1</sup>''-''Re<sup>3</sup>'')
* '''Collocazione:''' in una risega, tramezzata, del muro, accanto all'ingresso della cappella
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| colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo'''''
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|-
|Principale || 8'
|-
|Ottava || 4'
|-
|Decima quinta || 2'
|-
|Pienino Etereo ||3 file
|-
|Bordone ||8'
|-
|Flauto ||4'
|-
|Nazardo ||2.2/3'
|-
|Flautino ||2'
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|Tremolo
|-
|}
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|-
|Subbasso || 16'
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|Bordone || 8'
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|Flauto || 4'
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|}
|}
== Coro dei monaci ==
[[File:Organo Priori coro dei monaci.jpg|300px|centro]]
* '''Costruttore:''' Ignazio Priori
* '''Anno:''' 1789
* '''Restauri/modifiche:''' si
* '''Registri:''' 7
* '''Canne:''' ?
* '''Trasmissione:''' meccanica
* '''Consolle:''' a finestra
* '''Tastiere:''' 1 di 47 note con prima ottava scavezza (''Do<sup>1</sup>''-''Re<sup>5</sup>'')
* '''Pedaliera:''' scavezza a leggio di 9 note (''Do<sup>1</sup>''-''Do<sup>2</sup>'')
* '''Collocazione:''' a pavimento
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| colspan=2 | '''Colonna di sinistra - ''Ripieno'''''
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|Principale || 8'
|-
|Ottava
|-
|Decima V<sup>a</sup>
|-
|Decima IX<sup>a</sup>
|-
|Ripieno<ref>2 file</ref>
|-
|Tirapieno
|-
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| colspan=2 | '''Colonna di destra - ''Concerto'''''
----
|-
|Flauto || 8'
|-
|Voce Umana
|-
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==Note==
<references/>
== Altri progetti ==
{{interprogetto|w=Monastero di San Benedetto (Subiaco)|preposizione=sulla|etichetta=Monastero di San Benedetto a Subiaco}}
{{Avanzamento|100%|17 settembre 2026}}
[[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]]
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