Wikiquote
itwikiquote
https://it.wikiquote.org/wiki/Pagina_principale
MediaWiki 1.47.0-wmf.11
first-letter
Media
Speciale
Discussione
Utente
Discussioni utente
Wikiquote
Discussioni Wikiquote
File
Discussioni file
MediaWiki
Discussioni MediaWiki
Template
Discussioni template
Aiuto
Discussioni aiuto
Categoria
Discussioni categoria
Portale
Discussioni portale
TimedText
TimedText talk
Modulo
Discussioni modulo
Evento
Discussioni evento
Dante Alighieri
0
162
1420519
1420516
2026-07-15T12:03:13Z
Udiki
86035
/* Convivio */
1420519
wikitext
text/x-wiki
{{PDA}}
[[Immagine:Portrait de Dante.jpg|thumb|Dante Alighieri]]
{{indicedx}}
'''Dante Alighieri''' (1265 – 1321), il ''Sommo poeta'' italiano.
==Citazioni di Dante Alighieri==
*Che se in Fiorenza per via onorata non s'entra, io non entrerovvi giammai. E che? non potrò io da qualunque angolo della terra mirare il sole e le stelle? non potrò io sotto ogni plaga del cielo meditare le dolcissime verità, se pria non mi renda uom senza gloria, anzi d'ignominia, in faccia al popolo e alla città di Fiorenza? (dall'[[s:la:Epistulae (Dante Alighieri)#XII.|epistola XII]]; citato in Piero Fraticelli (a cura di), ''La Divina Commedia di Dante Alighieri col comento di Pietro Fraticelli'', G. Barbèra, Firenze, 1881, [http://www.archive.org/stream/ladivinacommedi03fratgoog#page/n35/mode/2up p. 20])
*Il volgare [[Sicilia|siciliano]] si attribuisce fama superiore a tutti gli altri per queste ragioni: che tutto quanto gli Italiani producono in fatto di poesia si chiama siciliano; e che troviamo che molti maestri nativi dell'isola hanno cantato con solennità [...] E in verità quegli uomini grandi e illuminati, Federico Cesare e il suo degno figlio Manfredi, seppero esprimere tutta la nobiltà e dirittura del loro spirito, e finché la fortuna lo permise si comportarono da veri uomini, sdegnando di vivere da bestie. Ed è per questo che quanti avevano in sé nobiltà di cuore e ricchezza di doni divini si sforzarono di rimanere a contatto con la maestà di quei grandi principi, cosicché tutto ciò che a quel tempo producevano gli Italiani più nobili d'animo vedeva dapprima la luce nella reggia di quei sovrani così insigni; e poiché sede del trono regale era la Sicilia, ne è venuto che tutto quanto i nostri predecessori hanno prodotto in volgare si chiama siciliano: ciò che anche noi teniamo per fermo, e che i nostri posteri non potranno mutare. (da ''De vulgari eloquentia'', I libro, XII cap.<ref>Traduzione di Pier Vincenzo Mengaldo in ''[http://www.danteonline.it/italiano/opere2.asp?idcod=000&idope=3&idliv1=1&idliv2=12&idliv3=1&idlang=IT DanteOnline.it]''.</ref>)
*Venendo subito al punto, che chiamo lingua volgare quella che i bambini apprendono da chi sta loro intorno dal momento che cominciano ad articolare i suoni; oppure per esser più brevi, la lingua volgare è quella che, senza bisogno di regole, impariamo imitando la nostra nutrice. (da ''De vulgari eloquentia'', Milano, Garzanti, 2009, p. 3)
===Attribuite===
*[[Dio]] è Uno; l'[[Universo]] è un pensiero di Dio; l'Universo è dunque Uno esso pure. Tutte le [[cose]] vengono da Dio. Tutte partecipano, più o meno, della natura divina, a seconda del fine pel quale sono create. L'[[uomo]] è nobilissimo fra tutte le cose: Dio ha versato in lui più della sua natura che non sull'altre. Ogni cosa che viene da Dio tende al [[perfezionamento]] del quale è capace. La capacità di perfezionamento nell'uomo è indefinita. L'Umanità è Una. Dio non ha fatto cosa inutile; e poiché esiste una Umanità, deve esistere uno scopo unico per ''tutti'' gli uomini, un lavoro da compirsi per opera d'essi tutti. Il genere umano dovrebbe dunque lavorare unito sì che tutte le forze intellettuali diffuse in esso ottengano il più alto sviluppo possibile nella sfera del pensiero e dell'azione. Esiste dunque una Religione universale della natura umana.<ref name=maz>Citato in [[Giuseppe Mazzini]], ''Dei doveri dell'uomo'', in ''Dei doveri dell'uomo – Fede e avvenire'', a cura di Paolo Rossi, Mursia, Milano, cap. VII, p. 78.</ref>
:Mazzini cita queste parole fra virgolette, come scritte da Dante. Si tratta di «una libera esposizione mazziniana del pensiero dantesco», secondo la nota del curatore.<ref name=maz/>
*[[Genova]], aria senza uccelli, mare senza pesci, monti senza legna, uomini senza onore e donne senza pudore.<ref name=martigli>Citato in Carlo A. Martigli, ''[https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2017/05/31/il-papa-genovese-mancato-alla-storiaGenova06.html Il Papa genovese mancato alla storia]'', ''la Repubblica'', 31 maggio 2017.</ref>
:{{NDR|[[Citazioni errate|Citazione errata]]}} La paternità di questo proverbio è ignota.<ref name=martigli/>
*''Non ti curar di loro, ma guarda e passa.''
:{{NDR|[[Citazioni errate|Citazione errata]]}} La citazione corretta è: «''Non ragioniam di lor, ma guarda e passa.''»<ref>{{Cfr}} ''[http://www.corriere.it/solferino/severgnini/07-01-06/01.spm Ragioniamo di Dante (ma senza sbagliare citazione!)]'', ''Corriere.it'', 7 gennaio 2006.</ref>
==''Divina Commedia''==
{{Vedi anche|Divina Commedia}}
==''Vita nuova''==
===[[Incipit]]===
In quella parte del libro de la mia memoria dinanzi a la quale poco si potrebbe leggere, si trova una rubrica la quale dice: ''Incipit''<ref>Questo incipit costituisce anche l'incipit del libro di [[Fruttero & Lucentini]], appunto ''Íncipit'', Mondadori, 1993.</ref>'' vita nova''. Sotto la quale rubrica io trovo scritte le parole le quali è mio intendimento d'assemplare in questo libello; e se non tutte, almeno la loro sentenzia.<br />
Nove fiate già appresso lo mio nascimento era tornato lo cielo de la luce quasi a uno medesimo punto, quanto a la sua propria girazione, quando a li miei occhi apparve prima la gloriosa donna de la mia mente, la quale fu chiamata da molti [[Beatrice Portinari|Beatrice]] li quali non sapeano che si chiamare.<br />
Ella era in questa vita già stata tanto, che ne lo suo tempo lo cielo stellato era mosso verso la parte d'oriente de le dodici parti l'una d'un grado, sì che quasi dal principio del suo anno nono apparve a me, ed io la vidi quasi da la fine del mio nono.<br />
Apparve vestita di nobilissimo colore, umile e onesto, sanguigno, cinta e ornata a la guisa che a la sua giovanissima etade si convenia.
===Citazioni===
*Ecco un iddio più forte di me, che viene a signoreggiarmi. (1857<ref>Traduzione di Pietro Fraticelli, [http://books.google.it/books?id=D80OAAAAIAAJ&pg=PA56 p. 56]. Tale ''iddio'' è [[Amore]].</ref>)
:''Ecce deus fortior me, qui veniens dominabitur michi''. (''[[s:Vita nuova/Capitolo II#capitolo 2 versetto4|Capitolo II]]'')
*L'anima era tutta data nel pensare di questa gentilissima; onde io divenni in picciolo tempo poi di sì fraile e debole condizione, che a molti amici pesava de la mia vista; e molti pieni d'invidia già si procacciavano di sapere di me quello che io volea del tutto celare ad altrui.<br />Ed io, accorgendomi del malvagio domandare che mi faceano [...] rispondea loro che Amore era quelli che così m'avea governato. [...]<br />E quando mi domandavano "Per cui t'ha così distrutto questo [[Amore]]?", ed io sorridendo li guardava, e nulla dicea loro. (da [[s:Vita nuova/Capitolo IV|''Capitolo IV'']])
*''Lo viso mostra lo color del core.'' (da [[s:Vita nuova/Capitolo XV|''Capitolo XV'']])
*''Ingégnati, se puoi, d'esser palese.'' (da [[s:Vita nuova/Capitolo XIX|''Capitolo XIX'']])
*''Tanto [[gentilezza|gentile]] e tanto onesta pare | la donna mia quand'ella altrui saluta, | ch'ogne lingua deven tremando muta, | e li occhi no l'ardiscon di guardare.'' (da [[s:Vita nuova/Capitolo XXVI|''Capitolo XXVI'']])
===[[Explicit]]===
Appresso questo sonetto apparve a me una mirabile visione, ne la quale io vidi cose che mi fecero proporre di non dire più di questa benedetta infino a tanto che io potesse più degnamente trattare di lei.<br />
E di venire a ciò io studio quanto posso, sì com'ella sae veracemente. Sì che, se piacere sarà di colui a cui tutte le cose vivono, che la mia vita duri per alquanti anni, io spero di dicer di lei quello che mai non fue detto d'alcuna.<br />
E poi piaccia a colui che è sire de la cortesia, che la mia anima se ne possa gire a vedere la gloria de la sua donna, cioè di quella benedetta Beatrice, la quale gloriosamente mira ne la faccia di colui ''qui est per omnia secula benedictus''. Amen.
===Citazioni sulla ''Vita nuova''===
*Dante dopo la Pasqua del 1300 imprese a scrivere la Vita Nuova a fine di far conoscere le fasi che la sua Musa aveva percorso sino al 1300, e ciò a che ella intendeva: cioè per far conoscere il suo carattere poetico, di poeta lirico erotico, di poeta lirico filosofo e morale, e di poeta epico; cosi però che, mentre gli ultimi due erano soltanto indicati, il primo era perfettamente sviluppato, come quello che, essendo l'espressione della prima età dell'uomo, ''dell'Adolescenza'', doveva essere completamente trattato in questo libro, in cui si conveniva pur indicare come una nobile natura possa essere mediante Amore preparata e condotta alla virtù. Ond'è che la ''Vita Nuova'' sarà la storia di ciò che la nobile sua natura preparò nella prima etade a perfezionamento delle susseguenti: la storia dell'intellettuale e morale perfezionamento di Dante, iniziato dall'Amore suo per Beatrice Portinari, continuato dall'Amore suo per le scienze filosofiche e teologiche; la prima delle quali avevagli dettato il canto della ''Rettitudine'', e la seconda stava preparandolo al Canto della ''Restaurazione sociale'' [...].<br>Ond'è che a ragione potrà anche dirsi, che la Vita Nuova sia l'Introduzione alla Divina Commedia, e in pari tempo il Proemio al Convito; mentre senza di essa non potremmo di certo farci un'idea né dell' essere di Beatrice né della ragione delle due opere. ([[Antonio Lubin]])
*Il libro della V. N. non è una storia degli anni giovanili di Dante, come fu detto da alcuno; e quindi, sebbene presso [[Francesco Petrarca|Petrarca]], [[Giovanni Boccaccio|Boccaccio]] e Dante stesso si trovino le parole ''vita nuova'' nel senso di ''età giovanile'', di ''prima età''; non è per questo a dirsi che queste parole nel titolo di quel libro abbiano lo stesso valore, e {{sic|sieno}} da prendersi nella piena estensione del loro significato comune; mentre e da quelle parole, di già riportate: ''in una parte del libro della mia memoria si trova un rubrica, la quale dice: incipit Vita Nova''; e dall'intendimento espresso di voler assemprare in esso libro quelle delle sue poesie che potessero farne conoscere ''la sentenzia di tutte'' – intendimento che gl'impedì il trattar di proposito in questo libro della morte di Beatrice – e finalmente dal contenuto stesso del libro si vede apertamente che la ''Vita Nuova'' non contiene la storia dell'adolescenza e della prima gioventù di Dante; ma soltanto la storia e il carattere della sua Musa, inspirata da amore nella sua adolescenza. ([[Antonio Lubin]])
==''Convivio''==
===[[Incipit]]===
Sì come dice lo Filosofo nel principio de la Prima Filosofia, tutti li uomini naturalmente desiderano di sapere. La ragione di che puote essere ed è che ciascuna cosa, da providenza di propria natura impinta è inclinabile a la sua propria perfezione; onde, acciò che la scienza è ultima perfezione de la nostra anima, ne la quale sta la nostra ultima felicitade, tutti naturalmente al suo desiderio semo subietti.
===Citazioni===
*Dispregiar se medesimo è per sè biasimevole, però che a l'amico dee l'uomo lo suo [[difetto]] contare strettamente, e nullo è più amico che l'uomo a sè; onde ne la camera de' suoi pensieri se medesimo riprender dee e piangere li suoi difetti, e non palese. ({{Source|Convivio/Trattato primo|Dispregiar se medesimo|Trattato I, capitolo II, 5}})
*[...] lo consentire è uno confessare, villania fa chi loda o chi biasima dinanzi al viso alcuno, perché né consentire né negare puote lo così estimato sanza cadere in colpa di lodarsi o di biasimare. ({{Source|Convivio/Trattato primo|lo consentire è uno confessare|Trattato I, capitolo II, 11}})
*[...] nulla cosa per legame musaico armonizzata si può de la sua loquela in altra [[Traduzione|transmutare]] sanza rompere tutta sua dolcezza e armonia. ({{Source|Convivio/Trattato primo|transmutare|Trattato I, capitolo VII, 14}})
*Questi {{NDR|"gli uomini mutevoli e facili a giudicare"}} sono da chiamare pecore, e non uomini; ché se una pecora si gittasse da una ripa di mille passi, tutte l'altre andrebbero dietro; e se una pecora per alcuna cagione al passare d'una strada salta, tutte l'altre saltano, eziandio nulla veggendo da saltare. E io ne vidi già molte in uno pozzo saltare per una che dentro vi saltò, forse credendo saltare uno muro, non ostante che 'l pastore, piangendo e gridando, con le braccia e col petto dinanzi a esse si parava. ({{Source|Convivio/Trattato primo|questi sono da chiamare pecore|Trattato I, capitolo XI, 9}})
*''Voi che 'ntendendo il terzo ciel movete, | udite il ragionar ch'è nel mio core, | ch'io nol so dire altrui, sì mi par novo.'' ({{Source|Convivio/Trattato secondo|Voi che 'ntendendo il terzo ciel movete|Trattato II, canzone prima, 1-3}}<ref name=c1>Presente anche in ''Rime'', LXXIX, ''[[s:Rime (Dante)/LXXIX - Voi che 'ntendendo il terzo ciel movete|Voi che 'ntendendo il terzo ciel movete]]''.</ref>)
*''Chi veder vuol la salute, | faccia che li occhi d'esta donna miri, | sed e' non teme angoscia di sospiri''. ({{Source|Convivio/Trattato secondo|Chi veder vuol la salute|Trattato II, canzone prima, 24-26}}<ref name=c1/>)
*Ma però che non subitamente nasce amore e fassi grande e viene perfetto, ma vuole tempo alcuno e nutrimento di pensieri, massimamente là dove sono pensieri contrari che lo 'mpediscano, convenne, prima che questo nuovo amore fosse perfetto, molta battaglia intra lo pensiero del suo nutrimento e quello che li era contraro, lo quale per quella gloriosa Beatrice tenea ancora la rocca de la mia mente. ({{Source|Convivio/Trattato secondo|Ma però che non subitamente|Trattato II, capitolo II, 3}})
*Dico che intra tutte le bestialitadi quella è stoltissima, vilissima e dannosissima, chi crede dopo questa vita non essere altra vita; però che, se noi rivolgiamo tutte le scritture, sì de' filosofi come de li altri savi scrittori, tutti concordano in questo, che in noi sia parte alcuna perpetuale. ({{Source|Convivio/Trattato secondo|bestialitadi|Trattato II, capitolo VIII [IX], 8}})
*[...] la [[Cristianesimo|dottrina veracissima]] di Cristo, la quale è via, verità e luce: via, perché per essa sanza impedimento andiamo a la felicitade di quella immortalitade; verità, perché non soffera alcuno errore; luce, perché allumina noi ne la tenebra de la ignoranza mondana. ({{Source|Convivio/Trattato secondo|la dottrina veracissima di Cristo|Trattato II, capitolo VIII [IX], 14}})
*[...] essere suole che l'uomo va cercando argento e fuori de la 'ntenzione truova oro, lo quale occulta cagione presenta, non forse sanza divino imperio [...]. ([[s:Convivio/Trattato secondo|Trattato II]], capitolo XII [XIII], 5)
*[...] non dee l'uomo, per maggiore [[amicizia|amico]], dimenticare li servigi ricevuti dal minore. ({{Source|Convivio/Trattato secondo|Non dee l'uomo|Trattato II, capitolo XV [XVI], 6}})
*''[[Amore|Amor]] che ne la mente mi ragiona | de la mia donna disiosamente, | move cose di lei meco sovente, | che lo 'ntelletto sovr'esse disvia.'' ({{Source|Convivio/Trattato terzo|Amor che ne la mente mi ragiona|Trattato III, canzone seconda, 1-4}}<ref name=c2>Presente anche in ''Rime'', LXXXI, ''[[s:Rime (Dante)/LXXXI - Amor che ne la mente mi ragiona|Amor che ne la mente mi ragiona]]''.</ref>)
*''Non vede il sol, che tutto 'l mondo gira, | cosa tanto gentil, quanto in quell'ora | che luce ne la parte ove dimora | la donna di cui dire Amor mi face.'' ({{Source|Convivio/Trattato terzo|Non vede il sol|Trattato III, canzone seconda, 19-22}}<ref name=c2/>)
*[...] [[Filosofia]] non è altro che amistanza a sapienza. ({{Source|Convivio/Trattato terzo|Filosofia non è|Trattato III, capitolo XI, 6}})
*Nullo sensibile in tutto lo mondo è più degno di farsi essemplo di Dio che 'l [[sole]]. ({{Source|Convivio/Trattato terzo|sole|Trattato III, capitolo XII, 7}})
*[...] la [[moralità|moralitade]] è bellezza de la filosofia. ({{Source|Convivio/Trattato terzo|la moralitade è bellezza de la filosofia|Trattato III, capitolo XV, 11}})
*''Le dolci rime d'amor ch'i' solia | cercar ne' miei pensieri, | convien ch'io lasci; non perch'io non speri | ad esse ritornare, | ma perché li atti [[sdegno|disdegnosi]] e feri | che ne la donna mia | sono appariti m'han chiusa la via | de l'usato parlare.'' ({{Source|Convivio/Trattato quarto|Le dolci rime d'amor ch'i' solia|Trattato IV, canzone terza, 1-8}}<ref name=c3>Presente anche in ''Rime'', LXXXII, ''[[s:Rime (Dante)/LXXXII - Le dolci rime d'amor ch'i' solia|Le dolci rime d'amor ch'i' solia]]''.</ref>)
*''[[Federico II di Svevia|Tale imperò]] che gentilezza''<ref>Qui "gentilezza" ha il significato di [[nobiltà]]. Il tale che imperò, a cui è attribuita la convinzione è [[Federico II di Svevia]].</ref>'' volse, | secondo 'l suo parere, | che fosse antica possession d'avere | con reggimenti belli''. ({{Source|Convivio/Trattato quarto|Federico II di Svevia|Trattato IV, canzone terza, 21-24}}<ref name=c3/>)
*''È gentilezza dovunqu'è [[virtù|vertute]], | ma non vertute ov'ella; | sì com'è 'l cielo dovunqu'è la stella, | ma ciò non e converso. | E noi in donna e in età novella | vedem questa salute, | in quanto vergognose son tenute, | ch'è da vertù diverso.'' ({{Source|Convivio/Trattato quarto|È gentilezza dovunqu'è vertute|Trattato IV, canzone terza, 101-108}}<ref name=c3/>)
*Veramente [[Aristotele|Aristotile]], che Stagirite ebbe sopranome, e [[Senocrate|Zenocrate Calcedonio]], suo compagnone, [e per lo studio loro], e per lo 'ngegno [singulare] e quasi divino che la natura in Aristotile messo avea, questo fine conoscendo per lo modo socratico quasi e academico, limaro e a perfezione la filosofia morale redussero, e massimamente Aristotile. E però che Aristotile cominciò a disputare andando in qua e in lae, chiamati furono – lui dico, e li suoi compagni – [[Scuola peripatetica|Peripatetici]], che tanto vale quanto 'deambulatori'. E però che la perfezione di questa moralitade per Aristotile terminata fue, lo nome de li Academici si spense, e tutti quelli che a questa setta si presero Peripatetici sono chiamati; e tiene questa gente oggi lo reggimento del mondo in dottrina per tutte parti, e puotesi appellare quasi cattolica oppinione. Per che vedere si può, Aristotile essere additatore e conduttore de la gente a questo segno. E questo mostrare si volea. ({{Source|Convivio/Trattato quarto|Veramente Aristotile|Trattato IV, capitolo VI, 15-16}})
*Conviensi adunque essere prudente, cioè [[Saggezza|savio]]: e a ciò essere si richiede buona memoria de le vedute cose, buona conoscenza de le presenti e buona provedenza de le future. ({{Source|Convivio/Trattato quarto|Conviensi adunque essere prudente|Trattato IV, capitolo XXVII, 5}})
==''Le Rime''==
*''[[Guido Cavalcanti|Guido]], i' vorrei che tu [[Lapo Gianni|Lapo]] ed io | fossimo presi per incantamento | e messi in un vasel, ch'ad ogni vento | per mare andasse al voler vostro e mio''. (da ''Guido, i' vorrei che tu Lapo ed io'')
*''Se io sarò là dove sia | Fioretta mia bella'' [a sentire], | ''allor dirò la donna mia | che port'in testa i miei sospire. | Ma per crescer disire | mia donna verrà | coronata da Amore''. (da ''Per una ghirlandetta'')
*''Tu, Violetta, in forma più che umana, | foco mettesti dentro in la mia mente | col tuo piacer ch'io vidi; | poi con atto di spirito cocente | creasti speme, che in parte mi sana''. (da ''Deh, Violetta, che in ombra d'Amore'')
*''«Or ecco leggiadria di gentil core, | per una sì delvaggia dilettanza | lasciar le donne e lor gaia sembianza!» | Allor, temendo non che senta Amore, | prendo vergogna, onde mi ven pesanza''. (da ''Sonar brachetti, e cacciatori aizzare''.)
*''Un dì si venne a me [[Malinconia]] | e disse: «Io voglio un poco stare teco»; | e parve a me ch'ella menasse seco | [[Dolore]] e [[Ira]] per sua compagnia''. (da ''Un dì si venne a me Malinconia'')
{{NDR|Dante Alighieri, ''Rime'', ''Opere Minori'', in ''Letteratura Italiana'', Fratelli Fabbri Editori, Milano 1965}}
==''De Monarchia''==
===[[Incipit]]===
====Originale====
Omnium hominum quos ad amorem veritatis natura superior impressit hoc maxime interesse videtur: ut, quemadmodum de labore antiquorum ditati sunt, ita et ipsi posteris prolaborent, quatenus ab eis posteritas habeat quo ditetur.
====Traduzione====
El principale huficio di tutti gli huomini, i quali dalla natura superiore sono tirati ad amare la verità, pare che ·ssia questo: che ·ccome loro sono aricchiti per la fatica degli antichi, così s'affatichino di dare delle medesime riccheze a quelli che dopo loro verranno. ([[s:Monarchia/Libro I/Capitolo I|I, I]])
===Citazioni===
*Dovunque può essere [[lite|litigio]], ivi debbe essere g[i]udicio. ([[s:Monarchia/Libro I/Capitolo XII|I, XII]])
*L'umana generatione, quando è massime libera, hottimamente vive. ([[s:Monarchia/Libro I/Capitolo XIV|I, XIV]])
{{NDR|''Monarchia'', a cura di Prudence Shaw, traduzione di [[Marsilio Ficino]], in «Studi Danteschi», LI (1978)}}
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''De vulgari eloquentia''===
[[File:De vulgari eloquentia.tif|thumb|''De vulgari eloquentia'', 1577]]
Cum neminem ante nos de vulgaris eloquentie doctrina quicquam inveniamus tractasse, atque talem scilicet eloquentiam penitus omnibus necessariam videamus, cum ad eam non tantum viri sed etiam mulieres et parvuli nitantur, in quantum natura permictit, volentes discretionem aliqualiter lucidare illorum qui tanquam ceci ambulant per plateas, plerunque anteriora posteriora putantes, – Verbo aspirante de celis – locutioni vulgarium gentium prodesse temptabimus, non solum aquam nostri ingenii ad tantum poculum aurientes, sed, accipiendo vel compilando ab aliis, potiora miscentes, ut exinde potionare possimus dulcissimum ydromellum.
===''Egloghe''===
====Originale====
<poem>Vidimus in nigris albo patiente lituris
Pyerio demulsa sinu modulamina nobis.
Forte recensentes pastas de more capellas
tunc ego sub quercu meus et Melibeus eramus.</poem>
====Traduzione====
:Sul foglio bianco deturpato dai neri segni ho visto un carme, spremuto per me dal seno delle Muse. Eravamo soli, io e Melibeo, sotto una quercia, intenti come al solito a contare le sazie caprette.<ref name=Ope>da ''Dante Alighieri Opere Minori'', ''Letteratura Italiana'', Fratelli Fabbri Editori, Milano 1965.</ref>
===''Epistole''===
Reverendissimo in Christo patri dominorum suorum carissimo domino Nicholao miseratione celesti Ostiensi et Vallatrensi episcopo, Apostolice Sedis legato, necnon in Tuscia Romaniola et Marchia Tervisina et partibus circum adiacentibus paciario per sacrosanctam Ecclesiam ordinato, devotissimi filii A. capitaneus Consilium et Universitas partis Alborum de Florentia semetipsos devotissime atque promptissime recommendant.
===''Quaestio de aqua et de terra''===
====Originale====
Universis et singulis presentes litteras inspecturis, Dantes Alagherii de Florentia inter vere phylosophantes minimus, in Eo salutem qui est principium veritatis et lumen.
====Traduzione====
:A tutti, uno per uno, quelli sotto gli occhi dei quali cadrà questo scritto, Dante Alighieri di [[Firenze]], il più insignificante di tutti i filosofi, augura salute in Colui che è principio e luce di verità.<ref name=Ope />
==Citazioni su Dante Alighieri==
*Ai tempi nostri, se lo sono conteso cattolici e protestanti, liberi pensatori e bigotti, demagoghi e codini; e noi tuttora assistiamo al curioso spettacolo dello psichiatra che vi va rintracciando l'equazione del genio e della delinquenza colla follia<ref>Allusione a [[Cesare Lombroso]].</ref>; del clericale, che lo allega a conforto dei diritti papali su Roma; del socialista, che vi scorge adombrati i principi di Marx e di [[August Bebel|Bebel]]. «Giuochi di lanterna magica, per cui Dante si fa servire a tutti i partiti, a tutte le idee»<ref>G. Carducci, ''Studi letterari'', Livorno 1880, p. 241. {{NDR|N.d.A.}}</ref>. ([[Paolo Bellezza]])
*Alle creature sue Dante dava, d'abitudine, con pochi e gagliardi tratti, un'attitudine sintetica; abbozzava con michelangiolesca foga; ma non compiva; lasciava che l'immaginazione, possentemente scossa e ravvivata, facesse per conto proprio il minuto disegno. Uno schizzo fugace rinchiudeva il corpo, l'anima di un mondo determinatissimo. ([[Arturo Farinelli]])
*''Allor che Amore, ne' desiri errante, | portando al cuore il sovvenir di lei, | coronò di martir li occhi di Dante, || ed ei parlava ai pallidi romei | e lo traeva intelligenza nuova | là, dove pura luce, da te sei. || Era il suo canto come di chi trova | nel solo esilio, ed era il suo pensiero | come cielo che in mare immenso piova.'' ([[Giovanni Pascoli]])
*''Amore, e Carità suo fuoco accese | Dante a cantare i tristi, e lieti Regni, | fior di virtù, e fior di tutti ingegni, | che dall'empireo Ciel fra noi discese.'' ([[Burchiello]])
*''Altissimo | signor del sommo canto''. ([[Ugo Foscolo]])
*Che Dante non amasse l'[[Italia]], chi vorrà dirlo? Anch'ei fu costretto, come qualunque altro l'ha mai veracemente amata, o mai l'amerà, a flagellarla a sangue, e mostrarle tutta la sua nudità, sì che ne senta vergogna. ([[Ugo Foscolo]])
*Conoscere e descrivere la mente di Dante sarà mai possibile? Egli eclissa nella profondità del suo pensiero: volontariamente eclissa. ([[Giovanni Pascoli]])
*Conosceva tutte le passioni umane, proprio tutte. Attratto dalle cose bellissime e dalle cose bassissime. Stava attento ma era attratto anche dal fascino del male. [...] Ma a parte tutte le innovazioni si ama Dante, proprio perché parla di noi, di ognuno di noi. Nessuno conosce meglio le passioni umane, il profondo dell'animo umano come lo conosce Dante. ([[Roberto Benigni]])
*Credo che tutti i lettori di Dante siano in qualche modo viziati dalla giovanile lettura parcellare imposta dalla scuola. […] Leggendo la Divina Commedia d'un fiato, mi rendevo conto di contrastare una antica malsana usanza; ma di meglio non potevo fare. […] Dante è un enigmatico, e almeno una volta accettiamolo per quel che è. Ha i suoi motivi per non farsi capire subito, e qualche volta per essere assolutamente impenetrabile. È una corsa stremante tra luci e tenebre, stelle, lune, soli, misteriosi frammenti di edifici regali e sacri, con mutile, occulte scritte. Il percorso è talora nitido, geometrico; talora è paludoso, è uno strisciar tra cunicoli ed antri. Non capire è importante. ([[Giorgio Manganelli]])
*''Dante Alighier, s'i' so' bon begolardo, | tu mi tien' bene la lancia a le reni; | s'eo desno con altrui, e tu vi ceni; | s'eo mordo 'l grasso, tu ne sugi 'l lardo; | s'eo cimo 'l panno, e tu vi freghi 'l cardo.'' ([[Cecco Angiolieri]])
*''Dante Alighieri che sorresse il mondo | in suo pugno ed i fonti | dell'universa vita ebbe in suo cuore''. ([[Gabriele D'Annunzio]])
*''Dante alla porta di Paolo e Francesca | spia chi fa meglio di lui: | lì dietro si racconta un amore normale | ma lui saprà poi renderlo tanto geniale. | E il viaggio all'inferno ora fallo da solo | con l'ultima invidia lasciata là sotto un lenzuolo''. ([[Fabrizio De André]])
*Dante, altiero e ghibellino, ritraeva schifamente l'animo da chiunque non fosse conosciuto per fama o per infamia. Il suo cuore era in Alemagna: officina d'ogni tirannia e d'ogni vassallaggio, che per secoli hanno afflitto tutta Europa. E chi, in quella barbarie di tempi, cercava gli abituri della povera plebe, quando non fosse per manometterla o farnela uscire a parteggiare? Dante pellegrinava da castello a castello; né altro vedeva nel mondo fuorché imperatori, e re, e papi; e Cane, e Meroello, e Guido. I villani «gli puzzavano»; e gli doleva di veder «cambiare e mercare» colui il cui avolo aveva limosinato; né gli sarebbe paruto di mal fare, potendo pur rendere la religione stromento di vendette e di carneficine. ([[Giovita Scalvini]])
*Dante, che è Dante, non ebbe sempre lo stesso culto, stando al numero delle edizioni della sua ''Commedia'', il quale nel sec. XVII fu scarsissimo, a cagione del cattivo gusto predominante.<br />La civiltà italiana si può misurare alla stregua della ''varia fortuna di Dante'', come direbbe il [[Giosuè Carducci|Carducci]], ossia del culto di Dante rivelato principalmente dalle edizioni e dalle illustrazioni del suo poema. ([[Carlo Lozzi]])
*Dante ci invita a guardare in alto, ma ci spinge anche a vedere quanto siamo schifosi. Per questo che nel primo girone ci mette i lussuriosi: io mi ci vedrei bene. ([[Roberto Benigni]])
*Dante, come ogni altro grand'uomo, era pieno di sé – chè senza intima fiducia a nulla di sommo si arriva – e non solo tradisce questo in molte frasi della sua ''Divina Comedia'', ma lo confessa francamente nel C. XIII del ''Purgatorio'' (dal v. 133 al 138) dove dice che non ha tanto paura di passare un po' di tempo nel luogo degli invidiosi, quanto in quello de' superbi. ([[Carlo Dossi]])
*Dante è medioevale per la forma del suo poema (visione), per la struttura ternaria di esso, per il {{sic|sustrato}} teologico e filosofico; ma per l'umanità profonda di alcuni episodi, per lo squisito senso della vita e della natura (chi non ricorda le sue marine, i suoi prati fioriti?) annunzia già luminosamente i tempi nuovi. ([[Domenico Alaleona]])
*Dante è tal poeta che non sarà mai popolare, né potrà mai destare entusiasmo nelle masse. La natura schiva del suo ingegno lo apparta, lo segrega, e se lo rende più caro a chi s'interna nelle latebre del suo carattere, fa sì però che pel volgo rimanga sempre un libro chiuso con sette suggelli. ([[Vittorio Imbriani]])
*''Dante | era molto arrogante. | Di parlare coi santi assumeva il diritto. | Solo col Padre Eterno è stato un poco zitto.'' ([[Guido Almansi]])
*Dante era tutt'altro che mansueto: e non era certo la rassegnazione il suo difetto principale. ([[Raffaele Garofalo]])
*Dante insegna la strada maestra della norma: l'inferno, il paradiso, il limbo, il premio o la punizione. È la grancassa del cattolicesimo, è un poeta funzionale, bravino ma interessato a compiacere, insomma, spera di essere ben presto a busta paga per i servigi resi. È critico ma solo quel tantino che fa birichino e niente più, in effetti è ligio e monolitico. In altre parole, insegna a piegare il capo e a inginocchiarsi. Tutto in lui è funzionale al potere. ([[Aldo Busi]])
*Dante mio, io voglio che tu t'emendi e che tu consideri meglio il parlar Fiorentino, e la tua opera, e vedrai, che se alcuno s'arà da vergognare, sarà piuttosto Firenze, che tu; perché se considererai bene a quel che tu hai detto, tu vedrai come ne' tuoi versi non hai fuggito il goffo, come quello: ''Poi ci partimmo, e n'andavamo introque''<ref>{{cfr}} ''[[Divina Commedia]]'', ''Inferno'', XX canto, v. 130.</ref>; non hai fuggito il porco, com'è quello: ''Che merda fa di quel che si trangugia''<ref>{{cfr}} ''[[Divina Commedia]]'', ''Inferno'', XXVIII canto, v. 27.</ref>; non hai fuggito l'osceno, come è: ''Le mani alzò con ambedue le fiche''<ref>{{cfr}} ''[[Divina Commedia]]'', ''Inferno'', XXV canto, v. 2.</ref>; e non avendo fuggito questo che disonora tutta l'opera tua, tu non puoi aver fuggito infiniti vocaboli patrj, che non s'usano altrove, che in quella, perché l'arte non può mai in tutto repugnare alla natura. ([[Niccolò Machiavelli]])
*Dante non sarebbe forse partito mai da Verona, se il suo costume alquanto aspro e feroce, e il suo parlare troppo libero e franco non l'avessero a poco a poco fatto decadere dalla grazia di Can Grande I, che per un pezzo l'avea avuto carissimo e in sommo onore. [...] Tra la turba d'istrioni e d'altre persone festevoli che lo Scaligero teneva in corte, uno essendone che riusciva a tutti sommamente caro, di lui disse un giorno in presenza di molti Cangrande a Dante: ''Come sta egli mai, che costui, il quale è un balordo, sia grato a tutti, e tu che vieni riputato sapiente, nol sia?'' Al che Dante subito rispose: ''Non è meraviglia, perché la similitudine e l'uniformità de' costumi partorisce grazia e amicizia!'' ([[Gaetano Moroni]])
*Dante [...], pur essendo, come poeta, un grande innovatore, fu, come pensatore, alquanto indietro sui tempi. [...] Il pensiero di Dante è interessante, non solo per sé, ma perché è il pensiero d'un laico; ma non ebbe ripercussioni, ed era inoltre disperatamente fuori moda. ([[Bertrand Russell]])
*Dante sembra il poeta della nostra epoca. ([[Alphonse de Lamartine]])
*Dell'Italiano che più di niun altro raccolse in sé l'ingegno, le virtù, i vizi, le fortune della patria. Egli ad un tempo uomo d'azioni e di lettere, come furono i migliori nostri; egli uomo di parte; egli esule, ramingo, povero, traente dall'avversità nuove forze e nuova gloria; egli portato dalle ardenti passioni meridionali fuori di quella moderazione che era nella sua altissima mente; egli, più che da niun altro pensiero, accompagnato lungo tutta la vita sua dall'amore; egli, insomma, l'Italiano più italiano che sia stato mai. ([[Cesare Balbo]])
*Dopo [[Omero]] nessun poeta, per mio giudicio, può alzarsi a competere con l'Alighieri, salvo [[William Shakespeare|Guglielmo Shakspeare]], gloria massima dell'[[Inghilterra]]. E per fermo, ne' drammi di lui l'animo e la vita umana vengon ritratti così al vero e scandagliati e disaminati così nel profondo, che mai nol saranno di più. Ma le condizioni peculiari della drammatica e l'indole propria degl'ingegni settentrionali impedirono a Shakspeare di raggiungere quella perfetta unione sì delle diverse materie poetiche e sì di tutte l'eccellenze e prerogative onde facciamo discorso. E veramente nelle composizioni sue la religione si mostra sol di lontano e molto di rado; e tra le specie differenti e delicatissime d'amore ivi entro significate, manca quella eccelsa e spiritualissima di cui si scaldò l'amante di Beatrice. ([[Terenzio Mamiani]])
*E Dante, che sviene ogni momento! ([[Jules Renard]])
*È indiscutibile che a Dante spettano i meriti di un demiurgo. Prima di lui alla preponderanza schiacciante del [[Lingua latina|latino]], e all'uso occasionale delle due lingue di [[Francia]] {{NDR|lingua d'oc e lingua d'oïl}}, letterariamente insigni, non si contrapponevano che dialetti in via di dirozzamento, e tentativi sporadici di assurgere all'arte e alla bellezza. Tutta l'opera di Dante ha una «carica» spirituale nuova e potente, che in breve tempo opera un rivolgimento nell'opinione pubblica in [[Toscana]] e fuori, e fa d'un balzo assurgere l'italiano al livello di grande lingua, capace di alta poesia e di speculazioni filosofiche. ([[Bruno Migliorini]])
*E voi, cari ragazzi, di chi è stato il promotore dell'apprendimento sotto la guida del Magistero della Chiesa, continuate come state facendo ad amare e ad interessarvi del nobile poeta, di colui che Noi non esitiamo a chiamare il più eloquente cantante dell'ideale Cristiano. ([[Papa Benedetto XV]])
*Fu adunque questo nostro poeta di mediocre statura, e, poi che alla matura età fu pervenuto, andò alquanto curvetto, e era il suo andare grave e mansueto, d'onestissimi panni sempre vestito in quell'abito che era alla sua maturità convenevole. Il suo volto fu lungo, e il naso aquilino, e gli occhi anzi grossi che piccioli, le mascelle grandi, e dal labbro di sotto era quel di sopra avanzato; e il colore era bruno, e i capelli e la barba spessi, neri e crespi, e sempre nella faccia malinconico e pensoso. ([[Giovanni Boccaccio]])
*Ho sempre provato un segreto rammarico al pensare che Dante non abbia mai visitato la parte meridionale di Italia. La Divina Commedia, considerata sotto questo aspetto, potrebbe forse sembrare opera cui non tutta Italia die' eguale tributo. Ora chi potrebbe dire quali e quante immagini, e motivi, e ispirazioni, egli avrebbe tratte dalla visione di questo mare e di questo cielo, egli che per le descrizioni e cenni, mirabili d'evidenza, dei luoghi da lui visti, ci dà quasi l'itinerario del suo esilio? Chi pensi all'entusiasmo onde Boccaccio e il Petrarca s'accesero al veder questa eletta parte dell'umile Italia, non può se non dolersi che al gran padre Dante non fosse concesso dalle condizioni dei tempi e dall'ira degli uomini di esserne ospite, come i suoi grandi amici Giotto e Cino, e di attinger qui qualcuna delle sue ispirazioni immortali. Forse alla sua fiera anima di Ghibellino la Napoli Angioina sarebbe parsa, come a Cino, terra servile. Ma qual parte o qual città di Italia fu immune dalle sue fiere rampogne? E tutte quelle ch'ei maledisse, non l'hanno forse poi benedetto e salutato padre? ([[Alessandro Chiappelli]])
*I fiorentini amano il vino. Dante medesimo fu altissimo poeta e grande bevitore. ([[Vasco Pratolini]])
*Il Boccaccio {{NDR|nella sua ''La vita di Dante''}} vede in Dante un uomo straordinario per la grandezza dell'ingegno e per la smisurata dottrina acquisita con lunghi, pazienti, profondi studi, per l'altissimo valore poetico; un eroe degno d'una statua monumentale per la glorificazione che fece di Firenze, della sua ingrata patria; un eroe che sarebbe in terra divenuto un Iddio, se quant'ebbe impedimenti avesse avuto favori, se quant'ebbe impedimenti avesse avuto agevolezze. ([[Ciro Trabalza]])
*Il poeta fiorentino è l'inizio dell'Umanesimo; l'arte lascia con lui le nebbie del passato e scende sulla terra a guardare, il poeta fiorentino è l'Uomo, e non l'Uomo-idea o l'Uomo-simbolo, o l'Uomo-astrazione, ma l'Uomo-argilla, l'Uomo-carne, l'Uomo-materia. ([[Alfredo Niceforo]])
*Il poeta nel significato più alto e più nobile del termine non è un facitore di versi, ma un essere ispirato, un veggente: nelle cui parole non è tanto la rappresentazione delle cose visibili, quanto la rivelazione delle invisibili. Tale, e più di ogni altro, è Dante. ([[Sebastiano Arturo Luciani]])
*Il [[poeta]] reinventa la lingua perché reinventa lo sguardo, dandogli la profondità insondabile del senso, che è dono di Dio all’uomo, evento di bellezza, giustizia e verità. Questa passione poetica della parola come specchio profetico del mistero dell'uomo io la trovo in Dante inestinguibilmente accesa. Ogni lettore di poesia ha, presto o tardi, un incontro destinato da sempre con Dante. ([[José Tolentino de Mendonça]])
*Il rapporto di Dante con le donne è molto complesso, perché il ventaglio delle donne reali nella vita di Dante e nella vita immaginata di Dante Alighieri è molto difforme. C’è un’idealizzazione della donna che avviene quando lui ha nove anni. Lui la madre vera l’ha persa quando aveva cinque anni, per cui lui è figlio di un padre e di una madre matrigna. I vicini di casa della famiglia Portinari avevano sei figlie femmine e una di queste è Beatrice, una bambina di nove anni, sua coetanea. Dante incontra lo sguardo di Lei e da quel momento diventa quasi prigioniero di quello sguardo, ecco perché nove è il numero magico di Beatrice, perché la incontra a nove anni. Il Poeta per altri nove anni la segue a Firenze, senza ottenere mai da lei un incoraggiamento, fin quando a diciotto anni, prima di entrare nella chiesa dove la ragazza va tutte le sere a Santa Margherita dei Cerchi che è la chiesa dei Portinari, improvvisamente decide di fermarsi, di guardarlo e di sorridergli e gli dice “vi saluto” che è l’unica frase che Dante sentirà da Beatrice. Dante rimane completamente appagato da questo sorriso e lo considera il suggellarsi di un rapporto che non ha avuto nessun altro tipo di concretizzazione, nient’altro, solo questo sguardo e questo saluto. Lui questa storia la racconta in questo diario meraviglioso che è la ''Vita Nova'', un insieme di poesie e scritti in prosa che scrive all’indomani della morte di Beatrice. ([[Pupi Avati]])
*'''Incipit vita nova'''. Comincia la vita nuova: così, con solenne ed occulto parlare, l'Alighieri comincia l'opera sua "La Vita Nuova". Come molti versi danteschi anche questo diventò popolare, e si usa per significare un mutamento di male in bene nelle operazioni dell'esistenza. ([[Alfredo Panzini]])
*Io cercavo una più profonda esperienza, e pensavo a Dante mistico e sentimentale, innamorato e tremebondo, poeta e uomo politico, piccolo borghese e filosofo, patriota ed esiliato: pensavo a Dante che in esilio dà la scalata al trono di Dio, Dante che tenta di fissare i suoi occhi d'aquila in Dio, Dante che ricrea la beata Beatrice ghermitagli, che plasma il suo mondo morale, che calca il suo piede sulla vanità, che par persona, delle ombre terrene e sotterranee, Dante romantico in una parola, il primo romantico del nostro mondo neolatino. ([[Francesco Piccolo (filologo)|Francesco Piccolo]])
*Io so di poter dire con sicurezza che la grandezza umana si spiega o con la prevalenza delle influenze esterne o sociali o con quella della personalità.<br>Dante è capito con le prime: non lo si pensa senza tutta la storia politica, morale, artistica, religiosa del suo tempo. [[Giacomo Leopardi|Leopardi]] con la seconda. ([[Paolo Orano]])
*La cristianità ha un esempio ammirevole del connaturale connubio tra fede e libertà in Dante Alighieri. Proprio la sua indubitabile adesione alla verità cattolica consente e illumina la sua perfetta autonomia di giudizio, svincolata da ogni timore o condizionamento umano. Dante non teme di criticare l'operato dei papi e le loro scelte operative, fino a collocarne diversi nel profondo dell'inferno. Ma in lui non viene mai meno e mai minimamente s'attenua "la reverenza delle somme chiavi" (Inf. XIX, 101). Quando si tratta di esprimere riserve o biasimi che egli ritiene dovuti, non ci sono sconti né per i laici, né per gli ecclesiastici, né per i monarchi, né per i semplici cittadini... tenuti tutti, senza eccezioni, ad attenersi alla legge evangelica. ([[Giacomo Biffi]])
*La maggior parte degli Italiani conosce Dante attraverso l'episodio del Conte Ugolino e di Francesca da Rimini; e gli stessi dantisti di professione che sanno a memoria la ''Divina Commedia'', conoscono il parallelismo delle opere dantesche e tutta l'immensa letteratura che fiorisce ogni giorno intorno al Poema, si appassionano di più per le piccole questioni filologiche, esegetiche, cronologiche, che per i grandi concetti i quali stanno al centro della concezione dantesca e della vita di Dante. Si potrebbe fare una biblioteca raccogliendo ''questioni disputate'' e non risolte dalla dantologia antica e moderna; ma non così feconda è l'indagine psicologica e teologica della ''Commedia'', non così studiato quello che per il poeta fu sostanziale e sovrano, il concetto di Dio. E tuttavia è indiscutibile che il Poema è tutto un grande sforzo di Dante per salire a Dio attraverso la scienza e la rettitudine, tutto un magistero per condurre a salvezza l'umanità intera, tutto un fuoco di purificazione dagli abissi all'empireo. ([[Mariano Cordovani]])
*La poesia di Dante non è soltanto espressione di passione o d'immaginazione, ma volo di pensiero e onda di amore, poesia di scienza e di fede, che ha solo degno riscontro nella Bibbia; è davvero "quella voce meravigliata e commossa che tramanda l'anima umana" , non già "nella perpetuamente ricorrente creazione del mondo" che noi non possiamo creare nulla; ma nella vampa di una libertà combattente, per assorgere alla somiglianza di Dio nella santità. Comprendo che questa poesia non rientri nelle categorie del moderno idealismo, ma Dante non si è contentato di essere un costruttore di versi e di poesie, piuttosto aspirando a un rinnovamento di anime, facendo della poesia una forza di civiltà. ([[Mariano Cordovani]])
*La provenienza di Dante è aristotelica: scuola, dunque, d'uno che ha prepotentemente creduto nell'uomo animale politico, nella città, nel cittadino... Dire "civis" è lo stesso che dire "civilitas" e difatti su codesti termini punta Dante, assertore della società civile: d'una civiltà ch'è, insieme, ordine giuridico politico religioso, Stato. Viceversa, nel [[Francesco Petrarca|Petrarca]] è l'"homo" che trova la sua celebrazione, l'individuo che, in quanto creatura, prima ancora che farsi membro di consociazione politica, ha in sé la sua possibilità di redenzione e di perfezione, magari al di fuori della società. E quasi contro la "civilitas" dantesca, è l'"humanitas" che viene rivendicata e curata, quella condizione primaria ed ultima che consente, al di fuori delle strutture sociali, la parentela dell'uomo col [[Gesù|Figliuol dell'Uomo]]. ([[Rodolfo De Mattei]])
*Legger Dante è un dovere; rileggerlo è bisogno: sentirlo è presagio di grandezza. ([[Niccolò Tommaseo]])
*L'Omero del medioevo. ([[Abel-François Villemain]])
*Lo stesso Dante, come è ben noto, dimostrò di conoscere perfettamente il [[Scacchi|gioco degli scacchi]], paragonando il moltiplicarsi delle schiere angeliche al «doppiar degli scacchi»:<br><div align=left>Lo incendio lor seguiva ogni scintilla;<br>Ed eran tante, che il numero loro<br>Più che il doppiar degli scacchi si immilla. (''[[Storia degli scacchi in Italia]]'')</div>
*Mi fermerò sopra di Dante, il quale in ogni parte mostrò d'essere per ingegno, per dottrina, e per giudizio uomo eccellente, eccettoché dove egli ebbe a ragionar della patria sua, la quale fuori di ogni umanità e filosofico istituto perseguitò con ogni specie d'ingiuria, e non potendo altro fare che infamarla, accusò quella di ogni vizio, dannò gli uomini, biasimò il sito, disse male de' costumi, e delle leggi di lei, e questo fece non solo in una parte della sua Cantica, ma in tutta, e diversamente, e in diversi modi; tanto l'offese l'ingiuria dell'esilio, tanta vendetta ne desiderava, e però ne fece tanta quanta egli poté; e se per sorte de' mali ch'egli le predisse, le ne fosse accaduto alcuno, Firenze arebbe più da dolersi d'aver nutrito quell'uomo, che d'alcuna altra sua rovina. ([[Niccolò Machiavelli]])
*''O gran padre Alighier...'' ([[Vittorio Alfieri]])
*Ognuno ha la sua droga. La droga di Dante è l'Allegoria. ([[Marcello Marchesi]])
*Orma di Dante non si cancella. ([[Achille Pellizzari]])
*Proteo del medioevo che riveste tutte le forme del mondo civilizzato e del mondo barbaro. ([[Abel-François Villemain]])
*Quando si ha una salda [[educazione]] nazionale, e si è radicati nel giusto della nostra letteratura indigena, bisogna sapersi guardare attorno e porre mente all'altro polo, così come faceva Dante per le quattro luci sante, lassù, nel suo bel ''Purgatorio'':<br />''Goder pareva il ciel di lor fiammelle:<br />Oh settentrional vedovo sito,<br />Poi che privato se' di mirar quelle!'' ([[Luigi Russo]])
*''Quel Dante, sai, lo qual «[[Omero|Omer]] toscano» | appellar deggio sempre, come ancora | [[Publio Virgilio Marone|Virgilio]] è detto «Omero mantovano», | per cui la patria mia tanto s'onora; | e chi 'l [[Francesco Petrarca|Petrarca]] fa di lui soprano, | ne l'arte matematica lavora, | ché Dante vola più alto, e questo dico | col testimonio di [[Giovanni Pico della Mirandola|Giovanni Pico]].'' ([[Teofilo Folengo]])
*Sa in quante lingue è tradotto Dante all'interno dell'Urss? In settanta. ([[Michail Gorbačëv]])
*Sfuggire a Dante è impossibile, come sfuggire alla propria coscienza. ([[Ismail Kadare]])
*Solo là dove il bambino e l'uomo coesistono, in forme il più possibile estreme, nella stessa persona, nasce – molte altre circostanze aiutando – il miracolo: nasce Dante. Dante è un piccolo bambino, continuamente stupito di quello che avviene a un uomo grandissimo; sono veramente «due in uno». ([[Umberto Saba]])
*Soltanto l'artista universale, il moralista intransigente attirano il lettore moderno, meravigliato che ci sia stato al mondo un carattere così potente. ([[Giuseppe Prezzolini]])
*Un giovane e intelligente gentiluomo, ammiratore sincero di quella straordinaria figura, non prese per buoni il mio plauso e i miei riconoscimenti e mi disse chiaro e tondo che, secondo lui, uno straniero doveva rinunciare a capire un genio così eccezionale che gli stessi italiani non potevano tenergli dietro fino in fondo. Dopo un po' di botta e risposta finii per seccarmi: dovevo ammettere, gli dissi, d'essere incline a condividere tal giudizio, giacché non ero mai riuscito a comprendere che interesse si trovava in quei poemi: l'''Inferno'' mi pareva repellente, il ''Purgatorio'' ambiguo e il ''Paradiso'' noioso; dichiarazioni che lo soddisfecero pienamente in quanto suffragarono la sua tesi, dimostrando la mia incapacità intellettuale d'afferrare la profondità all'altezza della poesia dantesca. ([[Johann Wolfgang von Goethe]], ''[[Viaggio in Italia (saggio)|Viaggio in Italia]]'')
*– Vi piace Dante?<br />– Un inferno assai affollato quello che descrive.<br />– Oppositori politici, gente che gli aveva fatto torto. La sua penna taglia quanto una lama.<br />– Sì. Un modo sottile di ottenere vendetta. (''[[Assassin's Creed: Revelations]]'')
*Voi già vi beffate di me; ma vi siete accorti che questa religione dantesca, creata da me solo, giovinetto non filologo, non erudito, io me la reco a non piccola gloria. E avrete anco ragione. Ed io me ne glorio di più ancora, giacché più che i versi, più che la poesia, amava l'anima e il cuore di Dante. Quanto alle sue passioni, erano grandi forti intellettuali e mi piacevano in ragione di queste qualità, fatte omai tanto rare. ([[Ippolito Nievo]])
===[[Giosuè Carducci]]===
*''Anch'ei, tra 'l dubbio giorno d'un gotico | tempio avvolgendosi, l'Alighier trepido | cercò l'immagine di Dio nel gemmeo | pallore d'una femina''.
*''Dante, onde avvien che i vóti e la favella | levo adorando al tuo fier simulacro, | e me sul verso che ti fè già macro | lascia il sol, trova ancor l'alba novella? |'' [...] ''| Son chiesa e impero una ruina mesta | cui sorvola il tuo canto e al ciel risona: | muor Giove, e l'inno del poeta resta''.
*''Forti sembianze di novella vita | circondar la tua cuna, | o re del canto che più alto mira. | Gentil virago ardita, | quale non vider mai le argive sponde | né le latine, e d'amor balda e d'ira, | te venìa la bella | Toscana libertade; e il pargoletto | già magnanimo petto | ti confortava de la sua mammella. | Tutta accesa ne' raggi di sua sfera, | mite insieme ed austera, | venne la fede; e per un popoloso | di visioni e d'ombre oscuro lito | la porta ti mostrò dell'infinito''.
===[[Antonio Lubin]]===
*''Dante spiegato con Dante'' per me significa che, in ogni questione dantesca, quella soluzione è la vera, la quale si ottiene da Dante; e che quindi necessariamente cadono a fronte di essa tutte le altre, siano di chi si sia, dal più antico al più moderno degli interpreti, si chiami esso l'Ottimo o Pietro o Iacopo di Dante, della Lana, Boccaccio, Buti, Landino, Vellutello, Lombardi, Foscolo, Rossetti, Filalete, Blanc, Witte, Tommaseo, Giuliani ecc, ecc., non {{sic|monta}}: ove sia Dante spiegato ''veramente'' con Dante, la questione è finita e la controversia cessa.
*È ben naturale che Dante da principio esitasse a lasciare, per darsi a nuovi studj, le poesie, nelle quali egli aveva riposto sua beatitudine e che lo avevano già fatto noto tra li poeti; ma è pur naturale che, gustato ch'ebbe Filosofia, questa gli abbia ispirato qualche bella Canzone. Che quindi, inebriato del piacere dei primi saggi, siasi proposto di far un corpo di poesie nello scopo di chiamare gli uomini alla Rettitudine, e che, intendendo a ciò con amore, abbia dimenticato affatto Beatrice.
*Invitato {{NDR|Dante}} da un amico alle nozze di una gentildonna per servire alle donne ivi raccolte, come tra quelle vide Beatrice (e il presentimento gliel'aveva di già annunciata) tramortì, usci di sé, fu trasfigurato in modo che fatto scopo dei ragionari e delle risa di quelle donne e di Beatrice stessa, l'amico credette bene di trarlo fuori della sala. Da ciò le doglianze contro Beatrice, i rimproveri a se stesso di volerla vedere, mentre non poteva sostenerne la vista, e le ragioni a propria discolpa, e le riflessioni sul proprio stato.
===[[Giuseppe Mazzini]]===
*Ogni città d'Italia quando l'Italia sarà libera ed una, dovrebbe innalzargli una statua.
*Un uomo Italiano, il più grande fra gl'Italiani che io mi conosca.
*Volete voi, Operai Italiani, onorare davvero la memoria de' vostri Grandi e dar pace all'anima di Dante Allighieri? Verificate il concetto che lo affaticò nella sua vita terrestre. Fate U<small>NA</small> e potente e libera la vostra contrada. Spegnete fra voi tutte quelle meschinissime divisioni contro le quali Dante predicò tanto, che condannarono lui, l'uomo che più di tutti sentiva ed amava il vostro avvenire, alla sventura e all'esilio, e voi a una impotenza di secoli che ancor dura. Liberate le sepolture de' vostri Grandi, degli uomini che hanno messo una corona di gloria sulla vostra Patria, dall'onta d'essere calpeste dal piede d'un soldato straniero. E quando sarete fatti degni di Dante nell'amore e nell'odio — quando la terra vostra sarà ''vostra'' e non d'altri — quando l'anima di Dante potrà guardare in voi senza dolore e lieta di tutto il santo orgoglio Italiano — noi innalzeremo la statua del Poeta sulla maggiore altezza di Roma, e scriveremo sulla base: A<small>L</small> P<small>ROFETA DELLA</small> N<small>AZIONE</small> I<small>TALIANA</small> <small>GLI</small> I<small>TALIANI DEGNI DI LUI</small>.
===[[Ezra Pound]]===
*[[Geoffrey Chaucer|Chaucer]] aveva una conoscenza della vita più profonda di [[William Shakespeare|Shakespeare]]... Era più comprendioso di Dante.
*Ci sono voluti due secoli di [[Provenza]] e uno di [[Toscana]] per sviluppare i mezzi del capolavoro di Dante.
*Il Dio di Dante è divinità ineffabile, Il Dio di [[John Milton|Milton]] è un essere pignolo con un ''hobby'', Dante è metafisico, mentre Milton è solamente settario.
*La visione di Dante è reale, perché egli la vide; la poesia di [[François Villon|Villon]] è reale, perché egli la visse.
===[[Vittorio Sermonti]]===
*[Dante] addita la letteratura come ruffiana.
*Dante che, povero e vagabondo, verosimilmente scriveva su cartaccia, non ci ha lasciato un verso autografo, non una parola, non una lettera, e tanto meno una virgola.
*Per quanto costi di tormento a Dante-pellegrino abiurare ai dolci pensieri in rima della propria adolescenza [...], il sacro scrivano della Commedia crede di sapere, sa, che in eterno non si può amare che l'Eterno. E solo una fede così dura gli consente di cantare questo morbido, rapinoso ed estremo canto d'amor profano.
*Quanti racconti, invece, condivideva Dante con gli osti e i tintori suoi contemporanei! L'intelligenza psicologica, la moralità, il comune sentimento della storia e della vita si abbeveravano nel Medioevo avanzato ad una inesauribile falda di narrazioni.
==Note==
<references/>
==Bibliografia==
*Dante Alighieri, ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-a/dante-alighieri/convivio-g-busnelli-e-g-vandelli/ Convivio]'', (edizione critica di G. Busnelli e G. Vandelli), Le Monnier, 1964.
*Dante Alighieri, ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-a/dante-alighieri/de-vulgari-eloquentia/ De vulgari eloquentia]'', a cura di Aristide Marigo, Le Monnier, 1948.
*Dante Alighieri, ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-a/dante-alighieri/egloghe/ Egloghe]'', in "Tutte le opere" di Dante Alighieri, Newton Compton.
*Dante Alighieri, ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-a/dante-alighieri/epistole/ Epistole]'', in "Dante-Tutte le opere", a cura di Luigi Blasucci, Sansoni editore, 1965.
*Dante Alighieri, ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-a/dante-alighieri/monarchia/ Monarchia]'', tratto da "Enciclopedia Dantesca. Appendice: biografia, lingua e stile, opere", Istituto dell'Enciclopedia Italiana fondato da Giovanni Treccani, Roma, 1978.
*Dante Alighieri, ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-a/dante-alighieri/quaestio-de-aqua-et-de-terra/ Quaestio de aqua et de terra]'', in "Tutte le opere" di Dante Alighieri, Newton Compton.
*Dante Alighieri, ''Opere Minori'', ''Letteratura Italiana'', Fratelli Fabbri Editori, Milano 1965.
*Dante Alighieri, ''Vita nuova'', in ''Opere minori di Dante Alighieri, volume II'', commento e traduzione di Pietro Fraticelli, Barbèra, Bianchi e comp., Firenze, 1857.
==Voci correlate==
*[[Gemma Donati]]
*[[Beatrice Portinari]]
*[[Ciriatto]]
*[[Jacopo Alighieri]]
*''[[Dante's Inferno]]'' – videogioco
==Altri progetti==
{{Interprogetto}}
===Opere===
{{Pedia|Le Rime||}}
{{Pedia|Vita nuova||(1293-1295)}}
{{Pedia|De vulgari eloquentia||(1303-1305)}}
{{Pedia|Convivio||(1304-1307)}}
{{Pedia|Divina Commedia||(1304-1321)}}
{{Pedia|De Monarchia||(1312-1313 ca.)}}
{{Pedia|Egloghe (Dante Alighieri)|''Egloghe''|(1319-1320)}}
{{Pedia|Quaestio de aqua et terra||(1320)}}
{{Pedia|Epistole (Dante Alighieri)|''Epistole''|}}
{{DEFAULTSORT:Alighieri, Dante}}
[[Categoria:Persone del Medioevo]]
[[Categoria:Poeti italiani]]
[[Categoria:Politici italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
3ne6qnq89byoit9srz6vef5fkq0vj41
Anton Čechov
0
2507
1420602
1397044
2026-07-16T07:15:22Z
Ferrante1
95080
Da "Mia moglie"
1420602
wikitext
text/x-wiki
[[File:Chekhov 1898 by Osip Braz.jpg|thumb|Anton Čechov, 1898]]
{{indicedx}}
'''Anton Pavlovič Čechov''' (1860 – 1904), scrittore, drammaturgo e medico russo.
==Citazioni di Anton Čechov==
*Adesso sono a Genova. Qui c'è un mucchio di navi e un famoso [[Cimitero monumentale di Staglieno|cimitero]], ricco di statue. E di statue, effettivamente, ce n'è molte. Vengono raffigurati interi, in grandezza naturale, non solo i defunti, ma persino le loro inconsolabili vedove, suocere e figli. C'è la statua d'una vecchia signora, che tiene in mano due ciambellette ucraine col ripieno.<ref>Da una lettera a Natàl'ja M. Lintvarëva del 1º ottobre 1894, in ''Epistolario'' vol. II, traduzione di Gigliola Venturi, Einaudi, 1960, p. 61</ref>
*Andiamo, andiamo su per la scala cosiddetta del progresso, della civiltà e della cultura. Ma dove si va? Io davvero non lo so.<ref name=sordi/>
*Bisogna liberare gli uomini dal gravoso lavoro fisico. Bisogna alleggerire il loro giogo, dar loro un po' di respiro, perché non passino tutta la loro vita accanto alla stufa, presso i trogoli e nei campi, ma abbiano pure il tempo di pensare all'anima, a Dio, e possano manifestare più ampiamente le loro qualità morali.<ref name=civiltacattolica04>Da ''La casa col mezzanino''; citato in Ferdinando Castelli S.I., ''La rassegnata disperazione di Anton P. Cechov'', ''La Civiltà cattolica'', anno 155, volume I, quaderno 3685, 3 gennaio 2004, p. 38.</ref>
*Brindo alla scienza: fintantoché non nuoce al popolo.<ref name=sordi/>
*Che cosa accadrebbe se si tagliasse il naso dipinto a uno dei volti e lo si sostituisse con un naso vero? Il naso sarebbe [[realismo|realistico]], ma il quadro sarebbe rovinato.<ref>Dalle prove de ''Il gabbiano'', Teatro d'Arte di Mosca, 11 settembre 1898. Citato in Luigi Allegri, ''[https://books.google.it/books?id=OByODAAAQBAJ Prima lezione sul teatro]'', Laterza. ISBN 9788858103852</ref>
*Che [[fortuna]] possedere una grande [[intelligenza]]: non ti mancano mai le sciocchezze da dire.<ref name=diz/>
*Da noi {{NDR|in [[Russia]]}}, l'amor proprio e la presunzione sono europei, ma i comportamenti e i risultati sono asiatici.<ref name=sordi/>
*Dalla gioia che i suoi ospiti se ne andassero, la padrona esclamò: «Ma restate ancora un po'».<ref name=sordi/>
*[...] di morale ce n'è una sola, quella che Gesù Cristo ci ha dato ai suoi tempi e che adesso vieta a me, a voi, a Barancevic di rubare, di offendere, di mentire.<ref>Dalla lettera a [[Aleksej Sergeevič Suvorin|Suvorin]] del 25 novembre 1892; citato in ''L'anima del mondo e il mondo di Cechov'', p. 154.</ref>
*Dietro la porta dell'uomo felice dovrebbe esserci qualcuo con un piccolo martello fra le mani, che, battendo costantemente, rammentasse che l'infelicità esiste e, passata la breve felicità, sopraggiungerà immancabilmente.<ref name=sordi/>
*È morto per la paura di prendersi il colera.<ref name=sordi/>
*{{NDR|[[Ultime parole]] in punto di morte dopo aver bevuto un bicchiere di champagne}} È tanto che non bevo champagne.
:''I haven't had champagne for a long time.''<ref>Citato in William Boyd, ''Bamboo'', Bloomsbury Publishing, 2008, p. 246. ISBN 0747597685 ([http://books.google.it/books?id=9U6_21iXnQMC Anteprima su Google Books])</ref>
*Fidati del tuo cane fino all'ultimo, ma di tua moglie o di tuo marito solo fino alla prima occasione.<ref name=sordi/>
*Fra «Dio c'è» e «Dio non c'è» si estende un campo vastissimo, che con grande fatica un autentico saggio attraversa.<ref>Citato in Aa. Vv., ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Ettore Barelli e Sergio Pennacchietti, BUR, 2013.</ref>
*Fu festeggiato l'anniversario di un uomo molto modesto. E soltanto alla fine del pranzo ci si accorse che qualcuno non era stato invitato: il festeggiato.<ref name=sordi/>
*I [[medico|dottori]] sono simili agli avvocati; la sola differenza è che gli avvocati ti derubano soltanto, mentre i medici ti derubano e per di più ti uccidono.<ref>Da ''Ivanov''</ref>
*I pregiudizi e tutte queste brutture e lordure della [[vita]] quotidiana sono necessarie, poiché con l'andar del tempo si trasformano in qualcosa di utile, come il letame in terriccio.<ref>Da ''Il reparto n. 6'', in ''Racconti'', traduzione di Alfredo Polledro, BUR, 2010.</ref>
*I [[Solitudine|solitari]] leggono molto, ma parlano poco e poco sentono dire: la vita per loro è misteriosa. Sono mistici e spesso vedono il diavolo dove non è.<ref>Da ''Un caso di pratica medica''</ref>
*L'importante è trovare il sorriso giusto.<!--da controllare--><ref>Citato in [[Philip Roth]], ''Il teatro di Sabbath'', traduzione di Stefania Bertola, CDE<!--su licenza Mondadori-->, Milano, 1997, p. 205.</ref>
*L'università sviluppa tutte le attitudini, compresa la stupidità.<ref name=sordi/>
*L'uomo diventerà migliore soltanto quando gli mostrerete com'è fatto.<ref name=sordi/>
*L'uomo o dev'essere credente o deve cercare una fede, altrimenti è un uomo vuoto.<ref>Citato in Curzia Ferrari, ''Gorkij: fra la critica e il dogma'', Editori riuniti, Roma, 2002, p. 148.</ref>
*L'uomo sbaglierà direzione, cercherà il suo fine, sarà insoddisfatto finché non capirà, non avrà trovato Dio. Non si può vivere per i figli o per l'umanità. E, se Dio non c'è, non c'è motivo di vivere, bisogna perire.<ref>Citato in Duška Avrese, ''Anton Pavlovic Cechov. Il momento della rivelazione'', Ceseo-Liviana, Padova, 1973, p. 24.</ref>
*La buona [[educazione]] non sta nel non versare la salsa sulla tovaglia, ma nel non mostrare di accorgersi se un altro lo fa.<ref name=sordi>Citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X</ref>
*Là dove noi non siamo, si sta bene. Nel passato noi non ci siamo più, ed esso ci appare bellissimo.<ref name=diz/>
*La morte non vuole gli stupidi.<ref>Da ''Biancafronte''.</ref><ref name=e/>
*Marito e moglie amavano gli ospiti, perché senza ospiti litigavano.<ref name=sordi/>
*Nei certificati di nascita è scritto dove e quando un uomo viene al mondo, ma non vi è specificato il motivo e lo scopo.<ref name=sordi/>
*Niente ipnotizza e inebria più dei soldi: quando ce ne sono molti, il mondo sembra migliore di quello che è.<ref name=sordi/>
*Noi descriviamo la vita com'è e dopo, più niente, niente; noi non abbiamo scopi né vicini né lontani e la nostra anima è vuota. Noi non abbiamo ambizioni politiche, non crediamo alla rivoluzione, Dio non esiste, non abbiamo paura degli spettri.<ref>Citato in ''L'anima del mondo e il mondo di Cechov'', p. 154</ref>
*Non permettere alla lingua di oltrepassare il [[pensiero]].<ref>Da ''Racconti variopinti''</ref>
*Quando hai sete, credi di poter bere un mare intero: questa è la fede; quando inizi a bere, due bicchieri ti bastano: questa è la scienza.<ref name=sordi/>
*Si fa fatica, leggendo {{NDR|''[[Lev Tolstoj#La sonata a Kreutzer|La sonata a Kreutzer]]''}}, a trattenersi dal gridare "è vero!" o "è assurdo!"<ref>Da una lettera del 15 febbraio 1890: citato in Miriam Capaldo, ''L'amore ai tempi di Tolstoj'', in [[Lev L'vovič Tolstoj|Lev L. Tolstoj]], ''Il preludio di Chopin'', Editori Riuniti, 2010, p. XVIII. ISBN 978-88-359-9015-4</ref>
*«Tu dici che il pubblico piange ai miei lavori. Altri mi hanno rivelato la stessa cosa. Ma io non li ho scritti per ottenere questo risultato. La colpa è di Alexeiev (Stanislavskij) il quale trasforma i miei "caratteri" in bambini piagnucolosi. Io volevo dire onestamente alla gente: – Date uno sguardo a voi stessi e vedete come grame e desolate sono le vostre esistenze! – L'importante per me è che la gente si rende conto di ciò, perché, quando lo faccia, riuscirà poi a crearsi un altro e migliore modo di vita. Io non vivrò abbastanza per vederlo, ma so che esso sarà completamente diverso dal nostro. E finché questo differente modo di vita non sia per diventare una realtà, io continuerò a dire alla gente: Per favore, rendetevi conto che la vostra esistenza è grama e desolata! – Non mi pare che ci sia motivo di piangere per questo».<ref>Da una lettera ad Alessandro Tikhonov; citato in [[Lorenzo Gigli]], ''Cecov con Cecov'', in ''Il Dramma diretto da Lucio Ridenti'' n. 158, 1952.</ref>
*Un bassotto camminava per la strada e provava vergogna di avere le gambe storte.<ref name=sordi/>
*Vocazione di ogni uomo è l'attività spirituale, la ricerca incessante della verità e del senso della vita.<ref name=civiltacattolica04/>
==''Il duello''==
===[[Incipit]]===
Erano le otto del mattino, l'ora in cui, dopo una notte calda, soffocante, gli ufficiali, i funzionari ed i nuovi venuti, facevano, di solito, il loro bagno in mare, prima di andare a bere il caffè od il tè al Padiglione.<br>Ivan Andreitch Laievski, un giovanotto ventottenne, biondo e magro, col berretto d'impiegato al ministero delle Finanze, calzato di pantofole, nell'andare a fare il bagno, incontrò sulla spiaggia, fra parecchie altre conoscenze, il suo amico, il medico militare Samolienko.
===Citazioni===
*Nella [[Matrimonio|vita coniugale]], l'essenziale, è la [[pazienza]]. Non l'amore: la pazienza! (p. 11)
*[[Matrimonio|Sposarsi]] senza amore, è così brutto e indegno di un uomo, come dir messa senza credere. (p. 14)
*I [[Dittatura|despoti]] sono sempre stati preda d'illusioni. (p. 78)
*Un laico non può giudicare un [[vescovo]]
*Le [[Scienza|scienze]] morali non soddisferanno il pensiero umano che quando, nel corso della loro evoluzione s'incontreranno colle scienze esatte e cammineranno alla pari. (p. 129)
*{{NDR|Von Koren}} – La legge morale esige, supponiamo, che amiate gli uomini? Ebbene! l'amore deve consistere nell'allontanare tutto ciò che, in un modo o nell'altro, nuoce agli uomini e li minaccia nel presente e nell'avvenire. Il nostro sapere e l'evidenza vi dicono che, da parte degli individui anormali, fisicamente e moralmente, un pericolo minaccia l'umanità. Così essendo, lottate contro gli anormali. Se non avete la forza di ricondurli alla normalità, abbiate almeno la forza e la capacità di impedir loro di nuocere; cioè la forza di sopprimerli.<br>{{NDR|Diacono}} – L'amore consiste dunque nel fatto che il debole sia vinto dal forte?<br>{{NDR|Von Koren}}- Senza dubbio.<br>{{NDR|Diacono}} – Ma, ribatté con ardore il diacono, – i forti hanno crocifisso Nostro Signore [[Gesù Cristo]]!<br>{{NDR|Von Koren}} – Tutt'altro!: non sono stati i forti che l'han crocifisso, ma i deboli! La [[cultura]] umana attenua la lotta per l'esistenza e la selezione, e tende ad annullarla; da ciò, la rapida moltiplicazione dei deboli e il loro predominio. (p. 131)
*Quando il [[diluvio]] ci minaccia, non bisogna temere di bagnarsi i piedi. (p. 132)
*[[Cristo]] ci ha insegnato un amore ragionevole, sensato e utile. (p. 134)
*La [[fede]] trasporta le montagne.<ref>Cfr. [[Gesù]]: «Abbiate fede in Dio! In verità vi dico: chi dicesse a questo monte: Lèvati e gettati nel mare, senza dubitare in cuor suo ma credendo che quanto dice avverrà, ciò gli sarà accordato».</ref> (p. 135)
*La fede che non agisce è lettera morta, gli atti senza la fede sono peggio ancora; è tempo perso, nient'altro. (p. 135)
*Non bisogna cercare la [[salvezza]] che in se stessi; e se non si trova, perché perdere il tempo? Bisogna uccidersi; ecco tutto... (p. 144)
{{NDR|Anton Cechov, ''Il duello'', traduzione di Leo Gastovinski, Casa Editrice Bietti, Milano 1930.}}
==''Il gabbiano''==
===[[Incipit]]===
'''Medvedenko''' — Ma perché andate sempre vestita di nero?<br>
'''Maša''' — Perché sono infelice. Porto il [[lutto]] per la mia povera vita.<ref>Citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993.</ref>
===Citazioni===
*Può essere bello solo ciò che è grave.
*'''Medvèdenko''': Mi consenta di chiederle, dottore, quale città straniera le è piaciuta di più?<br />'''Dorn''': [[Genova]].<br />'''Trepliòv''': Perché Genova?<br />'''Dorn''': C'è una meravigliosa folla nelle sue strade. Quando esci, la sera, dall'albergo, sono tutte gremite di gente. Ti muovi in mezzo alla folla senza una mèta, su e giù, a zig zag, vivi della sua vita, ti fondi con essa psichicamente e cominci a credere che in realtà sia possibile un'unica anima universale [...] (p. 66)
==''Il giardino dei ciliegi''==
===[[Incipit]]===
'''Lopaškin''' — Il treno è arrivato, grazie a Dio. Che ore sono?<br>
'''Duniaša''' — Quasi le due. Fa già giorno.<br>
{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}}
===Citazioni===
'''Iepichodov''' - Per l'uomo innamorato, ogni chitarra è un mandolino...
==''Quaderni''<ref>Anche ''I quaderni del dottor Cechov'' o ''Taccuini''</ref>==
*Forse il nostro [[universo]] si trova dentro al dente di qualche gigante.<ref name=e>Citato in Elena Spagnol, ''Enciclopedia delle citazioni'', Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894</ref>
*Forse solo in [[paradiso]] l'umanità vivrà per il presente; finora è sempre vissuta d'avvenire.<ref name=e />
*Il vino e la musica sono sempre stati per me un magnifico cavatappi.<ref name=sordi />
*L'[[onore]] non si può togliere, si può solo perdere.<ref name=e />
*La capacità di credere in qualcosa è una facoltà dello spirito. Gli animali non la possiedono, i selvaggi e gli uomini poco evoluti hanno paure e dubbi. La capacità di fede è propria soltanto delle organizzazioni superiori.<ref name=e />
*La [[morte]] è terribile, ma ancora più terribile sarebbe avere la [[coscienza]] di vivere in eterno e di non poter mai morire.<ref name=diz />
*Meglio perire per mano degli stupidi che averne gli elogi.<ref name=e />
*Più l'[[uomo]] è stupido e meglio lo capisce il suo cavallo.<ref name=e />
*Qualsiasi [[idiozia|idiota]] può superare una crisi; è il quotidiano che ti logora.
*Quello che noi proviamo quando siamo innamorati, forse è il nostro stato normale. L'innamoramento mostra all'uomo come egli dovrebbe essere sempre.<ref name=diz>Citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Ettore Barelli e Sergio Pennacchietti, BUR, 2013. ISBN 9788858654644</ref>
*Se temete la [[solitudine]], non sposatevi.<ref>Citato in [[Guido Ceronetti]], ''Tra pensieri'', Adelphi, Milano, 1994, n. 156.</ref>
*Si dice che la [[verità]] trionfa sempre, ma questa non è una verità.<ref name=e />
*Un proverbio: Una volta nel [[gregge]], è inutile che abbai: scodinzola.<ref name=e />
*Una persona buona prova vergogna anche davanti al cane.<ref name=diz />
*Valutati di più: ci penseranno gli altri ad abbassare il prezzo.<ref name=sordi />
==''Mia Moglie''==
===[[Incipit]]===
Ricevetti la lettera seguente: «Signor Pàvel Andréevič, non lontano da casa vostra, e specialmente nel paese di Pestròvo, succedono fatti incresciosi che mi faccio un dovere di portare a vostra conoscenza. Tutti i contadini del paese hanno venduto le proprie isbe e quanto possedevano per emigrare nel governatorato di Tomsk; senonché sono tornati prima di arrivare a destinazione. Qui, evidentemente, non hanno più nulla; ogni cosa appartiene agli altri, e si sono alloggiati in tre o quattro famiglie per isba, talché per ciascuna di queste non ci sono meno di quindici persone dei due sessi, senza contare i bambini. Infine, essi non hanno da mangiare; c'è carestia e un'epidemia di tifo dovuto all'esaurimento o di tifo esantematico; e, alla lettera, tutti son ammalati.»
===[[Explicit]]===
Nella mia vecchia casa, nel cortile e più oltre, il lavoro ferve. Il dottor Sobol dice che è «l'orgia della beneficenza». Mia moglie entra spesso nelle mie stanze a cercarvi ciò che ancora si potrebbe dare ai bisognosi, al fine di «giustificare la sua vita». E io vedo che, grazie a lei, non rimarrà presto gran che dei nostri beni e diverremo poveri. Ma ciò non mi inquieta affatto e sorrido a lei gaiamente. Dacché sono entrato fra le reclute degli indifferenti son divenuto anch'io indifferente, e sto bene. Quel che sarà poi, lo ignoro.
==''Uno "choc" nervoso''==
===[[Incipit]]===
Lo studente in medicina Meyer e l'allievo della scuola di belle arti di Mosca, Rybnikov, andarono a trovare una sera il loro amico Vassiliev, studente in legge, e gli proposero di andar con loro nella via S...<br>Vassiliev esitò a lungo prima di decidersi, poi indossò il soprabito e li seguì.<br>Conosceva le donne pubbliche soltanto attraverso le sue letture e per averne sentito parlare, ma non era mai stato nelle case in cui abitavano. Sapeva che vi sono delle donne senza vergogna, le quali, sotto il peso di circostanze fatali – ambiente, cattiva educazione, necessità, ecc. – sono costrette a vendersi. Queste donne non conoscono l'amore puro, non hanno figli, non hanno capacità giuridica. Le loro madri e le loro sorelle le piangono come se fossero morte. La scienza le tratta come un male; gli uomini dànno loro del tu. Ma, nonostante tutto ciò, sono sempre degli esseri umani, fatti a somiglianza di Dio.
===Citazioni===
*{{NDR|[[Prostituzione|prostitute]]}} Hanno tutte la coscienza del loro peccato e sperano nella salvezza dell'anima; possono usare, nella più larga misura, dei mezzi che vi conducono. La società, è vero, non dimentica il passato delle persone; ma, dinanzi a [[Dio]], Maria l'Egiziana non è inferiore agli altri santi. (p. 175-176)
*«Com'è povero e meschino tutto ciò (pensava Vassiliev). In un ambiente come questo, che cosa dunque può indurre alla tentazione un uomo normale, incitarlo a commetere quell'orribile peccato di comprare per un rublo un essere vivente? Io comprendo qualsiasi peccato, commesso per ragione di splendore, di bellezza, di grazia, di passione, di gusto, ma qui, cosa c'è? Per qual motivo si pecca, in questo luogo? D'altro lato... Non bisogna riflettere!...» (p. 182)
*Come si vendono male! Non riescono dunque a comprendere che il vizio non attrae se non quando la bellezza l'accompagna e quando esso si nasconde, quando ha la vernice della bellezza? Dei vestiti scuri e modesti, delle facce pallide, dei sorrisi tristi e la penombra, agirebbero più fortemente di tutti questi grossolani orpelli. Come sono sciocche! Se da sole non riescono a comprenderlo, perché non lo insegnano loro i clienti?... (p. 185)
*{{NDR|[[Prostituzione]]}} Il vizio esiste ma non vi è in loro, né coscienza di colpa, né speranza di salvezza. Le vendono, le comprano, le annegano nel vino e nelle turpitudini, ma sono bestie come delle pecore, indifferenti, ed incoscienti. Dio mio, Dio mio! (p. 196)
*Una delle due: o l'umanità, nel rappresentare la prostituzione come un male, esagera; oppure, se è veramente un male, come si ammette, i miei due buoni amici sono padroni di schiavi, dei violenti e degli assassini. Adesso, cantano, ridono, ragionano da persone sane; ma non sono forse stati, poco fa, sfruttatori della fame, dell'ignoranza e dell'imbecillità?
*Noi uomini ci uccidiamo fra noi; è certamente immorale, ma la filosofia non può farci niente. (p. 200)
*Bisognerebbe che gli uomini, i quali le comprano e le uccidono, sentissero tutta la immoralità della loro azione, della loro parte di mercanti di schiave e ne provassero spavento. Bisogna salvare gli uomini. (p. 203)
*Per quanto elevate possano sembrare le scienze e le arti, esse sono l'opera degli uomini, la carne della nostra carne, il sangue del nostro sangue. Esse soffrono del nostro stesso male; e la nostra corruzione si riflette in esse. La letteratura e la pittura non sfruttano forse il nudo e l'amore venale? La scienza non insegna forse a considerare le donne pubbliche come una semplice mercanzia che, in caso di difetto, dev'essere eliminata? Nelle questioni di morale, vi è una sola via d'uscita, l'apostolato. (p. 204)
{{NDR|Anton Cechov, ''Uno "choc" nervoso'', traduzione di Leo Gastovinski, Casa Editrice Bietti, Milano 1930.}}
==''Uomini superflui''==
===[[Incipit]]===
Sono le sei passate di una sera di giugno. Dalla stazione di Chìlkovo si trascina verso il paese una folla di villeggianti appena scesi dal treno: soprattutto padri di famiglia, carichi di fagotti, di borse e di scatole di cartone per signora. Il loro aspetto è stanco, affamato e rabbioso, come se per loro non splendesse il sole e non verdeggiasse l'erba. (Anton Cechov, "Uomini superflui". In: A. Čechov, ''Racconti e novelle''; traduzione di Giovanni Faccioli, Sansoni, Firenze, 1963, Vol. I, p. 658)
===Citazioni===
*Io, signore, son d'opinione che la villeggiatura l'abbiano inventata i diavoli e le donne. In questo caso il diavolo s'è fatto guidare dalla malignità e la donna dall'estrema leggerezza. Scusate, questa non è vita, ma è una galera, un inferno! Qui c'è afa, caldo, si respira a stento, e tu ti trascini da un posto all'altro come uno scomunicato e non trovi in nessun modo un rifugio. Là in città non hai né mobilia, né servitù.... tutto hanno portato in villa.... ti nutri il diavolo lo sa di che cosa, non prendi il tè perché non c'è chi ti prepari il samovàr, non ti lavi, ma vieni qui, in questo seno della natura, e devi andare a piedi con la polvere, col calore.... (Anton Cechov, "Uomini superflui". In: A. Čechov, ''Racconti e novelle''; traduzione di Giovanni Faccioli, Sansoni, Firenze, 1963, Vol. I, p. 659)
==''Zio Vanja''==
*Quelli che vivranno dopo di noi, fra due o trecento anni, e ai quali stiamo preparando la strada, ci saranno grati? Si ricorderanno di noi con una buona parola? Balia, non ricorderanno! (p. 66)
*Ti si accostano ghignando, ti guardano in cagnesco, ti squadrano, ti etichettano: «Questo, è uno psicopatico» oppure «Quello è un parolaio». E quando non sanno che etichetta appiccicarti in fronte, dicono: «È un uomo strano, proprio strano!» Amo le foreste: è strano. Non mangio carne: anche questo è strano. Un rapporto diretto, pulito, libero con la natura e con la gente non c'è più... (p. 84)
{{NDR|Anton Cechov, ''Teatro'', traduzione di Gerardo Guerrieri, Oscar Mondadori, Milano 1982.}}
*Una [[donna]] può esser amica di un uomo solamente in questa progressione: dapprima conoscente, poi amante e infine amica.
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''La lota''===
Mattino estivo. Nell'aria c'è silenzio; solo una cavalletta stride ogni tanto sulla riva e in qualche posto timidamente brontola un aquilotto. Nel cielo stanno immobili delle nubi piumose, simili a neve sparpagliata...<ref>In Anton Čechov, ''Racconti umoristici'', traduzione di Alfredo Polledro, E/O, 2011. ISBN 9788866321101</ref>
===''La steppa''===
Una mattina di luglio, sul far dell'alba, da N. capoluogo del governatorato di Z. partiva un calesse senza molle e malandato, rumorosamente rantolando per la strada maestra: uno di quei trabiccoli antidiluviani su cui non viaggiavano allora in Russia che i commessi viaggiatori, i mercanti di bestiame e i preti poveri.<ref name=incipit/>
===''Nelle tenebre''===
Una mosca di media grandezza s'insinuò nel naso del sostituto procuratore, consigliere di corte Gàghin. L'avesse punta la curiosità o, forse, vi fosse capitata per storditezza, o a causa delle tenebre fatto è che il naso non resse alla presenza di un corpo estraneo, e accennò uno starnuto.<ref name=incipit>Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, ''Incipit'', Skira, 2018. ISBN 9788857238937</ref>
===''Tre sorelle''===
'''Olga''' — Papà è morto un anno fa, precisamente il 5 maggio: il giorno del tuo onomastico, Irina.<ref>Citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993.</ref>
===''Una storia noiosa''===
C'è in Russia un emerito professore, un certo Nikolaj Stepanovič consigliere segreto e cavaliere; egli possiede così tante decorazioni russe e straniere, che quando gli tocca indossarle, gli studenti lo chiamano iconostasi.<ref name=sordi/>
==Citazioni su Anton Čechov==
*Čechov è straordinario quando inizia i suoi racconti perché mette sempre il personaggio, la situazione e il gancio, cioè il momento in cui ti viene voglia di sapere. Basta una frase e ti insegna tutto, perché non hai bisogno di preamboli straordinari. ([[Guido Conti]])
*Cechov è un drammaturgo particolare, delicato, lascia molto di ciò che vuole intendere tra le righe, e per capirne meglio il senso dobbiamo servirci della profondità della natura. Forse per questo Cechov è interessante per noi: ci fa capire meglio l'anima russa. ([[Renato Scarpa]])
*Coltivo una enorme ammirazione per Cechov e anche un grande affetto. Cosa mi attrae in lui? È un uomo che ha vissuto veramente con un sorriso sulle labbra, benché abbia scritto cose tristissime. Ed è anche moderno, a causa di quel tema predominante che si può definire "carenza di comunicazione". I suoi personaggi hanno tutti un proprio specifico punto di partenza; non si raggiungono e non confluiscono mai fra loro. Ma lo stupefacente è che Cechov, pur pendendo le mosse da questo dato, non si intristisce, anzi, si fa delle sane risate. La sua opera teatrale ''Ivanov'' è una curiosa combinazione di dramma e farsa. Nelle opere più tarde è andato oltre: ha rimescolato fra loro questi due elementi. Qualcosa di triste perlopiù e al tempo stesso anche di comico. Lui vi è riuscito in modo stupendo. Non vi accade molto di più a prima vista. E questa è la maniera più bella di scrivere: scrivere senza riempire tutti i buchi. In tal modo si considera il lettore un adulto: "eccoti qua il materiale", gli si dice "tu stesso devi essere in grado di percepire cosa hai da dire..." ([[Simon Carmiggelt]])
*L'importante è che, comunque interpretato e recitato, il teatro di Cechov è teatro di poesia, e il pubblico ne riconosce l'autenticità sotto qualunque forma esso gli sia offerto. ([[Lorenzo Gigli]])
*Ma quali figli di puttana, siamo figli di Checov! ([[Linea 77]])
*– Parlerà abbastanza della realtà? Se non è abbastanza reale, se ne accorgono. Rileggiti Čechov. La spenta musica della vita...<br>– Sì, però questo è un film un po' più attuale.<br>– Niente è più attuale di Čechov. (''[[Boris - Il film]]'')
*Se ripenso a [[Josip Broz Tito|Tito]], cui si deve uno degli slogan più squallidi – "La pace durerà cent'anni, ma dobbiamo esser pronti a entrare in guerra domani" –, mi viene da identificarlo con il protagonista di quel racconto di Cechov che, a forza di pensare a cose ordinarie in modo ordinario, finisce per non esistere più. ([[Emir Kusturica]])
===[[Vladimir Nabokov]]===
*L'idea che sta alla base dei personaggi cechoviani, buoni o cattivi, sembra essere che, finché le masse russe non saranno arrivate a una vera cultura morale e spirituale nonché a una piena salute fisica, gli sforzi degli intellettuali più nobili e meglio intenzionati che costruiscono ponti e scuole mentre sopravvivono le mescite di vodka non approderanno a niente. La sua conclusione è che la pura arte, la pura scienza, la pura erudizione, non avendo contatti diretti con le masse, risulteranno alla lunga più efficaci dei goffi e confusi tentativi dei benefattori. È da notare che anche Čechov era un intellettuale russo del tipo cechoviano.
*Nessuno scrittore ha creato con meno enfasi personaggi patetici come quelli di Čechov, personaggi che si possono spesso riassumere citando una frase del suo racconto ''Sul carro'': «"E incomprensibile", ella pensava, "perché Dio accordi la bellezza e questa affabilità, questi occhi malinconici a uomini deboli, disgraziati, inutili, e perché essi piacciano tanto"».
*Personalmente Čechov non aderì mai a un movimento politico, e non perché fosse indifferente alla sorte della gente comune sotto il vecchio regime, ma perché sentiva che l'attività politica non era la sua strada; era anche lui al servizio della propria gente, ma in una maniera diversa. Credeva che la prima cosa necessaria fosse la giustizia, e per tutta la vita levò la voce contro ogni sorta di ingiustizia; ma lo fece come scrittore. Cechov era anzitutto un individualista e un artista. Non era quindi di quelli che aderiscono facilmente a un partito; la sua protesta contro l'ingiustizia e la brutalità del mondo la esprimeva in una maniera personale.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*AAVV, ''L'anima del mondo e il mondo di Cechov: atti del convegno "L'anima del mondo e il mondo di Cechov", tenutosi a Genova il 12 e il 13 novembre 2004. Introduzione di Guido Ceronetti'', Il melangolo, Genova, 2005
*Anton Cechov, ''Il duello e altri racconti'', traduzione di Leo Gastovinski, Casa Editrice Bietti, Milano 1930.
*Anton Čechov, ''Il gabbiano '', traduzione di Angelo Maria Ripellino, Einaudi, Torino, 1970. ISBN 88-06-29728-7
*Anton Čechov, ''Racconti e novelle''; tre volumi, a cura di Giuseppe Zamboni; introduzione di Emilio Cecchi; appendice critica a cura di Maria Bianca Luporini, Coll. I grandi classici stranieri, G. C. Sansoni, Firenze, 1963
* Anton Čechov, ''Mia moglie'' (''Žena''), in ''Racconti'', traduzione di Ettore Lo Gatto, 5ª ed., Garzanti, Milano, 1984, pp. 561-611.
==Altri progetti==
{{interprogetto|s=ru:Антон Павлович Чехов|s_lingua=russa|s2=en:Author:Anton Chekhov|s2_lingua=inglese}}
===Opere===
{{Pedia|Uomini superflui||(1886)}}
{{Pedia|Zio Vanja||(1899)}}
{{Pedia|Il gabbiano||(1895)}}
{{DEFAULTSORT:Cechov, Anton}}
[[Categoria:Scrittori russi]]
[[Categoria:Drammaturghi russi]]
[[Categoria:Medici russi]]
l30b1ith04xpd9dj7r96eu9335xkkiz
1420605
1420602
2026-07-16T07:50:34Z
Ferrante1
95080
Typo. Lettera minuscola
1420605
wikitext
text/x-wiki
[[File:Chekhov 1898 by Osip Braz.jpg|thumb|Anton Čechov, 1898]]
{{indicedx}}
'''Anton Pavlovič Čechov''' (1860 – 1904), scrittore, drammaturgo e medico russo.
==Citazioni di Anton Čechov==
*Adesso sono a Genova. Qui c'è un mucchio di navi e un famoso [[Cimitero monumentale di Staglieno|cimitero]], ricco di statue. E di statue, effettivamente, ce n'è molte. Vengono raffigurati interi, in grandezza naturale, non solo i defunti, ma persino le loro inconsolabili vedove, suocere e figli. C'è la statua d'una vecchia signora, che tiene in mano due ciambellette ucraine col ripieno.<ref>Da una lettera a Natàl'ja M. Lintvarëva del 1º ottobre 1894, in ''Epistolario'' vol. II, traduzione di Gigliola Venturi, Einaudi, 1960, p. 61</ref>
*Andiamo, andiamo su per la scala cosiddetta del progresso, della civiltà e della cultura. Ma dove si va? Io davvero non lo so.<ref name=sordi/>
*Bisogna liberare gli uomini dal gravoso lavoro fisico. Bisogna alleggerire il loro giogo, dar loro un po' di respiro, perché non passino tutta la loro vita accanto alla stufa, presso i trogoli e nei campi, ma abbiano pure il tempo di pensare all'anima, a Dio, e possano manifestare più ampiamente le loro qualità morali.<ref name=civiltacattolica04>Da ''La casa col mezzanino''; citato in Ferdinando Castelli S.I., ''La rassegnata disperazione di Anton P. Cechov'', ''La Civiltà cattolica'', anno 155, volume I, quaderno 3685, 3 gennaio 2004, p. 38.</ref>
*Brindo alla scienza: fintantoché non nuoce al popolo.<ref name=sordi/>
*Che cosa accadrebbe se si tagliasse il naso dipinto a uno dei volti e lo si sostituisse con un naso vero? Il naso sarebbe [[realismo|realistico]], ma il quadro sarebbe rovinato.<ref>Dalle prove de ''Il gabbiano'', Teatro d'Arte di Mosca, 11 settembre 1898. Citato in Luigi Allegri, ''[https://books.google.it/books?id=OByODAAAQBAJ Prima lezione sul teatro]'', Laterza. ISBN 9788858103852</ref>
*Che [[fortuna]] possedere una grande [[intelligenza]]: non ti mancano mai le sciocchezze da dire.<ref name=diz/>
*Da noi {{NDR|in [[Russia]]}}, l'amor proprio e la presunzione sono europei, ma i comportamenti e i risultati sono asiatici.<ref name=sordi/>
*Dalla gioia che i suoi ospiti se ne andassero, la padrona esclamò: «Ma restate ancora un po'».<ref name=sordi/>
*[...] di morale ce n'è una sola, quella che Gesù Cristo ci ha dato ai suoi tempi e che adesso vieta a me, a voi, a Barancevic di rubare, di offendere, di mentire.<ref>Dalla lettera a [[Aleksej Sergeevič Suvorin|Suvorin]] del 25 novembre 1892; citato in ''L'anima del mondo e il mondo di Cechov'', p. 154.</ref>
*Dietro la porta dell'uomo felice dovrebbe esserci qualcuo con un piccolo martello fra le mani, che, battendo costantemente, rammentasse che l'infelicità esiste e, passata la breve felicità, sopraggiungerà immancabilmente.<ref name=sordi/>
*È morto per la paura di prendersi il colera.<ref name=sordi/>
*{{NDR|[[Ultime parole]] in punto di morte dopo aver bevuto un bicchiere di champagne}} È tanto che non bevo champagne.
:''I haven't had champagne for a long time.''<ref>Citato in William Boyd, ''Bamboo'', Bloomsbury Publishing, 2008, p. 246. ISBN 0747597685 ([http://books.google.it/books?id=9U6_21iXnQMC Anteprima su Google Books])</ref>
*Fidati del tuo cane fino all'ultimo, ma di tua moglie o di tuo marito solo fino alla prima occasione.<ref name=sordi/>
*Fra «Dio c'è» e «Dio non c'è» si estende un campo vastissimo, che con grande fatica un autentico saggio attraversa.<ref>Citato in Aa. Vv., ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Ettore Barelli e Sergio Pennacchietti, BUR, 2013.</ref>
*Fu festeggiato l'anniversario di un uomo molto modesto. E soltanto alla fine del pranzo ci si accorse che qualcuno non era stato invitato: il festeggiato.<ref name=sordi/>
*I [[medico|dottori]] sono simili agli avvocati; la sola differenza è che gli avvocati ti derubano soltanto, mentre i medici ti derubano e per di più ti uccidono.<ref>Da ''Ivanov''</ref>
*I pregiudizi e tutte queste brutture e lordure della [[vita]] quotidiana sono necessarie, poiché con l'andar del tempo si trasformano in qualcosa di utile, come il letame in terriccio.<ref>Da ''Il reparto n. 6'', in ''Racconti'', traduzione di Alfredo Polledro, BUR, 2010.</ref>
*I [[Solitudine|solitari]] leggono molto, ma parlano poco e poco sentono dire: la vita per loro è misteriosa. Sono mistici e spesso vedono il diavolo dove non è.<ref>Da ''Un caso di pratica medica''</ref>
*L'importante è trovare il sorriso giusto.<!--da controllare--><ref>Citato in [[Philip Roth]], ''Il teatro di Sabbath'', traduzione di Stefania Bertola, CDE<!--su licenza Mondadori-->, Milano, 1997, p. 205.</ref>
*L'università sviluppa tutte le attitudini, compresa la stupidità.<ref name=sordi/>
*L'uomo diventerà migliore soltanto quando gli mostrerete com'è fatto.<ref name=sordi/>
*L'uomo o dev'essere credente o deve cercare una fede, altrimenti è un uomo vuoto.<ref>Citato in Curzia Ferrari, ''Gorkij: fra la critica e il dogma'', Editori riuniti, Roma, 2002, p. 148.</ref>
*L'uomo sbaglierà direzione, cercherà il suo fine, sarà insoddisfatto finché non capirà, non avrà trovato Dio. Non si può vivere per i figli o per l'umanità. E, se Dio non c'è, non c'è motivo di vivere, bisogna perire.<ref>Citato in Duška Avrese, ''Anton Pavlovic Cechov. Il momento della rivelazione'', Ceseo-Liviana, Padova, 1973, p. 24.</ref>
*La buona [[educazione]] non sta nel non versare la salsa sulla tovaglia, ma nel non mostrare di accorgersi se un altro lo fa.<ref name=sordi>Citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X</ref>
*Là dove noi non siamo, si sta bene. Nel passato noi non ci siamo più, ed esso ci appare bellissimo.<ref name=diz/>
*La morte non vuole gli stupidi.<ref>Da ''Biancafronte''.</ref><ref name=e/>
*Marito e moglie amavano gli ospiti, perché senza ospiti litigavano.<ref name=sordi/>
*Nei certificati di nascita è scritto dove e quando un uomo viene al mondo, ma non vi è specificato il motivo e lo scopo.<ref name=sordi/>
*Niente ipnotizza e inebria più dei soldi: quando ce ne sono molti, il mondo sembra migliore di quello che è.<ref name=sordi/>
*Noi descriviamo la vita com'è e dopo, più niente, niente; noi non abbiamo scopi né vicini né lontani e la nostra anima è vuota. Noi non abbiamo ambizioni politiche, non crediamo alla rivoluzione, Dio non esiste, non abbiamo paura degli spettri.<ref>Citato in ''L'anima del mondo e il mondo di Cechov'', p. 154</ref>
*Non permettere alla lingua di oltrepassare il [[pensiero]].<ref>Da ''Racconti variopinti''</ref>
*Quando hai sete, credi di poter bere un mare intero: questa è la fede; quando inizi a bere, due bicchieri ti bastano: questa è la scienza.<ref name=sordi/>
*Si fa fatica, leggendo {{NDR|''[[Lev Tolstoj#La sonata a Kreutzer|La sonata a Kreutzer]]''}}, a trattenersi dal gridare "è vero!" o "è assurdo!"<ref>Da una lettera del 15 febbraio 1890: citato in Miriam Capaldo, ''L'amore ai tempi di Tolstoj'', in [[Lev L'vovič Tolstoj|Lev L. Tolstoj]], ''Il preludio di Chopin'', Editori Riuniti, 2010, p. XVIII. ISBN 978-88-359-9015-4</ref>
*«Tu dici che il pubblico piange ai miei lavori. Altri mi hanno rivelato la stessa cosa. Ma io non li ho scritti per ottenere questo risultato. La colpa è di Alexeiev (Stanislavskij) il quale trasforma i miei "caratteri" in bambini piagnucolosi. Io volevo dire onestamente alla gente: – Date uno sguardo a voi stessi e vedete come grame e desolate sono le vostre esistenze! – L'importante per me è che la gente si rende conto di ciò, perché, quando lo faccia, riuscirà poi a crearsi un altro e migliore modo di vita. Io non vivrò abbastanza per vederlo, ma so che esso sarà completamente diverso dal nostro. E finché questo differente modo di vita non sia per diventare una realtà, io continuerò a dire alla gente: Per favore, rendetevi conto che la vostra esistenza è grama e desolata! – Non mi pare che ci sia motivo di piangere per questo».<ref>Da una lettera ad Alessandro Tikhonov; citato in [[Lorenzo Gigli]], ''Cecov con Cecov'', in ''Il Dramma diretto da Lucio Ridenti'' n. 158, 1952.</ref>
*Un bassotto camminava per la strada e provava vergogna di avere le gambe storte.<ref name=sordi/>
*Vocazione di ogni uomo è l'attività spirituale, la ricerca incessante della verità e del senso della vita.<ref name=civiltacattolica04/>
==''Il duello''==
===[[Incipit]]===
Erano le otto del mattino, l'ora in cui, dopo una notte calda, soffocante, gli ufficiali, i funzionari ed i nuovi venuti, facevano, di solito, il loro bagno in mare, prima di andare a bere il caffè od il tè al Padiglione.<br>Ivan Andreitch Laievski, un giovanotto ventottenne, biondo e magro, col berretto d'impiegato al ministero delle Finanze, calzato di pantofole, nell'andare a fare il bagno, incontrò sulla spiaggia, fra parecchie altre conoscenze, il suo amico, il medico militare Samolienko.
===Citazioni===
*Nella [[Matrimonio|vita coniugale]], l'essenziale, è la [[pazienza]]. Non l'amore: la pazienza! (p. 11)
*[[Matrimonio|Sposarsi]] senza amore, è così brutto e indegno di un uomo, come dir messa senza credere. (p. 14)
*I [[Dittatura|despoti]] sono sempre stati preda d'illusioni. (p. 78)
*Un laico non può giudicare un [[vescovo]]
*Le [[Scienza|scienze]] morali non soddisferanno il pensiero umano che quando, nel corso della loro evoluzione s'incontreranno colle scienze esatte e cammineranno alla pari. (p. 129)
*{{NDR|Von Koren}} – La legge morale esige, supponiamo, che amiate gli uomini? Ebbene! l'amore deve consistere nell'allontanare tutto ciò che, in un modo o nell'altro, nuoce agli uomini e li minaccia nel presente e nell'avvenire. Il nostro sapere e l'evidenza vi dicono che, da parte degli individui anormali, fisicamente e moralmente, un pericolo minaccia l'umanità. Così essendo, lottate contro gli anormali. Se non avete la forza di ricondurli alla normalità, abbiate almeno la forza e la capacità di impedir loro di nuocere; cioè la forza di sopprimerli.<br>{{NDR|Diacono}} – L'amore consiste dunque nel fatto che il debole sia vinto dal forte?<br>{{NDR|Von Koren}}- Senza dubbio.<br>{{NDR|Diacono}} – Ma, ribatté con ardore il diacono, – i forti hanno crocifisso Nostro Signore [[Gesù Cristo]]!<br>{{NDR|Von Koren}} – Tutt'altro!: non sono stati i forti che l'han crocifisso, ma i deboli! La [[cultura]] umana attenua la lotta per l'esistenza e la selezione, e tende ad annullarla; da ciò, la rapida moltiplicazione dei deboli e il loro predominio. (p. 131)
*Quando il [[diluvio]] ci minaccia, non bisogna temere di bagnarsi i piedi. (p. 132)
*[[Cristo]] ci ha insegnato un amore ragionevole, sensato e utile. (p. 134)
*La [[fede]] trasporta le montagne.<ref>Cfr. [[Gesù]]: «Abbiate fede in Dio! In verità vi dico: chi dicesse a questo monte: Lèvati e gettati nel mare, senza dubitare in cuor suo ma credendo che quanto dice avverrà, ciò gli sarà accordato».</ref> (p. 135)
*La fede che non agisce è lettera morta, gli atti senza la fede sono peggio ancora; è tempo perso, nient'altro. (p. 135)
*Non bisogna cercare la [[salvezza]] che in se stessi; e se non si trova, perché perdere il tempo? Bisogna uccidersi; ecco tutto... (p. 144)
{{NDR|Anton Cechov, ''Il duello'', traduzione di Leo Gastovinski, Casa Editrice Bietti, Milano 1930.}}
==''Il gabbiano''==
===[[Incipit]]===
'''Medvedenko''' — Ma perché andate sempre vestita di nero?<br>
'''Maša''' — Perché sono infelice. Porto il [[lutto]] per la mia povera vita.<ref>Citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993.</ref>
===Citazioni===
*Può essere bello solo ciò che è grave.
*'''Medvèdenko''': Mi consenta di chiederle, dottore, quale città straniera le è piaciuta di più?<br />'''Dorn''': [[Genova]].<br />'''Trepliòv''': Perché Genova?<br />'''Dorn''': C'è una meravigliosa folla nelle sue strade. Quando esci, la sera, dall'albergo, sono tutte gremite di gente. Ti muovi in mezzo alla folla senza una mèta, su e giù, a zig zag, vivi della sua vita, ti fondi con essa psichicamente e cominci a credere che in realtà sia possibile un'unica anima universale [...] (p. 66)
==''Il giardino dei ciliegi''==
===[[Incipit]]===
'''Lopaškin''' — Il treno è arrivato, grazie a Dio. Che ore sono?<br>
'''Duniaša''' — Quasi le due. Fa già giorno.<br>
{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}}
===Citazioni===
'''Iepichodov''' - Per l'uomo innamorato, ogni chitarra è un mandolino...
==''Quaderni''<ref>Anche ''I quaderni del dottor Cechov'' o ''Taccuini''</ref>==
*Forse il nostro [[universo]] si trova dentro al dente di qualche gigante.<ref name=e>Citato in Elena Spagnol, ''Enciclopedia delle citazioni'', Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894</ref>
*Forse solo in [[paradiso]] l'umanità vivrà per il presente; finora è sempre vissuta d'avvenire.<ref name=e />
*Il vino e la musica sono sempre stati per me un magnifico cavatappi.<ref name=sordi />
*L'[[onore]] non si può togliere, si può solo perdere.<ref name=e />
*La capacità di credere in qualcosa è una facoltà dello spirito. Gli animali non la possiedono, i selvaggi e gli uomini poco evoluti hanno paure e dubbi. La capacità di fede è propria soltanto delle organizzazioni superiori.<ref name=e />
*La [[morte]] è terribile, ma ancora più terribile sarebbe avere la [[coscienza]] di vivere in eterno e di non poter mai morire.<ref name=diz />
*Meglio perire per mano degli stupidi che averne gli elogi.<ref name=e />
*Più l'[[uomo]] è stupido e meglio lo capisce il suo cavallo.<ref name=e />
*Qualsiasi [[idiozia|idiota]] può superare una crisi; è il quotidiano che ti logora.
*Quello che noi proviamo quando siamo innamorati, forse è il nostro stato normale. L'innamoramento mostra all'uomo come egli dovrebbe essere sempre.<ref name=diz>Citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Ettore Barelli e Sergio Pennacchietti, BUR, 2013. ISBN 9788858654644</ref>
*Se temete la [[solitudine]], non sposatevi.<ref>Citato in [[Guido Ceronetti]], ''Tra pensieri'', Adelphi, Milano, 1994, n. 156.</ref>
*Si dice che la [[verità]] trionfa sempre, ma questa non è una verità.<ref name=e />
*Un proverbio: Una volta nel [[gregge]], è inutile che abbai: scodinzola.<ref name=e />
*Una persona buona prova vergogna anche davanti al cane.<ref name=diz />
*Valutati di più: ci penseranno gli altri ad abbassare il prezzo.<ref name=sordi />
==''Mia moglie''==
===[[Incipit]]===
Ricevetti la lettera seguente: «Signor Pàvel Andréevič, non lontano da casa vostra, e specialmente nel paese di Pestròvo, succedono fatti incresciosi che mi faccio un dovere di portare a vostra conoscenza. Tutti i contadini del paese hanno venduto le proprie isbe e quanto possedevano per emigrare nel governatorato di Tomsk; senonché sono tornati prima di arrivare a destinazione. Qui, evidentemente, non hanno più nulla; ogni cosa appartiene agli altri, e si sono alloggiati in tre o quattro famiglie per isba, talché per ciascuna di queste non ci sono meno di quindici persone dei due sessi, senza contare i bambini. Infine, essi non hanno da mangiare; c'è carestia e un'epidemia di tifo dovuto all'esaurimento o di tifo esantematico; e, alla lettera, tutti son ammalati.»
===[[Explicit]]===
Nella mia vecchia casa, nel cortile e più oltre, il lavoro ferve. Il dottor Sobol dice che è «l'orgia della beneficenza». Mia moglie entra spesso nelle mie stanze a cercarvi ciò che ancora si potrebbe dare ai bisognosi, al fine di «giustificare la sua vita». E io vedo che, grazie a lei, non rimarrà presto gran che dei nostri beni e diverremo poveri. Ma ciò non mi inquieta affatto e sorrido a lei gaiamente. Dacché sono entrato fra le reclute degli indifferenti son divenuto anch'io indifferente, e sto bene. Quel che sarà poi, lo ignoro.
==''Uno "choc" nervoso''==
===[[Incipit]]===
Lo studente in medicina Meyer e l'allievo della scuola di belle arti di Mosca, Rybnikov, andarono a trovare una sera il loro amico Vassiliev, studente in legge, e gli proposero di andar con loro nella via S...<br>Vassiliev esitò a lungo prima di decidersi, poi indossò il soprabito e li seguì.<br>Conosceva le donne pubbliche soltanto attraverso le sue letture e per averne sentito parlare, ma non era mai stato nelle case in cui abitavano. Sapeva che vi sono delle donne senza vergogna, le quali, sotto il peso di circostanze fatali – ambiente, cattiva educazione, necessità, ecc. – sono costrette a vendersi. Queste donne non conoscono l'amore puro, non hanno figli, non hanno capacità giuridica. Le loro madri e le loro sorelle le piangono come se fossero morte. La scienza le tratta come un male; gli uomini dànno loro del tu. Ma, nonostante tutto ciò, sono sempre degli esseri umani, fatti a somiglianza di Dio.
===Citazioni===
*{{NDR|[[Prostituzione|prostitute]]}} Hanno tutte la coscienza del loro peccato e sperano nella salvezza dell'anima; possono usare, nella più larga misura, dei mezzi che vi conducono. La società, è vero, non dimentica il passato delle persone; ma, dinanzi a [[Dio]], Maria l'Egiziana non è inferiore agli altri santi. (p. 175-176)
*«Com'è povero e meschino tutto ciò (pensava Vassiliev). In un ambiente come questo, che cosa dunque può indurre alla tentazione un uomo normale, incitarlo a commetere quell'orribile peccato di comprare per un rublo un essere vivente? Io comprendo qualsiasi peccato, commesso per ragione di splendore, di bellezza, di grazia, di passione, di gusto, ma qui, cosa c'è? Per qual motivo si pecca, in questo luogo? D'altro lato... Non bisogna riflettere!...» (p. 182)
*Come si vendono male! Non riescono dunque a comprendere che il vizio non attrae se non quando la bellezza l'accompagna e quando esso si nasconde, quando ha la vernice della bellezza? Dei vestiti scuri e modesti, delle facce pallide, dei sorrisi tristi e la penombra, agirebbero più fortemente di tutti questi grossolani orpelli. Come sono sciocche! Se da sole non riescono a comprenderlo, perché non lo insegnano loro i clienti?... (p. 185)
*{{NDR|[[Prostituzione]]}} Il vizio esiste ma non vi è in loro, né coscienza di colpa, né speranza di salvezza. Le vendono, le comprano, le annegano nel vino e nelle turpitudini, ma sono bestie come delle pecore, indifferenti, ed incoscienti. Dio mio, Dio mio! (p. 196)
*Una delle due: o l'umanità, nel rappresentare la prostituzione come un male, esagera; oppure, se è veramente un male, come si ammette, i miei due buoni amici sono padroni di schiavi, dei violenti e degli assassini. Adesso, cantano, ridono, ragionano da persone sane; ma non sono forse stati, poco fa, sfruttatori della fame, dell'ignoranza e dell'imbecillità?
*Noi uomini ci uccidiamo fra noi; è certamente immorale, ma la filosofia non può farci niente. (p. 200)
*Bisognerebbe che gli uomini, i quali le comprano e le uccidono, sentissero tutta la immoralità della loro azione, della loro parte di mercanti di schiave e ne provassero spavento. Bisogna salvare gli uomini. (p. 203)
*Per quanto elevate possano sembrare le scienze e le arti, esse sono l'opera degli uomini, la carne della nostra carne, il sangue del nostro sangue. Esse soffrono del nostro stesso male; e la nostra corruzione si riflette in esse. La letteratura e la pittura non sfruttano forse il nudo e l'amore venale? La scienza non insegna forse a considerare le donne pubbliche come una semplice mercanzia che, in caso di difetto, dev'essere eliminata? Nelle questioni di morale, vi è una sola via d'uscita, l'apostolato. (p. 204)
{{NDR|Anton Cechov, ''Uno "choc" nervoso'', traduzione di Leo Gastovinski, Casa Editrice Bietti, Milano 1930.}}
==''Uomini superflui''==
===[[Incipit]]===
Sono le sei passate di una sera di giugno. Dalla stazione di Chìlkovo si trascina verso il paese una folla di villeggianti appena scesi dal treno: soprattutto padri di famiglia, carichi di fagotti, di borse e di scatole di cartone per signora. Il loro aspetto è stanco, affamato e rabbioso, come se per loro non splendesse il sole e non verdeggiasse l'erba. (Anton Cechov, "Uomini superflui". In: A. Čechov, ''Racconti e novelle''; traduzione di Giovanni Faccioli, Sansoni, Firenze, 1963, Vol. I, p. 658)
===Citazioni===
*Io, signore, son d'opinione che la villeggiatura l'abbiano inventata i diavoli e le donne. In questo caso il diavolo s'è fatto guidare dalla malignità e la donna dall'estrema leggerezza. Scusate, questa non è vita, ma è una galera, un inferno! Qui c'è afa, caldo, si respira a stento, e tu ti trascini da un posto all'altro come uno scomunicato e non trovi in nessun modo un rifugio. Là in città non hai né mobilia, né servitù.... tutto hanno portato in villa.... ti nutri il diavolo lo sa di che cosa, non prendi il tè perché non c'è chi ti prepari il samovàr, non ti lavi, ma vieni qui, in questo seno della natura, e devi andare a piedi con la polvere, col calore.... (Anton Cechov, "Uomini superflui". In: A. Čechov, ''Racconti e novelle''; traduzione di Giovanni Faccioli, Sansoni, Firenze, 1963, Vol. I, p. 659)
==''Zio Vanja''==
*Quelli che vivranno dopo di noi, fra due o trecento anni, e ai quali stiamo preparando la strada, ci saranno grati? Si ricorderanno di noi con una buona parola? Balia, non ricorderanno! (p. 66)
*Ti si accostano ghignando, ti guardano in cagnesco, ti squadrano, ti etichettano: «Questo, è uno psicopatico» oppure «Quello è un parolaio». E quando non sanno che etichetta appiccicarti in fronte, dicono: «È un uomo strano, proprio strano!» Amo le foreste: è strano. Non mangio carne: anche questo è strano. Un rapporto diretto, pulito, libero con la natura e con la gente non c'è più... (p. 84)
{{NDR|Anton Cechov, ''Teatro'', traduzione di Gerardo Guerrieri, Oscar Mondadori, Milano 1982.}}
*Una [[donna]] può esser amica di un uomo solamente in questa progressione: dapprima conoscente, poi amante e infine amica.
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''La lota''===
Mattino estivo. Nell'aria c'è silenzio; solo una cavalletta stride ogni tanto sulla riva e in qualche posto timidamente brontola un aquilotto. Nel cielo stanno immobili delle nubi piumose, simili a neve sparpagliata...<ref>In Anton Čechov, ''Racconti umoristici'', traduzione di Alfredo Polledro, E/O, 2011. ISBN 9788866321101</ref>
===''La steppa''===
Una mattina di luglio, sul far dell'alba, da N. capoluogo del governatorato di Z. partiva un calesse senza molle e malandato, rumorosamente rantolando per la strada maestra: uno di quei trabiccoli antidiluviani su cui non viaggiavano allora in Russia che i commessi viaggiatori, i mercanti di bestiame e i preti poveri.<ref name=incipit/>
===''Nelle tenebre''===
Una mosca di media grandezza s'insinuò nel naso del sostituto procuratore, consigliere di corte Gàghin. L'avesse punta la curiosità o, forse, vi fosse capitata per storditezza, o a causa delle tenebre fatto è che il naso non resse alla presenza di un corpo estraneo, e accennò uno starnuto.<ref name=incipit>Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, ''Incipit'', Skira, 2018. ISBN 9788857238937</ref>
===''Tre sorelle''===
'''Olga''' — Papà è morto un anno fa, precisamente il 5 maggio: il giorno del tuo onomastico, Irina.<ref>Citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993.</ref>
===''Una storia noiosa''===
C'è in Russia un emerito professore, un certo Nikolaj Stepanovič consigliere segreto e cavaliere; egli possiede così tante decorazioni russe e straniere, che quando gli tocca indossarle, gli studenti lo chiamano iconostasi.<ref name=sordi/>
==Citazioni su Anton Čechov==
*Čechov è straordinario quando inizia i suoi racconti perché mette sempre il personaggio, la situazione e il gancio, cioè il momento in cui ti viene voglia di sapere. Basta una frase e ti insegna tutto, perché non hai bisogno di preamboli straordinari. ([[Guido Conti]])
*Cechov è un drammaturgo particolare, delicato, lascia molto di ciò che vuole intendere tra le righe, e per capirne meglio il senso dobbiamo servirci della profondità della natura. Forse per questo Cechov è interessante per noi: ci fa capire meglio l'anima russa. ([[Renato Scarpa]])
*Coltivo una enorme ammirazione per Cechov e anche un grande affetto. Cosa mi attrae in lui? È un uomo che ha vissuto veramente con un sorriso sulle labbra, benché abbia scritto cose tristissime. Ed è anche moderno, a causa di quel tema predominante che si può definire "carenza di comunicazione". I suoi personaggi hanno tutti un proprio specifico punto di partenza; non si raggiungono e non confluiscono mai fra loro. Ma lo stupefacente è che Cechov, pur pendendo le mosse da questo dato, non si intristisce, anzi, si fa delle sane risate. La sua opera teatrale ''Ivanov'' è una curiosa combinazione di dramma e farsa. Nelle opere più tarde è andato oltre: ha rimescolato fra loro questi due elementi. Qualcosa di triste perlopiù e al tempo stesso anche di comico. Lui vi è riuscito in modo stupendo. Non vi accade molto di più a prima vista. E questa è la maniera più bella di scrivere: scrivere senza riempire tutti i buchi. In tal modo si considera il lettore un adulto: "eccoti qua il materiale", gli si dice "tu stesso devi essere in grado di percepire cosa hai da dire..." ([[Simon Carmiggelt]])
*L'importante è che, comunque interpretato e recitato, il teatro di Cechov è teatro di poesia, e il pubblico ne riconosce l'autenticità sotto qualunque forma esso gli sia offerto. ([[Lorenzo Gigli]])
*Ma quali figli di puttana, siamo figli di Checov! ([[Linea 77]])
*– Parlerà abbastanza della realtà? Se non è abbastanza reale, se ne accorgono. Rileggiti Čechov. La spenta musica della vita...<br>– Sì, però questo è un film un po' più attuale.<br>– Niente è più attuale di Čechov. (''[[Boris - Il film]]'')
*Se ripenso a [[Josip Broz Tito|Tito]], cui si deve uno degli slogan più squallidi – "La pace durerà cent'anni, ma dobbiamo esser pronti a entrare in guerra domani" –, mi viene da identificarlo con il protagonista di quel racconto di Cechov che, a forza di pensare a cose ordinarie in modo ordinario, finisce per non esistere più. ([[Emir Kusturica]])
===[[Vladimir Nabokov]]===
*L'idea che sta alla base dei personaggi cechoviani, buoni o cattivi, sembra essere che, finché le masse russe non saranno arrivate a una vera cultura morale e spirituale nonché a una piena salute fisica, gli sforzi degli intellettuali più nobili e meglio intenzionati che costruiscono ponti e scuole mentre sopravvivono le mescite di vodka non approderanno a niente. La sua conclusione è che la pura arte, la pura scienza, la pura erudizione, non avendo contatti diretti con le masse, risulteranno alla lunga più efficaci dei goffi e confusi tentativi dei benefattori. È da notare che anche Čechov era un intellettuale russo del tipo cechoviano.
*Nessuno scrittore ha creato con meno enfasi personaggi patetici come quelli di Čechov, personaggi che si possono spesso riassumere citando una frase del suo racconto ''Sul carro'': «"E incomprensibile", ella pensava, "perché Dio accordi la bellezza e questa affabilità, questi occhi malinconici a uomini deboli, disgraziati, inutili, e perché essi piacciano tanto"».
*Personalmente Čechov non aderì mai a un movimento politico, e non perché fosse indifferente alla sorte della gente comune sotto il vecchio regime, ma perché sentiva che l'attività politica non era la sua strada; era anche lui al servizio della propria gente, ma in una maniera diversa. Credeva che la prima cosa necessaria fosse la giustizia, e per tutta la vita levò la voce contro ogni sorta di ingiustizia; ma lo fece come scrittore. Cechov era anzitutto un individualista e un artista. Non era quindi di quelli che aderiscono facilmente a un partito; la sua protesta contro l'ingiustizia e la brutalità del mondo la esprimeva in una maniera personale.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*AAVV, ''L'anima del mondo e il mondo di Cechov: atti del convegno "L'anima del mondo e il mondo di Cechov", tenutosi a Genova il 12 e il 13 novembre 2004. Introduzione di Guido Ceronetti'', Il melangolo, Genova, 2005
*Anton Cechov, ''Il duello e altri racconti'', traduzione di Leo Gastovinski, Casa Editrice Bietti, Milano 1930.
*Anton Čechov, ''Il gabbiano '', traduzione di Angelo Maria Ripellino, Einaudi, Torino, 1970. ISBN 88-06-29728-7
*Anton Čechov, ''Racconti e novelle''; tre volumi, a cura di Giuseppe Zamboni; introduzione di Emilio Cecchi; appendice critica a cura di Maria Bianca Luporini, Coll. I grandi classici stranieri, G. C. Sansoni, Firenze, 1963
* Anton Čechov, ''Mia moglie'' (''Žena''), in ''Racconti'', traduzione di Ettore Lo Gatto, 5ª ed., Garzanti, Milano, 1984, pp. 561-611.
==Altri progetti==
{{interprogetto|s=ru:Антон Павлович Чехов|s_lingua=russa|s2=en:Author:Anton Chekhov|s2_lingua=inglese}}
===Opere===
{{Pedia|Uomini superflui||(1886)}}
{{Pedia|Zio Vanja||(1899)}}
{{Pedia|Il gabbiano||(1895)}}
{{DEFAULTSORT:Cechov, Anton}}
[[Categoria:Scrittori russi]]
[[Categoria:Drammaturghi russi]]
[[Categoria:Medici russi]]
tiidewa32ilxbxwx6yf4zmwyoq8nvew
Template:SelezioneNuove
10
4465
1420560
1420469
2026-07-15T15:41:49Z
Gaux
18878
Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano
1420560
wikitext
text/x-wiki
<noinclude>{{Protetta}}</noinclude>
<div style="text-align:justify; margin-right:10px;"><!--
AGGIUNGI UNA NUOVA VOCE IN CIMA ALLA LISTA, CANCELLANDONE UNA DAL FONDO. La lista viene aggiornata periodicamente da un utente registrato qualunque (nessun timore!), per un totale di 30.
AGGIUNGI QUI UNA NUOVA VOCE: NON DIMENTICARE IL SEPARATORE "{{,}}"
-->
[[Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano]]{{,}}
[[Morholt]]{{,}}
[[A volte ritornano (film)]]{{,}}
[[BMW E60]]{{,}}
[[Autovettura autonoma]]{{,}}
[[Abate Faria]]{{,}}
[[La Niña (cantante)]]{{,}}
[[Giorgio Galli]]{{,}}
[[Carrie - Lo sguardo di Satana]]{{,}}
[[Esdra]]{{,}}
[[Alfa Romeo 8C Competizione Bertone Pandion]]{{,}}
[[Lancia Dialogos]]{{,}}
[[Donatella Rettore]]{{,}}
[[Giovanni Manna]]{{,}}
[[Igraine]]{{,}}
[[Angelo Brofferio (1846–1894)]]{{,}}
[[Palamede (ciclo arturiano)]]{{,}}
[[Lamorak]]{{,}}
[[Valerio Scanu]]{{,}}
[[Lorenzo Salvetti]]{{,}}
[[Ferrari Luce]]{{,}}
[[James May]]{{,}}
[[Soniko]]{{,}}
[[Chris Bangle]]{{,}}
[[Mike Robinson (designer)]]{{,}}
[[Carlo Gaino]]{{,}}
[[Deborah Iurato]]{{,}}
[[Rivalità Moser-Saronni]]{{,}}
[[Bernardo Rossellino]]{{,}}
[[Urbano Tosetti]]
<!--
NON DIMENTICARE DI TOGLIERE L'ULTIMO SEPARATORE "{{,}}"
--></div><noinclude>
[[Categoria:Template selezione]]
</noinclude>
in92z9p06yqvlxd0o83c547i02tp1bf
1420608
1420560
2026-07-16T08:08:06Z
Spinoziano
2297
+
1420608
wikitext
text/x-wiki
<noinclude>{{Protetta}}</noinclude>
<div style="text-align:justify; margin-right:10px;"><!--
AGGIUNGI UNA NUOVA VOCE IN CIMA ALLA LISTA, CANCELLANDONE UNA DAL FONDO. La lista viene aggiornata periodicamente da un utente registrato qualunque (nessun timore!), per un totale di 30.
AGGIUNGI QUI UNA NUOVA VOCE: NON DIMENTICARE IL SEPARATORE "{{,}}"
-->
[[Bravados]]{{,}}
[[Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano]]{{,}}
[[Morholt]]{{,}}
[[A volte ritornano (film)]]{{,}}
[[BMW E60]]{{,}}
[[Autovettura autonoma]]{{,}}
[[Abate Faria]]{{,}}
[[La Niña (cantante)]]{{,}}
[[Giorgio Galli]]{{,}}
[[Carrie - Lo sguardo di Satana]]{{,}}
[[Esdra]]{{,}}
[[Alfa Romeo 8C Competizione Bertone Pandion]]{{,}}
[[Lancia Dialogos]]{{,}}
[[Donatella Rettore]]{{,}}
[[Giovanni Manna]]{{,}}
[[Igraine]]{{,}}
[[Angelo Brofferio (1846–1894)]]{{,}}
[[Palamede (ciclo arturiano)]]{{,}}
[[Lamorak]]{{,}}
[[Valerio Scanu]]{{,}}
[[Lorenzo Salvetti]]{{,}}
[[Ferrari Luce]]{{,}}
[[James May]]{{,}}
[[Soniko]]{{,}}
[[Chris Bangle]]{{,}}
[[Mike Robinson (designer)]]{{,}}
[[Carlo Gaino]]{{,}}
[[Deborah Iurato]]{{,}}
[[Rivalità Moser-Saronni]]{{,}}
[[Bernardo Rossellino]]
<!--
NON DIMENTICARE DI TOGLIERE L'ULTIMO SEPARATORE "{{,}}"
--></div><noinclude>
[[Categoria:Template selezione]]
</noinclude>
anfuhggu1fo2qtqrfwjj3csor5wrjnb
Una settimana da Dio
0
5092
1420572
1420481
2026-07-15T16:21:15Z
~2026-39925-27
107788
/* Frasi */
1420572
wikitext
text/x-wiki
{{Film
|titoloalfabetico= Settimana da Dio
|titoloitaliano=Una settimana da Dio
|titolooriginale=Bruce Almighty
|genere=commedia
|sceneggiatore=[[Steve Koren]], [[Mark O'Keefe]] e [[Steve Oedekerk]]
|attori =
*[[Jim Carrey]]: Bruce Nolan
*[[Morgan Freeman]]: Dio
*[[Jennifer Aniston]]: Grace Connelly
*[[Philip Baker Hall]]: Jack Baylor
*[[Catherine Bell]]: Susan Ortega
*[[Lisa Ann Walter]]: Debbie Connelly
*[[Steve Carell]]: Evan Baxter
*[[Nora Dunn]]: Ally Loman
*[[Noel Gugliemi]]: Capo dei teppisti
*[[Lillian Adams]]: Mamma Kowolsky
*[[Christopher Darga]]: Vol Kowolsky
|doppiatoriitaliani =
*[[Tonino Accolla]]: Bruce Nolan
*[[Renato Mori]]: Dio
*[[Eleonora De Angelis]]: Grace Connelly
*[[Bruno Alessandro]]: Jack Baylor
*[[Roberta Pellini]]: Susan Ortega
*[[Anna Rita Pasanisi]]: Debbie Connelly
*[[Massimo De Ambrosis]]: Evan Baxter
*[[Stefanella Marrama]]: Ally Loman
*[[Roberto Stocchi]]: Capo dei teppisti
*[[Miranda Bonansea]]: Mamma Kowolsky
}}
'''''Una settimana da Dio''''', film del 2003 con [[Jim Carrey]], regia di [[Tom Shadyac]].
{{tagline|Cosa faresti se potessi essere Dio per una settimana?}}
==Frasi==
*La vita è un biscotto ma se piove si scioglie. ('''Bruce''')
*Ma cosa abbiamo veramente sotto gli occhi, è solo un grande biscotto? Oppure questo biscotto rappresenta, simbolicamente, Buffalo? I suoi validi e onesti cittadini sono l'ingrediente essenziale, qualche testa di cocco qui e là...e infine, l'amore delle nostre famiglie, che ci da quel caldo ripieno croccante, rendendo la nostra amata Buffalo il luogo più dolce in cui vivere. La vita è un biscotto, ma se piove si scioglie. Qui Bruce Nolan, Eyewitness News! ('''Bruce''')
*Ciao Susan! Sono Bruce Nolan, a bordo della "Maid of the mist" nelle favolose cascate del Niagara nello stato di New York! Vorrei innanzitutto aggiungere anche le mie congratulazioni a Evan Backstorbilo, scusate Backsta... Bastard... Baxter, volevo dire... È bello vedere cosa fa una persona di grande talento quando grandi occasioni vengono date a lui invece che a me ehehe. Comunque sono qui con la mamma di Katharine Hepburn. Mammina! Dimmi, perché hai gettato il diamante blu nel cuore dell'oceano oltre la ringhiera del Titanic? Ti sei sentita in colpa a lasciar affogare [[Leonardo DiCaprio|Di Caprio]] mentre tu galleggiavi sana e salva su quella bella porta? Non potevate fare turni? Oppure avevi troppa paura di congelarti quel bel culone grasso!? O forse è così che va la vita, vero? Perché c'è chi è zuppo, congelato a morte, su una stupida barca, con uno stupido cappello, e c'è chi invece se ne sta comodo in uno studio, e si becca tutta la gloria. Vabbè, ma che sarà mai! O, guardate! Il proprietario della Maid of the Mist! Facciamo due chiacchiere con lui, vi va? Vieni qui, Bill. Nonono, nono coraggio, solo due chiacchiere. Bill, tu gestisci la "Maid of The mist" da 23 anni, ormai, dimmi: perché non mi hanno dato il posto di Anchorman? È per i capelli, Bill? O non ho i denti abbastanza bianchi? O forse è come per le cascate, il terrapiano che dovrebbe sostenere la mia vita si sta erodendo sotto di me a mia insaputa... Erodeeendo, erodeeendo, erodeeendo, erodendo, erodendo, erodendo heheheh qui Bruce Nolan, da "Witness News", a voi la linea, pezzi di Merda! ('''Bruce''')
*Va bene! A mani nude, vecchio mio! Fatti sotto, fammi vedere la tua ira! Puniscimi, o potente punitore! Sei tu che dovresti essere licenziato! L'unico da queste parti che non fa il suo dovere sei tu! Rispondimi! ('''Bruce''')
*Un'altra gigantorme enormesca fregatura della mia vita. ('''Bruce''')
*Grazie WKBW, che vuol dire... Waffankulo brutti Wacconi! È questa la vostra sigla! ('''Bruce''')
*La gente sottovaluta i vantaggi del buon vecchio lavoro manuale, dà un grande senso di libertà. Alcune delle persone più felici del mondo vanno a casa la sera che puzzano di sudore. ('''Dio''')
*Avanti Bruce, tu non sfiderai il Signore Dio tuo. ('''Dio''')
*Dai, calmati, non hai incontrato Dio, non hai i suoi poteri. He, se quello era Dio, io sono [[Clint Eastwood]]! ('''Bruce''')
*No, no, io sono un essere ragionevole, sano, con la testa sulle spalle!... Una 44 Magnum. La pistola più potente del mon-No! ('''Bruce''')
*Ci sono solo due [[Regole dai film|regole]]: non puoi dire a nessuno che sei Dio, meglio che non si sappia, da retta a me. E non puoi importi sul libero arbitrio. ('''Dio''')
*Ehi; scimmietta da deretano che abiti l'antro anale, è ora di tornare a casa, piccolina! ('''Bruce''')
*Io sono Bruce l'onnipotente! Sia fatta la mia volontà! ('''Bruce''')
*Che c'è di meglio che passare bei momenti con veri amici? ('''Dio''')
*Per quanto sporca possa diventare una cosa, puoi sempre dargli una bella ripulita. ('''Dio''')
*Dio è l'ape, il bene è il miele. ('''Cartello del mendicante''')
*Eh sì, dietro ogni grande uomo c'è una donna che alza gli occhi al cielo, gente! ('''Bruce''')
*Sii il tuo miracolo! ('''Dio''')
==Dialoghi==
*'''Grace''': Grazie a Dio stai bene. <br> '''Bruce''': Dio già, ringraziamo Dio come no, poiché tutte le sue benedizioni cadono a pioggia su di me, non è pioggia è un diluvio!<br>'''Grace''': Bruce non fare così andiamo smettila, lo sai che tutte le cose succedono per un motivo.<br>'''Bruce''': Questo non mi serve. È un luogo comune non mi aiuta neanche un po'. "Meglio un uovo oggi che una gallina domani", ma io non ho l'uovo e nemmeno la gallina. Dio mi ha preso sia l'uovo che la gallina.<br>'''Grace''': Ah ho capito, allora Dio ce l'ha con te, è questo che stai dicendo?<br>'''Bruce''': No mi sta ignorando completamente, è troppo occupato a dare a Evan tutto quello che vuole... {{NDR|Il cane Sam, fa pipì sul tappeto}} Oh geniale Sam, ma hai mancato il bersaglio, io sono qui!<br>'''Grace''': Non ti arrabbiare col cane, non è colpa del cane.<br>'''Bruce''': No è colpa di Dio, ha sbagliato le coordinate!<br>'''Grace''': Va bene ora basta, la vuoi smettere di fare il martire?<br>'''Bruce''': Non sto facendo il martire sono una vittima, Dio è un bambino dispettoso seduto su un formicaio con una lente d'ingrandimento e io sono la formica. Potrebbe risolvermi la vita in 5 minuti se volesse, ma preferisce bruciarmi le antenne e vedermi contorcere.
*'''Bruce''': C'è nessuno? Chiunque sia che gestisce questo posto? <br> '''Dio''': Arrivo subito, sto aggiustando una luce. Dimmi se funziona!<br>'''Bruce''': Sì... pare di sì. È quasi accecante però.<br>'''Dio''': Sì, lo è per molte persone. Passano la vita nell'oscurità cercando di nascondersi da me.
*'''Bruce''': Ma tu chi sei?<br>'''Dio''': L'Onnipotente.<br>'''Bruce''': Eh?!?<br>'''Dio''': Il Creatore del cielo e della terra, l'alfa e l'omega... <br>'''Bruce''': Ah, ho capito dove vuoi arrivare...<br>'''Dio''': Bruce, io sono Dio. <br>'''Bruce''': Bingo! Yahtzee! È questa la risposta finale? La nostra indagine dice: [[Dio]]! Bing, bing, bing, bing, bing! Be', è stato un piacere Dio. Grazie per il Grand Canyon e buona fortuna per l'apocalisse. A proposito: tu sei un di... sastro!
*'''Dio''': Tu non picchi qualcuno dalla quinta elementare... e hai steso una ragazzina...<br>'''Bruce''': Sì, ma era gigantesca! Ed era ripetente!<br>'''Dio''': E avevi anche il sole negli occhi...
*'''Bruce''': Le due due dita in più mi hanno fatto sbroccare leggermente ...<br>'''Dio''': Ero sicuro che avrei attratto la tua attenzione! L'ho fatto anche a [[Gandhi]]: non ha mangiato per tre settimane.
*'''Bruce''': Ma dove vai?<br>'''Dio''': Mi prendo una vacanza.<br>'''Bruce''': Dio non si prende [[vacanza|vacanze]]! Se le prende? Voi... Egli?<br>'''Dio''': Mai sentito parlare del Medioevo?
*'''Grace''': O mio Dio!<br>'''Bruce''': Tu chiamami Bruce.
*'''Bruce''': Ma questo è il Paradiso?<br>'''Dio''': No, questo è il monte [[Everest]]. Dovresti fare un po' di zapping su ''Discovery Channel'' ogni tanto.
*'''Bruce''': Erano così tanti, che gli ho solo dato quello che volevano.<br>'''Dio''': Già... Ma da quando in qua le persone sanno quello che vogliono?<br>'''Bruce''': E allora che faccio?<br>'''Dio''': Dividere la minestra non è un [[miracolo]], Bruce, è un trucchetto. Una madre sola che deve fare due lavori e che trova ancora il tempo di accompagnare il figlio a scuola di calcio, quello sì che è un vero miracolo. Un adolescente che dice di no alla droga e dice sì all'istruzione, questo è un miracolo. Le persone vogliono che faccia tutto io e non si rendono conto che sono loro ad avere il potere. Vuoi vedere un miracolo, figliolo? Sii il tuo miracolo.<br>'''Bruce''': Aspetta, che fai, vai via?<br>'''Dio''': Sì, penso che tu sappia cavartela adesso.<br>'''Bruce''': E se ho bisogno di te, se devo farti delle domande?<br>'''Dio''': È un tuo problema, Bruce, è il problema di tutti quanti. Continua a guardare in alto!
*'''Bruce''': Che vuoi che faccia?<br>'''Dio''': Voglio che preghi figliolo, avanti. Usalo.<br>'''Bruce''': Signore, sazia gli affamati e porta la pace a tutta l'umanità, ti prego. Come vado?<br>'''Dio''': Perfetto. Se vuoi diventare Miss America. Avanti, dai, a cos'è che tieni veramente?<br>'''Bruce''': A Grace.<br>'''Dio''': A Grace. E vuoi riaverla?<br>'''Bruce''': No. Voglio che sia felice comunque. Qualsiasi cosa comporti. Voglio che trovi qualcuno che la tratti con tutto l'amore che meritava da me. Voglio che incontri un uomo che la veda sempre come io vedo ora, attraverso i tuoi occhi.<br>'''Dio''': Questa è una preghiera.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{Una... da Dio}}
[[Categoria:Film commedia]]
tcv3jau0fid1aafd3pu6d8l3xbr5mjh
Carlo Bini
0
5303
1420526
1313395
2026-07-15T12:19:45Z
Udiki
86035
+1
1420526
wikitext
text/x-wiki
{{PDA}}
[[File:Carlo Bini 1852.jpg|thumb|Carlo Bini]]
'''Carlo Bini''' (1806 – 1842), scrittore e patriota italiano.
==Citazioni di Carlo Bini==
*Chiunque finora ha [[Traduzione|tradotto]], e in qual modo tu voglia, ha presentato sempre un'immagine più o meno velata. I pensieri d'uno scrittore trapassando nell'anima nostra tengono assai del moto, e dei colori di quella, e diventano in certa maniera nostra essenza, perché non si possono ritrarre se non come si concepiscono: – ora una legge arcana ha disposto, che ogni vivente concepisca in un modo, e per la forma, e per la idea, in varie parti diverso dagli altri. Ma gli scrittori originali in tutto il significato non si lasciano svolgere né per forza, né per amore. Quei concetti profondamente segnati dell'interna stampa dipendono troppo da chi li creava, e tolti da quella maniera d'esistenza, in che appena usciti della mente si giacquero eterni, non serbano più sembianza della prima natura. Voi tradurrete con qualche grado di agevolezza uno scrittore mediocre, perché il mediocre è conseguenza piuttosto delle forme, che dello spirito, e le forme essendo una convenzione hanno moltissimi punti di contatto comune. Ma dov'è il magisterio, che vi presti il vigore da muover l'ala dell'anima immensa? – Quel vigore era la stessa anima immensa. – Dov'è il magisterio, che vi insegni a tradurre la soavità del fiore, il raggio del sole, l'afflato divino che distingue dalla morte la vita? Quella potenza d'intelletto indefinita, solitaria, indipendente, che si nomina Genio, è parte immobile del suo cielo natio, e a pochissimi prediletti è concesso fare a quel santuario pellegrinaggio di spirito.<ref>Da ''[[s:Scritti editi e postumi/Articoli/Lorenzo Sterne|Lorenzo Sterne]]'', in ''Scritti editi e postumi''</ref>
*I professori di scienze misurate scompagnano dalla sapienza le [[Letteratura|Lettere]], estimandole a guisa di fronda leggiera, o come vaneggiamento d'infermo. Ma finché saranno il linguaggio della bellezza, gli uomini non potranno averle così di lieve in dispetto. Un altro consiglio, stringendo in alleanza l'utile e il bello, confuse in una, e fece divine le arti della mente e del cuore. Sciogli quel vincolo, né l'una, né l'altra domeranno sole l'indole nostra. È verità, che posa in una tradizione coeva alle famiglie primordiali del mondo, poiché narra, che il savio dei tempi lontani, prendendo a condurre i suoi fratelli di carne dalla feroce esistenza animale a vita men disonesta, si accôrse ben tosto non bastargli all'impresa l'unico risguardo dell'utile; quindi meditò più profonda idea, e il savio invocò la Bellezza, e la Dea mite alla preghiera lo sovvenne del suo sorriso, e le razze umane amabilmente lusingate accolsero meno ritrose il dettame della sapienza. L'uomo è composto di poca ragione, e di molte passioni: però, se la visione del senno vuol essere umanamente applicabile, è mestieri che si renda sensibile coll'ardore degli affetti, e coll'evidenza delle immagini.<ref>Da ''[[s:Scritti editi e postumi/Articoli/Cenno sulla Letteratura|Cenno sulla Letteratura]]'', in ''Scritti editi e postumi'', Tip. della Svizzera italiana, Lugano, 1849.</ref>
==''Manoscritto di un prigioniero''==
===[[Incipit]]===
Il cervello dell'uomo appena è in istato di esercitare le sue funzioni può rassegnarsi in tre scuole. Di queste una infallibilmente ne conoscete, – senz'altro le conoscerete anche tutte, perché non sono arcani di astronomia; – son cose semplici, e dappertutto si sentono dire. Io nondimeno, a scanso di equivoci, mi stimo in dovere di nominarvele tutte e tre, secondo l'ordine naturale in cui giacciono fino dal principio dei secoli. Elle pertanto son queste:
:Scuola della Fede;
:Scuola del Dubbio;
:Scuola dell'Incredulità.
===Citazioni===
*Una [[lacrima]] fu data alla [[Felicità e infelicità|gioia]], una lacrima alla [[Felicità e infelicità|sciagura]]; – la prima rinfresca, l'altra arde come la lava. (VIII)
*Il [[Sacrificio|sacrifizio]] stesso, che vien citato come il contrapposto dell'egoismo, è pure un egoismo; e il generoso, che muore spontaneo per la difesa di un principio morale, o per la salute di un popolo, muore per l'amore di un sentimento, che gli rappresenta più della vita; muore, perché, sopravvivendo alla sua idea, la vita gli sarebbe uno scherno, un peso, un dolore intollerabile; muore, perché nel suo speciale organismo in certi dati casi la vita è una perdita, la morte è un guadagno. (XII)
*L'[[egoismo]] è l'unico movente delle azioni umane. (XII)
*Lo [[scetticismo]] è il sistema degl'infingardi. (XIII)
*Consultate bene l'[[indole]] vostra, e quella seguite; – non farete mai male. (XV)
*La [[sventura]] è qua maestra per tutti. (XVI)
*La [[vita]], a voler che sia bella, a voler che sia gaja, a voler che sia vita, dev'essere un arcobaleno, – una tavolozza con tutti i colori, – un sabbato dove ballano tutte le streghe. Il sollazzo e la noja, il pianto e il riso, la [[ragione]] e il delirio, tutti devono avere un biglietto per questo festino. (XIX)
*La [[noia]] è l'asma dell'anima.<ref name=sordi>Citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Italo Sordi, Rizzoli, 1992. ISBN 88-17-14603-X</ref> (XX)
*La [[parola]] è un bel dono; ma non rende la ricchezza del nostro interno; è un riflesso smorto e tiepidissimo del sentimento, e sta alla sensazione come un sole dipinto al sole della natura. (XXI) {{NDR|[[proporzioni|proporzione]]}}
*La [[storia]] è una Sibilla, che consultata coscienziosamente ha dato fin ora questo responso: – Se voi non foste oppressi sareste oppressori. (XXII)
*La [[scienza]] è l'esperienza, e l'esperienza è un manto che si trama a fila di secoli; e più il manto si distende e più la scienza è completa e sicura.<ref name=sordi/> (XXII)
*[...] il [[dubbio]], che da una parte è la tortura dell'intelletto, dall'altra è il padre della scienza e del diritto. (XXII)
*La [[politica]] è il governo dell'opinione. (XXII)
*L'umana [[sapienza]] sta nel [[Tolleranza|tollerare]]. (XXII)
==[[Incipit]] de ''Il Forte della Stella''==
CARLO ''a un'inferriata, che fischia sbadatamente, e il signore'' INNOCENZIO TIENLISTRETTI'', che viene verso l'inferriata badando dove mette i piedi.''<br>
'''Carlo''': Oh! ve' chi vedo! questi son miracoli! buon giorno e buona sera, signore Innocenzio! come mai quassù sulle nuvole? è forse l'Anno Santo? ve l'hanno dato per penitenza?<br>
'''Innocenzio''': Eh! penitenza davvero! un fallimento giù in quella bicocca, ed eccovi spiegato tutto! Io questa volta non ho voluto saper di procure, e son venuto da me a cantar l'esequie alle due mila lire defunte in corpo ed in anima, Eh! questa non è l'annata dei galantuomini.<br>
'''Carlo''': E un bel pezzo che in questo genere la raccolta va male. Ma diamo bando alle malinconie. Come stanno a casa mia? come stanno a casa vostra?<br>
'''Innocenzio''': Bene di qua e di là. Io, giacché per mala ventura mi trovavo in queste parti, ho sollecitato il permesso di venirvi a vedere, e l'ho ottenuto. Ma come diavolo è andata la faccenda? Quand'io lo seppi, rimasi di sasso! pare impossibile! un uomo come voi! avete i vostri anni! avete i vostri affari! di che vi siete mischiato? parlate, ditele giuste; vediamo se v'è da rimediarla.
==Citazioni su Carlo Bini==
===[[Giuseppe Montanelli]]===
*Carlo Bini [...] parlava di [[Giuseppe Mazzini|Mazzini]] come d'un ''buon figliuolo'' che scambiava la realtà colle larve dorate della sua fantasia, e la sola cosa che non gli perdonasse era la pretensione di voler dirigere il movimento italiano stando fuori d'Italia, perché diceva: non può governare la nave chi non c'è dentro.
*Carlo Bini, giovane negoziante livornese, del quale l'Italia non conobbe tutto il pregio se non per un volume di scritti in gran parte inediti raccolti dai suoi amici, e pubblicati dopo la sua morte.
*Carlo Bini, scettico di mente, credente di cuore, rivelava in tutti i suoi scritti senso profondo di compassione per le miserie dell'umanità; e l'amore gli spuntava il dardo dell'ironia, e i suoi epigrammi stillavano lacrime.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Carlo Bini, ''[https://www.liberliber.it/mediateca/libri/b/bini/manoscritto_di_un_prigioniero/pdf/manosc_p.pdf Manoscritto di un prigioniero]'' e ''[https://www.liberliber.it/mediateca/libri/b/bini/il_forte_della_stella/pdf/il_for_p.pdf Il Forte della Stella]'', a cura di Alfredo Jeri, Rizzoli, Milano, 1961.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Bini, Carlo}}
[[Categoria:Aforisti italiani]]
[[Categoria:Patrioti italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
[[Categoria:Traduttori italiani]]
[[Categoria:Umoristi italiani]]
cnkwqk2ypzevjro7g89oy50ldzbpqwn
1420527
1420526
2026-07-15T12:20:20Z
Udiki
86035
/* Citazioni di Carlo Bini */
1420527
wikitext
text/x-wiki
{{PDA}}
[[File:Carlo Bini 1852.jpg|thumb|Carlo Bini]]
'''Carlo Bini''' (1806 – 1842), scrittore e patriota italiano.
==Citazioni di Carlo Bini==
*Chiunque finora ha [[Traduzione|tradotto]], e in qual modo tu voglia, ha presentato sempre un'immagine più o meno velata. I pensieri d'uno scrittore trapassando nell'anima nostra tengono assai del moto, e dei colori di quella, e diventano in certa maniera nostra essenza, perché non si possono ritrarre se non come si concepiscono: – ora una legge arcana ha disposto, che ogni vivente concepisca in un modo, e per la forma, e per la idea, in varie parti diverso dagli altri. Ma gli scrittori originali in tutto il significato non si lasciano svolgere né per forza, né per amore. Quei concetti profondamente segnati dell'interna stampa dipendono troppo da chi li creava, e tolti da quella maniera d'esistenza, in che appena usciti della mente si giacquero eterni, non serbano più sembianza della prima natura. Voi tradurrete con qualche grado di agevolezza uno scrittore mediocre, perché il mediocre è conseguenza piuttosto delle forme, che dello spirito, e le forme essendo una convenzione hanno moltissimi punti di contatto comune. Ma dov'è il magisterio, che vi presti il vigore da muover l'ala dell'anima immensa? – Quel vigore era la stessa anima immensa. – Dov'è il magisterio, che vi insegni a tradurre la soavità del fiore, il raggio del sole, l'afflato divino che distingue dalla morte la vita? Quella potenza d'intelletto indefinita, solitaria, indipendente, che si nomina Genio, è parte immobile del suo cielo natio, e a pochissimi prediletti è concesso fare a quel santuario pellegrinaggio di spirito.<ref>Da ''[[s:Scritti editi e postumi/Articoli/Lorenzo Sterne|Lorenzo Sterne]]'', in ''Scritti editi e postumi'', Tip. della Svizzera italiana, Lugano, 1849.</ref>
*I professori di scienze misurate scompagnano dalla sapienza le [[Letteratura|Lettere]], estimandole a guisa di fronda leggiera, o come vaneggiamento d'infermo. Ma finché saranno il linguaggio della bellezza, gli uomini non potranno averle così di lieve in dispetto. Un altro consiglio, stringendo in alleanza l'utile e il bello, confuse in una, e fece divine le arti della mente e del cuore. Sciogli quel vincolo, né l'una, né l'altra domeranno sole l'indole nostra. È verità, che posa in una tradizione coeva alle famiglie primordiali del mondo, poiché narra, che il savio dei tempi lontani, prendendo a condurre i suoi fratelli di carne dalla feroce esistenza animale a vita men disonesta, si accôrse ben tosto non bastargli all'impresa l'unico risguardo dell'utile; quindi meditò più profonda idea, e il savio invocò la Bellezza, e la Dea mite alla preghiera lo sovvenne del suo sorriso, e le razze umane amabilmente lusingate accolsero meno ritrose il dettame della sapienza. L'uomo è composto di poca ragione, e di molte passioni: però, se la visione del senno vuol essere umanamente applicabile, è mestieri che si renda sensibile coll'ardore degli affetti, e coll'evidenza delle immagini.<ref>Da ''[[s:Scritti editi e postumi/Articoli/Cenno sulla Letteratura|Cenno sulla Letteratura]]'', in ''Scritti editi e postumi''</ref>
==''Manoscritto di un prigioniero''==
===[[Incipit]]===
Il cervello dell'uomo appena è in istato di esercitare le sue funzioni può rassegnarsi in tre scuole. Di queste una infallibilmente ne conoscete, – senz'altro le conoscerete anche tutte, perché non sono arcani di astronomia; – son cose semplici, e dappertutto si sentono dire. Io nondimeno, a scanso di equivoci, mi stimo in dovere di nominarvele tutte e tre, secondo l'ordine naturale in cui giacciono fino dal principio dei secoli. Elle pertanto son queste:
:Scuola della Fede;
:Scuola del Dubbio;
:Scuola dell'Incredulità.
===Citazioni===
*Una [[lacrima]] fu data alla [[Felicità e infelicità|gioia]], una lacrima alla [[Felicità e infelicità|sciagura]]; – la prima rinfresca, l'altra arde come la lava. (VIII)
*Il [[Sacrificio|sacrifizio]] stesso, che vien citato come il contrapposto dell'egoismo, è pure un egoismo; e il generoso, che muore spontaneo per la difesa di un principio morale, o per la salute di un popolo, muore per l'amore di un sentimento, che gli rappresenta più della vita; muore, perché, sopravvivendo alla sua idea, la vita gli sarebbe uno scherno, un peso, un dolore intollerabile; muore, perché nel suo speciale organismo in certi dati casi la vita è una perdita, la morte è un guadagno. (XII)
*L'[[egoismo]] è l'unico movente delle azioni umane. (XII)
*Lo [[scetticismo]] è il sistema degl'infingardi. (XIII)
*Consultate bene l'[[indole]] vostra, e quella seguite; – non farete mai male. (XV)
*La [[sventura]] è qua maestra per tutti. (XVI)
*La [[vita]], a voler che sia bella, a voler che sia gaja, a voler che sia vita, dev'essere un arcobaleno, – una tavolozza con tutti i colori, – un sabbato dove ballano tutte le streghe. Il sollazzo e la noja, il pianto e il riso, la [[ragione]] e il delirio, tutti devono avere un biglietto per questo festino. (XIX)
*La [[noia]] è l'asma dell'anima.<ref name=sordi>Citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Italo Sordi, Rizzoli, 1992. ISBN 88-17-14603-X</ref> (XX)
*La [[parola]] è un bel dono; ma non rende la ricchezza del nostro interno; è un riflesso smorto e tiepidissimo del sentimento, e sta alla sensazione come un sole dipinto al sole della natura. (XXI) {{NDR|[[proporzioni|proporzione]]}}
*La [[storia]] è una Sibilla, che consultata coscienziosamente ha dato fin ora questo responso: – Se voi non foste oppressi sareste oppressori. (XXII)
*La [[scienza]] è l'esperienza, e l'esperienza è un manto che si trama a fila di secoli; e più il manto si distende e più la scienza è completa e sicura.<ref name=sordi/> (XXII)
*[...] il [[dubbio]], che da una parte è la tortura dell'intelletto, dall'altra è il padre della scienza e del diritto. (XXII)
*La [[politica]] è il governo dell'opinione. (XXII)
*L'umana [[sapienza]] sta nel [[Tolleranza|tollerare]]. (XXII)
==[[Incipit]] de ''Il Forte della Stella''==
CARLO ''a un'inferriata, che fischia sbadatamente, e il signore'' INNOCENZIO TIENLISTRETTI'', che viene verso l'inferriata badando dove mette i piedi.''<br>
'''Carlo''': Oh! ve' chi vedo! questi son miracoli! buon giorno e buona sera, signore Innocenzio! come mai quassù sulle nuvole? è forse l'Anno Santo? ve l'hanno dato per penitenza?<br>
'''Innocenzio''': Eh! penitenza davvero! un fallimento giù in quella bicocca, ed eccovi spiegato tutto! Io questa volta non ho voluto saper di procure, e son venuto da me a cantar l'esequie alle due mila lire defunte in corpo ed in anima, Eh! questa non è l'annata dei galantuomini.<br>
'''Carlo''': E un bel pezzo che in questo genere la raccolta va male. Ma diamo bando alle malinconie. Come stanno a casa mia? come stanno a casa vostra?<br>
'''Innocenzio''': Bene di qua e di là. Io, giacché per mala ventura mi trovavo in queste parti, ho sollecitato il permesso di venirvi a vedere, e l'ho ottenuto. Ma come diavolo è andata la faccenda? Quand'io lo seppi, rimasi di sasso! pare impossibile! un uomo come voi! avete i vostri anni! avete i vostri affari! di che vi siete mischiato? parlate, ditele giuste; vediamo se v'è da rimediarla.
==Citazioni su Carlo Bini==
===[[Giuseppe Montanelli]]===
*Carlo Bini [...] parlava di [[Giuseppe Mazzini|Mazzini]] come d'un ''buon figliuolo'' che scambiava la realtà colle larve dorate della sua fantasia, e la sola cosa che non gli perdonasse era la pretensione di voler dirigere il movimento italiano stando fuori d'Italia, perché diceva: non può governare la nave chi non c'è dentro.
*Carlo Bini, giovane negoziante livornese, del quale l'Italia non conobbe tutto il pregio se non per un volume di scritti in gran parte inediti raccolti dai suoi amici, e pubblicati dopo la sua morte.
*Carlo Bini, scettico di mente, credente di cuore, rivelava in tutti i suoi scritti senso profondo di compassione per le miserie dell'umanità; e l'amore gli spuntava il dardo dell'ironia, e i suoi epigrammi stillavano lacrime.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Carlo Bini, ''[https://www.liberliber.it/mediateca/libri/b/bini/manoscritto_di_un_prigioniero/pdf/manosc_p.pdf Manoscritto di un prigioniero]'' e ''[https://www.liberliber.it/mediateca/libri/b/bini/il_forte_della_stella/pdf/il_for_p.pdf Il Forte della Stella]'', a cura di Alfredo Jeri, Rizzoli, Milano, 1961.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Bini, Carlo}}
[[Categoria:Aforisti italiani]]
[[Categoria:Patrioti italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
[[Categoria:Traduttori italiani]]
[[Categoria:Umoristi italiani]]
lnbgig197w1h9u93bsze7263rhp2m23
Jennifer Johnston
0
7711
1420563
333948
2026-07-15T15:54:27Z
Udiki
86035
Deceduta
1420563
wikitext
text/x-wiki
'''Jennifer Johnston''' (1930 – 2025), scrittrice irlandese.
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Due lune''===
Tutti la chiamavano Mimi.<br />
Il suo vero nome era Eleanor. Un nome sempre malsopportato, ragion per cui quando Grace, piccolissima, iniziò a chiamarla Mimi anziché Mamma, lei salutò con gioia quel nuovo battesimo.<br />
In età più giovane e civettuola le piaceva molto sorridere alla gente e annunciare "Je m'appelle Mimi".
Cosa che metteva in imbarazzo Grace. Già da bambina non riusciva a tollerare che sua madre si comportasse in quel modo.<br />
Ma oggi non era che l'ombra di se stessa. Soltanto il nome ricordava ancora al mondo che, in un'epoca ormai passata, anche lei si era mossa con autorità e spirito allegro.<br />
Oggi tutti la guardavano senza vederla.<br />
A volte si chiedeva persino se in quegli ultimi anni a poco a poco non avesse perso la propria corporeità, diventando invisibile.<br />
Amava la luce.
{{NDR|Jennifer Johnston – ''Due lune'' – Le Vespe, traduzione di Anna Rusconi}}
===''Ombre sulla nostra pelle''===
Sei scomparso, padre mio,<br />
e son rimasto solo, io.<br />
Sono oppresso dal dolore,<br />
lacrime sgorgano dal mio cuore.<br /><br />
Mordicchiando la penna, cercò di immaginarsi quelle righe stampate nel "Journal", magari evidenziate da una grossa linea scura, pronte per essere presentate al mondo. No, così non andava. Ci tirò sopra una riga, cancellando con cura ogni parola con l'inchiostro così che non fosse più possibile leggerle.<br /><br />
Te ne sei andato, padre mio.<br />
Sì, brusio, fruscio... ah ah... pio pio.
{{NDR|Jennifer Johnston – ''Ombre sulla nostra pelle'' – Fazi Editore, traduzione di Lucia Olivieri}}
===''Quanto manca per Babilonia?''===
Mi hanno lasciato i miei taccuini, carta, penna, e inchiostro, perché sono un ufficiale e un gentiluomo. Così, scrivo e aspetto. Non difendo nessuna causa, né amo nessuna persona in vita. Il fatto di non avere un futuro, se non le poche ore che ho da contare davanti a me, sembra non disturbarmi granché. Dopo tutto, qui o altrove, il futuro resta ugualmente un'incognita. Perciò, per i giorni di attesa, non mi resta che distrarmi con il passato. Giocare con una serie di ricordi probabilmente inesatti; la mia interpretazione, per quel che vale, degli eventi. Non c'è spazio per le speculazioni o per la speranza, nemmeno per i sogni. Per quanto possa sembrare strano, credo che mi piaccia così. <br />
Non ho contattato né mia madre né mio padre. Avranno gli altri il tempo di farlo quando sarà tutto finito. Il fait accompli. Al servizio di Sua Maestà. Perché prolungare il dolore che inevitabilmente proveranno? Lui potrebbe morirne. E forse, come me, sarebbe meglio. Per lei il mio cuore non sanguina.
==[[Explicit]] di ''Quanto manca per Babilonia?''==
Non capiranno mai. Così, non parlo. I cannoni vibrano costantemente, e sempre più forte, sulla linea del fronte. Gli edifici tremano. <br />
Non mi hanno tolto i lacci né la penna, perché sono un ufficiale e un gentiluomo. Così, sono seduto e aspetto, e scrivo.
{{NDR|Jennifer Johnston – ''Quanto manca per Babilonia?'', traduzione di Maurizio Bertocci, Fazi Editore, 2001. ISBN 88-8112-434-3}}
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Scrittori irlandesi|Johnston, Jennifer]]
4h9yema5r85ehxyyhr12pi4f818izee
Tu la conosci Claudia?
0
10823
1420573
1420479
2026-07-15T16:24:56Z
~2026-39925-27
107788
/* Dialoghi */
1420573
wikitext
text/x-wiki
{{Film
|titolooriginale=Tu la conosci Claudia?
|paese=Italia
|anno=2004
|genere=commedia
|regista=[[Massimo Venier]]
|soggetto = [[Valerio Bariletti]], [[Walter Fontana]], [[Massimo Venier]]
|sceneggiatore = [[Aldo, Giovanni & Giacomo]], [[Valerio Bariletti]], [[Walter Fontana]], [[Massimo Venier]]
|attori =
*[[Giovanni Storti]]: Giovanni
*[[Aldo Baglio]]: Aldo
*[[Giacomo Poretti]]: Giacomo
*[[Paola Cortellesi]]: Claudia, moglie di Giovanni
*[[Sandra Ceccarelli]]: Silvia, l'ex-moglie di Giacomo
*[[Ottavia Piccolo]]: analista
*[[Rossy de Palma]]: Claudia
*[[Marco Messeri]]: Vanni Maceria, il meccanico
*[[Daniela Cristofori]]: amica di Claudia
*[[Silvana Fallisi]]: Luciana
*[[Max Pisu]]: cliente del taxi
|note=
}}
'''''Tu la conosci Claudia?''''', film italiano del 2004 con [[Aldo Baglio]], [[Giacomo Poretti]], [[Giovanni Storti]] e [[Paola Cortellesi]], regia di [[Massimo Venier]].
==[[Incipit]]==
{{Incipit film}}
Sì, lo so cosa state per dire: "Che palle, la [[voce fuori campo]]!". Lo penso sempre anche io quando vado al cinema, ma c'è da dire che è comoda. Due frasettine in croce, e hai spiegato tutto quello che c'è da spiegare. Quindi facciamo così, decidete voi: mezz'ora di noia mortale e scene emblematiche che ti spiegano chi sono i personaggi, che lavoro fanno, che problemi hanno, oppure un minuto di voce fuori campo. Perfetto: voce fuori campo! ('''Claudia''')
==Frasi==
*Allora... io mi chiamo Claudia. E questo è Giovanni, è mio marito. L'ho sposato sette anni fa, e non chiedetemi perché... non mi ricordo. Non abbiamo avuto figli. All'inizio non li voleva lui, poi non li volevo io, e adesso... insomma, diciamo che abbiamo smesso di parlarne. E... non solo di parlarne...! Una volta al mese, mio marito fa un esame di coscienza... così, giusto per vedere se è tutto a posto, se le cose tra noi vanno bene e se si può fare qualcosa per migliorarle. Uno... due... tre... quattro... cinque secondi. Eh, più del solito! Se c'è un filo di crisi nel nostro matrimonio... forse non è tutta colpa mia. Questo, invece, è Aldo... e Aldo... be', Aldo è un po' un caso a parte. Chi sia Aldo per me è un po' difficile da spiegare... non che mi vergogni, eh, per carità... non fraintendetemi. È che se dovessi spiegarvi come ci siamo conosciuti e come è andata a finire, e tutta una serie di dettagli che stanno in mezzo... insomma, giuro che non è colpa mia! È successo tutto per caso... eh, mi sono messa in un grande casino! ('''Claudia''')
*Senta, io mi prendo le mie responsabilità, ma siamo sicuri che il chiosco non sia abusivo? ('''Aldo''') {{NDR|dopo aver investito una bancarella}}
*E poi c'è Giacomino. Giacomo è facile: avete presente il luogo comune trito e ritrito dell'uomo che ha superato i [[quarantenne|40 anni]], e comincia a sentire lontano lontano l'odorino della morte? E allora si mette lì a fare un bilancio della sua vita di quello che ha, quello che non ha, di quello che ha fatto, di quello che non ha fatto, e di quello che gli resta da fare? Ecco, quel luogo comune lì... solo un po' più basso... è Giacomo. Ecco, adesso sta facendo una scommessa con se stesso. Ed è davvero convinto che se farà canestro, la sua vita cambierà. Vabbe'... sarà per un'altra volta! E per finire... eccomi qua. Questa sono io. Parlare di me mi ha sempre imbarazzata, divento tutta rossa, mi sudano le ascelle. È uno dei miei problemi, ma... ci sto lavorando. Dietro quella porta che sta per aprirsi, c'è il finale di questa storia. Facciamo così, decidete voi: restiamo qui altri dieci secondi aspettando che si apra, oppure arriva il buio, vi sorbite tutta la storia e ci rivediamo qui fra un'ora e mezza. Mi spiace, stavolta decido io: Buio! ('''Claudia''')
*Lo sai che Giulia ha fatto una cura dimagrante a base di [[banana|banane]]? Veramente: è dimagrita? No! Però devi vedere come si arrampica! ('''Voce alla televisione''') {{NDR|[[Barzellette dai film|barzelletta]]}}
*Ma proprio adesso che mi stavo innamorando, che ero deciso di fare il passo più lungo della gamba! Io lo so quando è crollato tutto: è stato quel maledetto momento in cui abbiamo visto insieme il marito! ('''Aldo''')
*Aldo, quando una donna ti dice che ci deve pensare, vuol dire che ci ha giá pensato! Ti ha mollato! Finito! ('''Taribo''')
*Claudia non esiste, suo marito non esiste! Claudia non esiste, suo marito non esiste! ('''Aldo e Taribo''')
*Senti, "NonSoloTaxi", ma come guidi? Porca puttana, va' come hai conciato la macchina... Allora, di constatazione amichevole non ne parliamo neanche, eh, tanto nessun giudice ti darebbe ragione! ('''Giovanni''') {{NDR|dopo aver tamponato Aldo}}
*C'è un posto dove posso vomitare un attimo? Un posto specifico per il [[vomito]], insomma: un vomituario, anche di modeste proporzioni. ('''Aldo''')
*Se queste mura potessero parlare, si dovrebbero confessare! Fuochi! Fiamme! Sodoma! Gamarra! Eh? ('''Aldo''')
*Miiii, che bello! Anplagghed! ('''Aldo''')
*Se non la smette immediatamente, chiamo i carabinieri. E non sto scherzando. ('''Signorina del GPS''')
*Oh, {{NDR|indica l'orologio}} è alta stagione esagerata! Ma lo sapete come si dice dalle mie parti? «Chi per la fretta caca nell'[[ortica]], spesso il culo gli formica». ('''Vanni Maceria''') {{NDR|[[Proverbi dai film|proverbio]]}}
*Ma cosa volete stare a girare come la merda nei tubi?! E venite da me, no? Vi ospito io. Crostini toscani, vino toscano, cinghiale toscano, e poi per finire: botta di stornelli toscani improvvisati!! Tutta la notte si schianta dal ridere. Eh? ('''Vanni Maceria''')
*Va beh: basta così! Quello che è successo dopo ve lo risparmio, ma se pensate che è stato facile prendere una decisione vi siete sbagliati. Con Aldo e Giacomo qualche volta ci siamo incontrati, e posso dire che siamo diventati quasi amici. Aldo, appena tornato, è andato a vivere con la sua Claudia. È stata una settimana bellissima. Poi, un sabato, si è accorto che non la sopportava più ed è scappato dalla finestra. Lei è ritornata da suo marito e pare che stia bene. Giacomo si è fatto dare un passaggio fino a casa di Silvia. Quello che aveva capito era che voleva rimettersi con la sua ex moglie. Quello che non aveva capito era che lei non ne aveva la minima intenzione. Dopo dieci giorni si sono lasciati di nuovo. Adesso, se non altro, Giacomo e Aldo sono diventati buoni amici, si divertono. Agosto, al mare, l'hanno passato insieme. Quanto a me e Giovanni le cose ora sono molto diverse: abbiamo ripreso a uscire tutte le sere, anche quando c'è la Champions League. Diciamo che per ora le cose vanno bene così. Poi... poi si vedrà... ('''Claudia''')
*Allora lo vogliamo far smettere di piangere 'sto bambino o no, eh? Sono le tre di notte! Li vogliamo spendere 'sti due soldi per farlo visitare da uno specialista o no, eh? Ve ne consiglio uno: Dott. Sirchioli. 6832173! Cosa faccio, chiamo i carabinieri, eh??? ('''Giovanni''')
==Dialoghi==
*'''Aldo''': Buongiorno! Dove andiamo di bello? <br/> '''Passeggero''': Piazza Wagner. <br/> '''Aldo''': Wagner, complimenti! Wagner! Il grande e irreprensibile Wagner! Compositore austriaco recentemente scomparso, autore del Lohengrin, opera che più o meno fa così... {{NDR|inizia a intonare una melodia}} <br/> '''Passeggero''': Senta... A parte che è il Bolero di Ravel, e poi ho una certa fretta: piazza Wagner, al ventisette. <br/> '''Aldo''': Ah! Questo è il Bolero?! Questo è il Bolero?! Vabbe'... Un attimo che impostiamo il navigatore, perché un conto è chi è Wagner e un conto è dov'è Wagner! Wagner si scrive con la [[G]] di Goethe?
*'''Claudia''': Senti, ma perché stasera non andiamo a mangiare fuori? Una cosa semplice eh, una pizza. <br/> '''Giovanni''' {{NDR|guardando Passaparola in TV}}: Eh... Si boh... Dopo vediamo. Passaparola! <br/> '''Claudia''': Magari un cinemino! È tanto che non ci andiamo! <br/> '''Giovanni''': Sì... Magari... Mi son già tolto le scarpe... <br/> '''Claudia''': O sennò restiamo anche a casa... <br/> '''Giovanni''': Eh! <br/> '''Claudia''': Tranquilli... <br/> '''Giovanni''': Ma sì... <br/> '''Claudia''': Ma sì, infatti, stiamo a casa. <br/> '''Giovanni''' {{NDR|contento}}: Dai!
*'''Claudia''': Ma scusa, non guardi Passaparola? C'è la ruota finale... {{NDR|Giovanni la interrompe}} <br/> '''Giovanni''': Ma chi se ne frega di Passaparola! Lo sto registrando!
*'''Giovanni''' {{NDR|dopo che Claudia chiude una chiamata}}: Chi cazzo era a quest'ora? <br/> '''Claudia''': Che ne so, uno che ha sbagliato. <br/> '''Giovanni''': Uno che ha sbagliato alle [[due di notte]]? <br/> '''Claudia''': Giovanni, non è che dopo le due di notte non si può sbagliare... <br/> '''Giovanni''': Sì ma io voglio sapere chi ha sbagliato...<br/>'''Claudia''' {{NDR|perde la pazienza}}: Senti: è tardi, sono stanca e non ne voglio parlare! Lasciami dormire. Buonanotte.
*'''Claudia''': Ma ti rendi conto che {{NDR|si riferisce a Giovanni}} è stronzo!? Io mi spacco la testa per cercare di salvare 'sto cazzo di matrimonio e lui cosa fa??? Che pezzo di merda...<br/>'''Luciana''': E tutte le belle cazzate che avete fatto ultimamente, anche quelle per salvare il matrimonio? Claudia, sono mesi che dici che sei stanca, che dici che sei confusa, che lo vuoi lasciare...<br/>'''Claudia''' {{NDR|inizia a piangere}}: Allora vuol dire che deve finire così... {{NDR|si asciuga una lacrima con la mano}}
*'''Giovanni''': E allora sai cosa faccio? Adesso vado lì, e a questa domanda deve rispondere: o lui o me. Capito? <br /> '''Giacomo''': A parte che tecnicamente non sarebbe una domanda... Comunque, ho capito.
*'''Aldo''': Allora com'è andata ieri notte?<br/> '''Giovanni''': Mah, niente.<br/> '''Aldo''': È andata male?<br/> '''Giovanni''': Ma no, il discorso non è andata bene o andata male...<br/> '''Aldo''': Insomma, dovete ancora... discutere?<br/> '''Giovanni''': Ma no, il discorso non è discutere...<br/> '''Aldo''' {{NDR|perde la pazienza}}: 'Mariiia, mi stai facendo venire l'herpes! Che cosa vi siete detti? Che è successo???<br/> '''Giovanni''': Se n'è andata, è finita!<br/> '''Aldo''' {{NDR|prima esulta e Giovanni lo squadra di colpo}}: No, niente. Mi è arrivato un SMS che aspettavo...<br/> '''Giovanni''': Solo che adesso cosa faccio, eh? Cosa faccio?<br/> '''Aldo''': Ma sì! Ma che vuoi fare? È la vita, dai! Oggi a te e domani a me, la cosa gira. Felice tu, felice un altro.<br/> '''Giovanni''' {{NDR|sarcastico}}: Grazie! Sto già meglio!<br/> '''Aldo''': Mi sono spiegato male... E adesso lei dov'è?<br/> '''Giovanni''': Eh... Eh, dov'è... Lo so io dov'è: è insieme a quel bastardo, ecco dov'è!<br/> '''Aldo''' {{NDR|si preoccupa}}: Quale bastardo?<br/> '''Giovanni''': Ma perché, non ti ha detto niente il tuo amico?
*'''Navigatore''': Percorrere questa strada per settecentonovantanove chilometri. {{NDR|passa un minuto}} Percorrere questa strada per settecentonovantotto chilometri.<br/> '''Giacomo''': Ma questo navigatore è proprio indispensabile? <br/> '''Aldo''': Metti che poi sbagliamo strada. <br/> '''Giovanni''': Ma siamo in autostrada, è sempre dritto! Come cazzo fai a sbagliar strada? <br/> '''Aldo''': Vabbe', non lo so spegnere, contento?! Lo so accendere ma non lo so spegnere. Si spegne solo quando si arriva, è concepito così! Qualche problema?! <br /> '''Giacomo''' {{NDR|sarcastico}}: ...Che bel clima. <br/> '''Giovanni''': Che poi voglio proprio vedere... Me lo deve dire in faccia che il nostro matrimonio è finito per colpa {{NDR|indicando Aldo}} di un tassista terrone e dislessico! <br/> '''Aldo''': Ti comunico che il terrone apoplettico... <br/> '''Giovanni''': Dislessico! <br/> '''Aldo''': Mmmmhhh, come preferisci! Comunque il suddetto terrone dislessico, in due mesi di frequentazione è riuscito a ridargli una voglia di vivere, a Claudia, che tu nemmeno se vivrai con lei diciotto secoli riuscirai a darle, va bene? E comunque se te lo vuoi sentir dire in faccia quanto sei noioso, tra settecentonovantotto km sarai servito. <br/> '''Navigatore''': Percorrere questa strada per settecentonovantasette chilometri. <br/> '''Aldo''': Novantasette! <br/> '''Giovanni''': Che poi io, al limite, una sbandata per un tamarro come te sono anche disposto a capirla. Son quelle cose nella vita che devi fare per forza... Che poi però riponi nel cassetto "cazzate dell'esistenza", dove tu abiti tra l'altro. Ed è finita lì... Ma con questo qui dietro {{NDR|indicando Giacomo}}... Ma cosa cazzo mai ci avrà trovato? Cosa ci avrà visto in questo qua? Mi è inconcepibile! Non riesco a capirlo proprio! È una cosa al di là! Que... Cioè... "Onde del destino"... Ma vai a cagare... <br/> '''Giacomo''': Forse perché io riuscivo a farla parlare, eh? Perché se non te ne sei mai accorto caro mio, le donne han bisogno di parlare... Ma non solo loro, è proprio l'essere umano in se stesso è fatto di linguaggio, se non c'è la parola, tra gli esseri umani, la comunicazione, cioè è... {{NDR|vedendo che Aldo al suo discorso sbadiglia}} E vabbe'... <br/> '''Aldo''': Bravo Giacomino, bravo! Parla, parla! Ma dopo tutto quel gran parlare, una donna deve estrinsecare la sua femminilità selvaggia... E allora... <br/> '''Giovanni''': E allora cosa? <br/> '''Aldo''': E allora... <br/> '''Giovanni''': Hai detto allora, e allora cosa? <br/> '''Aldo''': Quando una donna... <br/> '''Giovanni''': No, non mi interessa quando, mi interessa allora! Hai lasciato allora coi puntini, riempili! <br/> '''Aldo''': Giovanni, non è che posso riempirli tutti io i puntini. Penso di averne già riempiti abbastanza... <br/> '''Giacomo''': Se posso dire... {{NDR|Giovanni lo interrompe furioso}} <br/> '''Giovanni''' {{NDR|gridando}}: Stai zitto! Tu devi stare zitto! Punto!<br/> '''Aldo''': Vuoi che ti riempia anche quello? Di puntino?<br/> {{NDR|Passa qualche ora e si fa notte}}<br/> '''Navigatore''': Percorrere questa strada per 455 chilometri.<br/> '''Giovanni''' {{NDR|vedendo Aldo con gli abbiocchi}}: Ohi! Ohi! Ohi! Vuoi che guidi io?<br/> '''Aldo''': Piuttosto che far guidare a un altro mi ammazzo.<br/> '''Giovanni''': Allora se magari prima mi fai scendere...<br/> '''Aldo''': Vabbè... Visto che non c'è il fisico ci fermiamo a dormire. Conosco un posto qui vicino.<br/> '''Giovanni''' {{NDR|vede ancora Aldo con gli abbiocchi}}: Ma allora! {{NDR|più tardi vede che si fermano in mezzo alla strada}} Ma sei scemo? Ma spiegami perché non possiamo andare in un albergo! <br/> '''Aldo''': [[Regole dai film|Regola]] numero quattro: il [[taxi]] non si abbandona mai, cascasse il mondo, piuttosto mi faccio ammazzare a testate! E comunque, se vuoi un alberghetto usi le tue gambette da rannocchietto gracile e cammini, va bene?<br/> '''Giacomo''': Già ben capito come va a finire: si pernotta in un albergo a quattro stelle, servizio in camera... e anche la compagnia non è male, va. {{NDR|a Giovanni}} Dai ciccio, datti da fare!<br/> '''Giovanni''' {{NDR|ad Aldo}}: E tra l'altro, questa macchina di merda qua ma chi vuoi che te la ciuli? <br />'''Aldo''': Dicevi così anche di tua moglie.
*'''Navigatore''': Tra cinquecento metri svoltare a destra. Tra quattrocento metri svolt...<br/>'''Aldo''' {{NDR|dopo averlo preso a pugni}}: TACI, ZOCCOLA! {{NDR|a Giovanni}} Complimenti per la scelta della casa, eh? Comoda! Sono due anni che siamo in giro e mancano ancora seimila chilometri. E poi come fai ad esser così sicuro che Claudia è al mare?<br/> '''Giovanni''': Ha preso le chiavi.<br/> '''Aldo''': Magari erano le chiavi del solaio.<br/> '''Giacomo''': Eh beh sì, magari è lì in solaio che riflette.<br/> '''Giovanni''': Ma no, è impossibile: non ce l'abbiamo il solaio. {{NDR|Aldo lo squadra}} Cioè: ce l'abbiamo, però le chiavi ce le ha il vecchio inquilino e quindi... {{NDR|Aldo lo squadra di nuovo}} Oddio... Adesso mi fate venire un dubbio...
*'''Giovanni''': Sì ma quando cacchio arriva 'sto carro attrezzi?<br/>'''Giacomo''': Eh, devi star calmo però: dopotutto son passate solo... tre ore.<br/>'''Giovanni''' {{NDR|sente il motore del carro attrezzi}}: Oahhh!<br/>'''Vanni Maceria''': ''Su di noi | l'amore è una favola...''<br/>'''Giovanni''': Sì, però...<br/>'''Vanni Maceria''': ''Su di noi | se tu vuoi volare | ti porto lontano | nei campi di grano | a fare l'amore con me''.<br>'''Giovanni''': Ho capito, però sono anche...<br/>'''Vanni Maceria''': ''Tu dimmi ti amo | e vieni nel grano | nel prato più bello che c'è''... [[Pupo (cantante)|Pupo]]! Pupone! La più grande ''rocchestarre'' italiana di tutti i tempi! L'eroe di Ponticino, deh!<br/>'''Giovanni''': Si ho capito, ma son tre ore e mezza che la stiamo aspettando!<br/>'''Vanni Maceria''': Oh scusate eh, bimbi... è alta stagione esagerata! È già un miracolo che sia arrivato qui io!<br/>'''Giacomo''': Botta di culo, eh?
*'''Vanni Maceria''': Bimbi, c'ho una bella notizia per voi: avete spappolato il carburatore! È tutto "sgarganato"!<br/> '''Aldo''': Che ha detto?<br/> '''Giacomo''': Carburatore.<br/> '''Aldo''': Ha detto carburatore?<br/> '''Giovanni e Giacomo''': Carburatore, carburatore.<br/> '''Aldo''': Carburatore proprio? Le parole erano queste? {{NDR|si preoccupa}} Ma no! Il carburatore no! E gli volevo bene come un figlio!<br/> '''Vanni Maceria''': Ma per te è Natale con le palle! Perché in mezzo alle palle ci sono io, il regalo: Vanni Maceria, il ''Brunelleschi dei Carburatori''!<br/> '''Giovanni''': Però è simpatico.<br/> '''Aldo''': Senta, signor ''Brunelleschi dei Carburatori'', e quando sarebbe pronta la macchina?<br/> '''Vanni Maceria''': ''Ar'' tocco è tutta pronta ''a modino''.<br/> '''Aldo e Giovanni''': Oh, grazie signor Maceria.<br/> '''Giacomo''': Ma che cazzo avete capito? Vuol dire che è pronta domani all'una!<br/> '''Giovanni''': Eh, no... Dottor Maceria, non possiamo aspettare il tocco a modino.<br/> '''Vanni Maceria''': Oh, {{NDR|indica l'orologio}} è alta stagione esagerata! Ma lo sapete come si dice dalle mie parti? «Chi per la fretta caca nell'ortica, spesso il culo gli formica!» {{NDR|[[Proverbi dai film|proverbio]]}}
*'''Aldo''' {{NDR|preoccupato}}: Che ci faccio qui? Che ci faccio qui?? Che ci faccio qui???? Che ci faccio qui, Giacomino???<br/> '''Giacomo''': Ascolta, adesso tu bevi questo bicchiere d'acqua e vedrai che ti rassereni, vai. {{NDR|Aldo lo beve}} Va'... Oah! Hai visto? {{NDR|Aldo butta dietro il bicchiere riducendolo in mille pezzi}} Il bicchiere... Il bicchiere, del servizio buono!<br/> '''Aldo''' {{NDR|perde la pazienza}}: Che me ne frega a me del tuo servizio di cristallo di Boemia, Giacomino, non fare il piccolo borghese! Sto impazzendo! Ho anche buttato il telefonino nel naviglio... {{NDR|inizia a piangere}} E chissà quante volte m'ha chiamato e non m'ha trovato...<br/> '''Giacomo''' {{NDR|cerca di consolarlo}}: Stai calmo. Stai calmo. Adesso ripeti tutto, aliena in italiano, e senza piangere. Guardami negli occhi. Allora: eravate al fast food tu e Claudia...<br/> '''Aldo''' {{NDR|cerca di smettere di piangere}}: Eravamo al fast food io e Claudia... {{NDR|si rilassa}} Avevamo appena finito di fare l'amore. E tu, Giacomino, mi insegni che dopo aver fatto l'amore niente è meglio di un [[Big Mac]]...
*'''Aldo''': Ah! Quasi dimenticavo... per la corsa sarebbero tremilaseicento euro.<br/> '''Giacomo''' {{NDR|strabuzza di colpo gli occhi e lo squadra}}: Come tremilaseicento euro?!?<br/> '''Aldo''': Ah, gia: cappuccio e brioche... Quelli li offro io... Che vuoi? Sono fatto così. Chiamami scemo... chiamami "anplagghed", ma sono fatto così...
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Film commedia]]
379759w4v1ym6enuj6ol6v1q0a5hhas
1420575
1420573
2026-07-15T16:39:22Z
Udiki
86035
Annullata la modifica di [[Special:Contributions/~2026-39925-27|~2026-39925-27]] ([[User talk:~2026-39925-27|discussione]]), riportata alla versione precedente di [[User:~2026-39582-48|~2026-39582-48]]
1420479
wikitext
text/x-wiki
{{Film
|titolooriginale=Tu la conosci Claudia?
|paese=Italia
|anno=2004
|genere=commedia
|regista=[[Massimo Venier]]
|soggetto = [[Valerio Bariletti]], [[Walter Fontana]], [[Massimo Venier]]
|sceneggiatore = [[Aldo, Giovanni & Giacomo]], [[Valerio Bariletti]], [[Walter Fontana]], [[Massimo Venier]]
|attori =
*[[Giovanni Storti]]: Giovanni
*[[Aldo Baglio]]: Aldo
*[[Giacomo Poretti]]: Giacomo
*[[Paola Cortellesi]]: Claudia, moglie di Giovanni
*[[Sandra Ceccarelli]]: Silvia, l'ex-moglie di Giacomo
*[[Ottavia Piccolo]]: analista
*[[Rossy de Palma]]: Claudia
*[[Marco Messeri]]: Vanni Maceria, il meccanico
*[[Daniela Cristofori]]: amica di Claudia
*[[Silvana Fallisi]]: Luciana
*[[Max Pisu]]: cliente del taxi
|note=
}}
'''''Tu la conosci Claudia?''''', film italiano del 2004 con [[Aldo Baglio]], [[Giacomo Poretti]], [[Giovanni Storti]] e [[Paola Cortellesi]], regia di [[Massimo Venier]].
==[[Incipit]]==
{{Incipit film}}
Sì, lo so cosa state per dire: "Che palle, la [[voce fuori campo]]!". Lo penso sempre anche io quando vado al cinema, ma c'è da dire che è comoda. Due frasettine in croce, e hai spiegato tutto quello che c'è da spiegare. Quindi facciamo così, decidete voi: mezz'ora di noia mortale e scene emblematiche che ti spiegano chi sono i personaggi, che lavoro fanno, che problemi hanno, oppure un minuto di voce fuori campo. Perfetto: voce fuori campo! ('''Claudia''')
==Frasi==
*Allora... io mi chiamo Claudia. E questo è Giovanni, è mio marito. L'ho sposato sette anni fa, e non chiedetemi perché... non mi ricordo. Non abbiamo avuto figli. All'inizio non li voleva lui, poi non li volevo io, e adesso... insomma, diciamo che abbiamo smesso di parlarne. E... non solo di parlarne...! Una volta al mese, mio marito fa un esame di coscienza... così, giusto per vedere se è tutto a posto, se le cose tra noi vanno bene e se si può fare qualcosa per migliorarle. Uno... due... tre... quattro... cinque secondi. Eh, più del solito! Se c'è un filo di crisi nel nostro matrimonio... forse non è tutta colpa mia. Questo, invece, è Aldo... e Aldo... be', Aldo è un po' un caso a parte. Chi sia Aldo per me è un po' difficile da spiegare... non che mi vergogni, eh, per carità... non fraintendetemi. È che se dovessi spiegarvi come ci siamo conosciuti e come è andata a finire, e tutta una serie di dettagli che stanno in mezzo... insomma, giuro che non è colpa mia! È successo tutto per caso... eh, mi sono messa in un grande casino! ('''Claudia''')
*Senta, io mi prendo le mie responsabilità, ma siamo sicuri che il chiosco non sia abusivo? ('''Aldo''') {{NDR|dopo aver investito una bancarella}}
*E poi c'è Giacomino. Giacomo è facile: avete presente il luogo comune trito e ritrito dell'uomo che ha superato i [[quarantenne|40 anni]], e comincia a sentire lontano lontano l'odorino della morte? E allora si mette lì a fare un bilancio della sua vita di quello che ha, quello che non ha, di quello che ha fatto, di quello che non ha fatto, e di quello che gli resta da fare? Ecco, quel luogo comune lì... solo un po' più basso... è Giacomo. Ecco, adesso sta facendo una scommessa con se stesso. Ed è davvero convinto che se farà canestro, la sua vita cambierà. Vabbe'... sarà per un'altra volta! E per finire... eccomi qua. Questa sono io. Parlare di me mi ha sempre imbarazzata, divento tutta rossa, mi sudano le ascelle. È uno dei miei problemi, ma... ci sto lavorando. Dietro quella porta che sta per aprirsi, c'è il finale di questa storia. Facciamo così, decidete voi: restiamo qui altri dieci secondi aspettando che si apra, oppure arriva il buio, vi sorbite tutta la storia e ci rivediamo qui fra un'ora e mezza. Mi spiace, stavolta decido io: Buio! ('''Claudia''')
*Lo sai che Giulia ha fatto una cura dimagrante a base di [[banana|banane]]? Veramente: è dimagrita? No! Però devi vedere come si arrampica! ('''Voce alla televisione''') {{NDR|[[Barzellette dai film|barzelletta]]}}
*Ma proprio adesso che mi stavo innamorando, che ero deciso di fare il passo più lungo della gamba! Io lo so quando è crollato tutto: è stato quel maledetto momento in cui abbiamo visto insieme il marito! ('''Aldo''')
*Aldo, quando una donna ti dice che ci deve pensare, vuol dire che ci ha giá pensato! Ti ha mollato! Finito! ('''Taribo''')
*Claudia non esiste, suo marito non esiste! Claudia non esiste, suo marito non esiste! ('''Aldo e Taribo''')
*Senti, "NonSoloTaxi", ma come guidi? Porca puttana, va' come hai conciato la macchina... Allora, di constatazione amichevole non ne parliamo neanche, eh, tanto nessun giudice ti darebbe ragione! ('''Giovanni''') {{NDR|dopo aver tamponato Aldo}}
*C'è un posto dove posso vomitare un attimo? Un posto specifico per il [[vomito]], insomma: un vomituario, anche di modeste proporzioni. ('''Aldo''')
*Se queste mura potessero parlare, si dovrebbero confessare! Fuochi! Fiamme! Sodoma! Gamarra! Eh? ('''Aldo''')
*Miiii, che bello! Anplagghed! ('''Aldo''')
*Se non la smette immediatamente, chiamo i carabinieri. E non sto scherzando. ('''Signorina del GPS''')
*Oh, {{NDR|indica l'orologio}} è alta stagione esagerata! Ma lo sapete come si dice dalle mie parti? «Chi per la fretta caca nell'[[ortica]], spesso il culo gli formica». ('''Vanni Maceria''') {{NDR|[[Proverbi dai film|proverbio]]}}
*Ma cosa volete stare a girare come la merda nei tubi?! E venite da me, no? Vi ospito io. Crostini toscani, vino toscano, cinghiale toscano, e poi per finire: botta di stornelli toscani improvvisati!! Tutta la notte si schianta dal ridere. Eh? ('''Vanni Maceria''')
*Va beh: basta così! Quello che è successo dopo ve lo risparmio, ma se pensate che è stato facile prendere una decisione vi siete sbagliati. Con Aldo e Giacomo qualche volta ci siamo incontrati, e posso dire che siamo diventati quasi amici. Aldo, appena tornato, è andato a vivere con la sua Claudia. È stata una settimana bellissima. Poi, un sabato, si è accorto che non la sopportava più ed è scappato dalla finestra. Lei è ritornata da suo marito e pare che stia bene. Giacomo si è fatto dare un passaggio fino a casa di Silvia. Quello che aveva capito era che voleva rimettersi con la sua ex moglie. Quello che non aveva capito era che lei non ne aveva la minima intenzione. Dopo dieci giorni si sono lasciati di nuovo. Adesso, se non altro, Giacomo e Aldo sono diventati buoni amici, si divertono. Agosto, al mare, l'hanno passato insieme. Quanto a me e Giovanni le cose ora sono molto diverse: abbiamo ripreso a uscire tutte le sere, anche quando c'è la Champions League. Diciamo che per ora le cose vanno bene così. Poi... poi si vedrà... ('''Claudia''')
*Allora lo vogliamo far smettere di piangere 'sto bambino o no, eh? Sono le tre di notte! Li vogliamo spendere 'sti due soldi per farlo visitare da uno specialista o no, eh? Ve ne consiglio uno: Dott. Sirchioli. 6832173! Cosa faccio, chiamo i carabinieri, eh??? ('''Giovanni''')
==Dialoghi==
*'''Aldo''': Buongiorno! Dove andiamo di bello? <br/> '''Passeggero''': Piazza Wagner. <br/> '''Aldo''': Wagner, complimenti! Wagner! Il grande e irreprensibile Wagner! Compositore austriaco recentemente scomparso, autore del Lohengrin, opera che più o meno fa così... {{NDR|inizia a intonare una melodia}} <br/> '''Passeggero''': Senta... A parte che è il Bolero di Ravel, e poi ho una certa fretta: piazza Wagner, al ventisette. <br/> '''Aldo''': Ah! Questo è il Bolero?! Questo è il Bolero?! Vabbe'... Un attimo che impostiamo il navigatore, perché un conto è chi è Wagner e un conto è dov'è Wagner! Wagner si scrive con la [[G]] di Goethe?
*'''Claudia''': Senti, ma perché stasera non andiamo a mangiare fuori? Una cosa semplice eh, una pizza. <br/> '''Giovanni''' {{NDR|guardando Passaparola in TV}}: Eh... Si boh... Dopo vediamo. Passaparola! <br/> '''Claudia''': Magari un cinemino! È tanto che non ci andiamo! <br/> '''Giovanni''': Sì... Magari... Mi son già tolto le scarpe... <br/> '''Claudia''': O sennò restiamo anche a casa... <br/> '''Giovanni''': Eh! <br/> '''Claudia''': Tranquilli... <br/> '''Giovanni''': Ma sì... <br/> '''Claudia''': Ma sì, infatti, stiamo a casa. <br/> '''Giovanni''' {{NDR|contento}}: Dai!
*'''Claudia''': Ma scusa, non guardi Passaparola? C'è la ruota finale... {{NDR|Giovanni la interrompe}} <br/> '''Giovanni''': Ma chi se ne frega di Passaparola! Lo sto registrando!
*'''Giovanni''' {{NDR|dopo che Claudia chiude una chiamata}}: Chi cazzo era a quest'ora? <br/> '''Claudia''': Che ne so, uno che ha sbagliato. <br/> '''Giovanni''': Uno che ha sbagliato alle [[due di notte]]? <br/> '''Claudia''': Giovanni, non è che dopo le due di notte non si può sbagliare... <br/> '''Giovanni''': Sì ma io voglio sapere chi ha sbagliato...<br/>'''Claudia''' {{NDR|perde la pazienza}}: Senti: è tardi, sono stanca e non ne voglio parlare! Lasciami dormire. Buonanotte.
*'''Claudia''': Ma ti rendi conto che {{NDR|si riferisce a Giovanni}} è stronzo!? Io mi spacco la testa per cercare di salvare 'sto cazzo di matrimonio e lui cosa fa??? Che pezzo di merda...<br/>'''Luciana''': E tutte le belle cazzate che avete fatto ultimamente, anche quelle per salvare il matrimonio? Claudia, sono mesi che dici che sei stanca, che dici che sei confusa, che lo vuoi lasciare...<br/>'''Claudia''' {{NDR|inizia a piangere}}: Allora vuol dire che deve finire così... {{NDR|si asciuga una lacrima con la mano}}
*'''Giovanni''': E allora sai cosa faccio? Adesso vado lì, e a questa domanda deve rispondere: o lui o me. Capito? <br /> '''Giacomo''': A parte che tecnicamente non sarebbe una domanda... Comunque, ho capito.
*'''Aldo''': Allora com'è andata ieri notte?<br/> '''Giovanni''': Mah, niente.<br/> '''Aldo''': È andata male?<br/> '''Giovanni''': Ma no, il discorso non è andata bene o andata male...<br/> '''Aldo''': Insomma, dovete ancora... discutere?<br/> '''Giovanni''': Ma no, il discorso non è discutere...<br/> '''Aldo''' {{NDR|perde la pazienza}}: 'Mariiia, mi stai facendo venire l'herpes! Che cosa vi siete detti? Che è successo???<br/> '''Giovanni''': Se n'è andata, è finita!<br/> '''Aldo''' {{NDR|prima esulta e Giovanni lo squadra di colpo}}: No, niente. Mi è arrivato un SMS che aspettavo...<br/> '''Giovanni''': Solo che adesso cosa faccio, eh? Cosa faccio?<br/> '''Aldo''': Ma sì! Ma che vuoi fare? È la vita, dai! Oggi a te e domani a me, la cosa gira. Felice tu, felice un altro.<br/> '''Giovanni''' {{NDR|sarcastico}}: Grazie! Sto già meglio!<br/> '''Aldo''': Mi sono spiegato male... E adesso lei dov'è?<br/> '''Giovanni''': Eh... Eh, dov'è... Lo so io dov'è: è insieme a quel bastardo, ecco dov'è!<br/> '''Aldo''' {{NDR|si preoccupa}}: Quale bastardo?<br/> '''Giovanni''': Ma perché, non ti ha detto niente il tuo amico?
*'''Navigatore''': Percorrere questa strada per settecentonovantanove chilometri. {{NDR|passa un minuto}} Percorrere questa strada per settecentonovantotto chilometri.<br/> '''Giacomo''': Ma questo navigatore è proprio indispensabile? <br/> '''Aldo''': Metti che poi sbagliamo strada. <br/> '''Giovanni''': Ma siamo in autostrada, è sempre dritto! Come cazzo fai a sbagliar strada? <br/> '''Aldo''': Vabbe', non lo so spegnere, contento?! Lo so accendere ma non lo so spegnere. Si spegne solo quando si arriva, è concepito così! Qualche problema?! <br /> '''Giacomo''' {{NDR|sarcastico}}: ...Che bel clima. <br/> '''Giovanni''': Che poi voglio proprio vedere... Me lo deve dire in faccia che il nostro matrimonio è finito per colpa {{NDR|indicando Aldo}} di un tassista terrone e dislessico! <br/> '''Aldo''': Ti comunico che il terrone apoplettico... <br/> '''Giovanni''': Dislessico! <br/> '''Aldo''': Mmmmhhh, come preferisci! Comunque il suddetto terrone dislessico, in due mesi di frequentazione è riuscito a ridargli una voglia di vivere, a Claudia, che tu nemmeno se vivrai con lei diciotto secoli riuscirai a darle, va bene? E comunque se te lo vuoi sentir dire in faccia quanto sei noioso, tra settecentonovantotto km sarai servito. <br/> '''Navigatore''': Percorrere questa strada per settecentonovantasette chilometri. <br/> '''Aldo''': Novantasette! <br/> '''Giovanni''': Che poi io, al limite, una sbandata per un tamarro come te sono anche disposto a capirla. Son quelle cose nella vita che devi fare per forza... Che poi però riponi nel cassetto "cazzate dell'esistenza", dove tu abiti tra l'altro. Ed è finita lì... Ma con questo qui dietro {{NDR|indicando Giacomo}}... Ma cosa cazzo mai ci avrà trovato? Cosa ci avrà visto in questo qua? Mi è inconcepibile! Non riesco a capirlo proprio! È una cosa al di là! Que... Cioè... "Onde del destino"... Ma vai a cagare... <br/> '''Giacomo''': Forse perché io riuscivo a farla parlare, eh? Perché se non te ne sei mai accorto caro mio, le donne han bisogno di parlare... Ma non solo loro, è proprio l'essere umano in se stesso è fatto di linguaggio, se non c'è la parola, tra gli esseri umani, la comunicazione, cioè è... {{NDR|vedendo che Aldo al suo discorso sbadiglia}} E vabbe'... <br/> '''Aldo''': Bravo Giacomino, bravo! Parla, parla! Ma dopo tutto quel gran parlare, una donna deve estrinsecare la sua femminilità selvaggia... E allora... <br/> '''Giovanni''': E allora cosa? <br/> '''Aldo''': E allora... <br/> '''Giovanni''': Hai detto allora, e allora cosa? <br/> '''Aldo''': Quando una donna... <br/> '''Giovanni''': No, non mi interessa quando, mi interessa allora! Hai lasciato allora coi puntini, riempili! <br/> '''Aldo''': Giovanni, non è che posso riempirli tutti io i puntini. Penso di averne già riempiti abbastanza... <br/> '''Giacomo''': Se posso dire... {{NDR|Giovanni lo interrompe furioso}} <br/> '''Giovanni''' {{NDR|gridando}}: Stai zitto! Tu devi stare zitto! Punto!<br/> '''Aldo''': Vuoi che ti riempia anche quello? Di puntino?<br/> {{NDR|Passa qualche ora e si fa notte}}<br/> '''Navigatore''': Percorrere questa strada per 455 chilometri.<br/> '''Giovanni''' {{NDR|vedendo Aldo con gli abbiocchi}}: Ohi! Ohi! Ohi! Vuoi che guidi io?<br/> '''Aldo''': Piuttosto che far guidare a un altro mi ammazzo.<br/> '''Giovanni''': Allora se magari prima mi fai scendere...<br/> '''Aldo''': Vabbè... Visto che non c'è il fisico ci fermiamo a dormire. Conosco un posto qui vicino.<br/> '''Giovanni''' {{NDR|vede ancora Aldo con gli abbiocchi}}: Ma allora! {{NDR|più tardi vede che si fermano in mezzo alla strada}} Ma sei scemo? Ma spiegami perché non possiamo andare in un albergo! <br/> '''Aldo''': [[Regole dai film|Regola]] numero quattro: il [[taxi]] non si abbandona mai, cascasse il mondo, piuttosto mi faccio ammazzare a testate! E comunque, se vuoi un alberghetto usi le tue gambette da rannocchietto gracile e cammini, va bene?<br/> '''Giacomo''': Già ben capito come va a finire: si pernotta in un albergo a quattro stelle, servizio in camera... e anche la compagnia non è male, va. {{NDR|a Giovanni}} Dai ciccio, datti da fare!<br/> '''Giovanni''' {{NDR|ad Aldo}}: E tra l'altro, questa macchina di merda qua ma chi vuoi che te la ciuli? <br />'''Aldo''': Dicevi così anche di tua moglie.
*'''Navigatore''': Tra cinquecento metri svoltare a destra. Tra quattrocento metri svolt...<br/>'''Aldo''' {{NDR|dopo averlo preso a pugni}}: Taci, zoccola! {{NDR|a Giovanni}} Complimenti per la scelta della casa, eh? Comoda! Sono due anni che siamo in giro e mancano ancora seimila chilometri. E poi come fai ad esser così sicuro che Claudia è al mare?<br/> '''Giovanni''': Ha preso le chiavi.<br/> '''Aldo''': Magari erano le chiavi del solaio.<br/> '''Giacomo''': Eh beh sì, magari è lì in solaio che riflette.<br/> '''Giovanni''': Ma no, è impossibile: non ce l'abbiamo il solaio. {{NDR|Aldo lo squadra}} Cioè: ce l'abbiamo, però le chiavi ce le ha il vecchio inquilino e quindi... {{NDR|Aldo lo squadra di nuovo}} Oddio... Adesso mi fate venire un dubbio...
*'''Giovanni''': Sì ma quando cacchio arriva 'sto carro attrezzi?<br/>'''Giacomo''': Eh, devi star calmo però: dopotutto son passate solo... tre ore.<br/>'''Giovanni''' {{NDR|sente il motore del carro attrezzi}}: Oahhh!<br/>'''Vanni Maceria''': ''Su di noi | l'amore è una favola...''<br/>'''Giovanni''': Sì, però...<br/>'''Vanni Maceria''': ''Su di noi | se tu vuoi volare | ti porto lontano | nei campi di grano | a fare l'amore con me''.<br>'''Giovanni''': Ho capito, però sono anche...<br/>'''Vanni Maceria''': ''Tu dimmi ti amo | e vieni nel grano | nel prato più bello che c'è''... Pupo! Pupone! La più grande ''rocchestarre'' italiana di tutti i tempi! L'eroe di Ponticino, deh!<br/>'''Giovanni''': Si ho capito, ma son tre ore e mezza che la stiamo aspettando!<br/>'''Vanni Maceria''': Oh scusate eh, bimbi... è alta stagione esagerata! È già un miracolo che sia arrivato qui io!<br/>'''Giacomo''': Botta di culo, eh?
*'''Vanni Maceria''': Bimbi, c'ho una bella notizia per voi: avete spappolato il carburatore! È tutto "sgarganato"!<br/> '''Aldo''': Che ha detto?<br/> '''Giacomo''': Carburatore.<br/> '''Aldo''': Ha detto carburatore?<br/> '''Giovanni e Giacomo''': Carburatore, carburatore.<br/> '''Aldo''': Carburatore proprio? Le parole erano queste? {{NDR|si preoccupa}} Ma no! Il carburatore no! E gli volevo bene come un figlio!<br/> '''Vanni Maceria''': Ma per te è Natale con le palle! Perché in mezzo alle palle ci sono io, il regalo: Vanni Maceria, il ''Brunelleschi dei Carburatori''!<br/> '''Giovanni''': Però è simpatico.<br/> '''Aldo''': Senta, signor ''Brunelleschi dei Carburatori'', e quando sarebbe pronta la macchina?<br/> '''Vanni Maceria''': ''Ar'' tocco è tutta pronta ''a modino''.<br/> '''Aldo e Giovanni''': Oh, grazie signor Maceria.<br/> '''Giacomo''': Ma che cazzo avete capito? Vuol dire che è pronta domani all'una!<br/> '''Giovanni''': Eh, no... Dottor Maceria, non possiamo aspettare il tocco a modino.<br/> '''Vanni Maceria''': Oh, {{NDR|indica l'orologio}} è alta stagione esagerata! Ma lo sapete come si dice dalle mie parti? «Chi per la fretta caca nell'ortica, spesso il culo gli formica!» {{NDR|[[Proverbi dai film|proverbio]]}}
*'''Aldo''' {{NDR|preoccupato}}: Che ci faccio qui? Che ci faccio qui?? Che ci faccio qui? Che ci faccio qui, Giacomino?<br/> '''Giacomo''': Ascolta, adesso tu bevi questo bicchiere d'acqua e vedrai che ti rassereni, vai. {{NDR|Aldo lo beve}} Va'... Oah! Hai visto? {{NDR|Aldo butta dietro il bicchiere riducendolo in mille pezzi}} Il bicchiere... Il bicchiere, del servizio buono!<br/> '''Aldo''' {{NDR|perde la pazienza}}: Che me ne frega a me del tuo servizio di cristallo di Boemia, Giacomino, non fare il piccolo borghese! Sto impazzendo! Ho anche buttato il telefonino nel naviglio... {{NDR|inizia a piangere}} E chissà quante volte m'ha chiamato e non m'ha trovato...<br/> '''Giacomo''' {{NDR|cerca di consolarlo}}: Stai calmo. Stai calmo. Adesso ripeti tutto, aliena in italiano, e senza piangere. Guardami negli occhi. Allora: eravate al fast food tu e Claudia...<br/> '''Aldo''' {{NDR|cerca di smettere di piangere}}: Eravamo al fast food io e Claudia... {{NDR|si rilassa}} Avevamo appena finito di fare l'amore. E tu, Giacomino, mi insegni che dopo aver fatto l'amore niente è meglio di un [[Big Mac]]...
*'''Aldo''': Ah! Quasi dimenticavo... per la corsa sarebbero tremilaseicento euro.<br/> '''Giacomo''' {{NDR|strabuzza di colpo gli occhi e lo squadra}}: Come tremilaseicento euro?!?<br/> '''Aldo''': Ah, gia: cappuccio e brioche... Quelli li offro io... Che vuoi? Sono fatto così. Chiamami scemo... chiamami "anplagghed", ma sono fatto così...
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Film commedia]]
buacvj9r0i7m2kf793cc37ve52fdten
Lucio Cornelio Silla
0
12096
1420530
731679
2026-07-15T12:55:53Z
Maggioriano
107784
/* */ Aggiunta una citazione al personaggio coinvolto
1420530
wikitext
text/x-wiki
[[Immagine:Sulla Glyptothek Munich 309.jpg|thumb|right|Lucio Cornelio Silla]]
'''Lucio Cornelio Silla''' (ca. 138 a.C. – 78 a.C.), condottiero e politico romano.
*Abbiatela vinta e tenetevelo pure! Ma un giorno vi accorgerete che, colui che desiderate salvare con tanto affanno, sarà fatale al partito degli ottimati, che tutti insieme abbiamo difeso; infatti in [[Gaio Giulio Cesare|Cesare]] ci sono molti Gaio Mario! (citato in Svetonio, ''Vita di Cesare'', edizioni Laterza)
*Nessun amico mi ha reso servigio, nessun [[nemico]] mi ha recato offesa, che io non abbia ripagati in pieno. (Epitaffio sulla sua lapide, dettato prima della morte; citato in [[Indro Montanelli]], ''Storia di Roma'', Rizzoli, 1959)
*I romani non m'hanno mandato ad Atene per prendere lezioni, ma per sottomettere i ribelli (citato in Plutarco, vite parallele, Mondadori)
== Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{stub}}
[[Categoria:Politici romani|Silla]]
egl783815le4h74qwez838ibuu8ca3x
Gian Carlo Ferretti
0
21118
1420566
941902
2026-07-15T16:01:40Z
Udiki
86035
Deceduto
1420566
wikitext
text/x-wiki
'''Gian Carlo Ferretti''' (1930 – 2022), critico letterario italiano.
*A ben vedere, [[Ariosto]] e i poemi cavallereschi diventano volta per volta, lungo l'intero itinerario di [[Italo Calvino|Calvino]], espressione e motivazione di questa e di quella poetica. (da ''Le capre di Bikini. Calvino giornalista e saggista'', Editori Riuniti, p. 108)
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{s}}
[[Categoria:Critici letterari italiani|Ferretti, Gian Carlo]]
gtm57aawgb3bbju09qu29ccqvmjxe8i
Ruth Rendell
0
44223
1420567
1242832
2026-07-15T16:04:23Z
Udiki
86035
Deceduta
1420567
wikitext
text/x-wiki
[[Image:RuthRendell.png|thumb|Ruth Rendell nel 2007]]
'''Ruth Barbara Grasemann Rendell''', meglio nota come '''Ruth Rendell''' (1930 – 2015), scrittrice britannica. Ha anche utilizzato lo pseudonimo '''Barbara Vine'''.
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''A forma di cuore''===
A quei tempi non sapevo nemmeno cosa fossero i veleni, quindi di una cosa posso essere sicura, di non aver avuto niente a che fare con la morte di nostra madre. Ne fui addirittura sconvolta, anche se non quanto Spinny, che fece un gran piangere e singhiozzare. Fu la nonna a dirci che era morta. Un quadro simile a quelli vittoriani che rappresentavano una storia, «Il lungo fidanzamento» oppure «Il risveglio della coscienza», solo che il nostro si poteva intitolare «Le orfanelle»: la nonna, con Spinny in grembo mi circondava con un braccio, attirandomi contro la sua spalla, e ci spiegava in un sussurro quello che era successo.
===''I tredici scalini''===
Mix si trovava lì dove avrebbe dovuto essere la strada, o dove pensava che fosse. Ormai aveva superato la fase della sorpresa e dell'incredulità. Una sensazione di amara disillusione, quindi di collera, si era impadronita di lui fin quasi a soffocarlo. Come avevano osato? Come avevano potuto, chiunque essi fossero, distruggere quello che meritava di assurgere a monumento nazionale? Già la sola casa sarebbe potuta diventare un museo, uno di quei caseggiati azzurri dalle mura imponenti, con tanto di giardino coltivato amorevolmente, tappa fissa di tour organizzati per i turisti. E se avessero cercato un curatore, non avrebbero dovuto far altro che rivolgersi a lui.
===''La lotta per la vita''===
Gran parte delle cose che l'altra gente faceva di continuo, lei non le aveva mai fatte.<ref>Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, ''Incipit'', Skira, 2018. ISBN 9788857238937</ref>
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Ruth Rendell, ''A forma di cuore'', traduzione di Marisa Caramella, Bompiani, 1989. ISBN 8845214966
*Ruth Rendell, ''I tredici scalini'', traduzione di Giuseppe Costigliola, Fanucci, 2007. ISBN 9788834712955
==Film==
*''[[Carne trémula]]'' (1997) – soggetto
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
===Opere===
{{Pedia|I tredici scalini}}
[[Categoria:Scrittori britannici|Rendell, Ruth]]
g032gvo1p6967pds8ez5vnvcukvumb6
Gahan Wilson
0
49414
1420562
363334
2026-07-15T15:52:51Z
Udiki
86035
Deceduto
1420562
wikitext
text/x-wiki
[[Immagine:Gahan Wilson 01.jpg|thumb|Gahan Wilson]]
'''Gahan Wilson''' (1930 — 2019), scrittore statunitense.
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Bagnato come il mare''===
Sentivo che la nostra presenza contrastava spiacevolmente con la serenità del luogo. Né una nuvola né un uccello segnavano l'azzurro terso del cielo, e l'ampia striscia di sabbia, a parte noi, era deserta.<br>
Il mare, scintillante nella brezza fresca del primo sole, appariva limpido e invitante. Avrei voluto entrare nell'acqua e lavarmi, ma temevo di contaminarla.
===''Il festino della strega''===
La sua casa non esiste più, ora. Qualcuno l'ha demolita, ha sradicato gli alberi con un bulldozer e ha spianato il terreno, costruendovi sopra, con cemento di cattiva qualità e mattoni a buon mercato, una brutta casa d'appartamenti. Ci ho fatto una scappata in auto qualche sera fa (è la prima volta dopo anni che rimetto piede nella mia cittadina, per tenere una conferenza all'università) e ho visto la luce azzurrognola dei televisori baluginare nelle stanze di soggiorno.
==Bibliografia==
*Gahan Wilson, ''Bagnato come il mare'', traduzione di Silvia Lalìa, in "Inverno Horror 1992. Vampiri", a cura di Ellen Datlow, Mondadori, 1992.
*Gahan Wilson, ''Il festino della strega'', in "La notte di Halloween", traduzione di Paola Campioli, Editori Riuniti, 1984.
==Altri progetti==
{{interprogetto|w=Gahan Wilson|w_site=en|commons=Category:Gahan Wilson}}
{{s}}
[[Categoria:Scrittori statunitensi|Wilson, Gahan]]
9ddsbh8nc2hqfnvw3sz6rj6hvzkk42h
Wikiquote:Bar
4
56359
1420581
1418584
2026-07-15T18:27:01Z
S.Marchenko
107250
/* Marathon */ nuova sezione
1420581
wikitext
text/x-wiki
{| class="noprint" width="100%" cellpadding="0" cellspacing="0" style="-moz-border-radius:.5em; border-radius:.5em; padding:0.5em; background-color:#FFFAF0; border:2px solid #FF9000;"
|-
|{{Bar}}
|}
'''Aggiornato''': {{#time:j F Y, H:i|{{REVISIONTIMESTAMP}} }} '''Utente''': {{REVISIONUSER}}
__TOC__ __NEWSECTIONLINK__
== Ordine cronologico e intestazioni ==
Buongiorno a tutti,<br>
da un po' di tempo si è creata un'incongruenza e vorrei cercare di risolverla attraverso una soluzione univoca, che stia bene alla maggioranza.<br>
Prendendo come esempio [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Francesca_Piccinini&oldid=1358493 questa voce], può accadere che utilizzando il [[Template:Int]], l'uso contestuale del [[Template:Cronologico]] possa portare a incongruenze: l'intervista del 2010 inserita in un template int potrà essere riportata visivamente dopo una del 2021 (non inserita nel template int), contraddicendo pertanto l'ordine cronologico.<br>
Fermo restando che facendo un'adeguata selezione, le interviste da cui poter estrapolare più di tre citazioni si ridurrebbero notevolmente, le possibilità che mi vengono in mente sono:
#lasciare le cose come sono e fregarsene della evidente contraddizione (evidentemente non l'opzione che personalmente prediligerei);
#creare un nuovo template int che possa apparire "rientrato" così da interporsi '''tra''' le altre citazioni, ma non so se graficamente possa essere la soluzione più adeguata;
#rendere semplicemente i due template mutuamente esclusivi e prediligere a quel punto l'ordine alfabetico per il resto delle citazioni;
#raggruppare le citazioni con int e quelle senza int in due sezioni/sottosezioni diverse.
Per favore vi pregherei di esprimere la vostra preferenze o alternativamente di fornire una nuova soluzione possibile. [[Utente:AssassinsCreed|AssassinsCreed]] ([[Discussioni utente:AssassinsCreed|scrivimi]]) 13:31, 6 gen 2025 (CET)
::Come scrivevo [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Danyele&diff=prev&oldid=1359505 qua], mi sembra che che negli ultimi anni sia diventata consuetudine usare il {{tl|cronologico}} senza problemi anche in presenza di sottosezioni: in tal caso il template indica non solo che le citazioni della sezione principale sono in ordine cronologico ma che anche le sottosezioni seguono un loro ordine cronologico. Può non essere la soluzione più ideale al mondo come coerenza ma credo che abbia una sua logica e un suo ordine e che rispetto alle alternative proposte sia la meno problematica. Ciò non significa che debba essere una soluzione obbligatoria, ma certamente non la vieterei, anche perché ormai si è molto diffusa, usata da alcuni degli utenti più attivi come Danyele e Mariomassone; è presente anche in [[Jawaharlal Nehru]] che è entrata in vetrina nel 2021, quindi si tratta di una prassi ben consolidata nel tempo. -- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 15:09, 6 gen 2025 (CET)
:::In [[Francesca Piccinini]] ho fatto una prova per semplificare il problema e al contempo eliminare la contraddizione. Ditemi se il testo del [[template:cronologico2]] va bene eventualmente o se lo cambiereste. Mi riferisco soprattutto a {{ping|Spinoziano}} e {{ping|Danyele}}, ma anche a chiunque altro voglia intervenire.--[[Utente:AssassinsCreed|AssassinsCreed]] ([[Discussioni utente:AssassinsCreed|scrivimi]]) 07:36, 9 gen 2025 (CET)
::::Può andar bene ma non starei a sostituirlo ovunque, per me anche col vecchio {{tl|cronologico}} si capisce (magari è una mia questione di abitudine) qual è il senso dell'indicazione anche in presenza di sottosezioni, inoltre la doppia frase del {{tl|cronologico2}} risulta un po' lunga (pur essendo già la più breve possibile) così da rischiare di frenare un po' la lettura; insomma al momento li terrei entrambi, non cercherei una sostituzione immediata ma renderei possibile a chi lo desidera utilizzare anche quello che hai creato tu.-- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 10:50, 9 gen 2025 (CET)
:::::Ci sarebbe un'altra soluzione, presente in parte nella voce di [[Indro Montanelli]]: inserire la dicitura "cronologico" nella sottosezione come testo nascosto, cioè <code><nowiki><!--cronologico--></nowiki></code>. [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 14:04, 9 gen 2025 (CET)
::::::Sì, talvolta l'ho usato anch'io: in alcune sottosezioni o anche in voci brevi può essere utile per snellire ciò che sta davanti alle citazioni dando comunque un'indicazione utile a chi apre la voce in modifica.-- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 14:56, 9 gen 2025 (CET)
{{rientro}} ''Tutto cambi perché nulla cambi'', mi verrebbe da dire... reputo il [[Template:Cronologico2]] fastidiosamente pedante e verboso, dato che né più né meno si limita a segnalare quel che già fa, con molta più semplicità, il template classico: l'ordine cornologico di citazioni e sottosezioni. Non vedo chissà quale cambiamento, cosa che invece dovrebbe motivare la (eventuale) nuova prassi '''''[[Utente:Danyele|<span style="font-family:Times New Roman; color:black;">— dany</span>]][[Discussioni utente:Danyele|<span style="font-family:Times New Roman; color:grey;">ele</span>]]''''' 01:00, 10 gen 2025 (CET)
:Che {{tl|Cronologico2}} sia un po' "barocco" potrebbe anche essere, ma è una proposta costruttiva per cercare di risolvere una questione che è fondata. La verità è che il problema non si porrebbe neppure se si facesse a meno di sottosezioni e ci si limitasse a inserire le citazioni con la fonte in nota, cioè l'alternativa già prevista in [[Aiuto:Fonti#Interviste]]. Se si volesse dare comunque una parvenza di raggruppamento, basterebbe staccarle così:
:<code><nowiki>*</nowiki>Citazione.<ref>Fonte 1.</ref></code>
:<code><nowiki>*</nowiki>Citazione.<ref name="fonte2">Fonte 2.</ref></code>
:<code><nowiki>*</nowiki>Citazione.<ref name="fonte2"/></code>
:<code><nowiki>*</nowiki>Citazione.<ref name="fonte2"/></code>
:<code><nowiki>*</nowiki>Citazione.<ref>Fonte 3.</ref></code>
:;Note
:<references />
:Aggiungo che la necessità di avere almeno tre citazioni per formare la benedetta sottosezione spinge a inserire una terza citazione purchessia quando se ne vorrebbero mettere magari solo due veramente significative, la stessa forzatura in cui si incappa per sfuggire all'abbozzo di cui ho parlato sopra. Se si adottasse il layout di cui parlo, sarei favorevole a staccare anche gruppi di sole due citazioni. [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 00:32, 11 gen 2025 (CET)
::Che si possa fare a meno di sottosezioni e limitarsi a inserire le citazioni con la fonte in nota anche quando ci sono tre o più citazioni tratte da una stessa fonte, fa bene {{ping|Udiki}} a ricordare che è una possibilità e che l'uso dell'{{tl|Int}} non è obbligatorio, dipende anche dal tipo di soggetto e dal tipo di cose che dice; il fatto di aggiungere una riga vuota in realtà non cambia molto a livello visivo, difatti spesso non mi accorgo di alcuni utenti che mettono una riga vuota fra ogni citazione se non quando apro in modifica, ma forse qui sopra si suggeriva un tecnicismo più complesso che non ho ben compreso. Il dubbio che il problema possa essere a monte, nell'uso eccessivo del template, e che per questo {{ping|Nemo_bis}} non fosse poi così diabolico a osteggiare il template Intervista2, appunto per il fatto che esso spinge a inserire citazioni non significative, non è infondato. Ma ormai ha preso piede, e certamente in molte voci è utile davvero; quello possiamo fare è tenerci più opzioni.-- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 15:38, 13 gen 2025 (CET)
:::Chiarisco: non una riga vuota, che non dà in effetti nessun risultato, ma due. Fa' la prova tu stesso, così ti rendi conto. [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 15:47, 13 gen 2025 (CET)
::::Ah sì, facendo la prova mi sembra che crea uno spazio ancora più grosso di quello che appare nel tuo esempio, non so, a me questa cosa di aggiungere spazio non sembra risolutiva, come ho scritto poc'anzi resta possibile metterle di seguito anche senza aggiungere spazi.-- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 15:58, 13 gen 2025 (CET)
:::::Sì, infatti. Lo dicevo per chi magari proprio ci teneva a mantenere una parvenza di raggruppamento, casomai un monolite di testo apparisse brutto. Io non ci tengo molto. [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 16:01, 13 gen 2025 (CET)
:::Sono contento di essere stato assolto dalle accuse di diavoleria!
:::Non ho particolari opinioni sulle varie proposte, penso anch'io che i vari stili possano convivere. Nell'esempio di [[Francesca Piccinini]], se si volesse evitare un nuovo template, mi sembra che non farebbe una grandissima differenza aggiungere altre 5 sezioni per le 7 citazioni al momento non raggruppate, o viceversa portare le 14 citazioni alla sezione principale e usare le note invece dell'{{tl|int}}. Il {{tl|cronologico}} era forse più ovvio nell'era in cui fu creato, perché spesso le fonti erano in linea e quindi nell'esempio sarebbe subito stato evidente che le citazioni dopo le prime due sono del 2015 e successivi. I limiti sul sottosezionamento non sono un dogma ma solo una convenzione per evitare l'eterna inflazione dell'uso di {{tl|int}}, che in alcuni casi può essere problematico (per esempio interviste ai politici dove il titolista si è inventato qualcosa che nell'intervista nemmeno c'è). [[Utente:Nemo_bis|Nemo]] 20:51, 13 gen 2025 (CET)
::::Capisco che il nuovo template sia un po' pesante, ma tra la pesantezza e l'errore direi che la prima è di gran lunga preferibile.
::::La soluzione proposta da {{ping|Udiki}} del <nowiki><!--cronologico--></nowiki> mi sembra ottima e più leggera eventualmente.
::::Quando poi lo stesso Udiki dice che il template int non è obbligatorio dice una sacrosanta verità, in particolare il passaggio "la necessità di avere almeno tre citazioni per formare la benedetta sottosezione spinge a inserire una terza citazione purchessia quando se ne vorrebbero mettere magari solo due veramente significative" è la sintesi del problema. La voce della Piccinini ne è un esempio clamoroso, essendo ricolma di citazioni al limite della significatività (nonostante abbia rimosso le peggiori in tal senso) e probabilmente il template int non ha aiutato.
::::Tirando le somme scarterei il mio template troppo pesante e terrei le due soluzioni di Udiki, ma sarei per '''non''' tollerare quella attualmente utilizzata, fermo restando che una selezione più accurata risolverebbe gran parte dei problemi.--[[Utente:AssassinsCreed|AssassinsCreed]] ([[Discussioni utente:AssassinsCreed|scrivimi]]) 08:48, 20 gen 2025 (CET)
== Scorpori per voci tematiche ==
Segnalo [[Discussioni aiuto:Scorporo#Scorpori nelle tematiche]] per chiunque fosse interessato. [[Utente:AssassinsCreed|AssassinsCreed]] ([[Discussioni utente:AssassinsCreed|scrivimi]]) 09:40, 20 gen 2025 (CET)
== Testate giornalistiche con autori anonimi ==
Se ''sistematicamente'' una testata giornalistica non inserisce per scelta editoriale i nomi degli autori degli articoli, che si può fare? Le citazioni non possono essere inserite nelle voci dei rispettivi autori, in tale situazione. Si può creare una voce sulla testata giornalistica e metterle lì? Ovviamente si parla di testate giornalistiche enciclopediche. È il caso p.es. di ''[[n+1]]'' (vedi [[w:n+1 (rivista italiana)|voce su Wikipedia]]), dove parrebbe che l'omissione sia sistematica; ed è anche il caso di ''The Economist'', per il quale si veda [[w:en:The_Economist#Tone_and_voice]]. Diverso è il caso di omissioni non sistematiche, pratica ricorrente generalmente in caso di giornalisti alle prime armi e quindi certo non enciclopedici. L'alternativa è inserire le citazioni nella pagina "[[Anonimo]]" oppure proibirle perché l'enciclopedicità non è accertabile, facendo eccezioni solo per articoli magari citati anche in altre fonti autorevoli. Io sarei incline a citare solo articoli riportati in fonti secondarie e a metterli nella pagina della rivista. [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 21:10, 20 gen 2025 (CET)
:Ed è anche il caso storico del "Time" magazine e altre testate americane. Si deve trattare di giornali enciclopedici. Unico dubbio è se la paternità dell'opera è ascrivibile alla redazione oppure al direttore della rivista. Sono favorevole a riportarle purchè siano abbastanza significative e riportino una fonte verificabile. Tra l'altro nel caso di ''n+1'' all'epoca la pagina era stata rivista da Quaro ex amministratore e Nemo quindi a meno che non abbiate cambiato qualcosa si dovrebbe poterle citare. <span style="border:3px outset;border-radius:8pt 0;padding:1px 5px;background:linear-gradient(6rad,#86c,#2b9)">[[User_Talk:Raoli|<span style="color:#FFF;text-decoration:inherit;font:1em Lucida Sans"> Raoli ✉</span>]]</span> 03:13, 21 gen 2025 (CET)
::Il fatto è che l'enciclopedicità della testata non implica quella dell'autore, perché non basta scrivere p.es. sul ''Corriere della sera'' per essere enciclopedici, ma [[w:Aiuto:Criteri_di_enciclopedicità/Biografie|occorre]] "aver pubblicato in varie occasioni articoli sulla prima pagina e/o dirigere un quotidiano o un periodico di rilevanza nazionale (anche on-line)". Penso che Quaro e Nemo non si siano posti il problema ma abbiano procrastinato. Vediamo che dicono gli altri. [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 15:43, 21 gen 2025 (CET)
:::Se le citazioni sono davvero significative e rilevanti (il criterio della fonte secondaria può essere un'ottima idea in tal senso) e i riferimenti bibliografici sono puntuali, secondo me si può creare senza problemi la voce di una testata e inserire le citazioni "anonime" magari con un bel template che specifica che vanno aggiunte solo quelle. Mi sembra un discorso vagamente simile a quanto già fatto in altri ambiti, tipo ''[[Crozza nel Paese delle Meraviglie]]''.--[[Utente:AssassinsCreed|AssassinsCreed]] ([[Discussioni utente:AssassinsCreed|scrivimi]]) 07:22, 22 gen 2025 (CET)
::::D'accordo sulla creazione di una testata solo qualora ci fossero citazioni davvero significative,--[[Utente:SirPsych0|SirPsych0]] ([[Discussioni utente:SirPsych0|scrivimi]]) 11:23, 22 gen 2025 (CET)
== Save the date: itWikiCon 2025 si terrà dal 7 al 9 novembre 2025 a Catania ==
[[File:Logo ItWikiCon 2025 Catania SVG.svg|right|300px]]
Il team di organizzazione dell’'''[[:meta:ItWikiCon/2025|itWikiCon 2025]]''' è felicissimo di annunciarvi che il convegno annuale della comunità italofona dei progetti Wikimedia si terrà '''a Catania da venerdì 7 a domenica 9 novembre.'''
Non vediamo l’ora di accogliervi nella città etnea per tre giorni di incontri, discussioni e laboratori che copriranno vari temi legati a Wikipedia e agli altri progetti.
La sede del convegno, [https://www.isola.catania.it/ Isola Catania], si trova nel centro storico della città, vicinissima a tanti palazzi storici, a [[:w:it:via Etnea|via Etnea]] con tutti i suoi servizi disponibili e al [[:w:it:Pescheria di Catania|famoso mercato del pesce]]. La città è raggiungibile in aereo, ma anche in treno dalla costa tirrenica e in pullman.
Oltre al convegno, abbiamo previsto una settimana intera di attività per scoprire Catania e la Sicilia orientale. Le proposte di attività saranno aggiunte e migliorate nei prossimi mesi [[:meta:ItWikiCon/2025/Programma|sulla pagina dell’evento]]. Quindi segnate le date nel vostro calendario, in modo di essere liberi di prendere il tempo per esplorare Catania e i suoi dintorni!
Nelle prossime settimane, vi comunicheremo le tappe importanti dell’organizzazione dell’evento: costruzione collaborativa del programma, borse di partecipazione e commissioni di volontari per supportare il team organizzativo. Aggiungeremo nuove informazioni sulla [[:meta:ItWikiCon/2025|pagina Meta dell’evento]], che vi invitiamo a seguire.
Per qualsiasi domanda o suggerimento, non esitare a scrivere un messaggio sulla [[:meta:Talk:ItWikiCon/2025|pagina di discussione dell’evento]] o di contattarci a info(at)itwikicon.org.
A presto,
il team organizzativo itWikiCon 2025: [[Utente:GiovanniPen|GiovanniPen]], [[Utente:Auregann|Auregann]], [[Utente:Sannita|Sannita]] 15:39, 29 gen 2025 (CET)
== Una citazione sulle Epigrafi ==
Ciao a tutti, nella nuova voce [[Margherita Guarducci]], nella prima citazione, c'è un frase sulle epigrafi (non è possibile coltivare con profitto gli studi storici...) che vorrei inserire nella [[Epigrafi|voce corrispondente]]. Questa voce, attualmente, è una "Raccolta di" epigrafi; pensavo di aggiungere, quindi, una seconda sezione, titolandola "Citazioni sulle" epigrafi. È corretto? Altre soluzioni? Grazie. [[Utente:Gaux|Gaux]] ([[Discussioni utente:Gaux|scrivimi]]) 17:17, 2 feb 2025 (CET)
:È corretto, vedi [[Ultime parole#Citazioni sulle ultime parole]]. [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 18:43, 2 feb 2025 (CET)
::OK. Grazie. [[Utente:Gaux|Gaux]] ([[Discussioni utente:Gaux|scrivimi]]) 19:08, 2 feb 2025 (CET)
== Wikimania 2025: apertura borse di partecipazione di Wikimedia Italia ==
[[File:Wikimania logo.svg|right|100px]]
Siamo molto lieti di comunicarvi che Wikimedia Italia ha aperto le '''borse per sostenere i costi di partecipazione a [[:wmania:2025:Wikimania|Wikimania 2025]]''', che si terrà a Nairobi, Kenya, dal 6 al 9 agosto.<br/>Vengono messe a disposizione 6 borse da 1.500 euro ciascuna. Può essere inviata richiesta di borsa '''entro il 5 marzo 2025'''. Tutte le richieste saranno poi valutate da una commissione appositamente costituita e gli esiti verranno pubblicati entro il 20 marzo 2025.<br/>Il bando completo si trova sul wiki di Wikimedia Italia: [[:wmit:Programma borse di partecipazione "Alessio Guidetti" per Wikimania 2025|Programma borse di partecipazione "Alessio Guidetti" per Wikimania 2025]], dove è presente il link al form da compilare per la richiesta. Siete tutti invitati a partecipare!<br/>Per qualsiasi dubbio non esitate a chiedere qui sotto (pingandomi) o a [https://it.wikipedia.org/wiki/Speciale:InviaEmail?wpTarget=Dario_Crespi_(WMIT) scrivermi] direttamente. Buona giornata. --[[Utente:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]] ([[Discussioni utente:Dario Crespi (WMIT)|scrivimi]]) 10:56, 5 feb 2025 (CET)
== Wikimedia Italia: apertura sportello per progetti dei volontari 2025 ==
Ciao, siamo lieti di annunciarvi che è aperto lo '''sportello per progetti dei volontari 2025''' di Wikimedia Italia. Il bando ha lo scopo di finanziare i progetti dei volontari attivi nei progetti Wikimedia e OpenStreetMap, che siano legati agli scopi statutari di Wikimedia Italia. La dotazione dello sportello per l'anno 2025 è di 45.000 euro.
Se avete delle proposte potete inviarle entro il: 28 febbraio (prima tranche), 30 aprile (seconda tranche) e 30 giugno (terza tranche).
Dopo ogni deadline la commissione avrà 3 settimane per valutare i progetti, il supporto dei quali può variare dai 1.000 ai 10.000 EUR.
Trovate tutti i dettagli e il template per presentare le proposte su Meta: '''[[:meta:Wikimedia Italia/Sportello per progetti dei volontari/2025|Wikimedia Italia/Sportello per progetti dei volontari/2025]]'''.
Rimaniamo a disposizione per qualsiasi domanda. --[[Utente:Anisa Kuci (WMIT)|Anisa Kuci (WMIT)]] e [[Utente:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]] ([[Discussioni utente:Dario Crespi (WMIT)|scrivimi]]) 14:13, 7 feb 2025 (CET)
== Christoph Martin Wieland ==
Ho inserito una citazione (sezione Citazioni su) nella voce [[Christoph Martin Wieland]]. Leggendo la voce, prima di togliere lo stub, ho notato l'incongruenza (tale mi pare) con la specifica sezione della prima frase ("Devo andare a Mannheim perché una volta nella vita voglio saziarmi di musica...). È forse una frase di Wieland inserita per errore nella sezione sbagliata? Dovrebbe essere corretta in tal senso? --[[Utente:Gaux|Gaux]] ([[Discussioni utente:Gaux|scrivimi]]) 16:58, 28 mar 2025 (CET)
:@[[Utente:Gaux|Gaux]] {{fatto}} È così né può essere diversamente considerati vari elementi. [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 23:54, 28 mar 2025 (CET)
::Ok! Grazie [[Utente:Gaux|Gaux]] ([[Discussioni utente:Gaux|scrivimi]]) 06:48, 29 mar 2025 (CET)
== formattazione di un testo "spaziato" ==
Ciao a tutti,
esiste una tag per formattare una parte di testo con spaziatura orizzontale doppia, per intenderci come questa: e s e m p i o.<br>In alternativa posso evidenziare il testo con spaziatura doppia utilizzando il corsivo o il sottolineato? Grazie. --[[Utente:Gaux|Gaux]] ([[Discussioni utente:Gaux|scrivimi]]) 18:02, 5 apr 2025 (CEST)
:Una specie di tag esiste e viene utilizzato su Wikisource dal [[s:Template:Spaziato]] ma non capisco bene come riprodurlo senza template, magari possiamo importare il template. -- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 09:53, 6 apr 2025 (CEST)
::@[[Utente:Gaux|Gaux]] <code><nowiki><span style="letter-spacing:5px">esempio</span></nowiki></code><br />Al posto di "5" metti quello che ti pare meglio. [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 17:17, 6 apr 2025 (CEST)
:::Grazie mille. Funziona perfettamente. vedi [[Ernst Troeltsch]], sezione: Incipit di ''Le dottrine sociali delle Chiese e dei gruppi cristiani''. [[Utente:Gaux|Gaux]] ([[Discussioni utente:Gaux|scrivimi]]) 17:52, 6 apr 2025 (CEST)
::::Grazie, ovviamente, anche a @[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]]. --[[Utente:Gaux|Gaux]] ([[Discussioni utente:Gaux|scrivimi]]) 17:56, 6 apr 2025 (CEST)
== Richiesta ==
Buongiorno, ho una domanda che vorrei porre agli amministratori di Wikiquote e che a quanto ho letto può essere posta qui: qual è il posto giusto (se c'è) per segnalare un comportamento che si ritiene scorretto e chiedere pareri a quel riguardo? [[Speciale:Contributi/~2025-43313|~2025-43313]] ([[Discussioni utente:~2025-43313|discussione]]) 19:55, 10 apr 2025 (CEST)
:Che comportamento e di chi? [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 20:01, 10 apr 2025 (CEST)
Il suo signor Udiki. Attenderò la risposta alla mia domanda, che se come immagino non mi verrà fornita da lei mi verrà fornita da altri utenti, poi domani chiederò il parere degli altri amministratori nella pagina indicata. Per ora le auguro buonanotte. [[Speciale:Contributi/~2025-43313|~2025-43313]] ([[Discussioni utente:~2025-43313|discussione]]) 20:10, 10 apr 2025 (CEST)
:Tu hai sempre ottenuto da me tutte le risposte alle tue poco sensate domande, quindi non hai ragione di dubitare che io risponda. Ma andiamo per ordine: prima di effettuare una segnalazione è obbligatorio chiedere chiarimenti, ma tu non lo hai fatto nonostante ti sia stato domandato da me poco sopra con espresso riferimento alla condotta di cui ti lagni e che tuttora resta un arcano; inoltre non sono ammesse segnalazioni improprie e non pertinenti; per tutto questo si veda [[w:Wikipedia:Utenti_problematici#Raccomandazioni]]. Ti ricordo anche che sei autore di una guerra di modifiche che consta di due annullamenti da parte tua di ripristini effettuati da due distinti amministratori e che un terzo amministratore ha ritenuto giusti. Mi sembrano tornati i tempi di Micheledisaveriosp... [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 20:27, 10 apr 2025 (CEST)
Buongiorno, non conoscendo ancora la pagina adatta dove scrivere lo chiedo agli amministratori che prima sono stati così gentili da occuparsi della mia richiesta di correzione, {{ping|Superchilum|Spinoziano}}: dove posso chiedere se determinati comportamenti sono conformi alle regole o meno? Non voglio segnalare un utente come "problematico", non voglio trovare una soluzione a qualche "conflitto": voglio capire se su Wikiquote comportarsi in un certo modo è consentito oppure no. Se lo chiedo è perché già suppongo che non lo sia e vorrei averne conferma, ma potrei benissimo sbagliarmi del tutto e se così fosse vorrei saperlo in modo da cambiare la mia opinione. Forse questa stessa pagina va bene per la mia domanda? [[Speciale:Contributi/~2025-43313|~2025-43313]] ([[Discussioni utente:~2025-43313|discussione]]) 13:59, 11 apr 2025 (CEST)
:Non puoi eludere il confronto con la persona che accusi, non si capisce ancora a che titolo. Se hai qualcosa da dire, dilla e abbi il coraggio di assumerti tutte le tue responsabilità fino in fondo e con tutte le conseguenze del caso; sennò vedi di smetterla perché la tua condotta è confusionaria, petulante e inconcludente già da un pezzo, né questa è una chat per darsi buon tempo. Le persone che cerchi maldestramente di coinvolgere non sono nate ieri e non prestano il fianco ad anonimi (forse neanche tanto tali) seminatori di zizzania. Ti ricordo che se stato tu, tra l'altro, a buttarla sul sarcastico e sul personale sin dal tuo primo commento, che peraltro seguiva due annullamenti di azioni compiute da amministratori e senza neppure uno straccio di motivazione nel campo oggetto della modifica... L'unica cosa sensata che puoi ancora fare è togliere il disturbo, tanto più che sulla questione di merito hai già avuto ripetutamente tutte le spiegazioni del caso. Il problematico qui sei tu e continuando su questa strada, che è sbagliata, non puoi ottenere nulla se non aggravare la mala parata. La cosa più probabile è che sarà tutto tristemente seppellito nell'indifferenza generale. Saluti, [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 14:52, 11 apr 2025 (CEST)
::Su Wikiquote non esistono gli equivalenti né di [[:w:Wikipedia:Richieste di pareri]] né di [[:w:Wikipedia:Risoluzione dei conflitti]]. Probabilmente non c'è mai stata la necessità, è sempre bastata [[Wikiquote:Utenti problematici]], ma se la comunità lo ritiene necessario io sarei favorevole a una pagina tipo [[Wikiquote:Richieste di pareri]] per avere feedback senza aprire vere problematicità. --'''[[Utente:Superchilum|<span style="color:#209090;">Superchilum</span>]]'''<sup>([[Discussioni_utente:Superchilum|scrivimi]])</sup> 21:58, 14 apr 2025 (CEST)
:::Lo si fa già informalmente, perché la community è piccola. Anche la pagina sui problematici non è stata quasi mai usata e nella metà dei casi si tratta di abusi di pagina di servizio opera di gente di passaggio giustamente cazziata, si veda [[Wikiquote:Utenti_problematici/Archivio#Doppia_Di|questo]] o [[Wikiquote:Utenti_problematici/Udiki|questo]] (nell'ultimo esempio, per la verità, il proponente stesso si è reso conto dell'insensatezza). Questo stesso thread rientra in questa ipotesi, una trollata. [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 14:12, 15 apr 2025 (CEST)
La ringrazio per la sua risposta. Per me sarebbe solamente un miglioramento l'aggiungere una pagina di questo tipo visto che manca, questo però è soltanto il parere di un singolo utente. In ogni caso, se fosse possibile li scriverei anche qui i comportamenti che vorrei sapere se sono conformi alle regole di Wikiquote o meno, così vedo se poterli assumerli a mia volta senza rischi o se essi sono deprecabili a prescindere da quale utente li assuma. [[Speciale:Contributi/~2025-43313|~2025-43313]] ([[Discussioni utente:~2025-43313|discussione]]) 07:59, 16 apr 2025 (CEST)
:Comincia a esaminare i tuoi. [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 14:00, 16 apr 2025 (CEST)
== Wikidata and Sister Projects: An online community event ==
''(Apologies for posting in English)''
Hello everyone, I am excited to share news of an upcoming online event called '''[[d:Event:Wikidata_and_Sister_Projects|Wikidata and Sister Projects]]''' celebrating the different ways Wikidata can be used to support or enhance with another Wikimedia project. The event takes place over 4 days between '''May 29 - June 1st, 2025'''.
We would like to invite speakers to present at this community event, to hear success stories, challenges, showcase tools or projects you may be working on, where Wikidata has been involved in Wikipedia, Commons, WikiSource and all other WM projects.
If you are interested in attending, please [[d:Special:RegisterForEvent/1291|register here]].
If you would like to speak at the event, please fill out this Session Proposal template on the [[d:Event_talk:Wikidata_and_Sister_Projects|event talk page]], where you can also ask any questions you may have.
I hope to see you at the event, in the audience or as a speaker, - [[Utente:MediaWiki message delivery|MediaWiki message delivery]] ([[Discussioni utente:MediaWiki message delivery|scrivimi]]) 11:18, 11 apr 2025 (CEST)
<!-- Messaggio inviato da User:Danny Benjafield (WMDE)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=User:Danny_Benjafield_(WMDE)/MassMessage_Send_List&oldid=28525705 -->
== Formattazione contesto citazioni ==
Salve,<br>mentre stavo riformattando le citazioni sulla voce di [[Volodymyr Zelens'kyj]] per essere coerente con le proposte sovrastanti ("Ordine cronologico e intestazioni"), ho notato questa forma di contestualizzazione delle fonti:
*Citazione (intervistatore, luogo, data ecc.)<nowiki><ref></ref></nowiki>
Mi è venuto in mente di dare alla parte in parentesi una propria riga, così:
*Citazione
:(intervistatore, luogo, data ecc.)<nowiki><ref></ref></nowiki>
Personalmente lo trovo migliore per ragioni estetiche. Voi che ne dite? [[Utente:Mariomassone|Mariomassone]] ([[Discussioni utente:Mariomassone|scrivimi]]) 19:23, 22 apr 2025 (CEST)
:Bisognerebbe semplicemente mettere tutto in nota, correggendo anche altri elementi. Esempio pratico:<br/><code>(Dal discorso d'inaugurazione, 20 maggio 2019)<nowiki><ref>Da ''[https://www.eastjournal.net/archives/98165 "Nella vita ho cercato di farvi ridere, ora farò di tutto perché non piangiate"]'', traduzione di ''Eastjourney.net'', 21 maggio 2019</ref></nowiki></code><br/>dovrebbe diventare<br/><code><nowiki><ref>Dal discorso d'inaugurazione, 20 maggio 2019; tradotto in ''[https://www.eastjournal.net/archives/98165 "Nella vita ho cercato di farvi ridere, ora farò di tutto perché non piangiate"]'', ''eastjourney.net'', 21 maggio 2019.</ref></nowiki></code><br/>"Tradotto in" si usa quando un testo è tradotto integralmente in una fonte secondaria; se invece c'è solo una parte, allora va bene "citato in". Se hai dubbi od obiezioni, chiedi. Comunque aspettiamo il parere di altri. Saluti, [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 20:14, 22 apr 2025 (CEST)
::Diciamo che bisogna scegliere uno stile univoco. La fonte primaria o viene indicata sempre tra parentesi o sempre in nota, non si può fare un "fritto misto" come in quella voce.
::Piccolo consiglio: la fonte primaria non si indica come "Volodymyr Zelensky, ''Per l'Ucraina'', traduzione di Sergio Arecco, La nave di Teseo editore, Milano, 2022" ma "'''Da''' ''Per l'Ucraina'', traduzione di Sergio Arecco, La nave di Teseo editore, Milano, 2022"; va detto che i libri mal si sposano con l'ordine cronologico per loro stessa natura, quindi la migliore soluzione sarebbe quella di creare una sezione apposita dedicata al libro a patto di avere almeno tre citazioni significative;
::Se si opta per la fonte primaria tra parentesi e fonte secondaria in nota (soluzione poco usata comunque) l'attuale convenzione dovrebbe essere (se non vado errato, nel caso correggetemi pure, purtroppo in [[Aiuto:Fonti]] non trovo riscontro) con il da/dal in minuscolo e la nota prima della parentesi chiusa;
::Tirando le somme, a me la soluzione della fonte primaria tra parentesi e della secondaria in nota non è mai particolarmente piaciuta (e mi risulta essere poco usata), tuttaviae è contemplata dalle linee guida. La soluzione qui proposta in generale non trova grande campo di applicazione e sinceramente non incontra il mio gusto estetico.--[[Utente:AssassinsCreed|AssassinsCreed]] ([[Discussioni utente:AssassinsCreed|scrivimi]]) 08:47, 23 apr 2025 (CEST)
:::@[[Utente:AssassinsCreed|AssassinsCreed]] Citare una fonte tra parentesi sembra essere un modo obsoleto, tipico degli inizi di Wikiquote in italiano; col passare del tempo si sono utilizzate sempre più le note.<br/>Non c'è una necessità di spezzare la fonte in due e citare quella primaria tra parentesi e quella secondaria in nota: [[Aiuto:Fonti#Libri altrui]], per esempio, le mette assieme separandole con il punto e virgola, così come nell'esempio che io ho fatto.<br/>A proposito: nel post precedente ho raccomandato di usare, nell'esempio che ho fatto e logicamente in altri casi simili, la formula "tradotto in" invece di "citato in": è corretta e necessaria? Le linee guida non dicono niente, però io l'ho vista in altre pagine. Avete deciso di usarla dopo qualche discussione in passato senza aggiornare poi le linee guida? Il criterio che io ho menzionato riguardo alle modalità di utilizzo di "tradotto in" è una mia ricostruzione; se è sbagliata, correggetemi. Peraltro vedo che in giro c'è anche "riportato in". Però, almeno nella pagina di Zelensky, potrebbe bastare il classico "citato in". [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 14:34, 23 apr 2025 (CEST)
::::{{rientro}} {{ping|Udiki}} Sì, sì, ripeto è una soluzione praticamente desueta, utilizzata già raramente prima, praticamente mai negli ultimi anni. <br>Il "citato in" è omnicomprensivo e di gran lunga la forma più utilizzata (e indicata nelle pagine di aiuto). "Tradotto in" e "riportato in" sono forme minori su cui c'è abbastanza tolleranza, ma tenderei a privilegiare "citato in" per uniformità.<br>In questo caso può andare la forma "tradotto in", ma nel caso in cui fosse noto il nome del traduttore la forma migliore sarebbe sicuramente "<code><nowiki><ref>Dal discorso d'inaugurazione, 20 maggio 2019; citato in ''[https://www.eastjournal.net/archives/98165 "Nella vita ho cercato di farvi ridere, ora farò di tutto perché non piangiate"]'', traduzione di Pinco Pallino, ''eastjourney.net'', 21 maggio 2019.</ref></nowiki></code>".--[[Utente:AssassinsCreed|AssassinsCreed]] ([[Discussioni utente:AssassinsCreed|scrivimi]]) 15:50, 23 apr 2025 (CEST)
== WikiOscar 2025 ==
Ciao! Anche quest'anno nei '''[https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikioscar/2025 Wikioscar]''' che si tengono su Wikipedia in lingua italiana è presente un [https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikioscar/2025#Wikicitazionista premio] per l'utente che non usa mai parole proprie. Potete votare il vostro utente preferito dal 1° al 7 maggio! [[Utente:Atlante|Atlante]] ([[Discussioni utente:Atlante|scrivimi]]) 22:22, 30 apr 2025 (CEST)
== itWikiCon 2025: dal 7 al 9 novembre 2025 a Catania: prossimi passi ==
Ciao a tutti,
come forse già sapete, la '''[[m:ItWikiCon/2025|ItWikiCon 2025]]''', il convegno annuale della comunità italofona dei progetti Wikimedia, si terrà '''a Catania da venerdì 7 a domenica 9 novembre'''.
Per una panoramica generale, vi rimandiamo alla '''[[m:ItWikiCon/2025/Programma|sezione Programma]]''', che aggiorneremo regolarmente nei prossimi mesi e nella quale trovate già la '''scheda delle attività''', nonché alla [[m:ItWikiCon/2025/Informazioni|sezione Informazioni]].
In attesa dell’apertura ufficiale della fase di proposte prevista per il prossimo 3 giugno, la commissione Programma vorrebbe sondare i desideri delle comunità italofone in merito ai temi da trattare alla conferenza: quali sono gli argomenti più importanti da coprire, secondo voi? Che discussioni dobbiamo avere durante l’itWikiCon? '''Potete aggiungere dei temi o commentare quelli proposti dagli altri [[m:ItWikiCon/2025/Programma/Proposte/Temi|sulla pagina Temi]] da ora fino a inizio giugno'''.
Infine, per chi ha la necessità di richiedere una borsa di partecipazione per coprire le spese di viaggio e alloggio, '''la fase di richieste di borse sarà aperta dal 17 giugno fino al 27 luglio'''. Si svolge un po’ prima rispetto alle ultime edizioni, per permettervi di organizzare il vostro viaggio a Catania nelle condizioni migliori, quindi segnatevi queste date per non perdervi la fase di richieste!
Aggiungeremo regolarmente nuove informazioni sulla pagina Meta dell’evento, che vi invitiamo a seguire. Per qualsiasi domanda o suggerimento, non esitare a scrivere un messaggio sulla pagina di discussione dell’evento o di contattarci a info(at)itwikicon.org.
A presto,
Il team organizzatore itWikiCon 2025 e la commissione Programma, --[[Utente:Mastrocom|Mastrocom]] ([[Discussioni utente:Mastrocom|scrivimi]]) 11:22, 5 mag 2025 (CEST)
== Changes to the way some users are granted the right to see temporary account IP addresses ==
Hello! This is the [[mediawikiwiki:Special:MyLanguage/Trust_and_Safety_Product|Trust and Safety Product]] team. We would like to share that we have decided to change the requirements for access to temporary account IP addresses. '''The impact on your community will be minimal'''. We are planning on implementing the change in the week of May 26 ([[phab:T393358|T393358]] + [[phab:T393360|T393360]] + [[phab:T390942|T390942]]). I will keep you updated about the details.
We are only changing the rules for users who do not have extended rights (e.g. admins, bureaucrats, checkusers – [[foundation:Special:MyLanguage/Policy:Wikimedia_Access_to_Temporary_Account_IP_Addresses_Policy#requirements-for-access|see the policy for more examples]]) but their account is a minimum of 6 months old, and who have made a minimum of 300 edits on this wiki. They will lose access to IP addresses ([[phab:T393360|T393360]]), and to have it back, '''they will need to apply for the right. Admins or stewards will decide whether to grant it''' ([[phab:T390942|T390942]]). This will entail human manual work, but this method will be safer than if we continued to grant the rights automatically. We want to emphasize that fewer than five users who don't have extended rights have ever revealed a temporary account's IP addresses on your wiki.
We made this decision based on what we heard from you, piloting wikis, particularly Romanian Wikipedians. We also consulted on options with Stewards, and had discussions on Meta-Wiki and about 20 Wikipedias with large communities. When we deploy temporary accounts to more wikis, we will evaluate the impact and may adjust our approach again.
In addition, we'd like you to know that requirements for access to the [[mediawikiwiki:Special:MyLanguage/Trust_and_Safety_Product/IP_Info|IP Info]] feature will be identical with the ones for access to the temporary accounts' IP addresses (a user will either have full information or none).
'''The rationale for the change'''
We chose the current numerical thresholds and automatic granting before deploying temporary accounts on any wiki. However, it’s become clear to us that these requirements are quite low and it is still too easy for bad-faith actors to gain access to temporary account IP addresses. We want temporary accounts to meaningfully improve editor privacy, so we need to be more restrictive. Our goal is to more consistently limit IP address access to only those who need it.
'''How will this work'''
* When a user without extended rights needs to view temporary account IP addresses, they will need to file a request for being added to the "Temporary account IP viewers" group. They will file the request to admins (the local communities will be able to decide what that process will be) or stewards (for wikis without local admins).
* The software will require that the user has at least 300 edits and the account since at least 6 months. Admins and stewards will not be able to grant temporary account IP access to accounts that do not meet that criteria. This is a minimum, and we encourage you to enforce higher thresholds.
* The user reviewing the request will check if the user applying for the right meets requirements and that they have provided a valid justification. The right itself will be granted through Special:UserRights.
* Users who grant requests for the right will also handle removal of the right.
We would also like to clarify some details. For your convenience, we will also document some of it in [[mediawikiwiki:Trust_and_Safety_Product/Temporary_Accounts/FAQ|the project FAQ]].
{{Cassetto|Titolo=Access to IP addresses|overskriftsstil=background-color:#eee;|2 =
* '''Separation of the new right''' (checkuser-temporary-account) out to a new group ([[metawiki:Meta:Temporary_account_IP_viewer|Temporary account IP viewers]]), as opposed to technically attaching it to any [[Special:ListGroupRights|existing group]] (like patroller). We have decided to do this for a few reasons:
** '''Having access to IP addresses carries risk'''. This right is similar to checkuser. IP addresses are considered personally identifiable information (a kind of [[:w:Dati personali|personal data]]). Outside actors who want to access IP addresses will now need to interact with users who have this right. Users with this right should be aware of this, and alert to the possibility of suspicious access requests.
** '''Good practices for privacy protection'''. Giving access to users who are trusted but do not need access to carry on their work is not in line with good practices for processing personal data.
** '''Removal of right'''. Access to IPs will be [[phab:T325658|logged]] ([https://it.wikiquote.org/wiki/Special:Log?type=checkuser-temporary-account example]). If any misuse of this right is detected, it can be taken away separately from any other permissions the user may hold. It would be difficult and sometimes also unreasonable to remove the rights unrelated to access to IP addresses.
** You may grant the new right to all users belonging to a certain existing group individually. These users must meet the criteria for Temporary account IP viewers, though.
** For clarity – all this does not affect administrators, bureaucrats, checkusers, stewards, and other groups mentioned in the [[foundation:Special:MyLanguage/Policy:Access_to_temporary_account_IP_addresses|global policy]].
* '''Activity requirement'''. With regards to users who would need to be granted access manually, the policy says that they "must edit or take a logged action to the local project at least once within a 365-day period". This requirement is not changing.
}}
{{Cassetto|Titolo=Process of granting the right|overskriftsstil=background-color:#eee;|2 =
* '''Formality of granting the right'''. There is no need for discussions or votes like Request for Adminship. It does suffice if a single admin makes a decision using their own judgement.
* '''Additional requirements for the users applying for the right'''.
** You have autonomy over the process for granting the right. You can adopt thresholds higher than 300 edits, or disallow the "non-admin+" users to have the right. The granting process can be as basic or elaborate as you deem appropriate.
** Which criteria admins should take when deciding whether to grant the right – how to tell whether a user needs access to IP addresses? There are no mandatory requirements beyond a minimum of 300 edits and a 6 month old account. You may introduce additional criteria related to trust to the user (such as no prior blocks or copyright violations) or experience in patrolling activities.
* '''Additional burden on administrators'''. We understand the toil of having to grant and remove an additional right. This is indeed a downside. We think that it will only have to be a one-time effort to grant this right to a larger number of people. We are curious if you can find ways to limit this burden.
}}
'''Next steps on your side we would like to suggest'''
* We are encouraging you to consider '''adopting a policy''' on granting and removing the right, if you think you need to add anything to the global policy.
* We are encouraging you to '''start granting the right'''. Considering our data (up to a few non-functionaries have ever revealed temporary account IP addresses here), we believe you don't need to rush or spend a lot of time preparing for this before the change comes into force, though.
* We would like to show you what level of wiki-bureaucracy seems sufficient from our point of view. [https://meta.wikimedia.org/w/index.php?oldid=28667152 In the sandbox], we have created a draft of what a page with requests for the flag could look like. Of course the final content of the page will depend on your community. We do not want to imply that we are instructing you on this matter.
Let us know if you have any questions. Thank you! [[metawiki:User:NKohli_(WMF)|NKohli (WMF)]] and [[Utente:SGrabarczuk (WMF)|SGrabarczuk (WMF)]] ([[Discussioni utente:SGrabarczuk (WMF)|scrivimi]]) 04:32, 16 mag 2025 (CEST)
== Trascrizione dialoghi fumetti ==
Attualmente sto riscrivendo ''[[Ken il guerriero]]'', e ho notato che nel manga ci sono alcuni dialoghi in cui un personaggio ha due nuvolette per accomodare una frase particolarmente lunga. Vedi un esempio [https://199xhokutonoken.wordpress.com/wp-content/uploads/2016/10/il-padre-di-hyoh-e-kenshiro.jpg?w=584 qui]. Se volessi essere fedele al testo, lo trascriverei così:
*Mi hanno raccontato che tutti gli uomini della dinastia principale di Hokuto, compreso nostro padre... ...hanno vissuto per amore di una donna.
Credo di non essere l'unico a trovare questa forma esteticamente sgradevole. Dato che i limiti di spazio delle nuvole non sono un problema qui, non si potrebbe semplicemente scartare i sei puntini? I risultati possibili sarebbero così:
*Mi hanno raccontato che tutti gli uomini della dinastia principale di Hokuto, compreso nostro padre hanno vissuto per amore di una donna.
Si potrebbe anche aggiungere una virgola:
*Mi hanno raccontato che tutti gli uomini della dinastia principale di Hokuto, compreso nostro padre''',''' hanno vissuto per amore di una donna.
Scusatemi in anticipo se questo è un tema già discusso. [[Utente:Mariomassone|Mariomassone]] ([[Discussioni utente:Mariomassone|scrivimi]]) 09:38, 20 mag 2025 (CEST)
:Opterei per
:*Mi hanno raccontato che tutti gli uomini della dinastia principale di Hokuto, compreso nostro padre... hanno vissuto per amore di una donna.
:Cioè i puntini è giusto riportarli per fedeltà e perché servono a reggere la frase (tu stesso affermi che sennò sei tentato di sostituirli con una virgola) ma ripeterli è ridondante, bastano tre e non sei. -- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 16:52, 21 mag 2025 (CEST)
::Concordo che in questo caso "spezzare" i puntini di sospensione sia sensato quando si abbiano balloon distinti, ma non particolarmente quando si deve riportare la citazione in un testo. Appoggio la proposta di Spinoziano, mantenere i puntini ma solo i canonici tre. D'altra parte, se hanno spezzato la frase in balloon diverse, vuol dire che nel testo c'era una pausa, ben riproducibile con i puntini. --'''[[Utente:Superchilum|<span style="color:#209090;">Superchilum</span>]]'''<sup>([[Discussioni_utente:Superchilum|scrivimi]])</sup> 22:01, 21 mag 2025 (CEST)
== itWikiCon 2025: fase di proposte per il programma aperta fino al 15 luglio ==
Ciao a tutti,
dichiariamo ufficialmente aperta la raccolta di proposte di sessioni per '''[[m:ItWikiCon/2025|ItWikiCon 2025]]''', il convegno annuale della comunità italofona dei progetti Wikimedia che si terrà '''a Catania da venerdì 7 a domenica 9 novembre'''.
Il programma dell’evento è costruito dal basso grazie a presentazioni, discussioni e laboratori proposti dalla comunità e selezionati dalla commissione Programma. La fase di proposte è ora aperta '''fino al 15 luglio incluso'''. Seguendo le istruzioni '''[[m:ItWikiCon/2025/Programma/Proposte|sulla pagina Proposte]]''' potete presentare una o più proposte di sessioni, talk o workshop che vi piacerebbe tenere durante l’evento.
L'itWikiCon è lo spazio di incontro dal vivo delle comunità dei vari progetti Wikimedia in italiano e nelle lingue regionali. Vi invitiamo a proporre sessioni che aiutano a rafforzare il senso di comunità e la voglia di contribuire ai progetti, ma anche a identificare dei problemi e individuare delle soluzioni. Daremo la priorità alle sessioni in cui tutti i partecipanti sono parte attiva, come ad esempio discussioni e laboratori.
Se cercate ispirazione, alcune '''richieste di temi''' sono state fatte sulla [[m:ItWikiCon/2025/Programma/Proposte/Temi|relativa pagina]], a cui potete liberamente attingere per elaborare una proposta. Inoltre, per chi non se la sente di tenere una sessione, ma vorrebbe che durante la conferenza si parlasse di un argomento che gli sta a cuore, è possibile continuare ad aggiungere delle richieste di temi fino al 15 luglio.
La selezione delle proposte avverrà durante l’estate e i relatori saranno confermati a fine agosto. Nel frattempo, la fase di '''[[m:ItWikiCon/2025/Borse|richieste di borse di partecipazione]] sarà aperta dal 17 giugno al 27 luglio''', quindi se considerate di proporre una sessione per il programma, ma avete bisogno di supporto economico per raggiungere Catania, vi invitiamo a farne richiesta entro le scadenze previste.
Per qualsiasi domanda o suggerimento, non esitare a scrivere un messaggio sulla pagina di discussione dell’evento o di contattarci a info(at)itwikicon.org.
A presto,
Il team organizzatore itWikiCon 2025 e la commissione Programma,[[Utente:Mastrocom|Mastrocom]] ([[Discussioni utente:Mastrocom|scrivimi]]) 11:50, 3 giu 2025 (CEST)
== itWikiCon 2025: fase di richiesta di borse aperta fino al 27 luglio ==
Ciao a tutti,
'''[[m:ItWikiCon/2025|ItWikiCon 2025]]''', il convegno annuale della comunità italofona dei progetti Wikimedia che si terrà '''a Catania da venerdì 7 a domenica 9 novembre'''.
Come ogni anno, gli organizzatori del convegno propongono un sistema di borse di partecipazione per rimborsare le spese di viaggio e alloggio di alcuni partecipanti, grazie al supporto economico di Wikimedia Italia e Wikimedia CH.
Potete consultare il regolamento e le condizioni '''[[m:ItWikiCon/2025/Borse|sulla pagina dedicata alle borse]]''', e fare una richiesta di borsa tramite il form entro il 27 luglio. Dopo questa data, non sarà più possibile richiedere sostegno economico. I richiedenti riceveranno una risposta entro fine agosto.
Le borse di quest'anno sono intitolate alla memoria di '''[[:it:Utente:Burgundo|Giovanni Augulino, in arte Burgundo]]''', utente e amministratore di Catania con all'attivo più di 196mila modifiche su Wikipedia, passato a miglior vita il 17 settembre 2022.
Vi ricordiamo inoltre che la fase di '''[[m:ItWikiCon/2025/Programma/Proposte|proposte per il programma]]''' è aperta contemporaneamente e fino al 15 luglio. Non esitare a proporre una sessione, talk o workshop per il convegno entro questa scadenza.
Per qualsiasi domanda o suggerimento, non esitare a scrivere un messaggio sulla pagina di discussione dell’evento o di contattarci a info@itwikicon.org.
A presto,
Il team organizzatore itWikiCon 2025 e la commissione Borse, [[Utente:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]] ([[Discussioni utente:Dario Crespi (WMIT)|scrivimi]]) 08:46, 17 giu 2025 (CEST)
== Nomi animali ==
Ciao, ma su wikiquote, non è la norma usare i nomi volgari per gli animali piuttosto che quelli scientifici? Lo chiedo dopo aver visto questi spostamenti fatti su tre recenti voci create da me su certi serpenti europei: [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Coronella_austriaca&diff=prev&oldid=1380502 ], [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Zamenis_longissimus&diff=prev&oldid=1380498 ], [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Hierophis_viridiflavus&diff=prev&oldid=1380494 ]. [[Utente:Mariomassone|Mariomassone]] ([[Discussioni utente:Mariomassone|scrivimi]]) 07:58, 21 giu 2025 (CEST)
:Sì, è così. {{ping|Danyele}}, ripristino a com'era prima.-- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 08:38, 21 giu 2025 (CEST)
::Se è così, perché nello spostamento dei namespace è prevista l'opzione "allineamento a Wikipedia"...? E dove posso consultare questa ''norma''? '''''[[Utente:Danyele|<span style="font-family:Times New Roman; color:black;">— dany</span>]][[Discussioni utente:Danyele|<span style="font-family:Times New Roman; color:grey;">ele</span>]]''''' 18:03, 21 giu 2025 (CEST)
:::Ci sarà stata una discussione da qualche parte; anche Dread dice la stessa cosa [[Wikiquote:Bar/Archivio_2020-06--12#Disambiguazioni|qui]], alla fine; e poi la consuetudine è chiara, basta vedere le voci. È una deroga alla regola. Anche i nomi di piante seguono lo stesso criterio. [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 19:33, 21 giu 2025 (CEST)
::::Allinearsi a Wikipedia ha senso in molti casi per praticità, ma per quanto riguarda i nomi di animali non siamo tenuti a seguire lo stesso rigore scientifico, perché le citazioni sono sempre sul delfino, sul cane, sulla mosca, non sulle specie in particolare :-) --'''[[Utente:Superchilum|<span style="color:#209090;">Superchilum</span>]]'''<sup>([[Discussioni_utente:Superchilum|scrivimi]])</sup> 12:42, 23 giu 2025 (CEST)
== Richiesta di pareri sul caso di un utente bloccato ==
Segnalo [[Discussioni_Wikiquote:Utenti_problematici#Richiesta_di_pareri_sul_caso_di_un_utente_bloccato|richiesta di pareri sul caso di un utente bloccato]], aperta ai commenti di tutti, per valutare se aprire una procedura o mantenere il blocco. --'''[[Utente:Superchilum|<span style="color:#209090;">Superchilum</span>]]'''<sup>([[Discussioni_utente:Superchilum|scrivimi]])</sup> 12:39, 24 giu 2025 (CEST)
== Partecipa al sondaggio sulla strategia 2026-2030 di Wikimedia Italia ==
Ciao,
Wikimedia Italia sta avviando un percorso per definire la nuova strategia 2026–2030. Vogliamo costruire un piano condiviso, attento alle esperienze e ai bisogni delle nostre comunità: è per questo che '''abbiamo bisogno anche del vostro contributo'''.
Vi invitiamo a compilare un '''breve questionario''' (circa 10 minuti), che tocca temi centrali per il futuro dell’associazione: priorità strategiche, progetti, comunicazione, raccolta fondi e molto altro.
Link al sondaggio: https://survey.wikimedia.it/index.php/246216?lang=it
'''Per favore, inviateci le vostre risposte entro il 20 luglio 2025''': dopo questa data il sondaggio verrà chiuso.
Nei prossimi mesi, lavoreremo per trasformare le opinioni raccolte tramite il sondaggio in '''obiettivi concreti e sostenibili'''.
Vi ringraziamo per il tempo che vorrete dedicare a questo questionario e per il vostro importante contributo nella definizione della nuova strategia.
Per qualsiasi domanda, potete scrivere a '''info@wikimedia.it'''.
Un cordiale saluto, [[Utente:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]] ([[Discussioni utente:Dario Crespi (WMIT)|scrivimi]]) 12:12, 2 lug 2025 (CEST)
== Strumento per auto-compilazione Template:Film ==
Buongiorno. Trovo un po' - personalmente - scomodo dover compilare i campi del [[Template:Film]] quando occorre aprire una nuova voce inerente a un film. Sapete per caso se esiste uno strumento che renda automatica o semi-automatica la procedura? --[[Utente:Wiccio|Wiccio]] ([[Discussioni utente:Wiccio|scrivimi]]) 13:50, 3 lug 2025 (CEST)
:Basta che copincolli la tabella del template film da Wikipedia, dalla voce del film che vuoi creare su Wikiquote. La tabella funziona uguale solo che qui usiamo meno campi e alcuni vengono presi da Wikidata, inoltre non abbiamo ancora allineato il primo parametro "titolo" che su Wikipedia è stato messo al posto di "titolo italiano" e quindi su Wikiquote bisogna usare ancora "titolo italiano" (o non metterlo, così lo prende da Wikidata).-- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 15:13, 3 lug 2025 (CEST)
::Ah! In effetti non ci avevo pensato! Anzi, mi ero messo a scrivere uno script per tale funzionalità. Oramai l'ho fatto, è disponibile [https://hub-paws.wmcloud.org/user/Wiccio/lab/tree/wikidata-scripts/template-film-wquote.ipynb qua] se può tornarvi più utile del copia-incolla. --[[Utente:Wiccio|Wiccio]] ([[Discussioni utente:Wiccio|scrivimi]]) 15:31, 3 lug 2025 (CEST)
:::Grazie ma non serve, è già semplicissimo: se copincolli la tabella da Wikipedia ci metti un attimo.-- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 15:37, 3 lug 2025 (CEST)
== Confronti di politici ==
Mi è venuto in mente che, data l'abbondanza di citazioni che paragonano Silvio Berlusconi e Vladimir Putin, non si potrebbe fare una voce a parte dedicata? L'unico dubbio, oltre il fatto che non è stato finora scritta una pagina di confronti sui politici, è se renderlo una voce tematica o no, considerando quante volte i due hanno parlato di l'uno dell'altro. [[Utente:Mariomassone|Mariomassone]] ([[Discussioni utente:Mariomassone|scrivimi]]) 08:11, 7 lug 2025 (CEST)
== itWikiCon 2025: proposte programma entro il 15 luglio, richieste borse entro il 27 luglio ==
Ciao a tutti,
qui un promemoria per le prossime scadenze della '''[[m:ItWikiCon/2025|ItWikiCon 2025]]''' che si terrà '''a Catania da venerdì 7 a domenica 9 novembre''':
* la fase di '''[[m:ItWikiCon/2025/Programma/Proposte|proposte di sessioni per il programma]] è aperta fino a martedì 15 luglio'''. Fino ad allora, potete ancora supportare o dare feedback [[m:ItWikiCon/2025/Programma/Proposte#Supporta_le_tue_proposte_preferite|alle proposte già presentate]];
* la fase di '''[[m:ItWikiCon/2025/Borse|richiesta di una borsa]]''' (rimborso del viaggio e alloggio, gratuità della quota di partecipazione) è aperta fino a '''domenica 27 luglio'''.
A latere, trovate dei suggerimenti per prenotare il vostro viaggio e alloggio sulla pagina [[m:ItWikiCon/2025/Informazioni|Informazioni]]).
Per qualsiasi domanda o suggerimento, non esitare a scrivere un messaggio sulla pagina di discussione dell’evento o di contattarci a info(at)itwikicon.org.
A presto,
Il team organizzatore itWikiCon 2025 e le commissioni Programma e Borse, --[[Utente:Mastrocom|Mastrocom]] ([[Discussioni utente:Mastrocom|scrivimi]]) 13:08, 7 lug 2025 (CEST)
== Filmografia in voci di persone ==
Buondì. Mi sono imbattuto in alcune voci riguardanti figure del mondo cinematografico e mi è sorto qualche dubbio sulla gestione della filmografia. Ho notato che in alcune voci vengono riepilogati i titoli presenti in WQ con un semplice elenco ordinato per anno (vedasi [[Renato Pozzetto]], mentre in altre voci vi sono sottosezioni per ruolo (vedasi [[Giovanni Veronesi]]) ma sono svariati i casi in cui una persona ricopre una molteplicità di ruoli per lo stesso film e pertanto risulterebbe ridondante inserire lo stesso titolo in più sottosezioni. In altre voci ancora, i ruoli vengono inseriti a fianco del titolo (vedasi [[Carlo Mazzacurati]]). Dunque vi chiedo: esiste una prassi per l’impostazione della sezione Filmografia? --[[Utente:Wiccio|Wiccio]] ([[Discussioni utente:Wiccio|scrivimi]]) 10:25, 18 lug 2025 (CEST)
:La prassi corretta, quando una persona ricopre spesso ruoli diversi nella filmografia, è quella di indicarli a fianco del titolo, come in [[Carlo Mazzacurati]], vedi come esempio anche [[Alberto Sordi]]. Questo nel caso che hai citato, quando appunto una persona ricopre una molteplicità di ruoli per lo stesso film e pertanto risulterebbe ridondante inserire lo stesso titolo in più sottosezioni. Se invece è presente in film diversi ma con ruoli sempre distinti, specie come attore oppure doppiatore, è corretta la doppia sottosezione, esempio [[Lauro Gazzolo]]. -- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 12:05, 18 lug 2025 (CEST)
== Fumagalli: full circle. Esultiamo! ==
Cari amici,
''Chi l'ha detto?'' di Giuseppe Fumagalli è stato riletto! ripassando la cronologia
*[[Wikiquote:Bar/Archivio_2009-01-02-03-04-05#Magari_lo_sapevate_già...|aprile 2009]]: segnalo il volume su IA ma l'autore era ancora sotto copyright
*[[s:Speciale:LinkPermanente/1029072|gennaio 2012]]: Nemo bis inaugura l'indice da trascrivere
*[[Wikiquote:Bar/Archivio_2022-06--12#Milestone_biprogetto:_Fumagalli|giugno 2022]]: il volume è completamente trascritto
*e [[s:speciale:LinkPermanente/3552917|ieri, 7 agosto 2025]], il volume è completamente riletto.
Questo è appunto un lavoro monumentale tra i due progetti che si conclude, che prova che il tempo è sempre dalla nostra parte e che mette a disposizione un enorme numero di citazioni dotati di fonte accurata. Ogni citazione è racchiusa in un template che fornisce un'ancora da utilizzare qui: ora resta da creare un template che da qui colleghi direttametne alla pagina giusta. Ci lavoro... '''[[:s:it:utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[:s:it:Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 11:42, 7 ago 2025 (CEST)
:{{ping|OrbiliusMagister}} Grazie per la bella notizia e, come scrivi, il rapporto tra Wikiquote e Wikisource resta sempre reciprocamente proficuo! Per linkare a una pagina specifica di Wikisource in realtà basta fare come ad esempio in [[Bernabò Visconti]], cioè mettere un interlink alla pagina di Wikisource (in quel caso <nowiki>[[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/504|p. 472]]</nowiki>) e il gioco è fatto: è già stato fatto così in numerose voci di Wikiquote che citano il ''Chi l'ha detto?'' -- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 12:30, 7 ago 2025 (CEST)
::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Mi felicito assai. Siccome "ogni citazione è racchiusa in un template che fornisce un'ancora", effettivamente il collegamento interwiki potrebbe essere più preciso che non quello alla sola pagina di cui parla Spinoziano. Qui abbiamo già {{tl|Source}}, che funziona in combinazione con {{[[s:Template:§|§]]}} di Wikisource, ma appunto bisogna prendersi la briga di inserire l'àncora su Wikisource. Potrebbe {{tl|Source}}, magari aggiornato, funzionare anche con il template che avete utilizzato per il ''Chi l'ha detto?'', cioè {{[[s:Template:Cld|Cld]]}}? O si potrebbe richiamare {{[[s:Template:Cld|Cld]]}} con un semplice collegamento interwiki così come già permette {{[[s:Template:§|§]]}} di Wikisource? Un esempio dell'ultima cosa che ho detto è [[s:Convivio/Trattato quarto#Conviensi adunque essere prudente]]. [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 15:10, 7 ago 2025 (CEST)
:::L'ancora non è richiesta nel senso che il [[s:template:Cld|template:Cld]] ha già inserito un'ancora con il numero della citazione: si tratta di capire come richiamarla da qui senza usare sessantacinque parametri di capitolo/pagina/ecc. che renderebbero la semplice citazione di pagina usata ed esemplificata qui sopra conveniente. Io punterei a un template "Cld" qui su Quote che con un semplice <nowiki>{{Cld|14}}</nowiki> porti a [[:s:Chi_l'ha_detto?/Parte_prima/1#c14]] '''[[:s:it:utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[:s:it:Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 17:01, 7 ago 2025 (CEST)
::::<code><nowiki>{{Source|Chi l'ha detto?/Parte prima/1|c14|parte I, § 1, n. 14}}</nowiki></code> genera {{Source|Chi_l'ha_detto?/Parte_prima/1|c14|parte I, § 1, n. 14}}, il che è in linea con quello che si è sempre fatto qui. Secondo me non serve un template ''ad hoc''. [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 18:19, 7 ago 2025 (CEST)
:::::Se porta a [[:s:Chi_l'ha_detto?/Parte_prima/1#c14]] però non si vede direttamente la fonte primaria, cioè la scansione della pagina, mentre nell'esempio che ho citato uno vede la scansione della pagina con la trascrizione a fianco e può anche controllare che la trascrizione sia corretta (difatti, anche se le pagine sono già rilette, qualche refuso può esser rimasto; ad esempio mentre ieri controllavo l'esempio citato mi è capitato di [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Pagina:Chi_l%27ha_detto.djvu/504&diff=prev&oldid=3553018 correggerne] uno proprio perché avevo di fronte la singola pagina trascritta).-- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 09:46, 8 ago 2025 (CEST)
::::::Quel template si è sempre usato in quel modo, anche le istruzioni mostrano quella sintassi.<br/>Comunque hai ragione e si può fare così: <code><nowiki>Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''Chi l'ha detto?'', {{Source|Pagina:Chi l'ha detto.djvu/39|c14|n. 14}}.</nowiki></code>, che genera "Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''Chi l'ha detto?'', {{Source|Pagina:Chi l'ha detto.djvu/39|c14|n. 14}}."<br/>Se non si vuole usare il template, ma il collegamento interwiki classico, allora si può scrivere <code><nowiki>Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''Chi l'ha detto?'', [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/39#c14|n. 14]].</nowiki></code>; l'output è ovviamente identico.<br/>Faccio anche notare che la numerazione delle frasi si mantiene progressiva dall'inizio all fine del libro, cioè non ricomincia da capo per ogni parte o capitolo, che quindi non serve indicare come invece avevo fatto nell'esempio precedente. Per lo stesso motivo non serve indicare neppure il numero di pagina, anzi il numero di ciascuna frase consente da solo di localizzarla con maggior precisione, considerando che ogni pagina contiene più frasi.<br/>Non è necessario neanche specificare il nome dell'editore né il luogo né la data di pubblicazione dell'opera, perché vale il semplice rinvio a Wikisource in base a quanto detto in [[Aiuto:Fonti#Bibliografia]].<br/>Non potrebbe essere più semplice, chiaro ed efficace. Dico tutto questo per il futuro. Comunque la maggior parte delle citazioni, onore al merito, è già stata importata dall'ottimo AnjaQantina. [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 14:41, 8 ago 2025 (CEST)
:::::::Credo che quanto indicato in [[Aiuto:Fonti#Bibliografia]] sia applicabile solo a casi di opere arcinote come la ''[[Divina Commedia]]'' o magari andrebbe rivisto quanto ivi scritto, perché Wikisource in quanto tale non è una fonte: è una piattaforma che riporta la fonte; quindi su Wikiquote editore, città e anno, in un caso come il ''Chi l'ha detto?'' ci vogliono e non costa nulla indicarli, difatti AnjaQantina li indicava. -- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 10:47, 9 ago 2025 (CEST)
::::::::Allora sarà da rivedere la linea guida, perché pare che dica non tanto che Wikisource è una fonte paragonabile a un'edizione di una casa editrice, ma che i dati bibliografici possono essere visti lì e che perciò non c'è bisogno di metterli pure qui, probabilmente sulla base di un'integrazione dei due progetti. Anche nel caso della ''Divina Commedia'' non ci sarebbe stato da accogliere la cosa ''de plano'', perché pur essendo arcinota ci sono diverse edizioni di maggiore e minore pregio, con contributi filologici ecc. [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 12:41, 9 ago 2025 (CEST)
:::::::::Sì, idealmente anche la voce ''[[Divina Commedia]]'' dovrebbe avere una bibliografia, oltrettutto nel caso della versione presente su Wikisource e utilizzata su Wikiquote si tratta di un'edizione con versione cartacea a fronte non presente, e che non è possibile rileggere, che è in quello stato dal 2008, quindi non proprio il massimo secondo gli standard attuali, né per Wikisource né per Wikiquote. La linea guida che hai citato è stata [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Aiuto:Fonti&diff=next&oldid=246414 inserita] da Nemo nel 2009, c'era stata [[Discussioni aiuto:Interwiki|questa discusssione]]; ora comunque siamo più attenti in entrambi i progetti alla precisione e verificabilità delle fonti. -- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 13:55, 9 ago 2025 (CEST)
== Slogan femminista? ==
Non ricordo chi disse per la prima volta una frase del tipo "la donna poteva essere solo madre, moglie, figlia e p-ttana".--[[Utente:Carnby|Carnby]] ([[Discussioni utente:Carnby|scrivimi]]) 13:42, 1 set 2025 (CEST)
:@[[Utente:Carnby|Carnby]] Definirlo "femminista" non pare proprio il caso! Qualche altro ragguaglio? È stato usato in Italia o all'estero? È associabile a qualche periodo storico? [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 22:11, 1 set 2025 (CEST)
::@[[Utente:Udiki|Udiki]] Ovviamente era polemico, si riferiva la fatto che la donna doveva essere un individuo indipendente e non in relazione ai bisogni dell'uomo; però non ho altri ragguagli.--[[Utente:Carnby|Carnby]] ([[Discussioni utente:Carnby|scrivimi]]) 08:53, 2 set 2025 (CEST)
== SheSaid 2025 ==
Dal 1º settembre al 31 dicembre, torna la campagna [[Wikiquote:SheSaid 2025|SheSaid 2025]]. --[[Utente:Camelia.boban|Camelia]] ([[Discussioni utente:Camelia.boban|scrivimi]]) 16:56, 6 set 2025 (CEST)
== itWikiCon 2025: programma pubblicato e iscrizioni aperte fino al 12 ottobre ==
Ciao a tutti,
ci stiamo avvicinando a '''[[m:ItWikiCon/2025|ItWikiCon 2025]]''', il convegno annuale della comunità italofona dei progetti Wikimedia che si terrà '''a Catania da venerdì 7 a domenica 9 novembre'''.
Siamo lieti di presentarvi il '''[[m:ItWikiCon/2025/Programma#Programma_del_convegno_in_vista_tabellare|programma del convegno]]''', costruito a partire dalle proposte della comunità selezionate dalla commissione programma. Durante i tre giorni del convegno, potrete partecipare a presentazioni e discussioni su vari argomenti legati ai progetti Wikimedia, ai processi comunitari e alle sfide delle comunità per il futuro.
Ma l’itWikiCon di Catania è più di un convegno: prima e dopo l’evento organizzeremo '''[[m:ItWikiCon/2025/Programma#Panoramica_della_settimana_dell'itWikiCon_2025|una serie di visite guidate e altre attività]]''' per scoprire la Sicilia orientale insieme. Vi invitiamo a pianificare il vostro viaggio tenendo in considerazione queste attività (che saranno a carico dei partecipanti). Consigliamo di essere celeri nel prenotare gli alloggi e i mezzi di trasporto, poiché Catania è una destinazione ad alta stagione turistica anche a novembre. Troverete dei consigli su come raggiungere Catania e dove alloggiare [[m:ItWikiCon/2025/Informazioni|sulla pagina Informazioni]].
La fase di iscrizione all’evento è '''aperta fino a domenica 12 ottobre a mezzanotte'''. Potete prenotare il vostro posto per il convegno compilando '''[https://ticket.itwikicon.org/itwikicon/2025/ il modulo di iscrizione]'''. La quota di partecipazione di 20€ vi permette di sostenere l’organizzazione dell’evento e va pagata direttamente online per validare la vostra iscrizione.
Per qualsiasi domanda o suggerimento non esitate a scrivere un messaggio sulla [[m:Talk:ItWikiCon/2025|pagina di discussione dell’evento]] o a contattarci a info@itwikicon.org.
A presto,
Per il team organizzatore itWikiCon 2025, [[Utente:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]] ([[Discussioni utente:Dario Crespi (WMIT)|scrivimi]]) 09:30, 9 set 2025 (CEST)
== SheSaid 2025 ==
Carissimi, vi ricordo che da ottobre inizia tradizionalmente (siamo al sesto anno) l'iniziativa SheSaid. È possibile, per chi vuole, iscriversi in [[Wikiquote:SheSaid 2025#Partecipanti]] e creare o ampliare voci dedicate a donne. Quest'anno in realtà era possibile iniziare dal 1° settembre, ma per chi non avesse sfruttato tale opzione siete ancora in tempo a partecipare secondo i tempi degli ultimi due anni (fino al 31 dicembre). Pingo a tale riguardo i maggiori partecipanti alle ultime due edizioni che non sono ancora iscritti, nel caso vi trovassero piacere anche quest'anno: {{ping|Danyele|Ibisco|Emmepici}} {{ping|GryffindorD|IppolitoN|Dispe}} {{ping|Superchilum|Pierpao}}. Un caro saluto. [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 17:12, 30 set 2025 (CEST)
== Strategia Wikimedia Italia 2026-2030: è online la versione in consultazione ==
Ciao a tutte e a tutti,<br/>
condividiamo in '''[[:meta:Wikimedia Italia/Strategia 2026-2030/Versione in consultazione|questa pagina su Meta]]''' una '''versione in consultazione della Strategia 2026-2030 di Wikimedia Italia''', frutto dell’integrazione tra i risultati del sondaggio e dei 12 incontri di gruppo svolti. Invitiamo tutta la comunità a leggere il documento e a '''contribuire in [[:meta:Talk:Wikimedia Italia/Strategia 2026-2030/Versione in consultazione|pagina di discussione]] con osservazioni e suggerimenti''' entro le ore 23:59 di domenica 26 ottobre 2025. Grazie a tutte e a tutti per il contributo! --[[Utente:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]] ([[Discussioni utente:Dario Crespi (WMIT)|scrivimi]]) 17:41, 14 ott 2025 (CEST)
== Obiezioni alla rimozione di due candidati al Consiglio Direttivo della WMF alle elezioni del 2025 ==
Ciao. [[m:Objections to the 2025 WMF Board election removals/Comunità italiana|Qui]] trovate una lettera aperta contro la decisione di WMF di rimuovere dalle elezioni del Board per il 2025 due dei sei candidati: Ravan e Lane. La pagina è una traduzione delle due pagine di obiezioni presenti in quel momento: quella della [[m:Objections to the 2025 WMF Board election removals/Arab Community|comunità araba]] e della [[m:Objections to the 2025 WMF Board election removals/Comunidad hispanohablante|comunità spagnola]]. Se siete d'accordo con le preoccupazioni espresse, potete firmarla. Grazie. [[Utente:Camelia.boban|Camelia]] ([[Discussioni utente:Camelia.boban|scrivimi]]) 22:59, 14 ott 2025 (CEST)
== Filmografia in pagine biografiche ==
Vorrei chiedere il vostro parere in merito all’eventuale inserimento in filmografia di titoli “ispirati” o “tratti” o con “videoarchivi”. P.e., stando a Wikidata, [[John Lennon]] risulterebbe nei film [[Forrest Gump]] (1994) e [[Steve Jobs (film)|Steve Jobs]] (2015); non ho ricordi lucidi a riguardo di tali titoli, li ho visti troppi anni addietro, ma se la memoria non m’inganna in Forrest Gump dovrebbero aver usato filmati d’archivio nei quali compare John Lennon. Allo stesso modo, sempre stando a Wikidata, [[Charlie Chaplin]] risulta in [[Zelig (film)|Zelig]] come ''archive footage''. Come gestire tali casistiche nelle filmografie?<br />
Altro caso: su Wikidata ne [[Il malato immaginario (film)|Il malato immaginario]] (1979) risulta che [[Molière]] ne sia lo sceneggiatore; al di là del fatto che non è stato inserito con l'etichetta sbagliata su Wikidata, ha senso per voi inserire il titolo nella filmografia del drammaturgo?<br />
Inoltre, è corretto utilizzare le nomenclature ruoli destinate al cinema anche per il teatro? P.e., in [[Victor Hugo]] è sensato inserire una sezione Filmografia con [[Lucrezia Borgia (opera)|Lucrezia Borgia]] nel ruolo di sceneggiatore? Grazie per l'attenzione. --[[Utente:Wiccio|Wiccio]] ([[Discussioni utente:Wiccio|scrivimi]]) 14:05, 12 nov 2025 (CET)
:Ciao, rispondo per punti: 1) i filmati d'archivio non si mettono nelle filmografie, del resto Lennon non compare fra gli attori nel template {{tl|film}} che è presente nelle voci di quei film, idem per Chaplin, mentre è buona norma che le sezioni "Filmografia" nelle voci degli attori rispecchino il contento delle tabelle dei film a cui linkano; le tabelle in ogni caso le incolliamo da Wikipedia dove andrebbero inseriti solo i ruoli principali e accreditati. 2) I campi genere, regista, soggetto e sceneggiatore è buona norma incollarli da Wikipedia insieme agli attori, perché su Wikidata a volte ci sono pasticci dovuti a dati importati. "Molière" per quel film è corretto nel campo soggetto ed è corretto che sia presente in [[Molière#Filmografia]]; cioè sì: è corretto inserire nella voce di un drammaturgo o scrittore i film tratti dalle sue opere, il lettore capisce che in quel caso "filmografia" indica appunto film tratti da sue opere. 3) [[Lucrezia Borgia (opera)]] è riportata in Hugo nella sezione [[Victor Hugo#Voci correlate]]: è corretto così com'è, in quanto in quella sezione si può mettere ogni genere di altre voci correlate, come ad esempio opere correlate che non sono filmiche (quella è un'opera tearale quindi non può stare in Filmografia, né sono previste sezioni ad hoc per il teatro).-- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 15:10, 12 nov 2025 (CET)
== Se qualcuno di voi è vicino a Milano... ==
Salve, volevo chiedervi una cosa un po' particolare. Da tempo, per capire quando scadono i loro diritti d'autore, sto cercando l'anno di morte di tre traduttori:
1) Annie Lami, (nome da nubile Annie Gillot) moglie di Adriano Lami (di quest'ultimo so che era nato il 29 novembre 1892 a Firenze e che viveva Via Castelmorrone 5 a Milano nel 1940). Lei è stata traduttrice di James Joyce, Thomas Mann, Jack London, Hall Radclyffe e altri.
2) Bice Giachetti-Sorteni, moglie del compositore Enrico Giachetti (quest'ultimo nato a Firenze il 28 agosto 1890 e morto a Milano il 08 giugno 1954). Traduttrice di Thomas Mann.
3) Guido Vitali, nato a Milano l'11 settembre 1881, preside del liceo Parini di Milano fino al 1936 o 1937 e vivente fino agli anni '60 circa. Traduttore di testi di Virgilio, Omero, Ovidio e Plauto.
Per le prime due autrici ho contattato anche i servizi demografici di Firenze dove erano nati i loro mariti e i servizi demografici mi hanno detto che se non si hanno più informazioni sulla nascita e residenza delle persone di cui si cerca l'anno di morte allora si trova poco. Al massimo possono cercare gli atti di nascita dei mariti ma le informazioni trovate non sono molto utili per arrivare alle date di morte delle mogli.
La cosa migliore sarebbe chiedere ai servizi demografici di Milano, però io li ho contattati via mail e mi hanno risposto che per queste richieste c'è un "muro burocratico" ovvero l'unico modo di chiedere informazioni di questo tipo a loro è andare di persona a Milano al loro sportello. Qualcuno di voi per favore potrebbe gentilmente andare a fare questa commissione a Milano?
Grazie [[Utente:Myron Aub|Myron Aub]] ([[Discussioni utente:Myron Aub|scrivimi]]) 08:33, 15 dic 2025 (CET)
:Su Wikiquote riportiamo soltanto corte citazioni, quindi non serve che i brani citati siano in pubblico dominio: il problema riguarda Wikisource se vuoi riportare là testi completi.-- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 10:50, 15 dic 2025 (CET)
:@[[Utente:Myron Aub|Myron Aub]] Carissimo, circa prof. Vitali avevo investigato anch'io (vedi [https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:151.64.157.167&oldid=130222337 qui] e [[w:Discussioni_utente:Udiki#Prof._Guido_Vitali|qui]]), ma purtroppo non è andata bene. Forse le informazioni che avevo raccolto potrebbero esserti di qualche aiuto per nuove ricerche, magari si può chiedere al liceo Parini di cui fu a lungo preside di un certo rilievo (fino alle leggi razziali che ne determinarono l'espulsione, benché fosse fascistissimo). Saluti, [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 14:43, 15 dic 2025 (CET)
::@[[Utente:Udiki|Udiki]] Ciao, chi si rivede! :-) Grazie lo stesso, può essere un'idea chiedere al Parini, anche se non so quanto può aiutare (spesso neanche le case editrici hanno notizie di autori che hanno pubblicato per loro un secolo fa). Per la cronaca, ho creato la seguente pagina di Wikisource [https://it.wikisource.org/wiki/Utente:Myron_Aub/Autori_con_date] dove ho trascritto varie date anagrafiche su vari autori poco conosciuti, soprattutto traduttori. Non so se ad altri possono interessare queste ricerche... [[Utente:Myron Aub|Myron Aub]] ([[Discussioni utente:Myron Aub|scrivimi]]) 22:14, 15 dic 2025 (CET)
:::@[[Utente:Myron Aub|Myron Aub]] Il Parini non è un liceo qualsiasi, ma un liceo con una storia importante di una metropoli: scommetto un caffè che ne tengano debitamente conto. Magari c'è da spiegare le nobili motivazioni della richiesta per sollecitare un po' chi di dovere. A me quelle cose anagrafiche interessano per gli stessi tuoi motivi, come sai; se ti pare utile credo che le informazioni si possano inserire su [[d:Wikidata:Main Page|Wikidata]] in modo da condividerle, ma chiedi a chi ne sa di più. [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 22:30, 15 dic 2025 (CET)
::::@[[Utente:Udiki|Udiki]] Ho scritto una mail al Parini motivando adeguatamente la mia richiesta, vediamo se mi rispondono. Può essere un'idea anche collaborare a mettere quei dati anagrafici su wikidata, anche se a volte citare le fonti è difficile, bisognerebbe che in certi casi io scrivessi "informazione ricavata dai servizi demografici del Comune di..." o addirittura "informazione ricavata dall'erede". Intanto ti segnalo, come forse avrai già visto, che ho ricominciato da tempo a caricare scansioni su Internet Archive, vedi se qualche testo è interessante da citare su Wikiquote... [[Utente:Myron Aub|Myron Aub]] ([[Discussioni utente:Myron Aub|scrivimi]]) 17:22, 16 dic 2025 (CET)
== Istituzione gruppi di lavoro di Wikimedia Italia ==
Ciao, vi scrivo per comunicare che Wikimedia Italia è pronta a lanciare i suoi nuovi gruppi di lavoro! I gruppi sono rivolti a soci e volontari, anche esterni all’associazione, e nascono con l’obiettivo di creare uno spazio strutturato di confronto e coordinamento, favorendo partecipazione, formazione e condivisione di idee e informazioni.<br/>
Questo nuovo modello sostituisce il precedente sistema basato sulle commissioni, con l’intento di rendere più aperta la partecipazione e di stimolare una discussione più ampia e inclusiva sui temi di interesse dell’associazione, anche alla luce di quanto emerso nel percorso di elaborazione della [[:meta:Wikimedia Italia/Strategia 2026-2030|strategia 2026–2030]], per rispondere maggiormente alle necessità e agli interessi della comunità.<br/>
Una descrizione dettagliata dei nuovi gruppi di lavoro è disponibile su Meta, alla pagina [[:meta:Wikimedia Italia/Gruppi di lavoro]]. Sono stati istituiti i primi cinque gruppi di lavoro:
* Wiki Loves Monuments
* GLAM
* Scuole e università
* Comunicazione e advocacy
* OpenStreetMap
Puoi segnalare la tua partecipazione ai gruppi di lavoro inserendo il tuo nome o nickname direttamente nella pagina di ogni singolo gruppo.<br/>
Resto a disposizione per qualsiasi domanda. Grazie e a presto. --[[Utente:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]] ([[Discussioni utente:Dario Crespi (WMIT)|scrivimi]]) 14:23, 16 dic 2025 (CET)
== Wikimedia Hackathon e Wikimania 2026: apertura borse di partecipazione di Wikimedia Italia ==
Siamo molto lieti di comunicarvi che Wikimedia Italia ha aperto le '''borse per sostenere i costi di partecipazione a [[:mw:Wikimedia Hackathon 2026|Wikimedia Hackathon 2026]] e [[:wmania:2026:Wikimania|Wikimania 2026]]'''.
* Per Wikimedia Hackathon, che si terrà a Milano dal 1º al 3 maggio, vengono messe a disposizione 6 borse da 350 € ciascuna e la richiesta può essere inviata '''entro venerdì 6 febbraio 2026'''.
* Per Wikimania, che si terrà a Parigi dal 21 al 25 luglio, vengono messe a disposizione 13 borse da 800 € ciascuna e la richiesta può essere inviata '''entro domenica 1º marzo 2026'''.
Tutte le richieste pervenute saranno poi valutate da due commissioni appositamente costituite e gli esiti verranno comunicati entro l'11 febbraio per il Wikimedia Hackathon ed entro il 25 marzo per Wikimania.
I bandi completi si trovano sul wiki di Wikimedia Italia:
* Wikimedia Hackathon: [[:wmit:Programma borse di partecipazione per il Wikimedia Hackathon 2026|Programma borse di partecipazione per il Wikimedia Hackathon 2026]]
* Wikimania: [[:wmit:Programma borse di partecipazione "Alessio Guidetti" per Wikimania 2026|Programma borse di partecipazione "Alessio Guidetti" per Wikimania 2026]]
All'interno dei bandi si trovano i link ai form da compilare per la richiesta. Siete tutti invitati a partecipare!
Per qualsiasi dubbio, non esitate a [https://it.wikipedia.org/wiki/Speciale:InviaEmail?wpTarget=Dario_Crespi_(WMIT) scrivermi]. Buona giornata, --[[Utente:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]] ([[Discussioni utente:Dario Crespi (WMIT)|scrivimi]]) 09:53, 28 gen 2026 (CET)
== Sondaggio su microgrant e sportello volontari di Wikimedia Italia ==
Ciao. Nel corso degli ultimi anni [[:it:w:Wikipedia:Wikimedia Italia|Wikimedia Italia]] ha introdotto alcuni strumenti a sostegno delle attività promosse dai volontari dei progetti Wikimedia e OpenStreetMap. In particolare, dal 2017 con il programma '''microgrant''' finanzia progetti fino a 1000 euro, mentre dal 2021 è attivo lo '''sportello volontari''', che finanzia progetti per importi superiori.
Vorremmo capire meglio quanto questi strumenti siano conosciuti e come siano percepiti, oltre a individuare possibili miglioramenti per rispondere sempre di più alle esigenze della comunità. Per questo ti chiediamo di dedicarci qualche minuto compilando un breve sondaggio: il tuo punto di vista per noi è davvero prezioso.
Le risposte ci aiuteranno a individuare cosa funziona, cosa può essere migliorato e in che modo Wikimedia Italia può offrire un supporto più efficace.
Il sondaggio è disponibile a questo link: https://survey.wikimedia.it/index.php/754139
Ti chiediamo per favore di rispondere entro le ore 23.59 di domenica 15 febbraio.
Ti ringrazio e rimango a tua disposizione per qualsiasi informazione, [[Utente:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]] ([[Discussioni utente:Dario Crespi (WMIT)|scrivimi]]) 16:42, 9 feb 2026 (CET)
== Citazione con fonte errata ==
Ciao a tutti,
da qualche giorno sto incrementando la voce [[Antonio Beltramelli]], prima con citazioni tratte da ''Da Comacchio ad Argenta'', oggi da ''Il Gargano''. Prima del mio intervento, in Beltramelli, era già presente una citazione (Carichi di legname arrivavano e venivano lavorati ...) con fonte ''Il Gargano'', p. 117, 1907, lo stesso testo che sto utilizzando. Ho voluto controllarne l'esattezza, ma nell'opera del Beltramelli, disponibile in [https://archive.org/details/collezionedimono29berg/page/n8/mode/1up Internet Archive], questa frase non esiste! Né nella pagina indicata, né altrove. Cosa fare? cancellarla, mantenerla eliminando la fonte, o altro? Grazie dei suggerimenti. --[[Utente:Gaux|Gaux]] ([[Discussioni utente:Gaux|scrivimi]]) 17:49, 18 feb 2026 (CET)
:@[[Utente:Gaux|Gaux]] La citazione è da considerare senza fonte. Siccome è vecchia, può essere spostata in discussione in una sezione "Senza fonte" in cima alla quale porre il template {{tl|Sfid}}. Se la citazione fosse stata aggiunta di fresco, sarebbe stata invece da annullare direttamente. Ovviamente andrà tolta dalla voce tematica in cui è inserita. Saluti, [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 20:17, 18 feb 2026 (CET)
::Grazie! Tutto chiaro. [[Utente:Gaux|Gaux]] ([[Discussioni utente:Gaux|scrivimi]]) 07:42, 19 feb 2026 (CET)
== Nuova voce Paul-Henri Spaak ==
Buongiorno a tutti, ho appena messo on line la voce Paul-Henri Spaak ma è il mio primo lavoro su Wikiquote e come tale gradire moltissimo i vostri consigli. Sto leggendo un libro con i suoi discorsi e dunque penso che aggiungerò altre citazioni. Nel mondo francofono è spesso citato sono dunque rimasta sorpresa di non aver trovato nulla su wikiquote.Ho letto naturalmente il "Modello di voce" e ho un'esperienza su wikipedia e commons di quasi 14 anni ma qui sono una novellina e non vorrei fare pasticci. Un grazie in anticipo per i vostri commenti.--[[Utente:Bettylella|Bettylella]] ([[Discussioni utente:Bettylella|scrivimi]]) 19:43, 18 feb 2026 (CET)
:@[[Utente:Bettylella|Bettylella]] Ciao, ho sistemato alcune cose. Ho cambiato la foto, perché in quella di prima non si capiva granché. Ho segnalato la voce come [[Aiuto:Abbozzo|abbozzo]], perché tale è con meno di tre citazioni. Ho corretto il modo in cui era citata la fonte, soprattutto inserendo la dicitura "da" per indicare la fonte primaria (il discorso) e "citato in" per [[Aiuto:Fonti#Libri altrui|quella secondaria]] (il libro in cui il discorso è citato). Siccome il libro è in francese, presumo che la traduzione in italiano sia tua; in questo caso devi inserire anche l'originale in francese come spiegato in '''[[WQ:TT]]'''; ricordo però che le traduzioni automatiche (quelle fatte dall'intelligenza artificiale) non sono ammesse e sono motivo di [[Wikiquote:Cancellazioni immediate|cancellazione immediata della voce]] o delle singole citazioni viziate. Se ci sono tre citazioni tratte da una stessa opera, allora si può creare una sezione relativa a quell'opera; sennò vanno nella sezione generica "Citazioni di Paul-Henri Spaak" che ho provveduto a creare. Quando crei una voce, ricordati di collegarla al relativo elemento su Wikidata (l'ho fatto io, dovrebbe esserti arrivata una notifica). Hai fatto benissimo a creare la voce e a mettere per ora solo una citazione anziché fare modifiche a raffica, perché è naturale che all'inizio ci siano alcune cose da rivedere. Il resto, se necessario, si vedrà dopo. Se serve qualcosa, chiedi pure. Saluti, [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 20:13, 18 feb 2026 (CET)
::Grazie mille, sei stato veramente gentile. La traduzione è mia perché sono bilingue. Metterò l'originale in corsivo domani come indicato dal regolamento. Probabilmente le citazioni verranno dallo stesso libro che sto leggendo, devo finirlo rapidamente perché la biblioteca ne ha una sola copia e mi hanno chiesto di renderlo il prima possibile. Come faccio a creare una sezione per le citazioni trovate in quel libro? Ho trovato anche online i suoi due libri e vedrò se ci sono delle citazioni famose anche lì (suppongo di sì). Quando hai tempo, senza non ti dà fastidio butta un occhio, giusto per non lasciare del lavoro sporco on line. Buona serat [[Utente:Bettylella|Bettylella]] ([[Discussioni utente:Bettylella|scrivimi]]) 20:29, 18 feb 2026 (CET)
:::@[[Utente:Bettylella|Bettylella]] Siccome il libro non è della persona a cui la pagina si riferisce (Spaak), bensì un'altra (Smets), la cosa un po' più ''probabile'' è che non sia necessario inserire le citazioni in una sezione dedicata specificamente all'opera, ma nella sezione "Citazioni di Paul-Henri Spaak" così come vedi già adesso. Magari il libro di Smets potrà essere menzionato in una sezione "Bibliografia" e richiamato in nota in forma abbreviata, cioè "Citato in Smets, p. 34.", senza dover precisare ogni volta il titolo, l'editore e l'anno, che saranno comunque presenti in bibliografia. Continuerò a seguire la voce. ''À la prochaine'', [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 21:05, 18 feb 2026 (CET)
== Voci su singole canzoni ==
Ho visto che di recente {{ping|Dispe}} ha creato due voci tematiche dedicate a singoli brani musicali, nella fattispecie ''[[Nel blu dipinto di blu]]'' e ''[[Per sempre sì]]''. Mi sembra che sia una novità assoluta, fino a ora avevamo più che altro voci su [[:Categoria:Composizioni musicali|composizioni di musica classica]], mentre le citazioni sulle singole canzoni le ho sempre viste nelle citazioni sugli album da cui sono tratte, nelle voci degli autori ([[Fabrizio_De_André#Citazioni_su_Volume_I|esempio 1]], [[The_Beatles#Citazioni_su_Rubber_Soul|esempio 2]], [[Red_Hot_Chili_Peppers#Citazioni_su_Californication|esempio 3]]). Personalmente manterrei questa impostazione e propenderei per soluzioni alternative solo quando le dimensioni lo richiedono per veri e propri scorpori. [[Utente:AssassinsCreed|AssassinsCreed]] ([[Discussioni utente:AssassinsCreed|scrivimi]]) 20:22, 8 mar 2026 (CET)
:Concordo, ma per una voce singola direi che ne servirebbero davvero tante sulla canzone in questione, anche perché se cominciassimo a creare pagine sui singoli brani avremmo migliaia di voci nuove a non finire. [[Utente:SirPsych0|SirPsych0]] ([[Discussioni utente:SirPsych0|scrivimi]]) 21:54, 8 mar 2026 (CET)
::Mi chiedevo anch'io se non fosse il caso di mettere le citazioni in questione nella pagina del cantante, specificatamente nella sezione dedicata all'album. ''Nel blu dipinto di blu'' è una canzone così iconica che meriterebbe una voce a sé; ma con tutto quello che è stato detto su di essa, a me il buon senso dice di crearla innanzitutto con un corredo minimo di citazioni autorevoli, cosa che al momento non si vede. È vero che questo progetto è perpetuamente ''in fieri'', ma è vero anche che gli abbozzi andrebbero evitati quando, come in questo caso, dovrebbe essere abbastanza possibile. ''Per sempre sì'' ha vinto Sanremo, ma è una cosa ancora troppo recente e al momento disponiamo più che altro di polemiche giornalistiche di rilevanza storica quanto meno incerta. Quindi, più in generale, io non creerei voci di tal fatta, se non in casi eccezionali e sempre che le si possa dotare sin da subito di una certa struttura. È un po' lo stesso discorso che già facciamo a proposito dei libri. [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 15:04, 10 mar 2026 (CET)
:::{{ping|Dispe}} se non hai nulla in contrario procederei a cancellare le due voci e spostare le citazioni in [[Domenico Modugno]] e [[Sal Da Vinci]].--[[Utente:AssassinsCreed|AssassinsCreed]] ([[Discussioni utente:AssassinsCreed|scrivimi]]) 04:38, 13 mar 2026 (CET)
::::Concordo con voi. --'''[[Utente:Superchilum|<span style="color:#209090;">Superchilum</span>]]'''<sup>([[Discussioni_utente:Superchilum|scrivimi]])</sup> 11:44, 14 mar 2026 (CET)
== Attivazione sportello di supporto legale di Wikimedia Italia ==
Ciao. Sono felice di comunicarvi che da oggi è attivo un nuovo servizio che Wikimedia Italia, richiesto dagli utenti in diverse occasioni, anche nella fase di consultazione per la stesura della [[:meta:Wikimedia Italia/Strategia 2026-2030|strategia 2026-2030 di Wikimedia Italia]].
Si tratta di uno '''sportello di supporto legale gratuito''', che consente ai volontari di potersi rivolgere a un avvocato in merito a questioni che riguardano la loro attività su Wikipedia e gli altri progetti Wikimedia.<br/>
Questo sportello si articola in due parti:
* un documento con "risposte a domande frequenti" che affronta alcune casistiche di carattere generale più ricorrenti (e che potrà essere aggiornata e ampliata in futuro);
* la possibilità di richiedere una consulenza legale con un avvocato per chiarimenti sui contenuti del documento o per questioni non trattate nelle FAQ.
Trovate tutte le informazioni relative allo sportello di supporto legale in questa pagina su Wikipedia in italiano: '''[[w:it:Wikipedia:Wikimedia Italia/Supporto legale|Wikipedia:Wikimedia Italia/Supporto legale]]'''.
Per qualsiasi domanda o osservazione, non esitate a contattarmi rispondendo a questo messaggio (vi chiedo di pingarmi) o tramite [[Special:EmailUser/Dario_Crespi_(WMIT)|email]]. --[[Utente:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]] ([[Discussioni utente:Dario Crespi (WMIT)|scrivimi]]) 17:19, 11 mar 2026 (CET)
== qualificatore in vista o nascosto ==
Ciao a tutti,
quando citate un autore che ha un qualificatore, lo citate scrivendolo in forma compatta con pipe o in forma estesa senza?
Esempio: [[Adolfo Venturi (storico dell'arte)|Adolfo Venturi]] o [[Adolfo Venturi (storico dell'arte)]].
In Pedia si usa la notazione compatta, in Quote?
Grazie per l'info.
--[[Utente:Gaux|Gaux]] ([[Discussioni utente:Gaux|scrivimi]]) 17:20, 27 mar 2026 (CET)
:Che io sappia si usa la notazione compatta anche qui. Io comunque la preferisco. Non si vede per quale motivo usare quella estesa, tanto il collegamento interno risolve le ambiguità. Incidentalmente ti segnalo che basta scrivere <code><nowiki>[[Adolfo Venturi (storico dell'arte)|]]</nowiki></code> (nota il separatore dopo il nome della pagina!) per ottenere <code><nowiki>[[Adolfo Venturi (storico dell'arte)|Adolfo Venturi]]</nowiki></code>, perché il software completa la parte mancante in automatico nel momento in cui salvi la modifica; ma forse lo sapevi già. Saluti, [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 17:35, 27 mar 2026 (CET)
::Grazie per la risposta. Anch'io, come vecchio ''pediano'', preferisco la forma compatta, il mio dubbio è nato osservando la lista delle Voci nuove, ove ho notato prevalentemente l'utilizzo della forma estesa. La tua segnalazione sul riempimento automatico non la conoscevo! doppio Grazie! [[Utente:Gaux|Gaux]] ([[Discussioni utente:Gaux|scrivimi]]) 18:29, 27 mar 2026 (CET)
:::Direi ampiamente preferibile notazione compatta, questo in generale. Per le "voci nuove" potrebbe valere un discorso a parte, ma comunque se vogliamo uniformarci anche lì, nulla in contrario.--[[Utente:AssassinsCreed|AssassinsCreed]] ([[Discussioni utente:AssassinsCreed|scrivimi]]) 19:13, 27 mar 2026 (CET)
::::Per le "Nuove voci" ci si è uniformati a usare la forma estesa e senza corsivi dopo [[Discussioni template:SelezioneNuove#Disambiguante]]. Anche in [[Incipit]] ed [[Explicit]] mi sembra meglio la forma estesa, trattandosi di liste, dove pure non vengono usati i corsivi. Ma fatto salvo per queste liste, in tutte le voci di Wikiquote (specie le tematiche) è invece norma usare la forma compatta.-- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 09:10, 28 mar 2026 (CET)
== Eliminare link a libri cancellati da Wikibooks ==
Ciao! Scusate, scrivo qui perché non ho trovato il corrispettivo di [[w:Wikipedia:Bot/Richieste]] – nel caso abbia sbagliato, perdonatemi e spostate pure la discussione :)<br/>Vi scrivo perché su Wikibooks è emerso un colossale caso di violazione di copyright e sono stati cancellati 128 wikilibri ([[b:Wikibooks:Sospette violazioni di copyright/Archivio/Marzo 2026|qui i dettagli]]). Ho visto però che qui su Wikiquote erano stati inseriti manualmente dei link a questi libri all'interno del [[Template:Interprogetto]]. Questi link ora rimandano a pagine che non esistono più. È possibile far passare un bot per eliminarli? Se vi serve una lista, fatemi sapere di cosa avete bisogno e dove posso mettervela. Grazie! — [[Utente:Hippias|Hippias]] ([[Discussioni utente:Hippias|scrivimi]]) 17:22, 4 apr 2026 (CEST)
:Grazie per la segnalazione, purtroppo al momento su Wikiquote abbiamo scarsa o nulla manovalanza sul comparto tecnico e bot, ma essendo solo 128 il controllo volendo si può fare a mano; avere qualche link nell'interprogetto che punta a pagine non esistenti comunque non è un gran problema, più grave sarebbe se fossero rimasti link funzionanti illegali.-- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 10:26, 5 apr 2026 (CEST)
::@[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] Se volete, ho un bot che uso su Wikibooks per le operazioni ripetitive ([[b:Speciale:Contributi/Gian BOT]]). Se può servire, fatemi sapere. -- [[Utente:Hippias|Hippias]] ([[Discussioni utente:Hippias|scrivimi]]) 14:03, 6 apr 2026 (CEST)
:::@[[Utente:Hippias|Hippias]] Ho cancellato tutti i collegamenti verso Wikibooks aggiunti dallo stesso account responsabile della violazione del copyright. Per caso c'è dell'altro? [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 14:45, 6 apr 2026 (CEST)
::::@[[Utente:Udiki|Udiki]] No, allora è a posto. Grazie! -- [[Utente:Hippias|Hippias]] ([[Discussioni utente:Hippias|scrivimi]]) 14:47, 6 apr 2026 (CEST)
== Save the Date: itWikiCon 2026 a Vezia (Lugano) – Vi aspettiamo! ==
Gli organizzatori sono entusiasti di invitarvi '''all’itWikiCon 2026 che si terrà a [[:w:it:Vezia|Vezia]] ([[:w:it:Lugano|Lugano]])'''! È la prima volta che il convegno annuale della comunità italofona dei progetti Wikimedia si terrà nella Svizzera italiana.
Dal '''6 all’8 novembre 2026''' insieme a voi trasformeremo Vezia in un vivace punto d’incontro all’insegna della conoscenza libera, della condivisione e della comunità.
La sede del convegno, [https://csvn.ch/ Il Centro Studi Villa Negroni], una struttura nota per aver ospitato persone di spicco della cultura italiana si trova molto vicino a Lugano. Non vediamo l'ora di condividere questo luogo con voi e di partecipare a workshop, discussioni e presentazioni stimolanti.
L'organizzazione sta procedendo e nel corso delle prossime settimane, vi terremo aggiornati sui principali sviluppi, inclusi la creazione collaborativa del programma e il bando per le borse di partecipazione.
Nelle prossime settimane saranno pubblicate ulteriori informazioni sulla [[:meta:ItWikiCon/2026|pagina principale dell’evento]].
Per qualsiasi domanda o suggerimento, non esitare a scrivere un messaggio sulla [[:meta:Talk:ItWikiCon/2026|pagina di discussione dell’evento]] o di contattarci a info(at)itwikicon.org.
A presto,
il team organizzativo di itWikiCon 2026: [[Utente:cassinam|Cassinam]], [[Utente:Vallema|Vallema]], [[Utente:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]], [[Utente:Dorine Barth (WMCH)|Dorine Barth (WMCH)]] ([[Discussioni utente:Dorine Barth (WMCH)|scrivimi]]) 12:30, 7 apr 2026 (CEST)
== WikiOscar 2026 ==
Ciao! Anche quest'anno nei '''[https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikioscar/2026 Wikioscar]''' che si tengono su Wikipedia in lingua italiana è presente un [https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikioscar/2026#Wikicitazionista premio] per l'utente che non usa mai parole proprie. Potete votare il vostro utente preferito dal 1° al 7 maggio! [[Utente:Atlante|Atlante]] ([[Discussioni utente:Atlante|scrivimi]]) 10:41, 1 mag 2026 (CEST)
== Attivazione sportello counseling di Wikimedia Italia ==
Ciao. Sono felice di comunicarvi che da oggi è attivo un nuovo servizio di Wikimedia Italia, richiesto dagli utenti in diverse occasioni, anche nella fase di consultazione per la stesura della [[:meta:Wikimedia Italia/Strategia 2026-2030|strategia 2026-2030 di Wikimedia Italia]].
Si tratta di uno '''sportello di counseling gratuito''', che consente ai volontari di potersi rivolgere a un counselor professionista per affrontare difficoltà relazionali, situazioni di tensione o conflitti legati all’attività sui progetti Wikimedia.<br/>
Questo sportello offre uno spazio sicuro di ascolto e confronto e prevede percorsi individuali gratuiti fino a un massimo di 5 colloqui online per persona.
Trovate tutte le informazioni relative allo sportello counseling in questa pagina: '''[[:w:Wikipedia:Wikimedia Italia/Sportello counseling]]'''.
Ne approfitto per ricordarvi che è sempre attivo anche lo [[:w:Wikipedia:Wikimedia Italia/Supporto legale|sportello di supporto legale gratuito]].
Per qualsiasi domanda o osservazione, non esitate a contattarmi rispondendo a questo messaggio (vi chiedo cortesemente di pingarmi) o tramite [[Speciale:InviaEmail/Dario_Crespi_(WMIT)|email]]. --[[Utente:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]] ([[Discussioni utente:Dario Crespi (WMIT)|scrivimi]]) 14:57, 7 mag 2026 (CEST)
== Apertura delle pre-iscrizioni itWikiCon 2026 ==
Come saprete già, dal '''6 all'8 novembre 2026''' a [[:w:it:Vezia|Vezia]] ([[:w:it:Lugano|Lugano]]) si apriranno le porte della [[:w:it:Villa Negroni|Villa Negroni]] per '''[[m:ItWikiCon/2026|itWikiCon 2026]]'''. Questo convegno unisce ispirazione, innovazione e scambio di idee in un evento di tre giorni. Le '''[[m:ItWikiCon/2026/Partecipanti|pre-iscrizioni]]''' sono disponibili da subito ed è il primo passo per manifestare il vostro interesse a partecipare. Inoltre, in questo modo darete un contributo fondamentale al team organizzativo nella pianificazione logistica dell’evento.
Per qualsiasi domanda o suggerimento, non esitare a scrivere un messaggio sulla [[:meta:Talk:ItWikiCon/2026|pagina di discussione dell’evento]] o di contattarci a info@itwikicon.org.
Non vediamo l'ora di accogliervi a Vezia!
A presto,
il team organizzativo di itWikiCon 2026: [[Utente:Vallema|Vallema]], [[Utente:cassinam|Cassinam]], [[Utente:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]], [[Utente:Dorine Barth (WMCH)|Dorine Barth (WMCH)]]
== Template:Premio ==
C'è un problema col [[Template:Premio]]: pur non essendo stato modificato ora compare a sinistra in cima invece che a destra sotto l'immagine, creando un pessimo effetto estetico, es. [[Steven Spielberg]] e [[Roberto Benigni]]; la cosa andrebbe risolta al più presto: qualcuno di noi lo sa fare? {{ping|Nemo_bis|GryffindorD|Superchilum}} [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 08:48, 25 mag 2026 (CEST)<br>
P.s. Può darsi che dipenda da una serie generale di cambiamenti che sono apparsi oggi specie in modalità di modifica: righe numerate, evidenziazione di template e corsivi e intestazioni ecc., ...quantomento io che uso il vecchio aspetto (Vector legacy 2010, ma suppongo non dipenda da quello) trovo oggi tutta questa serie di cambiamenti, anche su Wikipedia. -- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 16:01, 25 mag 2026 (CEST)
:Il problema al template non è di oggi, c'era già da qualche giorno e al momento non capisco a cosa sia dovuto. Il resto probabilmente dipende dal fatto che nella barra degli strumenti hai cliccato sul pulsante "Sintassi", infatti io uso Vector legacy 2010 ma non vedo nulla di tutto ciò. [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 16:11, 25 mag 2026 (CEST)
::Grazie mille Udiki, a me non pare di aver cliccato qualcosa, ma ora il problema l'ho risolto togliendo la spunta su "Attiva l'evidenziazione della sintassi per il codice" e mettendola su "Imposta un'eccezione locale per questa preferenza globale" così da toglierla anche da "Attiva l'evidenziazione della sintassi per wikitesto": ora tutto in modifica mi è tornato come prima. Inoltre hai ragione che il Template:Premio non aveva a che fare con quello: lo vedo ancora a sinistra. -- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 16:25, 25 mag 2026 (CEST)
:::Ho chiesto in [[:w:WP:OFFICINA]], anch'io non riesco a capire cosa sia cambiato... --'''[[Utente:Superchilum|<span style="color:#209090;">Superchilum</span>]]'''<sup>([[Discussioni_utente:Superchilum|scrivimi]])</sup> 23:27, 25 mag 2026 (CEST)
::::Grazie, la [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Template:Premio&curid=80058&diff=1414472&oldid=1102407 modifica] ha risolto il problema.-- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 08:31, 26 mag 2026 (CEST)
:::::Ottimo :-) --'''[[Utente:Superchilum|<span style="color:#209090;">Superchilum</span>]]'''<sup>([[Discussioni_utente:Superchilum|scrivimi]])</sup> 19:36, 26 mag 2026 (CEST)
== Citazione di Luigi Giussani ==
Buongiorno, mi ricordo di una citazione attribuita a don Luigi Giussani: "Ma la scuola sono i due e i tre". Non riesco a trovarlo da nessuna parte. Potete aiutarmi?--[[Utente:Carnby|Carnby]] ([[Discussioni utente:Carnby|scrivimi]]) 13:50, 6 giu 2026 (CEST)
:Credo che provenga dalla presentazione che Giussani scrisse per un suo libro intitolato ''Si può (veramente?!) vivere così?'' ([https://books.google.it/books?id=B2FpqWm0eakC&pg=PP6 vedi]). Ti riporto l'intero brano perché il link a volte funziona e altre no (la sottolineatura è mia):
:{{quote|Qual è il modo con cui possiamo imparare, sia pur come balbettio, il linguaggio nuovo e vero, il linguaggio nuovo della verità delle cose? Due amici, a cui si aggiunga la compagnia di una persona che è già da un po' di tempo abituata a guardar le cose in un certo modo, a leggere le cose ripetendole, ripetendole scandendo le sillabe delle parole più importanti. «Cosa vuoi dire questa parola che ricorre e che hanno detto essere la più importante?»: dapprima uno si domanda tra sé e sé, poi domanda all' altro, poi tutti e due domandano a questa persona più grande. Allora, insieme, leggono, studiano a memoria l'espressione che sembra difficile ed è bella. Ed è bella perché dice il vero, la verità. Si gusta il vero comprendendo la verità di quello che è detto, non si gusta il vero perché ''placet auribus'', perché accarezza l'orecchio. E c'è una parola che non riescono a capir bene, non riescono a capir bene come è penetrata nel discorso. Allora vanno da chi ha fatto il discorso a dire: «Come è penetrata?». E fra quattro si risolve meglio che non fra tre.<br />Questo è il modo con cui i medioevali concepivano lo studio. I libri stessi lo dimostrano: il testo era il brano della scrittura da giudicare e da studiare; i margini erano tali e tanti che in scuola, mentre leggevano il testo e ognuno diceva la sua, a un certo punto tutti scrivevano su di essi l'esito della discussione che l'insegnante persuasivamente aveva fatto capire. «L'esito della discussione è questo: la carità è dono, dono totale, gratuito». Allora, sui margini dei libri medioevali degli universitari di Bologna troviamo scritto: «La carità è un dono...»: è il commento alla cosa, la spiegazione del testo.<br /><u>Ma la vera scuola sono i due, o meglio, i tre perché senza maestro non c'è scuola</u>; senza qualcuno che abbia già fatto dei passi e, perciò, indichi la direzione immediata da assumere, non c'è scuola Oppure, meglio ancora, i tre insieme a chi è responsabile del modo di dire, del come si esprime e si difende un concetto che si vuole definire: questa è la scuola che fa stare in mente le cose e, soprattutto, introduce a capire che c'entrano col suo modo di vivere quotidiano.}} [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 18:41, 6 giu 2026 (CEST)
:Ottimo, grazie!-- [[Utente:Carnby|Carnby]] ([[Discussioni utente:Carnby|scrivimi]]) 19:42, 6 giu 2026 (CEST)
== itWikiCon 2026: apertura della fase di raccolta di temi per il programm ==
Ciao a tutti,
è ufficialmente aperta la fase della raccolta di temi per il '''[[m:ItWikiCon/2026/Programma|programma]]''' per '''itWikiCon 2026''', il convegno annuale della comunità Wikimedia italofona! Queste prime idee serviranno come contenitori per le proposte specifiche in estate. Il convegno si terrà dal '''6 all'8 novembre 2025 a Vezia (Lugano)'''.
Il programma lo costruiamo insieme: chiunque può inviare proposte di argomenti per presentazioni, discussioni o workshop. Tutte le informazioni e le istruzioni sono disponibili '''[[m:ItWikiCon/2026/Programma|sulla pagina dedicata al Programma]]'''.
Anche quest’anno vogliamo dare particolare spazio ai formati interattivi come workshop o discussioni.
Vorremmo cogliere l’occasione del convegno per rafforzare lo spirito di comunità e anche per sviluppare soluzioni alle sfide comuni.
La selezione delle proposte avverrà in estate, seguita dalla conferma dei relatori. Aggiornamenti sulle borse di partecipazione seguiranno la prossima settimana.
Infine, ti ricordiamo che il periodo delle '''[[m:ItWikiCon/2026/Partecipanti|pre-iscrizioni]]''' è ancora in corso. Grazie mille a tutti coloro che si sono già iscritti!
Per domande o suggerimenti scrivici sulla [[metawiki:Talk:ItWikiCon/2026|pagina di discussione dell’evento]] o via e-mail a info{{@}}itwikicon.org.
Non vediamo l'ora di conoscere le vostre idee!
Il team organizzativo di itWikiCon 2026: [[User:Vallema|Vallema]], [[User:cassinam|Cassinam]], [[User:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]], [[User:Dorine Barth (WMCH)|Dorine Barth (WMCH)]] [[Utente:Vallema|Vallema]] ([[Discussioni utente:Vallema|scrivimi]]) 17:14, 24 giu 2026 (CEST)
== itWikiCon 2026: apertura della fase di richieste per borse di partecipazione ==
Ciao a tutti,
è ufficialmente aperta la fase delle richieste di '''[[m:ItWikiCon/2026/Borse|borse di partecipazione]]''' per '''itWikiCon 2026''', il convegno annuale della comunità Wikimedia italofona! L’evento si terrà dal '''6 all'8 novembre 2026 a Vezia (Lugano)'''.
La fase di candidatura per le borse di partecipazione durerà fino alla fine di luglio '''(29 giugno – 31 luglio)'''. Se vuoi proporre una sessione e hai bisogno di un sostegno per il viaggio e l’alloggio, invia la tua richiesta per tempo. Qui trovi tutte le '''[[m:ItWikiCon/2026/Borse|informazioni sulle borse di partecipazione]]'''.
Per domande o suggerimenti scrivici sulla [[metawiki:Talk:ItWikiCon/2026|pagina di discussione dell’evento]] o via e-mail a info{at}itwikicon.org.
A presto,
Il team organizzativo di itWikiCon 2026: [[User:Vallema|Vallema]], [[User:cassinam|Cassinam]], [[User:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]], [[Utente:Dorine Barth (WMCH)|Dorine Barth (WMCH)]] ([[Discussioni utente:Dorine Barth (WMCH)|scrivimi]]) 12:32, 29 giu 2026 (CEST)
== Marathon ==
Dear colleagues, hello! My name is S. Marchenko, I am a user of Wikimedia Foundation Russian language projects and a VRT agent. I actively edit the Russian version of Wikiquote, and recently I had the idea to hold an international marathon to improve and expand Wikiquote articles in different languages. In connection with this, I created a competition page on Meta [[m:Wiki Loves Quotes 2026]], where you can also register your local community. I really hope you find it interesting! Sincerely, [[Utente:S.Marchenko|S.Marchenko]] ([[Discussioni utente:S.Marchenko|scrivimi]]) 20:27, 15 lug 2026 (CEST)
lrcg5wzq6tp59ni5wykj9bda267p01o
Joan Collins
0
65775
1420611
1321172
2026-07-16T08:15:24Z
Spinoziano
2297
/* Filmografia */
1420611
wikitext
text/x-wiki
[[File:Joan Collins 1956.JPG|thumb|Joan Collins nel 1956]]
'''Joan Collins''' (1933 – vivente), attrice inglese.
==Citazioni di Joan Collins==
*Devo dire che di questi tempi non ci sono molte belle attrici in giro. Voglio dire, c'è [[Angelina Jolie]] e poi c'è... Angelina Jolie. [[Jennifer Aniston]] è carina, ma non direi che è bella. Non è certo [[Ava Gardner|Ava (Gardner)]] o [[Lana Turner|Lana (Turner)]].<ref>Da ''Hello!''; citato in Ryan Smith, ''[http://www.vogue.it/people-are-talking-about/e-davvero-troppo/2010/10/joan-collins-vs-jennifer-aniston Joan contro Jennifer]'', ''vogue.it'', 26 ottobre 2010.</ref>
*La morale della favola è che mi riferivo a varie attrici, fra cui [[Catherine Zeta-Jones]], [[Scarlett Johansson]] e [[Megan Fox]]. Sfortunatamente, i nomi sono stati tutti tagliati (tranne Aniston e Jolie). Ma è tipico. Funziona così.<ref>Da ''Us Weekly''; citato in Ryan Smith, ''[http://www.vogue.it/people-are-talking-about/e-davvero-troppo/2010/10/joan-collins-vs-jennifer-aniston Joan contro Jennifer]'', ''vogue.it'', 26 ottobre 2010.</ref>
*Sono sempre sola e male accompagnata.<ref>Citato in [[Gino e Michele|Gino & Michele]], [[Matteo Molinari]], ''Le formiche e le cicale: anno 2004'', Kowalski editore, Milano, 2003, § 69. ISBN 88-7496-603-2</ref>
==Citazioni su Joan Collins==
*Joan Collins ha iniziato a lavorare all'inizio degli anni Cinquanta, ha condiviso film con chiunque, da Paul Newman in giù, eppure la ragione per cui nel 2023 riempie un teatro londinese è che tra il 1981 e il 1989 è stata Alexis Carrington in "Dynasty": la potenza con cui hanno fatto parte delle nostre vite coloro che ci entravano una volta a settimana quando guardavamo tutti la stessa cosa alla stessa ora seduti su divani analoghi, quella roba lì chi è famoso nel nostro cellulare se la sogna. ([[Guia Soncini]])
==Note==
<references />
==Filmografia==
*''[[Bravados]]'' (1958)
*''[[Ester e il re]]'' (1960)
*''[[Ellery Queen (serie televisiva)|Ellery Queen]]'' (1975-1976)
*''[[Dynasty]]'' (1981-1989)
==Voci correlate==
*[[Jackie Collins]] – sorella
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Collins, Joan}}
[[Categoria:Attori britannici]]
oyqdqo47aswjodz5yhx78p1euq8i5dw
Ferruccio Amendola
0
71058
1420617
1420502
2026-07-16T08:18:11Z
Spinoziano
2297
/* Film */
1420617
wikitext
text/x-wiki
[[File:Ferruccio Amendola 1985.jpg|thumb|Ferruccio Amendola (1985)]]
'''Ferruccio Amendola''' (1930 – 2001), attore, doppiatore e direttore del doppiaggio italiano.
==Citazioni di Ferruccio Amendola==
*I doppiatori hanno smesso di parlare fiorentino come qualche tempo fa.<ref>Citato in Mario Paolinelli e Eleonora Di Fortunato, ''Tradurre per il doppiaggio'', Hoepli, 2005, p. [http://books.google.it/books?id=i95yfrKEZCwC&pg=PA19 19]. ISBN 8820333856</ref>
*Il buon doppiatore deve rinunciare all'idea di interpretare il ruolo che gli viene affidato, perché è già stato recitato da un altro. Il suo compito è, invece, quello di andare il più vicino possibile all'interpretazione dell'attore cui dà la voce... Obiettivo del doppiatore è capire quello che l'attore ha voluto dire, in qualunque lingua l'abbia fatto. Bisogna porsi al suo servizio.<ref>Citato in ''[https://www.antoniogenna.net/doppiaggio/voci/vocifa.htm Ferruccio Amendola]'', ''antoniogenna.net''.</ref>
==Citazioni su Ferruccio Amendola==
*A rendere la sua figura ancora più incisiva concorre, nella versione italiana del film, anche la voce scavata e ruvida di Ferruccio Amendola, che per anni, prima della sua morte avvenuta proprio dopo la lavorazione di Men of Honor, è stato il doppiatore ufficiale dell'attore del Greenwich. ([[Giorgio Nisini]])
*Ero molto legato a Ferruccio [Ferruccio Amendola] e ho la grande responsabilità di sostituirlo nel dare la voce a Sylvester Stallone. Fu lui a dirmi di prendere il suo posto in "Driven" e non lo dimenticherò mai. Era un maestro, amava la semplicità e la spontaneità. Proprio per questo era un grande. ([[Massimo Corvo]])
*Ferruccio Amendola ha segnato l'avvio del doppiaggio moderno. Uno spartiacque tra le sonorità melodiche e vagamente auto compiacenti del cinema fine anni cinquanta e l'avvento delle interpretazioni più naturalistiche nella pellicola a colori. Amendola è il capostipite di un suono più 'buttato via', più 'sporco', non impostato o sofisticato. Con lui è cambiato anche il rapporto voce-microfono. ([[Claudia Catani]])
*Mi ha regalato un mestiere e mi ha salvato la vita perché altrimenti non so cosa avrei fatto. ([[Claudio Amendola]])
==Note==
<references/>
==Filmografia==
===Attore===
*''[[La grande guerra]]'' (1959)
===Doppiatore===
====Film====
{{div col|strette}}
*''[[Piccolo Cesare]]'' (1930)
*''[[M - Il mostro di Düsseldorf]]'' (1931)
*''[[Roma città aperta]]'' (1945)
*''[[I migliori anni della nostra vita (film 1946)|I migliori anni della nostra vita]]'' (1946)
*''[[I racconti dello zio Tom]]'' (1946)
*''[[I vinti (film 1953)|I vinti]]'' (1953)
*''[[Sentieri selvaggi]]'' (1956)
*''[[La meteora infernale]]'' (1957)
*''[[Bravados]]'' (1958)
*''[[Intrigo internazionale]]'' (1959)
*''[[Angeli con la pistola]]'' (1961)
*''[[Il promontorio della paura]]'' (1962)
*''[[Il giorno più lungo]]'' (1962)
*''[[Lolita (film 1962)|Lolita]]'' (1962)
*''[[Sfida nell'Alta Sierra]]'' (1962)
*''[[A 007, dalla Russia con amore (film)|A 007, dalla Russia con amore]]'' (1963)
*''[[Quella nostra estate]]'' (1963)
*''[[Assassinio sul palcoscenico]]'' (1964)
*''[[L'uomo del banco dei pegni]]'' (1964)
*''[[Per un pugno di dollari]]'' (1964)
*''[[Il volo della fenice (film 1965)|Il volo della fenice]]'' (1965)
*''[[La battaglia dei giganti]]'' (1965)
*''[[La più grande storia mai raccontata]]'' (1965)
*''[[Le cinque chiavi del terrore]]'' (1965)
*''[[Sherlock Holmes: notti di terrore]]'' (1965)
*''[[Arabesque]]'' (1966)
*''[[Django]]'' (1966)
*''[[Grand Prix]]'' (1966)
*''[[Questa ragazza è di tutti]]'' (1966)
*''[[La calda notte dell'ispettore Tibbs]]'' (1967)
*''[[La via del West]]'' (1967)
*''[[Galileo (film 1968)|Galileo]]'' (1968)
*''[[Il medico della mutua]]'' (1968)
*''[[La strana coppia]]'' (1968)
*''[[Preparati la bara!]]'' (1968)
*''[[Hello, Dolly!]]'' (1969)
*''[[Il pistolero dell'Ave Maria]]'' (1969)
*''[[Il prof. dott. Guido Tersilli primario della clinica Villa Celeste convenzionata con le mutue]]'' (1969)
*''[[Un uomo da marciapiede]]'' (1969)
*''[[Z - L'orgia del potere]]'' (1969)
*''[[Il piccolo grande uomo]]'' (1970)
*''[[Io e Dio]]'' (1970)
*''[[La figlia di Ryan]]'' (1970)
*''[[Lo chiamavano Trinità]]'' (1970)
*''[[Omicidio al neon per l'ispettore Tibbs]]'' (1970)
*''[[Socrate (film)|Socrate]]'' (1970)
*''[[La casa che grondava sangue]]'' (1971)
*''[[È ricca, la sposo e l'ammazzo]]'' (1971)
*''[[Panico a Needle Park]]'' (1971)
*''[[Pomi d'ottone e manici di scopa]]'' (1971)
*''[[Frenzy]]'' (1972)
*''[[Il padrino]]'' (1972)
*''[[Anche gli angeli mangiano fagioli]]'' (1973)
*''[[Il lungo addio]]'' (1973)
*''[[Papillon]]'' (1973)
*''[[Piedone lo sbirro]]'' (1973)
*''[[Serpico]]'' (1973)
*''[[La stangata]]'' (1973)
*''[[Il bianco, il giallo, il nero]]'' (1974)
*''[[Non toccare la donna bianca]]'' (1974)
*''[[Prima pagina (film)|Prima pagina]]'' (1974)
*''[[Il padrino - Parte II]]'' (1974)
*''[[Flic Story]]'' (1975)
*''[[Il messia]]'' (1975)
*''[[Liberi armati pericolosi]]'' (1976)
*''[[Novecento]]'' (1976)
*''[[Tutti gli uomini del presidente]]'' (1976)
*''[[Roma a mano armata]]'' (1976)
*''[[La banda del trucido]]'' (1977)
*''[[Avere vent'anni]]'' (1978)
*''[[Squadra antimafia]]'' (1978)
*''[[...e giustizia per tutti]]'' (1979)
*''[[Kramer contro Kramer]]'' (1979)
*''[[Io sto con gli ippopotami]]'' (1979)
*''[[Nosferatu, il principe della notte]]'' (1979)
*''[[Rocky II]]'' (1979)
*''[[Squadra antigangsters]]'' (1979)
*''[[Delitto a Porta Romana]]'' (1980)
*''[[Toro scatenato]]'' (1980)
*''[[Fuga per la vittoria]]'' (1981)
*''[[Manolesta]]'' (1981)
*''[[Rambo]]'' (1982)
*''[[Rocky III]]'' (1982)
*''[[Tootsie]]'' (1982)
*''[[Re per una notte]]'' (1983)
*''[[Scarface]]'' (1983)
*''[[C'era una volta in America]]'' (1984)
*''[[Non c'è due senza quattro]]'' (1984)
*''[[Rocky IV]]'' (1984)
*''[[Rambo II - La vendetta]]'' (1985)
*''[[Ritorno al futuro]]'' (1985)
*''[[Cobra (film 1986)|Cobra]]'' (1986)
*''[[The Untouchables - Gli intoccabili]]'' (1987)
*''[[Prima di mezzanotte]]'' (1988)
*''[[Rambo III]]'' (1988)
*''[[Sono affari di famiglia]]'' (1989)
*''[[Sorvegliato speciale]]'' (1989)
*''[[Tango & Cash]]'' (1989)
*''[[Dick Tracy (film 1990)|Dick Tracy]]'' (1990)
*''[[Il padrino - Parte III]]'' (1990)
*''[[Quei bravi ragazzi]]'' (1990)
*''[[Rocky V]]'' (1990)
*''[[Fuoco assassino]]'' (1991)
*''[[Hook - Capitan Uncino]]'' (1991)
*''[[Cape Fear - Il promontorio della paura]]'' (1991)
*''[[Cliffhanger - L'ultima sfida]]'' (1993)
*''[[Demolition Man]]'' (1993)
*''[[Tombstone (film)|Tombstone]]'' (1993)
*''[[Assassins (film 1995)|Assassins]]'' (1995)
*''[[Dredd - La legge sono io]]'' (1995)
*''[[Heat - La sfida]]'' (1995)
*''[[Virus letale]]'' (1995)
*''[[American Buffalo]]'' (1996)
*''[[Daylight - Trappola nel tunnel]]'' (1996)
*''[[Sleepers]]'' (1996)
*''[[The Fan - Il mito]]'' (1996)
*''[[Cop Land]]'' (1997)
*''[[Jackie Brown]]'' (1997)
*''[[Alice nel Paese delle Meraviglie (film 1999)|Alice nel Paese delle Meraviglie]]'' (1999)
*''[[Men of Honor - L'onore degli uomini]]'' (2000)
{{div col end}}
====Film d'animazione====
*''[[Z la formica]]'' (1998)
====Serie televisive====
*''[[Zorro (serie televisiva 1957)|Zorro]]'' (1957-1959)
*''[[Gesù di Nazareth (sceneggiato televisivo)|Gesù di Nazareth]]'' (1977)
*''[[Quo vadis? (miniserie televisiva)|Quo vadis?]]'' (1985)
==Voci correlate==
*[[Alessia Amendola]], nipote
*[[Claudio Amendola]], figlio
*[[Rita Savagnone]], ex moglie
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Amendola, Ferruccio}}
[[Categoria:Attori italiani]]
[[Categoria:Doppiatori italiani]]
sk27i96meorswgh7qkebc41rtb3nrrr
Immanuel Wallerstein
0
76764
1420570
1246836
2026-07-15T16:07:45Z
Udiki
86035
Deceduto
1420570
wikitext
text/x-wiki
[[File:WALLERSTEIN,Immanuel.jpg|thumb|Immanuel Wallerstein]]
'''Immanuel Maurice Wallerstein''' (1930 – 2019), sociologo, storico ed economista statunitense.
==Citazioni di Immanuel Wallerstein==
*È semplicemente falso che il [[capitalismo]] come sistema storico sia stato un progresso sui vari sistemi storici che lo hanno preceduto e che esso ha distrutto o trasformato. Anche se lo scrivo, provo un grande tremore come se dicessi una cosa blasfema. Temo l'ira degli dei poiché sono stato forgiato nello stesso stampo ideologico di tutti i miei coetanei ed ho adorato gli stessi santuari.<ref>{{en}} ''It is simply not true that capitalism as a historical system has represented progress over the various previous historical systems that it destroyed or transformed. Even as I write this, I feel the tremour that accompanies the sense of blasphemy. I fear the wrath of the gods, for I have been moulded in the same ideological forge as all my compeers and have worshipped at the same shrines.'' Da ''Historical Capitalism with Capitalist Civilization'', Verso, Londra/New York, 1995, p. 98.</ref>
*Ma è ugualmente vero che i [[Sistema economico|sistemi]] non riescono mai ad eliminare i loro conflitti interni o ad evitare perfino che assumano forme violente. Questa comprensione è il maggior debito che abbiamo nei confronti del lavoro di [[Karl Marx]].<ref>{{en}} ''But it is equally true that systems never succeed in eliminating their internal conflicts, or even of keeping them from taking violent forms. This understanding remains the major legacy we have from the corpus of Karl Marx.'' Da ''The Essential Wallerstein'', New Press, 2000; introduzione; citato in ''[http://web.archive.org/web/20110605140307/http://www.yale.edu/sociology/faculty/pages/wallerstein/ Immanuel Wallerstein]'', ''Yale.edu''.</ref>
*Siamo tutti migranti. Nessuno è veramente indigeno, se non si vuole ignorare la verità storica.<ref>Da ''L’incertezza multiculturale'', ''Internazionale'', n. 1095, 27 marzo 2015, p. 96.</ref>
==''The Modern World-System''==
*Nel secolo XVI l'Europa era come un cavallo selvaggio impossibile da domare. Il tentativo di alcuni gruppi di stabilire una economia mondiale basata su una particolare divisione del lavoro, di creare stati nazionali nelle aree centrali come garanti politico-economici di questo sistema, di far pagare ai lavoratori non solo i profitti ma anche i costi di mantenimento del sistema, non è stato facile. Va a credito dell'Europa che sia stato fatto, poiché senza la spinta del sedicesimo secolo il mondo moderno non sarebbe nato e, malgrado tutte le sue crudeltà, è meglio che sia nato piuttosto che il contrario.<ref>{{en}} ''In the sixteenth century, Europe was like a bucking bronco. The attempt of some groups to establish a world-economy based on a particular division of labor, to create national states in the core areas as politico-economic guarantors of this system, and to get the workers to pay not only the profits but the costs of maintaining the system was not easy. It was to Europe's credit that it was done, since without the thrust of the sixteenth century the modern world would not have been born and, for all its cruelties, it is better that it was born than that it had not been.'' (p. 233)</ref>
*Come dice [[R. H. Tawney]] a proposito dei disordini agrari in Inghilterra: "Questi movimenti sono una prova di sangue e muscoli e di uno spirito alto e coraggioso… Felice la nazione il cui popolo non ha dimenticato come ribellarsi."<ref>{{en}} ''As R. H. Tawney says of the agrarian disturbances of sixteenth-century England: "Such movements are a proof of blood and sinew and of a high and gallant spirit… Happy the nation whose people has not forgotten how to rebel."'' (p. 233)</ref>
*Il marchio del [[mondo]] moderno è l'immaginazione dei suoi profittatori e della capacità degli oppressi di farsi valere contro di essi. Lo sfruttamento e il rifiuto di accettare lo sfruttamento sono entrambi inevitabili oppure costituiscono la continua antinomia dell'era moderna, uniti in una dialettica che è ancora lontana dall'aver raggiunto il suo punto culminante nel ventesimo secolo.<ref>{{en}} ''The mark of the modern world is the imagination of its profiteers and the counter-assertiveness of the oppressed. Exploitation and the refusal to accept exploitation as either inevitable or just constitute the continuing antinomy of the modern era, joined together in a dialectic which has far from reached its climax in the twentieth century.'' (p. 233)</ref>
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*{{en}} Immanuel Wallerstein, ''The Modern World-System'', <small>vol. I: ''Capitalist Agriculture and the Origins of the European World-Economy in the Sixteenth Century''</small>, Academic Press, New York, 1974.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Wallerstein, Immanuel Maurice}}
[[Categoria:Economisti statunitensi]]
[[Categoria:Sociologi statunitensi]]
9udflvbe8vfdtlzwdcoug5yztbxsd6b
Daniele Adani
0
78152
1420600
1336781
2026-07-16T07:12:38Z
Bertazzo1991
79366
1420600
wikitext
text/x-wiki
'''Daniele Adani''' (1974 – vivente), ex calciatore italiano.
==Citazioni di Daniele Adani==
{{cronologico}}
*Se [[Ronaldo]] si gira e scappa, non ti resta che sparargli.<ref>Citato in Marco Sappino, ''Dizionario biografico enciclopedico di un secolo del calcio italiano'', Dalai editore, 2000, [http://books.google.it/books?id=J5OpwwKggrsC&pg=PA2116 p. 2116]. ISBN 8880898620</ref>
*[...] [[Matías Almeyda|Almeyda]] andava il doppio degli altri per forza della natura, per anima e palle che gli permettevano ciò. Poi i giocatori sono "ignoranti" dal punto di vista medico, non sono in grado di giudicare se una cosa è buona o no. Io so solo che gli integratori quando hai bisogno di vitamine li prendono tutti, come quando se hai mal di testa prendi un Aulin. Matìas è una persona schietta, ma il suo fare non è allusivo. Lui si attribuisce un pensiero ma non dice mica di dire la verità!<ref>Citato in ''[http://www.tuttomercatoweb.com/?action=read&id=387558 Adani: "Almeyda è un istintivo, non vedo allusioni"]'', ''tuttomercatoweb.com'', 26 settembre 2012.</ref>
*L'avevo ribattezzato "l'eletto", e in molti mi guardavano con perplessità... [...] Il punto è che [[Paulo Dybala|Dybala]] gioca pensando in maniera più evoluta di tutti [...]. Ma ci sono tante altre giocate che il bianconero fa nel corso di una partita che dimostrano la sua risolutezza nel trasformare la palla in un capolavoro. Lui gioca e pensa il calcio con una naturalezza incredibile. Azzera i tempi tra pensiero e giocata. Dybala deve stare lì dove sta, perché dà un enorme contributo al gioco ed è troppo importante come riferimento per i compagni. Lui è una sorta di regista d'attacco. Pensate a Messi: lui la posizione se la sceglie, ma non è che poi non fa gol. Un altro esempio? [[Luis Suárez (calciatore 1987)|Suarez]]: corre come un mediano, lavora come un trequartista ma segna come una punta. Ecco: i top d'attacco non solo segnano, ma giocano e segnano. Così Dybala appunto, che se ci pensate potrebbe giocare anche da esterno, come faceva all'Instituto (nel tridente). Paulo è preziosissimo anche in corsia: mette la palla forte e precisa.<ref>Citato in ''[http://www.tuttosport.com/news/calcio/serie-a/juventus/2016/03/13-9406550/serie_a_juventus_dybala_la_testa_pi_del_sinistro_un_mostro/ Serie A Juventus «Dybala, la testa più del sinistro: è un mostro»]'', ''tuttosport.com'', 13 marzo 2016.</ref>
*La ''garra charrúa''! L'ultima parola agli uruguagi, sempre loro! L'ultima parola nel calcio è la loro: hanno un cuore differente, lo capisci o no? L'artiglio che graffia, che lascia il segno nella storia dell'[[Inter]]: questa è la storia che si ripete! [...] Io te l'avevo detto, la riprende {{NDR|Matías Vecino}}! [...] Il graffio che aveva portato l'Inter in [[Champions League|Champions]] serve per rimarcare il territorio: questo è l'Uruguay quando va in campo con tutto se stesso...ecco chi è Vecino: stanco, si, ma lascia in campo Vecino che parla alla fine, lascialo in campo, che la dice lui l'ultima cosa nel calcio! Stanno a insegnare cos'è il calcio agli uruguagi, ma vedi un po' te.<ref>Dalla telecronaca per Sky Sport della partita di Uefa Champions League Inter-Tottenham, 18 settembre 2018.</ref>
*Messi! Messi! Leo Messi! Il sinistro migliore del mondo! Da Di Maria a Messi, dalla Bajada alla Perdriel, sempre Rosario, la città del calcio, uno per l'altro, si sblocca la partita. Fútbol! [...] Tutti in piedi per il miglior giocatore del mondo. Rispetto per il numero uno. [...] Rosario città del calcio, per questo calciatore che troppe volte è stato criticato anche quando era a Barcellona, quando è arrivato sofferente da giovane, non ha mai dimenticato l'argentino, parla rosarino, sente l'argentino nel sangue, ha pianto per la Selección. Ed è lui che la tiene in vita.<ref>Dalla telecronaca per la Rai della partita del mondiale Argentina-Messico, 26 novembre 2022, in occasione del gol dell'1-0. {{cfr}} Federico Pallone, ''[https://video.repubblica.it/dossier/mondiali-di-calcio-qatar/da-argentina-messico-alla-lite-con-allegri-quando-adani-esagera-e-i-tifosi-non-perdonano/432925/433880 Quando Adani esagera, da Argentina-Messico alla lite con Allegri. E i tifosi non perdonano]'', ''repubblica.it'', 28 novembre 2022.</ref>
*Eccolo qui! Eccolo qui! [...] Mille e uno más. Mille e uno más. L'acqua in vino da quella posizione. L'abbiamo detto, mai lasciare libero Messi da quella posizione. Combinazione meravigliosa dell'Argentina, nata da un'opportunità, e allora mille e uno más. [...] Gli indici per nonna Celia, il più grande talent scout del mondo, che lo portava ad allenarsi alle giovanili del Grandoli quando nessuno ci credeva, prima poi di andare e venire in Europa, al Barcellona. Da quella posizione non si può dormire con Messi. Tunnel a Souttar e palla nell'angolino.<ref>Dalla telecronaca per la Rai della partita del mondiale Argentina-Australia, 3 dicembre 2022, in occasione del gol dell'1-0. {{cfr}} ''[https://www.youtube.com/watch?v=Ix4KgcJCWys Adani impazzisce ancora e venera letteralmente Messi in Argentina Australia]'', ''youtube.com'', 3 dicembre 2022</ref>
*Tutti in piedi! Tutti in piedi per il Brasile! Tutti a danzare con la Selecao, per onorare il calcio. Non c'è posto per i deboli di spirito: chi ama il calcio deve godere, gioire e se può ringraziare.<ref>Dalla telecronaca per la Rai della partita del mondiale Brasile-Corea del Sud, 5 dicembre 2022.</ref>
*Ma che gol ho visto? [...] Che palla ha dato Messi? Non si può immaginare. Non la vede nessuno, l'ha vista solo lui, vedi che tutti vanno da lui. Che palla ha dato? [...] Ha profetizzato Diego un giorno: apparirà un uomo che prenderà il mio posto. Lionel Andrés Messi Cuccittini, che vede ciò che gli altri nemmeno immaginano. Guardate la palla che ha dato e gridate "Viva el fútbol", perché non si vede quella giocata. Non si vede, Stefano. Non l'abbiamo vista, non l'ha vista nessuno. Come ha fatto Messi a intuire quello spazio? Non lo guarda mai, guarda. Lo sente e basta. Signori, qua c'è da battere le mani e ringraziare un'altra volta ancora. Non lo può nemmeno sentire, guarda il gioco, scannerizza il campo. Cosa abbiamo visto in questo momento, che cosa abbiamo visto al trentacinquesimo.<ref>Dalla telecronaca per la Rai della partita del mondiale Paesi Bassi-Argentina, 9 dicembre 2022, in occasione del gol dello 0-1. {{cfr}} ''[https://www.youtube.com/watch?v=RrHjsNZwmbA Adani impazzisce di nuovo dopo l'assist di Messi in Olanda - Argentina]'', ''youtube.com'', 9 dicembre 2022.</ref>
*Incredibile! [...] Alzatevi in piedi! [...] La dinamica dell'impensato è il football. Solo nel genio di Messi c'è una giocata così, che riporta Maradona dentro un campo da calcio. Dribbla tutti, anche i cammelli del deserto, e dà la palla a Julian Alvarez. Questo sta facendo Messi. [...] Slalomeggia lungo la linea laterale, non lo prendono mai, non lo vedono mai. Arresto, ripartenza, non c’è spazio, lo genera, lo inventa, dribbla tutti gli uomini, elargisce amore a tutti attraverso una palla da calcio, questo sta facendo Messi. Ridisegna i confini del suo destino. Questo sta facendo. Influisce su tutti, Stefano, compagni, avversari, tutti quanti. [...] Sono gli occhi di un fuoriclasse, gli occhi di un bambino che ama il calcio, Lionel Messi, e che lo elargisce a tutti quanti, tutti quanti, anche a chi non sa amare. Aprite il cuore, e ringraziate che Messi sta giocando ancora per tutti quanti, questa è l'unica cosa da dire.<ref>Dalla telecronaca per la Rai della partita del mondiale Argentina-Croazia, 13 dicembre 2022, in occasione del gol del 3-0. {{cfr}} ''[https://video.repubblica.it/dossier/mondiali-di-calcio-qatar/adani-senza-freni-messi-elargisce-amore-dribbla-anche-i-cammelli-del-deserto/434049/435002 Adani senza freni: "Messi elargisce amore, dribbla anche i cammelli del deserto"]'', ''repubblica.it'', 13 dicembre 2022.</ref>
*Golazo! [...] Non è mai finita con l'Argentina, non è mai finita con la Selection! Il cuore dei campioni del mondo, Enzo che raccoglie da Lionel. Einstein diceva che le coincidenze sono il modo in cui Dio sceglie di rimanere anonimo, ma non lo puoi fare con Dios. Maradona, 40 anni dopo, orienta questa partita e non la fa finire perchè l'epica deve continuare. Il golazo sull'appoggio di Lionel, andrà rivista la posizione per il gol, ma il gol Alberto è un gol incredibile, degno di una partita così epica. <ref>Dalla telecronaca per la Rai della partita del mondiale Inghilterra-Argentina, 15 luglio 2026, in occasione del gol del 1-1.
*Non ci credo! Non ci credo! Non ci credo! [...] il 68° assist della nazionale argentina di Lionel Messi! Doveva pensarci lui, la routine dello straordinario riporta Maradona qui, 40 anni dopo, lo fa lui di destro perchè la palla è perfetta. Lautaro deve solo spingere! Ma non possiamo vedere sempre questo, il tiro sul palo deviato ma ancora Leo Messi che contende questa palla, punta Spence, lo dribla ne ha due a 39 anni e la mette di destro solo da spingere per il Toro di Bahía Blanca, non può finire così è infinito il cuore dell'Argentina, è infinita la leggenda di Lionel Andrés Messi Cuccittini <ref>Dalla telecronaca per la Rai della partita del mondiale Inghilterra-Argentina, 15 luglio 2026, in occasione del gol del 1-2.
==Citazioni su Daniele Adani==
*Adani è un personaggio, come dire, vivo, verace, autentico e come tutti i personaggi che hanno queste caratteristiche è divisivo, o lo ami o lo odi. Non è che puoi chiedere ad Adani di fare una telecronaca diversa. ([[Alessandra De Stefano]])
*Nelle telecronache Adani interviene su tutte le palle. Comprese le mie. ([[Antonello Piroso]])
*Qualcuno lo ritiene divisivo. Per me è il numero 1, nell'analisi della partita e nel bucare il video. Ha una gigantesca onestà intellettuale che rende forte le sue opinioni. Non ha filtri, lui dice esattamente quello che pensa. Il suo pensiero può dividere, ma è bravo. È un telecronista come ce ne sono pochi in giro: non sbaglia un giocatore, si accorge delle variazioni tattiche in un nano-secondo, ha la lettura delle partite, centra sempre il punto giornalistico e sa tenere i tempi televisivi perfettamente. ([[Alessandro Antinelli]])
*Una volta il grande Paolo Valenti mi disse: L'aggettivazione in una telecronaca deve essere come l'olio nell'insalata. Mai metterne troppo perché la rovina. Ecco: Adani è come se ne rovesciasse un barile in una insalatiera. ([[Fabio Ravezzani]])
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Adani, Daniele}}
[[Categoria:Calciatori italiani]]
1p1x8t77mct5go0kn8qhvrt9zd9ukhg
1420601
1420600
2026-07-16T07:13:35Z
Bertazzo1991
79366
1420601
wikitext
text/x-wiki
'''Daniele Adani''' (1974 – vivente), ex calciatore italiano.
==Citazioni di Daniele Adani==
{{cronologico}}
*Se [[Ronaldo]] si gira e scappa, non ti resta che sparargli.<ref>Citato in Marco Sappino, ''Dizionario biografico enciclopedico di un secolo del calcio italiano'', Dalai editore, 2000, [http://books.google.it/books?id=J5OpwwKggrsC&pg=PA2116 p. 2116]. ISBN 8880898620</ref>
*[...] [[Matías Almeyda|Almeyda]] andava il doppio degli altri per forza della natura, per anima e palle che gli permettevano ciò. Poi i giocatori sono "ignoranti" dal punto di vista medico, non sono in grado di giudicare se una cosa è buona o no. Io so solo che gli integratori quando hai bisogno di vitamine li prendono tutti, come quando se hai mal di testa prendi un Aulin. Matìas è una persona schietta, ma il suo fare non è allusivo. Lui si attribuisce un pensiero ma non dice mica di dire la verità!<ref>Citato in ''[http://www.tuttomercatoweb.com/?action=read&id=387558 Adani: "Almeyda è un istintivo, non vedo allusioni"]'', ''tuttomercatoweb.com'', 26 settembre 2012.</ref>
*L'avevo ribattezzato "l'eletto", e in molti mi guardavano con perplessità... [...] Il punto è che [[Paulo Dybala|Dybala]] gioca pensando in maniera più evoluta di tutti [...]. Ma ci sono tante altre giocate che il bianconero fa nel corso di una partita che dimostrano la sua risolutezza nel trasformare la palla in un capolavoro. Lui gioca e pensa il calcio con una naturalezza incredibile. Azzera i tempi tra pensiero e giocata. Dybala deve stare lì dove sta, perché dà un enorme contributo al gioco ed è troppo importante come riferimento per i compagni. Lui è una sorta di regista d'attacco. Pensate a Messi: lui la posizione se la sceglie, ma non è che poi non fa gol. Un altro esempio? [[Luis Suárez (calciatore 1987)|Suarez]]: corre come un mediano, lavora come un trequartista ma segna come una punta. Ecco: i top d'attacco non solo segnano, ma giocano e segnano. Così Dybala appunto, che se ci pensate potrebbe giocare anche da esterno, come faceva all'Instituto (nel tridente). Paulo è preziosissimo anche in corsia: mette la palla forte e precisa.<ref>Citato in ''[http://www.tuttosport.com/news/calcio/serie-a/juventus/2016/03/13-9406550/serie_a_juventus_dybala_la_testa_pi_del_sinistro_un_mostro/ Serie A Juventus «Dybala, la testa più del sinistro: è un mostro»]'', ''tuttosport.com'', 13 marzo 2016.</ref>
*La ''garra charrúa''! L'ultima parola agli uruguagi, sempre loro! L'ultima parola nel calcio è la loro: hanno un cuore differente, lo capisci o no? L'artiglio che graffia, che lascia il segno nella storia dell'[[Inter]]: questa è la storia che si ripete! [...] Io te l'avevo detto, la riprende {{NDR|Matías Vecino}}! [...] Il graffio che aveva portato l'Inter in [[Champions League|Champions]] serve per rimarcare il territorio: questo è l'Uruguay quando va in campo con tutto se stesso...ecco chi è Vecino: stanco, si, ma lascia in campo Vecino che parla alla fine, lascialo in campo, che la dice lui l'ultima cosa nel calcio! Stanno a insegnare cos'è il calcio agli uruguagi, ma vedi un po' te.<ref>Dalla telecronaca per Sky Sport della partita di Uefa Champions League Inter-Tottenham, 18 settembre 2018.</ref>
*Messi! Messi! Leo Messi! Il sinistro migliore del mondo! Da Di Maria a Messi, dalla Bajada alla Perdriel, sempre Rosario, la città del calcio, uno per l'altro, si sblocca la partita. Fútbol! [...] Tutti in piedi per il miglior giocatore del mondo. Rispetto per il numero uno. [...] Rosario città del calcio, per questo calciatore che troppe volte è stato criticato anche quando era a Barcellona, quando è arrivato sofferente da giovane, non ha mai dimenticato l'argentino, parla rosarino, sente l'argentino nel sangue, ha pianto per la Selección. Ed è lui che la tiene in vita.<ref>Dalla telecronaca per la Rai della partita del mondiale Argentina-Messico, 26 novembre 2022, in occasione del gol dell'1-0. {{cfr}} Federico Pallone, ''[https://video.repubblica.it/dossier/mondiali-di-calcio-qatar/da-argentina-messico-alla-lite-con-allegri-quando-adani-esagera-e-i-tifosi-non-perdonano/432925/433880 Quando Adani esagera, da Argentina-Messico alla lite con Allegri. E i tifosi non perdonano]'', ''repubblica.it'', 28 novembre 2022.</ref>
*Eccolo qui! Eccolo qui! [...] Mille e uno más. Mille e uno más. L'acqua in vino da quella posizione. L'abbiamo detto, mai lasciare libero Messi da quella posizione. Combinazione meravigliosa dell'Argentina, nata da un'opportunità, e allora mille e uno más. [...] Gli indici per nonna Celia, il più grande talent scout del mondo, che lo portava ad allenarsi alle giovanili del Grandoli quando nessuno ci credeva, prima poi di andare e venire in Europa, al Barcellona. Da quella posizione non si può dormire con Messi. Tunnel a Souttar e palla nell'angolino.<ref>Dalla telecronaca per la Rai della partita del mondiale Argentina-Australia, 3 dicembre 2022, in occasione del gol dell'1-0. {{cfr}} ''[https://www.youtube.com/watch?v=Ix4KgcJCWys Adani impazzisce ancora e venera letteralmente Messi in Argentina Australia]'', ''youtube.com'', 3 dicembre 2022</ref>
*Tutti in piedi! Tutti in piedi per il Brasile! Tutti a danzare con la Selecao, per onorare il calcio. Non c'è posto per i deboli di spirito: chi ama il calcio deve godere, gioire e se può ringraziare.<ref>Dalla telecronaca per la Rai della partita del mondiale Brasile-Corea del Sud, 5 dicembre 2022.</ref>
*Ma che gol ho visto? [...] Che palla ha dato Messi? Non si può immaginare. Non la vede nessuno, l'ha vista solo lui, vedi che tutti vanno da lui. Che palla ha dato? [...] Ha profetizzato Diego un giorno: apparirà un uomo che prenderà il mio posto. Lionel Andrés Messi Cuccittini, che vede ciò che gli altri nemmeno immaginano. Guardate la palla che ha dato e gridate "Viva el fútbol", perché non si vede quella giocata. Non si vede, Stefano. Non l'abbiamo vista, non l'ha vista nessuno. Come ha fatto Messi a intuire quello spazio? Non lo guarda mai, guarda. Lo sente e basta. Signori, qua c'è da battere le mani e ringraziare un'altra volta ancora. Non lo può nemmeno sentire, guarda il gioco, scannerizza il campo. Cosa abbiamo visto in questo momento, che cosa abbiamo visto al trentacinquesimo.<ref>Dalla telecronaca per la Rai della partita del mondiale Paesi Bassi-Argentina, 9 dicembre 2022, in occasione del gol dello 0-1. {{cfr}} ''[https://www.youtube.com/watch?v=RrHjsNZwmbA Adani impazzisce di nuovo dopo l'assist di Messi in Olanda - Argentina]'', ''youtube.com'', 9 dicembre 2022.</ref>
*Incredibile! [...] Alzatevi in piedi! [...] La dinamica dell'impensato è il football. Solo nel genio di Messi c'è una giocata così, che riporta Maradona dentro un campo da calcio. Dribbla tutti, anche i cammelli del deserto, e dà la palla a Julian Alvarez. Questo sta facendo Messi. [...] Slalomeggia lungo la linea laterale, non lo prendono mai, non lo vedono mai. Arresto, ripartenza, non c’è spazio, lo genera, lo inventa, dribbla tutti gli uomini, elargisce amore a tutti attraverso una palla da calcio, questo sta facendo Messi. Ridisegna i confini del suo destino. Questo sta facendo. Influisce su tutti, Stefano, compagni, avversari, tutti quanti. [...] Sono gli occhi di un fuoriclasse, gli occhi di un bambino che ama il calcio, Lionel Messi, e che lo elargisce a tutti quanti, tutti quanti, anche a chi non sa amare. Aprite il cuore, e ringraziate che Messi sta giocando ancora per tutti quanti, questa è l'unica cosa da dire.<ref>Dalla telecronaca per la Rai della partita del mondiale Argentina-Croazia, 13 dicembre 2022, in occasione del gol del 3-0. {{cfr}} ''[https://video.repubblica.it/dossier/mondiali-di-calcio-qatar/adani-senza-freni-messi-elargisce-amore-dribbla-anche-i-cammelli-del-deserto/434049/435002 Adani senza freni: "Messi elargisce amore, dribbla anche i cammelli del deserto"]'', ''repubblica.it'', 13 dicembre 2022.</ref>
*Golazo! [...] Non è mai finita con l'Argentina, non è mai finita con la Selection! Il cuore dei campioni del mondo, Enzo che raccoglie da Lionel. Einstein diceva che le coincidenze sono il modo in cui Dio sceglie di rimanere anonimo, ma non lo puoi fare con Dios. Maradona, 40 anni dopo, orienta questa partita e non la fa finire perchè l'epica deve continuare. Il golazo sull'appoggio di Lionel, andrà rivista la posizione per il gol, ma il gol Alberto è un gol incredibile, degno di una partita così epica. <ref>Dalla telecronaca per la Rai della partita del mondiale Inghilterra-Argentina, 15 luglio 2026, in occasione del gol del 1-1.</ref>
*Non ci credo! Non ci credo! Non ci credo! [...] il 68° assist della nazionale argentina di Lionel Messi! Doveva pensarci lui, la routine dello straordinario riporta Maradona qui, 40 anni dopo, lo fa lui di destro perchè la palla è perfetta. Lautaro deve solo spingere! Ma non possiamo vedere sempre questo, il tiro sul palo deviato ma ancora Leo Messi che contende questa palla, punta Spence, lo dribla ne ha due a 39 anni e la mette di destro solo da spingere per il Toro di Bahía Blanca, non può finire così è infinito il cuore dell'Argentina, è infinita la leggenda di Lionel Andrés Messi Cuccittini <ref>Dalla telecronaca per la Rai della partita del mondiale Inghilterra-Argentina, 15 luglio 2026, in occasione del gol del 1-2.</ref>
==Citazioni su Daniele Adani==
*Adani è un personaggio, come dire, vivo, verace, autentico e come tutti i personaggi che hanno queste caratteristiche è divisivo, o lo ami o lo odi. Non è che puoi chiedere ad Adani di fare una telecronaca diversa. ([[Alessandra De Stefano]])
*Nelle telecronache Adani interviene su tutte le palle. Comprese le mie. ([[Antonello Piroso]])
*Qualcuno lo ritiene divisivo. Per me è il numero 1, nell'analisi della partita e nel bucare il video. Ha una gigantesca onestà intellettuale che rende forte le sue opinioni. Non ha filtri, lui dice esattamente quello che pensa. Il suo pensiero può dividere, ma è bravo. È un telecronista come ce ne sono pochi in giro: non sbaglia un giocatore, si accorge delle variazioni tattiche in un nano-secondo, ha la lettura delle partite, centra sempre il punto giornalistico e sa tenere i tempi televisivi perfettamente. ([[Alessandro Antinelli]])
*Una volta il grande Paolo Valenti mi disse: L'aggettivazione in una telecronaca deve essere come l'olio nell'insalata. Mai metterne troppo perché la rovina. Ecco: Adani è come se ne rovesciasse un barile in una insalatiera. ([[Fabio Ravezzani]])
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Adani, Daniele}}
[[Categoria:Calciatori italiani]]
a86lc41nl2novkw3n26u819x2qr6elp
Il Mereghetti
0
81416
1420604
1420419
2026-07-16T07:19:54Z
Spinoziano
2297
/* B */
1420604
wikitext
text/x-wiki
'''''Il Mereghetti''''', dizionario enciclopedico dei film.
==Citazioni==
<!-- SEGUIRE L'ORDINE ALFABETICO PER FILM, COME NEL DIZIONARIO -->
===A===
[[File:Abbasso la ricchezza! (1946) Anna Magnani (2).png|miniatura|[[Anna Magnani]] in ''[[Abbasso la ricchezza!]]'']]
*Commedia disincantata e ironica dove il facile populismo della trama [...] viene riscattata da un'interpretazione superlativa della [[Anna Magnani|Magnani]], volgare e insieme vitalissima nel suo ruolo di nuova ricca [...] irresistibile quando balla il boogie o esibisce un'acconciatura con due colombe bianche, ma struggente nell'indimenticabile interpretazione di ''Quanto sei bella Roma''. (''[[Abbasso la ricchezza!]]''; 2003, p. 16)
*Melodramma moralistico e lacrimevole [...] recitato ai limiti del dilettantismo. Sprecato anche il gusto tutto napoletano per la truffa. (''[[Accadde tra le sbarre]]''; 2003, p. 22)
*[...] [[Howard Hawks|Hawks]] realizza un'opera personale più che una specie di remake di ''[[Casablanca]]'', come probabilmente pensavano i dirigenti della Warner. I temi classici del regista – la lealtà verso gli amici, la ruvidezza con le donne, il senso privato della giustizia, l'attenzione ai perdenti – e il tocco classico e spensierato insieme [...] si fondono coerentemente con il bisogno di far propaganda alla necessità di schierarsi e di rafforzare la fiducia nel successo della lotta antinazista (il film fu girato in piena guerra mondiale). Ma tutto passa decisamente in secondo piano di fronte alle straordinarie scene del corteggiamento tra il rude Harry e la sfrontata Marie [...]. (''[[Acque del sud]]''; 2003, p. 28)
*Il primo adattamento cinematografico da [[Ernest Hemingway|Hemingway]] [...] e uno dei migliori. Mai troppo sentimentale, figurativamente raffinato, attraversato da un'atmosfera disillusa e malinconica che ne fa un film antimilitarista di grande misura, accorato e privo di retorica. (''[[Addio alle armi (film 1932)|Addio alle armi]]''; 2003, p. 30)
*[...] accuratissima la ricostruzione d'epoca, raffinata e sensuale la regia che, a dispetto dell'accusa di calligrafismo, si dimostrò capace di un'analisi sociale e psicologica di sorprendente maturità. (''[[Addio giovinezza! (film 1940)|Addio giovinezza!]]''; 2003, p. 31)
*''[[Blade Runner]]'' e il finale di ''[[2001: Odissea nello spazio]]'', [[David Cronenberg|Cronenberg]] e la saga di [[Godzilla]] vengono allegramente contaminati nel più costoso e delirante film d'animazione mai realizzato in Giappone. Per chi non ha familiarità col fluviale fumetto omonimo, la storia – date le molte ellissi – è difficilmente decifrabile. Innegabile, comunque, il fascino visivo: il tratto è inconfondibilmente nipponico, ma animazione e colori sono spesso stupefacenti. (''[[Akira (film)|Akira]]''; 2003, p. 54)
*Il film deve molto del suo fascino un po' misterioso alla grande prova di [[Henry Fonda|Fonda]] [...]. Indimenticabile la prima parte, in cui [[John Ford|Ford]] tratteggia con tenerezza e ironia la vita della provincia americana. (''[[Alba di gloria]]''; 2003, p. 56)
*Uno dei primi, insuperati esempi di western realista che distrugge il mito del cowboy coraggioso e virile e dà inizio alla dissoluzione del mito della frontiera. [...] la regia di [[William A. Wellman|Wellman]] scardina ogni drammatizzazione negando dignità all'eroe romantico per rendere la sua cronaca ancora più implacabile, anche perché non trasforma chi dà la caccia agli assassini in una folla assetata di sangue, ma situa con rara esattezza psicologica le reazioni dei contadini e la loro autodifesa in un quadro sociale decisamente innovativo per i tempi. [...] La Fox era contraria al progetto e per risparmiare decise di non girare in esterni, ma la ricostruzione in studio finì per accentuare l'atmosfera claustrofobica del film e aumentarne la forza drammatica. (''[[Alba fatale]]''; 2003, p. 56)
*Lento e coinvolgente, è forse il più bello dei dieci western di [[Delmer Daves|Daves]], specie di «parabola antifaustiana» dove la pretesa superiorità del medico – convinto di poter giudicare e «guidare» i comportamenti di tutti – viene messa in crisi prima dall'irrazionalità delle persone (guidata da un esordiente [[George C. Scott]], spettacolare nel ruolo di un predicatore alcolizzato e fanatico) e poi dall'amore sempre respinto di Elizabeth che, barattando il proprio oro con la vita di Frail, costringe l'uomo a rimettersi in discussione in nome dei sentimenti. Senza tradire la propria ispirazione (che predilige storie che tendono al melodramma), Daves fonde perfettamente i temi presenti nella sceneggiatura di Wendell Mayes e Halsted Welles – la crudeltà della frontiera, le aberrazioni del moralismo, l'avidità di oro e di sesso, la violenza della giustizia – senza svelare o spiegare fino in fondo le ragioni dei suoi personaggi e moltiplicando le contraddizioni del protagonista (generoso e autoritario, premuroso e cinico) per mettere in crisi le certezze dello spettatore. Su tutto, trionfa il lirismo delle inquadrature e dei movimenti di macchina [...]. (''[[L'albero degli impiccati]]''; 2003, p. 58)
*Quinto dei sei western di [[Budd Boetticher|Boetticher]] interpretati da [[Randolph Scott]] e prodotti (escluso il primo, ''I sette assassini'') dalla Ranown, è una delle punte più alte della sua carriera, indimenticabile riflessione sulla vendetta e le sue ossessioni. (''[[L'albero della vendetta]]''; 2003, p. 58)
*Primo e unico film di un abile sceneggiatore che costruisce un film a tesi, rigorosamente antimaccartista in nome, però, della retorica dei valori americani. (''[[Al centro dell'uragano (film 1956)|Al centro dell'uragano]]''; 2003, p. 60)
*Magari fosse trash: non riesce a far ridere neanche involontariamente. (''[[Alex l'ariete]]''; 2003, p. 64)
*[...] [[Walt Disney|Disney]] creò un'opera anomala, ai limiti della sovversione, dove lo spirito già non ortodosso di [[Lewis Carroll|Carroll]] diventa quasi iconoclasta. (''[[Alice nel Paese delle Meraviglie (film 1951)|Alice nel Paese delle Meraviglie]]''; 2003, p. 67)
*Uno dei film hollywoodiani che ha saputo esprimere con maggior forza ed efficacia un messaggio pacifista e antimilitarista: gli anni non hanno tolto forza all'opera e anche i tagli imposti dalla produzione [...] non fanno che accrescere l'impatto visivo delle violentissime e molto realistiche scene di battaglia – riprese con bellissime carrellate laterali – tanto da dar l'impressione che Milestone metta «più energia a far morire i suoi personaggi che a farli vivere» [Lourcelles]. (''[[All'ovest niente di nuovo]]''; 2010, p. 112)
*Una commedia piuttosto amara nonostante il prevedibile lieto fine [...]. Femminista ante litteram, il film descrive senza molte reticenze l'aggressività sessuale maschile e offre alla società italiana (la vicenda si svolge a Orta, dove però sembra che il fascismo non esista) un quadro abbastanza desolante, fatto di immoralità, falsità e – da parte delle donne invidiose del fascino di Renata – gelosie e avidità. (''[[L'amante segreta]]''; 2003, p. 90)
*Esaltazione forsennata e anarchica, ma di grande potenza suggestiva, dell'individualismo (prima d'essere uccisa Colorado griderà a tutti il suo disprezzo e la sua fierezza) il film amplifica lo stato d'animo dei protagonisti nella natura irreale e nei paesaggi onirici delle montagne del West. (''[[Gli amanti della città sepolta]]''; 2003, p. 91)
*Del romanticismo sottile di [[Terence Fisher|Fisher]] qui rimane poco: più sangue e soprattutto molto più sesso, con pesanti incongruenze ideologiche e narrative dal momento che viene a mancare la tradizionale opposizione tra la marcata sessualità del Conte e i repressi costumi vittoriani delle sue vittime. (''[[Le amanti di Dracula]]''; 2003, p. 92)
*Vent'anni dopo ''I vitelloni'', Fellini [...] ripensa alle proprie origini, mescolando come sempre amore e odio, distacco e nostalgia, giudizio e complicità. E come sempre, facendo tutto a Cinecittà, passaggio notturno del transatlantico Rex compreso. Film apparentemente in tono minore, ma in realtà tra i più coesi e riusciti. (''[[Amarcord]]''; 2010, p. 138)
*Portato a termine da [[William Wyler|Wyler]], dopo che [[Howard Hawks|Hawks]] venne cacciato dal produttore [[Samuel Goldwyn]] a circa un terzo della lavorazione col pretesto che non era fedele al romanzo di Edna Ferber (sceneggiato da Jules Furthman e Jane Murfin), il film mantiene nei titoli la firma di entrambi, oltre a quella di Richard Rosson che ha diretto le scene di disboscamento e quelle dei tronchi che rotolano in acqua. La prima parte, dedicata al tema dell'amicizia virile che una donna rischia di spezzare, è inconfondibilmente hawksiana, chiassosa e con un fondo di malinconia. La mano più estetizzante di Wyler (che, al contrario di Hawks, non considerò mai ''Come and Get It'' come un film che gli appartenesse) si fa sentire invece nella seconda metà, dove i personaggi acquistano ombre oscure e ambigue. Il risultato finale ha troppi scarti di registro per essere sempre convincente, ma rimangono sequenze da antologia, come la rissa nel saloon o il duetto amoroso tra Lotta e Richard che si impiastrano di caramello. (''[[Ambizione (film)|Ambizione]]''; 2003, p. 98)
*Commediola rosa che utilizza i modi dei [[Cinema dei telefoni bianchi|film dei telefoni bianchi]] per alzare un inno strapaesano all'amicizia con le truppe americane: [...] il film – neorealisticamente – fa parlare gli americani nella loro lingua [...] e, girato tra le rovine della guerra, conserva ancora oggi un suo valore documentaristico. (''[[Un americano in vacanza]]''; 2003, p. 103)
*[[Vincent Sherman|Sherman]] seppe usare a vantaggio del film la tensione che si creava sul set tra le due primedonne, aumentando così l'elettricità dei loro duetti [...], è un film avvincente e agrodolce [...]. (''[[L'amica (film 1943)|L'amica]]''; 2003, p. 106)
*Il primo dei quattro film girati da [[René Clair|Clair]] negli Usa, in cui il compromesso raggiunto tra il suo stile e la presenza della diva finisce per scontentare tutti. Firmato dal regista e da [[Norman Krasna]], il meccanismo narrativo tipicamente clairiano, fatto di incastri, mascheramenti, equivoci e doppi, riduce l'attrice a una specie di manichino impacciato, e i troppo frequenti rimandi ad altri film, sia dello stesso regista sia interpretati dalla [[Marlene Dietrich|Dietrich]], concorrono a spersonalizzare ulteriormente la storia. (''[[L'ammaliatrice (film 1941)|L'ammaliatrice]]''; 2003, p. 113)
*Forse un po' scontato nella conclusione troppo «positiva», il film ha tuttavia un grande impatto emotivo: l'atmosfera dei quartieri popolari e dei suoi frustrati abitanti è toccante e [[James Cagney|Cagney]] è perfetto nell'interpretare un gangster che sa di aver fallito ma che conserva tutta la sua dignità. (''[[Gli angeli con la faccia sporca]]''; 2003, p. 144)
*[...] malinconico e inquietante (nel passato della donna c'è, forse, la presenza in un bordello di lusso), il film si regge tutto sul fascino misterioso della [[Marlene Dietrich|Dietrich]], condannata a scegliere tra due uomini che sono fondamentalmente «uguali». [[Ernst Lubitsch|Lubitsch]] si concede solo pochi tocchi comici (i commenti dei domestici all'inappetenza degli ospiti) e il film al botteghino fu un mezzo fallimento. (''[[Angelo (film 1937)|Angelo]]''; 2003, p. 146)
*Indimenticabile quando canta (a cavalcioni di una sedia) ''Ich bin die fesche Lola'', la [[Marlene Dietrich|Dietrich]] è però limitata da un personaggio abbastanza convenzionale che solo la sua sensualità riesce a far dimenticare. Molto più composita la prova di [[Emil Jannings|Jannings]] che nel descrivere il decadimento morale di un uomo tocca, nelle scene finali, i vertici delle sue grandi interpretazioni mute (come ''[[L'ultima risata]]''). (''[[L'angelo azzurro (film 1930)|L'angelo azzurro]]''; 2003, p. 146)
*Melodramma tutto giocato sul doppio, che permette alla [[Bette Davis|Davis]] (nell'unico film di cui fu anche produttrice) di interpretare due personaggi opposti (con qualche trucco che lascia ancora stupiti [...]). Peccato che la sceneggiatura di Catherine Turney, dopo un bell'inizio, non sappia liberarsi da una certa artificiosità nello sviluppare l'intreccio, dimenticando per strada il personaggio che forse poteva dare uno sviluppo inaspettato alla storia [...] interpretato da [[Dane Clark]]. [[Curtis Bernhardt|Bernhardt]] non risparmia nessuna delle atmosfere notturne e nebbiose da lui predilette, ma finisce per sottolineare ancora di più l'incredibilità della storia. (''[[L'anima e il volto]]''; 2003, p. 151)
*Film di commissione [...] che [[Roberto Rossellini|Rossellini]] [...] accettò di dirigere per pure ragioni alimentari: lo stile naturalistico del testo, a cui non mancano neppure un paio di scene madri, non ha niente a che vedere con l'idea rosselliniana di cinema: e i risultati lo dimostrano. (''[[Anima nera (film 1962)|Anima nera]]''; 2003, p. 153)
*Nato come tentativo di ripetere il successo di ''[[Riso amaro]]'' [...], il film [...] non risente della sua origine di commissione. Costruito con una struttura a flashback che incastra le scene nell'ospedale (girate con occhio documentaristico) con quelle dei ricordi, è tutto giocato sulle opposizioni che lacerano il personaggio di Anna [...]: ne esce così un appassionato ritratto femminile nel quale il senso del dovere si scontra con il richiamo dell'erotismo. (''[[Anna (film 1951)|Anna]]''; 2003, p. 154)
*[...] è un dramma da camera femminista ''ante litteram'', servito dagli attori come meglio non si potrebbe (la [[Greta Garbo|Garbo]] si guadagnò la sua prima nomination all'Oscar) ma che probabilmente appariva un po' statico già alla sua uscita. (''[[Anna Christie]]''; 2003, p. 155)
*Per il suo film d'esordio, [[Gianluigi Calderone|Calderone]] sceglie un torbido ritratto di famiglia con risvolti psicoanalitici ma lo racconta con troppe concessioni alle grazie svestite della [[Ornella Muti|Muti]] e (soprattutto) della [[Eleonora Giorgi|Giorgi]]. La [[Valentina Cortese|Cortese]], nel ruolo della madre, fa la solita scena da «isterica dannunziana». (''[[Appassionata (film 1974)|Appassionata]]''; 2003, p. 168)
*Dal romanzo omonimo di [[Erich Maria Remarque|Erich M. Remarque]], un affresco melodrammatico sulla situazione dei rifugiati, tra ideali democratici e folclore. [[Charles Boyer|Boyer]] è troppo elegante per essere un povero perseguitato e la [[Ingrid Bergman|Bergman]] fuma per far capire che non è una donna per bene. Ma [[Charles Laughton|Laughton]] è grande come aguzzino nazi in cerca di piaceri proibiti. (''[[Arco di trionfo (film 1948)|Arco di trionfo]]''; 2003, p. 179)
*Per alcuni è il peplum mai realizzato, con dèi e mostri (creati dal celebre Ray Harryhausen) insolitamente infantili e fragili, che rivelano tutta la libertà, l'ironia e l'intelligenza di un adattamento (di Jan Read e Beverley Cross) che rilegge maliziosamente la mitologia greca alla luce del debole contemporaneo. Spettacolare l'uso naturale degli esterni (Palinuro e i templi greci di Paestum), perfetta la cadenza del ritmo, vivace la scelta dei colori: nel suo genere, un film sorprendente e unico. (''[[Gli Argonauti]]''; 2003, p. 180)
*Il regista, già sceneggiatore del ''[[Il fuggitivo (film 1993)|Fuggitivo]]'', guarda a ''[[X-Files]]'' e all'''[[L'invasione degli ultracorpi (film)|Invasione degli ultracorpi]]'', con prevedibile corredo di effetti speciali. Buono per una domenica pomeriggio di pioggia. (''[[The Arrival (film 1996)|The Arrival]]''; 2003, p. 187)
*Spesso sembra che al regista non interessi raccontare una storia, ma semplicemente giocare con maschere, musiche, pavoni e tappeti: e tuttavia riesce a trasmettere un'allegria contagiosa, infantile e sofisticata. Una festa per gli occhi e le orecchie, che sfida ogni tentativo di etichetta, e ha anche il pregio di non andare per le lunghe. (''[[Asik Kerib - Storia di un ashug innamorato]]''; 2003, p. 194)
*Da [[Agatha Christie]], con un cast prestigioso, un'elegante ricostruzione d'epoca e qualche lungaggine di troppo. Il doppiaggio elimina il meglio, cioè il bizzarro inglese parlato dagli stranieri, che porta indirettamente alla soluzione del mistero. Un irriconoscibile [[Albert Finney|Finney]] è [[Hercule Poirot]]. (''[[Assassinio sull'Orient Express (film 1974)|Assassinio sull'Orient Express]]''; 2010, p. 285)
*Paragonato a ''[[Rosemary's Baby - Nastro rosso a New York|Rosemary's Baby]]'' (più che altro per il taglio di capelli dell'imbambolata [[Charlize Theron|Theron]]), anche se il complotto ha il fiato corto e le situazioni sono rozze e prevedibili come in film di serie B. Sprecato (o poco accorto) [[Johnny Depp|Depp]], se la cava meglio il figlio di Cassavetes nella parte del collega che dà fuori di testa. Confezione ovattata (la fotografia è di Allen Daviau), pochi e brutti effetti speciali, una scena di sesso che dovrebbe essere torrida. (''[[The Astronaut's Wife - La moglie dell'astronauta|The Astronaut's Wife]]''; 2003, p. 206)
*[...] un ottimo esempio di cosa è possibile fare con un budget irrisorio. (''[[L'astronave degli esseri perduti]]''; 2003, p. 206)
*Come ''[[Mezzogiorno di fuoco]]'', ma riletto in chiave fantascientifica. Un po' risaputo, però gli effetti speciali e certe astuzie del montaggio regalano alla storia tensione e godibilità. (''[[Atmosfera zero]]''; 2003, p. 208)
[[File:Attila il flagello di Dio (1954) Anthony Quinn 10.png|thumb|[[Anthony Quinn]] in ''[[Attila (film 1954)|Attila]]'']]
*Ricostruzione kolossal delle invasioni barbariche dell'anno 450: grandi mezzi (è stata impiegata anche la Cavalleria dell'Esercito italiano), contrasti di civiltà (anche se i barbari sono più simpatici della corte romana), intrighi di potere (con la Loren nei panni della sorella dell'imperatore che si offre ad Attila), ma anche la sensazione di un bigino riletto col senno di poi. (''[[Attila (film 1954)|Attila]]''; 2003, p. 212)
*Un salutare inno alla rivolta e al ''carpe diem'', significativamente collocato un anno prima dei fatidici anni Sessanta. Un gran successo, nonostante l'eccessiva enfasi melodrammatica di [[Robin Williams]]. O forse proprio in virtù di questa. Oscar alla sceneggiatura di [[Tom Schulman]]. Al di là delle qualità artistiche il film ha comunque un grande merito: aver scatenato l'immaginario pedagogico di tutta una generazione costretta a subire una pedagogia che di immaginario non ha più niente. (''[[L'attimo fuggente]]''; 2010, p. 305)
*Partendo da un intreccio semplice e lineare [...] [[Fred Zinnemann|Zinnemann]] elabora una straordinaria psicofenomenologia della vigliaccheria e della vendetta che però, grazie a una profonda sensibilità noir, libera da ogni manicheismo per sprofondare personaggi e spettatori in un incubo visivo e morale senza scampo, dove torto e ragione non hanno più senso e regna solo un ambiguo desiderio di violenza. Teso, denso, disperato, con due protagonisti all'altezza e un'insolita [[Mary Astor]] nel ruolo della prostituta comprensiva. (''[[Atto di violenza]]''; 2003, p. 213)
*Curiosa commedia che scherza su temi allora molto concreti (c'è anche il tentativo di costruire una casa in una notte, che cinque anni più tardi sarà al centro di ''[[Il tetto]]'') ma non riesce a sollevarsi dalla farsa goliardica. (''[[Auguri e figli maschi!]]''; 2003, p. 214)
*Un progenitore di ''[[Quella sporca dozzina]]'' dichiaratamente sgradevole. (''[[L'avamposto degli uomini perduti]]''; 2003, p. 218)
*Curiosa «opera parallela» che aggiorna situazioni e personaggi di [[Giacomo Puccini|Puccini]] in una sorta di rilettura popolare dei temi della resistenza antinazista. Coerentemente con la sua carriera fatta di film-opera e drammi lirici, [[Carmine Gallone|Gallone]] intreccia in maniera indissolubile lirica e vita come a voler rivendicare, anche nei momenti più drammatici della storia nazionale (il film si svolge a cavallo del 4 giugno 1944, quando Roma fu liberata), la centralità della tradizione melodrammatica nazionale (e quindi, indirettamente, di tutta la sua carriera di regista), capace anche di ispirare sentimenti civili e passioni libertarie [...]. (''[[Avanti a lui tremava tutta Roma]]''; 2003, p. 218)
*Al racconto di [[Stephen King]], che dà il titolo alla raccolta omonima, bastavano poche pagine per creare suspense. Il film, invece, è anonimo e annacquato come se fosse stato pensato per il piccolo schermo. (''[[A volte ritornano (film)|A volte ritornano]]''; 2003, p. 220)
*[...] è un affresco solenne e movimentato che tende a riportare il genere alle sue origini storico-cronachistiche, al rapporto intimo con il paesaggio e alla dimensione dell'avventura collettiva, nonostante la presenza del divo [[Errol Flynn|Flynn]]. (''[[Gli avventurieri (film 1939)|Gli avventurieri]]''; 2003, p. 229)
*Soliti ingredienti, eppure i risultati sono discretamente spettacolari. (''[[L'avventuriero della Luisiana]]''; 2003, p. 229)
*Una storia banale, nobilitata però dallo stile impareggiabile degli interpreti: [[Robert Mitchum|Mitchum]], nel suo abituale ruolo di uomo cinico e fascinosamente insolente, regge perfettamente il confronto con l'aggressività sensuale e disincantata della [[Jane Russell|Russell]]; il broncio indolente di lei e il sorriso ironico di lui duettano a meraviglia, sostenuti dalla regia allusivamente erotica di [[Josef von Sternberg|von Sternberg]] (tra sciarpe e calze gettate e raccolte, il feticismo regna sovrano). (''[[L'avventuriero di Macao]]''; 2003, p. 230)
===B===
*Allevato da una coppia di cani da pastore [...] il maialino Babe impara ad accudire le pecore (da cui riesce a farsi obbedire perché invece di abbaiare gli ordini, li chiede con dolcezza) e, ribaltando il suo destino «naturale» – che è quello di finire in padella – convince il padrone ([[James Cromwell|Cromwell]]) di essere così bravo da farsi iscrivere a una gara per cani da pastore. Una favola moderna (con tanto di morale: anche le regole più secolari si possono infrangere), dove gli animali – veri – conquistano il primo piano lasciando gli umani sullo sfondo. [...] questo «film per bambini» racconta con una naturalezza accattivante e coinvolgente il potere infinito delle buone maniere e l'entusiasmo della sovversione (l'oca che vuole sostituirsi al gallo per annunciare il sole). (''[[Babe - Maialino coraggioso]]''; 2003, p. 233)
*[...] si rivelò a distanza un horror da cineteca, tutto giocato sui turbamenti del non-detto e su un raffinato geometrismo delle immagini. Fondamentale l'uso della luce [...] che contribuì a interiorizzare il contenuto del film e a provocare un'identificazione più forte e più profonda dello spettatore con i personaggi. Indimenticabili le scene dell'inseguimento notturno e della minaccia in piscina [...]. [[Simone Simon|Simon]] è perfetta come donna-felino, terrorizzata prima ancora che terrorizzante. (''[[Il bacio della pantera (film 1942)|Il bacio della pantera]]''; 2003, p. 238)
[[File:Il bacio di una morta (film 1949) Virginia Belmont.png|miniatura|Virginia Belmont ne ''[[Il bacio di una morta (film 1949)|Il bacio di una morta]]'']]
*Dal romanzo di [[Carolina Invernizio]], un «film d'appendice» discreto nel suo genere, e dallo stile più sobrio rispetto a quello della scrittrice. (''[[Il bacio di una morta (film 1949)|Il bacio di una morta]]''; 2003, p. 239)
*[...] un giallo poco convincente nella soluzione, ma interessante per i giochi di cinema nel cinema che anticipano quelli di [[Brian De Palma]]. Il piano sequenza iniziale è da applausi, il resto è routine. [[Bela Lugosi|Lugosi]], nei panni di un produttore sospetto, ha un ruolo insignificante. (''[[Bacio mortale (film 1932)|Bacio mortale]]''; 2003, p. 239)
*[...] ricordi, gelosie, abitudini, rancori e commovente voglia di (soprav)vivere. Uno splendido trio di vecchie glorie ([[Bette Davis|Davis]], [[Lillian Gish|Gish]] e [[Vincent Price|Price]]) per un film delicato e cinefilo, apparentemente lontano dalle corde del regista di ''[[Se...]]'', ma in realtà così fuori moda da risultare, ancora una volta, controcorrente. (''[[Le balene d'agosto]]''; 2003, p. 244)
*Sorprendente e coraggioso esordio nella regia di [[Kevin Costner|Costner]], che rivitalizza un genere dimenticato come il western. Elogi unanimi per le scelte ideologiche (i sioux parlano la loro lingua e vengono sottotitolati). Ma il film è interessante non solo per le prese di posizione a favore dei pellerossa e di una vita in armonia con la natura (sostenute con maggior coerenza in altri film: ''[[Il piccolo grande uomo|Piccolo grande uomo]]'' e ''[[Corvo rosso non avrai il mio scalpo!|Corvo rosso non avrai il mio scalpo]]'') ma soprattutto per la capacità di ridare forza alle immagini, rifiutando molte convenzioni hollywoodiane a favore di un innovativo realismo. (''[[Balla coi lupi]]''; 2003, p. 244)
*Insolita commedia favolistica che [[Antonio Leonviola|Leonviola]] (anche sceneggiatore e produttore) dirige alternando momenti fantastici (il sogno «solarizzato» all'inizio o la presenza di [[Vittorio De Sica|De Sica]] come «buon Dio» in quattro ruoli diversi: guardia, vigile, portaceste e tassista) ad altri più decisamente melodrammatici: il mondo infantile non è enfatizzato né edulcorato ma anche quello degli adulti è raccontato con feroce ironia (la famiglia del fornaio [[Mario Carotenuto|Carotenuto]]) o fredda antipatia (il maestro di musica interpretato da [[Gabriele Ferzetti|Ferzetti]], la madre superiora di [[Pina Renzi]]). (''[[Ballerina e Buon Dio]]''; 2003, p. 247)
*L'umorismo di [[Mel Brooks|Brooks]] a volte è greve, a volte molto cerebrale: i protagonisti vedono la cassetta di ''Balle spaziali'' per conoscere in anticipo il seguito della storia; il mostriciattolo di ''[[Alien]]'' esce dallo stomaco di John Hurt che si lamenta: «No, ancora!». (''[[Balle spaziali]]''; 2003, p. 248)
*Ritmo serrato e suspense (da antologia l'ultimo tentativo di fuga di un bandito che si arrampica su una gomena ma non riesce a superare il disco di metallo che impedisce ai topi di salire sulla nave) ma soprattutto buone osservazioni d'ambiente. (''[[Bandiera gialla (film 1950)|Bandiera gialla]]''; 2003, p. 256)
*[...] la non disprezzabile risposta del produttore De Laurentiis ai kolossal hollywoodiani: il gigantismo è utilizzato al meglio da Fleischer per sottolineare le contrapposizioni simboliche che attraversano l'esistenza di Barabba – la luce e le tenebre, la morte e la resurrezione – e che danno al film un autentico spirito religioso, praticamente unico in superproduzioni di questo tipo. (''[[Barabba (film)|Barabba]]''; 2003, p. 259)
*Un grandioso affresco umanitarista, pieno di nobile retorica, nel quale si sentono echi di [[Victor Hugo]] e di [[Fëdor Dostoevskij|Dostoevskij]]: al centro c'è la descrizione – mai disperata – del «pozzo senza fine e senza fondo della miseria umana», dalla cui esplorazione i vari personaggi (e il regista con loro) trovano la forza di continuare la loro missione in favore delle miserie altrui. Per inseguire la moltitudine di personaggi che popolano il film, Kurosawa utilizza da maestro il CinemaScope, privilegiando i campi lunghi, anche se rimane in parte schiacciato dalle sue ambizioni e dagli intenti didascalici. (''[[Barbarossa (film 1965)|Barbarossa]]''; 2003, p. 261)
*Senza farsi condizionare dalle ristrettezze del budget (è una produzione Republic), il regista concentra tutti i suoi sforzi sugli elementi essenziali che possono servire per analizzare una personalità tormentata e scoprirne la sua più intima verità: l'uso claustrofobico del décor e della luce, i pochi tocchi onirici di un racconto dichiaratamente realistico (le immagini chiave della vasca che si vuota e del pesce argenteo che salta fuori dal fiume), un'atmosfera che sottolinea le pulsioni erotiche del protagonista, servono per materializzare, in maniera ossessiva, le paure [...]. (''[[Bassa marea (film 1950)|Bassa marea]]''; 2003, p. 267)
*Una vera tragedia degli equivoci, forse il miglior film di [[Luigi Chiarini|Chiarini]]: l'esigenza di raffinatezza formale tipica del «calligrafismo» (di cui il regista era uno degli esponenti di punta) qui si combina con uno stile vigoroso evidente anche nei personaggi minori (l'acidissima zia del notaio interpretata da [[Teresa Franchini]], piccolo capolavoro di battute e recitazione), capace di creare un'atmosfera incandescente e mortifera con cui alludere agli umori dell'epoca ben oltre la riduzione letteraria. Merito indubbio dell'operazione va alla sceneggiatura [...]. A [[Umberto Barbaro|Barbaro]], in particolare, viene da attribuire la forte connotazione sociale che rende leggibile il film anche in chiave di dramma di classe. Notevole la presenza palpitante della [[Luisa Ferida|Ferida]], attrice di regime generalmente impiegata in ruoli aggressivi e sensuali, che attraversa il film come un fantasma introducendo un clima «fantastico» abbastanza insolito nel cinema del periodo. (''[[La bella addormentata (film 1942)|La bella addormentata]]''; 2003, p. 277)
*Sbilanciato dal punto di vista narrativo, soprattutto per la stereotipata recitazione da «cattivo» di [[Francis X. Bushman]], il film ha comunque due momenti indimenticabili, la battaglia navale e la famosa corsa delle bighe, che non ha nulla da invidiare per tensione e perfezione tecnica a quella girata da [[Andrew Marton]] nel 1959, anche per merito delle scenografie di [[Cedric Gibbons]] e degli effetti speciali di Kenneth Gordon MacLean. (''[[Ben-Hur (film 1925)|Ben-Hur]]''; 2003, p. 288)
*[...] un film agiografico ma misurato. (''[[Bernadette (film 1943)|Bernadette]]''; 2003, p. 292)
*La pellicola che ha segnato una svolta nella carriera di [[John Woo|Woo]] (fino ad allora autore di ''wuxiapian'' e film comici) e nel cinema di Hong Kong, inaugurando il genere del mélo-noir metropolitano in cui le sparatorie iperrealiste sostituiscono i duelli tradizionali. I temi sono quelli classici di Woo: l'elogio dell'amicizia, la difesa anacronistica di un mondo votato all'autodistruzione, la violenza stilizzata dove si mescolano lacrime e sangue. L'impianto da film popolare e certe ingenuità dispiacciono agli occidentali abituati ai successivi lavori del regista, ma il respiro è epico e travolgente. Un trampolino di lancio anche per [[Chow Yun-fat|Chow]], che ruba la scena nella parte dell'ex killer umiliato, con impermeabile e occhiali scuri. (''[[A Better Tomorrow (film 1986)|A Better Tomorrow]]''; 2016, p. 552)
*Versione moderna dell'opera di [[William Shakespeare|Shakespeare]] (neppure citato nei titoli, forse perché l'Italia era in guerra con la Gran Bretagna) ambientata nella periferia romana, ma poco aiutata da due attori fuori parte. (''[[La bisbetica domata (film 1942)|La bisbetica domata]]''; 2003, p. 308)
*Benché ibrido e sbilanciato [...] è comunque un film-chiave nell'opera del regista perché presenta già molti dei suoi elementi caratteristici: la costruzione della suspense, l'eroina bionda, la labilità del confine tra innocenza e colpa, la caccia all'uomo in un luogo famoso (qui il British Museum) e l'attenzione per le innovazioni tecniche [...]. (''[[Ricatto (film 1929)|Blackmail]]''; 2003, p. 311)
*Molti critici vecchi e giovani hanno comunque benedetto l'operazione: i primi lieti di un horror che – per forza di cose – gioca tutto sul fuoricampo e sul mistero non spiegato, i secondi per moda. In definitiva, solo uno scherzo goliardico più interessante per i semiologi e i sociologi che per gli spettatori comuni, anche se in curiosa ed emblematica sintonia con il finto realismo e l'estetica «sporca» dei film del Dogma danese. (''[[The Blair Witch Project - Il mistero della strega di Blair]]''; 2003, p. 313)
*Un western teso e cupo (con un [[Gregory Peck|Peck]] inusualmente minaccioso) [...]. (''[[Bravados]]''; 2003, p. 336)
*Una farsa sfilacciata, dove soggettisti (Age e Scarpelli) e sceneggiatori (Metz, Marchesi, Vecchietti e Amendola) cercano di far sorridere con equivoci e trovatine inoffensive (le assurde penitenze della gara di canasta, i trucchi per non pagare il conto al ristorante). (''[[Una bruna indiavolata!]]''; 2003, p. 345)
===C===
*Una commedia gialla raffinata e piena di ironia, [...] fondata – secondo un meccanismo di «spostamento» narrativo tipicamente hitchcockiano – non tanto sulla scoperta del ladro vero quanto sul tema dell'identità del ladro presunto. (''[[Caccia al ladro]]''; 2003, p. 363)
*Per l'esordio come produttore [...] [[Kirk Douglas|Douglas]] sceglie un western non originalissimo [...] ma splendidamente fotografato [...] dove le complicazioni della trama passano in secondo piano di fronte all'esaltazione della natura selvaggia. Indimenticabile la [[Elsa Martinelli|Martinelli]] (al suo esordio a Hollywood) mentre fa il bagno nuda. (''[[Il cacciatore di indiani]]''; 2003, p. 366)
*[...] gli stereotipi dei film coi minatori ci sono tutti, ma gli inverosimili abiti della [[Marlene Dietrich|Dietrich]] giustificano da soli la visione e la scazzottata finale è insolitamente violenta. (''[[I cacciatori dell'oro]]''; 2003, p. 366)
*Tra comicità e patetismo, un mondo di risorse e umanità che Loy aveva già esplorato nelle sue indagini televisive, affidato all'estro agrodolce di Manfredi. (''[[Café Express]]''; 2010, p. 537)
*Ambientazione inusuale, claustrofobica e notturna, e recitazione avvincente fino all'epilogo risolutore. (''[[La campana del convento]]''; 2003, p. 380)
[[File:Boratto Campo de' fiori 1.png|miniatura|[[Caterina Boratto]] in ''[[Campo de' fiori (film)|Campo de' Fiori]]'']]
*[...] si intravedono elementi pre-neorealisti (le dispute al mercato, la scena con la [[Caterina Boratto|Boratto]] in prigione, quelle della balia in Abruzzo). E i toni della commedia sono abbastanza lontani dagli schemi estetici dell'epoca, con accenni di critica sociale (i «borghesi» che giocano d'azzardo) e qualche divertente notazione sul maschio conquistatore [...]. (''[[Campo de' fiori (film)|Campo de' Fiori]]''; 2003, p. 382)
*[...] Camerini abbandona i consueti temi piccolo-borghesi e realizza una genuina commedia d'ambientazione popolaresca. [...] la censura fascista manipolò il film a tal punto da rendere incomprensibile la sua presunta componente eversiva. (''[[Il cappello a tre punte]]''; 2003, p. 395)
*[...] si regge tutto sulla bravura degli interpreti. Peccato che [[Alec Guinness|Guinness]] abbia imposto di ridurre (per invidia?) il ruolo di [[Bette Davis]] [...]. (''[[Il capro espiatorio (film 1959)|Il capro espiatorio]]''; 2003, p. 398)
*[...] il primo grande successo di [[Brian De Palma|De Palma]], e un trampolino di lancio per la [[Sissy Spacek|Spacek]]. L'innesto dell'horror nella commedia di ambiente studentesco farà scuola: ma ciò che interessa al regista è la poesia del sangue e del voyeurismo. Un cinema cinico e sensuale, che sacrifica i personaggi all'occhio che li riprende, riducendoli a corpi da far morire allegramente. Grandi sfoggi di tecnica (carrellate circolari, piani sequenza acrobatici), anche se lo ''split screen'' nelle scene del massacro finale appare oggi goffo e datato. (''[[Carrie - Lo sguardo di Satana]]''; 2003, p. 410)
*Nonostante la presenza di sceneggiatori come Richard Matheson e Robert Bloch (Russ Jones, non accreditato è l'autore del secondo segmento) e un cast di primo piano, è uno dei film a episodi meno riusciti della Amicus. L'umorismo nero, caratteristico di queste produzioni, funziona solo nell'ultimo episodio; e la blanda regia di Duffel si limita a qualche inquadratura sbilenca nei momenti cruciali. (''[[La casa che grondava sangue]]''; 2003, p. 414)
*Come [[Robinson Crusoe]] (senza cannibali e con un po' di zen in più), una parabola sulla necessità di perdere tutto per ritrovare se stessi attraverso il confronto con una natura insondabile e indifferente dalle vicende umane. Ma se [[Daniel Defoe|Defoe]] teorizzava la fuga dalla società neoindustriale del capitalismo selvaggio, [[Robert Zemeckis|Zemeckis]]-con le armi della civiltà digitale che finge di ripudiare- non vede l'ora di riportare indietro il suo eroe, anche se (quasi) rinuncia al lieto fine hollywoodiano. Scritto da William Broyles jr. Girato con tempi di lavorazione molto lunghi (sedici mesi: nella pausa tra le riprese, durata un anno, il regista ha diretto ''[[Le verità nascoste]]'') per consentire a [[Tom Hanks]] (meritata la nomination all'Oscar) di dimagrire 22 chili. (''[[Cast Away]]''; 2014, p. 690)
*Splendido melodramma gotico sul tema di Barbablù e della sposa-vittima. [[Vincent Price|Price]] è una grandiosa incarnazione del male, [[Gene Tierney]] una succube perfetta. Prodotto da [[Ernst Lubitsch|Lubitsch]] che non poté dirigerlo per una malattia, è il film con cui esordisce [[Joseph L. Mankiewicz|Mankiewicz]] e nel quale è già presente il tema portante di tutta una carriera: la forza della parola, usata come il più forte degli elementi drammatici, della quale ci si serve per affrontarsi, studiarsi, combattersi e annientarsi. (''[[Il castello di Dragonwyck]]''; 2003, p. 427)
*Uno dei più alti esempi di noir anni Quaranta, dramma dell'ossessione e della predestinazione, nel quale un tragico fatalismo sottolinea l'impotenza dell'individuo a liberarsi dall'influenza perversa e avvelenata che il passato ha sul presente. Ognuno dà il meglio di sé, e l'acme è raggiunto nella scena in cui [[Robert Mitchum|Mitchum]] aspetta la dark lady in un bar messicano: non accade nulla, ma c'è tutto il senso del film. (''[[Le catene della colpa]]''; 2003, p. 428)
*Western antimilitarista dove [[John Ford|Ford]] inizia a riflettere sulla vecchiaia [...]: non a caso la sceneggiatura [...] si «inventa» due colpi di scena finali – la memorabile carica nella tempesta contro il campo indiano e il richiamo di Brittles come responsabile delle guide – per permettere al suo eroe di chiudere il film (e la carriera) in bellezza. Indimenticabile [[John Wayne|Wayne]] mentre monologa sulla tomba della moglie con un cielo da delirio sullo sfondo. (''[[I cavalieri del Nord Ovest]]''; 2003, p. 434)
*Tra gli ultimi sussulti del cinema dei telefoni bianchi: l'azione, ovviamente, si svolge in Ungheria, ma non manca qualche cenno ai tempi difficili. (''[[Centomila dollari]]''; 2003, p. 442)
*Thriller con la pretesa di elevarsi al di sopra del cinema di genere, ma che risulta solo fiacco e noioso. (''[[Il cervello dei morti viventi]]''; 2003, p. 449)
*Dramma eccessivo (anche nella lunghezza) e volutamente sgradevole, con un finale sorprendentemente misurato, malgrado il colpo di scena. Le performance di [[Joan Crawford]] e soprattutto di [[Bette Davis]] hanno un che di masochistico che [[Robert Aldrich|Aldrich]] accentua inserendo spezzoni di film nei quali le due attrici recitavano in gioventù [...]. (''[[Che fine ha fatto Baby Jane?]]''; 2003, p. 458)
*Ottima produzione con un grande ritmo e un bel cast: restano memorabili una misteriosa e seducente [[Veronica Lake]] e [[William Bendix]], nel ruolo della brutale guardia del corpo. (''[[La chiave di vetro (film)|La chiave di vetro]]''; 2003, p. 462)
*Commediola [[Cesare Zavattini|zavattiniana]] (lo sceneggiatore cullava questo progetto dal 1934) sulle tentazioni della modernità e del successo e sulla conseguente perdita di identità. Ma la sceneggiatura [...] non va molto più in là della giustapposizione dei singoli episodi, troppo diseguali: di una facile melodrammaticità quelli dei due De Filippo, solo sbozzato quello di [[Aldo Fabrizi|Fabrizi]], improbabile quello di [[Walter Chiari|Chiari]]. (''[[Cinque poveri in automobile]]''; 2003, p. 486)
*[...] il film colpisce ancora per il suo realismo e il ritratto cupo e disperato del mondo della malavita. Ottima prova della [[Bette Davis|Davis]], e di [[Eduardo Ciannelli]] nella parte del boss, chiaramente ispirato alla figura di [[Lucky Luciano]]. (''[[Le 5 schiave|Le cinque schiave]]''; 2003, p. 486)
*Riambientazione, senza molto interesse, dell{{'}}''[[L'uomo di bronzo|Uomo di bronzo]]'' nel mondo del circo che nemmeno un discreto cast riesce a salvare. (''[[Il circo insanguinato]]''; 2003, p. 490)
*Ispirato a un fatto reale, il film mescola il melodramma sociale ai toni da commedia, rischiando più di una volta di scivolare in un sentimentalismo eccessivamente sciropposo, riscattato solo dalla recitazione di [[Spencer Tracy]]. (''[[La città dei ragazzi]]''; 2003, p. 493)
*Piccolo noir della Rko, prodotto da [[Howard Hughes]] su misura per l'esuberante sex appeal di [[Jane Russell]] (che si esibisce in un paio di canzoni, accompagnata al piano da [[Hoagy Carmichael]]): il tema del passato che ritorna è trattato in maniera pittosto superficiale, ma la lunga caccia all'uomo finale – con un elicottero all'inseguimento di un'auto tra paesaggi desertici – è girata con grande abilità e un ottimo crescendo d'azione. (''[[La città del piacere]]''; 2003, p. 493)
*L'ottavo lungometraggio di [[Hayao Miyazaki|Miyazaki]] (unico sceneggiatore) è il suo risultato finora più alto, anche se i temi che lo percorrono (l'infanzia come sogno di cui ritardare la fine, l'armonia animista delle cose, il pittoricismo delle immagini) sono già tutti nei suoi lavori precedenti. Le invenzioni visionarie e poetiche sono incessanti e sempre felici, tra memorie di ''Alice nel paese delle meraviglie'', iconografia shintoista, teatro kabuki e surrealismo. E si fondono per creare un universo sorprendente e a tratti cupissimo, che disattende le leggi della logica e della fisica, e dove non è possibile discernere tra buoni e cattivi. I personaggi si stagliano nella memoria in sequenze di grande durezza (l'iniziale mutazione dei genitori), di delicata poesia (il memorabile viaggio in treno sulla ferrovia sommersa), di indefinibile suspense (l'arrivo notturno del traghetto da cui fuoriescono silenti gli ospiti della «colonia»). Ottima colonna sonora di Joe Hisaishi. (''[[La città incantata]]''; 2003, p. 495)
[[File:Clandestino a Trieste (1951) Doris Duranti.jpg|miniatura|[[Doris Duranti]] in ''[[Clandestino a Trieste]]'']]
*Un tentativo di ricucire le ferite della guerra con buona volontà e fede nella giustizia: decisamente troppo, anche perché la recitazione è sotto il livello di guardia. Curiosa solo l'ambientazione tra Monfalcone e Trieste e lo squarcio semidocumentario sul potere di comunicazione della radio. Tratto da un racconto di Camillo Del Signore, sceneggiato da [[Diego Fabbri]] e [[Turi Vasile]], che non risparmiano alla [[Doris Duranti|Duranti]] i peggiori stereotipi di mangiauomini e madre senza cuore. (''[[Clandestino a Trieste]]''; 2003, pp. 500-501)
*[...] è un thriller raccontato col ritmo della commedia, pieno di colpi di scena, realizzato con eccezionale senso dei caratteri. Il moralismo di fondo di [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]], poi, si diverte a complicare la storia [...]. (''[[Il club dei 39]]''; 2003, p. 505)
*Western antieroico e antispettacolare, pessimista e realistico fino allo squallore, tutto centrato su una cruda descrizione delle forme di vita e dei rapporti sociali dove la violenza è insieme storica e naturale. (''[[Le colline blu]]''; 2003, p. 513)
*Uno degli ultimi western classici [...]. Nessun compiacimento, poesia dei grandi spazi e un tocco di originalità dovuto alla presenza di attori giovanissimi (tendenza di cui i successivi western hollywoodiani s'impadroniranno con accanimento). Notevole il sangue freddo di [[Skip Homeier|Homeier]] e splendida [[Natalie Wood]] nel ruolo di Maria, ragazza ribelle che sgomina praticamente da sola un'intera banda di assassini. Da antologia la resa dei conti tra le rocce. (''[[Le colline bruciano]]''; 2003, p. 513)
*Le immagini mostrano ma non raccontano, alludono ma non dicono. Proliferano simboli e visioni inaudite (decine di libri messi ad asciugare sui tetti e sfogliati dal vento, pesci che si dibattono fuor d'acqua, greggi che invadono una chiesa, angeli della morte che scendono dal soffitto): lo spettatore non deve però decifrarli pedantemente, ma immergersi in essi, come in un quadro o in una musica. (''[[Il colore del melograno]]''; 2003, p. 515)
*[...] il film racconta, con i toni struggenti dell'epica familiare, la fine di un'epoca che si conclude con la morte del vecchio Morgan ([[Donald Crisp|Crisp]]) nel crollo di un pozzo minerario. Una fine dolorosa, che [[John Ford|Ford]] rievoca con partecipazione ma senza nascondere l'inadeguatezza di quel mondo (e di quei valori) di fronte ai mutamenti sociali: ai suoi eroi non resta che sopportare in silenzio la propria sconfitta, come il reverendo Gruffydd ([[Walter Pidgeon|Pidgeon]]) che non ha il coraggio di accettare il proprio amore per Angharad Morgan ([[Maureen O'Hara|O'Hara]]) e così fallisce come uomo e come ministro di culto. (''[[Com'era verde la mia valle]]''; 2003, p. 528)
*L'essenza del genere western come poteva essere pensata negli anni Trenta da [[Cecil B. De Mille|DeMille]]: verosimiglianza assoluta [...], grandissimi mezzi, precisione filologica [...], ritmo incalzante e colpi di scena [...]. ([[La conquista del West (film 1936)|''La conquista del West'', 1936]]; 2003, p. 549)
*Primo film girato in cinerama, è un'epopea edulcorata e celebrativa, ma di indubbia presa spettacolare. La parte migliore è la ricostruzione della cruentissima battaglia di Shiloh, unico episodio del film girato da [[John Ford|Ford]]. ([[La conquista del West (film 1936)|''La conquista del West'', 1962]]; 2003, p. 550)
*[...] tradimenti, passioni, ragion di Stato e un drammatico epilogo in una spettacolare evocazione storica di grande magnificenza visiva. Certe verbosità del dialogo e le ingenuità della trama si dimenticano facilmente davanti alla straordinaria prova della [[Bette Davis|Davis]], che per interpretare la brutta regina [[Elisabetta I d'Inghilterra|Elisabetta]] (che nei suoi attacchi di furia rompeva gli specchi per non vedersi) si fece rasare di cinque centimetri i capelli, indossò una parrucca rossa e si fece truccare con un fondotinta bianco e gessoso. Al contrasto fra i protagonisti, poi, corrispose fedelmente quello fra gli attori, perché la prima donna Bette Davis mal sopportava la concorrenza di [[Errol Flynn]], al posto del quale avrebbe voluto [[Laurence Olivier]]. (''[[Il conte di Essex]]''; 2003, p. 553)
*Un ennesimo remake a basso costo dove il ridicolo prevale sull'horror. (''[[Il conte Dracula (film 1970)|Il conte Dracula]]''; 2003, p. 554)
*[...] è un melodramma avventuroso che naturalmente privilegia la storia d'amore rispetto alla Rivoluzione, anche se [[Jacques Feyder|Feyder]], pur non muovendosi dall'Inghilterra, riesce a ricreare piuttosto bene l'atmosfera russa [...]. La [[Marlene Dietrich|Dietrich]], splendida, qui sfodera una sensualità molto più esplicita che nei film di [[Josef von Sternberg|Sternberg]] (basta vedere il bagno nella tinozza dopo essere sfuggita ai bolscevichi). Sontuosamente prodotto da [[Alexander Korda]], l'unico in Gran Bretagna che potesse rivaleggiare con Hollywood. (''[[L'ultimo treno da Mosca|La contessa Alessandra]]''; 2003, p. 554)
*Un kolossal made in Italy che cerca di mediare esigenze spettacolari con il rispetto per la verità storica: gran lavoro degli sceneggiatori [...]. (''[[Costantino il Grande (film)|Costantino il Grande]]''; 2003, p. 581)
*Basato sui ricordi mendaci di [[Frank Harris]], è un godibile western d'atmosfera, più romantico che realistico, giocato sugli inevitabili contrasti tra un vero cowboy e un impreparato cittadino. Suggestivi i paesaggi, ritratti senza pennellate di maniera dal fotografo Charles Lawton. (''[[Cowboy (film 1958)|Cowboy]]''; 2003, p. 583)
*Il modello è ''[[La fiamma del peccato]]'', i risultati sono molto più modesti ma comunque in grado di soddisfare gli amanti del noir. La [[Kim Novak|Novak]] è una dark lady debuttante e convincente. (''[[Criminale di turno]]''; 2003, p. 587)
*La sceneggiatura di [[Dudley Nichols]] (e le imposizioni del Codice Hays) semplificano il romanzo di [[Graham Greene]] ''Il potere e la gloria'' (da cui è tratto il film e dove il prete era alcolizzato e viveva con una donna), ridimensionando le implicazioni morali per enfatizzare la dimensione drammatica. Il ritmo è discontinuo e lo schematico simbolismo religioso alla lunga disturba, ma lo stile è quello di un maestro e la fotografia di [[Gabriel Figueroa]] è eccellente. (''[[La croce di fuoco]]''; 2003, p. 591)
*Una storia struggente, tratta dal romanzo omonimo di [[Marjorie Kinnan Rawlings]], che ha fatto piangere intere generazioni, splendidamente filmata in technicolor e sostenuta da interpreti impeccabili. (''[[Il cucciolo]]''; 2003, p. 597)
*Una vera e propria operazione nostalgia [...] curata nella ricostruzione dell'ambiente e lenta nel ritmo, come prescrive la pagina [[Edmondo De Amicis|deamicisiana]]. (''[[Cuore (film 1948)|Cuore]]''; 2003, p. 599)
===D===
*Melodramma edificante tratto da ''[[Cuore (romanzo)|Cuore]]'' di [[Edmondo De Amicis|De Amicis]], che sfrutta poco gli spunti potenzialmente cinematografici del racconto (le avventurose peripezie del protagonista) per dare la precedenza alla sfera dei nobili e patetici sentimenti filiali. (''[[Dagli Appennini alle Ande (film 1943)|Dagli Appennini alle Ande]]''; 2003, p. 606)
*Non un capolavoro del noir (messinscena e regia, per quanto impeccabili, sono piuttosto anonime), e tuttavia un film interessante sul tema della disillusione postbellica e sul trauma psicologico del rientro in una società moralmente alla deriva, preludio alla nascita di quella dark lady che ossessionerà per anni il cinema americano. [...] Bravissimi [[Alan Ladd|Ladd]] nella parte del reduce spaesato e la [[Veronica Lake|Lake]] in quella della salvatrice che, con il suo carico di sensuale ambiguità, arriva ad alterare anche il tradizionale personaggio della «buona». Inizialmente il colpevole doveva essere Buzz, vittima di guerra tanto simpatica quanto inquietante [...]. Indimenticabile la scena in cui la Lake, al volante di notte, «abborda» Ladd a piedi sotto una pioggia torrenziale. (''[[La dalia azzurra]]''; 2003, p. 607)
*Una favola fantastica in stile [[J. R. R. Tolkien|Tolkien]], rielaborata dai creatori dei Muppets: l'intreccio è banale, ma i pupazzi sono spettacolari. (''[[Dark Crystal]]''; 2003, p. 618)
*Una situazione tipica della commedia [[Mario Camerini|cameriniana]] – lo scambio di persona – diventa lo strumento di una satira raffinata contro la superbia e la beneficenza interessata dell'alta borghesia. (''[[Darò un milione]]''; 2003, p. 619)
*Diligente l'ambientazione, compassata la sceneggiatura, complessivamente impacciato il cast. (''[[David e Golia]]''; 2003, p. 622)
[[File:Susan Hayward 4.jpg|thumb|[[Gregory Peck]] e [[Susan Hayward]] in ''[[Davide e Betsabea]]'']]
*Un'accurata ma noiosa versione cinematografica del celebre episodio biblico (l'amore adulterino del re David per la moglie di un suo ufficiale) che gli attori cercano di vivacizzare come possono. (''[[Davide e Betsabea]]''; 2003, p. 622)
*Tipico film catastrofico, che fa propri tutti gli stereotipi del genere. Ha avuto un sensazionale impatto orrorifico sul pubblico, e tale risvolto sociale conta molto di più delle sue qualità artistiche, decisamente scarse. (''[[The Day After - Il giorno dopo]]''; 2003, p. 622)
*La sceneggiatura di [[Bill Marsilii|Bill Marsili]] e [[Terry Rossio]] gioca con i soliti paradossi temporali, sorvolando sulla plausibilità dell'elemento fantascientifico e tentando fin che può di arginare facilonerie e incongruenze. Il gioco regge mezz'ora, poi svacca inesorabile nell'''action movie'' bombarolo con storia d'amore e ''happy ending'' di rito. In realtà, [[Tony Scott|Scott]] vorrebbe rappresentare paure contemporanee: e se avalla ambiguamente (come già nel suo precedente ''[[Nemico pubblico (film 1998)|Nemico pubblico]]'') una tecnologia che viola la privacy a fin di bene, azzecca però un paio di sequenze tecnicamente complesse (come l'inseguimento in auto tra passato e presente) e l'ambientazione nella [[Louisiana]] in ricostruzione dopo l'uragano [[Uragano Katrina|Katrina]]. (''[[Déjà vu - Corsa contro il tempo]]''; 2010, p. 905)
*Favola sociale impregnata delle idee del Fronte popolare e scritta da [[Jacques Prévert]], questo film non si accontenta di vantare i meriti delle imprese autogestite ma arriva a giustificare l'assassino del cattivo facendolo approvare, per così dire, da una giuria popolare (incarnata simbolicamente dai clienti del bar ai quali Valentine racconta la storia). Ambientato quasi completamente all'interno di un caseggiato parigino, con la sua corte di popolani variopinti (per la maggior parte attori del Groupe Octobre), il film fonde con abilità il messaggio ideologico con la freschezza e l'humour della commedia [...]. (''[[Il delitto del signor Lange]]''; 2003, p. 635)
*Ottima l'idea di partenza, quella di ambientare un horror in un cinema dove si proietta un film dell'orrore dagli influssi malefici. Ben presto gli spettatori cominciano a trasformarsi in mostri. Peccato che la sceneggiatura, dopo un'ora, annaspi, e gli attori siano risibili. (''[[Dèmoni (film)|Dèmoni]]''; 2003, p. 640)
*Frullato di luoghi comuni dell'horror contemporaneo, con pesanti riferimenti a ''Gremlins'' e a ''Videodrome'', e senza una trama degna di questo nome. (''[[Dèmoni 2... L'incubo ritorna]]''; 2003, p. 640)
*[…] è uno dei più bei film sull'amicizia e sul rapporto dell'uomo con la natura, semplice ed emozionante come solo i capolavori sanno essere. Commovente il modo con cui Kurosawa sa raccontare l'ingenuo animismo di Dersu (il suo parlare al fuoco e al vento, all'acqua e alla tigre), ma anche il suo senso di fratellanza universale (quando lascia qualche provvista nella capanna per il prossimo, eventuale occupante). (''[[Dersu Uzala - Il piccolo uomo delle grandi pianure]]''; 2003, p. 643)
*Il film [...] risente della sua origine teatrale ma sa far rivivere con emozione e intensità le persecuzioni del clero durante il Terrore. (''[[I dialoghi delle Carmelitane (film 1960)|I dialoghi delle Carmelitane]]''; 2003, p. 653)
*Film catastrofico, tedioso e pieno di buoni sentimenti. (''[[Il diavolo alle 4|Il diavolo alle quattro]]''; 2003, p. 658)
*Il più originale, il meno conformista, e il più cukoriano di tutti i film di [[George Cukor|Cukor]] [...]. (''[[Il diavolo è femmina]]''; 2003, p. 658)
[[File:Yul Brynner in The Ten Commandments film trailer.jpg|thumb|[[Yul Brynner]] ne ''[[I dieci comandamenti (film 1956)|I dieci comandamenti]]'']]
*La magniloquenza e il gigantismo non tolgono però al film la sua appassionata carica emotiva e le libertà storiche che DeMille si è preso (per esempio nel personaggio di Nefertiti/Anne Baxter) colorano la storia con alcune sfumature ancor oggi godibili. (''[[I dieci comandamenti (film 1956)|I dieci comandamenti]]''; 2003, p. 664)
*Gioco tra gatto e topo con molti capovolgimenti, che sfrutta al meglio l'ambientazione claustrofobica. Tocchi d'ironia, massicce dosi d'azione, effetti visivi strabilianti, una suspense ininterrotta e Bruce Willis che azzecca una delle sue parti migliori: che cosa si può volere di più? (''[[Trappola di cristallo|Die Hard - Trappola di cristallo]]''; 2003, p. 666)
*[...] questo film è prima di tutto una dolente parabola sull'intolleranza e la superstizione. Ma anche un'acuta riflessione sull'impossibilità di attribuire schematicamente colpe e assoluzioni: ogni personaggio, e Anne in primo luogo, manifesta una personalità ambigua e contraddittoria, che non permette allo spettatore di dare giudizi certi. Certa è solo la condanna al dolore, unico mezzo possibile per raggiungere purezza e chiarificazione (che [[Carl Theodor Dreyer|Dreyer]] sintetizza nel volto tormentato di [[Lisbeth Movin]]), e il peso dell'orrore, di cui si è insieme vittime e responsabili (come nella scena finale in cui Anne, circondata da chierichetti salmodianti, decide di confessare). (''[[Dies irae (film)|Dies irae]]''; 2003, p. 666)
*Curioso ma irrisolto ritratto del disfacimento morale di una classe sociale, troppo «estremo» per non sembrare contraddittorio. La povertà affettiva della ricca famiglia milanese, la non confessata ambiguità di chi ([[Tomas Milian|Milian]]) in fondo non è che un mantenuto, l'ambigua generosità del falso prete non riescono mai a trasformarsi in elementi di analisi di quella disgregazione sociale a cui fa riferimento il titolo, rimanendo episodi fini a se stessi anche per l'oggettiva inconsistenza dell'antagonista proletario ([[Renato Salvatori|Salvatori]]), la cui unica caratteristica sembra essere l'invidia della ricchezza. (''[[Il disordine (film 1962)|Il disordine]]''; 2003, pp. 676-677)
*Il miglior ''Frankenstein'' del ciclo [[Hammer Film Productions|Hammer]] e l'ultimo grande film di Fisher che, nella cornice del racconto gotico, inserisce una riflessione sulla diversità solo abbozzata negli episodi precedenti. (''[[Distruggete Frankenstein!]]''; 2003, p. 678)
*[...] è una specie di ''[[Viale del tramonto]]'' pieno di cliché [...] ma non privo di fascino negli assoli della [[Bette Davis|Davis]] (specie nella scena del provino, prima quando tenta di fare la giovane sexy e poi quando, riguardandosi, si accorge di quanto sia stata patetica). (''[[La diva]]''; 2003, p. 679)
*Un affresco composito di un mondo senza più nessun punto di riferimento [...]. Ben presto divenne un cult movie anche all'estero, diffondendo l'uso di neologismi come «paparazzo». (''[[La dolce vita]]''; 2010, p. 990)
*[...] è un film che sa utilizzare a proprio vantaggio le ristrettezze del budget: [[Don Siegel|Siegel]] punta tutto sulle scene d'azione e di violenza, girate e montate con uno stile nervoso e tranciante, e lascia in secondo piano i risvolti psicologici della storia, così da far emergere una «contiguità» fisica ma anche (im)morale tra gangster e poliziotti, in precario equilibrio sul filo che divide il Bene dal Male (come appunto succede a Jack che quasi non s'accorge di essersi trasformato in un bandito). (''[[Dollari che scottano]]''; 2003, p. 688)
*[...] è una summa perfetta del genere western e dei temi cari a [[Howard Hawks|Hawks]]: le dinamiche (morali) che si scatenano all'interno del gruppo, il ruolo pedagogico degli anziani, la nostalgia di una passata integrità, l'orgoglio del professionista per il suo lavoro ben fatto, le schermaglie virili. (''[[Un dollaro d'onore]]''; 2003, p. 689)
*Western inconsueto su uno sceriffo che sacrifica tutto (affetto della figlia compreso) in nome della giustizia, più interessante per la storia [...] che per il modo con cui la regia – scolastica – ce lo racconta. (''[[Domani m'impiccheranno]]''; 2003, p. 690)
*Diretta con professionalità e ben interpretata, una commedia che vale soprattutto per l'affresco dell'America fine Ottocento. (''[[La dominatrice]]''; 2003, p. 693)
*[...] un'esangue biografia modello esportazione, girata nel centenario della morte del santo. Perde il confronto con il ''[[Don Bosco (film 1935)|Don Bosco]]'' del '35, diretto da Goffredo Alessandrini. (''[[Don Bosco (film 1988)|Don Bosco]]''; 2003, p. 694)
*Un film superficiale ma ben confezionato: l'intrigo funziona, il ritratto della città {{NDR|Torino}} e della società incuriosisce, gli attori sono bravi. (''[[La donna della domenica]]''; 2010, p. 1006)
*Di notevole c'è l'atmosfera mortifera che riflette quella di un'epoca (vedi il coevo ''[[Ossessione (film 1943)|Ossessione]]''), splendidamente resa dalla fotografia di [[Massimo Terzano]]: un clima che aleggia sin dalla prima, memorabile sequenza del funerale sotto la pioggia, prosegue con l'ostinato senso di vuoto degli interni, cui fa da contrappunto la solitudine delle cime, e culmina nell'enorme croce commemorativa che staziona per mesi nella casa degli sposi. (''[[La donna della montagna]]''; 2003, p. 701)
[[File:Joan Bennett in The Woman in the Window trailer 2.jpg|miniatura|[[Joan Bennett]] ne ''[[La donna del ritratto]]'']]
*[...] un noir avvincente che ripropone il tema più caro al regista: il sottile confine tra innocenza e colpevolezza, raccontato con una narrazione minuziosamente realistica ma sviluppato con un andamento potentemente onirico. Uno dei migliori ritratti del grigiore borghese e di quello che può nascondere dietro la sua faccia rispettosa. (''[[La donna del ritratto]]''; 2003, p. 702)
*Fantasia e realtà storica si intrecciano in questo film che mescola i generi con leggerezza e humor. [[Mario Soldati|Soldati]] [...] non mitizza la figura del protagonista e ne racconta il lato picaresco [...] più di quello guerresco; così come la corte dei Borboni [...] è descritta con un'ironia contagiosa [...]. A [[Paolo Stoppa|Stoppa]], nei panni di un giuda invidioso e fanfarone, il compito di arricchire la pellicola con il ritratto dell'avidità umana e fare da contrappeso melodrammatico a un primattore che avrebbe potuto scivolare nella maniera di se stesso. (''[[Donne e briganti]]''; 2003, p. 711)
*Bellissime le scenografie di Ken Adam, come la sala da guerra del Pentagono. (''[[Il dottor Stranamore, ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba]]''; 2010, p. 1040)
*''[[Dracula (romanzo)|Dracula]]'', che non a caso arriva sul finire del secolo, ha il merito di approfondire e sintetizzare a livello popolare i sottintesi ideologici del vampirismo ottocentesco, che - grazie a la cinema - avranno un grande seguito anche nel Novecento. (2003, p. 729)
*{{NDR|Sul [[Conte Dracula]]}} Il conte transilvano è in pratica l'ultimo degli eroi romantici: alle prese con l'irrazionale, il magico, il misterioso, in sospeso tra il Bene e il Male, la Vita e la Morte, la Morte e l'Immortalità. Naturalmente è destinato alla sconfitta in una società che si è votata alla Scienza (e più tardi alla tecnologia), ma non prima di aver scosso alle fondamenta il sistema di valori su cui tale società è fondata. (2003, p. 729)
*{{NDR|Sul [[Conte Dracula]]}} Ciò che più sorprende in lui è l'assenza di rimorso, la noncuranza delle conseguenze delle sue azioni. Agli occhi degli altri personaggi maschili del romanzo, che sotto la guida del dottor Abraham si schierano a tutela dell'ordine ideologico costituito, Dracula è l'incarnazione di Satana senza senso di colpa, del potere senza limiti, del sesso senza coscienza né controllo. (2003, p. 729)
*Interessante rilettura del personaggio inventato da Bram Stoker, di cui Badham (e lo sceneggiatore W. D. Richter) accentua l'aspetto di fascinazione erotica, grazie anche alla scelta di farlo interpretare dall'italoamericano Frank Langella: ne esce il ritratto di un seduttore «byroniano», alla disperata ricerca dell'assoluto, solitario e romantico, che si prende gioco delle convenzioni sociali e combatte i tabù puritani, offrendo alle sue vittime non solo la condivisione del desiderio del sangue ma soprattutto una festa dei sensi e un autentico delirio erotico. (''[[Dracula (film 1979)|Dracula]]''; 2003, p. 732)
*Non per tutti i gusti, ma negli anni conserva un suo strano fascino. (''[[Dracula cerca sangue di vergine... e morì di sete!!!]]''; 2003, p. 732)
*Coppola (che ha utilizzato la sceneggiatura di James Hart) vede Dracula come Lucifero e angelo caduto, con una lettura che non è delle più abusate, capace di dare al personaggio una statura epica che sorprende chi conosceva la malinconia romantica del ''Nosferatu'' di Herzog. Ma poi lo appesantisce con un immaginario cattolico e sessuofobo, tutto giocato sull'ambivalenza di angelo e bestia, piacere e morte, che lascia freddi. (''[[Dracula di Bram Stoker]]''; 2003, p. 732)
[[File:Dracula 1958 c.jpg|thumb|[[Christopher Lee]] nel ruolo del [[Conte Dracula]] in ''[[Dracula il vampiro]]'']]
*Molto fedele allo spirito del romanzo di Bram Stoker, questo film definisce l'aspetto moderno di Dracula (i canini sporgenti sono un'invenzione di Fisher e l'interpretazione di Christopher Lee aggiunge un tocco di inquietante perversità al personaggio letterario). (''[[Dracula il vampiro]]''; 2003, p. 732)
*Non una parodia come ci ha spesso abituato Brooks, ma uno strano pastiche tra scontato citazionismo (di cui fa le spese soprattutto la versione di Coppola) e un'ormai stanca comicità goliardico-caotica. (''[[Dracula: morto e contento]]''; 2003, p. 732)
*Il tocco di Fisher si ritrova nella condanna di ogni moralismo (il Male incarnato da Dracula, ma anche l'eccesso di puderie di una delle due coppie, proprio per questo vittime designate del vampiro) e soprattutto nella lettura parareligiosa del mito di Dracula, visto come un nuovo anti-Cristo. (''[[Dracula, principe delle tenebre]]''; 2003, p. 733)
*Quasi un remake non dichiarato di ''[[1972: Dracula colpisce ancora!]]'', prodotto dalla [[Hammer Film Productions|Hammer]]. Ma la formula è quella tipica dell'horror commerciale degli anni '90: humour nero, splatter e colonna sonora ''metal''. [...] Una stupidaggine, voluta e prodotta da Wes Craven. (''[[Dracula's Legacy - Il fascino del male]]''; 2003, p. 733)
*Film per ragazzi intelligente e ben diretto la cui uscita nelle sale è passata praticamente inosservata. (''[[Il drago del lago di fuoco]]''; 2003, p. 733)
*L'ambizioso tentativo del produttore [[David O. Selznick|Selznick]] di bissare il successo di ''[[Via col vento]]'' e di fare della moglie [[Jennifer Jones]] una superstar: 6 milioni di dollari per la produzione, 2 per il lancio pubblicitario, il fiato sul collo al regista [[King Vidor|Vidor]] (che non terminò neppure il film), musica tonitruante (di [[Dimitri Tiomkin|Dmitri Tiomkin]]) e una fotografia sanguigna di tramonti e fuochi. [...] l'eccesso di titanismo e le esagerazioni melodrammatiche (quasi ridicole) vengono abbondantemente riscattate dalla pulsante carica erotica di Jennifer Jones. (''[[Duello al sole]]''; 2003, p. 746)
*Esordio nella regia del premio Oscar per gli effetti speciali di ''[[2001: Odissea nello spazio|2001]]'', che risponde al pessimismo di [[Stanley Kubrick|Kubrick]] con una dichiarazione di ottimismo ecologico. Uno dei pochi film (con il molto posteriore ''[[Alien]]'') dove il peso degli effetti speciali non soffoca la dimensione umana del racconto. Anzi, [[Douglas Trumbull|Trumbull]] arriva a «umanizzare» i simpatici robot che aiutano [[Bruce Dern|Dern]] (bravissimo) nella sua opera. Poetico e affascinante. (''[[2002, la seconda odissea]]''; 2003, p. 749)
*Piccolo gioiello della fantascienza inglese, ispirato al romanzo ''La morte dell'erba'' di [[John Christopher]], che teorizza «da destra» la supremazia dell'istinto animale nell'uomo: tesi che il film esemplifica con una chiarezza quasi imbarazzante, soprattutto durante il lungo viaggio. Filmato con bel piglio documentario. (''[[2000: la fine dell'uomo]]''; 2003, p. 749)
*La Maggenti, anche autrice della sceneggiatura, mette molta carne al fuoco (i pregiudizi non riguardano solo la sessualità ma anche la razza e il censo), ma fortunatamente rifugge dal ''politically correct'' e si lascia andare con raffinata naturalezza al racconto di una storia d'amore che cresce pian piano e non si dimentica. Notevoli le due attrici protagoniste, praticamente esordienti. (''[[Due ragazze innamorate]]''; 2003, p. 754)
*[...] il film punta il suo fascino non sugli scenari futuristici (anzi, è improbabile che nel XXI secolo tutto sia così simile a oggi) ma sulla apocalittica visione del destino dell'uomo e della voracità cannibalesca del potere. Belle le ambientazioni in una New York notturna e decadente, costantemente avvolta in una nebbia inquinante, superbe le interpretazioni di [[Charlton Heston]] e di [[Edward G. Robinson|E.G. Robinson]] nel suo ultimo, commovente, ruolo. (''[[2022: i sopravvissuti]]''; 2003, p. 750)
*La principale qualità del film è il suo ritmo serrato, merito del regista che ha al suo attivo oltre mille spot pubblicitari. (''[[Duro da uccidere]]''; 2003, p. 761)
===E===
*La leggenda dell'ebreo errante aggiornata all'olocausto. [...] porta l'impronta del soggettista [[Giovanni Battista Angioletti|Giovan Battista Angioletti]], responsabile dello squilibrio tra le due parti del film, dove dal mitico si passa alla minuziosa descrizione delle brutalità naziste, narrate però con partecipata passione. (''[[L'ebreo errante (film 1948)|L'ebreo errante]]''; 2003, p. 766)
*Otto anni dopo avere diretto un classico del western come ''[[Un dollaro d'onore]]'', [[Howard Hawks|Hawks]] si diverte a rifare quasi lo stesso film con una serie di eroi invecchiati, stanchi e malandati, che più che con i nemici devono fare i conti con le stampelle e il tremito da astinenza da whisky. Un piccolo capolavoro di ironia [...] a cui contribuiscono in modo determinante [[John Wayne|Wayne]] e [[Robert Mitchum|Mitchum]], che giocano con intelligenza sulla loro ex immagine di eroi solidali e cocciuti. (''[[El Dorado (film 1966)|El Dorado]]''; 2003, p. 777)
*La [[Sylvia Kristel|Kristel]] è bellissima, ma oltre che antivergine è antiattrice. (''[[Emmanuelle l'antivergine]]''; 2003, p. 785)
*È un agente delle assicurazioni o una perfetta ladra high-tech la giovane Virginia Baker ([[Catherine Zeta-Jones|Zeta-Jones]]), che si associa col vecchio marpione scozzese Robert MacDougal ([[Sean Connery|Connery]]: dichiara dieci anni in meno) per il furto di fine millennio a Kuala Lampur? E soprattutto, vuole fregarlo o cascherà tra le sue braccia? Quasi tutto come in un giallo-rosa di una volta (niente sesso e violenza), se non che i ladri alla fine scappano col malloppo: ma perché si dovrebbe fare il tifo per loro? Solo perché grondano fascino (almeno nelle intenzioni dei produttori)? Sceneggiatura più arrabbiata di quello che sembra, a firma di [[Ronald Bass|Ron Bass]] e [[William Broyles Jr.|William Broyles]]. Cinema commerciale di vacuità insostenibile, anche se eseguito professionalmente. (''[[Entrapment]]''; 2010, p. 1131)
*Dal dramma omonimo di [[Arthur Miller]], una delle più intense interpretazioni di [[Edward G. Robinson|Robinson]], perfetto nel descrivere il dramma di questo capitalista che non vuole ammettere i propri errori e ingannando la legge non potrà evitare lo scontro col figlio. Un eccesso di verbosità nuoce però al progredire della tensione. (''[[Erano tutti miei figli]]''; 2003, p. 793)
*Un film sottilmente ipocrita, non solo perché, con scarso coraggio, non fa vedere nulla, ma anche perché {{sic|Lulú}}, alla fine, viene riportata all'ovile dal provvidenziale maritino. L'erotismo dal punto di vista femminile resta una pia intenzione. (''[[Le età di Lulù]]''; 2003, p. 813)
*[...] il film vuole essere una rivendicazione dell'onore nazionale, in sintonia con la retorica di quegli anni. Rivisto oggi, si fa ancora apprezzare non per l'ingenua occasione propagandistica (comunque più diretta a difendere l'unione degli italiani che a esaltarne gli slanci espansionistici, più «isolazionista» che «nazionalista») ma per le sue qualità di forte figuratività e per la capacità con cui ne esalta l'epica narrativa [...]. (''[[Ettore Fieramosca (film 1938)|Ettore Fieramosca]]''; 2003, p. 816)
*Da sempre interessato alle trasposizioni cinematografiche di opere letterarie, [[Mario Soldati|Soldati]] questa volta ci prova con il romanzo omonimo di [[Honoré de Balzac]], ma semplifica troppo i caratteri, riducendoli quasi a caricature, ed esagera in teatralità, sia nella messinscena che nella direzione degli attori. [[Gualtiero Tumiati|Tumiati]] sembra più simile all{{'}}''Avaro'' di [[Molière]] che a Grandet, la [[Alida Valli|Valli]], la più misurata e convincente di tutti gli interpreti, non sempre appare a suo agio. Notevole, come sempre nei film del regista, la cura formale, soprattutto nel taglio elegante delle inquadrature. (''[[Eugenia Grandet (film 1947)|Eugenia Grandet]]''; 2003, p. 817)
*La sceneggiatura di Rospo Pallenberg e Boorman utilizza i miti e le saghe del Graal per raccontare la ricerca di un'armonia perduta e di un giusto rapporto con la Natura, spezzatosi dopo la fine del mondo pagano. Elaborato e costosissimo, il film cade però sotto l'eccesso di effetti kitsch e un accumulo di simboli e «poesia» che il regista non riesce a controllare: così l'eccessiva enfasi e la grandiosità di alcuni passaggi è solo in parte bilanciata da un Merlino (Williamson) ironico e scanzonato, artefice nascosto di tutta la storia. (''[[Excalibur]]''; 2003, p. 822)
===F===
[[File:Fari nella nebbia - Fosco Giachetti.png|miniatura|[[Fosco Giachetti]] in ''[[Fari nella nebbia]]'']]
*Un film schietto e istintivo per l'epoca [...] immerso in un'atmosfera popolare torbida, sensuale e aggressiva, solitamente non tollerata dal regime. È il segno che qualcosa sta davvero cambiando nel cinema italiano, sempre più deciso ad allontanarsi dai telefoni bianchi e a mettersi in sintonia con il malessere del cosiddetto «realismo poetico» francese degli anni Trenta. La svolta decisiva avverrà con ''[[Ossessione (film 1943)|Ossessione]]'', ma in ''Fari nella nebbia'' si possono cogliere degli spunti tematici e cinematografici in qualche modo anticipatori. (''[[Fari nella nebbia]]''; 2003, p. 850)
*[[Camillo Mastrocinque|Mastrocinque]] dirige con notevole competenza tecnica un film sfarzoso (specie per l'epoca) e corrusco, e indovina alcune sequenze di follia melodrammatica (merito soprattutto della recitazione sovraccarica e quasi [[Max Ophüls|ophulsiana]] della [[Luisa Ferida|Ferida]]). Peccato che non abbia un'idea di regia unitaria, e si perda in ridicoli intermezzi a base di pecorelle e meli fioriti. Il clima dell'epoca non giustifica la squallida macchietta dell'usuraio ebreo. (''[[Fedora (film 1942)|Fedora]]''; 2003, p. 862)
*Uno dei melodrammi più neri e tragici di [[John M. Stahl|Stahl]], che utilizza al meglio l'ambigua bellezza della [[Gene Tierney|Tierney]] per scandagliare le contraddizioni di una felicità cercata con tale foga da diventare impossibile. (''[[Femmina folle]]''; 2003, p. 865)
*[...] il film sopperisce con un ritmo vertiginoso alle carenze di sceneggiatura [...] e offre uno spettacolo fantasioso e spesso divertente. (''[[Il feroce Saladino]]''; 2003, p. 869)
*[...] uno dei film meno personali del grande regista: statico, noioso, involuto. Una sola scena di suspense, quella dell'asta (girata con fulminei carrelli) [...]. (''[[Fiamma d'amore]]''; 2003, p. 872)
*Di fronte a questo adattamento (di [[Jim Uhls]]) del romanzo di [[Chuck Palahniuk]], la critica si è divisa: grido di rivolta contro una società post-consumista o pericolosa apologia di un neotribalismo fascista? Smisuratamente ambizioso ma anche autoparodico, il film appare alla fine confuso e impari al compito che si prefigge: sagace nell'individuare certi sintomi (crisi maschile, fuga dalla realtà, scissione della personalità), abile a stordire – soprattutto all'inizio – con una messa in scena visionaria (notevole la fotografia di [[Jeff Cronenweth]]), capace di colpire a fondo con il cinismo (memorabile il culturista cui sono spuntate le tette, interpretato dal cantante [[Meat Loaf]]), ma senza saper riflettere in modo articolato sui problemi evocati. In definitiva americano quanto un talk show un po' esagitato. (''[[Fight Club (film)|Fight Club]]''; 2010, p. 1252)
[[File:La figlia del capitano-1947-Amedeo Nazzari.png|miniatura|[[Amedeo Nazzari]] ne ''[[La figlia del capitano (film 1947)|La figlia del capitano]]'']]
*[...] fu uno dei film più costosi realizzati in quel periodo in Italia, una specie di risposta classica e disillusa di [[Mario Camerini|Camerini]], attraverso una scelta narrativa fatta di passioni e colpi di scena, all'imperante umanitarismo neorealista. Indimenticabile [[Amedeo Nazzari|Nazzari]], vero protagonista del film che rimane impresso soprattutto nella scena finale, mentre se ne va, di spalle, verso la morte. (''[[La figlia del capitano (film 1947)|La figlia del capitano]]''; 2003, p. 876)
*[...] il film è uno straordinario ritratto di una certa America di provincia, puritana e intollerante, su cui il regista innesta, attraverso il personaggio del giornalista ([[Arthur Kennedy|Kennedy]]), una spietata riflessione sui meccanismi del consenso e sul ruolo dei mass media. [...] [[Burt Lancaster|Lancaster]], in una delle sue più dense interpretazioni [...]. (''[[Il figlio di Giuda]]''; 2003, p. 884)
*Una soap dagli intenti dichiaratamente pedagogici scritta da [[James R. Webb]], più preoccupato di spiegare le trafile di un'adozione che di costruire una vera tensione melodrammatica. E soprattutto di dimostrare che il male non si trasmette per via ereditaria. (''[[Figlio di ignoti]]''; 2003, p. 884)
*Flop commerciale, anche se non tutto è da buttare in questo film ambizioso, vorticoso e sovraccarico. Meglio peccare per eccesso che per difetto. (''[[Il filo del rasoio (film 1984)|Il filo del rasoio]]''; 2003, p. 887)
*[[Steven Seagal|Seagal]] si produce da solo, insistendo nella sua risibile svolta ecologista: la sua mancanza di ironia è al di là del comico involontario, e le passabili scene d'azione non bastano. (''[[Fire Down Below - L'inferno sepolto]]''; 2003, p. 897)
*Delirio dell'epoca [[Ronald Reagan|reaganiana]], fiacco nel ritmo e mediocre negli effetti speciali. Più di un punto in comune con ''[[Il sipario strappato]]'' (anche Gant commette un omicidio cruento e poco giustificato), malgrado [[Clint Eastwood|Eastwood]] non faccia nulla per rendere gli americani simpatici. (''[[Firefox - Volpe di fuoco]]''; 2003, p. 897)
*Mediocre adattamento del romanzo di [[James Hilton]] (nonostante i dialoghi fossero stati scritti da [[Christopher Isherwood]]), il film è un melodramma giallo che solo a tratti riesce a creare un'atmosfera di intenso terrore, soprattutto per merito dell'ottima prova di [[Robert Montgomery]]. (''[[Follia (film 1941)|Follia]]''; 2003, p. 905)
*[...] è un horror psicologico che sintetizza magistralmente, sia nei contenuti che nella forma, suggestioni di varia provenienza: espressioniste (il mercante d'arte come il dottor Caligari, la fuga del mostro sui tetti, i forti contrasti chiaroscurali, le angolazioni inclinate); romantiche (il mito del Faust, l'amore passione più volte frustrato, l'idealizzazione della figura femminile e la conseguente disillusione); surrealiste (i quadri dell'ex pittore, ora burattinaio); ma soprattutto il film è un esplicito e raffinatissimo omaggio al cinema tedesco delle origini: [[Edgar G. Ulmer|Ulmer]] infatti era stato allievo di [[Friedrich Wilhelm Murnau|Murnau]] e aveva collaborato, ufficialmente come scenografo, a sette suoi film, tra cui ''[[Faust (film 1926)|Faust]]'', ''[[Aurora (film 1927)|Aurora]]'' e ''[[Tabù (film 1931)|Tabù]]''. (''[[La follia di Barbablù]]''; 2003, p. 906)
*Il deserto ricostruito in studio fa da sfondo a un dramma psicologico di origine teatrale [...] che introduce nel noir elementi nuovi e offre a [[Humphrey Bogart|Bogart]] la sua prima interpretazione di successo, nei panni di un gangster antieroe che avrebbe fatto scuola. (''[[La foresta pietrificata]]''; 2003, p. 910)
*Fiacca commedia degli equivoci di ambientazione ungherese [...]: solo la [[Anna Magnani|Magnani]] – il cui personaggio non fa mistero della propria ambigua «attività» notturna – riesce a trasmettere un po' di esuberante realismo a una recitazione altrimenti senza grazia. (''[[La fortuna viene dal cielo]]''; 2003, p. 914)
*[[Bill Paxton|Paxton]] esordisce alla regia ed esplora l'ambivalenza del sacro e le ossessioni dell'America puritana, con brividi non banali malgrado un ritmo in sordina. La sceneggiatura di Brent Hanley accumula però troppi colpi di scena e non evita pericolose derive: tutti gli uomini uccisi dal padre giustiziere sono infatti colpevoli di delitti efferati e quindi, in qualche modo, «se lo meritano». (''[[Frailty - Nessuno è al sicuro]]''; 2003, p. 920)
*[...] è una deliziosa e disincantata commedia dove lo sguardo di [[Ernst Lubitsch|Lubitsch]] (nell'ultimo film che diresse per intero) si fa più nero e sarcastico. La sua disillusa ferocia non risparmia nessuna classe sociale [...]. (''[[Fra le tue braccia]]''; 2003, p. 921)
*[...] è un ritratto agiografico piuttosto ordinario, in cui il regista rinuncia a una rilettura personale per soddisfare le esigenze del pubblico medio internazionale. Non male il cast, e commovente a tratti l'interpretazione di [[Bradford Dillman|Dillman]]. (''[[Francesco d'Assisi (film 1961)|Francesco d'Assisi]]''; 2003, p. 922)
*Girato con uno stile spoglio e fluido (cosi da lasciare molto spazio alla scenografìa e conseguentemente all'atmosfera opprimente), il film evita gli effetti troppo facili o le scene troppo cruente (anche per non urtare la sensibilità del pubblico di allora), ma riesce a descrivere i pericoli e le tentazioni della scienza e contemporaneamente a fare della creatura una «rappresentazione simbolica e metafisica dell'uomo, tormentato e diviso tra la riconoscenza e l'odio per un creatore che l'ha fatto così imperfetto» [Lourcelles]. (''[[Frankenstein (film 1931)|Frankenstein]]''; 2010, p. 1318)
*Ultimo dei cinque film della saga di Frankenstein diretti dal grande regista inglese per la [[Hammer Film Productions|Hammer]]: Cushing è un ''mad doctor'' emblematicamente rifugiatosi in un manicomio, ma l'atmosfera del film limita le invenzioni visive e la fotografia di Brian Probyn fa rimpiangere il sanguinio technicolor di Jack Asher. (''[[Frankenstein e il mostro dell'inferno]]''; 2003, p. 927)
[[File:I fratelli Castiglioni (1937) Luisa Ferida.png|miniatura|[[Luisa Ferida]] ne ''[[I fratelli Castiglioni]]'']]
*Ritratto amaro dell'avidità umana, che nel passaggio dalla «tragicommedia» di Alberto Colantuoni alla sceneggiatura di Emanuele Caracciolo e del regista accentua i toni farseschi e melodrammatici (con la nipote <nowiki>[</nowiki>[[Luisa Ferida|Ferida]]] scacciata di casa perché ragazza-madre e naturalmente sospettata di aver circuito il morto), evidenziati da una regia troppo espressionista per non sembrare esagerata. (''[[I fratelli Castiglioni]]''; 2003, p. 930)
*Dramma processuale con un certo climax che, lontano dai manicheismi patriottici, trova un approccio anticonvenzionale al tema del tradimento. (''[[Il fronte del silenzio]]''; 2003, p. 938)
*[...] il film cerca di recuperare le utopie e gli incubi [[George Orwell|orwelliani]], ma dopo un buon inizio scade rapidamente nello schematismo e nella prevedibilità. (''[[La fuga di Logan]]''; 2003, p. 943)
*Un piccolo capolavoro del melodramma fantastico [...]. La sceneggiatura di [[John Patrick (drammaturgo)|John Patrick]] si destreggia con grande abilità nel continuo passaggio tra i diversi tempi della narrazione riuscendo a rendere avvincente una storia fatta soprattutto di rimpianti e di azioni mancate: a dare coesione alla trama è una incondizionata dichiarazione di fiducia nella forza dei sentimenti e dell'amore, dimostrata per antifrasi attraverso l'infelice rapporto di Rollo e Lark [...] e rivissuta in parallelo dal legame nascente tra Grizel e Pax. Così, anche il tragico epilogo – legato alla violenza della guerra – finisce per ribadire, con la forza dell'''amour fou'', il messaggio di speranza nella capacità umana di far trionfare i sentimenti sulle paure e gli egoismi. (''[[Fuga nel tempo]]''; 2003, p. 944)
*Uno strano melodramma [...] pieno di fraintendimenti e di situazioni-limite per l'epoca (tutte le famiglie possibili nel film sono a pezzi e non si ricompongono, tutti i personaggi femminili sono donne sole e indipendenti), che all'enfasi sentimentale predilige i toni smorzati e termina in modo sorprendentemente aperto. Alla base c'è l'idea che tutti soffrono per la mancanza di amore ma evita con cura soluzioni estreme, optando per un registro quotidiano e verosimile che è una rarità nei film italiani dei primissimi anni Quaranta. (''[[La fuggitiva (film 1941)|La fuggitiva]]''; 2003, p. 945)
*Potente e incisiva versione cinematografica del romanzo omonimo [...] dove il regista attenua la violenza contestatrice della denuncia sociale (pur sottolineando con energia la presa di coscienza di Tom che scopre la lotta di classe) mentre racconta con partecipata passione il dramma e il disorientamento di chi, sradicato dalla propria terra, deve attraversare un'America che stenta a riconoscere [...]. Memorabile e struggente la prima parte, più complessa e «[[Franklin Delano Roosevelt|rooseveltiana]]» ma meno toccante la seconda, riscattata da un finale indimenticabile [...]. Perfetta la dura e drammatica fotografia di [[Gregg Toland]] e la recitazione di tutto il cast. (''[[Furore (film)|Furore]]''; 2003, pp. 957-958)
*Il film che ha lanciato [[Bruce Lee]] sulla ribalta internazionale imponendo la magistrale padronanza dell'attore nell'eseguire la tecnica del kung-fu. (''[[Il furore della Cina colpisce ancora]]''; 2003, p. 958)
===G===
*Nella lettura della [[Liliana Cavani|Cavani]], [[Galileo Galilei|Galileo]] diventa un campione della Chiesa rinnovata del [[Concilio Vaticano II|Concilio vaticano II]], che si oppone al vecchiume della curia reazionaria. Un atto di accusa contro l'arroganza del potere, didascalico nell'esposizione, televisivo nel ritmo, ma con una buona descrizione dell'universo papalino e un protagonista all'altezza. (''[[Galileo (film 1968)|Galileo]]''; 2003, p. 963)
*Un poliziesco teso e cupo con un finale insolito, [...] risente un po' dell'origine teatrale [...]. (''[[La gang]]''; 2003, p. 965)
*[...] doveva essere una semplice operazione commerciale, ma [[Fritz Lang|Lang]] seppe farne un piccolo classico del noir: basta vedere come risolve la scena chiave del delitto, tutta giocata sul non mostrato. Manovrando specchi e ombre con uno «stile inesorabile», Lang dà corpo alle tenebre che avvolgono la parte migliore di Hollywood. (''[[Gardenia blu]]''; 2003, p. 970)
*Una rivisitazione storica ilare e leggera, che si colora, nel finale, di toni satirici (gli opportunisti che accolgono [[Giuseppe Garibaldi|Garibaldi]] a braccia aperte) che richiamano ''[[La kermesse eroica]]'' di [[Jacques Feyder|Feyder]]. [...] Non banali alcuni richiami alla pittura italiana di soggetto risorgimentale – [[Silvestro Lega|Lega]] e [[Giovanni Fattori|Fattori]] in particolare. Originale, per il cinema italiano del tempo, la costruzione a flashback (è Caterina vecchia che racconta la storia). (''[[Un garibaldino al convento]]''; 2003, p. 970)
*La sceneggiatura questa volta attinge addirittura da ''Solaris'' di Tarkovskij, oltre che dal solito ''Ritorno al futuro''. Ma per chi non è già fan della serie, la faccenda è irrimediabilmente noiosa, e gli effetti speciali non bastano. (''[[Generazioni (film)|Generazioni]]''; 2003, p. 978)
*[[Mario Camerini|Camerini]] si ispira a una commedia di [[Edgar Wallace]] [...] misurandosi col meno italiano dei generi cinematografici, e difatti ambienta l'azione in un'improbabile Inghilterra italianizzata. Ne è uscito un gioco di equivoci e di coincidenze sempre sul filo dell'ammiccamento e della parodia, insieme innocuo e malizioso. (''[[Giallo (film 1933)|Giallo]]''; 2003, p. 986)
*Uno dei più famosi film di guerra italiani, chiaramente dalla parte del regime [...]. La propaganda è però più evidente nella seconda parte, in cui prevalgono i drammi dei personaggi riferiti con abbondanza di retorica. La prima, invece, completamente dedicata all'infuriare della battaglia, rivela un senso dell'azione scopertamente debitore del western americano [...]. (''[[Giarabub (film)|Giarabub]]''; 2003, pp. 988-989)
*Girato in Arizona soprattutto per sperimentare il technicolor tricromatico, improbabile nella storia [...] e nella scenografia, il film mantiene però un certo fascino grazie a un esotismo dichiaratamente artificisoso. (''[[Il giardino di Allah]]''; 2003, p. 990)
*[...] è una affascinante rivisitazione di un celeberrimo romanzo per bambini tutto costruito sulle magiche atmosfere di quel giardino vittoriano capace di modificare il carattere delle persone. Ingiustamente dimenticato, è un film che andrebbe rivalutato. (''[[Il giardino segreto (film 1949)|Il giardino segreto]]''; 2003, p. 991)
*Un western vecchio stile che tenta vanamente di aggiornarsi con qualche tocco realistico e crepuscolare: poco memorabile. (''[[I giganti del West]]''; 2003, p. 993)
*Uno degli ultimi film girati da [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]] in Inghilterra, prima della grande stagione hollywoodiana, e non dei meno interessanti [...]. Molte sequenze stupiscono per le invenzioni e le trovate, orchestrate con una maestria e un gusto dell'umorismo nero che diventeranno immagini di marca del maestro e che trovano la loro perfetta fusione nell'ultima scena, quella che secondo [[Éric Rohmer|Rohmer]] e [[Claude Chabrol|Chabrol]] contiene il più bel carrello in avanti della storia del cinema: una «panoramica» aerea che attraversa lentamente tutta la sala da ballo per scendere e individuare l'assassino, un batterista truccato da nero che ha un tic agli occhi. Non tutto è memorabile, però sono molti i brani da antologia. (''[[Giovane e innocente]]''; 2003, p. 1013)
*Solenne dramma storico-religioso [...] costruito su misura per la diva hollywoodiana più spirituale dell'epoca, che due anni prima aveva interpretato il personaggio a teatro con grande successo. Frutto di lunghe e minuziose ricerche storiche, risulta un po' rigido e pomposo, alla ricerca di un arduo equilibrio tra parola e immagine. (''[[Giovanna d'Arco (film 1948)|Giovanna d'Arco]]''; 2003, p. 1019)
*[[Spike Lee]] tenta la commedia sofisticata in chiave pedagogica e autoriflessiva, centrando il bersaglio dell'eleganza formale ma non quello dell'ironia e, perché no, della cattiveria (la sua, una volta, era proverbiale): in ''Girl 6'' funziona lo stile alla [[Woody Allen]], newyorkese con brio, ma la morale della storia – telefono e macchina da presa si specchiano l'uno nell'altra ai danni di artiste giovani, belle e virtuose – fa rimpiangere immediatamente il cinismo di [[Robert Altman|Altman]] in ''[[America oggi]]'' (e anche, sul piano della narrazione, la sua maestria compositiva: qui non si va molto al di là di una serie di episodi cuciti sommariamente). (''[[Girl 6 - Sesso in linea]]''; 2003, p. 1024)
*[...] il film è ancora abbastanza gracile nella sua struttura narrativa, ma il montaggio sa dare un buon ritmo alla storia. (''[[Giuditta di Betulia]]''; 2003, p. 1027)
*Se [[Steven Seagal|Seagal]] non dovesse mostrare di essere campione di una mezza dozzina di arti marziali sarebbe anche un passabile aggiornamento di un C-movie di quarant'anni fa. [[John Flynn (regista)|Flynn]] ha fatto comunque di meglio. (''[[Giustizia a tutti i costi]]''; 2003, p. 1033)
[[File:Godzilla King of the Monsters (1956) Atomic ray.png|thumb|[[Haruo Nakajima]] in ''[[Godzilla (film 1954)|Godzilla]]'' nel ruolo del [[Godzilla|personaggio omonimo]]]]
*Nato dall'incubo della bomba (con evidenti sottintesi antiamericani) ma anche dalla paura tipicamente giapponese della «minaccia che viene dal mare», il film oggi può apparire datato per la semplicità degli effetti speciali [...] ma l'occhio con cui Honda guarda a questo mostro veramente cattivo, insensibile e spietato è soffuso di una tristezza e di una malinconia autentica e ancora toccante. (''[[Godzilla (film 1954)|Godzilla]]''; 2003, p. 1039)
*Più che un gaio softcore è uno pseudodramma della gelosia, banale e stanco. (''[[Goodbye Emmanuelle]]''; 2003, p. 1043)
*Scritto dal regista con [[Bernd Lichtenberg]] (debitrice del racconto ''Rip van Winkle'' di [[Washington Irving]]!), una commedia fondata su un paradosso esile ma accattivante: che il socialismo reale sia stato vissuto dai suoi militanti come una specie di «grande madre», con i difetti e i pregi di un'ingombrante genitrice. Non mancano idee irresistibili, come i falsi telegiornali che millantano una riunificazione alla rovescia, coi berlinesi dell'Ovest in fuga dalle «false certezze» del liberismo; ma le metafore sono eccessive, certe citazioni sono fuori luogo (la testa di Lenin che vola sulla città come il Cristo della ''[[La dolce vita|Dolce vita]]'' di [[Federico Fellini|Fellini]]) e il trono troppo brioso della prima parte – molto ben recitata – stride con la svolta mélo finale. Straordinario successo in patria. (''[[Good Bye, Lenin!]]''; 2016, p. 1913)
*Un tipico ''women's picture'' dell'epoca d'oro di Hollywood [...]. La sontuosità della messinscena, la fotografia di [[Tony Gaudio]] e i pezzi di bravura delle due protagoniste fanno dimenticare la macchinosità dell'intreccio. (''[[Il grande amore (film 1939)|Il grande amore]]''; 2003, p. 1050)
*I temi sono classici (la frontiera, l'amicizia virile, la donna contesa), ma lo stile è eterogeneo, proprio come l'andamento del fiume che i due protagonisti percorrono (a sequenze epiche si alternano scene comiche e momenti intimisti): ne risulta un western personale e affascinante, anche se non arriva a essere un capolavoro. Adattato da [[Dudley Nichols]] dal libro di [[A. B. Guthrie Jr.|A.B. Guthrie]], è l'unico western di [[Howard Hawks|Hawks]] senza [[John Wayne]]: [[Kirk Douglas|Douglas]] se la cava piuttosto bene al suo posto, nonostante la dichiarata insoddisfazione del regista. (''[[Il grande cielo]]''; 2003, p. 1052)
*Vecchie glorie in un western nostalgico che tenta, senza troppa fortuna, toni comici e picareschi. Ma [[Burt Kennedy]] ha la mano pesante. (''[[Il grande giorno di Jim Flagg]]''; 2003, p. 1055)
*[...] ''La grande luce'' colloca all'estero il personaggio interpretato da [[Elsa De Giorgi]], donna fatale, simbolo del Vizio e del Male (a cui fa da contraltare, nel paesino, nientemeno che la Vergine Maria), ma – a differenza di altri film dell'epoca – ambienta in Italia l'ingiustizia da cui la storia prende il via e dà prova di un originale impasto linguistico mescolando dialetti meridionali, genovese e spagnolo. (''[[Montevergine (film)|La grande luce]]''; 2003, p. 1057)
*Uno straordinario melodramma, l'unico delle sue sette regie in cui [[Ida Lupino]] si mette anche in scena. [...] il film evita da subito il facile moralismo sul comportamento dell'uomo, descritto non come una persona che voglia «un doppio piacere», ma piuttosto come qualcuno che cerca disperatamente una situazione di equilibrio. La critica della regista è invece tutta per il modello femminile ai tempi imperante, quello incarnato dalla moglie «legittima», concentrato di quelle qualità americane (ambizione, successo, indipendenza) che finiscono per destabilizzare l'istituzione del matrimonio e che si rivelano fredde e vuote, come fredda e vuota è la casa in cui abita. Un melò che rifiuta il manicheismo e che, giocando d'ellissi e sottintesi, si sforza di «raffreddare» una materia altrimenti incandescente. (''[[La grande nebbia]]''; 2003, p. 1058)
*Il primo film ad alto budget di [[Robert Siodmak|Siodmak]], enfatico e ridondante, ma non privo di trovate di regia degne della sua fama. (''[[Il grande peccatore]]''; 2003, p. 1059)
*[[John Ford|Ford]] concepì il suo ultimo western [...] come un atto riparatore nei confronti dei pellerossa [...]. Ma, a parte il fatto che le buone intenzioni non bastano a fare buoni film, il risultato è lento e farraginoso, con un intermezzo comicoparodistico, nelle seconda parte, decisamente stucchevole. [[James Stewart|Stewart]] nel ruolo di Wyatt Earp e [[Arthur Kennedy|Kennedy]] in quella di Doc Holliday sono poco divertenti. (''[[Il grande sentiero (film 1964)|Il grande sentiero]]''; 2003, p. 1061)
*Lirismo e realismo sociale spesso fanno a pugni, e sia [[Yves Montand|Montand]] che la [[Alida Valli|Valli]] sono poco credibili come pescatori, ma il tono asciutto costituì comunque una novità nel cinema italiano dell'epoca. (''[[La grande strada azzurra]]''; 2003, p. 1063)
*[...] un quadro di vita rurale retto da un ottimismo di fondo ''all american''. Ottima fotografia [...]. (''[[Il grande tormento]]''; 2003, p. 1063)
*[[Mario Camerini|Camerini]] adotta ritmi e situazioni della commedia degli equivoci per tracciare uno spaccato della piccola borghesia italiana, con una punta di sentimentalismo e una di perfidia. Gli italiani vi si riconobbero e ne decretarono il successo. (''[[I grandi magazzini]]''; 2003, p. 1065)
*[...] elementare e approssimato come ''whodunit'', il film è più interessante per l'immagine che trasmette sulle follie americane [...] e la dichiarata polemica contro la decadenza morale delle classi ricche [...]. (''[[Grattacieli (film)|Grattacieli]]''; 2003, p. 1067)
*Uno dei film migliori (e dei meno puerili) di cui Spielberg è stato produttore esecutivo: cinema come divertimento e prodigio, ma nutrito di umorismo nero e di sberleffi alle convenzioni. (''[[Gremlins]]''; 2003, p. 1070)
*Meno fiabesco e meno horror del primo del primo capitolo, ha un ritmo ancora più vertiginoso, ed è stracolmo, al solito, di gag e ammiccamenti cinefili [...]. Il pubblico però non ha gradito il gusto dell'assurdo e l'umorismo fin troppo sofisticato. (''[[Gremlins 2 - La nuova stirpe]]''; 2003, p. 1070)
*Western standard senza sorprese, con un cast composto da divi della televisione. (''[[La guida indiana]]''; 2003, p. 1083)
===H===
*Estremamente sadico (la censura italiana ha tagliato almeno '7), ottiene solo di incupire e deprimere lo spettatore. (''[[Hellraiser II: Prigionieri dell'inferno|Hellbound: Hellraiser II - Prigionieri dell'inferno]]''; 2003, p. 1102)
*La quinta puntata della saga dei Cenobiti (qui meno presenti che nelle precedenti) ha una struttura da thriller pliziesco, mentre le suggestioni horror rimandano ad ''Allucinazione perversa'' e alla serie di ''Nightmare''. Tra ralenti da telefilm e qualche immagine patinata, almeno si cerca un po' di originalità: i fan che non pretendono troppo possono gradire. (''[[Hellraiser 5: Inferno]]''; 2003, p. 1103)
*Il quarto capitolo della serie è un pasticcio senza capo né coda, che risente di vicende produttive disastrose: la Miramax cacciò il regista Kevin Yagher (che si rifiutò di firmare il film), chiamò Joe Chappelle a dirigere alcune scene e rimontò il tutto. Le creature dell'inferno non fanno più paura, ma sembrano arteriosclerotiche; il ''gore'' c'è ma è indolore, e l'interesse dei fan è annullato. (''[[Hellraiser 4: La stirpe maledetta|Hellraiser - La stirpe maledetta]]''; 2003, p. 1103)
*Opera prima di [[Clive Barker]], lo scrittore inglese troppe volte definito il successore di Stephen King, è una geniale e spregiudicata discesa nell'immaginario infernale, popolato di incubi maestosi e fantasie sadomaso. I temi del sesso e della morte, della carnalità e della dissoluzione della carne sono messi a fuoco lucidamente in un esemplare contesto di torbida visionarietà. (''[[Hellraiser (film)|Hellraiser - Non ci sono limiti]]''; 2003, p. 1103)
*Clive Barker si tira da parte e [[Pinhead (personaggio)|Pinhead]] diventa protagonista a tutti gli effetti, aspirando a rimpiazzare Freddy Krueger nell'immaginario horror degli anni Novanta. Effetti speciali ormai stravisti, e noia che regna sovrana. (''[[Hellraiser III - Inferno sulla città|Hellraiser III]]''; 2003, p. 1103)
*[...] uno dei capisaldi del filone pornosoft, patinato e assolutamente non erotico ritratto di una donna contenta di essere vittima. (''[[Histoire d'O (film)|Histoire d'O]]''; 2003, p. 1108)
*Più che un horror, il secondo film prodotto da [[Val Lewton]] per la Rko (dopo ''[[Il bacio della pantera (film 1942)|Il bacio della pantera]]'') è un dramma psicologico girato come un lungo sogno ininterrotto [...]. Al centro del film il conflitto tra il potere della ragione (qui la scienza della medicina che non riesce a guarire Jessica) e quello delle forze oscure rappresentate dalla cultura vudù, che a turno i protagonisti del film cercano di piegare alle proprie esigenze con risultati incontrollabili. (''[[Ho camminato con uno zombi]]''; 2003, p. 1109)
*Storia lacrimosa e moraleggiante sceneggiata da Morrie Ryskind, che il regista e i due protagonisti riescono a tenere sul filo del buon gusto [...]. (''[[Ho sognato un angelo]]''; 2003, p. 1116)
[[File:Paul Newman as Hud.png|miniatura|[[Paul Newman]] in ''[[Hud il selvaggio]]'']]
*Un western moderno, statico ed eccessivamente melodrammatico [...] che ha costruito la sua fama sull'interpretazione di [[Paul Newman|Newman]], fascinosamente amorale fino al rifiuto del riscatto, ma anche manierato e narcisista fino all'eccesso. (''[[Hud il selvaggio]]''; 2003, p. 1121)
===I===
*Forse il più affascinante film di [[Josef von Sternberg|Sternberg]] (sceneggiato da Manuel Komroff), interamente dominato dalla presenza dell'eros [...]. Le scenografie, espressionistiche, barocche, angoscianti, sono supporto perfetto all'azione del personaggio centrale e toccano punte di una magnificenza visiva ai limiti del delirio (tanto che [[Sergej Michajlovič Ėjzenštejn|Ejzenštejn]] trasse ispirazione da questo lavoro per il suo ''[[Ivan il Terribile (film)|Ivan]]''), così come i costumi disegnati da Travis Banton. (''[[L'imperatrice Caterina]]''; 2003, p. 1135)
*Influenzato da un [[Georges Bataille|Bataille]] riletto attraverso le componenti più sadomasochistiche della cultura giapponese, il film rifiuta polemicamente la realtà storica per rinchiudersi in una «minuziosa, insostenibile, affascinante descrizione dei suoi rituali di possesso sessuale» [P. Mayersberg], nuova e ulteriore rappresentazione dell'alienazione sociale da parte del più immoralista e visionario dei registi nipponici {{NDR|[[Nagisa Ōshima]]}}. (''[[Ecco l'impero dei sensi|L'impero dei sensi]]''; 2003, p. 1136)
*Una storia di sofferenze e passioni represse (almeno fino a un certo punto, visualizzate nel film dal passaggio dallo cherry al daiquiri) che la [[Joan Crawford|Crawford]] interpreta con grande intensità e [[Clarence Brown]] dirige con raffinatezza. ([[Incatenata (film 1934)|''Incatenata'', 1934]]; 2003, p. 1144)
*[...] è una gangster story priva di vera suspense e di colpi di scena, ma con un cast stranamente assortito e un'atmosfera non spregevole. ([[Incatenata (film 1946)|''Incatenata'', 1946]]; 2003, p. 1144)
*Le complicatissime premesse dell'ottima sceneggiatura (scritta dal regista) sono mirate a costruire un concitato e appassionante ''action movie'' fantascientifico che vuole riflettere sul nostro presente: un mondo in cui il capitalismo ha ridotto l'uomo a merce e in cui, letteralmente, il tempo è diventato denaro. L'impresa del reietto che si ribella al destino sfidando l'estabilishment rielabora in modo originale sia il mito di Robin Hood sia quello di Bonnie e Clyde, rivendicando una resistenza neo-umanista alle logiche di un Potere che ha amplificato la disuguaglianza sociale. Un film-scommessa molto personale (e coerente con le opere migliori di [[Andrew Niccol|Niccol]]), a cui si perdonano volentieri qualche inverosimiglianza e un paio di scivoloni mélo, ma che non ha purtroppo goduto né del favore della critica né di quello del pubblico. (''[[In Time]]''; 2014{{c|manca l'edizione in bibliografia}})
*Commedia sexy malamente ispirata a ''Le imprese di un giovane dongiovanni'' di [[Guillaume Apollinaire|Apollinaire]]: trine, merletti e cura dell'ambientazione non arricchiscono granché un film svogliatamente erotico. (''[[L'iniziazione (film 1987)|L'iniziazione]]''; 2003, p. 1168)
*Melodramma meno convenzionale di quello che la trama faccia immaginare, anche perché il personaggio di [[Otello Toso|Toso]], ''déraciné'' segnato dalla violenza della guerra ed ecologista ante litteram (educa i cani da caccia ma è contro la caccia), è decisamente insolito nel panorama dell'epoca. (''[[Gli innocenti pagano]]''; 2003, p. 1171)
*Stanca pellicola sui buoni sentimenti nell'Italia del dopoguerra. (''[[L'intrusa (film 1956)|L'intrusa]]''; 2003, p. 1185)
*Magniloquente ricostruzione del primo periodo coloniale americano [...] con un'abbondanza di colpi di scena e capovolgimenti di fronte che finiscono per mascherare abbastanza bene la mancanza di un vero afflato epico. (''[[Gli invincibili (film)|Gli invincibili]]''; 2003, p. 1190)
*[...] melodramma tratteggiato con enfasi e approssimazione, su tematiche impervie e delicate che richiederebbero altra padronanza. (''[[Io e Dio]]''; 2003, p. 1194)
*Vuota commedia che si vorrebbe di costume, da un soggetto di [[Riccardo Pazzaglia]], sulla fame di sesso frustrata dalle regole del decoro borghese. Tutto però finisce in barzelletta, come l'idea di far recapitare (per un errore dell'anagrafe) la cartolina precetto alla fidanzata, il che permette di far vedere [[Rossella Como]] mentre si spoglia (castamente) per la visita di leva. Meglio i titoli di testa che sintetizzano l'idea del film in pochi minuti, accompagnati dalla canzone di [[Domenico Modugno]]. (''[[Io, mammeta e tu]]''; 2003, p. 1197)
*[...] è uno dei più cupi film americani degli anni Trenta, un'allucinata testimonianza di come il sistema carcerario possa stritolare un individuo, privarlo delle forze fisiche, ma soprattutto di quelle morali. [...] racconta con l'intensità e la violenza usate fino ad allora solo per i film di gangster l'odissea di un uomo comune, schiacciato dal disumano cinismo degli anni della Depressione: oggi, mette ancora i brividi. (''[[Io sono un evaso]]''; 2003, p. 1200)
===J===
*Il western che ha creato la leggenda cinematografica di [[Jesse James]]: la casa produttrice (Fox) lo avrebbe voluto idealista, leggendario, mitico. [[Henry King|King]] lo fece umano, legato alla famiglia, perfetta incarnazione dei più profondi ideali americani. (''[[Jess il bandito]]''; 2003, p. 1228)
*[...] una coproduzione italo-tedesca dal cast stravagante e dal clima tra il morboso e il risibile: uno dei film che [[Romina Power]] vorrebbe dimenticare, dove si mostrava (semi)nuda. (''[[Justine, ovvero le disavventure della virtù]]''; 2003, p. 1240)
===L===
*Un feroce e lucido melodramma sociale sulle relazioni personali impostate come rapporti di potere [...]. (''[[Le lacrime amare di Petra von Kant]]''; 2003, p. 1262)
*Lucida e profonda analisi della dura realtà di quegli anni, è il punto più alto della collaborazione tra [[Vittorio De Sica|De Sica]] e [[Cesare Zavattini|Zavattini]] [...]. De Sica [...] dimostrò quanto fosse vincente la sua scelta di utilizzare attori non professionisti [...]. (''[[Ladri di biciclette]]''; 2003, p. 1264)
*[...] è un film insolito per [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]], austero nello stile e malinconico nel tono, con un finale lieto solo formalmente [...]. Grazie anche alla splendida interpretazione di [[Henry Fonda|Fonda]] e di [[Vera Miles]] (la moglie che crolla sotto i colpi del destino), ''Il ladro'' si trasforma in un apologo quasi [[Robert Bresson|bressoniano]] sulla paura inconscia di vivere, segnata dal peccato e dalla predestinazione alla colpa. (''[[Il ladro (film 1956)|Il ladro]]''; 2003, p. 1264)
*Inconsueta prova di [[Pasquale Festa Campanile|Festa Campanile]], che si ispira a un suo romanzo per affrontare un tema più serio del solito, ma il risultato, anche per alcune indulgenze a una comicità facile e volgare, è inferiore alle attese. (''[[Il ladrone]]''; 2003, p. 1267)
*[[Robert Wise|Wise]] racconta la vita di [[Rocky Graziano|Barbella/Graziano]] (sceneggiata da Ernest Lehman) con uno stile aggressivo e quasi melodrammatico, ma non riesce a raggiungere la secca efficacia del suo precedente ''[[Stasera ho vinto anch'io]]''. [[Paul Newman|Newman]], qui al suo terzo film, fu consacrato star di prima grandezza dalla sua prova, ma lo stile di recitazione interiorizzato (come voleva il «metodo» dell'Actors' Studio) oggi sembra molto datato, ai limiti dell'autocaricatura. (''[[Lassù qualcuno mi ama]]''; 2003, p. 1275)
*Un thriller originale e appassionante, nel quale la tensione e il dramma toccano momenti molto coinvolgenti. (''[[La lettera accusatrice]]''; 2003, p. 1290)
*La [[Hammer Film Productions|Hammer]] si appoggia agli Shaw Brothers in un momento di crisi, ma il connubio tra horror gotico e kung fu non funziona: i combattimenti che punteggiano gratuitamente l'intreccio appaiono forzati, così come le relazioni amorose che sbocciano tra i membri delle due diverse razze. Suggestivi, invece, i vampiri d'oro del titolo (sono i discepoli di cui si serve Dracula per il suo macabro rituale di dissanguamento delle vittime), che appaiono tra fumi e luci colorate. (''[[La leggenda dei 7 vampiri d'oro]]''; 2003, p. 1283)
*Trasposizione cinematografica di un'antica leggenda georgiana, dove si mescolano orgoglio nazionalista e mistica del sacrificio, è un'opera visionaria, coloratissima, dove il regista distrugge la struttura lineare del racconto in brevi scene autonome. [...] Sullo schermo si alternano così oggetti simbolici e animali stilizzati, personaggi e panorami che possono sconcertare per la loro «discontinuità», ma che offrono anche momenti di solenne bellezza e di appassionato folclore. (''[[La leggenda della fortezza di Suram]]''; 2003, p. 1283)
*[[Vladimir Nabokov]] è riuscito nel difficile compito di adattare il suo romanzo (a cui ha tolto l'annunciata morte-castigo della ragazza), e [[Stanley Kubrick|Kubrick]] ne ha reso bene la mistura di satira e deformazione grottesca con cui insegue una delle linee di forza del proprio cinema: la caparbietà ossessiva con cui i suoi personaggi percorrono le proprie strade. Rispetto al romanzo, Quilty diventa il motore segreto della storia, cinico e mostruoso doppio del professor Humbert [...]. Così [[James Mason|Mason]], per quanto all'altezza del ruolo, si fa spesso rubare la scena dall'ambiguo e prometeico [[Peter Sellers|Sellers]], il cui istrionismo prefigura quello del ''[[Il dottor Stranamore - Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba|Dottor Stranamore]]''. [[Sue Lyon]] col lecca lecca a forma di cuore ha fatto epoca, ma la sua carriera è praticamente finita qui e il film è uno dei meno erotici che si possa immaginare su un tale soggetto. (''[[Lolita (film 1962)|Lolita]]''; 2003, p. 1310)
*Uno dei primi grandi successi di [[Erminio Macario|Macario]], che mette a punto il suo personaggio di piccolo-borghese [...] che non si ribella ai potenti, ma cerca di evitarli. La sceneggiatura [...] escogita situazioni brillanti e paradossali che verranno riprese pari pari, più di quarant'anni dopo, in ''[[Chi più spende... più guadagna!|Chi più spende... più guadagna]]'' [...]. (''[[Lo vedi come sei... lo vedi come sei?]]''; 2003, p. 1315)
*Tentativo di horror metafisico padano (ma [[Pupi Avati]] aveva fatto di meglio) accolto nella più assoluta indifferenza, dimostrazione di com'è difficile girare in Italia storie fuori dai soliti schemi. (''[[Luci lontane (film 1987)|Luci lontane]]''; 2003, pp. 1320-1321)
===M===
*Al processo [[Gustave Flaubert|Flaubert]] viene assolto perché l'arte ha il diritto di rappresentare la realtà, ma nella rilettura di [[Vincente Minnelli|Minnelli]] è la fantasia che sembra farla davvero da padrona. Programmaticamente infedele allo spirito del romanzo francese, questa versione (adattata da [[Robert Ardrey]]) è tutta dalla parte della protagonista, quintessenza dell'eroina romantica la cui solitudine è raccontata come in un gioco di specchi [...]. (''[[Madame Bovary (film 1949)|Madame Bovary]]''; 2003, p. 1340)
*[...] a suscitare dubbi non è la verità di quanto raccontato, bensì la confezione. [[Peter Mullan|Mullan]] [...] usa senza sfumature le armi del grottesco e della caricatura, ed è con i mezzi più plateali che estorce allo spettatore la rabbia e le lacrime. (''[[Magdalene]]''; 2003, p. 1346)
*La sceneggiatura di Piero Regnoli copia goffamente l{{'}}''[[L'esorcista|Esorcista]]'' [...]. La sconosciuta Laennec sembra la sosia di [[Leonora Fani]]. Tristissimo sotto-prodotto, girato nel solito castello di Balsorano. Un certo humour, comunque, nella fellatio letale allo zio paralitico. (''[[Malabimba]]''; 2003, p. 1358)
[[File:Malacarne (film 1946) Mariella Lotti.jpg|miniatura|[[Mariella Lotti]] nel ruolo di Mariastella in ''[[Malacarne (film 1946)|Malacarne]]'']]
*Un curioso e torbido melodramma di ambientazione siciliana che mescola bozzetti veristici (le scommesse degli uomini al bar), squarci documentari (la pesca al tonno), tensioni – e superstizioni – religiose e conflitti di classe. Manca un'idea unificante nella sceneggiatura [...], il personaggio di [[Amedeo Nazzari|Nazzari]] è improbabile come «balio asciutto», mentre quello di Mariastella – prima santarellina, poi mantenuta di lusso e alla fine penitente contrita – è troppo stereotipato. Eppure l'universo di paese, dove povertà e invidia muovono i comportamenti delle persone (e hanno spesso conseguenze tragiche), è raccontato con bella incisività e un «verismo» che non è mai folcloristico. (''[[Malacarne (film 1946)|Malacarne]]''; 2003, p. 1359)
*Fisher creca nuovi spunti per ridare interesse all'argomento; i dialoghi tra la ragazza resuscitata e la testa dell'amato sono divertenti, l'erotismo è più esplicito del solito, ma il film è di quelli che interessano solo i fan del genere. (''[[La maledizione dei Frankenstein]]''; 2003, p. 1362)
*L'aggettivo «pruriginoso» sembra essere stato inventato per film così, che allora (grazie a un comune senso del pudore diverso e alla relativa fama della piccola e mostruosa [[Eva Ionesco|Ionesco]], già immortalata dalla mamma Irina in una serie di foto osé) aveva un suo pubblico. Pretese quasi alte (tra gli sceneggiatori e dialoghisti spuntano Peter Berling, [[Barbara Alberti]] e Amedeo Pagani) di costruire un mondo crudele e fiabesco senza adulti; svolgimento piatto e inconcludente. Malgrado la presenza del cane lupo Xylot, nessun aggancio zoofilo. (''[[Maladolescenza]]''; 2003, p. 1359)
*Ultimo, fallimentare tentativo di ricomporre la coppia principe dei melodrammi di [[Raffaello Matarazzo|Matarazzo]]: nella sceneggiatura [...] c'è uno dei temi forti del mondo matarazziano (la centralità della famiglia – qui in negativo, visto che si comporrà solo alla fine del film – di cui la donna-madre è insieme schiava e vittima) ma tutto sembra stanco e prevedibile e l'ingombrante presenza del bambino squilibra il film verso un melassoso patetismo. (''[[Malinconico autunno]]''; 2003, p. 1364)
*Ispirato all'ottavo dipinto della ''Carriera di un libertino'' di [[William Hogarth|Hogarth]], il film di [[Mark Robson|Robson]] è una singolare anticipazione dei temi del ''Marat-Sade'' di [[Peter Weiss]] (portato sugli schermi da [[Peter Brook]]), con la sua polemica contro i rigori della ragione: incarnata nel perverso Sims, la razionalità svela la sua componente cinica e crudele, mentre chi viene identificato con la follia dimostrerà di essere più umano, solidale, spontaneo e caritatevole. Così, lo scontro che altrove (ad esempio nel precedente ''[[La settima vittima]]'') è tra il Bene e il Male qui diventa meno metafisico, più concreto, di ordine morale e politico insieme e l'antitesi tra egoismo e carità ne innesca altri, come quello tra pessimismo e utopismo alla [[Jean-Jacques Rousseau|Rousseau]], tra Tories e Whigs. (''[[Manicomio (film 1946)|Manicomio]]''; 2003, p. 1371)
*[...] vi si ritrovano molti dei temi di ''[[Fuga in Francia]]'': la violenza vista dagli occhi di un innocente, il cinismo tragico di chi ha scelto di stare dalla parte sbagliata. [[Eduardo Ciannelli|Ciannelli]] disegna un bel personaggio, che cita [[Blaise Pascal|Pascal]] e [[Oswald Spengler|Spengler]] (memorabile il monologo in cui immagina Venezia nel futuro, sommersa dalle acque); ma i suoi antagonisti sono più scoloriti. Convince la trasformazione di Venezia in una città di confine, notturna e plebea, che ricorda la Vienna del ''[[Il terzo uomo|Terzo uomo]]''. (''[[La mano dello straniero]]''; 2003, p. 1375)
*[...] un film edificante che spinge spudoratamente sul pedale della commozione. Un must delle sale parrocchiali di una volta. (''[[Marcellino pane e vino]]''; 2003, p. 1380)
*[...] uno dei più riusciti melodrammi di [[George Cukor|Cukor]], e una delle migliori interpretazioni della [[Greta Garbo|Garbo]]. Dietro lo splendore formale (la fotografia, tutta giocata sui contrasti luce-ombra sul volto di Camille, è di William Daniels e Karl Freund) c'è un senso autentico di sofferenza e di amara ironia quasi [[Max Ophüls|ophulsiano]]. (''[[Margherita Gauthier]]''; 2003, p. 1385)
*Una commedia in costume nell'èra dei telefoni bianchi [...] dove la scarsissima moralità aristocratica viene messa in riga da un borghese tutto d'un pezzo, dotato di un'incrollabile fiducia in se stesso e nei suoi «nobili» principi di carriera&famiglia. Ma se il personaggio di [[Amedeo Nazzari|Nazzari]] è fin troppo ideologico (e francamente noioso) nella sua eccessiva virtù, per buona parte del film si respira un'insolita atmosfera di disinvolta decadenza che rimanda quasi all'universo di [[Ernst Lubitsch|Lubitsch]] [...]. (''[[I mariti (Tempesta d'anime)]]''; 2003, p. 1389)
*Sottilmente morboso ([[Alfred Hitchcock|Hitch]] voleva mostrare una passione feticista) e generalmente sottovalutato (specie dal pubblico), un thriller psicologico [...] dove la suspense – meglio ancora che in ''[[Io ti salverò]]'' – si concentra su un segreto che la protagonista si porta dentro dall'infanzia. Uno dei più riusciti giochi hitchcockiani sull'ambiguità, la reticenza e l'allusione. (''[[Marnie]]''; 2003, p. 1396)
*In felice contrasto tra laconicità e barocchismo semionirico, la quintessenza dei film hollywoodiani dell'epoca, antirealistici e stilizzati. La [[Marlene Dietrich|Dietrich]], pur restando ''femme fatale'' e sfinge, per una volta si sottomette al maschio; la scena finale in cui si toglie le scarpe nella sabbia per seguire Tom ha ispirato [[Bernardo Bertolucci|Bertolucci]] per ''[[Il tè nel deserto]]''. (''[[Marocco (film 1930)|Marocco]]''; 2003, p. 1396)
*Sopravvalutato ai tempi come un esempio di neorealismo americano (personaggi privi di glamour, dialoghi quotidiani, lunghe inquadrature) è, molto più semplicemente, un'onesta commedia sentimentale, con ottimi attori. (''[[Marty, vita di un timido]]''; 2003, p. 1398)
[[File:The Curse Of Frankenstein (1957) trailer - Peter Cushing experimenting 1.png|thumb|[[Peter Cushing]] nel ruolo del [[Victor Frankenstein|barone Frankenstein]] ne ''[[La maschera di Frankenstein]]'']]
*[[Peter Cushing|Cushing]] è ottimo, ma la regia di [[Terence Fisher|Fisher]] non è così geniale come vogliono molti cinefili. (''[[La maschera di Frankenstein]]''; 2003, p. 1401)
*La sana morale del West, incarnata da [[John Wayne|Wayne]] (burbera e grezza ma sostanzialmente positiva, come dimostra l'eroismo suicida dei sottufficiali ubriaconi), si inchina comunque alla leggenda, come succederà anche in ''[[L'uomo che uccise Liberty Valance]]''. [[John Ford|Ford]] mostra una certa sensibilità, per l'epoca, nel trattamento degli indiani. Ma il suo elogio dello spirito della cavalleria è meno convincente che nei film successivi – causa anche la frammentazione narrativa e l'innesto forzoso di una love story tra [[John Agar]] e l'ex bimba prodigio [[Shirley Temple]]. (''[[Il massacro di Fort Apache]]''; 2003, p. 1405)
*Intrigante spy story [...] che all'epoca ottenne poco successo di critica sia per una certa nebulosità dell'intreccio sia per la «non convincente» interpretazione della [[Greta Garbo|Garbo]]. In realtà, proprio grazie all'attrice, ''Mata Hari'' fissò un modello di donna fatale imprescindibile per il cinema a venire. (''[[Mata Hari (film 1931)|Mata Hari]]''; 2003, p. 1406)
*I fratelli Wachowski, anche sceneggiatori, attingono alle filosofie orientali e alla fantascienza di [[Philip K. Dick]] (e mettono in mano a Neo ''Simulacri e simulazione'' di [[Jean Baudrillard|Baudrillard]]) per asserire che il mondo è illusione e la realtà virtuale è un incubo. I Wachowski riescono a tenere sotto controllo un intreccio complesso, ma forse non sono all'altezza per costruire una saga che ha l'ambizione di coronare quasi mezzo secolo di fantascienza letteraria e cinematografica; e sono troppi i debiti non dichiarati, da ''[[Zardoz]]'' a ''[[Terminator]]''. Non mancano, però, la suggestione e il divertimento. (''[[Matrix]]''; 2003, p. 1411)
*La coppia di interpreti è affiatata, ma [[Andrew V. McLaglen|McLaglen]] ha un'idea molto vaga di cosa sia una commedia. (''[[McLintock!|McLintock]]''; 2003, p. 1415)
*Radiografia di un'impasse non solo generazionale (nonostante don Giulio sia con ogni evidenza [[Michele Apicella]] in abito talare), è un film «sgradevole» nel rivendicare il proprio essere nevrotico, moralista, «adolescenziale». Raggelante nella sua lucidità, [...] coglie con precisione il punto di rottura degli anni Ottanta, reso perfettamente nella scena del ballo in chiesa al ritmo sconsolato ma anche sognante di ''Ritornerai''. In televisione l'essenzialità cinematografica del regista viene penalizzata, eppure averne avuti di film così, dove la religione è una questione di «fede» in sospeso, l'amore (individuale e collettivo) è una dichiarazione d'impotenza, la solitudine è l'unica, miserabile conquista e la fuga non è un'arte, bensì una soluzione dopo tante prove. (''[[La messa è finita]]''; 2003, p. 1427)
*Drammone romantico vecchio stile ambientato in un'Africa da ''National Geographic'', da cui si esce sapendo poco sia della [[Karen Blixen|Blixen]] che dei luoghi in cui visse. In compenso l'andamento volutamente lento e contemplativo riesce abbastanza a trasmettere l'intensità di un itinerario spirituale raccontato con una economia di mezzi espressivi che contrasta con la magniloquenza della produzione. (''[[La mia Africa]]''; 2003, p. 1433)
*[[William Wyler|Wyler]] ricostruisce la realtà al dettaglio (si vantava di aver spedito le sue attrici a vestirsi ai grandi magazzini), privilegia lo scavo psicologico, enfatizza l'impegno civile, ma lo stile è tutt'altro che naturalistico. Visto che il direttore della fotografia è [[Gregg Toland]] (''[[Quarto potere]]''), le invenzioni a base di specchi e riflessi abbondano, anche se sono fuse perfettamente con la narrazione. Celebre la sequenza delle allucinazioni sonore di Fred all'interno dell'aereo abbandonato. Certe impennate melodrammatiche appaiono invecchiate, ma il film attende di essere rivalutato. (''[[I migliori anni della nostra vita (film 1946)|I migliori anni della nostra vita]]''; 2003, p. 1444)
*Merita di essere vista quasi esclusivamente per la raggiante presenza della giovanissima [[Alida Valli]]. (''[[Mille lire al mese (film)|Mille lire al mese]]''; 2003, p. 1449)
*La sceneggiatura di John Houghton tenta di aggiornare le gesta del vampiro ai tempi della Swinging London e sovrappone Dracula con l'Anticristo: ma l'esperimento non convince. (''[[1972: Dracula colpisce ancora!]]''; 2003, p. 1451)
*Al suo primo film parlato, [[Fritz Lang|Lang]] continua a impiegare con maestria le metafore visive e le immagini evocative che avevano fatto grande il muto, e insieme si vale in modo assai moderno delle risorse del sonoro. (''[[M - Il mostro di Düsseldorf]]'', 2010, p. 2089)
*Effetti speciali in salsa sentimentale-umanista, senza paura del ridicolo involontario, e con sottintesi sessuali polimorfi. Il regista della ''Storia infinita'' spese un sacco di soldi ma il pubblico non gradì. (''[[Il mio nemico (film)|Il mio nemico]]'', 2003, p. 1458)
*È tutta [[Sergio Leone|leoniana]] l'idea di riflettere sul crepuscolo dei miti e insieme sulla loro necessità, omaggiando il western americano (da [[John Ford|Ford]] a [[Sam Peckinpah|Peckinpah]], il cui nome viene letto su una lapide) e il proprio stesso cinema, mentre gli ammiccamenti comici vengono dal successo di ''[[Lo chiamavano Trinità...]]'' Il risultato è ibrido: i toni elegiaci stridono con gli sganassoni e le facezie di [[Terence Hill|Hill]], e certe divagazioni volgarotte (la sequenza dell'orinatoio, aggiunta in corso di riprese) sono discutibili. La confezione è professionale, e lo stile si distacca da quello del maestro (vedi i ralenti alla Peckinpah), anche se [[Tonino Valerii|Valerii]] si limita a fare da esecutore. (''[[Il mio nome è Nessuno]]''; 2016, p. 2753)
*[[Yves Allégret|Allégret]] abbandona il cupo pessimismo con cui aveva descritto i rapporti umani nelle sue opere precedenti per aprirsi a un più realistico compromesso di fronte alla necessità di «ricostruire» un nuovo tessuto sociale e umano. La sceneggiatura di Jacques Sigurd (che fonde perfettamente elementi realistici con altri più melodrammatici) e soprattutto l'intensa prova della [[Alida Valli|Valli]] riescono a rendere palpitante un film che rischiava di scivolare nel patetismo. (''[[I miracoli non si ripetono]]''; 2003, p. 1461)
*[...] [[Vittorio De Sica|De Sica]] si allontana dalle scelte narrative del neorealismo, procedendo per accumulo di situazioni, abolendo le psicologie e mescolando elementi favolistici (la nascita di Totò sotto un cavolo, i poteri magici di Lolotta) a una visione squisitamente morale (il potere corruttore della proprietà, la forza dirimente della bontà). (''[[Miracolo a Milano]]''; 2003, p. 1461)
*Nient'altro che teatro filmato ma con l'interpretazione di alcuni fra i migliori caratteristi comici del periodo. ([[Miseria e nobiltà (film 1940)|''Miseria e nobiltà'', 1940]]; 2003, p. 1465)
*[...] la farsa [...] combina i giochi degli equivoci con il tema della fame secolare che fu di Pulcinella. Immortale inno alla pasta è la scena in cui [[Totò]] e compagnia ballano sulla tavola mangiando spaghetti e ficcandoseli in tasca, perché nessuno li porti loro via. ([[Miseria e nobiltà|''Miseria e nobiltà'', 1954]]; 2003, p. 1465)
*Uno di quei copioni frivoli che la [[Bette Davis|Davis]] recitava malvolentieri, tenuto in piedi da dialoghi caustici e schermaglie piene di brio. Non certo tra le opere più personali di [[Michael Curtiz|Curtiz]]. (''[[Miss prima pagina]]''; 2003, p. 1471)
*Ambientato quasi sempre in una bisca che sembra un girone infernale, dei melodrammi esotici del regista è uno di quelli più vicini al gusto moderno: visionario, estenuato, senza nessuna redenzione, ma non privo di ironia. La perversione dei personaggi e il clima di corruzione (notevoli le prostitute chiuse nelle gabbie, che sembrano uscire da qualche film di [[Federico Fellini|Fellini]]) all'epoca fecero scalpore, tanto che [[Josef von Sternberg|von Sternberg]] non girò più per una decina d'anni. La [[Gene Tierney|Tierney]] splende di luce propria; le acconciature della sfortunata [[Ona Munson|Munson]] avrebbero meritato l'Oscar. (''[[I misteri di Shanghai]]''; 2003, p. 1473)
*Penultimo film di [[Carmine Gallone|Gallone]]: un pesante drammone storico, il cui maggiore interesse è il lussuoso cast. (''[[La monaca di Monza (film 1962)|La monaca di Monza]]''; 2003, p. 1489)
*Un melodramma complicato e pieno di incongruenze [...]. La storia è francamente irreale [...], la recitazione (specie dell'inebetito [[Massimo Serato|Serato]]) poco più che da filodrammatica, ma la straordinaria fotografia di [[Piero Portalupi]], astratta ed espressionista nello stesso tempo, giustifica da sola la visione del film. (''[[Monastero di Santa Chiara (film)|Monastero di Santa Chiara]]''; 2003, p. 1490)
[[File:Il mondo le condanna (1953) Alida Valli.jpg|miniatura|[[Alida Valli]] ne ''[[Il mondo le condanna]]'']]
*Molte ingenuità moralistiche annegano qualche spunto interessante, soprattutto sulla pelosa carità dei borghesi. La [[Alida Valli|Valli]], comunque, sia nella versione bionda che in quella bruna, è davvero bellissima e riscatta un film che non sa decidersi tra suggestioni da realismo poetico francese d'anteguerra e banalità da fotoromanzo. (''[[Il mondo le condanna]]''; 2003, p. 1494)
*La regia anonima e il soggetto vetusto (firmato da [[Dino Risi]]) tarpano le ali a due protagonisti perfetti nel loro ruolo. (''[[Montecarlo (film 1956)|Montecarlo]]''; 2003, p. 1502)
*Un saggio di vera suspense concentrato in un tesissimo week-end, in cui il thriller si confonde con il dramma psicologico. [...] Notevole l'interpretazione di [[Joseph Cotten|Cotten]] [...]. (''[[La morsa d'acciaio]]''; 2003, p. 1506)
*Love story tra due reietti in un West scabro e senza eroi sceneggiata da [[Sid Fleischman|A.S. Fleischman]]. Nonostante le manomissioni produttive, si vede, almeno nei temi, la mano di [[Sam Peckinpah|Peckinpah]], all'esordio sul grande schermo. (''[[La morte cavalca a Rio Bravo]]''; 2003, p. 1508)
*Sasdy si ispira alla vicenda dell'ungherese Erzsebet Bathory (raccontata anche da Borowczyk in un episodio di ''I racconti immorali'') e prosegue il suo percorso di critica al potere: coloro che condannano la contessa a una fine atroce non sono certo stinchi di santo. Ma dei suoi film per la [[Hammer Film Productions|Hammer]] è il meno efficace: le troppe concessioni al morboso stridono col tentativo di rendere tragica la sorte della contessa, tratteggiata come una donna incapace di accettare la vecchiaia. (''[[La morte va a braccetto con le vergini]]''; 2003, p. 1511)
*Non bastano gli attori a dare interesse a un thriller scontato [...]. (''[[Il mostro che uccide]]''; 2003, p. 1515)
*L'originalità di Arnold fu di rappresentare il mostro in chiave quasi simpatica, e di accentuare i sottintesi sessuali. (''[[Il mostro della laguna nera]]''; 2003, p. 1515)
===N===
*Un giallo dai risvolti melodrammatici, interessante solo per l'intensità della recitazione di [[Bette Davis]]. (''[[Nebbia a San Francisco]]''; 2003, p. 1545)
*[...] è un dramma socialmente impegnato che, sulla scia del successo di ''[[Fronte del porto]]'', segna l'esordio di [[Martin Ritt|Ritt]]. Oggi appare un po' schematico e fatalista, ma ai tempi il messaggio dell'alleanza del bianco col nero era tutt'altro che scontato. (''[[Nel fango della periferia]]''; 2003, p. 1548)
*Uno degli archetipi del gangster-movie, teso e vibrante, costruito con sequenze brevi ed ellittiche, capaci di dare il senso di una scelta di vita violenta e insieme romantica. Nonostante gli anni, il film stupisce ancora per la modernità della recitazione di [[James Cagney|Cagney]], implacabile coi nemici e tenero con la mamma, e per i bei dialoghi di Kubec Glasmon e John Bright. La scena in cui schiaccia un pompelmo in faccia alla fidanzata che si lamenta ([[Mae Clarke|Clarke]]) è entrata nella storia del cinema, e quella finale, in cui il suo corpo, ucciso e legato come una mummia, viene messo davanti alla porta di casa per cadere quando il fratello la apre, è ancora sconvolgente. (''[[Nemico pubblico (film 1931)|Nemico pubblico]]''; 2003, p. 1555)
*Forse il miglior film di [[Salvatore Samperi|Samperi]] [...], meno pruriginoso del solito. (''[[Nenè (film)|Nenè]]''; 2003, p. 1556)
*Film noir senza vero fascino (sceneggiato da Jonathan Latimer), in cui gli scherzi del destino giungono a mettere ordine in un mondo dove regnano immoralità e impunità. Curiosa, comunque, la superficialità sentimentale dell'uomo, alla quale fa da contraltare l'interessato cinismo delle donne (con punte di sessualità esplicita e sfacciata nel personaggio della [[Susan Hayward|Hayward]], abituata a farsi mantenere dagli amanti). (''[[Nessuno mi crederà]]''; 2003, p. 1560)
*Occasione mancata secondo lo stesso [[Nicholas Ray|Ray]], il film [...] riesce comunque a rendere efficacemente la specularità fra la violenza dell'uomo di legge e quella dell'emarginato, sullo sfondo di un conflitto città/natura che vede progressivamente la rabbia perdersi nel paesaggio. (''[[Neve rossa (film)|Neve rossa]]''; 2003, p. 1562)
*Fumettone a lieto fine che volgarizza temi di [[Ernest Hemingway|Hemingway]], ispirandosi a un suo racconto. Gli elementi migliori sono la musica di [[Bernard Herrmann]] e la fotografia di [[Leon Shamroy]]. (''[[Le nevi del Chilimangiaro]]''; 2003, p. 1562)
*Tuttora considerato anticomunista, in realtà condanna non tanto la Rivoluzione quanto la degenerazione stalinista, e proprio l'inquietante ritratto del regime sembra legittimare una lettura della vicenda secondo un'ottica italiana [...]. Si tratta di uno dei primi segnali di insofferenza nei confronti della retorica celebrativa di regime, uno sguardo diverso che qualche mese dopo, con ''[[Ossessione (film 1943)|Ossessione]]'', rimbalzerà definitivamente dagli schermi in tutta la sua potenza espressiva. La [[Alida Valli|Valli]] è indimenticabile nella sua bellezza senza tempo e senza speranza. (''[[Noi vivi|Noi vivi - Addio, Kira]]''; 2003, p. 1576)
*Uno dei più allucinanti horror di tutti i tempi: la violenza è più suggerita che mostrata, ma certe situazioni richiedono nervi molto saldi. Tra attori e regista vi era un pessimo rapporto, il che spiega in parte l'atmosfera di tensione che si respira nel film. (''[[Non aprite quella porta (film 1974)|Non aprite quella porta]]''; 2003, p. 1578)
*Elegante ma freddo remake del capolavoro di Murnau, attento soprattutto alla creazione di un'atmosfera algida e funerea, dove le sorti dei personaggi sono predestinate sin dal principio. Questa lenta progressione (il film dura 40' in più dell'originale di Murnau pur essendogli molto fedele) verso la tragedia ha il suo punto di forza in Kinski, che rinnova la figura classica del vampiro facendone un personaggio stanco e distante, quasi restio a seguire la propria inclinazione di mostro necrofilo. (''[[Nosferatu, il principe della notte]]''; 2003, p. 1592)
*Incauto debutto alla regia di un produttore e sceneggiatore: in una fotografia ricercata, che finisce per produrre cartoline stucchevoli, il cast internazionale barcolla su una storiella male impostata, e Kinski straborda con risultati ben diversi dal film di Herzog, facendo rimpiangere gli eccessi dei suoi innumerevoli B-movie. (''[[Nosferatu a Venezia]]''; 2003, p. 1592)
*Un western insolito e intimista scritto da Alvin Sargent (che praticamente comincia dove finisce ''[[Sentieri selvaggi]]'' di [[John Ford|Ford]]) tutto costruito sull'attesa interminabile di una rabbia che continua a rimandare la sua esplosione distruttiva e che utilizza la presenza ossessiva di un personaggio che non si vede quasi mai per far crescere la tensione. (''[[La notte dell'agguato]]''; 2003, p. 1600)
*Il film doveva essere un trampolino di lancio per la [[Anna Sten|Sten]], che il produttore [[Samuel Goldwyn|Goldwyn]] voleva trasformare in una nuova [[Greta Garbo|Garbo]]: l'attrice deluse le attese, ma [[King Vidor|Vidor]] – appassionato al tema del confronto città/campagna – riesce a vivificare il racconto descrivendo in modo originale la vita rurale dello scrittore di città. Un finale, per quei tempi, insolitamente cupo e drammatico. (''[[Notte di nozze (film 1935)|Notte di nozze]]''; 2003, p. 1602)
*L'ottimo western di serie B, nonostante una vicenda già vista troppe volte, si fa ammirare per l'asciutta regia di [[André De Toth|de Toth]] (che predilige qui i piani fissi ma molto compositi dal punto di vista figurativo, e dove la presenza della neve aggiunge tensione alla storia), il bel bianco e nero di Russell Harlan, le ottime interpretazioni del «buono» [[Robert Ryan|Ryan]] e del «cattivo» [[Burl Ives|Ives]]. (''[[La notte senza legge]]''; 2003, pp. 1605-1606)
===O===
*Primo film americano per [[Fred Zinnemann|Zinnemann]], che se la cava confezionando un giallo decoroso [...] dove gli attori vengono messi in secondo piano dall'intelligentissimo cane del protagonista. (''[[Occhi nella notte (film 1942)|Occhi nella notte]]''; 2003, p. 1622)
*Geniale saggio sul cinema come voyeurismo, pulsione necrofila e insieme scopofila (il bisogno morboso di contemplare), capace di legare indissolubilmente Eros e Thanatos, il film, scritto da [[Leo Marks]], è chiaramente una metafora sull'arte della visione (come lo era stato ''[[La finestra sul cortile]]'', ma qui molto più crudele e imbarazzante) [...]. Clamorosamente sottovalutato all'epoca della sua uscita (un critico britannico scrisse che si sarebbe dovuto «prenderlo con la paletta e buttarlo subito nella fogna più vicina»), sprizza in realtà intelligenza da ogni scena, oltre a rappresentare una sorta di punto di partenza per il thriller moderno, da [[Brian De Palma]] in poi. (''[[L'occhio che uccide]]''; 2003, p. 1623)
*Ormai un piccolo classico del cinema dell'orrore, grazie soprattutto alla mano di [[Georges Franju|Franju]], che mescola con maestria fantasia e realismo, morbosità e lirismo, in un crescendo che culmina nella straordinaria sequenza finale. (''[[Occhi senza volto]]''; 2003, p. 1625)
*Più che un thriller, la storia di un amore impossibile, e il ritratto di un assassino ambiguo ma mai veramente antipatico, indimenticabile rappresentazione di quello che potrebbe essere davvero il diavolo. [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]] (che appare come un giocatore di bridge in treno) era fiero della collaborazione di [[Thornton Wilder]] alla sceneggiatura, che però è dispersiva e piena di episodi accessori. Invecchiato e fastidioso il doppiaggio italiano, come anche la musica di [[Dimitri Tiomkin|Tiomkin]]. (''[[L'ombra del dubbio (film 1943)|L'ombra del dubbio]]''; 2003, p. 1638)
*Inizia sulla scia di ''Demoni e dèi'', con goffe pretese di ricostruzione storica e stanchi pettegolezzi; poi diventa una specie di horror semiparodico, con Dafoe che sembra una via di mezzo tra Klaus Kinski e lo zio Fester e grufola come Hannibal. Tutto per dimostrare – sai che novità! – che il vero vampiro è la macchina da presa. (''[[L'ombra del vampiro]]''; 2003, p. 1639)
*[...] un noir melodrammatico teso e raffinato, con un inizio irresistibile (l'assassinio dell'amante), una messinscena accuratamente sinistra (persino il fogliame umido e frusciante desta sospetti), un cast britannico eccellente e una [[Bette Davis|Davis]] capace di alternare calcolo e isteria con passaggi da brivido. [[Tony Gaudio|Toni Gaudio]] firma una fotografia magnetica, tutta giocata di taglio sulla bianca luce diffusa della luna piena. [[William Wyler|Wyler]] lavora con precisione maniacale (tanto da litigare violentemente con la star) per far emergere il cuore di tenebra nascosto nella colonia tropicale prossima alla dissoluzione. [[Max Steiner]] commenta il tutto con una colonna sonora ossessiva, in cui colpa e destino rimbalzano su due sole note. Peccato per il doppio finale punitivo, conforme alle regole del Codice Hays (la Davis viene uccisa dalla donna cinese, che presumibilmente sarà arrestata mentre il racconto di [[William Somerset Maugham|Maugham]] si chiudeva, con molta più ipocrisia, su un trionfo collettivo del cinismo), che però non compromette un autentico gioiello hollywoodiano, frutto di un talento registico e di una squadra di professionisti fuori dal comune. (''[[Ombre malesi]]''; 2003, p. 1641)
*Tradizionale giallo sceneggiato dalla moglie del regista [[Alma Reville]] con sorpresa finale (del genere che [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]] non amava troppo), con un paio di elementi molto originali per l'epoca: l'uso della voce fuori campo del personaggio per esprimerne i pensieri, e la presenza di un assassino che si traveste da donna. (''[[Omicidio!|Omicidio]]''; 2003, p. 1643)
*Un duro spaccato urbano, insolito nel cinema della Nuova Zelanda. Partendo dalla violenza, dalla miseria e dall'emarginazione che aliena la famiglia (ma senza cadute nel vittimismo), Tamahori gira con l'energia combattiva di Milius e la rabbia di [[Ken Loach|Loach]], alla ricerca della cultura maori perduta da consegnare alle nuove generazioni insieme alla ritrovata dignità femminile. (''[[Once Were Warriors - Una volta erano guerrieri]]''; 2003, p. 1645)
*Cinque anni bastano a smarrire le ambizioni socio-etnologiche del prototipo, anche se lo sceneggiatore (e autore del romanzo d'origine) è sempre [[Alan Duff]]. I dilemmi morali sono tranciati con l'accetta, il clou del film sono i pestaggi (belli tosti), ma si respira anche un'aria genuina e simpaticamente dimessa. Film ad alto tasso di testosterone da sale di periferia, come non se ne fanno più. (''[[Once Were Warriors 2 - Cinque anni dopo]]''; 2003, p. 1645)
*Aggiornamento melodrammatico sui temi della sceneggiata [...]: al di là della riprova che la sfortuna si abbatte sempre sui poveri, il film stigmatizza con enfasi l'ipocrisia della società e rivendica la funzione positiva delle lettere anonime. (''[[Onore e sangue]]''; 2003, p. 1648)
*Connubio di satira sociale e fantascienza [...], è uno dei film chiave degli anni Sessanta per la sua capacità di rompere con i generi tradizionali hollywoodiani e aprire il cinema a nuove forme espressive [...]. (''[[Operazione diabolica]]''; 2003, p. 1650)
*Western del periodo in cui il genere declinava: di crepuscolare, tuttavia, c'è solo l'appannato [[James Stewart|Stewart]]. [[Henry Fonda|Fonda]], subito dopo ''[[C'era una volta il West]]'', torna a recitare nel ruolo per lui nuovo del cattivo. (''[[L'ora della furia]]''; 2003, p. 1653)
*Banale fumetto pieno di divagazioni turistico-cartolinesche, che scade nel ridicolo involontario. Erotico come una patata lessa, anche se in patria ha avuto problemi di censura specie per l'ultima sequenza, che alcune voci davano per non simulata. La presenza della [[Jacqueline Bisset|Bisset]] è del tutto esornativa. (''[[Orchidea selvaggia (film 1989)|Orchidea selvaggia]]''; 2003, p. 1656)
*Commedia piacevole e garbata [...] e un po' osé per i tempi, tutta giocata all'interno del collegio tra ordine e trasgressione, disciplina e pulsioni (moderatamente) sessuali. (''[[Ore 9: lezione di chimica]]''; 2003, p. 1658)
*Più che un film, una specie di predica fatta per immagini, secondo una pedagogia che ribadisce il ruolo subalterno di ognuno all'interno di un superiore ordine sociale (come l'organizzazione delle formiche, che il vecchio studia con attenzione). Punitivo e reazionario. (''[[Gli orizzonti del sole]]''; 2003, p. 1661)
*Con molto sangue e poca sostanza, segna la fine del grande cinema gotico made in Britain prodotto dalla [[Hammer Film Productions|Hammer]]. (''[[Gli orrori di Frankenstein]]''; 2003, p. 1665)
*Il ventinovenne [[Alejandro Amenábar|Amenábar]] – anche sceneggiatore e autore delle musiche – appronta un'algida e funzionale imitazione dell'horror di una volta (con ovvio rimando a ''[[Suspense (film 1961)|Suspense]]'' di Clayton): porte che sbattono, brividi metafisici e neanche una goccia di sangue. Ma il meccanismo narrativo è aggiornato ai tempi e un po' troppo furbetto, sia nella sorpresa (a dire il vero prevedibile) sia nel tema degli «intrusi» che occupano la casa: chi sono i legittimi proprietari, i vivi o i morti? Co-produzione internazionale (ci mette i soldi anche [[Tom Cruise]]) girata con stile impeccabile e anonimo, al servizio del virtuosismo della star. (''[[The Others (film 2001)|The Others]]''; 2003, p. 1671)
===P===
[[File:Humphrey Bogart High Sierra Promotional Still.jpg|miniatura|[[Humphrey Bogart]] in ''[[Una pallottola per Roy]]'']]
*Sceneggiato da [[John Huston]] e [[W. R. Burnett]], il film è uno dei punti di congiunzione tra il genere gangsteristico e quello noir: se l'ambientazione e la trama sono ancora da film gangster, con i suoi spazi aperti e il finale tra le montagne, il personaggio di [[Humphrey Bogart|Bogart]] (qui al suo primo ruolo da protagonista) ha tutte le caratteristiche del noir, con la sua figura crepuscolare e solitaria, incapace di adattarsi a un mondo non più in sintonia con i suoi valori. Coerentemente [[Raoul Walsh|walshiani]], invece, il bisogno disperato e ossessivo di libertà che è alla base delle azioni di Roy e la figura angosciata e inconsciamente autodistruttiva di Marie (interpretata da una grande [[Ida Lupino]]). (''[[Una pallottola per Roy]]''; 2003, p. 1685)
*Un mito d'amore e di morte trapiantato in una cornice che potrebbe essere quella di un racconto di [[Francis Scott Fitzgerald|Fitzgerald]]: [[Albert Lewin|Lewin]], anche autore della sceneggiatura, gira il suo film più arrischiato, contraddittorio e delirante – in una parola, il suo capolavoro. (''[[Pandora (film)|Pandora]]''; 2003, p. 1687)
*Tra gobbi e lesbiche, falli veri e finti, un elogio delle case chiuse approssimativo e ripetitivo, percorso però da un innegabile vitalismo e da sprazzi di humour. (''[[Paprika (film 1991)|Paprika]]''; 2003, p. 1695)
*[[Leonardo Pieraccioni|Pieraccioni]] (sceneggiatore con [[Giovanni Veronesi]]) ritorna senza simpatia e senza humour alla formula stantia di ''[[Fuochi d'artificio]]'', tra sentimentalismo annacquato e pretese di sociologia spicciola. Le immagini da cartolina vorrebbero solleticare ancora una volta i sogni dell'italiano medio, ma i tentativi di involgarimento segnalano che si è giunti al fondo del barile. La [[Anna Maria Barbera|Barbera]] ripropone il personaggio televisivo della siciliana Sconsolata, in una serie di pietose scenette che nulla c'entrano con la storia principale: eppure si deve anche a lei il successo del film, vincitore a sorpresa della sfida del Natale 2003. (''[[Il paradiso all'improvviso]]''; 2016, p. 3200)
*[...] questo film si scontrò con l'autocensura del Codice Hays che impedì alla Warner di produrre un melodramma dove il rapporto d'amore superasse i limiti di una castissima relazione platonica. Resta comunque un elegante film in costume, ravvivato dall'interpretazione della [[Bette Davis|Davis]], misurata anche nei passaggi più commoventi. (''[[Paradiso proibito]]''; 2003, p. 1696)
*Western che associa non sempre felicemente il conflitto fra uomo di legge e malavitosi a elementi comici, melodrammatici e addirittura musical. Spiritoso e divertente, mette in campo accanto a uno [[James Stewart|Stewart]], che anticipa con strana serietà i temi dell'impegno morale e della volontà di riscatto dei suoi futuri film con [[Anthony Mann]], un'inedita [[Marlene Dietrich|Dietrich]], esordiente al western, più brillante che fatale. (''[[Partita d'azzardo]]''; 2003, p. 1704)
*Sull'impianto storico risibile e reazionario [[Michael Curtiz|Curtiz]] costruisce un film che punta tutto sull'impatto delle grandi scene d'azione. (''[[I pascoli dell'odio]]''; 2003, p. 1705)
[[File:La paura fa 90 (film 1951) Ugo Tognazzi.png|thumb|[[Ugo Tognazzi]] ne ''[[La paura fa 90]]'']]
*La storia, improbabile quanto complicata [...] è solo un pretesto per sfruttare la comicità un po' sguaiata di [[Ugo Tognazzi|Tognazzi]] [...]. Qualche sfilata in passerella e un inizio e un epilogo curiosamente fantastici, in un eden che ricorda ''[[Scala al paradiso]]''. (''[[La paura fa 90]]''; 2003, p. 1719)
*[...] il motivo di maggior interesse del film sono le lunghe carrellate costruite sull'attrice che con la sua «confessione» fornisce una delle prove più convincenti di tutta la sua carriera. Per il resto si tratta di un melodramma piuttosto convenzionale sceneggiato da [[James Bridie]], privo della necessaria tensione e forzatamente teatrale. Il cast è di ottimo livello, ma a volte pecca di eccessiva enfasi. (''[[Il peccato di Lady Considine]]''; 2003, p. 1725)
*Un film politico e poetico allo stesso tempo, che all'inizio adotta i moduli della favola grottesca, con un surrealismo di stampo buñueliano, e poi sfocia via via in un dramma che ricorda le antiche tragedie greche. (''[[Pentimento (film 1984)|Pentimento]]''; 2003, p. 1733)
*Anche se assomiglia un po' troppo a ''Suspiria'', è uno dei migliori Argento di quel periodo, al quale si perdona l'abuso di heavy metal nella colonna sonora. (''[[Phenomena]]''; 2003, p. 1754)
*Il film più noto di [[Ed Wood|Wood]] ha la fama (immeritata: altri hanno fatto ben di peggio) di essere il più brutto della storia del cinema; negli Usa è stato oggetto di culto molto prima che [[Tim Burton]] dedicasse un biopic al suo autore, dove racconta tutti gli aneddoti sulla lavorazione ([[Bela Lugosi|Lugosi]], morto anzitempo, venne sostituito da un improbabile «sosia» che si tiene il volto coperto). Del film in sé restano memorabili le interpretazioni dilettantistiche di un gruppo di freaks scelti accuratamente (il lottatore [[Tor Johnson|Johnson]], la presentatrice televisiva Vampira, il futurologo Criswell che recita prologo ed epilogo), le incredibili scenografie (un'astronave con tendine al posto delle porte), le incongruenze del racconto. Il pasticcio sarebbe quasi divertente (a cominciare dall'originale commistione di fantascienza e horror), se non andasse per le lunghe e non tentasse di elevarsi con un risibile messaggio pacifista. (''[[Plan 9 from Outer Space]]''; 2016)
*Malgrado qualche momento in cui il ritmo cede, il decimo lungometraggio ''anime'' di Miyazaki (anche unico sceneggiatore) costruisce ancora una volta un mondo in cui mistero e irrazionale vengono accettati come eventi naturali, e dove i rapporti di causa ed effetto seguono regole (anche fisiche) insondabili. E in ciò conferma l'unicità della sua arte. Nuovo, questa volta, è l'uso di scenari molto semplificati (colori tenui, sfondi dipinti ad acquerello, scenografie essenziali) che però non ostacolano invenzioni narrative metaforiche (i «pesci-acqua» che gli adulti scambiano per onde e i bambini vedono nella loro reale forma animalesca), o rimandi ai miti fondanti della cultura giapponese (l'ambivalenza del mare, la centralità della figura femminile e la latitanza di quella maschile), encomiabilmente mai sottolineati. Le assurde fattezze di Fujimoto sono un omaggio allo stile di [[Osamu Tezuka]]. Incompreso da buona parte della critica, e snobbato dal pubblico. (''[[Ponyo sulla scogliera]]''; 2018, pp. 2346-2347)
*Il risultato non è all'altezza delle ambizioni: [[Farley Granger|Granger]] fa il nevrotico da manuale. [[Mark Robson|Robson]] non ritrova la vena felice di altri suoi film. (''[[La porta dell'inferno (film 1950)|La porta dell'inferno]]''; 2003, p. 1807)
*La regia di [[Robert Stevenson|Stevenson]] illustra fedelmente il clima gotico e di persecuzione del romanzo [...] anche se non riesce a trovare una cifra interpretativa originale. Memorabili le scene nel collegio in cui è rinchiusa l'orfanella Jane, dove un direttore sadico fa morire la piccola Elizabeth Taylor sotto la pioggia. Affascinanti la fotografia a lume di candela di George Barnes e la scenografia di Wiard B. Ihnen e James Basevi. Grande partitura di [[Bernard Herrmann]]. (''[[La porta proibita]]''; 2003, p. 1807)
*Commedia western che deve tutto a un cast bene assortito e a una sceneggiatura «di ferro», scritta da Sidney Carroll rielaborando un suo telefilm: niente di eccelso, ma uno di quei meccanismi narrativi che non fanno staccare gli occhi dallo schermo nemmeno per un minuto. (''[[Posta grossa a Dodge City]]''; 2003, p. 1810)
*Una rilettura «moderna» delle Sacre Scritture: horror e spunti demoniaci, morti inspiegabili, riti ed esorcismi assortiti con sottile gusto morboso. (''[[Il presagio]]''; 2003, p. 1821)
*Uno dei noir più cupi ed esasperati del periodo, tratto da un romanzo di [[Libbie Block]] (sceneggiato da [[Arthur Laurents]]) che nasconde dietro la trama un lucido apologo sul denaro e sul possesso. Qua e là lo stile di [[Max Ophüls|Ophuls]] lascia ancora meravigliati, con i suoi carrelli barocchi, ma le riprese erano state iniziate da [[John Berry]] (licenziato perché aveva superato il budget previsto) e il suo stile era tutto costruito sulla profondità di campo e sulle inquadrature disassate, alla [[Orson Welles|Welles]]. Il risultato è un film ibrido, che risente del fatto di essere nato con due teste e che non riesce ad amalgamare bene il ritratto tutto psicologico e interiore di Leonora (probabilmente più dovuto a Ophuls) con quello più cupo e impressionista di Ohlrig (che risente dell'impostazione di Berry). (''[[Presi nella morsa]]''; 2003, p. 1822)
*Tre anni dopo ''[[Perdutamente tua]]'', [[Irving Rapper|Rapper]] ritrova lo stesso cast per un film molto diverso e ambizioso: un melodramma cerebrale costruito come un kammerspiel, in cui i personaggi si torturano col sorriso sulle labbra, mentono o sono lieti di comportarsi da vittime. Quasi nessuna figura di contorno, interni barocchi come in [[Orson Welles|Welles]] o [[William Wyler|Wyler]], strade sempre spazzate dalla pioggia: la cornice ideale per due tipi di follia diversa, quella istrionica di [[Claude Rains|Rains]] (forse nella sua interpretazione migliore) e quella compressa e tormentata della [[Bette Davis|Davis]], che si controlla con grande intelligenza. (''[[Il prezzo dell'inganno]]''; 2003, p. 1826)
*Esordio nella regia di un cino-americano (autore anche della sceneggiatura) ex funzionario di una major: tracce di misoginia, sadomasochismo, stanca omosessualità e proiezione quasi horror di un sistema malato e contagiato dal virus del potere assoluto. Senza la levità dei ''[[I protagonisti (film 1992)|Protagonisti]]'' di [[Robert Altman|Altman]] e con l'inevitabile livore di chi ha fatto troppa gavetta. (''[[Il prezzo di Hollywood]]''; 2003, p. 1827)
*Ambientazione messicana a metà dell'Ottocento per un western sceneggiato da Frank Fenton con uno stile conciso e secco e una bella capacità di far emergere i caratteri dei personaggi anche nelle loro parti d'ombra: soprattutto la [[Susan Hayward|Hayward]], «né vamp né donna verginale», rompe con gli stereotipi del genere e nei rapporti con il marito rivela un insolito fondo di rimpianti e amarezza. Indimenticabile la fine di Mendoza, che muore insultando degli indiani invisibili che lo colpiscono con le loro frecce. (''[[Il prigioniero della miniera]]''; 2003, p. 1830)
*Un [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]] minore per la convenzionalità della sceneggiatura [...] ma non per l'eccellenza delle soluzioni tecniche [...] a cominciare dalla sequenza senza stacchi dell'aereo che cade in mare, ripresa dall'interno della cabina. Celebre l'idea dei mulini con le pale che girano controvento. (''[[Il prigioniero di Amsterdam]]''; 2003, p. 1831)
*Ma chi non è un iniziato, e non coglie tutti i riferimenti alla serie, si addormenta dopo dieci minuti. (''[[Primo contatto]]''; 2003, p. 1839)
*Melassosa rivisitazione del mito di Cenerentola [...]. Francamente noiose certe inutili digressioni fantastiche che danno forma ai sogni di Elisabetta; scontato il lieto fine, un po' meno l'odio con cui sono descritti i borghesi che vanno all'orfanotrofio [...]. (''[[La principessa del sogno]]''; 2003, p. 1845)
[[File:Profondo Rosso Macha Méril 2.png|thumb|[[Macha Méril]] in ''[[Profondo rosso (film 1975)|Profondo rosso]]'']]
*A tutt'oggi il più abile dei film di Argento: un attacco deliberato ai nervi dello spettatore, martellato da un montaggio quasi subliminale, da una musica ipnotica (del jazzista Giorgio Gaslini e dei Goblin) e da esplosioni di violenza rimaste ineguagliate. (''[[Profondo rosso (film 1975)|Profondo rosso]]''; 2003, p. 1852)
*[[Frank Capra|Capra]], autore del soggetto, non si disse soddisfatto di questo melodramma, ripromettendosi, in futuro, di commuovere il pubblico con situazioni più realistiche. Resta comunque interessante l'intreccio tra commedia e momenti patetici, e la maestria di alcune sequenze, come quella della festa di Halloween. (''[[Proibito (film 1932)|Proibito]]''; 2003, p. 1855)
*Pacifismo all'acqua di rose in un film ingenuo e fiacco. (''[[La protesta del silenzio]]''; 2003, p. 1860)
===Q===
*Da un soggetto di [[James G. Ballard]], un film che ignora la profondità dello scritto per puntare sugli effetti speciali (ottimamente realizzati da Jim Danforth) e sull'ambientazione. Divertente e spettacolare. (''[[Quando i dinosauri si mordevano la coda]]''; 2003, p. 1874)
*Un western ben fotografato (da Russell Harlan) ma un po' troppo lento, anche se il soggetto è raccontato con un'insolita delicatezza. (''[[Le quattro facce del West]]''; 2003, p. 1887)
*Città contro campagna, corruzione contro onestà: nonostante le apparenze, niente a che vedere con l'esaltazione ruralista di [[Benito Mussolini|Mussolini]]. Qui è lo spirito populista di [[Cesare Zavattini|Zavattini]] [...] a prendere il sopravvento sulla regia solitamente «tirannica» (ma sempre puntuale) di [[Alessandro Blasetti|Blasetti]]. Del resto, la crisi coniugale e la compromissione amorosa non erano certo temi graditi al regime, soprattutto se introdotti da efficaci squarci di degradazione urbana. Un piccolo grande film che contribuì a incrinare irreparabilmente gli edificanti ritratti ufficiali, anticipando umori e caratteri che sarebbero emersi compiutamente nel periodo neorealista. Il cast è particolarmente ispirato, ma i tecnici non sono da meno [...]. (''[[4 passi fra le nuvole]]''; 2003, p. 1889)
*[...] il film è sorretto da un buon ritmo e da alcune trovate di regia degne di nota: l'inseguimento di una gallina da parte di [[Peppino De Filippo|Peppino]] è filmato attraverso l'ottica deformata di uno specchio concavo, il litigio tra [[Eduardo De Filippo|Eduardo]] e Peppino è sonorizzato con rumori che nascondono le parole. (''[[Quei due (film 1935)|Quei due]]''; 2003, p. 1892)
*[...] è una sdolcinata saga familiare che nemmeno [[Henry Fonda|Fonda]] nel ruolo del capofamiglia riesce a vivacizzare. (''[[Quella nostra estate]]''; 2003, p. 1895)
*[...] è uno dei più celebri western psicologici, costruito sul senso dell'attesa che serpeggia dietro ai gesti più quotidiani e sull'ammirazione per due uomini veri, capaci di capirsi e rispettarsi anche se schierati su posizioni opposte. (''[[Quel treno per Yuma (film 1957)|Quel treno per Yuma]]''; 2003, p. 1901)
===R===
*Commedia agrodolce e dai toni moralistici, che si regge tutta sulla bravura di [[Eduardo De Filippo|Eduardo]] grande attore sia comico che drammatico. (''[[Ragazze da marito (film 1952)|Ragazze da marito]]''; 2003, p. 1925)
*Una parabola sulla relatività della verità, con un'apertura umanitaria nel finale. Congegnato con grande abilità e un superiore senso di ironia, e girato con uno stile nervoso e molto moderno. Il film che ha reso noti Kurosawa, Mifune e la Kyo in Occidente, Leone d'oro a Venezia e Oscar per il miglior film straniero. Accusato di essere troppo europeizzante dagli occidentali (ma i racconti di Akutagawa da cui è tratto sono degli anni Dieci), e poco amato in patria (i produttori non volevano mandarlo a Venezia perché pensavano fosse poco esportabile): capita anche ai capolavori. (''[[Rashomon]]''; 2003, p. 1943)
*Uno dei più singolari tra i film che si ispirano ai Vangeli, sceneggiato da Philip Yordan, rimontato dalla produzione perché considerato troppo violento, agiografico e manierato in certi momenti, ma anche sorprendentemente inventivo in altri (soprattutto la prima parte). Un film irrisolto, ed è un peccato perché molti dei motivi cari a Ray (il rapporto padre-figlio, il peso del passato sulle nostre azioni, il destino delle vittime, il ruolo dell'intercedente) rimandano a temi presenti nei Vangeli. (''[[Il re dei re (film 1961)|Il re dei re]]''; 2003, p. 1949)
*[[Allan Dwan|Dwan]] deve fare i conti con una sceneggiatura banale, e si affida ai bei paesaggi. (''[[La regina del Far West]]''; 2003, p. 1954)
*Insulso e goffo film in costume di un pioniere del genere. (''[[La regina di Saba]]''; 2003, p. 1954)
[[File:Requiescant (1967) Pier Paolo Pasolini.png|miniatura|[[Pier Paolo Pasolini]] in ''[[Requiescant]]'']]
*[[Carlo Lizzani|Lizzani]] [...] si tiene in bilico tra impegno rivoluzionario e parodia forse involontaria. [[Lou Castel|Castel]] è immobile, [[Mark Damon|Damon]] è truccato da vampiro; [[Pier Paolo Pasolini|Pasolini]] interpreta il prete dei campesinos, che alla fine accetta l'inevitabilità della violenza per difendere i diritti dei poveri. Il risultato è però impacciato e meno divertente delle singole parti. (''[[Requiescant]]''; 2003, p. 1961)
*[[Sergio Sollima|Sollima]] rilegge il western in chiave populista e vagamente anarcoide: anche se ciò non va a detrimento di una presa immediata da vero cinema popolare, capace di costruire personaggi mitici senza per questo diventare discorso di secondo grado sulla mitologia del genere (come succede nel cinema di [[Sergio Leone|Leone]]). (''[[La resa dei conti (film 1966)|La resa dei conti]]''; 2003, p. 1961)
*L'intreccio è banale e pretestuoso, utile solo per le sperimentazioni audiovisuali [...] ma colpisce ancora oggi la concezione «totale» del sonoro: invece di dar libero sfogo ai dialoghi, come ci si aspetterebbe dopo tanti anni di muto, [[Alessandro Blasetti|Blasetti]] attua un sapiente mixage di parole, musica e rumori, soprattutto quelli della strada, costruendo situazioni sonore simultanee a cui spesso fanno da contrappunto soluzioni visive di chiara matrice avanguardista (sovrimpressioni, siparietti neri, tagli originali delle inquadrature, in cui si fa fatica a distinguere dov'è piazzata la macchina da presa). Tra i momenti più belli, quello in cui il protagonista, nascosto in un androne di mattina presto, medita di spararsi un colpo di pistola, mentre tutt'intorno la città si risveglia, una macchina corre all'impazzata e gli operai vanno al lavoro. (''[[Resurrectio]]''; 2003, pp. 1962-1963)
*[...] il film ha i suoi momenti migliori nell'uso dell'ambiente in funzione narrativa (i prati coi mandorli, la pioggia pasquale) ma cede troppo alle esigenze divistiche di Hollywood. ([[Resurrezione (film 1934)|''Resurrezione'', 1934]]; 2003, p. 1963)
*Fedele e imponente versione del romanzo di [[Lev Tolstoj]], che nell'adattamento firmato da [[Renato Castellani]] (con la collaborazione di Juliane Kay) stempera il messaggio evangelico originale a favore di una moralità più laica e pragmatica. Se la struttura del racconto (con i suoi flashback a incastro che fanno scoprire poco alla volta la verità allo spettatore) è compatta e avvincente, così come la capacità di descrivere con poche battute l'ipocrisia e i pregiudizi che condannano Katjuša e portano invece a considerare con indulgenza il comportamento di Dimitrij, il vero punto debole del film è nella scarsa intensità dei due protagonisti, belli ma decisamente inerti. ([[Resurrezione (film 1958)|''Resurrezione'', 1958]]; 2003, p. 1963)
*[[Gene Tierney]], al suo secondo film, illumina questo polpettone, aberrante dal punto di vista ideologico. (''[[La ribelle del Sud]]''; 2003, p. 1966)
*Una delle opere più originali di [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]] [...]: senza sospetti o colpevoli o assassinii [...] raccontata mescolando realismo e onirismo [...]. Magistrale il modo in cui Hitchcock passa nella prima parte dall'espressionismo (la scena nell'ufficio) al burlesco (il viaggio in métro) alla più acida descrizione satirica della crisi di un matrimonio per ribaltare tutto in una seconda parte inaspettata e profondamente umana. (''[[Ricco e strano]]''; 2003, p. 1969)
*Voluto da [[Will Smith]] per dirigere la storia vera di [[Chris Gardner|Gardner]] (sceneggiata da [[Steven Conrad]]), l'esordio statunitense di [[Gabriele Muccino|Muccino]] avviene nel migliore dei modi possibili: una nomination per Smith, buoni incassi sia in America che in Italia e una consacrazione professionale nella mecca del cinema. Quella che poteva essere la più scontata e zuccherosa delle storie (un uomo precipita ai gradini più bassi della povertà prima di risalire verso il successo) diventa il ritratto coinvolgente e credibile di un americano alle prese con le tante contraddizioni della vita e della società, che Muccino sceglie di raccontare utilizzando il più possibile ambientazioni dal vero -ricoveri per senzatetto compresi- per imprimere al film un'atmosfera credibilmente realistica (aiutato anche dalla fotografia di [[Phedon Papamichael]]). Frenando ogni facile concessione emotiva (le tante umiliazioni che Chris deve sopportare, la notte trascorsa nella metropolitana, l'egoismo degli amici) e controllando la recitazione di Will Smith, il mito dell'«edonismo reaganiano» finisce per essere letto da un'angolazione meno scontata e superficiale e l'eterna favola del successo a portata di mano diventa qualche cosa di più complesso e credibile. (''[[La ricerca della felicità]]''; 2016, p. 3700)
*Il capitolo conclusivo della trilogia fordiana sulla cavalleria, dopo ''[[Il massacro di Fort Apache|Massacro a Fort Apache]]'' e ''[[I cavalieri del Nord Ovest|I cavalieri del Nord-Ovest]]'', ha un tono leggero e ottimistico. Personaggi stereotipati ma amabili, e riuscite caratterizzazioni di contorno. [...] Un classico, anche se non un capolavoro [...]. (''[[Rio Bravo]]''; 2003, pp. 1978-1979)
*Capitolo conclusivo (sceneggiato da [[Leigh Brackett]] e [[Burton Wohl]]) della trilogia western di [[Howard Hawks|Hawks]], dopo ''[[Un dollaro d'onore]]'' e ''[[El Dorado (film 1966)|El Dorado]]'', e ultimo film del regista. Considerato a torto un film minore, ha momenti molto belli, specie quando fa l'elogio dell'amicizia e passa bruscamente da toni da commedia a momenti drammatici. Di gran lunga superiore alla media dei western che [[John Wayne|Wayne]] girava in quegli anni. (''[[Rio Lobo]]''; 2003, p. 1979)
*[...] è il film più anomalo di [[Raffaello Matarazzo|Matarazzo]] che utilizza al meglio le possibilità offerte dal set all'aperto (fu girato tutto in ambienti naturali) per sfruttare i movimenti di macchina e la mobilità della gru. Nonostante i possibili punti di contatto con ''[[Riso amaro]]'', il film si allontana dal naturalismo di [[Giuseppe De Santis|De Santis]] per scegliere una strada originale e rischiosa (specie per il pubblico di quei tempi): raccontare una storia realistica con uno stile irrealistico (la recitazione della [[Elsa Martinelli|Martinelli]] non è mai naturale, ma ispirata a un ostentato distacco dalla realtà; le scene madri sono fredde e mai emotive) nel quale ribaltare le regole del melodramma (alla fine è il padre che si sacrifica, mentre la figlia non è costretta a sopportare le colpe dei padri). (''[[La risaia]]''; 2003, p. 1980)
*Tecnicamente, i risultati sono ancora artigianali, ma il film – che accosta con un certo estro il fantastico e il quotidiano – la dice lunga sulle inquietudini e le paure dell'epoca. (''[[Il risveglio del dinosauro]]''; 2003, p. 1982)
*La [[Carole Lombard|Lombard]] ha un insolito ruolo di vestale del focolare in una commedia con svolta melodrammatica da cui, dati regista e interpreti, ci si aspetterebbe qualcosa di più. (''[[Ritorna l'amore]]''; 2003, p. 1983)
*Uno degli innumerevoli, e fra i minori, capitoli della saga di Frankenstein diretto da un regista che è anche un eccellente direttore della fotografia, ma che dimostrerà quanto vale in altri film. Décor raffinato come sempre per i prodotti [[Hammer Film Productions|Hammer]]. (''[[La rivolta di Frankenstein]]''; 2003, p. 1997)
*Commovente ancora a distanza di anni, il film reagisce con il suo stile semplice e diretto alla retorica di tanti anni di fascismo [...]. (''[[Roma città aperta]]''; 2003, p. 2006)
*[...] diretto da un veterano pieno di tatto, mirabile per lo stile secco e rigoroso, antiromantico a dispetto del titolo italiano [...]. [[Gregory Peck|Peck]] qui è davvero mitico. (''[[Romantico avventuriero]]''; 2000, p. 2008)
*Non un capolavoro, ma un noir di tutto rispetto [...] dove l'intrigo poliziesco passa in secondo piano di fronte allo studio psicologico di una coppia e dei suoi due caratteri e [[Robert Siodmak|Siodmak]] racconta la storia di questa tragedia a due trasformando un thriller in un'opera intimista. La bella fotografia di [[George Barnes (direttore della fotografia)|George Barnes]] fa da cornice all'ottima prestazione della diva, naturalmente a suo agio nei panni della cinica maliarda [...]. (''[[Il romanzo di Thelma Jordon]]''; 2003, p. 2009)
*Un noir ingiustamente sottovalutato, che lo sceneggiatore Charles Bennett riempie di dettagli fisici e clinici (le «ferite» reali e metaforiche di [[Robert Mitchum|Mitchum]], le «bugie» della [[Faith Domergue|Domergue]]) capaci di sottolineare la componente masochista del genere [...]. (''[[Una rosa bianca per Giulia]]''; 2003, p. 2014)
*[...] [[Roman Polański|Polanski]] sceneggia con fedeltà e mette in scena con sobrietà, rinunciando del tutto agli effetti speciali consueti per il genere. ''Rosemary's Baby'' è considerato a tutt'oggi il suo film migliore, l'unico completamente in grado di reinterpretare la lezione [[Alfred Hitchcock|hitchcockiana]] in chiave personale e in rapporto al clima della società. Su un realismo descrittivo di fondo (personaggi, ambienti), Polanski innesta progressivamente un'angoscia surreale, tanto fantastica quanto inquietante, resa più intensa dall'umorismo beffardo, dalle acute osservazioni psicologiche e da un senso di ambiguità diffusa e persistente. (''[[Rosemary's Baby - Nastro rosso a New York]]''; 2003, p. 2017)
*Per lo scarso successo ottenuto dalla serie in Italia, uscì con una promozione che non faceva alcun riferimento alla saga. (''[[Rotta verso la Terra]]''; 2003, p. 2021)
*Per la prima volta invecchiati, i membri dell'equipaggio hanno rughe e capelli bianchi. Piuttosto risibili comunque, gli agganci all'attualità, e noiosi dialoghi. (''[[Rotta verso l'ignoto]]''; 2003, p. 2021)
===S===
*Tardo e lutulento kolossal biblico [...]: l'ultimo film di [[King Vidor|Vidor]]. [...] Grandiose le scene di massa e le scollature della [[Gina Lollobrigida|Lollo]]: il canto del cigno di un colosso di Hollywood, che però non ha mai dato il meglio di sé nelle superproduzioni. (''[[Salomone e la regina di Saba]]''; 2003, p. 2034)
*Si ha l'impressione di essere alla fine di un'epoca e di un horror che non sa più stare al passo coi tempi. (''[[I satanici riti di Dracula]]''; 2003, p. 2049)
*[[Robert Siodmak|Siodmak]] immagina un serial killer a metà tra i personaggi di [[Edgar Allan Poe|Poe]] e i mostri dell'espressionismo tedesco, ma storicamente cresciuto nell'epoca nazista. Dialoghi ridotti al minimo, contrasti chiaroscurali, deformazioni ottiche (l'allucinazione dell'assassino, che vede Helen senza bocca, o il primissimo piano del suo occhio che riflette la vittima), oggetti usati in modo simbolico: la regia punta sull'evidenza visiva, rielaborando suggestioni letterarie e psicoanalitiche in un incubo sfaccettato che continua a lasciare meravigliati. (''[[La scala a chiocciola (film)|La scala a chiocciola]]''; 2003, p. 2053)
*Tipica e ovvia commedia dei «telefoni bianchi», con una sognante Cenerentola italiana, particolarmente apprezzata – si diceva – da [[Benito Mussolini|Mussolini]]. (''[[Scampolo (film 1941)|Scampolo]]''; 2003, p. 2054)
*La progressiva débacle della funzionaria tutta d'un pezzo richiama ''[[Ninotchka]]'', di cui [[Billy Wilder|Wilder]] era stato sceneggiatore, ma poi l'intreccio, tra giallo e storia d'amore, imbocca altre strade. Godibile, comunque, la caricatura del personaggio femminile americano, che esalta per contrasto la bellezza inquietante e perniciosa di [[Marlene Dietrich|Marlene]]. (''[[Scandalo internazionale]]''; 2003, p. 2056)
*Vorrebbe essere una specie di ''[[Ultimo tango a Parigi|Ultimo tango]]'' anni Ottanta sceneggiato da [[Gabriele Lavia|Lavia]] e [[Riccardo Ghione]], in realtà è un filmaccio pretenzioso, con un erotismo che spinge allo sbadiglio o al riso. Si salva solo il cartone animato di [[Gibba]] [...]. (''[[Scandalosa Gilda]]''; 2003, p. 2057)
*Curiosa fusione degli equivoci bonari della commedia all'ungherese [...] con le esigenze propagandistiche del regime: gli spunti comici dello zoticone scaraventato in un mondo di cui ignora le regole sono sviluppati solo in parte per lasciare spazio a un entusiasmo da «battaglia del grano» che privilegia i proclami sociali (con inserti sociali sulle case da costruire per i coloni e la necessità della meccanizzazione) e non si risparmiano nemmeno le inquadrature delle messi ondeggianti al vento, neanche fosse una versione autarchica del ''[[La linea generale|Vecchio e il nuovo]]'' [[Sergej Michajlovič Ėjzenštejn|ejzenstejniano]]. (''[[Scarpe grosse]]''; 2003, p. 2060)
*Remake di ''[[Profumo di donna]]'': tutte le gag possibili sui ciechi (compreso Slade al volante di una [[Ferrari]]) e uno spirito dolciastro che vorrebbe ispirarsi all'''[[L'attimo fuggente|Attimo fuggente]]'' ma sa soprattutto di conformismo. La gigioneria di [[Al Pacino|Pacino]] – doppiato in italiano da [[Giancarlo Giannini]] – si è meritata l'Oscar e comunque sa reggere le quasi tre ore del film. (''[[Scent of a Woman - Profumo di donna]]''; 2010, p. 2956)
*Un melodramma strappalacrime racchiuso in un lungo flashback con cornice edificante: la summa del cinema [[Raffaello Matarazzo|matarazziano]]. L'unica novità rispetto agli altri film del regista è il ritratto di una donna completamente sola, tanto all'inizio quanto alla fine. L'insopprimibile carica erotica della [[Silvana Pampanini|Pampanini]] viene utilizzata in funzione del senso di colpa e della sofferenza da scontare. (''[[La schiava del peccato]]''; 2003, p. 2067)
*Originale noir [...] che innesta uno strano triangolo sentimentale sui classici motivi della fuga e della vendetta. Disperato e romantico, girato con lo stile contrastato e folgorante del [[Anthony Mann|Mann]] migliore. Personaggi imprevedibili e ben delineati: l'unico radicalmente cattivo è il sadico [[Raymond Burr|Burr]]. (''[[Schiavo della furia]]''; 2003, p. 2068)
*Ritenuto tradizionalmente il terzo capolavoro del neorealismo (dopo ''[[Roma città aperta]]'', 1945 e ''[[Paisà]]'', 1946 di [[Roberto Rossellini|Rossellini]]), è un brusco film-verità permeato dall'inconfondibile surrealismo fiabesco di [[Cesare Zavattini|Zavattini]] [...]. Nella prima parte la macchina da presa si muove al passo dei personaggi, secondo la poetica zavattiniana del «pedinamento» e della «distrazione», mentre in seguito si concentra più sui dettagli, sull'amicizia tra i due ragazzi e sulla vita nel riformatorio. Quest'ultimo approccio ha suscitato, soprattutto a distanza di anni, forti giudizi negativi sul moralismo [[Vittorio De Sica|desichiano]]. Rivisto oggi, ''Sciuscià '' [...] è una favola dolorosa, ingenua forse, ma piena di vigore ed emozionante nel suo umanesimo dimesso e marginale. (''[[Sciuscià (film)|Sciuscià]]''; 2003, p. 2071)
*Gli effetti speciali in stop motion di Ray Harryhausen sono spettacolari, il film no. Le scenografie consentono di fare a gara a chi indovina gli anacronismi. (''[[Scontro di titani]]''; 2003, p. 2074)
*Dopo il fallimento di ''[[Psycho (film 1998)|Psycho]]'', [[Gus Van Sant|Van Sant]] accetta la regia di un film su misura per Connery (anche produttore, lo si vede dall'abbondanza di primissimi piani). La sceneggiatura di Mike Rich non eccelle per originalità (lo scontro interclassista rimanda a ''[[Will Hunting - Genio ribelle]]'', il rapporto allievo-maestro a ''[[L'attimo fuggente]]'', il climax finale a ''[[Scent of a Woman - Profumo di donna|Scent of a Woman]]''), la tensione omoerotica tra i due protagonisti cade nel vuoto: ma la confezione non fa una grinza, e la simpatia di Connery fa digerire un prodotto troppo pensato a tavolino. (''[[Scoprendo Forrester]]''; 2010, p. 2971)
*La seconda guerra mondiale è iniziata, e [[Ernst Lubitsch|Lubitsch]], il cui stile era sinonimo di lusso e sofisticazione, cerca conforto in una Budapest piccolo-borghese da operetta, coltivando buoni sentimenti quasi [[Charles Dickens|dickensiani]]. L'ironia si fa impalpabile, il gioco degli equivoci aereo, e su tutto aleggia un indefinibile senso di malinconia. Come nei film di [[Frank Capra]], l'ottimismo è sempre l'altra faccia di un pessimismo sul destino di solitudine cui, quasi sempre, è condannato l'individuo. (''[[Scrivimi fermo posta]]''; 2003, p. 2077)
*Un omaggio favolistico ai protagonisti del cinema horror classico, in teoria dedicato ai minori di quattordici anni, in realtà troppo mite anche per loro. (''[[Scuola di mostri]]''; 2003, p. 2079)
*Il confronto tra i due attori non mantiene tutte le sue promesse per colpa di una sceneggiatura poco originale [...] e di una regia piatta. (''[[La seconda signora Carroll]]''; 2003, p. 2082)
*[[Luigi Magni|Magni]] romanizza [[Ponzio Pilato|Pilato]] e, alla fine, lo fa diventare un eroe controvoglia, come molti personaggi della commedia all'italiana. Volenteroso tentativo di un regista colto-popolare di uscire dagli stereotipi e di confrontarsi con temi universali. (''[[Secondo Ponzio Pilato]]''; 2003, p. 2083)
*[[Otto Preminger|Preminger]] definì «un incidente interessante» questo film girato scrivendo la sceneggiatura la notte prima delle riprese. Eppure il personaggio al di là del bene e del male di Diane è uno dei più complessi e dei più riusciti della sua filmografia. Tra noir e melodramma, con un senso della fatalità e della sconfitta (esemplare il perdente interpretato da [[Robert Mitchum|Mitchum]]) che lo rende un piccolo classico; misconosciuto in Italia. (''[[Seduzione mortale (film 1953)|Seduzione mortale]]''; 2003, p. 2086)
[[File:Charles Laughton in The Sign of the Cross trailer.jpg|miniatura|[[Charles Laughton]] nel ruolo di [[Nerone]] ne ''[[Il segno della croce]]'']]
*[[Cecil B. DeMille|DeMille]] ricrea anche col sonoro la monumentalità dei suoi kolossal muti, e mescola furbamente sensualità e misticismo, fascino della decadenza ed eroismo dei martiri: all'epoca fu un trionfo. [[Charles Laughton|Laughton]] è un memorabile [[Nerone]], ma alla storia è passato il bagno della [[Claudette Colbert|Colbert]] nel latte; molte delle sequenze più osé, comunque, sono scomparse dalla versione corrente. (''[[Il segno della croce]]''; 2003, pp. 2087-2088)
*Dopo ''[[Vertigine (film 1944)|Vertigine]]'', [[Otto Preminger|Preminger]] pone la [[Gene Tierney|Tierney]] al centro di un altro triangolo inquietante, dove le apparenze celano tormenti segreti. [[José Ferrer|Ferrer]], genio solitario del Male, perdente e masochista (si spinge all'autoipnosi), regge il confronto col cattivo del film precedente. Fotografia contrastata di [[Arthur C. Miller|Arthur Miller]], musica spettrale di [[David Raksin]], scenografie spesso astratte di [[Lyle R. Wheeler]] e [[Thomas Little]]: uno dei più affascinanti noir dell'epoca. (''[[Il segreto di una donna]]''; 2003, p. 2095)
*[...] è un film che alla sua uscita fece scandalo per la crudezza con cui descriveva la violenza degli slum, ma rivisto oggi la sua presa di posizione a favore del professore progressista con gli occhi chiari e il cuore d'oro appare un po' facile. (''[[Il seme della violenza]]''; 2003, p. 2099)
*[...] è il secondo viaggio infernale compiuto da [[Alberto Lattuada|Lattuada]] (dopo ''[[Il bandito]]'') nell'Italia disintegrata dell'immediato dopoguerra. In un momento in cui il messaggio di speranza è quasi obbligatorio, il regista ritrae un universo livido e senza vie d'uscita, dove la messinscena crudemente realistica assume via via connotazioni simboliche. (''[[Senza pietà]]''; 2003, p. 2107)
*Variazione moderna sul tema di Pigmalione e Galatea, ''Settimo velo'' evoca, in maniera lirica e romantica, i conflitti vissuti da due personaggi alla ricerca del loro equilibrio e li descrive (secondo gli stilemi resi popolari dai film di Gainsborough) come due persone malate, il cui fascino tenebroso nasce esplicitamente da legami sessuali, che però la regia tende a lasciare nell'ombra per permettere allo spettatore di esercitare al meglio la sua fantasia. Prodotto indipendente girato con pochi soldi ma molto talento [...]. (''[[Settimo velo]]''; 2003, p. 2127)
[[File:Kerwin Mathews in The 7th Voyage of Sinbad.png|thumb|[[Kerwin Matthews]] nel ruolo di [[Sindbad il marinaio|Sinbad]] ne ''[[Il 7º viaggio di Sinbad]]'']]
*Unico nel suo genere all'epoca, sorprende ancora oggi per la ricchezza d'invenzione, l'umorismo della sceneggiatura (Kenneth Kolb), la vivacità delle interpretazioni e la raffinatezza visuale. (''[[Il 7º viaggio di Sinbad]]''; 2003, p. 2127)
*Uscito in origine come ''Katarsis'' e rieditato dopo due anni, forse il più scassato horror italiano di tutti i tempi. Si cala un velo pietoso sulla storia-cornice, con soubrette grasse e la «stella della canzone argentina» [[Sonia Scotti|Sonia]]. (''[[Sfida al diavolo]]''; 2003, p. 2129)
*Al secondo film, [[Sam Peckinpah|Peckinpah]] gira un western crepuscolare e antiretorico molto in anticipo sui tempi sceneggiato da N.B. Stone jr. Siamo all'inizio del Novecento, gli eroi (interpretati da due attempati specialisti dei western di serie B) sono disillusi, e anche la loro morale non è più ferrea. Tipica del regista la vena di crudeltà (con la scena del matrimonio degna di [[Erich von Stroheim|von Stroheim]]), che non rientrava certo nei canoni hollywoodiani. Accorciato di mezz'ora dai produttori, non ne risentì troppo, e fu una rivelazione. (''[[Sfida nell'Alta Sierra]]''; 2003, p. 2131)
*Melodramma poliziesco sceneggiato da Henry Garson e R.W. Soderborg che sfrutta bene la cornice di normalità borghese (in cui però latitano le presenze tradizionali del marito e dei poliziotti), tentazione fatale per un cattivo dal cuore tenero. Ottime interpretazioni dei due protagonisti, ma è poco credibile lo strano rapporto che si crea tra di loro e nessun carattere è davvero approfondito. [[Max Ophüls|Ophuls]] è meno barocco del solito, ma appena la macchina da presa carrella si vede il suo genio. (''[[Sgomento (film)|Sgomento]]''; 2003, p. 2132)
*Polpettone semiwestern, sceneggiato da James Lee Barrett con ritmi da romanzo-fiume [...]. (''[[Shenandoah - La valle dell'onore]]''; 2003, p. 2137)
*Gli episodi hanno diverso valore: il migliore e il più smaliziato è quello di [[Luchino Visconti|Visconti]], ma anche il filmino di famiglia di [[Roberto Rossellini|Rossellini]] è interessante [...]. Altrove si resta a livello del bozzetto e dell'aneddoto: segno che la stagione neorealista ormai era al termine. (''[[Siamo donne]]''; 2003, p. 2144)
*Commediola all'acqua di rose [...] che scherza su alcune delle caratteristiche nazionali dell'italiano – la litigiosità condominiale, l'assenteismo assembleare – ma che offre soprattutto l'occasione per un paio di divertenti duetti tra [[Aldo Fabrizi|Fabrizi]] e [[Peppino De Filippo|Peppino]] [...]. (''[[Siamo tutti inquilini]]''; 2003, p. 2145)
*[...] è un melodramma freddo e visionario come può esserlo l'allucinazione di una moribonda. I conoscitori di [[Max Ophüls|Ophuls]] vi troveranno espressi compiutamente i temi dei suoi capolavori futuri: lo spettacolo come mondo illusorio e crudele, la mercificazione della diva (l'ultima immagine è quella della rotativa che ferma la stampa dei manifesti di Gaby), il gusto della perdizione. Ma anche i profani saranno colpiti da uno stile stupefacente che, a pochi anni dall'inizio del sonoro, non solo fa ancora tesoro di tutte le risorse del muto (ombre espressioniste, deformazioni, soggettive strabilianti), ma si serve di voci, rumori e musiche in maniera antirealista, a sottolineare l'atmosfera onirica. Deliziosamente ingenua la recitazione della [[Isa Miranda|Miranda]], e oltraggiosamente gigionesca quella di [[Memo Benassi|Benassi]]. Ophuls è un regista che gioca sui contrasti e si serve delle imperfezioni: e, al di là dei toni sopra le righe e del divertimento formalista, sa inserire una nota di amarezza autentica. (''[[La signora di tutti]]''; 2003, p. 2149)
*Abile film di propaganda bellica [...] che unisce una vena sentimentale crepuscolare a un efficace discorso antinazista descrivendo con bella intelligenza l'ambiente inglese. (''[[La signora Miniver]]''; 2003, p. 2151)
*Interpretato da due attori in vero stato di grazia – con [[Claude Rains]] che tiene perfettamente la scena di fronte a una [[Bette Davis]] straordinaria nell'inventare i gesti e la dizione di una tipica ragazza viziata, che vive solo per l'adulazione degli uomini – il film ha anche alcuni risvolti non banali (come il tema della decadenza fisica) e affronta, per la prima volta in un melò femminile, il tema della discriminazione razziale degli ebrei (l'origine del marito rappresenta una barriera invalicabile nella conformista società newyorchese, di fronte alla quale anche la sua fortuna non può niente). (''[[La signora Skeffington]]''; 2003, p. 2152)
*Uno [[Luigi Zampa|Zampa]] minore, che parte con propositi di satira di costume, ma sceglie la strada della scontata commedia degli equivoci. (''[[Signori, in carrozza!]]''; 2003, p. 2156)
*Classica commedia dei «telefoni bianchi», basata sull'equivoco sentimentale. [[Mario Camerini|Camerini]] ci mette di suo una sottile schermaglia classista, dove la simpatia va tutta al mondo degli onesti lavoratori, ma dove le gerarchie alla fine restano ben marcate. Impeccabile la fattura, con un ritmo che ha poco da invidiare alle commedie sofisticate d'oltreoceano, e disinvolto il cast. (''[[Il signor Max]]''; 2003, p. 2157)
*Da pretenzioso thriller surrealista, il film di Argento si trasforma in uno ''Psyco'' a Trastevere: sempre sopra le righe e sprezzante della verosimiglianza, ma senza invenzioni visive (come ai bei tempi) che non compensano. Non bastano più quattro effetti digitali [...] per tenere in piedi un intreccio imbarazzante sia per la confusione che per i tratti patologici e misogini che ne emergono. E la «sindrome» del titolo – quella che proverebbero i turisti stressati da troppe opere d'arte – è solo un pretesto lasciato subito cadere. (''[[La sindrome di Stendhal]]''; 2003, p. 2162)
*Uno dei primi noir di Hollywood, prodotto in economia dalla Fox (non c'è neanche una colonna sonora originale) ma con molti tratti che diventeranno costanti del genere sia nei temi (l'ossessione per una donna morta, l'ambiguità della colpa, la mancanza di protezione di fronte alla legge), sia nella messa in scena (luci contrastate, ombre proiettate sui muri). Il cast, tranne [[Laird Cregar|Cregar]], vale poco; ma come ''whodunit'' il film è ben congegnato, e il finale è notevole. (''[[Situazione pericolosa]]''; 2003, p. 2168)
*Discreta suspense e buoni attori in un prodotto di medio artigianato. (''[[So che mi ucciderai]]''; 2003, p. 2174)
*Melodramma fantastico e ultraromantico [...] che ottenne all'epoca un buon successo, affascinando anche i surrealisti parigini per l'elogio dell{{'}}''amour fou''. Lo stile visionario dell'ultima parte, tutta giocata sui contrasti tra luce e tenebra, merita a questo film un posto nella storia del cinema. (''[[Sogno di prigioniero]]''; 2003, p. 2178)
*L'unico incontro fra [[John Ford|Ford]] e la guerra civile americana è sceneggiato da John Lee Mahin e Martin Rackin: non tra i suoi capolavori, ma nemmeno, come sostengono in molti, un suo film minore. Il confronto tra i due personaggi (tra i quali si mette di mezzo una sudista, l'insolitamente procace – per un film di Ford – [[Constance Towers|Towers]]) è ben orchestrato; non mancano i soliti tocchi bonari e un po' dolciastri, ma il finale è asciutto e antiretorico. (''[[Soldati a cavallo]]''; 2003, p. 2182)
*La lost generation degli americani europeizzati in un inaffondabile e avvincente polpettone [...] pieno di esotismo a buon mercato. Una delle migliori (e delle ultime) interpretazioni di [[Errol Flynn|Flynn]]. (''[[Il sole sorgerà ancora]]''; 2003, p. 2186)
*Simpatico thriller urbano, realizzato con solido professionismo in tempo quasi reale con ritmi intelligentemente spezzati tra violenta concitazione ed efficaci sospensioni. Il lieto fine è assicurato, ma arriva dopo molti colpi di scena e con quel tanto di ironia che smussa il buonismo del copione di [[Richard Wenk]]. (''[[Solo due ore]]''; 2010, p. 3141)
*Nel romanzo ''Before the Fact'' di A.B. Cox, Lina si lasciava uccidere per amore, ma Hitchcock, in parte condizionato dalla produzione, ha scelto un'ambiguità ben più sottile, che lascia salva la sessuofobia di fondo (l'equazione tra matrimonio e pericolo, che fu di ''[[Rebecca, la prima moglie (film 1940)|Rebecca]]'' e sarà di ''[[Marnie]]''). (''[[Il sospetto (film 1941)|Il sospetto]]''; 2003, p. 2199)
*La bellezza come presa di coscienza della propria miseria sociale: un tema insolito, affrontato con piglio meno predicatorio del solito da [[André Cayatte|Cayatte]], autore della sceneggiatura con Gérard Oury. Si crede poco alla bruttezza della [[Michèle Morgan|Morgan]], ma in compenso la prova di [[Bourvil]] è davvero notevole, e la descrizione dell'ambiente piccolo-borghese in cui si muovo i personaggi non priva di notazioni felici. (''[[Lo specchio a due facce]]''; 2003, p. 2212)
*La prima versione del romanzo di [[Fannie Hurst]] (sceneggiato da [[William Hurlbut]]) è francamente datata, malgrado i pregi della regia di [[John M. Stahl|Stahl]]: e il trattamento del personaggio di Dalila, la governante nera, sfiora il razzismo. (''[[Lo specchio della vita (film 1934)|Lo specchio della vita]]''; 2003, p. 2212)
*[...] i luoghi canonici del western, indiani compresi, fanno solo da cornice a uno studio psicologico sul tema dell'avidità umana. Il bandito spietato, ridotto dagli altri personaggi a oggetto prezioso che fa gola sia da vivo che da morto, per contrasto riacquista umanità, e il buono della situazione non agisce certo per idealismo, ma perché spinto dal bisogno. Grande senso del paesaggio, un duello all'ultimo sangue da antologia (e che dà il titolo al film), e attori perfetti. (''[[Lo sperone nudo]]''; 2003, p. 2215)
*Ritmo televisivo, dialoghi verbosi e parafilosofici: il film del vecchio Wise non ha mai affascinato chi non fosse già un fan dei personaggi. (''[[Star Trek (film 1979)|Star Trek]]''; 2003, p. 2237)
*I fans insorsero per la morte di Spock e pretesero che risuscitasse nel capitolo successivo. (''[[Star Trek II - L'ira di Khan]]''; 2003, p. 2237)
*Lloyd, nella parte del capo dei klingoniani, è deludente. L'ineffabile Nimoy esordisce alla regia, fedele al tono di telefilm di lusso della serie. (''[[Star Trek III - Alla ricerca di Spock]]''; 2003, p. 2237)
*L'ammiraglio Kirk esordisce alla regia e fa le cose in grande, impantanandosi in improbabili disquisizioni filosofiche e religiose. (''[[Star Trek V - L'ultima frontiera]]''; 2003, p. 2237)
*Quasi una metafora dei pasticci dell'Onu e un certo revisionismo anticolonialista nella sceneggiatura di Michael Piller: ma niente paura, la confezione è quella di un episodio televisivo gonfiato per il grande schermo, con pessimi effetti speciali e patetici tentativi di ironia. (''[[Star Trek - L'insurrezione]]''; 2003, p. 2237)
*Scenografie ed effetti speciali quasi impresentabili, ritmo catatonico, cast pensionabile. Spettacolare solo il tonfo globale al botteghino. (''[[Star Trek: La nemesi]]''; 2003, p. 2238)
*Forse il miglior film di [[Robert Wise|Wise]], e uno dei più amari ed emozionanti spaccati del mondo della boxe. Girato in tempo reale (il film comincia alle 21 e 05 e finisce alle 22 e 17) con grande senso della suspense e intelligenza drammaturgica. La sceneggiatura è di Art Cohn, la fotografia – da noir – di [[Milton R. Krasner|Milton Krasner]]. [[Robert Ryan|Ryan]], nella parte di un perdente individualista, mette la stessa energia che nelle parti, per lui più abituali, di vilain. (''[[Stasera ho vinto anch'io]]''; 2003, p. 2239)
*[[Mario Mattoli|Mattòli]] prosegue nella politica (e nell'estetica) dei «film che parlano al vostro cuore», concludendo una tetralogia iniziata con ''[[Luce nelle tenebre]]'' e che aveva lanciato [[Alida Valli]]: la sceneggiatura [...] rispetta gli schemi del melodramma popolare, ma cerca anche di costruire dei personaggi a tutto tondo. (''[[Stasera niente di nuovo]]''; 2003, p. 2239)
*Dopo l'insuccesso di ''[[Umberto D.]]'' [[Vittorio De Sica|De Sica]] accettò di dirigere due divi americani coi soldi di [[David O. Selznick|David Selznick]] [...] e tutti gridarono al tradimento del neorealismo. Variazione su ''[[Breve incontro]]'' di [[David Lean|Lean]], il film non è poi quel bidone che si disse, anche se le macchiette di contorno, che vorrebbero fare colore, sono importune, e la storia è assai convenzionale. (''[[Stazione Termini (film)|Stazione Termini]]''; 2003, p. 2241)
*Lo sceneggiatore [[John Briley]] recupera il tema centrale del romanzo di [[John Wyndham]] all'origine del ''[[Il villaggio dei dannati (film)|Villaggio dei dannati]]'' e costruisce un fantathriller teso ed efficace, dove la paura inconscia per la malvagità dei bambini trova qualche bella conferma. (''[[La stirpe dei dannati]]''; 2003, p. 2245)
*Storia fumettistica ambientata nell'universo piccolo-borghese caro al regista, raccontata senza grandi spostamenti di macchina [...]. (''[[Una storia d'amore (film 1942)|Una storia d'amore]]''; 2003, p. 2246)
*Il libro di [[Kathryn Hulme]], sceneggiato da [[Robert Anderson (sceneggiatore)|Robert Anderson]], è portato sullo schermo con la formula [[Fred Zinnemann|Zinnemann]]: grandi temi trattati senza manicheismi, attenta analisi psicologica, serietà assoluta e un professionismo che tende a farsi un po' incolore. La [[Audrey Hepburn|Hepburn]] in versione drammatica all'inizio sembra un po' spaesata, ma diventa man mano più convincente. (''[[La storia di una monaca]]''; 2003, p. 2250)
*Influenzato dallo spirito del New Deal, fu la risposta di [[Samuel Goldwyn]] della United Artists ai film di gangster della Warner Bros. Esaltato per i suoi contenuti sociali, rivisto oggi si dimostra un bel noir melodrammatico ma non molto di più. (''[[Strada sbarrata]]''; 2003, p. 2257)
*[...] [[Fritz Lang|Lang]] riprende il cast e il triangolo ambiguo di ''[[La donna del ritratto]]'', raccontando senza battere ciglio una storia beffarda di colpa e degradazione. Nessun personaggio si salva, ma il tono non è quello enfatico del melodramma. Libero da condizionamenti produttivi, Lang girò una delle sue migliori opere del periodo americano. [...] [[Edward G. Robinson|Robinson]] grandeggia e non fa rimpiangere [[Michel Simon]], interprete dell'originale di [[Jean Renoir|Renoir]]. (''[[La strada scarlatta]]''; 2003, p. 2258)
*Un poliziesco teso e coinvolgente, dove la sceneggiatura di Harry Kleiner riesce a dare ai personaggi sfumature insolite (specie al gangster dalle velate tendenze omosessuali, ossessionato dai germi). [[Lloyd Nolan|Nolan]] aveva già interpretato l'ispettore Briggs in ''[[La casa della 92ª strada]]'' di [[Henry Hathaway|Hathaway]], di cui questo film riprende lo stile semidocumentaristico e gli intenti propagandistici pro-Fbi. Ottimamente fotografato da Joe McDonald. Più brillante, comunque, il remake di [[Samuel Fuller]], ''[[La casa di bambù]]''. (''[[Strada senza nome]]''; 2003, p. 2258)
*Un noir angosciante e claustrofobico ma abbastanza convenzionale; molto ammirato dai fans del regista – che, per conto suo, anni dopo disse di non ricordarne nulla. (''[[Sui marciapiedi]]''; 2003, p. 2277)
*Piccolo noir dai risvolti quasi parodici, che anticipa il tono del ''[[Il tesoro dell'Africa|Tesoro dell'Africa]]''. (''[[Il suo tipo di donna]]''; 2003, p. 2282)
*[...] un film che all'epoca fece scalpore perché ha il coraggio di mettere a confronto la coscienza primaria del Bene e del Male (in Suzanne) contro i moralismi della società. [...] Oggi, caduto ogni motivo di scandalo, il film si fa apprezzare per il rigore formale e l'attento studio dei rapporti tra parola e immagine. (''[[Suzanne Simonin, la religiosa|Susanna Simonin, la religiosa]]''; 2003, pp. 2286-2287)
===T===
*[...] tutto costruito intorno all'eroe con il volto di [[Gary Cooper]]: solitario nella scelta di vita (anche se membro dell'esercito, veste come uno scout), coraggioso ed equilibrato, sa coniugare scelte pratiche e rigore morale (ha scelto di non vendicare l'assassinio della moglie) con la stessa composta eleganza con cui [[Raoul Walsh|Walsh]] racconta le sue avventure, senza fronzoli o inutili compiacimenti. Una grande dimostrazione di classicità espressiva. (''[[Tamburi lontani]]''; 2003, p. 2295)
*Portato a termine dopo l'[[Proclama Badoglio dell'8 settembre 1943|8 settembre]], testimonia la fine di un'epoca per il cinema italiano (nel frattempo era uscito ''[[Ossessione (film 1943)|Ossessione]]'') e fa rimpiangere che l'incontro [[Alida Valli|Valli]]-[[Mario Camerini|Camerini]] – sicuramente destinato a interessanti sviluppi – sia avvenuto troppo tardi. (''[[T'amerò sempre (film 1943)|T'amerò sempre]]''; 2003, p. 2295)
*[...] un thriller della brughiera con poca suspense e molto melodramma d'atmosfera. È l'ultimo film britannico di [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]] (che non appare nel film), evidentemente a disagio nel trattare una storia piuttosto lontana dalle sue corde. [[Charles Laughton]], la cui esuberanza sfugge al controllo del regista, è anche coproduttore. (''[[La taverna della Giamaica]]''; 2003, p. 2308)
*[[Luc Besson]] sceneggia un clone del suo cinema in forma di commedia ironizzando sui fantasmi dell'automobilista. Comicità elementare, inseguimenti fracassoni, spirito tamarro: non male per una serata tra amici con birra e pizza. (''[[Taxxi]]''; 2003, p. 2310)
*Garbata commedia sentimentale sceneggiata dal regista, a cui [[Vittorio De Sica|De Sica]] – prima con pizzetto alla [[Dino Grandi]], poi glabro – offre la spigliatezza della sua interpretazione. (''[[Tempo massimo]]''; 2003, p. 2319)
*Il rigore stilistico e la partecipe aderenza agli eventi sono alla base di un'intensa ed emozionante parabola sul rapporto fra gli uomini e la natura, sul valore di un mondo impermeabile ai sussulti della modernità. Attori non professionisti, presa diretta del suono, in perfetta ottemperanza ai precetti del neorealismo. (''[[Il tempo si è fermato]]''; 2003, p. 2320)
*Generalmente sottovalutato, è un vero spasso per gli amanti del genere, che non si dimenticheranno facilmente di scene come quella della mano mozzata (eliminate, attenzione!, nella versione che circola in televisione, perché l'attrice è Veronica Lario, futura signora Berlusconi). (''[[Tenebre (film)|Tenebre]]''; 2003, p. 2321)
*Una trama assolutamente inconsistente per un film patinato come una rivista di moda, pieno di corpi nudi ripresi in pose di apollinea classicità, secondo lo stile di un regista che ha fatto fortuna come fotografo di adolescenti senza veli. (''[[Tenere cugine]]''; 2003, p. 2322)
*Primo film a colori di [[Riccardo Freda|Freda]] che costruisce una delle sue opere più classiche [...]. Con uno stile che non concede niente ai facili effetti, Freda gioca con i contrasti di luci e ombre [...] per esaltare la fusione tra la sensualità di [[Teodora (moglie di Giustiniano)|Teodora]] e la tenerezza di [[Giustiniano I|Giustiniano]], la fermezza patrizia dell'imperatore e il popolaresco liberalismo della ballerina. (''[[Teodora (film 1954)|Teodora]]''; 2003, p. 2325)
*[...] una commediola scontata nell'intreccio, ma sorprendentemente credibile nella scelta d'ambientazione e nella caratterizzazione dei personaggi. Ottimo il cast, intelligente la regia. (''[[Teresa Venerdì]]''; 2003, p. 2327)
[[File:Farcountry trailer 2.jpg|miniatura|[[James Stewart]] in ''[[Terra lontana]]'']]
*Uno dei capolavori di [[Anthony Mann|Mann]] e del western [...]. Il tema centrale della responsabilità individuale e dell'inevitabile confronto del singolo con la moralità dei propri atti nasce dalla fusione di due storie – quella personale di Jeff (in fuga da un passato di violenza che ne ha fatto un uomo cinico ed egoista) e quella collettiva dei minatori (che di fronte alla «dittatura» della violenza sentono crescere il bisogno di legalità e valori umani) [...]. (''[[Terra lontana]]''; 2003, p. 2331)
*Un bel poliziesco di serie B, con alcuni degli inseguimenti più belli nel suo genere. (''[[Il tesoro di Vera Cruz]]''; 2003, pp. 2340-2341)
*Se la struttura è piuttosto convenzionale, non altrettanto si può dire della polemica antiborghese e anticittadina [...] e anche – prima dell'inevitabile ma un po' appiccicaticcio lieto fine – del tema della solidarietà femminile e classista come unica difesa dalle durezze della vita [...]. (''[[Ti ho sempre amato!]]''; 2003, pp. 2354-2355)
*Nel Giappone contemporaneo il benessere ha cancellato la dignità: e per Ai (Nikaido), prostituta specializzata in prestazioni sado-maso, conservarla è molto difficile. Murakami, noto romanziere, illustra un campionario di perversioni e di umiliazioni in cui, alla fine, cliente e prostituta si salutano sempre educatamente. Molto duro e sul filo dell'hard-core, ma senza compiacimenti pruriginosi: lo sguardo del regista è a un tempo distaccato e partecipe al punto di vista di Ai. La versione italiana, già sforbiciata qua e là (ma quasi mai nelle scene di sesso) taglia quasi 20' dello straordinario finale [[Michelangelo Antonioni|antonioniano]] (eliminando per intero dei personaggi), in cui Ai vaga per una Tokyo deserta alla ricerca del suo primo amore. Il film perde così parte della sua originalità. (''[[Tokyo Decadence]]''; 2003, p. 2363)
*Cruento e stralunato, il film vuole applicare la vena surreale e mistica di Jodorowsky al filone western, già filtrato attraverso gli eccessi del sottogenere «all'italiana», ma il delirio è troppo personale per coinvolgere lo spettatore. (''[[El Topo]]''; 2003, p. 2368)
*''[[Balla coi lupi]]'' trent'anni prima e in poco meno di un'ora e mezza. Girato completamente in esterni e narrato in prima persona, scandito da dissolvenze molto lunghe e dialoghi-azioni a raffica. ''La tortura della freccia'' è un western splendidamente caotico e rutilante, forse il più barocco e più bello di [[Samuel Fuller|Fuller]] [...]. (''[[La tortura della freccia]]''; 2003, p. 2374)
*[...] [[Riccardo Freda|Freda]] costruisce un melodramma anticonformista diretto con mano sicura e con un bel gusto per le provocazioni [...]. (''[[Il tradimento]]''; 2003, p. 2384)
*Un'occasione macabra perduta per il maestro [[Terence Fisher|Fisher]], costretto dalle esigenze del copione a fare i conti con la storia d'amore tra la mielosa [[Jean Simmons|Simmons]] e lo sprecato [[Dirk Bogarde|Bogarde]]. Notevole la ricostruzione d'epoca, sottolineata dalla colonna sonora stile [[Jacques Offenbach|Offenbach]]. (''[[Tragica incertezza]]''; 2003, p. 2389)
*Uno dei vertici della carriera di [[Bette Davis]], composta ma commovente interprete di un melodramma tratto dalla pièce di George Emerson Brewer e Bertram Bloch e sceneggiato da Casey Robinson, rara eccezione di film che affronta in maniera centrale il tema della morte. La scena finale, con la Davis che sente arrivare la morte e allontana l'amica Ann ([[Geraldine Fitzgerald|Fitzgerald]]) per salire in camera e aspettare la fine, è indimenticabile, uno dei più perfetti esempi della forza espressiva del cinema hollywoodiano. (''[[Tramonto (film 1939)|Tramonto]]''; 2003, p. 2391)
*Ottima la sceneggiatura [...] che comincia come una commedia (l'inizio è una specie di parodia del ''[[Il cavaliere della valle solitaria|Cavaliere della valle solitaria]]'') e finisce nella violenza della tragedia perché lo scontro finale non è la conclusione di una vendetta ma l'inevitabile conclusione di una scelta di vita opposta. (''[[I tre banditi]]''; 2003, p. 2398)
*Filmetto per famiglie senza sorprese: una certa cura nella direzione degli attori (sprecata, comunque, la [[Mary Elizabeth Mastrantonio|Mastrantonio]]), ma la sceneggiatura di Clifford ed Ellen Green e di Elizabeth Anderson è stiracchiata, e il finale soprannaturale arriva quando si ha perso ogni interesse. (''[[Tre desideri]]''; 2003, p. 2401)
*La struttura è quella classica (e un po' scontata) dell'avventura spaziale, il messaggio quello della lotta dell'individuo contro il potere dispotico, ma la novità è che si tratta del primo film che sposta l'azione nel mondo virtuale dell'elettronica, con alcune sequenze rivoluzionarie realizzate completamente in computer graphic. (''[[Tron (film)|Tron]]''; 2003, p. 2417)
*Una commedia che combina satira di costume e humor («basso») con una leggerezza al vetriolo e una spudoratezza calcolata, ritrovando il ritmo delle commedie screwball (anche se la protagonista femminile, a differenza di quanto accadeva negli anni Quaranta, è oggetto passivo delle iniziative maschili, inconsapevole di ciò che scatena attorno a sé). Tra un ammiccamento all'anticonformismo dei [[fratelli Marx]] e un altro al «cattivo gusto» di [[John Waters (regista 1946)|John Waters]], molte le gag diventate popolari: da quelle ''politically incorrect'' (i dispetti al fratello handicappato di Mary, il cagnolino fulminato e ricucito come Frankenstein) a quelle esplicitamente sessuali (il membro di Ted impigliato nella lampo dei pantaloni, la retata tra gli omosessuali, lo sperma che l'ignara Mary usa come gel per i capelli). (''[[Tutti pazzi per Mary]]''; 2010, p. 3494)
===U===
*Il famoso uccello del titolo, l'Hornitus Novalis, è una bufala (in verità si tratta di una comune gru), ma poco importa. Ha imposto molte figure e maniere – killer con impermeabile nero, guanti e cappello, soggettive dell'assassino, rantoli e ansimare nella colonna sonora, telefonate del maniaco con voce distora o falsetto, coltelli e rasoi – poi riprese da tutto il thriller italiano del decennio, e non solo. (''[[L'uccello dalle piume di cristallo]]''; 2003, p. 2438)
*Parabola sulla sopravvivenza e sul razzismo [...]: la lunga attraversata del deserto da una parte permette di descrivere la lotta per la vita in un universo ostile dove anche la violenza trova una sua parziale giustificazione e dall'altra offre l'occasione di analizzare – grazie anche alla presenza di una meticcia tra i giovani – i pregiudizi razziali che interagiscono con le dinamiche sociali. Meno lirico che in altre opere, [[Delmer Daves|Daves]] dimostra comunque un'assoluta maestria nell'uso del colore e nel filmare i grandi spazi, grazie anche alla fotografia di Wilfrid M. Cline. (''[[L'ultima carovana (film 1956)|L'ultima carovana]]''; 2003, p. 2442)
*[...] il film – perfettamente calibrato nelle sue componenti popolaresche e nel suo ritmo da commedia – rompe con la tradizione dei film girati in studio e anticipa (con le sue riprese in Santa Maria in Trastevere, la festa all'osteria interrotta per l'oscuramento) la voglia di realismo che contraddistinguerà il cinema del dopoguerra. (''[[L'ultima carrozzella]]''; 2003, p. 2442)
*Primo divo a diventare produttore di se stesso, [[John Wayne|Wayne]] interpreta con partecipazione la storia scritta da James Edward Grant in un western che non rinuncia a mescolare l'azione con la riflessione morale. (''[[L'ultima conquista]]''; 2003, p. 2442)
*Un western sorprendente – anche per la carriera sovrastimata di [[Edward Dmytryk|Dmytryk]] – ricco di caratteri originali (come l'amico-guardia del corpo, zoppo e dal comportamento sessuale ambiguo), di seducenti reminescenze (del ''[[Il cavaliere della valle solitaria|Cavaliere della valle solitaria]]''), di sottili referenze al passato (il ruolo di [[Dorothy Malone]]) e anche di idee notevoli (le Colt d'oro di [[Henry Fonda|Fonda]]) dove si confrontano l'individualismo eroico e anarchico dei pionieri con la nascita dell'ordine e il trionfo del «buon senso» dei nuovi coloni. (''[[Ultima notte a Warlock]]''; 2003, p. 2445)
*[...] realizzato in anni di incubo atomico, è un monito un po' pomposo ma sincero sui pericoli dell'armamento atomico, che affida la sua suggestione alla luminosa fotografia di [[Giuseppe Rotunno|Rotunno]] e all'inquietante spettralità di una San Francisco deserta. (''[[L'ultima spiaggia (film 1959)|L'ultima spiaggia]]''; 2003, p. 2448)
*[[Martin Scorsese|Scorsese]] presenta un Cristo atipico che, lontano dall'agiografia come dalle facili letture rivoluzionarie, vive dei rovelli e della poetica del regista: il retaggio della religiosità italoamericana di Brooklyn, la cultura rock, l'amore per il cinema, la costante – in tutti i suoi precedenti personaggi – di un tormentato rapporto con il proprio destino. Tutto ciò nel contesto di un film visionario che non concede nulla all'allettamento estetico dello spettatore. Ottima la musica dalle sonorità africane di [[Peter Gabriel]]. (''[[L'ultima tentazione di Cristo]]''; 2003, p. 2449)
*Melodramma eccessivamente verboso [...] nel quale i classici temi [[Raffaello Matarazzo|matarazziani]] (il sesso e il denaro come origine di tutti i problemi, lo scontro tra il perbenismo delle vecchie generazioni e l'insofferenza delle giovani) sembrano vivificarsi solo nel doppio personaggio della protagonista, figlia e insieme madre, divisa tra aggressività repressa e riservatezza protettrice. (''[[L'ultima violenza]]''; 2003, p. 2449)
[[File:Gli ultimi cinque minuti (1955) Vittorio De Sica (2).png|miniatura|[[Vittorio De Sica]] ne ''[[Gli ultimi cinque minuti]]'']]
*La commedia omonima di [[Aldo De Benedetti]] (adattata dall'autore) si adattava meglio al cinema dei telefoni bianchi che a quello degli anni Cinquanta, e la solita bravura di [[Vittorio De Sica|De Sica]] – ricco signore prigioniero della sua ironia – non basta a salvare un film senza una vera ragion d'essere. (''[[Gli ultimi cinque minuti]]''; 2003, p. 2451)
*Sulla scia dei successi di [[Raffaello Matarazzo|Matarazzo]], [[Mario Mattoli|Mattòli]] rifà [...] ''[[Stasera niente di nuovo]]'': qui però l'atmosfera è più cupa e disillusa (si veda il medico interpretato da [[Nino Besozzi|Besozzi]]), e alla coscienza protofemminista di Matarazzo si sostituisce una rassegnata accettazione del proprio destino di sconfitta [...]. (''[[L'ultimo amante]]''; 2003, p. 2453)
*Ambizioni e durata sono da affresco epico, ma l'impostazione spettacolare – per quanto a tratti efficace – è risaputa. Tra echi di ''[[Balla coi lupi]]'', coreografie guerresche stile ''[[Braveheart]]'' e più di un riferimento a ''[[Duello nel Pacifico]]'', la sceneggiatura di [[John Logan]] e [[Marshall Herskovitz]] sembra abbracciare posizioni antiamericaniste e addirittura ''no global'': ma poi affonda nella retorica più inerte (la guerra ha senso solo se a sostenerla ci sono gli ideali e il senso dell'onore; ogni uomo è padrone del suo destino). [[Tom Cruise|Cruise]] mostra i suoi limiti di attore drammatico, sempre oscurato dal carisma di [[Ken Watanabe|Watanabe]]. Grande successo di pubblico, anche in Giappone. (''[[L'ultimo samurai]]''; 2016, p. 4632)
*[...] un misconosciuto piccolo capolavoro del fantastico, molto in anticipo sui tempi. Impressionanti, in particolare, le coincidenze con ''[[La notte dei morti viventi]]'' e altri film di [[George A. Romero|Romero]] (l'assedio degli zombi-vampiri, il tema della paura di essere contagiati, ma anche dettagli come le banconote ormai inutili che svolazzano per strada). Nessun cedimento di tensione, uno spirito amaro e pessimista e un grande [[Vincent Price|Price]]. (''[[L'ultimo uomo della Terra]]''; 2003, p. 2463)
*[...] il film rimane una testimonianza di un momento di cambiamento e ristrutturazione del capitalismo italiano, soprattutto per le scene alla Fiera campionaria dove Mariuccia lavora in uno stand e Bruno decanta, con un ridicolo megafono, le virtù di uno spruzzatore. Inconfondibile lo stile di [[Mario Camerini|Camerini]] [...]. (''[[Gli uomini, che mascalzoni...]]''; 2003, p. 2476)
*Biografia con chiari intenti didattici, che mescola momenti didascalici (la perorazione antidivorzista fatta alla contessa interpretata da [[Isa Miranda]]) ad altri più informativi (la puntigliosa ricostruzione del conclave che portò all'elezione di [[Papa Pio X|Pio X]], documentato in tutti i suoi più minuti momenti), con evidente scapito per l'equilibrio narrativo (e per il successo al botteghino [...]). (''[[Gli uomini non guardano il cielo]]''; 2003, p. 2479)
*[...] una commedia «svitata» sul classico tema della bisbetica domata, interpretata da una [[Assia Noris|Noris]] scatenata, sempre sull'orlo dell'isteria ma mai sopra le righe, a cui fa da contrappunto, con aria da gentleman consumato, un [[Vittorio De Sica|De Sica]] sornione ed elegantissimo. Erano i tempi d'oro della commedia italiana, cucinata in studios casalinghi ma con gli ingredienti giusti: le schermaglie tra i sessi ci sono tutte (compreso un rapporto edipico da antologia del comico), [[Mario Mattoli|Mattòli]] dirige quasi come [[Howard Hawks|Hawks]] e la Noris si candidava a diventare la [[Katharine Hepburn]] italiana. (''[[L'uomo che sorride]]''; 2003, p. 2485)
*La sceneggiatura [...] mescola momenti melodrammatici ed altri più leggeri [...] ma questo viaggio di formazione attraverso l'Italia riesce comunque ad aprire uno squarcio su un Paese dove l'armonia familiare sembra un'impossibile utopia [...]. (''[[L'uomo dai calzoni corti]]''; 2003, pp. 2488-2489)
*Melodramma sportivo [...] dove gli incontri sono filmati con inusuale violenza e [[Edward G. Robinson|Robinson]] sembra preoccuparsi maggiormente della moralità della sorella che della fedeltà dell'amante, una [[Bette Davis]] appassionata nel suo amore impossibile [...]. (''[[L'uomo di bronzo]]''; 2003, pp. 2494-2495)
*[...] questo film riassume tutti i grandi temi del regista portandoli alla loro forma più esasperata: in primo luogo la presenza della violenza che tocca punte sadiche [...] e poi l'ossessione della vendetta e l'ineluttabilità del destino, che trova la sua rappresentazione perfetta nel sogno ricorrente di Alec, tragica rilettura in chiave western del dramma di re Lear tradito dai suoi tre figli, quello vero che si pente di avere (Nicol), quello «adottato» in cui ripone le sue speranze (Kennedy) e quello ideale che non avrà mai (Stewart). A sottolineare la dimensione tragica c'è anche la mancanza totale di qualsiasi idea di itinerario [...]. Assolutamente definitivo. (''[[L'uomo di Laramie]]''; 2003, p. 2495)
*Ultimo dei tre film diretti da [[Jacques Tourneur|Tourneur]] per il produttore [[Val Lewton]] (dopo ''[[Il bacio della pantera (film 1942)|Il bacio della pantera]]'' e ''[[Ho camminato con uno zombi]]''), è quello dove la sua capacità di raccontare per ellissi raggiunge la perfezione. Il tema centrale del film è sempre quello della paura dell'uomo di fronte alla notte e con la conseguente impotenza davanti alle forze malefiche che il buio può scatenare [...]: la tensione non raggiunge il livello del ''Bacio della pantera'', ma l'economia di mezzi è altrettanto encomiabile e alla fine sembra di aver assistito più a una riflessione metafisica sul male che non a un film horror. (''[[L'uomo leopardo]]''; 2003, p. 2499)
*Ottimamente sceneggiato da Borden Chase, è un western che riflette sul mito dell'individualismo, sul gusto per l'avventura e i grandi spazi (alla fine Dempsey riprende il suo vagabondaggio, solo con la sua sella), su un modo di vivere che il progresso e l'avidità stanno soffocando. Grande l'interpretazione di [[Kirk Douglas]] in un personaggio inguaribilmente solitario, capace di aiutare i coloni ma non di vivere come loro. (''[[L'uomo senza paura]]''; 2003, p. 2504)
*[...] è un kolossal di fanta-politica cui non basta un cast prestigioso per tener sveglia l'attenzione dello spettatore. (''[[L'uomo venuto dal Kremlino]]''; 2003, p. 2506)
===V===
*Curioso e pacato western sulla rude vita quotidiana dei pionieri, scritto da [[Waldo Salt]] con un tono quasi da commedia, senza avventure e senza pericoli (se si esclude l'attacco finale dei pellerossa). Indimenticabile [[Robert Mitchum|Mitchum]], curioso vagabondo canterino ricco di sottile ironia [...]. (''[[Il vagabondo della foresta]]''; 2003, pp. 2517-2518)
*Uno dei grandi western di [[Budd Boetticher|Boetticher]], l'ultimo dei sette interpretati da [[Randolph Scott]]: sceneggiato da [[Burt Kennedy]], è il malinconico e sconsolato elogio di una pace irraggiungibile che vede Jeff coinvolto in una lotta la cui inutilità ne aumenta il grado di tragedia. (''[[La valle dei mohicani]]''; 2003, p. 2520)
*Western niente più che curioso per il tema vagamente edipico [...] ma che non ha il coraggio di sviluppare lo spunto più interessante: l'amore represso di Jimmy per la moglie tradita ([[Joanne Dru|Dru]]) di John. Curioso, e giustamente disturbante, l'utilizzo di un attore come [[Robert Walker (attore 1918)|Robert Walker]], più a suo agio nei salotti borghesi che nelle praterie. (''[[La valle della vendetta (film 1951)|La valle della vendetta]]''; 2003, pp. 2520-2521)
*[...] è il primo film da protagonista per [[James Dean]], perfetto nella parte dell'adolescente tormentato e ipersensibile, al cui punto di vista aderisce il racconto. [[Elia Kazan|Kazan]] riesce a trovare un equilibrio tra Storia e drammi privati, ritmi solenni da saga e momenti concitati da psicodramma. (''[[La valle dell'Eden]]''; 2003, p. 2521)
*Secondo episodio della fortunata serie iniziata con ''[[L'astronave atomica del dottor Quatermass]]'', una delle più avvincenti del cinema di fantascienza europeo. Guest resta un regista mediocre, ma ebbe fiuto, e poté contare su ottimi soggetti di Nigel Kneale, scritti dapprima per la televisione. (''[[I vampiri dello spazio]]''; 2003, p. 2523)
*Pasolini restituisce la violenza, lo scandalo e la bellezza della parola di Gesù senza gli orpelli dell'iconografia tradizionale. Sceglie volti di non professionisti, gira tra i Sassi di Matera e gli scabri paesaggi del Sud d'Italia, e riesce a catturare, da laico, il mistero del sacro. Lo stile alterna la macchina da presa a mano che insegue il volto dei personaggi a composizioni memori della pittura quattrocentesca, la brutalità realistica (gli indemoniati, il lebbroso, la crocifissione) all'elegia estatica (il battesimo, l'annuncio finale). Bello ed emozionante come nessun film che sia mai stato tratto dai Vangeli, al di là delle intenzioni d'autore e delle polemiche che l'accompagnarono. (''[[Il Vangelo secondo Matteo]]''; 2003, p. 2525)
*Libera rilettura di un momento della diaspora ebraica, 150 anni prima di Cristo: i siriani sembrano nazisti (10 ebrei per ogni siriano ucciso, ordina Apollonio) e gli ebrei mettono in discussione le loro regole (anche di sabato si può combattere). Discreta ricchezza produttiva. (''[[Il vecchio testamento]]''; 2003, p. 2528)
*Dal punto di vista formale regge più che bene all'usura del tempo, ed è superiore al precedente. (''[[La vendetta di Frankenstein]]''; 2003, p. 2534)
*Sfidando il cinema americano sul suo terreno d'elezione, il regista tedesco – al suo primo film a colori – realizza il seguito di ''[[Jess il bandito]]'' di [[Henry King]], libero però dalle convenzioni del genere. Frank, pur essendo un vendicatore implacabile, è un bandito gentiluomo preso in prestito dal popolo, premuroso nei confronti del ragazzino, disponibile all'innamoramento e alla «sistemazione» mentre la famosa scena in tribunale con il direttore del giornale (Hull) dimostra che la colpa di tutto è dell'azienda ferroviaria, cioè del capitale. La cura dei dettagli contribuisce in modo determinante alla credibilità del risultato, e un pizzico d'umorismo è la firma personale di [[Fritz Lang|Lang]] a un western autentico (sceneggiato da Sam Hellman), perfettamente in grado di reggere il confronto con i classici prodotti made in Usa. (''[[Il vendicatore di Jess il bandito]]''; 2003, p. 2536)
*[[Delmer Daves|Daves]] (che firma la sceneggiatura con Russell S. Hughes) ha mascherato con abilità l'''[[William Shakespeare#Otello|Otello]]'' da western, evitando i facili ammiccamenti. Il cast, per quanto composito ([[Rod Steiger|Steiger]] fa lo psicopatico secondo i dettami dell'Actors' Studio), è di prim'ordine, e l'ambientazione molto curata: il tipo di film in cui fa piacere ritrovare stereotipi che, in mano a un altro regista, sembrerebbero usurati. (''[[Vento di terre lontane]]''; 2003, p. 2545)
*[...] [[Danny Boyle|Boyle]] cerca nell'horror del passato le metafore per parlare delle paure del presente, i militari sono ancora una volta più pericolosi dei mostri, la famiglia si disgrega e forse si ricompone, i toni sono apocalittici ma la speranza non è cancellata. Senza forzature filosofiche, ma rimanendo all'interno di un sanguigno cinema di intrattenimento che sa raccontare e inchiodare sulla poltrona. Di grande forza visionaria le sequenze iniziali nella Londra svuotata. (''[[28 giorni dopo]]''; 2003, p. 2546)
*È il miglior western sonoro del regista e il suo ultimo film in bianco e nero. Ricco di scene spettacolari (come lo scontro tra due treni e l'incontro delle linee nello Utah), contiene anche alcune sequenze d'azione girate da [[John Ford]] e riutilizzate attraverso trasparenti (piuttosto scadenti a livello tecnico e quindi facilmente individuabili). Tratto da ''The Trouble Shooter'' di [[Ernest Haycox]] sceneggiato da Walter de Leon, C. Gardner Sullivan e Jesse Lasky jr.: l'ironia dello scrittore ha contribuito a stemperare le inclinazioni al melodramma del regista. Buoni la caratterizzazione dei personaggi e l'apporto del cast (a parte – dicono – il terribile accento irlandese della [[Barbara Stanwyck|Stanwyck]]). (''[[La via dei giganti]]''; 2003, p. 2559)
*Una brutta sceneggiatura del romanzo di [[A. B. Guthrie Jr.|A.B. Guthrie jr]] e una regia inetta che segue troppe piste narrative affondano un western promettente. Esordio di [[Sally Field]] nel ruolo di una banale ninfetta. [[Robert Mitchum|Mitchum]] non muove un muscolo facciale, mentre [[Kirk Douglas|Douglas]] è frenetico fino ad arrivare quasi all'autoparodia. (''[[La via del West]]''; 2003, p. 2561)
*Questo film dimostra immediatamente la genialità del suo autore, capace di sfruttare (e inventare) tutte le possibilità tecniche della nascente cinematografia per mescolare precisione meccanica e affabulazione, destrezza tecnica e funambolismo. (''[[Viaggio nella Luna]]''; 2010, p. 3679)
*«Ateo per grazia di Dio», [[Luis Buñuel|Buñuel]] mette il sacro alla prova del suo spirito curioso e iconoclasta; il vero bersaglio, comunque, è più la follia dell'uomo che la religione in sé. Il racconto senza nessi logici ricorda quello dei suoi primi film surrealisti: disarticolato e inventivo, continuamente in viaggio tra passato e presente, spezzato da parentesi, digressioni e monologhi ora picareschi ora fantastici, riesce a conquistare l'attenzione dello spettatore su un argomento non certo dei più comuni e contemporaneamente dimostra l'assoluta libertà inventiva del sessantanovenne Buñuel [...]. (''[[La via lattea (film 1969)|La via lattea]]''; 2003, p. 2567)
*Piccolo classico della fantascienza [...]. Il tema dei bambini diabolici si mescola qui a reminiscenze bibliche (evidente il riferimento, nella strana fecondazione «astrale» delle donne, al concepimento di Cristo da parte dello Spirito Santo) e al terrore razziale e sessuale dello stupro da parte di un nemico più potente. Ma è lo stile freddo e controllato della messinscena che ne fa ancor oggi un film da non perdere, dove la mancanza quasi totale di effetti orrorifici e di spiegazioni pseudoscientifiche finisce per aumentarne il mistero e la tensione. (''[[Il villaggio dei dannati (film)|Il villaggio dei dannati]]''; 2003, p. 2575)
*[...] il film è un'innocua esaltazione della vitalità giovanile (con qualche conseguenza, però, visto che Oliva dovrà allevare un figlio senza padre) che cerca di adattare all'autarchia italiana le storie rese celebri da [[Deanna Durbin]]. (''[[Violette nei capelli]]''; 2003, p. 2580)
*[...] accurato, ma di maniera e troppo lungo [...]. (''[[Il violinista sul tetto]]''; 2003, p. 2581)
*Una commedia degli equivoci modellata sulla favola di Cenerentola ma ancora legata al cinema dei telefoni bianchi: ultima del genere per [[Mario Mattoli|Mattòli]], che tenta di far maturare la leziosa [[Lilia Silvi]], allora considerata la [[Shirley Temple]] nostrana, circondandola di attori di prim'ordine (da notare [[Tino Scotti|Scotti]], in uno dei suoi primi ruoli di rilievo). Complicato a bella posta nell'intreccio [...] ma sempre scanzonato nel tono e scorrevole nel ritmo [...]. (''[[La vispa Teresa (film 1943)|La vispa Teresa]]''; 2003, p. 2584)
*[...] è una svampita commedia degli equivoci, perfetta per distrarre una nazione in guerra: Rabagliati non perde occasione per sfoderare la sua ugola [...] e la [[Anna Magnani|Magnani]] e Campanini si scatenano in una serie di duetti comici (uno, irresistibile, su un'aria dell'''Aida'') da antologia. (''[[La vita è bella (film 1943)|La vita è bella]]''; 2003, p. 2589)
*Autentici ''deus ex machina'' dell'operazione (alla regia c'è l'esordiente che diresse la seconda unità dell'intera trilogia di ''[[Matrix]]''), [[Lana e Andy Wachowski|Andy e Larry Wachowsky]] producono e adattano liberamente per lo schermo l'omonima ''graphic novel'' di [[Alan Moore]] (testi) e [[David Lloyd]] (disegni), apparsa – incompiuta – sulla rivista «Warrior» nel 1981 e poi completata nel 1989 per la DC Comics: e fanno convivere l'estetica spettacolare e gli effetti digitali collaudati nei loro ''action movie'' con riferimenti letterali e cinefili (''[[1984]]'' di [[George Orwell|Orwell]], ''[[La maschera di Zorro]]'', ''[[Gaston Leroux#Il fantasma dell'Opera|Il fantasma dell'Opera]]'', ''[[Batman]]'', ''[[Il conte di Montecristo (film 1934)|Il Conte di Montecristo]]''), riflessioni note (i limiti della libertà individuale, i pericoli del totalitarismo), provocazioni meno ovvie (soprattutto dopo l'[[Attentati dell'11 settembre 2001|11/9]]: il terrorismo è giustificabile?) e uno struggente lato romantico. Notevole la performance di [[Hugo Weaving|Weaving]] (doppiato da [[Gabriele Lavia]]), che la maschera fissa e priva di sguardi di [[Guy Fawkes|Fawkes]] costringe a recitare solo con la voce e con il corpo. Moore ha inspiegabilmente disconosciuto il film, e il suo nome non compare nei titoli di testa. (''[[V per Vendetta]]''; 2010, p. 3744)
===Z===
*Uno dei più celebri film di fantascienza degli anni Settanta sceneggiato dallo stesso [[John Boorman|Boorman]], con molti pregi e altrettanti difetti: smisurate ambizioni simboliche, incredibili invenzioni visive, confusione narrativa. (''[[Zardoz]]''; 2003, p. 2640)
==Bibliografia==
*Paolo Mereghetti, ''Il Mereghetti: dizionario dei film 2004'', Baldini Castoldi Dalai, Milano, 2003. ISBN 88-8490-419-6
*Paolo Mereghetti, ''Il Mereghetti: dizionario dei film 2011'', Baldini Castoldi Dalai, Milano, 2010. ISBN 978-88-6073-626-0
*Paolo Mereghetti, ''Il Mereghetti: dizionario dei film 2017'', Baldini Castoldi Dalai, Milano, 2016. ISBN 978-88-6852-947-5
*Paolo Mereghetti, ''Il Mereghetti: dizionario dei film 2019'', Baldini Castoldi Dalai, Milano, 2018. ISBN 978-88-9388-138-8
==Voci correlate==
*[[Il Farinotti]]
*[[Il Morandini]]
==Altri progetti==
{{interprogetto|etichetta=''Il Mereghetti''}}
[[Categoria:Enciclopedie del cinema|Mereghetti]]
hgl3grfh0gvk81y8ybk376ul2zw2u53
Gianlorenzo Pacini
0
85343
1420571
987495
2026-07-15T16:08:58Z
Udiki
86035
Deceduto, rimossa categoria "Accademico"
1420571
wikitext
text/x-wiki
'''Gianlorenzo Pacini''' (1930 – 2021), traduttore e saggista italiano.
*Invece, dopo la conversione, l'aspetto che [[Lev Tolstoj|Tolstoj]] aveva prima riconosciuto come tipico dell'atteggiamento artistico, e cioè l'abbandonarsi alla vita, la rinuncia dell'artista a intervenire con i propri schemi e giudizi sulla vita rappresentata, viene totalmente rinnegato e condannato come una forma di «amoralismo» e di «divertimento epicureo».<br />È evidente che questo secondo atteggiamento, abbracciato e fatto proprio da Tolstoj con l'estremismo che gli è caratteristico, finisce per approdare a una condanna dell'arte, e quindi non può stupirci il fatto che il suo famoso saggio ''[[Che cos'è l'arte?]]'' (1897) sia una critica radicale di tutta l'arte passata, e soprattutto della sua. La nuova arte preconizzata da Tolstoj nel suo trattato è in realtà «non-arte», ossia essenzialmente riflessione e giudizio sulla vita, sforzo di scoprire e insegnare il suo significato e le leggi secondo cui l'uomo deve vivere. Non è quindi arte, bensì morale, almeno nella misura in cui è possibile operare una netta distinzione tra queste due categorie dello spirito.<ref>Da ''Postfazione'', in Lev Tolstoj, ''La confessione'', SE, Milano, 2000, p. 105. ISBN 88-7710-465-1</ref>
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{s}}
{{DEFAULTSORT:Pacini, Gianlorenzo}}
[[Categoria:Saggisti italiani]]
[[Categoria:Traduttori italiani]]
2a3ze6urzuzs7vzlltbiecfogio3dcg
1420599
1420571
2026-07-16T06:46:31Z
Spinoziano
2297
piccole sistemazioni
1420599
wikitext
text/x-wiki
'''Gianlorenzo Pacini''' (1930 – 2021), slavista e traduttore italiano.
==Citazioni di Gianlorenzo Pacini==
*Invece, dopo la conversione, l'aspetto che [[Lev Tolstoj|Tolstoj]] aveva prima riconosciuto come tipico dell'atteggiamento artistico, e cioè l'abbandonarsi alla vita, la rinuncia dell'artista a intervenire con i propri schemi e giudizi sulla vita rappresentata, viene totalmente rinnegato e condannato come una forma di «amoralismo» e di «divertimento epicureo».<br />È evidente che questo secondo atteggiamento, abbracciato e fatto proprio da Tolstoj con l'estremismo che gli è caratteristico, finisce per approdare a una condanna dell'arte, e quindi non può stupirci il fatto che il suo famoso saggio ''[[Che cos'è l'arte?]]'' (1897) sia una critica radicale di tutta l'arte passata, e soprattutto della sua. La nuova arte preconizzata da Tolstoj nel suo trattato è in realtà «non-arte», ossia essenzialmente riflessione e giudizio sulla vita, sforzo di scoprire e insegnare il suo significato e le leggi secondo cui l'uomo deve vivere. Non è quindi arte, bensì morale, almeno nella misura in cui è possibile operare una netta distinzione tra queste due categorie dello spirito.<ref>Da ''Postfazione'', in Lev Tolstoj, ''La confessione'', SE, Milano, 2000, p. 105. ISBN 88-7710-465-1</ref>
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{s}}
{{DEFAULTSORT:Pacini, Gianlorenzo}}
[[Categoria:Saggisti italiani]]
[[Categoria:Slavisti italiani]]
mhlv3sszjvvaip0zc6dwxp9qxl7oyhg
Il Morandini
0
86658
1420603
1420416
2026-07-16T07:16:22Z
Spinoziano
2297
/* B */
1420603
wikitext
text/x-wiki
{{Titolo minuscolo}}
'''''il Morandini''''', dizionario enciclopedico dei film e (a partire dall'edizione ''2014''<ref>Tale edizione è indicata per le citazioni con l'anno di pubblicazione, il 2013, ed anche per le altre edizioni è indicato tra parentesi tonde, accanto alle citazioni, l'anno di pubblicazione e non del titolo.</ref>) delle serie televisive.
{{torna a|Morando Morandini}}
==Citazioni==
===Film===
<!-- SEGUIRE L'ORDINE ALFABETICO PER FILM, COME NEL DIZIONARIO -->
====A====
[[File:Abbasso la miseria! (1945) Anna Magnani.png|miniatura|[[Anna Magnani]] in ''[[Abbasso la miseria!]]'']]
*Una delle prime commedie neorealiste in bilico tra il "vecchio" (le commedie anni '30 di [[Gennaro Righelli|Righelli]], anche sceneggiatore con [[Nicola Fausto Neroni|N.F. Neroni]]) e il "nuovo" (la riconoscibilità dell'ambientazione sociale: il quartiere dove tutti si conoscono e litigano alla maniera di [[Carlo Goldoni|Goldoni]]). Film ibrido con qualche gag azzeccata e il personaggio di [[Virgilio Riento|Riento]], modello di futuri tiretti dell'arte di arrangiarsi. [...] La [[Anna Magnani|Magnani]] un po' in ombra. (''[[Abbasso la miseria!|Abbasso la miseria]]''; 2010, p. 11)
*Seguito, ma ribaltato, di ''[[Abbasso la miseria!|Abbasso la miseria]]'' con una strepitosa [[Anna Magnani]] che fa una memorabile caricatura dei borsari neri arricchiti durante la guerra e si esibisce, accompagnata dalla chitarra, come cantante nell'esecuzione di ''Quanto sei bella Roma''. (''[[Abbasso la ricchezza!|Abbasso la ricchezza]]''; 2000, p. 11)
*Pur tra alti e bassi, invenzioni e stereotipi, rimane uno dei più aguzzi, impietosi (ma anche spiritosi) film di Hollywood su Hollywood. Nel disegno del suo personaggio d'alcolista [[Lowell Sherman|L. Sherman]] tenne d'occhio suo cognato [[John Barrymore]] e la [[Constance Bennett|Bennett]] è assai brava. (''[[A che prezzo Hollywood?]]''; 2000, p. 15)
*Più che un adattamento di [[Ernest Hemingway|Hemingway]] (cui pose mano anche [[William Faulkner|W. Faulkner]]), sembra una parafrasi segreta di ''[[Casablanca]]'' anche se, in fondo, la tematica resistenziale interessa poco all'antiretorico [[Howard Hawks|Hawks]]. Qua e là zoppicante, persino confuso, il film s'illumina quando sono in scena [[Humphrey Bogart|Bogart]] e la [[Lauren Bacall|Bacall]] in un personaggio che è una versione più calda di [[Marlene Dietrich]]. (''[[Acque del sud]]''; 2000, p. 16)
*Oggi appare molto datato, ma val la pena di vederlo almeno per la presenza della grande [[Helen Hayes|H. Hayes]]. (''[[Addio alle armi (film 1932)|Addio alle armi]]''; 2000, p. 18)
*Visibile come documento d'epoca, per il garbo recitativo dell'intero cast, per la finezza della regia. (''[[Addio giovinezza! (film 1940)|Addio, giovinezza!]]''; 2000, p. 18)
*Western insolito o, meglio, vicenda psicologico-sentimentale in ambiente western. Originale ma inerte. Brillante come sceneggiatore, [[Burt Kennedy|Kennedy]] lo è meno come regista. (''[[Ad ovest del Montana]]''; 2000, p. 21)
*Pur non volendo [[Agostino d'Ippona|Agostino]] come un protagonista tradizionale, [[Roberto Rossellini|Rossellini]] (1908-77) non ha saputo farne il testimone convincente di un'epoca di transizione. Non mancano i momenti eloquenti (la decisione sull'eredità tra i due fratelli Sisto e Papirio; il rifiuto dell'offerta di Siriaco; il discorso finale) né le pagine in cui la disadorna semplicità del suo linguaggio trova le sue illuminazioni (la visita in carcere e l'uccisione di Marcellino). Invece di essere epica (nel senso di [[Bertolt Brecht|Brecht]]), la rappresentazione dei fatti e dei personaggi risulta generica. È probabilmente il meno riuscito tra i suoi film storico-didattici ([[La presa del potere da parte di Luigi XIV|Luigi XIV]], [[Socrate (film)|Socrate]], [[Blaise Pascal (miniserie televisiva)|Pascal]], [[L'età di Cosimo de' Medici|Cosimo]], [[Cartesius (miniserie televisiva)|Cartesio]], ecc.). (''[[Agostino d'Ippona (miniserie televisiva)|Agostino d'Ippona]]''; 2000, p. 28)
*1º lungometraggio di animazione violenta e catastrofica per adulti di [[Katsuhiro Otomo|K. Otomo]] che, con la collaborazione di [[Izo Ashimoto]], l'ha tratto da un suo fumetto di grande successo in Giappone, servendosi di un'agguerrita squadra di tecnici tra cui lo scenografo [[Toshiharu Mizutano]] e la pirotecnica fotografia di [[Katsuji Misawa]]. "Un risultato impressionante che spesso suggerisce una bizzarra miscela espressionista di ''[[2001: Odissea nello spazio]]'', ''[[I guerrieri della notte]]'', ''[[Blade Runner]]'' e ''[[Il pianeta proibito]]''" ([[Geoff Andrew]]). Figura al 19º posto in un elenco dei 20 migliori film di ''science fiction'' (con ''Blade Runner'', ''[[Gattaca - La porta dell'universo|Gattaca]]'' e ''[[Matrix]]'') secondo la rivista statunitense ''Wired'' nel 2002. (''[[Akira (film)|Akira]]''; 2013, p. 34)
*È il film più mitico di [[John Ford|J. Ford]], regista che spesso si è occupato della creazione del mito e dei suoi valori. [[Abraham Lincoln|Lincoln]] è visto come [...] l'uomo che sa, e non apprende. La sua presenza determina l'azione più che farne parte: è il grande unificatore e mediatore. Col suo passo lento e la puntigliosa rievocazione d'epoca, è un film ammirevolmente stilizzato. Una delle opere che restano. (''[[Alba di gloria]]''; 2010, pp. 34-35)
*Scritto da Lamar Trotti e splendidamente fotografato da A. Miller, è uno dei più famosi western sociali con un preciso discorso sul linciaggio. Un po' sopravvalutato, comunque: molto parlato, non poco didattico e moralistico. (''[[Alba fatale]]''; 2000, p. 31)
*Western dove conta l'atmosfera più che l'azione, inclinata verso il melodramma. (''[[L'albero degli impiccati]]''; 2000, p. 33)
*Solenne e sereno, grave e pur lieve come le musiche di [[Johann Sebastian Bach|Bach]] che l'accompagnano, il 9º di [[Ermanno Olmi|Olmi]] è – con ''[[Novecento]]'' (1976) di [[Bernardo Bertolucci|B. Bertolucci]] che è il suo opposto – il più grande film italiano degli anni '70, e l'unico, forse, in cui si ritrovano i grandi temi [[Publio Virgilio Marone|virgiliani]]: ''labor, pietas, fatum''. Gli sono stati rimproverati, come limiti, una rappresentazione idealizzata, perché troppo lirica, del mondo contadino, la cancellazione della lotta di classe, la rarefazione spiritualistica del contesto sociale. È indubbio che al versante in ombra (grettezza, avidità, violenza, odi feroci) del mondo contadino Olmi ha fatto soltanto qualche accenno, e in cadenze bonarie, ma anche in quest'occultamento è stato fedele a sé stesso e alla sua ''pietas''. (''[[L'albero degli zoccoli]]''; 2000, p. 33)
*Tutto in esterni, esaltati dal Cinemascope (fotografia di Charles Lawton Jr.), scritto con asciutta efficacia da [[Burt Kennedy]] che punta sui personaggi e sui loro comportamenti più che sull'azione. Western lineare di classica concisione, ha ritmo quieto e una suspense appena suggerita, interrotta da momenti forti in cui la violenza è indicata più che rappresentata, e segnato in contrappunto dal desiderio di pace e serenità. (''[[L'albero della vendetta]]''; 2010, p. 36)
*Unica regia dello stimato sceneggiatore [[Daniel Taradash|Taradash]], è il 1º film esplicitamente antimaccartista di Hollywood. Nobile tesi, pesantezza didattica, macchinoso e troppo simbolico. Un'ottima [[Bette Davis|Davis]] non basta. (''[[Al centro dell'uragano (film 1956)|Al centro dell'uragano]]''; 2010, p. 37)
*Dramma carcerario in linea con la migliore tradizione hollywoodiana (claustrofobico, violento, garantista, liberale) con 2 novità: il tema della durata (il tempo che passa) e i connotati sociali del protagonista, direttore di banca, vittima di un errore giudiziario. Le mozartiane ''Nozze di Figaro'' in una sequenza d'antologia. (''[[Le ali della libertà]]''; 2000, p. 39)
*È un thriller fantascientifico di spavento con componenti di horror e suspense che conta poco per quel che dice, ma che lo dice benissimo grazie a un apparato scenografico di grande suggestione (dovuto al disegnatore svizzero [[H. R. Giger|H.R. Giger]]) e a un ritmo narrativo infallibile. La sua chiave tematica è la paura dell'ignoto e, perciò, pesca nel profondo dello spettatore. (''[[Alien]]''; 2000, p. 39)
*Film insignificante per tutti, anche per la [[Gina Lollobrigida|Lollo]] che, dopo 11 film, era ancora nell'anticamera del successo. (''[[Alina (film)|Alina]]''; 2000, p. 40)
*Dal romanzo (1929) di Erich Maria Remarque: nel 1914, istigati da un loro insegnante, alcuni studenti tedeschi si arruolano volontari, ma presto al fronte scoprono che la guerra ha poco da spartire col coraggio, il dovere o l'etica. Nessuno ritornerà. Un classico del cinema pacifista, distribuito in Italia soltanto nel 1956. Fu uno dei primi "colossi" del cinema sonoro. La sua forza e soprattutto la sua fama derivano da una sagace fusione delle sue componenti: il realismo della regia, la spettacolarità delle scene di battaglia, il lirismo dei dialoghi. (''[[All'ovest niente di nuovo]]''; 2010, p. 49)
*Il clima del secondo Ottocento è reso con gusto e precisione, il livello professionistico generale è ammirevole. (''[[Altri tempi - Zibaldone n. 1|Altri tempi]]''; 2000, p. 48)
*È una gradevole commedia americana del dopoguerra traboccante buoni sentimenti e un ingenuo moralismo. Quello che conta sono la recitazione dei 3 bravi protagonisti e l'ambientazione gustosa. (''[[Al tuo ritorno]]''; 2000, p. 49)
*La cornice soffoca il quadro, c'è lo spettacolo, non il sentimento della passione e del desiderio, l'erotismo è verniciato, ma la rievocazione di un'atmosfera è suggestiva, i 2 protagonisti sono ben scelti, le musiche del libanese [[Gabriel Yared]] funzionano. (''[[L'amante (film 1992)|L'amante]]''; 2000, p. 49)
*È il western che inaugurò il filone filoindiano negli anni '50. Buon racconto avventuroso, un po' troppo solenne, ma con risvolti teneri e efficaci scene d'azione. (''[[L'amante indiana]]''; 2000, p. 51)
*Rifacimento in chiave western di ''[[Una pallottola per Roy]]'' (1941), è un eccellente western a risvolti passionali, firmato da un maestro del cinema americano d'azione. (''[[Gli amanti della città sepolta]]''; 2000, p. 52)
*È un potente dramma la cui sceneggiatura ([[Philip Yordan]]) servì di base al western ''[[La lancia che uccide|La lancia spezzata]]'' (1954). [[Edward G. Robinson|Robinson]] è un grande patriarca, ma è ammirevole anche [[Luther Adler]]. (''[[Amaro destino]]''; 2000, p. 55)
*Vent'anni dopo ''I vitelloni'' F. Fellini torna in Romagna con un film della memoria e, soltanto parzialmente, della nostalgia. La parte fuori dal tempo è più felice di quella storica. Umorismo, buffoneria, divertimento, finezze, melanconia. (''[[Amarcord]]''; 2010, p. 59)
*Supervisionato e diretto in gran parte da [[Howard Hawks|Hawks]] in assenza del dispotico produttore [[Samuel Goldwyn]] in ospedale, ne fu licenziato insieme con l'operatore Gregg Toland e sostituito con [[William Wyler]] (e Rudolph Maté) cui si attribuisce almeno l'ultima mezz'ora. Le potenti immagini del disboscamento sono dell'aiuto Richard Rosson. La polemica ecologica e anticapitalistica della Ferber è smorzata nel film, l'unico in cui Hawks si cimenta direttamente con la politica. Irrisolto, greve, un po' verboso, ma apprezzabile nel disegno dei personaggi (W. Brennan ebbe l'Oscar di non protagonista), anche in quello di F. Farmer che canta in modo struggente ''Aura Lee'', poi rilanciata da [[Elvis Presley|E. Presley]] come ''Love Me Tender''. (''[[Ambizione (film)|Ambizione]]''; 2010, p. 60)
*Accurata l'ambientazione di un realismo morbidamente femminile: problemi di psicologia risolti, sia pure attraverso una vicenda un po' convenzionale, con notazioni umane e un'interpretazione degna di rilievo. (''[[L'amica (film 1943)|L'amica]]''; 2000, p. 60)
*Il 1º e il più fiacco dei 4 film diretti a Hollywood dal regista francese. Non più di due o tre trovate intelligenti, molte citazioni, una [[Marlene Dietrich|Dietrich]] impacciata. (''[[L'ammaliatrice (film 1941)|L'ammaliatrice]]''; 2000, p. 64)
*Sullo sfondo di una Firenze granducale, [[Mario Mattoli|Mattòli]] al suo 2º film ha inserito un [[Primavera dei popoli|1848]] patriottico e romantico, ma antieroico. Le situazioni sono molto teatrali ma risolte con leggerezza di mano. [[Vittorio De Sica|De Sica]] è godibile e la trovata del film è la dolce [[Milly (cantante)|Milly]]. (''[[Amo te sola]]''; 2010, p. 75)
*È inevitabile citare [[Edmondo De Amicis|De Amicis]], l'Edmondo de' Languori, e il suo ''Dagli Appennini alle Ande'' che straziò due o tre generazioni. Quando [[Glauco Pellegrini|Pellegrini]] può appoggiarsi al paesaggio e all'ambiente, affiorano le sue qualità liriche e descrittive di buon documentarista. Quando fa agire i personaggi non c'è scampo: o melodramma o bozzettismo. (''[[L'uomo dai calzoni corti|L'amore più bello - L'uomo dai calzoni corti]]''; 2000, p. 72)
*Con ''[[Desiderio (film 1936)|Desiderio]]'', ''[[L'ottava moglie di Barbablù (film 1938)|L'ottava moglie di Barbablù]]'' e ''[[Ninotchka]]'' forma un piccolo trattato di economia politica (G. Fink) e un'illustrazione della logica del capitale. È, forse, il più bello dei quattro, certamente il più impalpabile, astratto, misterioso, reticente. La scena del pranzo è un compendio del ''[[Ernst Lubitsch|Lubitsch]] touch''. (''[[Angelo (film 1937)|Angelo]]''; 2000, p. 81)
*Capolavoro del primo cinema tedesco sonoro, trasformò in star una poco nota cantante e attrice (che aveva già partecipato a 17 film dal 1923), arricchì l'immaginario collettivo di un nuovo mito di donna fatale, non lontano dalla Lulu di [[Frank Wedekind|Wedekind]], segnò l'inizio del sodalizio [[Josef von Sternberg|Sternberg]]-[[Marlene Dietrich|Dietrich]], durato altri 7 film a Hollywood. Il turgido istrionismo masochistico di [[Emil Jannings|Jannings]] s'oppone alla pura "apparenza" quasi grafica della Dietrich. (''[[L'angelo azzurro (film 1930)|L'angelo azzurro]]''; 2000, p. 81)
*''L'angelo bianco'' raggiunge il suo scopo: far versare lacrime. Gli interpreti fanno del loro meglio per dare ai personaggi alquanto inverosimili qualche verosimile accento. Ma c'è anche una dimensione fantastica [...] che gli dà un tono insolito. (''[[L'angelo bianco (film 1955)|L'angelo bianco]]''; 2000, p. 81)
*Drammone a lieta fine al servizio di [[Bette Davis|B. Davis]] in versione doppia. Tratto da un romanzo di Karel J. Benes, è un ''mélo'' di bassa lega migliorato dall'esperta regia. (''[[L'anima e il volto]]''; 2000, p. 84)
*Umorismo ben mescolato alla tenerezza in un clima di sterilizzata audacia erotica. Bella coppia. C'è uno spogliarello "teologico". (''[[L'anima e la carne]]''; 2000, p. 84)
*Diretto senza convinzione, non abbastanza riscattato da una scrittura disadorna e da un bianconero sporco da cinegiornale. (''[[Anima nera (film 1962)|Anima nera]]''; 2000, p. 84)
[[File:Annex - Garbo, Greta (Anna Christie) NRFPT 02 (cropped).jpg|miniatura|[[Greta Garbo]] in ''[[Anna Christie]]'']]
*L'attrice, unica vera ragione di essere di un film verboso, statico e molto datato, ottenne la 1ª delle 3 nomination al premio Oscar (''[[Margherita Gauthier]]'', ''[[Ninotchka]]'') [...]. (''[[Anna Christie]]''; 2000, p. 86)
*L'insegnante di Boston riesce a far passare la ribelle Helen dallo stato ''animale'' a quello ''umano'', e a fare di lei ''sua'' figlia, nel senso più profondo della parola. [...] È la descrizione epica di una battaglia che culmina nella straordinaria scena di 9 minuti tra Annie e Helen intorno al tavolo da pranzo. Pur non trascurando la complessità sentimentale e ideologica del testo di [[William Gibson (commediografo)|Gibson]], mette con furia l'accento sulla dimensione fisica della battaglia. Il suo vero tema non è l'handicap fisico e nemmeno l'insegnamento o la comunicazione, ma il principio stesso della vita e della liberazione: il modo con cui le energie vitali, se abbastanza tenaci, possono vincere barriere od ostacoli. Ingiustamente accusato di teatralismo, dunque sottovalutato. (''[[Anna dei miracoli]]''; 2000, p. 86)
*In attesa di affermarsi nel genere mitologico [[Pietro Francisci|Francisci]] si dedica alle vite dei santi, in bilico tra ingenuità e astuzia spettacolare. Consigliabile solo alle anime pie. (''[[Antonio di Padova (film)|Antonio di Padova]]''; 2000, p. 91)
*Girato nei giorni bui dell'occupazione tedesca, è una novelletta piacevole, ma anemica, esitante tra il gusto francese e quello più acqua e sapone all'italiana. (''[[Apparizione (film)|Apparizione]]''; 2000, p. 93)
*Uscito dal Centro Sperimentale di Cinematografia, [[Gianluigi Calderone|Calderone]] debutta con un film che non manca di eleganza nella sua pruriginosa volontà di far scandalo né di velleità nel descrivere le mediocri nevrosi della media borghesia italiana. Com'è giusto, diventerà uno specialista di porno soft. (''[[Appassionata (film 1974)|Appassionata]]''; 2000, p. 93)
*Drammone sentimentale con venature gialle, macchinoso e improbabile. (''[[Appassionatamente (film 1954)|Appassionatamente]]''; 2000, p. 93)
*Bella sparatoria finale. Western tradizionale, tratto dal racconto ''Who Rides with Wyatt'' di Will Henry e basato sulla leggendaria amicizia dello sceriffo Wyatt Earp con Billy Clanton. Interessante, ma non speciale. (''[[Appuntamento per una vendetta]]''; 2000, p. 94)
*Prodotto dalla Paramount con un budget piuttosto basso, è un film antimilitarista che si avvale di dialoghi insolitamente vivaci e realistici e di un buon cast. (''[[L'aquila e il falco (film 1933)|L'aquila e il falco]]''; 2000, p. 96)
*Un gustoso film d'avventure, originale nell'impostazione, nelle trovate e specialmente nel caleidoscopico grafismo. (''[[Arabesque]]''; 2000, p. 97)
*Un costoso, ambizioso fallimento artistico e commerciale che, tra l'altro, mandò in rosso e fece chiudere l'Enterprise Studios che lo produsse. Contribuirono anche i vincoli di censura che lasciarono nel vago il mestiere dell'infelice eroina. [[Lewis Milestone|Milestone]] non era il regista adatto, ma aveva diretto ''[[All'ovest niente di nuovo|All'Ovest nulla di nuovo]]''. (''[[Arco di trionfo (film 1948)|Arco di trionfo]]''; 2000, p. 98)
*Giallo deduttivo-geometrico di [[Agatha Christie]], un enigma tra un cast di tutte star messo in scena con elegante ironia e raffinata bravura. (''[[Assassinio sull'Orient Express (film 1974)|Assassinio sull'Orient Express]]''; 2010, p. 122)
*Poteva esserci qualcosa di originale e intrigante soprattutto nello studio dei caratteri se la sceneggiatura di [[Anthony Shaffer]] non l'avesse complicato con un assassinio misterioso. (''[[L'assoluzione (film 1978)|L'assoluzione]]''; 2000, p. 113)
*Questo bizzarro dramma giallo e cattolico ha zeppe, vuoti d'aria, cadute ma l'ambiente è descritto con finezza e intorno ai due fratelli protagonisti c'è un gruppetto di personaggi ben caratterizzati. (''[[L'assoluzione]]''; 2000, p. 113)
*[[Rand Ravich|R. Ravich]] esordisce con un fantathriller ammuffito, scopiazzato (quasi inevitabile il rimando a ''[[Rosemary's Baby - Nastro rosso a New York|Rosemary's Baby]]'') senza personaggi né atmosfera né suspense. Un ruzzolone nell'itinerario di [[Johnny Depp|J. Depp]] che – nonostante i dialoghi tremendi, sull'orlo del ridicolo, scritti da Ravich, e la partner inerte – ne cava qua e là qualche sprazzo di brio recitativo. (''[[The Astronaut's Wife - La moglie dell'astronauta|The Astronaut's Wife]]''; 2000, p. 114)
[[File:The Quatermass Xperiment (1955) trailer - Brian Donlevy & Margia Dean.png|thumb|Il [[Bernard Quatermass|dott. Quatermass]] interpretato da Brian Donlevy ne ''[[L'astronave atomica del dottor Quatermass]]'']]
*1º dei 3 film prodotti dalla Hammer a basso costo (ma con una buona dose di intelligenza), ispirati a un popolare serial TV (1953) della BBC. [...] Fantascienza a misura d'uomo. (''[[L'astronave atomica del dottor Quatermass]]''; 2010, p. 127)
*[...] è il 3º e il migliore del ciclo del [[Bernard Quatermass|dottor Quatermass]] [...]. (''[[L'astronave degli esseri perduti]]''; 2010, p. 127)
*Una ''space-opera'' nella cui struttura narrativa si mescolano gli schemi del poliziesco e del western. Bella la sequenza d'inseguimento tra [[Sean Connery|Connery]] e lo spacciatore di droga. (''[[Atmosfera zero]]''; 2010, p. 129)
*Coraggioso nella scelta tematica, discutibile nella sua poco critica esaltazione dell'individualismo e con qualche forzatura retorica, è una macchina narrativa perfettamente oliata che non perde un colpo sino al finale che scalda il cuore, inumidisce gli occhi e strappa l'applauso. Di suo [[Peter Weir|P. Weir]] ci mette l'abituale misticismo e la sapiente guida nella recitazione dei ragazzi inesperti tra cui spicca [[Robert Sean Leonard|R.S. Leonard]] sebbene solo [[Ethan Hawke|E. Hawke]] abbia fatto carriera. Eccellente [[Robin Williams|R. Williams]]. (''[[L'attimo fuggente]]''; 2010, p. 130)
*Film eccessivo nell'azione, nella violenza, nella grandiosità delle scenografie, negli effetti speciali (Oscar per Eric Brevig), nella visibilità, nell'ideologia. Suggestiva macchina narrativo-spettacolare con una vertiginosa struttura a scatole cinesi, imperniata sull'ambiguità tra realtà e apparenza, con alleggerimenti grotteschi e parentesi erotiche. (''[[Atto di forza]]''; 2000, p. 118)
*[...] è un buon film nero con un tema sociale in filigrana che ha al centro la psicologia tormentata del traditore ([[Van Heflin]]) e prepara con ritmo serrato il suo gesto finale d'espiazione. Ma il film conta soprattutto per l'atmosfera di disperata tensione che, con l'apporto del bianconero di [[Robert Surtees]], il regista sa creare. (''[[Atto di violenza]]''; 2000, p. 118)
*Superficiale e stentata commedia rivistaiola. (''[[Auguri e figli maschi!]]''; 2000, p. 118)
*Western di stampo tradizionale con un buon cast e molti luoghi comuni. (''[[L'avamposto degli uomini perduti]]''; 2000, p. 120)
*È una specie di romantico omaggio al "fattorino" dell'autobus con un [[Aldo Fabrizi|Fabrizi]] divertente, genuino, convincente. (''[[Avanti c'è posto...]]''; 2000, p. 120)
*[...] un TV movie poco originale, infestato da gratuiti eccessi truculenti. (''[[A volte ritornano (film)|A volte ritornano]]''; 2000, p. 122)
*È la più divertente commedia di [[Raffaello Matarazzo|Matarazzo]] – sceneggiata con Edoardo Anton – basata su un arguto e piacevole gioco degli equivoci e diretta con leggerezza e ironia. (''[[L'avventuriera del piano di sopra]]''; 2000, pp. 126-127)
*Uno dei migliori western di [[Errol Flynn]], 1º dei 3 girati con [[Michael Curtiz|Curtiz]]. Ottima fotografia a colori di Sol Polito. (''[[Gli avventurieri (film 1939)|Gli avventurieri]]''; 2000, p. 127)
*La cornice è pittoresca, ma il quadro insipido, i personaggi convenzionali, la storia moscia. (''[[L'avventuriero della Luisiana]]''; 2000, p. 127)
*Da un mediocre materiale narrativo di trito esotismo l'austriaco [[Josef von Sternberg|Sternberg]], nel suo penultimo film (l'ultimo per Hollywood) cava un film diseguale dove contano l'erotismo allusivo e le schermaglie della coppia [[Robert Mitchum|Mitchum]]-[[Jane Russell|Russell]]. (''[[L'avventuriero di Macao]]''; 2000, p. 127)
*Western di passo quieto in cui, rinunciando all'azione (tolto l'assalto alla caserma francese), [[Don Siegel|Siegel]] se la prende comoda e si gode il paesaggio, spostandosi sul terreno della commedia ironica in cui il ''macho'' Hogan ([[Clint Eastwood|C. Eastwood]]) si trasforma nel secondo mulo della finta sorella Sara. (''[[Gli avvoltoi hanno fame]]''; 2000, p. 128)
====B====
*Uno dei migliori film gangster del dopoguerra, scritto da [[Ben Hecht|B. Hecht]] e C. Lederer, filmato in esterni veri a New York. Memorabile esordio di [[Richard Widmark|R. Widmark]] nella parte del sadico che fa ruzzolare per le scale una vecchia paralitica. (''[[Il bacio della morte (film 1947)|Il bacio della morte]]''; 2000, p. 132)
*Citato da celebri scrittori ([[Manuel Puig]]), fonte di ispirazione per nuovi registi, giocato sagacemente sull'ambiguità, a mezza strada tra l'horror e il thriller, con una dimensione fantastica suggerita più che rappresentata, è una chicca per i fans del cinema fantastico, un classico del cinema americano di serie B, un prototipo più volte imitato. (''[[Il bacio della pantera (film 1942)|Il bacio della pantera]]''; 2000, p. 132)
*Reduce dal successo di ''[[La sepolta viva (film 1949)|La sepolta viva]]'' [...], [[Guido Brignone|Brignone]] azzeccò anche questo film [...]. (''[[Il bacio di una morta (film 1949)|Il bacio di una morta]]''; 2000, pp. 133)
*Come giallo, è un film d'andazzo normale, ma ha almeno un merito: una certa cura nella descrizione dell'ambiente cinematografico. (''[[Bacio mortale (film 1932)|Bacio mortale]]''; 2000, pp. 133)
*Garanti in sceneggiatura gli inossidabili toscani [[Leonardo Benvenuti|Benvenuti]] & [[Piero De Bernardi|De Bernardi]], è una galleria di caricature, macchiette e macchiettoni strapaesani con il contorno di ragazze appetitose. Apprezzabile rinuncia alla volgarità con qualche punta crudele nei dialoghi. ("È la foto del nonno. Un po' mossa, ma nonno aveva il Parkinson.") (''[[Bagnomaria (film)|Bagnomaria]]''; 2000, pp. 134-135)
*Con un quartetto d'attori che compendia la storia e la memoria dei cinema (il più giovane è [[Vincent Price|Price]], 1911) un film dove la vita scorre piana come in una fotografia sbiadita: non una stecca, non un eccesso, non un attimo di noia anche se, come si dice, non succede niente. (''[[Le balene d'agosto]]''; 2000, p. 135)
*Film epico che nasconde una leggenda (il paradiso perduto), racconta un programma (confondersi con la natura invece di distruggerla) e rappresenta un incubo (distruggere i pellerossa, americani nativi). Esordio nella regia di [[Kevin Costner|Costner]] che sa coniugare le attrattive di un cinema popolare d'azione con la semplicità di un racconto epico che lascia spazio ai sentimenti, ai conflitti psicologici, agli intermezzi umoristici. Si schiera dalla parte giusta senza manicheismo; coinvolge e commuove senza demagogia; suggerisce il sogno (l'utopia) e dà conto del dolore, di quel retaggio di odio e di colpa che fecero delle guerre indiane "il più disperato degli inferni". (''[[Balla coi lupi]]''; 2000, p. 136)
*È forse – con ''[[I compari]]'' (1971) di [[Robert Altman|R. Altman]] – l'operazione più lucidamente e criticamente dissacratrice che un regista americano abbia compiuto nei confronti dell'epopea western. Impiegando in chiave grottesca gli schemi del western e della mitologia del "self-made man", [[Sam Peckinpah|Peckinpah]] fa la radiografia della loro ossatura capitalistica, facendo emergere l'anima reale del pionierismo e la realtà sottesa alla leggenda. È ancora una volta la storia di un perdente e di una sconfitta. (''[[La ballata di Cable Hogue]]''; 2000, p. 137)
*Favola urbana con qualche garbo con risvolti comici, eccesso di zuccheri e un buon cast tecnico tra cui le musiche di [[Piero Piccioni|Piero Morgan]] (Piccioni). (''[[Ballerina e Buon Dio]]''; 2000, p. 138)
*Discontinuo fuoco d'artificio di trovate comiche. La sua debolezza deriva dal modello parodiato: ''Guerre stellari'' era già, se pur in modo latente, una parodia. (''[[Balle spaziali]]''; 2000, p. 138)
*Il più insulso, insensato e dilettantesco film del catalano [[Bigas Luna]], qui inetto direttore di attori, per giunta. La [[Valeria Marini|Marini]] è una bella statua inespressiva che ha due posizioni, ritta e sdraiata. Filodrammatici gli altri. Al suo confronto ''[[La donna del fiume]]'' (1954) con [[Sophia Loren|S. Loren]] fa figura di capolavoro. (''[[Bambola (film 1996)|Bambola]]''; 2000, p. 139)
*Un "nero" di prima classe, di taglio semidocumentaristico. Suspense, atmosfera, azione, e una suggestiva descrizione dell'ambiente portuale nello stupendo bianconero di Joe McDonald. (''[[Bandiera gialla (film 1950)|Bandiera gialla]]''; 2000, p. 142)
*Film neorealista ''sui generis'': il suo neorealismo è tutto nella prima, suggestiva sequenza, ma poi si trasforma in una ''gangster story'' di modello americano sulla quale il regista innesta la sua cultura cinematografica, ma anche una robustezza narrativa e una funzionalità espressiva che saranno costanti nei suoi film successivi. È, a modo suo, un film formalista, mentre appaiono incongruenti o approssimativi, nel loro romanticismo, i contenuti etici e sociali. (''[[Il bandito]]''; 2000, p. 142)
*Con ''Donzoko'' (''[[I bassifondi]]'', 1957) e ''[[Dodes'ka-den]]'' (1970) forma una sorta di trilogia sociale della miseria nell'itinerario di Kurosawa. Sul tema tradizionale del rapporto tra maestro e allievo, è la storia di una presa di coscienza, un romanzo di educazione. Di grande bellezza plastica nell'uso del grande schermo (Tohoscope), sostenuto da una solenne colonna musicale ([[Franz Joseph Haydn|Haydn]], la ''Nona'' di [[Ludwig van Beethoven|Beethoven]]) e da una varietà di registri narrativi (tenerezza, crudeltà, due gustosi intermezzi comici), affollato di personaggi, risulta un po' programmatico e didattico nel suo assillo di essere un capolavoro umanistico. (''[[Barbarossa (film 1965)|Barbarossa]]''; 2000, p. 145)
*Prodotto dalla Republic, è un film teso, angoscioso e serrato con tipici temi alla [[Fritz Lang|Lang]]: l'incerto confine tra colpa e innocenza, l'ambiguità dei legami tra assassino e vittima, una casa in cui si materializzano le ossessioni dei personaggi. (''[[Bassa marea (film 1950)|Bassa marea]]''; 2000, p. 148)
*Vicenda, ricostruzione storico-politica e indagine psicologica dei personaggi sono secondarie rispetto alla spettacolare grandiosità delle scene di battaglia, girate con grande abbondanza di mezzi. (''[[La battaglia dei giganti]]''; 2010, p. 165)
*Intenzioni: mostrare in luce positiva la cultura latinoamericana basata sulla famiglia. Risultato: un film generosamente didattico e commovente [...]. (''[[Bella (film)|Bella]]''; 2010, p. 170)
*Non è soltanto un film di propaganda. Grazie alla sceneggiatura di [[Ugo Betti]] e [[Alessandro De Stefani]], si cerca anche una riflessione sulla guerra e il suo significato. (''[[Bengasi (film)|Bengasi]]''; 2000, p. 158)
*Influenzato dai colossi storici del cinema italiano degli anni '10 di cui riprende l'enfasi e le esagerazioni, mescolandole con un misticismo sentimentale di marca anglosassone, è un melodramma storico che conta soprattutto per 2 sequenze (la battaglia delle triremi, la corsa delle bighe) di straordinario dinamismo plastico. (''[[Ben-Hur (film 1925)|Ben-Hur]]''; 2000, p. 158)
*Equivoci a non finire, ma lieta fine. Commedia modesta e anemica che si regge sulla simpatia di [[Aldo Fabrizi|Fabrizi]]. (''[[Benvenuto reverendo!]]''; 2000, p. 160)
*La religiosità "made in Hollywood", ridotta a merce spettacolare di grande effetto. (''[[Bernadette (film 1943)|Bernadette]]''; 2000, p. 161)
*Attivo dal 1973, [[John Woo|J. Woo]] aveva diretto una quindicina di ''Wuxiapian'' (film di cavalieri erranti) quando, grazie al famoso regista-produttore [[Tsui Hark]], con questo film inaugurò nel cinema di Hong Kong il filone dei noir metropolitani iperrealisti e contribuì alla propria trasferta verso Hollywood, dove fu largamente imitato da [[Quentin Tarantino|Tarantino]] e soci. Nonostante i difetti di sceneggiatura il film ebbe un grande successo. Il suo tema centrale è ancora quello romantico dell'amicizia virile all'insegna dell'eroismo. La violenta frenesia ridondante dell'azione non nasconde le influenze occidentali nella poetica di Woo, teso a contaminare la lezione Hollywoodiana di Siegel e [[Sam Peckinpah|Peckinpah]] e quella europea di [[Jean-Pierre Melville|Melville]] e [[Sergio Leone|Leone]]. (''[[A Better Tomorrow (film 1986)|A Better Tomorrow]]''; 2013, p. 191)
*Colosso mitico-religioso hollywoodiano in salsa italiana con alcune sequenze di alta suggestione spettacolare (l'arca di Noè, la torre di Babele). Non è difficile per i fan di [[John Huston|Huston]] individuarvi le costanti tematiche e stilistiche dell'agnostico regista americano; agli altri basta lo spettacolo. (''[[La Bibbia (film 1966)|La Bibbia]]''; 2000, p. 164)
*Farsa per un pubblico di bocca buona, dal fine [[Ferdinando Maria Poggioli|Poggioli]] si può pretendere di più. Nazzari e la Silvi, insieme, hanno fatto di meglio. (''[[La bisbetica domata (film 1942)|La bisbetica domata]]''; 2000, p. 168)
*1º film sonoro di [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]] che sperimenta genialmente suoni e rumori, ma non il parlato. Notevoli: la sequenza d'apertura di taglio semidocumentaristico; il delitto; il motivo del coltello; il British Museum. Opera di incipiente maturità, thriller carico di libidine. (''[[Ricatto (film 1929)|Blackmail]]''; 2000, p. 169)
*È un rozzo film fondato sulla paura del buio, cioè dell'invisibile. Senza spargimento di sangue, senza un effetto speciale, fa paura a molti, specialmente agli adolescenti in grado di identificarsi con i tre personaggi. È un non-film di radicale inettitudine [...]. (''[[The Blair Witch Project - Il mistero della strega di Blair|The Blair Witch Project]]''; 2010, p. 189)
*Ventitré anni nella breve vita di [[Blaise Pascal|Pascal]] [...] da quando, sedicenne, pubblica l'importante ''Saggio sulle coniche'' sino alla morte (una delle sequenze più intense), passando per la "notte di fuoco" [...] in cui, in un momento di estasi mistica, ritrova il senso di Dio. Raccontato con una semplicità di linguaggio che è frutto di lucidità e di umiltà come un "uomo esile, sofferente, che stava sempre male, ma pieno di curiosità, di interessi, di slanci, di timori", diviso tra l'ansia scientifica e la pietà religiosa. L'esordiente [[Pierre Arditi|P. Arditi]], figlio di un fornaio, sarebbe diventato uno degli attori più sensibili del teatro e del cinema d'oltralpe. (''[[Blaise Pascal (miniserie televisiva)|Blaise Pascal]]''; 2000, p. 171)
*Western di inseguimento sul tema della vendetta con conclusione amara. Riesce a far coesistere numerose azioni parallele che si rinforzano a vicenda. C'è un fondo religioso che è proprio del vecchio [[Henry King|King]]. (''[[Bravados]]''; 2000, p. 181)
*Uno dei più celebrati e sopravvalutati strappalacrime del cinema mondiale. Impeccabile, comunque, per atmosfera, recitazione, uso del concerto di [[Sergej Vasil'evič Rachmaninov|Rachmaninoff]], nettezza di particolari. (''[[Breve incontro]]''; 2000, p. 182)
*Per la 2ª volta all'apice della sua fama (6 film nel 1950!) [[Amedeo Nazzari|Nazzari]] è ottimo in questa variazione sul personaggio del fuorilegge romantico. (''[[Il brigante Musolino]]''; 2000, p. 183)
*Nella stesura del raccontino originale, svelto e spiritoso, si sente la mano di [[Marcello Marchesi]] con la coppia [[Age & Scarpelli]]. [[Ugo Tognazzi|Tognazzi]] per la 1ª volta in un ruolo importante. La [[Silvana Pampanini|Pampanini]] tenta di non essere solo bella. (''[[Una bruna indiavolata!]]''; 2000, p. 185)
====C====
*Le premesse erano allettanti: un anziano regista con alle spalle una lunga lista di film decorosi, un divo molto amato, grandi scenari naturali, ma il film manca di vigoria e di ritmo anche perché fu sconciato dalla M-G-M che lo ridusse a 78 minuti. (''[[Il cacciatore del Missouri]]''; 2000, p. 195)
*Discreto western, girato in Cinemascope, quasi filoindiano, con un [[Kirk Douglas|K. Douglas]] che fa la parte del leone. (''[[Il cacciatore di indiani]]''; 2000, p. 195)
*Commedia ferroviaria, degna del teatro di [[Eduardo De Filippo]], sull'Italia di 3ª classe. Intorno a un grande [[Nino Manfredi|Manfredi]] si muove una colorita folla di macchiette. Fa ridere, ma anche riflettere. (''[[Café Express]]''; 2013, p. 238)
*Melodramma a lieto fine, dalle scenografie cariche di significati simbolici che sottolineano le psicologie dei personaggi. (''[[Calafuria (film)|Calafuria]]''; 2000, pp. 198-199)
*Censurata versione (le due donne erano accusate di avere un rapporto lesbico) del dramma ''The children's hour'' (1934) di [[Lillian Hellman]] con una lieta fine imposta dal produttore [[Samuel Goldwyn|Samuel Goldwin]], rifatto nel 1962 con la regia dello stesso [[William Wyler|Wyler]]: ''[[Quelle due]]''. Splendida parte centrale, ottima recitazione. (''[[La calunnia]]''; 2000, p. 201)
*È il più rischioso dei lavori di [[Ermanno Olmi|Olmi]]. L'episodio dei [[Magi (Bibbia)|Re Magi]] (parola non mai pronunciata nel film) è raccontato solo nel [[Vangelo secondo Matteo|Vangelo di Matteo]] in una pagina, e offre molte domande senza risposta. In base a fragili indizi, supposizioni, ipotesi, Olmi – che ne cura anche fotografia e montaggio, coordinando scene e costumi – ne fa un film profondamente religioso e severamente anticlericale che talvolta ha i toni di una requisitoria contro le istituzioni, il potere e gli intellettuali al loro servizio con inattesi e funzionali spunti comici o dissacranti che gli valsero un assurdo divieto ai minori di 14 anni. Girato a Volterra, Alpi Apuane e Maremma con un forte privilegio alla dialettalità e una metodologia di set rosselliniana con largo spazio all'improvvisazione. Squilibrato e geniale, è forse il suo film più anticonformista. (''[[Camminacammina]]''; 2010, p. 228)
*Di ambientazione insolita e di origine teatrale [...], questo giallo d'investigazione si raccomanda per la cura dei particolari, la finezza della recitazione, specialmente femminile, l'eleganza dello stile. (''[[La campana del convento]]''; 2000, p. 204)
*[[Luigi Zampa|L. Zampa]], specialista di commedie agre e intrise di succhi civili (''[[Vivere in pace]]'', ''[[L'onorevole Angelina]]'', ''[[Anni difficili]]''), ha fatto di meglio, ma anche qui riesce a divertire con intelligenza. (''[[Campane a martello]]''; 2000, p. 204)
*Seguito di ''[[La mia via]]'' (1944), ebbe altrettanto successo [...]. Il tasso di sciroppo sentimentale è ancor più alto. Film natalizio a prova di bomba. (''[[Le campane di Santa Maria]]''; 2000, p. 204)
*Tutto giocato sul doppio dei fratelli De Filippo (con il regista a disagio, come il solito, con la fisicità non mediata dell'attore comico), il film è svelto e divertente, con alcune cadute folcloristiche di tono, ma non tra i migliori del Camerini dell'epoca. (''[[Il cappello a tre punte]]''; 2000, p. 213)
*Da un romanzo di [[Daphne du Maurier|Daphne Du Maurier]] una storia fosca, venata di acido umorismo. Con una coppia del calibro [[Bette Davis|Davis]]-[[Alec Guinness|Guinness]], comprimari, operatore, scenografo e [[Gore Vidal]] alla sceneggiatura, troppa intelligenza sprecata. (''[[Il capro espiatorio (film 1959)|Il capro espiatorio]]''; 2000, p. 214)
*Testo arguto ed effervescente. Ambientazione superba e accurata. [[Gino Cervi|Cervi]] gioca in casa. (''[[Il cardinale Lambertini (film 1954)|Il cardinale Lambertini]]''; 2000, p. 216)
*I personaggi umani sono graficamente tra i più inventivi e spiritosi del cinema disneyano, dalla memorabile, rapace, eccessiva Crudelia ai due gaglioffi Gaspare e Orazio e a Rudy, eccentrico compositore. La lunga sequenza della fuga dei cuccioli sulla neve – che ha il ritmo e i passaggi obbligati di un film bellico di evasione – è il pezzo forte del film, ma vanno ricordati anche il tam tam canino e i momenti di satira televisiva. (''[[La carica dei cento e uno|La carica dei 101]]''; 2000, p. 217)
*Da non perdere questa vetta del cinema [[John Ford|fordiano]]. Un esodo epico, eppure affettuoso, tenero, divertente. Senza eroi, ma con grande humour. Considerato a torto un film minore per i pochi mezzi a disposizione rispetto ad altri suoi western e per il carattere rapsodico del suo impianto narrativo. (''[[La carovana dei mormoni]]''; 2000, p. 221)
*[...] è un western agile e allegro con scene d'azione e intermezzi umoristici che si alternano sapientemente. L'attacco alla diligenza blindata è d'antologia. Buffo [[Howard Keel|H. Keel]] travestito da pellerossa. (''[[Carovana di fuoco]]''; 2000, p. 221)
*Il merito principale di questo thriller gotico sul paranormale consiste nel fatto che, prima di arrivare alla sua conclusione luttuosamente mirabolante, fa vivere sullo schermo personaggi attendibili e interessanti. [[Sissy Spacek|S. Spacek]] bravissima. (''[[Carrie - Lo sguardo di Satana]]''; 2000, p. 221)
*[...] è un cupo è perverso psicodramma pastorale dai risvolti freudiani, attraversato dall'incerta linea che separa la sessualità sana da quella malata. Un film insolito sia per il 1947 sia nella carriera di [[Delmer Daves|Daves]] e un'ottima occasione per un [[Edward G. Robinson|E.G. Robinson]] in gran forma. (''[[La casa rossa]]''; 2010, p. 254)
*Film (cast compreso) voluto dal produttore [[David O. Selznick|D.O. Selznick]] che [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]] diresse malvolentieri: sceneggiatura verbosa, prolissa, troppo complicata. Qualche lampo di lancinante perversità. (''[[Il caso Paradine]]''; 2000, p. 230)
*[...] è un film di mare e solitudine diviso in 3 parti. Nella 1a c'è la formidabile e paurosa sequenza dell'incidente aereo; nella 2a sull'atollo (80 minuti circa sui 135 complessivi) il momento più poetico è l'incontro notturno con la balena; la 3a è un tiremmolla sentimentale che si può perdere. Più di una inverosimiglianza nella parte centrale (nemmeno un insetto), ma i dialoghi del nuovo Robinson con il pallone (il suo specchio, non il suo servo) e la sua lotta per sopravvivere hanno un accento veritiero. (''[[Cast Away]]''; 2010, p. 258)
*Nel filone della narrativa romantica che va da [[Jane Austen]] a [[Daphne du Maurier]] (''[[Daphne du Maurier#Rebecca|Rebecca]]'') l'esordiente [[Joseph L. Mankiewicz|J.L. Mankiewicz]], responsabile anche della sceneggiatura, ha diretto un film d'atmosfera di apprezzabile omogeneità stilistica, appoggiato a un'affiatata squadra di attori. (''[[Il castello di Dragonwyck]]''; 2000, p. 232)
*Premiato con il Leone d'oro alla carriera, [[Hayao Miyazaki|H. Miyazaki]] (che avrebbe dovuto limitarsi a produrre il film con il suo studio Ghibli) mescola fiaba nipponica, fantasmi d'Oriente e ambientazione da Mitteleuropa 800 in una delle più affascinanti avventure di animazione degli ultimi tempi, dove non mancano l'eterna lotta tra il Bene e il Male, la minaccia della guerra fuori dal tempo, ma anche la speranza nel futuro e il bisogno di fantasia e immaginazione. (''[[Il castello errante di Howl]]''; 2010, p. 259)
*È un film che fece commuovere e piangere le folle all'inizio degli anni '50. Feuilleton popolare, ha anche il merito di una ambientazione e una patina neorealistica assai suggestiva. (''[[Catene (film 1949)|Catene]]''; 2000, p. 232)
*Uno dei vertici del cinema noir: fatalismo tragico, impotenza dell'individuo, rapporto avvelenato tra passato e presente, la figura della ''dark lady'' ([[Jane Greer|J. Greer]]). Scritto da Daniel Mainwaring, il labirintico intrigo è messo in immagini da [[Jacques Tourneur|J. Tourneur]] con stringata intensità. (''[[Le catene della colpa]]''; 2000, p. 232)
*Difetti? Parecchi, compresi i troppi falsi finali e il triangolo amoroso Agar-Dru-Carey, ma sono i peccati minori di un film delizioso, amabile, ricco di annotazioni, fordiano a 18 carati che invecchia benissimo. L'asso nella manica è la fotografia a colori di Winton C. Hock, premiata con l'Oscar, che nello stile di Frederic Remington cattura le bellezze della Monument Valley. (''[[I cavalieri del Nord Ovest]]''; 2000, p. 236)
*Conta per l'elegante ricostruzione della società a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento, la preferenza ai toni crepuscolari piuttosto che celebrativi ed eroici, l'esaltazione del militarismo sabaudo che, se non si contrappone, si sovrappone a quello fascista. (''[[Cavalleria (film)|Cavalleria]]''; 2000, p. 236)
[[File:La cena delle beffe (1942) Clara Calamai (2).png|thumb|[[Clara Calamai]] ne ''[[La cena delle beffe (film)|La cena delle beffe]]'']]
*Versione scattante, veloce, rispettosa del famoso dramma (1909) di [[Sem Benelli]]. Oh, il niveo seno nudo e il corpo velato di [[Clara Calamai|C. Calamai]] che fecero fremere mezza Italia e indussero il Centro Cattolico a bollarlo come intreccio di libidine, brutalità e libertinaggio! C'è da ammirare anche l'insinuante, volpino Giannetto di [[Osvaldo Valenti|O. Valenti]]. (''[[La cena delle beffe (film)|La cena delle beffe]]''; 2000, p. 238)
*Non è il migliore dei 5 film che [[Mario Camerini|M. Camerini]], al culmine della sua fama, diresse nel biennio 1939-40. La sceneggiatura è indirizzata sui binari della commedia un po' pazza il cui ritmo non s'addice al regista. Da gustare, comunque, come variazione sulla tematica dei "telefoni bianchi". (''[[Centomila dollari]]''; 2000, p. 240)
*[...] è una sorta di antologia del western in negativo in cui si ricorre ai suoi più scalcinati stereotipi. 3 attori americani di scuole diverse e il più famoso dei 3 ([[Henry Fonda|Fonda]]) scelto contro la parte. Il set non è più l'Andalusia, ma la Monument Valley di [[John Ford]]. In un film ricco di trasgressioni, [[Sergio Leone|Leone]] dilata madornalmente i tempi drammaturgici, contravvenendo alla dinamica del genere. Sotto il segno del titanismo si tende al teatro d'opera e alla sua liturgia. Dall'epica del treno, della prima ferrovia transcontinentale, si passa alla trenodia, al canto funebre sulla morte del West e dello spirito della Frontiera. Come in [[Sam Peckinpah]]. (''[[C'era una volta il West]]''; 2000, p. 241)
*[[Luigi Comencini|L. Comencini]] ha lavorato con discrezione e pudore, in difficile equilibrio tra patetico e comico, ma il perno del film, e la sua forza, è [[Beppe Grillo]], con la sua recitazione sotto le righe, al risparmio, di una sobrietà tutta genovese. (''[[Cercasi Gesù]]''; 2000, p. 243)
*Gioco al massacro tra una vittima che diviene carnefice e un carnefice che si trasforma in vittima, in bilico tra il melodramma e l'horror, è un capolavoro del grand-guignol cinematografico, detestato da molti che lo considerano una vetta del Kitsch violento. È difficile, però, non ammirare il linguaggio rigoroso e stilizzato di [[Robert Aldrich|R. Aldrich]], la sapiente sceneggiatura di [[Lukas Heller]] (da un romanzo di [[Henry Farrell]]), la straordinaria recitazione del trio principale, la dimensione gotica dell'atmosfera narrativa. (''[[Che fine ha fatto Baby Jane?]]''; 2000, p. 248)
*Basato su una storia vera, questo thriller è un buon esempio di quel realismo semidocumentaristico che si diffuse a Hollywood nel primo dopoguerra. Oltre all'asciutta ed efficace regia di [[Henry Hathaway|H. Hathaway]], le sue carte vincenti sono la fotografia di Joe McDonald e l'interpretazione di [[James Stewart|J. Stewart]]. Notevole anche K. Orzazewski nella parte di Tillie. (''[[Chiamate Nord 777]]''; 2000, p. 250)
*Melodramma missionario che promosse [[Gregory Peck|G. Peck]] al ruolo di star. Tratto da un romanzo di [[A. J. Cronin|Archibald J. Cronin]], è dignitoso, solidamente costruito ma prolisso. (''[[Le chiavi del paradiso]]''; 2000, p. 251)
*Ancora in doppio ruolo, [[Bette Davis|B. Davis]] cerca di galvanizzare un dramma (già fatto nel 1946 con Dolores Del Rio) turgido, effettistico e inverosimile, ma, a modo suo, affascinante. (''[[Chi giace nella mia bara?]]''; 2000, p. 253)
*2º film di L. Pieraccioni che l'ha scritto, diretto e interpretato: simpatico, spesso salace, quasi mai scurrile, sorretto da un'affiatata recitazione di squadra, da un'intelligente scelta dei tempi comici, girato con garbo da un principiante cha ha visto i film giusti e ha imparato la lezione. [[Alessandro Haber|A. Haber]] si conferma principe dei caratteristi italiani. Campione d'incassi della stagione 1996-97. (''[[Il ciclone]]''; 2010, p. 291)
*Neorealismo in chiave cattolica. Il film conta soprattutto per il bianconero del grande [[Aldo Graziati|G.R. Aldo]], la coerenza pittorica delle inquadrature, l'atmosfera delle paludi pontine, il clima affocato che precede lo stupro. (''[[Cielo sulla palude]]''; 2000, p. 260)
*[...] è uno dei più fiacchi risultati di [[Anthony Mann|A. Mann]]. Invece che una saga, un greve melodramma senza estro né scatti. (''[[Cimarron (film 1960)|Cimarron]]''; 2000, p. 260)
*Tolto quello scoppiettante di [[Walter Chiari|W. Chiari]], in chiave rivistaiola, gli episodi sono all'insegna di una comicità amara. Notevole quello di [[Eduardo De Filippo|Eduardo]] che descrive un borgo agricolo campano senza spolveri idillici. (''[[Cinque poveri in automobile]]''; 2000, p. 263)
*Ruvido melodramma, scritto dal futuro regista Robert Rossen, affidato soprattutto all'interpretazione di un'affiatata squadra di attori sotto contratto alla Warner Bros, casa specializzata in drammi sociali e gangsteristici. (''[[Le 5 schiave|Le cinque schiave]]''; 2000, p. 263)
*Fiacco e deludente rifacimento di ''[[L'uomo di bronzo]]'' (1937) della stessa Warner. Importante solo perché è il 1º film di [[Humphrey Bogart|H. Bogart]] come protagonista. (''[[Il circo insanguinato]]''; 2000, p. 266)
*Vinse 2 Oscar per il soggetto e l'interpretazione di [[Spencer Tracy|S. Tracy]]. Anche [[Mickey Rooney|M. Rooney]] è in forma. Sciropposo ma gradevole. (''[[La città dei ragazzi]]''; 2000, p. 267)
*Liberamente tratto da un romanzo di [[John Buchan]], questo film d'inseguimento all'insegna della leggerezza e dell'umorismo è, forse, l'opera più famosa dell'[[Alfred Hitchcock|Hitchcock]] inglese, e uno dei preferiti dallo stesso regista. (''[[Il club dei 39|Il club dei trentanove]]''; 2000, p. 273)
*[...] è una sorta di antiwestern, attraversato da un sottile filo di poesia. Poca azione, lenti indugi sugli stati d'animo, rari risvolti divertenti e una fredda eleganza che talvolta sfiora una noia non premeditata. (''[[Le colline blu]]''; 2010, p. 314)
*Western trito e ritrito [...]. (''[[Le colline bruciano]]''; 2000, p. 277)
*Ermetico, ma abbagliante. Molte noie con la censura sovietica. (''[[Il colore del melograno]]''; 2010, p. 316)
*Risente dell'origine teatrale, ma gli attori tengono bene anche se messi in difficoltà da dialoghi retorici. (''[[I colpevoli]]''; 2000, p. 280)
[[File:Un colpo di pistola (1942) Assia Noris (2).png|thumb|[[Assia Noris]] in ''[[Un colpo di pistola]]'']]
*1º film di [[Renato Castellani|R. Castellani]], è considerato uno degli esempi più rappresentativi di quella tendenza "evocativa-calligrafica" che negli anni '40 cercò di contrapporsi alla sciatta e conformistica mediocrità del cinema italiano di quei fascistici anni come un corrispondente audiovisivo della prosa d'arte in letteratura. Freddo esercizio di stile, ma di buon livello. (''[[Un colpo di pistola]]''; 2000, p. 282)
*Tratto da una famosa commedia (1900) di [[Giuseppe Giacosa]] (già filmata nel 1916) è uno dei meno originali, ma dei più compatti e armonici film di [[Mario Camerini|Camerini]]. Riscritto completamente nei dialoghi, è fedele allo spirito. (''[[Come le foglie (film 1934)|Come le foglie]]''; 2000, p. 286)
*Tipico melodramma a sfondo sociale nella Hollywood degli anni '40 per il quale [[John Ford|J. Ford]] ebbe a disposizione dalla M-G-M grandi mezzi che gli permisero di ricostruire in studio il villaggio gallese. Grande successo al botteghino, aiutato da 4 premi Oscar [...]: raramente il regista s'era tanto spinto nel territorio turgido del sentimentalismo. Edificante e pomposo, ma impeccabile nel ritmo narrativo e a livello figurativo. (''[[Com'era verde la mia valle]]''; 2000, p. 286)
*Uno dei 5 western Republic di serie che [[John Wayne|J. Wayne]] girò nell'anno in cui [[John Ford]] lo chiamò per ''[[Ombre rosse]]'', promuovendolo in serie A. (''[[Nuove frontiere|Il confine della paura]]''; 2000, p. 296)
*[[Cecil B. De Mille|C.B. De Mille]] ha una qualità rara, ereditata da [[David Wark Griffith|Griffith]]: sa coniugare l'azione e l'avventura con il lirismo romantico. Western su grande scala, con scene d'azione folgoranti (la cavalcata di un [[Gary Cooper|G. Cooper]] nel fulgore della sua bellezza), storicamente inattendibile. (''[[La conquista del West (film 1936)|La conquista del West]]''; 2000, p. 299)
*Western misconosciuto: agile, divertente, piacevole, colorito, con una scelta originale degli esterni. (''[[I conquistatori (film 1946)|I conquistatori]]''; 2000, p. 299)
*[...] è un insieme di tableaux senza vita, resi più brillanti, talvolta, da scenografie pittoresche o espressioniste. [[Bette Davis|B. Davis]] trabocca di manierismi. [[Errol Flynn|E. Flynn]] manca di tono e di colore. (''[[Il conte di Essex]]''; 2000, p. 301)
*Prodotto dal grande [[Alexander Korda]] e tratto dall'omonimo romanzo di [[James Hilton]], è un dramma non più che elegante, non più che ben fatto con un'attendibile atmosfera d'epoca. Ma c'è [[Marlene Dietrich|Marlene]]. (''[[L'ultimo treno da Mosca|La contessa Alessandra]]''; 2000, p. 302)
*Nel suo genere – il melodramma passionale a forti tinte – è un capolavoro. Su una materia trita [[Joseph L. Mankiewicz|J.L. Mankiewicz]] ha costruito una galleria di splendidi personaggi dell{{'}}''international set'' inseriti in una elaborata costruzione drammatica, costituita da 8 flashback, raccontati da 4 personaggi. (''[[La contessa scalza]]''; 2000, p. 302)
*Assai fedele al romanzo (1897) di Bram Stoker, è una piccola chicca per gli amanti dei racconti vampireschi in cui l'intelligenza e il gusto sopperiscono alla povertà dei mezzi. C. Lee ammirevole per sobrietà. (''[[Il conte Dracula (film 1970)|Il conte Dracula]]''; 2010, p. 340)
*Costruito su due itinerari d'anima, affronta i temi della redenzione e della grazia con sobrio rigore. Una sommessa e dolorosa sinfonia in bianco. (''[[La conversa di Belfort]]''; 2000, p. 304)
*Film spionistico di serie con tipici toni da guerra fredda. Ritmo alacre, una certa cura nell'ambientazione, attori efficaci. (''[[Corriere diplomatico (film)|Corriere diplomatico]]''; 2000, p. 309)
*Un'orfana del Minnesota fugge in città quando lo zio vuole sposarla a un bruto. Ama, pecca, si vende, si degrada, risorge. 14º film M-G-M di [[Greta Garbo|G. Garbo]], suo 4º parlato e l'unico in coppia con [[Clark Gable|C. Gable]] (senza baffetti). Le prime scene tra i due, in una cornice idillica, sono piacevoli, ma il resto è melodramma di terz'ordine, illuminato soltanto dalla sua presenza. (''[[Cortigiana (film)|La cortigiana]]''; 2000, p. 312)
*Prodotto dalla Romana Film di F. Misiano, specializzata in cinema popolare "napoletano", è uno dei 2 film di finzione di A. Petrucci che v'immette la sua inclinazione al documentario sociologico e al racconto pedagogico edificante, un'indubbia pulizia espositiva, una certa cura psicologica. (''[[Cortile (film 1955)|Cortile]]''; 2000, p. 312)
*È uno dei western che inaugurarono una nuova tendenza del genere, con gli indigeni amerindi visti come una cultura ostile all'estendersi della civilizzazione, ma non inferiore né negativa. [...] Il conflitto tra la collettività dei legittimi padroni del luogo e la necessità storica del pioniere scatena una dura lotta, ma sfocia nella necessaria pratica della tolleranza. (''[[Corvo rosso non avrai il mio scalpo!|Corvo rosso non avrai il mio scalpo]]''; 2000, p. 312)
*È un classico del filone storico in costume di moda in Italia negli anni '60: tra scene spettacolari di battaglia e sontuose scenografie, gli attori, beniamini del pubblico di quei tempi, se la cavano. (''[[Costantino il Grande (film)|Costantino il Grande]]''; 2000, p. 316)
*[...] ricco di spunti realistici e di situazioni inedite, vive di frammenti e va gustato a sorsi, ma impone una moralità di estrema amarezza. Si chiude con una doppia fine di insolita allegria. (''[[Cowboy (film 1958)|Cowboy]]''; 2010, p. 358)
*Poliziesco ascetico che inclina al noir: più che le scene d'azione, all'inizio e alla fine, contano i personaggi e l'atmosfera. Un buon risultato nella carriera di un regista noto per le sue commedie. (''[[Criminale di turno]]''; 2000, p. 319)
*[...] è uno dei migliori [[Don Siegel|Siegel]] degli anni '50 con 3 o 4 sequenze magistrali e un duetto straordinario [[Eli Wallach|Wallach]]-[[Robert Keith|Keith]]. Il cuore di questo film incompreso è nella loro caratterizzazione eccessiva e fiammeggiante. A una lettura di secondo grado i temi di fondo sono il parricidio e l'ossessione del tempo. (''[[Crimine silenzioso]]''; 2000, p. 319)
*Data la censura dell'epoca, sarebbe stato difficile per chiunque trarre un film dal romanzo di [[Graham Greene]] ''Il potere e la gloria'' (1940), storia di un prete ubriacone che fa un figlio con una prostituta, ma per [[John Ford|J. Ford]], buon cattolico irlandese, era impossibile. Ne ricavò, infatti, non soltanto un film pio che attribuisce tutta l'onestà al prete e tutta la corruzione all'ufficiale, ma anche pesante, prolisso, artificioso, mal recitato persino da [[Henry Fonda|H. Fonda]] che si trascina ostentando una sonnolenta santimonia, affidato a una serie di quadri statici anche se magnifici nel loro esasperato simbolismo mistico (influenza di [[Sergej Michajlovič Ėjzenštejn|Eisenstein]] e degli espressionisti tedeschi nella fotografia di [[Gabriel Figueroa|G. Figueroa]]). (''[[La croce di fuoco]]''; 2000, p. 321)
*[...] Dmytryk s'è cimentato con la vita del leggendario fra' Giuseppe da Copertino, ma i risultati sono ora modesti ora goffi. (''[[Cronache di un convento]]''; 2000, p. 323)
*[...] un delicato film per famiglie [...]. Tenere pronti i fazzoletti. (''[[Il cucciolo]]''; 2000, p. 325)
[[File:Cuore (film 1948) María Mercader.png|miniatura|[[María Mercader]] in ''[[Cuore (film 1948)|Cuore]]'']]
*Coletti, cineasta in sintonia quasi perfetta con i valori patriottici deamicisiani, ha tratto un film lindo, di impettita nostalgia ''rétro'', accurato nella rievocazione d'epoca. L'ha aiutato un'abile sceneggiatura a più mani [...]. (''[[Cuore (film 1948)|Cuore]]''; 2000, pp. 325-326)
====D====
*Forse sopravvalutato dalla critica quando uscì, oggi risulta un po' datato. Rimane, comunque, un'opera rappresentativa della sensibilità del dopoguerra, dei traumi psicologici e delle disillusioni dei reduci. (''[[La dalia azzurra]]''; 2000, p. 331)
*La moda di questo genere è finita, ma – superata la balordaggine del soggetto e la rozzezza della regia – i film con [[Bruce Lee]], questo [[Fred Astaire]] del kung-fu, offrono momenti gustosi, ricordando quasi il dinamismo spensierato del cinema muto. (''[[Dalla Cina con furore]]''; 2000, p. 331)
*Poliziesco spettacolare e a tratti suggestivo ma [[Walter Hill|Hill]] ha fatto di meglio. È stata la prima troupe americana autorizzata a fare riprese sulla piazza Rossa di Mosca. (''[[Danko]]''; 2000, p. 333)
*Sopravvalutato, resta in ogni modo un robusto melodramma di guerra. (''[[Da qui all'eternità]]''; 2000, p. 335)
*[...] è sicuramente il più famoso, forse il migliore, ma non il più tipico, film di [[Mario Camerini|Camerini]] negli anni '30. Influenzato più dalla commedia hollywoodiana che da [[René Clair]] e arricchito da piccole trovate quasi surrealistiche di umore [[Cesare Zavattini|zavattiniano]] [...]. (''[[Darò un milione]]''; 2000, p. 336)
*La sceneggiatura di [[Gherardo Gherardi|G. Gherardi]] e [[Gaspare Cataldo|G. Cataldo]] fa un po' acqua, ma il robusto mestiere di [[Carmine Gallone|Gallone]], re del cinema popolare dell'epoca, guida la storia sino all'attesa lieta fine. (''[[Avanti a lui tremava tutta Roma|Davanti a lui tremava tutta Roma]]''; 2010, p. 382)
*Con l'efficiente organizzazione della M-G-M alle spalle, [[George Cukor|Cukor]] realizza un perfetto film inglese a Hollywood con un'ottima direzione degli attori e una cura maniacale del particolare. Indimenticabile il Micawber di [[W. C. Fields|W.C. Fields]]. (''[[Davide Copperfield (film 1935)|Davide Copperfield]]''; 2000, p. 337)
*Ebbe 3 nomination ai premi Oscar: Philip Dunne per la sceneggiatura (insolitamente sobria, anti De Mille), Leon Shamroy per la fotografia (sontuosa, affettata) e per le musiche di Alfred Newman. Potabile. (''[[Davide e Betsabea]]''; 2000, p. 337)
*Assenza di introspezione psicologica, di folclore, di motivazioni storiche o sociali. Contano soltanto i fatti e l'ossessione della vendetta. Non c'è conflitto tra il Bene e il Male, ma soltanto tra due individui. (''[[Decisione al tramonto]]''; 2000, p. 340)
*Unico frutto della collaborazione tra [[Jean Renoir|Renoir]] e [[Jacques Prévert]], il film porta i segni del Fronte Popolare e del suo clima di appassionato populismo. Nel descrivere il cortile del caseggiato popolare che fa da contenitore (e palcoscenico) dell'azione, Renoir trova gli accenti di un affettuoso realismo, paragonabile alle commedie del lombardo [[Carlo Bertolazzi]] nelle regie strehleriane. L'incarnazione più felice di questo microcosmo è la sensuale Valentine di [[Florelle]], la più dimenticata attrice francese degli anni '30. Ma nel ruolo dello spregevole Batala anche [[Jules Berry|Berry]] è di una simpatia travolgente. (''[[Il delitto del signor Lange]]''; 2000, p. 344)
*Commedia romantica che – dall'inizio scintillante di brio sino all'ultima parte dove il motore perde più di un colpo anche per la necessità di arrivare alla lieta fine – è segnata dallo stile inconfondibile di [[Ernst Lubitsch|E. Lubitsch]] che ne fu produttore e supervisore. ([[Desiderio (film 1936)|''Desiderio'', 1936]]; 2000, p. 349)
*Impossibile dare un giudizio di un film così martoriato che, distribuito nel luglio 1946, fu ritirato dalla circolazione e drasticamente ridotto dalla censura a 73 minuti. Così com'è, sembra solo una brutta copia di ''[[Ossessione (film 1943)|Ossessione]]'' di [[Luchino Visconti|Visconti]]. ([[Desiderio (film 1946)|''Desiderio'', 1946]]; 2000, p. 350)
*Il brivido si alterna al sorriso. (''[[Destinazione... Terra!]]''; 2000, p. 351)
*È un poliziesco con un sottofondo intricato di fantascienza metafisica e risvolti da melodramma romantico. (''[[Déjà vu - Corsa contro il tempo]]''; 2010, p. 387)
[[File:Dracula (1973) - Jack Palance 5.png|thumb|[[Jack Palance]] nel ruolo del [[Conte Dracula]] ne ''[[Il demone nero]]'']]
*Interessante rivisitazione televisiva del ''[[Dracula (romanzo)|Dracula]]'' (1897) di [[Bram Stoker]], che [[Jack Palance]] impersona come una figura quasi patetica, vittima di un destino crudele. Atmosfera gotica sapientemente ricreata, grazie anche alla bella sceneggiatura di [[Richard Matheson]]. (''[[Il demone nero]]''; 2010, p. 392)
*[...] è un fantasy orrorifico che, con qualche effettaccio in meno e una maggior cura della storia e dei personaggi, poteva diventare memorabile. (''[[Dèmoni (film)|Demoni]]''; 2010, p. 392)
*[...] è un'opera che ricorda [[Robert J. Flaherty|Flaherty]] e [[Aleksandr Petrovič Dovženko|Dovgenko]] per l'intensa, lirica, panteistica rappresentazione del rapporto tra uomo e natura. Dersu Uzala – impersonato con eccezionale mimetismo da un attore non professionista mongolo che nella vita fa il musicologo – vive in armoniosa e religiosa simbiosi con la natura, parla col fuoco e gli animali, ma ha poco da spartire con il mito del "buon selvaggio". (''[[Dersu Uzala - Il piccolo uomo delle grandi pianure]]''; 2000, p. 349)
*Zeppa di coincidenze inverosimili, la storia di Martin Goldschmidt avrebbe potuto scivolare nel grottesco o nel ridicolo. In mano a [[Edgar G. Ulmer|E.G. Ulmer]] (1900-72), regista di serie B che fu rivalutato in Europa retrospettivamente, è diventato un piccolo noir di culto, raccontato con la tecnica del monologo interiore: un allucinato apologo sull'assurdo e sul caso. Ma è soltanto il caso che spinge Al Roberts a fare quel "detour" (svolta, deviazione)? (''[[Detour - Deviazione per l'inferno]]''; 2000, p. 353)
*Con una prestigiosa compagnia di attori, i due registi ne hanno fatto una trasposizione forte, severa, teatraleggiante. (''[[I dialoghi delle Carmelitane (film 1960)|I dialoghi delle Carmelitane]]''; 2000, p. 355)
*[[Spencer Tracy|Tracy]] gigioneggia e [[Frank Sinatra|Sinatra]] gli va dietro in questo drammone quasi catastrofico dove lo zucchero del sentimento prevale sul sale dell'avventura. (''[[Il diavolo alle 4]]''; 2000, p. 358)
*Fiasco al botteghino e poco apprezzata dalla critica del suo tempo, è una commedia insolita, pungente e fantasiosa imperniata sul gioco, la finzione, il travestimento, ricca di malizie e volute ambiguità tanto che fu boicottata dalla Legion of Decency, interpretata benissimo da una squadretta di attori tra cui spicca la [[Katharine Hepburn|Hepburn]], magnifica attrice al secondo grado. (''[[Il diavolo è femmina]]''; 2000, p. 358)
*1º film sull'Italia del post-terrorismo, è un po' schizofrenicamente diviso tra un inseguimento personale di sogni e ossessioni e il bisogno di fare i conti con la realtà sociale. Avvince e convince di più sul primo versante. Disarmonico, sregolato, ricco di immagini inquietanti, con due interpreti parzialmente attendibili. (''[[Diavolo in corpo]]''; 2000, p. 359)
*{{NDR|[[Cecil B. DeMille|DeMille]]}} Spese 13 milioni di dollari (del '56!) per nominare il nome di Dio invano e ne incassò 43. Cocktail di grandiosità spettacolare e prudenti audacie erotiche. (''[[I dieci comandamenti (film 1956)|I dieci comandamenti]]''; 2000, p. 362)
*Prodotta da [[Morgan Freeman|M. Freeman]] (è costata pochissimo), uscita in sole 15 sale, ambientata in un sobborgo multietnico, è una deliziosa commedia di dialoghi – accusata in modo troppo semplicistico di retorica e moralismo – dove non succede nulla e si dicono tante cose. È un incontro tra due mondi, due sessi, due razze, due generazioni: due persone che riescono a comunicare per un giorno e si danno una mano, e ognuno dei due, alla fine, qualcosa ha imparato. Un po' melenso? Forse, ma averne! (''[[10 cose di noi]]''; 2010, p. 408)
*Di altissima tenuta stilistica nella sua maestosità [...], di grande ricchezza psicologica e sapiente rievocazione storica, è una vetta nell'itinerario di [[Carl Theodor Dreyer|Dreyer]] e nella storia del cinema. Per il regista danese – al di là delle interpretazioni che se ne possono dare – la più terrificante sequenza musicale della liturgia cristiana diventa un inno alla vita e alla libertà contro il fanatismo, l'intolleranza, la cecità spirituale degli uomini. (''[[Dies irae (film)|Dies irae]]''; 2000, p. 363)
*Uno dei più misconosciuti film americani di [[Fritz Lang|Lang]] che qui fa la spola tra [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]] (la suspense psicologica) e [[Josef von Sternberg|Sternberg]] (la profusione barocca delle scenografie). L'uso della voce ''off'' per esprimere i pensieri dei personaggi, la musica ([[Miklós Rózsa|M. Rosza]]), le scene, la fotografia ([[Stanley Cortez|S. Cortez]]) contribuiscono a creare un'atmosfera affascinante. (''[[Dietro la porta chiusa]]''; 2000, p. 363)
*2º film americano della coppia [[Josef von Sternberg|Sternberg]]-[[Marlene Dietrich|Dietrich]], straordinario e incompreso, miniera inesauribile di sorprese del Kitsch più sfrenato dove il ridicolo va a braccetto del sublime, trasgredendone le regole della narrazione, della verosimiglianza, del buon gusto con una anarchica follia che culmina nella sequenza finale della fucilazione. (''[[Disonorata (film 1931)|Disonorata]]''; 2000, p. 369)
*Aperto alle influenze culturali più varie del suo tempo, [[Franco Brusati|Brusati]] si discosta volutamente dai canoni e dalle convenzioni del realismo il cui moralismo gli è indifferente ed estraneo. Sceglie i suoi personaggi alle due estremità della scala sociale dove è più facile cogliere i segni della disgregazione, scelta che gli permette una deformazione cara al suo gusto figurativo, ma che limita il significato di quel che racconta. (''[[Il disordine (film 1962)|Il disordine]]''; 2000, p. 369)
*Maestro dell'horror, [[Terence Fisher|Fisher]], classe 1904, ha resuscitato i vecchi mostri (Dracula, Frankenstein, l'Uomo Lupo, il dr. Jekyll) rinnovandoli con il colore. Il suo humour ha fatto il resto. Divertente. (''[[Distruggete Frankenstein!]]''; 2000, p. 370)
*[...] è una specie di versione economica di ''[[Viale del tramonto]]'' senza finale tragico. (''[[La diva]]''; 2000, p. 371)
*Cinema di grande sartoria. Nonostante l'elegante confezione, è una stolida e tragicomica burattinata, sontuosamente arredata, che si prende terribilmente sul serio. [[Laura Antonelli|Antonelli]] inascoltabile. (''[[Divina creatura]]''; 2000, p. 372)
*Viaggio attraverso il disgusto, cinegiornale e affresco di una Roma raccontata come una Babilonia precristiana, affascinante e turpe. Una materia da giornale in rotocalco trasfigurata in epica. Uno spartiacque nel cinema italiano, un film-cerniera nell'itinerario felliniano con la sua costruzione ad affresco, a blocchi narrativi e retrospettivamente un film storico che interpreta con acutezza un momento nella storia d'Italia. Dopo lo scandalo ecclesiastico e politico, un successo mondiale. Lanciò, anche a livello internazionale, il termine "paparazzo". (''[[La dolce vita]]''; 2010, p. 424)
*Giallo mediocre che ricalca noti schemi. La mano di [[Don Siegel|Siegel]] non è ancora riconoscibile, buona la fotografia. (''[[Dollari che scottano]]''; 2000, p. 376)
*Scritto da [[Leigh Brackett|L. Brackett]] e J. Furthman, è un western da camera di leggerezza e profondità mozartiane: non un personaggio sfocato, non un'azione senza precisi motivi tattici. Con un controcanto umoristico degno delle sue migliori commedie, [[Howard Hawks|Hawks]] coniuga l'efficacia con la semplicità. (''[[Un dollaro d'onore]]''; 2000, p. 377)
*Tenendo d'occhio la lezione di ''[[Un dollaro d'onore]]'' di [[Howard Hawks|Hawks]], anche [[Nathan Juran|Juran]] cerca di perfezionare, se non di rinnovare, il genere dall'interno: raffinatezza nella composizione figurativa, insolita cura del colore, analisi psicologica. Pur non uscendo dal normale artigianato hollywoodiano, è interessante. (''[[Domani m'impiccheranno]]''; 2000, p. 377)
*Con questo film dal taglio umoristico e sentimentale, [[Luciano Emmer|Emmer]] contribuisce a un'importante tappa del cinema italiano: il trasferimento dell'esperienza neorealistica nella commedia di costume. Rivisto oggi, piace di più, forse, come testimonianza d'epoca che per le sue qualità intrinseche: come commedia è sgranato, come film neorealista anemico. [[Marcello Mastroianni|Mastroianni]] doppiato da [[Alberto Sordi]]: allora capitava anche di peggio. (''[[Domenica d'agosto]]''; 2000, p. 378)
*Una [[Barbara Stanwyck|Stanwyck]] in gran forma [...]. La regia di [[George Stevens|Stevens]] è elegante e competente, ma il film, tutto girato in "studio", risulta un po' datato. (''[[La dominatrice]]''; 2000, p. 380)
*Su un sagace adattamento di Age & Scarpelli un film simpatico, agile nella regia "invisibile", apprezzabile nella descrizione ambientale e nella direzione degli attori [...]. (''[[La donna della domenica]]''; 2000, p. 384)
*Splendido bianconero di [[Massimo Terzano]], una bella sequenza di funerale, musiche di [[Nino Rota]]. (''[[La donna della montagna]]''; 2000, p. 384)
*Il tema centrale è quello del ''doppelganger'' con la sua problematica del doppio, del bene e del male, dell'Ego e del Superego. Può essere interpretato come un romanzo di apprendimento il cui protagonista ha voluto dare un'occhiata dall'altra parte dell'abisso e ha imparato la lezione. Il labile confine tra innocenza e delitto e la potenziale colpevolezza di chiunque sono due temi tipici di [[Fritz Lang|Lang]]. La continuità con i suoi film tedeschi è palese. (''[[La donna del ritratto]]''; 2000, p. 385)
*Film nero con fiocchi e controfiocchi che riesce a coniugare l'espressionismo tedesco e l'ambiente americano. Gli evidenti difetti di sceneggiatura sono riscattati dalla regia. Splendida sequenza di jazz con [[Elisha Cook Jr.]] alla batteria. (''[[La donna fantasma (film)|La donna fantasma]]''; 2000, p. 387)
*Ossessivamente attento alla fisicità del corpo umano, il cinema del siciliano [[Aurelio Grimaldi|A. Grimaldi]] approda qui alla sua inevitabile spiaggia: un porno-film ''arty'' dove assembla spogliarelli hard, iniezioni di un sociologismo d'accatto, un pasolinismo di terza mano, lavaggi igienici di organi sessuali, acrobatici congressi carnali subacquei, una misoginia di fondo accanitamente negata a parole. (''[[La donna lupo]]''; 2000, p. 388)
[[File:Donne e briganti (film 1950) Amedeo Nazzari.png|miniatura|[[Amedeo Nazzari]] in ''[[Donne e briganti]]'']]
*[[Mario Soldati|Soldati]], scrittore e cineasta dalle molteplici risorse, offre a [[Amedeo Nazzari|Nazzari]] l'occasione di rimettere a lucido la sua sorridente baldanza nella parte del celeberrimo Fra' Diavolo. Stringato, elegante. (''[[Donne e briganti]]''; 2000, p. 391)
*[...] è uno dei meno noti e dei meno validi film di [[Douglas Sirk|Sirk]], un noir che appartiene al filone del thriller coniugale. Apprezzabile, comunque, per la cura dell'ambientazione, il ritmo e la finezza della suspense psicologica. (''[[Donne e veleni]]''; 2000, p. 392)
*Basato su un'idea di [[Frank Capra]], è un western insolito nella massiccia presenza femminile, con accenti quasi sempre autentici e un sobrio realismo. [[Robert Taylor|R. Taylor]] conserva il suo fascino anche come scout pellerossa. (''[[Donne verso l'ignoto]]''; 2000, p. 393)
*Adattato e sfrondato dall'inglese Robert Bolt, il film di D. Lean (1908-91), grande accademico della regia, è gonfio, inamidato e inerte, con la neve in Panavision al posto della sabbia di ''[[Lawrence d'Arabia (film)|Lawrence d'Arabia]]''. Da guardare con ammirazione, specialmente nei campi lunghi e lunghissimi e nelle scene di massa, ma non da ascoltare quando la cinepresa si avvicina ai personaggi. L'avere privilegiato in modo quasi svergognato la dimensione sentimentale, a scapito degli altri aspetti del romanzo, è il suo irrimediabile limite, ma spiega perché ha fatto piangere milioni di spettatori, compresi i soci dell'Academy. Famose e sciroppose le musiche del francese Maurice Jarre (più che un leit-motiv, il "tema di Lara" è un tormentone) [...]. (''[[Il dottor Živago]]''; 2000, p. 398)
*Gioca sui due tavoli dell'ironia parodistica e dell'erotismo romantico, puntando tutto sul fascino sparviero e l'eleganza alla Byron di F. Langella. (''[[Dracula (film 1979)|Dracula]]''; 2010, p. 449)
*È un film senza stile perché ne insegue troppi. (''[[Dracula di Bram Stoker]]''; 2010, p. 449)
*Con ''La maschera di Frankenstein'', è il prototipo della società britannica Hammer che influenza il cinema orrorifico degli anni '60, è il film che definisce l'aspetto moderno di Dracula (compresi i canini, invenzione di Fisher) con la sua inquietante dimensione di erotismo perverso, reso benissimo da Lee che pure è presente sullo schermo soltanto 9 minuti, resi intensamente suggestivi dal montaggio creativo e dalla musica di James Bernard. Pur con qualche variazione, la sceneggiatura di Jimmy Sangster è fedele al romanzo di Stoker e al suo spirito. (''[[Dracula il vampiro]]''; 2000, p. 402)
*Qualche gag divertente, 2 sequenze di ballo, il fascino grifagno di Nielsen non riscattano un film parodistico che gira a vuoto o va sul facile. (''[[Dracula morto e contento]]''; 2010, p. 449)
*Ideologicamente e figurativamente il film è in linea con l'altro, ma gli rimane inferiore. Notevole la sequenza della morte di Dracula nell'acqua gelata. (''[[Dracula, principe delle tenebre]]''; 2010, pp. 449-450)
*Dote maggiore del film è la fotografia di Daniel L. Fapp: i paesaggi, il Missouri, le montagne, la Louisiana. Le scene d'azione non male, la storia d'amore inutile. (''[[I due capitani]]''; 2000, p. 405)
*In bilico tra sentimentale e comico, il film vince sul secondo versante, grazie soprattutto alla bravura dei suoi due protagonisti. Napoli contro Roma, match pari, ma entrambe hanno dato di meglio. (''[[I due compari]]''; 2000, p. 406)
*Per il suo turgore melodrammatico è una sorta di anti-''[[Roma città aperta]]'' in cui uno dei due maggiori registi italiani degli anni '30 cerca di mescolare il pubblico e il privato, adeguandosi all'aria neorealistica che tira. (''[[Due lettere anonime]]''; 2000, p. 409)
*È, forse, il superwestern più costoso nella storia di Hollywood: 8 grandi attori, 50 attori medi, 6500 comparse, 6 registi ([[King Vidor|Vidor]] a un certo punto si ritirò per contrasti con il produttore [[David O. Selznick]], il vero autore del film come lo era stato per ''[[Via col vento]]'' [...]). Una massiccia dose di sesso. Un fucile che spara dichiarazioni d'amore. Esaltato dagli uni per il suo barocchismo forsennato, deprecato dagli altri per la sua truculenza e i suoi eccessi che ne fanno un cartoon di passioni. (''[[Duello al sole]]''; 2000, p. 409)
*Diretto dal realizzatore degli effetti speciali di ''[[2001: Odissea nello spazio|2001: odissea nello spazio]]'', esordiente nella regia, (sceneggiato, tra gli altri, da [[Michael Cimino]]), è, pur con ingenuità e pesantezze didattiche, un buon esempio di cinema fantaecologico e apocalittico. Quasi un monologo per [[Bruce Dern|Dern]], aiutato nel suo lavoro da simpatici robot. Bella colonna musicale di [[Peter Schickele]]. (''[[2002: la seconda odissea]]''; 2010, p. 461)
*Continua a essere il film di SF più inquietante, adulto, stimolante e controverso che sia mai stato fatto, senza contare il suo fascino plastico-figurativo e sonoro-musicale. (''[[2001: Odissea nello spazio]]''; 2000, pp. 411-412)
*Più che l'azione, piuttosto confusa e incoerente, conta l'atmosfera splendidamente resa all'insegna di un forte pessimismo ecologico sul Medioevo prossimo venturo. (''[[2022: i sopravvissuti]]''; 2000, p. 412)
*[...] è un suspense congegnato con sagacia, calato in una coinvolgente atmosfera, girato quasi interamente in esterni a San Francisco, sostenuto dalla musica di [[Dimitri Tiomkin]]. (''[[Due ore ancora]]''; 2000, p. 412)
*Dietro al film, scritto dal regista sulle testimonianze orali di un vero disoccupato e riscritto nei dialoghi in "napoletano universale" da [[Titina De Filippo]], c'è una forte componente letteraria. Con ''[[Umberto D.|Umberto D]]'' rappresenta paradossalmente, da posizioni opposte, il punto terminale della stagione neorealista: all'amaro pessimismo (e al fiasco commerciale) di [[Vittorio De Sica|De Sica]]-[[Cesare Zavattini|Zavattini]] corrispose il trionfo d'incassi e, in parte, di critica (1º premio al Festival di Cannes) del film di [[Renato Castellani|Castellani]] nel quadro di un vivace bozzettismo dialettale, di uno strenuo e accattivante vitalismo mediterraneo, di una protesta sincera e velleitaria e soprattutto di una naturale esuberanza giovanile. Sebbene la storia faccia perno sul personaggio maschile, è la donna che – come in altri film di Castellani – svolge un ruolo emblematico. (''[[Due soldi di speranza]]''; 2000, p. 415)
====E====
*Una delle più classiche commedie di [[Frank Capra|F. Capra]], quella che gli fece vincere il 2º Oscar per la regia e l'unica in cui la lieta fine sembra completamente logica. Grazie a un'impeccabile sceneggiatura di [[Robert Riskin]], questa favola da boy-scout non diventa una predica e non perde mai il suo swing. Una delle più divertenti scene di tribunale di tutto il cinema americano con un [[Gary Cooper|G. Cooper]] perfetto. (''[[È arrivata la felicità (film)|È arrivata la felicità]]''; 2000, p. 419)
*Non è né una ripetizione né una parodia, ma semmai un'elegia sui vecchi tempi, sorvegliata dall'angelo custode dell'ironia. Per [[Howard Hawks|Hawks]] anche gli eroi invecchiano, ma lo sanno e non nascondono le proprie infermità dell'anima e del corpo. (''[[El Dorado (film 1966)|El Dorado]]''; 2000, p. 425)
*2 le star: il buono [[Matt Damon|Damon]] (bravissimo, da premio) e la cattiva [[Jodie Foster|Foster]], sobria, dura, elegante. Peccato che il film abbondi nel finale di una violenza stereotipata con troppi inverosimili corpo a corpo tra i nostri eroi e i malvagi ossequienti al potere. (''[[Elysium (film 2013)|Elysium]]''<ref>Citato in ''[https://www.mymovies.it/film/2013/elysium/ Elysium]'', ''mymovies.it''.</ref>)
*Una delle carte vincenti è la sceneggiatura di [[Ronald Bass|Ronn Bass]] (Oscar per ''[[Rain Man - L'uomo della pioggia|Rain Man]]'') e [[William Broyles Jr.]] Mescola con astuzia il vecchio romanticismo delle commedie giallo-rosa su coppie in conflitto (Tracy-Hepburn, Bogart-Bacall), la strepitosa e acrobatica inverosimiglianza di [[James Bond]] e il dispiego della tecnologia digitale negli effetti speciali. Governa con sagacia, come dice il titolo ("Intrappolamento"), il tema dell'ambiguità (chi dei due imbroglia l'altro?) e amministra con pudore la latente dimensione erotica e la stoica senilità dell'eroe. Connery, anche dei produttori, rivela la sua vera età soltanto nel finale dopo aver impregnato il personaggio di umorismo crepuscolare. Ex ballerina e cantante, [[Catherine Zeta-Jones|C. Zeta-Jones]] non è soltanto bella. Deboli i personaggi di contorno. (''[[Entrapment]]''; 2010, p. 485)
*Più neocattolico che neorealista, meno abile di ''[[Il generale Della Rovere]]'' (1959) ma più autentico, il film conferma le qualità di [[Roberto Rossellini|Rossellini]] come poeta civile, ma è un po' prolisso ed edificante, qua e là di una simbologia grossolana. Magistrale l'uso dello zoom e una ottima [[Giovanna Ralli|Ralli]]. (''[[Era notte a Roma]]''; 2000, p. 432)
*Tipica commedia degli equivoci con una vena grottesca insolita per l'epoca, almeno al cinema. Impagabile duetto [[Angelo Musco|Musco]]-[[Rosina Anselmi|Anselmi]]. (''[[L'eredità dello zio buonanima (film 1934)|L'eredità dello zio buonanima]]''; 2000, p. 434)
*Non manca nessuno dei classici ingredienti del genere biblico-avventuroso: sentimenti con le maiuscole, intrighi, danze lascive, duelli e donne scoperte. C'è anche uno sforzo di analisi psicologica. (''[[Ester e il re]]''; 2000, p. 443)
*Pur con la velleità di raccontare l'erotismo con l'ottica femminile, è un film per uomini soli. Ipocrita, fintamente trasgressivo, con qualche immagine indisponente. (''[[Le età di Lulù]]''; 2000, p. 444)
[[File:Ettore Fieramosca (1938) Gino Cervi.png|miniatura|[[Gino Cervi]] in ''[[Ettore Fieramosca (film 1938)|Ettore Fieramosca]]'']]
*Film storico di indiretta propaganda antifrancese: figurativamente suggestivo (soprattutto nella battaglia finale) e narrativamente debole. (''[[Ettore Fieramosca (film 1938)|Ettore Fieramosca]]''; 2000, p. 446)
*Nonostante l'apporto in sceneggiatura di [[Emilio Cecchi|E. Checchi]] e [[Aldo De Benedetti|A. De Benedetti]], è il meno riuscito tra i film letterari di [[Mario Soldati|Soldati]]. Decorativo, elegante, inerte. (''[[Eugenia Grandet (film 1947)|Eugenia Grandet]]''; 2000, p. 446)
*La debolezza del film risiede nell'impossibilità di mostrare Evilenko in azione sostituita da immagini allusive o ammiccanti, mediocri, annacquate da dialoghi didattici, soltanto in parte riscattate dall'inquietante istrionismo ben temperato di McDowell. (''[[Evilenko]]''; 2010, p. 505)
====F====
[[File:La famiglia Passaguai (1951) Aldo Fabrizi.png|miniatura|[[Aldo Fabrizi]] ne ''[[La famiglia Passaguai]]'']]
*Una macchina comica romanesca che ha le sue ascendenze nel repertorio del teatro dialettale, dell'avanspettacolo e dell'umorismo del settimanale ''Travaso'' degli anni '30 ma anche postbellico, arricchito da trovate più cinematografiche (l'anguria) e da notazioni di costume sulla piccola borghesia. Soprattutto nel primo tempo non mancano le gag azzeccate né le macchiette colorite, appoggiate a caratteristi già affermati ([[Tino Scotti|T. Scotti]]) o in erba ([[Carlo Delle Piane|C. Delle Piane]]). (''[[La famiglia Passaguai]]''; 2000, p. 455)
*[...] [[Aldo Fabrizi|A. Fabrizi]] cerca di ripetere il successo del film precedente, ma con minore brio: non gli si addicono né il vecchio schema teatrale della commedia degli equivoci né la combinazione con la comicità di [[Erminio Macario|Macario]]. (''[[La famiglia Passaguai fa fortuna]]''; 2000, p. 456)
*Sapientemente adattato da [[Philip Dunne]] da un romanzo di [[Josephine Leslie|R.A. Dick]], è uno dei più bizzarri e teneri film di [[Joseph L. Mankiewicz|J. Mankiewicz]]. L'atmosfera fantastica è sostenuta dalle suggestive musiche di [[Bernard Herrmann|B. Hermann]], compositore preferito di Hitchcock, e dalla fotografia di [[Charles Lang|C. Lang]]. (''[[Il fantasma e la signora Muir]]''; 2000, p. 460)
*Traducendo in film una sceneggiatura brillante e spiritosa [[Antonio Pietrangeli|A. Pietrangeli]] ha saputo narrare la sua favola surrealistica con un distacco e un'eleganza inconsueti alla commedia italiana. (''[[Fantasmi a Roma]]''; 2000, p. 460)
*Curioso esempio dell'influenza del naturalismo francese su un melodramma italiano della gelosia. Attori efficaci, suggestiva fotografia di Aldo Tonti. (''[[Fari nella nebbia]]''; 2000, p. 462)
*Rifacimento non privo di meriti della commedia ''Gloria del mattino'' di Zoe Akins, già filmata nel '33, con [[Susan Strasberg|S. Strasberg]] al posto della fulgida [[Katharine Hepburn]]. Sapiente descrizione dell'ambiente teatrale. Bravi attori, bella fotografia di Franz Planer. (''[[Fascino del palcoscenico]]''; 2000, p. 463)
*Rincorre modelli realistici francesi d'anteguerra adattandoli alla Roma minutamente cronistica e piccoloborghese del dopoguerra. (''[[Fatalità (film 1947)|Fatalità]]''; 2000, p. 463)
*[...] esordio al cinema di [[Katharine Hepburn|K. Hepburn]] ancora inesperta ma già capace di dimostrare personalità, temperamento e talento. Ruba la scena al bravo [[John Barrymore|J. Barrymore]] in una delle sue migliori interpretazioni. (''[[Febbre di vivere (film 1932)|Febbre di vivere]]''; 2000, p. 468)
*Accurata riduzione dell'omonimo dramma (1882) di [[Victorien Sardou]]. [[Camillo Mastrocinque|C. Mastrocinque]], specialista di ricostruzioni ottocentesche, racconta con tempi e snodi plausibili. (''[[Fedora (film 1942)|Fedora]]''; 2000, p. 468)
*È un classico mélo hollywoodiano degli anni '40: perverso, affascinante, eccessivo in tutto, persino nelle scenografie. (''[[Femmina folle]]''; 2000, p. 470)
*[...] è una commedia farsesca condotta a un ritmo accelerato che diventa precipitoso. I meglio fichi del bigoncio sono i numeri della rivista dove, oltre alla strepitosa buffoneria sicula di [[Angelo Musco|Musco]], emerge la rumba danzata dalla [[Rosina Anselmi|Anselmi]]. (''[[Il feroce Saladino]]''; 2010, p. 534)
*Sotto la scorza di un ''action movie'' si cela una commedia cerebrale, un film di idee che è anche un metafilm, una metafora del cinema. Il protagonista non vuole migliorare sé stesso né la realtà che l'ha deluso, ma adattarla ai suoi desideri. Dal romanzo (1996) di [[Chuck Palahniuk]], sceneggiato da [[Jim Uhls|Jim Huhls]], il 4º film del californiano [[David Fincher|Fincher]] conferma la sua perizia narrativa e la padronanza del mezzo, ma anche l'inclinazione a un nichilismo programmatico e a una perversa manipolazione dello spettatore. Dati i tempi, è divenuto, specialmente tra il pubblico giovane, un film di culto. (''[[Fight Club (film)|Fight Club]]''; 2010, p. 538)
*[...] un corretto film senza enfasi né inutili decorativismi ambientali. (''[[La figlia del capitano (film 1947)|La figlia del capitano]]''; 2000, p. 476)
*Due momenti forti in questo melodramma che fu la risposta (anticipata) della Warner a ''[[Via col vento]]'': la scena del ballo e le sequenze dell'epidemia. [[Bette Davis|B. Davis]] vinse il suo 2º Oscar dopo ''[[Paura d'amare (film 1935)|Paura d'amare]]'' (1935) e [[Fay Bainter|F. Bainter]] quello dell'attrice non protagonista. Soltanto nomination per la regia, la fotografia di [[Ernest Haller|E. Haller]] e le musiche di [[Max Steiner|M. Steiner]], tutte ammirevoli. (''[[Figlia del vento]]''; 2000, p. 477)
*Con ''[[Catene (film 1949)|Catene]]'' e ''[[Tormento (film 1950)|Tormento]]'' segnò l'apice del melodramma popolare strappalacrime e della coppia divistica [[Amedeo Nazzari|Nazzari]]-[[Yvonne Sanson|Sanson]]. Solo i cuori di pietra non piansero. (''[[I figli di nessuno (film 1951)|I figli di nessuno]]''; 2000, p. 478)
*[...] parla al cuore in triplice modo: abilmente confezionato, efficacemente vivace in alcune scene, sottile in altre, furbo e accattivante. (''[[Figli di un dio minore]]''; 2000, p. 478)
*È in assoluto il miglior film USA del 1960, e uno dei migliori di [[Richard Brooks|R. Brooks]], romanziere, sceneggiatore e regista: un saggio inquietante e geniale sulla religiosità dell'''homo americanus''. (''[[Il figlio di Giuda]]''; 2000, p. 480)
*Commovente e melodrammatica storia raccontata con solido mestiere. (''[[Figlio di ignoti]]''; 2000, p. 480)
*Tratto da un dramma teatrale di Thomas Job, è un melodramma a suspense con risvolti incestuosi al quale, per ragioni di censura, fu imposta una conclusione assurda. Efficacemente fosco, fosforescente con forza. (''[[La fine della famiglia Quincy]]''; 2000, p. 482)
*8º film di [[Clint Eastwood|C. Eastwood]] regista, in bilico sulla fantapolitica, ma con le cadenze di un thriller e un'ideologia [[Ronald Reagan|reaganiana]]. [...] Prestigiosa la fotografia di Bruce Surtees. Prolisso. (''[[Firefox - Volpe di fuoco]]''; 2000, p. 487)
*Il primo dei 5 western di [[Howard Hawks|H. Hawks]], cineasta sotto il segno dell'evidenza, e il più epico in apparenza anche se strutturato su un forte rapporto edipico tra padre e figlio che, nella sceneggiatura di Borden Chase e Charles Schnee, ne fa una specie di ''Gli ammutinati del Bounty'' in chiave western. Dunson è il solo personaggio di [[John Wayne|J. Wayne]] la cui offuscata moralità non sa distinguere tra la ragione e il torto, mentre [[Montgomery Clift|M. Clift]] vi porta una tenerezza e una sensibilità fino a quel momento inedite negli eroi western. (''[[Il fiume rosso]]''; 2000, p. 488)
[[File:Ingrid Bergman and George Sanders in Rage in Heaven (1941).png|miniatura|[[George Sanders]] e [[Ingrid Bergman]] in ''[[Follia (film 1941)|Follia]]'']]
*[[W. S. Van Dyke|W.S. Van Dyke]] descrive invece di scavare, diluisce invece di stringere i tempi. [[Ingrid Bergman|I. Bergman]] in un suo tipico ruolo di vittima amorosa. Fiacco. Tratto da un romanzo di [[James Hilton]] e sceneggiato da [[Christopher Isherwood]], avrebbe avuto bisogno di un regista meno superficiale e più personale per trascendere i limiti del genere. Suggestivo commento musicale di [[Bronislau Kaper|B. Kaper]]. (''[[Follia (film 1941)|Follia]]''; 2000, p. 492)
*L'origine teatrale ([[Robert E. Sherwood]], 1934) si sente: dialoghi letterari e verbosi, staticità dell'azione, recitazione sopra le righe. Ma c'è un fascino innegabile, specialmente per merito di [[Humphrey Bogart|H. Bogart]] nel suo primo ruolo importante. (''[[La foresta pietrificata]]''; 2000, p. 494)
*Peripezie e pericoli a catena. Divertimento di alta classe sotto il segno di una libera e leggera fantasia [[Ludovico Ariosto|ariostesca]]. È l'avventura allo stato puro con episodi di straordinario fascino. (''[[La fortezza nascosta]]''; 2000, p. 496)
*Tipica commedia degli equivoci, ma senza sale. (''[[La fortuna viene dal cielo]]''; 2000, p. 497)
*Attraverso il guscio del film carcerario [[Jules Dassin|J. Dassin]] e il suo sceneggiatore [[Richard Brooks]] (da non dimenticare, però, i meriti del produttore [[Mark Hellinger]]) riescono non soltanto a rappresentare il conflitto dialettico tra la forza bruta (il capo delle guardie, ma anche il sistema carcerario) e la forza positiva (i carcerati), ma a impostare un tema sociale: quello delle energie che potrebbero essere utili alla comunità e che, invece, sono disperse o convogliate in movimenti distruttivi. Tutto concorre al forte risultato: la fotografia di [[William H. Daniels|W. Daniels]], le musiche di [[Miklós Rózsa|M. Rosza]], gli interpreti tra cui spicca [[Hume Cronyn|H. Cronyn]] nella parte del sadico capo delle guardie. (''[[Forza bruta (film 1947)|Forza bruta]]''; 2000, p. 497)
*Più che personaggi i due attori sono funzioni di un programma, serviti da esecrabili e talora ridicoli dialoghi di Edith Bruck, che si muovono su uno sfondo troppo bello di Chioggia, in una villa troppo sontuosa, in un ambiente troppo raffinato, tutto fotografato con luci troppo morbide da Dante Spinotti. (''[[Fotografando Patrizia]]''; 2000, p. 499)
*Parodia del romanzo (1897) di Bram Stoker di notevole impegno produttivo con qualche passaggio divertente. Gli autori sono passati in cineteca, le invenzioni buffe non mancano. (''[[Fracchia contro Dracula]]''; 2010, p. 565)
*In questo thriller gotico texano, [[Bill Paxton|Paxton]], da tempo bravo attore, si rivela regista classicamente sobrio. Film complesso, ricco di riferimenti biblici, che si presta a diverse letture, anche a quella politica in quest'epoca di integralismi contrapposti. (''[[Frailty - Nessuno è al sicuro]]''; 2010, p. 566)
*Romantico, divertente per la moltiplicazione di arrivi e entrate, la finezza delle gag, la garbata ironia sul rigido classismo britannico. (''[[Fra le tue braccia]]''; 2010, p. 566)
*È violento e duro già nella cornice ambientale (un'Umbria umida, fosca, ventosa) cui hanno contribuito scene e costumi di D. Donati e la fotografia di G. Lanci e E. Guarnieri. Violento nella rappresentazione di guerra, prigionia, miseria, malattia, nella rievocazione della santità di Francesco, specialmente quando s'interroga, con uno strazio che sfiora la disperazione, sul silenzio di Dio. I suoi difetti sono quasi tutti per eccesso: ridondanza misticheggiante nelle musiche di Vangelis, una certa prolissità, spia di debolezza drammaturgica. (''[[Francesco (film)|Francesco]]''; 2000, p. 500)
*Molti mezzi, scarsi risultati. Nonostante tutto, [[Bradford Dillman|B. Dillman]] è un Francesco simpatico. (''[[Francesco d'Assisi (film 1961)|Francesco d'Assisi]]''; 2000, p. 500)
*[...] undici episodi [...] alcuni assai belli per la loro autenticità e la fresca ispirazione religiosa, altri un po' forzati e di religiosità troppo ufficiale, ma in sostanza l'adesione del fulmineo linguaggio rossellininiano all'interpretazione del francescanesimo imperniata sulla semplicità dà risultati straordinari. Girato con veri frati francescani e altri attori non professionisti. Il suo pregio maggiore è di aver trattato i [[I fioretti di san Francesco|Fioretti di San Francesco]] come episodi di ''[[Paisà]]''. (''[[Francesco, giullare di Dio]]''; 2000, p. 501)
*Prodotto da Carl Laemmle Jr. per la Universal, il film cancella quasi completamente le tracce della mediazione teatrale grazie alla sceneggiatura e soprattutto alla regia inventiva e figurativamente raffinata dell'inglese J. Whale. Oltre a lasciare il suo segno sul copione (è sua l'idea del mulino), scelse il compatriota B. Karloff per la parte del mostro e ne affidò il trucco a Jack Pierce. Il suo modo fluido di far muovere la cinepresa, insolito nel 1931 che valorizza le scenografie e i comportamenti dei personaggi e crea un'atmosfera di morbosa suggestione, impressionò il pubblico e sottrasse il film all'usura del tempo. Le sequenze da citare sono numerose: i funerali d'apertura; la nascita della "creatura" con il suo motivo ascensionale; l'incontro con la bambina; la folla dei contadini con le fiaccole; l'incendio conclusivo. Come nel romanzo di Mary Shelley, la colpa (il peccato) di Frankenstein non è di aver sfidato Dio nel creare la vita, ma nell'emularlo e nel competere con lui come padrone assoluto della "creatura". Lo dimostra la delicata sequenza in cui nella camera dove il suo creatore l'ha rinchiuso penetra un raggio di sole, accolto dal "mostro" con un mezzo sorriso. Immediatamente Frankenstein gli toglie la luce, ossia, simbolicamente, ogni conoscenza che non venga da lui. Il vero crimine di Frankenstein è contro la società. (''[[Frankenstein (film 1931)|Frankenstein]]''; 2010, p. 568)
*Tratto da una commedia (1930) di Alberto Colantuoni, risente negativamente della struttura teatrale di origine. Tuttavia in [[Corrado D'Errico|C. D'Errico]] c'è il puntiglio di sviluppare "cinematograficamente" la vicenda. (''[[I fratelli Castiglioni]]''; 2000, p. 505)
*2ª regia del trentenne e raffinato [[Alberto Lattuada|A. Lattuada]]. Poco più di un esercizio di stile, ma l'omonimo romanzo (1913) di [[Luciano Zuccoli]] gli dà la prima occasione di esplorare la sessualità infantile e giovanile. (''[[La freccia nel fianco (film)|La freccia nel fianco]]''; 2000, p. 508)
*Tratto da un dramma (1956) di Henry Denker e Ralph Berkey, mantiene inalterata la struttura teatrale d'origine riuscendo così pesantemente verboso. Film di propaganda anticomunista? In parte, ma originale, insolito. Unica regia dell'attore [[Karl Malden|K. Malden]]. Peccato. (''[[Il fronte del silenzio]]''; 2000, p. 510)
*Uno dei più garbati e spiritosi film di [[Carlo Ludovico Bragaglia|Bragaglia]], autore anche di soggetto e sceneggiatura, in quel periodo attivissimo (17 film dal 1940 al 1943). Intelligente con leggerezza. (''[[Fuga a due voci]]''; 2010, p. 579)
*[[Don Siegel|D. Siegel]] riscatta gli stereotipi prosciugandoli con lo stile. Fa economia di tutto, perfino della violenza, con una tensione che arriva alla suspense ma senza cercarne gli effetti. È un film da scuola del cinema, una vetta del genere carcerario. (''[[Fuga da Alcatraz]]''; 2000, p. 512)
*Racconto di fantascienza che non lesina sul piano del meraviglioso, aiutato dalla suggestiva fotografia di [[Ernest Laszlo]]. Come dire che la cornice vale più del quadro. C'è, infatti, debolezza logica, confusione, mancanza di stile. (''[[La fuga di Logan]]''; 2000, p. 513)
*Lacrime e vecchi merletti. Tipico dramma romantico con targa M-G-M. È uno straripamento di ricordi d'amore e nostalgie. [[David Niven|D. Niven]] poco convincente, attorniato da uno stuolo di garbate interpreti. (''[[Fuga nel tempo]]''; 2000, p. 514)
*[...] un film pulito, scorrevole, diretto con mano leggera incline al pastello più che alle forti tinte. (''[[La fuggitiva (film 1941)|La fuggitiva]]''; 2000, p. 514)
*In un primo tempo doveva chiamarsi ''Montelepre'' con un preciso riferimento a [[Salvatore Giuliano]] e la sceneggiatura fu rimaneggiata più volte. Il risultato è un film inutile, superficiale e privo di drammaticità. (''[[I fuorilegge]]''; 2000, p. 519)
*Solido western tradizionale, tipico prodotto M-G-M, con qualche spunto originale. (''[[I fuorilegge della valle solitaria]]''; 2000, p. 519)
*2º, e il migliore, dei 4 film tratti dal celebre giallo (1902) di [[Arthur Conan Doyle]]. Atmosfera suggestiva, suspence e un [[Peter Cushing|P. Cushing]] infalllibile come Sherlock Holmes. (''[[La furia dei Baskerville]]''; 2000, p. 520)
*Un poema di solenne pietà, un gran capolavoro dei film su strada. Considerato politicamente un conservatore, [[John Ford|J. Ford]] diresse uno dei film più progressisti mai fatti a Hollywood anche perché riuscì a far coincidere il tema della famiglia, a lui caro, con quello della gente: alla fine i Joad entrano a far parte della famiglia dell'uomo. Lo sceneggiatore [[Nunnally Johnson]] modificò [...] il finale senza speranza di [[John Steinbeck|Steinbeck]], in linea con l'ottimismo del New Deal. Straordinario bianconero di [[Gregg Toland]] (che, come disse Ford, non aveva nulla di bello da fotografare). (''[[Furore (film)|Furore]]''; 2000, p. 521)
*È il film che lanciò Bruce Lee a livello internazionale. Benché approssimativo sotto molti punti di vista, è importante perché a) segna una svolta nel cinema d'azione di Hong Kong in direzione del realismo, riportando l'attore e le sue esibizioni atletiche al centro del racconto; b) apre la strada ai film di kung fu degli anni '70 anche se nella maggior parte sono di qualità mediocre o pessima. (''[[Il furore della Cina colpisce ancora]]''; 2000, p. 521)
====G====
*Imperniato sul tema del dialogo e del conflitto (tra uomo di cultura e autorità; tra il credente e la Chiesa o, meglio, gli uomini che la rappresentano; tra la Curia e la chiesa conciliare), nonostante le rigidità didattiche e le secche illustrative, il film brucia quasi completamente gli schemi convenzionali del cinema biografico e trasforma la ricostruzione del passato in azione presente. È, insieme, la tragedia di un uomo in anticipo sui tempi e la storia di una ingenuità. (''[[Galileo (film 1968)|Galileo]]''; 2000, p. 525)
*Un film noir abbastanza insolito con due grandi interpretazioni e un finale bizzarro. La vicenda di ''The Racket'' si basa su un precedente film del '28, di [[Lewis Milestone]], ma questo lo supera in atmosfera. (''[[La gang]]''; 2000, p. 526)
*L'intreccio è frusto e i personaggi stereotipati nelle loro nevrosi: perciò è il più debole dei film neri del [[Fritz Lang|Lang]] hollywoodiano, ma, grazie anche alla fotografia di Pasquale Musuraca, giocata sui grigi, la firma del regista è leggibile nell'atmosfera, nei particolari, nel modo con cui segue i personaggi. (''[[Gardenia blu]]''; 2000, p. 529)
*3ª regia di [[Vittorio De Sica|V. De Sica]] che s'è riservata la piccola parte di [[Nino Bixio]], è un film medio assai piacevole che evita gli scogli del patetismo, raccontato con mano agile e leggera, molto curato tecnicamente e ben recitato. (''[[Un garibaldino al convento]]''; 2000, p. 529)
*Tratto da un racconto di [[Indro Montanelli]], è il meno originale degli ultimi film di [[Roberto Rossellini|R. Rossellini]], girato su commissione a basso costo, ma il più efficace e accattivante, di notevole interesse tecnico-stilistico per una serie di espedienti che il regista avrebbe poi usato nel suo lavoro per la TV. [[Vittorio De Sica|V. De Sica]] modula da maestro il suo gigionismo. (''[[Il generale Della Rovere]]''; 2000, p. 533)
*Nonostante i rimandi a ''Solaris'' di Stanislaw Lem e a ''Cronache marziane'' di Ray Bradbury, la sceneggiatura è una volta di più l'anello debole della catena. (''[[Generazioni (film)|Generazioni]]''; 2010, p. 600)
*[...] è un coerente tentativo di reinventare in Italia i modelli culturali anglosassoni. Eccellente [[Sandro Ruffini|S. Ruffini]]. (''[[Giallo (film 1933)|Giallo]]''; 2000, p. 538)
*È l'itinerario alla scoperta di sé stesso che porta a Dio. Il decoro, l'onestà intellettuale e le nobili intenzioni degli autori sono fuori discussione, ma in questo Jeoshua di [[Kim Rossi Stuart|Rossi Stuart]] – che non soccombe al ruolo, e non è poco – si avverte la preoccupazione ecumenica (ed economica) di non sollevare polemiche, non turbare, non offendere, evitare scorrettezze. Ne risulta una rappresentazione senza una vera forza, frenata e prudente. Anche a livello iconografico non c'è una scelta stilistica personale, ma una sintesi del cinema cristologico che sfiora e spesso scade nella galleria del "già visto". (''[[I giardini dell'Eden]]''; 2000, p. 540)
*Filmone in Technicolor – uno dei primi – che ebbe non pochi problemi tecnici, tanto che finì per costare il doppio del preventivo. Le scene girate nel deserto dell'Arizona furono rigirate a Hollywood in un finto deserto. Stravagante e un po' delirante anche nella recitazione ([[Basil Rathbone|Rathbone]], [[John Carradine|Carradine]]). (''[[Il giardino di Allah]]''; 2000, p. 541)
*Ricco livello produttivo M-G-M. Tratto dal celebre libro per bambini di [[Frances Hodgson Burnett|Frances E.H. Burnett]], è un film semplice e senza pretese, di ritmo posato. Bravi i piccoli attori. (''[[Il giardino segreto (film 1949)|Il giardino segreto]]''; 2010, p. 610)
*[...] è un film curioso, con qualche impennata nel fantastico e scarsa padronanza dello spazio. La sequenza del duello nelle onde, però, è un pezzo di cinema d'alto livello. (''[[I giganti del West]]''; 2000, p. 542)
*Film di culto per i fan di [[Rita Hayworth|Rita]], corpo d'amore ribelle al suo ruolo di oggetto, che canta meravigliosamente "Put the Blame on Mame" e danza splendidamente "Amado mio". L'assurdità dell'intrigo diventa un difetto secondario in questa miscela di noir e melodramma passionale in cui i dialoghi di Marion Parsonnet sono di un Kitsch che sfiora il sublime. La latente carica omosessuale di questa pietra miliare nella storia del divismo fu scoperta soltanto dalla critica europea. (''[[Gilda (film)|Gilda]]''; 2000, p. 544)
*[...] il terz'ultimo film inglese di [[Alfred Hitchcock|Hitch]] è una gustosa miscela di inseguimenti e umorismo, ricca di caustiche invenzioni registiche. Almeno 2 sequenze memorabili: il ricevimento dei bambini e la finale carrellata aerea che scopre in primo piano il tic dell'assassino. Indebolito dai 2 interpreti principali ([[Derrick De Marney|De Marney]], [[Nova Pilbeam|Pilbeam]]) senza carisma. (''[[Giovane e innocente]]''; 2010, p. 623)
*La parte telefonica è divertente, induce a pena (per i maschietti) o mette i brividi. Ben doppiata da [[Laura Boccanera]], [[Theresa Randle|T. Randle]] è simpatica, sexy, fin troppo brava. Ma il conflitto interiore che porta la protagonista a confondere finzione e realtà è raccontato in modi stentati. Che sia un'autobiografia camuffata, quella di [[Suzan-Lori Parks]] che l'ha scritta? Ghiotte imitazioni filmiche [...]. (''[[Girl 6 - Sesso in linea]]''; 2000, p. 560)
*Visto oggi, suscita reazioni diverse. Inferiore nelle scene di massa ai film in costume italiani di quegli anni, si distingue per il tentativo di dare una misura umana, dolente, quotidiana ad avvenimenti lontani nel tempo. Molti difetti tra cui una goffa Giuditta (B. Sweet) e la ridicola scena dei baccanali, ma almeno due sequenze notevoli: la sortita dei difensori per l'acqua e la caduta di Betulia. (''[[Giuditta di Betulia]]''; 2000, p. 561)
*Se non lo si prende troppo sul serio, diverte. (''[[Godzilla (film 1954)|Godzilla]]''; 2000, p. 569)
*L'attore [[Ben Affleck|B. Affleck]], anche sceneggiatore con Aaron Stockard, esordisce in regia col romanzo ''La casa buia'' del bostoniano [[Dennis Lehane]], autore di ''Mystic River'', delegando la parte del protagonista al fratello [[Casey Affleck|Casey]], che se la cava. Più adatto, forse, a stare dietro alla macchina da presa che non davanti, non riesce però a fare un film originale, a prescindere da un ingegnoso confronto col grande talento di [[Clint Eastwood]]. Racconto manicheo, personaggi inamidati, più di un finale senza vere sorprese. (''[[Gone Baby Gone]]''; 2013, p. 678)
*Conclusione di amaro patetismo retrospettivo, ovvero: come arrivare alla verità attraverso la menzogna. Commedia agrodolce che diverte, commuove e fa pensare, grazie al personaggio della madre, meno comunista di quel che sembra. Il merito è della sceneggiatura di Bernd Lichtenberg che parte da uno spunto simile a quello di ''[[Underground]]'' di [[Emil Kusturica|Kusturica]]. Al suo 3º lungometraggio per il cinema, [[Wolfgang Becker|Becker]], anche cosceneggiatore, controlla il traffico, ma fa poco per evitare o coprire i passaggi cuciti col filo bianco. Grande successo in Germania. (''[[Good Bye, Lenin!]]''; 2013, p. 679)
*Lotta di amore e odio tra due cugine sullo sfondo della guerra civile. [...] Uno dei 4 film di [[Bette Davis|B. Davis]] del '39 e una delle sue interpretazioni migliori. Drammone coi fiocchi. (''[[Il grande amore (film 1939)|Il grande amore]]''; 2000, p. 574)
*Commedia drammatica tra le più belle e romantiche degli anni '30, recitata con grande sensibilità dal duo [[Irene Dunne|Dunne]]-[[Charles Boyer|Boyer]]. (''[[Un grande amore (film 1939)|Un grande amore]]''; 2000, p. 574)
*Nonostante le apparenze, è un nero più che un poliziesco. Uno dei migliori risultati, comunque, del [[Fritz Lang|Lang]] americano, e uno dei suoi film più "politici" in forma di un'amara riflessione sulla corruzione, la vendetta, i limiti della legalità. Eccellente il reparto degli attori tra cui spicca [[Gloria Grahame|G. Grahame]]: è lei la vera eroina della storia, e non soltanto per la famosa scena del caffè bollente. (''[[Il grande caldo]]''; 2000, p. 575)
*Uno dei 5 western di [[Howard Hawks|H. Hawks]] e non il migliore anche perché [[Kirk Douglas|K. Douglas]] non è un attore hawksiano. Un po' lasco nel ritmo, è un'avventura fluviale di vasto respiro. Tratto da un romanzo di [[A. B. Guthrie Jr.|A.B. Guthrie]], sceneggiato da [[Dudley Nichols|D. Nichols]], mescola efficacemente i temi dell'itinerario iniziatico e dell'amicizia virile, l'umorismo e l'erotismo, il panteismo lirico e l'avventura. (''[[Il grande cielo]]''; 2000, p. 576)
*Un western dal finale veloce dopo una partenza in caccia di commozione. Si fronteggiano due avversari di pelo grigio ([[Robert Mitchum|R. Mitchum]], 1917; [[George Kennedy|G. Kennedy]], 1925). C'è una vena di malinconico umorismo. Un'epoca sta per finire, si vedono già le prime automobili. (''[[Il grande giorno di Jim Flagg]]''; 2000, p. 578)
*Robusto romanzo popolare, notevole per la coesione delle sue componenti: recitazione, miscela linguistica (dialetti italiani, il castigliano), valori figurativi (fotografia di Arturo Gallea), attenzione al materiale plastico. È uno dei più interessanti prodotti del cinema del periodo fascista per il modo con cui combina i valori di un cattolicesimo arcaico, dell'ideologia ruralista e del nazionalismo. (''[[Montevergine (film)|La grande luce (Montevergine)]]''; 2000, p. 579)
*Superwestern moraleggiante di grandi ambizioni cui corrispondono solo in parte i risultati. Accademico, un po' bolso, spettacolare. (''[[Il grande paese]]''; 2000, p. 580)
*[[Robert Siodmak|R. Siodmak]], prigioniero forse del proprio ruolo di regista del brivido, cerca di rinnovarsi con una ricostruzione (sfarzosamente hollywoodiana alla M-G-M) della figura di [[Fëdor Dostoevskij|F.M. Dostoevskij]] e del noto romanzo (''[[Fëdor Dostoevskij#Il giocatore|Il giocatore]]'', 1867). Riconoscibile il suo senso della suspense nelle sequenze della roulette. (''[[Il grande peccatore]]''; 2000, p. 581)
*Nonostante il titolo, il personaggio centrale dell'azione (Arabia romana, Galilea, Giudea, Roma) non è il pescatore [[Pietro apostolo|Simone]] ([[Howard Keel|Keel]]), destinato a diventare la ''kepha'' (roccia), dunque Pietro, del cristianesimo. L'epicentro del dramma è l'amore contrastato della principessa meticcia Fara (Kohner) e del principe Voldi (Saxon) e l'influenza che esercita su loro Simon Pietro, dissuadendo Fara dall'uccidere il padre Erode Antipa (Lom), dispotico tetrarca di Galilea, che aveva rinnegato sua madre araba Arnon per sposare la depravata Erodiade (Hyer). Nella sceneggiatura che si discosta nettamente dal mediocre romanzo di [[Lloyd C. Douglas|Douglas]], Fara, costretta a rinunciare, in quanto meticcia, all'amore di Voldi, torna in Giudea al fianco di Simone per aiutarlo nell'opera di riconciliazione tra arabi ed ebrei. Confuso con i numerosi colossi storico-biblici prodotti alla fine degli anni '50, il film ebbe accoglienze critiche tiepide o negative, comunque superficiali. Soltanto pochi recensori francesi – tra cui Jacques Joly sui ''Cahiers du Cinéma'' – seppero coglierne i pregi, non soltanto figurativi, e la diversità. (''[[Il grande pescatore]]''; 2010, p. 649)
*Realizzato con grandi mezzi dalla Fox, è un efficace cocktail di spettacolari effetti speciali e dolorosi sentimenti. Bravi caratteristi, un ottimo [[George Brent|G. Brent]] [...] e un [[Tyrone Power|T. Power]] un po' assurdo come medico indiano. (''[[La grande pioggia]]''; 2000, p. 581)
*Western autunnale grande nel respiro, nelle ambizioni, nella nobiltà dell'assunto, qua e là appesantito da un ritmo statico. Un affresco più che un dramma. E un ghiotto intermezzo umoristico con [[James Stewart|Stewart]] per alleggerire quella che è, in fondo, la storia di una sconfitta. Terzultimo film di [[John Ford|Ford]] e suo ultimo western. Una battaglia di retroguardia, non priva di grandezza. (''[[Il grande sentiero (film 1964)|Il grande sentiero]]''; 2010, p. 650)
*Brutto film, con tre o quattro belle sequenze. Lo riconosce lo stesso regista che avrebbe voluto girarlo con pescatori veri e in bianconero. Ha le incertezze delle opere prime, ma anche l'onestà. (''[[La grande strada azzurra]]''; 2000, p. 584)
*1º film a colori per [[John Wayne|J. Wayne]], in un technicolor (fotografia di Charles Lang Jr. e W. Howard Greene) che serve assai bene i paesaggi montagnosi degli Ozark. (''[[Il grande tormento]]''; 2000, p. 584)
*Il quoziente di realtà è più ridotto che in ''[[Gli uomini, che mascalzoni...]]'' (1932), ma sulla scorta di una sceneggiatura perfettamente oliata cui contribuirono anche il giovane [[Renato Castellani]] e [[Mario Pannunzio]], [[Mario Camerini|M. Camerini]] mette a punto la sua provetta ingegneria della commedia. (''[[I grandi magazzini]]''; 2000, p. 585)
*A metà strada tra l'opera e la fantasia, è un film intelligente, astuto nella confezione, ricco di umorismo eversivo. (''[[Gremlins]]''; 2000, p. 656)
*C'è meno horror che nel precedente, ma una maggiore velocità di ritmo: un più alto numero di citazioni dell'immaginario cinetelevisivo (ma a noi garba quella pittorica dell'Arcimboldo): una più intensa esibizione di effetti speciali, soprattutto di metamorfosi, per i quali è stato scritturato anche il geniale Rick Baker; una carica più ricca di satira sui riti collettivi del consumismo, la megalomania tecnologica, il neocapitalismo rampante. C'è chi lo preferisce al primo, mentre ad altri fa un'impressione di sazietà. (''[[Gremlins 2 - La nuova stirpe]]''; 2000, p. 656)
*Sullo sfondo di un'America di carta ricostruita a Cinecittà un giallo sciattamente diretto e maldestramente recitato. Se aveva avuto successo a teatro, perché [[Guglielmo Giannini|G. Giannini]] [...] non si è fermato lì? (''[[Grattacieli (film)|Grattacieli]]''; 2000, p. 586)
*Verboso, godibile quando schiaccia il pedale al grottesco. (''[[Il Grinta]]''; 2000, p. 589)
*Ottenne, senza nomination, un Oscar speciale per gli effetti speciali di George Pal che sono quasi tutto in questo SF tratto da un romanzo (1898) di Herbert G. Wells. Che strazio, però, quando i personaggi parlano. (''[[La guerra dei mondi (film 1953)|La guerra dei mondi]]''; 2000, p. 592)
*Nato da una sceneggiatura tormentata (cui posero mano una dozzina di persone di cui solo sei accreditate), è un colossal frutto di due tendenze inconciliabili: l'intenzione dei produttori [[Carlo Ponti|Ponti]]-[[Dino De Laurentiis|De Laurentiis]] di farne un grande e rutilante spettacolo di massa e l'ambizione del regista di rispettare lo spirito del testo (facendo perno sul personaggio di Pierre-[[Henry Fonda|H. Fonda]]) nell'ottica del proprio mondo. Prevalse la prima, rimangono alcune tracce della seconda. (''[[Guerra e pace (film 1956)|Guerra e pace]]''; 2000, p. 593)
*Bifronte e ibrido, il film dovrebbe interessare a chi sostiene che nelle belle arti, specialmente audiovisive, il sesso dovrebbe essere comico o tragico, o far ridere o far tremare. Qui sconvolge, disgusta, respinge. (''[[Il gusto dell'anguria]]''; 2010, p. 666)
====H====
*[[Aldo Fabrizi]] – che sostituì [[Mario Bonnard]] alla regia – parte da uno dei suoi più riusciti personaggi teatrali per mettere insieme una commedia piacevole e ricca di spunti comici mescolati a momenti realistici e drammatici. (''[[Hanno rubato un tram]]''; 2000, p. 599)
*Film di propaganda anti-americana che quasi diventa un atto d'accusa contro il razzismo dei bianchi. Rozzo, goffo, melodrammatico, ma efficace, col piede sull'acceleratore. Spiccano le sequenze pugilistiche, grazie anche all'apporto di [[Erminio Spalla|Spalla]], [[Primo Carnera|Carnera]], Longo, Venturi, Silvestri. (''[[Harlem (film)|Harlem]]''; 2000, p. 601)
*O sta per Obbediente, per Oca o per zero? In Francia, dove ebbe grande successo (in Italia un po' meno), offrì a molti spettatori l'alibi culturale (del "buon gusto") per fare i guardoni a pagamento, ma è un album di immagini patinate animato con uno stile da carosello pubblicitario, un prodotto in linea con l'ideologia capitalistica dominante fondata sull'avere invece che sull'essere. Non a caso la bella O fa la fotografa di moda. (''[[Histoire d'O (film)|Histoire d'O]]''; 2000, p. 607)
*Prodotto dal geniale Val Lewton per la RKO e basato su una sceneggiatura di Curt Siodmak e Ardel Wray, vagamente ispirata a ''Jane Eyre'' (1847) di [[Charlotte Brontë]], è un dramma psicologico più che un horror vero e proprio, sebbene la finale sequenza notturna, il climax del film, ispiri autentico spavento. (''[[Ho camminato con uno zombi]]''; 2000, p. 608)
[[File:Cary Grant-Irene Dunne in Penny Serenade.jpg|miniatura|[[Cary Grant]] e [[Irene Dunne]] in ''[[Ho sognato un angelo]]'']]
*La forza del film sta nella delicatezza del tocco e nell'abilità con cui [[George Stevens|Stevens]] tiene in equilibrio commedia, dramma, umorismo, sentimento. (''[[Ho sognato un angelo]]''; 2000, p. 612)
*Profonda sincerità e un'ambientazione perfetta. In questo Texas c'è qualcosa di [[Anton Čechov|Čechov]]. (''[[Hud il selvaggio]]''; 2000, p. 614)
====I====
*[[Josef von Sternberg|J. von Sternberg]] violenta la Storia, ma le fa fare uno straordinario bambino: un film delirante, onirico, eccessivo, ornamentale, dominato dall'Eros, da una visione del potere come esperienza orgiastica e da una [[Marlene Dietrich|M. Dietrich]] inafferrabile ed estatica. Poco compreso quando uscì e liquidato come esercizio formalistico, è stato rivalutato dalla critica negli anni '70. È il più ermetico e complesso dei 7 film di Sternberg con M. Dietrich, e uno dei più bizzarri mai usciti da Hollywood. (''[[L'imperatrice Caterina]]''; 2000, p. 621)
*1º grande successo di [[Mario Mattoli|M. Mattòli]] [...], 1º film importante per [[Erminio Macario|E. Macario]], 1º vero film comico del cinema italiano sonoro. [[Ernesto Almirante|E. Almirante]] superlativo come presidente del tribunale. Ritmo incalzante, dialogo scoppiettante. (''[[Imputato, alzatevi!]]''; 2000, p. 624)
*[[Claudio Gora|C. Gora]] ha diretto un film leggero che non offende i diritti dell'intelligenza. Ha una spina dorsale, situazioni azzeccate, un dialogo spiritoso e una vena satirica non disprezzabile. (''[[L'incantevole nemica]]''; 2000, p. 626)
*Triangolo d'amore tra ricchi nello stile più chic della M-G-M, destinato a un pubblico ancora in preda alla grande depressione economica. [[Joan Crawford|J. Crawford]] soffre le pene dell'inferno, vestita in abiti impeccabili. Tante parole, pochi baci. ([[Incatenata (film 1934)|''Incatenata'', 1934]]; 2000, p. 626)
*Bizzarro e, forse, sottovalutato noir [...]. ([[Incatenata (film 1946)|''Incatenata'', 1946]]; 2000, p. 626)
*[...] è un film fatto su misura per un pubblico infantile, ma che probabilmente piace più agli adulti ambientalisti (come evasione dallo stress quotidiano) che ai bambini. Troppi messaggi edificanti condensati in un prodotto che è, insieme, racconto di formazione, dramma familiare a lieta fine, apologo animalista ed ecologico, requisitoria contro la civiltà dei consumi e l'onnipotente legge del profitto. Qua e là si sentono la mano e il talento di [[Carroll Ballard|C. Ballard]] (1937), ex documentarista che si è avvalso, come in ''[[Black Stallion]]'', della fotografia di [[Caleb Deschanel]] di uno splendore cromatico incline allo stile del "National Geographic". (''[[L'incredibile volo]]''; 2000, p. 630)
*Simpatica commedia di ambiente western dove accadono poche cose, ma divertenti. L'affiatata coppia [[Glenn Ford|Ford]]-[[Henry Fonda|Fonda]] e l'ambientazione fanno passare 85 minuti piacevoli. (''[[Gli indomabili dell'Arizona]]''; 2000, p. 633)
*Dramma ben costruito con qualche forzatura. Ben recitato, convenzionale. (''[[Infamia sul mare]]''; 2000, p. 634)
*Dal romanzo ''Dodsworth'' di [[Sinclair Lewis]], già adattato per il teatro. In questo film, ammirevolmente recitato, c'è il romanzo, c'è la commedia, c'è soprattutto [[William Wyler|Wyler]]. (''[[Infedeltà (film)|Infedeltà]]''; 2000, p. 635)
*Da un materiale ''pulp'', da lui completamente riscritto in meno di un mese, [[Orson Welles|Welles]] (1915-85) ha tratto un capolavoro del cinema nero, componendo un memorabile ritratto di "uno sporco poliziotto, ma, a modo suo, un grand'uomo": personaggio di tragica statura shakespeariana nel contesto di una miserabile cittadina di frontiera (Tijuana, filmata a Venice, California). Straordinario film (bianco e nero di [[Russell Metty]] con focali corte, inquadrature insolite, piani-sequenza vertiginosi tra cui quello celeberrimo d'apertura) per stile, virtuosismo di scrittura, invenzioni e galleria di personaggi tra cui spicca la bruna chiromante di [[Marlene Dietrich|M. Dietrich]]: i personaggi vi contano più dell'azione, l'atmosfera più dei personaggi. [...] È con ''[[Rapporto confidenziale]]'' la vetta del barocchismo wellesiano. (''[[L'infernale Quinlan]]''; 2000, p. 636)
*[...] è un film francese (nell'ambientazione e nello spirito) più che italiano, immoralista più che osceno, impregnato con elegante leggerezza di succhi antiborghesi, antimilitaristi, anticlericali. Musiche valzeristiche di Nicola Piovani, luminosa fotografia di Luigi Verga, un protagonista che recita sopra le righe. (''[[L'iniziazione (film 1986)|L'iniziazione]]''; 2000, p. 640)
*Film simpatico, spesso didattico, ma anche capace di momenti autenticamente commossi, con cui si chiude una ideale trilogia di [[Luigi Magni|L. Magni]] contro il potere temporale del Papato (''[[Nell'anno del Signore]]'', 1969, e ''[[In nome del Papa Re|In nome del Papa re]]'', 1977, i primi due). (''[[In nome del popolo sovrano]]''; 2000, p. 642)
*È un archetipo delle love-story hollywoodiane, apprezzabile per la sua concisione, la fotografia del grande [[Gregg Toland]], la recitazione, i 22 anni radiosi di [[Ingrid Bergman|I. Bergman]]. (''[[Intermezzo (film 1939)|Intermezzo]]''; 2000, p. 646)
*Un convento di suore nell'Italia centrale del primo Ottocento si trasforma in una polveriera di sensualità repressa. Le giovani vi apprendono, tra le braccia di maschi gagliardi, tutte le frodi della carne sapiente o si dedicano all'autoerotismo con acconci strumenti o sublimano il desiderio frustrato in mistici deliri. Le anziane sono bigotte avvizzite o, come la badessa, impersonano l'ipocrisia organizzata e autoritaria. Alla fine la polveriera esplode in una sequenza di follia liberatrice che fa il paio con quella iniziale della chiesa trasformata in sala da ballo. Ma il film è monotono e ripetitivo come un esercizio formalistico: alla povertà dei significati fa da pendant un eccesso di scoptofilia. Fotografia raffinata di [[Luciano Tovoli]]. (''[[Interno di un convento]]''; 2000, p. 646)
*Rispetto a ''[[Gattaca - La porta dell'universo|Gattaca]]'' (1997), è un efficace esempio di SF d'azione, ricco di inseguimenti e sparatorie. Tra i 2 protagonisti, Bonnie & Clyde del futuro, il più incisivo è [[Justin Timberlake|Timberlake]]. Tra le figure di contorno spicca [[Cillian Murphy|Murphy]] nella parte di uno sbirro traditore delle sue origini sociali. Rarefatto, ossessivo e, a modo suo, dogmatico. Il neozelandese Niccol rimane un cineasta-autore da seguire. (''[[In Time]]''; 2013, p. 780)
*Parte benino, il film, con un blando tentativo di critica di costume all'indifferenza dell'uomo moderno, ma s'impantana poi nel ridicolo involontario quando prevalgono inseguimenti, sparatorie, bombe molotov (!). La sontuosa confezione non dà contenuto a un film che perde per strada la metafora e resta solo irrimediabilmente prevedibile. (''[[Invasion (film 2007)|Invasion]]''; 2010, p. 736)
*[...] con larghissimi mezzi a disposizione, [[Cecil B. DeMille|C.B. De Mille]] ha realizzato uno dei suoi film più ridicoli, ma ricco di spettacolo e di momenti divertenti. (''[[Gli invincibili (film)|Gli invincibili]]''; 2000, p. 651)
*Dal racconto di [[Richard Washburn Child|Richard Washburn]], ''Il soffio dell'Eliotropio'', erano già stati tratti 3 film [...]. Questo è una trasposizione sdolcinata con un buon cast. (''[[Io la difendo]]''; 2000, p. 655)
*Da una trama così convenzionale non si poteva pretendere di più. Recitazione spesso noiosa, assediata da dialoghi logorroici. (''[[Io, mammeta e tu]]''; 2000, p. 655)
*Tratto da un racconto autobiografico di [[Robert Elliott Burns|Robert E. Burns]], è uno dei più coraggiosi e vigorosi film sociali della Warner, piuttosto spregiudicato anche nella rappresentazione del sesso. Ma il codice Hays non era ancora entrato in funzione. Girato in sobrio stile semidocumentaristico rimane un classico del cinema carcerario. (''[[Io sono un evaso]]''; 2000, p. 657)
*Decoroso melodramma per donne con una [[Bette Davis|B. Davis]] sempre registrata come un cronometro svizzero. Qui il suo personaggio è positivo. Brevi, non grandiose ma efficaci le scene del terremoto. (''[[Io ti aspetterò]]''; 2000, p. 657)
====J====
*Suspense che non manca di fascino nel suo ritmo tranquillo. La brava [[Ida Lupino]] recita in coppia con il marito [[Howard Duff]]. Bella fotografia di [[James Wong Howe|J. Wong Howe]]. (''[[Jennifer (film 1953)|Jennifer]]''; 2000, p. 671)
*La storia di uno dei più mitici banditi della Frontiera – rivisitata poi parecchie volte in modi diversi – è esposta in questo film Fox in cadenze storicamente improbabili, ma suggestive nel suo impasto di scene d'azione e di sequenze di vita familiare. L'asciutta e tagliente regia di [[Henry King|H. King]], in contraddizione con la moraleggiante sceneggiatura di [[Nunnally Johnson]], ne fa uno dei pochi memorabili western degli anni '30. (''[[Jess il bandito]]''; 2010, p. 763)
*[...] è uno stravagante pasticcetto sadomaso. (''[[Justine, ovvero le disavventure della virtù]]''; 2000, p. 679)
====K====
*I lettori che si appassionarono ai fumetti di Ken negli anni '80 sono in giubilo. I detrattori - non pochi - hanno qualche ragione per criticare la linea narrativa troppo arrovellata e arroventata, la dinamica grafica rozza, la fatica di distinguere un fratello dall'altro. (''[[Ken il guerriero - La leggenda di Hokuto]]''; 2011, p. 775)
*[...] bizzarra miscela di fantasy, brivido e umorismo macabro che ha il merito di portare le sue premesse sino alle estreme conseguenze. (''[[Killer Klowns from Outer Space]]''; 2011, p. 778)
*[...] l'australiano Beresford tenta di staccarsi dai "colossi" storico-religiosi hollywoodiani, riuscendovi soltanto in parte. Esterni in Sardegna esaltati dalla fotografia di Donald McAlpine, pregevoli i contributi di K. Adam (scene) e J. Mollo (costumi). Più che [[Richard Gere|Gere]], attore di medie virtù, spicca [[Edward Woodward|E. Woodward]], re Saul di epico spessore. (''[[King David]]''; 2000, p. 685)
====L====
*Riduzione di un testo teatrale, scritto e messo in scena dallo stesso R.W.F. l'anno prima, è il più autobiografico tra i suoi primi film e un ammirevole esempio di trasposizione dal palcoscenico allo schermo. Attraverso la duplice dialettica servo/padrone e amore/denaro sfocia, con la protagonista che alla fine si ritrova nella situazione di partenza, in un melodramma tipicamente fassbinderiano. (''[[Le lacrime amare di Petra von Kant]]''; 2000, p. 691)
*Grandi uomini s'affrontano nei grandi spazi di un grande Paese. Uno dei 10 western di [[Anthony Mann|A. Mann]], un nome, una garanzia. E com'era bravo [[James Stewart|J. Stewart]]. [[Rock Hudson|R. Hudson]] in un piccolo ruolo. Dal romanzo ''Bend of the Snake'' di Bill Gulick e 2º western del trio Mann-Stewart-Borden Chase, sceneggiatore: al posto dei due fratelli-nemici di ''[[Winchester '73|Winchester 73]]'' c'è una coppia di amici che hanno un passato simile, ma aspirazioni divergenti. (''[[Là dove scende il fiume]]''; 2000, p. 691)
*[...] è – con ''[[Umberto D.|Umberto D]]'' (1952) – il risultato più alto del sodalizio [[Vittorio De Sica|De Sica]]-[[Cesare Zavattini|Zavattini]] e uno dei capolavori del neorealismo, quello che con ''[[Roma città aperta|Roma, città aperta]]'' (1945) fu più conosciuto all'estero. L'amore per i personaggi diventa vera pietà, la poesia del quotidiano non nasconde la realtà sociale. (''[[Ladri di biciclette]]''; 2000, p. 692)
*Poco amato dagli hitchcockiani "puri" – e dallo stesso regista a causa degli errori di costruzione drammatica, dovuti alla deliberata fedeltà ai fatti; inoltre non ebbe successo di pubblico –, è un cupo, austero apologo sui temi del falso colpevole, del doppio e dell'inconscia paura di vivere. Frutto di una visione cristiana del mondo, fondato sul peccato originale [...]. [[Henry Fonda|H. Fonda]], così neutro, è perfetto, ma [[Vera Miles|V. Miles]] non gli è inferiore. (''[[Il ladro (film 1956)|Il ladro]]''; 2000, p. 692)
*Abilmente in bilico tra realismo e fantasia, è più interessante che divertente. (''[[Un ladro in paradiso]]''; 2000, p. 694)
*Il romanzo di [[Pasquale Festa Campanile|P. Festa Campanile]] (1977) non è senza meriti, ma, trasposto in film, perde in sottigliezza quel che acquista in comicità farsesca. [[Enrico Montesano|E. Montesano]] s'impegna assai, [[Claudio Cassinelli|C. Cassinelli]] fa un Cristo dignitoso. (''[[Il ladrone]]''; 2000, p. 694)
*Da un best seller (1903) di Henry De Vere Stacpoole, già portato sullo schermo in Inghilterra nel 1949 con ''[[Incantesimo nei mari del sud|Incantesimo nei Mari del Sud]]''. [[Randal Kleiser|R. Kleiser]], regista buono a poco e capace di tutto, ne ha cavato uno sciropposo fotoromanzo sentimentale, tutto imperniato sull'attesa: quando fornicheranno? Bella fotografia di Nestor Almendros. (''[[Laguna blu]]''; 2000, p. 695)
*Con una tipica recitazione da Actors' Studio, [[Paul Newman|Newman]] al suo 3º film fa faville in una parte che era stata prevista per [[James Dean]]. Qualche eccesso romantico – in linea con il marchio M-G-M – e una buona ricostruzione ambientale di Little Italy. Nelle efficaci sequenze di pugilato [[Robert Wise|R. Wise]] sfodera le sue doti di ex montatore. (''[[Lassù qualcuno mi ama]]''; 2000, p. 698)
*Fanno da traino a questa commedia toscana di caratteri la mora [[Maria Grazia Cucinotta|M.G. Cucinotta]] e [[Alessandro Haber|A. Haber]], prof. di filosofia e pittore della domenica, che si esibisce in una breve scena di infallibile recitazione spiritata. Commedia simpatica e fluttuante dove si colgono i debiti verso ''[[Amici miei]]'', gli echi dell'umorismo sulfureo dei [[Giancattivi]] e le tracce del naturalismo sociale nel quale si muovono i film-maker toscani con il loro campione [[Giuseppe Ferlito]]. (''[[I laureati]]''; 2000, p. 700)
*In questo sontuoso megafilm epico su uno dei più affascinanti avventurieri del primo Novecento il vero protagonista è il deserto. Solida sceneggiatura di Robert Bolt, splendida fotografia, musica sovrabbondante [...]. All'epoca [[Peter O'Toole|P. O'Toole]] fu una rivelazione. (''[[Lawrence d'Arabia (film)|Lawrence d'Arabia]]''; 2000, p. 700)
*Western sobrio e robusto che [[Robert Wise|R. Wise]] girò lo stesso anno di ''[[Lassù qualcuno mi ama]]''. Narrativamente sciapo, ma efficace a livello descrittivo. [[James Cagney|J. Cagney]] a disagio. (''[[La legge del capestro]]''; 2000, p. 702)
*Uno dei 3 migliori western di [[Glenn Ford|G. Ford]], il più leggero e divertente. (Gli altri 2: ''[[Quel treno per Yuma (film 1957)|Quel treno per Yuma]]'' e ''[[Cowboy (film 1958)|Cowboy]]''.) È un insolito omaggio all'allevatore di montoni, personaggio importante nel West ma non nel western. (''[[La legge del più forte]]''; 2000, p. 702)
*Piuttosto ruffiano nel sentimentalismo con cui affronta il tema, accademico nello stile, ricco di carinerie, è soprattutto un film di attori, uno più bravo dell'altro. (''[[La legge del Signore]]''; 2000, p. 702)
*Singolare equazione tra l'orripilante occidentale e il sadico orientale, unisce l'horror film di vampiri più classico al genere kung-fu. Un po' gratuito a livello narrativo, ma a modo suo affascinante. (''[[La leggenda dei 7 vampiri d'oro]]''; 2000, p. 703)
*Visionario e rarefatto, ermetico e allegorico, incline al manierismo, ma con molti momenti e immagini di solenne bellezza. (''[[La leggenda della fortezza di Suram]]''; 2010, p. 801)
*Thriller condotto con efficacia per tenere lo spettatore in tensione fino al finale a sorpresa. (''[[La lettera accusatrice]]''; 2000, p. 709)
*Scritto con Franco Bernini e Umberto Contarello, il 7º film di [[Carlo Mazzacurati|Mazzacurati]] è più intelligente che riuscito, ma rimane un paradosso: la più originale commedia italiana della stagione 2000-2001 non ha trovato pubblico forse perché raffinata nella scrittura registica (la dolcezza dei paesaggi veneti nelle luci dell'ottimo A. Pesci), troppo agra e ironica nel tratteggiare il triste benessere e l'arroganza aggressiva del Nordest opulento, troppo intenta nell'esprimere empatia o nel concedere simpatia ai suoi due ''dropout'' (che poi sono due ''mona'' per il loro pessimo rapporto col denaro), ma anche alla vitalità cialtrona del "rom" di [[Toni Bertorelli|Bertorelli]]. Insomma: troppo colto e anomalo per avere successo. Recitato bene da tutti, benissimo da [[Fabrizio Bentivoglio|Bentivoglio]]. (''[[La lingua del santo]]''; 2010, p. 815)
*[...] è un film edificante che gronda di buoni sentimenti. Inutilmente [[Mark Robson|M. Robson]] cerca di dargli il taglio di un racconto di azione avventuroso-bellica. [...] Segnò la definitiva riconsacrazione di [[Ingrid Bergman|I. Bergman]] dopo lo scandaloso matrimonio con [[Roberto Rossellini|R. Rossellini]]. (''[[La locanda della sesta felicità]]''; 2000, p. 718)
*Poco apprezzato dalla maggior parte dei pedanti critici dell'epoca, il 1º film britannico di [[Stanley Kubrick|S. Kubrick]] migliora ogni anno che passa: anche a livello stilistico e drammaturgico, la scrittura filmica rivela le sue qualità, reggendo il confronto con la capziosa prosa di [[Vladimir Nabokov|Nabokov]]. Più che un dramma, è una inventiva e persino divertente commedia nera in cui si riconoscono diversi temi del successivo cinema kubrickiano. Recitazione ad alto livello con un [[Peter Sellers|P. Sellers]] straordinario nel suo proteiforme istrionismo. (''[[Lolita (film 1962)|Lolita]]''; 2000, p. 720)
*2º film di [[Erminio Macario|Macario]], restituito alle sue origini piemontesi, girato a gran velocità dopo ''[[Imputato, alzatevi!]]'', inzeppato di riferimenti di attualità. Le connotazioni piccolo borghesi del comico cominciano ad accentuarsi. (''[[Lo vedi come sei... lo vedi come sei?]]''; 2000, p. 723)
*In bilico tra il drammatico e l'umoristico, coniuga sveltezza con efficacia. Potabile. (''[[La luce fantasma]]''; 2000, p. 724)
*È il 1º film con [[Alida Valli|A. Valli]]-[[Fosco Giachetti|F. Giachetti]], una coppia che diventerà famosa in quegli anni. Il 1º in cui [[Mario Mattoli|M. Mattòli]] fa tutto da solo. Il 1º presentato con la frase di lancio "i film che parlano al vostro cuore". A. Valli e [[Clara Calamai|C. Calamai]] incredibilmente sorelle. (''[[Luce nelle tenebre]]''; 2000, p. 724)
*Abile, commosso, con una drammaticità in crescendo. (''[[Luciano Serra pilota]]''; 2000, p. 725)
*[...] l'idea di origine non è male, ma [[Aurelio Chiesa|A. Chiesa]] non ha saputo farne buon uso. Inerte e prolisso. (''[[Luci lontane (film 1987)|Luci lontane]]''; 2000, p. 726)
*Si sente la mano di [[Jacques Laurent|Cecil de Saint-Laurent]], autore di ''Caroline Cherie'' e sceneggiatore con Christian-Jaque e con Jacques Sigurd: è storia spudoratamente romanzata. Spettacolo fastoso di cartapesta. Cauto erotismo di lusso sapientemente amministrato. Lucrezia più disgraziata che colpevole. (''[[Lucrezia Borgia (film 1953)|Lucrezia Borgia]]''; 2000, p. 726)
*Sullo sfondo (allora quasi inedito per il cinema) dei monti calabresi si svolge un dramma rusticano di passioni e psicologie elementari e schematiche, ma – in coppia con [[Silvana Mangano|S. Mangano]] reduce da ''[[Riso amaro]]'' – [[Amedeo Nazzari|A. Nazzari]] dà una delle sue migliori interpretazioni. (''[[Il lupo della Sila]]''; 2000, p. 733)
====M====
*Irrealista sino all'astrazione, ma con una carica critica verso la rigidità del sistema scolastico. (''[[Maddalena... zero in condotta]]''; 2000, p. 740)
*[[Vincente Minnelli|V. Minnelli]] lo diresse dopo aver letto saggi di [[Henry James]], [[William Somerset Maugham|Somerset Maugham]], [[Sigmund Freud]] sul personaggio, concludendo che Emma è una donna che cerca la bellezza, ma la trova soltanto nella sua mente. Ebbe accoglienze contrastate dai critici che, comunque, ne apprezzarono il puntiglio nella rievocazione ambientale, l'eleganza della messinscena e la bella sequenza del ballo. (''[[Madame Bovary (film 1949)|Madame Bovary]]''; 2000, p. 738)
*[[Douglas Sirk|D. Sirk]] è un maestro del melodramma stilizzato. Attori, messinscena, fotografia impeccabili. (''[[Magnifica ossessione]]''; 2000, p. 744)
*[...] ha le ambizioni di una favola simbolica sul rifiuto di uscire dal mondo incantato dell'infanzia e sul modo con cui si avvelenano i suoi "verdi paradisi". In assenza di un linguaggio pertinente, lo scavalcamento del livello realistico per attingere i cieli alti del lirismo e della metafora si trasforma in comicità involontaria. Volonterosamente filodrammatici i 3 interpreti. (''[[Maladolescenza]]''; 2000, pp. 748-749)
*È il 3º Frankenstein, e il peggiore, dell'onorevole Mr. Fisher, mal servito da un copione che sembra scritto in stato di ebbrezza alcolica. (''[[La maledizione dei Frankenstein]]''; 2000, p. 750)
[[File:Malinconico autunno (1958) Gil - Sanson - Nazzari.jpg|miniatura|[[Yvonne Sanson]] e [[Amedeo Nazzari]] in ''[[Malinconico autunno]]'']]
*[[Raffaello Matarazzo|R. Matarazzo]] (1909-66) ricalca con stanco languore temi, toni e metodi della stagione felice di ''[[Catene (film 1949)|Catene]]'' e ''[[Tormento (film 1950)|Tormento]]'', rimettendo insieme per l'ultima volta la coppia [[Amedeo Nazzari|Nazzari]]-[[Yvonne Sanson|Sanson]]. È un cinema che si ripiega su sé stesso e si affloscia. (''[[Malinconico autunno]]''; 2000, p. 751)
*È la stuzzicante commedia erotica – a Catania, anni '50, aria alla [[Vitaliano Brancati|Brancati]] – che lanciò la farinacea [[Laura Antonelli|L. Antonelli]], splendidamente fotografata dal grande [[Vittorio Storaro]]. (''[[Malizia (film)|Malizia]]''; 2000, p. 751)
*Curioso film, ricco di possibilità sostanzialmente non realizzate a causa di un intreccio debole e un po' confuso, ma anche di momenti interessanti e di un'ambientazione suggestiva. (''[[La mano dello straniero]]''; 2000, p. 758)
*Adattata da [[Ercole Patti]] e [[Mario Soldati]], la commedia stempera il grottesco, si raccomanda per il nitore della confezione, dà filo da torcere ai critici che vorrebbero distinguere quanto in essa c'è di [[Luigi Pirandello|Pirandello]] e quanto di [[Mario Camerini|Camerini]]. (''[[Ma non è una cosa seria (film 1936)|Ma non è una cosa seria]]''; 2000, p. 758)
*Un classico del genere strappalacrime-cattolico-edificante ad alto tasso di zuccheri sentimentali. (''[[Marcellino pane e vino]]''; 2000, p. 761)
*È, forse, la più grande interpretazione di [[Greta Garbo|G. Garbo]], in perfetto equilibrio tra cuore e cervello. Fredda, ma, sotto, ribelle. Incandescente, ma controllata. Superba capacità di trarre il massimo dal minimo, ma non va trascurata l'eleganza geniale del regista. (''[[Margherita Gauthier]]''; 2000, p. 764)
*Realizzato con mano sicura e con una grande ricchezza di mezzi, si avvale del fior fiore degli attori dell'epoca con una galleria di tipi ben caratterizzati, di una cornice decorativa di calibrata eleganza e di un adattamento, curato dal regista col commediografo Alessandro De Stefani, di apprezzabile stringatezza. È, a ritroso, l'elogio della nuova borghesia postrisorgimentale, opposta alla fatua decadenza dell'aristocrazia. Notevoli contributi di Ottavio Scotti scenografo e Maria De Matteis costumista. (''[[I mariti (Tempesta d'anime)|I mariti - Tempesta d'amore]]''; 2000, p. 768)
*Come una gassosa sgasata. (''[[Un marito per il mese d'aprile]]''; 2000, p. 769)
*Forse il film più psicanalitico di A. Hitchcock, e uno dei più incompresi e sottovalutati, uno dei suoi pochi insuccessi di pubblico. Divise anche la critica: i più lo considerano poco riuscito, nonostante la sua inquietante intensità (vicina a quella di ''Vertigo''), i meno lo tengono per un capolavoro per il modo con cui in questa perversa storia d'amore si alternano fiamme romantiche, misteri contorti della psiche, sospetti polizieschi. Memorabile interpretazione di T. Hedren (1935), mentre quella di S. Connery (1930) soffre dell'irrisolta duplicità con cui è scritto il personaggio: il suo atteggiamento protettivo (anche per autocensura) prevale troppo sul feticismo sadico. (''[[Marnie]]''; 2000, pp. 770-771)
[[File:Marlene Dietrich in Morocco trailer.jpg|miniatura|[[Marlene Dietrich]] in ''[[Marocco (film 1930)|Marocco]]'']]
*È il 1º dei 6 film Paramount della coppia [[Josef von Sternberg|Sternberg]]-[[Marlene Dietrich|Dietrich]]. È anche il solo dove il mito di [[L'angelo azzurro (film 1930)|Lola-Lola]] è confrontato con un altro mito divistico, quello di un uomo fatale, concupito da tutte e inafferrabile. Tratto da un romanzetto di [[Benno Vigny]], è incantevolmente e perversamente stupido. (''[[Marocco (film 1930)|Marocco]]''; 2000, p. 771)
*Scritto da [[Paddy Chayefsky]], ha il respiro narrativo di un racconto e le sue origini televisive sono evidenti. Un film senza grossi drammi, senza psicanalisi, che narra una realtà che diventa verità. È il primo dei teledrammi che verso la metà degli anni '50 furono rifatti a basso costo per il cinema, portando una ventata d'aria fresca nel cinema hollywoodiano. Anche se oggi la sua novità è difficilmente riconoscibile, grande fu la sua importanza storica. (''[[Marty, vita di un timido]]''; 2000, p. 772)
*Un western bellico, anzi spionistico, di efficace confezione, ma senza vera personalità com'era il [[André De Toth|suo regista]], un guercio che altri due celebri guerci del West, [[John Ford]] e [[Raoul Walsh]] non tenevano in gran conto. (''[[La maschera di fango]]''; 2000, p. 773)
*Attraverso la finzione romanzesca [[John Ford|Ford]] e il suo sceneggiatore Frank S. Nugent alludono a [[George Armstrong Custer|Custer]] e alla disfatta di Little Big Horn. Delizioso nella descrizione della vita in un forte, dialettico nella contrapposizione ideologica dei vari modi di concepire l'onore, la disciplina e gli altri caratteri della vita militare. (''[[Il massacro di Fort Apache]]''; 2000, p. 776)
*Inadatta alla parte eppure affascinante, nonostante il contesto che spesso sfiora l'imbecillità o il ridicolo, [[Greta Garbo|G. Garbo]] dà qui un'altra prova del suo potere di irradiazione. (''[[Mata Hari (film 1931)|Mata Hari]]''; 2000, p. 777)
*[...] è sicuramente il più costoso, probabilmente il più cupo, forse il più fantasioso ''cyber-action movie'' degli anni '90. Frutto di una disinvolta ibridazione tra il cinema d'arti marziali di Hong Kong, l'ideologia violenta del videogame, la fantascienza alla [[Philip K. Dick|P.K. Dick]] e la grafica dei fumetti, è un giocattolone divertente a livello figurativo e scenografico e sul piano dell'azione: sdoppiamenti, combattimenti, effetti speciali a iosa. Nel resto è un pastrocchio saccente e misticheggiante. I suoi fautori, interessati e non, sostengono che bisogna vederlo tre volte: la prima per l'impatto emotivo, la seconda per capire la storia, la terza per coglierne i significati più profondi. (''[[Matrix]]''; 2000, p. 780)
[[File:John Wayne Mclintock 02.jpg|miniatura|[[John Wayne]] in ''[[McLintock!]]'']]
*Commedia western verbosa, non priva di echi [[John Ford|fordiani]], che ha per modello ''La bisbetica domata'' di [[William Shakespeare|Shakespeare]], famosa per due scene: la rissa nel fango e quella in cui McLintock sculaccia la moglie in pubblico. Sconsigliato alle femministe. (''[[McLintock!|McLintock]]''; 2000, p. 782)
*Guai a catena. Con la regina del melodramma italiano degli anni '50, [[Yvonne Sanson|Y. Sanson]], più infelice e disgraziata che mai. Bisogna avere un cuore di pietra per non divertirsi. (''[[Menzogna (film)|Menzogna]]''; 2000, p. 785)
*Il grande impiego di mezzi, la cura per i costumi e l'ambientazione non bilanciano lo scarso approfondimento dei caratteri e il ritmo sonnolento della narrazione. (''[[Le meravigliose avventure di Marco Polo (Lo scacchiere di Dio)|Le meravigliose avventure di Marco Polo]]''; 2000, p. 786)
*[...] 5º film di [[Nanni Moretti|N. Moretti]], il più grave e il meno nevrotico: la pena prevale sul sarcasmo, la costernazione sull'indignazione. Pur nel suo lucido laicismo di fondo, è il 1º film italiano sulla condizione sacerdotale. Nonostante una certa invadenza dell'attore a scapito del regista, Moretti ha alzato il tiro e fatto centro. (''[[La messa è finita]]''; 2000, p. 788)
*Ispirata ai quattro Vangeli (ma in particolare a [[Vangelo secondo Marco|quello di Marco]]) con una forte componente mariana e una premeditata omissione del contesto storico-politico, questa vita di Cristo si rivolge all'umanità più che alla divinità del personaggio, espungendo gran parte dei miracoli e le profezie sulla fine del mondo e riducendo al minimo i riferimenti al soprannaturale. Esplicitamente popolare nel rispetto della tradizione iconografica, quasi da presepio, è un film tutto rosselliniano nell'illuminata indolenza, nel ritmo incalzante, nella disadorna semplicità della scrittura, nella trasparenza dello stile che può sembrare sciattezza. (''[[Il messia]]''; 2000, pp. 788-789)
*Raccontato in tempo reale con una ingegneria narrativa che ha il suo culmine nella sparatoria finale, è una lezione di etica civile in forma di western e soffre di un certo schematismo delle psicologie e della tesi. (''[[Mezzogiorno di fuoco]]''; 2000, p. 791)
*[...] il più accademico dei film di [[Sydney Pollack|S. Pollack]]: prolisso, un po' leccato, romanticissimo, quasi fotoromanzo. Ma c'è un lirismo autentico di fondo che lo riscatta. Per chi ha il mal d'Africa. (''[[La mia Africa]]''; 2000, p. 791)
*Campione stagionale d'incassi negli USA in guerra, questa commedia sentimentale, imperniata sui buoni sentimenti e su un'idillica visione del mondo, può apparire oggi sdolcinata e svenevole, ma i duetti tra [[Bing Crosby|B. Crosby]] e [[Barry Fitzgerald|B. Fitzgerald]] rimangono deliziosi. (''[[La mia via]]''; 2000, p. 794)
*Caposaldo del cinema hollywoodiano sui reduci [...]. Il lavoro del fotografo [[Gregg Toland]] su specchi, plexiglas e altre superfici riflettenti è straordinario. (''[[I migliori anni della nostra vita (film 1946)|I migliori anni della nostra vita]]''; 2000, p. 798)
*Elegante e allegra, la commedia lanciò la diciottenne [[Alida Valli|A. Valli]]. È uno dei film più tipici del filone "[[Cinema dei telefoni bianchi|telefoni bianchi]]". (''[[Mille lire al mese (film)|Mille lire al mese]]''; 2000, pp. 800-801)
*Teso film di suspense fantapolitica con un gruppo di personaggi ben disegnati e un ruvido stile semidocumentaristico (l'evacuazione della popolazione londinese). Non fa concessioni al sensazionalismo né scantona nella propaganda ideologica. (''[[Minaccia atomica]]'', 2000, p. 804)
[[File:The Outlaw.JPG|miniatura|[[Jane Russell]] ne ''[[Il mio corpo ti scalderà]]'']]
*C'è la mano di [[Howard Hawks]] in questo bizzarro western del miliardario [[Howard Hughes|H. Hughes]], fondato sul disprezzo della donna, valutata da tutti meno di un cavallo. La storia della lavorazione e delle lotte con la censura (che ne permise la libera circolazione soltanto nel 1950) è quasi più interessante del film stesso [...]. (''[[Il mio corpo ti scalderà]]'', 2000, p. 806)
*Diretto dal regista della ''[[La storia infinita (film)|Storia infinita]]'' è un film di fantasia intimista realizzato con grande dispiego di mezzi, sul tema del "diverso". (''[[Il mio nemico (film)|Il mio nemico]]'', 2000, p. 806)
*È un proseguimento ideale dei ''Trinità'' (manca [[Bud Spencer]]) e per molti versi è meglio dei suoi "genitori": la contrapposizione [[Terence Hill|Hill]]-[[Henry Fonda|Fonda]] è un'invenzione furbesca che tiene in piedi un western allegro e divertente. Ideato e prodotto da [[Sergio Leone]]. (''[[Il mio nome è nessuno]]'', 2000, p. 807)
*Il pessimismo di [[Yves Allégret|Y. Allegret]] e del suo sceneggiatore Jacques Sigurd si stempera qui nella malinconia, in una lucida e rassegnata accettazione della vita com'è. In un'Italia da cartolina illustrata un pessimo [[Jean Marais|J. Marais]] gesticola a vuoto di fronte a una [[Alida Valli|A. Valli]] luminosa e bravina, nel suo 1° film europeo dopo la diseguale parentesi hollywoodiana. (''[[I miracoli non si ripetono]]'', 2000, p. 808)
*Tentativo, parzialmente riuscito, di uscire dalla cronaca neorealistica per la via di un surrealismo grottesco e di una tenera buffoneria, minacciati da un poeticismo fumoso. (''[[Miracolo a Milano]]''; 2000, p. 809)
*Deliziosa commedia fantastica alla [[Frank Capra]], forse il migliore film natalizio nella storia di Hollywood per la sapiente miscela di sentimento e umorismo; l'esaltazione della fantasia e della buona volontà si accompagna a soffici, ma precise, notazioni satiriche sull'ideologia americana del successo, del dollaro, del carrierismo, del consumismo, di un pragmatismo che appiattisce e deprime la vita e i rapporti sociali. Per bambini, ma anche per adulti. Scritto con garbo e brio, recitato benissimo in tutti i reparti. (''[[Il miracolo della 34ª strada]]''; 2000, p. 809)
*Diligente, corretta, colorita. ([[Miseria e nobiltà (film 1940)|''Miseria e nobiltà'', 1940]]; 2000, p. 811)
*Teatro filmato sì, ma dichiarato, esplicito. Con le leggere modifiche di Ruggero Maccari e dello stesso regista, la commedia omonima (1888) di Eduardo Scarpetta funziona ancora benissimo. Totò è grande, F. Faldini bella. ([[Miseria e nobiltà|''Miseria e nobiltà'', 1954]]; 2000, p. 811)
*Ai limiti del ridicolo e del Kitsch più efferato, il plot serve a [[Josef von Sternberg|J. von Sternberg]] per uno dei suoi film più deliranti per stravagante barocchismo [...] che esalta, sbeffeggiandola, tutta la anarchica mitologia sternberghiana; una galleria di personaggi memorabili nella loro perversa bizzarria, colpi di scena a ripetizione, sequenze di sinistra forza descrittiva: il casinò come girone infernale, il banchetto di Mother Gin Sling, il carnevale del Capodanno cinese. (''[[I misteri di Shanghai]]''; 2000, p. 816)
*[...] sfarzoso, accademico e greve [...]. (''[[La monaca di Monza (film 1962)|La monaca di Monza]]''; 2000, p. 826)
*Se Turi Vasile, Diego Fabbri, Ennio Flaiano, Antonio Pietrangeli, Jean Ferry, Suso Cecchi D'Amico – responsabili del testo deleterio col regista – meriterebbero una severa condanna, A. Nazzari e A. Valli sono assolti per insufficienza di prove, gli altri attori per non aver commesso il fatto. (''[[Il mondo le condanna]]''; 2000, p. 829)
*[...] tante firme per una gradevole commedia con due ottimi protagonisti, musiche efficaci. (''[[Montecarlo (film 1956)|Montecarlo]]''; 2000, p. 832)
*Non lo sembra, ma è un film a suspense (psicologica), sorretta dalla musica di [[Dimitri Tiomkin|D. Tiomkin]] e dalla finezza di [[Joseph Cotten|J. Cotten]]. [[Andrew L. Stone|A.L. Stone]] l'ha anche scritto. A modo suo, un piccolo film d'autore. (''[[La morsa d'acciaio]]''; 2000, p. 835)
*Esordio nel lungometraggio del trentacinquenne [[Sam Peckinpah|S. Peckinpah]] con un mediocre western su cui il produttore, fratello di [[Maureen O'Hara|M. O'Hara]], è intervenuto continuamente, infierendo poi anche sul montaggio. (''[[La morte cavalca a Rio Bravo]]''; 2000, p. 837)
*[...] un giallo vecchiotto e datato con una suggestiva ambientazione e colpi di scena a ripetizione. (''[[Il mostro che uccide]]''; 2000, p. 842)
*Spavento e horror in giuste dosi con risvolti di simpatia per la creatura e sottintesi erotici. (''[[Il mostro della laguna nera]]''; 2010, p. 952)
====N====
*77º film di [[Bette Davis|B. Davis]], ancora una volta alle prese con un personaggio sinistro, ma giuocato su un registro "freddo" e frenato. Il merito è della regia, ma anche della sceneggiatura (da un romanzo di Evelyn Piper) di Jimmy Sangster: la partita di gatto e topo tra la governante e il bambino è diretta con un crescendo magistrale. (''[[Nanny, la governante]]''; 2000, p. 852)
*Tratto dal romanzo di George Dyer, è un thriller nella migliore tradizione della Warner Bros, condotto a un ritmo veloce fino all'ultimo respiro, fotografato – benissimo – da Tony Gaudio. Personaggi stereotipati ma funzionali. B. Davis intensa. (''[[Nebbia a San Francisco]]''; 2000, p. 858)
*Un melodramma teso, duro, ben condotto da [[Martin Ritt|Ritt]] e affidato all'interpretazione di una coppia di attori molto bravi, [[John Cassavetes|Cassavetes]] e [[Sidney Poitier|Poitier]], che si calano magistralmente nella psicologia dei personaggi. (''[[Nel fango della periferia]]''; 2000, p. 860)
*Sceneggiato con [[Suso Cecchi D'Amico]], è più un film d'attori (anzi di attrici) che d'autore, ma contraddistinto, come quasi sempre in [[Renato Castellani|Castellani]], da un sapiente ritmo narrativo: una macchina che funziona come un orologio, nonostante l'intelaiatura rapsodica. (''[[Nella città l'inferno]]''; 2000, p. 861)
*[[Max Ophüls|Ophüls]] prese in mano il film, iniziato da [[John Berry]], in condizioni disastrose e si districò ammirevolmente. È il suo film più fittamente parlato, ma gli attori sono diretti benissimo. Assai interessante la tematica. (''[[Presi nella morsa|Nella morsa]]''; 2000, p. 862)
*Un classico – un po' sopravvalutato – del cinema gangster, in cui [[William A. Wellman|Wellman]] – che inizialmente voleva dare la parte di Powers a [[Edward Woods (attore)|E. Woods]] – sa mescolare con intelligenza violenza e romanticismo per dire che è anche la povertà a generare il crimine. (''[[Nemico pubblico (film 1931)|Nemico pubblico]]''; 2010, p. 979)
*Personaggio-guida di questo film sui disinganni e le curiosità erotiche dell'infanzia, cavato da un romanzo di [[Cesare Lanza]], è il piccolo, precoce e sdentato {{sic|Jo}} ([[Sven Valsecchi|S. Valsecchi]]), innamorato della cuginetta Nené ([[Leonora Fani|E. Fani]]), tredicenne sveltina [...]. Pastosa fotografia di [[Pasqualino De Santis|P. De Santis]], garbate musiche di [[Francesco Guccini]] e una galleria di personaggi tra cui [[Rita Savagnone|R. Savagnone]], esimia doppiatrice e brava attrice, un ottimo [[Tino Schirinzi|T. Schirinzi]] [...]. (''[[Nenè (film)|Nenè]]''; 2000, p. 865)
*Curioso noir giudiziario, forse sottovalutato, scritto da Johann Latimer da una storia di Gordon McDonell che fornì a Hitchcock il soggetto di ''[[L'ombra del dubbio (film 1943)|L'ombra del dubbio]]''. (''[[Nessuno mi crederà]]''; 2000, p. 866)
*È il 1º techno-thriller che fa perno su Internet, in forma di incubo e in cadenze di racconto da inseguimento. Assurdo a livello logico, sul piano emotivo è una sagra del già visto, del banale, del prevedibile. In questo veicolo per la [[Sandra Bullock|Bullock]] che ha grinta, grazia e sessappiglio, soltanto il contesto informatico è interessante. (''[[The Net - Intrappolata nella rete]]''; 2010, p. 983)
*2 parti, 2 atmosfere: il nero notturno metropolitano, il bianco innevato del villaggio. E una conversione emotiva. Il tema centrale è tipico di [[Nicholas Ray|Ray]]: la violenza dentro noi tutti, e l'influenza dell'ambiente e della famiglia sul carattere. Un po' schematico (Ray lo considerò riuscito a metà), ma il sobrio lirismo dello stile e la forza dell'interpretazione ([[Robert Ryan|Ryan]] specialmente) sono innegabili. Bianconero di G.E. Dishant e musica suggestiva di [[Bernard Herrmann|B. Herrmann]]. (''[[Neve rossa (film)|Neve rossa]]''; 2010, p. 984)
*Del racconto di [[Ernest Hemingway]] (uno dei ''49 racconti'', 1938) da cui è tratto è rimasto poco. La vicenda è stata rimpolpata da [[Casey Robinson]] con un deprecabile gusto di sicuro effetto sui gusti più banalmente romanzeschi del pubblico. Un budino dolce innaffiato di un liquore di cattiva marca. Bella fotografia di [[Leon Shamroy]]. (''[[Le nevi del Chilimangiaro]]''; 2000, p. 868)
*{{NDR|Su [[Steven Seagal]]}} Al suo confronto, in termini di recitazione, [[Chuck Norris]] sembra [[Laurence Olivier]]. (''[[Nico (film)|Nico]]''; 2000, p. 870)
*Attivo nel muto dal 1915, [[Guido Brignone|Brignone]] (1887-1959) diresse la 27enne [[Yvonne Sanson|Sanson]], nata a Salonicco, regina del melodramma, dall'anatomia vistosa e dal volto addolorato in questo drammone napoletano alla [[Carolina Invernizio]] che non vale quelli di [[Raffaello Matarazzo|Matarazzo]]. (''[[Noi peccatori]]''; 2000, p. 877)
[[File:Noivivi giachetti+valli.jpg|miniatura|[[Fosco Giachetti]] e [[Alida Valli]] in ''[[Noi vivi]]'']]
*[...] è un melodramma quasi tutto d'interni, cupo, monocorde, affidato al bianconero aspro di Giuseppe Caracciolo che tende a creare un'atmosfera grigia e nebbiosa e punta sui primi piani. Efficace e funzionale la squadra degli interpreti (altro punto a favore della regia) tra cui spiccano un sobrio, intenso [[Fosco Giachetti|Giachetti]] e la malinconica [[Alida Valli|Valli]] nel fulgore dei suoi ventun anni. (''[[Noi vivi|Noi vivi - Addio, Kira]]''; 2000, p. 877)
*[...] è uno ''shocker'' di importanza storica che aprì la strada alla profonda metamorfosi del cinema orrorifico tra gli anni '70 e '80, imperniato sull'ossessione fantastica dello smembramento del corpo rappresentato in tutta la sua fisicità. Forsennato e visionario, è leggibile a diversi livelli. (''[[Non aprite quella porta (film 1974)|Non aprite quella porta]]''; 2000, p. 879)
*Violenza portata a livelli di truculenza insostenibile che viene poi spinta inutilmente verso un grottesco senza freni. L'itinerario successivo di [[Tobe Hooper|T. Hooper]] (1944) ha dimostrato che aveva poco da dire. Bisogna arrivare fino a ''[[The Mangler - La macchina infernale|The Mangler]]'' (1994) per trovare un film notevole, almeno in parte. (''[[Non aprite quella porta - Parte 2]]''; 2000, p. 879)
*È un congegno teatrale [...] che non ha trovato né uno sceneggiatore né un regista adatti: tutto funziona – gli interpreti, il dialogo, l'ambientazione – tranne il racconto che non ha né ritmo né invenzioni. (''[[Non siamo angeli (film 1955)|Non siamo angeli]]''; 2000, p. 883)
*Con la cauzione di una scrupolosa fedeltà alla cronaca, è un edificante film di propaganda religiosa, caratteristico del periodo di guerra fredda: quasi più anticomunista che filocattolico. Alla Warner dovevano farsi perdonare di aver prodotto ''[[Mission to Moscow]]'' (1943). (''[[Nostra Signora di Fatima (film)|Nostra Signora di Fatima]]''; 2000, p. 888)
*Sulla base di un romantico e spudorato melodramma d'amore (scritto benissimo da [[Ben Hecht]] che, con [[Claude Rains|C. Rains]], fu "nominato" all'Oscar), è un thriller razionalista e crudele che trasmette allo spettatore emozioni e malessere. Il suo leit-motiv è il bere. [[Ingrid Bergman|Bergman]] iperluminosa. A differenza degli altri film hitchcockiani di spionaggio, non c'è spazio per l'umorismo. (''[[Notorious - L'amante perduta]]''; 2000, p. 889)
*[...] è forse la migliore versione del romanzo, sicuramente la più fastosa (più di 3000 comparse) e la più suggestiva a livello figurativo (splendido bianconero di Joseph H. August, scene di Van Nest Polglase). L'interpretazione di Laughton fu molto lodata, ma oggi appare schiacciata dal trucco e dal poco spazio che la sceneggiatura gli concede per approfondire la psicologia del personaggio. Ne escono meglio M. O'Hara e C. Hardwicke in una compagnia di attori ben diretti da un Dieterle che mise a frutto la lezione del grande regista teatrale Max Reinhardt. Non sono da trascurare, perché inseriti con accorta leggerezza, gli accenni polemici contro l'oscurantismo, il fanatismo, la violenza, la discriminazione razziale, implicitamente diretti all'ideologia e alla politica del nazionalsocialismo. (''[[Notre Dame (film 1939)|Notre Dame]]''; 2000, p. 889)
*Uno dei più teneri film d'amore nella Hollywood degli anni '30. È anche appassionato, ma il fuoco cova sotto le ceneri, grazie a un [[King Vidor|Vidor]] insolitamente misurato che descrive bene l'ambiente di emigrati polacchi. 3º e ultimo tentativo di [[Samuel Goldwyn]] di fare di [[Anna Sten|A. Sten]] una nuova [[Greta Garbo|Garbo]]. (''[[Notte di nozze (film 1935)|Notte di nozze]]''; 2000, p. 894)
*[...] è uno dei tanti film di [[Bela Lugosi]] detto "''the king of horror''". Questa volta gli sceneggiatori hanno raschiato il fondo del barile. (''[[Notti di terrore|La notte dei pipistrelli]]''; 2010, p. 1012)
*[...] è un discreto western con una storia insolita, ben recitato, sostenuto da un suggestivo bianconero di Russell Harlan e almeno una sequenza da ricordare: lo scontro Ryan/Ives in montagna nella neve. (''[[La notte senza legge]]''; 2000, p. 896)
*Girato a ritmo frenetico, immagini ricercate e patinate secondo i canoni della pubblicità postmoderna, colonna sonora accattivante: un interminabile spot pubblicitario che tenta di vendere il prodotto "sesso". (''[[9 settimane e ½]]''; 2000, p. 899)
====O====
*Vi si porta alle estreme conseguenze la riflessione sul cinema come ''voyeurismo'' e atto di immobilizzazione della vita; la sdrammatizzazione del racconto accresce l'efficacia della dimostrazione le cui implicazioni sono multiple e tortuose come in un giuoco di specchi. (''[[L'occhio che uccide]]''; 2000, p. 906)
*[...] è un noir a tesi dove la scrittura registica di taglio espressionista, peraltro applicata da [[Edward Dmytryk|E. Dmytryk]] con artificiosità, è subordinata al messaggio antirazzista, indebolendolo per mancanza di approfondimento. Pur non trascurando l'influenza del neorealismo italiano nella produzione RKO di quel periodo di cui fu un'opera di punta (e come tale premiata a Cannes), rimane da constatare l'idoneità del film noir a suggerire il malessere, le frustrazioni, le fobie del primo dopoguerra negli Stati Uniti. (''[[Odio implacabile]]''; 2000, p. 908)
*Uno dei migliori film di [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]] in assoluto, apprezzato persino dai critici e dagli spettatori più refrattari al suo fascino, dai fautori della verosimiglianza e della psicologia. [...] È il suo thriller più quieto, affabile, inquietante. (''[[L'ombra del dubbio (film 1943)|L'ombra del dubbio]]''; 2000, p. 914)
*18º film di [[Nicholas Ray|Ray]], e inizio della sua parabola discendente. 2 temi a lui cari: bellezza e violenza, qui entrambi attributi della natura. Fotografia bellissima. Antropologicamente presuntuoso e schematico. (''[[Ombre bianche]]''; 2000, p. 916)
*È forse il migliore dei ''whodunit'' (chi l'ha fatto?) [[Alfred Hitchcock|hitchcockiani]], un genere che il regista non amava. Ma, accettato lo schema, sono parecchie le tragressioni. [[Herbert Marshall|Marshall]] eccellente. (''[[Omicidio!|Omicidio]]''; 2000, p. 917)
*Questo ''[[Rocco e i suoi fratelli]]'' degli antipodi, tratto dal romanzo omonimo di Alan Duff, è un melodramma iniziatico, romanzo di formazione, tragedia urbana con eccessi, truculenze, ridondanze, condotto a ritmo incalzante, impregnato di un'energia coinvolgente, illuminato dalla memorabile Madre Courage di [[Rena Owen|R. Owen]]. (''[[Once Were Warriors - Una volta erano guerrieri]]''; 2000, p. 918)
*È, in una certa misura, il patto di Faust aggiornato alla moderna tecnologia. L'idea originale è di un romanzo di David Ely, sapientemente sceneggiato da Lewis John Carlino. Come con la fantapolitica di ''[[Va' e uccidi]]'' (1962), [[John Frankenheimer|Frankenheimer]] è a suo agio con la fantasociologia; gli dà una mano con un suggestivo bianconero il vecchio James Wong Howe, operatore di merito. Finale allucinante, attaccare le cinture. (''[[Operazione diabolica]]''; 2000, p. 921)
*Western nel quale due opposte psicologie ([[Henry Fonda|Fonda]] nella parte del cattivo, [[James Stewart|Stewart]] nella parte dello sceriffo) si affrontano con sapiente orchestrazione. Lento e stiracchiato. Tra i registi americani l'unico Mc (o Mac) che conta è [[Leo McCarey|McCarey]] (1898-1969). (''[[L'ora della furia]]''; 2000, p. 923)
*[...] uno dei più foschi e appenati di [[Ingmar Bergman|Bergman]]. Il ricorso all'espediente dei fantasmi è giocato sulle corde di una ironia romantica che, nelle intenzioni dell'autore, è uno strumento per far sì che lo spettatore non s'identifichi nei personaggi, ma mantenga un distacco critico. (''[[L'ora del lupo]]''; 2000, p. 923)
[[File:Orca (1977) trailer - Richard Harris 3.png|thumb|[[Richard Harris]] ne ''[[L'orca assassina]]'']]
*Tentativo poco riuscito di mischiare orrore, suspense ed ecologia in un'avventura in cui si passa dalla parte della preda. (''[[L'orca assassina]]''; 2010, p. 1049)
*Scritto e diretto dallo sceneggiatore di ''[[9 settimane e ½|Nove settimane e ½]]'', è un PIF (prodotto industriale di finzione) che può essere classificato, secondo i gusti, come un porno soft passabilmente idiota o come una macchina erotica la cui benzina è fornita dal folclore brasiliano. Persone del dramma: 1) enigmatico e abbronzatissimo uomo d'affari con qualche problema sessuale e cerchietto d'oro all'orecchio sinistro; 2) giovane avvocata di strepitosa anatomia, sottoposta a Rio de Janeiro a molteplici tentazioni della carne; 3) dinamica manager ad alta tensione che si assenta dall'azione, spostandosi a Buenos Aires. Erotismo acquatico che spande. Le varie edizioni del film variano di lunghezza secondo gli usi censori locali. (''[[Orchidea selvaggia (film 1989)|Orchidea selvaggia]]''; 2000, p. 925)
*Ben confezionato, il prodotto è di una banalità e frivolezza irrecuperabili ma, a modo suo, documento di un'epoca. Componente erotica esplicita. (''[[Ore 9: lezione di chimica]]''; 2000, p. 926)
*C'è qualche eco del grande [[David Wark Griffith|Griffith]] in questo melodramma all'aria aperta sullo sfondo dei montagnosi paesaggi canadesi. Personaggi disegnati con l'accetta. (''[[Ossessione di donna]]''; 2000, p. 934)
*L'arrivo di tre ambigui domestici e l'apparizione "impossibile" del marito rafforza il clima angoscioso di questa ''ghost story'' di occupazione, risolta con un colpo di scena finale alla [[M. Night Shyamalan|Shyamalan]] che ne ribalta la natura e i significati. Chi sono gli "altri", gli "intrusi" della casa? Il tema del mondo dei morti che si mescola con quello dei vivi innerva questa storia, strutturata a scatole cinesi e fondata su quell'esitazione che, secondo [[Cvetan Todorov|Tzvetan Todorov]], è il principio che dà vita al fantastico: qui l'incertezza è, insieme, dello spettatore e di alcuni personaggi. Il finale che la scioglie riporta al livello realistico (o almeno razionale in chiave psicoanalitica) un film che comincia dove finisce la storia di [[Medea]]. [[Alejandro Amenábar|Amenabar]], anche sceneggiatore, lo governa con astuzia imitativa, virtuosistica compattezza figurativa (fotografia di Javier Aguirresarobe) e innegabile efficacia nel sostenere la suspense. Ben doppiata da [[Chiara Colizzi]], la [[Nicole Kidman|Kidman]] sostiene intrepidamente il confronto con [[Deborah Kerr]] e altre [[Joan Fontaine]] del passato. (''[[The Others (film 2001)|The Others]]''; 2010, p. 1059)
*[...] è un [[Ernst Lubitsch|Lubitsch]] con il ritmo veloce e il cinismo di un [[Howard Hawks|Hawks]]. Con ''[[Desiderio (film 1936)|Desiderio]]'' (1936), ''[[Angelo (film 1937)|Angelo]]'' (1937) e ''[[Ninotchka]]'' (1939), costituisce un piccolo trattato lubitschiano di economia politica sul fascino discreto del capitalismo. (''[[L'ottava moglie di Barbablù (film 1938)|L'ottava moglie di Barbablù]]''; 2010, p. 1059)
*Un Ben Hur del cinema d'avanguardia. Il tentativo di un autoritratto in forma fantastica. Il diario di bordo di un autore. Il rapporto su un ingorgo esistenziale. Un film sulla confusione e sul disordine della vita. Uno dei massimi contributi a quel rinnovamento dei modi espressivi e alla rottura della drammaturgia tradizionale che ebbero luogo nel cinema a cavallo tra gli anni '50 e '60, rinnovamento che Fellini aveva già cominciato con "La Dolce Vita". Personaggi memorabili e sequenze d'antologia. Il suo vero contenuto è la fitta trama dei rapporti di Guido (Mastroianni, qui più che mai alter ego di Fellini) con la moglie e l'amante, con l'ambiente di lavoro e gli estranei, con i Guru della Chiesa e della Critica, col passato e l'avvenire, con sé stesso. "L'enfer c'est les autres", aveva detto Sartre. Fellini ribalta l'affermazione: la vita – e il cinema – sono gli altri, i vivi e i morti, gli esseri reali e le creature della fantasia. Bisogna accettarli tutti con amore, gratitudine, solidarietà. (''[[8½]]''; 2010, p. 1060)
====P====
*Il film è quasi inguardabile, ma si può ascoltare. (''[[I pagliacci (film 1943)|I pagliacci]]''; 2000, p. 943)
*Possiede tutti i requisiti di un buon gangster film: rapidità, eccitazione, suspense e quel tocco di nobiltà che gli dà una patina elegiaca. (''[[Una pallottola per Roy]]''; 2000, p. 945)
*Braccato dalla polizia, sulla Sierra Nevada {{NDR|Roy Earle}} trova nella morte la libertà che sognava, in una splendida sequenza finale, esaltata dal BN di Tony Gaudio (1885-1951). Dal romanzo ''High Sierra'' (1940) di [[W. R. Burnett|W.R. Burnett]], da lui sceneggiato con [[John Huston|J. Huston]], fu una svolta nella carriera di [[Humphrey Bogart|H. Bogart]], promosso a protagonista. Possiede tutti i requisiti di un buon ''gangster movie'' con un retrogusto di nobile malinconia che lo fa sconfinare nel noir introspettivo. (''[[Una pallottola per Roy]]''; 2010, p. 1069)
*Bistrattato a suo tempo perché giudicato pretenzioso, fu poi rivalutato: è una bella storia d'amore raccontata in modi bizzarramente poetici e illuminata da una fulgida [[Ava Gardner|Gardner]]. Un film che ha il coraggio delle sue idee. (''[[Pandora (film)|Pandora]]''; 2000, p. 946)
*Campione d'incassi a sorpresa della stagione 2003-04 davanti a ''[[Natale in India]]'' con grande gaudio di [[Leonardo Pieraccioni|L. Pieraccioni]] (anche produttore e sceneggiatore con [[Giovanni Veronesi]]), della Medusa e degli esercenti tutti. Caso più unico che raro di comico fiorentino alla camomilla, Pieraccioni, minacciato dai 40 anni, raggiunge qui il limite di una tisana calmante ed emolliente. (''[[Il paradiso all'improvviso]]''; 2010, p. 1075)
*È un turgido melodramma in costume che appartiene al periodo d'oro (1939-44) della [[Bette Davis|Davis]], qui quasi superata da [[Barbara O'Neil|B. O'Neil]] [...]. (''[[Paradiso proibito]]''; 2000, p. 952)
*Liberamente tratto da un romanzo di Bruna Piatti, questo ritratto di un'adolescente sgallettata che accumula esperienze amorose ed errori è l'occasione di una commedia agile, attendibile, lucida, senza cedimenti al moralismo, ma non superficiale nella descrizione della condizione femminile in una città di provincia. Intorno alla [[Catherine Spaak|Spaak]], maturata, una bella galleria di caratteri tra cui spiccano quelli di [[Salvo Randone|Randone]], [[Lando Buzzanca|Buzzanca]], [[Nino Manfredi|Manfredi]]. (''[[La parmigiana]]''; 2000, p. 954)
*[...] è una partita a tre in cui la penuria di denaro del trio che fa una vita da bohème corrisponde alla privazione del sesso. [[Ernst Lubitsch|Lubitsch]] e [[Ben Hect|Hecht]] hanno camminato sul filo del rasoio per evitare, data la materia, gli attacchi delle potenti associazioni in difesa della pubblica moralità, ma incorsero ugualmente nella censura del Codice Hays, da poco entrato in vigore. [[Edward Everett Horton|E.E. Horton]], principe dei caratteristi, riesce a sopravanzare le 2 star maschili. (''[[Partita a quattro]]''; 2000, p. 955)
*Western piacevole con una giusta dosatura di commedia e di dramma (con una rissa da saloon da antologia), con un [[James Stewart|J. Stewart]] che dietro la semplicità nasconde sicurezza di sé stesso, coraggio nell'azione, e una [[Marlene Dietrich|Marlene]] bella, sguaiata, prorompente che canta in modo indimenticabile ''See What the Boys in the Back Room Will Have''. (''[[Partita d'azzardo]]''; 2010, p. 1082)
*Western storico apprezzabile per la rievocazione del tempo e qualche efficace scena d'azione, ma fiacco nella drammaturgia e sbilanciato dal rilievo dato alla figura "demoniaca" di John Brown ([[Raymond Massey|R. Massey]]). (''[[I pascoli dell'odio]]''; 2000, p. 956)
*Nella sceneggiatura del regista siciliano e di Nennella Bonaiuto si mescolano racconti popolari, leggende, realtà. Non sempre alle ambiziose intenzioni corrispondono i risultati. Dopo un bel prologo sulla nascita del protagonista, il viaggio appare illustrativo e inerte. La tematica verghiana dei "vinti" si fonde con l'amore per i cantastorie siciliani in un discorso che accomuna la storia secolare del popolo ebraico e la polemica contro il potere delle istituzioni, l'intolleranza dogmatica per il diverso e la chiusura alle novità che vengono dal basso. Uno spiraglio di speranza si appoggia alla consapevolezza rimossa che "siamo tutti figli di Abramo". (''[[La passione di Giosuè l'ebreo]]''; 2010, p. 1086)
*Senza pretese, scorrevole. (''[[La paura fa 90]]''; 2000, p. 964)
*[...] è un poliziesco di routine, ma vale più della sua fama. Ha il torto di raccontare una storia in cui sono i cattivi che hanno paura e di avere in [[Jane Wyman|J. Wyman]] un'attrice fuori parte, ma l'ambientazione londinese e teatrale è deliziosa: la prima mezz'ora (con la festa di beneficienza in giardino) e il finale sono notevoli e, in bilico tra ambiguità e volgarità, [[Marlene Dietrich|M. Dietrich]] lascia il segno. (''[[Paura in palcoscenico]]''; 2000, p. 964)
*Tratto da un romanzo di Stuart Engstrand, è un film sotto il segno dell'eccesso, un noir esasperato, dominato dal chiaroscuro (fotografia di Robert Burks), così oltraggiosamente cattivo da diventare buono. (''[[Peccato (film)|Peccato]]''; 2000, p. 967)
*Uno dei pochi insuccessi commerciali di [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]], e uno dei suoi rari film in costume. Conta per una [[Ingrid Bergman|I. Bergman]] (con [[Joseph Cotten|J. Cotten]] fuori parte) straordinaria, l'uso del piano-sequenza, l'ambientazione, la fotografia di [[Jack Cardiff|J. Cardiff]]. Verboso. Finale debole. (''[[Il peccato di Lady Considine]]''; 2000, p. 968)
[[File:La peccatrice (film 1940) Paola Barbara.png|thumb|[[Paola Barbara]] ne ''[[La peccatrice (film 1940)|La peccatrice]]'']]
*Film denso che dà spesso nel tragico. Melodramma con risvolti di critica sociale. Alcuni momenti di grande intensità. La [[Paola Barbara|Barbara]] è di un'espressività penetrante. (''[[La peccatrice (film 1940)|La peccatrice]]''; 2000, p. 969)
*È un grottesco poema satirico che osa paragonare la dittatura stalinana a quella hitleriana con un accostamento che a molta parte della sinistra occidentale ripugnava allora e oggi ripugna ancora (un po' meno). (''[[Pentimento (film 1984)|Pentimento]]''); 2010, p. 1099)
*Un film che parla al cuore: un dramma "[[Melodramma strappalacrime|d'appendice]]", quel genere che in letteratura ebbe la sua stagione di grazia nel periodo umbertino e che il pubblico popolare italiano continuò ad amare fino agli anni '60. (''[[Perdonami!|Perdonami]]''; 2000, p. 975)
*Film così, oggi, non sanno farli più, e non soltanto perché attori con quel carisma non ne esistono più in circolazione. L'assurdo e il sublime vanno a braccetto, la 1ª parte è nettamente superiore alla 2ª, ma perché chiedere la luna quando si hanno le stelle? [...] [[Bette Davis|B. Davis]] era capace di tutto, anche di un personaggio romantico. (''[[Perdutamente tua]]''; 2000, p. 976)
*[...] è diventato un film sadiano di forte suggestione e di inquietante atmosfera esotica con la sequenza della caccia splendidamente fotografata e montata. È interessante come predecessore di ''[[King Kong (film 1933)|King Kong]]'' [...]. (''[[Pericolosa partita]]''; 2000, p. 978)
*Il programmatico disinteresse per la logica narrativa esplode nel delirio truculento dell'ultima mezz'ora con 4 o 5 finali infilati l'uno nell'altro, ulteriore dimostrazione di un narcisismo esibizionistico quasi disperato. (''[[Phenomena]]''; 2010, p. 1113)
*Suspense, bizzarria, sorprese ed effetti speciali primitivi ma efficaci. (''[[Il pianeta proibito]]''; 2000, p. 986)
*Scritto da Jonathan Lemkin (''[[L'avvocato del diavolo]]''), è un film di SF spaziale d'andazzo che, nonostante qualche ambizioncella metafisica nell'avvio, s'incanala in schemi narrativi di convenzione, con personaggi stereotipati e sviluppi prevedibili. La corretta regia è del sudafricano A. Hoffman, esordiente nel lungometraggio dopo premiate esperienze incampo pubblicitario. Suggestivi paesaggi desertici, trovati in Giordania e Australia. (''[[Pianeta rosso]]''; 2010, p. 1115)
*L'anomala misoginia di [[Robert Aldrich|R. Aldrich]] tocca qui il vertice del barocchismo. (''[[Piano... piano, dolce Carlotta]]''; 2000, p. 986)
*Potabile sul versante della commedia, insopportabile quando inclina al sentimentalismo. (''[[Piccole donne (film 1949)|Piccole donne]]''; 2000, p. 989)
*Ambientato alla fine dell'Ottocento, è uno dei più perfetti esempi di teatro filmato che paradossalmente diventa cinema proprio nella misura in cui [[William Wyler|Wyler]] è rimasto fedele non solo al dramma (1939) di [[Lillian Hellman]], ma alla scenografia e alla messinscena. Alle luci il grande [[Gregg Toland]]. L'unica riserva che si può fare è, paradossalmente, quella di un eccesso di perfezione. (''[[Piccole volpi]]''; 2000, p. 989)
*Tratto da un best seller (1933) di [[Erskine Caldwell]], molto discusso per il suo crudo realismo incline al grottesco, e sceneggiato da [[Philip Yordan]]. Accolto severamente dalla critica, forse a causa dei suoi frequenti cambi di marcia e di tono, è un film molto caro al suo regista, meno al suo sceneggiatore ("Troppo teorico, non abbastanza fisico"). Tutti d'accordo, invece, su [[Robert Ryan|Ryan]], capofamiglia di statura biblica. (''[[Il piccolo campo]]''; 2000, p. 991)
*Classico del genere gangsteristico, caratterizzato, oltre che dalla memorabile interpretazione di [[Edward G. Robinson|E.G. Robinson]], dal taglio spedito e asciutto, quasi cronachistico del racconto, tratto da un romanzo di [[W. R. Burnett|W.R. Burnett]]. Datato, ma che forza! (''[[Piccolo Cesare]]''; 2000, p. 991)
*Western anomalo e, in un certo senso, unico, ha qualcosa del racconto filosofico francese del Settecento (non lontano dal ''Candide'' di [[Voltaire]]) e del romanzo picaresco spagnolo. La smitizzazione del West e dei suoi miti (bianchi) è radicale nella sua continua (e un po' prolissa) mistura tragicomica; la simpatia per i pellerossa, il rispetto per la loro cultura, la denuncia del loro genocidio non scadono quasi mai nel (melo)dramma didattico. [[Dustin Hoffman|Hoffman]] allo zenith del suo fregolismo istrionico. (''[[Il piccolo grande uomo|Piccolo grande uomo]]''; 2000, pp. 991-992)
*Melodramma strappalacrime di basso profilo. Persino [[Amedeo Nazzari|Nazzari]] è meno in parte del solito. Regia anonima. (''[[Pietà per chi cade]]''; 2000, p. 994)
*[...] è una commedia rurale che ha le scarpe grosse, ma il cervello poco fino. Contro i suoi bersagli preferiti (la meschinità, la ristrettezza di spirito, il campanilismo abietto, l'avidità, la viltà della provincia francese) [[Claude Autant-Lara|Autant-Lara]] ha la mira sbagliata per mancanza di ispirazione e di grazia. [[Anna Magnani|Magnani]] greve, doppiata tremendamente. (''[[La pila della Peppa]]''; 2000, p. 995)
*Alterna momenti di carattere documentaristico nella 1ª parte a quelli avventurosi nella 2ª, rivelando già la mano e l'occhio di [[Roberto Rossellini|Rossellini]]: spiccio, disadorno nella ricerca di autenticità e nel rifiuto della retorica propagandistica. (''[[Un pilota ritorna]]''; 2010, p. 1125)
*Qualificato con l'iperbole del "film più brutto della storia del cinema" e, perciò, diventato oggetto di culto. Il che non gli impedisce di essere assai divertente, almeno per chi sa apprezzarne lo spudorato dilettantismo, le strampalate scenografie, i dialoghi tremendi, l'assurda logica narrativa. (''[[Plan 9 from Outer Space]]'', 2000, p. 1003)
*Ispirato al romanzo di Robert James Waller, adattato dal talentoso Richard LaGravanese, è il 18° film di [[Clint Eastwood|C. Eastwood]] regista che ha saputo dirigere sé stesso e la strepitosa [[Meryl Streep|M. Streep]] con una sensibilità, una leggerezza profonda e una verosimiglianza ineguagliabili: i personaggi, due "normali" persone di mezza età, acquistano progressivamente spessore ed "eccezionalità" in un contesto di tranquilla quotidianità sottolineata dalla opaca fotografia di Jack Green e dalle canzoni di Johnny Hartman. È il 1° e unico film in cui Eastwood assume il punto di vista della donna. Uno dei più struggenti film d'amore degli anni '90, imperniato, come sempre, su una impossibilità. Un'altra conferma del classicismo di un regista che qui affronta di petto il genere, attraversandolo controcorrente. (''[[I ponti di Madison County]]'', 2000, p. 1011)
*Ispirata alla ''[[La sirenetta|Sirenetta]]'' di [[Hans Christian Andersen|Andersen]], l'ultima opera di Miyazaki non ha il fascino assoluto, misterioso e poetico di ''[[La città incantata]]'': è una gradevole favola sull'amore, sulle promesse, sul rispetto degli altri. Miyazaki si oppone ideologicamente – e orgogliosamente- all'animazione computerizzata e mette all'opera 70 artisti con la matita per creare 170000 disegni. Il risultato figurativo è in linea con quello dei contenuti: delicato, piacevole, non aggressivo, per tutti, anche per i più piccoli. (''[[Ponyo sulla scogliera]]''; 2013, p. 1210)
*Film di transizione – e di occasione – nell'itinerario di [[Vittorio De Sica|De Sica]] alla sua 6ª prova registica, si fa apprezzare per il gusto dei dettagli realistici, la cura delle inquadrature, il rifiuto della retorica edificante, il suo fondo laico. (''[[La porta del cielo]]''; 2000, p. 1013)
*La sceneggiatura di Philip Yordan (da un romanzo di Leo Brady) era ingegnosa, ma sembra che il produttore Sam Goldwin abbia fatto rifare il montaggio di testa sua. F. Granger esagera in istrionismo. Suggestiva la fotografia di Harry Stradling. (''[[La porta dell'inferno (film 1950)|La porta dell'inferno]]''; 2000, p. 1013)
*È la migliore delle versioni del romanzo, archetipo romantico, per ritmo narrativo, ragionevole fedeltà al testo, atmosfera, recitazione. (''[[La porta proibita]]''; 2000, p. 1014)
*Cook lavora in TV. Ogni tanto si dedica al cinema senza deludere: questa è una commedia da camera ricca di sorprese, di brio e soprattutto di ottimi attori. (''[[Posta grossa a Dodge City]]''; 2000, p. 1015)
*[...] un film elegante e un po' leccato che vernicia politamente la rude scorza del romanzo. (''[[Un posto al sole (film)|Un posto al sole]]''; 2000, p. 1016)
*È forse il migliore tra i film orrorifici sulla venuta dell'Anticristo. Sulla scia dell'''[[L'esorcista|Esorcista]]'' (1973). Agli amanti del genere: c'è una decapitazione famosa. Suspense e brividi. (''[[Il presagio]]''; 2000, p. 1022)
*Da un dramma teatrale a 2 personaggi di [[Louis Verneuil]] un melodramma triangolare con molta musica classica ([[Franz Joseph Haydn|Haydn]], [[Ludwig van Beethoven|Beethoven]], [[Fryderyk Chopin|Chopin]] e un pezzo originale di [[Erich Wolfgang Korngold|E.W. Korngold]]), appartamenti immensi e lo stesso trio d'interpreti di ''[[Perdutamente tua]]'' (1942) dello stesso [[Irving Rapper|Rapper]], dove, forse per l'unica volta, [[Bette Davis|B. Davis]] si fa rubare il film da un partner ([[Claude Rains|C. Rains]]), ma alla fine, smentendo le menzogne, si prende la rivincita. Preceduto da ''Jealousy'' (1929) con Jeanne Eagels e Fredric March. Un classico del gusto ''camp''. (''[[Il prezzo dell'inganno]]''; 2000, p. 1025)
*Verboso, schematico, all'insegna di un pessimismo troppo programmatico. Il bravo [[Kevin Spacey|K. Spacey]] la fa da mattatore (con la voce di [[Giancarlo Giannini]]). (''[[Il prezzo di Hollywood]]''; 2000, pp. 1025-1026)
*[...] è un western imperniato sulla nozione di attesa, frustrazione e sconfitta, contraddistinto da dialoghi sentenziosi e dall'asciutta scrittura registica di [[Henry Hathaway|H. Hathaway]] che sa scegliere con cura i paesaggi senza indulgere al lirismo e usare bene il Cinemascope ([[Milton R. Krasner|Milton Krasner]]) anche negli interni. Personaggi tradizionali senza essere convenzionali. (''[[Il prigioniero della miniera]]''; 2010, p. 1159)
*2º film americano di [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]], ma ancora molto britannico per stile e tono. Scattante, ingegnoso, sullo sfondo di un paesaggio quasi più importante dell'intrigo, è un racconto di magica leggerezza. È tipico di Hitchcock affidare, in un film di propaganda antinazista, la parte del malvagio a un raffinato attore inglese come [[Herbert Marshall|H. Marshall]] e al tedesco [[Albert Bassermann]] (nominato all'Oscar) quella di un fisico, combattente per la libertà. (''[[Il prigioniero di Amsterdam]]''; 2000, p. 1029)
*Appello alla bontà e alla solidarietà in forma di satira dei vizi borghesi, è una commedia ad alta velocità e a ritmo di balletto. Godibile galleria di caratteristi e frequenti trasgressioni [[Cesare Zavattini|zavattiniane]] alle regole della commedia realistica. (''[[Prima comunione (film)|Prima comunione]]''; 2000, p. 1029)
*[...] un lezioso film al glucosio con qualche frecciatina antiborghese, in linea con la politica fascista del tempo. (''[[La principessa del sogno]]''; 2000, p. 1037)
*[...] il dramma svolge la sua indagine sul mistero della santità attraverso cinque ritratti di suore di cui con efficace concisione si suggerisce il carattere, i problemi, i tormenti. Dalla dialettica tra questi personaggi e l'invisibile presenza di [[Teresa di Lisieux|Teresa]] esce una testimonianza sulla vita conventuale che [[Vittorio Cottafavi|Cottafavi]] (1914-98) mette in immagini con nitore figurativo, asciutta intensità e sapiente direzione degli interpreti. (''[[Il processo di Santa Teresa del Bambino Gesù]]''; 2000, p. 1039)
*Il materiale narrativo è da polpettone strappalacrime, ma il modo con cui è raccontato è spesso ammirevole. ([[Proibito (film 1932)|''Proibito'', 1932]]; 2000, p. 1044)
*Nell'impianto figurativo e narrativo del film, nella sua vaga impronta western, favorita dall'intensa bellezza del paesaggio, il personaggio di [[Amedeo Nazzari|Nazzari]] ha, rispetto agli altri un po' sfocati, coerenza e vitalità. ([[Proibito (film 1954)|''Proibito'', 1954]]; 2000, p. 1044)
*1º film a Hollywood del britannico M. Newell: un inetto apologo pacifista con encefalogramma piatto. (''[[La protesta del silenzio]]''; 2000, p. 1047)
====Q====
*La denuncia del razzismo e della violenza è un tema costante di [[Richard Brooks|Brooks]], sviluppato qui con sincerità e con coraggio sulla scorta di un romanzo di Robert C. Ruark. Tutta la 1ª parte è ammirevole, ineccepibile. Quando bisogna tirare le conclusioni, la 2ª scricchiola. In un periodo in cui i mass media demonizzavano il movimento indipendentista dei Mau Mau, fu, a modo suo, un film di controinformazione. (''[[Qualcosa che vale]]''; 2000, p. 1054)
*Western di normale amministrazione apprezzabile per lo scavo psicologico dei personaggi. (''[[Le quattro facce del West]]''; 2000, p. 1065)
[[File:Quattro mosche di velluto grigio (1971) Mimsy Farmer 02.jpg|thumb|[[Mimsy Farmer]] in ''[[4 mosche di velluto grigio]]'']]
*Sempre più incurante della logica e della verosomiglianza narrativa, il giovane regista compiace al proprio talento visionario come un alcolista alla sua sete. (''[[4 mosche di velluto grigio]]''; 2011, p. 1198)
*[...] è una commedia diseguale e leggera, ma non priva di spunti divertenti. (''[[Quel fantasma di mio marito]]''; 2000, p. 1070)
*[...] è una storia rurale che non vale la buona compagnia degli attori. Un misto di ipocrisia e di melassa con un pizzico di pepe. (''[[Quella nostra estate]]''; 2010, p. 1202)
*Tentativo parzialmente riuscito di conciliare l'approfondimento psicologico dei caratteri con le esigenze della propaganda patriottica. Il personaggio di [[Amedeo Nazzari|A. Nazzari]], comunque, rimane interessante. (''[[Quelli della montagna]]''; 2000, p. 1073)
*Un po' artificiosa e meccanica, è l'ultima delle commedie classiche di [[Ernst Lubitsch|Lubitsch]]. La vicenda è banale, ma il ritmo è scattante e [[Burgess Meredith|B. Meredith]] spiritosissimo. (''[[Quell'incerto sentimento]]''; 2000, p. 1073)
*Nonostante il titolo (originale), è un western intimista quasi da camera, affidato ai personaggi più che all'azione. Ricorda le storie in mezzatinta che come sceneggiatore [[Burt Kennedy|B. Kennedy]] scriveva per [[Randolph Scott]]. È il tono che fa la musica. (''[[Quel maledetto colpo al Rio Grande Express]]''; 2000, p. 1074)
*Film a basso costo, ma ad alta tensione, in forma di dramma psicologico, è uno dei migliori western degli anni '50 anche perché implica, tra le righe, una semplice e profonda lezione morale. (''[[Quel treno per Yuma (film 1957)|Quel treno per Yuma]]''; 2000, p. 1075)
*[...] la sceneggiatura [...] punta su 2 linee narrative: 1) l'amore tra Licia ([[Marie Theres Relin|T. Relin]]) e Marco Vinicio ([[Francesco Quinn|F. Quinn]]) cioè la trascendenza, l'epifania di un mondo nuovo e la cristianità; 2) il rapporto tra Nerone ([[Klaus Maria Brandauer|K.M. Brandauer]]) e Caio Petronio ([[Frederic Forrest|F. Forrest]]), cioè la romanità, la decadenza e la coscienza della decadenza. È la 2ª componente "laica" che, senza schiacciarla, prevale sulla prima "religiosa" e che si risolve in una moderna riflessione sulla nozione di crisi di cui Petronio è l'intellettuale lucido e Nerone l'artista nevrotico. Ma il rapporto tra i 2 personaggi può essere letto anche come quello tra un attore fallito (Nerone) e un autore realizzato (Petronio). Brandauer e Forrest li hanno resi in modo magistrale. Funzionali alle intenzioni di [[Franco Rossi (regista)|Rossi]] e dei suoi sceneggiatori sono le scene di [[Luciano Ricceri]], i costumi di [[Jost Jacob]] (le une e gli altri lontani dal Kitsch e dagli stereotipi dei colossi hollywoodiani) e la fotografia di [[Luigi Kuveiller]]. (''[[Quo vadis? (miniserie televisiva)|Quo vadis?]]''; 2000, p. 1080)
====R====
[[File:Ragazze da marito (film 1952) Eduardo De Filippo.png|miniatura|[[Eduardo De Filippo]] in ''[[Ragazze da marito (film 1952)|Ragazze da marito]]'']]
*Come quasi tutti i film diretti da [[Eduardo De Filippo|E. De Filippo]], è una trasposizione cinematografica di una delle sue commedie che nulla toglie ma nulla aggiunge alla sua grandezza di autore e attore. (''[[Ragazze da marito (film 1952)|Ragazze da marito]]''; 2000, p. 1090)
*[...] è il 3º film di [[Luciano Emmer|Emmer]], campione (milanese) del neorealismo rosa in salsa romana. Grazioso, garbato, con qualche pungente notazione sociologica, ma già sull'orlo dell'Arcadia neorealistica. (''[[Le ragazze di piazza di Spagna]]''; 2000, p. 1091)
*Girato a basso costo, fondali ed esterni di cartapesta esibiti nella loro falsità, rozzo Technicolor RKO, è uno dei più fascinosi film del [[Fritz Lang|Lang]] americano, impregnato di un romanticismo struggente sui temi della ruota, del destino, della colpa, intorno alla figura mitica di [[Marlene Dietrich|Marlene]]. Come western barocco da mettere vicino a ''[[Johnny Guitar]]'' (1953). (''[[Rancho Notorious]]''; 2000, p. 1098)
*Macchinoso e stracco thriller che non decolla mai, abitato da personaggi insignificanti. L'elegante accademismo formale del regista non riesce a trasformare in oro la materia prima dell'omonimo romanzo di [[John Grisham]]. (''[[Il rapporto Pelican]]''; 2000, p. 1100)
*Scandito dal ritmo ossessivo di un bolero, è un film in cui le diverse componenti letterarie, psicologiche (persino psicanalitiche) e drammatiche si fondono in una superiore unità filmica che rimanda al cinema muto e, insieme, anticipa la tecnica televisiva con un linguaggio febbrilmente barocco nel suo virtuosistico dinamismo. (''[[Rashomon]]''; 2000, p. 1101)
*È il più politico tra i colossi hollywoodiani sulla vita del Cristo, quello che più insiste, in parallelo alla vicenda religiosa, sulla presenza romana in Giudea. Barabba e Giuda, per esempio, sono proposti come Zeloti, partigiani nazionalisti in lotta contro gli occupanti. Scritto da Philip Yordan e rimontato dal produttore Samuel Bronston (per la M-G-M), presenta, in fondo, Gesù come un profeta minore. Perciò la cattolica Legion of Decency lo attaccò come "teologicamente, storicamente, evangelicamente trascurato". Privo del senso del sacro, conta per le sue parti più laiche dove N. Ray può meglio far sentire i segni dei temi a lui cari come quello della lotta per comunicare un'idea. Film diseguale e parzialmente risolto, ma le sequenze notevoli non mancano: il dinamismo del Sermone della Montagna, la scena del processo davanti a Pilato. Ribattezzato beffardamente da ''Time'': "I Was a Teenager Jesus". (''[[Il re dei re (film 1961)|Il re dei re]]''; 2000, p. 1105)
*Western medio con una 1ª parte che non manca di nerbo. A 47 anni [[Barbara Stanwyck|B. Stanwyck]] ha grinta e salute fisica da vendere ai maschietti che la circondano e sa andare a cavallo meglio di [[Ronald Reagan|Reagan]] [...]. (''[[La regina del Far West]]''; 2000, p. 1108)
*Uno dei primi film in costume (e sandaloni) di P. Francisci che pochi anni dopo avrebbe dato inizio al ciclo di Ercole e degli altri uomini forti, meritandosi dalla critica francese l'appellativo di "re del ''peplum''". Basso costo, pochi mezzi, poche comparse, ma un certo mestieraccio. (''[[La regina di Saba]]''; 2000, p. 1108)
*Scritto da Franco Solinas, è uno dei non pochi spaghetti-western politicizzati di ambiente messicano. Qua e là qualche traccia di [[Sergio Leone]]. (''[[La resa dei conti (film 1966)|La resa dei conti]]''; 2000, p. 1112)
*2º film di [[Alessandro Blasetti|A. Blasetti]] dopo il muto ''Sole'' (1929) e l'unico di cui firma da solo la sceneggiatura, affetta da un banale e zuccheroso provincialismo. Prodotto dalla Cines di Stefano Pittaluga, è il 1º film sonoro italiano, ma, ritenuto non a torto poco commerciale, fu distribuito dopo ''[[La canzone dell'amore]]'' (1930) di Righelli. È interessante a livello stilistico per l'ambizioso mixage di dialoghi, musica (Amedeo Escobar) e rumori in parallelo con invenzioni visive di taglio sperimentale. (''[[Resurrectio]]''; 2000, p. 1113)
*[...] un adattamento un po' digestivo ma qua e là scintillante, soprattutto nella 1ª parte: l'apertura, la messa pasquale in rito ortodosso, la sapiente mescolanza di spiritualità ed erotismo. [[Fredric March|F. March]] ha ancora ammiratrici? Qui è bellissimo. L'attrice russa [[Anna Sten|A. Sten]] (vero nome: Anjuschka Stensi Sujatevitch) è stinta, ma fragilmente intensa. Il produttore [[Samuel Goldwyn]] la importò a Hollywood nel 1933 nel vano tentativo di farne una rivale di [[Greta Garbo]]. Suggestiva fotografia del grande [[Gregg Toland|G. Toland]]. ([[Resurrezione (film 1934)|''Resurrezione'', 1934]]; 2010, p. 1248)
*Senza pregi. ([[Resurrezione (film 1958)|''Resurrezione'', 1958]]; 2000, p. 1113)
*Storico esempio di ''miscasting'' da parte della Fox: che ci sta a fare nel selvaggio West la [[Gene Tierney|Tierney]] che pure aveva esordito sullo schermo l'anno prima proprio in un western? Ma tutto il film è approssimativo e fiacco. (''[[La ribelle del Sud]]''; 2000, pp. 1114-1115)
*È un veicolo per la vivace e fiammeggiante [[Maureen O'Hara|M. O'Hara]], fresca reduce dal trionfo di ''[[Un uomo tranquillo (film 1952)|L'uomo tranquillo]]'' di [[John Ford|Ford]]. Dà il pepe a questo western senza infamia, senza lode, senza sorprese. (''[[La ribelle del West]]''; 2000, p. 1115)
*Complesso, intrigante, qua e là geniale con un brusco cambiamento di tono e di stile dalla 1ª alla 2ª parte. È uno dei meno noti e più amari film hitchcockiani del periodo inglese. (''[[Ricco e strano]]''; 2000, p. 1116)
*Nel filone gangster del colpo grosso, rimane un classico, grazie all'alta ingegneria narrativa che culmina nella celebre sequenza muta di mezz'ora. Dopo 4 anni di purgatorio, [[Jules Dassin|Dassin]], messo sulla lista nera del maccartismo a Hollywood, dirige in Francia uno di quei thriller realistici di cui aveva la specialità in America e segna una svolta nel ''polar'' francese. Tutto concorre alla felicità del risultato: la fonte letteraria ([[Auguste Le Breton]]), la fotografia di Philippe Agostini, le musiche di Georges Auric, gli interpreti tra cui spicca [[Jean Servais|Servais]]. (''[[Rififi]]''; 2000, pp. 1119-1120)
*[[Gabriele Muccino|Muccino]] realizza un film sul fascino dell'''american dream'' di cui lui stesso sembra l'incarnazione. Ma nonostante le promesse di mantenere uno sguardo ruvido per fotografare con realismo le due facce di un paese tanto generoso quanto inesorabile, il regista scade nello stucchevole e nel sentimentale in un susseguirsi imperterrito di scene madri verso le lacrime più facili. Forza del film è l'interpretazione concitata del protagonista, nominato all'Oscar. I duetti con il (vero) figlio Jaden riciclano la lezione de ''[[La vita è bella]]'', come nella scena dei bagni in metropolitana. (''[[La ricerca della felicità]]''; 2010, p. 1252)
*Sotto l'egida della Dreamworks, i produttori Walter F. Parkes e Laurie MacDonald hanno riunito un'agguerrita squadra di esecutori/collaboratori [...]. Pur mantenendo a livello figurativo componenti esotiche e asiatiche, hanno comodato il racconto nelle categorie riconosciute da Hollywood (un po' di psicologia e qualche spiegazione in più). Almeno nella 1ª ora paura e angoscia sono palpabili, lasciando il posto gradatamente alla ridondanza dei segni, all'eccesso dell'horror rozzo, alla violenza del "troppo visibile". (''[[The Ring (film 2002)|The Ring]]''; 2010, p. 1257)
*La sequenza dell'acqua che esce vorticosamente dalla vasca e rimane sospesa sulla stanza da bagno (l'acqua è un motivo conduttore del racconto) è un efficace esempio del modo con cui gli effetti digitali possono diventare narrativamente funzionali. Chi volesse vedere nella scena una metafora del battesimo cristiano, si accomodi. È un film dove l'orrore è subordinato all'angoscia. Come dovrebbe dimostrare anche ''[[Dark Water (film 2002)|Dark Water]]'' (2002), ancora inedito in Italia, [[Hideo Nakata|Nakata]] fa melodrammi camuffati da ''horror''. (''[[The Ring 2]]''; 2010, p. 1257)
*Chiude la trilogia militare di [[John Ford|Ford]], e fu il meno apprezzato (forse sottovalutato) dei 3, ma si può leggerlo quasi come un balletto tra un uomo e i suoi due amori, la moglie e la cavalleria. La musica e diverse belle canzoni vi hanno un posto importante. (''[[Rio Bravo]]''; 2000, p. 1121)
*5º western e ultimo film di [[Howard Hawks|H. Hawks]], è una variante in minore del precedente ''[[El Dorado (film 1966)|Eldorado]]'' (1967) di cui conserva la raffinata eleganza e il ritmo svagato. (''[[Rio Lobo]]''; 2000, p. 1121)
*Melodramma tra le marcite che una sceneggiatura non priva di finezze, una bella fotografia a colori (L. Trasatti) e il fascino di una fulgida e improbabile [[Elsa Martinelli|Martinelli]] rendono appetibile. [[Raffaello Matarazzo|Matarazzo]] serve in tavola con bravura. (''[[La risaia]]''; 2000, p. 1122)
*[...] s'affida specialmente agli effetti speciali di [[Ray Harryhausen]], geniale artigiano dei trucchi. Lento e verboso nella 1ª parte, ha i suoi momenti più vispi quando il bestione attacca il faro dove uno scienziato (C. Kellaway) s'immerge nel mare con una batisfera alla sua ricerca e quando, come King Kong, irrompe in Manhattan. Un ''must'' per i patiti della SF. (''[[Il risveglio del dinosauro]]''; 2000, p. 1123)
*Film drammatico e pieno di buoni sentimenti molto adatto a [[James Stewart|Stewart]], poco alla [[Carole Lombard|Lombard]]. Lacrime a volontà, per chi ama il genere, anche oggi. (''[[Ritorna l'amore]]''; 2000, p. 1124)
*Fatto sulla scia del successo di ''[[I magnifici sette]]'' (1960) funziona come racconto d'azione, ma la regia è di mestiere. Scritto dal futuro regista Larry Cohen, belle musiche di Elmer Bernstein. (''[[Il ritorno dei magnifici sette]]''; 2000, p. 1126)
*Uno dei più squisiti film fantastici nella storia di Hollywood. Un po' velleitario come riflessione su grandi temi (vita, morte, amore, arte), ma figurativamente suggestivo. Stupenda fotografia di [[Joseph H. August|Joseph August]] che rischiò di vincere un Oscar. (''[[Il ritratto di Jennie]]''; 2000, p. 1129)
*Girato tra difficoltà economiche e organizzative di ogni genere, il film impose in tutto il mondo una visione e rappresentazione delle cose vera e nuova, cui la critica avrebbe dato poco più tardi il nome di [[Neorealismo (cinema)|neorealismo]]. Specchio di una realtà come colta nel suo farsi, appare oggi come un'opera ibrida in cui il nuovo convive col vecchio, i grandi lampi di verità con momenti di maniera romanzesca, in bilico tra lirismo epico e retorica populista. La stessa lotta antifascista è raccontata ponendo l'accento sul piano morale più che su quello politico, il che non gli impedì di essere il film giusto al momento giusto e di indicare attraverso le figure del comunista e del prete di borgata il tema politico centrale dell'Italia nel dopoguerra. (''[[Roma città aperta]]''; 2000, p. 1137)
*Un bel valzer di [[Alessandro Cicognini]] fa da leitmotiv di questo romantico e malinconico film, sapientemente costruito (con [[Renato Castellani|Castellani]] e [[Mario Soldati|Soldati]] tra gli sceneggiatori) e impreziosito dal bianconero di [[Arturo Gallea]]. (''[[Una romantica avventura]]''; 2000, p. 1138)
[[File:The Gunfighter-02.jpg|miniatura|[[Gregory Peck]] in ''[[Romantico avventuriero]]'']]
*Maestro nel raccontare storie di grossi personaggi o nel descrivere la vecchia America, quella dei pionieri e dei grandi spazi, [[Henry King|H. King]] è riuscito a unire entrambe le sue passioni. Non soltanto un buon western: un buon film. (''[[Romantico avventuriero]]''; 2000, p. 1138)
*Ha tutte le carte in regola per essere iscritto al noir questo melodramma passionale a forti tinte. La regia è efficace e intelligente nella resa dell'atmosfera e degli ambienti quanto nella direzione degli interpreti tra i quali [[Barbara Stanwyck|B. Stanwyck]] scolpisce il ritratto di una insolita ''femme fatale''. (''[[Il romanzo di Thelma Jordon]]''; 2000, p. 1139)
*Ogni paragone con [[Jerry Lewis]] è superficiale: la nevrosi distruttiva sotto la maschera dell'idiozia di [[Jim Carrey|J. Carrey]] non ha niente da spartire con i personaggi infantili e disadattati del primo Lewis. Sconnesso con alcuni numeri comici azzeccati. Attenzione al drammatico finale. (''[[Il rompiscatole]]''; 2000, p. 1141)
*Il polacco [[Roman Polański|R. Polanski]] – al suo 1º film made in USA dopo 3 britannici – affascinato dal senso di mistero che serpeggia nel romanzo di [[Ira Levin]], ne cava un memorabile esempio di cinema della minaccia e ripropone il tema dell'ambiguità fino a fame la struttura portante della narrazione. (''[[Rosemary's Baby - Nastro rosso a New York]]''; 2010, p. 1282)
*È un film curioso e insensato, suggestivo e inattendibile, ben fatto e poco interessante. Poco importa se il ritratto corrisponda o no a quello del vero [[Jack Ruby|Ruby]]. Il personaggio c'è, [[Danny Aiello|D. Aiello]] gli dà credibilità e spessore fin quando non esce dai binari. Gli sta quasi alla pari il personaggio fittizio della bionda spogliarellista Candy Cane della quale [[Sherilyn Fenn|S. Fenn]] rende bene l'impasto di tenerezza e calcolo, di perversione e ingenuità. (''[[Ruby - Il terzo uomo di Dallas]]''; 2000, p. 1148)
====S====
*Tratto dal romanzo ''L'agente segreto'' (1907) di [[Joseph Conrad]], è uno dei migliori thriller del periodo inglese di [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]]. Ricco di invenzioni memorabili (la sequenza del coltello) con una Londra insolita e una [[Sylvia Sidney|Sidney]] di straziante intensità. Il regista confessò uno sbaglio: troppo simpatico il bambino per farlo morire. (''[[Sabotaggio (film)|Sabotaggio]]''; 2000, p. 1151)
*[[Tyrone Power]] morì a metà delle riprese e [[Yul Brynner|Y. Brynner]] lo sostituì, sbagliando l'impostazione del personaggio in chiave di forza e di dominio invece che sul conflitto tra dovere e piacere. Qualche scena memorabile (la battaglia finale con la trovata degli scudi dorati) non riscatta la sua natura di "digest" hollywoodiano. (''[[Salomone e la regina di Saba]]''; 2000, p. 1155)
*Fatto un colpo grosso, sono braccati dalla polizia, con uno dei finali più romantici e disperati della storia del cinema. Capolavoro del cinema USA di serie B, è un piccolo grande film nero sul tema della coppia criminale, ma anche una storia di "amour fou", contrassegnata da un erotismo insolito per l'epoca ("Siamo inseparabili come un revolver e le sue munizioni"). Notevole anche a livello di scrittura per il taglio espressionistico della fotografia ([[Russel Harlan]]), la precisione delle inquadrature e dei movimenti di macchina (con un bel piano-sequenza), l'uso degli esterni naturali. Dopo un avvio espositivo e un po' didattico, il racconto ha la traiettoria tesa di una fucilata. L'inglese [[Peggy Cummins|P. Cummins]] e [[John Dall|J. Dall]] (visto anche in ''[[Nodo alla gola]]'' di Hitchcock) sono perfetti. (''[[La sanguinaria]]''; 2010, p. 1300)
*È, forse, il più assurdo e delirante tra i colossi biblici di Hollywood. Ignorarlo sarebbe stolto quasi quanto prenderlo sul serio. La mano del regista è elegante. (''[[Sansone e Dalila (film 1949)|Sansone e Dalila]]''; 2000, p. 1161)
*Dal romanzo ''Some Must Watch'' di Ethel Lina White, sceneggiato da Mel Dinelli, l'archetipo dei thriller ambientati "in un'antica casa buia" in cui la sequenza del delitto principale si svolge durante una "buia notte tempestosa". Era il tempo in cui la locuzione "serial killer" (assassino periodico) non era stata ancora inventata. Un film perfetto nel suo genere. I primissimi piani dell'occhio dell'assassino al momento di aggredire le sue vittime sono diventati un classico. (''[[La scala a chiocciola (film)|La scala a chiocciola]]''; 2000, p. 1166)
*Irridente e amara commedia all'acido prussico in cui [[Billy Wilder|B. Wilder]] mette alla berlina il puritanesimo USA alle prese con la Germania sconfitta in rovina. Bisogna ascoltare [[Marlene Dietrich|Marlene]] che canta ''Black Market''. (''[[Scandalo internazionale]]''; 2000, p. 1168)
*[...] il lungometraggio soffoca la poesia triste delle cose e il fascino dei paesaggi del delta nel turgore romanzesco di un intreccio di stantia impronta naturalistica. Al suo 2º lungometraggio [[Renato Dall'Ara (regista)|Dall'Ara]] sa descrivere, ma non narrare né dirigere gli attori. (''[[Scano Boa|Scano Boa - Violenza sul fiume]]''; 2000, p. 1169)
*Remake del film di [[Dino Risi]] del 1974 alla cui origine c'era il romanzo di [[Giovanni Arpino]] ''Il buio e il miele'' (1969). La differenza fondamentale tra i due film è che il giovane nella commedia amara di Risi era subordinato al protagonista, mentre qui è diventato coprotagonista. Solo nel gran finale le due vicende si mescolano, il che spiega la lunghezza del film, che tra le sue virtù non ha la leggerezza ed eccede nella ruffianeria demagogica degli effetti sentimentali. Due pezzi di bravura: la folle corsa su una [[Ferrari]] rossa guidata dal cieco attraverso un quartiere periferico e il tango che il grande [[Al Pacino|A. Pacino]] (efficacemente doppiato da [[Giancarlo Giannini|G. Giannini]]) danza con una giovane sconosciuta. (''[[Scent of a Woman - Profumo di donna]]''; 2010, p. 1315)
*Tranquillo western con amabili risvolti di commedia. Nella parte del protagonista, [[Will Rogers Jr.|W. Rogers Jr.]] è efficace e divertente quasi quanto il famoso padre. Una squadra di bravi caratteristi sorregge il film anche laddove l'azione langue. (''[[Lo sceriffo senza pistola]]''; 2000, p. 1172)
*Bella e fedele versione – la 1ª di 3 – del romanzo omonimo (1915) di [[William Somerset Maugham|Somerset Maugham]], notevole specialmente per l'interpretazione ottima anche se un po' sopra le righe. È il film che fece di [[Bette Davis|B. Davis]] una vera star. (''[[Schiavo d'amore (film 1934)|Schiavo d'amore]]''; 2000, p. 1175)
*È uno dei film migliori del periodo pre-western di [[Anthony Mann|A. Mann]], con un'ottima interpretazione e una bella fotografia. Indimenticabile il finale. (''[[Schiavo della furia]]''; 2000, p. 1175)
*Uno dei film del neorealismo italiano più conosciuti all'estero [...]: la sua polemica sociale non parte da un dato ideologico, ma da un motivo umano. In chiave di elegia populista [[Cesare Zavattini|Zavattini]] e [[Vittorio De Sica|De Sica]] tornano al mondo dell'infanzia che avevano già esplorato con ''[[I bambini ci guardano]]'' (1943). (''[[Sciuscià (film)|Sciuscià]]''; 2000, p. 1177)
[[File:Lo scopone scientifico (1972) Sordi e Davis.png|thumb|[[Alberto Sordi]] e [[Bette Davis]] ne ''[[Lo scopone scientifico]]'']]
*Scritta da [[Rodolfo Sonego]], è una vetta della commedia italiana, basata sulla dialettica denaro-potere. E la morale è amara: a giocare con i ricchi (con chi tiene il banco o con chi lo rappresenta) si perde sempre. Non c'è divisione tra buoni (poveri) e cattivi (ricchi): la linea di separazione è segnata dalla classe sociale e dall'obbligata scelta di campo. Film appassionante, interpretabile a vari livelli e recitato da attori infallibili. (''[[Lo scopone scientifico]]''; 2000, p. 1179)
*[[Gus Van Sant|G. Van Sant]], dopo [[Will Hunting]], dirige su richiesta di [[Sean Connery|S. Connery]] produttore un'altra storia di formazione, scritta da [[Mike Rich]] e vagamente ispirata a [[J. D. Salinger]] e al mito nordamericano del "grande romanzo del secolo", ma anche ai canoni yankee dell'agonismo e della fiducia in sé stessi. In altalena tra stereotipi hollywoodiani e finezza di annotazioni, melodramma e ironia, il film si affida al talento naturale dell'esordiente [[Rob Brown|R. Brown]] e al mestiere collaudato di un Connery sotto le righe. (''[[Scoprendo Forrester]]''; 2010, p. 1322)
*[...] un film a cerchi concentrici in cui tenerezza e ironia sono in perfetto equilibrio. Bella coppia romantica. (''[[Scrivimi fermo posta]]''; 2000, p. 1180)
*In questa commedia di fantapolitica ambientata in un futuro prossimo, J. Dante e il suo sceneggiatore Martyn Burke non risparmiano niente e nessuno. Si spara a zero sui presidenti imbecilli, governatori in foia, guru delle P.R. (Pubbliche Relazioni), organizzazioni umanitarie, giornalisti a caccia di scoop, interessi economici e calcoli elettorali, nazionalismi esasperati, fanatismi etnici, strapotere della TV. E lo fa con feroce allegria, umorismo e orrore, fantasia e realtà. (''[[La seconda guerra civile americana]]''; 2010, p. 1327)
*I due attori, [[Humphrey Bogart|H. Bogart]] e [[Barbara Stanwyck|B. Stanwyck]], pur bravissimi, si affrontano in una tremenda gara di gigionismo. (''[[La seconda signora Carroll]]''; 2000, p. 1183)
*Guidato dal vecchio complice, N. Manfredi fa un Pilato ciociaro, scettico e pigro, in un film serio, interessante e persino coraggioso. La parte storica è ineccepibile, il resto meno. (''[[Secondo Ponzio Pilato]]''; 2000, p. 1183)
*È un noir inquietante in cui, come in altri film del regista viennese (1906-86), la sessualità ha una valenza distruttiva. [[Otto Preminger|O. Preminger]] smorza il versante melodrammatico della sceneggiatura di F. Nugent e O. Millard con un nitore di scrittura registica cui assai contribuiscono il bianconero di Harry Stradling e le musiche di D. Tiomkin. (''[[Seduzione mortale (film 1953)|Seduzione mortale]]''; 2000, p. 1185)
*Prevedibile e poco stringato, non ha personaggi vivi né situazioni inedite. Manca di convinzione: i suoi motivi morali e psicologici non si incarnano nei fatti. Troppo carica di intenzioni simboliche, la sceneggiatura di Dudley Nichols è parzialmente riscattata dalla lucida e rigorosa scrittura registica. (''[[Il segno della legge]]''; 2000, p. 1186)
*Un film che rispecchia scrupolosamente la formula narrativa-rappresentativa industriale, cioè un cinema che privilegia la narrazione, il significato, l'attore senza tempi morti. (''[[I segreti di Filadelfia]]''; 2000, p. 1187)
*Torbida vicenda da incubo, imperniata sul tema dell'ipnotismo e su quello dell'impossibilità di modellare completamente un altro essere. [[Gene Tierney|G. Tierney]] è brava, ma nella parte del dottor Korvo [[José Ferrer|Ferrer]] è superbo. (''[[Il segreto di una donna]]''; 2000, p. 1190)
[[File:Se io fossi onesto (film 1942) Vittorio De Sica e María Mercader (2).png|miniatura|[[María Mercader]] e [[Vittorio De Sica]] in ''[[Se io fossi onesto]]'']]
*Una discreta commedia degli equivoci con un [[Vittorio De Sica|V. De Sica]] inaspettato: invecchiato, curvo e con gli occhiali. Bravo. (''[[Se io fossi onesto]]''; 2000, p. 1191)
*Costruito con un lungo flashback, il più radicale, pessimista e inventivo film di [[John Carpenter|Carpenter]] è fondato sulla competizione tra realtà e fantasia e diventa un apologo sulla potenza della scrittura. Apocalittico, ma non privo di ambiguità né ironia, ricco di invenzioni registiche, scenografiche, sonore, (colonna musicale curata, come al solito, dal regista), sapiente nel suggerire l'orrore senza mostrarlo, è una metafora allarmante sull'abominio della società dello spettacolo e una riflessione critica sul genere cui appartiene. (''[[Il seme della follia]]''; 2013, p. 1416)
*Conta per le qualità morali (sincerità, coraggio, buone intenzioni) più che per quelle estetiche. Difficile dire dove finisca la tenerezza del regista e dove cominci l'irrealismo ingannatore delle sue proposte. (''[[Il seme della violenza]]''; 2000, p. 1193)
*È uno dei western più affascinanti di [[John Ford|Ford]] sul piano figurativo: la Monument Valley non è mai stata fotografata – Vistavisione di [[Winton C. Hoch]] e Alfred Ginks – così bene e così in largo. E uno dei più complessi sul piano drammaturgico, incentrato su Ethan, il più ambiguo e tragico personaggio di tutto [[John Wayne]]. Altrettanto significativo, soprattutto sul tema razziale, è quello di [[Jeffrey Hunter|Hunter]]. Ford ha messo a frutto la lezione di [[William Shakespeare|Shakespeare]] nel continuo passaggio dei toni, dal più alto (l'odio razzista di Ethan, la vendetta) al più basso (la commedia che trapassa in farsa) attraverso il gioco dei sentimenti. (''[[Sentieri selvaggi]]''; 2010, p. 1341)
*La vicenda e i personaggi suonano falsi perché risentono troppo di schemi letterari. All'attivo alcune sequenze iniziali molto efficaci e la guida degli attori. (''[[Senza pietà]]''; 2000, p. 1197)
*Diviso in 2 parti di cui la migliore è la prima, di ambiente rurale. Grazie al suo sobrio classicismo, al rifiuto di ogni formalismo, al rispetto per i personaggi, [[Howard Hawks|Hawks]] trascende gli aspetti propagandistici ed edificanti della storia [...]. (''[[Il sergente York]]''; 2000, p. 1201)
*È il 1º dei 7 western con [[Randolph Scott|R. Scott]] di [[Budd Boetticher|B. Boetticher]], l'unico dei ''westerners'' del dopoguerra che si può ricollegare a [[Howard Hawks]] di cui non ricalca i temi, ma ne ritrova lo stile, l'intelligenza critica, la lucidità appassionata [...]. I suoi sono western classici, spesso violenti come questo, ma narrati con un'asciuttezza e una manciata di compiacimenti che ne confermano la moralità profonda. (''[[I sette assassini]]''; 2000, p. 1205)
*3 attori eccellenti e una bella colonna musicale per un melodramma che rinnova il "gotico" attraverso la psicanalisi sulla linea che va da ''[[La porta proibita|Jane Eyre]]'' a ''[[Rebecca, la prima moglie (film 1940)|Rebecca]]''. (''[[Settimo velo|Il settimo velo]]''; 2000, p. 1210)
*La sequenza del duello tra Sinbad e lo scheletro è un brano d'antologia. (''[[Il 7º viaggio di Sinbad]]''; 2010, p. 1357)
*Nessuno come [[John Ford|J. Ford]] ha saputo mettere meglio in immagini la sfida all'OK Corral, nessuno come lui è riuscito a trasformare la nostalgia in poesia. La storia è un pretesto per una documentazione su un'epoca. È il suo 3º western parlato. Comincia ad affiorare quell'arte della digressione di cui diventerà maestro in vecchiaia, ma è altrettanto notevole la dialettica dei contrasti: l'azione violenta (nove cadaveri di personaggi principali) si alterna con le parentesi idilliche, l'aura mitica di cui sono circondati i personaggi si basa sulle loro imprese, ma anche sui particolari familiari e pittoreschi del comportamento. (''[[Sfida infernale]]''; 2000, p. 1211)
*Opera n. 2 di [[Sam Peckinpah|S. Peckinpah]] e uno dei migliori western di tutta la storia del cinema che diede a [[Randolph Scott|R. Scott]] e [[Joel McCrea|J. McCrea]] i migliori ruoli della loro carriera. Ha la semplicità e la profondità di un classico. Splendida fotografia di [[Lucien Ballard]]. (''[[Sfida nell'Alta Sierra]]''; 2000, p. 1211)
*2º splendido western di S. Peckinpah, di tono crepuscolare, basso costo (M-G-M) e alto livello stilistico, scritto da N.B. Stone Jr. I tradizionali temi dell'onore e dell'amicizia virile sono raccontati in modo nuovo; lo stoicismo dell'alta età si mescola con la nostalgia del passato, il sarcasmo si lega alla disperazione con passaggi di lucido realismo nella descrizione di un'umanità degradata e corrotta. Suggestivi paesaggi autunnali nella fotografia (Cinemascope) di Lucien Ballard, sconciamente mutilato nei passaggi in TV. (''[[Sfida nell'Alta Sierra]]''; 2010, 1359)
*Struttura debole, qualche inverosimiglianza, e a [[Max Ophüls|Ophüls]] interessa poco la suspense: quel che gli sta a cuore è la psicologia dei personaggi, il loro comportamento, i particolari rivelatori, le fratture tra attore e personaggio. (''[[Sgomento (film)|Sgomento]]''; 2000, p. 1212)
*Nonostante i suoi meriti, commuove ma non coinvolge. [[Raf Vallone|R. Vallone]] ha, specialmente nella 2ª parte, momenti alti. (''[[Uno sguardo dal ponte]]''; 2000, p. 1213)
[[File:Marlene Dietrich in Shanghai Express (1932) by Don English (cropped).png|miniatura|[[Marlene Dietrich]] in ''[[Shanghai Express]]'']]
*3º dei 6 film [[Josef von Sternberg|Sternberg]]-[[Marlene Dietrich|Dietrich]]-Paramount e il più hollywoodiano, quello che ebbe più successo. Inverosimile melodramma esotico e ferroviario, intriso di sadismo, in funzione della carica erotica di M. Dietrich, idolo enigmatico esaltato oltre misura dai costumi di Travis Banton. (''[[Shanghai Express]]''; 2000, p. 1214)
*Un [[James Stewart|J. Stewart]] in ottima forma per un simil-western un po' lento, ma ricco di momenti spettacolari, drammatici e perfino poetici. (''[[Shenandoah - La valle dell'onore]]''; 2000, p. 1215)
*L'idea fu di [[Cesare Zavattini|Zavattini]]: far confessare quattro famose attrici, e importa poco sapere in che misura gli episodi narrati siano veri. Bisogna smitizzare il divismo? L'episodio [[Luchino Visconti|Visconti]]-[[Anna Magnani|Magnani]] sottolinea il rapporto tra il vivere e il recitare; gli altri 3 puntano, più o meno pateticamente, sul contrasto tra la donna e l'attrice, fra la scena e la vita. (''[[Siamo donne]]''; 2000, p. 1217)
*[...] una commedia dolciastra all'insegna dei buoni sentimenti. Scampoli di neorealismo, scatti comici, bravi caratteristi. (''[[Siamo tutti inquilini]]''; 2000, p. 1217)
*La materia è da film noir, a mezza strada tra ''[[Gilda (film)|Gilda]]'' e ''[[Il mistero del falco]]'', ma con bizzarre e sardoniche anticipazioni di ''[[Il tesoro dell'Africa]]'' di [[John Huston|Huston]]. Fecero impressione, comunque, alcune sequenze che lo resero un ''cult movie'': il corteggiamento nell'acquario, il teatro cinese, il taboga, la sparatoria finale nella sala degli specchi. Il barocchismo stilistico di [[Orson Welles|Welles]] conferma quali e quanti fossero i debiti del noir hollywoodiano con l'espressionismo. Ridotta [[Rita Hayworth|R. Hayworth]] a una statua di ghiaccio e piuttosto debole il marinaio O'Hara, l'attore che domina il film è [[Everett Sloane|E. Sloane]]. (''[[La signora di Shanghai]]''; 2000, pp. 1219-1220)
*Nonostante l'esasperato romanticismo e la veemente recitazione "all'italiana", è un melodramma raffreddato (con venature pirandelliane) che anticipa i temi di posteriori film di [[Max Ophüls|Ophüls]], specialmente di ''[[Lola Montès]]'' (1955). [[Memo Benassi|M. Benassi]] con foga sopra le righe, e una memorabile [[Isa Miranda|I. Miranda]], in bilico tra [[Greta Garbo]] e [[Marlene Dietrich]]. (''[[La signora di tutti]]''; 2000, p. 1220)
*Uno dei personaggi più riusciti della carriera di [[Bette Davis|B. Davis]], affiancata da un [[Claude Rains|C. Rains]] di grande finezza in una melodrammatica saga familiare, ottimamente sceneggiata dai fratelli Julius J. e Philip Epstein sulla base di un romanzo di [[Elizabeth von Arnim]]. (''[[La signora Skeffington]]''; 2000, p. 1221)
*Commedia fiacca degli equivoci con una soluzione che non persuade. (''[[Signori, in carrozza!]]''; 2000, p. 1223)
*Scritta con [[Mario Soldati]], è una commedia dal ritmo perfetto, tipica dei "[[Cinema dei telefoni bianchi|telefoni bianchi]]", basata com'è sul classico scambio dei ruoli e dei personaggi. Regista dai mezzi toni, [[Mario Camerini|M. Camerini]] riscatta il moralismo della storia (il confronto tra la sana piccola borghesia e la vacua aristocrazia) con una giusta dosatura di ironia e sentimento. (''[[Il signor Max]]''; 2000, p. 1224)
*Film significativo della prima fase del cinema nero. Contano specialmente l'atmosfera (fotografia in un suggestivo chiaroscuro) e la bravura dei caratteristi. (''[[Situazione pericolosa]]''; 2000, p. 1231)
*Thriller erotico di terz'ordine: drammaturgia sgangherata, personaggi improbabili, sagra degli stereotipi e delle assurdità nelle motivazioni psicologiche. Resta solo il sessappiglio di [[Sharon Stone|S. Stone]]. (''[[Sliver]]''; 2000, p. 1233)
*Nero di buon artigianato, con una bella colonna sonora di Elmer Bernstein e una suggestiva fotografia di Charles Lang Jr. Entrambi nominati agli Oscar, [[Joan Crawford|J. Crawford]] e [[Jack Palance|J. Palance]] sono assai efficaci nel rendere con ambiguità la perversità del rapporto tra i loro personaggi, ma anche [[Gloria Grahame|G. Grahame]] scava in profondità nel masochismo del suo. (''[[So che mi ucciderai]]''; 2000, p. 1235)
*È il colosso biblico che mandò a picco la Titanus. Costò 6 miliardi contro i 3 stanziati. Squinternato nella struttura, ma con qualche pagina vigorosa. Enfatico, smisurato. [...] Tutte le regole dei colossi biblici, imperniati sul binomio sesso+religione, sono rispettate anche se le audacie erotiche sono più prudenti di quel che il titolo promette, sostituite col surrogato del sadismo la cui oscenità è più contrabbandabile di quella sessuale. Anche qui, comunque, tutto si svolge a Sodoma e nei dintorni. Di Gomorra nemmeno l'ombra. (''[[Sodoma e Gomorra (film)|Sodoma e Gomorra]]''; 2000, p. 1235)
*Nel bene e nel male il film è di [[John Ford|J. Ford]] al cento per cento: non manca nulla del suo abituale repertorio. Il ritmo dell'azione prevale sulla psicologia dei personaggi senza schiacciarla e quello che lo rende tra i più significativi film sulla guerra di secessione americana (l'unico che Ford abbia girato sull'argomento, tolto l'episodio per ''[[La conquista del West (film 1962)|La conquista del West]]'') non è soltanto la singolare fusione di epica e lirica, ma la sua ambivalenza che nasce da due profonde contraddizioni: 1) è un film sulla cavalleria (ma con 2 protagonisti che non sono militari di carriera), ma, insieme, un racconto sull'imbecillità della guerra: la carica a piedi dei cadetti sudisti è la denuncia più alta contro la follia bellica che si trovi nella sua opera; 2) i protagonisti maschili sono del Nord ma le simpatie di Ford sono per il Sud e per le sue virtù femminili. (''[[Soldati a cavallo]]''; 2000, p. 1239)
*Restituisce in piccola parte la tematica hemingwayana sulla ricerca dell'identità, il ritratto della ''lost generation'', le risonanze simboliche del viaggio. Escluso [[Tyrone Power|Power]] fuori parte, il cast funziona: una [[Ava Gardner|Gardner]] travolgente come Brett Ashley; la [[Juliette Gréco|Gréco]] ruba le scene ai compagni; al suo penultimo film, [[Errol Flynn|Flynn]] si prende in giro con classe. La corsa dei tori a Pamplona è filmata benissimo (Cinemascope di Leo Tover). (''[[Il sole sorgerà ancora]]''; 2010, p. 1395)
*Intelligente poliziesco d'azione con stile da western, critica alla polizia corrotta e preciso disegno psicologico dei due personaggi principali, permeato da una vena sentimentale sincera, sceneggiato con cura, diretto da un mestierante del genere (suoi tutti gli ''[[Arma letale]]'') e montato con ritmo e giusta suspense. Ma la cosa migliore è [[Bruce Willis|B. Willis]] nei panni di un poliziotto stanco, malinconico, che si sente un fallito e ritrova dignità e autostima nel difendere a ogni costo un uomo, anche se si tratta "solo" di un delinquentello nero e petulante. (''[[Solo due ore]]''; 2010, p. 1396)
*Ottima mistura di romanticismo tragico, espressionismo germanico e malinconia degli anni della Depressione, è uno dei migliori film USA di [[Fritz Lang|F. Lang]]. Intorno alla memorabile coppia, bravi caratteristi. (''[[Sono innocente (film)|Sono innocente]]''; 2000, p. 1246)
*Nel quadro del calligrafismo letterario che s'impose nel cinema italiano negli anni di guerra il penultimo film di [[Ferdinando Maria Poggioli|F.M. Poggioli]] (1897-1945) ha un posto d'onore per finezza della recitazione, puntiglio rievocativo, attenzione ai dettagli. Peccato che, probabilmente per ragioni di costo, il regista abbia dovuto omettere il paesaggio, una tela di fondo importante nell'ironico romanzo di [[Aldo Palazzeschi|A. Palazzeschi]] [...]. (''[[Sorelle Materassi (film)|Sorelle Materassi]]''; 2000, p. 1248)
*Uno dei capolavori della commedia italiana del "boom". La società di quel periodo è resa con un'euforia rara, un'ammirevole sapienza nel passare dall'agro al dolce, dal comico al grave. Il pubblico lo capì meglio dei critici. (''[[Il sorpasso]]''; 2000, p. 1248)
*Carosello tragicomico di amori incrociati. La migliore commedia del regista, un capolavoro. Nelle cadenze frivole di un "invito al castello" con risvolti comici da pochade rivela un retrogusto amarissimo. Grande compagnia d'attori, eleganza suprema. Bergman sostiene di essere negato all'umorismo, al registro leggero. Dopo ''[[Una lezione d'amore]]'', questo film lo smentisce. (''[[Sorrisi di una notte d'estate]]''; 2013, p. 1484)
*Melodramma gangster ben fatto, con una bella trama intricata e con un [[Robert Taylor|R. Taylor]] farabutto di "sani e incorruttibili principi". Ma l'Oscar lo prese [[Van Heflin|V. Heflin]], come miglior attore non protagonista. (''[[Sorvegliato speciale (film 1941)|Sorvegliato speciale]]''; 2000, p. 1249)
*Investigazione interiore, thriller psicologico. Famosa la scena del bicchiere di latte. Epilogo insoddisfacente (anche per Hitchcock) diverso da quello del romanzo [...]. (''[[Il sospetto (film 1941)|Il sospetto]]''; 2000, p. 1249)
*Scurrile, politicamente sfacciato sino all'assurdo (e all'irresponsabilità), è una miscela sgangherata di pulp, Kitsch, satirica trasgressione, simpatia e cattivo gusto. (''[[South Park - Il film: più grosso, più lungo & tutto intero|South Park]]''; 2000, p. 1254)
*Sul classico tema della "seconda occasione", cimentandosi in un genere per lui nuovo, il settantenne regista-produttore [[Clint Eastwood|C. Eastwood]] pilota ammirevolmente un altro film con l'abituale ''understatement'', mescolando con sapiente leggerezza i toni, dall'umoristico al drammatico. Coerente con la sua concezione artigianale del cinema, ricorre agli effetti speciali subordinandoli al racconto e rivendicando la centralità delle doti umane (manualità, intuito, libertà di scelta) contro la supremazia della tecnologia. Melanconico e genialmente retorico epilogo lunare nel nome dell'amicizia [...]. (''[[Space Cowboys]]''; 2010, p. 1409)
*La chirurgia plastica trasforma una bruttina in bellissima. Il marito non l'accetta, la vita coniugale diventa un inferno, lei se ne va con un corteggiatore, ma quando apprende che il consorte ha ucciso il chirurgo, ritorna. Nonostante l'inverosimiglianza dell'assunto, non manca d'interesse come descrizione di un meschino ambiente piccoloborghese. Ottimo [[Bourvil]]. (''[[Lo specchio a due facce]]''; 2000, p. 1258)
*Tratto dal romanzo ''Imitation of Life'' di [[Fannie Hurst]], è uno dei più famosi strappalacrime degli anni '30. Rifatto (migliorato) nel 1959. (''[[Lo specchio della vita (film 1934)|Lo specchio della vita]]''; 2010, p. 1413)
[[File:The Naked Spur-Janet Leigh3.JPG|miniatura|[[Janet Leigh]] ne ''[[Lo sperone nudo]]'']]
*3º dei 5 western di [[James Stewart|J. Stewart]] con la regia di [[Anthony Mann|A. Mann]] e il 1º non scritto da Borden Chase. Il che purtroppo si sente, anche nel personaggio di Stewart, pur così sfaccettato nel suo impasto di dirittura morale e cinismo amaro. Il ''vilain'' [[Robert Ryan|R. Ryan]] gli ruba più di una volta la scena. La suggestione del paesaggio montagnoso, esplorato nei minimi anfratti dalla cinepresa di William Mellor; il rapporto tra personaggi e natura; l'insolita importanza drammatica del personaggio femminile; uno splendido duello finale ne fanno, comunque, un western da non perdere. (''[[Lo sperone nudo]]''; 2000, p. 1260)
*È un film sonoro, ma senza una parola di dialogo. Sul piano formale è tutt'altro che disprezzabile e riesce a raggiungere una innegabile tensione drammatica in più di una sequenza. R. Milland è bravissimo nella sua interpretazione di nevrotico. Scritto da R. Rouse con Clarence Greene, ha i limiti di ogni narrazione imperniata su una scommessa stilistica. Al risultato concorre la suggestiva ambientazione realistica negli esterni di Washington e New York. (''[[La spia]]''; 2000, p. 1261)
*Molti effetti speciali, la storia speciale non è, i personaggi nemmeno. Film bovino con poca azione, molte chiachiere, due o tre belle idee di sceneggiatura, un finale ingegnoso. (''[[Star Trek (film 1979)|Star Trek]]''; 2010, p. 1428)
*Più vispo del primo. Ridimensionate le ambizioni metafisiche e ridotti gli effetti speciali, si è puntato sull'azione, sulle battaglie, su [[Khan Noonien Singh|Khan]], malvagio galattico di statura scespiriana. Le solenni banalità del dialogo non si contano. (''[[Star Trek II - L'ira di Khan]]''; 2010, p. 1428)
*La zuppa è sempre la stessa, ma è cambiato il cuoco. In peggio. Ci si prende troppo sul serio. Contano le scenografie wagneriane, le catastrofi, gli effetti speciali. E i [[Klingon]]s, pirati interstellari, sono pappemolli che fanno la faccia feroce. (''[[Star Trek III - Alla ricerca di Spock]]''; 2010, p. 1428)
*Attore, sceneggiatore e regista, L. Nimoy porta le avventure galattiche verso la Terra e verso la commedia con risultati assai divertenti. Pochi effetti speciali ma efficaci. (''[[Rotta verso la Terra|Star Trek IV - Rotta verso la Terra]]''; 2010, p. 1428)
*Traballante e fiacco si riprende nell'efficace finale. (''[[Star Trek V - L'ultima frontiera]]''; 2010, p. 1448)
*Meglio del precedente, ma tolta la sequenza dell'Alaska è tutto già visto. (''[[Rotta verso l'ignoto|Star Trek VI - Rotta verso l'ignoto]]''; 2010, p. 1429)
*Gene Roddenberry, creatore della serie, inorridirebbe se fosse ancora vivo: si è toccato il fondo. (''[[Star Trek: La nemesi]]''; 2010, p. 1429)
*Un gioiello del cinema americano a basso costo in cui il tempo narrativo coincide con quello reale. Realizzare ''The Set-Up'' (trucco, imbroglio) "fu per tutti un atto d'amore" ([[Robert Wise|R. Wise]]). Un raro equilibrio di tensione, autenticità, atmosfera, credibilità, verità psicologica. Splendido bianconero di [[Milton R. Krasner|Milton Krasner]]. Premiato a Cannes per la sceneggiatura dell'esordiente Art Cohn, giornalista sportivo, una delle più belle interpretazioni del quarantenne [[Robert Ryan|R. Ryan]] che aveva praticato il pugilato in gioventù. (''[[Stasera ho vinto anch'io]]''; 2000, p. 1275)
*Melodramma di successo che resiste al tempo. (''[[Stasera niente di nuovo]]''; 2000, p. 1275)
*Con la colta complicità di Bernardino Zapponi, L. Magni privilegia in Neri – canonizzato nel 1622 – lo zelo cristiano, fatto di invidiabile buonumore e disprezzo delle mondanità. Più che film storico, pencola verso la commedia musicale con le canzoni scritte da Angelo Branduardi. Godibili l'Ignazio di Loyola di p. Leroy, Sisto V di M. Adorf, il diavolo calderaro di R. Montagnani, il garbo di J. Dorelli che fa un Neri alla [[Bing Crosby|Crosby]] (''[[La mia via]]''). La sequenza in cui si siedono – tutti stinchi di santo spagnoli – Teresa d'Avila, Giovanni della Croce e Ignazio di Loyola ricorda [[Luis Buñuel|Buñuel]] di ''[[La via lattea (film 1969)|La via lattea]]''. (''[[State buoni se potete]]''; 2000, p. 1275)
*Maldestro tentativo di inserire due divi di Hollywood in una struttura neorealistica di taglio semidocumentario. [...] soltanto a sprazzi si coglie la sensibilità di [[Vittorio De Sica|V. De Sica]]. Vale soprattutto per il finale. (''[[Stazione Termini (film)|Stazione Termini]]''; 2000, p. 1276)
*Melodramma in sordina che inclina all'intimismo e all'approfondimento del personaggio femminile. (''[[Una storia d'amore (film 1942)|Una storia d'amore]]''; 2000, p. 1280)
*Ispirato a fatti realmente accaduti, è in bilico tra uno storico appena credibile e uno pseudo-erotico-conventuale. (''[[Storia di una monaca di clausura]]''; 2000, p. 1283)
*Scritto da [[Lillian Hellman]], è un sagace adattamento di un dramma (1935) di [[Sidney Kingsley]] dove, accanto ad attori famosi, c'è da ammirare la banda dei Dead End Kids, la fotografia di [[Gregg Toland|G. Toland]] e la brava [[Claire Trevor|C. Trevor]]. Girato interamente in studio con fondali dipinti. Questa accentuazione della sua dimensione teatrale diventa un espediente quasi [[Bertolt Brecht|brechtiano]] per comunicare che la storia in corso è rappresentativa di una vasta realtà. (''[[Strada sbarrata]]''; 2000, p. 1287)
*Rifacimento di ''[[La cagna (film 1931)|La chienne]]'' (1931) di [[Jean Renoir]] [...], ma [[Fritz Lang|F. Lang]], aiutato da un'ottima sceneggiatura di [[Dudley Nichols]], ne ha cavato qualcosa di originale: una storia psicologica con un magico sottofondo da incubo. (''[[La strada scarlatta]]''; 2000, p. 1287)
*Intelligente antologia sui moderni metodi di lotta che la polizia USA ha adottato contro il banditismo nel dopoguerra, ha un notevole ritmo, un ottimo montaggio e un gruppo di bravi attori. (''[[Strada senza nome|La strada senza nome]]''; 2000, p. 1287)
*È il 3º e il più convenzionale dei film diretti da [[Orson Welles|Welles]], in linea con un personaggio di moda a Hollywood negli anni '40: l'ospite in casa che non è quel che sembra. Prodotto da [[Sam Spiegel]] e scritto da [[Anthony Veiller]] su un soggetto altrui, ha molti punti deboli, ma, oltre a quella finale, vanta almeno 2 sequenze memorabili (l'inizio e l'assassinio nel bosco) e lo straordinario bianconero di [[Russell Metty]]. Interessante la descrizione dell'ambiente di provincia. Pur andando talvolta sopra le righe, Welles sfaccetta con sottile istrionismo il suo nazista. Memorabile la figuretta del farmacista che gioca a scacchi. (''[[Lo straniero (film 1946)|Lo straniero]]''; 2000, p. 1290)
*Lo sceneggiatore [[John Briley]] riprende il tema centrale del romanzo di [[John Wyndham]] ''I figli dell'invasione'' (1957) da cui era già stato tratto ''[[Il villaggio dei dannati (film)|Il villaggio dei dannati]]'' (1960). Ne è uscito un insolito film di suspense malinconica sul motivo dei bambini che hanno paura perché gli adulti ne nutrono una ancor più grande della loro malvagità. (''[[La stirpe dei dannati]]''; 2000, p. 1279)
*Pretenzioso nel voler essere un'analisi dell'inconscio femminile, è un fantasy adrenalinico, più videogioco che film, che nel giro di meno di mezz'ora diventa ripetitivo, esageratamente estetizzante (scenografie di Rick Carter e costumi di Michael Wilkinson), troppo concentrato sull'erotismo delle giovani interpreti costrette in personaggi privi di spessore, retorico nel finale. (''[[Sucker Punch (film 2011)|Sucker Punch]]''; 2013, p. 1539)
*È difficile stabilire in che misura i notevoli meriti di questo film nero che è anche un apologo morale siano di [[Ben Hecht]] sceneggiatore [...] o della regia di [[Otto Preminger|O. Preminger]] e del suo stile visivo di grande precisione. Ancora una volta, dopo ''[[Vertigine (film 1944)|Laura]]'' (1944), la coppia [[Dana Andrews|Andrews]]-[[Gene Tierney|Tierney]] fa faville. (''[[Sui marciapiedi]]''; 2000, p. 1298)
*Raccontato sul filo del rasoio del drammatico e dell'umoristico, è un po' verboso e prolisso, ma sostenuto da una sapiente suspense. (''[[Il suo tipo di donna]]''; 2000, pp. 1300-1301)
*Stravaganza sgangherata e, infine, stucchevole, ricca di effetti speciali e di citazioni (''[[Blade Runner]]'', ''[[Chi ha incastrato Roger Rabbit|Roger Rabbit]]'', ''[[Atto di forza|Total Recall]]'', ''[[Guerre stellari|Guerre Stellari]]'', ''[[Jurassic Park]]'', ecc.), ma povera di intelligenza e priva di brio. [...] Soltanto per minori di 12 anni videodipendenti. (''[[Super Mario Bros. (film)|Super Mario Bros]]''; 2000, p. 1302)
*Al di là delle polemiche contingenti, peraltro ridicole soprattutto in un paese come la Francia che ha tra i suoi principi costituzionali la laicità dello Stato, il film dimostra, nel suo rigore formale e nell'austerità quasi giansenista del suo stile, che [[Jacques Rivette|Rivette]] tutto aveva cercato, ma non lo scandalo. In linea con l'illuminista [[Denis Diderot|Diderot]] si propone soltanto di proclamare la libertà di coscienza e di denunciarne ogni forma di oppressione. Non attacca la fede religiosa, ma le sue deformazioni e le indegnità che si commettono sotto la sua maschera. (''[[Suzanne Simonin, la religiosa|Susanna Simonin, la religiosa]]''; 2000, p. 1303)
*Titolo stupido per un elaborato rifacimento del famoso racconto ''Giro di vite'' (1898) di [[Henry James]]. Ma la suspense c'è, e specialmente il clima morboso. Ottima [[Deborah Kerr|D. Kerr]], splendida fotografia di [[Freddie Francis]]. (''[[Suspense (film 1961)|Suspense]]''; 2000, p. 1304)
====T====
*Western atipico per l'ambientazione e per i caratteri della storia che sono quelli di un episodio della guerra ispano-americana, ma anche insolito per [[Raoul Walsh|R. Walsh]]: Quincy Wyatt ([[Gary Cooper|G. Cooper]]) è il solo eroe walshiano definito da una completa serenità interiore e da un perfetto controllo del suo campo d'azione, equidistante tra visipallidi e pellerossa (tra Cultura e Natura). (''[[Tamburi lontani]]''; 2000, p. 1309)
*Film d'avventure esotiche che tiene svegli col suo ritmo svelto. La fulgida [[Marlene Dietrich|Marlene]] ha una corona di baldi maschietti. L'ambiente è suggestivo, e c'è una scazzottatura da antologia. (''[[La taverna dei sette peccati]]''; 2000, p. 1316)
*Ultimo film inglese di Hitchcock che non riuscì mai ad amarlo. Macchinoso, un po' enfatico, teatraleggiante, un po' stupido, ma è pur sempre un tenebroso incontro con i mostri della mente e del sogno. (''[[La taverna della Giamaica]]''; 2000, p. 1316)
*Sceneggiato da [[Luc Besson]], è un film di azione ad alta velocità che assomiglia ai poliziotteschi italiani degli anni '70 più che ai modelli hollywoodiani degli anni '90: inseguimenti, acrobazie su due o quattro ruote, parentesi di umorismo pecoreccio. Basta guardare i primi 20 minuti. Sembrano sentinelle che dicano: non andate avanti. (''[[Taxxi]]''; 2000, p. 1317)
*L'argomento era già un po' sdato e anacronistico perché quando il film uscì era già in funzione il telefono automatico. Deriva, infatti, da una novella di Herbert Rosenfeld degli ultimi anni '20, sceneggiata da Ernst Wolff per il film tedesco ''Fräulein-falsch verbunden'' (1932) di E.W. Emo con Magda Schneider. Il rifacimento del casertano N. Malasomma non manca né di brio né di garbo. (''[[La telefonista]]''; 2000, p. 1319)
*5º western, e il più anomalo e ambizioso, di [[Burt Kennedy|B. Kennedy]] che l'ha anche scritto, adattando un bizzarro romanzo di [[E. L. Doctorow|E.L. Doctorow]]. Riuscito a livello descrittivo e ricco di una pittoresca galleria di personaggi, lo è meno nell'irrisolto rapporto tra il realismo di fondo e gli intenti metaforici che puntano sulla parabola dell'antico conflitto tra il Bene e il Male. (''[[Tempo di terrore]]''; 2010, p. 1483)
*Racconto di comportamenti più e prima ancora che di psicologie, non fa concessioni allo spettacolo o al romanzo: nessun incidente, nemmeno una piccola slavina, tutto concentrato sui gesti, gli oggetti, i piccoli particolari quotidiani con un filo di bonaria ironia. Una piccola musica, un film di grazia. (''[[Il tempo si è fermato]]''; 2000, p. 1323)
*Se esistesse l'Oscar della macelleria, questo 8º film di D. Argento se lo aggiudicherebbe facilmente. (''[[Tenebre (film)|Tenebre]]''; 2000, p. 1323)
*Il motto è "Non fate la guerra, fate l'amore". In modi meno piccanti, la vicenda rimanda a quella di ''[[L'iniziazione (film 1986)|L'iniziazione]]'' (1986) di [[Gianfranco Mingozzi|Mingozzi]], ma [[David Hamilton|Hamilton]], famoso fotografo di moda, punta sulla calligrafia e il morbosetto. (''[[Tenere cugine]]''; 2000, p. 1324)
[[File:Teodora (film 1954) Gianna Maria Canale.png|miniatura|[[Gianna Maria Canale]] in ''[[Teodora (film 1954)|Teodora]]'']]
*1º film a colori di [[Riccardo Freda|R. Freda]] [...] e uno dei suoi risultati più armoniosi in cui le ragioni dello spettacolo non prevaricano sulla definizione dei personaggi. (''[[Teodora (film 1954)|Teodora]]''; 2000, p. 1325)
*3º film di [[Vittorio De Sica|V. De Sica]] regista [...] e il migliore dei 3 per il garbo della costruzione narrativa, l'esperta guida degli attori, la credibilità dei personaggi. Basterebbe [[Anna Magnani|A. Magnani]] nel personaggio della canzonettista Loletta Prima per raccomandarlo. (''[[Teresa Venerdì]]''; 2000, p. 1327)
*Western picaresco, foderato di umorismo e di invenzioni pittoresche. (''[[Terra lontana]]''; 2000, p. 1329)
*Discreto western: in giusta dose l'azione, misurato il risvolto sentimentale, interpreti adatti, qualche allusione sociale. (''[[Terra nera]]''; 2000, p. 1329)
*Artificioso, ma efficace esercizio di suspense con una palese influenza dell'espressionismo a livello figurativo. Una [[Barbara Stanwyck|B. Stanwyck]] superlativa si guadagnò una candidatura all'Oscar. (''[[Il terrore corre sul filo]]''; 2000, p. 1331)
*È un bizzarro film in cui [[John Huston|J. Huston]] prende in giro un po' tutti: sé stesso, il thriller avventuroso, [[Gina Lollobrigida|G. Lollobrigida]] e il pubblico, strizzando l'occhio agli amici. Una vacanza italiana. Quando uscì fu un fiasco, ma poi divenne un film di culto per cinefili sofisticati. Dialoghi spiritosi di [[Truman Capote]]. (''[[Il tesoro dell'Africa]]''; 2000, p. 1334)
*"Girato per scommessa e divertimento" ([[Don Siegel|D. Siegel]]). Scommessa vinta, spettatori divertiti. (''[[Il tesoro di Vera Cruz]]''; 2000, p. 1335)
*Da un copione teatrale (1953) di [[Agatha Christie]] un dramma giudiziario che diventa un esercizio di alta acrobazia intellettuale. Un meccanismo perfetto. [[Charles Laughton|C. Laughton]] e [[Marlene Dietrich|M. Dietrich]] straordinari, ma anche [[Tyrone Power|T. Power]], in un personaggio per lui insolitamente ambiguo, è OK. (''[[Testimone d'accusa (film 1957)|Testimone d'accusa]]''; 2000, p. 1337)
*Inusuale western britannico con toni da commedia in cui il ruolo del vendicatore solitario è girato al femminile, una efficace e prosperosa [[Raquel Welch|R. Welch]]. (''[[La texana e i fratelli Penitenza]]''; 2000, p. 1338)
*È il caso raro di un film laico, appoggiato più all'antropologia che alla psicologia, che, attraverso la leggerezza e la concretezza della vita quotidiana, suggerisce il senso del sacro, la religione vissuta come energia dell'amore. (''[[Thérèse]]''; 2000, p. 1339)
*Enorme successo di pubblico per questo film d'avventure girato come un lungo spot pubblicitario da Tony Scott (fratello del più celebre Ridley). ''Ad majorem gloriam'' dell'epoca di [[Ronald Reagan]]. E di [[Tom Cruise]]. (''[[Top Gun]]''; 2013, p. 1602)
*Lavora bene con la macchina da presa l'attore-regista cileno di origine russa [[Alejandro Jodorowsky|A. Jodorowsky]], traducendo in immagini e suoni i suoi (non sempre chiari) messaggi poetici e filosofici di anarchico narcisista, alchimista manipolatore di simboli. Per qualcuno questo è "il primo western surrealista". (''[[El Topo]]''; 2000, p. 1351)
*2º capitolo, tra ''[[Catene (film 1949)|Catene]]'' (1950) e ''[[I figli di nessuno (film 1951)|I figli di nessuno]]'' (1951) della popolare trilogia "lacrimosa" con la coppia A. Nazzari-Y. Sanson. Gli stereotipi del romanzo d'appendice ridotti all'essenziale con due o tre colpi di regia. (''[[Tormento (film 1950)|Tormento]]''; 2000, p. 1352)
*Il principio di base è l'accumulazione, come se lo sceneggiatore [[Aldo De Benedetti]] avesse voluto condensare in un film solo due o tre romanzi d'appendice. (''[[Torna! (film 1953)|Torna!]]''; 2000, p. 1352)
*Scaldacuore confezionato con garbo e con tutti i buoni sentimenti in ordine. (''[[Torna a casa, Lassie!]]''; 2000, p. 1352)
*Il migliore, il più barocco e compiuto dei 4 western di [[Samuel Fuller|S. Fuller]]. A un contesto storico minuziosamente ricostruito si oppone un racconto in prima persona di una soggettività dilaniata e tormentata. (''[[La tortura della freccia]]''; 2000, p. 1354)
*Sulla via di [[Raffaello Matarazzo|Matarazzo]], [[Riccardo Freda|R. Freda]], ispiratosi a un fatto di cronaca del 1922, conduce in porto il melodramma passando di scena madre in scena madre. [[Amedeo Nazzari|A. Nazzari]] convince più di [[Vittorio Gassman|V. Gassman]], che si stava specializzando nelle parti di cattivo. (''[[Il tradimento]]''; 2000, p. 1359)
*[[Terence Fisher|T. Fisher]] ha saputo coniugare con sagacia azione, ambientazione e atmosfera. (''[[Tragica incertezza]]''; 2000, p. 1361)
*[...] il 5º film di [[Mario Soldati|M. Soldati]] regista conta per l'orchestrazione capziosa dei rapporti psicologici, l'impiego drammatico del paesaggio (fotografia di [[Massimo Terzano|M. Terzano]] e O. [[Otello Martelli|Martinelli]]), l'ingegnoso assillo di "fare cinema". (''[[Tragica notte]]''; 2000, p. 1361)
*Il titolo originale ''Die Hard'' è meno fuorviante di quello italiano: si riferisce proprio al protagonista, solo contro tutti, e alla feroce lotta che deve intraprendere. Non è un catastrofico, è un memorabile, stringato e avvincente film d'azione. (''[[Trappola di cristallo]]''; 2000, p. 1364)
*Stringato, diretto con energia pari alla finezza, quasi un [[Howard Hawks|Hawks]]. (''[[I tre banditi]]''; 2000, p. 1367)
*Film divertente e simpatico, gentile e intonato nel ritmo dell'esordiente 23enne [[Raffaello Matarazzo|Matarazzo]], è un film brioso di giovani sui giovani di cui soltanto negli anni '70 la critica scoprì la novità, i segni premonitori del neorealismo postbellico: le riprese nei luoghi reali dell'azione, l'attenzione (come in ''[[Rotaie (film)|Rotaie]]'', 1929) alla classe lavoratrice, gli attori presi dalla strada, la disinvoltura nell'espressione dei sentimenti e dell'erotismo. 1º film per il cinema del 22enne milanese [[Nino Rota]], ''enfant prodige'' della musica. Troppo in anticipo per trovare pubblico. (''[[Treno popolare (film)|Treno popolare]]''; 2010, p. 1540)
*È un film che ha in partenza qualche difficoltà di carburazione, ma poi funziona con diversi momenti divertenti. (''[[30 secondi d'amore|Trenta secondi d'amore]]''; 2000, p. 1374)
*''[[Tron (film)|Tron]]'' (frammento di elettronica) è una divertente variante pirotecnica di ''[[Guerre stellari]]''. Prodotto dalla Disney. Film-computer, e non soltanto film sul computer, tra riferimenti scientifici che non sono affatto scientifici, ha la sua brava morale americanamente ottimistica. È il 1º film sulla realtà virtuale. (''[[Tron (film)|Tron]]''; 2000, p. 1381)
*{{NDR|Nel film}} sono messi in fila tutti gli stereotipi della commedia sentimentale per smontarli e frantumarli con una spudorata buffoneria che sghignazza sulle regole del "politicamente corretto" e del buon costume. Sono passate agli onori della cronaca, se non della storia, le gag del gel e quella antica (ma qui per la prima volta dotata del controcampo in passato sempre negato) del pene chiuso di scatto nella cerniera dei pantaloni. Critici e spettatori divisi in due fazioni: chi lo prende per un umorismo sopra le righe, ma intelligente e liberatorio e chi lo respinge come un esempio di trivialità goliardica [...]. (''[[Tutti pazzi per Mary]]''; 2000, p. 1390)
====U====
*Unico film fantastico nella carriera di Hitchcock, comincia in cadenze di commedia mondana e termina nei toni di un'allegoria apocalittica, basata sulle 3 unità della tragedia classica (luogo, tempo, azione). Inquietante, non soltanto impressionante. (''[[Gli uccelli]]''; 2000, p. 1393)
[[File:The Last Wagon 02 Richard Widmark.jpg|miniatura|[[Richard Widmark]] ne ''[[L'ultima carovana (film 1956)|L'ultima carovana]]'']]
*Assai ben girato in Cinemascope da [[Delmer Daves|Daves]] che nel western dà il suo meglio. Tutti gli ingredienti giusti al momento giusto. [[Richard Widmark|Widmark]] in forma come meticcio. (''[[L'ultima carovana (film 1956)|L'ultima carovana]]''; 2000, p. 1396)
*È un vero film "de noantri", romano e romanesco a 18 carati, degno del [[Giuseppe Gioachino Belli|Belli]]. C'è la firma di [[Federico Fellini|Fellini]] giovanissimo alla sceneggiatura insieme a quella di [[Aldo Fabrizi|A. Fabrizi]]. I duetti Fabrizi-[[Anna Magnani|Magnani]] sono spassosi. (''[[L'ultima carrozzella]]''; 2000, p. 1396)
*Western ''old style'' prodotto e interpretato da {{sic|uno}} [[John Wayne|Wayne]] in gran forma. Fresco, simpatico. (''[[L'ultima conquista]]''; 2000, p. 1396)
*Pagine di suggestiva intensità alternate a passaggi di astuzia artificiosa. Molti sottofondi nella sceneggiatura un po' verbosa ma sorprendente di R.A. Arthur tratta da un romanzo di Oakley Hall. Interpreti di classe alle prese con personaggi che formalmente riassumono, sublimandoli, gli stereotipi di un genere. (''[[Ultima notte a Warlock]]''; 2010, p. 1569)
*[...] [[Martin Scorsese|M. Scorsese]] rifiuta i tre modelli cinematografici a disposizione (il colossal hollywoodiano, [[Roberto Rossellini|Rossellini]], [[Pier Paolo Pasolini|Pasolini]]) e persegue una propria via, discutibile ma sicuramente personale. Recupera la cultura cattolica meridionale di Little Italy di cui s'è alimentato nell'infanzia, la filtra attraverso la sua memoria di ''cinéphile'' onnivoro e la "cristologia" rock degli anni '70 (eloquente la scelta di [[Peter Gabriel]] per le musiche) e tenta persino di rappresentare Cristo in modi "barbarici" come potrebbero vederlo uomini africani o latino-americani, di cultura diversa da quella euro-occidentale. Il suo è un Dio delle debolezze che ha preso sul serio l'incarnazione e che ha uno spessore teologico maggiore di quel che è sembrato alla maggioranza dei critici e dei cattolici scandalizzati. (''[[L'ultima tentazione di Cristo]]''; 2000, p. 1400)
*[...] il 35º film di [[Raffaello Matarazzo|Matarazzo]] chiude il ciclo del melodramma matarazziano di cui è in un certo modo il compendio, ma chiude anche, non senza malinconia, il suo itinerario di regista. I 5 film successivi sono soltanto il segno di una sopravvivenza. (''[[L'ultima violenza]]''<ref>Citato in ''[https://www.mymovies.it/film/1957/lultima-violenza/ L'ultima violenza]'', ''mymovies.it''.</ref>)
*Un piccolo classico della SF al cinema. Il suo discorso di rispetto per gli alieni lo distingue dall'isteria di quel periodo di guerra fredda. Bravi attori, solida sceneggiatura, pochi trucchi, molta sobrietà. (''[[Ultimatum alla Terra]]''; 2000, p. 1400)
*Sceneggiato e dialogato con l'abituale garbo da [[Aldo De Benedetti]] (1892-1970), commediografo di lungo corso e tipico rappresentante del teatro d'evasione tra le due guerre mondiali, qui al lavoro su una sua commedia del 1951. Si avvale dell'istrionismo flautato di [[Vittorio De Sica|V. De Sica]] [...]. (''[[Gli ultimi cinque minuti]]''; 2000, p. 1401)
*Nonostante l'apporto di [[Alberto Moravia|Moravia]] alla sceneggiatura, la vicenda, aggiornata agli anni '50, non sta in piedi. La condizione della donna è esaminata con piagnucolosa curiosità, e non basta la bravura della [[Alida Valli|Valli]] a riscattarla. Ambientazione milanese fiacca. (''[[Ultimo incontro]]''; 2000, p. 1406)
*Global colossal etno-epico da 140 milioni di dollari con ambizioni storiche, filosofiche e artistiche che all'atto pratico vengono sacrificate sull'altare del dio mercato. Al suo attivo il potente romanticismo della vicenda ([[John Logan|J. Logan]], [[Marshall Herskovitz|M. Herskovitz]], [[Edward Zick|E. Zwick]]), le grandiose scene di battaglia – su tutte l'emozionante carica dei samurai a cavallo che sbucano come fantasmi dalla nebbia in mezzo al bosco –, la documentata ricostruzione degli ambienti ([[Lilly Kilvert]]) e dei costumi ([[Ngila Dickson]]), l'intensa interpretazione di Watanabe nei panni dell' "ultimo samurai", che sprona Cruise a dare il meglio di sé. Infestato, però, da stereotipi hollywoodiani e cadute nella soap opera, come il ridicolo incontro finale con l'imperatore e l'''happy end'' sentimentale. (''[[L'ultimo samurai]]''; 2013, p. 1670)
*Tratto da un romanzo di [[Richard Matheson]] e girato a basso costo tra i palazzi romani dell'[[EUR]], è un horror che passò ingiustamente inosservato, nonostante i suoi meriti: un ottimo [[Vincent Price|Price]], alta tensione, intelligenza dei dettagli, alcune anticipazioni – o coincidenze? – con i futuri film di [[George A. Romero]]. (''[[L'ultimo uomo della Terra]]''; 2000, p. 1408)
*Uno dei capolavori del cinema neorealista, e il suo canto del cigno. Frutto maturo del sodalizio tra [[Cesare Zavattini|Zavattini]] e [[Vittorio De Sica|De Sica]], sostenuto anche da ricerche, non tutte risolte, sul tempo e la durata (famosa la sequenza del risveglio della servetta), il film tocca una crudeltà lucida senza compromessi sentimentali, fuori dalla drammaturgia tradizionale. Non ha la "perfezione" di ''[[Ladri di biciclette]]'', ma va al di là. (''[[Umberto D.]]''; 2000, p. 1409)
*Come [[Mario Camerini|Camerini]] anticipò il neorealismo, facendo di Milano qualcosa di più di una tela di fondo per questa commedia comico-sentimentale profumata di giovinezza e raccontata con garbo. (''[[Gli uomini, che mascalzoni...]]''; 2000, p. 1413)
*Un racconto che fila come un TEE senza fermate con personaggi efficaci e stereotipati. (''[[Gli uomini della terra selvaggia]]''; 2000, p. 1414)
*Narrato con scioltezza è un dramma razziale intelligente che vale anche per alcune (azzeccate e dure) annotazioni sociologiche e ambientali (la famiglia del medico). Disgraziatamente [[Joseph L. Mankiewicz|J.L. Mankiewicz]] si è abbandonato un po' troppo alla declamazione e agli effetti. Bravi gli interpreti [...]. (''[[Uomo bianco, tu vivrai!]]''; 2000, p. 1417)
*Il pretendente [...] doma la bisbetica con disarmata e sorridente pazienza. Commedia agile, festosa e gentile [...]. (''[[L'uomo che sorride]]''; 2000, p. 1420)
*Considerato il migliore dei 5 film hollywoodiani di [[Jean Renoir|J. Renoir]], il 1º in cui il conflitto tra uomo e natura ha un'importanza centrale: quasi vi si sente l'odore della terra smossa dall'aratro, battuta dalla pioggia o riscaldata dal sole. Il velato ottimismo dell'epilogo è una speranza più che una certezza. (''[[L'uomo del Sud]]''; 2000, pp. 1425-1426)
*Un western intellettuale sul conflitto allevatori-coloni, con risvolti comici che alleggeriscono il tessuto drammatico. (''[[L'uomo del West]]''; 2000, p. 1426)
*Pur subordinata ai 3 personaggi maschili, la [[Bette Davis|Davis]] dà alla sua parte calore e umorismo, "rubando" il film a [[Edward G. Robinson|Robinson]] per il quale era stato prodotto dalla Warner. (''[[L'uomo di bronzo]]''; 2000, p. 1426)
*5º e ultimo film di [[Anthony Mann|Mann]] con [[James Stewart|Stewart]], scritto da Philip Yordan e Frank Burt che gli hanno dato una struttura da tragedia classica sulla fine di una potente e corrotta famiglia. Una dose di violenza maggiore del solito, dialoghi piccanti, un ottimo uso dei paesaggi del New Mexico. Il sapiente gioco dei conflitti psicologici in un mondo primitivo ha un'insolita attendibilità storica. (''[[L'uomo di Laramie]]''; 2010, p. 1599)
*[...] è uno dei migliori thriller prodotti da [[Val Lewton]] per la RKO. La povertà dell'intrigo è riscattata dall'uso sapiente della suspense e degli effetti: l'orrore è solamente suggerito. (''[[L'uomo leopardo]]''; 2000, p. 1429)
[[File:L'uomo di paglia (film).JPG|miniatura|La scena finale de ''[[L'uomo di paglia]]'']]
*Gli ingredienti narrativi sono più o meno gli stessi di ''[[Il ferroviere]]'' (1955), e la maestria tecnico-stilistica è tale che non si nota quasi più. Per tre quarti il film tiene, avvince e convince (e la Bettoja fu giustamente una rivelazione), ma ancora una volta il finale rovina l'equilibrio a colpi di retorica e di buon senso piccolo borghese. L'apporto alla sceneggiatura di Benvenuti e De Bernardi, collaboratori di A. Giannetti, si sente nei particolari. (''[[L'uomo di paglia]]''; 2000, p. 1427)
*Il vecchio [[King Vidor|Vidor]] ritrovò la sua vena in questo western conciso, con una plausibile ambientazione storica, una sobria e colorita caratterizzazione dei personaggi. Una delle interpretazioni più gustose del giovane [[Kirk Douglas|Douglas]]. (''[[L'uomo senza paura]]''; 2000, p. 1432)
*[...] [[John Ford|Ford]] ha fatto il suo 1º film in cui la storia d'amore è centrale con una struttura a flashback e voce narrante. Smargiassa e nostalgica, è una commedia armoniosa ricca di passaggi umoristici e di vigore nelle cadenze di un canto d'amore per la nativa Irlanda. Affiatata compagnia d'attori in cui la disinvoltura è pari al brio. (''[[Un uomo tranquillo (film 1952)|Un uomo tranquillo]]''; 2000, p. 1432)
*Curioso esempio di fantascienza religiosa da un romanzo di successo di [[Morris West]] che, comunque, previde con un anticipo di più di 10 anni l'elezione (1976) del polacco [[Papa Giovanni Paolo II|Karol Wojtyla]]. Un insuccesso a tutti i livelli. (''[[L'uomo venuto dal Kremlino]]''; 2000, p. 1433)
*Interamente girato in Thailandia, è coraggioso, anticonformista e crudele per certi aspetti, soprattutto nella 1ª parte. (''[[Urla del silenzio]]''; 2010, p. 1609)
====V====
*Costato 50 milioni di dollari a [[Joel Silver]] (''[[Matrix]]'') che l'ha prodotto per la Warner, questo colosso di fantapolitica ha i suoi veri autori nei [[Lana e Andy Wachowski|fratelli Wachovski]] (''Matrix'') che l'hanno coprodotto e sceneggiato dal romanzo a fumetti di [[Alan Moore]] e [[David Lloyd]], delegandone la regia all'ex aiuto regista [[James McTeigue|McTeigue]]. [...] È una silloge di [[Robin Hood]], [[Zorro]], [[Gaston Leroux#Il fantasma dell'Opera|Fantasma dell'Opera]], che protegge, ama, rigenera la giovane Evey, trasformandola in complice ed erede sino alla vittoria finale. La componente ideologica non è da prendere troppo sul serio, ma nemmeno da trascurare: le fonti indirette sono britanniche in letteratura (''[[Il mondo nuovo]]'' di [[Aldous Huxley|Huxley]], ''[[1984]]'' di [[George Orwell|Orwell]]) e in musica ([[Sex Pistols]]). Struttura narrativa compatta, ineccepibili i contributi tecnici (fotografia, scene, costumi, colonna sonora, effetti speciali). La maschera del protagonista rimanda alle sembianze di [[Guy Fawkes]] (1570-1606) che doveva essere l'esecutore del cosiddetto ''Gunpowder Plot'' ([[Congiura delle polveri]]) del 5-11-1605, organizzato da un gruppo di altolocati cattolici per distruggere la sede del parlamento e il [[re Giacomo I Stuart]] e fomentare un'insurrezione popolare. Memorabile sequenza finale di Londra invasa da migliaia di insorti con la maschera di V prima dell'ultima esplosione. (''[[V per Vendetta]]''; 2010, p. 1679)
*7º e ultimo film di [[Budd Boetticher|B. Boetticher]] con [[Randolph Scott|R. Scott]] protagonista e coproduttore con la sua società Ranown. Scritto da [[Burt Kennedy]], non vale ''[[I sette assassini]]'' (1956) e nemmeno ''[[L'albero della vendetta]]'' (1959), ma è contrassegnato dal medesimo sereno e disteso classicismo, dal rifiuto del folclore, delle tematiche sociali e i loro concreti comportamenti più che l'intrigo o la cornice. (''[[La valle dei mohicani]]''; 2000, p. 1442)
*Un western M-G-M che punta sui conflitti psicologici più che sull'azione. (''[[La valle della vendetta (film 1951)|La valle della vendetta]]''; 2000, p. 1442)
*[...] è una parafrasi (o un'interpretazione?) in chiave psicanalitica della storia di Caino e Abele dove il primo non è malvagio, ma disperato e cerca di trovare nell'amore la salvezza. [...] È anche il 1º film di [[James Dean|J. Dean]] protagonista e rimane tuttora soprattutto come il suo ritratto. (''[[La valle dell'Eden]]''; 2000, p. 1442)
*Scritto da [[Nigel Kneale]] con il regista, è il 2º film della serie Hammer che, nella sua miscela di fantascienza e horror, riflette in modi bizzarri l'isteria allarmistica da guerra fredda (come in USA ''[[L'invasione degli ultracorpi]]'', 1956). (''[[I vampiri dello spazio]]''; 2010, pp. 1618-1619)
*La vita del Cristo secondo uno dei tre evangelisti sinottici da cui, però, sono stati espunti tutti i passi escatologici e la maggior parte dei miracoli. È un film laico, rivolto a mettere in luce l'umanità più che la divinità di un Gesù severo, pugnace, medievale, carico di tristezza e di solitudine. Quando il regista riesce a far coincidere il testo di Matteo con l'autobiografia, la passione con l'ideologia, è il film di un poeta. In senso teologico, è un vangelo senza speranza. Con il suo sincretismo formale, i riferimenti pittorici, la scabra luminosità, il richiamo a un Terzo Mondo che non è più solo preistoria, raggiunge una forte tonalità epica e religiosa. (''[[Il Vangelo secondo Matteo]]''; 2000, p. 1445)
*Seguito di ''La maschera di Frankenstein'' (1957) cui è superiore: il personaggio del barone, vero protagonista della serie della britannica Hammer (mentre quella hollywoodiana dell'Universal privilegiava la Creatura, cioè Boris Karloff), è di una complessità insolita, grazie alla sceneggiatura articolata di Jimmy Sangster, e T. Fisher non gli nega la comprensione, se non la simpatia. (''[[La vendetta di Frankenstein]]''; 2000, p. 1450)
*Il 1º dei 3 western di [[Fritz Lang|Lang]], e non il migliore. Più che sul tema della giustizia, svolto in modo troppo didattico, trova i suoi motivi di interesse in quelli della vendetta e della colpa. [[Gene Tierney|G. Tierney]] esordiente è già fascinosa. (''[[Il vendicatore di Jess il bandito]]''; 2000, p. 1451)
*[...] è il 4º e il più discontinuo dei 6 film [[Josef von Sternberg|von Sternberg]]/[[Marlene Dietrich|Dietrich]]. Ingiusto salvare soltanto il famoso ''Hot Voodoo'', memorabile numero musicale con Marlene che esce dalla pelle di un gorilla. C'è [[Herbert Marshall|Marshall]] in gran forma anche nella lunga sequenza in un paesino del Sud con i polli in libertà. E il personaggio di Helen, una delle madri più sexy della storia del cinema, non manca di forza come donna che si sacrifica per la felicità degli altri, anche a costo di prostituirsi, e affronta con fierezza le conseguenze delle sue colpe. Oltre all'esecuzione di ''I Couldn't Be Annoyed'' in un frac bianco da uomo, Dietrich canta in francese e una ninna nanna in tedesco. Splendido bianconero di [[Bert Glennon]]. (''[[Venere bionda]]''; 2010, p. 1628)
*[...] la realizzazione è accurata, competente e corretta. (''[[Le 22 spie dell'Unione|22 spie dell'Unione]]''; 2000, p. 1455)
*L'amore e il sesso hanno un peso insolito in questo solido western che rimanda addirittura a ''[[William Shakespeare#Otello|Otello]]'' con [[Rod Steiger|R. Steiger]] nella parte di Jago. [[Delmer Daves|Daves]] ha sempre dedicato molta cura ai personaggi femminili. (''[[Vento di terre lontane]]''; 2000, p. 1457)
*Sagace drammaturgia nell'alternanza tra sequenze di azione e tensione con momenti di alleggerimento idillico o umoristico. E la giusta dose di antimilitarismo a sorpresa nell'ultima parte, non senza eccessi di gusto truculento: il bene e il male, insomma, del cinema di [[Danny Boyle|Boyle]] che, comunque, lontano dai vincoli hollywoodiani, il cinema lo sa fare. (''[[28 giorni dopo]]''; 2010, p. 1634)
*[...] il teatrante [[Raymond Rouleau|R. Rouleau]] (1904-81) ha fatto un film inamidato, accademico, di ritmo stentato che soltanto verso la conclusione ha un colpo d'ala, grazie alla coppia [[Yves Montand|Montand]]-[[Simone Signoret|Signoret]]. Nel puntare sul versante psicologico del testo fa passare in secondo piano la denuncia dell'intolleranza e delle sue radici storiche e sociali per privilegiare la polemica antipuritana. Spicca, comunque, la viperina Abigail della [[Mylène Demongeot|Demongeot]]. (''[[Le vergini di Salem]]''; 2000, p. 1461)
*Film di culto per gli amanti del cinema nero: eleganza, decadenza, perversione, crudeltà, umorismo e una forte vena di necrofilia ne fanno un cocktail unico. Il motivo di David Raksin ("Laura") incanta ancora oggi. Uno di quei film felici dove tutto concorre al risultato finale: regia, sceneggiatura, fotografia (J. LaShelle, premio Oscar), scenografia, musica. (''[[Vertigine (film 1944)|Vertigine]]''; 2000, p. 1463)
*Western colossale dal ritmo sostenuto e ricco di colpi di scena, è un'astuta e magniloquente macchina propagandistica in gloria del capitalismo americano. Non a caso alla realizzazione contribuì ampiamente la società ferroviaria Union Pacific. (''[[La via dei giganti]]''; 2000, p. 1464)
*Un bel romanzo di [[A. B. Guthrie Jr.|A.B. Guthrie Jr.]], 3 star, un ottimo direttore della fotografia come W.H. Clothier per fare un western piatto come un marciapiede. (''[[La via del West]]''; 2000, p. 1465)
*Abile cocktail di tensione drammatica e commedia sentimentale, recitato con garbo da [[James Stewart|Stewart]] e la [[Marlene Dietrich|Dietrich]] tra una compagnia di attori inglesi. Purtroppo i personaggi sono convenzionali. Qualche momento divertente. (''[[Il viaggio indimenticabile]]''; 2000, p. 1468)
*Il surrealismo del vecchio maestro spagnolo è al massimo della sua forma in questa deliziosa, sarcastica scorribanda attraverso le eresie, da lui prese come segni di una dialettica tra fede e ideologia, potere e libertà. (''[[La via lattea (film 1969)|La via lattea]]''; 2000, p. 1469)
*Pochi mezzi, molta intelligenza in questo thriller fantascientifico [...]. Svolgimento avvincente senza effettacci. (''[[Il villaggio dei dannati (film)|Il villaggio dei dannati]]''; 2000, p. 1473)
*Film laico sulla stregoneria, poco romantico e ancor meno mistico, fondato sulla visione: le immagini vi contano più delle parole. Alle seconde è affidata la dimensione razionale e discorsiva (diurna), alle prime quella emotiva e fantastica (notturna), ma quanto è feconda la contraddizione dialettica tra le due componenti? Domina la presenza simbolica dell'acqua, anche come parte femminile della libido. (''[[La visione del sabba]]''; 2000, p. 1478)
*Commediola melensa, anacronistica e recitata a braccio. (''[[La vispa Teresa (film 1943)|La vispa Teresa]]''; 2000, p. 1479)
*[...] è una commedia di carta velina sotto il segno di un ottimismo ingenuo, appena sfiorato da una vena umoristica. Nel '43 quanti italiani andarono a vederlo per constatare com'era bella la vita, almeno al cinema? ([[La vita è bella (film 1943)|''La vita è bella'', 1943]]; 2000, p. 1481)
*6º film di [[Roberto Benigni|Benigni]] regista, è il più ambizioso, difficile e rischioso e il migliore: 2 film in 1, o meglio un film in 2 parti, nettamente separate per ambientazione, tono, luce e colori – essenziali i contributi della fotografia – ma complementari: la 1ª spiega e giustifica la 2ª. Una bella storia d'amore, scritta con [[Vincenzo Cerami]]: prima tra un uomo e una donna, poi per un figlio, ma l'una è la continuazione dell'altra. Il frenetico dinamismo di R. Benigni è felicemente sfogato, la sua torrentizia oralità ora debordante ora dimezzata. Un'elegante leggerezza distingue [[Giustino Durano|G. Durano]] nel più riuscito dei personaggi di contorno. ([[La vita è bella (film 1997)|''La vita è bella'', 1997]]; 2000, p. 1481)
*È il film di Natale per eccellenza, uno dei capolavori del cinema sentimentale di tutti i tempi. [...] [[James Stewart|Stewart]] dà il meglio in un personaggio che passa dall'ottimismo al pessimismo più nero come la commedia passa dal comico all'incubo, dal documentario alla favola. (''[[La vita è meravigliosa]]''; 2000, pp. 1481-1482)
*Melodramma popolare che anticipa la serie [[Amedeo Nazzari|Nazzari]]-[[Yvonne Sanson|Sanson]] degli anni '50 con una risentita descrizione dell'Italia in rovine (borsaneristi e cafoni arricchiti in opposizione agli stenti e alle sofferenze dei più). Una [[Alida Valli|A. Valli]] intensa e un ottimo [[Eduardo De Filippo|E. De Filippo]]. (''[[La vita ricomincia]]''; 2000, p. 1484)
*La selvaggia potenza del romanzo della [[Emily Brontë|Brontë]] è un po' troppo addomesticata. Gli sceneggiatori ne hanno impoverito l'intensità e attutito il romanticismo gotico, ma il film rimane egualmente memorabile. Robusta interpretazione di [[Laurence Olivier|Olivier]]. (''[[La voce nella tempesta]]''; 2000, p. 1491)
*Melodramma fiammeggiante in puro stile anni '50: società corrotta e la donna, sua vittima, trasformata in eroina con l'aureola. (''[[Vortice (film 1953)|Vortice]]''; 2000, p. 1496)
====W====
*Per più di un'ora è divertente, credibile, vispo come una commedia dei tempi d'oro. Avvince e convince meno quando assume il ritmo di un thriller d'inseguimento. La morale è di un sano pacifismo. (''[[Wargames - Giochi di guerra]]''; 2000, p. 1498)
*Farsa macabra mal combinata e mal recitata, con la presunzione di far della critica sociale. Inspiegabile successo di pubblico, tale da generare un [[Weekend con il morto 2|seguito]]. (''[[Weekend con il morto]]''; 2010, p. 1684)
*Immedicabile volgarità di fondo a ritmo demenziale e recitazione agitata. Sceneggiatore dell'altro, R. Klane ha fatto la regia. Il cambio di mano è inavvertibile. (''[[Weekend con il morto 2]]''; 2000, p. 1499)
*Ritratto di donna in forma di monologo quasi didattico e una traccia d'azione. Per [[Teresa Russell|T. Russell]] è lo spunto per un'esibizione di alto istrionismo gestuale, fonico, recitativo. [[Ken Russell|K. Russell]], autore geniale e visionario sempre in bilico sul kitsch, ha filmato con tono di premeditata e accanita sgradevolezza, cercando di rispecchiare con onestà la materia. (''[[Whore (puttana)]]''; 2000, p. 1501)
====Y====
*Il film parte piano e lascia lo spettatore nella stessa condizione di spaesamento e incredulità vissuta dai 2 protagonisti, derubati della propria identità. La vita semplice di Mitsuha, costruita sul tramandarsi generazionale di costumi e tradizioni andate perdute, si contrappone a quella frenetica di Taki, cameriere e studente in una Tokyo spersonalizzante e superficiale. Un incontro-scontro di 2 anime ben distinte, al di là dello spazio e del tempo, che ricorda alla lontana il coreano ''[[Si-wor-ae|Il mare]]'' (2000) e il suo remake americano ''[[La casa sul lago del tempo]]'' (2006). La cometa, vista e attesa con stati d'animo diversi dai due ragazzi, diventa il simbolo dell'inevitabilità del destino e il tramite che rende indivisibile il loro legame. (''[[Your Name.]]''; 2017, p. 1719)
====Z====
*[[John Boorman|Boorman]] riprende il tema uomo-natura in chiave di favola fantastica più che fantascientifica, immersa nel mito, inneggiante alla Natura sovrana indomabile di fronte al "progresso" destinato alla rovina. C'è un errore di costruzione drammatica: s'impiega troppo tempo a farci sapere chi è Zed. E una altro di atteggiamento narrativo: Boorman, autore del film a pieno titolo, si prende troppo sul serio. (''[[Zardoz]]''; 2010, p. 1700)
[[File:Zazà (1944) Isa Miranda.png|miniatura|[[Isa Miranda]] in ''[[Zazà (film 1944)|Zazà]]'']]
*Al suo 2º film il giovane [[Renato Castellani|Castellani]] avrebbe voluto [[Luisa Ferida]]: vedeva una Zazà volgare, sensuale, plebea. Costretto dal produttore Renato Gualino della Lux ad accettare [[Isa Miranda|I. Miranda]], riscrisse la sceneggiatura con [[Alberto Moravia]] (che per motivi di antisemitismo ufficiale non compare nei titoli). L'attrice è comunque ottima in un film elegante, decorativamente raffinato, giocato sulle simmetrie, ma anche meno calligrafico e più caldo della sua fama. (''[[Zazà (film 1944)|Zazà]]''; 2010, p. 1701)
*Pur girato in esterni canadesi, è il 1° film hollywoodiano di [[David Cronenberg|Cronenberg]] (onore a [[Dino De Laurentiis]] che l'ha prodotto) e, tolto ''[[Shining]]'', il migliore tra i tanti desunti dalla narrativa di [[Stephen King|King]]. È il più conciso, compatto e "classico" del geniale regista canadese a livello narrativo anche se meno originale di altri per la tematica. Memorabile interpretazione del 40enne [[Christopher Walken|Walken]] che rende con dolente intensità l'infelicità del protagonista. (''[[La zona morta]]''; 2010, p. 1706)
===Serie televisive===
*Ideatore della serie è [[J.J. Abrams]], padre del ben più noto ''[[Lost]]'', che anche in questo caso riesce, puntata dopo puntata, a tenere lo spettatore incollato allo schermo, grazie a trame e sottotrame ricche di idee e situazioni. Spiccano nel cast l'ancora semisconosciuta [[Jennifer Garner]] e un ottimo [[Victor Garber]]. (''[[Alias (serie televisiva)|Alias]]'', 2013, p. 1807)
*La serie nasce da una costola di ''[[Buffy l'ammazzavampiri]]'', giunta con successo a cavallo del 2000 alla terza stagione. Benché parte del cast e la produzione siano le stesse, è un prodotto televisivo più cupo e dark, cui mancano quei guizzi geniali che caratterizzavano la serie madre, non riuscendo quindi a imporsi come cult dei primi 2000 al pari di quanto è avvenuto per la famosa cacciatrice di vampiri. (''[[Angel (serie televisiva)|Angel]]'', 2013, p. 1808)
*Irriverente e scorretto, in pieno stile AMC, una delle reti televisive USA più all'avanguardia di oggi. (''[[Breaking Bad]]'', 2016, p. 1712)
*Nato dalla mente televisiva di [[Josh Schwartz]], già ideatore di prodotti di culto tra i giovani come ''[[The O.C.]]'' e ''Gossip Girl'', è un perfetto cocktail di azione e comicità, definizione di personaggi completi e tanta spontaneità per uno dei telefilm più particolari degli ultimi anni. Difficile da catalogare. (''[[Chuck]]''; 2013, p. 1811)
*La serie parte da un flashback nell'anno in cui è avvenuto il crimine e si muove poi avanti e indietro nel tempo in maniera quasi totalmente libera. Ottima fotografia dalle luci particolari ma incredibilmente efficaci per le scene del passato, bella colonna musicale con alcune delle canzoni più celebri del periodo. È la prima serie esterna al format ''[[CSI]]'' a comparire in un crossover con ''[[CSI: NY]]''. (''[[Cold Case - Delitti irrisolti]]''; 2013, p. 1812)
*La serie è infestata da dialoghi assurdi e situazioni improbabili e mette a dura prova i nervi di uno spettatore normale, eppure resta una pietra miliare dell'evoluzione del teen drama ed è stata ispiratrice di buona parte delle serie per i più giovani. (''[[Dawson's Creek]]''; 2013, p. 1813)
*Conclusasi all'8ª stagione, ha conquistato l'America e il mondo con una certa dose di suspense e una comicità un pó cinica. Si vocifera che la fama improvvisa che ha investito le attrici abbia creato una spirale di gelosie e rivalità tra di loro che rendevano il set pressocché invivibile. (''[[Desperate Housewives]]''; 2013, p. 1813)
*Liberamente ispirato a Sherlock Holmes, ''Dr. House'' si presenta come il più originale dei telefilm medici, e le vicende ospedaliere riescono a equilibrarsi con le storie personali. (''[[Dr. House - Medical Division]]''; 2013, p. 1815)
*Un cast di grandi nomi ([[Michael Crichton]] il creatore, [[George Clooney]] e [[Julianna Margulies]], tra i protagonisti delle prime stagioni) e una regia di ottimo livello hanno saputo soddisfare le aspettative dei fan per tutto il tempo della sua durata, senza cali. (''[[E.R. - Medici in prima linea]]'', 2013, p. 1815)
*Accolta inizialmente con grandi critiche, la serie è tra le più longeve e seguite di sempre, imponendosi come un'ottima risposta europea all'egemonia dei serial USA. In patria ha battuto ogni record di longevità (per una serie TV). Unico paese dove la serie non ha spopolato rimangono (stranamente) gli Stati Uniti. (''[[L'ispettore Derrick]]''; 2013, p. 1819)
*Ideata e scritta principalmente dall'attore e scrittore [[Julian Fellowes]], andata in onda per la prima volta nel 2010, la serie è riuscita facilmente nella scalata al successo. È sicuramente il prodotto anglo-americano di maggior successo, ha ottenuto nel 2012 il primato di serie con il numero più alto di nomination agli Emmy Awards nella storia del premio. È attualmente uno degli show più diffusi in tutto il mondo. Per la tenuta di Downtown Abbey, vera e propria protagonista, è stato utilizzato l'Highclere Castle, nello Hampshire. [[Maggie Smith]], nei panni della capostipite e tradizionalista Violet, è indimenticabile. (''[[Downton Abbey]]''; 2016, p. 1723)
*La CBS propone un genere di difficile gestione e temi che tendono al tragico, ma le sceneggiature coinvolgenti e ben bilanciate rendono la serie piacevole e scorrevole, mantenendola a ottimi livelli fino alla sua conclusione nel 2010. (''[[Ghost Whisperer - Presenze]]''; 2013, p. 1816)
*La serie è diventata un vero e proprio cult per i giovani della cosiddetta ''iPod generation'' e, tra segreti, misteri, tormentate storie d'amore e personaggi rigorosamente di bell'aspetto, ha saputo farsi strada nel difficile mondo degli ascolti per ben 6 stagioni ospitando svariate guest star del mondo della TV e della musica. (''[[Gossip Girl]]''; 2013, p. 1817)
*Tra gli esordi più felici della storia della TV: i suoi primi episodi la rendono una delle migliori serie fantascientifiche degli ultimi anni. Poi ha perso lo smalto e il decadimento, in termini di ascolti, ne ha determinato la cancellazione improvvisa, senza che gli autori avessero il tempo di scrivere un finale conclusivo e soddisfacente. A nulla sono valse le petizioni dei fans e i tentativi di attori e produttori di portare i personaggi sul grande schermo per un'ultima, definitiva e conclusiva avventura. (''[[Heroes]]''; 2013, p. 1818)
*Alla base del progetto e ideatore della serie, [[Carlo Lucarelli]], scrittore italiano di successo specializzato in romanzi gialli e noir. A detta dello stesso Lucarelli, a ispirare la serie sono stati i film dedicati all'ispettore Callaghan. (''[[L'ispettore Coliandro]]''; 2013, p. 1818)
*La serie nasce come uno dei 4 ''spin-off'' della serie ''Arcibaldo'' ed è riuscita col tempo a sovrastare il successo dello show d'origine mantenendosi al top della fama per 11 stagioni e segnando la storia della TV a cavallo tra gli anni '70 e '80. Le tematiche politiche sono trattate sempre senza aggressività o pesantezza, anche in episodi il cui tema centrale coinvolge questioni delicate di gravità non indifferente, quali il razzismo, il suicidio o l'analfabetismo. (''[[I Jefferson]]''; 2013, p. 1819)
*Tra i più famosi polizieschi degli ultimi anni, seguito da svariati ''spin-off'' ([[Law & Order: LA|l'ultimo]] di questi ambientato a Los Angeles), la serie è in grado di fornire una visione a 360º del sistema giuridico-investigativo USA, senza lasciare nulla di non detto o inconcluso. (''[[Law & Order - I due volti della giustizia]]''; 2013, p. 1819)
*Un ottimo soggetto e un grande [[Tim Roth]] purtroppo non hanno salvato questa serie che, dopo 2 anni di successi, è stata cancellata alla sua 3a (un po' più scarsa) stagione. (''[[Lie to Me]]''; 2013, p. 1819)
*Forte di una trama avvincente, di una struttura sofisticata in bilico continuo tra presente e passato, di un cast vario e intrigante, può forse essere considerato il più celebre telefilm dei primi anni 2000. Il finale della serie è stato seguito (ufficialmente) da circa 25 milioni di persone nel mondo. (''[[Lost]]''; 2013, p.1819)
*La risposta femminile a ''[[Queer as Folk]]'' introduce a un mondo abbastanza sconosciuto, guidando lo spettatore nella vita dei personaggi, con alternanza di comicità e tragedia. Comunque in profondità. (''[[The L Word]]''; 2013, p. 1820)
*Nonostante le svariate incongruenze riscontrabili nel corso delle varie stagioni e l'assurdità degli episodi vissuti da MacGyver, le sue imprese, come avvenne anche con [[Chuck Norris]], sono diventate oggetto di innumerevoli battute e freddure, e questa è una delle serie che ha avuto più presa sulla gioventù degli anni '80 in tutto il mondo. (''[[MacGyver]]''; 2013, p. 1820)
*Straordinaria ricostruzione di un paese contraddittorio, dalle scene e dai costumi di una perfezione unica, ai dettagli comportamentali, alle abitudini e ai pensieri di personaggi meravigliosamente delineati di questi Stati Uniti ormai perduti. Vincitore di svariati Emmy Award e Golden Globe. (''[[Mad Men]]''; 2016, p. 1740)
*I baffi e i magnifici occhiali a goccia di [[Tom Selleck]], cult degli anni '80, sono poi divenuti simbolo dell'intera decade. (''[[Magnum, P.I.]]''; 2013, p. 1820)
*Una serie di successo che ha saputo conquistare migliaia di fans nel mondo grazie ai suoi personaggi un po' bizzarri ma indimenticabili e alla genuinità ironica e brillante nel raccontare i rapporti umani più importanti della vita, che spesso sono i più complicati. (''[[Una mamma per amica]]''; 2013, p. 1820)
*Un raro esempio di show poliziesco dai risvolti sovrannaturali che, portando sullo schermo un personaggio realmente esistito, ha saputo conquistare una folta parte di audience americana che, normalmente, non si avvicina al poliziesco. Ottimo equilibrio tra le premonizioni, le indagini e la vita famigliare. (''[[Medium (serie televisiva)|Medium]]''; 2013, p. 1821)
*Prodotta dai fratelli [[Ridley Scott|Ridley]] e [[Tony Scott]], sempre molto attivi sul versante della produzione televisiva, la serie ha fatto incetta di premi nel tempo, tra cui il Premio Carl Sagan, conferito per "la comprensione pubblica della scienza". Nell'arco di 6 stagioni molti ruoli secondari sono stati affidati a star di successo del mondo televisivo. (''[[Numb3rs]]''; 2013, p. 1823)
*Un teen drama incredibilmente longevo che ha saputo trovare la chiave per rinnovarsi costantemente anno dopo anno. In particolare si è rivelata una scelta giusta il salto temporale di 4 anni nel futuro operato nella 5ª stagione, che ha permesso agli autori di mantenere lo stesso cast e gli stessi personaggi cresciuti senza arrampicarsi sui vetri con spiegazioni. (''[[One Tree Hill]]''; 2013, p. 1823)
*Un magistrale prodotto TV per un genere che raramente ha trovato realizzazioni di questo livello sul piccolo schermo. Tensione continua. Per onorarla in maniera originale, i produttori decisero di finirla col botto e, anziché sviluppare una conclusione canonica, girarono uno speciale di 2 ore intitolato ''Prison Break: The Final Break''. (''[[Prison Break]]''; 2013, p. 1824)
*{{NDR|Addison Montgomery}} Uno dei personaggi più riusciti nati dalla penna di [[Shonda Rhimes]], secondo molti la donna più potente della TV americana, abbandona la serie d'origine ''[[Grey's Anatomy]]'' guadagnandosi uno show tutto suo, dove può mostrare per 6 stagioni le mille sfaccettature di una donna che potrebbe avere tutto, ma alla fine sembra sempre uscire perdente dalla vita. (''[[Private Practice]]''; 2013, p. 1825)
*Dopo il successo ottenuto al cinema e sulla carta stampata, ecco la serializzazione del più celebre dei supereroi, Superman, mostratoci qua nella sua vita da adolescente spaventato dai propri poteri, prima di diventare il paladino della giustizia ed eroe dell'umanità che tutti conosciamo. (''[[Smallville]]''; 2013, p. 1828)
*Un ottimo prodotto che è stato, giustamente, indicato come l'opera di cultura pop più importante degli ultimi 25 anni. Una curiosità: gli attori che impersonano i mafiosi hanno tutti origine italiana. Singolare e ancora inspiegata la freddezza dell'accoglienza in Italia, unico paese dove gli ascolti della serie non hanno raggiunto i record mirabolanti come nel resto del mondo. (''[[I Soprano]]''; 2013, p. 1828)
*Tra le prime e più celebri serie TV italiane che, ispirandosi alle tendenze d'oltreoceano, mostrano un mondo di giovani pensato per i giovani. Nonostante l'alto audience, la maggior parte dei protagonisti non ha avuto fortuna negli anni successivi. (''[[I ragazzi della 3ª C]]''; 2013, p. 1825)
*Esilaranti le visioni mentali del simpatico J.D. dal cuore d'oro. L'ultima stagione, nella quale alcuni membri del cast hanno raggiunto il ruolo di mentori di nuove leve dell'ospedale, rappresenta una delle peggiori scelte di mercato televisive che, pur di sfruttare la fama della serie fino all'ultimo, ha gettato al vento 8 anni di grande qualità per un prodotto finale scadente e banale. (''[[Scrubs - Medici ai primi ferri]]''; 2013, p. 1826)
*Comicità originale dall'impostazione innovativa (i personaggi sono 30enni single legati da vincoli di amicizia e cinicamente indifferenti alla morale comune), che provoca spesso e volentieri disastri nelle vite altrui senza scomporsi mai troppo. Vincitrice di 10 Emmy Award e 3 Golden Globe. (''[[Seinfeld]]''; 2013, p. 1827)
*La serie, i cui episodi sono spesso incentrati su problemi della vita di tutti i giorni e sulle difficoltà che si affrontano crescendo, era molto impostata sull'etica cristiana protestante e oscurata dal bigottismo della società americana. Al punto di aver fatto gradualmente sparire dalla scena una delle sue protagoniste, la sorella maggiore Mary, perché l'interprete [[Jessica Biel]] aveva posato in costume sulla copertina di alcune riviste. Ironia della sorte, la Biel è l'unico membro del cast ad aver avuto fortuna nella sua carriera, divenendo una star di livello internazionale. (''[[Settimo cielo]]''; 2013, p. 1827)
*Il successo della serie, seppur poco longeva, ha assicurato ai due protagonisti fama pressoché eterna, rinfrescata da un [[Starsky & Hutch (film)|adattamento cinematografico]] del 2004. Anche grazie alla serie la Ford Gran Torino è diventata una delle automobili più amate e più richieste dai collezionisti. (''[[Starsky & Hutch]]''; 2013, p. 1828)
*Con un merchandising paragonabile forse solo a quello di ''[[Guerre stellari]]'', è sicuramente una delle serie di fantascienza più amate di tutti i tempi: prova ne sono gli 11 film per il cinema, la serie animata e gli svariati ''spin-off'' prodotti nel corso degli anni. (''[[Star Trek (serie classica)]]''; 2013, p. 1828)
*Serie di punta della Warner Bros che per 8 anni ha stuzzicato l'immaginazione di ragazzine e bambine nei primi anni 2000. (''[[Streghe]]''; 2013, p. 1829)
*Nemmeno il terribile e oltraggioso adattamento italiano della serie (nell'originale Francesca Cacace è Fran Fine, giovane ebrea dalla famiglia ingombrante) è stato in grado di rovinare la comicità spontanea e innocente di questa serie, caposaldo tra le sitcom dei dorati anni '90. (''[[La tata]]''; 2013, p. 1829)
*La serie, ottima nella riproduzione del passato al pari di quanto lo era stata ''[[Happy days]]'', ha anche lanciato un'intera nuova generazione di attori che è riuscita facilmente a farsi strada al termine delle riprese. (''[[That '70s Show]]''; 2013, p. 1829)
*Remake statunitense di ''Yo soy Betty, la fea'', telenovela colombiana di successo. Lo show, che ricorda molto nei primi episodi il film ''[[Il diavolo veste Prada]]'', è leggero e piacevole nel suo guardare con ironia al contraddittorio e un pó perverso mondo della moda, fatto di apparenza e nessuna sostanza. (''[[Ugly Betty]]''; 2013, p. 1830)
*Buon prodotto televisivo la cui forza risiede nei 2 protagonisti e nel disegno del rapporto che li unisce, contraddittorio ma incredibilmente genuino e affettuoso. A interpretare il giovane truffatore Neal è uno dei volti considerati più affascinanti dello star system, quello del fino ad allora sconosciuto [[Matt Bomer]]. (''[[White Collar]]''; 2016, p. 1771)
*Un cult, capostipite nel suo genere e grande maestro di mistero e tensione. (''[[X-Files]]''; 2013, p. 1832)
==Note==
<references/>
==Bibliografia==
*Laura, Luisa e Morando Morandini, ''il Morandini: dizionario dei film 2001'', con la collaborazione di Sandro Mogni e Saverio Mauro Tassi, Zanichelli, Bologna, 2000. ISBN 88-08-03105-5
*Laura, Luisa e Morando Morandini, ''il Morandini 2011: dizionario dei film'', con la collaborazione di Mauro Tassi, Zanichelli, Bologna, 2010. ISBN 978-88-08-22722-5
*Laura, Luisa e Morando Morandini, ''il Morandini 2014: dizionario dei film e delle serie televisive'', Zanichelli, Bologna, 2013. ISBN 978-88-08-34476-2
*Laura, Luisa e Morando Morandini, ''il Morandini 2017: dizionario dei film e delle serie televisive'', Zanichelli, Bologna, 2016. ISBN 978-88-08-75703-6
*Laura, Luisa e Morando Morandini, ''il Morandini 2018: dizionario dei film e delle serie televisive'', Zanichelli, Bologna, 2017. ISBN 978-88-08-29119-6
==Voci correlate==
*[[Morando Morandini]]
*[[Il Mereghetti]]
*[[il Farinotti]]
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Enciclopedie del cinema|Morandini]]
6isibvpbiz0qq0rylj2lisaqtq4vixo
Frank Gifford
0
90407
1420564
585665
2026-07-15T15:57:44Z
Udiki
86035
Deceduto
1420564
wikitext
text/x-wiki
[[Immagine:FrankGifford.jpg|thumb|Frank Glifford]]
'''Francis Newton "Frank" Gifford''' (1930 – 2015), ex-giocatore di football americano statunitense.
*Il [[football americano|football professionistico]] è come una guerra nucleare. Non ci sono vincitori, ma solo sopravvissuti.<ref>Citato in [[Marco Pastonesi]] e Giorgio Terruzzi, ''Palla lunga e pedalare'', ''Dalai Editore'', 1992, p. 67. ISBN 88-8598-826-2</ref>
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{s}}
{{DEFAULTSORT:Gifford, Francis}}
[[Categoria:Giocatori di football americano statunitensi]]
tet6wwyejjuswfo7juz9a1i0djzy180
1420565
1420564
2026-07-15T15:58:07Z
Udiki
86035
1420565
wikitext
text/x-wiki
[[Immagine:FrankGifford.jpg|thumb|Frank Glifford]]
'''Francis Newton "Frank" Gifford''' (1930 – 2015), giocatore di football americano statunitense.
*Il [[football americano|football professionistico]] è come una guerra nucleare. Non ci sono vincitori, ma solo sopravvissuti.<ref>Citato in [[Marco Pastonesi]] e Giorgio Terruzzi, ''Palla lunga e pedalare'', ''Dalai Editore'', 1992, p. 67. ISBN 88-8598-826-2</ref>
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{s}}
{{DEFAULTSORT:Gifford, Francis}}
[[Categoria:Giocatori di football americano statunitensi]]
rxrnx2h8s1214p5kye8k8vjbkat40ml
Confessioni dai film
0
102640
1420619
1412632
2026-07-16T09:03:58Z
Spinoziano
2297
+1
1420619
wikitext
text/x-wiki
{{Raccolta}}
[[File:Montgomery Clift in I Confess.JPG|miniatura|[[Montgomery Clift]] nella scena della confessione in ''[[Io confesso]]'' (1953)]]
Raccolta di '''confessioni''' tratte '''dai film'''.
==Confessioni dai film==
*– Ave Maria purissima.<br>– Concepita senza peccato. Vi sentite bene, maestà? Sembrate stanca.<br>– Ho una malattia della pelle, la psoriasi. I medici mi hanno detto di fare dei bagni in acqua di mare.<br>– Perché non mi avete detto...<br>– Vi hanno chiesto di parlarmi, non è vero? [...]<br>– Vostra maestà, dovete mettere fine a questa situazione.<br>– Non posso farlo. Sono innamorata. E so che è sbagliato, ma non posso farci niente: sono una donna passionale.<br>– Ma quella donna è la regina di Spagna.<br>– Anche la regina ha bisogno d'affetto.<br>– Cercate di recuperare il rapporto con il re consorte.<br>– Il re non mi vuole neanche sfiorare. Me lo dovevo aspettare da un uomo che la prima notte di nozze aveva più merletti di me. Mi hanno obbligata a sposare un uomo che non amavo.<br>– Perché non ha chiesto l'annullamento del matrimonio?<br>– Certo che l'ho fatto, ma mio cugino Pachito conosceva molto bene le leggi e ha impedito in ogni modo l'annullamento.<br>– Sapete che non posso darvi l'assoluzione senza pentimento. E non potrò confessarvi finché la situazione non sarà chiarita. (''[[Claret (film)|Claret]]'')
*– Beneditemi padre, perché ho peccato. Chiedo perdono per la mia debolezza. Chiedo perdono perché è successo questo. Chiedo perdono per quello che ho fatto a voi. Aiutatemi, padre, cancellate i miei peccati. Proverò di nuovo a essere forte.<br>– {{NDR|Il confessore si ferma a riflettere; il suo pensiero si ode come voce fuori campo}} Padre, come ha potuto Gesù amare uno sciagurato come questo? Il male è ovunque in questo posto, sento la sua forza, persino la sua bellezza. Ma in quest'uomo non c'è niente di ciò. Non merita di essere definito "malvagio". {{NDR|Riprende a parlare}} Deinde ego te absolvo a peccatis tuis, in nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Va' in pace. (''[[Silence (film 2016)|Silence]]'')
*– Beneditemi padre, perché ho peccato. È una settimana che non mi confesso e questi sono i miei peccati.<br>– Dimmi.<br>– Sono andata con un uomo.<br>– È il tuo fidanzato?<br>– Sì.<br>– Non potevate aspettare ad essere sposati?<br>– Non sei riuscito a convincerlo, Steve. Benny non si vuole più fare cattolico. Io ho pensato che dandomi a lui forse avrebbe finito col decidersi. Oh, sapessi come mi vergogno.<br>– Oh, Monny! [...] È d'accordo che i figli vengano allevati come cattolici?<br>– No, perché dice che non è giusto. E a me non mi sposa affatto se io non lo accetto così com'è adesso.<br>– Allora non potete sposarvi.<br>– Benny dice di lasciare da parte la religione e sposarci civilmente.<br>– Ma questo significherebbe vivere in peccato mortale. [...] Anche se soffrirai, devi lasciarlo. [...] È una relazione illecita che deve cessare. [...] hai fatto una cosa immorale, un peccato.<br>– Non è vero questo! Io lo amo Benny. È peccato, l'amore?<br>– Se non è subordinato all'amore più alto per Nostro Signore, sì. [...] Il tempo è un grande rimedio quando si tratta di cose di questo genere. Vedrai che con l'aiuto di Dio riuscirai a dimenticarlo.<br>– Per questo e per tutti gli altri peccati che ho commesso, io chiedo perdono al Signore, padre.<br>– Come penitenza dirai tre rosari. E adesso di' l'atto di contrizione.<br>– O Signore, mi pento con tutto il cuore dei miei peccati.<br>– "E ti prometto di non commetterli più".<br>– Non posso prometterlo!<br>– Ma devi.<br>– Ho fatto male a venire! {{NDR|fugge via dal confessionale}} (''[[Il cardinale]]'')
*– Cerco di insegnargli i valori che contano: lavoro duro e disciplina, famiglia. Volevo solo insegnare a mio figlio come diventare un uomo. Ma sto fallendo, padre. Sto fallendo.<br>– È la sorte di ogni padre preoccuparsi per i propri figli. Se Dio può redimere il peggiore degli uomini, di certo mostrerà a te e al tuo ragazzo la giusta via. Persevera. (''[[Clean (film 2021)|Clean]]'')
*– Come posso assolvervi se continuate ad affermare che i teologi della Santa Inquisizione hanno torto e solo voi ragione? Pensate che i vostri giudici siano tutti degli incompetenti? Oppure che vogliono prendersi gioco di voi?<br>– No, non so niente, non capisco più niente.<br>– Voi non avete fede.<br>– Perché? Sono un uomo di fede.<br>– La prima virtù dell'uomo di fede è l'umile sottomissione, la piena obbedienza alla Chiesa.<br>– Sì, ma, padre, io... io ho bisogno di capire, vi pare?<br>– Voi volete capire troppe cose. (''[[Galileo (film 1968)|Galileo]]'')
[[File:Maddalena (film 1971) Eric Woofe e Lisa Gastoni (3).png|miniatura|upright=1.2|Eric Woofe e [[Lisa Gastoni]] nella scena della confessione in ''[[Maddalena (film 1971)|Maddalena]]'' (1971)]]
*– Cosa vuoi? Non posso confessarti.<br>– Aspetta. Ho ucciso mio marito.<br>– Oddio, Dio mio!<br>– L'ho fatto per te, per noi. Sono libera adesso.<br>– Sei dannata, hai commesso il peggiore dei peccati.<br>– Non me ne importa niente.<br>– Non dirlo, non parlare così. China la testa e ripeti con me, mi ascolti? Ripeti con me: "Mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa".<br>– Ma perché non mi vuoi? Perché non mi vuoi?!<br>– Taci, non bestemmiare! Mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa. Mea culpa, mea culpa...<br>– Non sai dire altro?<br>– Ti prego, non tormentarmi, non posso assolverti, non posso perdonarti, non posso stare con te. Dio, perdona i miei peccati. E tu, perdonami anche tu. (''[[Maddalena (film 1971)|Maddalena]]'')
*– Da quanto tempo non ti confessi?<br>– Da quando ho fatto la prima comunione.<br>– Male, figlio. Molto male. Quanti anni hai?<br>– Trentaquattro.<br>– Ed hai vissuto tutto questo tempo come una bestia! Dimmi, quali peccati hai commesso?<br>– Li ho commessi tutti, anche i più gravi.<br>– Tutti?<br>– Tutti. Ho anche ucciso.<br>– Hai ucciso? E non hai sentito il bisogno di confessarti?<br>– Come?<br>– Non hai sentito il bisogno di correre a confessarti?<br>– Avevo tredic'anni. [...] {{NDR|Racconta che fu adescato da un autista. Confessa di averlo ucciso con una pistola mentre stavano per iniziare un rapporto sessuale}} Sembra quasi che un peccato di sodomia per la Chiesa sia più grave dell'uccisione di un uomo.<br>– Come ti permetti?! Insolente! Ricordati che io sono un prete e tu sei un peccatore! E dopo quella volta hai avuto altri rapporti con uomini?<br>– No, vita sessuale normale.<br>– Vale a dire?<br>– Il bordello verso i diciottanni e poi soltanto rapporti con donne.<br>– E questa secondo te è una vita sessuale normale?<br>– Sì, perché?<br>– Ma tu l'hai vissuta sempre nel peccato. "Normale" vuol dire "matrimonio", avere una moglie, una famiglia.<br>– È quello che voglio.<br>– Bravo, bravo, bravo...<br>– Sto per costruirmi una vita normale. Sposo una piccola borghese.<br>– Allora deve essere una brava ragazza. [...]<br>– Mediocre. Piena di idee meschine. Di piccole ambizioni meschine. Sì, tutta letto e cucina.<br>– Non usare queste espressioni.<br>– La normalità. Voglio costruire la mia normalità, faticosamente.<br>– Ma nella religione.<br>– Fuori dalla religione! Dio è così buono, la Vergine è così materna, Cristo è così misericordioso... e il prete è pieno di... di comprensione. Non avete provato alcun orrore per il mio crimine, solamente un po' di stupore perché non sono venuto subito a confessarmi.<br>– Devi pentirti, figliolo. Devi implorare perdono.<br>– Mi sono già pentito. Voglio che il perdono me lo dia la società. Sì, mi confesso oggi per la colpa che commetterò domani. È il sangue che lava il sangue. Il prezzo che mi chiede la società io lo pagherò.<br>– Fai parte di quelche setta, di qualche gruppo sovversivo?<br>– No, no... Faccio parte dell'organismo che dà la caccia ai sovversivi.<br>– Ego te absolvo peccatis tuis. (''[[Il conformista (film)|Il conformista]]'')
[[File:Onore e sangue (1957) Paolo Ferrara.jpg|miniatura|upright=1.2|Paolo Ferrara e [[Otello Toso]] nella scena della confessione in ''[[Onore e sangue]]'' (1957)]]
*– Devo confessarvi una grave colpa, padre.<br>– La misericordia di Dio è grande. Parla, figliolo, ti ascolto. {{NDR|cambio di scena: la confessione è terminata}} Non basta confessare una colpa. Bisogna pentirsi. Tu devi espiare.<br>– Sì, sì, avete ragione. Ma devo pensarci un poco. Quello che sapete lo avete appreso in confessione, voi non potete più farmi paura. Non potete più parlare. Felice sera, padre. (''[[Onore e sangue]]'')
[[File:Ettore Fieramosca (film 1938) Elisa Cegani (3).png|miniatura|upright=1.2|[[Elisa Cegani]] nella scena della confessione in ''[[Ettore Fieramosca (film 1938)|Ettore Fieramosca]]'' (1938)]]
*– Dimentica la mia presenza, figliola, perché tu non parli a me, ma alla misericordia del Signore, davanti al segno della sua santa croce.<br>– Quest'uomo è venuto al mio castello a vendersi, come un ribaldo, come un padrone, come un nemico. Io ho fermato il braccio di quelli che volevano punirlo e mi s'è fatto incontro come una furia, avido d'offendere e smodato, e mi ha trattato come la figlia d'un servo. Ma era la prima volta che sentivo un uomo trattarmi come una donna. Quando voglio condannarlo, sento che già gli ho perdonato. Il segno della santa croce non vale a coprirmi, perché anche attraverso il segno della croce lo vedo sorridere. Anche sotto la celata di Graiano l'ho visto stamane. Sì, padre, io sapevo che era sceso a combattere Graiano, vedevo la sua armatura, le sue insegne... ma non il suo volto.<br>– E con questo animo, figlia, mi chiedi di unirti a Graiano?<br>– L'ho promesso a Dio, ho fatto voto!<br>– E hai pensato che con queste nozze fai il sacrificio di tutta la tua vita?<br>– Fate che il rito si compia subito, e che subito mi senta difesa dal sacramento di Dio! (''[[Ettore Fieramosca (film 1938)|Ettore Fieramosca]]'')
*– E ci fu un'altra occasione. La volta che andammo sull'Etna. E... e...<br>– Credevo di aver sentito l'ultima di queste ridicole infatuazioni. Quello che dici è accaduto l'estate scorsa, smettila di pensarci. E rivolgi l'attenzione ai tuoi doveri verso Dio. Sei una novizia, ora, ricordatelo. Mettiti al servizio delle tue sorelle. Il lavoro ti toglierà dalla testa simili sciocchezze. Dirai tre Ave Maria. E recita l'Atto di dolore. (''[[Storia di una capinera]]'')
*– È da molto che non si è confessata?<br>– Dalla prima comunione. Ma non mi sto mica confessando.<br>– So che non è piacevole riconoscere le proprie colpe.<br>– Comunque non se ne parla neppure, perché io non credo in Dio.<br>– Ne è sicura? Lei non prega mai?<br>– Solo quando non posso farne a meno. È un'abitudine rimastami dall'infanzia, una debolezza.<br>– Lei è orgogliosa, non è vero?<br>– Sì.<br>– E mente, qualche volta.<br>– Sì.<br>– Non ha mai rubato?<br>– Sì.<br>– Che cosa ha rubato?<br>– Roba da mangiare.<br>– Le capita mai di arrabbiarsi?<br>– Sì.<br>– Commette mai peccati contro la purezza?<br>– Non lo so.<br>– Sa privarsi e sacrificarsi per gli altri?<br>– Solo per mia figlia.<br>– Fa il suo dovere di cittadina?<br>– Più o meno.<br>– Crede di sfruttare al massimo le capacità che sono in lei?<br>– No.<br>– Il mondo sarebbe migliore se noi lo fossimo. Ha fatto una buona confessione. (''[[Léon Morin, prete]]'')
*– E infine, sono io che, un mese fa, una sera che tornavate con un paniere di uova, vi son saltato addosso col bastone.<br>– Eravate voi...<br>– Io non vi ho bastonato come ministro di Dio ma come avversario politico, eh. (''[[Don Camillo (film 1952)|Don Camillo]]'')
*– È ora, mio signore, di confessarvi a Dio, non a vostro figlio. Vi pentite di tutti i vostri peccati?<br>– {{NDR|Guardando intensamente il figlio illegittimo}} Di tutti, tranne uno. (''[[Le crociate - Kingdom of Heaven]]'')
*– E poi sono confuso, non riesco più a capire quello che succede. Forse sono stato troppi anni da solo. Da quando mi hanno affidato la nuova parrocchia, non riesco più a lavorare, non riesco più a concentrarmi. La gente ha tanti guai e vengono da me e mi parlano; e spesso, quando parlano, io mi distraggo e penso ai miei problemi, mia sorella. Mia sorella sta, o stava – non lo so – con uno un po' scemo. E ogni tanto non do l'assoluzione, perché non sono veramente pentiti. Anzi a volte vorrei picchiare qualcuno. Sì, è un pensiero che ho sempre più spesso.<br>– Addirittura picchiare? Ma davvero non c'è un altro modo?<br>– Mi parlano solo di sesso, mi parlano solo di peccati sessuali, perché sanno che sono peccati veniali. E anzi mi sa che gli fa pure piacere ricordarsene. Ma dei peccati veri, di quelli contro gli altri, non ne parlano mai. Comunque, anche se davvero avessero bisogno di me, che gli posso dire? Io ci capisco meno di loro.<br>– Vorresti tornare dove stavi prima?<br>– Stavo tanto bene al paese, sì. Sì, vorrei tornarci, però ora mi sembrerebbe di scappare. (''[[La messa è finita]]'')
*{{NDR|A una prostituta che ha avuto un malore e, morente, non riesce più a parlare}} Figliola, ti penti dei tuoi peccati? Stringi appena la mano, basterà. Ego te absolvo a peccatis tuis in nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. (''[[Paprika (film 1991)|Paprika]]'')
*– George, vedi, alle volte non si ha il coraggio di confessarla neanche a se stessi la verità qual essa è. Dimmi, sei sicuro di essere stato veramente sincero nel tuo cuore?<br>– Padre, non lo so. Aiutatemi.<br>– Sei certo d'aver detto tutto a te stesso? Veramente tutto? Di non esserti taciuto qualcosa in cui forse sta la risposta che cerchi?<br>– Cosa?<br>– Quando eri sul lago con quella poveretta e la barca si capovolse, avresti potuto ancora salvarla?<br>– Volevo farlo, ma... non mi riusciva.<br>– Ma a chi stavi pensando, George? A chi stavi pensando in quel momento? Pensavi ad Alice... o a quell'altra ragazza? {{NDR|silenzio}} E allora nel tuo cuore c'era il delitto. (''[[Un posto al sole (film)|Un posto al sole]]'')
*– Ho detto trentasette parolacce questa settimana. Ho detto "vaff..." due o tre volte, ma la maggior parte era... {{NDR|sussurra}} "merda" e "bastardo". "Cesso" è una parolaccia?<br>– Non so. Dipende in che senso lo usi.<br>– Se dico "John, sei un cesso perché hai baciato Barbara"?<br>– È una parolaccia.<br>– Allora non sono trentasette. Sono settantuno. (''[[Signs]]'')
*– Ho rinnegato la mia fede, padre. Ho pensato che non avrei avuto il lavoro se gli dicevo che ero cattolica, per questo l'ho negato. E ho rubato un po' di carne dalla loro casa, loro l'avrebbero sicuramente buttata, ma io comunque l'ho rubata. E la signora ha un amante, è sposata ma ha un amante, padre. E io... e io l'ho aiutata a ricevere dei messaggi. L'altro giorno suo marito origliava la sua conversazione al telefono e allora io l'ho avvertita, e lei mi ha dato vestiti e denaro. E questo è male. Ma c'è di peggio, padre. Mi ha fatto tanto vergognare di mia madre. Lei è bella, parla bene e si veste bene, invece mia madre no, mia madre urla, è povera e sempre stanca. E ho desiderato che quella donna fosse mia madre.<br>– Tu hai aiutato quella donna a peccare. Non dovrai più tornare in quella casa. (''[[Liam]]'')
*– Ho sempre pensato che la legge non potesse arrivare dappertutto, e quindi molte volte mi sono fatto giustizia da solo. Padre, ho appena ucciso una donna. Ho mentito, ho usato la gente per raggiungere i miei scopi, mi sono drogato e ho falsificato molte prove. Ho sempre fatto di tutto perché i criminali venissero puniti, e alla fine ho capito una cosa: stavo diventando esattamente come loro.<br>– Hai una famiglia?<br>– Sì, padre.<br>– Raggiungila e ferma la tua corsa. Cerca nella pace la parte migliore di te, e fa' che vinca la lotta contro il male. (''[[Programmato per uccidere]]'')
[[File:Teodora (film 1954) scena confessione.png|miniatura|upright=1.2|Alessandro Fersen e Georges Marchal nella scena della confessione in ''[[Teodora (film 1954)|Teodora]]'' (1954)]]
*– I suoi occhi di fuoco mi divoravano. Ho tentato di sfuggire a quello sguardo, di resistere a quella creatura maledetta, ma l'ho seguita come un cane, come un cane!<br>– Pensi sempre a lei?<br>– Ad ogni istante del giorno e della notte.<br>– Se tu la incontrassi ancora, che cosa faresti?<br>– La desidererei con tutte le mie forze!<br>– E non provi vergogna?<br>– Ho bisogno di lei. M'ha stregato! Ho tentato tutto per liberarmene, tutto pur di soffocare il desiderio! Ma è più forte di me! L'ho fatta condannare ingiustamente, mentre questa passione mi dilania con rimorso e la viltà del mio gesto mi fa orrore.<br>– Allora cosa vuoi da me? Che ti dia l'assoluzione della Chiesa?<br>– Io ho fede nella misericordia divina.<br>– Dio ti ha fatto imperatore perché tu sia il simbolo vivente della sua dottrina. E questa sacra investitura tu la profani con il fango dell'ingiustizia e della lussuria!<br>– Mi pento, padre mio.<br>– In te la passione è più forte del pentimento!<br>– L'imperatore ti chiede di assolverlo!<br>– E io non t'assolvo! Almeno fino a quando il tuo pentimento non si sarà dimostrato sincero. A Dio non bastano le parole. Allontana questa donna dal tuo cuore, scacciala dai tuoi pensieri! E se ti accade d'incontrarla, respingila, con fermezza! Soltanto allora io ti potrò assolvere. (''[[Teodora (film 1954)|Teodora]]'')
[[File:Storia di una monaca di clausura (1973) confessione.png|miniatura|upright=1.2|Isabelle Marchalin nella scena della confessione in ''[[Storia di una monaca di clausura]]'' (1973)]]
*– Ieri ho rubato una ciotola, padre, e l'ho sepolta nel giardino. La tentazione di rubare certe volte è così forte!<br>– La [[tentazione]] è l'arma del demonio, solo vincendola può esserci concesso d'arrivare a Dio. Devi punire le tue mani, figlia mia, altrimenti non potrò concederti l'assoluzione. (''[[Storia di una monaca di clausura]]'')
*– Il modo in cui mi guarda, la dolcezza delle sue labbra... Sto vivendo un momento terribile e mi è successo proprio ora. proprio quando pensavo che niente avrebbe più potuto distogliermi. E invece è successo. E dire che non sono più un ragazzino... È come se fosse entrato in un labirinto e non sapessi più trovare l'uscita. È una sensazione terrificante. Certo, so che è solo un momento, ma... quanto può durare un momento, padre?<br>– Quanto può durare? Ci sono momenti brevi e momenti lunghi. L'eternità è un momento.<br>– Sì, sì, lo so, padre, ma la prego, non rida di me.<br>– Prova un po ad andartene da Roma. Anche perché, sarò sincero figliolo mio, io di tutto quello che fin'ora mi hai detto non ho capito niente. Ma che cosa ti è successo? Sappi che la vita è anche un gioco.<br>– Lo so padre e so anche che ognuno di noi ha bisogno di tempo. Mi scusi se sono stato confuso. Il fatto è che io non sto bene.<br>– Eh, me ne sono accorto. Ma nessuno è mai stato in ginocchio dove stai tu per venirmi a dire "Sto bene". È normale.<br>– Grazie. Grazie. Ma che devo fare?<br>– Va' in grazia di Dio. Ciao Maurizio. (''[[Il piccolo diavolo]]'')
*– Il Signore sia nel tuo cuore e ti aiuti a confessare i tuoi peccati.<br>– È passato molto tempo dalla mia ultima confessione.<br>– Continua.<br>– Ho pronunciato il nome del Signore invano, sono stata avida, ho fatto pensieri impuri, distrutto molte vite, portato molte anime alla perdizione. E adesso sono venuta per te. (''[[Il sacro male]]'')
*– Io confesso a Iddio onnipotente e a te padre che ho peccato.<br>– Quant'è che non ti confessi?<br>– Non mi ricordo.<br>– Neanche approssimativamente?<br>– Ho ucciso il signor Villette.<br>– Continua.<br>– Villette, l'avvocato. Sono andato da lui stasera, con l'intenzione di rubare. Mi ero messo una tonaca per non essere riconosciuto. Mi ha sorpreso, voleva avvertire la polizia... (''[[Io confesso]]'')
*– Io ho... ho tradito mia moglie.<br>– Continua, figliolo.<br>– Ho tradito me stesso. Ho ucciso uomini. E di altri ho ordinato la morte.<br>– Ti prego, continua, figliolo.<br>– Ah... è inutile.<br>– No, coraggio!<br>– Ho ucciso... ho ordinato di uccidere mio fratello. Mi aveva fatto uno sgarbo. Ho ucciso la carne di mia madre... {{NDR|piange}} Ho ucciso la carne di mia madre!<br>– I tuoi peccati sono tremendi, ed è giusto che tu ne soffra. La tua vita potrebbe essere redenta, ma so che a questo tu non credi, non cambierai. Ego te absolvo in nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti, amen. (''[[Il padrino - Parte III]]'')
[[File:Due soldi di speranza - scena confessione.png|miniatura|upright=1.2|Filomena Russo, Luigi Barone e Anna Raiola nella scena della confessione in ''[[Due soldi di speranza]]'' (1952)]]
*Io lo so che è un peccato grave, ma più lo respingo e più ritorna. Io odio l'onorevole [[Giulio Andreotti|Andreotti]]. È stato il regista, sa, di tutta questa vicenda. Gli altri non sono stati altro che obbedienti esecutori di ordini. Un uomo freddo, impenetrabile, senza un dubbio, senza un palpito, senza mai un momento di pietà. Mai. [...] Io verso quest'uomo che ha fatto il male, io ho sempre avuto una irriducibile diffidenza. Che è però una cosa che non ho voluto vedere. Ho scelto di non vedere, capisce? E questa è una cosa imperdonabile. E poi... Non mi rassegno a morire. E non è un peccato, vero? (''[[Esterno notte (film)|Esterno notte]]'')
*– Io sono cattolica osservante, padre, mi levo il pane di bocca per accendere il lumino davanti a Gesù.<br>– Tu arrubbi 'o pollastro, te lo vendi per un cinquecento lire, poi spendi venti lire per una candela al Signore e pensi di metterti la coscienza a posto.<br>– Ma co' tanti pollastri accesi, 'na mano adesso ce la potesse pure stendere 'o Signore a quella povera figlia mia.<br>– Uffa. {{NDR|si volge dall'altro lato del confessionale}} E voi, voi, non avete paura dell'inferno, voi che siete vecchia?<br>– Dell'inferno tengo paura, ma tengo più paura de 'e ccorna, perché mio figlio è vecchio e lei è giovane e smaniosa.<br>– Ci sta una ragazza giovane che può venire a lavorarvi per casa mentre voi state co' un piede nella fossa. Ragazza onesta.<br>– Se era onesta non faceva l'impiccio. (''[[Due soldi di speranza]]'')
[[File:Io e Dio (1970) - José Torres (2).png|miniatura|upright=1.2|José Torres nella scena della confessione in ''[[Io e Dio]]'' (1970)]]
*– Io sono una brava ragazza, don Paolo. Ma... ma loro mi vogliono far fare la... la cattiva, avete capito? Dicono che devo andare in città, che mi daranno tanti soldi. Che devo fare, don Paolo? Io sono figlia di Maria, la Madonna mi proteggerà... è vero, don Paolo, che mi proteggerà? Eh, don Paolo?<br>– Non puoi pretendere questo, Nicoletta, non puoi. (''[[Io e Dio]]'')
*– La giuria si ritirò per cinque minuti. Il giudice, emanando la sentenza, disse che avrebbe avuto per me la stessa considerazione che si ha per un cane rabbioso.<br>– Sì, capisco. Capisco, figliolo.<br>– E ora, padre, la cosa più importante che lei possa fare per me... pensa che Cora sappia?<br>– Che non avevi intenzione... di ucciderla?<br>– Deve aver capito. Per me è l'aspetto più tremendo di questa disgrazia. In qualche modo può darsi che le sia balenato in mente, quando la macchina ha urtato, che forse io volevo ucciderla. Padre, pensa che Cora sappia la verità?<br>– Possiamo sperarlo.<br>– Abbiamo sbagliato fin dall'inizio, per un motivo o per l'altro non siamo più tornati sul binario giusto, ma io... io non l'ho uccisa. L'amavo talmente tanto, avrei dato la vita per lei, lo giuro! (''[[Il postino suona sempre due volte (film 1946)|Il postino suona sempre due volte]]'')
*– La preda più facile? Mi state dicendo che siete sempre spinto verso la preda più facile?<br>– Sì, come da un forte vento. Anche se volessi, non potrei sottrarmi.<br>– Chi avete ferito questa volta?<br>– La figlia di mio fratello: come dire, mia figlia. Ogni volta penso sia l'ultima, tanto provo ribrezzo per me stesso, tanto mi faccio paura. Ma poi ricomincio.<br>– Da dove viene la paura?<br>– Forse è la delicatezza del suo incarnato: quando ci si rivolge a lei senza preavviso, gira la testa, poi impallidisce. È stata lei, sì, è stata lei che mi ha dato l'idea. Tutto è iniziato quando ho visto le sue caviglie, così sottili: ho avuto voglia di spezzarla, quella bambina, e ci sono riuscito. Che delizioso abisso. Prima non erano che donnette da niente, non erano nessuno, ma poi...<br>– Non esistono donnette da niente, bensì donne che avete scelto di possedere e distruggere. Nessuno è nessuno. Pensarlo alimenta il male. Avete peccato spesso con vostra nipote?<br>– Sì, spesso, molto spesso, talvolta più volte al giorno. Non dite niente: vi sconvolgo?<br>– Venite a confessarvi o a pesare nelle mie risposte i vostri peccati? Forse trovate gioia nel farlo? La prossima volta ne confesserete uno ancora più grande?<br>– Ma cosa può esserci di peggio?<br>– Non spetta a me stabilire la gerarchia. Ogni peccatore commette peccati alla sua misura. Dio, siatene certo, li condanna tutti.<br>– E a voi, padre, il male non fa paura? Satana ha potere dopotutto.<br>– Satana ha il potere che gli vogliamo concedere.<br>– È così semplice?<br>– Sì. È così semplice. (''[[Il monaco (film 2011)|Il monaco]]'')
*– Lei che cosa si aspetta da me?<br>– Il perdono.<br>– Solo il Signore sa e giudica. Non sta a me giudicare. Lei è abituato a domandarsi che cosa ci guadagno in cambio, è la sua logica. Ma Dio cosa ci guadagna? Lei pensa di poter scegliere cosa dire e cosa non dire, e mi sta nascondendo la cosa più importante.<br>– Che cosa?<br>– La manovra che avete deliberato ieri, e che lei stesso ha paragonato all'apocalisse.<br>– Ma è un segreto, io... io non posso dirle nulla.<br>– La misericordia di Dio è infinita. Ma se il pentimento non è autentico, io non la posso assolvere.<br>– Se è così, allora lasciamo perdere. Lei non mi assolve e io non le dico assolutamente niente, ognuno per la sua strada e va benissimo. Senza rancore. (''[[Le confessioni (film)|Le confessioni]]'')
[[File:Lettere di una novizia - confessione.png|miniatura|upright=1.2|Pascale Petit e [[Massimo Girotti]] nella scena della confessione in ''[[Lettere di una novizia]]'' (1960)]]
*– Lei è incapace di amare il prossimo. Se ne serve soltanto, lei. E con Dio ha voluto fare la stessa cosa. Si è rifugiata in convento per sfuggire alla prigione.<br>– Mi sono sottomessa alla volontà degli altri. [...] Mi hanno inflitto il più atroce dei supplizi: due anni sulla soglia del paradiso con l'inferno nel cuore. [...] La mia anima si era come assopita. Vivevo in una specie di torpore, che Madre Giulietta si intestardiva a scambire per rapimento mistico. Mi ero quasi rassegnata. E poi è arivato lei col suo fuoco, col suo ardore. Lei mi ha svegliato! E adesso che cosa farà di me, don Paolo?<br>– Dica piuttosto: "Come posso servirmi di questo prete"? Che cosa spera da me?<br>– Che lei mi comprenda, padre. Voglio soltanto essere capita. Sono venuta a lei da un abisso di disperazione. Lei rappresenta Dio sulla terra. Come potrebbe respingere la mia preghiera?<br>– Che cosa chiede a Dio?<br>– Amore. Ami la mia anima, don Paolo, mi ami!<br>– Si alzi! La confessione è un sacramento! La condizione per ottenere l'assoluzione è il pentimento, ma in lei non c'è ombra di pentimento! In coscienza sono costretto a negarle l'assoluzione. (''[[Lettere di una novizia]]'')
*– Martedì scorso io non ho mangiato tutti i miei fagioli. Ne ho nascosti sotto il cucchiaio.<br>– Sì?<br>– Ho fatto brutti pensieri riguardo a suor Marguerite.<br>– Parla forte, non riesco a sentirti.<br>– Ho fatto brutti pensieri riguardo a suor Marguerite!! (''[[Agnese di Dio]]'')
*– Mi benedica padre, perché ho peccato. È un anno che non mi confesso. Da allora ho commesso molti atti impuri. Bestemmio molto, mi arrabbio facilmente e...<br>– E cos'altro?<br>– L'altro giorno io ho messo in imbarazzo mio fratello in pubblico. Per questo e gli altri peccati che ho detto, sono sinceramente pentito.<br>– Per penitenza dirai dieci Ave Maria e dieci Padre nostro. Ora recita l'Atto di dolore. (''[[L'assoluzione]]'')
*– Mi benedica padre perché ho peccato. Sono passati quattro mesi dalla mia ultima confessione.<br>– Sì, figliolo.<br>– Non so da dove cominciare.<br>– Hai nominato il nome di Dio invano?<br>– Sì... sì, a volte.<br>– Hai mancato di onorare il padre e la madre?<br>– Ah, ah.<br>– Hai desiderato o rubato roba d'altri?<br>– Sì... sì, ma non ne sono fiero.<br>– Hai fatto cattivi pensieri, o commesso atti impuri?<br>– Fosse solo questo...<br>– C'è qualcos'altro che vuoi dirmi con parole tue?<br>– Sì, ho fatto ogni tipo di cazzate... oh, mi scusi padre... cazzo, io... oh, Cristo, sono sboccato. Mi scusi, mi dispiace tanto... continuiamo.<br>– Dieci Salve Regina, cinque Padre nostro.<br>– Come sarebbe, nient'altro? È la mia penitenza? Sa una cosa, il mio amico Bobby era il migliore di tutti noi... ed è morto. Questo scotta, lo sa? Scotta tantissimo. Non lo trovo giusto padre. (''[[Ritorno dal nulla]]'')
*{{NDR|Una suora riferisce al confessore le parole e i comportamenti della madre superiora}}<br>– Mi ha detto: "Quale male è da tacere laddove non si è commesso il male?".<br>– Spiegatevi. Non capisco.<br>– "Certe cose non vanno confessate, poiché in se stesse non rappresentano un peccato".<br>– Che tipo di cose?<br>– Parlo dell'impeto, dei baci.<br>– Dei baci?<br>– Sì.<br>– E questi baci li avete ricambiati?<br>– No. La notte scorsa mi è venuta a trovare, aveva freddo. E mi ha chiesto di abbracciarla.<br>– Le dovrete impedire di entrare, in caso si ripresentasse tale situazione.<br>– Impossibile.<br>– Rifiutate le sue attenzioni, come fosse Satana in persona. Non chiedetemi altro. Sia lodato il Signore per avervi protetta fino ad ora. E siete in salute?<br>– Lo sono, padre.<br>– Ascoltate, stasera verrete in chiesa. Vi prostrerete ai piedi dell'altare e trascorrerete la notte in preghiera. (''[[La religiosa]]'')
*– Mi perdoni, padre, perché ho peccato. Sono passati otto mesi dalla mia ultima confessione.<br>– Padre, no! Hai appena detto otto mesi dalla tua ultima confessione?<br>– Sì.<br>– Io... {{NDR|lascia intendere che ha fretta}} Vediamo di concludere la cosa. Tu sei un uomo di Dio chiaro e semplice, sì?<br>– Sì.<br>– Tu sei molto, molto pentito dei tuoi peccati, sì?<br>– Sì.<br>– Okay. Possa il Signore onnipotente avere pietà di te. E avendo perdonato i tuoi peccati, possa condurti alla pace eterna. Amen. (''[[L'esorcista del papa]]'')
*Mi perdoni, padre, perché ho peccato. Sono tre mesi che non mi confesso. I miei peccati sono questi. Ho nominato il nome di Dio invano in varie occasioni. In varie occasioni ho preso dei giornali senza pagarli. Ho deliberatamente tratto piacere da pensieri impuri... e sono stato coinvolto in un certo lavoro... che credo verrà usato per far del male a due giovani. Mi era già successo. Che alcuni ci rimettessero per il mio lavoro. Temo che possa succedere di nuovo... e io non ero minimamente responsabile. Non sono responsabile. Per questo e tutti gli altri peccati sono sinceramente pentito. (''[[La conversazione]]'')
*– Mi perdoni, padre, perché ho peccato.<br>– Ti ascolto.<br>– Sono arrivata da poco, sarò una maestra e... e non credo di essere pronta.<br>– È normale avere paura all'inizio, ma vedrai che andrà tutto bene.<br>– Non è questo, padre. C'è... c'è qualcos'altro. Io ho dei dubbi, padre, ho molti dubbi.<br>– Tu, la bambina santa? Non stupirti, le tue sorelle non parlano d'altro da giorni.<br>– Capisco.<br>– È stata la [[Maria|Santa Madre]] a convincerti a prendere i voti?<br>– No, è stata una mia scelta, sentivo che... che era il mio dovere. La gente veniva da ogni parte per parlare con me, per farmi domande a cui io non sapevo rispondere.<br>– Volevi scappare dal mondo intero.<br>– Ho pensato: "Se me ne andassi, se... se tornassi a condurre una vita tranquilla, forse lei tornerà".<br>– Hai dubitato di un dono del cielo. Il tuo arrivo in questo convento ha uno scopo, la tua missione è trovarlo. Per questo devi osservare la preghiera e il sacrificio. Mortifichi il tuo corpo? Ti attieni alla disciplina?<br>– Ogni giorno, padre. E pratico anche il digiuno con frequenza.<br>– E nonostante tutto, hai dubbi?<br>– E se avessi visto ciò che volevo vedere? E se ciò che ho visto non fosse stata davvero la Santa Madre? Se lei potesse darmi almeno un segno, indicarmi la via. Comprende cosa intendo, padre?<br>– Comprendo, figliola. Ti senti smarrita. (''[[Sorella Morte]]'')
*{{NDR|In confessionale, avendo tentato il suicidio per una delusione sentimentale}}<br>– Nel Medioevo avrebbero detto che ero posseduta dai dèmoni.<br>– Forse lo eri. Forse allora erano meno lontani dalla verità.<br>– Per te quel che è successo è poco importante, insignificante nel grande schema delle cose, per provocare una simile reazione. Ma ciò che... ma ciò che forse non significa niente per te, può essere importante per me.<br>– Non ho mai detto che è insignificante. Dico solo che le scelte che fai quando hai trent'anni non sono le stesse che fai quando ne hai sessanta.<br>– È irrilevante. Ogni momento della vita ha la sua logica, il suo significato.<br>– Forse è così. Forse hai ragione, ci devo pensare su. Immagino che sia un argomento vecchio e consunto, ma non pensi a chi lasceresti indietro?<br>– Io appartengo a me stessa e a nessun altro.<br>– Vero. Falso.<br>– Stai per dire che avrei commesso un peccato mortale? Mi sarei meritata l'eterna dannazione, padre?<br>– Dio è grande. La sua misericordia non ha limiti prestabiliti. (''[[Calvario (film)|Calvario]]'')
*{{NDR|In confessionale con il cappellano}}<br>– Non riesco a perdonare. Fatico tanto negli ultimi tempi.<br>– Sono momenti complicati.<br>– Sì, è vero. Ma la cosa che mi dispiace di più è avere grandi difficoltà col nostro cappellano. Mi sento incapace di perdonare i suoi comportamenti. (''[[Cento cuori]]'')
[[File:I figli di nessuno (film 1951) - Françoise Rosay e Gualtiero Tumiati.png|miniatura|upright=1.2|Françoise Rosay e [[Gualtiero Tumiati]] nella scena della confessione ne ''[[I figli di nessuno (film 1951)|I figli di nessuno]]'' (1951)]]
*– Padre, debbo liberare la mia coscienza da un peso, un peso tremendo. Ma ho paura di quanto sto per dirvi.<br>– Non temete, voi parlate al ministro di Dio, il segreto della confessione è sacro, nessuna forza umana può costringerci a violarlo. Parlate con fiducia.<br>– Padre, ho peccato d'orgoglio. Per raggiungere il mio scopo non ho indietreggiato dinnanzi a nulla, sono stata implacabile! No, non mi guardate, vi prego, altrimenti non ho più il coraggio di continuare. Io devo dire tutto. Padre, ricordate Luisa, la figlia del povero Bernardo?<br>– Luisa...<br>– Ebbene, io le ho fatto del male. Ma non l'ho fatto per odio contro di lei, ma perché credevo di agire per il bene di mio figlio.<br>– Luisa ormai è votata al Signore. Ella ha perdonato a tutti, anche lei pregherà per voi.<br>– No, no, lei non sa, non sa niente. Se sapesse, mi maledirebbe.<br>– Ma che cosa dite?<br>– È il bimbo che ha pianto per morto... è vivo! Io gliel'ho tolto. Pensavo che fosse di ostacolo alla felicità di mio figlio e l'ho fatto rapire da Anselmo. Poi c'è stato l'incendio e l'hanno creduto morto, anche Luisa.<br>– E dov'è ora quel bambino?<br>– È in collegio. Vi è stato... vi è stato messo sotto altro nome. Anselmo si è incaricato di tutto. Per rimediare come posso a tutto il male che ho fatto, ho lasciato parte dei miei beni a questo povero ragazzo. Troverete tutto nel mio testamento, là nello scrittoio.<br>– Ma non basta! Voi dovete restituire quel bambino a suo padre e far conoscere a tutti la verità.<br>– Ah no, no, no, no, finché sarò viva! Ah no, non mio figlio, non potrebbe mai perdonarmi tutto il male che ho fatto. Ormai è la fine, ditemi che Dio mi perdonerà, per il mio pentimento, per lo strazio di questa mia agonia.<br>– Pregate, confidate nella infinita misericordia di Dio. (''[[I figli di nessuno (film 1951)|I figli di nessuno]]'')
*– Padre, devo sapere se Dio riuscirà a perdonarmi.<br>– È sincero il tuo pentimento? Che peccato hai commesso, figlia mia? L'infinita misericordia del Signore ti purificherà, ma prima devi trovare il coraggio di confessare.<br>– Voglio... voglio [[Aborto|liberarmi]] della vita che porto dentro di me, padre. Speravo di evitarlo, ero incerta. Non volevo, ma ho deciso. Dio mi potrà mai perdonare?<br>– Non c'è crimine peggiore che versare il sangue di una creatura innocente. (''[[La jefa]]'')
*– Padre, ho bisogno d'aiuto.<br>– Ne abbiamo tutti.<br>– Ho ucciso tre uomini.<br>– La gente di Rio Arriba ti è grata perché hai fatto giustizia per suo conto.<br>– No, non capite. Io non... non ho ucciso in nome della giustizia.<br>– Facevi parte di un gruppo armato inviato dalla legge per catturarli vivi o morti.<br>– No, padre. Non li ho uccisi per quello che avevano fatto qui, ma li ho uccisi per vendetta, per vendicarmi di qualcosa che non avevano fatto. E mi sono eretto a loro giudice, a loro giuria, a loro giustiziere. Giuravano di essere innocenti: uno mi ha perfino supplicato in ginocchio di farlo vivere, non l'ho ascoltato. Li ho uccisi per qualcosa che non avevano fatto.<br>– Be', Jim, adesso stammi a sentire. Dicendo quello che hai detto, e per quello che provi, sei già un passo avanti rispetto ad altri che hanno agito come hai agito tu. Questo però non significa che giustifico ciò che hai fatto. Ma almeno non hai scusato il tuo operato dicendo, come dicono tanti, che quelli erano cattivi e dovevano morire, che in fondo li hai soppressi in nome della legge.<br>– Questo lo so, padre, ma non mi consola: io ho ucciso. Sì, ho ucciso. [...]<br>– Nella preghiera troverai la pace. (''[[Bravados]]'')
*– Padre, ho visto Gesù.<br>– In sogno?<br>– No, in carne e ossa, come vedo ora voi davanti a me.<br>– E nel vederlo cos'avete provato?<br>– Paura.<br>– Allora è stata una falsa visione. Il Cristo che si manifesta non ci riempie che di gioia. (''[[Benedetta (film)|Benedetta]]'')
*– Padre, non posso più vivere in convento.<br>– Perché dici questo, figlia mia?<br>– Sono un'ipocrita nella vita religiosa. Indosso l'abito dell'obbedienza, ma evado la regola. Porto la croce di Cristo sopra un cuore saturo di odio.<br>– Devi sforzarti, mia cara, queste calamità sono fatte per collaudarci.<br>– Dubito anche di essere una buona cristiana. Quando penso a mio padre, non posso perdonare al nemico. E questo è solo uno dei miei difetti.<br>– Prega il Signore di liberarti dal sentimento di vendetta.<br>– Oggi, qui, è morta una tedesca. E per quanto mi sforzassi, non mi dispiaceva. Io che finora mi sono sempre dedicata a salvare vite, oggi quasi ne gioivo.<br>– Forse siamo troppo esigenti.<br>– Padre, non ne sono convinta. Non è pretendere troppo. Io semplicemente non so obbedire. E non sapendo obbedire...<br>– Sei troppo severa verso te stessa, figlia mia.<br>– Padre, sottoponete il mio caso al vescovo. Non sono più una buona monaca.<br>– Hai fatto promessa solenne di ubbidire fino alla morte. Devi piacere al Signore e provare gioia nel mantenere fede ai tuoi voti. Il sacrificio è l'unica prova di quell'amore verso Dio. Farai una novena alla nostra Beata Vergine, che fa sempre miracoli. Non vuoi tentare?<br>– Va bene, padre, dato che me lo chiedete. (''[[La storia di una monaca]]'')
*– Padre, perdonatemi perché ho peccato.<br>– Tutti siamo peccatori, Toni.<br>– Ma io ho dubitato di Dio. Non riesco a capire perché permetta che la prepotenza e l'ingiustizia vincano. Perché i più deboli, i più bisognosi del suo aiuto vengano calpestati, traditi. Dov'è il Padre giusto e misericordioso? Io mi guardo intorno, mi guardo dentro, e lui non c'è. Dio mi ha abbandonato. Mi ha lasciato solo nel momento del bisogno. Se questa è una prova, io ne sono indegno, Ernesto. Perché non riesco a superare la rabbia, per il perdono. Come faccio a dire agli altri "perdonate", se io stesso... se io stesso non riesco a perdonare? (''[[La casa bruciata]]'')
*– Perdonami Signore, perché io ho peccato. Non mi confesso da cinque settimane e tre giorni. Ecco i miei peccati: a volte sono stata pigra e non ho dato una mano in casa, sono stata golosa e ho continuato a mangiare anche se ero sazia, sono stata vanitosa e ho pensato al mio aspetto esteriore, e a volte sono stata superba. [...]<br>– Questi sono dei peccati veniali. [...] Hai altro da confessare?<br>– Penso spesso, quando mia mamma si prende cura del mio fratellino... a volte ho come l'impressione che lo faccio meglio io.<br>– Conosci il quarto comandamento? [...] L'amore materno è una cosa immensa, ed è pieno di grazia. Tu non puoi guardare nel cuore di tua madre.<br>– No.<br>– C'è nient'altro che vuoi confessare? Distogli sempre lo sguardo dalle immagini impure dei cartelloni o delle riviste?<br>– Sì.<br>– Può aiutarti ripassare nella mente i dieci comandamenti.<br>– Ho detto una bugia<br>– A chi hai detto una bugia?<br>– A mia madre.<br>– E perché gliel'hai detta? [...]<br>– Ho mentito per paura di una punizione.<br>– Puoi raccontarmi tutta la storia, se vuoi.<br>– Ho mentito a mia madre e le ho raccontato che era stata una mia amica a invitarmi a cantare in un coro.<br>– Invece?<br>– In realtà non era stata una mia amica, ma era stato un ragazzo dell'altra sezione. [...] Ho avuto dei pensieri impuri. Mi sono immaginata io e Christian che andiamo insieme al coro, e lui che mi osserva e mi trova bella.<br>– L'[[impurità]] è il più grande peccato dei nostri giorni. Un peccato da cui se ne originano molti altri. [...] Di solito stai attenta a conservare la purezza della tua anima.<br>– Sì.<br>– Allora continua a farlo. (''[[Kreuzweg - Le stazioni della fede]]'')
*Perdonatemi, padre, perché ho peccato. Sono tre giorni che non mi confesso. Sono stata negligente ieri sera. Devo aver bevuto troppo e mi sono messa in imbarazzo davanti alla reverenda madre. Prometto che la cosa non si ripeterà perché non desidero altro che rimanere qui, e non vorrei aver già compromesso tutto. (''[[Immaculate - La prescelta]]'')
*– Poi in quell'estate stavo particolarmente male.<br>– Perché?<br>– Be', i soliti motivi per cui di solito si sta male.<br>– Quali?<br>– Motivi sentimentali, no?<br>– E già.<br>– Una storia d'amore che stava finendo Ho tentato il suicidio, in un gabinetto pubblico. Mi sono chiusa lì dentro perché volevo morire in un posto orrendo. {{NDR|Don Giulio vede entrare suo padre in chiesa e la propria attenzione si rivolge a lui}} E allora mi sono tagliate le vene, capisce? Padre, mi sente?<br>– Sì, certo, certo, cara. Io penso però che dovresti parlarne ai tuoi genitori.<br>– Be', io l'ho fatto, ma... ma credo che voler comunicare coi genitori, voler bene ai genitori sia un po' passato di moda.<br>– Sì, passato di moda, dici? No, io invece credo sia molto importante. Solo loro possono capirti, no? Un estraneo che ne può sapere?<br>– E sì, va be', ma allora...<br>– E allora... io ti assolvo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. {{NDR|Don Giulio esce in fretta dal confessionale e va a parlare con suo padre}} (''[[La messa è finita]]'')
*– {{NDR|Prima di subire la pena capitale}} Quanto tempo mi resta?<br>– L'eternità comincia fra quarantacinque minuti, Dan.<br>– E quando quella porta si chiude dietro di me?<br>– È un momento solenne.<br>– E dopo, mi dica?<br>– Oh, Dan, questo è un mistero da milioni di anni, non puoi pretendere di scoprirlo in pochi secondi, mi capisci?<br>– Avrebbe paura a morire?<br>– No.<br>– Perché non sa che succede.<br>– Be', vedi, ho fatto anch'io degli errori, Dan, ma me ne sono sempre pentito e ho cercato di rimediarvi.<br>– E si sarebbe pentito anche se avesse ucciso un birbante che se lo meritava?<br>– Solamente Iddio che le ha create può disporre della vita e della morte. [...]<br>– Senta, padre, mi pento di quello che ho fatto. Me ne pento. (''[[La città dei ragazzi]]'')
[[File:Gelosia (film 1953) confessione.png|miniatura|upright=1.2|Erno Crisa e Alessandro Fersen nella scena della confessione in ''[[Gelosia (film 1953)|Gelosia]]'' (1953)]]
*– Ricordatevi, signor marchese, che non parlate a me, che sono un umile prete, ma alla stessa maestà di Dio, che vede nel vostro cuore e giudica. Parlate pure liberamente.<br>– Don Silvio... l'ho ammazzato io Rocco Criscione!<br>– Voi? Voi?!<br>– Don Silvio! Aiutatemi voi!! Aiutatemi voi!!<br>– Ma perché? Perché l'avete fatto?!<br>– Non lo so. Ero come impazzito... ero come impazzito dalla gelosia!! (''[[Gelosia (film 1953)|Gelosia]]'')
[[File:Lo scopone scientifico (1972) Bette Davis (5).png|miniatura|upright=1.2|Daniele Dublino e [[Bette Davis]] nella scena della confessione ne ''[[Lo scopone scientifico]]'' (1972)]]
*– Signora, vuole pentirsi dei suoi peccati? Vuole confessarsi?<br>– Ah... mmh... ah...<br>– Vuole confessarsi?<br>– I... I want to play cards.<br>– Che cos'ha detto?<br>– Ha detto che vuole giocare a carte. (''[[Lo scopone scientifico]]'')
*– Sono anni ormai che trascuro mia moglie e mia figlia, non sono presente, prima viene il lavoro.<br>– Capisco.<br>– Come poliziotto ho sempre avuto la mano un po' pesante.<br>– Continua.<br>– Ho ucciso un uomo, padre. [...]<br>– Era un brav'uomo?<br>– No. Era uno della peggior specie. [...] Era tutto quello che odio. E da quell'odio ho tratto energia. [...] Mi sono convinto che meritasse di morire. Ma se fosse vero, perché questa storia mi perseguiterebbe ogni istante?<br>– Perché se ha avuto ciò che meritava, non è stata giustizia, è stata [[vendetta]]. E la vendetta distrugge il vendicatore. (''[[Liberaci dal male (film 2014)|Liberaci dal male]]'')
*– Sono confuso, non ho dormito tutta la notte!<br>– Tranquillo, figliolo, apri pure il tuo cuore, che qui siamo nella casa del Signore. [...]<br>– Mi è caduta dal cielo!<br>– Chi?<br>– La valigia! [...]<br>– Cosa c'è nella valigia?<br>– Soldi!<br>– Soldi?! Quanti?<br>– Tanti.<br>– Tanti quanti?<br>– Troppi. (''[[Il cosmo sul comò]]'')
*– Sono vent'anni che non mi confesso, sono stato sempre molto occupato. Lei non mi dice niente?<br>– Veramente è lei che dovrebbe dire qualcosa a me.<br>– Già. Be' ecco, io... sono sposato, ma devo ammettere che in vita mia sono stato con parecchie ragazze.<br>– Nient'altro?<br>– Ho litigato con qualcuno.<br>– Che significa "litigato"?<br>– Chi cavolo è lei per farmi queste domande?!<br>– Sono il suo confessore.<br>– Lei è il mio confessore qua dentro, ma fuori è un grande intrallazzatore.<br>– Adesso lei è qua dentro.<br>– Sì, lo so.<br>– È tutto?<br>– Sì, sì, è tutto.<br>– Si pente dei suoi peccati?<br>– Certo, certo, mi pento. (''[[L'assoluzione]]'')
*– Tu sai che cosa disse Gesù, nostro Signore, all'adultera?<br>– Sì, padre. "Va' e non peccare più".<br>– E lei obbedì?<br>– Non lo so, padre.<br>– Nessuno lo sa. La carne non è debole: è forte; solo il sacramento del matrimonio la reprime. (''[[Il dottor Živago]]'')
*– Vedo solo il nulla, lui ha deciso così. Vuole farmi credere che il cielo... che il cielo non esiste. Me l'avevano detto: è ancora più bello quando si nasconde.<br>– Non vi crogiolate troppo, è pericoloso. Non lo fate. Tutti i giorni, quando dirò messa, penserò a voi, non sarete mai sola.<br>– Non sono nel peccato.<br>– Non lo siete di sicuro. Vi do l'assoluzione. (''[[Thérèse]]'')
===''[[Giovanna d'Arco (film 1999)|Giovanna d'Arco]]''===
*– Devo confessarmi.<br>– Ma ti sei già confessata, stamattina.<br>– Devo confessarmi di nuovo.<br>– Quale terribile peccato hai commesso nel frattempo, che non possa aspettare domani per essere perdonato?<br>– Ho visto un povero monaco senza scarpe, e gliene ho date un paio.<br>– La carità non è peccato, Giovanna.<br>– Non erano mie le scarpe.<br>– E di chi erano?<br>– Di mio padre.<br>– Ti perdonerà di certo.<br>– L'ha già fatto. Ma voglio essere perdonata anche da Gesù.
*– Perché ha dovuto morire?<br>– Solo Dio può darti una risposta.<br>– Lo so che Gesù dice di amare i nostri nemici, ma non ci riesco! Io voglio solamente che gli inglesi brucino all'inferno per sempre!<br>– Io comprendo la tua rabbia, Giovanna, ma devi imparare a perdonare. È difficile, ma la vendetta non potrà mai portare con sé la pace.<br>– E cosa la porterà?! E chi mi ridarà mia sorella?! E soprattutto perché ha dovuto morire lei al posto mio?! Perché non ha preso la mia vita invece della sua?! È stata colpa mia, ero io in ritardo e lei mi ha dato il suo nascondiglio! Perché Gesù ha salvato me?!<br>– Calmati ora, Giovanna, per l'amor di Dio. Io non pretendo di conoscere la volontà del Signore, ma di una cosa sono sicuro: il Signore ha sempre una buona ragione. Forse ha scelto te perché ha bisogno di te, per qualche missione elevata. Quindi, se tu risponderai al suo richiamo, tua sorella non sarà morta invano.
*– Ti vuoi confessare? Ti ascolto.<br>– Ho commesso molti peccati, signore. Molti peccati. Ho visto molti segni.<br>– Molti segni...<br>– Quelli che ho voluto vedere. E ho combattuto per vendetta e... e per disperazione. Sono stata ciò che la gente pensa di potersi permettere di essere quando combatte per una... una causa.<br>– Per una causa...<br>– Sono stata ostinata, e... superba.<br>– Superba...<br>– Egoista.<br>– Già. Crudele.<br>– Sì, crudele.<br>– Pensi di essere pronta adesso?<br>– Sì.<br>– Bene. Ego te absolvo in nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
===''[[Le ceneri di Angela]]''===
*– Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Mi benedica padre perché ho peccato. È la mia prima confessione.<br>– Sì, figlio mio. E quali peccati hai commesso?<br>– Ho detto una bugia, ho picchiato mio fratello, ho rubato un penny dalla borsa di mia madre e ho mangiato una salsiccia di venerdì.<br>– Sì, figlio mio. Niente altro?<br>– Ho ascoltato cose sporche sulle ragazze del mio vicolo che non gli importa di quello che fanno perché tanto... perché tanto l'hanno già fatto coi loro fratelli.<br>– Mh. E chi ti ha detto queste cose?<br>– È stato Mike Malloy, padre.<br>– Come penitenza dirai tre Ave Maria, tre Padre Nostro e una preghiera speciale per me.<br>– Sono io il bambino più cattivo, padre?<br>– No, figlio mio. Hai ancora molta strada da fare.
*– Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Mi benedica padre perché ho peccato. È passato un giorno dall'ultima confessione.<br>– Un giorno? E che peccati puoi aver commesso in un giorno, figlio mio?<br>– Ho dormito troppo e ho quasi mancato la Prima Comunione, avevo i capelli come un presbiteriano e ho vomitato la colazione della Prima Comunione. Ora mia nonna dice che ha Dio nel suo cortiletto e non sa cosa deve fare.<br>– Di' a tua nonna di lavare via tutto quanto con un po' d'acqua.
*– Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Mi benedica padre perché ho peccato. È passato un minuto dall'ultima confessione.<br>– Un minuto?! Sei il bambino che è appena stato qui?<br>– Sì, padre.<br>– Che cosa c'è adesso?<br>– Mia nonna dice: "Devo usare acqua santa o acqua normale?".
==Voci correlate==
*[[Confessione]]
{{Raccolte dai media|Confessioni|dai film}}
[[Categoria:Raccolte dai film]]
[[Categoria:Confessioni dai media|Film]]
d3x5qxgk9454aszysf5ojg000mgindf
Traduzione
0
105726
1420528
1420282
2026-07-15T12:22:17Z
Udiki
86035
Bini e Dante
1420528
wikitext
text/x-wiki
{{Voce tematica}}
[[File:2017-fr.wp-green-translate.svg|thumb|Traduzione]]
Citazioni sulla '''traduzione''' e sui '''traduttori'''.
==Citazioni==
*A me sembra che il tradurre da una lingua in un'altra [...] sia come guardare gli arazzi fiamminghi da rovescio, ché, sebbene le figure si vedano, sono però piene di filamenti che le fanno confuse sì che non appaiono nitide e a vivi colori come da diritto. ([[Miguel de Cervantes]])
*C'è chi ritiene che per un traduttore sia sufficiente una conoscenza passiva della lingua da cui traduce, per me invece è sempre stato fondamentale saper parlare l'islandese. Forse per integrarmi meglio tra gli autori che traduco, forse per comprendere con tutti i sensi la cultura che veicolo, e un po' forse anche per rassicurarli sul mediatore a cui affidano la loro letteratura. ([[Silvia Cosimini]])
*Che cosa è per me tradurre letteratura? È stabilire una relazione, più o meno intensa, che si svolge tutta all'interno della parola scritta, una relazione che partendo da un testo scritto produce un altro testo scritto: non solo quindi un rapporto tra due lingue ma soprattutto un rapporto tra due scritture, tra due atti di parola scritta che per loro natura sono fortemente individualizzati. Questa relazione non è paritaria, anzi è caratterizzata dalla disparità. Essa richiede un'attitudine particolare: bisogna tirarsi indietro per accogliere la lingua dell'altra o dell'altro, per lasciarsene invadere, per ospitarla. Intendo naturalmente del tradurre il testo di una grande scrittrice o di un grande scrittore, di una persona cioè con una capacità di linguaggio molto elevata. In tal caso chi traduce subisce l'autorità, la fascinazione del testo di partenza, e offre il proprio linguaggio con amore, con passione, con ammirazione, con devozione. Se si verifica una condizione del genere, tradurre significa disporsi ad accogliere un testo fortemente strutturato, piegarsi parola dietro parola, frase dietro frase, alle sue necessità, forzare la propria, più modesta capacitá di linguaggio obbligandola a crescere per essere all'altezza dell'originale. ([[Anita Raja]])
*Chi imprende a tradurre un celebre poeta dee aver sortito dalla natura un ingegno che se non è emulo, almeno in gran parte somigli a quello del suo prototipo, onde possa approssimarsi alla bellezza ed all'efficacia dell'originale da cui vien traslatando. ([[Ambrogio Levati]])
Chiunque finora ha tradotto, e in qual modo tu voglia, ha presentato sempre un'immagine più o meno velata. I pensieri d'uno scrittore trapassando nell'anima nostra tengono assai del moto, e dei colori di quella, e diventano in certa maniera nostra essenza, perché non si possono ritrarre se non come si concepiscono: – ora una legge arcana ha disposto, che ogni vivente concepisca in un modo, e per la forma, e per la idea, in varie parti diverso dagli altri. Ma gli scrittori originali in tutto il significato non si lasciano svolgere né per forza, né per amore. Quei concetti profondamente segnati dell'interna stampa dipendono troppo da chi li creava, e tolti da quella maniera d'esistenza, in che appena usciti della mente si giacquero eterni, non serbano più sembianza della prima natura. Voi tradurrete con qualche grado di agevolezza uno scrittore mediocre, perché il mediocre è conseguenza piuttosto delle forme, che dello spirito, e le forme essendo una convenzione hanno moltissimi punti di contatto comune. Ma dov'è il magisterio, che vi presti il vigore da muover l'ala dell'anima immensa? – Quel vigore era la stessa anima immensa. – Dov'è il magisterio, che vi insegni a tradurre la soavità del fiore, il raggio del sole, l'afflato divino che distingue dalla morte la vita? Quella potenza d'intelletto indefinita, solitaria, indipendente, che si nomina Genio, è parte immobile del suo cielo natio, e a pochissimi prediletti è concesso fare a quel santuario pellegrinaggio di spirito. ([[Carlo Bini]])
*Credo che solo chi traduce un libro riesca a penetrare talmente a fondo nel testo – arrivando a intuire persino il motivo per cui l'autore sceglie una certa parola o un certo modo di costruire una frase – da esserne una sorta di lettore "assoluto", cioè. Neppure rileggendo più volte un libro e studiandolo in ogni sua parte si può raggiungere quella rara forma di "intimità" che si instaura tra testo e traduttore. ([[Pino Cacucci]])
*D'altra parte già la pura e semplice possibilità del tradurre mostra che a fondamento di tutte le lingue vi è un'unica segreta lingua originaria, la lingua dello spirito umano, senz'altro. ([[Walther Kranz]])
*È un'arte affine a quella dei grandi attori; è alchimia, conversione in oro di elementi altrui. (''[[Incontro con Rilke]]'')
*È un tipo di creazione che richiede intanto una sintonizzazione precisa con la voce originaria e poi la creazione di un artificio, di una lingua specifica che restituisca esattamente non solo lo stesso registro, con tutte le variazioni del caso, ma la stessa musica e lo stesso peso esistenziale, la stessa atmosfera, l'intera gamma di sfumature semantiche ed emotive. Quando dico peso esistenziale, intendo anche il peso vero e proprio che una parola porta per la combinazione precisa del suo suono e del suo significato, del suo ruolo nel parlato e di quello specifico nel testo. Il mio metodo lo descriverei come una mimesi mistica: diventare lo scrittore, i suoi pensieri, ma con l'ingegno e la pazienza di ricrearli in lingua italiana. ([[Viola Di Grado]])
*Generalmente credo che gli originali siano spesso sopravvalutati, non bisogna per forza leggere il testo originale, solo per il fatto che è {{sic|la più vicina}} al punto di vista dell'autore o dell'autrice. Non possiamo dimenticare, che l'autore o l'autrice in quanto singolo, è limitato dalla sua visione e dalla sua lingua. Una traduzione può offrire altre prospettive e staccare il testo dal suo autore o dalla sua autrice, in modo che l'opera può essere arricchita di nuove sfumature, sfumature che l'autore o l'autrice non avrebbe mai visto nel testo.<br/>In ogni caso non vedo i miei libri come risultati finali e statici, perché lo scrivere di per sé rappresenta già un processo di traduzione, ovvero una traduzione del pensiero in parola. In tal modo il testo si muove già nello scrivere in continue traduzioni qua e là e si muove poi ancora una volta nella lettura (attraverso l'interpretazione di chi legge). Una traduzione altro non è che un altro movimento all'interno di questo processo, che è comunque un processo dinamico. ([[Susanne Gregor]])
*I traduttori sono pagati male e traducono peggio. ([[Antonio Gramsci]])
*In realtà tradurre [...] è una fatica spaventosa: bisogna attraversare l'inferno dell'artificio per conquistare l'apparenza della naturalezza. ([[Patrizia Cavalli]])
*L'impulso che muove a tradurre poesia straniera è contraddittorio ed ambiguo, perché deriva da un amore di terra lontana e dalla nostalgia dell'idioma e del paesaggio nativo. Ma è confusione che si risolve nella passione più alta per la patria eterna ed universale della poesia. ([[Renato Poggioli]])
*La traduzione è indubbiamente – direi addirittura: inevitabilmente – una manifestazione di gusto, come tutto ciò ch'è Spirito, a cominciare dal linguaggio. Non mi domandi: ''In qual misura'' perché, e Lei lo sa benissimo, nei fatti spirituali non è mai questione di quantità, ma di qualità. ([[Renato Mucci]])
*La traduzione è tutt'al più un'eco. ([[George Borrow]])
*La traduzione non si trova come la poesia dentro alla foresta del linguaggio, ma fuori e di fronte. Senza entrarvi richiama l'originale in quell'unico posto dove l'eco nella propria offra di volta in volta risonanza all'opera in lingua straniera. La sua intenzione non è rivolta solo a qualcosa d'altro rispetto alla poesia, precisamente alla lingua ''in toto'' a partire dalla singola opera d'arte in lingua straniera, ma è in se stessa diversa. Quella del poeta è un'intenzione ingenua, primitiva, intuitiva, quella del traduttore è derivata, ultima, tutta ideale. Il pensiero dominante di integrare le molte lingue in una sola, quella vera, colma il lavoro del traduttore. ([[Walter Benjamin]])
*Le opere d'arte quando sono voltate in un'altra lingua, come le monete che si cambiano in un paese forestiero, scemano sempre di pregio; spesso ritengono solo quello della materia: e mi ricorda di aver letto che una volta il Klopstoch leggendo una traduzione della sua ''Messiade'', pianse di dolore. Per me sta che la traduzione d'un'opera d'arte debba essere anche un'opera d'arte, e che il traduttore nel suo ingegno debba trovare e nei modi della sua lingua un colorito simile a quello dell'originale, quando quello dell'originale non può essere ritratto fedelmente: il che avviene specialmente allora che si traduce da una lingua antica, o molto diversa. Dove i concetti sono l'importante, tradurre è facile, perché la forma è cosa secondaria; ma dove l'importante è il modo onde sono espressi i concetti, ivi tradurre è difficile, perché ogni lingua ha un suo modo particolare, e per sostituire convenevolmente l'un modo all'altro, bisogna buon giudizio assai, e fine conoscenza delle due lingue, e un certo ardire d'artista. Queste cose sono facili a dire, ma non facili ad eseguire; perché di buon giudizio nessuno ha a bastanza; conoscere bene anche la propria lingua non è affare di lieve momento; e spesso l'ardire trasmoda in presunzione. ([[Luigi Settembrini]])
*Le traduzioni (come le mogli) sono di rado fedeli, se possiedono una qualche bellezza. ([[Roy Campbell (poeta)|Roy Campbell]])
*Lo scarto tra una lingua e l'altra esiste sempre, nessuna lingua è perfettamente sovrapponibile e un traduttore è costretto a giri di parole, a termini più esplicativi, a qualche grado di interpretazione in più. ([[Silvia Cosimini]])
*Ma secondo me il mestiere di traduttore somiglia molto a quello dell'attore (più che a quello dello scrittore, al quale invece molti traduttori si richiamano). Si tratta di entrare in un ruolo, dare significato a un linguaggio, a un'epoca, a una cultura, trasmetterli il più efficacemente possibile a un pubblico. Interpretare. È il fascino più grande di questo tipo di lavoro. Ti permette di cambiare personalità, di usare parole che possiedi ma che forse non useresti mai spontaneamente. Certo, alcuni ruoli sono più facili da rivestire di altri, o più congeniali; ma spesso la distanza o l'estraneità rispetto al proprio carattere è proprio ciò che permette di ottenere buoni risultati. ([[Margherita Botto]])
*Mi pare d'essermi accorto che il tradurre così per esercizio vada veramente fatto innanzi al comporre, e o bisogni o giovi assai per divenire insigne scrittore; ma che per divenire insigne traduttore convenga prima aver composto ed esser bravo scrittore; e che in somma una traduzione perfetta sia opera più tosto da vecchio che da giovane. ([[Giacomo Leopardi]])
*Nel tradurre mi ero proposto di arrivare a un tedesco pulito e chiaro. E spesso ci è successo di cercare e di chiedere una sola parola per due, tre, quattro settimane, senza tuttavia trovarla per il momento. Al libro di Giobbe lavoravamo io, magister Filippo e Aurogallo, e a volte in quattro giorni riuscivamo a fare a malapena tre righe. ([[Martin Lutero]])
*Nessun problema è tanto intimamente connesso alla [[letteratura]] e al suo modesto mistero quanto quello posto da una traduzione. ([[Jorge Luis Borges]])
*Non traduciamo da un testo all'altro ma da una cultura all'altra. ([[Ryszard Kapuściński]])
*Nulla cosa per legame musaico armonizzata si può de la sua loquela in altra transmutare sanza rompere tutta sua dolcezza e armonia. ([[Dante Alighieri]])
*Quando si traduce non è più la lingua del tradotto, a cui si debbano i primi riguardi, ma quella del traduttore. ([[Vincenzo Monti]])
*Siamo ingrati verso i traduttori. Nella cultura classica, ebraica e medioevale, essi avevano un luogo impareggiabile: Virgilio era un rifacitore di Omero; e i settantadue rabbini che, nel terzo secolo avanti Cristo, interpretarono in greco l'Antico Testamento ebbero nella leggenda un ruolo quasi sacro. Oggi, li consideriamo dei semplici volgarizzatori. Non ci rendiamo conto che un vero traduttore vive sulla frontiera di due lingue. Quando scrive, mette in contatto il sistema della propria lingua con le immagini e lo stile di un grande poeta straniero. A quel contatto, invasa e quasi soggiogata da un vento di genialità sconosciuta, la seconda lingua si scuote: scopre in sé delle potenzialità sopite, degli svolgimenti che avrebbe potuto avere e che ancora sonnecchiano in lei. Così, nel passaggio da una lingua all'altra, nascono degli effetti di grande sottigliezza; e Paul Valéry insinuava che la qualità di un vero traduttore "non era meno grande e rara" di quella di un poeta creatore. ([[Pietro Citati]])
*Tradurre è anzitutto comprendere, ma non è poi semplicemente riprodurre quanto si è compreso. ([[Benvenuto Aronne Terracini]])
*Tradurre oggi un libro di ieri presenta sempre, per il traduttore, un dilemma angoscioso: usare un linguaggio – entro certi limiti – moderno, oppure fingersi contemporaneo dell'Autore? Entrambe le soluzioni, come in ogni dilemma che si rispetti, sono insoddisfacenti e – se portate all'estremo – addirittura impraticabili. Se la prima è filologicamente poco corretta, la seconda comporta non solo una enorme fatica ma anche il rischio di cadere in arbitrii e stonature ancor più stridenti degli anacronismi che si rischiano seguendo l'opposto criterio. ([[Pier Francesco Paolini]])
*Tradurre [[poesia]] non è arido esercizio accademico e filologico sulle complicazioni grammaticali e sintattiche di una lingua. Tradurre poesia è sforzo per comprenderla, è quasi riviverla. Basta solo (ma è indispensabile) avere col poeta il denominatore comune della posizione dell'uomo nei confronti della vita. ([[Joyce Lussu]])
*Tradurre vuole dire capire il sistema interno di una lingua e la struttura di un testo dato in quella lingua, e costruire un doppio del sistema testuale che, ''sotto una certa descrizione'', possa produrre effetti analoghi nel lettore, sia sul piano semantico e sintattico che su quello stilistico, metrico, fonosimbolico, e quanto agli effetti passionali a cui il testo fonte tendeva. "Sotto una certa descrizione" significa che ogni traduzione presenta dei margini di infedeltà rispetto a un nucleo di presunta fedeltà, ma la decisione circa la posizione del nucleo e l'ampiezza dei margini dipende dai fini che si pone il traduttore. ([[Umberto Eco]])
*Trasportare da una ad altra favella le opere eccellenti dell'umano ingegno è il maggior benefizio che far si possa alle lettere; perché sono sì poche le opere perfette, e la invenzione in qualunque genere è tanto rara, che se ciascuna delle nazioni moderne volesse appagarsi delle ricchezze sue proprie, sarebbe ognor povera: e il commercio de' pensieri è quello che ha più sicuro profitto. ([[Madame de Staël]])
*Tre specie di mali si possono riconoscere nello strano mondo della trasmigrazione verbale. Il primo, e il minore, consiste di ovvi errori dovuti a ignoranza o a conoscenza mal applicata. È pura fragilità umana e, come tale, scusabile. Il passo successivo verso l'inferno lo fa quel traduttore che salta parole o brani che non vuol prendersi la briga di capire o che potrebbero sembrare oscuri o osceni a lettori confusamente immaginati: accetta senza rimorsi lo sguardo assente che gli rivolge il dizionario; o subordina l'erudizione al perbenismo: è pronto a saperne meno dell'autore come a credere di saperne di più. Il terzo, e il peggiore, livello di turpitudine si raggiunge quando un capolavoro viene spianato e appiattito in una forma tale, spregevolmente abbellito in un modo tale, da conformarsi alle idee e ai preconcetti di un determinato pubblico. Questo è un delitto, che dovrebbe essere punito mettendo in ceppi il reo, come si faceva coi plagiari ai tempi delle scarpe con la fibbia. ([[Vladimir Nabokov]])
*Un testo ci tiene stretti nella sua rete già come lettrici/lettori, anche se – quando leggiamo un libro che amiamo – è difficile capire dove finiamo noi, dove il personaggio, dove ci pieghiamo alle intenzioni di chi ha prodotto il testo, dove inseriamo le nostre intenzioni. Tradurre significa accettare quella disparità, vedere con chiarezza la rete del testo, farsene lucidamente intrappolare. Un testo che suscita la nostra ammirazione, che ci domina, dà la sensazione che chi l'ha scritto sia riuscito a dire cose per le quali non avevamo le parole. Mentre leggiamo, avvertiamo che quel testo ci esprime, che se avessimo saputo scrivere ci sarebbe piaciuto scriverlo proprio così come è scritto, che chi l'ha scritto è come se l'avesse scritto pensando proprio a noi. L'atto del tradurre deve accogliere e potenziare queste impressioni. Accettare che quella parola è più potente della propria parola significa cercare la via per colmare la divaricazione, per arrivare nei limiti del possibile a far combaciare testo originale e testo d'arrivo. Nei limiti del possibile, appunto. ([[Anita Raja]])
*Una biblioteca di traduzioni somiglia a una pinacoteca di copie. ([[Arthur Schopenhauer]])
===[[Gesualdo Bufalino]]===
*Fra traduttore ed autore il rapporto che s'intreccia (insidie, invidie, ripicche, lusinghe) adombra una sfida carnale.
*Il traduttore è con evidenza l'unico autentico lettore di un testo. Certo più d'ogni [[critico]], forse più dello stesso autore. Poiché d'un testo il critico è solamente il corteggiatore volante, l'autore il padre e marito, mentre il traduttore è l'amante.
*Il traduttore è l'unico autentico lettore d'un testo. Non dico i critici, che non hanno voglia né tempo di cimentarsi in un corpo a corpo altrettanto carnale, ma nemmeno l'autore ne sa, su ciò che ha scritto, più di quanto un traduttore innamorato indovini.
*Quante croci, il traduttore, in cambio di qualche estasi vicaria!
===[[George Steiner]]===
*Studiare la traduzione significa studiare il [[linguaggio]].
*Elencate [[san Gerolamo]], [[Lutero]], [[Dryden]], [[Hölderlin]], [[Novalis]], [[Schleiermacher]], [[Nietzsche]], [[Ezra Pound]], [[Valéry]], [[MacKenna]], [[Franz Rosenzweig]], [[Walter Benjamin]], [[Quine]] – e avrete quasi esattamente il totale complessivo di quanti hanno detto qualcosa di fondamentale o di nuovo sulla traduzione.
*Come le mutazioni nel [[evoluzionismo|miglioramento della specie]], i grandi atti di traduzione sembrano avere una necessità fortuita. La logica è successiva al fatto. Ciò di cui ci stiamo occupando non è una scienza, ma un'[[arte]] esatta.
*{{NDR|Riassumendo i quattro moti/aspetti della traduzione}} Vi sono testi in cui l'adesione iniziale ai rischi emotivi e intellettuali di un'alternità non definita e resistente prosegue vitale e scrupolosa fino al prodotto finito. Vi sono traduzioni che sono atti supremi di esegesi critica, in cui la comprensione analitica, l'immaginazione storica, la competenza linguistica articolano una valutazione critica che è al contempo un'esposizione assolutamente lucida e responsabile. Vi sono traduzioni che non soltanto rappresentano la vita integrale dell'originale, ma che la raffigurano arricchendo ed ampliando gli strumenti operativi della propria lingua. Infine – anche se si tratta di un caso assolutamente eccezionale – vi sono traduzioni che reintegrano, che raggiungono un equilibri e una stabilità di equità radicale tra due opere, due lingue, due comunità di esperienza storica e di sensibilità contemporanea. Per una traduzione, realizzare tutti e quattro gli aspetti pienamente e in egual misura è, ovviamente, 'un miracolo di rara invenzione'.
==Voci correlate==
*[[Interprete (lingua)]]
*[[Linguaggio]]
==Altri progetti==
{{interprogetto|wikt|preposizione=sulla}}
[[Categoria:Comunicazione]]
[[Categoria:Letteratura]]
[[Categoria:Traduzione| ]]
nwoxemnuks69tndoxk958ygb2cc6wac
1420529
1420528
2026-07-15T12:24:21Z
Udiki
86035
1420529
wikitext
text/x-wiki
{{Voce tematica}}
[[File:2017-fr.wp-green-translate.svg|thumb|Traduzione]]
Citazioni sulla '''traduzione''' e sui '''traduttori'''.
==Citazioni==
*A me sembra che il tradurre da una lingua in un'altra [...] sia come guardare gli arazzi fiamminghi da rovescio, ché, sebbene le figure si vedano, sono però piene di filamenti che le fanno confuse sì che non appaiono nitide e a vivi colori come da diritto. ([[Miguel de Cervantes]])
*C'è chi ritiene che per un traduttore sia sufficiente una conoscenza passiva della lingua da cui traduce, per me invece è sempre stato fondamentale saper parlare l'islandese. Forse per integrarmi meglio tra gli autori che traduco, forse per comprendere con tutti i sensi la cultura che veicolo, e un po' forse anche per rassicurarli sul mediatore a cui affidano la loro letteratura. ([[Silvia Cosimini]])
*Che cosa è per me tradurre letteratura? È stabilire una relazione, più o meno intensa, che si svolge tutta all'interno della parola scritta, una relazione che partendo da un testo scritto produce un altro testo scritto: non solo quindi un rapporto tra due lingue ma soprattutto un rapporto tra due scritture, tra due atti di parola scritta che per loro natura sono fortemente individualizzati. Questa relazione non è paritaria, anzi è caratterizzata dalla disparità. Essa richiede un'attitudine particolare: bisogna tirarsi indietro per accogliere la lingua dell'altra o dell'altro, per lasciarsene invadere, per ospitarla. Intendo naturalmente del tradurre il testo di una grande scrittrice o di un grande scrittore, di una persona cioè con una capacità di linguaggio molto elevata. In tal caso chi traduce subisce l'autorità, la fascinazione del testo di partenza, e offre il proprio linguaggio con amore, con passione, con ammirazione, con devozione. Se si verifica una condizione del genere, tradurre significa disporsi ad accogliere un testo fortemente strutturato, piegarsi parola dietro parola, frase dietro frase, alle sue necessità, forzare la propria, più modesta capacitá di linguaggio obbligandola a crescere per essere all'altezza dell'originale. ([[Anita Raja]])
*Chi imprende a tradurre un celebre poeta dee aver sortito dalla natura un ingegno che se non è emulo, almeno in gran parte somigli a quello del suo prototipo, onde possa approssimarsi alla bellezza ed all'efficacia dell'originale da cui vien traslatando. ([[Ambrogio Levati]])
*Chiunque finora ha tradotto, e in qual modo tu voglia, ha presentato sempre un'immagine più o meno velata. I pensieri d'uno scrittore trapassando nell'anima nostra tengono assai del moto, e dei colori di quella, e diventano in certa maniera nostra essenza, perché non si possono ritrarre se non come si concepiscono: – ora una legge arcana ha disposto, che ogni vivente concepisca in un modo, e per la forma, e per la idea, in varie parti diverso dagli altri. Ma gli scrittori originali in tutto il significato non si lasciano svolgere né per forza, né per amore. Quei concetti profondamente segnati dell'interna stampa dipendono troppo da chi li creava, e tolti da quella maniera d'esistenza, in che appena usciti della mente si giacquero eterni, non serbano più sembianza della prima natura. Voi tradurrete con qualche grado di agevolezza uno scrittore mediocre, perché il mediocre è conseguenza piuttosto delle forme, che dello spirito, e le forme essendo una convenzione hanno moltissimi punti di contatto comune. Ma dov'è il magisterio, che vi presti il vigore da muover l'ala dell'anima immensa? – Quel vigore era la stessa anima immensa. – Dov'è il magisterio, che vi insegni a tradurre la soavità del fiore, il raggio del sole, l'afflato divino che distingue dalla morte la vita? Quella potenza d'intelletto indefinita, solitaria, indipendente, che si nomina Genio, è parte immobile del suo cielo natio, e a pochissimi prediletti è concesso fare a quel santuario pellegrinaggio di spirito. ([[Carlo Bini]])
*Credo che solo chi traduce un libro riesca a penetrare talmente a fondo nel testo – arrivando a intuire persino il motivo per cui l'autore sceglie una certa parola o un certo modo di costruire una frase – da esserne una sorta di lettore "assoluto", cioè. Neppure rileggendo più volte un libro e studiandolo in ogni sua parte si può raggiungere quella rara forma di "intimità" che si instaura tra testo e traduttore. ([[Pino Cacucci]])
*D'altra parte già la pura e semplice possibilità del tradurre mostra che a fondamento di tutte le lingue vi è un'unica segreta lingua originaria, la lingua dello spirito umano, senz'altro. ([[Walther Kranz]])
*È un'arte affine a quella dei grandi attori; è alchimia, conversione in oro di elementi altrui. (''[[Incontro con Rilke]]'')
*È un tipo di creazione che richiede intanto una sintonizzazione precisa con la voce originaria e poi la creazione di un artificio, di una lingua specifica che restituisca esattamente non solo lo stesso registro, con tutte le variazioni del caso, ma la stessa musica e lo stesso peso esistenziale, la stessa atmosfera, l'intera gamma di sfumature semantiche ed emotive. Quando dico peso esistenziale, intendo anche il peso vero e proprio che una parola porta per la combinazione precisa del suo suono e del suo significato, del suo ruolo nel parlato e di quello specifico nel testo. Il mio metodo lo descriverei come una mimesi mistica: diventare lo scrittore, i suoi pensieri, ma con l'ingegno e la pazienza di ricrearli in lingua italiana. ([[Viola Di Grado]])
*Generalmente credo che gli originali siano spesso sopravvalutati, non bisogna per forza leggere il testo originale, solo per il fatto che è {{sic|la più vicina}} al punto di vista dell'autore o dell'autrice. Non possiamo dimenticare, che l'autore o l'autrice in quanto singolo, è limitato dalla sua visione e dalla sua lingua. Una traduzione può offrire altre prospettive e staccare il testo dal suo autore o dalla sua autrice, in modo che l'opera può essere arricchita di nuove sfumature, sfumature che l'autore o l'autrice non avrebbe mai visto nel testo.<br/>In ogni caso non vedo i miei libri come risultati finali e statici, perché lo scrivere di per sé rappresenta già un processo di traduzione, ovvero una traduzione del pensiero in parola. In tal modo il testo si muove già nello scrivere in continue traduzioni qua e là e si muove poi ancora una volta nella lettura (attraverso l'interpretazione di chi legge). Una traduzione altro non è che un altro movimento all'interno di questo processo, che è comunque un processo dinamico. ([[Susanne Gregor]])
*I traduttori sono pagati male e traducono peggio. ([[Antonio Gramsci]])
*In realtà tradurre [...] è una fatica spaventosa: bisogna attraversare l'inferno dell'artificio per conquistare l'apparenza della naturalezza. ([[Patrizia Cavalli]])
*L'impulso che muove a tradurre poesia straniera è contraddittorio ed ambiguo, perché deriva da un amore di terra lontana e dalla nostalgia dell'idioma e del paesaggio nativo. Ma è confusione che si risolve nella passione più alta per la patria eterna ed universale della poesia. ([[Renato Poggioli]])
*La traduzione è indubbiamente – direi addirittura: inevitabilmente – una manifestazione di gusto, come tutto ciò ch'è Spirito, a cominciare dal linguaggio. Non mi domandi: ''In qual misura'' perché, e Lei lo sa benissimo, nei fatti spirituali non è mai questione di quantità, ma di qualità. ([[Renato Mucci]])
*La traduzione è tutt'al più un'eco. ([[George Borrow]])
*La traduzione non si trova come la poesia dentro alla foresta del linguaggio, ma fuori e di fronte. Senza entrarvi richiama l'originale in quell'unico posto dove l'eco nella propria offra di volta in volta risonanza all'opera in lingua straniera. La sua intenzione non è rivolta solo a qualcosa d'altro rispetto alla poesia, precisamente alla lingua ''in toto'' a partire dalla singola opera d'arte in lingua straniera, ma è in se stessa diversa. Quella del poeta è un'intenzione ingenua, primitiva, intuitiva, quella del traduttore è derivata, ultima, tutta ideale. Il pensiero dominante di integrare le molte lingue in una sola, quella vera, colma il lavoro del traduttore. ([[Walter Benjamin]])
*Le opere d'arte quando sono voltate in un'altra lingua, come le monete che si cambiano in un paese forestiero, scemano sempre di pregio; spesso ritengono solo quello della materia: e mi ricorda di aver letto che una volta il Klopstoch leggendo una traduzione della sua ''Messiade'', pianse di dolore. Per me sta che la traduzione d'un'opera d'arte debba essere anche un'opera d'arte, e che il traduttore nel suo ingegno debba trovare e nei modi della sua lingua un colorito simile a quello dell'originale, quando quello dell'originale non può essere ritratto fedelmente: il che avviene specialmente allora che si traduce da una lingua antica, o molto diversa. Dove i concetti sono l'importante, tradurre è facile, perché la forma è cosa secondaria; ma dove l'importante è il modo onde sono espressi i concetti, ivi tradurre è difficile, perché ogni lingua ha un suo modo particolare, e per sostituire convenevolmente l'un modo all'altro, bisogna buon giudizio assai, e fine conoscenza delle due lingue, e un certo ardire d'artista. Queste cose sono facili a dire, ma non facili ad eseguire; perché di buon giudizio nessuno ha a bastanza; conoscere bene anche la propria lingua non è affare di lieve momento; e spesso l'ardire trasmoda in presunzione. ([[Luigi Settembrini]])
*Le traduzioni (come le mogli) sono di rado fedeli, se possiedono una qualche bellezza. ([[Roy Campbell (poeta)|Roy Campbell]])
*Lo scarto tra una lingua e l'altra esiste sempre, nessuna lingua è perfettamente sovrapponibile e un traduttore è costretto a giri di parole, a termini più esplicativi, a qualche grado di interpretazione in più. ([[Silvia Cosimini]])
*Ma secondo me il mestiere di traduttore somiglia molto a quello dell'attore (più che a quello dello scrittore, al quale invece molti traduttori si richiamano). Si tratta di entrare in un ruolo, dare significato a un linguaggio, a un'epoca, a una cultura, trasmetterli il più efficacemente possibile a un pubblico. Interpretare. È il fascino più grande di questo tipo di lavoro. Ti permette di cambiare personalità, di usare parole che possiedi ma che forse non useresti mai spontaneamente. Certo, alcuni ruoli sono più facili da rivestire di altri, o più congeniali; ma spesso la distanza o l'estraneità rispetto al proprio carattere è proprio ciò che permette di ottenere buoni risultati. ([[Margherita Botto]])
*Mi pare d'essermi accorto che il tradurre così per esercizio vada veramente fatto innanzi al comporre, e o bisogni o giovi assai per divenire insigne scrittore; ma che per divenire insigne traduttore convenga prima aver composto ed esser bravo scrittore; e che in somma una traduzione perfetta sia opera più tosto da vecchio che da giovane. ([[Giacomo Leopardi]])
*Nel tradurre mi ero proposto di arrivare a un tedesco pulito e chiaro. E spesso ci è successo di cercare e di chiedere una sola parola per due, tre, quattro settimane, senza tuttavia trovarla per il momento. Al libro di Giobbe lavoravamo io, magister Filippo e Aurogallo, e a volte in quattro giorni riuscivamo a fare a malapena tre righe. ([[Martin Lutero]])
*Nessun problema è tanto intimamente connesso alla [[letteratura]] e al suo modesto mistero quanto quello posto da una traduzione. ([[Jorge Luis Borges]])
*Non traduciamo da un testo all'altro ma da una cultura all'altra. ([[Ryszard Kapuściński]])
*Nulla cosa per legame musaico armonizzata si può de la sua loquela in altra transmutare sanza rompere tutta sua dolcezza e armonia. ([[Dante Alighieri]])
*Quando si traduce non è più la lingua del tradotto, a cui si debbano i primi riguardi, ma quella del traduttore. ([[Vincenzo Monti]])
*Siamo ingrati verso i traduttori. Nella cultura classica, ebraica e medioevale, essi avevano un luogo impareggiabile: Virgilio era un rifacitore di Omero; e i settantadue rabbini che, nel terzo secolo avanti Cristo, interpretarono in greco l'Antico Testamento ebbero nella leggenda un ruolo quasi sacro. Oggi, li consideriamo dei semplici volgarizzatori. Non ci rendiamo conto che un vero traduttore vive sulla frontiera di due lingue. Quando scrive, mette in contatto il sistema della propria lingua con le immagini e lo stile di un grande poeta straniero. A quel contatto, invasa e quasi soggiogata da un vento di genialità sconosciuta, la seconda lingua si scuote: scopre in sé delle potenzialità sopite, degli svolgimenti che avrebbe potuto avere e che ancora sonnecchiano in lei. Così, nel passaggio da una lingua all'altra, nascono degli effetti di grande sottigliezza; e Paul Valéry insinuava che la qualità di un vero traduttore "non era meno grande e rara" di quella di un poeta creatore. ([[Pietro Citati]])
*Tradurre è anzitutto comprendere, ma non è poi semplicemente riprodurre quanto si è compreso. ([[Benvenuto Aronne Terracini]])
*Tradurre oggi un libro di ieri presenta sempre, per il traduttore, un dilemma angoscioso: usare un linguaggio – entro certi limiti – moderno, oppure fingersi contemporaneo dell'Autore? Entrambe le soluzioni, come in ogni dilemma che si rispetti, sono insoddisfacenti e – se portate all'estremo – addirittura impraticabili. Se la prima è filologicamente poco corretta, la seconda comporta non solo una enorme fatica ma anche il rischio di cadere in arbitrii e stonature ancor più stridenti degli anacronismi che si rischiano seguendo l'opposto criterio. ([[Pier Francesco Paolini]])
*Tradurre [[poesia]] non è arido esercizio accademico e filologico sulle complicazioni grammaticali e sintattiche di una lingua. Tradurre poesia è sforzo per comprenderla, è quasi riviverla. Basta solo (ma è indispensabile) avere col poeta il denominatore comune della posizione dell'uomo nei confronti della vita. ([[Joyce Lussu]])
*Tradurre vuole dire capire il sistema interno di una lingua e la struttura di un testo dato in quella lingua, e costruire un doppio del sistema testuale che, ''sotto una certa descrizione'', possa produrre effetti analoghi nel lettore, sia sul piano semantico e sintattico che su quello stilistico, metrico, fonosimbolico, e quanto agli effetti passionali a cui il testo fonte tendeva. "Sotto una certa descrizione" significa che ogni traduzione presenta dei margini di infedeltà rispetto a un nucleo di presunta fedeltà, ma la decisione circa la posizione del nucleo e l'ampiezza dei margini dipende dai fini che si pone il traduttore. ([[Umberto Eco]])
*Trasportare da una ad altra favella le opere eccellenti dell'umano ingegno è il maggior benefizio che far si possa alle lettere; perché sono sì poche le opere perfette, e la invenzione in qualunque genere è tanto rara, che se ciascuna delle nazioni moderne volesse appagarsi delle ricchezze sue proprie, sarebbe ognor povera: e il commercio de' pensieri è quello che ha più sicuro profitto. ([[Madame de Staël]])
*Tre specie di mali si possono riconoscere nello strano mondo della trasmigrazione verbale. Il primo, e il minore, consiste di ovvi errori dovuti a ignoranza o a conoscenza mal applicata. È pura fragilità umana e, come tale, scusabile. Il passo successivo verso l'inferno lo fa quel traduttore che salta parole o brani che non vuol prendersi la briga di capire o che potrebbero sembrare oscuri o osceni a lettori confusamente immaginati: accetta senza rimorsi lo sguardo assente che gli rivolge il dizionario; o subordina l'erudizione al perbenismo: è pronto a saperne meno dell'autore come a credere di saperne di più. Il terzo, e il peggiore, livello di turpitudine si raggiunge quando un capolavoro viene spianato e appiattito in una forma tale, spregevolmente abbellito in un modo tale, da conformarsi alle idee e ai preconcetti di un determinato pubblico. Questo è un delitto, che dovrebbe essere punito mettendo in ceppi il reo, come si faceva coi plagiari ai tempi delle scarpe con la fibbia. ([[Vladimir Nabokov]])
*Un testo ci tiene stretti nella sua rete già come lettrici/lettori, anche se – quando leggiamo un libro che amiamo – è difficile capire dove finiamo noi, dove il personaggio, dove ci pieghiamo alle intenzioni di chi ha prodotto il testo, dove inseriamo le nostre intenzioni. Tradurre significa accettare quella disparità, vedere con chiarezza la rete del testo, farsene lucidamente intrappolare. Un testo che suscita la nostra ammirazione, che ci domina, dà la sensazione che chi l'ha scritto sia riuscito a dire cose per le quali non avevamo le parole. Mentre leggiamo, avvertiamo che quel testo ci esprime, che se avessimo saputo scrivere ci sarebbe piaciuto scriverlo proprio così come è scritto, che chi l'ha scritto è come se l'avesse scritto pensando proprio a noi. L'atto del tradurre deve accogliere e potenziare queste impressioni. Accettare che quella parola è più potente della propria parola significa cercare la via per colmare la divaricazione, per arrivare nei limiti del possibile a far combaciare testo originale e testo d'arrivo. Nei limiti del possibile, appunto. ([[Anita Raja]])
*Una biblioteca di traduzioni somiglia a una pinacoteca di copie. ([[Arthur Schopenhauer]])
===[[Gesualdo Bufalino]]===
*Fra traduttore ed autore il rapporto che s'intreccia (insidie, invidie, ripicche, lusinghe) adombra una sfida carnale.
*Il traduttore è con evidenza l'unico autentico lettore di un testo. Certo più d'ogni [[critico]], forse più dello stesso autore. Poiché d'un testo il critico è solamente il corteggiatore volante, l'autore il padre e marito, mentre il traduttore è l'amante.
*Il traduttore è l'unico autentico lettore d'un testo. Non dico i critici, che non hanno voglia né tempo di cimentarsi in un corpo a corpo altrettanto carnale, ma nemmeno l'autore ne sa, su ciò che ha scritto, più di quanto un traduttore innamorato indovini.
*Quante croci, il traduttore, in cambio di qualche estasi vicaria!
===[[George Steiner]]===
*Studiare la traduzione significa studiare il [[linguaggio]].
*Elencate [[san Gerolamo]], [[Lutero]], [[Dryden]], [[Hölderlin]], [[Novalis]], [[Schleiermacher]], [[Nietzsche]], [[Ezra Pound]], [[Valéry]], [[MacKenna]], [[Franz Rosenzweig]], [[Walter Benjamin]], [[Quine]] – e avrete quasi esattamente il totale complessivo di quanti hanno detto qualcosa di fondamentale o di nuovo sulla traduzione.
*Come le mutazioni nel [[evoluzionismo|miglioramento della specie]], i grandi atti di traduzione sembrano avere una necessità fortuita. La logica è successiva al fatto. Ciò di cui ci stiamo occupando non è una scienza, ma un'[[arte]] esatta.
*{{NDR|Riassumendo i quattro moti/aspetti della traduzione}} Vi sono testi in cui l'adesione iniziale ai rischi emotivi e intellettuali di un'alternità non definita e resistente prosegue vitale e scrupolosa fino al prodotto finito. Vi sono traduzioni che sono atti supremi di esegesi critica, in cui la comprensione analitica, l'immaginazione storica, la competenza linguistica articolano una valutazione critica che è al contempo un'esposizione assolutamente lucida e responsabile. Vi sono traduzioni che non soltanto rappresentano la vita integrale dell'originale, ma che la raffigurano arricchendo ed ampliando gli strumenti operativi della propria lingua. Infine – anche se si tratta di un caso assolutamente eccezionale – vi sono traduzioni che reintegrano, che raggiungono un equilibri e una stabilità di equità radicale tra due opere, due lingue, due comunità di esperienza storica e di sensibilità contemporanea. Per una traduzione, realizzare tutti e quattro gli aspetti pienamente e in egual misura è, ovviamente, 'un miracolo di rara invenzione'.
==Voci correlate==
*[[Interprete (lingua)]]
*[[Linguaggio]]
==Altri progetti==
{{interprogetto|wikt|w_preposizione=riguardante la|preposizione=sulla}}
[[Categoria:Comunicazione]]
[[Categoria:Letteratura]]
[[Categoria:Traduzione| ]]
qvyw2tt4nre1jvy8962kwdeudw1zo88
Godzilla contro Biollante
0
123467
1420579
1208760
2026-07-15T17:17:57Z
Skekzilla
17056
1420579
wikitext
text/x-wiki
{{Film
|titoloitaliano=Godzilla contro Biollante
|titolooriginale=ゴジラVSビオランテ<br />Gojira tai Biorante
|titoloalfabetico=Godzilla contro Biollante
|immagine=Gojira vs. Biorante logo.jpg
|paese=Giappone
|anno=1989
|genere=fantascienza, azione
|regista=[[Kazuki Ōmori]]
|sceneggiatore=Kazuki Ōmori
|attori=
*[[Kenpachiro Satsuma]]: Godzilla
*[[Kunihiko Mitamura]]: Kazuhito Kirishima
*[[Yoshiko Tanaka]]: Asuka Okouchi
*[[Koji Takahashi]]: Dr. Shiragami
*[[Megumi Odaka]]: Miki Saegusa
*[[Yoshitaka Kimura]] : Biollante
*[[Shigeru Shibazaki]] : Biollante
*[[Masashi Takegumi]] : Biollante
|doppiatoriitaliani=
*[[Marco Balzarotti]]: Kazuhito Kirishima
*[[Roberta Gallina]]: Asuka Okouchi
*[[Sergio Masieri]]: Dr. Shiragami
*[[Grazia Migneco]]: Miki Saegusa
*[[Luca Semeraro]]: Sho Kuroki
*[[Pietro Ubaldi]]: Generale Hyodo
*[[Maurizio Scattorin]]: Padre di Asuka
*[[Massimiliano Lotti]]: Tenente Goro Gondo
*[[Livia Castellini]]: Moglie del primo ministro
*[[Luca Catanzaro]]: Seiichi Yamamoto
*[[Monica Mantemazza]]: Erika
}}
'''Godzilla contro Biollante''', film giapponese del 1989, diciassettesimo sequel di ''[[Godzilla (film 1954)|Godzilla]]'' del 1954.
==[[Incipit]]==
[[Godzilla]] è caduto nel cratere del monte Mihara. La lava fuoriuscita dall'eruzione ha trascinato il mostro all'interno della bocca del vulcano. Lo stato di allarme precedentemente decretato nella metropoli dal ministro degli interni è cessato, ma l'intera area di Shinjuku resta inacessibile a tutti. Mentre le truppe sono al lavoro per recuperare i resti del Super-X, sono iniziate le operazioni di recovero di materiali radioattivi, e procedono le analisi delle radiazioni residue. La città demolita da Godzilla appare ora una vera e propria città fantasma. Questa città, costruita con tutte le più avanzate tecnologie, è stata distrutta in un solo giorno. ('''Telecronista''')
==Frasi==
{{cronologico}}
*Così ce l'ha fatta. Ha incrociato una delle cellule di Godzilla con una cellula della pianta. Lei è un pazzo. Si rende conto di cosa ha fatto? ('''Kazuhito Kirishima''')
*Godzilla e Biollante non sono mostri. Lo sono gli scienziati senza scrupoli che li hanno creati. ('''Dr. Shiragami''')
==Dialoghi==
{{cronologico}}
*'''Dr. Shiragami''': Sono sicuro che quelle cellule di Godzilla saranno una fonte preziosissima per le nostre ricerche sull'ingegneria genetica.</br>'''Direttore della Saradia Oil Company''': Dottore, quelle cellule non sarebbero nient'altro che immondizia se non fosse per lei, che è riuscito a illustrarci il quadro generale del progetto.<br />'''Dr. Shiragami''': No, sono io che vi ringrazio per avermi messo a disposizione un laboratorio così moderno.</br>'''Direttore della Saradia Oil Company''': Come sa, in questo paese noi siamo diventati ricchi grazie ai pozzi di petrolio, ma i pozzi prima o poi si esauriscono. Dobbiamo trovare un altra soluzione per trasformare questo deserto che avanza in un vasto granaio.<br />'''Dr. Shiragami''': Recentemente, mia figlia Erika è riuscita a creare una nuova varietà di grano innestando la pianta con le cellule del cactus. Questo grano si può coltivare anche nel deserto. Se noi potessimo aggiungere delle nuove informazioni sulla riproduzione genetica, che le cellule di Godzilla ci forniranno, allora saremo in grado di costruire una super pianta indistruttibile.</br>'''Direttore della Saradia Oil Company''': Bene! Se ciò accadesse, gli americani subirebbero una grave perdita, e di conseguenza il loro primato come principali esportatori di grano nel mondo comincerebbe a vacillare.
*'''Kazuhito Kirishima''': Hai mai sentito parlare di [[Chimera]]?<br />'''Asuka Okouchi''': Chimera?<br />'''Kazuhito Kirishima''': Un mostro leggendario che sputa fuoco. Si diceva che appariva dalle profondità dell'oceano, e che provocava violente tempeste e uccideva tutti gli uomini. Aveva la testa di leone, il corpo di capra e la coda di dragone.<br />'''Asuka Okouchi''': Ma è solo una leggenda.<br />'''Kazuhito Kirishima''': Se riescono a manipolare quelle cellule, anche gli ingegneri genetici potranno creare la loro Chimera, una nuova forma di vita aliena, totalmente diversa da ciò che Dio intendeva creare.
*'''Tenente Goro Gondo''': Battere a anti-energia nucleare?<br />'''Kazuhito Kirishima''': Negli Stati Uniti, sono già riusciti a produrre un battere che distrugge scorie di petrolio. È stato testato con successo nei pozzi petroliferi, e nello stesso modo i nostri scienziati sono riusciti a sviluppare un battere che distrugge il materiale nucleare. In caso di incidente nucleare, il battere eliminerebbe le radiazioni.<br />'''Tenente Goro Gondo''': Le distrugge? Completamente?<br />'''Colonello Sho Kuroki''': Sì, completamente. Ecco perché potrebbe funzionare contro Godzilla che si nutre di energia nucleare.<br />'''Kazuhito Kirishima''': La situazione non è ancora critica, anche se è già stato lanciato l'allarme. Il battere deve essere pronto subito. Comunque, il battere non era stato creato come arma. Questo è certo. Il problema è che il battere non può essere ricostruito qui. Abbiamo bisogno di una cellula per crearlo.<br />'''Tenente Goro Gondo''': Una cellula di Godzilla?<br />'''Kazuhito Kirishima''': Lui si nutre di energia nucleare. Nelle sue cellule, ci sono geni che assorbono energia. Dobbiamo creare un battere che distrugge l'energia assorbita.
*'''Seiko Okouchi''': Mia figlia mi ha anche raccontato che lei ha criticato parecchio il mio progetto.<br />'''Kazuhito Kirishima''': È vero.<br />'''Seiko Okouchi''': Perlomeno lei è sincero. Comunque lei, come la maggior parte dei cosiddetti scienziati, non capisce fino in fondo quello che sto facendo. Naturalmente mi rendo conto dei pericoli a cui si andrà incontro.<br />'''Kazuhito Kirishima''': Beh, in questo caso deve rendersi conto di quale tipo di arma il battere anti-nucleare può diventare. O forse lo sa?<br />'''Seiko Okouchi''': So che neutralizza i missili nucleari.<br />'''Kazuhito Kirishima''': I missili nucleari ormai sono migliaia. Se produciamo il battere, l'equilibrio mondiale potrebbe—<br />'''Seiko Okouchi''': Senta, la mia fondazione ha la tecnologia per riprodurre questo battere. Le superpotenze del mondo faranno di tutto per avere le cellule di Godzilla. Se un paese ci riuscisse, dovrei usare la forza per recuperarle, usando gli stessi mezzi della BioMajor americana quando cinque anni fa distrusse il laboratorio di Shiragami. Per maggior sicurezza, il governo aveva deciso di conservare le cellule di Godzilla qui. Dovevano restare qui e venire usate solo in caso d'incidente nucleare, che avrebbe seriamente minacciato il paese, e solo sotto strettissimo controllo. Poi è arrivato Godzilla. Il resto lo conosce. Sa una cosa? Quello che sto per mostrarle è una cosa pericolosa.<br />'''Kazuhito Kirishima''': È una cellula di Godzilla?<br />'''Seiko Okouchi''': Il nostro paese è stato devastato dalle bombe nucleari, e ora Godzilla. Noi dovremmo avere un arma che ci protegga dai nostri nemici.
*'''Dr. Shiragami''': Nell'esperimento, pensavo d'aver creato una specie di pianta immortale. Era dotata di capacità autoriproduttive.<br />'''Seiko Okouchi''': Incredibile!<br />'''Dr. Shiragami''': Forse ho commesso un grande errore.
*'''Kazuhito Kirishima''': Non posso crederci!<br />'''Dr. Shiragami''': Quella non è una pianta qualsiasi. È Biollante.<br />'''Kazuhito Kirishima''': Biollante?!<br />'''Dr. Shiragami''': È lo spirito di una pianta della mitologia nordica, una pianta che ha uno spirito umano.<br />'''Kazuhito Kirishima''': Cosa intende per spirito umano?<br />'''Asuka Okouchi''': Se non sbaglio, in quella pianta c'è lo spirito di sua figlia.<br />'''Kazuhito Kirishima''': Ma cosa dici?<br />'''Asuka Okouchi''': Sento che lei mi chiama.
*'''Asuka Okouchi''': Cosa c'è?<br />'''Miki Saegusa''': È Godzilla.<br />'''Asuka Okouchi''': Cosa?<br />'''Miki Saegusa''': È qui. Biollante sta chiamando Godzilla.
*'''Dr. Shiragami''': Godzilla è arrivato fin qui per vedere Biollante perché sapeva che è formato dalle stesse cellule.<br />'''Asuka Okouchi''': Sì, forse ha ragione. Dopotutto, appartengono alla stessa famiglia.<br />'''Dr. Shiragami''': Molto più che alla stessa famiglia. Sono nati dalle stesse cellule, due esseri uguali. Non fratello e sorella, sono la stessa creatura.
==[[Explicit]]==
Da quanto tempo stiamo vivendo in quest'epoca? Forse tutto è iniziato quando l'uomo è uscito dal giardino dell'Eden e abbandonò la sua innocenza. L'uomo farebbe bene ricordarsi di questo giorno per sempre. ('''Erika Shiragami''')
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Film di Godzilla]]
mrhj8bfmsc1032y34n76kbod1ll6fb1
Juan Genovés
0
123501
1420568
1079234
2026-07-15T16:05:22Z
Udiki
86035
Deceduto
1420568
wikitext
text/x-wiki
[[File:El Abrazo de Juan Genoves.jpg|thumb|Juan Genovés, ''El Abrazo'']]
'''Juan Genovés''' (1930 − 2020), pittore e artista grafico spagnolo.
==Citazioni di Juan Genovés==
*Io mi sento legato agli scopi e alle speranze di giustizia degli uomini e perciò voglio render chiaro attraverso le mie immagini che ci sono forze le quali possono opporre resistenza contro avvenimenti ingiusti, contro il terrore, la violenza e gli orrori della società.<ref>Citato in Salvatore Guglielmino, ''Civiltà letterarie straniere, Sintesi storico-letteraria, Antologia, Testimonianze'', Zanichelli, Bologna, Antologia, p. A524.</ref>
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto|w=Juan Genovés|w_site=es}}
{{s}}
{{DEFAULTSORT:Genovés, Juan}}
[[categoria: Pittori spagnoli]]
omeytqtczz72e1v17gmpuxrm8b0axm2
Godzilla contro Mothra
0
123535
1420578
970042
2026-07-15T17:15:39Z
Skekzilla
17056
1420578
wikitext
text/x-wiki
{{Film
|titoloitaliano=Godzilla contro Mothra
|titolooriginale=ゴジラVSモスラ<br />Gojira tai Mosura
|titoloalfabetico=Godzilla contro Mothra
|immagine=Gojira vs. Mosura.jpg
|didascalia=
|paese=Giappone
|anno=1992
|genere=fantascienza, azione
|regista=[[Takao Okawara]]
|sceneggiatore=Kazuki Ōmori
|attori=
*[[Kenpachiro Satsuma]]: Godzilla
*[[Tetsuya Bessho]]: Takuya Fujita
*[[Satomi Kobayashi]]: Masako Tezuka
*[[Takehiro Murata]]: Kenji Ando
*[[Saburo Shinoda]]: Professor Shigeki Fukazawa
*[[Akiji Kobayashi]]: Ryuzo Dobashi
*[[Megumi Odaka]]: Miki Saegusa
*[[Akira Takarada]]: Joji Minamino
*[[Hurricane Ryu]]: Battra
}}
'''Godzilla contro Mothra''', film giapponese del 1992, diciannovesimo sequel di ''[[Godzilla (film 1954)|Godzilla]]'' del 1954.
==Frasi==
{{cronologico}}
*Gli uomini distruggono ciò che la natura ha creato in milioni di anni, e un giorno questo accadrà anche in Giappone. ('''Masako Tezuka''')
*[[Mothra]] è diversa da Battra. Viene a salvarci dalla catastrofe. ('''Masako Tezuka''')
*[[Godzilla]] va oltre le nostre attuali conoscenze. ('''Professor Shigeki Fukazawa''')
*Se il mondo dovesse sopravvivere un altro secolo, vi preghiamo di ricordare ciò che Mothra ha fatto per voi e per il pianeta su cui vivete. ('''Cosmos''')
==Dialoghi==
{{cronologico}}
*'''Joji Minamino''': Piogge acide, effetto serra, buco nell'ozono, stiamo distruggendo il pianeta su cui viviamo. Non possiamo andare avanti così per molto.</br>'''Professor Shigeki Fukazawa''': Questo meteorite non ci voleva. Anomalie atmosferiche, inalzamento dei mari, influenza sulle placche sottomarine. Se continua così, arriveremo dritti alla catastrofe.
*'''Cosmos''': Il nostro nome è Cosmos.<br />'''Kenji Ando''': Cosmos?<br />'''Takuya Fujita''': Sì, ma venite dallo spazio?<br />'''Cosmos''': Noi Cosmos viviamo sulla Terra molto prima che l'uomo comparisse. Circa dodicimila anni fa, noi Cosmos avevamo una civiltà avanzata senza guerra ne discriminazioni, e adoravamo Mothra come divinità protettrice della Terra. Ma poi, purtroppo, un gruppo di scienziati costruì un dispositivo per controllare il clima del pianeta, scatenando l'ira della Terra.<br />'''Masako Fujita''': L'ira della Terra?<br />'''Cosmos''': Certo, perché la Terra è un essere vivente come noi.<br />'''Masako Fujita''': E si è sentita minacciata con l'arrivo di quella macchina?<br />'''Cosmos''': Esatto, proprio così. Per questo inviò la Mothra nera. <br />'''Takuya Fujita''': La Mothra nera?<br />'''Cosmos''': Sì, amico mio. Si chiama Battra, e aveva l'istinto della distruzione. Distrusse tutto quello che stava minacciando l'esistenza della Terra e il suo equilibrio. Ci fu una tremenda battaglia fra Mothra e Battra. Quando alla fine Mothra vinse, Battra venne seppellito nel mare del nord. Quando il regolatore del clima fu distrutto, ci furono delle violente inondazioni, e il nostro continente s'inabissò in un attimo. Mothra è sopravvissuta rifugiandosi nelle montagne assieme a noi Cosmos.
*'''Ryuzo Dobashi''': Quel dannato meteorite sarà il detonatore di una catastrofe proletaria.</br>'''Joji Minamino''': Certo, il meteorite è il detonatore, ma la bomba l'ha costruita il uomo, e questo purtroppo è il risultato.
*'''Ryuzo Dobashi''': Che cosa?<br />'''Masako Fujita''': Nel 1999 cadrà un enorme meteorite?<br />'''Ryuzo Dobashi''': Non ci posso credere.<br />'''Cosmos''': Battra avrebbe dovuto risvegliarsi in quel momento.<br />'''Takuya Fujita''': E questo meteorite distruggerà completamente la Terra?<br />'''Cosmos''': È così. Battra ha aspettato tutto questo tempo per cercare di distruggere il meteorite e salvare la Terra, ma ora purtroppo Battra è morta.<br />'''Shigeki Fukazawa''': E credete che Mothra possa farlo?<br />'''Cosmos''': Mothra lo farà. L'enorme meteorite attualmente è in rotta verso la Terra. Mothra gli andrà incontro, e cambierà la sua rotta prima che raggiunga la Terra.<br />'''Joji Minamino''': Perché si sacrifica tanto per noi? Io non l'ho ancora capito.<br />'''Cosmos''': È semplice, perché questo è il ruolo di Mothra e Battra. È la loro promessa.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Film di Godzilla]]
2hr3ce68landcb1fqdzji3gzmv5kdzn
Squalo bianco
0
132495
1420584
1155922
2026-07-15T22:39:31Z
~2026-40052-69
107794
/* Peter Benchley */ Corretto refuso: messa iniziale maiuscola a nomi tassonomici
1420584
wikitext
text/x-wiki
{{voce tematica}}
[[File:White shark.jpg|thumb|upright=1.4|Uno squalo bianco]]
Citazioni sullo '''squalo bianco''' o '''grande squalo bianco'''.
==Citazioni==
*Disse che lo squalo bianco è l'animale perfetto. L'unico che non abbia avuto bisogno di evolversi dalla preistoria a oggi, sopravvissuto anche all'estinzione dei dinosauri. Una incontrastata macchina da guerra, non ha sentimenti né vita di gruppo, cannibalismo dei feti, potenza di morso 500 kg al centimetro cubo, un occhio nero, inespressivo e feroce. ([[Massimiliano Parente]])
*''Hai sentito la novità? | lo squalo bianco si estinguerà. | Sì, però [[Lo squalo (film)|Lo squalo]] | quello di [[Spielberg]] | mi ha rovinato il piacere del bagno in mare. | E per forza mangiava motoscafi, barche, pontili e bomboloni del gas | e con questa dieta | ricca di legname | ti s'incastra qualcosa nel Gargaroz.'' ([[Elio e le Storie Tese]])
*Il grande squalo bianco (''Carcharodon carcharias'') morde con ventisei denti superiori e ventiquattro inferiori, ognuno una lama triangolare e seghettata, di forma giusta per infilzare e tranciare la pelle coriacea di un leone marino o di una foca. I denti sono fatti di cristalli di apatite (fosfato di calcio) incastonati in una matrice proteica gelatinosa. I cristalli di apatite si collegano in una struttura fibrosa che dà robustezza, mentre la matrice proteica consente una certa flessibilità. Dietro la chiostra dentaria frontale, superiore e inferiore, vi sono file di luccicanti rimpiazzi, pronti a spostarsi avanti quando un dente attivo si smussa (col masticare pelle e ossa di mammiferi marini) o viene a mancare. In ogni momento circa un terzo della dentatura dell'animale è in muta, un fatto che rispecchia l'alto tasso di ricambio. Quindi un grande squalo bianco può permettersi di essere sfrenatamente aggressivo senza curarsi dei denti perduti. Ne ha una provvista inesauribile finché vive. ([[David Quammen]])
*Lo sai quanto lo pagherebbe un acquario uno squalo bianco? Cinquantamila dollari al metro. (''[[L'orca assassina]]'')
*Oh, certo! Tutti sono d'accordo quando si tratta di salvare il cervello di [[Adolf Hitler|Hitler]], ma quando lo inserisci nel corpo di un grande squalo bianco, "Oh, stai andando troppo oltre!" (''[[Futurama (seconda stagione)|Futurama]]'')
*Sono principalmente due le cose che ci provocano piacere: il cibo e il sesso. Se pensiamo ad esempio allo squalo bianco, potremmo dire che in testa ha una specie di insegna al neon che indica in alternanza: cibo, sesso, cibo, sesso, cibo, sesso. Se è un maschio, l'ordine è capovolto: sesso, cibo, sesso, cibo. [...] Cercare il piacere, evitare il dolore e conservare le energie riassumono il comportamento animale, che si tratti di un paramecio al microscopio o dello squalo bianco. (''[[Forchette contro coltelli]]'')
===''[[Lo squalo (film)|Lo squalo]]''===
*– È un grande squalo bianco, Larry, uno molto grosso, chiunque s'intenda di squali ti può dire che è pericoloso, attacca la gente!<br />– La situazione è questa: secondo me un grande squalo bianco ha preso possesso delle acque davanti all'isola e continuerà a restarci finché troverà qualcosa da mangiare.
*Io ho visto reti che costavano cinquemila dollari, con duemila dollari di pesce dentro, venire attaccate da quei bestioni! Be', alla fine sembrava che ci fosse passata in mezzo una locomotiva con tutti i vagoni.
*– Signor Hooper, qui non si tratta di fare una crociera o un giretto in barca! Qui si tratta di lavorare per vivere, si va a caccia di squali!<br />– Sì, ma non si tratta neanche di qualche povero pescecane da quattro soldi! Qui si tratta di un grande squalo bianco!
===[[Peter Benchley]]===
*Con quelle bestie lì, passati i sei metri non fa molta differenza. Una volta che toccano i sei metri, sono grane.
*Quell'animale è splendido. Una di quelle cose che fanno credere in Dio. La dimostrazione di quel che riesce a fare la natura, quando vuole.
*Senta, il nome latino di questo animale è ''Carcharodon carcharias''. Il suo antenato più prossimo è un pesce chiamato ''Carcharodon megalodon'', esistito circa trenta, quarantamila anni fa. Abbiamo trovato i resti fossili dei denti del ''megalodon'', lunghi quindici centimetri, di conseguenza doveva essere lungo dai venticinque ai trentacinque metri. E i denti sono perfettamente uguali a quelli che troviamo oggi negli squali bianchi. Voglio dire, insomma, che questi due animali potrebbero in realtà appartenere alla medesima specie.
==Altri progetti==
{{interprogetto|preposizione=sullo|w_preposizione=riguardante lo|etichetta=squalo bianco}}
[[Categoria:Squali|Bianco]]
me557zw573g6un8gczerq12v0pui4e3
1420598
1420584
2026-07-16T06:42:13Z
Spinoziano
2297
Annullata la modifica [[Special:Diff/1420584|1420584]] di [[Special:Contributions/~2026-40052-69|~2026-40052-69]] ([[User talk:~2026-40052-69|discussione]]) fedeltà alla fonte: ci si attiene alla tradizione pubblicata come nella voce autore
1420598
wikitext
text/x-wiki
{{voce tematica}}
[[File:White shark.jpg|thumb|upright=1.4|Uno squalo bianco]]
Citazioni sullo '''squalo bianco''' o '''grande squalo bianco'''.
==Citazioni==
*Disse che lo squalo bianco è l'animale perfetto. L'unico che non abbia avuto bisogno di evolversi dalla preistoria a oggi, sopravvissuto anche all'estinzione dei dinosauri. Una incontrastata macchina da guerra, non ha sentimenti né vita di gruppo, cannibalismo dei feti, potenza di morso 500 kg al centimetro cubo, un occhio nero, inespressivo e feroce. ([[Massimiliano Parente]])
*''Hai sentito la novità? | lo squalo bianco si estinguerà. | Sì, però [[Lo squalo (film)|Lo squalo]] | quello di [[Spielberg]] | mi ha rovinato il piacere del bagno in mare. | E per forza mangiava motoscafi, barche, pontili e bomboloni del gas | e con questa dieta | ricca di legname | ti s'incastra qualcosa nel Gargaroz.'' ([[Elio e le Storie Tese]])
*Il grande squalo bianco (''Carcharodon carcharias'') morde con ventisei denti superiori e ventiquattro inferiori, ognuno una lama triangolare e seghettata, di forma giusta per infilzare e tranciare la pelle coriacea di un leone marino o di una foca. I denti sono fatti di cristalli di apatite (fosfato di calcio) incastonati in una matrice proteica gelatinosa. I cristalli di apatite si collegano in una struttura fibrosa che dà robustezza, mentre la matrice proteica consente una certa flessibilità. Dietro la chiostra dentaria frontale, superiore e inferiore, vi sono file di luccicanti rimpiazzi, pronti a spostarsi avanti quando un dente attivo si smussa (col masticare pelle e ossa di mammiferi marini) o viene a mancare. In ogni momento circa un terzo della dentatura dell'animale è in muta, un fatto che rispecchia l'alto tasso di ricambio. Quindi un grande squalo bianco può permettersi di essere sfrenatamente aggressivo senza curarsi dei denti perduti. Ne ha una provvista inesauribile finché vive. ([[David Quammen]])
*Lo sai quanto lo pagherebbe un acquario uno squalo bianco? Cinquantamila dollari al metro. (''[[L'orca assassina]]'')
*Oh, certo! Tutti sono d'accordo quando si tratta di salvare il cervello di [[Adolf Hitler|Hitler]], ma quando lo inserisci nel corpo di un grande squalo bianco, "Oh, stai andando troppo oltre!" (''[[Futurama (seconda stagione)|Futurama]]'')
*Sono principalmente due le cose che ci provocano piacere: il cibo e il sesso. Se pensiamo ad esempio allo squalo bianco, potremmo dire che in testa ha una specie di insegna al neon che indica in alternanza: cibo, sesso, cibo, sesso, cibo, sesso. Se è un maschio, l'ordine è capovolto: sesso, cibo, sesso, cibo. [...] Cercare il piacere, evitare il dolore e conservare le energie riassumono il comportamento animale, che si tratti di un paramecio al microscopio o dello squalo bianco. (''[[Forchette contro coltelli]]'')
===''[[Lo squalo (film)|Lo squalo]]''===
*– È un grande squalo bianco, Larry, uno molto grosso, chiunque s'intenda di squali ti può dire che è pericoloso, attacca la gente!<br />– La situazione è questa: secondo me un grande squalo bianco ha preso possesso delle acque davanti all'isola e continuerà a restarci finché troverà qualcosa da mangiare.
*Io ho visto reti che costavano cinquemila dollari, con duemila dollari di pesce dentro, venire attaccate da quei bestioni! Be', alla fine sembrava che ci fosse passata in mezzo una locomotiva con tutti i vagoni.
*– Signor Hooper, qui non si tratta di fare una crociera o un giretto in barca! Qui si tratta di lavorare per vivere, si va a caccia di squali!<br />– Sì, ma non si tratta neanche di qualche povero pescecane da quattro soldi! Qui si tratta di un grande squalo bianco!
===[[Peter Benchley]]===
*Con quelle bestie lì, passati i sei metri non fa molta differenza. Una volta che toccano i sei metri, sono grane.
*Quell'animale è splendido. Una di quelle cose che fanno credere in Dio. La dimostrazione di quel che riesce a fare la natura, quando vuole.
*Senta, il nome latino di questo animale è ''carcharodon carcharias''. Il suo antenato più prossimo è un pesce chiamato ''carcharodon megalodon'', esistito circa trenta, quarantamila anni fa. Abbiamo trovato i resti fossili dei denti del ''megalodon'', lunghi quindici centimetri, di conseguenza doveva essere lungo dai venticinque ai trentacinque metri. E i denti sono perfettamente uguali a quelli che troviamo oggi negli squali bianchi. Voglio dire, insomma, che questi due animali potrebbero in realtà appartenere alla medesima specie.
==Altri progetti==
{{interprogetto|preposizione=sullo|w_preposizione=riguardante lo|etichetta=squalo bianco}}
[[Categoria:Squali|Bianco]]
eds3a3e5yq55z1wgx2tycgmdjr1cndb
Fred Herzog
0
141251
1420569
897369
2026-07-15T16:06:54Z
Udiki
86035
Deceduto
1420569
wikitext
text/x-wiki
'''Fred Herzog''' (1930 – 2019), fotografo canadese.
*Le insegne al neon, i cartelli delle bevande gassate, le pubblicità delle sigarette, i poster, i graffiti, e i collage di manifesti strappati contribuiscono a rendere la città un luogo in cui l'arte accade. Un tipo di arte casuale, di poster stratificati [...] che illustrano la città anche se non ci sono le persone.
:''The neon signs and the soft drink signs, the cigarette ads and the billboards and the posters and the grafitti and collages of torn-off posters, all that contributes to make the city a place where art actually happens. That kind of casual art, overlapping posters'' [...] ''illustrate the city even if people are not there.''<ref>{{en}} Citato in [http://www.americansuburbx.com/2013/05/interview-fred-herzog-in-his-own-words-excerpts.html ''An Interview with Fred Herzog – 'In His Own Words' (excerpts)''], ''americansuburbx.com'', 9 maggio 2013.</ref>
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto|w|w_site=en}}
{{s}}
{{DEFAULTSORT:Herzog, Fred}}
[[Categoria:Fotografi canadesi]]
sok573c5hyh5vq6s26txuxmfllcxqj0
Template:Lingue/Dati
10
148341
1420583
1420486
2026-07-15T21:58:18Z
ItwikiBot
66727
Bot: aggiornamento dati
1420583
wikitext
text/x-wiki
{{#switch:{{{1}}}
|lingua1 = en
|voci1 = 66721
|lingua2 = it
|voci2 = 55562
|lingua3 = pl
|voci3 = 31801
|lingua4 = ru
|voci4 = 17989
|lingua5 = cs
|voci5 = 15769
|lingua6 = et
|voci6 = 13697
|lingua7 = uk
|voci7 = 12334
|lingua8 = pt
|voci8 = 12067
}}
k8hfo8emdfyw8yffl3oe4knnaz1m1mb
Re Artù
0
149726
1420531
1420102
2026-07-15T13:20:08Z
Skekzilla
17056
/* Voci correlate */
1420531
wikitext
text/x-wiki
[[File:History of the Kings (f.75.v) King Arthur.jpg|thumb|Re Artù, rappresentato in ''Historia Regum Britanniae'']]
'''Re Artù''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane.
==Citazioni di Re Artù==
*È giunto il momento di festeggiare poiché grande è stata la vittoria, ma quando l'entusiasmo sarà svanito dovremo ricordarci il costo pagato ed essere molto attenti. Il messaggio di odio che [[Mordred]] ha portato apparirà con un nome diverso, un volto diverso, ma finché riusciremo a mantenere in vita il sogno e gli ideali di Camelot nei nostri cuori saremo sempre vincitori. Lunga vita a onore e giustizia. Lunga vita a bontà e verità. Lunga vita a Camelot! (''[[Principe Valiant]]'')
*Io nomino voi, Sir Garrett. Io nomino voi, Lady Kayley. Grazie per aver salvato Camelot. Ci avete ricordato che il nostro regno non si fonda sulla forza del suo re, ma sulla forza del suo popolo. Da questo giorno in poi voi siederete alla [[Tavola Rotonda]] insieme agli altri cavalieri. (''[[La spada magica - Alla ricerca di Camelot]]'')
===''[[Excalibur]]''===
{{cronologico}}
*Chiunque voglia cimentarsi e seguire un re mi segua!
*Abbiamo vinto battaglie contro eserciti e ora un solo uomo sconfigge tutti i miei cavalieri.
*Questo grande cavaliere, che si è battuto con lealtà e con grazia, doveva vincere. Ho usato Excalibur per cambiare quel verdetto. Ho perduto per sempre l'antica spada degli eroi di una volta, il cui potere doveva unire tutti gli uomini, non servire la vanità di un solo uomo. Io non sono... niente.
*D'ora in avanti, in modo da rammentarci i nostri vincoli, ci riuniremo sempre in un cerchio, per raccontare e sentire le azioni buone e coraggiose. Farò costruire una [[Tavola Rotonda]] intorno a cui ci riuniremo. E una volta sopra la tavola. E un castello sopra la volta. E io mi sposerò, e la terra avrà un erede per brandire Excalibur. [[Cavalieri della Tavola Rotonda]]!
*Io decreto che, al levar del sole due giorni da oggi, i campioni si battano e venga conosciuto la verità, poiché per la legge di Dio un cavaliere che dice il falso non può vincere in torneo contro colui che dice il vero.
*Le mie leggi devono legare tutti, alti e umili, se no non sono più leggi.
*Dobbiamo trovare ciò che è perso, il [[Graal]]. Soltanto il Santo Graal può far rinascere foglia e fiore. Esplorate la terra, i labirinti delle foreste, fino ai confini di ciò che è in noi. Solo il Graal può redimerci.
*Non posso darti la terra, solo il mio amore.
*Io mi sto consumando, non posso morire e non posso vivere.
*Non sapevo quanto la mia anima fosse vuota finché non è stata riempita.
*Ho vissuto troppo a lungo attraverso gli altri. Lancillotto ha sorretto il mio onore e Ginevra la mia colpa, Mordred i miei peccati, i miei cavalieri hanno combattuto le mie cause. Ora, fratello mio, io sarò ''re''.
*Non ero destinato ad una vita umana, ma ad essere l'essenza di memorie future. La fratellanza d'armi è stato un breve inizio, un bel momento, che non può essere dimenticato. E poiché esso non sarà dimenticato, quel bel momento potrà ripetersi. Ora, ancora una volta, devo guidare i miei cavalieri a difendere ciò che è stato e il sogno di ciò che potrebbe essere.
*Ho pensato spesso che negli anni a venire di un'altra vita, quando non dovrò più niente al futuro e sarò ormai un uomo e basta, rivedendoci, correrai da me e mi reclamerai ricordando che sono tuo marito... È un sogno che ho sempre avuto.
*Merlino vive. Vive nei nostri sogni ora e parla a noi da lì.
*{{NDR|[[Ultime parole dai film|Ultime parole]]}} Un giorno un re verrà e la spada sorgerà di nuovo.
===''[[Il primo cavaliere]]''===
*Camelot continuerà a vivere.
*C'è una pace che si trova soltanto al di là della guerra. Se quella battaglia deve arrivare, io la combatterò.
*Che Dio ci conceda la capacità di riconoscere il giusto, la volontà di sceglierlo e la forza per conservarlo.
*Solo gli stolti sognano la sola cosa che non possono avere. Io ho sognato il sogno di voi. È stato un sogno dolce, finché è durato.
*Sposa il re, ama l'uomo.
*Un uomo che non teme nulla è un uomo che non ama nulla. E se non amate nulla, quale gioia può esserci nella vostra vita?
*Vi sono leggi che rendono schiavi gli uomini e leggi che li rendono liberi. O riteniamo che essere giusti e buoni e leali sia un principio valido per tutti gli uomini sotto la legge di Dio, o siamo solo un'altra tribù di predoni.
===''[[King Arthur]]''===
*Cavalieri, il sacro dono della libertà è vostro e ne avete pieno diritto. Ma la dimora che sogniamo non è in qualche terra lontana... è in noi e nelle nostre gesta, in questo giorno. Se deve essere questo il nostro destino ebbene sia, ma che la storia non dimentichi, che come uomini liberi noi stessi lo abbiamo scelto!
*Combatto per una causa che né Roma né tanto meno tu potete comprendere.
*Oh buon Dio misericordioso, ho tanto bisogno della tua misericordia. Non per me stesso, ma per i miei cavalieri, perché hanno bisogno del tuo aiuto. Concedi loro la tua protezione e io ti ripagherò, mille volte con qualunque sacrificio tu voglia chiedermi e se nella tua saggezza, dovessi stabilire che quel sacrificio consiste nel dare la mia vita per la loro, fa che possano assaporare quella libertà che così a lungo è stato loro negata. Sarà un sacrificio che accetterò con gioia, la mia morte avrà un senso. Non chiedo altro che questo.
*Sono venuto a vedere la tua faccia per poterti riconoscere sul campo di battaglia e sarebbe meglio per te ricordarti la mia faccia sassone, perché la prossima volta che la rivedrai, sarà l'ultima cosa che vedrai su questa terra.
*Voi ordinate una missione ai miei uomini, in questo giorno. Hanno rischiato la vita per quindici anni, per una causa che non era loro e ora è il giorno del loro affrancamento, volete impegnarli in una missione più pericolosa di qualunque altra abbiano mai compiuto, come posso Vescovo andare dai miei uomini e dire loro che invece della libertà, offro la morte.
===[[Thomas Malory]]===
{{cronologico}}
*Quando vorrà venire, la morte sia la benvenuta! Del resto, preferisco morire che disonorarmi arrendendomi a te.
*{{NDR|Su [[Pellinore]]}} Era il cavaliere più nobile del mondo, ed io preferirei essere privato delle mie terre piuttosto che saperlo morto.
*Ahimè, da quando sono stato incoronato non ho avuto un solo mese di riposo!
*{{NDR|Su [[Sir Tor]]}} Parla poco e agisce molto di più, e non conosco nessuno qui a corte che sia di nascita più nobile, o che gli sia pari in valore e in possanza.
*Mi sono impegnato a battermi ad oltranza e preferisco morire con onore piuttosto che vivere nella vergogna. Se mi fosse possibile perdere la vita cento volte, piuttosto che arrendermi a voi sceglierei lo stesso di morire. Sono senza armi, ma non senza onore, e del resto se ucciderete un uomo inerme, il disonore ricadrà su di voi.
*{{NDR|Sulla [[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]]}} Mi vendicherò su di lei con tale durezza che tutto il mondo cristiano ne dovrà parlare, perché Dio sa che l'ho onorata e venerata più di ogni altra del mio sangue e che avevo più fiducia in lei che in mia moglie e negli altri miei parenti.
*Io non pagherò mai il tributo a Roma! A quanto so Belino e Brenio, sovrani di Britannia, hanno tenuto a lungo l'impero nelle proprie mani, come anche Costantino figlio di Elena: vi è quindi la prova palese che non dobbiamo alcun tributo e che anzi, essendo noi i loro discendenti, abbiamo il diritto di reclamare il titolo all'impero.
*Ora oso dire che siete la dama più bella che abbia mai visto, e che ser [[Tristano]] è un cavaliere prode e prestante quant'altri mai. Mi sembra perciò che siate fatti l'uno per l'altra!
*Non torneranno più tutti {{NDR|i [[cavalieri della Tavola Rotonda]]}} insieme perché molti moriranno nel corso della ricerca. Io li amo quanto la mia stessa vita, e lo scioglimento di questa compagnia mi provoca un tremendo dolore, poiché la loro presenza alla mia corte era ormai un costume consolidato.
*L'amore deve essere libero, non imposto, perché un amore forzato finisce con il dissolversi.
*All'uomo d'onore non può non ripugnare assistere alla sconfitta di un suo pari, mentre chi non ha onore e si comporta da vile, alla vista di un uomo in pericolo con compirà mai un gesto gentile o generoso. Un codardo, infatti, non darà mai prova di misericordia, mentre chi alberga la bontà nel cuore farà agli altri quello che vorrebbe fosse fatto a lui.
*Sappiate che soffro di più per la perdita dei miei buoni cavalieri che per la fuga della mia gentile regina, perché di regine posso averne quante ne voglio, mentre non mi sarà mai più possibile riunire una simile compagnia di valorosi. E che sciagura che io e Lancillotto dobbiamo essere nemici!
*Ahimè, ser Galvano, figlio di mia sorella, con l'uomo che amavo di più al mondo se ne va ogni mia gioia! [...] Ora te lo posso dire, caro nipote, solo in te e in ser Lancillotto riposavano la mia letizia e la mia fiducia. Adesso che ho perduto entrambi, tutto il conforto che avevo sulla terra mi abbandona!
*Confortatevi e fate del vostro meglio: su di me non potrete più fare alcun affidamento [...]. Devo andare nell'isola di Avalon per curare la mia grave ferita, e se non sentirete mai più parlare di me, pregate per la mia anima.
===''[[Monty Python e il Sacro Graal]]''===
{{cronologico}}
*{{NDR|«Chi sei?»}} Artù, figlio di Pendragon, del castello di Camelot, gioia dei Bretoni, angoscia dei Sassoni, re dell'irreta Intilghiera!
*Non puoi lascia' la reggia un attimo che te la riducono una discoteca.
*D'inverno la rondine cerca il sole. E il piviere fa la spola tra le opposte rispettive primavere. E c'è un gran traffico tra continenti.
*La [[Dama del Lago|Signora del Lago]], seno d'alghe ricoperto, fronte cinta da un bel serto, m'investì le cuore 'a dea, e del Regno re mi fea. Ribattei stupito e incerto: "Tale investitura merto?" Disse: "Sono più che certa, io la do a chi la merta."
*Le tue teorie mi hanno convinto. Dunque, le vesciche dei montoni impediscono i terremoti.
*No! Sono i Cavalieri che dicono "Tiè"!
*Il verde oggigiorno gli è solo nei semafori.
*Tutti così, offendono il Fisco, poi appena ottenuto un posto al Ministero delle Finanze s'acquetano.
*Be', sai, facendo il militare si impara di tutto.
==Citazioni su Re Artù==
*Negli antichi tempi di re Arturo, di cui parlano i Britanni a grande onore, tutto questo paese era pieno di magie. La regina degli elfi, con sua gaia compagnia, bene spesso danzava in questo e quel verde praticello. Sì fatta era l'antica fama secondo ch'io leggo, perché io parlo di molti secoli addietro. Ma ora nessun uomo può più vedere degli elfi, perché la gran carità e le preghiere di frati mendicanti regionali e d'altri santi ordini, che frugano ogni terra e ogni corrente più fitti delle falene in una spera di sole, benedicendo sale, camere, cucine, salotti, città, borghi, castelli, altre torri, villaggi, fienili, stalle, latterie, fanno sì che più non vi sian magie. Perché là dove usarono muovere gli elfi, se ne va ora il cercatore regionale stesso a nona e a terza, e recita i suoi mattutini e le sue cose sante, mentre si aggira entro i suoi confini. E le femmine se ne possono ire securamente di su e di giù; e sotto nessun arbusto e sotto nessun albero non v'è altro incubo che lui, e quello non farà loro disonore. ([[Geoffrey Chaucer]], ''[[I racconti di Canterbury]]'')
*Quel ragazzo è uno spiritaccio! Ha molto fegato! Si butta anima e corpo in ogni cosa che fa! E queste doti sono preziose, una volta avviato nella direzione giusta. ([[Mago Merlino]], ''[[La spada nella roccia]]'')
===[[Thomas Malory]]===
{{cronologico}}
*Artù fu concepito più di tre ore dopo la morte del duca, e tredici giorni più tardi re Uther sposò Igraine. È quindi provato che non è bastardo, e chi lo afferma sappia che Artù sarà re e avrà ragione di tutti i suoi nemici, e che, prima di morire, avrà regnato a lungo su tutta l'Inghilterra e avrà condotto sotto il proprio comando Galles, l'Irlanda, la Scozia e molti altri regni. ([[Mago Merlino]])
*Poi re Artù fece cercare, sotto pena di morte, tutti i bambini che erano nati il primo di maggio concepiti da baroni e da dame, perché Merlino gli aveva detto che proprio in quella data aveva visto la luce di colui che lo avrebbe ucciso. Tra i numerosi figli di signori scovati e mandati a corte, si trovava anche [[Mordred]], il figlio della moglie di re Lot.
*Artù presiedeva la Tavola Rotonda e appariva l'uomo più gagliardo che esista, capace di conquistare l'intera terra, che è ben poco per lui.
*Al tempo in cui Artù era re supremo d'Inghilterra, del Galles, della Scozia e di numerosi regni, v'erano altri sovrani che regnavano su molte contrade: un paio nel Galles, altrettanti in Cornovaglia e nell'Occidente, due o tre in Irlanda e un gran numero nel Settentrione, ma tutti costoro gli dovevano obbedienza ed erano suoi vassalli, al pari del re di Francia, del re di Bretagna, e di tutti gli altri baroni fino a Roma.
*Così è l'amore ai nostri tempi: arde lesto e altrettanto in fretta si raffredda! E questa non si può chiamare costanza. Ai tempi di Artù l'amore soleva essere diverso: uomini e donna si amavano anche per sette interi anni senza che tra loro si insinuasse la lussuria. Quello era amore vero, e fedele!
*Re Marco e re Artù sono di indole assai diversa, perché Artù non ha mai mancato alla propria parola.
*Dio non voglia che io mi scontri con il nobilissimo sovrano che mi armò cavaliere! ([[Lancillotto]])
*Artù era il re più nobile e il cavaliere più valoroso del mondo e che più amava e sosteneva gli uomini prodi, eppure quelli Inglesi non gli concedevano la propria stima! Ché tale era l'antico costume di questa terra, e c'è chi dice che non l'abbiamo ancora abbandonato. Ahimè, questo è un grave difetto: nulla ci piace se perdura nel tempo.
*Di Artù non ho trovato nient'altro nei libri autorizzati, né ho letto con maggiore certezza della sua morte se non che fu portato via in una nave con tre regine, una delle quali era sua sorella Morgana la Fata, l'altra la regina del Galles del Nord e la terza quella delle Terre Desolate. Non conosco altra testimonianza che quella dell'eremita che un tempo era stato arcivescovo di Canterbury e che riferì che le dame avevano portato da lui un corpo perché lo seppellisse. Tuttavia egli non sapeva con certezza se si trattasse davvero del cadavere di artù, perché questa storia la fece mettere per iscritto ser Bedivere, cavaliere della Tavola Rotonda.
*In varie parti d'Inghilterra si crede che re Artù non sia morto e che, per volontà di Nostro Signore Gesù, viva in un altro luogo da dove tornerà per conquistare la Santa Croce. Io però non mi sento di affermarlo, e preferisco dire che in questo mondo egli lasciò la sua vita. Molti sostengono anche che sulla sua tomba siano scritte queste parole:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Hic iacet Arthurus Rex quondam rexque futurus}}</div>
==Voci correlate==
*[[Cavalieri della Tavola Rotonda]]
*[[Sir Gareth]], nipote
*[[Gawain]], nipote
*[[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], moglie
*[[Igraine]], madre
*[[Mordred]], figlio o nipote
*[[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]], sorella
*[[Uther Pendragon]], padre
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Artù, Re}}
[[Categoria:Cavalieri della Tavola Rotonda]]
[[Categoria:Personaggi del ciclo arturiano]]
[[Categoria:Personaggi citati nella Divina Commedia (Inferno)]]
[[Categoria:Sovrani mitologici]]
8gjb3mrihp9mwy6geprhcarykj4h6r0
Lautaro Martínez
0
156338
1420580
1416606
2026-07-15T18:23:31Z
~2026-40079-35
107790
/* */
1420580
wikitext
text/x-wiki
[[File:Lautaro Martinez Argentina v Egypt 7 July 2026-040.jpg|miniatura|Martínez con la nazionale argentina ai mondiali 2026]]
'''Lautaro Javier Martínez''' (1997 – vivente), calciatore argentino.
==Citazioni di Lautaro Martínez==
{{cronologico}}
*La gente è così, se fai tre [[gol]] sei il migliore, se sbagli tre passaggi si chiedono come tu possa giocare...<ref>Da un'intervista a ''El Gráfico''; citato in Federico Raso, ''[http://www.rivistaundici.com/2018/07/20/conoscere-lautaro-martinez/ Conoscere Lautaro Martínez]'', ''rivistaundici.com'', 20 luglio 2018.</ref>
*[[Stadio Giuseppe Meazza|San Siro]] è indescrivibile, unico, fantastico. Senti un rispetto, una partecipazione che non si trova da nessun'altra parte. Quando senti i tifosi cantare [...] c'è una carica pazzesca. Vuoi onorare in ogni secondi la ''camiseta'' che indossi.<ref>Da un'intervista all'UEFA; citato in ''[https://sport.virgilio.it/lautaro-martinez-san-siro-indescrivibile-91064 Lautaro Martinez: "San Siro indescrivibile"]'', ''virgilio.it'', 6 novembre 2018.</ref>
*{{NDR|«Fino all'età di 15 anni lei ha giocato anche a [[basket]]... perché poi ha scelto il [[Calcio (sport)|calcio]]?»}} Mi allenavo a basket, ma senza fare tornei. L'ho mollato quando sono arrivato in prima squadra a Bahia Blanca. Facevo il play, il piccolo che porta palla: non fossi diventato calciatore, oggi sarei sicuramente un cestista. {{NDR|«Cosa si è portato dietro da quello [[sport]]?»}} Ho preso le virate, l'uscita, la protezione, il sapersi smarcare dal difensore. E poi i movimenti senza palla e i tagli veloci: sì, il basket tuttora mi aiuta in campo.<ref name="Clari-Stoppini">Dall'intervista di Valerio Clari e Davide Stoppini, ''«Juve, adesso mi prendo i punti poi lo scudetto. E questa Inter non la mollo più»'', ''La Gazzetta dello Sport'', 27 aprile 2019, pp. 2-3.</ref>
*{{NDR|«Perché la chiamano Toro?»}} Al Racing due compagni [...] mi diedero quel soprannome per via della forza che mettevo in campo. E perché chiedevo ogni volta il pallone come fosse l'ultimo da giocare.<ref name="Clari-Stoppini"/>
==Citazioni su Lautaro Martínez==
*Ognuno di noi dovrebbe essere come lui, un punto di riferimento in ogni partita. ([[Henrix Mxit'aryan]])
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Martinez, Lautaro}}
[[Categoria:Calciatori argentini]]
c1i2dppfl40w8hldqefcn8g3n4hrxoj
1420585
1420580
2026-07-16T00:14:54Z
Danyele
19198
pleonastico
1420585
wikitext
text/x-wiki
[[File:Lautaro Martinez Argentina v Egypt 7 July 2026-040.jpg|thumb|Lautaro Martínez nel 2026]]
'''Lautaro Javier Martínez''' (1997 – vivente), calciatore argentino.
==Citazioni di Lautaro Martínez==
{{cronologico}}
*La gente è così, se fai tre [[gol]] sei il migliore, se sbagli tre passaggi si chiedono come tu possa giocare...<ref>Da un'intervista a ''El Gráfico''; citato in Federico Raso, ''[http://www.rivistaundici.com/2018/07/20/conoscere-lautaro-martinez/ Conoscere Lautaro Martínez]'', ''rivistaundici.com'', 20 luglio 2018.</ref>
*[[Stadio Giuseppe Meazza|San Siro]] è indescrivibile, unico, fantastico. Senti un rispetto, una partecipazione che non si trova da nessun'altra parte. Quando senti i tifosi cantare [...] c'è una carica pazzesca. Vuoi onorare in ogni secondi la ''camiseta'' che indossi.<ref>Da un'intervista all'UEFA; citato in ''[https://sport.virgilio.it/lautaro-martinez-san-siro-indescrivibile-91064 Lautaro Martinez: "San Siro indescrivibile"]'', ''virgilio.it'', 6 novembre 2018.</ref>
*{{NDR|«Fino all'età di 15 anni lei ha giocato anche a [[basket]]... perché poi ha scelto il [[Calcio (sport)|calcio]]?»}} Mi allenavo a basket, ma senza fare tornei. L'ho mollato quando sono arrivato in prima squadra a Bahia Blanca. Facevo il play, il piccolo che porta palla: non fossi diventato calciatore, oggi sarei sicuramente un cestista. {{NDR|«Cosa si è portato dietro da quello [[sport]]?»}} Ho preso le virate, l'uscita, la protezione, il sapersi smarcare dal difensore. E poi i movimenti senza palla e i tagli veloci: sì, il basket tuttora mi aiuta in campo.<ref name="Clari-Stoppini">Dall'intervista di Valerio Clari e Davide Stoppini, ''«Juve, adesso mi prendo i punti poi lo scudetto. E questa Inter non la mollo più»'', ''La Gazzetta dello Sport'', 27 aprile 2019, pp. 2-3.</ref>
*{{NDR|«Perché la chiamano Toro?»}} Al Racing due compagni [...] mi diedero quel soprannome per via della forza che mettevo in campo. E perché chiedevo ogni volta il pallone come fosse l'ultimo da giocare.<ref name="Clari-Stoppini"/>
==Citazioni su Lautaro Martínez==
*Ognuno di noi dovrebbe essere come lui, un punto di riferimento in ogni partita. ([[Henrix Mxit'aryan]])
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Martinez, Lautaro}}
[[Categoria:Calciatori argentini]]
7zwvs0lupxz2rucldskga7rjeagpii4
Gemma Giovannini
0
161204
1420587
1007038
2026-07-16T05:57:44Z
Gaux
18878
/* Citazioni */ Principessa di Lamballe
1420587
wikitext
text/x-wiki
'''Gemma Giovannini''' (1851 – 1909), scrittrice e pedagogista italiana.
==''Le donne di Casa Savoia''==
===[[Incipit]]===
La storia della [[Casa Savoia|Casa di Savoia]] è scritta a caratteri d'oro nelle memorie italiane e nelle evoluzioni che hanno portato la patria nostra alla unità, alla indipendenza, alla libertà. Dei rampolli maschi di questa antichissima stirpe italica, molti han narrato la lealtà, la magnanimità, il valore; la storia d'Italia, fin dai tempi remoti, ha pagine splendide fregiate del loro nome; ma delle donne, figlie e sorelle di quegli eroi, o ad essi madri e spose, poco o nulla ci è noto. E ciò, mentre dimostra che esse, mai, o quasi, sono uscite dalla femminilità (il che è il loro vanto principale), ci spinge d'altra parte a voler investigare e ricercare quali e più, fra esse, con le loro femminili virtù, il loro cuore, il loro senno, i loro talenti, {{sic|hanno emerso}} nel mondo, o hanno contribuito a formare, a plasmare quei guerrieri, quegli eroi, che oggi sono come il patrimonio e l'orgoglio della vecchia Casa. <!--(Introduzione, p. XIII)-->
===Citazioni===
*[[Adelaide di Susa]], alla considerazione che le davano il potere e la ricchezza, aggiungeva un'attitudine grande per governare, e il marito<ref>Oddone di Savoia (1023 – 1057), conte di Savoia e conte d'Aosta, secondogenito di Umberto I Biancamano.</ref> lasciò volentieri, ancora vivente, ogni autorità in mano di una Principessa sì degna di tutta la considerazione, e alla quale doveva una sì bella successione<ref>La Marca di Torino, detta anche Marca di Susa o Marca Arduinica.</ref>; sicché la Reggenza non la trovò niente affatto digiuna delle cose di Stato. (cap. II, p. 8)
*Donna di sensi magnanimi e virili, degna nipote di Arduino<ref>Arduino III, detto Arduino Glabrione o Arduino il Glabro (930 – 976), primo signore della Marca di Torino.</ref>, da cui direttamente discendeva, {{NDR|Adelaide di Susa}} aveva passato, dicesi, gran parte dell'adolescenza fra le armi, viste da vicino la guerra e le stragi, cinte essa pure armi e corazza, ed erasi sentita rinforzare gli spiriti alla speranza e all'ardire, e trasportare del tutto alle imprese e alle vittorie militari. (cap. II, p. 8)
*{{NDR|[[Bona di Savoia]]}} Intanto faceva pratiche, e scriveva lettere e lettere, per ottenere da Carlo VIII la rivendicazione della sua pensione di 5000 lire tornesi, assegnatale da Luigi XI sul Ducato di Milano.<br>Viva immagine delle umane vicende, la infelice Bona, che a Firenze e a Milano aveva sfoggiato la più possibile magnificenza, che era madre di una Imperatrice, e che si vedeva ridotta a ricorrere a domande e sollecitazioni, per tirare innanzi la vita!<br>Essa morì poi in Fossano, dimenticata da tutti, nella seconda metà del Novembre 1503, in età di cinquantatré anni. La morte la colse, ignorata dai più anche fra i suoi contemporanei, e nella massima miseria, tanto che due sole faci furono accese intorno al suo cadavere, e due del pari furono impiegate pel suo accompagnamento funebre, e non trovandosi drappo da {{sic|cuoprire}} il feretro, doverono farlo venire da Carignano!<br>''Sic transit gloria mundi!'' (cap. XI, pp. 88-89)
*[...] la [[Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano|Principessa di Lamballe]] non chiese mai nulla alla Regina, né per sé, né per gli altri: né ci fu mai favorito o favorita che meno costasse a potenti! Essa non trasse profitto della sua posizione che per i poveri, e Maria Antonietta si affezionò alla sua ingenua favorita, ben sorpresa di così raro disinteresse. (cap. XXV, p. 293)
*{{NDR|[[Maria Adelaide d'Asburgo-Lorena]]}} Di una gentilezza d'animo squisita, il suo trionfo fu la carità e l'amor della famiglia e dei figli, che tutti allattava da sé; e in quanto agli infelici che a lei ricorrevano, essa non era soltanto caritatevole, ma la carità in persona, e tutte le sere dicesi che scrivesse sopra un taccuino nomi, cognomi e particolari di quelli che le erano raccomandati, non solo per soccorrerli subito, ma per potersi informare di loro e provvederli per l'avvenire. Vi è una distinzione fra carità ed elemosina, e Maria Adelaide possedeva ed esercitava a seconda entrambe queste virtù, spingendole fino al proprio sacrifizio. (cap. XXXII, p. 406)
*Quantunque giovane assai, ed amante del vestir bene, {{NDR|Maria Adelaide}} si privava spesso della soddisfazione che reca un vestito nuovo, un gioiello, per darne il prezzo ai poveri; e più d'una volta, vedendo crescere i bisogni di tante disgraziate famiglie, pregò il suocero<ref>[[Carlo Alberto di Savoia]], padre di [[Vittorio Emanuele II di Savoia|Vittorio Emanuele II]].</ref>, che soleva regalarle per Capodanno qualche elegante monile del valore di {{sic|6,000}} lire, a volergliene invece far dare il prezzo , per poterlo distribuire fra gli infelici, che non era riuscita a beneficiare durante l'anno. (cap. XXXII, p. 407)
*Maria Adelaide aveva una meravigliosa facilità per ogni cosa da apprendere; non vi era arte femminile che non conoscesse, ma la sua modestia era sì straordinaria, che con lei si andava sempre di scoperta in scoperta. Anche di storia, lingua, studi in generale, aveva larga conoscenza; ma {{sic|si piaceva}} specialmente a ricamare, a curare il corpo e l'anima e coltivare lo spirito dei suoi figli, passando presso di loro le ore di libertà di cui poteva godere durante i suoi quieti soggiorni di Moncalieri e Stupinigi, dove a quell'epoca la famiglia stava quasi abitualmente. (cap. XXXII, pp. 408-409)
==Bibliografia==
*Gemma Giovannini, ''[https://archive.org/details/ledonnedicasasa00giovgoog/page/n6 Le donne di Casa Savoia. {{small|Dalle origini della Famiglia fino ai nostri giorni}}]'', Tipografia editrice L. F. Cogliati, Milano, 1900.
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Pedagogisti italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
d47wouk8m3szzihdctafzkkbfnhwwdv
1420588
1420587
2026-07-16T06:00:45Z
Gaux
18878
/* Citazioni */ wlink
1420588
wikitext
text/x-wiki
'''Gemma Giovannini''' (1851 – 1909), scrittrice e pedagogista italiana.
==''Le donne di Casa Savoia''==
===[[Incipit]]===
La storia della [[Casa Savoia|Casa di Savoia]] è scritta a caratteri d'oro nelle memorie italiane e nelle evoluzioni che hanno portato la patria nostra alla unità, alla indipendenza, alla libertà. Dei rampolli maschi di questa antichissima stirpe italica, molti han narrato la lealtà, la magnanimità, il valore; la storia d'Italia, fin dai tempi remoti, ha pagine splendide fregiate del loro nome; ma delle donne, figlie e sorelle di quegli eroi, o ad essi madri e spose, poco o nulla ci è noto. E ciò, mentre dimostra che esse, mai, o quasi, sono uscite dalla femminilità (il che è il loro vanto principale), ci spinge d'altra parte a voler investigare e ricercare quali e più, fra esse, con le loro femminili virtù, il loro cuore, il loro senno, i loro talenti, {{sic|hanno emerso}} nel mondo, o hanno contribuito a formare, a plasmare quei guerrieri, quegli eroi, che oggi sono come il patrimonio e l'orgoglio della vecchia Casa. <!--(Introduzione, p. XIII)-->
===Citazioni===
*[[Adelaide di Susa]], alla considerazione che le davano il potere e la ricchezza, aggiungeva un'attitudine grande per governare, e il marito<ref>Oddone di Savoia (1023 – 1057), conte di Savoia e conte d'Aosta, secondogenito di Umberto I Biancamano.</ref> lasciò volentieri, ancora vivente, ogni autorità in mano di una Principessa sì degna di tutta la considerazione, e alla quale doveva una sì bella successione<ref>La Marca di Torino, detta anche Marca di Susa o Marca Arduinica.</ref>; sicché la Reggenza non la trovò niente affatto digiuna delle cose di Stato. (cap. II, p. 8)
*Donna di sensi magnanimi e virili, degna nipote di Arduino<ref>Arduino III, detto Arduino Glabrione o Arduino il Glabro (930 – 976), primo signore della Marca di Torino.</ref>, da cui direttamente discendeva, {{NDR|Adelaide di Susa}} aveva passato, dicesi, gran parte dell'adolescenza fra le armi, viste da vicino la guerra e le stragi, cinte essa pure armi e corazza, ed erasi sentita rinforzare gli spiriti alla speranza e all'ardire, e trasportare del tutto alle imprese e alle vittorie militari. (cap. II, p. 8)
*{{NDR|[[Bona di Savoia]]}} Intanto faceva pratiche, e scriveva lettere e lettere, per ottenere da Carlo VIII la rivendicazione della sua pensione di 5000 lire tornesi, assegnatale da Luigi XI sul Ducato di Milano.<br>Viva immagine delle umane vicende, la infelice Bona, che a Firenze e a Milano aveva sfoggiato la più possibile magnificenza, che era madre di una Imperatrice, e che si vedeva ridotta a ricorrere a domande e sollecitazioni, per tirare innanzi la vita!<br>Essa morì poi in Fossano, dimenticata da tutti, nella seconda metà del Novembre 1503, in età di cinquantatré anni. La morte la colse, ignorata dai più anche fra i suoi contemporanei, e nella massima miseria, tanto che due sole faci furono accese intorno al suo cadavere, e due del pari furono impiegate pel suo accompagnamento funebre, e non trovandosi drappo da {{sic|cuoprire}} il feretro, doverono farlo venire da Carignano!<br>''Sic transit gloria mundi!'' (cap. XI, pp. 88-89)
*[...] la [[Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano|Principessa di Lamballe]] non chiese mai nulla alla Regina, né per sé, né per gli altri: né ci fu mai favorito o favorita che meno costasse a potenti! Essa non trasse profitto della sua posizione che per i poveri, e [[Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena|Maria Antonietta]] si affezionò alla sua ingenua favorita, ben sorpresa di così raro disinteresse. (cap. XXV, p. 293)
*{{NDR|[[Maria Adelaide d'Asburgo-Lorena]]}} Di una gentilezza d'animo squisita, il suo trionfo fu la carità e l'amor della famiglia e dei figli, che tutti allattava da sé; e in quanto agli infelici che a lei ricorrevano, essa non era soltanto caritatevole, ma la carità in persona, e tutte le sere dicesi che scrivesse sopra un taccuino nomi, cognomi e particolari di quelli che le erano raccomandati, non solo per soccorrerli subito, ma per potersi informare di loro e provvederli per l'avvenire. Vi è una distinzione fra carità ed elemosina, e Maria Adelaide possedeva ed esercitava a seconda entrambe queste virtù, spingendole fino al proprio sacrifizio. (cap. XXXII, p. 406)
*Quantunque giovane assai, ed amante del vestir bene, {{NDR|Maria Adelaide}} si privava spesso della soddisfazione che reca un vestito nuovo, un gioiello, per darne il prezzo ai poveri; e più d'una volta, vedendo crescere i bisogni di tante disgraziate famiglie, pregò il suocero<ref>[[Carlo Alberto di Savoia]], padre di [[Vittorio Emanuele II di Savoia|Vittorio Emanuele II]].</ref>, che soleva regalarle per Capodanno qualche elegante monile del valore di {{sic|6,000}} lire, a volergliene invece far dare il prezzo , per poterlo distribuire fra gli infelici, che non era riuscita a beneficiare durante l'anno. (cap. XXXII, p. 407)
*Maria Adelaide aveva una meravigliosa facilità per ogni cosa da apprendere; non vi era arte femminile che non conoscesse, ma la sua modestia era sì straordinaria, che con lei si andava sempre di scoperta in scoperta. Anche di storia, lingua, studi in generale, aveva larga conoscenza; ma {{sic|si piaceva}} specialmente a ricamare, a curare il corpo e l'anima e coltivare lo spirito dei suoi figli, passando presso di loro le ore di libertà di cui poteva godere durante i suoi quieti soggiorni di Moncalieri e Stupinigi, dove a quell'epoca la famiglia stava quasi abitualmente. (cap. XXXII, pp. 408-409)
==Bibliografia==
*Gemma Giovannini, ''[https://archive.org/details/ledonnedicasasa00giovgoog/page/n6 Le donne di Casa Savoia. {{small|Dalle origini della Famiglia fino ai nostri giorni}}]'', Tipografia editrice L. F. Cogliati, Milano, 1900.
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Pedagogisti italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
kqlzqsqdiuhd8kr3g5ddi56ulh3rqos
1420590
1420588
2026-07-16T06:08:35Z
Gaux
18878
/* Citazioni */ altra sulla Lamballe
1420590
wikitext
text/x-wiki
'''Gemma Giovannini''' (1851 – 1909), scrittrice e pedagogista italiana.
==''Le donne di Casa Savoia''==
===[[Incipit]]===
La storia della [[Casa Savoia|Casa di Savoia]] è scritta a caratteri d'oro nelle memorie italiane e nelle evoluzioni che hanno portato la patria nostra alla unità, alla indipendenza, alla libertà. Dei rampolli maschi di questa antichissima stirpe italica, molti han narrato la lealtà, la magnanimità, il valore; la storia d'Italia, fin dai tempi remoti, ha pagine splendide fregiate del loro nome; ma delle donne, figlie e sorelle di quegli eroi, o ad essi madri e spose, poco o nulla ci è noto. E ciò, mentre dimostra che esse, mai, o quasi, sono uscite dalla femminilità (il che è il loro vanto principale), ci spinge d'altra parte a voler investigare e ricercare quali e più, fra esse, con le loro femminili virtù, il loro cuore, il loro senno, i loro talenti, {{sic|hanno emerso}} nel mondo, o hanno contribuito a formare, a plasmare quei guerrieri, quegli eroi, che oggi sono come il patrimonio e l'orgoglio della vecchia Casa. <!--(Introduzione, p. XIII)-->
===Citazioni===
*[[Adelaide di Susa]], alla considerazione che le davano il potere e la ricchezza, aggiungeva un'attitudine grande per governare, e il marito<ref>Oddone di Savoia (1023 – 1057), conte di Savoia e conte d'Aosta, secondogenito di Umberto I Biancamano.</ref> lasciò volentieri, ancora vivente, ogni autorità in mano di una Principessa sì degna di tutta la considerazione, e alla quale doveva una sì bella successione<ref>La Marca di Torino, detta anche Marca di Susa o Marca Arduinica.</ref>; sicché la Reggenza non la trovò niente affatto digiuna delle cose di Stato. (cap. II, p. 8)
*Donna di sensi magnanimi e virili, degna nipote di Arduino<ref>Arduino III, detto Arduino Glabrione o Arduino il Glabro (930 – 976), primo signore della Marca di Torino.</ref>, da cui direttamente discendeva, {{NDR|Adelaide di Susa}} aveva passato, dicesi, gran parte dell'adolescenza fra le armi, viste da vicino la guerra e le stragi, cinte essa pure armi e corazza, ed erasi sentita rinforzare gli spiriti alla speranza e all'ardire, e trasportare del tutto alle imprese e alle vittorie militari. (cap. II, p. 8)
*{{NDR|[[Bona di Savoia]]}} Intanto faceva pratiche, e scriveva lettere e lettere, per ottenere da Carlo VIII la rivendicazione della sua pensione di 5000 lire tornesi, assegnatale da Luigi XI sul Ducato di Milano.<br>Viva immagine delle umane vicende, la infelice Bona, che a Firenze e a Milano aveva sfoggiato la più possibile magnificenza, che era madre di una Imperatrice, e che si vedeva ridotta a ricorrere a domande e sollecitazioni, per tirare innanzi la vita!<br>Essa morì poi in Fossano, dimenticata da tutti, nella seconda metà del Novembre 1503, in età di cinquantatré anni. La morte la colse, ignorata dai più anche fra i suoi contemporanei, e nella massima miseria, tanto che due sole faci furono accese intorno al suo cadavere, e due del pari furono impiegate pel suo accompagnamento funebre, e non trovandosi drappo da {{sic|cuoprire}} il feretro, doverono farlo venire da Carignano!<br>''Sic transit gloria mundi!'' (cap. XI, pp. 88-89)
*[...] la [[Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano|Principessa di Lamballe]] non chiese mai nulla alla Regina, né per sé, né per gli altri: né ci fu mai favorito o favorita che meno costasse a potenti! Essa non trasse profitto della sua posizione che per i poveri, e [[Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena|Maria Antonietta]] si affezionò alla sua ingenua favorita, ben sorpresa di così raro disinteresse. (cap. XXV, p. 293)
*La bellezza della Principessa, che è tempo oramai di descrivere, essendo essa una delle cause della sua celebrità, colpiva più l'anima che gli occhi; la di lei fisonomia era dolce e graziosa, e tutto in lei rivelava quel verginale pudore che il matrimonio troppo breve aveva appena sfiorato, conservando, vedova precoce, le soavi attrattive e quel non so che tutto proprio delle fanciulle.<br>Il carattere conciliante e carezzevole, lo spirito acuto ed ingenuo, aggiungevano poi grazia al bel fiore che, come ha detto un suo biografo, sopravviveva al frutto. E tutti coloro che si sono occupati di lei, sono d'accordo a lodare quei belli occhi di una vivacità così soave, quella fronte d'avorio, quelle labbra di porpora, quell'ammirabile capigliatura bionda, che sciolta le cadeva fino ai piedi. (cap. XXV, pp. 293-294)
*{{NDR|[[Maria Adelaide d'Asburgo-Lorena]]}} Di una gentilezza d'animo squisita, il suo trionfo fu la carità e l'amor della famiglia e dei figli, che tutti allattava da sé; e in quanto agli infelici che a lei ricorrevano, essa non era soltanto caritatevole, ma la carità in persona, e tutte le sere dicesi che scrivesse sopra un taccuino nomi, cognomi e particolari di quelli che le erano raccomandati, non solo per soccorrerli subito, ma per potersi informare di loro e provvederli per l'avvenire. Vi è una distinzione fra carità ed elemosina, e Maria Adelaide possedeva ed esercitava a seconda entrambe queste virtù, spingendole fino al proprio sacrifizio. (cap. XXXII, p. 406)
*Quantunque giovane assai, ed amante del vestir bene, {{NDR|Maria Adelaide}} si privava spesso della soddisfazione che reca un vestito nuovo, un gioiello, per darne il prezzo ai poveri; e più d'una volta, vedendo crescere i bisogni di tante disgraziate famiglie, pregò il suocero<ref>[[Carlo Alberto di Savoia]], padre di [[Vittorio Emanuele II di Savoia|Vittorio Emanuele II]].</ref>, che soleva regalarle per Capodanno qualche elegante monile del valore di {{sic|6,000}} lire, a volergliene invece far dare il prezzo , per poterlo distribuire fra gli infelici, che non era riuscita a beneficiare durante l'anno. (cap. XXXII, p. 407)
*Maria Adelaide aveva una meravigliosa facilità per ogni cosa da apprendere; non vi era arte femminile che non conoscesse, ma la sua modestia era sì straordinaria, che con lei si andava sempre di scoperta in scoperta. Anche di storia, lingua, studi in generale, aveva larga conoscenza; ma {{sic|si piaceva}} specialmente a ricamare, a curare il corpo e l'anima e coltivare lo spirito dei suoi figli, passando presso di loro le ore di libertà di cui poteva godere durante i suoi quieti soggiorni di Moncalieri e Stupinigi, dove a quell'epoca la famiglia stava quasi abitualmente. (cap. XXXII, pp. 408-409)
==Bibliografia==
*Gemma Giovannini, ''[https://archive.org/details/ledonnedicasasa00giovgoog/page/n6 Le donne di Casa Savoia. {{small|Dalle origini della Famiglia fino ai nostri giorni}}]'', Tipografia editrice L. F. Cogliati, Milano, 1900.
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Pedagogisti italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
3yebasupejwtdvea9bpn5jawevwj6kg
1420591
1420590
2026-07-16T06:09:24Z
Gaux
18878
/* Citazioni */ NDR
1420591
wikitext
text/x-wiki
'''Gemma Giovannini''' (1851 – 1909), scrittrice e pedagogista italiana.
==''Le donne di Casa Savoia''==
===[[Incipit]]===
La storia della [[Casa Savoia|Casa di Savoia]] è scritta a caratteri d'oro nelle memorie italiane e nelle evoluzioni che hanno portato la patria nostra alla unità, alla indipendenza, alla libertà. Dei rampolli maschi di questa antichissima stirpe italica, molti han narrato la lealtà, la magnanimità, il valore; la storia d'Italia, fin dai tempi remoti, ha pagine splendide fregiate del loro nome; ma delle donne, figlie e sorelle di quegli eroi, o ad essi madri e spose, poco o nulla ci è noto. E ciò, mentre dimostra che esse, mai, o quasi, sono uscite dalla femminilità (il che è il loro vanto principale), ci spinge d'altra parte a voler investigare e ricercare quali e più, fra esse, con le loro femminili virtù, il loro cuore, il loro senno, i loro talenti, {{sic|hanno emerso}} nel mondo, o hanno contribuito a formare, a plasmare quei guerrieri, quegli eroi, che oggi sono come il patrimonio e l'orgoglio della vecchia Casa. <!--(Introduzione, p. XIII)-->
===Citazioni===
*[[Adelaide di Susa]], alla considerazione che le davano il potere e la ricchezza, aggiungeva un'attitudine grande per governare, e il marito<ref>Oddone di Savoia (1023 – 1057), conte di Savoia e conte d'Aosta, secondogenito di Umberto I Biancamano.</ref> lasciò volentieri, ancora vivente, ogni autorità in mano di una Principessa sì degna di tutta la considerazione, e alla quale doveva una sì bella successione<ref>La Marca di Torino, detta anche Marca di Susa o Marca Arduinica.</ref>; sicché la Reggenza non la trovò niente affatto digiuna delle cose di Stato. (cap. II, p. 8)
*Donna di sensi magnanimi e virili, degna nipote di Arduino<ref>Arduino III, detto Arduino Glabrione o Arduino il Glabro (930 – 976), primo signore della Marca di Torino.</ref>, da cui direttamente discendeva, {{NDR|Adelaide di Susa}} aveva passato, dicesi, gran parte dell'adolescenza fra le armi, viste da vicino la guerra e le stragi, cinte essa pure armi e corazza, ed erasi sentita rinforzare gli spiriti alla speranza e all'ardire, e trasportare del tutto alle imprese e alle vittorie militari. (cap. II, p. 8)
*{{NDR|[[Bona di Savoia]]}} Intanto faceva pratiche, e scriveva lettere e lettere, per ottenere da Carlo VIII la rivendicazione della sua pensione di 5000 lire tornesi, assegnatale da Luigi XI sul Ducato di Milano.<br>Viva immagine delle umane vicende, la infelice Bona, che a Firenze e a Milano aveva sfoggiato la più possibile magnificenza, che era madre di una Imperatrice, e che si vedeva ridotta a ricorrere a domande e sollecitazioni, per tirare innanzi la vita!<br>Essa morì poi in Fossano, dimenticata da tutti, nella seconda metà del Novembre 1503, in età di cinquantatré anni. La morte la colse, ignorata dai più anche fra i suoi contemporanei, e nella massima miseria, tanto che due sole faci furono accese intorno al suo cadavere, e due del pari furono impiegate pel suo accompagnamento funebre, e non trovandosi drappo da {{sic|cuoprire}} il feretro, doverono farlo venire da Carignano!<br>''Sic transit gloria mundi!'' (cap. XI, pp. 88-89)
*[...] la [[Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano|Principessa di Lamballe]] non chiese mai nulla alla Regina, né per sé, né per gli altri: né ci fu mai favorito o favorita che meno costasse a potenti! Essa non trasse profitto della sua posizione che per i poveri, e [[Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena|Maria Antonietta]] si affezionò alla sua ingenua favorita, ben sorpresa di così raro disinteresse. (cap. XXV, p. 293)
*La bellezza della Principessa {{NDR|di Lamballe}}, che è tempo oramai di descrivere, essendo essa una delle cause della sua celebrità, colpiva più l'anima che gli occhi; la di lei fisonomia era dolce e graziosa, e tutto in lei rivelava quel verginale pudore che il matrimonio troppo breve aveva appena sfiorato, conservando, vedova precoce, le soavi attrattive e quel non so che tutto proprio delle fanciulle.<br>Il carattere conciliante e carezzevole, lo spirito acuto ed ingenuo, aggiungevano poi grazia al bel fiore che, come ha detto un suo biografo, sopravviveva al frutto. E tutti coloro che si sono occupati di lei, sono d'accordo a lodare quei belli occhi di una vivacità così soave, quella fronte d'avorio, quelle labbra di porpora, quell'ammirabile capigliatura bionda, che sciolta le cadeva fino ai piedi. (cap. XXV, pp. 293-294)
*{{NDR|[[Maria Adelaide d'Asburgo-Lorena]]}} Di una gentilezza d'animo squisita, il suo trionfo fu la carità e l'amor della famiglia e dei figli, che tutti allattava da sé; e in quanto agli infelici che a lei ricorrevano, essa non era soltanto caritatevole, ma la carità in persona, e tutte le sere dicesi che scrivesse sopra un taccuino nomi, cognomi e particolari di quelli che le erano raccomandati, non solo per soccorrerli subito, ma per potersi informare di loro e provvederli per l'avvenire. Vi è una distinzione fra carità ed elemosina, e Maria Adelaide possedeva ed esercitava a seconda entrambe queste virtù, spingendole fino al proprio sacrifizio. (cap. XXXII, p. 406)
*Quantunque giovane assai, ed amante del vestir bene, {{NDR|Maria Adelaide}} si privava spesso della soddisfazione che reca un vestito nuovo, un gioiello, per darne il prezzo ai poveri; e più d'una volta, vedendo crescere i bisogni di tante disgraziate famiglie, pregò il suocero<ref>[[Carlo Alberto di Savoia]], padre di [[Vittorio Emanuele II di Savoia|Vittorio Emanuele II]].</ref>, che soleva regalarle per Capodanno qualche elegante monile del valore di {{sic|6,000}} lire, a volergliene invece far dare il prezzo , per poterlo distribuire fra gli infelici, che non era riuscita a beneficiare durante l'anno. (cap. XXXII, p. 407)
*Maria Adelaide aveva una meravigliosa facilità per ogni cosa da apprendere; non vi era arte femminile che non conoscesse, ma la sua modestia era sì straordinaria, che con lei si andava sempre di scoperta in scoperta. Anche di storia, lingua, studi in generale, aveva larga conoscenza; ma {{sic|si piaceva}} specialmente a ricamare, a curare il corpo e l'anima e coltivare lo spirito dei suoi figli, passando presso di loro le ore di libertà di cui poteva godere durante i suoi quieti soggiorni di Moncalieri e Stupinigi, dove a quell'epoca la famiglia stava quasi abitualmente. (cap. XXXII, pp. 408-409)
==Bibliografia==
*Gemma Giovannini, ''[https://archive.org/details/ledonnedicasasa00giovgoog/page/n6 Le donne di Casa Savoia. {{small|Dalle origini della Famiglia fino ai nostri giorni}}]'', Tipografia editrice L. F. Cogliati, Milano, 1900.
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Pedagogisti italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
eqc099lrqzt2zyf6i9ks8lpo2xlsncg
1420593
1420591
2026-07-16T06:26:47Z
Gaux
18878
/* Citazioni */ Lamballe: giudizio e condanna
1420593
wikitext
text/x-wiki
'''Gemma Giovannini''' (1851 – 1909), scrittrice e pedagogista italiana.
==''Le donne di Casa Savoia''==
===[[Incipit]]===
La storia della [[Casa Savoia|Casa di Savoia]] è scritta a caratteri d'oro nelle memorie italiane e nelle evoluzioni che hanno portato la patria nostra alla unità, alla indipendenza, alla libertà. Dei rampolli maschi di questa antichissima stirpe italica, molti han narrato la lealtà, la magnanimità, il valore; la storia d'Italia, fin dai tempi remoti, ha pagine splendide fregiate del loro nome; ma delle donne, figlie e sorelle di quegli eroi, o ad essi madri e spose, poco o nulla ci è noto. E ciò, mentre dimostra che esse, mai, o quasi, sono uscite dalla femminilità (il che è il loro vanto principale), ci spinge d'altra parte a voler investigare e ricercare quali e più, fra esse, con le loro femminili virtù, il loro cuore, il loro senno, i loro talenti, {{sic|hanno emerso}} nel mondo, o hanno contribuito a formare, a plasmare quei guerrieri, quegli eroi, che oggi sono come il patrimonio e l'orgoglio della vecchia Casa. <!--(Introduzione, p. XIII)-->
===Citazioni===
*[[Adelaide di Susa]], alla considerazione che le davano il potere e la ricchezza, aggiungeva un'attitudine grande per governare, e il marito<ref>Oddone di Savoia (1023 – 1057), conte di Savoia e conte d'Aosta, secondogenito di Umberto I Biancamano.</ref> lasciò volentieri, ancora vivente, ogni autorità in mano di una Principessa sì degna di tutta la considerazione, e alla quale doveva una sì bella successione<ref>La Marca di Torino, detta anche Marca di Susa o Marca Arduinica.</ref>; sicché la Reggenza non la trovò niente affatto digiuna delle cose di Stato. (cap. II, p. 8)
*Donna di sensi magnanimi e virili, degna nipote di Arduino<ref>Arduino III, detto Arduino Glabrione o Arduino il Glabro (930 – 976), primo signore della Marca di Torino.</ref>, da cui direttamente discendeva, {{NDR|Adelaide di Susa}} aveva passato, dicesi, gran parte dell'adolescenza fra le armi, viste da vicino la guerra e le stragi, cinte essa pure armi e corazza, ed erasi sentita rinforzare gli spiriti alla speranza e all'ardire, e trasportare del tutto alle imprese e alle vittorie militari. (cap. II, p. 8)
*{{NDR|[[Bona di Savoia]]}} Intanto faceva pratiche, e scriveva lettere e lettere, per ottenere da Carlo VIII la rivendicazione della sua pensione di 5000 lire tornesi, assegnatale da Luigi XI sul Ducato di Milano.<br>Viva immagine delle umane vicende, la infelice Bona, che a Firenze e a Milano aveva sfoggiato la più possibile magnificenza, che era madre di una Imperatrice, e che si vedeva ridotta a ricorrere a domande e sollecitazioni, per tirare innanzi la vita!<br>Essa morì poi in Fossano, dimenticata da tutti, nella seconda metà del Novembre 1503, in età di cinquantatré anni. La morte la colse, ignorata dai più anche fra i suoi contemporanei, e nella massima miseria, tanto che due sole faci furono accese intorno al suo cadavere, e due del pari furono impiegate pel suo accompagnamento funebre, e non trovandosi drappo da {{sic|cuoprire}} il feretro, doverono farlo venire da Carignano!<br>''Sic transit gloria mundi!'' (cap. XI, pp. 88-89)
*[...] la [[Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano|Principessa di Lamballe]] non chiese mai nulla alla Regina, né per sé, né per gli altri: né ci fu mai favorito o favorita che meno costasse a potenti! Essa non trasse profitto della sua posizione che per i poveri, e [[Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena|Maria Antonietta]] si affezionò alla sua ingenua favorita, ben sorpresa di così raro disinteresse. (cap. XXV, p. 293)
*La bellezza della Principessa {{NDR|di Lamballe}}, che è tempo oramai di descrivere, essendo essa una delle cause della sua celebrità, colpiva più l'anima che gli occhi; la di lei fisonomia era dolce e graziosa, e tutto in lei rivelava quel verginale pudore che il matrimonio troppo breve aveva appena sfiorato, conservando, vedova precoce, le soavi attrattive e quel non so che tutto proprio delle fanciulle.<br>Il carattere conciliante e carezzevole, lo spirito acuto ed ingenuo, aggiungevano poi grazia al bel fiore che, come ha detto un suo biografo, sopravviveva al frutto. E tutti coloro che si sono occupati di lei, sono d'accordo a lodare quei belli occhi di una vivacità così soave, quella fronte d'avorio, quelle labbra di porpora, quell'ammirabile capigliatura bionda, che sciolta le cadeva fino ai piedi. (cap. XXV, pp. 293-294)
*Maria Teresa di Lamballe, interrogata il 19 Agosto, fu poi rinchiusa nella prigione della ''Forza'', ed ivi stette fino al 3 Settembre in una incertezza mortale.<br>Allora le fu cambiata la prigione e fatto subire un nuovo interrogatorio. E quando a conclusione le fu detto: «Giurate dunque di amare la libertà e l'eguaglianza, e di odiare il Re, la Regina e la Monarchia.» «Farò il primo di questi due giuramenti — essa rispose — il secondo non lo posso fare, perché non è nel mio cuore.» «Giurate, o siete perduta!» le susurrò una voce amica. Essa, quasi priva di sensi, rimase silenziosa, e segnò così la sua condanna, perché Casa Savoia non-pronunzia falsi giuramenti.<br>Impadronitasi allora di lei la turba briaca, fu atterrata, uccisa, dilaniata, e la sua testa, separata dal busto e infilata in una picca, fu portata per la città come trofeo. (cap. XXV, p. 296)
*{{NDR|[[Maria Adelaide d'Asburgo-Lorena]]}} Di una gentilezza d'animo squisita, il suo trionfo fu la carità e l'amor della famiglia e dei figli, che tutti allattava da sé; e in quanto agli infelici che a lei ricorrevano, essa non era soltanto caritatevole, ma la carità in persona, e tutte le sere dicesi che scrivesse sopra un taccuino nomi, cognomi e particolari di quelli che le erano raccomandati, non solo per soccorrerli subito, ma per potersi informare di loro e provvederli per l'avvenire. Vi è una distinzione fra carità ed elemosina, e Maria Adelaide possedeva ed esercitava a seconda entrambe queste virtù, spingendole fino al proprio sacrifizio. (cap. XXXII, p. 406)
*Quantunque giovane assai, ed amante del vestir bene, {{NDR|Maria Adelaide}} si privava spesso della soddisfazione che reca un vestito nuovo, un gioiello, per darne il prezzo ai poveri; e più d'una volta, vedendo crescere i bisogni di tante disgraziate famiglie, pregò il suocero<ref>[[Carlo Alberto di Savoia]], padre di [[Vittorio Emanuele II di Savoia|Vittorio Emanuele II]].</ref>, che soleva regalarle per Capodanno qualche elegante monile del valore di {{sic|6,000}} lire, a volergliene invece far dare il prezzo , per poterlo distribuire fra gli infelici, che non era riuscita a beneficiare durante l'anno. (cap. XXXII, p. 407)
*Maria Adelaide aveva una meravigliosa facilità per ogni cosa da apprendere; non vi era arte femminile che non conoscesse, ma la sua modestia era sì straordinaria, che con lei si andava sempre di scoperta in scoperta. Anche di storia, lingua, studi in generale, aveva larga conoscenza; ma {{sic|si piaceva}} specialmente a ricamare, a curare il corpo e l'anima e coltivare lo spirito dei suoi figli, passando presso di loro le ore di libertà di cui poteva godere durante i suoi quieti soggiorni di Moncalieri e Stupinigi, dove a quell'epoca la famiglia stava quasi abitualmente. (cap. XXXII, pp. 408-409)
==Bibliografia==
*Gemma Giovannini, ''[https://archive.org/details/ledonnedicasasa00giovgoog/page/n6 Le donne di Casa Savoia. {{small|Dalle origini della Famiglia fino ai nostri giorni}}]'', Tipografia editrice L. F. Cogliati, Milano, 1900.
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Pedagogisti italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
r8ruxyh2uk5nmn5r542ep26jrgq2do1
1420594
1420593
2026-07-16T06:30:15Z
Gaux
18878
/* Citazioni */ sic e typo
1420594
wikitext
text/x-wiki
'''Gemma Giovannini''' (1851 – 1909), scrittrice e pedagogista italiana.
==''Le donne di Casa Savoia''==
===[[Incipit]]===
La storia della [[Casa Savoia|Casa di Savoia]] è scritta a caratteri d'oro nelle memorie italiane e nelle evoluzioni che hanno portato la patria nostra alla unità, alla indipendenza, alla libertà. Dei rampolli maschi di questa antichissima stirpe italica, molti han narrato la lealtà, la magnanimità, il valore; la storia d'Italia, fin dai tempi remoti, ha pagine splendide fregiate del loro nome; ma delle donne, figlie e sorelle di quegli eroi, o ad essi madri e spose, poco o nulla ci è noto. E ciò, mentre dimostra che esse, mai, o quasi, sono uscite dalla femminilità (il che è il loro vanto principale), ci spinge d'altra parte a voler investigare e ricercare quali e più, fra esse, con le loro femminili virtù, il loro cuore, il loro senno, i loro talenti, {{sic|hanno emerso}} nel mondo, o hanno contribuito a formare, a plasmare quei guerrieri, quegli eroi, che oggi sono come il patrimonio e l'orgoglio della vecchia Casa. <!--(Introduzione, p. XIII)-->
===Citazioni===
*[[Adelaide di Susa]], alla considerazione che le davano il potere e la ricchezza, aggiungeva un'attitudine grande per governare, e il marito<ref>Oddone di Savoia (1023 – 1057), conte di Savoia e conte d'Aosta, secondogenito di Umberto I Biancamano.</ref> lasciò volentieri, ancora vivente, ogni autorità in mano di una Principessa sì degna di tutta la considerazione, e alla quale doveva una sì bella successione<ref>La Marca di Torino, detta anche Marca di Susa o Marca Arduinica.</ref>; sicché la Reggenza non la trovò niente affatto digiuna delle cose di Stato. (cap. II, p. 8)
*Donna di sensi magnanimi e virili, degna nipote di Arduino<ref>Arduino III, detto Arduino Glabrione o Arduino il Glabro (930 – 976), primo signore della Marca di Torino.</ref>, da cui direttamente discendeva, {{NDR|Adelaide di Susa}} aveva passato, dicesi, gran parte dell'adolescenza fra le armi, viste da vicino la guerra e le stragi, cinte essa pure armi e corazza, ed erasi sentita rinforzare gli spiriti alla speranza e all'ardire, e trasportare del tutto alle imprese e alle vittorie militari. (cap. II, p. 8)
*{{NDR|[[Bona di Savoia]]}} Intanto faceva pratiche, e scriveva lettere e lettere, per ottenere da Carlo VIII la rivendicazione della sua pensione di 5000 lire tornesi, assegnatale da Luigi XI sul Ducato di Milano.<br>Viva immagine delle umane vicende, la infelice Bona, che a Firenze e a Milano aveva sfoggiato la più possibile magnificenza, che era madre di una Imperatrice, e che si vedeva ridotta a ricorrere a domande e sollecitazioni, per tirare innanzi la vita!<br>Essa morì poi in Fossano, dimenticata da tutti, nella seconda metà del Novembre 1503, in età di cinquantatré anni. La morte la colse, ignorata dai più anche fra i suoi contemporanei, e nella massima miseria, tanto che due sole faci furono accese intorno al suo cadavere, e due del pari furono impiegate pel suo accompagnamento funebre, e non trovandosi drappo da {{sic|cuoprire}} il feretro, doverono farlo venire da Carignano!<br>''Sic transit gloria mundi!'' (cap. XI, pp. 88-89)
*[...] la [[Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano|Principessa di Lamballe]] non chiese mai nulla alla Regina, né per sé, né per gli altri: né ci fu mai favorito o favorita che meno costasse a potenti! Essa non trasse profitto della sua posizione che per i poveri, e [[Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena|Maria Antonietta]] si affezionò alla sua ingenua favorita, ben sorpresa di così raro disinteresse. (cap. XXV, p. 293)
*La bellezza della Principessa {{NDR|di Lamballe}}, che è tempo oramai di descrivere, essendo essa una delle cause della sua celebrità, colpiva più l'anima che gli occhi; la di lei fisonomia era dolce e graziosa, e tutto in lei rivelava quel verginale pudore che il matrimonio troppo breve aveva appena sfiorato, conservando, vedova precoce, le soavi attrattive e quel non so che tutto proprio delle fanciulle.<br>Il carattere conciliante e carezzevole, lo spirito acuto ed ingenuo, aggiungevano poi grazia al bel fiore che, come ha detto un suo biografo, sopravviveva al frutto. E tutti coloro che si sono occupati di lei, sono d'accordo a lodare quei belli occhi di una vivacità così soave, quella fronte d'avorio, quelle labbra di porpora, quell'ammirabile capigliatura bionda, che sciolta le cadeva fino ai piedi. (cap. XXV, pp. 293-294)
*Maria Teresa di Lamballe, interrogata il 19 Agosto, fu poi rinchiusa nella prigione della ''Forza'', ed ivi stette fino al 3 Settembre in una incertezza mortale.<br>Allora le fu cambiata la prigione e fatto subire un nuovo interrogatorio. E quando a conclusione le fu detto: «Giurate dunque di amare la libertà e l'eguaglianza, e di odiare il Re, la Regina e la Monarchia.» «Farò il primo di questi due giuramenti – essa rispose – il secondo non lo posso fare, perché non è nel mio cuore.» «Giurate, o siete perduta!» le {{sic|susurrò}} una voce amica. Essa, quasi priva di sensi, rimase silenziosa, e segnò così la sua condanna, perché Casa Savoia non-pronunzia falsi giuramenti.<br>Impadronitasi allora di lei la turba briaca, fu atterrata, uccisa, dilaniata, e la sua testa, separata dal busto e infilata in una picca, fu portata per la città come trofeo. (cap. XXV, p. 296)
*{{NDR|[[Maria Adelaide d'Asburgo-Lorena]]}} Di una gentilezza d'animo squisita, il suo trionfo fu la carità e l'amor della famiglia e dei figli, che tutti allattava da sé; e in quanto agli infelici che a lei ricorrevano, essa non era soltanto caritatevole, ma la carità in persona, e tutte le sere dicesi che scrivesse sopra un taccuino nomi, cognomi e particolari di quelli che le erano raccomandati, non solo per soccorrerli subito, ma per potersi informare di loro e provvederli per l'avvenire. Vi è una distinzione fra carità ed elemosina, e Maria Adelaide possedeva ed esercitava a seconda entrambe queste virtù, spingendole fino al proprio sacrifizio. (cap. XXXII, p. 406)
*Quantunque giovane assai, ed amante del vestir bene, {{NDR|Maria Adelaide}} si privava spesso della soddisfazione che reca un vestito nuovo, un gioiello, per darne il prezzo ai poveri; e più d'una volta, vedendo crescere i bisogni di tante disgraziate famiglie, pregò il suocero<ref>[[Carlo Alberto di Savoia]], padre di [[Vittorio Emanuele II di Savoia|Vittorio Emanuele II]].</ref>, che soleva regalarle per Capodanno qualche elegante monile del valore di {{sic|6,000}} lire, a volergliene invece far dare il prezzo , per poterlo distribuire fra gli infelici, che non era riuscita a beneficiare durante l'anno. (cap. XXXII, p. 407)
*Maria Adelaide aveva una meravigliosa facilità per ogni cosa da apprendere; non vi era arte femminile che non conoscesse, ma la sua modestia era sì straordinaria, che con lei si andava sempre di scoperta in scoperta. Anche di storia, lingua, studi in generale, aveva larga conoscenza; ma {{sic|si piaceva}} specialmente a ricamare, a curare il corpo e l'anima e coltivare lo spirito dei suoi figli, passando presso di loro le ore di libertà di cui poteva godere durante i suoi quieti soggiorni di Moncalieri e Stupinigi, dove a quell'epoca la famiglia stava quasi abitualmente. (cap. XXXII, pp. 408-409)
==Bibliografia==
*Gemma Giovannini, ''[https://archive.org/details/ledonnedicasasa00giovgoog/page/n6 Le donne di Casa Savoia. {{small|Dalle origini della Famiglia fino ai nostri giorni}}]'', Tipografia editrice L. F. Cogliati, Milano, 1900.
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Pedagogisti italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
bt4ui8cowzibzh4cp0fcsiksosyw8cw
1420595
1420594
2026-07-16T06:33:22Z
Gaux
18878
/* Citazioni */ anno
1420595
wikitext
text/x-wiki
'''Gemma Giovannini''' (1851 – 1909), scrittrice e pedagogista italiana.
==''Le donne di Casa Savoia''==
===[[Incipit]]===
La storia della [[Casa Savoia|Casa di Savoia]] è scritta a caratteri d'oro nelle memorie italiane e nelle evoluzioni che hanno portato la patria nostra alla unità, alla indipendenza, alla libertà. Dei rampolli maschi di questa antichissima stirpe italica, molti han narrato la lealtà, la magnanimità, il valore; la storia d'Italia, fin dai tempi remoti, ha pagine splendide fregiate del loro nome; ma delle donne, figlie e sorelle di quegli eroi, o ad essi madri e spose, poco o nulla ci è noto. E ciò, mentre dimostra che esse, mai, o quasi, sono uscite dalla femminilità (il che è il loro vanto principale), ci spinge d'altra parte a voler investigare e ricercare quali e più, fra esse, con le loro femminili virtù, il loro cuore, il loro senno, i loro talenti, {{sic|hanno emerso}} nel mondo, o hanno contribuito a formare, a plasmare quei guerrieri, quegli eroi, che oggi sono come il patrimonio e l'orgoglio della vecchia Casa. <!--(Introduzione, p. XIII)-->
===Citazioni===
*[[Adelaide di Susa]], alla considerazione che le davano il potere e la ricchezza, aggiungeva un'attitudine grande per governare, e il marito<ref>Oddone di Savoia (1023 – 1057), conte di Savoia e conte d'Aosta, secondogenito di Umberto I Biancamano.</ref> lasciò volentieri, ancora vivente, ogni autorità in mano di una Principessa sì degna di tutta la considerazione, e alla quale doveva una sì bella successione<ref>La Marca di Torino, detta anche Marca di Susa o Marca Arduinica.</ref>; sicché la Reggenza non la trovò niente affatto digiuna delle cose di Stato. (cap. II, p. 8)
*Donna di sensi magnanimi e virili, degna nipote di Arduino<ref>Arduino III, detto Arduino Glabrione o Arduino il Glabro (930 – 976), primo signore della Marca di Torino.</ref>, da cui direttamente discendeva, {{NDR|Adelaide di Susa}} aveva passato, dicesi, gran parte dell'adolescenza fra le armi, viste da vicino la guerra e le stragi, cinte essa pure armi e corazza, ed erasi sentita rinforzare gli spiriti alla speranza e all'ardire, e trasportare del tutto alle imprese e alle vittorie militari. (cap. II, p. 8)
*{{NDR|[[Bona di Savoia]]}} Intanto faceva pratiche, e scriveva lettere e lettere, per ottenere da Carlo VIII la rivendicazione della sua pensione di 5000 lire tornesi, assegnatale da Luigi XI sul Ducato di Milano.<br>Viva immagine delle umane vicende, la infelice Bona, che a Firenze e a Milano aveva sfoggiato la più possibile magnificenza, che era madre di una Imperatrice, e che si vedeva ridotta a ricorrere a domande e sollecitazioni, per tirare innanzi la vita!<br>Essa morì poi in Fossano, dimenticata da tutti, nella seconda metà del Novembre 1503, in età di cinquantatré anni. La morte la colse, ignorata dai più anche fra i suoi contemporanei, e nella massima miseria, tanto che due sole faci furono accese intorno al suo cadavere, e due del pari furono impiegate pel suo accompagnamento funebre, e non trovandosi drappo da {{sic|cuoprire}} il feretro, doverono farlo venire da Carignano!<br>''Sic transit gloria mundi!'' (cap. XI, pp. 88-89)
*[...] la [[Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano|Principessa di Lamballe]] non chiese mai nulla alla Regina, né per sé, né per gli altri: né ci fu mai favorito o favorita che meno costasse a potenti! Essa non trasse profitto della sua posizione che per i poveri, e [[Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena|Maria Antonietta]] si affezionò alla sua ingenua favorita, ben sorpresa di così raro disinteresse. (cap. XXV, p. 293)
*La bellezza della Principessa {{NDR|di Lamballe}}, che è tempo oramai di descrivere, essendo essa una delle cause della sua celebrità, colpiva più l'anima che gli occhi; la di lei fisonomia era dolce e graziosa, e tutto in lei rivelava quel verginale pudore che il matrimonio troppo breve aveva appena sfiorato, conservando, vedova precoce, le soavi attrattive e quel non so che tutto proprio delle fanciulle.<br>Il carattere conciliante e carezzevole, lo spirito acuto ed ingenuo, aggiungevano poi grazia al bel fiore che, come ha detto un suo biografo, sopravviveva al frutto. E tutti coloro che si sono occupati di lei, sono d'accordo a lodare quei belli occhi di una vivacità così soave, quella fronte d'avorio, quelle labbra di porpora, quell'ammirabile capigliatura bionda, che sciolta le cadeva fino ai piedi. (cap. XXV, pp. 293-294)
*Maria Teresa di Lamballe, interrogata il 19 Agosto {{NDR|1792}}, fu poi rinchiusa nella prigione della ''Forza'', ed ivi stette fino al 3 Settembre in una incertezza mortale.<br>Allora le fu cambiata la prigione e fatto subire un nuovo interrogatorio. E quando a conclusione le fu detto: «Giurate dunque di amare la libertà e l'eguaglianza, e di odiare il Re, la Regina e la Monarchia.» «Farò il primo di questi due giuramenti – essa rispose – il secondo non lo posso fare, perché non è nel mio cuore.» «Giurate, o siete perduta!» le {{sic|susurrò}} una voce amica. Essa, quasi priva di sensi, rimase silenziosa, e segnò così la sua condanna, perché Casa Savoia non-pronunzia falsi giuramenti.<br>Impadronitasi allora di lei la turba briaca, fu atterrata, uccisa, dilaniata, e la sua testa, separata dal busto e infilata in una picca, fu portata per la città come trofeo. (cap. XXV, p. 296)
*{{NDR|[[Maria Adelaide d'Asburgo-Lorena]]}} Di una gentilezza d'animo squisita, il suo trionfo fu la carità e l'amor della famiglia e dei figli, che tutti allattava da sé; e in quanto agli infelici che a lei ricorrevano, essa non era soltanto caritatevole, ma la carità in persona, e tutte le sere dicesi che scrivesse sopra un taccuino nomi, cognomi e particolari di quelli che le erano raccomandati, non solo per soccorrerli subito, ma per potersi informare di loro e provvederli per l'avvenire. Vi è una distinzione fra carità ed elemosina, e Maria Adelaide possedeva ed esercitava a seconda entrambe queste virtù, spingendole fino al proprio sacrifizio. (cap. XXXII, p. 406)
*Quantunque giovane assai, ed amante del vestir bene, {{NDR|Maria Adelaide}} si privava spesso della soddisfazione che reca un vestito nuovo, un gioiello, per darne il prezzo ai poveri; e più d'una volta, vedendo crescere i bisogni di tante disgraziate famiglie, pregò il suocero<ref>[[Carlo Alberto di Savoia]], padre di [[Vittorio Emanuele II di Savoia|Vittorio Emanuele II]].</ref>, che soleva regalarle per Capodanno qualche elegante monile del valore di {{sic|6,000}} lire, a volergliene invece far dare il prezzo , per poterlo distribuire fra gli infelici, che non era riuscita a beneficiare durante l'anno. (cap. XXXII, p. 407)
*Maria Adelaide aveva una meravigliosa facilità per ogni cosa da apprendere; non vi era arte femminile che non conoscesse, ma la sua modestia era sì straordinaria, che con lei si andava sempre di scoperta in scoperta. Anche di storia, lingua, studi in generale, aveva larga conoscenza; ma {{sic|si piaceva}} specialmente a ricamare, a curare il corpo e l'anima e coltivare lo spirito dei suoi figli, passando presso di loro le ore di libertà di cui poteva godere durante i suoi quieti soggiorni di Moncalieri e Stupinigi, dove a quell'epoca la famiglia stava quasi abitualmente. (cap. XXXII, pp. 408-409)
==Bibliografia==
*Gemma Giovannini, ''[https://archive.org/details/ledonnedicasasa00giovgoog/page/n6 Le donne di Casa Savoia. {{small|Dalle origini della Famiglia fino ai nostri giorni}}]'', Tipografia editrice L. F. Cogliati, Milano, 1900.
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Pedagogisti italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
n3kbd0ncti5d7z5pvygygc5gps2y5aj
Bret Harte
0
161970
1420537
1399827
2026-07-15T14:04:20Z
~2026-39827-87
107785
1420537
wikitext
text/x-wiki
[[File:Bret Harte by Napoleon Sarony.jpg|thumb|Bret Harte]]
'''Bret Harte''', all'anagrafe '''Francis Brett Harte''' (1836 – 1902), scrittore e poeta statunitense.
==Citazioni di Bret Harte==
*Un grosso [[vizio]] ne tiene lontani molti piccoli.<ref>Da ''Two Men of Sandy Bar''; citato in Elena Spagnol, ''Enciclopedia delle citazioni'', Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894</ref>
==[[Incipit]] di ''Gli indesiderabili di Poker {{Sic|Flat}}''==
Quando John Oakhurst, giocatore, sboccò sulla via principale di Poker {{Sic|Flat}}, il mattino del 23 novembre 1850, si avvide che, dalla sera precedente, l'atmosfera generale del paese era molto cambiata.<ref>Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, ''Incipit'', Skira, 2018. ISBN 9788857238937</ref>
==Citazioni su Bret Harte==
*Ho nominato Bret Harte. Egli è lo scrittore che ha forse più largamente accolto in sé le caratteristiche della sua terra e del suo popolo in quel momento fra l'eroico e il brigantesco, in cui i pionieri della [[California]], intatta fin allora custode di tesori d'oro, miracolosa terra di fecondità agreste e mineraria, ritempravano e trasformavano le tradizioni e i caratteri di nazionalità varie e variamente rappresentate, coll'immediato contatto del suolo e della natura, nell'impeto e nel rigoglio di una vitalità primordiale, nell'esuberanza di forze lungamente ignote e {{sic|novamente}} deste ad un'attività immensa, coll'acquisto di ricchezze, di potenze, di glorie non previste, ma sognate avidamente appena la possibilità ne apparve, dovute ad avventure mirabili, a mutazioni fulminee, all'opera del caso, alla fortuna del momento. ([[Amy Bernardy]])
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Harte, Bret}}
[[Categoria:Poeti statunitensi]]
[[Categoria:Scrittori statunitensi]]
6dh7stf7fpmisoxckf9sramciu2aq76
1420551
1420537
2026-07-15T15:18:45Z
Udiki
86035
Rimuovo "sic": dovrebbe essere un refuso e basta, non esistono traduzioni italiane con "Fiat" nell'SBN e non sembra avere senso
1420551
wikitext
text/x-wiki
[[File:Bret Harte by Napoleon Sarony.jpg|thumb|Bret Harte]]
'''Bret Harte''', all'anagrafe '''Francis Brett Harte''' (1836 – 1902), scrittore e poeta statunitense.
==Citazioni di Bret Harte==
*Un grosso [[vizio]] ne tiene lontani molti piccoli.<ref>Da ''Two Men of Sandy Bar''; citato in Elena Spagnol, ''Enciclopedia delle citazioni'', Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894</ref>
==[[Incipit]] di ''Gli indesiderabili di Poker Flat''==
Quando John Oakhurst, giocatore, sboccò sulla via principale di Poker Flat, il mattino del 23 novembre 1850, si avvide che, dalla sera precedente, l'atmosfera generale del paese era molto cambiata.<ref>Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, ''Incipit'', Skira, 2018. ISBN 9788857238937</ref>
==Citazioni su Bret Harte==
*Ho nominato Bret Harte. Egli è lo scrittore che ha forse più largamente accolto in sé le caratteristiche della sua terra e del suo popolo in quel momento fra l'eroico e il brigantesco, in cui i pionieri della [[California]], intatta fin allora custode di tesori d'oro, miracolosa terra di fecondità agreste e mineraria, ritempravano e trasformavano le tradizioni e i caratteri di nazionalità varie e variamente rappresentate, coll'immediato contatto del suolo e della natura, nell'impeto e nel rigoglio di una vitalità primordiale, nell'esuberanza di forze lungamente ignote e {{sic|novamente}} deste ad un'attività immensa, coll'acquisto di ricchezze, di potenze, di glorie non previste, ma sognate avidamente appena la possibilità ne apparve, dovute ad avventure mirabili, a mutazioni fulminee, all'opera del caso, alla fortuna del momento. ([[Amy Bernardy]])
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Harte, Bret}}
[[Categoria:Poeti statunitensi]]
[[Categoria:Scrittori statunitensi]]
5ww1uuz6vgyvso2xr4ntubss5wtv99f
Thomas Malory
0
163203
1420517
1420474
2026-07-15T12:02:45Z
Skekzilla
17056
/* Libro XVIII */
1420517
wikitext
text/x-wiki
Sir '''Thomas Malory''', o '''Maillorie''', '''Mallory''', '''Maleore''' (1409 – 1471), scrittore inglese.
==''La morte di Artù''==
===Incipit===
[[File:Morte Darthur incipit (cropped).jpg|thumb|Incipit dell'edizione del 1485 stampata da [[William Caxton]]]]
====Originale====
Hit befel in the dayes of Uther pendragon when he was kynge of all Englond | and so regned that there was a myȝty duke in Cornewaill that helde warre ageynst hym long tyme | And the duke was called the duke of Tyntagil | and so by meanes kynge Uther send for this duk | chargyng hym to brynge his wyf with hym | for she was called a fair lady | and a passynge wyfe | and her name was called Igrayne | So whan the duke and his wyf were comyn unto the kynge by the meanes of grete lordes they were accorded bothe | the kynge lyked and loved this lady wel | and he made them grete chere out of mesure | and desyred to have lyen by her | But she was a passyng good woman | and wold not assente unto the kynge | And thenne she told the duke her husband and said I suppose that we were sente for that I shold be dishonoured Wherfor husband I counceille yow that we departe from hens sodenly that we maye ryde all nyghte unto oure owne castell<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}}
====Traduzione====
Al tempo in cui [[Uther Pendragon]] governava su tutta l'Inghilterra, vi era in Cornovaglia un potente duca, signore di Tintagel, che gli faceva guerra da molti anni. Attraverso degli emissari, un giorno il re lo convocò ordinandogli di portare con sé anche la moglie, che aveva nome [[Igraine]] e fama di essere molto assennata. Quando il duca arrivò alla presenza del sovrano, per intercessione dei più nobili baroni si riconciliò con lui, ma il re si innamorò di sua moglie, la festeggiò oltre misura e desiderò di giacere con lei. Igraine, che era una donna onesta e leale, non solo non vi consentì, ma anzi disse al marito:<br>«Credo che siamo stati chiamati qui perché io vi perdessi il mio onore. Vi consiglio quindi di andare via senza indugio e di raggiungere questa notte stessa il nostro castello.»<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume primo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}}
===Citazioni===
====Libro I====
[[File:Story of Merlin - Arthur's conception.png|thumb|Il concepimento di Artù]]
*«Ecco cosa voglio, sire» disse allora Merlino. «La prima notte che trascorrerete con Igraine concepirete in lei un figlio che mi farete consegnare appena sarà venuto alla luce. Io lo alleverò dove più mi piacerà, affinché a voi derivi onore e al bambino i vantaggi che gli spettano.»<br>«Sarà fatto come volete» accondiscese il re.<br>«Ora preparatevi» aggiunse Merlino. «Questa notte stessa vi coricherete al fianco di Igraine nel castello di Tintagel, e avrete le sembianze di suo marito; Ulfius assumerà l'aspetto di ser Brastias e io quello di ser Jordans, due cavalieri del duca. Ma badate di non rivolgere domande né a lei né ai suoi uomini; dite che non vi sentite bene, affrettatevi ad andare a letto, e domani mattina non vi alzate prima del mio arrivo. Il castello non è che a dieci miglia da qui.»<br>Fu dunque fatto come era stato deciso. Ma poiché il duca aveva visto il re lasciare l'assedio di Terrabil, quella stessa notte uscì dal castello attraverso una postierla per attaccare l'esercito regale e rimase ucciso nella sortita prima ancora che il sovrano fosse arrivato a Tintagel. Così re Uther giacque con Igraine più di tre ore dopo la morte del duca e, in quella notte, concepì Artù. Allo spuntare del giorno, dopo che Merlino fu arrivato per dirgli di prepararsi, egli baciò la dama e partì in gran fretta. E quando Igraine sentì dire che, secondo tutte le testimonianze, il marito era morto prima dell'arrivo di Uther, si chiese con grande stupore chi potesse essere l'uomo che si era coricato con lei nelle sembianze del suo signore e ne pianse segretamente senza farne parola ad alcuno. (p. 7)
*Non passò molto, quindi, che un mattino Uther e Igraine si sposarono tra la gioia e il tripudio generale, e, per volere del re, nella stessa occasione re Lot di Lothian e di Orkney sposò Morgawse, che sarebbe stata la madre di [[Gawain|Galvano]], e re Nentres della terra di Garlot sposò Elaine. La terza sorella, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], fu invece messa a studiare in un convento dove divenne molto dotta in negromanzia. In seguito sarebbe stata maritata a re [[Urien|Uriens]] della terra di Gore, padre di [[Ywain|ser Ivano il Biancamano]]. (p. 8)
*E quando i mattutini e la prima messa ebbero termine, nel camposanto dietro l'altare maggiore fu vista una grande roccia quadrangolare simile a un blocco di marmo, che sorreggeva nel mezzo una sorta di incudine d'acciaio alta un piede in cui era infitta una bella spada. Intorno all'arma una scritta in lettere d'oro diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Colui che estrarrà questa spada dalla roccia e dall'incudine è il legittimo re di tutta l'inghilterra.}} (p. 10)
[[File:An island story; a child's history of England (1906) (14801002423).jpg|thumb|Artù estrae la spada dalla roccia]]
*Il giorno di Capodanno, terminata la messa, i baroni cavalcarono al campo, alcuni per giostrare, altri per torneare. Tra di essi vi era anche ser Ector accompagnato dal figlio ser Kay e dal giovane [[Re Artù|Artù]], fratello di latte di quest'ultimo. Ser Kay, che era stato fatto cavaliere nel giorno di Ognissanti, accortosi quando era già in cammino di avere dimenticato la spada nell'alloggio del padre, pregò Artù di andargliela a prendere.<br>«Volentieri» rispose il giovane allontanandosi in fretta. Giunto a casa, scoprì però che la dama e tutti gli altri erano usciti per assistere alle giostre. Ne fu addolorato, ma poi si disse:<br>"Andrò al camposanto a prendere la spada che è infitta nella roccia. Mio fratello non deve rimanere senza un'arma in una giornata come questa."<br>Si diresse quindi verso il camposanto; scese di sella, legò il cavallo a un montante e si avvicinò alla tenda che nascondeva la roccia. Non trovandovi i cavalieri che vi erano stati lasciati di guardia e che infatti erano andati alle giostre, afferrò l'impugnatura della spada e la estrasse con un strappo deciso, ma senza sforzo. Poi riprese il cavallo e raggiunse ser Kay per consegnargliela. Appena il fratello la vide, la riconobbe subito. Allora si avvicinò al padre egli disse:<br>«Signore, ecco la spada della roccia. Dunque devo essere io il re di questa terra.»<br>Ser Ector osservò l'arma; quindi tornò indietro con i due giovani, smontò da cavallo, entrò nella chiesa e ordinò a ser Kay di ripetergli con precisione come l'avesse presa faccendolo giurare sul Libro Sacro.<br>«Me l'ha portata mio fratello Artù, signore» disse allora ser Kay.<br>«E tu, come l'hai avuta?» chiese ser Ector ad Artù.<br>«Ecco, signore, quando sono tornato a casa a prendere la spada di ser Kay, non ho trovato nessuno che me la potesse dare; allora, pensando che mio fratello non dovesse rimanere disarmato, sono venuto qui e ho estratto l'arma dalla roccia senza alcuna fatica.» (pp. 11-12)
*Ser Ector e ser Kay si inginocchiarono a terra.<br>«Ahimè, perché vi inginocchiate davanti a me, voi che siete mio padre e mio fratello?» chiese loro Artù.<br>«No, mio signore, non è così. Io non sono vostro padre e non sono nemmeno del vostro stesso sangue. Vedo che discendete da un lignaggio ben più nobile di quanto credessi.»<br>Egli gli raccontò come gli fosse stato affidato, perché lo allevasse, dallo stesso Merlino. Nel sentire che ser Ector non era suo padre, il giovane provò un profondo dolore, ma il cavaliere continuò:<br>«Quando sarete re, vorrete essere il mio buono e grazioso signore?»<br>«In caso contrario sarei da biasimare» fu la risposta di Artù. «Siete l'uomo a cui devo di più insieme alla mia buona signora e madre, vostra moglie, che mi ha nutrito e allevato come figlio suo. Se Dio vorrà ch'io sia re come voi dite, potrete chiedermi tutto quello che sarà in mio potere di concedervi, e io non vi mancherò!» (pp. 12-13)
*«Per quale motivo quel ragazzo è divenuto vostro re?»<br>«Signori, è figlio legittimo di Uther Pendragon e di Igraine, moglie del duca di Tintagel» rispose loro Merlino.<br>«Allora è bastardo!» esclamarono tutti.<br>«No; Artù fu concepito più di tre ore dopo la morte del duca, e tredici giorni più tardi re Uther sposò Igraine. È quindi provato che non è bastardo, e chi lo afferma sappia che Artù sarà re e avrà ragione di tutti i suoi nemici, e che, prima di morire, avrà regnato a lungo su tutta l'Inghilterra e avrà condotto sotto il proprio comando Galles, l'Irlanda, la Scozia e molti altri regni.» (p. 15)
*Dovremmo forse accettare che un interprete di [[Sogno|sogni]] ci esorti alla viltà? ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 16)
*Ecco allora giungere in campo [[Ban di Benoic|re Ban]], fiero come un leone e con le insegne a bande verdi in campo d'oro.<br>«Ahimè, ora temo davvero che saremo sconfitti!» esclamò re Lot vedendolo. «Quello è il cavaliere più valoroso del mondo e anche l'uomo più rinnomato. Moriremo o saremo costretti a ritirarci, ma se dovremo farlo sarà bene che impieghiamo valore e saggezza, perché altrimenti perderemo ugualmente la vita!» (p. 26)
*[...] è preferibile uccidere un vile piuttosto che, a causa di un codardo, perdere tutti la vita. ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 28)
*«Siete un uomo straordinario!» esclamò allora Artù.<br>«Però mi stupisce molto sentirvi dire che morirò in battaglia.»<br>«Non ve ne meravigliate, è la volontà di Dio che il vostro corpo sia punito per le vostre azioni impure. Io invece dovrei essere triste, perché morirò di una morte vergognosa, sotterrato ancora vivo. Almeno la vostra sarà una fine onorevole.» ([[Re Artù]] e [[Mago Merlino]], p. 34)
*Merlino è a conoscenza, come del resto voi, ser Ulfius, di come re Uther venne da me nel castello di Tintagel con le sembianze di mio marito che era morto tre ore prima, e di come quella stessa notte mi fece concepire un figlio. Tredici giorni dopo egli mi sposò, e allorché il bambino nacque ordinò che fosse affidato a Merlino e allevato da lui. Da allora io non lo vidi mai più; né seppi quale nome gli era stato dato. ([[Igraine]], p. 35)
*«Ora siete in mio potere, e sono libero di decidere se uccidervi o risparmiarvi la vita. Ma se non vi darete per vinto sarò costretto a mettervi a morte» gli disse lo sconosciuto.<br>«Quando vorrà venire, la morte sia la benvenuta! Del resto, preferisco morire che disonorarmi arrendendomi a te» esclamò Artù balzandogli addosso. ([[Pellinore]] e [[Re Artù]], p. 39)
*«Ahimè, Merlino, lo avete ucciso!» gli disse Artù. «Era il cavaliere più nobile del mondo, ed io preferirei essere privato delle mie terre piuttosto che saperlo morto.»<br>«Non ve ne date pensiero, è più sano di voi» gli rispose Merlino. «È solo addormentato, ma si risveglierà fra tre ore. Vi avevo detto che era un cavaliere forte e coraggioso, e vi avrebbe ucciso se io non fossi intervenuto. Ma da ora in poi egli vi renderà ottimi servigi; il suo nome è [[Pellinore|Pellinor]], e un giorno avrà due figli di valore impareggiabile che si chiameranno [[Parsifal|Percival]] e [[Lamorak|Lamorak il Gallese]]. E sarà ancora Pellinor a rivelarvi il nome del figlio che avete concepito in vostra sorella e che sarà la rovina del regno.» (p. 40)
[[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p16.jpg|thumb|Artù riceve Excalibur]]
*Proseguirono il cammino finché si trovarono sulla riva di un lago vasto e ameno, dal quale videro emergere un braccio rivestito di sciamito bianco: esso terminava in una mano che stringeva una magnifica spada.<br>«È quella l'arma di cui vi parlavo» disse Merlino ad Artù. E poiché in quel momento una donna passava sul lago, il re chiese chi fosse.<br>«È la [[Dama del Lago]]; sul fondo di questo specchio d'acqua si trova una caverna che ha l'interno decorato con tale ricchezza da renderlo la residenza più piacevole del mondo» gli spiegò Merlino. «Ora la dama si avvicinerà; allora voi dovrete pregarla cortesemente di darvi la spada.»<br>Infatti la dama si diresse verso Artù e lo salutò, e il re, dopo aver ricambiato il saluto, le chiese:<br>«Di chi è la spada che quel braccio tiene alta sull'acqua? Io sono senza armi, e vorrei che fosse mia.»<br>«Essa mi appartiene» gli rispose la dama «ma se mi concederete un dono allorquando ve lo chiederò, sarà vostra.»<br>«Ve lo accorderò, sulla mia parola» le promise Artù.<br>«Allora montate sulla barchetta che vedete laggiù, raggiungete a remi la spada e prendetela insieme al suo fodero. Io reclamerò il mio dono quando lo riterrò opportuno».<br>Artù e Merlino smontarono di sella e legarono i cavalli a due alberi. Poi salirono sulla piccola imbarcazione e, quando ebbero raggiunto la mano e la spada, il re ne afferrò l'impugnatura e la trattenne, mentre mano e braccio scomparivano sott'acqua. (pp. 40-41)
*«Vi piace più l'arma o il fodero?» gli chiese Merlino.<br>«Preferisco la spada.»<br>«Non siete molto saggio, perché il fodero vale dieci volte di più! Finché lo avrete al fianco, esso impedirà alle vostre ferite di sanguinare, per quanto gravi possano essere. Quindi badate a non abbandonarlo mai.» (p. 41)
*Poi re Artù fece cercare, sotto pena di morte, tutti i bambini che erano nati il primo di maggio concepiti da baroni e da dame, perché Merlino gli aveva detto che proprio in quella data aveva visto la luce di colui che lo avrebbe ucciso. Tra i numerosi figli di signori scovati e mandati a corte, si trovava anche [[Mordred]], il figlio della moglie di re Lot.<br>I fanciulli vennero messi su una nave che fu lasciata alla deriva sul mare, ma il caso volle che essa naufragasse ai piedi di un castello e che tutti i bambini morissero salvo proprio Mordred che ne era stato scagliato fuori e che fu ritrovato da un buon uomo che lo allevò. Quando poi il fanciullo ebbe compiuto i quattordici anni, fu mandato a corte, come narreremo verso la fine del libro della Morte di Artù. Ora diremo che i baroni del regno furono molto addolorati per la morte dei loro figli e ne incolparono più Merlino che Artù, ma poi rimasero in pace sia per timore sia per lealtà nei confronti del sovrano. (p. 43)
====Libro II====
[[File:The Death of Balin and Balan.png|thumb|La morte di Balin e Balan]]
*«Ah, bella damigella, dignità, virtù e valore non sono riposti solo nell'[[abbigliamento]]!» esclamò [[Sir Balin|Balin]]. «La virilità e l'onore sono celati nella persona, e vi sono molti insigni cavalieri ignoti a tutti, a riprova che il pregio e l'ardimento non hanno alcun rapporto con le vesti che indossano.» (p. 46)
*Non pochi pensano di fare scorno a un [[avversario]], e poi scoprono che il loro intento si è ritorto a loro danno. ([[Sir Balin]], p. 50)
*Badate, sire, di conservare con cura il fodero di Excalibur e ricordate che finché l'avrete con voi le vostre ferite, per quanto gravi, non sanguineranno. ([[Mago Merlino]], p. 57)
*Rimasto disarmato, {{NDR|[[Sir Balin]]}} si precipitò allora alla ricerca di un'altra arma entrando prima in una stanza poi un'altra e in un'altra ancora, senza riuscire a trovare nulla e sempre incalzato dappresso da [[Re Pescatore|re Pellam]]. Infine varcò la porta di una camera meravigliosamente decorata e vide che vi si trovava un uomo disteso su un letto coperto dai più splendidi drappi d'oro che si possano immaginare. Vicino al letto, su un tavolo d'oro puro sorretto da quattro zampe d'argento, era posata una lancia di singolare fattura. Balin la afferrò, si volse a fronteggiare Pellam e lo colpì con forza, facendolo cadere in terra privo di sensi. Allora il tetto e le mura del castello crollarono e anche Balin fu gettato al suolo, dove rimase senza potersi muovere. [...] Da allora re Pellam rimase infermo per molti anni, e guarì solo quando fu curato da [[Galahad]], il nobile principe, nel corso della ricerca del [[Graal|Sangrail]] – il bacile che conteneva il sangue di Nostro Signore Gesù Cristo portato in Inghilterra da Giuseppe d'Arimatea, cui un tempo era appartenuto anche lo splendido letto. La [[Lancia di Longino|lancia]] che aveva inferto il [[Colpo Doloroso]] era la stessa con cui Longino aveva ferito Nostro Signore al cuore, e poiché re Pellam era affine alla stirpe di Giuseppe e l'uomo più degno di quei tempi, la sua infermità provocò dolore, lutti e pene. (pp. 61-62)
*«Fratello, mi hai ucciso e io ho ucciso te. Il mondo intero parlerà di noi» disse poi Balin quando si fu ripreso.<br>«Perché mai non ti ho riconosciuto!» si lamentò Balan. «Avevo notato le due spade, ma dato che portavi uno scudo non tuo ti avevo creduto un altro.»<br>«È colpa di uno sciagurato cavaliere che facendomelo cambiare ci ha dato la morte. Se potessi sopravvivere distruggerei il castello per i malvagi costumi che alberga.»<br>«E sarebbe ben fatto!» approvò Balan. «Da quando vi arrivai non ebbi più la possibilità di ripartirne perché uccisi il cavaliere che era a guardia dell'isola. Lo stesso accadrà anche a te, fratello. Avresti dovuto uccidermi, come del resto hai fatto, ma poi metterti in salvo con la fuga.»<br>In quel mentre sopraggiungeva la signora del castello con quattro cavalieri, sei dame e sei servitori, e sentì le pietose parole che si scambiavano i fratelli.<br>«Uscimmo entrambi da un medesimo sacello, il ventre di nostra madre, e giaceremo insieme in una stessa fossa» dicevano. (p. 66)
*Il mattino successivo comparve Merlino e fece incidere in lettere d'oro sulla tomba dei fratelli una scritta che diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Qui giace Balin il Selvaggio, che era il cavaliere dalle due spade che inferse il Colpo Doloroso.}}</div><br>Poi, presa la spada di Balin e sostituitone il pomo con un altro, ordinò a un cavaliere di brandirla, ma quello non vi riuscì nonostante i ripetuti sforzi. Allora Merlino scoppiò a ridere.<br>«Perché ridete?» gli chiese il cavaliere.<br>«Solo i campioni migliori del mondo potranno maneggiare questa spada, cioè [[Lancillotto]] e suo figlio Galahad. E con quest'arma Lancilotto ucciderà ser Galvano, il nipote di re Artù» gli rispose Merlino, che fece incidere la profezia sul pomo della spada.<br>Poi operò perché un ponte di ferro e di acciaio collegasse l'isola con la terraferma, e lo fece largo solo mezzo piede perché soltanto l'uomo più eccellente e mondo da malizia e villania potesse avere l'ardire di attraversarlo. Inoltre lasciò sull'isola il fodero della spada di Balin perché Galahad potesse trovarlo, e fece sì che per magia la spada restasse infissa in un blocco di marmo grande come la mola di un mulino, che galleggiò per molti anni nella corrente di un fiume fin sotto le mura di Camelot. Un giorno di Pentecoste Galahad, il nobile principe, che aveva già trovato il fodero, avrebbe estratto la spada così come è narrato nel libro del Sangrail. (p. 67)
====Libro III====
*Che un re tanto illustre per nobiltà e valore voglia prendere in moglie [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]] è la notizia più bella che abbia mai ricevuto [...]. Gli offrirei volentieri anche le mie terre se pensassi di poterlo compiacere, ma ne ha già tante e sono certo che non ne ha bisogno. Gli farò quindi un dono che gradirà molto di più, perché gli consegnerò la [[Tavola Rotonda]] che mi fu data da Uther Pendragon. Essa può ospitare un massimo di centocinquanta cavalieri; cento li ho io stesso, ma gli altri mi sono stati uccisi. ([[Leodegrance]], p. 69)
*«Ma perché vi sono due seggi vuoti alla Tavola Rotonda?» chiese poi Artù a Merlino.<br>«Sire, sono destinati a uomini degni del più alto onore, e sul [[Seggio Periglioso]] siederà solo un cavaliere senza pari. Chiunque altro sarà tanto ardito da tentare di prendervi posto, sarà annientato.» (p. 72)
*Devi concedere [[misericordia]] a coloro che t'implorano, perché un [[cavaliere]] spietato è un cavaliere senza onore. ([[Gaheris]], p. 76)
*Così, portate a termine le tre ricerche affidate a ser Galvano, a ser Tor e a re Pellinor, re Artù confermò la nomina di tutti i cavalieri, assegnò terre a quelli che non avevano e impose loro di non commettere mai oltraggi o omicidi, di rifuggire sempre dal tradimento, di non comportarsi mai con efferatezza, ma di concedere grazia a chi la implorasse, sotto sanzione di perdere per sempre l'onore e la sua protezione. Inoltre il re ingiunse loro, pena di morte, di soccorrere sempre le dame, le damigelle e le gentildonne e di non ingaggiare combattimenti in contese ingiuste per amore o per beni mondani. Tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] giurarono in tal senso, i giovani come i vecchi, e ogni anno rinnovavano il giuramento in occasione della festa solenne della Pentecoste. (p. 87)
====Libro IV====
[[File:The Beguiling of Merlin by Edward Burne-Jones.jpg|thumb|Merlino e la Dama del Lago]]
*Non passò molto che la [[Dama del Lago|Damigella del Lago]] partì e Merlino la seguì tentando più volte di farla sua con le proprie arti sottili, ma poi Nimue gli fece giurare di non fare mai più uso con lei dei suoi incantesimi, perché altrimenti non l'avrebbe mai avuta. [...] Poi Merlino e la damigella ripartirono per la Cornovaglia, e nel corso del viaggio egli le insegnò molti altri prodigi. Ma poiché le stava sempre intorno per cogliere la sua verginità, Nimue lo prese a noia e pensò di liberarsene; tuttavia non sapeva come fare anche perché ne aveva paura, dato che Merlino era figlio di un diavolo.<br>Ora, avvenne che un giorno Merlino le facesse vedere una caverna meravigliosa che si sprofondava sotto una grande pietra che la damigella, mettendo in opera le arti che aveva apprese, lo inducesse ad entrarvi per mostrarle i prodigi che essa nascondeva. Poi fece in modo che egli non ne uscisse mai più di quante arti magiche mettesse in opera, e si allontanò lasciandolo prigioniero. (pp. 88-89)
*Ahimè, da quando sono stato incoronato non ho avuto un solo mese di riposo! ([[Re Artù]], p. 90)
*{{NDR|Su [[Sir Tor]]}} Parla poco e agisce molto di più, e non conosco nessuno qui a corte che sia di nascita più nobile, o che gli sia pari in valore e in possanza. ([[Re Artù]], p. 94)
*[...] poiché [[Baudemago|ser Bagdemagus]] si era adirato perché a ser Tor era stata data la precedenza, si allontanò all'istante dalla corte e, in compagnia del suo scudiero, si inoltrò in una foresta. Dopo molte avventure gli capitò di arrivare davanti alla caverna in cui la Damigella del Lago aveva imprigionato Merlino. Udendolo lamentarsi pietosamente, il cavaliere decise di cercare di aiutarlo e si sforzò di sollevare la pietra che chiudeva l'antro, ma essa era tanto pesante che non vi sarebbero riusciti nemmeno cento uomini.<br>Intanto Merlino, che si era accorto della sua presenza, gli diceva di desistere perché si affaticava invano: egli non avrebbe potuto essere soccorso se non da colei che lo aveva rinchiuso. Allora Bagdemagus si allontanò e, attraverso molte altre avventure che incontrò per via, si dimostrò un eccellente cavaliere, così che quando tornò a corte fu eletto compagno della [[Tavola Rotonda]]. (p. 94)
*[...] mi sono impegnato a battermi ad oltranza e preferisco morire con onore piuttosto che vivere nella vergogna. Se mi fosse possibile perdere la vita cento volte, piuttosto che arrendermi a voi sceglierei lo stesso di morire. Sono senza armi, ma non senza onore, e del resto se ucciderete un uomo inerme, il disonore ricadrà su di voi. ([[Re Artù]], p. 101)
*{{NDR|Sulla [[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]]}} Mi vendicherò su di lei con tale durezza che tutto il mondo cristiano ne dovrà parlare, perché Dio sa che l'ho onorata e venerata più di ogni altra del mio sangue e che avevo più fiducia in lei che in mia moglie e negli altri miei parenti. ([[Re Artù]], p. 103)
*La gente dice che Merlino è figlio di un diavolo, ma io posso affermare di essere stato concepito da un demone sulla terra! ([[Ywain]], p. 105)
*Dopo aver trascorso la notte nel monastero e ascoltata la messa, Galvano e Ivano ripresero il cammino. Si addentrarono in un grande bosco e poi sbucarono in una valleta dove videro dodici belle damigelle e due cavalieri armati e montati su grandi cavalli vicino a una piccola torre. Le damigelle correvano avanti e indietro da un albero al quale era appeso uno scudo bianco e, ogni volta che vi passavano accanto, vi sputavano sopra e alcune vi gettavano anche del fango.<br>I due giovani si avvicinarono, salutarono le damigelle e chiesero loro perché spregiassero lo scudo in quel modo.<br>«Ecco, signori, esso appartiene a un cavaliere del paese che è un ottimo combattente, ma ha in odio tutte le dame e le gentildonne. Per questo stiamo recando offesa al suo scudo.»<br>«Non è certo degno di un cavaliere disprezzare le dame» osservò ser Galvano «ma può anche darsi che ne abbia un buon motivo e che, se è vero quanto dite, in qualche altro luogo vi siano donne che egli ama e da cui è ricambiato. Come si chiama?»<br>«[[Morholt|Moroldo]], signore, del sangue del re d'Irlanda.»<br>«Lo conosco» intervenne ser Ivano. «È un cavaliere molto valoroso: una volta lo vidi misurarsi in una giostra con vari avversari e nessuno fu in grado di tenergli testa».<br>«Allora penso che siate voi da biasimare, damigelle!» esclamò ser Galvano. «Suppongo che se ha appeso lo scudo all'albero non si trovi lontano, e quei cavalieri laggiù potrebbero sfidarlo. Sarebbe più onorevole di quello che state facendo voi. Comunque, non intendo permettere che lo scudo di un cavaliere venga disonorato!» (pp. 110-111)
*[...] non è cavalleresco che uno resti in arcioni mentre l'altro è a piedi. ([[Morholt]], p. 112)
*Si slanciarono gagliardamente l'uno contro l'altro e si assestarono dei fendenti che fecero volare in pezzi gli scudi e ammaccare gli elmi e i giachi, così che ben presto furono entrambi gravemente feriti. Ma erano le nove del mattino, e Moroldo si accorse con stupore che ser Galvano diveniva di momento in momento più forte finché, all'ora di mezzogiorno, la sua forza si trovò triplicata. Quando però il mezzogiorno fu trascorso e cominciò a calare la sera, le forze di ser Galvano presero a scemare ed egli si sentì sempre più debole e cominciò a sospettare che non avrebbe potuto resistere. Sarebbe quindi stato il momento giusto perché ser Moroldo potesse dimostrare tutta la propria possanza; invece quest'ultimo disse:<br>«Ho constatato che siete un ottimo cavaliere e un uomo dotato di una forza prodigiosa, signore, ma finché dura. Del resto, la nostra non è una disputa grave e sarebbe un peccato se dovessi ferirvi, ora che vi vedo indebolito.» (p. 112)
*Una dama tanto superba da non avere misericordia di un valoroso [[cavaliere]] non ha diritto alla felicità! ([[Dama del Lago]], p. 121)
====Libro V====
*In pace da lungo tempo, [[re Artù]] aveva indetto una festa sfarzosa. La Tavola Rotonda era al completo di tutti i suoi alleati sovrani, principi e nobili cavalieri quando, mentre egli sedeva sul trono, entrarono nella sala dodici vecchi che recavano rami d'ulivo nelle mani a significare di essere venuti come ambasciatori e messaggeri dell'imperatore Lucio, a quel tempo chiamato Dittatore o Procuratore del Bene Pubblico di Roma. Giunti alla presenza del re, essi gli resero omaggio con un inchino e gli parlarono nel seguente modo:<br>«Il nobile e potente imperatore Lucio saluta il re di Britannia. Vi ordina di riconoscerlo come vostro signore e di inviargli il tributo che questo regno deve all'impero e che, come risulta dai documenti, già pagavano vostro padre e i vostri predecessori. Se agirete da ribelle e non lo riconoscerete come vostro sovrano, deterrete e tratterrete le vostre terre in contrasto con gli statuti e i decreti stabiliti dal nobile e illustre Giulio Cesare, conquistatore di questo paese e primo imperatore di Roma. Sappiate anche se vi opporrete alle sue richieste e ai suoi ordini, Lucio condurrà una guerra implacabile contro la vostra persona, i vostri regni e le vostre terre, e punirà voi e i vostri sudditi come esempio perpetuo per tutti i sovrani e i principi che rifiutano il tributo al nobile impero che domina sull'intero mondo.» (p. 131)
*[...] io non pagherò mai il tributo a Roma! A quanto so Belino e Brenio, sovrani di Britannia, hanno tenuto a lungo l'impero nelle proprie mani, come anche Costantino figlio di Elena: vi è quindi la prova palese che non dobbiamo alcun tributo e che anzi, essendo noi i loro discendenti, abbiamo il diritto di reclamare il titolo all'impero. ([[Re Artù]], p. 132)
*Artù presiedeva la Tavola Rotonda e appariva l'uomo più gagliardo che esista, capace di conquistare l'intera terra, che è ben poco per lui. (p. 134)
*Mentre il re era assopito nella propria cabina ebbe un sogno meraviglioso: gli parve che un [[drago]] terrificante, giunto in volo dalla parte d'Occidente, affogasse molta della sua gente. Esso aveva la testa smaltata d'azzurro e le spalle che brillavano come oro, il ventre simile a maglie di straordinari colori, la coda coperta di scaglie, le zampe di splendido zibellino e gli artigli come oro fino. Dalla bocca gli scaturiva un'orrenda fiamma che faceva apparire di fuoco la terra e il mare. Poi, in una nuvola, giungeva dall'Oriente un feroce cinghiale nero dagli artigli grandi come pilastri. Coperta da pelame irsuto, era la bestia più ripugnante che si fosse mai vista, e ruggiva e muggiva in modo incredibilmente orribile. Il drago allora si sollevava nell'aria come un falco e assaliva con violenza il cinghiale che rispondeva ferendolo al petto con le zanne grigie, e quel sangue bollente faceva rosseggiare il mare. Allora il drago volava a grandi altezze, poi si precipitava fragorosamente a colpire il cinghiale sulla sommità del dorso, lungo dieci piedi dalla testa alla coda, riducendogli in polvere le ossa e la carne, che prendevano a volteggiare per tutta l'ampiezza del mare.<br>Il re si svegliò di colpo e, sconcertato dal sogno, mandò a chiamare un saggio filosofo cui ordinò di spiegarne il significato.<br>«Sire» fu la risposta del sapiente «il drago rappresenta la vostra persona, i colori delle sue ali sono i regni che avete conquistato e le scaglie di cui è irta la coda rappresentano i nobili cavalieri della Tavola Rotonda. Il cinghiale che usciva dalle nuvole e che fu ucciso dal drago simboleggia un tiranno che tormenta il popolo, o forse anche che voi dovrete battervi di persona contro il più orrido e abominevole gigante che avrete mai visto in tutta la vita. Non avete dunque nulla da temere da questo sogno: andate avanti da conquistatore.» (pp. 135-136)
*Guardate quanto sono tronfi di orgoglio e di millanteria questi Britanni! [...] Si vantano come se avessero già conquistato il mondo intero! (p. 140)
====Libro VI====
*Poco tempo dopo che [[re Artù]] era tornato in Inghilterra da Roma i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] si riunirono a corte per dedicarsi a giostre e a tornei. Non pochi cavalieri novelli compirono onorevoli gesta d'armi e superarono i compagni dando prova di valore e di prodezza, ma tra tutti spiccò [[Lancillotto|ser Lancillotto]] del Lago che fu il migliore nei tornei, nelle giostre e nelle prove d'armi sia al primo sia all'ultimo sangue, e non si fece mai sopraffare se non per tradimento o per incantesimo.<br>Dunque ser Lancillotto si meritò una tale unanime ammirazione che il libro francese dice che era il cavaliere migliore della corte dopo il ritorno del re da Roma. Per tutti questi motivi, la regina Ginevra lo predilesse tra gli altri, e poiché anche egli la ricambiava amandola più di qualunque altra dama o damigella della sua vita, compì per lei molte prodezze d'armi. (p. 157)
*[...] non posso impedire alla gente di dire quel che vuole, ma non penso affatto di prendere moglie, perché dovrei restare al suo fianco trascurando le armi, i tornei, le battaglie e le avventure. Quanto poi ad avere delle amiche, rifiuto il piacere che esse potrebbero darmi soprattutto perché sono timorato di Dio. Vedete, i [[Cavaliere|cavalieri]] che si danno all'adulterio e al libertinaggio non sono felici o fortunati in battaglia, e sono quasi sempre sopraffatti da cavalieri meno abili, oppure per caso e per malasorte uccidono uomini migliori di loro. Credo quindi che sarà sempre un infelice l'uomo che ha delle amanti, e che tutto ciò che avrà a che fare con lui sarà perseguitato dalla sorte. ([[Lancillotto]], p. 170)
*Ahimè, che peccato che un cavaliere debba morire senza le armi in mano! ([[Lancillotto]], p. 181)
====Libro VII====
*[[Re Artù|Artù]] dunque si era seduto a banchetto con vari altri sovrani e con tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]], salvo quelli che erano stati fatti prigioniero o uccisi in scontri d'armi, quando i tre uomini fecero il loro ingresso nella sala. Due erano cavalieri di bell'aspetto e riccamente vestiti, e sulle loro spalle si appoggiava il terzo, il giovane più bello del mondo, alto, robusto e prestante, dal viso perfetto e dalle più grandi e splendide mani che si fossero mai viste, ma che si muoveva come se non riuscisse a reggersi senza essere sostenuto. Artù ordinò che si facesse silenzio e si lasciasse spazio per il loro passaggio, e i tre uomini avanzarono fino all'alta predella senza pronunziare una parola; poi il più giovane si trasse un poco indietro e, raddrizzandosi agilmente in tutta la persona, disse:<br>«Re Artù, Dio benedica voi e tutta la vostra bella certe e, in particolare, i compagni della Tavola Rotonda. Sono venuto per pregarvi di accordarmi tre doni, e poiché le mie richieste non sono irragionevoli e non vi causeranno danni o perdite, potrete concedermeli senza tema di essere disonorato. Il primo lo chiederò subito, e gli altri due tra un anno in questo stesso giorno dovunque vi troverete a celebrare la festa solenne.»<br>«Avrai quanto desideri» dichiarò il re.<br>«Allora, sire, questa è la mia prima supplica: datemi da mangiare e da bere a sufficienza per un anno, al termine del quale avanzerò le altre due preghiere.»<br>«Bel figliolo, ti consiglio di domandare di più: quello che hai espresso è un desiderio troppo umile» gli rispose Artù. «Il mio cuore prova grande inclinazione per te perché ritengo che tu discenda da una nobile schiatta: l'opinione che mi sono fatto risulterebbe fallace se non dovessi dimostrarti di altissimo lignaggio.»<br>«Sire, sia come deve essere, ho chiesto esattamente quello che volevo» replicò il giovane.<br>«Non credo che tu non lo conosca!» esclamò il re, che poi affidò il giovane a [[Sir Kay|ser Kay il Siniscalco]], ordinando che gli desse i migliori cibi e le migliori bevande e un corredo degno del figlio di un barone.<br>«Non ci sarà bisogno di spendere tanto per lui» osservò però ser Kay. «Secondo me è nato villano e non diventerà mai un gentiluomo, altrimenti vi avrebbe chiesto un cavallo e un'armatura. I suoi desideri rispecchiano invece la sua condizione. Comunque, dato che non ha nome, lo chiamerò [[Sir Gareth|Bellamano]] e lo porterò in cucina dove potrà mangiare tutti i giorni tanto di quel brodo che tra un anno sembrerà un porcello all'ingrasso.» (pp. 187-188)
*Appena i due uomini che avevano accompagnato il giovane furono ripartiti lasciandolo nelle mani di ser Kay, questi cominciò a schernirlo e a farsi beffe di lui. Ma [[Gawain|ser Galvano]] se ne adirò e [[Lancillotto|ser Lancillotto]] ordinò al siniscalco di smetterla, aggiungendo che era pronto a scommettere che si sarebbe dimostrato un cavaliere di grande valore.<br>«Non avete ragioni per ritenerlo» replicò il siniscalco. «Le sue rischieste mostrano la sua vera natura; non vuole che da bere e da mangiare e in fede mia deve essere cresciuto in un'abbazia dove, comunque andassero le cose, gli facevano sempre mancare il vitto! Per questo è venuto a cercarlo qui.» (p. 189)
*Così Bellamano fu mandato in cucina, e la notte dormiva con gli altri garzoni, sopportando tutto pazientemente per dodici mesi. Ma nel frattempo era riuscito a incontrare il favore generale, degli uomini come dei ragazzi, per la sua umiltà e la sua dolcezza. E ogni volta che vedeva dei cavalieri intenti alle giostre, se poteva si fermava ad osservarli e cercava in tutti i modi di trovarsi ovunque si svolgesse qualche prova di prodezza, così che accadeva che chiunque si esercitasse nel lancio di sbarre o di pietre si trovava sempre superato da lui di almeno due iarde. (p. 189)
*«In nome di Dio, ti assicuro che ho dovuto impegnarmi al massimo per non essere disonorato; perciò non dovrai temere nessun altro» disse Lancillotto a Bellamano.<br>«Credete che un giorno sarò in grado di tenere testa a qualunque provetto cavaliere?» gli chiese allora il giovane.<br>«Certamente, combatti come hai fatto oggi e io te ne sarò garante.»<br>«Adesso, quindi, vi prego di armarmi.»<br>«Però dovrai dirmi il tuo nome e il tuo lignaggio.»<br>«Ve lo dirò, signore, purché non lo riveliate ad alcuno.»<br>«Te ne do la mia parola, finché non sarà universalmente noto.»<br>«Mi chiamo Gareth e sono fratello germano di ser Galvano» gli disse infine Bellamano.<br>«Ah, signore, ne sono molto lieto! Ho pensato fin dal primo momento che doveste essere di sangue nobile e che non foste venuto a corte solo per mangiare e bere!» esclamò ser Lancillotto; dopo di che lo armò cavaliere. (pp. 192-193)
*[...] non lasciatemi morire quando una parola [[Cortesia|cortese]] potrebbe salvarmi! (Sir Pertolepe, p. 199)
*Un [[cavaliere]] deve tollerare qualunque cosa da parte di una [[damigella]] [...]. Per questo non ho badato alle vostre parole, per quanto ingiuriose fossero; anzi, quanto più mi offendevate e mi facevate montare in collera, tanto più sfogavo la mia ira contro gli avversari che incontravo. Così le vostre ingiurie mi hanno esortato a battermi e mi hanno indotto a cimentarmi per provarvi fino in fondo di cosa sono capace. Se ho cercato accoglienza nelle cucine di Artù, è stato solo per avventura, perché avrei potuto trovare di che sostentarmi in qualunque altro posto. Ma l'ho voluto fare per mettere alla prova i miei amici e perché un giorno si potesse sapere che sono un gentiluomo. ([[Sir Gareth]], p. 203)
*{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Ha sconfitto tutti e quattro i fratelli e ucciso il Cavaliere Nero [...]. Ma prima ancora aveva fatto di più: aveva disarcionato ser Kay lasciandolo a terra mezzo morto e aveva affrontato un duro scontro con ser Lancillotto concludendolo alla pari. È stato allora che ser Lancillotto lo ha armato cavaliere. (p. 206)
*{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Lancillotto era il cavaliere che il giovane amava di più; perciò rimase quasi sempre con lui anche perché, dopo che si fu assicurato della buona salute di ser Galvano, non volle più accompagnarsi a quell'uomo vendicativo che, quando odiava, era pronto anche a commettere omicidi. E a ser Gareth questo ripugnava. (p. 236)
====Libro VIII====
*Al tempo in cui [[Re Artù|Artù]] era re supremo d'Inghilterra, del Galles, della Scozia e di numerosi regni, v'erano altri sovrani che regnavano su molte contrade: un paio nel Galles, altrettanti in Cornovaglia e nell'Occidente, due o tre in Irlanda e un gran numero nel Settentrione, ma tutti costoro gli dovevano obbedienza ed erano suoi vassalli, al pari del re di Francia, del re di Bretagna, e di tutti gli altri baroni fino a Roma. (p. 241)
[[File:Arthur Hughes cartoon the Birth of Sir Tristram.jpg|thumb|La nascita di [[Tristano]]]]
*Ah, figlioletto mio [...] hai dato la morte a tua madre! Se in così giovane età sai giù uccidere, suppongo che diverrai un uomo gagliardo e, poiché morrò per averti messo al mondo, voglio che la mia ancella preghi il mio signore e Meliodas che al battesimo ti imponga il nome di [[Tristano]], a significare il dolore della tua nascita. (Elisabetta, p. 242)
*{{NDR|Su [[Tristano]]}} [...] egli diede inizio alle buone regole del trattare ogni tipo di cacciagione e introdusse i termini appropriati che sono in uso ancor oggi, onde il libro della caccia col falcone, al cervo e a ogni altro animale selvatico, è chiamato il libro di ser Tristano. Mi sembra pertanto che tutti i gentiluomini di antico blasone debbano giustamente onorarlo, perché è proprio da tali termini, che resteranno in uso fino al giorno del Giudizio, che gli uomini d'onore possono distinguere un gentiluomo da un uomo libero e quest'ultimo da un villano. Colui che è [[Gentilezza|gentile]] sarà infatti attratto dalle virtù cortesi e seguirà i nobili costumi degli uomini d'onore! (p. 244)
*Ora accadde che re Agwisance d'Irlanda mandasse a chiedere a [[Marco di Cornovaglia|re Marco di Cornovaglia]] il tributo che questi gli aveva corrisposto per molti inverni e che da sette anni aveva smesso di pagare. Il re e i suoi baroni ordinarono ai messaggeri di tornare dal loro signore con questa risposta:<br>«Noi non gli pagheremo alcun tributo e se vorrà esigerlo mandi in Cornovaglia un cavaliere fidato che combatta per il suo diritto, perché noi ne troveremo un altro che difenda il nostro.»<br>I messageri tornarono dunque con quella risposta che accese d'ira re Agwisance. Convocato [[Morholt|ser Moroldo]], un nobile e provato cavaliere, compagno della Tavola Rotonda e fratello della regina d'Irlanda, il sovrano gli disse:<br>«Bel fratello, ti prego di andare per amor mio in Cornovaglia a combattervi per il tributo che ci spetta. Sarai ben risarcito per tutto quello che spenderai e avrai più di quanto ti occorra.»<br>«Sire» rispose ser Moroldo «per il diritto vostro e della vostra terra non esiterò a dare battaglia al miglior cavaliere della Tavola Rotonda, conosco la maggior parte di loro e le imprese che hanno compiuto, e affronterò volentieri questo viaggio che accrescerà la fama delle mie gesta.» (p. 245)
*Raccomandami a mio zio re Marco e pregalo, se sarò ucciso in battaglia, di seppellire il mio corpo nel modo che riterrà più opportuno [...]. Sappia che non mi arrenderò per viltà e che mi farò uccidere piuttosto che fuggire: in tal modo il regno non sarà costretto al tributo per causa mia; ma se mi arrendersi dichiarandomi sconfitto o se fuggissi, digli che non dovrà mai seppellirmi in terra consacrata. ([[Tristano]], p. 248)
*Appena ser Moroldo ebbe scorto Tristano, gli disse:<br>«Giovane cavaliere, ser Tristano, che fate qui? Sono molto dispiaciuto che abbiate avuto tanto coraggio, perché dovete sapere che mi sono battuto con molti nobili cavalieri, i migliori di questo paese e del mondo intero, e li ho vinti tutti. Seguite dunque il mio consiglio e ripartite.»<br>«Ser Moroldo, cavaliere leale e ben provato» gli rispose ser Tristano «non posso rinunciare alla nostra contesa perché proprio oggi ho ricevuto l'ordine della cavalleria e mi sono impegnato ad acquistarmi onore combattendo contro di voi che avete fama di essere tra i cavalieri più stimati del mondo. Al contrario io non mi sono ancora cimentato con un buon cavaliere, ma confido in Dio che potrò comportarmi onorevolmente liberando per sempre la Cornovaglia da ogni genere di tributo da parte del vostro paese.»<br>Quando ser Moroldo ebbe inteso il suo intento, aggiunse:<br>«Bel cavaliere, poiché siete deciso ad acquistare merito a mio danno, voglio che sappiate che non sarete disonorato se riuscirete a resistere a tre dei miei colpi, perché è proprio per le mie nobili imprese, provate e vedute, che re Artù mi fece cavaliere della Tavola Rotonda.» (p. 249)
*Io non sono che un novello cavaliere e al primo cimento, ma piuttosto che tirarmi indietro preferirei essere fatto in cento pezzi! ([[Tristano]], p. 250)
*Con grande benevolenza, il re affidò Tamtrist alla custodia e alle cure della figlia [[Isotta|Isotta la Bella]], che era molto esperta di medicina. La fanciulla infatti scoprì che alla base della ferita vi era del veleno, e la guarì in poco tempo. Così il giovane forestiero nutrì per lei un grande amore, tanto più che non v'era al mondo pulzella o dama più bella, e in cambio delle sue cure le insegnò a suonare l'arpa. E anche Isotta cominciò a sentire una grande inclinazione verso di lui.<br>[[Palamede (ciclo arturiano)|Ser Palamede il Saraceno]], beneaccetto al re e alla regina, si trovava a quel tempo nel paese, e ogni giorno si presentava con molti doni a Isotta la Bella, che amava appassionatamente. Di ciò si avvide Tamtrist, cui era nota la fama di nobiltà e di ardimento del cavaliere, e siccome Isotta la Bella gli aveva anche detto che il Saraceno aveva intenzione di farsi battezzare per amor suo, tra i due cavalieri c'era grande gelosia e Tamtrist ne era molto contrariato. (p. 252)
[[File:Waterhousem Tristan and Isolde.jpg|thumb|Tristano e Isotta bevono il filtro d'amore]]
*Un giorno Isotta la Bella e la regina sua madre prepararono un bagno per Tamtrist. Mentre egli era immerso nell'acqua accudito da Governale e da ser Hebes e le due donne si affaccendavano da una parte all'altra della camera, il caso volle che la regina vedesse la spada del giovane posata sul letto e che malauguratamente la traesse dal fodero. Dopo averla ammirata a lungo, ché era invero un'arma molto bella, le due dame notarono che il filo della lama era rotto a un piede e mezzo dalla punta e che ne mancava un buon pezzo. Quella falla ricordò subito alla regina il frammento di spada trovato nel cranio di ser Moroldo.<br>«Ahimè, figlia mia» esclamò «costui è il cavaliere traditore che uccise mio fratello, tuo zio!»<br>Isotta ne fu amaramente turbata, ché amava profondamente Tamtrist e conosceva appieno la crudeltà della madre.<br>Intanto la regina si era prontamente recata nella propria camera e da un suo cofano aveva preso il framment di spada estratto dalla testa di ser Moroldo dopo la sua morte; quindi si era affrettata a tornare al letto su cui era posata l'arma di Tamtrist e vi aveva inserito il pezzo d'acciaio: esso combaciò con la tacca della lama quasi non se ne fosse mai distaccato.<br>Subito la dama impugnò fieramente la spada e con tutta la sua forza corse addosso a Tamtrist che era ancora nel bagno, sì che lo avrebbe tagliato in due se ser Hebes non l'avesse afferrata per le braccia strappandole l'arma di mano. Non avendo così potuto portare a termine il suo malvagio intento, la regina corse dal marito, re Agwisance, e, gettatasi in ginocchio, gli disse:<br>«Ahimè, mio signore, ospitate in casa vostra il traditore che uccise mio fratello ser Moroldo, nobile combattente e vostro servitore.»<br>«Chi è e dove si trova?» chiese il re.<br>«È Tamtrist, colui che mia figlia ha guarito.» (p. 255)
*Mio padre è ser Meliodas re di Liones e mia madre, che si chiamava Elisabetta, era sorella di re Marco di Cornovaglia. Ella morì nel darmi la luce nella foresta e, proprio per questo, prima di spirare ordinò che al battesimo mi fosse imposto il nome di Tristano, ch'io trasformai qui in Tamtrist poiché non volevo essere riconosciuto. Ho combattuto per il tributo della Cornovaglia per amore di mio zio e per il diritto di quella terra che egli possedeva da molti anni, e anche per accrescere il mio onore, perché ero stato fatto cavaliere proprio quel giorno ed ero al mio primo cimento. Solo per questo intrapresi la battaglia, e sappiate inoltre che ser Moroldo si sottrasse a me ancora in vita, abbandonando lo scudo e la spada. ([[Tristano]], p. 256)
*Col passare del tempo [...] sorsero dissidi e gelosie tra il re e il nipote a causa di una dama, moglie del nobile conte ser Segwaride, di cui entrambi erano innamorati. La dama amava molto ser Tristano che la ricambiava, poiché era invero bella, e il cavaliere lo aveva ben notato, e re Marco, accesosi anch'egli d'amore per lei, lo aveva saputo e ne era geloso. (p. 258)
*[...] benché tra loro vi fossero belle parole, finché visse re Marco non amò più il nipote {{NDR|[[Tristano]]}}, poiché ogni affetto si era spento per sempre. (p. 260)
*[...] colui che ha una segreta [[ferita]] è riluttante a mostrare apertamente l'ingiuria subita! (p. 260)
*[[Lancillotto|Ser Lancillotto]] non ha pari per gentilezza e cavalleria e, per il grande affetto che nutro per lui, non combatterò più di mia volontà contro di voi. ([[Tristano]], p. 264)
*[...] re Marco non smise mai di pensare in cuore suo al modo di far perire Tristano. Infine escogitò di mandarlo come suo messaggero in Irlanda a chiedere in moglie Isotta la Bella, di cui il nipote aveva tanto lodato l'avvenenza e la bontà. Ma tutto ciò era fatto con l'intento di farlo morire. (p. 265)
*Ser Tristano prese dunque il mare e, mentre si trovava nella cabina insieme ad Isotta, accadde che avessero sete e che lì accanto vi fosse una piccola fiasca d'oro contenente, a giudicare dal colore e dal sapore, un vino prelibato. Subito il giovane la prese dicendo:<br>«Madama Isotta, ecco la migliore bevanda che abbiate mai gustata e che la vostra ancella dama Brangania e il mio servitore Governale tenevano per sé.»<br>Risero entrambi di cuore e bevettero liberamente, brindando l'uno all'altra, sì che mai vino sembrò loro più dolce e prelibato. Ma appena l'ebbero inghiottito, essi si amarano sì intensamente che quel loro sentimento non li abbandonò mai più, nella buona e nella cattiva sorte. Era infatti quello il principio di un amore che li avrebbe accompagnati per tutti i giorni della vita. (p. 271)
*Non è da buon [[cavaliere]] cogliere un altro in svantaggio [...]. ([[Tristano]], p. 284)
*Ser Lamorak si allontanò in compagnia di ser Driant, ed essendosi imbattuto in un cavaliere che per ordine di [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]] recava a [[re Artù]] un bel corno rifinito in oro, lo costrinse con la forza a rivelargli il motivo della sua missione. Seppe che il corno aveva una virtù – nessuna dama o gentildonna che non fosse fedele al proprio signore vi poteva bere senza versarne il contenuto – e che Morgana la Fata lo inviava in dono al fratello Artù a causa della [[Ginevra (ciclo arturiano)|regina Ginevra]] e per dispetto a ser Lancillotto.<br>«Se non vuoi morire» disse allora ser Lamorak «porterai il corno a re Marco, e gli dirai che glielo mando perché metta alla prova la fedeltà della sua sposa.»<br>Il cavaliere si recò così da re Marco e gli disse che gli inviava quel corno prezioso e qual era la sua qualità. Il re costrinse quindi la regina Isotta a bere, e dopo di lei cento altre dame, ma solo quattro tra esse riuscirono a non versare la bevanda.<br>«Ahimè, è una grave infamia» esclamò il sovrano, giurando poi solennemente che avrebbe condannato al rogo la regina e le altre.<br>Ma i baroni si radunarono e dichiararono apertamente di non essere disposti a tollerare che le dame venissero arse per via di un oggetto fatto con arti magiche dalla strega più fals e incantatrice che vi fosse al mondo e nemica dei veri amanti, e affermarono che quel corno non operava mai niente di buono e causava solo odio e dissidi. Molti cavalieri fecero pertanto voto di usare ben poca cortesia a Morgana la Fata, se ma l'avessero incontrata. (pp. 284-285)
*[...] uccisi ser Moroldo liberando la Cornovaglia dal tributo, e sono anche colui che salvò il re d'Irlanda da ser Blamor di Ganis e che vinse ser Palamede. Sono Tristrano di Liones e, con la grazia di Dio, libererò quest'infelice contrada. ([[Tristano]], p. 291)
*«[...] In cambio della mia cortesia voi esponeste al biasimo molte dame, inviando a re Marco il corno di Morgana la Fata, per risentimento verso di me.»<br>«Lo rifarei se fosse il caso» affermò ser Lamorak. «Preferivo che la disputa si svolgesse alla corte di re Marco piuttosto che a quella di re Artù, perché non sono di pari onore.»<br>«Questo lo so, ma voi agiste solo per far dispetto a me» replicò Tristano. «Eppure, nonostante il vostro malanimo, ringrazio Dio che non avete fatto grande danno. Lasciate dunque ogni vostro rancore e io farò altrettanto: uniamo invece le nostre forze e acquistiamoci merito uccidendo il gigantesco signore dell'isola, ser Nabon il Nero.»<br>«Signore, ora comprendo la vostra cavalleria!» esclamò ser Lamorak. «Non può essere menzognero ciò che tutti dicono di voi: per nobiltà, generosità e virtù non avete pari e mi pento di avervi mostrato villania.» (p. 292)
*[...] molti dicono dietro le spalle di un uomo quello che non gli direbbero mai in faccia. ([[Lamorak]], p. 295)
====Libro IX====
*Un giorno giunse alla corte di [[Re Artù|Artù]] un giovane di robusta costituzione, abbigliato sfarzosamente con una cotta di un ricco tessuto d'oro che tuttavia gli pendeva malamente addosso, a richiedere al re che lo armasse cavaliere.<br>«Come vi chiamate?» gli domandò il sovrano.<br>«[[Sir Breunor|Brunoro il Nero]], sire, e non tarderete a sapere che sono di nobile schiatta.»<br>«Sarà anche così» commentò [[Sir Kay|ser Kay]] «ma a vostro scherno sarete chiamato La Cotta Maltagliata per la pessima foggia del vostro abito.» (p. 299)
*Sire [...] chiedo a voi e a tutta la corte che mi chiamate La Cotta Maltagliata: così mi ha soprannominato ser Kay e non voglio altro nome. ([[Sir Breunor]], p. 300)
*Se alla tua prima giostra ti inviano un buffone a combatterti, sei davvero tenuto in poco conto alla corte di Artù! (Damigella Maldicente, p. 302)
*Ah, bella damigella [...] vi prego di avere pietà e di non insultarmi oltre, perché la mia afflizione è grande abbastanza anche se non ne aggiungete del vostro. Tuttavia non mi considero un cattivo cavaliere per essere stato abbattuto da un compagno della Tavola Rotonda. ([[Sir Breunor]], p. 302)
*{{NDR|Su [[Sir Breunor]]}} [...] vi dico apertamente che è un bravo cavaliere, e che si proverà nobile e prode. Se non si tiene ancora saldo in sella è solo perché gliene mancano la pratica e l'esperienza, ma quando è il momento di maneggiare la spada sa colpire con forza e valentia, ed è ciò che hanno compreso ser Bleoberis e [[Palamede (ciclo arturiano)|ser Palamede]] che, da uomini scaltriti dall'uso delle armi, sanno giudicare dal modo di cavalcare di un avversario se saranno in grado di rovesciarlo di sella o di assestagli un buon colpo. Ma per lo più essi non sono disposti a combattere a piedi con i giovani cavalieri, che sono agili e vigorosi. ([[Mordred]], p. 304)
*{{NDR|Su [[Glatisant la Bestia]]}} Si trattava della bestia con la testa da serpente, il corpo da leopardo, le natiche da leone e le zampe da cervo; inoltre, ovunque essa andasse, dal suo ventre scaturiva uno strepito quasi vi fossero trenta coppie di veltri latranti. (p. 314)
*[...] nessuno è conformato in modo da poter aver [[successo]] in ogni occasione: talvolta si ha la peggio per mala ventura e talaltra colui che è meno meritevole mette in svantaggio chi è migliore di lui. (p. 314)
*«Chi vorreste assalire?» chiese [[Lamorak|ser Lamorak]].<br>«[[Lancillotto|Ser Lancillotto del Lago]]: se mai lo incontrassimo non potrebbe sfuggirci e lo metteremo a morte!»<br>«Vi assumete un compito molto arduo, perché è un cavaliere nobile e ben provato» fu la risposta di ser Lamorak.<br>«Non ne dubitiamo, ma ognuno di noi è sufficientemente forte per tenergli testa.»<br>«Non lo credo» replicò ser Lamorak. «In tutta la mia vita non ho mai inteso d'alcun cavaliere che ser Lancillotto non riuscisse a superare.» (p. 315)
*[...] ognuno ritiene infatti che la propria dama sia superiore a ogni altra, e voi non dovete adirarvi se io lodo colei che maggiormente amo. Se la mia signora, la regina Ginevra, è ai vostri occhi la più avvenente, sappiate che la regina Morgawse sembra più bella ai miei, ed è ciò che ogni cavaliere pensa della propria dama. ([[Lamorak]], p. 316)
*Ho ricevuto una bella ricompensa per aver combattuto contro [[Morholt|ser Moroldo]] e liberato il regno dalla sudditanza; e anche per aver portato in Cornovaglia la [[Isotta|regina Isotta]] sopportando gravi costi e pericoli. Quale compenso mi fu dato per essermi battuto con ser Blamor di Ganis in difesa di re Agwisance padre di Isotta la Bella, e cosa mi venne per aver abbattuto ser Lamorak il Gallese su richiesta di re Marco, o per aver vinto il Re dei Cento Cavalieri e il re del Galles del Nord che minacciavano le sue terre? E ancora, per aver salvato la regina dal buon cavaliere ser Palamede, e per aver ucciso il potente gigante Tawlas? Sappia re Marco, che ora mi dà tale mercede, che fu solo per amor mio che molti nobili cavalieri della Tavola Rotonda hanno finora risparmiato i baroni di questa contrada! ([[Tristano]], p. 326)
*Ebbene, qui si può imparare che nessun [[cavaliere]] è tanto forte che non possa essere scavalcato, nessuno tanto saggio che non possa sbagliare, e che cavalca bene colui che non è mai caduto! ([[Dinadan]], p. 332)
*{{NDR|Su [[Tristano]]}} Gesù misericordioso! Dacché presi le armi non vidi mai un cavaliere compiere gesta sì stupefacenti! Se lo assalissi ora, recherei onta a me stesso. ([[Lancillotto]], p. 335)
*[...] un buon cavaliere deve sempre favorire un altro, giacché i simili sono attratti dai simili. (Re dei Cento Cavalieri, p. 336)
*[...] nell'ardore della lotta spesso si colpiscono gli amici al pari dei nemici. ([[Lancillotto]], p. 343)
*È difficile staccare la carne che è cresciuta intorno all'osso! ([[Lancillotto]], p. 348)
*Anche il [[Pecora e lupo|lupo]] lascerebbe in pace la pecora se si trovassero insieme nella stessa prigione! ([[Dinadan]], p. 348)
*Come dice il libro francese, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana]] preferiva ser Lancillotto a ogni altro, e lo desiderava in ogni momento benché egli non acconsentisse ad amarla né a far nulla su sua richiesta. (p. 351)
====Libro X====
*Un [[cavaliere]] così ardito non morrà per mano di un branco di vigliacchi! ([[Tristano]], p. 357)
*Ahimè, [[Isotta|Bella Isotta]] regina di Cornovaglia, perché mai vi amo? [...] Voi non avete colpa di questa mia pena e il biasimo ricade solo sui miei occhi: siete la più bella di tutte, e io da stolto non posso fare a meno di esservi devoto anche se non mi dimostrate né amore né cortesia, e amate riamata ser Tristano di Liones che è il cavaliere migliore del mondo. ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 373)
*«Ecco un castello che non potrebbe essere preso o conquistato con alcuna macchina da guerra» disse ser Dinadan indicandolo al compagno. «Vi dimora la regina Morgana la Fata: lo ricevette dal fratello re Artù, che se ne è poi pentito amaramente. Da quel momento non c'è stato più accordo tra loro e la sorella gli ha fatto guerra ogni volta che ha potuto mantenendo proprio in questo maniero un folto gruppo di armati al solo scopo di distruggere quanti sono cari al re. Infatti non vi passa alcun cavaliere che non debba combattere contro uno, due o persino tre avversari. Se poi appartiene ad Artù ed è sconfitto, perde cavallo, armatura e ogni altra cosa che possiede, e persino la libertà qualora non riesca a fuggire.»<br>«Dio mi protegga!» esclamò ser Palamede. «Fare guerra al proprio signore che è chiamato il fiore della cavalleria cristiana e pagana è un costume malvagio e indegno di una regina, e io vi porrò fine di tutto cuore. Morgana non riceverà mai alcun servigio da me, e se come penso mi manderà contro i suoi cavalieri, essi avranno dì che combattere!» (p. 377)
*Il racconto torna ora a [[Lamorak|ser Lamorak]] che era lodato e onorato da ogni buon cavaliere all'infuori di [[Gawain|ser Galvano]] e dei suoi fratelli che desideravano solo il suo male e che, meditando di cogliere l'occasione per ucciderlo, fecero venire la madre in un castello vicino a Camelot. La regina di Orkney era infatti giunta da poco allorché ser Lamorak le inviò un messaggero e fissò con lei un convegno di cui venne subito a conoscenza [[Gaheris|ser Gaheris]], che si pose in agguato.<br>A notte, ser Lamorak arrivò tutto armato, legò il cavallo vicino a una postierla segreta ed entrò in una stanza dove si tolse l'armatura; quindi raggiunse il letto della regina dove, amandosi di tutto cuore, essi trassero grande gioia l'uno dall'altra.<br>Quando ser Gaheris giudicò che fosse giunto il momento si accostò al letto e, afferrata bruscamente la madre per i capelli, le mozzò la testa. Ser Lamorak sentì così sprizzare su di sé il sangue caldo di colei che amava e balzò dal letto gridando come uomo aflitto e sgomento:<br>«Ah, ser Gaheris, cavaliere della Tavola Rotonda, avete commesso un'azione malvagia e vile! Perché uccideste la madre che vi generò? Avreste avuto maggior ragione di colpire me!»<br>«Dici il vero, e benché l'uomo sia nato per offrire il proprio servigio alla donna, sei tu che hai commesso l'offesa» replicò ser Gaheris. «Tuo padre uccise il nostro, eppure tu hai giaciuto con nostra madre disonorando me e i miei fratelli: è una vergogna troppo grande perché sia tollerata! Quanto poi a tuo padre re Pellinor, sappi che fu ucciso da me e da mio fratello Galvano.»<br>«Avete commesso un torto ancora più grande e fareste bene a ricordare ce la morte di mio padre non è ancora stata vendicata!»<br>«Non minacciarmi, Lamorak, altrimenti ti ucciderò. È solo perché ora sei disarmato che il mio onore di cavaliere mi vieta di metterti a morte, ma sappi che in qualunque altra occasione ti rincontrerò, non risparmierò la tua vita» ribatté ser Gaheris. «Ormai mia madre è affrancata da te: vai dunque a prendere il cavallo e vattene.» (pp. 385-386)
[[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p162.jpg|thumb|La morte di Lamorak]]
*Ser Lamorak si separò da Lancillotto e ripartì da solo, e fu così che ser Galvano e i suoi tre fratelli [[Agravaine|Agravano]], Gaheris e [[Mordred]] andarono ad attenderlo in un luogo appartato: gli uccisero il cavallo poi lo assalirono tutti insieme, di fronte, alle spalle e ai lati e, dopo più di tre ore di combattimento, ché ser Lamorak si difendeva da valoroso, ser Mordred gli aprì una profonda ferita nella schiena e gli altri lo fecero a pezzi.<br>Così morì il nobilissimo ser Lamorak, cavaliere della Tavola Rotonda; ma sappiate che [[Sir Gareth|ser Gareth]], il quinto fratello di ser Galvano, non ebbe alcuna parte nel vile assassinio. (p. 387)
*«Ne ho visti di stolti come voi!» esclamò allora ser Dinadan adirato. «E uno proprio quest'oggi: se ne stava disteso accanto a una fonte con aria trasognata, lo scudo appoggiato al suolo e il cavallo poco distante, e sogghignava come un folle senza dire una parola. Compresi così che si trattava di un [[Innamoramento|innamorato]].»<br>«E voi non lo siete, bel cavaliere?» gli chiese ser Tristano.<br>«Maledetto chi lo è!» proruppe ser Dinadan.<br>«Avete torto, perché soltanto il cavaliere innamorato può essere prode» replicò ser Tristano. (pp. 408-409)
*«In guardia, cavaliere» gridò poi a ser Epinogrus. «È abitudine dei cavlieri erranti sfidarsi alla giostra.»<br>«È forse costume di tali cavalieri imporre di combattere che lo si voglia o no?»<br>«È tale per me, e tanto vi basti» replicò ser Dinadan. (p. 409)
*«[...] io non so cosa spinga ser Tristano e tanti altri innamorati a perdere la ragione e l'intendimento per delle donne!» commentò ser Dinadan.<br>«Come, siete un cavaliere e non siete innamorato? Vergognatevene: non potete certo essere chiamato prode se non venite a contesa per una dama.»<br>«Dio me ne guardi!» esclamò ser Dinadan. «Le gioie d'amore sono troppo brevi e le pene che ne derivano fin troppo durature.» (p. 412)
*«Ma perché siete tanto incollerito?»<br>«Ah, codardo, disonori la cavalleria!» lo ingiuriò ser Dinadan.<br>«Poco importa dal momento che mi metterò al vostro servizio e rimarrò sotto la vostra salvaguardia. Siete così prode che mi proteggerete» replicò ser Tristano.<br>«Il diavolo mi liberi da te! D'aspetto sei il migliore uomo d'armi che abbia mai visto, ma anche il più pusillanime.» (p. 413)
*"Date [[potere]] al [[villano]] e questi non ne avrà mai abbastanza". Infatti, laddove il governo è affidato a una persona di bassi natali mentre il signore delle terre è di nascita elevata, avverrà che il [[Plebe|plebeo]] non tollererà al proprio fianco alcun gentiluomo, e ne perseguirà anzi la rovina. (p. 417)
*{{NDR|Su [[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]]}} [...] tutti lo lodarono e affermarono che seppure ancora saraceno, era un credente della migliore specie, ben disposto d'animo e assolutamente leale e fedele alla parola data. (p. 420)
*Ora oso dire che siete la dama più bella che abbia mai visto, e che ser Tristano è un cavaliere prode e prestante quant'altri mai. Mi sembra perciò che siate fatti l'uno per l'altra! ([[Re Artù]], p. 441)
*Ah, Palamede, Palamede [...] perché sei così emaciato, tu che un tempo eri chiamato uno dei più bei cavalieri del mondo? Ah, non voglio più vivere questa vita perché amo colei che non potrò mai avere o conquistare! ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 452)
*«Signore, ecco come mi discolpo: in quanto alla regina Isotta, sappiate che l'amo da lungo tempo più di ogni altra, e a lei debbo gli onori che ho conquistato, ché altrimenti sarei rimasto il cavaliere più indegno del mondo. Ovunque andavo, il suo ricordo mi accompagnava e mi spingeva a compiere imprese meritevoli. Tuttavia finora non ebbi mai da lei ricompensa e pur essendo il suo cavaliere non ricevetti alcun guiderdone! Perciò, ser Tristano, non temo la morte perché, sapendo che non possiederò mai la mia regina, mi è indifferente vivere o morire, e se fossi armato come lo siete voi, mi batterei di buon animo.»<br>«La vostra stessa bocca ha rivelato il tradimento!» proruppe ser Tristano.<br>«Non ho commesso alcuna slealtà» protestò l'altro. «Ogni uomo è libero di amare, e benché abbia riposto il cuore nella vostra dama, ella è mia quanto è vostra. Se questo è un torto, allora sono colpevole, ma voi godete di lei e appagate il vostro desiderio, mentre io non ebbi mai nulla né spero di averlo in futuro, e tuttavia l'amerò quanto voi fino all'ultimo istante della mia vita.» (p. 453)
====Libro XI====
*Mentre in un giorno di Pentecoste, i cavalieri sedevano alla [[Tavola Rotonda]], si presentò ad [[Re Artù|Artù]] un eremita che vide il [[Seggio Periglioso]] e chiese al re e ai baroni perché non fosse occupato.<br>«Su quel seggio non siederà che colui che è destinato, ogni altro vi troverà la morte» gli fu risposto.<br>«Sapete chi è?» domandò allora l'eremita.<br>«Non lo sappiamo ancora.»<br>«Lo so io» dichiarò allora il sant'uomo. «Vi prenderà posto un cavaliere che non è stato ancora concepito, ma che nascerà quest'anno e sarà colui che conquisterà il Sangrail.» (p. 456)
*[...] entrò, giovane e bellissima, una damigella che recava tra le mani un vaso d'oro. Allora il re e tutti quanti si trovavano nella sala si inginocchiarono devotamente a pregare.<br>«Oh, Gesù!» esclamò ser Lancillotto. «Cosa può significare?»<br>«È il [[Graal|Sangrail]], l'oggetto più prezioso che alcun essere vivente possieda» fu la risposta del re. «Quando sarà portato altrove, la Tavola Rotonda si spezzerà.» (p. 458)
*A tempo debito, [[Elaine di Corbenic|Elaine]] partorì un bel bambino che fu allevato con cura e affetto e battezzato [[Galahad]], perché quello era il nome che ser Lancillotto aveva ricevuto al fonte battesimale e che poi la Dama del Lago aveva mutato in Lancillotto. (p. 460)
*Sappiate, ser Bors, che questo fanciullo è Galahad; siederà sul Seggio Periglioso e otterrà il Sangrail, e si dimostrerà migliore di suo padre ser Lancillotto. ([[Elaine di Corbenic]], p. 462)
*[...] solo gli uomini valorosi e retti che amano e temono Dio possono conquistare onore; altrimenti, per quanto arditi, non vi riescono. ([[Re Pescatore|Re Pelles]], p. 462)
*Ser Bors si era appena sdraiato di nuovo per riposare, quando sentì un grande frastuono provenire dalla camera vicina e si vide piovere dentro, non sapeva se dalle porte o dalle finestre, nugoli di frecce e di quadrelli tanto fitti da lasciarlo stupito; molti lo colpirono e lo ferirono nei punti in cui il suo corpo non era protetto.<br>Ed ecco sopraggiungere un orribile leone: ser Bors gli si fece incontro; la fiera gli portò via lo scudo, ma egli riuscì a mozzarle la testa. Non passò molto che nella corte vide un orrendo drago sulla cui fronte sembrava fossero scritte lettere d'oro che ser Bors pensò avessero il significato di "re Artù". Giunse poi un leopardo brutto e vecchio che si batté a lungo e accanitamente con il drago; ma a un certo punto questi sputò fuori dalla bocca qualcosa come un centinaio di piccoli draghi che uccisero e fecero a pezzi il leopardo.<br>Apparve poi nella sala e si mise a sedere su un bel seggio un vecchio che sembrava avere intorno al collo due vipere. Teneva in mano un'arpa e prese a cantare un'antica canzone che narrava come Giuseppe di Aramitea fosse giunto in quel paese. Quando ebbe finito, consigliò a ser Bors di andare via.<br>«Qui non incontrerete altre avventure» gli disse. «Vi siete portato con grande onore, e più ne acquisterete in futuro.»<br>Parve allora a ser Bors che giungesse una colomba candida recante nel becco un incensiere d'oro, e che la tempesta imperversata fino ad allora cessasse e si allontanasse di colpo, mentre la sala si empiva di straordinari profumi. Poi vide quattro fanciulli che portavano quattro bei ceri e in mezzo ad essi un vecchio con un cero in una mano e una lancia nell'altra. Si trattava dell'arma che aveva nome Lancia della Vendetta. (pp. 463-464)
*Dite [...] a [[Sir Kay|ser Kay il Siniscalco]] e a [[Mordred|ser Mordred]] che confido in Dio che sarò valoroso quanto loro, e non dimenticherò mai i motteggi e le derisioni che mi indirizzarono il giorno in cui fui investito cavaliere: non comparirò a corte finché tutti non parleranno di me con maggiore rispetto di quanto sia mai stato dimostrato loro. ([[Parsifal]], p. 472)
*{{NDR|Su [[Parsifal]]}} [...] era infatti uno dei migliori cavalieri del mondo, e in lui la vera fede era ben salda. (pp. 473-474)
*Ed ecco avvicinarsi il sacro vaso del Sangrail accompagnato da soavità e profumi di ogni sorta. I due cavalieri non poterono distinguere con chiarezza chi lo portava; solo ser Percival intravvide appena sia il vaso sia la vergine purissima che lo recava tra le mani. Immediatamente si trovarono entrambi perfettamente risanati nelle membra e nel corpo, e resero grazie a Dio in grande umiltà.<br>«Gesù» disse ser Percival «cosa significa che siamo guariti, mentre unmomento fa eravamo in punto di morte?»<br>«Lo so io» rispose ser Ector. «È stato il sacro vaso portato da una vergine e contenente il santo sangue di Nostro Signore Gesù Cristo. Solo un uomo di assoluta perfezione può vederlo.» (p. 474)
====Libro XII====
*Se la mia morte potesse giovarvi e la mia vita non vi fosse di alcuna utilità, ebbene, sarei pronta a morire per voi! ([[Elaine di Corbenic]], p. 481)
*«Ah, [[Tristano|ser Tristano]]» esclamò allora [[Palamede (ciclo arturiano)|ser Palamede]] «sapete bene che non posso battermi senza perdere l'onore. Voi siete allo scoperto e io sono armato: se vi uccidessi l'onta ricadrebbe su di me. Del resto, conosco la vostra forza e la vostra resistenza.»<br>«È vero, e adesso capisco quanto siete prode.»<br>«Vi prego, rispondete a una domanda.»<br>«Volentieri. Con l'aiuto di Dio vi dirò la verità.»<br>«Fate il caso che voi foste armato di tutto punto e io non lo fossi: cosa vi suggerirebbe di farmi l'onore cavalleresco?»<br>«Ora capisco!» esclamò ser Tristano. «Poiché devo dare il mio parere, Dio mi benedica, quel che dirò non sarà dettato dalla paura. Vi risponderò quindi che in tal caso non vorrei battermi e vi lascerei andare.»<br>«E anch'io non voglio. Perciò, prendete la vostra strada!»<br>«Posso sempre scegliere se restare o andar via, invece. Ma c'è una cosa che mi stupisce: perché un cavaliere valoroso come voi non vuole essere battezzato, mentre vostro fratello ser Safer si è fatto cristiano già da tempo?»<br>«Sebbene in cuor mio creda già in Gesù Cristo e nella sua dolce madre Maria, secondo un voto che ho fatto anni fa devo ancora affrontare uno scontro; poi mi farò battezzare, e con grande gioia.»<br>«In fede mia, allora non dovrete cercare a lungo quest'ultima battaglia! Dio non voglia che per colpa mia restiate ancora saraceno!» (p. 488)
*«E adesso?» gli chiese Tristano. «Ti ho alla mia mercé come poc'anzi mi avevate voi. Ma i cavalieri di corte non dovranno mai dire che ser Tristano ha ucciso un guerriero disarmato. Quindi, riprendete la vostra arma e portiamo a termine lo scontro.»<br>«Desidererei davvero di finirlo» rispose l'altro «ma non ho molta voglia di battermi ancora, anche perché l'offesa che vi ho arrecata non è tanto grave che non possiamo diventare amici. Osai dire che [[Isotta|Isotta la Bella]] non ha pari tra le dame; non l'ho mai disonorata e, anzi, è grazie a lei che ho ottenuto gran parte dell'onore che mi sono conquistato. Le mie offese non furono mai rivolte alla regina, ma a voi, e oggi mi avete ripagato con un gran numero di colpi. Ad alcuni ho potuto rispondere, ma adesso devo ammettere che non ho mai incontrato un uomo forte e resistente quanto voi, salvo ser Lancillotto del Lago. Perciò, mio signore, vi chiedo di perdonarmi ogni cosa e di condurmi oggi stesso alla chiesa più vicina dove prima vorrei confessarmi e poi essere battezzato. In seguito andremo insieme alla corte di Artù per partecipare alla grande festa.»<br>«Allora prendete il cavallo: faremo come avete detto, e che Dio vi perdoni per tutti i vostri peccati come ho già fatto io! A un miglio da qui il vescovo suffraganeo di Carlisle potrà impartirvi il sacramento del battesimo.»<br>Montarono a cavallo insieme a ser Galleron e, giunti alla presenza del vescovo, gli esposero quanto volevano. Il sant'uomo fece riempire un grande bacile d'acqua, la consacrò, poi confessò e assolse ser Palamede. Ser Tristano e ser Galleron furono i suoi padrini.<br>Poco dopo, ripartirono per Camelot dove trovarono il re, la regina e quasi tutti i cavalieri della Tavola Rotonda, che furono molto lieti di sapere che ser Palamede si era fatto cristiano. (pp. 490-491)
====Libro XIII====
*«Ora sono certo che voi della [[Tavola Rotonda]] partirete alla ricerca del [[Graal|Sangrail]] e che io non vi vedrò mai più tutti insieme» dichiarò allora Artù. «Voglio perciò che vi riuniate per giostrare e torneare nel prato sotto Camelot in modo che, dopo la vostra morte, si possa tramandare che in questo giorno erano qui raccolti tanti valorosi combattenti.» (p. 501)
*Rientrati tutti tra le mura di Camelot, il re e i baroni si recarono ad ascoltare i vespri nella cattedrale e poi a cena, dove ciascuno dei cavalieri prese posto, come prima, sul proprio seggio. Ma ecco che, tra improvvisi scoppi e rombi di tuono che fecero temere che il palazzo stesse crollando, nella sala penetrò un raggio di sole sette volte più vivido di quanto si fosse mai visto e tutti furono investiti dalla grazia dello Spirito Santo. Guardandosi intorno, i cavalieri osservarono che gli altri sembravano circonfusi di bellezza, ma non poterono pronunciare una sola parola. Poi, apparve il Santo Graal velato di sciamito bianco, così che nessuno poté vederlo o capire chi lo recasse, e la sala si riempì di profumi mentre davanti ai commensali comparivano i cibi e le bevande che prediligevano. Dopo aver attraversato l'intero ambiente, il sacro vaso scomparve d'un tratto, e solo allora i presenti ritrovarono la voce e il re rese grazie a Dio per la benevolenza che aveva mostrato loro. (p. 502)
*Non torneranno più tutti {{NDR|i [[cavalieri della Tavola Rotonda]]}} insieme perché molti moriranno nel corso della ricerca. Io li amo quanto la mia stessa vita, e lo scioglimento di questa compagnia mi provoca un tremendo dolore, poiché la loro presenza alla mia corte era ormai un costume consolidato. ([[Re Artù]], p. 503)
*Il mio peccato e la mia malvagità mi hanno sprofondato nel disonore [...]. Finché ho perseguito avventure mondane per soddisfare desideri terreni, le ho sempre compiute in modo impareggiabile e senza mai subire sconfitte nelle giuste come nelle inique contese. Ma ora che ho intrapreso avventure celesti, capisco che il mio antico peccato mi ostacola e mi svergogna al punto che quando mi è apparso il sacro sangue non ho avuto la forza di muovermi e di parlare. ([[Lancillotto]], p. 518)
*{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Tutte le mie gesta d'armi le ho compiute per amor suo [...] e per lei mi sono battuto, a torto o a ragione. Non ho mai fatto nulla solo per amore di Dio, ma sempre anche per conquistarmi onore e farmi andare di più, e ne sono stato poco o nulla grato al Signore. ([[Lancillotto]], p. 519)
====Libro XIV====
*«[[Mago Merlino|Merlino]] istituì la [[Tavola Rotonda]] a somiglianza della sfericità del mondo in essa perfettamente rappresentato» proseguì la reclusa. «Nella Tavola Rotonda, infatti, l'intero mondo cristiano e pagano trova ristoro, tanto che coloro che sono scelti a fare parte di quell'eletta compagnia si reputano colmi di grazia e più onorati che se fossero i padroni di metà della terra. Hai potuto vedere anche tu come, pur di appartenervi, i cavalieri siano disposti a perdere padre, madre, famiglie, mogli e figli, come facesti tu stesso che, per unirti a loro, abbandonasti tua madre senza volerla più vedere.<br>«Dunque, quando Merlino istituì la Tavola Rotonda disse che coloro che ne sarebbero stati compagni avrebbero potuto attingere alla verità del Sangrail. Gli fu chiesto chi l'avrebbe conquistata, ed egli rispose che sarebbero stati tre tori bianchi, due vergini e uno casto, e che uno di essi sarebbe stato più forte e più valoroso di suo padre quanto il leone lo è del leopardo. Allora gli fu detto: "Bisognerà che con le tue arti tu dia luogo a un seggio su cio potrà prendere posto solo il cavaliere che eccellerà su ogni altro".<br>«E Merlino istituì il Seggio Periglioso, quello su cui Galahad sedette al banchetto di Pentecoste.» (p. 522)
*La storia dice che [[Parsifal|ser Percival]] era uno degli uomini più religiosi che vi fossero al mondo in quei tempi in cui ben pochi credevano in Dio senza riserve, e i figli non rispettavano i padri e li trattavano come estranei. Egli quindi cercò conforto in Nostro Signore Gesù pregandolo affinché le tentazioni non lo allontanassero dal servizio di Dio ed egli potesse continuare ad essere Suo leale campione. (p. 527)
*[...] sono al servizio dell'Uomo migliore del mondo che non permetterà che io muoia, perché chi bussa alla Sua porta potrà entrare, chi chiede potrà ricevere, ed Egli non si nasconde a colui che lo cerca [...]. ([[Parsifal]], p. 529)
*Punirò la mia carne, che vuole avere impero su di me! ([[Parsifal]], p. 532)
*Quanto sono stato vicino a perdere me stesso [...] e la purezza che non avrei mai più potuto riavere! ([[Parsifal]], p. 532)
====Libro XV====
*«Non sei forse ser Lancillotto del Lago?» gli chiese il religioso dopo che il cavaliere gli ebbe comunicato che si sarebbe fermato con lui per la notte.<br>«Si, sono io.»<br>«Cosa fai in questa contrada?»<br>«Vado in cerca delle avventure del [[Graal|Sangrail]], signore.»<br>«Fa pure» gli disse allora il buon uomo «ma anche se il santo vaso si trovasse qui, il peccato ti impedirebbe di vederlo proprio come non è dato a un cieco di scorgere una spada sfolgorante.» (pp. 534-535)
*Quaranta anni dopo la passione di Gesù Cristo, [[Giuseppe d'Arimatea|Giuseppe di Arimatea]] preconizzò che re Evelake avrebbe sconfitto in battaglia i propri nemici. Dei sette re e dei due cavalieri che hai visto, il primo si chiama Nappus, e fu un sant'uomo; il secondo ebbe il nome di Nacien in onore di un suo avo che aveva ospitato Nostro Signore Gesù Cristo. Il terzo fu chiamato Helias il Grosso; il quarto Lisais; il quinto, Jonas, lasciò il proprio paese per rcarsi nel Galles dove sposò la figlia di Manuel ed ottenne la Gallia, che elesse come sua dimora e generò Lancillotto, tuo nonno, che sposò la figlia del re d'Irlanda e fu un uomo insigne quanto te. Suo figlio fu re Ban, tuo padre, l'ultimo dei sette re. Uno dei due cavalieri, invece, rappresenta te, Lancillotto, cui gli angeli dissero che non appartenevi alla compagnia dei sette re, mentre il secondo cavaliere sta a indicare il leone, che è superiore a tutti i re della terra, cioè ser Galahad, da te concepito nella figlia di re Pelles. E tu, che dovresti essere grato a Dio di ogni altro, perché, come peccatore, sei il cavaliere senza pari, non Lo hai ringraziato per tutte le straordinarie virtù che Egli ti ha prestate! (p. 537)
*Ah, Lancillotto [...] finché facevi parte della cavalleria terrena, eri l'uomo più straordinario e avventuroso del mondo; ma non devi stupirti se ora che ti trovi tra cavalieri impegnati in imprese celesti la fortuna ti è avversa. (p. 539)
====Libro XVI====
*Ser Lancillotto, poi, se non fosse per una sola pecca sarebbe superiore a ogni altro. Ma così come stanno le cose, è proprio come noi; solo che si assume le fatiche maggiori. ([[Gawain]], p. 541)
*La [[Tavola Rotonda]] fu istituita proprio perché gli uomini non svilissero queste due virtù{{NDR|, la pazienza e l'umiltà}}, come la cavalleria, che affonda in esse le sue radici, è sorta perché non possa mai essere sconfitta la fraternità che ne è il fondamento. (p. 545)
*{{NDR|Rivolto a [[Gawain]]}} Ti sei impegnato insieme a molti altri in una ricerca che non porterai mai a termine perché il Sangrail non si mostra ai peccatori. Non devi quindi meravigliare se non vi sei riuscito. Tu sei un cavaliere sleale e un grande assassino, mentre per gli uomini buoni questa ricerca è ben altro che una serie di omicidi. Lancillotto, benché abbia commesso gravi colpe, al momento stesso in cui ha intrapreso la ricerca si è impegnato a non peccare più, e infatti non ha mai ucciso né ucciderà un solo uomo fino al suo ritorno a Camelot. Se non fosse per la sua fragilità che probabilmente lo farà ricadere nella colpa con il pensiero, egli sarebbe il primo a compiere l'impresa dopo Galahad. Ma poiché Dio conosce i suoi pensieri e la sua debolezza, gli concederà di morire in santità. (Eremita, pp. 546-547)
====Libro XVII====
[[File:Galaad devant le graal n°3.gif|thumb|Galahad, Bors e Parsifal dinanzi al Graal]]
*{{NDR|Su [[Davide]]}} Egli era un dotto che conosceva le virtù delle pietre e delle piante, il corso delle stelle e molte altre cose ancora; ma poiché aveva una moglie malvagia, si era convinto che non esistessero donne buone, tanto che ne parlò con disprezzo anche nei libri che compose. (p. 573)
*Non spetta a noi punire chi ha operato contro Dio, ma solo alla Sua potenza. ([[Galahad]], p. 576)
*Siete uno sciocco se non sapete che le [[Verginità|vergini]] sono franche ovunque si trovino. ([[Parsifal]], p. 579)
*Nessuna lingua potrebbe descrivere e nessun cuore immaginare le meraviglie cui ho assistito. Se non mi fossi macchiato di un antico peccato, avrei potuto vedere molto di più. ([[Lancillotto]], p. 588)
*Galahad, servo di Gesù Cristo che attendo da tempo, abbracciami e lascia che riposi sul tuo petto e tra le tue braccia, casto e vergine sopra ogni altro cavaliere, giglio simbolo di purezza, rosa del colore del fuoco, fiore di ogni virtù. Sei tanto intriso della fiamma dello Spirito Santo che la mia carne, consunta dalla vecchiaia, ritrova la giovinezza! (Re Mordrains, p. 591)
*[...] rimessosi in viaggio, {{NDR|Galahad}} penetrò in una foresta irta di pericoli dove la storia dice che si imbatté in una sorgente in cui l'acqua ribolliva formando grandi onde. Il cavaliere vi posò una mano, e subito l'acqua si placò e il calore ne disparve, poiché quell'ardore era segno di lussuria, molto diffusa a quei tempi, e non poté durare al contatto con la purezza della sua verginità. Quanto era accaduto fu considerato un miracolo in tutto il paese, e da allora la fonte fu chiamata la Sorgente di Galahad. (p. 591)
*«Figliolo» disse poi l'Uomo a Galahad «sai cos'è ciò che stringo tra le mani?»<br>«No, se non me lo dite voi.»<br>«È la sacra scodella in cui mangiai l'agnello pasquale. Ora hai veduto quello che più desideravi, ma con minore chiarezza di come lo potrai ammirare nel Palazzo Spirituale della città di Sarras. Adesso partirai e con te partirà anche il Sangrail, che questa notte stessa dovrà lasciare il regno di Logris dove nessuno lo vedrà mai più perché le genti di questa terra si sono volte al peccato e non lo servono né lo venerano come dovrebbero; io perciò le spoglio dell'onore che avevo loro concesso. Domattina voi tre prenderete la Spada dalla Strana Cintura e scenderete alla riva del mare dove troverete pronta una nave. Ma prima ridonerete la salute al Re Magagnato ungendogli il corpo e le gambe con il sangue che è colato dalla lancia.»<br>«Signore, perché gli altri non possono venire con noi?» chiese Galahad.<br>«Come inviai i miei apostoli in diverse direzioni, così voglio ora che vi separiate. Quanto a voi tre compagni, due moriranno al mio servizio e solo uno tornerà a darne notizia» fu la risposta.<br>Poi l'Uomo li benedì e scomparve. (pp. 594-595)
*«Salutate per me ser Lancillotto mio padre e signore, e ricordategli che questo è un mondo incostante.»<br>Infine si inginocchiò a pregare davanti alla tavola e la sua anima lo lasciò, trasportata nel cielo di Gesù Cristo da una moltitudine di angeli. I compagni, che assistettero al prodigio, videro anche una mano scendere sul vaso e sulla lancia, prenderli e portarli nei cieli.<br>Da allora non vi è più stato un uomo che abbia avuto l'ardire di sostenere di aver visto il Sangrail. (p. 598)
====Libro XVIII====
*[...] [[Lancillotto]], dimentico della promessa fatta e della perfezione raggiunta nel corso della ricerca, riprese a frequentare la regina. Del resto, come dice appunto il libro, se egli non le fosse stato intimamente legato nei suoi pensieri più riposti quanto, in superficie, appariva devoto a Dio, nessun cavaliere avrebbe potuto superarlo nella ricerca del Sangrail. Invece, i suoi più segreti sentimenti correvano sempre a lei. Così essi ripresero ad amarsi con maggiore ardore di prima e i loro convegni si fecero tanto frequenti che la corte cominciò a mormorare, e in particolare il loquace ser Agravano fratello di ser Galvano.<br>Ma intanto Lancillotto, continuamente assediato da dame e da damigelle che gli chiedevano di essere loro campione in questioni di diritto, per evitare ulteriori maldicenze e dicerie, decise di impegnarsi con zelo a seguire i dettami di Nostro Signore Gesù Cristo e di sottrarsi per quanto gli era possibile alla familiarità e alla compagnia di Ginevra. (p. 603)
*[...] [[Mordred|ser Mordred]], [[Agravaine|ser Agravano]] e molti altri della corte non ci perdono d'occhio e parlano del nostro amore. Li temo più per voi che per me perché, se del caso, io potrei fuggire o sbarazzarmene, mentre voi non potreste che rimanere qui a subire le maldicenze; e se doveste trovarvi in pericolo per aver commesso volontariamente qualche leggerezza, non potreste avere altro aiuto che il mio e quello dei miei parenti. Signora, la nostra imprudenza ci condurrà allo scandalo e alla vergogna, e io non voglio assolutamente che voi siate disonorata. Sono queste le ragioni che mi hanno spinto a dedicarmi il più possibile al servizio delle dame, facendo in modo che tutti pensino che ne traggo gioia, delizia e piacere. ([[Lancillotto]], p. 604)
*Lancillotto, ora capisco la vostra falsità e la vostra volgare lussuria! Voi amate altre dame, e per me non provate che disprezzo. Adesso che ho ben chiaro che siete un traditore, state certo che non vi amerò mai più. Non osate comparirmi ancora davanti: da questo momento vi scaccio dalla corte, e per sempre, e vi bandisco dalla mia compagnia. Se tenterete di rivedermi, sarete ucciso. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], pp. 604-605)
*Spesso le donne sono impulsive e compiono azioni di cui poi si pentono amaramente. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 605)
*Se accetterò di essere il campione della regina mi alienerò molti cavalieri della Tavola Rotonda. Tuttavia, per amore di Lancillotto e vostro, sarò suo difensore a meno che il caso non porti qui un campione meglio di me. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 609)
*Non ho mai sentito dire che Ginevra abbia rovinato un solo cavaliere. Anzi, a quel che so, ella ci ha sempre magnificato ed è stata la sovrana più generosa e liberale, e la più munifica di doni e di benevolenza. Sarebbe quindi vergognoso se lasciassimo morire nell'ignominia la moglie del nostro nobilissimo re. Sappiate che non lo permetterò, e che sosterrò la sua innocenza nella morte di ser Patrise; del resto, ella non aveva alcun motivo per odiare lui o alcuno dei cavalieri intervenuti al banchetto. Direi anzi che ci abbia invitati per affetto, certo non per un subdolo stratagemma, e sono convinto che comunque andrà, un giorno sarà possibile provare che tra di noi vi è un traditore. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 610)
*Come dice un antico proverbio, è aspra la battaglia nella quale si scontrano parenti e amici, perché allora non c'è posto per la misericordia, ma solo per la più mortale delle contese. ([[Lancillotto]], p. 629)
*[...] non mi piace essere obbligato ad amare; l'amore deve nascere dal cuore, non dalla costrizione [...]. ([[Lancillotto]], p. 636)
*L'amore deve essere libero, non imposto, perché un amore forzato finisce con il dissolversi. ([[Re Artù]], p. 636)
*All'uomo d'onore non può non ripugnare assistere alla sconfitta di un suo pari, mentre chi non ha onore e si comporta da vile, alla vista di un uomo in pericolo non compirà mai un gesto gentile o generoso. Un codardo, infatti, non darà mai prova di misericordia, mentre chi alberga la bontà nel cuore farà agli altri quello che vorrebbe fosse fatto a lui. ([[Re Artù]], p. 642)
*{{NDR|Su [[maggio]]}} Quel mese esuberante infonde coraggio negli amanti e, in vari modi, li induce più di ogni altro a diversi comportamenti, perché è allora che, come erbe e arbusti, gli uomini e le donne si rinnovellano e richiamano alla mente lontane cortesie, servigi e gesti gentili che avevano posto nell'oblio per negligenza.<br>E come il rigore dell'inverno offusca e sfigura la verde estate, così accade all'amore che lega l'uomo alla donna, quando è incostante. Sono numerosi coloro che non albergano la costanza, e non passa giorno senza che vediamo come basti un alito di rigore invernale per cancellare e spezzare col minimo pretesto un vero amore, che pure costa tanto. Questa non è costanza né saggezza, ma debolezza di carattere, disonorevole per coloro che la praticano.<br>Perciò, come il maggio fiorisce e germoglia nei giardini, così ogni uomo d'onore rivesta il proprio cuore di germogli, prima a gloria di Dio, poi per dare gioia a coloro cui ha giurato fedeltà. Infatti, non c'è uomo o donna d'onore che non abbia scelto l'oggetto del proprio amore. E se la fatica delle armi non deve essere mai trascurata, bisogna però che l'onore sia innanzitutto riserbato a Dio, e solo dopo aver contesa con le dame: questo è ciò che io chiamo un amore virtuoso.<br>Oggi, però, gli uomini non sanno amare per sette giorni di seguito senza pretendere di appagare le proprie brame. La ragione ci dice che un tale amore non può durare, perché quanto è subito accordato con troppa prontezza, è ben presto spento dall'ardore stesso. Così è l'amore ai nostri tempi: arde lesto e altrettanto in fretta si raffredda! E questa non si può chiamare costanza. Ai tempi di Artù l'amore soleva essere diverso: uomini e donna si amavano anche per sette interi anni senza che tra loro si insinuasse la lussuria. Quello era amore vero, e fedele!<br>Ho dunque paragonato l'amore di oggi all'estate e all'inverno, perché come la prima è calda e il secondo è freddo, allo stesso modo procede l'amore ai nostri giorni. Tutti voi che siete amanti rammentate quindi il mese di maggio! (pp. 643-644)
====Libro XIX====
*[...] a quel tempo era costume che Ginevra non lasciasse mai la corte senza un seguito di ottimi cavalieri armati, quasi tutti giovani decisi a farsi onore. Erano chiamati i Cavalieri della Regina e in battaglia, ai tornei e alle giostre portavano come insegna uno scudo completamente bianco. Venivano scelti per quel servigio tutti gli anni in occasione della festa della Pentecoste tra i cavalieri che si erano mostrati più valorosi, in sostituzione di quelli che erano morti nel corso dell'anno (e non ne passava uno senza che ne morissero alcuni). Proprio compiendo tale servigio si erano distinti all'inizio ser Lancillotto e tutti gli altri, prima di conquistare rinomanza. (pp. 645-646)
*Ahimè, che vergogna che un [[cavaliere]] ne tradisca un altro! [...] Ma c'è un vecchio proverbio che recita: "Il valoroso è davvero in pericolo solo quando si trova in balia di un codardo. ([[Lancillotto]], p. 649)
*Gesù mi terrà lontano dal disonore, e poi ben vengano le disgrazie che Dio vuole mandare [...]. ([[Lancillotto]], p. 657)
====Libro XX====
*Nel mese di maggio, quando ogni cuore gagliardo fiorisce e germoglia e, con la bellezza e il rigoglio della stagione, uomini e donne sono pieni di letizia per l'avvicinarsi dell'estate con i suoi fiori novelli, laddove gli aspri venti e le bufere dell'inverno li inducono a raccogliersi al coperto presso il focolare, scoppiarono furore e sventura che ebbero termine solo con la morte e l'estinzione del fiore di tutti i cavalieri del mondo. (p. 663)
*Mi meraviglio che nessuno di noi si vergogni di sapere, e di vedere con i propri occhi, che Lancillotto giace giorno e notte con la regina [...]. Ne siamo tutti al corrente, eppure siamo tanto vili da tollerare il disonore di un sovrano nobile quanto Artù. ([[Agravaine]], p. 663)
*Se ne dovesse derivare ostilità o guerra tra noi e Lancillotto, sta' certo che molti re e molti potenti signori sceglierebbero di schierarsi con lui. E poi, fratello [...] devi sempre tenere a mente che Lancillotto ha salvato più di una volta il re e la regina, e che anche i migliori tra noi si sarebbero sentiti gelare il cuore in varie occasioni se egli non fosse stato il più valoroso e non lo avesse dimostrato molto spesso. ([[Gawain]], p. 664)
*Ser Lancillotto mi ha concesso l'investitura e niente potrà indurmi a parlare male di lui [...]. ([[Sir Gareth]], p. 664)
*Appena gli altri furono usciti, il re chiese quale fosse il motivo della disputa.<br>«Ora ve lo dirò, sire; non posso più tenerlo in me» gli rispose ser Agravano. «Io e ser Mordred siamo in disaccordo con i nostri fratelli: sappiamo che ser Lancillotto è da tempo l'amante della regina e, poiché siamo figli di vostra sorella, non possiamo continuare a tollerarlo. Voi siete il suo signore e colui che lo ha investito cavaliere, e intendiamo provare la sua slealtà.»<br>«Se quello che dite è vero, Lancillotto è un traditore!» esclamò Artù. «Ma mi ripugna compiere un passo del genere senza averne le prove; ser Lancillotto è un cavaliere valoroso e, come ben sapete, il migliore di tutti noi. Se non sarà colto sul fatto, vorrà battersi con colui che lo ha denunciato, e nessuno sarà in grado di tenergli testa. Quindi, voglio che sia sorpreso in flagrante.»<br>Il libro francese dice che il re non desiderava affatto che si diffondessero voci su Lancillotto e la regina. A dire il vero, egli ne aveva già il sospetto, ma non voleva sentirne parlare perché amava molto ser Lancillotto per tutto quello che egli aveva fatto in favore suo e di Ginevra. (p. 665)
*«Ahimè» si lamentava intanto Lancillotto «non mi è mai capitato di trovarmi a rischiare una morte vergognosa per la mancanza della mia armatura!»<br>Nel frattempo ser Agravano e ser Mordred non cessavano di gridare:<br>«Esci dalla camera della regina, traditore! Sta' certo che non riuscirai a fuggire».<br>«Gesù misericordia, non posso tollerare questo odioso clamore: meglio morire subito che sopportare un simile tormento!» esclamò allora Lancillotto; poi prese Ginevra tra le braccia e la baciò.<br>«Nobilissima tra le regine cristiane aggiunse siete la mia diletta e gentile signora e io, il vostro povero e fedele cavaliere, vi sono stato al fianco nelle cause giuste come in quelle ingiuste dal giorno in cui re Artù mi conferì l'investitura. Se morirò, vi supplico di pregare per la mia anima. Sono sicuro che ser Bors e tutti gli altri miei parenti, e anche ser Lavaine, vi salveranno dal rogo. Confortatevi, perciò, madonna mia amata, e qualunque cosa mi accada, andate con ser Bors e con gli altri che vi tratteranno con ogni onore e vi faranno regina delle mie terre.»<br>«No, Lancillotto, non vi sopravviverò! Se sarete ucciso, per amore di Dio accoglierò la morte con umiltà, come è dovere di una regina cristiana.»<br>«Ebbene, signora, poiché è giunto il giorno in cui dobbiamo separarci, sappiate che venderò la vita al più alto prezzo, e che sono mille volte più addolorato per voi che per me. Ma ora preferirei avere indosso la mia solida armatura piuttosto che regnare su tutto il mondo cristiano: prima di soccombere farei in modo che le mie gesta siano tramandate.»<br>«Piacesse a Dio che uccidessero me e lasciassero libero voi!» esclamò la regina.<br>«Questo non deve accadere, e che Dio mi ripari da una simile vergogna!» replicò Lancillotto. «Gesù Cristo, sii tu il mio scudo e la mia armatura!» (p. 667)
*Ora, signora, è chiaro che il nostro amore è giunto al suo epilogo e che da adesso in poi re Artù mi sarà nemico. Ma se vorrete rimanere con me, mi impegno a tenervi al riparo da ogni pericolo. ([[Lancillotto]], p. 669)
*Stanotte ho ucciso ser Agravano, fratello di ser Galvano, e almeno altri dodici suoi compagni. Non ho alcun dubbio, pertanto, che vi sarà un conflitto sanguinoso. Quei cavalieri erano stati mandati a sorprendermi su ordine espresso di Artù, e il re deve essere talmente furibondo e colmo di risentimento che condannerà la regina al rogo. Io non posso certo permettere che ella sia arsa per colpa mia. Se riuscissi a farmi ascoltare, mi offrirei di essere fatto prigioniero per potermi poi battere in suo favore e provare che è una sposa fedele, ma temo che il re sia troppo infuriato per accettare questa proposta. ([[Lancillotto]], p. 671)
*Miei bei signori, mi ripugna di compiere un'azione che potrebbe disonorare voi e tutto il mio lignaggio. Ma poiché sono altrettanto contrario a permettere che la regina muoia di una morte ignobile, se il vostro consiglio è di sottrarla al supplizio, siate però ben consapevoli che dovrò causare molti lutti. Forse, con mio grande rammarico, sarò costretto a uccidere anche qualcuno dei miei migliori amici e può darsi che alcuni, piuttosto che essere complici di un'azione abietta, preferiscano schierarsi dalla mia parte: non vorrei certo farli soffrire. ([[Lancillotto]], p. 672)
*«[...] il caso di Tristano dovrebbe mettermi in guardia. Sapete bene come andò a finire dopo che, presi tutti gli accordi, egli riportò [[Isotta|Isotta la Bella]] a re Marco: quel sovrano lo uccise a tradimento mentre suonava l'arpa davanti alla sua dama, cogliendolo alle spalle e trafiggendogli il cuore con una lancia ben affilata.»<br>«È vero» convenne ser Bors «ma c'è una cosa che dovrebbe incoraggiare te come tutti noi, ed è che re Marco e re Artù sono di indole assai diversa, perché Artù non ha mai mancato alla propria parola.» (pp. 672-673)
*Capita spesso che agiamo per quel che crediamo il meglio, e che finisce poi per dimostrarsi il peggio. ([[Gawain]], p. 674)
*[...] sappiate che soffro di più per la perdita dei miei buoni cavalieri che per la fuga della mia gentile regina, perché di regine posso averne quante ne voglio, mentre non mi sarà mai più possibile riunire una simile compagnia di valorosi. E che sciagura che io e Lancillotto dobbiamo essere nemici! ([[Re Artù]], p. 677)
*[...] da oggi in poi cercherò Lancillotto fino al giorno in cui uno dei due avrà ucciso l'altro. Intendo vendicarmi e vi chiedo di prepararvi alla guerra. Se non volete perdere il mio servigio e il mio affetto, affrettatevi a mettere alla prova i vostri amici. Giuro su Dio che, anche se dovessi inseguire Lancillotto per sette regni, lo ucciderò a costo della vita. ([[Gawain]], p. 679)
*«Dio non voglia che io mi scontri con il nobilissimo sovrano che mi armò cavaliere!» replicò Lancillotto.<br>«Alla malora le belle parole!» proruppe il re. «Presta fede a quanto ti dico e non lo dimenticare: sono il tuo mortale nemico e lo sarò fino al giorno della mia morte. Non ti perdonerò mai di avermi ucciso degli ottimi cavalieri e degli uomini nobilissimi appartenenti al mio stesso sangue. Per di più, hai giaciuto per anni con la regina, che alla fine mi hai rapita con la forza.»<br>«Mio nobilissimo signore e re, dite quello che volete, tanto sapete benissimo che non mi batterò mai con voi» gli rispose Lancillotto. «È vero, vi ho ucciso dei cavalieri, e me ne rammarico molto; ma sono stato costretto a farlo per salvarmi la vita. Avrei forse dovuto lasciarmi uccidere? Quanto a madama la regina, non un solo cavaliere al mondo, salvo la persona di vostra altezza e il mio signore ser Galvano, oserebbe provare sul mio corpo che ella vi ha tradito! E se vi fa piacere di dichiarare che sono legato da molti anni a madama la vostra regina, vi darò soddisfazione dimostrando con il mio braccio contro chiunque, salvo voi e ser Galvano, che ella vi è fedele. Tuttavia, alla sua grazia è piaciuto di tenermi in suo favore e di prediligermi tra tutti gli altri, e del resto io ho ben meritato il suo affetto perché, sire, più di una volta il vostro furore avrebbe permesso che ella fosse condotta al supplizio se io non mi fossi battuto per lei inducendo i suoi nemici a confessare la loro menzogna e facendola così assolvere con onore. E tutte quelle volte, voi mi avete dimostrato amore e gratitudine per averla salvata, e mi avete anche promesso di essere per sempre il mio benevolo signore. Ora, invece, mi sembra che ricompensiate male i miei servigi. Del resto, sire, avrei perso gran parte del mio onore cavalleresco se avessi tollerato che madama, la vostra regina, fosse suppliziata per causa mia. In molte occasioni mi sono battuto per lei in contese che non mi riguardavano; non avrei forse avuto il diritto di farlo allorché ero dalla parte del giusto? Perciò, mio generoso e grazioso signore, concedete la vostra benevolenza alla vostra regina, che è buona e fedele!» (pp. 680-681)
*Voi, sire, avete dato ascolto a voci menzognere, e questa è stata la causa della guerra che ci oppone. Mio signore, un tempo avevo meritato la vostra compiacenza per essermi battuto in favore della regina vostra moglie, e sapete bene quante volte ella abbia dovuto patire gravi torti. Ora, mio buon signore, mi sembra che in questa circostanza, più che in tutte quelle che pure avete approvato, io avessi un motivo ben valido per strapparla al rogo, dal momento che ella vi era stata condannata a causa mia. Coloro che vi hanno raccontato le fole che sapete erano per certo mentitori, ma le calunnie sono ricadute sul loro capo poiché, se la potenza di Dio non fosse stata dalla mia parte, come avrei potuto io, disarmato e ignaro, far fronte a quattordici avversari armati e decisi? Infatti ero stato convocato dalla regina per non so quale motivo, e avevo appena varcato la porta della sua camera quando ser Agravano e ser Mordred hanno cominciato a chiamarmi traditore e codardo. ([[Lancillotto]], p. 687)
*[...] non mi sono mai battuto a oltranza con un cavaliere senza mostrare misericordia, e che benché mi sia misurato con ottimi guerrieri quali ser Tristano e ser Lamorak, ho sempre reso loro l'onore e il rispetto che meritavano. Dio mi è testimone che non mi sono mai adirato al punto da accanirmi contro i buoni cavalieri che ho visto impegnati a farsi onore, e che sono sempre stato lieto di aiutare un avversario in grado di tenermi testa a piedi o a cavallo. ([[Lancillotto]], p. 688)
*Ser Galvano, io amavo ser Gareth più di qualunque mio parente, e piangerò per sempre la sua morte non solo per il grande timore che ho di voi, ma anche per altri motivi che mi amareggiano. Prima di tutto, perché fui io a investirlo cavaliere; poi, perché so che mi amava più di ogni altro; il terzo motivo è che era un uomo nobilissimo, leale, cortese, gentile e di buona indole; il quarto è che appena seppi della sua morte capii che da voi non avrei avuto altro che un'inestinguibile guerra. Per di più, ero certo che avreste fatto in modo che il mio nobile signore Artù mi fosse nemico per sempre. Eppure, che Gesù mi perdoni, non ho ucciso ser Gareth e ser Gaheris di proposito. Ah, perché erano disarmati in quel giorno fatale! ([[Lancillotto]], p. 689)
*Se non fosse stato per il papa, io mi sarei battuto con te in singolare tenzone e avrei provato sulla tua persona la tua falsità nei confronti di Artù e miei. E lo farò, una volta che avrai lasciato queste terre, dovunque riuscirò a trovarti! ([[Gawain]], p. 690)
*Ahimè, così devo abbandonare il più nobile tra i regni cristiani, quello che ho amato di più e in cui ho acquistato il mio onore! Mi rammarico di esserci venuto, se devo esserne vilmente bandito senza colpa e senza motivo! Ma la fortuna è così incostante, e la sua ruota tanto mobile, che nessuno è certo di potervi riposare durevolmente. Ne sono prova molte antiche leggende, come quelle che narrano del nobile Ettore, e di Troilo, e di Alessandro il potente Conquistatore, e di molti altri che precipitarono in basso dal culmine della loro regalità. Così avviene per me, che ero tenuto in grande onore in questo regno nel quale la Tavola Rotonda crebbe in dignità grazie a me stesso e ai miei più che virtù di chiunque altro. ([[Lancillotto]], p. 690)
*Mio signore Artù, nobile sovrano che mi fece cavaliere, il mio affetto per voi è tale che i vostri attacchi mi addolorano profondamente, eppure li ho sopportati con pazienza. Se fossi stato vendicativo, avrei potuto scendere in campo e domare i vostri baldi cavalieri, ma ho pazientato per sei mesi lasciando che voi e ser Galvano faceste quel che volevate. Ora però non posso tollerarlo più e devo difendermi, perché ser Galvano mi ha accusato di tradimento. Sono stato sempre contrario a battermi contro un vostro parente, ma adesso non posso più tirarmi indietro, come la preda quando è messa alle strette. ([[Lancillotto]], p. 697)
*[...] ser Galvano aveva ricevuto da un sant'uomo un dono miracoloso che gli aveva permesso di farsi molto onore: ogni giorno dell'anno, dalle nove a mezzogiorno, la sua forza cresceva fino ad arrivare a triplicarsi. Per questo re Artù, che era il solo a saperlo, aveva ordinato che tutte le tenzoni che si fossero svolte alla propria presenza, di qualunque genere e per ogni tipo di lite, avessero inizio alle nove del mattino: in tale modo il partito per il quale si fosse battuto il nipote avrebbe avuto sempre il sopravvento nel corso delle tre ore in cui la forza di Galvano raggiungeva il suo culmine. (p. 698)
====Libro XXI====
*A [[Mordred|ser Mordred]] era stato dunque affidato il governo di tutta l'Inghilterra. Egli allora fece vergare delle false lettere fingendo che provenissero dal continente, in cui era scritto che re Artù era stato ucciso nel corso della guerra contro ser Lancillotto; quindi convocò a parlamento tutti i baroni e si fece eleggere re. L'incoronazione avvenne a Canterbury e fu seguita da festeggiamenti che durarono quindici giorni.<br>Dopo di che, ser Mordred si recò a Winchester e dichiarò apertamente alla regina (che però era moglie del re, allo stesso tempo suo zio e padre) che intendeva sposarla e perparò le nozze fissando il giorno del matrimonio. Ginevera, pur profondamente addolorata, gli rispose con cortesia e finse di sottomettersi al suo volere; tuttavia espresse il desiderio di recarsi a Londra per comprare quanto le sarebbe occorso per gli sponsali. (p. 702)
*Riflettete, Inglesi, sulla malvagità che tutto ciò palesava! Artù era il re più nobile e il cavaliere più valoroso del mondo e che più amava e sosteneva gli uomini prodi, eppure quelli Inglesi non gli concedevano la propria stima! Ché tale era l'antico costume di questa terra, e c'è chi dice che non l'abbiamo ancora abbandonato. Ahimè, questo è un grave difetto: nulla ci piace se perdura nel tempo.<br>Così si comportavano gli uomini di allora: amavano di più ser Mordred che il nobile Artù e molti andarono a dire all'usurpatore che sarebbero stati con lui nella buona come nella cattiva sorte. Allora ser Mordred, che aveva sentito dire che Artù sarebbe sbarcato a Dover, vi si portò con grande esercito allo scopo di sconfiggerlo e di scacciarlo dalle sue stesse terre. (pp. 703-704)
*«Ahimè, ser Galvano, figlio di mia sorella, con l'uomo che amavo di più al mondo se ne va ogni mia gioia!» si dolse {{NDR|Artù}} quando si fu ripreso. «Ora te lo posso dire, caro nipote, solo in te e in ser Lancillotto riposavano la mia letizia e la mia fiducia. Adesso che ho perduto entrambi, tutto il conforto che avevo sulla terra mi abbandona!»<br>«Ah, caro zio» gli rispose ser Galvano «il mio ultimo giorno è arrivato, e ne devo biasimare la mia impulsività e la mia ostinazione, dato che sono stato ferito sulla vecchia piaga che mi aveva inferto ser Lancillotto. So che morirò prima di mezzogiorno e che a causa del mio orgoglio voi dovrete patire tanta vergogna e sventura. Se il nobile Cavaliere del Lago fosse stato al vostro fianco, come fu e avrebbe dovuto essere ancora, questa guerra sciagurata non sarebbe mai scoppiata, perché solo la sua cavalleria e la nobiltà del suo sangue erano riuscite a tenere soggetti e timorosi i vostri infidi nemici. Ora egli vi mancherà. Ahimè, perché non ho voluto trovare un accordo con lui! [...]» (pp. 704-705)
*Io, ser Galvano, cavaliere della Tavola Rotonda, voglio che tutto il mondo sappia che mi sono dato la morte non per colpa tua ma mia. Perciò, ser Lancillotto, ti supplico di tornare nel regno per visitare la mia tomba e per recitare su di essa una preghiera, lunga o breve che sia, per la salvezza della mia anima. Oggi, nello stesso giorno in cui scrivo questa lettera, fui ferito a morte là dove la tua mano mi colpì per prima, e non avrei potuto essere ucciso da un braccio più nobile. ([[Gawain]], p. 705)
[[File:Battle Between King Arthur and Sir Mordred - William Hatherell.jpg|thumb|La battaglia tra Artù e Mordred]]
*{{NDR|Sulla [[battaglia di Camlann]]}} I messaggeri si recarono da Mordred che si era circondato di un temibile esercito di centomila armati e dovettero pregare a lungo prima di riuscire a fargli accettare in contropartita la Cornovaglia e il Kent fino alla morte di Artù e, dopo, tutta l'Inghilterra. Fu anche concordato che il sovrano e l'usurpatore, ciascuno con un seguito di quattordici cavalieri, si incontrassero in una zona franca tra i due eserciti schierati.<br>Artù fu lieto degli accordi raggiunti, ma prima di recarsi al convegno ordinò ai propri uomini di avanzare fieramente e di uccidere ser Mordred, di cui non ci si poteva fidare in alcun modo, se avessero visto sguainare anche una sola spada. E ser Mordred aveva istruito allo stesso modo il proprio esercito:<br>«Se vedrete balenare anche una sola lama mouvete con coraggio all'attacco e uccidete quanti vi si parano innanzi, perché non mi fido affatto di questa tregua e so bene che mio padre vorrà vendicarsi di me.»<br>L'incontro ebbe dunque luogo come era stato stabilito. Fu portato del vino e ne bevvero insieme, ma una [[vipera]] sbucata da un cespuglio d'edera morse il piede di un cavaliere. Questi, senza darsi pensiero del danno che ne sarebbe derivato, sguainò la spada per ucciderla, e quando i due eserciti videro balenare la lama diedero fiato alle trombe e ai corni e si corsero incontro levando terribili grida.<br>Allora re Artù montò a cavallo e raggiunse prontamente i propri uomini esclamando:<br>«Ahimè, che giorno sventurato!»<br>Ser Mordred si unì ai suoi, ed ebbe inizio la battaglia più funesta che si sia mai vista in terra cristiana: vi furono attacchi impetuosi e galoppare di cavalli, affondi e fendenti, colpi mortali e accenti minacciosi da entrambe le parti. Re Artù non cessava di attraversare le formazioni di ser Mordred compiendo molte prodezze degne di un nobile sovrano senza mai venir meno al proprio ruolo, ma anche ser Mordred non si tirava indietro e più volte mise se stesso in grave pericolo.<br>La battaglia infuriò per tutta la giornata senza risparmio di forze, finché molti nobili cavalieri giacquero immobili sulla fredda terra, e quando cadde la notte il terreno era cosparso dei cadaveri di ben centomila uomini. (pp. 707-708)
*{{NDR|Sulla battaglia di Camlann}} Il sovrano impugnò la lancia e si gettò in avanti gridando:<br>«Traditore, è giunto il giorno della tua morte!»<br>Ser Mordred si scagliò a sua volta contro di lui brandendo la spada, ma il re già gli affondava la lancia sotto lo scudo e gliela faceva fuoriuscire dal corpo per più di un braccio. E quando l'usurpatore comprese che non sarebbe potuto sfuggire alla morte, si slanciò con tutte le proprie forze in avanti trafiggendosi fino all'impugnatura dell'asta, poi calò la spada tenuta con entrambe le mani sul proprio padre e lo raggiunse a un lato della testa trapassandogli l'elmo e il crano. Subito dopo si accasciava a terra morto. (p. 709)
[[File:The Death of King Arthur by John Garrick.jpg|thumb|La morte di Artù]]
*«[...] Il tempo passa in fretta; prendete perciò la mia buona spada Excalibur e portatela alla riva del mare: vi ordino di gettarla nell'acqua e di tornare poi a dirmi cosa avete visto.»<br>«Sire, obbediremo al vostro comando» gli rispose [[ser Bedivere|Bedivere]].<br>Ma sulla strada si mise a osservare con attenzione la nobile arma e le pietre preziose che ricoprivano il pomo e l'elsa.<br>"Se la getto nell'acqua, non ne deriveranno che perdite e danno!" pensò.<br>Perciò la nascose sotto un albero e poi si affrettò a tornare dal re e gli disse di averla gettata in mare.<br>«Cosa hai visto?» gli domandò Artù.<br>«Nient'altro che onde e venti.»<br>«Non è vero» replicò il re. «Ora affrettatevi a ubbidire e, se vi sono caro, non esitate a fare quanto vi ho detto.»<br>Allora ser Bedivere tornò a prendere la spada, ma pensando ancora che fosse un peccato e una vergogna gettare via un'arma tanto nobile, la nascose di nuovo, poi raggiunse il re.<br>«Cosa avete visto?» gli domandò per la seconda volta il sovrano.<br>«Nient'altro che flutti e ondate nere.»<br>«Ah, mi hai ingannato ancora, sleale e traditore!» propruppe Artù. «La tua fama di nobile cavaliere e l'amore che ti ho sempre portato non mi avrebbero mai fatto pensare che mi avresti tradito per il valore di una spada! Ora sbrigati: le tue esitazioni stanno mettendo a grave rischio la mia vita. Se non eseguirai adesso i miei ordini ti ucciderò con le mie stesse mani ovunque potrò incontrarti.»<br>Così ser Bedivere tornò là dove aveva nascosto la spada, la raccolse con cautela e si avvicinò alla riva. Poi avvolse la cintura intorno all'elsa e la scagliò più lontano che poté. Allora vide un braccio e una mano sorgere dall'acqua, afferrarla stretta, brandirla tre volte e poi inabissarsi con l'arma.<br>Quando ser Bedivere, tornato vicino al re, gli raccontò quello che aveva visto, il sovrano esclamò:<br>«Ahimè, aiutatemi ad andare via, temo di avere aspettato già troppo.»<br>Il cavaliere se lo caricò sulle spalle e andò verso la riva del mare. Vi erano appena arrivati che una piccola chiatta piena di belle dame prese terra accanto a loro. Tra di esse si trovava una regina, e tutte portavano cappucci neri e gridavano e piangevano alla vista di re Artù.<br>«Fatemi salire a bordo» disse il re.<br>Ser Bedivere eseguì con delicatezza il comando, e tre dame accolserò Artù tra alti lamenti e lo misero a sedere con la testa appoggiata sul grembo di una di loro.<br>«Ah, mio caro fratello!» disse allora la regina. «Perché vi siete trattenuto tanto a lungo lontano da me? La ferita che avete al capo ha preso fin troppo freddo!»<br>Poi le dame si misero ai remi e allontanarono l'imbarcazione dalla terra. E quando se Bedivere le vide prendere il largo, gridò:<br>«Ah, mio signore Artù, cosa sarà di me ora che mi lasciate tra i miei nemici?»<br>«Confortatevi e fate del vostro meglio: su di me non potrete più fare alcun affidamento» gli rispose il sovrano. «Devo andare nell'isola di Avalon per curare la mia grave ferita, e se non sentirete mai più parlare di me, pregate per la mia anima.»<br>Intanto la regina e le dame piangevano e gridavano da fare pietà. Quando ser Bedivere ebbe perso di vista la chiatta, scoppiò anch'egli in pianti e in lamenti, poi si diresse verso la foresta e camminò per tutta la notte. (pp. 710-712)
*Di Artù non ho trovato nient'altro nei libri autorizzati, né ho letto con maggiore certezza della sua morte se non che fu portato via in una nave con tre regine, una delle quali era sua sorella [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], l'altra la regina del Galles del Nord e la terza quella delle Terre Desolate. Non conosco altra testimonianza che quella dell'eremita che un tempo era stato arcivescovo di Canterbury e che riferì che le dame avevano portato da lui un corpo perché lo seppellisse. Tuttavia egli non sapeva con certezza se si trattasse davvero del cadavere di artù, perché questa storia la fece mettere per iscritto ser Bedivere, cavaliere della Tavola Rotonda. (pp. 712-713)
*In varie parti d'Inghilterra si crede che re Artù non sia morto e che, per volontà di Nostro Signore Gesù, viva in un altro luogo da dove tornerà per conquistare la Santa Croce. Io però non mi sento di affermarlo, e preferisco dire che in questo mondo egli lasciò la sua vita. Molti sostengono anche che sulla sua tomba siano scritte queste parole:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Hic iacet Arthurus Rex quondam rexque futurus}}</div> (p. 713)
*{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Quando seppe della morte del re e di tutti i nobili cavalieri compreso ser Mordred, ella riparò in gran segreto con cinque dame ad Almesbury dove si fece monaca indossando la veste bianca e nera, e vivendo in penitenza come se fosse stata la più grande peccatrice di questa terra. Da allora nessuna creatura riuscì più a renderla felice, e visse tra digiuni, preghiere e opere di carità al punto che tutti si stupirono della purezza dei sui nuovi costumi. Con il tempo, come era da aspettarsi, divenne anche badessa e governatrice del monastero. (p. 713)
*La guerra che ha portato alla morte i più nobili cavalieri del mondo è divampata a causa mia e di quest'uomo, e l'amore che ci legava ha causato la rovina del sovrano più onorato della terra. Lancillotto [...] ho assunto questo stato per salvare la mia anima e, con la grazia di Dio e per le piaghe della Sua Passione, confido che dopo la mia morte potrò contemplare il volto benedetto di Gesù Cristo e sedere alla Sua destra nel giorno del Giudizio, poiché in cielo vi sono dei santi che furono peccatori in terra. Perciò, ser Lancillotto, vi supplico di cuore per l'amore che ci fu tra noi di non posare mai più lo sguardo su di me. Vi comando anche, in nome di Dio, che lasciate la mia compagnia e torniate nel vostro regno per preservarlo da guerre e distruzioni. Così come vi ho amato fino ad ora, il mio cuore non mi permetterà più di incontrarvi dopo che a causa vostra e mia è stato annientato il fuore dei re e dei cavalieri. Rientrate dunque nelle vostre terre e prendete moglie per vivere con lei in gioia e letizia. L'unica supplica che il mio cuore vi rivolge è che invochiate il Signore Eterno perché mi conceda di fare ammenda dei miei peccati. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 716)
*«[...] Nella ricerca del Sangrail avrei abbandonato le vanità mondane se non fosse stato per l'amore che vi portavo, e se allora lo avessi fatto con tutto il mio cuore, la volontà e il pensiero, avrei superato ogni altro cavaliere a eccezione di ser Galahad mio figlio. Se voi vi siete votata alla perfezione, è giusto che lo faccia anch'io perché, mi sia testimone Iddio, solo in voi ho avuto la mia gioia terrena. Se il vostro cuore fosse stato diversamente disposto, vi avrei portata con me nel mio regno. Ma poiché tale è la vostra volontà, vi giuro che se troverò un eremita che voglia accogliermi, a qualunque ordine appartenga, farò penitenza e pregherò fino al termine della mia vita. Ora, madama, vi prego di baciarmi un'ultima volta.»<br>«Non lo farò mai» si schermì la regina «e astenetevi anche voi da tali atti.» (pp. 716-717)
*Supplico Dio Onnipotente che non mi sia mai più possibile vedere ser Lancillotto con i miei occhi mortali. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 719)
*Quando riporto alla mente la bellezza e la nobiltà della regina e del suo re e li vedo ora giacere insieme, il mio cuore non può sostenere il mio corpo afflitto. Quando poi rifletto che per mia colpa, orgoglio e superbia sono entrambi periti, essi che non avevano pari tra le genti cristiane, il ricordo della loro cortesia e della mia gratitudine mi fa mancare il cuore al punto di non potermi reggere in piedi. ([[Lancillotto]], p. 720)
*Ah, Lancillotto [...] guida di tutti i cavalieri cristiani, impareggiabile tra i valorosi, ora giaci qui. Eri il più cortese cavaliere che abbia mai portato lo scudo, l'amico più sincero nei confronti di chi ti amava tra quanti hanno mai cavalcato, il più fedele amante tra i peccatori che abbiano mai amato una donna, l'uomo più gentile che abbia mai brandito una spada. La tua bella persona primeggiava sempre tra una folla di cavalieri, e tu eri l'uomo più mansueto e più onorato tra quanti mai si siano intrattenuti a banchetto con le dame. Ma eri anche l'avversario più inflessibile per un nemico mortale che abbia mai posto la lancia in resta. (Hector de Maris, p. 722)
===Explicit===
====Originale====
Here is the end of the booke book of kyng Arthur & of his noble knyghtes of the rounde table | that whan they were hole togyders there was ever an C and xl | and here is the ende of the deth of Arthur | I praye you all Ientyl men and Ientyl wymmen that redeth this book of Arthur and his knyghtes from the begynnyng to the endyng | praye for me whyle I am on lyve that god sende me good delyveraunce | & whan I am deed I praye you all praye for my soule | for this book was ended the ix yere of the reygne of kyng edward the fourth | by syr Thomas Maleore knyght as Ihesu helpe hym from hys grete myght | as he is servaunt of Ihesu bothe day and nyght |<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/860/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}}
====Traduzione====
''Qui finisce il libro di re Artù e dei suoi nobili cavalieri della Tavola Rotonda, che nel loro insieme raggiungevano il numero di centocinquanta. E questa è anche la fine de'' La morte di Artù. '' Gentiluomini e gentildonne che avete letto il libro di Artù e dei suoi cavalieri dall'inizio alla fine, vi supplico di pregare finché sono in vita perché Dio mi mandi una buona liberazione. Quando poi sarò morto, vi chiedo di pregare tutti per la mia anima. Quest'opera fu terminata nel nono anno di [[Edoardo IV d'Inghilterra|re Edoardo IV]] dal cavaliere sir Thomas Malory che Gesù aiuti con la Sua grande potenza, poiché è servo di Cristo di giorno come di notte.''<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume secondo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}}
==Citazioni su Thomas Malory==
*Malory fu in realtà il primo scrittore su commissione [...]. Quando [[William Caxton|Caxton]] costruì la sua pressa da stampa, chiese al povero vecchio Malory di scrivere qualcosa, ed egli acconsentì mettendo insieme tutte le storie che conosceva: tutte le storie tramandate dalla tradizione orale. Poi, a poco a poco, con la proliferazione dei libri, la gente dimenticò quelle storie o non si curò di ricordarle. Così, i racconti che Malory ambientò nel XII secolo descrivevano eventi accaduti molto tempo prima [...]. E, come accade per tutti i miti, essi assunsero le tinte dell'epoca in cui vennero scritti. Gli ''Idilli del re'' di [[Alfred Tennyson|Tennyson]], per esempio, oppure le opere di [[Edward Burne-Jones|Burne-Jones]] e dei Preraffaelliti, descrissero e dipinsero le leggende arturiane del XII secolo secondo la sensibilità della propria epoca. Finendo così per rivelare più cose sull'età vittoriana che sulla leggenda stessa. ([[John Boorman]])
*Sì, possiamo immaginarci sir Thomas Malory come un adorabile primitivo, un innamorato di cose nobili e belle e grandi, finché non sappiamo, in base alle moderne ricerche che l'hanno identificato con un personaggio della parrocchia di Monks Kirby nella contea di Warwick, figura più di bandito che di {{sic|compíto}} gentiluomo, che per via delle sue violenze e rapine fu spesso in prigione, e in prigione scrisse appunto le sue storie di cavalleria. ([[Mario Praz]])
==Bibliografia==
*Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889.
*Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', due volumi, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Malory, Thomas}}
[[Categoria:Scrittori britannici]]
l2vsaz2vq7s7w00uqgsdto8b2bf7wkh
1420520
1420517
2026-07-15T12:12:45Z
Skekzilla
17056
/* Libro IX */
1420520
wikitext
text/x-wiki
Sir '''Thomas Malory''', o '''Maillorie''', '''Mallory''', '''Maleore''' (1409 – 1471), scrittore inglese.
==''La morte di Artù''==
===Incipit===
[[File:Morte Darthur incipit (cropped).jpg|thumb|Incipit dell'edizione del 1485 stampata da [[William Caxton]]]]
====Originale====
Hit befel in the dayes of Uther pendragon when he was kynge of all Englond | and so regned that there was a myȝty duke in Cornewaill that helde warre ageynst hym long tyme | And the duke was called the duke of Tyntagil | and so by meanes kynge Uther send for this duk | chargyng hym to brynge his wyf with hym | for she was called a fair lady | and a passynge wyfe | and her name was called Igrayne | So whan the duke and his wyf were comyn unto the kynge by the meanes of grete lordes they were accorded bothe | the kynge lyked and loved this lady wel | and he made them grete chere out of mesure | and desyred to have lyen by her | But she was a passyng good woman | and wold not assente unto the kynge | And thenne she told the duke her husband and said I suppose that we were sente for that I shold be dishonoured Wherfor husband I counceille yow that we departe from hens sodenly that we maye ryde all nyghte unto oure owne castell<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}}
====Traduzione====
Al tempo in cui [[Uther Pendragon]] governava su tutta l'Inghilterra, vi era in Cornovaglia un potente duca, signore di Tintagel, che gli faceva guerra da molti anni. Attraverso degli emissari, un giorno il re lo convocò ordinandogli di portare con sé anche la moglie, che aveva nome [[Igraine]] e fama di essere molto assennata. Quando il duca arrivò alla presenza del sovrano, per intercessione dei più nobili baroni si riconciliò con lui, ma il re si innamorò di sua moglie, la festeggiò oltre misura e desiderò di giacere con lei. Igraine, che era una donna onesta e leale, non solo non vi consentì, ma anzi disse al marito:<br>«Credo che siamo stati chiamati qui perché io vi perdessi il mio onore. Vi consiglio quindi di andare via senza indugio e di raggiungere questa notte stessa il nostro castello.»<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume primo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}}
===Citazioni===
====Libro I====
[[File:Story of Merlin - Arthur's conception.png|thumb|Il concepimento di Artù]]
*«Ecco cosa voglio, sire» disse allora Merlino. «La prima notte che trascorrerete con Igraine concepirete in lei un figlio che mi farete consegnare appena sarà venuto alla luce. Io lo alleverò dove più mi piacerà, affinché a voi derivi onore e al bambino i vantaggi che gli spettano.»<br>«Sarà fatto come volete» accondiscese il re.<br>«Ora preparatevi» aggiunse Merlino. «Questa notte stessa vi coricherete al fianco di Igraine nel castello di Tintagel, e avrete le sembianze di suo marito; Ulfius assumerà l'aspetto di ser Brastias e io quello di ser Jordans, due cavalieri del duca. Ma badate di non rivolgere domande né a lei né ai suoi uomini; dite che non vi sentite bene, affrettatevi ad andare a letto, e domani mattina non vi alzate prima del mio arrivo. Il castello non è che a dieci miglia da qui.»<br>Fu dunque fatto come era stato deciso. Ma poiché il duca aveva visto il re lasciare l'assedio di Terrabil, quella stessa notte uscì dal castello attraverso una postierla per attaccare l'esercito regale e rimase ucciso nella sortita prima ancora che il sovrano fosse arrivato a Tintagel. Così re Uther giacque con Igraine più di tre ore dopo la morte del duca e, in quella notte, concepì Artù. Allo spuntare del giorno, dopo che Merlino fu arrivato per dirgli di prepararsi, egli baciò la dama e partì in gran fretta. E quando Igraine sentì dire che, secondo tutte le testimonianze, il marito era morto prima dell'arrivo di Uther, si chiese con grande stupore chi potesse essere l'uomo che si era coricato con lei nelle sembianze del suo signore e ne pianse segretamente senza farne parola ad alcuno. (p. 7)
*Non passò molto, quindi, che un mattino Uther e Igraine si sposarono tra la gioia e il tripudio generale, e, per volere del re, nella stessa occasione re Lot di Lothian e di Orkney sposò Morgawse, che sarebbe stata la madre di [[Gawain|Galvano]], e re Nentres della terra di Garlot sposò Elaine. La terza sorella, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], fu invece messa a studiare in un convento dove divenne molto dotta in negromanzia. In seguito sarebbe stata maritata a re [[Urien|Uriens]] della terra di Gore, padre di [[Ywain|ser Ivano il Biancamano]]. (p. 8)
*E quando i mattutini e la prima messa ebbero termine, nel camposanto dietro l'altare maggiore fu vista una grande roccia quadrangolare simile a un blocco di marmo, che sorreggeva nel mezzo una sorta di incudine d'acciaio alta un piede in cui era infitta una bella spada. Intorno all'arma una scritta in lettere d'oro diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Colui che estrarrà questa spada dalla roccia e dall'incudine è il legittimo re di tutta l'inghilterra.}} (p. 10)
[[File:An island story; a child's history of England (1906) (14801002423).jpg|thumb|Artù estrae la spada dalla roccia]]
*Il giorno di Capodanno, terminata la messa, i baroni cavalcarono al campo, alcuni per giostrare, altri per torneare. Tra di essi vi era anche ser Ector accompagnato dal figlio ser Kay e dal giovane [[Re Artù|Artù]], fratello di latte di quest'ultimo. Ser Kay, che era stato fatto cavaliere nel giorno di Ognissanti, accortosi quando era già in cammino di avere dimenticato la spada nell'alloggio del padre, pregò Artù di andargliela a prendere.<br>«Volentieri» rispose il giovane allontanandosi in fretta. Giunto a casa, scoprì però che la dama e tutti gli altri erano usciti per assistere alle giostre. Ne fu addolorato, ma poi si disse:<br>"Andrò al camposanto a prendere la spada che è infitta nella roccia. Mio fratello non deve rimanere senza un'arma in una giornata come questa."<br>Si diresse quindi verso il camposanto; scese di sella, legò il cavallo a un montante e si avvicinò alla tenda che nascondeva la roccia. Non trovandovi i cavalieri che vi erano stati lasciati di guardia e che infatti erano andati alle giostre, afferrò l'impugnatura della spada e la estrasse con un strappo deciso, ma senza sforzo. Poi riprese il cavallo e raggiunse ser Kay per consegnargliela. Appena il fratello la vide, la riconobbe subito. Allora si avvicinò al padre egli disse:<br>«Signore, ecco la spada della roccia. Dunque devo essere io il re di questa terra.»<br>Ser Ector osservò l'arma; quindi tornò indietro con i due giovani, smontò da cavallo, entrò nella chiesa e ordinò a ser Kay di ripetergli con precisione come l'avesse presa faccendolo giurare sul Libro Sacro.<br>«Me l'ha portata mio fratello Artù, signore» disse allora ser Kay.<br>«E tu, come l'hai avuta?» chiese ser Ector ad Artù.<br>«Ecco, signore, quando sono tornato a casa a prendere la spada di ser Kay, non ho trovato nessuno che me la potesse dare; allora, pensando che mio fratello non dovesse rimanere disarmato, sono venuto qui e ho estratto l'arma dalla roccia senza alcuna fatica.» (pp. 11-12)
*Ser Ector e ser Kay si inginocchiarono a terra.<br>«Ahimè, perché vi inginocchiate davanti a me, voi che siete mio padre e mio fratello?» chiese loro Artù.<br>«No, mio signore, non è così. Io non sono vostro padre e non sono nemmeno del vostro stesso sangue. Vedo che discendete da un lignaggio ben più nobile di quanto credessi.»<br>Egli gli raccontò come gli fosse stato affidato, perché lo allevasse, dallo stesso Merlino. Nel sentire che ser Ector non era suo padre, il giovane provò un profondo dolore, ma il cavaliere continuò:<br>«Quando sarete re, vorrete essere il mio buono e grazioso signore?»<br>«In caso contrario sarei da biasimare» fu la risposta di Artù. «Siete l'uomo a cui devo di più insieme alla mia buona signora e madre, vostra moglie, che mi ha nutrito e allevato come figlio suo. Se Dio vorrà ch'io sia re come voi dite, potrete chiedermi tutto quello che sarà in mio potere di concedervi, e io non vi mancherò!» (pp. 12-13)
*«Per quale motivo quel ragazzo è divenuto vostro re?»<br>«Signori, è figlio legittimo di Uther Pendragon e di Igraine, moglie del duca di Tintagel» rispose loro Merlino.<br>«Allora è bastardo!» esclamarono tutti.<br>«No; Artù fu concepito più di tre ore dopo la morte del duca, e tredici giorni più tardi re Uther sposò Igraine. È quindi provato che non è bastardo, e chi lo afferma sappia che Artù sarà re e avrà ragione di tutti i suoi nemici, e che, prima di morire, avrà regnato a lungo su tutta l'Inghilterra e avrà condotto sotto il proprio comando Galles, l'Irlanda, la Scozia e molti altri regni.» (p. 15)
*Dovremmo forse accettare che un interprete di [[Sogno|sogni]] ci esorti alla viltà? ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 16)
*Ecco allora giungere in campo [[Ban di Benoic|re Ban]], fiero come un leone e con le insegne a bande verdi in campo d'oro.<br>«Ahimè, ora temo davvero che saremo sconfitti!» esclamò re Lot vedendolo. «Quello è il cavaliere più valoroso del mondo e anche l'uomo più rinnomato. Moriremo o saremo costretti a ritirarci, ma se dovremo farlo sarà bene che impieghiamo valore e saggezza, perché altrimenti perderemo ugualmente la vita!» (p. 26)
*[...] è preferibile uccidere un vile piuttosto che, a causa di un codardo, perdere tutti la vita. ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 28)
*«Siete un uomo straordinario!» esclamò allora Artù.<br>«Però mi stupisce molto sentirvi dire che morirò in battaglia.»<br>«Non ve ne meravigliate, è la volontà di Dio che il vostro corpo sia punito per le vostre azioni impure. Io invece dovrei essere triste, perché morirò di una morte vergognosa, sotterrato ancora vivo. Almeno la vostra sarà una fine onorevole.» ([[Re Artù]] e [[Mago Merlino]], p. 34)
*Merlino è a conoscenza, come del resto voi, ser Ulfius, di come re Uther venne da me nel castello di Tintagel con le sembianze di mio marito che era morto tre ore prima, e di come quella stessa notte mi fece concepire un figlio. Tredici giorni dopo egli mi sposò, e allorché il bambino nacque ordinò che fosse affidato a Merlino e allevato da lui. Da allora io non lo vidi mai più; né seppi quale nome gli era stato dato. ([[Igraine]], p. 35)
*«Ora siete in mio potere, e sono libero di decidere se uccidervi o risparmiarvi la vita. Ma se non vi darete per vinto sarò costretto a mettervi a morte» gli disse lo sconosciuto.<br>«Quando vorrà venire, la morte sia la benvenuta! Del resto, preferisco morire che disonorarmi arrendendomi a te» esclamò Artù balzandogli addosso. ([[Pellinore]] e [[Re Artù]], p. 39)
*«Ahimè, Merlino, lo avete ucciso!» gli disse Artù. «Era il cavaliere più nobile del mondo, ed io preferirei essere privato delle mie terre piuttosto che saperlo morto.»<br>«Non ve ne date pensiero, è più sano di voi» gli rispose Merlino. «È solo addormentato, ma si risveglierà fra tre ore. Vi avevo detto che era un cavaliere forte e coraggioso, e vi avrebbe ucciso se io non fossi intervenuto. Ma da ora in poi egli vi renderà ottimi servigi; il suo nome è [[Pellinore|Pellinor]], e un giorno avrà due figli di valore impareggiabile che si chiameranno [[Parsifal|Percival]] e [[Lamorak|Lamorak il Gallese]]. E sarà ancora Pellinor a rivelarvi il nome del figlio che avete concepito in vostra sorella e che sarà la rovina del regno.» (p. 40)
[[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p16.jpg|thumb|Artù riceve Excalibur]]
*Proseguirono il cammino finché si trovarono sulla riva di un lago vasto e ameno, dal quale videro emergere un braccio rivestito di sciamito bianco: esso terminava in una mano che stringeva una magnifica spada.<br>«È quella l'arma di cui vi parlavo» disse Merlino ad Artù. E poiché in quel momento una donna passava sul lago, il re chiese chi fosse.<br>«È la [[Dama del Lago]]; sul fondo di questo specchio d'acqua si trova una caverna che ha l'interno decorato con tale ricchezza da renderlo la residenza più piacevole del mondo» gli spiegò Merlino. «Ora la dama si avvicinerà; allora voi dovrete pregarla cortesemente di darvi la spada.»<br>Infatti la dama si diresse verso Artù e lo salutò, e il re, dopo aver ricambiato il saluto, le chiese:<br>«Di chi è la spada che quel braccio tiene alta sull'acqua? Io sono senza armi, e vorrei che fosse mia.»<br>«Essa mi appartiene» gli rispose la dama «ma se mi concederete un dono allorquando ve lo chiederò, sarà vostra.»<br>«Ve lo accorderò, sulla mia parola» le promise Artù.<br>«Allora montate sulla barchetta che vedete laggiù, raggiungete a remi la spada e prendetela insieme al suo fodero. Io reclamerò il mio dono quando lo riterrò opportuno».<br>Artù e Merlino smontarono di sella e legarono i cavalli a due alberi. Poi salirono sulla piccola imbarcazione e, quando ebbero raggiunto la mano e la spada, il re ne afferrò l'impugnatura e la trattenne, mentre mano e braccio scomparivano sott'acqua. (pp. 40-41)
*«Vi piace più l'arma o il fodero?» gli chiese Merlino.<br>«Preferisco la spada.»<br>«Non siete molto saggio, perché il fodero vale dieci volte di più! Finché lo avrete al fianco, esso impedirà alle vostre ferite di sanguinare, per quanto gravi possano essere. Quindi badate a non abbandonarlo mai.» (p. 41)
*Poi re Artù fece cercare, sotto pena di morte, tutti i bambini che erano nati il primo di maggio concepiti da baroni e da dame, perché Merlino gli aveva detto che proprio in quella data aveva visto la luce di colui che lo avrebbe ucciso. Tra i numerosi figli di signori scovati e mandati a corte, si trovava anche [[Mordred]], il figlio della moglie di re Lot.<br>I fanciulli vennero messi su una nave che fu lasciata alla deriva sul mare, ma il caso volle che essa naufragasse ai piedi di un castello e che tutti i bambini morissero salvo proprio Mordred che ne era stato scagliato fuori e che fu ritrovato da un buon uomo che lo allevò. Quando poi il fanciullo ebbe compiuto i quattordici anni, fu mandato a corte, come narreremo verso la fine del libro della Morte di Artù. Ora diremo che i baroni del regno furono molto addolorati per la morte dei loro figli e ne incolparono più Merlino che Artù, ma poi rimasero in pace sia per timore sia per lealtà nei confronti del sovrano. (p. 43)
====Libro II====
[[File:The Death of Balin and Balan.png|thumb|La morte di Balin e Balan]]
*«Ah, bella damigella, dignità, virtù e valore non sono riposti solo nell'[[abbigliamento]]!» esclamò [[Sir Balin|Balin]]. «La virilità e l'onore sono celati nella persona, e vi sono molti insigni cavalieri ignoti a tutti, a riprova che il pregio e l'ardimento non hanno alcun rapporto con le vesti che indossano.» (p. 46)
*Non pochi pensano di fare scorno a un [[avversario]], e poi scoprono che il loro intento si è ritorto a loro danno. ([[Sir Balin]], p. 50)
*Badate, sire, di conservare con cura il fodero di Excalibur e ricordate che finché l'avrete con voi le vostre ferite, per quanto gravi, non sanguineranno. ([[Mago Merlino]], p. 57)
*Rimasto disarmato, {{NDR|[[Sir Balin]]}} si precipitò allora alla ricerca di un'altra arma entrando prima in una stanza poi un'altra e in un'altra ancora, senza riuscire a trovare nulla e sempre incalzato dappresso da [[Re Pescatore|re Pellam]]. Infine varcò la porta di una camera meravigliosamente decorata e vide che vi si trovava un uomo disteso su un letto coperto dai più splendidi drappi d'oro che si possano immaginare. Vicino al letto, su un tavolo d'oro puro sorretto da quattro zampe d'argento, era posata una lancia di singolare fattura. Balin la afferrò, si volse a fronteggiare Pellam e lo colpì con forza, facendolo cadere in terra privo di sensi. Allora il tetto e le mura del castello crollarono e anche Balin fu gettato al suolo, dove rimase senza potersi muovere. [...] Da allora re Pellam rimase infermo per molti anni, e guarì solo quando fu curato da [[Galahad]], il nobile principe, nel corso della ricerca del [[Graal|Sangrail]] – il bacile che conteneva il sangue di Nostro Signore Gesù Cristo portato in Inghilterra da Giuseppe d'Arimatea, cui un tempo era appartenuto anche lo splendido letto. La [[Lancia di Longino|lancia]] che aveva inferto il [[Colpo Doloroso]] era la stessa con cui Longino aveva ferito Nostro Signore al cuore, e poiché re Pellam era affine alla stirpe di Giuseppe e l'uomo più degno di quei tempi, la sua infermità provocò dolore, lutti e pene. (pp. 61-62)
*«Fratello, mi hai ucciso e io ho ucciso te. Il mondo intero parlerà di noi» disse poi Balin quando si fu ripreso.<br>«Perché mai non ti ho riconosciuto!» si lamentò Balan. «Avevo notato le due spade, ma dato che portavi uno scudo non tuo ti avevo creduto un altro.»<br>«È colpa di uno sciagurato cavaliere che facendomelo cambiare ci ha dato la morte. Se potessi sopravvivere distruggerei il castello per i malvagi costumi che alberga.»<br>«E sarebbe ben fatto!» approvò Balan. «Da quando vi arrivai non ebbi più la possibilità di ripartirne perché uccisi il cavaliere che era a guardia dell'isola. Lo stesso accadrà anche a te, fratello. Avresti dovuto uccidermi, come del resto hai fatto, ma poi metterti in salvo con la fuga.»<br>In quel mentre sopraggiungeva la signora del castello con quattro cavalieri, sei dame e sei servitori, e sentì le pietose parole che si scambiavano i fratelli.<br>«Uscimmo entrambi da un medesimo sacello, il ventre di nostra madre, e giaceremo insieme in una stessa fossa» dicevano. (p. 66)
*Il mattino successivo comparve Merlino e fece incidere in lettere d'oro sulla tomba dei fratelli una scritta che diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Qui giace Balin il Selvaggio, che era il cavaliere dalle due spade che inferse il Colpo Doloroso.}}</div><br>Poi, presa la spada di Balin e sostituitone il pomo con un altro, ordinò a un cavaliere di brandirla, ma quello non vi riuscì nonostante i ripetuti sforzi. Allora Merlino scoppiò a ridere.<br>«Perché ridete?» gli chiese il cavaliere.<br>«Solo i campioni migliori del mondo potranno maneggiare questa spada, cioè [[Lancillotto]] e suo figlio Galahad. E con quest'arma Lancilotto ucciderà ser Galvano, il nipote di re Artù» gli rispose Merlino, che fece incidere la profezia sul pomo della spada.<br>Poi operò perché un ponte di ferro e di acciaio collegasse l'isola con la terraferma, e lo fece largo solo mezzo piede perché soltanto l'uomo più eccellente e mondo da malizia e villania potesse avere l'ardire di attraversarlo. Inoltre lasciò sull'isola il fodero della spada di Balin perché Galahad potesse trovarlo, e fece sì che per magia la spada restasse infissa in un blocco di marmo grande come la mola di un mulino, che galleggiò per molti anni nella corrente di un fiume fin sotto le mura di Camelot. Un giorno di Pentecoste Galahad, il nobile principe, che aveva già trovato il fodero, avrebbe estratto la spada così come è narrato nel libro del Sangrail. (p. 67)
====Libro III====
*Che un re tanto illustre per nobiltà e valore voglia prendere in moglie [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]] è la notizia più bella che abbia mai ricevuto [...]. Gli offrirei volentieri anche le mie terre se pensassi di poterlo compiacere, ma ne ha già tante e sono certo che non ne ha bisogno. Gli farò quindi un dono che gradirà molto di più, perché gli consegnerò la [[Tavola Rotonda]] che mi fu data da Uther Pendragon. Essa può ospitare un massimo di centocinquanta cavalieri; cento li ho io stesso, ma gli altri mi sono stati uccisi. ([[Leodegrance]], p. 69)
*«Ma perché vi sono due seggi vuoti alla Tavola Rotonda?» chiese poi Artù a Merlino.<br>«Sire, sono destinati a uomini degni del più alto onore, e sul [[Seggio Periglioso]] siederà solo un cavaliere senza pari. Chiunque altro sarà tanto ardito da tentare di prendervi posto, sarà annientato.» (p. 72)
*Devi concedere [[misericordia]] a coloro che t'implorano, perché un [[cavaliere]] spietato è un cavaliere senza onore. ([[Gaheris]], p. 76)
*Così, portate a termine le tre ricerche affidate a ser Galvano, a ser Tor e a re Pellinor, re Artù confermò la nomina di tutti i cavalieri, assegnò terre a quelli che non avevano e impose loro di non commettere mai oltraggi o omicidi, di rifuggire sempre dal tradimento, di non comportarsi mai con efferatezza, ma di concedere grazia a chi la implorasse, sotto sanzione di perdere per sempre l'onore e la sua protezione. Inoltre il re ingiunse loro, pena di morte, di soccorrere sempre le dame, le damigelle e le gentildonne e di non ingaggiare combattimenti in contese ingiuste per amore o per beni mondani. Tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] giurarono in tal senso, i giovani come i vecchi, e ogni anno rinnovavano il giuramento in occasione della festa solenne della Pentecoste. (p. 87)
====Libro IV====
[[File:The Beguiling of Merlin by Edward Burne-Jones.jpg|thumb|Merlino e la Dama del Lago]]
*Non passò molto che la [[Dama del Lago|Damigella del Lago]] partì e Merlino la seguì tentando più volte di farla sua con le proprie arti sottili, ma poi Nimue gli fece giurare di non fare mai più uso con lei dei suoi incantesimi, perché altrimenti non l'avrebbe mai avuta. [...] Poi Merlino e la damigella ripartirono per la Cornovaglia, e nel corso del viaggio egli le insegnò molti altri prodigi. Ma poiché le stava sempre intorno per cogliere la sua verginità, Nimue lo prese a noia e pensò di liberarsene; tuttavia non sapeva come fare anche perché ne aveva paura, dato che Merlino era figlio di un diavolo.<br>Ora, avvenne che un giorno Merlino le facesse vedere una caverna meravigliosa che si sprofondava sotto una grande pietra che la damigella, mettendo in opera le arti che aveva apprese, lo inducesse ad entrarvi per mostrarle i prodigi che essa nascondeva. Poi fece in modo che egli non ne uscisse mai più di quante arti magiche mettesse in opera, e si allontanò lasciandolo prigioniero. (pp. 88-89)
*Ahimè, da quando sono stato incoronato non ho avuto un solo mese di riposo! ([[Re Artù]], p. 90)
*{{NDR|Su [[Sir Tor]]}} Parla poco e agisce molto di più, e non conosco nessuno qui a corte che sia di nascita più nobile, o che gli sia pari in valore e in possanza. ([[Re Artù]], p. 94)
*[...] poiché [[Baudemago|ser Bagdemagus]] si era adirato perché a ser Tor era stata data la precedenza, si allontanò all'istante dalla corte e, in compagnia del suo scudiero, si inoltrò in una foresta. Dopo molte avventure gli capitò di arrivare davanti alla caverna in cui la Damigella del Lago aveva imprigionato Merlino. Udendolo lamentarsi pietosamente, il cavaliere decise di cercare di aiutarlo e si sforzò di sollevare la pietra che chiudeva l'antro, ma essa era tanto pesante che non vi sarebbero riusciti nemmeno cento uomini.<br>Intanto Merlino, che si era accorto della sua presenza, gli diceva di desistere perché si affaticava invano: egli non avrebbe potuto essere soccorso se non da colei che lo aveva rinchiuso. Allora Bagdemagus si allontanò e, attraverso molte altre avventure che incontrò per via, si dimostrò un eccellente cavaliere, così che quando tornò a corte fu eletto compagno della [[Tavola Rotonda]]. (p. 94)
*[...] mi sono impegnato a battermi ad oltranza e preferisco morire con onore piuttosto che vivere nella vergogna. Se mi fosse possibile perdere la vita cento volte, piuttosto che arrendermi a voi sceglierei lo stesso di morire. Sono senza armi, ma non senza onore, e del resto se ucciderete un uomo inerme, il disonore ricadrà su di voi. ([[Re Artù]], p. 101)
*{{NDR|Sulla [[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]]}} Mi vendicherò su di lei con tale durezza che tutto il mondo cristiano ne dovrà parlare, perché Dio sa che l'ho onorata e venerata più di ogni altra del mio sangue e che avevo più fiducia in lei che in mia moglie e negli altri miei parenti. ([[Re Artù]], p. 103)
*La gente dice che Merlino è figlio di un diavolo, ma io posso affermare di essere stato concepito da un demone sulla terra! ([[Ywain]], p. 105)
*Dopo aver trascorso la notte nel monastero e ascoltata la messa, Galvano e Ivano ripresero il cammino. Si addentrarono in un grande bosco e poi sbucarono in una valleta dove videro dodici belle damigelle e due cavalieri armati e montati su grandi cavalli vicino a una piccola torre. Le damigelle correvano avanti e indietro da un albero al quale era appeso uno scudo bianco e, ogni volta che vi passavano accanto, vi sputavano sopra e alcune vi gettavano anche del fango.<br>I due giovani si avvicinarono, salutarono le damigelle e chiesero loro perché spregiassero lo scudo in quel modo.<br>«Ecco, signori, esso appartiene a un cavaliere del paese che è un ottimo combattente, ma ha in odio tutte le dame e le gentildonne. Per questo stiamo recando offesa al suo scudo.»<br>«Non è certo degno di un cavaliere disprezzare le dame» osservò ser Galvano «ma può anche darsi che ne abbia un buon motivo e che, se è vero quanto dite, in qualche altro luogo vi siano donne che egli ama e da cui è ricambiato. Come si chiama?»<br>«[[Morholt|Moroldo]], signore, del sangue del re d'Irlanda.»<br>«Lo conosco» intervenne ser Ivano. «È un cavaliere molto valoroso: una volta lo vidi misurarsi in una giostra con vari avversari e nessuno fu in grado di tenergli testa».<br>«Allora penso che siate voi da biasimare, damigelle!» esclamò ser Galvano. «Suppongo che se ha appeso lo scudo all'albero non si trovi lontano, e quei cavalieri laggiù potrebbero sfidarlo. Sarebbe più onorevole di quello che state facendo voi. Comunque, non intendo permettere che lo scudo di un cavaliere venga disonorato!» (pp. 110-111)
*[...] non è cavalleresco che uno resti in arcioni mentre l'altro è a piedi. ([[Morholt]], p. 112)
*Si slanciarono gagliardamente l'uno contro l'altro e si assestarono dei fendenti che fecero volare in pezzi gli scudi e ammaccare gli elmi e i giachi, così che ben presto furono entrambi gravemente feriti. Ma erano le nove del mattino, e Moroldo si accorse con stupore che ser Galvano diveniva di momento in momento più forte finché, all'ora di mezzogiorno, la sua forza si trovò triplicata. Quando però il mezzogiorno fu trascorso e cominciò a calare la sera, le forze di ser Galvano presero a scemare ed egli si sentì sempre più debole e cominciò a sospettare che non avrebbe potuto resistere. Sarebbe quindi stato il momento giusto perché ser Moroldo potesse dimostrare tutta la propria possanza; invece quest'ultimo disse:<br>«Ho constatato che siete un ottimo cavaliere e un uomo dotato di una forza prodigiosa, signore, ma finché dura. Del resto, la nostra non è una disputa grave e sarebbe un peccato se dovessi ferirvi, ora che vi vedo indebolito.» (p. 112)
*Una dama tanto superba da non avere misericordia di un valoroso [[cavaliere]] non ha diritto alla felicità! ([[Dama del Lago]], p. 121)
====Libro V====
*In pace da lungo tempo, [[re Artù]] aveva indetto una festa sfarzosa. La Tavola Rotonda era al completo di tutti i suoi alleati sovrani, principi e nobili cavalieri quando, mentre egli sedeva sul trono, entrarono nella sala dodici vecchi che recavano rami d'ulivo nelle mani a significare di essere venuti come ambasciatori e messaggeri dell'imperatore Lucio, a quel tempo chiamato Dittatore o Procuratore del Bene Pubblico di Roma. Giunti alla presenza del re, essi gli resero omaggio con un inchino e gli parlarono nel seguente modo:<br>«Il nobile e potente imperatore Lucio saluta il re di Britannia. Vi ordina di riconoscerlo come vostro signore e di inviargli il tributo che questo regno deve all'impero e che, come risulta dai documenti, già pagavano vostro padre e i vostri predecessori. Se agirete da ribelle e non lo riconoscerete come vostro sovrano, deterrete e tratterrete le vostre terre in contrasto con gli statuti e i decreti stabiliti dal nobile e illustre Giulio Cesare, conquistatore di questo paese e primo imperatore di Roma. Sappiate anche se vi opporrete alle sue richieste e ai suoi ordini, Lucio condurrà una guerra implacabile contro la vostra persona, i vostri regni e le vostre terre, e punirà voi e i vostri sudditi come esempio perpetuo per tutti i sovrani e i principi che rifiutano il tributo al nobile impero che domina sull'intero mondo.» (p. 131)
*[...] io non pagherò mai il tributo a Roma! A quanto so Belino e Brenio, sovrani di Britannia, hanno tenuto a lungo l'impero nelle proprie mani, come anche Costantino figlio di Elena: vi è quindi la prova palese che non dobbiamo alcun tributo e che anzi, essendo noi i loro discendenti, abbiamo il diritto di reclamare il titolo all'impero. ([[Re Artù]], p. 132)
*Artù presiedeva la Tavola Rotonda e appariva l'uomo più gagliardo che esista, capace di conquistare l'intera terra, che è ben poco per lui. (p. 134)
*Mentre il re era assopito nella propria cabina ebbe un sogno meraviglioso: gli parve che un [[drago]] terrificante, giunto in volo dalla parte d'Occidente, affogasse molta della sua gente. Esso aveva la testa smaltata d'azzurro e le spalle che brillavano come oro, il ventre simile a maglie di straordinari colori, la coda coperta di scaglie, le zampe di splendido zibellino e gli artigli come oro fino. Dalla bocca gli scaturiva un'orrenda fiamma che faceva apparire di fuoco la terra e il mare. Poi, in una nuvola, giungeva dall'Oriente un feroce cinghiale nero dagli artigli grandi come pilastri. Coperta da pelame irsuto, era la bestia più ripugnante che si fosse mai vista, e ruggiva e muggiva in modo incredibilmente orribile. Il drago allora si sollevava nell'aria come un falco e assaliva con violenza il cinghiale che rispondeva ferendolo al petto con le zanne grigie, e quel sangue bollente faceva rosseggiare il mare. Allora il drago volava a grandi altezze, poi si precipitava fragorosamente a colpire il cinghiale sulla sommità del dorso, lungo dieci piedi dalla testa alla coda, riducendogli in polvere le ossa e la carne, che prendevano a volteggiare per tutta l'ampiezza del mare.<br>Il re si svegliò di colpo e, sconcertato dal sogno, mandò a chiamare un saggio filosofo cui ordinò di spiegarne il significato.<br>«Sire» fu la risposta del sapiente «il drago rappresenta la vostra persona, i colori delle sue ali sono i regni che avete conquistato e le scaglie di cui è irta la coda rappresentano i nobili cavalieri della Tavola Rotonda. Il cinghiale che usciva dalle nuvole e che fu ucciso dal drago simboleggia un tiranno che tormenta il popolo, o forse anche che voi dovrete battervi di persona contro il più orrido e abominevole gigante che avrete mai visto in tutta la vita. Non avete dunque nulla da temere da questo sogno: andate avanti da conquistatore.» (pp. 135-136)
*Guardate quanto sono tronfi di orgoglio e di millanteria questi Britanni! [...] Si vantano come se avessero già conquistato il mondo intero! (p. 140)
====Libro VI====
*Poco tempo dopo che [[re Artù]] era tornato in Inghilterra da Roma i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] si riunirono a corte per dedicarsi a giostre e a tornei. Non pochi cavalieri novelli compirono onorevoli gesta d'armi e superarono i compagni dando prova di valore e di prodezza, ma tra tutti spiccò [[Lancillotto|ser Lancillotto]] del Lago che fu il migliore nei tornei, nelle giostre e nelle prove d'armi sia al primo sia all'ultimo sangue, e non si fece mai sopraffare se non per tradimento o per incantesimo.<br>Dunque ser Lancillotto si meritò una tale unanime ammirazione che il libro francese dice che era il cavaliere migliore della corte dopo il ritorno del re da Roma. Per tutti questi motivi, la regina Ginevra lo predilesse tra gli altri, e poiché anche egli la ricambiava amandola più di qualunque altra dama o damigella della sua vita, compì per lei molte prodezze d'armi. (p. 157)
*[...] non posso impedire alla gente di dire quel che vuole, ma non penso affatto di prendere moglie, perché dovrei restare al suo fianco trascurando le armi, i tornei, le battaglie e le avventure. Quanto poi ad avere delle amiche, rifiuto il piacere che esse potrebbero darmi soprattutto perché sono timorato di Dio. Vedete, i [[Cavaliere|cavalieri]] che si danno all'adulterio e al libertinaggio non sono felici o fortunati in battaglia, e sono quasi sempre sopraffatti da cavalieri meno abili, oppure per caso e per malasorte uccidono uomini migliori di loro. Credo quindi che sarà sempre un infelice l'uomo che ha delle amanti, e che tutto ciò che avrà a che fare con lui sarà perseguitato dalla sorte. ([[Lancillotto]], p. 170)
*Ahimè, che peccato che un cavaliere debba morire senza le armi in mano! ([[Lancillotto]], p. 181)
====Libro VII====
*[[Re Artù|Artù]] dunque si era seduto a banchetto con vari altri sovrani e con tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]], salvo quelli che erano stati fatti prigioniero o uccisi in scontri d'armi, quando i tre uomini fecero il loro ingresso nella sala. Due erano cavalieri di bell'aspetto e riccamente vestiti, e sulle loro spalle si appoggiava il terzo, il giovane più bello del mondo, alto, robusto e prestante, dal viso perfetto e dalle più grandi e splendide mani che si fossero mai viste, ma che si muoveva come se non riuscisse a reggersi senza essere sostenuto. Artù ordinò che si facesse silenzio e si lasciasse spazio per il loro passaggio, e i tre uomini avanzarono fino all'alta predella senza pronunziare una parola; poi il più giovane si trasse un poco indietro e, raddrizzandosi agilmente in tutta la persona, disse:<br>«Re Artù, Dio benedica voi e tutta la vostra bella certe e, in particolare, i compagni della Tavola Rotonda. Sono venuto per pregarvi di accordarmi tre doni, e poiché le mie richieste non sono irragionevoli e non vi causeranno danni o perdite, potrete concedermeli senza tema di essere disonorato. Il primo lo chiederò subito, e gli altri due tra un anno in questo stesso giorno dovunque vi troverete a celebrare la festa solenne.»<br>«Avrai quanto desideri» dichiarò il re.<br>«Allora, sire, questa è la mia prima supplica: datemi da mangiare e da bere a sufficienza per un anno, al termine del quale avanzerò le altre due preghiere.»<br>«Bel figliolo, ti consiglio di domandare di più: quello che hai espresso è un desiderio troppo umile» gli rispose Artù. «Il mio cuore prova grande inclinazione per te perché ritengo che tu discenda da una nobile schiatta: l'opinione che mi sono fatto risulterebbe fallace se non dovessi dimostrarti di altissimo lignaggio.»<br>«Sire, sia come deve essere, ho chiesto esattamente quello che volevo» replicò il giovane.<br>«Non credo che tu non lo conosca!» esclamò il re, che poi affidò il giovane a [[Sir Kay|ser Kay il Siniscalco]], ordinando che gli desse i migliori cibi e le migliori bevande e un corredo degno del figlio di un barone.<br>«Non ci sarà bisogno di spendere tanto per lui» osservò però ser Kay. «Secondo me è nato villano e non diventerà mai un gentiluomo, altrimenti vi avrebbe chiesto un cavallo e un'armatura. I suoi desideri rispecchiano invece la sua condizione. Comunque, dato che non ha nome, lo chiamerò [[Sir Gareth|Bellamano]] e lo porterò in cucina dove potrà mangiare tutti i giorni tanto di quel brodo che tra un anno sembrerà un porcello all'ingrasso.» (pp. 187-188)
*Appena i due uomini che avevano accompagnato il giovane furono ripartiti lasciandolo nelle mani di ser Kay, questi cominciò a schernirlo e a farsi beffe di lui. Ma [[Gawain|ser Galvano]] se ne adirò e [[Lancillotto|ser Lancillotto]] ordinò al siniscalco di smetterla, aggiungendo che era pronto a scommettere che si sarebbe dimostrato un cavaliere di grande valore.<br>«Non avete ragioni per ritenerlo» replicò il siniscalco. «Le sue rischieste mostrano la sua vera natura; non vuole che da bere e da mangiare e in fede mia deve essere cresciuto in un'abbazia dove, comunque andassero le cose, gli facevano sempre mancare il vitto! Per questo è venuto a cercarlo qui.» (p. 189)
*Così Bellamano fu mandato in cucina, e la notte dormiva con gli altri garzoni, sopportando tutto pazientemente per dodici mesi. Ma nel frattempo era riuscito a incontrare il favore generale, degli uomini come dei ragazzi, per la sua umiltà e la sua dolcezza. E ogni volta che vedeva dei cavalieri intenti alle giostre, se poteva si fermava ad osservarli e cercava in tutti i modi di trovarsi ovunque si svolgesse qualche prova di prodezza, così che accadeva che chiunque si esercitasse nel lancio di sbarre o di pietre si trovava sempre superato da lui di almeno due iarde. (p. 189)
*«In nome di Dio, ti assicuro che ho dovuto impegnarmi al massimo per non essere disonorato; perciò non dovrai temere nessun altro» disse Lancillotto a Bellamano.<br>«Credete che un giorno sarò in grado di tenere testa a qualunque provetto cavaliere?» gli chiese allora il giovane.<br>«Certamente, combatti come hai fatto oggi e io te ne sarò garante.»<br>«Adesso, quindi, vi prego di armarmi.»<br>«Però dovrai dirmi il tuo nome e il tuo lignaggio.»<br>«Ve lo dirò, signore, purché non lo riveliate ad alcuno.»<br>«Te ne do la mia parola, finché non sarà universalmente noto.»<br>«Mi chiamo Gareth e sono fratello germano di ser Galvano» gli disse infine Bellamano.<br>«Ah, signore, ne sono molto lieto! Ho pensato fin dal primo momento che doveste essere di sangue nobile e che non foste venuto a corte solo per mangiare e bere!» esclamò ser Lancillotto; dopo di che lo armò cavaliere. (pp. 192-193)
*[...] non lasciatemi morire quando una parola [[Cortesia|cortese]] potrebbe salvarmi! (Sir Pertolepe, p. 199)
*Un [[cavaliere]] deve tollerare qualunque cosa da parte di una [[damigella]] [...]. Per questo non ho badato alle vostre parole, per quanto ingiuriose fossero; anzi, quanto più mi offendevate e mi facevate montare in collera, tanto più sfogavo la mia ira contro gli avversari che incontravo. Così le vostre ingiurie mi hanno esortato a battermi e mi hanno indotto a cimentarmi per provarvi fino in fondo di cosa sono capace. Se ho cercato accoglienza nelle cucine di Artù, è stato solo per avventura, perché avrei potuto trovare di che sostentarmi in qualunque altro posto. Ma l'ho voluto fare per mettere alla prova i miei amici e perché un giorno si potesse sapere che sono un gentiluomo. ([[Sir Gareth]], p. 203)
*{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Ha sconfitto tutti e quattro i fratelli e ucciso il Cavaliere Nero [...]. Ma prima ancora aveva fatto di più: aveva disarcionato ser Kay lasciandolo a terra mezzo morto e aveva affrontato un duro scontro con ser Lancillotto concludendolo alla pari. È stato allora che ser Lancillotto lo ha armato cavaliere. (p. 206)
*{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Lancillotto era il cavaliere che il giovane amava di più; perciò rimase quasi sempre con lui anche perché, dopo che si fu assicurato della buona salute di ser Galvano, non volle più accompagnarsi a quell'uomo vendicativo che, quando odiava, era pronto anche a commettere omicidi. E a ser Gareth questo ripugnava. (p. 236)
====Libro VIII====
*Al tempo in cui [[Re Artù|Artù]] era re supremo d'Inghilterra, del Galles, della Scozia e di numerosi regni, v'erano altri sovrani che regnavano su molte contrade: un paio nel Galles, altrettanti in Cornovaglia e nell'Occidente, due o tre in Irlanda e un gran numero nel Settentrione, ma tutti costoro gli dovevano obbedienza ed erano suoi vassalli, al pari del re di Francia, del re di Bretagna, e di tutti gli altri baroni fino a Roma. (p. 241)
[[File:Arthur Hughes cartoon the Birth of Sir Tristram.jpg|thumb|La nascita di [[Tristano]]]]
*Ah, figlioletto mio [...] hai dato la morte a tua madre! Se in così giovane età sai giù uccidere, suppongo che diverrai un uomo gagliardo e, poiché morrò per averti messo al mondo, voglio che la mia ancella preghi il mio signore e Meliodas che al battesimo ti imponga il nome di [[Tristano]], a significare il dolore della tua nascita. (Elisabetta, p. 242)
*{{NDR|Su [[Tristano]]}} [...] egli diede inizio alle buone regole del trattare ogni tipo di cacciagione e introdusse i termini appropriati che sono in uso ancor oggi, onde il libro della caccia col falcone, al cervo e a ogni altro animale selvatico, è chiamato il libro di ser Tristano. Mi sembra pertanto che tutti i gentiluomini di antico blasone debbano giustamente onorarlo, perché è proprio da tali termini, che resteranno in uso fino al giorno del Giudizio, che gli uomini d'onore possono distinguere un gentiluomo da un uomo libero e quest'ultimo da un villano. Colui che è [[Gentilezza|gentile]] sarà infatti attratto dalle virtù cortesi e seguirà i nobili costumi degli uomini d'onore! (p. 244)
*Ora accadde che re Agwisance d'Irlanda mandasse a chiedere a [[Marco di Cornovaglia|re Marco di Cornovaglia]] il tributo che questi gli aveva corrisposto per molti inverni e che da sette anni aveva smesso di pagare. Il re e i suoi baroni ordinarono ai messaggeri di tornare dal loro signore con questa risposta:<br>«Noi non gli pagheremo alcun tributo e se vorrà esigerlo mandi in Cornovaglia un cavaliere fidato che combatta per il suo diritto, perché noi ne troveremo un altro che difenda il nostro.»<br>I messageri tornarono dunque con quella risposta che accese d'ira re Agwisance. Convocato [[Morholt|ser Moroldo]], un nobile e provato cavaliere, compagno della Tavola Rotonda e fratello della regina d'Irlanda, il sovrano gli disse:<br>«Bel fratello, ti prego di andare per amor mio in Cornovaglia a combattervi per il tributo che ci spetta. Sarai ben risarcito per tutto quello che spenderai e avrai più di quanto ti occorra.»<br>«Sire» rispose ser Moroldo «per il diritto vostro e della vostra terra non esiterò a dare battaglia al miglior cavaliere della Tavola Rotonda, conosco la maggior parte di loro e le imprese che hanno compiuto, e affronterò volentieri questo viaggio che accrescerà la fama delle mie gesta.» (p. 245)
*Raccomandami a mio zio re Marco e pregalo, se sarò ucciso in battaglia, di seppellire il mio corpo nel modo che riterrà più opportuno [...]. Sappia che non mi arrenderò per viltà e che mi farò uccidere piuttosto che fuggire: in tal modo il regno non sarà costretto al tributo per causa mia; ma se mi arrendersi dichiarandomi sconfitto o se fuggissi, digli che non dovrà mai seppellirmi in terra consacrata. ([[Tristano]], p. 248)
*Appena ser Moroldo ebbe scorto Tristano, gli disse:<br>«Giovane cavaliere, ser Tristano, che fate qui? Sono molto dispiaciuto che abbiate avuto tanto coraggio, perché dovete sapere che mi sono battuto con molti nobili cavalieri, i migliori di questo paese e del mondo intero, e li ho vinti tutti. Seguite dunque il mio consiglio e ripartite.»<br>«Ser Moroldo, cavaliere leale e ben provato» gli rispose ser Tristano «non posso rinunciare alla nostra contesa perché proprio oggi ho ricevuto l'ordine della cavalleria e mi sono impegnato ad acquistarmi onore combattendo contro di voi che avete fama di essere tra i cavalieri più stimati del mondo. Al contrario io non mi sono ancora cimentato con un buon cavaliere, ma confido in Dio che potrò comportarmi onorevolmente liberando per sempre la Cornovaglia da ogni genere di tributo da parte del vostro paese.»<br>Quando ser Moroldo ebbe inteso il suo intento, aggiunse:<br>«Bel cavaliere, poiché siete deciso ad acquistare merito a mio danno, voglio che sappiate che non sarete disonorato se riuscirete a resistere a tre dei miei colpi, perché è proprio per le mie nobili imprese, provate e vedute, che re Artù mi fece cavaliere della Tavola Rotonda.» (p. 249)
*Io non sono che un novello cavaliere e al primo cimento, ma piuttosto che tirarmi indietro preferirei essere fatto in cento pezzi! ([[Tristano]], p. 250)
*Con grande benevolenza, il re affidò Tamtrist alla custodia e alle cure della figlia [[Isotta|Isotta la Bella]], che era molto esperta di medicina. La fanciulla infatti scoprì che alla base della ferita vi era del veleno, e la guarì in poco tempo. Così il giovane forestiero nutrì per lei un grande amore, tanto più che non v'era al mondo pulzella o dama più bella, e in cambio delle sue cure le insegnò a suonare l'arpa. E anche Isotta cominciò a sentire una grande inclinazione verso di lui.<br>[[Palamede (ciclo arturiano)|Ser Palamede il Saraceno]], beneaccetto al re e alla regina, si trovava a quel tempo nel paese, e ogni giorno si presentava con molti doni a Isotta la Bella, che amava appassionatamente. Di ciò si avvide Tamtrist, cui era nota la fama di nobiltà e di ardimento del cavaliere, e siccome Isotta la Bella gli aveva anche detto che il Saraceno aveva intenzione di farsi battezzare per amor suo, tra i due cavalieri c'era grande gelosia e Tamtrist ne era molto contrariato. (p. 252)
[[File:Waterhousem Tristan and Isolde.jpg|thumb|Tristano e Isotta bevono il filtro d'amore]]
*Un giorno Isotta la Bella e la regina sua madre prepararono un bagno per Tamtrist. Mentre egli era immerso nell'acqua accudito da Governale e da ser Hebes e le due donne si affaccendavano da una parte all'altra della camera, il caso volle che la regina vedesse la spada del giovane posata sul letto e che malauguratamente la traesse dal fodero. Dopo averla ammirata a lungo, ché era invero un'arma molto bella, le due dame notarono che il filo della lama era rotto a un piede e mezzo dalla punta e che ne mancava un buon pezzo. Quella falla ricordò subito alla regina il frammento di spada trovato nel cranio di ser Moroldo.<br>«Ahimè, figlia mia» esclamò «costui è il cavaliere traditore che uccise mio fratello, tuo zio!»<br>Isotta ne fu amaramente turbata, ché amava profondamente Tamtrist e conosceva appieno la crudeltà della madre.<br>Intanto la regina si era prontamente recata nella propria camera e da un suo cofano aveva preso il framment di spada estratto dalla testa di ser Moroldo dopo la sua morte; quindi si era affrettata a tornare al letto su cui era posata l'arma di Tamtrist e vi aveva inserito il pezzo d'acciaio: esso combaciò con la tacca della lama quasi non se ne fosse mai distaccato.<br>Subito la dama impugnò fieramente la spada e con tutta la sua forza corse addosso a Tamtrist che era ancora nel bagno, sì che lo avrebbe tagliato in due se ser Hebes non l'avesse afferrata per le braccia strappandole l'arma di mano. Non avendo così potuto portare a termine il suo malvagio intento, la regina corse dal marito, re Agwisance, e, gettatasi in ginocchio, gli disse:<br>«Ahimè, mio signore, ospitate in casa vostra il traditore che uccise mio fratello ser Moroldo, nobile combattente e vostro servitore.»<br>«Chi è e dove si trova?» chiese il re.<br>«È Tamtrist, colui che mia figlia ha guarito.» (p. 255)
*Mio padre è ser Meliodas re di Liones e mia madre, che si chiamava Elisabetta, era sorella di re Marco di Cornovaglia. Ella morì nel darmi la luce nella foresta e, proprio per questo, prima di spirare ordinò che al battesimo mi fosse imposto il nome di Tristano, ch'io trasformai qui in Tamtrist poiché non volevo essere riconosciuto. Ho combattuto per il tributo della Cornovaglia per amore di mio zio e per il diritto di quella terra che egli possedeva da molti anni, e anche per accrescere il mio onore, perché ero stato fatto cavaliere proprio quel giorno ed ero al mio primo cimento. Solo per questo intrapresi la battaglia, e sappiate inoltre che ser Moroldo si sottrasse a me ancora in vita, abbandonando lo scudo e la spada. ([[Tristano]], p. 256)
*Col passare del tempo [...] sorsero dissidi e gelosie tra il re e il nipote a causa di una dama, moglie del nobile conte ser Segwaride, di cui entrambi erano innamorati. La dama amava molto ser Tristano che la ricambiava, poiché era invero bella, e il cavaliere lo aveva ben notato, e re Marco, accesosi anch'egli d'amore per lei, lo aveva saputo e ne era geloso. (p. 258)
*[...] benché tra loro vi fossero belle parole, finché visse re Marco non amò più il nipote {{NDR|[[Tristano]]}}, poiché ogni affetto si era spento per sempre. (p. 260)
*[...] colui che ha una segreta [[ferita]] è riluttante a mostrare apertamente l'ingiuria subita! (p. 260)
*[[Lancillotto|Ser Lancillotto]] non ha pari per gentilezza e cavalleria e, per il grande affetto che nutro per lui, non combatterò più di mia volontà contro di voi. ([[Tristano]], p. 264)
*[...] re Marco non smise mai di pensare in cuore suo al modo di far perire Tristano. Infine escogitò di mandarlo come suo messaggero in Irlanda a chiedere in moglie Isotta la Bella, di cui il nipote aveva tanto lodato l'avvenenza e la bontà. Ma tutto ciò era fatto con l'intento di farlo morire. (p. 265)
*Ser Tristano prese dunque il mare e, mentre si trovava nella cabina insieme ad Isotta, accadde che avessero sete e che lì accanto vi fosse una piccola fiasca d'oro contenente, a giudicare dal colore e dal sapore, un vino prelibato. Subito il giovane la prese dicendo:<br>«Madama Isotta, ecco la migliore bevanda che abbiate mai gustata e che la vostra ancella dama Brangania e il mio servitore Governale tenevano per sé.»<br>Risero entrambi di cuore e bevettero liberamente, brindando l'uno all'altra, sì che mai vino sembrò loro più dolce e prelibato. Ma appena l'ebbero inghiottito, essi si amarano sì intensamente che quel loro sentimento non li abbandonò mai più, nella buona e nella cattiva sorte. Era infatti quello il principio di un amore che li avrebbe accompagnati per tutti i giorni della vita. (p. 271)
*Non è da buon [[cavaliere]] cogliere un altro in svantaggio [...]. ([[Tristano]], p. 284)
*Ser Lamorak si allontanò in compagnia di ser Driant, ed essendosi imbattuto in un cavaliere che per ordine di [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]] recava a [[re Artù]] un bel corno rifinito in oro, lo costrinse con la forza a rivelargli il motivo della sua missione. Seppe che il corno aveva una virtù – nessuna dama o gentildonna che non fosse fedele al proprio signore vi poteva bere senza versarne il contenuto – e che Morgana la Fata lo inviava in dono al fratello Artù a causa della [[Ginevra (ciclo arturiano)|regina Ginevra]] e per dispetto a ser Lancillotto.<br>«Se non vuoi morire» disse allora ser Lamorak «porterai il corno a re Marco, e gli dirai che glielo mando perché metta alla prova la fedeltà della sua sposa.»<br>Il cavaliere si recò così da re Marco e gli disse che gli inviava quel corno prezioso e qual era la sua qualità. Il re costrinse quindi la regina Isotta a bere, e dopo di lei cento altre dame, ma solo quattro tra esse riuscirono a non versare la bevanda.<br>«Ahimè, è una grave infamia» esclamò il sovrano, giurando poi solennemente che avrebbe condannato al rogo la regina e le altre.<br>Ma i baroni si radunarono e dichiararono apertamente di non essere disposti a tollerare che le dame venissero arse per via di un oggetto fatto con arti magiche dalla strega più fals e incantatrice che vi fosse al mondo e nemica dei veri amanti, e affermarono che quel corno non operava mai niente di buono e causava solo odio e dissidi. Molti cavalieri fecero pertanto voto di usare ben poca cortesia a Morgana la Fata, se ma l'avessero incontrata. (pp. 284-285)
*[...] uccisi ser Moroldo liberando la Cornovaglia dal tributo, e sono anche colui che salvò il re d'Irlanda da ser Blamor di Ganis e che vinse ser Palamede. Sono Tristrano di Liones e, con la grazia di Dio, libererò quest'infelice contrada. ([[Tristano]], p. 291)
*«[...] In cambio della mia cortesia voi esponeste al biasimo molte dame, inviando a re Marco il corno di Morgana la Fata, per risentimento verso di me.»<br>«Lo rifarei se fosse il caso» affermò ser Lamorak. «Preferivo che la disputa si svolgesse alla corte di re Marco piuttosto che a quella di re Artù, perché non sono di pari onore.»<br>«Questo lo so, ma voi agiste solo per far dispetto a me» replicò Tristano. «Eppure, nonostante il vostro malanimo, ringrazio Dio che non avete fatto grande danno. Lasciate dunque ogni vostro rancore e io farò altrettanto: uniamo invece le nostre forze e acquistiamoci merito uccidendo il gigantesco signore dell'isola, ser Nabon il Nero.»<br>«Signore, ora comprendo la vostra cavalleria!» esclamò ser Lamorak. «Non può essere menzognero ciò che tutti dicono di voi: per nobiltà, generosità e virtù non avete pari e mi pento di avervi mostrato villania.» (p. 292)
*[...] molti dicono dietro le spalle di un uomo quello che non gli direbbero mai in faccia. ([[Lamorak]], p. 295)
====Libro IX====
*Un giorno giunse alla corte di [[Re Artù|Artù]] un giovane di robusta costituzione, abbigliato sfarzosamente con una cotta di un ricco tessuto d'oro che tuttavia gli pendeva malamente addosso, a richiedere al re che lo armasse cavaliere.<br>«Come vi chiamate?» gli domandò il sovrano.<br>«[[Sir Breunor|Brunoro il Nero]], sire, e non tarderete a sapere che sono di nobile schiatta.»<br>«Sarà anche così» commentò [[Sir Kay|ser Kay]] «ma a vostro scherno sarete chiamato La Cotta Maltagliata per la pessima foggia del vostro abito.» (p. 299)
*Sire [...] chiedo a voi e a tutta la corte che mi chiamate La Cotta Maltagliata: così mi ha soprannominato ser Kay e non voglio altro nome. ([[Sir Breunor]], p. 300)
*Se alla tua prima giostra ti inviano un buffone a combatterti, sei davvero tenuto in poco conto alla corte di Artù! (Damigella Maldicente, p. 302)
*Ah, bella damigella [...] vi prego di avere pietà e di non insultarmi oltre, perché la mia afflizione è grande abbastanza anche se non ne aggiungete del vostro. Tuttavia non mi considero un cattivo cavaliere per essere stato abbattuto da un compagno della Tavola Rotonda. ([[Sir Breunor]], p. 302)
*{{NDR|Su [[Sir Breunor]]}} [...] vi dico apertamente che è un bravo cavaliere, e che si proverà nobile e prode. Se non si tiene ancora saldo in sella è solo perché gliene mancano la pratica e l'esperienza, ma quando è il momento di maneggiare la spada sa colpire con forza e valentia, ed è ciò che hanno compreso ser Bleoberis e [[Palamede (ciclo arturiano)|ser Palamede]] che, da uomini scaltriti dall'uso delle armi, sanno giudicare dal modo di cavalcare di un avversario se saranno in grado di rovesciarlo di sella o di assestagli un buon colpo. Ma per lo più essi non sono disposti a combattere a piedi con i giovani cavalieri, che sono agili e vigorosi. ([[Mordred]], p. 304)
*{{NDR|Su [[Glatisant la Bestia]]}} Si trattava della bestia con la testa da serpente, il corpo da leopardo, le natiche da leone e le zampe da cervo; inoltre, ovunque essa andasse, dal suo ventre scaturiva uno strepito quasi vi fossero trenta coppie di veltri latranti. (p. 314)
*[...] nessuno è conformato in modo da poter aver [[successo]] in ogni occasione: talvolta si ha la peggio per mala ventura e talaltra colui che è meno meritevole mette in svantaggio chi è migliore di lui. (p. 314)
*«Chi vorreste assalire?» chiese [[Lamorak|ser Lamorak]].<br>«[[Lancillotto|Ser Lancillotto del Lago]]: se mai lo incontrassimo non potrebbe sfuggirci e lo metteremo a morte!»<br>«Vi assumete un compito molto arduo, perché è un cavaliere nobile e ben provato» fu la risposta di ser Lamorak.<br>«Non ne dubitiamo, ma ognuno di noi è sufficientemente forte per tenergli testa.»<br>«Non lo credo» replicò ser Lamorak. «In tutta la mia vita non ho mai inteso d'alcun cavaliere che ser Lancillotto non riuscisse a superare.» (p. 315)
*[...] ognuno ritiene infatti che la propria dama sia superiore a ogni altra, e voi non dovete adirarvi se io lodo colei che maggiormente amo. Se la mia signora, la regina Ginevra, è ai vostri occhi la più avvenente, sappiate che la regina Morgawse sembra più bella ai miei, ed è ciò che ogni cavaliere pensa della propria dama. ([[Lamorak]], p. 316)
*Ho ricevuto una bella ricompensa per aver combattuto contro [[Morholt|ser Moroldo]] e liberato il regno dalla sudditanza; e anche per aver portato in Cornovaglia la [[Isotta|regina Isotta]] sopportando gravi costi e pericoli. Quale compenso mi fu dato per essermi battuto con ser Blamor di Ganis in difesa di re Agwisance padre di Isotta la Bella, e cosa mi venne per aver abbattuto ser Lamorak il Gallese su richiesta di re Marco, o per aver vinto il Re dei Cento Cavalieri e il re del Galles del Nord che minacciavano le sue terre? E ancora, per aver salvato la regina dal buon cavaliere ser Palamede, e per aver ucciso il potente gigante Tawlas? Sappia re Marco, che ora mi dà tale mercede, che fu solo per amor mio che molti nobili cavalieri della Tavola Rotonda hanno finora risparmiato i baroni di questa contrada! ([[Tristano]], p. 326)
*«Cosa volete fare?» gli chiese ser Dinadan. «Non compete a noi affrontare trenta cavalieri, e sappiate che non ci sto. Contro uno solo ne basterebbero anche due o tre, e certo io non vorrò misurarmi con una quindicina.»<br>«Vergogna a voi!» lo rimproverò ser Tristano. «Dovrete fare solo la vostra parte.»<br>«Non lo farò» ribatté ser Dinadan «a meno che non mi prestiate il vostro scudo di Cornovaglia: per la fama di viltà che hanno i cavalieri di quel paese, farà sì che i miei avversari siano indulgenti verso di me.»<br>«Non mi separerò mai dal mio scudo per amore di colei che me lo diede» affermò ser Tristano. «Tuttavia, ser Dinadan, vi garantisco che se non vi impegnerete a rimanere con me, vi ucciderò qui sul posto, perché non vi chiedo altro che di battervi con un solo avversario. Se poi non vi reggerà il cuore, ve ne starete da parte a osservare lo scontro tra me e gli altri.»<br>«Sta bene» fu la risposta di ser Dinadan «e vi prometto che farò il possibile per salvarmi; tuttavia vorrei non avervi mai incontrato!» (p. 327)
*Ebbene, qui si può imparare che nessun [[cavaliere]] è tanto forte che non possa essere scavalcato, nessuno tanto saggio che non possa sbagliare, e che cavalca bene colui che non è mai caduto! ([[Dinadan]], p. 332)
*{{NDR|Su [[Tristano]]}} Gesù misericordioso! Dacché presi le armi non vidi mai un cavaliere compiere gesta sì stupefacenti! Se lo assalissi ora, recherei onta a me stesso. ([[Lancillotto]], p. 335)
*[...] un buon cavaliere deve sempre favorire un altro, giacché i simili sono attratti dai simili. (Re dei Cento Cavalieri, p. 336)
*[...] nell'ardore della lotta spesso si colpiscono gli amici al pari dei nemici. ([[Lancillotto]], p. 343)
*È difficile staccare la carne che è cresciuta intorno all'osso! ([[Lancillotto]], p. 348)
*Anche il [[Pecora e lupo|lupo]] lascerebbe in pace la pecora se si trovassero insieme nella stessa prigione! ([[Dinadan]], p. 348)
*Come dice il libro francese, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana]] preferiva ser Lancillotto a ogni altro, e lo desiderava in ogni momento benché egli non acconsentisse ad amarla né a far nulla su sua richiesta. (p. 351)
====Libro X====
*Un [[cavaliere]] così ardito non morrà per mano di un branco di vigliacchi! ([[Tristano]], p. 357)
*Ahimè, [[Isotta|Bella Isotta]] regina di Cornovaglia, perché mai vi amo? [...] Voi non avete colpa di questa mia pena e il biasimo ricade solo sui miei occhi: siete la più bella di tutte, e io da stolto non posso fare a meno di esservi devoto anche se non mi dimostrate né amore né cortesia, e amate riamata ser Tristano di Liones che è il cavaliere migliore del mondo. ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 373)
*«Ecco un castello che non potrebbe essere preso o conquistato con alcuna macchina da guerra» disse ser Dinadan indicandolo al compagno. «Vi dimora la regina Morgana la Fata: lo ricevette dal fratello re Artù, che se ne è poi pentito amaramente. Da quel momento non c'è stato più accordo tra loro e la sorella gli ha fatto guerra ogni volta che ha potuto mantenendo proprio in questo maniero un folto gruppo di armati al solo scopo di distruggere quanti sono cari al re. Infatti non vi passa alcun cavaliere che non debba combattere contro uno, due o persino tre avversari. Se poi appartiene ad Artù ed è sconfitto, perde cavallo, armatura e ogni altra cosa che possiede, e persino la libertà qualora non riesca a fuggire.»<br>«Dio mi protegga!» esclamò ser Palamede. «Fare guerra al proprio signore che è chiamato il fiore della cavalleria cristiana e pagana è un costume malvagio e indegno di una regina, e io vi porrò fine di tutto cuore. Morgana non riceverà mai alcun servigio da me, e se come penso mi manderà contro i suoi cavalieri, essi avranno dì che combattere!» (p. 377)
*Il racconto torna ora a [[Lamorak|ser Lamorak]] che era lodato e onorato da ogni buon cavaliere all'infuori di [[Gawain|ser Galvano]] e dei suoi fratelli che desideravano solo il suo male e che, meditando di cogliere l'occasione per ucciderlo, fecero venire la madre in un castello vicino a Camelot. La regina di Orkney era infatti giunta da poco allorché ser Lamorak le inviò un messaggero e fissò con lei un convegno di cui venne subito a conoscenza [[Gaheris|ser Gaheris]], che si pose in agguato.<br>A notte, ser Lamorak arrivò tutto armato, legò il cavallo vicino a una postierla segreta ed entrò in una stanza dove si tolse l'armatura; quindi raggiunse il letto della regina dove, amandosi di tutto cuore, essi trassero grande gioia l'uno dall'altra.<br>Quando ser Gaheris giudicò che fosse giunto il momento si accostò al letto e, afferrata bruscamente la madre per i capelli, le mozzò la testa. Ser Lamorak sentì così sprizzare su di sé il sangue caldo di colei che amava e balzò dal letto gridando come uomo aflitto e sgomento:<br>«Ah, ser Gaheris, cavaliere della Tavola Rotonda, avete commesso un'azione malvagia e vile! Perché uccideste la madre che vi generò? Avreste avuto maggior ragione di colpire me!»<br>«Dici il vero, e benché l'uomo sia nato per offrire il proprio servigio alla donna, sei tu che hai commesso l'offesa» replicò ser Gaheris. «Tuo padre uccise il nostro, eppure tu hai giaciuto con nostra madre disonorando me e i miei fratelli: è una vergogna troppo grande perché sia tollerata! Quanto poi a tuo padre re Pellinor, sappi che fu ucciso da me e da mio fratello Galvano.»<br>«Avete commesso un torto ancora più grande e fareste bene a ricordare ce la morte di mio padre non è ancora stata vendicata!»<br>«Non minacciarmi, Lamorak, altrimenti ti ucciderò. È solo perché ora sei disarmato che il mio onore di cavaliere mi vieta di metterti a morte, ma sappi che in qualunque altra occasione ti rincontrerò, non risparmierò la tua vita» ribatté ser Gaheris. «Ormai mia madre è affrancata da te: vai dunque a prendere il cavallo e vattene.» (pp. 385-386)
[[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p162.jpg|thumb|La morte di Lamorak]]
*Ser Lamorak si separò da Lancillotto e ripartì da solo, e fu così che ser Galvano e i suoi tre fratelli [[Agravaine|Agravano]], Gaheris e [[Mordred]] andarono ad attenderlo in un luogo appartato: gli uccisero il cavallo poi lo assalirono tutti insieme, di fronte, alle spalle e ai lati e, dopo più di tre ore di combattimento, ché ser Lamorak si difendeva da valoroso, ser Mordred gli aprì una profonda ferita nella schiena e gli altri lo fecero a pezzi.<br>Così morì il nobilissimo ser Lamorak, cavaliere della Tavola Rotonda; ma sappiate che [[Sir Gareth|ser Gareth]], il quinto fratello di ser Galvano, non ebbe alcuna parte nel vile assassinio. (p. 387)
*«Ne ho visti di stolti come voi!» esclamò allora ser Dinadan adirato. «E uno proprio quest'oggi: se ne stava disteso accanto a una fonte con aria trasognata, lo scudo appoggiato al suolo e il cavallo poco distante, e sogghignava come un folle senza dire una parola. Compresi così che si trattava di un [[Innamoramento|innamorato]].»<br>«E voi non lo siete, bel cavaliere?» gli chiese ser Tristano.<br>«Maledetto chi lo è!» proruppe ser Dinadan.<br>«Avete torto, perché soltanto il cavaliere innamorato può essere prode» replicò ser Tristano. (pp. 408-409)
*«In guardia, cavaliere» gridò poi a ser Epinogrus. «È abitudine dei cavlieri erranti sfidarsi alla giostra.»<br>«È forse costume di tali cavalieri imporre di combattere che lo si voglia o no?»<br>«È tale per me, e tanto vi basti» replicò ser Dinadan. (p. 409)
*«[...] io non so cosa spinga ser Tristano e tanti altri innamorati a perdere la ragione e l'intendimento per delle donne!» commentò ser Dinadan.<br>«Come, siete un cavaliere e non siete innamorato? Vergognatevene: non potete certo essere chiamato prode se non venite a contesa per una dama.»<br>«Dio me ne guardi!» esclamò ser Dinadan. «Le gioie d'amore sono troppo brevi e le pene che ne derivano fin troppo durature.» (p. 412)
*«Ma perché siete tanto incollerito?»<br>«Ah, codardo, disonori la cavalleria!» lo ingiuriò ser Dinadan.<br>«Poco importa dal momento che mi metterò al vostro servizio e rimarrò sotto la vostra salvaguardia. Siete così prode che mi proteggerete» replicò ser Tristano.<br>«Il diavolo mi liberi da te! D'aspetto sei il migliore uomo d'armi che abbia mai visto, ma anche il più pusillanime.» (p. 413)
*"Date [[potere]] al [[villano]] e questi non ne avrà mai abbastanza". Infatti, laddove il governo è affidato a una persona di bassi natali mentre il signore delle terre è di nascita elevata, avverrà che il [[Plebe|plebeo]] non tollererà al proprio fianco alcun gentiluomo, e ne perseguirà anzi la rovina. (p. 417)
*{{NDR|Su [[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]]}} [...] tutti lo lodarono e affermarono che seppure ancora saraceno, era un credente della migliore specie, ben disposto d'animo e assolutamente leale e fedele alla parola data. (p. 420)
*Ora oso dire che siete la dama più bella che abbia mai visto, e che ser Tristano è un cavaliere prode e prestante quant'altri mai. Mi sembra perciò che siate fatti l'uno per l'altra! ([[Re Artù]], p. 441)
*Ah, Palamede, Palamede [...] perché sei così emaciato, tu che un tempo eri chiamato uno dei più bei cavalieri del mondo? Ah, non voglio più vivere questa vita perché amo colei che non potrò mai avere o conquistare! ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 452)
*«Signore, ecco come mi discolpo: in quanto alla regina Isotta, sappiate che l'amo da lungo tempo più di ogni altra, e a lei debbo gli onori che ho conquistato, ché altrimenti sarei rimasto il cavaliere più indegno del mondo. Ovunque andavo, il suo ricordo mi accompagnava e mi spingeva a compiere imprese meritevoli. Tuttavia finora non ebbi mai da lei ricompensa e pur essendo il suo cavaliere non ricevetti alcun guiderdone! Perciò, ser Tristano, non temo la morte perché, sapendo che non possiederò mai la mia regina, mi è indifferente vivere o morire, e se fossi armato come lo siete voi, mi batterei di buon animo.»<br>«La vostra stessa bocca ha rivelato il tradimento!» proruppe ser Tristano.<br>«Non ho commesso alcuna slealtà» protestò l'altro. «Ogni uomo è libero di amare, e benché abbia riposto il cuore nella vostra dama, ella è mia quanto è vostra. Se questo è un torto, allora sono colpevole, ma voi godete di lei e appagate il vostro desiderio, mentre io non ebbi mai nulla né spero di averlo in futuro, e tuttavia l'amerò quanto voi fino all'ultimo istante della mia vita.» (p. 453)
====Libro XI====
*Mentre in un giorno di Pentecoste, i cavalieri sedevano alla [[Tavola Rotonda]], si presentò ad [[Re Artù|Artù]] un eremita che vide il [[Seggio Periglioso]] e chiese al re e ai baroni perché non fosse occupato.<br>«Su quel seggio non siederà che colui che è destinato, ogni altro vi troverà la morte» gli fu risposto.<br>«Sapete chi è?» domandò allora l'eremita.<br>«Non lo sappiamo ancora.»<br>«Lo so io» dichiarò allora il sant'uomo. «Vi prenderà posto un cavaliere che non è stato ancora concepito, ma che nascerà quest'anno e sarà colui che conquisterà il Sangrail.» (p. 456)
*[...] entrò, giovane e bellissima, una damigella che recava tra le mani un vaso d'oro. Allora il re e tutti quanti si trovavano nella sala si inginocchiarono devotamente a pregare.<br>«Oh, Gesù!» esclamò ser Lancillotto. «Cosa può significare?»<br>«È il [[Graal|Sangrail]], l'oggetto più prezioso che alcun essere vivente possieda» fu la risposta del re. «Quando sarà portato altrove, la Tavola Rotonda si spezzerà.» (p. 458)
*A tempo debito, [[Elaine di Corbenic|Elaine]] partorì un bel bambino che fu allevato con cura e affetto e battezzato [[Galahad]], perché quello era il nome che ser Lancillotto aveva ricevuto al fonte battesimale e che poi la Dama del Lago aveva mutato in Lancillotto. (p. 460)
*Sappiate, ser Bors, che questo fanciullo è Galahad; siederà sul Seggio Periglioso e otterrà il Sangrail, e si dimostrerà migliore di suo padre ser Lancillotto. ([[Elaine di Corbenic]], p. 462)
*[...] solo gli uomini valorosi e retti che amano e temono Dio possono conquistare onore; altrimenti, per quanto arditi, non vi riescono. ([[Re Pescatore|Re Pelles]], p. 462)
*Ser Bors si era appena sdraiato di nuovo per riposare, quando sentì un grande frastuono provenire dalla camera vicina e si vide piovere dentro, non sapeva se dalle porte o dalle finestre, nugoli di frecce e di quadrelli tanto fitti da lasciarlo stupito; molti lo colpirono e lo ferirono nei punti in cui il suo corpo non era protetto.<br>Ed ecco sopraggiungere un orribile leone: ser Bors gli si fece incontro; la fiera gli portò via lo scudo, ma egli riuscì a mozzarle la testa. Non passò molto che nella corte vide un orrendo drago sulla cui fronte sembrava fossero scritte lettere d'oro che ser Bors pensò avessero il significato di "re Artù". Giunse poi un leopardo brutto e vecchio che si batté a lungo e accanitamente con il drago; ma a un certo punto questi sputò fuori dalla bocca qualcosa come un centinaio di piccoli draghi che uccisero e fecero a pezzi il leopardo.<br>Apparve poi nella sala e si mise a sedere su un bel seggio un vecchio che sembrava avere intorno al collo due vipere. Teneva in mano un'arpa e prese a cantare un'antica canzone che narrava come Giuseppe di Aramitea fosse giunto in quel paese. Quando ebbe finito, consigliò a ser Bors di andare via.<br>«Qui non incontrerete altre avventure» gli disse. «Vi siete portato con grande onore, e più ne acquisterete in futuro.»<br>Parve allora a ser Bors che giungesse una colomba candida recante nel becco un incensiere d'oro, e che la tempesta imperversata fino ad allora cessasse e si allontanasse di colpo, mentre la sala si empiva di straordinari profumi. Poi vide quattro fanciulli che portavano quattro bei ceri e in mezzo ad essi un vecchio con un cero in una mano e una lancia nell'altra. Si trattava dell'arma che aveva nome Lancia della Vendetta. (pp. 463-464)
*Dite [...] a [[Sir Kay|ser Kay il Siniscalco]] e a [[Mordred|ser Mordred]] che confido in Dio che sarò valoroso quanto loro, e non dimenticherò mai i motteggi e le derisioni che mi indirizzarono il giorno in cui fui investito cavaliere: non comparirò a corte finché tutti non parleranno di me con maggiore rispetto di quanto sia mai stato dimostrato loro. ([[Parsifal]], p. 472)
*{{NDR|Su [[Parsifal]]}} [...] era infatti uno dei migliori cavalieri del mondo, e in lui la vera fede era ben salda. (pp. 473-474)
*Ed ecco avvicinarsi il sacro vaso del Sangrail accompagnato da soavità e profumi di ogni sorta. I due cavalieri non poterono distinguere con chiarezza chi lo portava; solo ser Percival intravvide appena sia il vaso sia la vergine purissima che lo recava tra le mani. Immediatamente si trovarono entrambi perfettamente risanati nelle membra e nel corpo, e resero grazie a Dio in grande umiltà.<br>«Gesù» disse ser Percival «cosa significa che siamo guariti, mentre unmomento fa eravamo in punto di morte?»<br>«Lo so io» rispose ser Ector. «È stato il sacro vaso portato da una vergine e contenente il santo sangue di Nostro Signore Gesù Cristo. Solo un uomo di assoluta perfezione può vederlo.» (p. 474)
====Libro XII====
*Se la mia morte potesse giovarvi e la mia vita non vi fosse di alcuna utilità, ebbene, sarei pronta a morire per voi! ([[Elaine di Corbenic]], p. 481)
*«Ah, [[Tristano|ser Tristano]]» esclamò allora [[Palamede (ciclo arturiano)|ser Palamede]] «sapete bene che non posso battermi senza perdere l'onore. Voi siete allo scoperto e io sono armato: se vi uccidessi l'onta ricadrebbe su di me. Del resto, conosco la vostra forza e la vostra resistenza.»<br>«È vero, e adesso capisco quanto siete prode.»<br>«Vi prego, rispondete a una domanda.»<br>«Volentieri. Con l'aiuto di Dio vi dirò la verità.»<br>«Fate il caso che voi foste armato di tutto punto e io non lo fossi: cosa vi suggerirebbe di farmi l'onore cavalleresco?»<br>«Ora capisco!» esclamò ser Tristano. «Poiché devo dare il mio parere, Dio mi benedica, quel che dirò non sarà dettato dalla paura. Vi risponderò quindi che in tal caso non vorrei battermi e vi lascerei andare.»<br>«E anch'io non voglio. Perciò, prendete la vostra strada!»<br>«Posso sempre scegliere se restare o andar via, invece. Ma c'è una cosa che mi stupisce: perché un cavaliere valoroso come voi non vuole essere battezzato, mentre vostro fratello ser Safer si è fatto cristiano già da tempo?»<br>«Sebbene in cuor mio creda già in Gesù Cristo e nella sua dolce madre Maria, secondo un voto che ho fatto anni fa devo ancora affrontare uno scontro; poi mi farò battezzare, e con grande gioia.»<br>«In fede mia, allora non dovrete cercare a lungo quest'ultima battaglia! Dio non voglia che per colpa mia restiate ancora saraceno!» (p. 488)
*«E adesso?» gli chiese Tristano. «Ti ho alla mia mercé come poc'anzi mi avevate voi. Ma i cavalieri di corte non dovranno mai dire che ser Tristano ha ucciso un guerriero disarmato. Quindi, riprendete la vostra arma e portiamo a termine lo scontro.»<br>«Desidererei davvero di finirlo» rispose l'altro «ma non ho molta voglia di battermi ancora, anche perché l'offesa che vi ho arrecata non è tanto grave che non possiamo diventare amici. Osai dire che [[Isotta|Isotta la Bella]] non ha pari tra le dame; non l'ho mai disonorata e, anzi, è grazie a lei che ho ottenuto gran parte dell'onore che mi sono conquistato. Le mie offese non furono mai rivolte alla regina, ma a voi, e oggi mi avete ripagato con un gran numero di colpi. Ad alcuni ho potuto rispondere, ma adesso devo ammettere che non ho mai incontrato un uomo forte e resistente quanto voi, salvo ser Lancillotto del Lago. Perciò, mio signore, vi chiedo di perdonarmi ogni cosa e di condurmi oggi stesso alla chiesa più vicina dove prima vorrei confessarmi e poi essere battezzato. In seguito andremo insieme alla corte di Artù per partecipare alla grande festa.»<br>«Allora prendete il cavallo: faremo come avete detto, e che Dio vi perdoni per tutti i vostri peccati come ho già fatto io! A un miglio da qui il vescovo suffraganeo di Carlisle potrà impartirvi il sacramento del battesimo.»<br>Montarono a cavallo insieme a ser Galleron e, giunti alla presenza del vescovo, gli esposero quanto volevano. Il sant'uomo fece riempire un grande bacile d'acqua, la consacrò, poi confessò e assolse ser Palamede. Ser Tristano e ser Galleron furono i suoi padrini.<br>Poco dopo, ripartirono per Camelot dove trovarono il re, la regina e quasi tutti i cavalieri della Tavola Rotonda, che furono molto lieti di sapere che ser Palamede si era fatto cristiano. (pp. 490-491)
====Libro XIII====
*«Ora sono certo che voi della [[Tavola Rotonda]] partirete alla ricerca del [[Graal|Sangrail]] e che io non vi vedrò mai più tutti insieme» dichiarò allora Artù. «Voglio perciò che vi riuniate per giostrare e torneare nel prato sotto Camelot in modo che, dopo la vostra morte, si possa tramandare che in questo giorno erano qui raccolti tanti valorosi combattenti.» (p. 501)
*Rientrati tutti tra le mura di Camelot, il re e i baroni si recarono ad ascoltare i vespri nella cattedrale e poi a cena, dove ciascuno dei cavalieri prese posto, come prima, sul proprio seggio. Ma ecco che, tra improvvisi scoppi e rombi di tuono che fecero temere che il palazzo stesse crollando, nella sala penetrò un raggio di sole sette volte più vivido di quanto si fosse mai visto e tutti furono investiti dalla grazia dello Spirito Santo. Guardandosi intorno, i cavalieri osservarono che gli altri sembravano circonfusi di bellezza, ma non poterono pronunciare una sola parola. Poi, apparve il Santo Graal velato di sciamito bianco, così che nessuno poté vederlo o capire chi lo recasse, e la sala si riempì di profumi mentre davanti ai commensali comparivano i cibi e le bevande che prediligevano. Dopo aver attraversato l'intero ambiente, il sacro vaso scomparve d'un tratto, e solo allora i presenti ritrovarono la voce e il re rese grazie a Dio per la benevolenza che aveva mostrato loro. (p. 502)
*Non torneranno più tutti {{NDR|i [[cavalieri della Tavola Rotonda]]}} insieme perché molti moriranno nel corso della ricerca. Io li amo quanto la mia stessa vita, e lo scioglimento di questa compagnia mi provoca un tremendo dolore, poiché la loro presenza alla mia corte era ormai un costume consolidato. ([[Re Artù]], p. 503)
*Il mio peccato e la mia malvagità mi hanno sprofondato nel disonore [...]. Finché ho perseguito avventure mondane per soddisfare desideri terreni, le ho sempre compiute in modo impareggiabile e senza mai subire sconfitte nelle giuste come nelle inique contese. Ma ora che ho intrapreso avventure celesti, capisco che il mio antico peccato mi ostacola e mi svergogna al punto che quando mi è apparso il sacro sangue non ho avuto la forza di muovermi e di parlare. ([[Lancillotto]], p. 518)
*{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Tutte le mie gesta d'armi le ho compiute per amor suo [...] e per lei mi sono battuto, a torto o a ragione. Non ho mai fatto nulla solo per amore di Dio, ma sempre anche per conquistarmi onore e farmi andare di più, e ne sono stato poco o nulla grato al Signore. ([[Lancillotto]], p. 519)
====Libro XIV====
*«[[Mago Merlino|Merlino]] istituì la [[Tavola Rotonda]] a somiglianza della sfericità del mondo in essa perfettamente rappresentato» proseguì la reclusa. «Nella Tavola Rotonda, infatti, l'intero mondo cristiano e pagano trova ristoro, tanto che coloro che sono scelti a fare parte di quell'eletta compagnia si reputano colmi di grazia e più onorati che se fossero i padroni di metà della terra. Hai potuto vedere anche tu come, pur di appartenervi, i cavalieri siano disposti a perdere padre, madre, famiglie, mogli e figli, come facesti tu stesso che, per unirti a loro, abbandonasti tua madre senza volerla più vedere.<br>«Dunque, quando Merlino istituì la Tavola Rotonda disse che coloro che ne sarebbero stati compagni avrebbero potuto attingere alla verità del Sangrail. Gli fu chiesto chi l'avrebbe conquistata, ed egli rispose che sarebbero stati tre tori bianchi, due vergini e uno casto, e che uno di essi sarebbe stato più forte e più valoroso di suo padre quanto il leone lo è del leopardo. Allora gli fu detto: "Bisognerà che con le tue arti tu dia luogo a un seggio su cio potrà prendere posto solo il cavaliere che eccellerà su ogni altro".<br>«E Merlino istituì il Seggio Periglioso, quello su cui Galahad sedette al banchetto di Pentecoste.» (p. 522)
*La storia dice che [[Parsifal|ser Percival]] era uno degli uomini più religiosi che vi fossero al mondo in quei tempi in cui ben pochi credevano in Dio senza riserve, e i figli non rispettavano i padri e li trattavano come estranei. Egli quindi cercò conforto in Nostro Signore Gesù pregandolo affinché le tentazioni non lo allontanassero dal servizio di Dio ed egli potesse continuare ad essere Suo leale campione. (p. 527)
*[...] sono al servizio dell'Uomo migliore del mondo che non permetterà che io muoia, perché chi bussa alla Sua porta potrà entrare, chi chiede potrà ricevere, ed Egli non si nasconde a colui che lo cerca [...]. ([[Parsifal]], p. 529)
*Punirò la mia carne, che vuole avere impero su di me! ([[Parsifal]], p. 532)
*Quanto sono stato vicino a perdere me stesso [...] e la purezza che non avrei mai più potuto riavere! ([[Parsifal]], p. 532)
====Libro XV====
*«Non sei forse ser Lancillotto del Lago?» gli chiese il religioso dopo che il cavaliere gli ebbe comunicato che si sarebbe fermato con lui per la notte.<br>«Si, sono io.»<br>«Cosa fai in questa contrada?»<br>«Vado in cerca delle avventure del [[Graal|Sangrail]], signore.»<br>«Fa pure» gli disse allora il buon uomo «ma anche se il santo vaso si trovasse qui, il peccato ti impedirebbe di vederlo proprio come non è dato a un cieco di scorgere una spada sfolgorante.» (pp. 534-535)
*Quaranta anni dopo la passione di Gesù Cristo, [[Giuseppe d'Arimatea|Giuseppe di Arimatea]] preconizzò che re Evelake avrebbe sconfitto in battaglia i propri nemici. Dei sette re e dei due cavalieri che hai visto, il primo si chiama Nappus, e fu un sant'uomo; il secondo ebbe il nome di Nacien in onore di un suo avo che aveva ospitato Nostro Signore Gesù Cristo. Il terzo fu chiamato Helias il Grosso; il quarto Lisais; il quinto, Jonas, lasciò il proprio paese per rcarsi nel Galles dove sposò la figlia di Manuel ed ottenne la Gallia, che elesse come sua dimora e generò Lancillotto, tuo nonno, che sposò la figlia del re d'Irlanda e fu un uomo insigne quanto te. Suo figlio fu re Ban, tuo padre, l'ultimo dei sette re. Uno dei due cavalieri, invece, rappresenta te, Lancillotto, cui gli angeli dissero che non appartenevi alla compagnia dei sette re, mentre il secondo cavaliere sta a indicare il leone, che è superiore a tutti i re della terra, cioè ser Galahad, da te concepito nella figlia di re Pelles. E tu, che dovresti essere grato a Dio di ogni altro, perché, come peccatore, sei il cavaliere senza pari, non Lo hai ringraziato per tutte le straordinarie virtù che Egli ti ha prestate! (p. 537)
*Ah, Lancillotto [...] finché facevi parte della cavalleria terrena, eri l'uomo più straordinario e avventuroso del mondo; ma non devi stupirti se ora che ti trovi tra cavalieri impegnati in imprese celesti la fortuna ti è avversa. (p. 539)
====Libro XVI====
*Ser Lancillotto, poi, se non fosse per una sola pecca sarebbe superiore a ogni altro. Ma così come stanno le cose, è proprio come noi; solo che si assume le fatiche maggiori. ([[Gawain]], p. 541)
*La [[Tavola Rotonda]] fu istituita proprio perché gli uomini non svilissero queste due virtù{{NDR|, la pazienza e l'umiltà}}, come la cavalleria, che affonda in esse le sue radici, è sorta perché non possa mai essere sconfitta la fraternità che ne è il fondamento. (p. 545)
*{{NDR|Rivolto a [[Gawain]]}} Ti sei impegnato insieme a molti altri in una ricerca che non porterai mai a termine perché il Sangrail non si mostra ai peccatori. Non devi quindi meravigliare se non vi sei riuscito. Tu sei un cavaliere sleale e un grande assassino, mentre per gli uomini buoni questa ricerca è ben altro che una serie di omicidi. Lancillotto, benché abbia commesso gravi colpe, al momento stesso in cui ha intrapreso la ricerca si è impegnato a non peccare più, e infatti non ha mai ucciso né ucciderà un solo uomo fino al suo ritorno a Camelot. Se non fosse per la sua fragilità che probabilmente lo farà ricadere nella colpa con il pensiero, egli sarebbe il primo a compiere l'impresa dopo Galahad. Ma poiché Dio conosce i suoi pensieri e la sua debolezza, gli concederà di morire in santità. (Eremita, pp. 546-547)
====Libro XVII====
[[File:Galaad devant le graal n°3.gif|thumb|Galahad, Bors e Parsifal dinanzi al Graal]]
*{{NDR|Su [[Davide]]}} Egli era un dotto che conosceva le virtù delle pietre e delle piante, il corso delle stelle e molte altre cose ancora; ma poiché aveva una moglie malvagia, si era convinto che non esistessero donne buone, tanto che ne parlò con disprezzo anche nei libri che compose. (p. 573)
*Non spetta a noi punire chi ha operato contro Dio, ma solo alla Sua potenza. ([[Galahad]], p. 576)
*Siete uno sciocco se non sapete che le [[Verginità|vergini]] sono franche ovunque si trovino. ([[Parsifal]], p. 579)
*Nessuna lingua potrebbe descrivere e nessun cuore immaginare le meraviglie cui ho assistito. Se non mi fossi macchiato di un antico peccato, avrei potuto vedere molto di più. ([[Lancillotto]], p. 588)
*Galahad, servo di Gesù Cristo che attendo da tempo, abbracciami e lascia che riposi sul tuo petto e tra le tue braccia, casto e vergine sopra ogni altro cavaliere, giglio simbolo di purezza, rosa del colore del fuoco, fiore di ogni virtù. Sei tanto intriso della fiamma dello Spirito Santo che la mia carne, consunta dalla vecchiaia, ritrova la giovinezza! (Re Mordrains, p. 591)
*[...] rimessosi in viaggio, {{NDR|Galahad}} penetrò in una foresta irta di pericoli dove la storia dice che si imbatté in una sorgente in cui l'acqua ribolliva formando grandi onde. Il cavaliere vi posò una mano, e subito l'acqua si placò e il calore ne disparve, poiché quell'ardore era segno di lussuria, molto diffusa a quei tempi, e non poté durare al contatto con la purezza della sua verginità. Quanto era accaduto fu considerato un miracolo in tutto il paese, e da allora la fonte fu chiamata la Sorgente di Galahad. (p. 591)
*«Figliolo» disse poi l'Uomo a Galahad «sai cos'è ciò che stringo tra le mani?»<br>«No, se non me lo dite voi.»<br>«È la sacra scodella in cui mangiai l'agnello pasquale. Ora hai veduto quello che più desideravi, ma con minore chiarezza di come lo potrai ammirare nel Palazzo Spirituale della città di Sarras. Adesso partirai e con te partirà anche il Sangrail, che questa notte stessa dovrà lasciare il regno di Logris dove nessuno lo vedrà mai più perché le genti di questa terra si sono volte al peccato e non lo servono né lo venerano come dovrebbero; io perciò le spoglio dell'onore che avevo loro concesso. Domattina voi tre prenderete la Spada dalla Strana Cintura e scenderete alla riva del mare dove troverete pronta una nave. Ma prima ridonerete la salute al Re Magagnato ungendogli il corpo e le gambe con il sangue che è colato dalla lancia.»<br>«Signore, perché gli altri non possono venire con noi?» chiese Galahad.<br>«Come inviai i miei apostoli in diverse direzioni, così voglio ora che vi separiate. Quanto a voi tre compagni, due moriranno al mio servizio e solo uno tornerà a darne notizia» fu la risposta.<br>Poi l'Uomo li benedì e scomparve. (pp. 594-595)
*«Salutate per me ser Lancillotto mio padre e signore, e ricordategli che questo è un mondo incostante.»<br>Infine si inginocchiò a pregare davanti alla tavola e la sua anima lo lasciò, trasportata nel cielo di Gesù Cristo da una moltitudine di angeli. I compagni, che assistettero al prodigio, videro anche una mano scendere sul vaso e sulla lancia, prenderli e portarli nei cieli.<br>Da allora non vi è più stato un uomo che abbia avuto l'ardire di sostenere di aver visto il Sangrail. (p. 598)
====Libro XVIII====
*[...] [[Lancillotto]], dimentico della promessa fatta e della perfezione raggiunta nel corso della ricerca, riprese a frequentare la regina. Del resto, come dice appunto il libro, se egli non le fosse stato intimamente legato nei suoi pensieri più riposti quanto, in superficie, appariva devoto a Dio, nessun cavaliere avrebbe potuto superarlo nella ricerca del Sangrail. Invece, i suoi più segreti sentimenti correvano sempre a lei. Così essi ripresero ad amarsi con maggiore ardore di prima e i loro convegni si fecero tanto frequenti che la corte cominciò a mormorare, e in particolare il loquace ser Agravano fratello di ser Galvano.<br>Ma intanto Lancillotto, continuamente assediato da dame e da damigelle che gli chiedevano di essere loro campione in questioni di diritto, per evitare ulteriori maldicenze e dicerie, decise di impegnarsi con zelo a seguire i dettami di Nostro Signore Gesù Cristo e di sottrarsi per quanto gli era possibile alla familiarità e alla compagnia di Ginevra. (p. 603)
*[...] [[Mordred|ser Mordred]], [[Agravaine|ser Agravano]] e molti altri della corte non ci perdono d'occhio e parlano del nostro amore. Li temo più per voi che per me perché, se del caso, io potrei fuggire o sbarazzarmene, mentre voi non potreste che rimanere qui a subire le maldicenze; e se doveste trovarvi in pericolo per aver commesso volontariamente qualche leggerezza, non potreste avere altro aiuto che il mio e quello dei miei parenti. Signora, la nostra imprudenza ci condurrà allo scandalo e alla vergogna, e io non voglio assolutamente che voi siate disonorata. Sono queste le ragioni che mi hanno spinto a dedicarmi il più possibile al servizio delle dame, facendo in modo che tutti pensino che ne traggo gioia, delizia e piacere. ([[Lancillotto]], p. 604)
*Lancillotto, ora capisco la vostra falsità e la vostra volgare lussuria! Voi amate altre dame, e per me non provate che disprezzo. Adesso che ho ben chiaro che siete un traditore, state certo che non vi amerò mai più. Non osate comparirmi ancora davanti: da questo momento vi scaccio dalla corte, e per sempre, e vi bandisco dalla mia compagnia. Se tenterete di rivedermi, sarete ucciso. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], pp. 604-605)
*Spesso le donne sono impulsive e compiono azioni di cui poi si pentono amaramente. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 605)
*Se accetterò di essere il campione della regina mi alienerò molti cavalieri della Tavola Rotonda. Tuttavia, per amore di Lancillotto e vostro, sarò suo difensore a meno che il caso non porti qui un campione meglio di me. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 609)
*Non ho mai sentito dire che Ginevra abbia rovinato un solo cavaliere. Anzi, a quel che so, ella ci ha sempre magnificato ed è stata la sovrana più generosa e liberale, e la più munifica di doni e di benevolenza. Sarebbe quindi vergognoso se lasciassimo morire nell'ignominia la moglie del nostro nobilissimo re. Sappiate che non lo permetterò, e che sosterrò la sua innocenza nella morte di ser Patrise; del resto, ella non aveva alcun motivo per odiare lui o alcuno dei cavalieri intervenuti al banchetto. Direi anzi che ci abbia invitati per affetto, certo non per un subdolo stratagemma, e sono convinto che comunque andrà, un giorno sarà possibile provare che tra di noi vi è un traditore. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 610)
*Come dice un antico proverbio, è aspra la battaglia nella quale si scontrano parenti e amici, perché allora non c'è posto per la misericordia, ma solo per la più mortale delle contese. ([[Lancillotto]], p. 629)
*[...] non mi piace essere obbligato ad amare; l'amore deve nascere dal cuore, non dalla costrizione [...]. ([[Lancillotto]], p. 636)
*L'amore deve essere libero, non imposto, perché un amore forzato finisce con il dissolversi. ([[Re Artù]], p. 636)
*All'uomo d'onore non può non ripugnare assistere alla sconfitta di un suo pari, mentre chi non ha onore e si comporta da vile, alla vista di un uomo in pericolo non compirà mai un gesto gentile o generoso. Un codardo, infatti, non darà mai prova di misericordia, mentre chi alberga la bontà nel cuore farà agli altri quello che vorrebbe fosse fatto a lui. ([[Re Artù]], p. 642)
*{{NDR|Su [[maggio]]}} Quel mese esuberante infonde coraggio negli amanti e, in vari modi, li induce più di ogni altro a diversi comportamenti, perché è allora che, come erbe e arbusti, gli uomini e le donne si rinnovellano e richiamano alla mente lontane cortesie, servigi e gesti gentili che avevano posto nell'oblio per negligenza.<br>E come il rigore dell'inverno offusca e sfigura la verde estate, così accade all'amore che lega l'uomo alla donna, quando è incostante. Sono numerosi coloro che non albergano la costanza, e non passa giorno senza che vediamo come basti un alito di rigore invernale per cancellare e spezzare col minimo pretesto un vero amore, che pure costa tanto. Questa non è costanza né saggezza, ma debolezza di carattere, disonorevole per coloro che la praticano.<br>Perciò, come il maggio fiorisce e germoglia nei giardini, così ogni uomo d'onore rivesta il proprio cuore di germogli, prima a gloria di Dio, poi per dare gioia a coloro cui ha giurato fedeltà. Infatti, non c'è uomo o donna d'onore che non abbia scelto l'oggetto del proprio amore. E se la fatica delle armi non deve essere mai trascurata, bisogna però che l'onore sia innanzitutto riserbato a Dio, e solo dopo aver contesa con le dame: questo è ciò che io chiamo un amore virtuoso.<br>Oggi, però, gli uomini non sanno amare per sette giorni di seguito senza pretendere di appagare le proprie brame. La ragione ci dice che un tale amore non può durare, perché quanto è subito accordato con troppa prontezza, è ben presto spento dall'ardore stesso. Così è l'amore ai nostri tempi: arde lesto e altrettanto in fretta si raffredda! E questa non si può chiamare costanza. Ai tempi di Artù l'amore soleva essere diverso: uomini e donna si amavano anche per sette interi anni senza che tra loro si insinuasse la lussuria. Quello era amore vero, e fedele!<br>Ho dunque paragonato l'amore di oggi all'estate e all'inverno, perché come la prima è calda e il secondo è freddo, allo stesso modo procede l'amore ai nostri giorni. Tutti voi che siete amanti rammentate quindi il mese di maggio! (pp. 643-644)
====Libro XIX====
*[...] a quel tempo era costume che Ginevra non lasciasse mai la corte senza un seguito di ottimi cavalieri armati, quasi tutti giovani decisi a farsi onore. Erano chiamati i Cavalieri della Regina e in battaglia, ai tornei e alle giostre portavano come insegna uno scudo completamente bianco. Venivano scelti per quel servigio tutti gli anni in occasione della festa della Pentecoste tra i cavalieri che si erano mostrati più valorosi, in sostituzione di quelli che erano morti nel corso dell'anno (e non ne passava uno senza che ne morissero alcuni). Proprio compiendo tale servigio si erano distinti all'inizio ser Lancillotto e tutti gli altri, prima di conquistare rinomanza. (pp. 645-646)
*Ahimè, che vergogna che un [[cavaliere]] ne tradisca un altro! [...] Ma c'è un vecchio proverbio che recita: "Il valoroso è davvero in pericolo solo quando si trova in balia di un codardo. ([[Lancillotto]], p. 649)
*Gesù mi terrà lontano dal disonore, e poi ben vengano le disgrazie che Dio vuole mandare [...]. ([[Lancillotto]], p. 657)
====Libro XX====
*Nel mese di maggio, quando ogni cuore gagliardo fiorisce e germoglia e, con la bellezza e il rigoglio della stagione, uomini e donne sono pieni di letizia per l'avvicinarsi dell'estate con i suoi fiori novelli, laddove gli aspri venti e le bufere dell'inverno li inducono a raccogliersi al coperto presso il focolare, scoppiarono furore e sventura che ebbero termine solo con la morte e l'estinzione del fiore di tutti i cavalieri del mondo. (p. 663)
*Mi meraviglio che nessuno di noi si vergogni di sapere, e di vedere con i propri occhi, che Lancillotto giace giorno e notte con la regina [...]. Ne siamo tutti al corrente, eppure siamo tanto vili da tollerare il disonore di un sovrano nobile quanto Artù. ([[Agravaine]], p. 663)
*Se ne dovesse derivare ostilità o guerra tra noi e Lancillotto, sta' certo che molti re e molti potenti signori sceglierebbero di schierarsi con lui. E poi, fratello [...] devi sempre tenere a mente che Lancillotto ha salvato più di una volta il re e la regina, e che anche i migliori tra noi si sarebbero sentiti gelare il cuore in varie occasioni se egli non fosse stato il più valoroso e non lo avesse dimostrato molto spesso. ([[Gawain]], p. 664)
*Ser Lancillotto mi ha concesso l'investitura e niente potrà indurmi a parlare male di lui [...]. ([[Sir Gareth]], p. 664)
*Appena gli altri furono usciti, il re chiese quale fosse il motivo della disputa.<br>«Ora ve lo dirò, sire; non posso più tenerlo in me» gli rispose ser Agravano. «Io e ser Mordred siamo in disaccordo con i nostri fratelli: sappiamo che ser Lancillotto è da tempo l'amante della regina e, poiché siamo figli di vostra sorella, non possiamo continuare a tollerarlo. Voi siete il suo signore e colui che lo ha investito cavaliere, e intendiamo provare la sua slealtà.»<br>«Se quello che dite è vero, Lancillotto è un traditore!» esclamò Artù. «Ma mi ripugna compiere un passo del genere senza averne le prove; ser Lancillotto è un cavaliere valoroso e, come ben sapete, il migliore di tutti noi. Se non sarà colto sul fatto, vorrà battersi con colui che lo ha denunciato, e nessuno sarà in grado di tenergli testa. Quindi, voglio che sia sorpreso in flagrante.»<br>Il libro francese dice che il re non desiderava affatto che si diffondessero voci su Lancillotto e la regina. A dire il vero, egli ne aveva già il sospetto, ma non voleva sentirne parlare perché amava molto ser Lancillotto per tutto quello che egli aveva fatto in favore suo e di Ginevra. (p. 665)
*«Ahimè» si lamentava intanto Lancillotto «non mi è mai capitato di trovarmi a rischiare una morte vergognosa per la mancanza della mia armatura!»<br>Nel frattempo ser Agravano e ser Mordred non cessavano di gridare:<br>«Esci dalla camera della regina, traditore! Sta' certo che non riuscirai a fuggire».<br>«Gesù misericordia, non posso tollerare questo odioso clamore: meglio morire subito che sopportare un simile tormento!» esclamò allora Lancillotto; poi prese Ginevra tra le braccia e la baciò.<br>«Nobilissima tra le regine cristiane aggiunse siete la mia diletta e gentile signora e io, il vostro povero e fedele cavaliere, vi sono stato al fianco nelle cause giuste come in quelle ingiuste dal giorno in cui re Artù mi conferì l'investitura. Se morirò, vi supplico di pregare per la mia anima. Sono sicuro che ser Bors e tutti gli altri miei parenti, e anche ser Lavaine, vi salveranno dal rogo. Confortatevi, perciò, madonna mia amata, e qualunque cosa mi accada, andate con ser Bors e con gli altri che vi tratteranno con ogni onore e vi faranno regina delle mie terre.»<br>«No, Lancillotto, non vi sopravviverò! Se sarete ucciso, per amore di Dio accoglierò la morte con umiltà, come è dovere di una regina cristiana.»<br>«Ebbene, signora, poiché è giunto il giorno in cui dobbiamo separarci, sappiate che venderò la vita al più alto prezzo, e che sono mille volte più addolorato per voi che per me. Ma ora preferirei avere indosso la mia solida armatura piuttosto che regnare su tutto il mondo cristiano: prima di soccombere farei in modo che le mie gesta siano tramandate.»<br>«Piacesse a Dio che uccidessero me e lasciassero libero voi!» esclamò la regina.<br>«Questo non deve accadere, e che Dio mi ripari da una simile vergogna!» replicò Lancillotto. «Gesù Cristo, sii tu il mio scudo e la mia armatura!» (p. 667)
*Ora, signora, è chiaro che il nostro amore è giunto al suo epilogo e che da adesso in poi re Artù mi sarà nemico. Ma se vorrete rimanere con me, mi impegno a tenervi al riparo da ogni pericolo. ([[Lancillotto]], p. 669)
*Stanotte ho ucciso ser Agravano, fratello di ser Galvano, e almeno altri dodici suoi compagni. Non ho alcun dubbio, pertanto, che vi sarà un conflitto sanguinoso. Quei cavalieri erano stati mandati a sorprendermi su ordine espresso di Artù, e il re deve essere talmente furibondo e colmo di risentimento che condannerà la regina al rogo. Io non posso certo permettere che ella sia arsa per colpa mia. Se riuscissi a farmi ascoltare, mi offrirei di essere fatto prigioniero per potermi poi battere in suo favore e provare che è una sposa fedele, ma temo che il re sia troppo infuriato per accettare questa proposta. ([[Lancillotto]], p. 671)
*Miei bei signori, mi ripugna di compiere un'azione che potrebbe disonorare voi e tutto il mio lignaggio. Ma poiché sono altrettanto contrario a permettere che la regina muoia di una morte ignobile, se il vostro consiglio è di sottrarla al supplizio, siate però ben consapevoli che dovrò causare molti lutti. Forse, con mio grande rammarico, sarò costretto a uccidere anche qualcuno dei miei migliori amici e può darsi che alcuni, piuttosto che essere complici di un'azione abietta, preferiscano schierarsi dalla mia parte: non vorrei certo farli soffrire. ([[Lancillotto]], p. 672)
*«[...] il caso di Tristano dovrebbe mettermi in guardia. Sapete bene come andò a finire dopo che, presi tutti gli accordi, egli riportò [[Isotta|Isotta la Bella]] a re Marco: quel sovrano lo uccise a tradimento mentre suonava l'arpa davanti alla sua dama, cogliendolo alle spalle e trafiggendogli il cuore con una lancia ben affilata.»<br>«È vero» convenne ser Bors «ma c'è una cosa che dovrebbe incoraggiare te come tutti noi, ed è che re Marco e re Artù sono di indole assai diversa, perché Artù non ha mai mancato alla propria parola.» (pp. 672-673)
*Capita spesso che agiamo per quel che crediamo il meglio, e che finisce poi per dimostrarsi il peggio. ([[Gawain]], p. 674)
*[...] sappiate che soffro di più per la perdita dei miei buoni cavalieri che per la fuga della mia gentile regina, perché di regine posso averne quante ne voglio, mentre non mi sarà mai più possibile riunire una simile compagnia di valorosi. E che sciagura che io e Lancillotto dobbiamo essere nemici! ([[Re Artù]], p. 677)
*[...] da oggi in poi cercherò Lancillotto fino al giorno in cui uno dei due avrà ucciso l'altro. Intendo vendicarmi e vi chiedo di prepararvi alla guerra. Se non volete perdere il mio servigio e il mio affetto, affrettatevi a mettere alla prova i vostri amici. Giuro su Dio che, anche se dovessi inseguire Lancillotto per sette regni, lo ucciderò a costo della vita. ([[Gawain]], p. 679)
*«Dio non voglia che io mi scontri con il nobilissimo sovrano che mi armò cavaliere!» replicò Lancillotto.<br>«Alla malora le belle parole!» proruppe il re. «Presta fede a quanto ti dico e non lo dimenticare: sono il tuo mortale nemico e lo sarò fino al giorno della mia morte. Non ti perdonerò mai di avermi ucciso degli ottimi cavalieri e degli uomini nobilissimi appartenenti al mio stesso sangue. Per di più, hai giaciuto per anni con la regina, che alla fine mi hai rapita con la forza.»<br>«Mio nobilissimo signore e re, dite quello che volete, tanto sapete benissimo che non mi batterò mai con voi» gli rispose Lancillotto. «È vero, vi ho ucciso dei cavalieri, e me ne rammarico molto; ma sono stato costretto a farlo per salvarmi la vita. Avrei forse dovuto lasciarmi uccidere? Quanto a madama la regina, non un solo cavaliere al mondo, salvo la persona di vostra altezza e il mio signore ser Galvano, oserebbe provare sul mio corpo che ella vi ha tradito! E se vi fa piacere di dichiarare che sono legato da molti anni a madama la vostra regina, vi darò soddisfazione dimostrando con il mio braccio contro chiunque, salvo voi e ser Galvano, che ella vi è fedele. Tuttavia, alla sua grazia è piaciuto di tenermi in suo favore e di prediligermi tra tutti gli altri, e del resto io ho ben meritato il suo affetto perché, sire, più di una volta il vostro furore avrebbe permesso che ella fosse condotta al supplizio se io non mi fossi battuto per lei inducendo i suoi nemici a confessare la loro menzogna e facendola così assolvere con onore. E tutte quelle volte, voi mi avete dimostrato amore e gratitudine per averla salvata, e mi avete anche promesso di essere per sempre il mio benevolo signore. Ora, invece, mi sembra che ricompensiate male i miei servigi. Del resto, sire, avrei perso gran parte del mio onore cavalleresco se avessi tollerato che madama, la vostra regina, fosse suppliziata per causa mia. In molte occasioni mi sono battuto per lei in contese che non mi riguardavano; non avrei forse avuto il diritto di farlo allorché ero dalla parte del giusto? Perciò, mio generoso e grazioso signore, concedete la vostra benevolenza alla vostra regina, che è buona e fedele!» (pp. 680-681)
*Voi, sire, avete dato ascolto a voci menzognere, e questa è stata la causa della guerra che ci oppone. Mio signore, un tempo avevo meritato la vostra compiacenza per essermi battuto in favore della regina vostra moglie, e sapete bene quante volte ella abbia dovuto patire gravi torti. Ora, mio buon signore, mi sembra che in questa circostanza, più che in tutte quelle che pure avete approvato, io avessi un motivo ben valido per strapparla al rogo, dal momento che ella vi era stata condannata a causa mia. Coloro che vi hanno raccontato le fole che sapete erano per certo mentitori, ma le calunnie sono ricadute sul loro capo poiché, se la potenza di Dio non fosse stata dalla mia parte, come avrei potuto io, disarmato e ignaro, far fronte a quattordici avversari armati e decisi? Infatti ero stato convocato dalla regina per non so quale motivo, e avevo appena varcato la porta della sua camera quando ser Agravano e ser Mordred hanno cominciato a chiamarmi traditore e codardo. ([[Lancillotto]], p. 687)
*[...] non mi sono mai battuto a oltranza con un cavaliere senza mostrare misericordia, e che benché mi sia misurato con ottimi guerrieri quali ser Tristano e ser Lamorak, ho sempre reso loro l'onore e il rispetto che meritavano. Dio mi è testimone che non mi sono mai adirato al punto da accanirmi contro i buoni cavalieri che ho visto impegnati a farsi onore, e che sono sempre stato lieto di aiutare un avversario in grado di tenermi testa a piedi o a cavallo. ([[Lancillotto]], p. 688)
*Ser Galvano, io amavo ser Gareth più di qualunque mio parente, e piangerò per sempre la sua morte non solo per il grande timore che ho di voi, ma anche per altri motivi che mi amareggiano. Prima di tutto, perché fui io a investirlo cavaliere; poi, perché so che mi amava più di ogni altro; il terzo motivo è che era un uomo nobilissimo, leale, cortese, gentile e di buona indole; il quarto è che appena seppi della sua morte capii che da voi non avrei avuto altro che un'inestinguibile guerra. Per di più, ero certo che avreste fatto in modo che il mio nobile signore Artù mi fosse nemico per sempre. Eppure, che Gesù mi perdoni, non ho ucciso ser Gareth e ser Gaheris di proposito. Ah, perché erano disarmati in quel giorno fatale! ([[Lancillotto]], p. 689)
*Se non fosse stato per il papa, io mi sarei battuto con te in singolare tenzone e avrei provato sulla tua persona la tua falsità nei confronti di Artù e miei. E lo farò, una volta che avrai lasciato queste terre, dovunque riuscirò a trovarti! ([[Gawain]], p. 690)
*Ahimè, così devo abbandonare il più nobile tra i regni cristiani, quello che ho amato di più e in cui ho acquistato il mio onore! Mi rammarico di esserci venuto, se devo esserne vilmente bandito senza colpa e senza motivo! Ma la fortuna è così incostante, e la sua ruota tanto mobile, che nessuno è certo di potervi riposare durevolmente. Ne sono prova molte antiche leggende, come quelle che narrano del nobile Ettore, e di Troilo, e di Alessandro il potente Conquistatore, e di molti altri che precipitarono in basso dal culmine della loro regalità. Così avviene per me, che ero tenuto in grande onore in questo regno nel quale la Tavola Rotonda crebbe in dignità grazie a me stesso e ai miei più che virtù di chiunque altro. ([[Lancillotto]], p. 690)
*Mio signore Artù, nobile sovrano che mi fece cavaliere, il mio affetto per voi è tale che i vostri attacchi mi addolorano profondamente, eppure li ho sopportati con pazienza. Se fossi stato vendicativo, avrei potuto scendere in campo e domare i vostri baldi cavalieri, ma ho pazientato per sei mesi lasciando che voi e ser Galvano faceste quel che volevate. Ora però non posso tollerarlo più e devo difendermi, perché ser Galvano mi ha accusato di tradimento. Sono stato sempre contrario a battermi contro un vostro parente, ma adesso non posso più tirarmi indietro, come la preda quando è messa alle strette. ([[Lancillotto]], p. 697)
*[...] ser Galvano aveva ricevuto da un sant'uomo un dono miracoloso che gli aveva permesso di farsi molto onore: ogni giorno dell'anno, dalle nove a mezzogiorno, la sua forza cresceva fino ad arrivare a triplicarsi. Per questo re Artù, che era il solo a saperlo, aveva ordinato che tutte le tenzoni che si fossero svolte alla propria presenza, di qualunque genere e per ogni tipo di lite, avessero inizio alle nove del mattino: in tale modo il partito per il quale si fosse battuto il nipote avrebbe avuto sempre il sopravvento nel corso delle tre ore in cui la forza di Galvano raggiungeva il suo culmine. (p. 698)
====Libro XXI====
*A [[Mordred|ser Mordred]] era stato dunque affidato il governo di tutta l'Inghilterra. Egli allora fece vergare delle false lettere fingendo che provenissero dal continente, in cui era scritto che re Artù era stato ucciso nel corso della guerra contro ser Lancillotto; quindi convocò a parlamento tutti i baroni e si fece eleggere re. L'incoronazione avvenne a Canterbury e fu seguita da festeggiamenti che durarono quindici giorni.<br>Dopo di che, ser Mordred si recò a Winchester e dichiarò apertamente alla regina (che però era moglie del re, allo stesso tempo suo zio e padre) che intendeva sposarla e perparò le nozze fissando il giorno del matrimonio. Ginevera, pur profondamente addolorata, gli rispose con cortesia e finse di sottomettersi al suo volere; tuttavia espresse il desiderio di recarsi a Londra per comprare quanto le sarebbe occorso per gli sponsali. (p. 702)
*Riflettete, Inglesi, sulla malvagità che tutto ciò palesava! Artù era il re più nobile e il cavaliere più valoroso del mondo e che più amava e sosteneva gli uomini prodi, eppure quelli Inglesi non gli concedevano la propria stima! Ché tale era l'antico costume di questa terra, e c'è chi dice che non l'abbiamo ancora abbandonato. Ahimè, questo è un grave difetto: nulla ci piace se perdura nel tempo.<br>Così si comportavano gli uomini di allora: amavano di più ser Mordred che il nobile Artù e molti andarono a dire all'usurpatore che sarebbero stati con lui nella buona come nella cattiva sorte. Allora ser Mordred, che aveva sentito dire che Artù sarebbe sbarcato a Dover, vi si portò con grande esercito allo scopo di sconfiggerlo e di scacciarlo dalle sue stesse terre. (pp. 703-704)
*«Ahimè, ser Galvano, figlio di mia sorella, con l'uomo che amavo di più al mondo se ne va ogni mia gioia!» si dolse {{NDR|Artù}} quando si fu ripreso. «Ora te lo posso dire, caro nipote, solo in te e in ser Lancillotto riposavano la mia letizia e la mia fiducia. Adesso che ho perduto entrambi, tutto il conforto che avevo sulla terra mi abbandona!»<br>«Ah, caro zio» gli rispose ser Galvano «il mio ultimo giorno è arrivato, e ne devo biasimare la mia impulsività e la mia ostinazione, dato che sono stato ferito sulla vecchia piaga che mi aveva inferto ser Lancillotto. So che morirò prima di mezzogiorno e che a causa del mio orgoglio voi dovrete patire tanta vergogna e sventura. Se il nobile Cavaliere del Lago fosse stato al vostro fianco, come fu e avrebbe dovuto essere ancora, questa guerra sciagurata non sarebbe mai scoppiata, perché solo la sua cavalleria e la nobiltà del suo sangue erano riuscite a tenere soggetti e timorosi i vostri infidi nemici. Ora egli vi mancherà. Ahimè, perché non ho voluto trovare un accordo con lui! [...]» (pp. 704-705)
*Io, ser Galvano, cavaliere della Tavola Rotonda, voglio che tutto il mondo sappia che mi sono dato la morte non per colpa tua ma mia. Perciò, ser Lancillotto, ti supplico di tornare nel regno per visitare la mia tomba e per recitare su di essa una preghiera, lunga o breve che sia, per la salvezza della mia anima. Oggi, nello stesso giorno in cui scrivo questa lettera, fui ferito a morte là dove la tua mano mi colpì per prima, e non avrei potuto essere ucciso da un braccio più nobile. ([[Gawain]], p. 705)
[[File:Battle Between King Arthur and Sir Mordred - William Hatherell.jpg|thumb|La battaglia tra Artù e Mordred]]
*{{NDR|Sulla [[battaglia di Camlann]]}} I messaggeri si recarono da Mordred che si era circondato di un temibile esercito di centomila armati e dovettero pregare a lungo prima di riuscire a fargli accettare in contropartita la Cornovaglia e il Kent fino alla morte di Artù e, dopo, tutta l'Inghilterra. Fu anche concordato che il sovrano e l'usurpatore, ciascuno con un seguito di quattordici cavalieri, si incontrassero in una zona franca tra i due eserciti schierati.<br>Artù fu lieto degli accordi raggiunti, ma prima di recarsi al convegno ordinò ai propri uomini di avanzare fieramente e di uccidere ser Mordred, di cui non ci si poteva fidare in alcun modo, se avessero visto sguainare anche una sola spada. E ser Mordred aveva istruito allo stesso modo il proprio esercito:<br>«Se vedrete balenare anche una sola lama mouvete con coraggio all'attacco e uccidete quanti vi si parano innanzi, perché non mi fido affatto di questa tregua e so bene che mio padre vorrà vendicarsi di me.»<br>L'incontro ebbe dunque luogo come era stato stabilito. Fu portato del vino e ne bevvero insieme, ma una [[vipera]] sbucata da un cespuglio d'edera morse il piede di un cavaliere. Questi, senza darsi pensiero del danno che ne sarebbe derivato, sguainò la spada per ucciderla, e quando i due eserciti videro balenare la lama diedero fiato alle trombe e ai corni e si corsero incontro levando terribili grida.<br>Allora re Artù montò a cavallo e raggiunse prontamente i propri uomini esclamando:<br>«Ahimè, che giorno sventurato!»<br>Ser Mordred si unì ai suoi, ed ebbe inizio la battaglia più funesta che si sia mai vista in terra cristiana: vi furono attacchi impetuosi e galoppare di cavalli, affondi e fendenti, colpi mortali e accenti minacciosi da entrambe le parti. Re Artù non cessava di attraversare le formazioni di ser Mordred compiendo molte prodezze degne di un nobile sovrano senza mai venir meno al proprio ruolo, ma anche ser Mordred non si tirava indietro e più volte mise se stesso in grave pericolo.<br>La battaglia infuriò per tutta la giornata senza risparmio di forze, finché molti nobili cavalieri giacquero immobili sulla fredda terra, e quando cadde la notte il terreno era cosparso dei cadaveri di ben centomila uomini. (pp. 707-708)
*{{NDR|Sulla battaglia di Camlann}} Il sovrano impugnò la lancia e si gettò in avanti gridando:<br>«Traditore, è giunto il giorno della tua morte!»<br>Ser Mordred si scagliò a sua volta contro di lui brandendo la spada, ma il re già gli affondava la lancia sotto lo scudo e gliela faceva fuoriuscire dal corpo per più di un braccio. E quando l'usurpatore comprese che non sarebbe potuto sfuggire alla morte, si slanciò con tutte le proprie forze in avanti trafiggendosi fino all'impugnatura dell'asta, poi calò la spada tenuta con entrambe le mani sul proprio padre e lo raggiunse a un lato della testa trapassandogli l'elmo e il crano. Subito dopo si accasciava a terra morto. (p. 709)
[[File:The Death of King Arthur by John Garrick.jpg|thumb|La morte di Artù]]
*«[...] Il tempo passa in fretta; prendete perciò la mia buona spada Excalibur e portatela alla riva del mare: vi ordino di gettarla nell'acqua e di tornare poi a dirmi cosa avete visto.»<br>«Sire, obbediremo al vostro comando» gli rispose [[ser Bedivere|Bedivere]].<br>Ma sulla strada si mise a osservare con attenzione la nobile arma e le pietre preziose che ricoprivano il pomo e l'elsa.<br>"Se la getto nell'acqua, non ne deriveranno che perdite e danno!" pensò.<br>Perciò la nascose sotto un albero e poi si affrettò a tornare dal re e gli disse di averla gettata in mare.<br>«Cosa hai visto?» gli domandò Artù.<br>«Nient'altro che onde e venti.»<br>«Non è vero» replicò il re. «Ora affrettatevi a ubbidire e, se vi sono caro, non esitate a fare quanto vi ho detto.»<br>Allora ser Bedivere tornò a prendere la spada, ma pensando ancora che fosse un peccato e una vergogna gettare via un'arma tanto nobile, la nascose di nuovo, poi raggiunse il re.<br>«Cosa avete visto?» gli domandò per la seconda volta il sovrano.<br>«Nient'altro che flutti e ondate nere.»<br>«Ah, mi hai ingannato ancora, sleale e traditore!» propruppe Artù. «La tua fama di nobile cavaliere e l'amore che ti ho sempre portato non mi avrebbero mai fatto pensare che mi avresti tradito per il valore di una spada! Ora sbrigati: le tue esitazioni stanno mettendo a grave rischio la mia vita. Se non eseguirai adesso i miei ordini ti ucciderò con le mie stesse mani ovunque potrò incontrarti.»<br>Così ser Bedivere tornò là dove aveva nascosto la spada, la raccolse con cautela e si avvicinò alla riva. Poi avvolse la cintura intorno all'elsa e la scagliò più lontano che poté. Allora vide un braccio e una mano sorgere dall'acqua, afferrarla stretta, brandirla tre volte e poi inabissarsi con l'arma.<br>Quando ser Bedivere, tornato vicino al re, gli raccontò quello che aveva visto, il sovrano esclamò:<br>«Ahimè, aiutatemi ad andare via, temo di avere aspettato già troppo.»<br>Il cavaliere se lo caricò sulle spalle e andò verso la riva del mare. Vi erano appena arrivati che una piccola chiatta piena di belle dame prese terra accanto a loro. Tra di esse si trovava una regina, e tutte portavano cappucci neri e gridavano e piangevano alla vista di re Artù.<br>«Fatemi salire a bordo» disse il re.<br>Ser Bedivere eseguì con delicatezza il comando, e tre dame accolserò Artù tra alti lamenti e lo misero a sedere con la testa appoggiata sul grembo di una di loro.<br>«Ah, mio caro fratello!» disse allora la regina. «Perché vi siete trattenuto tanto a lungo lontano da me? La ferita che avete al capo ha preso fin troppo freddo!»<br>Poi le dame si misero ai remi e allontanarono l'imbarcazione dalla terra. E quando se Bedivere le vide prendere il largo, gridò:<br>«Ah, mio signore Artù, cosa sarà di me ora che mi lasciate tra i miei nemici?»<br>«Confortatevi e fate del vostro meglio: su di me non potrete più fare alcun affidamento» gli rispose il sovrano. «Devo andare nell'isola di Avalon per curare la mia grave ferita, e se non sentirete mai più parlare di me, pregate per la mia anima.»<br>Intanto la regina e le dame piangevano e gridavano da fare pietà. Quando ser Bedivere ebbe perso di vista la chiatta, scoppiò anch'egli in pianti e in lamenti, poi si diresse verso la foresta e camminò per tutta la notte. (pp. 710-712)
*Di Artù non ho trovato nient'altro nei libri autorizzati, né ho letto con maggiore certezza della sua morte se non che fu portato via in una nave con tre regine, una delle quali era sua sorella [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], l'altra la regina del Galles del Nord e la terza quella delle Terre Desolate. Non conosco altra testimonianza che quella dell'eremita che un tempo era stato arcivescovo di Canterbury e che riferì che le dame avevano portato da lui un corpo perché lo seppellisse. Tuttavia egli non sapeva con certezza se si trattasse davvero del cadavere di artù, perché questa storia la fece mettere per iscritto ser Bedivere, cavaliere della Tavola Rotonda. (pp. 712-713)
*In varie parti d'Inghilterra si crede che re Artù non sia morto e che, per volontà di Nostro Signore Gesù, viva in un altro luogo da dove tornerà per conquistare la Santa Croce. Io però non mi sento di affermarlo, e preferisco dire che in questo mondo egli lasciò la sua vita. Molti sostengono anche che sulla sua tomba siano scritte queste parole:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Hic iacet Arthurus Rex quondam rexque futurus}}</div> (p. 713)
*{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Quando seppe della morte del re e di tutti i nobili cavalieri compreso ser Mordred, ella riparò in gran segreto con cinque dame ad Almesbury dove si fece monaca indossando la veste bianca e nera, e vivendo in penitenza come se fosse stata la più grande peccatrice di questa terra. Da allora nessuna creatura riuscì più a renderla felice, e visse tra digiuni, preghiere e opere di carità al punto che tutti si stupirono della purezza dei sui nuovi costumi. Con il tempo, come era da aspettarsi, divenne anche badessa e governatrice del monastero. (p. 713)
*La guerra che ha portato alla morte i più nobili cavalieri del mondo è divampata a causa mia e di quest'uomo, e l'amore che ci legava ha causato la rovina del sovrano più onorato della terra. Lancillotto [...] ho assunto questo stato per salvare la mia anima e, con la grazia di Dio e per le piaghe della Sua Passione, confido che dopo la mia morte potrò contemplare il volto benedetto di Gesù Cristo e sedere alla Sua destra nel giorno del Giudizio, poiché in cielo vi sono dei santi che furono peccatori in terra. Perciò, ser Lancillotto, vi supplico di cuore per l'amore che ci fu tra noi di non posare mai più lo sguardo su di me. Vi comando anche, in nome di Dio, che lasciate la mia compagnia e torniate nel vostro regno per preservarlo da guerre e distruzioni. Così come vi ho amato fino ad ora, il mio cuore non mi permetterà più di incontrarvi dopo che a causa vostra e mia è stato annientato il fuore dei re e dei cavalieri. Rientrate dunque nelle vostre terre e prendete moglie per vivere con lei in gioia e letizia. L'unica supplica che il mio cuore vi rivolge è che invochiate il Signore Eterno perché mi conceda di fare ammenda dei miei peccati. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 716)
*«[...] Nella ricerca del Sangrail avrei abbandonato le vanità mondane se non fosse stato per l'amore che vi portavo, e se allora lo avessi fatto con tutto il mio cuore, la volontà e il pensiero, avrei superato ogni altro cavaliere a eccezione di ser Galahad mio figlio. Se voi vi siete votata alla perfezione, è giusto che lo faccia anch'io perché, mi sia testimone Iddio, solo in voi ho avuto la mia gioia terrena. Se il vostro cuore fosse stato diversamente disposto, vi avrei portata con me nel mio regno. Ma poiché tale è la vostra volontà, vi giuro che se troverò un eremita che voglia accogliermi, a qualunque ordine appartenga, farò penitenza e pregherò fino al termine della mia vita. Ora, madama, vi prego di baciarmi un'ultima volta.»<br>«Non lo farò mai» si schermì la regina «e astenetevi anche voi da tali atti.» (pp. 716-717)
*Supplico Dio Onnipotente che non mi sia mai più possibile vedere ser Lancillotto con i miei occhi mortali. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 719)
*Quando riporto alla mente la bellezza e la nobiltà della regina e del suo re e li vedo ora giacere insieme, il mio cuore non può sostenere il mio corpo afflitto. Quando poi rifletto che per mia colpa, orgoglio e superbia sono entrambi periti, essi che non avevano pari tra le genti cristiane, il ricordo della loro cortesia e della mia gratitudine mi fa mancare il cuore al punto di non potermi reggere in piedi. ([[Lancillotto]], p. 720)
*Ah, Lancillotto [...] guida di tutti i cavalieri cristiani, impareggiabile tra i valorosi, ora giaci qui. Eri il più cortese cavaliere che abbia mai portato lo scudo, l'amico più sincero nei confronti di chi ti amava tra quanti hanno mai cavalcato, il più fedele amante tra i peccatori che abbiano mai amato una donna, l'uomo più gentile che abbia mai brandito una spada. La tua bella persona primeggiava sempre tra una folla di cavalieri, e tu eri l'uomo più mansueto e più onorato tra quanti mai si siano intrattenuti a banchetto con le dame. Ma eri anche l'avversario più inflessibile per un nemico mortale che abbia mai posto la lancia in resta. (Hector de Maris, p. 722)
===Explicit===
====Originale====
Here is the end of the booke book of kyng Arthur & of his noble knyghtes of the rounde table | that whan they were hole togyders there was ever an C and xl | and here is the ende of the deth of Arthur | I praye you all Ientyl men and Ientyl wymmen that redeth this book of Arthur and his knyghtes from the begynnyng to the endyng | praye for me whyle I am on lyve that god sende me good delyveraunce | & whan I am deed I praye you all praye for my soule | for this book was ended the ix yere of the reygne of kyng edward the fourth | by syr Thomas Maleore knyght as Ihesu helpe hym from hys grete myght | as he is servaunt of Ihesu bothe day and nyght |<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/860/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}}
====Traduzione====
''Qui finisce il libro di re Artù e dei suoi nobili cavalieri della Tavola Rotonda, che nel loro insieme raggiungevano il numero di centocinquanta. E questa è anche la fine de'' La morte di Artù. '' Gentiluomini e gentildonne che avete letto il libro di Artù e dei suoi cavalieri dall'inizio alla fine, vi supplico di pregare finché sono in vita perché Dio mi mandi una buona liberazione. Quando poi sarò morto, vi chiedo di pregare tutti per la mia anima. Quest'opera fu terminata nel nono anno di [[Edoardo IV d'Inghilterra|re Edoardo IV]] dal cavaliere sir Thomas Malory che Gesù aiuti con la Sua grande potenza, poiché è servo di Cristo di giorno come di notte.''<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume secondo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}}
==Citazioni su Thomas Malory==
*Malory fu in realtà il primo scrittore su commissione [...]. Quando [[William Caxton|Caxton]] costruì la sua pressa da stampa, chiese al povero vecchio Malory di scrivere qualcosa, ed egli acconsentì mettendo insieme tutte le storie che conosceva: tutte le storie tramandate dalla tradizione orale. Poi, a poco a poco, con la proliferazione dei libri, la gente dimenticò quelle storie o non si curò di ricordarle. Così, i racconti che Malory ambientò nel XII secolo descrivevano eventi accaduti molto tempo prima [...]. E, come accade per tutti i miti, essi assunsero le tinte dell'epoca in cui vennero scritti. Gli ''Idilli del re'' di [[Alfred Tennyson|Tennyson]], per esempio, oppure le opere di [[Edward Burne-Jones|Burne-Jones]] e dei Preraffaelliti, descrissero e dipinsero le leggende arturiane del XII secolo secondo la sensibilità della propria epoca. Finendo così per rivelare più cose sull'età vittoriana che sulla leggenda stessa. ([[John Boorman]])
*Sì, possiamo immaginarci sir Thomas Malory come un adorabile primitivo, un innamorato di cose nobili e belle e grandi, finché non sappiamo, in base alle moderne ricerche che l'hanno identificato con un personaggio della parrocchia di Monks Kirby nella contea di Warwick, figura più di bandito che di {{sic|compíto}} gentiluomo, che per via delle sue violenze e rapine fu spesso in prigione, e in prigione scrisse appunto le sue storie di cavalleria. ([[Mario Praz]])
==Bibliografia==
*Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889.
*Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', due volumi, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Malory, Thomas}}
[[Categoria:Scrittori britannici]]
8ociu60yv2kvmrbs48octxgvm5tb3pu
1420577
1420520
2026-07-15T17:01:26Z
Skekzilla
17056
/* Libro IX */
1420577
wikitext
text/x-wiki
Sir '''Thomas Malory''', o '''Maillorie''', '''Mallory''', '''Maleore''' (1409 – 1471), scrittore inglese.
==''La morte di Artù''==
===Incipit===
[[File:Morte Darthur incipit (cropped).jpg|thumb|Incipit dell'edizione del 1485 stampata da [[William Caxton]]]]
====Originale====
Hit befel in the dayes of Uther pendragon when he was kynge of all Englond | and so regned that there was a myȝty duke in Cornewaill that helde warre ageynst hym long tyme | And the duke was called the duke of Tyntagil | and so by meanes kynge Uther send for this duk | chargyng hym to brynge his wyf with hym | for she was called a fair lady | and a passynge wyfe | and her name was called Igrayne | So whan the duke and his wyf were comyn unto the kynge by the meanes of grete lordes they were accorded bothe | the kynge lyked and loved this lady wel | and he made them grete chere out of mesure | and desyred to have lyen by her | But she was a passyng good woman | and wold not assente unto the kynge | And thenne she told the duke her husband and said I suppose that we were sente for that I shold be dishonoured Wherfor husband I counceille yow that we departe from hens sodenly that we maye ryde all nyghte unto oure owne castell<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}}
====Traduzione====
Al tempo in cui [[Uther Pendragon]] governava su tutta l'Inghilterra, vi era in Cornovaglia un potente duca, signore di Tintagel, che gli faceva guerra da molti anni. Attraverso degli emissari, un giorno il re lo convocò ordinandogli di portare con sé anche la moglie, che aveva nome [[Igraine]] e fama di essere molto assennata. Quando il duca arrivò alla presenza del sovrano, per intercessione dei più nobili baroni si riconciliò con lui, ma il re si innamorò di sua moglie, la festeggiò oltre misura e desiderò di giacere con lei. Igraine, che era una donna onesta e leale, non solo non vi consentì, ma anzi disse al marito:<br>«Credo che siamo stati chiamati qui perché io vi perdessi il mio onore. Vi consiglio quindi di andare via senza indugio e di raggiungere questa notte stessa il nostro castello.»<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume primo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}}
===Citazioni===
====Libro I====
[[File:Story of Merlin - Arthur's conception.png|thumb|Il concepimento di Artù]]
*«Ecco cosa voglio, sire» disse allora Merlino. «La prima notte che trascorrerete con Igraine concepirete in lei un figlio che mi farete consegnare appena sarà venuto alla luce. Io lo alleverò dove più mi piacerà, affinché a voi derivi onore e al bambino i vantaggi che gli spettano.»<br>«Sarà fatto come volete» accondiscese il re.<br>«Ora preparatevi» aggiunse Merlino. «Questa notte stessa vi coricherete al fianco di Igraine nel castello di Tintagel, e avrete le sembianze di suo marito; Ulfius assumerà l'aspetto di ser Brastias e io quello di ser Jordans, due cavalieri del duca. Ma badate di non rivolgere domande né a lei né ai suoi uomini; dite che non vi sentite bene, affrettatevi ad andare a letto, e domani mattina non vi alzate prima del mio arrivo. Il castello non è che a dieci miglia da qui.»<br>Fu dunque fatto come era stato deciso. Ma poiché il duca aveva visto il re lasciare l'assedio di Terrabil, quella stessa notte uscì dal castello attraverso una postierla per attaccare l'esercito regale e rimase ucciso nella sortita prima ancora che il sovrano fosse arrivato a Tintagel. Così re Uther giacque con Igraine più di tre ore dopo la morte del duca e, in quella notte, concepì Artù. Allo spuntare del giorno, dopo che Merlino fu arrivato per dirgli di prepararsi, egli baciò la dama e partì in gran fretta. E quando Igraine sentì dire che, secondo tutte le testimonianze, il marito era morto prima dell'arrivo di Uther, si chiese con grande stupore chi potesse essere l'uomo che si era coricato con lei nelle sembianze del suo signore e ne pianse segretamente senza farne parola ad alcuno. (p. 7)
*Non passò molto, quindi, che un mattino Uther e Igraine si sposarono tra la gioia e il tripudio generale, e, per volere del re, nella stessa occasione re Lot di Lothian e di Orkney sposò Morgawse, che sarebbe stata la madre di [[Gawain|Galvano]], e re Nentres della terra di Garlot sposò Elaine. La terza sorella, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], fu invece messa a studiare in un convento dove divenne molto dotta in negromanzia. In seguito sarebbe stata maritata a re [[Urien|Uriens]] della terra di Gore, padre di [[Ywain|ser Ivano il Biancamano]]. (p. 8)
*E quando i mattutini e la prima messa ebbero termine, nel camposanto dietro l'altare maggiore fu vista una grande roccia quadrangolare simile a un blocco di marmo, che sorreggeva nel mezzo una sorta di incudine d'acciaio alta un piede in cui era infitta una bella spada. Intorno all'arma una scritta in lettere d'oro diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Colui che estrarrà questa spada dalla roccia e dall'incudine è il legittimo re di tutta l'inghilterra.}} (p. 10)
[[File:An island story; a child's history of England (1906) (14801002423).jpg|thumb|Artù estrae la spada dalla roccia]]
*Il giorno di Capodanno, terminata la messa, i baroni cavalcarono al campo, alcuni per giostrare, altri per torneare. Tra di essi vi era anche ser Ector accompagnato dal figlio ser Kay e dal giovane [[Re Artù|Artù]], fratello di latte di quest'ultimo. Ser Kay, che era stato fatto cavaliere nel giorno di Ognissanti, accortosi quando era già in cammino di avere dimenticato la spada nell'alloggio del padre, pregò Artù di andargliela a prendere.<br>«Volentieri» rispose il giovane allontanandosi in fretta. Giunto a casa, scoprì però che la dama e tutti gli altri erano usciti per assistere alle giostre. Ne fu addolorato, ma poi si disse:<br>"Andrò al camposanto a prendere la spada che è infitta nella roccia. Mio fratello non deve rimanere senza un'arma in una giornata come questa."<br>Si diresse quindi verso il camposanto; scese di sella, legò il cavallo a un montante e si avvicinò alla tenda che nascondeva la roccia. Non trovandovi i cavalieri che vi erano stati lasciati di guardia e che infatti erano andati alle giostre, afferrò l'impugnatura della spada e la estrasse con un strappo deciso, ma senza sforzo. Poi riprese il cavallo e raggiunse ser Kay per consegnargliela. Appena il fratello la vide, la riconobbe subito. Allora si avvicinò al padre egli disse:<br>«Signore, ecco la spada della roccia. Dunque devo essere io il re di questa terra.»<br>Ser Ector osservò l'arma; quindi tornò indietro con i due giovani, smontò da cavallo, entrò nella chiesa e ordinò a ser Kay di ripetergli con precisione come l'avesse presa faccendolo giurare sul Libro Sacro.<br>«Me l'ha portata mio fratello Artù, signore» disse allora ser Kay.<br>«E tu, come l'hai avuta?» chiese ser Ector ad Artù.<br>«Ecco, signore, quando sono tornato a casa a prendere la spada di ser Kay, non ho trovato nessuno che me la potesse dare; allora, pensando che mio fratello non dovesse rimanere disarmato, sono venuto qui e ho estratto l'arma dalla roccia senza alcuna fatica.» (pp. 11-12)
*Ser Ector e ser Kay si inginocchiarono a terra.<br>«Ahimè, perché vi inginocchiate davanti a me, voi che siete mio padre e mio fratello?» chiese loro Artù.<br>«No, mio signore, non è così. Io non sono vostro padre e non sono nemmeno del vostro stesso sangue. Vedo che discendete da un lignaggio ben più nobile di quanto credessi.»<br>Egli gli raccontò come gli fosse stato affidato, perché lo allevasse, dallo stesso Merlino. Nel sentire che ser Ector non era suo padre, il giovane provò un profondo dolore, ma il cavaliere continuò:<br>«Quando sarete re, vorrete essere il mio buono e grazioso signore?»<br>«In caso contrario sarei da biasimare» fu la risposta di Artù. «Siete l'uomo a cui devo di più insieme alla mia buona signora e madre, vostra moglie, che mi ha nutrito e allevato come figlio suo. Se Dio vorrà ch'io sia re come voi dite, potrete chiedermi tutto quello che sarà in mio potere di concedervi, e io non vi mancherò!» (pp. 12-13)
*«Per quale motivo quel ragazzo è divenuto vostro re?»<br>«Signori, è figlio legittimo di Uther Pendragon e di Igraine, moglie del duca di Tintagel» rispose loro Merlino.<br>«Allora è bastardo!» esclamarono tutti.<br>«No; Artù fu concepito più di tre ore dopo la morte del duca, e tredici giorni più tardi re Uther sposò Igraine. È quindi provato che non è bastardo, e chi lo afferma sappia che Artù sarà re e avrà ragione di tutti i suoi nemici, e che, prima di morire, avrà regnato a lungo su tutta l'Inghilterra e avrà condotto sotto il proprio comando Galles, l'Irlanda, la Scozia e molti altri regni.» (p. 15)
*Dovremmo forse accettare che un interprete di [[Sogno|sogni]] ci esorti alla viltà? ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 16)
*Ecco allora giungere in campo [[Ban di Benoic|re Ban]], fiero come un leone e con le insegne a bande verdi in campo d'oro.<br>«Ahimè, ora temo davvero che saremo sconfitti!» esclamò re Lot vedendolo. «Quello è il cavaliere più valoroso del mondo e anche l'uomo più rinnomato. Moriremo o saremo costretti a ritirarci, ma se dovremo farlo sarà bene che impieghiamo valore e saggezza, perché altrimenti perderemo ugualmente la vita!» (p. 26)
*[...] è preferibile uccidere un vile piuttosto che, a causa di un codardo, perdere tutti la vita. ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 28)
*«Siete un uomo straordinario!» esclamò allora Artù.<br>«Però mi stupisce molto sentirvi dire che morirò in battaglia.»<br>«Non ve ne meravigliate, è la volontà di Dio che il vostro corpo sia punito per le vostre azioni impure. Io invece dovrei essere triste, perché morirò di una morte vergognosa, sotterrato ancora vivo. Almeno la vostra sarà una fine onorevole.» ([[Re Artù]] e [[Mago Merlino]], p. 34)
*Merlino è a conoscenza, come del resto voi, ser Ulfius, di come re Uther venne da me nel castello di Tintagel con le sembianze di mio marito che era morto tre ore prima, e di come quella stessa notte mi fece concepire un figlio. Tredici giorni dopo egli mi sposò, e allorché il bambino nacque ordinò che fosse affidato a Merlino e allevato da lui. Da allora io non lo vidi mai più; né seppi quale nome gli era stato dato. ([[Igraine]], p. 35)
*«Ora siete in mio potere, e sono libero di decidere se uccidervi o risparmiarvi la vita. Ma se non vi darete per vinto sarò costretto a mettervi a morte» gli disse lo sconosciuto.<br>«Quando vorrà venire, la morte sia la benvenuta! Del resto, preferisco morire che disonorarmi arrendendomi a te» esclamò Artù balzandogli addosso. ([[Pellinore]] e [[Re Artù]], p. 39)
*«Ahimè, Merlino, lo avete ucciso!» gli disse Artù. «Era il cavaliere più nobile del mondo, ed io preferirei essere privato delle mie terre piuttosto che saperlo morto.»<br>«Non ve ne date pensiero, è più sano di voi» gli rispose Merlino. «È solo addormentato, ma si risveglierà fra tre ore. Vi avevo detto che era un cavaliere forte e coraggioso, e vi avrebbe ucciso se io non fossi intervenuto. Ma da ora in poi egli vi renderà ottimi servigi; il suo nome è [[Pellinore|Pellinor]], e un giorno avrà due figli di valore impareggiabile che si chiameranno [[Parsifal|Percival]] e [[Lamorak|Lamorak il Gallese]]. E sarà ancora Pellinor a rivelarvi il nome del figlio che avete concepito in vostra sorella e che sarà la rovina del regno.» (p. 40)
[[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p16.jpg|thumb|Artù riceve Excalibur]]
*Proseguirono il cammino finché si trovarono sulla riva di un lago vasto e ameno, dal quale videro emergere un braccio rivestito di sciamito bianco: esso terminava in una mano che stringeva una magnifica spada.<br>«È quella l'arma di cui vi parlavo» disse Merlino ad Artù. E poiché in quel momento una donna passava sul lago, il re chiese chi fosse.<br>«È la [[Dama del Lago]]; sul fondo di questo specchio d'acqua si trova una caverna che ha l'interno decorato con tale ricchezza da renderlo la residenza più piacevole del mondo» gli spiegò Merlino. «Ora la dama si avvicinerà; allora voi dovrete pregarla cortesemente di darvi la spada.»<br>Infatti la dama si diresse verso Artù e lo salutò, e il re, dopo aver ricambiato il saluto, le chiese:<br>«Di chi è la spada che quel braccio tiene alta sull'acqua? Io sono senza armi, e vorrei che fosse mia.»<br>«Essa mi appartiene» gli rispose la dama «ma se mi concederete un dono allorquando ve lo chiederò, sarà vostra.»<br>«Ve lo accorderò, sulla mia parola» le promise Artù.<br>«Allora montate sulla barchetta che vedete laggiù, raggiungete a remi la spada e prendetela insieme al suo fodero. Io reclamerò il mio dono quando lo riterrò opportuno».<br>Artù e Merlino smontarono di sella e legarono i cavalli a due alberi. Poi salirono sulla piccola imbarcazione e, quando ebbero raggiunto la mano e la spada, il re ne afferrò l'impugnatura e la trattenne, mentre mano e braccio scomparivano sott'acqua. (pp. 40-41)
*«Vi piace più l'arma o il fodero?» gli chiese Merlino.<br>«Preferisco la spada.»<br>«Non siete molto saggio, perché il fodero vale dieci volte di più! Finché lo avrete al fianco, esso impedirà alle vostre ferite di sanguinare, per quanto gravi possano essere. Quindi badate a non abbandonarlo mai.» (p. 41)
*Poi re Artù fece cercare, sotto pena di morte, tutti i bambini che erano nati il primo di maggio concepiti da baroni e da dame, perché Merlino gli aveva detto che proprio in quella data aveva visto la luce di colui che lo avrebbe ucciso. Tra i numerosi figli di signori scovati e mandati a corte, si trovava anche [[Mordred]], il figlio della moglie di re Lot.<br>I fanciulli vennero messi su una nave che fu lasciata alla deriva sul mare, ma il caso volle che essa naufragasse ai piedi di un castello e che tutti i bambini morissero salvo proprio Mordred che ne era stato scagliato fuori e che fu ritrovato da un buon uomo che lo allevò. Quando poi il fanciullo ebbe compiuto i quattordici anni, fu mandato a corte, come narreremo verso la fine del libro della Morte di Artù. Ora diremo che i baroni del regno furono molto addolorati per la morte dei loro figli e ne incolparono più Merlino che Artù, ma poi rimasero in pace sia per timore sia per lealtà nei confronti del sovrano. (p. 43)
====Libro II====
[[File:The Death of Balin and Balan.png|thumb|La morte di Balin e Balan]]
*«Ah, bella damigella, dignità, virtù e valore non sono riposti solo nell'[[abbigliamento]]!» esclamò [[Sir Balin|Balin]]. «La virilità e l'onore sono celati nella persona, e vi sono molti insigni cavalieri ignoti a tutti, a riprova che il pregio e l'ardimento non hanno alcun rapporto con le vesti che indossano.» (p. 46)
*Non pochi pensano di fare scorno a un [[avversario]], e poi scoprono che il loro intento si è ritorto a loro danno. ([[Sir Balin]], p. 50)
*Badate, sire, di conservare con cura il fodero di Excalibur e ricordate che finché l'avrete con voi le vostre ferite, per quanto gravi, non sanguineranno. ([[Mago Merlino]], p. 57)
*Rimasto disarmato, {{NDR|[[Sir Balin]]}} si precipitò allora alla ricerca di un'altra arma entrando prima in una stanza poi un'altra e in un'altra ancora, senza riuscire a trovare nulla e sempre incalzato dappresso da [[Re Pescatore|re Pellam]]. Infine varcò la porta di una camera meravigliosamente decorata e vide che vi si trovava un uomo disteso su un letto coperto dai più splendidi drappi d'oro che si possano immaginare. Vicino al letto, su un tavolo d'oro puro sorretto da quattro zampe d'argento, era posata una lancia di singolare fattura. Balin la afferrò, si volse a fronteggiare Pellam e lo colpì con forza, facendolo cadere in terra privo di sensi. Allora il tetto e le mura del castello crollarono e anche Balin fu gettato al suolo, dove rimase senza potersi muovere. [...] Da allora re Pellam rimase infermo per molti anni, e guarì solo quando fu curato da [[Galahad]], il nobile principe, nel corso della ricerca del [[Graal|Sangrail]] – il bacile che conteneva il sangue di Nostro Signore Gesù Cristo portato in Inghilterra da Giuseppe d'Arimatea, cui un tempo era appartenuto anche lo splendido letto. La [[Lancia di Longino|lancia]] che aveva inferto il [[Colpo Doloroso]] era la stessa con cui Longino aveva ferito Nostro Signore al cuore, e poiché re Pellam era affine alla stirpe di Giuseppe e l'uomo più degno di quei tempi, la sua infermità provocò dolore, lutti e pene. (pp. 61-62)
*«Fratello, mi hai ucciso e io ho ucciso te. Il mondo intero parlerà di noi» disse poi Balin quando si fu ripreso.<br>«Perché mai non ti ho riconosciuto!» si lamentò Balan. «Avevo notato le due spade, ma dato che portavi uno scudo non tuo ti avevo creduto un altro.»<br>«È colpa di uno sciagurato cavaliere che facendomelo cambiare ci ha dato la morte. Se potessi sopravvivere distruggerei il castello per i malvagi costumi che alberga.»<br>«E sarebbe ben fatto!» approvò Balan. «Da quando vi arrivai non ebbi più la possibilità di ripartirne perché uccisi il cavaliere che era a guardia dell'isola. Lo stesso accadrà anche a te, fratello. Avresti dovuto uccidermi, come del resto hai fatto, ma poi metterti in salvo con la fuga.»<br>In quel mentre sopraggiungeva la signora del castello con quattro cavalieri, sei dame e sei servitori, e sentì le pietose parole che si scambiavano i fratelli.<br>«Uscimmo entrambi da un medesimo sacello, il ventre di nostra madre, e giaceremo insieme in una stessa fossa» dicevano. (p. 66)
*Il mattino successivo comparve Merlino e fece incidere in lettere d'oro sulla tomba dei fratelli una scritta che diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Qui giace Balin il Selvaggio, che era il cavaliere dalle due spade che inferse il Colpo Doloroso.}}</div><br>Poi, presa la spada di Balin e sostituitone il pomo con un altro, ordinò a un cavaliere di brandirla, ma quello non vi riuscì nonostante i ripetuti sforzi. Allora Merlino scoppiò a ridere.<br>«Perché ridete?» gli chiese il cavaliere.<br>«Solo i campioni migliori del mondo potranno maneggiare questa spada, cioè [[Lancillotto]] e suo figlio Galahad. E con quest'arma Lancilotto ucciderà ser Galvano, il nipote di re Artù» gli rispose Merlino, che fece incidere la profezia sul pomo della spada.<br>Poi operò perché un ponte di ferro e di acciaio collegasse l'isola con la terraferma, e lo fece largo solo mezzo piede perché soltanto l'uomo più eccellente e mondo da malizia e villania potesse avere l'ardire di attraversarlo. Inoltre lasciò sull'isola il fodero della spada di Balin perché Galahad potesse trovarlo, e fece sì che per magia la spada restasse infissa in un blocco di marmo grande come la mola di un mulino, che galleggiò per molti anni nella corrente di un fiume fin sotto le mura di Camelot. Un giorno di Pentecoste Galahad, il nobile principe, che aveva già trovato il fodero, avrebbe estratto la spada così come è narrato nel libro del Sangrail. (p. 67)
====Libro III====
*Che un re tanto illustre per nobiltà e valore voglia prendere in moglie [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]] è la notizia più bella che abbia mai ricevuto [...]. Gli offrirei volentieri anche le mie terre se pensassi di poterlo compiacere, ma ne ha già tante e sono certo che non ne ha bisogno. Gli farò quindi un dono che gradirà molto di più, perché gli consegnerò la [[Tavola Rotonda]] che mi fu data da Uther Pendragon. Essa può ospitare un massimo di centocinquanta cavalieri; cento li ho io stesso, ma gli altri mi sono stati uccisi. ([[Leodegrance]], p. 69)
*«Ma perché vi sono due seggi vuoti alla Tavola Rotonda?» chiese poi Artù a Merlino.<br>«Sire, sono destinati a uomini degni del più alto onore, e sul [[Seggio Periglioso]] siederà solo un cavaliere senza pari. Chiunque altro sarà tanto ardito da tentare di prendervi posto, sarà annientato.» (p. 72)
*Devi concedere [[misericordia]] a coloro che t'implorano, perché un [[cavaliere]] spietato è un cavaliere senza onore. ([[Gaheris]], p. 76)
*Così, portate a termine le tre ricerche affidate a ser Galvano, a ser Tor e a re Pellinor, re Artù confermò la nomina di tutti i cavalieri, assegnò terre a quelli che non avevano e impose loro di non commettere mai oltraggi o omicidi, di rifuggire sempre dal tradimento, di non comportarsi mai con efferatezza, ma di concedere grazia a chi la implorasse, sotto sanzione di perdere per sempre l'onore e la sua protezione. Inoltre il re ingiunse loro, pena di morte, di soccorrere sempre le dame, le damigelle e le gentildonne e di non ingaggiare combattimenti in contese ingiuste per amore o per beni mondani. Tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] giurarono in tal senso, i giovani come i vecchi, e ogni anno rinnovavano il giuramento in occasione della festa solenne della Pentecoste. (p. 87)
====Libro IV====
[[File:The Beguiling of Merlin by Edward Burne-Jones.jpg|thumb|Merlino e la Dama del Lago]]
*Non passò molto che la [[Dama del Lago|Damigella del Lago]] partì e Merlino la seguì tentando più volte di farla sua con le proprie arti sottili, ma poi Nimue gli fece giurare di non fare mai più uso con lei dei suoi incantesimi, perché altrimenti non l'avrebbe mai avuta. [...] Poi Merlino e la damigella ripartirono per la Cornovaglia, e nel corso del viaggio egli le insegnò molti altri prodigi. Ma poiché le stava sempre intorno per cogliere la sua verginità, Nimue lo prese a noia e pensò di liberarsene; tuttavia non sapeva come fare anche perché ne aveva paura, dato che Merlino era figlio di un diavolo.<br>Ora, avvenne che un giorno Merlino le facesse vedere una caverna meravigliosa che si sprofondava sotto una grande pietra che la damigella, mettendo in opera le arti che aveva apprese, lo inducesse ad entrarvi per mostrarle i prodigi che essa nascondeva. Poi fece in modo che egli non ne uscisse mai più di quante arti magiche mettesse in opera, e si allontanò lasciandolo prigioniero. (pp. 88-89)
*Ahimè, da quando sono stato incoronato non ho avuto un solo mese di riposo! ([[Re Artù]], p. 90)
*{{NDR|Su [[Sir Tor]]}} Parla poco e agisce molto di più, e non conosco nessuno qui a corte che sia di nascita più nobile, o che gli sia pari in valore e in possanza. ([[Re Artù]], p. 94)
*[...] poiché [[Baudemago|ser Bagdemagus]] si era adirato perché a ser Tor era stata data la precedenza, si allontanò all'istante dalla corte e, in compagnia del suo scudiero, si inoltrò in una foresta. Dopo molte avventure gli capitò di arrivare davanti alla caverna in cui la Damigella del Lago aveva imprigionato Merlino. Udendolo lamentarsi pietosamente, il cavaliere decise di cercare di aiutarlo e si sforzò di sollevare la pietra che chiudeva l'antro, ma essa era tanto pesante che non vi sarebbero riusciti nemmeno cento uomini.<br>Intanto Merlino, che si era accorto della sua presenza, gli diceva di desistere perché si affaticava invano: egli non avrebbe potuto essere soccorso se non da colei che lo aveva rinchiuso. Allora Bagdemagus si allontanò e, attraverso molte altre avventure che incontrò per via, si dimostrò un eccellente cavaliere, così che quando tornò a corte fu eletto compagno della [[Tavola Rotonda]]. (p. 94)
*[...] mi sono impegnato a battermi ad oltranza e preferisco morire con onore piuttosto che vivere nella vergogna. Se mi fosse possibile perdere la vita cento volte, piuttosto che arrendermi a voi sceglierei lo stesso di morire. Sono senza armi, ma non senza onore, e del resto se ucciderete un uomo inerme, il disonore ricadrà su di voi. ([[Re Artù]], p. 101)
*{{NDR|Sulla [[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]]}} Mi vendicherò su di lei con tale durezza che tutto il mondo cristiano ne dovrà parlare, perché Dio sa che l'ho onorata e venerata più di ogni altra del mio sangue e che avevo più fiducia in lei che in mia moglie e negli altri miei parenti. ([[Re Artù]], p. 103)
*La gente dice che Merlino è figlio di un diavolo, ma io posso affermare di essere stato concepito da un demone sulla terra! ([[Ywain]], p. 105)
*Dopo aver trascorso la notte nel monastero e ascoltata la messa, Galvano e Ivano ripresero il cammino. Si addentrarono in un grande bosco e poi sbucarono in una valleta dove videro dodici belle damigelle e due cavalieri armati e montati su grandi cavalli vicino a una piccola torre. Le damigelle correvano avanti e indietro da un albero al quale era appeso uno scudo bianco e, ogni volta che vi passavano accanto, vi sputavano sopra e alcune vi gettavano anche del fango.<br>I due giovani si avvicinarono, salutarono le damigelle e chiesero loro perché spregiassero lo scudo in quel modo.<br>«Ecco, signori, esso appartiene a un cavaliere del paese che è un ottimo combattente, ma ha in odio tutte le dame e le gentildonne. Per questo stiamo recando offesa al suo scudo.»<br>«Non è certo degno di un cavaliere disprezzare le dame» osservò ser Galvano «ma può anche darsi che ne abbia un buon motivo e che, se è vero quanto dite, in qualche altro luogo vi siano donne che egli ama e da cui è ricambiato. Come si chiama?»<br>«[[Morholt|Moroldo]], signore, del sangue del re d'Irlanda.»<br>«Lo conosco» intervenne ser Ivano. «È un cavaliere molto valoroso: una volta lo vidi misurarsi in una giostra con vari avversari e nessuno fu in grado di tenergli testa».<br>«Allora penso che siate voi da biasimare, damigelle!» esclamò ser Galvano. «Suppongo che se ha appeso lo scudo all'albero non si trovi lontano, e quei cavalieri laggiù potrebbero sfidarlo. Sarebbe più onorevole di quello che state facendo voi. Comunque, non intendo permettere che lo scudo di un cavaliere venga disonorato!» (pp. 110-111)
*[...] non è cavalleresco che uno resti in arcioni mentre l'altro è a piedi. ([[Morholt]], p. 112)
*Si slanciarono gagliardamente l'uno contro l'altro e si assestarono dei fendenti che fecero volare in pezzi gli scudi e ammaccare gli elmi e i giachi, così che ben presto furono entrambi gravemente feriti. Ma erano le nove del mattino, e Moroldo si accorse con stupore che ser Galvano diveniva di momento in momento più forte finché, all'ora di mezzogiorno, la sua forza si trovò triplicata. Quando però il mezzogiorno fu trascorso e cominciò a calare la sera, le forze di ser Galvano presero a scemare ed egli si sentì sempre più debole e cominciò a sospettare che non avrebbe potuto resistere. Sarebbe quindi stato il momento giusto perché ser Moroldo potesse dimostrare tutta la propria possanza; invece quest'ultimo disse:<br>«Ho constatato che siete un ottimo cavaliere e un uomo dotato di una forza prodigiosa, signore, ma finché dura. Del resto, la nostra non è una disputa grave e sarebbe un peccato se dovessi ferirvi, ora che vi vedo indebolito.» (p. 112)
*Una dama tanto superba da non avere misericordia di un valoroso [[cavaliere]] non ha diritto alla felicità! ([[Dama del Lago]], p. 121)
====Libro V====
*In pace da lungo tempo, [[re Artù]] aveva indetto una festa sfarzosa. La Tavola Rotonda era al completo di tutti i suoi alleati sovrani, principi e nobili cavalieri quando, mentre egli sedeva sul trono, entrarono nella sala dodici vecchi che recavano rami d'ulivo nelle mani a significare di essere venuti come ambasciatori e messaggeri dell'imperatore Lucio, a quel tempo chiamato Dittatore o Procuratore del Bene Pubblico di Roma. Giunti alla presenza del re, essi gli resero omaggio con un inchino e gli parlarono nel seguente modo:<br>«Il nobile e potente imperatore Lucio saluta il re di Britannia. Vi ordina di riconoscerlo come vostro signore e di inviargli il tributo che questo regno deve all'impero e che, come risulta dai documenti, già pagavano vostro padre e i vostri predecessori. Se agirete da ribelle e non lo riconoscerete come vostro sovrano, deterrete e tratterrete le vostre terre in contrasto con gli statuti e i decreti stabiliti dal nobile e illustre Giulio Cesare, conquistatore di questo paese e primo imperatore di Roma. Sappiate anche se vi opporrete alle sue richieste e ai suoi ordini, Lucio condurrà una guerra implacabile contro la vostra persona, i vostri regni e le vostre terre, e punirà voi e i vostri sudditi come esempio perpetuo per tutti i sovrani e i principi che rifiutano il tributo al nobile impero che domina sull'intero mondo.» (p. 131)
*[...] io non pagherò mai il tributo a Roma! A quanto so Belino e Brenio, sovrani di Britannia, hanno tenuto a lungo l'impero nelle proprie mani, come anche Costantino figlio di Elena: vi è quindi la prova palese che non dobbiamo alcun tributo e che anzi, essendo noi i loro discendenti, abbiamo il diritto di reclamare il titolo all'impero. ([[Re Artù]], p. 132)
*Artù presiedeva la Tavola Rotonda e appariva l'uomo più gagliardo che esista, capace di conquistare l'intera terra, che è ben poco per lui. (p. 134)
*Mentre il re era assopito nella propria cabina ebbe un sogno meraviglioso: gli parve che un [[drago]] terrificante, giunto in volo dalla parte d'Occidente, affogasse molta della sua gente. Esso aveva la testa smaltata d'azzurro e le spalle che brillavano come oro, il ventre simile a maglie di straordinari colori, la coda coperta di scaglie, le zampe di splendido zibellino e gli artigli come oro fino. Dalla bocca gli scaturiva un'orrenda fiamma che faceva apparire di fuoco la terra e il mare. Poi, in una nuvola, giungeva dall'Oriente un feroce cinghiale nero dagli artigli grandi come pilastri. Coperta da pelame irsuto, era la bestia più ripugnante che si fosse mai vista, e ruggiva e muggiva in modo incredibilmente orribile. Il drago allora si sollevava nell'aria come un falco e assaliva con violenza il cinghiale che rispondeva ferendolo al petto con le zanne grigie, e quel sangue bollente faceva rosseggiare il mare. Allora il drago volava a grandi altezze, poi si precipitava fragorosamente a colpire il cinghiale sulla sommità del dorso, lungo dieci piedi dalla testa alla coda, riducendogli in polvere le ossa e la carne, che prendevano a volteggiare per tutta l'ampiezza del mare.<br>Il re si svegliò di colpo e, sconcertato dal sogno, mandò a chiamare un saggio filosofo cui ordinò di spiegarne il significato.<br>«Sire» fu la risposta del sapiente «il drago rappresenta la vostra persona, i colori delle sue ali sono i regni che avete conquistato e le scaglie di cui è irta la coda rappresentano i nobili cavalieri della Tavola Rotonda. Il cinghiale che usciva dalle nuvole e che fu ucciso dal drago simboleggia un tiranno che tormenta il popolo, o forse anche che voi dovrete battervi di persona contro il più orrido e abominevole gigante che avrete mai visto in tutta la vita. Non avete dunque nulla da temere da questo sogno: andate avanti da conquistatore.» (pp. 135-136)
*Guardate quanto sono tronfi di orgoglio e di millanteria questi Britanni! [...] Si vantano come se avessero già conquistato il mondo intero! (p. 140)
====Libro VI====
*Poco tempo dopo che [[re Artù]] era tornato in Inghilterra da Roma i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] si riunirono a corte per dedicarsi a giostre e a tornei. Non pochi cavalieri novelli compirono onorevoli gesta d'armi e superarono i compagni dando prova di valore e di prodezza, ma tra tutti spiccò [[Lancillotto|ser Lancillotto]] del Lago che fu il migliore nei tornei, nelle giostre e nelle prove d'armi sia al primo sia all'ultimo sangue, e non si fece mai sopraffare se non per tradimento o per incantesimo.<br>Dunque ser Lancillotto si meritò una tale unanime ammirazione che il libro francese dice che era il cavaliere migliore della corte dopo il ritorno del re da Roma. Per tutti questi motivi, la regina Ginevra lo predilesse tra gli altri, e poiché anche egli la ricambiava amandola più di qualunque altra dama o damigella della sua vita, compì per lei molte prodezze d'armi. (p. 157)
*[...] non posso impedire alla gente di dire quel che vuole, ma non penso affatto di prendere moglie, perché dovrei restare al suo fianco trascurando le armi, i tornei, le battaglie e le avventure. Quanto poi ad avere delle amiche, rifiuto il piacere che esse potrebbero darmi soprattutto perché sono timorato di Dio. Vedete, i [[Cavaliere|cavalieri]] che si danno all'adulterio e al libertinaggio non sono felici o fortunati in battaglia, e sono quasi sempre sopraffatti da cavalieri meno abili, oppure per caso e per malasorte uccidono uomini migliori di loro. Credo quindi che sarà sempre un infelice l'uomo che ha delle amanti, e che tutto ciò che avrà a che fare con lui sarà perseguitato dalla sorte. ([[Lancillotto]], p. 170)
*Ahimè, che peccato che un cavaliere debba morire senza le armi in mano! ([[Lancillotto]], p. 181)
====Libro VII====
*[[Re Artù|Artù]] dunque si era seduto a banchetto con vari altri sovrani e con tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]], salvo quelli che erano stati fatti prigioniero o uccisi in scontri d'armi, quando i tre uomini fecero il loro ingresso nella sala. Due erano cavalieri di bell'aspetto e riccamente vestiti, e sulle loro spalle si appoggiava il terzo, il giovane più bello del mondo, alto, robusto e prestante, dal viso perfetto e dalle più grandi e splendide mani che si fossero mai viste, ma che si muoveva come se non riuscisse a reggersi senza essere sostenuto. Artù ordinò che si facesse silenzio e si lasciasse spazio per il loro passaggio, e i tre uomini avanzarono fino all'alta predella senza pronunziare una parola; poi il più giovane si trasse un poco indietro e, raddrizzandosi agilmente in tutta la persona, disse:<br>«Re Artù, Dio benedica voi e tutta la vostra bella certe e, in particolare, i compagni della Tavola Rotonda. Sono venuto per pregarvi di accordarmi tre doni, e poiché le mie richieste non sono irragionevoli e non vi causeranno danni o perdite, potrete concedermeli senza tema di essere disonorato. Il primo lo chiederò subito, e gli altri due tra un anno in questo stesso giorno dovunque vi troverete a celebrare la festa solenne.»<br>«Avrai quanto desideri» dichiarò il re.<br>«Allora, sire, questa è la mia prima supplica: datemi da mangiare e da bere a sufficienza per un anno, al termine del quale avanzerò le altre due preghiere.»<br>«Bel figliolo, ti consiglio di domandare di più: quello che hai espresso è un desiderio troppo umile» gli rispose Artù. «Il mio cuore prova grande inclinazione per te perché ritengo che tu discenda da una nobile schiatta: l'opinione che mi sono fatto risulterebbe fallace se non dovessi dimostrarti di altissimo lignaggio.»<br>«Sire, sia come deve essere, ho chiesto esattamente quello che volevo» replicò il giovane.<br>«Non credo che tu non lo conosca!» esclamò il re, che poi affidò il giovane a [[Sir Kay|ser Kay il Siniscalco]], ordinando che gli desse i migliori cibi e le migliori bevande e un corredo degno del figlio di un barone.<br>«Non ci sarà bisogno di spendere tanto per lui» osservò però ser Kay. «Secondo me è nato villano e non diventerà mai un gentiluomo, altrimenti vi avrebbe chiesto un cavallo e un'armatura. I suoi desideri rispecchiano invece la sua condizione. Comunque, dato che non ha nome, lo chiamerò [[Sir Gareth|Bellamano]] e lo porterò in cucina dove potrà mangiare tutti i giorni tanto di quel brodo che tra un anno sembrerà un porcello all'ingrasso.» (pp. 187-188)
*Appena i due uomini che avevano accompagnato il giovane furono ripartiti lasciandolo nelle mani di ser Kay, questi cominciò a schernirlo e a farsi beffe di lui. Ma [[Gawain|ser Galvano]] se ne adirò e [[Lancillotto|ser Lancillotto]] ordinò al siniscalco di smetterla, aggiungendo che era pronto a scommettere che si sarebbe dimostrato un cavaliere di grande valore.<br>«Non avete ragioni per ritenerlo» replicò il siniscalco. «Le sue rischieste mostrano la sua vera natura; non vuole che da bere e da mangiare e in fede mia deve essere cresciuto in un'abbazia dove, comunque andassero le cose, gli facevano sempre mancare il vitto! Per questo è venuto a cercarlo qui.» (p. 189)
*Così Bellamano fu mandato in cucina, e la notte dormiva con gli altri garzoni, sopportando tutto pazientemente per dodici mesi. Ma nel frattempo era riuscito a incontrare il favore generale, degli uomini come dei ragazzi, per la sua umiltà e la sua dolcezza. E ogni volta che vedeva dei cavalieri intenti alle giostre, se poteva si fermava ad osservarli e cercava in tutti i modi di trovarsi ovunque si svolgesse qualche prova di prodezza, così che accadeva che chiunque si esercitasse nel lancio di sbarre o di pietre si trovava sempre superato da lui di almeno due iarde. (p. 189)
*«In nome di Dio, ti assicuro che ho dovuto impegnarmi al massimo per non essere disonorato; perciò non dovrai temere nessun altro» disse Lancillotto a Bellamano.<br>«Credete che un giorno sarò in grado di tenere testa a qualunque provetto cavaliere?» gli chiese allora il giovane.<br>«Certamente, combatti come hai fatto oggi e io te ne sarò garante.»<br>«Adesso, quindi, vi prego di armarmi.»<br>«Però dovrai dirmi il tuo nome e il tuo lignaggio.»<br>«Ve lo dirò, signore, purché non lo riveliate ad alcuno.»<br>«Te ne do la mia parola, finché non sarà universalmente noto.»<br>«Mi chiamo Gareth e sono fratello germano di ser Galvano» gli disse infine Bellamano.<br>«Ah, signore, ne sono molto lieto! Ho pensato fin dal primo momento che doveste essere di sangue nobile e che non foste venuto a corte solo per mangiare e bere!» esclamò ser Lancillotto; dopo di che lo armò cavaliere. (pp. 192-193)
*[...] non lasciatemi morire quando una parola [[Cortesia|cortese]] potrebbe salvarmi! (Sir Pertolepe, p. 199)
*Un [[cavaliere]] deve tollerare qualunque cosa da parte di una [[damigella]] [...]. Per questo non ho badato alle vostre parole, per quanto ingiuriose fossero; anzi, quanto più mi offendevate e mi facevate montare in collera, tanto più sfogavo la mia ira contro gli avversari che incontravo. Così le vostre ingiurie mi hanno esortato a battermi e mi hanno indotto a cimentarmi per provarvi fino in fondo di cosa sono capace. Se ho cercato accoglienza nelle cucine di Artù, è stato solo per avventura, perché avrei potuto trovare di che sostentarmi in qualunque altro posto. Ma l'ho voluto fare per mettere alla prova i miei amici e perché un giorno si potesse sapere che sono un gentiluomo. ([[Sir Gareth]], p. 203)
*{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Ha sconfitto tutti e quattro i fratelli e ucciso il Cavaliere Nero [...]. Ma prima ancora aveva fatto di più: aveva disarcionato ser Kay lasciandolo a terra mezzo morto e aveva affrontato un duro scontro con ser Lancillotto concludendolo alla pari. È stato allora che ser Lancillotto lo ha armato cavaliere. (p. 206)
*{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Lancillotto era il cavaliere che il giovane amava di più; perciò rimase quasi sempre con lui anche perché, dopo che si fu assicurato della buona salute di ser Galvano, non volle più accompagnarsi a quell'uomo vendicativo che, quando odiava, era pronto anche a commettere omicidi. E a ser Gareth questo ripugnava. (p. 236)
====Libro VIII====
*Al tempo in cui [[Re Artù|Artù]] era re supremo d'Inghilterra, del Galles, della Scozia e di numerosi regni, v'erano altri sovrani che regnavano su molte contrade: un paio nel Galles, altrettanti in Cornovaglia e nell'Occidente, due o tre in Irlanda e un gran numero nel Settentrione, ma tutti costoro gli dovevano obbedienza ed erano suoi vassalli, al pari del re di Francia, del re di Bretagna, e di tutti gli altri baroni fino a Roma. (p. 241)
[[File:Arthur Hughes cartoon the Birth of Sir Tristram.jpg|thumb|La nascita di [[Tristano]]]]
*Ah, figlioletto mio [...] hai dato la morte a tua madre! Se in così giovane età sai giù uccidere, suppongo che diverrai un uomo gagliardo e, poiché morrò per averti messo al mondo, voglio che la mia ancella preghi il mio signore e Meliodas che al battesimo ti imponga il nome di [[Tristano]], a significare il dolore della tua nascita. (Elisabetta, p. 242)
*{{NDR|Su [[Tristano]]}} [...] egli diede inizio alle buone regole del trattare ogni tipo di cacciagione e introdusse i termini appropriati che sono in uso ancor oggi, onde il libro della caccia col falcone, al cervo e a ogni altro animale selvatico, è chiamato il libro di ser Tristano. Mi sembra pertanto che tutti i gentiluomini di antico blasone debbano giustamente onorarlo, perché è proprio da tali termini, che resteranno in uso fino al giorno del Giudizio, che gli uomini d'onore possono distinguere un gentiluomo da un uomo libero e quest'ultimo da un villano. Colui che è [[Gentilezza|gentile]] sarà infatti attratto dalle virtù cortesi e seguirà i nobili costumi degli uomini d'onore! (p. 244)
*Ora accadde che re Agwisance d'Irlanda mandasse a chiedere a [[Marco di Cornovaglia|re Marco di Cornovaglia]] il tributo che questi gli aveva corrisposto per molti inverni e che da sette anni aveva smesso di pagare. Il re e i suoi baroni ordinarono ai messaggeri di tornare dal loro signore con questa risposta:<br>«Noi non gli pagheremo alcun tributo e se vorrà esigerlo mandi in Cornovaglia un cavaliere fidato che combatta per il suo diritto, perché noi ne troveremo un altro che difenda il nostro.»<br>I messageri tornarono dunque con quella risposta che accese d'ira re Agwisance. Convocato [[Morholt|ser Moroldo]], un nobile e provato cavaliere, compagno della Tavola Rotonda e fratello della regina d'Irlanda, il sovrano gli disse:<br>«Bel fratello, ti prego di andare per amor mio in Cornovaglia a combattervi per il tributo che ci spetta. Sarai ben risarcito per tutto quello che spenderai e avrai più di quanto ti occorra.»<br>«Sire» rispose ser Moroldo «per il diritto vostro e della vostra terra non esiterò a dare battaglia al miglior cavaliere della Tavola Rotonda, conosco la maggior parte di loro e le imprese che hanno compiuto, e affronterò volentieri questo viaggio che accrescerà la fama delle mie gesta.» (p. 245)
*Raccomandami a mio zio re Marco e pregalo, se sarò ucciso in battaglia, di seppellire il mio corpo nel modo che riterrà più opportuno [...]. Sappia che non mi arrenderò per viltà e che mi farò uccidere piuttosto che fuggire: in tal modo il regno non sarà costretto al tributo per causa mia; ma se mi arrendersi dichiarandomi sconfitto o se fuggissi, digli che non dovrà mai seppellirmi in terra consacrata. ([[Tristano]], p. 248)
*Appena ser Moroldo ebbe scorto Tristano, gli disse:<br>«Giovane cavaliere, ser Tristano, che fate qui? Sono molto dispiaciuto che abbiate avuto tanto coraggio, perché dovete sapere che mi sono battuto con molti nobili cavalieri, i migliori di questo paese e del mondo intero, e li ho vinti tutti. Seguite dunque il mio consiglio e ripartite.»<br>«Ser Moroldo, cavaliere leale e ben provato» gli rispose ser Tristano «non posso rinunciare alla nostra contesa perché proprio oggi ho ricevuto l'ordine della cavalleria e mi sono impegnato ad acquistarmi onore combattendo contro di voi che avete fama di essere tra i cavalieri più stimati del mondo. Al contrario io non mi sono ancora cimentato con un buon cavaliere, ma confido in Dio che potrò comportarmi onorevolmente liberando per sempre la Cornovaglia da ogni genere di tributo da parte del vostro paese.»<br>Quando ser Moroldo ebbe inteso il suo intento, aggiunse:<br>«Bel cavaliere, poiché siete deciso ad acquistare merito a mio danno, voglio che sappiate che non sarete disonorato se riuscirete a resistere a tre dei miei colpi, perché è proprio per le mie nobili imprese, provate e vedute, che re Artù mi fece cavaliere della Tavola Rotonda.» (p. 249)
*Io non sono che un novello cavaliere e al primo cimento, ma piuttosto che tirarmi indietro preferirei essere fatto in cento pezzi! ([[Tristano]], p. 250)
*Con grande benevolenza, il re affidò Tamtrist alla custodia e alle cure della figlia [[Isotta|Isotta la Bella]], che era molto esperta di medicina. La fanciulla infatti scoprì che alla base della ferita vi era del veleno, e la guarì in poco tempo. Così il giovane forestiero nutrì per lei un grande amore, tanto più che non v'era al mondo pulzella o dama più bella, e in cambio delle sue cure le insegnò a suonare l'arpa. E anche Isotta cominciò a sentire una grande inclinazione verso di lui.<br>[[Palamede (ciclo arturiano)|Ser Palamede il Saraceno]], beneaccetto al re e alla regina, si trovava a quel tempo nel paese, e ogni giorno si presentava con molti doni a Isotta la Bella, che amava appassionatamente. Di ciò si avvide Tamtrist, cui era nota la fama di nobiltà e di ardimento del cavaliere, e siccome Isotta la Bella gli aveva anche detto che il Saraceno aveva intenzione di farsi battezzare per amor suo, tra i due cavalieri c'era grande gelosia e Tamtrist ne era molto contrariato. (p. 252)
[[File:Waterhousem Tristan and Isolde.jpg|thumb|Tristano e Isotta bevono il filtro d'amore]]
*Un giorno Isotta la Bella e la regina sua madre prepararono un bagno per Tamtrist. Mentre egli era immerso nell'acqua accudito da Governale e da ser Hebes e le due donne si affaccendavano da una parte all'altra della camera, il caso volle che la regina vedesse la spada del giovane posata sul letto e che malauguratamente la traesse dal fodero. Dopo averla ammirata a lungo, ché era invero un'arma molto bella, le due dame notarono che il filo della lama era rotto a un piede e mezzo dalla punta e che ne mancava un buon pezzo. Quella falla ricordò subito alla regina il frammento di spada trovato nel cranio di ser Moroldo.<br>«Ahimè, figlia mia» esclamò «costui è il cavaliere traditore che uccise mio fratello, tuo zio!»<br>Isotta ne fu amaramente turbata, ché amava profondamente Tamtrist e conosceva appieno la crudeltà della madre.<br>Intanto la regina si era prontamente recata nella propria camera e da un suo cofano aveva preso il framment di spada estratto dalla testa di ser Moroldo dopo la sua morte; quindi si era affrettata a tornare al letto su cui era posata l'arma di Tamtrist e vi aveva inserito il pezzo d'acciaio: esso combaciò con la tacca della lama quasi non se ne fosse mai distaccato.<br>Subito la dama impugnò fieramente la spada e con tutta la sua forza corse addosso a Tamtrist che era ancora nel bagno, sì che lo avrebbe tagliato in due se ser Hebes non l'avesse afferrata per le braccia strappandole l'arma di mano. Non avendo così potuto portare a termine il suo malvagio intento, la regina corse dal marito, re Agwisance, e, gettatasi in ginocchio, gli disse:<br>«Ahimè, mio signore, ospitate in casa vostra il traditore che uccise mio fratello ser Moroldo, nobile combattente e vostro servitore.»<br>«Chi è e dove si trova?» chiese il re.<br>«È Tamtrist, colui che mia figlia ha guarito.» (p. 255)
*Mio padre è ser Meliodas re di Liones e mia madre, che si chiamava Elisabetta, era sorella di re Marco di Cornovaglia. Ella morì nel darmi la luce nella foresta e, proprio per questo, prima di spirare ordinò che al battesimo mi fosse imposto il nome di Tristano, ch'io trasformai qui in Tamtrist poiché non volevo essere riconosciuto. Ho combattuto per il tributo della Cornovaglia per amore di mio zio e per il diritto di quella terra che egli possedeva da molti anni, e anche per accrescere il mio onore, perché ero stato fatto cavaliere proprio quel giorno ed ero al mio primo cimento. Solo per questo intrapresi la battaglia, e sappiate inoltre che ser Moroldo si sottrasse a me ancora in vita, abbandonando lo scudo e la spada. ([[Tristano]], p. 256)
*Col passare del tempo [...] sorsero dissidi e gelosie tra il re e il nipote a causa di una dama, moglie del nobile conte ser Segwaride, di cui entrambi erano innamorati. La dama amava molto ser Tristano che la ricambiava, poiché era invero bella, e il cavaliere lo aveva ben notato, e re Marco, accesosi anch'egli d'amore per lei, lo aveva saputo e ne era geloso. (p. 258)
*[...] benché tra loro vi fossero belle parole, finché visse re Marco non amò più il nipote {{NDR|[[Tristano]]}}, poiché ogni affetto si era spento per sempre. (p. 260)
*[...] colui che ha una segreta [[ferita]] è riluttante a mostrare apertamente l'ingiuria subita! (p. 260)
*[[Lancillotto|Ser Lancillotto]] non ha pari per gentilezza e cavalleria e, per il grande affetto che nutro per lui, non combatterò più di mia volontà contro di voi. ([[Tristano]], p. 264)
*[...] re Marco non smise mai di pensare in cuore suo al modo di far perire Tristano. Infine escogitò di mandarlo come suo messaggero in Irlanda a chiedere in moglie Isotta la Bella, di cui il nipote aveva tanto lodato l'avvenenza e la bontà. Ma tutto ciò era fatto con l'intento di farlo morire. (p. 265)
*Ser Tristano prese dunque il mare e, mentre si trovava nella cabina insieme ad Isotta, accadde che avessero sete e che lì accanto vi fosse una piccola fiasca d'oro contenente, a giudicare dal colore e dal sapore, un vino prelibato. Subito il giovane la prese dicendo:<br>«Madama Isotta, ecco la migliore bevanda che abbiate mai gustata e che la vostra ancella dama Brangania e il mio servitore Governale tenevano per sé.»<br>Risero entrambi di cuore e bevettero liberamente, brindando l'uno all'altra, sì che mai vino sembrò loro più dolce e prelibato. Ma appena l'ebbero inghiottito, essi si amarano sì intensamente che quel loro sentimento non li abbandonò mai più, nella buona e nella cattiva sorte. Era infatti quello il principio di un amore che li avrebbe accompagnati per tutti i giorni della vita. (p. 271)
*Non è da buon [[cavaliere]] cogliere un altro in svantaggio [...]. ([[Tristano]], p. 284)
*Ser Lamorak si allontanò in compagnia di ser Driant, ed essendosi imbattuto in un cavaliere che per ordine di [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]] recava a [[re Artù]] un bel corno rifinito in oro, lo costrinse con la forza a rivelargli il motivo della sua missione. Seppe che il corno aveva una virtù – nessuna dama o gentildonna che non fosse fedele al proprio signore vi poteva bere senza versarne il contenuto – e che Morgana la Fata lo inviava in dono al fratello Artù a causa della [[Ginevra (ciclo arturiano)|regina Ginevra]] e per dispetto a ser Lancillotto.<br>«Se non vuoi morire» disse allora ser Lamorak «porterai il corno a re Marco, e gli dirai che glielo mando perché metta alla prova la fedeltà della sua sposa.»<br>Il cavaliere si recò così da re Marco e gli disse che gli inviava quel corno prezioso e qual era la sua qualità. Il re costrinse quindi la regina Isotta a bere, e dopo di lei cento altre dame, ma solo quattro tra esse riuscirono a non versare la bevanda.<br>«Ahimè, è una grave infamia» esclamò il sovrano, giurando poi solennemente che avrebbe condannato al rogo la regina e le altre.<br>Ma i baroni si radunarono e dichiararono apertamente di non essere disposti a tollerare che le dame venissero arse per via di un oggetto fatto con arti magiche dalla strega più fals e incantatrice che vi fosse al mondo e nemica dei veri amanti, e affermarono che quel corno non operava mai niente di buono e causava solo odio e dissidi. Molti cavalieri fecero pertanto voto di usare ben poca cortesia a Morgana la Fata, se ma l'avessero incontrata. (pp. 284-285)
*[...] uccisi ser Moroldo liberando la Cornovaglia dal tributo, e sono anche colui che salvò il re d'Irlanda da ser Blamor di Ganis e che vinse ser Palamede. Sono Tristrano di Liones e, con la grazia di Dio, libererò quest'infelice contrada. ([[Tristano]], p. 291)
*«[...] In cambio della mia cortesia voi esponeste al biasimo molte dame, inviando a re Marco il corno di Morgana la Fata, per risentimento verso di me.»<br>«Lo rifarei se fosse il caso» affermò ser Lamorak. «Preferivo che la disputa si svolgesse alla corte di re Marco piuttosto che a quella di re Artù, perché non sono di pari onore.»<br>«Questo lo so, ma voi agiste solo per far dispetto a me» replicò Tristano. «Eppure, nonostante il vostro malanimo, ringrazio Dio che non avete fatto grande danno. Lasciate dunque ogni vostro rancore e io farò altrettanto: uniamo invece le nostre forze e acquistiamoci merito uccidendo il gigantesco signore dell'isola, ser Nabon il Nero.»<br>«Signore, ora comprendo la vostra cavalleria!» esclamò ser Lamorak. «Non può essere menzognero ciò che tutti dicono di voi: per nobiltà, generosità e virtù non avete pari e mi pento di avervi mostrato villania.» (p. 292)
*[...] molti dicono dietro le spalle di un uomo quello che non gli direbbero mai in faccia. ([[Lamorak]], p. 295)
====Libro IX====
*Un giorno giunse alla corte di [[Re Artù|Artù]] un giovane di robusta costituzione, abbigliato sfarzosamente con una cotta di un ricco tessuto d'oro che tuttavia gli pendeva malamente addosso, a richiedere al re che lo armasse cavaliere.<br>«Come vi chiamate?» gli domandò il sovrano.<br>«[[Sir Breunor|Brunoro il Nero]], sire, e non tarderete a sapere che sono di nobile schiatta.»<br>«Sarà anche così» commentò [[Sir Kay|ser Kay]] «ma a vostro scherno sarete chiamato La Cotta Maltagliata per la pessima foggia del vostro abito.» (p. 299)
*Sire [...] chiedo a voi e a tutta la corte che mi chiamate La Cotta Maltagliata: così mi ha soprannominato ser Kay e non voglio altro nome. ([[Sir Breunor]], p. 300)
*Se alla tua prima giostra ti inviano un buffone a combatterti, sei davvero tenuto in poco conto alla corte di Artù! (Damigella Maldicente, p. 302)
*Ah, bella damigella [...] vi prego di avere pietà e di non insultarmi oltre, perché la mia afflizione è grande abbastanza anche se non ne aggiungete del vostro. Tuttavia non mi considero un cattivo cavaliere per essere stato abbattuto da un compagno della Tavola Rotonda. ([[Sir Breunor]], p. 302)
*{{NDR|Su [[Sir Breunor]]}} [...] vi dico apertamente che è un bravo cavaliere, e che si proverà nobile e prode. Se non si tiene ancora saldo in sella è solo perché gliene mancano la pratica e l'esperienza, ma quando è il momento di maneggiare la spada sa colpire con forza e valentia, ed è ciò che hanno compreso ser Bleoberis e [[Palamede (ciclo arturiano)|ser Palamede]] che, da uomini scaltriti dall'uso delle armi, sanno giudicare dal modo di cavalcare di un avversario se saranno in grado di rovesciarlo di sella o di assestagli un buon colpo. Ma per lo più essi non sono disposti a combattere a piedi con i giovani cavalieri, che sono agili e vigorosi. ([[Mordred]], p. 304)
*{{NDR|Su [[Glatisant la Bestia]]}} Si trattava della bestia con la testa da serpente, il corpo da leopardo, le natiche da leone e le zampe da cervo; inoltre, ovunque essa andasse, dal suo ventre scaturiva uno strepito quasi vi fossero trenta coppie di veltri latranti. (p. 314)
*[...] nessuno è conformato in modo da poter aver [[successo]] in ogni occasione: talvolta si ha la peggio per mala ventura e talaltra colui che è meno meritevole mette in svantaggio chi è migliore di lui. (p. 314)
*«Chi vorreste assalire?» chiese [[Lamorak|ser Lamorak]].<br>«[[Lancillotto|Ser Lancillotto del Lago]]: se mai lo incontrassimo non potrebbe sfuggirci e lo metteremo a morte!»<br>«Vi assumete un compito molto arduo, perché è un cavaliere nobile e ben provato» fu la risposta di ser Lamorak.<br>«Non ne dubitiamo, ma ognuno di noi è sufficientemente forte per tenergli testa.»<br>«Non lo credo» replicò ser Lamorak. «In tutta la mia vita non ho mai inteso d'alcun cavaliere che ser Lancillotto non riuscisse a superare.» (p. 315)
*[...] ognuno ritiene infatti che la propria dama sia superiore a ogni altra, e voi non dovete adirarvi se io lodo colei che maggiormente amo. Se la mia signora, la regina Ginevra, è ai vostri occhi la più avvenente, sappiate che la regina Morgawse sembra più bella ai miei, ed è ciò che ogni cavaliere pensa della propria dama. ([[Lamorak]], p. 316)
*Ho ricevuto una bella ricompensa per aver combattuto contro [[Morholt|ser Moroldo]] e liberato il regno dalla sudditanza; e anche per aver portato in Cornovaglia la [[Isotta|regina Isotta]] sopportando gravi costi e pericoli. Quale compenso mi fu dato per essermi battuto con ser Blamor di Ganis in difesa di re Agwisance padre di Isotta la Bella, e cosa mi venne per aver abbattuto ser Lamorak il Gallese su richiesta di re Marco, o per aver vinto il Re dei Cento Cavalieri e il re del Galles del Nord che minacciavano le sue terre? E ancora, per aver salvato la regina dal buon cavaliere ser Palamede, e per aver ucciso il potente gigante Tawlas? Sappia re Marco, che ora mi dà tale mercede, che fu solo per amor mio che molti nobili cavalieri della Tavola Rotonda hanno finora risparmiato i baroni di questa contrada! ([[Tristano]], p. 326)
*«Cosa volete fare?» gli chiese ser Dinadan. «Non compete a noi affrontare trenta cavalieri, e sappiate che non ci sto. Contro uno solo ne basterebbero anche due o tre, e certo io non vorrò misurarmi con una quindicina.»<br>«Vergogna a voi!» lo rimproverò ser Tristano. «Dovrete fare solo la vostra parte.»<br>«Non lo farò» ribatté ser Dinadan «a meno che non mi prestiate il vostro scudo di Cornovaglia: per la fama di viltà che hanno i cavalieri di quel paese, farà sì che i miei avversari siano indulgenti verso di me.»<br>«Non mi separerò mai dal mio scudo per amore di colei che me lo diede» affermò ser Tristano. «Tuttavia, ser Dinadan, vi garantisco che se non vi impegnerete a rimanere con me, vi ucciderò qui sul posto, perché non vi chiedo altro che di battervi con un solo avversario. Se poi non vi reggerà il cuore, ve ne starete da parte a osservare lo scontro tra me e gli altri.»<br>«Sta bene» fu la risposta di ser Dinadan «e vi prometto che farò il possibile per salvarmi; tuttavia vorrei non avervi mai incontrato!» (p. 327)
*«Che scompiglio è mai questo?» protestò ser Dinadan. «Io vorrei riposarmi!»<br>«Non si può» ribatté ser Tristano «abbiamo vinto i signori del castello e ora dobbiamo difenderne il costume. Tenetevi dunque pronto.»<br>«In nome del demonio» esclamò ser Dinadan «perché mai mi sono unito a voi!»<br>Ci si preparò allo scontro: ser Gaheris affrontò ser Tristano e fu disarcionato; ser Palamede si misurò invece con ser Dinadan e lo abbatté al suolo. Si ebbe pertanto una caduta per parte e necessitava combattere a piedi, ma ser Dinadan, che era rimasto malamente contuso, non ne volle sapere. Ser Tristano andç allora ad allacciargli l'elmo pregandolo di aiutarlo.<br>«Non lo farò» rispose ser Dinadan. «Or non è molto abbiamo combattuto contro trenta cavalieri e ne risento ancora le ferite. Ma voi vi comportate come un folle o come un uomo fuor di senno che voglia buttarsi allo sbaraglio, e io posso solo maledire il momento in cui vi ho veduto. In tutto il mondo non vi sono che due cavalieri altrettanto pazzi: voi, ser Tristano, e ser Lancillotto, con cui mi accompagnai un tempo così come ora ho fatto con voi; ed egli mi fece tanto faticare che dovetti poi starmene a letto per tre mesi. Che il buon Gesù mi salvi da tali cavalieri, e in particolare dalla vostra compagnia!» (p. 329)
*Ebbene, qui si può imparare che nessun [[cavaliere]] è tanto forte che non possa essere scavalcato, nessuno tanto saggio che non possa sbagliare, e che cavalca bene colui che non è mai caduto! ([[Dinadan]], p. 332)
*{{NDR|Su [[Tristano]]}} Gesù misericordioso! Dacché presi le armi non vidi mai un cavaliere compiere gesta sì stupefacenti! Se lo assalissi ora, recherei onta a me stesso. ([[Lancillotto]], p. 335)
*[...] un buon cavaliere deve sempre favorire un altro, giacché i simili sono attratti dai simili. (Re dei Cento Cavalieri, p. 336)
*[...] nell'ardore della lotta spesso si colpiscono gli amici al pari dei nemici. ([[Lancillotto]], p. 343)
*È difficile staccare la carne che è cresciuta intorno all'osso! ([[Lancillotto]], p. 348)
*Anche il [[Pecora e lupo|lupo]] lascerebbe in pace la pecora se si trovassero insieme nella stessa prigione! ([[Dinadan]], p. 348)
*Come dice il libro francese, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana]] preferiva ser Lancillotto a ogni altro, e lo desiderava in ogni momento benché egli non acconsentisse ad amarla né a far nulla su sua richiesta. (p. 351)
====Libro X====
*Un [[cavaliere]] così ardito non morrà per mano di un branco di vigliacchi! ([[Tristano]], p. 357)
*Ahimè, [[Isotta|Bella Isotta]] regina di Cornovaglia, perché mai vi amo? [...] Voi non avete colpa di questa mia pena e il biasimo ricade solo sui miei occhi: siete la più bella di tutte, e io da stolto non posso fare a meno di esservi devoto anche se non mi dimostrate né amore né cortesia, e amate riamata ser Tristano di Liones che è il cavaliere migliore del mondo. ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 373)
*«Ecco un castello che non potrebbe essere preso o conquistato con alcuna macchina da guerra» disse ser Dinadan indicandolo al compagno. «Vi dimora la regina Morgana la Fata: lo ricevette dal fratello re Artù, che se ne è poi pentito amaramente. Da quel momento non c'è stato più accordo tra loro e la sorella gli ha fatto guerra ogni volta che ha potuto mantenendo proprio in questo maniero un folto gruppo di armati al solo scopo di distruggere quanti sono cari al re. Infatti non vi passa alcun cavaliere che non debba combattere contro uno, due o persino tre avversari. Se poi appartiene ad Artù ed è sconfitto, perde cavallo, armatura e ogni altra cosa che possiede, e persino la libertà qualora non riesca a fuggire.»<br>«Dio mi protegga!» esclamò ser Palamede. «Fare guerra al proprio signore che è chiamato il fiore della cavalleria cristiana e pagana è un costume malvagio e indegno di una regina, e io vi porrò fine di tutto cuore. Morgana non riceverà mai alcun servigio da me, e se come penso mi manderà contro i suoi cavalieri, essi avranno dì che combattere!» (p. 377)
*Il racconto torna ora a [[Lamorak|ser Lamorak]] che era lodato e onorato da ogni buon cavaliere all'infuori di [[Gawain|ser Galvano]] e dei suoi fratelli che desideravano solo il suo male e che, meditando di cogliere l'occasione per ucciderlo, fecero venire la madre in un castello vicino a Camelot. La regina di Orkney era infatti giunta da poco allorché ser Lamorak le inviò un messaggero e fissò con lei un convegno di cui venne subito a conoscenza [[Gaheris|ser Gaheris]], che si pose in agguato.<br>A notte, ser Lamorak arrivò tutto armato, legò il cavallo vicino a una postierla segreta ed entrò in una stanza dove si tolse l'armatura; quindi raggiunse il letto della regina dove, amandosi di tutto cuore, essi trassero grande gioia l'uno dall'altra.<br>Quando ser Gaheris giudicò che fosse giunto il momento si accostò al letto e, afferrata bruscamente la madre per i capelli, le mozzò la testa. Ser Lamorak sentì così sprizzare su di sé il sangue caldo di colei che amava e balzò dal letto gridando come uomo aflitto e sgomento:<br>«Ah, ser Gaheris, cavaliere della Tavola Rotonda, avete commesso un'azione malvagia e vile! Perché uccideste la madre che vi generò? Avreste avuto maggior ragione di colpire me!»<br>«Dici il vero, e benché l'uomo sia nato per offrire il proprio servigio alla donna, sei tu che hai commesso l'offesa» replicò ser Gaheris. «Tuo padre uccise il nostro, eppure tu hai giaciuto con nostra madre disonorando me e i miei fratelli: è una vergogna troppo grande perché sia tollerata! Quanto poi a tuo padre re Pellinor, sappi che fu ucciso da me e da mio fratello Galvano.»<br>«Avete commesso un torto ancora più grande e fareste bene a ricordare ce la morte di mio padre non è ancora stata vendicata!»<br>«Non minacciarmi, Lamorak, altrimenti ti ucciderò. È solo perché ora sei disarmato che il mio onore di cavaliere mi vieta di metterti a morte, ma sappi che in qualunque altra occasione ti rincontrerò, non risparmierò la tua vita» ribatté ser Gaheris. «Ormai mia madre è affrancata da te: vai dunque a prendere il cavallo e vattene.» (pp. 385-386)
[[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p162.jpg|thumb|La morte di Lamorak]]
*Ser Lamorak si separò da Lancillotto e ripartì da solo, e fu così che ser Galvano e i suoi tre fratelli [[Agravaine|Agravano]], Gaheris e [[Mordred]] andarono ad attenderlo in un luogo appartato: gli uccisero il cavallo poi lo assalirono tutti insieme, di fronte, alle spalle e ai lati e, dopo più di tre ore di combattimento, ché ser Lamorak si difendeva da valoroso, ser Mordred gli aprì una profonda ferita nella schiena e gli altri lo fecero a pezzi.<br>Così morì il nobilissimo ser Lamorak, cavaliere della Tavola Rotonda; ma sappiate che [[Sir Gareth|ser Gareth]], il quinto fratello di ser Galvano, non ebbe alcuna parte nel vile assassinio. (p. 387)
*«Ne ho visti di stolti come voi!» esclamò allora ser Dinadan adirato. «E uno proprio quest'oggi: se ne stava disteso accanto a una fonte con aria trasognata, lo scudo appoggiato al suolo e il cavallo poco distante, e sogghignava come un folle senza dire una parola. Compresi così che si trattava di un [[Innamoramento|innamorato]].»<br>«E voi non lo siete, bel cavaliere?» gli chiese ser Tristano.<br>«Maledetto chi lo è!» proruppe ser Dinadan.<br>«Avete torto, perché soltanto il cavaliere innamorato può essere prode» replicò ser Tristano. (pp. 408-409)
*«In guardia, cavaliere» gridò poi a ser Epinogrus. «È abitudine dei cavlieri erranti sfidarsi alla giostra.»<br>«È forse costume di tali cavalieri imporre di combattere che lo si voglia o no?»<br>«È tale per me, e tanto vi basti» replicò ser Dinadan. (p. 409)
*«[...] io non so cosa spinga ser Tristano e tanti altri innamorati a perdere la ragione e l'intendimento per delle donne!» commentò ser Dinadan.<br>«Come, siete un cavaliere e non siete innamorato? Vergognatevene: non potete certo essere chiamato prode se non venite a contesa per una dama.»<br>«Dio me ne guardi!» esclamò ser Dinadan. «Le gioie d'amore sono troppo brevi e le pene che ne derivano fin troppo durature.» (p. 412)
*«Ma perché siete tanto incollerito?»<br>«Ah, codardo, disonori la cavalleria!» lo ingiuriò ser Dinadan.<br>«Poco importa dal momento che mi metterò al vostro servizio e rimarrò sotto la vostra salvaguardia. Siete così prode che mi proteggerete» replicò ser Tristano.<br>«Il diavolo mi liberi da te! D'aspetto sei il migliore uomo d'armi che abbia mai visto, ma anche il più pusillanime.» (p. 413)
*"Date [[potere]] al [[villano]] e questi non ne avrà mai abbastanza". Infatti, laddove il governo è affidato a una persona di bassi natali mentre il signore delle terre è di nascita elevata, avverrà che il [[Plebe|plebeo]] non tollererà al proprio fianco alcun gentiluomo, e ne perseguirà anzi la rovina. (p. 417)
*{{NDR|Su [[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]]}} [...] tutti lo lodarono e affermarono che seppure ancora saraceno, era un credente della migliore specie, ben disposto d'animo e assolutamente leale e fedele alla parola data. (p. 420)
*Ora oso dire che siete la dama più bella che abbia mai visto, e che ser Tristano è un cavaliere prode e prestante quant'altri mai. Mi sembra perciò che siate fatti l'uno per l'altra! ([[Re Artù]], p. 441)
*Ah, Palamede, Palamede [...] perché sei così emaciato, tu che un tempo eri chiamato uno dei più bei cavalieri del mondo? Ah, non voglio più vivere questa vita perché amo colei che non potrò mai avere o conquistare! ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 452)
*«Signore, ecco come mi discolpo: in quanto alla regina Isotta, sappiate che l'amo da lungo tempo più di ogni altra, e a lei debbo gli onori che ho conquistato, ché altrimenti sarei rimasto il cavaliere più indegno del mondo. Ovunque andavo, il suo ricordo mi accompagnava e mi spingeva a compiere imprese meritevoli. Tuttavia finora non ebbi mai da lei ricompensa e pur essendo il suo cavaliere non ricevetti alcun guiderdone! Perciò, ser Tristano, non temo la morte perché, sapendo che non possiederò mai la mia regina, mi è indifferente vivere o morire, e se fossi armato come lo siete voi, mi batterei di buon animo.»<br>«La vostra stessa bocca ha rivelato il tradimento!» proruppe ser Tristano.<br>«Non ho commesso alcuna slealtà» protestò l'altro. «Ogni uomo è libero di amare, e benché abbia riposto il cuore nella vostra dama, ella è mia quanto è vostra. Se questo è un torto, allora sono colpevole, ma voi godete di lei e appagate il vostro desiderio, mentre io non ebbi mai nulla né spero di averlo in futuro, e tuttavia l'amerò quanto voi fino all'ultimo istante della mia vita.» (p. 453)
====Libro XI====
*Mentre in un giorno di Pentecoste, i cavalieri sedevano alla [[Tavola Rotonda]], si presentò ad [[Re Artù|Artù]] un eremita che vide il [[Seggio Periglioso]] e chiese al re e ai baroni perché non fosse occupato.<br>«Su quel seggio non siederà che colui che è destinato, ogni altro vi troverà la morte» gli fu risposto.<br>«Sapete chi è?» domandò allora l'eremita.<br>«Non lo sappiamo ancora.»<br>«Lo so io» dichiarò allora il sant'uomo. «Vi prenderà posto un cavaliere che non è stato ancora concepito, ma che nascerà quest'anno e sarà colui che conquisterà il Sangrail.» (p. 456)
*[...] entrò, giovane e bellissima, una damigella che recava tra le mani un vaso d'oro. Allora il re e tutti quanti si trovavano nella sala si inginocchiarono devotamente a pregare.<br>«Oh, Gesù!» esclamò ser Lancillotto. «Cosa può significare?»<br>«È il [[Graal|Sangrail]], l'oggetto più prezioso che alcun essere vivente possieda» fu la risposta del re. «Quando sarà portato altrove, la Tavola Rotonda si spezzerà.» (p. 458)
*A tempo debito, [[Elaine di Corbenic|Elaine]] partorì un bel bambino che fu allevato con cura e affetto e battezzato [[Galahad]], perché quello era il nome che ser Lancillotto aveva ricevuto al fonte battesimale e che poi la Dama del Lago aveva mutato in Lancillotto. (p. 460)
*Sappiate, ser Bors, che questo fanciullo è Galahad; siederà sul Seggio Periglioso e otterrà il Sangrail, e si dimostrerà migliore di suo padre ser Lancillotto. ([[Elaine di Corbenic]], p. 462)
*[...] solo gli uomini valorosi e retti che amano e temono Dio possono conquistare onore; altrimenti, per quanto arditi, non vi riescono. ([[Re Pescatore|Re Pelles]], p. 462)
*Ser Bors si era appena sdraiato di nuovo per riposare, quando sentì un grande frastuono provenire dalla camera vicina e si vide piovere dentro, non sapeva se dalle porte o dalle finestre, nugoli di frecce e di quadrelli tanto fitti da lasciarlo stupito; molti lo colpirono e lo ferirono nei punti in cui il suo corpo non era protetto.<br>Ed ecco sopraggiungere un orribile leone: ser Bors gli si fece incontro; la fiera gli portò via lo scudo, ma egli riuscì a mozzarle la testa. Non passò molto che nella corte vide un orrendo drago sulla cui fronte sembrava fossero scritte lettere d'oro che ser Bors pensò avessero il significato di "re Artù". Giunse poi un leopardo brutto e vecchio che si batté a lungo e accanitamente con il drago; ma a un certo punto questi sputò fuori dalla bocca qualcosa come un centinaio di piccoli draghi che uccisero e fecero a pezzi il leopardo.<br>Apparve poi nella sala e si mise a sedere su un bel seggio un vecchio che sembrava avere intorno al collo due vipere. Teneva in mano un'arpa e prese a cantare un'antica canzone che narrava come Giuseppe di Aramitea fosse giunto in quel paese. Quando ebbe finito, consigliò a ser Bors di andare via.<br>«Qui non incontrerete altre avventure» gli disse. «Vi siete portato con grande onore, e più ne acquisterete in futuro.»<br>Parve allora a ser Bors che giungesse una colomba candida recante nel becco un incensiere d'oro, e che la tempesta imperversata fino ad allora cessasse e si allontanasse di colpo, mentre la sala si empiva di straordinari profumi. Poi vide quattro fanciulli che portavano quattro bei ceri e in mezzo ad essi un vecchio con un cero in una mano e una lancia nell'altra. Si trattava dell'arma che aveva nome Lancia della Vendetta. (pp. 463-464)
*Dite [...] a [[Sir Kay|ser Kay il Siniscalco]] e a [[Mordred|ser Mordred]] che confido in Dio che sarò valoroso quanto loro, e non dimenticherò mai i motteggi e le derisioni che mi indirizzarono il giorno in cui fui investito cavaliere: non comparirò a corte finché tutti non parleranno di me con maggiore rispetto di quanto sia mai stato dimostrato loro. ([[Parsifal]], p. 472)
*{{NDR|Su [[Parsifal]]}} [...] era infatti uno dei migliori cavalieri del mondo, e in lui la vera fede era ben salda. (pp. 473-474)
*Ed ecco avvicinarsi il sacro vaso del Sangrail accompagnato da soavità e profumi di ogni sorta. I due cavalieri non poterono distinguere con chiarezza chi lo portava; solo ser Percival intravvide appena sia il vaso sia la vergine purissima che lo recava tra le mani. Immediatamente si trovarono entrambi perfettamente risanati nelle membra e nel corpo, e resero grazie a Dio in grande umiltà.<br>«Gesù» disse ser Percival «cosa significa che siamo guariti, mentre unmomento fa eravamo in punto di morte?»<br>«Lo so io» rispose ser Ector. «È stato il sacro vaso portato da una vergine e contenente il santo sangue di Nostro Signore Gesù Cristo. Solo un uomo di assoluta perfezione può vederlo.» (p. 474)
====Libro XII====
*Se la mia morte potesse giovarvi e la mia vita non vi fosse di alcuna utilità, ebbene, sarei pronta a morire per voi! ([[Elaine di Corbenic]], p. 481)
*«Ah, [[Tristano|ser Tristano]]» esclamò allora [[Palamede (ciclo arturiano)|ser Palamede]] «sapete bene che non posso battermi senza perdere l'onore. Voi siete allo scoperto e io sono armato: se vi uccidessi l'onta ricadrebbe su di me. Del resto, conosco la vostra forza e la vostra resistenza.»<br>«È vero, e adesso capisco quanto siete prode.»<br>«Vi prego, rispondete a una domanda.»<br>«Volentieri. Con l'aiuto di Dio vi dirò la verità.»<br>«Fate il caso che voi foste armato di tutto punto e io non lo fossi: cosa vi suggerirebbe di farmi l'onore cavalleresco?»<br>«Ora capisco!» esclamò ser Tristano. «Poiché devo dare il mio parere, Dio mi benedica, quel che dirò non sarà dettato dalla paura. Vi risponderò quindi che in tal caso non vorrei battermi e vi lascerei andare.»<br>«E anch'io non voglio. Perciò, prendete la vostra strada!»<br>«Posso sempre scegliere se restare o andar via, invece. Ma c'è una cosa che mi stupisce: perché un cavaliere valoroso come voi non vuole essere battezzato, mentre vostro fratello ser Safer si è fatto cristiano già da tempo?»<br>«Sebbene in cuor mio creda già in Gesù Cristo e nella sua dolce madre Maria, secondo un voto che ho fatto anni fa devo ancora affrontare uno scontro; poi mi farò battezzare, e con grande gioia.»<br>«In fede mia, allora non dovrete cercare a lungo quest'ultima battaglia! Dio non voglia che per colpa mia restiate ancora saraceno!» (p. 488)
*«E adesso?» gli chiese Tristano. «Ti ho alla mia mercé come poc'anzi mi avevate voi. Ma i cavalieri di corte non dovranno mai dire che ser Tristano ha ucciso un guerriero disarmato. Quindi, riprendete la vostra arma e portiamo a termine lo scontro.»<br>«Desidererei davvero di finirlo» rispose l'altro «ma non ho molta voglia di battermi ancora, anche perché l'offesa che vi ho arrecata non è tanto grave che non possiamo diventare amici. Osai dire che [[Isotta|Isotta la Bella]] non ha pari tra le dame; non l'ho mai disonorata e, anzi, è grazie a lei che ho ottenuto gran parte dell'onore che mi sono conquistato. Le mie offese non furono mai rivolte alla regina, ma a voi, e oggi mi avete ripagato con un gran numero di colpi. Ad alcuni ho potuto rispondere, ma adesso devo ammettere che non ho mai incontrato un uomo forte e resistente quanto voi, salvo ser Lancillotto del Lago. Perciò, mio signore, vi chiedo di perdonarmi ogni cosa e di condurmi oggi stesso alla chiesa più vicina dove prima vorrei confessarmi e poi essere battezzato. In seguito andremo insieme alla corte di Artù per partecipare alla grande festa.»<br>«Allora prendete il cavallo: faremo come avete detto, e che Dio vi perdoni per tutti i vostri peccati come ho già fatto io! A un miglio da qui il vescovo suffraganeo di Carlisle potrà impartirvi il sacramento del battesimo.»<br>Montarono a cavallo insieme a ser Galleron e, giunti alla presenza del vescovo, gli esposero quanto volevano. Il sant'uomo fece riempire un grande bacile d'acqua, la consacrò, poi confessò e assolse ser Palamede. Ser Tristano e ser Galleron furono i suoi padrini.<br>Poco dopo, ripartirono per Camelot dove trovarono il re, la regina e quasi tutti i cavalieri della Tavola Rotonda, che furono molto lieti di sapere che ser Palamede si era fatto cristiano. (pp. 490-491)
====Libro XIII====
*«Ora sono certo che voi della [[Tavola Rotonda]] partirete alla ricerca del [[Graal|Sangrail]] e che io non vi vedrò mai più tutti insieme» dichiarò allora Artù. «Voglio perciò che vi riuniate per giostrare e torneare nel prato sotto Camelot in modo che, dopo la vostra morte, si possa tramandare che in questo giorno erano qui raccolti tanti valorosi combattenti.» (p. 501)
*Rientrati tutti tra le mura di Camelot, il re e i baroni si recarono ad ascoltare i vespri nella cattedrale e poi a cena, dove ciascuno dei cavalieri prese posto, come prima, sul proprio seggio. Ma ecco che, tra improvvisi scoppi e rombi di tuono che fecero temere che il palazzo stesse crollando, nella sala penetrò un raggio di sole sette volte più vivido di quanto si fosse mai visto e tutti furono investiti dalla grazia dello Spirito Santo. Guardandosi intorno, i cavalieri osservarono che gli altri sembravano circonfusi di bellezza, ma non poterono pronunciare una sola parola. Poi, apparve il Santo Graal velato di sciamito bianco, così che nessuno poté vederlo o capire chi lo recasse, e la sala si riempì di profumi mentre davanti ai commensali comparivano i cibi e le bevande che prediligevano. Dopo aver attraversato l'intero ambiente, il sacro vaso scomparve d'un tratto, e solo allora i presenti ritrovarono la voce e il re rese grazie a Dio per la benevolenza che aveva mostrato loro. (p. 502)
*Non torneranno più tutti {{NDR|i [[cavalieri della Tavola Rotonda]]}} insieme perché molti moriranno nel corso della ricerca. Io li amo quanto la mia stessa vita, e lo scioglimento di questa compagnia mi provoca un tremendo dolore, poiché la loro presenza alla mia corte era ormai un costume consolidato. ([[Re Artù]], p. 503)
*Il mio peccato e la mia malvagità mi hanno sprofondato nel disonore [...]. Finché ho perseguito avventure mondane per soddisfare desideri terreni, le ho sempre compiute in modo impareggiabile e senza mai subire sconfitte nelle giuste come nelle inique contese. Ma ora che ho intrapreso avventure celesti, capisco che il mio antico peccato mi ostacola e mi svergogna al punto che quando mi è apparso il sacro sangue non ho avuto la forza di muovermi e di parlare. ([[Lancillotto]], p. 518)
*{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Tutte le mie gesta d'armi le ho compiute per amor suo [...] e per lei mi sono battuto, a torto o a ragione. Non ho mai fatto nulla solo per amore di Dio, ma sempre anche per conquistarmi onore e farmi andare di più, e ne sono stato poco o nulla grato al Signore. ([[Lancillotto]], p. 519)
====Libro XIV====
*«[[Mago Merlino|Merlino]] istituì la [[Tavola Rotonda]] a somiglianza della sfericità del mondo in essa perfettamente rappresentato» proseguì la reclusa. «Nella Tavola Rotonda, infatti, l'intero mondo cristiano e pagano trova ristoro, tanto che coloro che sono scelti a fare parte di quell'eletta compagnia si reputano colmi di grazia e più onorati che se fossero i padroni di metà della terra. Hai potuto vedere anche tu come, pur di appartenervi, i cavalieri siano disposti a perdere padre, madre, famiglie, mogli e figli, come facesti tu stesso che, per unirti a loro, abbandonasti tua madre senza volerla più vedere.<br>«Dunque, quando Merlino istituì la Tavola Rotonda disse che coloro che ne sarebbero stati compagni avrebbero potuto attingere alla verità del Sangrail. Gli fu chiesto chi l'avrebbe conquistata, ed egli rispose che sarebbero stati tre tori bianchi, due vergini e uno casto, e che uno di essi sarebbe stato più forte e più valoroso di suo padre quanto il leone lo è del leopardo. Allora gli fu detto: "Bisognerà che con le tue arti tu dia luogo a un seggio su cio potrà prendere posto solo il cavaliere che eccellerà su ogni altro".<br>«E Merlino istituì il Seggio Periglioso, quello su cui Galahad sedette al banchetto di Pentecoste.» (p. 522)
*La storia dice che [[Parsifal|ser Percival]] era uno degli uomini più religiosi che vi fossero al mondo in quei tempi in cui ben pochi credevano in Dio senza riserve, e i figli non rispettavano i padri e li trattavano come estranei. Egli quindi cercò conforto in Nostro Signore Gesù pregandolo affinché le tentazioni non lo allontanassero dal servizio di Dio ed egli potesse continuare ad essere Suo leale campione. (p. 527)
*[...] sono al servizio dell'Uomo migliore del mondo che non permetterà che io muoia, perché chi bussa alla Sua porta potrà entrare, chi chiede potrà ricevere, ed Egli non si nasconde a colui che lo cerca [...]. ([[Parsifal]], p. 529)
*Punirò la mia carne, che vuole avere impero su di me! ([[Parsifal]], p. 532)
*Quanto sono stato vicino a perdere me stesso [...] e la purezza che non avrei mai più potuto riavere! ([[Parsifal]], p. 532)
====Libro XV====
*«Non sei forse ser Lancillotto del Lago?» gli chiese il religioso dopo che il cavaliere gli ebbe comunicato che si sarebbe fermato con lui per la notte.<br>«Si, sono io.»<br>«Cosa fai in questa contrada?»<br>«Vado in cerca delle avventure del [[Graal|Sangrail]], signore.»<br>«Fa pure» gli disse allora il buon uomo «ma anche se il santo vaso si trovasse qui, il peccato ti impedirebbe di vederlo proprio come non è dato a un cieco di scorgere una spada sfolgorante.» (pp. 534-535)
*Quaranta anni dopo la passione di Gesù Cristo, [[Giuseppe d'Arimatea|Giuseppe di Arimatea]] preconizzò che re Evelake avrebbe sconfitto in battaglia i propri nemici. Dei sette re e dei due cavalieri che hai visto, il primo si chiama Nappus, e fu un sant'uomo; il secondo ebbe il nome di Nacien in onore di un suo avo che aveva ospitato Nostro Signore Gesù Cristo. Il terzo fu chiamato Helias il Grosso; il quarto Lisais; il quinto, Jonas, lasciò il proprio paese per rcarsi nel Galles dove sposò la figlia di Manuel ed ottenne la Gallia, che elesse come sua dimora e generò Lancillotto, tuo nonno, che sposò la figlia del re d'Irlanda e fu un uomo insigne quanto te. Suo figlio fu re Ban, tuo padre, l'ultimo dei sette re. Uno dei due cavalieri, invece, rappresenta te, Lancillotto, cui gli angeli dissero che non appartenevi alla compagnia dei sette re, mentre il secondo cavaliere sta a indicare il leone, che è superiore a tutti i re della terra, cioè ser Galahad, da te concepito nella figlia di re Pelles. E tu, che dovresti essere grato a Dio di ogni altro, perché, come peccatore, sei il cavaliere senza pari, non Lo hai ringraziato per tutte le straordinarie virtù che Egli ti ha prestate! (p. 537)
*Ah, Lancillotto [...] finché facevi parte della cavalleria terrena, eri l'uomo più straordinario e avventuroso del mondo; ma non devi stupirti se ora che ti trovi tra cavalieri impegnati in imprese celesti la fortuna ti è avversa. (p. 539)
====Libro XVI====
*Ser Lancillotto, poi, se non fosse per una sola pecca sarebbe superiore a ogni altro. Ma così come stanno le cose, è proprio come noi; solo che si assume le fatiche maggiori. ([[Gawain]], p. 541)
*La [[Tavola Rotonda]] fu istituita proprio perché gli uomini non svilissero queste due virtù{{NDR|, la pazienza e l'umiltà}}, come la cavalleria, che affonda in esse le sue radici, è sorta perché non possa mai essere sconfitta la fraternità che ne è il fondamento. (p. 545)
*{{NDR|Rivolto a [[Gawain]]}} Ti sei impegnato insieme a molti altri in una ricerca che non porterai mai a termine perché il Sangrail non si mostra ai peccatori. Non devi quindi meravigliare se non vi sei riuscito. Tu sei un cavaliere sleale e un grande assassino, mentre per gli uomini buoni questa ricerca è ben altro che una serie di omicidi. Lancillotto, benché abbia commesso gravi colpe, al momento stesso in cui ha intrapreso la ricerca si è impegnato a non peccare più, e infatti non ha mai ucciso né ucciderà un solo uomo fino al suo ritorno a Camelot. Se non fosse per la sua fragilità che probabilmente lo farà ricadere nella colpa con il pensiero, egli sarebbe il primo a compiere l'impresa dopo Galahad. Ma poiché Dio conosce i suoi pensieri e la sua debolezza, gli concederà di morire in santità. (Eremita, pp. 546-547)
====Libro XVII====
[[File:Galaad devant le graal n°3.gif|thumb|Galahad, Bors e Parsifal dinanzi al Graal]]
*{{NDR|Su [[Davide]]}} Egli era un dotto che conosceva le virtù delle pietre e delle piante, il corso delle stelle e molte altre cose ancora; ma poiché aveva una moglie malvagia, si era convinto che non esistessero donne buone, tanto che ne parlò con disprezzo anche nei libri che compose. (p. 573)
*Non spetta a noi punire chi ha operato contro Dio, ma solo alla Sua potenza. ([[Galahad]], p. 576)
*Siete uno sciocco se non sapete che le [[Verginità|vergini]] sono franche ovunque si trovino. ([[Parsifal]], p. 579)
*Nessuna lingua potrebbe descrivere e nessun cuore immaginare le meraviglie cui ho assistito. Se non mi fossi macchiato di un antico peccato, avrei potuto vedere molto di più. ([[Lancillotto]], p. 588)
*Galahad, servo di Gesù Cristo che attendo da tempo, abbracciami e lascia che riposi sul tuo petto e tra le tue braccia, casto e vergine sopra ogni altro cavaliere, giglio simbolo di purezza, rosa del colore del fuoco, fiore di ogni virtù. Sei tanto intriso della fiamma dello Spirito Santo che la mia carne, consunta dalla vecchiaia, ritrova la giovinezza! (Re Mordrains, p. 591)
*[...] rimessosi in viaggio, {{NDR|Galahad}} penetrò in una foresta irta di pericoli dove la storia dice che si imbatté in una sorgente in cui l'acqua ribolliva formando grandi onde. Il cavaliere vi posò una mano, e subito l'acqua si placò e il calore ne disparve, poiché quell'ardore era segno di lussuria, molto diffusa a quei tempi, e non poté durare al contatto con la purezza della sua verginità. Quanto era accaduto fu considerato un miracolo in tutto il paese, e da allora la fonte fu chiamata la Sorgente di Galahad. (p. 591)
*«Figliolo» disse poi l'Uomo a Galahad «sai cos'è ciò che stringo tra le mani?»<br>«No, se non me lo dite voi.»<br>«È la sacra scodella in cui mangiai l'agnello pasquale. Ora hai veduto quello che più desideravi, ma con minore chiarezza di come lo potrai ammirare nel Palazzo Spirituale della città di Sarras. Adesso partirai e con te partirà anche il Sangrail, che questa notte stessa dovrà lasciare il regno di Logris dove nessuno lo vedrà mai più perché le genti di questa terra si sono volte al peccato e non lo servono né lo venerano come dovrebbero; io perciò le spoglio dell'onore che avevo loro concesso. Domattina voi tre prenderete la Spada dalla Strana Cintura e scenderete alla riva del mare dove troverete pronta una nave. Ma prima ridonerete la salute al Re Magagnato ungendogli il corpo e le gambe con il sangue che è colato dalla lancia.»<br>«Signore, perché gli altri non possono venire con noi?» chiese Galahad.<br>«Come inviai i miei apostoli in diverse direzioni, così voglio ora che vi separiate. Quanto a voi tre compagni, due moriranno al mio servizio e solo uno tornerà a darne notizia» fu la risposta.<br>Poi l'Uomo li benedì e scomparve. (pp. 594-595)
*«Salutate per me ser Lancillotto mio padre e signore, e ricordategli che questo è un mondo incostante.»<br>Infine si inginocchiò a pregare davanti alla tavola e la sua anima lo lasciò, trasportata nel cielo di Gesù Cristo da una moltitudine di angeli. I compagni, che assistettero al prodigio, videro anche una mano scendere sul vaso e sulla lancia, prenderli e portarli nei cieli.<br>Da allora non vi è più stato un uomo che abbia avuto l'ardire di sostenere di aver visto il Sangrail. (p. 598)
====Libro XVIII====
*[...] [[Lancillotto]], dimentico della promessa fatta e della perfezione raggiunta nel corso della ricerca, riprese a frequentare la regina. Del resto, come dice appunto il libro, se egli non le fosse stato intimamente legato nei suoi pensieri più riposti quanto, in superficie, appariva devoto a Dio, nessun cavaliere avrebbe potuto superarlo nella ricerca del Sangrail. Invece, i suoi più segreti sentimenti correvano sempre a lei. Così essi ripresero ad amarsi con maggiore ardore di prima e i loro convegni si fecero tanto frequenti che la corte cominciò a mormorare, e in particolare il loquace ser Agravano fratello di ser Galvano.<br>Ma intanto Lancillotto, continuamente assediato da dame e da damigelle che gli chiedevano di essere loro campione in questioni di diritto, per evitare ulteriori maldicenze e dicerie, decise di impegnarsi con zelo a seguire i dettami di Nostro Signore Gesù Cristo e di sottrarsi per quanto gli era possibile alla familiarità e alla compagnia di Ginevra. (p. 603)
*[...] [[Mordred|ser Mordred]], [[Agravaine|ser Agravano]] e molti altri della corte non ci perdono d'occhio e parlano del nostro amore. Li temo più per voi che per me perché, se del caso, io potrei fuggire o sbarazzarmene, mentre voi non potreste che rimanere qui a subire le maldicenze; e se doveste trovarvi in pericolo per aver commesso volontariamente qualche leggerezza, non potreste avere altro aiuto che il mio e quello dei miei parenti. Signora, la nostra imprudenza ci condurrà allo scandalo e alla vergogna, e io non voglio assolutamente che voi siate disonorata. Sono queste le ragioni che mi hanno spinto a dedicarmi il più possibile al servizio delle dame, facendo in modo che tutti pensino che ne traggo gioia, delizia e piacere. ([[Lancillotto]], p. 604)
*Lancillotto, ora capisco la vostra falsità e la vostra volgare lussuria! Voi amate altre dame, e per me non provate che disprezzo. Adesso che ho ben chiaro che siete un traditore, state certo che non vi amerò mai più. Non osate comparirmi ancora davanti: da questo momento vi scaccio dalla corte, e per sempre, e vi bandisco dalla mia compagnia. Se tenterete di rivedermi, sarete ucciso. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], pp. 604-605)
*Spesso le donne sono impulsive e compiono azioni di cui poi si pentono amaramente. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 605)
*Se accetterò di essere il campione della regina mi alienerò molti cavalieri della Tavola Rotonda. Tuttavia, per amore di Lancillotto e vostro, sarò suo difensore a meno che il caso non porti qui un campione meglio di me. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 609)
*Non ho mai sentito dire che Ginevra abbia rovinato un solo cavaliere. Anzi, a quel che so, ella ci ha sempre magnificato ed è stata la sovrana più generosa e liberale, e la più munifica di doni e di benevolenza. Sarebbe quindi vergognoso se lasciassimo morire nell'ignominia la moglie del nostro nobilissimo re. Sappiate che non lo permetterò, e che sosterrò la sua innocenza nella morte di ser Patrise; del resto, ella non aveva alcun motivo per odiare lui o alcuno dei cavalieri intervenuti al banchetto. Direi anzi che ci abbia invitati per affetto, certo non per un subdolo stratagemma, e sono convinto che comunque andrà, un giorno sarà possibile provare che tra di noi vi è un traditore. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 610)
*Come dice un antico proverbio, è aspra la battaglia nella quale si scontrano parenti e amici, perché allora non c'è posto per la misericordia, ma solo per la più mortale delle contese. ([[Lancillotto]], p. 629)
*[...] non mi piace essere obbligato ad amare; l'amore deve nascere dal cuore, non dalla costrizione [...]. ([[Lancillotto]], p. 636)
*L'amore deve essere libero, non imposto, perché un amore forzato finisce con il dissolversi. ([[Re Artù]], p. 636)
*All'uomo d'onore non può non ripugnare assistere alla sconfitta di un suo pari, mentre chi non ha onore e si comporta da vile, alla vista di un uomo in pericolo non compirà mai un gesto gentile o generoso. Un codardo, infatti, non darà mai prova di misericordia, mentre chi alberga la bontà nel cuore farà agli altri quello che vorrebbe fosse fatto a lui. ([[Re Artù]], p. 642)
*{{NDR|Su [[maggio]]}} Quel mese esuberante infonde coraggio negli amanti e, in vari modi, li induce più di ogni altro a diversi comportamenti, perché è allora che, come erbe e arbusti, gli uomini e le donne si rinnovellano e richiamano alla mente lontane cortesie, servigi e gesti gentili che avevano posto nell'oblio per negligenza.<br>E come il rigore dell'inverno offusca e sfigura la verde estate, così accade all'amore che lega l'uomo alla donna, quando è incostante. Sono numerosi coloro che non albergano la costanza, e non passa giorno senza che vediamo come basti un alito di rigore invernale per cancellare e spezzare col minimo pretesto un vero amore, che pure costa tanto. Questa non è costanza né saggezza, ma debolezza di carattere, disonorevole per coloro che la praticano.<br>Perciò, come il maggio fiorisce e germoglia nei giardini, così ogni uomo d'onore rivesta il proprio cuore di germogli, prima a gloria di Dio, poi per dare gioia a coloro cui ha giurato fedeltà. Infatti, non c'è uomo o donna d'onore che non abbia scelto l'oggetto del proprio amore. E se la fatica delle armi non deve essere mai trascurata, bisogna però che l'onore sia innanzitutto riserbato a Dio, e solo dopo aver contesa con le dame: questo è ciò che io chiamo un amore virtuoso.<br>Oggi, però, gli uomini non sanno amare per sette giorni di seguito senza pretendere di appagare le proprie brame. La ragione ci dice che un tale amore non può durare, perché quanto è subito accordato con troppa prontezza, è ben presto spento dall'ardore stesso. Così è l'amore ai nostri tempi: arde lesto e altrettanto in fretta si raffredda! E questa non si può chiamare costanza. Ai tempi di Artù l'amore soleva essere diverso: uomini e donna si amavano anche per sette interi anni senza che tra loro si insinuasse la lussuria. Quello era amore vero, e fedele!<br>Ho dunque paragonato l'amore di oggi all'estate e all'inverno, perché come la prima è calda e il secondo è freddo, allo stesso modo procede l'amore ai nostri giorni. Tutti voi che siete amanti rammentate quindi il mese di maggio! (pp. 643-644)
====Libro XIX====
*[...] a quel tempo era costume che Ginevra non lasciasse mai la corte senza un seguito di ottimi cavalieri armati, quasi tutti giovani decisi a farsi onore. Erano chiamati i Cavalieri della Regina e in battaglia, ai tornei e alle giostre portavano come insegna uno scudo completamente bianco. Venivano scelti per quel servigio tutti gli anni in occasione della festa della Pentecoste tra i cavalieri che si erano mostrati più valorosi, in sostituzione di quelli che erano morti nel corso dell'anno (e non ne passava uno senza che ne morissero alcuni). Proprio compiendo tale servigio si erano distinti all'inizio ser Lancillotto e tutti gli altri, prima di conquistare rinomanza. (pp. 645-646)
*Ahimè, che vergogna che un [[cavaliere]] ne tradisca un altro! [...] Ma c'è un vecchio proverbio che recita: "Il valoroso è davvero in pericolo solo quando si trova in balia di un codardo. ([[Lancillotto]], p. 649)
*Gesù mi terrà lontano dal disonore, e poi ben vengano le disgrazie che Dio vuole mandare [...]. ([[Lancillotto]], p. 657)
====Libro XX====
*Nel mese di maggio, quando ogni cuore gagliardo fiorisce e germoglia e, con la bellezza e il rigoglio della stagione, uomini e donne sono pieni di letizia per l'avvicinarsi dell'estate con i suoi fiori novelli, laddove gli aspri venti e le bufere dell'inverno li inducono a raccogliersi al coperto presso il focolare, scoppiarono furore e sventura che ebbero termine solo con la morte e l'estinzione del fiore di tutti i cavalieri del mondo. (p. 663)
*Mi meraviglio che nessuno di noi si vergogni di sapere, e di vedere con i propri occhi, che Lancillotto giace giorno e notte con la regina [...]. Ne siamo tutti al corrente, eppure siamo tanto vili da tollerare il disonore di un sovrano nobile quanto Artù. ([[Agravaine]], p. 663)
*Se ne dovesse derivare ostilità o guerra tra noi e Lancillotto, sta' certo che molti re e molti potenti signori sceglierebbero di schierarsi con lui. E poi, fratello [...] devi sempre tenere a mente che Lancillotto ha salvato più di una volta il re e la regina, e che anche i migliori tra noi si sarebbero sentiti gelare il cuore in varie occasioni se egli non fosse stato il più valoroso e non lo avesse dimostrato molto spesso. ([[Gawain]], p. 664)
*Ser Lancillotto mi ha concesso l'investitura e niente potrà indurmi a parlare male di lui [...]. ([[Sir Gareth]], p. 664)
*Appena gli altri furono usciti, il re chiese quale fosse il motivo della disputa.<br>«Ora ve lo dirò, sire; non posso più tenerlo in me» gli rispose ser Agravano. «Io e ser Mordred siamo in disaccordo con i nostri fratelli: sappiamo che ser Lancillotto è da tempo l'amante della regina e, poiché siamo figli di vostra sorella, non possiamo continuare a tollerarlo. Voi siete il suo signore e colui che lo ha investito cavaliere, e intendiamo provare la sua slealtà.»<br>«Se quello che dite è vero, Lancillotto è un traditore!» esclamò Artù. «Ma mi ripugna compiere un passo del genere senza averne le prove; ser Lancillotto è un cavaliere valoroso e, come ben sapete, il migliore di tutti noi. Se non sarà colto sul fatto, vorrà battersi con colui che lo ha denunciato, e nessuno sarà in grado di tenergli testa. Quindi, voglio che sia sorpreso in flagrante.»<br>Il libro francese dice che il re non desiderava affatto che si diffondessero voci su Lancillotto e la regina. A dire il vero, egli ne aveva già il sospetto, ma non voleva sentirne parlare perché amava molto ser Lancillotto per tutto quello che egli aveva fatto in favore suo e di Ginevra. (p. 665)
*«Ahimè» si lamentava intanto Lancillotto «non mi è mai capitato di trovarmi a rischiare una morte vergognosa per la mancanza della mia armatura!»<br>Nel frattempo ser Agravano e ser Mordred non cessavano di gridare:<br>«Esci dalla camera della regina, traditore! Sta' certo che non riuscirai a fuggire».<br>«Gesù misericordia, non posso tollerare questo odioso clamore: meglio morire subito che sopportare un simile tormento!» esclamò allora Lancillotto; poi prese Ginevra tra le braccia e la baciò.<br>«Nobilissima tra le regine cristiane aggiunse siete la mia diletta e gentile signora e io, il vostro povero e fedele cavaliere, vi sono stato al fianco nelle cause giuste come in quelle ingiuste dal giorno in cui re Artù mi conferì l'investitura. Se morirò, vi supplico di pregare per la mia anima. Sono sicuro che ser Bors e tutti gli altri miei parenti, e anche ser Lavaine, vi salveranno dal rogo. Confortatevi, perciò, madonna mia amata, e qualunque cosa mi accada, andate con ser Bors e con gli altri che vi tratteranno con ogni onore e vi faranno regina delle mie terre.»<br>«No, Lancillotto, non vi sopravviverò! Se sarete ucciso, per amore di Dio accoglierò la morte con umiltà, come è dovere di una regina cristiana.»<br>«Ebbene, signora, poiché è giunto il giorno in cui dobbiamo separarci, sappiate che venderò la vita al più alto prezzo, e che sono mille volte più addolorato per voi che per me. Ma ora preferirei avere indosso la mia solida armatura piuttosto che regnare su tutto il mondo cristiano: prima di soccombere farei in modo che le mie gesta siano tramandate.»<br>«Piacesse a Dio che uccidessero me e lasciassero libero voi!» esclamò la regina.<br>«Questo non deve accadere, e che Dio mi ripari da una simile vergogna!» replicò Lancillotto. «Gesù Cristo, sii tu il mio scudo e la mia armatura!» (p. 667)
*Ora, signora, è chiaro che il nostro amore è giunto al suo epilogo e che da adesso in poi re Artù mi sarà nemico. Ma se vorrete rimanere con me, mi impegno a tenervi al riparo da ogni pericolo. ([[Lancillotto]], p. 669)
*Stanotte ho ucciso ser Agravano, fratello di ser Galvano, e almeno altri dodici suoi compagni. Non ho alcun dubbio, pertanto, che vi sarà un conflitto sanguinoso. Quei cavalieri erano stati mandati a sorprendermi su ordine espresso di Artù, e il re deve essere talmente furibondo e colmo di risentimento che condannerà la regina al rogo. Io non posso certo permettere che ella sia arsa per colpa mia. Se riuscissi a farmi ascoltare, mi offrirei di essere fatto prigioniero per potermi poi battere in suo favore e provare che è una sposa fedele, ma temo che il re sia troppo infuriato per accettare questa proposta. ([[Lancillotto]], p. 671)
*Miei bei signori, mi ripugna di compiere un'azione che potrebbe disonorare voi e tutto il mio lignaggio. Ma poiché sono altrettanto contrario a permettere che la regina muoia di una morte ignobile, se il vostro consiglio è di sottrarla al supplizio, siate però ben consapevoli che dovrò causare molti lutti. Forse, con mio grande rammarico, sarò costretto a uccidere anche qualcuno dei miei migliori amici e può darsi che alcuni, piuttosto che essere complici di un'azione abietta, preferiscano schierarsi dalla mia parte: non vorrei certo farli soffrire. ([[Lancillotto]], p. 672)
*«[...] il caso di Tristano dovrebbe mettermi in guardia. Sapete bene come andò a finire dopo che, presi tutti gli accordi, egli riportò [[Isotta|Isotta la Bella]] a re Marco: quel sovrano lo uccise a tradimento mentre suonava l'arpa davanti alla sua dama, cogliendolo alle spalle e trafiggendogli il cuore con una lancia ben affilata.»<br>«È vero» convenne ser Bors «ma c'è una cosa che dovrebbe incoraggiare te come tutti noi, ed è che re Marco e re Artù sono di indole assai diversa, perché Artù non ha mai mancato alla propria parola.» (pp. 672-673)
*Capita spesso che agiamo per quel che crediamo il meglio, e che finisce poi per dimostrarsi il peggio. ([[Gawain]], p. 674)
*[...] sappiate che soffro di più per la perdita dei miei buoni cavalieri che per la fuga della mia gentile regina, perché di regine posso averne quante ne voglio, mentre non mi sarà mai più possibile riunire una simile compagnia di valorosi. E che sciagura che io e Lancillotto dobbiamo essere nemici! ([[Re Artù]], p. 677)
*[...] da oggi in poi cercherò Lancillotto fino al giorno in cui uno dei due avrà ucciso l'altro. Intendo vendicarmi e vi chiedo di prepararvi alla guerra. Se non volete perdere il mio servigio e il mio affetto, affrettatevi a mettere alla prova i vostri amici. Giuro su Dio che, anche se dovessi inseguire Lancillotto per sette regni, lo ucciderò a costo della vita. ([[Gawain]], p. 679)
*«Dio non voglia che io mi scontri con il nobilissimo sovrano che mi armò cavaliere!» replicò Lancillotto.<br>«Alla malora le belle parole!» proruppe il re. «Presta fede a quanto ti dico e non lo dimenticare: sono il tuo mortale nemico e lo sarò fino al giorno della mia morte. Non ti perdonerò mai di avermi ucciso degli ottimi cavalieri e degli uomini nobilissimi appartenenti al mio stesso sangue. Per di più, hai giaciuto per anni con la regina, che alla fine mi hai rapita con la forza.»<br>«Mio nobilissimo signore e re, dite quello che volete, tanto sapete benissimo che non mi batterò mai con voi» gli rispose Lancillotto. «È vero, vi ho ucciso dei cavalieri, e me ne rammarico molto; ma sono stato costretto a farlo per salvarmi la vita. Avrei forse dovuto lasciarmi uccidere? Quanto a madama la regina, non un solo cavaliere al mondo, salvo la persona di vostra altezza e il mio signore ser Galvano, oserebbe provare sul mio corpo che ella vi ha tradito! E se vi fa piacere di dichiarare che sono legato da molti anni a madama la vostra regina, vi darò soddisfazione dimostrando con il mio braccio contro chiunque, salvo voi e ser Galvano, che ella vi è fedele. Tuttavia, alla sua grazia è piaciuto di tenermi in suo favore e di prediligermi tra tutti gli altri, e del resto io ho ben meritato il suo affetto perché, sire, più di una volta il vostro furore avrebbe permesso che ella fosse condotta al supplizio se io non mi fossi battuto per lei inducendo i suoi nemici a confessare la loro menzogna e facendola così assolvere con onore. E tutte quelle volte, voi mi avete dimostrato amore e gratitudine per averla salvata, e mi avete anche promesso di essere per sempre il mio benevolo signore. Ora, invece, mi sembra che ricompensiate male i miei servigi. Del resto, sire, avrei perso gran parte del mio onore cavalleresco se avessi tollerato che madama, la vostra regina, fosse suppliziata per causa mia. In molte occasioni mi sono battuto per lei in contese che non mi riguardavano; non avrei forse avuto il diritto di farlo allorché ero dalla parte del giusto? Perciò, mio generoso e grazioso signore, concedete la vostra benevolenza alla vostra regina, che è buona e fedele!» (pp. 680-681)
*Voi, sire, avete dato ascolto a voci menzognere, e questa è stata la causa della guerra che ci oppone. Mio signore, un tempo avevo meritato la vostra compiacenza per essermi battuto in favore della regina vostra moglie, e sapete bene quante volte ella abbia dovuto patire gravi torti. Ora, mio buon signore, mi sembra che in questa circostanza, più che in tutte quelle che pure avete approvato, io avessi un motivo ben valido per strapparla al rogo, dal momento che ella vi era stata condannata a causa mia. Coloro che vi hanno raccontato le fole che sapete erano per certo mentitori, ma le calunnie sono ricadute sul loro capo poiché, se la potenza di Dio non fosse stata dalla mia parte, come avrei potuto io, disarmato e ignaro, far fronte a quattordici avversari armati e decisi? Infatti ero stato convocato dalla regina per non so quale motivo, e avevo appena varcato la porta della sua camera quando ser Agravano e ser Mordred hanno cominciato a chiamarmi traditore e codardo. ([[Lancillotto]], p. 687)
*[...] non mi sono mai battuto a oltranza con un cavaliere senza mostrare misericordia, e che benché mi sia misurato con ottimi guerrieri quali ser Tristano e ser Lamorak, ho sempre reso loro l'onore e il rispetto che meritavano. Dio mi è testimone che non mi sono mai adirato al punto da accanirmi contro i buoni cavalieri che ho visto impegnati a farsi onore, e che sono sempre stato lieto di aiutare un avversario in grado di tenermi testa a piedi o a cavallo. ([[Lancillotto]], p. 688)
*Ser Galvano, io amavo ser Gareth più di qualunque mio parente, e piangerò per sempre la sua morte non solo per il grande timore che ho di voi, ma anche per altri motivi che mi amareggiano. Prima di tutto, perché fui io a investirlo cavaliere; poi, perché so che mi amava più di ogni altro; il terzo motivo è che era un uomo nobilissimo, leale, cortese, gentile e di buona indole; il quarto è che appena seppi della sua morte capii che da voi non avrei avuto altro che un'inestinguibile guerra. Per di più, ero certo che avreste fatto in modo che il mio nobile signore Artù mi fosse nemico per sempre. Eppure, che Gesù mi perdoni, non ho ucciso ser Gareth e ser Gaheris di proposito. Ah, perché erano disarmati in quel giorno fatale! ([[Lancillotto]], p. 689)
*Se non fosse stato per il papa, io mi sarei battuto con te in singolare tenzone e avrei provato sulla tua persona la tua falsità nei confronti di Artù e miei. E lo farò, una volta che avrai lasciato queste terre, dovunque riuscirò a trovarti! ([[Gawain]], p. 690)
*Ahimè, così devo abbandonare il più nobile tra i regni cristiani, quello che ho amato di più e in cui ho acquistato il mio onore! Mi rammarico di esserci venuto, se devo esserne vilmente bandito senza colpa e senza motivo! Ma la fortuna è così incostante, e la sua ruota tanto mobile, che nessuno è certo di potervi riposare durevolmente. Ne sono prova molte antiche leggende, come quelle che narrano del nobile Ettore, e di Troilo, e di Alessandro il potente Conquistatore, e di molti altri che precipitarono in basso dal culmine della loro regalità. Così avviene per me, che ero tenuto in grande onore in questo regno nel quale la Tavola Rotonda crebbe in dignità grazie a me stesso e ai miei più che virtù di chiunque altro. ([[Lancillotto]], p. 690)
*Mio signore Artù, nobile sovrano che mi fece cavaliere, il mio affetto per voi è tale che i vostri attacchi mi addolorano profondamente, eppure li ho sopportati con pazienza. Se fossi stato vendicativo, avrei potuto scendere in campo e domare i vostri baldi cavalieri, ma ho pazientato per sei mesi lasciando che voi e ser Galvano faceste quel che volevate. Ora però non posso tollerarlo più e devo difendermi, perché ser Galvano mi ha accusato di tradimento. Sono stato sempre contrario a battermi contro un vostro parente, ma adesso non posso più tirarmi indietro, come la preda quando è messa alle strette. ([[Lancillotto]], p. 697)
*[...] ser Galvano aveva ricevuto da un sant'uomo un dono miracoloso che gli aveva permesso di farsi molto onore: ogni giorno dell'anno, dalle nove a mezzogiorno, la sua forza cresceva fino ad arrivare a triplicarsi. Per questo re Artù, che era il solo a saperlo, aveva ordinato che tutte le tenzoni che si fossero svolte alla propria presenza, di qualunque genere e per ogni tipo di lite, avessero inizio alle nove del mattino: in tale modo il partito per il quale si fosse battuto il nipote avrebbe avuto sempre il sopravvento nel corso delle tre ore in cui la forza di Galvano raggiungeva il suo culmine. (p. 698)
====Libro XXI====
*A [[Mordred|ser Mordred]] era stato dunque affidato il governo di tutta l'Inghilterra. Egli allora fece vergare delle false lettere fingendo che provenissero dal continente, in cui era scritto che re Artù era stato ucciso nel corso della guerra contro ser Lancillotto; quindi convocò a parlamento tutti i baroni e si fece eleggere re. L'incoronazione avvenne a Canterbury e fu seguita da festeggiamenti che durarono quindici giorni.<br>Dopo di che, ser Mordred si recò a Winchester e dichiarò apertamente alla regina (che però era moglie del re, allo stesso tempo suo zio e padre) che intendeva sposarla e perparò le nozze fissando il giorno del matrimonio. Ginevera, pur profondamente addolorata, gli rispose con cortesia e finse di sottomettersi al suo volere; tuttavia espresse il desiderio di recarsi a Londra per comprare quanto le sarebbe occorso per gli sponsali. (p. 702)
*Riflettete, Inglesi, sulla malvagità che tutto ciò palesava! Artù era il re più nobile e il cavaliere più valoroso del mondo e che più amava e sosteneva gli uomini prodi, eppure quelli Inglesi non gli concedevano la propria stima! Ché tale era l'antico costume di questa terra, e c'è chi dice che non l'abbiamo ancora abbandonato. Ahimè, questo è un grave difetto: nulla ci piace se perdura nel tempo.<br>Così si comportavano gli uomini di allora: amavano di più ser Mordred che il nobile Artù e molti andarono a dire all'usurpatore che sarebbero stati con lui nella buona come nella cattiva sorte. Allora ser Mordred, che aveva sentito dire che Artù sarebbe sbarcato a Dover, vi si portò con grande esercito allo scopo di sconfiggerlo e di scacciarlo dalle sue stesse terre. (pp. 703-704)
*«Ahimè, ser Galvano, figlio di mia sorella, con l'uomo che amavo di più al mondo se ne va ogni mia gioia!» si dolse {{NDR|Artù}} quando si fu ripreso. «Ora te lo posso dire, caro nipote, solo in te e in ser Lancillotto riposavano la mia letizia e la mia fiducia. Adesso che ho perduto entrambi, tutto il conforto che avevo sulla terra mi abbandona!»<br>«Ah, caro zio» gli rispose ser Galvano «il mio ultimo giorno è arrivato, e ne devo biasimare la mia impulsività e la mia ostinazione, dato che sono stato ferito sulla vecchia piaga che mi aveva inferto ser Lancillotto. So che morirò prima di mezzogiorno e che a causa del mio orgoglio voi dovrete patire tanta vergogna e sventura. Se il nobile Cavaliere del Lago fosse stato al vostro fianco, come fu e avrebbe dovuto essere ancora, questa guerra sciagurata non sarebbe mai scoppiata, perché solo la sua cavalleria e la nobiltà del suo sangue erano riuscite a tenere soggetti e timorosi i vostri infidi nemici. Ora egli vi mancherà. Ahimè, perché non ho voluto trovare un accordo con lui! [...]» (pp. 704-705)
*Io, ser Galvano, cavaliere della Tavola Rotonda, voglio che tutto il mondo sappia che mi sono dato la morte non per colpa tua ma mia. Perciò, ser Lancillotto, ti supplico di tornare nel regno per visitare la mia tomba e per recitare su di essa una preghiera, lunga o breve che sia, per la salvezza della mia anima. Oggi, nello stesso giorno in cui scrivo questa lettera, fui ferito a morte là dove la tua mano mi colpì per prima, e non avrei potuto essere ucciso da un braccio più nobile. ([[Gawain]], p. 705)
[[File:Battle Between King Arthur and Sir Mordred - William Hatherell.jpg|thumb|La battaglia tra Artù e Mordred]]
*{{NDR|Sulla [[battaglia di Camlann]]}} I messaggeri si recarono da Mordred che si era circondato di un temibile esercito di centomila armati e dovettero pregare a lungo prima di riuscire a fargli accettare in contropartita la Cornovaglia e il Kent fino alla morte di Artù e, dopo, tutta l'Inghilterra. Fu anche concordato che il sovrano e l'usurpatore, ciascuno con un seguito di quattordici cavalieri, si incontrassero in una zona franca tra i due eserciti schierati.<br>Artù fu lieto degli accordi raggiunti, ma prima di recarsi al convegno ordinò ai propri uomini di avanzare fieramente e di uccidere ser Mordred, di cui non ci si poteva fidare in alcun modo, se avessero visto sguainare anche una sola spada. E ser Mordred aveva istruito allo stesso modo il proprio esercito:<br>«Se vedrete balenare anche una sola lama mouvete con coraggio all'attacco e uccidete quanti vi si parano innanzi, perché non mi fido affatto di questa tregua e so bene che mio padre vorrà vendicarsi di me.»<br>L'incontro ebbe dunque luogo come era stato stabilito. Fu portato del vino e ne bevvero insieme, ma una [[vipera]] sbucata da un cespuglio d'edera morse il piede di un cavaliere. Questi, senza darsi pensiero del danno che ne sarebbe derivato, sguainò la spada per ucciderla, e quando i due eserciti videro balenare la lama diedero fiato alle trombe e ai corni e si corsero incontro levando terribili grida.<br>Allora re Artù montò a cavallo e raggiunse prontamente i propri uomini esclamando:<br>«Ahimè, che giorno sventurato!»<br>Ser Mordred si unì ai suoi, ed ebbe inizio la battaglia più funesta che si sia mai vista in terra cristiana: vi furono attacchi impetuosi e galoppare di cavalli, affondi e fendenti, colpi mortali e accenti minacciosi da entrambe le parti. Re Artù non cessava di attraversare le formazioni di ser Mordred compiendo molte prodezze degne di un nobile sovrano senza mai venir meno al proprio ruolo, ma anche ser Mordred non si tirava indietro e più volte mise se stesso in grave pericolo.<br>La battaglia infuriò per tutta la giornata senza risparmio di forze, finché molti nobili cavalieri giacquero immobili sulla fredda terra, e quando cadde la notte il terreno era cosparso dei cadaveri di ben centomila uomini. (pp. 707-708)
*{{NDR|Sulla battaglia di Camlann}} Il sovrano impugnò la lancia e si gettò in avanti gridando:<br>«Traditore, è giunto il giorno della tua morte!»<br>Ser Mordred si scagliò a sua volta contro di lui brandendo la spada, ma il re già gli affondava la lancia sotto lo scudo e gliela faceva fuoriuscire dal corpo per più di un braccio. E quando l'usurpatore comprese che non sarebbe potuto sfuggire alla morte, si slanciò con tutte le proprie forze in avanti trafiggendosi fino all'impugnatura dell'asta, poi calò la spada tenuta con entrambe le mani sul proprio padre e lo raggiunse a un lato della testa trapassandogli l'elmo e il crano. Subito dopo si accasciava a terra morto. (p. 709)
[[File:The Death of King Arthur by John Garrick.jpg|thumb|La morte di Artù]]
*«[...] Il tempo passa in fretta; prendete perciò la mia buona spada Excalibur e portatela alla riva del mare: vi ordino di gettarla nell'acqua e di tornare poi a dirmi cosa avete visto.»<br>«Sire, obbediremo al vostro comando» gli rispose [[ser Bedivere|Bedivere]].<br>Ma sulla strada si mise a osservare con attenzione la nobile arma e le pietre preziose che ricoprivano il pomo e l'elsa.<br>"Se la getto nell'acqua, non ne deriveranno che perdite e danno!" pensò.<br>Perciò la nascose sotto un albero e poi si affrettò a tornare dal re e gli disse di averla gettata in mare.<br>«Cosa hai visto?» gli domandò Artù.<br>«Nient'altro che onde e venti.»<br>«Non è vero» replicò il re. «Ora affrettatevi a ubbidire e, se vi sono caro, non esitate a fare quanto vi ho detto.»<br>Allora ser Bedivere tornò a prendere la spada, ma pensando ancora che fosse un peccato e una vergogna gettare via un'arma tanto nobile, la nascose di nuovo, poi raggiunse il re.<br>«Cosa avete visto?» gli domandò per la seconda volta il sovrano.<br>«Nient'altro che flutti e ondate nere.»<br>«Ah, mi hai ingannato ancora, sleale e traditore!» propruppe Artù. «La tua fama di nobile cavaliere e l'amore che ti ho sempre portato non mi avrebbero mai fatto pensare che mi avresti tradito per il valore di una spada! Ora sbrigati: le tue esitazioni stanno mettendo a grave rischio la mia vita. Se non eseguirai adesso i miei ordini ti ucciderò con le mie stesse mani ovunque potrò incontrarti.»<br>Così ser Bedivere tornò là dove aveva nascosto la spada, la raccolse con cautela e si avvicinò alla riva. Poi avvolse la cintura intorno all'elsa e la scagliò più lontano che poté. Allora vide un braccio e una mano sorgere dall'acqua, afferrarla stretta, brandirla tre volte e poi inabissarsi con l'arma.<br>Quando ser Bedivere, tornato vicino al re, gli raccontò quello che aveva visto, il sovrano esclamò:<br>«Ahimè, aiutatemi ad andare via, temo di avere aspettato già troppo.»<br>Il cavaliere se lo caricò sulle spalle e andò verso la riva del mare. Vi erano appena arrivati che una piccola chiatta piena di belle dame prese terra accanto a loro. Tra di esse si trovava una regina, e tutte portavano cappucci neri e gridavano e piangevano alla vista di re Artù.<br>«Fatemi salire a bordo» disse il re.<br>Ser Bedivere eseguì con delicatezza il comando, e tre dame accolserò Artù tra alti lamenti e lo misero a sedere con la testa appoggiata sul grembo di una di loro.<br>«Ah, mio caro fratello!» disse allora la regina. «Perché vi siete trattenuto tanto a lungo lontano da me? La ferita che avete al capo ha preso fin troppo freddo!»<br>Poi le dame si misero ai remi e allontanarono l'imbarcazione dalla terra. E quando se Bedivere le vide prendere il largo, gridò:<br>«Ah, mio signore Artù, cosa sarà di me ora che mi lasciate tra i miei nemici?»<br>«Confortatevi e fate del vostro meglio: su di me non potrete più fare alcun affidamento» gli rispose il sovrano. «Devo andare nell'isola di Avalon per curare la mia grave ferita, e se non sentirete mai più parlare di me, pregate per la mia anima.»<br>Intanto la regina e le dame piangevano e gridavano da fare pietà. Quando ser Bedivere ebbe perso di vista la chiatta, scoppiò anch'egli in pianti e in lamenti, poi si diresse verso la foresta e camminò per tutta la notte. (pp. 710-712)
*Di Artù non ho trovato nient'altro nei libri autorizzati, né ho letto con maggiore certezza della sua morte se non che fu portato via in una nave con tre regine, una delle quali era sua sorella [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], l'altra la regina del Galles del Nord e la terza quella delle Terre Desolate. Non conosco altra testimonianza che quella dell'eremita che un tempo era stato arcivescovo di Canterbury e che riferì che le dame avevano portato da lui un corpo perché lo seppellisse. Tuttavia egli non sapeva con certezza se si trattasse davvero del cadavere di artù, perché questa storia la fece mettere per iscritto ser Bedivere, cavaliere della Tavola Rotonda. (pp. 712-713)
*In varie parti d'Inghilterra si crede che re Artù non sia morto e che, per volontà di Nostro Signore Gesù, viva in un altro luogo da dove tornerà per conquistare la Santa Croce. Io però non mi sento di affermarlo, e preferisco dire che in questo mondo egli lasciò la sua vita. Molti sostengono anche che sulla sua tomba siano scritte queste parole:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Hic iacet Arthurus Rex quondam rexque futurus}}</div> (p. 713)
*{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Quando seppe della morte del re e di tutti i nobili cavalieri compreso ser Mordred, ella riparò in gran segreto con cinque dame ad Almesbury dove si fece monaca indossando la veste bianca e nera, e vivendo in penitenza come se fosse stata la più grande peccatrice di questa terra. Da allora nessuna creatura riuscì più a renderla felice, e visse tra digiuni, preghiere e opere di carità al punto che tutti si stupirono della purezza dei sui nuovi costumi. Con il tempo, come era da aspettarsi, divenne anche badessa e governatrice del monastero. (p. 713)
*La guerra che ha portato alla morte i più nobili cavalieri del mondo è divampata a causa mia e di quest'uomo, e l'amore che ci legava ha causato la rovina del sovrano più onorato della terra. Lancillotto [...] ho assunto questo stato per salvare la mia anima e, con la grazia di Dio e per le piaghe della Sua Passione, confido che dopo la mia morte potrò contemplare il volto benedetto di Gesù Cristo e sedere alla Sua destra nel giorno del Giudizio, poiché in cielo vi sono dei santi che furono peccatori in terra. Perciò, ser Lancillotto, vi supplico di cuore per l'amore che ci fu tra noi di non posare mai più lo sguardo su di me. Vi comando anche, in nome di Dio, che lasciate la mia compagnia e torniate nel vostro regno per preservarlo da guerre e distruzioni. Così come vi ho amato fino ad ora, il mio cuore non mi permetterà più di incontrarvi dopo che a causa vostra e mia è stato annientato il fuore dei re e dei cavalieri. Rientrate dunque nelle vostre terre e prendete moglie per vivere con lei in gioia e letizia. L'unica supplica che il mio cuore vi rivolge è che invochiate il Signore Eterno perché mi conceda di fare ammenda dei miei peccati. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 716)
*«[...] Nella ricerca del Sangrail avrei abbandonato le vanità mondane se non fosse stato per l'amore che vi portavo, e se allora lo avessi fatto con tutto il mio cuore, la volontà e il pensiero, avrei superato ogni altro cavaliere a eccezione di ser Galahad mio figlio. Se voi vi siete votata alla perfezione, è giusto che lo faccia anch'io perché, mi sia testimone Iddio, solo in voi ho avuto la mia gioia terrena. Se il vostro cuore fosse stato diversamente disposto, vi avrei portata con me nel mio regno. Ma poiché tale è la vostra volontà, vi giuro che se troverò un eremita che voglia accogliermi, a qualunque ordine appartenga, farò penitenza e pregherò fino al termine della mia vita. Ora, madama, vi prego di baciarmi un'ultima volta.»<br>«Non lo farò mai» si schermì la regina «e astenetevi anche voi da tali atti.» (pp. 716-717)
*Supplico Dio Onnipotente che non mi sia mai più possibile vedere ser Lancillotto con i miei occhi mortali. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 719)
*Quando riporto alla mente la bellezza e la nobiltà della regina e del suo re e li vedo ora giacere insieme, il mio cuore non può sostenere il mio corpo afflitto. Quando poi rifletto che per mia colpa, orgoglio e superbia sono entrambi periti, essi che non avevano pari tra le genti cristiane, il ricordo della loro cortesia e della mia gratitudine mi fa mancare il cuore al punto di non potermi reggere in piedi. ([[Lancillotto]], p. 720)
*Ah, Lancillotto [...] guida di tutti i cavalieri cristiani, impareggiabile tra i valorosi, ora giaci qui. Eri il più cortese cavaliere che abbia mai portato lo scudo, l'amico più sincero nei confronti di chi ti amava tra quanti hanno mai cavalcato, il più fedele amante tra i peccatori che abbiano mai amato una donna, l'uomo più gentile che abbia mai brandito una spada. La tua bella persona primeggiava sempre tra una folla di cavalieri, e tu eri l'uomo più mansueto e più onorato tra quanti mai si siano intrattenuti a banchetto con le dame. Ma eri anche l'avversario più inflessibile per un nemico mortale che abbia mai posto la lancia in resta. (Hector de Maris, p. 722)
===Explicit===
====Originale====
Here is the end of the booke book of kyng Arthur & of his noble knyghtes of the rounde table | that whan they were hole togyders there was ever an C and xl | and here is the ende of the deth of Arthur | I praye you all Ientyl men and Ientyl wymmen that redeth this book of Arthur and his knyghtes from the begynnyng to the endyng | praye for me whyle I am on lyve that god sende me good delyveraunce | & whan I am deed I praye you all praye for my soule | for this book was ended the ix yere of the reygne of kyng edward the fourth | by syr Thomas Maleore knyght as Ihesu helpe hym from hys grete myght | as he is servaunt of Ihesu bothe day and nyght |<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/860/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}}
====Traduzione====
''Qui finisce il libro di re Artù e dei suoi nobili cavalieri della Tavola Rotonda, che nel loro insieme raggiungevano il numero di centocinquanta. E questa è anche la fine de'' La morte di Artù. '' Gentiluomini e gentildonne che avete letto il libro di Artù e dei suoi cavalieri dall'inizio alla fine, vi supplico di pregare finché sono in vita perché Dio mi mandi una buona liberazione. Quando poi sarò morto, vi chiedo di pregare tutti per la mia anima. Quest'opera fu terminata nel nono anno di [[Edoardo IV d'Inghilterra|re Edoardo IV]] dal cavaliere sir Thomas Malory che Gesù aiuti con la Sua grande potenza, poiché è servo di Cristo di giorno come di notte.''<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume secondo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}}
==Citazioni su Thomas Malory==
*Malory fu in realtà il primo scrittore su commissione [...]. Quando [[William Caxton|Caxton]] costruì la sua pressa da stampa, chiese al povero vecchio Malory di scrivere qualcosa, ed egli acconsentì mettendo insieme tutte le storie che conosceva: tutte le storie tramandate dalla tradizione orale. Poi, a poco a poco, con la proliferazione dei libri, la gente dimenticò quelle storie o non si curò di ricordarle. Così, i racconti che Malory ambientò nel XII secolo descrivevano eventi accaduti molto tempo prima [...]. E, come accade per tutti i miti, essi assunsero le tinte dell'epoca in cui vennero scritti. Gli ''Idilli del re'' di [[Alfred Tennyson|Tennyson]], per esempio, oppure le opere di [[Edward Burne-Jones|Burne-Jones]] e dei Preraffaelliti, descrissero e dipinsero le leggende arturiane del XII secolo secondo la sensibilità della propria epoca. Finendo così per rivelare più cose sull'età vittoriana che sulla leggenda stessa. ([[John Boorman]])
*Sì, possiamo immaginarci sir Thomas Malory come un adorabile primitivo, un innamorato di cose nobili e belle e grandi, finché non sappiamo, in base alle moderne ricerche che l'hanno identificato con un personaggio della parrocchia di Monks Kirby nella contea di Warwick, figura più di bandito che di {{sic|compíto}} gentiluomo, che per via delle sue violenze e rapine fu spesso in prigione, e in prigione scrisse appunto le sue storie di cavalleria. ([[Mario Praz]])
==Bibliografia==
*Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889.
*Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', due volumi, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Malory, Thomas}}
[[Categoria:Scrittori britannici]]
4fncgtn3fhxrfi9ntvebxuqpge5cp14
Pino Locchi
0
165888
1420614
1420499
2026-07-16T08:16:53Z
Spinoziano
2297
/* Film */
1420614
wikitext
text/x-wiki
[[File:Pino Locchi.jpg|thumb|Pino Locchi]]
'''Pino Locchi''', all'anagrafe '''Giuseppe Locchi''' (1925 – 1994), attore e doppiatore e direttore di doppiaggio italiano.
==Citazioni di Pino Locchi==
*Il doppiatore è un attore che si è dedicato al doppiaggio.<ref name= Fazio/>
*Ci sono i miei fratelli: [[Tony Curtis]], [[Jean-Paul Belmondo|Belmondo]], [[Sean Connery]] e l'altro non mi ricordo mai, che è un mio amico carissimo, [[Sidney Poitier]]. [...] Abbiamo fatto la carriera insieme.<ref name= Fazio>Ripresa l'intervista di Fabio Fazio durante il programma radiofonico per RaiStereoUno “Musica ieri e oggi” , ''Enciclopedia del doppiaggio'', 23 giugno 2019. [https://www.youtube.com/watch?v=-_oHpt4KFMc Video] disponibile su ''Youtube.com''.</ref>
==Citazioni su Pino Locchi==
*Lui {{NDR|Pino Locchi}} è stato per me un mito e devo confessare che all'inizio della mia carriera cercavo di imitarlo. Poi sono cresciuto e ho capito che dovevo crearmi una mia identità. Ne avevo tanti di miti, come ad esempio {{NDR|[[Giuseppe Rinaldi|Peppino Rinaldi]]}} che forse è stato il più grande di tutti, ma sentivo che ero più simile a Locchi e che poteva essere, per me, un punto di riferimento. ([[Mario Cordova]])
*Pino Locchi è un gigante di questo mestiere. {{NDR|[[Doppiaggio|doppiatore]]}} ([[Francesco De Francesco (doppiatore)|Francesco De Francesco]])
==Note==
<references />
==Doppiaggio==
===Film===
{{div col|strette}}
*''[[Piccolo Cesare]]'' (1930)
*''[[La scala musicale]]'' (1932)
*''[[Scarface - Lo sfregiato]]'' (1932)
*''[[Partita a quattro]]'' (1933)
*''[[Giovane e innocente]]'' (1937)
*''[[L'ottava moglie di Barbablù (film 1938)|L'ottava moglie di Barbablù]]'' (1938)
*''[[Paradiso proibito]]'' (1940)
*''[[La signora Miniver]]'' (1942)
*''[[La fiamma del peccato]]'' (1944)
*''[[Dieci piccoli indiani (film 1945)|Dieci piccoli indiani]]'' (1945)
*''[[Le ragazze di Harvey]]'' (1946)
*''[[Il peccato di Lady Considine]]'' (1949)
*''[[Piccole donne (film 1949)|Piccole donne]]'' (1949)
*''[[Tutti gli uomini del re (film 1949)|Tutti gli uomini del re]]'' (1949)
*''[[Francesco, giullare di Dio]]'' (1950)
*''[[Il viaggio indimenticabile]]'' (1951)
*''[[La gang]]'' (1951)
*''[[Corriere diplomatico (film)|Corriere diplomatico]]'' (1952)
*''[[La diva]]'' (1952)
*''[[Mezzogiorno di fuoco]]'' (1952)
*''[[Destinazione... Terra!]]'' (1953)
*''[[Salomè (film 1953)|Salomè]]'' (1953)
*''[[Seduzione mortale (film 1953)|Seduzione mortale]]'' (1953)
*''[[Titanic (film 1953)|Titanic]]'' (1953)
*''[[Attila (film 1954)|Attila]]'' (1954)
*''[[Godzilla (film 1954)|Godzilla]]'' (1954)
*''[[Il mostro della laguna nera]]'' (1954)
*''[[Il prigioniero della miniera]]'' (1954)
*''[[L'uomo e il diavolo]]'' (1954)
*''[[La contessa scalza]]'' (1954)
*''[[Lo sceriffo senza pistola]]'' (1954)
*''[[Teodora (film 1954)|Teodora]]'' (1954)
*''[[Ulisse (film)|Ulisse]]'' (1954)
*''[[Cittadino dello spazio]]'' (1955)
*''[[Il seme della violenza]]'' (1955)
*''[[L'uomo senza paura]]'' (1955)
*''[[Marty, vita di un timido]]'' (1955)
*''[[Rififi]]'' (1955)
*''[[Al centro dell'uragano (film 1956)|Al centro dell'uragano]]'' (1956)
*''[[I dieci comandamenti (film 1956)|I dieci comandamenti]]'' (1956)
*''[[Il ladro (film 1956)|Il ladro]]'' (1956)
*''[[La legge del Signore]]'' (1956)
*''[[La risaia]]'' (1956)
*''[[Le 22 spie dell'Unione]]'' (1956)
*''[[Vento di terre lontane]]'' (1956)
*''[[Il ponte sul fiume Kwai]]'' (1957)
*''[[Il settimo sigillo]]'' (1957)
*''[[L'uomo che sapeva troppo (film 1956)|L'uomo che sapeva troppo]]'' (1956)
*''[[A 30 milioni di km. dalla Terra]]'' (1957)
*''[[Decisione al tramonto]]'' (1957)
*''[[La parola ai giurati (film 1957)|La parola ai giurati]]'' (1957)
*''[[Nel fango della periferia]]'' (1957)
*''[[Quel treno per Yuma (film 1957)|Quel treno per Yuma]]'' (1957)
*''[[Totò, Vittorio e la dottoressa]]'' (1957)
*''[[Alle soglie della vita]]'' (1958)
*''[[Bravados]]'' (1958)
*''[[Cowboy (film 1958)|Cowboy]]'' (1958)
*''[[Fluido mortale]]'' (1958)
*''[[Il grande paese]]'' (1958)
*''[[A qualcuno piace caldo]]'' (1959)
*''[[Assalto alla Terra]]'' (1959)
*''[[I 400 colpi]]'' (1959)
*''[[I segreti di Filadelfia]]'' (1959)
*''[[Il cervello che non voleva morire]]'' (1959)
*''[[Il grande pescatore]]'' (1959)
*''[[La notte senza legge]]'' (1959)
*''[[Operazione sottoveste]]'' (1959)
*''[[Ossessione di donna]]'' (1959)
*''[[Salomone e la regina di Saba]]'' (1959)
*''[[Soldati a cavallo]]'' (1959)
*''[[Strategia di una rapina]]'' (1959)
*''[[Ultima notte a Warlock]]'' (1959)
*''[[David e Golia]]'' (1960)
*''[[Estasi (film 1960)|Estasi]]'' (1960)
*''[[Ester e il re]]'' (1960)
*''[[I magnifici sette]]'' (1960)
*''[[La storia di Ruth]]'' (1960)
*''[[La valle dei mohicani]]'' (1960)
*''[[Psyco]]'' (1960)
*''[[Spartacus]]'' (1960)
*''[[Barabba (film 1961)|Barabba]]'' (1961)
*''[[Francesco d'Assisi (film 1961)|Francesco d'Assisi]]'' (1961)
*''[[Il diavolo alle 4]]'' (1961)
*''[[Il re dei re (film 1961)|Il re dei re]]'' (1961)
*''[[Viridiana]]'' (1961)
*''[[Agente 007 - Licenza di uccidere]]'' (1962)
*''[[Cronaca familiare (film)|Cronaca familiare]]'' (1962)
*''[[Il buio oltre la siepe]]'' (1962)
*''[[Il giorno più lungo]]'' (1962)
*''[[Il visone sulla pelle]]'' (1962)
*''[[La cuccagna (film 1962)|La cuccagna]]'' (1962)
*''[[Lawrence d'Arabia (film)|Lawrence d'Arabia]]'' (1962)
*''[[Sodoma e Gomorra (film)|Sodoma e Gomorra]]'' (1962)
*''[[Totò contro Maciste]]'' (1962)
*''[[Uno sguardo dal ponte]]'' (1962)
*''[[A 007, dalla Russia con amore (film)|A 007, dalla Russia con amore]]'' (1963)
*''[[Gli Argonauti]]'' (1963)
*''[[I gigli del campo]]'' (1963)
*''[[Il cardinale]]'' (1963)
*''[[Il vecchio testamento]]'' (1963)
*''[[Irma la dolce]]'' (1963)
*''[[La grande fuga]]'' (1963)
*''[[Sei donne per l'assassino]]'' (1963)
*''[[A prova di errore (film 1964)|A prova di errore]]'' (1964)
*''[[Agente 007 - Missione Goldfinger]]'' (1964)
*''[[Danza macabra (film 1964)|Danza macabra]]'' (1964)
*''[[Il grande sentiero (film 1964)|Il grande sentiero]]'' (1964)
*''[[Il Vangelo secondo Matteo]]'' (1964)
*''[[Insieme a Parigi]]'' (1964)
*''[[Marnie]]'' (1964)
*''[[Agente 007 - Thunderball: Operazione tuono]]'' (1965)
*''[[I 4 figli di Katie Elder]]'' (1965)
*''[[Il volo della fenice (film 1965)|Il volo della fenice]]'' (1965)
*''[[Io la conoscevo bene]]'' (1965)
*''[[Il bandito delle 11]]'' (1965)
*''[[La battaglia dei giganti]]'' (1965)
*''[[La nave dei folli]]'' (1965)
*''[[La più grande storia mai raccontata]]'' (1965)
*''[[La spia che venne dal freddo]]'' (1965)
*''[[Le meravigliose avventure di Marco Polo (Lo scacchiere di Dio)|Le meravigliose avventure di Marco Polo]]'' (1965)
*''[[Per qualche dollaro in più]]'' (1965)
*''[[Shenandoah - La valle dell'onore]]'' (1965)
*''[[Tutti insieme appassionatamente]]'' (1965)
*''[[1000 dollari sul nero]]'' (1966)
*''[[10.000 dollari per un massacro]]'' (1966)
*''[[Che fai, rubi?]]'' (1966)
*''[[Il buono, il brutto, il cattivo]]'' (1966)
*''[[Il ritorno dei magnifici sette]]'' (1966)
*''[[La meravigliosa Angelica]]'' (1966)
*''[[La resa dei conti (film 1966)|La resa dei conti]]'' (1966)
*''[[Nevada Smith]]'' (1966)
*''[[Suzanne Simonin, la religiosa]]'' (1966)
*''[[Viaggio allucinante]]'' (1966)
*''[[Agente 007 - Si vive solo due volte]]'' (1967)
*''[[I giorni dell'ira]]'' (1967)
*''[[Indovina chi viene a cena?]]'' (1967)
*''[[La calda notte dell'ispettore Tibbs]]'' (1967)
*''[[La gnomo mobile]]'' (1967)
*''[[C'era una volta il West]]'' (1968)
*''[[Corri uomo corri]]'' (1968)
*''[[Il medico della mutua]]'' (1968)
*''[[Lo sbarco di Anzio]]'' (1968)
*''[[Preparati la bara!]]'' (1968)
*''[[Agente 007 - Al servizio segreto di Sua Maestà]]'' (1969)
*''[[Il grande giorno di Jim Flagg]]'' (1969)
*''[[Il pistolero dell'Ave Maria]]'' (1969)
*''[[La collina degli stivali]]'' (1969)
*''[[Z - L'orgia del potere]]'' (1969)
*''[[Borsalino (film)|Borsalino]]'' (1970)
*''[[Gli avvoltoi hanno fame]]'' (1970)
*''[[Il conte Dracula (film 1970)|Il conte Dracula]]'' (1970)
*''[[Il piccolo grande uomo]]'' (1970)
*''[[Lo chiamavano Trinità]]'' (1970)
*''[[Omicidio al neon per l'ispettore Tibbs]]'' (1970)
*''[[Socrate (film)|Socrate]]'' (1970)
*''[[4 mosche di velluto grigio]]'' (1971)
*''[[Agente 007 - Una cascata di diamanti]]'' (1971)
*''[[...continuavano a chiamarlo Trinità]]'' (1971)
*''[[Giù la testa]]'' (1971)
*''[[L'organizzazione sfida l'ispettore Tibbs]]'' (1971)
*''[[Pomi d'ottone e manici di scopa]]'' (1971)
*''[[Rapina record a New York]]'' (1971)
*''[[...Più forte ragazzi!]]'' (1972)
*''[[2002: la seconda odissea]]'' (1972)
*''[[Agente 007 - Vivi e lascia morire]]'' (1973)
*''[[Anche gli angeli mangiano fagioli]]'' (1973)
*''[[Il lungo addio]]'' (1973)
*''[[Il mondo dei robot]]'' (1973)
*''[[Moonraker - Operazione spazio]]'' (1973)
*''[[Robin Hood (film 1973) |Robin Hood]]'' (1973)
*''[[Una 44 Magnum per l'ispettore Callaghan]]'' (1973)
*''[[...altrimenti ci arrabbiamo!]]'' (1974)
*''[[Agente 007 - L'uomo dalla pistola d'oro]]'' (1974)
*''[[Assassinio sull'Orient Express (film 1974) |Assassinio sull'Orient Express]]'' (1974)
*''[[Il portiere di notte]]'' (1974)
*''[[Non toccare la donna bianca]]'' (1974)
*''[[Histoire d'O (film) |Histoire d'O]]'' (1975)
*''[[Il bianco, il giallo, il nero]]'' (1975)
*''[[I tre giorni del Condor]]'' (1975)
*''[[King Kong (film 1976) |King Kong]]'' (1976)
*''[[Il Corsaro Nero (film) |Il Corsaro Nero]]'' (1976)
*''[[Missouri (film)|Missouri]]'' (1976)
*''[[Roma a mano armata]]'' (1976)
*''[[Il cinico, l'infame, il violento]]'' (1977)
*''[[La spia che mi amava (film) |La spia che mi amava]]'' (1977)
*''[[Mosca non crede alle lacrime]]'' (1977)
*''[[Capricorn One]]'' (1978)
*''[[Pari e dispari (film)|Pari e dispari]]'' (1978)
*''[[Piedone l'africano]]'' (1978)
*''[[Dracula (film 1979)|Dracula]]'' (1979)
*''[[Io sto con gli ippopotami]]'' (1979)
*''[[...e giustizia per tutti]]'' (1979)
*''[[Il malato immaginario (film)|Il malato immaginario]]'' (1979)
*''[[Star Trek (film 1979)|Star Trek]]'' (1979)
*''[[Brubaker]]'' (1980)
*''[[L'uomo puma]]'' (1980)
*''[[Poliziotto superpiù]]'' (1980)
*''[[Atmosfera zero]]'' (1981)
*''[[Ciao nemico]]'' (1981)
*''[[Solo per i tuoi occhi (film)|Solo per i tuoi occhi]]'' (1981)
*''[[Amici miei - Atto IIº]]'' (1982)
*''[[Gandhi (film)|Gandhi]]'' (1982)
*''[[Rambo]]'' (1982)
*''[[Tootsie]]'' (1982)
*''[[Victor Victoria]]'' (1982)
*''[[Mai dire mai (film) |L'uomo che sapeva troppo]]'' (1983)
*''[[Nati con la camicia]]'' (1983)
*''[[Octopussy - Operazione piovra]]'' (1983)
*''[[Blood Simple - Sangue facile]]'' (1984)
*''[[007 - Bersaglio mobile]]'' (1985)
*''[[Rambo II - La vendetta]]'' (1985)
*''[[Ritorno al futuro]]'' (1985)
*''[[Rocky IV]]'' (1985)
*''[[Il nome della rosa (film)|Il nome della rosa]]'' (1986)
*''[[Rotta verso la Terra]]'' (1986)
*''[[Getta la mamma dal treno]]'' (1987)
*''[[Hero (film 1987) |Hero]]'' (1987)
*''[[La protesta del silenzio]]'' (1987)
*''[[The Untouchables - Gli intoccabili]]'' (1987)
*''[[Don Bosco (film 1988)|Don Bosco]]'' (1988)
*''[[I gemelli]]'' (1988)
*''[[Il presidio - Scena di un crimine]]'' (1988)
*''[[Indiana Jones e l'ultima crociata]]'' (1989)
*''[[L'uomo dei sogni]]'' (1989)
*''[[Sono affari di famiglia]]'' (1989)
*''[[Star Trek V - L'ultima frontiera]]'' (1989)
*''[[Tango & Cash]]'' (1989)
*''[[Caccia a Ottobre Rosso]]'' (1990)
*''[[RoboCop 2]]'' (1990)
*''[[Italia '90 - Notti magiche]]'' (1991)
*''[[Mato Grosso (film) |Mato Grosso]]'' (1992)
*''[[Tombstone (film) |Tombstone]]'' (1993)
*''[[Rocky V]]'' (1990)
*''[[Cape Fear - Il promontorio della paura]]'' (1991)
*''[[L'ultimo boy scout]]'' (1991)
*''[[Scuola di eroi]]'' (1991)
*''[[Robin Hood - Un uomo in calzamaglia]]'' (1993)
{{div col end}}
===Film d'animazione===
{{div col}}
*''[[Lilli e il vagabondo]]'' (1955)
*''[[La spada nella roccia]]'' (1963)
*''[[Il libro della giungla (film 1967) |Il libro della giungla]]'' (1967)
*''[[La sirenetta (film) |La sirenetta]]'' (1990)
{{div col end}}
===Serie televisive===
{{div col}}
*''[[Attenti a quei due]]'' (1971-1972)
*''[[Ellery Queen (serie televisiva)|Ellery Queen]]'' (1975-1976)
*''[[Sandokan (miniserie televisiva)|Sandokan]]'' (1976)
*''[[Gesù di Nazareth (miniserie televisiva)|Gesù di Nazareth]]'' (1977)
*''[[Quo vadis? (miniserie televisiva)|Quo vadis?]]'' (1985)
{{div col end}}
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Locchi, Pino}}
[[Categoria:Attori italiani]]
[[Categoria:Direttori del doppiaggio italiani]]
[[Categoria:Doppiatori italiani]]
imif1eg3xzlk4vprdioyyupp0xxzgmm
Cesare Barbetti
0
170009
1420615
1415927
2026-07-16T08:17:25Z
Spinoziano
2297
/* Film */
1420615
wikitext
text/x-wiki
[[File:Dagli Appennini alle Ande 1943 - Barbetti.jpg|thumb|Cesare Barbetti nel film ''[[Dagli Appennini alle Ande (film 1943)|Dagli Appennini alle Ande]]'' (1943)]]
'''Cesare Barbetti''' (1930 – 2006), attore, doppiatore e direttore del doppiaggio italiano.
==Citazioni di Cesare Barbetti==
*Doppiare [...] è fare cultura.<ref name= Angeli />
*Io non doppio la bocca, la bocca l'ascolto. Io questo guardo, questa tua espressione e capisco dalla tua espressione quello che devo dire. Se devo continuare, se non devo continuare. Se vado bene, se vado male.<ref name= Angeli>Dall'intervista di Giancarlo De Angeli e Ciro Emanuele Sponzilli, 2 ottobre 2008, [https://www.youtube.com/watch?v=LOqarxvR_hg Video] disponibile su ''Youtube.com''.</ref>
==Citazioni su Cesare Barbetti==
*Il piccolo Cesare Barbetti si distacca per molte lunghezze dagli altri fanciulli che il cinema ha sperimentato. Che sia spuntato un nuovo [[Jackie Coogan]]? ([[Diego Calcagno]])
*Io mi ricordo che quando stavo al leggio con Cesare Barbetti, inevitabilmente quando vedi la battuta, c'è la battuta di quello che parla con te e nella testa te la dici. No? Quando provi, pensi anche la battuta dell'altro. Non la diceva mai come la pensavo io, ed era sempre perfetta. E lì ho capito che avevo tanto da imparare. ([[Simone Mori]])
==Note==
<references />
==Filmografia==
===Attore===
{{div col}}
*''[[Darò un milione]]'' (1935)
*''[[Dagli Appennini alle Ande (film 1943)|Dagli Appennini alle Ande]]'' (1943)
*''[[La freccia nel fianco (film)|La freccia nel fianco]]'' (1945)
*''[[Agostino d'Ippona (miniserie televisiva)|Agostino d'Ippona]]'' (1972)
*''[[Una gita scolastica]]'' (1983)
*''[[Zeder]]'' (1983)
*''[[Stanno tutti bene]]'' (1990)
{{div col end}}
===Doppiatore===
====Film====
{{div col|strette}}
*''[[Cortigiana (film)|Cortigiana]]'' (1931)
*''[[Nemico pubblico (film 1931)|Nemico pubblico]]'' (1931)
*''[[Il diavolo è femmina]]'' (1935)
*''[[Margherita Gauthier]]'' (1936)
*''[[Sabotaggio (film)|Sabotaggio]]'' (1936)
*''[[Giovane e innocente]]'' (1937)
*''[[L'ottava moglie di Barbablù (film 1938)|L'ottava moglie di Barbablù]]'' (1938)
*''[[La voce nella tempesta]]'' (1939)
*''[[Sfida infernale]]'' (1946)
*''[[Fuga nel tempo]]'' (1948)
*''[[Paura in palcoscenico]]'' (1950)
*''[[Il delitto perfetto]]'' (1954)
*''[[Baby Doll - La bambola viva]]'' (1956)
*''[[Lassù qualcuno mi ama]]'' (1956)
*''[[Le colline bruciano]]'' (1956)
*''[[Bravados]]'' (1958)
*''[[Fluido mortale]]'' (1958)
*''[[La mina]]'' (1958)
*''[[Il mostro che uccide]]'' (1959)
*''[[Soldati a cavallo]]'' (1959)
*''[[La battaglia di Alamo]]'' (1960)
*''[[La conquista del West (film 1962)|La conquista del West]]'' (1962)
*''[[Lolita (film 1962)|Lolita]]'' (1962)
*''[[Ponzio Pilato (film)|Ponzio Pilato]]'' (1962)
*''[[Sfida nell'Alta Sierra]]'' (1962)
*''[[Gli Argonauti]]'' (1963)
*''[[Il cardinale]]'' (1963)
*''[[La grande fuga]]'' (1963)
*''[[Ad ovest del Montana]]'' (1964)
*''[[Angelica (film 1964)|Angelica]]'' (1964)
*''[[Assassinio a bordo]]'' (1964)
*''[[Il grande sentiero (film 1964)|Il grande sentiero]]'' (1964)
*''[[Il Vangelo secondo Matteo]]'' (1964)
*''[[L'ultimo uomo della Terra]]'' (1964)
*''[[Io la conoscevo bene]]'' (1965)
*''[[La più grande storia mai raccontata]]'' (1965)
*''[[La spia che venne dal freddo]]'' (1965)
*''[[Le cinque chiavi del terrore]]'' (1965)
*''[[Saul e David]]'' (1965)
*''[[Shenandoah - La valle dell'onore]]'' (1965)
*''[[Detective's Story]]'' (1966)
*''[[Dracula, principe delle tenebre]]'' (1966)
*''[[El Dorado (film 1966)|El Dorado]]'' (1966)
*''[[Grand Prix]]'' (1966)
*''[[Il ritorno dei magnifici sette]]'' (1966)
*''[[La resa dei conti (film 1966)|La resa dei conti]]'' (1966)
*''[[Nevada Smith]]'' (1966)
*''[[Questa ragazza è di tutti]]'' (1966)
*''[[Un uomo per tutte le stagioni]]'' (1966)
*''[[L'astronave degli esseri perduti]]'' (1967)
*''[[La calda notte dell'ispettore Tibbs]]'' (1967)
*''[[La via del West]]'' (1967)
*''[[La collina degli stivali]]'' (1969)
*''[[Il prof. dott. Guido Tersilli primario della clinica Villa Celeste convenzionata con le mutue]]'' (1969)
*''[[Metti, una sera a cena]]'' (1969)
*''[[Lo sbarco di Anzio]]'' (1968)
*''[[Z - L'orgia del potere]]'' (1969)
*''[[È ricca, la sposo e l'ammazzo]]'' (1971)
*''[[Il furore della Cina colpisce ancora]]'' (1971)
*''[[Il gatto a nove code]]'' (1971)
*''[[Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo!]]'' (1971)
*''[[Panico a Needle Park]]'' (1971)
*''[[4 mosche di velluto grigio]]'' (1971)
*''[[Dalla Cina con furore]]'' (1972)
*''[[Il padrino]]'' (1972)
*''[[L'urlo di Chen terrorizza anche l'occidente]]'' (1972)
*''[[Non si sevizia un paperino]]'' (1972)
*''[[Il lungo addio]]'' (1973)
*''[[La stangata]]'' (1973)
*''[[Papillon]]'' (1973)
*''[[Il fantasma del palcoscenico]]'' (1974)
*''[[Il padrino - Parte II]]'' (1974)
*''[[Flic Story]]'' (1975)
*''[[I tre giorni del Condor]]'' (1975)
*''[[Il Corsaro Nero (film)|Il Corsaro Nero]]'' (1976)
*''[[Tutti gli uomini del presidente]]'' (1976)
*''[[Ridere per ridere]]'' (1977)
*''[[Assassinio sul Nilo]]'' (1978)
*''[[Capricorn One]]'' (1978)
*''[[Il cacciatore]]'' (1978)
*''[[Tornando a casa]]'' (1978)
*''[[Zombi (film)|Zombi]]'' (1978)
*''[[Brubaker]]'' (1980)
*''[[The Elephant Man]]'' (1980)
*''[[Fuga per la vittoria]]'' (1981)
*''[[L'assoluzione]]'' (1981)
*''[[Tootsie]]'' (1982)
*''[[Il grande freddo]]'' (1983)
*''[[C'era una volta in America]]'' (1984)
*''[[La mia Africa]]'' (1985)
*''[[Phenomena]]'' (1985)
*''[[Dèmoni 2... L'incubo ritorna]]'' (1986)
*''[[Figli di un dio minore]]'' (1986)
*''[[L'inchiesta (film 1986)|L'inchiesta]]'' (1986)
*''[[Rotta verso la Terra]]'' (1986)
*''[[Chi ha incastrato Roger Rabbit]]'' (1988)
*''[[Il presidio - Scena di un crimine]]'' (1988)
*''[[Un pesce di nome Wanda]]'' (1988)
*''[[Enrico V (film 1989)|Enrico V]]'' (1989)
*''[[Indiana Jones e l'ultima crociata]]'' (1989)
*''[[Star Trek V - L'ultima frontiera]]'' (1989)
*''[[Balla coi lupi]]'' (1990)
*''[[Dick Tracy (film 1990)|Dick Tracy]]'' (1990)
*''[[Giorni di tuono]]'' (1990)
*''[[Havana (film)|Havana]]'' (1990)
*''[[Il padrino - Parte III]]'' (1990)
*''[[Quei bravi ragazzi]]'' (1990)
*''[[Ti amerò... fino ad ammazzarti]]'' (1990)
*''[[Fuoco assassino]]'' (1991)
*''[[JFK - Un caso ancora aperto]]'' (1991)
*''[[Dracula di Bram Stoker]]'' (1992)
*''[[La morte ti fa bella]]'' (1992)
*''[[Geronimo (film)|Geronimo]]'' (1993)
*''[[Jurassic Park (film)|Jurassic Park]]'' (1993)
*''[[Proposta indecente]]'' (1993)
*''[[Quel che resta del giorno (film)|Quel che resta del giorno]]'' (1993)
*''[[Cara, insopportabile Tess]]'' (1994)
*''[[Cronisti d'assalto]]'' (1994)
*''[[Forrest Gump]]'' (1994)
*''[[Frankenstein di Mary Shelley]]'' (1994)
*''[[Generazioni (film)|Generazioni]]'' (1994)
*''[[Giacobbe (film)|Giacobbe]]'' (1994)
*''[[Heat - La sfida]]'' (1995)
*''[[Sabrina (film 1995)| Sabrina]]'' (1995)
*''[[Mission: Impossible]]'' (1996)
*''[[La prova (film)|La prova]]'' (1996)
*''[[Il rompiscatole]]'' (1996)
*''[[Il mondo perduto - Jurassic Park]]'' (1997)
*''[[U Turn - Inversione di marcia]]'' (1997)
*''[[Deep Impact (film)|Deep Impact]]'' (1998)
*''[[Vi presento Joe Black]]'' (1998)
*''[[Wild Wild West]]'' (1999)
*''[[Traffic]]'' (2000)
*''[[Ocean's Eleven - Fate il vostro gioco]]'' (2001)
*''[[Spy Game]]'' (2001)
*''[[Vanilla Sky]]'' (2001)
*''[[Zoolander]]'' (2001)
*''[[John Q]]'' (2002)
*''[[Io, robot (film)|Io, robot]]'' (2004)
*''[[Ocean's Twelve]]'' (2004)
*''[[Starsky & Hutch (film)|Starsky & Hutch]]'' (2004)
*''[[Derby in famiglia]]'' (2005)
*''[[Hostel]]'' (2005)
*''[[Il vento del perdono]]'' (2005)
*''[[Thank You for Smoking]]'' (2005)
*''[[Firewall - Accesso negato]]'' (2006)
*''[[Il codice da Vinci]]'' (2006)
{{div col end}}
====Film d'animazione====
*''[[Cars - Motori ruggenti]]'' (2006)
====Serie televisive====
*''[[Zorro (serie televisiva 1957)|Zorro]]'' (1957 - 1959)
*''[[Attenti a quei due]]'' (1971)
*''[[Ellery Queen (serie televisiva)|Ellery Queen]]'' (1975 - 1976)
*''[[Starsky & Hutch]]'' (1975 - 1979)
*''[[Sandokan (miniserie televisiva)|Sandokan ]]'' (1976)
*''[[L'inchiesta (miniserie televisiva)|L'inchiesta]]'' (2007)
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Barbetti, Cesare}}
[[Categoria:Attori italiani]]
[[Categoria:Direttori del doppiaggio italiani]]
[[Categoria:Doppiatori italiani]]
s30ed8v37wpsdqmd8a7x11imleul3wg
Renato Turi
0
173069
1420616
1420501
2026-07-16T08:17:49Z
Spinoziano
2297
/* Film */
1420616
wikitext
text/x-wiki
[[File:Renato Turi.jpg|miniatura|Renato Turi nel 1957]]
''' Renato Turi''' (1920 – 1991), attore, doppiatore e direttore del doppiaggio italiano.
== Citazioni su Renato Turi ==
*Renato Turi era il direttore della cooperativa della CVD, nella quale ero entrato agli inizi. Era il nostro padrone, diciamo... padre e padrone. [[Walter Matthau]] l'aveva sempre doppiato lui. Renato era una persona... Renato? Il signor Turi, era una persona come quelli di cui oggi si è perso lo stampo. Molto severo, molto... però persona profondamente onesta. C'è un episodio che io mi ricordo, che una volta quando vinciamo... un periodo di ferie del doppiaggio, io uscivo da casa, lui passava, mi fermò e disse: "Biondi, venga qua". Mi fece un assegno. "Le devo dare un premio per un film che ha doppiato, molto bravo". Mi staccò un assegno, neanche piccolo poi, cosa di cui poteva fare benissimo a meno perché io avevo lavorato a tariffa, insomma. E quindi era un personaggio... E quando morì, e quindi non poteva più doppiare Matthau, si fecero dei provini dove vinsi. Io ero molto intimorito più che da Walter Matthau proprio dal fatto che era appiccicato proprio alla voce di Turi. ([[Pietro Biondi]])
==Filmografia==
===Attore===
*''[[Petrosino (miniserie televisiva)|Petrosino]]'' (1972)
===Doppiatore===
====Film====
{{div col|strette}}
*''[[A che prezzo Hollywood?]]'' (1932)
*''[[Il grande dittatore]]'' (1940)
*''[[Quarto potere]]'' (1941)
*''[[Alba fatale]]'' (1943)
*''[[Le ragazze di Harvey]]'' (1946)
*''[[Sfida infernale]]'' (1946)
*''[[Donne e veleni]]'' (1948)
*''[[I figli della violenza]]'' (1950)
*''[[Viale del tramonto]]'' (1950)
*''[[Winchester '73]]'' (1950)
*''[[Davide e Betsabea]]'' (1951)
*''[[La cosa da un altro mondo]]'' (1951)
*''[[La paura fa 90]]'' (1951)
*''[[La città del piacere]]'' (1952)
*''[[La diva]]'' (1952)
*''[[La regina di Saba]]'' (1952)
*''[[L'avventuriero della Luisiana]]'' (1953)
*''[[La tunica]]'' (1953)
*''[[Un giorno in pretura (film)|Un giorno in pretura]]'' (1953)
*''[[20.000 leghe sotto i mari (film 1954)|20.000 leghe sotto i mari]]'' (1954)
*''[[Attila (film 1954)|Attila]]'' (1954)
*''[[Fronte del porto]]'' (1954)
*''[[L'uomo e il diavolo]]'' (1954)
*''[[La meteora infernale]]'' (1954)
*''[[Vera Cruz]]'' (1954)
*''[[Ulisse (film)|Ulisse]]'' (1954)
*''[[Il cacciatore di indiani]]'' (1955)
*''[[Il figliuol prodigo (film 1955)|Il figliuol prodigo]]'' (1955)
*''[[Il seme della violenza]]'' (1955)
*''[[L'uomo senza paura]]'' (1955)
*''[[Al centro dell'uragano (film 1956)|Al centro dell'uragano]]'' (1956)
*''[[I dieci comandamenti (film 1956)|I dieci comandamenti]]'' (1956)
*''[[Il ferroviere]]'' (1956)
*''[[L'invasione degli ultracorpi]]'' (1956)
*''[[La legge del Signore]]'' (1956)
*''[[Le colline bruciano]]'' (1956)
*''[[Decisione al tramonto]]'' (1957)
*''[[Il ponte sul fiume Kwai]]'' (1957)
*''[[Il segno della legge]]'' (1957)
*''[[Il vampiro del pianeta rosso]]'' (1957)
*''[[La parola ai giurati (film 1957)|La parola ai giurati]]'' (1957)
*''[[Nel fango della periferia]]'' (1957)
*''[[Qualcosa che vale]]'' (1957)
*''[[Quel treno per Yuma (film 1957)|Quel treno per Yuma]]'' (1957)
*''[[Bravados]]'' (1958)
*''[[Cowboy (film 1958)|Cowboy]]'' (1958)
*''[[Dracula il vampiro]]'' (1958)
*''[[Gli uomini della terra selvaggia]]'' (1958)
*''[[La legge del più forte]]'' (1958)
*''[[La mina]]'' (1958)
*''[[La vendetta di Frankenstein]]'' (1958)
*''[[I 400 colpi]]'' (1959)
*''[[Il mostro che uccide]]'' (1959)
*''[[Intrigo internazionale]]'' (1959)
*''[[L'albero degli impiccati]]'' (1959)
*''[[La guida indiana]]'' (1959)
*''[[Salomone e la regina di Saba]]'' (1959)
*''[[Ultima notte a Warlock]]'' (1959)
*''[[Un dollaro d'onore]]'' (1959)
*''[[David e Golia]]'' (1960)
*''[[Ester e il re]]'' (1960)
*''[[I magnifici sette]]'' (1960)
*''[[Il segreto di Pollyanna]]'' (1960)
*''[[La storia di Ruth]]'' (1960)
*''[[Psyco]]'' (1960)
*''[[Spartacus]]'' (1960)
*''[[Barabba (film 1961)|Barabba]]'' (1961)
*''[[I fuorilegge della valle solitaria]]'' (1961)
*''[[Il re dei re (film 1961)|Il re dei re]]'' (1961)
*''[[Agente 007 - Licenza di uccidere]]'' (1962)
*''[[Il giorno più lungo]]'' (1962)
*''[[Il promontorio della paura]]'' (1962)
*''[[L'uomo che uccise Liberty Valance]]'' (1962)
*''[[La conquista del West (film 1962)|La conquista del West]]'' (1962)
*''[[Lawrence d'Arabia (film)|Lawrence d'Arabia]]'' (1962)
*''[[Lo smemorato di Collegno]]'' (1962)
*''[[Ponzio Pilato (film)|Ponzio Pilato]]'' (1962)
*''[[Sfida nell'Alta Sierra]]'' (1962)
*''[[Sodoma e Gomorra (film)|Sodoma e Gomorra]]'' (1962)
*''[[Totò contro Maciste]]'' (1962)
*''[[A 007, dalla Russia con amore (film)|A 007, dalla Russia con amore]]'' (1963)
*''[[Assassinio al galoppatoio]]'' (1963)
*''[[Gli Argonauti]]'' (1963)
*''[[Gli uccelli]]'' (1963)
*''[[Il vecchio testamento]]'' (1963)
*''[[Irma la dolce]]'' (1963)
*''[[La grande fuga]]'' (1963)
*''[[Le folli notti del dottor Jerryll]]'' (1963)
*''[[Sciarada (film)|Sciarada]]'' (1963)
*''[[A prova di errore (film 1964)|A prova di errore]]'' (1964)
*''[[Agente 007 - Missione Goldfinger]]'' (1964)
*''[[Angelica (film 1964)|Angelica]]'' (1964)
*''[[Assassinio a bordo]]'' (1964)
*''[[Assassinio sul palcoscenico]]'' (1964)
*''[[I patriarchi]]'' (1964)
*''[[Il grande sentiero (film 1964)|Il grande sentiero]]'' (1964)
*''[[L'uomo del banco dei pegni]]'' (1964)
*''[[Per un pugno di dollari]]'' (1964)
*''[[Il volo della fenice (film 1965)|Il volo della fenice]]'' (1965)
*''[[La battaglia dei giganti]]'' (1965)
*''[[La più grande storia mai raccontata]]'' (1965)
*''[[La spia che venne dal freddo]]'' (1965)
*''[[Le cinque chiavi del terrore]]'' (1965)
*''[[Le meravigliose avventure di Marco Polo (Lo scacchiere di Dio)|Le meravigliose avventure di Marco Polo]]'' (1965)
*''[[Per qualche dollaro in più]]'' (1965)
*''[[Arabesque]]'' (1966)
*''[[Detective's Story]]'' (1966)
*''[[Dracula, principe delle tenebre]]'' (1966)
*''[[El Dorado (film 1966)|El Dorado]]'' (1966)
*''[[Grand Prix]]'' (1966)
*''[[Il buono, il brutto, il cattivo]]'' (1966)
*''[[Il sipario strappato]]'' (1966)
*''[[La resa dei conti (film 1966)|La resa dei conti]]'' (1966)
*''[[Nevada Smith]]'' (1966)
*''[[Operazione diabolica]]'' (1966)
*''[[Quien sabe?]]'' (1966)
*''[[Un uomo per tutte le stagioni]]'' (1966)
*''[[Agente 007 - Si vive solo due volte]]'' (1967)
*''[[Carovana di fuoco]]'' (1967)
*''[[Indovina chi viene a cena?]]'' (1967)
*''[[Asterix e Cleopatra]]'' (1968)
*''[[Il pianeta delle scimmie (film 1968)|Il pianeta delle scimmie]]'' (1968)
*''[[L'uomo venuto dal Kremlino]]'' (1968)
*''[[La strana coppia]]'' (1968)
*''[[L'ora del lupo]]'' (1968)
*''[[Agente 007 - Al servizio segreto di Sua Maestà]]'' (1969)
*''[[Fellini Satyricon]]'' (1969)
*''[[Hello, Dolly!]]'' (1969)
*''[[Il grande giorno di Jim Flagg]]'' (1969)
*''[[Il pistolero dell'Ave Maria]]'' (1969)
*''[[Prendi i soldi e scappa]]'' (1969)
*''[[Z - L'orgia del potere]]'' (1969)
*''[[Arancia meccanica]]'' (1971)
*''[[Il dittatore dello stato libero di Bananas]]'' (1971)
*''[[La morte va a braccetto con le vergini]]'' (1971)
*''[[Fratello sole, sorella luna]]'' (1972)
*''[[Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso* (*ma non avete mai osato chiedere)]]'' (1972)
*''[[Il terrore viene dalla pioggia]]'' (1973)
*''[[Il colpo della metropolitana (Un ostaggio al minuto)]]'' (1974)
*''[[Quinto potere]]'' (1976)
*''[[1941: Allarme a Hollywood]]'' (1979)
*''[[2 sotto il divano]]'' (1980)
*''[[E io mi gioco la bambina]]'' (1980)
*''[[Rombo di tuono]]'' (1984)
*''[[Il piccolo diavolo]]'' (1988)
{{div col end}}
====Film d'animazione====
*''[[Lilli e il vagabondo]]'' (1955)
*''[[La carica dei cento e uno]]'' (1961)
*''[[Gli Aristogatti]]'' (1970)
====Serie televisive====
*''[[Mork & Mindy]]'' (1978 - 1982)
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{stub}}
{{DEFAULTSORT:Turi, Renato}}
[[Categoria:Attori italiani]]
[[Categoria:Direttori del doppiaggio italiani]]
[[Categoria:Doppiatori italiani]]
dv70ydy12x2pv8ovz9gt9vjrbpkoofe
Emilio Cigoli
0
173213
1420612
1420086
2026-07-16T08:16:02Z
Spinoziano
2297
/* Film */
1420612
wikitext
text/x-wiki
[[Immagine:Emilio Cigoli 1950.png|miniatura|Emilio Cigoli nel film ''[[Domenica d'agosto]]'' (1950)]]
'''Emilio Cigoli''' (1909 – 1980), attore, doppiatore e direttore del doppiaggio italiano.
==Citazioni su Emilio Cigoli==
*È stato il grande Emilio Cigoli ad introdurmi in questo mondo. Erano i primi anni '80 e recitavo in una serie poliziesca in cui lui era direttore del doppiaggio. Finito di girare mi chiamò e mi propose di doppiare una parte, tra l'altro molto difficile. Io ero un po' intimorito. Lui mi disse: "Non si preoccupi. Le spiegherò tutto io". E così fu. È stato un maestro straordinario oltre ad essere un vero grande signore. ([[Luca Biagini]])
*Io ho incominciato a lavorare anche con Cigoli e ovviamente io non ho la voce: in basso, chiudi, fonda, profonda. Perché lui voleva sempre le voci molte basse, tutte impostate in basso. Anche dei bambini. ([[Lorenza Biella]])
*Un giorno mio padre mi disse che mi aveva cercato un «certo Emilio Cigoli», il più grande doppiatore italiano. Doppiava le più famose star di Hollywood: tanto per capirci, era la voce di [[John Wayne]]. Lo chiamai da una cabina telefonica. Ricordo che ero a Ostia per uno spettacolo nelle scuole e alla telefonata assisté Annabella Cerliani, incuriosita come me: «Che vorrà Cigoli?». Quando lui rispose, sentii John Wayne con la sua voce calda, profonda e suadente. Stavo per rispondergli: «Ciao, John. Dove l'hai messo il cavallo?», ma mi trattenni. Non riuscivo a nascondere l'emozione. Intanto, dietro il vetro, Annabella doveva aver notato il mio disagio e cominciò a ridacchiare. Mi feci coraggio e cominciai a parlare con un tono di voce ancora più grave di quello di Cigoli. «Buongiorno signor Cigoli, desideravo proprio parlarle.» Lui si sentì sfidato, quindi abbassò ulteriormente il suo tono: «Mi dica, prego». Io, allora, scesi ancora di un'ottava e lui fece lo stesso. La telefonata finì praticamente a rutti.<br>Il lavoro, però, lo ottenni e cominciai a collaborare stabilmente con quel «certo Emilio Cigoli». ([[Gigi Proietti]])
*Era un vero signore, sempre molto professionale e impeccabile. Grazie a lui il lavoro di doppiatore divenne per me, a più riprese, un'ancora di salvezza. ([[Gigi Proietti]])
==Filmografia==
===Attore===
{{div col}}
*''[[Amo te sola]]'' (1935)
*''[[Centomila dollari]]'' (1940)
*''[[Giarabub (film)|Giarabub]]'' (1942)
*''[[Noi vivi]]'' (1942)
*''[[Addio Kira!]]'' (1942)
*''[[Una storia d'amore (film 1942)|Una storia d'amore]]'' (1942)
*''[[Sciuscià (film)|Sciuscià]]'' (1946)
*''[[Domenica d'agosto]]'' (1950)
*''[[Pietà per chi cade]]'' (1954)
*''[[Questa è la vita]]'' (1954)
*''[[L'angelo bianco (film 1955)|L'angelo bianco]]'' (1955)
*''[[Lettere di una novizia]]'' (1960)
{{div col end}}
===Doppiatore===
====Film====
{{div col|strette}}
*''[[M - Il mostro di Düsseldorf]]'' (1931)
*''[[Io sono un evaso]]'' (1932)
*''[[Shanghai Express]]'' (1932)
*''[[Sogno di prigioniero]]'' (1935)
*''[[È arrivata la felicità (film)|È arrivata la felicità]]'' (1936)
*''[[Il giardino di Allah]]'' (1936)
*''[[La conquista del West (film 1936)|La conquista del West]]'' (1936)
*''[[I diavoli volanti]]'' (1939)
*''[[Il grande amore (film 1939)|Il grande amore]]'' (1939)
*''[[Jess il bandito]]'' (1939)
*''[[La grande pioggia]]'' (1939)
*''[[La via dei giganti]]'' (1939)
*''[[Ombre rosse]]'' (1939)
*''[[Partita d'azzardo]]'' (1939)
*''[[Via col vento]]'' (1939)
*''[[Furore (film)|Furore]]'' (1940)
*''[[I pascoli dell'odio]]'' (1940)
*''[[Il grande dittatore]]'' (1940)
*''[[Il prigioniero di Amsterdam]]'' (1940)
*''[[Rebecca, la prima moglie (film 1940)|Rebecca, la prima moglie]]'' (1940)
*''[[Com'era verde la mia valle]]'' (1941)
*''[[Follia (film 1941)|Follia]]'' (1941)
*''[[Il sospetto (film 1941)|Il sospetto]]'' (1941)
*''[[L'ammaliatrice (film 1941)|L'ammaliatrice]]'' (1941)
*''[[La ribelle del Sud]]'' (1941)
*''[[Quarto potere]]'' (1941)
*''[[I cacciatori dell'oro]]'' (1942)
*''[[Io la difendo]]'' (1942)
*''[[La chiave di vetro (film)|La chiave di vetro]]'' (1942)
*''[[Perdutamente tua]]'' (1942)
*''[[Bernadette (film 1943)|Bernadette]]'' (1943)
*''[[Calafuria (film)|Calafuria]]'' (1943)
*''[[L'ombra del dubbio (film 1943)|L'ombra del dubbio]]'' (1943)
*''[[La porta proibita]]'' (1943)
*''[[Al tuo ritorno]]'' (1944)
*''[[Le chiavi del paradiso]]'' (1944)
*''[[Prigionieri dell'oceano]]'' (1944)
*''[[Io ti salverò]]'' (1945)
*''[[L'uomo del Sud]]'' (1945)
*''[[Le campane di Santa Maria]]'' (1945)
*''[[Settimo velo]]'' (1945)
*''[[Duello al sole]]'' (1946)
*''[[Gilda (film)|Gilda]]'' (1946)
*''[[I conquistatori (film 1946)|I conquistatori]]'' (1946)
*''[[Il filo del rasoio (film 1946)|Il filo del rasoio]]'' (1946)
*''[[Lo straniero (film 1946)|Lo straniero]]'' (1946)
*''[[Sfida infernale]]'' (1946)
*''[[Dietro la porta chiusa]]'' (1947)
*''[[Forza bruta (film 1947)|Forza bruta]]'' (1947)
*''[[Gli invincibili (film)|Gli invincibili]]'' (1947)
*''[[Il bacio della morte (film 1947)|Il bacio della morte]]'' (1947)
*''[[Il caso Paradine]]'' (1947)
*''[[Il fantasma e la signora Muir]]'' (1947)
*''[[La croce di fuoco]]'' (1947)
*''[[La signora di Shanghai]]'' (1947)
*''[[Notorious - L'amante perduta]]'' (1947)
*''[[Odio implacabile]]'' (1947)
*''[[Amanti senza amore]]'' (1948)
*''[[Arco di trionfo (film 1948)|Arco di trionfo]]'' (1948)
*''[[Atto di violenza]]'' (1948)
*''[[Chiamate Nord 777]]'' (1948)
*''[[Erano tutti miei figli]]'' (1948)
*''[[Il cavaliere misterioso]]'' (1948)
*''[[Il fiume rosso]]'' (1948)
*''[[Il ritratto di Jennie]]'' (1948)
*''[[Il terrore corre sul filo]]'' (1948)
*''[[Schiavo della furia]]'' (1948)
*''[[Catene (film 1949)|Catene]]'' (1949)
*''[[Gli amanti della città sepolta]]'' (1949)
*''[[Il grande peccatore]]'' (1949)
*''[[Il peccato di Lady Considine]]'' (1949)
*''[[Il segreto di una donna]]'' (1949)
*''[[Il terzo uomo]]'' (1949)
*''[[Peccato (film)|Peccato]]'' (1949)
*''[[Sansone e Dalila (film 1949)|Sansone e Dalila]]'' (1949)
*''[[Sgomento (film)|Sgomento]]'' (1949)
*''[[Tutti gli uomini del re (film 1949)|Tutti gli uomini del re]]'' (1949)
*''[[Bassa marea (film 1950)|Bassa marea]]'' (1950)
*''[[L'amante indiana]]'' (1950)
*''[[Rio Bravo]]'' (1950)
*''[[Romantico avventuriero]]'' (1950)
*''[[Sui marciapiedi]]'' (1950)
*''[[Tormento (film 1950)|Tormento]]'' (1950)
*''[[Viale del tramonto]]'' (1950)
*''[[Anna (film 1951)|Anna]]'' (1951)
*''[[Davide e Betsabea]]'' (1951)
*''[[Il cacciatore del Missouri]]'' (1951)
*''[[Il viaggio indimenticabile]]'' (1951)
*''[[La cosa da un altro mondo]]'' (1951)
*''[[La gang]]'' (1951)
*''[[La valle della vendetta (film 1951)|La valle della vendetta]]'' (1951)
*''[[Neve rossa (film)|Neve rossa]]'' (1951)
*''[[Tamburi lontani]]'' (1951)
*''[[Ultimatum alla Terra]]'' (1951)
*''[[Un posto al sole (film)|Un posto al sole]]'' (1951)
*''[[Gli innocenti pagano]]'' (1952)
*''[[Gli uomini non guardano il cielo]]'' (1952)
*''[[I sette peccati capitali (film 1952)|I sette peccati capitali]]'' (1952)
*''[[La città del piacere]]'' (1952)
*''[[La maschera di fango]]'' (1952)
*''[[La morsa d'acciaio]]'' (1952)
*''[[La regina di Saba]]'' (1952)
*''[[Le nevi del Chilimangiaro]]'' (1952)
*''[[Mezzogiorno di fuoco]]'' (1952)
*''[[Operazione Cicero]]'' (1952)
*''[[So che mi ucciderai]]'' (1952)
*''[[Un uomo tranquillo (film 1952)|Un uomo tranquillo]]'' (1952)
*''[[Da qui all'eternità]]'' (1953)
*''[[Gardenia blu]]'' (1953)
*''[[Gli uomini preferiscono le bionde (film 1953)|Gli uomini preferiscono le bionde]]'' (1953)
*''[[Il cavaliere della valle solitaria]]'' (1953)
*''[[Il grande caldo]]'' (1953)
*''[[Il tesoro dell'Africa]]'' (1953)
*''[[Io confesso]]'' (1953)
*''[[La tunica]]'' (1953)
*''[[Lo sperone nudo]]'' (1953)
*''[[Salomè (film 1953)|Salomè]]'' (1953)
*''[[Vacanze romane]]'' (1953)
*''[[20.000 leghe sotto i mari (film 1954)|20.000 leghe sotto i mari]]'' (1954)
*''[[Attila (film 1954)|Attila]]'' (1954)
*''[[Fronte del porto]]'' (1954)
*''[[Fuoco verde]]'' (1954)
*''[[Godzilla (film 1954)|Godzilla]]'' (1954)
*''[[I sette samurai]]'' (1954)
*''[[Il figlio dell'uomo]]'' (1954)
*''[[Il prigioniero della miniera]]'' (1954)
*''[[Johnny Guitar]]'' (1954)
*''[[L'uomo e il diavolo]]'' (1954)
*''[[La contessa scalza]]'' (1954)
*''[[Sabrina (film 1954)|Sabrina]]'' (1954)
*''[[Teodora (film 1954)|Teodora]]'' (1954)
*''[[Ulisse (film)|Ulisse]]'' (1954)
*''[[Vera Cruz]]'' (1954)
*''[[I due capitani]]'' (1955)
*''[[L'amore è una cosa meravigliosa]]'' (1955)
*''[[L'uomo di Laramie]]'' (1955)
*''[[La polizia bussa alla porta]]'' (1955)
*''[[Marcellino pane e vino]]'' (1955)
*''[[Non siamo angeli (film 1955)|Non siamo angeli]]'' (1955)
*''[[Guerra e pace (film 1956)|Guerra e pace]]'' (1956)
*''[[I dieci comandamenti (film 1956)|I dieci comandamenti]]'' (1956)
*''[[I sette assassini]]'' (1956)
*''[[L'amore più grande del mondo]]'' (1956)
*''[[L'invasione degli ultracorpi]]'' (1956)
*''[[La legge del Signore]]'' (1956)
*''[[La risaia]]'' (1956)
*''[[Sentieri selvaggi]]'' (1956)
*''[[A 30 milioni di km. dalla Terra]]'' (1957)
*''[[Decisione al tramonto]]'' (1957)
*''[[I tre banditi]]'' (1957)
*''[[I vampiri dello spazio]]'' (1957)
*''[[Il ponte sul fiume Kwai]]'' (1957)
*''[[Il settimo sigillo]]'' (1957)
*''[[Il sole sorgerà ancora]]'' (1957)
*''[[L'anima e la carne]]'' (1957)
*''[[La parola ai giurati (film 1957)|La parola ai giurati]]'' (1957)
*''[[Le vergini di Salem]]'' (1957)
*''[[Qualcosa che vale]]'' (1957)
*''[[Quel treno per Yuma (film 1957)|Quel treno per Yuma]]'' (1957)
*''[[Testimone d'accusa (film 1957)|Testimone d'accusa]]'' (1957)
*''[[Bravados]]'' (1958)
*''[[Cowboy (film 1958)|Cowboy]]'' (1958)
*''[[I giovani leoni]]'' (1958)
*''[[Il grande paese]]'' (1958)
*''[[Il piccolo campo]]'' (1958)
*''[[L'infernale Quinlan]]'' (1958)
*''[[La locanda della sesta felicità]]'' (1958)
*''[[Resurrezione (film 1958)|Resurrezione]]'' (1958)
*''[[Il 7º viaggio di Sinbad]]'' (1958)
*''[[Ben-Hur (film 1959)|Ben-Hur]]'' (1959)
*''[[Domani m'impiccheranno]]'' (1959)
*''[[Erode il Grande (film)|Erode il Grande]]'' (1959)
*''[[Il grande pescatore]]'' (1959)
*''[[Il mostro che uccide]]'' (1959)
*''[[L'albero degli impiccati]]'' (1959)
*''[[L'albero della vendetta]]'' (1959)
*''[[L'ultima spiaggia (film 1959)|L'ultima spiaggia]]'' (1959)
*''[[La notte senza legge]]'' (1959)
*''[[Salomone e la regina di Saba]]'' (1959)
*''[[Soldati a cavallo]]'' (1959)
*''[[Strategia di una rapina]]'' (1959)
*''[[Ultima notte a Warlock]]'' (1959)
*''[[Un dollaro d'onore]]'' (1959)
*''[[David e Golia]]'' (1960)
*''[[Ester e il re]]'' (1960)
*''[[Giuseppe venduto dai fratelli]]'' (1960)
*''[[I magnifici sette]]'' (1960)
*''[[Il figlio di Giuda]]'' (1960)
*''[[Il segreto di Pollyanna]]'' (1960)
*''[[Il villaggio dei dannati (film)|Il villaggio dei dannati]]'' (1960)
*''[[L'appartamento]]'' (1960)
*''[[La battaglia di Alamo]]'' (1960)
*''[[La storia di Ruth]]'' (1960)
*''[[La valle dei mohicani]]'' (1960)
*''[[Psyco]]'' (1960)
*''[[Spartacus]]'' (1960)
*''[[Angeli con la pistola]]'' (1961)
*''[[Barabba (film 1961)|Barabba]]'' (1961)
*''[[Francesco d'Assisi (film 1961)|Francesco d'Assisi]]'' (1961)
*''[[Il diavolo alle 4]]'' (1961)
*''[[Il re dei re (film 1961)|Il re dei re]]'' (1961)
*''[[Vincitori e vinti]]'' (1961)
*''[[Il buio oltre la siepe]]'' (1962)
*''[[Il giorno più lungo]]'' (1962)
*''[[Il promontorio della paura]]'' (1962)
*''[[L'uomo che uccise Liberty Valance]]'' (1962)
*''[[L'uomo di Alcatraz]]'' (1962)
*''[[La conquista del West (film 1962)|La conquista del West]]'' (1962)
*''[[Ponzio Pilato (film)|Ponzio Pilato]]'' (1962)
*''[[Sfida nell'Alta Sierra]]'' (1962)
*''[[Sodoma e Gomorra (film)|Sodoma e Gomorra]]'' (1962)
*''[[Gli Argonauti]]'' (1963)
*''[[Il vecchio testamento]]'' (1963)
*''[[McLintock!]]'' (1963)
*''[[Sciarada (film)|Sciarada]]'' (1963)
*''[[Danza macabra (film 1964)|Danza macabra]]'' (1964)
*''[[I lunghi capelli della morte]]'' (1964)
*''[[Il grande sentiero (film 1964)|Il grande sentiero]]'' (1964)
*''[[Insieme a Parigi]]'' (1964)
*''[[L'ultimo uomo della Terra]]'' (1964)
*''[[I 4 figli di Katie Elder]]'' (1965)
*''[[La battaglia dei giganti]]'' (1965)
*''[[La più grande storia mai raccontata]]'' (1965)
*''[[La spia che venne dal freddo (film)|La spia che venne dal freddo]]'' (1965)
*''[[Le meravigliose avventure di Marco Polo (Lo scacchiere di Dio)|Le meravigliose avventure di Marco Polo]]'' (1965)
*''[[Per qualche dollaro in più]]'' (1965)
*''[[Il buono, il brutto, il cattivo]]'' (1966)
*''[[Posta grossa a Dodge City]]'' (1966)
*''[[Gangster Story]]'' (1967)
*''[[I giorni dell'ira]]'' (1967)
*''[[Nick mano fredda]]'' (1967)
*''[[L'ora della furia]]'' (1968)
*''[[La notte dei morti viventi]]'' (1968)
*''[[Appuntamento per una vendetta]]'' (1969)
*''[[Il Grinta]]'' (1969)
*''[[Il mucchio selvaggio (film)|Il mucchio selvaggio]]'' (1969)
*''[[Topaz]]'' (1969)
*''[[Il conte Dracula (film 1970)|Il conte Dracula]]'' (1970)
*''[[Reverendo Colt]]'' (1970)
*''[[Rio Lobo]]'' (1970)
*''[[Una messa per Dracula]]'' (1970)
*''[[1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra]]'' (1971)
*''[[1972: Dracula colpisce ancora!]]'' (1972)
*''[[Horror Express]]'' (1972)
*''[[Una ragione per vivere e una per morire]]'' (1972)
*''[[I satanici riti di Dracula]]'' (1973)
*''[[Quel maledetto colpo al Rio Grande Express]]'' (1973)
{{div col end}}
====Film d'animazione====
*''[[I tre caballeros]]'' (1944)
*''[[La bella addormentata nel bosco]]'' (1959)
*''[[La carica dei cento e uno]]'' (1961)
*''[[La spada nella roccia]]'' (1963)
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Cigoli, Emilio}}
[[Categoria:Attori italiani]]
[[Categoria:Direttori del doppiaggio italiani]]
[[Categoria:Doppiatori italiani]]
6awix58phpkbqxnw69kcwxisyrsj2r6
Licurgo Cappelletti
0
175790
1420535
1420444
2026-07-15T14:02:43Z
Gaux
18878
/* Citazioni */ Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano
1420535
wikitext
text/x-wiki
'''Licurgo Cappelletti''' (1842 – 1921), insegnante, storico e scrittore italiano.
==''Della civiltà e della sua storia''==
===[[Incipit]]===
L'[[uomo]] è un essere morale, vale a dire un essere intelligente e libero. Egli non può conservare la sua esistenza che in riconoscere gli esseri coi quali è in rapporto, e in osservare questi rapporti medesimi. La conoscenza degli esseri forma la sua scienza: l'osservazione dei rapporti costituisce la sua giustizia. La sapienza è all'uomo necessaria per procedere moralmente, quanto il lume per dirigere sicuramente i suoi passi; e perché egli è libero, la vera regola delle azioni gli è necessaria per non fare una falsa elezione. <!-- (cap. I, p. 7) -->
===Citazioni===
*Il [[Cristianesimo]] procede dall'antichità tutta intiera, ma più specialmente dal Mosaismo. Nel pensiero di [[Gesù|Gesù Cristo]] la sua dottrina non è una innovazione, è lo sviluppo di una dottrina anteriore: egli non venne ad abolire la legge e i profeti, ma a darle compimento. Il Mosaismo era degno di dar nascita al Cristo. (cap. VI, p. 16)
*[...] tutti sanno che la predicazione del Vangelo si riassume nella [[carità]]. Il mondo antico non aveva conoscenza alcuna della carità, la forza sola era quella che dominava fra i pagani. (cap. VII, p. 18)
*La [[Divina Commedia|{{sic|divina}} Commedia]] è con ragione chiamata la Bibbia nazionale, è il vero poema cosmopolitico insieme ed italiano. (cap. XIII, p. 31)
*L'uomo è insaziabile; non potendo misurare l'eternità, egli misura i secoli. (cap. XIV, p. 32)
*La [[Riforma protestante|riforma {{NDR|protestante}}]], in generale, è una rivoluzione religiosa insieme e politica: ella però non intese di fare alcun cangiamento alla religione Cristiana: ella accetta la rivelazione e i dogmi formulati dai {{sic|concilii}} dei primi secoli. La decadenza del Cristianesimo e la corruzione del Papato provocarono la riforma. (cap. XIV, p. 33)
*L'[[individualismo]] entrò in seguito nella religione, e {{sic|surse}} Calvino. Entrato ancora nella politica vennero fuori i pubblicisti protestanti. L'individualismo nella filosofia tenne fra i suoi seguaci Montaigne; e in ultimo arrivò a combattere contro l'autorità. Tutte queste cose altro non furono che cause indirette della famosa rivoluzione francese del 1789. (cap. XV, p. 34)
==''Le donne della rivoluzione''==
===[[Incipit]]===
*Uno scrittore contemporaneo ha detto che "il regno di [[Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena|Maria Antonietta]] riassume tutti i contrasti della vita umana<ref>F. De Vyré, ''Marie-Antoinette, sa vie, sa mort''. Paris, Plon, 1889; pag. 1. {{NDR|N.d.A.}}</ref>." Infatti, quest'infelice principessa provò tutto ciò che un'umana creatura può provare: l'amore de' parenti, l'affetto del marito, la tenerezza de' figli, il rispetto de' sudditi, l'adulazione dei cortigiani, l'odio delle fazioni, i sarcasmi e la maldicenza dei nobili, la diffidenza della Corte, le ingiurie della plebe, le umiliazioni della monarchia atterrata, vilipesa, insultata; quindi, bevendo il calice sino alla feccia, soffrì la prigionia più atroce; vide il suo sposo e sovrano immolato sopra un patibolo; strappati dal seno i propri figli; e finalmente, trascinata dinanzi a un tribunale di sangue, e fatta segno alle più infami e calunniose accuse, fu condannata a morte ed uccisa. <!--(pp. 1-2)-->
===Citazioni===
*Il conte [[Jean-Baptiste du Barry|Giovanni du Barry]] era soprannominato ''Jean le roué''; egli cercava di guadagnare anche sulle sue amanti (ne aveva una collezione completa: alte, basse, nere, bionde, castagne, ecc.); ma, nel secolo passato ciò non era una vergogna; certi scrupoli non esistevano; ognuno faceva il comodo suo; tant'è vero che la Polizia se ne ingeriva pochissimo, perché l'immoralità non aveva nulla a che fare colla politica. Un uomo immorale era chiamato un uomo di spirito; ed un uomo onesto, che avesse gridato contro tale immoralità, sarebbe stato arrestato senza tanti complimenti, e poi chiuso nella Bastiglia. (p. 48)
*La giovinetta [[Marie-Jeanne Roland de la Platière|Phlipon]] veniva da tutti chiamata in casa col nomignolo di ''Manon'': essa aveva un carattere dolce, un'anima forte, un'intelligenza solida, un cuore affettuoso. Fin dalla prima età, si sviluppò in lei spontaneamente una brama ardente d'imparare; e fu un suo zio prete, fratello di sua madre, che le cominciò ad insegnare il latino. Essa studiava con passione; la mattina all'alba si alzava e (lo racconta ella medesima] andava adagio adagio con un piccolo vestitino, e a piedi nudi, in un angolo della camera, nella quale era il suo lavoro, e copiava e ripeteva le sue lezioni con ardore tanto maggiore, quanto i suoi successi divenivano rapidi. (pp. 70-71)
*Il 14 luglio 1789, giorno memorando nella storia di Francia, [[Théroigne de Méricourt|Théroigne]] si trovò mescolata ai vincitori della [[Presa della Bastiglia|Bastiglia]]. Da quel momento in poi, essa non fu conosciuta dal popolo, che sotto il nome della ''bella straniera'' o della ''bella Liegese''.<br>Nelle famose giornate del 5 e 6 ottobre, essa guidò le donne parigine a [[Versailles]]; e, cavalcando a lato del feroce Jourdan, detto taglia-teste, ricondusse il Re {{NDR|[[Luigi XVI di Francia|Luigi XVI]]}} a Parigi. A' suoi fianchi camminavano alcuni uomini dalla faccia patibolare, i quali portavano infilate sulle picche le teste delle guardie del corpo, trucidate negli appartamenti del Re e della Regina. (p. 108)
*Théroigne de Méricourt non era una bellezza, nel vero senso della parola; ma era attraente, voluttuosa, oltremodo simpatica. Era piuttosto piccola di statura, alquanto gracile, colla tinta color pera ruggine. I suoi lineamenti erano marcatissimi; aveva il naso un po' grosso, il labbro turgido, gli occhi grandi, nerissimi, pieni di fuoco e provocanti.<br>Se avesse vissuto in mezzo a persone di costumi onesti e di opinioni moderate, e, diciamolo anche, in una posizione più agiata, in lei i buoni istinti avrebbero, senza dubbio, prevalso, ed essa sarebbe divenuta una sposa onesta ed una buona madre di famiglia; e le sue opinioni politiche, anche ispirate a principi democratici, l'avrebbero resa più rispettata e famosa; come infatti furono mai sempre rispettate e famose quelle donne, che seppero accoppiare alle domestiche le civili virtù. (p. 120)
*{{NDR|[[Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano]]}} Buona, pietosa, modesta, melanconica, essa non poteva a meno di cattivarsi le simpatie di chiunque ravvicinasse ; e grande infatti fu l'affetto, col quale l'amò la regina Maria Antonietta, affetto che ella contraccambiò con tutta la forza dell'anima sua. (p. 124)
*[[Teresa Cabarrus|Teresa {{NDR|Cabarrus}}]] giunse a Parigi in tutto lo splendore della sua bellezza spagnuola: la sua apparizione fu come uno sprazzo di vivida luce nelle sale aristocratiche della superba metropoli. Ella aveva sedici anni; possedeva moltissimo spirito; parlava molto, e parlava bene, con quell'accento colorito che è una proprietà esclusiva delle donne meridionali: ella cantava con quella soave noncuranza di chi nasconde il proprio sapere. Alessandro Lameth<ref>Alexandre de Lameth (1760-1829), politico e generale francese.</ref> diceva: "La natura le ha detto: canta! ed ella ha cantato; le ha detto: balla! ed ella ha ballato". Infatti danzava come cantava, cioè con quella grazia innata, e con quella gaiezza di cuore delle creature predilette dal cielo. (p. 269)
==''Letteratura spagnuola''==
*Fra i più illustri scrittori di questo secolo {{NDR|XVI}} devesi annoverare don [[Diego Hurtado de Mendoza y Pacheco|Diego Hurtado de Mendoza]], il quale appartiene a quella categoria d'uomini insigni che sapevano maneggiare bene la spada come la penna, e di cui la Spagna ci ha dato tanti splendidi esempî. (cap. V, p. 30)
*Erudito e letterato, Mendoza è il primo storico spagnuolo che abbia saputo unire l'eloquenza alla politica; egli ha saputo altresì riprodurre naturalmente la maniera dei grandi storici dell'antichità. [...]. Lo scrittore che Mendoza ha scelto a modello, è lo storico latino Sallustio. Egli ne imita felicemente le sentenze, e qualche volta la concisione e l'oscurità. (cap. V, pp. 31-32)
*[[Fernando de Herrera|{{sic|Ferdinando}} de Herrera]], detto il ''divino'', fu uomo di focosa immaginazione, di alti pensamenti e di erudizione vastissima. [...]. Fu poeta d'ingegno vigoroso, pieno di ardore per aprire una nuova via e per affrontare le critiche: ma il nuovo stile, che egli volle introdurre nella poesia spagnuola, lo aveva già prima maturato nella sua mente: le sue espressioni non venivano dal cuore, e in mezzo alle sue più grandi bellezze si manifesta sempre l'artifizio. (cap. V, p. 34)
*Herrera, quantunque grande poeta, aprì la via alle stravaganze dei ''cultisti'', che esagerarono la sua maniera, senza possedere le sue profonde e svariate cognizioni, né l'elevatezza naturale del suo talento. Egli, come ben dice il Baret, merita di essere studiato dai giovani poeti, come Michelangelo dai disegnatori. (cap. V, p. 34)
*Le produzioni religiose di [[Lope de Vega]] sono le più estranee al nostro gusto ed alle nostre abitudini. Bisogna essere spagnuolo, ovvero entrare nello spirito, nelle credenze forti e sincere, nelle abitudini di questo paese per non essere urtato da quel miscuglio di sacro e di profano, da quelle allegorie bizzarre, da quell'apparecchio assai simile alla pompa delle opere in musica, che s'incontrano in quei drammi sacri. (cap. IX, pp. 62-63)
*Malgrado le sue tendenze teologiche, malgrado una certa affettazione, malgrado una certa oscurità nello stile, [[Pedro Calderón de la Barca|Calderon]] non è uno scrittore nojoso come credono taluni, ma invece è un autore sublime. (cap. X, p. 76)
*I lavori drammatici di [[Antonio de Solís|Solis]] sono abbastanza regolari, condotti con vivacità, e notevoli per intreccio. Egli varia, assai più che Calderon, i caratteri de' suoi personaggi, ma è ben {{sic|lunge}} dal possederne la la forza non che la ricchezza d'immaginazione. [...] Ma egli gode fama nella repubblica delle lettere più come storico che come commediografo. (cap. XI, p. 80)
*Il merito di [[Tirso de Molina|Molina]] consiste soprattutto nello stile, ov'egli spiega una straordinaria ricchezza di poesia, ed una profonda conoscenza della lingua castigliana, specialmente della lingua popolare. Ed ivi sta tutta la sua arte. (cap. XI, p. 82)
*Rivale felice di Molière, Tirso de Molina ha imprestato il tipo del suo don Giovanni a Goethe e a Byron, ed ha ispirato una delle più belle opere di Mozart; e questa non è al certo una piccola gloria per il suo nome. (cap. XI, p. 82)
*Uno degli autori comici che goderono maggior riputazione nel secolo XVII, fu don [[Francisco de Rojas Zorrilla|Francesco de Rojas {{sic|Zorilla}}]] [...] i suoi lavori drammatici gli hanno creato una fama durevole, e specialmente la bellissima commedia che ha per titolo: ''Garcia del Casteñar'', la quale anche ai giorni nostri gode di una straordinaria popolarità. Essa ci offre delle situazioni veramente energiche, condotte con naturalezza, e sviluppate con talento. Però Rojas non raggiunge sempre la medesima altezza in tutti i suoi lavori: negli uni, egli tocca il ridicolo per la bizzarria del soggetto come per l'affettazione dello stile; negli altri, al contrario, si manifesta gran pittore di caratteri ed eccellente scrittore. (cap. XI, pp. 84-85)
*Formatosi sugli antichi modelli, [[Francisco Manuel de Melo|Melo]] è un pensatore ed uno scrittore di prim'ordine: supera perfino Mendoza<ref>[[Diego Hurtado de Mendoza y Pacheco]].</ref> per l'insieme delle qualità che costituiscono il vero storico, cioè: l'elevatezza del carattere, l'equità dei giudizi, la bellezza energica dello stile. I discorsi introdotti nel racconto, secondo la maniera degli antichi, sono notevoli per la loro eloquenza. Lungamente dimenticata, l'opera di Melo non rivide la luce che al cominciamento del secolo attuale. (cap. XIII, p. 110-111)
*[[Fray Luis de Granada|Luigi di {{sic|Granata}}]], che il Baret stima degno di essere paragonato a Bousset<ref>Jacques Bénigne Bossuet (1627 – 1704).</ref> ed a Massillon<ref>Jean-Baptiste Massillon (1663 – 1742).</ref>, fu il primo scrittore religioso ed il miglior predicatore dei tempi suoi. [...]. Il suo stile è un modello di eleganza, d'energia e di grandezza; ed essendo egli profondamente versato negli studi classici dell'antichità, il suo periodare somiglia molto a quello di Cicerone; tanto è vero che gli Spagnuoli lo riguardano come il primo prosatore del loro gran secolo. (cap. XIV, pp. 116-117)
*[[Modesto Lafuente]] è quegli a cui spetta incontestabilmente il primo posto in questo ramo {{NDR|la storia}} della letteratura spagnuola contemporanea. Egli è autore d'una ''Storia generale di Spagna'' in ventotto volumi. È questa un'opera grande, intorno a cui Lafuente ha lavorato per ventidue anni consecutivi, senza che abbia mai palesato la benché menoma fatica, la più lieve esitazione. (cap. XVIII, p. 164)
*{{sic|Patriotta}} sincero, Lafuente non è per nulla accecato dall'amor proprio nazionale: egli conosce il lato debole del suo paese, e gli dice la verità con una franchezza ed un coraggio altamente ammirabili. (cap. XVIII, p. 164)
*[[Emilio Castelar]] non appartiene menomamente a questa categoria di repubblicani {{NDR|che abbiamo qui in Italia}}; egli, quantunque invochi di sovente le conclusioni della scienza e le esigenze della ragione umana, non trascura mai l'ideale, l'infinito, il sentimento. I suoi principi democratici nulla contengono di antireligioso, di materialista. (cap. XIX, p. 172)
*Castelar ha scritto molto, e intorno a soggetti svariati. Quantunque egli abbia l'anima ardente d'un poeta, non ha mai scritto un verso, e possiede una mediocre facoltà inventiva. (cap. XIX, p. 173)
*[...] in tutte le opere dei filosofi spagnuoli si manifesta una generale tendenza verso lo spiritualismo. Il sensualismo di Locke e di {{sic|Condilac}}, lo scetticismo di Hume, il positivismo d'Augusto Comte, non sono in Ispagna seriamente discussi; o, per dire il vero, non sono compresi<ref>Infatti le fredde teorie dei filosofi della Germania e dell'Inghilterra non possono allignare presso una nazione attiva, entusiasta, che sente vivamente, e solo verso il cielo rivolge tutte le sue aspirazioni ideali. {{NDR|N.d.A.}}</reF>. (cap. XIX, p. 174)
*Don [[Jaime Balmes|Giacomo Balmes]] [...] fu sacerdote di gran talento, e quantunque abbia vissuto soli 38 anni, pure esercitò una grande influenza {{sic|su'}} suoi contemporanei. Egli impiegò tutte le facoltà di una natura ardente, vigorosa, appassionata, severa, a difendere la sua fede contro i colpi terribili, che continuamente le scagliavano gli {{sic|avversarî}} del cristianesimo. (cap. XIX, p. 175)
*Fondatore della lingua classica {{NDR|portoghese}}, insieme a Miranda<ref>Francisco de Sá de Miranda (1481 – 1558), poeta e drammaturgo portoghese.</ref>, e suo emulo nell'agone poetico, fu [[António Ferreira|Antonio Ferreira]] [...]. I suoi {{sic|compatriotti}} lo hanno chiamato l'''Orazio portoghese''. Ed infatti egli aveva preso a modello il grande poeta venosino<ref>[[Quinto Orazio Flacco|Orazio]] nacque a Venosa, comune dell'attuale provincia di Potenza.</ref>. Adottò esclusivamente i metri italiani, e non compose giammai né ''redondilhas'', né versi d'altra specie nell'antico stile nazionale. (''La letteratura portoghese'', cap. III, pp. 183-184)
*Ferreira, oltre le sue opere drammatiche, ci ha lasciato una quantità di epistole, di odi, di sonetti, di elegie, nelle quali, per vero dire, l'immaginazione lascia qualche cosa a desiderare. Questo illustre scrittore ha però dato prova di un alto talento drammatico nella sua ''Ines de Castro'', soggetto tentato da molti scrittori d'ogni paese. (''La letteratura portoghese'', cap. III, p. 184)
*Nella tragedia di Ferreira si ammirano soprattutto i Cori, il cui lirismo elevato ricorda sovente le poetiche ispirazioni del dramma antico. Lo spirito cavalleresco aggiunge a questa tragedia l'elevatezza del sentimento moderno, e quantunque vi difetti l'azione, pure in alcune scene non si {{sic|può a meno}} di provare una profonda emozione. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. III, p. 184)
*La letteratura portoghese, che non è certo ricca di uomini insigni, come lo sono quelle delle principali nazioni d'Europa, ha però un poeta che essa può {{sic|altieramente}} contrapporre ai poeti i più grandi, i più gloriosi degli altri paesi. Questi è [[Luís de Camões|{{sic|Luigi de Camoens}}]] [...]. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. IV, p. 186)
*[[Manuel de Faria e Sousa|Manuel de Faria e {{sic|Souza}}]] (1590–1649) fu un poeta il quale, a' suoi tempi, si creò una grande reputazione, che però la posterità non gli ha conservata. Scrisse parecchie ''Egloghe'' erotiche, rustiche, critiche, marittime, funebri, venatorie, monastiche, fantastiche, ecc. È un vero assedio che confina col ridicolo. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. VI, p. 196)
*{{sic|Souza}} ha scritto in lingua castigliana la ''Europa portoghese'', la quale non è che una storia generale del Portogallo, che comincia dalle origini de mondo. In questo lavoro l'autore si occupa più dello stile e della pompa della narrazione che dell'esattezza storica: il gongorismo<ref>Estetica letteraria del barocco spagnolo (dal poeta [[Luis de Góngora]]).</ref> prevale in ogni pagina del libro, e nuoce singolarmente alle qualità che debbono primeggiare in uno storico. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. VI, p. 196)
==''Storia di Vittorio Emanuele II e del suo Regno''==
===[[Incipit]]===
La battaglia di Novara e l'abdicazione del re Carlo Alberto avevano reso assai tristi le condizioni de Piemonte. La sera stessa del fatale 23 marzo, il re abdicatario, accompagnato da due sole persone di servizio, s'incamminò alla volta del suo lontano e solitario esilio. Il duca di Savoia, suo figlio primogenito, saliva al trono, assumendo il nome di Vittorio Emanuele II. <!--(vol. I, cap. I, p. 1)-->
===Citazioni===
*Era il [[Giuseppe Siccardi|Siccardi]] {{sic|maleviso}} ai clericali ed ai reazionari, perché lo si sapeva tenero delle libertà statutarie ed avverso alle pretese della curia romana. [[Massimo d'Azeglio|Massimo {{sic|D'Azeglio}}]], il quale voleva frenare il partito clericale, credé bene di affidare al Siccardi il ministero della giustizia e dei culti, sapendolo uomo energico e risoluto, e, meglio d'ogni altro, atto a combattere e a vincere, nelle riforme legislative, la lotta con Roma. (vol. I, cap. IV, pp. 92-93)
*La nomina di [[Luigi Cibrario|Cibrario]] {{NDR|al ministero delle Finanze nel governo di Massimo d'Azeglio}} fu soggetto di severi commenti: tutti si meravigliavano, e giustamente, che a un dicastero così importante fosse proposto un uomo, perito nelle storiche e nelle letterarie discipline, ma di cose amministrative e finanziarie totalmente digiuno. (vol. I, cap. VII, p. 170)
*Il marchese [[Cosimo Ridolfi]], già aio degli arciduchi Ferdinando e Carlo<ref>Ferdinando IV d'Asburgo-Lorena (1835 – 1908) ultimo Granduca di Toscana e il fratello Carlo Salvatore d'Asburgo-Lorena (1839 – 1892).</ref>, per antica dimestichezza affezionato alla dinastia, scrisse una lettera al granduca {{NDR|[[Leopoldo II di Toscana]]}}, nella quale gli mostrò come fosse giunto il momento di decidersi, abbracciando una politica nazionale e abbandonando quella reazionaria e anti-italiana, fino allora seguita. La lettera terminava col consigliare il sovrano ad abdicare in favore dell'arciduca Ferdinando, principe ereditario. Lo scritto del marchese Ridolfi pervenne a Leopoldo II alle 9 ant. del giorno 27 aprile; pochi minuti dopo, al latore della medesima fu data la seguente laconica risposta: «Sua Altezza ringrazia». (vol. II, cap. II, p. 31)
*L'incontro fra i due sovrani {{NDR|Napoleone III di Francia e Francesco Giuseppe I d'Austria}}, scortati ciascuno da un brillante e numeroso seguito, avvenne a circa due chilometri da [[Armistizio di Villafranca|Villafranca]]. Si strinsero la mano, come fossero stati due vecchi amici; e dopo essersi presentati reciprocamente il proprio seguito, presero la via che conduceva al villaggio. Ivi giunti, si fermarono dinanzi ad una casa di modesta apparenza; e saliti al primo piano, entrarono in un salotto, dove stettero chiusi per circa un'ora e mezzo. Nessuna traccia scritta, nessun processo verbale rimase degli accordi stati combinati fra loro. Soltanto si seppe che essi, separandosi con grandi dimostrazioni di scambievole cortesia, avevan preso l'impegno di riassumere entro brevissimo tempo, in una convenzione scritta, i patti verbalmente fra loro stabiliti. (vol. II, cap. IV, p. 82)
*{{NDR|[[Francesco II delle Due Sicilie]]}} [...] giovine d'indole buona, ma guasto dalla educazione ricevuta. Tenuto sempre lontano dal governo, di cui gli facevano soltanto appurare i formulari ed i regolamenti intramezzati dalle massime di puro dispotismo, e sottoposto alla matrigna Maria Teresa d'Austria<ref>Maria Teresa d'Asburgo-Teschen (1816 – 1867), arciduchessa austriaca, seconda moglie di Ferdinando II di Borbone.</ref>, che voleva farne un imbecille per sostituirgli sul trono Luigi conte di Trani, figlio di lei primogenito; questo principe infelice prendeva le redini dello Stato in un momento, in cui l'idea dell'unità nazionale si faceva gigante, e si presentava agli oppressi popoli del mezzogiorno, come unico mezzo per redimerli da un governo divenuto insopportabile ad un popolo civile. (vol. II, cap. VIII, p. 175)
==''Storie e leggende''==
*Il padre di [[Nerone]] chiamossi [[Gneo Domizio Enobarbo (console 32)|Cneo Domizio Enobarbo]], uomo bruttato d'infami delitti, e degno compagno di [[Agrippina minore|Agrippina]], come confessava egli stesso, quando agli amici, congratulantisi per la nascita di un figliuolo, rispose che "da Agrippina e da lui non poteva nascer cosa che non fosse detestabile e dannosa al genere umano". E questo figliuolo, chiamato Domizio da prima, fu più tardi Nerone. (Un imperatore artista, II, p. 5)
*[[Lollia Paolina]], dalla madre di Nerone {{NDR|Agrippina minore}} temuta come rivale, fu esiliata, e poco tempo dopo uccisa. Costei possedeva circa otto milioni in pietre preziose: era anche bella, e lo spirito superstizioso dei Romani considerava come un presagio di suprema felicità un doppio dente canino, che non deturpava affatto la sua bocca. E allorché il centurione le presentò la testa della sua rivale, Agrippina volle passare il dito tra le labbra già decomposte e toccare i due denti che l'avevano tanto impensierita. (Un imperatore artista, III, p. 7)
*Nerone era un giovinetto intelligente, e quasi timido: dinanzi a sua madre tremava come una foglia; la sua giovine età, la sua inesperienza, l'ebbrezza degli onori supremi a lui tributati, non gli permisero di sottrarsi all'impero della genitrice, verso la quale sentivasi avvinto dal timore e dalla riconoscenza. (Un imperatore artista, III, p. 8)
*Le argomentazioni favorevoli e contrarie alla esistenza della [[Papessa Giovanna]] hanno dato motivo a qualche scrittore di affermare che il papato di questa donna venne considerato tanto vergognoso per la Chiesa romana, che fu proibito di parlarne a coloro, che ne furono testimonî; cosicché degli storici contemporanei all'avvenimento, alcuni ne tacquero per rispetto, altri per timore.<br>Questa affermazione non regge affatto alla critica, come adesso dimostreremo. Ammesso che il fatto sia realmente successo, io non trovo ragione alcuna di averlo taciuto, perché la Chiesa Cattolica Romana non può riceverne né danno né disdoro. Non vi sono stati forse dei Papi, che hanno tenuta una condotta tutt'altro che lodevole, senza che la suprema autorità della Chiesa vi abbia scapitato nella sua essenza divina? Gli storici, anche i più ossequenti alla ortodossia romana, non hanno negato né attenuato i difetti, gli errori e anche i delitti commessi dai pontefici; e i nomi di Giovanni XII, di Urbano VI, di Alessandro VI, ecc. sono stati tramandati alla posterità nella loro vera luce, senza scuse e senza attenuanti. (La Papessa Giovanna, XV, p. 92)
*Sembra davvero impossibile come una storiella, oggi riconosciuta universalmente per falsa, abbia, per alcuni secoli, tenuta desta l'immaginazione popolare; e come poeti, storici, critici e romanzieri (non esclusi i pittori e gli scultori) si {{sic|sieno}} occupati di essa. Ma ciò non deve affatto meravigliarci. Basta che una sola persona sparga una notizia, sia pur essa inverosimile, la quale alletti l'immaginazione del pubblico con qualcosa di strano e di meraviglioso, perché tutti se ne impadroniscano, la propalino colle relative aggiunte e la diano a credere come vera. Cosi è accaduto della Papessa Giovanna. (La Papessa Giovanna, XXII, p. 109)
*Un orribile fatto avveniva in Ferrara nel 1508. La mattina del 6 di giugno, [[Ercole Strozzi]], il più amabile cavalier di Ferrara, l'amico dell'Ariosto e del Bembo, fu trovato morto, avvolto nel suo mantello, sulla via presso la chiesa di S. Francesco: aveva segate le canne della gola, e ventidue ferite per tutto il corpo: ciocche di capelli, ch'ei portava lunghi e ondeggianti, strappate dal cranio, erano sparse intorno per terra. Né sì seppe mai, dice un cronografo ferrarese, chi avesse commesso quest'omicidio; il podestà, notò il [[Paolo Giovio|Giovio]]<ref>''Elogia virorum liter. ill.'' Basileae, 1577. {{NDR|N.d.A}}</ref>, non ne istruì il processo: e il duca Alfonso<ref>Alfonso I d'Este (1476 – 1534), terzo duca di Ferrara, Modena e Reggio e terzo marito di Lucrezia Borgia.</ref>, che era, ed amava apparire, mantenitor severissimo delle leggi, lasciò questa volta che la giustizia tacesse. (Lucrezia Borgia, VII, p. 149)
*{{NDR|[[Filippo II di Spagna]]}} [...] vecchio tiranno cupo e severo, talmenteché il carattere stesso degli Spagnuoli fu alterato dal suo regno lugubre; anzi per lungo tempo la nazione portò l'impronta del proprio signore. (Filippo II e Don Carlos, I, p. 169)
*L'imperturbabilità di Filippo {{NDR|II}} nelle azioni più vergognose e più inique confonde talmente le idee, che non possiamo non chiedere a noi stessi se un uomo, capace di commettere simili nefandezze, meriti di essere perseguitato come una bestia feroce col ferro e col fuoco, oppure chiuso in una cella da matti. Certamente la sua coscienza non era eguale a quella degli altri uomini. (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 188)
*La tranquillità dell'animo suo può paragonarsi soltanto a quella del carnefice, che versa il sangue umano e non ha punti rimorsi, sapendo di essere lo strumento della legge. Filippo {{NDR|II}} era – almeno egli lo credeva – {{sic|l'istrumento}} della Divina Provvidenza; e le sue passioni, anche le più odiose, gli sembravano una voce venuta dall'alto. (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 188)
*Gli ambasciatori veneti, i quali, come ognun sa, avevano incarico dal proprio governo di studiare il carattere dei principi e di riferirne al Gran Consiglio, scrivevano ai reggitori della Repubblica che "l'Infante {{NDR|[[Don Carlos (principe)|Don Carlos]]}}<ref>Don Carlos era il figlio primogenito del re Filippo II di Spagna.</ref> annunziava una crudeltà precoce"; e fra le altre prove, che ne davano, c'era questa: "''uno de' suoi maggiori divertimenti è quello di fare arrostire delle piccole lepri vive''". (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 189)
*Tutti gli scrittori del tempo, gli oratori veneti, le persone che bazzicavano, a corte, sono unanimi nel dire che {{NDR|Don Carlos}} era bruttissimo. L'ambasciatore austriaco, barone di Dietrichstein, il quale gli voleva molto bene, ce lo descrive "con una gobba in mezzo al dorso, una spalla più alta dell'altra, il petto incavato, la gamba destra {{sic|insensibilmente}} più corta della sinistra, la bocca sempre aperta, la lingua balbuziente, la voce debole e acuta, la faccia giallognola, gli occhi senza espressione". (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 191)
*{{NDR|Don Carlos}} [...] l'ambasciatore francese Fourquevaulx, che lo conosceva ben da vicino, lo chiamava: ''contraffatto nella persona e nei costumi''; e dire che questo aborto di natura era un mangiatore prodigioso! Egli divorava un cappone intero, e poi s'ingoiava parecchie libbre di frutta. Odiava il vino; ma era capace di bere, durante il giorno, una quantità enorme di acqua diacciata<ref>Toscanismo per "ghiacciata".</ref>. (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 192)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/bub_gb_2z4dNZFO6Y8C/page/n3/mode/1up Della civiltà e della sua storia]'', Tipografia Vannucchi, Pisa, 1863.
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/ledonnedellariv00cappgoog/page/n7/mode/1up Le donne della rivoluzione]'', Tipografia di Raff. Giusti, Livorno, 1890<sup>2</sup>.
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/CappellettiLetteraturaSpagnuola/mode/1up Letteratura spagnuola. {{small|Aggiuntovi un cenno storico sulla letteratura portoghese}}]'', Ulrico Hoepli, Milano, 1882.
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/bub_gb_SDiu08XJqSYC/page/n4/mode/1up Storia di Vittorio Emanuele II e del suo Regno]'', vol. I, Voghera Enrico tipografo, Roma, 1892.
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/bub_gb_ItEWYAoQvmQC/page/n4/mode/1up Storia di Vittorio Emanuele II e del suo Regno]'', vol. II, Voghera Enrico tipografo, Roma, 1892.
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/storieeleggende00cappgoog/page/n9/mode/1up Storie e leggende]'', Fratelli Bocca, Torino, 1905.
==Altri progetti==
{{interprogetto|w=Каппеллетти, Ликурго|w_site=ru}}
{{DEFAULTSORT:Cappelletti, Licurgo}}
[[Categoria:Insegnanti italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
[[Categoria:Storici italiani]]
43zgq53zypc2ikk6zj00ci9t4qlhuk4
1420536
1420535
2026-07-15T14:03:39Z
Gaux
18878
/* Citazioni */ Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena
1420536
wikitext
text/x-wiki
'''Licurgo Cappelletti''' (1842 – 1921), insegnante, storico e scrittore italiano.
==''Della civiltà e della sua storia''==
===[[Incipit]]===
L'[[uomo]] è un essere morale, vale a dire un essere intelligente e libero. Egli non può conservare la sua esistenza che in riconoscere gli esseri coi quali è in rapporto, e in osservare questi rapporti medesimi. La conoscenza degli esseri forma la sua scienza: l'osservazione dei rapporti costituisce la sua giustizia. La sapienza è all'uomo necessaria per procedere moralmente, quanto il lume per dirigere sicuramente i suoi passi; e perché egli è libero, la vera regola delle azioni gli è necessaria per non fare una falsa elezione. <!-- (cap. I, p. 7) -->
===Citazioni===
*Il [[Cristianesimo]] procede dall'antichità tutta intiera, ma più specialmente dal Mosaismo. Nel pensiero di [[Gesù|Gesù Cristo]] la sua dottrina non è una innovazione, è lo sviluppo di una dottrina anteriore: egli non venne ad abolire la legge e i profeti, ma a darle compimento. Il Mosaismo era degno di dar nascita al Cristo. (cap. VI, p. 16)
*[...] tutti sanno che la predicazione del Vangelo si riassume nella [[carità]]. Il mondo antico non aveva conoscenza alcuna della carità, la forza sola era quella che dominava fra i pagani. (cap. VII, p. 18)
*La [[Divina Commedia|{{sic|divina}} Commedia]] è con ragione chiamata la Bibbia nazionale, è il vero poema cosmopolitico insieme ed italiano. (cap. XIII, p. 31)
*L'uomo è insaziabile; non potendo misurare l'eternità, egli misura i secoli. (cap. XIV, p. 32)
*La [[Riforma protestante|riforma {{NDR|protestante}}]], in generale, è una rivoluzione religiosa insieme e politica: ella però non intese di fare alcun cangiamento alla religione Cristiana: ella accetta la rivelazione e i dogmi formulati dai {{sic|concilii}} dei primi secoli. La decadenza del Cristianesimo e la corruzione del Papato provocarono la riforma. (cap. XIV, p. 33)
*L'[[individualismo]] entrò in seguito nella religione, e {{sic|surse}} Calvino. Entrato ancora nella politica vennero fuori i pubblicisti protestanti. L'individualismo nella filosofia tenne fra i suoi seguaci Montaigne; e in ultimo arrivò a combattere contro l'autorità. Tutte queste cose altro non furono che cause indirette della famosa rivoluzione francese del 1789. (cap. XV, p. 34)
==''Le donne della rivoluzione''==
===[[Incipit]]===
*Uno scrittore contemporaneo ha detto che "il regno di [[Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena|Maria Antonietta]] riassume tutti i contrasti della vita umana<ref>F. De Vyré, ''Marie-Antoinette, sa vie, sa mort''. Paris, Plon, 1889; pag. 1. {{NDR|N.d.A.}}</ref>." Infatti, quest'infelice principessa provò tutto ciò che un'umana creatura può provare: l'amore de' parenti, l'affetto del marito, la tenerezza de' figli, il rispetto de' sudditi, l'adulazione dei cortigiani, l'odio delle fazioni, i sarcasmi e la maldicenza dei nobili, la diffidenza della Corte, le ingiurie della plebe, le umiliazioni della monarchia atterrata, vilipesa, insultata; quindi, bevendo il calice sino alla feccia, soffrì la prigionia più atroce; vide il suo sposo e sovrano immolato sopra un patibolo; strappati dal seno i propri figli; e finalmente, trascinata dinanzi a un tribunale di sangue, e fatta segno alle più infami e calunniose accuse, fu condannata a morte ed uccisa. <!--(pp. 1-2)-->
===Citazioni===
*Il conte [[Jean-Baptiste du Barry|Giovanni du Barry]] era soprannominato ''Jean le roué''; egli cercava di guadagnare anche sulle sue amanti (ne aveva una collezione completa: alte, basse, nere, bionde, castagne, ecc.); ma, nel secolo passato ciò non era una vergogna; certi scrupoli non esistevano; ognuno faceva il comodo suo; tant'è vero che la Polizia se ne ingeriva pochissimo, perché l'immoralità non aveva nulla a che fare colla politica. Un uomo immorale era chiamato un uomo di spirito; ed un uomo onesto, che avesse gridato contro tale immoralità, sarebbe stato arrestato senza tanti complimenti, e poi chiuso nella Bastiglia. (p. 48)
*La giovinetta [[Marie-Jeanne Roland de la Platière|Phlipon]] veniva da tutti chiamata in casa col nomignolo di ''Manon'': essa aveva un carattere dolce, un'anima forte, un'intelligenza solida, un cuore affettuoso. Fin dalla prima età, si sviluppò in lei spontaneamente una brama ardente d'imparare; e fu un suo zio prete, fratello di sua madre, che le cominciò ad insegnare il latino. Essa studiava con passione; la mattina all'alba si alzava e (lo racconta ella medesima] andava adagio adagio con un piccolo vestitino, e a piedi nudi, in un angolo della camera, nella quale era il suo lavoro, e copiava e ripeteva le sue lezioni con ardore tanto maggiore, quanto i suoi successi divenivano rapidi. (pp. 70-71)
*Il 14 luglio 1789, giorno memorando nella storia di Francia, [[Théroigne de Méricourt|Théroigne]] si trovò mescolata ai vincitori della [[Presa della Bastiglia|Bastiglia]]. Da quel momento in poi, essa non fu conosciuta dal popolo, che sotto il nome della ''bella straniera'' o della ''bella Liegese''.<br>Nelle famose giornate del 5 e 6 ottobre, essa guidò le donne parigine a [[Versailles]]; e, cavalcando a lato del feroce Jourdan, detto taglia-teste, ricondusse il Re {{NDR|[[Luigi XVI di Francia|Luigi XVI]]}} a Parigi. A' suoi fianchi camminavano alcuni uomini dalla faccia patibolare, i quali portavano infilate sulle picche le teste delle guardie del corpo, trucidate negli appartamenti del Re e della Regina. (p. 108)
*Théroigne de Méricourt non era una bellezza, nel vero senso della parola; ma era attraente, voluttuosa, oltremodo simpatica. Era piuttosto piccola di statura, alquanto gracile, colla tinta color pera ruggine. I suoi lineamenti erano marcatissimi; aveva il naso un po' grosso, il labbro turgido, gli occhi grandi, nerissimi, pieni di fuoco e provocanti.<br>Se avesse vissuto in mezzo a persone di costumi onesti e di opinioni moderate, e, diciamolo anche, in una posizione più agiata, in lei i buoni istinti avrebbero, senza dubbio, prevalso, ed essa sarebbe divenuta una sposa onesta ed una buona madre di famiglia; e le sue opinioni politiche, anche ispirate a principi democratici, l'avrebbero resa più rispettata e famosa; come infatti furono mai sempre rispettate e famose quelle donne, che seppero accoppiare alle domestiche le civili virtù. (p. 120)
*{{NDR|[[Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano]]}} Buona, pietosa, modesta, melanconica, essa non poteva a meno di cattivarsi le simpatie di chiunque ravvicinasse ; e grande infatti fu l'affetto, col quale l'amò la regina [[Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena|Maria Antonietta]], affetto che ella contraccambiò con tutta la forza dell'anima sua. (p. 124)
*[[Teresa Cabarrus|Teresa {{NDR|Cabarrus}}]] giunse a Parigi in tutto lo splendore della sua bellezza spagnuola: la sua apparizione fu come uno sprazzo di vivida luce nelle sale aristocratiche della superba metropoli. Ella aveva sedici anni; possedeva moltissimo spirito; parlava molto, e parlava bene, con quell'accento colorito che è una proprietà esclusiva delle donne meridionali: ella cantava con quella soave noncuranza di chi nasconde il proprio sapere. Alessandro Lameth<ref>Alexandre de Lameth (1760-1829), politico e generale francese.</ref> diceva: "La natura le ha detto: canta! ed ella ha cantato; le ha detto: balla! ed ella ha ballato". Infatti danzava come cantava, cioè con quella grazia innata, e con quella gaiezza di cuore delle creature predilette dal cielo. (p. 269)
==''Letteratura spagnuola''==
*Fra i più illustri scrittori di questo secolo {{NDR|XVI}} devesi annoverare don [[Diego Hurtado de Mendoza y Pacheco|Diego Hurtado de Mendoza]], il quale appartiene a quella categoria d'uomini insigni che sapevano maneggiare bene la spada come la penna, e di cui la Spagna ci ha dato tanti splendidi esempî. (cap. V, p. 30)
*Erudito e letterato, Mendoza è il primo storico spagnuolo che abbia saputo unire l'eloquenza alla politica; egli ha saputo altresì riprodurre naturalmente la maniera dei grandi storici dell'antichità. [...]. Lo scrittore che Mendoza ha scelto a modello, è lo storico latino Sallustio. Egli ne imita felicemente le sentenze, e qualche volta la concisione e l'oscurità. (cap. V, pp. 31-32)
*[[Fernando de Herrera|{{sic|Ferdinando}} de Herrera]], detto il ''divino'', fu uomo di focosa immaginazione, di alti pensamenti e di erudizione vastissima. [...]. Fu poeta d'ingegno vigoroso, pieno di ardore per aprire una nuova via e per affrontare le critiche: ma il nuovo stile, che egli volle introdurre nella poesia spagnuola, lo aveva già prima maturato nella sua mente: le sue espressioni non venivano dal cuore, e in mezzo alle sue più grandi bellezze si manifesta sempre l'artifizio. (cap. V, p. 34)
*Herrera, quantunque grande poeta, aprì la via alle stravaganze dei ''cultisti'', che esagerarono la sua maniera, senza possedere le sue profonde e svariate cognizioni, né l'elevatezza naturale del suo talento. Egli, come ben dice il Baret, merita di essere studiato dai giovani poeti, come Michelangelo dai disegnatori. (cap. V, p. 34)
*Le produzioni religiose di [[Lope de Vega]] sono le più estranee al nostro gusto ed alle nostre abitudini. Bisogna essere spagnuolo, ovvero entrare nello spirito, nelle credenze forti e sincere, nelle abitudini di questo paese per non essere urtato da quel miscuglio di sacro e di profano, da quelle allegorie bizzarre, da quell'apparecchio assai simile alla pompa delle opere in musica, che s'incontrano in quei drammi sacri. (cap. IX, pp. 62-63)
*Malgrado le sue tendenze teologiche, malgrado una certa affettazione, malgrado una certa oscurità nello stile, [[Pedro Calderón de la Barca|Calderon]] non è uno scrittore nojoso come credono taluni, ma invece è un autore sublime. (cap. X, p. 76)
*I lavori drammatici di [[Antonio de Solís|Solis]] sono abbastanza regolari, condotti con vivacità, e notevoli per intreccio. Egli varia, assai più che Calderon, i caratteri de' suoi personaggi, ma è ben {{sic|lunge}} dal possederne la la forza non che la ricchezza d'immaginazione. [...] Ma egli gode fama nella repubblica delle lettere più come storico che come commediografo. (cap. XI, p. 80)
*Il merito di [[Tirso de Molina|Molina]] consiste soprattutto nello stile, ov'egli spiega una straordinaria ricchezza di poesia, ed una profonda conoscenza della lingua castigliana, specialmente della lingua popolare. Ed ivi sta tutta la sua arte. (cap. XI, p. 82)
*Rivale felice di Molière, Tirso de Molina ha imprestato il tipo del suo don Giovanni a Goethe e a Byron, ed ha ispirato una delle più belle opere di Mozart; e questa non è al certo una piccola gloria per il suo nome. (cap. XI, p. 82)
*Uno degli autori comici che goderono maggior riputazione nel secolo XVII, fu don [[Francisco de Rojas Zorrilla|Francesco de Rojas {{sic|Zorilla}}]] [...] i suoi lavori drammatici gli hanno creato una fama durevole, e specialmente la bellissima commedia che ha per titolo: ''Garcia del Casteñar'', la quale anche ai giorni nostri gode di una straordinaria popolarità. Essa ci offre delle situazioni veramente energiche, condotte con naturalezza, e sviluppate con talento. Però Rojas non raggiunge sempre la medesima altezza in tutti i suoi lavori: negli uni, egli tocca il ridicolo per la bizzarria del soggetto come per l'affettazione dello stile; negli altri, al contrario, si manifesta gran pittore di caratteri ed eccellente scrittore. (cap. XI, pp. 84-85)
*Formatosi sugli antichi modelli, [[Francisco Manuel de Melo|Melo]] è un pensatore ed uno scrittore di prim'ordine: supera perfino Mendoza<ref>[[Diego Hurtado de Mendoza y Pacheco]].</ref> per l'insieme delle qualità che costituiscono il vero storico, cioè: l'elevatezza del carattere, l'equità dei giudizi, la bellezza energica dello stile. I discorsi introdotti nel racconto, secondo la maniera degli antichi, sono notevoli per la loro eloquenza. Lungamente dimenticata, l'opera di Melo non rivide la luce che al cominciamento del secolo attuale. (cap. XIII, p. 110-111)
*[[Fray Luis de Granada|Luigi di {{sic|Granata}}]], che il Baret stima degno di essere paragonato a Bousset<ref>Jacques Bénigne Bossuet (1627 – 1704).</ref> ed a Massillon<ref>Jean-Baptiste Massillon (1663 – 1742).</ref>, fu il primo scrittore religioso ed il miglior predicatore dei tempi suoi. [...]. Il suo stile è un modello di eleganza, d'energia e di grandezza; ed essendo egli profondamente versato negli studi classici dell'antichità, il suo periodare somiglia molto a quello di Cicerone; tanto è vero che gli Spagnuoli lo riguardano come il primo prosatore del loro gran secolo. (cap. XIV, pp. 116-117)
*[[Modesto Lafuente]] è quegli a cui spetta incontestabilmente il primo posto in questo ramo {{NDR|la storia}} della letteratura spagnuola contemporanea. Egli è autore d'una ''Storia generale di Spagna'' in ventotto volumi. È questa un'opera grande, intorno a cui Lafuente ha lavorato per ventidue anni consecutivi, senza che abbia mai palesato la benché menoma fatica, la più lieve esitazione. (cap. XVIII, p. 164)
*{{sic|Patriotta}} sincero, Lafuente non è per nulla accecato dall'amor proprio nazionale: egli conosce il lato debole del suo paese, e gli dice la verità con una franchezza ed un coraggio altamente ammirabili. (cap. XVIII, p. 164)
*[[Emilio Castelar]] non appartiene menomamente a questa categoria di repubblicani {{NDR|che abbiamo qui in Italia}}; egli, quantunque invochi di sovente le conclusioni della scienza e le esigenze della ragione umana, non trascura mai l'ideale, l'infinito, il sentimento. I suoi principi democratici nulla contengono di antireligioso, di materialista. (cap. XIX, p. 172)
*Castelar ha scritto molto, e intorno a soggetti svariati. Quantunque egli abbia l'anima ardente d'un poeta, non ha mai scritto un verso, e possiede una mediocre facoltà inventiva. (cap. XIX, p. 173)
*[...] in tutte le opere dei filosofi spagnuoli si manifesta una generale tendenza verso lo spiritualismo. Il sensualismo di Locke e di {{sic|Condilac}}, lo scetticismo di Hume, il positivismo d'Augusto Comte, non sono in Ispagna seriamente discussi; o, per dire il vero, non sono compresi<ref>Infatti le fredde teorie dei filosofi della Germania e dell'Inghilterra non possono allignare presso una nazione attiva, entusiasta, che sente vivamente, e solo verso il cielo rivolge tutte le sue aspirazioni ideali. {{NDR|N.d.A.}}</reF>. (cap. XIX, p. 174)
*Don [[Jaime Balmes|Giacomo Balmes]] [...] fu sacerdote di gran talento, e quantunque abbia vissuto soli 38 anni, pure esercitò una grande influenza {{sic|su'}} suoi contemporanei. Egli impiegò tutte le facoltà di una natura ardente, vigorosa, appassionata, severa, a difendere la sua fede contro i colpi terribili, che continuamente le scagliavano gli {{sic|avversarî}} del cristianesimo. (cap. XIX, p. 175)
*Fondatore della lingua classica {{NDR|portoghese}}, insieme a Miranda<ref>Francisco de Sá de Miranda (1481 – 1558), poeta e drammaturgo portoghese.</ref>, e suo emulo nell'agone poetico, fu [[António Ferreira|Antonio Ferreira]] [...]. I suoi {{sic|compatriotti}} lo hanno chiamato l'''Orazio portoghese''. Ed infatti egli aveva preso a modello il grande poeta venosino<ref>[[Quinto Orazio Flacco|Orazio]] nacque a Venosa, comune dell'attuale provincia di Potenza.</ref>. Adottò esclusivamente i metri italiani, e non compose giammai né ''redondilhas'', né versi d'altra specie nell'antico stile nazionale. (''La letteratura portoghese'', cap. III, pp. 183-184)
*Ferreira, oltre le sue opere drammatiche, ci ha lasciato una quantità di epistole, di odi, di sonetti, di elegie, nelle quali, per vero dire, l'immaginazione lascia qualche cosa a desiderare. Questo illustre scrittore ha però dato prova di un alto talento drammatico nella sua ''Ines de Castro'', soggetto tentato da molti scrittori d'ogni paese. (''La letteratura portoghese'', cap. III, p. 184)
*Nella tragedia di Ferreira si ammirano soprattutto i Cori, il cui lirismo elevato ricorda sovente le poetiche ispirazioni del dramma antico. Lo spirito cavalleresco aggiunge a questa tragedia l'elevatezza del sentimento moderno, e quantunque vi difetti l'azione, pure in alcune scene non si {{sic|può a meno}} di provare una profonda emozione. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. III, p. 184)
*La letteratura portoghese, che non è certo ricca di uomini insigni, come lo sono quelle delle principali nazioni d'Europa, ha però un poeta che essa può {{sic|altieramente}} contrapporre ai poeti i più grandi, i più gloriosi degli altri paesi. Questi è [[Luís de Camões|{{sic|Luigi de Camoens}}]] [...]. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. IV, p. 186)
*[[Manuel de Faria e Sousa|Manuel de Faria e {{sic|Souza}}]] (1590–1649) fu un poeta il quale, a' suoi tempi, si creò una grande reputazione, che però la posterità non gli ha conservata. Scrisse parecchie ''Egloghe'' erotiche, rustiche, critiche, marittime, funebri, venatorie, monastiche, fantastiche, ecc. È un vero assedio che confina col ridicolo. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. VI, p. 196)
*{{sic|Souza}} ha scritto in lingua castigliana la ''Europa portoghese'', la quale non è che una storia generale del Portogallo, che comincia dalle origini de mondo. In questo lavoro l'autore si occupa più dello stile e della pompa della narrazione che dell'esattezza storica: il gongorismo<ref>Estetica letteraria del barocco spagnolo (dal poeta [[Luis de Góngora]]).</ref> prevale in ogni pagina del libro, e nuoce singolarmente alle qualità che debbono primeggiare in uno storico. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. VI, p. 196)
==''Storia di Vittorio Emanuele II e del suo Regno''==
===[[Incipit]]===
La battaglia di Novara e l'abdicazione del re Carlo Alberto avevano reso assai tristi le condizioni de Piemonte. La sera stessa del fatale 23 marzo, il re abdicatario, accompagnato da due sole persone di servizio, s'incamminò alla volta del suo lontano e solitario esilio. Il duca di Savoia, suo figlio primogenito, saliva al trono, assumendo il nome di Vittorio Emanuele II. <!--(vol. I, cap. I, p. 1)-->
===Citazioni===
*Era il [[Giuseppe Siccardi|Siccardi]] {{sic|maleviso}} ai clericali ed ai reazionari, perché lo si sapeva tenero delle libertà statutarie ed avverso alle pretese della curia romana. [[Massimo d'Azeglio|Massimo {{sic|D'Azeglio}}]], il quale voleva frenare il partito clericale, credé bene di affidare al Siccardi il ministero della giustizia e dei culti, sapendolo uomo energico e risoluto, e, meglio d'ogni altro, atto a combattere e a vincere, nelle riforme legislative, la lotta con Roma. (vol. I, cap. IV, pp. 92-93)
*La nomina di [[Luigi Cibrario|Cibrario]] {{NDR|al ministero delle Finanze nel governo di Massimo d'Azeglio}} fu soggetto di severi commenti: tutti si meravigliavano, e giustamente, che a un dicastero così importante fosse proposto un uomo, perito nelle storiche e nelle letterarie discipline, ma di cose amministrative e finanziarie totalmente digiuno. (vol. I, cap. VII, p. 170)
*Il marchese [[Cosimo Ridolfi]], già aio degli arciduchi Ferdinando e Carlo<ref>Ferdinando IV d'Asburgo-Lorena (1835 – 1908) ultimo Granduca di Toscana e il fratello Carlo Salvatore d'Asburgo-Lorena (1839 – 1892).</ref>, per antica dimestichezza affezionato alla dinastia, scrisse una lettera al granduca {{NDR|[[Leopoldo II di Toscana]]}}, nella quale gli mostrò come fosse giunto il momento di decidersi, abbracciando una politica nazionale e abbandonando quella reazionaria e anti-italiana, fino allora seguita. La lettera terminava col consigliare il sovrano ad abdicare in favore dell'arciduca Ferdinando, principe ereditario. Lo scritto del marchese Ridolfi pervenne a Leopoldo II alle 9 ant. del giorno 27 aprile; pochi minuti dopo, al latore della medesima fu data la seguente laconica risposta: «Sua Altezza ringrazia». (vol. II, cap. II, p. 31)
*L'incontro fra i due sovrani {{NDR|Napoleone III di Francia e Francesco Giuseppe I d'Austria}}, scortati ciascuno da un brillante e numeroso seguito, avvenne a circa due chilometri da [[Armistizio di Villafranca|Villafranca]]. Si strinsero la mano, come fossero stati due vecchi amici; e dopo essersi presentati reciprocamente il proprio seguito, presero la via che conduceva al villaggio. Ivi giunti, si fermarono dinanzi ad una casa di modesta apparenza; e saliti al primo piano, entrarono in un salotto, dove stettero chiusi per circa un'ora e mezzo. Nessuna traccia scritta, nessun processo verbale rimase degli accordi stati combinati fra loro. Soltanto si seppe che essi, separandosi con grandi dimostrazioni di scambievole cortesia, avevan preso l'impegno di riassumere entro brevissimo tempo, in una convenzione scritta, i patti verbalmente fra loro stabiliti. (vol. II, cap. IV, p. 82)
*{{NDR|[[Francesco II delle Due Sicilie]]}} [...] giovine d'indole buona, ma guasto dalla educazione ricevuta. Tenuto sempre lontano dal governo, di cui gli facevano soltanto appurare i formulari ed i regolamenti intramezzati dalle massime di puro dispotismo, e sottoposto alla matrigna Maria Teresa d'Austria<ref>Maria Teresa d'Asburgo-Teschen (1816 – 1867), arciduchessa austriaca, seconda moglie di Ferdinando II di Borbone.</ref>, che voleva farne un imbecille per sostituirgli sul trono Luigi conte di Trani, figlio di lei primogenito; questo principe infelice prendeva le redini dello Stato in un momento, in cui l'idea dell'unità nazionale si faceva gigante, e si presentava agli oppressi popoli del mezzogiorno, come unico mezzo per redimerli da un governo divenuto insopportabile ad un popolo civile. (vol. II, cap. VIII, p. 175)
==''Storie e leggende''==
*Il padre di [[Nerone]] chiamossi [[Gneo Domizio Enobarbo (console 32)|Cneo Domizio Enobarbo]], uomo bruttato d'infami delitti, e degno compagno di [[Agrippina minore|Agrippina]], come confessava egli stesso, quando agli amici, congratulantisi per la nascita di un figliuolo, rispose che "da Agrippina e da lui non poteva nascer cosa che non fosse detestabile e dannosa al genere umano". E questo figliuolo, chiamato Domizio da prima, fu più tardi Nerone. (Un imperatore artista, II, p. 5)
*[[Lollia Paolina]], dalla madre di Nerone {{NDR|Agrippina minore}} temuta come rivale, fu esiliata, e poco tempo dopo uccisa. Costei possedeva circa otto milioni in pietre preziose: era anche bella, e lo spirito superstizioso dei Romani considerava come un presagio di suprema felicità un doppio dente canino, che non deturpava affatto la sua bocca. E allorché il centurione le presentò la testa della sua rivale, Agrippina volle passare il dito tra le labbra già decomposte e toccare i due denti che l'avevano tanto impensierita. (Un imperatore artista, III, p. 7)
*Nerone era un giovinetto intelligente, e quasi timido: dinanzi a sua madre tremava come una foglia; la sua giovine età, la sua inesperienza, l'ebbrezza degli onori supremi a lui tributati, non gli permisero di sottrarsi all'impero della genitrice, verso la quale sentivasi avvinto dal timore e dalla riconoscenza. (Un imperatore artista, III, p. 8)
*Le argomentazioni favorevoli e contrarie alla esistenza della [[Papessa Giovanna]] hanno dato motivo a qualche scrittore di affermare che il papato di questa donna venne considerato tanto vergognoso per la Chiesa romana, che fu proibito di parlarne a coloro, che ne furono testimonî; cosicché degli storici contemporanei all'avvenimento, alcuni ne tacquero per rispetto, altri per timore.<br>Questa affermazione non regge affatto alla critica, come adesso dimostreremo. Ammesso che il fatto sia realmente successo, io non trovo ragione alcuna di averlo taciuto, perché la Chiesa Cattolica Romana non può riceverne né danno né disdoro. Non vi sono stati forse dei Papi, che hanno tenuta una condotta tutt'altro che lodevole, senza che la suprema autorità della Chiesa vi abbia scapitato nella sua essenza divina? Gli storici, anche i più ossequenti alla ortodossia romana, non hanno negato né attenuato i difetti, gli errori e anche i delitti commessi dai pontefici; e i nomi di Giovanni XII, di Urbano VI, di Alessandro VI, ecc. sono stati tramandati alla posterità nella loro vera luce, senza scuse e senza attenuanti. (La Papessa Giovanna, XV, p. 92)
*Sembra davvero impossibile come una storiella, oggi riconosciuta universalmente per falsa, abbia, per alcuni secoli, tenuta desta l'immaginazione popolare; e come poeti, storici, critici e romanzieri (non esclusi i pittori e gli scultori) si {{sic|sieno}} occupati di essa. Ma ciò non deve affatto meravigliarci. Basta che una sola persona sparga una notizia, sia pur essa inverosimile, la quale alletti l'immaginazione del pubblico con qualcosa di strano e di meraviglioso, perché tutti se ne impadroniscano, la propalino colle relative aggiunte e la diano a credere come vera. Cosi è accaduto della Papessa Giovanna. (La Papessa Giovanna, XXII, p. 109)
*Un orribile fatto avveniva in Ferrara nel 1508. La mattina del 6 di giugno, [[Ercole Strozzi]], il più amabile cavalier di Ferrara, l'amico dell'Ariosto e del Bembo, fu trovato morto, avvolto nel suo mantello, sulla via presso la chiesa di S. Francesco: aveva segate le canne della gola, e ventidue ferite per tutto il corpo: ciocche di capelli, ch'ei portava lunghi e ondeggianti, strappate dal cranio, erano sparse intorno per terra. Né sì seppe mai, dice un cronografo ferrarese, chi avesse commesso quest'omicidio; il podestà, notò il [[Paolo Giovio|Giovio]]<ref>''Elogia virorum liter. ill.'' Basileae, 1577. {{NDR|N.d.A}}</ref>, non ne istruì il processo: e il duca Alfonso<ref>Alfonso I d'Este (1476 – 1534), terzo duca di Ferrara, Modena e Reggio e terzo marito di Lucrezia Borgia.</ref>, che era, ed amava apparire, mantenitor severissimo delle leggi, lasciò questa volta che la giustizia tacesse. (Lucrezia Borgia, VII, p. 149)
*{{NDR|[[Filippo II di Spagna]]}} [...] vecchio tiranno cupo e severo, talmenteché il carattere stesso degli Spagnuoli fu alterato dal suo regno lugubre; anzi per lungo tempo la nazione portò l'impronta del proprio signore. (Filippo II e Don Carlos, I, p. 169)
*L'imperturbabilità di Filippo {{NDR|II}} nelle azioni più vergognose e più inique confonde talmente le idee, che non possiamo non chiedere a noi stessi se un uomo, capace di commettere simili nefandezze, meriti di essere perseguitato come una bestia feroce col ferro e col fuoco, oppure chiuso in una cella da matti. Certamente la sua coscienza non era eguale a quella degli altri uomini. (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 188)
*La tranquillità dell'animo suo può paragonarsi soltanto a quella del carnefice, che versa il sangue umano e non ha punti rimorsi, sapendo di essere lo strumento della legge. Filippo {{NDR|II}} era – almeno egli lo credeva – {{sic|l'istrumento}} della Divina Provvidenza; e le sue passioni, anche le più odiose, gli sembravano una voce venuta dall'alto. (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 188)
*Gli ambasciatori veneti, i quali, come ognun sa, avevano incarico dal proprio governo di studiare il carattere dei principi e di riferirne al Gran Consiglio, scrivevano ai reggitori della Repubblica che "l'Infante {{NDR|[[Don Carlos (principe)|Don Carlos]]}}<ref>Don Carlos era il figlio primogenito del re Filippo II di Spagna.</ref> annunziava una crudeltà precoce"; e fra le altre prove, che ne davano, c'era questa: "''uno de' suoi maggiori divertimenti è quello di fare arrostire delle piccole lepri vive''". (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 189)
*Tutti gli scrittori del tempo, gli oratori veneti, le persone che bazzicavano, a corte, sono unanimi nel dire che {{NDR|Don Carlos}} era bruttissimo. L'ambasciatore austriaco, barone di Dietrichstein, il quale gli voleva molto bene, ce lo descrive "con una gobba in mezzo al dorso, una spalla più alta dell'altra, il petto incavato, la gamba destra {{sic|insensibilmente}} più corta della sinistra, la bocca sempre aperta, la lingua balbuziente, la voce debole e acuta, la faccia giallognola, gli occhi senza espressione". (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 191)
*{{NDR|Don Carlos}} [...] l'ambasciatore francese Fourquevaulx, che lo conosceva ben da vicino, lo chiamava: ''contraffatto nella persona e nei costumi''; e dire che questo aborto di natura era un mangiatore prodigioso! Egli divorava un cappone intero, e poi s'ingoiava parecchie libbre di frutta. Odiava il vino; ma era capace di bere, durante il giorno, una quantità enorme di acqua diacciata<ref>Toscanismo per "ghiacciata".</ref>. (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 192)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/bub_gb_2z4dNZFO6Y8C/page/n3/mode/1up Della civiltà e della sua storia]'', Tipografia Vannucchi, Pisa, 1863.
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/ledonnedellariv00cappgoog/page/n7/mode/1up Le donne della rivoluzione]'', Tipografia di Raff. Giusti, Livorno, 1890<sup>2</sup>.
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/CappellettiLetteraturaSpagnuola/mode/1up Letteratura spagnuola. {{small|Aggiuntovi un cenno storico sulla letteratura portoghese}}]'', Ulrico Hoepli, Milano, 1882.
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/bub_gb_SDiu08XJqSYC/page/n4/mode/1up Storia di Vittorio Emanuele II e del suo Regno]'', vol. I, Voghera Enrico tipografo, Roma, 1892.
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/bub_gb_ItEWYAoQvmQC/page/n4/mode/1up Storia di Vittorio Emanuele II e del suo Regno]'', vol. II, Voghera Enrico tipografo, Roma, 1892.
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/storieeleggende00cappgoog/page/n9/mode/1up Storie e leggende]'', Fratelli Bocca, Torino, 1905.
==Altri progetti==
{{interprogetto|w=Каппеллетти, Ликурго|w_site=ru}}
{{DEFAULTSORT:Cappelletti, Licurgo}}
[[Categoria:Insegnanti italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
[[Categoria:Storici italiani]]
03lhgqhw9tuw82wrqe76pj9mco046z0
1420538
1420536
2026-07-15T14:05:43Z
Gaux
18878
/* Citazioni */ Maria Antonietta e la principessa di Lamballe
1420538
wikitext
text/x-wiki
'''Licurgo Cappelletti''' (1842 – 1921), insegnante, storico e scrittore italiano.
==''Della civiltà e della sua storia''==
===[[Incipit]]===
L'[[uomo]] è un essere morale, vale a dire un essere intelligente e libero. Egli non può conservare la sua esistenza che in riconoscere gli esseri coi quali è in rapporto, e in osservare questi rapporti medesimi. La conoscenza degli esseri forma la sua scienza: l'osservazione dei rapporti costituisce la sua giustizia. La sapienza è all'uomo necessaria per procedere moralmente, quanto il lume per dirigere sicuramente i suoi passi; e perché egli è libero, la vera regola delle azioni gli è necessaria per non fare una falsa elezione. <!-- (cap. I, p. 7) -->
===Citazioni===
*Il [[Cristianesimo]] procede dall'antichità tutta intiera, ma più specialmente dal Mosaismo. Nel pensiero di [[Gesù|Gesù Cristo]] la sua dottrina non è una innovazione, è lo sviluppo di una dottrina anteriore: egli non venne ad abolire la legge e i profeti, ma a darle compimento. Il Mosaismo era degno di dar nascita al Cristo. (cap. VI, p. 16)
*[...] tutti sanno che la predicazione del Vangelo si riassume nella [[carità]]. Il mondo antico non aveva conoscenza alcuna della carità, la forza sola era quella che dominava fra i pagani. (cap. VII, p. 18)
*La [[Divina Commedia|{{sic|divina}} Commedia]] è con ragione chiamata la Bibbia nazionale, è il vero poema cosmopolitico insieme ed italiano. (cap. XIII, p. 31)
*L'uomo è insaziabile; non potendo misurare l'eternità, egli misura i secoli. (cap. XIV, p. 32)
*La [[Riforma protestante|riforma {{NDR|protestante}}]], in generale, è una rivoluzione religiosa insieme e politica: ella però non intese di fare alcun cangiamento alla religione Cristiana: ella accetta la rivelazione e i dogmi formulati dai {{sic|concilii}} dei primi secoli. La decadenza del Cristianesimo e la corruzione del Papato provocarono la riforma. (cap. XIV, p. 33)
*L'[[individualismo]] entrò in seguito nella religione, e {{sic|surse}} Calvino. Entrato ancora nella politica vennero fuori i pubblicisti protestanti. L'individualismo nella filosofia tenne fra i suoi seguaci Montaigne; e in ultimo arrivò a combattere contro l'autorità. Tutte queste cose altro non furono che cause indirette della famosa rivoluzione francese del 1789. (cap. XV, p. 34)
==''Le donne della rivoluzione''==
===[[Incipit]]===
*Uno scrittore contemporaneo ha detto che "il regno di [[Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena|Maria Antonietta]] riassume tutti i contrasti della vita umana<ref>F. De Vyré, ''Marie-Antoinette, sa vie, sa mort''. Paris, Plon, 1889; pag. 1. {{NDR|N.d.A.}}</ref>." Infatti, quest'infelice principessa provò tutto ciò che un'umana creatura può provare: l'amore de' parenti, l'affetto del marito, la tenerezza de' figli, il rispetto de' sudditi, l'adulazione dei cortigiani, l'odio delle fazioni, i sarcasmi e la maldicenza dei nobili, la diffidenza della Corte, le ingiurie della plebe, le umiliazioni della monarchia atterrata, vilipesa, insultata; quindi, bevendo il calice sino alla feccia, soffrì la prigionia più atroce; vide il suo sposo e sovrano immolato sopra un patibolo; strappati dal seno i propri figli; e finalmente, trascinata dinanzi a un tribunale di sangue, e fatta segno alle più infami e calunniose accuse, fu condannata a morte ed uccisa. <!--(pp. 1-2)-->
===Citazioni===
*Il conte [[Jean-Baptiste du Barry|Giovanni du Barry]] era soprannominato ''Jean le roué''; egli cercava di guadagnare anche sulle sue amanti (ne aveva una collezione completa: alte, basse, nere, bionde, castagne, ecc.); ma, nel secolo passato ciò non era una vergogna; certi scrupoli non esistevano; ognuno faceva il comodo suo; tant'è vero che la Polizia se ne ingeriva pochissimo, perché l'immoralità non aveva nulla a che fare colla politica. Un uomo immorale era chiamato un uomo di spirito; ed un uomo onesto, che avesse gridato contro tale immoralità, sarebbe stato arrestato senza tanti complimenti, e poi chiuso nella Bastiglia. (p. 48)
*La giovinetta [[Marie-Jeanne Roland de la Platière|Phlipon]] veniva da tutti chiamata in casa col nomignolo di ''Manon'': essa aveva un carattere dolce, un'anima forte, un'intelligenza solida, un cuore affettuoso. Fin dalla prima età, si sviluppò in lei spontaneamente una brama ardente d'imparare; e fu un suo zio prete, fratello di sua madre, che le cominciò ad insegnare il latino. Essa studiava con passione; la mattina all'alba si alzava e (lo racconta ella medesima] andava adagio adagio con un piccolo vestitino, e a piedi nudi, in un angolo della camera, nella quale era il suo lavoro, e copiava e ripeteva le sue lezioni con ardore tanto maggiore, quanto i suoi successi divenivano rapidi. (pp. 70-71)
*Il 14 luglio 1789, giorno memorando nella storia di Francia, [[Théroigne de Méricourt|Théroigne]] si trovò mescolata ai vincitori della [[Presa della Bastiglia|Bastiglia]]. Da quel momento in poi, essa non fu conosciuta dal popolo, che sotto il nome della ''bella straniera'' o della ''bella Liegese''.<br>Nelle famose giornate del 5 e 6 ottobre, essa guidò le donne parigine a [[Versailles]]; e, cavalcando a lato del feroce Jourdan, detto taglia-teste, ricondusse il Re {{NDR|[[Luigi XVI di Francia|Luigi XVI]]}} a Parigi. A' suoi fianchi camminavano alcuni uomini dalla faccia patibolare, i quali portavano infilate sulle picche le teste delle guardie del corpo, trucidate negli appartamenti del Re e della Regina. (p. 108)
*Théroigne de Méricourt non era una bellezza, nel vero senso della parola; ma era attraente, voluttuosa, oltremodo simpatica. Era piuttosto piccola di statura, alquanto gracile, colla tinta color pera ruggine. I suoi lineamenti erano marcatissimi; aveva il naso un po' grosso, il labbro turgido, gli occhi grandi, nerissimi, pieni di fuoco e provocanti.<br>Se avesse vissuto in mezzo a persone di costumi onesti e di opinioni moderate, e, diciamolo anche, in una posizione più agiata, in lei i buoni istinti avrebbero, senza dubbio, prevalso, ed essa sarebbe divenuta una sposa onesta ed una buona madre di famiglia; e le sue opinioni politiche, anche ispirate a principi democratici, l'avrebbero resa più rispettata e famosa; come infatti furono mai sempre rispettate e famose quelle donne, che seppero accoppiare alle domestiche le civili virtù. (p. 120)
*{{NDR|[[Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano]]}} Buona, pietosa, modesta, melanconica, essa non poteva a meno di cattivarsi le simpatie di chiunque ravvicinasse ; e grande infatti fu l'affetto, col quale l'amò la regina [[Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena|Maria Antonietta]], affetto che ella contraccambiò con tutta la forza dell'anima sua.<br>Eppure queste due donne erano di carattere assai differente: Maria Antonietta era buona, ma era leggiera, capricciosetta, qualche volta imprudente (e furono infatti la leggerezza e l'imprudenza che la rovinarono); mentre la principessa di Lamballe era seria, costante, affezionata, e delle sue affezioni gelosa. (p. 124)
*[[Teresa Cabarrus|Teresa {{NDR|Cabarrus}}]] giunse a Parigi in tutto lo splendore della sua bellezza spagnuola: la sua apparizione fu come uno sprazzo di vivida luce nelle sale aristocratiche della superba metropoli. Ella aveva sedici anni; possedeva moltissimo spirito; parlava molto, e parlava bene, con quell'accento colorito che è una proprietà esclusiva delle donne meridionali: ella cantava con quella soave noncuranza di chi nasconde il proprio sapere. Alessandro Lameth<ref>Alexandre de Lameth (1760-1829), politico e generale francese.</ref> diceva: "La natura le ha detto: canta! ed ella ha cantato; le ha detto: balla! ed ella ha ballato". Infatti danzava come cantava, cioè con quella grazia innata, e con quella gaiezza di cuore delle creature predilette dal cielo. (p. 269)
==''Letteratura spagnuola''==
*Fra i più illustri scrittori di questo secolo {{NDR|XVI}} devesi annoverare don [[Diego Hurtado de Mendoza y Pacheco|Diego Hurtado de Mendoza]], il quale appartiene a quella categoria d'uomini insigni che sapevano maneggiare bene la spada come la penna, e di cui la Spagna ci ha dato tanti splendidi esempî. (cap. V, p. 30)
*Erudito e letterato, Mendoza è il primo storico spagnuolo che abbia saputo unire l'eloquenza alla politica; egli ha saputo altresì riprodurre naturalmente la maniera dei grandi storici dell'antichità. [...]. Lo scrittore che Mendoza ha scelto a modello, è lo storico latino Sallustio. Egli ne imita felicemente le sentenze, e qualche volta la concisione e l'oscurità. (cap. V, pp. 31-32)
*[[Fernando de Herrera|{{sic|Ferdinando}} de Herrera]], detto il ''divino'', fu uomo di focosa immaginazione, di alti pensamenti e di erudizione vastissima. [...]. Fu poeta d'ingegno vigoroso, pieno di ardore per aprire una nuova via e per affrontare le critiche: ma il nuovo stile, che egli volle introdurre nella poesia spagnuola, lo aveva già prima maturato nella sua mente: le sue espressioni non venivano dal cuore, e in mezzo alle sue più grandi bellezze si manifesta sempre l'artifizio. (cap. V, p. 34)
*Herrera, quantunque grande poeta, aprì la via alle stravaganze dei ''cultisti'', che esagerarono la sua maniera, senza possedere le sue profonde e svariate cognizioni, né l'elevatezza naturale del suo talento. Egli, come ben dice il Baret, merita di essere studiato dai giovani poeti, come Michelangelo dai disegnatori. (cap. V, p. 34)
*Le produzioni religiose di [[Lope de Vega]] sono le più estranee al nostro gusto ed alle nostre abitudini. Bisogna essere spagnuolo, ovvero entrare nello spirito, nelle credenze forti e sincere, nelle abitudini di questo paese per non essere urtato da quel miscuglio di sacro e di profano, da quelle allegorie bizzarre, da quell'apparecchio assai simile alla pompa delle opere in musica, che s'incontrano in quei drammi sacri. (cap. IX, pp. 62-63)
*Malgrado le sue tendenze teologiche, malgrado una certa affettazione, malgrado una certa oscurità nello stile, [[Pedro Calderón de la Barca|Calderon]] non è uno scrittore nojoso come credono taluni, ma invece è un autore sublime. (cap. X, p. 76)
*I lavori drammatici di [[Antonio de Solís|Solis]] sono abbastanza regolari, condotti con vivacità, e notevoli per intreccio. Egli varia, assai più che Calderon, i caratteri de' suoi personaggi, ma è ben {{sic|lunge}} dal possederne la la forza non che la ricchezza d'immaginazione. [...] Ma egli gode fama nella repubblica delle lettere più come storico che come commediografo. (cap. XI, p. 80)
*Il merito di [[Tirso de Molina|Molina]] consiste soprattutto nello stile, ov'egli spiega una straordinaria ricchezza di poesia, ed una profonda conoscenza della lingua castigliana, specialmente della lingua popolare. Ed ivi sta tutta la sua arte. (cap. XI, p. 82)
*Rivale felice di Molière, Tirso de Molina ha imprestato il tipo del suo don Giovanni a Goethe e a Byron, ed ha ispirato una delle più belle opere di Mozart; e questa non è al certo una piccola gloria per il suo nome. (cap. XI, p. 82)
*Uno degli autori comici che goderono maggior riputazione nel secolo XVII, fu don [[Francisco de Rojas Zorrilla|Francesco de Rojas {{sic|Zorilla}}]] [...] i suoi lavori drammatici gli hanno creato una fama durevole, e specialmente la bellissima commedia che ha per titolo: ''Garcia del Casteñar'', la quale anche ai giorni nostri gode di una straordinaria popolarità. Essa ci offre delle situazioni veramente energiche, condotte con naturalezza, e sviluppate con talento. Però Rojas non raggiunge sempre la medesima altezza in tutti i suoi lavori: negli uni, egli tocca il ridicolo per la bizzarria del soggetto come per l'affettazione dello stile; negli altri, al contrario, si manifesta gran pittore di caratteri ed eccellente scrittore. (cap. XI, pp. 84-85)
*Formatosi sugli antichi modelli, [[Francisco Manuel de Melo|Melo]] è un pensatore ed uno scrittore di prim'ordine: supera perfino Mendoza<ref>[[Diego Hurtado de Mendoza y Pacheco]].</ref> per l'insieme delle qualità che costituiscono il vero storico, cioè: l'elevatezza del carattere, l'equità dei giudizi, la bellezza energica dello stile. I discorsi introdotti nel racconto, secondo la maniera degli antichi, sono notevoli per la loro eloquenza. Lungamente dimenticata, l'opera di Melo non rivide la luce che al cominciamento del secolo attuale. (cap. XIII, p. 110-111)
*[[Fray Luis de Granada|Luigi di {{sic|Granata}}]], che il Baret stima degno di essere paragonato a Bousset<ref>Jacques Bénigne Bossuet (1627 – 1704).</ref> ed a Massillon<ref>Jean-Baptiste Massillon (1663 – 1742).</ref>, fu il primo scrittore religioso ed il miglior predicatore dei tempi suoi. [...]. Il suo stile è un modello di eleganza, d'energia e di grandezza; ed essendo egli profondamente versato negli studi classici dell'antichità, il suo periodare somiglia molto a quello di Cicerone; tanto è vero che gli Spagnuoli lo riguardano come il primo prosatore del loro gran secolo. (cap. XIV, pp. 116-117)
*[[Modesto Lafuente]] è quegli a cui spetta incontestabilmente il primo posto in questo ramo {{NDR|la storia}} della letteratura spagnuola contemporanea. Egli è autore d'una ''Storia generale di Spagna'' in ventotto volumi. È questa un'opera grande, intorno a cui Lafuente ha lavorato per ventidue anni consecutivi, senza che abbia mai palesato la benché menoma fatica, la più lieve esitazione. (cap. XVIII, p. 164)
*{{sic|Patriotta}} sincero, Lafuente non è per nulla accecato dall'amor proprio nazionale: egli conosce il lato debole del suo paese, e gli dice la verità con una franchezza ed un coraggio altamente ammirabili. (cap. XVIII, p. 164)
*[[Emilio Castelar]] non appartiene menomamente a questa categoria di repubblicani {{NDR|che abbiamo qui in Italia}}; egli, quantunque invochi di sovente le conclusioni della scienza e le esigenze della ragione umana, non trascura mai l'ideale, l'infinito, il sentimento. I suoi principi democratici nulla contengono di antireligioso, di materialista. (cap. XIX, p. 172)
*Castelar ha scritto molto, e intorno a soggetti svariati. Quantunque egli abbia l'anima ardente d'un poeta, non ha mai scritto un verso, e possiede una mediocre facoltà inventiva. (cap. XIX, p. 173)
*[...] in tutte le opere dei filosofi spagnuoli si manifesta una generale tendenza verso lo spiritualismo. Il sensualismo di Locke e di {{sic|Condilac}}, lo scetticismo di Hume, il positivismo d'Augusto Comte, non sono in Ispagna seriamente discussi; o, per dire il vero, non sono compresi<ref>Infatti le fredde teorie dei filosofi della Germania e dell'Inghilterra non possono allignare presso una nazione attiva, entusiasta, che sente vivamente, e solo verso il cielo rivolge tutte le sue aspirazioni ideali. {{NDR|N.d.A.}}</reF>. (cap. XIX, p. 174)
*Don [[Jaime Balmes|Giacomo Balmes]] [...] fu sacerdote di gran talento, e quantunque abbia vissuto soli 38 anni, pure esercitò una grande influenza {{sic|su'}} suoi contemporanei. Egli impiegò tutte le facoltà di una natura ardente, vigorosa, appassionata, severa, a difendere la sua fede contro i colpi terribili, che continuamente le scagliavano gli {{sic|avversarî}} del cristianesimo. (cap. XIX, p. 175)
*Fondatore della lingua classica {{NDR|portoghese}}, insieme a Miranda<ref>Francisco de Sá de Miranda (1481 – 1558), poeta e drammaturgo portoghese.</ref>, e suo emulo nell'agone poetico, fu [[António Ferreira|Antonio Ferreira]] [...]. I suoi {{sic|compatriotti}} lo hanno chiamato l'''Orazio portoghese''. Ed infatti egli aveva preso a modello il grande poeta venosino<ref>[[Quinto Orazio Flacco|Orazio]] nacque a Venosa, comune dell'attuale provincia di Potenza.</ref>. Adottò esclusivamente i metri italiani, e non compose giammai né ''redondilhas'', né versi d'altra specie nell'antico stile nazionale. (''La letteratura portoghese'', cap. III, pp. 183-184)
*Ferreira, oltre le sue opere drammatiche, ci ha lasciato una quantità di epistole, di odi, di sonetti, di elegie, nelle quali, per vero dire, l'immaginazione lascia qualche cosa a desiderare. Questo illustre scrittore ha però dato prova di un alto talento drammatico nella sua ''Ines de Castro'', soggetto tentato da molti scrittori d'ogni paese. (''La letteratura portoghese'', cap. III, p. 184)
*Nella tragedia di Ferreira si ammirano soprattutto i Cori, il cui lirismo elevato ricorda sovente le poetiche ispirazioni del dramma antico. Lo spirito cavalleresco aggiunge a questa tragedia l'elevatezza del sentimento moderno, e quantunque vi difetti l'azione, pure in alcune scene non si {{sic|può a meno}} di provare una profonda emozione. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. III, p. 184)
*La letteratura portoghese, che non è certo ricca di uomini insigni, come lo sono quelle delle principali nazioni d'Europa, ha però un poeta che essa può {{sic|altieramente}} contrapporre ai poeti i più grandi, i più gloriosi degli altri paesi. Questi è [[Luís de Camões|{{sic|Luigi de Camoens}}]] [...]. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. IV, p. 186)
*[[Manuel de Faria e Sousa|Manuel de Faria e {{sic|Souza}}]] (1590–1649) fu un poeta il quale, a' suoi tempi, si creò una grande reputazione, che però la posterità non gli ha conservata. Scrisse parecchie ''Egloghe'' erotiche, rustiche, critiche, marittime, funebri, venatorie, monastiche, fantastiche, ecc. È un vero assedio che confina col ridicolo. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. VI, p. 196)
*{{sic|Souza}} ha scritto in lingua castigliana la ''Europa portoghese'', la quale non è che una storia generale del Portogallo, che comincia dalle origini de mondo. In questo lavoro l'autore si occupa più dello stile e della pompa della narrazione che dell'esattezza storica: il gongorismo<ref>Estetica letteraria del barocco spagnolo (dal poeta [[Luis de Góngora]]).</ref> prevale in ogni pagina del libro, e nuoce singolarmente alle qualità che debbono primeggiare in uno storico. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. VI, p. 196)
==''Storia di Vittorio Emanuele II e del suo Regno''==
===[[Incipit]]===
La battaglia di Novara e l'abdicazione del re Carlo Alberto avevano reso assai tristi le condizioni de Piemonte. La sera stessa del fatale 23 marzo, il re abdicatario, accompagnato da due sole persone di servizio, s'incamminò alla volta del suo lontano e solitario esilio. Il duca di Savoia, suo figlio primogenito, saliva al trono, assumendo il nome di Vittorio Emanuele II. <!--(vol. I, cap. I, p. 1)-->
===Citazioni===
*Era il [[Giuseppe Siccardi|Siccardi]] {{sic|maleviso}} ai clericali ed ai reazionari, perché lo si sapeva tenero delle libertà statutarie ed avverso alle pretese della curia romana. [[Massimo d'Azeglio|Massimo {{sic|D'Azeglio}}]], il quale voleva frenare il partito clericale, credé bene di affidare al Siccardi il ministero della giustizia e dei culti, sapendolo uomo energico e risoluto, e, meglio d'ogni altro, atto a combattere e a vincere, nelle riforme legislative, la lotta con Roma. (vol. I, cap. IV, pp. 92-93)
*La nomina di [[Luigi Cibrario|Cibrario]] {{NDR|al ministero delle Finanze nel governo di Massimo d'Azeglio}} fu soggetto di severi commenti: tutti si meravigliavano, e giustamente, che a un dicastero così importante fosse proposto un uomo, perito nelle storiche e nelle letterarie discipline, ma di cose amministrative e finanziarie totalmente digiuno. (vol. I, cap. VII, p. 170)
*Il marchese [[Cosimo Ridolfi]], già aio degli arciduchi Ferdinando e Carlo<ref>Ferdinando IV d'Asburgo-Lorena (1835 – 1908) ultimo Granduca di Toscana e il fratello Carlo Salvatore d'Asburgo-Lorena (1839 – 1892).</ref>, per antica dimestichezza affezionato alla dinastia, scrisse una lettera al granduca {{NDR|[[Leopoldo II di Toscana]]}}, nella quale gli mostrò come fosse giunto il momento di decidersi, abbracciando una politica nazionale e abbandonando quella reazionaria e anti-italiana, fino allora seguita. La lettera terminava col consigliare il sovrano ad abdicare in favore dell'arciduca Ferdinando, principe ereditario. Lo scritto del marchese Ridolfi pervenne a Leopoldo II alle 9 ant. del giorno 27 aprile; pochi minuti dopo, al latore della medesima fu data la seguente laconica risposta: «Sua Altezza ringrazia». (vol. II, cap. II, p. 31)
*L'incontro fra i due sovrani {{NDR|Napoleone III di Francia e Francesco Giuseppe I d'Austria}}, scortati ciascuno da un brillante e numeroso seguito, avvenne a circa due chilometri da [[Armistizio di Villafranca|Villafranca]]. Si strinsero la mano, come fossero stati due vecchi amici; e dopo essersi presentati reciprocamente il proprio seguito, presero la via che conduceva al villaggio. Ivi giunti, si fermarono dinanzi ad una casa di modesta apparenza; e saliti al primo piano, entrarono in un salotto, dove stettero chiusi per circa un'ora e mezzo. Nessuna traccia scritta, nessun processo verbale rimase degli accordi stati combinati fra loro. Soltanto si seppe che essi, separandosi con grandi dimostrazioni di scambievole cortesia, avevan preso l'impegno di riassumere entro brevissimo tempo, in una convenzione scritta, i patti verbalmente fra loro stabiliti. (vol. II, cap. IV, p. 82)
*{{NDR|[[Francesco II delle Due Sicilie]]}} [...] giovine d'indole buona, ma guasto dalla educazione ricevuta. Tenuto sempre lontano dal governo, di cui gli facevano soltanto appurare i formulari ed i regolamenti intramezzati dalle massime di puro dispotismo, e sottoposto alla matrigna Maria Teresa d'Austria<ref>Maria Teresa d'Asburgo-Teschen (1816 – 1867), arciduchessa austriaca, seconda moglie di Ferdinando II di Borbone.</ref>, che voleva farne un imbecille per sostituirgli sul trono Luigi conte di Trani, figlio di lei primogenito; questo principe infelice prendeva le redini dello Stato in un momento, in cui l'idea dell'unità nazionale si faceva gigante, e si presentava agli oppressi popoli del mezzogiorno, come unico mezzo per redimerli da un governo divenuto insopportabile ad un popolo civile. (vol. II, cap. VIII, p. 175)
==''Storie e leggende''==
*Il padre di [[Nerone]] chiamossi [[Gneo Domizio Enobarbo (console 32)|Cneo Domizio Enobarbo]], uomo bruttato d'infami delitti, e degno compagno di [[Agrippina minore|Agrippina]], come confessava egli stesso, quando agli amici, congratulantisi per la nascita di un figliuolo, rispose che "da Agrippina e da lui non poteva nascer cosa che non fosse detestabile e dannosa al genere umano". E questo figliuolo, chiamato Domizio da prima, fu più tardi Nerone. (Un imperatore artista, II, p. 5)
*[[Lollia Paolina]], dalla madre di Nerone {{NDR|Agrippina minore}} temuta come rivale, fu esiliata, e poco tempo dopo uccisa. Costei possedeva circa otto milioni in pietre preziose: era anche bella, e lo spirito superstizioso dei Romani considerava come un presagio di suprema felicità un doppio dente canino, che non deturpava affatto la sua bocca. E allorché il centurione le presentò la testa della sua rivale, Agrippina volle passare il dito tra le labbra già decomposte e toccare i due denti che l'avevano tanto impensierita. (Un imperatore artista, III, p. 7)
*Nerone era un giovinetto intelligente, e quasi timido: dinanzi a sua madre tremava come una foglia; la sua giovine età, la sua inesperienza, l'ebbrezza degli onori supremi a lui tributati, non gli permisero di sottrarsi all'impero della genitrice, verso la quale sentivasi avvinto dal timore e dalla riconoscenza. (Un imperatore artista, III, p. 8)
*Le argomentazioni favorevoli e contrarie alla esistenza della [[Papessa Giovanna]] hanno dato motivo a qualche scrittore di affermare che il papato di questa donna venne considerato tanto vergognoso per la Chiesa romana, che fu proibito di parlarne a coloro, che ne furono testimonî; cosicché degli storici contemporanei all'avvenimento, alcuni ne tacquero per rispetto, altri per timore.<br>Questa affermazione non regge affatto alla critica, come adesso dimostreremo. Ammesso che il fatto sia realmente successo, io non trovo ragione alcuna di averlo taciuto, perché la Chiesa Cattolica Romana non può riceverne né danno né disdoro. Non vi sono stati forse dei Papi, che hanno tenuta una condotta tutt'altro che lodevole, senza che la suprema autorità della Chiesa vi abbia scapitato nella sua essenza divina? Gli storici, anche i più ossequenti alla ortodossia romana, non hanno negato né attenuato i difetti, gli errori e anche i delitti commessi dai pontefici; e i nomi di Giovanni XII, di Urbano VI, di Alessandro VI, ecc. sono stati tramandati alla posterità nella loro vera luce, senza scuse e senza attenuanti. (La Papessa Giovanna, XV, p. 92)
*Sembra davvero impossibile come una storiella, oggi riconosciuta universalmente per falsa, abbia, per alcuni secoli, tenuta desta l'immaginazione popolare; e come poeti, storici, critici e romanzieri (non esclusi i pittori e gli scultori) si {{sic|sieno}} occupati di essa. Ma ciò non deve affatto meravigliarci. Basta che una sola persona sparga una notizia, sia pur essa inverosimile, la quale alletti l'immaginazione del pubblico con qualcosa di strano e di meraviglioso, perché tutti se ne impadroniscano, la propalino colle relative aggiunte e la diano a credere come vera. Cosi è accaduto della Papessa Giovanna. (La Papessa Giovanna, XXII, p. 109)
*Un orribile fatto avveniva in Ferrara nel 1508. La mattina del 6 di giugno, [[Ercole Strozzi]], il più amabile cavalier di Ferrara, l'amico dell'Ariosto e del Bembo, fu trovato morto, avvolto nel suo mantello, sulla via presso la chiesa di S. Francesco: aveva segate le canne della gola, e ventidue ferite per tutto il corpo: ciocche di capelli, ch'ei portava lunghi e ondeggianti, strappate dal cranio, erano sparse intorno per terra. Né sì seppe mai, dice un cronografo ferrarese, chi avesse commesso quest'omicidio; il podestà, notò il [[Paolo Giovio|Giovio]]<ref>''Elogia virorum liter. ill.'' Basileae, 1577. {{NDR|N.d.A}}</ref>, non ne istruì il processo: e il duca Alfonso<ref>Alfonso I d'Este (1476 – 1534), terzo duca di Ferrara, Modena e Reggio e terzo marito di Lucrezia Borgia.</ref>, che era, ed amava apparire, mantenitor severissimo delle leggi, lasciò questa volta che la giustizia tacesse. (Lucrezia Borgia, VII, p. 149)
*{{NDR|[[Filippo II di Spagna]]}} [...] vecchio tiranno cupo e severo, talmenteché il carattere stesso degli Spagnuoli fu alterato dal suo regno lugubre; anzi per lungo tempo la nazione portò l'impronta del proprio signore. (Filippo II e Don Carlos, I, p. 169)
*L'imperturbabilità di Filippo {{NDR|II}} nelle azioni più vergognose e più inique confonde talmente le idee, che non possiamo non chiedere a noi stessi se un uomo, capace di commettere simili nefandezze, meriti di essere perseguitato come una bestia feroce col ferro e col fuoco, oppure chiuso in una cella da matti. Certamente la sua coscienza non era eguale a quella degli altri uomini. (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 188)
*La tranquillità dell'animo suo può paragonarsi soltanto a quella del carnefice, che versa il sangue umano e non ha punti rimorsi, sapendo di essere lo strumento della legge. Filippo {{NDR|II}} era – almeno egli lo credeva – {{sic|l'istrumento}} della Divina Provvidenza; e le sue passioni, anche le più odiose, gli sembravano una voce venuta dall'alto. (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 188)
*Gli ambasciatori veneti, i quali, come ognun sa, avevano incarico dal proprio governo di studiare il carattere dei principi e di riferirne al Gran Consiglio, scrivevano ai reggitori della Repubblica che "l'Infante {{NDR|[[Don Carlos (principe)|Don Carlos]]}}<ref>Don Carlos era il figlio primogenito del re Filippo II di Spagna.</ref> annunziava una crudeltà precoce"; e fra le altre prove, che ne davano, c'era questa: "''uno de' suoi maggiori divertimenti è quello di fare arrostire delle piccole lepri vive''". (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 189)
*Tutti gli scrittori del tempo, gli oratori veneti, le persone che bazzicavano, a corte, sono unanimi nel dire che {{NDR|Don Carlos}} era bruttissimo. L'ambasciatore austriaco, barone di Dietrichstein, il quale gli voleva molto bene, ce lo descrive "con una gobba in mezzo al dorso, una spalla più alta dell'altra, il petto incavato, la gamba destra {{sic|insensibilmente}} più corta della sinistra, la bocca sempre aperta, la lingua balbuziente, la voce debole e acuta, la faccia giallognola, gli occhi senza espressione". (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 191)
*{{NDR|Don Carlos}} [...] l'ambasciatore francese Fourquevaulx, che lo conosceva ben da vicino, lo chiamava: ''contraffatto nella persona e nei costumi''; e dire che questo aborto di natura era un mangiatore prodigioso! Egli divorava un cappone intero, e poi s'ingoiava parecchie libbre di frutta. Odiava il vino; ma era capace di bere, durante il giorno, una quantità enorme di acqua diacciata<ref>Toscanismo per "ghiacciata".</ref>. (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 192)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/bub_gb_2z4dNZFO6Y8C/page/n3/mode/1up Della civiltà e della sua storia]'', Tipografia Vannucchi, Pisa, 1863.
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/ledonnedellariv00cappgoog/page/n7/mode/1up Le donne della rivoluzione]'', Tipografia di Raff. Giusti, Livorno, 1890<sup>2</sup>.
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/CappellettiLetteraturaSpagnuola/mode/1up Letteratura spagnuola. {{small|Aggiuntovi un cenno storico sulla letteratura portoghese}}]'', Ulrico Hoepli, Milano, 1882.
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/bub_gb_SDiu08XJqSYC/page/n4/mode/1up Storia di Vittorio Emanuele II e del suo Regno]'', vol. I, Voghera Enrico tipografo, Roma, 1892.
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/bub_gb_ItEWYAoQvmQC/page/n4/mode/1up Storia di Vittorio Emanuele II e del suo Regno]'', vol. II, Voghera Enrico tipografo, Roma, 1892.
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/storieeleggende00cappgoog/page/n9/mode/1up Storie e leggende]'', Fratelli Bocca, Torino, 1905.
==Altri progetti==
{{interprogetto|w=Каппеллетти, Ликурго|w_site=ru}}
{{DEFAULTSORT:Cappelletti, Licurgo}}
[[Categoria:Insegnanti italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
[[Categoria:Storici italiani]]
1g3sww1mxtxvuci9twwnkzvurr39al5
1420539
1420538
2026-07-15T14:15:32Z
Gaux
18878
/* Citazioni */ typo
1420539
wikitext
text/x-wiki
'''Licurgo Cappelletti''' (1842 – 1921), insegnante, storico e scrittore italiano.
==''Della civiltà e della sua storia''==
===[[Incipit]]===
L'[[uomo]] è un essere morale, vale a dire un essere intelligente e libero. Egli non può conservare la sua esistenza che in riconoscere gli esseri coi quali è in rapporto, e in osservare questi rapporti medesimi. La conoscenza degli esseri forma la sua scienza: l'osservazione dei rapporti costituisce la sua giustizia. La sapienza è all'uomo necessaria per procedere moralmente, quanto il lume per dirigere sicuramente i suoi passi; e perché egli è libero, la vera regola delle azioni gli è necessaria per non fare una falsa elezione. <!-- (cap. I, p. 7) -->
===Citazioni===
*Il [[Cristianesimo]] procede dall'antichità tutta intiera, ma più specialmente dal Mosaismo. Nel pensiero di [[Gesù|Gesù Cristo]] la sua dottrina non è una innovazione, è lo sviluppo di una dottrina anteriore: egli non venne ad abolire la legge e i profeti, ma a darle compimento. Il Mosaismo era degno di dar nascita al Cristo. (cap. VI, p. 16)
*[...] tutti sanno che la predicazione del Vangelo si riassume nella [[carità]]. Il mondo antico non aveva conoscenza alcuna della carità, la forza sola era quella che dominava fra i pagani. (cap. VII, p. 18)
*La [[Divina Commedia|{{sic|divina}} Commedia]] è con ragione chiamata la Bibbia nazionale, è il vero poema cosmopolitico insieme ed italiano. (cap. XIII, p. 31)
*L'uomo è insaziabile; non potendo misurare l'eternità, egli misura i secoli. (cap. XIV, p. 32)
*La [[Riforma protestante|riforma {{NDR|protestante}}]], in generale, è una rivoluzione religiosa insieme e politica: ella però non intese di fare alcun cangiamento alla religione Cristiana: ella accetta la rivelazione e i dogmi formulati dai {{sic|concilii}} dei primi secoli. La decadenza del Cristianesimo e la corruzione del Papato provocarono la riforma. (cap. XIV, p. 33)
*L'[[individualismo]] entrò in seguito nella religione, e {{sic|surse}} Calvino. Entrato ancora nella politica vennero fuori i pubblicisti protestanti. L'individualismo nella filosofia tenne fra i suoi seguaci Montaigne; e in ultimo arrivò a combattere contro l'autorità. Tutte queste cose altro non furono che cause indirette della famosa rivoluzione francese del 1789. (cap. XV, p. 34)
==''Le donne della rivoluzione''==
===[[Incipit]]===
*Uno scrittore contemporaneo ha detto che "il regno di [[Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena|Maria Antonietta]] riassume tutti i contrasti della vita umana<ref>F. De Vyré, ''Marie-Antoinette, sa vie, sa mort''. Paris, Plon, 1889; pag. 1. {{NDR|N.d.A.}}</ref>." Infatti, quest'infelice principessa provò tutto ciò che un'umana creatura può provare: l'amore de' parenti, l'affetto del marito, la tenerezza de' figli, il rispetto de' sudditi, l'adulazione dei cortigiani, l'odio delle fazioni, i sarcasmi e la maldicenza dei nobili, la diffidenza della Corte, le ingiurie della plebe, le umiliazioni della monarchia atterrata, vilipesa, insultata; quindi, bevendo il calice sino alla feccia, soffrì la prigionia più atroce; vide il suo sposo e sovrano immolato sopra un patibolo; strappati dal seno i propri figli; e finalmente, trascinata dinanzi a un tribunale di sangue, e fatta segno alle più infami e calunniose accuse, fu condannata a morte ed uccisa. <!--(pp. 1-2)-->
===Citazioni===
*Il conte [[Jean-Baptiste du Barry|Giovanni du Barry]] era soprannominato ''Jean le roué''; egli cercava di guadagnare anche sulle sue amanti (ne aveva una collezione completa: alte, basse, nere, bionde, castagne, ecc.); ma, nel secolo passato ciò non era una vergogna; certi scrupoli non esistevano; ognuno faceva il comodo suo; tant'è vero che la Polizia se ne ingeriva pochissimo, perché l'immoralità non aveva nulla a che fare colla politica. Un uomo immorale era chiamato un uomo di spirito; ed un uomo onesto, che avesse gridato contro tale immoralità, sarebbe stato arrestato senza tanti complimenti, e poi chiuso nella Bastiglia. (p. 48)
*La giovinetta [[Marie-Jeanne Roland de la Platière|Phlipon]] veniva da tutti chiamata in casa col nomignolo di ''Manon'': essa aveva un carattere dolce, un'anima forte, un'intelligenza solida, un cuore affettuoso. Fin dalla prima età, si sviluppò in lei spontaneamente una brama ardente d'imparare; e fu un suo zio prete, fratello di sua madre, che le cominciò ad insegnare il latino. Essa studiava con passione; la mattina all'alba si alzava e (lo racconta ella medesima] andava adagio adagio con un piccolo vestitino, e a piedi nudi, in un angolo della camera, nella quale era il suo lavoro, e copiava e ripeteva le sue lezioni con ardore tanto maggiore, quanto i suoi successi divenivano rapidi. (pp. 70-71)
*Il 14 luglio 1789, giorno memorando nella storia di Francia, [[Théroigne de Méricourt|Théroigne]] si trovò mescolata ai vincitori della [[Presa della Bastiglia|Bastiglia]]. Da quel momento in poi, essa non fu conosciuta dal popolo, che sotto il nome della ''bella straniera'' o della ''bella Liegese''.<br>Nelle famose giornate del 5 e 6 ottobre, essa guidò le donne parigine a [[Versailles]]; e, cavalcando a lato del feroce Jourdan, detto taglia-teste, ricondusse il Re {{NDR|[[Luigi XVI di Francia|Luigi XVI]]}} a Parigi. A' suoi fianchi camminavano alcuni uomini dalla faccia patibolare, i quali portavano infilate sulle picche le teste delle guardie del corpo, trucidate negli appartamenti del Re e della Regina. (p. 108)
*Théroigne de Méricourt non era una bellezza, nel vero senso della parola; ma era attraente, voluttuosa, oltremodo simpatica. Era piuttosto piccola di statura, alquanto gracile, colla tinta color pera ruggine. I suoi lineamenti erano marcatissimi; aveva il naso un po' grosso, il labbro turgido, gli occhi grandi, nerissimi, pieni di fuoco e provocanti.<br>Se avesse vissuto in mezzo a persone di costumi onesti e di opinioni moderate, e, diciamolo anche, in una posizione più agiata, in lei i buoni istinti avrebbero, senza dubbio, prevalso, ed essa sarebbe divenuta una sposa onesta ed una buona madre di famiglia; e le sue opinioni politiche, anche ispirate a principi democratici, l'avrebbero resa più rispettata e famosa; come infatti furono mai sempre rispettate e famose quelle donne, che seppero accoppiare alle domestiche le civili virtù. (p. 120)
*{{NDR|[[Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano]]}} Buona, pietosa, modesta, melanconica, essa non poteva a meno di cattivarsi le simpatie di chiunque ravvicinasse; e grande infatti fu l'affetto, col quale l'amò la regina [[Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena|Maria Antonietta]], affetto che ella contraccambiò con tutta la forza dell'anima sua.<br>Eppure queste due donne erano di carattere assai differente: Maria Antonietta era buona, ma era leggiera, capricciosetta, qualche volta imprudente (e furono infatti la leggerezza e l'imprudenza che la rovinarono); mentre la principessa di Lamballe era seria, costante, affezionata, e delle sue affezioni gelosa. (p. 124)
*[[Teresa Cabarrus|Teresa {{NDR|Cabarrus}}]] giunse a Parigi in tutto lo splendore della sua bellezza spagnuola: la sua apparizione fu come uno sprazzo di vivida luce nelle sale aristocratiche della superba metropoli. Ella aveva sedici anni; possedeva moltissimo spirito; parlava molto, e parlava bene, con quell'accento colorito che è una proprietà esclusiva delle donne meridionali: ella cantava con quella soave noncuranza di chi nasconde il proprio sapere. Alessandro Lameth<ref>Alexandre de Lameth (1760-1829), politico e generale francese.</ref> diceva: "La natura le ha detto: canta! ed ella ha cantato; le ha detto: balla! ed ella ha ballato". Infatti danzava come cantava, cioè con quella grazia innata, e con quella gaiezza di cuore delle creature predilette dal cielo. (p. 269)
==''Letteratura spagnuola''==
*Fra i più illustri scrittori di questo secolo {{NDR|XVI}} devesi annoverare don [[Diego Hurtado de Mendoza y Pacheco|Diego Hurtado de Mendoza]], il quale appartiene a quella categoria d'uomini insigni che sapevano maneggiare bene la spada come la penna, e di cui la Spagna ci ha dato tanti splendidi esempî. (cap. V, p. 30)
*Erudito e letterato, Mendoza è il primo storico spagnuolo che abbia saputo unire l'eloquenza alla politica; egli ha saputo altresì riprodurre naturalmente la maniera dei grandi storici dell'antichità. [...]. Lo scrittore che Mendoza ha scelto a modello, è lo storico latino Sallustio. Egli ne imita felicemente le sentenze, e qualche volta la concisione e l'oscurità. (cap. V, pp. 31-32)
*[[Fernando de Herrera|{{sic|Ferdinando}} de Herrera]], detto il ''divino'', fu uomo di focosa immaginazione, di alti pensamenti e di erudizione vastissima. [...]. Fu poeta d'ingegno vigoroso, pieno di ardore per aprire una nuova via e per affrontare le critiche: ma il nuovo stile, che egli volle introdurre nella poesia spagnuola, lo aveva già prima maturato nella sua mente: le sue espressioni non venivano dal cuore, e in mezzo alle sue più grandi bellezze si manifesta sempre l'artifizio. (cap. V, p. 34)
*Herrera, quantunque grande poeta, aprì la via alle stravaganze dei ''cultisti'', che esagerarono la sua maniera, senza possedere le sue profonde e svariate cognizioni, né l'elevatezza naturale del suo talento. Egli, come ben dice il Baret, merita di essere studiato dai giovani poeti, come Michelangelo dai disegnatori. (cap. V, p. 34)
*Le produzioni religiose di [[Lope de Vega]] sono le più estranee al nostro gusto ed alle nostre abitudini. Bisogna essere spagnuolo, ovvero entrare nello spirito, nelle credenze forti e sincere, nelle abitudini di questo paese per non essere urtato da quel miscuglio di sacro e di profano, da quelle allegorie bizzarre, da quell'apparecchio assai simile alla pompa delle opere in musica, che s'incontrano in quei drammi sacri. (cap. IX, pp. 62-63)
*Malgrado le sue tendenze teologiche, malgrado una certa affettazione, malgrado una certa oscurità nello stile, [[Pedro Calderón de la Barca|Calderon]] non è uno scrittore nojoso come credono taluni, ma invece è un autore sublime. (cap. X, p. 76)
*I lavori drammatici di [[Antonio de Solís|Solis]] sono abbastanza regolari, condotti con vivacità, e notevoli per intreccio. Egli varia, assai più che Calderon, i caratteri de' suoi personaggi, ma è ben {{sic|lunge}} dal possederne la la forza non che la ricchezza d'immaginazione. [...] Ma egli gode fama nella repubblica delle lettere più come storico che come commediografo. (cap. XI, p. 80)
*Il merito di [[Tirso de Molina|Molina]] consiste soprattutto nello stile, ov'egli spiega una straordinaria ricchezza di poesia, ed una profonda conoscenza della lingua castigliana, specialmente della lingua popolare. Ed ivi sta tutta la sua arte. (cap. XI, p. 82)
*Rivale felice di Molière, Tirso de Molina ha imprestato il tipo del suo don Giovanni a Goethe e a Byron, ed ha ispirato una delle più belle opere di Mozart; e questa non è al certo una piccola gloria per il suo nome. (cap. XI, p. 82)
*Uno degli autori comici che goderono maggior riputazione nel secolo XVII, fu don [[Francisco de Rojas Zorrilla|Francesco de Rojas {{sic|Zorilla}}]] [...] i suoi lavori drammatici gli hanno creato una fama durevole, e specialmente la bellissima commedia che ha per titolo: ''Garcia del Casteñar'', la quale anche ai giorni nostri gode di una straordinaria popolarità. Essa ci offre delle situazioni veramente energiche, condotte con naturalezza, e sviluppate con talento. Però Rojas non raggiunge sempre la medesima altezza in tutti i suoi lavori: negli uni, egli tocca il ridicolo per la bizzarria del soggetto come per l'affettazione dello stile; negli altri, al contrario, si manifesta gran pittore di caratteri ed eccellente scrittore. (cap. XI, pp. 84-85)
*Formatosi sugli antichi modelli, [[Francisco Manuel de Melo|Melo]] è un pensatore ed uno scrittore di prim'ordine: supera perfino Mendoza<ref>[[Diego Hurtado de Mendoza y Pacheco]].</ref> per l'insieme delle qualità che costituiscono il vero storico, cioè: l'elevatezza del carattere, l'equità dei giudizi, la bellezza energica dello stile. I discorsi introdotti nel racconto, secondo la maniera degli antichi, sono notevoli per la loro eloquenza. Lungamente dimenticata, l'opera di Melo non rivide la luce che al cominciamento del secolo attuale. (cap. XIII, p. 110-111)
*[[Fray Luis de Granada|Luigi di {{sic|Granata}}]], che il Baret stima degno di essere paragonato a Bousset<ref>Jacques Bénigne Bossuet (1627 – 1704).</ref> ed a Massillon<ref>Jean-Baptiste Massillon (1663 – 1742).</ref>, fu il primo scrittore religioso ed il miglior predicatore dei tempi suoi. [...]. Il suo stile è un modello di eleganza, d'energia e di grandezza; ed essendo egli profondamente versato negli studi classici dell'antichità, il suo periodare somiglia molto a quello di Cicerone; tanto è vero che gli Spagnuoli lo riguardano come il primo prosatore del loro gran secolo. (cap. XIV, pp. 116-117)
*[[Modesto Lafuente]] è quegli a cui spetta incontestabilmente il primo posto in questo ramo {{NDR|la storia}} della letteratura spagnuola contemporanea. Egli è autore d'una ''Storia generale di Spagna'' in ventotto volumi. È questa un'opera grande, intorno a cui Lafuente ha lavorato per ventidue anni consecutivi, senza che abbia mai palesato la benché menoma fatica, la più lieve esitazione. (cap. XVIII, p. 164)
*{{sic|Patriotta}} sincero, Lafuente non è per nulla accecato dall'amor proprio nazionale: egli conosce il lato debole del suo paese, e gli dice la verità con una franchezza ed un coraggio altamente ammirabili. (cap. XVIII, p. 164)
*[[Emilio Castelar]] non appartiene menomamente a questa categoria di repubblicani {{NDR|che abbiamo qui in Italia}}; egli, quantunque invochi di sovente le conclusioni della scienza e le esigenze della ragione umana, non trascura mai l'ideale, l'infinito, il sentimento. I suoi principi democratici nulla contengono di antireligioso, di materialista. (cap. XIX, p. 172)
*Castelar ha scritto molto, e intorno a soggetti svariati. Quantunque egli abbia l'anima ardente d'un poeta, non ha mai scritto un verso, e possiede una mediocre facoltà inventiva. (cap. XIX, p. 173)
*[...] in tutte le opere dei filosofi spagnuoli si manifesta una generale tendenza verso lo spiritualismo. Il sensualismo di Locke e di {{sic|Condilac}}, lo scetticismo di Hume, il positivismo d'Augusto Comte, non sono in Ispagna seriamente discussi; o, per dire il vero, non sono compresi<ref>Infatti le fredde teorie dei filosofi della Germania e dell'Inghilterra non possono allignare presso una nazione attiva, entusiasta, che sente vivamente, e solo verso il cielo rivolge tutte le sue aspirazioni ideali. {{NDR|N.d.A.}}</reF>. (cap. XIX, p. 174)
*Don [[Jaime Balmes|Giacomo Balmes]] [...] fu sacerdote di gran talento, e quantunque abbia vissuto soli 38 anni, pure esercitò una grande influenza {{sic|su'}} suoi contemporanei. Egli impiegò tutte le facoltà di una natura ardente, vigorosa, appassionata, severa, a difendere la sua fede contro i colpi terribili, che continuamente le scagliavano gli {{sic|avversarî}} del cristianesimo. (cap. XIX, p. 175)
*Fondatore della lingua classica {{NDR|portoghese}}, insieme a Miranda<ref>Francisco de Sá de Miranda (1481 – 1558), poeta e drammaturgo portoghese.</ref>, e suo emulo nell'agone poetico, fu [[António Ferreira|Antonio Ferreira]] [...]. I suoi {{sic|compatriotti}} lo hanno chiamato l'''Orazio portoghese''. Ed infatti egli aveva preso a modello il grande poeta venosino<ref>[[Quinto Orazio Flacco|Orazio]] nacque a Venosa, comune dell'attuale provincia di Potenza.</ref>. Adottò esclusivamente i metri italiani, e non compose giammai né ''redondilhas'', né versi d'altra specie nell'antico stile nazionale. (''La letteratura portoghese'', cap. III, pp. 183-184)
*Ferreira, oltre le sue opere drammatiche, ci ha lasciato una quantità di epistole, di odi, di sonetti, di elegie, nelle quali, per vero dire, l'immaginazione lascia qualche cosa a desiderare. Questo illustre scrittore ha però dato prova di un alto talento drammatico nella sua ''Ines de Castro'', soggetto tentato da molti scrittori d'ogni paese. (''La letteratura portoghese'', cap. III, p. 184)
*Nella tragedia di Ferreira si ammirano soprattutto i Cori, il cui lirismo elevato ricorda sovente le poetiche ispirazioni del dramma antico. Lo spirito cavalleresco aggiunge a questa tragedia l'elevatezza del sentimento moderno, e quantunque vi difetti l'azione, pure in alcune scene non si {{sic|può a meno}} di provare una profonda emozione. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. III, p. 184)
*La letteratura portoghese, che non è certo ricca di uomini insigni, come lo sono quelle delle principali nazioni d'Europa, ha però un poeta che essa può {{sic|altieramente}} contrapporre ai poeti i più grandi, i più gloriosi degli altri paesi. Questi è [[Luís de Camões|{{sic|Luigi de Camoens}}]] [...]. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. IV, p. 186)
*[[Manuel de Faria e Sousa|Manuel de Faria e {{sic|Souza}}]] (1590–1649) fu un poeta il quale, a' suoi tempi, si creò una grande reputazione, che però la posterità non gli ha conservata. Scrisse parecchie ''Egloghe'' erotiche, rustiche, critiche, marittime, funebri, venatorie, monastiche, fantastiche, ecc. È un vero assedio che confina col ridicolo. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. VI, p. 196)
*{{sic|Souza}} ha scritto in lingua castigliana la ''Europa portoghese'', la quale non è che una storia generale del Portogallo, che comincia dalle origini de mondo. In questo lavoro l'autore si occupa più dello stile e della pompa della narrazione che dell'esattezza storica: il gongorismo<ref>Estetica letteraria del barocco spagnolo (dal poeta [[Luis de Góngora]]).</ref> prevale in ogni pagina del libro, e nuoce singolarmente alle qualità che debbono primeggiare in uno storico. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. VI, p. 196)
==''Storia di Vittorio Emanuele II e del suo Regno''==
===[[Incipit]]===
La battaglia di Novara e l'abdicazione del re Carlo Alberto avevano reso assai tristi le condizioni de Piemonte. La sera stessa del fatale 23 marzo, il re abdicatario, accompagnato da due sole persone di servizio, s'incamminò alla volta del suo lontano e solitario esilio. Il duca di Savoia, suo figlio primogenito, saliva al trono, assumendo il nome di Vittorio Emanuele II. <!--(vol. I, cap. I, p. 1)-->
===Citazioni===
*Era il [[Giuseppe Siccardi|Siccardi]] {{sic|maleviso}} ai clericali ed ai reazionari, perché lo si sapeva tenero delle libertà statutarie ed avverso alle pretese della curia romana. [[Massimo d'Azeglio|Massimo {{sic|D'Azeglio}}]], il quale voleva frenare il partito clericale, credé bene di affidare al Siccardi il ministero della giustizia e dei culti, sapendolo uomo energico e risoluto, e, meglio d'ogni altro, atto a combattere e a vincere, nelle riforme legislative, la lotta con Roma. (vol. I, cap. IV, pp. 92-93)
*La nomina di [[Luigi Cibrario|Cibrario]] {{NDR|al ministero delle Finanze nel governo di Massimo d'Azeglio}} fu soggetto di severi commenti: tutti si meravigliavano, e giustamente, che a un dicastero così importante fosse proposto un uomo, perito nelle storiche e nelle letterarie discipline, ma di cose amministrative e finanziarie totalmente digiuno. (vol. I, cap. VII, p. 170)
*Il marchese [[Cosimo Ridolfi]], già aio degli arciduchi Ferdinando e Carlo<ref>Ferdinando IV d'Asburgo-Lorena (1835 – 1908) ultimo Granduca di Toscana e il fratello Carlo Salvatore d'Asburgo-Lorena (1839 – 1892).</ref>, per antica dimestichezza affezionato alla dinastia, scrisse una lettera al granduca {{NDR|[[Leopoldo II di Toscana]]}}, nella quale gli mostrò come fosse giunto il momento di decidersi, abbracciando una politica nazionale e abbandonando quella reazionaria e anti-italiana, fino allora seguita. La lettera terminava col consigliare il sovrano ad abdicare in favore dell'arciduca Ferdinando, principe ereditario. Lo scritto del marchese Ridolfi pervenne a Leopoldo II alle 9 ant. del giorno 27 aprile; pochi minuti dopo, al latore della medesima fu data la seguente laconica risposta: «Sua Altezza ringrazia». (vol. II, cap. II, p. 31)
*L'incontro fra i due sovrani {{NDR|Napoleone III di Francia e Francesco Giuseppe I d'Austria}}, scortati ciascuno da un brillante e numeroso seguito, avvenne a circa due chilometri da [[Armistizio di Villafranca|Villafranca]]. Si strinsero la mano, come fossero stati due vecchi amici; e dopo essersi presentati reciprocamente il proprio seguito, presero la via che conduceva al villaggio. Ivi giunti, si fermarono dinanzi ad una casa di modesta apparenza; e saliti al primo piano, entrarono in un salotto, dove stettero chiusi per circa un'ora e mezzo. Nessuna traccia scritta, nessun processo verbale rimase degli accordi stati combinati fra loro. Soltanto si seppe che essi, separandosi con grandi dimostrazioni di scambievole cortesia, avevan preso l'impegno di riassumere entro brevissimo tempo, in una convenzione scritta, i patti verbalmente fra loro stabiliti. (vol. II, cap. IV, p. 82)
*{{NDR|[[Francesco II delle Due Sicilie]]}} [...] giovine d'indole buona, ma guasto dalla educazione ricevuta. Tenuto sempre lontano dal governo, di cui gli facevano soltanto appurare i formulari ed i regolamenti intramezzati dalle massime di puro dispotismo, e sottoposto alla matrigna Maria Teresa d'Austria<ref>Maria Teresa d'Asburgo-Teschen (1816 – 1867), arciduchessa austriaca, seconda moglie di Ferdinando II di Borbone.</ref>, che voleva farne un imbecille per sostituirgli sul trono Luigi conte di Trani, figlio di lei primogenito; questo principe infelice prendeva le redini dello Stato in un momento, in cui l'idea dell'unità nazionale si faceva gigante, e si presentava agli oppressi popoli del mezzogiorno, come unico mezzo per redimerli da un governo divenuto insopportabile ad un popolo civile. (vol. II, cap. VIII, p. 175)
==''Storie e leggende''==
*Il padre di [[Nerone]] chiamossi [[Gneo Domizio Enobarbo (console 32)|Cneo Domizio Enobarbo]], uomo bruttato d'infami delitti, e degno compagno di [[Agrippina minore|Agrippina]], come confessava egli stesso, quando agli amici, congratulantisi per la nascita di un figliuolo, rispose che "da Agrippina e da lui non poteva nascer cosa che non fosse detestabile e dannosa al genere umano". E questo figliuolo, chiamato Domizio da prima, fu più tardi Nerone. (Un imperatore artista, II, p. 5)
*[[Lollia Paolina]], dalla madre di Nerone {{NDR|Agrippina minore}} temuta come rivale, fu esiliata, e poco tempo dopo uccisa. Costei possedeva circa otto milioni in pietre preziose: era anche bella, e lo spirito superstizioso dei Romani considerava come un presagio di suprema felicità un doppio dente canino, che non deturpava affatto la sua bocca. E allorché il centurione le presentò la testa della sua rivale, Agrippina volle passare il dito tra le labbra già decomposte e toccare i due denti che l'avevano tanto impensierita. (Un imperatore artista, III, p. 7)
*Nerone era un giovinetto intelligente, e quasi timido: dinanzi a sua madre tremava come una foglia; la sua giovine età, la sua inesperienza, l'ebbrezza degli onori supremi a lui tributati, non gli permisero di sottrarsi all'impero della genitrice, verso la quale sentivasi avvinto dal timore e dalla riconoscenza. (Un imperatore artista, III, p. 8)
*Le argomentazioni favorevoli e contrarie alla esistenza della [[Papessa Giovanna]] hanno dato motivo a qualche scrittore di affermare che il papato di questa donna venne considerato tanto vergognoso per la Chiesa romana, che fu proibito di parlarne a coloro, che ne furono testimonî; cosicché degli storici contemporanei all'avvenimento, alcuni ne tacquero per rispetto, altri per timore.<br>Questa affermazione non regge affatto alla critica, come adesso dimostreremo. Ammesso che il fatto sia realmente successo, io non trovo ragione alcuna di averlo taciuto, perché la Chiesa Cattolica Romana non può riceverne né danno né disdoro. Non vi sono stati forse dei Papi, che hanno tenuta una condotta tutt'altro che lodevole, senza che la suprema autorità della Chiesa vi abbia scapitato nella sua essenza divina? Gli storici, anche i più ossequenti alla ortodossia romana, non hanno negato né attenuato i difetti, gli errori e anche i delitti commessi dai pontefici; e i nomi di Giovanni XII, di Urbano VI, di Alessandro VI, ecc. sono stati tramandati alla posterità nella loro vera luce, senza scuse e senza attenuanti. (La Papessa Giovanna, XV, p. 92)
*Sembra davvero impossibile come una storiella, oggi riconosciuta universalmente per falsa, abbia, per alcuni secoli, tenuta desta l'immaginazione popolare; e come poeti, storici, critici e romanzieri (non esclusi i pittori e gli scultori) si {{sic|sieno}} occupati di essa. Ma ciò non deve affatto meravigliarci. Basta che una sola persona sparga una notizia, sia pur essa inverosimile, la quale alletti l'immaginazione del pubblico con qualcosa di strano e di meraviglioso, perché tutti se ne impadroniscano, la propalino colle relative aggiunte e la diano a credere come vera. Cosi è accaduto della Papessa Giovanna. (La Papessa Giovanna, XXII, p. 109)
*Un orribile fatto avveniva in Ferrara nel 1508. La mattina del 6 di giugno, [[Ercole Strozzi]], il più amabile cavalier di Ferrara, l'amico dell'Ariosto e del Bembo, fu trovato morto, avvolto nel suo mantello, sulla via presso la chiesa di S. Francesco: aveva segate le canne della gola, e ventidue ferite per tutto il corpo: ciocche di capelli, ch'ei portava lunghi e ondeggianti, strappate dal cranio, erano sparse intorno per terra. Né sì seppe mai, dice un cronografo ferrarese, chi avesse commesso quest'omicidio; il podestà, notò il [[Paolo Giovio|Giovio]]<ref>''Elogia virorum liter. ill.'' Basileae, 1577. {{NDR|N.d.A}}</ref>, non ne istruì il processo: e il duca Alfonso<ref>Alfonso I d'Este (1476 – 1534), terzo duca di Ferrara, Modena e Reggio e terzo marito di Lucrezia Borgia.</ref>, che era, ed amava apparire, mantenitor severissimo delle leggi, lasciò questa volta che la giustizia tacesse. (Lucrezia Borgia, VII, p. 149)
*{{NDR|[[Filippo II di Spagna]]}} [...] vecchio tiranno cupo e severo, talmenteché il carattere stesso degli Spagnuoli fu alterato dal suo regno lugubre; anzi per lungo tempo la nazione portò l'impronta del proprio signore. (Filippo II e Don Carlos, I, p. 169)
*L'imperturbabilità di Filippo {{NDR|II}} nelle azioni più vergognose e più inique confonde talmente le idee, che non possiamo non chiedere a noi stessi se un uomo, capace di commettere simili nefandezze, meriti di essere perseguitato come una bestia feroce col ferro e col fuoco, oppure chiuso in una cella da matti. Certamente la sua coscienza non era eguale a quella degli altri uomini. (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 188)
*La tranquillità dell'animo suo può paragonarsi soltanto a quella del carnefice, che versa il sangue umano e non ha punti rimorsi, sapendo di essere lo strumento della legge. Filippo {{NDR|II}} era – almeno egli lo credeva – {{sic|l'istrumento}} della Divina Provvidenza; e le sue passioni, anche le più odiose, gli sembravano una voce venuta dall'alto. (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 188)
*Gli ambasciatori veneti, i quali, come ognun sa, avevano incarico dal proprio governo di studiare il carattere dei principi e di riferirne al Gran Consiglio, scrivevano ai reggitori della Repubblica che "l'Infante {{NDR|[[Don Carlos (principe)|Don Carlos]]}}<ref>Don Carlos era il figlio primogenito del re Filippo II di Spagna.</ref> annunziava una crudeltà precoce"; e fra le altre prove, che ne davano, c'era questa: "''uno de' suoi maggiori divertimenti è quello di fare arrostire delle piccole lepri vive''". (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 189)
*Tutti gli scrittori del tempo, gli oratori veneti, le persone che bazzicavano, a corte, sono unanimi nel dire che {{NDR|Don Carlos}} era bruttissimo. L'ambasciatore austriaco, barone di Dietrichstein, il quale gli voleva molto bene, ce lo descrive "con una gobba in mezzo al dorso, una spalla più alta dell'altra, il petto incavato, la gamba destra {{sic|insensibilmente}} più corta della sinistra, la bocca sempre aperta, la lingua balbuziente, la voce debole e acuta, la faccia giallognola, gli occhi senza espressione". (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 191)
*{{NDR|Don Carlos}} [...] l'ambasciatore francese Fourquevaulx, che lo conosceva ben da vicino, lo chiamava: ''contraffatto nella persona e nei costumi''; e dire che questo aborto di natura era un mangiatore prodigioso! Egli divorava un cappone intero, e poi s'ingoiava parecchie libbre di frutta. Odiava il vino; ma era capace di bere, durante il giorno, una quantità enorme di acqua diacciata<ref>Toscanismo per "ghiacciata".</ref>. (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 192)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/bub_gb_2z4dNZFO6Y8C/page/n3/mode/1up Della civiltà e della sua storia]'', Tipografia Vannucchi, Pisa, 1863.
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/ledonnedellariv00cappgoog/page/n7/mode/1up Le donne della rivoluzione]'', Tipografia di Raff. Giusti, Livorno, 1890<sup>2</sup>.
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/CappellettiLetteraturaSpagnuola/mode/1up Letteratura spagnuola. {{small|Aggiuntovi un cenno storico sulla letteratura portoghese}}]'', Ulrico Hoepli, Milano, 1882.
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/bub_gb_SDiu08XJqSYC/page/n4/mode/1up Storia di Vittorio Emanuele II e del suo Regno]'', vol. I, Voghera Enrico tipografo, Roma, 1892.
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/bub_gb_ItEWYAoQvmQC/page/n4/mode/1up Storia di Vittorio Emanuele II e del suo Regno]'', vol. II, Voghera Enrico tipografo, Roma, 1892.
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/storieeleggende00cappgoog/page/n9/mode/1up Storie e leggende]'', Fratelli Bocca, Torino, 1905.
==Altri progetti==
{{interprogetto|w=Каппеллетти, Ликурго|w_site=ru}}
{{DEFAULTSORT:Cappelletti, Licurgo}}
[[Categoria:Insegnanti italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
[[Categoria:Storici italiani]]
6kn4hl4wais0703kqsh2m932wf6jgvc
1420548
1420539
2026-07-15T15:12:19Z
Gaux
18878
/* Citazioni */ altra su Maria Teresa Luisa di Savoia
1420548
wikitext
text/x-wiki
'''Licurgo Cappelletti''' (1842 – 1921), insegnante, storico e scrittore italiano.
==''Della civiltà e della sua storia''==
===[[Incipit]]===
L'[[uomo]] è un essere morale, vale a dire un essere intelligente e libero. Egli non può conservare la sua esistenza che in riconoscere gli esseri coi quali è in rapporto, e in osservare questi rapporti medesimi. La conoscenza degli esseri forma la sua scienza: l'osservazione dei rapporti costituisce la sua giustizia. La sapienza è all'uomo necessaria per procedere moralmente, quanto il lume per dirigere sicuramente i suoi passi; e perché egli è libero, la vera regola delle azioni gli è necessaria per non fare una falsa elezione. <!-- (cap. I, p. 7) -->
===Citazioni===
*Il [[Cristianesimo]] procede dall'antichità tutta intiera, ma più specialmente dal Mosaismo. Nel pensiero di [[Gesù|Gesù Cristo]] la sua dottrina non è una innovazione, è lo sviluppo di una dottrina anteriore: egli non venne ad abolire la legge e i profeti, ma a darle compimento. Il Mosaismo era degno di dar nascita al Cristo. (cap. VI, p. 16)
*[...] tutti sanno che la predicazione del Vangelo si riassume nella [[carità]]. Il mondo antico non aveva conoscenza alcuna della carità, la forza sola era quella che dominava fra i pagani. (cap. VII, p. 18)
*La [[Divina Commedia|{{sic|divina}} Commedia]] è con ragione chiamata la Bibbia nazionale, è il vero poema cosmopolitico insieme ed italiano. (cap. XIII, p. 31)
*L'uomo è insaziabile; non potendo misurare l'eternità, egli misura i secoli. (cap. XIV, p. 32)
*La [[Riforma protestante|riforma {{NDR|protestante}}]], in generale, è una rivoluzione religiosa insieme e politica: ella però non intese di fare alcun cangiamento alla religione Cristiana: ella accetta la rivelazione e i dogmi formulati dai {{sic|concilii}} dei primi secoli. La decadenza del Cristianesimo e la corruzione del Papato provocarono la riforma. (cap. XIV, p. 33)
*L'[[individualismo]] entrò in seguito nella religione, e {{sic|surse}} Calvino. Entrato ancora nella politica vennero fuori i pubblicisti protestanti. L'individualismo nella filosofia tenne fra i suoi seguaci Montaigne; e in ultimo arrivò a combattere contro l'autorità. Tutte queste cose altro non furono che cause indirette della famosa rivoluzione francese del 1789. (cap. XV, p. 34)
==''Le donne della rivoluzione''==
===[[Incipit]]===
*Uno scrittore contemporaneo ha detto che "il regno di [[Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena|Maria Antonietta]] riassume tutti i contrasti della vita umana<ref>F. De Vyré, ''Marie-Antoinette, sa vie, sa mort''. Paris, Plon, 1889; pag. 1. {{NDR|N.d.A.}}</ref>." Infatti, quest'infelice principessa provò tutto ciò che un'umana creatura può provare: l'amore de' parenti, l'affetto del marito, la tenerezza de' figli, il rispetto de' sudditi, l'adulazione dei cortigiani, l'odio delle fazioni, i sarcasmi e la maldicenza dei nobili, la diffidenza della Corte, le ingiurie della plebe, le umiliazioni della monarchia atterrata, vilipesa, insultata; quindi, bevendo il calice sino alla feccia, soffrì la prigionia più atroce; vide il suo sposo e sovrano immolato sopra un patibolo; strappati dal seno i propri figli; e finalmente, trascinata dinanzi a un tribunale di sangue, e fatta segno alle più infami e calunniose accuse, fu condannata a morte ed uccisa. <!--(pp. 1-2)-->
===Citazioni===
*Il conte [[Jean-Baptiste du Barry|Giovanni du Barry]] era soprannominato ''Jean le roué''; egli cercava di guadagnare anche sulle sue amanti (ne aveva una collezione completa: alte, basse, nere, bionde, castagne, ecc.); ma, nel secolo passato ciò non era una vergogna; certi scrupoli non esistevano; ognuno faceva il comodo suo; tant'è vero che la Polizia se ne ingeriva pochissimo, perché l'immoralità non aveva nulla a che fare colla politica. Un uomo immorale era chiamato un uomo di spirito; ed un uomo onesto, che avesse gridato contro tale immoralità, sarebbe stato arrestato senza tanti complimenti, e poi chiuso nella Bastiglia. (p. 48)
*La giovinetta [[Marie-Jeanne Roland de la Platière|Phlipon]] veniva da tutti chiamata in casa col nomignolo di ''Manon'': essa aveva un carattere dolce, un'anima forte, un'intelligenza solida, un cuore affettuoso. Fin dalla prima età, si sviluppò in lei spontaneamente una brama ardente d'imparare; e fu un suo zio prete, fratello di sua madre, che le cominciò ad insegnare il latino. Essa studiava con passione; la mattina all'alba si alzava e (lo racconta ella medesima] andava adagio adagio con un piccolo vestitino, e a piedi nudi, in un angolo della camera, nella quale era il suo lavoro, e copiava e ripeteva le sue lezioni con ardore tanto maggiore, quanto i suoi successi divenivano rapidi. (pp. 70-71)
*Il 14 luglio 1789, giorno memorando nella storia di Francia, [[Théroigne de Méricourt|Théroigne]] si trovò mescolata ai vincitori della [[Presa della Bastiglia|Bastiglia]]. Da quel momento in poi, essa non fu conosciuta dal popolo, che sotto il nome della ''bella straniera'' o della ''bella Liegese''.<br>Nelle famose giornate del 5 e 6 ottobre, essa guidò le donne parigine a [[Versailles]]; e, cavalcando a lato del feroce Jourdan, detto taglia-teste, ricondusse il Re {{NDR|[[Luigi XVI di Francia|Luigi XVI]]}} a Parigi. A' suoi fianchi camminavano alcuni uomini dalla faccia patibolare, i quali portavano infilate sulle picche le teste delle guardie del corpo, trucidate negli appartamenti del Re e della Regina. (p. 108)
*Théroigne de Méricourt non era una bellezza, nel vero senso della parola; ma era attraente, voluttuosa, oltremodo simpatica. Era piuttosto piccola di statura, alquanto gracile, colla tinta color pera ruggine. I suoi lineamenti erano marcatissimi; aveva il naso un po' grosso, il labbro turgido, gli occhi grandi, nerissimi, pieni di fuoco e provocanti.<br>Se avesse vissuto in mezzo a persone di costumi onesti e di opinioni moderate, e, diciamolo anche, in una posizione più agiata, in lei i buoni istinti avrebbero, senza dubbio, prevalso, ed essa sarebbe divenuta una sposa onesta ed una buona madre di famiglia; e le sue opinioni politiche, anche ispirate a principi democratici, l'avrebbero resa più rispettata e famosa; come infatti furono mai sempre rispettate e famose quelle donne, che seppero accoppiare alle domestiche le civili virtù. (p. 120)
*{{NDR|[[Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano]]}} Buona, pietosa, modesta, melanconica, essa non poteva a meno di cattivarsi le simpatie di chiunque ravvicinasse; e grande infatti fu l'affetto, col quale l'amò la regina [[Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena|Maria Antonietta]], affetto che ella contraccambiò con tutta la forza dell'anima sua.<br>Eppure queste due donne erano di carattere assai differente: Maria Antonietta era buona, ma era leggiera, capricciosetta, qualche volta imprudente (e furono infatti la leggerezza e l'imprudenza che la rovinarono); mentre la principessa di Lamballe era seria, costante, affezionata, e delle sue affezioni gelosa. (p. 124)
*{{NDR|Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano}} Un tale (che alcuni asseriscono fosse un parrucchiere) volle levarle la cuffia colla punta di una picca. Essendo costui mezzo ubriaco, la colpì nella fronte, e il sangue cominciò a colarle per il volto. Fu questo il segnale della strage. L'atterrarono a colpi di sciabola; il suo bel corpo fu dilaniato da quelle belve feroci, che l'oltraggiarono, lo deturparono e se ne divisero i brani. La testa, il cuore, altre parti del sud cadavere, infilzati sulle punte delle picche, vennero portati, come un trofeo, per tutta Parigi. (pp. 131-132)
*[[Teresa Cabarrus|Teresa {{NDR|Cabarrus}}]] giunse a Parigi in tutto lo splendore della sua bellezza spagnuola: la sua apparizione fu come uno sprazzo di vivida luce nelle sale aristocratiche della superba metropoli. Ella aveva sedici anni; possedeva moltissimo spirito; parlava molto, e parlava bene, con quell'accento colorito che è una proprietà esclusiva delle donne meridionali: ella cantava con quella soave noncuranza di chi nasconde il proprio sapere. Alessandro Lameth<ref>Alexandre de Lameth (1760-1829), politico e generale francese.</ref> diceva: "La natura le ha detto: canta! ed ella ha cantato; le ha detto: balla! ed ella ha ballato". Infatti danzava come cantava, cioè con quella grazia innata, e con quella gaiezza di cuore delle creature predilette dal cielo. (p. 269)
==''Letteratura spagnuola''==
*Fra i più illustri scrittori di questo secolo {{NDR|XVI}} devesi annoverare don [[Diego Hurtado de Mendoza y Pacheco|Diego Hurtado de Mendoza]], il quale appartiene a quella categoria d'uomini insigni che sapevano maneggiare bene la spada come la penna, e di cui la Spagna ci ha dato tanti splendidi esempî. (cap. V, p. 30)
*Erudito e letterato, Mendoza è il primo storico spagnuolo che abbia saputo unire l'eloquenza alla politica; egli ha saputo altresì riprodurre naturalmente la maniera dei grandi storici dell'antichità. [...]. Lo scrittore che Mendoza ha scelto a modello, è lo storico latino Sallustio. Egli ne imita felicemente le sentenze, e qualche volta la concisione e l'oscurità. (cap. V, pp. 31-32)
*[[Fernando de Herrera|{{sic|Ferdinando}} de Herrera]], detto il ''divino'', fu uomo di focosa immaginazione, di alti pensamenti e di erudizione vastissima. [...]. Fu poeta d'ingegno vigoroso, pieno di ardore per aprire una nuova via e per affrontare le critiche: ma il nuovo stile, che egli volle introdurre nella poesia spagnuola, lo aveva già prima maturato nella sua mente: le sue espressioni non venivano dal cuore, e in mezzo alle sue più grandi bellezze si manifesta sempre l'artifizio. (cap. V, p. 34)
*Herrera, quantunque grande poeta, aprì la via alle stravaganze dei ''cultisti'', che esagerarono la sua maniera, senza possedere le sue profonde e svariate cognizioni, né l'elevatezza naturale del suo talento. Egli, come ben dice il Baret, merita di essere studiato dai giovani poeti, come Michelangelo dai disegnatori. (cap. V, p. 34)
*Le produzioni religiose di [[Lope de Vega]] sono le più estranee al nostro gusto ed alle nostre abitudini. Bisogna essere spagnuolo, ovvero entrare nello spirito, nelle credenze forti e sincere, nelle abitudini di questo paese per non essere urtato da quel miscuglio di sacro e di profano, da quelle allegorie bizzarre, da quell'apparecchio assai simile alla pompa delle opere in musica, che s'incontrano in quei drammi sacri. (cap. IX, pp. 62-63)
*Malgrado le sue tendenze teologiche, malgrado una certa affettazione, malgrado una certa oscurità nello stile, [[Pedro Calderón de la Barca|Calderon]] non è uno scrittore nojoso come credono taluni, ma invece è un autore sublime. (cap. X, p. 76)
*I lavori drammatici di [[Antonio de Solís|Solis]] sono abbastanza regolari, condotti con vivacità, e notevoli per intreccio. Egli varia, assai più che Calderon, i caratteri de' suoi personaggi, ma è ben {{sic|lunge}} dal possederne la la forza non che la ricchezza d'immaginazione. [...] Ma egli gode fama nella repubblica delle lettere più come storico che come commediografo. (cap. XI, p. 80)
*Il merito di [[Tirso de Molina|Molina]] consiste soprattutto nello stile, ov'egli spiega una straordinaria ricchezza di poesia, ed una profonda conoscenza della lingua castigliana, specialmente della lingua popolare. Ed ivi sta tutta la sua arte. (cap. XI, p. 82)
*Rivale felice di Molière, Tirso de Molina ha imprestato il tipo del suo don Giovanni a Goethe e a Byron, ed ha ispirato una delle più belle opere di Mozart; e questa non è al certo una piccola gloria per il suo nome. (cap. XI, p. 82)
*Uno degli autori comici che goderono maggior riputazione nel secolo XVII, fu don [[Francisco de Rojas Zorrilla|Francesco de Rojas {{sic|Zorilla}}]] [...] i suoi lavori drammatici gli hanno creato una fama durevole, e specialmente la bellissima commedia che ha per titolo: ''Garcia del Casteñar'', la quale anche ai giorni nostri gode di una straordinaria popolarità. Essa ci offre delle situazioni veramente energiche, condotte con naturalezza, e sviluppate con talento. Però Rojas non raggiunge sempre la medesima altezza in tutti i suoi lavori: negli uni, egli tocca il ridicolo per la bizzarria del soggetto come per l'affettazione dello stile; negli altri, al contrario, si manifesta gran pittore di caratteri ed eccellente scrittore. (cap. XI, pp. 84-85)
*Formatosi sugli antichi modelli, [[Francisco Manuel de Melo|Melo]] è un pensatore ed uno scrittore di prim'ordine: supera perfino Mendoza<ref>[[Diego Hurtado de Mendoza y Pacheco]].</ref> per l'insieme delle qualità che costituiscono il vero storico, cioè: l'elevatezza del carattere, l'equità dei giudizi, la bellezza energica dello stile. I discorsi introdotti nel racconto, secondo la maniera degli antichi, sono notevoli per la loro eloquenza. Lungamente dimenticata, l'opera di Melo non rivide la luce che al cominciamento del secolo attuale. (cap. XIII, p. 110-111)
*[[Fray Luis de Granada|Luigi di {{sic|Granata}}]], che il Baret stima degno di essere paragonato a Bousset<ref>Jacques Bénigne Bossuet (1627 – 1704).</ref> ed a Massillon<ref>Jean-Baptiste Massillon (1663 – 1742).</ref>, fu il primo scrittore religioso ed il miglior predicatore dei tempi suoi. [...]. Il suo stile è un modello di eleganza, d'energia e di grandezza; ed essendo egli profondamente versato negli studi classici dell'antichità, il suo periodare somiglia molto a quello di Cicerone; tanto è vero che gli Spagnuoli lo riguardano come il primo prosatore del loro gran secolo. (cap. XIV, pp. 116-117)
*[[Modesto Lafuente]] è quegli a cui spetta incontestabilmente il primo posto in questo ramo {{NDR|la storia}} della letteratura spagnuola contemporanea. Egli è autore d'una ''Storia generale di Spagna'' in ventotto volumi. È questa un'opera grande, intorno a cui Lafuente ha lavorato per ventidue anni consecutivi, senza che abbia mai palesato la benché menoma fatica, la più lieve esitazione. (cap. XVIII, p. 164)
*{{sic|Patriotta}} sincero, Lafuente non è per nulla accecato dall'amor proprio nazionale: egli conosce il lato debole del suo paese, e gli dice la verità con una franchezza ed un coraggio altamente ammirabili. (cap. XVIII, p. 164)
*[[Emilio Castelar]] non appartiene menomamente a questa categoria di repubblicani {{NDR|che abbiamo qui in Italia}}; egli, quantunque invochi di sovente le conclusioni della scienza e le esigenze della ragione umana, non trascura mai l'ideale, l'infinito, il sentimento. I suoi principi democratici nulla contengono di antireligioso, di materialista. (cap. XIX, p. 172)
*Castelar ha scritto molto, e intorno a soggetti svariati. Quantunque egli abbia l'anima ardente d'un poeta, non ha mai scritto un verso, e possiede una mediocre facoltà inventiva. (cap. XIX, p. 173)
*[...] in tutte le opere dei filosofi spagnuoli si manifesta una generale tendenza verso lo spiritualismo. Il sensualismo di Locke e di {{sic|Condilac}}, lo scetticismo di Hume, il positivismo d'Augusto Comte, non sono in Ispagna seriamente discussi; o, per dire il vero, non sono compresi<ref>Infatti le fredde teorie dei filosofi della Germania e dell'Inghilterra non possono allignare presso una nazione attiva, entusiasta, che sente vivamente, e solo verso il cielo rivolge tutte le sue aspirazioni ideali. {{NDR|N.d.A.}}</reF>. (cap. XIX, p. 174)
*Don [[Jaime Balmes|Giacomo Balmes]] [...] fu sacerdote di gran talento, e quantunque abbia vissuto soli 38 anni, pure esercitò una grande influenza {{sic|su'}} suoi contemporanei. Egli impiegò tutte le facoltà di una natura ardente, vigorosa, appassionata, severa, a difendere la sua fede contro i colpi terribili, che continuamente le scagliavano gli {{sic|avversarî}} del cristianesimo. (cap. XIX, p. 175)
*Fondatore della lingua classica {{NDR|portoghese}}, insieme a Miranda<ref>Francisco de Sá de Miranda (1481 – 1558), poeta e drammaturgo portoghese.</ref>, e suo emulo nell'agone poetico, fu [[António Ferreira|Antonio Ferreira]] [...]. I suoi {{sic|compatriotti}} lo hanno chiamato l'''Orazio portoghese''. Ed infatti egli aveva preso a modello il grande poeta venosino<ref>[[Quinto Orazio Flacco|Orazio]] nacque a Venosa, comune dell'attuale provincia di Potenza.</ref>. Adottò esclusivamente i metri italiani, e non compose giammai né ''redondilhas'', né versi d'altra specie nell'antico stile nazionale. (''La letteratura portoghese'', cap. III, pp. 183-184)
*Ferreira, oltre le sue opere drammatiche, ci ha lasciato una quantità di epistole, di odi, di sonetti, di elegie, nelle quali, per vero dire, l'immaginazione lascia qualche cosa a desiderare. Questo illustre scrittore ha però dato prova di un alto talento drammatico nella sua ''Ines de Castro'', soggetto tentato da molti scrittori d'ogni paese. (''La letteratura portoghese'', cap. III, p. 184)
*Nella tragedia di Ferreira si ammirano soprattutto i Cori, il cui lirismo elevato ricorda sovente le poetiche ispirazioni del dramma antico. Lo spirito cavalleresco aggiunge a questa tragedia l'elevatezza del sentimento moderno, e quantunque vi difetti l'azione, pure in alcune scene non si {{sic|può a meno}} di provare una profonda emozione. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. III, p. 184)
*La letteratura portoghese, che non è certo ricca di uomini insigni, come lo sono quelle delle principali nazioni d'Europa, ha però un poeta che essa può {{sic|altieramente}} contrapporre ai poeti i più grandi, i più gloriosi degli altri paesi. Questi è [[Luís de Camões|{{sic|Luigi de Camoens}}]] [...]. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. IV, p. 186)
*[[Manuel de Faria e Sousa|Manuel de Faria e {{sic|Souza}}]] (1590–1649) fu un poeta il quale, a' suoi tempi, si creò una grande reputazione, che però la posterità non gli ha conservata. Scrisse parecchie ''Egloghe'' erotiche, rustiche, critiche, marittime, funebri, venatorie, monastiche, fantastiche, ecc. È un vero assedio che confina col ridicolo. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. VI, p. 196)
*{{sic|Souza}} ha scritto in lingua castigliana la ''Europa portoghese'', la quale non è che una storia generale del Portogallo, che comincia dalle origini de mondo. In questo lavoro l'autore si occupa più dello stile e della pompa della narrazione che dell'esattezza storica: il gongorismo<ref>Estetica letteraria del barocco spagnolo (dal poeta [[Luis de Góngora]]).</ref> prevale in ogni pagina del libro, e nuoce singolarmente alle qualità che debbono primeggiare in uno storico. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. VI, p. 196)
==''Storia di Vittorio Emanuele II e del suo Regno''==
===[[Incipit]]===
La battaglia di Novara e l'abdicazione del re Carlo Alberto avevano reso assai tristi le condizioni de Piemonte. La sera stessa del fatale 23 marzo, il re abdicatario, accompagnato da due sole persone di servizio, s'incamminò alla volta del suo lontano e solitario esilio. Il duca di Savoia, suo figlio primogenito, saliva al trono, assumendo il nome di Vittorio Emanuele II. <!--(vol. I, cap. I, p. 1)-->
===Citazioni===
*Era il [[Giuseppe Siccardi|Siccardi]] {{sic|maleviso}} ai clericali ed ai reazionari, perché lo si sapeva tenero delle libertà statutarie ed avverso alle pretese della curia romana. [[Massimo d'Azeglio|Massimo {{sic|D'Azeglio}}]], il quale voleva frenare il partito clericale, credé bene di affidare al Siccardi il ministero della giustizia e dei culti, sapendolo uomo energico e risoluto, e, meglio d'ogni altro, atto a combattere e a vincere, nelle riforme legislative, la lotta con Roma. (vol. I, cap. IV, pp. 92-93)
*La nomina di [[Luigi Cibrario|Cibrario]] {{NDR|al ministero delle Finanze nel governo di Massimo d'Azeglio}} fu soggetto di severi commenti: tutti si meravigliavano, e giustamente, che a un dicastero così importante fosse proposto un uomo, perito nelle storiche e nelle letterarie discipline, ma di cose amministrative e finanziarie totalmente digiuno. (vol. I, cap. VII, p. 170)
*Il marchese [[Cosimo Ridolfi]], già aio degli arciduchi Ferdinando e Carlo<ref>Ferdinando IV d'Asburgo-Lorena (1835 – 1908) ultimo Granduca di Toscana e il fratello Carlo Salvatore d'Asburgo-Lorena (1839 – 1892).</ref>, per antica dimestichezza affezionato alla dinastia, scrisse una lettera al granduca {{NDR|[[Leopoldo II di Toscana]]}}, nella quale gli mostrò come fosse giunto il momento di decidersi, abbracciando una politica nazionale e abbandonando quella reazionaria e anti-italiana, fino allora seguita. La lettera terminava col consigliare il sovrano ad abdicare in favore dell'arciduca Ferdinando, principe ereditario. Lo scritto del marchese Ridolfi pervenne a Leopoldo II alle 9 ant. del giorno 27 aprile; pochi minuti dopo, al latore della medesima fu data la seguente laconica risposta: «Sua Altezza ringrazia». (vol. II, cap. II, p. 31)
*L'incontro fra i due sovrani {{NDR|Napoleone III di Francia e Francesco Giuseppe I d'Austria}}, scortati ciascuno da un brillante e numeroso seguito, avvenne a circa due chilometri da [[Armistizio di Villafranca|Villafranca]]. Si strinsero la mano, come fossero stati due vecchi amici; e dopo essersi presentati reciprocamente il proprio seguito, presero la via che conduceva al villaggio. Ivi giunti, si fermarono dinanzi ad una casa di modesta apparenza; e saliti al primo piano, entrarono in un salotto, dove stettero chiusi per circa un'ora e mezzo. Nessuna traccia scritta, nessun processo verbale rimase degli accordi stati combinati fra loro. Soltanto si seppe che essi, separandosi con grandi dimostrazioni di scambievole cortesia, avevan preso l'impegno di riassumere entro brevissimo tempo, in una convenzione scritta, i patti verbalmente fra loro stabiliti. (vol. II, cap. IV, p. 82)
*{{NDR|[[Francesco II delle Due Sicilie]]}} [...] giovine d'indole buona, ma guasto dalla educazione ricevuta. Tenuto sempre lontano dal governo, di cui gli facevano soltanto appurare i formulari ed i regolamenti intramezzati dalle massime di puro dispotismo, e sottoposto alla matrigna Maria Teresa d'Austria<ref>Maria Teresa d'Asburgo-Teschen (1816 – 1867), arciduchessa austriaca, seconda moglie di Ferdinando II di Borbone.</ref>, che voleva farne un imbecille per sostituirgli sul trono Luigi conte di Trani, figlio di lei primogenito; questo principe infelice prendeva le redini dello Stato in un momento, in cui l'idea dell'unità nazionale si faceva gigante, e si presentava agli oppressi popoli del mezzogiorno, come unico mezzo per redimerli da un governo divenuto insopportabile ad un popolo civile. (vol. II, cap. VIII, p. 175)
==''Storie e leggende''==
*Il padre di [[Nerone]] chiamossi [[Gneo Domizio Enobarbo (console 32)|Cneo Domizio Enobarbo]], uomo bruttato d'infami delitti, e degno compagno di [[Agrippina minore|Agrippina]], come confessava egli stesso, quando agli amici, congratulantisi per la nascita di un figliuolo, rispose che "da Agrippina e da lui non poteva nascer cosa che non fosse detestabile e dannosa al genere umano". E questo figliuolo, chiamato Domizio da prima, fu più tardi Nerone. (Un imperatore artista, II, p. 5)
*[[Lollia Paolina]], dalla madre di Nerone {{NDR|Agrippina minore}} temuta come rivale, fu esiliata, e poco tempo dopo uccisa. Costei possedeva circa otto milioni in pietre preziose: era anche bella, e lo spirito superstizioso dei Romani considerava come un presagio di suprema felicità un doppio dente canino, che non deturpava affatto la sua bocca. E allorché il centurione le presentò la testa della sua rivale, Agrippina volle passare il dito tra le labbra già decomposte e toccare i due denti che l'avevano tanto impensierita. (Un imperatore artista, III, p. 7)
*Nerone era un giovinetto intelligente, e quasi timido: dinanzi a sua madre tremava come una foglia; la sua giovine età, la sua inesperienza, l'ebbrezza degli onori supremi a lui tributati, non gli permisero di sottrarsi all'impero della genitrice, verso la quale sentivasi avvinto dal timore e dalla riconoscenza. (Un imperatore artista, III, p. 8)
*Le argomentazioni favorevoli e contrarie alla esistenza della [[Papessa Giovanna]] hanno dato motivo a qualche scrittore di affermare che il papato di questa donna venne considerato tanto vergognoso per la Chiesa romana, che fu proibito di parlarne a coloro, che ne furono testimonî; cosicché degli storici contemporanei all'avvenimento, alcuni ne tacquero per rispetto, altri per timore.<br>Questa affermazione non regge affatto alla critica, come adesso dimostreremo. Ammesso che il fatto sia realmente successo, io non trovo ragione alcuna di averlo taciuto, perché la Chiesa Cattolica Romana non può riceverne né danno né disdoro. Non vi sono stati forse dei Papi, che hanno tenuta una condotta tutt'altro che lodevole, senza che la suprema autorità della Chiesa vi abbia scapitato nella sua essenza divina? Gli storici, anche i più ossequenti alla ortodossia romana, non hanno negato né attenuato i difetti, gli errori e anche i delitti commessi dai pontefici; e i nomi di Giovanni XII, di Urbano VI, di Alessandro VI, ecc. sono stati tramandati alla posterità nella loro vera luce, senza scuse e senza attenuanti. (La Papessa Giovanna, XV, p. 92)
*Sembra davvero impossibile come una storiella, oggi riconosciuta universalmente per falsa, abbia, per alcuni secoli, tenuta desta l'immaginazione popolare; e come poeti, storici, critici e romanzieri (non esclusi i pittori e gli scultori) si {{sic|sieno}} occupati di essa. Ma ciò non deve affatto meravigliarci. Basta che una sola persona sparga una notizia, sia pur essa inverosimile, la quale alletti l'immaginazione del pubblico con qualcosa di strano e di meraviglioso, perché tutti se ne impadroniscano, la propalino colle relative aggiunte e la diano a credere come vera. Cosi è accaduto della Papessa Giovanna. (La Papessa Giovanna, XXII, p. 109)
*Un orribile fatto avveniva in Ferrara nel 1508. La mattina del 6 di giugno, [[Ercole Strozzi]], il più amabile cavalier di Ferrara, l'amico dell'Ariosto e del Bembo, fu trovato morto, avvolto nel suo mantello, sulla via presso la chiesa di S. Francesco: aveva segate le canne della gola, e ventidue ferite per tutto il corpo: ciocche di capelli, ch'ei portava lunghi e ondeggianti, strappate dal cranio, erano sparse intorno per terra. Né sì seppe mai, dice un cronografo ferrarese, chi avesse commesso quest'omicidio; il podestà, notò il [[Paolo Giovio|Giovio]]<ref>''Elogia virorum liter. ill.'' Basileae, 1577. {{NDR|N.d.A}}</ref>, non ne istruì il processo: e il duca Alfonso<ref>Alfonso I d'Este (1476 – 1534), terzo duca di Ferrara, Modena e Reggio e terzo marito di Lucrezia Borgia.</ref>, che era, ed amava apparire, mantenitor severissimo delle leggi, lasciò questa volta che la giustizia tacesse. (Lucrezia Borgia, VII, p. 149)
*{{NDR|[[Filippo II di Spagna]]}} [...] vecchio tiranno cupo e severo, talmenteché il carattere stesso degli Spagnuoli fu alterato dal suo regno lugubre; anzi per lungo tempo la nazione portò l'impronta del proprio signore. (Filippo II e Don Carlos, I, p. 169)
*L'imperturbabilità di Filippo {{NDR|II}} nelle azioni più vergognose e più inique confonde talmente le idee, che non possiamo non chiedere a noi stessi se un uomo, capace di commettere simili nefandezze, meriti di essere perseguitato come una bestia feroce col ferro e col fuoco, oppure chiuso in una cella da matti. Certamente la sua coscienza non era eguale a quella degli altri uomini. (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 188)
*La tranquillità dell'animo suo può paragonarsi soltanto a quella del carnefice, che versa il sangue umano e non ha punti rimorsi, sapendo di essere lo strumento della legge. Filippo {{NDR|II}} era – almeno egli lo credeva – {{sic|l'istrumento}} della Divina Provvidenza; e le sue passioni, anche le più odiose, gli sembravano una voce venuta dall'alto. (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 188)
*Gli ambasciatori veneti, i quali, come ognun sa, avevano incarico dal proprio governo di studiare il carattere dei principi e di riferirne al Gran Consiglio, scrivevano ai reggitori della Repubblica che "l'Infante {{NDR|[[Don Carlos (principe)|Don Carlos]]}}<ref>Don Carlos era il figlio primogenito del re Filippo II di Spagna.</ref> annunziava una crudeltà precoce"; e fra le altre prove, che ne davano, c'era questa: "''uno de' suoi maggiori divertimenti è quello di fare arrostire delle piccole lepri vive''". (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 189)
*Tutti gli scrittori del tempo, gli oratori veneti, le persone che bazzicavano, a corte, sono unanimi nel dire che {{NDR|Don Carlos}} era bruttissimo. L'ambasciatore austriaco, barone di Dietrichstein, il quale gli voleva molto bene, ce lo descrive "con una gobba in mezzo al dorso, una spalla più alta dell'altra, il petto incavato, la gamba destra {{sic|insensibilmente}} più corta della sinistra, la bocca sempre aperta, la lingua balbuziente, la voce debole e acuta, la faccia giallognola, gli occhi senza espressione". (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 191)
*{{NDR|Don Carlos}} [...] l'ambasciatore francese Fourquevaulx, che lo conosceva ben da vicino, lo chiamava: ''contraffatto nella persona e nei costumi''; e dire che questo aborto di natura era un mangiatore prodigioso! Egli divorava un cappone intero, e poi s'ingoiava parecchie libbre di frutta. Odiava il vino; ma era capace di bere, durante il giorno, una quantità enorme di acqua diacciata<ref>Toscanismo per "ghiacciata".</ref>. (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 192)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/bub_gb_2z4dNZFO6Y8C/page/n3/mode/1up Della civiltà e della sua storia]'', Tipografia Vannucchi, Pisa, 1863.
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/ledonnedellariv00cappgoog/page/n7/mode/1up Le donne della rivoluzione]'', Tipografia di Raff. Giusti, Livorno, 1890<sup>2</sup>.
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/CappellettiLetteraturaSpagnuola/mode/1up Letteratura spagnuola. {{small|Aggiuntovi un cenno storico sulla letteratura portoghese}}]'', Ulrico Hoepli, Milano, 1882.
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/bub_gb_SDiu08XJqSYC/page/n4/mode/1up Storia di Vittorio Emanuele II e del suo Regno]'', vol. I, Voghera Enrico tipografo, Roma, 1892.
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/bub_gb_ItEWYAoQvmQC/page/n4/mode/1up Storia di Vittorio Emanuele II e del suo Regno]'', vol. II, Voghera Enrico tipografo, Roma, 1892.
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/storieeleggende00cappgoog/page/n9/mode/1up Storie e leggende]'', Fratelli Bocca, Torino, 1905.
==Altri progetti==
{{interprogetto|w=Каппеллетти, Ликурго|w_site=ru}}
{{DEFAULTSORT:Cappelletti, Licurgo}}
[[Categoria:Insegnanti italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
[[Categoria:Storici italiani]]
4493vz9m0e0iv5b9whpq77xfgvcg4k6
1420549
1420548
2026-07-15T15:14:51Z
Gaux
18878
/* Citazioni */ NDR
1420549
wikitext
text/x-wiki
'''Licurgo Cappelletti''' (1842 – 1921), insegnante, storico e scrittore italiano.
==''Della civiltà e della sua storia''==
===[[Incipit]]===
L'[[uomo]] è un essere morale, vale a dire un essere intelligente e libero. Egli non può conservare la sua esistenza che in riconoscere gli esseri coi quali è in rapporto, e in osservare questi rapporti medesimi. La conoscenza degli esseri forma la sua scienza: l'osservazione dei rapporti costituisce la sua giustizia. La sapienza è all'uomo necessaria per procedere moralmente, quanto il lume per dirigere sicuramente i suoi passi; e perché egli è libero, la vera regola delle azioni gli è necessaria per non fare una falsa elezione. <!-- (cap. I, p. 7) -->
===Citazioni===
*Il [[Cristianesimo]] procede dall'antichità tutta intiera, ma più specialmente dal Mosaismo. Nel pensiero di [[Gesù|Gesù Cristo]] la sua dottrina non è una innovazione, è lo sviluppo di una dottrina anteriore: egli non venne ad abolire la legge e i profeti, ma a darle compimento. Il Mosaismo era degno di dar nascita al Cristo. (cap. VI, p. 16)
*[...] tutti sanno che la predicazione del Vangelo si riassume nella [[carità]]. Il mondo antico non aveva conoscenza alcuna della carità, la forza sola era quella che dominava fra i pagani. (cap. VII, p. 18)
*La [[Divina Commedia|{{sic|divina}} Commedia]] è con ragione chiamata la Bibbia nazionale, è il vero poema cosmopolitico insieme ed italiano. (cap. XIII, p. 31)
*L'uomo è insaziabile; non potendo misurare l'eternità, egli misura i secoli. (cap. XIV, p. 32)
*La [[Riforma protestante|riforma {{NDR|protestante}}]], in generale, è una rivoluzione religiosa insieme e politica: ella però non intese di fare alcun cangiamento alla religione Cristiana: ella accetta la rivelazione e i dogmi formulati dai {{sic|concilii}} dei primi secoli. La decadenza del Cristianesimo e la corruzione del Papato provocarono la riforma. (cap. XIV, p. 33)
*L'[[individualismo]] entrò in seguito nella religione, e {{sic|surse}} Calvino. Entrato ancora nella politica vennero fuori i pubblicisti protestanti. L'individualismo nella filosofia tenne fra i suoi seguaci Montaigne; e in ultimo arrivò a combattere contro l'autorità. Tutte queste cose altro non furono che cause indirette della famosa rivoluzione francese del 1789. (cap. XV, p. 34)
==''Le donne della rivoluzione''==
===[[Incipit]]===
*Uno scrittore contemporaneo ha detto che "il regno di [[Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena|Maria Antonietta]] riassume tutti i contrasti della vita umana<ref>F. De Vyré, ''Marie-Antoinette, sa vie, sa mort''. Paris, Plon, 1889; pag. 1. {{NDR|N.d.A.}}</ref>." Infatti, quest'infelice principessa provò tutto ciò che un'umana creatura può provare: l'amore de' parenti, l'affetto del marito, la tenerezza de' figli, il rispetto de' sudditi, l'adulazione dei cortigiani, l'odio delle fazioni, i sarcasmi e la maldicenza dei nobili, la diffidenza della Corte, le ingiurie della plebe, le umiliazioni della monarchia atterrata, vilipesa, insultata; quindi, bevendo il calice sino alla feccia, soffrì la prigionia più atroce; vide il suo sposo e sovrano immolato sopra un patibolo; strappati dal seno i propri figli; e finalmente, trascinata dinanzi a un tribunale di sangue, e fatta segno alle più infami e calunniose accuse, fu condannata a morte ed uccisa. <!--(pp. 1-2)-->
===Citazioni===
*Il conte [[Jean-Baptiste du Barry|Giovanni du Barry]] era soprannominato ''Jean le roué''; egli cercava di guadagnare anche sulle sue amanti (ne aveva una collezione completa: alte, basse, nere, bionde, castagne, ecc.); ma, nel secolo passato ciò non era una vergogna; certi scrupoli non esistevano; ognuno faceva il comodo suo; tant'è vero che la Polizia se ne ingeriva pochissimo, perché l'immoralità non aveva nulla a che fare colla politica. Un uomo immorale era chiamato un uomo di spirito; ed un uomo onesto, che avesse gridato contro tale immoralità, sarebbe stato arrestato senza tanti complimenti, e poi chiuso nella Bastiglia. (p. 48)
*La giovinetta [[Marie-Jeanne Roland de la Platière|Phlipon]] veniva da tutti chiamata in casa col nomignolo di ''Manon'': essa aveva un carattere dolce, un'anima forte, un'intelligenza solida, un cuore affettuoso. Fin dalla prima età, si sviluppò in lei spontaneamente una brama ardente d'imparare; e fu un suo zio prete, fratello di sua madre, che le cominciò ad insegnare il latino. Essa studiava con passione; la mattina all'alba si alzava e (lo racconta ella medesima] andava adagio adagio con un piccolo vestitino, e a piedi nudi, in un angolo della camera, nella quale era il suo lavoro, e copiava e ripeteva le sue lezioni con ardore tanto maggiore, quanto i suoi successi divenivano rapidi. (pp. 70-71)
*Il 14 luglio 1789, giorno memorando nella storia di Francia, [[Théroigne de Méricourt|Théroigne]] si trovò mescolata ai vincitori della [[Presa della Bastiglia|Bastiglia]]. Da quel momento in poi, essa non fu conosciuta dal popolo, che sotto il nome della ''bella straniera'' o della ''bella Liegese''.<br>Nelle famose giornate del 5 e 6 ottobre, essa guidò le donne parigine a [[Versailles]]; e, cavalcando a lato del feroce Jourdan, detto taglia-teste, ricondusse il Re {{NDR|[[Luigi XVI di Francia|Luigi XVI]]}} a Parigi. A' suoi fianchi camminavano alcuni uomini dalla faccia patibolare, i quali portavano infilate sulle picche le teste delle guardie del corpo, trucidate negli appartamenti del Re e della Regina. (p. 108)
*Théroigne de Méricourt non era una bellezza, nel vero senso della parola; ma era attraente, voluttuosa, oltremodo simpatica. Era piuttosto piccola di statura, alquanto gracile, colla tinta color pera ruggine. I suoi lineamenti erano marcatissimi; aveva il naso un po' grosso, il labbro turgido, gli occhi grandi, nerissimi, pieni di fuoco e provocanti.<br>Se avesse vissuto in mezzo a persone di costumi onesti e di opinioni moderate, e, diciamolo anche, in una posizione più agiata, in lei i buoni istinti avrebbero, senza dubbio, prevalso, ed essa sarebbe divenuta una sposa onesta ed una buona madre di famiglia; e le sue opinioni politiche, anche ispirate a principi democratici, l'avrebbero resa più rispettata e famosa; come infatti furono mai sempre rispettate e famose quelle donne, che seppero accoppiare alle domestiche le civili virtù. (p. 120)
*{{NDR|[[Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano]]}} Buona, pietosa, modesta, melanconica, essa non poteva a meno di cattivarsi le simpatie di chiunque ravvicinasse; e grande infatti fu l'affetto, col quale l'amò la regina [[Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena|Maria Antonietta]], affetto che ella contraccambiò con tutta la forza dell'anima sua.<br>Eppure queste due donne erano di carattere assai differente: Maria Antonietta era buona, ma era leggiera, capricciosetta, qualche volta imprudente (e furono infatti la leggerezza e l'imprudenza che la rovinarono); mentre la principessa di Lamballe era seria, costante, affezionata, e delle sue affezioni gelosa. (p. 124)
*{{NDR|Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano, dopo la condanna}} Un tale (che alcuni asseriscono fosse un parrucchiere) volle levarle la cuffia colla punta di una picca. Essendo costui mezzo ubriaco, la colpì nella fronte, e il sangue cominciò a colarle per il volto. Fu questo il segnale della strage. L'atterrarono a colpi di sciabola; il suo bel corpo fu dilaniato da quelle belve feroci, che l'oltraggiarono, lo deturparono e se ne divisero i brani. La testa, il cuore, altre parti del sud cadavere, infilzati sulle punte delle picche, vennero portati, come un trofeo, per tutta Parigi. (pp. 131-132)
*[[Teresa Cabarrus|Teresa {{NDR|Cabarrus}}]] giunse a Parigi in tutto lo splendore della sua bellezza spagnuola: la sua apparizione fu come uno sprazzo di vivida luce nelle sale aristocratiche della superba metropoli. Ella aveva sedici anni; possedeva moltissimo spirito; parlava molto, e parlava bene, con quell'accento colorito che è una proprietà esclusiva delle donne meridionali: ella cantava con quella soave noncuranza di chi nasconde il proprio sapere. Alessandro Lameth<ref>Alexandre de Lameth (1760-1829), politico e generale francese.</ref> diceva: "La natura le ha detto: canta! ed ella ha cantato; le ha detto: balla! ed ella ha ballato". Infatti danzava come cantava, cioè con quella grazia innata, e con quella gaiezza di cuore delle creature predilette dal cielo. (p. 269)
==''Letteratura spagnuola''==
*Fra i più illustri scrittori di questo secolo {{NDR|XVI}} devesi annoverare don [[Diego Hurtado de Mendoza y Pacheco|Diego Hurtado de Mendoza]], il quale appartiene a quella categoria d'uomini insigni che sapevano maneggiare bene la spada come la penna, e di cui la Spagna ci ha dato tanti splendidi esempî. (cap. V, p. 30)
*Erudito e letterato, Mendoza è il primo storico spagnuolo che abbia saputo unire l'eloquenza alla politica; egli ha saputo altresì riprodurre naturalmente la maniera dei grandi storici dell'antichità. [...]. Lo scrittore che Mendoza ha scelto a modello, è lo storico latino Sallustio. Egli ne imita felicemente le sentenze, e qualche volta la concisione e l'oscurità. (cap. V, pp. 31-32)
*[[Fernando de Herrera|{{sic|Ferdinando}} de Herrera]], detto il ''divino'', fu uomo di focosa immaginazione, di alti pensamenti e di erudizione vastissima. [...]. Fu poeta d'ingegno vigoroso, pieno di ardore per aprire una nuova via e per affrontare le critiche: ma il nuovo stile, che egli volle introdurre nella poesia spagnuola, lo aveva già prima maturato nella sua mente: le sue espressioni non venivano dal cuore, e in mezzo alle sue più grandi bellezze si manifesta sempre l'artifizio. (cap. V, p. 34)
*Herrera, quantunque grande poeta, aprì la via alle stravaganze dei ''cultisti'', che esagerarono la sua maniera, senza possedere le sue profonde e svariate cognizioni, né l'elevatezza naturale del suo talento. Egli, come ben dice il Baret, merita di essere studiato dai giovani poeti, come Michelangelo dai disegnatori. (cap. V, p. 34)
*Le produzioni religiose di [[Lope de Vega]] sono le più estranee al nostro gusto ed alle nostre abitudini. Bisogna essere spagnuolo, ovvero entrare nello spirito, nelle credenze forti e sincere, nelle abitudini di questo paese per non essere urtato da quel miscuglio di sacro e di profano, da quelle allegorie bizzarre, da quell'apparecchio assai simile alla pompa delle opere in musica, che s'incontrano in quei drammi sacri. (cap. IX, pp. 62-63)
*Malgrado le sue tendenze teologiche, malgrado una certa affettazione, malgrado una certa oscurità nello stile, [[Pedro Calderón de la Barca|Calderon]] non è uno scrittore nojoso come credono taluni, ma invece è un autore sublime. (cap. X, p. 76)
*I lavori drammatici di [[Antonio de Solís|Solis]] sono abbastanza regolari, condotti con vivacità, e notevoli per intreccio. Egli varia, assai più che Calderon, i caratteri de' suoi personaggi, ma è ben {{sic|lunge}} dal possederne la la forza non che la ricchezza d'immaginazione. [...] Ma egli gode fama nella repubblica delle lettere più come storico che come commediografo. (cap. XI, p. 80)
*Il merito di [[Tirso de Molina|Molina]] consiste soprattutto nello stile, ov'egli spiega una straordinaria ricchezza di poesia, ed una profonda conoscenza della lingua castigliana, specialmente della lingua popolare. Ed ivi sta tutta la sua arte. (cap. XI, p. 82)
*Rivale felice di Molière, Tirso de Molina ha imprestato il tipo del suo don Giovanni a Goethe e a Byron, ed ha ispirato una delle più belle opere di Mozart; e questa non è al certo una piccola gloria per il suo nome. (cap. XI, p. 82)
*Uno degli autori comici che goderono maggior riputazione nel secolo XVII, fu don [[Francisco de Rojas Zorrilla|Francesco de Rojas {{sic|Zorilla}}]] [...] i suoi lavori drammatici gli hanno creato una fama durevole, e specialmente la bellissima commedia che ha per titolo: ''Garcia del Casteñar'', la quale anche ai giorni nostri gode di una straordinaria popolarità. Essa ci offre delle situazioni veramente energiche, condotte con naturalezza, e sviluppate con talento. Però Rojas non raggiunge sempre la medesima altezza in tutti i suoi lavori: negli uni, egli tocca il ridicolo per la bizzarria del soggetto come per l'affettazione dello stile; negli altri, al contrario, si manifesta gran pittore di caratteri ed eccellente scrittore. (cap. XI, pp. 84-85)
*Formatosi sugli antichi modelli, [[Francisco Manuel de Melo|Melo]] è un pensatore ed uno scrittore di prim'ordine: supera perfino Mendoza<ref>[[Diego Hurtado de Mendoza y Pacheco]].</ref> per l'insieme delle qualità che costituiscono il vero storico, cioè: l'elevatezza del carattere, l'equità dei giudizi, la bellezza energica dello stile. I discorsi introdotti nel racconto, secondo la maniera degli antichi, sono notevoli per la loro eloquenza. Lungamente dimenticata, l'opera di Melo non rivide la luce che al cominciamento del secolo attuale. (cap. XIII, p. 110-111)
*[[Fray Luis de Granada|Luigi di {{sic|Granata}}]], che il Baret stima degno di essere paragonato a Bousset<ref>Jacques Bénigne Bossuet (1627 – 1704).</ref> ed a Massillon<ref>Jean-Baptiste Massillon (1663 – 1742).</ref>, fu il primo scrittore religioso ed il miglior predicatore dei tempi suoi. [...]. Il suo stile è un modello di eleganza, d'energia e di grandezza; ed essendo egli profondamente versato negli studi classici dell'antichità, il suo periodare somiglia molto a quello di Cicerone; tanto è vero che gli Spagnuoli lo riguardano come il primo prosatore del loro gran secolo. (cap. XIV, pp. 116-117)
*[[Modesto Lafuente]] è quegli a cui spetta incontestabilmente il primo posto in questo ramo {{NDR|la storia}} della letteratura spagnuola contemporanea. Egli è autore d'una ''Storia generale di Spagna'' in ventotto volumi. È questa un'opera grande, intorno a cui Lafuente ha lavorato per ventidue anni consecutivi, senza che abbia mai palesato la benché menoma fatica, la più lieve esitazione. (cap. XVIII, p. 164)
*{{sic|Patriotta}} sincero, Lafuente non è per nulla accecato dall'amor proprio nazionale: egli conosce il lato debole del suo paese, e gli dice la verità con una franchezza ed un coraggio altamente ammirabili. (cap. XVIII, p. 164)
*[[Emilio Castelar]] non appartiene menomamente a questa categoria di repubblicani {{NDR|che abbiamo qui in Italia}}; egli, quantunque invochi di sovente le conclusioni della scienza e le esigenze della ragione umana, non trascura mai l'ideale, l'infinito, il sentimento. I suoi principi democratici nulla contengono di antireligioso, di materialista. (cap. XIX, p. 172)
*Castelar ha scritto molto, e intorno a soggetti svariati. Quantunque egli abbia l'anima ardente d'un poeta, non ha mai scritto un verso, e possiede una mediocre facoltà inventiva. (cap. XIX, p. 173)
*[...] in tutte le opere dei filosofi spagnuoli si manifesta una generale tendenza verso lo spiritualismo. Il sensualismo di Locke e di {{sic|Condilac}}, lo scetticismo di Hume, il positivismo d'Augusto Comte, non sono in Ispagna seriamente discussi; o, per dire il vero, non sono compresi<ref>Infatti le fredde teorie dei filosofi della Germania e dell'Inghilterra non possono allignare presso una nazione attiva, entusiasta, che sente vivamente, e solo verso il cielo rivolge tutte le sue aspirazioni ideali. {{NDR|N.d.A.}}</reF>. (cap. XIX, p. 174)
*Don [[Jaime Balmes|Giacomo Balmes]] [...] fu sacerdote di gran talento, e quantunque abbia vissuto soli 38 anni, pure esercitò una grande influenza {{sic|su'}} suoi contemporanei. Egli impiegò tutte le facoltà di una natura ardente, vigorosa, appassionata, severa, a difendere la sua fede contro i colpi terribili, che continuamente le scagliavano gli {{sic|avversarî}} del cristianesimo. (cap. XIX, p. 175)
*Fondatore della lingua classica {{NDR|portoghese}}, insieme a Miranda<ref>Francisco de Sá de Miranda (1481 – 1558), poeta e drammaturgo portoghese.</ref>, e suo emulo nell'agone poetico, fu [[António Ferreira|Antonio Ferreira]] [...]. I suoi {{sic|compatriotti}} lo hanno chiamato l'''Orazio portoghese''. Ed infatti egli aveva preso a modello il grande poeta venosino<ref>[[Quinto Orazio Flacco|Orazio]] nacque a Venosa, comune dell'attuale provincia di Potenza.</ref>. Adottò esclusivamente i metri italiani, e non compose giammai né ''redondilhas'', né versi d'altra specie nell'antico stile nazionale. (''La letteratura portoghese'', cap. III, pp. 183-184)
*Ferreira, oltre le sue opere drammatiche, ci ha lasciato una quantità di epistole, di odi, di sonetti, di elegie, nelle quali, per vero dire, l'immaginazione lascia qualche cosa a desiderare. Questo illustre scrittore ha però dato prova di un alto talento drammatico nella sua ''Ines de Castro'', soggetto tentato da molti scrittori d'ogni paese. (''La letteratura portoghese'', cap. III, p. 184)
*Nella tragedia di Ferreira si ammirano soprattutto i Cori, il cui lirismo elevato ricorda sovente le poetiche ispirazioni del dramma antico. Lo spirito cavalleresco aggiunge a questa tragedia l'elevatezza del sentimento moderno, e quantunque vi difetti l'azione, pure in alcune scene non si {{sic|può a meno}} di provare una profonda emozione. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. III, p. 184)
*La letteratura portoghese, che non è certo ricca di uomini insigni, come lo sono quelle delle principali nazioni d'Europa, ha però un poeta che essa può {{sic|altieramente}} contrapporre ai poeti i più grandi, i più gloriosi degli altri paesi. Questi è [[Luís de Camões|{{sic|Luigi de Camoens}}]] [...]. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. IV, p. 186)
*[[Manuel de Faria e Sousa|Manuel de Faria e {{sic|Souza}}]] (1590–1649) fu un poeta il quale, a' suoi tempi, si creò una grande reputazione, che però la posterità non gli ha conservata. Scrisse parecchie ''Egloghe'' erotiche, rustiche, critiche, marittime, funebri, venatorie, monastiche, fantastiche, ecc. È un vero assedio che confina col ridicolo. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. VI, p. 196)
*{{sic|Souza}} ha scritto in lingua castigliana la ''Europa portoghese'', la quale non è che una storia generale del Portogallo, che comincia dalle origini de mondo. In questo lavoro l'autore si occupa più dello stile e della pompa della narrazione che dell'esattezza storica: il gongorismo<ref>Estetica letteraria del barocco spagnolo (dal poeta [[Luis de Góngora]]).</ref> prevale in ogni pagina del libro, e nuoce singolarmente alle qualità che debbono primeggiare in uno storico. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. VI, p. 196)
==''Storia di Vittorio Emanuele II e del suo Regno''==
===[[Incipit]]===
La battaglia di Novara e l'abdicazione del re Carlo Alberto avevano reso assai tristi le condizioni de Piemonte. La sera stessa del fatale 23 marzo, il re abdicatario, accompagnato da due sole persone di servizio, s'incamminò alla volta del suo lontano e solitario esilio. Il duca di Savoia, suo figlio primogenito, saliva al trono, assumendo il nome di Vittorio Emanuele II. <!--(vol. I, cap. I, p. 1)-->
===Citazioni===
*Era il [[Giuseppe Siccardi|Siccardi]] {{sic|maleviso}} ai clericali ed ai reazionari, perché lo si sapeva tenero delle libertà statutarie ed avverso alle pretese della curia romana. [[Massimo d'Azeglio|Massimo {{sic|D'Azeglio}}]], il quale voleva frenare il partito clericale, credé bene di affidare al Siccardi il ministero della giustizia e dei culti, sapendolo uomo energico e risoluto, e, meglio d'ogni altro, atto a combattere e a vincere, nelle riforme legislative, la lotta con Roma. (vol. I, cap. IV, pp. 92-93)
*La nomina di [[Luigi Cibrario|Cibrario]] {{NDR|al ministero delle Finanze nel governo di Massimo d'Azeglio}} fu soggetto di severi commenti: tutti si meravigliavano, e giustamente, che a un dicastero così importante fosse proposto un uomo, perito nelle storiche e nelle letterarie discipline, ma di cose amministrative e finanziarie totalmente digiuno. (vol. I, cap. VII, p. 170)
*Il marchese [[Cosimo Ridolfi]], già aio degli arciduchi Ferdinando e Carlo<ref>Ferdinando IV d'Asburgo-Lorena (1835 – 1908) ultimo Granduca di Toscana e il fratello Carlo Salvatore d'Asburgo-Lorena (1839 – 1892).</ref>, per antica dimestichezza affezionato alla dinastia, scrisse una lettera al granduca {{NDR|[[Leopoldo II di Toscana]]}}, nella quale gli mostrò come fosse giunto il momento di decidersi, abbracciando una politica nazionale e abbandonando quella reazionaria e anti-italiana, fino allora seguita. La lettera terminava col consigliare il sovrano ad abdicare in favore dell'arciduca Ferdinando, principe ereditario. Lo scritto del marchese Ridolfi pervenne a Leopoldo II alle 9 ant. del giorno 27 aprile; pochi minuti dopo, al latore della medesima fu data la seguente laconica risposta: «Sua Altezza ringrazia». (vol. II, cap. II, p. 31)
*L'incontro fra i due sovrani {{NDR|Napoleone III di Francia e Francesco Giuseppe I d'Austria}}, scortati ciascuno da un brillante e numeroso seguito, avvenne a circa due chilometri da [[Armistizio di Villafranca|Villafranca]]. Si strinsero la mano, come fossero stati due vecchi amici; e dopo essersi presentati reciprocamente il proprio seguito, presero la via che conduceva al villaggio. Ivi giunti, si fermarono dinanzi ad una casa di modesta apparenza; e saliti al primo piano, entrarono in un salotto, dove stettero chiusi per circa un'ora e mezzo. Nessuna traccia scritta, nessun processo verbale rimase degli accordi stati combinati fra loro. Soltanto si seppe che essi, separandosi con grandi dimostrazioni di scambievole cortesia, avevan preso l'impegno di riassumere entro brevissimo tempo, in una convenzione scritta, i patti verbalmente fra loro stabiliti. (vol. II, cap. IV, p. 82)
*{{NDR|[[Francesco II delle Due Sicilie]]}} [...] giovine d'indole buona, ma guasto dalla educazione ricevuta. Tenuto sempre lontano dal governo, di cui gli facevano soltanto appurare i formulari ed i regolamenti intramezzati dalle massime di puro dispotismo, e sottoposto alla matrigna Maria Teresa d'Austria<ref>Maria Teresa d'Asburgo-Teschen (1816 – 1867), arciduchessa austriaca, seconda moglie di Ferdinando II di Borbone.</ref>, che voleva farne un imbecille per sostituirgli sul trono Luigi conte di Trani, figlio di lei primogenito; questo principe infelice prendeva le redini dello Stato in un momento, in cui l'idea dell'unità nazionale si faceva gigante, e si presentava agli oppressi popoli del mezzogiorno, come unico mezzo per redimerli da un governo divenuto insopportabile ad un popolo civile. (vol. II, cap. VIII, p. 175)
==''Storie e leggende''==
*Il padre di [[Nerone]] chiamossi [[Gneo Domizio Enobarbo (console 32)|Cneo Domizio Enobarbo]], uomo bruttato d'infami delitti, e degno compagno di [[Agrippina minore|Agrippina]], come confessava egli stesso, quando agli amici, congratulantisi per la nascita di un figliuolo, rispose che "da Agrippina e da lui non poteva nascer cosa che non fosse detestabile e dannosa al genere umano". E questo figliuolo, chiamato Domizio da prima, fu più tardi Nerone. (Un imperatore artista, II, p. 5)
*[[Lollia Paolina]], dalla madre di Nerone {{NDR|Agrippina minore}} temuta come rivale, fu esiliata, e poco tempo dopo uccisa. Costei possedeva circa otto milioni in pietre preziose: era anche bella, e lo spirito superstizioso dei Romani considerava come un presagio di suprema felicità un doppio dente canino, che non deturpava affatto la sua bocca. E allorché il centurione le presentò la testa della sua rivale, Agrippina volle passare il dito tra le labbra già decomposte e toccare i due denti che l'avevano tanto impensierita. (Un imperatore artista, III, p. 7)
*Nerone era un giovinetto intelligente, e quasi timido: dinanzi a sua madre tremava come una foglia; la sua giovine età, la sua inesperienza, l'ebbrezza degli onori supremi a lui tributati, non gli permisero di sottrarsi all'impero della genitrice, verso la quale sentivasi avvinto dal timore e dalla riconoscenza. (Un imperatore artista, III, p. 8)
*Le argomentazioni favorevoli e contrarie alla esistenza della [[Papessa Giovanna]] hanno dato motivo a qualche scrittore di affermare che il papato di questa donna venne considerato tanto vergognoso per la Chiesa romana, che fu proibito di parlarne a coloro, che ne furono testimonî; cosicché degli storici contemporanei all'avvenimento, alcuni ne tacquero per rispetto, altri per timore.<br>Questa affermazione non regge affatto alla critica, come adesso dimostreremo. Ammesso che il fatto sia realmente successo, io non trovo ragione alcuna di averlo taciuto, perché la Chiesa Cattolica Romana non può riceverne né danno né disdoro. Non vi sono stati forse dei Papi, che hanno tenuta una condotta tutt'altro che lodevole, senza che la suprema autorità della Chiesa vi abbia scapitato nella sua essenza divina? Gli storici, anche i più ossequenti alla ortodossia romana, non hanno negato né attenuato i difetti, gli errori e anche i delitti commessi dai pontefici; e i nomi di Giovanni XII, di Urbano VI, di Alessandro VI, ecc. sono stati tramandati alla posterità nella loro vera luce, senza scuse e senza attenuanti. (La Papessa Giovanna, XV, p. 92)
*Sembra davvero impossibile come una storiella, oggi riconosciuta universalmente per falsa, abbia, per alcuni secoli, tenuta desta l'immaginazione popolare; e come poeti, storici, critici e romanzieri (non esclusi i pittori e gli scultori) si {{sic|sieno}} occupati di essa. Ma ciò non deve affatto meravigliarci. Basta che una sola persona sparga una notizia, sia pur essa inverosimile, la quale alletti l'immaginazione del pubblico con qualcosa di strano e di meraviglioso, perché tutti se ne impadroniscano, la propalino colle relative aggiunte e la diano a credere come vera. Cosi è accaduto della Papessa Giovanna. (La Papessa Giovanna, XXII, p. 109)
*Un orribile fatto avveniva in Ferrara nel 1508. La mattina del 6 di giugno, [[Ercole Strozzi]], il più amabile cavalier di Ferrara, l'amico dell'Ariosto e del Bembo, fu trovato morto, avvolto nel suo mantello, sulla via presso la chiesa di S. Francesco: aveva segate le canne della gola, e ventidue ferite per tutto il corpo: ciocche di capelli, ch'ei portava lunghi e ondeggianti, strappate dal cranio, erano sparse intorno per terra. Né sì seppe mai, dice un cronografo ferrarese, chi avesse commesso quest'omicidio; il podestà, notò il [[Paolo Giovio|Giovio]]<ref>''Elogia virorum liter. ill.'' Basileae, 1577. {{NDR|N.d.A}}</ref>, non ne istruì il processo: e il duca Alfonso<ref>Alfonso I d'Este (1476 – 1534), terzo duca di Ferrara, Modena e Reggio e terzo marito di Lucrezia Borgia.</ref>, che era, ed amava apparire, mantenitor severissimo delle leggi, lasciò questa volta che la giustizia tacesse. (Lucrezia Borgia, VII, p. 149)
*{{NDR|[[Filippo II di Spagna]]}} [...] vecchio tiranno cupo e severo, talmenteché il carattere stesso degli Spagnuoli fu alterato dal suo regno lugubre; anzi per lungo tempo la nazione portò l'impronta del proprio signore. (Filippo II e Don Carlos, I, p. 169)
*L'imperturbabilità di Filippo {{NDR|II}} nelle azioni più vergognose e più inique confonde talmente le idee, che non possiamo non chiedere a noi stessi se un uomo, capace di commettere simili nefandezze, meriti di essere perseguitato come una bestia feroce col ferro e col fuoco, oppure chiuso in una cella da matti. Certamente la sua coscienza non era eguale a quella degli altri uomini. (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 188)
*La tranquillità dell'animo suo può paragonarsi soltanto a quella del carnefice, che versa il sangue umano e non ha punti rimorsi, sapendo di essere lo strumento della legge. Filippo {{NDR|II}} era – almeno egli lo credeva – {{sic|l'istrumento}} della Divina Provvidenza; e le sue passioni, anche le più odiose, gli sembravano una voce venuta dall'alto. (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 188)
*Gli ambasciatori veneti, i quali, come ognun sa, avevano incarico dal proprio governo di studiare il carattere dei principi e di riferirne al Gran Consiglio, scrivevano ai reggitori della Repubblica che "l'Infante {{NDR|[[Don Carlos (principe)|Don Carlos]]}}<ref>Don Carlos era il figlio primogenito del re Filippo II di Spagna.</ref> annunziava una crudeltà precoce"; e fra le altre prove, che ne davano, c'era questa: "''uno de' suoi maggiori divertimenti è quello di fare arrostire delle piccole lepri vive''". (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 189)
*Tutti gli scrittori del tempo, gli oratori veneti, le persone che bazzicavano, a corte, sono unanimi nel dire che {{NDR|Don Carlos}} era bruttissimo. L'ambasciatore austriaco, barone di Dietrichstein, il quale gli voleva molto bene, ce lo descrive "con una gobba in mezzo al dorso, una spalla più alta dell'altra, il petto incavato, la gamba destra {{sic|insensibilmente}} più corta della sinistra, la bocca sempre aperta, la lingua balbuziente, la voce debole e acuta, la faccia giallognola, gli occhi senza espressione". (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 191)
*{{NDR|Don Carlos}} [...] l'ambasciatore francese Fourquevaulx, che lo conosceva ben da vicino, lo chiamava: ''contraffatto nella persona e nei costumi''; e dire che questo aborto di natura era un mangiatore prodigioso! Egli divorava un cappone intero, e poi s'ingoiava parecchie libbre di frutta. Odiava il vino; ma era capace di bere, durante il giorno, una quantità enorme di acqua diacciata<ref>Toscanismo per "ghiacciata".</ref>. (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 192)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/bub_gb_2z4dNZFO6Y8C/page/n3/mode/1up Della civiltà e della sua storia]'', Tipografia Vannucchi, Pisa, 1863.
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/ledonnedellariv00cappgoog/page/n7/mode/1up Le donne della rivoluzione]'', Tipografia di Raff. Giusti, Livorno, 1890<sup>2</sup>.
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/CappellettiLetteraturaSpagnuola/mode/1up Letteratura spagnuola. {{small|Aggiuntovi un cenno storico sulla letteratura portoghese}}]'', Ulrico Hoepli, Milano, 1882.
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/bub_gb_SDiu08XJqSYC/page/n4/mode/1up Storia di Vittorio Emanuele II e del suo Regno]'', vol. I, Voghera Enrico tipografo, Roma, 1892.
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/bub_gb_ItEWYAoQvmQC/page/n4/mode/1up Storia di Vittorio Emanuele II e del suo Regno]'', vol. II, Voghera Enrico tipografo, Roma, 1892.
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/storieeleggende00cappgoog/page/n9/mode/1up Storie e leggende]'', Fratelli Bocca, Torino, 1905.
==Altri progetti==
{{interprogetto|w=Каппеллетти, Ликурго|w_site=ru}}
{{DEFAULTSORT:Cappelletti, Licurgo}}
[[Categoria:Insegnanti italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
[[Categoria:Storici italiani]]
3gju23ah6kd0vaqy5n5iuxepgg68jsi
1420550
1420549
2026-07-15T15:16:47Z
Gaux
18878
/* Citazioni */ ampliamento
1420550
wikitext
text/x-wiki
'''Licurgo Cappelletti''' (1842 – 1921), insegnante, storico e scrittore italiano.
==''Della civiltà e della sua storia''==
===[[Incipit]]===
L'[[uomo]] è un essere morale, vale a dire un essere intelligente e libero. Egli non può conservare la sua esistenza che in riconoscere gli esseri coi quali è in rapporto, e in osservare questi rapporti medesimi. La conoscenza degli esseri forma la sua scienza: l'osservazione dei rapporti costituisce la sua giustizia. La sapienza è all'uomo necessaria per procedere moralmente, quanto il lume per dirigere sicuramente i suoi passi; e perché egli è libero, la vera regola delle azioni gli è necessaria per non fare una falsa elezione. <!-- (cap. I, p. 7) -->
===Citazioni===
*Il [[Cristianesimo]] procede dall'antichità tutta intiera, ma più specialmente dal Mosaismo. Nel pensiero di [[Gesù|Gesù Cristo]] la sua dottrina non è una innovazione, è lo sviluppo di una dottrina anteriore: egli non venne ad abolire la legge e i profeti, ma a darle compimento. Il Mosaismo era degno di dar nascita al Cristo. (cap. VI, p. 16)
*[...] tutti sanno che la predicazione del Vangelo si riassume nella [[carità]]. Il mondo antico non aveva conoscenza alcuna della carità, la forza sola era quella che dominava fra i pagani. (cap. VII, p. 18)
*La [[Divina Commedia|{{sic|divina}} Commedia]] è con ragione chiamata la Bibbia nazionale, è il vero poema cosmopolitico insieme ed italiano. (cap. XIII, p. 31)
*L'uomo è insaziabile; non potendo misurare l'eternità, egli misura i secoli. (cap. XIV, p. 32)
*La [[Riforma protestante|riforma {{NDR|protestante}}]], in generale, è una rivoluzione religiosa insieme e politica: ella però non intese di fare alcun cangiamento alla religione Cristiana: ella accetta la rivelazione e i dogmi formulati dai {{sic|concilii}} dei primi secoli. La decadenza del Cristianesimo e la corruzione del Papato provocarono la riforma. (cap. XIV, p. 33)
*L'[[individualismo]] entrò in seguito nella religione, e {{sic|surse}} Calvino. Entrato ancora nella politica vennero fuori i pubblicisti protestanti. L'individualismo nella filosofia tenne fra i suoi seguaci Montaigne; e in ultimo arrivò a combattere contro l'autorità. Tutte queste cose altro non furono che cause indirette della famosa rivoluzione francese del 1789. (cap. XV, p. 34)
==''Le donne della rivoluzione''==
===[[Incipit]]===
*Uno scrittore contemporaneo ha detto che "il regno di [[Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena|Maria Antonietta]] riassume tutti i contrasti della vita umana<ref>F. De Vyré, ''Marie-Antoinette, sa vie, sa mort''. Paris, Plon, 1889; pag. 1. {{NDR|N.d.A.}}</ref>." Infatti, quest'infelice principessa provò tutto ciò che un'umana creatura può provare: l'amore de' parenti, l'affetto del marito, la tenerezza de' figli, il rispetto de' sudditi, l'adulazione dei cortigiani, l'odio delle fazioni, i sarcasmi e la maldicenza dei nobili, la diffidenza della Corte, le ingiurie della plebe, le umiliazioni della monarchia atterrata, vilipesa, insultata; quindi, bevendo il calice sino alla feccia, soffrì la prigionia più atroce; vide il suo sposo e sovrano immolato sopra un patibolo; strappati dal seno i propri figli; e finalmente, trascinata dinanzi a un tribunale di sangue, e fatta segno alle più infami e calunniose accuse, fu condannata a morte ed uccisa. <!--(pp. 1-2)-->
===Citazioni===
*Il conte [[Jean-Baptiste du Barry|Giovanni du Barry]] era soprannominato ''Jean le roué''; egli cercava di guadagnare anche sulle sue amanti (ne aveva una collezione completa: alte, basse, nere, bionde, castagne, ecc.); ma, nel secolo passato ciò non era una vergogna; certi scrupoli non esistevano; ognuno faceva il comodo suo; tant'è vero che la Polizia se ne ingeriva pochissimo, perché l'immoralità non aveva nulla a che fare colla politica. Un uomo immorale era chiamato un uomo di spirito; ed un uomo onesto, che avesse gridato contro tale immoralità, sarebbe stato arrestato senza tanti complimenti, e poi chiuso nella Bastiglia. (p. 48)
*La giovinetta [[Marie-Jeanne Roland de la Platière|Phlipon]] veniva da tutti chiamata in casa col nomignolo di ''Manon'': essa aveva un carattere dolce, un'anima forte, un'intelligenza solida, un cuore affettuoso. Fin dalla prima età, si sviluppò in lei spontaneamente una brama ardente d'imparare; e fu un suo zio prete, fratello di sua madre, che le cominciò ad insegnare il latino. Essa studiava con passione; la mattina all'alba si alzava e (lo racconta ella medesima] andava adagio adagio con un piccolo vestitino, e a piedi nudi, in un angolo della camera, nella quale era il suo lavoro, e copiava e ripeteva le sue lezioni con ardore tanto maggiore, quanto i suoi successi divenivano rapidi. (pp. 70-71)
*Il 14 luglio 1789, giorno memorando nella storia di Francia, [[Théroigne de Méricourt|Théroigne]] si trovò mescolata ai vincitori della [[Presa della Bastiglia|Bastiglia]]. Da quel momento in poi, essa non fu conosciuta dal popolo, che sotto il nome della ''bella straniera'' o della ''bella Liegese''.<br>Nelle famose giornate del 5 e 6 ottobre, essa guidò le donne parigine a [[Versailles]]; e, cavalcando a lato del feroce Jourdan, detto taglia-teste, ricondusse il Re {{NDR|[[Luigi XVI di Francia|Luigi XVI]]}} a Parigi. A' suoi fianchi camminavano alcuni uomini dalla faccia patibolare, i quali portavano infilate sulle picche le teste delle guardie del corpo, trucidate negli appartamenti del Re e della Regina. (p. 108)
*Théroigne de Méricourt non era una bellezza, nel vero senso della parola; ma era attraente, voluttuosa, oltremodo simpatica. Era piuttosto piccola di statura, alquanto gracile, colla tinta color pera ruggine. I suoi lineamenti erano marcatissimi; aveva il naso un po' grosso, il labbro turgido, gli occhi grandi, nerissimi, pieni di fuoco e provocanti.<br>Se avesse vissuto in mezzo a persone di costumi onesti e di opinioni moderate, e, diciamolo anche, in una posizione più agiata, in lei i buoni istinti avrebbero, senza dubbio, prevalso, ed essa sarebbe divenuta una sposa onesta ed una buona madre di famiglia; e le sue opinioni politiche, anche ispirate a principi democratici, l'avrebbero resa più rispettata e famosa; come infatti furono mai sempre rispettate e famose quelle donne, che seppero accoppiare alle domestiche le civili virtù. (p. 120)
*{{NDR|[[Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano]]}} Buona, pietosa, modesta, melanconica, essa non poteva a meno di cattivarsi le simpatie di chiunque ravvicinasse; e grande infatti fu l'affetto, col quale l'amò la regina [[Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena|Maria Antonietta]], affetto che ella contraccambiò con tutta la forza dell'anima sua.<br>Eppure queste due donne erano di carattere assai differente: Maria Antonietta era buona, ma era leggiera, capricciosetta, qualche volta imprudente (e furono infatti la leggerezza e l'imprudenza che la rovinarono); mentre la principessa di Lamballe era seria, costante, affezionata, e delle sue affezioni gelosa. (p. 124)
*{{NDR|Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano, dopo la condanna}} Un tale (che alcuni asseriscono fosse un parrucchiere) volle levarle la cuffia colla punta di una picca. Essendo costui mezzo ubriaco, la colpì nella fronte, e il sangue cominciò a colarle per il volto. Fu questo il segnale della strage. L'atterrarono a colpi di sciabola; il suo bel corpo fu dilaniato da quelle belve feroci, che l'oltraggiarono, lo deturparono e se ne divisero i brani. La testa, il cuore, altre parti del sud cadavere, infilzati sulle punte delle picche, vennero portati, come un trofeo, per tutta Parigi.<br>Ciò che fu perpetrato sul cadavere dell'infelice principessa noi non possiamo scriverlo; il rispetto pei nostri lettori ce lo inibisce. Diremo soltanto che un uomo (del quale non si è saputo mai il nome) fu veduto, nella via Sant'Antonio, tenere in mano il cuore della principessa di Lamballe, e morderlo di quando in quando. (pp. 131-132)
*[[Teresa Cabarrus|Teresa {{NDR|Cabarrus}}]] giunse a Parigi in tutto lo splendore della sua bellezza spagnuola: la sua apparizione fu come uno sprazzo di vivida luce nelle sale aristocratiche della superba metropoli. Ella aveva sedici anni; possedeva moltissimo spirito; parlava molto, e parlava bene, con quell'accento colorito che è una proprietà esclusiva delle donne meridionali: ella cantava con quella soave noncuranza di chi nasconde il proprio sapere. Alessandro Lameth<ref>Alexandre de Lameth (1760-1829), politico e generale francese.</ref> diceva: "La natura le ha detto: canta! ed ella ha cantato; le ha detto: balla! ed ella ha ballato". Infatti danzava come cantava, cioè con quella grazia innata, e con quella gaiezza di cuore delle creature predilette dal cielo. (p. 269)
==''Letteratura spagnuola''==
*Fra i più illustri scrittori di questo secolo {{NDR|XVI}} devesi annoverare don [[Diego Hurtado de Mendoza y Pacheco|Diego Hurtado de Mendoza]], il quale appartiene a quella categoria d'uomini insigni che sapevano maneggiare bene la spada come la penna, e di cui la Spagna ci ha dato tanti splendidi esempî. (cap. V, p. 30)
*Erudito e letterato, Mendoza è il primo storico spagnuolo che abbia saputo unire l'eloquenza alla politica; egli ha saputo altresì riprodurre naturalmente la maniera dei grandi storici dell'antichità. [...]. Lo scrittore che Mendoza ha scelto a modello, è lo storico latino Sallustio. Egli ne imita felicemente le sentenze, e qualche volta la concisione e l'oscurità. (cap. V, pp. 31-32)
*[[Fernando de Herrera|{{sic|Ferdinando}} de Herrera]], detto il ''divino'', fu uomo di focosa immaginazione, di alti pensamenti e di erudizione vastissima. [...]. Fu poeta d'ingegno vigoroso, pieno di ardore per aprire una nuova via e per affrontare le critiche: ma il nuovo stile, che egli volle introdurre nella poesia spagnuola, lo aveva già prima maturato nella sua mente: le sue espressioni non venivano dal cuore, e in mezzo alle sue più grandi bellezze si manifesta sempre l'artifizio. (cap. V, p. 34)
*Herrera, quantunque grande poeta, aprì la via alle stravaganze dei ''cultisti'', che esagerarono la sua maniera, senza possedere le sue profonde e svariate cognizioni, né l'elevatezza naturale del suo talento. Egli, come ben dice il Baret, merita di essere studiato dai giovani poeti, come Michelangelo dai disegnatori. (cap. V, p. 34)
*Le produzioni religiose di [[Lope de Vega]] sono le più estranee al nostro gusto ed alle nostre abitudini. Bisogna essere spagnuolo, ovvero entrare nello spirito, nelle credenze forti e sincere, nelle abitudini di questo paese per non essere urtato da quel miscuglio di sacro e di profano, da quelle allegorie bizzarre, da quell'apparecchio assai simile alla pompa delle opere in musica, che s'incontrano in quei drammi sacri. (cap. IX, pp. 62-63)
*Malgrado le sue tendenze teologiche, malgrado una certa affettazione, malgrado una certa oscurità nello stile, [[Pedro Calderón de la Barca|Calderon]] non è uno scrittore nojoso come credono taluni, ma invece è un autore sublime. (cap. X, p. 76)
*I lavori drammatici di [[Antonio de Solís|Solis]] sono abbastanza regolari, condotti con vivacità, e notevoli per intreccio. Egli varia, assai più che Calderon, i caratteri de' suoi personaggi, ma è ben {{sic|lunge}} dal possederne la la forza non che la ricchezza d'immaginazione. [...] Ma egli gode fama nella repubblica delle lettere più come storico che come commediografo. (cap. XI, p. 80)
*Il merito di [[Tirso de Molina|Molina]] consiste soprattutto nello stile, ov'egli spiega una straordinaria ricchezza di poesia, ed una profonda conoscenza della lingua castigliana, specialmente della lingua popolare. Ed ivi sta tutta la sua arte. (cap. XI, p. 82)
*Rivale felice di Molière, Tirso de Molina ha imprestato il tipo del suo don Giovanni a Goethe e a Byron, ed ha ispirato una delle più belle opere di Mozart; e questa non è al certo una piccola gloria per il suo nome. (cap. XI, p. 82)
*Uno degli autori comici che goderono maggior riputazione nel secolo XVII, fu don [[Francisco de Rojas Zorrilla|Francesco de Rojas {{sic|Zorilla}}]] [...] i suoi lavori drammatici gli hanno creato una fama durevole, e specialmente la bellissima commedia che ha per titolo: ''Garcia del Casteñar'', la quale anche ai giorni nostri gode di una straordinaria popolarità. Essa ci offre delle situazioni veramente energiche, condotte con naturalezza, e sviluppate con talento. Però Rojas non raggiunge sempre la medesima altezza in tutti i suoi lavori: negli uni, egli tocca il ridicolo per la bizzarria del soggetto come per l'affettazione dello stile; negli altri, al contrario, si manifesta gran pittore di caratteri ed eccellente scrittore. (cap. XI, pp. 84-85)
*Formatosi sugli antichi modelli, [[Francisco Manuel de Melo|Melo]] è un pensatore ed uno scrittore di prim'ordine: supera perfino Mendoza<ref>[[Diego Hurtado de Mendoza y Pacheco]].</ref> per l'insieme delle qualità che costituiscono il vero storico, cioè: l'elevatezza del carattere, l'equità dei giudizi, la bellezza energica dello stile. I discorsi introdotti nel racconto, secondo la maniera degli antichi, sono notevoli per la loro eloquenza. Lungamente dimenticata, l'opera di Melo non rivide la luce che al cominciamento del secolo attuale. (cap. XIII, p. 110-111)
*[[Fray Luis de Granada|Luigi di {{sic|Granata}}]], che il Baret stima degno di essere paragonato a Bousset<ref>Jacques Bénigne Bossuet (1627 – 1704).</ref> ed a Massillon<ref>Jean-Baptiste Massillon (1663 – 1742).</ref>, fu il primo scrittore religioso ed il miglior predicatore dei tempi suoi. [...]. Il suo stile è un modello di eleganza, d'energia e di grandezza; ed essendo egli profondamente versato negli studi classici dell'antichità, il suo periodare somiglia molto a quello di Cicerone; tanto è vero che gli Spagnuoli lo riguardano come il primo prosatore del loro gran secolo. (cap. XIV, pp. 116-117)
*[[Modesto Lafuente]] è quegli a cui spetta incontestabilmente il primo posto in questo ramo {{NDR|la storia}} della letteratura spagnuola contemporanea. Egli è autore d'una ''Storia generale di Spagna'' in ventotto volumi. È questa un'opera grande, intorno a cui Lafuente ha lavorato per ventidue anni consecutivi, senza che abbia mai palesato la benché menoma fatica, la più lieve esitazione. (cap. XVIII, p. 164)
*{{sic|Patriotta}} sincero, Lafuente non è per nulla accecato dall'amor proprio nazionale: egli conosce il lato debole del suo paese, e gli dice la verità con una franchezza ed un coraggio altamente ammirabili. (cap. XVIII, p. 164)
*[[Emilio Castelar]] non appartiene menomamente a questa categoria di repubblicani {{NDR|che abbiamo qui in Italia}}; egli, quantunque invochi di sovente le conclusioni della scienza e le esigenze della ragione umana, non trascura mai l'ideale, l'infinito, il sentimento. I suoi principi democratici nulla contengono di antireligioso, di materialista. (cap. XIX, p. 172)
*Castelar ha scritto molto, e intorno a soggetti svariati. Quantunque egli abbia l'anima ardente d'un poeta, non ha mai scritto un verso, e possiede una mediocre facoltà inventiva. (cap. XIX, p. 173)
*[...] in tutte le opere dei filosofi spagnuoli si manifesta una generale tendenza verso lo spiritualismo. Il sensualismo di Locke e di {{sic|Condilac}}, lo scetticismo di Hume, il positivismo d'Augusto Comte, non sono in Ispagna seriamente discussi; o, per dire il vero, non sono compresi<ref>Infatti le fredde teorie dei filosofi della Germania e dell'Inghilterra non possono allignare presso una nazione attiva, entusiasta, che sente vivamente, e solo verso il cielo rivolge tutte le sue aspirazioni ideali. {{NDR|N.d.A.}}</reF>. (cap. XIX, p. 174)
*Don [[Jaime Balmes|Giacomo Balmes]] [...] fu sacerdote di gran talento, e quantunque abbia vissuto soli 38 anni, pure esercitò una grande influenza {{sic|su'}} suoi contemporanei. Egli impiegò tutte le facoltà di una natura ardente, vigorosa, appassionata, severa, a difendere la sua fede contro i colpi terribili, che continuamente le scagliavano gli {{sic|avversarî}} del cristianesimo. (cap. XIX, p. 175)
*Fondatore della lingua classica {{NDR|portoghese}}, insieme a Miranda<ref>Francisco de Sá de Miranda (1481 – 1558), poeta e drammaturgo portoghese.</ref>, e suo emulo nell'agone poetico, fu [[António Ferreira|Antonio Ferreira]] [...]. I suoi {{sic|compatriotti}} lo hanno chiamato l'''Orazio portoghese''. Ed infatti egli aveva preso a modello il grande poeta venosino<ref>[[Quinto Orazio Flacco|Orazio]] nacque a Venosa, comune dell'attuale provincia di Potenza.</ref>. Adottò esclusivamente i metri italiani, e non compose giammai né ''redondilhas'', né versi d'altra specie nell'antico stile nazionale. (''La letteratura portoghese'', cap. III, pp. 183-184)
*Ferreira, oltre le sue opere drammatiche, ci ha lasciato una quantità di epistole, di odi, di sonetti, di elegie, nelle quali, per vero dire, l'immaginazione lascia qualche cosa a desiderare. Questo illustre scrittore ha però dato prova di un alto talento drammatico nella sua ''Ines de Castro'', soggetto tentato da molti scrittori d'ogni paese. (''La letteratura portoghese'', cap. III, p. 184)
*Nella tragedia di Ferreira si ammirano soprattutto i Cori, il cui lirismo elevato ricorda sovente le poetiche ispirazioni del dramma antico. Lo spirito cavalleresco aggiunge a questa tragedia l'elevatezza del sentimento moderno, e quantunque vi difetti l'azione, pure in alcune scene non si {{sic|può a meno}} di provare una profonda emozione. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. III, p. 184)
*La letteratura portoghese, che non è certo ricca di uomini insigni, come lo sono quelle delle principali nazioni d'Europa, ha però un poeta che essa può {{sic|altieramente}} contrapporre ai poeti i più grandi, i più gloriosi degli altri paesi. Questi è [[Luís de Camões|{{sic|Luigi de Camoens}}]] [...]. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. IV, p. 186)
*[[Manuel de Faria e Sousa|Manuel de Faria e {{sic|Souza}}]] (1590–1649) fu un poeta il quale, a' suoi tempi, si creò una grande reputazione, che però la posterità non gli ha conservata. Scrisse parecchie ''Egloghe'' erotiche, rustiche, critiche, marittime, funebri, venatorie, monastiche, fantastiche, ecc. È un vero assedio che confina col ridicolo. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. VI, p. 196)
*{{sic|Souza}} ha scritto in lingua castigliana la ''Europa portoghese'', la quale non è che una storia generale del Portogallo, che comincia dalle origini de mondo. In questo lavoro l'autore si occupa più dello stile e della pompa della narrazione che dell'esattezza storica: il gongorismo<ref>Estetica letteraria del barocco spagnolo (dal poeta [[Luis de Góngora]]).</ref> prevale in ogni pagina del libro, e nuoce singolarmente alle qualità che debbono primeggiare in uno storico. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. VI, p. 196)
==''Storia di Vittorio Emanuele II e del suo Regno''==
===[[Incipit]]===
La battaglia di Novara e l'abdicazione del re Carlo Alberto avevano reso assai tristi le condizioni de Piemonte. La sera stessa del fatale 23 marzo, il re abdicatario, accompagnato da due sole persone di servizio, s'incamminò alla volta del suo lontano e solitario esilio. Il duca di Savoia, suo figlio primogenito, saliva al trono, assumendo il nome di Vittorio Emanuele II. <!--(vol. I, cap. I, p. 1)-->
===Citazioni===
*Era il [[Giuseppe Siccardi|Siccardi]] {{sic|maleviso}} ai clericali ed ai reazionari, perché lo si sapeva tenero delle libertà statutarie ed avverso alle pretese della curia romana. [[Massimo d'Azeglio|Massimo {{sic|D'Azeglio}}]], il quale voleva frenare il partito clericale, credé bene di affidare al Siccardi il ministero della giustizia e dei culti, sapendolo uomo energico e risoluto, e, meglio d'ogni altro, atto a combattere e a vincere, nelle riforme legislative, la lotta con Roma. (vol. I, cap. IV, pp. 92-93)
*La nomina di [[Luigi Cibrario|Cibrario]] {{NDR|al ministero delle Finanze nel governo di Massimo d'Azeglio}} fu soggetto di severi commenti: tutti si meravigliavano, e giustamente, che a un dicastero così importante fosse proposto un uomo, perito nelle storiche e nelle letterarie discipline, ma di cose amministrative e finanziarie totalmente digiuno. (vol. I, cap. VII, p. 170)
*Il marchese [[Cosimo Ridolfi]], già aio degli arciduchi Ferdinando e Carlo<ref>Ferdinando IV d'Asburgo-Lorena (1835 – 1908) ultimo Granduca di Toscana e il fratello Carlo Salvatore d'Asburgo-Lorena (1839 – 1892).</ref>, per antica dimestichezza affezionato alla dinastia, scrisse una lettera al granduca {{NDR|[[Leopoldo II di Toscana]]}}, nella quale gli mostrò come fosse giunto il momento di decidersi, abbracciando una politica nazionale e abbandonando quella reazionaria e anti-italiana, fino allora seguita. La lettera terminava col consigliare il sovrano ad abdicare in favore dell'arciduca Ferdinando, principe ereditario. Lo scritto del marchese Ridolfi pervenne a Leopoldo II alle 9 ant. del giorno 27 aprile; pochi minuti dopo, al latore della medesima fu data la seguente laconica risposta: «Sua Altezza ringrazia». (vol. II, cap. II, p. 31)
*L'incontro fra i due sovrani {{NDR|Napoleone III di Francia e Francesco Giuseppe I d'Austria}}, scortati ciascuno da un brillante e numeroso seguito, avvenne a circa due chilometri da [[Armistizio di Villafranca|Villafranca]]. Si strinsero la mano, come fossero stati due vecchi amici; e dopo essersi presentati reciprocamente il proprio seguito, presero la via che conduceva al villaggio. Ivi giunti, si fermarono dinanzi ad una casa di modesta apparenza; e saliti al primo piano, entrarono in un salotto, dove stettero chiusi per circa un'ora e mezzo. Nessuna traccia scritta, nessun processo verbale rimase degli accordi stati combinati fra loro. Soltanto si seppe che essi, separandosi con grandi dimostrazioni di scambievole cortesia, avevan preso l'impegno di riassumere entro brevissimo tempo, in una convenzione scritta, i patti verbalmente fra loro stabiliti. (vol. II, cap. IV, p. 82)
*{{NDR|[[Francesco II delle Due Sicilie]]}} [...] giovine d'indole buona, ma guasto dalla educazione ricevuta. Tenuto sempre lontano dal governo, di cui gli facevano soltanto appurare i formulari ed i regolamenti intramezzati dalle massime di puro dispotismo, e sottoposto alla matrigna Maria Teresa d'Austria<ref>Maria Teresa d'Asburgo-Teschen (1816 – 1867), arciduchessa austriaca, seconda moglie di Ferdinando II di Borbone.</ref>, che voleva farne un imbecille per sostituirgli sul trono Luigi conte di Trani, figlio di lei primogenito; questo principe infelice prendeva le redini dello Stato in un momento, in cui l'idea dell'unità nazionale si faceva gigante, e si presentava agli oppressi popoli del mezzogiorno, come unico mezzo per redimerli da un governo divenuto insopportabile ad un popolo civile. (vol. II, cap. VIII, p. 175)
==''Storie e leggende''==
*Il padre di [[Nerone]] chiamossi [[Gneo Domizio Enobarbo (console 32)|Cneo Domizio Enobarbo]], uomo bruttato d'infami delitti, e degno compagno di [[Agrippina minore|Agrippina]], come confessava egli stesso, quando agli amici, congratulantisi per la nascita di un figliuolo, rispose che "da Agrippina e da lui non poteva nascer cosa che non fosse detestabile e dannosa al genere umano". E questo figliuolo, chiamato Domizio da prima, fu più tardi Nerone. (Un imperatore artista, II, p. 5)
*[[Lollia Paolina]], dalla madre di Nerone {{NDR|Agrippina minore}} temuta come rivale, fu esiliata, e poco tempo dopo uccisa. Costei possedeva circa otto milioni in pietre preziose: era anche bella, e lo spirito superstizioso dei Romani considerava come un presagio di suprema felicità un doppio dente canino, che non deturpava affatto la sua bocca. E allorché il centurione le presentò la testa della sua rivale, Agrippina volle passare il dito tra le labbra già decomposte e toccare i due denti che l'avevano tanto impensierita. (Un imperatore artista, III, p. 7)
*Nerone era un giovinetto intelligente, e quasi timido: dinanzi a sua madre tremava come una foglia; la sua giovine età, la sua inesperienza, l'ebbrezza degli onori supremi a lui tributati, non gli permisero di sottrarsi all'impero della genitrice, verso la quale sentivasi avvinto dal timore e dalla riconoscenza. (Un imperatore artista, III, p. 8)
*Le argomentazioni favorevoli e contrarie alla esistenza della [[Papessa Giovanna]] hanno dato motivo a qualche scrittore di affermare che il papato di questa donna venne considerato tanto vergognoso per la Chiesa romana, che fu proibito di parlarne a coloro, che ne furono testimonî; cosicché degli storici contemporanei all'avvenimento, alcuni ne tacquero per rispetto, altri per timore.<br>Questa affermazione non regge affatto alla critica, come adesso dimostreremo. Ammesso che il fatto sia realmente successo, io non trovo ragione alcuna di averlo taciuto, perché la Chiesa Cattolica Romana non può riceverne né danno né disdoro. Non vi sono stati forse dei Papi, che hanno tenuta una condotta tutt'altro che lodevole, senza che la suprema autorità della Chiesa vi abbia scapitato nella sua essenza divina? Gli storici, anche i più ossequenti alla ortodossia romana, non hanno negato né attenuato i difetti, gli errori e anche i delitti commessi dai pontefici; e i nomi di Giovanni XII, di Urbano VI, di Alessandro VI, ecc. sono stati tramandati alla posterità nella loro vera luce, senza scuse e senza attenuanti. (La Papessa Giovanna, XV, p. 92)
*Sembra davvero impossibile come una storiella, oggi riconosciuta universalmente per falsa, abbia, per alcuni secoli, tenuta desta l'immaginazione popolare; e come poeti, storici, critici e romanzieri (non esclusi i pittori e gli scultori) si {{sic|sieno}} occupati di essa. Ma ciò non deve affatto meravigliarci. Basta che una sola persona sparga una notizia, sia pur essa inverosimile, la quale alletti l'immaginazione del pubblico con qualcosa di strano e di meraviglioso, perché tutti se ne impadroniscano, la propalino colle relative aggiunte e la diano a credere come vera. Cosi è accaduto della Papessa Giovanna. (La Papessa Giovanna, XXII, p. 109)
*Un orribile fatto avveniva in Ferrara nel 1508. La mattina del 6 di giugno, [[Ercole Strozzi]], il più amabile cavalier di Ferrara, l'amico dell'Ariosto e del Bembo, fu trovato morto, avvolto nel suo mantello, sulla via presso la chiesa di S. Francesco: aveva segate le canne della gola, e ventidue ferite per tutto il corpo: ciocche di capelli, ch'ei portava lunghi e ondeggianti, strappate dal cranio, erano sparse intorno per terra. Né sì seppe mai, dice un cronografo ferrarese, chi avesse commesso quest'omicidio; il podestà, notò il [[Paolo Giovio|Giovio]]<ref>''Elogia virorum liter. ill.'' Basileae, 1577. {{NDR|N.d.A}}</ref>, non ne istruì il processo: e il duca Alfonso<ref>Alfonso I d'Este (1476 – 1534), terzo duca di Ferrara, Modena e Reggio e terzo marito di Lucrezia Borgia.</ref>, che era, ed amava apparire, mantenitor severissimo delle leggi, lasciò questa volta che la giustizia tacesse. (Lucrezia Borgia, VII, p. 149)
*{{NDR|[[Filippo II di Spagna]]}} [...] vecchio tiranno cupo e severo, talmenteché il carattere stesso degli Spagnuoli fu alterato dal suo regno lugubre; anzi per lungo tempo la nazione portò l'impronta del proprio signore. (Filippo II e Don Carlos, I, p. 169)
*L'imperturbabilità di Filippo {{NDR|II}} nelle azioni più vergognose e più inique confonde talmente le idee, che non possiamo non chiedere a noi stessi se un uomo, capace di commettere simili nefandezze, meriti di essere perseguitato come una bestia feroce col ferro e col fuoco, oppure chiuso in una cella da matti. Certamente la sua coscienza non era eguale a quella degli altri uomini. (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 188)
*La tranquillità dell'animo suo può paragonarsi soltanto a quella del carnefice, che versa il sangue umano e non ha punti rimorsi, sapendo di essere lo strumento della legge. Filippo {{NDR|II}} era – almeno egli lo credeva – {{sic|l'istrumento}} della Divina Provvidenza; e le sue passioni, anche le più odiose, gli sembravano una voce venuta dall'alto. (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 188)
*Gli ambasciatori veneti, i quali, come ognun sa, avevano incarico dal proprio governo di studiare il carattere dei principi e di riferirne al Gran Consiglio, scrivevano ai reggitori della Repubblica che "l'Infante {{NDR|[[Don Carlos (principe)|Don Carlos]]}}<ref>Don Carlos era il figlio primogenito del re Filippo II di Spagna.</ref> annunziava una crudeltà precoce"; e fra le altre prove, che ne davano, c'era questa: "''uno de' suoi maggiori divertimenti è quello di fare arrostire delle piccole lepri vive''". (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 189)
*Tutti gli scrittori del tempo, gli oratori veneti, le persone che bazzicavano, a corte, sono unanimi nel dire che {{NDR|Don Carlos}} era bruttissimo. L'ambasciatore austriaco, barone di Dietrichstein, il quale gli voleva molto bene, ce lo descrive "con una gobba in mezzo al dorso, una spalla più alta dell'altra, il petto incavato, la gamba destra {{sic|insensibilmente}} più corta della sinistra, la bocca sempre aperta, la lingua balbuziente, la voce debole e acuta, la faccia giallognola, gli occhi senza espressione". (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 191)
*{{NDR|Don Carlos}} [...] l'ambasciatore francese Fourquevaulx, che lo conosceva ben da vicino, lo chiamava: ''contraffatto nella persona e nei costumi''; e dire che questo aborto di natura era un mangiatore prodigioso! Egli divorava un cappone intero, e poi s'ingoiava parecchie libbre di frutta. Odiava il vino; ma era capace di bere, durante il giorno, una quantità enorme di acqua diacciata<ref>Toscanismo per "ghiacciata".</ref>. (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 192)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/bub_gb_2z4dNZFO6Y8C/page/n3/mode/1up Della civiltà e della sua storia]'', Tipografia Vannucchi, Pisa, 1863.
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/ledonnedellariv00cappgoog/page/n7/mode/1up Le donne della rivoluzione]'', Tipografia di Raff. Giusti, Livorno, 1890<sup>2</sup>.
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/CappellettiLetteraturaSpagnuola/mode/1up Letteratura spagnuola. {{small|Aggiuntovi un cenno storico sulla letteratura portoghese}}]'', Ulrico Hoepli, Milano, 1882.
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/bub_gb_SDiu08XJqSYC/page/n4/mode/1up Storia di Vittorio Emanuele II e del suo Regno]'', vol. I, Voghera Enrico tipografo, Roma, 1892.
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/bub_gb_ItEWYAoQvmQC/page/n4/mode/1up Storia di Vittorio Emanuele II e del suo Regno]'', vol. II, Voghera Enrico tipografo, Roma, 1892.
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/storieeleggende00cappgoog/page/n9/mode/1up Storie e leggende]'', Fratelli Bocca, Torino, 1905.
==Altri progetti==
{{interprogetto|w=Каппеллетти, Ликурго|w_site=ru}}
{{DEFAULTSORT:Cappelletti, Licurgo}}
[[Categoria:Insegnanti italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
[[Categoria:Storici italiani]]
enpgocidrki3i4w4e1zqwmsdlm4tu2f
1420553
1420550
2026-07-15T15:26:34Z
Gaux
18878
/* Citazioni */ NDR e typo
1420553
wikitext
text/x-wiki
'''Licurgo Cappelletti''' (1842 – 1921), insegnante, storico e scrittore italiano.
==''Della civiltà e della sua storia''==
===[[Incipit]]===
L'[[uomo]] è un essere morale, vale a dire un essere intelligente e libero. Egli non può conservare la sua esistenza che in riconoscere gli esseri coi quali è in rapporto, e in osservare questi rapporti medesimi. La conoscenza degli esseri forma la sua scienza: l'osservazione dei rapporti costituisce la sua giustizia. La sapienza è all'uomo necessaria per procedere moralmente, quanto il lume per dirigere sicuramente i suoi passi; e perché egli è libero, la vera regola delle azioni gli è necessaria per non fare una falsa elezione. <!-- (cap. I, p. 7) -->
===Citazioni===
*Il [[Cristianesimo]] procede dall'antichità tutta intiera, ma più specialmente dal Mosaismo. Nel pensiero di [[Gesù|Gesù Cristo]] la sua dottrina non è una innovazione, è lo sviluppo di una dottrina anteriore: egli non venne ad abolire la legge e i profeti, ma a darle compimento. Il Mosaismo era degno di dar nascita al Cristo. (cap. VI, p. 16)
*[...] tutti sanno che la predicazione del Vangelo si riassume nella [[carità]]. Il mondo antico non aveva conoscenza alcuna della carità, la forza sola era quella che dominava fra i pagani. (cap. VII, p. 18)
*La [[Divina Commedia|{{sic|divina}} Commedia]] è con ragione chiamata la Bibbia nazionale, è il vero poema cosmopolitico insieme ed italiano. (cap. XIII, p. 31)
*L'uomo è insaziabile; non potendo misurare l'eternità, egli misura i secoli. (cap. XIV, p. 32)
*La [[Riforma protestante|riforma {{NDR|protestante}}]], in generale, è una rivoluzione religiosa insieme e politica: ella però non intese di fare alcun cangiamento alla religione Cristiana: ella accetta la rivelazione e i dogmi formulati dai {{sic|concilii}} dei primi secoli. La decadenza del Cristianesimo e la corruzione del Papato provocarono la riforma. (cap. XIV, p. 33)
*L'[[individualismo]] entrò in seguito nella religione, e {{sic|surse}} Calvino. Entrato ancora nella politica vennero fuori i pubblicisti protestanti. L'individualismo nella filosofia tenne fra i suoi seguaci Montaigne; e in ultimo arrivò a combattere contro l'autorità. Tutte queste cose altro non furono che cause indirette della famosa rivoluzione francese del 1789. (cap. XV, p. 34)
==''Le donne della rivoluzione''==
===[[Incipit]]===
*Uno scrittore contemporaneo ha detto che "il regno di [[Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena|Maria Antonietta]] riassume tutti i contrasti della vita umana<ref>F. De Vyré, ''Marie-Antoinette, sa vie, sa mort''. Paris, Plon, 1889; pag. 1. {{NDR|N.d.A.}}</ref>." Infatti, quest'infelice principessa provò tutto ciò che un'umana creatura può provare: l'amore de' parenti, l'affetto del marito, la tenerezza de' figli, il rispetto de' sudditi, l'adulazione dei cortigiani, l'odio delle fazioni, i sarcasmi e la maldicenza dei nobili, la diffidenza della Corte, le ingiurie della plebe, le umiliazioni della monarchia atterrata, vilipesa, insultata; quindi, bevendo il calice sino alla feccia, soffrì la prigionia più atroce; vide il suo sposo e sovrano immolato sopra un patibolo; strappati dal seno i propri figli; e finalmente, trascinata dinanzi a un tribunale di sangue, e fatta segno alle più infami e calunniose accuse, fu condannata a morte ed uccisa. <!--(pp. 1-2)-->
===Citazioni===
*Il conte [[Jean-Baptiste du Barry|Giovanni du Barry]] era soprannominato ''Jean le roué''; egli cercava di guadagnare anche sulle sue amanti (ne aveva una collezione completa: alte, basse, nere, bionde, castagne, ecc.); ma, nel secolo passato ciò non era una vergogna; certi scrupoli non esistevano; ognuno faceva il comodo suo; tant'è vero che la Polizia se ne ingeriva pochissimo, perché l'immoralità non aveva nulla a che fare colla politica. Un uomo immorale era chiamato un uomo di spirito; ed un uomo onesto, che avesse gridato contro tale immoralità, sarebbe stato arrestato senza tanti complimenti, e poi chiuso nella Bastiglia. (p. 48)
*La giovinetta [[Marie-Jeanne Roland de la Platière|Phlipon]] veniva da tutti chiamata in casa col nomignolo di ''Manon'': essa aveva un carattere dolce, un'anima forte, un'intelligenza solida, un cuore affettuoso. Fin dalla prima età, si sviluppò in lei spontaneamente una brama ardente d'imparare; e fu un suo zio prete, fratello di sua madre, che le cominciò ad insegnare il latino. Essa studiava con passione; la mattina all'alba si alzava e (lo racconta ella medesima] andava adagio adagio con un piccolo vestitino, e a piedi nudi, in un angolo della camera, nella quale era il suo lavoro, e copiava e ripeteva le sue lezioni con ardore tanto maggiore, quanto i suoi successi divenivano rapidi. (pp. 70-71)
*Il 14 luglio 1789, giorno memorando nella storia di Francia, [[Théroigne de Méricourt|Théroigne]] si trovò mescolata ai vincitori della [[Presa della Bastiglia|Bastiglia]]. Da quel momento in poi, essa non fu conosciuta dal popolo, che sotto il nome della ''bella straniera'' o della ''bella Liegese''.<br>Nelle famose giornate del 5 e 6 ottobre, essa guidò le donne parigine a [[Versailles]]; e, cavalcando a lato del feroce Jourdan, detto taglia-teste, ricondusse il Re {{NDR|[[Luigi XVI di Francia|Luigi XVI]]}} a Parigi. A' suoi fianchi camminavano alcuni uomini dalla faccia patibolare, i quali portavano infilate sulle picche le teste delle guardie del corpo, trucidate negli appartamenti del Re e della Regina. (p. 108)
*Théroigne de Méricourt non era una bellezza, nel vero senso della parola; ma era attraente, voluttuosa, oltremodo simpatica. Era piuttosto piccola di statura, alquanto gracile, colla tinta color pera ruggine. I suoi lineamenti erano marcatissimi; aveva il naso un po' grosso, il labbro turgido, gli occhi grandi, nerissimi, pieni di fuoco e provocanti.<br>Se avesse vissuto in mezzo a persone di costumi onesti e di opinioni moderate, e, diciamolo anche, in una posizione più agiata, in lei i buoni istinti avrebbero, senza dubbio, prevalso, ed essa sarebbe divenuta una sposa onesta ed una buona madre di famiglia; e le sue opinioni politiche, anche ispirate a principi democratici, l'avrebbero resa più rispettata e famosa; come infatti furono mai sempre rispettate e famose quelle donne, che seppero accoppiare alle domestiche le civili virtù. (p. 120)
*{{NDR|[[Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano]]}} Buona, pietosa, modesta, melanconica, essa non poteva a meno di cattivarsi le simpatie di chiunque ravvicinasse; e grande infatti fu l'affetto, col quale l'amò la regina [[Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena|Maria Antonietta]], affetto che ella contraccambiò con tutta la forza dell'anima sua.<br>Eppure queste due donne erano di carattere assai differente: Maria Antonietta era buona, ma era leggiera, capricciosetta, qualche volta imprudente (e furono infatti la leggerezza e l'imprudenza che la rovinarono); mentre la principessa di Lamballe era seria, costante, affezionata, e delle sue affezioni gelosa. (p. 124)
*{{NDR|Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano}} Un tale (che alcuni asseriscono fosse un parrucchiere) {{NDR|dopo la condanna della principessa}} volle levarle la cuffia colla punta di una picca. Essendo costui mezzo ubriaco, la colpì nella fronte, e il sangue cominciò a colarle per il volto. Fu questo il segnale della strage. L'atterrarono a colpi di sciabola; il suo bel corpo fu dilaniato da quelle belve feroci, che l'oltraggiarono, lo deturparono e se ne divisero i brani. La testa, il cuore, altre parti del suo cadavere, infilzati sulle punte delle picche, vennero portati, come un trofeo, per tutta Parigi.<br>Ciò che fu perpetrato sul cadavere dell'infelice principessa noi non possiamo scriverlo; il rispetto pei nostri lettori ce lo inibisce. Diremo soltanto che un uomo (del quale non si è saputo mai il nome) fu veduto, nella via Sant'Antonio, tenere in mano il cuore della principessa di Lamballe, e morderlo di quando in quando. (pp. 131-132)
*[[Teresa Cabarrus|Teresa {{NDR|Cabarrus}}]] giunse a Parigi in tutto lo splendore della sua bellezza spagnuola: la sua apparizione fu come uno sprazzo di vivida luce nelle sale aristocratiche della superba metropoli. Ella aveva sedici anni; possedeva moltissimo spirito; parlava molto, e parlava bene, con quell'accento colorito che è una proprietà esclusiva delle donne meridionali: ella cantava con quella soave noncuranza di chi nasconde il proprio sapere. Alessandro Lameth<ref>Alexandre de Lameth (1760-1829), politico e generale francese.</ref> diceva: "La natura le ha detto: canta! ed ella ha cantato; le ha detto: balla! ed ella ha ballato". Infatti danzava come cantava, cioè con quella grazia innata, e con quella gaiezza di cuore delle creature predilette dal cielo. (p. 269)
==''Letteratura spagnuola''==
*Fra i più illustri scrittori di questo secolo {{NDR|XVI}} devesi annoverare don [[Diego Hurtado de Mendoza y Pacheco|Diego Hurtado de Mendoza]], il quale appartiene a quella categoria d'uomini insigni che sapevano maneggiare bene la spada come la penna, e di cui la Spagna ci ha dato tanti splendidi esempî. (cap. V, p. 30)
*Erudito e letterato, Mendoza è il primo storico spagnuolo che abbia saputo unire l'eloquenza alla politica; egli ha saputo altresì riprodurre naturalmente la maniera dei grandi storici dell'antichità. [...]. Lo scrittore che Mendoza ha scelto a modello, è lo storico latino Sallustio. Egli ne imita felicemente le sentenze, e qualche volta la concisione e l'oscurità. (cap. V, pp. 31-32)
*[[Fernando de Herrera|{{sic|Ferdinando}} de Herrera]], detto il ''divino'', fu uomo di focosa immaginazione, di alti pensamenti e di erudizione vastissima. [...]. Fu poeta d'ingegno vigoroso, pieno di ardore per aprire una nuova via e per affrontare le critiche: ma il nuovo stile, che egli volle introdurre nella poesia spagnuola, lo aveva già prima maturato nella sua mente: le sue espressioni non venivano dal cuore, e in mezzo alle sue più grandi bellezze si manifesta sempre l'artifizio. (cap. V, p. 34)
*Herrera, quantunque grande poeta, aprì la via alle stravaganze dei ''cultisti'', che esagerarono la sua maniera, senza possedere le sue profonde e svariate cognizioni, né l'elevatezza naturale del suo talento. Egli, come ben dice il Baret, merita di essere studiato dai giovani poeti, come Michelangelo dai disegnatori. (cap. V, p. 34)
*Le produzioni religiose di [[Lope de Vega]] sono le più estranee al nostro gusto ed alle nostre abitudini. Bisogna essere spagnuolo, ovvero entrare nello spirito, nelle credenze forti e sincere, nelle abitudini di questo paese per non essere urtato da quel miscuglio di sacro e di profano, da quelle allegorie bizzarre, da quell'apparecchio assai simile alla pompa delle opere in musica, che s'incontrano in quei drammi sacri. (cap. IX, pp. 62-63)
*Malgrado le sue tendenze teologiche, malgrado una certa affettazione, malgrado una certa oscurità nello stile, [[Pedro Calderón de la Barca|Calderon]] non è uno scrittore nojoso come credono taluni, ma invece è un autore sublime. (cap. X, p. 76)
*I lavori drammatici di [[Antonio de Solís|Solis]] sono abbastanza regolari, condotti con vivacità, e notevoli per intreccio. Egli varia, assai più che Calderon, i caratteri de' suoi personaggi, ma è ben {{sic|lunge}} dal possederne la la forza non che la ricchezza d'immaginazione. [...] Ma egli gode fama nella repubblica delle lettere più come storico che come commediografo. (cap. XI, p. 80)
*Il merito di [[Tirso de Molina|Molina]] consiste soprattutto nello stile, ov'egli spiega una straordinaria ricchezza di poesia, ed una profonda conoscenza della lingua castigliana, specialmente della lingua popolare. Ed ivi sta tutta la sua arte. (cap. XI, p. 82)
*Rivale felice di Molière, Tirso de Molina ha imprestato il tipo del suo don Giovanni a Goethe e a Byron, ed ha ispirato una delle più belle opere di Mozart; e questa non è al certo una piccola gloria per il suo nome. (cap. XI, p. 82)
*Uno degli autori comici che goderono maggior riputazione nel secolo XVII, fu don [[Francisco de Rojas Zorrilla|Francesco de Rojas {{sic|Zorilla}}]] [...] i suoi lavori drammatici gli hanno creato una fama durevole, e specialmente la bellissima commedia che ha per titolo: ''Garcia del Casteñar'', la quale anche ai giorni nostri gode di una straordinaria popolarità. Essa ci offre delle situazioni veramente energiche, condotte con naturalezza, e sviluppate con talento. Però Rojas non raggiunge sempre la medesima altezza in tutti i suoi lavori: negli uni, egli tocca il ridicolo per la bizzarria del soggetto come per l'affettazione dello stile; negli altri, al contrario, si manifesta gran pittore di caratteri ed eccellente scrittore. (cap. XI, pp. 84-85)
*Formatosi sugli antichi modelli, [[Francisco Manuel de Melo|Melo]] è un pensatore ed uno scrittore di prim'ordine: supera perfino Mendoza<ref>[[Diego Hurtado de Mendoza y Pacheco]].</ref> per l'insieme delle qualità che costituiscono il vero storico, cioè: l'elevatezza del carattere, l'equità dei giudizi, la bellezza energica dello stile. I discorsi introdotti nel racconto, secondo la maniera degli antichi, sono notevoli per la loro eloquenza. Lungamente dimenticata, l'opera di Melo non rivide la luce che al cominciamento del secolo attuale. (cap. XIII, p. 110-111)
*[[Fray Luis de Granada|Luigi di {{sic|Granata}}]], che il Baret stima degno di essere paragonato a Bousset<ref>Jacques Bénigne Bossuet (1627 – 1704).</ref> ed a Massillon<ref>Jean-Baptiste Massillon (1663 – 1742).</ref>, fu il primo scrittore religioso ed il miglior predicatore dei tempi suoi. [...]. Il suo stile è un modello di eleganza, d'energia e di grandezza; ed essendo egli profondamente versato negli studi classici dell'antichità, il suo periodare somiglia molto a quello di Cicerone; tanto è vero che gli Spagnuoli lo riguardano come il primo prosatore del loro gran secolo. (cap. XIV, pp. 116-117)
*[[Modesto Lafuente]] è quegli a cui spetta incontestabilmente il primo posto in questo ramo {{NDR|la storia}} della letteratura spagnuola contemporanea. Egli è autore d'una ''Storia generale di Spagna'' in ventotto volumi. È questa un'opera grande, intorno a cui Lafuente ha lavorato per ventidue anni consecutivi, senza che abbia mai palesato la benché menoma fatica, la più lieve esitazione. (cap. XVIII, p. 164)
*{{sic|Patriotta}} sincero, Lafuente non è per nulla accecato dall'amor proprio nazionale: egli conosce il lato debole del suo paese, e gli dice la verità con una franchezza ed un coraggio altamente ammirabili. (cap. XVIII, p. 164)
*[[Emilio Castelar]] non appartiene menomamente a questa categoria di repubblicani {{NDR|che abbiamo qui in Italia}}; egli, quantunque invochi di sovente le conclusioni della scienza e le esigenze della ragione umana, non trascura mai l'ideale, l'infinito, il sentimento. I suoi principi democratici nulla contengono di antireligioso, di materialista. (cap. XIX, p. 172)
*Castelar ha scritto molto, e intorno a soggetti svariati. Quantunque egli abbia l'anima ardente d'un poeta, non ha mai scritto un verso, e possiede una mediocre facoltà inventiva. (cap. XIX, p. 173)
*[...] in tutte le opere dei filosofi spagnuoli si manifesta una generale tendenza verso lo spiritualismo. Il sensualismo di Locke e di {{sic|Condilac}}, lo scetticismo di Hume, il positivismo d'Augusto Comte, non sono in Ispagna seriamente discussi; o, per dire il vero, non sono compresi<ref>Infatti le fredde teorie dei filosofi della Germania e dell'Inghilterra non possono allignare presso una nazione attiva, entusiasta, che sente vivamente, e solo verso il cielo rivolge tutte le sue aspirazioni ideali. {{NDR|N.d.A.}}</reF>. (cap. XIX, p. 174)
*Don [[Jaime Balmes|Giacomo Balmes]] [...] fu sacerdote di gran talento, e quantunque abbia vissuto soli 38 anni, pure esercitò una grande influenza {{sic|su'}} suoi contemporanei. Egli impiegò tutte le facoltà di una natura ardente, vigorosa, appassionata, severa, a difendere la sua fede contro i colpi terribili, che continuamente le scagliavano gli {{sic|avversarî}} del cristianesimo. (cap. XIX, p. 175)
*Fondatore della lingua classica {{NDR|portoghese}}, insieme a Miranda<ref>Francisco de Sá de Miranda (1481 – 1558), poeta e drammaturgo portoghese.</ref>, e suo emulo nell'agone poetico, fu [[António Ferreira|Antonio Ferreira]] [...]. I suoi {{sic|compatriotti}} lo hanno chiamato l'''Orazio portoghese''. Ed infatti egli aveva preso a modello il grande poeta venosino<ref>[[Quinto Orazio Flacco|Orazio]] nacque a Venosa, comune dell'attuale provincia di Potenza.</ref>. Adottò esclusivamente i metri italiani, e non compose giammai né ''redondilhas'', né versi d'altra specie nell'antico stile nazionale. (''La letteratura portoghese'', cap. III, pp. 183-184)
*Ferreira, oltre le sue opere drammatiche, ci ha lasciato una quantità di epistole, di odi, di sonetti, di elegie, nelle quali, per vero dire, l'immaginazione lascia qualche cosa a desiderare. Questo illustre scrittore ha però dato prova di un alto talento drammatico nella sua ''Ines de Castro'', soggetto tentato da molti scrittori d'ogni paese. (''La letteratura portoghese'', cap. III, p. 184)
*Nella tragedia di Ferreira si ammirano soprattutto i Cori, il cui lirismo elevato ricorda sovente le poetiche ispirazioni del dramma antico. Lo spirito cavalleresco aggiunge a questa tragedia l'elevatezza del sentimento moderno, e quantunque vi difetti l'azione, pure in alcune scene non si {{sic|può a meno}} di provare una profonda emozione. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. III, p. 184)
*La letteratura portoghese, che non è certo ricca di uomini insigni, come lo sono quelle delle principali nazioni d'Europa, ha però un poeta che essa può {{sic|altieramente}} contrapporre ai poeti i più grandi, i più gloriosi degli altri paesi. Questi è [[Luís de Camões|{{sic|Luigi de Camoens}}]] [...]. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. IV, p. 186)
*[[Manuel de Faria e Sousa|Manuel de Faria e {{sic|Souza}}]] (1590–1649) fu un poeta il quale, a' suoi tempi, si creò una grande reputazione, che però la posterità non gli ha conservata. Scrisse parecchie ''Egloghe'' erotiche, rustiche, critiche, marittime, funebri, venatorie, monastiche, fantastiche, ecc. È un vero assedio che confina col ridicolo. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. VI, p. 196)
*{{sic|Souza}} ha scritto in lingua castigliana la ''Europa portoghese'', la quale non è che una storia generale del Portogallo, che comincia dalle origini de mondo. In questo lavoro l'autore si occupa più dello stile e della pompa della narrazione che dell'esattezza storica: il gongorismo<ref>Estetica letteraria del barocco spagnolo (dal poeta [[Luis de Góngora]]).</ref> prevale in ogni pagina del libro, e nuoce singolarmente alle qualità che debbono primeggiare in uno storico. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. VI, p. 196)
==''Storia di Vittorio Emanuele II e del suo Regno''==
===[[Incipit]]===
La battaglia di Novara e l'abdicazione del re Carlo Alberto avevano reso assai tristi le condizioni de Piemonte. La sera stessa del fatale 23 marzo, il re abdicatario, accompagnato da due sole persone di servizio, s'incamminò alla volta del suo lontano e solitario esilio. Il duca di Savoia, suo figlio primogenito, saliva al trono, assumendo il nome di Vittorio Emanuele II. <!--(vol. I, cap. I, p. 1)-->
===Citazioni===
*Era il [[Giuseppe Siccardi|Siccardi]] {{sic|maleviso}} ai clericali ed ai reazionari, perché lo si sapeva tenero delle libertà statutarie ed avverso alle pretese della curia romana. [[Massimo d'Azeglio|Massimo {{sic|D'Azeglio}}]], il quale voleva frenare il partito clericale, credé bene di affidare al Siccardi il ministero della giustizia e dei culti, sapendolo uomo energico e risoluto, e, meglio d'ogni altro, atto a combattere e a vincere, nelle riforme legislative, la lotta con Roma. (vol. I, cap. IV, pp. 92-93)
*La nomina di [[Luigi Cibrario|Cibrario]] {{NDR|al ministero delle Finanze nel governo di Massimo d'Azeglio}} fu soggetto di severi commenti: tutti si meravigliavano, e giustamente, che a un dicastero così importante fosse proposto un uomo, perito nelle storiche e nelle letterarie discipline, ma di cose amministrative e finanziarie totalmente digiuno. (vol. I, cap. VII, p. 170)
*Il marchese [[Cosimo Ridolfi]], già aio degli arciduchi Ferdinando e Carlo<ref>Ferdinando IV d'Asburgo-Lorena (1835 – 1908) ultimo Granduca di Toscana e il fratello Carlo Salvatore d'Asburgo-Lorena (1839 – 1892).</ref>, per antica dimestichezza affezionato alla dinastia, scrisse una lettera al granduca {{NDR|[[Leopoldo II di Toscana]]}}, nella quale gli mostrò come fosse giunto il momento di decidersi, abbracciando una politica nazionale e abbandonando quella reazionaria e anti-italiana, fino allora seguita. La lettera terminava col consigliare il sovrano ad abdicare in favore dell'arciduca Ferdinando, principe ereditario. Lo scritto del marchese Ridolfi pervenne a Leopoldo II alle 9 ant. del giorno 27 aprile; pochi minuti dopo, al latore della medesima fu data la seguente laconica risposta: «Sua Altezza ringrazia». (vol. II, cap. II, p. 31)
*L'incontro fra i due sovrani {{NDR|Napoleone III di Francia e Francesco Giuseppe I d'Austria}}, scortati ciascuno da un brillante e numeroso seguito, avvenne a circa due chilometri da [[Armistizio di Villafranca|Villafranca]]. Si strinsero la mano, come fossero stati due vecchi amici; e dopo essersi presentati reciprocamente il proprio seguito, presero la via che conduceva al villaggio. Ivi giunti, si fermarono dinanzi ad una casa di modesta apparenza; e saliti al primo piano, entrarono in un salotto, dove stettero chiusi per circa un'ora e mezzo. Nessuna traccia scritta, nessun processo verbale rimase degli accordi stati combinati fra loro. Soltanto si seppe che essi, separandosi con grandi dimostrazioni di scambievole cortesia, avevan preso l'impegno di riassumere entro brevissimo tempo, in una convenzione scritta, i patti verbalmente fra loro stabiliti. (vol. II, cap. IV, p. 82)
*{{NDR|[[Francesco II delle Due Sicilie]]}} [...] giovine d'indole buona, ma guasto dalla educazione ricevuta. Tenuto sempre lontano dal governo, di cui gli facevano soltanto appurare i formulari ed i regolamenti intramezzati dalle massime di puro dispotismo, e sottoposto alla matrigna Maria Teresa d'Austria<ref>Maria Teresa d'Asburgo-Teschen (1816 – 1867), arciduchessa austriaca, seconda moglie di Ferdinando II di Borbone.</ref>, che voleva farne un imbecille per sostituirgli sul trono Luigi conte di Trani, figlio di lei primogenito; questo principe infelice prendeva le redini dello Stato in un momento, in cui l'idea dell'unità nazionale si faceva gigante, e si presentava agli oppressi popoli del mezzogiorno, come unico mezzo per redimerli da un governo divenuto insopportabile ad un popolo civile. (vol. II, cap. VIII, p. 175)
==''Storie e leggende''==
*Il padre di [[Nerone]] chiamossi [[Gneo Domizio Enobarbo (console 32)|Cneo Domizio Enobarbo]], uomo bruttato d'infami delitti, e degno compagno di [[Agrippina minore|Agrippina]], come confessava egli stesso, quando agli amici, congratulantisi per la nascita di un figliuolo, rispose che "da Agrippina e da lui non poteva nascer cosa che non fosse detestabile e dannosa al genere umano". E questo figliuolo, chiamato Domizio da prima, fu più tardi Nerone. (Un imperatore artista, II, p. 5)
*[[Lollia Paolina]], dalla madre di Nerone {{NDR|Agrippina minore}} temuta come rivale, fu esiliata, e poco tempo dopo uccisa. Costei possedeva circa otto milioni in pietre preziose: era anche bella, e lo spirito superstizioso dei Romani considerava come un presagio di suprema felicità un doppio dente canino, che non deturpava affatto la sua bocca. E allorché il centurione le presentò la testa della sua rivale, Agrippina volle passare il dito tra le labbra già decomposte e toccare i due denti che l'avevano tanto impensierita. (Un imperatore artista, III, p. 7)
*Nerone era un giovinetto intelligente, e quasi timido: dinanzi a sua madre tremava come una foglia; la sua giovine età, la sua inesperienza, l'ebbrezza degli onori supremi a lui tributati, non gli permisero di sottrarsi all'impero della genitrice, verso la quale sentivasi avvinto dal timore e dalla riconoscenza. (Un imperatore artista, III, p. 8)
*Le argomentazioni favorevoli e contrarie alla esistenza della [[Papessa Giovanna]] hanno dato motivo a qualche scrittore di affermare che il papato di questa donna venne considerato tanto vergognoso per la Chiesa romana, che fu proibito di parlarne a coloro, che ne furono testimonî; cosicché degli storici contemporanei all'avvenimento, alcuni ne tacquero per rispetto, altri per timore.<br>Questa affermazione non regge affatto alla critica, come adesso dimostreremo. Ammesso che il fatto sia realmente successo, io non trovo ragione alcuna di averlo taciuto, perché la Chiesa Cattolica Romana non può riceverne né danno né disdoro. Non vi sono stati forse dei Papi, che hanno tenuta una condotta tutt'altro che lodevole, senza che la suprema autorità della Chiesa vi abbia scapitato nella sua essenza divina? Gli storici, anche i più ossequenti alla ortodossia romana, non hanno negato né attenuato i difetti, gli errori e anche i delitti commessi dai pontefici; e i nomi di Giovanni XII, di Urbano VI, di Alessandro VI, ecc. sono stati tramandati alla posterità nella loro vera luce, senza scuse e senza attenuanti. (La Papessa Giovanna, XV, p. 92)
*Sembra davvero impossibile come una storiella, oggi riconosciuta universalmente per falsa, abbia, per alcuni secoli, tenuta desta l'immaginazione popolare; e come poeti, storici, critici e romanzieri (non esclusi i pittori e gli scultori) si {{sic|sieno}} occupati di essa. Ma ciò non deve affatto meravigliarci. Basta che una sola persona sparga una notizia, sia pur essa inverosimile, la quale alletti l'immaginazione del pubblico con qualcosa di strano e di meraviglioso, perché tutti se ne impadroniscano, la propalino colle relative aggiunte e la diano a credere come vera. Cosi è accaduto della Papessa Giovanna. (La Papessa Giovanna, XXII, p. 109)
*Un orribile fatto avveniva in Ferrara nel 1508. La mattina del 6 di giugno, [[Ercole Strozzi]], il più amabile cavalier di Ferrara, l'amico dell'Ariosto e del Bembo, fu trovato morto, avvolto nel suo mantello, sulla via presso la chiesa di S. Francesco: aveva segate le canne della gola, e ventidue ferite per tutto il corpo: ciocche di capelli, ch'ei portava lunghi e ondeggianti, strappate dal cranio, erano sparse intorno per terra. Né sì seppe mai, dice un cronografo ferrarese, chi avesse commesso quest'omicidio; il podestà, notò il [[Paolo Giovio|Giovio]]<ref>''Elogia virorum liter. ill.'' Basileae, 1577. {{NDR|N.d.A}}</ref>, non ne istruì il processo: e il duca Alfonso<ref>Alfonso I d'Este (1476 – 1534), terzo duca di Ferrara, Modena e Reggio e terzo marito di Lucrezia Borgia.</ref>, che era, ed amava apparire, mantenitor severissimo delle leggi, lasciò questa volta che la giustizia tacesse. (Lucrezia Borgia, VII, p. 149)
*{{NDR|[[Filippo II di Spagna]]}} [...] vecchio tiranno cupo e severo, talmenteché il carattere stesso degli Spagnuoli fu alterato dal suo regno lugubre; anzi per lungo tempo la nazione portò l'impronta del proprio signore. (Filippo II e Don Carlos, I, p. 169)
*L'imperturbabilità di Filippo {{NDR|II}} nelle azioni più vergognose e più inique confonde talmente le idee, che non possiamo non chiedere a noi stessi se un uomo, capace di commettere simili nefandezze, meriti di essere perseguitato come una bestia feroce col ferro e col fuoco, oppure chiuso in una cella da matti. Certamente la sua coscienza non era eguale a quella degli altri uomini. (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 188)
*La tranquillità dell'animo suo può paragonarsi soltanto a quella del carnefice, che versa il sangue umano e non ha punti rimorsi, sapendo di essere lo strumento della legge. Filippo {{NDR|II}} era – almeno egli lo credeva – {{sic|l'istrumento}} della Divina Provvidenza; e le sue passioni, anche le più odiose, gli sembravano una voce venuta dall'alto. (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 188)
*Gli ambasciatori veneti, i quali, come ognun sa, avevano incarico dal proprio governo di studiare il carattere dei principi e di riferirne al Gran Consiglio, scrivevano ai reggitori della Repubblica che "l'Infante {{NDR|[[Don Carlos (principe)|Don Carlos]]}}<ref>Don Carlos era il figlio primogenito del re Filippo II di Spagna.</ref> annunziava una crudeltà precoce"; e fra le altre prove, che ne davano, c'era questa: "''uno de' suoi maggiori divertimenti è quello di fare arrostire delle piccole lepri vive''". (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 189)
*Tutti gli scrittori del tempo, gli oratori veneti, le persone che bazzicavano, a corte, sono unanimi nel dire che {{NDR|Don Carlos}} era bruttissimo. L'ambasciatore austriaco, barone di Dietrichstein, il quale gli voleva molto bene, ce lo descrive "con una gobba in mezzo al dorso, una spalla più alta dell'altra, il petto incavato, la gamba destra {{sic|insensibilmente}} più corta della sinistra, la bocca sempre aperta, la lingua balbuziente, la voce debole e acuta, la faccia giallognola, gli occhi senza espressione". (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 191)
*{{NDR|Don Carlos}} [...] l'ambasciatore francese Fourquevaulx, che lo conosceva ben da vicino, lo chiamava: ''contraffatto nella persona e nei costumi''; e dire che questo aborto di natura era un mangiatore prodigioso! Egli divorava un cappone intero, e poi s'ingoiava parecchie libbre di frutta. Odiava il vino; ma era capace di bere, durante il giorno, una quantità enorme di acqua diacciata<ref>Toscanismo per "ghiacciata".</ref>. (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 192)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/bub_gb_2z4dNZFO6Y8C/page/n3/mode/1up Della civiltà e della sua storia]'', Tipografia Vannucchi, Pisa, 1863.
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/ledonnedellariv00cappgoog/page/n7/mode/1up Le donne della rivoluzione]'', Tipografia di Raff. Giusti, Livorno, 1890<sup>2</sup>.
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/CappellettiLetteraturaSpagnuola/mode/1up Letteratura spagnuola. {{small|Aggiuntovi un cenno storico sulla letteratura portoghese}}]'', Ulrico Hoepli, Milano, 1882.
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/bub_gb_SDiu08XJqSYC/page/n4/mode/1up Storia di Vittorio Emanuele II e del suo Regno]'', vol. I, Voghera Enrico tipografo, Roma, 1892.
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/bub_gb_ItEWYAoQvmQC/page/n4/mode/1up Storia di Vittorio Emanuele II e del suo Regno]'', vol. II, Voghera Enrico tipografo, Roma, 1892.
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/storieeleggende00cappgoog/page/n9/mode/1up Storie e leggende]'', Fratelli Bocca, Torino, 1905.
==Altri progetti==
{{interprogetto|w=Каппеллетти, Ликурго|w_site=ru}}
{{DEFAULTSORT:Cappelletti, Licurgo}}
[[Categoria:Insegnanti italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
[[Categoria:Storici italiani]]
6hynamk8qjw0wla2q19zwp5yh66bpnh
1420555
1420553
2026-07-15T15:32:03Z
Gaux
18878
/* Citazioni */ altra sulla Lamballe
1420555
wikitext
text/x-wiki
'''Licurgo Cappelletti''' (1842 – 1921), insegnante, storico e scrittore italiano.
==''Della civiltà e della sua storia''==
===[[Incipit]]===
L'[[uomo]] è un essere morale, vale a dire un essere intelligente e libero. Egli non può conservare la sua esistenza che in riconoscere gli esseri coi quali è in rapporto, e in osservare questi rapporti medesimi. La conoscenza degli esseri forma la sua scienza: l'osservazione dei rapporti costituisce la sua giustizia. La sapienza è all'uomo necessaria per procedere moralmente, quanto il lume per dirigere sicuramente i suoi passi; e perché egli è libero, la vera regola delle azioni gli è necessaria per non fare una falsa elezione. <!-- (cap. I, p. 7) -->
===Citazioni===
*Il [[Cristianesimo]] procede dall'antichità tutta intiera, ma più specialmente dal Mosaismo. Nel pensiero di [[Gesù|Gesù Cristo]] la sua dottrina non è una innovazione, è lo sviluppo di una dottrina anteriore: egli non venne ad abolire la legge e i profeti, ma a darle compimento. Il Mosaismo era degno di dar nascita al Cristo. (cap. VI, p. 16)
*[...] tutti sanno che la predicazione del Vangelo si riassume nella [[carità]]. Il mondo antico non aveva conoscenza alcuna della carità, la forza sola era quella che dominava fra i pagani. (cap. VII, p. 18)
*La [[Divina Commedia|{{sic|divina}} Commedia]] è con ragione chiamata la Bibbia nazionale, è il vero poema cosmopolitico insieme ed italiano. (cap. XIII, p. 31)
*L'uomo è insaziabile; non potendo misurare l'eternità, egli misura i secoli. (cap. XIV, p. 32)
*La [[Riforma protestante|riforma {{NDR|protestante}}]], in generale, è una rivoluzione religiosa insieme e politica: ella però non intese di fare alcun cangiamento alla religione Cristiana: ella accetta la rivelazione e i dogmi formulati dai {{sic|concilii}} dei primi secoli. La decadenza del Cristianesimo e la corruzione del Papato provocarono la riforma. (cap. XIV, p. 33)
*L'[[individualismo]] entrò in seguito nella religione, e {{sic|surse}} Calvino. Entrato ancora nella politica vennero fuori i pubblicisti protestanti. L'individualismo nella filosofia tenne fra i suoi seguaci Montaigne; e in ultimo arrivò a combattere contro l'autorità. Tutte queste cose altro non furono che cause indirette della famosa rivoluzione francese del 1789. (cap. XV, p. 34)
==''Le donne della rivoluzione''==
===[[Incipit]]===
*Uno scrittore contemporaneo ha detto che "il regno di [[Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena|Maria Antonietta]] riassume tutti i contrasti della vita umana<ref>F. De Vyré, ''Marie-Antoinette, sa vie, sa mort''. Paris, Plon, 1889; pag. 1. {{NDR|N.d.A.}}</ref>." Infatti, quest'infelice principessa provò tutto ciò che un'umana creatura può provare: l'amore de' parenti, l'affetto del marito, la tenerezza de' figli, il rispetto de' sudditi, l'adulazione dei cortigiani, l'odio delle fazioni, i sarcasmi e la maldicenza dei nobili, la diffidenza della Corte, le ingiurie della plebe, le umiliazioni della monarchia atterrata, vilipesa, insultata; quindi, bevendo il calice sino alla feccia, soffrì la prigionia più atroce; vide il suo sposo e sovrano immolato sopra un patibolo; strappati dal seno i propri figli; e finalmente, trascinata dinanzi a un tribunale di sangue, e fatta segno alle più infami e calunniose accuse, fu condannata a morte ed uccisa. <!--(pp. 1-2)-->
===Citazioni===
*Il conte [[Jean-Baptiste du Barry|Giovanni du Barry]] era soprannominato ''Jean le roué''; egli cercava di guadagnare anche sulle sue amanti (ne aveva una collezione completa: alte, basse, nere, bionde, castagne, ecc.); ma, nel secolo passato ciò non era una vergogna; certi scrupoli non esistevano; ognuno faceva il comodo suo; tant'è vero che la Polizia se ne ingeriva pochissimo, perché l'immoralità non aveva nulla a che fare colla politica. Un uomo immorale era chiamato un uomo di spirito; ed un uomo onesto, che avesse gridato contro tale immoralità, sarebbe stato arrestato senza tanti complimenti, e poi chiuso nella Bastiglia. (p. 48)
*La giovinetta [[Marie-Jeanne Roland de la Platière|Phlipon]] veniva da tutti chiamata in casa col nomignolo di ''Manon'': essa aveva un carattere dolce, un'anima forte, un'intelligenza solida, un cuore affettuoso. Fin dalla prima età, si sviluppò in lei spontaneamente una brama ardente d'imparare; e fu un suo zio prete, fratello di sua madre, che le cominciò ad insegnare il latino. Essa studiava con passione; la mattina all'alba si alzava e (lo racconta ella medesima] andava adagio adagio con un piccolo vestitino, e a piedi nudi, in un angolo della camera, nella quale era il suo lavoro, e copiava e ripeteva le sue lezioni con ardore tanto maggiore, quanto i suoi successi divenivano rapidi. (pp. 70-71)
*Il 14 luglio 1789, giorno memorando nella storia di Francia, [[Théroigne de Méricourt|Théroigne]] si trovò mescolata ai vincitori della [[Presa della Bastiglia|Bastiglia]]. Da quel momento in poi, essa non fu conosciuta dal popolo, che sotto il nome della ''bella straniera'' o della ''bella Liegese''.<br>Nelle famose giornate del 5 e 6 ottobre, essa guidò le donne parigine a [[Versailles]]; e, cavalcando a lato del feroce Jourdan, detto taglia-teste, ricondusse il Re {{NDR|[[Luigi XVI di Francia|Luigi XVI]]}} a Parigi. A' suoi fianchi camminavano alcuni uomini dalla faccia patibolare, i quali portavano infilate sulle picche le teste delle guardie del corpo, trucidate negli appartamenti del Re e della Regina. (p. 108)
*Théroigne de Méricourt non era una bellezza, nel vero senso della parola; ma era attraente, voluttuosa, oltremodo simpatica. Era piuttosto piccola di statura, alquanto gracile, colla tinta color pera ruggine. I suoi lineamenti erano marcatissimi; aveva il naso un po' grosso, il labbro turgido, gli occhi grandi, nerissimi, pieni di fuoco e provocanti.<br>Se avesse vissuto in mezzo a persone di costumi onesti e di opinioni moderate, e, diciamolo anche, in una posizione più agiata, in lei i buoni istinti avrebbero, senza dubbio, prevalso, ed essa sarebbe divenuta una sposa onesta ed una buona madre di famiglia; e le sue opinioni politiche, anche ispirate a principi democratici, l'avrebbero resa più rispettata e famosa; come infatti furono mai sempre rispettate e famose quelle donne, che seppero accoppiare alle domestiche le civili virtù. (p. 120)
*{{NDR|[[Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano]]}} Buona, pietosa, modesta, melanconica, essa non poteva a meno di cattivarsi le simpatie di chiunque ravvicinasse; e grande infatti fu l'affetto, col quale l'amò la regina [[Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena|Maria Antonietta]], affetto che ella contraccambiò con tutta la forza dell'anima sua.<br>Eppure queste due donne erano di carattere assai differente: Maria Antonietta era buona, ma era leggiera, capricciosetta, qualche volta imprudente (e furono infatti la leggerezza e l'imprudenza che la rovinarono); mentre la principessa di Lamballe era seria, costante, affezionata, e delle sue affezioni gelosa. (p. 124)
*La principessa di Lamballe era molto impressionabile; essa era soggetta a continui svenimenti, ed ogni menoma emozione la conturbava. Forse questa sua impressionabilità derivava dalle sue passate sofferenze; e chi sa che ella non avesse anche il presentimento di dover soffrire di più nell'avvenire! (p. 127)
*{{NDR|Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano}} Un tale (che alcuni asseriscono fosse un parrucchiere) {{NDR|dopo la condanna della principessa}} volle levarle la cuffia colla punta di una picca. Essendo costui mezzo ubriaco, la colpì nella fronte, e il sangue cominciò a colarle per il volto. Fu questo il segnale della strage. L'atterrarono a colpi di sciabola; il suo bel corpo fu dilaniato da quelle belve feroci, che l'oltraggiarono, lo deturparono e se ne divisero i brani. La testa, il cuore, altre parti del suo cadavere, infilzati sulle punte delle picche, vennero portati, come un trofeo, per tutta Parigi.<br>Ciò che fu perpetrato sul cadavere dell'infelice principessa noi non possiamo scriverlo; il rispetto pei nostri lettori ce lo inibisce. Diremo soltanto che un uomo (del quale non si è saputo mai il nome) fu veduto, nella via Sant'Antonio, tenere in mano il cuore della principessa di Lamballe, e morderlo di quando in quando. (pp. 131-132)
*[[Teresa Cabarrus|Teresa {{NDR|Cabarrus}}]] giunse a Parigi in tutto lo splendore della sua bellezza spagnuola: la sua apparizione fu come uno sprazzo di vivida luce nelle sale aristocratiche della superba metropoli. Ella aveva sedici anni; possedeva moltissimo spirito; parlava molto, e parlava bene, con quell'accento colorito che è una proprietà esclusiva delle donne meridionali: ella cantava con quella soave noncuranza di chi nasconde il proprio sapere. Alessandro Lameth<ref>Alexandre de Lameth (1760-1829), politico e generale francese.</ref> diceva: "La natura le ha detto: canta! ed ella ha cantato; le ha detto: balla! ed ella ha ballato". Infatti danzava come cantava, cioè con quella grazia innata, e con quella gaiezza di cuore delle creature predilette dal cielo. (p. 269)
==''Letteratura spagnuola''==
*Fra i più illustri scrittori di questo secolo {{NDR|XVI}} devesi annoverare don [[Diego Hurtado de Mendoza y Pacheco|Diego Hurtado de Mendoza]], il quale appartiene a quella categoria d'uomini insigni che sapevano maneggiare bene la spada come la penna, e di cui la Spagna ci ha dato tanti splendidi esempî. (cap. V, p. 30)
*Erudito e letterato, Mendoza è il primo storico spagnuolo che abbia saputo unire l'eloquenza alla politica; egli ha saputo altresì riprodurre naturalmente la maniera dei grandi storici dell'antichità. [...]. Lo scrittore che Mendoza ha scelto a modello, è lo storico latino Sallustio. Egli ne imita felicemente le sentenze, e qualche volta la concisione e l'oscurità. (cap. V, pp. 31-32)
*[[Fernando de Herrera|{{sic|Ferdinando}} de Herrera]], detto il ''divino'', fu uomo di focosa immaginazione, di alti pensamenti e di erudizione vastissima. [...]. Fu poeta d'ingegno vigoroso, pieno di ardore per aprire una nuova via e per affrontare le critiche: ma il nuovo stile, che egli volle introdurre nella poesia spagnuola, lo aveva già prima maturato nella sua mente: le sue espressioni non venivano dal cuore, e in mezzo alle sue più grandi bellezze si manifesta sempre l'artifizio. (cap. V, p. 34)
*Herrera, quantunque grande poeta, aprì la via alle stravaganze dei ''cultisti'', che esagerarono la sua maniera, senza possedere le sue profonde e svariate cognizioni, né l'elevatezza naturale del suo talento. Egli, come ben dice il Baret, merita di essere studiato dai giovani poeti, come Michelangelo dai disegnatori. (cap. V, p. 34)
*Le produzioni religiose di [[Lope de Vega]] sono le più estranee al nostro gusto ed alle nostre abitudini. Bisogna essere spagnuolo, ovvero entrare nello spirito, nelle credenze forti e sincere, nelle abitudini di questo paese per non essere urtato da quel miscuglio di sacro e di profano, da quelle allegorie bizzarre, da quell'apparecchio assai simile alla pompa delle opere in musica, che s'incontrano in quei drammi sacri. (cap. IX, pp. 62-63)
*Malgrado le sue tendenze teologiche, malgrado una certa affettazione, malgrado una certa oscurità nello stile, [[Pedro Calderón de la Barca|Calderon]] non è uno scrittore nojoso come credono taluni, ma invece è un autore sublime. (cap. X, p. 76)
*I lavori drammatici di [[Antonio de Solís|Solis]] sono abbastanza regolari, condotti con vivacità, e notevoli per intreccio. Egli varia, assai più che Calderon, i caratteri de' suoi personaggi, ma è ben {{sic|lunge}} dal possederne la la forza non che la ricchezza d'immaginazione. [...] Ma egli gode fama nella repubblica delle lettere più come storico che come commediografo. (cap. XI, p. 80)
*Il merito di [[Tirso de Molina|Molina]] consiste soprattutto nello stile, ov'egli spiega una straordinaria ricchezza di poesia, ed una profonda conoscenza della lingua castigliana, specialmente della lingua popolare. Ed ivi sta tutta la sua arte. (cap. XI, p. 82)
*Rivale felice di Molière, Tirso de Molina ha imprestato il tipo del suo don Giovanni a Goethe e a Byron, ed ha ispirato una delle più belle opere di Mozart; e questa non è al certo una piccola gloria per il suo nome. (cap. XI, p. 82)
*Uno degli autori comici che goderono maggior riputazione nel secolo XVII, fu don [[Francisco de Rojas Zorrilla|Francesco de Rojas {{sic|Zorilla}}]] [...] i suoi lavori drammatici gli hanno creato una fama durevole, e specialmente la bellissima commedia che ha per titolo: ''Garcia del Casteñar'', la quale anche ai giorni nostri gode di una straordinaria popolarità. Essa ci offre delle situazioni veramente energiche, condotte con naturalezza, e sviluppate con talento. Però Rojas non raggiunge sempre la medesima altezza in tutti i suoi lavori: negli uni, egli tocca il ridicolo per la bizzarria del soggetto come per l'affettazione dello stile; negli altri, al contrario, si manifesta gran pittore di caratteri ed eccellente scrittore. (cap. XI, pp. 84-85)
*Formatosi sugli antichi modelli, [[Francisco Manuel de Melo|Melo]] è un pensatore ed uno scrittore di prim'ordine: supera perfino Mendoza<ref>[[Diego Hurtado de Mendoza y Pacheco]].</ref> per l'insieme delle qualità che costituiscono il vero storico, cioè: l'elevatezza del carattere, l'equità dei giudizi, la bellezza energica dello stile. I discorsi introdotti nel racconto, secondo la maniera degli antichi, sono notevoli per la loro eloquenza. Lungamente dimenticata, l'opera di Melo non rivide la luce che al cominciamento del secolo attuale. (cap. XIII, p. 110-111)
*[[Fray Luis de Granada|Luigi di {{sic|Granata}}]], che il Baret stima degno di essere paragonato a Bousset<ref>Jacques Bénigne Bossuet (1627 – 1704).</ref> ed a Massillon<ref>Jean-Baptiste Massillon (1663 – 1742).</ref>, fu il primo scrittore religioso ed il miglior predicatore dei tempi suoi. [...]. Il suo stile è un modello di eleganza, d'energia e di grandezza; ed essendo egli profondamente versato negli studi classici dell'antichità, il suo periodare somiglia molto a quello di Cicerone; tanto è vero che gli Spagnuoli lo riguardano come il primo prosatore del loro gran secolo. (cap. XIV, pp. 116-117)
*[[Modesto Lafuente]] è quegli a cui spetta incontestabilmente il primo posto in questo ramo {{NDR|la storia}} della letteratura spagnuola contemporanea. Egli è autore d'una ''Storia generale di Spagna'' in ventotto volumi. È questa un'opera grande, intorno a cui Lafuente ha lavorato per ventidue anni consecutivi, senza che abbia mai palesato la benché menoma fatica, la più lieve esitazione. (cap. XVIII, p. 164)
*{{sic|Patriotta}} sincero, Lafuente non è per nulla accecato dall'amor proprio nazionale: egli conosce il lato debole del suo paese, e gli dice la verità con una franchezza ed un coraggio altamente ammirabili. (cap. XVIII, p. 164)
*[[Emilio Castelar]] non appartiene menomamente a questa categoria di repubblicani {{NDR|che abbiamo qui in Italia}}; egli, quantunque invochi di sovente le conclusioni della scienza e le esigenze della ragione umana, non trascura mai l'ideale, l'infinito, il sentimento. I suoi principi democratici nulla contengono di antireligioso, di materialista. (cap. XIX, p. 172)
*Castelar ha scritto molto, e intorno a soggetti svariati. Quantunque egli abbia l'anima ardente d'un poeta, non ha mai scritto un verso, e possiede una mediocre facoltà inventiva. (cap. XIX, p. 173)
*[...] in tutte le opere dei filosofi spagnuoli si manifesta una generale tendenza verso lo spiritualismo. Il sensualismo di Locke e di {{sic|Condilac}}, lo scetticismo di Hume, il positivismo d'Augusto Comte, non sono in Ispagna seriamente discussi; o, per dire il vero, non sono compresi<ref>Infatti le fredde teorie dei filosofi della Germania e dell'Inghilterra non possono allignare presso una nazione attiva, entusiasta, che sente vivamente, e solo verso il cielo rivolge tutte le sue aspirazioni ideali. {{NDR|N.d.A.}}</reF>. (cap. XIX, p. 174)
*Don [[Jaime Balmes|Giacomo Balmes]] [...] fu sacerdote di gran talento, e quantunque abbia vissuto soli 38 anni, pure esercitò una grande influenza {{sic|su'}} suoi contemporanei. Egli impiegò tutte le facoltà di una natura ardente, vigorosa, appassionata, severa, a difendere la sua fede contro i colpi terribili, che continuamente le scagliavano gli {{sic|avversarî}} del cristianesimo. (cap. XIX, p. 175)
*Fondatore della lingua classica {{NDR|portoghese}}, insieme a Miranda<ref>Francisco de Sá de Miranda (1481 – 1558), poeta e drammaturgo portoghese.</ref>, e suo emulo nell'agone poetico, fu [[António Ferreira|Antonio Ferreira]] [...]. I suoi {{sic|compatriotti}} lo hanno chiamato l'''Orazio portoghese''. Ed infatti egli aveva preso a modello il grande poeta venosino<ref>[[Quinto Orazio Flacco|Orazio]] nacque a Venosa, comune dell'attuale provincia di Potenza.</ref>. Adottò esclusivamente i metri italiani, e non compose giammai né ''redondilhas'', né versi d'altra specie nell'antico stile nazionale. (''La letteratura portoghese'', cap. III, pp. 183-184)
*Ferreira, oltre le sue opere drammatiche, ci ha lasciato una quantità di epistole, di odi, di sonetti, di elegie, nelle quali, per vero dire, l'immaginazione lascia qualche cosa a desiderare. Questo illustre scrittore ha però dato prova di un alto talento drammatico nella sua ''Ines de Castro'', soggetto tentato da molti scrittori d'ogni paese. (''La letteratura portoghese'', cap. III, p. 184)
*Nella tragedia di Ferreira si ammirano soprattutto i Cori, il cui lirismo elevato ricorda sovente le poetiche ispirazioni del dramma antico. Lo spirito cavalleresco aggiunge a questa tragedia l'elevatezza del sentimento moderno, e quantunque vi difetti l'azione, pure in alcune scene non si {{sic|può a meno}} di provare una profonda emozione. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. III, p. 184)
*La letteratura portoghese, che non è certo ricca di uomini insigni, come lo sono quelle delle principali nazioni d'Europa, ha però un poeta che essa può {{sic|altieramente}} contrapporre ai poeti i più grandi, i più gloriosi degli altri paesi. Questi è [[Luís de Camões|{{sic|Luigi de Camoens}}]] [...]. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. IV, p. 186)
*[[Manuel de Faria e Sousa|Manuel de Faria e {{sic|Souza}}]] (1590–1649) fu un poeta il quale, a' suoi tempi, si creò una grande reputazione, che però la posterità non gli ha conservata. Scrisse parecchie ''Egloghe'' erotiche, rustiche, critiche, marittime, funebri, venatorie, monastiche, fantastiche, ecc. È un vero assedio che confina col ridicolo. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. VI, p. 196)
*{{sic|Souza}} ha scritto in lingua castigliana la ''Europa portoghese'', la quale non è che una storia generale del Portogallo, che comincia dalle origini de mondo. In questo lavoro l'autore si occupa più dello stile e della pompa della narrazione che dell'esattezza storica: il gongorismo<ref>Estetica letteraria del barocco spagnolo (dal poeta [[Luis de Góngora]]).</ref> prevale in ogni pagina del libro, e nuoce singolarmente alle qualità che debbono primeggiare in uno storico. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. VI, p. 196)
==''Storia di Vittorio Emanuele II e del suo Regno''==
===[[Incipit]]===
La battaglia di Novara e l'abdicazione del re Carlo Alberto avevano reso assai tristi le condizioni de Piemonte. La sera stessa del fatale 23 marzo, il re abdicatario, accompagnato da due sole persone di servizio, s'incamminò alla volta del suo lontano e solitario esilio. Il duca di Savoia, suo figlio primogenito, saliva al trono, assumendo il nome di Vittorio Emanuele II. <!--(vol. I, cap. I, p. 1)-->
===Citazioni===
*Era il [[Giuseppe Siccardi|Siccardi]] {{sic|maleviso}} ai clericali ed ai reazionari, perché lo si sapeva tenero delle libertà statutarie ed avverso alle pretese della curia romana. [[Massimo d'Azeglio|Massimo {{sic|D'Azeglio}}]], il quale voleva frenare il partito clericale, credé bene di affidare al Siccardi il ministero della giustizia e dei culti, sapendolo uomo energico e risoluto, e, meglio d'ogni altro, atto a combattere e a vincere, nelle riforme legislative, la lotta con Roma. (vol. I, cap. IV, pp. 92-93)
*La nomina di [[Luigi Cibrario|Cibrario]] {{NDR|al ministero delle Finanze nel governo di Massimo d'Azeglio}} fu soggetto di severi commenti: tutti si meravigliavano, e giustamente, che a un dicastero così importante fosse proposto un uomo, perito nelle storiche e nelle letterarie discipline, ma di cose amministrative e finanziarie totalmente digiuno. (vol. I, cap. VII, p. 170)
*Il marchese [[Cosimo Ridolfi]], già aio degli arciduchi Ferdinando e Carlo<ref>Ferdinando IV d'Asburgo-Lorena (1835 – 1908) ultimo Granduca di Toscana e il fratello Carlo Salvatore d'Asburgo-Lorena (1839 – 1892).</ref>, per antica dimestichezza affezionato alla dinastia, scrisse una lettera al granduca {{NDR|[[Leopoldo II di Toscana]]}}, nella quale gli mostrò come fosse giunto il momento di decidersi, abbracciando una politica nazionale e abbandonando quella reazionaria e anti-italiana, fino allora seguita. La lettera terminava col consigliare il sovrano ad abdicare in favore dell'arciduca Ferdinando, principe ereditario. Lo scritto del marchese Ridolfi pervenne a Leopoldo II alle 9 ant. del giorno 27 aprile; pochi minuti dopo, al latore della medesima fu data la seguente laconica risposta: «Sua Altezza ringrazia». (vol. II, cap. II, p. 31)
*L'incontro fra i due sovrani {{NDR|Napoleone III di Francia e Francesco Giuseppe I d'Austria}}, scortati ciascuno da un brillante e numeroso seguito, avvenne a circa due chilometri da [[Armistizio di Villafranca|Villafranca]]. Si strinsero la mano, come fossero stati due vecchi amici; e dopo essersi presentati reciprocamente il proprio seguito, presero la via che conduceva al villaggio. Ivi giunti, si fermarono dinanzi ad una casa di modesta apparenza; e saliti al primo piano, entrarono in un salotto, dove stettero chiusi per circa un'ora e mezzo. Nessuna traccia scritta, nessun processo verbale rimase degli accordi stati combinati fra loro. Soltanto si seppe che essi, separandosi con grandi dimostrazioni di scambievole cortesia, avevan preso l'impegno di riassumere entro brevissimo tempo, in una convenzione scritta, i patti verbalmente fra loro stabiliti. (vol. II, cap. IV, p. 82)
*{{NDR|[[Francesco II delle Due Sicilie]]}} [...] giovine d'indole buona, ma guasto dalla educazione ricevuta. Tenuto sempre lontano dal governo, di cui gli facevano soltanto appurare i formulari ed i regolamenti intramezzati dalle massime di puro dispotismo, e sottoposto alla matrigna Maria Teresa d'Austria<ref>Maria Teresa d'Asburgo-Teschen (1816 – 1867), arciduchessa austriaca, seconda moglie di Ferdinando II di Borbone.</ref>, che voleva farne un imbecille per sostituirgli sul trono Luigi conte di Trani, figlio di lei primogenito; questo principe infelice prendeva le redini dello Stato in un momento, in cui l'idea dell'unità nazionale si faceva gigante, e si presentava agli oppressi popoli del mezzogiorno, come unico mezzo per redimerli da un governo divenuto insopportabile ad un popolo civile. (vol. II, cap. VIII, p. 175)
==''Storie e leggende''==
*Il padre di [[Nerone]] chiamossi [[Gneo Domizio Enobarbo (console 32)|Cneo Domizio Enobarbo]], uomo bruttato d'infami delitti, e degno compagno di [[Agrippina minore|Agrippina]], come confessava egli stesso, quando agli amici, congratulantisi per la nascita di un figliuolo, rispose che "da Agrippina e da lui non poteva nascer cosa che non fosse detestabile e dannosa al genere umano". E questo figliuolo, chiamato Domizio da prima, fu più tardi Nerone. (Un imperatore artista, II, p. 5)
*[[Lollia Paolina]], dalla madre di Nerone {{NDR|Agrippina minore}} temuta come rivale, fu esiliata, e poco tempo dopo uccisa. Costei possedeva circa otto milioni in pietre preziose: era anche bella, e lo spirito superstizioso dei Romani considerava come un presagio di suprema felicità un doppio dente canino, che non deturpava affatto la sua bocca. E allorché il centurione le presentò la testa della sua rivale, Agrippina volle passare il dito tra le labbra già decomposte e toccare i due denti che l'avevano tanto impensierita. (Un imperatore artista, III, p. 7)
*Nerone era un giovinetto intelligente, e quasi timido: dinanzi a sua madre tremava come una foglia; la sua giovine età, la sua inesperienza, l'ebbrezza degli onori supremi a lui tributati, non gli permisero di sottrarsi all'impero della genitrice, verso la quale sentivasi avvinto dal timore e dalla riconoscenza. (Un imperatore artista, III, p. 8)
*Le argomentazioni favorevoli e contrarie alla esistenza della [[Papessa Giovanna]] hanno dato motivo a qualche scrittore di affermare che il papato di questa donna venne considerato tanto vergognoso per la Chiesa romana, che fu proibito di parlarne a coloro, che ne furono testimonî; cosicché degli storici contemporanei all'avvenimento, alcuni ne tacquero per rispetto, altri per timore.<br>Questa affermazione non regge affatto alla critica, come adesso dimostreremo. Ammesso che il fatto sia realmente successo, io non trovo ragione alcuna di averlo taciuto, perché la Chiesa Cattolica Romana non può riceverne né danno né disdoro. Non vi sono stati forse dei Papi, che hanno tenuta una condotta tutt'altro che lodevole, senza che la suprema autorità della Chiesa vi abbia scapitato nella sua essenza divina? Gli storici, anche i più ossequenti alla ortodossia romana, non hanno negato né attenuato i difetti, gli errori e anche i delitti commessi dai pontefici; e i nomi di Giovanni XII, di Urbano VI, di Alessandro VI, ecc. sono stati tramandati alla posterità nella loro vera luce, senza scuse e senza attenuanti. (La Papessa Giovanna, XV, p. 92)
*Sembra davvero impossibile come una storiella, oggi riconosciuta universalmente per falsa, abbia, per alcuni secoli, tenuta desta l'immaginazione popolare; e come poeti, storici, critici e romanzieri (non esclusi i pittori e gli scultori) si {{sic|sieno}} occupati di essa. Ma ciò non deve affatto meravigliarci. Basta che una sola persona sparga una notizia, sia pur essa inverosimile, la quale alletti l'immaginazione del pubblico con qualcosa di strano e di meraviglioso, perché tutti se ne impadroniscano, la propalino colle relative aggiunte e la diano a credere come vera. Cosi è accaduto della Papessa Giovanna. (La Papessa Giovanna, XXII, p. 109)
*Un orribile fatto avveniva in Ferrara nel 1508. La mattina del 6 di giugno, [[Ercole Strozzi]], il più amabile cavalier di Ferrara, l'amico dell'Ariosto e del Bembo, fu trovato morto, avvolto nel suo mantello, sulla via presso la chiesa di S. Francesco: aveva segate le canne della gola, e ventidue ferite per tutto il corpo: ciocche di capelli, ch'ei portava lunghi e ondeggianti, strappate dal cranio, erano sparse intorno per terra. Né sì seppe mai, dice un cronografo ferrarese, chi avesse commesso quest'omicidio; il podestà, notò il [[Paolo Giovio|Giovio]]<ref>''Elogia virorum liter. ill.'' Basileae, 1577. {{NDR|N.d.A}}</ref>, non ne istruì il processo: e il duca Alfonso<ref>Alfonso I d'Este (1476 – 1534), terzo duca di Ferrara, Modena e Reggio e terzo marito di Lucrezia Borgia.</ref>, che era, ed amava apparire, mantenitor severissimo delle leggi, lasciò questa volta che la giustizia tacesse. (Lucrezia Borgia, VII, p. 149)
*{{NDR|[[Filippo II di Spagna]]}} [...] vecchio tiranno cupo e severo, talmenteché il carattere stesso degli Spagnuoli fu alterato dal suo regno lugubre; anzi per lungo tempo la nazione portò l'impronta del proprio signore. (Filippo II e Don Carlos, I, p. 169)
*L'imperturbabilità di Filippo {{NDR|II}} nelle azioni più vergognose e più inique confonde talmente le idee, che non possiamo non chiedere a noi stessi se un uomo, capace di commettere simili nefandezze, meriti di essere perseguitato come una bestia feroce col ferro e col fuoco, oppure chiuso in una cella da matti. Certamente la sua coscienza non era eguale a quella degli altri uomini. (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 188)
*La tranquillità dell'animo suo può paragonarsi soltanto a quella del carnefice, che versa il sangue umano e non ha punti rimorsi, sapendo di essere lo strumento della legge. Filippo {{NDR|II}} era – almeno egli lo credeva – {{sic|l'istrumento}} della Divina Provvidenza; e le sue passioni, anche le più odiose, gli sembravano una voce venuta dall'alto. (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 188)
*Gli ambasciatori veneti, i quali, come ognun sa, avevano incarico dal proprio governo di studiare il carattere dei principi e di riferirne al Gran Consiglio, scrivevano ai reggitori della Repubblica che "l'Infante {{NDR|[[Don Carlos (principe)|Don Carlos]]}}<ref>Don Carlos era il figlio primogenito del re Filippo II di Spagna.</ref> annunziava una crudeltà precoce"; e fra le altre prove, che ne davano, c'era questa: "''uno de' suoi maggiori divertimenti è quello di fare arrostire delle piccole lepri vive''". (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 189)
*Tutti gli scrittori del tempo, gli oratori veneti, le persone che bazzicavano, a corte, sono unanimi nel dire che {{NDR|Don Carlos}} era bruttissimo. L'ambasciatore austriaco, barone di Dietrichstein, il quale gli voleva molto bene, ce lo descrive "con una gobba in mezzo al dorso, una spalla più alta dell'altra, il petto incavato, la gamba destra {{sic|insensibilmente}} più corta della sinistra, la bocca sempre aperta, la lingua balbuziente, la voce debole e acuta, la faccia giallognola, gli occhi senza espressione". (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 191)
*{{NDR|Don Carlos}} [...] l'ambasciatore francese Fourquevaulx, che lo conosceva ben da vicino, lo chiamava: ''contraffatto nella persona e nei costumi''; e dire che questo aborto di natura era un mangiatore prodigioso! Egli divorava un cappone intero, e poi s'ingoiava parecchie libbre di frutta. Odiava il vino; ma era capace di bere, durante il giorno, una quantità enorme di acqua diacciata<ref>Toscanismo per "ghiacciata".</ref>. (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 192)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/bub_gb_2z4dNZFO6Y8C/page/n3/mode/1up Della civiltà e della sua storia]'', Tipografia Vannucchi, Pisa, 1863.
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/ledonnedellariv00cappgoog/page/n7/mode/1up Le donne della rivoluzione]'', Tipografia di Raff. Giusti, Livorno, 1890<sup>2</sup>.
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/CappellettiLetteraturaSpagnuola/mode/1up Letteratura spagnuola. {{small|Aggiuntovi un cenno storico sulla letteratura portoghese}}]'', Ulrico Hoepli, Milano, 1882.
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/bub_gb_SDiu08XJqSYC/page/n4/mode/1up Storia di Vittorio Emanuele II e del suo Regno]'', vol. I, Voghera Enrico tipografo, Roma, 1892.
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/bub_gb_ItEWYAoQvmQC/page/n4/mode/1up Storia di Vittorio Emanuele II e del suo Regno]'', vol. II, Voghera Enrico tipografo, Roma, 1892.
*Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/storieeleggende00cappgoog/page/n9/mode/1up Storie e leggende]'', Fratelli Bocca, Torino, 1905.
==Altri progetti==
{{interprogetto|w=Каппеллетти, Ликурго|w_site=ru}}
{{DEFAULTSORT:Cappelletti, Licurgo}}
[[Categoria:Insegnanti italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
[[Categoria:Storici italiani]]
6e0gfpy2mg2028u2crth9ikqpv601nu
Gregory Peck
0
177742
1420609
1414699
2026-07-16T08:13:12Z
Spinoziano
2297
/* Filmografia */
1420609
wikitext
text/x-wiki
[[File:Gregory Peck 1948.jpg|miniatura|Gregory Peck nel 1948]]
{{Premio|Oscar|
'''''[[Il buio oltre la siepe]]'''''
*Miglior attore (1963)}}
'''Gregory Peck''' (1916 – 2003), attore statunitense.
==Citazioni di Gregory Peck==
*{{NDR|Sul ruolo di Atticus Finch in ''[[Il buio oltre la siepe]]''}} Ci misi tutto ciò che avevo - tutti i miei sentimenti e tutto ciò che avevo imparato in 46 anni di vita, sulla vita familiare, sui padri e sui figli. E i miei sentimenti sulla giustizia razziale, la disuguaglianza e sulle possibilità.
:''I put everything I had into it -- all my feelings and everything I'd learned in 46 years of living, about family life and fathers and children. And my feelings about racial justice and inequality and opportunity.''<ref name=Peck>{{en}} Citato in ''[https://www.nytimes.com/2003/06/12/obituaries/gregory-peck-a-star-of-quiet-dignity-dies-at-87-2003061292387831326.html Gregory Peck, a Star of Quiet Dignity, Dies at 87]'', ''nytimes.com'', 12 giugno 2003.</ref>
*Non sono un benefattore. Mi imbarazzava essere classificato come filantropo. Semplicemente prendo parte in attività in cui credo.
:''I'm not a do-gooder. It embarrassed me to be classified as a humanitarian. I simply take part in activities that I believe in.''<ref name=Peck/>
*Non voglio fare, se posso evitarlo, niente di mediocre. È un po' sconveniente alla mia età presentarmi come un tacchino.
:''I don't want to do, if I can avoid it, anything mediocre. It's kind of unseemly at my age to come out in a turkey.''<ref name=Peck/>
==Note==
<references />
==Filmografia==
{{div col}}
*''[[Le chiavi del paradiso]]'' (1944)
*''[[Io ti salverò]]'' (1945)
*''[[Duello al sole]]'' (1946)
*''[[Il cucciolo]]'' (1946)
*''[[Il caso Paradine]]'' (1947)
*''[[Il grande peccatore]]'' (1949)
*''[[Romantico avventuriero]]'' (1950)
*''[[Davide e Betsabea]]'' (1951)
*''[[L'avamposto degli uomini perduti]]'' (1951)
*''[[Le nevi del Chilimangiaro]]'' (1952)
*''[[Vacanze romane]]'' (1953)
*''[[Bravados]]'' (1958)
*''[[Il grande paese]]'' (1958)
*''[[L'ultima spiaggia (film 1959)|L'ultima spiaggia]]'' (1959)
*''[[Il buio oltre la siepe]]'' (1962)
*''[[Il promontorio della paura]]'' (1962)
*''[[La conquista del West (film 1962)|La conquista del West]]'' (1962)
*''[[Arabesque]]'' (1966)
*''[[La notte dell'agguato]]'' (1968)
*''[[Il presagio]]'' (1976)
*''[[La protesta del silenzio]]'' (1987)
*''[[Cape Fear - Il promontorio della paura]]'' (1991)
*''[[I soldi degli altri]]'' (1991)
*''[[Un secolo di cinema - Viaggio nel cinema americano di Martin Scorsese]]'' (1995)
{{div col end}}
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Peck, Gregory}}
[[Categoria:Attori statunitensi]]
e4oppitobnvrl7hw2kv4f26s38l4zup
Guy-Toussaint-Julien Carron
0
178209
1420586
1121873
2026-07-16T05:45:15Z
Gaux
18878
/* Compendio della vita di Luigi XVI re di Francia */ Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano (principessa di Lamballe)
1420586
wikitext
text/x-wiki
[[File:Portrait de l'abbé Guy Carron de la Carrière.jpg|thumb|L'abate Carron in una stampa ottocentesca]]
'''Guy-Toussaint-Julien Carron''' (1760 – 1821), scrittore e presbitero francese.
==''Compendio della vita di Luigi XVI re di Francia''==
*Quando è giunto sul palco {{NDR|[[Luigi XVI di Francia]]}} vuol parlare al popolo; ma la sua voce è soffocata dallo strepito de' tamburi. Non furono intese se non queste parole: ''Popolo, io muoio innocente''. Poi rivolgendosi verso gli esecutori, loro disse: ''Miei Signori, io muoio innocente di tutto ciò che mi è imputato: desidero che il mio sangue possa render stabile la felicità de' Francesi''.<br>Dopo quelle poche parole, Luigi pose tranquillamente la testa sotto la ''guillotine''. La falce mortifera cadde due volte; la prima volta il re, ferito troppo vicino alla testa perché questa potesse essere troncata, mandò un grido doloroso: finalmente il {{sic|sacrifizio}} dell'innocente è compiuto, l'atrocissimo parricidio è consumato. (pp. 146-147)
*{{NDR|[[Luigi XVII di Francia]]}} Era dotato di qualità molto belle così di anima come di corpo, e le grazie della sua innocenza e vivacità furono gran conforto e ricreazione alla real famiglia nel carcere del Tempio. Conosceva appieno lo stato lagrimevole di sé e della sua famiglia, e un giorno che certo Mercereaut, muratore di professione, e allora commissario al carcere del tempio, gli disse: ''Sai tu bene che la libertà ci ha fatti liberi, e siamo tutti quanti eguali?'' l'augusto fanciullo rispose: ''Eguali finché vorrete; ma in questo luogo non potete persuaderci che la libertà ci abbia fatti liberi.'' E in così dire volgeva uno sguardo al prigioniero suo padre. (pp. 249-250)
*Tornando alla voce che Luigi XVII morisse avvelenato, dirò che quantunque altri indizi ancora si potessero riferire a confortare simile opinione, pure rimane incerto se gli scellerati ad opprimere l'innocente abbiano<ref>Nel testo "abbiamo".</ref> aggiunto questo mezzo del veleno agli altri indubitati e certissimi che ho finora narrati, cioè i trattamenti crudeli e spietati. (p. 267)
*{{NDR|[[Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena]]}} L'accusarono bensì i furbi e implacabili nemici del trono di Luigi XVI, e tanto si adoperarono con discorsi e libelli calunniatori, che d'una principessa buona, semplice e adorabile ne fecero un obbietto d'odio ed esecrazione alla credulità della gente. E questo infernale artifizio di diffamazione quanto nocque alla Francia, agevolando la gran rivolta del regno, altrettanto afflisse e martoriò la regina, la quale nel suo anno trigesimo quarto era già {{sic|intieramente}} canuta. Allora fu che si fece dipingere, e donando questo ritratto a [[Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano|madama di Lamballe]] sua amica, di sua mano vi scrisse in fondo questo motto: ''incanutita per le sue sventure''. (p. 270)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Guido Carron, ''[https://archive.org/details/bub_gb_H3Kv97gFXZ0C/page/n10/mode/1up Compendio della vita di Luigi XVI re di Francia]'', tradotto dall'abate Pietro Cavedoni, dalla tipografia Pogliani, Milano, 1832.
==Altri progetti==
{{interprogetto|w|w_site=fr}}
{{DEFAULTSORT:Carron, Guy-Toussaint-Julien}}
[[Categoria:Presbiteri francesi]]
[[Categoria:Scrittori francesi]]
g2gx1wg7qtgma84j53r85cr3jx8i0kn
John Romita Sr.
0
178666
1420561
1124337
2026-07-15T15:52:05Z
Udiki
86035
Deceduto
1420561
wikitext
text/x-wiki
[[File:John Romita Sr, 2006.jpg|thumb|John Romita Sr. nel 2006]]
'''John Romita Sr.''' (1930 – 2023), fumettista statunitense.
==Citazioni di John Romita Sr.==
*Beh, per quanto riguarda i fumetti, all’inizio mi ispirai a Milton Caniff. Mi piacevano molto le sue caratterizzazioni, che più tardi scoprii essere però opera di Noel Sickles. Caniff era un ottimo artista, una persona a modo, ma lo stile era indubbiamente di Noel Sickles. [..] Anche Alex Raymond mi ha ispirato per il suo stile brillante, e infine [[Jack Kirby]]. Ho sempre ammirato il dinamismo dei suoi disegni. Tra gli illustratori mi ispirarono Robert Fawcett e Al Parker. Parker era un ragazzo ed era già un big. Molto brillante. Inarrivabile.<ref name=Marvel>Citato in Andrea Queirolo, ''[https://conversazionisulfumetto.wordpress.com/2012/03/29/intervista-a-john-romita/ Intervista a John Romita]'', traduzione di Graziano Pedrocchi, ''wordpress.com'', 29 marzo 2012.</ref>
*Mi imbattei in un ragazzo con cui andavo a scuola che mi chiese di disegnare per lui (tipo ghostwriter) una storia a fumetti di dieci pagine. L’avevo incontrato in treno, per caso. In quel periodo tiravo su trenta dollari alla settimana lavorando per un’azienda chiamata Forbes Litograph e lui me ne offrì venti per ogni pagina disegnata. Ho pensato "ma è ridicolo! Con due pagine potrei fare più soldi che in una settimana di lavoro!" Accettai, e continuai anche dopo. Venne fuori che il mio amico lavorava per [[Stan Lee]]. Ho lavorato sei mesi per Stan, prima che lui lo venisse a sapere.<ref name=Marvel/>
*Non c’è giustizia a questo mondo! Qualcuno casca dal letto e da quel momento è un brillante artista, mentre altri devono lavorare duro tutta la vita. Non è mai stato facile per me. Ho sempre lavorato. Ho anche dovuto soffrire. Riesco a disegnare velocemente, ma soffro quando non riesco a disegnare la storia bene come vorrei io. Oggi i giovani ci stanno più attenti.<ref name=Marvel/>
==Note==
<references />
==Voci correlate==
*[[John Romita Jr.]]
*[[Stan Lee]]
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Romita Sr., John}}
[[Categoria:Fumettisti statunitensi]]
mmqi6wfb092pclxes1v5cifl98xv2d8
Henry King
0
181170
1420610
1383511
2026-07-16T08:14:17Z
Spinoziano
2297
/* Filmografia */
1420610
wikitext
text/x-wiki
[[Immagine:Henry King (director) 001.jpg|thumb|right|Henry King]]
'''Henry King''' (1886 – 1982), regista, attore, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense.
==Citazioni di Henry King==
*Il [[regista]] dipinge con la luce.
:''The director paints with light.''<ref name=mubi>{{en}} Citato in ''[https://mubi.com/it/notebook/posts/henry-king-beyond-the-american-dream Henry King: Beyond the American Dream]'', ''mubi.com'', 17 giugno 2019.</ref>
*Professionalità significa l'arte di presentare la sceneggiatura o dare forma a una scena senza lasciarsi coinvolgere dalla sceneggiatura o dalla scena.
:''Professionalism means the art of delivering the text or giving form to a scene without getting moved at all by the text or the scene.''<ref name=mubi/>
*Quando la regia mostra, è fatta male.
:''When direction shows, it's bad.''<ref name=mubi/>
==Note==
<references />
==Filmografia==
{{div col}}
*''[[Jess il bandito]]'' (1939)
*''[[Bernadette (film 1943)|Bernadette]]'' (1943)
*''[[Romantico avventuriero]]'' (1950)
*''[[Davide e Betsabea]]'' (1951)
*''[[Le nevi del Chilimangiaro]]'' (1952)
*''[[L'amore è una cosa meravigliosa]]'' (1955)
*''[[Il sole sorgerà ancora]]'' (1957)
*''[[Bravados]]'' (1958)
{{div col end}}
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:King, Henry}}
[[Categoria:Attori statunitensi]]
[[Categoria:Produttori cinematografici statunitensi]]
[[Categoria:Registi statunitensi]]
[[Categoria:Sceneggiatori statunitensi]]
j0iy02exwtwzpf9nzykt9i88eb87cse
Carla Menaldo
0
198652
1420556
1239622
2026-07-15T15:33:02Z
Icemc65
107786
data di nascita
1420556
wikitext
text/x-wiki
'''Carla Menaldo''' (1966 – vivente), giornalista e scrittrice italiana.
{{Int|''[http://fluminalab.com/blog/post/113486/università-comunicazione Come si comunica una Università?]''|Intervista di Chiara Santato, ''fluminalab.com'', 23 febbraio 2021.}}
*{{NDR|Se ne sente parlare spesso ma cos'è e di cosa si occupa un ufficio stampa? E in particolare, cosa significa essere capo ufficio stampa di una Università come quella di Padova?}} L'[[Ufficio stampa]] si occupa di "tradurre" la vita di una azienda o di una istituzione ai cittadini. Ovvero: è il tramite tra ente e/o azienda e i mezzi di informazione che si rivolgono poi al grande pubblico. La legge 150/2000 istituisce gli Uffici Stampa degli enti pubblici, a garanzia di una comunicazione etica (vi lavorano giornalisti che rispondono alle norme deontologiche della categoria) e trasparente. Gestire l'informazione verso i media di una grande Università come è quella di Padova significa occuparsi di ricerca – praticamente di tutti gli ambiti -, contribuire a creare reputazione e posizionamento sociale e culturale, diffondere saperi e soprattutto comunicare a che punto è la formazione accademica, quello che si fa in termini di servizi agli studenti, sviluppo, innovazione, sostenibilità e politiche di inclusione.
*{{NDR|Con quali attori vi confrontate normalmente? È complesso raccontare un'istituzione?}} I nostri interlocutori interni sono la Governance di Ateneo e il corpo docente in qualità di "produttore di sapere", ovvero fucina di innovazione e nuove frontiere della scienza. Gli interlocutori esterni sono i colleghi giornalisti che raccontano ai cittadini il mondo complesso, veloce e spesso affascinante dell'università. Raccontare una istituzione è sempre difficile; in essa infatti convivono molte anime e non sempre in coesistenza pacifica, perché i progressi della scienza sono in gran parte dovuti a posizioni differenti in costante dialettica tra di loro.
*{{NDR|L'avvento dei social ha cambiato il tuo modo di lavorare?}} In modo radicale. Non possiamo più prescindere dai social per la comunicazione, sono da un lato una cassa di risonanza vastissima, dall'altro un veicolo particolarmente pericoloso in quanto non risponde a nessuna garanzia di attendibilità, aderenza ai fatti, né rispetta le norme deontologiche in termini di informazione, diritto di cronaca, tutela della privacy etc. Se usati in modo attento e sapendo distinguere chi dice cosa e come lo dice sono un modo veloce per raggiungere il pubblico più giovane. La comunicazione dell'Università quando scende in rete ha un compito essenziale: abituare le persone a distinguere le fonti attendibili da quelle che non lo sono, le cosiddette fake, ponendosi come voce autorevole garantita dalla serietà del metodo scientifico e dall'autorevolezza di una istituzione di prestigio.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Menaldo, Carla}}
[[Categoria:Giornalisti italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
qqbbyqzd1p5bq05o8b1vz99bkaiw3gd
Dhia Cristiani
0
198701
1420613
1414945
2026-07-16T08:16:29Z
Spinoziano
2297
/* Doppiatrice */
1420613
wikitext
text/x-wiki
[[File:Fari nella nebbia - Dhia Cristiani.png|thumb|upright=1.2|Dhia Cristiani in ''[[Fari nella nebbia]]'' (1942)]]
'''Dhia Cristiani''' (1921 – 1977), attrice e doppiatrice italiana.
==Citazioni su Dhia Cristiani==
*Nel periodo 1941-42 sembra che il suo astro stia per illuminarsi, quando registi di talento ([[Ferdinando Maria Poggioli|Poggioli]], [[Luigi Chiarini|Chiarini]], [[Luchino Visconti|Visconti]]) le offrono ruoli un po' più consistenti e significativi, come [...] in ''[[Ossessione (film 1943)|Ossessione]]'' (1943): un ruolo che Dhia Cristiani recita quasi in punta di piedi, sommessamente e dignitosamente, ascoltando i preziosi consigli di Visconti. Ma l'attrice non riesce comunque ad imporsi: continua a restare nell'ombra, dedicandosi al doppiaggio, settore nel quale diviene dall'immediato dopoguerra in poi una delle protagoniste più apprezzate. Parecchie attrici americane, europee e anche italiane parlano sugli schermi con la sua voce pacata e calda [...]. Di gran rilievo sono le tonalità di voce prestate ad eccellenti performances di attrici come [[Anne Baxter]] in ''[[Eva contro Eva]]'' (1950) e [[Dorothy Malone]] in ''[[Come le foglie al vento]]'' (1956). (''[[Dizionario del cinema italiano]]'')
==Filmografia==
===Attrice===
{{div col}}
*''[[Ettore Fieramosca (film 1938)|Ettore Fieramosca]]'' (1938)
*''[[I grandi magazzini]]'' (1939)
*''[[Centomila dollari]]'' (1940)
*''[[Una romantica avventura]]'' (1940)
*''[[Fari nella nebbia]]'' (1942)
*''[[Una storia d'amore (film 1942)|Una storia d'amore]]'' (1942)
*''[[Ossessione (film 1943)|Ossessione]]'' (1943)
*''[[Zazà (film 1944)|Zazà]]'' (1944)
{{div col end}}
===Doppiatrice===
{{div col|strette}}
*''[[Io sono un evaso]]'' (1932)
*''[[I grandi magazzini]]'' (1939)
*''[[Il conte di Essex]]'' (1939)
*''[[Jess il bandito]]'' (1939)
*''[[La voce nella tempesta]]'' (1939)
*''[[Centomila dollari]]'' (1940)
*''[[I pascoli dell'odio]]'' (1940)
*''[[Ho sognato un angelo]]'' (1941)
*''[[Quarto potere]]'' (1941)
*''[[Bernadette (film 1943)|Bernadette]]'' (1943)
*''[[La porta proibita]]'' (1943)
*''[[Torna a casa, Lassie!]]'' (1943)
*''[[Arsenico e vecchi merletti]]'' (1944)
*''[[La donna fantasma (film)|La donna fantasma]]'' (1944)
*''[[L'uomo del Sud]]'' (1945)
*''[[Abbasso la ricchezza!]]'' (1946)
*''[[I migliori anni della nostra vita (film 1946)|I migliori anni della nostra vita]]'' (1946)
*''[[Il cucciolo]]'' (1946)
*''[[Incatenata (film 1946)|Incatenata]]'' (1946)
*''[[Sangue all'alba]]'' (1946)
*''[[Sfida infernale]]'' (1946)
*''[[Gli invincibili (film)|Gli invincibili]]'' (1947)
*''[[La casa rossa]]'' (1947)
*''[[Le catene della colpa]]'' (1947)
*''[[Monsieur Verdoux]]'' (1947)
*''[[Erano tutti miei figli]]'' (1948)
*''[[Fuga nel tempo]]'' (1948)
*''[[Giovanna d'Arco (film 1948)|Giovanna d'Arco]]'' (1948)
*''[[Il fiume rosso]]'' (1948)
*''[[Catene (film 1949)|Catene]]'' (1949)
*''[[Gli amanti della città sepolta]]'' (1949)
*''[[I banditi della città fantasma]]'' (1949)
*''[[I cavalieri del Nord Ovest]]'' (1949)
*''[[Sansone e Dalila (film 1949)|Sansone e Dalila]]'' (1949)
*''[[Tutti gli uomini del re (film 1949)|Tutti gli uomini del re]]'' (1949)
*''[[Bandiera gialla (film 1950)|Bandiera gialla]]'' (1950)
*''[[Donne e briganti]]'' (1950)
*''[[Eva contro Eva]]'' (1950)
*''[[Il romanzo di Thelma Jordon]]'' (1950)
*''[[La porta dell'inferno (film 1950)|La porta dell'inferno]]'' (1950)
*''[[Paura in palcoscenico]]'' (1950)
*''[[Romantico avventuriero]]'' (1950)
*''[[Tormento (film 1950)|Tormento]]'' (1950)
*''[[Alice nel Paese delle Meraviglie (film 1951)|Alice nel Paese delle Meraviglie]]'' (1951)
*''[[Davide e Betsabea]]'' (1951)
*''[[Figlio di ignoti]]'' (1951)
*''[[I figli di nessuno (film 1951)|I figli di nessuno]]'' (1951)
*''[[La gang]]'' (1951)
*''[[Tamburi lontani]]'' (1951)
*''[[Un tram che si chiama Desiderio]]'' (1951)
*''[[Chi è senza peccato...]]'' (1952)
*''[[Gli innocenti pagano]]'' (1952)
*''[[La morsa d'acciaio]]'' (1952)
*''[[La regina di Saba]]'' (1952)
*''[[Le nevi del Chilimangiaro]]'' (1952)
*''[[Luci della ribalta]]'' (1952)
*''[[Menzogna (film)|Menzogna]]'' (1952)
*''[[So che mi ucciderai]]'' (1952)
*''[[Gardenia blu]]'' (1953)
*''[[Gelosia (film 1953)|Gelosia]]'' (1953)
*''[[Gli uomini preferiscono le bionde (film 1953)|Gli uomini preferiscono le bionde]]'' (1953)
*''[[Il mondo le condanna]]'' (1953)
*''[[Io confesso]]'' (1953)
*''[[La guerra dei mondi (film 1953)|La guerra dei mondi]]'' (1953)
*''[[La tunica]]'' (1953)
*''[[Noi peccatori]]'' (1953)
*''[[Torna! (film 1953)|Torna!]]'' (1953)
*''[[Vortice (film 1953)|Vortice]]'' (1953)
*''[[Criminale di turno]]'' (1954)
*''[[Gli orizzonti del sole]]'' (1954)
*''[[Il calice d'argento]]'' (1954)
*''[[Il delitto perfetto]]'' (1954)
*''[[L'uomo e il diavolo]]'' (1954)
*''[[La contessa scalza]]'' (1954)
*''[[La schiava del peccato]]'' (1954)
*''[[Teodora (film 1954)|Teodora]]'' (1954)
*''[[I due capitani]]'' (1955)
*''[[L'amore è una cosa meravigliosa]]'' (1955)
*''[[L'angelo bianco (film 1955)|L'angelo bianco]]'' (1955)
*''[[Rififi]]'' (1955)
*''[[Al centro dell'uragano (film 1956)|Al centro dell'uragano]]'' (1956)
*''[[Guerra e pace (film 1956)|Guerra e pace]]'' (1956)
*''[[I dieci comandamenti (film 1956)|I dieci comandamenti]]'' (1956)
*''[[Il ferroviere]]'' (1956)
*''[[L'intrusa (film 1956)|L'intrusa]]'' (1956)
*''[[L'invasione degli ultracorpi]]'' (1956)
*''[[La legge del capestro]]'' (1956)
*''[[Decisione al tramonto]]'' (1957)
*''[[Il fronte del silenzio]]'' (1957)
*''[[Il ponte sul fiume Kwai]]'' (1957)
*''[[Il posto delle fragole]]'' (1957)
*''[[L'anima e la carne]]'' (1957)
*''[[L'ultima violenza]]'' (1957)
*''[[Alle soglie della vita]]'' (1958)
*''[[Bravados]]'' (1958)
*''[[Dracula il vampiro]]'' (1958)
*''[[Gli uomini della terra selvaggia]]'' (1958)
*''[[Il piccolo campo]]'' (1958)
*''[[L'uomo di paglia]]'' (1958)
*''[[La spada e la croce]]'' (1958)
*''[[Malinconico autunno]]'' (1958)
*''[[Resurrezione (film 1958)|Resurrezione]]'' (1958)
*''[[Totò nella luna]]'' (1958)
*''[[I segreti di Filadelfia]]'' (1959)
*''[[Operazione sottoveste]]'' (1959)
*''[[Ultima notte a Warlock]]'' (1959)
*''[[Un dollaro d'onore]]'' (1959)
*''[[Cimarron (film 1960)|Cimarron]]'' (1960)
*''[[Ester e il re]]'' (1960)
*''[[Il villaggio dei dannati (film)|Il villaggio dei dannati]]'' (1960)
*''[[Non mangiate le margherite]]'' (1960)
*''[[Viridiana]]'' (1961)
*''[[Il buio oltre la siepe]]'' (1962)
*''[[Il cervello che non voleva morire]]'' (1962)
*''[[Hud il selvaggio]]'' (1963)
*''[[Assassinio sul palcoscenico]]'' (1964)
*''[[Agente 007 - Missione Goldfinger]]'' (1964)
*''[[I patriarchi]]'' (1964)
*''[[L'uomo del banco dei pegni]]'' (1964)
*''[[La stirpe dei dannati]]'' (1964)
*''[[Mary Poppins (film)|Mary Poppins]]'' (1964)
*''[[La nave dei folli]]'' (1965)
*''[[Le cinque chiavi del terrore]]'' (1965)
*''[[Per qualche dollaro in più]]'' (1965)
*''[[10.000 dollari per un massacro]]'' (1966)
*''[[1000 dollari sul nero]]'' (1966)
*''[[Detective's Story]]'' (1966)
*''[[Suzanne Simonin, la religiosa]]'' (1966)
*''[[L'astronave degli esseri perduti]]'' (1967)
*''[[Indovina chi viene a cena?]]'' (1967)
*''[[Borsalino (film)|Borsalino]]'' (1970)
*''[[...continuavano a chiamarlo Trinità]]'' (1971)
*''[[È ricca, la sposo e l'ammazzo]]'' (1971)
*''[[Frenzy]]'' (1972)
*''[[Agente 007 - L'uomo dalla pistola d'oro]]'' (1974)
{{div col end}}
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{s}}
{{DEFAULTSORT:Cristiani, Dhia}}
[[Categoria:Attori italiani]]
[[Categoria:Doppiatori italiani]]
7ooefyhui7n0w2e4oyfxkt9t2az1l3a
Rodolfo Dalla Mora
0
224614
1420574
1418866
2026-07-15T16:37:35Z
Stefano20292
104467
1420574
wikitext
text/x-wiki
[[File:Rodolfo Dalla Mora 2023.jpg|thumb|Rodolfo Dalla Mora nel 2023]]
'''Rodolfo Dalla Mora''' (1964 – vivente), attivista italiano.
==Citazioni di Rodolfo Dalla Mora==
*Il [[Disability Manager]] è un professionista che deve pensare in termini inclusivi liberandosi dalle maglie delle categorizzazioni.<ref>Dall'intervista di Valentina Tafuri, ''[https://csrstars.it/rodolfo-dalla-mora-disability-manager/ Rodolfo Dalla Mora: «Il Disability Manager? Un professionista che progetta in termini inclusivi»]'', ''csrstars.it'', 26 aprile 2023.</ref>
*Il [[linguaggio]] costruisce la cultura. E la cultura cambia la qualità della vita.<ref name="favotto">Dall'intervista di Francesca Favotto, ''[https://www.vanityfair.it/article/rodolfo-dalla-mora-larchitetto-che-ha-reinventato-la-figura-del-disability-manager-inclusione-significa-creare-pari-opportunita-per-tutti-non-progettare-stanze-speciali-per-pochi Rodolfo Dalla Mora, l'Architetto che ha reinventato la figura del Disability Manager: «Inclusione significa creare pari opportunità per tutti, non progettare stanze speciali per pochi»]'', ''vanityfair.it'', 3 dicembre 2025.</ref>
*La [[Pandemia di COVID-19|pandemia]] ha sdoganato lo smart working ma, per far sì che questo accomodamento ragionevole per antonomasia sia davvero una modalità di lavoro inclusiva per le persone con disabilità, va gestito con professionalità e competenza, per esempio, con tecnologie abilitanti e il ruolo del disability manager è cruciale<ref>Citato in Maria Giovanna Faiella, ''[https://www.corriere.it/salute/disabilita/20_luglio_25/meno-ostacoli-il-disability-manager-ma-pochi-conoscono-ae42f52a-c6af-11ea-a52c-6b2a448f1d2c.shtml Meno ostacoli con il disability manager (ma pochi lo conoscono)]'', ''corriere.it'', 25 luglio 2020.</ref>
*Nel mondo del lavoro esistono ancora pregiudizi nei confronti dei lavoratori con disabilità, considerati “meno produttivi” e, per questo, penalizzati. Molti, pur essendo laureati e in possesso di curriculum di alto profilo, svolgono mansioni inferiori alle proprie competenze, pochissimi ricoprono posizioni apicali.<ref>Citato in Maria Giovanna Faiella, ''[https://www.corriere.it/salute/disabilita/23_febbraio_06/trattati-diversamente-causa-disabilita-ecco-come-contrastare-discriminazioni-a0f7a910-9b0a-11ed-a6c0-015065345ec9.shtml Trattati diversamente a causa della disabilità: ecco come contrastare le discriminazioni]'', ''corriere.it'', 6 febbraio 2023.</ref>
*Voglio lasciare due linee parallele che corrono verso l'infinito: le impronte delle mie ruote.<ref name="favotto"/>
*Dev’essere un lavoro di squadra non solo con la persona fragile ma anche con i suoi cari e l’ambiente in cui vive. E occorrono un ambiente e un linguaggio nuovi, che facciano sentire la persona pienamente accolta <ref>{{Cita notizia |autore=Irene Trentin |titolo=Il Disability manager? Un sarto che valorizza le risorse |pubblicazione=[[Avvenire]] |data=12 luglio 2026 |pagina=7}}</ref>
==''Disabilità: la storia, il linguaggio, la condizione, la Convenzione ONU''==
===Incipit===
Spesso si pensa che il concetto di disabilità sia un concetto prettamente moderno o che riguardi strettamente la nostra epoca e la nostra società. Invece, volgendo lo sguardo al passato, ai miti greci e alle prime forme di civiltà, ritroviamo molti riferimenti alla disabilità e al modo di considerarla, nei pensieri e nelle parole e nel modo di occuparsene nelle cure e nelle pratiche. (pag. 13)
===Citazioni===
*Per decenni si è fatto un uso scorretto di numerosi termini che si riferiscono alle persone con disabilità, quali “minorato”, “mutilato e invalido”, “portatore di handicap”, “infermo”, “infelice”, “ritardato”, “inabile” eccetera. Si tratta di termine che evidenziano l’aspetto negativo della disabilità. (p. 39)
*Parlare della dinamicità della condizione umana, significa, innanzitutto, porci davanti all’evidenza (che può apparire scontata, ovvia, ma che non lo è) per la quale un uomo, nella sua vita, è sempre legato e determinato dalle condizioni interne ed esterne che incontra. (p. 61)
*Il 03 maggio del 2008 entra in vigore la Convenzione dei Diritti delle Persone con Disabilità con lo scopo di migliorare la qualità di vita di circa 650 milioni di persone che nel mondo convivono con una disabilità, attraverso il riconoscimento e, soprattutto, la salvaguardia dell’esercizio dei loro diritti. (p. 81)
==''L’equazione delle 4 A: Autonomia''==
=== Incipit ===
L'autonomia personale raggiunta nello svolgimento di azioni e compiti non è di per sé sufficiente per la persona ai fini della realizzazione del proprio progetto di vita e quindi di obbiettivi di autodeterminazione, di inclusione, di inserimento nel mondo del lavoro. Alla realizzazione di tali obbiettivi concorrono ulteriori fattori sociali, quali l'accessibilità dell'ambiente, l'assistenza personale, la disponibilità dei servizi sul territorio, la cultura dell'integrazione, i sostegni finanziari. (p. 31)
=== Citazioni ===
*L'adozione di comportamenti autodeterminanti non richiede necessariamente il possesso di una completa autonomia funzionale. (p. 32)
== ''L’equazione delle 4 A: Accessibilità'' ==
=== Incipit ===
Quello dell’accessibilità è un concetto molto complesso, che riguarda più ambiti della vita umana: da quello fisico a quello virtuale, da quello sociale a quello economico, lo spazio privato e quello pubblico, la politica, l’ambiente.<br />Tradizionalmente il tema dell’accessibilità è stato trattato in relazione ai luoghi (l’abitazione, il complesso edilizio, l’azienda o l’ufficio, lo spazio pubblico ecc.) e alle difficoltà incontrate dalle persone nell’accesso e nella fruizione.<br />Nel tempo il concetto di accessibilità ha conosciuto una profonda trasformazione, soprattutto per effetto dell’evoluzione del concetto di disabilità, al quale è strettamente legato. (p. 17)
=== Citazioni ===
*Nel tempo la convenzionale accezione di accessibilità, riferita quasi esclusivamente all’abbattimento delle barriere architettoniche, è stata dunque superata in favore di una concezione inclusiva, mirata a favorire una piena fruizione dei luoghi di vita da parte delle persone con disabilità, garantendone l’autonomia e l’inclusione sociale. (p. 18)
== ''L’equazione delle 4 A: Ausili'' ==
=== Incipit ===
Il termine ausilio deriva dal vocabolario latino ''"auxilium''" che significa "aiuto": l'ausilio è, quindi, un qualcosa che aiuta e che facilita.<br />Nella vita quotidiana, tutti noi siamo circondati da strumenti e oggetti che svolgono una funzione di facilitazione e di mediazione tra le nostre abilità e il mondo che ci circonda, adottiamo strategie e tecniche per fare le cose con minore fatica e usiamo un vasto repertorio di codici di comunicazione, anche alternativi alla scrittura e al linguaggio verbale. Se nel corso della vita acquisiamo limitazioni fisiche, sensoriali e cognitive, gli oggetti e gli ambienti che ci circondano, le strategie e i codici utilizzati in precedenza possono diventare inadeguati rispetto le nostre esigenze. (p. 17)
=== Citazioni ===
*Il miglioramento della ''"performace"'' permette, dunque, di qualificare l'ausilio come un facilitatore, in quanto consente a una determinata persona con problematiche nelle ''"strutture e funzioni corporee"'' di avere una maggiore autonomia nella realizzazione di compiti e azioni all'interno dei suoi contesti di vita e di migliorare la sua partecipazione alla vita sociale. (p. 34)
== ''L’equazione delle 4 A: Assistenza'' ==
=== Incipit ===
L'assistenza personale (erogata dal famigliare ''caregiver'' o da operatore professionale) è da intendersi come un insieme di azioni di ''care'' a supporto di una persona, per garantirle le migliori condizioni di vita possibile, nel rispetto delle sue volontà e dei diritti riconosciuti. Un'assistenza che non consiste nel sostituirsi alla persona nelle attività di vita quotidiana, né nelle decisioni che la riguardano, ma che piuttosto è mirata a sostenere le sue capacità e abilità, consentendole di fare le proprie scelte e fornendole il supporto necessario nel realizzarle. (p. 13)
=== Citazioni ===
*Diventa evidente come l{{'}}''assistenza personale'' sia uno strumento essenziale nell'ambito del percorso di autonomia, di ''empowerment'' e di ''capacitazione'' della persona, a cui contribuiscono molteplici fattori ambientali, quali per esempio, le cure mediche e riabilitative appropriate, l'assistenza protesica, l'accessibilità ambientale, la formazione e la consulenza (anche alla pari), gli interventi e i servizi socio-assistenziali sul territorio, la tutela legale dei diritti, i contributi economici e le agevolazioni fiscali, le reti sociali di supporto. (p. 16)
==Citazioni su Rodolfo Dalla Mora==
*L'architetto Dalla Mora è prima di tutto un architetto, che ha imparato a guardare i mondi delle persone con uno sguardo più ampio. ([[Adriano Pessina]])
===[[Norman Zoia]]===
*''Ha cavalcato al meglio | con orgoglio | la sua sfortuna | Fa passeggiar le briccole | come gondole | al chiar di luna.''
*L'uomo delle disfunzionali onde, sospese ancor verdi lungo il reticolato dei nostri lucidi, solidali pensieri.
*Onde nuove di Rodolfo Dalla Mora, Rod per gli intimi, non certo per gli intimissimi, su una strada accessibile a tutti. Architetto, disability manager, premiato dalla ministra Lorenzin con la medaglia di bronzo al merito della sanità pubblica e different voice di Zona Franca. Appassionato di briccole vagabonde, le codifica in quello spazio virtuale dove il più e il meno si compensano, dove l’azzeramento si presta a riposizionare il moto a non luogo, ancorché a procedere; a riprendere forma ogni giorno in quello che Dalla Mora definisce da tempo il solito posto. Briccole che però tornano stanziali, come vecchie zingare finite a naufragare in un campo rom di là dal mare. Briccole qui sopra elaborate da uno scatto affettuoso dello stesso Rod. Briccole di una laguna mutevole eppur immutabile, dove le ultime forcole, orfane di remi e di vogatori, traghettano lo scintillar delle stelle sul pelo di torbide quanto morbide acque; fra Onde Rod Again Special, sorta d’omaggio all’acronimo Oras, struttura riabilitativa che da anni affida un significante ruolo al nostro avveduto visionario. ([[Norman Zoia]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
* Rodolfo Dalla Mora, "Disabilità: la storia, il linguaggio, la condizione, la Convenzione ONU", Padova Edizioni Il Prato, 2022. ISBN 978-88-6336-529-0
* Rodolfo Dalla Mora, ''L’equazione delle 4 A – Autonomia'', Padova, Edizioni Il Prato, 2024. ISBN 978-88-6336-642-6
* Rodolfo Dalla Mora, ''L’equazione delle 4 A – Accessibilità'', Padova, Edizioni Il Prato, 2025. ISBN 978-88-6336-643-3
* Rodolfo Dalla Mora, ''L’equazione delle 4 A – Ausili'', Padova, Edizioni Il Prato, 2025. ISBN 978-88-6336-644-0
* Rodolfo Dalla Mora, ''L’equazione delle 4 A – Assistenza'', Padova, Edizioni Il Prato, 2025. ISBN 978-88-6336-645-7
Note
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Dalla Mora, Rodolfo}}
[[Categoria:Attivisti italiani]]
si18qsx5fjrrxc3dchgz7aeq2gqtiy8
1420576
1420574
2026-07-15T16:45:40Z
Stefano20292
104467
1420576
wikitext
text/x-wiki
[[File:Rodolfo Dalla Mora 2023.jpg|thumb|Rodolfo Dalla Mora nel 2023]]
'''Rodolfo Dalla Mora''' (1964 – vivente), attivista italiano.
==Citazioni di Rodolfo Dalla Mora==
*Il [[Disability Manager]] è un professionista che deve pensare in termini inclusivi liberandosi dalle maglie delle categorizzazioni.<ref>Dall'intervista di Valentina Tafuri, ''[https://csrstars.it/rodolfo-dalla-mora-disability-manager/ Rodolfo Dalla Mora: «Il Disability Manager? Un professionista che progetta in termini inclusivi»]'', ''csrstars.it'', 26 aprile 2023.</ref>
*Il [[linguaggio]] costruisce la cultura. E la cultura cambia la qualità della vita.<ref name="favotto">Dall'intervista di Francesca Favotto, ''[https://www.vanityfair.it/article/rodolfo-dalla-mora-larchitetto-che-ha-reinventato-la-figura-del-disability-manager-inclusione-significa-creare-pari-opportunita-per-tutti-non-progettare-stanze-speciali-per-pochi Rodolfo Dalla Mora, l'Architetto che ha reinventato la figura del Disability Manager: «Inclusione significa creare pari opportunità per tutti, non progettare stanze speciali per pochi»]'', ''vanityfair.it'', 3 dicembre 2025.</ref>
*La [[Pandemia di COVID-19|pandemia]] ha sdoganato lo smart working ma, per far sì che questo accomodamento ragionevole per antonomasia sia davvero una modalità di lavoro inclusiva per le persone con disabilità, va gestito con professionalità e competenza, per esempio, con tecnologie abilitanti e il ruolo del disability manager è cruciale<ref>Citato in Maria Giovanna Faiella, ''[https://www.corriere.it/salute/disabilita/20_luglio_25/meno-ostacoli-il-disability-manager-ma-pochi-conoscono-ae42f52a-c6af-11ea-a52c-6b2a448f1d2c.shtml Meno ostacoli con il disability manager (ma pochi lo conoscono)]'', ''corriere.it'', 25 luglio 2020.</ref>
*Nel mondo del lavoro esistono ancora pregiudizi nei confronti dei lavoratori con disabilità, considerati “meno produttivi” e, per questo, penalizzati. Molti, pur essendo laureati e in possesso di curriculum di alto profilo, svolgono mansioni inferiori alle proprie competenze, pochissimi ricoprono posizioni apicali.<ref>Citato in Maria Giovanna Faiella, ''[https://www.corriere.it/salute/disabilita/23_febbraio_06/trattati-diversamente-causa-disabilita-ecco-come-contrastare-discriminazioni-a0f7a910-9b0a-11ed-a6c0-015065345ec9.shtml Trattati diversamente a causa della disabilità: ecco come contrastare le discriminazioni]'', ''corriere.it'', 6 febbraio 2023.</ref>
*Voglio lasciare due linee parallele che corrono verso l'infinito: le impronte delle mie ruote.<ref name="favotto"/>
==''Disabilità: la storia, il linguaggio, la condizione, la Convenzione ONU''==
===Incipit===
Spesso si pensa che il concetto di disabilità sia un concetto prettamente moderno o che riguardi strettamente la nostra epoca e la nostra società. Invece, volgendo lo sguardo al passato, ai miti greci e alle prime forme di civiltà, ritroviamo molti riferimenti alla disabilità e al modo di considerarla, nei pensieri e nelle parole e nel modo di occuparsene nelle cure e nelle pratiche. (pag. 13)
===Citazioni===
*Per decenni si è fatto un uso scorretto di numerosi termini che si riferiscono alle persone con disabilità, quali “minorato”, “mutilato e invalido”, “portatore di handicap”, “infermo”, “infelice”, “ritardato”, “inabile” eccetera. Si tratta di termine che evidenziano l’aspetto negativo della disabilità. (p. 39)
*Parlare della dinamicità della condizione umana, significa, innanzitutto, porci davanti all’evidenza (che può apparire scontata, ovvia, ma che non lo è) per la quale un uomo, nella sua vita, è sempre legato e determinato dalle condizioni interne ed esterne che incontra. (p. 61)
*Il 03 maggio del 2008 entra in vigore la Convenzione dei Diritti delle Persone con Disabilità con lo scopo di migliorare la qualità di vita di circa 650 milioni di persone che nel mondo convivono con una disabilità, attraverso il riconoscimento e, soprattutto, la salvaguardia dell’esercizio dei loro diritti. (p. 81)
==''L’equazione delle 4 A: Autonomia''==
=== Incipit ===
L'autonomia personale raggiunta nello svolgimento di azioni e compiti non è di per sé sufficiente per la persona ai fini della realizzazione del proprio progetto di vita e quindi di obbiettivi di autodeterminazione, di inclusione, di inserimento nel mondo del lavoro. Alla realizzazione di tali obbiettivi concorrono ulteriori fattori sociali, quali l'accessibilità dell'ambiente, l'assistenza personale, la disponibilità dei servizi sul territorio, la cultura dell'integrazione, i sostegni finanziari. (p. 31)
=== Citazioni ===
*L'adozione di comportamenti autodeterminanti non richiede necessariamente il possesso di una completa autonomia funzionale. (p. 32)
== ''L’equazione delle 4 A: Accessibilità'' ==
=== Incipit ===
Quello dell’accessibilità è un concetto molto complesso, che riguarda più ambiti della vita umana: da quello fisico a quello virtuale, da quello sociale a quello economico, lo spazio privato e quello pubblico, la politica, l’ambiente.<br />Tradizionalmente il tema dell’accessibilità è stato trattato in relazione ai luoghi (l’abitazione, il complesso edilizio, l’azienda o l’ufficio, lo spazio pubblico ecc.) e alle difficoltà incontrate dalle persone nell’accesso e nella fruizione.<br />Nel tempo il concetto di accessibilità ha conosciuto una profonda trasformazione, soprattutto per effetto dell’evoluzione del concetto di disabilità, al quale è strettamente legato. (p. 17)
=== Citazioni ===
*Nel tempo la convenzionale accezione di accessibilità, riferita quasi esclusivamente all’abbattimento delle barriere architettoniche, è stata dunque superata in favore di una concezione inclusiva, mirata a favorire una piena fruizione dei luoghi di vita da parte delle persone con disabilità, garantendone l’autonomia e l’inclusione sociale. (p. 18)
== ''L’equazione delle 4 A: Ausili'' ==
=== Incipit ===
Il termine ausilio deriva dal vocabolario latino ''"auxilium''" che significa "aiuto": l'ausilio è, quindi, un qualcosa che aiuta e che facilita.<br />Nella vita quotidiana, tutti noi siamo circondati da strumenti e oggetti che svolgono una funzione di facilitazione e di mediazione tra le nostre abilità e il mondo che ci circonda, adottiamo strategie e tecniche per fare le cose con minore fatica e usiamo un vasto repertorio di codici di comunicazione, anche alternativi alla scrittura e al linguaggio verbale. Se nel corso della vita acquisiamo limitazioni fisiche, sensoriali e cognitive, gli oggetti e gli ambienti che ci circondano, le strategie e i codici utilizzati in precedenza possono diventare inadeguati rispetto le nostre esigenze. (p. 17)
=== Citazioni ===
*Il miglioramento della ''"performace"'' permette, dunque, di qualificare l'ausilio come un facilitatore, in quanto consente a una determinata persona con problematiche nelle ''"strutture e funzioni corporee"'' di avere una maggiore autonomia nella realizzazione di compiti e azioni all'interno dei suoi contesti di vita e di migliorare la sua partecipazione alla vita sociale. (p. 34)
== ''L’equazione delle 4 A: Assistenza'' ==
=== Incipit ===
L'assistenza personale (erogata dal famigliare ''caregiver'' o da operatore professionale) è da intendersi come un insieme di azioni di ''care'' a supporto di una persona, per garantirle le migliori condizioni di vita possibile, nel rispetto delle sue volontà e dei diritti riconosciuti. Un'assistenza che non consiste nel sostituirsi alla persona nelle attività di vita quotidiana, né nelle decisioni che la riguardano, ma che piuttosto è mirata a sostenere le sue capacità e abilità, consentendole di fare le proprie scelte e fornendole il supporto necessario nel realizzarle. (p. 13)
=== Citazioni ===
*Diventa evidente come l{{'}}''assistenza personale'' sia uno strumento essenziale nell'ambito del percorso di autonomia, di ''empowerment'' e di ''capacitazione'' della persona, a cui contribuiscono molteplici fattori ambientali, quali per esempio, le cure mediche e riabilitative appropriate, l'assistenza protesica, l'accessibilità ambientale, la formazione e la consulenza (anche alla pari), gli interventi e i servizi socio-assistenziali sul territorio, la tutela legale dei diritti, i contributi economici e le agevolazioni fiscali, le reti sociali di supporto. (p. 16)
==Citazioni su Rodolfo Dalla Mora==
*L'architetto Dalla Mora è prima di tutto un architetto, che ha imparato a guardare i mondi delle persone con uno sguardo più ampio. ([[Adriano Pessina]])
===[[Norman Zoia]]===
*''Ha cavalcato al meglio | con orgoglio | la sua sfortuna | Fa passeggiar le briccole | come gondole | al chiar di luna.''
*L'uomo delle disfunzionali onde, sospese ancor verdi lungo il reticolato dei nostri lucidi, solidali pensieri.
*Onde nuove di Rodolfo Dalla Mora, Rod per gli intimi, non certo per gli intimissimi, su una strada accessibile a tutti. Architetto, disability manager, premiato dalla ministra Lorenzin con la medaglia di bronzo al merito della sanità pubblica e different voice di Zona Franca. Appassionato di briccole vagabonde, le codifica in quello spazio virtuale dove il più e il meno si compensano, dove l’azzeramento si presta a riposizionare il moto a non luogo, ancorché a procedere; a riprendere forma ogni giorno in quello che Dalla Mora definisce da tempo il solito posto. Briccole che però tornano stanziali, come vecchie zingare finite a naufragare in un campo rom di là dal mare. Briccole qui sopra elaborate da uno scatto affettuoso dello stesso Rod. Briccole di una laguna mutevole eppur immutabile, dove le ultime forcole, orfane di remi e di vogatori, traghettano lo scintillar delle stelle sul pelo di torbide quanto morbide acque; fra Onde Rod Again Special, sorta d’omaggio all’acronimo Oras, struttura riabilitativa che da anni affida un significante ruolo al nostro avveduto visionario. ([[Norman Zoia]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
* Rodolfo Dalla Mora, "Disabilità: la storia, il linguaggio, la condizione, la Convenzione ONU", Padova Edizioni Il Prato, 2022. ISBN 978-88-6336-529-0
* Rodolfo Dalla Mora, ''L’equazione delle 4 A – Autonomia'', Padova, Edizioni Il Prato, 2024. ISBN 978-88-6336-642-6
* Rodolfo Dalla Mora, ''L’equazione delle 4 A – Accessibilità'', Padova, Edizioni Il Prato, 2025. ISBN 978-88-6336-643-3
* Rodolfo Dalla Mora, ''L’equazione delle 4 A – Ausili'', Padova, Edizioni Il Prato, 2025. ISBN 978-88-6336-644-0
* Rodolfo Dalla Mora, ''L’equazione delle 4 A – Assistenza'', Padova, Edizioni Il Prato, 2025. ISBN 978-88-6336-645-7
Note
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Dalla Mora, Rodolfo}}
[[Categoria:Attivisti italiani]]
p05hukkprh3fq2f53wfobx0qtzd6sfd
Gawain
0
225608
1420521
1420462
2026-07-15T12:16:18Z
Skekzilla
17056
/* Voci correlate */
1420521
wikitext
text/x-wiki
[[File:Arthur-Pyle Sir Gawaine the Son of Lot, King of Orkney.JPG|thumb|Illustrazione di Gawain]]
'''Gawain''', noto anche come '''Galvano''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane.
==Citazioni di Gawain==
*{{NDR|Su [[Lancillotto]]}} Lui è il più bravo ed il più coraggioso. Perché, dunque, non è mai qui? Senza Lancillotto, questa [[Tavola Rotonda|tavola]] è niente. C'è qualcuno qui che non lo consideri un dio? Ed ora è allontanato da noi dalla bramosia di una donna. (''[[Excalibur]]'')
===[[Thomas Malory]]===
{{cronologico}}
*Non è certo degno di un [[cavaliere]] disprezzare le dame.
*[[Lancillotto|Ser Lancillotto]], poi, se non fosse per una sola pecca sarebbe superiore a ogni altro. Ma così come stanno le cose, è proprio come noi; solo che si assume le fatiche maggiori.
*Se ne dovesse derivare ostilità o guerra tra noi e Lancillotto, sta' certo che molti re e molti potenti signori sceglierebbero di schierarsi con lui. E poi, fratello [...] devi sempre tenere a mente che Lancillotto ha salvato più di una volta il re e la regina, e che anche i migliori tra noi si sarebbero sentiti gelare il cuore in varie occasioni se egli non fosse stato il più valoroso e non lo avesse dimostrato molto spesso.
*Capita spesso che agiamo per quel che crediamo il meglio, e che finisce poi per dimostrarsi il peggio.
*Da oggi in poi cercherò Lancillotto fino al giorno in cui uno dei due avrà ucciso l'altro. Intendo vendicarmi e vi chiedo di prepararvi alla guerra. Se non volete perdere il mio servigio e il mio affetto, affrettatevi a mettere alla prova i vostri amici. Giuro su Dio che, anche se dovessi inseguire Lancillotto per sette regni, lo ucciderò a costo della vita.
*Se non fosse stato per il papa, io mi sarei battuto con te in singolare tenzone e avrei provato sulla tua persona la tua falsità nei confronti di Artù e miei. E lo farò, una volta che avrai lasciato queste terre, dovunque riuscirò a trovarti!
*Io, ser Galvano, cavaliere della Tavola Rotonda, voglio che tutto il mondo sappia che mi sono dato la morte non per colpa tua ma mia. Perciò, ser Lancillotto, ti supplico di tornare nel regno per visitare la mia tomba e per recitare su di essa una preghiera, lunga o breve che sia, per la salvezza della mia anima. Oggi, nello stesso giorno in cui scrivo questa lettera, fui ferito a morte là dove la tua mano mi colpì per prima, e non avrei potuto essere ucciso da un braccio più nobile.
==Citazioni su Gawain==
===[[Thomas Malory]]===
{{cronologico}}
*Solo i campioni migliori del mondo potranno maneggiare questa spada, cioè Lancillotto e suo figlio Galahad. E con quest'arma Lancilotto ucciderà ser Galvano, il nipote di re Artù. ([[Mago Merlino]])
*Si slanciarono gagliardamente l'uno contro l'altro e si assestarono dei fendenti che fecero volare in pezzi gli scudi e ammaccare gli elmi e i giachi, così che ben presto furono entrambi gravemente feriti. Ma erano le nove del mattino, e [[Morholt|Moroldo]] si accorse con stupore che ser Galvano diveniva di momento in momento più forte finché, all'ora di mezzogiorno, la sua forza si trovò triplicata. Quando però il mezzogiorno fu trascorso e cominciò a calare la sera, le forze di ser Galvano presero a scemare ed egli si sentì sempre più debole e cominciò a sospettare che non avrebbe potuto resistere. Sarebbe quindi stato il momento giusto perché ser Moroldo potesse dimostrare tutta la propria possanza; invece quest'ultimo disse:<br>«Ho constatato che siete un ottimo cavaliere e un uomo dotato di una forza prodigiosa, signore, ma finché dura. Del resto, la nostra non è una disputa grave e sarebbe un peccato se dovessi ferirvi, ora che vi vedo indebolito.»
*{{NDR|[[Sir Gareth]]}} non volle più accompagnarsi a quell'uomo vendicativo che, quando odiava, era pronto anche a commettere omicidi. E a ser Gareth questo ripugnava.
*Ti sei impegnato insieme a molti altri in una ricerca che non porterai mai a termine perché il [[Graal|Sangrail]] non si mostra ai peccatori. Non devi quindi meravigliare se non vi sei riuscito. Tu sei un cavaliere sleale e un grande assassino, mentre per gli uomini buoni questa ricerca è ben altro che una serie di omicidi.
*Quanto a madama la regina, non un solo cavaliere al mondo, salvo la persona di vostra altezza e il mio signore ser Galvano, oserebbe provare sul mio corpo che ella vi ha tradito! ([[Lancillotto]])
*Ser Galvano aveva ricevuto da un sant'uomo un dono miracoloso che gli aveva permesso di farsi molto onore: ogni giorno dell'anno, dalle nove a mezzogiorno, la sua forza cresceva fino ad arrivare a triplicarsi. Per questo re Artù, che era il solo a saperlo, aveva ordinato che tutte le tenzoni che si fossero svolte alla propria presenza, di qualunque genere e per ogni tipo di lite, avessero inizio alle nove del mattino: in tale modo il partito per il quale si fosse battuto il nipote avrebbe avuto sempre il sopravvento nel corso delle tre ore in cui la forza di Galvano raggiungeva il suo culmine.
*Solo in te e in ser Lancillotto riposavano la mia letizia e la mia fiducia. Adesso che ho perduto entrambi, tutto il conforto che avevo sulla terra mi abbandona! ([[Re Artù]])
==Voci correlate==
*[[Re Artù]], zio
*[[Cavalieri della Tavola Rotonda]]
*[[Sir Gareth]], fratello
*[[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], zia
*[[Igraine]], nonna
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Cavalieri della Tavola Rotonda]]
q6iwvsxwyzaw8az1lv6fxc31quc4dl8
1420533
1420521
2026-07-15T13:21:34Z
Skekzilla
17056
/* Voci correlate */
1420533
wikitext
text/x-wiki
[[File:Arthur-Pyle Sir Gawaine the Son of Lot, King of Orkney.JPG|thumb|Illustrazione di Gawain]]
'''Gawain''', noto anche come '''Galvano''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane.
==Citazioni di Gawain==
*{{NDR|Su [[Lancillotto]]}} Lui è il più bravo ed il più coraggioso. Perché, dunque, non è mai qui? Senza Lancillotto, questa [[Tavola Rotonda|tavola]] è niente. C'è qualcuno qui che non lo consideri un dio? Ed ora è allontanato da noi dalla bramosia di una donna. (''[[Excalibur]]'')
===[[Thomas Malory]]===
{{cronologico}}
*Non è certo degno di un [[cavaliere]] disprezzare le dame.
*[[Lancillotto|Ser Lancillotto]], poi, se non fosse per una sola pecca sarebbe superiore a ogni altro. Ma così come stanno le cose, è proprio come noi; solo che si assume le fatiche maggiori.
*Se ne dovesse derivare ostilità o guerra tra noi e Lancillotto, sta' certo che molti re e molti potenti signori sceglierebbero di schierarsi con lui. E poi, fratello [...] devi sempre tenere a mente che Lancillotto ha salvato più di una volta il re e la regina, e che anche i migliori tra noi si sarebbero sentiti gelare il cuore in varie occasioni se egli non fosse stato il più valoroso e non lo avesse dimostrato molto spesso.
*Capita spesso che agiamo per quel che crediamo il meglio, e che finisce poi per dimostrarsi il peggio.
*Da oggi in poi cercherò Lancillotto fino al giorno in cui uno dei due avrà ucciso l'altro. Intendo vendicarmi e vi chiedo di prepararvi alla guerra. Se non volete perdere il mio servigio e il mio affetto, affrettatevi a mettere alla prova i vostri amici. Giuro su Dio che, anche se dovessi inseguire Lancillotto per sette regni, lo ucciderò a costo della vita.
*Se non fosse stato per il papa, io mi sarei battuto con te in singolare tenzone e avrei provato sulla tua persona la tua falsità nei confronti di Artù e miei. E lo farò, una volta che avrai lasciato queste terre, dovunque riuscirò a trovarti!
*Io, ser Galvano, cavaliere della Tavola Rotonda, voglio che tutto il mondo sappia che mi sono dato la morte non per colpa tua ma mia. Perciò, ser Lancillotto, ti supplico di tornare nel regno per visitare la mia tomba e per recitare su di essa una preghiera, lunga o breve che sia, per la salvezza della mia anima. Oggi, nello stesso giorno in cui scrivo questa lettera, fui ferito a morte là dove la tua mano mi colpì per prima, e non avrei potuto essere ucciso da un braccio più nobile.
==Citazioni su Gawain==
===[[Thomas Malory]]===
{{cronologico}}
*Solo i campioni migliori del mondo potranno maneggiare questa spada, cioè Lancillotto e suo figlio Galahad. E con quest'arma Lancilotto ucciderà ser Galvano, il nipote di re Artù. ([[Mago Merlino]])
*Si slanciarono gagliardamente l'uno contro l'altro e si assestarono dei fendenti che fecero volare in pezzi gli scudi e ammaccare gli elmi e i giachi, così che ben presto furono entrambi gravemente feriti. Ma erano le nove del mattino, e [[Morholt|Moroldo]] si accorse con stupore che ser Galvano diveniva di momento in momento più forte finché, all'ora di mezzogiorno, la sua forza si trovò triplicata. Quando però il mezzogiorno fu trascorso e cominciò a calare la sera, le forze di ser Galvano presero a scemare ed egli si sentì sempre più debole e cominciò a sospettare che non avrebbe potuto resistere. Sarebbe quindi stato il momento giusto perché ser Moroldo potesse dimostrare tutta la propria possanza; invece quest'ultimo disse:<br>«Ho constatato che siete un ottimo cavaliere e un uomo dotato di una forza prodigiosa, signore, ma finché dura. Del resto, la nostra non è una disputa grave e sarebbe un peccato se dovessi ferirvi, ora che vi vedo indebolito.»
*{{NDR|[[Sir Gareth]]}} non volle più accompagnarsi a quell'uomo vendicativo che, quando odiava, era pronto anche a commettere omicidi. E a ser Gareth questo ripugnava.
*Ti sei impegnato insieme a molti altri in una ricerca che non porterai mai a termine perché il [[Graal|Sangrail]] non si mostra ai peccatori. Non devi quindi meravigliare se non vi sei riuscito. Tu sei un cavaliere sleale e un grande assassino, mentre per gli uomini buoni questa ricerca è ben altro che una serie di omicidi.
*Quanto a madama la regina, non un solo cavaliere al mondo, salvo la persona di vostra altezza e il mio signore ser Galvano, oserebbe provare sul mio corpo che ella vi ha tradito! ([[Lancillotto]])
*Ser Galvano aveva ricevuto da un sant'uomo un dono miracoloso che gli aveva permesso di farsi molto onore: ogni giorno dell'anno, dalle nove a mezzogiorno, la sua forza cresceva fino ad arrivare a triplicarsi. Per questo re Artù, che era il solo a saperlo, aveva ordinato che tutte le tenzoni che si fossero svolte alla propria presenza, di qualunque genere e per ogni tipo di lite, avessero inizio alle nove del mattino: in tale modo il partito per il quale si fosse battuto il nipote avrebbe avuto sempre il sopravvento nel corso delle tre ore in cui la forza di Galvano raggiungeva il suo culmine.
*Solo in te e in ser Lancillotto riposavano la mia letizia e la mia fiducia. Adesso che ho perduto entrambi, tutto il conforto che avevo sulla terra mi abbandona! ([[Re Artù]])
==Voci correlate==
*[[Re Artù]], zio
*[[Cavalieri della Tavola Rotonda]]
*[[Sir Gareth]], fratello
*[[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], zia
*[[Igraine]], nonna
*[[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]], zia
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Cavalieri della Tavola Rotonda]]
qu91gybdsnfpxbxe64m2d1lmiw1jufx
Mordred
0
225612
1420524
1420219
2026-07-15T12:18:21Z
Skekzilla
17056
/* Voci correlate */
1420524
wikitext
text/x-wiki
[[File:Sir Mordred by H. J. Ford.png|thumb|Illustrazione di Mordred]]
'''Mordred''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane.
==Citazioni di Mordred==
===''[[Excalibur]]''===
*{{NDR|«Non posso darti la terra, solo il mio amore.»}} Quella è la sola cosa di te che non voglio!
*I cavalieri della ricerca hanno fallito. Sono morti tutti, e morto lo sei anche tu! Tornerò e prenderò la tua Camelot con la forza.
*{{NDR|[[Ultime parole dai film|Ultime parole]]}} Vieni, padre. E ora di abbracciarci, finalmente!
===[[Thomas Malory]]===
{{cronologico}}
*Vi dico apertamente che {{NDR|[[Sir Breunor]]}} è un bravo cavaliere, e che si proverà nobile e prode. Se non si tiene ancora saldo in sella è solo perché gliene mancano la pratica e l'esperienza, ma quando è il momento di maneggiare la spada sa colpire con forza e valentia, ed è ciò che hanno compreso ser Bleoberis e ser Palamede che, da uomini scaltriti dall'uso delle armi, sanno giudicare dal modo di cavalcare di un avversario se saranno in grado di rovesciarlo di sella o di assestagli un buon colpo. Ma per lo più essi non sono disposti a combattere a piedi con i giovani cavalieri, che sono agili e vigorosi.
*Se vedrete balenare anche una sola lama mouvete con coraggio all'attacco e uccidete quanti vi si parano innanzi, perché non mi fido affatto di questa tregua e so bene che mio padre vorrà vendicarsi di me.
==Citazioni su Mordred==
*Il messaggio di odio che Mordred ha portato apparirà con un nome diverso, un volto diverso, ma finchè riusciremo a mantenere in vita il sogno e gli ideali di Camelot nei nostri cuori saremo sempre vincitori. ([[Re Artù]], ''[[Principe Valiant]]'')
*Io troverò un uomo e darò vita a un dio. ([[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]], ''[[Excalibur]]'')
*Ora potrei anche ucciderti, fratello. Ma voglio che tu viva per vedere nostro figlio divenire re. ([[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]], ''[[Excalibur]]'')
===[[Thomas Malory]]===
{{cronologico}}
*Poi re Artù fece cercare, sotto pena di morte, tutti i bambini che erano nati il primo di maggio concepiti da baroni e da dame, perché Merlino gli aveva detto che proprio in quella data aveva visto la luce di colui che lo avrebbe ucciso. Tra i numerosi figli di signori scovati e mandati a corte, si trovava anche Mordred, il figlio della moglie di re Lot.<br>I fanciulli vennero messi su una nave che fu lasciata alla deriva sul mare, ma il caso volle che essa naufragasse ai piedi di un castello e che tutti i bambini morissero salvo proprio Mordred che ne era stato scagliato fuori e che fu ritrovato da un buon uomo che lo allevò. Quando poi il fanciullo ebbe compiuto i quattordici anni, fu mandato a corte, come narreremo verso la fine del libro della Morte di Artù. Ora diremo che i baroni del regno furono molto addolorati per la morte dei loro figli e ne incolparono più Merlino che Artù, ma poi rimasero in pace sia per timore sia per lealtà nei confronti del sovrano.
*[[Lamorak|Ser Lamorak]] si separò da Lancillotto e ripartì da solo, e fu così che [[Gawain|ser Galvano]] e i suoi tre fratelli [[Agravaine|Agravano]], [[Gaheris]] e Mordred andarono ad attenderlo in un luogo appartato: gli uccisero il cavallo poi lo assalirono tutti insieme, di fronte, alle spalle e ai lati e, dopo più di tre ore di combattimento, ché ser Lamorak si difendeva da valoroso, ser Mordred gli aprì una profonda ferita nella schiena e gli altri lo fecero a pezzi.
*Ser Mordred, ser Agravano e molti altri della corte non ci perdono d'occhio e parlano del nostro amore. Li temo più per voi che per me perché, se del caso, io potrei fuggire o sbarazzarmene, mentre voi non potreste che rimanere qui a subire le maldicenze; e se doveste trovarvi in pericolo per aver commesso volontariamente qualche leggerezza, non potreste avere altro aiuto che il mio e quello dei miei parenti. ([[Lancillotto]])
*A ser Mordred era stato dunque affidato il governo di tutta l'Inghilterra. Egli allora fece vergare delle false lettere fingendo che provenissero dal continente, in cui era scritto che re Artù era stato ucciso nel corso della guerra contro ser Lancillotto; quindi convocò a parlamento tutti i baroni e si fece eleggere re. L'incoronazione avvenne a Canterbury e fu seguita da festeggiamenti che durarono quindici giorni.<br>Dopo di che, ser Mordred si recò a Winchester e dichiarò apertamente alla regina (che però era moglie del re, allo stesso tempo suo zio e padre) che intendeva sposarla e perparò le nozze fissando il giorno del matrimonio. Ginevera, pur profondamente addolorata, gli rispose con cortesia e finse di sottomettersi al suo volere; tuttavia espresse il desiderio di recarsi a Londra per comprare quanto le sarebbe occorso per gli sponsali.
*Così si comportavano gli uomini di allora: amavano di più ser Mordred che il nobile Artù e molti andarono a dire all'usurpatore che sarebbero stati con lui nella buona come nella cattiva sorte. Allora ser Mordred, che aveva sentito dire che Artù sarebbe sbarcato a Dover, vi si portò con grande esercito allo scopo di sconfiggerlo e di scacciarlo dalle sue stesse terre.
*Ser Mordred si unì ai suoi, ed ebbe inizio la battaglia più funesta che si sia mai vista in terra cristiana: vi furono attacchi impetuosi e galoppare di cavalli, affondi e fendenti, colpi mortali e accenti minacciosi da entrambe le parti. Re Artù non cessava di attraversare le formazioni di ser Mordred compiendo molte prodezze degne di un nobile sovrano senza mai venir meno al proprio ruolo, ma anche ser Mordred non si tirava indietro e più volte mise se stesso in grave pericolo.
*Ser Mordred si scagliò a sua volta contro di lui brandendo la spada, ma il re già gli affondava la lancia sotto lo scudo e gliela faceva fuoriuscire dal corpo per più di un braccio. E quando l'usurpatore comprese che non sarebbe potuto sfuggire alla morte, si slanciò con tutte le proprie forze in avanti trafiggendosi fino all'impugnatura dell'asta, poi calò la spada tenuta con entrambe le mani sul proprio padre e lo raggiunse a un lato della testa trapassandogli l'elmo e il crano. Subito dopo si accasciava a terra morto.
==Voci correlate==
*[[Re Artù]], padre o zio
*[[Cavalieri della Tavola Rotonda]]
*[[Sir Gareth]], fratello
*[[Gawain]], fratello
*[[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], zia
*[[Igraine]], nonna
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Cavalieri della Tavola Rotonda]]
[[Categoria:Sovrani mitologici]]
l03cxdf49fo4hf6auichtphhum05one
Fata Morgana (mitologia)
0
225616
1420532
1420101
2026-07-15T13:20:56Z
Skekzilla
17056
/* Voci correlate */
1420532
wikitext
text/x-wiki
[[File:Frederick Sandys - Morgan-le-Fay - 1925P104 - Birmingham Museum and Art Gallery.jpg|thumb|''Fata Morgana'' (1864) di Anthony Frederick Sandys]]
'''Fata Morgana''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane.
==Citazioni di Fata Morgana==
===''[[Excalibur]]''===
{{cronologico}}
*I tuoi occhi non mi lasciano mai, [[Mago Merlino|Merlino]]. [...] Non puoi riconoscere l'amore? Forse soffri per ciò che non hai mai conosciuto.
*I tuoi intrighi dove hanno portato il mondo? Sull'orlo della rovina!
*Che sciocco! Credevi di intrappolarmi. Hai intrappolato te stesso con la stessa stregoneria che usasti per ingannare mia madre. Tu non sei niente! Tu non sei un dio, non sei un uomo!
*Io troverò un uomo e darò vita a un dio.
*Ora potrei anche ucciderti, fratello. Ma voglio che tu viva per vedere nostro figlio divenire re.
*Non esiste il [[Graal]], come questi cavalieri hanno scoperto. Loro servono me invece. Ci sono molti piaceri al mondo, molte coppe da cui bere, e saranno tutte tue.
*Nessuna mazza, nessun'alabarda, nessun dardo, nessuna lancia, nessuna spada, nessun'arma forgiata dall'uomo ti nuocerà quando indosserai questa armatura.
==Citazioni su Fata Morgana==
*È una figura che, credo, ricorre piuttosto spesso nelle mitologie: quella della strega, della seduttrice, dell'incantatrice, della maga. E nella mitologia c'è sempre una ragione, no, per la presenza di un simile personaggio, di una tale figura. [...] La costruzione di questo personaggio incarna la paura ancestrale che gli uomini nutrono nei confronti delle donne. [...] La paura, da parte degli uomini, di ciò che immaginano le donne possano essere. E molti uomini credono che tutte le donne siano delle Morgane, non è vero? ([[Helen Mirren]])
===''[[Excalibur]]''===
*Ali di pipistrello, pelle di serpente! È tutto quello che hai imparato, Morgana? A usare pozioni e piccole stregonerie? ([[Mago Merlino]])
*Sei bellissima. Sì, magnifica. Hai usato tutta la magia che mi hai rubato per mantenerti così giovane? Ti è rimasta un po' di magia per combattere Merlino? ([[Mago Merlino]])
*Tu devi essere più grande di quanto io sia mai stato. Una volta liberai l'alito del drago perché Uther giacesse con tua madre e concepisse un re. Questo rischiò di distruggermi, ma suppongo che tu possa farlo con facilità. Non è così? ([[Mago Merlino]])
===[[Thomas Malory]]===
{{cronologico}}
*La terza sorella {{NDR|di re Artù}}, Morgana la Fata, fu invece messa a studiare in un convento dove divenne molto dotta in negromanzia. In seguito sarebbe stata maritata a re Uriens della terra di Gore, padre di ser Ivano il Biancamano.
*Mi vendicherò su di lei con tale durezza che tutto il mondo cristiano ne dovrà parlare, perché Dio sa che l'ho onorata e venerata più di ogni altra del mio sangue e che avevo più fiducia in lei che in mia moglie e negli altri miei parenti. ([[Re Artù]])
*[[Lamorak|Ser Lamorak]] si allontanò in compagnia di ser Driant, ed essendosi imbattuto in un cavaliere che per ordine di Morgana la Fata recava a re Artù un bel corno rifinito in oro, lo costrinse con la forza a rivelargli il motivo della sua missione. Seppe che il corno aveva una virtù – nessuna dama o gentildonna che non fosse fedele al proprio signore vi poteva bere senza versarne il contenuto – e che Morgana la Fata lo inviava in dono al fratello Artù a causa della [[Ginevra (ciclo arturiano)|regina Ginevra]] e per dispetto a ser Lancillotto.<br>«Se non vuoi morire» disse allora ser Lamorak «porterai il corno a [[Marco di Cornovaglia|re Marco]], e gli dirai che glielo mando perché metta alla prova la fedeltà della sua sposa.»<br>Il cavaliere si recò così da re Marco e gli disse che gli inviava quel corno prezioso e qual era la sua qualità. Il re costrinse quindi la regina Isotta a bere, e dopo di lei cento altre dame, ma solo quattro tra esse riuscirono a non versare la bevanda.<br>«Ahimè, è una grave infamia» esclamò il sovrano, giurando poi solennemente che avrebbe condannato al rogo la regina e le altre.<br>Ma i baroni si radunarono e dichiararono apertamente di non essere disposti a tollerare che le dame venissero arse per via di un oggetto fatto con arti magiche dalla strega più fals e incantatrice che vi fosse al mondo e nemica dei veri amanti, e affermarono che quel corno non operava mai niente di buono e causava solo odio e dissidi. Molti cavalieri fecero pertanto voto di usare ben poca cortesia a Morgana la Fata, se ma l'avessero incontrata.
*Come dice il libro francese, Morgana preferiva ser [[Lancillotto]] a ogni altro, e lo desiderava in ogni momento benché egli non acconsentisse ad amarla né a far nulla su sua richiesta.
*«Ecco un castello che non potrebbe essere preso o conquistato con alcuna macchina da guerra» disse [[Dinadan|ser Dinadan]] indicandolo al compagno. «Vi dimora la regina Morgana la Fata: lo ricevette dal fratello re Artù, che se ne è poi pentito amaramente. Da quel momento non c'è stato più accordo tra loro e la sorella gli ha fatto guerra ogni volta che ha potuto mantenendo proprio in questo maniero un folto gruppo di armati al solo scopo di distruggere quanti sono cari al re. Infatti non vi passa alcun cavaliere che non debba combattere contro uno, due o persino tre avversari. Se poi appartiene ad Artù ed è sconfitto, perde cavallo, armatura e ogni altra cosa che possiede, e persino la libertà qualora non riesca a fuggire.»<br>«Dio mi protegga!» esclamò [[Palamede (ciclo arturiano)|ser Palamede]]. «Fare guerra al proprio signore che è chiamato il fiore della cavalleria cristiana e pagana è un costume malvagio e indegno di una regina, e io vi porrò fine di tutto cuore. Morgana non riceverà mai alcun servigio da me, e se come penso mi manderà contro i suoi cavalieri, essi avranno dì che combattere!»
==Voci correlate==
*[[Re Artù]], fratello
*[[Sir Gareth]], nipote
*[[Gawain]], nipote
*[[Igraine]], madre
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Personaggi del ciclo arturiano]]
[[Categoria:Sovrani mitologici]]
n963esjzykdpt8gqcvxo0pjpdhc3qim
Ginevra (ciclo arturiano)
0
225620
1420523
1419192
2026-07-15T12:17:45Z
Skekzilla
17056
/* Voci correlate */
1420523
wikitext
text/x-wiki
[[File:Guinevereford.jpg|thumb|Illustrazione di Ginevra]]
'''Ginevra''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane.
==Citazioni di Ginevra==
*Nell'ozio che viene con la pace, vedo che le chiacchiere hanno concepito il loro male. (''[[Excalibur]]'')
*Ti ho amato come re, a volte come marito. Ma non si può guardare troppo a lungo il sole. (''[[Excalibur]]'')
===[[Thomas Malory]]===
{{cronologico}}
*Lancillotto, ora capisco la vostra falsità e la vostra volgare lussuria! Voi amate altre dame, e per me non provate che disprezzo. Adesso che ho ben chiaro che siete un traditore, state certo che non vi amerò mai più. Non osate comparirmi ancora davanti: da questo momento vi scaccio dalla corte, e per sempre, e vi bandisco dalla mia compagnia. Se tenterete di rivedermi, sarete ucciso.
*No, Lancillotto, non vi sopravviverò! Se sarete ucciso, per amore di Dio accoglierò la morte con umiltà, come è dovere di una regina cristiana.
*La guerra che ha portato alla morte i più nobili cavalieri del mondo è divampata a causa mia e di quest'uomo, e l'amore che ci legava ha causato la rovina del sovrano più onorato della terra. Lancillotto [...] ho assunto questo stato per salvare la mia anima e, con la grazia di Dio e per le piaghe della Sua Passione, confido che dopo la mia morte potrò contemplare il volto benedetto di Gesù Cristo e sedere alla Sua destra nel giorno del Giudizio, poiché in cielo vi sono dei santi che furono peccatori in terra. Perciò, ser Lancillotto, vi supplico di cuore per l'amore che ci fu tra noi di non posare mai più lo sguardo su di me. Vi comando anche, in nome di Dio, che lasciate la mia compagnia e torniate nel vostro regno per preservarlo da guerre e distruzioni. Così come vi ho amato fino ad ora, il mio cuore non mi permetterà più di incontrarvi dopo che a causa vostra e mia è stato annientato il fuore dei re e dei cavalieri. Rientrate dunque nelle vostre terre e prendete moglie per vivere con lei in gioia e letizia. L'unica supplica che il mio cuore vi rivolge è che invochiate il Signore Eterno perché mi conceda di fare ammenda dei miei peccati.
*Supplico Dio Onnipotente che non mi sia mai più possibile vedere ser Lancillotto con i miei occhi mortali.
==Citazioni su Ginevra==
===''[[Excalibur]]''===
{{cronologico}}
*– Vorrei che fosse la mia regina. Merlino, puoi far sì che mi ami?<br>– Adesso ascolta, una volta restai esposto all'alito del drago perché un uomo giacesse una notte con una donna. Nove lune mi ci sono volute per riavermi, e tutta per questa follia chiamata amore, questo pazzo turbamento che colpisce i mendicanti e i re. Non lo rifarò mai più!
*– Allora chi sposerò? Puoi dirmi almeno questo? Che cosa vedi?<br>– Vedo Ginevra e un bene amato amico che di sicuro ti tradirà.<br>– Ginevra...<br>– Non stai ascoltando, il tuo cuore neanche! L'amore è sordo oltre che cieco, ecco!
*Io vi amerò sempre. Vi amerò come mia regina e come moglie del mio migliore amico. E finché vivrete non amerò un'altra. ([[Lancillotto]])
*Per tenerla una volta tra le braccia sacrificherei tutto: onore, verità, il mio sacro impegno. Signor Iddio, salvami da me stesso! Liberami di questo amore sicché io possa difenderla! ([[Lancillotto]])
*Senza Lancillotto, questa tavola è niente. C'è qualcuno qui che non lo consideri un dio? Ed ora è allontanato da noi dalla bramosia di una donna. ([[Gawain]])
*Ho pensato spesso che negli anni a venire di un'altra vita, quando non dovrò più niente al futuro e sarò ormai un uomo e basta, rivedendoci, correrai da me e mi reclamerai ricordando che sono tuo marito... È un sogno che ho sempre avuto. ([[Re Artù]])
===[[Thomas Malory]]===
{{cronologico}}
*Tutte le mie gesta d'armi le ho compiute per amor suo [...] e per lei mi sono battuto, a torto o a ragione. Non ho mai fatto nulla solo per amore di Dio, ma sempre anche per conquistarmi onore e farmi andare di più, e ne sono stato poco o nulla grato al Signore. ([[Lancillotto]])
*Lancillotto, dimentico della promessa fatta e della perfezione raggiunta nel corso della ricerca, riprese a frequentare la regina. Del resto, come dice appunto il libro, se egli non le fosse stato intimamente legato nei suoi pensieri più riposti quanto, in superficie, appariva devoto a Dio, nessun cavaliere avrebbe potuto superarlo nella ricerca del Sangrail. Invece, i suoi più segreti sentimenti correvano sempre a lei. Così essi ripresero ad amarsi con maggiore ardore di prima e i loro convegni si fecero tanto frequenti che la corte cominciò a mormorare, e in particolare il loquace ser Agravano fratello di ser Galvano.
*Non ho mai sentito dire che Ginevra abbia rovinato un solo cavaliere. Anzi, a quel che so, ella ci ha sempre magnificato ed è stata la sovrana più generosa e liberale, e la più munifica di doni e di benevolenza. Sarebbe quindi vergognoso se lasciassimo morire nell'ignominia la moglie del nostro nobilissimo re. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]])
*A quel tempo era costume che Ginevra non lasciasse mai la corte senza un seguito di ottimi cavalieri armati, quasi tutti giovani decisi a farsi onore. Erano chiamati i Cavalieri della Regina e in battaglia, ai tornei e alle giostre portavano come insegna uno scudo completamente bianco. Venivano scelti per quel servigio tutti gli anni in occasione della festa della Pentecoste tra i cavalieri che si erano mostrati più valorosi, in sostituzione di quelli che erano morti nel corso dell'anno (e non ne passava uno senza che ne morissero alcuni). Proprio compiendo tale servigio si erano distinti all'inizio ser Lancillotto e tutti gli altri, prima di conquistare rinomanza.
*Il libro francese dice che il re non desiderava affatto che si diffondessero voci su Lancillotto e la regina. A dire il vero, egli ne aveva già il sospetto, ma non voleva sentirne parlare perché amava molto ser Lancillotto per tutto quello che egli aveva fatto in favore suo e di Ginevra.
*Sappiate che soffro di più per la perdita dei miei buoni cavalieri che per la fuga della mia gentile regina, perché di regine posso averne quante ne voglio, mentre non mi sarà mai più possibile riunire una simile compagnia di valorosi. E che sciagura che io e Lancillotto dobbiamo essere nemici! ([[Re Artù]])
*Ser [[Mordred]] si recò a Winchester e dichiarò apertamente alla regina (che però era moglie del re, allo stesso tempo suo zio e padre) che intendeva sposarla e perparò le nozze fissando il giorno del matrimonio. Ginevera, pur profondamente addolorata, gli rispose con cortesia e finse di sottomettersi al suo volere; tuttavia espresse il desiderio di recarsi a Londra per comprare quanto le sarebbe occorso per gli sponsali.
*Quando seppe della morte del re e di tutti i nobili cavalieri compreso ser Mordred, ella riparò in gran segreto con cinque dame ad Almesbury dove si fece monaca indossando la veste bianca e nera, e vivendo in penitenza come se fosse stata la più grande peccatrice di questa terra. Da allora nessuna creatura riuscì più a renderla felice, e visse tra digiuni, preghiere e opere di carità al punto che tutti si stupirono della purezza dei sui nuovi costumi. Con il tempo, come era da aspettarsi, divenne anche badessa e governatrice del monastero.
==Voci correlate==
*[[Re Artù]], marito
*[[Lancillotto]], amante
*[[Gawain]], nipote
*[[Sir Gareth]], nipote
*[[Mordred]], nipote
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Personaggi del ciclo arturiano]]
[[Categoria:Sovrani mitologici]]
ql5svq178np9oklmr8qbvgbd6m89y5h
1420525
1420523
2026-07-15T12:18:37Z
Skekzilla
17056
/* Voci correlate */
1420525
wikitext
text/x-wiki
[[File:Guinevereford.jpg|thumb|Illustrazione di Ginevra]]
'''Ginevra''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane.
==Citazioni di Ginevra==
*Nell'ozio che viene con la pace, vedo che le chiacchiere hanno concepito il loro male. (''[[Excalibur]]'')
*Ti ho amato come re, a volte come marito. Ma non si può guardare troppo a lungo il sole. (''[[Excalibur]]'')
===[[Thomas Malory]]===
{{cronologico}}
*Lancillotto, ora capisco la vostra falsità e la vostra volgare lussuria! Voi amate altre dame, e per me non provate che disprezzo. Adesso che ho ben chiaro che siete un traditore, state certo che non vi amerò mai più. Non osate comparirmi ancora davanti: da questo momento vi scaccio dalla corte, e per sempre, e vi bandisco dalla mia compagnia. Se tenterete di rivedermi, sarete ucciso.
*No, Lancillotto, non vi sopravviverò! Se sarete ucciso, per amore di Dio accoglierò la morte con umiltà, come è dovere di una regina cristiana.
*La guerra che ha portato alla morte i più nobili cavalieri del mondo è divampata a causa mia e di quest'uomo, e l'amore che ci legava ha causato la rovina del sovrano più onorato della terra. Lancillotto [...] ho assunto questo stato per salvare la mia anima e, con la grazia di Dio e per le piaghe della Sua Passione, confido che dopo la mia morte potrò contemplare il volto benedetto di Gesù Cristo e sedere alla Sua destra nel giorno del Giudizio, poiché in cielo vi sono dei santi che furono peccatori in terra. Perciò, ser Lancillotto, vi supplico di cuore per l'amore che ci fu tra noi di non posare mai più lo sguardo su di me. Vi comando anche, in nome di Dio, che lasciate la mia compagnia e torniate nel vostro regno per preservarlo da guerre e distruzioni. Così come vi ho amato fino ad ora, il mio cuore non mi permetterà più di incontrarvi dopo che a causa vostra e mia è stato annientato il fuore dei re e dei cavalieri. Rientrate dunque nelle vostre terre e prendete moglie per vivere con lei in gioia e letizia. L'unica supplica che il mio cuore vi rivolge è che invochiate il Signore Eterno perché mi conceda di fare ammenda dei miei peccati.
*Supplico Dio Onnipotente che non mi sia mai più possibile vedere ser Lancillotto con i miei occhi mortali.
==Citazioni su Ginevra==
===''[[Excalibur]]''===
{{cronologico}}
*– Vorrei che fosse la mia regina. Merlino, puoi far sì che mi ami?<br>– Adesso ascolta, una volta restai esposto all'alito del drago perché un uomo giacesse una notte con una donna. Nove lune mi ci sono volute per riavermi, e tutta per questa follia chiamata amore, questo pazzo turbamento che colpisce i mendicanti e i re. Non lo rifarò mai più!
*– Allora chi sposerò? Puoi dirmi almeno questo? Che cosa vedi?<br>– Vedo Ginevra e un bene amato amico che di sicuro ti tradirà.<br>– Ginevra...<br>– Non stai ascoltando, il tuo cuore neanche! L'amore è sordo oltre che cieco, ecco!
*Io vi amerò sempre. Vi amerò come mia regina e come moglie del mio migliore amico. E finché vivrete non amerò un'altra. ([[Lancillotto]])
*Per tenerla una volta tra le braccia sacrificherei tutto: onore, verità, il mio sacro impegno. Signor Iddio, salvami da me stesso! Liberami di questo amore sicché io possa difenderla! ([[Lancillotto]])
*Senza Lancillotto, questa tavola è niente. C'è qualcuno qui che non lo consideri un dio? Ed ora è allontanato da noi dalla bramosia di una donna. ([[Gawain]])
*Ho pensato spesso che negli anni a venire di un'altra vita, quando non dovrò più niente al futuro e sarò ormai un uomo e basta, rivedendoci, correrai da me e mi reclamerai ricordando che sono tuo marito... È un sogno che ho sempre avuto. ([[Re Artù]])
===[[Thomas Malory]]===
{{cronologico}}
*Tutte le mie gesta d'armi le ho compiute per amor suo [...] e per lei mi sono battuto, a torto o a ragione. Non ho mai fatto nulla solo per amore di Dio, ma sempre anche per conquistarmi onore e farmi andare di più, e ne sono stato poco o nulla grato al Signore. ([[Lancillotto]])
*Lancillotto, dimentico della promessa fatta e della perfezione raggiunta nel corso della ricerca, riprese a frequentare la regina. Del resto, come dice appunto il libro, se egli non le fosse stato intimamente legato nei suoi pensieri più riposti quanto, in superficie, appariva devoto a Dio, nessun cavaliere avrebbe potuto superarlo nella ricerca del Sangrail. Invece, i suoi più segreti sentimenti correvano sempre a lei. Così essi ripresero ad amarsi con maggiore ardore di prima e i loro convegni si fecero tanto frequenti che la corte cominciò a mormorare, e in particolare il loquace ser Agravano fratello di ser Galvano.
*Non ho mai sentito dire che Ginevra abbia rovinato un solo cavaliere. Anzi, a quel che so, ella ci ha sempre magnificato ed è stata la sovrana più generosa e liberale, e la più munifica di doni e di benevolenza. Sarebbe quindi vergognoso se lasciassimo morire nell'ignominia la moglie del nostro nobilissimo re. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]])
*A quel tempo era costume che Ginevra non lasciasse mai la corte senza un seguito di ottimi cavalieri armati, quasi tutti giovani decisi a farsi onore. Erano chiamati i Cavalieri della Regina e in battaglia, ai tornei e alle giostre portavano come insegna uno scudo completamente bianco. Venivano scelti per quel servigio tutti gli anni in occasione della festa della Pentecoste tra i cavalieri che si erano mostrati più valorosi, in sostituzione di quelli che erano morti nel corso dell'anno (e non ne passava uno senza che ne morissero alcuni). Proprio compiendo tale servigio si erano distinti all'inizio ser Lancillotto e tutti gli altri, prima di conquistare rinomanza.
*Il libro francese dice che il re non desiderava affatto che si diffondessero voci su Lancillotto e la regina. A dire il vero, egli ne aveva già il sospetto, ma non voleva sentirne parlare perché amava molto ser Lancillotto per tutto quello che egli aveva fatto in favore suo e di Ginevra.
*Sappiate che soffro di più per la perdita dei miei buoni cavalieri che per la fuga della mia gentile regina, perché di regine posso averne quante ne voglio, mentre non mi sarà mai più possibile riunire una simile compagnia di valorosi. E che sciagura che io e Lancillotto dobbiamo essere nemici! ([[Re Artù]])
*Ser [[Mordred]] si recò a Winchester e dichiarò apertamente alla regina (che però era moglie del re, allo stesso tempo suo zio e padre) che intendeva sposarla e perparò le nozze fissando il giorno del matrimonio. Ginevera, pur profondamente addolorata, gli rispose con cortesia e finse di sottomettersi al suo volere; tuttavia espresse il desiderio di recarsi a Londra per comprare quanto le sarebbe occorso per gli sponsali.
*Quando seppe della morte del re e di tutti i nobili cavalieri compreso ser Mordred, ella riparò in gran segreto con cinque dame ad Almesbury dove si fece monaca indossando la veste bianca e nera, e vivendo in penitenza come se fosse stata la più grande peccatrice di questa terra. Da allora nessuna creatura riuscì più a renderla felice, e visse tra digiuni, preghiere e opere di carità al punto che tutti si stupirono della purezza dei sui nuovi costumi. Con il tempo, come era da aspettarsi, divenne anche badessa e governatrice del monastero.
==Voci correlate==
*[[Re Artù]], marito
*[[Lancillotto]], amante
*[[Sir Gareth]], nipote
*[[Gawain]], nipote
*[[Mordred]], nipote
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Personaggi del ciclo arturiano]]
[[Categoria:Sovrani mitologici]]
4hji206y3fao3mokrcm137n9bbv71bk
Sir Gareth
0
225707
1420522
1420035
2026-07-15T12:16:40Z
Skekzilla
17056
/* Voci correlate */
1420522
wikitext
text/x-wiki
[[File:Sir Gareth of Orkney (cropped).png|thumb|Illustrazione di Gareth]]
'''Sir Gareth''', noto anche come '''Bellamano''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane.
==Citazioni di Sir Gareth==
===[[Thomas Malory]]===
{{cronologico}}
*Un [[cavaliere]] deve tollerare qualunque cosa da parte di una [[damigella]] [...]. Per questo non ho badato alle vostre parole, per quanto ingiuriose fossero; anzi, quanto più mi offendevate e mi facevate montare in collera, tanto più sfogavo la mia ira contro gli avversari che incontravo. Così le vostre ingiurie mi hanno esortato a battermi e mi hanno indotto a cimentarmi per provarvi fino in fondo di cosa sono capace.
*Se ho cercato accoglienza nelle cucine di [[Re Artù|Artù]], è stato solo per avventura, perché avrei potuto trovare di che sostentarmi in qualunque altro posto. Ma l'ho voluto fare per mettere alla prova i miei amici e perché un giorno si potesse sapere che sono un gentiluomo.
*[[Lancillotto|Ser Lancillotto]] mi ha concesso l'investitura e niente potrà indurmi a parlare male di lui.
==Citazioni di Sir Gareth==
===[[Thomas Malory]]===
{{cronologico}}
*Il giovane più bello del mondo, alto, robusto e prestante, dal viso perfetto e dalle più grandi e splendide mani che si fossero mai viste, ma che si muoveva come se non riuscisse a reggersi senza essere sostenuto.
*Secondo me è nato villano e non diventerà mai un gentiluomo, altrimenti vi avrebbe chiesto un cavallo e un'armatura. I suoi desideri rispecchiano invece la sua condizione. Comunque, dato che non ha nome, lo chiamerò Bellamano e lo porterò in cucina dove potrà mangiare tutti i giorni tanto di quel brodo che tra un anno sembrerà un porcello all'ingrasso. ([[Sir Kay]])
*Appena i due uomini che avevano accompagnato il giovane furono ripartiti lasciandolo nelle mani di ser Kay, questi cominciò a schernirlo e a farsi beffe di lui. Ma [[Gawain|ser Galvano]] se ne adirò e [[Lancillotto|ser Lancillotto]] ordinò al siniscalco di smetterla, aggiungendo che era pronto a scommettere che si sarebbe dimostrato un cavaliere di grande valore.<br>«Non avete ragioni per ritenerlo» replicò il siniscalco. «Le sue rischieste mostrano la sua vera natura; non vuole che da bere e da mangiare e in fede mia deve essere cresciuto in un'abbazia dove, comunque andassero le cose, gli facevano sempre mancare il vitto! Per questo è venuto a cercarlo qui.»
*Così Bellamano fu mandato in cucina, e la notte dormiva con gli altri garzoni, sopportando tutto pazientemente per dodici mesi. Ma nel frattempo era riuscito a incontrare il favore generale, degli uomini come dei ragazzi, per la sua umiltà e la sua dolcezza. E ogni volta che vedeva dei cavalieri intenti alle giostre, se poteva si fermava ad osservarli e cercava in tutti i modi di trovarsi ovunque si svolgesse qualche prova di prodezza, così che accadeva che chiunque si esercitasse nel lancio di sbarre o di pietre si trovava sempre superato da lui di almeno due iarde.
*Ho pensato fin dal primo momento che doveste essere di sangue nobile e che non foste venuto a corte solo per mangiare e bere! ([[Lancillotto]])
*Ha sconfitto tutti e quattro i fratelli e ucciso il Cavaliere Nero [...]. Ma prima ancora aveva fatto di più: aveva disarcionato ser Kay lasciandolo a terra mezzo morto e aveva affrontato un duro scontro con ser Lancillotto concludendolo alla pari. È stato allora che ser Lancillotto lo ha armato cavaliere.
*Lancillotto era il cavaliere che il giovane amava di più; perciò rimase quasi sempre con lui anche perché, dopo che si fu assicurato della buona salute di ser Galvano, non volle più accompagnarsi a quell'uomo vendicativo che, quando odiava, era pronto anche a commettere omicidi. E a ser Gareth questo ripugnava.
*Io amavo ser Gareth più di qualunque mio parente, e piangerò per sempre la sua morte [...]. Prima di tutto, perché fui io a investirlo cavaliere; poi, perché so che mi amava più di ogni altro; il terzo motivo è che era un uomo nobilissimo, leale, cortese, gentile e di buona indole. ([[Lancillotto]])
==Voci correlate==
*[[Re Artù]], zio
*[[Cavalieri della Tavola Rotonda]]
*[[Gawain]], fratello
*[[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], zia
==Altri progetti==
{{DEFAULTSORT:Gareth, Sir}}
{{interprogetto}}
[[Categoria:Cavalieri della Tavola Rotonda]]
865q0l1zr4gymohr23i72i6b4w5bbql
1420534
1420522
2026-07-15T13:21:40Z
Skekzilla
17056
/* Voci correlate */
1420534
wikitext
text/x-wiki
[[File:Sir Gareth of Orkney (cropped).png|thumb|Illustrazione di Gareth]]
'''Sir Gareth''', noto anche come '''Bellamano''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane.
==Citazioni di Sir Gareth==
===[[Thomas Malory]]===
{{cronologico}}
*Un [[cavaliere]] deve tollerare qualunque cosa da parte di una [[damigella]] [...]. Per questo non ho badato alle vostre parole, per quanto ingiuriose fossero; anzi, quanto più mi offendevate e mi facevate montare in collera, tanto più sfogavo la mia ira contro gli avversari che incontravo. Così le vostre ingiurie mi hanno esortato a battermi e mi hanno indotto a cimentarmi per provarvi fino in fondo di cosa sono capace.
*Se ho cercato accoglienza nelle cucine di [[Re Artù|Artù]], è stato solo per avventura, perché avrei potuto trovare di che sostentarmi in qualunque altro posto. Ma l'ho voluto fare per mettere alla prova i miei amici e perché un giorno si potesse sapere che sono un gentiluomo.
*[[Lancillotto|Ser Lancillotto]] mi ha concesso l'investitura e niente potrà indurmi a parlare male di lui.
==Citazioni di Sir Gareth==
===[[Thomas Malory]]===
{{cronologico}}
*Il giovane più bello del mondo, alto, robusto e prestante, dal viso perfetto e dalle più grandi e splendide mani che si fossero mai viste, ma che si muoveva come se non riuscisse a reggersi senza essere sostenuto.
*Secondo me è nato villano e non diventerà mai un gentiluomo, altrimenti vi avrebbe chiesto un cavallo e un'armatura. I suoi desideri rispecchiano invece la sua condizione. Comunque, dato che non ha nome, lo chiamerò Bellamano e lo porterò in cucina dove potrà mangiare tutti i giorni tanto di quel brodo che tra un anno sembrerà un porcello all'ingrasso. ([[Sir Kay]])
*Appena i due uomini che avevano accompagnato il giovane furono ripartiti lasciandolo nelle mani di ser Kay, questi cominciò a schernirlo e a farsi beffe di lui. Ma [[Gawain|ser Galvano]] se ne adirò e [[Lancillotto|ser Lancillotto]] ordinò al siniscalco di smetterla, aggiungendo che era pronto a scommettere che si sarebbe dimostrato un cavaliere di grande valore.<br>«Non avete ragioni per ritenerlo» replicò il siniscalco. «Le sue rischieste mostrano la sua vera natura; non vuole che da bere e da mangiare e in fede mia deve essere cresciuto in un'abbazia dove, comunque andassero le cose, gli facevano sempre mancare il vitto! Per questo è venuto a cercarlo qui.»
*Così Bellamano fu mandato in cucina, e la notte dormiva con gli altri garzoni, sopportando tutto pazientemente per dodici mesi. Ma nel frattempo era riuscito a incontrare il favore generale, degli uomini come dei ragazzi, per la sua umiltà e la sua dolcezza. E ogni volta che vedeva dei cavalieri intenti alle giostre, se poteva si fermava ad osservarli e cercava in tutti i modi di trovarsi ovunque si svolgesse qualche prova di prodezza, così che accadeva che chiunque si esercitasse nel lancio di sbarre o di pietre si trovava sempre superato da lui di almeno due iarde.
*Ho pensato fin dal primo momento che doveste essere di sangue nobile e che non foste venuto a corte solo per mangiare e bere! ([[Lancillotto]])
*Ha sconfitto tutti e quattro i fratelli e ucciso il Cavaliere Nero [...]. Ma prima ancora aveva fatto di più: aveva disarcionato ser Kay lasciandolo a terra mezzo morto e aveva affrontato un duro scontro con ser Lancillotto concludendolo alla pari. È stato allora che ser Lancillotto lo ha armato cavaliere.
*Lancillotto era il cavaliere che il giovane amava di più; perciò rimase quasi sempre con lui anche perché, dopo che si fu assicurato della buona salute di ser Galvano, non volle più accompagnarsi a quell'uomo vendicativo che, quando odiava, era pronto anche a commettere omicidi. E a ser Gareth questo ripugnava.
*Io amavo ser Gareth più di qualunque mio parente, e piangerò per sempre la sua morte [...]. Prima di tutto, perché fui io a investirlo cavaliere; poi, perché so che mi amava più di ogni altro; il terzo motivo è che era un uomo nobilissimo, leale, cortese, gentile e di buona indole. ([[Lancillotto]])
==Voci correlate==
*[[Re Artù]], zio
*[[Cavalieri della Tavola Rotonda]]
*[[Gawain]], fratello
*[[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], zia
*[[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]], zia
==Altri progetti==
{{DEFAULTSORT:Gareth, Sir}}
{{interprogetto}}
[[Categoria:Cavalieri della Tavola Rotonda]]
tppmdohjfhmzlct9kk131wdlbbkcbr4
Collegio dei gesuiti (Messina)
0
225824
1420518
1420514
2026-07-15T12:02:51Z
Spinoziano (BEIC)
86405
1420518
wikitext
text/x-wiki
{{voce tematica}}
[[File:Francesco Sicuro The college of the jesuits.jpg|thumb|Il collegio dei gesuiti di Messina in una stampa settecentesca]]
Citazioni sul '''collegio dei gesuiti''' di [[Messina]].
*Messina ha un collegio che porta il nome di ''Carolino'', il quale probabilmente fu eretto dal gran benefattore di questa città Carlo II di Spagna. Questa casa fu devastata dal tremuoto, ma ben tosto vi si sostituì una baracca, finché l'edifizio, per altro uno de' meno danneggiati, poté ristaurarsi. Da questa scuola passano gli studenti nell'università di Catania. I Gesuiti ne avevano la direzione, che dopo la loro abolizione a' Preti ne fu affidata. ([[Friederich Münter]])
==Altri progetti==
{{interprogetto|preposizione=sul|w_preposizione=riguardante il}}
{{s}}
[[Categoria:Accademie e istituti di cultura in Italia]]
[[Categoria:Architetture religiose d'Italia]]
[[Categoria:Luoghi della Sicilia]]
r76bagxql5q4vlhphfjq4jle0jqinj4
Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano
0
225825
1420540
2026-07-15T14:17:49Z
Gaux
18878
Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano
1420540
wikitext
text/x-wiki
'''Maria Teresa Luisa di Savoia''' (1749 – 1792), nota soprattutto come '''Principessa di Lamballe''', intima amica della regina di Francia Maria Antonietta.
==Citazioni su Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano==
*Buona, pietosa, modesta, melanconica, essa non poteva a meno di cattivarsi le simpatie di chiunque ravvicinasse; e grande infatti fu l'affetto, col quale l'amò la regina [[Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena|Maria Antonietta]], affetto che ella contraccambiò con tutta la forza dell'anima sua.<br>Eppure queste due donne erano di carattere assai differente: Maria Antonietta era buona, ma era leggiera, capricciosetta, qualche volta imprudente (e furono infatti la leggerezza e l'imprudenza che la rovinarono); mentre la principessa di Lamballe era seria, costante, affezionata, e delle sue affezioni gelosa. ([[Licurgo Cappelletti]])
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{s}}
[[Categoria:Personalità della Rivoluzione francese]]
5pfecmfc4583hnepwzfbmo9x80ejb53
1420541
1420540
2026-07-15T14:35:23Z
Gaux
18878
immagine
1420541
wikitext
text/x-wiki
[[File:Death-of-the-Princess-De-Lamballe-by-Leon-Maxime-Faivre.jpg|thumb|''Morte della principessa di Lamballe'']]
'''Maria Teresa Luisa di Savoia''' (1749 – 1792), nota soprattutto come '''Principessa di Lamballe''', intima amica della regina di Francia Maria Antonietta.
==Citazioni su Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano==
*Buona, pietosa, modesta, melanconica, essa non poteva a meno di cattivarsi le simpatie di chiunque ravvicinasse; e grande infatti fu l'affetto, col quale l'amò la regina [[Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena|Maria Antonietta]], affetto che ella contraccambiò con tutta la forza dell'anima sua.<br>Eppure queste due donne erano di carattere assai differente: Maria Antonietta era buona, ma era leggiera, capricciosetta, qualche volta imprudente (e furono infatti la leggerezza e l'imprudenza che la rovinarono); mentre la principessa di Lamballe era seria, costante, affezionata, e delle sue affezioni gelosa. ([[Licurgo Cappelletti]])
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{s}}
[[Categoria:Personalità della Rivoluzione francese]]
q7xh5q2g3mdd778nhh220s92g6pflyq
1420542
1420541
2026-07-15T14:35:58Z
Gaux
18878
semplifico
1420542
wikitext
text/x-wiki
[[File:Death-of-the-Princess-De-Lamballe-by-Leon-Maxime-Faivre.jpg|thumb|''Morte della principessa di Lamballe'']]
'''Maria Teresa Luisa di Savoia''' (1749 – 1792), nota come '''Principessa di Lamballe''', intima amica della regina di Francia Maria Antonietta.
==Citazioni su Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano==
*Buona, pietosa, modesta, melanconica, essa non poteva a meno di cattivarsi le simpatie di chiunque ravvicinasse; e grande infatti fu l'affetto, col quale l'amò la regina [[Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena|Maria Antonietta]], affetto che ella contraccambiò con tutta la forza dell'anima sua.<br>Eppure queste due donne erano di carattere assai differente: Maria Antonietta era buona, ma era leggiera, capricciosetta, qualche volta imprudente (e furono infatti la leggerezza e l'imprudenza che la rovinarono); mentre la principessa di Lamballe era seria, costante, affezionata, e delle sue affezioni gelosa. ([[Licurgo Cappelletti]])
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{s}}
[[Categoria:Personalità della Rivoluzione francese]]
lv0lb98km1gubmyztq6my3bie8qg2cc
1420543
1420542
2026-07-15T14:38:25Z
Gaux
18878
didascalia
1420543
wikitext
text/x-wiki
[[File:Death-of-the-Princess-De-Lamballe-by-Leon-Maxime-Faivre.jpg|thumb|Léon-Maxime Faivre, ''Morte della principessa di Lamballe'' (1908)]]
'''Maria Teresa Luisa di Savoia''' (1749 – 1792), nota come '''Principessa di Lamballe''', intima amica della regina di Francia Maria Antonietta.
==Citazioni su Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano==
*Buona, pietosa, modesta, melanconica, essa non poteva a meno di cattivarsi le simpatie di chiunque ravvicinasse; e grande infatti fu l'affetto, col quale l'amò la regina [[Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena|Maria Antonietta]], affetto che ella contraccambiò con tutta la forza dell'anima sua.<br>Eppure queste due donne erano di carattere assai differente: Maria Antonietta era buona, ma era leggiera, capricciosetta, qualche volta imprudente (e furono infatti la leggerezza e l'imprudenza che la rovinarono); mentre la principessa di Lamballe era seria, costante, affezionata, e delle sue affezioni gelosa. ([[Licurgo Cappelletti]])
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{s}}
[[Categoria:Personalità della Rivoluzione francese]]
n26pkt0lt2v12vi8nu81gwsubqb6qoq
1420545
1420543
2026-07-15T14:44:50Z
Gaux
18878
semplifico
1420545
wikitext
text/x-wiki
[[File:Death-of-the-Princess-De-Lamballe-by-Leon-Maxime-Faivre.jpg|thumb|Léon-Maxime Faivre, ''Morte della principessa di Lamballe'' (1908)]]
'''Maria Teresa Luisa di Savoia''' (1749 – 1792), nota come '''Principessa di Lamballe''', intima amica della regina di Francia Maria Antonietta.
==Citazioni su Maria Teresa Luisa di Savoia==
*Buona, pietosa, modesta, melanconica, essa non poteva a meno di cattivarsi le simpatie di chiunque ravvicinasse; e grande infatti fu l'affetto, col quale l'amò la regina [[Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena|Maria Antonietta]], affetto che ella contraccambiò con tutta la forza dell'anima sua.<br>Eppure queste due donne erano di carattere assai differente: Maria Antonietta era buona, ma era leggiera, capricciosetta, qualche volta imprudente (e furono infatti la leggerezza e l'imprudenza che la rovinarono); mentre la principessa di Lamballe era seria, costante, affezionata, e delle sue affezioni gelosa. ([[Licurgo Cappelletti]])
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{s}}
[[Categoria:Personalità della Rivoluzione francese]]
3yhlksaylcvqa6iou1ghke5qh7qcwk8
1420546
1420545
2026-07-15T14:45:54Z
Gaux
18878
categoria
1420546
wikitext
text/x-wiki
[[File:Death-of-the-Princess-De-Lamballe-by-Leon-Maxime-Faivre.jpg|thumb|Léon-Maxime Faivre, ''Morte della principessa di Lamballe'' (1908)]]
'''Maria Teresa Luisa di Savoia''' (1749 – 1792), nota come '''Principessa di Lamballe''', intima amica della regina di Francia Maria Antonietta.
==Citazioni su Maria Teresa Luisa di Savoia==
*Buona, pietosa, modesta, melanconica, essa non poteva a meno di cattivarsi le simpatie di chiunque ravvicinasse; e grande infatti fu l'affetto, col quale l'amò la regina [[Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena|Maria Antonietta]], affetto che ella contraccambiò con tutta la forza dell'anima sua.<br>Eppure queste due donne erano di carattere assai differente: Maria Antonietta era buona, ma era leggiera, capricciosetta, qualche volta imprudente (e furono infatti la leggerezza e l'imprudenza che la rovinarono); mentre la principessa di Lamballe era seria, costante, affezionata, e delle sue affezioni gelosa. ([[Licurgo Cappelletti]])
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{s}}
[[Categoria:Personalità della Rivoluzione francese]]
[[Categoria:Nobili italiani]]
h909k88wowdh0a2qtdldbfs7r7h7459
1420552
1420546
2026-07-15T15:20:59Z
Gaux
18878
/* Citazioni su Maria Teresa Luisa di Savoia */ lo scempio del suo corpo
1420552
wikitext
text/x-wiki
[[File:Death-of-the-Princess-De-Lamballe-by-Leon-Maxime-Faivre.jpg|thumb|Léon-Maxime Faivre, ''Morte della principessa di Lamballe'' (1908)]]
'''Maria Teresa Luisa di Savoia''' (1749 – 1792), nota come '''Principessa di Lamballe''', intima amica della regina di Francia Maria Antonietta.
==Citazioni su Maria Teresa Luisa di Savoia==
*Buona, pietosa, modesta, melanconica, essa non poteva a meno di cattivarsi le simpatie di chiunque ravvicinasse; e grande infatti fu l'affetto, col quale l'amò la regina [[Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena|Maria Antonietta]], affetto che ella contraccambiò con tutta la forza dell'anima sua.<br>Eppure queste due donne erano di carattere assai differente: Maria Antonietta era buona, ma era leggiera, capricciosetta, qualche volta imprudente (e furono infatti la leggerezza e l'imprudenza che la rovinarono); mentre la principessa di Lamballe era seria, costante, affezionata, e delle sue affezioni gelosa. ([[Licurgo Cappelletti]])
*Un tale (che alcuni asseriscono fosse un parrucchiere) {{NDR|dopo la condanna della principessa}} volle levarle la cuffia colla punta di una picca. Essendo costui mezzo ubriaco, la colpì nella fronte, e il sangue cominciò a colarle per il volto. Fu questo il segnale della strage. L'atterrarono a colpi di sciabola; il suo bel corpo fu dilaniato da quelle belve feroci, che l'oltraggiarono, lo deturparono e se ne divisero i brani. La testa, il cuore, altre parti del sud cadavere, infilzati sulle punte delle picche, vennero portati, come un trofeo, per tutta Parigi.<br>Ciò che fu perpetrato sul cadavere dell'infelice principessa noi non possiamo scriverlo; il rispetto pei nostri lettori ce lo inibisce. Diremo soltanto che un uomo (del quale non si è saputo mai il nome) fu veduto, nella via Sant'Antonio, tenere in mano il cuore della principessa di Lamballe, e morderlo di quando in quando. ([[Licurgo Cappelletti]])
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{s}}
[[Categoria:Personalità della Rivoluzione francese]]
[[Categoria:Nobili italiani]]
c8je74ilslsxnl7dpvxs6naj15opu4q
1420554
1420552
2026-07-15T15:28:27Z
Gaux
18878
/* Citazioni su Maria Teresa Luisa di Savoia */ typo
1420554
wikitext
text/x-wiki
[[File:Death-of-the-Princess-De-Lamballe-by-Leon-Maxime-Faivre.jpg|thumb|Léon-Maxime Faivre, ''Morte della principessa di Lamballe'' (1908)]]
'''Maria Teresa Luisa di Savoia''' (1749 – 1792), nota come '''Principessa di Lamballe''', intima amica della regina di Francia Maria Antonietta.
==Citazioni su Maria Teresa Luisa di Savoia==
*Buona, pietosa, modesta, melanconica, essa non poteva a meno di cattivarsi le simpatie di chiunque ravvicinasse; e grande infatti fu l'affetto, col quale l'amò la regina [[Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena|Maria Antonietta]], affetto che ella contraccambiò con tutta la forza dell'anima sua.<br>Eppure queste due donne erano di carattere assai differente: Maria Antonietta era buona, ma era leggiera, capricciosetta, qualche volta imprudente (e furono infatti la leggerezza e l'imprudenza che la rovinarono); mentre la principessa di Lamballe era seria, costante, affezionata, e delle sue affezioni gelosa. ([[Licurgo Cappelletti]])
*Un tale (che alcuni asseriscono fosse un parrucchiere) {{NDR|dopo la condanna della principessa}} volle levarle la cuffia colla punta di una picca. Essendo costui mezzo ubriaco, la colpì nella fronte, e il sangue cominciò a colarle per il volto. Fu questo il segnale della strage. L'atterrarono a colpi di sciabola; il suo bel corpo fu dilaniato da quelle belve feroci, che l'oltraggiarono, lo deturparono e se ne divisero i brani. La testa, il cuore, altre parti del suo cadavere, infilzati sulle punte delle picche, vennero portati, come un trofeo, per tutta Parigi.<br>Ciò che fu perpetrato sul cadavere dell'infelice principessa noi non possiamo scriverlo; il rispetto pei nostri lettori ce lo inibisce. Diremo soltanto che un uomo (del quale non si è saputo mai il nome) fu veduto, nella via Sant'Antonio, tenere in mano il cuore della principessa di Lamballe, e morderlo di quando in quando. ([[Licurgo Cappelletti]])
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{s}}
[[Categoria:Personalità della Rivoluzione francese]]
[[Categoria:Nobili italiani]]
0xn4s4n85ibvmy6cyzj7jtkj2sfvv3t
1420557
1420554
2026-07-15T15:34:09Z
Gaux
18878
Licurgo Cappelletti: la sua impressionabilità
1420557
wikitext
text/x-wiki
[[File:Death-of-the-Princess-De-Lamballe-by-Leon-Maxime-Faivre.jpg|thumb|Léon-Maxime Faivre, ''Morte della principessa di Lamballe'' (1908)]]
'''Maria Teresa Luisa di Savoia''' (1749 – 1792), nota come '''Principessa di Lamballe''', intima amica della regina di Francia Maria Antonietta.
==Citazioni su Maria Teresa Luisa di Savoia==
*Buona, pietosa, modesta, melanconica, essa non poteva a meno di cattivarsi le simpatie di chiunque ravvicinasse; e grande infatti fu l'affetto, col quale l'amò la regina [[Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena|Maria Antonietta]], affetto che ella contraccambiò con tutta la forza dell'anima sua.<br>Eppure queste due donne erano di carattere assai differente: Maria Antonietta era buona, ma era leggiera, capricciosetta, qualche volta imprudente (e furono infatti la leggerezza e l'imprudenza che la rovinarono); mentre la principessa di Lamballe era seria, costante, affezionata, e delle sue affezioni gelosa. ([[Licurgo Cappelletti]])
*La principessa di Lamballe era molto impressionabile; essa era soggetta a continui svenimenti, ed ogni menoma emozione la conturbava. Forse questa sua impressionabilità derivava dalle sue passate sofferenze; e chi sa che ella non avesse anche il presentimento di dover soffrire di più nell'avvenire! ([[Licurgo Cappelletti]])
*Un tale (che alcuni asseriscono fosse un parrucchiere) {{NDR|dopo la condanna della principessa}} volle levarle la cuffia colla punta di una picca. Essendo costui mezzo ubriaco, la colpì nella fronte, e il sangue cominciò a colarle per il volto. Fu questo il segnale della strage. L'atterrarono a colpi di sciabola; il suo bel corpo fu dilaniato da quelle belve feroci, che l'oltraggiarono, lo deturparono e se ne divisero i brani. La testa, il cuore, altre parti del suo cadavere, infilzati sulle punte delle picche, vennero portati, come un trofeo, per tutta Parigi.<br>Ciò che fu perpetrato sul cadavere dell'infelice principessa noi non possiamo scriverlo; il rispetto pei nostri lettori ce lo inibisce. Diremo soltanto che un uomo (del quale non si è saputo mai il nome) fu veduto, nella via Sant'Antonio, tenere in mano il cuore della principessa di Lamballe, e morderlo di quando in quando. ([[Licurgo Cappelletti]])
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{s}}
[[Categoria:Personalità della Rivoluzione francese]]
[[Categoria:Nobili italiani]]
o82fbe3wi7isyrkflv9vwb1ltca1xe9
1420558
1420557
2026-07-15T15:34:45Z
Gaux
18878
no stub
1420558
wikitext
text/x-wiki
[[File:Death-of-the-Princess-De-Lamballe-by-Leon-Maxime-Faivre.jpg|thumb|Léon-Maxime Faivre, ''Morte della principessa di Lamballe'' (1908)]]
'''Maria Teresa Luisa di Savoia''' (1749 – 1792), nota come '''Principessa di Lamballe''', intima amica della regina di Francia Maria Antonietta.
==Citazioni su Maria Teresa Luisa di Savoia==
*Buona, pietosa, modesta, melanconica, essa non poteva a meno di cattivarsi le simpatie di chiunque ravvicinasse; e grande infatti fu l'affetto, col quale l'amò la regina [[Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena|Maria Antonietta]], affetto che ella contraccambiò con tutta la forza dell'anima sua.<br>Eppure queste due donne erano di carattere assai differente: Maria Antonietta era buona, ma era leggiera, capricciosetta, qualche volta imprudente (e furono infatti la leggerezza e l'imprudenza che la rovinarono); mentre la principessa di Lamballe era seria, costante, affezionata, e delle sue affezioni gelosa. ([[Licurgo Cappelletti]])
*La principessa di Lamballe era molto impressionabile; essa era soggetta a continui svenimenti, ed ogni menoma emozione la conturbava. Forse questa sua impressionabilità derivava dalle sue passate sofferenze; e chi sa che ella non avesse anche il presentimento di dover soffrire di più nell'avvenire! ([[Licurgo Cappelletti]])
*Un tale (che alcuni asseriscono fosse un parrucchiere) {{NDR|dopo la condanna della principessa}} volle levarle la cuffia colla punta di una picca. Essendo costui mezzo ubriaco, la colpì nella fronte, e il sangue cominciò a colarle per il volto. Fu questo il segnale della strage. L'atterrarono a colpi di sciabola; il suo bel corpo fu dilaniato da quelle belve feroci, che l'oltraggiarono, lo deturparono e se ne divisero i brani. La testa, il cuore, altre parti del suo cadavere, infilzati sulle punte delle picche, vennero portati, come un trofeo, per tutta Parigi.<br>Ciò che fu perpetrato sul cadavere dell'infelice principessa noi non possiamo scriverlo; il rispetto pei nostri lettori ce lo inibisce. Diremo soltanto che un uomo (del quale non si è saputo mai il nome) fu veduto, nella via Sant'Antonio, tenere in mano il cuore della principessa di Lamballe, e morderlo di quando in quando. ([[Licurgo Cappelletti]])
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Personalità della Rivoluzione francese]]
[[Categoria:Nobili italiani]]
qd1cfuu2sk6xgs80zbhhlj1jl24308m
1420559
1420558
2026-07-15T15:39:24Z
Gaux
18878
unico autore
1420559
wikitext
text/x-wiki
[[File:Death-of-the-Princess-De-Lamballe-by-Leon-Maxime-Faivre.jpg|thumb|Léon-Maxime Faivre, ''Morte della principessa di Lamballe'' (1908)]]
'''Maria Teresa Luisa di Savoia''' (1749 – 1792), nota come '''Principessa di Lamballe''', intima amica della regina di Francia Maria Antonietta.
==Citazioni su Maria Teresa Luisa di Savoia==
===[[Licurgo Cappelletti]]===
*Buona, pietosa, modesta, melanconica, essa non poteva a meno di cattivarsi le simpatie di chiunque ravvicinasse; e grande infatti fu l'affetto, col quale l'amò la regina [[Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena|Maria Antonietta]], affetto che ella contraccambiò con tutta la forza dell'anima sua.<br>Eppure queste due donne erano di carattere assai differente: Maria Antonietta era buona, ma era leggiera, capricciosetta, qualche volta imprudente (e furono infatti la leggerezza e l'imprudenza che la rovinarono); mentre la principessa di Lamballe era seria, costante, affezionata, e delle sue affezioni gelosa.
*La principessa di Lamballe era molto impressionabile; essa era soggetta a continui svenimenti, ed ogni menoma emozione la conturbava. Forse questa sua impressionabilità derivava dalle sue passate sofferenze; e chi sa che ella non avesse anche il presentimento di dover soffrire di più nell'avvenire!
*Un tale (che alcuni asseriscono fosse un parrucchiere) {{NDR|dopo la condanna della principessa}} volle levarle la cuffia colla punta di una picca. Essendo costui mezzo ubriaco, la colpì nella fronte, e il sangue cominciò a colarle per il volto. Fu questo il segnale della strage. L'atterrarono a colpi di sciabola; il suo bel corpo fu dilaniato da quelle belve feroci, che l'oltraggiarono, lo deturparono e se ne divisero i brani. La testa, il cuore, altre parti del suo cadavere, infilzati sulle punte delle picche, vennero portati, come un trofeo, per tutta Parigi.<br>Ciò che fu perpetrato sul cadavere dell'infelice principessa noi non possiamo scriverlo; il rispetto pei nostri lettori ce lo inibisce. Diremo soltanto che un uomo (del quale non si è saputo mai il nome) fu veduto, nella via Sant'Antonio, tenere in mano il cuore della principessa di Lamballe, e morderlo di quando in quando.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Personalità della Rivoluzione francese]]
[[Categoria:Nobili italiani]]
1fefge4ob4iy8xerp5n2p0yif5c5dep
1420589
1420559
2026-07-16T06:02:58Z
Gaux
18878
Gemma Giovannini
1420589
wikitext
text/x-wiki
[[File:Death-of-the-Princess-De-Lamballe-by-Leon-Maxime-Faivre.jpg|thumb|Léon-Maxime Faivre, ''Morte della principessa di Lamballe'' (1908)]]
'''Maria Teresa Luisa di Savoia''' (1749 – 1792), nota come '''Principessa di Lamballe''', intima amica della regina di Francia Maria Antonietta.
==Citazioni su Maria Teresa Luisa di Savoia==
*La Principessa di Lamballe non chiese mai nulla alla Regina, né per sé, né per gli altri: né ci fu mai favorito o favorita che meno costasse a potenti! Essa non trasse profitto della sua posizione che per i poveri, e [[Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena|Maria Antonietta]] si affezionò alla sua ingenua favorita, ben sorpresa di così raro disinteresse. ([[Gemma Giovannini]])
===[[Licurgo Cappelletti]]===
*Buona, pietosa, modesta, melanconica, essa non poteva a meno di cattivarsi le simpatie di chiunque ravvicinasse; e grande infatti fu l'affetto, col quale l'amò la regina [[Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena|Maria Antonietta]], affetto che ella contraccambiò con tutta la forza dell'anima sua.<br>Eppure queste due donne erano di carattere assai differente: Maria Antonietta era buona, ma era leggiera, capricciosetta, qualche volta imprudente (e furono infatti la leggerezza e l'imprudenza che la rovinarono); mentre la principessa di Lamballe era seria, costante, affezionata, e delle sue affezioni gelosa.
*La principessa di Lamballe era molto impressionabile; essa era soggetta a continui svenimenti, ed ogni menoma emozione la conturbava. Forse questa sua impressionabilità derivava dalle sue passate sofferenze; e chi sa che ella non avesse anche il presentimento di dover soffrire di più nell'avvenire!
*Un tale (che alcuni asseriscono fosse un parrucchiere) {{NDR|dopo la condanna della principessa}} volle levarle la cuffia colla punta di una picca. Essendo costui mezzo ubriaco, la colpì nella fronte, e il sangue cominciò a colarle per il volto. Fu questo il segnale della strage. L'atterrarono a colpi di sciabola; il suo bel corpo fu dilaniato da quelle belve feroci, che l'oltraggiarono, lo deturparono e se ne divisero i brani. La testa, il cuore, altre parti del suo cadavere, infilzati sulle punte delle picche, vennero portati, come un trofeo, per tutta Parigi.<br>Ciò che fu perpetrato sul cadavere dell'infelice principessa noi non possiamo scriverlo; il rispetto pei nostri lettori ce lo inibisce. Diremo soltanto che un uomo (del quale non si è saputo mai il nome) fu veduto, nella via Sant'Antonio, tenere in mano il cuore della principessa di Lamballe, e morderlo di quando in quando.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Personalità della Rivoluzione francese]]
[[Categoria:Nobili italiani]]
mu4i4z5858crr1mx63fgvx3vt4wa0nh
1420592
1420589
2026-07-16T06:11:15Z
Gaux
18878
/* Citazioni su Maria Teresa Luisa di Savoia */ Gemma Giovannini
1420592
wikitext
text/x-wiki
[[File:Death-of-the-Princess-De-Lamballe-by-Leon-Maxime-Faivre.jpg|thumb|Léon-Maxime Faivre, ''Morte della principessa di Lamballe'' (1908)]]
'''Maria Teresa Luisa di Savoia''' (1749 – 1792), nota come '''Principessa di Lamballe''', intima amica della regina di Francia Maria Antonietta.
==Citazioni su Maria Teresa Luisa di Savoia==
*La bellezza della Principessa, che è tempo oramai di descrivere, essendo essa una delle cause della sua celebrità, colpiva più l'anima che gli occhi; la di lei fisonomia era dolce e graziosa, e tutto in lei rivelava quel verginale pudore che il matrimonio troppo breve aveva appena sfiorato, conservando, vedova precoce, le soavi attrattive e quel non so che tutto proprio delle fanciulle.<br>Il carattere conciliante e carezzevole, lo spirito acuto ed ingenuo, aggiungevano poi grazia al bel fiore che, come ha detto un suo biografo, sopravviveva al frutto. E tutti coloro che si sono occupati di lei, sono d'accordo a lodare quei belli occhi di una vivacità così soave, quella fronte d'avorio, quelle labbra di porpora, quell'ammirabile capigliatura bionda, che sciolta le cadeva fino ai piedi. ([[Gemma Giovannini]])
*La Principessa di Lamballe non chiese mai nulla alla Regina, né per sé, né per gli altri: né ci fu mai favorito o favorita che meno costasse a potenti! Essa non trasse profitto della sua posizione che per i poveri, e [[Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena|Maria Antonietta]] si affezionò alla sua ingenua favorita, ben sorpresa di così raro disinteresse. ([[Gemma Giovannini]])
===[[Licurgo Cappelletti]]===
*Buona, pietosa, modesta, melanconica, essa non poteva a meno di cattivarsi le simpatie di chiunque ravvicinasse; e grande infatti fu l'affetto, col quale l'amò la regina [[Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena|Maria Antonietta]], affetto che ella contraccambiò con tutta la forza dell'anima sua.<br>Eppure queste due donne erano di carattere assai differente: Maria Antonietta era buona, ma era leggiera, capricciosetta, qualche volta imprudente (e furono infatti la leggerezza e l'imprudenza che la rovinarono); mentre la principessa di Lamballe era seria, costante, affezionata, e delle sue affezioni gelosa.
*La principessa di Lamballe era molto impressionabile; essa era soggetta a continui svenimenti, ed ogni menoma emozione la conturbava. Forse questa sua impressionabilità derivava dalle sue passate sofferenze; e chi sa che ella non avesse anche il presentimento di dover soffrire di più nell'avvenire!
*Un tale (che alcuni asseriscono fosse un parrucchiere) {{NDR|dopo la condanna della principessa}} volle levarle la cuffia colla punta di una picca. Essendo costui mezzo ubriaco, la colpì nella fronte, e il sangue cominciò a colarle per il volto. Fu questo il segnale della strage. L'atterrarono a colpi di sciabola; il suo bel corpo fu dilaniato da quelle belve feroci, che l'oltraggiarono, lo deturparono e se ne divisero i brani. La testa, il cuore, altre parti del suo cadavere, infilzati sulle punte delle picche, vennero portati, come un trofeo, per tutta Parigi.<br>Ciò che fu perpetrato sul cadavere dell'infelice principessa noi non possiamo scriverlo; il rispetto pei nostri lettori ce lo inibisce. Diremo soltanto che un uomo (del quale non si è saputo mai il nome) fu veduto, nella via Sant'Antonio, tenere in mano il cuore della principessa di Lamballe, e morderlo di quando in quando.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Personalità della Rivoluzione francese]]
[[Categoria:Nobili italiani]]
iktanzijcb67042gs8mxnaopl3i0moq
1420596
1420592
2026-07-16T06:35:25Z
Gaux
18878
/* Citazioni su Maria Teresa Luisa di Savoia */ Gemma Giovannini
1420596
wikitext
text/x-wiki
[[File:Death-of-the-Princess-De-Lamballe-by-Leon-Maxime-Faivre.jpg|thumb|Léon-Maxime Faivre, ''Morte della principessa di Lamballe'' (1908)]]
'''Maria Teresa Luisa di Savoia''' (1749 – 1792), nota come '''Principessa di Lamballe''', intima amica della regina di Francia Maria Antonietta.
==Citazioni su Maria Teresa Luisa di Savoia==
*La bellezza della Principessa, che è tempo oramai di descrivere, essendo essa una delle cause della sua celebrità, colpiva più l'anima che gli occhi; la di lei fisonomia era dolce e graziosa, e tutto in lei rivelava quel verginale pudore che il matrimonio troppo breve aveva appena sfiorato, conservando, vedova precoce, le soavi attrattive e quel non so che tutto proprio delle fanciulle.<br>Il carattere conciliante e carezzevole, lo spirito acuto ed ingenuo, aggiungevano poi grazia al bel fiore che, come ha detto un suo biografo, sopravviveva al frutto. E tutti coloro che si sono occupati di lei, sono d'accordo a lodare quei belli occhi di una vivacità così soave, quella fronte d'avorio, quelle labbra di porpora, quell'ammirabile capigliatura bionda, che sciolta le cadeva fino ai piedi. ([[Gemma Giovannini]])
*La Principessa di Lamballe non chiese mai nulla alla Regina, né per sé, né per gli altri: né ci fu mai favorito o favorita che meno costasse a potenti! Essa non trasse profitto della sua posizione che per i poveri, e [[Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena|Maria Antonietta]] si affezionò alla sua ingenua favorita, ben sorpresa di così raro disinteresse. ([[Gemma Giovannini]])
*Maria Teresa di Lamballe, interrogata il 19 Agosto {{NDR|1792}}, fu poi rinchiusa nella prigione della ''Forza'', ed ivi stette fino al 3 Settembre in una incertezza mortale.<br>Allora le fu cambiata la prigione e fatto subire un nuovo interrogatorio. E quando a conclusione le fu detto: «Giurate dunque di amare la libertà e l'eguaglianza, e di odiare il Re, la Regina e la Monarchia.» «Farò il primo di questi due giuramenti – essa rispose – il secondo non lo posso fare, perché non è nel mio cuore.» «Giurate, o siete perduta!» le {{sic|susurrò}} una voce amica. Essa, quasi priva di sensi, rimase silenziosa, e segnò così la sua condanna, perché Casa Savoia non-pronunzia falsi giuramenti.<br>Impadronitasi allora di lei la turba briaca, fu atterrata, uccisa, dilaniata, e la sua testa, separata dal busto e infilata in una picca, fu portata per la città come trofeo.
===[[Licurgo Cappelletti]]===
*Buona, pietosa, modesta, melanconica, essa non poteva a meno di cattivarsi le simpatie di chiunque ravvicinasse; e grande infatti fu l'affetto, col quale l'amò la regina [[Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena|Maria Antonietta]], affetto che ella contraccambiò con tutta la forza dell'anima sua.<br>Eppure queste due donne erano di carattere assai differente: Maria Antonietta era buona, ma era leggiera, capricciosetta, qualche volta imprudente (e furono infatti la leggerezza e l'imprudenza che la rovinarono); mentre la principessa di Lamballe era seria, costante, affezionata, e delle sue affezioni gelosa.
*La principessa di Lamballe era molto impressionabile; essa era soggetta a continui svenimenti, ed ogni menoma emozione la conturbava. Forse questa sua impressionabilità derivava dalle sue passate sofferenze; e chi sa che ella non avesse anche il presentimento di dover soffrire di più nell'avvenire!
*Un tale (che alcuni asseriscono fosse un parrucchiere) {{NDR|dopo la condanna della principessa}} volle levarle la cuffia colla punta di una picca. Essendo costui mezzo ubriaco, la colpì nella fronte, e il sangue cominciò a colarle per il volto. Fu questo il segnale della strage. L'atterrarono a colpi di sciabola; il suo bel corpo fu dilaniato da quelle belve feroci, che l'oltraggiarono, lo deturparono e se ne divisero i brani. La testa, il cuore, altre parti del suo cadavere, infilzati sulle punte delle picche, vennero portati, come un trofeo, per tutta Parigi.<br>Ciò che fu perpetrato sul cadavere dell'infelice principessa noi non possiamo scriverlo; il rispetto pei nostri lettori ce lo inibisce. Diremo soltanto che un uomo (del quale non si è saputo mai il nome) fu veduto, nella via Sant'Antonio, tenere in mano il cuore della principessa di Lamballe, e morderlo di quando in quando.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Personalità della Rivoluzione francese]]
[[Categoria:Nobili italiani]]
8kfmm3qeo1nyt9nxhm7aizpev5q7cup
1420597
1420596
2026-07-16T06:38:33Z
Gaux
18878
/* Citazioni su Maria Teresa Luisa di Savoia */ nuova sezione
1420597
wikitext
text/x-wiki
[[File:Death-of-the-Princess-De-Lamballe-by-Leon-Maxime-Faivre.jpg|thumb|Léon-Maxime Faivre, ''Morte della principessa di Lamballe'' (1908)]]
'''Maria Teresa Luisa di Savoia''' (1749 – 1792), nota come '''Principessa di Lamballe''', intima amica della regina di Francia Maria Antonietta.
==Citazioni su Maria Teresa Luisa di Savoia==
===[[Licurgo Cappelletti]]===
*Buona, pietosa, modesta, melanconica, essa non poteva a meno di cattivarsi le simpatie di chiunque ravvicinasse; e grande infatti fu l'affetto, col quale l'amò la regina [[Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena|Maria Antonietta]], affetto che ella contraccambiò con tutta la forza dell'anima sua.<br>Eppure queste due donne erano di carattere assai differente: Maria Antonietta era buona, ma era leggiera, capricciosetta, qualche volta imprudente (e furono infatti la leggerezza e l'imprudenza che la rovinarono); mentre la principessa di Lamballe era seria, costante, affezionata, e delle sue affezioni gelosa.
*La principessa di Lamballe era molto impressionabile; essa era soggetta a continui svenimenti, ed ogni menoma emozione la conturbava. Forse questa sua impressionabilità derivava dalle sue passate sofferenze; e chi sa che ella non avesse anche il presentimento di dover soffrire di più nell'avvenire!
*Un tale (che alcuni asseriscono fosse un parrucchiere) {{NDR|dopo la condanna della principessa}} volle levarle la cuffia colla punta di una picca. Essendo costui mezzo ubriaco, la colpì nella fronte, e il sangue cominciò a colarle per il volto. Fu questo il segnale della strage. L'atterrarono a colpi di sciabola; il suo bel corpo fu dilaniato da quelle belve feroci, che l'oltraggiarono, lo deturparono e se ne divisero i brani. La testa, il cuore, altre parti del suo cadavere, infilzati sulle punte delle picche, vennero portati, come un trofeo, per tutta Parigi.<br>Ciò che fu perpetrato sul cadavere dell'infelice principessa noi non possiamo scriverlo; il rispetto pei nostri lettori ce lo inibisce. Diremo soltanto che un uomo (del quale non si è saputo mai il nome) fu veduto, nella via Sant'Antonio, tenere in mano il cuore della principessa di Lamballe, e morderlo di quando in quando.
===[[Gemma Giovannini]]===
*La bellezza della Principessa, che è tempo oramai di descrivere, essendo essa una delle cause della sua celebrità, colpiva più l'anima che gli occhi; la di lei fisonomia era dolce e graziosa, e tutto in lei rivelava quel verginale pudore che il matrimonio troppo breve aveva appena sfiorato, conservando, vedova precoce, le soavi attrattive e quel non so che tutto proprio delle fanciulle.<br>Il carattere conciliante e carezzevole, lo spirito acuto ed ingenuo, aggiungevano poi grazia al bel fiore che, come ha detto un suo biografo, sopravviveva al frutto. E tutti coloro che si sono occupati di lei, sono d'accordo a lodare quei belli occhi di una vivacità così soave, quella fronte d'avorio, quelle labbra di porpora, quell'ammirabile capigliatura bionda, che sciolta le cadeva fino ai piedi.
*La Principessa di Lamballe non chiese mai nulla alla Regina, né per sé, né per gli altri: né ci fu mai favorito o favorita che meno costasse a potenti! Essa non trasse profitto della sua posizione che per i poveri, e [[Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena|Maria Antonietta]] si affezionò alla sua ingenua favorita, ben sorpresa di così raro disinteresse.
*Maria Teresa di Lamballe, interrogata il 19 Agosto {{NDR|1792}}, fu poi rinchiusa nella prigione della ''Forza'', ed ivi stette fino al 3 Settembre in una incertezza mortale.<br>Allora le fu cambiata la prigione e fatto subire un nuovo interrogatorio. E quando a conclusione le fu detto: «Giurate dunque di amare la libertà e l'eguaglianza, e di odiare il Re, la Regina e la Monarchia.» «Farò il primo di questi due giuramenti – essa rispose – il secondo non lo posso fare, perché non è nel mio cuore.» «Giurate, o siete perduta!» le {{sic|susurrò}} una voce amica. Essa, quasi priva di sensi, rimase silenziosa, e segnò così la sua condanna, perché Casa Savoia non-pronunzia falsi giuramenti.<br>Impadronitasi allora di lei la turba briaca, fu atterrata, uccisa, dilaniata, e la sua testa, separata dal busto e infilata in una picca, fu portata per la città come trofeo.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Personalità della Rivoluzione francese]]
[[Categoria:Nobili italiani]]
eicb1nqh0qzqouuzuoc4a0u2ihltyrq
Principessa di Lamballe
0
225826
1420544
2026-07-15T14:40:39Z
Gaux
18878
variante diffusa
1420544
wikitext
text/x-wiki
#RINVIA[[Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano]]
ffy1smbr4b07x3m3owrlie3i2hzl2jj
Discussioni utente:McFly1996
3
225827
1420547
2026-07-15T15:09:05Z
Homer
215
Benvenuto/a su Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà!
1420547
wikitext
text/x-wiki
{{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 17:09, 15 lug 2026 (CEST)}}
ri822f2isk1meh0b5tvyihm3i998b7y
Discussioni utente:Maggioriano
3
225828
1420582
2026-07-15T18:41:41Z
Homer
215
Benvenuto/a su Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà!
1420582
wikitext
text/x-wiki
{{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 20:41, 15 lug 2026 (CEST)}}
h0mdspyc0azi551ezamy2yg597mdxnz
Bravados
0
225829
1420606
2026-07-16T08:06:40Z
Spinoziano
2297
Creata pagina con "{{Film |titolo italiano = Bravados |immagine = Joan Collins Gregory Peck The Bravados 1958.jpg |didascalia = [[Joan Collins]] e [[Gregory Peck]] in una foto di scena |genere = western |regista = [[Henry King]] |soggetto = [[Frank O'Rourke]] ''(romanzo)'' |sceneggiatore = [[Philip Yordan]] |attori = *[[Gregory Peck]]: Jim Douglas *[[Joan Collins]]: Josefa Velarde *[[Stephen Boyd]]: Bill Zachary *[[Albert Salmi]]: Ed Taylor *[[Henry Silva]]: Lujan *[[Kathleen Gallant]]: Em..."
1420606
wikitext
text/x-wiki
{{Film
|titolo italiano = Bravados
|immagine = Joan Collins Gregory Peck The Bravados 1958.jpg
|didascalia = [[Joan Collins]] e [[Gregory Peck]] in una foto di scena
|genere = western
|regista = [[Henry King]]
|soggetto = [[Frank O'Rourke]] ''(romanzo)''
|sceneggiatore = [[Philip Yordan]]
|attori =
*[[Gregory Peck]]: Jim Douglas
*[[Joan Collins]]: Josefa Velarde
*[[Stephen Boyd]]: Bill Zachary
*[[Albert Salmi]]: Ed Taylor
*[[Henry Silva]]: Lujan
*[[Kathleen Gallant]]: Emma Steimmetz
*[[Barry Coe]]: Tom Barns
*[[George Voskovec]]: Gus Steimmetz
*[[Herbert Rudley]]: Eloy Sanchez
*[[Lee Van Cleef]]: Alfonso Parral
*[[Andrew Duggan]]: padre Bailey
*[[Ken Scott (attore)|Ken Scott]]: Primo
*[[Gene Evans]]: John Butler
*[[Joe DeRita]]: Tucker
|doppiatori italiani =
*[[Emilio Cigoli]]: Jim Douglas
*[[Dhia Cristiani]]: Josefa Velarde
*[[Pino Locchi]]: Bill Zachary
*[[Manlio Busoni]]: Ed Taylor
*[[Cesare Barbetti]]: Lujan
*[[Renato Turi]]: Eloy Sanchez
*[[Bruno Persa]]: Alfonso Parral
*[[Ferruccio Amendola]]: John Butler
}}
'''''Bravados''''', film statunitense del 1958 con [[Gregory Peck]], regia di [[Henry King]].
==Dialoghi==
*'''Parral''': Da dove hanno sparato?<br>'''Lujan''': È vecchio trucco per tenere noi svegli.<br>'''Zachary''': Torna di guardia.<br>'''Lujan''': Va' a dormire. Non senti mai il colpo che ti uccide.
==Citazioni su ''Bravados''==
*Un western teso e cupo (con un [[Gregory Peck|Peck]] inusualmente minaccioso). (''[[Il Mereghetti]]'')
*Western di inseguimento sul tema della vendetta con conclusione amara. Riesce a far coesistere numerose azioni parallele che si rinforzano a vicenda. C'è un fondo religioso che è proprio del vecchio [[Henry King|King]]. (''[[il Morandini]]'')
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Film western]]
hv7ts4twrbw87oxwmj6s377x57y03qa
1420618
1420606
2026-07-16T09:03:05Z
Spinoziano
2297
1420618
wikitext
text/x-wiki
{{Film
|titolo italiano = Bravados
|immagine = Joan Collins Gregory Peck The Bravados 1958.jpg
|didascalia = [[Joan Collins]] e [[Gregory Peck]] in una foto di scena
|genere = western
|regista = [[Henry King]]
|soggetto = [[Frank O'Rourke]] ''(romanzo)''
|sceneggiatore = [[Philip Yordan]]
|attori =
*[[Gregory Peck]]: Jim Douglas
*[[Joan Collins]]: Josefa Velarde
*[[Stephen Boyd]]: Bill Zachary
*[[Albert Salmi]]: Ed Taylor
*[[Henry Silva]]: Lujan
*[[Kathleen Gallant]]: Emma Steimmetz
*[[Barry Coe]]: Tom Barns
*[[George Voskovec]]: Gus Steimmetz
*[[Herbert Rudley]]: Eloy Sanchez
*[[Lee Van Cleef]]: Alfonso Parral
*[[Andrew Duggan]]: padre Bailey
*[[Ken Scott (attore)|Ken Scott]]: Primo
*[[Gene Evans]]: John Butler
*[[Joe DeRita]]: Tucker
|doppiatori italiani =
*[[Emilio Cigoli]]: Jim Douglas
*[[Dhia Cristiani]]: Josefa Velarde
*[[Pino Locchi]]: Bill Zachary
*[[Manlio Busoni]]: Ed Taylor
*[[Cesare Barbetti]]: Lujan
*[[Renato Turi]]: Eloy Sanchez
*[[Bruno Persa]]: Alfonso Parral
*[[Ferruccio Amendola]]: John Butler
}}
'''''Bravados''''', film statunitense del 1958 con [[Gregory Peck]], regia di [[Henry King]].
==Dialoghi==
{{cronologico}}
*'''Zachary''': Tu pregherai per noi?<br>'''Primo''': Perché, volete?<br>'''Zachary''': Sei un brav'uomo, Primo. Dio a te darà retta.<br>'''Primo''': Cosa gli debbo chiedere?<br>'''Zachary''': Di prenderci in cielo.<br>'''Primo''': Questo non posso. Ma pregherò Iddio che vi perdoni.<br>'''Zachary''': Accontentiamoci.
*'''Parral''': Da dove hanno sparato?<br>'''Lujan''': È vecchio trucco per tenere noi svegli.<br>'''Zachary''' {{NDR|a Parral}}: Torna di guardia.<br>'''Lujan''' {{NDR|a Zachary}}: Va' a dormire. Non senti mai il colpo che ti uccide.
*'''Douglas''' {{NDR|[[Confessioni dai film|confessandosi]]}}: Padre, ho bisogno d'aiuto.<br>'''Bailey''': Ne abbiamo tutti.<br>'''Douglas''': Ho ucciso tre uomini.<br>'''Bailey''': La gente di Rio Arriba ti è grata perché hai fatto giustizia per suo conto.<br>'''Douglas''': No, non capite. Io non... non ho ucciso in nome della giustizia.<br>'''Bailey''': Facevi parte di un gruppo armato inviato dalla legge per catturarli vivi o morti.<br>'''Douglas''': No, padre. Non li ho uccisi per quello che avevano fatto qui, ma li ho uccisi per vendetta, per vendicarmi di qualcosa che non avevano fatto. E mi sono eretto a loro giudice, a loro giuria, a loro giustiziere. Giuravano di essere innocenti: uno mi ha perfino supplicato in ginocchio di farlo vivere, non l'ho ascoltato. Li ho uccisi per qualcosa che non avevano fatto.<br>'''Bailey''': Be', Jim, adesso stammi a sentire. Dicendo quello che hai detto, e per quello che provi, sei già un passo avanti rispetto ad altri che hanno agito come hai agito tu. Questo però non significa che giustifico ciò che hai fatto. Ma almeno non hai scusato il tuo operato dicendo, come dicono tanti, che quelli erano cattivi e dovevano morire, che in fondo li hai soppressi in nome della legge.<br>'''Douglas''': Questo lo so, padre, ma non mi consola: io ho ucciso. Sì, ho ucciso. [...]<br>'''Bailey''': Nella preghiera troverai la pace.
==Citazioni su ''Bravados''==
*Un western teso e cupo (con un [[Gregory Peck|Peck]] inusualmente minaccioso). (''[[Il Mereghetti]]'')
*Western di inseguimento sul tema della vendetta con conclusione amara. Riesce a far coesistere numerose azioni parallele che si rinforzano a vicenda. C'è un fondo religioso che è proprio del vecchio [[Henry King|King]]. (''[[il Morandini]]'')
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Film western]]
o7h9r3pciq33yrvaqhit49sz7u8928a
The Bravados
0
225830
1420607
2026-07-16T08:07:41Z
Spinoziano
2297
Redirect alla pagina [[Bravados]]
1420607
wikitext
text/x-wiki
#RINVIA [[Bravados]]
9dd7bfscailvamh4vtld4m6ka5k7qt1