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Francesco Guicciardini
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2026-07-28T08:19:54Z
Marcella Medici (BEIC)
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[[File:Ritratto di Francesco Guicciardini.jpg|miniatura|Francesco Guicciardini]]
'''Francesco Guicciardini''' (1483 – 1540), scrittore, storico e politico italiano.
==Citazioni di Francesco Guicciardini==
*Andò all'esercito Lodovico Sforza, e con lui [[Beatrice d'Este|Beatrice]] sua moglie, che gli era assiduamente compagna non manco alle cose gravi che alle dilettevoli.<ref>Storia d'Italia
Volume 1, di Francesco Guicciardini, Giovanni Rosini, 1843, Borroni e Scotti, p. 144.</ref>
*Da Tortona a dí 8 ne venimo a Alessandria della paglia, discosto quivi miglia dodici; el nome suo deriva per essere stata edificata da uno Alessandro papa, el cognome, perché quivi si dá la corona di paglia al re de’ romani quando va a Roma per la corona dello imperio; è cittá molto grande di circuito, ma vi è vòto assai e male populata; non è molto ricca, né vi è edifici publici o privati che sieno notabili, nondimeno ''omnibus computatis'' è bella terra; entramovi in dí di festa, e perché era vicino al carnovale vi trovamo assai donne in maschera; la usanza delle quali è accozzarsi insieme tre o quattro o quelle piú che le vogliono, ed andarsi a spasso in maschera sole per la terra, né si disdice alle gentile donne e bene costumate, pure che vadino in abito di donne. Circa a mezzo miglio innanzi si entri nella terra si truova uno fiume detto Bormio, che è mal fiume e fu per affogarvi uno dei nostri cavalli. Passa per la terra el Tanari fiume grosso e navigabile e che da quivi a miglia otto entra in Po.<ref>Scritti autobiografici e rari, a cura di Roberto Palmarocchi, Laterza, Bari, 1936, p. 106</ref>
*{{NDR|[[Ludovico il Moro]]}} principe vigilantissimo e d'ingegno molto acuto.<ref>Delle istorie d'Italia di Francesco Guicciardini, Francesco Guicciardini, per Niccolò Conti, 1818, p. 10.</ref>
*{{NDR|Ludovico il Moro}} non manco timido nell'avversità, che immoderato nelle prosperità, come quasi sempre è congiunta in un medesimo soggetto l'insolenza con la timidità, dimostrava con inutili lagrime la sua viltà. <ref>Delle istorie d'Italia di Francesco Guicciardini, Francesco Guicciardini, per Niccolò Conti, 1818, p. 191.</ref>
*{{NDR|Ludovico il Moro}} Se bene e' fu signore di grande ingegno e valente uomo, e così mancassi di crudeltà e di molti vizii che sogliono avere i tiranni, e potessi per molte considerazioni essere chiamato uomo virtuoso, pure queste virtù furono oscurate e coperte da molti vizii; perché e' fu disonesto nel peccato della sodomia, e come molti dissono, ancora da vecchio non meno paziente che agente; fu avaro, vario, mutabile, e di poco animo; ma quello perché trovò meno compassione fu una ambizione infinita, la quale, per essere arbitro di Italia, lo constrinse a fare passare il re Carlo e empiere Italia di barbari.<ref>Opere inedite di Francesco Guicciardini etc, Storia fiorentina, dai tempi di Cosimo de' Medici a quelli del gonfaloniere Soderini, 3, 1859, p. 217</ref>
===Attribuite===
*Ché se tu fiderai nelli italiani, sempre aurai delusione.
:{{NDR|[[Citazioni errate|Citazione errata]]}} Questa frase viene attribuita da [[Gianni Brera]] a Francesco Guicciardini, che in realtà non pronunciò né scrisse mai queste parole. Brera utilizzò questa citazione in varie opere di natura storica e in vari articoli.<ref>Da ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1984/08/01/nella-dannata-piscina-picchia-solo-moby-dick.html Nella dannata piscina picchia solo Moby Dick]'', ''la Repubblica'', 1º agosto 1984.</ref><ref>Da ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1986/11/21/la-mascotte-diviso-tre.html La mascotte diviso tre]'', ''la Repubblica'', 21 novembre 1986.</ref> Il giornalista ammise di essersi inventato la citazione in questo pezzo tratto da un suo articolo: «Il ragazzino Campanella crotonese come Milone! consola il cronista di ogni sconsiderata nequizia commessa in pedata e lo esime per una volta dal parafrasare ser Francesco Guicciardini, al quale ha fatto dire ormai da molti anni: Che se tu fiderai nelli italiani, sempre aurai delusione.»<ref>Da ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1988/09/20/quelle-omeriche-risate.html Quelle omeriche risate]'', ''la Repubblica'', 20 settembre 1988, p. 3.</ref>
==''Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio''==
===[[Incipit]]===
Nel primo Discorso è vera la distinzione che tutte le città sono edificate o da forestieri o da uomini nativi del luogo, ed in questo secondo membro cade [[Venezia|Vinegia]] ed [[Atene]]; cadeci ancora [[Roma]], ma diversamente da Atene e da Vinegia, perché queste furono edificate dagli incoli per necessità di avere o uno ricetto sicuro o uno reggimento commune, ma Roma, sanza alcuna di queste necessità, fu più presto edificata come colonia di Alba, cioè da uomini o albani o sudditi allo imperio di Alba, per amore di quelli luoghi dove erano nutriti, o per ambizione di reggersi per sé stessi; né può Roma per rispetto di [[Enea]] applicarsi al membro de' forestieri, perché è uno cercare le origine troppo da lontano, le quali non s'hanno a referire a' primi antecessori di chi ha edificato.
===Citazioni===
*El principale fondamento della potenzia e ricchezze della [[città]] è avere grosso populo: e male può ingrossare di populo una città che sia posta in luogo sterile, se già non ha la aria molto generativa, come [[Firenze]], o la opportunità del mare, come Vinegia; e però è meglio porsi in paese fertile, perché più facilmente vi concorrono gli abitatori; ma quando fussi possibile fermare abitatori assai in uno sito, io non dico al tutto sterile, ma non grasso, non è dubio che più conferirebbe a farlo virtuoso la necessità del provedersi che le buone legge; perché quelle si possono variare dalla voluntà degli uomini, ma la necessità è una legge ed uno stimulo continuo. E questa indirizzò bene Roma, la quale, se bene posta in paese fertile, ''tamen'' per non avere contado ed essere cinta di populi potenti, fu forzata allargarsi con la virtù delle arme e con la concordia; e questo si discorre non in una città che voglia vivere alla filosofica, ma in quelle che vogliono governarsi secondo el commune uso del mondo, come è necessario fare, altrimenti sarebbono, essendo debole, oppresse e conculcate da' vicini. ([[s:Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro primo/Capitolo I|cap. I]])
*Nel governo del popolo è di buono, che mentre dura non vi è tirannide; possono più le legge che gli uomini; ed el fine di tutte le deliberazione è riguardare al bene universale. Di male vi è, che el popolo per la ignoranzia sua non è capace di deliberare le cose importante, e però presto periclita una republica che rimette le cose a consulta del popolo; è instabile e desideroso sempre di cose nuove, e però facile a essere mosso ed ingannato agli uomini ambiziosi e sediziosi; batte volentieri e' cittadini qualificati, che gli necessita a cercare novità e turbazione. ([[s:Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro primo/Capitolo II|cap. II]])
*È vero che, e nello ordinare una republica ed in ogni altra faccenda, si debbe ordinare le cose in modo che chi volessi fare [[Bene e male|male]], non possa, non perché sempre tutti gli uomini siano cattivi, ma per provedere a quelli che fussino cattivi; e s'ha a considerare in questa materia, che gli uomini tutti sono per natura inclinati al [[Bene e male|bene]], ed a tutti, ''data paritate terminorum'', piace più el bene che 'l male; e se alcuno ha altra inclinazione, è tanto contro allo ordinario degli altri e contro a quello primo obietto che ci porge la natura, che più presto si debbe chiamare monstro che uomo. ([[s:Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro primo/Capitolo III|cap. III]])
*E per venire a' particulari secondo l'ordine del Discorso, dico che a uno tiranno di una città, ed a ogni principe, sono utilissime le [[Fortezza|fortezze]] in quella città, perché né el popolo né gli inimici particulari, vedendo el principe sicuro nella fortezza sua, non possono per ogni leggiere occasione fare movimento; perché è difficile farlo in modo che si amazzi el principe con tutta la sua progenie; non facile avere le forze ed e' soccorsi preparati in modo che si possa rinchiudere o pigliare la fortezza sì presto che el principe non abbia tempo a ripigliare la terra con gente nuove introdotte per la fortezza. ([[s:Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro secondo/Capitolo XXIV|cap. XXIV]])
===[[Explicit]]===
Però conchiuggo che quando Roma non fu corrotta, che le prorogazione degli imperi e la continuazione del consulato, la quale ne' tempi difficili usarono molte volte, furono cosa utile e santa; ma corrotta la città, sursono le battaglie civili ed e' semi delle tirannide, ''etiam'' sanza la prorogazione degli imperi. E però si può conchiudere, che se non fussino state anche le prorogazione, non sarebbe mancato né a Cesare né agli altri che occuporono la republica, né pensiero né facultà di travagliarla per altra via.
==''Discorsi politici''==
===[[Incipit]]===
Massimiano re de' romani, innanzi che fussi fatta la lega di Cambrai, nella dieta di Costanza, sotto titulo di rimettere Massimiano Sforza, ricercava e' viniziani di lega per venire in Italia per la corona dello imperio ed a' danni de' franzesi, allora signori di Milano, offerendo loro partiti grandi. Trattavasi nel senato suo ''quid agendum''; fu parlato da uno senatore per la parte affermativa in questo modo:<br>
Tutta la difficultà di questa consulta, onorevoli senatori, consiste in considerare se el re de' romani si unirà co' franzesi in caso che noi rifiutiamo le dimande sue; perché avendo noi ora pace piacevole ed onorevole ed anche assai sicura, nessuna ragione può essere bastante a farci pigliare una guerra di travaglio e spesa assai, ogni volta che noi non dubitiamo che loro si unischino.
===Citazioni===
*Gli uomini non sono tutti savi, anzi la maggiore parte non sono savi; e chi ha a fare pronostico delle deliberazione di altri, non debbe tanto andare con la misura di quello che ragionevolmente doverrebbe fare uno savio, quanto con la misura del cervello, natura ed altre condizione di chi ha a deliberare; e chi procede altrimenti spesso si inganna. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/I. - In favore della lega proposta da Massimiliano alla republica di Venezia|cap. I]])
*Io confesso, onorevoli senatori, essere officio vostro e di tutti e' governatori delle republiche, ancora che la [[Pace e guerra|pace]] sia cosa santissima e desideratissima, non però lasciarsi tanto abbagliare dalla dolcezza sua, che per paura di non la perdere si entri in maggiori [[Pace e guerra|guerre]] e pericoli, che non sarebbe entrato chi non l'avessi amata troppo; e nondimanco ricordo che per ogni timore o sospetto non si debbe pigliare le arme, e per ogni paura di non avere guerra, entrare nella guerra, perché chi fa così, spesso, per fuggire pericolo, sanza bisogno entra in pericolo; e non essendo mai pace alcuna tanto sicura, né tanto ferma che manchi di qualche timore di guerra, chi procedessi con questa regola non starebbe mai in pace; anzi entrando di guerra in guerra per desiderio di avere la pace, non la arebbe mai. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/II. - Sullo stesso argomento. In contrario per la opinione negativa che prevalse|cap. II]])
*E chi è uso alle faccende e maneggi grandi, ed ha travagliato a' suoi dì assai come lui, non può desperare di non vedere [[varietà]] nelle cose del mondo, perché le sono use a variare pure troppo spesso. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/II. - Sullo stesso argomento. In contrario per la opinione negativa che prevalse|cap. II]])
*In effetto a me non pare che per uno sospetto di guerra incerta debbiamo pigliare una guerra certissima, né per desiderio di guadagnare debbiamo entrare in infinite spese e pericoli, né sanza manifesta necessità mancare alla fede nostra e crescere ogni dì la opinione che siamo troppo ambiziosi e cupidi di occupare quello di altri. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/II. - Sullo stesso argomento. In contrario per la opinione negativa che prevalse|cap. II]])
*Se bene el desiderio di sapere le cose future, massime quando sono di molta importanzia, è tanto naturale a tutti li omini, che continuamente li sprona andarle investigando e cercando di conietturarle, da altro canto le vanno sì variando fuori della opinione di tutti, che li è più tosto da maravigliarsi di quelli che mossi dallo appetito della natura le vanno curiosamente ricercando, che di coloro che per desperazione di poterle aggiugnere ne levano ogni pensiero. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/IV. - Sulle mutazioni seguite dopo la battaglia di Ravenna|cap. IV]])
*Sono le nature molto diverse: li [[Spagna|spagnoli]] omini temperati e maturi e pazientissimi di ogni disagio; li [[Inghilterra|inghilesi]] bestiali, disordinati, non atti a durare lungamente fatica, e consumatori di molte vettovaglie. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/IV. - Sulle mutazioni seguite dopo la battaglia di Ravenna|cap. IV]])
*Io non mi maraviglio più che nelle cose dubie si truovino tante questione e contrarietà di opinione tra gli antichi scrittori, poi che io veggo che e' non manca chi vogli in una cosa tanto chiara mettere disputa. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/V. - Se 'l Gran Capitano debbe accettare la impresa di Italia|cap. V]])
*[...] nessuno dispiacere può essere maggiore negli uomini grandi e che si conoscono virtuosi, che non avere facultà di mostrare quello che e' sono, e che con danno di altri le virtù loro stieno oscure. Né ha anche la natura dati tanti ornamenti a uno uomo perché li stieno sepulti, ma perché con quelli giovi alli altri; e però chi si tiene sufficiente e non si vuole mostrare quando ne ha commodità, manca non solo a sé medesimo, ma a tutta la generazione umana, ed è da essere comparato a uno avaro che tiene e' sua tesori occulti nella cassa sanza profittarne a sé o a altri. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/V. - Se 'l Gran Capitano debbe accettare la impresa di Italia|cap. V]])
*[...] e ricordatevi che gli è maggiore difficultà venire di uno grado basso a uno mediocre, che non è da uno mediocre venire a uno sommo [...]. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/V. - Se 'l Gran Capitano debbe accettare la impresa di Italia|cap. V]])
*[...] non si potendo ottenere le cose grande sanza qualche pericolo, si debbono le imprese accettare ogni volta che la speranza è maggiore che la paura. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/V. - Se 'l Gran Capitano debbe accettare la impresa di Italia|cap. V]])
*Le diversità delle opinioni, Gran Capitano, e le dispute che vi si fanno, sogliono piacere a chi ha a fare la resoluzione, perché chi ode le ragione contrarie suole meglio discernere la verità, né anche debbono dispiacere alle parte, quando la sorte dà loro prudente giudice e che le si oppongono non per proprio interesse, ma principalmente per amore del vero. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/VI. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. VI]])
*Dilettasi qualche volta la [[fortuna]] di fare simili tratti, ed è proprio lo esercizio suo di bassi fare grandi e di grandi ridurre a grado piccolo; e quanto più l'ha pel passato favorite le virtù vostre, tanto più è da dubitarne, perché el costume suo è di non stare mai ferma con uno medesimo, e rarissimi si truovano coloro a' quali la sia stata continuamente propizia. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/VI. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. VI]])
*Ma al riscontro si scuoprono a difesa dello stato di Milano e' [[Svizzera|svizzeri]], nazione fiera, bellicosa, esercitata nelle arme e di animo grande, e che altra volta ha avuto in questa impresa medesima vittoria de' franzesi, ed a quale pare nella difesa di Milano trattare una causa sua propria, perché in verità nel defenderlo consiste grandissimo interesse di quella nazione per gloria, per utilità e securtà sua. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/VII. - Sulla discesa di Francesco I in Italia nel 1515|cap. VII]])
*[...] lo implicarsi ne' pericoli e spese presente o per interesse di altri o per fuggire le spese ed e' pericoli futuri, non è uficio di savi, e' quali sogliono ponere questa regola, che uno de' potenti rimedi che siano contra e' mali, è allungare quanto si può, perché el tempo per sé stesso porta seco spesso accidenti che te ne liberano. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/VIII. - Sulla proposta fatta ai Veneziani d'entrare nella lega contro i Francesi|cap. VIII]])
*[...] la esperienzia insegna a chi ha cervello capace a imparare, ma a' [[Francia|franzesi]] che sono di natura impazientissimi e poco consideratori delle cose, e che non sanno vivere altrimenti che a caso, nessuna esperienzia gli farà pigliare la pazienzia, né mai nelle loro azioni riceveranno lo ordine e la maturità, perché la natura non glielo consente [...]. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/IX. - Sullo stesso argomento. In contrario per la opinione che prevalse|cap. IX]])
*È uficio di chi governa le città fuggire le [[Guerra|guerre]] quanto si può, ma appartiene anche alla sapienzia loro anticipare una guerra molesta e pericolosa per fuggirne una più molesta e più pericolosa [...]. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/X. - Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V ai Veneziani|cap. X]])
*[...] io consiglio che più tosto di presente si pigli una guerra molesta e pericolosa, che la si differisca a altro tempo, per averla con molestia e pericolo sanza comparazione molto maggiore. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/X. - Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V ai Veneziani|cap. X]])
*Del resto di Italia non accade parlare, perché tutto depende dal papa {{NDR|[[Papa Clemente VII|Clemente VII]]}}, el quale è sì timido ed irresoluto, che più presto si lascia andare alla morte certa, che volere correre pericolo di morire, ed in effetto non è per muoversi se non a partiti sicurissimi, cioè in caso che si muovino franzesi e tutto el mondo. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XI. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XI]])
*Però chi al presente si priva di uno bene, o si sottomette in uno male per paura di quello che ha a venire, si inganna spesso, perché molte volte quello di che dubitava non viene, e si truova sanza proposito per timore vano ed incerto avere patito di presente. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XI. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XI]])
*[...] bisogna che el [[principe]] abbia [[Prudenza|prudenzia]] e [[virilità]] [...]. La prudenzia bisogna, perché, poi che è in caso che è necessitato o incorrere nel [[pericolo]] o cacciarlo con pericolo, non solo per discernere el remedio, ma eziandio per considerare la natura de' pericoli, e quale è minore e quale fa manco mali effetti, perché sarebbe pazzia per fuggire uno pericolo incerto, correre in uno pericolo certo, per fuggire uno pericolo di uno male, pigliare uno remedio che fussi equalmente pericoloso, ma di maggiore male; bisogna la virilità, per non avere più paura che si convenga de' pericoli che tu vuoi cacciare, e perché quando siamo in caso che è bene usare uno rimedio pericoloso, che la timidità non ti ritenga e faccia che o el rimedio che tu vuoi usare ti paia più pericoloso che non è in verità, o che per non entrare in uno pericolo presente, tu lasci più tosto per differire venire lentamente addosso el male maggiore. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XII. - Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V a Clemente VII|cap. XII]])
*A deliberare adunche se si debbe pigliare impresa per opporsi a uno grave pericolo, non s'ha a considerare quale sia maggiore, o el male che aresti opponendoti e perdendo, o el male che sei per avere non ti opponendo, ma si debbe considerare quale sia più certo; e quando tu vedi che non ti opponendo arai al certo male grande, ed opponendoti potrà essere che ti liberrai dal male, ma non ti liberando arai maggiore male che se non ti fussi opposto, io dico che in questo caso hai a opporti ed a volere più presto correre el pericolo di maggiore male per la speranza di poterti liberare, che aspettare el male minore sanza speranza alcuna di poterlo fuggire; presupponendo però che ''etiam'' in questo caso el male che tu aspetti sia grande, perché se fussi uno piccolo male, è articolo che ricerca altre considerazione, nelle quali io non entro perché non è necessario a' termini nostri. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XII. - Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V a Clemente VII|cap. XII]])
*Ricordo bene che quando el dubio del capitare male sia pari e provedendo e non provedendo, che è meglio provedere, perché aspettare la morte sanza provisione in contrario è una somma ignavia e da lasciare di sé una memoria infame; sanza che, a chi non si aiuta né Dio suole, né la fortuna può aiutare, ma a chi si aiuta Dio ha compassione, e la fortuna amore, e spesso a chi audacemente si getta ne' pericoli, fa succedere, contro a ogni ragione ed ogni speranza, effetti felicissimi. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XII. - Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V a Clemente VII|cap. XII]])
*Ricordisi Vostra Santità che la grandezza della Chiesa è nelle arme spirituali, e che le sue arme [[Potere temporale|temporali]] valsono sempre poco. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIII. - Ragioni che consigliano a Clemente VII di accordarsi con Carlo V|cap. XIII]])
*[...] e se non si può vivere con le qualità e con la autorità che l'uomo desidera, non per questo [[Suicidio|volere morire]]. Perché oltre che la vita è meglio che la morte, possono facilmente tornare de' tempi e degli accidenti, che a chi sarà morto non faranno frutto alcuno, ma a chi fussi ancora vivo restituirebbono la sua degnità. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIII. - Ragioni che consigliano a Clemente VII di accordarsi con Carlo V|cap. XIII]])
*[...] della bontà sua io non voglio parlare, non sendo conveniente parlare di uno tanto [[principe]] altro che con somma reverenzia, né voglio dire che la grandezza non sta troppo bene con la conscienzia, e che ogni principe può più facilmente essere buono principe che buono uomo. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
*Le cose del mondo hanno questa condizione o vogliàno dire circulo: che sempre quello che è, ha similitudine col passato, e quello che sarà, sarà simile a quello che è stato. È diverso nelle superficie e ne' colori, ma simile nelli intrinsechi e sustanzialità [...]. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
*E lasciate da canto le ragione generale che sono: che gli effetti delle [[Guerra|guerre]] sono dubii; che spesso la vittoria è da chi pareva inferiore; che molte volte uno piccolo accidente, uno piccolo caso fa variazione ed effetti di momento grandissimo; che nessuno ha la fortuna in potestà, e che chi la ha avuto lungamente propizia e serena, non solo non si può promettere che l'abbia a continuare, ma ancora ha da temere più che gli altri della mutazione di quella, e tanto più quanto più eccessivamente è stata favorevole, perché el solito suo è sempre stato ed è e sarà di essere incerta, inconstante ed instabile [...]. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
*Gli uomini che per non cognoscere le difficultà ed e' pericoli, giudicano facile le imprese difficile, sono imprudenti, né hanno nome di [[Animosità|animosi]] ma di bestiali, perché animoso è quello che vede e' pericoli ma non gli teme più che si convenga; e questa è la differenzia tra due savi, de' quali l'uno è animoso, l'altro è timido: che l'uno e l'altro prevede e' pericoli, ma el timido mette per certi quelli che sono dubii, e gli pare già vedere in atto tutti quelli che considera che possono accadere; lo animoso [...] nel pigliare le deliberazione non presuppone tutti e' pericoli per certi, anzi ne abatte quella parte che gli pare che con qualche speranza si possa abattere. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
*[...] lo sforzarsi e fare ogni conato per non andare in [[servitù]], è cosa virile e degna di uomo, ed el contrario è pieno di eterna infamia ed ignominia. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
*[...] la troppa [[Prudenza|prudenzia]] è imprudenzia nelle difficultà, ed in fatto merita di essere chiamato prudente così colui che, quando la natura delle cose lo ricerca, sa rimettersi in qualche parte alla potestà della fortuna, come chi sa eleggere e' partiti sicuri, quando la sicurtà si può avere. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
===[[Explicit]]===
Però el rimedio unico a tanto male è anticipare lo accordo; differendo, andate manifestamente al sacco. El papa, poi che con altro modo non può provedere a tanto pericolo, né salvarvi se anche voi non vi volete salvare, desidera almanco essere giustificato con Dio e con tutto el mondo, e particularmente con voi e con le pietre di questa città.
==''Ricordi''==
===[[Incipit]]===
<div style="text-align:right; font-size:90%; line-height:1.4;margin-bottom:1em;">Se bene lo [[ozio]] solo non fa ghiribizzi,<br />pure male si fanno e' ghiribizzi sanza ozio.</div>
1. Quelli cittadini che appetiscono [[onore]] e [[gloria]] nella città sono laudabili ed utili, pure che non la cerchino per via di sètte e di usurpazione, ma con lo ingegnarsi di essere tenuti buoni e prudenti, e fare buone opere per la patria; e Dio volessi che la republica nostra fussi prima di questa ambizione. Ma perniziosi sono quelli che appetiscono per fine suo la [[grandezza]], perché chi la piglia per idolo, non ha freno alcuno né di giustizia, né di onestà, e farebbe uno piano di ogni cosa per condurvisi.
===Citazioni===
*Se di alcuno si intende o legge che sanza alcuno suo commodo o interesse ami più el [[Bene e male|male]] che el [[Bene e male|bene]], si debbe chiamare bestia e non uomo; poi che manca di quello appetito che naturalmente è commune a tutti gli uomini. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 4)
*Tre cose desidero vedere innanzi alla mia morte, ma dubito, ancora che io vivessi molto, non ne vedere alcuna: uno vivere di republica bene ordinato nella città nostra, [[Italia]] liberata da tutti e' barbari, e liberato el mondo dalla tirannide di questi scelerati [[Prete|preti]]. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 14)
*Molto maggiore piacere si truova nel tenersi le voglie [non] oneste che nel cavarsele; perché questo è breve e del corpo; quello, raffreddo che sia un poco lo appetito, è durabile e dell'animo e conscienzia. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 17)
*La calcina con che si murano gli stati de' [[Tiranno|tiranni]] è el sangue de' cittadini; però doverebbe sforzarsi ognuno che nella città sua non s'avessino a murare tali palazzi. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 20)
*È da desiderare più l'onore e la [[Reputazione|riputazione]] che le [[ricchezza|ricchezze]]; ma perché oggidì sanza quelle, male si ha o conserva la riputazione, debbono gli uomini virtuosi cercare non d'averne immoderatamente, ma tante che basti allo effetto di avere o conservare la riputazione ed autorità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 18)
*Non combattete mai con la [[religione]], né con le cose che pare che dependono da Dio; perché questo obietto ha troppa forza nella mente degli sciocchi. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 31)
*Non puoi secondo el vivere del mondo avere maggiore felicità che vederti lo [[Nemico|inimico]] tuo prostrato innanzi in terra ed a tua discrezione; e però per avere questo effetto non si debbe pretermettere niente. La felicità grande consiste in questo; ma maggiore ancora è la gloria in usare tanta fortuna laudabilmente, cioè essere clemente e perdonare; cosa propria degli animi generosi ed eccelsi. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 34)
*Più tengono a memoria gli uomini le [[Ingiuria|ingiurie]] che e' [[Beneficio|benefici]]; anzi quando pure si ricordano del beneficio, lo reputano minore che in fatto non fu, persuadendosi meritare più che non meritano; el contrario si fa della ingiuria, che duole a ognuno più che ragionevolmente non doverria dolere [...]. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 41)
*Ingegnatevi avere degli [[amicizia|amici]], perché sono buoni in tempi, luoghi e casi che tu non penseresti [...]. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 44)
*Osservai quando ero imbasciadore in Spagna apresso al re [[Ferdinando II d'Aragona|don Ferrando d'Aragona]], principe savio e glorioso, che lui, quando voleva fare una impresa nuova o altra cosa di importanza, non prima la publicava e poi la giustificava, ma si governava pel contrario; procurando artificiosamente in modo che, innanzi che si intendessi quello che lui aveva in animo, si divulgava che el re per le tali ragione doverrebbe fare questo; e però publicandosi poi lui volere fare quello che già prima pareva a ognuno giusto e necessario, è incredibile con quanto favore e con quanta laude fussino ricevute le sue deliberazione. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 51)
*Non disegnate in su quello che non avete, né spendete in su' guadagni futuri, perché molte volte non succedono. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 56)
*La [[grandezza]] di stato è desiderata universalmente, perché tutto el bene che è in lei apparisce di fuora, el male sta drento occulto; el quale chi vedessi non arebbe forse tanta voglia, perché è piena sanza dubio di pericoli, di sospetti, di mille travagli e fatiche; ma quello che per avventura la fa desiderabile anche agli animi purgati è lo appetito che ognuno ha di essere [[Superiorità|superiore]] agli altri uomini, atteso massime che in nessuna altra cosa ci possiamo assimigliare a Dio. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 60)
*Non è dubio che quanto l'uomo più [[Senilità|invecchia]], più cresce la [[avarizia]]; si dice communemente esserne causa perché lo animo diminuisce; ragione che non mi è troppo capace, perché è bene ignorante quello vecchio che non cognosce che sempre con la età si diminuisce el bisogno. Ed inoltre veggo che ne' vecchi si augumenta al continuo, cioè in molti la lussuria, dico lo appetito, non le forze, la crudeltà e gli altri vizi; però credo che la ragione possi essere che l'uomo quanto più vive tanto più si abitua alle cose del mondo ed ''ex consequenti'' più le ama. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 63)
*Non si può biasimare lo appetito di avere [[figlio|figliuoli]], perché è naturale, ma dico bene che è spezie di felicità el non ne avere, perché eziandio chi gli ha buoni e savi ha sanza dubio molto più dispiacere di loro che consolazione. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 66)
*Si vede per esperienzia che e' [[Padrone|padroni]] tengono poco conto de' [[Servitù|servidori]], e per ogni suo interesse o appetito gli mettono da parte, o gli strascinano sanza rispetto; però sono savi e' servidori che fanno el medesimo verso e' padroni, conservando però sempre la fede sua e l'onore. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 69)
*Credino e' giovani che la [[Esperienza|esperienzia]] insegna molto, e più ne' cervelli grandi che ne' piccoli; e chi lo considerassi ne troverebbe facilmente la ragione. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 70)
*Quando ti viene la occasione di cosa tu [[desiderio|desideri]], pigliala sanza perdere tempo; perché le cose del mondo si variano tanto spesso che non si può dire d'avere la cosa insino non l'hai in mano. E per la medesima ragione quando ti è proposto qualche cosa che ti dispiace, cerca differire el più che puoi, perché a ogni ora si vede che el tempo porta accidenti che ti cavano di queste difficultà: e così s'ha intendere quello proverbio che si dice avere in bocca e' savi: che si debbe godere el beneficio del tempo. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 76)
*El medesimo [[Publio Cornelio Tacito|Cornelio Tacito]] a chi bene lo considera, insegna per eccellenzia come s'ha a governare chi vive sotto e' tiranni. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 79)
*È differenzia da avere e' sudditi disperati a avergli malcontenti, perché quegli non pensano mai a altro che a mutazione, e le cercano ancora con suo pericolo; questi, se bene desiderano cose nuove, non invitano le occasione, ma le aspettano. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 84)
*Credono molti che uno [[Saggezza|savio]], perché vede tutti e' pericoli, non possa essere animoso; io sono di opinione contraria, che non possa essere savio chi è [[Timidezza|timido]], perché già manca di giudicio chi stima el pericolo più che non si debbe. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 90)
*Erra chi dice che le [[Letteratura|lettere]] guastano e' cervelli degli uomini, perché è forse vero in chi l'ha debole; ma dove lo truovano buono, lo fanno perfetto, perché el buono naturale congiunto col buono accidentale fa nobilissima composizione. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 91)
*Non potete avere maggiore virtù che tenere conto de l'[[onore]], perché chi fa questo non teme e' pericoli, né fa mai cosa che sia brutta; però tenete fermo questo capo, e sarà quasi impossibile che tutto non vi succeda bene: ''expertus loquor''. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 105)
*Mi è stato sempre difficile a credere che Dio abbia a permettere che e' figliuoli del duca [[Ludovico il Moro|Lodovico]] abbino a godere lo stato di Milano, non tanto perché lui lo usurpò sceleratamente, quanto che, per fare questo, fu causa della servitù e ruina di tutta Italia, e di tanti travagli seguiti in tutta la cristianità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 107)
*Le cose [[passato|passate]] fanno lume alle future, perché el mondo fu sempre di una medesima sorte, e tutto quello che è e sarà è stato in altro tempo, e le cose medesime ritornano, ma sotto diversi nomi e colori; però ognuno non le ricognosce, ma solo chi è savio e le osserva e considera diligentemente. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 114)
*Chi disse uno [[Popolo|populo]] disse veramente uno pazzo; perché è uno monstro pieno di confusione e di errori, e le sue vane opinione sono tanto lontane dalla verità, quanto è, secondo [[Claudio Tolomeo|Ptolomeo]], la Spagna dalla India. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 123)
*Non ha maggiore inimico l'[[uomo]] che sé medesimo; perché quasi tutti e' mali, pericoli e travagli superflui che ha, non procedono da altro che dalla sua troppa cupidità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 139)
*Grande sorte è quella degli [[Astrologia|astrologi]], che se bene la loro è una vanità, o per difetto della arte o per difetto suo, più fede gli dà una verità che pronosticano che non gli toglie cento falsità. E nondimeno negli altri uomini una bugia che sia reprovata a uno, fa che si sta sospeso a crederli tutte le altre verità. Procede questo dal desiderio grande che hanno gli uomini di sapere el futuro; di che non avendo altro modo, credono facilmente a chi fa professione di saperlo loro dire, come lo infermo al medico che gli promette la salute. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 145)
*Dua papi sono stati di natura diversissima, [[Papa Giulio II|Iulio]] e [[Papa Clemente VII|Clemente]]: l'uno di animo grande e forse vasto, impaziente, precipitoso, aperto e libero; l'altro di mediocre animo e forse timido, pazientissimo, moderato, simulatore. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 159)
*Diceva mio padre, che più onore ti fa uno ducato che tu hai in borsa che dieci che n'hai spesi; parola molto da notare, non per diventare sordido, né per mancare nelle cose onorevole e ragionevole, ma perché ti sia freno a fuggire le spese superflue. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 164)
*Non mancate di fare le cose che vi diano riputazione, per desiderio di fare piacere ed acquistare amici; perché a chi si mantiene o accresce la riputazione corrono gli amici e le benivolenzie drieto; ma chi pretermette di fare quello che debbe, ne è stimato manco, ed a chi manca la riputazione mancano poi gli amici e la grazia. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 174)
*Tanto più si cade in quello estremo che tu fuggi, quanto più per discostartene ti ritiri inverso l'altro estremo, non ti sapendo fermare in sul mezzo; però e' governi populari, quanto più per fuggire la tirannide si accostano alla licenzia, tanto più vi caggiono drento; ma e' nostri di Firenze non intendono questa grammatica. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 175)
*Quello che dicono le persone spirituali che chi ha [[fede]] conduce cose grandi, e come dice lo Evangelio, chi ha fede può comandare a' monti, procede perché la fede fa ostinazione. Fede non è altro che credere con opinione ferma, e quasi certezza, le cose che non sono ragionevole; o, se sono ragionevole, crederle con più resoluzione che non persuadono le ragione. Chi adunche ha fede diventa ostinato in quello che crede, e procede al cammino suo intrepido e resoluto, sprezzando le difficultà e pericoli, e mettendosi a soportare ogni estremità. Donde nasce che essendo le cose del mondo sottoposte a mille casi ed accidenti, può nascere per molti versi nella lunghezza del tempo aiuto insperato a chi ha perseverato nella ostinazione; la quale essendo causata dalla fede, si dice meritamente: chi ha fede ecc.<ref>Questo paragrafo risulta essere l'Incipit nell'edizione: ''Ricordi'', introduzione di Mario Fubini, premessa al testo e bibliografia di Ettore Barelli, breve glossario ideologico di Carlo Pedretti, Fabbri Editori, 2001.</ref> ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 1)
*Non vi spaventi dal beneficare gli uomini la [[ingratitudine]] di molti; perché oltre che el beneficare per sé medesimo sanza altro obietto è cosa generosa e quasi divina, si riscontra pure beneficando talvolta in qualcuno sì grato che ricompensa tutte le ingratitudine degli altri. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 11)
*Quasi tutti e' medesimi [[Proverbio|proverbi]], o simili benché con diverse parole, si truovono in ogni nazione; e la ragione è che e' proverbi nascono dalla esperienzia overo osservazione delle cose, le quali in ogni luogo sono le medesime o simili. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 12)
*Non è la più preziosa cosa degli amici, però quando potete, non perdete la occasione del farne; perché gli uomini si riscontrano spesso, e gli amici giovano, e gli inimici nuocono, in tempi e luoghi che non aresti mai aspettato. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 14)
*Insegna molto bene [[Publio Cornelio Tacito|Cornelio Tacito]] a chi vive sotto e' tiranni el modo di vivere e governarsi prudentemente, così come insegna a' tiranni e' modi di fondare la tirannide. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 18)
*Però lasciare uno bene presente per paura di uno male futuro è el più delle volte pazzia, quando el male non sia molto certo o propinquo, o molto grande a comparazione del bene; altrimenti bene spesso per paura di una cosa che poi riesce vana, ti perdi el bene che tu potevi avere. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 23)
*Io non so a chi dispiaccia più che a me la ambizione, la avarizia e le mollizie de' preti: sì perché ognuno di questi vizi in sé è odioso, sì perché ciascuno e tutti insieme si convengono poco a chi fa professione di vita dependente da Dio; ed ancora perché sono vizi sì contrari che non possono stare insieme se non in uno subietto molto strano. Nondimeno el grado che ho avuto con più pontefici, m'ha necessitato a amare per el particulare mio la grandezza loro; e se non fussi questo rispetto, arei amato [[Martin Lutero|Martino Luther]] quanto me medesimo, non per liberarmi dalle legge indotte dalla religione cristiana nel modo che è interpretata ed intesa communemente, ma per vedere ridurre questa caterva di scelerati a' termini debiti, cioè a restare o sanza vizi o sanza autorità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 28)
*Coloro ancora, che attribuendo el tutto alla prudenzia e virtù, escludono quanto possono la potestà della fortuna, bisogna almanco confessino che importa assai abattersi o nascere in tempo che le virtù o qualità per le quali tu ti stimi siano in prezzo; come si può porre lo esemplo di [[Quinto Fabio Massimo Verrucoso|Fabio Massimo]], al quale lo essere di natura cunctabundo dette tanta riputazione, perché si riscontrò in una spezie di guerra, nella quale la caldezza era perniziosa, la tardità utile; in uno altro tempo sarebbe potuto essere el contrario. Però la fortuna sua consisté in questo, che e' tempi suoi avessino bisogno di quella qualità che era in lui; ma chi potessi variare la natura sua secondo le condizione de' tempi, il che è difficillimo e forse impossibile, sarebbe tanto manco dominato dalla fortuna. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 31)
*Quanto è diversa la [[Teoria e pratica|pratica]] dalla [[Teoria e pratica|teorica]]! quanti sono che intendono le cose bene, che o non si ricordono o non sanno metterle in atto! Ed a chi fa così, questa intelligenzia è inutile, perché è come avere uno tesoro in una arca con obligo di non potere mai trarlo fuora. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 35)
*Nega pure sempre quello che tu non vuoi che si sappia, o afferma quello tu vuoi che si creda; perché ancora che in contrario siano molti riscontri e quasi certezza, lo affermare o negare gagliardamente mette spesso a partito el cervello di chi ti ode. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 37)
*È difficile alla casa de' Medici potentissima e con dua papati conservare lo stato di Firenze, molto più che non fu a [[Cosimo de' Medici|Cosimo]] privato cittadino; perché, oltre alla potenzia che fu in lui eccessiva, vi concorse la condizione de' tempi, avendo Cosimo avuto a combattere lo stato con la potenzia di pochi, sanza displicenzia dello universale, el quale non cognosceva la libertà; anzi in ogni quistione tra potenti ed in ogni mutazione, gli uomini mediocri ed e' più bassi acquistavano condizione. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 38)
*Non consiste tanto la prudenzia della [[Economia|economica]] in sapersi guardare dalle spese, perché sono molte volte necessarie, quanto in sapere spendere con vantaggio, cioè uno grosso per 24 quattrini. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 56)
*Non procede sempre el [[Vendetta|vendicarsi]] da odio o da mala natura, ma è talvolta necessario perché con questo esemplo gli altri imparino a non ti offendere; e sta molto bene questo che uno si vendichi, e ''tamen'' non abbia rancore di animo contro a colui di chi fa vendetta. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 74)
*[...] quando sei in partiti difficili, o in cose che ti sono moleste, allunga e aspetta [[tempo]] quanto puoi, perché quello spesso ti illumina o ti libera. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 79)
*Ma perché non si può negare che la non sia bella, io loderei chi ordinariamente avessi el traino suo del vivere libero e schietto, usando la [[Simulazione (qualità)|simulazione]] solamente in qualche cosa molto importante, le quali accaggiono rare volte. Così acquisteresti nome di essere libero e reale, e ti tireresti drieto quella grazia che ha chi è tenuto di tale natura; e nondimeno nelle cose che importassino più, caveresti utilità della simulazione, e tanto maggiore quanto, avendo fama di non essere simulatore, sarebbe più facilmente creduto alle arti tue. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 104)
*[...] ogni minimo [[Particolare|particulare]] che varii, è atto a fare variare una conclusione [...]. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 114)
*A chi stima l'[[onore]] assai, succede ogni cosa, perché non cura fatiche, non pericoli, non danari. Io l'ho provato in me medesimo, però lo posso dire e scrivere; sono morte e vane le azione degli uomini che non hanno questo stimulo ardente. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 118)
*E' [[Filosofo|filosofi]] ed e' teologi e tutti gli altri che scrutano le cose sopra natura o che non si veggono, dicono mille pazzie; perché in effetto gli uomini sono al buio delle cose, e questa indagazione ha servito e serve più a esercitare gli ingegni che a trovare la verità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 125)
*[...] la natura delle cose del mondo è in modo, che è quasi impossibile trovarne alcuna che in ogni parte non vi sia qualche disordine ed inconveniente, bisogna resolversi a tôrle come sono e pigliare per buono quello che ha in sé manco male. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 126)
*È grandissima prudenzia e da molti poco osservata, sapere [[Dissimulazione|dissimulare]] le [[Risentimento|male satisfazione]] che hai di altri, quando el fare così non sia con tuo danno ed infamia; perché accade spesso che in futuro viene occasione di averti a valere di quello. Il che difficilmente ti riesce, se lui già sa che tu sia male satisfatto di lui. Ed a me è intervenuto molte volte che io ho avuto a ricercare persone, contro alle quali ero malissimo disposto; e loro credendo el contrario, o almeno non si persuadendo questo, m'hanno servito prontissimamente. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 133)
*Gli uomini tutti per natura sono inclinati più al bene che al male, né è alcuno el quale, dove altro rispetto non lo tiri in contrario, non facessi più volentieri bene che male; ma è tanto fragile la natura degli uomini e sì spesse nel mondo le occasione che invitano al male, che gli uomini si lasciano facilmente deviare dal bene. E però e' savi legislatori trovorono e' premi e le pene; che non fu altro che con la speranza e col timore volere tenere fermi gli uomini nella inclinazione loro naturale. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 134)
*La buona [[fortuna]] degli uomini è spesso el maggiore inimico che abbino, perché gli fa diventare spesso cattivi, leggieri, insolenti; però è maggiore paragone di uno uomo el resistere a questo che alle avversità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 164)
*Che mi rilieva me, che colui che mi [[Offesa|offende]] lo facci per ignoranzia e non per [[malignità]]? Anzi, è spesso molto peggio, perché la malignità ha e' fini suoi determinati e procede con le sue regole, e però non sempre offende quanto può; ma la [[ignoranza|ignoranzia]], non avendo né fine, né regola, né misura, procede furiosamente e dà mazzate da ciechi. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 168)
*Pregate Dio sempre di trovarvi dove si [[Vittoria e sconfitta|vince]], perché vi è data laude di quelle cose ancora di che non avete parte alcuna; come per el contrario chi si truova dove si [[Vittoria e sconfitta|perde]], è imputato di infinite cose delle quali è inculpabilissimo. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 176)
*Quasi sempre in Firenze per la dapocaggine degli uomini, quando uno ha fatto con violenzia uno scandalo publico, non si è fatto pruova di punirlo, ma cercato a gara di deliberargli la [[impunità]], pure che deponga l'arme e non ne faccia più; modi non da reprimere gli insolenti, ma da fare diventare lioni gli agnelli. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 177)
*Della [[astrologia]], cioè di quella che giudica le cose future, è pazzia parlare: o la scienza non è vera, o tutte le cose necessarie a quella non si possono sapere, o la capacità degli uomini non vi arriva; ma la conclusione è, che pensare di sapere el futuro per quella via è uno sogno. Non sanno gli astrologi quello dicono, non si appongono se non a caso; in modo che se tu pigli uno pronostico di qualunque astrologo, ed uno di un altro uomo fatto a ventura, non si verificherà manco di questo che di quello. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 207)
===[[Explicit]]===
Quando più [[Nemico|inimici]], che insieme ti solevano essere uniti contro, sono venuti tra loro alle mani, lo assaltarne uno in sulla occasione di potergli opprimere separatamente, è spesso causa che di nuovo si riunischino insieme; però bisogna bene considerare la qualità dello odio che è nato tra loro, e le altre condizione e circunstanzie per poterti bene risolvere quale sia meglio, o assaltarne uno, o pure stando a vedere lasciargli combattere tra loro.
===Citazioni sui ''Ricordi''===
*E mi fecero molta impressione soprattutto i ''Ricordi'' da compararsi a quanto di meglio è stato fatto in questo genere. Ciò che la naturale prudenza e la lunga pratica delle cose del mondo e la dottrina e la solitaria meditazione e il salutare raccoglimento ne' tristi e buoni accidenti della vita potea suggerire ad un sagacissimo osservatore, tutto trovi qui condensato e scolpito con rara energia di pensiero e di parola. E mai non ho capito così bene, perché l'Italia fosse allora si grande e si debole, che in questa lettura, dove lo storico con perfetto abbandono dipinge sé stesso, e sotto forma di consigli ti scopre i suoi pensieri e sentimenti più intimi, o, per dirla con parola moderna, il suo ideale politico e civile dell'uomo. ([[Francesco De Sanctis]])
==''Scritti minori''==
===[[Incipit]]===
[[Lorenzo de' Medici]] morì lo anno 1492 a' dì... di aprile essendo di età di anni 43 ''vel circa''. [[Cosimo de' Medici|Cosimo]] avolo suo, uomo di singulare prudenzia e di grandissima ricchezza, ebbe tanta autorità nel governo della republica fiorentina, quanta possi avere uno cittadino in una città libera. Morto lui, rimase [[Piero il Gottoso|Piero]] suo figliolo e padre di Lorenzo nella medesima grandezza, el quale fu uomo claro per bontà di natura e per essere clementissimo.
===Citazioni===
*{{NDR|[[Lorenzo de' Medici]]}} governò sempre con tanta prudenzia e virtù che quella città ragionevolmente non si è mai ricordata sanza lacrime della sua immatura morte, perché a' tempi sua la fiorì di tutte quelle prosperità che può avere una città, di ricchezze, di imperio, di uomini virtuosi, di lettere e di tutte le arte buone, di reputazione, e sopra tutto di una grandissima unione e concordia civile [...]. ([[s:Scritti minori (Guicciardini)/I. - Elogio di Lorenzo de' Medici|I]])
*Così a proposito vedendo uno buono cittadino la perdizione della sua patria e conoscendo quale sia el riparo, debbe innanzi a ogni cosa pensare se e' lo possi introdurre colle persuasioni e co' modi civili ed usitati nelle republiche; e' quali quando non servono ed è necessaria la forza, debbe più tosto usarla che lasciare perdere el tutto, e fare un poco di violenzia breve alle legge ed alla libertà per conservarle lungamente. E che questa opinione sia vera, lo mostra oltre alla ragione, lo esemplo di [[Licurgo]], el quale non con altro modo dette principio a quelle legge memorabile che colla forza e colle arme; omo certo santissimo ed ammirabile, e che, essendosi mosso sanza alcuno respetto di sé, ma solo per el beneficio publico, non arebbe tentata questa via se non la avessi conosciuta lecita o permessa. ([[s:Scritti minori (Guicciardini)/II. - Se sia lecito condurre el populo alle buone legge con la forza non potendo farsi altrimenti|II]])
==''Storia d'Italia''==
[[File:Guicciardini M Francesco La Historia dItalia.jpg|thumb|''Storia d'Italia'']]
===[[Incipit]]===
Io ho deliberato di scrivere le cose accadute alla memoria nostra in Italia, dappoi che l'armi de' franzesi, chiamate da' nostri prìncipi medesimi, cominciorono con grandissimo movimento a perturbarla: materia, per la varietà e grandezza loro, molto memorabile e piena di atrocissimi accidenti; avendo patito tanti anni Italia tutte quelle calamità con le quali sogliono i miseri mortali, ora per l'ira giusta d'Iddio ora dalla empietà e sceleratezze degli altri uomini, essere vessati.
===Citazioni===
*[...] è certamente cosa verissima che non sempre gli uomini [[Saggezza|savi]] discernono o giudicano perfettamente: bisogna che spesso si dimostrino segni della debolezza dello intelletto umano. (lib. I, cap. III)
*[...] non sempre per il rimuovere delle [[Causa ed effetto|cagioni]] si rimuovono gli [[Causa ed effetto|effetti]] i quali da quelle hanno avuto la prima origine. (lib. I, cap. III)
*[...] le deliberazioni fatte per timore paiono, a chi teme, inferiori al pericolo [...]. (lib. I, cap. III)
*[...] alle deliberazioni precipitose si conduce non meno agevolmente il timido per la disperazione che si conduca il temerario per la inconsiderazione [...]. (lib. I, cap. V)
*[...] è senza dubbio molto pericoloso il governarsi con gli [[Esempio|esempli]] se non concorrono, non solo in generale ma in tutti i particolari, le medesime ragioni, se le cose non sono regolate con la medesima prudenza, e se, oltre a tutti gli altri fondamenti, non v'ha la parte sua la medesima fortuna. (lib. I, cap. XIV)
*[...] gli uomini, quando si approssimano i loro infortuni, perdono principalmente la prudenza, con la quale arebbono potuto impedire le cose destinate [...]. (lib. I, cap. XV)
*Niuna cosa è certamente più necessaria nelle deliberazioni ardue, niuna da altra parte più pericolosa, che 'l domandare [[consiglio]]; né è dubbio che manco è necessario agli uomini prudenti il consiglio che agli imprudenti; e nondimeno, che molto più utilità riportano i savi del consigliarsi. Perché chi è quello di prudenza tanto perfetta che consideri sempre e conosca ogni cosa da se stesso? e nelle ragioni contrarie discerna sempre la migliore parte? Ma che certezza ha chi domanda il consiglio d'essere fedelmente consigliato? Perché chi dà il consiglio, se non è molto fedele o affezionato a chi 'l domanda, non solo mosso da notabile interesse ma per ogni suo piccolo comodo, per ogni leggiera sodisfazione, dirizza spesso il consiglio a quel fine che più gli torna a proposito o di che più si compiace; e essendo questi fini il più delle volte incogniti a chi cerca d'essere consigliato, non s'accorge, se non è prudente, della infedeltà del consiglio. (lib. I, cap. XVI)
*[...] il regnare depende spesso dalla fortuna ma l'essere [[re]] che si proponga per unico fine la salute e la felicità de' popoli suoi depende solamente da se medesimo e dalla propria virtù. (lib. I, cap. XIX)
*[...] come da uno giudice incapace e imperito non si possono aspettare sentenze rette così da uno [[popolo]] che è pieno di confusione e di ignoranza non si può aspettare, se non per caso, elezione o deliberazione prudente o ragionevole. (lib. II, cap. II)
*[...] persuadendoci che di ragione tutti, in tutte le cose, dobbiamo essere [[Uguaglianza|eguali]], si confonderanno, quando sarà in facoltà della moltitudine, i luoghi della virtù e del valore; e questa cupidità {{NDR|degli onori}} distesa nella maggiore parte farà potere più quegli che manco sapranno o manco meriteranno, perché essendo molto più numero aranno più possanza, in uno stato ordinato in modo che i pareri s'annoverino non si pesino. (lib. II, cap. II)
*[...] è natura degli uomini, quando si partono da uno estremo nel quale sono stati tenuti violentemente, correre volonterosamente, senza fermarsi nel mezzo, all'altro estremo. Così chi esce da una tirannide, se non è ritenuto, si precipita a una sfrenata licenza; la quale anche si può giustamente chiamare tirannide, perché e un popolo è simile a un tiranno quando dà a chi non merita, quando toglie a chi merita, quando confonde i gradi e le distinzioni delle persone; ed è forse tanto più pestifera la sua tirannide quanto è più pericolosa l'ignoranza, perché non ha né peso né misura né legge che la malignità, che pure si regge con qualche regola con qualche freno con qualche termine. (lib. II, cap. II)
*[...] è grandissima (come ognuno sa) in tutte l'azioni umane la potestà della fortuna, maggiore nelle cose militari che in qualunque altra, ma inestimabile immensa infinita ne' fatti d'arme; dove uno comandamento male inteso, dove una ordinazione male eseguita, dove una temerità, una voce vana, insino d'uno piccolo soldato, traporta spesso la vittoria a coloro che già parevano vinti; dove improvisamente nascono innumerabili accidenti i quali è impossibile che siano antiveduti o governati con consiglio del capitano. (lib. II, cap. IX)
*[...] facilmente da' prìncipi sono riputati savi quegli consigli che si conformano più alla loro inclinazione. (lib. II, cap. XII)
*[...] nell'antiche e gravi [[Nemico|inimicizie]] è difficile stabilire fedele reconciliazione, perché è impedita o dal sospetto o dalla cupidità della vendetta [...]. (lib. III, cap. XI)
*[...] sono inutili i consigli diligenti e prudenti quando l'esecuzione procede con negligenza e imprudenza. (lib. IV, cap. IV)
*[...] poco si aspetta sincerità o opere fedeli da chi è venuto in concetto degli uomini di essere solito a governarsi con [[Doppiezza|duplicità]] e con artifici. (lib. IV, cap. VII)
*[...] l'esperienza dimostra essere verissimo che rare volte succede quel che è desiderato da molti; perché dipendendo comunemente gli effetti delle azioni umane dalla volontà di pochi, ed essendo l'intenzioni e i fini di questi quasi sempre molto diversi dall'intenzioni e da' fini de' molti, possono difficilmente succedere le cose altrimenti che secondo la intenzione di coloro che danno loro il moto. (lib. V, cap. X)
*[...] con disavvantaggio grande si fa la [[guerra]] con chi non ha che perdere. (lib. V, cap. XIV)
*[...] sono vani e fallaci i pensieri degli uomini [...]. (lib. VI, cap. IV)
*[...] niuno più facilmente [[Inganno|inganna]] gli altri che chi è solito e ha fama di mai non gli ingannare [...]. (lib. VI, cap. V)
*[...] come alla sostentazione di uno corpo non basta solamente il bene essere del capo ma è necessario che gli altri membri faccino lo ufficio suo, così non basta che il principe sia senza colpa delle cose se ne' ministri suoi non è proporzionatamente la debita diligenza e virtù. (lib. VI, cap. VII)
*[...] l'imitazione del [[Bene e male|male]] supera sempre l'esempio come per il contrario l'imitazione del [[Bene e male|bene]] è sempre inferiore [...]. (lib. VI, cap. X)
*[È] più difficile, senza comparazione, conservare, eziandio da' minori pericoli, quel che rimane, a chi ha cominciato a declinare che non è a chi, sforzandosi di conservare la degnità e il grado suo, si volge prontamente, senza fare segno alcuno di volere cedere, contra chi cerca di opprimerlo. (lib. VIII, cap. I)
*[...] nelle cose che dopo lungo [[desiderio]] s'ottengono non truovano quasi mai gli uomini né la giocondità né la felicità che prima s'aveano immaginata [...]. (lib. VIII, cap. IX)
*[...] la [[difesa]] è, secondo la legge della natura, comune a tutti gli uomini e approvata dal sommo Iddio e dal consentimento di tutte le nazioni; nata insieme col mondo e duratura quanto il mondo, e alla quale non possono derogare né le leggi civili né le canoniche fondate in su la volontà degli uomini, e le quali, scritte in sulle carte, non possono derogare a una legge non fatta dagli uomini ma dalla stessa natura, e scritta scolpita e infissa ne' petti e negli animi di tutta la generazione umana. (lib. X, cap. VI)
*[...] la [[neutralità]] nelle guerre degli altri essere cosa laudabile, e per la quale si fuggono molte molestie e spese, quando non sono sì deboli le forze che tu abbia da temere la vittoria di ciascuna delle parti; perché allora ti arreca sicurtà, e bene spesso, la stracchezza loro, facoltà di accrescere il tuo stato. Né essere sicuro fondamento il non avere offeso alcuno, il non avere data giusta cagione di querelarsi; perché rarissime volte, e forse non mai, si raffrena dalla giustizia o dalle discrete considerazioni l'insolenza del vincitore; né reputarsi, per queste ragioni, meno ingiuriati i prìncipi grandi quando è negato loro quel che desiderano, anzi sdegnarsi contro a ciascuno che non séguita la volontà loro e che con la fortuna di essi non accompagna la fortuna propria. (lib. X, cap. VIII)
*[...] non è male alcuno nelle cose umane che non abbia congiunto seco qualche bene [...]. (lib. XII, cap. VII)
*[...] accade quasi sempre, per il giudicio corrotto degli uomini, che ne' re è più lodata la prodigalità, benché a quella sia annessa la rapacità, che la parsimonia congiunta con la astinenza della roba di altri. (lib. XII, cap. XIX)
*[...] non hanno gli uomini maggiore inimico che la troppa [[prosperità]], perché gli fa impotenti di se medesimi, licenziosi e arditi al male e cupidi di turbare il bene proprio con cose nuove. (lib. XIV, cap. I)
*[...] è considerato comunemente dagli uomini l'[[evento]] delle cose; per il quale, ora con laude ora con infamia, secondo che è o felice o avverso, si attribuisce sempre a consiglio quel che spesso è proceduto dalla fortuna. (lib. XIV, cap. IX)
*{{NDR|La [[pace]]}} è desiderabile e santa, quando assicura da' sospetti, quando non augumenta il pericolo, quando induce gli uomini a potersi riposare e alleggierirsi dalle spese; ma quando partorisse gli effetti contrari è, sotto nome insidioso di pace, perniciosa guerra; è, sotto nome di medicina salutifera, pestifero veleno. (lib. XV, cap. II)
*[...] i savi medici [...], quando i rimedi che si fanno per sanare la indisposizione degli altri membri accrescono la infermità del capo o del cuore, posposto ogni pensiero de' mali più leggieri e che aspettano tempo, attendono con ogni diligenza a quello che è più importante e più necessario alla salute dello infermo. (lib. XVI, cap. III)
*[...] più facilmente si induce a perdonare chi è offeso che a [[Restituzione|restituire]] chi possiede [...]. (lib. XVI, cap. III)
*[...] gli uomini si persuadono spesso che se si fusse fatta o non fatta una cosa tale sarebbe succeduto certo effetto, che se si potesse vederne la esperienza si troverebbeno molte volte fallaci simili giudizi. (lib. XVIII, cap. VIII)
*[...] è più presente la ingratitudine e la calunnia che la rimunerazione e la laude alle [[Buona azione|buone opere]] [...]. (lib. XVIII, cap. VII)
===Citazioni sulla ''Storia d'Italia''===
*Guicciardini è il primo vero storico che sciolga la storia dal collegamento con un determinato stato. Per la prima volta dà un quadro esatto della politica internazionale, non solo perché la conobbe e la comprese per pratica, ma perché non ne comunicò semplici frammenti come è inevitabile che accada in una storia territoriale. La reciproca dipendenza degli stati, il nesso della politica interna con quella estera, l'influenza delle operazioni militari su quelle politiche e viceversa – tutti questi tipici tratti della politica, specialmente di quella europea, il Guicciardini li ha fissati con mano sicura nelle linee imperiture della sua Storia d'Italia. ([[Eduard Fueter]])
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Consolatoria, Accusatoria, Defensoria''===
====''Consolatoria''====
<div align=right>Fatta di settembre 1527 a Finocchieto<br>tempore pestis.</div>
Io non mi maraviglio, Francesco, benché io ti cognosca di animo fermo e virile, che tu ti truovi ripieno di grandissimo dispiacere, perché sono concorsi in uno tempo medesimo troppi accidenti a perturbarti; né è solo la roba in che tu patisci, ma di più la grandezza, la degnità, e quello che io credo che ti pesi sopra tutte le cose, l'onore. Hai per la ruina del pontefice perduto la presidenzia di Romagna, luogo che ti dava grandissima utilità e tanta riputazione, che ogni uomo grande e nato in maggiore grado che privato, se ne sarebbe onorato; hai perduto uno pontefice che t'aveva singulare affezione, ma molto maggiore confidenzia, e che voleva che ordinariamente tu stessi apresso a lui e consigliassi e trattassi tutte le faccende importante e segrete dello stato, e ne' tempi della guerra t'aveva proposto a eserciti con tanta autorità che maggiore non aveva riservata a sé.
====''Oratio accusatoria''====
Non si doveva pregare più Dio di cosa alcuna, giudici, nessuna in questo tempo poteva essere più a proposito della republica, che esserci data occasione che questa nuova legge dell'accusare, ordinata con quello ardore che voi sapete di coloro che favoriscono la nostra libertà, fussi ne' suoi princìpi confermata con qualche notabile esempio; la quale poi che si è offerta più opportuna ancora e maggiore che non aremo saputo immaginare, non può essere dubio a persona che non consiglio ed opera alcuna di uomini, ma la divina voluntà e disposizione ce l'ha mandata.
====''Defensoria contra precedentem''====
Cognosco non essere conveniente, giudici, che chi si sente innocente e con la conscienzia purgata, tema o si perturbi per le accusazione false, perché debbe sperare che Dio giustissimo giudice sia suo protettore e defensore, né comporti che la verità sia suffocata dalle calunnie. Nondimeno queste cose insolite che mi si presentano innanzi agli occhi mi commuovono non mediocremente l'animo, vedendomi qui in mezzo di tanta multitudine, la quale tutta guarda me solo ed è testimone delle mie molestie; e che doppo una legge nuova, una nuova forma di cognoscere la causa ed udire le parte publicamente, io sia el primo chiamato in giudicio e riguardato da tutti quasi per esemplo, pieno di travagli abbia in pericolo tutto quello bene che ha e possa avere uno cittadino; e dove pochi mesi innanzi pareva che io avessi tanta felicità che fussi quasi invidioso agli amici, ora mi truovi sì afflitto che sia nonché altro, miserabile agli inimici.
===''Diario del viaggio in Spagna''===
Noi ci partimo di Firenze a dì 29 di gennaio 1511 e la sera andamo a Pistoia a casa Gualtieri Panciatichi, dove come fussimo trattati non accade riferire, perché el principio fu di qualità che se e' mezzi e gli effetti corrispondessino meriteremo troppa invidia.<br>
Da Pistoia ne venimo a dì 30 a Lucca discosto a Pistoia venti miglia, delle qualità della quale non possiamo molto parlare perché ne vedemo più fuora che drento, conciosiaché giunti per la via di Pescia alle mura, l'avemo a girare più che mezza innanzi che trovassimo la porta; nondimeno la terra ci parve maninconica, che è in piano ma molto sotto a' monti; el contado verso Pisa e Pescia è poco; distendesi verso Pietrasanta ed è buono e bene cultivato, e benché da quella banda fussi la pace di Ottaviano, pure vi si stette con poco riposo, perché tutta la notte sentimo campane e gridi di guardie non altrimenti che se fussimo in mezzo la guerra. A Dio piaccia ridurgli in termini che e' non abbino a pensare più alla guardia della terra; e la dichiarazione di queste parole si stenda a senno del savio nostro.
===''Memorie di famiglia''===
L'avere notizia de' maggiori suoi e massime quando e' sono stati valenti, buoni ed onorati cittadini, non può essere se non utile a' descendenti, perché è uno stimulo continuo di portarsi in modo che le laude loro non abbino a essere suo vituperio; e per questo rispetto io ho disposto fare qualche memoria delle qualità de' progenitori nostri, non tanto per ricordo mio, quanto ''etiam'' per coloro che hanno a venire; e faccendolo non per pompa ma per utilità, dirò la verità delle cose che mi sono venute a notizia, ''etiam'' de' difetti ed errori loro, acciò che chi leggerà s'accenda non solo a imitare le virtù che hanno avute, ma ''etiam'' a sapere fuggire e' vizi.
===''Storie Fiorentine dal 1378 al 1509''===
Nel 1378 sendo gonfaloniere di giustizia Luigi di messer Piero Guicciardini successe la novità de' Ciompi, di che furno autori gli otto della guerra, e' quali per essere stati raffermati più volte in magistrato, s'avevano recata adosso grande invidia e grande contradizione da' cittadini potenti, e per questo si erano rivolti a' favori della moltitudine; e però procurorono questo tumulto, non perché e' Ciompi avessino a essere signori della città ma acciò che col mezzo di quegli, sbattuti e' potenti ed inimici sua loro rimanessino padroni del governo.
==Citazioni su Francesco Guicciardini==
*È storiografo diligente e dal quale, a mio parere, con più esattezza che da qualsiasi altro, si può apprendere la verità sugli affari del suo tempo: del resto nella maggior parte di essi è stato attore lui stesso, e in posizione onorevole. Non c'è alcun indizio che per odio, adulazione o vanità, abbia travisato le cose: e di ciò fanno fede i liberi giudizi che dà dei grandi, e specialmente di coloro dai quali era stato portato avanti e rivestito di cariche, come del papa Clemente VII. Quanto alla parte di cui sembra voler farsi più forte, cioè le digressioni e i ragionamenti, ce ne sono di buoni, e ricchi di bei tratti; ma se n'è troppo compiaciuto. Di fatto, per non voler tralasciare nulla, avendo in mano un argomento così ricco ed ampio, e quasi infinito, diventa prolisso e sa un po' di chiacchiera scolastica. Ho notato anche questo, che di tanti animi e di tanti fatti che giudica, di tanti impulsi e disegni, non ne attribuisce mai neppure uno alla virtù, allo scrupolo e alla coscienza, come se tali qualità fossero completamente estinte nel mondo; e di tutte le azioni, per quanto belle appaiano in se stesse, ne rimanda la causa a qualche movente vizioso o a qualche mira d'interesse. È impossibile immaginare che nell'infinito numero di azioni che giudica, non ve ne sia stata qualcuna compiuta per un giusto motivo. Nessuna corruzione può aver soggiogato gli uomini tanto universalmente che qualcuno non sfugga al contagio; questo mi fa temere che ci sia qui un po' del vizio del suo temperamento; e può essere accaduto che egli abbia giudicato gli altri secondo se stesso. ([[Michel de Montaigne]])
*Francesco Guicciardini [...] nello storiare pochi ebbe eguali, superiore nessuno. Egli con ragione reputar si può lo Zenofonte Fiorentino, per aver descritte con somma maestria quelle cose, nel governo delle quali ebbe gran parte. Comeché vivesse in tempi dissoluti e tirannici insieme, pure concepì la nobile idea di censurare non solo i privati cittadini, ma anche i Principi, assolvendo questo, quell'altro dannando, colle laudi esaltando le virtù de' pochi inorrotti animi, e in abbominio ponendo la fellonesca depravazione dell'universale. ([[Francesco Lomonaco]])
*Il Guicciardini è forse il solo storico tra i moderni, che abbia e conosciuti molto gli uomini, e filosofato circa gli avvenimenti attenendosi alla cognizione della natura umana, e non piuttosto a una certa scienza politica, separata dalla scienza dell'uomo, e per lo più chimerica, della quale si sono serviti comunemente quegli storici, massime oltramontani ed oltramarini, che hanno voluto pur discorrere intorno ai fatti, non contentandosi, come la maggior parte, di narrarli per ordine, senza pensare più avanti. ([[Giacomo Leopardi]])
*In Guicciardini è costante il timore di quel teorizzare che per essere troppo generale scivola nell'astrattezza e non riesce più a connettere la realtà con i {{sic|principî}}. [[Niccolò Machiavelli|Machiavelli]], nonostante il suo richiamo alla «realtà effettuale» aveva troppo amato la generalizzazione astratta; Guicciardini è preoccupato di conservare l'umiltà di fronte ai fatti, che sono gli unici a noi cogniti e rappresentano per noi l'unico mezzo di orientamento. ([[Eugenio Garin]])
*Le profonde somiglianze del pensiero del Guicciardini con quello del Machiavelli sono state rilevate così di frequente che vana sarebbe ogni insistenza in proposito: non inutile, invece, notare quanto il consueto paragone fra i due nuoccia piuttosto che giovare alla comprensione dell'atteggiamento guicciardiniano, a proposito del quale troppo si è insistito sulla valutazione del «particulare» quasi segno di mentalità analitica e scarsamente costruttiva. ([[Eugenio Garin]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Francesco Guicciardini, ''[[s:Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio|Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio]]'', in ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE7155872 Scritti politici e ricordi]'', a cura di Roberto Palmarocchi, Laterza, Bari, 1933.
*Francesco Guicciardini, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/g/guicciardini/consolatoria_accusatoria_e_defensoria/pdf/consol_p.pdf Consolatoria, Accusatoria, Defensoria]'', in ''Autodifesa di un politico'', Laterza, tratte dall'edizione Palmarocchi in F. Guicciardini "Scritti autobiografici e non", Laterza, Bari, 1936, pp 164-281.
*Francesco Guicciardini, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/g/guicciardini/diario_del_viaggio_in_spagna/pdf/diario_p.zip.pdf Diario del viaggio in Spagna]'', Edizioni Studio Tesi, Pordenone, 1993. ISBN 8876924272
*Francesco Guicciardini, ''[[s:Discorsi politici (Guicciardini)|Discorsi politici]]'', in ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE7155872 Scritti politici e ricordi]'', a cura di Roberto Palmarocchi, Laterza, Bari, 1933.
*Francesco Guicciardini, ''[[s:Scritti minori (Guicciardini)|Scritti minori]]'', in ''Scritti politici e ricordi'', cit.
*Francesco Guicciardini, ''[[s:Ricordi (Guicciardini)|Ricordi]]'', in ''Scritti politici e ricordi'', cit.
*Francesco Guicciardini, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/g/guicciardini/memorie_di_famiglia/pdf/memori_p.pdf Memorie di famiglia]'', in ''Opere'', a cura di Roberto Palmarocchi, Laterza, Bari, 1933.
*Francesco Guicciardini, ''[http://www.bibliotecaitaliana.it/testo/bibit000136 Storia d'Italia]'', a cura di Silvana Seidel Menchi, Giulio Einaudi editore, Torino, 1971.
*Francesco Guicciardini, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/g/guicciardini/storie_fiorentine_dal_1378_al_1509/pdf/guicciardini_storie_fiorentine.pdf Storie Fiorentine dal 1378 al 1509]'', Edizioni Edipem, Novara, 1974.
==Altri progetti==
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===Opere===
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'''Francesco Guicciardini''' (1483 – 1540), scrittore, storico e politico italiano.
==Citazioni di Francesco Guicciardini==
*A dí 14 da Susanna passamo [[Colle del Monginevro|Monginevra]] e venimo a Brianzone discosto leghe tre, dove per essere mal tempo alloggiamo el giorno; questa montagna ha dalla parte di Italia una lega di montata o meno; ma el piggiore è circa a uno trarre di mano, che per via stretta ha salita repente, ed in luogo che se si inciampassi si cadrebbe in uno precipizio grandissimo; vassi per la sommitá del giogo circa a mezza lega o poco piú, in sul quale è uno villaggio ed alloggiamenti. La scesa dalla banda di Francia è maggiore che quella di Italia ma piú facile e non tanto repente. Insomma non è mala montagna né difficile, e chi la cavalcassi in stagione non avessi a combattere con neve e con diaccio, sarebbe cosa agevole. A piè di questa montagna, pure in su una altra montagna è Brianzone, terra buona e civile, e per quello che ne potemo vedere è luogo grasso; e vi fumo bene trattati ed alloggiati.<ref>Scritti autobiografici e rari, a cura di Roberto Palmarocchi, Laterza, Bari, 1936, p. 108</ref>
*Andò all'esercito Lodovico Sforza, e con lui [[Beatrice d'Este|Beatrice]] sua moglie, che gli era assiduamente compagna non manco alle cose gravi che alle dilettevoli.<ref>Storia d'Italia
Volume 1, di Francesco Guicciardini, Giovanni Rosini, 1843, Borroni e Scotti, p. 144.</ref>
*Da Tortona a dí 8 ne venimo a [[Alessandria (Italia)|Alessandria]] della paglia, discosto quivi miglia dodici; el nome suo deriva per essere stata edificata da uno Alessandro papa, el cognome, perché quivi si dá la corona di paglia al re de’ romani quando va a Roma per la corona dello imperio; è cittá molto grande di circuito, ma vi è vòto assai e male populata; non è molto ricca, né vi è edifici publici o privati che sieno notabili, nondimeno ''omnibus computatis'' è bella terra; entramovi in dí di festa, e perché era vicino al carnovale vi trovamo assai donne in maschera; la usanza delle quali è accozzarsi insieme tre o quattro o quelle piú che le vogliono, ed andarsi a spasso in maschera sole per la terra, né si disdice alle gentile donne e bene costumate, pure che vadino in abito di donne. Circa a mezzo miglio innanzi si entri nella terra si truova uno fiume detto Bormio, che è mal fiume e fu per affogarvi uno dei nostri cavalli. Passa per la terra el Tanari fiume grosso e navigabile e che da quivi a miglia otto entra in Po.<ref>Scritti autobiografici e rari, a cura di Roberto Palmarocchi, Laterza, Bari, 1936, p. 106</ref>
*{{NDR|[[Ludovico il Moro]]}} principe vigilantissimo e d'ingegno molto acuto.<ref>Delle istorie d'Italia di Francesco Guicciardini, Francesco Guicciardini, per Niccolò Conti, 1818, p. 10.</ref>
*{{NDR|Ludovico il Moro}} non manco timido nell'avversità, che immoderato nelle prosperità, come quasi sempre è congiunta in un medesimo soggetto l'insolenza con la timidità, dimostrava con inutili lagrime la sua viltà. <ref>Delle istorie d'Italia di Francesco Guicciardini, Francesco Guicciardini, per Niccolò Conti, 1818, p. 191.</ref>
*{{NDR|Ludovico il Moro}} Se bene e' fu signore di grande ingegno e valente uomo, e così mancassi di crudeltà e di molti vizii che sogliono avere i tiranni, e potessi per molte considerazioni essere chiamato uomo virtuoso, pure queste virtù furono oscurate e coperte da molti vizii; perché e' fu disonesto nel peccato della sodomia, e come molti dissono, ancora da vecchio non meno paziente che agente; fu avaro, vario, mutabile, e di poco animo; ma quello perché trovò meno compassione fu una ambizione infinita, la quale, per essere arbitro di Italia, lo constrinse a fare passare il re Carlo e empiere Italia di barbari.<ref>Opere inedite di Francesco Guicciardini etc, Storia fiorentina, dai tempi di Cosimo de' Medici a quelli del gonfaloniere Soderini, 3, 1859, p. 217</ref>
===Attribuite===
*Ché se tu fiderai nelli italiani, sempre aurai delusione.
:{{NDR|[[Citazioni errate|Citazione errata]]}} Questa frase viene attribuita da [[Gianni Brera]] a Francesco Guicciardini, che in realtà non pronunciò né scrisse mai queste parole. Brera utilizzò questa citazione in varie opere di natura storica e in vari articoli.<ref>Da ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1984/08/01/nella-dannata-piscina-picchia-solo-moby-dick.html Nella dannata piscina picchia solo Moby Dick]'', ''la Repubblica'', 1º agosto 1984.</ref><ref>Da ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1986/11/21/la-mascotte-diviso-tre.html La mascotte diviso tre]'', ''la Repubblica'', 21 novembre 1986.</ref> Il giornalista ammise di essersi inventato la citazione in questo pezzo tratto da un suo articolo: «Il ragazzino Campanella crotonese come Milone! consola il cronista di ogni sconsiderata nequizia commessa in pedata e lo esime per una volta dal parafrasare ser Francesco Guicciardini, al quale ha fatto dire ormai da molti anni: Che se tu fiderai nelli italiani, sempre aurai delusione.»<ref>Da ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1988/09/20/quelle-omeriche-risate.html Quelle omeriche risate]'', ''la Repubblica'', 20 settembre 1988, p. 3.</ref>
==''Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio''==
===[[Incipit]]===
Nel primo Discorso è vera la distinzione che tutte le città sono edificate o da forestieri o da uomini nativi del luogo, ed in questo secondo membro cade [[Venezia|Vinegia]] ed [[Atene]]; cadeci ancora [[Roma]], ma diversamente da Atene e da Vinegia, perché queste furono edificate dagli incoli per necessità di avere o uno ricetto sicuro o uno reggimento commune, ma Roma, sanza alcuna di queste necessità, fu più presto edificata come colonia di Alba, cioè da uomini o albani o sudditi allo imperio di Alba, per amore di quelli luoghi dove erano nutriti, o per ambizione di reggersi per sé stessi; né può Roma per rispetto di [[Enea]] applicarsi al membro de' forestieri, perché è uno cercare le origine troppo da lontano, le quali non s'hanno a referire a' primi antecessori di chi ha edificato.
===Citazioni===
*El principale fondamento della potenzia e ricchezze della [[città]] è avere grosso populo: e male può ingrossare di populo una città che sia posta in luogo sterile, se già non ha la aria molto generativa, come [[Firenze]], o la opportunità del mare, come Vinegia; e però è meglio porsi in paese fertile, perché più facilmente vi concorrono gli abitatori; ma quando fussi possibile fermare abitatori assai in uno sito, io non dico al tutto sterile, ma non grasso, non è dubio che più conferirebbe a farlo virtuoso la necessità del provedersi che le buone legge; perché quelle si possono variare dalla voluntà degli uomini, ma la necessità è una legge ed uno stimulo continuo. E questa indirizzò bene Roma, la quale, se bene posta in paese fertile, ''tamen'' per non avere contado ed essere cinta di populi potenti, fu forzata allargarsi con la virtù delle arme e con la concordia; e questo si discorre non in una città che voglia vivere alla filosofica, ma in quelle che vogliono governarsi secondo el commune uso del mondo, come è necessario fare, altrimenti sarebbono, essendo debole, oppresse e conculcate da' vicini. ([[s:Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro primo/Capitolo I|cap. I]])
*Nel governo del popolo è di buono, che mentre dura non vi è tirannide; possono più le legge che gli uomini; ed el fine di tutte le deliberazione è riguardare al bene universale. Di male vi è, che el popolo per la ignoranzia sua non è capace di deliberare le cose importante, e però presto periclita una republica che rimette le cose a consulta del popolo; è instabile e desideroso sempre di cose nuove, e però facile a essere mosso ed ingannato agli uomini ambiziosi e sediziosi; batte volentieri e' cittadini qualificati, che gli necessita a cercare novità e turbazione. ([[s:Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro primo/Capitolo II|cap. II]])
*È vero che, e nello ordinare una republica ed in ogni altra faccenda, si debbe ordinare le cose in modo che chi volessi fare [[Bene e male|male]], non possa, non perché sempre tutti gli uomini siano cattivi, ma per provedere a quelli che fussino cattivi; e s'ha a considerare in questa materia, che gli uomini tutti sono per natura inclinati al [[Bene e male|bene]], ed a tutti, ''data paritate terminorum'', piace più el bene che 'l male; e se alcuno ha altra inclinazione, è tanto contro allo ordinario degli altri e contro a quello primo obietto che ci porge la natura, che più presto si debbe chiamare monstro che uomo. ([[s:Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro primo/Capitolo III|cap. III]])
*E per venire a' particulari secondo l'ordine del Discorso, dico che a uno tiranno di una città, ed a ogni principe, sono utilissime le [[Fortezza|fortezze]] in quella città, perché né el popolo né gli inimici particulari, vedendo el principe sicuro nella fortezza sua, non possono per ogni leggiere occasione fare movimento; perché è difficile farlo in modo che si amazzi el principe con tutta la sua progenie; non facile avere le forze ed e' soccorsi preparati in modo che si possa rinchiudere o pigliare la fortezza sì presto che el principe non abbia tempo a ripigliare la terra con gente nuove introdotte per la fortezza. ([[s:Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro secondo/Capitolo XXIV|cap. XXIV]])
===[[Explicit]]===
Però conchiuggo che quando Roma non fu corrotta, che le prorogazione degli imperi e la continuazione del consulato, la quale ne' tempi difficili usarono molte volte, furono cosa utile e santa; ma corrotta la città, sursono le battaglie civili ed e' semi delle tirannide, ''etiam'' sanza la prorogazione degli imperi. E però si può conchiudere, che se non fussino state anche le prorogazione, non sarebbe mancato né a Cesare né agli altri che occuporono la republica, né pensiero né facultà di travagliarla per altra via.
==''Discorsi politici''==
===[[Incipit]]===
Massimiano re de' romani, innanzi che fussi fatta la lega di Cambrai, nella dieta di Costanza, sotto titulo di rimettere Massimiano Sforza, ricercava e' viniziani di lega per venire in Italia per la corona dello imperio ed a' danni de' franzesi, allora signori di Milano, offerendo loro partiti grandi. Trattavasi nel senato suo ''quid agendum''; fu parlato da uno senatore per la parte affermativa in questo modo:<br>
Tutta la difficultà di questa consulta, onorevoli senatori, consiste in considerare se el re de' romani si unirà co' franzesi in caso che noi rifiutiamo le dimande sue; perché avendo noi ora pace piacevole ed onorevole ed anche assai sicura, nessuna ragione può essere bastante a farci pigliare una guerra di travaglio e spesa assai, ogni volta che noi non dubitiamo che loro si unischino.
===Citazioni===
*Gli uomini non sono tutti savi, anzi la maggiore parte non sono savi; e chi ha a fare pronostico delle deliberazione di altri, non debbe tanto andare con la misura di quello che ragionevolmente doverrebbe fare uno savio, quanto con la misura del cervello, natura ed altre condizione di chi ha a deliberare; e chi procede altrimenti spesso si inganna. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/I. - In favore della lega proposta da Massimiliano alla republica di Venezia|cap. I]])
*Io confesso, onorevoli senatori, essere officio vostro e di tutti e' governatori delle republiche, ancora che la [[Pace e guerra|pace]] sia cosa santissima e desideratissima, non però lasciarsi tanto abbagliare dalla dolcezza sua, che per paura di non la perdere si entri in maggiori [[Pace e guerra|guerre]] e pericoli, che non sarebbe entrato chi non l'avessi amata troppo; e nondimanco ricordo che per ogni timore o sospetto non si debbe pigliare le arme, e per ogni paura di non avere guerra, entrare nella guerra, perché chi fa così, spesso, per fuggire pericolo, sanza bisogno entra in pericolo; e non essendo mai pace alcuna tanto sicura, né tanto ferma che manchi di qualche timore di guerra, chi procedessi con questa regola non starebbe mai in pace; anzi entrando di guerra in guerra per desiderio di avere la pace, non la arebbe mai. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/II. - Sullo stesso argomento. In contrario per la opinione negativa che prevalse|cap. II]])
*E chi è uso alle faccende e maneggi grandi, ed ha travagliato a' suoi dì assai come lui, non può desperare di non vedere [[varietà]] nelle cose del mondo, perché le sono use a variare pure troppo spesso. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/II. - Sullo stesso argomento. In contrario per la opinione negativa che prevalse|cap. II]])
*In effetto a me non pare che per uno sospetto di guerra incerta debbiamo pigliare una guerra certissima, né per desiderio di guadagnare debbiamo entrare in infinite spese e pericoli, né sanza manifesta necessità mancare alla fede nostra e crescere ogni dì la opinione che siamo troppo ambiziosi e cupidi di occupare quello di altri. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/II. - Sullo stesso argomento. In contrario per la opinione negativa che prevalse|cap. II]])
*Se bene el desiderio di sapere le cose future, massime quando sono di molta importanzia, è tanto naturale a tutti li omini, che continuamente li sprona andarle investigando e cercando di conietturarle, da altro canto le vanno sì variando fuori della opinione di tutti, che li è più tosto da maravigliarsi di quelli che mossi dallo appetito della natura le vanno curiosamente ricercando, che di coloro che per desperazione di poterle aggiugnere ne levano ogni pensiero. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/IV. - Sulle mutazioni seguite dopo la battaglia di Ravenna|cap. IV]])
*Sono le nature molto diverse: li [[Spagna|spagnoli]] omini temperati e maturi e pazientissimi di ogni disagio; li [[Inghilterra|inghilesi]] bestiali, disordinati, non atti a durare lungamente fatica, e consumatori di molte vettovaglie. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/IV. - Sulle mutazioni seguite dopo la battaglia di Ravenna|cap. IV]])
*Io non mi maraviglio più che nelle cose dubie si truovino tante questione e contrarietà di opinione tra gli antichi scrittori, poi che io veggo che e' non manca chi vogli in una cosa tanto chiara mettere disputa. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/V. - Se 'l Gran Capitano debbe accettare la impresa di Italia|cap. V]])
*[...] nessuno dispiacere può essere maggiore negli uomini grandi e che si conoscono virtuosi, che non avere facultà di mostrare quello che e' sono, e che con danno di altri le virtù loro stieno oscure. Né ha anche la natura dati tanti ornamenti a uno uomo perché li stieno sepulti, ma perché con quelli giovi alli altri; e però chi si tiene sufficiente e non si vuole mostrare quando ne ha commodità, manca non solo a sé medesimo, ma a tutta la generazione umana, ed è da essere comparato a uno avaro che tiene e' sua tesori occulti nella cassa sanza profittarne a sé o a altri. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/V. - Se 'l Gran Capitano debbe accettare la impresa di Italia|cap. V]])
*[...] e ricordatevi che gli è maggiore difficultà venire di uno grado basso a uno mediocre, che non è da uno mediocre venire a uno sommo [...]. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/V. - Se 'l Gran Capitano debbe accettare la impresa di Italia|cap. V]])
*[...] non si potendo ottenere le cose grande sanza qualche pericolo, si debbono le imprese accettare ogni volta che la speranza è maggiore che la paura. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/V. - Se 'l Gran Capitano debbe accettare la impresa di Italia|cap. V]])
*Le diversità delle opinioni, Gran Capitano, e le dispute che vi si fanno, sogliono piacere a chi ha a fare la resoluzione, perché chi ode le ragione contrarie suole meglio discernere la verità, né anche debbono dispiacere alle parte, quando la sorte dà loro prudente giudice e che le si oppongono non per proprio interesse, ma principalmente per amore del vero. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/VI. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. VI]])
*Dilettasi qualche volta la [[fortuna]] di fare simili tratti, ed è proprio lo esercizio suo di bassi fare grandi e di grandi ridurre a grado piccolo; e quanto più l'ha pel passato favorite le virtù vostre, tanto più è da dubitarne, perché el costume suo è di non stare mai ferma con uno medesimo, e rarissimi si truovano coloro a' quali la sia stata continuamente propizia. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/VI. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. VI]])
*Ma al riscontro si scuoprono a difesa dello stato di Milano e' [[Svizzera|svizzeri]], nazione fiera, bellicosa, esercitata nelle arme e di animo grande, e che altra volta ha avuto in questa impresa medesima vittoria de' franzesi, ed a quale pare nella difesa di Milano trattare una causa sua propria, perché in verità nel defenderlo consiste grandissimo interesse di quella nazione per gloria, per utilità e securtà sua. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/VII. - Sulla discesa di Francesco I in Italia nel 1515|cap. VII]])
*[...] lo implicarsi ne' pericoli e spese presente o per interesse di altri o per fuggire le spese ed e' pericoli futuri, non è uficio di savi, e' quali sogliono ponere questa regola, che uno de' potenti rimedi che siano contra e' mali, è allungare quanto si può, perché el tempo per sé stesso porta seco spesso accidenti che te ne liberano. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/VIII. - Sulla proposta fatta ai Veneziani d'entrare nella lega contro i Francesi|cap. VIII]])
*[...] la esperienzia insegna a chi ha cervello capace a imparare, ma a' [[Francia|franzesi]] che sono di natura impazientissimi e poco consideratori delle cose, e che non sanno vivere altrimenti che a caso, nessuna esperienzia gli farà pigliare la pazienzia, né mai nelle loro azioni riceveranno lo ordine e la maturità, perché la natura non glielo consente [...]. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/IX. - Sullo stesso argomento. In contrario per la opinione che prevalse|cap. IX]])
*È uficio di chi governa le città fuggire le [[Guerra|guerre]] quanto si può, ma appartiene anche alla sapienzia loro anticipare una guerra molesta e pericolosa per fuggirne una più molesta e più pericolosa [...]. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/X. - Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V ai Veneziani|cap. X]])
*[...] io consiglio che più tosto di presente si pigli una guerra molesta e pericolosa, che la si differisca a altro tempo, per averla con molestia e pericolo sanza comparazione molto maggiore. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/X. - Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V ai Veneziani|cap. X]])
*Del resto di Italia non accade parlare, perché tutto depende dal papa {{NDR|[[Papa Clemente VII|Clemente VII]]}}, el quale è sì timido ed irresoluto, che più presto si lascia andare alla morte certa, che volere correre pericolo di morire, ed in effetto non è per muoversi se non a partiti sicurissimi, cioè in caso che si muovino franzesi e tutto el mondo. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XI. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XI]])
*Però chi al presente si priva di uno bene, o si sottomette in uno male per paura di quello che ha a venire, si inganna spesso, perché molte volte quello di che dubitava non viene, e si truova sanza proposito per timore vano ed incerto avere patito di presente. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XI. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XI]])
*[...] bisogna che el [[principe]] abbia [[Prudenza|prudenzia]] e [[virilità]] [...]. La prudenzia bisogna, perché, poi che è in caso che è necessitato o incorrere nel [[pericolo]] o cacciarlo con pericolo, non solo per discernere el remedio, ma eziandio per considerare la natura de' pericoli, e quale è minore e quale fa manco mali effetti, perché sarebbe pazzia per fuggire uno pericolo incerto, correre in uno pericolo certo, per fuggire uno pericolo di uno male, pigliare uno remedio che fussi equalmente pericoloso, ma di maggiore male; bisogna la virilità, per non avere più paura che si convenga de' pericoli che tu vuoi cacciare, e perché quando siamo in caso che è bene usare uno rimedio pericoloso, che la timidità non ti ritenga e faccia che o el rimedio che tu vuoi usare ti paia più pericoloso che non è in verità, o che per non entrare in uno pericolo presente, tu lasci più tosto per differire venire lentamente addosso el male maggiore. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XII. - Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V a Clemente VII|cap. XII]])
*A deliberare adunche se si debbe pigliare impresa per opporsi a uno grave pericolo, non s'ha a considerare quale sia maggiore, o el male che aresti opponendoti e perdendo, o el male che sei per avere non ti opponendo, ma si debbe considerare quale sia più certo; e quando tu vedi che non ti opponendo arai al certo male grande, ed opponendoti potrà essere che ti liberrai dal male, ma non ti liberando arai maggiore male che se non ti fussi opposto, io dico che in questo caso hai a opporti ed a volere più presto correre el pericolo di maggiore male per la speranza di poterti liberare, che aspettare el male minore sanza speranza alcuna di poterlo fuggire; presupponendo però che ''etiam'' in questo caso el male che tu aspetti sia grande, perché se fussi uno piccolo male, è articolo che ricerca altre considerazione, nelle quali io non entro perché non è necessario a' termini nostri. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XII. - Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V a Clemente VII|cap. XII]])
*Ricordo bene che quando el dubio del capitare male sia pari e provedendo e non provedendo, che è meglio provedere, perché aspettare la morte sanza provisione in contrario è una somma ignavia e da lasciare di sé una memoria infame; sanza che, a chi non si aiuta né Dio suole, né la fortuna può aiutare, ma a chi si aiuta Dio ha compassione, e la fortuna amore, e spesso a chi audacemente si getta ne' pericoli, fa succedere, contro a ogni ragione ed ogni speranza, effetti felicissimi. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XII. - Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V a Clemente VII|cap. XII]])
*Ricordisi Vostra Santità che la grandezza della Chiesa è nelle arme spirituali, e che le sue arme [[Potere temporale|temporali]] valsono sempre poco. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIII. - Ragioni che consigliano a Clemente VII di accordarsi con Carlo V|cap. XIII]])
*[...] e se non si può vivere con le qualità e con la autorità che l'uomo desidera, non per questo [[Suicidio|volere morire]]. Perché oltre che la vita è meglio che la morte, possono facilmente tornare de' tempi e degli accidenti, che a chi sarà morto non faranno frutto alcuno, ma a chi fussi ancora vivo restituirebbono la sua degnità. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIII. - Ragioni che consigliano a Clemente VII di accordarsi con Carlo V|cap. XIII]])
*[...] della bontà sua io non voglio parlare, non sendo conveniente parlare di uno tanto [[principe]] altro che con somma reverenzia, né voglio dire che la grandezza non sta troppo bene con la conscienzia, e che ogni principe può più facilmente essere buono principe che buono uomo. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
*Le cose del mondo hanno questa condizione o vogliàno dire circulo: che sempre quello che è, ha similitudine col passato, e quello che sarà, sarà simile a quello che è stato. È diverso nelle superficie e ne' colori, ma simile nelli intrinsechi e sustanzialità [...]. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
*E lasciate da canto le ragione generale che sono: che gli effetti delle [[Guerra|guerre]] sono dubii; che spesso la vittoria è da chi pareva inferiore; che molte volte uno piccolo accidente, uno piccolo caso fa variazione ed effetti di momento grandissimo; che nessuno ha la fortuna in potestà, e che chi la ha avuto lungamente propizia e serena, non solo non si può promettere che l'abbia a continuare, ma ancora ha da temere più che gli altri della mutazione di quella, e tanto più quanto più eccessivamente è stata favorevole, perché el solito suo è sempre stato ed è e sarà di essere incerta, inconstante ed instabile [...]. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
*Gli uomini che per non cognoscere le difficultà ed e' pericoli, giudicano facile le imprese difficile, sono imprudenti, né hanno nome di [[Animosità|animosi]] ma di bestiali, perché animoso è quello che vede e' pericoli ma non gli teme più che si convenga; e questa è la differenzia tra due savi, de' quali l'uno è animoso, l'altro è timido: che l'uno e l'altro prevede e' pericoli, ma el timido mette per certi quelli che sono dubii, e gli pare già vedere in atto tutti quelli che considera che possono accadere; lo animoso [...] nel pigliare le deliberazione non presuppone tutti e' pericoli per certi, anzi ne abatte quella parte che gli pare che con qualche speranza si possa abattere. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
*[...] lo sforzarsi e fare ogni conato per non andare in [[servitù]], è cosa virile e degna di uomo, ed el contrario è pieno di eterna infamia ed ignominia. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
*[...] la troppa [[Prudenza|prudenzia]] è imprudenzia nelle difficultà, ed in fatto merita di essere chiamato prudente così colui che, quando la natura delle cose lo ricerca, sa rimettersi in qualche parte alla potestà della fortuna, come chi sa eleggere e' partiti sicuri, quando la sicurtà si può avere. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
===[[Explicit]]===
Però el rimedio unico a tanto male è anticipare lo accordo; differendo, andate manifestamente al sacco. El papa, poi che con altro modo non può provedere a tanto pericolo, né salvarvi se anche voi non vi volete salvare, desidera almanco essere giustificato con Dio e con tutto el mondo, e particularmente con voi e con le pietre di questa città.
==''Ricordi''==
===[[Incipit]]===
<div style="text-align:right; font-size:90%; line-height:1.4;margin-bottom:1em;">Se bene lo [[ozio]] solo non fa ghiribizzi,<br />pure male si fanno e' ghiribizzi sanza ozio.</div>
1. Quelli cittadini che appetiscono [[onore]] e [[gloria]] nella città sono laudabili ed utili, pure che non la cerchino per via di sètte e di usurpazione, ma con lo ingegnarsi di essere tenuti buoni e prudenti, e fare buone opere per la patria; e Dio volessi che la republica nostra fussi prima di questa ambizione. Ma perniziosi sono quelli che appetiscono per fine suo la [[grandezza]], perché chi la piglia per idolo, non ha freno alcuno né di giustizia, né di onestà, e farebbe uno piano di ogni cosa per condurvisi.
===Citazioni===
*Se di alcuno si intende o legge che sanza alcuno suo commodo o interesse ami più el [[Bene e male|male]] che el [[Bene e male|bene]], si debbe chiamare bestia e non uomo; poi che manca di quello appetito che naturalmente è commune a tutti gli uomini. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 4)
*Tre cose desidero vedere innanzi alla mia morte, ma dubito, ancora che io vivessi molto, non ne vedere alcuna: uno vivere di republica bene ordinato nella città nostra, [[Italia]] liberata da tutti e' barbari, e liberato el mondo dalla tirannide di questi scelerati [[Prete|preti]]. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 14)
*Molto maggiore piacere si truova nel tenersi le voglie [non] oneste che nel cavarsele; perché questo è breve e del corpo; quello, raffreddo che sia un poco lo appetito, è durabile e dell'animo e conscienzia. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 17)
*La calcina con che si murano gli stati de' [[Tiranno|tiranni]] è el sangue de' cittadini; però doverebbe sforzarsi ognuno che nella città sua non s'avessino a murare tali palazzi. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 20)
*È da desiderare più l'onore e la [[Reputazione|riputazione]] che le [[ricchezza|ricchezze]]; ma perché oggidì sanza quelle, male si ha o conserva la riputazione, debbono gli uomini virtuosi cercare non d'averne immoderatamente, ma tante che basti allo effetto di avere o conservare la riputazione ed autorità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 18)
*Non combattete mai con la [[religione]], né con le cose che pare che dependono da Dio; perché questo obietto ha troppa forza nella mente degli sciocchi. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 31)
*Non puoi secondo el vivere del mondo avere maggiore felicità che vederti lo [[Nemico|inimico]] tuo prostrato innanzi in terra ed a tua discrezione; e però per avere questo effetto non si debbe pretermettere niente. La felicità grande consiste in questo; ma maggiore ancora è la gloria in usare tanta fortuna laudabilmente, cioè essere clemente e perdonare; cosa propria degli animi generosi ed eccelsi. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 34)
*Più tengono a memoria gli uomini le [[Ingiuria|ingiurie]] che e' [[Beneficio|benefici]]; anzi quando pure si ricordano del beneficio, lo reputano minore che in fatto non fu, persuadendosi meritare più che non meritano; el contrario si fa della ingiuria, che duole a ognuno più che ragionevolmente non doverria dolere [...]. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 41)
*Ingegnatevi avere degli [[amicizia|amici]], perché sono buoni in tempi, luoghi e casi che tu non penseresti [...]. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 44)
*Osservai quando ero imbasciadore in Spagna apresso al re [[Ferdinando II d'Aragona|don Ferrando d'Aragona]], principe savio e glorioso, che lui, quando voleva fare una impresa nuova o altra cosa di importanza, non prima la publicava e poi la giustificava, ma si governava pel contrario; procurando artificiosamente in modo che, innanzi che si intendessi quello che lui aveva in animo, si divulgava che el re per le tali ragione doverrebbe fare questo; e però publicandosi poi lui volere fare quello che già prima pareva a ognuno giusto e necessario, è incredibile con quanto favore e con quanta laude fussino ricevute le sue deliberazione. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 51)
*Non disegnate in su quello che non avete, né spendete in su' guadagni futuri, perché molte volte non succedono. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 56)
*La [[grandezza]] di stato è desiderata universalmente, perché tutto el bene che è in lei apparisce di fuora, el male sta drento occulto; el quale chi vedessi non arebbe forse tanta voglia, perché è piena sanza dubio di pericoli, di sospetti, di mille travagli e fatiche; ma quello che per avventura la fa desiderabile anche agli animi purgati è lo appetito che ognuno ha di essere [[Superiorità|superiore]] agli altri uomini, atteso massime che in nessuna altra cosa ci possiamo assimigliare a Dio. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 60)
*Non è dubio che quanto l'uomo più [[Senilità|invecchia]], più cresce la [[avarizia]]; si dice communemente esserne causa perché lo animo diminuisce; ragione che non mi è troppo capace, perché è bene ignorante quello vecchio che non cognosce che sempre con la età si diminuisce el bisogno. Ed inoltre veggo che ne' vecchi si augumenta al continuo, cioè in molti la lussuria, dico lo appetito, non le forze, la crudeltà e gli altri vizi; però credo che la ragione possi essere che l'uomo quanto più vive tanto più si abitua alle cose del mondo ed ''ex consequenti'' più le ama. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 63)
*Non si può biasimare lo appetito di avere [[figlio|figliuoli]], perché è naturale, ma dico bene che è spezie di felicità el non ne avere, perché eziandio chi gli ha buoni e savi ha sanza dubio molto più dispiacere di loro che consolazione. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 66)
*Si vede per esperienzia che e' [[Padrone|padroni]] tengono poco conto de' [[Servitù|servidori]], e per ogni suo interesse o appetito gli mettono da parte, o gli strascinano sanza rispetto; però sono savi e' servidori che fanno el medesimo verso e' padroni, conservando però sempre la fede sua e l'onore. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 69)
*Credino e' giovani che la [[Esperienza|esperienzia]] insegna molto, e più ne' cervelli grandi che ne' piccoli; e chi lo considerassi ne troverebbe facilmente la ragione. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 70)
*Quando ti viene la occasione di cosa tu [[desiderio|desideri]], pigliala sanza perdere tempo; perché le cose del mondo si variano tanto spesso che non si può dire d'avere la cosa insino non l'hai in mano. E per la medesima ragione quando ti è proposto qualche cosa che ti dispiace, cerca differire el più che puoi, perché a ogni ora si vede che el tempo porta accidenti che ti cavano di queste difficultà: e così s'ha intendere quello proverbio che si dice avere in bocca e' savi: che si debbe godere el beneficio del tempo. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 76)
*El medesimo [[Publio Cornelio Tacito|Cornelio Tacito]] a chi bene lo considera, insegna per eccellenzia come s'ha a governare chi vive sotto e' tiranni. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 79)
*È differenzia da avere e' sudditi disperati a avergli malcontenti, perché quegli non pensano mai a altro che a mutazione, e le cercano ancora con suo pericolo; questi, se bene desiderano cose nuove, non invitano le occasione, ma le aspettano. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 84)
*Credono molti che uno [[Saggezza|savio]], perché vede tutti e' pericoli, non possa essere animoso; io sono di opinione contraria, che non possa essere savio chi è [[Timidezza|timido]], perché già manca di giudicio chi stima el pericolo più che non si debbe. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 90)
*Erra chi dice che le [[Letteratura|lettere]] guastano e' cervelli degli uomini, perché è forse vero in chi l'ha debole; ma dove lo truovano buono, lo fanno perfetto, perché el buono naturale congiunto col buono accidentale fa nobilissima composizione. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 91)
*Non potete avere maggiore virtù che tenere conto de l'[[onore]], perché chi fa questo non teme e' pericoli, né fa mai cosa che sia brutta; però tenete fermo questo capo, e sarà quasi impossibile che tutto non vi succeda bene: ''expertus loquor''. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 105)
*Mi è stato sempre difficile a credere che Dio abbia a permettere che e' figliuoli del duca [[Ludovico il Moro|Lodovico]] abbino a godere lo stato di Milano, non tanto perché lui lo usurpò sceleratamente, quanto che, per fare questo, fu causa della servitù e ruina di tutta Italia, e di tanti travagli seguiti in tutta la cristianità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 107)
*Le cose [[passato|passate]] fanno lume alle future, perché el mondo fu sempre di una medesima sorte, e tutto quello che è e sarà è stato in altro tempo, e le cose medesime ritornano, ma sotto diversi nomi e colori; però ognuno non le ricognosce, ma solo chi è savio e le osserva e considera diligentemente. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 114)
*Chi disse uno [[Popolo|populo]] disse veramente uno pazzo; perché è uno monstro pieno di confusione e di errori, e le sue vane opinione sono tanto lontane dalla verità, quanto è, secondo [[Claudio Tolomeo|Ptolomeo]], la Spagna dalla India. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 123)
*Non ha maggiore inimico l'[[uomo]] che sé medesimo; perché quasi tutti e' mali, pericoli e travagli superflui che ha, non procedono da altro che dalla sua troppa cupidità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 139)
*Grande sorte è quella degli [[Astrologia|astrologi]], che se bene la loro è una vanità, o per difetto della arte o per difetto suo, più fede gli dà una verità che pronosticano che non gli toglie cento falsità. E nondimeno negli altri uomini una bugia che sia reprovata a uno, fa che si sta sospeso a crederli tutte le altre verità. Procede questo dal desiderio grande che hanno gli uomini di sapere el futuro; di che non avendo altro modo, credono facilmente a chi fa professione di saperlo loro dire, come lo infermo al medico che gli promette la salute. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 145)
*Dua papi sono stati di natura diversissima, [[Papa Giulio II|Iulio]] e [[Papa Clemente VII|Clemente]]: l'uno di animo grande e forse vasto, impaziente, precipitoso, aperto e libero; l'altro di mediocre animo e forse timido, pazientissimo, moderato, simulatore. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 159)
*Diceva mio padre, che più onore ti fa uno ducato che tu hai in borsa che dieci che n'hai spesi; parola molto da notare, non per diventare sordido, né per mancare nelle cose onorevole e ragionevole, ma perché ti sia freno a fuggire le spese superflue. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 164)
*Non mancate di fare le cose che vi diano riputazione, per desiderio di fare piacere ed acquistare amici; perché a chi si mantiene o accresce la riputazione corrono gli amici e le benivolenzie drieto; ma chi pretermette di fare quello che debbe, ne è stimato manco, ed a chi manca la riputazione mancano poi gli amici e la grazia. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 174)
*Tanto più si cade in quello estremo che tu fuggi, quanto più per discostartene ti ritiri inverso l'altro estremo, non ti sapendo fermare in sul mezzo; però e' governi populari, quanto più per fuggire la tirannide si accostano alla licenzia, tanto più vi caggiono drento; ma e' nostri di Firenze non intendono questa grammatica. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 175)
*Quello che dicono le persone spirituali che chi ha [[fede]] conduce cose grandi, e come dice lo Evangelio, chi ha fede può comandare a' monti, procede perché la fede fa ostinazione. Fede non è altro che credere con opinione ferma, e quasi certezza, le cose che non sono ragionevole; o, se sono ragionevole, crederle con più resoluzione che non persuadono le ragione. Chi adunche ha fede diventa ostinato in quello che crede, e procede al cammino suo intrepido e resoluto, sprezzando le difficultà e pericoli, e mettendosi a soportare ogni estremità. Donde nasce che essendo le cose del mondo sottoposte a mille casi ed accidenti, può nascere per molti versi nella lunghezza del tempo aiuto insperato a chi ha perseverato nella ostinazione; la quale essendo causata dalla fede, si dice meritamente: chi ha fede ecc.<ref>Questo paragrafo risulta essere l'Incipit nell'edizione: ''Ricordi'', introduzione di Mario Fubini, premessa al testo e bibliografia di Ettore Barelli, breve glossario ideologico di Carlo Pedretti, Fabbri Editori, 2001.</ref> ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 1)
*Non vi spaventi dal beneficare gli uomini la [[ingratitudine]] di molti; perché oltre che el beneficare per sé medesimo sanza altro obietto è cosa generosa e quasi divina, si riscontra pure beneficando talvolta in qualcuno sì grato che ricompensa tutte le ingratitudine degli altri. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 11)
*Quasi tutti e' medesimi [[Proverbio|proverbi]], o simili benché con diverse parole, si truovono in ogni nazione; e la ragione è che e' proverbi nascono dalla esperienzia overo osservazione delle cose, le quali in ogni luogo sono le medesime o simili. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 12)
*Non è la più preziosa cosa degli amici, però quando potete, non perdete la occasione del farne; perché gli uomini si riscontrano spesso, e gli amici giovano, e gli inimici nuocono, in tempi e luoghi che non aresti mai aspettato. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 14)
*Insegna molto bene [[Publio Cornelio Tacito|Cornelio Tacito]] a chi vive sotto e' tiranni el modo di vivere e governarsi prudentemente, così come insegna a' tiranni e' modi di fondare la tirannide. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 18)
*Però lasciare uno bene presente per paura di uno male futuro è el più delle volte pazzia, quando el male non sia molto certo o propinquo, o molto grande a comparazione del bene; altrimenti bene spesso per paura di una cosa che poi riesce vana, ti perdi el bene che tu potevi avere. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 23)
*Io non so a chi dispiaccia più che a me la ambizione, la avarizia e le mollizie de' preti: sì perché ognuno di questi vizi in sé è odioso, sì perché ciascuno e tutti insieme si convengono poco a chi fa professione di vita dependente da Dio; ed ancora perché sono vizi sì contrari che non possono stare insieme se non in uno subietto molto strano. Nondimeno el grado che ho avuto con più pontefici, m'ha necessitato a amare per el particulare mio la grandezza loro; e se non fussi questo rispetto, arei amato [[Martin Lutero|Martino Luther]] quanto me medesimo, non per liberarmi dalle legge indotte dalla religione cristiana nel modo che è interpretata ed intesa communemente, ma per vedere ridurre questa caterva di scelerati a' termini debiti, cioè a restare o sanza vizi o sanza autorità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 28)
*Coloro ancora, che attribuendo el tutto alla prudenzia e virtù, escludono quanto possono la potestà della fortuna, bisogna almanco confessino che importa assai abattersi o nascere in tempo che le virtù o qualità per le quali tu ti stimi siano in prezzo; come si può porre lo esemplo di [[Quinto Fabio Massimo Verrucoso|Fabio Massimo]], al quale lo essere di natura cunctabundo dette tanta riputazione, perché si riscontrò in una spezie di guerra, nella quale la caldezza era perniziosa, la tardità utile; in uno altro tempo sarebbe potuto essere el contrario. Però la fortuna sua consisté in questo, che e' tempi suoi avessino bisogno di quella qualità che era in lui; ma chi potessi variare la natura sua secondo le condizione de' tempi, il che è difficillimo e forse impossibile, sarebbe tanto manco dominato dalla fortuna. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 31)
*Quanto è diversa la [[Teoria e pratica|pratica]] dalla [[Teoria e pratica|teorica]]! quanti sono che intendono le cose bene, che o non si ricordono o non sanno metterle in atto! Ed a chi fa così, questa intelligenzia è inutile, perché è come avere uno tesoro in una arca con obligo di non potere mai trarlo fuora. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 35)
*Nega pure sempre quello che tu non vuoi che si sappia, o afferma quello tu vuoi che si creda; perché ancora che in contrario siano molti riscontri e quasi certezza, lo affermare o negare gagliardamente mette spesso a partito el cervello di chi ti ode. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 37)
*È difficile alla casa de' Medici potentissima e con dua papati conservare lo stato di Firenze, molto più che non fu a [[Cosimo de' Medici|Cosimo]] privato cittadino; perché, oltre alla potenzia che fu in lui eccessiva, vi concorse la condizione de' tempi, avendo Cosimo avuto a combattere lo stato con la potenzia di pochi, sanza displicenzia dello universale, el quale non cognosceva la libertà; anzi in ogni quistione tra potenti ed in ogni mutazione, gli uomini mediocri ed e' più bassi acquistavano condizione. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 38)
*Non consiste tanto la prudenzia della [[Economia|economica]] in sapersi guardare dalle spese, perché sono molte volte necessarie, quanto in sapere spendere con vantaggio, cioè uno grosso per 24 quattrini. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 56)
*Non procede sempre el [[Vendetta|vendicarsi]] da odio o da mala natura, ma è talvolta necessario perché con questo esemplo gli altri imparino a non ti offendere; e sta molto bene questo che uno si vendichi, e ''tamen'' non abbia rancore di animo contro a colui di chi fa vendetta. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 74)
*[...] quando sei in partiti difficili, o in cose che ti sono moleste, allunga e aspetta [[tempo]] quanto puoi, perché quello spesso ti illumina o ti libera. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 79)
*Ma perché non si può negare che la non sia bella, io loderei chi ordinariamente avessi el traino suo del vivere libero e schietto, usando la [[Simulazione (qualità)|simulazione]] solamente in qualche cosa molto importante, le quali accaggiono rare volte. Così acquisteresti nome di essere libero e reale, e ti tireresti drieto quella grazia che ha chi è tenuto di tale natura; e nondimeno nelle cose che importassino più, caveresti utilità della simulazione, e tanto maggiore quanto, avendo fama di non essere simulatore, sarebbe più facilmente creduto alle arti tue. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 104)
*[...] ogni minimo [[Particolare|particulare]] che varii, è atto a fare variare una conclusione [...]. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 114)
*A chi stima l'[[onore]] assai, succede ogni cosa, perché non cura fatiche, non pericoli, non danari. Io l'ho provato in me medesimo, però lo posso dire e scrivere; sono morte e vane le azione degli uomini che non hanno questo stimulo ardente. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 118)
*E' [[Filosofo|filosofi]] ed e' teologi e tutti gli altri che scrutano le cose sopra natura o che non si veggono, dicono mille pazzie; perché in effetto gli uomini sono al buio delle cose, e questa indagazione ha servito e serve più a esercitare gli ingegni che a trovare la verità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 125)
*[...] la natura delle cose del mondo è in modo, che è quasi impossibile trovarne alcuna che in ogni parte non vi sia qualche disordine ed inconveniente, bisogna resolversi a tôrle come sono e pigliare per buono quello che ha in sé manco male. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 126)
*È grandissima prudenzia e da molti poco osservata, sapere [[Dissimulazione|dissimulare]] le [[Risentimento|male satisfazione]] che hai di altri, quando el fare così non sia con tuo danno ed infamia; perché accade spesso che in futuro viene occasione di averti a valere di quello. Il che difficilmente ti riesce, se lui già sa che tu sia male satisfatto di lui. Ed a me è intervenuto molte volte che io ho avuto a ricercare persone, contro alle quali ero malissimo disposto; e loro credendo el contrario, o almeno non si persuadendo questo, m'hanno servito prontissimamente. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 133)
*Gli uomini tutti per natura sono inclinati più al bene che al male, né è alcuno el quale, dove altro rispetto non lo tiri in contrario, non facessi più volentieri bene che male; ma è tanto fragile la natura degli uomini e sì spesse nel mondo le occasione che invitano al male, che gli uomini si lasciano facilmente deviare dal bene. E però e' savi legislatori trovorono e' premi e le pene; che non fu altro che con la speranza e col timore volere tenere fermi gli uomini nella inclinazione loro naturale. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 134)
*La buona [[fortuna]] degli uomini è spesso el maggiore inimico che abbino, perché gli fa diventare spesso cattivi, leggieri, insolenti; però è maggiore paragone di uno uomo el resistere a questo che alle avversità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 164)
*Che mi rilieva me, che colui che mi [[Offesa|offende]] lo facci per ignoranzia e non per [[malignità]]? Anzi, è spesso molto peggio, perché la malignità ha e' fini suoi determinati e procede con le sue regole, e però non sempre offende quanto può; ma la [[ignoranza|ignoranzia]], non avendo né fine, né regola, né misura, procede furiosamente e dà mazzate da ciechi. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 168)
*Pregate Dio sempre di trovarvi dove si [[Vittoria e sconfitta|vince]], perché vi è data laude di quelle cose ancora di che non avete parte alcuna; come per el contrario chi si truova dove si [[Vittoria e sconfitta|perde]], è imputato di infinite cose delle quali è inculpabilissimo. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 176)
*Quasi sempre in Firenze per la dapocaggine degli uomini, quando uno ha fatto con violenzia uno scandalo publico, non si è fatto pruova di punirlo, ma cercato a gara di deliberargli la [[impunità]], pure che deponga l'arme e non ne faccia più; modi non da reprimere gli insolenti, ma da fare diventare lioni gli agnelli. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 177)
*Della [[astrologia]], cioè di quella che giudica le cose future, è pazzia parlare: o la scienza non è vera, o tutte le cose necessarie a quella non si possono sapere, o la capacità degli uomini non vi arriva; ma la conclusione è, che pensare di sapere el futuro per quella via è uno sogno. Non sanno gli astrologi quello dicono, non si appongono se non a caso; in modo che se tu pigli uno pronostico di qualunque astrologo, ed uno di un altro uomo fatto a ventura, non si verificherà manco di questo che di quello. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 207)
===[[Explicit]]===
Quando più [[Nemico|inimici]], che insieme ti solevano essere uniti contro, sono venuti tra loro alle mani, lo assaltarne uno in sulla occasione di potergli opprimere separatamente, è spesso causa che di nuovo si riunischino insieme; però bisogna bene considerare la qualità dello odio che è nato tra loro, e le altre condizione e circunstanzie per poterti bene risolvere quale sia meglio, o assaltarne uno, o pure stando a vedere lasciargli combattere tra loro.
===Citazioni sui ''Ricordi''===
*E mi fecero molta impressione soprattutto i ''Ricordi'' da compararsi a quanto di meglio è stato fatto in questo genere. Ciò che la naturale prudenza e la lunga pratica delle cose del mondo e la dottrina e la solitaria meditazione e il salutare raccoglimento ne' tristi e buoni accidenti della vita potea suggerire ad un sagacissimo osservatore, tutto trovi qui condensato e scolpito con rara energia di pensiero e di parola. E mai non ho capito così bene, perché l'Italia fosse allora si grande e si debole, che in questa lettura, dove lo storico con perfetto abbandono dipinge sé stesso, e sotto forma di consigli ti scopre i suoi pensieri e sentimenti più intimi, o, per dirla con parola moderna, il suo ideale politico e civile dell'uomo. ([[Francesco De Sanctis]])
==''Scritti minori''==
===[[Incipit]]===
[[Lorenzo de' Medici]] morì lo anno 1492 a' dì... di aprile essendo di età di anni 43 ''vel circa''. [[Cosimo de' Medici|Cosimo]] avolo suo, uomo di singulare prudenzia e di grandissima ricchezza, ebbe tanta autorità nel governo della republica fiorentina, quanta possi avere uno cittadino in una città libera. Morto lui, rimase [[Piero il Gottoso|Piero]] suo figliolo e padre di Lorenzo nella medesima grandezza, el quale fu uomo claro per bontà di natura e per essere clementissimo.
===Citazioni===
*{{NDR|[[Lorenzo de' Medici]]}} governò sempre con tanta prudenzia e virtù che quella città ragionevolmente non si è mai ricordata sanza lacrime della sua immatura morte, perché a' tempi sua la fiorì di tutte quelle prosperità che può avere una città, di ricchezze, di imperio, di uomini virtuosi, di lettere e di tutte le arte buone, di reputazione, e sopra tutto di una grandissima unione e concordia civile [...]. ([[s:Scritti minori (Guicciardini)/I. - Elogio di Lorenzo de' Medici|I]])
*Così a proposito vedendo uno buono cittadino la perdizione della sua patria e conoscendo quale sia el riparo, debbe innanzi a ogni cosa pensare se e' lo possi introdurre colle persuasioni e co' modi civili ed usitati nelle republiche; e' quali quando non servono ed è necessaria la forza, debbe più tosto usarla che lasciare perdere el tutto, e fare un poco di violenzia breve alle legge ed alla libertà per conservarle lungamente. E che questa opinione sia vera, lo mostra oltre alla ragione, lo esemplo di [[Licurgo]], el quale non con altro modo dette principio a quelle legge memorabile che colla forza e colle arme; omo certo santissimo ed ammirabile, e che, essendosi mosso sanza alcuno respetto di sé, ma solo per el beneficio publico, non arebbe tentata questa via se non la avessi conosciuta lecita o permessa. ([[s:Scritti minori (Guicciardini)/II. - Se sia lecito condurre el populo alle buone legge con la forza non potendo farsi altrimenti|II]])
==''Storia d'Italia''==
[[File:Guicciardini M Francesco La Historia dItalia.jpg|thumb|''Storia d'Italia'']]
===[[Incipit]]===
Io ho deliberato di scrivere le cose accadute alla memoria nostra in Italia, dappoi che l'armi de' franzesi, chiamate da' nostri prìncipi medesimi, cominciorono con grandissimo movimento a perturbarla: materia, per la varietà e grandezza loro, molto memorabile e piena di atrocissimi accidenti; avendo patito tanti anni Italia tutte quelle calamità con le quali sogliono i miseri mortali, ora per l'ira giusta d'Iddio ora dalla empietà e sceleratezze degli altri uomini, essere vessati.
===Citazioni===
*[...] è certamente cosa verissima che non sempre gli uomini [[Saggezza|savi]] discernono o giudicano perfettamente: bisogna che spesso si dimostrino segni della debolezza dello intelletto umano. (lib. I, cap. III)
*[...] non sempre per il rimuovere delle [[Causa ed effetto|cagioni]] si rimuovono gli [[Causa ed effetto|effetti]] i quali da quelle hanno avuto la prima origine. (lib. I, cap. III)
*[...] le deliberazioni fatte per timore paiono, a chi teme, inferiori al pericolo [...]. (lib. I, cap. III)
*[...] alle deliberazioni precipitose si conduce non meno agevolmente il timido per la disperazione che si conduca il temerario per la inconsiderazione [...]. (lib. I, cap. V)
*[...] è senza dubbio molto pericoloso il governarsi con gli [[Esempio|esempli]] se non concorrono, non solo in generale ma in tutti i particolari, le medesime ragioni, se le cose non sono regolate con la medesima prudenza, e se, oltre a tutti gli altri fondamenti, non v'ha la parte sua la medesima fortuna. (lib. I, cap. XIV)
*[...] gli uomini, quando si approssimano i loro infortuni, perdono principalmente la prudenza, con la quale arebbono potuto impedire le cose destinate [...]. (lib. I, cap. XV)
*Niuna cosa è certamente più necessaria nelle deliberazioni ardue, niuna da altra parte più pericolosa, che 'l domandare [[consiglio]]; né è dubbio che manco è necessario agli uomini prudenti il consiglio che agli imprudenti; e nondimeno, che molto più utilità riportano i savi del consigliarsi. Perché chi è quello di prudenza tanto perfetta che consideri sempre e conosca ogni cosa da se stesso? e nelle ragioni contrarie discerna sempre la migliore parte? Ma che certezza ha chi domanda il consiglio d'essere fedelmente consigliato? Perché chi dà il consiglio, se non è molto fedele o affezionato a chi 'l domanda, non solo mosso da notabile interesse ma per ogni suo piccolo comodo, per ogni leggiera sodisfazione, dirizza spesso il consiglio a quel fine che più gli torna a proposito o di che più si compiace; e essendo questi fini il più delle volte incogniti a chi cerca d'essere consigliato, non s'accorge, se non è prudente, della infedeltà del consiglio. (lib. I, cap. XVI)
*[...] il regnare depende spesso dalla fortuna ma l'essere [[re]] che si proponga per unico fine la salute e la felicità de' popoli suoi depende solamente da se medesimo e dalla propria virtù. (lib. I, cap. XIX)
*[...] come da uno giudice incapace e imperito non si possono aspettare sentenze rette così da uno [[popolo]] che è pieno di confusione e di ignoranza non si può aspettare, se non per caso, elezione o deliberazione prudente o ragionevole. (lib. II, cap. II)
*[...] persuadendoci che di ragione tutti, in tutte le cose, dobbiamo essere [[Uguaglianza|eguali]], si confonderanno, quando sarà in facoltà della moltitudine, i luoghi della virtù e del valore; e questa cupidità {{NDR|degli onori}} distesa nella maggiore parte farà potere più quegli che manco sapranno o manco meriteranno, perché essendo molto più numero aranno più possanza, in uno stato ordinato in modo che i pareri s'annoverino non si pesino. (lib. II, cap. II)
*[...] è natura degli uomini, quando si partono da uno estremo nel quale sono stati tenuti violentemente, correre volonterosamente, senza fermarsi nel mezzo, all'altro estremo. Così chi esce da una tirannide, se non è ritenuto, si precipita a una sfrenata licenza; la quale anche si può giustamente chiamare tirannide, perché e un popolo è simile a un tiranno quando dà a chi non merita, quando toglie a chi merita, quando confonde i gradi e le distinzioni delle persone; ed è forse tanto più pestifera la sua tirannide quanto è più pericolosa l'ignoranza, perché non ha né peso né misura né legge che la malignità, che pure si regge con qualche regola con qualche freno con qualche termine. (lib. II, cap. II)
*[...] è grandissima (come ognuno sa) in tutte l'azioni umane la potestà della fortuna, maggiore nelle cose militari che in qualunque altra, ma inestimabile immensa infinita ne' fatti d'arme; dove uno comandamento male inteso, dove una ordinazione male eseguita, dove una temerità, una voce vana, insino d'uno piccolo soldato, traporta spesso la vittoria a coloro che già parevano vinti; dove improvisamente nascono innumerabili accidenti i quali è impossibile che siano antiveduti o governati con consiglio del capitano. (lib. II, cap. IX)
*[...] facilmente da' prìncipi sono riputati savi quegli consigli che si conformano più alla loro inclinazione. (lib. II, cap. XII)
*[...] nell'antiche e gravi [[Nemico|inimicizie]] è difficile stabilire fedele reconciliazione, perché è impedita o dal sospetto o dalla cupidità della vendetta [...]. (lib. III, cap. XI)
*[...] sono inutili i consigli diligenti e prudenti quando l'esecuzione procede con negligenza e imprudenza. (lib. IV, cap. IV)
*[...] poco si aspetta sincerità o opere fedeli da chi è venuto in concetto degli uomini di essere solito a governarsi con [[Doppiezza|duplicità]] e con artifici. (lib. IV, cap. VII)
*[...] l'esperienza dimostra essere verissimo che rare volte succede quel che è desiderato da molti; perché dipendendo comunemente gli effetti delle azioni umane dalla volontà di pochi, ed essendo l'intenzioni e i fini di questi quasi sempre molto diversi dall'intenzioni e da' fini de' molti, possono difficilmente succedere le cose altrimenti che secondo la intenzione di coloro che danno loro il moto. (lib. V, cap. X)
*[...] con disavvantaggio grande si fa la [[guerra]] con chi non ha che perdere. (lib. V, cap. XIV)
*[...] sono vani e fallaci i pensieri degli uomini [...]. (lib. VI, cap. IV)
*[...] niuno più facilmente [[Inganno|inganna]] gli altri che chi è solito e ha fama di mai non gli ingannare [...]. (lib. VI, cap. V)
*[...] come alla sostentazione di uno corpo non basta solamente il bene essere del capo ma è necessario che gli altri membri faccino lo ufficio suo, così non basta che il principe sia senza colpa delle cose se ne' ministri suoi non è proporzionatamente la debita diligenza e virtù. (lib. VI, cap. VII)
*[...] l'imitazione del [[Bene e male|male]] supera sempre l'esempio come per il contrario l'imitazione del [[Bene e male|bene]] è sempre inferiore [...]. (lib. VI, cap. X)
*[È] più difficile, senza comparazione, conservare, eziandio da' minori pericoli, quel che rimane, a chi ha cominciato a declinare che non è a chi, sforzandosi di conservare la degnità e il grado suo, si volge prontamente, senza fare segno alcuno di volere cedere, contra chi cerca di opprimerlo. (lib. VIII, cap. I)
*[...] nelle cose che dopo lungo [[desiderio]] s'ottengono non truovano quasi mai gli uomini né la giocondità né la felicità che prima s'aveano immaginata [...]. (lib. VIII, cap. IX)
*[...] la [[difesa]] è, secondo la legge della natura, comune a tutti gli uomini e approvata dal sommo Iddio e dal consentimento di tutte le nazioni; nata insieme col mondo e duratura quanto il mondo, e alla quale non possono derogare né le leggi civili né le canoniche fondate in su la volontà degli uomini, e le quali, scritte in sulle carte, non possono derogare a una legge non fatta dagli uomini ma dalla stessa natura, e scritta scolpita e infissa ne' petti e negli animi di tutta la generazione umana. (lib. X, cap. VI)
*[...] la [[neutralità]] nelle guerre degli altri essere cosa laudabile, e per la quale si fuggono molte molestie e spese, quando non sono sì deboli le forze che tu abbia da temere la vittoria di ciascuna delle parti; perché allora ti arreca sicurtà, e bene spesso, la stracchezza loro, facoltà di accrescere il tuo stato. Né essere sicuro fondamento il non avere offeso alcuno, il non avere data giusta cagione di querelarsi; perché rarissime volte, e forse non mai, si raffrena dalla giustizia o dalle discrete considerazioni l'insolenza del vincitore; né reputarsi, per queste ragioni, meno ingiuriati i prìncipi grandi quando è negato loro quel che desiderano, anzi sdegnarsi contro a ciascuno che non séguita la volontà loro e che con la fortuna di essi non accompagna la fortuna propria. (lib. X, cap. VIII)
*[...] non è male alcuno nelle cose umane che non abbia congiunto seco qualche bene [...]. (lib. XII, cap. VII)
*[...] accade quasi sempre, per il giudicio corrotto degli uomini, che ne' re è più lodata la prodigalità, benché a quella sia annessa la rapacità, che la parsimonia congiunta con la astinenza della roba di altri. (lib. XII, cap. XIX)
*[...] non hanno gli uomini maggiore inimico che la troppa [[prosperità]], perché gli fa impotenti di se medesimi, licenziosi e arditi al male e cupidi di turbare il bene proprio con cose nuove. (lib. XIV, cap. I)
*[...] è considerato comunemente dagli uomini l'[[evento]] delle cose; per il quale, ora con laude ora con infamia, secondo che è o felice o avverso, si attribuisce sempre a consiglio quel che spesso è proceduto dalla fortuna. (lib. XIV, cap. IX)
*{{NDR|La [[pace]]}} è desiderabile e santa, quando assicura da' sospetti, quando non augumenta il pericolo, quando induce gli uomini a potersi riposare e alleggierirsi dalle spese; ma quando partorisse gli effetti contrari è, sotto nome insidioso di pace, perniciosa guerra; è, sotto nome di medicina salutifera, pestifero veleno. (lib. XV, cap. II)
*[...] i savi medici [...], quando i rimedi che si fanno per sanare la indisposizione degli altri membri accrescono la infermità del capo o del cuore, posposto ogni pensiero de' mali più leggieri e che aspettano tempo, attendono con ogni diligenza a quello che è più importante e più necessario alla salute dello infermo. (lib. XVI, cap. III)
*[...] più facilmente si induce a perdonare chi è offeso che a [[Restituzione|restituire]] chi possiede [...]. (lib. XVI, cap. III)
*[...] gli uomini si persuadono spesso che se si fusse fatta o non fatta una cosa tale sarebbe succeduto certo effetto, che se si potesse vederne la esperienza si troverebbeno molte volte fallaci simili giudizi. (lib. XVIII, cap. VIII)
*[...] è più presente la ingratitudine e la calunnia che la rimunerazione e la laude alle [[Buona azione|buone opere]] [...]. (lib. XVIII, cap. VII)
===Citazioni sulla ''Storia d'Italia''===
*Guicciardini è il primo vero storico che sciolga la storia dal collegamento con un determinato stato. Per la prima volta dà un quadro esatto della politica internazionale, non solo perché la conobbe e la comprese per pratica, ma perché non ne comunicò semplici frammenti come è inevitabile che accada in una storia territoriale. La reciproca dipendenza degli stati, il nesso della politica interna con quella estera, l'influenza delle operazioni militari su quelle politiche e viceversa – tutti questi tipici tratti della politica, specialmente di quella europea, il Guicciardini li ha fissati con mano sicura nelle linee imperiture della sua Storia d'Italia. ([[Eduard Fueter]])
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Consolatoria, Accusatoria, Defensoria''===
====''Consolatoria''====
<div align=right>Fatta di settembre 1527 a Finocchieto<br>tempore pestis.</div>
Io non mi maraviglio, Francesco, benché io ti cognosca di animo fermo e virile, che tu ti truovi ripieno di grandissimo dispiacere, perché sono concorsi in uno tempo medesimo troppi accidenti a perturbarti; né è solo la roba in che tu patisci, ma di più la grandezza, la degnità, e quello che io credo che ti pesi sopra tutte le cose, l'onore. Hai per la ruina del pontefice perduto la presidenzia di Romagna, luogo che ti dava grandissima utilità e tanta riputazione, che ogni uomo grande e nato in maggiore grado che privato, se ne sarebbe onorato; hai perduto uno pontefice che t'aveva singulare affezione, ma molto maggiore confidenzia, e che voleva che ordinariamente tu stessi apresso a lui e consigliassi e trattassi tutte le faccende importante e segrete dello stato, e ne' tempi della guerra t'aveva proposto a eserciti con tanta autorità che maggiore non aveva riservata a sé.
====''Oratio accusatoria''====
Non si doveva pregare più Dio di cosa alcuna, giudici, nessuna in questo tempo poteva essere più a proposito della republica, che esserci data occasione che questa nuova legge dell'accusare, ordinata con quello ardore che voi sapete di coloro che favoriscono la nostra libertà, fussi ne' suoi princìpi confermata con qualche notabile esempio; la quale poi che si è offerta più opportuna ancora e maggiore che non aremo saputo immaginare, non può essere dubio a persona che non consiglio ed opera alcuna di uomini, ma la divina voluntà e disposizione ce l'ha mandata.
====''Defensoria contra precedentem''====
Cognosco non essere conveniente, giudici, che chi si sente innocente e con la conscienzia purgata, tema o si perturbi per le accusazione false, perché debbe sperare che Dio giustissimo giudice sia suo protettore e defensore, né comporti che la verità sia suffocata dalle calunnie. Nondimeno queste cose insolite che mi si presentano innanzi agli occhi mi commuovono non mediocremente l'animo, vedendomi qui in mezzo di tanta multitudine, la quale tutta guarda me solo ed è testimone delle mie molestie; e che doppo una legge nuova, una nuova forma di cognoscere la causa ed udire le parte publicamente, io sia el primo chiamato in giudicio e riguardato da tutti quasi per esemplo, pieno di travagli abbia in pericolo tutto quello bene che ha e possa avere uno cittadino; e dove pochi mesi innanzi pareva che io avessi tanta felicità che fussi quasi invidioso agli amici, ora mi truovi sì afflitto che sia nonché altro, miserabile agli inimici.
===''Diario del viaggio in Spagna''===
Noi ci partimo di Firenze a dì 29 di gennaio 1511 e la sera andamo a Pistoia a casa Gualtieri Panciatichi, dove come fussimo trattati non accade riferire, perché el principio fu di qualità che se e' mezzi e gli effetti corrispondessino meriteremo troppa invidia.<br>
Da Pistoia ne venimo a dì 30 a Lucca discosto a Pistoia venti miglia, delle qualità della quale non possiamo molto parlare perché ne vedemo più fuora che drento, conciosiaché giunti per la via di Pescia alle mura, l'avemo a girare più che mezza innanzi che trovassimo la porta; nondimeno la terra ci parve maninconica, che è in piano ma molto sotto a' monti; el contado verso Pisa e Pescia è poco; distendesi verso Pietrasanta ed è buono e bene cultivato, e benché da quella banda fussi la pace di Ottaviano, pure vi si stette con poco riposo, perché tutta la notte sentimo campane e gridi di guardie non altrimenti che se fussimo in mezzo la guerra. A Dio piaccia ridurgli in termini che e' non abbino a pensare più alla guardia della terra; e la dichiarazione di queste parole si stenda a senno del savio nostro.
===''Memorie di famiglia''===
L'avere notizia de' maggiori suoi e massime quando e' sono stati valenti, buoni ed onorati cittadini, non può essere se non utile a' descendenti, perché è uno stimulo continuo di portarsi in modo che le laude loro non abbino a essere suo vituperio; e per questo rispetto io ho disposto fare qualche memoria delle qualità de' progenitori nostri, non tanto per ricordo mio, quanto ''etiam'' per coloro che hanno a venire; e faccendolo non per pompa ma per utilità, dirò la verità delle cose che mi sono venute a notizia, ''etiam'' de' difetti ed errori loro, acciò che chi leggerà s'accenda non solo a imitare le virtù che hanno avute, ma ''etiam'' a sapere fuggire e' vizi.
===''Storie Fiorentine dal 1378 al 1509''===
Nel 1378 sendo gonfaloniere di giustizia Luigi di messer Piero Guicciardini successe la novità de' Ciompi, di che furno autori gli otto della guerra, e' quali per essere stati raffermati più volte in magistrato, s'avevano recata adosso grande invidia e grande contradizione da' cittadini potenti, e per questo si erano rivolti a' favori della moltitudine; e però procurorono questo tumulto, non perché e' Ciompi avessino a essere signori della città ma acciò che col mezzo di quegli, sbattuti e' potenti ed inimici sua loro rimanessino padroni del governo.
==Citazioni su Francesco Guicciardini==
*È storiografo diligente e dal quale, a mio parere, con più esattezza che da qualsiasi altro, si può apprendere la verità sugli affari del suo tempo: del resto nella maggior parte di essi è stato attore lui stesso, e in posizione onorevole. Non c'è alcun indizio che per odio, adulazione o vanità, abbia travisato le cose: e di ciò fanno fede i liberi giudizi che dà dei grandi, e specialmente di coloro dai quali era stato portato avanti e rivestito di cariche, come del papa Clemente VII. Quanto alla parte di cui sembra voler farsi più forte, cioè le digressioni e i ragionamenti, ce ne sono di buoni, e ricchi di bei tratti; ma se n'è troppo compiaciuto. Di fatto, per non voler tralasciare nulla, avendo in mano un argomento così ricco ed ampio, e quasi infinito, diventa prolisso e sa un po' di chiacchiera scolastica. Ho notato anche questo, che di tanti animi e di tanti fatti che giudica, di tanti impulsi e disegni, non ne attribuisce mai neppure uno alla virtù, allo scrupolo e alla coscienza, come se tali qualità fossero completamente estinte nel mondo; e di tutte le azioni, per quanto belle appaiano in se stesse, ne rimanda la causa a qualche movente vizioso o a qualche mira d'interesse. È impossibile immaginare che nell'infinito numero di azioni che giudica, non ve ne sia stata qualcuna compiuta per un giusto motivo. Nessuna corruzione può aver soggiogato gli uomini tanto universalmente che qualcuno non sfugga al contagio; questo mi fa temere che ci sia qui un po' del vizio del suo temperamento; e può essere accaduto che egli abbia giudicato gli altri secondo se stesso. ([[Michel de Montaigne]])
*Francesco Guicciardini [...] nello storiare pochi ebbe eguali, superiore nessuno. Egli con ragione reputar si può lo Zenofonte Fiorentino, per aver descritte con somma maestria quelle cose, nel governo delle quali ebbe gran parte. Comeché vivesse in tempi dissoluti e tirannici insieme, pure concepì la nobile idea di censurare non solo i privati cittadini, ma anche i Principi, assolvendo questo, quell'altro dannando, colle laudi esaltando le virtù de' pochi inorrotti animi, e in abbominio ponendo la fellonesca depravazione dell'universale. ([[Francesco Lomonaco]])
*Il Guicciardini è forse il solo storico tra i moderni, che abbia e conosciuti molto gli uomini, e filosofato circa gli avvenimenti attenendosi alla cognizione della natura umana, e non piuttosto a una certa scienza politica, separata dalla scienza dell'uomo, e per lo più chimerica, della quale si sono serviti comunemente quegli storici, massime oltramontani ed oltramarini, che hanno voluto pur discorrere intorno ai fatti, non contentandosi, come la maggior parte, di narrarli per ordine, senza pensare più avanti. ([[Giacomo Leopardi]])
*In Guicciardini è costante il timore di quel teorizzare che per essere troppo generale scivola nell'astrattezza e non riesce più a connettere la realtà con i {{sic|principî}}. [[Niccolò Machiavelli|Machiavelli]], nonostante il suo richiamo alla «realtà effettuale» aveva troppo amato la generalizzazione astratta; Guicciardini è preoccupato di conservare l'umiltà di fronte ai fatti, che sono gli unici a noi cogniti e rappresentano per noi l'unico mezzo di orientamento. ([[Eugenio Garin]])
*Le profonde somiglianze del pensiero del Guicciardini con quello del Machiavelli sono state rilevate così di frequente che vana sarebbe ogni insistenza in proposito: non inutile, invece, notare quanto il consueto paragone fra i due nuoccia piuttosto che giovare alla comprensione dell'atteggiamento guicciardiniano, a proposito del quale troppo si è insistito sulla valutazione del «particulare» quasi segno di mentalità analitica e scarsamente costruttiva. ([[Eugenio Garin]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Francesco Guicciardini, ''[[s:Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio|Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio]]'', in ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE7155872 Scritti politici e ricordi]'', a cura di Roberto Palmarocchi, Laterza, Bari, 1933.
*Francesco Guicciardini, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/g/guicciardini/consolatoria_accusatoria_e_defensoria/pdf/consol_p.pdf Consolatoria, Accusatoria, Defensoria]'', in ''Autodifesa di un politico'', Laterza, tratte dall'edizione Palmarocchi in F. Guicciardini "Scritti autobiografici e non", Laterza, Bari, 1936, pp 164-281.
*Francesco Guicciardini, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/g/guicciardini/diario_del_viaggio_in_spagna/pdf/diario_p.zip.pdf Diario del viaggio in Spagna]'', Edizioni Studio Tesi, Pordenone, 1993. ISBN 8876924272
*Francesco Guicciardini, ''[[s:Discorsi politici (Guicciardini)|Discorsi politici]]'', in ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE7155872 Scritti politici e ricordi]'', a cura di Roberto Palmarocchi, Laterza, Bari, 1933.
*Francesco Guicciardini, ''[[s:Scritti minori (Guicciardini)|Scritti minori]]'', in ''Scritti politici e ricordi'', cit.
*Francesco Guicciardini, ''[[s:Ricordi (Guicciardini)|Ricordi]]'', in ''Scritti politici e ricordi'', cit.
*Francesco Guicciardini, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/g/guicciardini/memorie_di_famiglia/pdf/memori_p.pdf Memorie di famiglia]'', in ''Opere'', a cura di Roberto Palmarocchi, Laterza, Bari, 1933.
*Francesco Guicciardini, ''[http://www.bibliotecaitaliana.it/testo/bibit000136 Storia d'Italia]'', a cura di Silvana Seidel Menchi, Giulio Einaudi editore, Torino, 1971.
*Francesco Guicciardini, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/g/guicciardini/storie_fiorentine_dal_1378_al_1509/pdf/guicciardini_storie_fiorentine.pdf Storie Fiorentine dal 1378 al 1509]'', Edizioni Edipem, Novara, 1974.
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[[File:Ritratto di Francesco Guicciardini.jpg|miniatura|Francesco Guicciardini]]
'''Francesco Guicciardini''' (1483 – 1540), scrittore, storico e politico italiano.
==Citazioni di Francesco Guicciardini==
*Andò all'esercito Lodovico Sforza, e con lui [[Beatrice d'Este|Beatrice]] sua moglie, che gli era assiduamente compagna non manco alle cose gravi che alle dilettevoli.<ref>Storia d'Italia Volume 1, di Francesco Guicciardini, Giovanni Rosini, 1843, Borroni e Scotti, p. 144.</ref>
*{{NDR|[[Ludovico il Moro]]}} principe vigilantissimo e d'ingegno molto acuto.<ref>Delle istorie d'Italia di Francesco Guicciardini, Francesco Guicciardini, per Niccolò Conti, 1818, p. 10.</ref>
*{{NDR|Ludovico il Moro}} non manco timido nell'avversità, che immoderato nelle prosperità, come quasi sempre è congiunta in un medesimo soggetto l'insolenza con la timidità, dimostrava con inutili lagrime la sua viltà. <ref>Delle istorie d'Italia di Francesco Guicciardini, Francesco Guicciardini, per Niccolò Conti, 1818, p. 191.</ref>
*{{NDR|Ludovico il Moro}} Se bene e' fu signore di grande ingegno e valente uomo, e così mancassi di crudeltà e di molti vizii che sogliono avere i tiranni, e potessi per molte considerazioni essere chiamato uomo virtuoso, pure queste virtù furono oscurate e coperte da molti vizii; perché e' fu disonesto nel peccato della sodomia, e come molti dissono, ancora da vecchio non meno paziente che agente; fu avaro, vario, mutabile, e di poco animo; ma quello perché trovò meno compassione fu una ambizione infinita, la quale, per essere arbitro di Italia, lo constrinse a fare passare il re Carlo e empiere Italia di barbari.<ref>Opere inedite di Francesco Guicciardini etc, Storia fiorentina, dai tempi di Cosimo de' Medici a quelli del gonfaloniere Soderini, 3, 1859, p. 217</ref>
===Attribuite===
*Ché se tu fiderai nelli italiani, sempre aurai delusione.
:{{NDR|[[Citazioni errate|Citazione errata]]}} Questa frase viene attribuita da [[Gianni Brera]] a Francesco Guicciardini, che in realtà non pronunciò né scrisse mai queste parole. Brera utilizzò questa citazione in varie opere di natura storica e in vari articoli.<ref>Da ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1984/08/01/nella-dannata-piscina-picchia-solo-moby-dick.html Nella dannata piscina picchia solo Moby Dick]'', ''la Repubblica'', 1º agosto 1984.</ref><ref>Da ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1986/11/21/la-mascotte-diviso-tre.html La mascotte diviso tre]'', ''la Repubblica'', 21 novembre 1986.</ref> Il giornalista ammise di essersi inventato la citazione in questo pezzo tratto da un suo articolo: «Il ragazzino Campanella crotonese come Milone! consola il cronista di ogni sconsiderata nequizia commessa in pedata e lo esime per una volta dal parafrasare ser Francesco Guicciardini, al quale ha fatto dire ormai da molti anni: Che se tu fiderai nelli italiani, sempre aurai delusione.»<ref>Da ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1988/09/20/quelle-omeriche-risate.html Quelle omeriche risate]'', ''la Repubblica'', 20 settembre 1988, p. 3.</ref>
==''Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio''==
===[[Incipit]]===
Nel primo Discorso è vera la distinzione che tutte le città sono edificate o da forestieri o da uomini nativi del luogo, ed in questo secondo membro cade [[Venezia|Vinegia]] ed [[Atene]]; cadeci ancora [[Roma]], ma diversamente da Atene e da Vinegia, perché queste furono edificate dagli incoli per necessità di avere o uno ricetto sicuro o uno reggimento commune, ma Roma, sanza alcuna di queste necessità, fu più presto edificata come colonia di Alba, cioè da uomini o albani o sudditi allo imperio di Alba, per amore di quelli luoghi dove erano nutriti, o per ambizione di reggersi per sé stessi; né può Roma per rispetto di [[Enea]] applicarsi al membro de' forestieri, perché è uno cercare le origine troppo da lontano, le quali non s'hanno a referire a' primi antecessori di chi ha edificato.
===Citazioni===
*El principale fondamento della potenzia e ricchezze della [[città]] è avere grosso populo: e male può ingrossare di populo una città che sia posta in luogo sterile, se già non ha la aria molto generativa, come [[Firenze]], o la opportunità del mare, come Vinegia; e però è meglio porsi in paese fertile, perché più facilmente vi concorrono gli abitatori; ma quando fussi possibile fermare abitatori assai in uno sito, io non dico al tutto sterile, ma non grasso, non è dubio che più conferirebbe a farlo virtuoso la necessità del provedersi che le buone legge; perché quelle si possono variare dalla voluntà degli uomini, ma la necessità è una legge ed uno stimulo continuo. E questa indirizzò bene Roma, la quale, se bene posta in paese fertile, ''tamen'' per non avere contado ed essere cinta di populi potenti, fu forzata allargarsi con la virtù delle arme e con la concordia; e questo si discorre non in una città che voglia vivere alla filosofica, ma in quelle che vogliono governarsi secondo el commune uso del mondo, come è necessario fare, altrimenti sarebbono, essendo debole, oppresse e conculcate da' vicini. ([[s:Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro primo/Capitolo I|cap. I]])
*Nel governo del popolo è di buono, che mentre dura non vi è tirannide; possono più le legge che gli uomini; ed el fine di tutte le deliberazione è riguardare al bene universale. Di male vi è, che el popolo per la ignoranzia sua non è capace di deliberare le cose importante, e però presto periclita una republica che rimette le cose a consulta del popolo; è instabile e desideroso sempre di cose nuove, e però facile a essere mosso ed ingannato agli uomini ambiziosi e sediziosi; batte volentieri e' cittadini qualificati, che gli necessita a cercare novità e turbazione. ([[s:Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro primo/Capitolo II|cap. II]])
*È vero che, e nello ordinare una republica ed in ogni altra faccenda, si debbe ordinare le cose in modo che chi volessi fare [[Bene e male|male]], non possa, non perché sempre tutti gli uomini siano cattivi, ma per provedere a quelli che fussino cattivi; e s'ha a considerare in questa materia, che gli uomini tutti sono per natura inclinati al [[Bene e male|bene]], ed a tutti, ''data paritate terminorum'', piace più el bene che 'l male; e se alcuno ha altra inclinazione, è tanto contro allo ordinario degli altri e contro a quello primo obietto che ci porge la natura, che più presto si debbe chiamare monstro che uomo. ([[s:Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro primo/Capitolo III|cap. III]])
*E per venire a' particulari secondo l'ordine del Discorso, dico che a uno tiranno di una città, ed a ogni principe, sono utilissime le [[Fortezza|fortezze]] in quella città, perché né el popolo né gli inimici particulari, vedendo el principe sicuro nella fortezza sua, non possono per ogni leggiere occasione fare movimento; perché è difficile farlo in modo che si amazzi el principe con tutta la sua progenie; non facile avere le forze ed e' soccorsi preparati in modo che si possa rinchiudere o pigliare la fortezza sì presto che el principe non abbia tempo a ripigliare la terra con gente nuove introdotte per la fortezza. ([[s:Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro secondo/Capitolo XXIV|cap. XXIV]])
===[[Explicit]]===
Però conchiuggo che quando Roma non fu corrotta, che le prorogazione degli imperi e la continuazione del consulato, la quale ne' tempi difficili usarono molte volte, furono cosa utile e santa; ma corrotta la città, sursono le battaglie civili ed e' semi delle tirannide, ''etiam'' sanza la prorogazione degli imperi. E però si può conchiudere, che se non fussino state anche le prorogazione, non sarebbe mancato né a Cesare né agli altri che occuporono la republica, né pensiero né facultà di travagliarla per altra via.
==''Discorsi politici''==
===[[Incipit]]===
Massimiano re de' romani, innanzi che fussi fatta la lega di Cambrai, nella dieta di Costanza, sotto titulo di rimettere Massimiano Sforza, ricercava e' viniziani di lega per venire in Italia per la corona dello imperio ed a' danni de' franzesi, allora signori di Milano, offerendo loro partiti grandi. Trattavasi nel senato suo ''quid agendum''; fu parlato da uno senatore per la parte affermativa in questo modo:<br>
Tutta la difficultà di questa consulta, onorevoli senatori, consiste in considerare se el re de' romani si unirà co' franzesi in caso che noi rifiutiamo le dimande sue; perché avendo noi ora pace piacevole ed onorevole ed anche assai sicura, nessuna ragione può essere bastante a farci pigliare una guerra di travaglio e spesa assai, ogni volta che noi non dubitiamo che loro si unischino.
===Citazioni===
*Gli uomini non sono tutti savi, anzi la maggiore parte non sono savi; e chi ha a fare pronostico delle deliberazione di altri, non debbe tanto andare con la misura di quello che ragionevolmente doverrebbe fare uno savio, quanto con la misura del cervello, natura ed altre condizione di chi ha a deliberare; e chi procede altrimenti spesso si inganna. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/I. - In favore della lega proposta da Massimiliano alla republica di Venezia|cap. I]])
*Io confesso, onorevoli senatori, essere officio vostro e di tutti e' governatori delle republiche, ancora che la [[Pace e guerra|pace]] sia cosa santissima e desideratissima, non però lasciarsi tanto abbagliare dalla dolcezza sua, che per paura di non la perdere si entri in maggiori [[Pace e guerra|guerre]] e pericoli, che non sarebbe entrato chi non l'avessi amata troppo; e nondimanco ricordo che per ogni timore o sospetto non si debbe pigliare le arme, e per ogni paura di non avere guerra, entrare nella guerra, perché chi fa così, spesso, per fuggire pericolo, sanza bisogno entra in pericolo; e non essendo mai pace alcuna tanto sicura, né tanto ferma che manchi di qualche timore di guerra, chi procedessi con questa regola non starebbe mai in pace; anzi entrando di guerra in guerra per desiderio di avere la pace, non la arebbe mai. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/II. - Sullo stesso argomento. In contrario per la opinione negativa che prevalse|cap. II]])
*E chi è uso alle faccende e maneggi grandi, ed ha travagliato a' suoi dì assai come lui, non può desperare di non vedere [[varietà]] nelle cose del mondo, perché le sono use a variare pure troppo spesso. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/II. - Sullo stesso argomento. In contrario per la opinione negativa che prevalse|cap. II]])
*In effetto a me non pare che per uno sospetto di guerra incerta debbiamo pigliare una guerra certissima, né per desiderio di guadagnare debbiamo entrare in infinite spese e pericoli, né sanza manifesta necessità mancare alla fede nostra e crescere ogni dì la opinione che siamo troppo ambiziosi e cupidi di occupare quello di altri. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/II. - Sullo stesso argomento. In contrario per la opinione negativa che prevalse|cap. II]])
*Se bene el desiderio di sapere le cose future, massime quando sono di molta importanzia, è tanto naturale a tutti li omini, che continuamente li sprona andarle investigando e cercando di conietturarle, da altro canto le vanno sì variando fuori della opinione di tutti, che li è più tosto da maravigliarsi di quelli che mossi dallo appetito della natura le vanno curiosamente ricercando, che di coloro che per desperazione di poterle aggiugnere ne levano ogni pensiero. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/IV. - Sulle mutazioni seguite dopo la battaglia di Ravenna|cap. IV]])
*Sono le nature molto diverse: li [[Spagna|spagnoli]] omini temperati e maturi e pazientissimi di ogni disagio; li [[Inghilterra|inghilesi]] bestiali, disordinati, non atti a durare lungamente fatica, e consumatori di molte vettovaglie. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/IV. - Sulle mutazioni seguite dopo la battaglia di Ravenna|cap. IV]])
*Io non mi maraviglio più che nelle cose dubie si truovino tante questione e contrarietà di opinione tra gli antichi scrittori, poi che io veggo che e' non manca chi vogli in una cosa tanto chiara mettere disputa. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/V. - Se 'l Gran Capitano debbe accettare la impresa di Italia|cap. V]])
*[...] nessuno dispiacere può essere maggiore negli uomini grandi e che si conoscono virtuosi, che non avere facultà di mostrare quello che e' sono, e che con danno di altri le virtù loro stieno oscure. Né ha anche la natura dati tanti ornamenti a uno uomo perché li stieno sepulti, ma perché con quelli giovi alli altri; e però chi si tiene sufficiente e non si vuole mostrare quando ne ha commodità, manca non solo a sé medesimo, ma a tutta la generazione umana, ed è da essere comparato a uno avaro che tiene e' sua tesori occulti nella cassa sanza profittarne a sé o a altri. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/V. - Se 'l Gran Capitano debbe accettare la impresa di Italia|cap. V]])
*[...] e ricordatevi che gli è maggiore difficultà venire di uno grado basso a uno mediocre, che non è da uno mediocre venire a uno sommo [...]. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/V. - Se 'l Gran Capitano debbe accettare la impresa di Italia|cap. V]])
*[...] non si potendo ottenere le cose grande sanza qualche pericolo, si debbono le imprese accettare ogni volta che la speranza è maggiore che la paura. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/V. - Se 'l Gran Capitano debbe accettare la impresa di Italia|cap. V]])
*Le diversità delle opinioni, Gran Capitano, e le dispute che vi si fanno, sogliono piacere a chi ha a fare la resoluzione, perché chi ode le ragione contrarie suole meglio discernere la verità, né anche debbono dispiacere alle parte, quando la sorte dà loro prudente giudice e che le si oppongono non per proprio interesse, ma principalmente per amore del vero. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/VI. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. VI]])
*Dilettasi qualche volta la [[fortuna]] di fare simili tratti, ed è proprio lo esercizio suo di bassi fare grandi e di grandi ridurre a grado piccolo; e quanto più l'ha pel passato favorite le virtù vostre, tanto più è da dubitarne, perché el costume suo è di non stare mai ferma con uno medesimo, e rarissimi si truovano coloro a' quali la sia stata continuamente propizia. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/VI. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. VI]])
*Ma al riscontro si scuoprono a difesa dello stato di Milano e' [[Svizzera|svizzeri]], nazione fiera, bellicosa, esercitata nelle arme e di animo grande, e che altra volta ha avuto in questa impresa medesima vittoria de' franzesi, ed a quale pare nella difesa di Milano trattare una causa sua propria, perché in verità nel defenderlo consiste grandissimo interesse di quella nazione per gloria, per utilità e securtà sua. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/VII. - Sulla discesa di Francesco I in Italia nel 1515|cap. VII]])
*[...] lo implicarsi ne' pericoli e spese presente o per interesse di altri o per fuggire le spese ed e' pericoli futuri, non è uficio di savi, e' quali sogliono ponere questa regola, che uno de' potenti rimedi che siano contra e' mali, è allungare quanto si può, perché el tempo per sé stesso porta seco spesso accidenti che te ne liberano. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/VIII. - Sulla proposta fatta ai Veneziani d'entrare nella lega contro i Francesi|cap. VIII]])
*[...] la esperienzia insegna a chi ha cervello capace a imparare, ma a' [[Francia|franzesi]] che sono di natura impazientissimi e poco consideratori delle cose, e che non sanno vivere altrimenti che a caso, nessuna esperienzia gli farà pigliare la pazienzia, né mai nelle loro azioni riceveranno lo ordine e la maturità, perché la natura non glielo consente [...]. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/IX. - Sullo stesso argomento. In contrario per la opinione che prevalse|cap. IX]])
*È uficio di chi governa le città fuggire le [[Guerra|guerre]] quanto si può, ma appartiene anche alla sapienzia loro anticipare una guerra molesta e pericolosa per fuggirne una più molesta e più pericolosa [...]. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/X. - Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V ai Veneziani|cap. X]])
*[...] io consiglio che più tosto di presente si pigli una guerra molesta e pericolosa, che la si differisca a altro tempo, per averla con molestia e pericolo sanza comparazione molto maggiore. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/X. - Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V ai Veneziani|cap. X]])
*Del resto di Italia non accade parlare, perché tutto depende dal papa {{NDR|[[Papa Clemente VII|Clemente VII]]}}, el quale è sì timido ed irresoluto, che più presto si lascia andare alla morte certa, che volere correre pericolo di morire, ed in effetto non è per muoversi se non a partiti sicurissimi, cioè in caso che si muovino franzesi e tutto el mondo. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XI. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XI]])
*Però chi al presente si priva di uno bene, o si sottomette in uno male per paura di quello che ha a venire, si inganna spesso, perché molte volte quello di che dubitava non viene, e si truova sanza proposito per timore vano ed incerto avere patito di presente. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XI. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XI]])
*[...] bisogna che el [[principe]] abbia [[Prudenza|prudenzia]] e [[virilità]] [...]. La prudenzia bisogna, perché, poi che è in caso che è necessitato o incorrere nel [[pericolo]] o cacciarlo con pericolo, non solo per discernere el remedio, ma eziandio per considerare la natura de' pericoli, e quale è minore e quale fa manco mali effetti, perché sarebbe pazzia per fuggire uno pericolo incerto, correre in uno pericolo certo, per fuggire uno pericolo di uno male, pigliare uno remedio che fussi equalmente pericoloso, ma di maggiore male; bisogna la virilità, per non avere più paura che si convenga de' pericoli che tu vuoi cacciare, e perché quando siamo in caso che è bene usare uno rimedio pericoloso, che la timidità non ti ritenga e faccia che o el rimedio che tu vuoi usare ti paia più pericoloso che non è in verità, o che per non entrare in uno pericolo presente, tu lasci più tosto per differire venire lentamente addosso el male maggiore. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XII. - Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V a Clemente VII|cap. XII]])
*A deliberare adunche se si debbe pigliare impresa per opporsi a uno grave pericolo, non s'ha a considerare quale sia maggiore, o el male che aresti opponendoti e perdendo, o el male che sei per avere non ti opponendo, ma si debbe considerare quale sia più certo; e quando tu vedi che non ti opponendo arai al certo male grande, ed opponendoti potrà essere che ti liberrai dal male, ma non ti liberando arai maggiore male che se non ti fussi opposto, io dico che in questo caso hai a opporti ed a volere più presto correre el pericolo di maggiore male per la speranza di poterti liberare, che aspettare el male minore sanza speranza alcuna di poterlo fuggire; presupponendo però che ''etiam'' in questo caso el male che tu aspetti sia grande, perché se fussi uno piccolo male, è articolo che ricerca altre considerazione, nelle quali io non entro perché non è necessario a' termini nostri. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XII. - Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V a Clemente VII|cap. XII]])
*Ricordo bene che quando el dubio del capitare male sia pari e provedendo e non provedendo, che è meglio provedere, perché aspettare la morte sanza provisione in contrario è una somma ignavia e da lasciare di sé una memoria infame; sanza che, a chi non si aiuta né Dio suole, né la fortuna può aiutare, ma a chi si aiuta Dio ha compassione, e la fortuna amore, e spesso a chi audacemente si getta ne' pericoli, fa succedere, contro a ogni ragione ed ogni speranza, effetti felicissimi. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XII. - Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V a Clemente VII|cap. XII]])
*Ricordisi Vostra Santità che la grandezza della Chiesa è nelle arme spirituali, e che le sue arme [[Potere temporale|temporali]] valsono sempre poco. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIII. - Ragioni che consigliano a Clemente VII di accordarsi con Carlo V|cap. XIII]])
*[...] e se non si può vivere con le qualità e con la autorità che l'uomo desidera, non per questo [[Suicidio|volere morire]]. Perché oltre che la vita è meglio che la morte, possono facilmente tornare de' tempi e degli accidenti, che a chi sarà morto non faranno frutto alcuno, ma a chi fussi ancora vivo restituirebbono la sua degnità. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIII. - Ragioni che consigliano a Clemente VII di accordarsi con Carlo V|cap. XIII]])
*[...] della bontà sua io non voglio parlare, non sendo conveniente parlare di uno tanto [[principe]] altro che con somma reverenzia, né voglio dire che la grandezza non sta troppo bene con la conscienzia, e che ogni principe può più facilmente essere buono principe che buono uomo. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
*Le cose del mondo hanno questa condizione o vogliàno dire circulo: che sempre quello che è, ha similitudine col passato, e quello che sarà, sarà simile a quello che è stato. È diverso nelle superficie e ne' colori, ma simile nelli intrinsechi e sustanzialità [...]. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
*E lasciate da canto le ragione generale che sono: che gli effetti delle [[Guerra|guerre]] sono dubii; che spesso la vittoria è da chi pareva inferiore; che molte volte uno piccolo accidente, uno piccolo caso fa variazione ed effetti di momento grandissimo; che nessuno ha la fortuna in potestà, e che chi la ha avuto lungamente propizia e serena, non solo non si può promettere che l'abbia a continuare, ma ancora ha da temere più che gli altri della mutazione di quella, e tanto più quanto più eccessivamente è stata favorevole, perché el solito suo è sempre stato ed è e sarà di essere incerta, inconstante ed instabile [...]. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
*Gli uomini che per non cognoscere le difficultà ed e' pericoli, giudicano facile le imprese difficile, sono imprudenti, né hanno nome di [[Animosità|animosi]] ma di bestiali, perché animoso è quello che vede e' pericoli ma non gli teme più che si convenga; e questa è la differenzia tra due savi, de' quali l'uno è animoso, l'altro è timido: che l'uno e l'altro prevede e' pericoli, ma el timido mette per certi quelli che sono dubii, e gli pare già vedere in atto tutti quelli che considera che possono accadere; lo animoso [...] nel pigliare le deliberazione non presuppone tutti e' pericoli per certi, anzi ne abatte quella parte che gli pare che con qualche speranza si possa abattere. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
*[...] lo sforzarsi e fare ogni conato per non andare in [[servitù]], è cosa virile e degna di uomo, ed el contrario è pieno di eterna infamia ed ignominia. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
*[...] la troppa [[Prudenza|prudenzia]] è imprudenzia nelle difficultà, ed in fatto merita di essere chiamato prudente così colui che, quando la natura delle cose lo ricerca, sa rimettersi in qualche parte alla potestà della fortuna, come chi sa eleggere e' partiti sicuri, quando la sicurtà si può avere. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
===[[Explicit]]===
Però el rimedio unico a tanto male è anticipare lo accordo; differendo, andate manifestamente al sacco. El papa, poi che con altro modo non può provedere a tanto pericolo, né salvarvi se anche voi non vi volete salvare, desidera almanco essere giustificato con Dio e con tutto el mondo, e particularmente con voi e con le pietre di questa città.
==''Ricordi''==
===[[Incipit]]===
<div style="text-align:right; font-size:90%; line-height:1.4;margin-bottom:1em;">Se bene lo [[ozio]] solo non fa ghiribizzi,<br />pure male si fanno e' ghiribizzi sanza ozio.</div>
1. Quelli cittadini che appetiscono [[onore]] e [[gloria]] nella città sono laudabili ed utili, pure che non la cerchino per via di sètte e di usurpazione, ma con lo ingegnarsi di essere tenuti buoni e prudenti, e fare buone opere per la patria; e Dio volessi che la republica nostra fussi prima di questa ambizione. Ma perniziosi sono quelli che appetiscono per fine suo la [[grandezza]], perché chi la piglia per idolo, non ha freno alcuno né di giustizia, né di onestà, e farebbe uno piano di ogni cosa per condurvisi.
===Citazioni===
*Se di alcuno si intende o legge che sanza alcuno suo commodo o interesse ami più el [[Bene e male|male]] che el [[Bene e male|bene]], si debbe chiamare bestia e non uomo; poi che manca di quello appetito che naturalmente è commune a tutti gli uomini. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 4)
*Tre cose desidero vedere innanzi alla mia morte, ma dubito, ancora che io vivessi molto, non ne vedere alcuna: uno vivere di republica bene ordinato nella città nostra, [[Italia]] liberata da tutti e' barbari, e liberato el mondo dalla tirannide di questi scelerati [[Prete|preti]]. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 14)
*Molto maggiore piacere si truova nel tenersi le voglie [non] oneste che nel cavarsele; perché questo è breve e del corpo; quello, raffreddo che sia un poco lo appetito, è durabile e dell'animo e conscienzia. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 17)
*La calcina con che si murano gli stati de' [[Tiranno|tiranni]] è el sangue de' cittadini; però doverebbe sforzarsi ognuno che nella città sua non s'avessino a murare tali palazzi. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 20)
*È da desiderare più l'onore e la [[Reputazione|riputazione]] che le [[ricchezza|ricchezze]]; ma perché oggidì sanza quelle, male si ha o conserva la riputazione, debbono gli uomini virtuosi cercare non d'averne immoderatamente, ma tante che basti allo effetto di avere o conservare la riputazione ed autorità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 18)
*Non combattete mai con la [[religione]], né con le cose che pare che dependono da Dio; perché questo obietto ha troppa forza nella mente degli sciocchi. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 31)
*Non puoi secondo el vivere del mondo avere maggiore felicità che vederti lo [[Nemico|inimico]] tuo prostrato innanzi in terra ed a tua discrezione; e però per avere questo effetto non si debbe pretermettere niente. La felicità grande consiste in questo; ma maggiore ancora è la gloria in usare tanta fortuna laudabilmente, cioè essere clemente e perdonare; cosa propria degli animi generosi ed eccelsi. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 34)
*Più tengono a memoria gli uomini le [[Ingiuria|ingiurie]] che e' [[Beneficio|benefici]]; anzi quando pure si ricordano del beneficio, lo reputano minore che in fatto non fu, persuadendosi meritare più che non meritano; el contrario si fa della ingiuria, che duole a ognuno più che ragionevolmente non doverria dolere [...]. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 41)
*Ingegnatevi avere degli [[amicizia|amici]], perché sono buoni in tempi, luoghi e casi che tu non penseresti [...]. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 44)
*Osservai quando ero imbasciadore in Spagna apresso al re [[Ferdinando II d'Aragona|don Ferrando d'Aragona]], principe savio e glorioso, che lui, quando voleva fare una impresa nuova o altra cosa di importanza, non prima la publicava e poi la giustificava, ma si governava pel contrario; procurando artificiosamente in modo che, innanzi che si intendessi quello che lui aveva in animo, si divulgava che el re per le tali ragione doverrebbe fare questo; e però publicandosi poi lui volere fare quello che già prima pareva a ognuno giusto e necessario, è incredibile con quanto favore e con quanta laude fussino ricevute le sue deliberazione. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 51)
*Non disegnate in su quello che non avete, né spendete in su' guadagni futuri, perché molte volte non succedono. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 56)
*La [[grandezza]] di stato è desiderata universalmente, perché tutto el bene che è in lei apparisce di fuora, el male sta drento occulto; el quale chi vedessi non arebbe forse tanta voglia, perché è piena sanza dubio di pericoli, di sospetti, di mille travagli e fatiche; ma quello che per avventura la fa desiderabile anche agli animi purgati è lo appetito che ognuno ha di essere [[Superiorità|superiore]] agli altri uomini, atteso massime che in nessuna altra cosa ci possiamo assimigliare a Dio. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 60)
*Non è dubio che quanto l'uomo più [[Senilità|invecchia]], più cresce la [[avarizia]]; si dice communemente esserne causa perché lo animo diminuisce; ragione che non mi è troppo capace, perché è bene ignorante quello vecchio che non cognosce che sempre con la età si diminuisce el bisogno. Ed inoltre veggo che ne' vecchi si augumenta al continuo, cioè in molti la lussuria, dico lo appetito, non le forze, la crudeltà e gli altri vizi; però credo che la ragione possi essere che l'uomo quanto più vive tanto più si abitua alle cose del mondo ed ''ex consequenti'' più le ama. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 63)
*Non si può biasimare lo appetito di avere [[figlio|figliuoli]], perché è naturale, ma dico bene che è spezie di felicità el non ne avere, perché eziandio chi gli ha buoni e savi ha sanza dubio molto più dispiacere di loro che consolazione. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 66)
*Si vede per esperienzia che e' [[Padrone|padroni]] tengono poco conto de' [[Servitù|servidori]], e per ogni suo interesse o appetito gli mettono da parte, o gli strascinano sanza rispetto; però sono savi e' servidori che fanno el medesimo verso e' padroni, conservando però sempre la fede sua e l'onore. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 69)
*Credino e' giovani che la [[Esperienza|esperienzia]] insegna molto, e più ne' cervelli grandi che ne' piccoli; e chi lo considerassi ne troverebbe facilmente la ragione. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 70)
*Quando ti viene la occasione di cosa tu [[desiderio|desideri]], pigliala sanza perdere tempo; perché le cose del mondo si variano tanto spesso che non si può dire d'avere la cosa insino non l'hai in mano. E per la medesima ragione quando ti è proposto qualche cosa che ti dispiace, cerca differire el più che puoi, perché a ogni ora si vede che el tempo porta accidenti che ti cavano di queste difficultà: e così s'ha intendere quello proverbio che si dice avere in bocca e' savi: che si debbe godere el beneficio del tempo. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 76)
*El medesimo [[Publio Cornelio Tacito|Cornelio Tacito]] a chi bene lo considera, insegna per eccellenzia come s'ha a governare chi vive sotto e' tiranni. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 79)
*È differenzia da avere e' sudditi disperati a avergli malcontenti, perché quegli non pensano mai a altro che a mutazione, e le cercano ancora con suo pericolo; questi, se bene desiderano cose nuove, non invitano le occasione, ma le aspettano. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 84)
*Credono molti che uno [[Saggezza|savio]], perché vede tutti e' pericoli, non possa essere animoso; io sono di opinione contraria, che non possa essere savio chi è [[Timidezza|timido]], perché già manca di giudicio chi stima el pericolo più che non si debbe. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 90)
*Erra chi dice che le [[Letteratura|lettere]] guastano e' cervelli degli uomini, perché è forse vero in chi l'ha debole; ma dove lo truovano buono, lo fanno perfetto, perché el buono naturale congiunto col buono accidentale fa nobilissima composizione. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 91)
*Non potete avere maggiore virtù che tenere conto de l'[[onore]], perché chi fa questo non teme e' pericoli, né fa mai cosa che sia brutta; però tenete fermo questo capo, e sarà quasi impossibile che tutto non vi succeda bene: ''expertus loquor''. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 105)
*Mi è stato sempre difficile a credere che Dio abbia a permettere che e' figliuoli del duca [[Ludovico il Moro|Lodovico]] abbino a godere lo stato di Milano, non tanto perché lui lo usurpò sceleratamente, quanto che, per fare questo, fu causa della servitù e ruina di tutta Italia, e di tanti travagli seguiti in tutta la cristianità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 107)
*Le cose [[passato|passate]] fanno lume alle future, perché el mondo fu sempre di una medesima sorte, e tutto quello che è e sarà è stato in altro tempo, e le cose medesime ritornano, ma sotto diversi nomi e colori; però ognuno non le ricognosce, ma solo chi è savio e le osserva e considera diligentemente. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 114)
*Chi disse uno [[Popolo|populo]] disse veramente uno pazzo; perché è uno monstro pieno di confusione e di errori, e le sue vane opinione sono tanto lontane dalla verità, quanto è, secondo [[Claudio Tolomeo|Ptolomeo]], la Spagna dalla India. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 123)
*Non ha maggiore inimico l'[[uomo]] che sé medesimo; perché quasi tutti e' mali, pericoli e travagli superflui che ha, non procedono da altro che dalla sua troppa cupidità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 139)
*Grande sorte è quella degli [[Astrologia|astrologi]], che se bene la loro è una vanità, o per difetto della arte o per difetto suo, più fede gli dà una verità che pronosticano che non gli toglie cento falsità. E nondimeno negli altri uomini una bugia che sia reprovata a uno, fa che si sta sospeso a crederli tutte le altre verità. Procede questo dal desiderio grande che hanno gli uomini di sapere el futuro; di che non avendo altro modo, credono facilmente a chi fa professione di saperlo loro dire, come lo infermo al medico che gli promette la salute. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 145)
*Dua papi sono stati di natura diversissima, [[Papa Giulio II|Iulio]] e [[Papa Clemente VII|Clemente]]: l'uno di animo grande e forse vasto, impaziente, precipitoso, aperto e libero; l'altro di mediocre animo e forse timido, pazientissimo, moderato, simulatore. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 159)
*Diceva mio padre, che più onore ti fa uno ducato che tu hai in borsa che dieci che n'hai spesi; parola molto da notare, non per diventare sordido, né per mancare nelle cose onorevole e ragionevole, ma perché ti sia freno a fuggire le spese superflue. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 164)
*Non mancate di fare le cose che vi diano riputazione, per desiderio di fare piacere ed acquistare amici; perché a chi si mantiene o accresce la riputazione corrono gli amici e le benivolenzie drieto; ma chi pretermette di fare quello che debbe, ne è stimato manco, ed a chi manca la riputazione mancano poi gli amici e la grazia. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 174)
*Tanto più si cade in quello estremo che tu fuggi, quanto più per discostartene ti ritiri inverso l'altro estremo, non ti sapendo fermare in sul mezzo; però e' governi populari, quanto più per fuggire la tirannide si accostano alla licenzia, tanto più vi caggiono drento; ma e' nostri di Firenze non intendono questa grammatica. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 175)
*Quello che dicono le persone spirituali che chi ha [[fede]] conduce cose grandi, e come dice lo Evangelio, chi ha fede può comandare a' monti, procede perché la fede fa ostinazione. Fede non è altro che credere con opinione ferma, e quasi certezza, le cose che non sono ragionevole; o, se sono ragionevole, crederle con più resoluzione che non persuadono le ragione. Chi adunche ha fede diventa ostinato in quello che crede, e procede al cammino suo intrepido e resoluto, sprezzando le difficultà e pericoli, e mettendosi a soportare ogni estremità. Donde nasce che essendo le cose del mondo sottoposte a mille casi ed accidenti, può nascere per molti versi nella lunghezza del tempo aiuto insperato a chi ha perseverato nella ostinazione; la quale essendo causata dalla fede, si dice meritamente: chi ha fede ecc.<ref>Questo paragrafo risulta essere l'Incipit nell'edizione: ''Ricordi'', introduzione di Mario Fubini, premessa al testo e bibliografia di Ettore Barelli, breve glossario ideologico di Carlo Pedretti, Fabbri Editori, 2001.</ref> ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 1)
*Non vi spaventi dal beneficare gli uomini la [[ingratitudine]] di molti; perché oltre che el beneficare per sé medesimo sanza altro obietto è cosa generosa e quasi divina, si riscontra pure beneficando talvolta in qualcuno sì grato che ricompensa tutte le ingratitudine degli altri. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 11)
*Quasi tutti e' medesimi [[Proverbio|proverbi]], o simili benché con diverse parole, si truovono in ogni nazione; e la ragione è che e' proverbi nascono dalla esperienzia overo osservazione delle cose, le quali in ogni luogo sono le medesime o simili. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 12)
*Non è la più preziosa cosa degli amici, però quando potete, non perdete la occasione del farne; perché gli uomini si riscontrano spesso, e gli amici giovano, e gli inimici nuocono, in tempi e luoghi che non aresti mai aspettato. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 14)
*Insegna molto bene [[Publio Cornelio Tacito|Cornelio Tacito]] a chi vive sotto e' tiranni el modo di vivere e governarsi prudentemente, così come insegna a' tiranni e' modi di fondare la tirannide. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 18)
*Però lasciare uno bene presente per paura di uno male futuro è el più delle volte pazzia, quando el male non sia molto certo o propinquo, o molto grande a comparazione del bene; altrimenti bene spesso per paura di una cosa che poi riesce vana, ti perdi el bene che tu potevi avere. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 23)
*Io non so a chi dispiaccia più che a me la ambizione, la avarizia e le mollizie de' preti: sì perché ognuno di questi vizi in sé è odioso, sì perché ciascuno e tutti insieme si convengono poco a chi fa professione di vita dependente da Dio; ed ancora perché sono vizi sì contrari che non possono stare insieme se non in uno subietto molto strano. Nondimeno el grado che ho avuto con più pontefici, m'ha necessitato a amare per el particulare mio la grandezza loro; e se non fussi questo rispetto, arei amato [[Martin Lutero|Martino Luther]] quanto me medesimo, non per liberarmi dalle legge indotte dalla religione cristiana nel modo che è interpretata ed intesa communemente, ma per vedere ridurre questa caterva di scelerati a' termini debiti, cioè a restare o sanza vizi o sanza autorità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 28)
*Coloro ancora, che attribuendo el tutto alla prudenzia e virtù, escludono quanto possono la potestà della fortuna, bisogna almanco confessino che importa assai abattersi o nascere in tempo che le virtù o qualità per le quali tu ti stimi siano in prezzo; come si può porre lo esemplo di [[Quinto Fabio Massimo Verrucoso|Fabio Massimo]], al quale lo essere di natura cunctabundo dette tanta riputazione, perché si riscontrò in una spezie di guerra, nella quale la caldezza era perniziosa, la tardità utile; in uno altro tempo sarebbe potuto essere el contrario. Però la fortuna sua consisté in questo, che e' tempi suoi avessino bisogno di quella qualità che era in lui; ma chi potessi variare la natura sua secondo le condizione de' tempi, il che è difficillimo e forse impossibile, sarebbe tanto manco dominato dalla fortuna. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 31)
*Quanto è diversa la [[Teoria e pratica|pratica]] dalla [[Teoria e pratica|teorica]]! quanti sono che intendono le cose bene, che o non si ricordono o non sanno metterle in atto! Ed a chi fa così, questa intelligenzia è inutile, perché è come avere uno tesoro in una arca con obligo di non potere mai trarlo fuora. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 35)
*Nega pure sempre quello che tu non vuoi che si sappia, o afferma quello tu vuoi che si creda; perché ancora che in contrario siano molti riscontri e quasi certezza, lo affermare o negare gagliardamente mette spesso a partito el cervello di chi ti ode. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 37)
*È difficile alla casa de' Medici potentissima e con dua papati conservare lo stato di Firenze, molto più che non fu a [[Cosimo de' Medici|Cosimo]] privato cittadino; perché, oltre alla potenzia che fu in lui eccessiva, vi concorse la condizione de' tempi, avendo Cosimo avuto a combattere lo stato con la potenzia di pochi, sanza displicenzia dello universale, el quale non cognosceva la libertà; anzi in ogni quistione tra potenti ed in ogni mutazione, gli uomini mediocri ed e' più bassi acquistavano condizione. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 38)
*Non consiste tanto la prudenzia della [[Economia|economica]] in sapersi guardare dalle spese, perché sono molte volte necessarie, quanto in sapere spendere con vantaggio, cioè uno grosso per 24 quattrini. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 56)
*Non procede sempre el [[Vendetta|vendicarsi]] da odio o da mala natura, ma è talvolta necessario perché con questo esemplo gli altri imparino a non ti offendere; e sta molto bene questo che uno si vendichi, e ''tamen'' non abbia rancore di animo contro a colui di chi fa vendetta. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 74)
*[...] quando sei in partiti difficili, o in cose che ti sono moleste, allunga e aspetta [[tempo]] quanto puoi, perché quello spesso ti illumina o ti libera. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 79)
*Ma perché non si può negare che la non sia bella, io loderei chi ordinariamente avessi el traino suo del vivere libero e schietto, usando la [[Simulazione (qualità)|simulazione]] solamente in qualche cosa molto importante, le quali accaggiono rare volte. Così acquisteresti nome di essere libero e reale, e ti tireresti drieto quella grazia che ha chi è tenuto di tale natura; e nondimeno nelle cose che importassino più, caveresti utilità della simulazione, e tanto maggiore quanto, avendo fama di non essere simulatore, sarebbe più facilmente creduto alle arti tue. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 104)
*[...] ogni minimo [[Particolare|particulare]] che varii, è atto a fare variare una conclusione [...]. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 114)
*A chi stima l'[[onore]] assai, succede ogni cosa, perché non cura fatiche, non pericoli, non danari. Io l'ho provato in me medesimo, però lo posso dire e scrivere; sono morte e vane le azione degli uomini che non hanno questo stimulo ardente. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 118)
*E' [[Filosofo|filosofi]] ed e' teologi e tutti gli altri che scrutano le cose sopra natura o che non si veggono, dicono mille pazzie; perché in effetto gli uomini sono al buio delle cose, e questa indagazione ha servito e serve più a esercitare gli ingegni che a trovare la verità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 125)
*[...] la natura delle cose del mondo è in modo, che è quasi impossibile trovarne alcuna che in ogni parte non vi sia qualche disordine ed inconveniente, bisogna resolversi a tôrle come sono e pigliare per buono quello che ha in sé manco male. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 126)
*È grandissima prudenzia e da molti poco osservata, sapere [[Dissimulazione|dissimulare]] le [[Risentimento|male satisfazione]] che hai di altri, quando el fare così non sia con tuo danno ed infamia; perché accade spesso che in futuro viene occasione di averti a valere di quello. Il che difficilmente ti riesce, se lui già sa che tu sia male satisfatto di lui. Ed a me è intervenuto molte volte che io ho avuto a ricercare persone, contro alle quali ero malissimo disposto; e loro credendo el contrario, o almeno non si persuadendo questo, m'hanno servito prontissimamente. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 133)
*Gli uomini tutti per natura sono inclinati più al bene che al male, né è alcuno el quale, dove altro rispetto non lo tiri in contrario, non facessi più volentieri bene che male; ma è tanto fragile la natura degli uomini e sì spesse nel mondo le occasione che invitano al male, che gli uomini si lasciano facilmente deviare dal bene. E però e' savi legislatori trovorono e' premi e le pene; che non fu altro che con la speranza e col timore volere tenere fermi gli uomini nella inclinazione loro naturale. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 134)
*La buona [[fortuna]] degli uomini è spesso el maggiore inimico che abbino, perché gli fa diventare spesso cattivi, leggieri, insolenti; però è maggiore paragone di uno uomo el resistere a questo che alle avversità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 164)
*Che mi rilieva me, che colui che mi [[Offesa|offende]] lo facci per ignoranzia e non per [[malignità]]? Anzi, è spesso molto peggio, perché la malignità ha e' fini suoi determinati e procede con le sue regole, e però non sempre offende quanto può; ma la [[ignoranza|ignoranzia]], non avendo né fine, né regola, né misura, procede furiosamente e dà mazzate da ciechi. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 168)
*Pregate Dio sempre di trovarvi dove si [[Vittoria e sconfitta|vince]], perché vi è data laude di quelle cose ancora di che non avete parte alcuna; come per el contrario chi si truova dove si [[Vittoria e sconfitta|perde]], è imputato di infinite cose delle quali è inculpabilissimo. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 176)
*Quasi sempre in Firenze per la dapocaggine degli uomini, quando uno ha fatto con violenzia uno scandalo publico, non si è fatto pruova di punirlo, ma cercato a gara di deliberargli la [[impunità]], pure che deponga l'arme e non ne faccia più; modi non da reprimere gli insolenti, ma da fare diventare lioni gli agnelli. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 177)
*Della [[astrologia]], cioè di quella che giudica le cose future, è pazzia parlare: o la scienza non è vera, o tutte le cose necessarie a quella non si possono sapere, o la capacità degli uomini non vi arriva; ma la conclusione è, che pensare di sapere el futuro per quella via è uno sogno. Non sanno gli astrologi quello dicono, non si appongono se non a caso; in modo che se tu pigli uno pronostico di qualunque astrologo, ed uno di un altro uomo fatto a ventura, non si verificherà manco di questo che di quello. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 207)
===[[Explicit]]===
Quando più [[Nemico|inimici]], che insieme ti solevano essere uniti contro, sono venuti tra loro alle mani, lo assaltarne uno in sulla occasione di potergli opprimere separatamente, è spesso causa che di nuovo si riunischino insieme; però bisogna bene considerare la qualità dello odio che è nato tra loro, e le altre condizione e circunstanzie per poterti bene risolvere quale sia meglio, o assaltarne uno, o pure stando a vedere lasciargli combattere tra loro.
===Citazioni sui ''Ricordi''===
*E mi fecero molta impressione soprattutto i ''Ricordi'' da compararsi a quanto di meglio è stato fatto in questo genere. Ciò che la naturale prudenza e la lunga pratica delle cose del mondo e la dottrina e la solitaria meditazione e il salutare raccoglimento ne' tristi e buoni accidenti della vita potea suggerire ad un sagacissimo osservatore, tutto trovi qui condensato e scolpito con rara energia di pensiero e di parola. E mai non ho capito così bene, perché l'Italia fosse allora si grande e si debole, che in questa lettura, dove lo storico con perfetto abbandono dipinge sé stesso, e sotto forma di consigli ti scopre i suoi pensieri e sentimenti più intimi, o, per dirla con parola moderna, il suo ideale politico e civile dell'uomo. ([[Francesco De Sanctis]])
==''Scritti autobiografici e rari''==
*Da Tortona a dí 8 ne venimo a [[Alessandria (Italia)|Alessandria]] della paglia, discosto quivi miglia dodici; el nome suo deriva per essere stata edificata da uno Alessandro papa, el cognome, perché quivi si dá la corona di paglia al re de’ romani quando va a Roma per la corona dello imperio; è cittá molto grande di circuito, ma vi è vòto assai e male populata; non è molto ricca, né vi è edifici publici o privati che sieno notabili, nondimeno ''omnibus computatis'' è bella terra; entramovi in dí di festa, e perché era vicino al carnovale vi trovamo assai donne in maschera; la usanza delle quali è accozzarsi insieme tre o quattro o quelle piú che le vogliono, ed andarsi a spasso in maschera sole per la terra, né si disdice alle gentile donne e bene costumate, pure che vadino in abito di donne. Circa a mezzo miglio innanzi si entri nella terra si truova uno fiume detto Bormio, che è mal fiume e fu per affogarvi uno dei nostri cavalli. Passa per la terra el Tanari fiume grosso e navigabile e che da quivi a miglia otto entra in Po. (p. 106)
*A dí 14 da Susanna passamo [[Colle del Monginevro|Monginevra]] e venimo a Brianzone discosto leghe tre, dove per essere mal tempo alloggiamo el giorno; questa montagna ha dalla parte di Italia una lega di montata o meno; ma el piggiore è circa a uno trarre di mano, che per via stretta ha salita repente, ed in luogo che se si inciampassi si cadrebbe in uno precipizio grandissimo; vassi per la sommitá del giogo circa a mezza lega o poco piú, in sul quale è uno villaggio ed alloggiamenti. La scesa dalla banda di Francia è maggiore che quella di Italia ma piú facile e non tanto repente. Insomma non è mala montagna né difficile, e chi la cavalcassi in stagione non avessi a combattere con neve e con diaccio, sarebbe cosa agevole. A piè di questa montagna, pure in su una altra montagna è Brianzone, terra buona e civile, e per quello che ne potemo vedere è luogo grasso; e vi fumo bene trattati ed alloggiati. (p. 108)
*Da Carpentras venimo a dí 21 a [[Avignone|Vignone]], discosto leghe quattro. È Vignone cittá della Chiesa, nobilitata per essere stato al tempo che el pontificato fu de’ franzesi, lungo tempo quivi la corte; è posta in sul Rodano, el quale nascendo a Ginevra entra discosto a Vignone dieci overo dodici leghe nel mare: è fiume grande e molto rapido. Da altra parte presso alla cittá corre el fiume di Durenza el quale poco di sotto entra in Rodano, fiume di poca utilitá perché non mena si può dire pesci né se ne vagliono gli abitanti, ma di danno assai perché di continuo rode e consuma el terreno; e quando el Rodano si congiugnessi con Durenza di sopra a Vignone, el re di Francia pretende che Vignone fussi suo, perché dice che el fiume si apartiene a sé; e per questa cagione non vuole che e’ vignonesi murino in sul fiume da quella parte. La cittá fu giá populosa e molto ricca rispetto alla corte, e molto mercantile, perché quivi si faceva la fiera e tutte le faccende che ora sono ridotte a Lione; oggi si passa di popolo, di ricchezze e di mercatantie; è universalmente mediocre di edifici, ma vi sono tre cose notabili: el palazzo dove abitava el papa a tempo che vi stava la corte, el quale e di grandezza e di muraglia è molto stupendo, benché si va a poco a poco consumando e rovinando per la mala natura de’ preti che attendono a consumare e trarre e non a mettere; le mura della cittá, che sono molto belle di grossezza di torre, di pietre e di essere bene lavorate; uno ponte in sul Rodano allato alle mura della cittá, che ha ventitré archi grandi, e benché sia stretto, nondimeno è molto notabile, perché oltre allo essere lungo, fu difficile el fondarlo in su uno fiume sí largo e di tanta rapiditá, la quale cosa è causa che el ponte non va diritto perché sarebbe stato quasi impossibile avessi sostenuto tanto impeto, ma va torcendo e secondando la acqua. (p. 111)
==''Scritti minori''==
===[[Incipit]]===
[[Lorenzo de' Medici]] morì lo anno 1492 a' dì... di aprile essendo di età di anni 43 ''vel circa''. [[Cosimo de' Medici|Cosimo]] avolo suo, uomo di singulare prudenzia e di grandissima ricchezza, ebbe tanta autorità nel governo della republica fiorentina, quanta possi avere uno cittadino in una città libera. Morto lui, rimase [[Piero il Gottoso|Piero]] suo figliolo e padre di Lorenzo nella medesima grandezza, el quale fu uomo claro per bontà di natura e per essere clementissimo.
===Citazioni===
*{{NDR|[[Lorenzo de' Medici]]}} governò sempre con tanta prudenzia e virtù che quella città ragionevolmente non si è mai ricordata sanza lacrime della sua immatura morte, perché a' tempi sua la fiorì di tutte quelle prosperità che può avere una città, di ricchezze, di imperio, di uomini virtuosi, di lettere e di tutte le arte buone, di reputazione, e sopra tutto di una grandissima unione e concordia civile [...]. ([[s:Scritti minori (Guicciardini)/I. - Elogio di Lorenzo de' Medici|I]])
*Così a proposito vedendo uno buono cittadino la perdizione della sua patria e conoscendo quale sia el riparo, debbe innanzi a ogni cosa pensare se e' lo possi introdurre colle persuasioni e co' modi civili ed usitati nelle republiche; e' quali quando non servono ed è necessaria la forza, debbe più tosto usarla che lasciare perdere el tutto, e fare un poco di violenzia breve alle legge ed alla libertà per conservarle lungamente. E che questa opinione sia vera, lo mostra oltre alla ragione, lo esemplo di [[Licurgo]], el quale non con altro modo dette principio a quelle legge memorabile che colla forza e colle arme; omo certo santissimo ed ammirabile, e che, essendosi mosso sanza alcuno respetto di sé, ma solo per el beneficio publico, non arebbe tentata questa via se non la avessi conosciuta lecita o permessa. ([[s:Scritti minori (Guicciardini)/II. - Se sia lecito condurre el populo alle buone legge con la forza non potendo farsi altrimenti|II]])
==''Storia d'Italia''==
[[File:Guicciardini M Francesco La Historia dItalia.jpg|thumb|''Storia d'Italia'']]
===[[Incipit]]===
Io ho deliberato di scrivere le cose accadute alla memoria nostra in Italia, dappoi che l'armi de' franzesi, chiamate da' nostri prìncipi medesimi, cominciorono con grandissimo movimento a perturbarla: materia, per la varietà e grandezza loro, molto memorabile e piena di atrocissimi accidenti; avendo patito tanti anni Italia tutte quelle calamità con le quali sogliono i miseri mortali, ora per l'ira giusta d'Iddio ora dalla empietà e sceleratezze degli altri uomini, essere vessati.
===Citazioni===
*[...] è certamente cosa verissima che non sempre gli uomini [[Saggezza|savi]] discernono o giudicano perfettamente: bisogna che spesso si dimostrino segni della debolezza dello intelletto umano. (lib. I, cap. III)
*[...] non sempre per il rimuovere delle [[Causa ed effetto|cagioni]] si rimuovono gli [[Causa ed effetto|effetti]] i quali da quelle hanno avuto la prima origine. (lib. I, cap. III)
*[...] le deliberazioni fatte per timore paiono, a chi teme, inferiori al pericolo [...]. (lib. I, cap. III)
*[...] alle deliberazioni precipitose si conduce non meno agevolmente il timido per la disperazione che si conduca il temerario per la inconsiderazione [...]. (lib. I, cap. V)
*[...] è senza dubbio molto pericoloso il governarsi con gli [[Esempio|esempli]] se non concorrono, non solo in generale ma in tutti i particolari, le medesime ragioni, se le cose non sono regolate con la medesima prudenza, e se, oltre a tutti gli altri fondamenti, non v'ha la parte sua la medesima fortuna. (lib. I, cap. XIV)
*[...] gli uomini, quando si approssimano i loro infortuni, perdono principalmente la prudenza, con la quale arebbono potuto impedire le cose destinate [...]. (lib. I, cap. XV)
*Niuna cosa è certamente più necessaria nelle deliberazioni ardue, niuna da altra parte più pericolosa, che 'l domandare [[consiglio]]; né è dubbio che manco è necessario agli uomini prudenti il consiglio che agli imprudenti; e nondimeno, che molto più utilità riportano i savi del consigliarsi. Perché chi è quello di prudenza tanto perfetta che consideri sempre e conosca ogni cosa da se stesso? e nelle ragioni contrarie discerna sempre la migliore parte? Ma che certezza ha chi domanda il consiglio d'essere fedelmente consigliato? Perché chi dà il consiglio, se non è molto fedele o affezionato a chi 'l domanda, non solo mosso da notabile interesse ma per ogni suo piccolo comodo, per ogni leggiera sodisfazione, dirizza spesso il consiglio a quel fine che più gli torna a proposito o di che più si compiace; e essendo questi fini il più delle volte incogniti a chi cerca d'essere consigliato, non s'accorge, se non è prudente, della infedeltà del consiglio. (lib. I, cap. XVI)
*[...] il regnare depende spesso dalla fortuna ma l'essere [[re]] che si proponga per unico fine la salute e la felicità de' popoli suoi depende solamente da se medesimo e dalla propria virtù. (lib. I, cap. XIX)
*[...] come da uno giudice incapace e imperito non si possono aspettare sentenze rette così da uno [[popolo]] che è pieno di confusione e di ignoranza non si può aspettare, se non per caso, elezione o deliberazione prudente o ragionevole. (lib. II, cap. II)
*[...] persuadendoci che di ragione tutti, in tutte le cose, dobbiamo essere [[Uguaglianza|eguali]], si confonderanno, quando sarà in facoltà della moltitudine, i luoghi della virtù e del valore; e questa cupidità {{NDR|degli onori}} distesa nella maggiore parte farà potere più quegli che manco sapranno o manco meriteranno, perché essendo molto più numero aranno più possanza, in uno stato ordinato in modo che i pareri s'annoverino non si pesino. (lib. II, cap. II)
*[...] è natura degli uomini, quando si partono da uno estremo nel quale sono stati tenuti violentemente, correre volonterosamente, senza fermarsi nel mezzo, all'altro estremo. Così chi esce da una tirannide, se non è ritenuto, si precipita a una sfrenata licenza; la quale anche si può giustamente chiamare tirannide, perché e un popolo è simile a un tiranno quando dà a chi non merita, quando toglie a chi merita, quando confonde i gradi e le distinzioni delle persone; ed è forse tanto più pestifera la sua tirannide quanto è più pericolosa l'ignoranza, perché non ha né peso né misura né legge che la malignità, che pure si regge con qualche regola con qualche freno con qualche termine. (lib. II, cap. II)
*[...] è grandissima (come ognuno sa) in tutte l'azioni umane la potestà della fortuna, maggiore nelle cose militari che in qualunque altra, ma inestimabile immensa infinita ne' fatti d'arme; dove uno comandamento male inteso, dove una ordinazione male eseguita, dove una temerità, una voce vana, insino d'uno piccolo soldato, traporta spesso la vittoria a coloro che già parevano vinti; dove improvisamente nascono innumerabili accidenti i quali è impossibile che siano antiveduti o governati con consiglio del capitano. (lib. II, cap. IX)
*[...] facilmente da' prìncipi sono riputati savi quegli consigli che si conformano più alla loro inclinazione. (lib. II, cap. XII)
*[...] nell'antiche e gravi [[Nemico|inimicizie]] è difficile stabilire fedele reconciliazione, perché è impedita o dal sospetto o dalla cupidità della vendetta [...]. (lib. III, cap. XI)
*[...] sono inutili i consigli diligenti e prudenti quando l'esecuzione procede con negligenza e imprudenza. (lib. IV, cap. IV)
*[...] poco si aspetta sincerità o opere fedeli da chi è venuto in concetto degli uomini di essere solito a governarsi con [[Doppiezza|duplicità]] e con artifici. (lib. IV, cap. VII)
*[...] l'esperienza dimostra essere verissimo che rare volte succede quel che è desiderato da molti; perché dipendendo comunemente gli effetti delle azioni umane dalla volontà di pochi, ed essendo l'intenzioni e i fini di questi quasi sempre molto diversi dall'intenzioni e da' fini de' molti, possono difficilmente succedere le cose altrimenti che secondo la intenzione di coloro che danno loro il moto. (lib. V, cap. X)
*[...] con disavvantaggio grande si fa la [[guerra]] con chi non ha che perdere. (lib. V, cap. XIV)
*[...] sono vani e fallaci i pensieri degli uomini [...]. (lib. VI, cap. IV)
*[...] niuno più facilmente [[Inganno|inganna]] gli altri che chi è solito e ha fama di mai non gli ingannare [...]. (lib. VI, cap. V)
*[...] come alla sostentazione di uno corpo non basta solamente il bene essere del capo ma è necessario che gli altri membri faccino lo ufficio suo, così non basta che il principe sia senza colpa delle cose se ne' ministri suoi non è proporzionatamente la debita diligenza e virtù. (lib. VI, cap. VII)
*[...] l'imitazione del [[Bene e male|male]] supera sempre l'esempio come per il contrario l'imitazione del [[Bene e male|bene]] è sempre inferiore [...]. (lib. VI, cap. X)
*[È] più difficile, senza comparazione, conservare, eziandio da' minori pericoli, quel che rimane, a chi ha cominciato a declinare che non è a chi, sforzandosi di conservare la degnità e il grado suo, si volge prontamente, senza fare segno alcuno di volere cedere, contra chi cerca di opprimerlo. (lib. VIII, cap. I)
*[...] nelle cose che dopo lungo [[desiderio]] s'ottengono non truovano quasi mai gli uomini né la giocondità né la felicità che prima s'aveano immaginata [...]. (lib. VIII, cap. IX)
*[...] la [[difesa]] è, secondo la legge della natura, comune a tutti gli uomini e approvata dal sommo Iddio e dal consentimento di tutte le nazioni; nata insieme col mondo e duratura quanto il mondo, e alla quale non possono derogare né le leggi civili né le canoniche fondate in su la volontà degli uomini, e le quali, scritte in sulle carte, non possono derogare a una legge non fatta dagli uomini ma dalla stessa natura, e scritta scolpita e infissa ne' petti e negli animi di tutta la generazione umana. (lib. X, cap. VI)
*[...] la [[neutralità]] nelle guerre degli altri essere cosa laudabile, e per la quale si fuggono molte molestie e spese, quando non sono sì deboli le forze che tu abbia da temere la vittoria di ciascuna delle parti; perché allora ti arreca sicurtà, e bene spesso, la stracchezza loro, facoltà di accrescere il tuo stato. Né essere sicuro fondamento il non avere offeso alcuno, il non avere data giusta cagione di querelarsi; perché rarissime volte, e forse non mai, si raffrena dalla giustizia o dalle discrete considerazioni l'insolenza del vincitore; né reputarsi, per queste ragioni, meno ingiuriati i prìncipi grandi quando è negato loro quel che desiderano, anzi sdegnarsi contro a ciascuno che non séguita la volontà loro e che con la fortuna di essi non accompagna la fortuna propria. (lib. X, cap. VIII)
*[...] non è male alcuno nelle cose umane che non abbia congiunto seco qualche bene [...]. (lib. XII, cap. VII)
*[...] accade quasi sempre, per il giudicio corrotto degli uomini, che ne' re è più lodata la prodigalità, benché a quella sia annessa la rapacità, che la parsimonia congiunta con la astinenza della roba di altri. (lib. XII, cap. XIX)
*[...] non hanno gli uomini maggiore inimico che la troppa [[prosperità]], perché gli fa impotenti di se medesimi, licenziosi e arditi al male e cupidi di turbare il bene proprio con cose nuove. (lib. XIV, cap. I)
*[...] è considerato comunemente dagli uomini l'[[evento]] delle cose; per il quale, ora con laude ora con infamia, secondo che è o felice o avverso, si attribuisce sempre a consiglio quel che spesso è proceduto dalla fortuna. (lib. XIV, cap. IX)
*{{NDR|La [[pace]]}} è desiderabile e santa, quando assicura da' sospetti, quando non augumenta il pericolo, quando induce gli uomini a potersi riposare e alleggierirsi dalle spese; ma quando partorisse gli effetti contrari è, sotto nome insidioso di pace, perniciosa guerra; è, sotto nome di medicina salutifera, pestifero veleno. (lib. XV, cap. II)
*[...] i savi medici [...], quando i rimedi che si fanno per sanare la indisposizione degli altri membri accrescono la infermità del capo o del cuore, posposto ogni pensiero de' mali più leggieri e che aspettano tempo, attendono con ogni diligenza a quello che è più importante e più necessario alla salute dello infermo. (lib. XVI, cap. III)
*[...] più facilmente si induce a perdonare chi è offeso che a [[Restituzione|restituire]] chi possiede [...]. (lib. XVI, cap. III)
*[...] gli uomini si persuadono spesso che se si fusse fatta o non fatta una cosa tale sarebbe succeduto certo effetto, che se si potesse vederne la esperienza si troverebbeno molte volte fallaci simili giudizi. (lib. XVIII, cap. VIII)
*[...] è più presente la ingratitudine e la calunnia che la rimunerazione e la laude alle [[Buona azione|buone opere]] [...]. (lib. XVIII, cap. VII)
===Citazioni sulla ''Storia d'Italia''===
*Guicciardini è il primo vero storico che sciolga la storia dal collegamento con un determinato stato. Per la prima volta dà un quadro esatto della politica internazionale, non solo perché la conobbe e la comprese per pratica, ma perché non ne comunicò semplici frammenti come è inevitabile che accada in una storia territoriale. La reciproca dipendenza degli stati, il nesso della politica interna con quella estera, l'influenza delle operazioni militari su quelle politiche e viceversa – tutti questi tipici tratti della politica, specialmente di quella europea, il Guicciardini li ha fissati con mano sicura nelle linee imperiture della sua Storia d'Italia. ([[Eduard Fueter]])
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Consolatoria, Accusatoria, Defensoria''===
====''Consolatoria''====
<div align=right>Fatta di settembre 1527 a Finocchieto<br>tempore pestis.</div>
Io non mi maraviglio, Francesco, benché io ti cognosca di animo fermo e virile, che tu ti truovi ripieno di grandissimo dispiacere, perché sono concorsi in uno tempo medesimo troppi accidenti a perturbarti; né è solo la roba in che tu patisci, ma di più la grandezza, la degnità, e quello che io credo che ti pesi sopra tutte le cose, l'onore. Hai per la ruina del pontefice perduto la presidenzia di Romagna, luogo che ti dava grandissima utilità e tanta riputazione, che ogni uomo grande e nato in maggiore grado che privato, se ne sarebbe onorato; hai perduto uno pontefice che t'aveva singulare affezione, ma molto maggiore confidenzia, e che voleva che ordinariamente tu stessi apresso a lui e consigliassi e trattassi tutte le faccende importante e segrete dello stato, e ne' tempi della guerra t'aveva proposto a eserciti con tanta autorità che maggiore non aveva riservata a sé.
====''Oratio accusatoria''====
Non si doveva pregare più Dio di cosa alcuna, giudici, nessuna in questo tempo poteva essere più a proposito della republica, che esserci data occasione che questa nuova legge dell'accusare, ordinata con quello ardore che voi sapete di coloro che favoriscono la nostra libertà, fussi ne' suoi princìpi confermata con qualche notabile esempio; la quale poi che si è offerta più opportuna ancora e maggiore che non aremo saputo immaginare, non può essere dubio a persona che non consiglio ed opera alcuna di uomini, ma la divina voluntà e disposizione ce l'ha mandata.
====''Defensoria contra precedentem''====
Cognosco non essere conveniente, giudici, che chi si sente innocente e con la conscienzia purgata, tema o si perturbi per le accusazione false, perché debbe sperare che Dio giustissimo giudice sia suo protettore e defensore, né comporti che la verità sia suffocata dalle calunnie. Nondimeno queste cose insolite che mi si presentano innanzi agli occhi mi commuovono non mediocremente l'animo, vedendomi qui in mezzo di tanta multitudine, la quale tutta guarda me solo ed è testimone delle mie molestie; e che doppo una legge nuova, una nuova forma di cognoscere la causa ed udire le parte publicamente, io sia el primo chiamato in giudicio e riguardato da tutti quasi per esemplo, pieno di travagli abbia in pericolo tutto quello bene che ha e possa avere uno cittadino; e dove pochi mesi innanzi pareva che io avessi tanta felicità che fussi quasi invidioso agli amici, ora mi truovi sì afflitto che sia nonché altro, miserabile agli inimici.
===''Diario del viaggio in Spagna''===
Noi ci partimo di Firenze a dì 29 di gennaio 1511 e la sera andamo a Pistoia a casa Gualtieri Panciatichi, dove come fussimo trattati non accade riferire, perché el principio fu di qualità che se e' mezzi e gli effetti corrispondessino meriteremo troppa invidia.<br>
Da Pistoia ne venimo a dì 30 a Lucca discosto a Pistoia venti miglia, delle qualità della quale non possiamo molto parlare perché ne vedemo più fuora che drento, conciosiaché giunti per la via di Pescia alle mura, l'avemo a girare più che mezza innanzi che trovassimo la porta; nondimeno la terra ci parve maninconica, che è in piano ma molto sotto a' monti; el contado verso Pisa e Pescia è poco; distendesi verso Pietrasanta ed è buono e bene cultivato, e benché da quella banda fussi la pace di Ottaviano, pure vi si stette con poco riposo, perché tutta la notte sentimo campane e gridi di guardie non altrimenti che se fussimo in mezzo la guerra. A Dio piaccia ridurgli in termini che e' non abbino a pensare più alla guardia della terra; e la dichiarazione di queste parole si stenda a senno del savio nostro.
===''Memorie di famiglia''===
L'avere notizia de' maggiori suoi e massime quando e' sono stati valenti, buoni ed onorati cittadini, non può essere se non utile a' descendenti, perché è uno stimulo continuo di portarsi in modo che le laude loro non abbino a essere suo vituperio; e per questo rispetto io ho disposto fare qualche memoria delle qualità de' progenitori nostri, non tanto per ricordo mio, quanto ''etiam'' per coloro che hanno a venire; e faccendolo non per pompa ma per utilità, dirò la verità delle cose che mi sono venute a notizia, ''etiam'' de' difetti ed errori loro, acciò che chi leggerà s'accenda non solo a imitare le virtù che hanno avute, ma ''etiam'' a sapere fuggire e' vizi.
===''Storie Fiorentine dal 1378 al 1509''===
Nel 1378 sendo gonfaloniere di giustizia Luigi di messer Piero Guicciardini successe la novità de' Ciompi, di che furno autori gli otto della guerra, e' quali per essere stati raffermati più volte in magistrato, s'avevano recata adosso grande invidia e grande contradizione da' cittadini potenti, e per questo si erano rivolti a' favori della moltitudine; e però procurorono questo tumulto, non perché e' Ciompi avessino a essere signori della città ma acciò che col mezzo di quegli, sbattuti e' potenti ed inimici sua loro rimanessino padroni del governo.
==Citazioni su Francesco Guicciardini==
*È storiografo diligente e dal quale, a mio parere, con più esattezza che da qualsiasi altro, si può apprendere la verità sugli affari del suo tempo: del resto nella maggior parte di essi è stato attore lui stesso, e in posizione onorevole. Non c'è alcun indizio che per odio, adulazione o vanità, abbia travisato le cose: e di ciò fanno fede i liberi giudizi che dà dei grandi, e specialmente di coloro dai quali era stato portato avanti e rivestito di cariche, come del papa Clemente VII. Quanto alla parte di cui sembra voler farsi più forte, cioè le digressioni e i ragionamenti, ce ne sono di buoni, e ricchi di bei tratti; ma se n'è troppo compiaciuto. Di fatto, per non voler tralasciare nulla, avendo in mano un argomento così ricco ed ampio, e quasi infinito, diventa prolisso e sa un po' di chiacchiera scolastica. Ho notato anche questo, che di tanti animi e di tanti fatti che giudica, di tanti impulsi e disegni, non ne attribuisce mai neppure uno alla virtù, allo scrupolo e alla coscienza, come se tali qualità fossero completamente estinte nel mondo; e di tutte le azioni, per quanto belle appaiano in se stesse, ne rimanda la causa a qualche movente vizioso o a qualche mira d'interesse. È impossibile immaginare che nell'infinito numero di azioni che giudica, non ve ne sia stata qualcuna compiuta per un giusto motivo. Nessuna corruzione può aver soggiogato gli uomini tanto universalmente che qualcuno non sfugga al contagio; questo mi fa temere che ci sia qui un po' del vizio del suo temperamento; e può essere accaduto che egli abbia giudicato gli altri secondo se stesso. ([[Michel de Montaigne]])
*Francesco Guicciardini [...] nello storiare pochi ebbe eguali, superiore nessuno. Egli con ragione reputar si può lo Zenofonte Fiorentino, per aver descritte con somma maestria quelle cose, nel governo delle quali ebbe gran parte. Comeché vivesse in tempi dissoluti e tirannici insieme, pure concepì la nobile idea di censurare non solo i privati cittadini, ma anche i Principi, assolvendo questo, quell'altro dannando, colle laudi esaltando le virtù de' pochi inorrotti animi, e in abbominio ponendo la fellonesca depravazione dell'universale. ([[Francesco Lomonaco]])
*Il Guicciardini è forse il solo storico tra i moderni, che abbia e conosciuti molto gli uomini, e filosofato circa gli avvenimenti attenendosi alla cognizione della natura umana, e non piuttosto a una certa scienza politica, separata dalla scienza dell'uomo, e per lo più chimerica, della quale si sono serviti comunemente quegli storici, massime oltramontani ed oltramarini, che hanno voluto pur discorrere intorno ai fatti, non contentandosi, come la maggior parte, di narrarli per ordine, senza pensare più avanti. ([[Giacomo Leopardi]])
*In Guicciardini è costante il timore di quel teorizzare che per essere troppo generale scivola nell'astrattezza e non riesce più a connettere la realtà con i {{sic|principî}}. [[Niccolò Machiavelli|Machiavelli]], nonostante il suo richiamo alla «realtà effettuale» aveva troppo amato la generalizzazione astratta; Guicciardini è preoccupato di conservare l'umiltà di fronte ai fatti, che sono gli unici a noi cogniti e rappresentano per noi l'unico mezzo di orientamento. ([[Eugenio Garin]])
*Le profonde somiglianze del pensiero del Guicciardini con quello del Machiavelli sono state rilevate così di frequente che vana sarebbe ogni insistenza in proposito: non inutile, invece, notare quanto il consueto paragone fra i due nuoccia piuttosto che giovare alla comprensione dell'atteggiamento guicciardiniano, a proposito del quale troppo si è insistito sulla valutazione del «particulare» quasi segno di mentalità analitica e scarsamente costruttiva. ([[Eugenio Garin]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Francesco Guicciardini, ''[[s:Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio|Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio]]'', in ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE7155872 Scritti politici e ricordi]'', a cura di Roberto Palmarocchi, Laterza, Bari, 1933.
*Francesco Guicciardini, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/g/guicciardini/consolatoria_accusatoria_e_defensoria/pdf/consol_p.pdf Consolatoria, Accusatoria, Defensoria]'', in ''Autodifesa di un politico'', Laterza, tratte dall'edizione Palmarocchi in F. Guicciardini "Scritti autobiografici e non", Laterza, Bari, 1936, pp 164-281.
*Francesco Guicciardini, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/g/guicciardini/diario_del_viaggio_in_spagna/pdf/diario_p.zip.pdf Diario del viaggio in Spagna]'', Edizioni Studio Tesi, Pordenone, 1993. ISBN 8876924272
*Francesco Guicciardini, ''[[s:Discorsi politici (Guicciardini)|Discorsi politici]]'', in ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE7155872 Scritti politici e ricordi]'', a cura di Roberto Palmarocchi, Laterza, Bari, 1933.
*Francesco Guicciardini, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE7010023 Scritti autobiografici e rari]'', a cura di Roberto Palmarocchi, Laterza, Bari, 1936.
*Francesco Guicciardini, ''[[s:Scritti minori (Guicciardini)|Scritti minori]]'', in ''Scritti politici e ricordi'', cit.
*Francesco Guicciardini, ''[[s:Ricordi (Guicciardini)|Ricordi]]'', in ''Scritti politici e ricordi'', cit.
*Francesco Guicciardini, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/g/guicciardini/memorie_di_famiglia/pdf/memori_p.pdf Memorie di famiglia]'', in ''Opere'', a cura di Roberto Palmarocchi, Laterza, Bari, 1933.
*Francesco Guicciardini, ''[http://www.bibliotecaitaliana.it/testo/bibit000136 Storia d'Italia]'', a cura di Silvana Seidel Menchi, Giulio Einaudi editore, Torino, 1971.
*Francesco Guicciardini, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/g/guicciardini/storie_fiorentine_dal_1378_al_1509/pdf/guicciardini_storie_fiorentine.pdf Storie Fiorentine dal 1378 al 1509]'', Edizioni Edipem, Novara, 1974.
==Altri progetti==
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===Opere===
{{Pedia|Considerazioni sui Discorsi del Machiavelli}}
{{Pedia|Ricordi politici e civili}}
{{Pedia|Storia d'Italia (Guicciardini)|''Storia d'Italia''}}
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Marcella Medici (BEIC)
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[[File:Ritratto di Francesco Guicciardini.jpg|miniatura|Francesco Guicciardini]]
'''Francesco Guicciardini''' (1483 – 1540), scrittore, storico e politico italiano.
==Citazioni di Francesco Guicciardini==
*Andò all'esercito Lodovico Sforza, e con lui [[Beatrice d'Este|Beatrice]] sua moglie, che gli era assiduamente compagna non manco alle cose gravi che alle dilettevoli.<ref>Storia d'Italia Volume 1, di Francesco Guicciardini, Giovanni Rosini, 1843, Borroni e Scotti, p. 144.</ref>
*{{NDR|[[Ludovico il Moro]]}} principe vigilantissimo e d'ingegno molto acuto.<ref>Delle istorie d'Italia di Francesco Guicciardini, Francesco Guicciardini, per Niccolò Conti, 1818, p. 10.</ref>
*{{NDR|Ludovico il Moro}} non manco timido nell'avversità, che immoderato nelle prosperità, come quasi sempre è congiunta in un medesimo soggetto l'insolenza con la timidità, dimostrava con inutili lagrime la sua viltà. <ref>Delle istorie d'Italia di Francesco Guicciardini, Francesco Guicciardini, per Niccolò Conti, 1818, p. 191.</ref>
*{{NDR|Ludovico il Moro}} Se bene e' fu signore di grande ingegno e valente uomo, e così mancassi di crudeltà e di molti vizii che sogliono avere i tiranni, e potessi per molte considerazioni essere chiamato uomo virtuoso, pure queste virtù furono oscurate e coperte da molti vizii; perché e' fu disonesto nel peccato della sodomia, e come molti dissono, ancora da vecchio non meno paziente che agente; fu avaro, vario, mutabile, e di poco animo; ma quello perché trovò meno compassione fu una ambizione infinita, la quale, per essere arbitro di Italia, lo constrinse a fare passare il re Carlo e empiere Italia di barbari.<ref>Opere inedite di Francesco Guicciardini etc, Storia fiorentina, dai tempi di Cosimo de' Medici a quelli del gonfaloniere Soderini, 3, 1859, p. 217</ref>
===Attribuite===
*Ché se tu fiderai nelli italiani, sempre aurai delusione.
:{{NDR|[[Citazioni errate|Citazione errata]]}} Questa frase viene attribuita da [[Gianni Brera]] a Francesco Guicciardini, che in realtà non pronunciò né scrisse mai queste parole. Brera utilizzò questa citazione in varie opere di natura storica e in vari articoli.<ref>Da ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1984/08/01/nella-dannata-piscina-picchia-solo-moby-dick.html Nella dannata piscina picchia solo Moby Dick]'', ''la Repubblica'', 1º agosto 1984.</ref><ref>Da ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1986/11/21/la-mascotte-diviso-tre.html La mascotte diviso tre]'', ''la Repubblica'', 21 novembre 1986.</ref> Il giornalista ammise di essersi inventato la citazione in questo pezzo tratto da un suo articolo: «Il ragazzino Campanella crotonese come Milone! consola il cronista di ogni sconsiderata nequizia commessa in pedata e lo esime per una volta dal parafrasare ser Francesco Guicciardini, al quale ha fatto dire ormai da molti anni: Che se tu fiderai nelli italiani, sempre aurai delusione.»<ref>Da ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1988/09/20/quelle-omeriche-risate.html Quelle omeriche risate]'', ''la Repubblica'', 20 settembre 1988, p. 3.</ref>
==''Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio''==
===[[Incipit]]===
Nel primo Discorso è vera la distinzione che tutte le città sono edificate o da forestieri o da uomini nativi del luogo, ed in questo secondo membro cade [[Venezia|Vinegia]] ed [[Atene]]; cadeci ancora [[Roma]], ma diversamente da Atene e da Vinegia, perché queste furono edificate dagli incoli per necessità di avere o uno ricetto sicuro o uno reggimento commune, ma Roma, sanza alcuna di queste necessità, fu più presto edificata come colonia di Alba, cioè da uomini o albani o sudditi allo imperio di Alba, per amore di quelli luoghi dove erano nutriti, o per ambizione di reggersi per sé stessi; né può Roma per rispetto di [[Enea]] applicarsi al membro de' forestieri, perché è uno cercare le origine troppo da lontano, le quali non s'hanno a referire a' primi antecessori di chi ha edificato.
===Citazioni===
*El principale fondamento della potenzia e ricchezze della [[città]] è avere grosso populo: e male può ingrossare di populo una città che sia posta in luogo sterile, se già non ha la aria molto generativa, come [[Firenze]], o la opportunità del mare, come Vinegia; e però è meglio porsi in paese fertile, perché più facilmente vi concorrono gli abitatori; ma quando fussi possibile fermare abitatori assai in uno sito, io non dico al tutto sterile, ma non grasso, non è dubio che più conferirebbe a farlo virtuoso la necessità del provedersi che le buone legge; perché quelle si possono variare dalla voluntà degli uomini, ma la necessità è una legge ed uno stimulo continuo. E questa indirizzò bene Roma, la quale, se bene posta in paese fertile, ''tamen'' per non avere contado ed essere cinta di populi potenti, fu forzata allargarsi con la virtù delle arme e con la concordia; e questo si discorre non in una città che voglia vivere alla filosofica, ma in quelle che vogliono governarsi secondo el commune uso del mondo, come è necessario fare, altrimenti sarebbono, essendo debole, oppresse e conculcate da' vicini. ([[s:Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro primo/Capitolo I|cap. I]])
*Nel governo del popolo è di buono, che mentre dura non vi è tirannide; possono più le legge che gli uomini; ed el fine di tutte le deliberazione è riguardare al bene universale. Di male vi è, che el popolo per la ignoranzia sua non è capace di deliberare le cose importante, e però presto periclita una republica che rimette le cose a consulta del popolo; è instabile e desideroso sempre di cose nuove, e però facile a essere mosso ed ingannato agli uomini ambiziosi e sediziosi; batte volentieri e' cittadini qualificati, che gli necessita a cercare novità e turbazione. ([[s:Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro primo/Capitolo II|cap. II]])
*È vero che, e nello ordinare una republica ed in ogni altra faccenda, si debbe ordinare le cose in modo che chi volessi fare [[Bene e male|male]], non possa, non perché sempre tutti gli uomini siano cattivi, ma per provedere a quelli che fussino cattivi; e s'ha a considerare in questa materia, che gli uomini tutti sono per natura inclinati al [[Bene e male|bene]], ed a tutti, ''data paritate terminorum'', piace più el bene che 'l male; e se alcuno ha altra inclinazione, è tanto contro allo ordinario degli altri e contro a quello primo obietto che ci porge la natura, che più presto si debbe chiamare monstro che uomo. ([[s:Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro primo/Capitolo III|cap. III]])
*E per venire a' particulari secondo l'ordine del Discorso, dico che a uno tiranno di una città, ed a ogni principe, sono utilissime le [[Fortezza|fortezze]] in quella città, perché né el popolo né gli inimici particulari, vedendo el principe sicuro nella fortezza sua, non possono per ogni leggiere occasione fare movimento; perché è difficile farlo in modo che si amazzi el principe con tutta la sua progenie; non facile avere le forze ed e' soccorsi preparati in modo che si possa rinchiudere o pigliare la fortezza sì presto che el principe non abbia tempo a ripigliare la terra con gente nuove introdotte per la fortezza. ([[s:Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro secondo/Capitolo XXIV|cap. XXIV]])
===[[Explicit]]===
Però conchiuggo che quando Roma non fu corrotta, che le prorogazione degli imperi e la continuazione del consulato, la quale ne' tempi difficili usarono molte volte, furono cosa utile e santa; ma corrotta la città, sursono le battaglie civili ed e' semi delle tirannide, ''etiam'' sanza la prorogazione degli imperi. E però si può conchiudere, che se non fussino state anche le prorogazione, non sarebbe mancato né a Cesare né agli altri che occuporono la republica, né pensiero né facultà di travagliarla per altra via.
==''Discorsi politici''==
===[[Incipit]]===
Massimiano re de' romani, innanzi che fussi fatta la lega di Cambrai, nella dieta di Costanza, sotto titulo di rimettere Massimiano Sforza, ricercava e' viniziani di lega per venire in Italia per la corona dello imperio ed a' danni de' franzesi, allora signori di Milano, offerendo loro partiti grandi. Trattavasi nel senato suo ''quid agendum''; fu parlato da uno senatore per la parte affermativa in questo modo:<br>
Tutta la difficultà di questa consulta, onorevoli senatori, consiste in considerare se el re de' romani si unirà co' franzesi in caso che noi rifiutiamo le dimande sue; perché avendo noi ora pace piacevole ed onorevole ed anche assai sicura, nessuna ragione può essere bastante a farci pigliare una guerra di travaglio e spesa assai, ogni volta che noi non dubitiamo che loro si unischino.
===Citazioni===
*Gli uomini non sono tutti savi, anzi la maggiore parte non sono savi; e chi ha a fare pronostico delle deliberazione di altri, non debbe tanto andare con la misura di quello che ragionevolmente doverrebbe fare uno savio, quanto con la misura del cervello, natura ed altre condizione di chi ha a deliberare; e chi procede altrimenti spesso si inganna. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/I. - In favore della lega proposta da Massimiliano alla republica di Venezia|cap. I]])
*Io confesso, onorevoli senatori, essere officio vostro e di tutti e' governatori delle republiche, ancora che la [[Pace e guerra|pace]] sia cosa santissima e desideratissima, non però lasciarsi tanto abbagliare dalla dolcezza sua, che per paura di non la perdere si entri in maggiori [[Pace e guerra|guerre]] e pericoli, che non sarebbe entrato chi non l'avessi amata troppo; e nondimanco ricordo che per ogni timore o sospetto non si debbe pigliare le arme, e per ogni paura di non avere guerra, entrare nella guerra, perché chi fa così, spesso, per fuggire pericolo, sanza bisogno entra in pericolo; e non essendo mai pace alcuna tanto sicura, né tanto ferma che manchi di qualche timore di guerra, chi procedessi con questa regola non starebbe mai in pace; anzi entrando di guerra in guerra per desiderio di avere la pace, non la arebbe mai. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/II. - Sullo stesso argomento. In contrario per la opinione negativa che prevalse|cap. II]])
*E chi è uso alle faccende e maneggi grandi, ed ha travagliato a' suoi dì assai come lui, non può desperare di non vedere [[varietà]] nelle cose del mondo, perché le sono use a variare pure troppo spesso. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/II. - Sullo stesso argomento. In contrario per la opinione negativa che prevalse|cap. II]])
*In effetto a me non pare che per uno sospetto di guerra incerta debbiamo pigliare una guerra certissima, né per desiderio di guadagnare debbiamo entrare in infinite spese e pericoli, né sanza manifesta necessità mancare alla fede nostra e crescere ogni dì la opinione che siamo troppo ambiziosi e cupidi di occupare quello di altri. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/II. - Sullo stesso argomento. In contrario per la opinione negativa che prevalse|cap. II]])
*Se bene el desiderio di sapere le cose future, massime quando sono di molta importanzia, è tanto naturale a tutti li omini, che continuamente li sprona andarle investigando e cercando di conietturarle, da altro canto le vanno sì variando fuori della opinione di tutti, che li è più tosto da maravigliarsi di quelli che mossi dallo appetito della natura le vanno curiosamente ricercando, che di coloro che per desperazione di poterle aggiugnere ne levano ogni pensiero. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/IV. - Sulle mutazioni seguite dopo la battaglia di Ravenna|cap. IV]])
*Sono le nature molto diverse: li [[Spagna|spagnoli]] omini temperati e maturi e pazientissimi di ogni disagio; li [[Inghilterra|inghilesi]] bestiali, disordinati, non atti a durare lungamente fatica, e consumatori di molte vettovaglie. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/IV. - Sulle mutazioni seguite dopo la battaglia di Ravenna|cap. IV]])
*Io non mi maraviglio più che nelle cose dubie si truovino tante questione e contrarietà di opinione tra gli antichi scrittori, poi che io veggo che e' non manca chi vogli in una cosa tanto chiara mettere disputa. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/V. - Se 'l Gran Capitano debbe accettare la impresa di Italia|cap. V]])
*[...] nessuno dispiacere può essere maggiore negli uomini grandi e che si conoscono virtuosi, che non avere facultà di mostrare quello che e' sono, e che con danno di altri le virtù loro stieno oscure. Né ha anche la natura dati tanti ornamenti a uno uomo perché li stieno sepulti, ma perché con quelli giovi alli altri; e però chi si tiene sufficiente e non si vuole mostrare quando ne ha commodità, manca non solo a sé medesimo, ma a tutta la generazione umana, ed è da essere comparato a uno avaro che tiene e' sua tesori occulti nella cassa sanza profittarne a sé o a altri. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/V. - Se 'l Gran Capitano debbe accettare la impresa di Italia|cap. V]])
*[...] e ricordatevi che gli è maggiore difficultà venire di uno grado basso a uno mediocre, che non è da uno mediocre venire a uno sommo [...]. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/V. - Se 'l Gran Capitano debbe accettare la impresa di Italia|cap. V]])
*[...] non si potendo ottenere le cose grande sanza qualche pericolo, si debbono le imprese accettare ogni volta che la speranza è maggiore che la paura. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/V. - Se 'l Gran Capitano debbe accettare la impresa di Italia|cap. V]])
*Le diversità delle opinioni, Gran Capitano, e le dispute che vi si fanno, sogliono piacere a chi ha a fare la resoluzione, perché chi ode le ragione contrarie suole meglio discernere la verità, né anche debbono dispiacere alle parte, quando la sorte dà loro prudente giudice e che le si oppongono non per proprio interesse, ma principalmente per amore del vero. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/VI. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. VI]])
*Dilettasi qualche volta la [[fortuna]] di fare simili tratti, ed è proprio lo esercizio suo di bassi fare grandi e di grandi ridurre a grado piccolo; e quanto più l'ha pel passato favorite le virtù vostre, tanto più è da dubitarne, perché el costume suo è di non stare mai ferma con uno medesimo, e rarissimi si truovano coloro a' quali la sia stata continuamente propizia. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/VI. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. VI]])
*Ma al riscontro si scuoprono a difesa dello stato di Milano e' [[Svizzera|svizzeri]], nazione fiera, bellicosa, esercitata nelle arme e di animo grande, e che altra volta ha avuto in questa impresa medesima vittoria de' franzesi, ed a quale pare nella difesa di Milano trattare una causa sua propria, perché in verità nel defenderlo consiste grandissimo interesse di quella nazione per gloria, per utilità e securtà sua. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/VII. - Sulla discesa di Francesco I in Italia nel 1515|cap. VII]])
*[...] lo implicarsi ne' pericoli e spese presente o per interesse di altri o per fuggire le spese ed e' pericoli futuri, non è uficio di savi, e' quali sogliono ponere questa regola, che uno de' potenti rimedi che siano contra e' mali, è allungare quanto si può, perché el tempo per sé stesso porta seco spesso accidenti che te ne liberano. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/VIII. - Sulla proposta fatta ai Veneziani d'entrare nella lega contro i Francesi|cap. VIII]])
*[...] la esperienzia insegna a chi ha cervello capace a imparare, ma a' [[Francia|franzesi]] che sono di natura impazientissimi e poco consideratori delle cose, e che non sanno vivere altrimenti che a caso, nessuna esperienzia gli farà pigliare la pazienzia, né mai nelle loro azioni riceveranno lo ordine e la maturità, perché la natura non glielo consente [...]. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/IX. - Sullo stesso argomento. In contrario per la opinione che prevalse|cap. IX]])
*È uficio di chi governa le città fuggire le [[Guerra|guerre]] quanto si può, ma appartiene anche alla sapienzia loro anticipare una guerra molesta e pericolosa per fuggirne una più molesta e più pericolosa [...]. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/X. - Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V ai Veneziani|cap. X]])
*[...] io consiglio che più tosto di presente si pigli una guerra molesta e pericolosa, che la si differisca a altro tempo, per averla con molestia e pericolo sanza comparazione molto maggiore. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/X. - Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V ai Veneziani|cap. X]])
*Del resto di Italia non accade parlare, perché tutto depende dal papa {{NDR|[[Papa Clemente VII|Clemente VII]]}}, el quale è sì timido ed irresoluto, che più presto si lascia andare alla morte certa, che volere correre pericolo di morire, ed in effetto non è per muoversi se non a partiti sicurissimi, cioè in caso che si muovino franzesi e tutto el mondo. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XI. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XI]])
*Però chi al presente si priva di uno bene, o si sottomette in uno male per paura di quello che ha a venire, si inganna spesso, perché molte volte quello di che dubitava non viene, e si truova sanza proposito per timore vano ed incerto avere patito di presente. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XI. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XI]])
*[...] bisogna che el [[principe]] abbia [[Prudenza|prudenzia]] e [[virilità]] [...]. La prudenzia bisogna, perché, poi che è in caso che è necessitato o incorrere nel [[pericolo]] o cacciarlo con pericolo, non solo per discernere el remedio, ma eziandio per considerare la natura de' pericoli, e quale è minore e quale fa manco mali effetti, perché sarebbe pazzia per fuggire uno pericolo incerto, correre in uno pericolo certo, per fuggire uno pericolo di uno male, pigliare uno remedio che fussi equalmente pericoloso, ma di maggiore male; bisogna la virilità, per non avere più paura che si convenga de' pericoli che tu vuoi cacciare, e perché quando siamo in caso che è bene usare uno rimedio pericoloso, che la timidità non ti ritenga e faccia che o el rimedio che tu vuoi usare ti paia più pericoloso che non è in verità, o che per non entrare in uno pericolo presente, tu lasci più tosto per differire venire lentamente addosso el male maggiore. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XII. - Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V a Clemente VII|cap. XII]])
*A deliberare adunche se si debbe pigliare impresa per opporsi a uno grave pericolo, non s'ha a considerare quale sia maggiore, o el male che aresti opponendoti e perdendo, o el male che sei per avere non ti opponendo, ma si debbe considerare quale sia più certo; e quando tu vedi che non ti opponendo arai al certo male grande, ed opponendoti potrà essere che ti liberrai dal male, ma non ti liberando arai maggiore male che se non ti fussi opposto, io dico che in questo caso hai a opporti ed a volere più presto correre el pericolo di maggiore male per la speranza di poterti liberare, che aspettare el male minore sanza speranza alcuna di poterlo fuggire; presupponendo però che ''etiam'' in questo caso el male che tu aspetti sia grande, perché se fussi uno piccolo male, è articolo che ricerca altre considerazione, nelle quali io non entro perché non è necessario a' termini nostri. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XII. - Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V a Clemente VII|cap. XII]])
*Ricordo bene che quando el dubio del capitare male sia pari e provedendo e non provedendo, che è meglio provedere, perché aspettare la morte sanza provisione in contrario è una somma ignavia e da lasciare di sé una memoria infame; sanza che, a chi non si aiuta né Dio suole, né la fortuna può aiutare, ma a chi si aiuta Dio ha compassione, e la fortuna amore, e spesso a chi audacemente si getta ne' pericoli, fa succedere, contro a ogni ragione ed ogni speranza, effetti felicissimi. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XII. - Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V a Clemente VII|cap. XII]])
*Ricordisi Vostra Santità che la grandezza della Chiesa è nelle arme spirituali, e che le sue arme [[Potere temporale|temporali]] valsono sempre poco. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIII. - Ragioni che consigliano a Clemente VII di accordarsi con Carlo V|cap. XIII]])
*[...] e se non si può vivere con le qualità e con la autorità che l'uomo desidera, non per questo [[Suicidio|volere morire]]. Perché oltre che la vita è meglio che la morte, possono facilmente tornare de' tempi e degli accidenti, che a chi sarà morto non faranno frutto alcuno, ma a chi fussi ancora vivo restituirebbono la sua degnità. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIII. - Ragioni che consigliano a Clemente VII di accordarsi con Carlo V|cap. XIII]])
*[...] della bontà sua io non voglio parlare, non sendo conveniente parlare di uno tanto [[principe]] altro che con somma reverenzia, né voglio dire che la grandezza non sta troppo bene con la conscienzia, e che ogni principe può più facilmente essere buono principe che buono uomo. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
*Le cose del mondo hanno questa condizione o vogliàno dire circulo: che sempre quello che è, ha similitudine col passato, e quello che sarà, sarà simile a quello che è stato. È diverso nelle superficie e ne' colori, ma simile nelli intrinsechi e sustanzialità [...]. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
*E lasciate da canto le ragione generale che sono: che gli effetti delle [[Guerra|guerre]] sono dubii; che spesso la vittoria è da chi pareva inferiore; che molte volte uno piccolo accidente, uno piccolo caso fa variazione ed effetti di momento grandissimo; che nessuno ha la fortuna in potestà, e che chi la ha avuto lungamente propizia e serena, non solo non si può promettere che l'abbia a continuare, ma ancora ha da temere più che gli altri della mutazione di quella, e tanto più quanto più eccessivamente è stata favorevole, perché el solito suo è sempre stato ed è e sarà di essere incerta, inconstante ed instabile [...]. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
*Gli uomini che per non cognoscere le difficultà ed e' pericoli, giudicano facile le imprese difficile, sono imprudenti, né hanno nome di [[Animosità|animosi]] ma di bestiali, perché animoso è quello che vede e' pericoli ma non gli teme più che si convenga; e questa è la differenzia tra due savi, de' quali l'uno è animoso, l'altro è timido: che l'uno e l'altro prevede e' pericoli, ma el timido mette per certi quelli che sono dubii, e gli pare già vedere in atto tutti quelli che considera che possono accadere; lo animoso [...] nel pigliare le deliberazione non presuppone tutti e' pericoli per certi, anzi ne abatte quella parte che gli pare che con qualche speranza si possa abattere. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
*[...] lo sforzarsi e fare ogni conato per non andare in [[servitù]], è cosa virile e degna di uomo, ed el contrario è pieno di eterna infamia ed ignominia. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
*[...] la troppa [[Prudenza|prudenzia]] è imprudenzia nelle difficultà, ed in fatto merita di essere chiamato prudente così colui che, quando la natura delle cose lo ricerca, sa rimettersi in qualche parte alla potestà della fortuna, come chi sa eleggere e' partiti sicuri, quando la sicurtà si può avere. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
===[[Explicit]]===
Però el rimedio unico a tanto male è anticipare lo accordo; differendo, andate manifestamente al sacco. El papa, poi che con altro modo non può provedere a tanto pericolo, né salvarvi se anche voi non vi volete salvare, desidera almanco essere giustificato con Dio e con tutto el mondo, e particularmente con voi e con le pietre di questa città.
==''Ricordi''==
===[[Incipit]]===
<div style="text-align:right; font-size:90%; line-height:1.4;margin-bottom:1em;">Se bene lo [[ozio]] solo non fa ghiribizzi,<br />pure male si fanno e' ghiribizzi sanza ozio.</div>
1. Quelli cittadini che appetiscono [[onore]] e [[gloria]] nella città sono laudabili ed utili, pure che non la cerchino per via di sètte e di usurpazione, ma con lo ingegnarsi di essere tenuti buoni e prudenti, e fare buone opere per la patria; e Dio volessi che la republica nostra fussi prima di questa ambizione. Ma perniziosi sono quelli che appetiscono per fine suo la [[grandezza]], perché chi la piglia per idolo, non ha freno alcuno né di giustizia, né di onestà, e farebbe uno piano di ogni cosa per condurvisi.
===Citazioni===
*Se di alcuno si intende o legge che sanza alcuno suo commodo o interesse ami più el [[Bene e male|male]] che el [[Bene e male|bene]], si debbe chiamare bestia e non uomo; poi che manca di quello appetito che naturalmente è commune a tutti gli uomini. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 4)
*Tre cose desidero vedere innanzi alla mia morte, ma dubito, ancora che io vivessi molto, non ne vedere alcuna: uno vivere di republica bene ordinato nella città nostra, [[Italia]] liberata da tutti e' barbari, e liberato el mondo dalla tirannide di questi scelerati [[Prete|preti]]. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 14)
*Molto maggiore piacere si truova nel tenersi le voglie [non] oneste che nel cavarsele; perché questo è breve e del corpo; quello, raffreddo che sia un poco lo appetito, è durabile e dell'animo e conscienzia. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 17)
*La calcina con che si murano gli stati de' [[Tiranno|tiranni]] è el sangue de' cittadini; però doverebbe sforzarsi ognuno che nella città sua non s'avessino a murare tali palazzi. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 20)
*È da desiderare più l'onore e la [[Reputazione|riputazione]] che le [[ricchezza|ricchezze]]; ma perché oggidì sanza quelle, male si ha o conserva la riputazione, debbono gli uomini virtuosi cercare non d'averne immoderatamente, ma tante che basti allo effetto di avere o conservare la riputazione ed autorità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 18)
*Non combattete mai con la [[religione]], né con le cose che pare che dependono da Dio; perché questo obietto ha troppa forza nella mente degli sciocchi. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 31)
*Non puoi secondo el vivere del mondo avere maggiore felicità che vederti lo [[Nemico|inimico]] tuo prostrato innanzi in terra ed a tua discrezione; e però per avere questo effetto non si debbe pretermettere niente. La felicità grande consiste in questo; ma maggiore ancora è la gloria in usare tanta fortuna laudabilmente, cioè essere clemente e perdonare; cosa propria degli animi generosi ed eccelsi. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 34)
*Più tengono a memoria gli uomini le [[Ingiuria|ingiurie]] che e' [[Beneficio|benefici]]; anzi quando pure si ricordano del beneficio, lo reputano minore che in fatto non fu, persuadendosi meritare più che non meritano; el contrario si fa della ingiuria, che duole a ognuno più che ragionevolmente non doverria dolere [...]. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 41)
*Ingegnatevi avere degli [[amicizia|amici]], perché sono buoni in tempi, luoghi e casi che tu non penseresti [...]. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 44)
*Osservai quando ero imbasciadore in Spagna apresso al re [[Ferdinando II d'Aragona|don Ferrando d'Aragona]], principe savio e glorioso, che lui, quando voleva fare una impresa nuova o altra cosa di importanza, non prima la publicava e poi la giustificava, ma si governava pel contrario; procurando artificiosamente in modo che, innanzi che si intendessi quello che lui aveva in animo, si divulgava che el re per le tali ragione doverrebbe fare questo; e però publicandosi poi lui volere fare quello che già prima pareva a ognuno giusto e necessario, è incredibile con quanto favore e con quanta laude fussino ricevute le sue deliberazione. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 51)
*Non disegnate in su quello che non avete, né spendete in su' guadagni futuri, perché molte volte non succedono. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 56)
*La [[grandezza]] di stato è desiderata universalmente, perché tutto el bene che è in lei apparisce di fuora, el male sta drento occulto; el quale chi vedessi non arebbe forse tanta voglia, perché è piena sanza dubio di pericoli, di sospetti, di mille travagli e fatiche; ma quello che per avventura la fa desiderabile anche agli animi purgati è lo appetito che ognuno ha di essere [[Superiorità|superiore]] agli altri uomini, atteso massime che in nessuna altra cosa ci possiamo assimigliare a Dio. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 60)
*Non è dubio che quanto l'uomo più [[Senilità|invecchia]], più cresce la [[avarizia]]; si dice communemente esserne causa perché lo animo diminuisce; ragione che non mi è troppo capace, perché è bene ignorante quello vecchio che non cognosce che sempre con la età si diminuisce el bisogno. Ed inoltre veggo che ne' vecchi si augumenta al continuo, cioè in molti la lussuria, dico lo appetito, non le forze, la crudeltà e gli altri vizi; però credo che la ragione possi essere che l'uomo quanto più vive tanto più si abitua alle cose del mondo ed ''ex consequenti'' più le ama. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 63)
*Non si può biasimare lo appetito di avere [[figlio|figliuoli]], perché è naturale, ma dico bene che è spezie di felicità el non ne avere, perché eziandio chi gli ha buoni e savi ha sanza dubio molto più dispiacere di loro che consolazione. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 66)
*Si vede per esperienzia che e' [[Padrone|padroni]] tengono poco conto de' [[Servitù|servidori]], e per ogni suo interesse o appetito gli mettono da parte, o gli strascinano sanza rispetto; però sono savi e' servidori che fanno el medesimo verso e' padroni, conservando però sempre la fede sua e l'onore. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 69)
*Credino e' giovani che la [[Esperienza|esperienzia]] insegna molto, e più ne' cervelli grandi che ne' piccoli; e chi lo considerassi ne troverebbe facilmente la ragione. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 70)
*Quando ti viene la occasione di cosa tu [[desiderio|desideri]], pigliala sanza perdere tempo; perché le cose del mondo si variano tanto spesso che non si può dire d'avere la cosa insino non l'hai in mano. E per la medesima ragione quando ti è proposto qualche cosa che ti dispiace, cerca differire el più che puoi, perché a ogni ora si vede che el tempo porta accidenti che ti cavano di queste difficultà: e così s'ha intendere quello proverbio che si dice avere in bocca e' savi: che si debbe godere el beneficio del tempo. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 76)
*El medesimo [[Publio Cornelio Tacito|Cornelio Tacito]] a chi bene lo considera, insegna per eccellenzia come s'ha a governare chi vive sotto e' tiranni. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 79)
*È differenzia da avere e' sudditi disperati a avergli malcontenti, perché quegli non pensano mai a altro che a mutazione, e le cercano ancora con suo pericolo; questi, se bene desiderano cose nuove, non invitano le occasione, ma le aspettano. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 84)
*Credono molti che uno [[Saggezza|savio]], perché vede tutti e' pericoli, non possa essere animoso; io sono di opinione contraria, che non possa essere savio chi è [[Timidezza|timido]], perché già manca di giudicio chi stima el pericolo più che non si debbe. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 90)
*Erra chi dice che le [[Letteratura|lettere]] guastano e' cervelli degli uomini, perché è forse vero in chi l'ha debole; ma dove lo truovano buono, lo fanno perfetto, perché el buono naturale congiunto col buono accidentale fa nobilissima composizione. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 91)
*Non potete avere maggiore virtù che tenere conto de l'[[onore]], perché chi fa questo non teme e' pericoli, né fa mai cosa che sia brutta; però tenete fermo questo capo, e sarà quasi impossibile che tutto non vi succeda bene: ''expertus loquor''. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 105)
*Mi è stato sempre difficile a credere che Dio abbia a permettere che e' figliuoli del duca [[Ludovico il Moro|Lodovico]] abbino a godere lo stato di Milano, non tanto perché lui lo usurpò sceleratamente, quanto che, per fare questo, fu causa della servitù e ruina di tutta Italia, e di tanti travagli seguiti in tutta la cristianità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 107)
*Le cose [[passato|passate]] fanno lume alle future, perché el mondo fu sempre di una medesima sorte, e tutto quello che è e sarà è stato in altro tempo, e le cose medesime ritornano, ma sotto diversi nomi e colori; però ognuno non le ricognosce, ma solo chi è savio e le osserva e considera diligentemente. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 114)
*Chi disse uno [[Popolo|populo]] disse veramente uno pazzo; perché è uno monstro pieno di confusione e di errori, e le sue vane opinione sono tanto lontane dalla verità, quanto è, secondo [[Claudio Tolomeo|Ptolomeo]], la Spagna dalla India. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 123)
*Non ha maggiore inimico l'[[uomo]] che sé medesimo; perché quasi tutti e' mali, pericoli e travagli superflui che ha, non procedono da altro che dalla sua troppa cupidità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 139)
*Grande sorte è quella degli [[Astrologia|astrologi]], che se bene la loro è una vanità, o per difetto della arte o per difetto suo, più fede gli dà una verità che pronosticano che non gli toglie cento falsità. E nondimeno negli altri uomini una bugia che sia reprovata a uno, fa che si sta sospeso a crederli tutte le altre verità. Procede questo dal desiderio grande che hanno gli uomini di sapere el futuro; di che non avendo altro modo, credono facilmente a chi fa professione di saperlo loro dire, come lo infermo al medico che gli promette la salute. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 145)
*Dua papi sono stati di natura diversissima, [[Papa Giulio II|Iulio]] e [[Papa Clemente VII|Clemente]]: l'uno di animo grande e forse vasto, impaziente, precipitoso, aperto e libero; l'altro di mediocre animo e forse timido, pazientissimo, moderato, simulatore. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 159)
*Diceva mio padre, che più onore ti fa uno ducato che tu hai in borsa che dieci che n'hai spesi; parola molto da notare, non per diventare sordido, né per mancare nelle cose onorevole e ragionevole, ma perché ti sia freno a fuggire le spese superflue. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 164)
*Non mancate di fare le cose che vi diano riputazione, per desiderio di fare piacere ed acquistare amici; perché a chi si mantiene o accresce la riputazione corrono gli amici e le benivolenzie drieto; ma chi pretermette di fare quello che debbe, ne è stimato manco, ed a chi manca la riputazione mancano poi gli amici e la grazia. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 174)
*Tanto più si cade in quello estremo che tu fuggi, quanto più per discostartene ti ritiri inverso l'altro estremo, non ti sapendo fermare in sul mezzo; però e' governi populari, quanto più per fuggire la tirannide si accostano alla licenzia, tanto più vi caggiono drento; ma e' nostri di Firenze non intendono questa grammatica. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 175)
*Quello che dicono le persone spirituali che chi ha [[fede]] conduce cose grandi, e come dice lo Evangelio, chi ha fede può comandare a' monti, procede perché la fede fa ostinazione. Fede non è altro che credere con opinione ferma, e quasi certezza, le cose che non sono ragionevole; o, se sono ragionevole, crederle con più resoluzione che non persuadono le ragione. Chi adunche ha fede diventa ostinato in quello che crede, e procede al cammino suo intrepido e resoluto, sprezzando le difficultà e pericoli, e mettendosi a soportare ogni estremità. Donde nasce che essendo le cose del mondo sottoposte a mille casi ed accidenti, può nascere per molti versi nella lunghezza del tempo aiuto insperato a chi ha perseverato nella ostinazione; la quale essendo causata dalla fede, si dice meritamente: chi ha fede ecc.<ref>Questo paragrafo risulta essere l'Incipit nell'edizione: ''Ricordi'', introduzione di Mario Fubini, premessa al testo e bibliografia di Ettore Barelli, breve glossario ideologico di Carlo Pedretti, Fabbri Editori, 2001.</ref> ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 1)
*Non vi spaventi dal beneficare gli uomini la [[ingratitudine]] di molti; perché oltre che el beneficare per sé medesimo sanza altro obietto è cosa generosa e quasi divina, si riscontra pure beneficando talvolta in qualcuno sì grato che ricompensa tutte le ingratitudine degli altri. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 11)
*Quasi tutti e' medesimi [[Proverbio|proverbi]], o simili benché con diverse parole, si truovono in ogni nazione; e la ragione è che e' proverbi nascono dalla esperienzia overo osservazione delle cose, le quali in ogni luogo sono le medesime o simili. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 12)
*Non è la più preziosa cosa degli amici, però quando potete, non perdete la occasione del farne; perché gli uomini si riscontrano spesso, e gli amici giovano, e gli inimici nuocono, in tempi e luoghi che non aresti mai aspettato. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 14)
*Insegna molto bene [[Publio Cornelio Tacito|Cornelio Tacito]] a chi vive sotto e' tiranni el modo di vivere e governarsi prudentemente, così come insegna a' tiranni e' modi di fondare la tirannide. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 18)
*Però lasciare uno bene presente per paura di uno male futuro è el più delle volte pazzia, quando el male non sia molto certo o propinquo, o molto grande a comparazione del bene; altrimenti bene spesso per paura di una cosa che poi riesce vana, ti perdi el bene che tu potevi avere. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 23)
*Io non so a chi dispiaccia più che a me la ambizione, la avarizia e le mollizie de' preti: sì perché ognuno di questi vizi in sé è odioso, sì perché ciascuno e tutti insieme si convengono poco a chi fa professione di vita dependente da Dio; ed ancora perché sono vizi sì contrari che non possono stare insieme se non in uno subietto molto strano. Nondimeno el grado che ho avuto con più pontefici, m'ha necessitato a amare per el particulare mio la grandezza loro; e se non fussi questo rispetto, arei amato [[Martin Lutero|Martino Luther]] quanto me medesimo, non per liberarmi dalle legge indotte dalla religione cristiana nel modo che è interpretata ed intesa communemente, ma per vedere ridurre questa caterva di scelerati a' termini debiti, cioè a restare o sanza vizi o sanza autorità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 28)
*Coloro ancora, che attribuendo el tutto alla prudenzia e virtù, escludono quanto possono la potestà della fortuna, bisogna almanco confessino che importa assai abattersi o nascere in tempo che le virtù o qualità per le quali tu ti stimi siano in prezzo; come si può porre lo esemplo di [[Quinto Fabio Massimo Verrucoso|Fabio Massimo]], al quale lo essere di natura cunctabundo dette tanta riputazione, perché si riscontrò in una spezie di guerra, nella quale la caldezza era perniziosa, la tardità utile; in uno altro tempo sarebbe potuto essere el contrario. Però la fortuna sua consisté in questo, che e' tempi suoi avessino bisogno di quella qualità che era in lui; ma chi potessi variare la natura sua secondo le condizione de' tempi, il che è difficillimo e forse impossibile, sarebbe tanto manco dominato dalla fortuna. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 31)
*Quanto è diversa la [[Teoria e pratica|pratica]] dalla [[Teoria e pratica|teorica]]! quanti sono che intendono le cose bene, che o non si ricordono o non sanno metterle in atto! Ed a chi fa così, questa intelligenzia è inutile, perché è come avere uno tesoro in una arca con obligo di non potere mai trarlo fuora. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 35)
*Nega pure sempre quello che tu non vuoi che si sappia, o afferma quello tu vuoi che si creda; perché ancora che in contrario siano molti riscontri e quasi certezza, lo affermare o negare gagliardamente mette spesso a partito el cervello di chi ti ode. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 37)
*È difficile alla casa de' Medici potentissima e con dua papati conservare lo stato di Firenze, molto più che non fu a [[Cosimo de' Medici|Cosimo]] privato cittadino; perché, oltre alla potenzia che fu in lui eccessiva, vi concorse la condizione de' tempi, avendo Cosimo avuto a combattere lo stato con la potenzia di pochi, sanza displicenzia dello universale, el quale non cognosceva la libertà; anzi in ogni quistione tra potenti ed in ogni mutazione, gli uomini mediocri ed e' più bassi acquistavano condizione. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 38)
*Non consiste tanto la prudenzia della [[Economia|economica]] in sapersi guardare dalle spese, perché sono molte volte necessarie, quanto in sapere spendere con vantaggio, cioè uno grosso per 24 quattrini. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 56)
*Non procede sempre el [[Vendetta|vendicarsi]] da odio o da mala natura, ma è talvolta necessario perché con questo esemplo gli altri imparino a non ti offendere; e sta molto bene questo che uno si vendichi, e ''tamen'' non abbia rancore di animo contro a colui di chi fa vendetta. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 74)
*[...] quando sei in partiti difficili, o in cose che ti sono moleste, allunga e aspetta [[tempo]] quanto puoi, perché quello spesso ti illumina o ti libera. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 79)
*Ma perché non si può negare che la non sia bella, io loderei chi ordinariamente avessi el traino suo del vivere libero e schietto, usando la [[Simulazione (qualità)|simulazione]] solamente in qualche cosa molto importante, le quali accaggiono rare volte. Così acquisteresti nome di essere libero e reale, e ti tireresti drieto quella grazia che ha chi è tenuto di tale natura; e nondimeno nelle cose che importassino più, caveresti utilità della simulazione, e tanto maggiore quanto, avendo fama di non essere simulatore, sarebbe più facilmente creduto alle arti tue. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 104)
*[...] ogni minimo [[Particolare|particulare]] che varii, è atto a fare variare una conclusione [...]. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 114)
*A chi stima l'[[onore]] assai, succede ogni cosa, perché non cura fatiche, non pericoli, non danari. Io l'ho provato in me medesimo, però lo posso dire e scrivere; sono morte e vane le azione degli uomini che non hanno questo stimulo ardente. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 118)
*E' [[Filosofo|filosofi]] ed e' teologi e tutti gli altri che scrutano le cose sopra natura o che non si veggono, dicono mille pazzie; perché in effetto gli uomini sono al buio delle cose, e questa indagazione ha servito e serve più a esercitare gli ingegni che a trovare la verità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 125)
*[...] la natura delle cose del mondo è in modo, che è quasi impossibile trovarne alcuna che in ogni parte non vi sia qualche disordine ed inconveniente, bisogna resolversi a tôrle come sono e pigliare per buono quello che ha in sé manco male. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 126)
*È grandissima prudenzia e da molti poco osservata, sapere [[Dissimulazione|dissimulare]] le [[Risentimento|male satisfazione]] che hai di altri, quando el fare così non sia con tuo danno ed infamia; perché accade spesso che in futuro viene occasione di averti a valere di quello. Il che difficilmente ti riesce, se lui già sa che tu sia male satisfatto di lui. Ed a me è intervenuto molte volte che io ho avuto a ricercare persone, contro alle quali ero malissimo disposto; e loro credendo el contrario, o almeno non si persuadendo questo, m'hanno servito prontissimamente. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 133)
*Gli uomini tutti per natura sono inclinati più al bene che al male, né è alcuno el quale, dove altro rispetto non lo tiri in contrario, non facessi più volentieri bene che male; ma è tanto fragile la natura degli uomini e sì spesse nel mondo le occasione che invitano al male, che gli uomini si lasciano facilmente deviare dal bene. E però e' savi legislatori trovorono e' premi e le pene; che non fu altro che con la speranza e col timore volere tenere fermi gli uomini nella inclinazione loro naturale. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 134)
*La buona [[fortuna]] degli uomini è spesso el maggiore inimico che abbino, perché gli fa diventare spesso cattivi, leggieri, insolenti; però è maggiore paragone di uno uomo el resistere a questo che alle avversità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 164)
*Che mi rilieva me, che colui che mi [[Offesa|offende]] lo facci per ignoranzia e non per [[malignità]]? Anzi, è spesso molto peggio, perché la malignità ha e' fini suoi determinati e procede con le sue regole, e però non sempre offende quanto può; ma la [[ignoranza|ignoranzia]], non avendo né fine, né regola, né misura, procede furiosamente e dà mazzate da ciechi. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 168)
*Pregate Dio sempre di trovarvi dove si [[Vittoria e sconfitta|vince]], perché vi è data laude di quelle cose ancora di che non avete parte alcuna; come per el contrario chi si truova dove si [[Vittoria e sconfitta|perde]], è imputato di infinite cose delle quali è inculpabilissimo. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 176)
*Quasi sempre in Firenze per la dapocaggine degli uomini, quando uno ha fatto con violenzia uno scandalo publico, non si è fatto pruova di punirlo, ma cercato a gara di deliberargli la [[impunità]], pure che deponga l'arme e non ne faccia più; modi non da reprimere gli insolenti, ma da fare diventare lioni gli agnelli. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 177)
*Della [[astrologia]], cioè di quella che giudica le cose future, è pazzia parlare: o la scienza non è vera, o tutte le cose necessarie a quella non si possono sapere, o la capacità degli uomini non vi arriva; ma la conclusione è, che pensare di sapere el futuro per quella via è uno sogno. Non sanno gli astrologi quello dicono, non si appongono se non a caso; in modo che se tu pigli uno pronostico di qualunque astrologo, ed uno di un altro uomo fatto a ventura, non si verificherà manco di questo che di quello. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 207)
===[[Explicit]]===
Quando più [[Nemico|inimici]], che insieme ti solevano essere uniti contro, sono venuti tra loro alle mani, lo assaltarne uno in sulla occasione di potergli opprimere separatamente, è spesso causa che di nuovo si riunischino insieme; però bisogna bene considerare la qualità dello odio che è nato tra loro, e le altre condizione e circunstanzie per poterti bene risolvere quale sia meglio, o assaltarne uno, o pure stando a vedere lasciargli combattere tra loro.
===Citazioni sui ''Ricordi''===
*E mi fecero molta impressione soprattutto i ''Ricordi'' da compararsi a quanto di meglio è stato fatto in questo genere. Ciò che la naturale prudenza e la lunga pratica delle cose del mondo e la dottrina e la solitaria meditazione e il salutare raccoglimento ne' tristi e buoni accidenti della vita potea suggerire ad un sagacissimo osservatore, tutto trovi qui condensato e scolpito con rara energia di pensiero e di parola. E mai non ho capito così bene, perché l'Italia fosse allora si grande e si debole, che in questa lettura, dove lo storico con perfetto abbandono dipinge sé stesso, e sotto forma di consigli ti scopre i suoi pensieri e sentimenti più intimi, o, per dirla con parola moderna, il suo ideale politico e civile dell'uomo. ([[Francesco De Sanctis]])
==''Scritti autobiografici e rari''==
*Da Tortona a dí 8 ne venimo a [[Alessandria (Italia)|Alessandria]] della paglia, discosto quivi miglia dodici; el nome suo deriva per essere stata edificata da uno Alessandro papa, el cognome, perché quivi si dá la corona di paglia al re de’ romani quando va a Roma per la corona dello imperio; è cittá molto grande di circuito, ma vi è vòto assai e male populata; non è molto ricca, né vi è edifici publici o privati che sieno notabili, nondimeno ''omnibus computatis'' è bella terra; entramovi in dí di festa, e perché era vicino al carnovale vi trovamo assai donne in maschera; la usanza delle quali è accozzarsi insieme tre o quattro o quelle piú che le vogliono, ed andarsi a spasso in maschera sole per la terra, né si disdice alle gentile donne e bene costumate, pure che vadino in abito di donne. Circa a mezzo miglio innanzi si entri nella terra si truova uno fiume detto Bormio, che è mal fiume e fu per affogarvi uno dei nostri cavalli. Passa per la terra el Tanari fiume grosso e navigabile e che da quivi a miglia otto entra in Po. (p. 106)
*A dí 14 da Susanna passamo [[Colle del Monginevro|Monginevra]] e venimo a Brianzone discosto leghe tre, dove per essere mal tempo alloggiamo el giorno; questa montagna ha dalla parte di Italia una lega di montata o meno; ma el piggiore è circa a uno trarre di mano, che per via stretta ha salita repente, ed in luogo che se si inciampassi si cadrebbe in uno precipizio grandissimo; vassi per la sommitá del giogo circa a mezza lega o poco piú, in sul quale è uno villaggio ed alloggiamenti. La scesa dalla banda di Francia è maggiore che quella di Italia ma piú facile e non tanto repente. Insomma non è mala montagna né difficile, e chi la cavalcassi in stagione non avessi a combattere con neve e con diaccio, sarebbe cosa agevole. A piè di questa montagna, pure in su una altra montagna è Brianzone, terra buona e civile, e per quello che ne potemo vedere è luogo grasso; e vi fumo bene trattati ed alloggiati. (p. 108)
*Da Carpentras venimo a dí 21 a [[Avignone|Vignone]], discosto leghe quattro. È Vignone cittá della Chiesa, nobilitata per essere stato al tempo che el pontificato fu de’ franzesi, lungo tempo quivi la corte; è posta in sul Rodano, el quale nascendo a Ginevra entra discosto a Vignone dieci overo dodici leghe nel mare: è fiume grande e molto rapido. Da altra parte presso alla cittá corre el fiume di Durenza el quale poco di sotto entra in Rodano, fiume di poca utilitá perché non mena si può dire pesci né se ne vagliono gli abitanti, ma di danno assai perché di continuo rode e consuma el terreno; e quando el Rodano si congiugnessi con Durenza di sopra a Vignone, el re di Francia pretende che Vignone fussi suo, perché dice che el fiume si apartiene a sé; e per questa cagione non vuole che e’ vignonesi murino in sul fiume da quella parte. La cittá fu giá populosa e molto ricca rispetto alla corte, e molto mercantile, perché quivi si faceva la fiera e tutte le faccende che ora sono ridotte a Lione; oggi si passa di popolo, di ricchezze e di mercatantie; è universalmente mediocre di edifici, ma vi sono tre cose notabili: el palazzo dove abitava el papa a tempo che vi stava la corte, el quale e di grandezza e di muraglia è molto stupendo, benché si va a poco a poco consumando e rovinando per la mala natura de’ preti che attendono a consumare e trarre e non a mettere; le mura della cittá, che sono molto belle di grossezza di torre, di pietre e di essere bene lavorate; uno ponte in sul Rodano allato alle mura della cittá, che ha ventitré archi grandi, e benché sia stretto, nondimeno è molto notabile, perché oltre allo essere lungo, fu difficile el fondarlo in su uno fiume sí largo e di tanta rapiditá, la quale cosa è causa che el ponte non va diritto perché sarebbe stato quasi impossibile avessi sostenuto tanto impeto, ma va torcendo e secondando la acqua. (p. 111)
*È [[Salses-le-Château|Sals]] per quanto si può comprendere di fuora, una fortezza molto bella la quale fu cominciata da questo re, quando quello luogo con tutto el contado di Rossiglione gli fu restituito dal re Carlo, e di poi sempre ha atteso a edificarla e farla forte, e cosí fa di continuo; è nominata per esservi stato a campo l’esercito del re Luigi e non la avere espugnata, benché ne fu piú tosto in colpa el male governo di chi guidava le gente che altra ragione. Ha da un lato la marina, da altro montagne, e non potrebbe essere posta in sito piú commodo per essere una chiave dello stato di Perpignano ed a entrare in sul dominio del re Catolico; ma non mi parve giá che per fortezza del luogo el sito in sé fussi forte, perché ha in capo montagne donde si può facilmente offendere. Da quel lato fu bombardata da’ franzesi; nondimeno la considerai poco perché drento non potetti entrare, perché chi non ha licenzia del re non vi entra, e volendo guardarla a cavallo di fuora, fui interrotto da quelle guardie che mi dettono qualche fastidio. (p. 114)
==''Scritti minori''==
===[[Incipit]]===
[[Lorenzo de' Medici]] morì lo anno 1492 a' dì... di aprile essendo di età di anni 43 ''vel circa''. [[Cosimo de' Medici|Cosimo]] avolo suo, uomo di singulare prudenzia e di grandissima ricchezza, ebbe tanta autorità nel governo della republica fiorentina, quanta possi avere uno cittadino in una città libera. Morto lui, rimase [[Piero il Gottoso|Piero]] suo figliolo e padre di Lorenzo nella medesima grandezza, el quale fu uomo claro per bontà di natura e per essere clementissimo.
===Citazioni===
*{{NDR|[[Lorenzo de' Medici]]}} governò sempre con tanta prudenzia e virtù che quella città ragionevolmente non si è mai ricordata sanza lacrime della sua immatura morte, perché a' tempi sua la fiorì di tutte quelle prosperità che può avere una città, di ricchezze, di imperio, di uomini virtuosi, di lettere e di tutte le arte buone, di reputazione, e sopra tutto di una grandissima unione e concordia civile [...]. ([[s:Scritti minori (Guicciardini)/I. - Elogio di Lorenzo de' Medici|I]])
*Così a proposito vedendo uno buono cittadino la perdizione della sua patria e conoscendo quale sia el riparo, debbe innanzi a ogni cosa pensare se e' lo possi introdurre colle persuasioni e co' modi civili ed usitati nelle republiche; e' quali quando non servono ed è necessaria la forza, debbe più tosto usarla che lasciare perdere el tutto, e fare un poco di violenzia breve alle legge ed alla libertà per conservarle lungamente. E che questa opinione sia vera, lo mostra oltre alla ragione, lo esemplo di [[Licurgo]], el quale non con altro modo dette principio a quelle legge memorabile che colla forza e colle arme; omo certo santissimo ed ammirabile, e che, essendosi mosso sanza alcuno respetto di sé, ma solo per el beneficio publico, non arebbe tentata questa via se non la avessi conosciuta lecita o permessa. ([[s:Scritti minori (Guicciardini)/II. - Se sia lecito condurre el populo alle buone legge con la forza non potendo farsi altrimenti|II]])
==''Storia d'Italia''==
[[File:Guicciardini M Francesco La Historia dItalia.jpg|thumb|''Storia d'Italia'']]
===[[Incipit]]===
Io ho deliberato di scrivere le cose accadute alla memoria nostra in Italia, dappoi che l'armi de' franzesi, chiamate da' nostri prìncipi medesimi, cominciorono con grandissimo movimento a perturbarla: materia, per la varietà e grandezza loro, molto memorabile e piena di atrocissimi accidenti; avendo patito tanti anni Italia tutte quelle calamità con le quali sogliono i miseri mortali, ora per l'ira giusta d'Iddio ora dalla empietà e sceleratezze degli altri uomini, essere vessati.
===Citazioni===
*[...] è certamente cosa verissima che non sempre gli uomini [[Saggezza|savi]] discernono o giudicano perfettamente: bisogna che spesso si dimostrino segni della debolezza dello intelletto umano. (lib. I, cap. III)
*[...] non sempre per il rimuovere delle [[Causa ed effetto|cagioni]] si rimuovono gli [[Causa ed effetto|effetti]] i quali da quelle hanno avuto la prima origine. (lib. I, cap. III)
*[...] le deliberazioni fatte per timore paiono, a chi teme, inferiori al pericolo [...]. (lib. I, cap. III)
*[...] alle deliberazioni precipitose si conduce non meno agevolmente il timido per la disperazione che si conduca il temerario per la inconsiderazione [...]. (lib. I, cap. V)
*[...] è senza dubbio molto pericoloso il governarsi con gli [[Esempio|esempli]] se non concorrono, non solo in generale ma in tutti i particolari, le medesime ragioni, se le cose non sono regolate con la medesima prudenza, e se, oltre a tutti gli altri fondamenti, non v'ha la parte sua la medesima fortuna. (lib. I, cap. XIV)
*[...] gli uomini, quando si approssimano i loro infortuni, perdono principalmente la prudenza, con la quale arebbono potuto impedire le cose destinate [...]. (lib. I, cap. XV)
*Niuna cosa è certamente più necessaria nelle deliberazioni ardue, niuna da altra parte più pericolosa, che 'l domandare [[consiglio]]; né è dubbio che manco è necessario agli uomini prudenti il consiglio che agli imprudenti; e nondimeno, che molto più utilità riportano i savi del consigliarsi. Perché chi è quello di prudenza tanto perfetta che consideri sempre e conosca ogni cosa da se stesso? e nelle ragioni contrarie discerna sempre la migliore parte? Ma che certezza ha chi domanda il consiglio d'essere fedelmente consigliato? Perché chi dà il consiglio, se non è molto fedele o affezionato a chi 'l domanda, non solo mosso da notabile interesse ma per ogni suo piccolo comodo, per ogni leggiera sodisfazione, dirizza spesso il consiglio a quel fine che più gli torna a proposito o di che più si compiace; e essendo questi fini il più delle volte incogniti a chi cerca d'essere consigliato, non s'accorge, se non è prudente, della infedeltà del consiglio. (lib. I, cap. XVI)
*[...] il regnare depende spesso dalla fortuna ma l'essere [[re]] che si proponga per unico fine la salute e la felicità de' popoli suoi depende solamente da se medesimo e dalla propria virtù. (lib. I, cap. XIX)
*[...] come da uno giudice incapace e imperito non si possono aspettare sentenze rette così da uno [[popolo]] che è pieno di confusione e di ignoranza non si può aspettare, se non per caso, elezione o deliberazione prudente o ragionevole. (lib. II, cap. II)
*[...] persuadendoci che di ragione tutti, in tutte le cose, dobbiamo essere [[Uguaglianza|eguali]], si confonderanno, quando sarà in facoltà della moltitudine, i luoghi della virtù e del valore; e questa cupidità {{NDR|degli onori}} distesa nella maggiore parte farà potere più quegli che manco sapranno o manco meriteranno, perché essendo molto più numero aranno più possanza, in uno stato ordinato in modo che i pareri s'annoverino non si pesino. (lib. II, cap. II)
*[...] è natura degli uomini, quando si partono da uno estremo nel quale sono stati tenuti violentemente, correre volonterosamente, senza fermarsi nel mezzo, all'altro estremo. Così chi esce da una tirannide, se non è ritenuto, si precipita a una sfrenata licenza; la quale anche si può giustamente chiamare tirannide, perché e un popolo è simile a un tiranno quando dà a chi non merita, quando toglie a chi merita, quando confonde i gradi e le distinzioni delle persone; ed è forse tanto più pestifera la sua tirannide quanto è più pericolosa l'ignoranza, perché non ha né peso né misura né legge che la malignità, che pure si regge con qualche regola con qualche freno con qualche termine. (lib. II, cap. II)
*[...] è grandissima (come ognuno sa) in tutte l'azioni umane la potestà della fortuna, maggiore nelle cose militari che in qualunque altra, ma inestimabile immensa infinita ne' fatti d'arme; dove uno comandamento male inteso, dove una ordinazione male eseguita, dove una temerità, una voce vana, insino d'uno piccolo soldato, traporta spesso la vittoria a coloro che già parevano vinti; dove improvisamente nascono innumerabili accidenti i quali è impossibile che siano antiveduti o governati con consiglio del capitano. (lib. II, cap. IX)
*[...] facilmente da' prìncipi sono riputati savi quegli consigli che si conformano più alla loro inclinazione. (lib. II, cap. XII)
*[...] nell'antiche e gravi [[Nemico|inimicizie]] è difficile stabilire fedele reconciliazione, perché è impedita o dal sospetto o dalla cupidità della vendetta [...]. (lib. III, cap. XI)
*[...] sono inutili i consigli diligenti e prudenti quando l'esecuzione procede con negligenza e imprudenza. (lib. IV, cap. IV)
*[...] poco si aspetta sincerità o opere fedeli da chi è venuto in concetto degli uomini di essere solito a governarsi con [[Doppiezza|duplicità]] e con artifici. (lib. IV, cap. VII)
*[...] l'esperienza dimostra essere verissimo che rare volte succede quel che è desiderato da molti; perché dipendendo comunemente gli effetti delle azioni umane dalla volontà di pochi, ed essendo l'intenzioni e i fini di questi quasi sempre molto diversi dall'intenzioni e da' fini de' molti, possono difficilmente succedere le cose altrimenti che secondo la intenzione di coloro che danno loro il moto. (lib. V, cap. X)
*[...] con disavvantaggio grande si fa la [[guerra]] con chi non ha che perdere. (lib. V, cap. XIV)
*[...] sono vani e fallaci i pensieri degli uomini [...]. (lib. VI, cap. IV)
*[...] niuno più facilmente [[Inganno|inganna]] gli altri che chi è solito e ha fama di mai non gli ingannare [...]. (lib. VI, cap. V)
*[...] come alla sostentazione di uno corpo non basta solamente il bene essere del capo ma è necessario che gli altri membri faccino lo ufficio suo, così non basta che il principe sia senza colpa delle cose se ne' ministri suoi non è proporzionatamente la debita diligenza e virtù. (lib. VI, cap. VII)
*[...] l'imitazione del [[Bene e male|male]] supera sempre l'esempio come per il contrario l'imitazione del [[Bene e male|bene]] è sempre inferiore [...]. (lib. VI, cap. X)
*[È] più difficile, senza comparazione, conservare, eziandio da' minori pericoli, quel che rimane, a chi ha cominciato a declinare che non è a chi, sforzandosi di conservare la degnità e il grado suo, si volge prontamente, senza fare segno alcuno di volere cedere, contra chi cerca di opprimerlo. (lib. VIII, cap. I)
*[...] nelle cose che dopo lungo [[desiderio]] s'ottengono non truovano quasi mai gli uomini né la giocondità né la felicità che prima s'aveano immaginata [...]. (lib. VIII, cap. IX)
*[...] la [[difesa]] è, secondo la legge della natura, comune a tutti gli uomini e approvata dal sommo Iddio e dal consentimento di tutte le nazioni; nata insieme col mondo e duratura quanto il mondo, e alla quale non possono derogare né le leggi civili né le canoniche fondate in su la volontà degli uomini, e le quali, scritte in sulle carte, non possono derogare a una legge non fatta dagli uomini ma dalla stessa natura, e scritta scolpita e infissa ne' petti e negli animi di tutta la generazione umana. (lib. X, cap. VI)
*[...] la [[neutralità]] nelle guerre degli altri essere cosa laudabile, e per la quale si fuggono molte molestie e spese, quando non sono sì deboli le forze che tu abbia da temere la vittoria di ciascuna delle parti; perché allora ti arreca sicurtà, e bene spesso, la stracchezza loro, facoltà di accrescere il tuo stato. Né essere sicuro fondamento il non avere offeso alcuno, il non avere data giusta cagione di querelarsi; perché rarissime volte, e forse non mai, si raffrena dalla giustizia o dalle discrete considerazioni l'insolenza del vincitore; né reputarsi, per queste ragioni, meno ingiuriati i prìncipi grandi quando è negato loro quel che desiderano, anzi sdegnarsi contro a ciascuno che non séguita la volontà loro e che con la fortuna di essi non accompagna la fortuna propria. (lib. X, cap. VIII)
*[...] non è male alcuno nelle cose umane che non abbia congiunto seco qualche bene [...]. (lib. XII, cap. VII)
*[...] accade quasi sempre, per il giudicio corrotto degli uomini, che ne' re è più lodata la prodigalità, benché a quella sia annessa la rapacità, che la parsimonia congiunta con la astinenza della roba di altri. (lib. XII, cap. XIX)
*[...] non hanno gli uomini maggiore inimico che la troppa [[prosperità]], perché gli fa impotenti di se medesimi, licenziosi e arditi al male e cupidi di turbare il bene proprio con cose nuove. (lib. XIV, cap. I)
*[...] è considerato comunemente dagli uomini l'[[evento]] delle cose; per il quale, ora con laude ora con infamia, secondo che è o felice o avverso, si attribuisce sempre a consiglio quel che spesso è proceduto dalla fortuna. (lib. XIV, cap. IX)
*{{NDR|La [[pace]]}} è desiderabile e santa, quando assicura da' sospetti, quando non augumenta il pericolo, quando induce gli uomini a potersi riposare e alleggierirsi dalle spese; ma quando partorisse gli effetti contrari è, sotto nome insidioso di pace, perniciosa guerra; è, sotto nome di medicina salutifera, pestifero veleno. (lib. XV, cap. II)
*[...] i savi medici [...], quando i rimedi che si fanno per sanare la indisposizione degli altri membri accrescono la infermità del capo o del cuore, posposto ogni pensiero de' mali più leggieri e che aspettano tempo, attendono con ogni diligenza a quello che è più importante e più necessario alla salute dello infermo. (lib. XVI, cap. III)
*[...] più facilmente si induce a perdonare chi è offeso che a [[Restituzione|restituire]] chi possiede [...]. (lib. XVI, cap. III)
*[...] gli uomini si persuadono spesso che se si fusse fatta o non fatta una cosa tale sarebbe succeduto certo effetto, che se si potesse vederne la esperienza si troverebbeno molte volte fallaci simili giudizi. (lib. XVIII, cap. VIII)
*[...] è più presente la ingratitudine e la calunnia che la rimunerazione e la laude alle [[Buona azione|buone opere]] [...]. (lib. XVIII, cap. VII)
===Citazioni sulla ''Storia d'Italia''===
*Guicciardini è il primo vero storico che sciolga la storia dal collegamento con un determinato stato. Per la prima volta dà un quadro esatto della politica internazionale, non solo perché la conobbe e la comprese per pratica, ma perché non ne comunicò semplici frammenti come è inevitabile che accada in una storia territoriale. La reciproca dipendenza degli stati, il nesso della politica interna con quella estera, l'influenza delle operazioni militari su quelle politiche e viceversa – tutti questi tipici tratti della politica, specialmente di quella europea, il Guicciardini li ha fissati con mano sicura nelle linee imperiture della sua Storia d'Italia. ([[Eduard Fueter]])
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Consolatoria, Accusatoria, Defensoria''===
====''Consolatoria''====
<div align=right>Fatta di settembre 1527 a Finocchieto<br>tempore pestis.</div>
Io non mi maraviglio, Francesco, benché io ti cognosca di animo fermo e virile, che tu ti truovi ripieno di grandissimo dispiacere, perché sono concorsi in uno tempo medesimo troppi accidenti a perturbarti; né è solo la roba in che tu patisci, ma di più la grandezza, la degnità, e quello che io credo che ti pesi sopra tutte le cose, l'onore. Hai per la ruina del pontefice perduto la presidenzia di Romagna, luogo che ti dava grandissima utilità e tanta riputazione, che ogni uomo grande e nato in maggiore grado che privato, se ne sarebbe onorato; hai perduto uno pontefice che t'aveva singulare affezione, ma molto maggiore confidenzia, e che voleva che ordinariamente tu stessi apresso a lui e consigliassi e trattassi tutte le faccende importante e segrete dello stato, e ne' tempi della guerra t'aveva proposto a eserciti con tanta autorità che maggiore non aveva riservata a sé.
====''Oratio accusatoria''====
Non si doveva pregare più Dio di cosa alcuna, giudici, nessuna in questo tempo poteva essere più a proposito della republica, che esserci data occasione che questa nuova legge dell'accusare, ordinata con quello ardore che voi sapete di coloro che favoriscono la nostra libertà, fussi ne' suoi princìpi confermata con qualche notabile esempio; la quale poi che si è offerta più opportuna ancora e maggiore che non aremo saputo immaginare, non può essere dubio a persona che non consiglio ed opera alcuna di uomini, ma la divina voluntà e disposizione ce l'ha mandata.
====''Defensoria contra precedentem''====
Cognosco non essere conveniente, giudici, che chi si sente innocente e con la conscienzia purgata, tema o si perturbi per le accusazione false, perché debbe sperare che Dio giustissimo giudice sia suo protettore e defensore, né comporti che la verità sia suffocata dalle calunnie. Nondimeno queste cose insolite che mi si presentano innanzi agli occhi mi commuovono non mediocremente l'animo, vedendomi qui in mezzo di tanta multitudine, la quale tutta guarda me solo ed è testimone delle mie molestie; e che doppo una legge nuova, una nuova forma di cognoscere la causa ed udire le parte publicamente, io sia el primo chiamato in giudicio e riguardato da tutti quasi per esemplo, pieno di travagli abbia in pericolo tutto quello bene che ha e possa avere uno cittadino; e dove pochi mesi innanzi pareva che io avessi tanta felicità che fussi quasi invidioso agli amici, ora mi truovi sì afflitto che sia nonché altro, miserabile agli inimici.
===''Diario del viaggio in Spagna''===
Noi ci partimo di Firenze a dì 29 di gennaio 1511 e la sera andamo a Pistoia a casa Gualtieri Panciatichi, dove come fussimo trattati non accade riferire, perché el principio fu di qualità che se e' mezzi e gli effetti corrispondessino meriteremo troppa invidia.<br>
Da Pistoia ne venimo a dì 30 a Lucca discosto a Pistoia venti miglia, delle qualità della quale non possiamo molto parlare perché ne vedemo più fuora che drento, conciosiaché giunti per la via di Pescia alle mura, l'avemo a girare più che mezza innanzi che trovassimo la porta; nondimeno la terra ci parve maninconica, che è in piano ma molto sotto a' monti; el contado verso Pisa e Pescia è poco; distendesi verso Pietrasanta ed è buono e bene cultivato, e benché da quella banda fussi la pace di Ottaviano, pure vi si stette con poco riposo, perché tutta la notte sentimo campane e gridi di guardie non altrimenti che se fussimo in mezzo la guerra. A Dio piaccia ridurgli in termini che e' non abbino a pensare più alla guardia della terra; e la dichiarazione di queste parole si stenda a senno del savio nostro.
===''Memorie di famiglia''===
L'avere notizia de' maggiori suoi e massime quando e' sono stati valenti, buoni ed onorati cittadini, non può essere se non utile a' descendenti, perché è uno stimulo continuo di portarsi in modo che le laude loro non abbino a essere suo vituperio; e per questo rispetto io ho disposto fare qualche memoria delle qualità de' progenitori nostri, non tanto per ricordo mio, quanto ''etiam'' per coloro che hanno a venire; e faccendolo non per pompa ma per utilità, dirò la verità delle cose che mi sono venute a notizia, ''etiam'' de' difetti ed errori loro, acciò che chi leggerà s'accenda non solo a imitare le virtù che hanno avute, ma ''etiam'' a sapere fuggire e' vizi.
===''Storie Fiorentine dal 1378 al 1509''===
Nel 1378 sendo gonfaloniere di giustizia Luigi di messer Piero Guicciardini successe la novità de' Ciompi, di che furno autori gli otto della guerra, e' quali per essere stati raffermati più volte in magistrato, s'avevano recata adosso grande invidia e grande contradizione da' cittadini potenti, e per questo si erano rivolti a' favori della moltitudine; e però procurorono questo tumulto, non perché e' Ciompi avessino a essere signori della città ma acciò che col mezzo di quegli, sbattuti e' potenti ed inimici sua loro rimanessino padroni del governo.
==Citazioni su Francesco Guicciardini==
*È storiografo diligente e dal quale, a mio parere, con più esattezza che da qualsiasi altro, si può apprendere la verità sugli affari del suo tempo: del resto nella maggior parte di essi è stato attore lui stesso, e in posizione onorevole. Non c'è alcun indizio che per odio, adulazione o vanità, abbia travisato le cose: e di ciò fanno fede i liberi giudizi che dà dei grandi, e specialmente di coloro dai quali era stato portato avanti e rivestito di cariche, come del papa Clemente VII. Quanto alla parte di cui sembra voler farsi più forte, cioè le digressioni e i ragionamenti, ce ne sono di buoni, e ricchi di bei tratti; ma se n'è troppo compiaciuto. Di fatto, per non voler tralasciare nulla, avendo in mano un argomento così ricco ed ampio, e quasi infinito, diventa prolisso e sa un po' di chiacchiera scolastica. Ho notato anche questo, che di tanti animi e di tanti fatti che giudica, di tanti impulsi e disegni, non ne attribuisce mai neppure uno alla virtù, allo scrupolo e alla coscienza, come se tali qualità fossero completamente estinte nel mondo; e di tutte le azioni, per quanto belle appaiano in se stesse, ne rimanda la causa a qualche movente vizioso o a qualche mira d'interesse. È impossibile immaginare che nell'infinito numero di azioni che giudica, non ve ne sia stata qualcuna compiuta per un giusto motivo. Nessuna corruzione può aver soggiogato gli uomini tanto universalmente che qualcuno non sfugga al contagio; questo mi fa temere che ci sia qui un po' del vizio del suo temperamento; e può essere accaduto che egli abbia giudicato gli altri secondo se stesso. ([[Michel de Montaigne]])
*Francesco Guicciardini [...] nello storiare pochi ebbe eguali, superiore nessuno. Egli con ragione reputar si può lo Zenofonte Fiorentino, per aver descritte con somma maestria quelle cose, nel governo delle quali ebbe gran parte. Comeché vivesse in tempi dissoluti e tirannici insieme, pure concepì la nobile idea di censurare non solo i privati cittadini, ma anche i Principi, assolvendo questo, quell'altro dannando, colle laudi esaltando le virtù de' pochi inorrotti animi, e in abbominio ponendo la fellonesca depravazione dell'universale. ([[Francesco Lomonaco]])
*Il Guicciardini è forse il solo storico tra i moderni, che abbia e conosciuti molto gli uomini, e filosofato circa gli avvenimenti attenendosi alla cognizione della natura umana, e non piuttosto a una certa scienza politica, separata dalla scienza dell'uomo, e per lo più chimerica, della quale si sono serviti comunemente quegli storici, massime oltramontani ed oltramarini, che hanno voluto pur discorrere intorno ai fatti, non contentandosi, come la maggior parte, di narrarli per ordine, senza pensare più avanti. ([[Giacomo Leopardi]])
*In Guicciardini è costante il timore di quel teorizzare che per essere troppo generale scivola nell'astrattezza e non riesce più a connettere la realtà con i {{sic|principî}}. [[Niccolò Machiavelli|Machiavelli]], nonostante il suo richiamo alla «realtà effettuale» aveva troppo amato la generalizzazione astratta; Guicciardini è preoccupato di conservare l'umiltà di fronte ai fatti, che sono gli unici a noi cogniti e rappresentano per noi l'unico mezzo di orientamento. ([[Eugenio Garin]])
*Le profonde somiglianze del pensiero del Guicciardini con quello del Machiavelli sono state rilevate così di frequente che vana sarebbe ogni insistenza in proposito: non inutile, invece, notare quanto il consueto paragone fra i due nuoccia piuttosto che giovare alla comprensione dell'atteggiamento guicciardiniano, a proposito del quale troppo si è insistito sulla valutazione del «particulare» quasi segno di mentalità analitica e scarsamente costruttiva. ([[Eugenio Garin]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Francesco Guicciardini, ''[[s:Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio|Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio]]'', in ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE7155872 Scritti politici e ricordi]'', a cura di Roberto Palmarocchi, Laterza, Bari, 1933.
*Francesco Guicciardini, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/g/guicciardini/consolatoria_accusatoria_e_defensoria/pdf/consol_p.pdf Consolatoria, Accusatoria, Defensoria]'', in ''Autodifesa di un politico'', Laterza, tratte dall'edizione Palmarocchi in F. Guicciardini "Scritti autobiografici e non", Laterza, Bari, 1936, pp 164-281.
*Francesco Guicciardini, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/g/guicciardini/diario_del_viaggio_in_spagna/pdf/diario_p.zip.pdf Diario del viaggio in Spagna]'', Edizioni Studio Tesi, Pordenone, 1993. ISBN 8876924272
*Francesco Guicciardini, ''[[s:Discorsi politici (Guicciardini)|Discorsi politici]]'', in ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE7155872 Scritti politici e ricordi]'', a cura di Roberto Palmarocchi, Laterza, Bari, 1933.
*Francesco Guicciardini, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE7010023 Scritti autobiografici e rari]'', a cura di Roberto Palmarocchi, Laterza, Bari, 1936.
*Francesco Guicciardini, ''[[s:Scritti minori (Guicciardini)|Scritti minori]]'', in ''Scritti politici e ricordi'', cit.
*Francesco Guicciardini, ''[[s:Ricordi (Guicciardini)|Ricordi]]'', in ''Scritti politici e ricordi'', cit.
*Francesco Guicciardini, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/g/guicciardini/memorie_di_famiglia/pdf/memori_p.pdf Memorie di famiglia]'', in ''Opere'', a cura di Roberto Palmarocchi, Laterza, Bari, 1933.
*Francesco Guicciardini, ''[http://www.bibliotecaitaliana.it/testo/bibit000136 Storia d'Italia]'', a cura di Silvana Seidel Menchi, Giulio Einaudi editore, Torino, 1971.
*Francesco Guicciardini, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/g/guicciardini/storie_fiorentine_dal_1378_al_1509/pdf/guicciardini_storie_fiorentine.pdf Storie Fiorentine dal 1378 al 1509]'', Edizioni Edipem, Novara, 1974.
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Marcella Medici (BEIC)
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[[File:Ritratto di Francesco Guicciardini.jpg|miniatura|Francesco Guicciardini]]
'''Francesco Guicciardini''' (1483 – 1540), scrittore, storico e politico italiano.
==Citazioni di Francesco Guicciardini==
*Andò all'esercito Lodovico Sforza, e con lui [[Beatrice d'Este|Beatrice]] sua moglie, che gli era assiduamente compagna non manco alle cose gravi che alle dilettevoli.<ref>Storia d'Italia Volume 1, di Francesco Guicciardini, Giovanni Rosini, 1843, Borroni e Scotti, p. 144.</ref>
*{{NDR|[[Ludovico il Moro]]}} principe vigilantissimo e d'ingegno molto acuto.<ref>Delle istorie d'Italia di Francesco Guicciardini, Francesco Guicciardini, per Niccolò Conti, 1818, p. 10.</ref>
*{{NDR|Ludovico il Moro}} non manco timido nell'avversità, che immoderato nelle prosperità, come quasi sempre è congiunta in un medesimo soggetto l'insolenza con la timidità, dimostrava con inutili lagrime la sua viltà. <ref>Delle istorie d'Italia di Francesco Guicciardini, Francesco Guicciardini, per Niccolò Conti, 1818, p. 191.</ref>
*{{NDR|Ludovico il Moro}} Se bene e' fu signore di grande ingegno e valente uomo, e così mancassi di crudeltà e di molti vizii che sogliono avere i tiranni, e potessi per molte considerazioni essere chiamato uomo virtuoso, pure queste virtù furono oscurate e coperte da molti vizii; perché e' fu disonesto nel peccato della sodomia, e come molti dissono, ancora da vecchio non meno paziente che agente; fu avaro, vario, mutabile, e di poco animo; ma quello perché trovò meno compassione fu una ambizione infinita, la quale, per essere arbitro di Italia, lo constrinse a fare passare il re Carlo e empiere Italia di barbari.<ref>Opere inedite di Francesco Guicciardini etc, Storia fiorentina, dai tempi di Cosimo de' Medici a quelli del gonfaloniere Soderini, 3, 1859, p. 217</ref>
===Attribuite===
*Ché se tu fiderai nelli italiani, sempre aurai delusione.
:{{NDR|[[Citazioni errate|Citazione errata]]}} Questa frase viene attribuita da [[Gianni Brera]] a Francesco Guicciardini, che in realtà non pronunciò né scrisse mai queste parole. Brera utilizzò questa citazione in varie opere di natura storica e in vari articoli.<ref>Da ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1984/08/01/nella-dannata-piscina-picchia-solo-moby-dick.html Nella dannata piscina picchia solo Moby Dick]'', ''la Repubblica'', 1º agosto 1984.</ref><ref>Da ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1986/11/21/la-mascotte-diviso-tre.html La mascotte diviso tre]'', ''la Repubblica'', 21 novembre 1986.</ref> Il giornalista ammise di essersi inventato la citazione in questo pezzo tratto da un suo articolo: «Il ragazzino Campanella crotonese come Milone! consola il cronista di ogni sconsiderata nequizia commessa in pedata e lo esime per una volta dal parafrasare ser Francesco Guicciardini, al quale ha fatto dire ormai da molti anni: Che se tu fiderai nelli italiani, sempre aurai delusione.»<ref>Da ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1988/09/20/quelle-omeriche-risate.html Quelle omeriche risate]'', ''la Repubblica'', 20 settembre 1988, p. 3.</ref>
==''Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio''==
===[[Incipit]]===
Nel primo Discorso è vera la distinzione che tutte le città sono edificate o da forestieri o da uomini nativi del luogo, ed in questo secondo membro cade [[Venezia|Vinegia]] ed [[Atene]]; cadeci ancora [[Roma]], ma diversamente da Atene e da Vinegia, perché queste furono edificate dagli incoli per necessità di avere o uno ricetto sicuro o uno reggimento commune, ma Roma, sanza alcuna di queste necessità, fu più presto edificata come colonia di Alba, cioè da uomini o albani o sudditi allo imperio di Alba, per amore di quelli luoghi dove erano nutriti, o per ambizione di reggersi per sé stessi; né può Roma per rispetto di [[Enea]] applicarsi al membro de' forestieri, perché è uno cercare le origine troppo da lontano, le quali non s'hanno a referire a' primi antecessori di chi ha edificato.
===Citazioni===
*El principale fondamento della potenzia e ricchezze della [[città]] è avere grosso populo: e male può ingrossare di populo una città che sia posta in luogo sterile, se già non ha la aria molto generativa, come [[Firenze]], o la opportunità del mare, come Vinegia; e però è meglio porsi in paese fertile, perché più facilmente vi concorrono gli abitatori; ma quando fussi possibile fermare abitatori assai in uno sito, io non dico al tutto sterile, ma non grasso, non è dubio che più conferirebbe a farlo virtuoso la necessità del provedersi che le buone legge; perché quelle si possono variare dalla voluntà degli uomini, ma la necessità è una legge ed uno stimulo continuo. E questa indirizzò bene Roma, la quale, se bene posta in paese fertile, ''tamen'' per non avere contado ed essere cinta di populi potenti, fu forzata allargarsi con la virtù delle arme e con la concordia; e questo si discorre non in una città che voglia vivere alla filosofica, ma in quelle che vogliono governarsi secondo el commune uso del mondo, come è necessario fare, altrimenti sarebbono, essendo debole, oppresse e conculcate da' vicini. ([[s:Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro primo/Capitolo I|cap. I]])
*Nel governo del popolo è di buono, che mentre dura non vi è tirannide; possono più le legge che gli uomini; ed el fine di tutte le deliberazione è riguardare al bene universale. Di male vi è, che el popolo per la ignoranzia sua non è capace di deliberare le cose importante, e però presto periclita una republica che rimette le cose a consulta del popolo; è instabile e desideroso sempre di cose nuove, e però facile a essere mosso ed ingannato agli uomini ambiziosi e sediziosi; batte volentieri e' cittadini qualificati, che gli necessita a cercare novità e turbazione. ([[s:Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro primo/Capitolo II|cap. II]])
*È vero che, e nello ordinare una republica ed in ogni altra faccenda, si debbe ordinare le cose in modo che chi volessi fare [[Bene e male|male]], non possa, non perché sempre tutti gli uomini siano cattivi, ma per provedere a quelli che fussino cattivi; e s'ha a considerare in questa materia, che gli uomini tutti sono per natura inclinati al [[Bene e male|bene]], ed a tutti, ''data paritate terminorum'', piace più el bene che 'l male; e se alcuno ha altra inclinazione, è tanto contro allo ordinario degli altri e contro a quello primo obietto che ci porge la natura, che più presto si debbe chiamare monstro che uomo. ([[s:Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro primo/Capitolo III|cap. III]])
*E per venire a' particulari secondo l'ordine del Discorso, dico che a uno tiranno di una città, ed a ogni principe, sono utilissime le [[Fortezza|fortezze]] in quella città, perché né el popolo né gli inimici particulari, vedendo el principe sicuro nella fortezza sua, non possono per ogni leggiere occasione fare movimento; perché è difficile farlo in modo che si amazzi el principe con tutta la sua progenie; non facile avere le forze ed e' soccorsi preparati in modo che si possa rinchiudere o pigliare la fortezza sì presto che el principe non abbia tempo a ripigliare la terra con gente nuove introdotte per la fortezza. ([[s:Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro secondo/Capitolo XXIV|cap. XXIV]])
===[[Explicit]]===
Però conchiuggo che quando Roma non fu corrotta, che le prorogazione degli imperi e la continuazione del consulato, la quale ne' tempi difficili usarono molte volte, furono cosa utile e santa; ma corrotta la città, sursono le battaglie civili ed e' semi delle tirannide, ''etiam'' sanza la prorogazione degli imperi. E però si può conchiudere, che se non fussino state anche le prorogazione, non sarebbe mancato né a Cesare né agli altri che occuporono la republica, né pensiero né facultà di travagliarla per altra via.
==''Discorsi politici''==
===[[Incipit]]===
Massimiano re de' romani, innanzi che fussi fatta la lega di Cambrai, nella dieta di Costanza, sotto titulo di rimettere Massimiano Sforza, ricercava e' viniziani di lega per venire in Italia per la corona dello imperio ed a' danni de' franzesi, allora signori di Milano, offerendo loro partiti grandi. Trattavasi nel senato suo ''quid agendum''; fu parlato da uno senatore per la parte affermativa in questo modo:<br>
Tutta la difficultà di questa consulta, onorevoli senatori, consiste in considerare se el re de' romani si unirà co' franzesi in caso che noi rifiutiamo le dimande sue; perché avendo noi ora pace piacevole ed onorevole ed anche assai sicura, nessuna ragione può essere bastante a farci pigliare una guerra di travaglio e spesa assai, ogni volta che noi non dubitiamo che loro si unischino.
===Citazioni===
*Gli uomini non sono tutti savi, anzi la maggiore parte non sono savi; e chi ha a fare pronostico delle deliberazione di altri, non debbe tanto andare con la misura di quello che ragionevolmente doverrebbe fare uno savio, quanto con la misura del cervello, natura ed altre condizione di chi ha a deliberare; e chi procede altrimenti spesso si inganna. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/I. - In favore della lega proposta da Massimiliano alla republica di Venezia|cap. I]])
*Io confesso, onorevoli senatori, essere officio vostro e di tutti e' governatori delle republiche, ancora che la [[Pace e guerra|pace]] sia cosa santissima e desideratissima, non però lasciarsi tanto abbagliare dalla dolcezza sua, che per paura di non la perdere si entri in maggiori [[Pace e guerra|guerre]] e pericoli, che non sarebbe entrato chi non l'avessi amata troppo; e nondimanco ricordo che per ogni timore o sospetto non si debbe pigliare le arme, e per ogni paura di non avere guerra, entrare nella guerra, perché chi fa così, spesso, per fuggire pericolo, sanza bisogno entra in pericolo; e non essendo mai pace alcuna tanto sicura, né tanto ferma che manchi di qualche timore di guerra, chi procedessi con questa regola non starebbe mai in pace; anzi entrando di guerra in guerra per desiderio di avere la pace, non la arebbe mai. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/II. - Sullo stesso argomento. In contrario per la opinione negativa che prevalse|cap. II]])
*E chi è uso alle faccende e maneggi grandi, ed ha travagliato a' suoi dì assai come lui, non può desperare di non vedere [[varietà]] nelle cose del mondo, perché le sono use a variare pure troppo spesso. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/II. - Sullo stesso argomento. In contrario per la opinione negativa che prevalse|cap. II]])
*In effetto a me non pare che per uno sospetto di guerra incerta debbiamo pigliare una guerra certissima, né per desiderio di guadagnare debbiamo entrare in infinite spese e pericoli, né sanza manifesta necessità mancare alla fede nostra e crescere ogni dì la opinione che siamo troppo ambiziosi e cupidi di occupare quello di altri. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/II. - Sullo stesso argomento. In contrario per la opinione negativa che prevalse|cap. II]])
*Se bene el desiderio di sapere le cose future, massime quando sono di molta importanzia, è tanto naturale a tutti li omini, che continuamente li sprona andarle investigando e cercando di conietturarle, da altro canto le vanno sì variando fuori della opinione di tutti, che li è più tosto da maravigliarsi di quelli che mossi dallo appetito della natura le vanno curiosamente ricercando, che di coloro che per desperazione di poterle aggiugnere ne levano ogni pensiero. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/IV. - Sulle mutazioni seguite dopo la battaglia di Ravenna|cap. IV]])
*Sono le nature molto diverse: li [[Spagna|spagnoli]] omini temperati e maturi e pazientissimi di ogni disagio; li [[Inghilterra|inghilesi]] bestiali, disordinati, non atti a durare lungamente fatica, e consumatori di molte vettovaglie. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/IV. - Sulle mutazioni seguite dopo la battaglia di Ravenna|cap. IV]])
*Io non mi maraviglio più che nelle cose dubie si truovino tante questione e contrarietà di opinione tra gli antichi scrittori, poi che io veggo che e' non manca chi vogli in una cosa tanto chiara mettere disputa. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/V. - Se 'l Gran Capitano debbe accettare la impresa di Italia|cap. V]])
*[...] nessuno dispiacere può essere maggiore negli uomini grandi e che si conoscono virtuosi, che non avere facultà di mostrare quello che e' sono, e che con danno di altri le virtù loro stieno oscure. Né ha anche la natura dati tanti ornamenti a uno uomo perché li stieno sepulti, ma perché con quelli giovi alli altri; e però chi si tiene sufficiente e non si vuole mostrare quando ne ha commodità, manca non solo a sé medesimo, ma a tutta la generazione umana, ed è da essere comparato a uno avaro che tiene e' sua tesori occulti nella cassa sanza profittarne a sé o a altri. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/V. - Se 'l Gran Capitano debbe accettare la impresa di Italia|cap. V]])
*[...] e ricordatevi che gli è maggiore difficultà venire di uno grado basso a uno mediocre, che non è da uno mediocre venire a uno sommo [...]. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/V. - Se 'l Gran Capitano debbe accettare la impresa di Italia|cap. V]])
*[...] non si potendo ottenere le cose grande sanza qualche pericolo, si debbono le imprese accettare ogni volta che la speranza è maggiore che la paura. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/V. - Se 'l Gran Capitano debbe accettare la impresa di Italia|cap. V]])
*Le diversità delle opinioni, Gran Capitano, e le dispute che vi si fanno, sogliono piacere a chi ha a fare la resoluzione, perché chi ode le ragione contrarie suole meglio discernere la verità, né anche debbono dispiacere alle parte, quando la sorte dà loro prudente giudice e che le si oppongono non per proprio interesse, ma principalmente per amore del vero. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/VI. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. VI]])
*Dilettasi qualche volta la [[fortuna]] di fare simili tratti, ed è proprio lo esercizio suo di bassi fare grandi e di grandi ridurre a grado piccolo; e quanto più l'ha pel passato favorite le virtù vostre, tanto più è da dubitarne, perché el costume suo è di non stare mai ferma con uno medesimo, e rarissimi si truovano coloro a' quali la sia stata continuamente propizia. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/VI. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. VI]])
*Ma al riscontro si scuoprono a difesa dello stato di Milano e' [[Svizzera|svizzeri]], nazione fiera, bellicosa, esercitata nelle arme e di animo grande, e che altra volta ha avuto in questa impresa medesima vittoria de' franzesi, ed a quale pare nella difesa di Milano trattare una causa sua propria, perché in verità nel defenderlo consiste grandissimo interesse di quella nazione per gloria, per utilità e securtà sua. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/VII. - Sulla discesa di Francesco I in Italia nel 1515|cap. VII]])
*[...] lo implicarsi ne' pericoli e spese presente o per interesse di altri o per fuggire le spese ed e' pericoli futuri, non è uficio di savi, e' quali sogliono ponere questa regola, che uno de' potenti rimedi che siano contra e' mali, è allungare quanto si può, perché el tempo per sé stesso porta seco spesso accidenti che te ne liberano. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/VIII. - Sulla proposta fatta ai Veneziani d'entrare nella lega contro i Francesi|cap. VIII]])
*[...] la esperienzia insegna a chi ha cervello capace a imparare, ma a' [[Francia|franzesi]] che sono di natura impazientissimi e poco consideratori delle cose, e che non sanno vivere altrimenti che a caso, nessuna esperienzia gli farà pigliare la pazienzia, né mai nelle loro azioni riceveranno lo ordine e la maturità, perché la natura non glielo consente [...]. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/IX. - Sullo stesso argomento. In contrario per la opinione che prevalse|cap. IX]])
*È uficio di chi governa le città fuggire le [[Guerra|guerre]] quanto si può, ma appartiene anche alla sapienzia loro anticipare una guerra molesta e pericolosa per fuggirne una più molesta e più pericolosa [...]. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/X. - Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V ai Veneziani|cap. X]])
*[...] io consiglio che più tosto di presente si pigli una guerra molesta e pericolosa, che la si differisca a altro tempo, per averla con molestia e pericolo sanza comparazione molto maggiore. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/X. - Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V ai Veneziani|cap. X]])
*Del resto di Italia non accade parlare, perché tutto depende dal papa {{NDR|[[Papa Clemente VII|Clemente VII]]}}, el quale è sì timido ed irresoluto, che più presto si lascia andare alla morte certa, che volere correre pericolo di morire, ed in effetto non è per muoversi se non a partiti sicurissimi, cioè in caso che si muovino franzesi e tutto el mondo. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XI. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XI]])
*Però chi al presente si priva di uno bene, o si sottomette in uno male per paura di quello che ha a venire, si inganna spesso, perché molte volte quello di che dubitava non viene, e si truova sanza proposito per timore vano ed incerto avere patito di presente. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XI. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XI]])
*[...] bisogna che el [[principe]] abbia [[Prudenza|prudenzia]] e [[virilità]] [...]. La prudenzia bisogna, perché, poi che è in caso che è necessitato o incorrere nel [[pericolo]] o cacciarlo con pericolo, non solo per discernere el remedio, ma eziandio per considerare la natura de' pericoli, e quale è minore e quale fa manco mali effetti, perché sarebbe pazzia per fuggire uno pericolo incerto, correre in uno pericolo certo, per fuggire uno pericolo di uno male, pigliare uno remedio che fussi equalmente pericoloso, ma di maggiore male; bisogna la virilità, per non avere più paura che si convenga de' pericoli che tu vuoi cacciare, e perché quando siamo in caso che è bene usare uno rimedio pericoloso, che la timidità non ti ritenga e faccia che o el rimedio che tu vuoi usare ti paia più pericoloso che non è in verità, o che per non entrare in uno pericolo presente, tu lasci più tosto per differire venire lentamente addosso el male maggiore. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XII. - Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V a Clemente VII|cap. XII]])
*A deliberare adunche se si debbe pigliare impresa per opporsi a uno grave pericolo, non s'ha a considerare quale sia maggiore, o el male che aresti opponendoti e perdendo, o el male che sei per avere non ti opponendo, ma si debbe considerare quale sia più certo; e quando tu vedi che non ti opponendo arai al certo male grande, ed opponendoti potrà essere che ti liberrai dal male, ma non ti liberando arai maggiore male che se non ti fussi opposto, io dico che in questo caso hai a opporti ed a volere più presto correre el pericolo di maggiore male per la speranza di poterti liberare, che aspettare el male minore sanza speranza alcuna di poterlo fuggire; presupponendo però che ''etiam'' in questo caso el male che tu aspetti sia grande, perché se fussi uno piccolo male, è articolo che ricerca altre considerazione, nelle quali io non entro perché non è necessario a' termini nostri. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XII. - Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V a Clemente VII|cap. XII]])
*Ricordo bene che quando el dubio del capitare male sia pari e provedendo e non provedendo, che è meglio provedere, perché aspettare la morte sanza provisione in contrario è una somma ignavia e da lasciare di sé una memoria infame; sanza che, a chi non si aiuta né Dio suole, né la fortuna può aiutare, ma a chi si aiuta Dio ha compassione, e la fortuna amore, e spesso a chi audacemente si getta ne' pericoli, fa succedere, contro a ogni ragione ed ogni speranza, effetti felicissimi. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XII. - Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V a Clemente VII|cap. XII]])
*Ricordisi Vostra Santità che la grandezza della Chiesa è nelle arme spirituali, e che le sue arme [[Potere temporale|temporali]] valsono sempre poco. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIII. - Ragioni che consigliano a Clemente VII di accordarsi con Carlo V|cap. XIII]])
*[...] e se non si può vivere con le qualità e con la autorità che l'uomo desidera, non per questo [[Suicidio|volere morire]]. Perché oltre che la vita è meglio che la morte, possono facilmente tornare de' tempi e degli accidenti, che a chi sarà morto non faranno frutto alcuno, ma a chi fussi ancora vivo restituirebbono la sua degnità. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIII. - Ragioni che consigliano a Clemente VII di accordarsi con Carlo V|cap. XIII]])
*[...] della bontà sua io non voglio parlare, non sendo conveniente parlare di uno tanto [[principe]] altro che con somma reverenzia, né voglio dire che la grandezza non sta troppo bene con la conscienzia, e che ogni principe può più facilmente essere buono principe che buono uomo. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
*Le cose del mondo hanno questa condizione o vogliàno dire circulo: che sempre quello che è, ha similitudine col passato, e quello che sarà, sarà simile a quello che è stato. È diverso nelle superficie e ne' colori, ma simile nelli intrinsechi e sustanzialità [...]. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
*E lasciate da canto le ragione generale che sono: che gli effetti delle [[Guerra|guerre]] sono dubii; che spesso la vittoria è da chi pareva inferiore; che molte volte uno piccolo accidente, uno piccolo caso fa variazione ed effetti di momento grandissimo; che nessuno ha la fortuna in potestà, e che chi la ha avuto lungamente propizia e serena, non solo non si può promettere che l'abbia a continuare, ma ancora ha da temere più che gli altri della mutazione di quella, e tanto più quanto più eccessivamente è stata favorevole, perché el solito suo è sempre stato ed è e sarà di essere incerta, inconstante ed instabile [...]. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
*Gli uomini che per non cognoscere le difficultà ed e' pericoli, giudicano facile le imprese difficile, sono imprudenti, né hanno nome di [[Animosità|animosi]] ma di bestiali, perché animoso è quello che vede e' pericoli ma non gli teme più che si convenga; e questa è la differenzia tra due savi, de' quali l'uno è animoso, l'altro è timido: che l'uno e l'altro prevede e' pericoli, ma el timido mette per certi quelli che sono dubii, e gli pare già vedere in atto tutti quelli che considera che possono accadere; lo animoso [...] nel pigliare le deliberazione non presuppone tutti e' pericoli per certi, anzi ne abatte quella parte che gli pare che con qualche speranza si possa abattere. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
*[...] lo sforzarsi e fare ogni conato per non andare in [[servitù]], è cosa virile e degna di uomo, ed el contrario è pieno di eterna infamia ed ignominia. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
*[...] la troppa [[Prudenza|prudenzia]] è imprudenzia nelle difficultà, ed in fatto merita di essere chiamato prudente così colui che, quando la natura delle cose lo ricerca, sa rimettersi in qualche parte alla potestà della fortuna, come chi sa eleggere e' partiti sicuri, quando la sicurtà si può avere. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
===[[Explicit]]===
Però el rimedio unico a tanto male è anticipare lo accordo; differendo, andate manifestamente al sacco. El papa, poi che con altro modo non può provedere a tanto pericolo, né salvarvi se anche voi non vi volete salvare, desidera almanco essere giustificato con Dio e con tutto el mondo, e particularmente con voi e con le pietre di questa città.
==''Ricordi''==
===[[Incipit]]===
<div style="text-align:right; font-size:90%; line-height:1.4;margin-bottom:1em;">Se bene lo [[ozio]] solo non fa ghiribizzi,<br />pure male si fanno e' ghiribizzi sanza ozio.</div>
1. Quelli cittadini che appetiscono [[onore]] e [[gloria]] nella città sono laudabili ed utili, pure che non la cerchino per via di sètte e di usurpazione, ma con lo ingegnarsi di essere tenuti buoni e prudenti, e fare buone opere per la patria; e Dio volessi che la republica nostra fussi prima di questa ambizione. Ma perniziosi sono quelli che appetiscono per fine suo la [[grandezza]], perché chi la piglia per idolo, non ha freno alcuno né di giustizia, né di onestà, e farebbe uno piano di ogni cosa per condurvisi.
===Citazioni===
*Se di alcuno si intende o legge che sanza alcuno suo commodo o interesse ami più el [[Bene e male|male]] che el [[Bene e male|bene]], si debbe chiamare bestia e non uomo; poi che manca di quello appetito che naturalmente è commune a tutti gli uomini. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 4)
*Tre cose desidero vedere innanzi alla mia morte, ma dubito, ancora che io vivessi molto, non ne vedere alcuna: uno vivere di republica bene ordinato nella città nostra, [[Italia]] liberata da tutti e' barbari, e liberato el mondo dalla tirannide di questi scelerati [[Prete|preti]]. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 14)
*Molto maggiore piacere si truova nel tenersi le voglie [non] oneste che nel cavarsele; perché questo è breve e del corpo; quello, raffreddo che sia un poco lo appetito, è durabile e dell'animo e conscienzia. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 17)
*La calcina con che si murano gli stati de' [[Tiranno|tiranni]] è el sangue de' cittadini; però doverebbe sforzarsi ognuno che nella città sua non s'avessino a murare tali palazzi. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 20)
*È da desiderare più l'onore e la [[Reputazione|riputazione]] che le [[ricchezza|ricchezze]]; ma perché oggidì sanza quelle, male si ha o conserva la riputazione, debbono gli uomini virtuosi cercare non d'averne immoderatamente, ma tante che basti allo effetto di avere o conservare la riputazione ed autorità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 18)
*Non combattete mai con la [[religione]], né con le cose che pare che dependono da Dio; perché questo obietto ha troppa forza nella mente degli sciocchi. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 31)
*Non puoi secondo el vivere del mondo avere maggiore felicità che vederti lo [[Nemico|inimico]] tuo prostrato innanzi in terra ed a tua discrezione; e però per avere questo effetto non si debbe pretermettere niente. La felicità grande consiste in questo; ma maggiore ancora è la gloria in usare tanta fortuna laudabilmente, cioè essere clemente e perdonare; cosa propria degli animi generosi ed eccelsi. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 34)
*Più tengono a memoria gli uomini le [[Ingiuria|ingiurie]] che e' [[Beneficio|benefici]]; anzi quando pure si ricordano del beneficio, lo reputano minore che in fatto non fu, persuadendosi meritare più che non meritano; el contrario si fa della ingiuria, che duole a ognuno più che ragionevolmente non doverria dolere [...]. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 41)
*Ingegnatevi avere degli [[amicizia|amici]], perché sono buoni in tempi, luoghi e casi che tu non penseresti [...]. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 44)
*Osservai quando ero imbasciadore in Spagna apresso al re [[Ferdinando II d'Aragona|don Ferrando d'Aragona]], principe savio e glorioso, che lui, quando voleva fare una impresa nuova o altra cosa di importanza, non prima la publicava e poi la giustificava, ma si governava pel contrario; procurando artificiosamente in modo che, innanzi che si intendessi quello che lui aveva in animo, si divulgava che el re per le tali ragione doverrebbe fare questo; e però publicandosi poi lui volere fare quello che già prima pareva a ognuno giusto e necessario, è incredibile con quanto favore e con quanta laude fussino ricevute le sue deliberazione. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 51)
*Non disegnate in su quello che non avete, né spendete in su' guadagni futuri, perché molte volte non succedono. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 56)
*La [[grandezza]] di stato è desiderata universalmente, perché tutto el bene che è in lei apparisce di fuora, el male sta drento occulto; el quale chi vedessi non arebbe forse tanta voglia, perché è piena sanza dubio di pericoli, di sospetti, di mille travagli e fatiche; ma quello che per avventura la fa desiderabile anche agli animi purgati è lo appetito che ognuno ha di essere [[Superiorità|superiore]] agli altri uomini, atteso massime che in nessuna altra cosa ci possiamo assimigliare a Dio. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 60)
*Non è dubio che quanto l'uomo più [[Senilità|invecchia]], più cresce la [[avarizia]]; si dice communemente esserne causa perché lo animo diminuisce; ragione che non mi è troppo capace, perché è bene ignorante quello vecchio che non cognosce che sempre con la età si diminuisce el bisogno. Ed inoltre veggo che ne' vecchi si augumenta al continuo, cioè in molti la lussuria, dico lo appetito, non le forze, la crudeltà e gli altri vizi; però credo che la ragione possi essere che l'uomo quanto più vive tanto più si abitua alle cose del mondo ed ''ex consequenti'' più le ama. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 63)
*Non si può biasimare lo appetito di avere [[figlio|figliuoli]], perché è naturale, ma dico bene che è spezie di felicità el non ne avere, perché eziandio chi gli ha buoni e savi ha sanza dubio molto più dispiacere di loro che consolazione. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 66)
*Si vede per esperienzia che e' [[Padrone|padroni]] tengono poco conto de' [[Servitù|servidori]], e per ogni suo interesse o appetito gli mettono da parte, o gli strascinano sanza rispetto; però sono savi e' servidori che fanno el medesimo verso e' padroni, conservando però sempre la fede sua e l'onore. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 69)
*Credino e' giovani che la [[Esperienza|esperienzia]] insegna molto, e più ne' cervelli grandi che ne' piccoli; e chi lo considerassi ne troverebbe facilmente la ragione. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 70)
*Quando ti viene la occasione di cosa tu [[desiderio|desideri]], pigliala sanza perdere tempo; perché le cose del mondo si variano tanto spesso che non si può dire d'avere la cosa insino non l'hai in mano. E per la medesima ragione quando ti è proposto qualche cosa che ti dispiace, cerca differire el più che puoi, perché a ogni ora si vede che el tempo porta accidenti che ti cavano di queste difficultà: e così s'ha intendere quello proverbio che si dice avere in bocca e' savi: che si debbe godere el beneficio del tempo. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 76)
*El medesimo [[Publio Cornelio Tacito|Cornelio Tacito]] a chi bene lo considera, insegna per eccellenzia come s'ha a governare chi vive sotto e' tiranni. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 79)
*È differenzia da avere e' sudditi disperati a avergli malcontenti, perché quegli non pensano mai a altro che a mutazione, e le cercano ancora con suo pericolo; questi, se bene desiderano cose nuove, non invitano le occasione, ma le aspettano. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 84)
*Credono molti che uno [[Saggezza|savio]], perché vede tutti e' pericoli, non possa essere animoso; io sono di opinione contraria, che non possa essere savio chi è [[Timidezza|timido]], perché già manca di giudicio chi stima el pericolo più che non si debbe. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 90)
*Erra chi dice che le [[Letteratura|lettere]] guastano e' cervelli degli uomini, perché è forse vero in chi l'ha debole; ma dove lo truovano buono, lo fanno perfetto, perché el buono naturale congiunto col buono accidentale fa nobilissima composizione. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 91)
*Non potete avere maggiore virtù che tenere conto de l'[[onore]], perché chi fa questo non teme e' pericoli, né fa mai cosa che sia brutta; però tenete fermo questo capo, e sarà quasi impossibile che tutto non vi succeda bene: ''expertus loquor''. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 105)
*Mi è stato sempre difficile a credere che Dio abbia a permettere che e' figliuoli del duca [[Ludovico il Moro|Lodovico]] abbino a godere lo stato di Milano, non tanto perché lui lo usurpò sceleratamente, quanto che, per fare questo, fu causa della servitù e ruina di tutta Italia, e di tanti travagli seguiti in tutta la cristianità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 107)
*Le cose [[passato|passate]] fanno lume alle future, perché el mondo fu sempre di una medesima sorte, e tutto quello che è e sarà è stato in altro tempo, e le cose medesime ritornano, ma sotto diversi nomi e colori; però ognuno non le ricognosce, ma solo chi è savio e le osserva e considera diligentemente. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 114)
*Chi disse uno [[Popolo|populo]] disse veramente uno pazzo; perché è uno monstro pieno di confusione e di errori, e le sue vane opinione sono tanto lontane dalla verità, quanto è, secondo [[Claudio Tolomeo|Ptolomeo]], la Spagna dalla India. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 123)
*Non ha maggiore inimico l'[[uomo]] che sé medesimo; perché quasi tutti e' mali, pericoli e travagli superflui che ha, non procedono da altro che dalla sua troppa cupidità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 139)
*Grande sorte è quella degli [[Astrologia|astrologi]], che se bene la loro è una vanità, o per difetto della arte o per difetto suo, più fede gli dà una verità che pronosticano che non gli toglie cento falsità. E nondimeno negli altri uomini una bugia che sia reprovata a uno, fa che si sta sospeso a crederli tutte le altre verità. Procede questo dal desiderio grande che hanno gli uomini di sapere el futuro; di che non avendo altro modo, credono facilmente a chi fa professione di saperlo loro dire, come lo infermo al medico che gli promette la salute. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 145)
*Dua papi sono stati di natura diversissima, [[Papa Giulio II|Iulio]] e [[Papa Clemente VII|Clemente]]: l'uno di animo grande e forse vasto, impaziente, precipitoso, aperto e libero; l'altro di mediocre animo e forse timido, pazientissimo, moderato, simulatore. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 159)
*Diceva mio padre, che più onore ti fa uno ducato che tu hai in borsa che dieci che n'hai spesi; parola molto da notare, non per diventare sordido, né per mancare nelle cose onorevole e ragionevole, ma perché ti sia freno a fuggire le spese superflue. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 164)
*Non mancate di fare le cose che vi diano riputazione, per desiderio di fare piacere ed acquistare amici; perché a chi si mantiene o accresce la riputazione corrono gli amici e le benivolenzie drieto; ma chi pretermette di fare quello che debbe, ne è stimato manco, ed a chi manca la riputazione mancano poi gli amici e la grazia. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 174)
*Tanto più si cade in quello estremo che tu fuggi, quanto più per discostartene ti ritiri inverso l'altro estremo, non ti sapendo fermare in sul mezzo; però e' governi populari, quanto più per fuggire la tirannide si accostano alla licenzia, tanto più vi caggiono drento; ma e' nostri di Firenze non intendono questa grammatica. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 175)
*Quello che dicono le persone spirituali che chi ha [[fede]] conduce cose grandi, e come dice lo Evangelio, chi ha fede può comandare a' monti, procede perché la fede fa ostinazione. Fede non è altro che credere con opinione ferma, e quasi certezza, le cose che non sono ragionevole; o, se sono ragionevole, crederle con più resoluzione che non persuadono le ragione. Chi adunche ha fede diventa ostinato in quello che crede, e procede al cammino suo intrepido e resoluto, sprezzando le difficultà e pericoli, e mettendosi a soportare ogni estremità. Donde nasce che essendo le cose del mondo sottoposte a mille casi ed accidenti, può nascere per molti versi nella lunghezza del tempo aiuto insperato a chi ha perseverato nella ostinazione; la quale essendo causata dalla fede, si dice meritamente: chi ha fede ecc.<ref>Questo paragrafo risulta essere l'Incipit nell'edizione: ''Ricordi'', introduzione di Mario Fubini, premessa al testo e bibliografia di Ettore Barelli, breve glossario ideologico di Carlo Pedretti, Fabbri Editori, 2001.</ref> ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 1)
*Non vi spaventi dal beneficare gli uomini la [[ingratitudine]] di molti; perché oltre che el beneficare per sé medesimo sanza altro obietto è cosa generosa e quasi divina, si riscontra pure beneficando talvolta in qualcuno sì grato che ricompensa tutte le ingratitudine degli altri. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 11)
*Quasi tutti e' medesimi [[Proverbio|proverbi]], o simili benché con diverse parole, si truovono in ogni nazione; e la ragione è che e' proverbi nascono dalla esperienzia overo osservazione delle cose, le quali in ogni luogo sono le medesime o simili. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 12)
*Non è la più preziosa cosa degli amici, però quando potete, non perdete la occasione del farne; perché gli uomini si riscontrano spesso, e gli amici giovano, e gli inimici nuocono, in tempi e luoghi che non aresti mai aspettato. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 14)
*Insegna molto bene [[Publio Cornelio Tacito|Cornelio Tacito]] a chi vive sotto e' tiranni el modo di vivere e governarsi prudentemente, così come insegna a' tiranni e' modi di fondare la tirannide. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 18)
*Però lasciare uno bene presente per paura di uno male futuro è el più delle volte pazzia, quando el male non sia molto certo o propinquo, o molto grande a comparazione del bene; altrimenti bene spesso per paura di una cosa che poi riesce vana, ti perdi el bene che tu potevi avere. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 23)
*Io non so a chi dispiaccia più che a me la ambizione, la avarizia e le mollizie de' preti: sì perché ognuno di questi vizi in sé è odioso, sì perché ciascuno e tutti insieme si convengono poco a chi fa professione di vita dependente da Dio; ed ancora perché sono vizi sì contrari che non possono stare insieme se non in uno subietto molto strano. Nondimeno el grado che ho avuto con più pontefici, m'ha necessitato a amare per el particulare mio la grandezza loro; e se non fussi questo rispetto, arei amato [[Martin Lutero|Martino Luther]] quanto me medesimo, non per liberarmi dalle legge indotte dalla religione cristiana nel modo che è interpretata ed intesa communemente, ma per vedere ridurre questa caterva di scelerati a' termini debiti, cioè a restare o sanza vizi o sanza autorità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 28)
*Coloro ancora, che attribuendo el tutto alla prudenzia e virtù, escludono quanto possono la potestà della fortuna, bisogna almanco confessino che importa assai abattersi o nascere in tempo che le virtù o qualità per le quali tu ti stimi siano in prezzo; come si può porre lo esemplo di [[Quinto Fabio Massimo Verrucoso|Fabio Massimo]], al quale lo essere di natura cunctabundo dette tanta riputazione, perché si riscontrò in una spezie di guerra, nella quale la caldezza era perniziosa, la tardità utile; in uno altro tempo sarebbe potuto essere el contrario. Però la fortuna sua consisté in questo, che e' tempi suoi avessino bisogno di quella qualità che era in lui; ma chi potessi variare la natura sua secondo le condizione de' tempi, il che è difficillimo e forse impossibile, sarebbe tanto manco dominato dalla fortuna. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 31)
*Quanto è diversa la [[Teoria e pratica|pratica]] dalla [[Teoria e pratica|teorica]]! quanti sono che intendono le cose bene, che o non si ricordono o non sanno metterle in atto! Ed a chi fa così, questa intelligenzia è inutile, perché è come avere uno tesoro in una arca con obligo di non potere mai trarlo fuora. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 35)
*Nega pure sempre quello che tu non vuoi che si sappia, o afferma quello tu vuoi che si creda; perché ancora che in contrario siano molti riscontri e quasi certezza, lo affermare o negare gagliardamente mette spesso a partito el cervello di chi ti ode. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 37)
*È difficile alla casa de' Medici potentissima e con dua papati conservare lo stato di Firenze, molto più che non fu a [[Cosimo de' Medici|Cosimo]] privato cittadino; perché, oltre alla potenzia che fu in lui eccessiva, vi concorse la condizione de' tempi, avendo Cosimo avuto a combattere lo stato con la potenzia di pochi, sanza displicenzia dello universale, el quale non cognosceva la libertà; anzi in ogni quistione tra potenti ed in ogni mutazione, gli uomini mediocri ed e' più bassi acquistavano condizione. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 38)
*Non consiste tanto la prudenzia della [[Economia|economica]] in sapersi guardare dalle spese, perché sono molte volte necessarie, quanto in sapere spendere con vantaggio, cioè uno grosso per 24 quattrini. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 56)
*Non procede sempre el [[Vendetta|vendicarsi]] da odio o da mala natura, ma è talvolta necessario perché con questo esemplo gli altri imparino a non ti offendere; e sta molto bene questo che uno si vendichi, e ''tamen'' non abbia rancore di animo contro a colui di chi fa vendetta. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 74)
*[...] quando sei in partiti difficili, o in cose che ti sono moleste, allunga e aspetta [[tempo]] quanto puoi, perché quello spesso ti illumina o ti libera. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 79)
*Ma perché non si può negare che la non sia bella, io loderei chi ordinariamente avessi el traino suo del vivere libero e schietto, usando la [[Simulazione (qualità)|simulazione]] solamente in qualche cosa molto importante, le quali accaggiono rare volte. Così acquisteresti nome di essere libero e reale, e ti tireresti drieto quella grazia che ha chi è tenuto di tale natura; e nondimeno nelle cose che importassino più, caveresti utilità della simulazione, e tanto maggiore quanto, avendo fama di non essere simulatore, sarebbe più facilmente creduto alle arti tue. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 104)
*[...] ogni minimo [[Particolare|particulare]] che varii, è atto a fare variare una conclusione [...]. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 114)
*A chi stima l'[[onore]] assai, succede ogni cosa, perché non cura fatiche, non pericoli, non danari. Io l'ho provato in me medesimo, però lo posso dire e scrivere; sono morte e vane le azione degli uomini che non hanno questo stimulo ardente. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 118)
*E' [[Filosofo|filosofi]] ed e' teologi e tutti gli altri che scrutano le cose sopra natura o che non si veggono, dicono mille pazzie; perché in effetto gli uomini sono al buio delle cose, e questa indagazione ha servito e serve più a esercitare gli ingegni che a trovare la verità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 125)
*[...] la natura delle cose del mondo è in modo, che è quasi impossibile trovarne alcuna che in ogni parte non vi sia qualche disordine ed inconveniente, bisogna resolversi a tôrle come sono e pigliare per buono quello che ha in sé manco male. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 126)
*È grandissima prudenzia e da molti poco osservata, sapere [[Dissimulazione|dissimulare]] le [[Risentimento|male satisfazione]] che hai di altri, quando el fare così non sia con tuo danno ed infamia; perché accade spesso che in futuro viene occasione di averti a valere di quello. Il che difficilmente ti riesce, se lui già sa che tu sia male satisfatto di lui. Ed a me è intervenuto molte volte che io ho avuto a ricercare persone, contro alle quali ero malissimo disposto; e loro credendo el contrario, o almeno non si persuadendo questo, m'hanno servito prontissimamente. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 133)
*Gli uomini tutti per natura sono inclinati più al bene che al male, né è alcuno el quale, dove altro rispetto non lo tiri in contrario, non facessi più volentieri bene che male; ma è tanto fragile la natura degli uomini e sì spesse nel mondo le occasione che invitano al male, che gli uomini si lasciano facilmente deviare dal bene. E però e' savi legislatori trovorono e' premi e le pene; che non fu altro che con la speranza e col timore volere tenere fermi gli uomini nella inclinazione loro naturale. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 134)
*La buona [[fortuna]] degli uomini è spesso el maggiore inimico che abbino, perché gli fa diventare spesso cattivi, leggieri, insolenti; però è maggiore paragone di uno uomo el resistere a questo che alle avversità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 164)
*Che mi rilieva me, che colui che mi [[Offesa|offende]] lo facci per ignoranzia e non per [[malignità]]? Anzi, è spesso molto peggio, perché la malignità ha e' fini suoi determinati e procede con le sue regole, e però non sempre offende quanto può; ma la [[ignoranza|ignoranzia]], non avendo né fine, né regola, né misura, procede furiosamente e dà mazzate da ciechi. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 168)
*Pregate Dio sempre di trovarvi dove si [[Vittoria e sconfitta|vince]], perché vi è data laude di quelle cose ancora di che non avete parte alcuna; come per el contrario chi si truova dove si [[Vittoria e sconfitta|perde]], è imputato di infinite cose delle quali è inculpabilissimo. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 176)
*Quasi sempre in Firenze per la dapocaggine degli uomini, quando uno ha fatto con violenzia uno scandalo publico, non si è fatto pruova di punirlo, ma cercato a gara di deliberargli la [[impunità]], pure che deponga l'arme e non ne faccia più; modi non da reprimere gli insolenti, ma da fare diventare lioni gli agnelli. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 177)
*Della [[astrologia]], cioè di quella che giudica le cose future, è pazzia parlare: o la scienza non è vera, o tutte le cose necessarie a quella non si possono sapere, o la capacità degli uomini non vi arriva; ma la conclusione è, che pensare di sapere el futuro per quella via è uno sogno. Non sanno gli astrologi quello dicono, non si appongono se non a caso; in modo che se tu pigli uno pronostico di qualunque astrologo, ed uno di un altro uomo fatto a ventura, non si verificherà manco di questo che di quello. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 207)
===[[Explicit]]===
Quando più [[Nemico|inimici]], che insieme ti solevano essere uniti contro, sono venuti tra loro alle mani, lo assaltarne uno in sulla occasione di potergli opprimere separatamente, è spesso causa che di nuovo si riunischino insieme; però bisogna bene considerare la qualità dello odio che è nato tra loro, e le altre condizione e circunstanzie per poterti bene risolvere quale sia meglio, o assaltarne uno, o pure stando a vedere lasciargli combattere tra loro.
===Citazioni sui ''Ricordi''===
*E mi fecero molta impressione soprattutto i ''Ricordi'' da compararsi a quanto di meglio è stato fatto in questo genere. Ciò che la naturale prudenza e la lunga pratica delle cose del mondo e la dottrina e la solitaria meditazione e il salutare raccoglimento ne' tristi e buoni accidenti della vita potea suggerire ad un sagacissimo osservatore, tutto trovi qui condensato e scolpito con rara energia di pensiero e di parola. E mai non ho capito così bene, perché l'Italia fosse allora si grande e si debole, che in questa lettura, dove lo storico con perfetto abbandono dipinge sé stesso, e sotto forma di consigli ti scopre i suoi pensieri e sentimenti più intimi, o, per dirla con parola moderna, il suo ideale politico e civile dell'uomo. ([[Francesco De Sanctis]])
==''Scritti autobiografici e rari''==
*Da Tortona a dí 8 ne venimo a [[Alessandria (Italia)|Alessandria]] della paglia, discosto quivi miglia dodici; el nome suo deriva per essere stata edificata da uno Alessandro papa, el cognome, perché quivi si dá la corona di paglia al re de’ romani quando va a Roma per la corona dello imperio; è cittá molto grande di circuito, ma vi è vòto assai e male populata; non è molto ricca, né vi è edifici publici o privati che sieno notabili, nondimeno ''omnibus computatis'' è bella terra; entramovi in dí di festa, e perché era vicino al carnovale vi trovamo assai donne in maschera; la usanza delle quali è accozzarsi insieme tre o quattro o quelle piú che le vogliono, ed andarsi a spasso in maschera sole per la terra, né si disdice alle gentile donne e bene costumate, pure che vadino in abito di donne. Circa a mezzo miglio innanzi si entri nella terra si truova uno fiume detto Bormio, che è mal fiume e fu per affogarvi uno dei nostri cavalli. Passa per la terra el Tanari fiume grosso e navigabile e che da quivi a miglia otto entra in Po. (p. 106)
*A dí 14 da Susanna passamo [[Colle del Monginevro|Monginevra]] e venimo a Brianzone discosto leghe tre, dove per essere mal tempo alloggiamo el giorno; questa montagna ha dalla parte di Italia una lega di montata o meno; ma el piggiore è circa a uno trarre di mano, che per via stretta ha salita repente, ed in luogo che se si inciampassi si cadrebbe in uno precipizio grandissimo; vassi per la sommitá del giogo circa a mezza lega o poco piú, in sul quale è uno villaggio ed alloggiamenti. La scesa dalla banda di Francia è maggiore che quella di Italia ma piú facile e non tanto repente. Insomma non è mala montagna né difficile, e chi la cavalcassi in stagione non avessi a combattere con neve e con diaccio, sarebbe cosa agevole. A piè di questa montagna, pure in su una altra montagna è Brianzone, terra buona e civile, e per quello che ne potemo vedere è luogo grasso; e vi fumo bene trattati ed alloggiati. (p. 108)
*Da Carpentras venimo a dí 21 a [[Avignone|Vignone]], discosto leghe quattro. È Vignone cittá della Chiesa, nobilitata per essere stato al tempo che el pontificato fu de’ franzesi, lungo tempo quivi la corte; è posta in sul Rodano, el quale nascendo a Ginevra entra discosto a Vignone dieci overo dodici leghe nel mare: è fiume grande e molto rapido. Da altra parte presso alla cittá corre el fiume di Durenza el quale poco di sotto entra in Rodano, fiume di poca utilitá perché non mena si può dire pesci né se ne vagliono gli abitanti, ma di danno assai perché di continuo rode e consuma el terreno; e quando el Rodano si congiugnessi con Durenza di sopra a Vignone, el re di Francia pretende che Vignone fussi suo, perché dice che el fiume si apartiene a sé; e per questa cagione non vuole che e’ vignonesi murino in sul fiume da quella parte. La cittá fu giá populosa e molto ricca rispetto alla corte, e molto mercantile, perché quivi si faceva la fiera e tutte le faccende che ora sono ridotte a Lione; oggi si passa di popolo, di ricchezze e di mercatantie; è universalmente mediocre di edifici, ma vi sono tre cose notabili: el palazzo dove abitava el papa a tempo che vi stava la corte, el quale e di grandezza e di muraglia è molto stupendo, benché si va a poco a poco consumando e rovinando per la mala natura de’ preti che attendono a consumare e trarre e non a mettere; le mura della cittá, che sono molto belle di grossezza di torre, di pietre e di essere bene lavorate; uno ponte in sul Rodano allato alle mura della cittá, che ha ventitré archi grandi, e benché sia stretto, nondimeno è molto notabile, perché oltre allo essere lungo, fu difficile el fondarlo in su uno fiume sí largo e di tanta rapiditá, la quale cosa è causa che el ponte non va diritto perché sarebbe stato quasi impossibile avessi sostenuto tanto impeto, ma va torcendo e secondando la acqua. (p. 111)
*È [[Salses-le-Château|Sals]] per quanto si può comprendere di fuora, una fortezza molto bella la quale fu cominciata da questo re, quando quello luogo con tutto el contado di Rossiglione gli fu restituito dal re Carlo, e di poi sempre ha atteso a edificarla e farla forte, e cosí fa di continuo; è nominata per esservi stato a campo l’esercito del re Luigi e non la avere espugnata, benché ne fu piú tosto in colpa el male governo di chi guidava le gente che altra ragione. Ha da un lato la marina, da altro montagne, e non potrebbe essere posta in sito piú commodo per essere una chiave dello stato di Perpignano ed a entrare in sul dominio del re Catolico; ma non mi parve giá che per fortezza del luogo el sito in sé fussi forte, perché ha in capo montagne donde si può facilmente offendere. Da quel lato fu bombardata da’ franzesi; nondimeno la considerai poco perché drento non potetti entrare, perché chi non ha licenzia del re non vi entra, e volendo guardarla a cavallo di fuora, fui interrotto da quelle guardie che mi dettono qualche fastidio. (p. 114)
*A dí 7 dalla Rocca venimo a Barzalona, discosto leghe quattro, dove stemo uno dí per vederla. La cittá è tutta in piano e posta in sul mare, e di sito molto atto alle mercatantie, le quali non vi fioriscono però come pel passato, in modo che la non è nelle ricchezze che la soleva e massime stando la corte in Castiglia; è bella cittá e grande e bene popolata; non vi si vede edifici particulari molto notabili né molto eccellenti, ma universalmente le case sono belle e belle in ogni luogo della cittá, in modo che come dicono loro e veramente, è cittá per tutto, in modo che a giudicio mio questa è la piú mirabile cosa che la abbi e da potersi in questo preporre a Firenze. La chiesa catedrale, intitolata se bene mi ricordo in santa Eulagia, è piccola chiesa ma è bello edificio e bene inteso: èvi uno altare di argento dove è molta materia e molto lavoro; ha una sagrestia ricchissima dove sono molte reliquie, e tra le altre uno Innocentino che dal capo in fuora è molto bene conservato, e si vedono tutti e’ membri distinti; uno velo della Nostra Donna; è molto ricca di ornamenti di oro, di argento e di gioie; ha bellissimi paramenti ed in effetto molto suntuosa. Conservanvi fra le altre cose notabili lo stocco e lo scettro del re Martino, che fu l’ultimo loro re che fussi catelano; le strade sono lastricate e nette al costume di Firenze. (p. 117)
==''Scritti minori''==
===[[Incipit]]===
[[Lorenzo de' Medici]] morì lo anno 1492 a' dì... di aprile essendo di età di anni 43 ''vel circa''. [[Cosimo de' Medici|Cosimo]] avolo suo, uomo di singulare prudenzia e di grandissima ricchezza, ebbe tanta autorità nel governo della republica fiorentina, quanta possi avere uno cittadino in una città libera. Morto lui, rimase [[Piero il Gottoso|Piero]] suo figliolo e padre di Lorenzo nella medesima grandezza, el quale fu uomo claro per bontà di natura e per essere clementissimo.
===Citazioni===
*{{NDR|[[Lorenzo de' Medici]]}} governò sempre con tanta prudenzia e virtù che quella città ragionevolmente non si è mai ricordata sanza lacrime della sua immatura morte, perché a' tempi sua la fiorì di tutte quelle prosperità che può avere una città, di ricchezze, di imperio, di uomini virtuosi, di lettere e di tutte le arte buone, di reputazione, e sopra tutto di una grandissima unione e concordia civile [...]. ([[s:Scritti minori (Guicciardini)/I. - Elogio di Lorenzo de' Medici|I]])
*Così a proposito vedendo uno buono cittadino la perdizione della sua patria e conoscendo quale sia el riparo, debbe innanzi a ogni cosa pensare se e' lo possi introdurre colle persuasioni e co' modi civili ed usitati nelle republiche; e' quali quando non servono ed è necessaria la forza, debbe più tosto usarla che lasciare perdere el tutto, e fare un poco di violenzia breve alle legge ed alla libertà per conservarle lungamente. E che questa opinione sia vera, lo mostra oltre alla ragione, lo esemplo di [[Licurgo]], el quale non con altro modo dette principio a quelle legge memorabile che colla forza e colle arme; omo certo santissimo ed ammirabile, e che, essendosi mosso sanza alcuno respetto di sé, ma solo per el beneficio publico, non arebbe tentata questa via se non la avessi conosciuta lecita o permessa. ([[s:Scritti minori (Guicciardini)/II. - Se sia lecito condurre el populo alle buone legge con la forza non potendo farsi altrimenti|II]])
==''Storia d'Italia''==
[[File:Guicciardini M Francesco La Historia dItalia.jpg|thumb|''Storia d'Italia'']]
===[[Incipit]]===
Io ho deliberato di scrivere le cose accadute alla memoria nostra in Italia, dappoi che l'armi de' franzesi, chiamate da' nostri prìncipi medesimi, cominciorono con grandissimo movimento a perturbarla: materia, per la varietà e grandezza loro, molto memorabile e piena di atrocissimi accidenti; avendo patito tanti anni Italia tutte quelle calamità con le quali sogliono i miseri mortali, ora per l'ira giusta d'Iddio ora dalla empietà e sceleratezze degli altri uomini, essere vessati.
===Citazioni===
*[...] è certamente cosa verissima che non sempre gli uomini [[Saggezza|savi]] discernono o giudicano perfettamente: bisogna che spesso si dimostrino segni della debolezza dello intelletto umano. (lib. I, cap. III)
*[...] non sempre per il rimuovere delle [[Causa ed effetto|cagioni]] si rimuovono gli [[Causa ed effetto|effetti]] i quali da quelle hanno avuto la prima origine. (lib. I, cap. III)
*[...] le deliberazioni fatte per timore paiono, a chi teme, inferiori al pericolo [...]. (lib. I, cap. III)
*[...] alle deliberazioni precipitose si conduce non meno agevolmente il timido per la disperazione che si conduca il temerario per la inconsiderazione [...]. (lib. I, cap. V)
*[...] è senza dubbio molto pericoloso il governarsi con gli [[Esempio|esempli]] se non concorrono, non solo in generale ma in tutti i particolari, le medesime ragioni, se le cose non sono regolate con la medesima prudenza, e se, oltre a tutti gli altri fondamenti, non v'ha la parte sua la medesima fortuna. (lib. I, cap. XIV)
*[...] gli uomini, quando si approssimano i loro infortuni, perdono principalmente la prudenza, con la quale arebbono potuto impedire le cose destinate [...]. (lib. I, cap. XV)
*Niuna cosa è certamente più necessaria nelle deliberazioni ardue, niuna da altra parte più pericolosa, che 'l domandare [[consiglio]]; né è dubbio che manco è necessario agli uomini prudenti il consiglio che agli imprudenti; e nondimeno, che molto più utilità riportano i savi del consigliarsi. Perché chi è quello di prudenza tanto perfetta che consideri sempre e conosca ogni cosa da se stesso? e nelle ragioni contrarie discerna sempre la migliore parte? Ma che certezza ha chi domanda il consiglio d'essere fedelmente consigliato? Perché chi dà il consiglio, se non è molto fedele o affezionato a chi 'l domanda, non solo mosso da notabile interesse ma per ogni suo piccolo comodo, per ogni leggiera sodisfazione, dirizza spesso il consiglio a quel fine che più gli torna a proposito o di che più si compiace; e essendo questi fini il più delle volte incogniti a chi cerca d'essere consigliato, non s'accorge, se non è prudente, della infedeltà del consiglio. (lib. I, cap. XVI)
*[...] il regnare depende spesso dalla fortuna ma l'essere [[re]] che si proponga per unico fine la salute e la felicità de' popoli suoi depende solamente da se medesimo e dalla propria virtù. (lib. I, cap. XIX)
*[...] come da uno giudice incapace e imperito non si possono aspettare sentenze rette così da uno [[popolo]] che è pieno di confusione e di ignoranza non si può aspettare, se non per caso, elezione o deliberazione prudente o ragionevole. (lib. II, cap. II)
*[...] persuadendoci che di ragione tutti, in tutte le cose, dobbiamo essere [[Uguaglianza|eguali]], si confonderanno, quando sarà in facoltà della moltitudine, i luoghi della virtù e del valore; e questa cupidità {{NDR|degli onori}} distesa nella maggiore parte farà potere più quegli che manco sapranno o manco meriteranno, perché essendo molto più numero aranno più possanza, in uno stato ordinato in modo che i pareri s'annoverino non si pesino. (lib. II, cap. II)
*[...] è natura degli uomini, quando si partono da uno estremo nel quale sono stati tenuti violentemente, correre volonterosamente, senza fermarsi nel mezzo, all'altro estremo. Così chi esce da una tirannide, se non è ritenuto, si precipita a una sfrenata licenza; la quale anche si può giustamente chiamare tirannide, perché e un popolo è simile a un tiranno quando dà a chi non merita, quando toglie a chi merita, quando confonde i gradi e le distinzioni delle persone; ed è forse tanto più pestifera la sua tirannide quanto è più pericolosa l'ignoranza, perché non ha né peso né misura né legge che la malignità, che pure si regge con qualche regola con qualche freno con qualche termine. (lib. II, cap. II)
*[...] è grandissima (come ognuno sa) in tutte l'azioni umane la potestà della fortuna, maggiore nelle cose militari che in qualunque altra, ma inestimabile immensa infinita ne' fatti d'arme; dove uno comandamento male inteso, dove una ordinazione male eseguita, dove una temerità, una voce vana, insino d'uno piccolo soldato, traporta spesso la vittoria a coloro che già parevano vinti; dove improvisamente nascono innumerabili accidenti i quali è impossibile che siano antiveduti o governati con consiglio del capitano. (lib. II, cap. IX)
*[...] facilmente da' prìncipi sono riputati savi quegli consigli che si conformano più alla loro inclinazione. (lib. II, cap. XII)
*[...] nell'antiche e gravi [[Nemico|inimicizie]] è difficile stabilire fedele reconciliazione, perché è impedita o dal sospetto o dalla cupidità della vendetta [...]. (lib. III, cap. XI)
*[...] sono inutili i consigli diligenti e prudenti quando l'esecuzione procede con negligenza e imprudenza. (lib. IV, cap. IV)
*[...] poco si aspetta sincerità o opere fedeli da chi è venuto in concetto degli uomini di essere solito a governarsi con [[Doppiezza|duplicità]] e con artifici. (lib. IV, cap. VII)
*[...] l'esperienza dimostra essere verissimo che rare volte succede quel che è desiderato da molti; perché dipendendo comunemente gli effetti delle azioni umane dalla volontà di pochi, ed essendo l'intenzioni e i fini di questi quasi sempre molto diversi dall'intenzioni e da' fini de' molti, possono difficilmente succedere le cose altrimenti che secondo la intenzione di coloro che danno loro il moto. (lib. V, cap. X)
*[...] con disavvantaggio grande si fa la [[guerra]] con chi non ha che perdere. (lib. V, cap. XIV)
*[...] sono vani e fallaci i pensieri degli uomini [...]. (lib. VI, cap. IV)
*[...] niuno più facilmente [[Inganno|inganna]] gli altri che chi è solito e ha fama di mai non gli ingannare [...]. (lib. VI, cap. V)
*[...] come alla sostentazione di uno corpo non basta solamente il bene essere del capo ma è necessario che gli altri membri faccino lo ufficio suo, così non basta che il principe sia senza colpa delle cose se ne' ministri suoi non è proporzionatamente la debita diligenza e virtù. (lib. VI, cap. VII)
*[...] l'imitazione del [[Bene e male|male]] supera sempre l'esempio come per il contrario l'imitazione del [[Bene e male|bene]] è sempre inferiore [...]. (lib. VI, cap. X)
*[È] più difficile, senza comparazione, conservare, eziandio da' minori pericoli, quel che rimane, a chi ha cominciato a declinare che non è a chi, sforzandosi di conservare la degnità e il grado suo, si volge prontamente, senza fare segno alcuno di volere cedere, contra chi cerca di opprimerlo. (lib. VIII, cap. I)
*[...] nelle cose che dopo lungo [[desiderio]] s'ottengono non truovano quasi mai gli uomini né la giocondità né la felicità che prima s'aveano immaginata [...]. (lib. VIII, cap. IX)
*[...] la [[difesa]] è, secondo la legge della natura, comune a tutti gli uomini e approvata dal sommo Iddio e dal consentimento di tutte le nazioni; nata insieme col mondo e duratura quanto il mondo, e alla quale non possono derogare né le leggi civili né le canoniche fondate in su la volontà degli uomini, e le quali, scritte in sulle carte, non possono derogare a una legge non fatta dagli uomini ma dalla stessa natura, e scritta scolpita e infissa ne' petti e negli animi di tutta la generazione umana. (lib. X, cap. VI)
*[...] la [[neutralità]] nelle guerre degli altri essere cosa laudabile, e per la quale si fuggono molte molestie e spese, quando non sono sì deboli le forze che tu abbia da temere la vittoria di ciascuna delle parti; perché allora ti arreca sicurtà, e bene spesso, la stracchezza loro, facoltà di accrescere il tuo stato. Né essere sicuro fondamento il non avere offeso alcuno, il non avere data giusta cagione di querelarsi; perché rarissime volte, e forse non mai, si raffrena dalla giustizia o dalle discrete considerazioni l'insolenza del vincitore; né reputarsi, per queste ragioni, meno ingiuriati i prìncipi grandi quando è negato loro quel che desiderano, anzi sdegnarsi contro a ciascuno che non séguita la volontà loro e che con la fortuna di essi non accompagna la fortuna propria. (lib. X, cap. VIII)
*[...] non è male alcuno nelle cose umane che non abbia congiunto seco qualche bene [...]. (lib. XII, cap. VII)
*[...] accade quasi sempre, per il giudicio corrotto degli uomini, che ne' re è più lodata la prodigalità, benché a quella sia annessa la rapacità, che la parsimonia congiunta con la astinenza della roba di altri. (lib. XII, cap. XIX)
*[...] non hanno gli uomini maggiore inimico che la troppa [[prosperità]], perché gli fa impotenti di se medesimi, licenziosi e arditi al male e cupidi di turbare il bene proprio con cose nuove. (lib. XIV, cap. I)
*[...] è considerato comunemente dagli uomini l'[[evento]] delle cose; per il quale, ora con laude ora con infamia, secondo che è o felice o avverso, si attribuisce sempre a consiglio quel che spesso è proceduto dalla fortuna. (lib. XIV, cap. IX)
*{{NDR|La [[pace]]}} è desiderabile e santa, quando assicura da' sospetti, quando non augumenta il pericolo, quando induce gli uomini a potersi riposare e alleggierirsi dalle spese; ma quando partorisse gli effetti contrari è, sotto nome insidioso di pace, perniciosa guerra; è, sotto nome di medicina salutifera, pestifero veleno. (lib. XV, cap. II)
*[...] i savi medici [...], quando i rimedi che si fanno per sanare la indisposizione degli altri membri accrescono la infermità del capo o del cuore, posposto ogni pensiero de' mali più leggieri e che aspettano tempo, attendono con ogni diligenza a quello che è più importante e più necessario alla salute dello infermo. (lib. XVI, cap. III)
*[...] più facilmente si induce a perdonare chi è offeso che a [[Restituzione|restituire]] chi possiede [...]. (lib. XVI, cap. III)
*[...] gli uomini si persuadono spesso che se si fusse fatta o non fatta una cosa tale sarebbe succeduto certo effetto, che se si potesse vederne la esperienza si troverebbeno molte volte fallaci simili giudizi. (lib. XVIII, cap. VIII)
*[...] è più presente la ingratitudine e la calunnia che la rimunerazione e la laude alle [[Buona azione|buone opere]] [...]. (lib. XVIII, cap. VII)
===Citazioni sulla ''Storia d'Italia''===
*Guicciardini è il primo vero storico che sciolga la storia dal collegamento con un determinato stato. Per la prima volta dà un quadro esatto della politica internazionale, non solo perché la conobbe e la comprese per pratica, ma perché non ne comunicò semplici frammenti come è inevitabile che accada in una storia territoriale. La reciproca dipendenza degli stati, il nesso della politica interna con quella estera, l'influenza delle operazioni militari su quelle politiche e viceversa – tutti questi tipici tratti della politica, specialmente di quella europea, il Guicciardini li ha fissati con mano sicura nelle linee imperiture della sua Storia d'Italia. ([[Eduard Fueter]])
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Consolatoria, Accusatoria, Defensoria''===
====''Consolatoria''====
<div align=right>Fatta di settembre 1527 a Finocchieto<br>tempore pestis.</div>
Io non mi maraviglio, Francesco, benché io ti cognosca di animo fermo e virile, che tu ti truovi ripieno di grandissimo dispiacere, perché sono concorsi in uno tempo medesimo troppi accidenti a perturbarti; né è solo la roba in che tu patisci, ma di più la grandezza, la degnità, e quello che io credo che ti pesi sopra tutte le cose, l'onore. Hai per la ruina del pontefice perduto la presidenzia di Romagna, luogo che ti dava grandissima utilità e tanta riputazione, che ogni uomo grande e nato in maggiore grado che privato, se ne sarebbe onorato; hai perduto uno pontefice che t'aveva singulare affezione, ma molto maggiore confidenzia, e che voleva che ordinariamente tu stessi apresso a lui e consigliassi e trattassi tutte le faccende importante e segrete dello stato, e ne' tempi della guerra t'aveva proposto a eserciti con tanta autorità che maggiore non aveva riservata a sé.
====''Oratio accusatoria''====
Non si doveva pregare più Dio di cosa alcuna, giudici, nessuna in questo tempo poteva essere più a proposito della republica, che esserci data occasione che questa nuova legge dell'accusare, ordinata con quello ardore che voi sapete di coloro che favoriscono la nostra libertà, fussi ne' suoi princìpi confermata con qualche notabile esempio; la quale poi che si è offerta più opportuna ancora e maggiore che non aremo saputo immaginare, non può essere dubio a persona che non consiglio ed opera alcuna di uomini, ma la divina voluntà e disposizione ce l'ha mandata.
====''Defensoria contra precedentem''====
Cognosco non essere conveniente, giudici, che chi si sente innocente e con la conscienzia purgata, tema o si perturbi per le accusazione false, perché debbe sperare che Dio giustissimo giudice sia suo protettore e defensore, né comporti che la verità sia suffocata dalle calunnie. Nondimeno queste cose insolite che mi si presentano innanzi agli occhi mi commuovono non mediocremente l'animo, vedendomi qui in mezzo di tanta multitudine, la quale tutta guarda me solo ed è testimone delle mie molestie; e che doppo una legge nuova, una nuova forma di cognoscere la causa ed udire le parte publicamente, io sia el primo chiamato in giudicio e riguardato da tutti quasi per esemplo, pieno di travagli abbia in pericolo tutto quello bene che ha e possa avere uno cittadino; e dove pochi mesi innanzi pareva che io avessi tanta felicità che fussi quasi invidioso agli amici, ora mi truovi sì afflitto che sia nonché altro, miserabile agli inimici.
===''Diario del viaggio in Spagna''===
Noi ci partimo di Firenze a dì 29 di gennaio 1511 e la sera andamo a Pistoia a casa Gualtieri Panciatichi, dove come fussimo trattati non accade riferire, perché el principio fu di qualità che se e' mezzi e gli effetti corrispondessino meriteremo troppa invidia.<br>
Da Pistoia ne venimo a dì 30 a Lucca discosto a Pistoia venti miglia, delle qualità della quale non possiamo molto parlare perché ne vedemo più fuora che drento, conciosiaché giunti per la via di Pescia alle mura, l'avemo a girare più che mezza innanzi che trovassimo la porta; nondimeno la terra ci parve maninconica, che è in piano ma molto sotto a' monti; el contado verso Pisa e Pescia è poco; distendesi verso Pietrasanta ed è buono e bene cultivato, e benché da quella banda fussi la pace di Ottaviano, pure vi si stette con poco riposo, perché tutta la notte sentimo campane e gridi di guardie non altrimenti che se fussimo in mezzo la guerra. A Dio piaccia ridurgli in termini che e' non abbino a pensare più alla guardia della terra; e la dichiarazione di queste parole si stenda a senno del savio nostro.
===''Memorie di famiglia''===
L'avere notizia de' maggiori suoi e massime quando e' sono stati valenti, buoni ed onorati cittadini, non può essere se non utile a' descendenti, perché è uno stimulo continuo di portarsi in modo che le laude loro non abbino a essere suo vituperio; e per questo rispetto io ho disposto fare qualche memoria delle qualità de' progenitori nostri, non tanto per ricordo mio, quanto ''etiam'' per coloro che hanno a venire; e faccendolo non per pompa ma per utilità, dirò la verità delle cose che mi sono venute a notizia, ''etiam'' de' difetti ed errori loro, acciò che chi leggerà s'accenda non solo a imitare le virtù che hanno avute, ma ''etiam'' a sapere fuggire e' vizi.
===''Storie Fiorentine dal 1378 al 1509''===
Nel 1378 sendo gonfaloniere di giustizia Luigi di messer Piero Guicciardini successe la novità de' Ciompi, di che furno autori gli otto della guerra, e' quali per essere stati raffermati più volte in magistrato, s'avevano recata adosso grande invidia e grande contradizione da' cittadini potenti, e per questo si erano rivolti a' favori della moltitudine; e però procurorono questo tumulto, non perché e' Ciompi avessino a essere signori della città ma acciò che col mezzo di quegli, sbattuti e' potenti ed inimici sua loro rimanessino padroni del governo.
==Citazioni su Francesco Guicciardini==
*È storiografo diligente e dal quale, a mio parere, con più esattezza che da qualsiasi altro, si può apprendere la verità sugli affari del suo tempo: del resto nella maggior parte di essi è stato attore lui stesso, e in posizione onorevole. Non c'è alcun indizio che per odio, adulazione o vanità, abbia travisato le cose: e di ciò fanno fede i liberi giudizi che dà dei grandi, e specialmente di coloro dai quali era stato portato avanti e rivestito di cariche, come del papa Clemente VII. Quanto alla parte di cui sembra voler farsi più forte, cioè le digressioni e i ragionamenti, ce ne sono di buoni, e ricchi di bei tratti; ma se n'è troppo compiaciuto. Di fatto, per non voler tralasciare nulla, avendo in mano un argomento così ricco ed ampio, e quasi infinito, diventa prolisso e sa un po' di chiacchiera scolastica. Ho notato anche questo, che di tanti animi e di tanti fatti che giudica, di tanti impulsi e disegni, non ne attribuisce mai neppure uno alla virtù, allo scrupolo e alla coscienza, come se tali qualità fossero completamente estinte nel mondo; e di tutte le azioni, per quanto belle appaiano in se stesse, ne rimanda la causa a qualche movente vizioso o a qualche mira d'interesse. È impossibile immaginare che nell'infinito numero di azioni che giudica, non ve ne sia stata qualcuna compiuta per un giusto motivo. Nessuna corruzione può aver soggiogato gli uomini tanto universalmente che qualcuno non sfugga al contagio; questo mi fa temere che ci sia qui un po' del vizio del suo temperamento; e può essere accaduto che egli abbia giudicato gli altri secondo se stesso. ([[Michel de Montaigne]])
*Francesco Guicciardini [...] nello storiare pochi ebbe eguali, superiore nessuno. Egli con ragione reputar si può lo Zenofonte Fiorentino, per aver descritte con somma maestria quelle cose, nel governo delle quali ebbe gran parte. Comeché vivesse in tempi dissoluti e tirannici insieme, pure concepì la nobile idea di censurare non solo i privati cittadini, ma anche i Principi, assolvendo questo, quell'altro dannando, colle laudi esaltando le virtù de' pochi inorrotti animi, e in abbominio ponendo la fellonesca depravazione dell'universale. ([[Francesco Lomonaco]])
*Il Guicciardini è forse il solo storico tra i moderni, che abbia e conosciuti molto gli uomini, e filosofato circa gli avvenimenti attenendosi alla cognizione della natura umana, e non piuttosto a una certa scienza politica, separata dalla scienza dell'uomo, e per lo più chimerica, della quale si sono serviti comunemente quegli storici, massime oltramontani ed oltramarini, che hanno voluto pur discorrere intorno ai fatti, non contentandosi, come la maggior parte, di narrarli per ordine, senza pensare più avanti. ([[Giacomo Leopardi]])
*In Guicciardini è costante il timore di quel teorizzare che per essere troppo generale scivola nell'astrattezza e non riesce più a connettere la realtà con i {{sic|principî}}. [[Niccolò Machiavelli|Machiavelli]], nonostante il suo richiamo alla «realtà effettuale» aveva troppo amato la generalizzazione astratta; Guicciardini è preoccupato di conservare l'umiltà di fronte ai fatti, che sono gli unici a noi cogniti e rappresentano per noi l'unico mezzo di orientamento. ([[Eugenio Garin]])
*Le profonde somiglianze del pensiero del Guicciardini con quello del Machiavelli sono state rilevate così di frequente che vana sarebbe ogni insistenza in proposito: non inutile, invece, notare quanto il consueto paragone fra i due nuoccia piuttosto che giovare alla comprensione dell'atteggiamento guicciardiniano, a proposito del quale troppo si è insistito sulla valutazione del «particulare» quasi segno di mentalità analitica e scarsamente costruttiva. ([[Eugenio Garin]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Francesco Guicciardini, ''[[s:Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio|Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio]]'', in ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE7155872 Scritti politici e ricordi]'', a cura di Roberto Palmarocchi, Laterza, Bari, 1933.
*Francesco Guicciardini, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/g/guicciardini/consolatoria_accusatoria_e_defensoria/pdf/consol_p.pdf Consolatoria, Accusatoria, Defensoria]'', in ''Autodifesa di un politico'', Laterza, tratte dall'edizione Palmarocchi in F. Guicciardini "Scritti autobiografici e non", Laterza, Bari, 1936, pp 164-281.
*Francesco Guicciardini, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/g/guicciardini/diario_del_viaggio_in_spagna/pdf/diario_p.zip.pdf Diario del viaggio in Spagna]'', Edizioni Studio Tesi, Pordenone, 1993. ISBN 8876924272
*Francesco Guicciardini, ''[[s:Discorsi politici (Guicciardini)|Discorsi politici]]'', in ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE7155872 Scritti politici e ricordi]'', a cura di Roberto Palmarocchi, Laterza, Bari, 1933.
*Francesco Guicciardini, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE7010023 Scritti autobiografici e rari]'', a cura di Roberto Palmarocchi, Laterza, Bari, 1936.
*Francesco Guicciardini, ''[[s:Scritti minori (Guicciardini)|Scritti minori]]'', in ''Scritti politici e ricordi'', cit.
*Francesco Guicciardini, ''[[s:Ricordi (Guicciardini)|Ricordi]]'', in ''Scritti politici e ricordi'', cit.
*Francesco Guicciardini, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/g/guicciardini/memorie_di_famiglia/pdf/memori_p.pdf Memorie di famiglia]'', in ''Opere'', a cura di Roberto Palmarocchi, Laterza, Bari, 1933.
*Francesco Guicciardini, ''[http://www.bibliotecaitaliana.it/testo/bibit000136 Storia d'Italia]'', a cura di Silvana Seidel Menchi, Giulio Einaudi editore, Torino, 1971.
*Francesco Guicciardini, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/g/guicciardini/storie_fiorentine_dal_1378_al_1509/pdf/guicciardini_storie_fiorentine.pdf Storie Fiorentine dal 1378 al 1509]'', Edizioni Edipem, Novara, 1974.
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Marcella Medici (BEIC)
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[[File:Ritratto di Francesco Guicciardini.jpg|miniatura|Francesco Guicciardini]]
'''Francesco Guicciardini''' (1483 – 1540), scrittore, storico e politico italiano.
==Citazioni di Francesco Guicciardini==
*Andò all'esercito Lodovico Sforza, e con lui [[Beatrice d'Este|Beatrice]] sua moglie, che gli era assiduamente compagna non manco alle cose gravi che alle dilettevoli.<ref>Storia d'Italia Volume 1, di Francesco Guicciardini, Giovanni Rosini, 1843, Borroni e Scotti, p. 144.</ref>
*{{NDR|[[Ludovico il Moro]]}} principe vigilantissimo e d'ingegno molto acuto.<ref>Delle istorie d'Italia di Francesco Guicciardini, Francesco Guicciardini, per Niccolò Conti, 1818, p. 10.</ref>
*{{NDR|Ludovico il Moro}} non manco timido nell'avversità, che immoderato nelle prosperità, come quasi sempre è congiunta in un medesimo soggetto l'insolenza con la timidità, dimostrava con inutili lagrime la sua viltà. <ref>Delle istorie d'Italia di Francesco Guicciardini, Francesco Guicciardini, per Niccolò Conti, 1818, p. 191.</ref>
*{{NDR|Ludovico il Moro}} Se bene e' fu signore di grande ingegno e valente uomo, e così mancassi di crudeltà e di molti vizii che sogliono avere i tiranni, e potessi per molte considerazioni essere chiamato uomo virtuoso, pure queste virtù furono oscurate e coperte da molti vizii; perché e' fu disonesto nel peccato della sodomia, e come molti dissono, ancora da vecchio non meno paziente che agente; fu avaro, vario, mutabile, e di poco animo; ma quello perché trovò meno compassione fu una ambizione infinita, la quale, per essere arbitro di Italia, lo constrinse a fare passare il re Carlo e empiere Italia di barbari.<ref>Opere inedite di Francesco Guicciardini etc, Storia fiorentina, dai tempi di Cosimo de' Medici a quelli del gonfaloniere Soderini, 3, 1859, p. 217</ref>
===Attribuite===
*Ché se tu fiderai nelli italiani, sempre aurai delusione.
:{{NDR|[[Citazioni errate|Citazione errata]]}} Questa frase viene attribuita da [[Gianni Brera]] a Francesco Guicciardini, che in realtà non pronunciò né scrisse mai queste parole. Brera utilizzò questa citazione in varie opere di natura storica e in vari articoli.<ref>Da ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1984/08/01/nella-dannata-piscina-picchia-solo-moby-dick.html Nella dannata piscina picchia solo Moby Dick]'', ''la Repubblica'', 1º agosto 1984.</ref><ref>Da ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1986/11/21/la-mascotte-diviso-tre.html La mascotte diviso tre]'', ''la Repubblica'', 21 novembre 1986.</ref> Il giornalista ammise di essersi inventato la citazione in questo pezzo tratto da un suo articolo: «Il ragazzino Campanella crotonese come Milone! consola il cronista di ogni sconsiderata nequizia commessa in pedata e lo esime per una volta dal parafrasare ser Francesco Guicciardini, al quale ha fatto dire ormai da molti anni: Che se tu fiderai nelli italiani, sempre aurai delusione.»<ref>Da ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1988/09/20/quelle-omeriche-risate.html Quelle omeriche risate]'', ''la Repubblica'', 20 settembre 1988, p. 3.</ref>
==''Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio''==
===[[Incipit]]===
Nel primo Discorso è vera la distinzione che tutte le città sono edificate o da forestieri o da uomini nativi del luogo, ed in questo secondo membro cade [[Venezia|Vinegia]] ed [[Atene]]; cadeci ancora [[Roma]], ma diversamente da Atene e da Vinegia, perché queste furono edificate dagli incoli per necessità di avere o uno ricetto sicuro o uno reggimento commune, ma Roma, sanza alcuna di queste necessità, fu più presto edificata come colonia di Alba, cioè da uomini o albani o sudditi allo imperio di Alba, per amore di quelli luoghi dove erano nutriti, o per ambizione di reggersi per sé stessi; né può Roma per rispetto di [[Enea]] applicarsi al membro de' forestieri, perché è uno cercare le origine troppo da lontano, le quali non s'hanno a referire a' primi antecessori di chi ha edificato.
===Citazioni===
*El principale fondamento della potenzia e ricchezze della [[città]] è avere grosso populo: e male può ingrossare di populo una città che sia posta in luogo sterile, se già non ha la aria molto generativa, come [[Firenze]], o la opportunità del mare, come Vinegia; e però è meglio porsi in paese fertile, perché più facilmente vi concorrono gli abitatori; ma quando fussi possibile fermare abitatori assai in uno sito, io non dico al tutto sterile, ma non grasso, non è dubio che più conferirebbe a farlo virtuoso la necessità del provedersi che le buone legge; perché quelle si possono variare dalla voluntà degli uomini, ma la necessità è una legge ed uno stimulo continuo. E questa indirizzò bene Roma, la quale, se bene posta in paese fertile, ''tamen'' per non avere contado ed essere cinta di populi potenti, fu forzata allargarsi con la virtù delle arme e con la concordia; e questo si discorre non in una città che voglia vivere alla filosofica, ma in quelle che vogliono governarsi secondo el commune uso del mondo, come è necessario fare, altrimenti sarebbono, essendo debole, oppresse e conculcate da' vicini. ([[s:Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro primo/Capitolo I|cap. I]])
*Nel governo del popolo è di buono, che mentre dura non vi è tirannide; possono più le legge che gli uomini; ed el fine di tutte le deliberazione è riguardare al bene universale. Di male vi è, che el popolo per la ignoranzia sua non è capace di deliberare le cose importante, e però presto periclita una republica che rimette le cose a consulta del popolo; è instabile e desideroso sempre di cose nuove, e però facile a essere mosso ed ingannato agli uomini ambiziosi e sediziosi; batte volentieri e' cittadini qualificati, che gli necessita a cercare novità e turbazione. ([[s:Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro primo/Capitolo II|cap. II]])
*È vero che, e nello ordinare una republica ed in ogni altra faccenda, si debbe ordinare le cose in modo che chi volessi fare [[Bene e male|male]], non possa, non perché sempre tutti gli uomini siano cattivi, ma per provedere a quelli che fussino cattivi; e s'ha a considerare in questa materia, che gli uomini tutti sono per natura inclinati al [[Bene e male|bene]], ed a tutti, ''data paritate terminorum'', piace più el bene che 'l male; e se alcuno ha altra inclinazione, è tanto contro allo ordinario degli altri e contro a quello primo obietto che ci porge la natura, che più presto si debbe chiamare monstro che uomo. ([[s:Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro primo/Capitolo III|cap. III]])
*E per venire a' particulari secondo l'ordine del Discorso, dico che a uno tiranno di una città, ed a ogni principe, sono utilissime le [[Fortezza|fortezze]] in quella città, perché né el popolo né gli inimici particulari, vedendo el principe sicuro nella fortezza sua, non possono per ogni leggiere occasione fare movimento; perché è difficile farlo in modo che si amazzi el principe con tutta la sua progenie; non facile avere le forze ed e' soccorsi preparati in modo che si possa rinchiudere o pigliare la fortezza sì presto che el principe non abbia tempo a ripigliare la terra con gente nuove introdotte per la fortezza. ([[s:Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro secondo/Capitolo XXIV|cap. XXIV]])
===[[Explicit]]===
Però conchiuggo che quando Roma non fu corrotta, che le prorogazione degli imperi e la continuazione del consulato, la quale ne' tempi difficili usarono molte volte, furono cosa utile e santa; ma corrotta la città, sursono le battaglie civili ed e' semi delle tirannide, ''etiam'' sanza la prorogazione degli imperi. E però si può conchiudere, che se non fussino state anche le prorogazione, non sarebbe mancato né a Cesare né agli altri che occuporono la republica, né pensiero né facultà di travagliarla per altra via.
==''Discorsi politici''==
===[[Incipit]]===
Massimiano re de' romani, innanzi che fussi fatta la lega di Cambrai, nella dieta di Costanza, sotto titulo di rimettere Massimiano Sforza, ricercava e' viniziani di lega per venire in Italia per la corona dello imperio ed a' danni de' franzesi, allora signori di Milano, offerendo loro partiti grandi. Trattavasi nel senato suo ''quid agendum''; fu parlato da uno senatore per la parte affermativa in questo modo:<br>
Tutta la difficultà di questa consulta, onorevoli senatori, consiste in considerare se el re de' romani si unirà co' franzesi in caso che noi rifiutiamo le dimande sue; perché avendo noi ora pace piacevole ed onorevole ed anche assai sicura, nessuna ragione può essere bastante a farci pigliare una guerra di travaglio e spesa assai, ogni volta che noi non dubitiamo che loro si unischino.
===Citazioni===
*Gli uomini non sono tutti savi, anzi la maggiore parte non sono savi; e chi ha a fare pronostico delle deliberazione di altri, non debbe tanto andare con la misura di quello che ragionevolmente doverrebbe fare uno savio, quanto con la misura del cervello, natura ed altre condizione di chi ha a deliberare; e chi procede altrimenti spesso si inganna. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/I. - In favore della lega proposta da Massimiliano alla republica di Venezia|cap. I]])
*Io confesso, onorevoli senatori, essere officio vostro e di tutti e' governatori delle republiche, ancora che la [[Pace e guerra|pace]] sia cosa santissima e desideratissima, non però lasciarsi tanto abbagliare dalla dolcezza sua, che per paura di non la perdere si entri in maggiori [[Pace e guerra|guerre]] e pericoli, che non sarebbe entrato chi non l'avessi amata troppo; e nondimanco ricordo che per ogni timore o sospetto non si debbe pigliare le arme, e per ogni paura di non avere guerra, entrare nella guerra, perché chi fa così, spesso, per fuggire pericolo, sanza bisogno entra in pericolo; e non essendo mai pace alcuna tanto sicura, né tanto ferma che manchi di qualche timore di guerra, chi procedessi con questa regola non starebbe mai in pace; anzi entrando di guerra in guerra per desiderio di avere la pace, non la arebbe mai. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/II. - Sullo stesso argomento. In contrario per la opinione negativa che prevalse|cap. II]])
*E chi è uso alle faccende e maneggi grandi, ed ha travagliato a' suoi dì assai come lui, non può desperare di non vedere [[varietà]] nelle cose del mondo, perché le sono use a variare pure troppo spesso. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/II. - Sullo stesso argomento. In contrario per la opinione negativa che prevalse|cap. II]])
*In effetto a me non pare che per uno sospetto di guerra incerta debbiamo pigliare una guerra certissima, né per desiderio di guadagnare debbiamo entrare in infinite spese e pericoli, né sanza manifesta necessità mancare alla fede nostra e crescere ogni dì la opinione che siamo troppo ambiziosi e cupidi di occupare quello di altri. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/II. - Sullo stesso argomento. In contrario per la opinione negativa che prevalse|cap. II]])
*Se bene el desiderio di sapere le cose future, massime quando sono di molta importanzia, è tanto naturale a tutti li omini, che continuamente li sprona andarle investigando e cercando di conietturarle, da altro canto le vanno sì variando fuori della opinione di tutti, che li è più tosto da maravigliarsi di quelli che mossi dallo appetito della natura le vanno curiosamente ricercando, che di coloro che per desperazione di poterle aggiugnere ne levano ogni pensiero. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/IV. - Sulle mutazioni seguite dopo la battaglia di Ravenna|cap. IV]])
*Sono le nature molto diverse: li [[Spagna|spagnoli]] omini temperati e maturi e pazientissimi di ogni disagio; li [[Inghilterra|inghilesi]] bestiali, disordinati, non atti a durare lungamente fatica, e consumatori di molte vettovaglie. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/IV. - Sulle mutazioni seguite dopo la battaglia di Ravenna|cap. IV]])
*Io non mi maraviglio più che nelle cose dubie si truovino tante questione e contrarietà di opinione tra gli antichi scrittori, poi che io veggo che e' non manca chi vogli in una cosa tanto chiara mettere disputa. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/V. - Se 'l Gran Capitano debbe accettare la impresa di Italia|cap. V]])
*[...] nessuno dispiacere può essere maggiore negli uomini grandi e che si conoscono virtuosi, che non avere facultà di mostrare quello che e' sono, e che con danno di altri le virtù loro stieno oscure. Né ha anche la natura dati tanti ornamenti a uno uomo perché li stieno sepulti, ma perché con quelli giovi alli altri; e però chi si tiene sufficiente e non si vuole mostrare quando ne ha commodità, manca non solo a sé medesimo, ma a tutta la generazione umana, ed è da essere comparato a uno avaro che tiene e' sua tesori occulti nella cassa sanza profittarne a sé o a altri. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/V. - Se 'l Gran Capitano debbe accettare la impresa di Italia|cap. V]])
*[...] e ricordatevi che gli è maggiore difficultà venire di uno grado basso a uno mediocre, che non è da uno mediocre venire a uno sommo [...]. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/V. - Se 'l Gran Capitano debbe accettare la impresa di Italia|cap. V]])
*[...] non si potendo ottenere le cose grande sanza qualche pericolo, si debbono le imprese accettare ogni volta che la speranza è maggiore che la paura. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/V. - Se 'l Gran Capitano debbe accettare la impresa di Italia|cap. V]])
*Le diversità delle opinioni, Gran Capitano, e le dispute che vi si fanno, sogliono piacere a chi ha a fare la resoluzione, perché chi ode le ragione contrarie suole meglio discernere la verità, né anche debbono dispiacere alle parte, quando la sorte dà loro prudente giudice e che le si oppongono non per proprio interesse, ma principalmente per amore del vero. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/VI. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. VI]])
*Dilettasi qualche volta la [[fortuna]] di fare simili tratti, ed è proprio lo esercizio suo di bassi fare grandi e di grandi ridurre a grado piccolo; e quanto più l'ha pel passato favorite le virtù vostre, tanto più è da dubitarne, perché el costume suo è di non stare mai ferma con uno medesimo, e rarissimi si truovano coloro a' quali la sia stata continuamente propizia. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/VI. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. VI]])
*Ma al riscontro si scuoprono a difesa dello stato di Milano e' [[Svizzera|svizzeri]], nazione fiera, bellicosa, esercitata nelle arme e di animo grande, e che altra volta ha avuto in questa impresa medesima vittoria de' franzesi, ed a quale pare nella difesa di Milano trattare una causa sua propria, perché in verità nel defenderlo consiste grandissimo interesse di quella nazione per gloria, per utilità e securtà sua. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/VII. - Sulla discesa di Francesco I in Italia nel 1515|cap. VII]])
*[...] lo implicarsi ne' pericoli e spese presente o per interesse di altri o per fuggire le spese ed e' pericoli futuri, non è uficio di savi, e' quali sogliono ponere questa regola, che uno de' potenti rimedi che siano contra e' mali, è allungare quanto si può, perché el tempo per sé stesso porta seco spesso accidenti che te ne liberano. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/VIII. - Sulla proposta fatta ai Veneziani d'entrare nella lega contro i Francesi|cap. VIII]])
*[...] la esperienzia insegna a chi ha cervello capace a imparare, ma a' [[Francia|franzesi]] che sono di natura impazientissimi e poco consideratori delle cose, e che non sanno vivere altrimenti che a caso, nessuna esperienzia gli farà pigliare la pazienzia, né mai nelle loro azioni riceveranno lo ordine e la maturità, perché la natura non glielo consente [...]. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/IX. - Sullo stesso argomento. In contrario per la opinione che prevalse|cap. IX]])
*È uficio di chi governa le città fuggire le [[Guerra|guerre]] quanto si può, ma appartiene anche alla sapienzia loro anticipare una guerra molesta e pericolosa per fuggirne una più molesta e più pericolosa [...]. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/X. - Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V ai Veneziani|cap. X]])
*[...] io consiglio che più tosto di presente si pigli una guerra molesta e pericolosa, che la si differisca a altro tempo, per averla con molestia e pericolo sanza comparazione molto maggiore. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/X. - Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V ai Veneziani|cap. X]])
*Del resto di Italia non accade parlare, perché tutto depende dal papa {{NDR|[[Papa Clemente VII|Clemente VII]]}}, el quale è sì timido ed irresoluto, che più presto si lascia andare alla morte certa, che volere correre pericolo di morire, ed in effetto non è per muoversi se non a partiti sicurissimi, cioè in caso che si muovino franzesi e tutto el mondo. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XI. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XI]])
*Però chi al presente si priva di uno bene, o si sottomette in uno male per paura di quello che ha a venire, si inganna spesso, perché molte volte quello di che dubitava non viene, e si truova sanza proposito per timore vano ed incerto avere patito di presente. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XI. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XI]])
*[...] bisogna che el [[principe]] abbia [[Prudenza|prudenzia]] e [[virilità]] [...]. La prudenzia bisogna, perché, poi che è in caso che è necessitato o incorrere nel [[pericolo]] o cacciarlo con pericolo, non solo per discernere el remedio, ma eziandio per considerare la natura de' pericoli, e quale è minore e quale fa manco mali effetti, perché sarebbe pazzia per fuggire uno pericolo incerto, correre in uno pericolo certo, per fuggire uno pericolo di uno male, pigliare uno remedio che fussi equalmente pericoloso, ma di maggiore male; bisogna la virilità, per non avere più paura che si convenga de' pericoli che tu vuoi cacciare, e perché quando siamo in caso che è bene usare uno rimedio pericoloso, che la timidità non ti ritenga e faccia che o el rimedio che tu vuoi usare ti paia più pericoloso che non è in verità, o che per non entrare in uno pericolo presente, tu lasci più tosto per differire venire lentamente addosso el male maggiore. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XII. - Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V a Clemente VII|cap. XII]])
*A deliberare adunche se si debbe pigliare impresa per opporsi a uno grave pericolo, non s'ha a considerare quale sia maggiore, o el male che aresti opponendoti e perdendo, o el male che sei per avere non ti opponendo, ma si debbe considerare quale sia più certo; e quando tu vedi che non ti opponendo arai al certo male grande, ed opponendoti potrà essere che ti liberrai dal male, ma non ti liberando arai maggiore male che se non ti fussi opposto, io dico che in questo caso hai a opporti ed a volere più presto correre el pericolo di maggiore male per la speranza di poterti liberare, che aspettare el male minore sanza speranza alcuna di poterlo fuggire; presupponendo però che ''etiam'' in questo caso el male che tu aspetti sia grande, perché se fussi uno piccolo male, è articolo che ricerca altre considerazione, nelle quali io non entro perché non è necessario a' termini nostri. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XII. - Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V a Clemente VII|cap. XII]])
*Ricordo bene che quando el dubio del capitare male sia pari e provedendo e non provedendo, che è meglio provedere, perché aspettare la morte sanza provisione in contrario è una somma ignavia e da lasciare di sé una memoria infame; sanza che, a chi non si aiuta né Dio suole, né la fortuna può aiutare, ma a chi si aiuta Dio ha compassione, e la fortuna amore, e spesso a chi audacemente si getta ne' pericoli, fa succedere, contro a ogni ragione ed ogni speranza, effetti felicissimi. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XII. - Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V a Clemente VII|cap. XII]])
*Ricordisi Vostra Santità che la grandezza della Chiesa è nelle arme spirituali, e che le sue arme [[Potere temporale|temporali]] valsono sempre poco. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIII. - Ragioni che consigliano a Clemente VII di accordarsi con Carlo V|cap. XIII]])
*[...] e se non si può vivere con le qualità e con la autorità che l'uomo desidera, non per questo [[Suicidio|volere morire]]. Perché oltre che la vita è meglio che la morte, possono facilmente tornare de' tempi e degli accidenti, che a chi sarà morto non faranno frutto alcuno, ma a chi fussi ancora vivo restituirebbono la sua degnità. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIII. - Ragioni che consigliano a Clemente VII di accordarsi con Carlo V|cap. XIII]])
*[...] della bontà sua io non voglio parlare, non sendo conveniente parlare di uno tanto [[principe]] altro che con somma reverenzia, né voglio dire che la grandezza non sta troppo bene con la conscienzia, e che ogni principe può più facilmente essere buono principe che buono uomo. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
*Le cose del mondo hanno questa condizione o vogliàno dire circulo: che sempre quello che è, ha similitudine col passato, e quello che sarà, sarà simile a quello che è stato. È diverso nelle superficie e ne' colori, ma simile nelli intrinsechi e sustanzialità [...]. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
*E lasciate da canto le ragione generale che sono: che gli effetti delle [[Guerra|guerre]] sono dubii; che spesso la vittoria è da chi pareva inferiore; che molte volte uno piccolo accidente, uno piccolo caso fa variazione ed effetti di momento grandissimo; che nessuno ha la fortuna in potestà, e che chi la ha avuto lungamente propizia e serena, non solo non si può promettere che l'abbia a continuare, ma ancora ha da temere più che gli altri della mutazione di quella, e tanto più quanto più eccessivamente è stata favorevole, perché el solito suo è sempre stato ed è e sarà di essere incerta, inconstante ed instabile [...]. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
*Gli uomini che per non cognoscere le difficultà ed e' pericoli, giudicano facile le imprese difficile, sono imprudenti, né hanno nome di [[Animosità|animosi]] ma di bestiali, perché animoso è quello che vede e' pericoli ma non gli teme più che si convenga; e questa è la differenzia tra due savi, de' quali l'uno è animoso, l'altro è timido: che l'uno e l'altro prevede e' pericoli, ma el timido mette per certi quelli che sono dubii, e gli pare già vedere in atto tutti quelli che considera che possono accadere; lo animoso [...] nel pigliare le deliberazione non presuppone tutti e' pericoli per certi, anzi ne abatte quella parte che gli pare che con qualche speranza si possa abattere. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
*[...] lo sforzarsi e fare ogni conato per non andare in [[servitù]], è cosa virile e degna di uomo, ed el contrario è pieno di eterna infamia ed ignominia. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
*[...] la troppa [[Prudenza|prudenzia]] è imprudenzia nelle difficultà, ed in fatto merita di essere chiamato prudente così colui che, quando la natura delle cose lo ricerca, sa rimettersi in qualche parte alla potestà della fortuna, come chi sa eleggere e' partiti sicuri, quando la sicurtà si può avere. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
===[[Explicit]]===
Però el rimedio unico a tanto male è anticipare lo accordo; differendo, andate manifestamente al sacco. El papa, poi che con altro modo non può provedere a tanto pericolo, né salvarvi se anche voi non vi volete salvare, desidera almanco essere giustificato con Dio e con tutto el mondo, e particularmente con voi e con le pietre di questa città.
==''Ricordi''==
===[[Incipit]]===
<div style="text-align:right; font-size:90%; line-height:1.4;margin-bottom:1em;">Se bene lo [[ozio]] solo non fa ghiribizzi,<br />pure male si fanno e' ghiribizzi sanza ozio.</div>
1. Quelli cittadini che appetiscono [[onore]] e [[gloria]] nella città sono laudabili ed utili, pure che non la cerchino per via di sètte e di usurpazione, ma con lo ingegnarsi di essere tenuti buoni e prudenti, e fare buone opere per la patria; e Dio volessi che la republica nostra fussi prima di questa ambizione. Ma perniziosi sono quelli che appetiscono per fine suo la [[grandezza]], perché chi la piglia per idolo, non ha freno alcuno né di giustizia, né di onestà, e farebbe uno piano di ogni cosa per condurvisi.
===Citazioni===
*Se di alcuno si intende o legge che sanza alcuno suo commodo o interesse ami più el [[Bene e male|male]] che el [[Bene e male|bene]], si debbe chiamare bestia e non uomo; poi che manca di quello appetito che naturalmente è commune a tutti gli uomini. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 4)
*Tre cose desidero vedere innanzi alla mia morte, ma dubito, ancora che io vivessi molto, non ne vedere alcuna: uno vivere di republica bene ordinato nella città nostra, [[Italia]] liberata da tutti e' barbari, e liberato el mondo dalla tirannide di questi scelerati [[Prete|preti]]. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 14)
*Molto maggiore piacere si truova nel tenersi le voglie [non] oneste che nel cavarsele; perché questo è breve e del corpo; quello, raffreddo che sia un poco lo appetito, è durabile e dell'animo e conscienzia. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 17)
*La calcina con che si murano gli stati de' [[Tiranno|tiranni]] è el sangue de' cittadini; però doverebbe sforzarsi ognuno che nella città sua non s'avessino a murare tali palazzi. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 20)
*È da desiderare più l'onore e la [[Reputazione|riputazione]] che le [[ricchezza|ricchezze]]; ma perché oggidì sanza quelle, male si ha o conserva la riputazione, debbono gli uomini virtuosi cercare non d'averne immoderatamente, ma tante che basti allo effetto di avere o conservare la riputazione ed autorità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 18)
*Non combattete mai con la [[religione]], né con le cose che pare che dependono da Dio; perché questo obietto ha troppa forza nella mente degli sciocchi. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 31)
*Non puoi secondo el vivere del mondo avere maggiore felicità che vederti lo [[Nemico|inimico]] tuo prostrato innanzi in terra ed a tua discrezione; e però per avere questo effetto non si debbe pretermettere niente. La felicità grande consiste in questo; ma maggiore ancora è la gloria in usare tanta fortuna laudabilmente, cioè essere clemente e perdonare; cosa propria degli animi generosi ed eccelsi. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 34)
*Più tengono a memoria gli uomini le [[Ingiuria|ingiurie]] che e' [[Beneficio|benefici]]; anzi quando pure si ricordano del beneficio, lo reputano minore che in fatto non fu, persuadendosi meritare più che non meritano; el contrario si fa della ingiuria, che duole a ognuno più che ragionevolmente non doverria dolere [...]. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 41)
*Ingegnatevi avere degli [[amicizia|amici]], perché sono buoni in tempi, luoghi e casi che tu non penseresti [...]. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 44)
*Osservai quando ero imbasciadore in Spagna apresso al re [[Ferdinando II d'Aragona|don Ferrando d'Aragona]], principe savio e glorioso, che lui, quando voleva fare una impresa nuova o altra cosa di importanza, non prima la publicava e poi la giustificava, ma si governava pel contrario; procurando artificiosamente in modo che, innanzi che si intendessi quello che lui aveva in animo, si divulgava che el re per le tali ragione doverrebbe fare questo; e però publicandosi poi lui volere fare quello che già prima pareva a ognuno giusto e necessario, è incredibile con quanto favore e con quanta laude fussino ricevute le sue deliberazione. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 51)
*Non disegnate in su quello che non avete, né spendete in su' guadagni futuri, perché molte volte non succedono. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 56)
*La [[grandezza]] di stato è desiderata universalmente, perché tutto el bene che è in lei apparisce di fuora, el male sta drento occulto; el quale chi vedessi non arebbe forse tanta voglia, perché è piena sanza dubio di pericoli, di sospetti, di mille travagli e fatiche; ma quello che per avventura la fa desiderabile anche agli animi purgati è lo appetito che ognuno ha di essere [[Superiorità|superiore]] agli altri uomini, atteso massime che in nessuna altra cosa ci possiamo assimigliare a Dio. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 60)
*Non è dubio che quanto l'uomo più [[Senilità|invecchia]], più cresce la [[avarizia]]; si dice communemente esserne causa perché lo animo diminuisce; ragione che non mi è troppo capace, perché è bene ignorante quello vecchio che non cognosce che sempre con la età si diminuisce el bisogno. Ed inoltre veggo che ne' vecchi si augumenta al continuo, cioè in molti la lussuria, dico lo appetito, non le forze, la crudeltà e gli altri vizi; però credo che la ragione possi essere che l'uomo quanto più vive tanto più si abitua alle cose del mondo ed ''ex consequenti'' più le ama. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 63)
*Non si può biasimare lo appetito di avere [[figlio|figliuoli]], perché è naturale, ma dico bene che è spezie di felicità el non ne avere, perché eziandio chi gli ha buoni e savi ha sanza dubio molto più dispiacere di loro che consolazione. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 66)
*Si vede per esperienzia che e' [[Padrone|padroni]] tengono poco conto de' [[Servitù|servidori]], e per ogni suo interesse o appetito gli mettono da parte, o gli strascinano sanza rispetto; però sono savi e' servidori che fanno el medesimo verso e' padroni, conservando però sempre la fede sua e l'onore. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 69)
*Credino e' giovani che la [[Esperienza|esperienzia]] insegna molto, e più ne' cervelli grandi che ne' piccoli; e chi lo considerassi ne troverebbe facilmente la ragione. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 70)
*Quando ti viene la occasione di cosa tu [[desiderio|desideri]], pigliala sanza perdere tempo; perché le cose del mondo si variano tanto spesso che non si può dire d'avere la cosa insino non l'hai in mano. E per la medesima ragione quando ti è proposto qualche cosa che ti dispiace, cerca differire el più che puoi, perché a ogni ora si vede che el tempo porta accidenti che ti cavano di queste difficultà: e così s'ha intendere quello proverbio che si dice avere in bocca e' savi: che si debbe godere el beneficio del tempo. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 76)
*El medesimo [[Publio Cornelio Tacito|Cornelio Tacito]] a chi bene lo considera, insegna per eccellenzia come s'ha a governare chi vive sotto e' tiranni. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 79)
*È differenzia da avere e' sudditi disperati a avergli malcontenti, perché quegli non pensano mai a altro che a mutazione, e le cercano ancora con suo pericolo; questi, se bene desiderano cose nuove, non invitano le occasione, ma le aspettano. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 84)
*Credono molti che uno [[Saggezza|savio]], perché vede tutti e' pericoli, non possa essere animoso; io sono di opinione contraria, che non possa essere savio chi è [[Timidezza|timido]], perché già manca di giudicio chi stima el pericolo più che non si debbe. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 90)
*Erra chi dice che le [[Letteratura|lettere]] guastano e' cervelli degli uomini, perché è forse vero in chi l'ha debole; ma dove lo truovano buono, lo fanno perfetto, perché el buono naturale congiunto col buono accidentale fa nobilissima composizione. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 91)
*Non potete avere maggiore virtù che tenere conto de l'[[onore]], perché chi fa questo non teme e' pericoli, né fa mai cosa che sia brutta; però tenete fermo questo capo, e sarà quasi impossibile che tutto non vi succeda bene: ''expertus loquor''. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 105)
*Mi è stato sempre difficile a credere che Dio abbia a permettere che e' figliuoli del duca [[Ludovico il Moro|Lodovico]] abbino a godere lo stato di Milano, non tanto perché lui lo usurpò sceleratamente, quanto che, per fare questo, fu causa della servitù e ruina di tutta Italia, e di tanti travagli seguiti in tutta la cristianità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 107)
*Le cose [[passato|passate]] fanno lume alle future, perché el mondo fu sempre di una medesima sorte, e tutto quello che è e sarà è stato in altro tempo, e le cose medesime ritornano, ma sotto diversi nomi e colori; però ognuno non le ricognosce, ma solo chi è savio e le osserva e considera diligentemente. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 114)
*Chi disse uno [[Popolo|populo]] disse veramente uno pazzo; perché è uno monstro pieno di confusione e di errori, e le sue vane opinione sono tanto lontane dalla verità, quanto è, secondo [[Claudio Tolomeo|Ptolomeo]], la Spagna dalla India. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 123)
*Non ha maggiore inimico l'[[uomo]] che sé medesimo; perché quasi tutti e' mali, pericoli e travagli superflui che ha, non procedono da altro che dalla sua troppa cupidità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 139)
*Grande sorte è quella degli [[Astrologia|astrologi]], che se bene la loro è una vanità, o per difetto della arte o per difetto suo, più fede gli dà una verità che pronosticano che non gli toglie cento falsità. E nondimeno negli altri uomini una bugia che sia reprovata a uno, fa che si sta sospeso a crederli tutte le altre verità. Procede questo dal desiderio grande che hanno gli uomini di sapere el futuro; di che non avendo altro modo, credono facilmente a chi fa professione di saperlo loro dire, come lo infermo al medico che gli promette la salute. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 145)
*Dua papi sono stati di natura diversissima, [[Papa Giulio II|Iulio]] e [[Papa Clemente VII|Clemente]]: l'uno di animo grande e forse vasto, impaziente, precipitoso, aperto e libero; l'altro di mediocre animo e forse timido, pazientissimo, moderato, simulatore. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 159)
*Diceva mio padre, che più onore ti fa uno ducato che tu hai in borsa che dieci che n'hai spesi; parola molto da notare, non per diventare sordido, né per mancare nelle cose onorevole e ragionevole, ma perché ti sia freno a fuggire le spese superflue. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 164)
*Non mancate di fare le cose che vi diano riputazione, per desiderio di fare piacere ed acquistare amici; perché a chi si mantiene o accresce la riputazione corrono gli amici e le benivolenzie drieto; ma chi pretermette di fare quello che debbe, ne è stimato manco, ed a chi manca la riputazione mancano poi gli amici e la grazia. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 174)
*Tanto più si cade in quello estremo che tu fuggi, quanto più per discostartene ti ritiri inverso l'altro estremo, non ti sapendo fermare in sul mezzo; però e' governi populari, quanto più per fuggire la tirannide si accostano alla licenzia, tanto più vi caggiono drento; ma e' nostri di Firenze non intendono questa grammatica. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 175)
*Quello che dicono le persone spirituali che chi ha [[fede]] conduce cose grandi, e come dice lo Evangelio, chi ha fede può comandare a' monti, procede perché la fede fa ostinazione. Fede non è altro che credere con opinione ferma, e quasi certezza, le cose che non sono ragionevole; o, se sono ragionevole, crederle con più resoluzione che non persuadono le ragione. Chi adunche ha fede diventa ostinato in quello che crede, e procede al cammino suo intrepido e resoluto, sprezzando le difficultà e pericoli, e mettendosi a soportare ogni estremità. Donde nasce che essendo le cose del mondo sottoposte a mille casi ed accidenti, può nascere per molti versi nella lunghezza del tempo aiuto insperato a chi ha perseverato nella ostinazione; la quale essendo causata dalla fede, si dice meritamente: chi ha fede ecc.<ref>Questo paragrafo risulta essere l'Incipit nell'edizione: ''Ricordi'', introduzione di Mario Fubini, premessa al testo e bibliografia di Ettore Barelli, breve glossario ideologico di Carlo Pedretti, Fabbri Editori, 2001.</ref> ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 1)
*Non vi spaventi dal beneficare gli uomini la [[ingratitudine]] di molti; perché oltre che el beneficare per sé medesimo sanza altro obietto è cosa generosa e quasi divina, si riscontra pure beneficando talvolta in qualcuno sì grato che ricompensa tutte le ingratitudine degli altri. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 11)
*Quasi tutti e' medesimi [[Proverbio|proverbi]], o simili benché con diverse parole, si truovono in ogni nazione; e la ragione è che e' proverbi nascono dalla esperienzia overo osservazione delle cose, le quali in ogni luogo sono le medesime o simili. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 12)
*Non è la più preziosa cosa degli amici, però quando potete, non perdete la occasione del farne; perché gli uomini si riscontrano spesso, e gli amici giovano, e gli inimici nuocono, in tempi e luoghi che non aresti mai aspettato. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 14)
*Insegna molto bene [[Publio Cornelio Tacito|Cornelio Tacito]] a chi vive sotto e' tiranni el modo di vivere e governarsi prudentemente, così come insegna a' tiranni e' modi di fondare la tirannide. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 18)
*Però lasciare uno bene presente per paura di uno male futuro è el più delle volte pazzia, quando el male non sia molto certo o propinquo, o molto grande a comparazione del bene; altrimenti bene spesso per paura di una cosa che poi riesce vana, ti perdi el bene che tu potevi avere. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 23)
*Io non so a chi dispiaccia più che a me la ambizione, la avarizia e le mollizie de' preti: sì perché ognuno di questi vizi in sé è odioso, sì perché ciascuno e tutti insieme si convengono poco a chi fa professione di vita dependente da Dio; ed ancora perché sono vizi sì contrari che non possono stare insieme se non in uno subietto molto strano. Nondimeno el grado che ho avuto con più pontefici, m'ha necessitato a amare per el particulare mio la grandezza loro; e se non fussi questo rispetto, arei amato [[Martin Lutero|Martino Luther]] quanto me medesimo, non per liberarmi dalle legge indotte dalla religione cristiana nel modo che è interpretata ed intesa communemente, ma per vedere ridurre questa caterva di scelerati a' termini debiti, cioè a restare o sanza vizi o sanza autorità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 28)
*Coloro ancora, che attribuendo el tutto alla prudenzia e virtù, escludono quanto possono la potestà della fortuna, bisogna almanco confessino che importa assai abattersi o nascere in tempo che le virtù o qualità per le quali tu ti stimi siano in prezzo; come si può porre lo esemplo di [[Quinto Fabio Massimo Verrucoso|Fabio Massimo]], al quale lo essere di natura cunctabundo dette tanta riputazione, perché si riscontrò in una spezie di guerra, nella quale la caldezza era perniziosa, la tardità utile; in uno altro tempo sarebbe potuto essere el contrario. Però la fortuna sua consisté in questo, che e' tempi suoi avessino bisogno di quella qualità che era in lui; ma chi potessi variare la natura sua secondo le condizione de' tempi, il che è difficillimo e forse impossibile, sarebbe tanto manco dominato dalla fortuna. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 31)
*Quanto è diversa la [[Teoria e pratica|pratica]] dalla [[Teoria e pratica|teorica]]! quanti sono che intendono le cose bene, che o non si ricordono o non sanno metterle in atto! Ed a chi fa così, questa intelligenzia è inutile, perché è come avere uno tesoro in una arca con obligo di non potere mai trarlo fuora. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 35)
*Nega pure sempre quello che tu non vuoi che si sappia, o afferma quello tu vuoi che si creda; perché ancora che in contrario siano molti riscontri e quasi certezza, lo affermare o negare gagliardamente mette spesso a partito el cervello di chi ti ode. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 37)
*È difficile alla casa de' Medici potentissima e con dua papati conservare lo stato di Firenze, molto più che non fu a [[Cosimo de' Medici|Cosimo]] privato cittadino; perché, oltre alla potenzia che fu in lui eccessiva, vi concorse la condizione de' tempi, avendo Cosimo avuto a combattere lo stato con la potenzia di pochi, sanza displicenzia dello universale, el quale non cognosceva la libertà; anzi in ogni quistione tra potenti ed in ogni mutazione, gli uomini mediocri ed e' più bassi acquistavano condizione. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 38)
*Non consiste tanto la prudenzia della [[Economia|economica]] in sapersi guardare dalle spese, perché sono molte volte necessarie, quanto in sapere spendere con vantaggio, cioè uno grosso per 24 quattrini. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 56)
*Non procede sempre el [[Vendetta|vendicarsi]] da odio o da mala natura, ma è talvolta necessario perché con questo esemplo gli altri imparino a non ti offendere; e sta molto bene questo che uno si vendichi, e ''tamen'' non abbia rancore di animo contro a colui di chi fa vendetta. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 74)
*[...] quando sei in partiti difficili, o in cose che ti sono moleste, allunga e aspetta [[tempo]] quanto puoi, perché quello spesso ti illumina o ti libera. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 79)
*Ma perché non si può negare che la non sia bella, io loderei chi ordinariamente avessi el traino suo del vivere libero e schietto, usando la [[Simulazione (qualità)|simulazione]] solamente in qualche cosa molto importante, le quali accaggiono rare volte. Così acquisteresti nome di essere libero e reale, e ti tireresti drieto quella grazia che ha chi è tenuto di tale natura; e nondimeno nelle cose che importassino più, caveresti utilità della simulazione, e tanto maggiore quanto, avendo fama di non essere simulatore, sarebbe più facilmente creduto alle arti tue. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 104)
*[...] ogni minimo [[Particolare|particulare]] che varii, è atto a fare variare una conclusione [...]. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 114)
*A chi stima l'[[onore]] assai, succede ogni cosa, perché non cura fatiche, non pericoli, non danari. Io l'ho provato in me medesimo, però lo posso dire e scrivere; sono morte e vane le azione degli uomini che non hanno questo stimulo ardente. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 118)
*E' [[Filosofo|filosofi]] ed e' teologi e tutti gli altri che scrutano le cose sopra natura o che non si veggono, dicono mille pazzie; perché in effetto gli uomini sono al buio delle cose, e questa indagazione ha servito e serve più a esercitare gli ingegni che a trovare la verità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 125)
*[...] la natura delle cose del mondo è in modo, che è quasi impossibile trovarne alcuna che in ogni parte non vi sia qualche disordine ed inconveniente, bisogna resolversi a tôrle come sono e pigliare per buono quello che ha in sé manco male. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 126)
*È grandissima prudenzia e da molti poco osservata, sapere [[Dissimulazione|dissimulare]] le [[Risentimento|male satisfazione]] che hai di altri, quando el fare così non sia con tuo danno ed infamia; perché accade spesso che in futuro viene occasione di averti a valere di quello. Il che difficilmente ti riesce, se lui già sa che tu sia male satisfatto di lui. Ed a me è intervenuto molte volte che io ho avuto a ricercare persone, contro alle quali ero malissimo disposto; e loro credendo el contrario, o almeno non si persuadendo questo, m'hanno servito prontissimamente. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 133)
*Gli uomini tutti per natura sono inclinati più al bene che al male, né è alcuno el quale, dove altro rispetto non lo tiri in contrario, non facessi più volentieri bene che male; ma è tanto fragile la natura degli uomini e sì spesse nel mondo le occasione che invitano al male, che gli uomini si lasciano facilmente deviare dal bene. E però e' savi legislatori trovorono e' premi e le pene; che non fu altro che con la speranza e col timore volere tenere fermi gli uomini nella inclinazione loro naturale. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 134)
*La buona [[fortuna]] degli uomini è spesso el maggiore inimico che abbino, perché gli fa diventare spesso cattivi, leggieri, insolenti; però è maggiore paragone di uno uomo el resistere a questo che alle avversità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 164)
*Che mi rilieva me, che colui che mi [[Offesa|offende]] lo facci per ignoranzia e non per [[malignità]]? Anzi, è spesso molto peggio, perché la malignità ha e' fini suoi determinati e procede con le sue regole, e però non sempre offende quanto può; ma la [[ignoranza|ignoranzia]], non avendo né fine, né regola, né misura, procede furiosamente e dà mazzate da ciechi. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 168)
*Pregate Dio sempre di trovarvi dove si [[Vittoria e sconfitta|vince]], perché vi è data laude di quelle cose ancora di che non avete parte alcuna; come per el contrario chi si truova dove si [[Vittoria e sconfitta|perde]], è imputato di infinite cose delle quali è inculpabilissimo. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 176)
*Quasi sempre in Firenze per la dapocaggine degli uomini, quando uno ha fatto con violenzia uno scandalo publico, non si è fatto pruova di punirlo, ma cercato a gara di deliberargli la [[impunità]], pure che deponga l'arme e non ne faccia più; modi non da reprimere gli insolenti, ma da fare diventare lioni gli agnelli. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 177)
*Della [[astrologia]], cioè di quella che giudica le cose future, è pazzia parlare: o la scienza non è vera, o tutte le cose necessarie a quella non si possono sapere, o la capacità degli uomini non vi arriva; ma la conclusione è, che pensare di sapere el futuro per quella via è uno sogno. Non sanno gli astrologi quello dicono, non si appongono se non a caso; in modo che se tu pigli uno pronostico di qualunque astrologo, ed uno di un altro uomo fatto a ventura, non si verificherà manco di questo che di quello. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 207)
===[[Explicit]]===
Quando più [[Nemico|inimici]], che insieme ti solevano essere uniti contro, sono venuti tra loro alle mani, lo assaltarne uno in sulla occasione di potergli opprimere separatamente, è spesso causa che di nuovo si riunischino insieme; però bisogna bene considerare la qualità dello odio che è nato tra loro, e le altre condizione e circunstanzie per poterti bene risolvere quale sia meglio, o assaltarne uno, o pure stando a vedere lasciargli combattere tra loro.
===Citazioni sui ''Ricordi''===
*E mi fecero molta impressione soprattutto i ''Ricordi'' da compararsi a quanto di meglio è stato fatto in questo genere. Ciò che la naturale prudenza e la lunga pratica delle cose del mondo e la dottrina e la solitaria meditazione e il salutare raccoglimento ne' tristi e buoni accidenti della vita potea suggerire ad un sagacissimo osservatore, tutto trovi qui condensato e scolpito con rara energia di pensiero e di parola. E mai non ho capito così bene, perché l'Italia fosse allora si grande e si debole, che in questa lettura, dove lo storico con perfetto abbandono dipinge sé stesso, e sotto forma di consigli ti scopre i suoi pensieri e sentimenti più intimi, o, per dirla con parola moderna, il suo ideale politico e civile dell'uomo. ([[Francesco De Sanctis]])
==''Scritti autobiografici e rari''==
*Da Tortona a dí 8 ne venimo a [[Alessandria (Italia)|Alessandria]] della paglia, discosto quivi miglia dodici; el nome suo deriva per essere stata edificata da uno Alessandro papa, el cognome, perché quivi si dá la corona di paglia al re de’ romani quando va a Roma per la corona dello imperio; è cittá molto grande di circuito, ma vi è vòto assai e male populata; non è molto ricca, né vi è edifici publici o privati che sieno notabili, nondimeno ''omnibus computatis'' è bella terra; entramovi in dí di festa, e perché era vicino al carnovale vi trovamo assai donne in maschera; la usanza delle quali è accozzarsi insieme tre o quattro o quelle piú che le vogliono, ed andarsi a spasso in maschera sole per la terra, né si disdice alle gentile donne e bene costumate, pure che vadino in abito di donne. Circa a mezzo miglio innanzi si entri nella terra si truova uno fiume detto Bormio, che è mal fiume e fu per affogarvi uno dei nostri cavalli. Passa per la terra el Tanari fiume grosso e navigabile e che da quivi a miglia otto entra in Po. (p. 106)
*A dí 14 da Susanna passamo [[Colle del Monginevro|Monginevra]] e venimo a Brianzone discosto leghe tre, dove per essere mal tempo alloggiamo el giorno; questa montagna ha dalla parte di Italia una lega di montata o meno; ma el piggiore è circa a uno trarre di mano, che per via stretta ha salita repente, ed in luogo che se si inciampassi si cadrebbe in uno precipizio grandissimo; vassi per la sommitá del giogo circa a mezza lega o poco piú, in sul quale è uno villaggio ed alloggiamenti. La scesa dalla banda di Francia è maggiore che quella di Italia ma piú facile e non tanto repente. Insomma non è mala montagna né difficile, e chi la cavalcassi in stagione non avessi a combattere con neve e con diaccio, sarebbe cosa agevole. A piè di questa montagna, pure in su una altra montagna è Brianzone, terra buona e civile, e per quello che ne potemo vedere è luogo grasso; e vi fumo bene trattati ed alloggiati. (p. 108)
*Da Carpentras venimo a dí 21 a [[Avignone|Vignone]], discosto leghe quattro. È Vignone cittá della Chiesa, nobilitata per essere stato al tempo che el pontificato fu de’ franzesi, lungo tempo quivi la corte; è posta in sul Rodano, el quale nascendo a Ginevra entra discosto a Vignone dieci overo dodici leghe nel mare: è fiume grande e molto rapido. Da altra parte presso alla cittá corre el fiume di Durenza el quale poco di sotto entra in Rodano, fiume di poca utilitá perché non mena si può dire pesci né se ne vagliono gli abitanti, ma di danno assai perché di continuo rode e consuma el terreno; e quando el Rodano si congiugnessi con Durenza di sopra a Vignone, el re di Francia pretende che Vignone fussi suo, perché dice che el fiume si apartiene a sé; e per questa cagione non vuole che e’ vignonesi murino in sul fiume da quella parte. La cittá fu giá populosa e molto ricca rispetto alla corte, e molto mercantile, perché quivi si faceva la fiera e tutte le faccende che ora sono ridotte a Lione; oggi si passa di popolo, di ricchezze e di mercatantie; è universalmente mediocre di edifici, ma vi sono tre cose notabili: el palazzo dove abitava el papa a tempo che vi stava la corte, el quale e di grandezza e di muraglia è molto stupendo, benché si va a poco a poco consumando e rovinando per la mala natura de’ preti che attendono a consumare e trarre e non a mettere; le mura della cittá, che sono molto belle di grossezza di torre, di pietre e di essere bene lavorate; uno ponte in sul Rodano allato alle mura della cittá, che ha ventitré archi grandi, e benché sia stretto, nondimeno è molto notabile, perché oltre allo essere lungo, fu difficile el fondarlo in su uno fiume sí largo e di tanta rapiditá, la quale cosa è causa che el ponte non va diritto perché sarebbe stato quasi impossibile avessi sostenuto tanto impeto, ma va torcendo e secondando la acqua. (p. 111)
*È [[Salses-le-Château|Sals]] per quanto si può comprendere di fuora, una fortezza molto bella la quale fu cominciata da questo re, quando quello luogo con tutto el contado di Rossiglione gli fu restituito dal re Carlo, e di poi sempre ha atteso a edificarla e farla forte, e cosí fa di continuo; è nominata per esservi stato a campo l’esercito del re Luigi e non la avere espugnata, benché ne fu piú tosto in colpa el male governo di chi guidava le gente che altra ragione. Ha da un lato la marina, da altro montagne, e non potrebbe essere posta in sito piú commodo per essere una chiave dello stato di Perpignano ed a entrare in sul dominio del re Catolico; ma non mi parve giá che per fortezza del luogo el sito in sé fussi forte, perché ha in capo montagne donde si può facilmente offendere. Da quel lato fu bombardata da’ franzesi; nondimeno la considerai poco perché drento non potetti entrare, perché chi non ha licenzia del re non vi entra, e volendo guardarla a cavallo di fuora, fui interrotto da quelle guardie che mi dettono qualche fastidio. (p. 114)
*A dí 7 dalla Rocca venimo a [[Barcellona|Barzalona]], discosto leghe quattro, dove stemo uno dí per vederla. La cittá è tutta in piano e posta in sul mare, e di sito molto atto alle mercatantie, le quali non vi fioriscono però come pel passato, in modo che la non è nelle ricchezze che la soleva e massime stando la corte in Castiglia; è bella cittá e grande e bene popolata; non vi si vede edifici particulari molto notabili né molto eccellenti, ma universalmente le case sono belle e belle in ogni luogo della cittá, in modo che come dicono loro e veramente, è cittá per tutto, in modo che a giudicio mio questa è la piú mirabile cosa che la abbi e da potersi in questo preporre a Firenze. La chiesa catedrale, intitolata se bene mi ricordo in santa Eulagia, è piccola chiesa ma è bello edificio e bene inteso: èvi uno altare di argento dove è molta materia e molto lavoro; ha una sagrestia ricchissima dove sono molte reliquie, e tra le altre uno Innocentino che dal capo in fuora è molto bene conservato, e si vedono tutti e’ membri distinti; uno velo della Nostra Donna; è molto ricca di ornamenti di oro, di argento e di gioie; ha bellissimi paramenti ed in effetto molto suntuosa. Conservanvi fra le altre cose notabili lo stocco e lo scettro del re Martino, che fu l’ultimo loro re che fussi catelano; le strade sono lastricate e nette al costume di Firenze. (p. 117)
==''Scritti minori''==
===[[Incipit]]===
[[Lorenzo de' Medici]] morì lo anno 1492 a' dì... di aprile essendo di età di anni 43 ''vel circa''. [[Cosimo de' Medici|Cosimo]] avolo suo, uomo di singulare prudenzia e di grandissima ricchezza, ebbe tanta autorità nel governo della republica fiorentina, quanta possi avere uno cittadino in una città libera. Morto lui, rimase [[Piero il Gottoso|Piero]] suo figliolo e padre di Lorenzo nella medesima grandezza, el quale fu uomo claro per bontà di natura e per essere clementissimo.
===Citazioni===
*{{NDR|[[Lorenzo de' Medici]]}} governò sempre con tanta prudenzia e virtù che quella città ragionevolmente non si è mai ricordata sanza lacrime della sua immatura morte, perché a' tempi sua la fiorì di tutte quelle prosperità che può avere una città, di ricchezze, di imperio, di uomini virtuosi, di lettere e di tutte le arte buone, di reputazione, e sopra tutto di una grandissima unione e concordia civile [...]. ([[s:Scritti minori (Guicciardini)/I. - Elogio di Lorenzo de' Medici|I]])
*Così a proposito vedendo uno buono cittadino la perdizione della sua patria e conoscendo quale sia el riparo, debbe innanzi a ogni cosa pensare se e' lo possi introdurre colle persuasioni e co' modi civili ed usitati nelle republiche; e' quali quando non servono ed è necessaria la forza, debbe più tosto usarla che lasciare perdere el tutto, e fare un poco di violenzia breve alle legge ed alla libertà per conservarle lungamente. E che questa opinione sia vera, lo mostra oltre alla ragione, lo esemplo di [[Licurgo]], el quale non con altro modo dette principio a quelle legge memorabile che colla forza e colle arme; omo certo santissimo ed ammirabile, e che, essendosi mosso sanza alcuno respetto di sé, ma solo per el beneficio publico, non arebbe tentata questa via se non la avessi conosciuta lecita o permessa. ([[s:Scritti minori (Guicciardini)/II. - Se sia lecito condurre el populo alle buone legge con la forza non potendo farsi altrimenti|II]])
==''Storia d'Italia''==
[[File:Guicciardini M Francesco La Historia dItalia.jpg|thumb|''Storia d'Italia'']]
===[[Incipit]]===
Io ho deliberato di scrivere le cose accadute alla memoria nostra in Italia, dappoi che l'armi de' franzesi, chiamate da' nostri prìncipi medesimi, cominciorono con grandissimo movimento a perturbarla: materia, per la varietà e grandezza loro, molto memorabile e piena di atrocissimi accidenti; avendo patito tanti anni Italia tutte quelle calamità con le quali sogliono i miseri mortali, ora per l'ira giusta d'Iddio ora dalla empietà e sceleratezze degli altri uomini, essere vessati.
===Citazioni===
*[...] è certamente cosa verissima che non sempre gli uomini [[Saggezza|savi]] discernono o giudicano perfettamente: bisogna che spesso si dimostrino segni della debolezza dello intelletto umano. (lib. I, cap. III)
*[...] non sempre per il rimuovere delle [[Causa ed effetto|cagioni]] si rimuovono gli [[Causa ed effetto|effetti]] i quali da quelle hanno avuto la prima origine. (lib. I, cap. III)
*[...] le deliberazioni fatte per timore paiono, a chi teme, inferiori al pericolo [...]. (lib. I, cap. III)
*[...] alle deliberazioni precipitose si conduce non meno agevolmente il timido per la disperazione che si conduca il temerario per la inconsiderazione [...]. (lib. I, cap. V)
*[...] è senza dubbio molto pericoloso il governarsi con gli [[Esempio|esempli]] se non concorrono, non solo in generale ma in tutti i particolari, le medesime ragioni, se le cose non sono regolate con la medesima prudenza, e se, oltre a tutti gli altri fondamenti, non v'ha la parte sua la medesima fortuna. (lib. I, cap. XIV)
*[...] gli uomini, quando si approssimano i loro infortuni, perdono principalmente la prudenza, con la quale arebbono potuto impedire le cose destinate [...]. (lib. I, cap. XV)
*Niuna cosa è certamente più necessaria nelle deliberazioni ardue, niuna da altra parte più pericolosa, che 'l domandare [[consiglio]]; né è dubbio che manco è necessario agli uomini prudenti il consiglio che agli imprudenti; e nondimeno, che molto più utilità riportano i savi del consigliarsi. Perché chi è quello di prudenza tanto perfetta che consideri sempre e conosca ogni cosa da se stesso? e nelle ragioni contrarie discerna sempre la migliore parte? Ma che certezza ha chi domanda il consiglio d'essere fedelmente consigliato? Perché chi dà il consiglio, se non è molto fedele o affezionato a chi 'l domanda, non solo mosso da notabile interesse ma per ogni suo piccolo comodo, per ogni leggiera sodisfazione, dirizza spesso il consiglio a quel fine che più gli torna a proposito o di che più si compiace; e essendo questi fini il più delle volte incogniti a chi cerca d'essere consigliato, non s'accorge, se non è prudente, della infedeltà del consiglio. (lib. I, cap. XVI)
*[...] il regnare depende spesso dalla fortuna ma l'essere [[re]] che si proponga per unico fine la salute e la felicità de' popoli suoi depende solamente da se medesimo e dalla propria virtù. (lib. I, cap. XIX)
*[...] come da uno giudice incapace e imperito non si possono aspettare sentenze rette così da uno [[popolo]] che è pieno di confusione e di ignoranza non si può aspettare, se non per caso, elezione o deliberazione prudente o ragionevole. (lib. II, cap. II)
*[...] persuadendoci che di ragione tutti, in tutte le cose, dobbiamo essere [[Uguaglianza|eguali]], si confonderanno, quando sarà in facoltà della moltitudine, i luoghi della virtù e del valore; e questa cupidità {{NDR|degli onori}} distesa nella maggiore parte farà potere più quegli che manco sapranno o manco meriteranno, perché essendo molto più numero aranno più possanza, in uno stato ordinato in modo che i pareri s'annoverino non si pesino. (lib. II, cap. II)
*[...] è natura degli uomini, quando si partono da uno estremo nel quale sono stati tenuti violentemente, correre volonterosamente, senza fermarsi nel mezzo, all'altro estremo. Così chi esce da una tirannide, se non è ritenuto, si precipita a una sfrenata licenza; la quale anche si può giustamente chiamare tirannide, perché e un popolo è simile a un tiranno quando dà a chi non merita, quando toglie a chi merita, quando confonde i gradi e le distinzioni delle persone; ed è forse tanto più pestifera la sua tirannide quanto è più pericolosa l'ignoranza, perché non ha né peso né misura né legge che la malignità, che pure si regge con qualche regola con qualche freno con qualche termine. (lib. II, cap. II)
*[...] è grandissima (come ognuno sa) in tutte l'azioni umane la potestà della fortuna, maggiore nelle cose militari che in qualunque altra, ma inestimabile immensa infinita ne' fatti d'arme; dove uno comandamento male inteso, dove una ordinazione male eseguita, dove una temerità, una voce vana, insino d'uno piccolo soldato, traporta spesso la vittoria a coloro che già parevano vinti; dove improvisamente nascono innumerabili accidenti i quali è impossibile che siano antiveduti o governati con consiglio del capitano. (lib. II, cap. IX)
*[...] facilmente da' prìncipi sono riputati savi quegli consigli che si conformano più alla loro inclinazione. (lib. II, cap. XII)
*[...] nell'antiche e gravi [[Nemico|inimicizie]] è difficile stabilire fedele reconciliazione, perché è impedita o dal sospetto o dalla cupidità della vendetta [...]. (lib. III, cap. XI)
*[...] sono inutili i consigli diligenti e prudenti quando l'esecuzione procede con negligenza e imprudenza. (lib. IV, cap. IV)
*[...] poco si aspetta sincerità o opere fedeli da chi è venuto in concetto degli uomini di essere solito a governarsi con [[Doppiezza|duplicità]] e con artifici. (lib. IV, cap. VII)
*[...] l'esperienza dimostra essere verissimo che rare volte succede quel che è desiderato da molti; perché dipendendo comunemente gli effetti delle azioni umane dalla volontà di pochi, ed essendo l'intenzioni e i fini di questi quasi sempre molto diversi dall'intenzioni e da' fini de' molti, possono difficilmente succedere le cose altrimenti che secondo la intenzione di coloro che danno loro il moto. (lib. V, cap. X)
*[...] con disavvantaggio grande si fa la [[guerra]] con chi non ha che perdere. (lib. V, cap. XIV)
*[...] sono vani e fallaci i pensieri degli uomini [...]. (lib. VI, cap. IV)
*[...] niuno più facilmente [[Inganno|inganna]] gli altri che chi è solito e ha fama di mai non gli ingannare [...]. (lib. VI, cap. V)
*[...] come alla sostentazione di uno corpo non basta solamente il bene essere del capo ma è necessario che gli altri membri faccino lo ufficio suo, così non basta che il principe sia senza colpa delle cose se ne' ministri suoi non è proporzionatamente la debita diligenza e virtù. (lib. VI, cap. VII)
*[...] l'imitazione del [[Bene e male|male]] supera sempre l'esempio come per il contrario l'imitazione del [[Bene e male|bene]] è sempre inferiore [...]. (lib. VI, cap. X)
*[È] più difficile, senza comparazione, conservare, eziandio da' minori pericoli, quel che rimane, a chi ha cominciato a declinare che non è a chi, sforzandosi di conservare la degnità e il grado suo, si volge prontamente, senza fare segno alcuno di volere cedere, contra chi cerca di opprimerlo. (lib. VIII, cap. I)
*[...] nelle cose che dopo lungo [[desiderio]] s'ottengono non truovano quasi mai gli uomini né la giocondità né la felicità che prima s'aveano immaginata [...]. (lib. VIII, cap. IX)
*[...] la [[difesa]] è, secondo la legge della natura, comune a tutti gli uomini e approvata dal sommo Iddio e dal consentimento di tutte le nazioni; nata insieme col mondo e duratura quanto il mondo, e alla quale non possono derogare né le leggi civili né le canoniche fondate in su la volontà degli uomini, e le quali, scritte in sulle carte, non possono derogare a una legge non fatta dagli uomini ma dalla stessa natura, e scritta scolpita e infissa ne' petti e negli animi di tutta la generazione umana. (lib. X, cap. VI)
*[...] la [[neutralità]] nelle guerre degli altri essere cosa laudabile, e per la quale si fuggono molte molestie e spese, quando non sono sì deboli le forze che tu abbia da temere la vittoria di ciascuna delle parti; perché allora ti arreca sicurtà, e bene spesso, la stracchezza loro, facoltà di accrescere il tuo stato. Né essere sicuro fondamento il non avere offeso alcuno, il non avere data giusta cagione di querelarsi; perché rarissime volte, e forse non mai, si raffrena dalla giustizia o dalle discrete considerazioni l'insolenza del vincitore; né reputarsi, per queste ragioni, meno ingiuriati i prìncipi grandi quando è negato loro quel che desiderano, anzi sdegnarsi contro a ciascuno che non séguita la volontà loro e che con la fortuna di essi non accompagna la fortuna propria. (lib. X, cap. VIII)
*[...] non è male alcuno nelle cose umane che non abbia congiunto seco qualche bene [...]. (lib. XII, cap. VII)
*[...] accade quasi sempre, per il giudicio corrotto degli uomini, che ne' re è più lodata la prodigalità, benché a quella sia annessa la rapacità, che la parsimonia congiunta con la astinenza della roba di altri. (lib. XII, cap. XIX)
*[...] non hanno gli uomini maggiore inimico che la troppa [[prosperità]], perché gli fa impotenti di se medesimi, licenziosi e arditi al male e cupidi di turbare il bene proprio con cose nuove. (lib. XIV, cap. I)
*[...] è considerato comunemente dagli uomini l'[[evento]] delle cose; per il quale, ora con laude ora con infamia, secondo che è o felice o avverso, si attribuisce sempre a consiglio quel che spesso è proceduto dalla fortuna. (lib. XIV, cap. IX)
*{{NDR|La [[pace]]}} è desiderabile e santa, quando assicura da' sospetti, quando non augumenta il pericolo, quando induce gli uomini a potersi riposare e alleggierirsi dalle spese; ma quando partorisse gli effetti contrari è, sotto nome insidioso di pace, perniciosa guerra; è, sotto nome di medicina salutifera, pestifero veleno. (lib. XV, cap. II)
*[...] i savi medici [...], quando i rimedi che si fanno per sanare la indisposizione degli altri membri accrescono la infermità del capo o del cuore, posposto ogni pensiero de' mali più leggieri e che aspettano tempo, attendono con ogni diligenza a quello che è più importante e più necessario alla salute dello infermo. (lib. XVI, cap. III)
*[...] più facilmente si induce a perdonare chi è offeso che a [[Restituzione|restituire]] chi possiede [...]. (lib. XVI, cap. III)
*[...] gli uomini si persuadono spesso che se si fusse fatta o non fatta una cosa tale sarebbe succeduto certo effetto, che se si potesse vederne la esperienza si troverebbeno molte volte fallaci simili giudizi. (lib. XVIII, cap. VIII)
*[...] è più presente la ingratitudine e la calunnia che la rimunerazione e la laude alle [[Buona azione|buone opere]] [...]. (lib. XVIII, cap. VII)
===Citazioni sulla ''Storia d'Italia''===
*Guicciardini è il primo vero storico che sciolga la storia dal collegamento con un determinato stato. Per la prima volta dà un quadro esatto della politica internazionale, non solo perché la conobbe e la comprese per pratica, ma perché non ne comunicò semplici frammenti come è inevitabile che accada in una storia territoriale. La reciproca dipendenza degli stati, il nesso della politica interna con quella estera, l'influenza delle operazioni militari su quelle politiche e viceversa – tutti questi tipici tratti della politica, specialmente di quella europea, il Guicciardini li ha fissati con mano sicura nelle linee imperiture della sua Storia d'Italia. ([[Eduard Fueter]])
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Consolatoria, Accusatoria, Defensoria''===
====''Consolatoria''====
<div align=right>Fatta di settembre 1527 a Finocchieto<br>tempore pestis.</div>
Io non mi maraviglio, Francesco, benché io ti cognosca di animo fermo e virile, che tu ti truovi ripieno di grandissimo dispiacere, perché sono concorsi in uno tempo medesimo troppi accidenti a perturbarti; né è solo la roba in che tu patisci, ma di più la grandezza, la degnità, e quello che io credo che ti pesi sopra tutte le cose, l'onore. Hai per la ruina del pontefice perduto la presidenzia di Romagna, luogo che ti dava grandissima utilità e tanta riputazione, che ogni uomo grande e nato in maggiore grado che privato, se ne sarebbe onorato; hai perduto uno pontefice che t'aveva singulare affezione, ma molto maggiore confidenzia, e che voleva che ordinariamente tu stessi apresso a lui e consigliassi e trattassi tutte le faccende importante e segrete dello stato, e ne' tempi della guerra t'aveva proposto a eserciti con tanta autorità che maggiore non aveva riservata a sé.
====''Oratio accusatoria''====
Non si doveva pregare più Dio di cosa alcuna, giudici, nessuna in questo tempo poteva essere più a proposito della republica, che esserci data occasione che questa nuova legge dell'accusare, ordinata con quello ardore che voi sapete di coloro che favoriscono la nostra libertà, fussi ne' suoi princìpi confermata con qualche notabile esempio; la quale poi che si è offerta più opportuna ancora e maggiore che non aremo saputo immaginare, non può essere dubio a persona che non consiglio ed opera alcuna di uomini, ma la divina voluntà e disposizione ce l'ha mandata.
====''Defensoria contra precedentem''====
Cognosco non essere conveniente, giudici, che chi si sente innocente e con la conscienzia purgata, tema o si perturbi per le accusazione false, perché debbe sperare che Dio giustissimo giudice sia suo protettore e defensore, né comporti che la verità sia suffocata dalle calunnie. Nondimeno queste cose insolite che mi si presentano innanzi agli occhi mi commuovono non mediocremente l'animo, vedendomi qui in mezzo di tanta multitudine, la quale tutta guarda me solo ed è testimone delle mie molestie; e che doppo una legge nuova, una nuova forma di cognoscere la causa ed udire le parte publicamente, io sia el primo chiamato in giudicio e riguardato da tutti quasi per esemplo, pieno di travagli abbia in pericolo tutto quello bene che ha e possa avere uno cittadino; e dove pochi mesi innanzi pareva che io avessi tanta felicità che fussi quasi invidioso agli amici, ora mi truovi sì afflitto che sia nonché altro, miserabile agli inimici.
===''Diario del viaggio in Spagna''===
Noi ci partimo di Firenze a dì 29 di gennaio 1511 e la sera andamo a Pistoia a casa Gualtieri Panciatichi, dove come fussimo trattati non accade riferire, perché el principio fu di qualità che se e' mezzi e gli effetti corrispondessino meriteremo troppa invidia.<br>
Da Pistoia ne venimo a dì 30 a Lucca discosto a Pistoia venti miglia, delle qualità della quale non possiamo molto parlare perché ne vedemo più fuora che drento, conciosiaché giunti per la via di Pescia alle mura, l'avemo a girare più che mezza innanzi che trovassimo la porta; nondimeno la terra ci parve maninconica, che è in piano ma molto sotto a' monti; el contado verso Pisa e Pescia è poco; distendesi verso Pietrasanta ed è buono e bene cultivato, e benché da quella banda fussi la pace di Ottaviano, pure vi si stette con poco riposo, perché tutta la notte sentimo campane e gridi di guardie non altrimenti che se fussimo in mezzo la guerra. A Dio piaccia ridurgli in termini che e' non abbino a pensare più alla guardia della terra; e la dichiarazione di queste parole si stenda a senno del savio nostro.
===''Memorie di famiglia''===
L'avere notizia de' maggiori suoi e massime quando e' sono stati valenti, buoni ed onorati cittadini, non può essere se non utile a' descendenti, perché è uno stimulo continuo di portarsi in modo che le laude loro non abbino a essere suo vituperio; e per questo rispetto io ho disposto fare qualche memoria delle qualità de' progenitori nostri, non tanto per ricordo mio, quanto ''etiam'' per coloro che hanno a venire; e faccendolo non per pompa ma per utilità, dirò la verità delle cose che mi sono venute a notizia, ''etiam'' de' difetti ed errori loro, acciò che chi leggerà s'accenda non solo a imitare le virtù che hanno avute, ma ''etiam'' a sapere fuggire e' vizi.
===''Storie Fiorentine dal 1378 al 1509''===
Nel 1378 sendo gonfaloniere di giustizia Luigi di messer Piero Guicciardini successe la novità de' Ciompi, di che furno autori gli otto della guerra, e' quali per essere stati raffermati più volte in magistrato, s'avevano recata adosso grande invidia e grande contradizione da' cittadini potenti, e per questo si erano rivolti a' favori della moltitudine; e però procurorono questo tumulto, non perché e' Ciompi avessino a essere signori della città ma acciò che col mezzo di quegli, sbattuti e' potenti ed inimici sua loro rimanessino padroni del governo.
==Citazioni su Francesco Guicciardini==
*È storiografo diligente e dal quale, a mio parere, con più esattezza che da qualsiasi altro, si può apprendere la verità sugli affari del suo tempo: del resto nella maggior parte di essi è stato attore lui stesso, e in posizione onorevole. Non c'è alcun indizio che per odio, adulazione o vanità, abbia travisato le cose: e di ciò fanno fede i liberi giudizi che dà dei grandi, e specialmente di coloro dai quali era stato portato avanti e rivestito di cariche, come del papa Clemente VII. Quanto alla parte di cui sembra voler farsi più forte, cioè le digressioni e i ragionamenti, ce ne sono di buoni, e ricchi di bei tratti; ma se n'è troppo compiaciuto. Di fatto, per non voler tralasciare nulla, avendo in mano un argomento così ricco ed ampio, e quasi infinito, diventa prolisso e sa un po' di chiacchiera scolastica. Ho notato anche questo, che di tanti animi e di tanti fatti che giudica, di tanti impulsi e disegni, non ne attribuisce mai neppure uno alla virtù, allo scrupolo e alla coscienza, come se tali qualità fossero completamente estinte nel mondo; e di tutte le azioni, per quanto belle appaiano in se stesse, ne rimanda la causa a qualche movente vizioso o a qualche mira d'interesse. È impossibile immaginare che nell'infinito numero di azioni che giudica, non ve ne sia stata qualcuna compiuta per un giusto motivo. Nessuna corruzione può aver soggiogato gli uomini tanto universalmente che qualcuno non sfugga al contagio; questo mi fa temere che ci sia qui un po' del vizio del suo temperamento; e può essere accaduto che egli abbia giudicato gli altri secondo se stesso. ([[Michel de Montaigne]])
*Francesco Guicciardini [...] nello storiare pochi ebbe eguali, superiore nessuno. Egli con ragione reputar si può lo Zenofonte Fiorentino, per aver descritte con somma maestria quelle cose, nel governo delle quali ebbe gran parte. Comeché vivesse in tempi dissoluti e tirannici insieme, pure concepì la nobile idea di censurare non solo i privati cittadini, ma anche i Principi, assolvendo questo, quell'altro dannando, colle laudi esaltando le virtù de' pochi inorrotti animi, e in abbominio ponendo la fellonesca depravazione dell'universale. ([[Francesco Lomonaco]])
*Il Guicciardini è forse il solo storico tra i moderni, che abbia e conosciuti molto gli uomini, e filosofato circa gli avvenimenti attenendosi alla cognizione della natura umana, e non piuttosto a una certa scienza politica, separata dalla scienza dell'uomo, e per lo più chimerica, della quale si sono serviti comunemente quegli storici, massime oltramontani ed oltramarini, che hanno voluto pur discorrere intorno ai fatti, non contentandosi, come la maggior parte, di narrarli per ordine, senza pensare più avanti. ([[Giacomo Leopardi]])
*In Guicciardini è costante il timore di quel teorizzare che per essere troppo generale scivola nell'astrattezza e non riesce più a connettere la realtà con i {{sic|principî}}. [[Niccolò Machiavelli|Machiavelli]], nonostante il suo richiamo alla «realtà effettuale» aveva troppo amato la generalizzazione astratta; Guicciardini è preoccupato di conservare l'umiltà di fronte ai fatti, che sono gli unici a noi cogniti e rappresentano per noi l'unico mezzo di orientamento. ([[Eugenio Garin]])
*Le profonde somiglianze del pensiero del Guicciardini con quello del Machiavelli sono state rilevate così di frequente che vana sarebbe ogni insistenza in proposito: non inutile, invece, notare quanto il consueto paragone fra i due nuoccia piuttosto che giovare alla comprensione dell'atteggiamento guicciardiniano, a proposito del quale troppo si è insistito sulla valutazione del «particulare» quasi segno di mentalità analitica e scarsamente costruttiva. ([[Eugenio Garin]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Francesco Guicciardini, ''[[s:Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio|Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio]]'', in ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE7155872 Scritti politici e ricordi]'', a cura di Roberto Palmarocchi, Laterza, Bari, 1933.
*Francesco Guicciardini, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/g/guicciardini/consolatoria_accusatoria_e_defensoria/pdf/consol_p.pdf Consolatoria, Accusatoria, Defensoria]'', in ''Autodifesa di un politico'', Laterza, tratte dall'edizione Palmarocchi in F. Guicciardini "Scritti autobiografici e non", Laterza, Bari, 1936, pp 164-281.
*Francesco Guicciardini, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/g/guicciardini/diario_del_viaggio_in_spagna/pdf/diario_p.zip.pdf Diario del viaggio in Spagna]'', Edizioni Studio Tesi, Pordenone, 1993. ISBN 8876924272
*Francesco Guicciardini, ''[[s:Discorsi politici (Guicciardini)|Discorsi politici]]'', in ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE7155872 Scritti politici e ricordi]'', a cura di Roberto Palmarocchi, Laterza, Bari, 1933.
*Francesco Guicciardini, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE7010023 Scritti autobiografici e rari]'', a cura di Roberto Palmarocchi, Laterza, Bari, 1936.
*Francesco Guicciardini, ''[[s:Scritti minori (Guicciardini)|Scritti minori]]'', in ''Scritti politici e ricordi'', cit.
*Francesco Guicciardini, ''[[s:Ricordi (Guicciardini)|Ricordi]]'', in ''Scritti politici e ricordi'', cit.
*Francesco Guicciardini, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/g/guicciardini/memorie_di_famiglia/pdf/memori_p.pdf Memorie di famiglia]'', in ''Opere'', a cura di Roberto Palmarocchi, Laterza, Bari, 1933.
*Francesco Guicciardini, ''[http://www.bibliotecaitaliana.it/testo/bibit000136 Storia d'Italia]'', a cura di Silvana Seidel Menchi, Giulio Einaudi editore, Torino, 1971.
*Francesco Guicciardini, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/g/guicciardini/storie_fiorentine_dal_1378_al_1509/pdf/guicciardini_storie_fiorentine.pdf Storie Fiorentine dal 1378 al 1509]'', Edizioni Edipem, Novara, 1974.
==Altri progetti==
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===Opere===
{{Pedia|Considerazioni sui Discorsi del Machiavelli}}
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{{Pedia|Storia d'Italia (Guicciardini)|''Storia d'Italia''}}
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Marcella Medici (BEIC)
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/* Scritti autobiografici e rari */
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[[File:Ritratto di Francesco Guicciardini.jpg|miniatura|Francesco Guicciardini]]
'''Francesco Guicciardini''' (1483 – 1540), scrittore, storico e politico italiano.
==Citazioni di Francesco Guicciardini==
*Andò all'esercito Lodovico Sforza, e con lui [[Beatrice d'Este|Beatrice]] sua moglie, che gli era assiduamente compagna non manco alle cose gravi che alle dilettevoli.<ref>Storia d'Italia Volume 1, di Francesco Guicciardini, Giovanni Rosini, 1843, Borroni e Scotti, p. 144.</ref>
*{{NDR|[[Ludovico il Moro]]}} principe vigilantissimo e d'ingegno molto acuto.<ref>Delle istorie d'Italia di Francesco Guicciardini, Francesco Guicciardini, per Niccolò Conti, 1818, p. 10.</ref>
*{{NDR|Ludovico il Moro}} non manco timido nell'avversità, che immoderato nelle prosperità, come quasi sempre è congiunta in un medesimo soggetto l'insolenza con la timidità, dimostrava con inutili lagrime la sua viltà. <ref>Delle istorie d'Italia di Francesco Guicciardini, Francesco Guicciardini, per Niccolò Conti, 1818, p. 191.</ref>
*{{NDR|Ludovico il Moro}} Se bene e' fu signore di grande ingegno e valente uomo, e così mancassi di crudeltà e di molti vizii che sogliono avere i tiranni, e potessi per molte considerazioni essere chiamato uomo virtuoso, pure queste virtù furono oscurate e coperte da molti vizii; perché e' fu disonesto nel peccato della sodomia, e come molti dissono, ancora da vecchio non meno paziente che agente; fu avaro, vario, mutabile, e di poco animo; ma quello perché trovò meno compassione fu una ambizione infinita, la quale, per essere arbitro di Italia, lo constrinse a fare passare il re Carlo e empiere Italia di barbari.<ref>Opere inedite di Francesco Guicciardini etc, Storia fiorentina, dai tempi di Cosimo de' Medici a quelli del gonfaloniere Soderini, 3, 1859, p. 217</ref>
===Attribuite===
*Ché se tu fiderai nelli italiani, sempre aurai delusione.
:{{NDR|[[Citazioni errate|Citazione errata]]}} Questa frase viene attribuita da [[Gianni Brera]] a Francesco Guicciardini, che in realtà non pronunciò né scrisse mai queste parole. Brera utilizzò questa citazione in varie opere di natura storica e in vari articoli.<ref>Da ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1984/08/01/nella-dannata-piscina-picchia-solo-moby-dick.html Nella dannata piscina picchia solo Moby Dick]'', ''la Repubblica'', 1º agosto 1984.</ref><ref>Da ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1986/11/21/la-mascotte-diviso-tre.html La mascotte diviso tre]'', ''la Repubblica'', 21 novembre 1986.</ref> Il giornalista ammise di essersi inventato la citazione in questo pezzo tratto da un suo articolo: «Il ragazzino Campanella crotonese come Milone! consola il cronista di ogni sconsiderata nequizia commessa in pedata e lo esime per una volta dal parafrasare ser Francesco Guicciardini, al quale ha fatto dire ormai da molti anni: Che se tu fiderai nelli italiani, sempre aurai delusione.»<ref>Da ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1988/09/20/quelle-omeriche-risate.html Quelle omeriche risate]'', ''la Repubblica'', 20 settembre 1988, p. 3.</ref>
==''Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio''==
===[[Incipit]]===
Nel primo Discorso è vera la distinzione che tutte le città sono edificate o da forestieri o da uomini nativi del luogo, ed in questo secondo membro cade [[Venezia|Vinegia]] ed [[Atene]]; cadeci ancora [[Roma]], ma diversamente da Atene e da Vinegia, perché queste furono edificate dagli incoli per necessità di avere o uno ricetto sicuro o uno reggimento commune, ma Roma, sanza alcuna di queste necessità, fu più presto edificata come colonia di Alba, cioè da uomini o albani o sudditi allo imperio di Alba, per amore di quelli luoghi dove erano nutriti, o per ambizione di reggersi per sé stessi; né può Roma per rispetto di [[Enea]] applicarsi al membro de' forestieri, perché è uno cercare le origine troppo da lontano, le quali non s'hanno a referire a' primi antecessori di chi ha edificato.
===Citazioni===
*El principale fondamento della potenzia e ricchezze della [[città]] è avere grosso populo: e male può ingrossare di populo una città che sia posta in luogo sterile, se già non ha la aria molto generativa, come [[Firenze]], o la opportunità del mare, come Vinegia; e però è meglio porsi in paese fertile, perché più facilmente vi concorrono gli abitatori; ma quando fussi possibile fermare abitatori assai in uno sito, io non dico al tutto sterile, ma non grasso, non è dubio che più conferirebbe a farlo virtuoso la necessità del provedersi che le buone legge; perché quelle si possono variare dalla voluntà degli uomini, ma la necessità è una legge ed uno stimulo continuo. E questa indirizzò bene Roma, la quale, se bene posta in paese fertile, ''tamen'' per non avere contado ed essere cinta di populi potenti, fu forzata allargarsi con la virtù delle arme e con la concordia; e questo si discorre non in una città che voglia vivere alla filosofica, ma in quelle che vogliono governarsi secondo el commune uso del mondo, come è necessario fare, altrimenti sarebbono, essendo debole, oppresse e conculcate da' vicini. ([[s:Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro primo/Capitolo I|cap. I]])
*Nel governo del popolo è di buono, che mentre dura non vi è tirannide; possono più le legge che gli uomini; ed el fine di tutte le deliberazione è riguardare al bene universale. Di male vi è, che el popolo per la ignoranzia sua non è capace di deliberare le cose importante, e però presto periclita una republica che rimette le cose a consulta del popolo; è instabile e desideroso sempre di cose nuove, e però facile a essere mosso ed ingannato agli uomini ambiziosi e sediziosi; batte volentieri e' cittadini qualificati, che gli necessita a cercare novità e turbazione. ([[s:Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro primo/Capitolo II|cap. II]])
*È vero che, e nello ordinare una republica ed in ogni altra faccenda, si debbe ordinare le cose in modo che chi volessi fare [[Bene e male|male]], non possa, non perché sempre tutti gli uomini siano cattivi, ma per provedere a quelli che fussino cattivi; e s'ha a considerare in questa materia, che gli uomini tutti sono per natura inclinati al [[Bene e male|bene]], ed a tutti, ''data paritate terminorum'', piace più el bene che 'l male; e se alcuno ha altra inclinazione, è tanto contro allo ordinario degli altri e contro a quello primo obietto che ci porge la natura, che più presto si debbe chiamare monstro che uomo. ([[s:Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro primo/Capitolo III|cap. III]])
*E per venire a' particulari secondo l'ordine del Discorso, dico che a uno tiranno di una città, ed a ogni principe, sono utilissime le [[Fortezza|fortezze]] in quella città, perché né el popolo né gli inimici particulari, vedendo el principe sicuro nella fortezza sua, non possono per ogni leggiere occasione fare movimento; perché è difficile farlo in modo che si amazzi el principe con tutta la sua progenie; non facile avere le forze ed e' soccorsi preparati in modo che si possa rinchiudere o pigliare la fortezza sì presto che el principe non abbia tempo a ripigliare la terra con gente nuove introdotte per la fortezza. ([[s:Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro secondo/Capitolo XXIV|cap. XXIV]])
===[[Explicit]]===
Però conchiuggo che quando Roma non fu corrotta, che le prorogazione degli imperi e la continuazione del consulato, la quale ne' tempi difficili usarono molte volte, furono cosa utile e santa; ma corrotta la città, sursono le battaglie civili ed e' semi delle tirannide, ''etiam'' sanza la prorogazione degli imperi. E però si può conchiudere, che se non fussino state anche le prorogazione, non sarebbe mancato né a Cesare né agli altri che occuporono la republica, né pensiero né facultà di travagliarla per altra via.
==''Discorsi politici''==
===[[Incipit]]===
Massimiano re de' romani, innanzi che fussi fatta la lega di Cambrai, nella dieta di Costanza, sotto titulo di rimettere Massimiano Sforza, ricercava e' viniziani di lega per venire in Italia per la corona dello imperio ed a' danni de' franzesi, allora signori di Milano, offerendo loro partiti grandi. Trattavasi nel senato suo ''quid agendum''; fu parlato da uno senatore per la parte affermativa in questo modo:<br>
Tutta la difficultà di questa consulta, onorevoli senatori, consiste in considerare se el re de' romani si unirà co' franzesi in caso che noi rifiutiamo le dimande sue; perché avendo noi ora pace piacevole ed onorevole ed anche assai sicura, nessuna ragione può essere bastante a farci pigliare una guerra di travaglio e spesa assai, ogni volta che noi non dubitiamo che loro si unischino.
===Citazioni===
*Gli uomini non sono tutti savi, anzi la maggiore parte non sono savi; e chi ha a fare pronostico delle deliberazione di altri, non debbe tanto andare con la misura di quello che ragionevolmente doverrebbe fare uno savio, quanto con la misura del cervello, natura ed altre condizione di chi ha a deliberare; e chi procede altrimenti spesso si inganna. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/I. - In favore della lega proposta da Massimiliano alla republica di Venezia|cap. I]])
*Io confesso, onorevoli senatori, essere officio vostro e di tutti e' governatori delle republiche, ancora che la [[Pace e guerra|pace]] sia cosa santissima e desideratissima, non però lasciarsi tanto abbagliare dalla dolcezza sua, che per paura di non la perdere si entri in maggiori [[Pace e guerra|guerre]] e pericoli, che non sarebbe entrato chi non l'avessi amata troppo; e nondimanco ricordo che per ogni timore o sospetto non si debbe pigliare le arme, e per ogni paura di non avere guerra, entrare nella guerra, perché chi fa così, spesso, per fuggire pericolo, sanza bisogno entra in pericolo; e non essendo mai pace alcuna tanto sicura, né tanto ferma che manchi di qualche timore di guerra, chi procedessi con questa regola non starebbe mai in pace; anzi entrando di guerra in guerra per desiderio di avere la pace, non la arebbe mai. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/II. - Sullo stesso argomento. In contrario per la opinione negativa che prevalse|cap. II]])
*E chi è uso alle faccende e maneggi grandi, ed ha travagliato a' suoi dì assai come lui, non può desperare di non vedere [[varietà]] nelle cose del mondo, perché le sono use a variare pure troppo spesso. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/II. - Sullo stesso argomento. In contrario per la opinione negativa che prevalse|cap. II]])
*In effetto a me non pare che per uno sospetto di guerra incerta debbiamo pigliare una guerra certissima, né per desiderio di guadagnare debbiamo entrare in infinite spese e pericoli, né sanza manifesta necessità mancare alla fede nostra e crescere ogni dì la opinione che siamo troppo ambiziosi e cupidi di occupare quello di altri. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/II. - Sullo stesso argomento. In contrario per la opinione negativa che prevalse|cap. II]])
*Se bene el desiderio di sapere le cose future, massime quando sono di molta importanzia, è tanto naturale a tutti li omini, che continuamente li sprona andarle investigando e cercando di conietturarle, da altro canto le vanno sì variando fuori della opinione di tutti, che li è più tosto da maravigliarsi di quelli che mossi dallo appetito della natura le vanno curiosamente ricercando, che di coloro che per desperazione di poterle aggiugnere ne levano ogni pensiero. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/IV. - Sulle mutazioni seguite dopo la battaglia di Ravenna|cap. IV]])
*Sono le nature molto diverse: li [[Spagna|spagnoli]] omini temperati e maturi e pazientissimi di ogni disagio; li [[Inghilterra|inghilesi]] bestiali, disordinati, non atti a durare lungamente fatica, e consumatori di molte vettovaglie. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/IV. - Sulle mutazioni seguite dopo la battaglia di Ravenna|cap. IV]])
*Io non mi maraviglio più che nelle cose dubie si truovino tante questione e contrarietà di opinione tra gli antichi scrittori, poi che io veggo che e' non manca chi vogli in una cosa tanto chiara mettere disputa. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/V. - Se 'l Gran Capitano debbe accettare la impresa di Italia|cap. V]])
*[...] nessuno dispiacere può essere maggiore negli uomini grandi e che si conoscono virtuosi, che non avere facultà di mostrare quello che e' sono, e che con danno di altri le virtù loro stieno oscure. Né ha anche la natura dati tanti ornamenti a uno uomo perché li stieno sepulti, ma perché con quelli giovi alli altri; e però chi si tiene sufficiente e non si vuole mostrare quando ne ha commodità, manca non solo a sé medesimo, ma a tutta la generazione umana, ed è da essere comparato a uno avaro che tiene e' sua tesori occulti nella cassa sanza profittarne a sé o a altri. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/V. - Se 'l Gran Capitano debbe accettare la impresa di Italia|cap. V]])
*[...] e ricordatevi che gli è maggiore difficultà venire di uno grado basso a uno mediocre, che non è da uno mediocre venire a uno sommo [...]. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/V. - Se 'l Gran Capitano debbe accettare la impresa di Italia|cap. V]])
*[...] non si potendo ottenere le cose grande sanza qualche pericolo, si debbono le imprese accettare ogni volta che la speranza è maggiore che la paura. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/V. - Se 'l Gran Capitano debbe accettare la impresa di Italia|cap. V]])
*Le diversità delle opinioni, Gran Capitano, e le dispute che vi si fanno, sogliono piacere a chi ha a fare la resoluzione, perché chi ode le ragione contrarie suole meglio discernere la verità, né anche debbono dispiacere alle parte, quando la sorte dà loro prudente giudice e che le si oppongono non per proprio interesse, ma principalmente per amore del vero. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/VI. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. VI]])
*Dilettasi qualche volta la [[fortuna]] di fare simili tratti, ed è proprio lo esercizio suo di bassi fare grandi e di grandi ridurre a grado piccolo; e quanto più l'ha pel passato favorite le virtù vostre, tanto più è da dubitarne, perché el costume suo è di non stare mai ferma con uno medesimo, e rarissimi si truovano coloro a' quali la sia stata continuamente propizia. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/VI. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. VI]])
*Ma al riscontro si scuoprono a difesa dello stato di Milano e' [[Svizzera|svizzeri]], nazione fiera, bellicosa, esercitata nelle arme e di animo grande, e che altra volta ha avuto in questa impresa medesima vittoria de' franzesi, ed a quale pare nella difesa di Milano trattare una causa sua propria, perché in verità nel defenderlo consiste grandissimo interesse di quella nazione per gloria, per utilità e securtà sua. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/VII. - Sulla discesa di Francesco I in Italia nel 1515|cap. VII]])
*[...] lo implicarsi ne' pericoli e spese presente o per interesse di altri o per fuggire le spese ed e' pericoli futuri, non è uficio di savi, e' quali sogliono ponere questa regola, che uno de' potenti rimedi che siano contra e' mali, è allungare quanto si può, perché el tempo per sé stesso porta seco spesso accidenti che te ne liberano. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/VIII. - Sulla proposta fatta ai Veneziani d'entrare nella lega contro i Francesi|cap. VIII]])
*[...] la esperienzia insegna a chi ha cervello capace a imparare, ma a' [[Francia|franzesi]] che sono di natura impazientissimi e poco consideratori delle cose, e che non sanno vivere altrimenti che a caso, nessuna esperienzia gli farà pigliare la pazienzia, né mai nelle loro azioni riceveranno lo ordine e la maturità, perché la natura non glielo consente [...]. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/IX. - Sullo stesso argomento. In contrario per la opinione che prevalse|cap. IX]])
*È uficio di chi governa le città fuggire le [[Guerra|guerre]] quanto si può, ma appartiene anche alla sapienzia loro anticipare una guerra molesta e pericolosa per fuggirne una più molesta e più pericolosa [...]. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/X. - Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V ai Veneziani|cap. X]])
*[...] io consiglio che più tosto di presente si pigli una guerra molesta e pericolosa, che la si differisca a altro tempo, per averla con molestia e pericolo sanza comparazione molto maggiore. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/X. - Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V ai Veneziani|cap. X]])
*Del resto di Italia non accade parlare, perché tutto depende dal papa {{NDR|[[Papa Clemente VII|Clemente VII]]}}, el quale è sì timido ed irresoluto, che più presto si lascia andare alla morte certa, che volere correre pericolo di morire, ed in effetto non è per muoversi se non a partiti sicurissimi, cioè in caso che si muovino franzesi e tutto el mondo. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XI. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XI]])
*Però chi al presente si priva di uno bene, o si sottomette in uno male per paura di quello che ha a venire, si inganna spesso, perché molte volte quello di che dubitava non viene, e si truova sanza proposito per timore vano ed incerto avere patito di presente. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XI. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XI]])
*[...] bisogna che el [[principe]] abbia [[Prudenza|prudenzia]] e [[virilità]] [...]. La prudenzia bisogna, perché, poi che è in caso che è necessitato o incorrere nel [[pericolo]] o cacciarlo con pericolo, non solo per discernere el remedio, ma eziandio per considerare la natura de' pericoli, e quale è minore e quale fa manco mali effetti, perché sarebbe pazzia per fuggire uno pericolo incerto, correre in uno pericolo certo, per fuggire uno pericolo di uno male, pigliare uno remedio che fussi equalmente pericoloso, ma di maggiore male; bisogna la virilità, per non avere più paura che si convenga de' pericoli che tu vuoi cacciare, e perché quando siamo in caso che è bene usare uno rimedio pericoloso, che la timidità non ti ritenga e faccia che o el rimedio che tu vuoi usare ti paia più pericoloso che non è in verità, o che per non entrare in uno pericolo presente, tu lasci più tosto per differire venire lentamente addosso el male maggiore. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XII. - Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V a Clemente VII|cap. XII]])
*A deliberare adunche se si debbe pigliare impresa per opporsi a uno grave pericolo, non s'ha a considerare quale sia maggiore, o el male che aresti opponendoti e perdendo, o el male che sei per avere non ti opponendo, ma si debbe considerare quale sia più certo; e quando tu vedi che non ti opponendo arai al certo male grande, ed opponendoti potrà essere che ti liberrai dal male, ma non ti liberando arai maggiore male che se non ti fussi opposto, io dico che in questo caso hai a opporti ed a volere più presto correre el pericolo di maggiore male per la speranza di poterti liberare, che aspettare el male minore sanza speranza alcuna di poterlo fuggire; presupponendo però che ''etiam'' in questo caso el male che tu aspetti sia grande, perché se fussi uno piccolo male, è articolo che ricerca altre considerazione, nelle quali io non entro perché non è necessario a' termini nostri. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XII. - Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V a Clemente VII|cap. XII]])
*Ricordo bene che quando el dubio del capitare male sia pari e provedendo e non provedendo, che è meglio provedere, perché aspettare la morte sanza provisione in contrario è una somma ignavia e da lasciare di sé una memoria infame; sanza che, a chi non si aiuta né Dio suole, né la fortuna può aiutare, ma a chi si aiuta Dio ha compassione, e la fortuna amore, e spesso a chi audacemente si getta ne' pericoli, fa succedere, contro a ogni ragione ed ogni speranza, effetti felicissimi. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XII. - Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V a Clemente VII|cap. XII]])
*Ricordisi Vostra Santità che la grandezza della Chiesa è nelle arme spirituali, e che le sue arme [[Potere temporale|temporali]] valsono sempre poco. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIII. - Ragioni che consigliano a Clemente VII di accordarsi con Carlo V|cap. XIII]])
*[...] e se non si può vivere con le qualità e con la autorità che l'uomo desidera, non per questo [[Suicidio|volere morire]]. Perché oltre che la vita è meglio che la morte, possono facilmente tornare de' tempi e degli accidenti, che a chi sarà morto non faranno frutto alcuno, ma a chi fussi ancora vivo restituirebbono la sua degnità. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIII. - Ragioni che consigliano a Clemente VII di accordarsi con Carlo V|cap. XIII]])
*[...] della bontà sua io non voglio parlare, non sendo conveniente parlare di uno tanto [[principe]] altro che con somma reverenzia, né voglio dire che la grandezza non sta troppo bene con la conscienzia, e che ogni principe può più facilmente essere buono principe che buono uomo. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
*Le cose del mondo hanno questa condizione o vogliàno dire circulo: che sempre quello che è, ha similitudine col passato, e quello che sarà, sarà simile a quello che è stato. È diverso nelle superficie e ne' colori, ma simile nelli intrinsechi e sustanzialità [...]. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
*E lasciate da canto le ragione generale che sono: che gli effetti delle [[Guerra|guerre]] sono dubii; che spesso la vittoria è da chi pareva inferiore; che molte volte uno piccolo accidente, uno piccolo caso fa variazione ed effetti di momento grandissimo; che nessuno ha la fortuna in potestà, e che chi la ha avuto lungamente propizia e serena, non solo non si può promettere che l'abbia a continuare, ma ancora ha da temere più che gli altri della mutazione di quella, e tanto più quanto più eccessivamente è stata favorevole, perché el solito suo è sempre stato ed è e sarà di essere incerta, inconstante ed instabile [...]. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
*Gli uomini che per non cognoscere le difficultà ed e' pericoli, giudicano facile le imprese difficile, sono imprudenti, né hanno nome di [[Animosità|animosi]] ma di bestiali, perché animoso è quello che vede e' pericoli ma non gli teme più che si convenga; e questa è la differenzia tra due savi, de' quali l'uno è animoso, l'altro è timido: che l'uno e l'altro prevede e' pericoli, ma el timido mette per certi quelli che sono dubii, e gli pare già vedere in atto tutti quelli che considera che possono accadere; lo animoso [...] nel pigliare le deliberazione non presuppone tutti e' pericoli per certi, anzi ne abatte quella parte che gli pare che con qualche speranza si possa abattere. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
*[...] lo sforzarsi e fare ogni conato per non andare in [[servitù]], è cosa virile e degna di uomo, ed el contrario è pieno di eterna infamia ed ignominia. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
*[...] la troppa [[Prudenza|prudenzia]] è imprudenzia nelle difficultà, ed in fatto merita di essere chiamato prudente così colui che, quando la natura delle cose lo ricerca, sa rimettersi in qualche parte alla potestà della fortuna, come chi sa eleggere e' partiti sicuri, quando la sicurtà si può avere. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
===[[Explicit]]===
Però el rimedio unico a tanto male è anticipare lo accordo; differendo, andate manifestamente al sacco. El papa, poi che con altro modo non può provedere a tanto pericolo, né salvarvi se anche voi non vi volete salvare, desidera almanco essere giustificato con Dio e con tutto el mondo, e particularmente con voi e con le pietre di questa città.
==''Ricordi''==
===[[Incipit]]===
<div style="text-align:right; font-size:90%; line-height:1.4;margin-bottom:1em;">Se bene lo [[ozio]] solo non fa ghiribizzi,<br />pure male si fanno e' ghiribizzi sanza ozio.</div>
1. Quelli cittadini che appetiscono [[onore]] e [[gloria]] nella città sono laudabili ed utili, pure che non la cerchino per via di sètte e di usurpazione, ma con lo ingegnarsi di essere tenuti buoni e prudenti, e fare buone opere per la patria; e Dio volessi che la republica nostra fussi prima di questa ambizione. Ma perniziosi sono quelli che appetiscono per fine suo la [[grandezza]], perché chi la piglia per idolo, non ha freno alcuno né di giustizia, né di onestà, e farebbe uno piano di ogni cosa per condurvisi.
===Citazioni===
*Se di alcuno si intende o legge che sanza alcuno suo commodo o interesse ami più el [[Bene e male|male]] che el [[Bene e male|bene]], si debbe chiamare bestia e non uomo; poi che manca di quello appetito che naturalmente è commune a tutti gli uomini. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 4)
*Tre cose desidero vedere innanzi alla mia morte, ma dubito, ancora che io vivessi molto, non ne vedere alcuna: uno vivere di republica bene ordinato nella città nostra, [[Italia]] liberata da tutti e' barbari, e liberato el mondo dalla tirannide di questi scelerati [[Prete|preti]]. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 14)
*Molto maggiore piacere si truova nel tenersi le voglie [non] oneste che nel cavarsele; perché questo è breve e del corpo; quello, raffreddo che sia un poco lo appetito, è durabile e dell'animo e conscienzia. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 17)
*La calcina con che si murano gli stati de' [[Tiranno|tiranni]] è el sangue de' cittadini; però doverebbe sforzarsi ognuno che nella città sua non s'avessino a murare tali palazzi. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 20)
*È da desiderare più l'onore e la [[Reputazione|riputazione]] che le [[ricchezza|ricchezze]]; ma perché oggidì sanza quelle, male si ha o conserva la riputazione, debbono gli uomini virtuosi cercare non d'averne immoderatamente, ma tante che basti allo effetto di avere o conservare la riputazione ed autorità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 18)
*Non combattete mai con la [[religione]], né con le cose che pare che dependono da Dio; perché questo obietto ha troppa forza nella mente degli sciocchi. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 31)
*Non puoi secondo el vivere del mondo avere maggiore felicità che vederti lo [[Nemico|inimico]] tuo prostrato innanzi in terra ed a tua discrezione; e però per avere questo effetto non si debbe pretermettere niente. La felicità grande consiste in questo; ma maggiore ancora è la gloria in usare tanta fortuna laudabilmente, cioè essere clemente e perdonare; cosa propria degli animi generosi ed eccelsi. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 34)
*Più tengono a memoria gli uomini le [[Ingiuria|ingiurie]] che e' [[Beneficio|benefici]]; anzi quando pure si ricordano del beneficio, lo reputano minore che in fatto non fu, persuadendosi meritare più che non meritano; el contrario si fa della ingiuria, che duole a ognuno più che ragionevolmente non doverria dolere [...]. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 41)
*Ingegnatevi avere degli [[amicizia|amici]], perché sono buoni in tempi, luoghi e casi che tu non penseresti [...]. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 44)
*Osservai quando ero imbasciadore in Spagna apresso al re [[Ferdinando II d'Aragona|don Ferrando d'Aragona]], principe savio e glorioso, che lui, quando voleva fare una impresa nuova o altra cosa di importanza, non prima la publicava e poi la giustificava, ma si governava pel contrario; procurando artificiosamente in modo che, innanzi che si intendessi quello che lui aveva in animo, si divulgava che el re per le tali ragione doverrebbe fare questo; e però publicandosi poi lui volere fare quello che già prima pareva a ognuno giusto e necessario, è incredibile con quanto favore e con quanta laude fussino ricevute le sue deliberazione. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 51)
*Non disegnate in su quello che non avete, né spendete in su' guadagni futuri, perché molte volte non succedono. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 56)
*La [[grandezza]] di stato è desiderata universalmente, perché tutto el bene che è in lei apparisce di fuora, el male sta drento occulto; el quale chi vedessi non arebbe forse tanta voglia, perché è piena sanza dubio di pericoli, di sospetti, di mille travagli e fatiche; ma quello che per avventura la fa desiderabile anche agli animi purgati è lo appetito che ognuno ha di essere [[Superiorità|superiore]] agli altri uomini, atteso massime che in nessuna altra cosa ci possiamo assimigliare a Dio. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 60)
*Non è dubio che quanto l'uomo più [[Senilità|invecchia]], più cresce la [[avarizia]]; si dice communemente esserne causa perché lo animo diminuisce; ragione che non mi è troppo capace, perché è bene ignorante quello vecchio che non cognosce che sempre con la età si diminuisce el bisogno. Ed inoltre veggo che ne' vecchi si augumenta al continuo, cioè in molti la lussuria, dico lo appetito, non le forze, la crudeltà e gli altri vizi; però credo che la ragione possi essere che l'uomo quanto più vive tanto più si abitua alle cose del mondo ed ''ex consequenti'' più le ama. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 63)
*Non si può biasimare lo appetito di avere [[figlio|figliuoli]], perché è naturale, ma dico bene che è spezie di felicità el non ne avere, perché eziandio chi gli ha buoni e savi ha sanza dubio molto più dispiacere di loro che consolazione. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 66)
*Si vede per esperienzia che e' [[Padrone|padroni]] tengono poco conto de' [[Servitù|servidori]], e per ogni suo interesse o appetito gli mettono da parte, o gli strascinano sanza rispetto; però sono savi e' servidori che fanno el medesimo verso e' padroni, conservando però sempre la fede sua e l'onore. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 69)
*Credino e' giovani che la [[Esperienza|esperienzia]] insegna molto, e più ne' cervelli grandi che ne' piccoli; e chi lo considerassi ne troverebbe facilmente la ragione. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 70)
*Quando ti viene la occasione di cosa tu [[desiderio|desideri]], pigliala sanza perdere tempo; perché le cose del mondo si variano tanto spesso che non si può dire d'avere la cosa insino non l'hai in mano. E per la medesima ragione quando ti è proposto qualche cosa che ti dispiace, cerca differire el più che puoi, perché a ogni ora si vede che el tempo porta accidenti che ti cavano di queste difficultà: e così s'ha intendere quello proverbio che si dice avere in bocca e' savi: che si debbe godere el beneficio del tempo. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 76)
*El medesimo [[Publio Cornelio Tacito|Cornelio Tacito]] a chi bene lo considera, insegna per eccellenzia come s'ha a governare chi vive sotto e' tiranni. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 79)
*È differenzia da avere e' sudditi disperati a avergli malcontenti, perché quegli non pensano mai a altro che a mutazione, e le cercano ancora con suo pericolo; questi, se bene desiderano cose nuove, non invitano le occasione, ma le aspettano. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 84)
*Credono molti che uno [[Saggezza|savio]], perché vede tutti e' pericoli, non possa essere animoso; io sono di opinione contraria, che non possa essere savio chi è [[Timidezza|timido]], perché già manca di giudicio chi stima el pericolo più che non si debbe. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 90)
*Erra chi dice che le [[Letteratura|lettere]] guastano e' cervelli degli uomini, perché è forse vero in chi l'ha debole; ma dove lo truovano buono, lo fanno perfetto, perché el buono naturale congiunto col buono accidentale fa nobilissima composizione. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 91)
*Non potete avere maggiore virtù che tenere conto de l'[[onore]], perché chi fa questo non teme e' pericoli, né fa mai cosa che sia brutta; però tenete fermo questo capo, e sarà quasi impossibile che tutto non vi succeda bene: ''expertus loquor''. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 105)
*Mi è stato sempre difficile a credere che Dio abbia a permettere che e' figliuoli del duca [[Ludovico il Moro|Lodovico]] abbino a godere lo stato di Milano, non tanto perché lui lo usurpò sceleratamente, quanto che, per fare questo, fu causa della servitù e ruina di tutta Italia, e di tanti travagli seguiti in tutta la cristianità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 107)
*Le cose [[passato|passate]] fanno lume alle future, perché el mondo fu sempre di una medesima sorte, e tutto quello che è e sarà è stato in altro tempo, e le cose medesime ritornano, ma sotto diversi nomi e colori; però ognuno non le ricognosce, ma solo chi è savio e le osserva e considera diligentemente. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 114)
*Chi disse uno [[Popolo|populo]] disse veramente uno pazzo; perché è uno monstro pieno di confusione e di errori, e le sue vane opinione sono tanto lontane dalla verità, quanto è, secondo [[Claudio Tolomeo|Ptolomeo]], la Spagna dalla India. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 123)
*Non ha maggiore inimico l'[[uomo]] che sé medesimo; perché quasi tutti e' mali, pericoli e travagli superflui che ha, non procedono da altro che dalla sua troppa cupidità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 139)
*Grande sorte è quella degli [[Astrologia|astrologi]], che se bene la loro è una vanità, o per difetto della arte o per difetto suo, più fede gli dà una verità che pronosticano che non gli toglie cento falsità. E nondimeno negli altri uomini una bugia che sia reprovata a uno, fa che si sta sospeso a crederli tutte le altre verità. Procede questo dal desiderio grande che hanno gli uomini di sapere el futuro; di che non avendo altro modo, credono facilmente a chi fa professione di saperlo loro dire, come lo infermo al medico che gli promette la salute. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 145)
*Dua papi sono stati di natura diversissima, [[Papa Giulio II|Iulio]] e [[Papa Clemente VII|Clemente]]: l'uno di animo grande e forse vasto, impaziente, precipitoso, aperto e libero; l'altro di mediocre animo e forse timido, pazientissimo, moderato, simulatore. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 159)
*Diceva mio padre, che più onore ti fa uno ducato che tu hai in borsa che dieci che n'hai spesi; parola molto da notare, non per diventare sordido, né per mancare nelle cose onorevole e ragionevole, ma perché ti sia freno a fuggire le spese superflue. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 164)
*Non mancate di fare le cose che vi diano riputazione, per desiderio di fare piacere ed acquistare amici; perché a chi si mantiene o accresce la riputazione corrono gli amici e le benivolenzie drieto; ma chi pretermette di fare quello che debbe, ne è stimato manco, ed a chi manca la riputazione mancano poi gli amici e la grazia. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 174)
*Tanto più si cade in quello estremo che tu fuggi, quanto più per discostartene ti ritiri inverso l'altro estremo, non ti sapendo fermare in sul mezzo; però e' governi populari, quanto più per fuggire la tirannide si accostano alla licenzia, tanto più vi caggiono drento; ma e' nostri di Firenze non intendono questa grammatica. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 175)
*Quello che dicono le persone spirituali che chi ha [[fede]] conduce cose grandi, e come dice lo Evangelio, chi ha fede può comandare a' monti, procede perché la fede fa ostinazione. Fede non è altro che credere con opinione ferma, e quasi certezza, le cose che non sono ragionevole; o, se sono ragionevole, crederle con più resoluzione che non persuadono le ragione. Chi adunche ha fede diventa ostinato in quello che crede, e procede al cammino suo intrepido e resoluto, sprezzando le difficultà e pericoli, e mettendosi a soportare ogni estremità. Donde nasce che essendo le cose del mondo sottoposte a mille casi ed accidenti, può nascere per molti versi nella lunghezza del tempo aiuto insperato a chi ha perseverato nella ostinazione; la quale essendo causata dalla fede, si dice meritamente: chi ha fede ecc.<ref>Questo paragrafo risulta essere l'Incipit nell'edizione: ''Ricordi'', introduzione di Mario Fubini, premessa al testo e bibliografia di Ettore Barelli, breve glossario ideologico di Carlo Pedretti, Fabbri Editori, 2001.</ref> ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 1)
*Non vi spaventi dal beneficare gli uomini la [[ingratitudine]] di molti; perché oltre che el beneficare per sé medesimo sanza altro obietto è cosa generosa e quasi divina, si riscontra pure beneficando talvolta in qualcuno sì grato che ricompensa tutte le ingratitudine degli altri. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 11)
*Quasi tutti e' medesimi [[Proverbio|proverbi]], o simili benché con diverse parole, si truovono in ogni nazione; e la ragione è che e' proverbi nascono dalla esperienzia overo osservazione delle cose, le quali in ogni luogo sono le medesime o simili. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 12)
*Non è la più preziosa cosa degli amici, però quando potete, non perdete la occasione del farne; perché gli uomini si riscontrano spesso, e gli amici giovano, e gli inimici nuocono, in tempi e luoghi che non aresti mai aspettato. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 14)
*Insegna molto bene [[Publio Cornelio Tacito|Cornelio Tacito]] a chi vive sotto e' tiranni el modo di vivere e governarsi prudentemente, così come insegna a' tiranni e' modi di fondare la tirannide. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 18)
*Però lasciare uno bene presente per paura di uno male futuro è el più delle volte pazzia, quando el male non sia molto certo o propinquo, o molto grande a comparazione del bene; altrimenti bene spesso per paura di una cosa che poi riesce vana, ti perdi el bene che tu potevi avere. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 23)
*Io non so a chi dispiaccia più che a me la ambizione, la avarizia e le mollizie de' preti: sì perché ognuno di questi vizi in sé è odioso, sì perché ciascuno e tutti insieme si convengono poco a chi fa professione di vita dependente da Dio; ed ancora perché sono vizi sì contrari che non possono stare insieme se non in uno subietto molto strano. Nondimeno el grado che ho avuto con più pontefici, m'ha necessitato a amare per el particulare mio la grandezza loro; e se non fussi questo rispetto, arei amato [[Martin Lutero|Martino Luther]] quanto me medesimo, non per liberarmi dalle legge indotte dalla religione cristiana nel modo che è interpretata ed intesa communemente, ma per vedere ridurre questa caterva di scelerati a' termini debiti, cioè a restare o sanza vizi o sanza autorità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 28)
*Coloro ancora, che attribuendo el tutto alla prudenzia e virtù, escludono quanto possono la potestà della fortuna, bisogna almanco confessino che importa assai abattersi o nascere in tempo che le virtù o qualità per le quali tu ti stimi siano in prezzo; come si può porre lo esemplo di [[Quinto Fabio Massimo Verrucoso|Fabio Massimo]], al quale lo essere di natura cunctabundo dette tanta riputazione, perché si riscontrò in una spezie di guerra, nella quale la caldezza era perniziosa, la tardità utile; in uno altro tempo sarebbe potuto essere el contrario. Però la fortuna sua consisté in questo, che e' tempi suoi avessino bisogno di quella qualità che era in lui; ma chi potessi variare la natura sua secondo le condizione de' tempi, il che è difficillimo e forse impossibile, sarebbe tanto manco dominato dalla fortuna. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 31)
*Quanto è diversa la [[Teoria e pratica|pratica]] dalla [[Teoria e pratica|teorica]]! quanti sono che intendono le cose bene, che o non si ricordono o non sanno metterle in atto! Ed a chi fa così, questa intelligenzia è inutile, perché è come avere uno tesoro in una arca con obligo di non potere mai trarlo fuora. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 35)
*Nega pure sempre quello che tu non vuoi che si sappia, o afferma quello tu vuoi che si creda; perché ancora che in contrario siano molti riscontri e quasi certezza, lo affermare o negare gagliardamente mette spesso a partito el cervello di chi ti ode. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 37)
*È difficile alla casa de' Medici potentissima e con dua papati conservare lo stato di Firenze, molto più che non fu a [[Cosimo de' Medici|Cosimo]] privato cittadino; perché, oltre alla potenzia che fu in lui eccessiva, vi concorse la condizione de' tempi, avendo Cosimo avuto a combattere lo stato con la potenzia di pochi, sanza displicenzia dello universale, el quale non cognosceva la libertà; anzi in ogni quistione tra potenti ed in ogni mutazione, gli uomini mediocri ed e' più bassi acquistavano condizione. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 38)
*Non consiste tanto la prudenzia della [[Economia|economica]] in sapersi guardare dalle spese, perché sono molte volte necessarie, quanto in sapere spendere con vantaggio, cioè uno grosso per 24 quattrini. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 56)
*Non procede sempre el [[Vendetta|vendicarsi]] da odio o da mala natura, ma è talvolta necessario perché con questo esemplo gli altri imparino a non ti offendere; e sta molto bene questo che uno si vendichi, e ''tamen'' non abbia rancore di animo contro a colui di chi fa vendetta. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 74)
*[...] quando sei in partiti difficili, o in cose che ti sono moleste, allunga e aspetta [[tempo]] quanto puoi, perché quello spesso ti illumina o ti libera. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 79)
*Ma perché non si può negare che la non sia bella, io loderei chi ordinariamente avessi el traino suo del vivere libero e schietto, usando la [[Simulazione (qualità)|simulazione]] solamente in qualche cosa molto importante, le quali accaggiono rare volte. Così acquisteresti nome di essere libero e reale, e ti tireresti drieto quella grazia che ha chi è tenuto di tale natura; e nondimeno nelle cose che importassino più, caveresti utilità della simulazione, e tanto maggiore quanto, avendo fama di non essere simulatore, sarebbe più facilmente creduto alle arti tue. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 104)
*[...] ogni minimo [[Particolare|particulare]] che varii, è atto a fare variare una conclusione [...]. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 114)
*A chi stima l'[[onore]] assai, succede ogni cosa, perché non cura fatiche, non pericoli, non danari. Io l'ho provato in me medesimo, però lo posso dire e scrivere; sono morte e vane le azione degli uomini che non hanno questo stimulo ardente. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 118)
*E' [[Filosofo|filosofi]] ed e' teologi e tutti gli altri che scrutano le cose sopra natura o che non si veggono, dicono mille pazzie; perché in effetto gli uomini sono al buio delle cose, e questa indagazione ha servito e serve più a esercitare gli ingegni che a trovare la verità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 125)
*[...] la natura delle cose del mondo è in modo, che è quasi impossibile trovarne alcuna che in ogni parte non vi sia qualche disordine ed inconveniente, bisogna resolversi a tôrle come sono e pigliare per buono quello che ha in sé manco male. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 126)
*È grandissima prudenzia e da molti poco osservata, sapere [[Dissimulazione|dissimulare]] le [[Risentimento|male satisfazione]] che hai di altri, quando el fare così non sia con tuo danno ed infamia; perché accade spesso che in futuro viene occasione di averti a valere di quello. Il che difficilmente ti riesce, se lui già sa che tu sia male satisfatto di lui. Ed a me è intervenuto molte volte che io ho avuto a ricercare persone, contro alle quali ero malissimo disposto; e loro credendo el contrario, o almeno non si persuadendo questo, m'hanno servito prontissimamente. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 133)
*Gli uomini tutti per natura sono inclinati più al bene che al male, né è alcuno el quale, dove altro rispetto non lo tiri in contrario, non facessi più volentieri bene che male; ma è tanto fragile la natura degli uomini e sì spesse nel mondo le occasione che invitano al male, che gli uomini si lasciano facilmente deviare dal bene. E però e' savi legislatori trovorono e' premi e le pene; che non fu altro che con la speranza e col timore volere tenere fermi gli uomini nella inclinazione loro naturale. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 134)
*La buona [[fortuna]] degli uomini è spesso el maggiore inimico che abbino, perché gli fa diventare spesso cattivi, leggieri, insolenti; però è maggiore paragone di uno uomo el resistere a questo che alle avversità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 164)
*Che mi rilieva me, che colui che mi [[Offesa|offende]] lo facci per ignoranzia e non per [[malignità]]? Anzi, è spesso molto peggio, perché la malignità ha e' fini suoi determinati e procede con le sue regole, e però non sempre offende quanto può; ma la [[ignoranza|ignoranzia]], non avendo né fine, né regola, né misura, procede furiosamente e dà mazzate da ciechi. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 168)
*Pregate Dio sempre di trovarvi dove si [[Vittoria e sconfitta|vince]], perché vi è data laude di quelle cose ancora di che non avete parte alcuna; come per el contrario chi si truova dove si [[Vittoria e sconfitta|perde]], è imputato di infinite cose delle quali è inculpabilissimo. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 176)
*Quasi sempre in Firenze per la dapocaggine degli uomini, quando uno ha fatto con violenzia uno scandalo publico, non si è fatto pruova di punirlo, ma cercato a gara di deliberargli la [[impunità]], pure che deponga l'arme e non ne faccia più; modi non da reprimere gli insolenti, ma da fare diventare lioni gli agnelli. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 177)
*Della [[astrologia]], cioè di quella che giudica le cose future, è pazzia parlare: o la scienza non è vera, o tutte le cose necessarie a quella non si possono sapere, o la capacità degli uomini non vi arriva; ma la conclusione è, che pensare di sapere el futuro per quella via è uno sogno. Non sanno gli astrologi quello dicono, non si appongono se non a caso; in modo che se tu pigli uno pronostico di qualunque astrologo, ed uno di un altro uomo fatto a ventura, non si verificherà manco di questo che di quello. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 207)
===[[Explicit]]===
Quando più [[Nemico|inimici]], che insieme ti solevano essere uniti contro, sono venuti tra loro alle mani, lo assaltarne uno in sulla occasione di potergli opprimere separatamente, è spesso causa che di nuovo si riunischino insieme; però bisogna bene considerare la qualità dello odio che è nato tra loro, e le altre condizione e circunstanzie per poterti bene risolvere quale sia meglio, o assaltarne uno, o pure stando a vedere lasciargli combattere tra loro.
===Citazioni sui ''Ricordi''===
*E mi fecero molta impressione soprattutto i ''Ricordi'' da compararsi a quanto di meglio è stato fatto in questo genere. Ciò che la naturale prudenza e la lunga pratica delle cose del mondo e la dottrina e la solitaria meditazione e il salutare raccoglimento ne' tristi e buoni accidenti della vita potea suggerire ad un sagacissimo osservatore, tutto trovi qui condensato e scolpito con rara energia di pensiero e di parola. E mai non ho capito così bene, perché l'Italia fosse allora si grande e si debole, che in questa lettura, dove lo storico con perfetto abbandono dipinge sé stesso, e sotto forma di consigli ti scopre i suoi pensieri e sentimenti più intimi, o, per dirla con parola moderna, il suo ideale politico e civile dell'uomo. ([[Francesco De Sanctis]])
==''Scritti autobiografici e rari''==
*Da Tortona a dí 8 ne venimo a [[Alessandria (Italia)|Alessandria]] della paglia, discosto quivi miglia dodici; el nome suo deriva per essere stata edificata da uno Alessandro papa, el cognome, perché quivi si dá la corona di paglia al re de’ romani quando va a Roma per la corona dello imperio; è cittá molto grande di circuito, ma vi è vòto assai e male populata; non è molto ricca, né vi è edifici publici o privati che sieno notabili, nondimeno ''omnibus computatis'' è bella terra; entramovi in dí di festa, e perché era vicino al carnovale vi trovamo assai donne in maschera; la usanza delle quali è accozzarsi insieme tre o quattro o quelle piú che le vogliono, ed andarsi a spasso in maschera sole per la terra, né si disdice alle gentile donne e bene costumate, pure che vadino in abito di donne. Circa a mezzo miglio innanzi si entri nella terra si truova uno fiume detto Bormio, che è mal fiume e fu per affogarvi uno dei nostri cavalli. Passa per la terra el Tanari fiume grosso e navigabile e che da quivi a miglia otto entra in Po. (p. 106)
*A dí 14 da Susanna passamo [[Colle del Monginevro|Monginevra]] e venimo a Brianzone discosto leghe tre, dove per essere mal tempo alloggiamo el giorno; questa montagna ha dalla parte di Italia una lega di montata o meno; ma el piggiore è circa a uno trarre di mano, che per via stretta ha salita repente, ed in luogo che se si inciampassi si cadrebbe in uno precipizio grandissimo; vassi per la sommitá del giogo circa a mezza lega o poco piú, in sul quale è uno villaggio ed alloggiamenti. La scesa dalla banda di Francia è maggiore che quella di Italia ma piú facile e non tanto repente. Insomma non è mala montagna né difficile, e chi la cavalcassi in stagione non avessi a combattere con neve e con diaccio, sarebbe cosa agevole. A piè di questa montagna, pure in su una altra montagna è Brianzone, terra buona e civile, e per quello che ne potemo vedere è luogo grasso; e vi fumo bene trattati ed alloggiati. (p. 108)
*Da Carpentras venimo a dí 21 a [[Avignone|Vignone]], discosto leghe quattro. È Vignone cittá della Chiesa, nobilitata per essere stato al tempo che el pontificato fu de’ franzesi, lungo tempo quivi la corte; è posta in sul Rodano, el quale nascendo a Ginevra entra discosto a Vignone dieci overo dodici leghe nel mare: è fiume grande e molto rapido. Da altra parte presso alla cittá corre el fiume di Durenza el quale poco di sotto entra in Rodano, fiume di poca utilitá perché non mena si può dire pesci né se ne vagliono gli abitanti, ma di danno assai perché di continuo rode e consuma el terreno; e quando el Rodano si congiugnessi con Durenza di sopra a Vignone, el re di Francia pretende che Vignone fussi suo, perché dice che el fiume si apartiene a sé; e per questa cagione non vuole che e’ vignonesi murino in sul fiume da quella parte. La cittá fu giá populosa e molto ricca rispetto alla corte, e molto mercantile, perché quivi si faceva la fiera e tutte le faccende che ora sono ridotte a Lione; oggi si passa di popolo, di ricchezze e di mercatantie; è universalmente mediocre di edifici, ma vi sono tre cose notabili: el palazzo dove abitava el papa a tempo che vi stava la corte, el quale e di grandezza e di muraglia è molto stupendo, benché si va a poco a poco consumando e rovinando per la mala natura de’ preti che attendono a consumare e trarre e non a mettere; le mura della cittá, che sono molto belle di grossezza di torre, di pietre e di essere bene lavorate; uno ponte in sul Rodano allato alle mura della cittá, che ha ventitré archi grandi, e benché sia stretto, nondimeno è molto notabile, perché oltre allo essere lungo, fu difficile el fondarlo in su uno fiume sí largo e di tanta rapiditá, la quale cosa è causa che el ponte non va diritto perché sarebbe stato quasi impossibile avessi sostenuto tanto impeto, ma va torcendo e secondando la acqua. (p. 111)
*È [[Salses-le-Château|Sals]] per quanto si può comprendere di fuora, una fortezza molto bella la quale fu cominciata da questo re, quando quello luogo con tutto el contado di Rossiglione gli fu restituito dal re Carlo, e di poi sempre ha atteso a edificarla e farla forte, e cosí fa di continuo; è nominata per esservi stato a campo l’esercito del re Luigi e non la avere espugnata, benché ne fu piú tosto in colpa el male governo di chi guidava le gente che altra ragione. Ha da un lato la marina, da altro montagne, e non potrebbe essere posta in sito piú commodo per essere una chiave dello stato di Perpignano ed a entrare in sul dominio del re Catolico; ma non mi parve giá che per fortezza del luogo el sito in sé fussi forte, perché ha in capo montagne donde si può facilmente offendere. Da quel lato fu bombardata da’ franzesi; nondimeno la considerai poco perché drento non potetti entrare, perché chi non ha licenzia del re non vi entra, e volendo guardarla a cavallo di fuora, fui interrotto da quelle guardie che mi dettono qualche fastidio. (p. 114)
*A dí 7 dalla Rocca venimo a [[Barcellona|Barzalona]], discosto leghe quattro, dove stemo uno dí per vederla. La cittá è tutta in piano e posta in sul mare, e di sito molto atto alle mercatantie, le quali non vi fioriscono però come pel passato, in modo che la non è nelle ricchezze che la soleva e massime stando la corte in Castiglia; è bella cittá e grande e bene popolata; non vi si vede edifici particulari molto notabili né molto eccellenti, ma universalmente le case sono belle e belle in ogni luogo della cittá, in modo che come dicono loro e veramente, è cittá per tutto, in modo che a giudicio mio questa è la piú mirabile cosa che la abbi e da potersi in questo preporre a Firenze. La chiesa catedrale, intitolata se bene mi ricordo in santa Eulagia, è piccola chiesa ma è bello edificio e bene inteso: èvi uno altare di argento dove è molta materia e molto lavoro; ha una sagrestia ricchissima dove sono molte reliquie, e tra le altre uno Innocentino che dal capo in fuora è molto bene conservato, e si vedono tutti e’ membri distinti; uno velo della Nostra Donna; è molto ricca di ornamenti di oro, di argento e di gioie; ha bellissimi paramenti ed in effetto molto suntuosa. Conservanvi fra le altre cose notabili lo stocco e lo scettro del re Martino, che fu l’ultimo loro re che fussi catelano; le strade sono lastricate e nette al costume di Firenze. (p. 117)
*La cittá si dice in latino ''Cesaraugusta''; allato alla quale passano tre altri fiumi di poco momento; è di sito assai grande ed è tutta piena e populata, donde in quella provincia si chiama «Saragosa la farta». È cittá ricca, populata e bella; ha le case tutte di mattoni, ma ve ne sono molte grande e magnifiche, in modo che è bene accasata. È nella chiesa maggiore una cappella antica lavorata di alabastro che è opera molto grande e magnifica, dove sono sculte molte figure, molti animali, molti fiori ed erbe di lavoro pronto e naturale, ed è bella cappella; el resto della chiesa in sé non è cosa di qualitá. Èvi uno monasterio di frati intitulato in Santa Angratia, dove è uno convento edificato per ordine ed a spese del re, dove sono chiostri, libreria, refettorio, dormitorio ed altre stanze molto grande e bellissime, in forma che io non vidi mai piú bello convento, che vi è congiunta insieme la magnificenzia e la grazia; ora si comincia a edificare la chiesa, la quale dicono sará corrispondente al convento. (pp. 121-122)
==''Scritti minori''==
===[[Incipit]]===
[[Lorenzo de' Medici]] morì lo anno 1492 a' dì... di aprile essendo di età di anni 43 ''vel circa''. [[Cosimo de' Medici|Cosimo]] avolo suo, uomo di singulare prudenzia e di grandissima ricchezza, ebbe tanta autorità nel governo della republica fiorentina, quanta possi avere uno cittadino in una città libera. Morto lui, rimase [[Piero il Gottoso|Piero]] suo figliolo e padre di Lorenzo nella medesima grandezza, el quale fu uomo claro per bontà di natura e per essere clementissimo.
===Citazioni===
*{{NDR|[[Lorenzo de' Medici]]}} governò sempre con tanta prudenzia e virtù che quella città ragionevolmente non si è mai ricordata sanza lacrime della sua immatura morte, perché a' tempi sua la fiorì di tutte quelle prosperità che può avere una città, di ricchezze, di imperio, di uomini virtuosi, di lettere e di tutte le arte buone, di reputazione, e sopra tutto di una grandissima unione e concordia civile [...]. ([[s:Scritti minori (Guicciardini)/I. - Elogio di Lorenzo de' Medici|I]])
*Così a proposito vedendo uno buono cittadino la perdizione della sua patria e conoscendo quale sia el riparo, debbe innanzi a ogni cosa pensare se e' lo possi introdurre colle persuasioni e co' modi civili ed usitati nelle republiche; e' quali quando non servono ed è necessaria la forza, debbe più tosto usarla che lasciare perdere el tutto, e fare un poco di violenzia breve alle legge ed alla libertà per conservarle lungamente. E che questa opinione sia vera, lo mostra oltre alla ragione, lo esemplo di [[Licurgo]], el quale non con altro modo dette principio a quelle legge memorabile che colla forza e colle arme; omo certo santissimo ed ammirabile, e che, essendosi mosso sanza alcuno respetto di sé, ma solo per el beneficio publico, non arebbe tentata questa via se non la avessi conosciuta lecita o permessa. ([[s:Scritti minori (Guicciardini)/II. - Se sia lecito condurre el populo alle buone legge con la forza non potendo farsi altrimenti|II]])
==''Storia d'Italia''==
[[File:Guicciardini M Francesco La Historia dItalia.jpg|thumb|''Storia d'Italia'']]
===[[Incipit]]===
Io ho deliberato di scrivere le cose accadute alla memoria nostra in Italia, dappoi che l'armi de' franzesi, chiamate da' nostri prìncipi medesimi, cominciorono con grandissimo movimento a perturbarla: materia, per la varietà e grandezza loro, molto memorabile e piena di atrocissimi accidenti; avendo patito tanti anni Italia tutte quelle calamità con le quali sogliono i miseri mortali, ora per l'ira giusta d'Iddio ora dalla empietà e sceleratezze degli altri uomini, essere vessati.
===Citazioni===
*[...] è certamente cosa verissima che non sempre gli uomini [[Saggezza|savi]] discernono o giudicano perfettamente: bisogna che spesso si dimostrino segni della debolezza dello intelletto umano. (lib. I, cap. III)
*[...] non sempre per il rimuovere delle [[Causa ed effetto|cagioni]] si rimuovono gli [[Causa ed effetto|effetti]] i quali da quelle hanno avuto la prima origine. (lib. I, cap. III)
*[...] le deliberazioni fatte per timore paiono, a chi teme, inferiori al pericolo [...]. (lib. I, cap. III)
*[...] alle deliberazioni precipitose si conduce non meno agevolmente il timido per la disperazione che si conduca il temerario per la inconsiderazione [...]. (lib. I, cap. V)
*[...] è senza dubbio molto pericoloso il governarsi con gli [[Esempio|esempli]] se non concorrono, non solo in generale ma in tutti i particolari, le medesime ragioni, se le cose non sono regolate con la medesima prudenza, e se, oltre a tutti gli altri fondamenti, non v'ha la parte sua la medesima fortuna. (lib. I, cap. XIV)
*[...] gli uomini, quando si approssimano i loro infortuni, perdono principalmente la prudenza, con la quale arebbono potuto impedire le cose destinate [...]. (lib. I, cap. XV)
*Niuna cosa è certamente più necessaria nelle deliberazioni ardue, niuna da altra parte più pericolosa, che 'l domandare [[consiglio]]; né è dubbio che manco è necessario agli uomini prudenti il consiglio che agli imprudenti; e nondimeno, che molto più utilità riportano i savi del consigliarsi. Perché chi è quello di prudenza tanto perfetta che consideri sempre e conosca ogni cosa da se stesso? e nelle ragioni contrarie discerna sempre la migliore parte? Ma che certezza ha chi domanda il consiglio d'essere fedelmente consigliato? Perché chi dà il consiglio, se non è molto fedele o affezionato a chi 'l domanda, non solo mosso da notabile interesse ma per ogni suo piccolo comodo, per ogni leggiera sodisfazione, dirizza spesso il consiglio a quel fine che più gli torna a proposito o di che più si compiace; e essendo questi fini il più delle volte incogniti a chi cerca d'essere consigliato, non s'accorge, se non è prudente, della infedeltà del consiglio. (lib. I, cap. XVI)
*[...] il regnare depende spesso dalla fortuna ma l'essere [[re]] che si proponga per unico fine la salute e la felicità de' popoli suoi depende solamente da se medesimo e dalla propria virtù. (lib. I, cap. XIX)
*[...] come da uno giudice incapace e imperito non si possono aspettare sentenze rette così da uno [[popolo]] che è pieno di confusione e di ignoranza non si può aspettare, se non per caso, elezione o deliberazione prudente o ragionevole. (lib. II, cap. II)
*[...] persuadendoci che di ragione tutti, in tutte le cose, dobbiamo essere [[Uguaglianza|eguali]], si confonderanno, quando sarà in facoltà della moltitudine, i luoghi della virtù e del valore; e questa cupidità {{NDR|degli onori}} distesa nella maggiore parte farà potere più quegli che manco sapranno o manco meriteranno, perché essendo molto più numero aranno più possanza, in uno stato ordinato in modo che i pareri s'annoverino non si pesino. (lib. II, cap. II)
*[...] è natura degli uomini, quando si partono da uno estremo nel quale sono stati tenuti violentemente, correre volonterosamente, senza fermarsi nel mezzo, all'altro estremo. Così chi esce da una tirannide, se non è ritenuto, si precipita a una sfrenata licenza; la quale anche si può giustamente chiamare tirannide, perché e un popolo è simile a un tiranno quando dà a chi non merita, quando toglie a chi merita, quando confonde i gradi e le distinzioni delle persone; ed è forse tanto più pestifera la sua tirannide quanto è più pericolosa l'ignoranza, perché non ha né peso né misura né legge che la malignità, che pure si regge con qualche regola con qualche freno con qualche termine. (lib. II, cap. II)
*[...] è grandissima (come ognuno sa) in tutte l'azioni umane la potestà della fortuna, maggiore nelle cose militari che in qualunque altra, ma inestimabile immensa infinita ne' fatti d'arme; dove uno comandamento male inteso, dove una ordinazione male eseguita, dove una temerità, una voce vana, insino d'uno piccolo soldato, traporta spesso la vittoria a coloro che già parevano vinti; dove improvisamente nascono innumerabili accidenti i quali è impossibile che siano antiveduti o governati con consiglio del capitano. (lib. II, cap. IX)
*[...] facilmente da' prìncipi sono riputati savi quegli consigli che si conformano più alla loro inclinazione. (lib. II, cap. XII)
*[...] nell'antiche e gravi [[Nemico|inimicizie]] è difficile stabilire fedele reconciliazione, perché è impedita o dal sospetto o dalla cupidità della vendetta [...]. (lib. III, cap. XI)
*[...] sono inutili i consigli diligenti e prudenti quando l'esecuzione procede con negligenza e imprudenza. (lib. IV, cap. IV)
*[...] poco si aspetta sincerità o opere fedeli da chi è venuto in concetto degli uomini di essere solito a governarsi con [[Doppiezza|duplicità]] e con artifici. (lib. IV, cap. VII)
*[...] l'esperienza dimostra essere verissimo che rare volte succede quel che è desiderato da molti; perché dipendendo comunemente gli effetti delle azioni umane dalla volontà di pochi, ed essendo l'intenzioni e i fini di questi quasi sempre molto diversi dall'intenzioni e da' fini de' molti, possono difficilmente succedere le cose altrimenti che secondo la intenzione di coloro che danno loro il moto. (lib. V, cap. X)
*[...] con disavvantaggio grande si fa la [[guerra]] con chi non ha che perdere. (lib. V, cap. XIV)
*[...] sono vani e fallaci i pensieri degli uomini [...]. (lib. VI, cap. IV)
*[...] niuno più facilmente [[Inganno|inganna]] gli altri che chi è solito e ha fama di mai non gli ingannare [...]. (lib. VI, cap. V)
*[...] come alla sostentazione di uno corpo non basta solamente il bene essere del capo ma è necessario che gli altri membri faccino lo ufficio suo, così non basta che il principe sia senza colpa delle cose se ne' ministri suoi non è proporzionatamente la debita diligenza e virtù. (lib. VI, cap. VII)
*[...] l'imitazione del [[Bene e male|male]] supera sempre l'esempio come per il contrario l'imitazione del [[Bene e male|bene]] è sempre inferiore [...]. (lib. VI, cap. X)
*[È] più difficile, senza comparazione, conservare, eziandio da' minori pericoli, quel che rimane, a chi ha cominciato a declinare che non è a chi, sforzandosi di conservare la degnità e il grado suo, si volge prontamente, senza fare segno alcuno di volere cedere, contra chi cerca di opprimerlo. (lib. VIII, cap. I)
*[...] nelle cose che dopo lungo [[desiderio]] s'ottengono non truovano quasi mai gli uomini né la giocondità né la felicità che prima s'aveano immaginata [...]. (lib. VIII, cap. IX)
*[...] la [[difesa]] è, secondo la legge della natura, comune a tutti gli uomini e approvata dal sommo Iddio e dal consentimento di tutte le nazioni; nata insieme col mondo e duratura quanto il mondo, e alla quale non possono derogare né le leggi civili né le canoniche fondate in su la volontà degli uomini, e le quali, scritte in sulle carte, non possono derogare a una legge non fatta dagli uomini ma dalla stessa natura, e scritta scolpita e infissa ne' petti e negli animi di tutta la generazione umana. (lib. X, cap. VI)
*[...] la [[neutralità]] nelle guerre degli altri essere cosa laudabile, e per la quale si fuggono molte molestie e spese, quando non sono sì deboli le forze che tu abbia da temere la vittoria di ciascuna delle parti; perché allora ti arreca sicurtà, e bene spesso, la stracchezza loro, facoltà di accrescere il tuo stato. Né essere sicuro fondamento il non avere offeso alcuno, il non avere data giusta cagione di querelarsi; perché rarissime volte, e forse non mai, si raffrena dalla giustizia o dalle discrete considerazioni l'insolenza del vincitore; né reputarsi, per queste ragioni, meno ingiuriati i prìncipi grandi quando è negato loro quel che desiderano, anzi sdegnarsi contro a ciascuno che non séguita la volontà loro e che con la fortuna di essi non accompagna la fortuna propria. (lib. X, cap. VIII)
*[...] non è male alcuno nelle cose umane che non abbia congiunto seco qualche bene [...]. (lib. XII, cap. VII)
*[...] accade quasi sempre, per il giudicio corrotto degli uomini, che ne' re è più lodata la prodigalità, benché a quella sia annessa la rapacità, che la parsimonia congiunta con la astinenza della roba di altri. (lib. XII, cap. XIX)
*[...] non hanno gli uomini maggiore inimico che la troppa [[prosperità]], perché gli fa impotenti di se medesimi, licenziosi e arditi al male e cupidi di turbare il bene proprio con cose nuove. (lib. XIV, cap. I)
*[...] è considerato comunemente dagli uomini l'[[evento]] delle cose; per il quale, ora con laude ora con infamia, secondo che è o felice o avverso, si attribuisce sempre a consiglio quel che spesso è proceduto dalla fortuna. (lib. XIV, cap. IX)
*{{NDR|La [[pace]]}} è desiderabile e santa, quando assicura da' sospetti, quando non augumenta il pericolo, quando induce gli uomini a potersi riposare e alleggierirsi dalle spese; ma quando partorisse gli effetti contrari è, sotto nome insidioso di pace, perniciosa guerra; è, sotto nome di medicina salutifera, pestifero veleno. (lib. XV, cap. II)
*[...] i savi medici [...], quando i rimedi che si fanno per sanare la indisposizione degli altri membri accrescono la infermità del capo o del cuore, posposto ogni pensiero de' mali più leggieri e che aspettano tempo, attendono con ogni diligenza a quello che è più importante e più necessario alla salute dello infermo. (lib. XVI, cap. III)
*[...] più facilmente si induce a perdonare chi è offeso che a [[Restituzione|restituire]] chi possiede [...]. (lib. XVI, cap. III)
*[...] gli uomini si persuadono spesso che se si fusse fatta o non fatta una cosa tale sarebbe succeduto certo effetto, che se si potesse vederne la esperienza si troverebbeno molte volte fallaci simili giudizi. (lib. XVIII, cap. VIII)
*[...] è più presente la ingratitudine e la calunnia che la rimunerazione e la laude alle [[Buona azione|buone opere]] [...]. (lib. XVIII, cap. VII)
===Citazioni sulla ''Storia d'Italia''===
*Guicciardini è il primo vero storico che sciolga la storia dal collegamento con un determinato stato. Per la prima volta dà un quadro esatto della politica internazionale, non solo perché la conobbe e la comprese per pratica, ma perché non ne comunicò semplici frammenti come è inevitabile che accada in una storia territoriale. La reciproca dipendenza degli stati, il nesso della politica interna con quella estera, l'influenza delle operazioni militari su quelle politiche e viceversa – tutti questi tipici tratti della politica, specialmente di quella europea, il Guicciardini li ha fissati con mano sicura nelle linee imperiture della sua Storia d'Italia. ([[Eduard Fueter]])
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Consolatoria, Accusatoria, Defensoria''===
====''Consolatoria''====
<div align=right>Fatta di settembre 1527 a Finocchieto<br>tempore pestis.</div>
Io non mi maraviglio, Francesco, benché io ti cognosca di animo fermo e virile, che tu ti truovi ripieno di grandissimo dispiacere, perché sono concorsi in uno tempo medesimo troppi accidenti a perturbarti; né è solo la roba in che tu patisci, ma di più la grandezza, la degnità, e quello che io credo che ti pesi sopra tutte le cose, l'onore. Hai per la ruina del pontefice perduto la presidenzia di Romagna, luogo che ti dava grandissima utilità e tanta riputazione, che ogni uomo grande e nato in maggiore grado che privato, se ne sarebbe onorato; hai perduto uno pontefice che t'aveva singulare affezione, ma molto maggiore confidenzia, e che voleva che ordinariamente tu stessi apresso a lui e consigliassi e trattassi tutte le faccende importante e segrete dello stato, e ne' tempi della guerra t'aveva proposto a eserciti con tanta autorità che maggiore non aveva riservata a sé.
====''Oratio accusatoria''====
Non si doveva pregare più Dio di cosa alcuna, giudici, nessuna in questo tempo poteva essere più a proposito della republica, che esserci data occasione che questa nuova legge dell'accusare, ordinata con quello ardore che voi sapete di coloro che favoriscono la nostra libertà, fussi ne' suoi princìpi confermata con qualche notabile esempio; la quale poi che si è offerta più opportuna ancora e maggiore che non aremo saputo immaginare, non può essere dubio a persona che non consiglio ed opera alcuna di uomini, ma la divina voluntà e disposizione ce l'ha mandata.
====''Defensoria contra precedentem''====
Cognosco non essere conveniente, giudici, che chi si sente innocente e con la conscienzia purgata, tema o si perturbi per le accusazione false, perché debbe sperare che Dio giustissimo giudice sia suo protettore e defensore, né comporti che la verità sia suffocata dalle calunnie. Nondimeno queste cose insolite che mi si presentano innanzi agli occhi mi commuovono non mediocremente l'animo, vedendomi qui in mezzo di tanta multitudine, la quale tutta guarda me solo ed è testimone delle mie molestie; e che doppo una legge nuova, una nuova forma di cognoscere la causa ed udire le parte publicamente, io sia el primo chiamato in giudicio e riguardato da tutti quasi per esemplo, pieno di travagli abbia in pericolo tutto quello bene che ha e possa avere uno cittadino; e dove pochi mesi innanzi pareva che io avessi tanta felicità che fussi quasi invidioso agli amici, ora mi truovi sì afflitto che sia nonché altro, miserabile agli inimici.
===''Diario del viaggio in Spagna''===
Noi ci partimo di Firenze a dì 29 di gennaio 1511 e la sera andamo a Pistoia a casa Gualtieri Panciatichi, dove come fussimo trattati non accade riferire, perché el principio fu di qualità che se e' mezzi e gli effetti corrispondessino meriteremo troppa invidia.<br>
Da Pistoia ne venimo a dì 30 a Lucca discosto a Pistoia venti miglia, delle qualità della quale non possiamo molto parlare perché ne vedemo più fuora che drento, conciosiaché giunti per la via di Pescia alle mura, l'avemo a girare più che mezza innanzi che trovassimo la porta; nondimeno la terra ci parve maninconica, che è in piano ma molto sotto a' monti; el contado verso Pisa e Pescia è poco; distendesi verso Pietrasanta ed è buono e bene cultivato, e benché da quella banda fussi la pace di Ottaviano, pure vi si stette con poco riposo, perché tutta la notte sentimo campane e gridi di guardie non altrimenti che se fussimo in mezzo la guerra. A Dio piaccia ridurgli in termini che e' non abbino a pensare più alla guardia della terra; e la dichiarazione di queste parole si stenda a senno del savio nostro.
===''Memorie di famiglia''===
L'avere notizia de' maggiori suoi e massime quando e' sono stati valenti, buoni ed onorati cittadini, non può essere se non utile a' descendenti, perché è uno stimulo continuo di portarsi in modo che le laude loro non abbino a essere suo vituperio; e per questo rispetto io ho disposto fare qualche memoria delle qualità de' progenitori nostri, non tanto per ricordo mio, quanto ''etiam'' per coloro che hanno a venire; e faccendolo non per pompa ma per utilità, dirò la verità delle cose che mi sono venute a notizia, ''etiam'' de' difetti ed errori loro, acciò che chi leggerà s'accenda non solo a imitare le virtù che hanno avute, ma ''etiam'' a sapere fuggire e' vizi.
===''Storie Fiorentine dal 1378 al 1509''===
Nel 1378 sendo gonfaloniere di giustizia Luigi di messer Piero Guicciardini successe la novità de' Ciompi, di che furno autori gli otto della guerra, e' quali per essere stati raffermati più volte in magistrato, s'avevano recata adosso grande invidia e grande contradizione da' cittadini potenti, e per questo si erano rivolti a' favori della moltitudine; e però procurorono questo tumulto, non perché e' Ciompi avessino a essere signori della città ma acciò che col mezzo di quegli, sbattuti e' potenti ed inimici sua loro rimanessino padroni del governo.
==Citazioni su Francesco Guicciardini==
*È storiografo diligente e dal quale, a mio parere, con più esattezza che da qualsiasi altro, si può apprendere la verità sugli affari del suo tempo: del resto nella maggior parte di essi è stato attore lui stesso, e in posizione onorevole. Non c'è alcun indizio che per odio, adulazione o vanità, abbia travisato le cose: e di ciò fanno fede i liberi giudizi che dà dei grandi, e specialmente di coloro dai quali era stato portato avanti e rivestito di cariche, come del papa Clemente VII. Quanto alla parte di cui sembra voler farsi più forte, cioè le digressioni e i ragionamenti, ce ne sono di buoni, e ricchi di bei tratti; ma se n'è troppo compiaciuto. Di fatto, per non voler tralasciare nulla, avendo in mano un argomento così ricco ed ampio, e quasi infinito, diventa prolisso e sa un po' di chiacchiera scolastica. Ho notato anche questo, che di tanti animi e di tanti fatti che giudica, di tanti impulsi e disegni, non ne attribuisce mai neppure uno alla virtù, allo scrupolo e alla coscienza, come se tali qualità fossero completamente estinte nel mondo; e di tutte le azioni, per quanto belle appaiano in se stesse, ne rimanda la causa a qualche movente vizioso o a qualche mira d'interesse. È impossibile immaginare che nell'infinito numero di azioni che giudica, non ve ne sia stata qualcuna compiuta per un giusto motivo. Nessuna corruzione può aver soggiogato gli uomini tanto universalmente che qualcuno non sfugga al contagio; questo mi fa temere che ci sia qui un po' del vizio del suo temperamento; e può essere accaduto che egli abbia giudicato gli altri secondo se stesso. ([[Michel de Montaigne]])
*Francesco Guicciardini [...] nello storiare pochi ebbe eguali, superiore nessuno. Egli con ragione reputar si può lo Zenofonte Fiorentino, per aver descritte con somma maestria quelle cose, nel governo delle quali ebbe gran parte. Comeché vivesse in tempi dissoluti e tirannici insieme, pure concepì la nobile idea di censurare non solo i privati cittadini, ma anche i Principi, assolvendo questo, quell'altro dannando, colle laudi esaltando le virtù de' pochi inorrotti animi, e in abbominio ponendo la fellonesca depravazione dell'universale. ([[Francesco Lomonaco]])
*Il Guicciardini è forse il solo storico tra i moderni, che abbia e conosciuti molto gli uomini, e filosofato circa gli avvenimenti attenendosi alla cognizione della natura umana, e non piuttosto a una certa scienza politica, separata dalla scienza dell'uomo, e per lo più chimerica, della quale si sono serviti comunemente quegli storici, massime oltramontani ed oltramarini, che hanno voluto pur discorrere intorno ai fatti, non contentandosi, come la maggior parte, di narrarli per ordine, senza pensare più avanti. ([[Giacomo Leopardi]])
*In Guicciardini è costante il timore di quel teorizzare che per essere troppo generale scivola nell'astrattezza e non riesce più a connettere la realtà con i {{sic|principî}}. [[Niccolò Machiavelli|Machiavelli]], nonostante il suo richiamo alla «realtà effettuale» aveva troppo amato la generalizzazione astratta; Guicciardini è preoccupato di conservare l'umiltà di fronte ai fatti, che sono gli unici a noi cogniti e rappresentano per noi l'unico mezzo di orientamento. ([[Eugenio Garin]])
*Le profonde somiglianze del pensiero del Guicciardini con quello del Machiavelli sono state rilevate così di frequente che vana sarebbe ogni insistenza in proposito: non inutile, invece, notare quanto il consueto paragone fra i due nuoccia piuttosto che giovare alla comprensione dell'atteggiamento guicciardiniano, a proposito del quale troppo si è insistito sulla valutazione del «particulare» quasi segno di mentalità analitica e scarsamente costruttiva. ([[Eugenio Garin]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Francesco Guicciardini, ''[[s:Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio|Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio]]'', in ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE7155872 Scritti politici e ricordi]'', a cura di Roberto Palmarocchi, Laterza, Bari, 1933.
*Francesco Guicciardini, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/g/guicciardini/consolatoria_accusatoria_e_defensoria/pdf/consol_p.pdf Consolatoria, Accusatoria, Defensoria]'', in ''Autodifesa di un politico'', Laterza, tratte dall'edizione Palmarocchi in F. Guicciardini "Scritti autobiografici e non", Laterza, Bari, 1936, pp 164-281.
*Francesco Guicciardini, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/g/guicciardini/diario_del_viaggio_in_spagna/pdf/diario_p.zip.pdf Diario del viaggio in Spagna]'', Edizioni Studio Tesi, Pordenone, 1993. ISBN 8876924272
*Francesco Guicciardini, ''[[s:Discorsi politici (Guicciardini)|Discorsi politici]]'', in ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE7155872 Scritti politici e ricordi]'', a cura di Roberto Palmarocchi, Laterza, Bari, 1933.
*Francesco Guicciardini, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE7010023 Scritti autobiografici e rari]'', a cura di Roberto Palmarocchi, Laterza, Bari, 1936.
*Francesco Guicciardini, ''[[s:Scritti minori (Guicciardini)|Scritti minori]]'', in ''Scritti politici e ricordi'', cit.
*Francesco Guicciardini, ''[[s:Ricordi (Guicciardini)|Ricordi]]'', in ''Scritti politici e ricordi'', cit.
*Francesco Guicciardini, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/g/guicciardini/memorie_di_famiglia/pdf/memori_p.pdf Memorie di famiglia]'', in ''Opere'', a cura di Roberto Palmarocchi, Laterza, Bari, 1933.
*Francesco Guicciardini, ''[http://www.bibliotecaitaliana.it/testo/bibit000136 Storia d'Italia]'', a cura di Silvana Seidel Menchi, Giulio Einaudi editore, Torino, 1971.
*Francesco Guicciardini, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/g/guicciardini/storie_fiorentine_dal_1378_al_1509/pdf/guicciardini_storie_fiorentine.pdf Storie Fiorentine dal 1378 al 1509]'', Edizioni Edipem, Novara, 1974.
==Altri progetti==
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===Opere===
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Marcella Medici (BEIC)
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[[File:Ritratto di Francesco Guicciardini.jpg|miniatura|Francesco Guicciardini]]
'''Francesco Guicciardini''' (1483 – 1540), scrittore, storico e politico italiano.
==Citazioni di Francesco Guicciardini==
*Andò all'esercito Lodovico Sforza, e con lui [[Beatrice d'Este|Beatrice]] sua moglie, che gli era assiduamente compagna non manco alle cose gravi che alle dilettevoli.<ref>Storia d'Italia Volume 1, di Francesco Guicciardini, Giovanni Rosini, 1843, Borroni e Scotti, p. 144.</ref>
*{{NDR|[[Ludovico il Moro]]}} principe vigilantissimo e d'ingegno molto acuto.<ref>Delle istorie d'Italia di Francesco Guicciardini, Francesco Guicciardini, per Niccolò Conti, 1818, p. 10.</ref>
*{{NDR|Ludovico il Moro}} non manco timido nell'avversità, che immoderato nelle prosperità, come quasi sempre è congiunta in un medesimo soggetto l'insolenza con la timidità, dimostrava con inutili lagrime la sua viltà. <ref>Delle istorie d'Italia di Francesco Guicciardini, Francesco Guicciardini, per Niccolò Conti, 1818, p. 191.</ref>
*{{NDR|Ludovico il Moro}} Se bene e' fu signore di grande ingegno e valente uomo, e così mancassi di crudeltà e di molti vizii che sogliono avere i tiranni, e potessi per molte considerazioni essere chiamato uomo virtuoso, pure queste virtù furono oscurate e coperte da molti vizii; perché e' fu disonesto nel peccato della sodomia, e come molti dissono, ancora da vecchio non meno paziente che agente; fu avaro, vario, mutabile, e di poco animo; ma quello perché trovò meno compassione fu una ambizione infinita, la quale, per essere arbitro di Italia, lo constrinse a fare passare il re Carlo e empiere Italia di barbari.<ref>Opere inedite di Francesco Guicciardini etc, Storia fiorentina, dai tempi di Cosimo de' Medici a quelli del gonfaloniere Soderini, 3, 1859, p. 217</ref>
===Attribuite===
*Ché se tu fiderai nelli italiani, sempre aurai delusione.
:{{NDR|[[Citazioni errate|Citazione errata]]}} Questa frase viene attribuita da [[Gianni Brera]] a Francesco Guicciardini, che in realtà non pronunciò né scrisse mai queste parole. Brera utilizzò questa citazione in varie opere di natura storica e in vari articoli.<ref>Da ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1984/08/01/nella-dannata-piscina-picchia-solo-moby-dick.html Nella dannata piscina picchia solo Moby Dick]'', ''la Repubblica'', 1º agosto 1984.</ref><ref>Da ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1986/11/21/la-mascotte-diviso-tre.html La mascotte diviso tre]'', ''la Repubblica'', 21 novembre 1986.</ref> Il giornalista ammise di essersi inventato la citazione in questo pezzo tratto da un suo articolo: «Il ragazzino Campanella crotonese come Milone! consola il cronista di ogni sconsiderata nequizia commessa in pedata e lo esime per una volta dal parafrasare ser Francesco Guicciardini, al quale ha fatto dire ormai da molti anni: Che se tu fiderai nelli italiani, sempre aurai delusione.»<ref>Da ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1988/09/20/quelle-omeriche-risate.html Quelle omeriche risate]'', ''la Repubblica'', 20 settembre 1988, p. 3.</ref>
==''Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio''==
===[[Incipit]]===
Nel primo Discorso è vera la distinzione che tutte le città sono edificate o da forestieri o da uomini nativi del luogo, ed in questo secondo membro cade [[Venezia|Vinegia]] ed [[Atene]]; cadeci ancora [[Roma]], ma diversamente da Atene e da Vinegia, perché queste furono edificate dagli incoli per necessità di avere o uno ricetto sicuro o uno reggimento commune, ma Roma, sanza alcuna di queste necessità, fu più presto edificata come colonia di Alba, cioè da uomini o albani o sudditi allo imperio di Alba, per amore di quelli luoghi dove erano nutriti, o per ambizione di reggersi per sé stessi; né può Roma per rispetto di [[Enea]] applicarsi al membro de' forestieri, perché è uno cercare le origine troppo da lontano, le quali non s'hanno a referire a' primi antecessori di chi ha edificato.
===Citazioni===
*El principale fondamento della potenzia e ricchezze della [[città]] è avere grosso populo: e male può ingrossare di populo una città che sia posta in luogo sterile, se già non ha la aria molto generativa, come [[Firenze]], o la opportunità del mare, come Vinegia; e però è meglio porsi in paese fertile, perché più facilmente vi concorrono gli abitatori; ma quando fussi possibile fermare abitatori assai in uno sito, io non dico al tutto sterile, ma non grasso, non è dubio che più conferirebbe a farlo virtuoso la necessità del provedersi che le buone legge; perché quelle si possono variare dalla voluntà degli uomini, ma la necessità è una legge ed uno stimulo continuo. E questa indirizzò bene Roma, la quale, se bene posta in paese fertile, ''tamen'' per non avere contado ed essere cinta di populi potenti, fu forzata allargarsi con la virtù delle arme e con la concordia; e questo si discorre non in una città che voglia vivere alla filosofica, ma in quelle che vogliono governarsi secondo el commune uso del mondo, come è necessario fare, altrimenti sarebbono, essendo debole, oppresse e conculcate da' vicini. ([[s:Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro primo/Capitolo I|cap. I]])
*Nel governo del popolo è di buono, che mentre dura non vi è tirannide; possono più le legge che gli uomini; ed el fine di tutte le deliberazione è riguardare al bene universale. Di male vi è, che el popolo per la ignoranzia sua non è capace di deliberare le cose importante, e però presto periclita una republica che rimette le cose a consulta del popolo; è instabile e desideroso sempre di cose nuove, e però facile a essere mosso ed ingannato agli uomini ambiziosi e sediziosi; batte volentieri e' cittadini qualificati, che gli necessita a cercare novità e turbazione. ([[s:Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro primo/Capitolo II|cap. II]])
*È vero che, e nello ordinare una republica ed in ogni altra faccenda, si debbe ordinare le cose in modo che chi volessi fare [[Bene e male|male]], non possa, non perché sempre tutti gli uomini siano cattivi, ma per provedere a quelli che fussino cattivi; e s'ha a considerare in questa materia, che gli uomini tutti sono per natura inclinati al [[Bene e male|bene]], ed a tutti, ''data paritate terminorum'', piace più el bene che 'l male; e se alcuno ha altra inclinazione, è tanto contro allo ordinario degli altri e contro a quello primo obietto che ci porge la natura, che più presto si debbe chiamare monstro che uomo. ([[s:Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro primo/Capitolo III|cap. III]])
*E per venire a' particulari secondo l'ordine del Discorso, dico che a uno tiranno di una città, ed a ogni principe, sono utilissime le [[Fortezza|fortezze]] in quella città, perché né el popolo né gli inimici particulari, vedendo el principe sicuro nella fortezza sua, non possono per ogni leggiere occasione fare movimento; perché è difficile farlo in modo che si amazzi el principe con tutta la sua progenie; non facile avere le forze ed e' soccorsi preparati in modo che si possa rinchiudere o pigliare la fortezza sì presto che el principe non abbia tempo a ripigliare la terra con gente nuove introdotte per la fortezza. ([[s:Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro secondo/Capitolo XXIV|cap. XXIV]])
===[[Explicit]]===
Però conchiuggo che quando Roma non fu corrotta, che le prorogazione degli imperi e la continuazione del consulato, la quale ne' tempi difficili usarono molte volte, furono cosa utile e santa; ma corrotta la città, sursono le battaglie civili ed e' semi delle tirannide, ''etiam'' sanza la prorogazione degli imperi. E però si può conchiudere, che se non fussino state anche le prorogazione, non sarebbe mancato né a Cesare né agli altri che occuporono la republica, né pensiero né facultà di travagliarla per altra via.
==''Discorsi politici''==
===[[Incipit]]===
Massimiano re de' romani, innanzi che fussi fatta la lega di Cambrai, nella dieta di Costanza, sotto titulo di rimettere Massimiano Sforza, ricercava e' viniziani di lega per venire in Italia per la corona dello imperio ed a' danni de' franzesi, allora signori di Milano, offerendo loro partiti grandi. Trattavasi nel senato suo ''quid agendum''; fu parlato da uno senatore per la parte affermativa in questo modo:<br>
Tutta la difficultà di questa consulta, onorevoli senatori, consiste in considerare se el re de' romani si unirà co' franzesi in caso che noi rifiutiamo le dimande sue; perché avendo noi ora pace piacevole ed onorevole ed anche assai sicura, nessuna ragione può essere bastante a farci pigliare una guerra di travaglio e spesa assai, ogni volta che noi non dubitiamo che loro si unischino.
===Citazioni===
*Gli uomini non sono tutti savi, anzi la maggiore parte non sono savi; e chi ha a fare pronostico delle deliberazione di altri, non debbe tanto andare con la misura di quello che ragionevolmente doverrebbe fare uno savio, quanto con la misura del cervello, natura ed altre condizione di chi ha a deliberare; e chi procede altrimenti spesso si inganna. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/I. - In favore della lega proposta da Massimiliano alla republica di Venezia|cap. I]])
*Io confesso, onorevoli senatori, essere officio vostro e di tutti e' governatori delle republiche, ancora che la [[Pace e guerra|pace]] sia cosa santissima e desideratissima, non però lasciarsi tanto abbagliare dalla dolcezza sua, che per paura di non la perdere si entri in maggiori [[Pace e guerra|guerre]] e pericoli, che non sarebbe entrato chi non l'avessi amata troppo; e nondimanco ricordo che per ogni timore o sospetto non si debbe pigliare le arme, e per ogni paura di non avere guerra, entrare nella guerra, perché chi fa così, spesso, per fuggire pericolo, sanza bisogno entra in pericolo; e non essendo mai pace alcuna tanto sicura, né tanto ferma che manchi di qualche timore di guerra, chi procedessi con questa regola non starebbe mai in pace; anzi entrando di guerra in guerra per desiderio di avere la pace, non la arebbe mai. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/II. - Sullo stesso argomento. In contrario per la opinione negativa che prevalse|cap. II]])
*E chi è uso alle faccende e maneggi grandi, ed ha travagliato a' suoi dì assai come lui, non può desperare di non vedere [[varietà]] nelle cose del mondo, perché le sono use a variare pure troppo spesso. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/II. - Sullo stesso argomento. In contrario per la opinione negativa che prevalse|cap. II]])
*In effetto a me non pare che per uno sospetto di guerra incerta debbiamo pigliare una guerra certissima, né per desiderio di guadagnare debbiamo entrare in infinite spese e pericoli, né sanza manifesta necessità mancare alla fede nostra e crescere ogni dì la opinione che siamo troppo ambiziosi e cupidi di occupare quello di altri. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/II. - Sullo stesso argomento. In contrario per la opinione negativa che prevalse|cap. II]])
*Se bene el desiderio di sapere le cose future, massime quando sono di molta importanzia, è tanto naturale a tutti li omini, che continuamente li sprona andarle investigando e cercando di conietturarle, da altro canto le vanno sì variando fuori della opinione di tutti, che li è più tosto da maravigliarsi di quelli che mossi dallo appetito della natura le vanno curiosamente ricercando, che di coloro che per desperazione di poterle aggiugnere ne levano ogni pensiero. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/IV. - Sulle mutazioni seguite dopo la battaglia di Ravenna|cap. IV]])
*Sono le nature molto diverse: li [[Spagna|spagnoli]] omini temperati e maturi e pazientissimi di ogni disagio; li [[Inghilterra|inghilesi]] bestiali, disordinati, non atti a durare lungamente fatica, e consumatori di molte vettovaglie. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/IV. - Sulle mutazioni seguite dopo la battaglia di Ravenna|cap. IV]])
*Io non mi maraviglio più che nelle cose dubie si truovino tante questione e contrarietà di opinione tra gli antichi scrittori, poi che io veggo che e' non manca chi vogli in una cosa tanto chiara mettere disputa. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/V. - Se 'l Gran Capitano debbe accettare la impresa di Italia|cap. V]])
*[...] nessuno dispiacere può essere maggiore negli uomini grandi e che si conoscono virtuosi, che non avere facultà di mostrare quello che e' sono, e che con danno di altri le virtù loro stieno oscure. Né ha anche la natura dati tanti ornamenti a uno uomo perché li stieno sepulti, ma perché con quelli giovi alli altri; e però chi si tiene sufficiente e non si vuole mostrare quando ne ha commodità, manca non solo a sé medesimo, ma a tutta la generazione umana, ed è da essere comparato a uno avaro che tiene e' sua tesori occulti nella cassa sanza profittarne a sé o a altri. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/V. - Se 'l Gran Capitano debbe accettare la impresa di Italia|cap. V]])
*[...] e ricordatevi che gli è maggiore difficultà venire di uno grado basso a uno mediocre, che non è da uno mediocre venire a uno sommo [...]. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/V. - Se 'l Gran Capitano debbe accettare la impresa di Italia|cap. V]])
*[...] non si potendo ottenere le cose grande sanza qualche pericolo, si debbono le imprese accettare ogni volta che la speranza è maggiore che la paura. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/V. - Se 'l Gran Capitano debbe accettare la impresa di Italia|cap. V]])
*Le diversità delle opinioni, Gran Capitano, e le dispute che vi si fanno, sogliono piacere a chi ha a fare la resoluzione, perché chi ode le ragione contrarie suole meglio discernere la verità, né anche debbono dispiacere alle parte, quando la sorte dà loro prudente giudice e che le si oppongono non per proprio interesse, ma principalmente per amore del vero. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/VI. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. VI]])
*Dilettasi qualche volta la [[fortuna]] di fare simili tratti, ed è proprio lo esercizio suo di bassi fare grandi e di grandi ridurre a grado piccolo; e quanto più l'ha pel passato favorite le virtù vostre, tanto più è da dubitarne, perché el costume suo è di non stare mai ferma con uno medesimo, e rarissimi si truovano coloro a' quali la sia stata continuamente propizia. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/VI. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. VI]])
*Ma al riscontro si scuoprono a difesa dello stato di Milano e' [[Svizzera|svizzeri]], nazione fiera, bellicosa, esercitata nelle arme e di animo grande, e che altra volta ha avuto in questa impresa medesima vittoria de' franzesi, ed a quale pare nella difesa di Milano trattare una causa sua propria, perché in verità nel defenderlo consiste grandissimo interesse di quella nazione per gloria, per utilità e securtà sua. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/VII. - Sulla discesa di Francesco I in Italia nel 1515|cap. VII]])
*[...] lo implicarsi ne' pericoli e spese presente o per interesse di altri o per fuggire le spese ed e' pericoli futuri, non è uficio di savi, e' quali sogliono ponere questa regola, che uno de' potenti rimedi che siano contra e' mali, è allungare quanto si può, perché el tempo per sé stesso porta seco spesso accidenti che te ne liberano. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/VIII. - Sulla proposta fatta ai Veneziani d'entrare nella lega contro i Francesi|cap. VIII]])
*[...] la esperienzia insegna a chi ha cervello capace a imparare, ma a' [[Francia|franzesi]] che sono di natura impazientissimi e poco consideratori delle cose, e che non sanno vivere altrimenti che a caso, nessuna esperienzia gli farà pigliare la pazienzia, né mai nelle loro azioni riceveranno lo ordine e la maturità, perché la natura non glielo consente [...]. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/IX. - Sullo stesso argomento. In contrario per la opinione che prevalse|cap. IX]])
*È uficio di chi governa le città fuggire le [[Guerra|guerre]] quanto si può, ma appartiene anche alla sapienzia loro anticipare una guerra molesta e pericolosa per fuggirne una più molesta e più pericolosa [...]. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/X. - Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V ai Veneziani|cap. X]])
*[...] io consiglio che più tosto di presente si pigli una guerra molesta e pericolosa, che la si differisca a altro tempo, per averla con molestia e pericolo sanza comparazione molto maggiore. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/X. - Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V ai Veneziani|cap. X]])
*Del resto di Italia non accade parlare, perché tutto depende dal papa {{NDR|[[Papa Clemente VII|Clemente VII]]}}, el quale è sì timido ed irresoluto, che più presto si lascia andare alla morte certa, che volere correre pericolo di morire, ed in effetto non è per muoversi se non a partiti sicurissimi, cioè in caso che si muovino franzesi e tutto el mondo. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XI. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XI]])
*Però chi al presente si priva di uno bene, o si sottomette in uno male per paura di quello che ha a venire, si inganna spesso, perché molte volte quello di che dubitava non viene, e si truova sanza proposito per timore vano ed incerto avere patito di presente. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XI. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XI]])
*[...] bisogna che el [[principe]] abbia [[Prudenza|prudenzia]] e [[virilità]] [...]. La prudenzia bisogna, perché, poi che è in caso che è necessitato o incorrere nel [[pericolo]] o cacciarlo con pericolo, non solo per discernere el remedio, ma eziandio per considerare la natura de' pericoli, e quale è minore e quale fa manco mali effetti, perché sarebbe pazzia per fuggire uno pericolo incerto, correre in uno pericolo certo, per fuggire uno pericolo di uno male, pigliare uno remedio che fussi equalmente pericoloso, ma di maggiore male; bisogna la virilità, per non avere più paura che si convenga de' pericoli che tu vuoi cacciare, e perché quando siamo in caso che è bene usare uno rimedio pericoloso, che la timidità non ti ritenga e faccia che o el rimedio che tu vuoi usare ti paia più pericoloso che non è in verità, o che per non entrare in uno pericolo presente, tu lasci più tosto per differire venire lentamente addosso el male maggiore. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XII. - Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V a Clemente VII|cap. XII]])
*A deliberare adunche se si debbe pigliare impresa per opporsi a uno grave pericolo, non s'ha a considerare quale sia maggiore, o el male che aresti opponendoti e perdendo, o el male che sei per avere non ti opponendo, ma si debbe considerare quale sia più certo; e quando tu vedi che non ti opponendo arai al certo male grande, ed opponendoti potrà essere che ti liberrai dal male, ma non ti liberando arai maggiore male che se non ti fussi opposto, io dico che in questo caso hai a opporti ed a volere più presto correre el pericolo di maggiore male per la speranza di poterti liberare, che aspettare el male minore sanza speranza alcuna di poterlo fuggire; presupponendo però che ''etiam'' in questo caso el male che tu aspetti sia grande, perché se fussi uno piccolo male, è articolo che ricerca altre considerazione, nelle quali io non entro perché non è necessario a' termini nostri. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XII. - Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V a Clemente VII|cap. XII]])
*Ricordo bene che quando el dubio del capitare male sia pari e provedendo e non provedendo, che è meglio provedere, perché aspettare la morte sanza provisione in contrario è una somma ignavia e da lasciare di sé una memoria infame; sanza che, a chi non si aiuta né Dio suole, né la fortuna può aiutare, ma a chi si aiuta Dio ha compassione, e la fortuna amore, e spesso a chi audacemente si getta ne' pericoli, fa succedere, contro a ogni ragione ed ogni speranza, effetti felicissimi. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XII. - Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V a Clemente VII|cap. XII]])
*Ricordisi Vostra Santità che la grandezza della Chiesa è nelle arme spirituali, e che le sue arme [[Potere temporale|temporali]] valsono sempre poco. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIII. - Ragioni che consigliano a Clemente VII di accordarsi con Carlo V|cap. XIII]])
*[...] e se non si può vivere con le qualità e con la autorità che l'uomo desidera, non per questo [[Suicidio|volere morire]]. Perché oltre che la vita è meglio che la morte, possono facilmente tornare de' tempi e degli accidenti, che a chi sarà morto non faranno frutto alcuno, ma a chi fussi ancora vivo restituirebbono la sua degnità. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIII. - Ragioni che consigliano a Clemente VII di accordarsi con Carlo V|cap. XIII]])
*[...] della bontà sua io non voglio parlare, non sendo conveniente parlare di uno tanto [[principe]] altro che con somma reverenzia, né voglio dire che la grandezza non sta troppo bene con la conscienzia, e che ogni principe può più facilmente essere buono principe che buono uomo. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
*Le cose del mondo hanno questa condizione o vogliàno dire circulo: che sempre quello che è, ha similitudine col passato, e quello che sarà, sarà simile a quello che è stato. È diverso nelle superficie e ne' colori, ma simile nelli intrinsechi e sustanzialità [...]. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
*E lasciate da canto le ragione generale che sono: che gli effetti delle [[Guerra|guerre]] sono dubii; che spesso la vittoria è da chi pareva inferiore; che molte volte uno piccolo accidente, uno piccolo caso fa variazione ed effetti di momento grandissimo; che nessuno ha la fortuna in potestà, e che chi la ha avuto lungamente propizia e serena, non solo non si può promettere che l'abbia a continuare, ma ancora ha da temere più che gli altri della mutazione di quella, e tanto più quanto più eccessivamente è stata favorevole, perché el solito suo è sempre stato ed è e sarà di essere incerta, inconstante ed instabile [...]. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
*Gli uomini che per non cognoscere le difficultà ed e' pericoli, giudicano facile le imprese difficile, sono imprudenti, né hanno nome di [[Animosità|animosi]] ma di bestiali, perché animoso è quello che vede e' pericoli ma non gli teme più che si convenga; e questa è la differenzia tra due savi, de' quali l'uno è animoso, l'altro è timido: che l'uno e l'altro prevede e' pericoli, ma el timido mette per certi quelli che sono dubii, e gli pare già vedere in atto tutti quelli che considera che possono accadere; lo animoso [...] nel pigliare le deliberazione non presuppone tutti e' pericoli per certi, anzi ne abatte quella parte che gli pare che con qualche speranza si possa abattere. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
*[...] lo sforzarsi e fare ogni conato per non andare in [[servitù]], è cosa virile e degna di uomo, ed el contrario è pieno di eterna infamia ed ignominia. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
*[...] la troppa [[Prudenza|prudenzia]] è imprudenzia nelle difficultà, ed in fatto merita di essere chiamato prudente così colui che, quando la natura delle cose lo ricerca, sa rimettersi in qualche parte alla potestà della fortuna, come chi sa eleggere e' partiti sicuri, quando la sicurtà si può avere. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
===[[Explicit]]===
Però el rimedio unico a tanto male è anticipare lo accordo; differendo, andate manifestamente al sacco. El papa, poi che con altro modo non può provedere a tanto pericolo, né salvarvi se anche voi non vi volete salvare, desidera almanco essere giustificato con Dio e con tutto el mondo, e particularmente con voi e con le pietre di questa città.
==''Ricordi''==
===[[Incipit]]===
<div style="text-align:right; font-size:90%; line-height:1.4;margin-bottom:1em;">Se bene lo [[ozio]] solo non fa ghiribizzi,<br />pure male si fanno e' ghiribizzi sanza ozio.</div>
1. Quelli cittadini che appetiscono [[onore]] e [[gloria]] nella città sono laudabili ed utili, pure che non la cerchino per via di sètte e di usurpazione, ma con lo ingegnarsi di essere tenuti buoni e prudenti, e fare buone opere per la patria; e Dio volessi che la republica nostra fussi prima di questa ambizione. Ma perniziosi sono quelli che appetiscono per fine suo la [[grandezza]], perché chi la piglia per idolo, non ha freno alcuno né di giustizia, né di onestà, e farebbe uno piano di ogni cosa per condurvisi.
===Citazioni===
*Se di alcuno si intende o legge che sanza alcuno suo commodo o interesse ami più el [[Bene e male|male]] che el [[Bene e male|bene]], si debbe chiamare bestia e non uomo; poi che manca di quello appetito che naturalmente è commune a tutti gli uomini. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 4)
*Tre cose desidero vedere innanzi alla mia morte, ma dubito, ancora che io vivessi molto, non ne vedere alcuna: uno vivere di republica bene ordinato nella città nostra, [[Italia]] liberata da tutti e' barbari, e liberato el mondo dalla tirannide di questi scelerati [[Prete|preti]]. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 14)
*Molto maggiore piacere si truova nel tenersi le voglie [non] oneste che nel cavarsele; perché questo è breve e del corpo; quello, raffreddo che sia un poco lo appetito, è durabile e dell'animo e conscienzia. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 17)
*La calcina con che si murano gli stati de' [[Tiranno|tiranni]] è el sangue de' cittadini; però doverebbe sforzarsi ognuno che nella città sua non s'avessino a murare tali palazzi. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 20)
*È da desiderare più l'onore e la [[Reputazione|riputazione]] che le [[ricchezza|ricchezze]]; ma perché oggidì sanza quelle, male si ha o conserva la riputazione, debbono gli uomini virtuosi cercare non d'averne immoderatamente, ma tante che basti allo effetto di avere o conservare la riputazione ed autorità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 18)
*Non combattete mai con la [[religione]], né con le cose che pare che dependono da Dio; perché questo obietto ha troppa forza nella mente degli sciocchi. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 31)
*Non puoi secondo el vivere del mondo avere maggiore felicità che vederti lo [[Nemico|inimico]] tuo prostrato innanzi in terra ed a tua discrezione; e però per avere questo effetto non si debbe pretermettere niente. La felicità grande consiste in questo; ma maggiore ancora è la gloria in usare tanta fortuna laudabilmente, cioè essere clemente e perdonare; cosa propria degli animi generosi ed eccelsi. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 34)
*Più tengono a memoria gli uomini le [[Ingiuria|ingiurie]] che e' [[Beneficio|benefici]]; anzi quando pure si ricordano del beneficio, lo reputano minore che in fatto non fu, persuadendosi meritare più che non meritano; el contrario si fa della ingiuria, che duole a ognuno più che ragionevolmente non doverria dolere [...]. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 41)
*Ingegnatevi avere degli [[amicizia|amici]], perché sono buoni in tempi, luoghi e casi che tu non penseresti [...]. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 44)
*Osservai quando ero imbasciadore in Spagna apresso al re [[Ferdinando II d'Aragona|don Ferrando d'Aragona]], principe savio e glorioso, che lui, quando voleva fare una impresa nuova o altra cosa di importanza, non prima la publicava e poi la giustificava, ma si governava pel contrario; procurando artificiosamente in modo che, innanzi che si intendessi quello che lui aveva in animo, si divulgava che el re per le tali ragione doverrebbe fare questo; e però publicandosi poi lui volere fare quello che già prima pareva a ognuno giusto e necessario, è incredibile con quanto favore e con quanta laude fussino ricevute le sue deliberazione. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 51)
*Non disegnate in su quello che non avete, né spendete in su' guadagni futuri, perché molte volte non succedono. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 56)
*La [[grandezza]] di stato è desiderata universalmente, perché tutto el bene che è in lei apparisce di fuora, el male sta drento occulto; el quale chi vedessi non arebbe forse tanta voglia, perché è piena sanza dubio di pericoli, di sospetti, di mille travagli e fatiche; ma quello che per avventura la fa desiderabile anche agli animi purgati è lo appetito che ognuno ha di essere [[Superiorità|superiore]] agli altri uomini, atteso massime che in nessuna altra cosa ci possiamo assimigliare a Dio. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 60)
*Non è dubio che quanto l'uomo più [[Senilità|invecchia]], più cresce la [[avarizia]]; si dice communemente esserne causa perché lo animo diminuisce; ragione che non mi è troppo capace, perché è bene ignorante quello vecchio che non cognosce che sempre con la età si diminuisce el bisogno. Ed inoltre veggo che ne' vecchi si augumenta al continuo, cioè in molti la lussuria, dico lo appetito, non le forze, la crudeltà e gli altri vizi; però credo che la ragione possi essere che l'uomo quanto più vive tanto più si abitua alle cose del mondo ed ''ex consequenti'' più le ama. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 63)
*Non si può biasimare lo appetito di avere [[figlio|figliuoli]], perché è naturale, ma dico bene che è spezie di felicità el non ne avere, perché eziandio chi gli ha buoni e savi ha sanza dubio molto più dispiacere di loro che consolazione. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 66)
*Si vede per esperienzia che e' [[Padrone|padroni]] tengono poco conto de' [[Servitù|servidori]], e per ogni suo interesse o appetito gli mettono da parte, o gli strascinano sanza rispetto; però sono savi e' servidori che fanno el medesimo verso e' padroni, conservando però sempre la fede sua e l'onore. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 69)
*Credino e' giovani che la [[Esperienza|esperienzia]] insegna molto, e più ne' cervelli grandi che ne' piccoli; e chi lo considerassi ne troverebbe facilmente la ragione. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 70)
*Quando ti viene la occasione di cosa tu [[desiderio|desideri]], pigliala sanza perdere tempo; perché le cose del mondo si variano tanto spesso che non si può dire d'avere la cosa insino non l'hai in mano. E per la medesima ragione quando ti è proposto qualche cosa che ti dispiace, cerca differire el più che puoi, perché a ogni ora si vede che el tempo porta accidenti che ti cavano di queste difficultà: e così s'ha intendere quello proverbio che si dice avere in bocca e' savi: che si debbe godere el beneficio del tempo. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 76)
*El medesimo [[Publio Cornelio Tacito|Cornelio Tacito]] a chi bene lo considera, insegna per eccellenzia come s'ha a governare chi vive sotto e' tiranni. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 79)
*È differenzia da avere e' sudditi disperati a avergli malcontenti, perché quegli non pensano mai a altro che a mutazione, e le cercano ancora con suo pericolo; questi, se bene desiderano cose nuove, non invitano le occasione, ma le aspettano. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 84)
*Credono molti che uno [[Saggezza|savio]], perché vede tutti e' pericoli, non possa essere animoso; io sono di opinione contraria, che non possa essere savio chi è [[Timidezza|timido]], perché già manca di giudicio chi stima el pericolo più che non si debbe. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 90)
*Erra chi dice che le [[Letteratura|lettere]] guastano e' cervelli degli uomini, perché è forse vero in chi l'ha debole; ma dove lo truovano buono, lo fanno perfetto, perché el buono naturale congiunto col buono accidentale fa nobilissima composizione. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 91)
*Non potete avere maggiore virtù che tenere conto de l'[[onore]], perché chi fa questo non teme e' pericoli, né fa mai cosa che sia brutta; però tenete fermo questo capo, e sarà quasi impossibile che tutto non vi succeda bene: ''expertus loquor''. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 105)
*Mi è stato sempre difficile a credere che Dio abbia a permettere che e' figliuoli del duca [[Ludovico il Moro|Lodovico]] abbino a godere lo stato di Milano, non tanto perché lui lo usurpò sceleratamente, quanto che, per fare questo, fu causa della servitù e ruina di tutta Italia, e di tanti travagli seguiti in tutta la cristianità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 107)
*Le cose [[passato|passate]] fanno lume alle future, perché el mondo fu sempre di una medesima sorte, e tutto quello che è e sarà è stato in altro tempo, e le cose medesime ritornano, ma sotto diversi nomi e colori; però ognuno non le ricognosce, ma solo chi è savio e le osserva e considera diligentemente. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 114)
*Chi disse uno [[Popolo|populo]] disse veramente uno pazzo; perché è uno monstro pieno di confusione e di errori, e le sue vane opinione sono tanto lontane dalla verità, quanto è, secondo [[Claudio Tolomeo|Ptolomeo]], la Spagna dalla India. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 123)
*Non ha maggiore inimico l'[[uomo]] che sé medesimo; perché quasi tutti e' mali, pericoli e travagli superflui che ha, non procedono da altro che dalla sua troppa cupidità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 139)
*Grande sorte è quella degli [[Astrologia|astrologi]], che se bene la loro è una vanità, o per difetto della arte o per difetto suo, più fede gli dà una verità che pronosticano che non gli toglie cento falsità. E nondimeno negli altri uomini una bugia che sia reprovata a uno, fa che si sta sospeso a crederli tutte le altre verità. Procede questo dal desiderio grande che hanno gli uomini di sapere el futuro; di che non avendo altro modo, credono facilmente a chi fa professione di saperlo loro dire, come lo infermo al medico che gli promette la salute. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 145)
*Dua papi sono stati di natura diversissima, [[Papa Giulio II|Iulio]] e [[Papa Clemente VII|Clemente]]: l'uno di animo grande e forse vasto, impaziente, precipitoso, aperto e libero; l'altro di mediocre animo e forse timido, pazientissimo, moderato, simulatore. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 159)
*Diceva mio padre, che più onore ti fa uno ducato che tu hai in borsa che dieci che n'hai spesi; parola molto da notare, non per diventare sordido, né per mancare nelle cose onorevole e ragionevole, ma perché ti sia freno a fuggire le spese superflue. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 164)
*Non mancate di fare le cose che vi diano riputazione, per desiderio di fare piacere ed acquistare amici; perché a chi si mantiene o accresce la riputazione corrono gli amici e le benivolenzie drieto; ma chi pretermette di fare quello che debbe, ne è stimato manco, ed a chi manca la riputazione mancano poi gli amici e la grazia. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 174)
*Tanto più si cade in quello estremo che tu fuggi, quanto più per discostartene ti ritiri inverso l'altro estremo, non ti sapendo fermare in sul mezzo; però e' governi populari, quanto più per fuggire la tirannide si accostano alla licenzia, tanto più vi caggiono drento; ma e' nostri di Firenze non intendono questa grammatica. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 175)
*Quello che dicono le persone spirituali che chi ha [[fede]] conduce cose grandi, e come dice lo Evangelio, chi ha fede può comandare a' monti, procede perché la fede fa ostinazione. Fede non è altro che credere con opinione ferma, e quasi certezza, le cose che non sono ragionevole; o, se sono ragionevole, crederle con più resoluzione che non persuadono le ragione. Chi adunche ha fede diventa ostinato in quello che crede, e procede al cammino suo intrepido e resoluto, sprezzando le difficultà e pericoli, e mettendosi a soportare ogni estremità. Donde nasce che essendo le cose del mondo sottoposte a mille casi ed accidenti, può nascere per molti versi nella lunghezza del tempo aiuto insperato a chi ha perseverato nella ostinazione; la quale essendo causata dalla fede, si dice meritamente: chi ha fede ecc.<ref>Questo paragrafo risulta essere l'Incipit nell'edizione: ''Ricordi'', introduzione di Mario Fubini, premessa al testo e bibliografia di Ettore Barelli, breve glossario ideologico di Carlo Pedretti, Fabbri Editori, 2001.</ref> ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 1)
*Non vi spaventi dal beneficare gli uomini la [[ingratitudine]] di molti; perché oltre che el beneficare per sé medesimo sanza altro obietto è cosa generosa e quasi divina, si riscontra pure beneficando talvolta in qualcuno sì grato che ricompensa tutte le ingratitudine degli altri. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 11)
*Quasi tutti e' medesimi [[Proverbio|proverbi]], o simili benché con diverse parole, si truovono in ogni nazione; e la ragione è che e' proverbi nascono dalla esperienzia overo osservazione delle cose, le quali in ogni luogo sono le medesime o simili. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 12)
*Non è la più preziosa cosa degli amici, però quando potete, non perdete la occasione del farne; perché gli uomini si riscontrano spesso, e gli amici giovano, e gli inimici nuocono, in tempi e luoghi che non aresti mai aspettato. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 14)
*Insegna molto bene [[Publio Cornelio Tacito|Cornelio Tacito]] a chi vive sotto e' tiranni el modo di vivere e governarsi prudentemente, così come insegna a' tiranni e' modi di fondare la tirannide. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 18)
*Però lasciare uno bene presente per paura di uno male futuro è el più delle volte pazzia, quando el male non sia molto certo o propinquo, o molto grande a comparazione del bene; altrimenti bene spesso per paura di una cosa che poi riesce vana, ti perdi el bene che tu potevi avere. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 23)
*Io non so a chi dispiaccia più che a me la ambizione, la avarizia e le mollizie de' preti: sì perché ognuno di questi vizi in sé è odioso, sì perché ciascuno e tutti insieme si convengono poco a chi fa professione di vita dependente da Dio; ed ancora perché sono vizi sì contrari che non possono stare insieme se non in uno subietto molto strano. Nondimeno el grado che ho avuto con più pontefici, m'ha necessitato a amare per el particulare mio la grandezza loro; e se non fussi questo rispetto, arei amato [[Martin Lutero|Martino Luther]] quanto me medesimo, non per liberarmi dalle legge indotte dalla religione cristiana nel modo che è interpretata ed intesa communemente, ma per vedere ridurre questa caterva di scelerati a' termini debiti, cioè a restare o sanza vizi o sanza autorità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 28)
*Coloro ancora, che attribuendo el tutto alla prudenzia e virtù, escludono quanto possono la potestà della fortuna, bisogna almanco confessino che importa assai abattersi o nascere in tempo che le virtù o qualità per le quali tu ti stimi siano in prezzo; come si può porre lo esemplo di [[Quinto Fabio Massimo Verrucoso|Fabio Massimo]], al quale lo essere di natura cunctabundo dette tanta riputazione, perché si riscontrò in una spezie di guerra, nella quale la caldezza era perniziosa, la tardità utile; in uno altro tempo sarebbe potuto essere el contrario. Però la fortuna sua consisté in questo, che e' tempi suoi avessino bisogno di quella qualità che era in lui; ma chi potessi variare la natura sua secondo le condizione de' tempi, il che è difficillimo e forse impossibile, sarebbe tanto manco dominato dalla fortuna. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 31)
*Quanto è diversa la [[Teoria e pratica|pratica]] dalla [[Teoria e pratica|teorica]]! quanti sono che intendono le cose bene, che o non si ricordono o non sanno metterle in atto! Ed a chi fa così, questa intelligenzia è inutile, perché è come avere uno tesoro in una arca con obligo di non potere mai trarlo fuora. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 35)
*Nega pure sempre quello che tu non vuoi che si sappia, o afferma quello tu vuoi che si creda; perché ancora che in contrario siano molti riscontri e quasi certezza, lo affermare o negare gagliardamente mette spesso a partito el cervello di chi ti ode. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 37)
*È difficile alla casa de' Medici potentissima e con dua papati conservare lo stato di Firenze, molto più che non fu a [[Cosimo de' Medici|Cosimo]] privato cittadino; perché, oltre alla potenzia che fu in lui eccessiva, vi concorse la condizione de' tempi, avendo Cosimo avuto a combattere lo stato con la potenzia di pochi, sanza displicenzia dello universale, el quale non cognosceva la libertà; anzi in ogni quistione tra potenti ed in ogni mutazione, gli uomini mediocri ed e' più bassi acquistavano condizione. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 38)
*Non consiste tanto la prudenzia della [[Economia|economica]] in sapersi guardare dalle spese, perché sono molte volte necessarie, quanto in sapere spendere con vantaggio, cioè uno grosso per 24 quattrini. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 56)
*Non procede sempre el [[Vendetta|vendicarsi]] da odio o da mala natura, ma è talvolta necessario perché con questo esemplo gli altri imparino a non ti offendere; e sta molto bene questo che uno si vendichi, e ''tamen'' non abbia rancore di animo contro a colui di chi fa vendetta. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 74)
*[...] quando sei in partiti difficili, o in cose che ti sono moleste, allunga e aspetta [[tempo]] quanto puoi, perché quello spesso ti illumina o ti libera. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 79)
*Ma perché non si può negare che la non sia bella, io loderei chi ordinariamente avessi el traino suo del vivere libero e schietto, usando la [[Simulazione (qualità)|simulazione]] solamente in qualche cosa molto importante, le quali accaggiono rare volte. Così acquisteresti nome di essere libero e reale, e ti tireresti drieto quella grazia che ha chi è tenuto di tale natura; e nondimeno nelle cose che importassino più, caveresti utilità della simulazione, e tanto maggiore quanto, avendo fama di non essere simulatore, sarebbe più facilmente creduto alle arti tue. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 104)
*[...] ogni minimo [[Particolare|particulare]] che varii, è atto a fare variare una conclusione [...]. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 114)
*A chi stima l'[[onore]] assai, succede ogni cosa, perché non cura fatiche, non pericoli, non danari. Io l'ho provato in me medesimo, però lo posso dire e scrivere; sono morte e vane le azione degli uomini che non hanno questo stimulo ardente. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 118)
*E' [[Filosofo|filosofi]] ed e' teologi e tutti gli altri che scrutano le cose sopra natura o che non si veggono, dicono mille pazzie; perché in effetto gli uomini sono al buio delle cose, e questa indagazione ha servito e serve più a esercitare gli ingegni che a trovare la verità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 125)
*[...] la natura delle cose del mondo è in modo, che è quasi impossibile trovarne alcuna che in ogni parte non vi sia qualche disordine ed inconveniente, bisogna resolversi a tôrle come sono e pigliare per buono quello che ha in sé manco male. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 126)
*È grandissima prudenzia e da molti poco osservata, sapere [[Dissimulazione|dissimulare]] le [[Risentimento|male satisfazione]] che hai di altri, quando el fare così non sia con tuo danno ed infamia; perché accade spesso che in futuro viene occasione di averti a valere di quello. Il che difficilmente ti riesce, se lui già sa che tu sia male satisfatto di lui. Ed a me è intervenuto molte volte che io ho avuto a ricercare persone, contro alle quali ero malissimo disposto; e loro credendo el contrario, o almeno non si persuadendo questo, m'hanno servito prontissimamente. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 133)
*Gli uomini tutti per natura sono inclinati più al bene che al male, né è alcuno el quale, dove altro rispetto non lo tiri in contrario, non facessi più volentieri bene che male; ma è tanto fragile la natura degli uomini e sì spesse nel mondo le occasione che invitano al male, che gli uomini si lasciano facilmente deviare dal bene. E però e' savi legislatori trovorono e' premi e le pene; che non fu altro che con la speranza e col timore volere tenere fermi gli uomini nella inclinazione loro naturale. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 134)
*La buona [[fortuna]] degli uomini è spesso el maggiore inimico che abbino, perché gli fa diventare spesso cattivi, leggieri, insolenti; però è maggiore paragone di uno uomo el resistere a questo che alle avversità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 164)
*Che mi rilieva me, che colui che mi [[Offesa|offende]] lo facci per ignoranzia e non per [[malignità]]? Anzi, è spesso molto peggio, perché la malignità ha e' fini suoi determinati e procede con le sue regole, e però non sempre offende quanto può; ma la [[ignoranza|ignoranzia]], non avendo né fine, né regola, né misura, procede furiosamente e dà mazzate da ciechi. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 168)
*Pregate Dio sempre di trovarvi dove si [[Vittoria e sconfitta|vince]], perché vi è data laude di quelle cose ancora di che non avete parte alcuna; come per el contrario chi si truova dove si [[Vittoria e sconfitta|perde]], è imputato di infinite cose delle quali è inculpabilissimo. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 176)
*Quasi sempre in Firenze per la dapocaggine degli uomini, quando uno ha fatto con violenzia uno scandalo publico, non si è fatto pruova di punirlo, ma cercato a gara di deliberargli la [[impunità]], pure che deponga l'arme e non ne faccia più; modi non da reprimere gli insolenti, ma da fare diventare lioni gli agnelli. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 177)
*Della [[astrologia]], cioè di quella che giudica le cose future, è pazzia parlare: o la scienza non è vera, o tutte le cose necessarie a quella non si possono sapere, o la capacità degli uomini non vi arriva; ma la conclusione è, che pensare di sapere el futuro per quella via è uno sogno. Non sanno gli astrologi quello dicono, non si appongono se non a caso; in modo che se tu pigli uno pronostico di qualunque astrologo, ed uno di un altro uomo fatto a ventura, non si verificherà manco di questo che di quello. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 207)
===[[Explicit]]===
Quando più [[Nemico|inimici]], che insieme ti solevano essere uniti contro, sono venuti tra loro alle mani, lo assaltarne uno in sulla occasione di potergli opprimere separatamente, è spesso causa che di nuovo si riunischino insieme; però bisogna bene considerare la qualità dello odio che è nato tra loro, e le altre condizione e circunstanzie per poterti bene risolvere quale sia meglio, o assaltarne uno, o pure stando a vedere lasciargli combattere tra loro.
===Citazioni sui ''Ricordi''===
*E mi fecero molta impressione soprattutto i ''Ricordi'' da compararsi a quanto di meglio è stato fatto in questo genere. Ciò che la naturale prudenza e la lunga pratica delle cose del mondo e la dottrina e la solitaria meditazione e il salutare raccoglimento ne' tristi e buoni accidenti della vita potea suggerire ad un sagacissimo osservatore, tutto trovi qui condensato e scolpito con rara energia di pensiero e di parola. E mai non ho capito così bene, perché l'Italia fosse allora si grande e si debole, che in questa lettura, dove lo storico con perfetto abbandono dipinge sé stesso, e sotto forma di consigli ti scopre i suoi pensieri e sentimenti più intimi, o, per dirla con parola moderna, il suo ideale politico e civile dell'uomo. ([[Francesco De Sanctis]])
==''Scritti autobiografici e rari''==
*Da Tortona a dí 8 ne venimo a [[Alessandria (Italia)|Alessandria]] della paglia, discosto quivi miglia dodici; el nome suo deriva per essere stata edificata da uno Alessandro papa, el cognome, perché quivi si dá la corona di paglia al re de’ romani quando va a Roma per la corona dello imperio; è cittá molto grande di circuito, ma vi è vòto assai e male populata; non è molto ricca, né vi è edifici publici o privati che sieno notabili, nondimeno ''omnibus computatis'' è bella terra; entramovi in dí di festa, e perché era vicino al carnovale vi trovamo assai donne in maschera; la usanza delle quali è accozzarsi insieme tre o quattro o quelle piú che le vogliono, ed andarsi a spasso in maschera sole per la terra, né si disdice alle gentile donne e bene costumate, pure che vadino in abito di donne. Circa a mezzo miglio innanzi si entri nella terra si truova uno fiume detto Bormio, che è mal fiume e fu per affogarvi uno dei nostri cavalli. Passa per la terra el Tanari fiume grosso e navigabile e che da quivi a miglia otto entra in Po. (p. 106)
*A dí 14 da Susanna passamo [[Colle del Monginevro|Monginevra]] e venimo a Brianzone discosto leghe tre, dove per essere mal tempo alloggiamo el giorno; questa montagna ha dalla parte di Italia una lega di montata o meno; ma el piggiore è circa a uno trarre di mano, che per via stretta ha salita repente, ed in luogo che se si inciampassi si cadrebbe in uno precipizio grandissimo; vassi per la sommitá del giogo circa a mezza lega o poco piú, in sul quale è uno villaggio ed alloggiamenti. La scesa dalla banda di Francia è maggiore che quella di Italia ma piú facile e non tanto repente. Insomma non è mala montagna né difficile, e chi la cavalcassi in stagione non avessi a combattere con neve e con diaccio, sarebbe cosa agevole. A piè di questa montagna, pure in su una altra montagna è Brianzone, terra buona e civile, e per quello che ne potemo vedere è luogo grasso; e vi fumo bene trattati ed alloggiati. (p. 108)
*Da Carpentras venimo a dí 21 a [[Avignone|Vignone]], discosto leghe quattro. È Vignone cittá della Chiesa, nobilitata per essere stato al tempo che el pontificato fu de’ franzesi, lungo tempo quivi la corte; è posta in sul Rodano, el quale nascendo a Ginevra entra discosto a Vignone dieci overo dodici leghe nel mare: è fiume grande e molto rapido. Da altra parte presso alla cittá corre el fiume di Durenza el quale poco di sotto entra in Rodano, fiume di poca utilitá perché non mena si può dire pesci né se ne vagliono gli abitanti, ma di danno assai perché di continuo rode e consuma el terreno; e quando el Rodano si congiugnessi con Durenza di sopra a Vignone, el re di Francia pretende che Vignone fussi suo, perché dice che el fiume si apartiene a sé; e per questa cagione non vuole che e’ vignonesi murino in sul fiume da quella parte. La cittá fu giá populosa e molto ricca rispetto alla corte, e molto mercantile, perché quivi si faceva la fiera e tutte le faccende che ora sono ridotte a Lione; oggi si passa di popolo, di ricchezze e di mercatantie; è universalmente mediocre di edifici, ma vi sono tre cose notabili: el palazzo dove abitava el papa a tempo che vi stava la corte, el quale e di grandezza e di muraglia è molto stupendo, benché si va a poco a poco consumando e rovinando per la mala natura de’ preti che attendono a consumare e trarre e non a mettere; le mura della cittá, che sono molto belle di grossezza di torre, di pietre e di essere bene lavorate; uno ponte in sul Rodano allato alle mura della cittá, che ha ventitré archi grandi, e benché sia stretto, nondimeno è molto notabile, perché oltre allo essere lungo, fu difficile el fondarlo in su uno fiume sí largo e di tanta rapiditá, la quale cosa è causa che el ponte non va diritto perché sarebbe stato quasi impossibile avessi sostenuto tanto impeto, ma va torcendo e secondando la acqua. (p. 111)
*È [[Salses-le-Château|Sals]] per quanto si può comprendere di fuora, una fortezza molto bella la quale fu cominciata da questo re, quando quello luogo con tutto el contado di Rossiglione gli fu restituito dal re Carlo, e di poi sempre ha atteso a edificarla e farla forte, e cosí fa di continuo; è nominata per esservi stato a campo l’esercito del re Luigi e non la avere espugnata, benché ne fu piú tosto in colpa el male governo di chi guidava le gente che altra ragione. Ha da un lato la marina, da altro montagne, e non potrebbe essere posta in sito piú commodo per essere una chiave dello stato di Perpignano ed a entrare in sul dominio del re Catolico; ma non mi parve giá che per fortezza del luogo el sito in sé fussi forte, perché ha in capo montagne donde si può facilmente offendere. Da quel lato fu bombardata da’ franzesi; nondimeno la considerai poco perché drento non potetti entrare, perché chi non ha licenzia del re non vi entra, e volendo guardarla a cavallo di fuora, fui interrotto da quelle guardie che mi dettono qualche fastidio. (p. 114)
*Saragosa è cittá capo del regno di Aragona, posta in sul fiume Ibero che lá vulgarmente si chiama [[Ebro]]. Nasce Ibero nelle montagne di Castiglia, e quando passa da Saragosa è fiume mediocre; entra nel mare sotto a Tortosa, dove dicono è assai grande fiume, per entrarvi molti altri fiumi del paese; credo abbi nome per essere in quella parte donde lui corre fiumi piccoli e di poca qualitá. (p. 121)
*A dí 7 dalla Rocca venimo a [[Barcellona|Barzalona]], discosto leghe quattro, dove stemo uno dí per vederla. La cittá è tutta in piano e posta in sul mare, e di sito molto atto alle mercatantie, le quali non vi fioriscono però come pel passato, in modo che la non è nelle ricchezze che la soleva e massime stando la corte in Castiglia; è bella cittá e grande e bene popolata; non vi si vede edifici particulari molto notabili né molto eccellenti, ma universalmente le case sono belle e belle in ogni luogo della cittá, in modo che come dicono loro e veramente, è cittá per tutto, in modo che a giudicio mio questa è la piú mirabile cosa che la abbi e da potersi in questo preporre a Firenze. La chiesa catedrale, intitolata se bene mi ricordo in santa Eulagia, è piccola chiesa ma è bello edificio e bene inteso: èvi uno altare di argento dove è molta materia e molto lavoro; ha una sagrestia ricchissima dove sono molte reliquie, e tra le altre uno Innocentino che dal capo in fuora è molto bene conservato, e si vedono tutti e’ membri distinti; uno velo della Nostra Donna; è molto ricca di ornamenti di oro, di argento e di gioie; ha bellissimi paramenti ed in effetto molto suntuosa. Conservanvi fra le altre cose notabili lo stocco e lo scettro del re Martino, che fu l’ultimo loro re che fussi catelano; le strade sono lastricate e nette al costume di Firenze. (p. 117)
*La cittá si dice in latino ''Cesaraugusta''; allato alla quale passano tre altri fiumi di poco momento; è di sito assai grande ed è tutta piena e populata, donde in quella provincia si chiama «Saragosa la farta». È cittá ricca, populata e bella; ha le case tutte di mattoni, ma ve ne sono molte grande e magnifiche, in modo che è bene accasata. È nella chiesa maggiore una cappella antica lavorata di alabastro che è opera molto grande e magnifica, dove sono sculte molte figure, molti animali, molti fiori ed erbe di lavoro pronto e naturale, ed è bella cappella; el resto della chiesa in sé non è cosa di qualitá. Èvi uno monasterio di frati intitulato in Santa Angratia, dove è uno convento edificato per ordine ed a spese del re, dove sono chiostri, libreria, refettorio, dormitorio ed altre stanze molto grande e bellissime, in forma che io non vidi mai piú bello convento, che vi è congiunta insieme la magnificenzia e la grazia; ora si comincia a edificare la chiesa, la quale dicono sará corrispondente al convento. (pp. 121-122)
==''Scritti minori''==
===[[Incipit]]===
[[Lorenzo de' Medici]] morì lo anno 1492 a' dì... di aprile essendo di età di anni 43 ''vel circa''. [[Cosimo de' Medici|Cosimo]] avolo suo, uomo di singulare prudenzia e di grandissima ricchezza, ebbe tanta autorità nel governo della republica fiorentina, quanta possi avere uno cittadino in una città libera. Morto lui, rimase [[Piero il Gottoso|Piero]] suo figliolo e padre di Lorenzo nella medesima grandezza, el quale fu uomo claro per bontà di natura e per essere clementissimo.
===Citazioni===
*{{NDR|[[Lorenzo de' Medici]]}} governò sempre con tanta prudenzia e virtù che quella città ragionevolmente non si è mai ricordata sanza lacrime della sua immatura morte, perché a' tempi sua la fiorì di tutte quelle prosperità che può avere una città, di ricchezze, di imperio, di uomini virtuosi, di lettere e di tutte le arte buone, di reputazione, e sopra tutto di una grandissima unione e concordia civile [...]. ([[s:Scritti minori (Guicciardini)/I. - Elogio di Lorenzo de' Medici|I]])
*Così a proposito vedendo uno buono cittadino la perdizione della sua patria e conoscendo quale sia el riparo, debbe innanzi a ogni cosa pensare se e' lo possi introdurre colle persuasioni e co' modi civili ed usitati nelle republiche; e' quali quando non servono ed è necessaria la forza, debbe più tosto usarla che lasciare perdere el tutto, e fare un poco di violenzia breve alle legge ed alla libertà per conservarle lungamente. E che questa opinione sia vera, lo mostra oltre alla ragione, lo esemplo di [[Licurgo]], el quale non con altro modo dette principio a quelle legge memorabile che colla forza e colle arme; omo certo santissimo ed ammirabile, e che, essendosi mosso sanza alcuno respetto di sé, ma solo per el beneficio publico, non arebbe tentata questa via se non la avessi conosciuta lecita o permessa. ([[s:Scritti minori (Guicciardini)/II. - Se sia lecito condurre el populo alle buone legge con la forza non potendo farsi altrimenti|II]])
==''Storia d'Italia''==
[[File:Guicciardini M Francesco La Historia dItalia.jpg|thumb|''Storia d'Italia'']]
===[[Incipit]]===
Io ho deliberato di scrivere le cose accadute alla memoria nostra in Italia, dappoi che l'armi de' franzesi, chiamate da' nostri prìncipi medesimi, cominciorono con grandissimo movimento a perturbarla: materia, per la varietà e grandezza loro, molto memorabile e piena di atrocissimi accidenti; avendo patito tanti anni Italia tutte quelle calamità con le quali sogliono i miseri mortali, ora per l'ira giusta d'Iddio ora dalla empietà e sceleratezze degli altri uomini, essere vessati.
===Citazioni===
*[...] è certamente cosa verissima che non sempre gli uomini [[Saggezza|savi]] discernono o giudicano perfettamente: bisogna che spesso si dimostrino segni della debolezza dello intelletto umano. (lib. I, cap. III)
*[...] non sempre per il rimuovere delle [[Causa ed effetto|cagioni]] si rimuovono gli [[Causa ed effetto|effetti]] i quali da quelle hanno avuto la prima origine. (lib. I, cap. III)
*[...] le deliberazioni fatte per timore paiono, a chi teme, inferiori al pericolo [...]. (lib. I, cap. III)
*[...] alle deliberazioni precipitose si conduce non meno agevolmente il timido per la disperazione che si conduca il temerario per la inconsiderazione [...]. (lib. I, cap. V)
*[...] è senza dubbio molto pericoloso il governarsi con gli [[Esempio|esempli]] se non concorrono, non solo in generale ma in tutti i particolari, le medesime ragioni, se le cose non sono regolate con la medesima prudenza, e se, oltre a tutti gli altri fondamenti, non v'ha la parte sua la medesima fortuna. (lib. I, cap. XIV)
*[...] gli uomini, quando si approssimano i loro infortuni, perdono principalmente la prudenza, con la quale arebbono potuto impedire le cose destinate [...]. (lib. I, cap. XV)
*Niuna cosa è certamente più necessaria nelle deliberazioni ardue, niuna da altra parte più pericolosa, che 'l domandare [[consiglio]]; né è dubbio che manco è necessario agli uomini prudenti il consiglio che agli imprudenti; e nondimeno, che molto più utilità riportano i savi del consigliarsi. Perché chi è quello di prudenza tanto perfetta che consideri sempre e conosca ogni cosa da se stesso? e nelle ragioni contrarie discerna sempre la migliore parte? Ma che certezza ha chi domanda il consiglio d'essere fedelmente consigliato? Perché chi dà il consiglio, se non è molto fedele o affezionato a chi 'l domanda, non solo mosso da notabile interesse ma per ogni suo piccolo comodo, per ogni leggiera sodisfazione, dirizza spesso il consiglio a quel fine che più gli torna a proposito o di che più si compiace; e essendo questi fini il più delle volte incogniti a chi cerca d'essere consigliato, non s'accorge, se non è prudente, della infedeltà del consiglio. (lib. I, cap. XVI)
*[...] il regnare depende spesso dalla fortuna ma l'essere [[re]] che si proponga per unico fine la salute e la felicità de' popoli suoi depende solamente da se medesimo e dalla propria virtù. (lib. I, cap. XIX)
*[...] come da uno giudice incapace e imperito non si possono aspettare sentenze rette così da uno [[popolo]] che è pieno di confusione e di ignoranza non si può aspettare, se non per caso, elezione o deliberazione prudente o ragionevole. (lib. II, cap. II)
*[...] persuadendoci che di ragione tutti, in tutte le cose, dobbiamo essere [[Uguaglianza|eguali]], si confonderanno, quando sarà in facoltà della moltitudine, i luoghi della virtù e del valore; e questa cupidità {{NDR|degli onori}} distesa nella maggiore parte farà potere più quegli che manco sapranno o manco meriteranno, perché essendo molto più numero aranno più possanza, in uno stato ordinato in modo che i pareri s'annoverino non si pesino. (lib. II, cap. II)
*[...] è natura degli uomini, quando si partono da uno estremo nel quale sono stati tenuti violentemente, correre volonterosamente, senza fermarsi nel mezzo, all'altro estremo. Così chi esce da una tirannide, se non è ritenuto, si precipita a una sfrenata licenza; la quale anche si può giustamente chiamare tirannide, perché e un popolo è simile a un tiranno quando dà a chi non merita, quando toglie a chi merita, quando confonde i gradi e le distinzioni delle persone; ed è forse tanto più pestifera la sua tirannide quanto è più pericolosa l'ignoranza, perché non ha né peso né misura né legge che la malignità, che pure si regge con qualche regola con qualche freno con qualche termine. (lib. II, cap. II)
*[...] è grandissima (come ognuno sa) in tutte l'azioni umane la potestà della fortuna, maggiore nelle cose militari che in qualunque altra, ma inestimabile immensa infinita ne' fatti d'arme; dove uno comandamento male inteso, dove una ordinazione male eseguita, dove una temerità, una voce vana, insino d'uno piccolo soldato, traporta spesso la vittoria a coloro che già parevano vinti; dove improvisamente nascono innumerabili accidenti i quali è impossibile che siano antiveduti o governati con consiglio del capitano. (lib. II, cap. IX)
*[...] facilmente da' prìncipi sono riputati savi quegli consigli che si conformano più alla loro inclinazione. (lib. II, cap. XII)
*[...] nell'antiche e gravi [[Nemico|inimicizie]] è difficile stabilire fedele reconciliazione, perché è impedita o dal sospetto o dalla cupidità della vendetta [...]. (lib. III, cap. XI)
*[...] sono inutili i consigli diligenti e prudenti quando l'esecuzione procede con negligenza e imprudenza. (lib. IV, cap. IV)
*[...] poco si aspetta sincerità o opere fedeli da chi è venuto in concetto degli uomini di essere solito a governarsi con [[Doppiezza|duplicità]] e con artifici. (lib. IV, cap. VII)
*[...] l'esperienza dimostra essere verissimo che rare volte succede quel che è desiderato da molti; perché dipendendo comunemente gli effetti delle azioni umane dalla volontà di pochi, ed essendo l'intenzioni e i fini di questi quasi sempre molto diversi dall'intenzioni e da' fini de' molti, possono difficilmente succedere le cose altrimenti che secondo la intenzione di coloro che danno loro il moto. (lib. V, cap. X)
*[...] con disavvantaggio grande si fa la [[guerra]] con chi non ha che perdere. (lib. V, cap. XIV)
*[...] sono vani e fallaci i pensieri degli uomini [...]. (lib. VI, cap. IV)
*[...] niuno più facilmente [[Inganno|inganna]] gli altri che chi è solito e ha fama di mai non gli ingannare [...]. (lib. VI, cap. V)
*[...] come alla sostentazione di uno corpo non basta solamente il bene essere del capo ma è necessario che gli altri membri faccino lo ufficio suo, così non basta che il principe sia senza colpa delle cose se ne' ministri suoi non è proporzionatamente la debita diligenza e virtù. (lib. VI, cap. VII)
*[...] l'imitazione del [[Bene e male|male]] supera sempre l'esempio come per il contrario l'imitazione del [[Bene e male|bene]] è sempre inferiore [...]. (lib. VI, cap. X)
*[È] più difficile, senza comparazione, conservare, eziandio da' minori pericoli, quel che rimane, a chi ha cominciato a declinare che non è a chi, sforzandosi di conservare la degnità e il grado suo, si volge prontamente, senza fare segno alcuno di volere cedere, contra chi cerca di opprimerlo. (lib. VIII, cap. I)
*[...] nelle cose che dopo lungo [[desiderio]] s'ottengono non truovano quasi mai gli uomini né la giocondità né la felicità che prima s'aveano immaginata [...]. (lib. VIII, cap. IX)
*[...] la [[difesa]] è, secondo la legge della natura, comune a tutti gli uomini e approvata dal sommo Iddio e dal consentimento di tutte le nazioni; nata insieme col mondo e duratura quanto il mondo, e alla quale non possono derogare né le leggi civili né le canoniche fondate in su la volontà degli uomini, e le quali, scritte in sulle carte, non possono derogare a una legge non fatta dagli uomini ma dalla stessa natura, e scritta scolpita e infissa ne' petti e negli animi di tutta la generazione umana. (lib. X, cap. VI)
*[...] la [[neutralità]] nelle guerre degli altri essere cosa laudabile, e per la quale si fuggono molte molestie e spese, quando non sono sì deboli le forze che tu abbia da temere la vittoria di ciascuna delle parti; perché allora ti arreca sicurtà, e bene spesso, la stracchezza loro, facoltà di accrescere il tuo stato. Né essere sicuro fondamento il non avere offeso alcuno, il non avere data giusta cagione di querelarsi; perché rarissime volte, e forse non mai, si raffrena dalla giustizia o dalle discrete considerazioni l'insolenza del vincitore; né reputarsi, per queste ragioni, meno ingiuriati i prìncipi grandi quando è negato loro quel che desiderano, anzi sdegnarsi contro a ciascuno che non séguita la volontà loro e che con la fortuna di essi non accompagna la fortuna propria. (lib. X, cap. VIII)
*[...] non è male alcuno nelle cose umane che non abbia congiunto seco qualche bene [...]. (lib. XII, cap. VII)
*[...] accade quasi sempre, per il giudicio corrotto degli uomini, che ne' re è più lodata la prodigalità, benché a quella sia annessa la rapacità, che la parsimonia congiunta con la astinenza della roba di altri. (lib. XII, cap. XIX)
*[...] non hanno gli uomini maggiore inimico che la troppa [[prosperità]], perché gli fa impotenti di se medesimi, licenziosi e arditi al male e cupidi di turbare il bene proprio con cose nuove. (lib. XIV, cap. I)
*[...] è considerato comunemente dagli uomini l'[[evento]] delle cose; per il quale, ora con laude ora con infamia, secondo che è o felice o avverso, si attribuisce sempre a consiglio quel che spesso è proceduto dalla fortuna. (lib. XIV, cap. IX)
*{{NDR|La [[pace]]}} è desiderabile e santa, quando assicura da' sospetti, quando non augumenta il pericolo, quando induce gli uomini a potersi riposare e alleggierirsi dalle spese; ma quando partorisse gli effetti contrari è, sotto nome insidioso di pace, perniciosa guerra; è, sotto nome di medicina salutifera, pestifero veleno. (lib. XV, cap. II)
*[...] i savi medici [...], quando i rimedi che si fanno per sanare la indisposizione degli altri membri accrescono la infermità del capo o del cuore, posposto ogni pensiero de' mali più leggieri e che aspettano tempo, attendono con ogni diligenza a quello che è più importante e più necessario alla salute dello infermo. (lib. XVI, cap. III)
*[...] più facilmente si induce a perdonare chi è offeso che a [[Restituzione|restituire]] chi possiede [...]. (lib. XVI, cap. III)
*[...] gli uomini si persuadono spesso che se si fusse fatta o non fatta una cosa tale sarebbe succeduto certo effetto, che se si potesse vederne la esperienza si troverebbeno molte volte fallaci simili giudizi. (lib. XVIII, cap. VIII)
*[...] è più presente la ingratitudine e la calunnia che la rimunerazione e la laude alle [[Buona azione|buone opere]] [...]. (lib. XVIII, cap. VII)
===Citazioni sulla ''Storia d'Italia''===
*Guicciardini è il primo vero storico che sciolga la storia dal collegamento con un determinato stato. Per la prima volta dà un quadro esatto della politica internazionale, non solo perché la conobbe e la comprese per pratica, ma perché non ne comunicò semplici frammenti come è inevitabile che accada in una storia territoriale. La reciproca dipendenza degli stati, il nesso della politica interna con quella estera, l'influenza delle operazioni militari su quelle politiche e viceversa – tutti questi tipici tratti della politica, specialmente di quella europea, il Guicciardini li ha fissati con mano sicura nelle linee imperiture della sua Storia d'Italia. ([[Eduard Fueter]])
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Consolatoria, Accusatoria, Defensoria''===
====''Consolatoria''====
<div align=right>Fatta di settembre 1527 a Finocchieto<br>tempore pestis.</div>
Io non mi maraviglio, Francesco, benché io ti cognosca di animo fermo e virile, che tu ti truovi ripieno di grandissimo dispiacere, perché sono concorsi in uno tempo medesimo troppi accidenti a perturbarti; né è solo la roba in che tu patisci, ma di più la grandezza, la degnità, e quello che io credo che ti pesi sopra tutte le cose, l'onore. Hai per la ruina del pontefice perduto la presidenzia di Romagna, luogo che ti dava grandissima utilità e tanta riputazione, che ogni uomo grande e nato in maggiore grado che privato, se ne sarebbe onorato; hai perduto uno pontefice che t'aveva singulare affezione, ma molto maggiore confidenzia, e che voleva che ordinariamente tu stessi apresso a lui e consigliassi e trattassi tutte le faccende importante e segrete dello stato, e ne' tempi della guerra t'aveva proposto a eserciti con tanta autorità che maggiore non aveva riservata a sé.
====''Oratio accusatoria''====
Non si doveva pregare più Dio di cosa alcuna, giudici, nessuna in questo tempo poteva essere più a proposito della republica, che esserci data occasione che questa nuova legge dell'accusare, ordinata con quello ardore che voi sapete di coloro che favoriscono la nostra libertà, fussi ne' suoi princìpi confermata con qualche notabile esempio; la quale poi che si è offerta più opportuna ancora e maggiore che non aremo saputo immaginare, non può essere dubio a persona che non consiglio ed opera alcuna di uomini, ma la divina voluntà e disposizione ce l'ha mandata.
====''Defensoria contra precedentem''====
Cognosco non essere conveniente, giudici, che chi si sente innocente e con la conscienzia purgata, tema o si perturbi per le accusazione false, perché debbe sperare che Dio giustissimo giudice sia suo protettore e defensore, né comporti che la verità sia suffocata dalle calunnie. Nondimeno queste cose insolite che mi si presentano innanzi agli occhi mi commuovono non mediocremente l'animo, vedendomi qui in mezzo di tanta multitudine, la quale tutta guarda me solo ed è testimone delle mie molestie; e che doppo una legge nuova, una nuova forma di cognoscere la causa ed udire le parte publicamente, io sia el primo chiamato in giudicio e riguardato da tutti quasi per esemplo, pieno di travagli abbia in pericolo tutto quello bene che ha e possa avere uno cittadino; e dove pochi mesi innanzi pareva che io avessi tanta felicità che fussi quasi invidioso agli amici, ora mi truovi sì afflitto che sia nonché altro, miserabile agli inimici.
===''Diario del viaggio in Spagna''===
Noi ci partimo di Firenze a dì 29 di gennaio 1511 e la sera andamo a Pistoia a casa Gualtieri Panciatichi, dove come fussimo trattati non accade riferire, perché el principio fu di qualità che se e' mezzi e gli effetti corrispondessino meriteremo troppa invidia.<br>
Da Pistoia ne venimo a dì 30 a Lucca discosto a Pistoia venti miglia, delle qualità della quale non possiamo molto parlare perché ne vedemo più fuora che drento, conciosiaché giunti per la via di Pescia alle mura, l'avemo a girare più che mezza innanzi che trovassimo la porta; nondimeno la terra ci parve maninconica, che è in piano ma molto sotto a' monti; el contado verso Pisa e Pescia è poco; distendesi verso Pietrasanta ed è buono e bene cultivato, e benché da quella banda fussi la pace di Ottaviano, pure vi si stette con poco riposo, perché tutta la notte sentimo campane e gridi di guardie non altrimenti che se fussimo in mezzo la guerra. A Dio piaccia ridurgli in termini che e' non abbino a pensare più alla guardia della terra; e la dichiarazione di queste parole si stenda a senno del savio nostro.
===''Memorie di famiglia''===
L'avere notizia de' maggiori suoi e massime quando e' sono stati valenti, buoni ed onorati cittadini, non può essere se non utile a' descendenti, perché è uno stimulo continuo di portarsi in modo che le laude loro non abbino a essere suo vituperio; e per questo rispetto io ho disposto fare qualche memoria delle qualità de' progenitori nostri, non tanto per ricordo mio, quanto ''etiam'' per coloro che hanno a venire; e faccendolo non per pompa ma per utilità, dirò la verità delle cose che mi sono venute a notizia, ''etiam'' de' difetti ed errori loro, acciò che chi leggerà s'accenda non solo a imitare le virtù che hanno avute, ma ''etiam'' a sapere fuggire e' vizi.
===''Storie Fiorentine dal 1378 al 1509''===
Nel 1378 sendo gonfaloniere di giustizia Luigi di messer Piero Guicciardini successe la novità de' Ciompi, di che furno autori gli otto della guerra, e' quali per essere stati raffermati più volte in magistrato, s'avevano recata adosso grande invidia e grande contradizione da' cittadini potenti, e per questo si erano rivolti a' favori della moltitudine; e però procurorono questo tumulto, non perché e' Ciompi avessino a essere signori della città ma acciò che col mezzo di quegli, sbattuti e' potenti ed inimici sua loro rimanessino padroni del governo.
==Citazioni su Francesco Guicciardini==
*È storiografo diligente e dal quale, a mio parere, con più esattezza che da qualsiasi altro, si può apprendere la verità sugli affari del suo tempo: del resto nella maggior parte di essi è stato attore lui stesso, e in posizione onorevole. Non c'è alcun indizio che per odio, adulazione o vanità, abbia travisato le cose: e di ciò fanno fede i liberi giudizi che dà dei grandi, e specialmente di coloro dai quali era stato portato avanti e rivestito di cariche, come del papa Clemente VII. Quanto alla parte di cui sembra voler farsi più forte, cioè le digressioni e i ragionamenti, ce ne sono di buoni, e ricchi di bei tratti; ma se n'è troppo compiaciuto. Di fatto, per non voler tralasciare nulla, avendo in mano un argomento così ricco ed ampio, e quasi infinito, diventa prolisso e sa un po' di chiacchiera scolastica. Ho notato anche questo, che di tanti animi e di tanti fatti che giudica, di tanti impulsi e disegni, non ne attribuisce mai neppure uno alla virtù, allo scrupolo e alla coscienza, come se tali qualità fossero completamente estinte nel mondo; e di tutte le azioni, per quanto belle appaiano in se stesse, ne rimanda la causa a qualche movente vizioso o a qualche mira d'interesse. È impossibile immaginare che nell'infinito numero di azioni che giudica, non ve ne sia stata qualcuna compiuta per un giusto motivo. Nessuna corruzione può aver soggiogato gli uomini tanto universalmente che qualcuno non sfugga al contagio; questo mi fa temere che ci sia qui un po' del vizio del suo temperamento; e può essere accaduto che egli abbia giudicato gli altri secondo se stesso. ([[Michel de Montaigne]])
*Francesco Guicciardini [...] nello storiare pochi ebbe eguali, superiore nessuno. Egli con ragione reputar si può lo Zenofonte Fiorentino, per aver descritte con somma maestria quelle cose, nel governo delle quali ebbe gran parte. Comeché vivesse in tempi dissoluti e tirannici insieme, pure concepì la nobile idea di censurare non solo i privati cittadini, ma anche i Principi, assolvendo questo, quell'altro dannando, colle laudi esaltando le virtù de' pochi inorrotti animi, e in abbominio ponendo la fellonesca depravazione dell'universale. ([[Francesco Lomonaco]])
*Il Guicciardini è forse il solo storico tra i moderni, che abbia e conosciuti molto gli uomini, e filosofato circa gli avvenimenti attenendosi alla cognizione della natura umana, e non piuttosto a una certa scienza politica, separata dalla scienza dell'uomo, e per lo più chimerica, della quale si sono serviti comunemente quegli storici, massime oltramontani ed oltramarini, che hanno voluto pur discorrere intorno ai fatti, non contentandosi, come la maggior parte, di narrarli per ordine, senza pensare più avanti. ([[Giacomo Leopardi]])
*In Guicciardini è costante il timore di quel teorizzare che per essere troppo generale scivola nell'astrattezza e non riesce più a connettere la realtà con i {{sic|principî}}. [[Niccolò Machiavelli|Machiavelli]], nonostante il suo richiamo alla «realtà effettuale» aveva troppo amato la generalizzazione astratta; Guicciardini è preoccupato di conservare l'umiltà di fronte ai fatti, che sono gli unici a noi cogniti e rappresentano per noi l'unico mezzo di orientamento. ([[Eugenio Garin]])
*Le profonde somiglianze del pensiero del Guicciardini con quello del Machiavelli sono state rilevate così di frequente che vana sarebbe ogni insistenza in proposito: non inutile, invece, notare quanto il consueto paragone fra i due nuoccia piuttosto che giovare alla comprensione dell'atteggiamento guicciardiniano, a proposito del quale troppo si è insistito sulla valutazione del «particulare» quasi segno di mentalità analitica e scarsamente costruttiva. ([[Eugenio Garin]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Francesco Guicciardini, ''[[s:Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio|Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio]]'', in ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE7155872 Scritti politici e ricordi]'', a cura di Roberto Palmarocchi, Laterza, Bari, 1933.
*Francesco Guicciardini, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/g/guicciardini/consolatoria_accusatoria_e_defensoria/pdf/consol_p.pdf Consolatoria, Accusatoria, Defensoria]'', in ''Autodifesa di un politico'', Laterza, tratte dall'edizione Palmarocchi in F. Guicciardini "Scritti autobiografici e non", Laterza, Bari, 1936, pp 164-281.
*Francesco Guicciardini, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/g/guicciardini/diario_del_viaggio_in_spagna/pdf/diario_p.zip.pdf Diario del viaggio in Spagna]'', Edizioni Studio Tesi, Pordenone, 1993. ISBN 8876924272
*Francesco Guicciardini, ''[[s:Discorsi politici (Guicciardini)|Discorsi politici]]'', in ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE7155872 Scritti politici e ricordi]'', a cura di Roberto Palmarocchi, Laterza, Bari, 1933.
*Francesco Guicciardini, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE7010023 Scritti autobiografici e rari]'', a cura di Roberto Palmarocchi, Laterza, Bari, 1936.
*Francesco Guicciardini, ''[[s:Scritti minori (Guicciardini)|Scritti minori]]'', in ''Scritti politici e ricordi'', cit.
*Francesco Guicciardini, ''[[s:Ricordi (Guicciardini)|Ricordi]]'', in ''Scritti politici e ricordi'', cit.
*Francesco Guicciardini, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/g/guicciardini/memorie_di_famiglia/pdf/memori_p.pdf Memorie di famiglia]'', in ''Opere'', a cura di Roberto Palmarocchi, Laterza, Bari, 1933.
*Francesco Guicciardini, ''[http://www.bibliotecaitaliana.it/testo/bibit000136 Storia d'Italia]'', a cura di Silvana Seidel Menchi, Giulio Einaudi editore, Torino, 1971.
*Francesco Guicciardini, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/g/guicciardini/storie_fiorentine_dal_1378_al_1509/pdf/guicciardini_storie_fiorentine.pdf Storie Fiorentine dal 1378 al 1509]'', Edizioni Edipem, Novara, 1974.
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'''Francesco Guicciardini''' (1483 – 1540), scrittore, storico e politico italiano.
==Citazioni di Francesco Guicciardini==
*Andò all'esercito Lodovico Sforza, e con lui [[Beatrice d'Este|Beatrice]] sua moglie, che gli era assiduamente compagna non manco alle cose gravi che alle dilettevoli.<ref>Storia d'Italia Volume 1, di Francesco Guicciardini, Giovanni Rosini, 1843, Borroni e Scotti, p. 144.</ref>
*{{NDR|[[Ludovico il Moro]]}} principe vigilantissimo e d'ingegno molto acuto.<ref>Delle istorie d'Italia di Francesco Guicciardini, Francesco Guicciardini, per Niccolò Conti, 1818, p. 10.</ref>
*{{NDR|Ludovico il Moro}} non manco timido nell'avversità, che immoderato nelle prosperità, come quasi sempre è congiunta in un medesimo soggetto l'insolenza con la timidità, dimostrava con inutili lagrime la sua viltà. <ref>Delle istorie d'Italia di Francesco Guicciardini, Francesco Guicciardini, per Niccolò Conti, 1818, p. 191.</ref>
*{{NDR|Ludovico il Moro}} Se bene e' fu signore di grande ingegno e valente uomo, e così mancassi di crudeltà e di molti vizii che sogliono avere i tiranni, e potessi per molte considerazioni essere chiamato uomo virtuoso, pure queste virtù furono oscurate e coperte da molti vizii; perché e' fu disonesto nel peccato della sodomia, e come molti dissono, ancora da vecchio non meno paziente che agente; fu avaro, vario, mutabile, e di poco animo; ma quello perché trovò meno compassione fu una ambizione infinita, la quale, per essere arbitro di Italia, lo constrinse a fare passare il re Carlo e empiere Italia di barbari.<ref>Opere inedite di Francesco Guicciardini etc, Storia fiorentina, dai tempi di Cosimo de' Medici a quelli del gonfaloniere Soderini, 3, 1859, p. 217</ref>
===Attribuite===
*Ché se tu fiderai nelli italiani, sempre aurai delusione.
:{{NDR|[[Citazioni errate|Citazione errata]]}} Questa frase viene attribuita da [[Gianni Brera]] a Francesco Guicciardini, che in realtà non pronunciò né scrisse mai queste parole. Brera utilizzò questa citazione in varie opere di natura storica e in vari articoli.<ref>Da ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1984/08/01/nella-dannata-piscina-picchia-solo-moby-dick.html Nella dannata piscina picchia solo Moby Dick]'', ''la Repubblica'', 1º agosto 1984.</ref><ref>Da ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1986/11/21/la-mascotte-diviso-tre.html La mascotte diviso tre]'', ''la Repubblica'', 21 novembre 1986.</ref> Il giornalista ammise di essersi inventato la citazione in questo pezzo tratto da un suo articolo: «Il ragazzino Campanella crotonese come Milone! consola il cronista di ogni sconsiderata nequizia commessa in pedata e lo esime per una volta dal parafrasare ser Francesco Guicciardini, al quale ha fatto dire ormai da molti anni: Che se tu fiderai nelli italiani, sempre aurai delusione.»<ref>Da ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1988/09/20/quelle-omeriche-risate.html Quelle omeriche risate]'', ''la Repubblica'', 20 settembre 1988, p. 3.</ref>
==''Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio''==
===[[Incipit]]===
Nel primo Discorso è vera la distinzione che tutte le città sono edificate o da forestieri o da uomini nativi del luogo, ed in questo secondo membro cade [[Venezia|Vinegia]] ed [[Atene]]; cadeci ancora [[Roma]], ma diversamente da Atene e da Vinegia, perché queste furono edificate dagli incoli per necessità di avere o uno ricetto sicuro o uno reggimento commune, ma Roma, sanza alcuna di queste necessità, fu più presto edificata come colonia di Alba, cioè da uomini o albani o sudditi allo imperio di Alba, per amore di quelli luoghi dove erano nutriti, o per ambizione di reggersi per sé stessi; né può Roma per rispetto di [[Enea]] applicarsi al membro de' forestieri, perché è uno cercare le origine troppo da lontano, le quali non s'hanno a referire a' primi antecessori di chi ha edificato.
===Citazioni===
*El principale fondamento della potenzia e ricchezze della [[città]] è avere grosso populo: e male può ingrossare di populo una città che sia posta in luogo sterile, se già non ha la aria molto generativa, come [[Firenze]], o la opportunità del mare, come Vinegia; e però è meglio porsi in paese fertile, perché più facilmente vi concorrono gli abitatori; ma quando fussi possibile fermare abitatori assai in uno sito, io non dico al tutto sterile, ma non grasso, non è dubio che più conferirebbe a farlo virtuoso la necessità del provedersi che le buone legge; perché quelle si possono variare dalla voluntà degli uomini, ma la necessità è una legge ed uno stimulo continuo. E questa indirizzò bene Roma, la quale, se bene posta in paese fertile, ''tamen'' per non avere contado ed essere cinta di populi potenti, fu forzata allargarsi con la virtù delle arme e con la concordia; e questo si discorre non in una città che voglia vivere alla filosofica, ma in quelle che vogliono governarsi secondo el commune uso del mondo, come è necessario fare, altrimenti sarebbono, essendo debole, oppresse e conculcate da' vicini. ([[s:Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro primo/Capitolo I|cap. I]])
*Nel governo del popolo è di buono, che mentre dura non vi è tirannide; possono più le legge che gli uomini; ed el fine di tutte le deliberazione è riguardare al bene universale. Di male vi è, che el popolo per la ignoranzia sua non è capace di deliberare le cose importante, e però presto periclita una republica che rimette le cose a consulta del popolo; è instabile e desideroso sempre di cose nuove, e però facile a essere mosso ed ingannato agli uomini ambiziosi e sediziosi; batte volentieri e' cittadini qualificati, che gli necessita a cercare novità e turbazione. ([[s:Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro primo/Capitolo II|cap. II]])
*È vero che, e nello ordinare una republica ed in ogni altra faccenda, si debbe ordinare le cose in modo che chi volessi fare [[Bene e male|male]], non possa, non perché sempre tutti gli uomini siano cattivi, ma per provedere a quelli che fussino cattivi; e s'ha a considerare in questa materia, che gli uomini tutti sono per natura inclinati al [[Bene e male|bene]], ed a tutti, ''data paritate terminorum'', piace più el bene che 'l male; e se alcuno ha altra inclinazione, è tanto contro allo ordinario degli altri e contro a quello primo obietto che ci porge la natura, che più presto si debbe chiamare monstro che uomo. ([[s:Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro primo/Capitolo III|cap. III]])
*E per venire a' particulari secondo l'ordine del Discorso, dico che a uno tiranno di una città, ed a ogni principe, sono utilissime le [[Fortezza|fortezze]] in quella città, perché né el popolo né gli inimici particulari, vedendo el principe sicuro nella fortezza sua, non possono per ogni leggiere occasione fare movimento; perché è difficile farlo in modo che si amazzi el principe con tutta la sua progenie; non facile avere le forze ed e' soccorsi preparati in modo che si possa rinchiudere o pigliare la fortezza sì presto che el principe non abbia tempo a ripigliare la terra con gente nuove introdotte per la fortezza. ([[s:Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro secondo/Capitolo XXIV|cap. XXIV]])
===[[Explicit]]===
Però conchiuggo che quando Roma non fu corrotta, che le prorogazione degli imperi e la continuazione del consulato, la quale ne' tempi difficili usarono molte volte, furono cosa utile e santa; ma corrotta la città, sursono le battaglie civili ed e' semi delle tirannide, ''etiam'' sanza la prorogazione degli imperi. E però si può conchiudere, che se non fussino state anche le prorogazione, non sarebbe mancato né a Cesare né agli altri che occuporono la republica, né pensiero né facultà di travagliarla per altra via.
==''Discorsi politici''==
===[[Incipit]]===
Massimiano re de' romani, innanzi che fussi fatta la lega di Cambrai, nella dieta di Costanza, sotto titulo di rimettere Massimiano Sforza, ricercava e' viniziani di lega per venire in Italia per la corona dello imperio ed a' danni de' franzesi, allora signori di Milano, offerendo loro partiti grandi. Trattavasi nel senato suo ''quid agendum''; fu parlato da uno senatore per la parte affermativa in questo modo:<br>
Tutta la difficultà di questa consulta, onorevoli senatori, consiste in considerare se el re de' romani si unirà co' franzesi in caso che noi rifiutiamo le dimande sue; perché avendo noi ora pace piacevole ed onorevole ed anche assai sicura, nessuna ragione può essere bastante a farci pigliare una guerra di travaglio e spesa assai, ogni volta che noi non dubitiamo che loro si unischino.
===Citazioni===
*Gli uomini non sono tutti savi, anzi la maggiore parte non sono savi; e chi ha a fare pronostico delle deliberazione di altri, non debbe tanto andare con la misura di quello che ragionevolmente doverrebbe fare uno savio, quanto con la misura del cervello, natura ed altre condizione di chi ha a deliberare; e chi procede altrimenti spesso si inganna. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/I. - In favore della lega proposta da Massimiliano alla republica di Venezia|cap. I]])
*Io confesso, onorevoli senatori, essere officio vostro e di tutti e' governatori delle republiche, ancora che la [[Pace e guerra|pace]] sia cosa santissima e desideratissima, non però lasciarsi tanto abbagliare dalla dolcezza sua, che per paura di non la perdere si entri in maggiori [[Pace e guerra|guerre]] e pericoli, che non sarebbe entrato chi non l'avessi amata troppo; e nondimanco ricordo che per ogni timore o sospetto non si debbe pigliare le arme, e per ogni paura di non avere guerra, entrare nella guerra, perché chi fa così, spesso, per fuggire pericolo, sanza bisogno entra in pericolo; e non essendo mai pace alcuna tanto sicura, né tanto ferma che manchi di qualche timore di guerra, chi procedessi con questa regola non starebbe mai in pace; anzi entrando di guerra in guerra per desiderio di avere la pace, non la arebbe mai. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/II. - Sullo stesso argomento. In contrario per la opinione negativa che prevalse|cap. II]])
*E chi è uso alle faccende e maneggi grandi, ed ha travagliato a' suoi dì assai come lui, non può desperare di non vedere [[varietà]] nelle cose del mondo, perché le sono use a variare pure troppo spesso. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/II. - Sullo stesso argomento. In contrario per la opinione negativa che prevalse|cap. II]])
*In effetto a me non pare che per uno sospetto di guerra incerta debbiamo pigliare una guerra certissima, né per desiderio di guadagnare debbiamo entrare in infinite spese e pericoli, né sanza manifesta necessità mancare alla fede nostra e crescere ogni dì la opinione che siamo troppo ambiziosi e cupidi di occupare quello di altri. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/II. - Sullo stesso argomento. In contrario per la opinione negativa che prevalse|cap. II]])
*Se bene el desiderio di sapere le cose future, massime quando sono di molta importanzia, è tanto naturale a tutti li omini, che continuamente li sprona andarle investigando e cercando di conietturarle, da altro canto le vanno sì variando fuori della opinione di tutti, che li è più tosto da maravigliarsi di quelli che mossi dallo appetito della natura le vanno curiosamente ricercando, che di coloro che per desperazione di poterle aggiugnere ne levano ogni pensiero. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/IV. - Sulle mutazioni seguite dopo la battaglia di Ravenna|cap. IV]])
*Sono le nature molto diverse: li [[Spagna|spagnoli]] omini temperati e maturi e pazientissimi di ogni disagio; li [[Inghilterra|inghilesi]] bestiali, disordinati, non atti a durare lungamente fatica, e consumatori di molte vettovaglie. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/IV. - Sulle mutazioni seguite dopo la battaglia di Ravenna|cap. IV]])
*Io non mi maraviglio più che nelle cose dubie si truovino tante questione e contrarietà di opinione tra gli antichi scrittori, poi che io veggo che e' non manca chi vogli in una cosa tanto chiara mettere disputa. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/V. - Se 'l Gran Capitano debbe accettare la impresa di Italia|cap. V]])
*[...] nessuno dispiacere può essere maggiore negli uomini grandi e che si conoscono virtuosi, che non avere facultà di mostrare quello che e' sono, e che con danno di altri le virtù loro stieno oscure. Né ha anche la natura dati tanti ornamenti a uno uomo perché li stieno sepulti, ma perché con quelli giovi alli altri; e però chi si tiene sufficiente e non si vuole mostrare quando ne ha commodità, manca non solo a sé medesimo, ma a tutta la generazione umana, ed è da essere comparato a uno avaro che tiene e' sua tesori occulti nella cassa sanza profittarne a sé o a altri. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/V. - Se 'l Gran Capitano debbe accettare la impresa di Italia|cap. V]])
*[...] e ricordatevi che gli è maggiore difficultà venire di uno grado basso a uno mediocre, che non è da uno mediocre venire a uno sommo [...]. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/V. - Se 'l Gran Capitano debbe accettare la impresa di Italia|cap. V]])
*[...] non si potendo ottenere le cose grande sanza qualche pericolo, si debbono le imprese accettare ogni volta che la speranza è maggiore che la paura. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/V. - Se 'l Gran Capitano debbe accettare la impresa di Italia|cap. V]])
*Le diversità delle opinioni, Gran Capitano, e le dispute che vi si fanno, sogliono piacere a chi ha a fare la resoluzione, perché chi ode le ragione contrarie suole meglio discernere la verità, né anche debbono dispiacere alle parte, quando la sorte dà loro prudente giudice e che le si oppongono non per proprio interesse, ma principalmente per amore del vero. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/VI. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. VI]])
*Dilettasi qualche volta la [[fortuna]] di fare simili tratti, ed è proprio lo esercizio suo di bassi fare grandi e di grandi ridurre a grado piccolo; e quanto più l'ha pel passato favorite le virtù vostre, tanto più è da dubitarne, perché el costume suo è di non stare mai ferma con uno medesimo, e rarissimi si truovano coloro a' quali la sia stata continuamente propizia. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/VI. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. VI]])
*Ma al riscontro si scuoprono a difesa dello stato di Milano e' [[Svizzera|svizzeri]], nazione fiera, bellicosa, esercitata nelle arme e di animo grande, e che altra volta ha avuto in questa impresa medesima vittoria de' franzesi, ed a quale pare nella difesa di Milano trattare una causa sua propria, perché in verità nel defenderlo consiste grandissimo interesse di quella nazione per gloria, per utilità e securtà sua. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/VII. - Sulla discesa di Francesco I in Italia nel 1515|cap. VII]])
*[...] lo implicarsi ne' pericoli e spese presente o per interesse di altri o per fuggire le spese ed e' pericoli futuri, non è uficio di savi, e' quali sogliono ponere questa regola, che uno de' potenti rimedi che siano contra e' mali, è allungare quanto si può, perché el tempo per sé stesso porta seco spesso accidenti che te ne liberano. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/VIII. - Sulla proposta fatta ai Veneziani d'entrare nella lega contro i Francesi|cap. VIII]])
*[...] la esperienzia insegna a chi ha cervello capace a imparare, ma a' [[Francia|franzesi]] che sono di natura impazientissimi e poco consideratori delle cose, e che non sanno vivere altrimenti che a caso, nessuna esperienzia gli farà pigliare la pazienzia, né mai nelle loro azioni riceveranno lo ordine e la maturità, perché la natura non glielo consente [...]. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/IX. - Sullo stesso argomento. In contrario per la opinione che prevalse|cap. IX]])
*È uficio di chi governa le città fuggire le [[Guerra|guerre]] quanto si può, ma appartiene anche alla sapienzia loro anticipare una guerra molesta e pericolosa per fuggirne una più molesta e più pericolosa [...]. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/X. - Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V ai Veneziani|cap. X]])
*[...] io consiglio che più tosto di presente si pigli una guerra molesta e pericolosa, che la si differisca a altro tempo, per averla con molestia e pericolo sanza comparazione molto maggiore. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/X. - Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V ai Veneziani|cap. X]])
*Del resto di Italia non accade parlare, perché tutto depende dal papa {{NDR|[[Papa Clemente VII|Clemente VII]]}}, el quale è sì timido ed irresoluto, che più presto si lascia andare alla morte certa, che volere correre pericolo di morire, ed in effetto non è per muoversi se non a partiti sicurissimi, cioè in caso che si muovino franzesi e tutto el mondo. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XI. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XI]])
*Però chi al presente si priva di uno bene, o si sottomette in uno male per paura di quello che ha a venire, si inganna spesso, perché molte volte quello di che dubitava non viene, e si truova sanza proposito per timore vano ed incerto avere patito di presente. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XI. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XI]])
*[...] bisogna che el [[principe]] abbia [[Prudenza|prudenzia]] e [[virilità]] [...]. La prudenzia bisogna, perché, poi che è in caso che è necessitato o incorrere nel [[pericolo]] o cacciarlo con pericolo, non solo per discernere el remedio, ma eziandio per considerare la natura de' pericoli, e quale è minore e quale fa manco mali effetti, perché sarebbe pazzia per fuggire uno pericolo incerto, correre in uno pericolo certo, per fuggire uno pericolo di uno male, pigliare uno remedio che fussi equalmente pericoloso, ma di maggiore male; bisogna la virilità, per non avere più paura che si convenga de' pericoli che tu vuoi cacciare, e perché quando siamo in caso che è bene usare uno rimedio pericoloso, che la timidità non ti ritenga e faccia che o el rimedio che tu vuoi usare ti paia più pericoloso che non è in verità, o che per non entrare in uno pericolo presente, tu lasci più tosto per differire venire lentamente addosso el male maggiore. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XII. - Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V a Clemente VII|cap. XII]])
*A deliberare adunche se si debbe pigliare impresa per opporsi a uno grave pericolo, non s'ha a considerare quale sia maggiore, o el male che aresti opponendoti e perdendo, o el male che sei per avere non ti opponendo, ma si debbe considerare quale sia più certo; e quando tu vedi che non ti opponendo arai al certo male grande, ed opponendoti potrà essere che ti liberrai dal male, ma non ti liberando arai maggiore male che se non ti fussi opposto, io dico che in questo caso hai a opporti ed a volere più presto correre el pericolo di maggiore male per la speranza di poterti liberare, che aspettare el male minore sanza speranza alcuna di poterlo fuggire; presupponendo però che ''etiam'' in questo caso el male che tu aspetti sia grande, perché se fussi uno piccolo male, è articolo che ricerca altre considerazione, nelle quali io non entro perché non è necessario a' termini nostri. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XII. - Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V a Clemente VII|cap. XII]])
*Ricordo bene che quando el dubio del capitare male sia pari e provedendo e non provedendo, che è meglio provedere, perché aspettare la morte sanza provisione in contrario è una somma ignavia e da lasciare di sé una memoria infame; sanza che, a chi non si aiuta né Dio suole, né la fortuna può aiutare, ma a chi si aiuta Dio ha compassione, e la fortuna amore, e spesso a chi audacemente si getta ne' pericoli, fa succedere, contro a ogni ragione ed ogni speranza, effetti felicissimi. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XII. - Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V a Clemente VII|cap. XII]])
*Ricordisi Vostra Santità che la grandezza della Chiesa è nelle arme spirituali, e che le sue arme [[Potere temporale|temporali]] valsono sempre poco. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIII. - Ragioni che consigliano a Clemente VII di accordarsi con Carlo V|cap. XIII]])
*[...] e se non si può vivere con le qualità e con la autorità che l'uomo desidera, non per questo [[Suicidio|volere morire]]. Perché oltre che la vita è meglio che la morte, possono facilmente tornare de' tempi e degli accidenti, che a chi sarà morto non faranno frutto alcuno, ma a chi fussi ancora vivo restituirebbono la sua degnità. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIII. - Ragioni che consigliano a Clemente VII di accordarsi con Carlo V|cap. XIII]])
*[...] della bontà sua io non voglio parlare, non sendo conveniente parlare di uno tanto [[principe]] altro che con somma reverenzia, né voglio dire che la grandezza non sta troppo bene con la conscienzia, e che ogni principe può più facilmente essere buono principe che buono uomo. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
*Le cose del mondo hanno questa condizione o vogliàno dire circulo: che sempre quello che è, ha similitudine col passato, e quello che sarà, sarà simile a quello che è stato. È diverso nelle superficie e ne' colori, ma simile nelli intrinsechi e sustanzialità [...]. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
*E lasciate da canto le ragione generale che sono: che gli effetti delle [[Guerra|guerre]] sono dubii; che spesso la vittoria è da chi pareva inferiore; che molte volte uno piccolo accidente, uno piccolo caso fa variazione ed effetti di momento grandissimo; che nessuno ha la fortuna in potestà, e che chi la ha avuto lungamente propizia e serena, non solo non si può promettere che l'abbia a continuare, ma ancora ha da temere più che gli altri della mutazione di quella, e tanto più quanto più eccessivamente è stata favorevole, perché el solito suo è sempre stato ed è e sarà di essere incerta, inconstante ed instabile [...]. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
*Gli uomini che per non cognoscere le difficultà ed e' pericoli, giudicano facile le imprese difficile, sono imprudenti, né hanno nome di [[Animosità|animosi]] ma di bestiali, perché animoso è quello che vede e' pericoli ma non gli teme più che si convenga; e questa è la differenzia tra due savi, de' quali l'uno è animoso, l'altro è timido: che l'uno e l'altro prevede e' pericoli, ma el timido mette per certi quelli che sono dubii, e gli pare già vedere in atto tutti quelli che considera che possono accadere; lo animoso [...] nel pigliare le deliberazione non presuppone tutti e' pericoli per certi, anzi ne abatte quella parte che gli pare che con qualche speranza si possa abattere. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
*[...] lo sforzarsi e fare ogni conato per non andare in [[servitù]], è cosa virile e degna di uomo, ed el contrario è pieno di eterna infamia ed ignominia. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
*[...] la troppa [[Prudenza|prudenzia]] è imprudenzia nelle difficultà, ed in fatto merita di essere chiamato prudente così colui che, quando la natura delle cose lo ricerca, sa rimettersi in qualche parte alla potestà della fortuna, come chi sa eleggere e' partiti sicuri, quando la sicurtà si può avere. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
===[[Explicit]]===
Però el rimedio unico a tanto male è anticipare lo accordo; differendo, andate manifestamente al sacco. El papa, poi che con altro modo non può provedere a tanto pericolo, né salvarvi se anche voi non vi volete salvare, desidera almanco essere giustificato con Dio e con tutto el mondo, e particularmente con voi e con le pietre di questa città.
==''Ricordi''==
===[[Incipit]]===
<div style="text-align:right; font-size:90%; line-height:1.4;margin-bottom:1em;">Se bene lo [[ozio]] solo non fa ghiribizzi,<br />pure male si fanno e' ghiribizzi sanza ozio.</div>
1. Quelli cittadini che appetiscono [[onore]] e [[gloria]] nella città sono laudabili ed utili, pure che non la cerchino per via di sètte e di usurpazione, ma con lo ingegnarsi di essere tenuti buoni e prudenti, e fare buone opere per la patria; e Dio volessi che la republica nostra fussi prima di questa ambizione. Ma perniziosi sono quelli che appetiscono per fine suo la [[grandezza]], perché chi la piglia per idolo, non ha freno alcuno né di giustizia, né di onestà, e farebbe uno piano di ogni cosa per condurvisi.
===Citazioni===
*Se di alcuno si intende o legge che sanza alcuno suo commodo o interesse ami più el [[Bene e male|male]] che el [[Bene e male|bene]], si debbe chiamare bestia e non uomo; poi che manca di quello appetito che naturalmente è commune a tutti gli uomini. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 4)
*Tre cose desidero vedere innanzi alla mia morte, ma dubito, ancora che io vivessi molto, non ne vedere alcuna: uno vivere di republica bene ordinato nella città nostra, [[Italia]] liberata da tutti e' barbari, e liberato el mondo dalla tirannide di questi scelerati [[Prete|preti]]. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 14)
*Molto maggiore piacere si truova nel tenersi le voglie [non] oneste che nel cavarsele; perché questo è breve e del corpo; quello, raffreddo che sia un poco lo appetito, è durabile e dell'animo e conscienzia. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 17)
*La calcina con che si murano gli stati de' [[Tiranno|tiranni]] è el sangue de' cittadini; però doverebbe sforzarsi ognuno che nella città sua non s'avessino a murare tali palazzi. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 20)
*È da desiderare più l'onore e la [[Reputazione|riputazione]] che le [[ricchezza|ricchezze]]; ma perché oggidì sanza quelle, male si ha o conserva la riputazione, debbono gli uomini virtuosi cercare non d'averne immoderatamente, ma tante che basti allo effetto di avere o conservare la riputazione ed autorità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 18)
*Non combattete mai con la [[religione]], né con le cose che pare che dependono da Dio; perché questo obietto ha troppa forza nella mente degli sciocchi. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 31)
*Non puoi secondo el vivere del mondo avere maggiore felicità che vederti lo [[Nemico|inimico]] tuo prostrato innanzi in terra ed a tua discrezione; e però per avere questo effetto non si debbe pretermettere niente. La felicità grande consiste in questo; ma maggiore ancora è la gloria in usare tanta fortuna laudabilmente, cioè essere clemente e perdonare; cosa propria degli animi generosi ed eccelsi. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 34)
*Più tengono a memoria gli uomini le [[Ingiuria|ingiurie]] che e' [[Beneficio|benefici]]; anzi quando pure si ricordano del beneficio, lo reputano minore che in fatto non fu, persuadendosi meritare più che non meritano; el contrario si fa della ingiuria, che duole a ognuno più che ragionevolmente non doverria dolere [...]. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 41)
*Ingegnatevi avere degli [[amicizia|amici]], perché sono buoni in tempi, luoghi e casi che tu non penseresti [...]. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 44)
*Osservai quando ero imbasciadore in Spagna apresso al re [[Ferdinando II d'Aragona|don Ferrando d'Aragona]], principe savio e glorioso, che lui, quando voleva fare una impresa nuova o altra cosa di importanza, non prima la publicava e poi la giustificava, ma si governava pel contrario; procurando artificiosamente in modo che, innanzi che si intendessi quello che lui aveva in animo, si divulgava che el re per le tali ragione doverrebbe fare questo; e però publicandosi poi lui volere fare quello che già prima pareva a ognuno giusto e necessario, è incredibile con quanto favore e con quanta laude fussino ricevute le sue deliberazione. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 51)
*Non disegnate in su quello che non avete, né spendete in su' guadagni futuri, perché molte volte non succedono. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 56)
*La [[grandezza]] di stato è desiderata universalmente, perché tutto el bene che è in lei apparisce di fuora, el male sta drento occulto; el quale chi vedessi non arebbe forse tanta voglia, perché è piena sanza dubio di pericoli, di sospetti, di mille travagli e fatiche; ma quello che per avventura la fa desiderabile anche agli animi purgati è lo appetito che ognuno ha di essere [[Superiorità|superiore]] agli altri uomini, atteso massime che in nessuna altra cosa ci possiamo assimigliare a Dio. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 60)
*Non è dubio che quanto l'uomo più [[Senilità|invecchia]], più cresce la [[avarizia]]; si dice communemente esserne causa perché lo animo diminuisce; ragione che non mi è troppo capace, perché è bene ignorante quello vecchio che non cognosce che sempre con la età si diminuisce el bisogno. Ed inoltre veggo che ne' vecchi si augumenta al continuo, cioè in molti la lussuria, dico lo appetito, non le forze, la crudeltà e gli altri vizi; però credo che la ragione possi essere che l'uomo quanto più vive tanto più si abitua alle cose del mondo ed ''ex consequenti'' più le ama. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 63)
*Non si può biasimare lo appetito di avere [[figlio|figliuoli]], perché è naturale, ma dico bene che è spezie di felicità el non ne avere, perché eziandio chi gli ha buoni e savi ha sanza dubio molto più dispiacere di loro che consolazione. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 66)
*Si vede per esperienzia che e' [[Padrone|padroni]] tengono poco conto de' [[Servitù|servidori]], e per ogni suo interesse o appetito gli mettono da parte, o gli strascinano sanza rispetto; però sono savi e' servidori che fanno el medesimo verso e' padroni, conservando però sempre la fede sua e l'onore. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 69)
*Credino e' giovani che la [[Esperienza|esperienzia]] insegna molto, e più ne' cervelli grandi che ne' piccoli; e chi lo considerassi ne troverebbe facilmente la ragione. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 70)
*Quando ti viene la occasione di cosa tu [[desiderio|desideri]], pigliala sanza perdere tempo; perché le cose del mondo si variano tanto spesso che non si può dire d'avere la cosa insino non l'hai in mano. E per la medesima ragione quando ti è proposto qualche cosa che ti dispiace, cerca differire el più che puoi, perché a ogni ora si vede che el tempo porta accidenti che ti cavano di queste difficultà: e così s'ha intendere quello proverbio che si dice avere in bocca e' savi: che si debbe godere el beneficio del tempo. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 76)
*El medesimo [[Publio Cornelio Tacito|Cornelio Tacito]] a chi bene lo considera, insegna per eccellenzia come s'ha a governare chi vive sotto e' tiranni. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 79)
*È differenzia da avere e' sudditi disperati a avergli malcontenti, perché quegli non pensano mai a altro che a mutazione, e le cercano ancora con suo pericolo; questi, se bene desiderano cose nuove, non invitano le occasione, ma le aspettano. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 84)
*Credono molti che uno [[Saggezza|savio]], perché vede tutti e' pericoli, non possa essere animoso; io sono di opinione contraria, che non possa essere savio chi è [[Timidezza|timido]], perché già manca di giudicio chi stima el pericolo più che non si debbe. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 90)
*Erra chi dice che le [[Letteratura|lettere]] guastano e' cervelli degli uomini, perché è forse vero in chi l'ha debole; ma dove lo truovano buono, lo fanno perfetto, perché el buono naturale congiunto col buono accidentale fa nobilissima composizione. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 91)
*Non potete avere maggiore virtù che tenere conto de l'[[onore]], perché chi fa questo non teme e' pericoli, né fa mai cosa che sia brutta; però tenete fermo questo capo, e sarà quasi impossibile che tutto non vi succeda bene: ''expertus loquor''. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 105)
*Mi è stato sempre difficile a credere che Dio abbia a permettere che e' figliuoli del duca [[Ludovico il Moro|Lodovico]] abbino a godere lo stato di Milano, non tanto perché lui lo usurpò sceleratamente, quanto che, per fare questo, fu causa della servitù e ruina di tutta Italia, e di tanti travagli seguiti in tutta la cristianità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 107)
*Le cose [[passato|passate]] fanno lume alle future, perché el mondo fu sempre di una medesima sorte, e tutto quello che è e sarà è stato in altro tempo, e le cose medesime ritornano, ma sotto diversi nomi e colori; però ognuno non le ricognosce, ma solo chi è savio e le osserva e considera diligentemente. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 114)
*Chi disse uno [[Popolo|populo]] disse veramente uno pazzo; perché è uno monstro pieno di confusione e di errori, e le sue vane opinione sono tanto lontane dalla verità, quanto è, secondo [[Claudio Tolomeo|Ptolomeo]], la Spagna dalla India. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 123)
*Non ha maggiore inimico l'[[uomo]] che sé medesimo; perché quasi tutti e' mali, pericoli e travagli superflui che ha, non procedono da altro che dalla sua troppa cupidità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 139)
*Grande sorte è quella degli [[Astrologia|astrologi]], che se bene la loro è una vanità, o per difetto della arte o per difetto suo, più fede gli dà una verità che pronosticano che non gli toglie cento falsità. E nondimeno negli altri uomini una bugia che sia reprovata a uno, fa che si sta sospeso a crederli tutte le altre verità. Procede questo dal desiderio grande che hanno gli uomini di sapere el futuro; di che non avendo altro modo, credono facilmente a chi fa professione di saperlo loro dire, come lo infermo al medico che gli promette la salute. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 145)
*Dua papi sono stati di natura diversissima, [[Papa Giulio II|Iulio]] e [[Papa Clemente VII|Clemente]]: l'uno di animo grande e forse vasto, impaziente, precipitoso, aperto e libero; l'altro di mediocre animo e forse timido, pazientissimo, moderato, simulatore. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 159)
*Diceva mio padre, che più onore ti fa uno ducato che tu hai in borsa che dieci che n'hai spesi; parola molto da notare, non per diventare sordido, né per mancare nelle cose onorevole e ragionevole, ma perché ti sia freno a fuggire le spese superflue. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 164)
*Non mancate di fare le cose che vi diano riputazione, per desiderio di fare piacere ed acquistare amici; perché a chi si mantiene o accresce la riputazione corrono gli amici e le benivolenzie drieto; ma chi pretermette di fare quello che debbe, ne è stimato manco, ed a chi manca la riputazione mancano poi gli amici e la grazia. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 174)
*Tanto più si cade in quello estremo che tu fuggi, quanto più per discostartene ti ritiri inverso l'altro estremo, non ti sapendo fermare in sul mezzo; però e' governi populari, quanto più per fuggire la tirannide si accostano alla licenzia, tanto più vi caggiono drento; ma e' nostri di Firenze non intendono questa grammatica. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 175)
*Quello che dicono le persone spirituali che chi ha [[fede]] conduce cose grandi, e come dice lo Evangelio, chi ha fede può comandare a' monti, procede perché la fede fa ostinazione. Fede non è altro che credere con opinione ferma, e quasi certezza, le cose che non sono ragionevole; o, se sono ragionevole, crederle con più resoluzione che non persuadono le ragione. Chi adunche ha fede diventa ostinato in quello che crede, e procede al cammino suo intrepido e resoluto, sprezzando le difficultà e pericoli, e mettendosi a soportare ogni estremità. Donde nasce che essendo le cose del mondo sottoposte a mille casi ed accidenti, può nascere per molti versi nella lunghezza del tempo aiuto insperato a chi ha perseverato nella ostinazione; la quale essendo causata dalla fede, si dice meritamente: chi ha fede ecc.<ref>Questo paragrafo risulta essere l'Incipit nell'edizione: ''Ricordi'', introduzione di Mario Fubini, premessa al testo e bibliografia di Ettore Barelli, breve glossario ideologico di Carlo Pedretti, Fabbri Editori, 2001.</ref> ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 1)
*Non vi spaventi dal beneficare gli uomini la [[ingratitudine]] di molti; perché oltre che el beneficare per sé medesimo sanza altro obietto è cosa generosa e quasi divina, si riscontra pure beneficando talvolta in qualcuno sì grato che ricompensa tutte le ingratitudine degli altri. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 11)
*Quasi tutti e' medesimi [[Proverbio|proverbi]], o simili benché con diverse parole, si truovono in ogni nazione; e la ragione è che e' proverbi nascono dalla esperienzia overo osservazione delle cose, le quali in ogni luogo sono le medesime o simili. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 12)
*Non è la più preziosa cosa degli amici, però quando potete, non perdete la occasione del farne; perché gli uomini si riscontrano spesso, e gli amici giovano, e gli inimici nuocono, in tempi e luoghi che non aresti mai aspettato. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 14)
*Insegna molto bene [[Publio Cornelio Tacito|Cornelio Tacito]] a chi vive sotto e' tiranni el modo di vivere e governarsi prudentemente, così come insegna a' tiranni e' modi di fondare la tirannide. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 18)
*Però lasciare uno bene presente per paura di uno male futuro è el più delle volte pazzia, quando el male non sia molto certo o propinquo, o molto grande a comparazione del bene; altrimenti bene spesso per paura di una cosa che poi riesce vana, ti perdi el bene che tu potevi avere. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 23)
*Io non so a chi dispiaccia più che a me la ambizione, la avarizia e le mollizie de' preti: sì perché ognuno di questi vizi in sé è odioso, sì perché ciascuno e tutti insieme si convengono poco a chi fa professione di vita dependente da Dio; ed ancora perché sono vizi sì contrari che non possono stare insieme se non in uno subietto molto strano. Nondimeno el grado che ho avuto con più pontefici, m'ha necessitato a amare per el particulare mio la grandezza loro; e se non fussi questo rispetto, arei amato [[Martin Lutero|Martino Luther]] quanto me medesimo, non per liberarmi dalle legge indotte dalla religione cristiana nel modo che è interpretata ed intesa communemente, ma per vedere ridurre questa caterva di scelerati a' termini debiti, cioè a restare o sanza vizi o sanza autorità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 28)
*Coloro ancora, che attribuendo el tutto alla prudenzia e virtù, escludono quanto possono la potestà della fortuna, bisogna almanco confessino che importa assai abattersi o nascere in tempo che le virtù o qualità per le quali tu ti stimi siano in prezzo; come si può porre lo esemplo di [[Quinto Fabio Massimo Verrucoso|Fabio Massimo]], al quale lo essere di natura cunctabundo dette tanta riputazione, perché si riscontrò in una spezie di guerra, nella quale la caldezza era perniziosa, la tardità utile; in uno altro tempo sarebbe potuto essere el contrario. Però la fortuna sua consisté in questo, che e' tempi suoi avessino bisogno di quella qualità che era in lui; ma chi potessi variare la natura sua secondo le condizione de' tempi, il che è difficillimo e forse impossibile, sarebbe tanto manco dominato dalla fortuna. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 31)
*Quanto è diversa la [[Teoria e pratica|pratica]] dalla [[Teoria e pratica|teorica]]! quanti sono che intendono le cose bene, che o non si ricordono o non sanno metterle in atto! Ed a chi fa così, questa intelligenzia è inutile, perché è come avere uno tesoro in una arca con obligo di non potere mai trarlo fuora. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 35)
*Nega pure sempre quello che tu non vuoi che si sappia, o afferma quello tu vuoi che si creda; perché ancora che in contrario siano molti riscontri e quasi certezza, lo affermare o negare gagliardamente mette spesso a partito el cervello di chi ti ode. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 37)
*È difficile alla casa de' Medici potentissima e con dua papati conservare lo stato di Firenze, molto più che non fu a [[Cosimo de' Medici|Cosimo]] privato cittadino; perché, oltre alla potenzia che fu in lui eccessiva, vi concorse la condizione de' tempi, avendo Cosimo avuto a combattere lo stato con la potenzia di pochi, sanza displicenzia dello universale, el quale non cognosceva la libertà; anzi in ogni quistione tra potenti ed in ogni mutazione, gli uomini mediocri ed e' più bassi acquistavano condizione. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 38)
*Non consiste tanto la prudenzia della [[Economia|economica]] in sapersi guardare dalle spese, perché sono molte volte necessarie, quanto in sapere spendere con vantaggio, cioè uno grosso per 24 quattrini. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 56)
*Non procede sempre el [[Vendetta|vendicarsi]] da odio o da mala natura, ma è talvolta necessario perché con questo esemplo gli altri imparino a non ti offendere; e sta molto bene questo che uno si vendichi, e ''tamen'' non abbia rancore di animo contro a colui di chi fa vendetta. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 74)
*[...] quando sei in partiti difficili, o in cose che ti sono moleste, allunga e aspetta [[tempo]] quanto puoi, perché quello spesso ti illumina o ti libera. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 79)
*Ma perché non si può negare che la non sia bella, io loderei chi ordinariamente avessi el traino suo del vivere libero e schietto, usando la [[Simulazione (qualità)|simulazione]] solamente in qualche cosa molto importante, le quali accaggiono rare volte. Così acquisteresti nome di essere libero e reale, e ti tireresti drieto quella grazia che ha chi è tenuto di tale natura; e nondimeno nelle cose che importassino più, caveresti utilità della simulazione, e tanto maggiore quanto, avendo fama di non essere simulatore, sarebbe più facilmente creduto alle arti tue. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 104)
*[...] ogni minimo [[Particolare|particulare]] che varii, è atto a fare variare una conclusione [...]. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 114)
*A chi stima l'[[onore]] assai, succede ogni cosa, perché non cura fatiche, non pericoli, non danari. Io l'ho provato in me medesimo, però lo posso dire e scrivere; sono morte e vane le azione degli uomini che non hanno questo stimulo ardente. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 118)
*E' [[Filosofo|filosofi]] ed e' teologi e tutti gli altri che scrutano le cose sopra natura o che non si veggono, dicono mille pazzie; perché in effetto gli uomini sono al buio delle cose, e questa indagazione ha servito e serve più a esercitare gli ingegni che a trovare la verità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 125)
*[...] la natura delle cose del mondo è in modo, che è quasi impossibile trovarne alcuna che in ogni parte non vi sia qualche disordine ed inconveniente, bisogna resolversi a tôrle come sono e pigliare per buono quello che ha in sé manco male. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 126)
*È grandissima prudenzia e da molti poco osservata, sapere [[Dissimulazione|dissimulare]] le [[Risentimento|male satisfazione]] che hai di altri, quando el fare così non sia con tuo danno ed infamia; perché accade spesso che in futuro viene occasione di averti a valere di quello. Il che difficilmente ti riesce, se lui già sa che tu sia male satisfatto di lui. Ed a me è intervenuto molte volte che io ho avuto a ricercare persone, contro alle quali ero malissimo disposto; e loro credendo el contrario, o almeno non si persuadendo questo, m'hanno servito prontissimamente. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 133)
*Gli uomini tutti per natura sono inclinati più al bene che al male, né è alcuno el quale, dove altro rispetto non lo tiri in contrario, non facessi più volentieri bene che male; ma è tanto fragile la natura degli uomini e sì spesse nel mondo le occasione che invitano al male, che gli uomini si lasciano facilmente deviare dal bene. E però e' savi legislatori trovorono e' premi e le pene; che non fu altro che con la speranza e col timore volere tenere fermi gli uomini nella inclinazione loro naturale. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 134)
*La buona [[fortuna]] degli uomini è spesso el maggiore inimico che abbino, perché gli fa diventare spesso cattivi, leggieri, insolenti; però è maggiore paragone di uno uomo el resistere a questo che alle avversità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 164)
*Che mi rilieva me, che colui che mi [[Offesa|offende]] lo facci per ignoranzia e non per [[malignità]]? Anzi, è spesso molto peggio, perché la malignità ha e' fini suoi determinati e procede con le sue regole, e però non sempre offende quanto può; ma la [[ignoranza|ignoranzia]], non avendo né fine, né regola, né misura, procede furiosamente e dà mazzate da ciechi. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 168)
*Pregate Dio sempre di trovarvi dove si [[Vittoria e sconfitta|vince]], perché vi è data laude di quelle cose ancora di che non avete parte alcuna; come per el contrario chi si truova dove si [[Vittoria e sconfitta|perde]], è imputato di infinite cose delle quali è inculpabilissimo. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 176)
*Quasi sempre in Firenze per la dapocaggine degli uomini, quando uno ha fatto con violenzia uno scandalo publico, non si è fatto pruova di punirlo, ma cercato a gara di deliberargli la [[impunità]], pure che deponga l'arme e non ne faccia più; modi non da reprimere gli insolenti, ma da fare diventare lioni gli agnelli. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 177)
*Della [[astrologia]], cioè di quella che giudica le cose future, è pazzia parlare: o la scienza non è vera, o tutte le cose necessarie a quella non si possono sapere, o la capacità degli uomini non vi arriva; ma la conclusione è, che pensare di sapere el futuro per quella via è uno sogno. Non sanno gli astrologi quello dicono, non si appongono se non a caso; in modo che se tu pigli uno pronostico di qualunque astrologo, ed uno di un altro uomo fatto a ventura, non si verificherà manco di questo che di quello. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 207)
===[[Explicit]]===
Quando più [[Nemico|inimici]], che insieme ti solevano essere uniti contro, sono venuti tra loro alle mani, lo assaltarne uno in sulla occasione di potergli opprimere separatamente, è spesso causa che di nuovo si riunischino insieme; però bisogna bene considerare la qualità dello odio che è nato tra loro, e le altre condizione e circunstanzie per poterti bene risolvere quale sia meglio, o assaltarne uno, o pure stando a vedere lasciargli combattere tra loro.
===Citazioni sui ''Ricordi''===
*E mi fecero molta impressione soprattutto i ''Ricordi'' da compararsi a quanto di meglio è stato fatto in questo genere. Ciò che la naturale prudenza e la lunga pratica delle cose del mondo e la dottrina e la solitaria meditazione e il salutare raccoglimento ne' tristi e buoni accidenti della vita potea suggerire ad un sagacissimo osservatore, tutto trovi qui condensato e scolpito con rara energia di pensiero e di parola. E mai non ho capito così bene, perché l'Italia fosse allora si grande e si debole, che in questa lettura, dove lo storico con perfetto abbandono dipinge sé stesso, e sotto forma di consigli ti scopre i suoi pensieri e sentimenti più intimi, o, per dirla con parola moderna, il suo ideale politico e civile dell'uomo. ([[Francesco De Sanctis]])
==''Scritti autobiografici e rari''==
*Da Tortona a dì 8 ne venimo a [[Alessandria (Italia)|Alessandria]] della paglia, discosto quivi miglia dodici; el nome suo deriva per essere stata edificata da uno Alessandro papa, el cognome, perché quivi si dà la corona di paglia al re de' romani quando va a Roma per la corona dello imperio; è città molto grande di circuito, ma vi è vòto assai e male populata; non è molto ricca, né vi è edifici publici o privati che sieno notabili, nondimeno ''omnibus computatis'' è bella terra; entramovi in dì di festa, e perché era vicino al carnovale vi trovamo assai donne in maschera; la usanza delle quali è accozzarsi insieme tre o quattro o quelle più che le vogliono, ed andarsi a spasso in maschera sole per la terra, né si disdice alle gentile donne e bene costumate, pure che vadino in abito di donne. Circa a mezzo miglio innanzi si entri nella terra si truova uno fiume detto Bormio, che è mal fiume e fu per affogarvi uno dei nostri cavalli. Passa per la terra el Tanari fiume grosso e navigabile e che da quivi a miglia otto entra in Po. (p. 106)
*A dì 14 da Susanna passamo [[Colle del Monginevro|Monginevra]] e venimo a Brianzone discosto leghe tre, dove per essere mal tempo alloggiamo el giorno; questa montagna ha dalla parte di Italia una lega di montata o meno; ma el piggiore è circa a uno trarre di mano, che per via stretta ha salita repente, ed in luogo che se si inciampassi si cadrebbe in uno precipizio grandissimo; vassi per la sommità del giogo circa a mezza lega o poco più, in sul quale è uno villaggio ed alloggiamenti. La scesa dalla banda di Francia è maggiore che quella di Italia ma più facile e non tanto repente. Insomma non è mala montagna né difficile, e chi la cavalcassi in stagione non avessi a combattere con neve e con diaccio, sarebbe cosa agevole. A piè di questa montagna, pure in su una altra montagna è Brianzone, terra buona e civile, e per quello che ne potemo vedere è luogo grasso; e vi fumo bene trattati ed alloggiati. (p. 108)
*Da Carpentras venimo a dì 21 a [[Avignone|Vignone]], discosto leghe quattro. È Vignone città della Chiesa, nobilitata per essere stato al tempo che el pontificato fu de' franzesi, lungo tempo quivi la corte; è posta in sul Rodano, el quale nascendo a Ginevra entra discosto a Vignone dieci overo dodici leghe nel mare: è fiume grande e molto rapido. Da altra parte presso alla città corre el fiume di Durenza el quale poco di sotto entra in Rodano, fiume di poca utilità perché non mena si può dire pesci né se ne vagliono gli abitanti, ma di danno assai perché di continuo rode e consuma el terreno; e quando el Rodano si congiugnessi con Durenza di sopra a Vignone, el re di Francia pretende che Vignone fussi suo, perché dice che el fiume si apartiene a sé; e per questa cagione non vuole che e' vignonesi murino in sul fiume da quella parte. La città fu già populosa e molto ricca rispetto alla corte, e molto mercantile, perché quivi si faceva la fiera e tutte le faccende che ora sono ridotte a Lione; oggi si passa di popolo, di ricchezze e di mercatantie; è universalmente mediocre di edifici, ma vi sono tre cose notabili: el palazzo dove abitava el papa a tempo che vi stava la corte, el quale e di grandezza e di muraglia è molto stupendo, benché si va a poco a poco consumando e rovinando per la mala natura de' preti che attendono a consumare e trarre e non a mettere; le mura della città, che sono molto belle di grossezza di torre, di pietre e di essere bene lavorate; uno ponte in sul Rodano allato alle mura della città, che ha ventitré archi grandi, e benché sia stretto, nondimeno è molto notabile, perché oltre allo essere lungo, fu difficile el fondarlo in su uno fiume sì largo e di tanta rapidità, la quale cosa è causa che el ponte non va diritto perché sarebbe stato quasi impossibile avessi sostenuto tanto impeto, ma va torcendo e secondando la acqua. (p. 111)
*È [[Salses-le-Château|Sals]] per quanto si può comprendere di fuora, una fortezza molto bella la quale fu cominciata da questo re, quando quello luogo con tutto el contado di Rossiglione gli fu restituito dal re Carlo, e di poi sempre ha atteso a edificarla e farla forte, e così fa di continuo; è nominata per esservi stato a campo l'esercito del re Luigi e non la avere espugnata, benché ne fu più tosto in colpa el male governo di chi guidava le gente che altra ragione. Ha da un lato la marina, da altro montagne, e non potrebbe essere posta in sito più commodo per essere una chiave dello stato di Perpignano ed a entrare in sul dominio del re Catolico; ma non mi parve già che per fortezza del luogo el sito in sé fussi forte, perché ha in capo montagne donde si può facilmente offendere. Da quel lato fu bombardata da' franzesi; nondimeno la considerai poco perché drento non potetti entrare, perché chi non ha licenzia del re non vi entra, e volendo guardarla a cavallo di fuora, fui interrotto da quelle guardie che mi dettono qualche fastidio. (p. 114)
*[[Saragozza|Saragosa]] è città capo del regno di Aragona, posta in sul fiume Ibero che là vulgarmente si chiama [[Ebro]]. Nasce Ibero nelle montagne di Castiglia, e quando passa da Saragosa è fiume mediocre; entra nel mare sotto a Tortosa, dove dicono è assai grande fiume, per entrarvi molti altri fiumi del paese; credo abbi nome per essere in quella parte donde lui corre fiumi piccoli e di poca qualità. (p. 121)
*A dì 7 dalla Rocca venimo a [[Barcellona|Barzalona]], discosto leghe quattro, dove stemo uno dì per vederla. La città è tutta in piano e posta in sul mare, e di sito molto atto alle mercatantie, le quali non vi fioriscono però come pel passato, in modo che la non è nelle ricchezze che la soleva e massime stando la corte in Castiglia; è bella città e grande e bene popolata; non vi si vede edifici particulari molto notabili né molto eccellenti, ma universalmente le case sono belle e belle in ogni luogo della città, in modo che come dicono loro e veramente, è città per tutto, in modo che a giudicio mio questa è la più mirabile cosa che la abbi e da potersi in questo preporre a Firenze. La chiesa catedrale, intitolata se bene mi ricordo in santa Eulagia, è piccola chiesa ma è bello edificio e bene inteso: èvi uno altare di argento dove è molta materia e molto lavoro; ha una sagrestia ricchissima dove sono molte reliquie, e tra le altre uno Innocentino che dal capo in fuora è molto bene conservato, e si vedono tutti e' membri distinti; uno velo della Nostra Donna; è molto ricca di ornamenti di oro, di argento e di gioie; ha bellissimi paramenti ed in effetto molto suntuosa. Conservanvi fra le altre cose notabili lo stocco e lo scettro del re Martino, che fu l'ultimo loro re che fussi catelano; le strade sono lastricate e nette al costume di Firenze. (p. 117)
*La città si dice in latino ''Cesaraugusta''; allato alla quale passano tre altri fiumi di poco momento; è di sito assai grande ed è tutta piena e populata, donde in quella provincia si chiama «Saragosa la farta». È città ricca, populata e bella; ha le case tutte di mattoni, ma ve ne sono molte grande e magnifiche, in modo che è bene accasata. È nella chiesa maggiore una cappella antica lavorata di alabastro che è opera molto grande e magnifica, dove sono sculte molte figure, molti animali, molti fiori ed erbe di lavoro pronto e naturale, ed è bella cappella; el resto della chiesa in sé non è cosa di qualità. Èvi uno monasterio di frati intitulato in Santa Angratia, dove è uno convento edificato per ordine ed a spese del re, dove sono chiostri, libreria, refettorio, dormitorio ed altre stanze molto grande e bellissime, in forma che io non vidi mai più bello convento, che vi è congiunta insieme la magnificenzia e la grazia; ora si comincia a edificare la chiesa, la quale dicono sarà corrispondente al convento. (pp. 121-122)
==''Scritti minori''==
===[[Incipit]]===
[[Lorenzo de' Medici]] morì lo anno 1492 a' dì... di aprile essendo di età di anni 43 ''vel circa''. [[Cosimo de' Medici|Cosimo]] avolo suo, uomo di singulare prudenzia e di grandissima ricchezza, ebbe tanta autorità nel governo della republica fiorentina, quanta possi avere uno cittadino in una città libera. Morto lui, rimase [[Piero il Gottoso|Piero]] suo figliolo e padre di Lorenzo nella medesima grandezza, el quale fu uomo claro per bontà di natura e per essere clementissimo.
===Citazioni===
*{{NDR|[[Lorenzo de' Medici]]}} governò sempre con tanta prudenzia e virtù che quella città ragionevolmente non si è mai ricordata sanza lacrime della sua immatura morte, perché a' tempi sua la fiorì di tutte quelle prosperità che può avere una città, di ricchezze, di imperio, di uomini virtuosi, di lettere e di tutte le arte buone, di reputazione, e sopra tutto di una grandissima unione e concordia civile [...]. ([[s:Scritti minori (Guicciardini)/I. - Elogio di Lorenzo de' Medici|I]])
*Così a proposito vedendo uno buono cittadino la perdizione della sua patria e conoscendo quale sia el riparo, debbe innanzi a ogni cosa pensare se e' lo possi introdurre colle persuasioni e co' modi civili ed usitati nelle republiche; e' quali quando non servono ed è necessaria la forza, debbe più tosto usarla che lasciare perdere el tutto, e fare un poco di violenzia breve alle legge ed alla libertà per conservarle lungamente. E che questa opinione sia vera, lo mostra oltre alla ragione, lo esemplo di [[Licurgo]], el quale non con altro modo dette principio a quelle legge memorabile che colla forza e colle arme; omo certo santissimo ed ammirabile, e che, essendosi mosso sanza alcuno respetto di sé, ma solo per el beneficio publico, non arebbe tentata questa via se non la avessi conosciuta lecita o permessa. ([[s:Scritti minori (Guicciardini)/II. - Se sia lecito condurre el populo alle buone legge con la forza non potendo farsi altrimenti|II]])
==''Storia d'Italia''==
[[File:Guicciardini M Francesco La Historia dItalia.jpg|thumb|''Storia d'Italia'']]
===[[Incipit]]===
Io ho deliberato di scrivere le cose accadute alla memoria nostra in Italia, dappoi che l'armi de' franzesi, chiamate da' nostri prìncipi medesimi, cominciorono con grandissimo movimento a perturbarla: materia, per la varietà e grandezza loro, molto memorabile e piena di atrocissimi accidenti; avendo patito tanti anni Italia tutte quelle calamità con le quali sogliono i miseri mortali, ora per l'ira giusta d'Iddio ora dalla empietà e sceleratezze degli altri uomini, essere vessati.
===Citazioni===
*[...] è certamente cosa verissima che non sempre gli uomini [[Saggezza|savi]] discernono o giudicano perfettamente: bisogna che spesso si dimostrino segni della debolezza dello intelletto umano. (lib. I, cap. III)
*[...] non sempre per il rimuovere delle [[Causa ed effetto|cagioni]] si rimuovono gli [[Causa ed effetto|effetti]] i quali da quelle hanno avuto la prima origine. (lib. I, cap. III)
*[...] le deliberazioni fatte per timore paiono, a chi teme, inferiori al pericolo [...]. (lib. I, cap. III)
*[...] alle deliberazioni precipitose si conduce non meno agevolmente il timido per la disperazione che si conduca il temerario per la inconsiderazione [...]. (lib. I, cap. V)
*[...] è senza dubbio molto pericoloso il governarsi con gli [[Esempio|esempli]] se non concorrono, non solo in generale ma in tutti i particolari, le medesime ragioni, se le cose non sono regolate con la medesima prudenza, e se, oltre a tutti gli altri fondamenti, non v'ha la parte sua la medesima fortuna. (lib. I, cap. XIV)
*[...] gli uomini, quando si approssimano i loro infortuni, perdono principalmente la prudenza, con la quale arebbono potuto impedire le cose destinate [...]. (lib. I, cap. XV)
*Niuna cosa è certamente più necessaria nelle deliberazioni ardue, niuna da altra parte più pericolosa, che 'l domandare [[consiglio]]; né è dubbio che manco è necessario agli uomini prudenti il consiglio che agli imprudenti; e nondimeno, che molto più utilità riportano i savi del consigliarsi. Perché chi è quello di prudenza tanto perfetta che consideri sempre e conosca ogni cosa da se stesso? e nelle ragioni contrarie discerna sempre la migliore parte? Ma che certezza ha chi domanda il consiglio d'essere fedelmente consigliato? Perché chi dà il consiglio, se non è molto fedele o affezionato a chi 'l domanda, non solo mosso da notabile interesse ma per ogni suo piccolo comodo, per ogni leggiera sodisfazione, dirizza spesso il consiglio a quel fine che più gli torna a proposito o di che più si compiace; e essendo questi fini il più delle volte incogniti a chi cerca d'essere consigliato, non s'accorge, se non è prudente, della infedeltà del consiglio. (lib. I, cap. XVI)
*[...] il regnare depende spesso dalla fortuna ma l'essere [[re]] che si proponga per unico fine la salute e la felicità de' popoli suoi depende solamente da se medesimo e dalla propria virtù. (lib. I, cap. XIX)
*[...] come da uno giudice incapace e imperito non si possono aspettare sentenze rette così da uno [[popolo]] che è pieno di confusione e di ignoranza non si può aspettare, se non per caso, elezione o deliberazione prudente o ragionevole. (lib. II, cap. II)
*[...] persuadendoci che di ragione tutti, in tutte le cose, dobbiamo essere [[Uguaglianza|eguali]], si confonderanno, quando sarà in facoltà della moltitudine, i luoghi della virtù e del valore; e questa cupidità {{NDR|degli onori}} distesa nella maggiore parte farà potere più quegli che manco sapranno o manco meriteranno, perché essendo molto più numero aranno più possanza, in uno stato ordinato in modo che i pareri s'annoverino non si pesino. (lib. II, cap. II)
*[...] è natura degli uomini, quando si partono da uno estremo nel quale sono stati tenuti violentemente, correre volonterosamente, senza fermarsi nel mezzo, all'altro estremo. Così chi esce da una tirannide, se non è ritenuto, si precipita a una sfrenata licenza; la quale anche si può giustamente chiamare tirannide, perché e un popolo è simile a un tiranno quando dà a chi non merita, quando toglie a chi merita, quando confonde i gradi e le distinzioni delle persone; ed è forse tanto più pestifera la sua tirannide quanto è più pericolosa l'ignoranza, perché non ha né peso né misura né legge che la malignità, che pure si regge con qualche regola con qualche freno con qualche termine. (lib. II, cap. II)
*[...] è grandissima (come ognuno sa) in tutte l'azioni umane la potestà della fortuna, maggiore nelle cose militari che in qualunque altra, ma inestimabile immensa infinita ne' fatti d'arme; dove uno comandamento male inteso, dove una ordinazione male eseguita, dove una temerità, una voce vana, insino d'uno piccolo soldato, traporta spesso la vittoria a coloro che già parevano vinti; dove improvisamente nascono innumerabili accidenti i quali è impossibile che siano antiveduti o governati con consiglio del capitano. (lib. II, cap. IX)
*[...] facilmente da' prìncipi sono riputati savi quegli consigli che si conformano più alla loro inclinazione. (lib. II, cap. XII)
*[...] nell'antiche e gravi [[Nemico|inimicizie]] è difficile stabilire fedele reconciliazione, perché è impedita o dal sospetto o dalla cupidità della vendetta [...]. (lib. III, cap. XI)
*[...] sono inutili i consigli diligenti e prudenti quando l'esecuzione procede con negligenza e imprudenza. (lib. IV, cap. IV)
*[...] poco si aspetta sincerità o opere fedeli da chi è venuto in concetto degli uomini di essere solito a governarsi con [[Doppiezza|duplicità]] e con artifici. (lib. IV, cap. VII)
*[...] l'esperienza dimostra essere verissimo che rare volte succede quel che è desiderato da molti; perché dipendendo comunemente gli effetti delle azioni umane dalla volontà di pochi, ed essendo l'intenzioni e i fini di questi quasi sempre molto diversi dall'intenzioni e da' fini de' molti, possono difficilmente succedere le cose altrimenti che secondo la intenzione di coloro che danno loro il moto. (lib. V, cap. X)
*[...] con disavvantaggio grande si fa la [[guerra]] con chi non ha che perdere. (lib. V, cap. XIV)
*[...] sono vani e fallaci i pensieri degli uomini [...]. (lib. VI, cap. IV)
*[...] niuno più facilmente [[Inganno|inganna]] gli altri che chi è solito e ha fama di mai non gli ingannare [...]. (lib. VI, cap. V)
*[...] come alla sostentazione di uno corpo non basta solamente il bene essere del capo ma è necessario che gli altri membri faccino lo ufficio suo, così non basta che il principe sia senza colpa delle cose se ne' ministri suoi non è proporzionatamente la debita diligenza e virtù. (lib. VI, cap. VII)
*[...] l'imitazione del [[Bene e male|male]] supera sempre l'esempio come per il contrario l'imitazione del [[Bene e male|bene]] è sempre inferiore [...]. (lib. VI, cap. X)
*[È] più difficile, senza comparazione, conservare, eziandio da' minori pericoli, quel che rimane, a chi ha cominciato a declinare che non è a chi, sforzandosi di conservare la degnità e il grado suo, si volge prontamente, senza fare segno alcuno di volere cedere, contra chi cerca di opprimerlo. (lib. VIII, cap. I)
*[...] nelle cose che dopo lungo [[desiderio]] s'ottengono non truovano quasi mai gli uomini né la giocondità né la felicità che prima s'aveano immaginata [...]. (lib. VIII, cap. IX)
*[...] la [[difesa]] è, secondo la legge della natura, comune a tutti gli uomini e approvata dal sommo Iddio e dal consentimento di tutte le nazioni; nata insieme col mondo e duratura quanto il mondo, e alla quale non possono derogare né le leggi civili né le canoniche fondate in su la volontà degli uomini, e le quali, scritte in sulle carte, non possono derogare a una legge non fatta dagli uomini ma dalla stessa natura, e scritta scolpita e infissa ne' petti e negli animi di tutta la generazione umana. (lib. X, cap. VI)
*[...] la [[neutralità]] nelle guerre degli altri essere cosa laudabile, e per la quale si fuggono molte molestie e spese, quando non sono sì deboli le forze che tu abbia da temere la vittoria di ciascuna delle parti; perché allora ti arreca sicurtà, e bene spesso, la stracchezza loro, facoltà di accrescere il tuo stato. Né essere sicuro fondamento il non avere offeso alcuno, il non avere data giusta cagione di querelarsi; perché rarissime volte, e forse non mai, si raffrena dalla giustizia o dalle discrete considerazioni l'insolenza del vincitore; né reputarsi, per queste ragioni, meno ingiuriati i prìncipi grandi quando è negato loro quel che desiderano, anzi sdegnarsi contro a ciascuno che non séguita la volontà loro e che con la fortuna di essi non accompagna la fortuna propria. (lib. X, cap. VIII)
*[...] non è male alcuno nelle cose umane che non abbia congiunto seco qualche bene [...]. (lib. XII, cap. VII)
*[...] accade quasi sempre, per il giudicio corrotto degli uomini, che ne' re è più lodata la prodigalità, benché a quella sia annessa la rapacità, che la parsimonia congiunta con la astinenza della roba di altri. (lib. XII, cap. XIX)
*[...] non hanno gli uomini maggiore inimico che la troppa [[prosperità]], perché gli fa impotenti di se medesimi, licenziosi e arditi al male e cupidi di turbare il bene proprio con cose nuove. (lib. XIV, cap. I)
*[...] è considerato comunemente dagli uomini l'[[evento]] delle cose; per il quale, ora con laude ora con infamia, secondo che è o felice o avverso, si attribuisce sempre a consiglio quel che spesso è proceduto dalla fortuna. (lib. XIV, cap. IX)
*{{NDR|La [[pace]]}} è desiderabile e santa, quando assicura da' sospetti, quando non augumenta il pericolo, quando induce gli uomini a potersi riposare e alleggierirsi dalle spese; ma quando partorisse gli effetti contrari è, sotto nome insidioso di pace, perniciosa guerra; è, sotto nome di medicina salutifera, pestifero veleno. (lib. XV, cap. II)
*[...] i savi medici [...], quando i rimedi che si fanno per sanare la indisposizione degli altri membri accrescono la infermità del capo o del cuore, posposto ogni pensiero de' mali più leggieri e che aspettano tempo, attendono con ogni diligenza a quello che è più importante e più necessario alla salute dello infermo. (lib. XVI, cap. III)
*[...] più facilmente si induce a perdonare chi è offeso che a [[Restituzione|restituire]] chi possiede [...]. (lib. XVI, cap. III)
*[...] gli uomini si persuadono spesso che se si fusse fatta o non fatta una cosa tale sarebbe succeduto certo effetto, che se si potesse vederne la esperienza si troverebbeno molte volte fallaci simili giudizi. (lib. XVIII, cap. VIII)
*[...] è più presente la ingratitudine e la calunnia che la rimunerazione e la laude alle [[Buona azione|buone opere]] [...]. (lib. XVIII, cap. VII)
===Citazioni sulla ''Storia d'Italia''===
*Guicciardini è il primo vero storico che sciolga la storia dal collegamento con un determinato stato. Per la prima volta dà un quadro esatto della politica internazionale, non solo perché la conobbe e la comprese per pratica, ma perché non ne comunicò semplici frammenti come è inevitabile che accada in una storia territoriale. La reciproca dipendenza degli stati, il nesso della politica interna con quella estera, l'influenza delle operazioni militari su quelle politiche e viceversa – tutti questi tipici tratti della politica, specialmente di quella europea, il Guicciardini li ha fissati con mano sicura nelle linee imperiture della sua Storia d'Italia. ([[Eduard Fueter]])
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Consolatoria, Accusatoria, Defensoria''===
====''Consolatoria''====
<div align=right>Fatta di settembre 1527 a Finocchieto<br>tempore pestis.</div>
Io non mi maraviglio, Francesco, benché io ti cognosca di animo fermo e virile, che tu ti truovi ripieno di grandissimo dispiacere, perché sono concorsi in uno tempo medesimo troppi accidenti a perturbarti; né è solo la roba in che tu patisci, ma di più la grandezza, la degnità, e quello che io credo che ti pesi sopra tutte le cose, l'onore. Hai per la ruina del pontefice perduto la presidenzia di Romagna, luogo che ti dava grandissima utilità e tanta riputazione, che ogni uomo grande e nato in maggiore grado che privato, se ne sarebbe onorato; hai perduto uno pontefice che t'aveva singulare affezione, ma molto maggiore confidenzia, e che voleva che ordinariamente tu stessi apresso a lui e consigliassi e trattassi tutte le faccende importante e segrete dello stato, e ne' tempi della guerra t'aveva proposto a eserciti con tanta autorità che maggiore non aveva riservata a sé.
====''Oratio accusatoria''====
Non si doveva pregare più Dio di cosa alcuna, giudici, nessuna in questo tempo poteva essere più a proposito della republica, che esserci data occasione che questa nuova legge dell'accusare, ordinata con quello ardore che voi sapete di coloro che favoriscono la nostra libertà, fussi ne' suoi princìpi confermata con qualche notabile esempio; la quale poi che si è offerta più opportuna ancora e maggiore che non aremo saputo immaginare, non può essere dubio a persona che non consiglio ed opera alcuna di uomini, ma la divina voluntà e disposizione ce l'ha mandata.
====''Defensoria contra precedentem''====
Cognosco non essere conveniente, giudici, che chi si sente innocente e con la conscienzia purgata, tema o si perturbi per le accusazione false, perché debbe sperare che Dio giustissimo giudice sia suo protettore e defensore, né comporti che la verità sia suffocata dalle calunnie. Nondimeno queste cose insolite che mi si presentano innanzi agli occhi mi commuovono non mediocremente l'animo, vedendomi qui in mezzo di tanta multitudine, la quale tutta guarda me solo ed è testimone delle mie molestie; e che doppo una legge nuova, una nuova forma di cognoscere la causa ed udire le parte publicamente, io sia el primo chiamato in giudicio e riguardato da tutti quasi per esemplo, pieno di travagli abbia in pericolo tutto quello bene che ha e possa avere uno cittadino; e dove pochi mesi innanzi pareva che io avessi tanta felicità che fussi quasi invidioso agli amici, ora mi truovi sì afflitto che sia nonché altro, miserabile agli inimici.
===''Diario del viaggio in Spagna''===
Noi ci partimo di Firenze a dì 29 di gennaio 1511 e la sera andamo a Pistoia a casa Gualtieri Panciatichi, dove come fussimo trattati non accade riferire, perché el principio fu di qualità che se e' mezzi e gli effetti corrispondessino meriteremo troppa invidia.<br>
Da Pistoia ne venimo a dì 30 a Lucca discosto a Pistoia venti miglia, delle qualità della quale non possiamo molto parlare perché ne vedemo più fuora che drento, conciosiaché giunti per la via di Pescia alle mura, l'avemo a girare più che mezza innanzi che trovassimo la porta; nondimeno la terra ci parve maninconica, che è in piano ma molto sotto a' monti; el contado verso Pisa e Pescia è poco; distendesi verso Pietrasanta ed è buono e bene cultivato, e benché da quella banda fussi la pace di Ottaviano, pure vi si stette con poco riposo, perché tutta la notte sentimo campane e gridi di guardie non altrimenti che se fussimo in mezzo la guerra. A Dio piaccia ridurgli in termini che e' non abbino a pensare più alla guardia della terra; e la dichiarazione di queste parole si stenda a senno del savio nostro.
===''Memorie di famiglia''===
L'avere notizia de' maggiori suoi e massime quando e' sono stati valenti, buoni ed onorati cittadini, non può essere se non utile a' descendenti, perché è uno stimulo continuo di portarsi in modo che le laude loro non abbino a essere suo vituperio; e per questo rispetto io ho disposto fare qualche memoria delle qualità de' progenitori nostri, non tanto per ricordo mio, quanto ''etiam'' per coloro che hanno a venire; e faccendolo non per pompa ma per utilità, dirò la verità delle cose che mi sono venute a notizia, ''etiam'' de' difetti ed errori loro, acciò che chi leggerà s'accenda non solo a imitare le virtù che hanno avute, ma ''etiam'' a sapere fuggire e' vizi.
===''Storie Fiorentine dal 1378 al 1509''===
Nel 1378 sendo gonfaloniere di giustizia Luigi di messer Piero Guicciardini successe la novità de' Ciompi, di che furno autori gli otto della guerra, e' quali per essere stati raffermati più volte in magistrato, s'avevano recata adosso grande invidia e grande contradizione da' cittadini potenti, e per questo si erano rivolti a' favori della moltitudine; e però procurorono questo tumulto, non perché e' Ciompi avessino a essere signori della città ma acciò che col mezzo di quegli, sbattuti e' potenti ed inimici sua loro rimanessino padroni del governo.
==Citazioni su Francesco Guicciardini==
*È storiografo diligente e dal quale, a mio parere, con più esattezza che da qualsiasi altro, si può apprendere la verità sugli affari del suo tempo: del resto nella maggior parte di essi è stato attore lui stesso, e in posizione onorevole. Non c'è alcun indizio che per odio, adulazione o vanità, abbia travisato le cose: e di ciò fanno fede i liberi giudizi che dà dei grandi, e specialmente di coloro dai quali era stato portato avanti e rivestito di cariche, come del papa Clemente VII. Quanto alla parte di cui sembra voler farsi più forte, cioè le digressioni e i ragionamenti, ce ne sono di buoni, e ricchi di bei tratti; ma se n'è troppo compiaciuto. Di fatto, per non voler tralasciare nulla, avendo in mano un argomento così ricco ed ampio, e quasi infinito, diventa prolisso e sa un po' di chiacchiera scolastica. Ho notato anche questo, che di tanti animi e di tanti fatti che giudica, di tanti impulsi e disegni, non ne attribuisce mai neppure uno alla virtù, allo scrupolo e alla coscienza, come se tali qualità fossero completamente estinte nel mondo; e di tutte le azioni, per quanto belle appaiano in se stesse, ne rimanda la causa a qualche movente vizioso o a qualche mira d'interesse. È impossibile immaginare che nell'infinito numero di azioni che giudica, non ve ne sia stata qualcuna compiuta per un giusto motivo. Nessuna corruzione può aver soggiogato gli uomini tanto universalmente che qualcuno non sfugga al contagio; questo mi fa temere che ci sia qui un po' del vizio del suo temperamento; e può essere accaduto che egli abbia giudicato gli altri secondo se stesso. ([[Michel de Montaigne]])
*Francesco Guicciardini [...] nello storiare pochi ebbe eguali, superiore nessuno. Egli con ragione reputar si può lo Zenofonte Fiorentino, per aver descritte con somma maestria quelle cose, nel governo delle quali ebbe gran parte. Comeché vivesse in tempi dissoluti e tirannici insieme, pure concepì la nobile idea di censurare non solo i privati cittadini, ma anche i Principi, assolvendo questo, quell'altro dannando, colle laudi esaltando le virtù de' pochi inorrotti animi, e in abbominio ponendo la fellonesca depravazione dell'universale. ([[Francesco Lomonaco]])
*Il Guicciardini è forse il solo storico tra i moderni, che abbia e conosciuti molto gli uomini, e filosofato circa gli avvenimenti attenendosi alla cognizione della natura umana, e non piuttosto a una certa scienza politica, separata dalla scienza dell'uomo, e per lo più chimerica, della quale si sono serviti comunemente quegli storici, massime oltramontani ed oltramarini, che hanno voluto pur discorrere intorno ai fatti, non contentandosi, come la maggior parte, di narrarli per ordine, senza pensare più avanti. ([[Giacomo Leopardi]])
*In Guicciardini è costante il timore di quel teorizzare che per essere troppo generale scivola nell'astrattezza e non riesce più a connettere la realtà con i {{sic|principî}}. [[Niccolò Machiavelli|Machiavelli]], nonostante il suo richiamo alla «realtà effettuale» aveva troppo amato la generalizzazione astratta; Guicciardini è preoccupato di conservare l'umiltà di fronte ai fatti, che sono gli unici a noi cogniti e rappresentano per noi l'unico mezzo di orientamento. ([[Eugenio Garin]])
*Le profonde somiglianze del pensiero del Guicciardini con quello del Machiavelli sono state rilevate così di frequente che vana sarebbe ogni insistenza in proposito: non inutile, invece, notare quanto il consueto paragone fra i due nuoccia piuttosto che giovare alla comprensione dell'atteggiamento guicciardiniano, a proposito del quale troppo si è insistito sulla valutazione del «particulare» quasi segno di mentalità analitica e scarsamente costruttiva. ([[Eugenio Garin]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Francesco Guicciardini, ''[[s:Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio|Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio]]'', in ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE7155872 Scritti politici e ricordi]'', a cura di Roberto Palmarocchi, Laterza, Bari, 1933.
*Francesco Guicciardini, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/g/guicciardini/consolatoria_accusatoria_e_defensoria/pdf/consol_p.pdf Consolatoria, Accusatoria, Defensoria]'', in ''Autodifesa di un politico'', Laterza, tratte dall'edizione Palmarocchi in F. Guicciardini "Scritti autobiografici e non", Laterza, Bari, 1936, pp 164-281.
*Francesco Guicciardini, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/g/guicciardini/diario_del_viaggio_in_spagna/pdf/diario_p.zip.pdf Diario del viaggio in Spagna]'', Edizioni Studio Tesi, Pordenone, 1993. ISBN 8876924272
*Francesco Guicciardini, ''[[s:Discorsi politici (Guicciardini)|Discorsi politici]]'', in ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE7155872 Scritti politici e ricordi]'', a cura di Roberto Palmarocchi, Laterza, Bari, 1933.
*Francesco Guicciardini, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE7010023 Scritti autobiografici e rari]'', a cura di Roberto Palmarocchi, Laterza, Bari, 1936.
*Francesco Guicciardini, ''[[s:Scritti minori (Guicciardini)|Scritti minori]]'', in ''Scritti politici e ricordi'', cit.
*Francesco Guicciardini, ''[[s:Ricordi (Guicciardini)|Ricordi]]'', in ''Scritti politici e ricordi'', cit.
*Francesco Guicciardini, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/g/guicciardini/memorie_di_famiglia/pdf/memori_p.pdf Memorie di famiglia]'', in ''Opere'', a cura di Roberto Palmarocchi, Laterza, Bari, 1933.
*Francesco Guicciardini, ''[http://www.bibliotecaitaliana.it/testo/bibit000136 Storia d'Italia]'', a cura di Silvana Seidel Menchi, Giulio Einaudi editore, Torino, 1971.
*Francesco Guicciardini, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/g/guicciardini/storie_fiorentine_dal_1378_al_1509/pdf/guicciardini_storie_fiorentine.pdf Storie Fiorentine dal 1378 al 1509]'', Edizioni Edipem, Novara, 1974.
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[[File:Ritratto di Francesco Guicciardini.jpg|miniatura|Francesco Guicciardini]]
'''Francesco Guicciardini''' (1483 – 1540), scrittore, storico e politico italiano.
==Citazioni di Francesco Guicciardini==
*Andò all'esercito Lodovico Sforza, e con lui [[Beatrice d'Este|Beatrice]] sua moglie, che gli era assiduamente compagna non manco alle cose gravi che alle dilettevoli.<ref>Storia d'Italia Volume 1, di Francesco Guicciardini, Giovanni Rosini, 1843, Borroni e Scotti, p. 144.</ref>
*{{NDR|[[Ludovico il Moro]]}} principe vigilantissimo e d'ingegno molto acuto.<ref>Delle istorie d'Italia di Francesco Guicciardini, Francesco Guicciardini, per Niccolò Conti, 1818, p. 10.</ref>
*{{NDR|Ludovico il Moro}} non manco timido nell'avversità, che immoderato nelle prosperità, come quasi sempre è congiunta in un medesimo soggetto l'insolenza con la timidità, dimostrava con inutili lagrime la sua viltà. <ref>Delle istorie d'Italia di Francesco Guicciardini, Francesco Guicciardini, per Niccolò Conti, 1818, p. 191.</ref>
*{{NDR|Ludovico il Moro}} Se bene e' fu signore di grande ingegno e valente uomo, e così mancassi di crudeltà e di molti vizii che sogliono avere i tiranni, e potessi per molte considerazioni essere chiamato uomo virtuoso, pure queste virtù furono oscurate e coperte da molti vizii; perché e' fu disonesto nel peccato della sodomia, e come molti dissono, ancora da vecchio non meno paziente che agente; fu avaro, vario, mutabile, e di poco animo; ma quello perché trovò meno compassione fu una ambizione infinita, la quale, per essere arbitro di Italia, lo constrinse a fare passare il re Carlo e empiere Italia di barbari.<ref>Opere inedite di Francesco Guicciardini etc, Storia fiorentina, dai tempi di Cosimo de' Medici a quelli del gonfaloniere Soderini, 3, 1859, p. 217</ref>
===Attribuite===
*Ché se tu fiderai nelli italiani, sempre aurai delusione.
:{{NDR|[[Citazioni errate|Citazione errata]]}} Questa frase viene attribuita da [[Gianni Brera]] a Francesco Guicciardini, che in realtà non pronunciò né scrisse mai queste parole. Brera utilizzò questa citazione in varie opere di natura storica e in vari articoli.<ref>Da ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1984/08/01/nella-dannata-piscina-picchia-solo-moby-dick.html Nella dannata piscina picchia solo Moby Dick]'', ''la Repubblica'', 1º agosto 1984.</ref><ref>Da ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1986/11/21/la-mascotte-diviso-tre.html La mascotte diviso tre]'', ''la Repubblica'', 21 novembre 1986.</ref> Il giornalista ammise di essersi inventato la citazione in questo pezzo tratto da un suo articolo: «Il ragazzino Campanella crotonese come Milone! consola il cronista di ogni sconsiderata nequizia commessa in pedata e lo esime per una volta dal parafrasare ser Francesco Guicciardini, al quale ha fatto dire ormai da molti anni: Che se tu fiderai nelli italiani, sempre aurai delusione.»<ref>Da ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1988/09/20/quelle-omeriche-risate.html Quelle omeriche risate]'', ''la Repubblica'', 20 settembre 1988, p. 3.</ref>
==''Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio''==
===[[Incipit]]===
Nel primo Discorso è vera la distinzione che tutte le città sono edificate o da forestieri o da uomini nativi del luogo, ed in questo secondo membro cade [[Venezia|Vinegia]] ed [[Atene]]; cadeci ancora [[Roma]], ma diversamente da Atene e da Vinegia, perché queste furono edificate dagli incoli per necessità di avere o uno ricetto sicuro o uno reggimento commune, ma Roma, sanza alcuna di queste necessità, fu più presto edificata come colonia di Alba, cioè da uomini o albani o sudditi allo imperio di Alba, per amore di quelli luoghi dove erano nutriti, o per ambizione di reggersi per sé stessi; né può Roma per rispetto di [[Enea]] applicarsi al membro de' forestieri, perché è uno cercare le origine troppo da lontano, le quali non s'hanno a referire a' primi antecessori di chi ha edificato.
===Citazioni===
*El principale fondamento della potenzia e ricchezze della [[città]] è avere grosso populo: e male può ingrossare di populo una città che sia posta in luogo sterile, se già non ha la aria molto generativa, come [[Firenze]], o la opportunità del mare, come Vinegia; e però è meglio porsi in paese fertile, perché più facilmente vi concorrono gli abitatori; ma quando fussi possibile fermare abitatori assai in uno sito, io non dico al tutto sterile, ma non grasso, non è dubio che più conferirebbe a farlo virtuoso la necessità del provedersi che le buone legge; perché quelle si possono variare dalla voluntà degli uomini, ma la necessità è una legge ed uno stimulo continuo. E questa indirizzò bene Roma, la quale, se bene posta in paese fertile, ''tamen'' per non avere contado ed essere cinta di populi potenti, fu forzata allargarsi con la virtù delle arme e con la concordia; e questo si discorre non in una città che voglia vivere alla filosofica, ma in quelle che vogliono governarsi secondo el commune uso del mondo, come è necessario fare, altrimenti sarebbono, essendo debole, oppresse e conculcate da' vicini. ([[s:Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro primo/Capitolo I|cap. I]])
*Nel governo del popolo è di buono, che mentre dura non vi è tirannide; possono più le legge che gli uomini; ed el fine di tutte le deliberazione è riguardare al bene universale. Di male vi è, che el popolo per la ignoranzia sua non è capace di deliberare le cose importante, e però presto periclita una republica che rimette le cose a consulta del popolo; è instabile e desideroso sempre di cose nuove, e però facile a essere mosso ed ingannato agli uomini ambiziosi e sediziosi; batte volentieri e' cittadini qualificati, che gli necessita a cercare novità e turbazione. ([[s:Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro primo/Capitolo II|cap. II]])
*È vero che, e nello ordinare una republica ed in ogni altra faccenda, si debbe ordinare le cose in modo che chi volessi fare [[Bene e male|male]], non possa, non perché sempre tutti gli uomini siano cattivi, ma per provedere a quelli che fussino cattivi; e s'ha a considerare in questa materia, che gli uomini tutti sono per natura inclinati al [[Bene e male|bene]], ed a tutti, ''data paritate terminorum'', piace più el bene che 'l male; e se alcuno ha altra inclinazione, è tanto contro allo ordinario degli altri e contro a quello primo obietto che ci porge la natura, che più presto si debbe chiamare monstro che uomo. ([[s:Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro primo/Capitolo III|cap. III]])
*E per venire a' particulari secondo l'ordine del Discorso, dico che a uno tiranno di una città, ed a ogni principe, sono utilissime le [[Fortezza|fortezze]] in quella città, perché né el popolo né gli inimici particulari, vedendo el principe sicuro nella fortezza sua, non possono per ogni leggiere occasione fare movimento; perché è difficile farlo in modo che si amazzi el principe con tutta la sua progenie; non facile avere le forze ed e' soccorsi preparati in modo che si possa rinchiudere o pigliare la fortezza sì presto che el principe non abbia tempo a ripigliare la terra con gente nuove introdotte per la fortezza. ([[s:Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro secondo/Capitolo XXIV|cap. XXIV]])
===[[Explicit]]===
Però conchiuggo che quando Roma non fu corrotta, che le prorogazione degli imperi e la continuazione del consulato, la quale ne' tempi difficili usarono molte volte, furono cosa utile e santa; ma corrotta la città, sursono le battaglie civili ed e' semi delle tirannide, ''etiam'' sanza la prorogazione degli imperi. E però si può conchiudere, che se non fussino state anche le prorogazione, non sarebbe mancato né a Cesare né agli altri che occuporono la republica, né pensiero né facultà di travagliarla per altra via.
==''Discorsi politici''==
===[[Incipit]]===
Massimiano re de' romani, innanzi che fussi fatta la lega di Cambrai, nella dieta di Costanza, sotto titulo di rimettere Massimiano Sforza, ricercava e' viniziani di lega per venire in Italia per la corona dello imperio ed a' danni de' franzesi, allora signori di Milano, offerendo loro partiti grandi. Trattavasi nel senato suo ''quid agendum''; fu parlato da uno senatore per la parte affermativa in questo modo:<br>
Tutta la difficultà di questa consulta, onorevoli senatori, consiste in considerare se el re de' romani si unirà co' franzesi in caso che noi rifiutiamo le dimande sue; perché avendo noi ora pace piacevole ed onorevole ed anche assai sicura, nessuna ragione può essere bastante a farci pigliare una guerra di travaglio e spesa assai, ogni volta che noi non dubitiamo che loro si unischino.
===Citazioni===
*Gli uomini non sono tutti savi, anzi la maggiore parte non sono savi; e chi ha a fare pronostico delle deliberazione di altri, non debbe tanto andare con la misura di quello che ragionevolmente doverrebbe fare uno savio, quanto con la misura del cervello, natura ed altre condizione di chi ha a deliberare; e chi procede altrimenti spesso si inganna. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/I. - In favore della lega proposta da Massimiliano alla republica di Venezia|cap. I]])
*Io confesso, onorevoli senatori, essere officio vostro e di tutti e' governatori delle republiche, ancora che la [[Pace e guerra|pace]] sia cosa santissima e desideratissima, non però lasciarsi tanto abbagliare dalla dolcezza sua, che per paura di non la perdere si entri in maggiori [[Pace e guerra|guerre]] e pericoli, che non sarebbe entrato chi non l'avessi amata troppo; e nondimanco ricordo che per ogni timore o sospetto non si debbe pigliare le arme, e per ogni paura di non avere guerra, entrare nella guerra, perché chi fa così, spesso, per fuggire pericolo, sanza bisogno entra in pericolo; e non essendo mai pace alcuna tanto sicura, né tanto ferma che manchi di qualche timore di guerra, chi procedessi con questa regola non starebbe mai in pace; anzi entrando di guerra in guerra per desiderio di avere la pace, non la arebbe mai. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/II. - Sullo stesso argomento. In contrario per la opinione negativa che prevalse|cap. II]])
*E chi è uso alle faccende e maneggi grandi, ed ha travagliato a' suoi dì assai come lui, non può desperare di non vedere [[varietà]] nelle cose del mondo, perché le sono use a variare pure troppo spesso. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/II. - Sullo stesso argomento. In contrario per la opinione negativa che prevalse|cap. II]])
*In effetto a me non pare che per uno sospetto di guerra incerta debbiamo pigliare una guerra certissima, né per desiderio di guadagnare debbiamo entrare in infinite spese e pericoli, né sanza manifesta necessità mancare alla fede nostra e crescere ogni dì la opinione che siamo troppo ambiziosi e cupidi di occupare quello di altri. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/II. - Sullo stesso argomento. In contrario per la opinione negativa che prevalse|cap. II]])
*Se bene el desiderio di sapere le cose future, massime quando sono di molta importanzia, è tanto naturale a tutti li omini, che continuamente li sprona andarle investigando e cercando di conietturarle, da altro canto le vanno sì variando fuori della opinione di tutti, che li è più tosto da maravigliarsi di quelli che mossi dallo appetito della natura le vanno curiosamente ricercando, che di coloro che per desperazione di poterle aggiugnere ne levano ogni pensiero. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/IV. - Sulle mutazioni seguite dopo la battaglia di Ravenna|cap. IV]])
*Sono le nature molto diverse: li [[Spagna|spagnoli]] omini temperati e maturi e pazientissimi di ogni disagio; li [[Inghilterra|inghilesi]] bestiali, disordinati, non atti a durare lungamente fatica, e consumatori di molte vettovaglie. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/IV. - Sulle mutazioni seguite dopo la battaglia di Ravenna|cap. IV]])
*Io non mi maraviglio più che nelle cose dubie si truovino tante questione e contrarietà di opinione tra gli antichi scrittori, poi che io veggo che e' non manca chi vogli in una cosa tanto chiara mettere disputa. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/V. - Se 'l Gran Capitano debbe accettare la impresa di Italia|cap. V]])
*[...] nessuno dispiacere può essere maggiore negli uomini grandi e che si conoscono virtuosi, che non avere facultà di mostrare quello che e' sono, e che con danno di altri le virtù loro stieno oscure. Né ha anche la natura dati tanti ornamenti a uno uomo perché li stieno sepulti, ma perché con quelli giovi alli altri; e però chi si tiene sufficiente e non si vuole mostrare quando ne ha commodità, manca non solo a sé medesimo, ma a tutta la generazione umana, ed è da essere comparato a uno avaro che tiene e' sua tesori occulti nella cassa sanza profittarne a sé o a altri. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/V. - Se 'l Gran Capitano debbe accettare la impresa di Italia|cap. V]])
*[...] e ricordatevi che gli è maggiore difficultà venire di uno grado basso a uno mediocre, che non è da uno mediocre venire a uno sommo [...]. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/V. - Se 'l Gran Capitano debbe accettare la impresa di Italia|cap. V]])
*[...] non si potendo ottenere le cose grande sanza qualche pericolo, si debbono le imprese accettare ogni volta che la speranza è maggiore che la paura. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/V. - Se 'l Gran Capitano debbe accettare la impresa di Italia|cap. V]])
*Le diversità delle opinioni, Gran Capitano, e le dispute che vi si fanno, sogliono piacere a chi ha a fare la resoluzione, perché chi ode le ragione contrarie suole meglio discernere la verità, né anche debbono dispiacere alle parte, quando la sorte dà loro prudente giudice e che le si oppongono non per proprio interesse, ma principalmente per amore del vero. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/VI. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. VI]])
*Dilettasi qualche volta la [[fortuna]] di fare simili tratti, ed è proprio lo esercizio suo di bassi fare grandi e di grandi ridurre a grado piccolo; e quanto più l'ha pel passato favorite le virtù vostre, tanto più è da dubitarne, perché el costume suo è di non stare mai ferma con uno medesimo, e rarissimi si truovano coloro a' quali la sia stata continuamente propizia. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/VI. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. VI]])
*Ma al riscontro si scuoprono a difesa dello stato di Milano e' [[Svizzera|svizzeri]], nazione fiera, bellicosa, esercitata nelle arme e di animo grande, e che altra volta ha avuto in questa impresa medesima vittoria de' franzesi, ed a quale pare nella difesa di Milano trattare una causa sua propria, perché in verità nel defenderlo consiste grandissimo interesse di quella nazione per gloria, per utilità e securtà sua. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/VII. - Sulla discesa di Francesco I in Italia nel 1515|cap. VII]])
*[...] lo implicarsi ne' pericoli e spese presente o per interesse di altri o per fuggire le spese ed e' pericoli futuri, non è uficio di savi, e' quali sogliono ponere questa regola, che uno de' potenti rimedi che siano contra e' mali, è allungare quanto si può, perché el tempo per sé stesso porta seco spesso accidenti che te ne liberano. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/VIII. - Sulla proposta fatta ai Veneziani d'entrare nella lega contro i Francesi|cap. VIII]])
*[...] la esperienzia insegna a chi ha cervello capace a imparare, ma a' [[Francia|franzesi]] che sono di natura impazientissimi e poco consideratori delle cose, e che non sanno vivere altrimenti che a caso, nessuna esperienzia gli farà pigliare la pazienzia, né mai nelle loro azioni riceveranno lo ordine e la maturità, perché la natura non glielo consente [...]. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/IX. - Sullo stesso argomento. In contrario per la opinione che prevalse|cap. IX]])
*È uficio di chi governa le città fuggire le [[Guerra|guerre]] quanto si può, ma appartiene anche alla sapienzia loro anticipare una guerra molesta e pericolosa per fuggirne una più molesta e più pericolosa [...]. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/X. - Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V ai Veneziani|cap. X]])
*[...] io consiglio che più tosto di presente si pigli una guerra molesta e pericolosa, che la si differisca a altro tempo, per averla con molestia e pericolo sanza comparazione molto maggiore. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/X. - Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V ai Veneziani|cap. X]])
*Del resto di Italia non accade parlare, perché tutto depende dal papa {{NDR|[[Papa Clemente VII|Clemente VII]]}}, el quale è sì timido ed irresoluto, che più presto si lascia andare alla morte certa, che volere correre pericolo di morire, ed in effetto non è per muoversi se non a partiti sicurissimi, cioè in caso che si muovino franzesi e tutto el mondo. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XI. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XI]])
*Però chi al presente si priva di uno bene, o si sottomette in uno male per paura di quello che ha a venire, si inganna spesso, perché molte volte quello di che dubitava non viene, e si truova sanza proposito per timore vano ed incerto avere patito di presente. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XI. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XI]])
*[...] bisogna che el [[principe]] abbia [[Prudenza|prudenzia]] e [[virilità]] [...]. La prudenzia bisogna, perché, poi che è in caso che è necessitato o incorrere nel [[pericolo]] o cacciarlo con pericolo, non solo per discernere el remedio, ma eziandio per considerare la natura de' pericoli, e quale è minore e quale fa manco mali effetti, perché sarebbe pazzia per fuggire uno pericolo incerto, correre in uno pericolo certo, per fuggire uno pericolo di uno male, pigliare uno remedio che fussi equalmente pericoloso, ma di maggiore male; bisogna la virilità, per non avere più paura che si convenga de' pericoli che tu vuoi cacciare, e perché quando siamo in caso che è bene usare uno rimedio pericoloso, che la timidità non ti ritenga e faccia che o el rimedio che tu vuoi usare ti paia più pericoloso che non è in verità, o che per non entrare in uno pericolo presente, tu lasci più tosto per differire venire lentamente addosso el male maggiore. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XII. - Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V a Clemente VII|cap. XII]])
*A deliberare adunche se si debbe pigliare impresa per opporsi a uno grave pericolo, non s'ha a considerare quale sia maggiore, o el male che aresti opponendoti e perdendo, o el male che sei per avere non ti opponendo, ma si debbe considerare quale sia più certo; e quando tu vedi che non ti opponendo arai al certo male grande, ed opponendoti potrà essere che ti liberrai dal male, ma non ti liberando arai maggiore male che se non ti fussi opposto, io dico che in questo caso hai a opporti ed a volere più presto correre el pericolo di maggiore male per la speranza di poterti liberare, che aspettare el male minore sanza speranza alcuna di poterlo fuggire; presupponendo però che ''etiam'' in questo caso el male che tu aspetti sia grande, perché se fussi uno piccolo male, è articolo che ricerca altre considerazione, nelle quali io non entro perché non è necessario a' termini nostri. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XII. - Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V a Clemente VII|cap. XII]])
*Ricordo bene che quando el dubio del capitare male sia pari e provedendo e non provedendo, che è meglio provedere, perché aspettare la morte sanza provisione in contrario è una somma ignavia e da lasciare di sé una memoria infame; sanza che, a chi non si aiuta né Dio suole, né la fortuna può aiutare, ma a chi si aiuta Dio ha compassione, e la fortuna amore, e spesso a chi audacemente si getta ne' pericoli, fa succedere, contro a ogni ragione ed ogni speranza, effetti felicissimi. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XII. - Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V a Clemente VII|cap. XII]])
*Ricordisi Vostra Santità che la grandezza della Chiesa è nelle arme spirituali, e che le sue arme [[Potere temporale|temporali]] valsono sempre poco. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIII. - Ragioni che consigliano a Clemente VII di accordarsi con Carlo V|cap. XIII]])
*[...] e se non si può vivere con le qualità e con la autorità che l'uomo desidera, non per questo [[Suicidio|volere morire]]. Perché oltre che la vita è meglio che la morte, possono facilmente tornare de' tempi e degli accidenti, che a chi sarà morto non faranno frutto alcuno, ma a chi fussi ancora vivo restituirebbono la sua degnità. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIII. - Ragioni che consigliano a Clemente VII di accordarsi con Carlo V|cap. XIII]])
*[...] della bontà sua io non voglio parlare, non sendo conveniente parlare di uno tanto [[principe]] altro che con somma reverenzia, né voglio dire che la grandezza non sta troppo bene con la conscienzia, e che ogni principe può più facilmente essere buono principe che buono uomo. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
*Le cose del mondo hanno questa condizione o vogliàno dire circulo: che sempre quello che è, ha similitudine col passato, e quello che sarà, sarà simile a quello che è stato. È diverso nelle superficie e ne' colori, ma simile nelli intrinsechi e sustanzialità [...]. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
*E lasciate da canto le ragione generale che sono: che gli effetti delle [[Guerra|guerre]] sono dubii; che spesso la vittoria è da chi pareva inferiore; che molte volte uno piccolo accidente, uno piccolo caso fa variazione ed effetti di momento grandissimo; che nessuno ha la fortuna in potestà, e che chi la ha avuto lungamente propizia e serena, non solo non si può promettere che l'abbia a continuare, ma ancora ha da temere più che gli altri della mutazione di quella, e tanto più quanto più eccessivamente è stata favorevole, perché el solito suo è sempre stato ed è e sarà di essere incerta, inconstante ed instabile [...]. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
*Gli uomini che per non cognoscere le difficultà ed e' pericoli, giudicano facile le imprese difficile, sono imprudenti, né hanno nome di [[Animosità|animosi]] ma di bestiali, perché animoso è quello che vede e' pericoli ma non gli teme più che si convenga; e questa è la differenzia tra due savi, de' quali l'uno è animoso, l'altro è timido: che l'uno e l'altro prevede e' pericoli, ma el timido mette per certi quelli che sono dubii, e gli pare già vedere in atto tutti quelli che considera che possono accadere; lo animoso [...] nel pigliare le deliberazione non presuppone tutti e' pericoli per certi, anzi ne abatte quella parte che gli pare che con qualche speranza si possa abattere. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
*[...] lo sforzarsi e fare ogni conato per non andare in [[servitù]], è cosa virile e degna di uomo, ed el contrario è pieno di eterna infamia ed ignominia. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
*[...] la troppa [[Prudenza|prudenzia]] è imprudenzia nelle difficultà, ed in fatto merita di essere chiamato prudente così colui che, quando la natura delle cose lo ricerca, sa rimettersi in qualche parte alla potestà della fortuna, come chi sa eleggere e' partiti sicuri, quando la sicurtà si può avere. ([[s:Discorsi politici (Guicciardini)/XIV. - Sullo stesso argomento. In contrario|cap. XIV]])
===[[Explicit]]===
Però el rimedio unico a tanto male è anticipare lo accordo; differendo, andate manifestamente al sacco. El papa, poi che con altro modo non può provedere a tanto pericolo, né salvarvi se anche voi non vi volete salvare, desidera almanco essere giustificato con Dio e con tutto el mondo, e particularmente con voi e con le pietre di questa città.
==''Ricordi''==
===[[Incipit]]===
<div style="text-align:right; font-size:90%; line-height:1.4;margin-bottom:1em;">Se bene lo [[ozio]] solo non fa ghiribizzi,<br />pure male si fanno e' ghiribizzi sanza ozio.</div>
1. Quelli cittadini che appetiscono [[onore]] e [[gloria]] nella città sono laudabili ed utili, pure che non la cerchino per via di sètte e di usurpazione, ma con lo ingegnarsi di essere tenuti buoni e prudenti, e fare buone opere per la patria; e Dio volessi che la republica nostra fussi prima di questa ambizione. Ma perniziosi sono quelli che appetiscono per fine suo la [[grandezza]], perché chi la piglia per idolo, non ha freno alcuno né di giustizia, né di onestà, e farebbe uno piano di ogni cosa per condurvisi.
===Citazioni===
*Se di alcuno si intende o legge che sanza alcuno suo commodo o interesse ami più el [[Bene e male|male]] che el [[Bene e male|bene]], si debbe chiamare bestia e non uomo; poi che manca di quello appetito che naturalmente è commune a tutti gli uomini. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 4)
*Tre cose desidero vedere innanzi alla mia morte, ma dubito, ancora che io vivessi molto, non ne vedere alcuna: uno vivere di republica bene ordinato nella città nostra, [[Italia]] liberata da tutti e' barbari, e liberato el mondo dalla tirannide di questi scelerati [[Prete|preti]]. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 14)
*Molto maggiore piacere si truova nel tenersi le voglie [non] oneste che nel cavarsele; perché questo è breve e del corpo; quello, raffreddo che sia un poco lo appetito, è durabile e dell'animo e conscienzia. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 17)
*La calcina con che si murano gli stati de' [[Tiranno|tiranni]] è el sangue de' cittadini; però doverebbe sforzarsi ognuno che nella città sua non s'avessino a murare tali palazzi. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 20)
*È da desiderare più l'onore e la [[Reputazione|riputazione]] che le [[ricchezza|ricchezze]]; ma perché oggidì sanza quelle, male si ha o conserva la riputazione, debbono gli uomini virtuosi cercare non d'averne immoderatamente, ma tante che basti allo effetto di avere o conservare la riputazione ed autorità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 18)
*Non combattete mai con la [[religione]], né con le cose che pare che dependono da Dio; perché questo obietto ha troppa forza nella mente degli sciocchi. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 31)
*Non puoi secondo el vivere del mondo avere maggiore felicità che vederti lo [[Nemico|inimico]] tuo prostrato innanzi in terra ed a tua discrezione; e però per avere questo effetto non si debbe pretermettere niente. La felicità grande consiste in questo; ma maggiore ancora è la gloria in usare tanta fortuna laudabilmente, cioè essere clemente e perdonare; cosa propria degli animi generosi ed eccelsi. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 34)
*Più tengono a memoria gli uomini le [[Ingiuria|ingiurie]] che e' [[Beneficio|benefici]]; anzi quando pure si ricordano del beneficio, lo reputano minore che in fatto non fu, persuadendosi meritare più che non meritano; el contrario si fa della ingiuria, che duole a ognuno più che ragionevolmente non doverria dolere [...]. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 41)
*Ingegnatevi avere degli [[amicizia|amici]], perché sono buoni in tempi, luoghi e casi che tu non penseresti [...]. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 44)
*Osservai quando ero imbasciadore in Spagna apresso al re [[Ferdinando II d'Aragona|don Ferrando d'Aragona]], principe savio e glorioso, che lui, quando voleva fare una impresa nuova o altra cosa di importanza, non prima la publicava e poi la giustificava, ma si governava pel contrario; procurando artificiosamente in modo che, innanzi che si intendessi quello che lui aveva in animo, si divulgava che el re per le tali ragione doverrebbe fare questo; e però publicandosi poi lui volere fare quello che già prima pareva a ognuno giusto e necessario, è incredibile con quanto favore e con quanta laude fussino ricevute le sue deliberazione. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 51)
*Non disegnate in su quello che non avete, né spendete in su' guadagni futuri, perché molte volte non succedono. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 56)
*La [[grandezza]] di stato è desiderata universalmente, perché tutto el bene che è in lei apparisce di fuora, el male sta drento occulto; el quale chi vedessi non arebbe forse tanta voglia, perché è piena sanza dubio di pericoli, di sospetti, di mille travagli e fatiche; ma quello che per avventura la fa desiderabile anche agli animi purgati è lo appetito che ognuno ha di essere [[Superiorità|superiore]] agli altri uomini, atteso massime che in nessuna altra cosa ci possiamo assimigliare a Dio. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 60)
*Non è dubio che quanto l'uomo più [[Senilità|invecchia]], più cresce la [[avarizia]]; si dice communemente esserne causa perché lo animo diminuisce; ragione che non mi è troppo capace, perché è bene ignorante quello vecchio che non cognosce che sempre con la età si diminuisce el bisogno. Ed inoltre veggo che ne' vecchi si augumenta al continuo, cioè in molti la lussuria, dico lo appetito, non le forze, la crudeltà e gli altri vizi; però credo che la ragione possi essere che l'uomo quanto più vive tanto più si abitua alle cose del mondo ed ''ex consequenti'' più le ama. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 63)
*Non si può biasimare lo appetito di avere [[figlio|figliuoli]], perché è naturale, ma dico bene che è spezie di felicità el non ne avere, perché eziandio chi gli ha buoni e savi ha sanza dubio molto più dispiacere di loro che consolazione. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 66)
*Si vede per esperienzia che e' [[Padrone|padroni]] tengono poco conto de' [[Servitù|servidori]], e per ogni suo interesse o appetito gli mettono da parte, o gli strascinano sanza rispetto; però sono savi e' servidori che fanno el medesimo verso e' padroni, conservando però sempre la fede sua e l'onore. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 69)
*Credino e' giovani che la [[Esperienza|esperienzia]] insegna molto, e più ne' cervelli grandi che ne' piccoli; e chi lo considerassi ne troverebbe facilmente la ragione. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 70)
*Quando ti viene la occasione di cosa tu [[desiderio|desideri]], pigliala sanza perdere tempo; perché le cose del mondo si variano tanto spesso che non si può dire d'avere la cosa insino non l'hai in mano. E per la medesima ragione quando ti è proposto qualche cosa che ti dispiace, cerca differire el più che puoi, perché a ogni ora si vede che el tempo porta accidenti che ti cavano di queste difficultà: e così s'ha intendere quello proverbio che si dice avere in bocca e' savi: che si debbe godere el beneficio del tempo. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 76)
*El medesimo [[Publio Cornelio Tacito|Cornelio Tacito]] a chi bene lo considera, insegna per eccellenzia come s'ha a governare chi vive sotto e' tiranni. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 79)
*È differenzia da avere e' sudditi disperati a avergli malcontenti, perché quegli non pensano mai a altro che a mutazione, e le cercano ancora con suo pericolo; questi, se bene desiderano cose nuove, non invitano le occasione, ma le aspettano. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 84)
*Credono molti che uno [[Saggezza|savio]], perché vede tutti e' pericoli, non possa essere animoso; io sono di opinione contraria, che non possa essere savio chi è [[Timidezza|timido]], perché già manca di giudicio chi stima el pericolo più che non si debbe. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 90)
*Erra chi dice che le [[Letteratura|lettere]] guastano e' cervelli degli uomini, perché è forse vero in chi l'ha debole; ma dove lo truovano buono, lo fanno perfetto, perché el buono naturale congiunto col buono accidentale fa nobilissima composizione. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 91)
*Non potete avere maggiore virtù che tenere conto de l'[[onore]], perché chi fa questo non teme e' pericoli, né fa mai cosa che sia brutta; però tenete fermo questo capo, e sarà quasi impossibile che tutto non vi succeda bene: ''expertus loquor''. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 105)
*Mi è stato sempre difficile a credere che Dio abbia a permettere che e' figliuoli del duca [[Ludovico il Moro|Lodovico]] abbino a godere lo stato di Milano, non tanto perché lui lo usurpò sceleratamente, quanto che, per fare questo, fu causa della servitù e ruina di tutta Italia, e di tanti travagli seguiti in tutta la cristianità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 107)
*Le cose [[passato|passate]] fanno lume alle future, perché el mondo fu sempre di una medesima sorte, e tutto quello che è e sarà è stato in altro tempo, e le cose medesime ritornano, ma sotto diversi nomi e colori; però ognuno non le ricognosce, ma solo chi è savio e le osserva e considera diligentemente. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 114)
*Chi disse uno [[Popolo|populo]] disse veramente uno pazzo; perché è uno monstro pieno di confusione e di errori, e le sue vane opinione sono tanto lontane dalla verità, quanto è, secondo [[Claudio Tolomeo|Ptolomeo]], la Spagna dalla India. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 123)
*Non ha maggiore inimico l'[[uomo]] che sé medesimo; perché quasi tutti e' mali, pericoli e travagli superflui che ha, non procedono da altro che dalla sua troppa cupidità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 139)
*Grande sorte è quella degli [[Astrologia|astrologi]], che se bene la loro è una vanità, o per difetto della arte o per difetto suo, più fede gli dà una verità che pronosticano che non gli toglie cento falsità. E nondimeno negli altri uomini una bugia che sia reprovata a uno, fa che si sta sospeso a crederli tutte le altre verità. Procede questo dal desiderio grande che hanno gli uomini di sapere el futuro; di che non avendo altro modo, credono facilmente a chi fa professione di saperlo loro dire, come lo infermo al medico che gli promette la salute. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 145)
*Dua papi sono stati di natura diversissima, [[Papa Giulio II|Iulio]] e [[Papa Clemente VII|Clemente]]: l'uno di animo grande e forse vasto, impaziente, precipitoso, aperto e libero; l'altro di mediocre animo e forse timido, pazientissimo, moderato, simulatore. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 159)
*Diceva mio padre, che più onore ti fa uno ducato che tu hai in borsa che dieci che n'hai spesi; parola molto da notare, non per diventare sordido, né per mancare nelle cose onorevole e ragionevole, ma perché ti sia freno a fuggire le spese superflue. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 164)
*Non mancate di fare le cose che vi diano riputazione, per desiderio di fare piacere ed acquistare amici; perché a chi si mantiene o accresce la riputazione corrono gli amici e le benivolenzie drieto; ma chi pretermette di fare quello che debbe, ne è stimato manco, ed a chi manca la riputazione mancano poi gli amici e la grazia. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 174)
*Tanto più si cade in quello estremo che tu fuggi, quanto più per discostartene ti ritiri inverso l'altro estremo, non ti sapendo fermare in sul mezzo; però e' governi populari, quanto più per fuggire la tirannide si accostano alla licenzia, tanto più vi caggiono drento; ma e' nostri di Firenze non intendono questa grammatica. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie prima|I]], 175)
*Quello che dicono le persone spirituali che chi ha [[fede]] conduce cose grandi, e come dice lo Evangelio, chi ha fede può comandare a' monti, procede perché la fede fa ostinazione. Fede non è altro che credere con opinione ferma, e quasi certezza, le cose che non sono ragionevole; o, se sono ragionevole, crederle con più resoluzione che non persuadono le ragione. Chi adunche ha fede diventa ostinato in quello che crede, e procede al cammino suo intrepido e resoluto, sprezzando le difficultà e pericoli, e mettendosi a soportare ogni estremità. Donde nasce che essendo le cose del mondo sottoposte a mille casi ed accidenti, può nascere per molti versi nella lunghezza del tempo aiuto insperato a chi ha perseverato nella ostinazione; la quale essendo causata dalla fede, si dice meritamente: chi ha fede ecc.<ref>Questo paragrafo risulta essere l'Incipit nell'edizione: ''Ricordi'', introduzione di Mario Fubini, premessa al testo e bibliografia di Ettore Barelli, breve glossario ideologico di Carlo Pedretti, Fabbri Editori, 2001.</ref> ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 1)
*Non vi spaventi dal beneficare gli uomini la [[ingratitudine]] di molti; perché oltre che el beneficare per sé medesimo sanza altro obietto è cosa generosa e quasi divina, si riscontra pure beneficando talvolta in qualcuno sì grato che ricompensa tutte le ingratitudine degli altri. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 11)
*Quasi tutti e' medesimi [[Proverbio|proverbi]], o simili benché con diverse parole, si truovono in ogni nazione; e la ragione è che e' proverbi nascono dalla esperienzia overo osservazione delle cose, le quali in ogni luogo sono le medesime o simili. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 12)
*Non è la più preziosa cosa degli amici, però quando potete, non perdete la occasione del farne; perché gli uomini si riscontrano spesso, e gli amici giovano, e gli inimici nuocono, in tempi e luoghi che non aresti mai aspettato. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 14)
*Insegna molto bene [[Publio Cornelio Tacito|Cornelio Tacito]] a chi vive sotto e' tiranni el modo di vivere e governarsi prudentemente, così come insegna a' tiranni e' modi di fondare la tirannide. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 18)
*Però lasciare uno bene presente per paura di uno male futuro è el più delle volte pazzia, quando el male non sia molto certo o propinquo, o molto grande a comparazione del bene; altrimenti bene spesso per paura di una cosa che poi riesce vana, ti perdi el bene che tu potevi avere. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 23)
*Io non so a chi dispiaccia più che a me la ambizione, la avarizia e le mollizie de' preti: sì perché ognuno di questi vizi in sé è odioso, sì perché ciascuno e tutti insieme si convengono poco a chi fa professione di vita dependente da Dio; ed ancora perché sono vizi sì contrari che non possono stare insieme se non in uno subietto molto strano. Nondimeno el grado che ho avuto con più pontefici, m'ha necessitato a amare per el particulare mio la grandezza loro; e se non fussi questo rispetto, arei amato [[Martin Lutero|Martino Luther]] quanto me medesimo, non per liberarmi dalle legge indotte dalla religione cristiana nel modo che è interpretata ed intesa communemente, ma per vedere ridurre questa caterva di scelerati a' termini debiti, cioè a restare o sanza vizi o sanza autorità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 28)
*Coloro ancora, che attribuendo el tutto alla prudenzia e virtù, escludono quanto possono la potestà della fortuna, bisogna almanco confessino che importa assai abattersi o nascere in tempo che le virtù o qualità per le quali tu ti stimi siano in prezzo; come si può porre lo esemplo di [[Quinto Fabio Massimo Verrucoso|Fabio Massimo]], al quale lo essere di natura cunctabundo dette tanta riputazione, perché si riscontrò in una spezie di guerra, nella quale la caldezza era perniziosa, la tardità utile; in uno altro tempo sarebbe potuto essere el contrario. Però la fortuna sua consisté in questo, che e' tempi suoi avessino bisogno di quella qualità che era in lui; ma chi potessi variare la natura sua secondo le condizione de' tempi, il che è difficillimo e forse impossibile, sarebbe tanto manco dominato dalla fortuna. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 31)
*Quanto è diversa la [[Teoria e pratica|pratica]] dalla [[Teoria e pratica|teorica]]! quanti sono che intendono le cose bene, che o non si ricordono o non sanno metterle in atto! Ed a chi fa così, questa intelligenzia è inutile, perché è come avere uno tesoro in una arca con obligo di non potere mai trarlo fuora. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 35)
*Nega pure sempre quello che tu non vuoi che si sappia, o afferma quello tu vuoi che si creda; perché ancora che in contrario siano molti riscontri e quasi certezza, lo affermare o negare gagliardamente mette spesso a partito el cervello di chi ti ode. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 37)
*È difficile alla casa de' Medici potentissima e con dua papati conservare lo stato di Firenze, molto più che non fu a [[Cosimo de' Medici|Cosimo]] privato cittadino; perché, oltre alla potenzia che fu in lui eccessiva, vi concorse la condizione de' tempi, avendo Cosimo avuto a combattere lo stato con la potenzia di pochi, sanza displicenzia dello universale, el quale non cognosceva la libertà; anzi in ogni quistione tra potenti ed in ogni mutazione, gli uomini mediocri ed e' più bassi acquistavano condizione. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 38)
*Non consiste tanto la prudenzia della [[Economia|economica]] in sapersi guardare dalle spese, perché sono molte volte necessarie, quanto in sapere spendere con vantaggio, cioè uno grosso per 24 quattrini. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 56)
*Non procede sempre el [[Vendetta|vendicarsi]] da odio o da mala natura, ma è talvolta necessario perché con questo esemplo gli altri imparino a non ti offendere; e sta molto bene questo che uno si vendichi, e ''tamen'' non abbia rancore di animo contro a colui di chi fa vendetta. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 74)
*[...] quando sei in partiti difficili, o in cose che ti sono moleste, allunga e aspetta [[tempo]] quanto puoi, perché quello spesso ti illumina o ti libera. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 79)
*Ma perché non si può negare che la non sia bella, io loderei chi ordinariamente avessi el traino suo del vivere libero e schietto, usando la [[Simulazione (qualità)|simulazione]] solamente in qualche cosa molto importante, le quali accaggiono rare volte. Così acquisteresti nome di essere libero e reale, e ti tireresti drieto quella grazia che ha chi è tenuto di tale natura; e nondimeno nelle cose che importassino più, caveresti utilità della simulazione, e tanto maggiore quanto, avendo fama di non essere simulatore, sarebbe più facilmente creduto alle arti tue. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 104)
*[...] ogni minimo [[Particolare|particulare]] che varii, è atto a fare variare una conclusione [...]. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 114)
*A chi stima l'[[onore]] assai, succede ogni cosa, perché non cura fatiche, non pericoli, non danari. Io l'ho provato in me medesimo, però lo posso dire e scrivere; sono morte e vane le azione degli uomini che non hanno questo stimulo ardente. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 118)
*E' [[Filosofo|filosofi]] ed e' teologi e tutti gli altri che scrutano le cose sopra natura o che non si veggono, dicono mille pazzie; perché in effetto gli uomini sono al buio delle cose, e questa indagazione ha servito e serve più a esercitare gli ingegni che a trovare la verità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 125)
*[...] la natura delle cose del mondo è in modo, che è quasi impossibile trovarne alcuna che in ogni parte non vi sia qualche disordine ed inconveniente, bisogna resolversi a tôrle come sono e pigliare per buono quello che ha in sé manco male. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 126)
*È grandissima prudenzia e da molti poco osservata, sapere [[Dissimulazione|dissimulare]] le [[Risentimento|male satisfazione]] che hai di altri, quando el fare così non sia con tuo danno ed infamia; perché accade spesso che in futuro viene occasione di averti a valere di quello. Il che difficilmente ti riesce, se lui già sa che tu sia male satisfatto di lui. Ed a me è intervenuto molte volte che io ho avuto a ricercare persone, contro alle quali ero malissimo disposto; e loro credendo el contrario, o almeno non si persuadendo questo, m'hanno servito prontissimamente. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 133)
*Gli uomini tutti per natura sono inclinati più al bene che al male, né è alcuno el quale, dove altro rispetto non lo tiri in contrario, non facessi più volentieri bene che male; ma è tanto fragile la natura degli uomini e sì spesse nel mondo le occasione che invitano al male, che gli uomini si lasciano facilmente deviare dal bene. E però e' savi legislatori trovorono e' premi e le pene; che non fu altro che con la speranza e col timore volere tenere fermi gli uomini nella inclinazione loro naturale. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 134)
*La buona [[fortuna]] degli uomini è spesso el maggiore inimico che abbino, perché gli fa diventare spesso cattivi, leggieri, insolenti; però è maggiore paragone di uno uomo el resistere a questo che alle avversità. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 164)
*Che mi rilieva me, che colui che mi [[Offesa|offende]] lo facci per ignoranzia e non per [[malignità]]? Anzi, è spesso molto peggio, perché la malignità ha e' fini suoi determinati e procede con le sue regole, e però non sempre offende quanto può; ma la [[ignoranza|ignoranzia]], non avendo né fine, né regola, né misura, procede furiosamente e dà mazzate da ciechi. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 168)
*Pregate Dio sempre di trovarvi dove si [[Vittoria e sconfitta|vince]], perché vi è data laude di quelle cose ancora di che non avete parte alcuna; come per el contrario chi si truova dove si [[Vittoria e sconfitta|perde]], è imputato di infinite cose delle quali è inculpabilissimo. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 176)
*Quasi sempre in Firenze per la dapocaggine degli uomini, quando uno ha fatto con violenzia uno scandalo publico, non si è fatto pruova di punirlo, ma cercato a gara di deliberargli la [[impunità]], pure che deponga l'arme e non ne faccia più; modi non da reprimere gli insolenti, ma da fare diventare lioni gli agnelli. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 177)
*Della [[astrologia]], cioè di quella che giudica le cose future, è pazzia parlare: o la scienza non è vera, o tutte le cose necessarie a quella non si possono sapere, o la capacità degli uomini non vi arriva; ma la conclusione è, che pensare di sapere el futuro per quella via è uno sogno. Non sanno gli astrologi quello dicono, non si appongono se non a caso; in modo che se tu pigli uno pronostico di qualunque astrologo, ed uno di un altro uomo fatto a ventura, non si verificherà manco di questo che di quello. ([[s:Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|II]], 207)
===[[Explicit]]===
Quando più [[Nemico|inimici]], che insieme ti solevano essere uniti contro, sono venuti tra loro alle mani, lo assaltarne uno in sulla occasione di potergli opprimere separatamente, è spesso causa che di nuovo si riunischino insieme; però bisogna bene considerare la qualità dello odio che è nato tra loro, e le altre condizione e circunstanzie per poterti bene risolvere quale sia meglio, o assaltarne uno, o pure stando a vedere lasciargli combattere tra loro.
===Citazioni sui ''Ricordi''===
*E mi fecero molta impressione soprattutto i ''Ricordi'' da compararsi a quanto di meglio è stato fatto in questo genere. Ciò che la naturale prudenza e la lunga pratica delle cose del mondo e la dottrina e la solitaria meditazione e il salutare raccoglimento ne' tristi e buoni accidenti della vita potea suggerire ad un sagacissimo osservatore, tutto trovi qui condensato e scolpito con rara energia di pensiero e di parola. E mai non ho capito così bene, perché l'Italia fosse allora si grande e si debole, che in questa lettura, dove lo storico con perfetto abbandono dipinge sé stesso, e sotto forma di consigli ti scopre i suoi pensieri e sentimenti più intimi, o, per dirla con parola moderna, il suo ideale politico e civile dell'uomo. ([[Francesco De Sanctis]])
==''Scritti autobiografici e rari''==
*Da Tortona a dì 8 ne venimo a [[Alessandria (Italia)|Alessandria]] della paglia, discosto quivi miglia dodici; el nome suo deriva per essere stata edificata da uno Alessandro papa, el cognome, perché quivi si dà la corona di paglia al re de' romani quando va a Roma per la corona dello imperio; è città molto grande di circuito, ma vi è vòto assai e male populata; non è molto ricca, né vi è edifici publici o privati che sieno notabili, nondimeno ''omnibus computatis'' è bella terra; entramovi in dì di festa, e perché era vicino al carnovale vi trovamo assai donne in maschera; la usanza delle quali è accozzarsi insieme tre o quattro o quelle più che le vogliono, ed andarsi a spasso in maschera sole per la terra, né si disdice alle gentile donne e bene costumate, pure che vadino in abito di donne. Circa a mezzo miglio innanzi si entri nella terra si truova uno fiume detto Bormio, che è mal fiume e fu per affogarvi uno dei nostri cavalli. Passa per la terra el Tanari fiume grosso e navigabile e che da quivi a miglia otto entra in Po. (p. 106)
*A dì 14 da Susanna passamo [[Colle del Monginevro|Monginevra]] e venimo a Brianzone discosto leghe tre, dove per essere mal tempo alloggiamo el giorno; questa montagna ha dalla parte di Italia una lega di montata o meno; ma el piggiore è circa a uno trarre di mano, che per via stretta ha salita repente, ed in luogo che se si inciampassi si cadrebbe in uno precipizio grandissimo; vassi per la sommità del giogo circa a mezza lega o poco più, in sul quale è uno villaggio ed alloggiamenti. La scesa dalla banda di Francia è maggiore che quella di Italia ma più facile e non tanto repente. Insomma non è mala montagna né difficile, e chi la cavalcassi in stagione non avessi a combattere con neve e con diaccio, sarebbe cosa agevole. A piè di questa montagna, pure in su una altra montagna è Brianzone, terra buona e civile, e per quello che ne potemo vedere è luogo grasso; e vi fumo bene trattati ed alloggiati. (p. 108)
*Da Carpentras venimo a dì 21 a [[Avignone|Vignone]], discosto leghe quattro. È Vignone città della Chiesa, nobilitata per essere stato al tempo che el pontificato fu de' franzesi, lungo tempo quivi la corte; è posta in sul Rodano, el quale nascendo a Ginevra entra discosto a Vignone dieci overo dodici leghe nel mare: è fiume grande e molto rapido. Da altra parte presso alla città corre el fiume di Durenza el quale poco di sotto entra in Rodano, fiume di poca utilità perché non mena si può dire pesci né se ne vagliono gli abitanti, ma di danno assai perché di continuo rode e consuma el terreno; e quando el Rodano si congiugnessi con Durenza di sopra a Vignone, el re di Francia pretende che Vignone fussi suo, perché dice che el fiume si apartiene a sé; e per questa cagione non vuole che e' vignonesi murino in sul fiume da quella parte. La città fu già populosa e molto ricca rispetto alla corte, e molto mercantile, perché quivi si faceva la fiera e tutte le faccende che ora sono ridotte a Lione; oggi si passa di popolo, di ricchezze e di mercatantie; è universalmente mediocre di edifici, ma vi sono tre cose notabili: el palazzo dove abitava el papa a tempo che vi stava la corte, el quale e di grandezza e di muraglia è molto stupendo, benché si va a poco a poco consumando e rovinando per la mala natura de' preti che attendono a consumare e trarre e non a mettere; le mura della città, che sono molto belle di grossezza di torre, di pietre e di essere bene lavorate; uno ponte in sul Rodano allato alle mura della città, che ha ventitré archi grandi, e benché sia stretto, nondimeno è molto notabile, perché oltre allo essere lungo, fu difficile el fondarlo in su uno fiume sì largo e di tanta rapidità, la quale cosa è causa che el ponte non va diritto perché sarebbe stato quasi impossibile avessi sostenuto tanto impeto, ma va torcendo e secondando la acqua. (p. 111)
*È [[Salses-le-Château|Sals]] per quanto si può comprendere di fuora, una fortezza molto bella la quale fu cominciata da questo re, quando quello luogo con tutto el contado di Rossiglione gli fu restituito dal re Carlo, e di poi sempre ha atteso a edificarla e farla forte, e così fa di continuo; è nominata per esservi stato a campo l'esercito del re Luigi e non la avere espugnata, benché ne fu più tosto in colpa el male governo di chi guidava le gente che altra ragione. Ha da un lato la marina, da altro montagne, e non potrebbe essere posta in sito più commodo per essere una chiave dello stato di Perpignano ed a entrare in sul dominio del re Catolico; ma non mi parve già che per fortezza del luogo el sito in sé fussi forte, perché ha in capo montagne donde si può facilmente offendere. Da quel lato fu bombardata da' franzesi; nondimeno la considerai poco perché drento non potetti entrare, perché chi non ha licenzia del re non vi entra, e volendo guardarla a cavallo di fuora, fui interrotto da quelle guardie che mi dettono qualche fastidio. (p. 114)
*A dì 7 dalla Rocca venimo a [[Barcellona|Barzalona]], discosto leghe quattro, dove stemo uno dì per vederla. La città è tutta in piano e posta in sul mare, e di sito molto atto alle mercatantie, le quali non vi fioriscono però come pel passato, in modo che la non è nelle ricchezze che la soleva e massime stando la corte in Castiglia; è bella città e grande e bene popolata; non vi si vede edifici particulari molto notabili né molto eccellenti, ma universalmente le case sono belle e belle in ogni luogo della città, in modo che come dicono loro e veramente, è città per tutto, in modo che a giudicio mio questa è la più mirabile cosa che la abbi e da potersi in questo preporre a Firenze. La chiesa catedrale, intitolata se bene mi ricordo in santa Eulagia, è piccola chiesa ma è bello edificio e bene inteso: èvi uno altare di argento dove è molta materia e molto lavoro; ha una sagrestia ricchissima dove sono molte reliquie, e tra le altre uno Innocentino che dal capo in fuora è molto bene conservato, e si vedono tutti e' membri distinti; uno velo della Nostra Donna; è molto ricca di ornamenti di oro, di argento e di gioie; ha bellissimi paramenti ed in effetto molto suntuosa. Conservanvi fra le altre cose notabili lo stocco e lo scettro del re Martino, che fu l'ultimo loro re che fussi catelano; le strade sono lastricate e nette al costume di Firenze. (p. 117)
*[[Saragozza|Saragosa]] è città capo del regno di Aragona, posta in sul fiume Ibero che là vulgarmente si chiama [[Ebro]]. Nasce Ibero nelle montagne di Castiglia, e quando passa da Saragosa è fiume mediocre; entra nel mare sotto a Tortosa, dove dicono è assai grande fiume, per entrarvi molti altri fiumi del paese; credo abbi nome per essere in quella parte donde lui corre fiumi piccoli e di poca qualità. (p. 121)
*La città si dice in latino ''Cesaraugusta''; allato alla quale passano tre altri fiumi di poco momento; è di sito assai grande ed è tutta piena e populata, donde in quella provincia si chiama «Saragosa la farta». È città ricca, populata e bella; ha le case tutte di mattoni, ma ve ne sono molte grande e magnifiche, in modo che è bene accasata. È nella chiesa maggiore una cappella antica lavorata di alabastro che è opera molto grande e magnifica, dove sono sculte molte figure, molti animali, molti fiori ed erbe di lavoro pronto e naturale, ed è bella cappella; el resto della chiesa in sé non è cosa di qualità. Èvi uno monasterio di frati intitulato in Santa Angratia, dove è uno convento edificato per ordine ed a spese del re, dove sono chiostri, libreria, refettorio, dormitorio ed altre stanze molto grande e bellissime, in forma che io non vidi mai più bello convento, che vi è congiunta insieme la magnificenzia e la grazia; ora si comincia a edificare la chiesa, la quale dicono sarà corrispondente al convento. (pp. 121-122)
==''Scritti minori''==
===[[Incipit]]===
[[Lorenzo de' Medici]] morì lo anno 1492 a' dì... di aprile essendo di età di anni 43 ''vel circa''. [[Cosimo de' Medici|Cosimo]] avolo suo, uomo di singulare prudenzia e di grandissima ricchezza, ebbe tanta autorità nel governo della republica fiorentina, quanta possi avere uno cittadino in una città libera. Morto lui, rimase [[Piero il Gottoso|Piero]] suo figliolo e padre di Lorenzo nella medesima grandezza, el quale fu uomo claro per bontà di natura e per essere clementissimo.
===Citazioni===
*{{NDR|[[Lorenzo de' Medici]]}} governò sempre con tanta prudenzia e virtù che quella città ragionevolmente non si è mai ricordata sanza lacrime della sua immatura morte, perché a' tempi sua la fiorì di tutte quelle prosperità che può avere una città, di ricchezze, di imperio, di uomini virtuosi, di lettere e di tutte le arte buone, di reputazione, e sopra tutto di una grandissima unione e concordia civile [...]. ([[s:Scritti minori (Guicciardini)/I. - Elogio di Lorenzo de' Medici|I]])
*Così a proposito vedendo uno buono cittadino la perdizione della sua patria e conoscendo quale sia el riparo, debbe innanzi a ogni cosa pensare se e' lo possi introdurre colle persuasioni e co' modi civili ed usitati nelle republiche; e' quali quando non servono ed è necessaria la forza, debbe più tosto usarla che lasciare perdere el tutto, e fare un poco di violenzia breve alle legge ed alla libertà per conservarle lungamente. E che questa opinione sia vera, lo mostra oltre alla ragione, lo esemplo di [[Licurgo]], el quale non con altro modo dette principio a quelle legge memorabile che colla forza e colle arme; omo certo santissimo ed ammirabile, e che, essendosi mosso sanza alcuno respetto di sé, ma solo per el beneficio publico, non arebbe tentata questa via se non la avessi conosciuta lecita o permessa. ([[s:Scritti minori (Guicciardini)/II. - Se sia lecito condurre el populo alle buone legge con la forza non potendo farsi altrimenti|II]])
==''Storia d'Italia''==
[[File:Guicciardini M Francesco La Historia dItalia.jpg|thumb|''Storia d'Italia'']]
===[[Incipit]]===
Io ho deliberato di scrivere le cose accadute alla memoria nostra in Italia, dappoi che l'armi de' franzesi, chiamate da' nostri prìncipi medesimi, cominciorono con grandissimo movimento a perturbarla: materia, per la varietà e grandezza loro, molto memorabile e piena di atrocissimi accidenti; avendo patito tanti anni Italia tutte quelle calamità con le quali sogliono i miseri mortali, ora per l'ira giusta d'Iddio ora dalla empietà e sceleratezze degli altri uomini, essere vessati.
===Citazioni===
*[...] è certamente cosa verissima che non sempre gli uomini [[Saggezza|savi]] discernono o giudicano perfettamente: bisogna che spesso si dimostrino segni della debolezza dello intelletto umano. (lib. I, cap. III)
*[...] non sempre per il rimuovere delle [[Causa ed effetto|cagioni]] si rimuovono gli [[Causa ed effetto|effetti]] i quali da quelle hanno avuto la prima origine. (lib. I, cap. III)
*[...] le deliberazioni fatte per timore paiono, a chi teme, inferiori al pericolo [...]. (lib. I, cap. III)
*[...] alle deliberazioni precipitose si conduce non meno agevolmente il timido per la disperazione che si conduca il temerario per la inconsiderazione [...]. (lib. I, cap. V)
*[...] è senza dubbio molto pericoloso il governarsi con gli [[Esempio|esempli]] se non concorrono, non solo in generale ma in tutti i particolari, le medesime ragioni, se le cose non sono regolate con la medesima prudenza, e se, oltre a tutti gli altri fondamenti, non v'ha la parte sua la medesima fortuna. (lib. I, cap. XIV)
*[...] gli uomini, quando si approssimano i loro infortuni, perdono principalmente la prudenza, con la quale arebbono potuto impedire le cose destinate [...]. (lib. I, cap. XV)
*Niuna cosa è certamente più necessaria nelle deliberazioni ardue, niuna da altra parte più pericolosa, che 'l domandare [[consiglio]]; né è dubbio che manco è necessario agli uomini prudenti il consiglio che agli imprudenti; e nondimeno, che molto più utilità riportano i savi del consigliarsi. Perché chi è quello di prudenza tanto perfetta che consideri sempre e conosca ogni cosa da se stesso? e nelle ragioni contrarie discerna sempre la migliore parte? Ma che certezza ha chi domanda il consiglio d'essere fedelmente consigliato? Perché chi dà il consiglio, se non è molto fedele o affezionato a chi 'l domanda, non solo mosso da notabile interesse ma per ogni suo piccolo comodo, per ogni leggiera sodisfazione, dirizza spesso il consiglio a quel fine che più gli torna a proposito o di che più si compiace; e essendo questi fini il più delle volte incogniti a chi cerca d'essere consigliato, non s'accorge, se non è prudente, della infedeltà del consiglio. (lib. I, cap. XVI)
*[...] il regnare depende spesso dalla fortuna ma l'essere [[re]] che si proponga per unico fine la salute e la felicità de' popoli suoi depende solamente da se medesimo e dalla propria virtù. (lib. I, cap. XIX)
*[...] come da uno giudice incapace e imperito non si possono aspettare sentenze rette così da uno [[popolo]] che è pieno di confusione e di ignoranza non si può aspettare, se non per caso, elezione o deliberazione prudente o ragionevole. (lib. II, cap. II)
*[...] persuadendoci che di ragione tutti, in tutte le cose, dobbiamo essere [[Uguaglianza|eguali]], si confonderanno, quando sarà in facoltà della moltitudine, i luoghi della virtù e del valore; e questa cupidità {{NDR|degli onori}} distesa nella maggiore parte farà potere più quegli che manco sapranno o manco meriteranno, perché essendo molto più numero aranno più possanza, in uno stato ordinato in modo che i pareri s'annoverino non si pesino. (lib. II, cap. II)
*[...] è natura degli uomini, quando si partono da uno estremo nel quale sono stati tenuti violentemente, correre volonterosamente, senza fermarsi nel mezzo, all'altro estremo. Così chi esce da una tirannide, se non è ritenuto, si precipita a una sfrenata licenza; la quale anche si può giustamente chiamare tirannide, perché e un popolo è simile a un tiranno quando dà a chi non merita, quando toglie a chi merita, quando confonde i gradi e le distinzioni delle persone; ed è forse tanto più pestifera la sua tirannide quanto è più pericolosa l'ignoranza, perché non ha né peso né misura né legge che la malignità, che pure si regge con qualche regola con qualche freno con qualche termine. (lib. II, cap. II)
*[...] è grandissima (come ognuno sa) in tutte l'azioni umane la potestà della fortuna, maggiore nelle cose militari che in qualunque altra, ma inestimabile immensa infinita ne' fatti d'arme; dove uno comandamento male inteso, dove una ordinazione male eseguita, dove una temerità, una voce vana, insino d'uno piccolo soldato, traporta spesso la vittoria a coloro che già parevano vinti; dove improvisamente nascono innumerabili accidenti i quali è impossibile che siano antiveduti o governati con consiglio del capitano. (lib. II, cap. IX)
*[...] facilmente da' prìncipi sono riputati savi quegli consigli che si conformano più alla loro inclinazione. (lib. II, cap. XII)
*[...] nell'antiche e gravi [[Nemico|inimicizie]] è difficile stabilire fedele reconciliazione, perché è impedita o dal sospetto o dalla cupidità della vendetta [...]. (lib. III, cap. XI)
*[...] sono inutili i consigli diligenti e prudenti quando l'esecuzione procede con negligenza e imprudenza. (lib. IV, cap. IV)
*[...] poco si aspetta sincerità o opere fedeli da chi è venuto in concetto degli uomini di essere solito a governarsi con [[Doppiezza|duplicità]] e con artifici. (lib. IV, cap. VII)
*[...] l'esperienza dimostra essere verissimo che rare volte succede quel che è desiderato da molti; perché dipendendo comunemente gli effetti delle azioni umane dalla volontà di pochi, ed essendo l'intenzioni e i fini di questi quasi sempre molto diversi dall'intenzioni e da' fini de' molti, possono difficilmente succedere le cose altrimenti che secondo la intenzione di coloro che danno loro il moto. (lib. V, cap. X)
*[...] con disavvantaggio grande si fa la [[guerra]] con chi non ha che perdere. (lib. V, cap. XIV)
*[...] sono vani e fallaci i pensieri degli uomini [...]. (lib. VI, cap. IV)
*[...] niuno più facilmente [[Inganno|inganna]] gli altri che chi è solito e ha fama di mai non gli ingannare [...]. (lib. VI, cap. V)
*[...] come alla sostentazione di uno corpo non basta solamente il bene essere del capo ma è necessario che gli altri membri faccino lo ufficio suo, così non basta che il principe sia senza colpa delle cose se ne' ministri suoi non è proporzionatamente la debita diligenza e virtù. (lib. VI, cap. VII)
*[...] l'imitazione del [[Bene e male|male]] supera sempre l'esempio come per il contrario l'imitazione del [[Bene e male|bene]] è sempre inferiore [...]. (lib. VI, cap. X)
*[È] più difficile, senza comparazione, conservare, eziandio da' minori pericoli, quel che rimane, a chi ha cominciato a declinare che non è a chi, sforzandosi di conservare la degnità e il grado suo, si volge prontamente, senza fare segno alcuno di volere cedere, contra chi cerca di opprimerlo. (lib. VIII, cap. I)
*[...] nelle cose che dopo lungo [[desiderio]] s'ottengono non truovano quasi mai gli uomini né la giocondità né la felicità che prima s'aveano immaginata [...]. (lib. VIII, cap. IX)
*[...] la [[difesa]] è, secondo la legge della natura, comune a tutti gli uomini e approvata dal sommo Iddio e dal consentimento di tutte le nazioni; nata insieme col mondo e duratura quanto il mondo, e alla quale non possono derogare né le leggi civili né le canoniche fondate in su la volontà degli uomini, e le quali, scritte in sulle carte, non possono derogare a una legge non fatta dagli uomini ma dalla stessa natura, e scritta scolpita e infissa ne' petti e negli animi di tutta la generazione umana. (lib. X, cap. VI)
*[...] la [[neutralità]] nelle guerre degli altri essere cosa laudabile, e per la quale si fuggono molte molestie e spese, quando non sono sì deboli le forze che tu abbia da temere la vittoria di ciascuna delle parti; perché allora ti arreca sicurtà, e bene spesso, la stracchezza loro, facoltà di accrescere il tuo stato. Né essere sicuro fondamento il non avere offeso alcuno, il non avere data giusta cagione di querelarsi; perché rarissime volte, e forse non mai, si raffrena dalla giustizia o dalle discrete considerazioni l'insolenza del vincitore; né reputarsi, per queste ragioni, meno ingiuriati i prìncipi grandi quando è negato loro quel che desiderano, anzi sdegnarsi contro a ciascuno che non séguita la volontà loro e che con la fortuna di essi non accompagna la fortuna propria. (lib. X, cap. VIII)
*[...] non è male alcuno nelle cose umane che non abbia congiunto seco qualche bene [...]. (lib. XII, cap. VII)
*[...] accade quasi sempre, per il giudicio corrotto degli uomini, che ne' re è più lodata la prodigalità, benché a quella sia annessa la rapacità, che la parsimonia congiunta con la astinenza della roba di altri. (lib. XII, cap. XIX)
*[...] non hanno gli uomini maggiore inimico che la troppa [[prosperità]], perché gli fa impotenti di se medesimi, licenziosi e arditi al male e cupidi di turbare il bene proprio con cose nuove. (lib. XIV, cap. I)
*[...] è considerato comunemente dagli uomini l'[[evento]] delle cose; per il quale, ora con laude ora con infamia, secondo che è o felice o avverso, si attribuisce sempre a consiglio quel che spesso è proceduto dalla fortuna. (lib. XIV, cap. IX)
*{{NDR|La [[pace]]}} è desiderabile e santa, quando assicura da' sospetti, quando non augumenta il pericolo, quando induce gli uomini a potersi riposare e alleggierirsi dalle spese; ma quando partorisse gli effetti contrari è, sotto nome insidioso di pace, perniciosa guerra; è, sotto nome di medicina salutifera, pestifero veleno. (lib. XV, cap. II)
*[...] i savi medici [...], quando i rimedi che si fanno per sanare la indisposizione degli altri membri accrescono la infermità del capo o del cuore, posposto ogni pensiero de' mali più leggieri e che aspettano tempo, attendono con ogni diligenza a quello che è più importante e più necessario alla salute dello infermo. (lib. XVI, cap. III)
*[...] più facilmente si induce a perdonare chi è offeso che a [[Restituzione|restituire]] chi possiede [...]. (lib. XVI, cap. III)
*[...] gli uomini si persuadono spesso che se si fusse fatta o non fatta una cosa tale sarebbe succeduto certo effetto, che se si potesse vederne la esperienza si troverebbeno molte volte fallaci simili giudizi. (lib. XVIII, cap. VIII)
*[...] è più presente la ingratitudine e la calunnia che la rimunerazione e la laude alle [[Buona azione|buone opere]] [...]. (lib. XVIII, cap. VII)
===Citazioni sulla ''Storia d'Italia''===
*Guicciardini è il primo vero storico che sciolga la storia dal collegamento con un determinato stato. Per la prima volta dà un quadro esatto della politica internazionale, non solo perché la conobbe e la comprese per pratica, ma perché non ne comunicò semplici frammenti come è inevitabile che accada in una storia territoriale. La reciproca dipendenza degli stati, il nesso della politica interna con quella estera, l'influenza delle operazioni militari su quelle politiche e viceversa – tutti questi tipici tratti della politica, specialmente di quella europea, il Guicciardini li ha fissati con mano sicura nelle linee imperiture della sua Storia d'Italia. ([[Eduard Fueter]])
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Consolatoria, Accusatoria, Defensoria''===
====''Consolatoria''====
<div align=right>Fatta di settembre 1527 a Finocchieto<br>tempore pestis.</div>
Io non mi maraviglio, Francesco, benché io ti cognosca di animo fermo e virile, che tu ti truovi ripieno di grandissimo dispiacere, perché sono concorsi in uno tempo medesimo troppi accidenti a perturbarti; né è solo la roba in che tu patisci, ma di più la grandezza, la degnità, e quello che io credo che ti pesi sopra tutte le cose, l'onore. Hai per la ruina del pontefice perduto la presidenzia di Romagna, luogo che ti dava grandissima utilità e tanta riputazione, che ogni uomo grande e nato in maggiore grado che privato, se ne sarebbe onorato; hai perduto uno pontefice che t'aveva singulare affezione, ma molto maggiore confidenzia, e che voleva che ordinariamente tu stessi apresso a lui e consigliassi e trattassi tutte le faccende importante e segrete dello stato, e ne' tempi della guerra t'aveva proposto a eserciti con tanta autorità che maggiore non aveva riservata a sé.
====''Oratio accusatoria''====
Non si doveva pregare più Dio di cosa alcuna, giudici, nessuna in questo tempo poteva essere più a proposito della republica, che esserci data occasione che questa nuova legge dell'accusare, ordinata con quello ardore che voi sapete di coloro che favoriscono la nostra libertà, fussi ne' suoi princìpi confermata con qualche notabile esempio; la quale poi che si è offerta più opportuna ancora e maggiore che non aremo saputo immaginare, non può essere dubio a persona che non consiglio ed opera alcuna di uomini, ma la divina voluntà e disposizione ce l'ha mandata.
====''Defensoria contra precedentem''====
Cognosco non essere conveniente, giudici, che chi si sente innocente e con la conscienzia purgata, tema o si perturbi per le accusazione false, perché debbe sperare che Dio giustissimo giudice sia suo protettore e defensore, né comporti che la verità sia suffocata dalle calunnie. Nondimeno queste cose insolite che mi si presentano innanzi agli occhi mi commuovono non mediocremente l'animo, vedendomi qui in mezzo di tanta multitudine, la quale tutta guarda me solo ed è testimone delle mie molestie; e che doppo una legge nuova, una nuova forma di cognoscere la causa ed udire le parte publicamente, io sia el primo chiamato in giudicio e riguardato da tutti quasi per esemplo, pieno di travagli abbia in pericolo tutto quello bene che ha e possa avere uno cittadino; e dove pochi mesi innanzi pareva che io avessi tanta felicità che fussi quasi invidioso agli amici, ora mi truovi sì afflitto che sia nonché altro, miserabile agli inimici.
===''Diario del viaggio in Spagna''===
Noi ci partimo di Firenze a dì 29 di gennaio 1511 e la sera andamo a Pistoia a casa Gualtieri Panciatichi, dove come fussimo trattati non accade riferire, perché el principio fu di qualità che se e' mezzi e gli effetti corrispondessino meriteremo troppa invidia.<br>
Da Pistoia ne venimo a dì 30 a Lucca discosto a Pistoia venti miglia, delle qualità della quale non possiamo molto parlare perché ne vedemo più fuora che drento, conciosiaché giunti per la via di Pescia alle mura, l'avemo a girare più che mezza innanzi che trovassimo la porta; nondimeno la terra ci parve maninconica, che è in piano ma molto sotto a' monti; el contado verso Pisa e Pescia è poco; distendesi verso Pietrasanta ed è buono e bene cultivato, e benché da quella banda fussi la pace di Ottaviano, pure vi si stette con poco riposo, perché tutta la notte sentimo campane e gridi di guardie non altrimenti che se fussimo in mezzo la guerra. A Dio piaccia ridurgli in termini che e' non abbino a pensare più alla guardia della terra; e la dichiarazione di queste parole si stenda a senno del savio nostro.
===''Memorie di famiglia''===
L'avere notizia de' maggiori suoi e massime quando e' sono stati valenti, buoni ed onorati cittadini, non può essere se non utile a' descendenti, perché è uno stimulo continuo di portarsi in modo che le laude loro non abbino a essere suo vituperio; e per questo rispetto io ho disposto fare qualche memoria delle qualità de' progenitori nostri, non tanto per ricordo mio, quanto ''etiam'' per coloro che hanno a venire; e faccendolo non per pompa ma per utilità, dirò la verità delle cose che mi sono venute a notizia, ''etiam'' de' difetti ed errori loro, acciò che chi leggerà s'accenda non solo a imitare le virtù che hanno avute, ma ''etiam'' a sapere fuggire e' vizi.
===''Storie Fiorentine dal 1378 al 1509''===
Nel 1378 sendo gonfaloniere di giustizia Luigi di messer Piero Guicciardini successe la novità de' Ciompi, di che furno autori gli otto della guerra, e' quali per essere stati raffermati più volte in magistrato, s'avevano recata adosso grande invidia e grande contradizione da' cittadini potenti, e per questo si erano rivolti a' favori della moltitudine; e però procurorono questo tumulto, non perché e' Ciompi avessino a essere signori della città ma acciò che col mezzo di quegli, sbattuti e' potenti ed inimici sua loro rimanessino padroni del governo.
==Citazioni su Francesco Guicciardini==
*È storiografo diligente e dal quale, a mio parere, con più esattezza che da qualsiasi altro, si può apprendere la verità sugli affari del suo tempo: del resto nella maggior parte di essi è stato attore lui stesso, e in posizione onorevole. Non c'è alcun indizio che per odio, adulazione o vanità, abbia travisato le cose: e di ciò fanno fede i liberi giudizi che dà dei grandi, e specialmente di coloro dai quali era stato portato avanti e rivestito di cariche, come del papa Clemente VII. Quanto alla parte di cui sembra voler farsi più forte, cioè le digressioni e i ragionamenti, ce ne sono di buoni, e ricchi di bei tratti; ma se n'è troppo compiaciuto. Di fatto, per non voler tralasciare nulla, avendo in mano un argomento così ricco ed ampio, e quasi infinito, diventa prolisso e sa un po' di chiacchiera scolastica. Ho notato anche questo, che di tanti animi e di tanti fatti che giudica, di tanti impulsi e disegni, non ne attribuisce mai neppure uno alla virtù, allo scrupolo e alla coscienza, come se tali qualità fossero completamente estinte nel mondo; e di tutte le azioni, per quanto belle appaiano in se stesse, ne rimanda la causa a qualche movente vizioso o a qualche mira d'interesse. È impossibile immaginare che nell'infinito numero di azioni che giudica, non ve ne sia stata qualcuna compiuta per un giusto motivo. Nessuna corruzione può aver soggiogato gli uomini tanto universalmente che qualcuno non sfugga al contagio; questo mi fa temere che ci sia qui un po' del vizio del suo temperamento; e può essere accaduto che egli abbia giudicato gli altri secondo se stesso. ([[Michel de Montaigne]])
*Francesco Guicciardini [...] nello storiare pochi ebbe eguali, superiore nessuno. Egli con ragione reputar si può lo Zenofonte Fiorentino, per aver descritte con somma maestria quelle cose, nel governo delle quali ebbe gran parte. Comeché vivesse in tempi dissoluti e tirannici insieme, pure concepì la nobile idea di censurare non solo i privati cittadini, ma anche i Principi, assolvendo questo, quell'altro dannando, colle laudi esaltando le virtù de' pochi inorrotti animi, e in abbominio ponendo la fellonesca depravazione dell'universale. ([[Francesco Lomonaco]])
*Il Guicciardini è forse il solo storico tra i moderni, che abbia e conosciuti molto gli uomini, e filosofato circa gli avvenimenti attenendosi alla cognizione della natura umana, e non piuttosto a una certa scienza politica, separata dalla scienza dell'uomo, e per lo più chimerica, della quale si sono serviti comunemente quegli storici, massime oltramontani ed oltramarini, che hanno voluto pur discorrere intorno ai fatti, non contentandosi, come la maggior parte, di narrarli per ordine, senza pensare più avanti. ([[Giacomo Leopardi]])
*In Guicciardini è costante il timore di quel teorizzare che per essere troppo generale scivola nell'astrattezza e non riesce più a connettere la realtà con i {{sic|principî}}. [[Niccolò Machiavelli|Machiavelli]], nonostante il suo richiamo alla «realtà effettuale» aveva troppo amato la generalizzazione astratta; Guicciardini è preoccupato di conservare l'umiltà di fronte ai fatti, che sono gli unici a noi cogniti e rappresentano per noi l'unico mezzo di orientamento. ([[Eugenio Garin]])
*Le profonde somiglianze del pensiero del Guicciardini con quello del Machiavelli sono state rilevate così di frequente che vana sarebbe ogni insistenza in proposito: non inutile, invece, notare quanto il consueto paragone fra i due nuoccia piuttosto che giovare alla comprensione dell'atteggiamento guicciardiniano, a proposito del quale troppo si è insistito sulla valutazione del «particulare» quasi segno di mentalità analitica e scarsamente costruttiva. ([[Eugenio Garin]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Francesco Guicciardini, ''[[s:Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio|Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio]]'', in ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE7155872 Scritti politici e ricordi]'', a cura di Roberto Palmarocchi, Laterza, Bari, 1933.
*Francesco Guicciardini, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/g/guicciardini/consolatoria_accusatoria_e_defensoria/pdf/consol_p.pdf Consolatoria, Accusatoria, Defensoria]'', in ''Autodifesa di un politico'', Laterza, tratte dall'edizione Palmarocchi in F. Guicciardini "Scritti autobiografici e non", Laterza, Bari, 1936, pp 164-281.
*Francesco Guicciardini, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/g/guicciardini/diario_del_viaggio_in_spagna/pdf/diario_p.zip.pdf Diario del viaggio in Spagna]'', Edizioni Studio Tesi, Pordenone, 1993. ISBN 8876924272
*Francesco Guicciardini, ''[[s:Discorsi politici (Guicciardini)|Discorsi politici]]'', in ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE7155872 Scritti politici e ricordi]'', a cura di Roberto Palmarocchi, Laterza, Bari, 1933.
*Francesco Guicciardini, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE7010023 Scritti autobiografici e rari]'', a cura di Roberto Palmarocchi, Laterza, Bari, 1936.
*Francesco Guicciardini, ''[[s:Scritti minori (Guicciardini)|Scritti minori]]'', in ''Scritti politici e ricordi'', cit.
*Francesco Guicciardini, ''[[s:Ricordi (Guicciardini)|Ricordi]]'', in ''Scritti politici e ricordi'', cit.
*Francesco Guicciardini, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/g/guicciardini/memorie_di_famiglia/pdf/memori_p.pdf Memorie di famiglia]'', in ''Opere'', a cura di Roberto Palmarocchi, Laterza, Bari, 1933.
*Francesco Guicciardini, ''[http://www.bibliotecaitaliana.it/testo/bibit000136 Storia d'Italia]'', a cura di Silvana Seidel Menchi, Giulio Einaudi editore, Torino, 1971.
*Francesco Guicciardini, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/g/guicciardini/storie_fiorentine_dal_1378_al_1509/pdf/guicciardini_storie_fiorentine.pdf Storie Fiorentine dal 1378 al 1509]'', Edizioni Edipem, Novara, 1974.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
===Opere===
{{Pedia|Considerazioni sui Discorsi del Machiavelli}}
{{Pedia|Ricordi politici e civili}}
{{Pedia|Storia d'Italia (Guicciardini)|''Storia d'Italia''}}
{{Pedia|Storie fiorentine}}
{{DEFAULTSORT:Guicciardini, Francesco}}
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[[Categoria:Filosofi italiani]]
[[Categoria:Politici italiani]]
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Miguel de Cervantes
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2026-07-28T10:31:59Z
Marcella Medici (BEIC)
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/* Citazioni di Miguel de Cervantes */
1421952
wikitext
text/x-wiki
[[File:Cervantes Jáuregui.jpg|thumb|Miguel de Cervantes]]
'''Miguel de Cervantes Saavedra''' (1547 – 1616), scrittore spagnolo.
==Citazioni di Miguel de Cervantes==
*[...] [[amore]] e [[desiderio]] sono due cose diverse: ché non tutto quello che si ama si desidera, né tutto quello che si desidera si ama.
:[...] ''amor y deseo son dos cosas diferentes: que no todo lo que se ama se desea, ni todo lo que se desea se ama.''<ref>Da ''Primera parte de la Galatea, diuidida en seys libros'', Juan Gracián, Alcalá, 1585, [http://www.cervantesvirtual.com/obra-visor/la-galatea--0/html/ff31109a-82b1-11df-acc7-002185ce6064_39.html IV], pp. 212-13. Edizione elettronica della Biblioteca Virtual Miguel de Cervantes.</ref>
*Da un'altra nube sbucò il gran [[Félix Lope de Vega|Lope]]<br>poeta insigne che, in versi e in prosa,<br>nessuno supera e nemmeno uguaglia.<ref>Da ''Viaggio in Parnaso''. Citato in José López Rubio, ''Lope de Vega'', traduzione di Gianni Buttafava, Mondadori, 1973.</ref>
*Diffida del bue davanti, della mula dietro, del monaco da tutte le parti.<ref>Da ''Novelle esemplari''; citato in Elena Spagnol, ''Enciclopedia delle citazioni'', Garzanti, Milano, 2009, p. 251. ISBN 9788811504894</ref>
*E così adagio adagio, due giorni dopo l’uscita dall’albereto don Chisciotte e Sancio giunsero al fiume Ebro. Fu di grande soddisfazione a don Chisciotte il vedere e il contemplare le amenità delle sue sponde: la limpidezza delle sue acque, il placido corso e l’abbondanza loro; ed una vista sì ridente e lieta gli richiamò alla memoria mille amorosi pensieri, e si ricordò specialmente di tutto quello che aveva veduto nella Grotta di Montèsino.<ref>Da ''L'ingegnoso idalgo don Chisciotte della Mancia'', volume secondo, traduzione di Bartolommeo Gamba, Milano, Andrea Ubicini, 1841, p. 269</ref>
*[...] il cielo [sa] trarre dalle maggiori [[avversità]] nostre i nostri più grandi giovamenti.<ref>Da ''La spagnola inglese'', in ''Novelle esemplari'', 2013.</ref>
*[...] meglio il [[onore e disonore|disonore]] ignorato che l'[[onore e disonore|onore]] sospettato dalla gente.<ref>Da ''La forza del sangue'', in ''Novelle'', 1912.</ref>
*'''Brigida''': [...] Solo l'altro giorno ho trovato per via un poeta, che di buonissima volontà e con molta cortesia mi regalò un sonetto sulla storia di Piramo e Tisbe, e me ne promise altri trecento in mia lode.<br>'''Cristina''': Meglio sarebbe stato per te incontrare un [[Genovesi|genovese]] che ti regalasse trecento reali.<br>'''Brigida''': Già, i genovesi sono in tale abbondanza e tanto facili da attirare, come falchi allo zimbello! Adesso poi, che sono tutti abbacchiati e mosci per il decreto!<br>'''Cristina''': Senti, Brigida, di una cosa ti dico che devi esser certa: che vale di più un genovese fallito che quattro poeti interi.<ref>Da ''Il falso Biscaglino'', in ''Farse spagnole del Secolo d'oro'', traduzione di Cesco Vian, Istituto Geografico de Agostini, Novara, 1965, p. 146.</ref>
*{{NDR|[[Napoli]]}} Gloria d'Italia e ancor del mondo lustro, madre di nobiltade e di abbondanza, benigna nella pace e dura in guerra.<ref>Citato in [[Renato de Falco]], ''[http://www.tecalibri.info/D/DEFALCO-R_parlar.htm#p005 Del parlar napoletano]'', p. 85, Colonnese, Napoli, 2007 [1997]. ISBN 978-88-87501-77-3</ref>
*Nelle sventure comuni si riconciliano gli animi e si stringono amicizie.<ref>Da ''Los trabajos de Persiles y Sigismunda''; citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Ettore Barelli e Sergio Pennacchietti, BUR, 2013.</ref>
*[...] sciocco è, e molto sciocco colui che disvelando altrui un secreto, gli chiede ferventemente che lo celi [...].<ref>Da Miguel de Cervantes, ''Le sventure di Persile e Sigismonda'', 4 voll., traduzione di Enrico Zezon, Gabinetto letterario, Napoli, 1854, vol. II, [https://books.google.it/books?hl=it&id=9O4vUYTJ14QC&pg=PA45#v=onepage&q&f=false p. 45].</ref>
:''necio es, y muy necio, el que, descubriendo un secreto a otro, le pide encarecidamente que le calle'' [...]<ref>Da Miguel de Cervantes, ''Los trabajos de Persiles y Sigismunda'', [http://www.cervantesvirtual.com/obra-visor/los-trabajos-de-persiles-y-sigismunda--0/html/ff31b96e-82b1-11df-acc7-002185ce6064_35.html#I_36_ II, V], Biblioteca Virtual Miguel de Cervantes.</ref>
===Attribuite===
*L'onestà è la miglior politica.
:{{Spiegazione|La citazione è presente nella traduzione in lingua inglese di Pierre Antoine Motteux del ''Don Chisciotte'': «''Honesty is the best policy''» (parte II, cap. 33); essa, però, non trova alcun riscontro nell'originale in lingua spagnola. Frase idiomatica inglese<ref>{{cfr}} [https://www.merriam-webster.com/dictionary/honesty%20is%20the%20best%20policy Dizionario Merriam-Webster].</ref>, attestata come proverbio anche in italiano<ref>Francesco Grisi, ''Il grande libro dei proverbi'', Piemme, 1997, p. 205. ISBN 88-384-2710-0</ref>.}}
*Le [[Ingiuria|ingiurie]] sono sempre grandi ragioni per coloro che non ne hanno.<ref name=Gar>Citato in Francesco Giuntini, ''La sapienza per tutti'', Salani, Firenze, 1871, [https://books.google.it/books?id=KzH9pGnjPMkC&pg=PA146 p. 146].</ref>
*Nella bocca chiusa non entrano le mosche.
:{{Spiegazione|La citazione è presente in alcune traduzioni in lingua inglese del ''Don Chisciotte'': «''A close mouth catches no flies''» (parte I, cap. 25); essa, però, non trova alcun riscontro nell'originale in lingua spagnola.}}
*Non si possono prendere trote con i calzoni asciutti.
:{{Spiegazione|Proverbio spagnolo corrispondente all'italiano: «Chi vuole il pesce, bisogna che s'ammolli». In ''Don Chisciotte'' (parte II, cap. LXXI) è citato solo parzialmente: «''No se toman truchas..., y no digo más''».}}
*Sii tardo di lingua e lesto d'occhio.
:''Sé lento con la lengua y rápido con el ojo''.<ref>Citato in Arturo Ortega Blake, ''[https://books.google.it/books?id=QJIAVIKP1dgC El gran libro de las frases célebres]'', Grijalbo, 2013. ISBN 9786073116312</ref>
==''Don Chisciotte della Mancia''==
===[[Incipit]]===
<small>''Citazioni in ordine di pubblicazione.''</small><ref>In base all'anno della prima edizione di ciascuna, per il quale vedasi Patrizia Botta, ''[https://cvc.cervantes.es/literatura/aispi/pdf/bib_03/03_051.pdf La nuova traduzione italiana del Don Quijote]'', in Felice Gambin (a cura di), ''[https://cvc.cervantes.es/literatura/aispi/biblioteca_03.htm Cervantes e l'Italia: il «Don Chisciotte» del 1615]'', AISPI Edizioni, Roma, 2018, p. 51, in nota. ISBN 978-88-907897-4-8.</ref>
====Originale====
''En un lugar de la Mancha, de cuyo nombre no quiero acordarme, no ha mucho tiempo que vivía un hidalgo de los de lanza en astillero, adarga antigua, rocín flaco y galgo corredor. Una olla de algo más vaca que carnero, salpicón las más noches, duelos y quebrantos los sábados, lantejas los viernes, algún palomino de añadidura los domingos, consumían las tres partes de su hacienda. El resto della concluían sayo de velarte, calzas de velludo para las fiestas, con sus pantuflos de lo mesmo, y los días de entresemana se honraba con su vellorí de lo más fino.''
====Lorenzo Franciosini====
In una Terra della Mancia, del cui nome non me ne voglio ricordare, non è troppo, che si ritrovava un Cittadino, di quelli, che per ostentazione d'una certa grandezza, tengono lancie, e targhe antiche nella rastrelliera; un can d'aggiugnere, e un ronzin magro da passeggiare. Nel suo vitto ordinario, che era una buona pignatta di un poco più di bue, che di castrato, la sera il più delle volte, carne battuta, il Sabato frittate rognose, i Venerdì lente, e qualche piccioncino di più le Domeniche; spendeva la terza parte delle sue facultà. Il resto di esse consumava in farsi un bel saio di panno finissimo, calzoni di velluto per i dì delle feste, con un paio di pantofole dello stesso, e i giorni tra settimana, faceva il bello con un vestito di panno bigio, del più fino, che si trovasse.
====Bartolomeo Gamba====
Viveva, or non è molto, in una terra della Mancia, che non voglio ricordare come si chiami, un idalgo di quelli che hanno lance nella rastrelliera, scudi antichi, magro ronzino e cane da caccia. Egli consumava tre quarti della sua rendita per mangiare più bue che castrato, carne con salsa il più delle sere, il sabato intingolo di pecore mal capitate, lenticchie il venerdì, e qualche piccolo piccioncino di giunta le domeniche. Consumava il resto per ornarsi nei giorni di festa con un saio di scelto panno di lana, calzoni di velluto e pantofole pur di velluto; e nel rimanente della settimana faceva il grazioso, portando un vestito di rascia della più fina.
====Alfredo Giannini====
In un borgo della Mancia, che non voglio ricordarmi come si chiama, viveva non è gran tempo un nobiluomo di quelli che hanno e lancia nella rastrelliera e un vecchio scudo, un magro ronzino e un levriere da caccia. Un piatto di qualcosa, più vacca che castrato, brincelli di carne in insalata, il più delle sere, frittata in zoccoli e zampetti il sabato, lenticchie il venerdì, un po' di piccioncino per soprappiù la domenica, esaurivano i tre quarti dei suoi averi. Al resto davano fine la zimarra di castorino, i calzoni di velluto per le feste con le corrispondenti controscarpe pur di velluto. Nei giorni fra settimana poi gli piaceva vestire d'orbace del più fino.
====Ferdinando Carlesi====
In un borgo della Mancia, di cui non voglio ricordarmi il nome, non molto tempo fa viveva un gentiluomo di quelli con lancia nella rastrelliera, scudo antico, ronzino magro e can da séguito. Qualcosa in pentola, più spesso vacca che castrato, quasi tutte le sere gli avanzi del desinare in insalata, lenticchie il venerdì, un gingillo il sabato, un piccioncino ogni tanto in più la domenica, consumavano tre quarti delle sue rendite; il resto se ne andava tra una casacca di castoro con calzoni e scarpe di velluto per le feste, e un vestito di fustagno, ma del più fino, per tutti i giorni.
====Vittorio Bodini====
In un paese della Mancia, di cui non voglio fare il nome, viveva or non è molto uno di quei cavalieri che tengono la lancia nella restrelliera, un vecchio scudo, un ossuto ronzino e il levriero da caccia. Tre quarti della sua rendita se ne andavano in un piatto più di vacca che di castrato, carne fredda per cena quasi ogni sera, uova e prosciutto il sabato, lenticchie il venerdì e qualche piccioncino di rinforzo alla domenica. A quello che restava davano fondo il tabarro di pettinato e i calzoni di velluto per i dì di festa, con soprascarpe dello stesso velluto, mentre negli altri giorni della settimana provvedeva al suo decoro con lana grezza della migliore.
====Letizia Falzone====
«In un borgo della Mancia», il cui nome non mi viene a mente, non molto tempo fa viveva un cavaliere di quelli con lancia nella rastrelliera, un vecchio scudo, un ronzino magro e un levriero corridore. Un piatto più di vacca che di castrato, un tritato di carne fredda in insalata tutte le sere, frittata coi ciccioli il sabato, lenticchie il venerdì, qualche piccioncino in soprappiù la domenica, consumavano tre quarti della sua rendita. Il resto se ne andava tra un mantello di fino panno nero, calzoni di velluto per i giorni festivi, con soprascarpe della stessa stoffa, e un vestito di lana greggia della migliore per tutti i giorni.
===Citazioni===
====Prima parte====
[[Immagine:Gustave Doré - Miguel de Cervantes - Don Quixote - Part 1 - Chapter 1 - Plate 1 "A world of disorderly notions, picked out of his books, crowded into his imagination".jpg|thumb|upright=1.2|Illustrazione di [[Gustave Doré]]]]
*[...] per il poco dormire e il molto leggere gli si prosciugò il cervello, in modo che venne a perdere il giudizio. (I, 2007)
*[...] mai però fu molto quel che è [[buono]] [...]. (curato: VI, 2007)
*[...] purché avessi da mangiar bene, mangerei altrettanto bene e meglio in piedi, e da me solo, che seduto accanto a un imperatore. E anzi, per dir la verità, mi sa molto meglio quello che mangio nel mio cantuccio senza tante smorfie e complimenti, anche abbia ad essere pane e cipolla, che i tacchini di cert'altre mense dove io sia costretto a masticare adagino, a ber poco, a pulirmi ogni momento, a non starnutare né tossire se me ne venga voglia né a fare altre cose che s'accompagnano con lo star soli e liberi. (Sancho: IX, 2007)
*Ma, pur dato il caso che siano uguali le [[bellezza|bellezze]], non ne viene che abbiano ad essere uguali i desideri, perché non tutte le bellezze innamorano, essendovene di quelle che sono una gioia per gli occhi ma non soggiogano il cuore. (Marcella: XIV, 2007)
*[...] la bellezza in una donna onesta è come fuoco acceso discosto o spada aguzza; quello non brucia né quella ferisce chi non vi si avvicina. (Marcella: XIV, 2007)
*[...] i [[desiderio|desideri]] si alimentano di speranze [...]. (Marcella: XIV, 2007)
*È proprio vero, insomma, che ci vuole del tempo per arrivare a conoscere le [[persone]], e che non c'è nulla di sicuro in questo mondo. (Sancho: XV, 2007)
*Tuttavia, ti faccio osservare, fratel mio Panza — replicò don Chisciotte — che non c'è [[ricordo]] cui il tempo non cancelli, né [[dolore]] a cui la morte non metta fine. (XV, 2007)
*La sorte lascia sempre una porta aperta nelle [[disgrazie]], per mettervi riparo. (don Chisciotte: XV, 2007)
*Le [[ferita|ferite]] che si ricevono nelle battaglie conferiscono onore piuttosto che toglierlo. (don Chisciotte: XV, 2007)
*— Sappi, Sancio, che un [[uomo]] non vale più d'un altro se non [[Azione|fa]] più d'un altro. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XVIII, 2007)
*[...] non è possibile che il male e il [[Bene e male|bene]] durino a lungo: dal che ne consegue che, essendo durato molto il male, il bene è ormai vicino. (don Chisciotte: XVIII, 2007)
*[...] la bocca senza denti è come molino senza mola, e molto più conto si deve fare di un [[dente]] che di un diamante. (don Chisciotte: XVIII, 2007)
*La paura ha molti occhi, e se vede le cose di sotterra, tanto più quelle di lassù, del cielo. (XX, 2007)
*È il carattere naturale delle [[donna|donne]], questo — disse don Chisciotte: — disdegnare chi le ama e amare chi le aborrisce. (XX, 2007)
*[...] l'eccesso di confidenza che ti ho concesso ha provocato questa mancanza di rispetto. (don Chisciotte a Sancho: XX, 2011)
*— Scommetto — replicò Sancio — che vossignoria crede che io abbia fatto dal corpo mio... [[feci|qualche cosa]] che non sta bene.<br>— A rimestarla è peggio, amico Sancio — rispose don Chisciotte. (XX, 2007)
*[...] i primi impulsi non sono in potere dell'uomo. (don Chisciotte: XX, 2007)
*— Mi pare, Sancio, che non ci sia [[proverbio]] che non dica il vero, giacché son tutte sentenze ricavate appunto dalla esperienza, madre d'ogni scienza [...]. (don Chisciotte: XXI, 2007)
*[...] sii breve nei tuoi [[Discorso|discorsi]], perché nessuno ve n'ha di piacevole, se lungo. (don Chisciotte: XXI, 2007)
*Anzi io ho sentito dire — disse don Chisciotte, — che chi [[canto|canta]] scaccia malinconia. (XXII, 2007)
*[...] le [[disgrazie]] sempre perseguitano il bell'[[ingegno]]. (Ginesio: XXII, 2007)
*[...] una delle doti della [[prudenza]] è che quello che si può ottenere con le buone non si voglia avere con le cattive [...]. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XXII, 2007)
*[...] è proprio di gente bennata l'essere riconoscente dei [[Beneficio|beneficî]] che si ricevono ed uno dei peccati che più offende Dio è l'[[ingratitudine]]. (don Chisciotte: XXII, 2007)
*[...] la [[sfortuna|malasorte]] però, la quale a giudizio di coloro che non sono illuminati dalla vera fede, ogni cosa guida, prepara e regola a suo modo. (XXIII, 2007)
*[...] [[Beneficenza|fare del bene]] ai villani è come gettare acqua nel mare. (don Chisciotte: XXIII, 2011)
*[...] ritirarsi non è fuggire, né aspettare è assennatezza quando il pericolo sorpassa la speranza. (Sancho: XXIII, 2007)
*[...] è pur conforto nelle [[disgrazie]] trovare chi se ne condolga. (don Chisciotte: XXIV, 2007)
*[...] che un cavaliere errante divenga [[Follia|matto]] avendone motivo, non c'è né merito né grazie da rendere; il nodo della questione sta in perdere il senno senza un perché e nel far comprendere alla mia dama, che se a freddo faccio questo, cosa sarei capace di fare a caldo? ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XXV, 2007)
*[...] quello che a te [[apparenza|pare]] catinella di barbiere a me pare l'elmo di Mambrino, e ad un altro parrà un'altra cosa. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XXV, 2007)
*[...] il fare una cosa per un'altra è lo stesso che [[mentire]]. (don Chisciotte: XXV, 2007)
*Ah, pazzo, ch'io sono! Ora che mi trovo lontano e fuori del pericolo, dico che dovevo fare quel che non feci! (Cardenio: XXVII, 2007)
*[...] la [[morte]] che ci coglie a un tratto fa subito finire il dolore, ma quella che si prolunga nei tormenti uccide di continuo senza spegner la vita. (Cardenio: XXVII, 2007)
*Con la sua sparizione si addensò la notte della mia tristezza, tramontò il sole della mia gioia, rimasero senza luce gli occhi miei, senza più ragionare la mia mente. (Cardenio: XXVII, 2007)
*Oh [[memoria]], mortale avversaria della mia pace! (Cardenio: XXVII, 2007)
*[...] la [[musica]] calma gli animi sconvolti e mitiga i travagli dello spirito. (Dorotea: XXVIII, 2007)
* [...] la buona e vera [[amicizia]] non può né deve esser mai sospettosa [...]. (XXXIII, 2007)
*''È la donna un vetro, inver, | Che non s'ha a provar perciò | Se si può spezzare o no, | Ché potria tutto accader.'' (XXXIII, 2007)
*[...] chi cerca l'[[impossibilità|impossibile]] è giusto che gli sia rifiutato quel che è possibile [...]. (XXXIII, 2007)
* [...] la [[amore|passione amorosa]] si vince soltanto col fuggirla [...]. (XXXIV, 2007)
*[...] tanto più la bramata felicità tormenta quanto più è vicina la speranza di raggiungerla [...]. (Lotario: XXXIV, 2007)
*[...] la vera [[nobiltà]] consiste nella virtù [...]. (Dorotea: XXXVI, 2007)
*[...] le [[arma|armi]] [...] hanno per oggetto e fine la [[pace]], cioè, il maggior bene che gli uomini possono deisderare in questa vita. (don Chisciotte: XXXVII, 2007)
*[...] quanti di meno sono i premiati per causa della [[guerra]] che non i morti in essa? (don Chisciotte: XXXVIII, 2007)
*[...] raramente, o mai, accade il [[Bene e male|bene]] puro e semplice senz'essere accompagnato o seguito da qualche [[Bene e male|male]] che lo turbi e scompigli [...]. (schiavo: XLI, 2007)
*''Se le sue glorie Amor vende costose | Ha ragione ed il suo traffico è giusto, | Ché non ci sono gioie più preziose | Di quelle valutate dal suo gusto, | Ed è cosa evidente | Che non val ciò che poco costa o niente.'' (XLIII, 2007)
*[...] ognuno è figlio delle sue [[azione|azioni]]; e, perché uomo, posso ben {{Sic|doventar}} papa. (Sancho: XLVII, 2007)
*[...] la [[virtù]] più è perseguitata dai cattivi che amata dai buoni. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XLVII, 2007)
*[...] non essendo possibile che l'arco stia sempre teso né che la debole natura umana possa sostenersi senz'alcun lecito spasso. (don Chisciotte: XLVIII, 2007)
*[...] al [[Povertà|povero]] è impossibile dimostrare con alcuno la virtù della generosità per quanto la possegga in sommo grado; e la [[generosità]] che consiste soltanto nel desiderio è cosa morta, come è morta la fede senza le opere. (don Chisciotte: L, 2007)
*[...] so solamente questo: potessi io avere così presto la contea come saprei reggerla! poiché ho tanta anima quanto un altro e tanto corpo quant'altri mai; e che sarei io altrettanto re del mio stato quanto ogni altro del suo; e una volta che lo fossi, farei quel che volessi; e facendo quel che volessi, farei a piacer mio; e facendo a piacer mio, sarei contento; e quando uno è contento, non ha altro da desiderare; e non avendo altro da desiderare, è bell'e finita [...]. (Sancho: XLVIII, 2007)
====Seconda parte====
[[Immagine:Don Quichotte Honoré Daumier.jpg|thumb|''Don Chisciotte e Sancho Panza'' (Honoré Daumier, 1868 ca.)]]
*[...] le [[Ingiuria|ingiurie]] suscit[a]no anche negli animi più umili la [[collera]] [...]. (''Prologo al lettore'', 2007)
*[...] il [[soldato]] fa più bela figura magari morto nel combattimento che sano e salvo nella fuga. (''Prologo al lettore'', 2007)
*[...] l'[[abbondanza]] delle cose, anche se buone, fa che non siano pregiate, mentre la scarsezza, magari delle cattive, conferisce loro certo valore. (''Prologo al lettore'', 2007)
*— Vedi, Sancio — disse don Chisciotte: — dovunque sia la [[virtù]] in grado eminente, è perseguitata. (II, 2007)
*[...] poiché le [[libri|opere stampate]] sono prese in esame con tutta comodità, facilmente se ne vedono tutte le manchevolezze e tanto più sono attentamente vagliate quanto maggiore è la fama di chi le compose. (Sansone: III, 2007)
*[...] certuni dicono: «Mai [[Sequel|seconde parti]] furon buone» [...]. (Sansone: IV, 2007)
*[...] i [[Lavoro|lavori]] fatti in fretta e furia non si compiono mai con la perfezione che si richiede. (Sancho: IV, 2007)
*[...] io ho sentito dire (e, credo proprio dal mio padrone, se non ricordo male), che fra i due estremi, codardia e temerità, c'è quel di mezzo, cioè, la prodezza. (Sancho: IV, 2007)
*Ognuno è come Dio l'ha fatto e spesso spesso è magari peggio. (IV, 2007)
*[...] chi non sa godere della [[fortuna]] quando gli si presenta, non si deve lamentare se poi gli sfugge. (Sancho: V, 2007)
*Il miglior condimento che ci sia è la [[fame]] [...]. (Teresa: V, 2007)
*[...] non fa felice il possessore delle [[ricchezza|ricchezze]] il possesso di esse ma lo spenderle, e non già lo spenderle comunque, ma il saperle bene spendere. (don Chisciotte: VI, 2007)
*[...] alla fine della via ampia e spaziosa del [[Virtù e vizi|vizio]], c'è la morte, in fondo invece al sentiero della virtù, angusto e difficile, c'è la vita [...]. (don Chisciotte: VI, 2007)
*Molti pochi fanno un assai. (VII, 2007)
*Oh, [[invidia]], radice di mali infiniti e tarlo delle virtù! Tutti i vizi, Sancio, recano seco un non so che di diletto, ma quello dell'invidia non reca se non dispiaceri, rancori e ire. (don Chisciotte: VIII, 2007)
*[...] non tutti possiamo esser frati, e molte sono le vie per le quali Dio conduce i suoi al cielo [...]. (don Chisciotte: VIII, 2007)
*— Dio ci metterà riparo — disse Sancio; — perché Dio manda il male e poi la medicina; nessuno sa quel che sarà; di qui a domani ci sono molte ore, e in un'ora, magari in un momento, vien giù la casa; io ho visto piovere e splendere il sole quasi a un medesimo punto [...]. (XIX, 2007)
*Orbene, a tutto c'è rimedio meno che alla [[morte]], sotto il giogo della quale tutti si deve passare, per quanto, quando la vita finisce, ci dispiaccia. Questo mio [[padrone]] ho visto da mille prove che è un matto da legare, e anche io, del resto, non gli rimango punto indietro, perché, se è vero il proverbio che dice «dimmi con chi vai e ti dirò chi sei» e l'altro «non donde nasci, ma donde pasci», sono più matto di lui perché lo seguo e lo [[servo]]. (Sancho: X, 2007)
*— Signore, la [[malinconia]], in verità, non fu fatta per le bestie, ma per gli uomini; se però gli uomini si fanno troppo prendere da essa, {{Sic|doventano}} bestie. (Sancho: XI, 2007)
*[...] [[Somiglianza|rassomigliate]], come un uovo si rassomiglia a un altro uovo [...]. (Cavaliere dagli Specchi: XIV, 2007)
*[...] l'[[arte]] non è al di sopra della natura, sì la fa più perfetta [...]. (don Chisciotte: XVI, 2007)
*Né crediate, signore, che io qui chiami volgo solamente la gente [[plebe|plebea]] ed umile, perché chiunque sia ignorante, sia magari signore e principe, può e dev'essere annoverato tra il volgo. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XVI, 2007)
*La [[penna]] è la lingua dell'anima. (don Chisciotte: XVI, 2007)
*[...] la valentia che confina con la temerità, più ha di pazzia che di coraggio. (nobiluomo: XVII, 2007)
*— Insomma, Sancio — disse don Chisciotte — si vede bene che sei un contadino e di quelli che dicono: [[Conformismo|Viva chi vince]]! (XX, 2007)
*Due soli lignaggi ci sono nel mondo, come diceva una mia nonna, cioè, l'avere e il non avere. (XX, 2007)
*[[Predica]] bene chi vive bene. (XX, 2007)
*[...] il fondamento più sicuro nel mondo è il [[denaro]]. (Sancho: XX, 2007)
*[...] l'[[amore]] e la [[guerra]] sono una stessa cosa, e come nella guerra è lecito e comunemente praticato fare uso di astuzie e di stratagemmi per vincere il nemico, così nei contrasti e nelle rivalità amorose si ritengono per buoni gl'imbrogli e i raggiri messi in opera per conseguire il fine desiderato, purché non siano in pregiudizio e disdoro dell'oggetto amato. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XXI, 2007)
*[...] la [[bellezza]], di per sé, attrae il desiderio di quanti la rimirano e la sanno stimare [...]. (don Chisciotte: XXII, 2007)
*[...] più arrecano danno all'onore delle [[donna|donne]] la troppa scioltezza e la troppa franchezza in pubblico che non le cattive azioni in privato. (don Chisciotte: XXII, 2007)
*[...] tutti i [[Piacere|godimenti]] di questa vita passano come ombra e sogno, o appassiscono come il fiore del campo. (don Chisciotte: XXII, 2007)
*[...] i [[Paragoni|confronti]] sono odiosi, e perciò non c'è da confrontare uno con un altro. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XXIII, 2007)
*[...] siccome [[Inesperienza|non sei esperto]] delle cose del mondo, tutto ciò che è un po' difficile ti pare impossibile [...]. (don Chisciotte a Sancho: XXIII, 2007)
*— Non fugge chi si ritira<ref>{{Cfr}} quanto detto sopra da Sancho: «[...] ritirarsi non è fuggire [...]».</ref> — rispose Don Chisciotte; — perché devi sapere, Sancio, che il valore non basato sulla prudenza si chiama [[temerarietà]]<ref>Cfr. quanto detto sopra da Sancho: «[...] fra i due estremi, codardia e temerità [...].»</ref> e le prodezze del temerario meglio vanno attribuite alla buona fortuna che al suo coraggio. (XXVIII, 2007)
*Asino sei, asino sarai e asino finirai quando si compirà il corso di tua vita; perché ritengo che prima questa giungerà al suo ultimo termine che tu t'accorga e comprenda d'essere una bestia. {{NDR|[[Insulti dai libri|insulto]]}} (don Chisciotte a Sancho: XXVIII, 2007)
*[...] non v'ha padre o madre a cui paiano brutti i [[figlio|figli]]; il quale inganno più spesso si riscontra fra coloro che esibiscono i parti del loro ingegno. (don Chisciotte: XXVIII, 2007)
*[...] a quanto ho sentito dire dal mio signore, più vale il [[Reputazione|buon nome]] che le ricchezze. (Sancho: XXX, 2007)
*[...] nuovo buffone e vecchio imbecille [...]. {{NDR|[[Insulti dai libri|insulto]]}} (don Chisciotte a Sancho: XXXII, 2011)
*La [[caccia]] è un'immagine della guerra: vi si usano stratagemmi, astuzie, insidie per vincere senza averne danno, il nemico; vi si soffrono freddi intensissimi e calori insopportabili; vi si hanno in dispregio l'ozio e il sonno, le forze di chi la pratica vi acquistano nuovo vigore e agilità le membra; insomma, è un esercizio che può farsi senza danno d'alcuno e con diletto di molti. (duca: XXXIV, 2007)
*— Signora, dove c'è [[musica]] non ci può essere cosa cattiva. (Sancho: XXXIV, 2007)
*Ah, me sventurata! Quale pazzia o quale insensatezza mi trasporta a raccontare le [[colpa|colpe]] altrui, mentre tanto ho da dire delle mie? (contessa Triffaldi: XXXVIII, 2007)
*[...] cercare pere sull'olmo. {{NDR|[[Modi di dire dai libri|modo di dire]]}} (Sancho: XL, 2007)
*[...] Dio sopporta i [[cattiveria|cattivi]], ma non poi sempre sempre. (don Chisciotte: XL, 2007)
*[...] gli uffici e le grandi cariche altro non sono che un profondo golfo di agitazioni. (don Chisciotte: XLII, 2007)
*[...] tu devi fissare lo sguardo della mente in chi tu sei, procurando di [[Conosci te stesso|conoscere te stesso]]: la conoscenza più difficile che possa immaginarsi. (don Chisciotte: XLII, 2007)
*[...] egli {{NDR|Don Chisciotte}} svariava soltanto quando lo toccavano sulla cavalleria, mentre negli altri ragionamenti mostrava di aver chiara e libera l'intelligenza: cosicché ogni momento le sue azioni smentivano il senno e il suo senno smentiva le sue azioni. (XLIII, 2007)
*[...] la trascuratezza nel [[Vestito|vestire]] rivela un animo negligente [...]. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XLIII, 2011)
*Abbi il passo lento, parla pacatamente, ma non in modo che paia che tu ascolti te stesso: ogni affettazione è cattiva. (don Chisciotte: XLIII, 2007)
*[...] il troppo [[vino]] né serba segreti né mantiene promesse. (don Chisciotte: XLIII, 2007)
*[...] stivare e infilzare [[proverbi]] a casaccio rende cascante e volgare la conversazione. (don Chisciotte: XLIII, 2007)
*[...] la [[diligenza]] è madre della buona fortuna, mentre la [[pigrizia]], sua nemica, non raggiunse mai la meta di un onesto desiderio. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XLIII, 2007)
*[...] né può esservi brio dove non è intelligenza [...]. (XLIV, 2007)
*[...] un disinganno a tempo vuol essere rimedio efficace nei principî d'[[amore]]. (don Chisciotte: XLVI, 2007)
*Mi è successo un fatto che credo mi farà cadere in disgrazia di questi signori; ma quantunque ciò sia per me di molto peso, non me ne importa nulla, poiché alla fin fine, debbo prima adempiere la mia missione che il piacer loro, conformemente a quel che suol dirsi: ''amicus Plato, sed magis amica veritas''. (don Chisciotte: LI, 2007)
*«Pensare che le cose di questa vita abbiano da durar sempre ferme in un punto è pensare inutilmente; sembra anzi che la vita giri tutto a tondo, vo' dire torno torno: la primavera segue l'estate, l'estate l'autunno, l'autunno segue l'inverno, l'inverno la primavera, e così torna il tempo a roteare ininterrottamente; sola la vita umana corre alla sua fine più veloce del vento, senza aspettare di rinnovarsi, se non sia nell'altra che non ha confini che la limitino.» (parole attribuite all'immaginario filosofo maomettano Cide Harmete: LIII, 2007)
*[...] uscendo io di qua, da come ne esco, nudo, non occorre altra prova per far capire che ho [[governo|governato]] da angelo. (Sancho: LIII, 2007)
*[...] voler legare le lingue dei [[Maldicenza|maldicenti]] è come voler mettere porte alla campagna. (don Chisciotte: LV, 2011)
*[...] se il governatore vien via ricco dal suo governo, di lui si dirà che è stato un ladro; e se vien via povero, che è stato un dappoco e uno stupido. (don Chisciotte: LV, 2007)
*[...] [[Amore]] è invisibile ed entra ed esce di dove vuole, senza che nessuno gli chieda conto di quel che fa. (LVI, 2007)
*[...] a me sembra che il [[Traduzione|tradurre]] da una lingua in un'altra [...] sia come guardare gli arazzi fiamminghi da rovescio, ché, sebbene le figure si vedano, sono però piene di filamenti che le fanno confuse sì che non appaiono nitide e a vivi colori come da diritto. (don Chisciotte: LVII, 2007)
*— La [[libertà]], Sancio, è uno dei più preziosi doni che i cieli abbiano mai dato agli uomini; né i tesori che racchiude la terra né che {{Sic|cuopre}} il mare sono da paragonare ad essa; per la libertà, come per l'onore, si può e si deve mettere a repentaglio la vita; la schiavitù invece è il peggiore dei mali che agli uomini possono toccare. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: LVIII, 2007)
*— È possibile, Sancio, che ci sia uno in tutto l'orbe terraqueo il quale non affermi che sei stupido e di stupidaggini foderato, con in più non so quali frange di maligno e di birbante? {{NDR|[[Insulti dai libri|insulto]]}} (don Chisciotte: LVIII, 2007)
*[...] fino alla [[Vita e morte|morte]], tutto è [[Vita e morte|vita]] [...]. (Sancho: LIX, 2011)
*Io, Sancio, nacqui per vivere morendo, e tu per morire mangiando. (don Chisciotte: LIX, 2007)
*[...] molte volte suole scappare la [[pazienza]] quando la stancano le [[offesa|offese]]. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: LIX, 2007)
*[...] val meglio una buona [[speranza]] che un cattivo avere. (Sancho: LXV, 2007)
*[...] questa che va attorno col nome di [[Fortuna]] è una femmina ubriaca e capricciosa e soprattutto cieca, così da non vedere quel che fa né sapere chi rovescia né chi innalza. (Sancho: LXVI, 2007)
*[...] dove vi è molto [[amore]], non suole esserci molta disinvoltura. (LXVI, 2011)
*[...] benedetto chi inventò il [[sonno]], copertoio di tutti gli umani pensieri, vivanda che leva la fame, bevanda che scaccia la sete, fuoco che riscalda il freddo, freddo che tempera l'ardenza, e, insomma, moneta universale con la quale si compra tutto, bilancia e peso che fa uguale il pastore al re e il sempliciotto all'avveduto. Una cosa solamente ha di male il sonno, a quanto ho sentito dire, ed è che somiglia alla morte, poiché da un addormentato a un morto c'è molto poca differenza. (Sancho: LXVIII, 2007)
*[...] il [[sogno]] è sollievo delle infelicità per coloro che, quando son desti, le provano. (Sancho: LXX, 2007)
*— E mi dica vossignoria, signor Àlvaro, somiglio io in qualche cosa a cotesto tale don Chisciotte che dice? (LXXII, 2007)
*[...] le cose umane non sono eterne, ma vanno sempre declinando dai loro inizi sino ad arrivare all'ultima fine, specialmente le vite degli uomini [...]. (LXXIV, 2007)
*{{NDR|[[Ultime parole dai libri|Ultime parole]]}} [...] prego vivamente i nominati signori esecutori testamentari che se la buona sorte li portasse a conoscere l'autore che si dice abbia composto una storia, la quale va attorno col titolo di ''Seconda parte delle prodezze di don Chisciotte della Mancia'', gli chiedano da mia parte, il più fervidamente ch'esser possa, che perdoni se io, senza pur pensarlo, gli ho dato occasione di scrivere tante e tante scempiaggini quante in essa ne ha scritte, poiché parto da questa vita con lo scrupolo di avergli dato motivo a scriverle. (LXXIV, 2007)
===[[Explicit]]===
"Per me sola nacque don Chisciotte, ed io per lui; egli ha saputo oprare, ed io scrivere; noi soli siamo due in uno, nonostante e a dispetto del falso e tordesigliesco scrittore che si arrischiò o si arrischierà a scrivere con grossolana e spuntata penna di struzzo le imprese del mio valoroso cavaliere, perché non è peso per le sue spalle, né tema per il suo costipato ingegno; e anzi l'avvertirai, se mai ti capitasse di conoscerlo, che lasci riposare nella tomba le stanche e ormai marcite ossa di don Chisciotte, e non cerchi di portarlo, contro ogni diritto della morte, nella Vecchia Castiglia, tirandolo fuori dalla fossa in cui realmente e veramente giace, lungo lungo, nell'impossibilità di fare una terza spedizione e una nuova uscita; che per farsi beffa di tutte quelle che fecero quei cavalieri erranti, son sufficienti le due che fece lui, con tanto spasso e consenso delle genti che ne hanno avuto notizia sia in questi che negli stranieri regni. E con ciò terrai fede alla tua cristiana professione, consigliando bene chi ti vuol male, e io resterò soddisfatto e fiero d'essere stato il primo a godere per intiero i frutti dei suoi scritti, come volevo, che altro non è stato il mio intento che quello di far odiare dagli uomini le bugiarde e assurde storie dei libri di cavalleria, che ad opera di quelle del mio autentico don Chisciotte van barcollando, e finiranno per cadere del tutto, senza alcun dubbio." ''Vale''
{{NDR|Miguel de Cervantes, ''Don Chisciotte della Mancia'', traduzione di Vittorio Bodini, Einaudi Tascabili 1994. ISBN 8806126199}}
===Citazioni su ''Don Chisciotte della Mancia''===
*Allegorizza la vita di ogni uomo che non voglia solo preoccuparsi del proprio benessere personale come gli altri, ma persegua un fine oggettivo, ideale, che si è impadronito del suo pensiero e della sua volontà; per il che poi certo viene guardato in questo mondo come un essere strano. ([[Arthur Schopenhauer]], ''[[Il mondo come volontà e rappresentazione]]'')
*Ci troviamo di fronte a un interessante fenomeno: un eroe letterario che gradualmente perde contatto col libro che l'ha prodotto; che abbandona la patria, che abbandona lo scrittoio del suo autore per vagabondare nell'universo dopo aver vagabondato per la [[Spagna]]. In definitiva, don Chisciotte è più grande oggi di quanto lo fosse nel grembo di Cervantes. Ha cavalcato per trecentocinquanta anni nelle giungle e nelle tundre del pensiero umano – guadagnando in vitalità e statura. Non ridiamo più di lui. Il suo blasone è la pietà, il suo vessillo la bellezza. L'unica cosa che conta è il suo essere gentile, generoso, puro, solitario e valoroso. La parodia è diventata pietra di paragone. ([[Vladimir Nabokov]])
*Don Chisciotte non cerca di evadere anch'egli, anche praticamente, dal tritume e dalla standardizzazione della vita quotidiana di un villaggio spagnolo? ([[Antonio Gramsci]])
*E così questo primo grande romanzo della letteratura universale si colloca all'inizio del tempo in cui il Dio del cristianesimo incomincia a lasciare il mondo; in cui l'uomo cade in solitudine e riesce a trovare il senso e la sostanza solo in un'anima, la sua, il cui domicilio è irreperibile; in cui il mondo, sganciato dal vincolo paradossale che lo teneva unito a un aldilà attualizzato, cade in balia della sua immanente insensatezza; in cui la potenza dell'esistente – inasprita dal progressivo degradarsi dei nessi utopici a mere entità – cresce fino ad assumere proporzioni inaudite e conduce una lotta furibonda e senza meta apparente contro la marea montante di quelle forze ancora inconcepibili, ancora incapaci di autorivelarsi e impregnare il mondo. ([[György Lukács]])
*Il Chisciotte non è tanto "scritto" quanto "detto", steso senza sottostare alle costrizioni della scrittura, ma lasciando correre la penna come se fosse la voce, quindi con lo stile della lingua quotidiana e contro la lingua letteraria. Le persone e le cose, viste sotto il prisma domestico della vita, da una prospettiva familiare, vivono sul piano dell'esperienza di ogni giorno: avere elevato questa esperienza comune a norma della finzione romanzesca rappresenta un momento di capitale importanza nell'avventura letteraria europea. ([[Francisco Rico]])
*In tutto il mondo non c'è nulla di più profondo e forte di questa opera poetica. Per ora, è l'ultima parola detta dal pensiero. E se finisse la terra, e lassù da qualche parte chiedessero alla gente: "Avete capito la vostra terra, e che cosa ne avete concluso?". Allora uno potrebbe porgere in silenzio il ''Don Chisciotte'': "Ecco le mie conclusioni sulla vita: potete per questo giudicarmi?" ([[Fëdor Dostoevskij]])
*L'antitesi nel Cervantes è nell'opposizione fra il mondo moderno e l'antico; in lui il mondo moderno è il rappresentato: e la cavalleria è un sogno del passato e la fissazione d'un pazzo. II Don Chisciotte è il mondo moderno che burlando la Cavalleria comincia ad acquistar coscienza di sé. Ciò che distingue il mondo moderno dal cavalleresco è il buon senso, la realtà, il positivo. Da questo buon senso è nato il mondo moderno ossia scientifico, ossia sperimentale. ([[Francesco De Sanctis]])
*L'essenziale è non morire. Non morire! Non morire! Questa è l'ultima radice della follia chisciottesca. Ansia di vita, ansia di vita eterna ti dette l'immortalità. [[Don Chisciotte]] mio, il sogno della tua vita fu ed è il sogno di non morire. ([[Miguel de Unamuno]])
*La disgrazia di Don Chisciotte non è la sua fantasia, è Sancho Pancia. ([[Franz Kafka]])
*La più modesta azione quotidiana suppone immaginare un progetto e confrontarlo con le limitazioni e i condizionamenti imposti dalle circostanze: alla fine, è questa la storia che ci racconta Cervantes, concretandola in una trama e – a cominciare da Don Chisciotte – in alcuni personaggi, con ineguagliata capacità di seduzione. ([[Francisco Rico]])
*La più rude lettura che io conosca; lo lessi nelle ferie estive e tutta la mia sofferenza personale mi sembrò ne fosse impicciolita, degna tutt'al più che se ne ''ridesse''. ([[Friedrich Nietzsche]])
*Lodato sia don Chisciotte! Che seppe con tanto anticipo di secoli riconoscere un furibondo gigante sotto la maschera di un innocente mulino. ([[Gesualdo Bufalino]])
*Paragonato ad altri libri classici (l'Iliade, l'Eneide, la Farsaglia, la Commedia dantesca, le tragedie e le commedie di Shakespeare) il Don Chisciotte è realista; questo realismo, però, differisce essenzialmente da quello cui dette vita il secolo XIX. Joseph Conrad poté scrivere che escludeva dalla sua opera il soprannaturale, perché ammetterlo equivaleva a negare che il quotidiano fosse meraviglioso: ignoro se Miguel de Cervantes condividesse tale intuizione, ma so che nel Don Chisciotte egli contrappose un mondo immaginario poetico a un mondo reale prosaico. Conrad ed Henry James fecero argomento romanzesco della realtà perché la giudicavano poetica; per Cervantes il reale e il poetico sono antinomie. ([[Jorge Luis Borges]])
*Poche le opere tanto generose come il ''Don Chisciotte''. Si direbbe che vi sono libri ingrossati dalla cupidigia e libri ingranditi dalla generosità. Senza alcun dubbio, il ''Don Chisciotte'' è tra questi ultimi; si estende per pagine e pagine, ma non per fare con esse un libro, bensì per disfarlo, proprio perché non sia un libro, per far sì che la letteratura, in esso, resti spezzata, sorpassata, tralasciata. Perché il ''Don Chisciotte'' è scritto non già contro i libri di cavalleria – quale errore! – ma contro i libri, contro il libro, così come il quadro ''Las Meninas'' fu dipinto contro i quadri, anzi, contro la pittura. ([[Ramón Gaya]])
*Quello che è prodigioso nel Don Chisciotte è la totale assenza di artificio e la continua fusione di illusione e realtà, che ne fanno un libro così comico e così poetico. ([[Gustave Flaubert]])
*Un plotone di Don Chisciotte farebbe paura; invece un Cavaliere solitario e anacronistico, fuor di senno e di tempo, accompagnato solo dal suo fido scudiero e da un grappolo di sogni, miti e allucinazioni suscita un nugolo di sentimenti: riso, tenerezza pietà e nostalgia. La solitudine è la sua follia ma è anche la nostra salvezza. Il suo irrealismo cavalleresco lo destina alla sconfitta storica e alla gloria letteraria. In palio per Don Chisciotte non c'è la conquista del potere e il dominio del mondo, ma il favore di Dulcinea del Toboso e dei suoi ammiratori. ([[Marcello Veneziani]])
==''Il dottor Vetrata''==
===[[Incipit]]===
Passeggiando due studenti di signorile casata sulle rive del Tórmes, vi trovarono a dormire sotto un albero un ragazzo di un undici anni, vestito alla contadina. Ordinato a un servo di svegliarlo, quello lo svegliò, ed essi gli domandarono di dov'era e com'era che dormiva in quel luogo solitario. Al che il ragazzo rispose che il nome del suo paese se l'era dimenticato e che andava a Salamanca in cerca di un padrone da servire a patto soltanto che lo facesse studiare.<ref name=novelle1912>Da ''Novelle'', 1912.</ref>
===Citazioni===
*Alla fine, esausti per le veglie, fradici e con le occhiaie, giunsero alla bellissima e splendida città di [[Genova]] e qui, dopo essere sbarcati nella sua darsena riparata e dopo aver fatto visita ad una chiesa, il capitano e tutta la brigata ripararono in un'osteria dove annebbiarono il ricordo di tutte le burrasche passate con il ''gaudeamus'' presente. [...] Il buon Tomás ebbe modo di ammirare anche i biondi capelli delle [[Donne genovesi|genovesi]], l'eleganza e la cortesia degli uomini, l'ammirevole bellezza della città che sembrava avere le case incastonate su per quelle rocce come diamanti nell'oro. (2002; pp. 237-238)
*L'onore del padrone rivela quello del [[Servitù|servo]]. Quindi guarda chi servi e vedrai che onore hai. (1912)
*[...] disse che i buoni pittori imitavano la natura, ma che quelli cattivi la vomitavano. (2013)
*C'era sul marciapiede di San Francesco un crocchio di genovesi e, passando egli di là, uno di loro lo chiamò e gli disse:<br>– Venga qua, signor Vetrata, e ci conti un po' qualcosa.<br>Egli rispose:<br>– No, non vorrei che i miei conti venissero poi registrati a [[Genova]]. (2002; p. 256)
==''La conversazione dei cani''==
===[[Incipit]]===
Usciva dall'Ospedale della Resurrezione, che si trova a Valladolid fuor dalla Porta del Campo, un soldato, il quale, siccome la spada gli serviva da bastone e aveva le gambe secche e il viso giallo, mostrava chiaramente che, per quanto non facesse ancora troppo caldo, doveva aver sudato in venti giorni tutti gli umori maligni che forse s'era buscato in un'ora.<ref name=incipit/>
===Citazioni===
*[...] dalla [[lingua]] dipendono i maggiori guai della vita umana. (Scipione; 1912)
*[...] ne va in rovina piú di quei che si [[Fiducia|fidano]] che di quei che han prudenza. Ma il mal'è che è impossibile viver bene nel mondo se non ci si fida e affida. (Scipione; 1912)
*[...] l'[[umiltà]] è la base e il fondamento d'ogni virtú e [...] senza di essa nessun'altra è tale; spiana ostacoli, supera difficoltà ed è un mezzo che conduce sempre a glorioso fine. I nemici te li fa amici; raffrena la collera negli sdegnati e scema la tracotanza negli altezzosi; è madre della modestia e sorella della moderazione; di fronte ad essa, insomma, i vizi non valgono a fermare vantaggioso trionfo, perché si smussano e si spuntano le frecce del male contro la mitezza e la mansuetudine dell'umile. (Berganza; 1912)
*Di rado o mai si soddisfa l'[[ambizione]] senza danno del terzo. (Scipione; 1912)
*[...] il [[viaggiare]] per diversi paesi e il trattare con diverse genti fa gli uomini avveduti. (Berganza; 1912)
*{{NDR|la [[fortuna]]}} la trova chi muta luogo. (Berganza; 1912)
*[...] il [[consiglio]] del [[povero]], per buono che sia, non è stato mai accolto [...]. (Scipione; 1912)
==''La zingarella''==
===[[Incipit]]===
[[Zingari]] e zingare pare che siano nati, in questo mondo, soltanto per esser ladri: nascono da genitori ladri, crescono in mezzo ai ladri, studiano da ladri e riescono infine a esser ladri fatti e finiti di tutto punto.<ref name=incipit>Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, ''Incipit'', Skira, 2018. ISBN 9788857238937</ref>
===Citazioni===
*[...] anche tra i demoni ce ne son di peggiori degli altri, e tra molti uomini [[Bontà e cattiveria|malvagi suole essercene qualcuno buono]] [...]. (2013)
*{{NDR|Il [[tempo]]}} suole procurare una dolce soluzione a molte amare difficoltà. (2013)
==''Rinconete e Cortadillo''==
===[[Incipit]]===
====Luigi Bacci====
Nell'osteria del Mulinello, che si trova ai confini della famosa campagna di Alcudia, sulla strada che conduce dalla Castiglia in Andalusia, un giorno de' più caldi dell'estate, si trovarono, per caso, due ragazzi dai quattordici ai quindici anni: né l'uno né l'altro passava i diciasett'anni; tutt'e due di bell'aspetto, ma in mal'arnese, sbrindellati e rotti. Cappa, non ne avevano; i calzoni erano di tela e le calze di carne; è ben vero però che tal deficienza la riparavano le scarpe, perché quelle dell'uno eran di corda, tanto logore quanto vecchie e quelle dell'altro tutte bucherellate e senza suola, che più che da scarpe gli servivano da pastoie. L'uno aveva una berretta verde da cacciatore, l'altro un cappello senza nastro, basso di capo e di tesa larga. A tracolla, l'uno portava una sudicia camicia insaldata e messa in una sacca fatta a manica; l'altro camminava scusso scusso e senza sacche, sebbene dal petto gli venisse fuori un gran fagotto che, per quello che dopo si vide, era una specie di bavera imbevuta dall'unto e sì sfilaccicata e rotta che sembrava un ammasso di fila. In essa c'era rinvolto un mazzo di carte di forma ovale, perché dall'usarle, gli si erano arrotondati gli angoli e perché durassero di più, glieli avevano smussati e lasciati in tal forma. Tutt'e due erano abbrustoliti dal sole, con le unghie lunghe listate a lutto; l'uno aveva una mezza spada e l'altro un coltello da beccaio.
====Alfredo Giannini====
Nella locanda del Mulinello, che è al confine della gran bella pianura di Alcudia sulla strada che dalla Castiglia va in Andalusia, un ardente giorno d'estate si trovarono, per caso, due ragazzotti tra i quattordici e i quindici anni al massimo, non piú di diciassette né l'uno né l'altro; tutti e due di bello aspetto, ma nelle vesti molto sdruciti, sbrindellati e logori. Cappa, neppur per idea; i calzoni di tela e le calze di ciccia. C'erano però, in compenso, le scarpe: di sparto quelle dell'uno, rifinite dal portarle; traforate quelle dell'altro, senza suola; così che lo impacciavano più che lo calzassero. L'uno aveva in capo una berretta verde da cacciatore, l'altro un cappello senza nastro, basso di forma e a falde larghe. Sulla spalla, l'uno portava una camicia di color camoscio, insaldata e tutta insaccata in una manica, a tracolla; l'altro camminava disimpacciato, senza bisacce; quantunque dal petto sporgesse un gran fagotto che, come si vide poi, era un collare di quelli che chiamano «alla vallona» inamidato ma di grasso, trapunto e ragnato che pareva tutto filacce. C'era involto e serbato un mazzo di carte da gioco, di figura ovale; giacché, con l'uso, gli angoli si erano sgualciti, ma, perché durassero di piú, erano stati ritagliati ed erano state lasciate in quella forma.<ref name=novelle1912/>
===Citazioni===
*[...] per ogni cosa c'è rimedio tranne per la morte [...]. (Cortadillo: 1916, p. 11)
*[...] quello che dice la [[lingua]] lo paga la gola [...]. (Cortadillo: 1916, p. 22)
*[...] le {{sic|quistioni}} fra coloro che si vogliono bene son causa di maggior piacere quando si fa la pace [...]. (Monipodio: 1916, p. 32)
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Il geloso dell'Estremadura''===
Non sono molti anni che da un paese dell'Estremadura se ne partí un gentiluomo, nobile di nascita, che, come nuovo figliuol prodigo, per diverse parti di Spagna, d'Italia e delle Fiandre andò consumando e anni ed averi; finché, dopo tante peregrinazioni, morti ormai i genitori e scialacquato il patrimonio, venne a stabilirsi nella grande città di Siviglia dov'ebbe occasione davvero bastevole per dar fondo a quel poco che egli era rimasto.<ref name=novelle1912/>
===''La spagnola inglese''===
Tra il bottino che gli inglesi presero nella città di Cadice, Clotaldo, un gentiluomo inglese che comandava una squadra navale, si portò a Londra una bimba, dell'età di sette anni all'incirca.<ref name=incipit/>
==Citazioni su Miguel de Cervantes==
*[[Niccolò Machiavelli|Machiavelli]], che riconosce l'uomo come soggetto storico responsabile, capace di agire entro le leggi della realtà, sviluppando un'analisi del potere che non giustifica la tirannide, bensì smaschera le illusioni che permettono al potere arbitrario di perpetuarsi. Cervantes, che, con [[Don Chisciotte]], rivendica la libertà interiore e la dignità dell'ideale, anticipando una concezione europea della [[dignità umana]] come valore intrinseco, indipendente dal successo o dal riconoscimento sociale. Entrambi gli autori, pur con strumenti diversi, contribuiscono alla nascita di una coscienza moderna dell'uomo, fondata sulla responsabilità individuale e sulla consapevolezza del conflitto tra ideale e realtà. ([[Sergio Mattarella]])
*Se c'è una cosa che Cervantes, nella sua incommensurabile grandezza insegna è: attenzione, quel che vi racconto sono favole, ma ''de te fabula narratur''.<br>È di te che questa storia parla. ([[Antonella Cilento]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Michel di Cervantes Saavedra, '' Dell'ingegnoso Cittadino Don Chisciotte Della Mancia'', 2 voll., traduzione di Lorenzo Franciosini, Baba, Venezia, 1625, [https://books.google.it/books?id=EAtEAAAAcAAJ I].
*Miguel de Cervantes, ''Don Chisciotte della Mancia'', traduzione di [[Bartolomeo Gamba]], Edizioni "A Barion" della Casa per Edizioni popolari – S.A, Sesto San Giovanni (Milano), 1933.
*Miguel de Cervantes, ''Don Chisciotte della Mancia'', traduzione di Vittorio Bodini, Einaudi, 1994. ISBN 8806126199
*Miguel de Cervantes, ''Don Chisciotte della Mancia'', traduzione di Ferdinando Carlesi, Arnoldo Mondadori Editore, 1974.
*Miguel de Cervantes, ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-c/miguel-de-cervantes-saavedra/don-chisciotte-della-mancia-edizione-bur/ Don Chisciotte della Mancia]'', traduzione di Alfredo Giannini, Rizzoli, Milano, 2007.
*Miguel de Cervantes, ''[https://books.google.it/books?id=ts9OVCxrzxUC Don Chisciotte della Mancia]'', cura e traduzione di Barbara Troiano e Giorgio Di Dio, Newton Compton, Roma, 2011 (edizione elettronica). ISBN 978-88-541-2891-0
*Miguel de Cervantes Saavedra, ''[https://www.liberliber.it/mediateca/libri/c/cervantes/don_chisciotte_della_mancia/pdf/cervantes_don_chisciotte_della_mancia.pdf La storia di don Chisciotte della Mancha]'', Edoardo Perino editore, Roma, 1888.
*Miguel de Cervantes Saavedra, ''[https://books.google.it/books?id=S8TCIXtkw7QC Don Chisciotte della Mancia]'', traduzione di Letizia Falzone, Garzanti, Milano, 2014 (edizione digitale). ISBN 978-88-11-13655-2.
*{{es}} Miguel de Cervantes, ''[https://cvc.cervantes.es/literatura/clasicos/quijote/default.htm Don Quijote de la Mancha]'', studio preliminare di Fernando Lázaro Carreter, testo critico e direzione di Francisco Rico, note di Joaquín Forradellas, Instituto Cervantes, 1998. ISBN 84-689-5988-X
*Miguel de Cervantes, ''[https://www.liberliber.it/mediateca/libri/c/cervantes/novelle/pdf/cervantes_novelle.pdf Novelle]'', traduzione di Alfredo Giannini, Laterza, Bari, 1912.
*Miguel de Cervantes, ''Novelle esemplari'', traduzione di Paola Gorla, Einaudi, Torino, 2002. ISBN 88-06-16206-3
*Miguel de Cervantes, ''[https://books.google.it/books?id=yf-kAQAAQBAJ Novelle esemplari]'', introduzione di Monique Joly, traduzione e note di Antonio Gasparetti, Rizzoli, 2013 (edizione elettronica).
*Michele Cervantes de Saavedra, ''Rinconete e Cortadiglio'', in ''Racconti morali'', tradotti e annotati da Luigi Bacci, Società editrice Dante Alighieri, Milano, 1916.
==Voci correlate==
*''[[Don Quichotte]]'' – opera lirica di [[Jules Massenet]]
==Altri progetti==
{{Interprogetto}}
===Opere===
{{Pedia|Don Chisciotte della Mancia||(1605 e 1615)}}
{{Pedia|Novelle esemplari (Miguel de Cervantes)|''Novelle esemplari''|(1613)}}
{{Pedia|I travagli di Persiles e Sigismonda||(1617)}}
{{DEFAULTSORT:Cervantes, Miguel de}}
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Marcella Medici (BEIC)
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[[File:Cervantes Jáuregui.jpg|thumb|Miguel de Cervantes]]
'''Miguel de Cervantes Saavedra''' (1547 – 1616), scrittore spagnolo.
==Citazioni di Miguel de Cervantes==
*[...] [[amore]] e [[desiderio]] sono due cose diverse: ché non tutto quello che si ama si desidera, né tutto quello che si desidera si ama.
:[...] ''amor y deseo son dos cosas diferentes: que no todo lo que se ama se desea, ni todo lo que se desea se ama.''<ref>Da ''Primera parte de la Galatea, diuidida en seys libros'', Juan Gracián, Alcalá, 1585, [http://www.cervantesvirtual.com/obra-visor/la-galatea--0/html/ff31109a-82b1-11df-acc7-002185ce6064_39.html IV], pp. 212-13. Edizione elettronica della Biblioteca Virtual Miguel de Cervantes.</ref>
*Da un'altra nube sbucò il gran [[Félix Lope de Vega|Lope]]<br>poeta insigne che, in versi e in prosa,<br>nessuno supera e nemmeno uguaglia.<ref>Da ''Viaggio in Parnaso''. Citato in José López Rubio, ''Lope de Vega'', traduzione di Gianni Buttafava, Mondadori, 1973.</ref>
*Diffida del bue davanti, della mula dietro, del monaco da tutte le parti.<ref>Da ''Novelle esemplari''; citato in Elena Spagnol, ''Enciclopedia delle citazioni'', Garzanti, Milano, 2009, p. 251. ISBN 9788811504894</ref>
*E così adagio adagio, due giorni dopo l’uscita dall’albereto don Chisciotte e Sancio giunsero al fiume Ebro. Fu di grande soddisfazione a don Chisciotte il vedere e il contemplare le amenità delle sue sponde: la limpidezza delle sue acque, il placido corso e l’abbondanza loro; ed una vista sì ridente e lieta gli richiamò alla memoria mille amorosi pensieri, e si ricordò specialmente di tutto quello che aveva veduto nella Grotta di Montèsino.<ref>Da ''[https://it.wikisource.org/wiki/Don_Chisciotte_della_Mancia_Vol._2 L'ingegnoso idalgo don Chisciotte della Mancia]'', volume secondo, traduzione di Bartolommeo Gamba, Milano, Andrea Ubicini, 1841, p. 269</ref>
*[...] il cielo [sa] trarre dalle maggiori [[avversità]] nostre i nostri più grandi giovamenti.<ref>Da ''La spagnola inglese'', in ''Novelle esemplari'', 2013.</ref>
*[...] meglio il [[onore e disonore|disonore]] ignorato che l'[[onore e disonore|onore]] sospettato dalla gente.<ref>Da ''La forza del sangue'', in ''Novelle'', 1912.</ref>
*'''Brigida''': [...] Solo l'altro giorno ho trovato per via un poeta, che di buonissima volontà e con molta cortesia mi regalò un sonetto sulla storia di Piramo e Tisbe, e me ne promise altri trecento in mia lode.<br>'''Cristina''': Meglio sarebbe stato per te incontrare un [[Genovesi|genovese]] che ti regalasse trecento reali.<br>'''Brigida''': Già, i genovesi sono in tale abbondanza e tanto facili da attirare, come falchi allo zimbello! Adesso poi, che sono tutti abbacchiati e mosci per il decreto!<br>'''Cristina''': Senti, Brigida, di una cosa ti dico che devi esser certa: che vale di più un genovese fallito che quattro poeti interi.<ref>Da ''Il falso Biscaglino'', in ''Farse spagnole del Secolo d'oro'', traduzione di Cesco Vian, Istituto Geografico de Agostini, Novara, 1965, p. 146.</ref>
*{{NDR|[[Napoli]]}} Gloria d'Italia e ancor del mondo lustro, madre di nobiltade e di abbondanza, benigna nella pace e dura in guerra.<ref>Citato in [[Renato de Falco]], ''[http://www.tecalibri.info/D/DEFALCO-R_parlar.htm#p005 Del parlar napoletano]'', p. 85, Colonnese, Napoli, 2007 [1997]. ISBN 978-88-87501-77-3</ref>
*Nelle sventure comuni si riconciliano gli animi e si stringono amicizie.<ref>Da ''Los trabajos de Persiles y Sigismunda''; citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Ettore Barelli e Sergio Pennacchietti, BUR, 2013.</ref>
*[...] sciocco è, e molto sciocco colui che disvelando altrui un secreto, gli chiede ferventemente che lo celi [...].<ref>Da Miguel de Cervantes, ''Le sventure di Persile e Sigismonda'', 4 voll., traduzione di Enrico Zezon, Gabinetto letterario, Napoli, 1854, vol. II, [https://books.google.it/books?hl=it&id=9O4vUYTJ14QC&pg=PA45#v=onepage&q&f=false p. 45].</ref>
:''necio es, y muy necio, el que, descubriendo un secreto a otro, le pide encarecidamente que le calle'' [...]<ref>Da Miguel de Cervantes, ''Los trabajos de Persiles y Sigismunda'', [http://www.cervantesvirtual.com/obra-visor/los-trabajos-de-persiles-y-sigismunda--0/html/ff31b96e-82b1-11df-acc7-002185ce6064_35.html#I_36_ II, V], Biblioteca Virtual Miguel de Cervantes.</ref>
===Attribuite===
*L'onestà è la miglior politica.
:{{Spiegazione|La citazione è presente nella traduzione in lingua inglese di Pierre Antoine Motteux del ''Don Chisciotte'': «''Honesty is the best policy''» (parte II, cap. 33); essa, però, non trova alcun riscontro nell'originale in lingua spagnola. Frase idiomatica inglese<ref>{{cfr}} [https://www.merriam-webster.com/dictionary/honesty%20is%20the%20best%20policy Dizionario Merriam-Webster].</ref>, attestata come proverbio anche in italiano<ref>Francesco Grisi, ''Il grande libro dei proverbi'', Piemme, 1997, p. 205. ISBN 88-384-2710-0</ref>.}}
*Le [[Ingiuria|ingiurie]] sono sempre grandi ragioni per coloro che non ne hanno.<ref name=Gar>Citato in Francesco Giuntini, ''La sapienza per tutti'', Salani, Firenze, 1871, [https://books.google.it/books?id=KzH9pGnjPMkC&pg=PA146 p. 146].</ref>
*Nella bocca chiusa non entrano le mosche.
:{{Spiegazione|La citazione è presente in alcune traduzioni in lingua inglese del ''Don Chisciotte'': «''A close mouth catches no flies''» (parte I, cap. 25); essa, però, non trova alcun riscontro nell'originale in lingua spagnola.}}
*Non si possono prendere trote con i calzoni asciutti.
:{{Spiegazione|Proverbio spagnolo corrispondente all'italiano: «Chi vuole il pesce, bisogna che s'ammolli». In ''Don Chisciotte'' (parte II, cap. LXXI) è citato solo parzialmente: «''No se toman truchas..., y no digo más''».}}
*Sii tardo di lingua e lesto d'occhio.
:''Sé lento con la lengua y rápido con el ojo''.<ref>Citato in Arturo Ortega Blake, ''[https://books.google.it/books?id=QJIAVIKP1dgC El gran libro de las frases célebres]'', Grijalbo, 2013. ISBN 9786073116312</ref>
==''Don Chisciotte della Mancia''==
===[[Incipit]]===
<small>''Citazioni in ordine di pubblicazione.''</small><ref>In base all'anno della prima edizione di ciascuna, per il quale vedasi Patrizia Botta, ''[https://cvc.cervantes.es/literatura/aispi/pdf/bib_03/03_051.pdf La nuova traduzione italiana del Don Quijote]'', in Felice Gambin (a cura di), ''[https://cvc.cervantes.es/literatura/aispi/biblioteca_03.htm Cervantes e l'Italia: il «Don Chisciotte» del 1615]'', AISPI Edizioni, Roma, 2018, p. 51, in nota. ISBN 978-88-907897-4-8.</ref>
====Originale====
''En un lugar de la Mancha, de cuyo nombre no quiero acordarme, no ha mucho tiempo que vivía un hidalgo de los de lanza en astillero, adarga antigua, rocín flaco y galgo corredor. Una olla de algo más vaca que carnero, salpicón las más noches, duelos y quebrantos los sábados, lantejas los viernes, algún palomino de añadidura los domingos, consumían las tres partes de su hacienda. El resto della concluían sayo de velarte, calzas de velludo para las fiestas, con sus pantuflos de lo mesmo, y los días de entresemana se honraba con su vellorí de lo más fino.''
====Lorenzo Franciosini====
In una Terra della Mancia, del cui nome non me ne voglio ricordare, non è troppo, che si ritrovava un Cittadino, di quelli, che per ostentazione d'una certa grandezza, tengono lancie, e targhe antiche nella rastrelliera; un can d'aggiugnere, e un ronzin magro da passeggiare. Nel suo vitto ordinario, che era una buona pignatta di un poco più di bue, che di castrato, la sera il più delle volte, carne battuta, il Sabato frittate rognose, i Venerdì lente, e qualche piccioncino di più le Domeniche; spendeva la terza parte delle sue facultà. Il resto di esse consumava in farsi un bel saio di panno finissimo, calzoni di velluto per i dì delle feste, con un paio di pantofole dello stesso, e i giorni tra settimana, faceva il bello con un vestito di panno bigio, del più fino, che si trovasse.
====Bartolomeo Gamba====
Viveva, or non è molto, in una terra della Mancia, che non voglio ricordare come si chiami, un idalgo di quelli che hanno lance nella rastrelliera, scudi antichi, magro ronzino e cane da caccia. Egli consumava tre quarti della sua rendita per mangiare più bue che castrato, carne con salsa il più delle sere, il sabato intingolo di pecore mal capitate, lenticchie il venerdì, e qualche piccolo piccioncino di giunta le domeniche. Consumava il resto per ornarsi nei giorni di festa con un saio di scelto panno di lana, calzoni di velluto e pantofole pur di velluto; e nel rimanente della settimana faceva il grazioso, portando un vestito di rascia della più fina.
====Alfredo Giannini====
In un borgo della Mancia, che non voglio ricordarmi come si chiama, viveva non è gran tempo un nobiluomo di quelli che hanno e lancia nella rastrelliera e un vecchio scudo, un magro ronzino e un levriere da caccia. Un piatto di qualcosa, più vacca che castrato, brincelli di carne in insalata, il più delle sere, frittata in zoccoli e zampetti il sabato, lenticchie il venerdì, un po' di piccioncino per soprappiù la domenica, esaurivano i tre quarti dei suoi averi. Al resto davano fine la zimarra di castorino, i calzoni di velluto per le feste con le corrispondenti controscarpe pur di velluto. Nei giorni fra settimana poi gli piaceva vestire d'orbace del più fino.
====Ferdinando Carlesi====
In un borgo della Mancia, di cui non voglio ricordarmi il nome, non molto tempo fa viveva un gentiluomo di quelli con lancia nella rastrelliera, scudo antico, ronzino magro e can da séguito. Qualcosa in pentola, più spesso vacca che castrato, quasi tutte le sere gli avanzi del desinare in insalata, lenticchie il venerdì, un gingillo il sabato, un piccioncino ogni tanto in più la domenica, consumavano tre quarti delle sue rendite; il resto se ne andava tra una casacca di castoro con calzoni e scarpe di velluto per le feste, e un vestito di fustagno, ma del più fino, per tutti i giorni.
====Vittorio Bodini====
In un paese della Mancia, di cui non voglio fare il nome, viveva or non è molto uno di quei cavalieri che tengono la lancia nella restrelliera, un vecchio scudo, un ossuto ronzino e il levriero da caccia. Tre quarti della sua rendita se ne andavano in un piatto più di vacca che di castrato, carne fredda per cena quasi ogni sera, uova e prosciutto il sabato, lenticchie il venerdì e qualche piccioncino di rinforzo alla domenica. A quello che restava davano fondo il tabarro di pettinato e i calzoni di velluto per i dì di festa, con soprascarpe dello stesso velluto, mentre negli altri giorni della settimana provvedeva al suo decoro con lana grezza della migliore.
====Letizia Falzone====
«In un borgo della Mancia», il cui nome non mi viene a mente, non molto tempo fa viveva un cavaliere di quelli con lancia nella rastrelliera, un vecchio scudo, un ronzino magro e un levriero corridore. Un piatto più di vacca che di castrato, un tritato di carne fredda in insalata tutte le sere, frittata coi ciccioli il sabato, lenticchie il venerdì, qualche piccioncino in soprappiù la domenica, consumavano tre quarti della sua rendita. Il resto se ne andava tra un mantello di fino panno nero, calzoni di velluto per i giorni festivi, con soprascarpe della stessa stoffa, e un vestito di lana greggia della migliore per tutti i giorni.
===Citazioni===
====Prima parte====
[[Immagine:Gustave Doré - Miguel de Cervantes - Don Quixote - Part 1 - Chapter 1 - Plate 1 "A world of disorderly notions, picked out of his books, crowded into his imagination".jpg|thumb|upright=1.2|Illustrazione di [[Gustave Doré]]]]
*[...] per il poco dormire e il molto leggere gli si prosciugò il cervello, in modo che venne a perdere il giudizio. (I, 2007)
*[...] mai però fu molto quel che è [[buono]] [...]. (curato: VI, 2007)
*[...] purché avessi da mangiar bene, mangerei altrettanto bene e meglio in piedi, e da me solo, che seduto accanto a un imperatore. E anzi, per dir la verità, mi sa molto meglio quello che mangio nel mio cantuccio senza tante smorfie e complimenti, anche abbia ad essere pane e cipolla, che i tacchini di cert'altre mense dove io sia costretto a masticare adagino, a ber poco, a pulirmi ogni momento, a non starnutare né tossire se me ne venga voglia né a fare altre cose che s'accompagnano con lo star soli e liberi. (Sancho: IX, 2007)
*Ma, pur dato il caso che siano uguali le [[bellezza|bellezze]], non ne viene che abbiano ad essere uguali i desideri, perché non tutte le bellezze innamorano, essendovene di quelle che sono una gioia per gli occhi ma non soggiogano il cuore. (Marcella: XIV, 2007)
*[...] la bellezza in una donna onesta è come fuoco acceso discosto o spada aguzza; quello non brucia né quella ferisce chi non vi si avvicina. (Marcella: XIV, 2007)
*[...] i [[desiderio|desideri]] si alimentano di speranze [...]. (Marcella: XIV, 2007)
*È proprio vero, insomma, che ci vuole del tempo per arrivare a conoscere le [[persone]], e che non c'è nulla di sicuro in questo mondo. (Sancho: XV, 2007)
*Tuttavia, ti faccio osservare, fratel mio Panza — replicò don Chisciotte — che non c'è [[ricordo]] cui il tempo non cancelli, né [[dolore]] a cui la morte non metta fine. (XV, 2007)
*La sorte lascia sempre una porta aperta nelle [[disgrazie]], per mettervi riparo. (don Chisciotte: XV, 2007)
*Le [[ferita|ferite]] che si ricevono nelle battaglie conferiscono onore piuttosto che toglierlo. (don Chisciotte: XV, 2007)
*— Sappi, Sancio, che un [[uomo]] non vale più d'un altro se non [[Azione|fa]] più d'un altro. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XVIII, 2007)
*[...] non è possibile che il male e il [[Bene e male|bene]] durino a lungo: dal che ne consegue che, essendo durato molto il male, il bene è ormai vicino. (don Chisciotte: XVIII, 2007)
*[...] la bocca senza denti è come molino senza mola, e molto più conto si deve fare di un [[dente]] che di un diamante. (don Chisciotte: XVIII, 2007)
*La paura ha molti occhi, e se vede le cose di sotterra, tanto più quelle di lassù, del cielo. (XX, 2007)
*È il carattere naturale delle [[donna|donne]], questo — disse don Chisciotte: — disdegnare chi le ama e amare chi le aborrisce. (XX, 2007)
*[...] l'eccesso di confidenza che ti ho concesso ha provocato questa mancanza di rispetto. (don Chisciotte a Sancho: XX, 2011)
*— Scommetto — replicò Sancio — che vossignoria crede che io abbia fatto dal corpo mio... [[feci|qualche cosa]] che non sta bene.<br>— A rimestarla è peggio, amico Sancio — rispose don Chisciotte. (XX, 2007)
*[...] i primi impulsi non sono in potere dell'uomo. (don Chisciotte: XX, 2007)
*— Mi pare, Sancio, che non ci sia [[proverbio]] che non dica il vero, giacché son tutte sentenze ricavate appunto dalla esperienza, madre d'ogni scienza [...]. (don Chisciotte: XXI, 2007)
*[...] sii breve nei tuoi [[Discorso|discorsi]], perché nessuno ve n'ha di piacevole, se lungo. (don Chisciotte: XXI, 2007)
*Anzi io ho sentito dire — disse don Chisciotte, — che chi [[canto|canta]] scaccia malinconia. (XXII, 2007)
*[...] le [[disgrazie]] sempre perseguitano il bell'[[ingegno]]. (Ginesio: XXII, 2007)
*[...] una delle doti della [[prudenza]] è che quello che si può ottenere con le buone non si voglia avere con le cattive [...]. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XXII, 2007)
*[...] è proprio di gente bennata l'essere riconoscente dei [[Beneficio|beneficî]] che si ricevono ed uno dei peccati che più offende Dio è l'[[ingratitudine]]. (don Chisciotte: XXII, 2007)
*[...] la [[sfortuna|malasorte]] però, la quale a giudizio di coloro che non sono illuminati dalla vera fede, ogni cosa guida, prepara e regola a suo modo. (XXIII, 2007)
*[...] [[Beneficenza|fare del bene]] ai villani è come gettare acqua nel mare. (don Chisciotte: XXIII, 2011)
*[...] ritirarsi non è fuggire, né aspettare è assennatezza quando il pericolo sorpassa la speranza. (Sancho: XXIII, 2007)
*[...] è pur conforto nelle [[disgrazie]] trovare chi se ne condolga. (don Chisciotte: XXIV, 2007)
*[...] che un cavaliere errante divenga [[Follia|matto]] avendone motivo, non c'è né merito né grazie da rendere; il nodo della questione sta in perdere il senno senza un perché e nel far comprendere alla mia dama, che se a freddo faccio questo, cosa sarei capace di fare a caldo? ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XXV, 2007)
*[...] quello che a te [[apparenza|pare]] catinella di barbiere a me pare l'elmo di Mambrino, e ad un altro parrà un'altra cosa. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XXV, 2007)
*[...] il fare una cosa per un'altra è lo stesso che [[mentire]]. (don Chisciotte: XXV, 2007)
*Ah, pazzo, ch'io sono! Ora che mi trovo lontano e fuori del pericolo, dico che dovevo fare quel che non feci! (Cardenio: XXVII, 2007)
*[...] la [[morte]] che ci coglie a un tratto fa subito finire il dolore, ma quella che si prolunga nei tormenti uccide di continuo senza spegner la vita. (Cardenio: XXVII, 2007)
*Con la sua sparizione si addensò la notte della mia tristezza, tramontò il sole della mia gioia, rimasero senza luce gli occhi miei, senza più ragionare la mia mente. (Cardenio: XXVII, 2007)
*Oh [[memoria]], mortale avversaria della mia pace! (Cardenio: XXVII, 2007)
*[...] la [[musica]] calma gli animi sconvolti e mitiga i travagli dello spirito. (Dorotea: XXVIII, 2007)
* [...] la buona e vera [[amicizia]] non può né deve esser mai sospettosa [...]. (XXXIII, 2007)
*''È la donna un vetro, inver, | Che non s'ha a provar perciò | Se si può spezzare o no, | Ché potria tutto accader.'' (XXXIII, 2007)
*[...] chi cerca l'[[impossibilità|impossibile]] è giusto che gli sia rifiutato quel che è possibile [...]. (XXXIII, 2007)
* [...] la [[amore|passione amorosa]] si vince soltanto col fuggirla [...]. (XXXIV, 2007)
*[...] tanto più la bramata felicità tormenta quanto più è vicina la speranza di raggiungerla [...]. (Lotario: XXXIV, 2007)
*[...] la vera [[nobiltà]] consiste nella virtù [...]. (Dorotea: XXXVI, 2007)
*[...] le [[arma|armi]] [...] hanno per oggetto e fine la [[pace]], cioè, il maggior bene che gli uomini possono deisderare in questa vita. (don Chisciotte: XXXVII, 2007)
*[...] quanti di meno sono i premiati per causa della [[guerra]] che non i morti in essa? (don Chisciotte: XXXVIII, 2007)
*[...] raramente, o mai, accade il [[Bene e male|bene]] puro e semplice senz'essere accompagnato o seguito da qualche [[Bene e male|male]] che lo turbi e scompigli [...]. (schiavo: XLI, 2007)
*''Se le sue glorie Amor vende costose | Ha ragione ed il suo traffico è giusto, | Ché non ci sono gioie più preziose | Di quelle valutate dal suo gusto, | Ed è cosa evidente | Che non val ciò che poco costa o niente.'' (XLIII, 2007)
*[...] ognuno è figlio delle sue [[azione|azioni]]; e, perché uomo, posso ben {{Sic|doventar}} papa. (Sancho: XLVII, 2007)
*[...] la [[virtù]] più è perseguitata dai cattivi che amata dai buoni. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XLVII, 2007)
*[...] non essendo possibile che l'arco stia sempre teso né che la debole natura umana possa sostenersi senz'alcun lecito spasso. (don Chisciotte: XLVIII, 2007)
*[...] al [[Povertà|povero]] è impossibile dimostrare con alcuno la virtù della generosità per quanto la possegga in sommo grado; e la [[generosità]] che consiste soltanto nel desiderio è cosa morta, come è morta la fede senza le opere. (don Chisciotte: L, 2007)
*[...] so solamente questo: potessi io avere così presto la contea come saprei reggerla! poiché ho tanta anima quanto un altro e tanto corpo quant'altri mai; e che sarei io altrettanto re del mio stato quanto ogni altro del suo; e una volta che lo fossi, farei quel che volessi; e facendo quel che volessi, farei a piacer mio; e facendo a piacer mio, sarei contento; e quando uno è contento, non ha altro da desiderare; e non avendo altro da desiderare, è bell'e finita [...]. (Sancho: XLVIII, 2007)
====Seconda parte====
[[Immagine:Don Quichotte Honoré Daumier.jpg|thumb|''Don Chisciotte e Sancho Panza'' (Honoré Daumier, 1868 ca.)]]
*[...] le [[Ingiuria|ingiurie]] suscit[a]no anche negli animi più umili la [[collera]] [...]. (''Prologo al lettore'', 2007)
*[...] il [[soldato]] fa più bela figura magari morto nel combattimento che sano e salvo nella fuga. (''Prologo al lettore'', 2007)
*[...] l'[[abbondanza]] delle cose, anche se buone, fa che non siano pregiate, mentre la scarsezza, magari delle cattive, conferisce loro certo valore. (''Prologo al lettore'', 2007)
*— Vedi, Sancio — disse don Chisciotte: — dovunque sia la [[virtù]] in grado eminente, è perseguitata. (II, 2007)
*[...] poiché le [[libri|opere stampate]] sono prese in esame con tutta comodità, facilmente se ne vedono tutte le manchevolezze e tanto più sono attentamente vagliate quanto maggiore è la fama di chi le compose. (Sansone: III, 2007)
*[...] certuni dicono: «Mai [[Sequel|seconde parti]] furon buone» [...]. (Sansone: IV, 2007)
*[...] i [[Lavoro|lavori]] fatti in fretta e furia non si compiono mai con la perfezione che si richiede. (Sancho: IV, 2007)
*[...] io ho sentito dire (e, credo proprio dal mio padrone, se non ricordo male), che fra i due estremi, codardia e temerità, c'è quel di mezzo, cioè, la prodezza. (Sancho: IV, 2007)
*Ognuno è come Dio l'ha fatto e spesso spesso è magari peggio. (IV, 2007)
*[...] chi non sa godere della [[fortuna]] quando gli si presenta, non si deve lamentare se poi gli sfugge. (Sancho: V, 2007)
*Il miglior condimento che ci sia è la [[fame]] [...]. (Teresa: V, 2007)
*[...] non fa felice il possessore delle [[ricchezza|ricchezze]] il possesso di esse ma lo spenderle, e non già lo spenderle comunque, ma il saperle bene spendere. (don Chisciotte: VI, 2007)
*[...] alla fine della via ampia e spaziosa del [[Virtù e vizi|vizio]], c'è la morte, in fondo invece al sentiero della virtù, angusto e difficile, c'è la vita [...]. (don Chisciotte: VI, 2007)
*Molti pochi fanno un assai. (VII, 2007)
*Oh, [[invidia]], radice di mali infiniti e tarlo delle virtù! Tutti i vizi, Sancio, recano seco un non so che di diletto, ma quello dell'invidia non reca se non dispiaceri, rancori e ire. (don Chisciotte: VIII, 2007)
*[...] non tutti possiamo esser frati, e molte sono le vie per le quali Dio conduce i suoi al cielo [...]. (don Chisciotte: VIII, 2007)
*— Dio ci metterà riparo — disse Sancio; — perché Dio manda il male e poi la medicina; nessuno sa quel che sarà; di qui a domani ci sono molte ore, e in un'ora, magari in un momento, vien giù la casa; io ho visto piovere e splendere il sole quasi a un medesimo punto [...]. (XIX, 2007)
*Orbene, a tutto c'è rimedio meno che alla [[morte]], sotto il giogo della quale tutti si deve passare, per quanto, quando la vita finisce, ci dispiaccia. Questo mio [[padrone]] ho visto da mille prove che è un matto da legare, e anche io, del resto, non gli rimango punto indietro, perché, se è vero il proverbio che dice «dimmi con chi vai e ti dirò chi sei» e l'altro «non donde nasci, ma donde pasci», sono più matto di lui perché lo seguo e lo [[servo]]. (Sancho: X, 2007)
*— Signore, la [[malinconia]], in verità, non fu fatta per le bestie, ma per gli uomini; se però gli uomini si fanno troppo prendere da essa, {{Sic|doventano}} bestie. (Sancho: XI, 2007)
*[...] [[Somiglianza|rassomigliate]], come un uovo si rassomiglia a un altro uovo [...]. (Cavaliere dagli Specchi: XIV, 2007)
*[...] l'[[arte]] non è al di sopra della natura, sì la fa più perfetta [...]. (don Chisciotte: XVI, 2007)
*Né crediate, signore, che io qui chiami volgo solamente la gente [[plebe|plebea]] ed umile, perché chiunque sia ignorante, sia magari signore e principe, può e dev'essere annoverato tra il volgo. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XVI, 2007)
*La [[penna]] è la lingua dell'anima. (don Chisciotte: XVI, 2007)
*[...] la valentia che confina con la temerità, più ha di pazzia che di coraggio. (nobiluomo: XVII, 2007)
*— Insomma, Sancio — disse don Chisciotte — si vede bene che sei un contadino e di quelli che dicono: [[Conformismo|Viva chi vince]]! (XX, 2007)
*Due soli lignaggi ci sono nel mondo, come diceva una mia nonna, cioè, l'avere e il non avere. (XX, 2007)
*[[Predica]] bene chi vive bene. (XX, 2007)
*[...] il fondamento più sicuro nel mondo è il [[denaro]]. (Sancho: XX, 2007)
*[...] l'[[amore]] e la [[guerra]] sono una stessa cosa, e come nella guerra è lecito e comunemente praticato fare uso di astuzie e di stratagemmi per vincere il nemico, così nei contrasti e nelle rivalità amorose si ritengono per buoni gl'imbrogli e i raggiri messi in opera per conseguire il fine desiderato, purché non siano in pregiudizio e disdoro dell'oggetto amato. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XXI, 2007)
*[...] la [[bellezza]], di per sé, attrae il desiderio di quanti la rimirano e la sanno stimare [...]. (don Chisciotte: XXII, 2007)
*[...] più arrecano danno all'onore delle [[donna|donne]] la troppa scioltezza e la troppa franchezza in pubblico che non le cattive azioni in privato. (don Chisciotte: XXII, 2007)
*[...] tutti i [[Piacere|godimenti]] di questa vita passano come ombra e sogno, o appassiscono come il fiore del campo. (don Chisciotte: XXII, 2007)
*[...] i [[Paragoni|confronti]] sono odiosi, e perciò non c'è da confrontare uno con un altro. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XXIII, 2007)
*[...] siccome [[Inesperienza|non sei esperto]] delle cose del mondo, tutto ciò che è un po' difficile ti pare impossibile [...]. (don Chisciotte a Sancho: XXIII, 2007)
*— Non fugge chi si ritira<ref>{{Cfr}} quanto detto sopra da Sancho: «[...] ritirarsi non è fuggire [...]».</ref> — rispose Don Chisciotte; — perché devi sapere, Sancio, che il valore non basato sulla prudenza si chiama [[temerarietà]]<ref>Cfr. quanto detto sopra da Sancho: «[...] fra i due estremi, codardia e temerità [...].»</ref> e le prodezze del temerario meglio vanno attribuite alla buona fortuna che al suo coraggio. (XXVIII, 2007)
*Asino sei, asino sarai e asino finirai quando si compirà il corso di tua vita; perché ritengo che prima questa giungerà al suo ultimo termine che tu t'accorga e comprenda d'essere una bestia. {{NDR|[[Insulti dai libri|insulto]]}} (don Chisciotte a Sancho: XXVIII, 2007)
*[...] non v'ha padre o madre a cui paiano brutti i [[figlio|figli]]; il quale inganno più spesso si riscontra fra coloro che esibiscono i parti del loro ingegno. (don Chisciotte: XXVIII, 2007)
*[...] a quanto ho sentito dire dal mio signore, più vale il [[Reputazione|buon nome]] che le ricchezze. (Sancho: XXX, 2007)
*[...] nuovo buffone e vecchio imbecille [...]. {{NDR|[[Insulti dai libri|insulto]]}} (don Chisciotte a Sancho: XXXII, 2011)
*La [[caccia]] è un'immagine della guerra: vi si usano stratagemmi, astuzie, insidie per vincere senza averne danno, il nemico; vi si soffrono freddi intensissimi e calori insopportabili; vi si hanno in dispregio l'ozio e il sonno, le forze di chi la pratica vi acquistano nuovo vigore e agilità le membra; insomma, è un esercizio che può farsi senza danno d'alcuno e con diletto di molti. (duca: XXXIV, 2007)
*— Signora, dove c'è [[musica]] non ci può essere cosa cattiva. (Sancho: XXXIV, 2007)
*Ah, me sventurata! Quale pazzia o quale insensatezza mi trasporta a raccontare le [[colpa|colpe]] altrui, mentre tanto ho da dire delle mie? (contessa Triffaldi: XXXVIII, 2007)
*[...] cercare pere sull'olmo. {{NDR|[[Modi di dire dai libri|modo di dire]]}} (Sancho: XL, 2007)
*[...] Dio sopporta i [[cattiveria|cattivi]], ma non poi sempre sempre. (don Chisciotte: XL, 2007)
*[...] gli uffici e le grandi cariche altro non sono che un profondo golfo di agitazioni. (don Chisciotte: XLII, 2007)
*[...] tu devi fissare lo sguardo della mente in chi tu sei, procurando di [[Conosci te stesso|conoscere te stesso]]: la conoscenza più difficile che possa immaginarsi. (don Chisciotte: XLII, 2007)
*[...] egli {{NDR|Don Chisciotte}} svariava soltanto quando lo toccavano sulla cavalleria, mentre negli altri ragionamenti mostrava di aver chiara e libera l'intelligenza: cosicché ogni momento le sue azioni smentivano il senno e il suo senno smentiva le sue azioni. (XLIII, 2007)
*[...] la trascuratezza nel [[Vestito|vestire]] rivela un animo negligente [...]. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XLIII, 2011)
*Abbi il passo lento, parla pacatamente, ma non in modo che paia che tu ascolti te stesso: ogni affettazione è cattiva. (don Chisciotte: XLIII, 2007)
*[...] il troppo [[vino]] né serba segreti né mantiene promesse. (don Chisciotte: XLIII, 2007)
*[...] stivare e infilzare [[proverbi]] a casaccio rende cascante e volgare la conversazione. (don Chisciotte: XLIII, 2007)
*[...] la [[diligenza]] è madre della buona fortuna, mentre la [[pigrizia]], sua nemica, non raggiunse mai la meta di un onesto desiderio. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XLIII, 2007)
*[...] né può esservi brio dove non è intelligenza [...]. (XLIV, 2007)
*[...] un disinganno a tempo vuol essere rimedio efficace nei principî d'[[amore]]. (don Chisciotte: XLVI, 2007)
*Mi è successo un fatto che credo mi farà cadere in disgrazia di questi signori; ma quantunque ciò sia per me di molto peso, non me ne importa nulla, poiché alla fin fine, debbo prima adempiere la mia missione che il piacer loro, conformemente a quel che suol dirsi: ''amicus Plato, sed magis amica veritas''. (don Chisciotte: LI, 2007)
*«Pensare che le cose di questa vita abbiano da durar sempre ferme in un punto è pensare inutilmente; sembra anzi che la vita giri tutto a tondo, vo' dire torno torno: la primavera segue l'estate, l'estate l'autunno, l'autunno segue l'inverno, l'inverno la primavera, e così torna il tempo a roteare ininterrottamente; sola la vita umana corre alla sua fine più veloce del vento, senza aspettare di rinnovarsi, se non sia nell'altra che non ha confini che la limitino.» (parole attribuite all'immaginario filosofo maomettano Cide Harmete: LIII, 2007)
*[...] uscendo io di qua, da come ne esco, nudo, non occorre altra prova per far capire che ho [[governo|governato]] da angelo. (Sancho: LIII, 2007)
*[...] voler legare le lingue dei [[Maldicenza|maldicenti]] è come voler mettere porte alla campagna. (don Chisciotte: LV, 2011)
*[...] se il governatore vien via ricco dal suo governo, di lui si dirà che è stato un ladro; e se vien via povero, che è stato un dappoco e uno stupido. (don Chisciotte: LV, 2007)
*[...] [[Amore]] è invisibile ed entra ed esce di dove vuole, senza che nessuno gli chieda conto di quel che fa. (LVI, 2007)
*[...] a me sembra che il [[Traduzione|tradurre]] da una lingua in un'altra [...] sia come guardare gli arazzi fiamminghi da rovescio, ché, sebbene le figure si vedano, sono però piene di filamenti che le fanno confuse sì che non appaiono nitide e a vivi colori come da diritto. (don Chisciotte: LVII, 2007)
*— La [[libertà]], Sancio, è uno dei più preziosi doni che i cieli abbiano mai dato agli uomini; né i tesori che racchiude la terra né che {{Sic|cuopre}} il mare sono da paragonare ad essa; per la libertà, come per l'onore, si può e si deve mettere a repentaglio la vita; la schiavitù invece è il peggiore dei mali che agli uomini possono toccare. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: LVIII, 2007)
*— È possibile, Sancio, che ci sia uno in tutto l'orbe terraqueo il quale non affermi che sei stupido e di stupidaggini foderato, con in più non so quali frange di maligno e di birbante? {{NDR|[[Insulti dai libri|insulto]]}} (don Chisciotte: LVIII, 2007)
*[...] fino alla [[Vita e morte|morte]], tutto è [[Vita e morte|vita]] [...]. (Sancho: LIX, 2011)
*Io, Sancio, nacqui per vivere morendo, e tu per morire mangiando. (don Chisciotte: LIX, 2007)
*[...] molte volte suole scappare la [[pazienza]] quando la stancano le [[offesa|offese]]. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: LIX, 2007)
*[...] val meglio una buona [[speranza]] che un cattivo avere. (Sancho: LXV, 2007)
*[...] questa che va attorno col nome di [[Fortuna]] è una femmina ubriaca e capricciosa e soprattutto cieca, così da non vedere quel che fa né sapere chi rovescia né chi innalza. (Sancho: LXVI, 2007)
*[...] dove vi è molto [[amore]], non suole esserci molta disinvoltura. (LXVI, 2011)
*[...] benedetto chi inventò il [[sonno]], copertoio di tutti gli umani pensieri, vivanda che leva la fame, bevanda che scaccia la sete, fuoco che riscalda il freddo, freddo che tempera l'ardenza, e, insomma, moneta universale con la quale si compra tutto, bilancia e peso che fa uguale il pastore al re e il sempliciotto all'avveduto. Una cosa solamente ha di male il sonno, a quanto ho sentito dire, ed è che somiglia alla morte, poiché da un addormentato a un morto c'è molto poca differenza. (Sancho: LXVIII, 2007)
*[...] il [[sogno]] è sollievo delle infelicità per coloro che, quando son desti, le provano. (Sancho: LXX, 2007)
*— E mi dica vossignoria, signor Àlvaro, somiglio io in qualche cosa a cotesto tale don Chisciotte che dice? (LXXII, 2007)
*[...] le cose umane non sono eterne, ma vanno sempre declinando dai loro inizi sino ad arrivare all'ultima fine, specialmente le vite degli uomini [...]. (LXXIV, 2007)
*{{NDR|[[Ultime parole dai libri|Ultime parole]]}} [...] prego vivamente i nominati signori esecutori testamentari che se la buona sorte li portasse a conoscere l'autore che si dice abbia composto una storia, la quale va attorno col titolo di ''Seconda parte delle prodezze di don Chisciotte della Mancia'', gli chiedano da mia parte, il più fervidamente ch'esser possa, che perdoni se io, senza pur pensarlo, gli ho dato occasione di scrivere tante e tante scempiaggini quante in essa ne ha scritte, poiché parto da questa vita con lo scrupolo di avergli dato motivo a scriverle. (LXXIV, 2007)
===[[Explicit]]===
"Per me sola nacque don Chisciotte, ed io per lui; egli ha saputo oprare, ed io scrivere; noi soli siamo due in uno, nonostante e a dispetto del falso e tordesigliesco scrittore che si arrischiò o si arrischierà a scrivere con grossolana e spuntata penna di struzzo le imprese del mio valoroso cavaliere, perché non è peso per le sue spalle, né tema per il suo costipato ingegno; e anzi l'avvertirai, se mai ti capitasse di conoscerlo, che lasci riposare nella tomba le stanche e ormai marcite ossa di don Chisciotte, e non cerchi di portarlo, contro ogni diritto della morte, nella Vecchia Castiglia, tirandolo fuori dalla fossa in cui realmente e veramente giace, lungo lungo, nell'impossibilità di fare una terza spedizione e una nuova uscita; che per farsi beffa di tutte quelle che fecero quei cavalieri erranti, son sufficienti le due che fece lui, con tanto spasso e consenso delle genti che ne hanno avuto notizia sia in questi che negli stranieri regni. E con ciò terrai fede alla tua cristiana professione, consigliando bene chi ti vuol male, e io resterò soddisfatto e fiero d'essere stato il primo a godere per intiero i frutti dei suoi scritti, come volevo, che altro non è stato il mio intento che quello di far odiare dagli uomini le bugiarde e assurde storie dei libri di cavalleria, che ad opera di quelle del mio autentico don Chisciotte van barcollando, e finiranno per cadere del tutto, senza alcun dubbio." ''Vale''
{{NDR|Miguel de Cervantes, ''Don Chisciotte della Mancia'', traduzione di Vittorio Bodini, Einaudi Tascabili 1994. ISBN 8806126199}}
===Citazioni su ''Don Chisciotte della Mancia''===
*Allegorizza la vita di ogni uomo che non voglia solo preoccuparsi del proprio benessere personale come gli altri, ma persegua un fine oggettivo, ideale, che si è impadronito del suo pensiero e della sua volontà; per il che poi certo viene guardato in questo mondo come un essere strano. ([[Arthur Schopenhauer]], ''[[Il mondo come volontà e rappresentazione]]'')
*Ci troviamo di fronte a un interessante fenomeno: un eroe letterario che gradualmente perde contatto col libro che l'ha prodotto; che abbandona la patria, che abbandona lo scrittoio del suo autore per vagabondare nell'universo dopo aver vagabondato per la [[Spagna]]. In definitiva, don Chisciotte è più grande oggi di quanto lo fosse nel grembo di Cervantes. Ha cavalcato per trecentocinquanta anni nelle giungle e nelle tundre del pensiero umano – guadagnando in vitalità e statura. Non ridiamo più di lui. Il suo blasone è la pietà, il suo vessillo la bellezza. L'unica cosa che conta è il suo essere gentile, generoso, puro, solitario e valoroso. La parodia è diventata pietra di paragone. ([[Vladimir Nabokov]])
*Don Chisciotte non cerca di evadere anch'egli, anche praticamente, dal tritume e dalla standardizzazione della vita quotidiana di un villaggio spagnolo? ([[Antonio Gramsci]])
*E così questo primo grande romanzo della letteratura universale si colloca all'inizio del tempo in cui il Dio del cristianesimo incomincia a lasciare il mondo; in cui l'uomo cade in solitudine e riesce a trovare il senso e la sostanza solo in un'anima, la sua, il cui domicilio è irreperibile; in cui il mondo, sganciato dal vincolo paradossale che lo teneva unito a un aldilà attualizzato, cade in balia della sua immanente insensatezza; in cui la potenza dell'esistente – inasprita dal progressivo degradarsi dei nessi utopici a mere entità – cresce fino ad assumere proporzioni inaudite e conduce una lotta furibonda e senza meta apparente contro la marea montante di quelle forze ancora inconcepibili, ancora incapaci di autorivelarsi e impregnare il mondo. ([[György Lukács]])
*Il Chisciotte non è tanto "scritto" quanto "detto", steso senza sottostare alle costrizioni della scrittura, ma lasciando correre la penna come se fosse la voce, quindi con lo stile della lingua quotidiana e contro la lingua letteraria. Le persone e le cose, viste sotto il prisma domestico della vita, da una prospettiva familiare, vivono sul piano dell'esperienza di ogni giorno: avere elevato questa esperienza comune a norma della finzione romanzesca rappresenta un momento di capitale importanza nell'avventura letteraria europea. ([[Francisco Rico]])
*In tutto il mondo non c'è nulla di più profondo e forte di questa opera poetica. Per ora, è l'ultima parola detta dal pensiero. E se finisse la terra, e lassù da qualche parte chiedessero alla gente: "Avete capito la vostra terra, e che cosa ne avete concluso?". Allora uno potrebbe porgere in silenzio il ''Don Chisciotte'': "Ecco le mie conclusioni sulla vita: potete per questo giudicarmi?" ([[Fëdor Dostoevskij]])
*L'antitesi nel Cervantes è nell'opposizione fra il mondo moderno e l'antico; in lui il mondo moderno è il rappresentato: e la cavalleria è un sogno del passato e la fissazione d'un pazzo. II Don Chisciotte è il mondo moderno che burlando la Cavalleria comincia ad acquistar coscienza di sé. Ciò che distingue il mondo moderno dal cavalleresco è il buon senso, la realtà, il positivo. Da questo buon senso è nato il mondo moderno ossia scientifico, ossia sperimentale. ([[Francesco De Sanctis]])
*L'essenziale è non morire. Non morire! Non morire! Questa è l'ultima radice della follia chisciottesca. Ansia di vita, ansia di vita eterna ti dette l'immortalità. [[Don Chisciotte]] mio, il sogno della tua vita fu ed è il sogno di non morire. ([[Miguel de Unamuno]])
*La disgrazia di Don Chisciotte non è la sua fantasia, è Sancho Pancia. ([[Franz Kafka]])
*La più modesta azione quotidiana suppone immaginare un progetto e confrontarlo con le limitazioni e i condizionamenti imposti dalle circostanze: alla fine, è questa la storia che ci racconta Cervantes, concretandola in una trama e – a cominciare da Don Chisciotte – in alcuni personaggi, con ineguagliata capacità di seduzione. ([[Francisco Rico]])
*La più rude lettura che io conosca; lo lessi nelle ferie estive e tutta la mia sofferenza personale mi sembrò ne fosse impicciolita, degna tutt'al più che se ne ''ridesse''. ([[Friedrich Nietzsche]])
*Lodato sia don Chisciotte! Che seppe con tanto anticipo di secoli riconoscere un furibondo gigante sotto la maschera di un innocente mulino. ([[Gesualdo Bufalino]])
*Paragonato ad altri libri classici (l'Iliade, l'Eneide, la Farsaglia, la Commedia dantesca, le tragedie e le commedie di Shakespeare) il Don Chisciotte è realista; questo realismo, però, differisce essenzialmente da quello cui dette vita il secolo XIX. Joseph Conrad poté scrivere che escludeva dalla sua opera il soprannaturale, perché ammetterlo equivaleva a negare che il quotidiano fosse meraviglioso: ignoro se Miguel de Cervantes condividesse tale intuizione, ma so che nel Don Chisciotte egli contrappose un mondo immaginario poetico a un mondo reale prosaico. Conrad ed Henry James fecero argomento romanzesco della realtà perché la giudicavano poetica; per Cervantes il reale e il poetico sono antinomie. ([[Jorge Luis Borges]])
*Poche le opere tanto generose come il ''Don Chisciotte''. Si direbbe che vi sono libri ingrossati dalla cupidigia e libri ingranditi dalla generosità. Senza alcun dubbio, il ''Don Chisciotte'' è tra questi ultimi; si estende per pagine e pagine, ma non per fare con esse un libro, bensì per disfarlo, proprio perché non sia un libro, per far sì che la letteratura, in esso, resti spezzata, sorpassata, tralasciata. Perché il ''Don Chisciotte'' è scritto non già contro i libri di cavalleria – quale errore! – ma contro i libri, contro il libro, così come il quadro ''Las Meninas'' fu dipinto contro i quadri, anzi, contro la pittura. ([[Ramón Gaya]])
*Quello che è prodigioso nel Don Chisciotte è la totale assenza di artificio e la continua fusione di illusione e realtà, che ne fanno un libro così comico e così poetico. ([[Gustave Flaubert]])
*Un plotone di Don Chisciotte farebbe paura; invece un Cavaliere solitario e anacronistico, fuor di senno e di tempo, accompagnato solo dal suo fido scudiero e da un grappolo di sogni, miti e allucinazioni suscita un nugolo di sentimenti: riso, tenerezza pietà e nostalgia. La solitudine è la sua follia ma è anche la nostra salvezza. Il suo irrealismo cavalleresco lo destina alla sconfitta storica e alla gloria letteraria. In palio per Don Chisciotte non c'è la conquista del potere e il dominio del mondo, ma il favore di Dulcinea del Toboso e dei suoi ammiratori. ([[Marcello Veneziani]])
==''Il dottor Vetrata''==
===[[Incipit]]===
Passeggiando due studenti di signorile casata sulle rive del Tórmes, vi trovarono a dormire sotto un albero un ragazzo di un undici anni, vestito alla contadina. Ordinato a un servo di svegliarlo, quello lo svegliò, ed essi gli domandarono di dov'era e com'era che dormiva in quel luogo solitario. Al che il ragazzo rispose che il nome del suo paese se l'era dimenticato e che andava a Salamanca in cerca di un padrone da servire a patto soltanto che lo facesse studiare.<ref name=novelle1912>Da ''Novelle'', 1912.</ref>
===Citazioni===
*Alla fine, esausti per le veglie, fradici e con le occhiaie, giunsero alla bellissima e splendida città di [[Genova]] e qui, dopo essere sbarcati nella sua darsena riparata e dopo aver fatto visita ad una chiesa, il capitano e tutta la brigata ripararono in un'osteria dove annebbiarono il ricordo di tutte le burrasche passate con il ''gaudeamus'' presente. [...] Il buon Tomás ebbe modo di ammirare anche i biondi capelli delle [[Donne genovesi|genovesi]], l'eleganza e la cortesia degli uomini, l'ammirevole bellezza della città che sembrava avere le case incastonate su per quelle rocce come diamanti nell'oro. (2002; pp. 237-238)
*L'onore del padrone rivela quello del [[Servitù|servo]]. Quindi guarda chi servi e vedrai che onore hai. (1912)
*[...] disse che i buoni pittori imitavano la natura, ma che quelli cattivi la vomitavano. (2013)
*C'era sul marciapiede di San Francesco un crocchio di genovesi e, passando egli di là, uno di loro lo chiamò e gli disse:<br>– Venga qua, signor Vetrata, e ci conti un po' qualcosa.<br>Egli rispose:<br>– No, non vorrei che i miei conti venissero poi registrati a [[Genova]]. (2002; p. 256)
==''La conversazione dei cani''==
===[[Incipit]]===
Usciva dall'Ospedale della Resurrezione, che si trova a Valladolid fuor dalla Porta del Campo, un soldato, il quale, siccome la spada gli serviva da bastone e aveva le gambe secche e il viso giallo, mostrava chiaramente che, per quanto non facesse ancora troppo caldo, doveva aver sudato in venti giorni tutti gli umori maligni che forse s'era buscato in un'ora.<ref name=incipit/>
===Citazioni===
*[...] dalla [[lingua]] dipendono i maggiori guai della vita umana. (Scipione; 1912)
*[...] ne va in rovina piú di quei che si [[Fiducia|fidano]] che di quei che han prudenza. Ma il mal'è che è impossibile viver bene nel mondo se non ci si fida e affida. (Scipione; 1912)
*[...] l'[[umiltà]] è la base e il fondamento d'ogni virtú e [...] senza di essa nessun'altra è tale; spiana ostacoli, supera difficoltà ed è un mezzo che conduce sempre a glorioso fine. I nemici te li fa amici; raffrena la collera negli sdegnati e scema la tracotanza negli altezzosi; è madre della modestia e sorella della moderazione; di fronte ad essa, insomma, i vizi non valgono a fermare vantaggioso trionfo, perché si smussano e si spuntano le frecce del male contro la mitezza e la mansuetudine dell'umile. (Berganza; 1912)
*Di rado o mai si soddisfa l'[[ambizione]] senza danno del terzo. (Scipione; 1912)
*[...] il [[viaggiare]] per diversi paesi e il trattare con diverse genti fa gli uomini avveduti. (Berganza; 1912)
*{{NDR|la [[fortuna]]}} la trova chi muta luogo. (Berganza; 1912)
*[...] il [[consiglio]] del [[povero]], per buono che sia, non è stato mai accolto [...]. (Scipione; 1912)
==''La zingarella''==
===[[Incipit]]===
[[Zingari]] e zingare pare che siano nati, in questo mondo, soltanto per esser ladri: nascono da genitori ladri, crescono in mezzo ai ladri, studiano da ladri e riescono infine a esser ladri fatti e finiti di tutto punto.<ref name=incipit>Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, ''Incipit'', Skira, 2018. ISBN 9788857238937</ref>
===Citazioni===
*[...] anche tra i demoni ce ne son di peggiori degli altri, e tra molti uomini [[Bontà e cattiveria|malvagi suole essercene qualcuno buono]] [...]. (2013)
*{{NDR|Il [[tempo]]}} suole procurare una dolce soluzione a molte amare difficoltà. (2013)
==''Rinconete e Cortadillo''==
===[[Incipit]]===
====Luigi Bacci====
Nell'osteria del Mulinello, che si trova ai confini della famosa campagna di Alcudia, sulla strada che conduce dalla Castiglia in Andalusia, un giorno de' più caldi dell'estate, si trovarono, per caso, due ragazzi dai quattordici ai quindici anni: né l'uno né l'altro passava i diciasett'anni; tutt'e due di bell'aspetto, ma in mal'arnese, sbrindellati e rotti. Cappa, non ne avevano; i calzoni erano di tela e le calze di carne; è ben vero però che tal deficienza la riparavano le scarpe, perché quelle dell'uno eran di corda, tanto logore quanto vecchie e quelle dell'altro tutte bucherellate e senza suola, che più che da scarpe gli servivano da pastoie. L'uno aveva una berretta verde da cacciatore, l'altro un cappello senza nastro, basso di capo e di tesa larga. A tracolla, l'uno portava una sudicia camicia insaldata e messa in una sacca fatta a manica; l'altro camminava scusso scusso e senza sacche, sebbene dal petto gli venisse fuori un gran fagotto che, per quello che dopo si vide, era una specie di bavera imbevuta dall'unto e sì sfilaccicata e rotta che sembrava un ammasso di fila. In essa c'era rinvolto un mazzo di carte di forma ovale, perché dall'usarle, gli si erano arrotondati gli angoli e perché durassero di più, glieli avevano smussati e lasciati in tal forma. Tutt'e due erano abbrustoliti dal sole, con le unghie lunghe listate a lutto; l'uno aveva una mezza spada e l'altro un coltello da beccaio.
====Alfredo Giannini====
Nella locanda del Mulinello, che è al confine della gran bella pianura di Alcudia sulla strada che dalla Castiglia va in Andalusia, un ardente giorno d'estate si trovarono, per caso, due ragazzotti tra i quattordici e i quindici anni al massimo, non piú di diciassette né l'uno né l'altro; tutti e due di bello aspetto, ma nelle vesti molto sdruciti, sbrindellati e logori. Cappa, neppur per idea; i calzoni di tela e le calze di ciccia. C'erano però, in compenso, le scarpe: di sparto quelle dell'uno, rifinite dal portarle; traforate quelle dell'altro, senza suola; così che lo impacciavano più che lo calzassero. L'uno aveva in capo una berretta verde da cacciatore, l'altro un cappello senza nastro, basso di forma e a falde larghe. Sulla spalla, l'uno portava una camicia di color camoscio, insaldata e tutta insaccata in una manica, a tracolla; l'altro camminava disimpacciato, senza bisacce; quantunque dal petto sporgesse un gran fagotto che, come si vide poi, era un collare di quelli che chiamano «alla vallona» inamidato ma di grasso, trapunto e ragnato che pareva tutto filacce. C'era involto e serbato un mazzo di carte da gioco, di figura ovale; giacché, con l'uso, gli angoli si erano sgualciti, ma, perché durassero di piú, erano stati ritagliati ed erano state lasciate in quella forma.<ref name=novelle1912/>
===Citazioni===
*[...] per ogni cosa c'è rimedio tranne per la morte [...]. (Cortadillo: 1916, p. 11)
*[...] quello che dice la [[lingua]] lo paga la gola [...]. (Cortadillo: 1916, p. 22)
*[...] le {{sic|quistioni}} fra coloro che si vogliono bene son causa di maggior piacere quando si fa la pace [...]. (Monipodio: 1916, p. 32)
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Il geloso dell'Estremadura''===
Non sono molti anni che da un paese dell'Estremadura se ne partí un gentiluomo, nobile di nascita, che, come nuovo figliuol prodigo, per diverse parti di Spagna, d'Italia e delle Fiandre andò consumando e anni ed averi; finché, dopo tante peregrinazioni, morti ormai i genitori e scialacquato il patrimonio, venne a stabilirsi nella grande città di Siviglia dov'ebbe occasione davvero bastevole per dar fondo a quel poco che egli era rimasto.<ref name=novelle1912/>
===''La spagnola inglese''===
Tra il bottino che gli inglesi presero nella città di Cadice, Clotaldo, un gentiluomo inglese che comandava una squadra navale, si portò a Londra una bimba, dell'età di sette anni all'incirca.<ref name=incipit/>
==Citazioni su Miguel de Cervantes==
*[[Niccolò Machiavelli|Machiavelli]], che riconosce l'uomo come soggetto storico responsabile, capace di agire entro le leggi della realtà, sviluppando un'analisi del potere che non giustifica la tirannide, bensì smaschera le illusioni che permettono al potere arbitrario di perpetuarsi. Cervantes, che, con [[Don Chisciotte]], rivendica la libertà interiore e la dignità dell'ideale, anticipando una concezione europea della [[dignità umana]] come valore intrinseco, indipendente dal successo o dal riconoscimento sociale. Entrambi gli autori, pur con strumenti diversi, contribuiscono alla nascita di una coscienza moderna dell'uomo, fondata sulla responsabilità individuale e sulla consapevolezza del conflitto tra ideale e realtà. ([[Sergio Mattarella]])
*Se c'è una cosa che Cervantes, nella sua incommensurabile grandezza insegna è: attenzione, quel che vi racconto sono favole, ma ''de te fabula narratur''.<br>È di te che questa storia parla. ([[Antonella Cilento]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Michel di Cervantes Saavedra, '' Dell'ingegnoso Cittadino Don Chisciotte Della Mancia'', 2 voll., traduzione di Lorenzo Franciosini, Baba, Venezia, 1625, [https://books.google.it/books?id=EAtEAAAAcAAJ I].
*Miguel de Cervantes, ''Don Chisciotte della Mancia'', traduzione di [[Bartolomeo Gamba]], Edizioni "A Barion" della Casa per Edizioni popolari – S.A, Sesto San Giovanni (Milano), 1933.
*Miguel de Cervantes, ''Don Chisciotte della Mancia'', traduzione di Vittorio Bodini, Einaudi, 1994. ISBN 8806126199
*Miguel de Cervantes, ''Don Chisciotte della Mancia'', traduzione di Ferdinando Carlesi, Arnoldo Mondadori Editore, 1974.
*Miguel de Cervantes, ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-c/miguel-de-cervantes-saavedra/don-chisciotte-della-mancia-edizione-bur/ Don Chisciotte della Mancia]'', traduzione di Alfredo Giannini, Rizzoli, Milano, 2007.
*Miguel de Cervantes, ''[https://books.google.it/books?id=ts9OVCxrzxUC Don Chisciotte della Mancia]'', cura e traduzione di Barbara Troiano e Giorgio Di Dio, Newton Compton, Roma, 2011 (edizione elettronica). ISBN 978-88-541-2891-0
*Miguel de Cervantes Saavedra, ''[https://www.liberliber.it/mediateca/libri/c/cervantes/don_chisciotte_della_mancia/pdf/cervantes_don_chisciotte_della_mancia.pdf La storia di don Chisciotte della Mancha]'', Edoardo Perino editore, Roma, 1888.
*Miguel de Cervantes Saavedra, ''[https://books.google.it/books?id=S8TCIXtkw7QC Don Chisciotte della Mancia]'', traduzione di Letizia Falzone, Garzanti, Milano, 2014 (edizione digitale). ISBN 978-88-11-13655-2.
*{{es}} Miguel de Cervantes, ''[https://cvc.cervantes.es/literatura/clasicos/quijote/default.htm Don Quijote de la Mancha]'', studio preliminare di Fernando Lázaro Carreter, testo critico e direzione di Francisco Rico, note di Joaquín Forradellas, Instituto Cervantes, 1998. ISBN 84-689-5988-X
*Miguel de Cervantes, ''[https://www.liberliber.it/mediateca/libri/c/cervantes/novelle/pdf/cervantes_novelle.pdf Novelle]'', traduzione di Alfredo Giannini, Laterza, Bari, 1912.
*Miguel de Cervantes, ''Novelle esemplari'', traduzione di Paola Gorla, Einaudi, Torino, 2002. ISBN 88-06-16206-3
*Miguel de Cervantes, ''[https://books.google.it/books?id=yf-kAQAAQBAJ Novelle esemplari]'', introduzione di Monique Joly, traduzione e note di Antonio Gasparetti, Rizzoli, 2013 (edizione elettronica).
*Michele Cervantes de Saavedra, ''Rinconete e Cortadiglio'', in ''Racconti morali'', tradotti e annotati da Luigi Bacci, Società editrice Dante Alighieri, Milano, 1916.
==Voci correlate==
*''[[Don Quichotte]]'' – opera lirica di [[Jules Massenet]]
==Altri progetti==
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===Opere===
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Marcella Medici (BEIC)
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/* Citazioni di Miguel de Cervantes */
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[[File:Cervantes Jáuregui.jpg|thumb|Miguel de Cervantes]]
'''Miguel de Cervantes Saavedra''' (1547 – 1616), scrittore spagnolo.
==Citazioni di Miguel de Cervantes==
*[...] [[amore]] e [[desiderio]] sono due cose diverse: ché non tutto quello che si ama si desidera, né tutto quello che si desidera si ama.
:[...] ''amor y deseo son dos cosas diferentes: que no todo lo que se ama se desea, ni todo lo que se desea se ama.''<ref>Da ''Primera parte de la Galatea, diuidida en seys libros'', Juan Gracián, Alcalá, 1585, [http://www.cervantesvirtual.com/obra-visor/la-galatea--0/html/ff31109a-82b1-11df-acc7-002185ce6064_39.html IV], pp. 212-13. Edizione elettronica della Biblioteca Virtual Miguel de Cervantes.</ref>
*Da un'altra nube sbucò il gran [[Félix Lope de Vega|Lope]]<br>poeta insigne che, in versi e in prosa,<br>nessuno supera e nemmeno uguaglia.<ref>Da ''Viaggio in Parnaso''. Citato in José López Rubio, ''Lope de Vega'', traduzione di Gianni Buttafava, Mondadori, 1973.</ref>
*Diffida del bue davanti, della mula dietro, del monaco da tutte le parti.<ref>Da ''Novelle esemplari''; citato in Elena Spagnol, ''Enciclopedia delle citazioni'', Garzanti, Milano, 2009, p. 251. ISBN 9788811504894</ref>
*E così adagio adagio, due giorni dopo l’uscita dall’albereto don Chisciotte e Sancio giunsero al fiume [[Ebro]]. Fu di grande soddisfazione a don Chisciotte il vedere e il contemplare le amenità delle sue sponde: la limpidezza delle sue acque, il placido corso e l’abbondanza loro; ed una vista sì ridente e lieta gli richiamò alla memoria mille amorosi pensieri, e si ricordò specialmente di tutto quello che aveva veduto nella Grotta di Montèsino.<ref>Da ''[https://it.wikisource.org/wiki/Don_Chisciotte_della_Mancia_Vol._2 L'ingegnoso idalgo don Chisciotte della Mancia]'', volume secondo, traduzione di Bartolommeo Gamba, Milano, Andrea Ubicini, 1841, p. 269</ref>
*[...] il cielo [sa] trarre dalle maggiori [[avversità]] nostre i nostri più grandi giovamenti.<ref>Da ''La spagnola inglese'', in ''Novelle esemplari'', 2013.</ref>
*[...] meglio il [[onore e disonore|disonore]] ignorato che l'[[onore e disonore|onore]] sospettato dalla gente.<ref>Da ''La forza del sangue'', in ''Novelle'', 1912.</ref>
*'''Brigida''': [...] Solo l'altro giorno ho trovato per via un poeta, che di buonissima volontà e con molta cortesia mi regalò un sonetto sulla storia di Piramo e Tisbe, e me ne promise altri trecento in mia lode.<br>'''Cristina''': Meglio sarebbe stato per te incontrare un [[Genovesi|genovese]] che ti regalasse trecento reali.<br>'''Brigida''': Già, i genovesi sono in tale abbondanza e tanto facili da attirare, come falchi allo zimbello! Adesso poi, che sono tutti abbacchiati e mosci per il decreto!<br>'''Cristina''': Senti, Brigida, di una cosa ti dico che devi esser certa: che vale di più un genovese fallito che quattro poeti interi.<ref>Da ''Il falso Biscaglino'', in ''Farse spagnole del Secolo d'oro'', traduzione di Cesco Vian, Istituto Geografico de Agostini, Novara, 1965, p. 146.</ref>
*{{NDR|[[Napoli]]}} Gloria d'Italia e ancor del mondo lustro, madre di nobiltade e di abbondanza, benigna nella pace e dura in guerra.<ref>Citato in [[Renato de Falco]], ''[http://www.tecalibri.info/D/DEFALCO-R_parlar.htm#p005 Del parlar napoletano]'', p. 85, Colonnese, Napoli, 2007 [1997]. ISBN 978-88-87501-77-3</ref>
*Nelle sventure comuni si riconciliano gli animi e si stringono amicizie.<ref>Da ''Los trabajos de Persiles y Sigismunda''; citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Ettore Barelli e Sergio Pennacchietti, BUR, 2013.</ref>
*[...] sciocco è, e molto sciocco colui che disvelando altrui un secreto, gli chiede ferventemente che lo celi [...].<ref>Da Miguel de Cervantes, ''Le sventure di Persile e Sigismonda'', 4 voll., traduzione di Enrico Zezon, Gabinetto letterario, Napoli, 1854, vol. II, [https://books.google.it/books?hl=it&id=9O4vUYTJ14QC&pg=PA45#v=onepage&q&f=false p. 45].</ref>
:''necio es, y muy necio, el que, descubriendo un secreto a otro, le pide encarecidamente que le calle'' [...]<ref>Da Miguel de Cervantes, ''Los trabajos de Persiles y Sigismunda'', [http://www.cervantesvirtual.com/obra-visor/los-trabajos-de-persiles-y-sigismunda--0/html/ff31b96e-82b1-11df-acc7-002185ce6064_35.html#I_36_ II, V], Biblioteca Virtual Miguel de Cervantes.</ref>
===Attribuite===
*L'onestà è la miglior politica.
:{{Spiegazione|La citazione è presente nella traduzione in lingua inglese di Pierre Antoine Motteux del ''Don Chisciotte'': «''Honesty is the best policy''» (parte II, cap. 33); essa, però, non trova alcun riscontro nell'originale in lingua spagnola. Frase idiomatica inglese<ref>{{cfr}} [https://www.merriam-webster.com/dictionary/honesty%20is%20the%20best%20policy Dizionario Merriam-Webster].</ref>, attestata come proverbio anche in italiano<ref>Francesco Grisi, ''Il grande libro dei proverbi'', Piemme, 1997, p. 205. ISBN 88-384-2710-0</ref>.}}
*Le [[Ingiuria|ingiurie]] sono sempre grandi ragioni per coloro che non ne hanno.<ref name=Gar>Citato in Francesco Giuntini, ''La sapienza per tutti'', Salani, Firenze, 1871, [https://books.google.it/books?id=KzH9pGnjPMkC&pg=PA146 p. 146].</ref>
*Nella bocca chiusa non entrano le mosche.
:{{Spiegazione|La citazione è presente in alcune traduzioni in lingua inglese del ''Don Chisciotte'': «''A close mouth catches no flies''» (parte I, cap. 25); essa, però, non trova alcun riscontro nell'originale in lingua spagnola.}}
*Non si possono prendere trote con i calzoni asciutti.
:{{Spiegazione|Proverbio spagnolo corrispondente all'italiano: «Chi vuole il pesce, bisogna che s'ammolli». In ''Don Chisciotte'' (parte II, cap. LXXI) è citato solo parzialmente: «''No se toman truchas..., y no digo más''».}}
*Sii tardo di lingua e lesto d'occhio.
:''Sé lento con la lengua y rápido con el ojo''.<ref>Citato in Arturo Ortega Blake, ''[https://books.google.it/books?id=QJIAVIKP1dgC El gran libro de las frases célebres]'', Grijalbo, 2013. ISBN 9786073116312</ref>
==''Don Chisciotte della Mancia''==
===[[Incipit]]===
<small>''Citazioni in ordine di pubblicazione.''</small><ref>In base all'anno della prima edizione di ciascuna, per il quale vedasi Patrizia Botta, ''[https://cvc.cervantes.es/literatura/aispi/pdf/bib_03/03_051.pdf La nuova traduzione italiana del Don Quijote]'', in Felice Gambin (a cura di), ''[https://cvc.cervantes.es/literatura/aispi/biblioteca_03.htm Cervantes e l'Italia: il «Don Chisciotte» del 1615]'', AISPI Edizioni, Roma, 2018, p. 51, in nota. ISBN 978-88-907897-4-8.</ref>
====Originale====
''En un lugar de la Mancha, de cuyo nombre no quiero acordarme, no ha mucho tiempo que vivía un hidalgo de los de lanza en astillero, adarga antigua, rocín flaco y galgo corredor. Una olla de algo más vaca que carnero, salpicón las más noches, duelos y quebrantos los sábados, lantejas los viernes, algún palomino de añadidura los domingos, consumían las tres partes de su hacienda. El resto della concluían sayo de velarte, calzas de velludo para las fiestas, con sus pantuflos de lo mesmo, y los días de entresemana se honraba con su vellorí de lo más fino.''
====Lorenzo Franciosini====
In una Terra della Mancia, del cui nome non me ne voglio ricordare, non è troppo, che si ritrovava un Cittadino, di quelli, che per ostentazione d'una certa grandezza, tengono lancie, e targhe antiche nella rastrelliera; un can d'aggiugnere, e un ronzin magro da passeggiare. Nel suo vitto ordinario, che era una buona pignatta di un poco più di bue, che di castrato, la sera il più delle volte, carne battuta, il Sabato frittate rognose, i Venerdì lente, e qualche piccioncino di più le Domeniche; spendeva la terza parte delle sue facultà. Il resto di esse consumava in farsi un bel saio di panno finissimo, calzoni di velluto per i dì delle feste, con un paio di pantofole dello stesso, e i giorni tra settimana, faceva il bello con un vestito di panno bigio, del più fino, che si trovasse.
====Bartolomeo Gamba====
Viveva, or non è molto, in una terra della Mancia, che non voglio ricordare come si chiami, un idalgo di quelli che hanno lance nella rastrelliera, scudi antichi, magro ronzino e cane da caccia. Egli consumava tre quarti della sua rendita per mangiare più bue che castrato, carne con salsa il più delle sere, il sabato intingolo di pecore mal capitate, lenticchie il venerdì, e qualche piccolo piccioncino di giunta le domeniche. Consumava il resto per ornarsi nei giorni di festa con un saio di scelto panno di lana, calzoni di velluto e pantofole pur di velluto; e nel rimanente della settimana faceva il grazioso, portando un vestito di rascia della più fina.
====Alfredo Giannini====
In un borgo della Mancia, che non voglio ricordarmi come si chiama, viveva non è gran tempo un nobiluomo di quelli che hanno e lancia nella rastrelliera e un vecchio scudo, un magro ronzino e un levriere da caccia. Un piatto di qualcosa, più vacca che castrato, brincelli di carne in insalata, il più delle sere, frittata in zoccoli e zampetti il sabato, lenticchie il venerdì, un po' di piccioncino per soprappiù la domenica, esaurivano i tre quarti dei suoi averi. Al resto davano fine la zimarra di castorino, i calzoni di velluto per le feste con le corrispondenti controscarpe pur di velluto. Nei giorni fra settimana poi gli piaceva vestire d'orbace del più fino.
====Ferdinando Carlesi====
In un borgo della Mancia, di cui non voglio ricordarmi il nome, non molto tempo fa viveva un gentiluomo di quelli con lancia nella rastrelliera, scudo antico, ronzino magro e can da séguito. Qualcosa in pentola, più spesso vacca che castrato, quasi tutte le sere gli avanzi del desinare in insalata, lenticchie il venerdì, un gingillo il sabato, un piccioncino ogni tanto in più la domenica, consumavano tre quarti delle sue rendite; il resto se ne andava tra una casacca di castoro con calzoni e scarpe di velluto per le feste, e un vestito di fustagno, ma del più fino, per tutti i giorni.
====Vittorio Bodini====
In un paese della Mancia, di cui non voglio fare il nome, viveva or non è molto uno di quei cavalieri che tengono la lancia nella restrelliera, un vecchio scudo, un ossuto ronzino e il levriero da caccia. Tre quarti della sua rendita se ne andavano in un piatto più di vacca che di castrato, carne fredda per cena quasi ogni sera, uova e prosciutto il sabato, lenticchie il venerdì e qualche piccioncino di rinforzo alla domenica. A quello che restava davano fondo il tabarro di pettinato e i calzoni di velluto per i dì di festa, con soprascarpe dello stesso velluto, mentre negli altri giorni della settimana provvedeva al suo decoro con lana grezza della migliore.
====Letizia Falzone====
«In un borgo della Mancia», il cui nome non mi viene a mente, non molto tempo fa viveva un cavaliere di quelli con lancia nella rastrelliera, un vecchio scudo, un ronzino magro e un levriero corridore. Un piatto più di vacca che di castrato, un tritato di carne fredda in insalata tutte le sere, frittata coi ciccioli il sabato, lenticchie il venerdì, qualche piccioncino in soprappiù la domenica, consumavano tre quarti della sua rendita. Il resto se ne andava tra un mantello di fino panno nero, calzoni di velluto per i giorni festivi, con soprascarpe della stessa stoffa, e un vestito di lana greggia della migliore per tutti i giorni.
===Citazioni===
====Prima parte====
[[Immagine:Gustave Doré - Miguel de Cervantes - Don Quixote - Part 1 - Chapter 1 - Plate 1 "A world of disorderly notions, picked out of his books, crowded into his imagination".jpg|thumb|upright=1.2|Illustrazione di [[Gustave Doré]]]]
*[...] per il poco dormire e il molto leggere gli si prosciugò il cervello, in modo che venne a perdere il giudizio. (I, 2007)
*[...] mai però fu molto quel che è [[buono]] [...]. (curato: VI, 2007)
*[...] purché avessi da mangiar bene, mangerei altrettanto bene e meglio in piedi, e da me solo, che seduto accanto a un imperatore. E anzi, per dir la verità, mi sa molto meglio quello che mangio nel mio cantuccio senza tante smorfie e complimenti, anche abbia ad essere pane e cipolla, che i tacchini di cert'altre mense dove io sia costretto a masticare adagino, a ber poco, a pulirmi ogni momento, a non starnutare né tossire se me ne venga voglia né a fare altre cose che s'accompagnano con lo star soli e liberi. (Sancho: IX, 2007)
*Ma, pur dato il caso che siano uguali le [[bellezza|bellezze]], non ne viene che abbiano ad essere uguali i desideri, perché non tutte le bellezze innamorano, essendovene di quelle che sono una gioia per gli occhi ma non soggiogano il cuore. (Marcella: XIV, 2007)
*[...] la bellezza in una donna onesta è come fuoco acceso discosto o spada aguzza; quello non brucia né quella ferisce chi non vi si avvicina. (Marcella: XIV, 2007)
*[...] i [[desiderio|desideri]] si alimentano di speranze [...]. (Marcella: XIV, 2007)
*È proprio vero, insomma, che ci vuole del tempo per arrivare a conoscere le [[persone]], e che non c'è nulla di sicuro in questo mondo. (Sancho: XV, 2007)
*Tuttavia, ti faccio osservare, fratel mio Panza — replicò don Chisciotte — che non c'è [[ricordo]] cui il tempo non cancelli, né [[dolore]] a cui la morte non metta fine. (XV, 2007)
*La sorte lascia sempre una porta aperta nelle [[disgrazie]], per mettervi riparo. (don Chisciotte: XV, 2007)
*Le [[ferita|ferite]] che si ricevono nelle battaglie conferiscono onore piuttosto che toglierlo. (don Chisciotte: XV, 2007)
*— Sappi, Sancio, che un [[uomo]] non vale più d'un altro se non [[Azione|fa]] più d'un altro. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XVIII, 2007)
*[...] non è possibile che il male e il [[Bene e male|bene]] durino a lungo: dal che ne consegue che, essendo durato molto il male, il bene è ormai vicino. (don Chisciotte: XVIII, 2007)
*[...] la bocca senza denti è come molino senza mola, e molto più conto si deve fare di un [[dente]] che di un diamante. (don Chisciotte: XVIII, 2007)
*La paura ha molti occhi, e se vede le cose di sotterra, tanto più quelle di lassù, del cielo. (XX, 2007)
*È il carattere naturale delle [[donna|donne]], questo — disse don Chisciotte: — disdegnare chi le ama e amare chi le aborrisce. (XX, 2007)
*[...] l'eccesso di confidenza che ti ho concesso ha provocato questa mancanza di rispetto. (don Chisciotte a Sancho: XX, 2011)
*— Scommetto — replicò Sancio — che vossignoria crede che io abbia fatto dal corpo mio... [[feci|qualche cosa]] che non sta bene.<br>— A rimestarla è peggio, amico Sancio — rispose don Chisciotte. (XX, 2007)
*[...] i primi impulsi non sono in potere dell'uomo. (don Chisciotte: XX, 2007)
*— Mi pare, Sancio, che non ci sia [[proverbio]] che non dica il vero, giacché son tutte sentenze ricavate appunto dalla esperienza, madre d'ogni scienza [...]. (don Chisciotte: XXI, 2007)
*[...] sii breve nei tuoi [[Discorso|discorsi]], perché nessuno ve n'ha di piacevole, se lungo. (don Chisciotte: XXI, 2007)
*Anzi io ho sentito dire — disse don Chisciotte, — che chi [[canto|canta]] scaccia malinconia. (XXII, 2007)
*[...] le [[disgrazie]] sempre perseguitano il bell'[[ingegno]]. (Ginesio: XXII, 2007)
*[...] una delle doti della [[prudenza]] è che quello che si può ottenere con le buone non si voglia avere con le cattive [...]. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XXII, 2007)
*[...] è proprio di gente bennata l'essere riconoscente dei [[Beneficio|beneficî]] che si ricevono ed uno dei peccati che più offende Dio è l'[[ingratitudine]]. (don Chisciotte: XXII, 2007)
*[...] la [[sfortuna|malasorte]] però, la quale a giudizio di coloro che non sono illuminati dalla vera fede, ogni cosa guida, prepara e regola a suo modo. (XXIII, 2007)
*[...] [[Beneficenza|fare del bene]] ai villani è come gettare acqua nel mare. (don Chisciotte: XXIII, 2011)
*[...] ritirarsi non è fuggire, né aspettare è assennatezza quando il pericolo sorpassa la speranza. (Sancho: XXIII, 2007)
*[...] è pur conforto nelle [[disgrazie]] trovare chi se ne condolga. (don Chisciotte: XXIV, 2007)
*[...] che un cavaliere errante divenga [[Follia|matto]] avendone motivo, non c'è né merito né grazie da rendere; il nodo della questione sta in perdere il senno senza un perché e nel far comprendere alla mia dama, che se a freddo faccio questo, cosa sarei capace di fare a caldo? ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XXV, 2007)
*[...] quello che a te [[apparenza|pare]] catinella di barbiere a me pare l'elmo di Mambrino, e ad un altro parrà un'altra cosa. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XXV, 2007)
*[...] il fare una cosa per un'altra è lo stesso che [[mentire]]. (don Chisciotte: XXV, 2007)
*Ah, pazzo, ch'io sono! Ora che mi trovo lontano e fuori del pericolo, dico che dovevo fare quel che non feci! (Cardenio: XXVII, 2007)
*[...] la [[morte]] che ci coglie a un tratto fa subito finire il dolore, ma quella che si prolunga nei tormenti uccide di continuo senza spegner la vita. (Cardenio: XXVII, 2007)
*Con la sua sparizione si addensò la notte della mia tristezza, tramontò il sole della mia gioia, rimasero senza luce gli occhi miei, senza più ragionare la mia mente. (Cardenio: XXVII, 2007)
*Oh [[memoria]], mortale avversaria della mia pace! (Cardenio: XXVII, 2007)
*[...] la [[musica]] calma gli animi sconvolti e mitiga i travagli dello spirito. (Dorotea: XXVIII, 2007)
* [...] la buona e vera [[amicizia]] non può né deve esser mai sospettosa [...]. (XXXIII, 2007)
*''È la donna un vetro, inver, | Che non s'ha a provar perciò | Se si può spezzare o no, | Ché potria tutto accader.'' (XXXIII, 2007)
*[...] chi cerca l'[[impossibilità|impossibile]] è giusto che gli sia rifiutato quel che è possibile [...]. (XXXIII, 2007)
* [...] la [[amore|passione amorosa]] si vince soltanto col fuggirla [...]. (XXXIV, 2007)
*[...] tanto più la bramata felicità tormenta quanto più è vicina la speranza di raggiungerla [...]. (Lotario: XXXIV, 2007)
*[...] la vera [[nobiltà]] consiste nella virtù [...]. (Dorotea: XXXVI, 2007)
*[...] le [[arma|armi]] [...] hanno per oggetto e fine la [[pace]], cioè, il maggior bene che gli uomini possono deisderare in questa vita. (don Chisciotte: XXXVII, 2007)
*[...] quanti di meno sono i premiati per causa della [[guerra]] che non i morti in essa? (don Chisciotte: XXXVIII, 2007)
*[...] raramente, o mai, accade il [[Bene e male|bene]] puro e semplice senz'essere accompagnato o seguito da qualche [[Bene e male|male]] che lo turbi e scompigli [...]. (schiavo: XLI, 2007)
*''Se le sue glorie Amor vende costose | Ha ragione ed il suo traffico è giusto, | Ché non ci sono gioie più preziose | Di quelle valutate dal suo gusto, | Ed è cosa evidente | Che non val ciò che poco costa o niente.'' (XLIII, 2007)
*[...] ognuno è figlio delle sue [[azione|azioni]]; e, perché uomo, posso ben {{Sic|doventar}} papa. (Sancho: XLVII, 2007)
*[...] la [[virtù]] più è perseguitata dai cattivi che amata dai buoni. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XLVII, 2007)
*[...] non essendo possibile che l'arco stia sempre teso né che la debole natura umana possa sostenersi senz'alcun lecito spasso. (don Chisciotte: XLVIII, 2007)
*[...] al [[Povertà|povero]] è impossibile dimostrare con alcuno la virtù della generosità per quanto la possegga in sommo grado; e la [[generosità]] che consiste soltanto nel desiderio è cosa morta, come è morta la fede senza le opere. (don Chisciotte: L, 2007)
*[...] so solamente questo: potessi io avere così presto la contea come saprei reggerla! poiché ho tanta anima quanto un altro e tanto corpo quant'altri mai; e che sarei io altrettanto re del mio stato quanto ogni altro del suo; e una volta che lo fossi, farei quel che volessi; e facendo quel che volessi, farei a piacer mio; e facendo a piacer mio, sarei contento; e quando uno è contento, non ha altro da desiderare; e non avendo altro da desiderare, è bell'e finita [...]. (Sancho: XLVIII, 2007)
====Seconda parte====
[[Immagine:Don Quichotte Honoré Daumier.jpg|thumb|''Don Chisciotte e Sancho Panza'' (Honoré Daumier, 1868 ca.)]]
*[...] le [[Ingiuria|ingiurie]] suscit[a]no anche negli animi più umili la [[collera]] [...]. (''Prologo al lettore'', 2007)
*[...] il [[soldato]] fa più bela figura magari morto nel combattimento che sano e salvo nella fuga. (''Prologo al lettore'', 2007)
*[...] l'[[abbondanza]] delle cose, anche se buone, fa che non siano pregiate, mentre la scarsezza, magari delle cattive, conferisce loro certo valore. (''Prologo al lettore'', 2007)
*— Vedi, Sancio — disse don Chisciotte: — dovunque sia la [[virtù]] in grado eminente, è perseguitata. (II, 2007)
*[...] poiché le [[libri|opere stampate]] sono prese in esame con tutta comodità, facilmente se ne vedono tutte le manchevolezze e tanto più sono attentamente vagliate quanto maggiore è la fama di chi le compose. (Sansone: III, 2007)
*[...] certuni dicono: «Mai [[Sequel|seconde parti]] furon buone» [...]. (Sansone: IV, 2007)
*[...] i [[Lavoro|lavori]] fatti in fretta e furia non si compiono mai con la perfezione che si richiede. (Sancho: IV, 2007)
*[...] io ho sentito dire (e, credo proprio dal mio padrone, se non ricordo male), che fra i due estremi, codardia e temerità, c'è quel di mezzo, cioè, la prodezza. (Sancho: IV, 2007)
*Ognuno è come Dio l'ha fatto e spesso spesso è magari peggio. (IV, 2007)
*[...] chi non sa godere della [[fortuna]] quando gli si presenta, non si deve lamentare se poi gli sfugge. (Sancho: V, 2007)
*Il miglior condimento che ci sia è la [[fame]] [...]. (Teresa: V, 2007)
*[...] non fa felice il possessore delle [[ricchezza|ricchezze]] il possesso di esse ma lo spenderle, e non già lo spenderle comunque, ma il saperle bene spendere. (don Chisciotte: VI, 2007)
*[...] alla fine della via ampia e spaziosa del [[Virtù e vizi|vizio]], c'è la morte, in fondo invece al sentiero della virtù, angusto e difficile, c'è la vita [...]. (don Chisciotte: VI, 2007)
*Molti pochi fanno un assai. (VII, 2007)
*Oh, [[invidia]], radice di mali infiniti e tarlo delle virtù! Tutti i vizi, Sancio, recano seco un non so che di diletto, ma quello dell'invidia non reca se non dispiaceri, rancori e ire. (don Chisciotte: VIII, 2007)
*[...] non tutti possiamo esser frati, e molte sono le vie per le quali Dio conduce i suoi al cielo [...]. (don Chisciotte: VIII, 2007)
*— Dio ci metterà riparo — disse Sancio; — perché Dio manda il male e poi la medicina; nessuno sa quel che sarà; di qui a domani ci sono molte ore, e in un'ora, magari in un momento, vien giù la casa; io ho visto piovere e splendere il sole quasi a un medesimo punto [...]. (XIX, 2007)
*Orbene, a tutto c'è rimedio meno che alla [[morte]], sotto il giogo della quale tutti si deve passare, per quanto, quando la vita finisce, ci dispiaccia. Questo mio [[padrone]] ho visto da mille prove che è un matto da legare, e anche io, del resto, non gli rimango punto indietro, perché, se è vero il proverbio che dice «dimmi con chi vai e ti dirò chi sei» e l'altro «non donde nasci, ma donde pasci», sono più matto di lui perché lo seguo e lo [[servo]]. (Sancho: X, 2007)
*— Signore, la [[malinconia]], in verità, non fu fatta per le bestie, ma per gli uomini; se però gli uomini si fanno troppo prendere da essa, {{Sic|doventano}} bestie. (Sancho: XI, 2007)
*[...] [[Somiglianza|rassomigliate]], come un uovo si rassomiglia a un altro uovo [...]. (Cavaliere dagli Specchi: XIV, 2007)
*[...] l'[[arte]] non è al di sopra della natura, sì la fa più perfetta [...]. (don Chisciotte: XVI, 2007)
*Né crediate, signore, che io qui chiami volgo solamente la gente [[plebe|plebea]] ed umile, perché chiunque sia ignorante, sia magari signore e principe, può e dev'essere annoverato tra il volgo. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XVI, 2007)
*La [[penna]] è la lingua dell'anima. (don Chisciotte: XVI, 2007)
*[...] la valentia che confina con la temerità, più ha di pazzia che di coraggio. (nobiluomo: XVII, 2007)
*— Insomma, Sancio — disse don Chisciotte — si vede bene che sei un contadino e di quelli che dicono: [[Conformismo|Viva chi vince]]! (XX, 2007)
*Due soli lignaggi ci sono nel mondo, come diceva una mia nonna, cioè, l'avere e il non avere. (XX, 2007)
*[[Predica]] bene chi vive bene. (XX, 2007)
*[...] il fondamento più sicuro nel mondo è il [[denaro]]. (Sancho: XX, 2007)
*[...] l'[[amore]] e la [[guerra]] sono una stessa cosa, e come nella guerra è lecito e comunemente praticato fare uso di astuzie e di stratagemmi per vincere il nemico, così nei contrasti e nelle rivalità amorose si ritengono per buoni gl'imbrogli e i raggiri messi in opera per conseguire il fine desiderato, purché non siano in pregiudizio e disdoro dell'oggetto amato. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XXI, 2007)
*[...] la [[bellezza]], di per sé, attrae il desiderio di quanti la rimirano e la sanno stimare [...]. (don Chisciotte: XXII, 2007)
*[...] più arrecano danno all'onore delle [[donna|donne]] la troppa scioltezza e la troppa franchezza in pubblico che non le cattive azioni in privato. (don Chisciotte: XXII, 2007)
*[...] tutti i [[Piacere|godimenti]] di questa vita passano come ombra e sogno, o appassiscono come il fiore del campo. (don Chisciotte: XXII, 2007)
*[...] i [[Paragoni|confronti]] sono odiosi, e perciò non c'è da confrontare uno con un altro. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XXIII, 2007)
*[...] siccome [[Inesperienza|non sei esperto]] delle cose del mondo, tutto ciò che è un po' difficile ti pare impossibile [...]. (don Chisciotte a Sancho: XXIII, 2007)
*— Non fugge chi si ritira<ref>{{Cfr}} quanto detto sopra da Sancho: «[...] ritirarsi non è fuggire [...]».</ref> — rispose Don Chisciotte; — perché devi sapere, Sancio, che il valore non basato sulla prudenza si chiama [[temerarietà]]<ref>Cfr. quanto detto sopra da Sancho: «[...] fra i due estremi, codardia e temerità [...].»</ref> e le prodezze del temerario meglio vanno attribuite alla buona fortuna che al suo coraggio. (XXVIII, 2007)
*Asino sei, asino sarai e asino finirai quando si compirà il corso di tua vita; perché ritengo che prima questa giungerà al suo ultimo termine che tu t'accorga e comprenda d'essere una bestia. {{NDR|[[Insulti dai libri|insulto]]}} (don Chisciotte a Sancho: XXVIII, 2007)
*[...] non v'ha padre o madre a cui paiano brutti i [[figlio|figli]]; il quale inganno più spesso si riscontra fra coloro che esibiscono i parti del loro ingegno. (don Chisciotte: XXVIII, 2007)
*[...] a quanto ho sentito dire dal mio signore, più vale il [[Reputazione|buon nome]] che le ricchezze. (Sancho: XXX, 2007)
*[...] nuovo buffone e vecchio imbecille [...]. {{NDR|[[Insulti dai libri|insulto]]}} (don Chisciotte a Sancho: XXXII, 2011)
*La [[caccia]] è un'immagine della guerra: vi si usano stratagemmi, astuzie, insidie per vincere senza averne danno, il nemico; vi si soffrono freddi intensissimi e calori insopportabili; vi si hanno in dispregio l'ozio e il sonno, le forze di chi la pratica vi acquistano nuovo vigore e agilità le membra; insomma, è un esercizio che può farsi senza danno d'alcuno e con diletto di molti. (duca: XXXIV, 2007)
*— Signora, dove c'è [[musica]] non ci può essere cosa cattiva. (Sancho: XXXIV, 2007)
*Ah, me sventurata! Quale pazzia o quale insensatezza mi trasporta a raccontare le [[colpa|colpe]] altrui, mentre tanto ho da dire delle mie? (contessa Triffaldi: XXXVIII, 2007)
*[...] cercare pere sull'olmo. {{NDR|[[Modi di dire dai libri|modo di dire]]}} (Sancho: XL, 2007)
*[...] Dio sopporta i [[cattiveria|cattivi]], ma non poi sempre sempre. (don Chisciotte: XL, 2007)
*[...] gli uffici e le grandi cariche altro non sono che un profondo golfo di agitazioni. (don Chisciotte: XLII, 2007)
*[...] tu devi fissare lo sguardo della mente in chi tu sei, procurando di [[Conosci te stesso|conoscere te stesso]]: la conoscenza più difficile che possa immaginarsi. (don Chisciotte: XLII, 2007)
*[...] egli {{NDR|Don Chisciotte}} svariava soltanto quando lo toccavano sulla cavalleria, mentre negli altri ragionamenti mostrava di aver chiara e libera l'intelligenza: cosicché ogni momento le sue azioni smentivano il senno e il suo senno smentiva le sue azioni. (XLIII, 2007)
*[...] la trascuratezza nel [[Vestito|vestire]] rivela un animo negligente [...]. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XLIII, 2011)
*Abbi il passo lento, parla pacatamente, ma non in modo che paia che tu ascolti te stesso: ogni affettazione è cattiva. (don Chisciotte: XLIII, 2007)
*[...] il troppo [[vino]] né serba segreti né mantiene promesse. (don Chisciotte: XLIII, 2007)
*[...] stivare e infilzare [[proverbi]] a casaccio rende cascante e volgare la conversazione. (don Chisciotte: XLIII, 2007)
*[...] la [[diligenza]] è madre della buona fortuna, mentre la [[pigrizia]], sua nemica, non raggiunse mai la meta di un onesto desiderio. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XLIII, 2007)
*[...] né può esservi brio dove non è intelligenza [...]. (XLIV, 2007)
*[...] un disinganno a tempo vuol essere rimedio efficace nei principî d'[[amore]]. (don Chisciotte: XLVI, 2007)
*Mi è successo un fatto che credo mi farà cadere in disgrazia di questi signori; ma quantunque ciò sia per me di molto peso, non me ne importa nulla, poiché alla fin fine, debbo prima adempiere la mia missione che il piacer loro, conformemente a quel che suol dirsi: ''amicus Plato, sed magis amica veritas''. (don Chisciotte: LI, 2007)
*«Pensare che le cose di questa vita abbiano da durar sempre ferme in un punto è pensare inutilmente; sembra anzi che la vita giri tutto a tondo, vo' dire torno torno: la primavera segue l'estate, l'estate l'autunno, l'autunno segue l'inverno, l'inverno la primavera, e così torna il tempo a roteare ininterrottamente; sola la vita umana corre alla sua fine più veloce del vento, senza aspettare di rinnovarsi, se non sia nell'altra che non ha confini che la limitino.» (parole attribuite all'immaginario filosofo maomettano Cide Harmete: LIII, 2007)
*[...] uscendo io di qua, da come ne esco, nudo, non occorre altra prova per far capire che ho [[governo|governato]] da angelo. (Sancho: LIII, 2007)
*[...] voler legare le lingue dei [[Maldicenza|maldicenti]] è come voler mettere porte alla campagna. (don Chisciotte: LV, 2011)
*[...] se il governatore vien via ricco dal suo governo, di lui si dirà che è stato un ladro; e se vien via povero, che è stato un dappoco e uno stupido. (don Chisciotte: LV, 2007)
*[...] [[Amore]] è invisibile ed entra ed esce di dove vuole, senza che nessuno gli chieda conto di quel che fa. (LVI, 2007)
*[...] a me sembra che il [[Traduzione|tradurre]] da una lingua in un'altra [...] sia come guardare gli arazzi fiamminghi da rovescio, ché, sebbene le figure si vedano, sono però piene di filamenti che le fanno confuse sì che non appaiono nitide e a vivi colori come da diritto. (don Chisciotte: LVII, 2007)
*— La [[libertà]], Sancio, è uno dei più preziosi doni che i cieli abbiano mai dato agli uomini; né i tesori che racchiude la terra né che {{Sic|cuopre}} il mare sono da paragonare ad essa; per la libertà, come per l'onore, si può e si deve mettere a repentaglio la vita; la schiavitù invece è il peggiore dei mali che agli uomini possono toccare. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: LVIII, 2007)
*— È possibile, Sancio, che ci sia uno in tutto l'orbe terraqueo il quale non affermi che sei stupido e di stupidaggini foderato, con in più non so quali frange di maligno e di birbante? {{NDR|[[Insulti dai libri|insulto]]}} (don Chisciotte: LVIII, 2007)
*[...] fino alla [[Vita e morte|morte]], tutto è [[Vita e morte|vita]] [...]. (Sancho: LIX, 2011)
*Io, Sancio, nacqui per vivere morendo, e tu per morire mangiando. (don Chisciotte: LIX, 2007)
*[...] molte volte suole scappare la [[pazienza]] quando la stancano le [[offesa|offese]]. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: LIX, 2007)
*[...] val meglio una buona [[speranza]] che un cattivo avere. (Sancho: LXV, 2007)
*[...] questa che va attorno col nome di [[Fortuna]] è una femmina ubriaca e capricciosa e soprattutto cieca, così da non vedere quel che fa né sapere chi rovescia né chi innalza. (Sancho: LXVI, 2007)
*[...] dove vi è molto [[amore]], non suole esserci molta disinvoltura. (LXVI, 2011)
*[...] benedetto chi inventò il [[sonno]], copertoio di tutti gli umani pensieri, vivanda che leva la fame, bevanda che scaccia la sete, fuoco che riscalda il freddo, freddo che tempera l'ardenza, e, insomma, moneta universale con la quale si compra tutto, bilancia e peso che fa uguale il pastore al re e il sempliciotto all'avveduto. Una cosa solamente ha di male il sonno, a quanto ho sentito dire, ed è che somiglia alla morte, poiché da un addormentato a un morto c'è molto poca differenza. (Sancho: LXVIII, 2007)
*[...] il [[sogno]] è sollievo delle infelicità per coloro che, quando son desti, le provano. (Sancho: LXX, 2007)
*— E mi dica vossignoria, signor Àlvaro, somiglio io in qualche cosa a cotesto tale don Chisciotte che dice? (LXXII, 2007)
*[...] le cose umane non sono eterne, ma vanno sempre declinando dai loro inizi sino ad arrivare all'ultima fine, specialmente le vite degli uomini [...]. (LXXIV, 2007)
*{{NDR|[[Ultime parole dai libri|Ultime parole]]}} [...] prego vivamente i nominati signori esecutori testamentari che se la buona sorte li portasse a conoscere l'autore che si dice abbia composto una storia, la quale va attorno col titolo di ''Seconda parte delle prodezze di don Chisciotte della Mancia'', gli chiedano da mia parte, il più fervidamente ch'esser possa, che perdoni se io, senza pur pensarlo, gli ho dato occasione di scrivere tante e tante scempiaggini quante in essa ne ha scritte, poiché parto da questa vita con lo scrupolo di avergli dato motivo a scriverle. (LXXIV, 2007)
===[[Explicit]]===
"Per me sola nacque don Chisciotte, ed io per lui; egli ha saputo oprare, ed io scrivere; noi soli siamo due in uno, nonostante e a dispetto del falso e tordesigliesco scrittore che si arrischiò o si arrischierà a scrivere con grossolana e spuntata penna di struzzo le imprese del mio valoroso cavaliere, perché non è peso per le sue spalle, né tema per il suo costipato ingegno; e anzi l'avvertirai, se mai ti capitasse di conoscerlo, che lasci riposare nella tomba le stanche e ormai marcite ossa di don Chisciotte, e non cerchi di portarlo, contro ogni diritto della morte, nella Vecchia Castiglia, tirandolo fuori dalla fossa in cui realmente e veramente giace, lungo lungo, nell'impossibilità di fare una terza spedizione e una nuova uscita; che per farsi beffa di tutte quelle che fecero quei cavalieri erranti, son sufficienti le due che fece lui, con tanto spasso e consenso delle genti che ne hanno avuto notizia sia in questi che negli stranieri regni. E con ciò terrai fede alla tua cristiana professione, consigliando bene chi ti vuol male, e io resterò soddisfatto e fiero d'essere stato il primo a godere per intiero i frutti dei suoi scritti, come volevo, che altro non è stato il mio intento che quello di far odiare dagli uomini le bugiarde e assurde storie dei libri di cavalleria, che ad opera di quelle del mio autentico don Chisciotte van barcollando, e finiranno per cadere del tutto, senza alcun dubbio." ''Vale''
{{NDR|Miguel de Cervantes, ''Don Chisciotte della Mancia'', traduzione di Vittorio Bodini, Einaudi Tascabili 1994. ISBN 8806126199}}
===Citazioni su ''Don Chisciotte della Mancia''===
*Allegorizza la vita di ogni uomo che non voglia solo preoccuparsi del proprio benessere personale come gli altri, ma persegua un fine oggettivo, ideale, che si è impadronito del suo pensiero e della sua volontà; per il che poi certo viene guardato in questo mondo come un essere strano. ([[Arthur Schopenhauer]], ''[[Il mondo come volontà e rappresentazione]]'')
*Ci troviamo di fronte a un interessante fenomeno: un eroe letterario che gradualmente perde contatto col libro che l'ha prodotto; che abbandona la patria, che abbandona lo scrittoio del suo autore per vagabondare nell'universo dopo aver vagabondato per la [[Spagna]]. In definitiva, don Chisciotte è più grande oggi di quanto lo fosse nel grembo di Cervantes. Ha cavalcato per trecentocinquanta anni nelle giungle e nelle tundre del pensiero umano – guadagnando in vitalità e statura. Non ridiamo più di lui. Il suo blasone è la pietà, il suo vessillo la bellezza. L'unica cosa che conta è il suo essere gentile, generoso, puro, solitario e valoroso. La parodia è diventata pietra di paragone. ([[Vladimir Nabokov]])
*Don Chisciotte non cerca di evadere anch'egli, anche praticamente, dal tritume e dalla standardizzazione della vita quotidiana di un villaggio spagnolo? ([[Antonio Gramsci]])
*E così questo primo grande romanzo della letteratura universale si colloca all'inizio del tempo in cui il Dio del cristianesimo incomincia a lasciare il mondo; in cui l'uomo cade in solitudine e riesce a trovare il senso e la sostanza solo in un'anima, la sua, il cui domicilio è irreperibile; in cui il mondo, sganciato dal vincolo paradossale che lo teneva unito a un aldilà attualizzato, cade in balia della sua immanente insensatezza; in cui la potenza dell'esistente – inasprita dal progressivo degradarsi dei nessi utopici a mere entità – cresce fino ad assumere proporzioni inaudite e conduce una lotta furibonda e senza meta apparente contro la marea montante di quelle forze ancora inconcepibili, ancora incapaci di autorivelarsi e impregnare il mondo. ([[György Lukács]])
*Il Chisciotte non è tanto "scritto" quanto "detto", steso senza sottostare alle costrizioni della scrittura, ma lasciando correre la penna come se fosse la voce, quindi con lo stile della lingua quotidiana e contro la lingua letteraria. Le persone e le cose, viste sotto il prisma domestico della vita, da una prospettiva familiare, vivono sul piano dell'esperienza di ogni giorno: avere elevato questa esperienza comune a norma della finzione romanzesca rappresenta un momento di capitale importanza nell'avventura letteraria europea. ([[Francisco Rico]])
*In tutto il mondo non c'è nulla di più profondo e forte di questa opera poetica. Per ora, è l'ultima parola detta dal pensiero. E se finisse la terra, e lassù da qualche parte chiedessero alla gente: "Avete capito la vostra terra, e che cosa ne avete concluso?". Allora uno potrebbe porgere in silenzio il ''Don Chisciotte'': "Ecco le mie conclusioni sulla vita: potete per questo giudicarmi?" ([[Fëdor Dostoevskij]])
*L'antitesi nel Cervantes è nell'opposizione fra il mondo moderno e l'antico; in lui il mondo moderno è il rappresentato: e la cavalleria è un sogno del passato e la fissazione d'un pazzo. II Don Chisciotte è il mondo moderno che burlando la Cavalleria comincia ad acquistar coscienza di sé. Ciò che distingue il mondo moderno dal cavalleresco è il buon senso, la realtà, il positivo. Da questo buon senso è nato il mondo moderno ossia scientifico, ossia sperimentale. ([[Francesco De Sanctis]])
*L'essenziale è non morire. Non morire! Non morire! Questa è l'ultima radice della follia chisciottesca. Ansia di vita, ansia di vita eterna ti dette l'immortalità. [[Don Chisciotte]] mio, il sogno della tua vita fu ed è il sogno di non morire. ([[Miguel de Unamuno]])
*La disgrazia di Don Chisciotte non è la sua fantasia, è Sancho Pancia. ([[Franz Kafka]])
*La più modesta azione quotidiana suppone immaginare un progetto e confrontarlo con le limitazioni e i condizionamenti imposti dalle circostanze: alla fine, è questa la storia che ci racconta Cervantes, concretandola in una trama e – a cominciare da Don Chisciotte – in alcuni personaggi, con ineguagliata capacità di seduzione. ([[Francisco Rico]])
*La più rude lettura che io conosca; lo lessi nelle ferie estive e tutta la mia sofferenza personale mi sembrò ne fosse impicciolita, degna tutt'al più che se ne ''ridesse''. ([[Friedrich Nietzsche]])
*Lodato sia don Chisciotte! Che seppe con tanto anticipo di secoli riconoscere un furibondo gigante sotto la maschera di un innocente mulino. ([[Gesualdo Bufalino]])
*Paragonato ad altri libri classici (l'Iliade, l'Eneide, la Farsaglia, la Commedia dantesca, le tragedie e le commedie di Shakespeare) il Don Chisciotte è realista; questo realismo, però, differisce essenzialmente da quello cui dette vita il secolo XIX. Joseph Conrad poté scrivere che escludeva dalla sua opera il soprannaturale, perché ammetterlo equivaleva a negare che il quotidiano fosse meraviglioso: ignoro se Miguel de Cervantes condividesse tale intuizione, ma so che nel Don Chisciotte egli contrappose un mondo immaginario poetico a un mondo reale prosaico. Conrad ed Henry James fecero argomento romanzesco della realtà perché la giudicavano poetica; per Cervantes il reale e il poetico sono antinomie. ([[Jorge Luis Borges]])
*Poche le opere tanto generose come il ''Don Chisciotte''. Si direbbe che vi sono libri ingrossati dalla cupidigia e libri ingranditi dalla generosità. Senza alcun dubbio, il ''Don Chisciotte'' è tra questi ultimi; si estende per pagine e pagine, ma non per fare con esse un libro, bensì per disfarlo, proprio perché non sia un libro, per far sì che la letteratura, in esso, resti spezzata, sorpassata, tralasciata. Perché il ''Don Chisciotte'' è scritto non già contro i libri di cavalleria – quale errore! – ma contro i libri, contro il libro, così come il quadro ''Las Meninas'' fu dipinto contro i quadri, anzi, contro la pittura. ([[Ramón Gaya]])
*Quello che è prodigioso nel Don Chisciotte è la totale assenza di artificio e la continua fusione di illusione e realtà, che ne fanno un libro così comico e così poetico. ([[Gustave Flaubert]])
*Un plotone di Don Chisciotte farebbe paura; invece un Cavaliere solitario e anacronistico, fuor di senno e di tempo, accompagnato solo dal suo fido scudiero e da un grappolo di sogni, miti e allucinazioni suscita un nugolo di sentimenti: riso, tenerezza pietà e nostalgia. La solitudine è la sua follia ma è anche la nostra salvezza. Il suo irrealismo cavalleresco lo destina alla sconfitta storica e alla gloria letteraria. In palio per Don Chisciotte non c'è la conquista del potere e il dominio del mondo, ma il favore di Dulcinea del Toboso e dei suoi ammiratori. ([[Marcello Veneziani]])
==''Il dottor Vetrata''==
===[[Incipit]]===
Passeggiando due studenti di signorile casata sulle rive del Tórmes, vi trovarono a dormire sotto un albero un ragazzo di un undici anni, vestito alla contadina. Ordinato a un servo di svegliarlo, quello lo svegliò, ed essi gli domandarono di dov'era e com'era che dormiva in quel luogo solitario. Al che il ragazzo rispose che il nome del suo paese se l'era dimenticato e che andava a Salamanca in cerca di un padrone da servire a patto soltanto che lo facesse studiare.<ref name=novelle1912>Da ''Novelle'', 1912.</ref>
===Citazioni===
*Alla fine, esausti per le veglie, fradici e con le occhiaie, giunsero alla bellissima e splendida città di [[Genova]] e qui, dopo essere sbarcati nella sua darsena riparata e dopo aver fatto visita ad una chiesa, il capitano e tutta la brigata ripararono in un'osteria dove annebbiarono il ricordo di tutte le burrasche passate con il ''gaudeamus'' presente. [...] Il buon Tomás ebbe modo di ammirare anche i biondi capelli delle [[Donne genovesi|genovesi]], l'eleganza e la cortesia degli uomini, l'ammirevole bellezza della città che sembrava avere le case incastonate su per quelle rocce come diamanti nell'oro. (2002; pp. 237-238)
*L'onore del padrone rivela quello del [[Servitù|servo]]. Quindi guarda chi servi e vedrai che onore hai. (1912)
*[...] disse che i buoni pittori imitavano la natura, ma che quelli cattivi la vomitavano. (2013)
*C'era sul marciapiede di San Francesco un crocchio di genovesi e, passando egli di là, uno di loro lo chiamò e gli disse:<br>– Venga qua, signor Vetrata, e ci conti un po' qualcosa.<br>Egli rispose:<br>– No, non vorrei che i miei conti venissero poi registrati a [[Genova]]. (2002; p. 256)
==''La conversazione dei cani''==
===[[Incipit]]===
Usciva dall'Ospedale della Resurrezione, che si trova a Valladolid fuor dalla Porta del Campo, un soldato, il quale, siccome la spada gli serviva da bastone e aveva le gambe secche e il viso giallo, mostrava chiaramente che, per quanto non facesse ancora troppo caldo, doveva aver sudato in venti giorni tutti gli umori maligni che forse s'era buscato in un'ora.<ref name=incipit/>
===Citazioni===
*[...] dalla [[lingua]] dipendono i maggiori guai della vita umana. (Scipione; 1912)
*[...] ne va in rovina piú di quei che si [[Fiducia|fidano]] che di quei che han prudenza. Ma il mal'è che è impossibile viver bene nel mondo se non ci si fida e affida. (Scipione; 1912)
*[...] l'[[umiltà]] è la base e il fondamento d'ogni virtú e [...] senza di essa nessun'altra è tale; spiana ostacoli, supera difficoltà ed è un mezzo che conduce sempre a glorioso fine. I nemici te li fa amici; raffrena la collera negli sdegnati e scema la tracotanza negli altezzosi; è madre della modestia e sorella della moderazione; di fronte ad essa, insomma, i vizi non valgono a fermare vantaggioso trionfo, perché si smussano e si spuntano le frecce del male contro la mitezza e la mansuetudine dell'umile. (Berganza; 1912)
*Di rado o mai si soddisfa l'[[ambizione]] senza danno del terzo. (Scipione; 1912)
*[...] il [[viaggiare]] per diversi paesi e il trattare con diverse genti fa gli uomini avveduti. (Berganza; 1912)
*{{NDR|la [[fortuna]]}} la trova chi muta luogo. (Berganza; 1912)
*[...] il [[consiglio]] del [[povero]], per buono che sia, non è stato mai accolto [...]. (Scipione; 1912)
==''La zingarella''==
===[[Incipit]]===
[[Zingari]] e zingare pare che siano nati, in questo mondo, soltanto per esser ladri: nascono da genitori ladri, crescono in mezzo ai ladri, studiano da ladri e riescono infine a esser ladri fatti e finiti di tutto punto.<ref name=incipit>Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, ''Incipit'', Skira, 2018. ISBN 9788857238937</ref>
===Citazioni===
*[...] anche tra i demoni ce ne son di peggiori degli altri, e tra molti uomini [[Bontà e cattiveria|malvagi suole essercene qualcuno buono]] [...]. (2013)
*{{NDR|Il [[tempo]]}} suole procurare una dolce soluzione a molte amare difficoltà. (2013)
==''Rinconete e Cortadillo''==
===[[Incipit]]===
====Luigi Bacci====
Nell'osteria del Mulinello, che si trova ai confini della famosa campagna di Alcudia, sulla strada che conduce dalla Castiglia in Andalusia, un giorno de' più caldi dell'estate, si trovarono, per caso, due ragazzi dai quattordici ai quindici anni: né l'uno né l'altro passava i diciasett'anni; tutt'e due di bell'aspetto, ma in mal'arnese, sbrindellati e rotti. Cappa, non ne avevano; i calzoni erano di tela e le calze di carne; è ben vero però che tal deficienza la riparavano le scarpe, perché quelle dell'uno eran di corda, tanto logore quanto vecchie e quelle dell'altro tutte bucherellate e senza suola, che più che da scarpe gli servivano da pastoie. L'uno aveva una berretta verde da cacciatore, l'altro un cappello senza nastro, basso di capo e di tesa larga. A tracolla, l'uno portava una sudicia camicia insaldata e messa in una sacca fatta a manica; l'altro camminava scusso scusso e senza sacche, sebbene dal petto gli venisse fuori un gran fagotto che, per quello che dopo si vide, era una specie di bavera imbevuta dall'unto e sì sfilaccicata e rotta che sembrava un ammasso di fila. In essa c'era rinvolto un mazzo di carte di forma ovale, perché dall'usarle, gli si erano arrotondati gli angoli e perché durassero di più, glieli avevano smussati e lasciati in tal forma. Tutt'e due erano abbrustoliti dal sole, con le unghie lunghe listate a lutto; l'uno aveva una mezza spada e l'altro un coltello da beccaio.
====Alfredo Giannini====
Nella locanda del Mulinello, che è al confine della gran bella pianura di Alcudia sulla strada che dalla Castiglia va in Andalusia, un ardente giorno d'estate si trovarono, per caso, due ragazzotti tra i quattordici e i quindici anni al massimo, non piú di diciassette né l'uno né l'altro; tutti e due di bello aspetto, ma nelle vesti molto sdruciti, sbrindellati e logori. Cappa, neppur per idea; i calzoni di tela e le calze di ciccia. C'erano però, in compenso, le scarpe: di sparto quelle dell'uno, rifinite dal portarle; traforate quelle dell'altro, senza suola; così che lo impacciavano più che lo calzassero. L'uno aveva in capo una berretta verde da cacciatore, l'altro un cappello senza nastro, basso di forma e a falde larghe. Sulla spalla, l'uno portava una camicia di color camoscio, insaldata e tutta insaccata in una manica, a tracolla; l'altro camminava disimpacciato, senza bisacce; quantunque dal petto sporgesse un gran fagotto che, come si vide poi, era un collare di quelli che chiamano «alla vallona» inamidato ma di grasso, trapunto e ragnato che pareva tutto filacce. C'era involto e serbato un mazzo di carte da gioco, di figura ovale; giacché, con l'uso, gli angoli si erano sgualciti, ma, perché durassero di piú, erano stati ritagliati ed erano state lasciate in quella forma.<ref name=novelle1912/>
===Citazioni===
*[...] per ogni cosa c'è rimedio tranne per la morte [...]. (Cortadillo: 1916, p. 11)
*[...] quello che dice la [[lingua]] lo paga la gola [...]. (Cortadillo: 1916, p. 22)
*[...] le {{sic|quistioni}} fra coloro che si vogliono bene son causa di maggior piacere quando si fa la pace [...]. (Monipodio: 1916, p. 32)
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Il geloso dell'Estremadura''===
Non sono molti anni che da un paese dell'Estremadura se ne partí un gentiluomo, nobile di nascita, che, come nuovo figliuol prodigo, per diverse parti di Spagna, d'Italia e delle Fiandre andò consumando e anni ed averi; finché, dopo tante peregrinazioni, morti ormai i genitori e scialacquato il patrimonio, venne a stabilirsi nella grande città di Siviglia dov'ebbe occasione davvero bastevole per dar fondo a quel poco che egli era rimasto.<ref name=novelle1912/>
===''La spagnola inglese''===
Tra il bottino che gli inglesi presero nella città di Cadice, Clotaldo, un gentiluomo inglese che comandava una squadra navale, si portò a Londra una bimba, dell'età di sette anni all'incirca.<ref name=incipit/>
==Citazioni su Miguel de Cervantes==
*[[Niccolò Machiavelli|Machiavelli]], che riconosce l'uomo come soggetto storico responsabile, capace di agire entro le leggi della realtà, sviluppando un'analisi del potere che non giustifica la tirannide, bensì smaschera le illusioni che permettono al potere arbitrario di perpetuarsi. Cervantes, che, con [[Don Chisciotte]], rivendica la libertà interiore e la dignità dell'ideale, anticipando una concezione europea della [[dignità umana]] come valore intrinseco, indipendente dal successo o dal riconoscimento sociale. Entrambi gli autori, pur con strumenti diversi, contribuiscono alla nascita di una coscienza moderna dell'uomo, fondata sulla responsabilità individuale e sulla consapevolezza del conflitto tra ideale e realtà. ([[Sergio Mattarella]])
*Se c'è una cosa che Cervantes, nella sua incommensurabile grandezza insegna è: attenzione, quel che vi racconto sono favole, ma ''de te fabula narratur''.<br>È di te che questa storia parla. ([[Antonella Cilento]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Michel di Cervantes Saavedra, '' Dell'ingegnoso Cittadino Don Chisciotte Della Mancia'', 2 voll., traduzione di Lorenzo Franciosini, Baba, Venezia, 1625, [https://books.google.it/books?id=EAtEAAAAcAAJ I].
*Miguel de Cervantes, ''Don Chisciotte della Mancia'', traduzione di [[Bartolomeo Gamba]], Edizioni "A Barion" della Casa per Edizioni popolari – S.A, Sesto San Giovanni (Milano), 1933.
*Miguel de Cervantes, ''Don Chisciotte della Mancia'', traduzione di Vittorio Bodini, Einaudi, 1994. ISBN 8806126199
*Miguel de Cervantes, ''Don Chisciotte della Mancia'', traduzione di Ferdinando Carlesi, Arnoldo Mondadori Editore, 1974.
*Miguel de Cervantes, ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-c/miguel-de-cervantes-saavedra/don-chisciotte-della-mancia-edizione-bur/ Don Chisciotte della Mancia]'', traduzione di Alfredo Giannini, Rizzoli, Milano, 2007.
*Miguel de Cervantes, ''[https://books.google.it/books?id=ts9OVCxrzxUC Don Chisciotte della Mancia]'', cura e traduzione di Barbara Troiano e Giorgio Di Dio, Newton Compton, Roma, 2011 (edizione elettronica). ISBN 978-88-541-2891-0
*Miguel de Cervantes Saavedra, ''[https://www.liberliber.it/mediateca/libri/c/cervantes/don_chisciotte_della_mancia/pdf/cervantes_don_chisciotte_della_mancia.pdf La storia di don Chisciotte della Mancha]'', Edoardo Perino editore, Roma, 1888.
*Miguel de Cervantes Saavedra, ''[https://books.google.it/books?id=S8TCIXtkw7QC Don Chisciotte della Mancia]'', traduzione di Letizia Falzone, Garzanti, Milano, 2014 (edizione digitale). ISBN 978-88-11-13655-2.
*{{es}} Miguel de Cervantes, ''[https://cvc.cervantes.es/literatura/clasicos/quijote/default.htm Don Quijote de la Mancha]'', studio preliminare di Fernando Lázaro Carreter, testo critico e direzione di Francisco Rico, note di Joaquín Forradellas, Instituto Cervantes, 1998. ISBN 84-689-5988-X
*Miguel de Cervantes, ''[https://www.liberliber.it/mediateca/libri/c/cervantes/novelle/pdf/cervantes_novelle.pdf Novelle]'', traduzione di Alfredo Giannini, Laterza, Bari, 1912.
*Miguel de Cervantes, ''Novelle esemplari'', traduzione di Paola Gorla, Einaudi, Torino, 2002. ISBN 88-06-16206-3
*Miguel de Cervantes, ''[https://books.google.it/books?id=yf-kAQAAQBAJ Novelle esemplari]'', introduzione di Monique Joly, traduzione e note di Antonio Gasparetti, Rizzoli, 2013 (edizione elettronica).
*Michele Cervantes de Saavedra, ''Rinconete e Cortadiglio'', in ''Racconti morali'', tradotti e annotati da Luigi Bacci, Società editrice Dante Alighieri, Milano, 1916.
==Voci correlate==
*''[[Don Quichotte]]'' – opera lirica di [[Jules Massenet]]
==Altri progetti==
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===Opere===
{{Pedia|Don Chisciotte della Mancia||(1605 e 1615)}}
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[[File:Cervantes Jáuregui.jpg|thumb|Miguel de Cervantes]]
'''Miguel de Cervantes Saavedra''' (1547 – 1616), scrittore spagnolo.
==Citazioni di Miguel de Cervantes==
*[...] [[amore]] e [[desiderio]] sono due cose diverse: ché non tutto quello che si ama si desidera, né tutto quello che si desidera si ama.
:[...] ''amor y deseo son dos cosas diferentes: que no todo lo que se ama se desea, ni todo lo que se desea se ama.''<ref>Da ''Primera parte de la Galatea, diuidida en seys libros'', Juan Gracián, Alcalá, 1585, [http://www.cervantesvirtual.com/obra-visor/la-galatea--0/html/ff31109a-82b1-11df-acc7-002185ce6064_39.html IV], pp. 212-13. Edizione elettronica della Biblioteca Virtual Miguel de Cervantes.</ref>
*Da un'altra nube sbucò il gran [[Félix Lope de Vega|Lope]]<br>poeta insigne che, in versi e in prosa,<br>nessuno supera e nemmeno uguaglia.<ref>Da ''Viaggio in Parnaso''. Citato in José López Rubio, ''Lope de Vega'', traduzione di Gianni Buttafava, Mondadori, 1973.</ref>
*Diffida del bue davanti, della mula dietro, del monaco da tutte le parti.<ref>Da ''Novelle esemplari''; citato in Elena Spagnol, ''Enciclopedia delle citazioni'', Garzanti, Milano, 2009, p. 251. ISBN 9788811504894</ref>
*E così adagio adagio, due giorni dopo l'uscita dall'albereto don Chisciotte e Sancio giunsero al fiume [[Ebro]]. Fu di grande soddisfazione a don Chisciotte il vedere e il contemplare le amenità delle sue sponde: la limpidezza delle sue acque, il placido corso e l'abbondanza loro; ed una vista sì ridente e lieta gli richiamò alla memoria mille amorosi pensieri, e si ricordò specialmente di tutto quello che aveva veduto nella Grotta di Montèsino.<ref>Da ''L'ingegnoso idalgo don Chisciotte della Mancia'', vol. 2, traduzione di Bartolommeo Gamba, Andrea Ubicini, Milano, 1841, cap. XXIX, [[s:Pagina:Don Chisciotte (Gamba-Ambrosoli) Vol.2.djvu/279|p. 269]].</ref>
*[...] il cielo [sa] trarre dalle maggiori [[avversità]] nostre i nostri più grandi giovamenti.<ref>Da ''La spagnola inglese'', in ''Novelle esemplari'', 2013.</ref>
*[...] meglio il [[onore e disonore|disonore]] ignorato che l'[[onore e disonore|onore]] sospettato dalla gente.<ref>Da ''La forza del sangue'', in ''Novelle'', 1912.</ref>
*'''Brigida''': [...] Solo l'altro giorno ho trovato per via un poeta, che di buonissima volontà e con molta cortesia mi regalò un sonetto sulla storia di Piramo e Tisbe, e me ne promise altri trecento in mia lode.<br>'''Cristina''': Meglio sarebbe stato per te incontrare un [[Genovesi|genovese]] che ti regalasse trecento reali.<br>'''Brigida''': Già, i genovesi sono in tale abbondanza e tanto facili da attirare, come falchi allo zimbello! Adesso poi, che sono tutti abbacchiati e mosci per il decreto!<br>'''Cristina''': Senti, Brigida, di una cosa ti dico che devi esser certa: che vale di più un genovese fallito che quattro poeti interi.<ref>Da ''Il falso Biscaglino'', in ''Farse spagnole del Secolo d'oro'', traduzione di Cesco Vian, Istituto Geografico de Agostini, Novara, 1965, p. 146.</ref>
*{{NDR|[[Napoli]]}} Gloria d'Italia e ancor del mondo lustro, madre di nobiltade e di abbondanza, benigna nella pace e dura in guerra.<ref>Citato in [[Renato de Falco]], ''[http://www.tecalibri.info/D/DEFALCO-R_parlar.htm#p005 Del parlar napoletano]'', p. 85, Colonnese, Napoli, 2007 [1997]. ISBN 978-88-87501-77-3</ref>
*Nelle sventure comuni si riconciliano gli animi e si stringono amicizie.<ref>Da ''Los trabajos de Persiles y Sigismunda''; citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Ettore Barelli e Sergio Pennacchietti, BUR, 2013.</ref>
*[...] sciocco è, e molto sciocco colui che disvelando altrui un secreto, gli chiede ferventemente che lo celi [...].<ref>Da Miguel de Cervantes, ''Le sventure di Persile e Sigismonda'', 4 voll., traduzione di Enrico Zezon, Gabinetto letterario, Napoli, 1854, vol. II, [https://books.google.it/books?hl=it&id=9O4vUYTJ14QC&pg=PA45#v=onepage&q&f=false p. 45].</ref>
:''necio es, y muy necio, el que, descubriendo un secreto a otro, le pide encarecidamente que le calle'' [...]<ref>Da Miguel de Cervantes, ''Los trabajos de Persiles y Sigismunda'', [http://www.cervantesvirtual.com/obra-visor/los-trabajos-de-persiles-y-sigismunda--0/html/ff31b96e-82b1-11df-acc7-002185ce6064_35.html#I_36_ II, V], Biblioteca Virtual Miguel de Cervantes.</ref>
===Attribuite===
*L'onestà è la miglior politica.
:{{Spiegazione|La citazione è presente nella traduzione in lingua inglese di Pierre Antoine Motteux del ''Don Chisciotte'': «''Honesty is the best policy''» (parte II, cap. 33); essa, però, non trova alcun riscontro nell'originale in lingua spagnola. Frase idiomatica inglese<ref>{{cfr}} [https://www.merriam-webster.com/dictionary/honesty%20is%20the%20best%20policy Dizionario Merriam-Webster].</ref>, attestata come proverbio anche in italiano<ref>Francesco Grisi, ''Il grande libro dei proverbi'', Piemme, 1997, p. 205. ISBN 88-384-2710-0</ref>.}}
*Le [[Ingiuria|ingiurie]] sono sempre grandi ragioni per coloro che non ne hanno.<ref name=Gar>Citato in Francesco Giuntini, ''La sapienza per tutti'', Salani, Firenze, 1871, [https://books.google.it/books?id=KzH9pGnjPMkC&pg=PA146 p. 146].</ref>
*Nella bocca chiusa non entrano le mosche.
:{{Spiegazione|La citazione è presente in alcune traduzioni in lingua inglese del ''Don Chisciotte'': «''A close mouth catches no flies''» (parte I, cap. 25); essa, però, non trova alcun riscontro nell'originale in lingua spagnola.}}
*Non si possono prendere trote con i calzoni asciutti.
:{{Spiegazione|Proverbio spagnolo corrispondente all'italiano: «Chi vuole il pesce, bisogna che s'ammolli». In ''Don Chisciotte'' (parte II, cap. LXXI) è citato solo parzialmente: «''No se toman truchas..., y no digo más''».}}
*Sii tardo di lingua e lesto d'occhio.
:''Sé lento con la lengua y rápido con el ojo''.<ref>Citato in Arturo Ortega Blake, ''[https://books.google.it/books?id=QJIAVIKP1dgC El gran libro de las frases célebres]'', Grijalbo, 2013. ISBN 9786073116312</ref>
==''Don Chisciotte della Mancia''==
===[[Incipit]]===
<small>''Citazioni in ordine di pubblicazione.''</small><ref>In base all'anno della prima edizione di ciascuna, per il quale vedasi Patrizia Botta, ''[https://cvc.cervantes.es/literatura/aispi/pdf/bib_03/03_051.pdf La nuova traduzione italiana del Don Quijote]'', in Felice Gambin (a cura di), ''[https://cvc.cervantes.es/literatura/aispi/biblioteca_03.htm Cervantes e l'Italia: il «Don Chisciotte» del 1615]'', AISPI Edizioni, Roma, 2018, p. 51, in nota. ISBN 978-88-907897-4-8.</ref>
====Originale====
''En un lugar de la Mancha, de cuyo nombre no quiero acordarme, no ha mucho tiempo que vivía un hidalgo de los de lanza en astillero, adarga antigua, rocín flaco y galgo corredor. Una olla de algo más vaca que carnero, salpicón las más noches, duelos y quebrantos los sábados, lantejas los viernes, algún palomino de añadidura los domingos, consumían las tres partes de su hacienda. El resto della concluían sayo de velarte, calzas de velludo para las fiestas, con sus pantuflos de lo mesmo, y los días de entresemana se honraba con su vellorí de lo más fino.''
====Lorenzo Franciosini====
In una Terra della Mancia, del cui nome non me ne voglio ricordare, non è troppo, che si ritrovava un Cittadino, di quelli, che per ostentazione d'una certa grandezza, tengono lancie, e targhe antiche nella rastrelliera; un can d'aggiugnere, e un ronzin magro da passeggiare. Nel suo vitto ordinario, che era una buona pignatta di un poco più di bue, che di castrato, la sera il più delle volte, carne battuta, il Sabato frittate rognose, i Venerdì lente, e qualche piccioncino di più le Domeniche; spendeva la terza parte delle sue facultà. Il resto di esse consumava in farsi un bel saio di panno finissimo, calzoni di velluto per i dì delle feste, con un paio di pantofole dello stesso, e i giorni tra settimana, faceva il bello con un vestito di panno bigio, del più fino, che si trovasse.
====Bartolomeo Gamba====
Viveva, or non è molto, in una terra della Mancia, che non voglio ricordare come si chiami, un idalgo di quelli che hanno lance nella rastrelliera, scudi antichi, magro ronzino e cane da caccia. Egli consumava tre quarti della sua rendita per mangiare più bue che castrato, carne con salsa il più delle sere, il sabato intingolo di pecore mal capitate, lenticchie il venerdì, e qualche piccolo piccioncino di giunta le domeniche. Consumava il resto per ornarsi nei giorni di festa con un saio di scelto panno di lana, calzoni di velluto e pantofole pur di velluto; e nel rimanente della settimana faceva il grazioso, portando un vestito di rascia della più fina.
====Alfredo Giannini====
In un borgo della Mancia, che non voglio ricordarmi come si chiama, viveva non è gran tempo un nobiluomo di quelli che hanno e lancia nella rastrelliera e un vecchio scudo, un magro ronzino e un levriere da caccia. Un piatto di qualcosa, più vacca che castrato, brincelli di carne in insalata, il più delle sere, frittata in zoccoli e zampetti il sabato, lenticchie il venerdì, un po' di piccioncino per soprappiù la domenica, esaurivano i tre quarti dei suoi averi. Al resto davano fine la zimarra di castorino, i calzoni di velluto per le feste con le corrispondenti controscarpe pur di velluto. Nei giorni fra settimana poi gli piaceva vestire d'orbace del più fino.
====Ferdinando Carlesi====
In un borgo della Mancia, di cui non voglio ricordarmi il nome, non molto tempo fa viveva un gentiluomo di quelli con lancia nella rastrelliera, scudo antico, ronzino magro e can da séguito. Qualcosa in pentola, più spesso vacca che castrato, quasi tutte le sere gli avanzi del desinare in insalata, lenticchie il venerdì, un gingillo il sabato, un piccioncino ogni tanto in più la domenica, consumavano tre quarti delle sue rendite; il resto se ne andava tra una casacca di castoro con calzoni e scarpe di velluto per le feste, e un vestito di fustagno, ma del più fino, per tutti i giorni.
====Vittorio Bodini====
In un paese della Mancia, di cui non voglio fare il nome, viveva or non è molto uno di quei cavalieri che tengono la lancia nella restrelliera, un vecchio scudo, un ossuto ronzino e il levriero da caccia. Tre quarti della sua rendita se ne andavano in un piatto più di vacca che di castrato, carne fredda per cena quasi ogni sera, uova e prosciutto il sabato, lenticchie il venerdì e qualche piccioncino di rinforzo alla domenica. A quello che restava davano fondo il tabarro di pettinato e i calzoni di velluto per i dì di festa, con soprascarpe dello stesso velluto, mentre negli altri giorni della settimana provvedeva al suo decoro con lana grezza della migliore.
====Letizia Falzone====
«In un borgo della Mancia», il cui nome non mi viene a mente, non molto tempo fa viveva un cavaliere di quelli con lancia nella rastrelliera, un vecchio scudo, un ronzino magro e un levriero corridore. Un piatto più di vacca che di castrato, un tritato di carne fredda in insalata tutte le sere, frittata coi ciccioli il sabato, lenticchie il venerdì, qualche piccioncino in soprappiù la domenica, consumavano tre quarti della sua rendita. Il resto se ne andava tra un mantello di fino panno nero, calzoni di velluto per i giorni festivi, con soprascarpe della stessa stoffa, e un vestito di lana greggia della migliore per tutti i giorni.
===Citazioni===
====Prima parte====
[[Immagine:Gustave Doré - Miguel de Cervantes - Don Quixote - Part 1 - Chapter 1 - Plate 1 "A world of disorderly notions, picked out of his books, crowded into his imagination".jpg|thumb|upright=1.2|Illustrazione di [[Gustave Doré]]]]
*[...] per il poco dormire e il molto leggere gli si prosciugò il cervello, in modo che venne a perdere il giudizio. (I, 2007)
*[...] mai però fu molto quel che è [[buono]] [...]. (curato: VI, 2007)
*[...] purché avessi da mangiar bene, mangerei altrettanto bene e meglio in piedi, e da me solo, che seduto accanto a un imperatore. E anzi, per dir la verità, mi sa molto meglio quello che mangio nel mio cantuccio senza tante smorfie e complimenti, anche abbia ad essere pane e cipolla, che i tacchini di cert'altre mense dove io sia costretto a masticare adagino, a ber poco, a pulirmi ogni momento, a non starnutare né tossire se me ne venga voglia né a fare altre cose che s'accompagnano con lo star soli e liberi. (Sancho: IX, 2007)
*Ma, pur dato il caso che siano uguali le [[bellezza|bellezze]], non ne viene che abbiano ad essere uguali i desideri, perché non tutte le bellezze innamorano, essendovene di quelle che sono una gioia per gli occhi ma non soggiogano il cuore. (Marcella: XIV, 2007)
*[...] la bellezza in una donna onesta è come fuoco acceso discosto o spada aguzza; quello non brucia né quella ferisce chi non vi si avvicina. (Marcella: XIV, 2007)
*[...] i [[desiderio|desideri]] si alimentano di speranze [...]. (Marcella: XIV, 2007)
*È proprio vero, insomma, che ci vuole del tempo per arrivare a conoscere le [[persone]], e che non c'è nulla di sicuro in questo mondo. (Sancho: XV, 2007)
*Tuttavia, ti faccio osservare, fratel mio Panza — replicò don Chisciotte — che non c'è [[ricordo]] cui il tempo non cancelli, né [[dolore]] a cui la morte non metta fine. (XV, 2007)
*La sorte lascia sempre una porta aperta nelle [[disgrazie]], per mettervi riparo. (don Chisciotte: XV, 2007)
*Le [[ferita|ferite]] che si ricevono nelle battaglie conferiscono onore piuttosto che toglierlo. (don Chisciotte: XV, 2007)
*— Sappi, Sancio, che un [[uomo]] non vale più d'un altro se non [[Azione|fa]] più d'un altro. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XVIII, 2007)
*[...] non è possibile che il male e il [[Bene e male|bene]] durino a lungo: dal che ne consegue che, essendo durato molto il male, il bene è ormai vicino. (don Chisciotte: XVIII, 2007)
*[...] la bocca senza denti è come molino senza mola, e molto più conto si deve fare di un [[dente]] che di un diamante. (don Chisciotte: XVIII, 2007)
*La paura ha molti occhi, e se vede le cose di sotterra, tanto più quelle di lassù, del cielo. (XX, 2007)
*È il carattere naturale delle [[donna|donne]], questo — disse don Chisciotte: — disdegnare chi le ama e amare chi le aborrisce. (XX, 2007)
*[...] l'eccesso di confidenza che ti ho concesso ha provocato questa mancanza di rispetto. (don Chisciotte a Sancho: XX, 2011)
*— Scommetto — replicò Sancio — che vossignoria crede che io abbia fatto dal corpo mio... [[feci|qualche cosa]] che non sta bene.<br>— A rimestarla è peggio, amico Sancio — rispose don Chisciotte. (XX, 2007)
*[...] i primi impulsi non sono in potere dell'uomo. (don Chisciotte: XX, 2007)
*— Mi pare, Sancio, che non ci sia [[proverbio]] che non dica il vero, giacché son tutte sentenze ricavate appunto dalla esperienza, madre d'ogni scienza [...]. (don Chisciotte: XXI, 2007)
*[...] sii breve nei tuoi [[Discorso|discorsi]], perché nessuno ve n'ha di piacevole, se lungo. (don Chisciotte: XXI, 2007)
*Anzi io ho sentito dire — disse don Chisciotte, — che chi [[canto|canta]] scaccia malinconia. (XXII, 2007)
*[...] le [[disgrazie]] sempre perseguitano il bell'[[ingegno]]. (Ginesio: XXII, 2007)
*[...] una delle doti della [[prudenza]] è che quello che si può ottenere con le buone non si voglia avere con le cattive [...]. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XXII, 2007)
*[...] è proprio di gente bennata l'essere riconoscente dei [[Beneficio|beneficî]] che si ricevono ed uno dei peccati che più offende Dio è l'[[ingratitudine]]. (don Chisciotte: XXII, 2007)
*[...] la [[sfortuna|malasorte]] però, la quale a giudizio di coloro che non sono illuminati dalla vera fede, ogni cosa guida, prepara e regola a suo modo. (XXIII, 2007)
*[...] [[Beneficenza|fare del bene]] ai villani è come gettare acqua nel mare. (don Chisciotte: XXIII, 2011)
*[...] ritirarsi non è fuggire, né aspettare è assennatezza quando il pericolo sorpassa la speranza. (Sancho: XXIII, 2007)
*[...] è pur conforto nelle [[disgrazie]] trovare chi se ne condolga. (don Chisciotte: XXIV, 2007)
*[...] che un cavaliere errante divenga [[Follia|matto]] avendone motivo, non c'è né merito né grazie da rendere; il nodo della questione sta in perdere il senno senza un perché e nel far comprendere alla mia dama, che se a freddo faccio questo, cosa sarei capace di fare a caldo? ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XXV, 2007)
*[...] quello che a te [[apparenza|pare]] catinella di barbiere a me pare l'elmo di Mambrino, e ad un altro parrà un'altra cosa. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XXV, 2007)
*[...] il fare una cosa per un'altra è lo stesso che [[mentire]]. (don Chisciotte: XXV, 2007)
*Ah, pazzo, ch'io sono! Ora che mi trovo lontano e fuori del pericolo, dico che dovevo fare quel che non feci! (Cardenio: XXVII, 2007)
*[...] la [[morte]] che ci coglie a un tratto fa subito finire il dolore, ma quella che si prolunga nei tormenti uccide di continuo senza spegner la vita. (Cardenio: XXVII, 2007)
*Con la sua sparizione si addensò la notte della mia tristezza, tramontò il sole della mia gioia, rimasero senza luce gli occhi miei, senza più ragionare la mia mente. (Cardenio: XXVII, 2007)
*Oh [[memoria]], mortale avversaria della mia pace! (Cardenio: XXVII, 2007)
*[...] la [[musica]] calma gli animi sconvolti e mitiga i travagli dello spirito. (Dorotea: XXVIII, 2007)
* [...] la buona e vera [[amicizia]] non può né deve esser mai sospettosa [...]. (XXXIII, 2007)
*''È la donna un vetro, inver, | Che non s'ha a provar perciò | Se si può spezzare o no, | Ché potria tutto accader.'' (XXXIII, 2007)
*[...] chi cerca l'[[impossibilità|impossibile]] è giusto che gli sia rifiutato quel che è possibile [...]. (XXXIII, 2007)
* [...] la [[amore|passione amorosa]] si vince soltanto col fuggirla [...]. (XXXIV, 2007)
*[...] tanto più la bramata felicità tormenta quanto più è vicina la speranza di raggiungerla [...]. (Lotario: XXXIV, 2007)
*[...] la vera [[nobiltà]] consiste nella virtù [...]. (Dorotea: XXXVI, 2007)
*[...] le [[arma|armi]] [...] hanno per oggetto e fine la [[pace]], cioè, il maggior bene che gli uomini possono deisderare in questa vita. (don Chisciotte: XXXVII, 2007)
*[...] quanti di meno sono i premiati per causa della [[guerra]] che non i morti in essa? (don Chisciotte: XXXVIII, 2007)
*[...] raramente, o mai, accade il [[Bene e male|bene]] puro e semplice senz'essere accompagnato o seguito da qualche [[Bene e male|male]] che lo turbi e scompigli [...]. (schiavo: XLI, 2007)
*''Se le sue glorie Amor vende costose | Ha ragione ed il suo traffico è giusto, | Ché non ci sono gioie più preziose | Di quelle valutate dal suo gusto, | Ed è cosa evidente | Che non val ciò che poco costa o niente.'' (XLIII, 2007)
*[...] ognuno è figlio delle sue [[azione|azioni]]; e, perché uomo, posso ben {{Sic|doventar}} papa. (Sancho: XLVII, 2007)
*[...] la [[virtù]] più è perseguitata dai cattivi che amata dai buoni. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XLVII, 2007)
*[...] non essendo possibile che l'arco stia sempre teso né che la debole natura umana possa sostenersi senz'alcun lecito spasso. (don Chisciotte: XLVIII, 2007)
*[...] al [[Povertà|povero]] è impossibile dimostrare con alcuno la virtù della generosità per quanto la possegga in sommo grado; e la [[generosità]] che consiste soltanto nel desiderio è cosa morta, come è morta la fede senza le opere. (don Chisciotte: L, 2007)
*[...] so solamente questo: potessi io avere così presto la contea come saprei reggerla! poiché ho tanta anima quanto un altro e tanto corpo quant'altri mai; e che sarei io altrettanto re del mio stato quanto ogni altro del suo; e una volta che lo fossi, farei quel che volessi; e facendo quel che volessi, farei a piacer mio; e facendo a piacer mio, sarei contento; e quando uno è contento, non ha altro da desiderare; e non avendo altro da desiderare, è bell'e finita [...]. (Sancho: XLVIII, 2007)
====Seconda parte====
[[Immagine:Don Quichotte Honoré Daumier.jpg|thumb|''Don Chisciotte e Sancho Panza'' (Honoré Daumier, 1868 ca.)]]
*[...] le [[Ingiuria|ingiurie]] suscit[a]no anche negli animi più umili la [[collera]] [...]. (''Prologo al lettore'', 2007)
*[...] il [[soldato]] fa più bela figura magari morto nel combattimento che sano e salvo nella fuga. (''Prologo al lettore'', 2007)
*[...] l'[[abbondanza]] delle cose, anche se buone, fa che non siano pregiate, mentre la scarsezza, magari delle cattive, conferisce loro certo valore. (''Prologo al lettore'', 2007)
*— Vedi, Sancio — disse don Chisciotte: — dovunque sia la [[virtù]] in grado eminente, è perseguitata. (II, 2007)
*[...] poiché le [[libri|opere stampate]] sono prese in esame con tutta comodità, facilmente se ne vedono tutte le manchevolezze e tanto più sono attentamente vagliate quanto maggiore è la fama di chi le compose. (Sansone: III, 2007)
*[...] certuni dicono: «Mai [[Sequel|seconde parti]] furon buone» [...]. (Sansone: IV, 2007)
*[...] i [[Lavoro|lavori]] fatti in fretta e furia non si compiono mai con la perfezione che si richiede. (Sancho: IV, 2007)
*[...] io ho sentito dire (e, credo proprio dal mio padrone, se non ricordo male), che fra i due estremi, codardia e temerità, c'è quel di mezzo, cioè, la prodezza. (Sancho: IV, 2007)
*Ognuno è come Dio l'ha fatto e spesso spesso è magari peggio. (IV, 2007)
*[...] chi non sa godere della [[fortuna]] quando gli si presenta, non si deve lamentare se poi gli sfugge. (Sancho: V, 2007)
*Il miglior condimento che ci sia è la [[fame]] [...]. (Teresa: V, 2007)
*[...] non fa felice il possessore delle [[ricchezza|ricchezze]] il possesso di esse ma lo spenderle, e non già lo spenderle comunque, ma il saperle bene spendere. (don Chisciotte: VI, 2007)
*[...] alla fine della via ampia e spaziosa del [[Virtù e vizi|vizio]], c'è la morte, in fondo invece al sentiero della virtù, angusto e difficile, c'è la vita [...]. (don Chisciotte: VI, 2007)
*Molti pochi fanno un assai. (VII, 2007)
*Oh, [[invidia]], radice di mali infiniti e tarlo delle virtù! Tutti i vizi, Sancio, recano seco un non so che di diletto, ma quello dell'invidia non reca se non dispiaceri, rancori e ire. (don Chisciotte: VIII, 2007)
*[...] non tutti possiamo esser frati, e molte sono le vie per le quali Dio conduce i suoi al cielo [...]. (don Chisciotte: VIII, 2007)
*— Dio ci metterà riparo — disse Sancio; — perché Dio manda il male e poi la medicina; nessuno sa quel che sarà; di qui a domani ci sono molte ore, e in un'ora, magari in un momento, vien giù la casa; io ho visto piovere e splendere il sole quasi a un medesimo punto [...]. (XIX, 2007)
*Orbene, a tutto c'è rimedio meno che alla [[morte]], sotto il giogo della quale tutti si deve passare, per quanto, quando la vita finisce, ci dispiaccia. Questo mio [[padrone]] ho visto da mille prove che è un matto da legare, e anche io, del resto, non gli rimango punto indietro, perché, se è vero il proverbio che dice «dimmi con chi vai e ti dirò chi sei» e l'altro «non donde nasci, ma donde pasci», sono più matto di lui perché lo seguo e lo [[servo]]. (Sancho: X, 2007)
*— Signore, la [[malinconia]], in verità, non fu fatta per le bestie, ma per gli uomini; se però gli uomini si fanno troppo prendere da essa, {{Sic|doventano}} bestie. (Sancho: XI, 2007)
*[...] [[Somiglianza|rassomigliate]], come un uovo si rassomiglia a un altro uovo [...]. (Cavaliere dagli Specchi: XIV, 2007)
*[...] l'[[arte]] non è al di sopra della natura, sì la fa più perfetta [...]. (don Chisciotte: XVI, 2007)
*Né crediate, signore, che io qui chiami volgo solamente la gente [[plebe|plebea]] ed umile, perché chiunque sia ignorante, sia magari signore e principe, può e dev'essere annoverato tra il volgo. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XVI, 2007)
*La [[penna]] è la lingua dell'anima. (don Chisciotte: XVI, 2007)
*[...] la valentia che confina con la temerità, più ha di pazzia che di coraggio. (nobiluomo: XVII, 2007)
*— Insomma, Sancio — disse don Chisciotte — si vede bene che sei un contadino e di quelli che dicono: [[Conformismo|Viva chi vince]]! (XX, 2007)
*Due soli lignaggi ci sono nel mondo, come diceva una mia nonna, cioè, l'avere e il non avere. (XX, 2007)
*[[Predica]] bene chi vive bene. (XX, 2007)
*[...] il fondamento più sicuro nel mondo è il [[denaro]]. (Sancho: XX, 2007)
*[...] l'[[amore]] e la [[guerra]] sono una stessa cosa, e come nella guerra è lecito e comunemente praticato fare uso di astuzie e di stratagemmi per vincere il nemico, così nei contrasti e nelle rivalità amorose si ritengono per buoni gl'imbrogli e i raggiri messi in opera per conseguire il fine desiderato, purché non siano in pregiudizio e disdoro dell'oggetto amato. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XXI, 2007)
*[...] la [[bellezza]], di per sé, attrae il desiderio di quanti la rimirano e la sanno stimare [...]. (don Chisciotte: XXII, 2007)
*[...] più arrecano danno all'onore delle [[donna|donne]] la troppa scioltezza e la troppa franchezza in pubblico che non le cattive azioni in privato. (don Chisciotte: XXII, 2007)
*[...] tutti i [[Piacere|godimenti]] di questa vita passano come ombra e sogno, o appassiscono come il fiore del campo. (don Chisciotte: XXII, 2007)
*[...] i [[Paragoni|confronti]] sono odiosi, e perciò non c'è da confrontare uno con un altro. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XXIII, 2007)
*[...] siccome [[Inesperienza|non sei esperto]] delle cose del mondo, tutto ciò che è un po' difficile ti pare impossibile [...]. (don Chisciotte a Sancho: XXIII, 2007)
*— Non fugge chi si ritira<ref>{{Cfr}} quanto detto sopra da Sancho: «[...] ritirarsi non è fuggire [...]».</ref> — rispose Don Chisciotte; — perché devi sapere, Sancio, che il valore non basato sulla prudenza si chiama [[temerarietà]]<ref>Cfr. quanto detto sopra da Sancho: «[...] fra i due estremi, codardia e temerità [...].»</ref> e le prodezze del temerario meglio vanno attribuite alla buona fortuna che al suo coraggio. (XXVIII, 2007)
*Asino sei, asino sarai e asino finirai quando si compirà il corso di tua vita; perché ritengo che prima questa giungerà al suo ultimo termine che tu t'accorga e comprenda d'essere una bestia. {{NDR|[[Insulti dai libri|insulto]]}} (don Chisciotte a Sancho: XXVIII, 2007)
*[...] non v'ha padre o madre a cui paiano brutti i [[figlio|figli]]; il quale inganno più spesso si riscontra fra coloro che esibiscono i parti del loro ingegno. (don Chisciotte: XXVIII, 2007)
*[...] a quanto ho sentito dire dal mio signore, più vale il [[Reputazione|buon nome]] che le ricchezze. (Sancho: XXX, 2007)
*[...] nuovo buffone e vecchio imbecille [...]. {{NDR|[[Insulti dai libri|insulto]]}} (don Chisciotte a Sancho: XXXII, 2011)
*La [[caccia]] è un'immagine della guerra: vi si usano stratagemmi, astuzie, insidie per vincere senza averne danno, il nemico; vi si soffrono freddi intensissimi e calori insopportabili; vi si hanno in dispregio l'ozio e il sonno, le forze di chi la pratica vi acquistano nuovo vigore e agilità le membra; insomma, è un esercizio che può farsi senza danno d'alcuno e con diletto di molti. (duca: XXXIV, 2007)
*— Signora, dove c'è [[musica]] non ci può essere cosa cattiva. (Sancho: XXXIV, 2007)
*Ah, me sventurata! Quale pazzia o quale insensatezza mi trasporta a raccontare le [[colpa|colpe]] altrui, mentre tanto ho da dire delle mie? (contessa Triffaldi: XXXVIII, 2007)
*[...] cercare pere sull'olmo. {{NDR|[[Modi di dire dai libri|modo di dire]]}} (Sancho: XL, 2007)
*[...] Dio sopporta i [[cattiveria|cattivi]], ma non poi sempre sempre. (don Chisciotte: XL, 2007)
*[...] gli uffici e le grandi cariche altro non sono che un profondo golfo di agitazioni. (don Chisciotte: XLII, 2007)
*[...] tu devi fissare lo sguardo della mente in chi tu sei, procurando di [[Conosci te stesso|conoscere te stesso]]: la conoscenza più difficile che possa immaginarsi. (don Chisciotte: XLII, 2007)
*[...] egli {{NDR|Don Chisciotte}} svariava soltanto quando lo toccavano sulla cavalleria, mentre negli altri ragionamenti mostrava di aver chiara e libera l'intelligenza: cosicché ogni momento le sue azioni smentivano il senno e il suo senno smentiva le sue azioni. (XLIII, 2007)
*[...] la trascuratezza nel [[Vestito|vestire]] rivela un animo negligente [...]. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XLIII, 2011)
*Abbi il passo lento, parla pacatamente, ma non in modo che paia che tu ascolti te stesso: ogni affettazione è cattiva. (don Chisciotte: XLIII, 2007)
*[...] il troppo [[vino]] né serba segreti né mantiene promesse. (don Chisciotte: XLIII, 2007)
*[...] stivare e infilzare [[proverbi]] a casaccio rende cascante e volgare la conversazione. (don Chisciotte: XLIII, 2007)
*[...] la [[diligenza]] è madre della buona fortuna, mentre la [[pigrizia]], sua nemica, non raggiunse mai la meta di un onesto desiderio. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XLIII, 2007)
*[...] né può esservi brio dove non è intelligenza [...]. (XLIV, 2007)
*[...] un disinganno a tempo vuol essere rimedio efficace nei principî d'[[amore]]. (don Chisciotte: XLVI, 2007)
*Mi è successo un fatto che credo mi farà cadere in disgrazia di questi signori; ma quantunque ciò sia per me di molto peso, non me ne importa nulla, poiché alla fin fine, debbo prima adempiere la mia missione che il piacer loro, conformemente a quel che suol dirsi: ''amicus Plato, sed magis amica veritas''. (don Chisciotte: LI, 2007)
*«Pensare che le cose di questa vita abbiano da durar sempre ferme in un punto è pensare inutilmente; sembra anzi che la vita giri tutto a tondo, vo' dire torno torno: la primavera segue l'estate, l'estate l'autunno, l'autunno segue l'inverno, l'inverno la primavera, e così torna il tempo a roteare ininterrottamente; sola la vita umana corre alla sua fine più veloce del vento, senza aspettare di rinnovarsi, se non sia nell'altra che non ha confini che la limitino.» (parole attribuite all'immaginario filosofo maomettano Cide Harmete: LIII, 2007)
*[...] uscendo io di qua, da come ne esco, nudo, non occorre altra prova per far capire che ho [[governo|governato]] da angelo. (Sancho: LIII, 2007)
*[...] voler legare le lingue dei [[Maldicenza|maldicenti]] è come voler mettere porte alla campagna. (don Chisciotte: LV, 2011)
*[...] se il governatore vien via ricco dal suo governo, di lui si dirà che è stato un ladro; e se vien via povero, che è stato un dappoco e uno stupido. (don Chisciotte: LV, 2007)
*[...] [[Amore]] è invisibile ed entra ed esce di dove vuole, senza che nessuno gli chieda conto di quel che fa. (LVI, 2007)
*[...] a me sembra che il [[Traduzione|tradurre]] da una lingua in un'altra [...] sia come guardare gli arazzi fiamminghi da rovescio, ché, sebbene le figure si vedano, sono però piene di filamenti che le fanno confuse sì che non appaiono nitide e a vivi colori come da diritto. (don Chisciotte: LVII, 2007)
*— La [[libertà]], Sancio, è uno dei più preziosi doni che i cieli abbiano mai dato agli uomini; né i tesori che racchiude la terra né che {{Sic|cuopre}} il mare sono da paragonare ad essa; per la libertà, come per l'onore, si può e si deve mettere a repentaglio la vita; la schiavitù invece è il peggiore dei mali che agli uomini possono toccare. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: LVIII, 2007)
*— È possibile, Sancio, che ci sia uno in tutto l'orbe terraqueo il quale non affermi che sei stupido e di stupidaggini foderato, con in più non so quali frange di maligno e di birbante? {{NDR|[[Insulti dai libri|insulto]]}} (don Chisciotte: LVIII, 2007)
*[...] fino alla [[Vita e morte|morte]], tutto è [[Vita e morte|vita]] [...]. (Sancho: LIX, 2011)
*Io, Sancio, nacqui per vivere morendo, e tu per morire mangiando. (don Chisciotte: LIX, 2007)
*[...] molte volte suole scappare la [[pazienza]] quando la stancano le [[offesa|offese]]. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: LIX, 2007)
*[...] val meglio una buona [[speranza]] che un cattivo avere. (Sancho: LXV, 2007)
*[...] questa che va attorno col nome di [[Fortuna]] è una femmina ubriaca e capricciosa e soprattutto cieca, così da non vedere quel che fa né sapere chi rovescia né chi innalza. (Sancho: LXVI, 2007)
*[...] dove vi è molto [[amore]], non suole esserci molta disinvoltura. (LXVI, 2011)
*[...] benedetto chi inventò il [[sonno]], copertoio di tutti gli umani pensieri, vivanda che leva la fame, bevanda che scaccia la sete, fuoco che riscalda il freddo, freddo che tempera l'ardenza, e, insomma, moneta universale con la quale si compra tutto, bilancia e peso che fa uguale il pastore al re e il sempliciotto all'avveduto. Una cosa solamente ha di male il sonno, a quanto ho sentito dire, ed è che somiglia alla morte, poiché da un addormentato a un morto c'è molto poca differenza. (Sancho: LXVIII, 2007)
*[...] il [[sogno]] è sollievo delle infelicità per coloro che, quando son desti, le provano. (Sancho: LXX, 2007)
*— E mi dica vossignoria, signor Àlvaro, somiglio io in qualche cosa a cotesto tale don Chisciotte che dice? (LXXII, 2007)
*[...] le cose umane non sono eterne, ma vanno sempre declinando dai loro inizi sino ad arrivare all'ultima fine, specialmente le vite degli uomini [...]. (LXXIV, 2007)
*{{NDR|[[Ultime parole dai libri|Ultime parole]]}} [...] prego vivamente i nominati signori esecutori testamentari che se la buona sorte li portasse a conoscere l'autore che si dice abbia composto una storia, la quale va attorno col titolo di ''Seconda parte delle prodezze di don Chisciotte della Mancia'', gli chiedano da mia parte, il più fervidamente ch'esser possa, che perdoni se io, senza pur pensarlo, gli ho dato occasione di scrivere tante e tante scempiaggini quante in essa ne ha scritte, poiché parto da questa vita con lo scrupolo di avergli dato motivo a scriverle. (LXXIV, 2007)
===[[Explicit]]===
"Per me sola nacque don Chisciotte, ed io per lui; egli ha saputo oprare, ed io scrivere; noi soli siamo due in uno, nonostante e a dispetto del falso e tordesigliesco scrittore che si arrischiò o si arrischierà a scrivere con grossolana e spuntata penna di struzzo le imprese del mio valoroso cavaliere, perché non è peso per le sue spalle, né tema per il suo costipato ingegno; e anzi l'avvertirai, se mai ti capitasse di conoscerlo, che lasci riposare nella tomba le stanche e ormai marcite ossa di don Chisciotte, e non cerchi di portarlo, contro ogni diritto della morte, nella Vecchia Castiglia, tirandolo fuori dalla fossa in cui realmente e veramente giace, lungo lungo, nell'impossibilità di fare una terza spedizione e una nuova uscita; che per farsi beffa di tutte quelle che fecero quei cavalieri erranti, son sufficienti le due che fece lui, con tanto spasso e consenso delle genti che ne hanno avuto notizia sia in questi che negli stranieri regni. E con ciò terrai fede alla tua cristiana professione, consigliando bene chi ti vuol male, e io resterò soddisfatto e fiero d'essere stato il primo a godere per intiero i frutti dei suoi scritti, come volevo, che altro non è stato il mio intento che quello di far odiare dagli uomini le bugiarde e assurde storie dei libri di cavalleria, che ad opera di quelle del mio autentico don Chisciotte van barcollando, e finiranno per cadere del tutto, senza alcun dubbio." ''Vale''
{{NDR|Miguel de Cervantes, ''Don Chisciotte della Mancia'', traduzione di Vittorio Bodini, Einaudi Tascabili 1994. ISBN 8806126199}}
===Citazioni su ''Don Chisciotte della Mancia''===
*Allegorizza la vita di ogni uomo che non voglia solo preoccuparsi del proprio benessere personale come gli altri, ma persegua un fine oggettivo, ideale, che si è impadronito del suo pensiero e della sua volontà; per il che poi certo viene guardato in questo mondo come un essere strano. ([[Arthur Schopenhauer]], ''[[Il mondo come volontà e rappresentazione]]'')
*Ci troviamo di fronte a un interessante fenomeno: un eroe letterario che gradualmente perde contatto col libro che l'ha prodotto; che abbandona la patria, che abbandona lo scrittoio del suo autore per vagabondare nell'universo dopo aver vagabondato per la [[Spagna]]. In definitiva, don Chisciotte è più grande oggi di quanto lo fosse nel grembo di Cervantes. Ha cavalcato per trecentocinquanta anni nelle giungle e nelle tundre del pensiero umano – guadagnando in vitalità e statura. Non ridiamo più di lui. Il suo blasone è la pietà, il suo vessillo la bellezza. L'unica cosa che conta è il suo essere gentile, generoso, puro, solitario e valoroso. La parodia è diventata pietra di paragone. ([[Vladimir Nabokov]])
*Don Chisciotte non cerca di evadere anch'egli, anche praticamente, dal tritume e dalla standardizzazione della vita quotidiana di un villaggio spagnolo? ([[Antonio Gramsci]])
*E così questo primo grande romanzo della letteratura universale si colloca all'inizio del tempo in cui il Dio del cristianesimo incomincia a lasciare il mondo; in cui l'uomo cade in solitudine e riesce a trovare il senso e la sostanza solo in un'anima, la sua, il cui domicilio è irreperibile; in cui il mondo, sganciato dal vincolo paradossale che lo teneva unito a un aldilà attualizzato, cade in balia della sua immanente insensatezza; in cui la potenza dell'esistente – inasprita dal progressivo degradarsi dei nessi utopici a mere entità – cresce fino ad assumere proporzioni inaudite e conduce una lotta furibonda e senza meta apparente contro la marea montante di quelle forze ancora inconcepibili, ancora incapaci di autorivelarsi e impregnare il mondo. ([[György Lukács]])
*Il Chisciotte non è tanto "scritto" quanto "detto", steso senza sottostare alle costrizioni della scrittura, ma lasciando correre la penna come se fosse la voce, quindi con lo stile della lingua quotidiana e contro la lingua letteraria. Le persone e le cose, viste sotto il prisma domestico della vita, da una prospettiva familiare, vivono sul piano dell'esperienza di ogni giorno: avere elevato questa esperienza comune a norma della finzione romanzesca rappresenta un momento di capitale importanza nell'avventura letteraria europea. ([[Francisco Rico]])
*In tutto il mondo non c'è nulla di più profondo e forte di questa opera poetica. Per ora, è l'ultima parola detta dal pensiero. E se finisse la terra, e lassù da qualche parte chiedessero alla gente: "Avete capito la vostra terra, e che cosa ne avete concluso?". Allora uno potrebbe porgere in silenzio il ''Don Chisciotte'': "Ecco le mie conclusioni sulla vita: potete per questo giudicarmi?" ([[Fëdor Dostoevskij]])
*L'antitesi nel Cervantes è nell'opposizione fra il mondo moderno e l'antico; in lui il mondo moderno è il rappresentato: e la cavalleria è un sogno del passato e la fissazione d'un pazzo. II Don Chisciotte è il mondo moderno che burlando la Cavalleria comincia ad acquistar coscienza di sé. Ciò che distingue il mondo moderno dal cavalleresco è il buon senso, la realtà, il positivo. Da questo buon senso è nato il mondo moderno ossia scientifico, ossia sperimentale. ([[Francesco De Sanctis]])
*L'essenziale è non morire. Non morire! Non morire! Questa è l'ultima radice della follia chisciottesca. Ansia di vita, ansia di vita eterna ti dette l'immortalità. [[Don Chisciotte]] mio, il sogno della tua vita fu ed è il sogno di non morire. ([[Miguel de Unamuno]])
*La disgrazia di Don Chisciotte non è la sua fantasia, è Sancho Pancia. ([[Franz Kafka]])
*La più modesta azione quotidiana suppone immaginare un progetto e confrontarlo con le limitazioni e i condizionamenti imposti dalle circostanze: alla fine, è questa la storia che ci racconta Cervantes, concretandola in una trama e – a cominciare da Don Chisciotte – in alcuni personaggi, con ineguagliata capacità di seduzione. ([[Francisco Rico]])
*La più rude lettura che io conosca; lo lessi nelle ferie estive e tutta la mia sofferenza personale mi sembrò ne fosse impicciolita, degna tutt'al più che se ne ''ridesse''. ([[Friedrich Nietzsche]])
*Lodato sia don Chisciotte! Che seppe con tanto anticipo di secoli riconoscere un furibondo gigante sotto la maschera di un innocente mulino. ([[Gesualdo Bufalino]])
*Paragonato ad altri libri classici (l'Iliade, l'Eneide, la Farsaglia, la Commedia dantesca, le tragedie e le commedie di Shakespeare) il Don Chisciotte è realista; questo realismo, però, differisce essenzialmente da quello cui dette vita il secolo XIX. Joseph Conrad poté scrivere che escludeva dalla sua opera il soprannaturale, perché ammetterlo equivaleva a negare che il quotidiano fosse meraviglioso: ignoro se Miguel de Cervantes condividesse tale intuizione, ma so che nel Don Chisciotte egli contrappose un mondo immaginario poetico a un mondo reale prosaico. Conrad ed Henry James fecero argomento romanzesco della realtà perché la giudicavano poetica; per Cervantes il reale e il poetico sono antinomie. ([[Jorge Luis Borges]])
*Poche le opere tanto generose come il ''Don Chisciotte''. Si direbbe che vi sono libri ingrossati dalla cupidigia e libri ingranditi dalla generosità. Senza alcun dubbio, il ''Don Chisciotte'' è tra questi ultimi; si estende per pagine e pagine, ma non per fare con esse un libro, bensì per disfarlo, proprio perché non sia un libro, per far sì che la letteratura, in esso, resti spezzata, sorpassata, tralasciata. Perché il ''Don Chisciotte'' è scritto non già contro i libri di cavalleria – quale errore! – ma contro i libri, contro il libro, così come il quadro ''Las Meninas'' fu dipinto contro i quadri, anzi, contro la pittura. ([[Ramón Gaya]])
*Quello che è prodigioso nel Don Chisciotte è la totale assenza di artificio e la continua fusione di illusione e realtà, che ne fanno un libro così comico e così poetico. ([[Gustave Flaubert]])
*Un plotone di Don Chisciotte farebbe paura; invece un Cavaliere solitario e anacronistico, fuor di senno e di tempo, accompagnato solo dal suo fido scudiero e da un grappolo di sogni, miti e allucinazioni suscita un nugolo di sentimenti: riso, tenerezza pietà e nostalgia. La solitudine è la sua follia ma è anche la nostra salvezza. Il suo irrealismo cavalleresco lo destina alla sconfitta storica e alla gloria letteraria. In palio per Don Chisciotte non c'è la conquista del potere e il dominio del mondo, ma il favore di Dulcinea del Toboso e dei suoi ammiratori. ([[Marcello Veneziani]])
==''Il dottor Vetrata''==
===[[Incipit]]===
Passeggiando due studenti di signorile casata sulle rive del Tórmes, vi trovarono a dormire sotto un albero un ragazzo di un undici anni, vestito alla contadina. Ordinato a un servo di svegliarlo, quello lo svegliò, ed essi gli domandarono di dov'era e com'era che dormiva in quel luogo solitario. Al che il ragazzo rispose che il nome del suo paese se l'era dimenticato e che andava a Salamanca in cerca di un padrone da servire a patto soltanto che lo facesse studiare.<ref name=novelle1912>Da ''Novelle'', 1912.</ref>
===Citazioni===
*Alla fine, esausti per le veglie, fradici e con le occhiaie, giunsero alla bellissima e splendida città di [[Genova]] e qui, dopo essere sbarcati nella sua darsena riparata e dopo aver fatto visita ad una chiesa, il capitano e tutta la brigata ripararono in un'osteria dove annebbiarono il ricordo di tutte le burrasche passate con il ''gaudeamus'' presente. [...] Il buon Tomás ebbe modo di ammirare anche i biondi capelli delle [[Donne genovesi|genovesi]], l'eleganza e la cortesia degli uomini, l'ammirevole bellezza della città che sembrava avere le case incastonate su per quelle rocce come diamanti nell'oro. (2002; pp. 237-238)
*L'onore del padrone rivela quello del [[Servitù|servo]]. Quindi guarda chi servi e vedrai che onore hai. (1912)
*[...] disse che i buoni pittori imitavano la natura, ma che quelli cattivi la vomitavano. (2013)
*C'era sul marciapiede di San Francesco un crocchio di genovesi e, passando egli di là, uno di loro lo chiamò e gli disse:<br>– Venga qua, signor Vetrata, e ci conti un po' qualcosa.<br>Egli rispose:<br>– No, non vorrei che i miei conti venissero poi registrati a [[Genova]]. (2002; p. 256)
==''La conversazione dei cani''==
===[[Incipit]]===
Usciva dall'Ospedale della Resurrezione, che si trova a Valladolid fuor dalla Porta del Campo, un soldato, il quale, siccome la spada gli serviva da bastone e aveva le gambe secche e il viso giallo, mostrava chiaramente che, per quanto non facesse ancora troppo caldo, doveva aver sudato in venti giorni tutti gli umori maligni che forse s'era buscato in un'ora.<ref name=incipit/>
===Citazioni===
*[...] dalla [[lingua]] dipendono i maggiori guai della vita umana. (Scipione; 1912)
*[...] ne va in rovina piú di quei che si [[Fiducia|fidano]] che di quei che han prudenza. Ma il mal'è che è impossibile viver bene nel mondo se non ci si fida e affida. (Scipione; 1912)
*[...] l'[[umiltà]] è la base e il fondamento d'ogni virtú e [...] senza di essa nessun'altra è tale; spiana ostacoli, supera difficoltà ed è un mezzo che conduce sempre a glorioso fine. I nemici te li fa amici; raffrena la collera negli sdegnati e scema la tracotanza negli altezzosi; è madre della modestia e sorella della moderazione; di fronte ad essa, insomma, i vizi non valgono a fermare vantaggioso trionfo, perché si smussano e si spuntano le frecce del male contro la mitezza e la mansuetudine dell'umile. (Berganza; 1912)
*Di rado o mai si soddisfa l'[[ambizione]] senza danno del terzo. (Scipione; 1912)
*[...] il [[viaggiare]] per diversi paesi e il trattare con diverse genti fa gli uomini avveduti. (Berganza; 1912)
*{{NDR|la [[fortuna]]}} la trova chi muta luogo. (Berganza; 1912)
*[...] il [[consiglio]] del [[povero]], per buono che sia, non è stato mai accolto [...]. (Scipione; 1912)
==''La zingarella''==
===[[Incipit]]===
[[Zingari]] e zingare pare che siano nati, in questo mondo, soltanto per esser ladri: nascono da genitori ladri, crescono in mezzo ai ladri, studiano da ladri e riescono infine a esser ladri fatti e finiti di tutto punto.<ref name=incipit>Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, ''Incipit'', Skira, 2018. ISBN 9788857238937</ref>
===Citazioni===
*[...] anche tra i demoni ce ne son di peggiori degli altri, e tra molti uomini [[Bontà e cattiveria|malvagi suole essercene qualcuno buono]] [...]. (2013)
*{{NDR|Il [[tempo]]}} suole procurare una dolce soluzione a molte amare difficoltà. (2013)
==''Rinconete e Cortadillo''==
===[[Incipit]]===
====Luigi Bacci====
Nell'osteria del Mulinello, che si trova ai confini della famosa campagna di Alcudia, sulla strada che conduce dalla Castiglia in Andalusia, un giorno de' più caldi dell'estate, si trovarono, per caso, due ragazzi dai quattordici ai quindici anni: né l'uno né l'altro passava i diciasett'anni; tutt'e due di bell'aspetto, ma in mal'arnese, sbrindellati e rotti. Cappa, non ne avevano; i calzoni erano di tela e le calze di carne; è ben vero però che tal deficienza la riparavano le scarpe, perché quelle dell'uno eran di corda, tanto logore quanto vecchie e quelle dell'altro tutte bucherellate e senza suola, che più che da scarpe gli servivano da pastoie. L'uno aveva una berretta verde da cacciatore, l'altro un cappello senza nastro, basso di capo e di tesa larga. A tracolla, l'uno portava una sudicia camicia insaldata e messa in una sacca fatta a manica; l'altro camminava scusso scusso e senza sacche, sebbene dal petto gli venisse fuori un gran fagotto che, per quello che dopo si vide, era una specie di bavera imbevuta dall'unto e sì sfilaccicata e rotta che sembrava un ammasso di fila. In essa c'era rinvolto un mazzo di carte di forma ovale, perché dall'usarle, gli si erano arrotondati gli angoli e perché durassero di più, glieli avevano smussati e lasciati in tal forma. Tutt'e due erano abbrustoliti dal sole, con le unghie lunghe listate a lutto; l'uno aveva una mezza spada e l'altro un coltello da beccaio.
====Alfredo Giannini====
Nella locanda del Mulinello, che è al confine della gran bella pianura di Alcudia sulla strada che dalla Castiglia va in Andalusia, un ardente giorno d'estate si trovarono, per caso, due ragazzotti tra i quattordici e i quindici anni al massimo, non piú di diciassette né l'uno né l'altro; tutti e due di bello aspetto, ma nelle vesti molto sdruciti, sbrindellati e logori. Cappa, neppur per idea; i calzoni di tela e le calze di ciccia. C'erano però, in compenso, le scarpe: di sparto quelle dell'uno, rifinite dal portarle; traforate quelle dell'altro, senza suola; così che lo impacciavano più che lo calzassero. L'uno aveva in capo una berretta verde da cacciatore, l'altro un cappello senza nastro, basso di forma e a falde larghe. Sulla spalla, l'uno portava una camicia di color camoscio, insaldata e tutta insaccata in una manica, a tracolla; l'altro camminava disimpacciato, senza bisacce; quantunque dal petto sporgesse un gran fagotto che, come si vide poi, era un collare di quelli che chiamano «alla vallona» inamidato ma di grasso, trapunto e ragnato che pareva tutto filacce. C'era involto e serbato un mazzo di carte da gioco, di figura ovale; giacché, con l'uso, gli angoli si erano sgualciti, ma, perché durassero di piú, erano stati ritagliati ed erano state lasciate in quella forma.<ref name=novelle1912/>
===Citazioni===
*[...] per ogni cosa c'è rimedio tranne per la morte [...]. (Cortadillo: 1916, p. 11)
*[...] quello che dice la [[lingua]] lo paga la gola [...]. (Cortadillo: 1916, p. 22)
*[...] le {{sic|quistioni}} fra coloro che si vogliono bene son causa di maggior piacere quando si fa la pace [...]. (Monipodio: 1916, p. 32)
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Il geloso dell'Estremadura''===
Non sono molti anni che da un paese dell'Estremadura se ne partí un gentiluomo, nobile di nascita, che, come nuovo figliuol prodigo, per diverse parti di Spagna, d'Italia e delle Fiandre andò consumando e anni ed averi; finché, dopo tante peregrinazioni, morti ormai i genitori e scialacquato il patrimonio, venne a stabilirsi nella grande città di Siviglia dov'ebbe occasione davvero bastevole per dar fondo a quel poco che egli era rimasto.<ref name=novelle1912/>
===''La spagnola inglese''===
Tra il bottino che gli inglesi presero nella città di Cadice, Clotaldo, un gentiluomo inglese che comandava una squadra navale, si portò a Londra una bimba, dell'età di sette anni all'incirca.<ref name=incipit/>
==Citazioni su Miguel de Cervantes==
*[[Niccolò Machiavelli|Machiavelli]], che riconosce l'uomo come soggetto storico responsabile, capace di agire entro le leggi della realtà, sviluppando un'analisi del potere che non giustifica la tirannide, bensì smaschera le illusioni che permettono al potere arbitrario di perpetuarsi. Cervantes, che, con [[Don Chisciotte]], rivendica la libertà interiore e la dignità dell'ideale, anticipando una concezione europea della [[dignità umana]] come valore intrinseco, indipendente dal successo o dal riconoscimento sociale. Entrambi gli autori, pur con strumenti diversi, contribuiscono alla nascita di una coscienza moderna dell'uomo, fondata sulla responsabilità individuale e sulla consapevolezza del conflitto tra ideale e realtà. ([[Sergio Mattarella]])
*Se c'è una cosa che Cervantes, nella sua incommensurabile grandezza insegna è: attenzione, quel che vi racconto sono favole, ma ''de te fabula narratur''.<br>È di te che questa storia parla. ([[Antonella Cilento]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Michel di Cervantes Saavedra, '' Dell'ingegnoso Cittadino Don Chisciotte Della Mancia'', 2 voll., traduzione di Lorenzo Franciosini, Baba, Venezia, 1625, [https://books.google.it/books?id=EAtEAAAAcAAJ I].
*Miguel de Cervantes, ''Don Chisciotte della Mancia'', traduzione di [[Bartolomeo Gamba]], Edizioni "A Barion" della Casa per Edizioni popolari – S.A, Sesto San Giovanni (Milano), 1933.
*Miguel de Cervantes, ''Don Chisciotte della Mancia'', traduzione di Vittorio Bodini, Einaudi, 1994. ISBN 8806126199
*Miguel de Cervantes, ''Don Chisciotte della Mancia'', traduzione di Ferdinando Carlesi, Arnoldo Mondadori Editore, 1974.
*Miguel de Cervantes, ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-c/miguel-de-cervantes-saavedra/don-chisciotte-della-mancia-edizione-bur/ Don Chisciotte della Mancia]'', traduzione di Alfredo Giannini, Rizzoli, Milano, 2007.
*Miguel de Cervantes, ''[https://books.google.it/books?id=ts9OVCxrzxUC Don Chisciotte della Mancia]'', cura e traduzione di Barbara Troiano e Giorgio Di Dio, Newton Compton, Roma, 2011 (edizione elettronica). ISBN 978-88-541-2891-0
*Miguel de Cervantes Saavedra, ''[https://www.liberliber.it/mediateca/libri/c/cervantes/don_chisciotte_della_mancia/pdf/cervantes_don_chisciotte_della_mancia.pdf La storia di don Chisciotte della Mancha]'', Edoardo Perino editore, Roma, 1888.
*Miguel de Cervantes Saavedra, ''[https://books.google.it/books?id=S8TCIXtkw7QC Don Chisciotte della Mancia]'', traduzione di Letizia Falzone, Garzanti, Milano, 2014 (edizione digitale). ISBN 978-88-11-13655-2.
*{{es}} Miguel de Cervantes, ''[https://cvc.cervantes.es/literatura/clasicos/quijote/default.htm Don Quijote de la Mancha]'', studio preliminare di Fernando Lázaro Carreter, testo critico e direzione di Francisco Rico, note di Joaquín Forradellas, Instituto Cervantes, 1998. ISBN 84-689-5988-X
*Miguel de Cervantes, ''[https://www.liberliber.it/mediateca/libri/c/cervantes/novelle/pdf/cervantes_novelle.pdf Novelle]'', traduzione di Alfredo Giannini, Laterza, Bari, 1912.
*Miguel de Cervantes, ''Novelle esemplari'', traduzione di Paola Gorla, Einaudi, Torino, 2002. ISBN 88-06-16206-3
*Miguel de Cervantes, ''[https://books.google.it/books?id=yf-kAQAAQBAJ Novelle esemplari]'', introduzione di Monique Joly, traduzione e note di Antonio Gasparetti, Rizzoli, 2013 (edizione elettronica).
*Michele Cervantes de Saavedra, ''Rinconete e Cortadiglio'', in ''Racconti morali'', tradotti e annotati da Luigi Bacci, Società editrice Dante Alighieri, Milano, 1916.
==Voci correlate==
*''[[Don Quichotte]]'' – opera lirica di [[Jules Massenet]]
==Altri progetti==
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===Opere===
{{Pedia|Don Chisciotte della Mancia||(1605 e 1615)}}
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[[Categoria:Drammaturghi spagnoli]]
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Joseph de Maistre
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Gaux
18878
/* Citazioni su Joseph de Maistre */ Adolfo Omodeo
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{{nota disambigua|il quasi omonimo scrittore e militare sabaudo (1763 – 1852)|[[Xavier de Maistre]]}}
[[Immagine:Joseph de Maistre Vogel von Vogelstein ca 1810.jpg|thumb|Joseph de Maistre]]
'''Joseph-Marie de Maistre''' (1753 – 1821), conte, magistrato, diplomatico, filosofo, scrittore, politico e giurista italiano.
==Citazioni di Joseph de Maistre==
*Bisogna predicare senza sosta ai popoli i benefici dell'autorità, e ai re i benefici della libertà.
:''Il faut prêcher sans cesse aux peuples les bienfaits de l'autorité, et aux rois les bienfaits de la liberté''.<ref>{{fr}} Citato nell'introduzione a ''Memoires politiques et correspondance diplomatique: {{small|avec explications et commentaires historiques par Albert Blanc}}'', Librairie Nouvelle, Parigi, 1859<sup>2</sup>, [https://archive.org/details/bub_gb_0JSjuNLfjfQC/page/n9/mode/2up? p. 1].</ref>
*Credi forse che sarei stato maggiormente grato a tua madre se, anziché farmi te e tuo fratello, avesse scritto un bellissimo romanzo?<ref>Da una lettera alla figlia; citato nella Prefazione di [[Alfredo Cattabiani]] a J. De Maistre, ''Le Serate di San Pietroburgo'', Rusconi Editore.</ref>
*La [[maschio e femmina|donna]] non può essere superiore che come donna, ma dal momento in cui vuole emulare l'[[maschio e femmina|uomo]], non è che una scimmia.<ref>Da una lettera alla figlia; citato in [[Julius Evola]], ''Ricognizioni. Uomini e problemi'', Edizioni Mediterranee, Roma, 1985 (1974), [http://books.google.it/books?id=z8NRrqgNpooC&pg=PA188 p. 188].</ref>
*Le false [[opinione|opinioni]] somigliano alle monete false: coniate da qualche malvivente e poi spese da persone oneste, che perpetuano il crimine senza saperlo.<ref>Da ''Correspondance inédite'': ''Lettre à M. l'Amiral Tchitchagof''; in ''Œuvres complètes''.</ref>
*Non c'è [[filosofia]] senza l'arte di disprezzare le obiezioni.<ref>Da ''Les Soirés de Saint-Pétersbourg'', V colloquio; citato in [[Gustave Flaubert]], ''Sciocchezzaio'', n. 147, in ''Bouvard e Pécuchet'', a cura di Franco Rella, Feltrinelli, Milano, 1998, p. 375. ISBN 9788807821455</ref>
*Non so cosa sia la [[vita]] di un mascalzone, non lo sono mai stato; ma quella di un uomo [[onestà|onesto]] è abominevole.<ref>Da ''Lettera al cavaliere di Saint-Réal''.</ref><ref name=e />
*Ogni nazione ha il [[governo]] che si merita.<ref>A proposito della Russia; da ''Lettera al cavaliere di ***'', agosto 1811.</ref><ref name="e">Citato in Elena Spagnol, ''Enciclopedia delle citazioni'', Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894</ref>
*Qualsiasi autorità, ma soprattutto quella della Chiesa, deve opporsi alle novità senza lasciarsi spaventare dal pericolo di ritardare la scoperta di qualche verità, inconveniente passeggero e vantaggio del tutto inesistente, paragonato al danno di scuotere le istituzioni e le opinioni correnti.
:''Toute autorité, mais surtout celle de l'Église, doit s'opposer aux nouveautés sans se laisser effrayer par le danger de retarder la découverte de quelques vérités, inconvénient passager et tout à fait nul comparé à celui d'ébranler les institutions ou les opinions reçues.''<ref>{{fr}} Da ''Examen de la philosophie de Bacon: {{small|ou, L'on traite différentes questions de philosophie rationnelle}}'', Poussielgue-Rusand, Parigi, Pelagaud; Lesne et Crozet, Lione, 1836, vol. II, [https://books.google.it/books?id=xjqZML7c_rkC&newbks=1&newbks_redir=0&dq=&pg=PA283#v=onepage&q&f=false p. 283].</ref>
*Senza il [[potere temporale]] de' [[Papa|Papi]] il mondo politico non poteva camminare, e quanto più siffatto potere sarà attivo, meno guerre vi saranno, {{sic|giacch'egli è}} il cui visibile interesse non altro domanda che pace.<ref>Da ''[https://archive.org/details/bub_gb_xf3peISWhRAC/page/n2/mode/1up/ Del papa]'', Dalla tipografia di Porcelli, seconda versione italiana, Napoli, 1823, libro III, p. 94.</ref>
*{{NDR|Giudizio sui [[Sardegna|Sardi]] quale responsabile della cancelleria sabauda}} Sono più selvaggi dei selvaggi perché il selvaggio non conosce la luce, il [[sardo]] la odia... Razza refrattaria a tutti i sentimenti, a tutti i gusti e a tutti i talenti che onorano l'umanità.<ref>Citato in Pietro Mannironi, ''[https://www.lanuovasardegna.it/regione/2012/07/18/news/itri-1911-il-massacro-dei-sardi-che-dissero-no-alla-camorra-1.5422136#:~:text=Basti%20pensare%20cosa%20aveva%20scritto,che%20onorano%20l'umanit%C3%A0%C2%BB. Itri, il massacro dei sardi che dissero no alla camorra]'', ''lanuovasardegna.it'', 18 luglio 2012.</ref>
*Tutto è mistero nei [[Bibbia|due Testamenti]], e gli eletti dell'una e dell'altra legge non erano che dei ''veri iniziati''. Bisogna dunque interrogare questa venerabile Antichità e domandarle come intendeva le ''sacre allegorie''. Chi può dubitare che questa specie di ricerche non ci fornisca delle armi vittoriose contro gli scrittori moderni che si ostinano a non vedere nella Scrittura che il ''senso letterale''? Essi sono già confutati dalla sola espressione di ''Misteri della religione'' che noi impieghiamo tutti i giorni senza penetrarne il senso. Questa parola mistero non significava dapprincipio che una verità nascosta sotto dei tipi da coloro che la possedevano.<ref>Citato in René Guénon, ''Studi sulla Masoneria e il Compagnonaggio'', traduzione di Giovanni Dellavedova, Asociación Cultural Pardes Apartado, Barcellona, 2015, vol. I, cap. IV, [https://books.google.it/books?id=v-7GDwAAQBAJ&newbks=1&newbks_redir=0&lpg=PT55&dq=&pg=PT63#v=onepage&q&f=false p. 29]. ISBN 978-84-942-0018-2</ref>
===Attribuite===
*Grattate il Russo e sotto troverete il Tartaro.<ref name="sordi">Citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X</ref>
==''Considerazioni sulla Francia''==
===[[Incipit]]===
Gli uomini tutti sono legati al trono dell'Essere Supremo con una arrendevol catena, che non li assoggetta, ma sol li ritiene. Ammirabile nell' ordine universale delle cose è l'azione delle creature libere, le quali, liberamente schiave sotto la mano di Dio, operano ad un tempo, e volontariamente, e necessariamente, e sebbene con tutta verità facciano esse quello che vogliono, non possono tuttavia turbare menomamente i disegni divini.
===Citazioni===
*Nella Rivoluzione Francese si scopre un carattere satanico per cui essa si distingue da quanto si è veduto per lo passato, e forse si potrà mai vedere per l'avvenire in fatto di rivoluzioni. (1877, cap. V, p. 93)
*Una [[costituzione]], buona egualmente per tutte le nazioni, vien per ciò appunto a non valer nulla: nè potrà chiamarsi altrimenti che una pura astrazione o un tema scientifico per esercitazione della mente a servizio dell'''uomo'' ideale, quali che siano gli spazii imaginarii dov'egli dimori. (1877, p. 115)
*Il tentativo di balzar Robespierre dal potere e di liberare il popolo dal suo orribil giogo, di poco mancò che non andasse a vuoto: però di questo i Francesi possono sì rallegrarsi, ma non menare vanto, perché non si sa ben comprendere se fosse più vergognosa la schiavitù in cui giacevano o il modo in cui ne furono riscattati.<br>La storia della [[Colpo di Stato del 9 termidoro|sommossa che il nove termidoro]] trasse Robespierre alla ghigliottina non è lunga: ''scellerati fatti scannare da altri scellerati''; e se non fosse stato di questo po' di malumore domestico, Francesi sarebbon tuttora fra gli artigli del Comitato di salute pubblica. (1877, cap. VIII, pp. 152-153)
*Il cristianesimo è stato predicato da ignoranti e creduto da dotti, e in questo non assomiglia a nulla di conosciuto.<ref name=sordi/>
*Non sono gli [[uomo|uomini]] che guidano la [[rivoluzione]], è la rivoluzione che guida gli uomini.<ref name=e />
==''Del Papa''==
*Io dissi che da questa supremazia dipinta con sì falsi colori, niuna cattolica nazione avea da temere per le sue particolari e legittime usanze. Ma se i Papi debbono usare una paterna condiscendenza verso quegli usi che portano l'{{sic|impronto}} della venerabile antichità, anche le nazioni alla lor volta debbono ricordarsi che le differenze locali son quasi sempre più o meno cattive, ogni qual volta rigorosamente necessarie non sono; perciocché esse si accostano all'isolamento e allo spirito particolare, insopportabili si l'uno che l'altro nel nostro sistema. Siccome l'andamento, il gestire, il linguaggio e perfino il vestire d'un uomo assennato ne annunziano il carattere, cosi del pari fa {{sic|duopo}} che l'esteriore della Chiesa cattolica annunzi il suo carattere di eterna invariabilità. Ora chi le imprimerà questo carattere, se ella non ubbidisce alla mano d'un capo, e se fosse lecito ad ogni Chiesa abbandonarsi a' suoi particolari capricci? Se la Chiesa ha un carattere ''unico'' che dà negli occhi anche dei meno intelligenti, nol dee forse all'influenza ''unica'' di questo capo? Non dee soprattutto a lui questa lingua cattolica, che è la medesima per tutti gli uomini della stessa credenza? Mi ricorda che il Necker nel suo libro sull'importanza delle opinioni religiose, diceva essere ormai tempo di chiedere alla Chiesa romana il perché si ostini a servirsi d'una lingua sconosciuta ecc. È ormai tempo invece di non più parlargliene, salvo che per riconoscere e vantar la profonda sua saviezza. Che sublime idea non è quella d'una lingua universale per la Chiesa universale! Da un polo all'altro il cattolico, entrando in una chiesa del suo rito, trovasi a casa sua, e niente è straniero a' suoi occhi. Giungendovi ode quello che udì tutto il tempo della sua vita; e può mescolar la sua voce con quella dei suoi fratelli. Gl'intende, e n'è inteso, e può sclamare: ''Roma è tutta per tutto, | è tutta ove io mi trovo.'' La fraternità risultante da una lingua comune è un vincolo misterioso d'una forza immensa. (pp. 143-144)
*Nulla può uguagliare la dignità della [[lingua latina]]. Essa fu parlata dal ''popolo re'', che le impresse quel carattere di grandezza unico nella storia dell'umano linguaggio, e che le lingue anche più perfette non han mai potuto raggiungere. Il vocabolo di ''maestà'' appartiene al latino [...]. (p. 144)
*Con [[Traiano]] faceva il suo ultimo sforzo la romana potenza; con tutto ciò egli non ha potuto estendere la propria lingua che fino all'Eufrate; dove che invece il romano Pontefice l'ha fatta udir nelle Indie, nella China, nel Giappone.<br>Essa è la lingua della civiltà; e mescolatasi con quella dei nostri padri, i barbari, seppe raffinare, ammorbidire, e per dir così, ''spiritualizzare'' {{sic|que'grossolani}} idiomi, i quali divennero quel che ora vediamo. Armati di questa lingua gli inviati del romano Pontefice andarono eglino stessi a cercare que' popoli che da lor più non venivano. Questi gli udirono a parlare nel giorno del loro battesimo, e non se ne dimenticarono quindi mai più. Si gettino su d'un planisfero gli occhi, e ''dove questa lingua si tacque'' ivi si tiri una linea: essa vi segna i confini della civiltà e della fraternità europea; e al di là voi non troverete più che la parentela umana, la quale fortunatamente s'incontra per tutto. La lingua latina è il contrassegno europeo. (p. 145)
*Dopo essere stato il latino lo strumento della civiltà, non mancavagli più che un genere di gloria, ch'esso procacciossi poi divenendo, quando ne fu tempo, la lingua della scienza. I genii creatori l'adottarono per comunicare al mondo i loro grandi pensieri. Copernico, {{sic|Kepplero}}, Cartesio, Newton, e cento altri quantunque meno celebri, pur tuttavia importantissimi, hanno scritto in latino. Una folla innumerevole di storici, di pubblicisti, di teologi, di medici, di antiquarii ecc. , inondarono di opere latine d'ogni maniera l'Europa. Poeti eleganti, letterati di prim'ordine restituirono alla lingua latina le sue antiche forme, e la rimisero in un grado tale di perfezione, che non sanno finir d'ammirare coloro i quali sono in caso di confrontare i nuovi scrittori coi loro modelli. Tutte le altre lingue, benché coltivate e comprese, pure si tacciono nei monumenti antichi, e probabilmente per sempre. Sola tra tulle le lingue morte la romana è veracemente risuscitata; e simile a [[Gesù|quello ch'essa celebra da venti secoli]], ''una volta risuscitata non morrà più''. Contro questi splendidi privilegi, che significa mai la volgare e tanto ricantata obbiezione d'una lingua sconosciuta al popolo? (pp. 146-147)
*Finalmente una lingua soggetta a variare si adatta poco a una religione immutabile. Ora il movimento naturale delle cose attacca costantemente le lingue viventi; e anche lasciati stare quei gran cangiamenti che assolutamente sfiguranle, ve ne han degli altri che senza parere importanti, sono in realtà importantissimi. La corruzione del secolo s'appropria ogni {{sic|dì}} certi vocaboli, e, scherzandovi sopra, li guasta; sicché se la Chiesa parlasse la nostra lingua, potrebbe dipendere dalla sfrontatezza d'un bello spirito, rendere il più sacro vocabolo della liturgia o indecente o ridicolo. Per tutti i riguardi immaginabili, la lingua religiosa deve esser posta fuori dell'umano dominio. (p. 148)
*La sovranità rassomiglia di sua natura al Nilo che nasconde la sua sorgente; non havvi che quella dei Papi che deroghi alla legge universale. Tutti gli elementi di questa sono stati messi allo scoperto, affinché sia visibile agli occhi di ognuno, ''et vincat cum iudicatur''. Non vi è cosa cosi evidentemente giusta nella sua origine, come questa sovranità straordinaria. L'incapacità, la bassezza, la ferocia dei sovrani che la precedettero; l'insopportabile tirannia esercitata sui beni, sulle persone, sulle coscienze dei popoli; l'abbandono formale in cui furono lasciati questi medesimi popoli, esposti senza difesa a barbari dispietati; il grido dell'Occidente che abdica l'antico padrone; la nuova sovranità che si eleva, si avanza e si sostituisce all'antica, senza scosse, senza rivolta, senza effusione di sangue, sospinta da una forza occulta, inesplicabile, irresistibile, e giurando fino all'ultimo istante fede e ubbidienza a quel debole spregevole potere a cui stava per sottentrare; finalmente il diritto di conquista conseguito e solennemente ceduto da uno dei più grandi uomini che abbiano esistito, da un uomo si grande che la grandezza penetrò nel suo nome, e ''grandezza'' meglio che ''grande'' fu dalla voce dell'uman genere proclamato: questi sono i titoli dei Papi, e la storia non offre nulla di simile. Questa sovranità pertanto si distingue da tutte nel suo principio, e nel modo in cui si venne formando.<ref>Da ''Del Papa'', 1864, (p. 174).</ref>
*I miopi non debbono leggere la storia, sotto pena di perdere il tempo.<ref>Da ''Del Papa: {{small|traduzione fatta sull'edizione XVIII dell'originale con note dal sacerdote Cavaliere Giovanni Battista Gerini professore di rettorica}}'', Tipografia Pontificia Pietro di G. Marinetti, Torino, 1864, [https://books.google.it/books?id=tkr7TyRyeg4C&newbks=1&newbks_redir=0&dq=&pg=PA178#v=onepage&q&f=false (p. 178)].</ref>
==''Le serate di San Pietroburgo''==
===Citazioni===
*La [[Il cavaliere di bronzo (statua)|statua equestre di PIETRO il grande]] sorge su le sponde della Neva ad una delle estremità dell'immensa piazza d'''Isaac''. Il severo suo volto guarda il fiume, e pare che animi ancora quella navigazione creata dal genio del fondatore. Quanto ascolta l'orecchio, quanto l'occhio contempla su quel superbo teatro, non esiste che per un pensiero di quella possente testa, che sorger fece da una palude tanti fastosi monumenti. Sopra quelle spiagge desolate, d'onde pareva che la natura avesse esiliata la vita, fondò Pietro la sua capitale, e creossi de' sudditi. Il suo braccio terribile è tuttavia steso sopra la loro discendenza, che si affolla intorno all'augusta effigie: al veder quella mano di bronzo, non sai ben se protegga o minacci. (1827, vol. I, p. 30)
*Ad un tal banchetto {{NDR|[[eucaristia]]}} gli uomini tutti diventan UNO, satollandosi di un cibo che è uno, e tutto in tutti. All'intendimento di rendere quanto si poteva ad un certo grado sensibile questa trasformazione nella unità, si compiacquero gli antichi Padri di desumere le loro comparazioni dalla spiga, e dal grappolo, i quali sono i materiali del mistero. Poiché in quella guisa stessa che molti grani di frumento, o di uva non altro formano che un pane, ed una bevanda, così quel pane e quel vino mistici che alla sacra mensa ci vengono somministrati, distruggono l'Io, e ci attraggono nella inconcepibile loro unità. (1827, vol. II, p. 153)
*Dove esiste un [[altare]] là esiste anche una [[religione]].
*Dovunque vedrete un [[altare]], là si trova civilizzazione. (1827, vol. I, p. 87)
*{{NDR|Sul [[boia]]}} È un uomo? Sì: Dio lo accoglie nei suoi templi e gli permette di pregare. Non è un criminale; tuttavia nessuna lingua accetta di affermare, per esempio, che sia un uomo virtuoso, un onesto, che sia degno di stima, ecc. Nessun elogio morale gli può essere tributato, perché ogni elogio morale presuppone un rapporto con gli uomini, mentre egli non ne ha alcuno. E tuttavia ogni grandezza, ogni potere, ogni subordinazione dipendono dal boia: egli è l'orrore e il legame dell'associazione umana. Togliete dal mondo questo agente incomprensibile, e nello stesso istante l'ordine lascia il posto al caos, i troni si inabissano e la società scompare. Dio, autore della sovranità, lo è pure del castigo; fra questi due poli ha gettato la nostra terra: "''ché Jehova è il padrone dei cardini della terra, e su di essi fa girare il mondo''".<ref>Con diversa traduzione in 1827, vol I, pp. 44-45.</ref>
*Gli uomini quindi non soltanto hanno cominciato con la scienza, ma con una scienza diversa dalla nostra e ad essa superiore, perché partiva da un punto più alto, il che la rendeva anche molto pericolosa. E questo vi spiega come mai la scienza, al suo inizio, fu sempre misteriosa e restò chiusa nell'ambito dei templi, dove infine si spense quando questa fiamma non poté servire ad altro che a bruciare.<ref>Con traduzione diversa in 1827, vol I, pp. 79-80.</ref>
*I simboli greci di Nicea e di Costantinopoli, e quello di sant'Atanasio, non contengono essi forse la mia fede? Io sono della Religione di san Ignazio, di san Giustino, di sant'Atanasio, di san Gregorio Nisseno, di san Cirillo, di san Basilio, di san Gregorio Nazianzeno , di san Epifanio, di tutti quei Santi insomma che sono sui vostri altari e dei quali portate i nomi, e segnatamente di san Giovanni Crisostomo, di cui avete conservata la liturgia. Io ammetto quanto quei grandi e santi personaggi hanno ammesso; mi rammarico di quanto si son essi rammaricati; accolgo inoltre come Vangelo, tutti i concili ecumenici convocati nella Grecia asiatica, o nella Grecia europea. Vi domando ora, si può essere più greco? (1827, vol. I, p. 207)
*In ogni grande divisione della specie umana, la [[morte]] ha scelto un certo numero d'animali a cui essa commise di divorare gli altri; così vi sono degl'insetti da preda, dei rettili da preda, dei pesci da preda, degli uccelli da preda, e dei quadrupedi da preda. Non vi ha un istante della di lui durata, in cui l'essere vivente non venga divorato da un altro. Superiormente alle numerose razze d'animali è collocato l'[[uomo]], la cui mano struggitrice nulla risparmia di ciò che vive; esso uccide per nutrirsi, uccide per vestirsi, uccide per ornarsi, uccide per difendersi, uccide per solazzarsi, uccide per uccidere.<ref>Citato in [[Giuseppe Arnaud]], ''La crudeltà ne' giuochi'', in ''Rivista contemporanea nazionale italiana'', vol. 41, anno XII, maggio (fascicolo CXXXVIII) 1865, Unione tipografica editrice, Torino, 1865, [https://books.google.it/books?id=8ub9fjib1f8C&newbks=1&newbks_redir=0&dq=&pg=PA204#v=onepage&q&f=false p. 204].</ref>
*{{NDR|Su [[Voltaire]]}} La sfrenata ammirazione di che troppe persone il circondano, è il segno infallibile di un'anima corrotta. Non v'è da illudersi. Se alcuno percorrendo la propria biblioteca si sente attirato dalle ''opere di Ferney'', non è amato da Dio. Si è spesso posta in derisione l'Autorità Ecclesiastica, che condannava i libri ''in odium auctoris'': per verità, nulla eravi di più giusto. ''Si ricusino gli onori del genio a colui che fa abuso de' doni del medesimo''. Se questa legge fosse rigorosamente osservata, si vedrebbero ben presto scomparire i libri avvelenati: ma poiché non dipende da noi il promulgarla, guardiamoci almeno dal cadere nell'eccesso {{sic|riprensibile}} assai più che non si crede, di esaltare a dismisura gli scrittori cattivi, e massimamente questo. Egli senz'avvedersene ha profferito contro se stesso un decreto terribile, imperciocchè egli è quello che ha detto, ''uno spirito corrotto non fu mai sublime''. Non v'è cosa più vera, ed ecco il perchè Voltaire {{sic|co'suoi}} cento volumi non altro fu mai che ''galante''; io n'eccettuo la tragedia, ove la qualità e la natura dell'opera lo costringeva ad esprimere sentimenti elevati, estranei al suo carattere; e su la scena eziandio ov'è il suo trionfo, egli non abbaglia i più esperti osservatori. Nelle sue migliori produzioni si assomiglia ai suoi due valenti rivali, come il più abile ipocrita somiglia ad un santo. (1827, vol I, p. 181)
*Le false opinioni assomigliano alle monete false: coniate da qualche malvivente, sono poi spese da persone oneste, che perpetuano il crimine senza sapere quello che fanno.<ref>Citato in [[Gianfranco Ravasi]], ''[https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/false-opinioni False opinioni]'', ''avvenire.it'', 10 luglio 2003.</ref><ref>Con diversa traduzione in 1827, vol. I, p. 32.</ref>
*{{NDR|Su Voltaire}} Non avete mai osservato che l'anatema divino fu scritto sul di lui volto? Dopo tanti anni si è tuttavia in tempo di farne l'esperimento. Recatevi a considerare la sua effigie al Palazzo del ''Romitorio'' {{NDR|l'Ermitage}}: io non la guardo mai senza congratularmi ch'essa non ci sia stata tramandata da un qualche scalpello erede dei Greci, il quale avrebbbe forse saputo spargervi un certo bello ideale. Ivi tutto è naturale. V'è tanta verità in quella testa, quanta ve ne sarebbe in un plasma fatto sul cadavere. Vedete quella fronte abietta, che non fu mai colorita dal pudore, que' due crateri estinti ne' quali sembra che ancora bollano l'odio e la lussuria? Quella bocca (io dirò forse male, ma non è mia colpa), quell'''apertura'' spaventevole, la quale va da un orecchio all'altro, e quelle labbra piegate dalla malizia crudele, come una molla pronta a mettersi in azione per lanciare la bestemmia o il sarcasmo [...]. (1827, vol. I, p. 183)
*Non avete mai osservato che nel campo di morte l'uomo non disubbidisce giammai? egli potrà bene massacrare Nerva, o Enrico IV; ma il più abominevol tiranno, il macellajo più sfrenato di umana carne non udirà mai colà: ''Noi non vogliamo più prestarvi servigio''. Una rivolta sul campo di battaglia, un accordo per abbracciarsi {{sic|rinegando}} un tiranno, è un fenomeno che non mi si offre al pensiero. Nulla resiste, nulla può resistere a quella forza ond'è trascinato l'uomo al combattimento: omicida innocente, passivo strumento di una mano formidabile ''ei s'immerge a fronte bassa in quell'abisso che ha scavato di propria mano, dà e riceve la morte senza né pur dubitare ch'egli è quel desso che ha creata la morte''.<br>Si compie così incessantemente dal pellicello all'uomo la gran legge della violenta distruzione degli esseri viventi. La terra tutta continuamente imbevuta di sangue non è che un immenso altare ove tutto ciò che ha vita dev'essere immolato senza fine, senza misura, senza intermissione sino alla fine dei secoli, sino alla consumazione delle cose, sino all'estinguimento del male, sino alla morte della morte. (1827, vol. II, p. 27-28)
*La spada della [[giustizia]] non ha fodero [...]. (1827, vol. I, p. 45)
*La vera religione ha più che diciotto secoli di vita; essa nacque il giorno in cui nacquero i giorni.<ref>Citato in [[Alfredo Cattabiani]], ''Simboli, miti e misteri di Roma: {{small|un allegorico viaggio lungo tremila anni di storia, fra personaggi, opere d'arte e monumenti emblematici, alla scoperta della "chiave" che ne sveli i significati nascosti}}'', Newton Compton, Roma, 1990, [https://books.google.it/books?newbks=1&newbks_redir=0&redir_esc=y&hl=it&id=zqsiAQAAIAAJ&dq=La+vera+religione+ha+pi%C3%B9+che+diciotto+secoli+di+vita%3B+essa+nacque+il+giorno+in+cui+nacquero+i+giorni.&focus=searchwithinvolume&q=diciotto+ p. 168]. ISBN 9788854102651</ref>
*Ogni male è una pena, ed ogni pena (tranne l'estrema), è inflitta dall'amore, del pari che dalla giustizia. (1827, vol. I, p. 249)
*[...] quando gli uomini, che sempre pregarono in virtù di una religione rivelata [...], si sono avvicinati al [[deismo]], che non è nulla e non può nulla, hanno smesso a poco a poco di pregare; e ora li vedete curvi sulla terra, intenti unicamente a leggi e studi fisici, avendo perduto anche il minimo sentimento della loro dignità naturale. La disgrazia di questi uomini è tale che essi non possono nemmeno più desiderare la propria rigenerazione, non solo per la ben nota ragione che «non si può desiderare ciò che non si conosce», ma perché trovano nel loro abbrutimento non so quale terribile fascino che è un castigo spaventoso. (2014, p. 169)
*Se non esistesse alcun [[male]] [[morale]] sulla [[terra]], non ci sarebbe, di conseguenza, alcun male fisico.<ref>Con questa traduzione, in 1827, vol I, p. 48: "Se non vi fosse mal morale sopra la terra , non vi sarebbe male fisico [...]."</ref>
*Tutti i [[dolore|dolori]] sono punizioni, e ogni punizione è inflitta in eguale misura per [[amore]] e per [[giustizia]].
===Citazioni su ''Le serate di San Pietroburgo''===
*Nelle notti o veglie di Pietroburgo di De Maistre riconosco svariate affinità. Vade retro, prima di tutto, il Terrore della [[Rivoluzione francese]]. ([[Guido Ceronetti]])
==''Saggio sul principio generatore delle costituzioni e delle altre istituzioni umane''==
===[[Incipit]]===
*Uno dei grandi errori di un [[XVIII secolo|secolo]] il che li professò tutti, fu di credere che una costituzione politica potesse essere scritta e creata ''a priori'', nel mentre che la ragione e l'esperienza si riuniscono per stabilire che una costituzione è un'opera divina e che ciò che havvi precisamente di più fondamentale e di più essenzialmente costituzionale nelle leggi di una nazione non potrebbe essere scritto.
===Citazioni===
*Si è creduto spesso fare un piccante scherzo ai Francesi domandando loro ''in qual libro era scritta la legge Salica''; ma [[Jéróme Bignon|Girolamo Bignon]] rispondeva molto a proposito, e probabilissimamente senza sapere a qual punto egi avea ragione, che ella era scritta {{sic|NEI}} cuori dei Francesi. (p. 21)
*''[[John Locke|Locke]]'' ha cercato il carattere della legge nell'espressione delle volontà riunite; bisogna essere singolare, per riscontrare in questo modo il carattere che esclude precisamente l'idea della legge. (p. 22)
*Perchè l'uomo agisce, egli crede agire solo, e perchè possiede la coscienza della sua libertà, egli dimentica la sua dipendenza. Nell'ordine fisico egli intende ragione; e sebbene egli possa, per esempio, sementare una ghianda ed innaffiarla, ec. , frattanto è capace di convenire che non crea delle querci, perchè vede l'albero crescere e perfezionarsi senzachè il potere umano se ne mescoli, e che d'altronde egli non ha creata la ghianda; ma nell'ordine sociale ove egli è presente ed agente, crede di essere realmente l'autore diretto di tutto ciò che si fa da esso: è, in un senso, la ''cazzuola'' che si crede architetto. L'uomo è intelligente, è libero, è sublime, senza dubbio; ma non è meno uno ''strumento d'Iddio'' [...]. (p. 28)
*Se havvi qualche cosa di conosciuto, è il paralello di [[Marco Tullio Cicerone|Cicerone]] in proposito del sistema di Epicuro, che voleva creare un mondo colli atomi cadenti a caso nel vuoto. ''Mi si farebbe piuttosto credere'', dicea il grand'Oratore, ''che delle lettere gettate in aria potessero simmetrizzarsi in modo tale da formare un poema''. Mille bocche hanno ripetuto e celebrato questo pensiero; io non conosco frattanto che alcuno abbia pensato a dargli il compimento che gli manca. Supponiamo che dei caratteri di stamperia gettati a piene mani dall'alto di una torre, giunti a terra, formino l'Athalìa di Racine, che ne risulterà? Che una intelligenza ha presieduto alla caduta ed alla sistemazione dei caratteri. Il buon senso non ne concluderà giammai in modo diverso. (p. 29)
*La più gran follia, forse, del secolo delle follie {{NDR|il XVIII secolo}}, fu di credere che le leggi fondamentali potessero essere scritte ''a priori''; nel mentre che elleno sono evidentemente l'opera di una forza superiore all'uomo; e che la scrittura stessa posteriorissima, è per loro il più gran segno di nullità. (p. 30)
*Accade della [[Chiesa cattolica|chiesa]] come dello stato: se giammai il cristianesimo non fosse stato attaccato, giammai non avrebbe scritto per fissare il [[dogma]]; ma giammai egualmente il dogma non è stato fissato per scritto, perchè esisteva antecedentemente nel suo stato naturale che è quello della ''parola''. (p. 33)
*Un gran numero di dotti scrittori hanno prodigata, dopo il XVI° secolo, un'immensa erudizione per stabilire, risalendo sino alla cuna del cristianesimo, che i vescovi di Roma non erano nulla nei primi secoli di ciò che divennero in progresso; supponendo così, come un punto accordato, che tutto quello che non si riscontra nei primitivi tempi è abuso. Ora io rispondo loro, senza il minimo spirito di contesa, e senza aver di segno di urtare alcuno, che essi mostrano in questo altrettanto di filosofia e di vera scienza quanto se essi cercassero in un bambino in fasce le vere dimensioni dell'uomo fatto. La sovranità di cui parlo è nata come le altre, e si è accresciuta come le altre. Fa pietà di osservare degli ingegni eccellenti stancarsi per provare, per mezzo dell'infanzia, che la virilità è un'abuso, nel mentre che qualsivoglia istituzione, nata adulta, è un assurdo di primo capo , una vera contraddizione. (p. 40)
*A questa regola generale, ''che niuna costituzione può essere scritta e creata a priori'', non si conosce che una sola eccezione, ed è la [[Torah|legislazione di Mosè]]. Ella sola fu, per così dire, ''gettata'' come una statua, e scritta fino nei menomi dettagli da un uomo prodigioso che disse FIAT! senzachè mai l'opera sua abbia avuto bisogno , in progresso, di essere, né da esso né da altri, corretta, aumentata, modificata. Ella sola ha potuto disprezzare il tempo, perchè non gli dovea niente e non ne attendeva niente: ella sola ha esistito per mille cinquecento anni; ed anche dopo che nuovi diciotto secoli hanno decorso sopra di lei, dal terribile anatema che la colpì al giorno stabilito, noi la vediamo vivente, per così dire, di una vita seconda, racchiudere ancora, per non so quale vincolo misterioso che non ha nome umano, le differenti famiglie di un popolo che resta disperso senza essere disunito: di maniera che, simile all'attrazione e pel medesimo potere, ella agisce a distanze, e fa un tutto di una moltitudine di parti che non si avvicinano fra loro. Così questa legislazione, si sottrae evidentemente, per qualunque coscïenza intelligente, dal circolo descritto attorno il potere umano; e questa magnifica eccezione ad una legge generale che non ha ceduto che una volta, e non ha ceduto che al suo autore, dimostra sola la missione divina del gran legislatore degli Ebrei [...] (pp. 44-45)
*[...] quando si pensa che quest'[[Compagnia di Gesù|ordine legislatore]] che regnava nel [[Paraguay]] pell'ascendente unico delle virtù e dei talenti, senza allontanarsi un istante dall'umile sommissione verso l'autorità legittima ancora la più traviata; che quest'ordine, io dico, nel tempo stesso che affrontava nelle nostre prigioni, nei nostri ospedali, nei nostri lazzeretti, {{sic|tuttociò}} che la miseria, le malattie, e la disperazione hanno di più spaventevole, di più vergognoso e di più ributtante; che questi uomini stessi che correvano, al primo appello, a coricarsi sulla paglia a lato dell'indigenza, non aveano poi un contegno strano nelle conversazioni le più leggiadre; che andavano su i palchi ''a dire le ultime parole'' alle vittime dell'umana giustizia, e che da questi teatri d'orrore si slanciavano su i pergami per predicare, con santo zelo e libertà, al cospetto dei re; che maneggiavano il pennello alla [[Cina|China]] , il telescopio nei nostri osservatorj, la lira d'Orfeo in mezzo ai Selvaggi, e che aveano allevato ed educato tutto il secolo di Luigi XIV; allorquando si riflette finalmente che una detestabile coalizzazione di ministri perversi, di magistrati in delirio e di oscuri settarj, è riuscita, ai nostri tempi, a [[Soppressione della Compagnia di Gesù|distruggere questa maravigliosa instituzione]], ed applaudirsene, si crede di vedere quel pazzo che poneva gloriosamente il piede sopra un'orologio, dicendogli: ''Ti impedirò bene di far rumore''. Ma, che dico io mai?! un pazzo non è colpevole. (pp. 50-51)
*[...] se l'educazione non è restituita al clero; e se la scienza non è posta ovunque in secondo luogo, e la religione non primeggia, i mali che ci sovrastano sono incalcolabili: noi saremo istupiditi dalla scienza, ed è questo l'ultimo grado dell'istupidezza. (p. 53)
*L'uomo nei rapporti col suo Creatore è sublime, e la sua azione è creatrice: all'opposto, dacché si separa da Iddio e che agisce solo, non cessa di essere potente , perchè è un privilegio della sua natura; ma la sua azione è negativa, e non ha per risultato che la distruzione.<br>Non havvi nell'istoria di tutti i secoli un fatto solo che contraddica queste massime. Alcuna [[Istituzione|instituzione]] umana non può durare se non è sostenuta dalla mano che tutto sostiene; vale a dire se non l'è specialmente consacrata nella sua origine. Più ella sarà penetrata dal principio divino, più ella sarà permanente. Strano acciecamento delli uomini del nostro secolo! Essi si vantano dei loro lumi, ed ignorano tutto, poiché ignorano loro stessi. Non sanno né ciò che sono, né ciò che possono. Un orgoglio indomabile li spinge sempre a distruggere {{sic|tuttociò}} che non hanno creato; e per operare delle nuove creazioni, si separano dal principio di ogni esistenza. Gian-Giacomo Rousseau lui stesso ha nondimeno detto assai bene: ''Uomo piccolo e vano, mostrami la lua potenza, io ti mostrerò la tua debolezza''. Si potrebbe dire ancora con altrettanta verità e più profitto: ''Uomo piccolo e vano, confessami la tua debolezza, io ti mostrerò la tua potenza''. (pp. 59-60)
*[...] il principio religioso è, per essenza, creatore e conservatore, in due maniere. In primo luogo, siccome egli agisce più fortemente che qualunque altro sullo spirito umano, ne ottiene degli sforzi prodigiosi. Così, per esempio, l'uomo convinto dai suoi dogmi religiosi che è un gran vantaggio per lui, che dopo la sua morte il suo corpo sia conservato nella maggiore integrità possibile, senzaché alcuna mano indiscreta o profanatrice possa avvicinarvisi; quest'uomo, io dico, dopo avere esaurita l'arte dell'imbalsamare, finirà per costruire le piramidi d'Egitto. In secondo luogo, il principio religioso di già sì forte per ciò che opera, lo è ancora infinitamente per ciò che impedisce, in ragione del rispetto, di cui circonda tutto quanto prende sotto la sua protezione. Se un semplice ciottolo è consacrato, vi ha subito un motivo perchè si sottragga alle mani che potrebbono smarrirlo o snaturarlo. La terra è coperta di prove di questa verità. ''I vasi etruschi'', per esempio, ''conservati dalla religione dei sepolcri, sono pervenuti fino a noi, malgrado la loro fragilità, in più gran numero che i monumenti di marmo e di bronzo dell'epoca stessa.'' Volete voi dunque conservare tutto, ''dedicate'' tutto. (pp. 70-71)
*Bisogna ben guardarsi di osservare leggermente su questo oggetto. Giammai un vero filosofo non deve perdere di vista la lingua, vero barometro, di cui le variazioni annunziano infallibilmente ''il buono e cattivo tempo''. Per attenermi al subietto che io tratto al presente, è certo che l'introduzione smisurata di vocaboli forestieri, applicati specialmente alle instituzioni nazionali di qualunque genere, è uno dei segni i più infallibili della degradazione di un popolo. (p. 71)
*Sempre vi sono state delle religioni sulla terra, e sempre vi sono stati delli empj che le hanno combattute: sempre egualmente l'empietà fu un delitto; perché, siccome non può darsi religione falsa senza una qualche mescolanza di vero, così non può darsi empietà che non combatta qualche verità divina più o meno sfigurata; ''ma non può esservi vera empietà che quella che combatte la vera religione''; e, per una conseguenza necessaria, giammai l'empietà non ha potuto produrre nei tempi passati i mali che ha arrecati ai giorni nostri; perchè ella è sempre colpevole in ragione dei lumi che la circondano. È con questa regola che conviene giudicare il secolo XVIII°; perchè è sotto questo aspetto che non rassomiglia ad alcun altro. (p. 72)
*Frattanto l'Europa intiera essendo stata incivilita dal cristianesimo, ed i ministri di questa religione avendo ottenuta in tutti i paesi una rilevante esistenza politica, le instituzioni civili e religiose si erano mescolate e come amalgamate in un modo sorprendente; in {{sic|guisatalechè}} si poteva asserire di tutti li stati dell'Europa, con più o meno di verità, ciò che Gibbon ha detto della Francia, che questo regno era stato creato dai vescovi. Era dunque inevitabile che la filosofia del secolo non tardasse di odiare le instituzioni sociali da cui non era possibile di separare il principio religioso. È ciò che accadde: tutti i governi, tutti li stabilimenti d'Europa le dispiacquero, perchè essi erano cristiani; ed in proporzione che essi erano cristiani, una contrarietà d'opinione, un malcontento universale si impadronì di tutte le teste. In Francia specialmente, la rabbia filosofica non conobbe più limiti; e ben presto una sola voce formidabile formandosi da tante voci riunite, si intese esclamare in mezzo dell'Europa colpevole.<br>«Abbandonaci! Converrà dunque eternamente tremare al cospetto dei sacerdoti, e ricevere da essi l'istruzione che piacerà loro di darci? La verità, in tutta l'Europa, è nascosta fra i fumi dell'incensiere; è tempo che {{sic|usca}} da questa nube fatale. Noi non parleremo più di te ai nostri figli; sta a loro quando saranno uomini a conoscere ''se tu {{sic|siei}}, e ciò che {{sic|siei}}, e ciò che esigi da loro''. Tutto quello che esiste non ci piace, perchè il tuo nome è scritto su quanto esiste. Noi vogliamo tutto distruggere e tutto ricostruire senza di te. {{sic|Usci}} dai nostri consigli; {{sic|usci}} dalle nostre accademie; {{sic|usci}} dalle nostre case: noi sapremo fare senza di te, la ragione ci basta. Lasciaci , va!!!»<br>Come Iddio ha punito questo esecrabile delirio?! L'ha punito come creò la luce, con una sola parola: Ha detto: FATE! – ed il mondo politico ha crollato dai fondamenti. (pp. 75-76)
*Da un lato, il principio religioso presiede a tutte le creazioni politiche; dall’altro, tutto scompare non appena esso si ritira.<ref name="avvenire.it">Citato in Simone Paliaga, ''[https://www.avvenire.it/amp/agora/pagine/e-de-maistre-insorsecontro-la-teofobia Joseph de Maistre: il filosofo che insorse contro la teofobia]'', ''avvenire.it'', 5 aprile 2024.</ref>
*Dio si spiega per tramite del suo primo ministro al dicastero di questo mondo, il tempo.<ref name="avvenire.it" />
==Citazioni su Joseph de Maistre==
*Ciò che rese de {{sic|de}} Maistre così affascinante agli occhi della sua generazione è che la costringeva a guardare il lato sgradevole delle cose. La costringeva ad abbandonare il suo blando ottimismo, la psicologia meccanicistica, tutti quei levigati ideali settecenteschi che nel corso della Rivoluzione francese avevano patito una così schiacciante catastrofe. Al termine dei periodi ottimistici, positivistici, costruttivi della storia umana [...], quando diventa evidente che la soluzione non ha funzionato, una tendenza alla reazione affiora sempre nella gente comune, disgustata da tanto falso ottimismo, da tanto pragmatismo, da tanto idealismo positivo, screditati dal fatto che la bolla s'è sgonfiata, e tutti gli slogan si sono rivelati privi di senso e inadeguati quando il lupo ha davvero bussato alla porta. [...] il contributo di de Maistre è un violento antidoto alle dottrine sociali settecentesche, con le loro pretese esagerate, il loro eccessivo ottimismo e la loro formidabile superficialità. De Maistre si guadagna la nostra gratitudine come profeta delle forze più violente e più distruttive che hanno minacciato, e tuttora minacciano la libertà e gli ideali dei comuni esseri umani. ([[Isaiah Berlin]])
*Il Conte {{sic|di}} Maistre era più veramente un grande scrittore, un ardito pensatore che un diplomatico. Vi aveva nel suo spirito e nel suo cuore tale una soprabbondanza di vita, una sì perfetta tenacità dell'idea che parevagli essere la verità rivelata o dimostrata del raziocinio, ch'egli portavala in trionfo così alto quanto all'umana debolezza è permesso. I mezzani provvedimenti dello spirito di parte, gl'indugi dell'intelletto, le difficoltà di tempo e di luogo, niente faceva ostacolo a questa vigoria del genio che si stendeva sopra tutti i subbietti che trattava, e che in ciascuno di essi lasciava una profonda impressione. ([[Jacques Crétineau-Joly]])
*Il De Maistre sostiene che una fanciulla che ''vuol dipingere è pazza''; ma quante grandi Sante hanno avuto questa follia! ([[Félix Dupanloup]])
*De Maistre ed [[Edgar Allan Poe|Edgar Poe]] mi hanno insegnato a ragionare. ([[Charles Baudelaire]])
*Il più grande dei reazionari, Joseph de Maistre, era 'anticapitalista' ben prima, e con più fondato argomentare, di [[Franco Fortini]]. ([[Roberto Calasso]])
*Maestro occulto del romanticismo europeo [...] ispiratore dei reazionari e nello stesso tempo interprete sottile della Tradizione. ([[Alfredo Cattabiani]])
*Nella radicale polemica contro le tesi di [[Jean-Jacques Rousseau|Rousseau]] — autore di una sconvolgente introduzione di errori — de Maistre non risparmia colpi. Dalla convinzione che il suo avversario rimproverasse ogni giorno il Signore per non averlo fatto nascere nobile e duca lo bolla aspramente chiamandolo più volte plebeo. Ispirarsi oggi a Rousseau può non essere culturalmente — per tanti versi — molto illuminante. Ma nella rigidità del modello di de Maistre proprio non trovo spunti di approvazione. Né mi sembra entusiasmante quello che scrive sulla possibilità teorica di uccidere il tiranno, il quale per il resto è intoccabile totalmente super leges. ([[Giulio Andreotti]])
*Nella Savoia sono nati i grandi scrittori francesi, come de Maistre. ([[Pietro Citati]])
*Provinciale, e d'una provincia francese che faceva parte del [[regno di Sardegna]], assorto in una vita patriarcale di clan, era l'antitesi del costume settecentesco, e sentiva bisogno di reagire aggressivamente al pensiero e al costume che Parigi imponeva alla Francia e al mondo. Era una prima reazione della provincia contro la forza centrale. Analizzava, distaccato e acuto, il moto degli spiriti, con un'ambizione in cui confluivano e la coscienza di sé e l'orgoglio del [[Savoia (regione storica)|savoiardo]], e lo spirito critico e talora quello sofistico. ([[Adolfo Omodeo]])
===[[Emil Cioran]]===
*«Ciò che si crede vero va detto e detto arditamente; vorrei, qualsiasi cosa mi costasse, scoprire una verità capace di urtare tutto il genere umano: gliela direi a bruciapelo». Il [[Charles Baudelaire|Baudelaire]] della «franchezza assoluta», delle ''Fusées'' e di ''Mon cœur mis a nu'' è contenuto e in un certo modo annunciato in questa dichiarazione delle ''Soirées'', che ci offre la formula di quell'incomparabile arte della provocazione nella quale Baudelaire si sarebbe distinto quasi quanto Maistre. Vi si distinguono d'altro canto tutti coloro i quali, per chiaroveggenza o per acredine, ripudiano gli incantesimi astuti del Progresso. Perché i conservatori impiegano così bene l'invettiva e in genere scrivono con maggior cura dei ferventi dell'avvenire? Il fatto è che, furenti di essere contraddetti dagli avvenimenti, si gettano, nel loro scompiglio, sul verbo, dal quale, in mancanza di una più sostanziale risorsa, traggono vendetta e consolazione. Gli altri vi ricorrono con noncuranza e persino con disprezzo: complici del futuro, tranquilli dal lato della «storia», scrivono senza arte, anzi senza passione, consci che lo stile è la prerogativa e quasi il lusso del fallimento.
*Il [[positivismo]] trasse il maggior profitto dai sistemi «retrivi», di cui rifiutò il contenuto e le credenze solo per adottarne meglio l'armatura logica, il contorno astratto. [[Auguste Comte]] si servì delle idee di [[Joseph De Maistre|Maistre]] come [[Karl Marx|Marx]] di quelle di [[Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Hegel]].<br>Diversamente attenti alla sorte della religione, ma parimenti asserviti ai rispettivi sistemi, positivisti e cattolici sfruttarono nel modo più appropriato ai loro interessi il pensiero dell'autore di ''Du Pape''; ben più libero, un Baudelaire vi attinse, per semplice necessità interiore, alcuni temi, come quelli del male e del peccato, o taluni suoi «pregiudizi» contro le «idee democratiche» e il «progresso».
*Più lo si frequenta, più si pensa alle delizie dello scetticismo o all'urgenza di una perorazione per l'eresia.
*Quando parliamo di fallimento, non pensiamo solo a Maistre, ma anche a [[Henri de Saint-Simon|Saint-Simon]]. Nell'uno come nell'altro un eguale attaccamento, esclusivo, ristretto, alla causa dell'aristocrazia, una massa di pregiudizi difesi con una rabbia continua, l'orgoglio di casta spinto fino all'ostentazione, e un'eguale incapacità di agire che spiega perché furono così audaci come scrittori. Che l'uno mediti su problemi o l'altro descriva avvenimenti, la minima idea, il minimo fatto esplodono sotto la passione che vi mettono. Volerne anatomizzare la prosa equivale ad analizzare una bufera.
*Vorrei aggiungere che Joseph de Maistre è uno degli autori che più ho frequentato. Giovanissimo, mi sono appassionato a Del Papa, e poi ho letto più volte le Serate di San Pietroburgo e le sue Considerazioni sulla Rivoluzione.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Joseph de Maistre, ''[https://books.google.it/books?id=tkr7TyRyeg4C&newbks=1&newbks_redir=0&dq=&pg=PP5#v=onepage&q&f=false Del Papa: {{small|traduzione fatta sull'edizione XVIII dell'originale con note dal sacerdote Cavaliere Giovanni Battista Gerini professore di rettorica}}]'', Tipografia Pontificia Pietro di G. Marinetti, Torino, 1864.
*Joseph de Maistre, ''[https://books.google.it/books?id=yBpFGYKPU4QC&newbks=1&newbks_redir=0&dq=&pg=PA3#v=onepage&q&f=false Considerazioni sulla Francia: {{small|tradotte in lingua italiana sulla edizione di Parigi 1821 corretta e riveduta dall'autore}}]'', traduzione di Abele di Collegno, Tipografia del Patronato, Milano, 1877.
*Joseph de Maistre, [https://archive.org/details/bub_gb_1HaVlgpoNMUC ''Le serate di Pietroburgo''], I, Biblioteca cattolica, Napoli, 1827.
*Joseph de Maistre, [https://archive.org/details/bub_gb_lSNr7sJ-3j0C ''Le serate di Pietroburgo''], II, Biblioteca cattolica, Napoli, 1827.
*Joseph de Maistre, ''Le serate di Pietroburgo o Colloqui sul governo temporale della Provvidenza'', a cura di Alfredo Cattabiani, trad. it. Lorenzo Fenoglio e Anna Rosso, Nino Aragno Editore, Torino, 2014.
*Joseph de Maistre, ''[https://books.google.it/books?id=I5xPmKyChdMC&newbks=1&newbks_redir=0&dq=&pg=PA1#v=onepage&q&f=false Saggio sul principio generatore delle costituzioni politiche, e delle altre istituzioni umane]'', traduzione di Cosimo Andrea Sanminiatelli, Le Monnier, Firenze, 1845.
==Voci correlate==
*[[Xavier de Maistre]], fratello
==Altri progetti==
{{interprogetto|s=fr:Auteur:Joseph de Maistre|s_lingua=francese}}
{{DEFAULTSORT:Maistre, Joseph de}}
[[Categoria:Politici italiani]]
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2026-07-27T14:31:30Z
Gaux
18878
/* Citazioni su Joseph de Maistre */ altra di Omodeo
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{{nota disambigua|il quasi omonimo scrittore e militare sabaudo (1763 – 1852)|[[Xavier de Maistre]]}}
[[Immagine:Joseph de Maistre Vogel von Vogelstein ca 1810.jpg|thumb|Joseph de Maistre]]
'''Joseph-Marie de Maistre''' (1753 – 1821), conte, magistrato, diplomatico, filosofo, scrittore, politico e giurista italiano.
==Citazioni di Joseph de Maistre==
*Bisogna predicare senza sosta ai popoli i benefici dell'autorità, e ai re i benefici della libertà.
:''Il faut prêcher sans cesse aux peuples les bienfaits de l'autorité, et aux rois les bienfaits de la liberté''.<ref>{{fr}} Citato nell'introduzione a ''Memoires politiques et correspondance diplomatique: {{small|avec explications et commentaires historiques par Albert Blanc}}'', Librairie Nouvelle, Parigi, 1859<sup>2</sup>, [https://archive.org/details/bub_gb_0JSjuNLfjfQC/page/n9/mode/2up? p. 1].</ref>
*Credi forse che sarei stato maggiormente grato a tua madre se, anziché farmi te e tuo fratello, avesse scritto un bellissimo romanzo?<ref>Da una lettera alla figlia; citato nella Prefazione di [[Alfredo Cattabiani]] a J. De Maistre, ''Le Serate di San Pietroburgo'', Rusconi Editore.</ref>
*La [[maschio e femmina|donna]] non può essere superiore che come donna, ma dal momento in cui vuole emulare l'[[maschio e femmina|uomo]], non è che una scimmia.<ref>Da una lettera alla figlia; citato in [[Julius Evola]], ''Ricognizioni. Uomini e problemi'', Edizioni Mediterranee, Roma, 1985 (1974), [http://books.google.it/books?id=z8NRrqgNpooC&pg=PA188 p. 188].</ref>
*Le false [[opinione|opinioni]] somigliano alle monete false: coniate da qualche malvivente e poi spese da persone oneste, che perpetuano il crimine senza saperlo.<ref>Da ''Correspondance inédite'': ''Lettre à M. l'Amiral Tchitchagof''; in ''Œuvres complètes''.</ref>
*Non c'è [[filosofia]] senza l'arte di disprezzare le obiezioni.<ref>Da ''Les Soirés de Saint-Pétersbourg'', V colloquio; citato in [[Gustave Flaubert]], ''Sciocchezzaio'', n. 147, in ''Bouvard e Pécuchet'', a cura di Franco Rella, Feltrinelli, Milano, 1998, p. 375. ISBN 9788807821455</ref>
*Non so cosa sia la [[vita]] di un mascalzone, non lo sono mai stato; ma quella di un uomo [[onestà|onesto]] è abominevole.<ref>Da ''Lettera al cavaliere di Saint-Réal''.</ref><ref name=e />
*Ogni nazione ha il [[governo]] che si merita.<ref>A proposito della Russia; da ''Lettera al cavaliere di ***'', agosto 1811.</ref><ref name="e">Citato in Elena Spagnol, ''Enciclopedia delle citazioni'', Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894</ref>
*Qualsiasi autorità, ma soprattutto quella della Chiesa, deve opporsi alle novità senza lasciarsi spaventare dal pericolo di ritardare la scoperta di qualche verità, inconveniente passeggero e vantaggio del tutto inesistente, paragonato al danno di scuotere le istituzioni e le opinioni correnti.
:''Toute autorité, mais surtout celle de l'Église, doit s'opposer aux nouveautés sans se laisser effrayer par le danger de retarder la découverte de quelques vérités, inconvénient passager et tout à fait nul comparé à celui d'ébranler les institutions ou les opinions reçues.''<ref>{{fr}} Da ''Examen de la philosophie de Bacon: {{small|ou, L'on traite différentes questions de philosophie rationnelle}}'', Poussielgue-Rusand, Parigi, Pelagaud; Lesne et Crozet, Lione, 1836, vol. II, [https://books.google.it/books?id=xjqZML7c_rkC&newbks=1&newbks_redir=0&dq=&pg=PA283#v=onepage&q&f=false p. 283].</ref>
*Senza il [[potere temporale]] de' [[Papa|Papi]] il mondo politico non poteva camminare, e quanto più siffatto potere sarà attivo, meno guerre vi saranno, {{sic|giacch'egli è}} il cui visibile interesse non altro domanda che pace.<ref>Da ''[https://archive.org/details/bub_gb_xf3peISWhRAC/page/n2/mode/1up/ Del papa]'', Dalla tipografia di Porcelli, seconda versione italiana, Napoli, 1823, libro III, p. 94.</ref>
*{{NDR|Giudizio sui [[Sardegna|Sardi]] quale responsabile della cancelleria sabauda}} Sono più selvaggi dei selvaggi perché il selvaggio non conosce la luce, il [[sardo]] la odia... Razza refrattaria a tutti i sentimenti, a tutti i gusti e a tutti i talenti che onorano l'umanità.<ref>Citato in Pietro Mannironi, ''[https://www.lanuovasardegna.it/regione/2012/07/18/news/itri-1911-il-massacro-dei-sardi-che-dissero-no-alla-camorra-1.5422136#:~:text=Basti%20pensare%20cosa%20aveva%20scritto,che%20onorano%20l'umanit%C3%A0%C2%BB. Itri, il massacro dei sardi che dissero no alla camorra]'', ''lanuovasardegna.it'', 18 luglio 2012.</ref>
*Tutto è mistero nei [[Bibbia|due Testamenti]], e gli eletti dell'una e dell'altra legge non erano che dei ''veri iniziati''. Bisogna dunque interrogare questa venerabile Antichità e domandarle come intendeva le ''sacre allegorie''. Chi può dubitare che questa specie di ricerche non ci fornisca delle armi vittoriose contro gli scrittori moderni che si ostinano a non vedere nella Scrittura che il ''senso letterale''? Essi sono già confutati dalla sola espressione di ''Misteri della religione'' che noi impieghiamo tutti i giorni senza penetrarne il senso. Questa parola mistero non significava dapprincipio che una verità nascosta sotto dei tipi da coloro che la possedevano.<ref>Citato in René Guénon, ''Studi sulla Masoneria e il Compagnonaggio'', traduzione di Giovanni Dellavedova, Asociación Cultural Pardes Apartado, Barcellona, 2015, vol. I, cap. IV, [https://books.google.it/books?id=v-7GDwAAQBAJ&newbks=1&newbks_redir=0&lpg=PT55&dq=&pg=PT63#v=onepage&q&f=false p. 29]. ISBN 978-84-942-0018-2</ref>
===Attribuite===
*Grattate il Russo e sotto troverete il Tartaro.<ref name="sordi">Citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X</ref>
==''Considerazioni sulla Francia''==
===[[Incipit]]===
Gli uomini tutti sono legati al trono dell'Essere Supremo con una arrendevol catena, che non li assoggetta, ma sol li ritiene. Ammirabile nell' ordine universale delle cose è l'azione delle creature libere, le quali, liberamente schiave sotto la mano di Dio, operano ad un tempo, e volontariamente, e necessariamente, e sebbene con tutta verità facciano esse quello che vogliono, non possono tuttavia turbare menomamente i disegni divini.
===Citazioni===
*Nella Rivoluzione Francese si scopre un carattere satanico per cui essa si distingue da quanto si è veduto per lo passato, e forse si potrà mai vedere per l'avvenire in fatto di rivoluzioni. (1877, cap. V, p. 93)
*Una [[costituzione]], buona egualmente per tutte le nazioni, vien per ciò appunto a non valer nulla: nè potrà chiamarsi altrimenti che una pura astrazione o un tema scientifico per esercitazione della mente a servizio dell'''uomo'' ideale, quali che siano gli spazii imaginarii dov'egli dimori. (1877, p. 115)
*Il tentativo di balzar Robespierre dal potere e di liberare il popolo dal suo orribil giogo, di poco mancò che non andasse a vuoto: però di questo i Francesi possono sì rallegrarsi, ma non menare vanto, perché non si sa ben comprendere se fosse più vergognosa la schiavitù in cui giacevano o il modo in cui ne furono riscattati.<br>La storia della [[Colpo di Stato del 9 termidoro|sommossa che il nove termidoro]] trasse Robespierre alla ghigliottina non è lunga: ''scellerati fatti scannare da altri scellerati''; e se non fosse stato di questo po' di malumore domestico, Francesi sarebbon tuttora fra gli artigli del Comitato di salute pubblica. (1877, cap. VIII, pp. 152-153)
*Il cristianesimo è stato predicato da ignoranti e creduto da dotti, e in questo non assomiglia a nulla di conosciuto.<ref name=sordi/>
*Non sono gli [[uomo|uomini]] che guidano la [[rivoluzione]], è la rivoluzione che guida gli uomini.<ref name=e />
==''Del Papa''==
*Io dissi che da questa supremazia dipinta con sì falsi colori, niuna cattolica nazione avea da temere per le sue particolari e legittime usanze. Ma se i Papi debbono usare una paterna condiscendenza verso quegli usi che portano l'{{sic|impronto}} della venerabile antichità, anche le nazioni alla lor volta debbono ricordarsi che le differenze locali son quasi sempre più o meno cattive, ogni qual volta rigorosamente necessarie non sono; perciocché esse si accostano all'isolamento e allo spirito particolare, insopportabili si l'uno che l'altro nel nostro sistema. Siccome l'andamento, il gestire, il linguaggio e perfino il vestire d'un uomo assennato ne annunziano il carattere, cosi del pari fa {{sic|duopo}} che l'esteriore della Chiesa cattolica annunzi il suo carattere di eterna invariabilità. Ora chi le imprimerà questo carattere, se ella non ubbidisce alla mano d'un capo, e se fosse lecito ad ogni Chiesa abbandonarsi a' suoi particolari capricci? Se la Chiesa ha un carattere ''unico'' che dà negli occhi anche dei meno intelligenti, nol dee forse all'influenza ''unica'' di questo capo? Non dee soprattutto a lui questa lingua cattolica, che è la medesima per tutti gli uomini della stessa credenza? Mi ricorda che il Necker nel suo libro sull'importanza delle opinioni religiose, diceva essere ormai tempo di chiedere alla Chiesa romana il perché si ostini a servirsi d'una lingua sconosciuta ecc. È ormai tempo invece di non più parlargliene, salvo che per riconoscere e vantar la profonda sua saviezza. Che sublime idea non è quella d'una lingua universale per la Chiesa universale! Da un polo all'altro il cattolico, entrando in una chiesa del suo rito, trovasi a casa sua, e niente è straniero a' suoi occhi. Giungendovi ode quello che udì tutto il tempo della sua vita; e può mescolar la sua voce con quella dei suoi fratelli. Gl'intende, e n'è inteso, e può sclamare: ''Roma è tutta per tutto, | è tutta ove io mi trovo.'' La fraternità risultante da una lingua comune è un vincolo misterioso d'una forza immensa. (pp. 143-144)
*Nulla può uguagliare la dignità della [[lingua latina]]. Essa fu parlata dal ''popolo re'', che le impresse quel carattere di grandezza unico nella storia dell'umano linguaggio, e che le lingue anche più perfette non han mai potuto raggiungere. Il vocabolo di ''maestà'' appartiene al latino [...]. (p. 144)
*Con [[Traiano]] faceva il suo ultimo sforzo la romana potenza; con tutto ciò egli non ha potuto estendere la propria lingua che fino all'Eufrate; dove che invece il romano Pontefice l'ha fatta udir nelle Indie, nella China, nel Giappone.<br>Essa è la lingua della civiltà; e mescolatasi con quella dei nostri padri, i barbari, seppe raffinare, ammorbidire, e per dir così, ''spiritualizzare'' {{sic|que'grossolani}} idiomi, i quali divennero quel che ora vediamo. Armati di questa lingua gli inviati del romano Pontefice andarono eglino stessi a cercare que' popoli che da lor più non venivano. Questi gli udirono a parlare nel giorno del loro battesimo, e non se ne dimenticarono quindi mai più. Si gettino su d'un planisfero gli occhi, e ''dove questa lingua si tacque'' ivi si tiri una linea: essa vi segna i confini della civiltà e della fraternità europea; e al di là voi non troverete più che la parentela umana, la quale fortunatamente s'incontra per tutto. La lingua latina è il contrassegno europeo. (p. 145)
*Dopo essere stato il latino lo strumento della civiltà, non mancavagli più che un genere di gloria, ch'esso procacciossi poi divenendo, quando ne fu tempo, la lingua della scienza. I genii creatori l'adottarono per comunicare al mondo i loro grandi pensieri. Copernico, {{sic|Kepplero}}, Cartesio, Newton, e cento altri quantunque meno celebri, pur tuttavia importantissimi, hanno scritto in latino. Una folla innumerevole di storici, di pubblicisti, di teologi, di medici, di antiquarii ecc. , inondarono di opere latine d'ogni maniera l'Europa. Poeti eleganti, letterati di prim'ordine restituirono alla lingua latina le sue antiche forme, e la rimisero in un grado tale di perfezione, che non sanno finir d'ammirare coloro i quali sono in caso di confrontare i nuovi scrittori coi loro modelli. Tutte le altre lingue, benché coltivate e comprese, pure si tacciono nei monumenti antichi, e probabilmente per sempre. Sola tra tulle le lingue morte la romana è veracemente risuscitata; e simile a [[Gesù|quello ch'essa celebra da venti secoli]], ''una volta risuscitata non morrà più''. Contro questi splendidi privilegi, che significa mai la volgare e tanto ricantata obbiezione d'una lingua sconosciuta al popolo? (pp. 146-147)
*Finalmente una lingua soggetta a variare si adatta poco a una religione immutabile. Ora il movimento naturale delle cose attacca costantemente le lingue viventi; e anche lasciati stare quei gran cangiamenti che assolutamente sfiguranle, ve ne han degli altri che senza parere importanti, sono in realtà importantissimi. La corruzione del secolo s'appropria ogni {{sic|dì}} certi vocaboli, e, scherzandovi sopra, li guasta; sicché se la Chiesa parlasse la nostra lingua, potrebbe dipendere dalla sfrontatezza d'un bello spirito, rendere il più sacro vocabolo della liturgia o indecente o ridicolo. Per tutti i riguardi immaginabili, la lingua religiosa deve esser posta fuori dell'umano dominio. (p. 148)
*La sovranità rassomiglia di sua natura al Nilo che nasconde la sua sorgente; non havvi che quella dei Papi che deroghi alla legge universale. Tutti gli elementi di questa sono stati messi allo scoperto, affinché sia visibile agli occhi di ognuno, ''et vincat cum iudicatur''. Non vi è cosa cosi evidentemente giusta nella sua origine, come questa sovranità straordinaria. L'incapacità, la bassezza, la ferocia dei sovrani che la precedettero; l'insopportabile tirannia esercitata sui beni, sulle persone, sulle coscienze dei popoli; l'abbandono formale in cui furono lasciati questi medesimi popoli, esposti senza difesa a barbari dispietati; il grido dell'Occidente che abdica l'antico padrone; la nuova sovranità che si eleva, si avanza e si sostituisce all'antica, senza scosse, senza rivolta, senza effusione di sangue, sospinta da una forza occulta, inesplicabile, irresistibile, e giurando fino all'ultimo istante fede e ubbidienza a quel debole spregevole potere a cui stava per sottentrare; finalmente il diritto di conquista conseguito e solennemente ceduto da uno dei più grandi uomini che abbiano esistito, da un uomo si grande che la grandezza penetrò nel suo nome, e ''grandezza'' meglio che ''grande'' fu dalla voce dell'uman genere proclamato: questi sono i titoli dei Papi, e la storia non offre nulla di simile. Questa sovranità pertanto si distingue da tutte nel suo principio, e nel modo in cui si venne formando.<ref>Da ''Del Papa'', 1864, (p. 174).</ref>
*I miopi non debbono leggere la storia, sotto pena di perdere il tempo.<ref>Da ''Del Papa: {{small|traduzione fatta sull'edizione XVIII dell'originale con note dal sacerdote Cavaliere Giovanni Battista Gerini professore di rettorica}}'', Tipografia Pontificia Pietro di G. Marinetti, Torino, 1864, [https://books.google.it/books?id=tkr7TyRyeg4C&newbks=1&newbks_redir=0&dq=&pg=PA178#v=onepage&q&f=false (p. 178)].</ref>
==''Le serate di San Pietroburgo''==
===Citazioni===
*La [[Il cavaliere di bronzo (statua)|statua equestre di PIETRO il grande]] sorge su le sponde della Neva ad una delle estremità dell'immensa piazza d'''Isaac''. Il severo suo volto guarda il fiume, e pare che animi ancora quella navigazione creata dal genio del fondatore. Quanto ascolta l'orecchio, quanto l'occhio contempla su quel superbo teatro, non esiste che per un pensiero di quella possente testa, che sorger fece da una palude tanti fastosi monumenti. Sopra quelle spiagge desolate, d'onde pareva che la natura avesse esiliata la vita, fondò Pietro la sua capitale, e creossi de' sudditi. Il suo braccio terribile è tuttavia steso sopra la loro discendenza, che si affolla intorno all'augusta effigie: al veder quella mano di bronzo, non sai ben se protegga o minacci. (1827, vol. I, p. 30)
*Ad un tal banchetto {{NDR|[[eucaristia]]}} gli uomini tutti diventan UNO, satollandosi di un cibo che è uno, e tutto in tutti. All'intendimento di rendere quanto si poteva ad un certo grado sensibile questa trasformazione nella unità, si compiacquero gli antichi Padri di desumere le loro comparazioni dalla spiga, e dal grappolo, i quali sono i materiali del mistero. Poiché in quella guisa stessa che molti grani di frumento, o di uva non altro formano che un pane, ed una bevanda, così quel pane e quel vino mistici che alla sacra mensa ci vengono somministrati, distruggono l'Io, e ci attraggono nella inconcepibile loro unità. (1827, vol. II, p. 153)
*Dove esiste un [[altare]] là esiste anche una [[religione]].
*Dovunque vedrete un [[altare]], là si trova civilizzazione. (1827, vol. I, p. 87)
*{{NDR|Sul [[boia]]}} È un uomo? Sì: Dio lo accoglie nei suoi templi e gli permette di pregare. Non è un criminale; tuttavia nessuna lingua accetta di affermare, per esempio, che sia un uomo virtuoso, un onesto, che sia degno di stima, ecc. Nessun elogio morale gli può essere tributato, perché ogni elogio morale presuppone un rapporto con gli uomini, mentre egli non ne ha alcuno. E tuttavia ogni grandezza, ogni potere, ogni subordinazione dipendono dal boia: egli è l'orrore e il legame dell'associazione umana. Togliete dal mondo questo agente incomprensibile, e nello stesso istante l'ordine lascia il posto al caos, i troni si inabissano e la società scompare. Dio, autore della sovranità, lo è pure del castigo; fra questi due poli ha gettato la nostra terra: "''ché Jehova è il padrone dei cardini della terra, e su di essi fa girare il mondo''".<ref>Con diversa traduzione in 1827, vol I, pp. 44-45.</ref>
*Gli uomini quindi non soltanto hanno cominciato con la scienza, ma con una scienza diversa dalla nostra e ad essa superiore, perché partiva da un punto più alto, il che la rendeva anche molto pericolosa. E questo vi spiega come mai la scienza, al suo inizio, fu sempre misteriosa e restò chiusa nell'ambito dei templi, dove infine si spense quando questa fiamma non poté servire ad altro che a bruciare.<ref>Con traduzione diversa in 1827, vol I, pp. 79-80.</ref>
*I simboli greci di Nicea e di Costantinopoli, e quello di sant'Atanasio, non contengono essi forse la mia fede? Io sono della Religione di san Ignazio, di san Giustino, di sant'Atanasio, di san Gregorio Nisseno, di san Cirillo, di san Basilio, di san Gregorio Nazianzeno , di san Epifanio, di tutti quei Santi insomma che sono sui vostri altari e dei quali portate i nomi, e segnatamente di san Giovanni Crisostomo, di cui avete conservata la liturgia. Io ammetto quanto quei grandi e santi personaggi hanno ammesso; mi rammarico di quanto si son essi rammaricati; accolgo inoltre come Vangelo, tutti i concili ecumenici convocati nella Grecia asiatica, o nella Grecia europea. Vi domando ora, si può essere più greco? (1827, vol. I, p. 207)
*In ogni grande divisione della specie umana, la [[morte]] ha scelto un certo numero d'animali a cui essa commise di divorare gli altri; così vi sono degl'insetti da preda, dei rettili da preda, dei pesci da preda, degli uccelli da preda, e dei quadrupedi da preda. Non vi ha un istante della di lui durata, in cui l'essere vivente non venga divorato da un altro. Superiormente alle numerose razze d'animali è collocato l'[[uomo]], la cui mano struggitrice nulla risparmia di ciò che vive; esso uccide per nutrirsi, uccide per vestirsi, uccide per ornarsi, uccide per difendersi, uccide per solazzarsi, uccide per uccidere.<ref>Citato in [[Giuseppe Arnaud]], ''La crudeltà ne' giuochi'', in ''Rivista contemporanea nazionale italiana'', vol. 41, anno XII, maggio (fascicolo CXXXVIII) 1865, Unione tipografica editrice, Torino, 1865, [https://books.google.it/books?id=8ub9fjib1f8C&newbks=1&newbks_redir=0&dq=&pg=PA204#v=onepage&q&f=false p. 204].</ref>
*{{NDR|Su [[Voltaire]]}} La sfrenata ammirazione di che troppe persone il circondano, è il segno infallibile di un'anima corrotta. Non v'è da illudersi. Se alcuno percorrendo la propria biblioteca si sente attirato dalle ''opere di Ferney'', non è amato da Dio. Si è spesso posta in derisione l'Autorità Ecclesiastica, che condannava i libri ''in odium auctoris'': per verità, nulla eravi di più giusto. ''Si ricusino gli onori del genio a colui che fa abuso de' doni del medesimo''. Se questa legge fosse rigorosamente osservata, si vedrebbero ben presto scomparire i libri avvelenati: ma poiché non dipende da noi il promulgarla, guardiamoci almeno dal cadere nell'eccesso {{sic|riprensibile}} assai più che non si crede, di esaltare a dismisura gli scrittori cattivi, e massimamente questo. Egli senz'avvedersene ha profferito contro se stesso un decreto terribile, imperciocchè egli è quello che ha detto, ''uno spirito corrotto non fu mai sublime''. Non v'è cosa più vera, ed ecco il perchè Voltaire {{sic|co'suoi}} cento volumi non altro fu mai che ''galante''; io n'eccettuo la tragedia, ove la qualità e la natura dell'opera lo costringeva ad esprimere sentimenti elevati, estranei al suo carattere; e su la scena eziandio ov'è il suo trionfo, egli non abbaglia i più esperti osservatori. Nelle sue migliori produzioni si assomiglia ai suoi due valenti rivali, come il più abile ipocrita somiglia ad un santo. (1827, vol I, p. 181)
*Le false opinioni assomigliano alle monete false: coniate da qualche malvivente, sono poi spese da persone oneste, che perpetuano il crimine senza sapere quello che fanno.<ref>Citato in [[Gianfranco Ravasi]], ''[https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/false-opinioni False opinioni]'', ''avvenire.it'', 10 luglio 2003.</ref><ref>Con diversa traduzione in 1827, vol. I, p. 32.</ref>
*{{NDR|Su Voltaire}} Non avete mai osservato che l'anatema divino fu scritto sul di lui volto? Dopo tanti anni si è tuttavia in tempo di farne l'esperimento. Recatevi a considerare la sua effigie al Palazzo del ''Romitorio'' {{NDR|l'Ermitage}}: io non la guardo mai senza congratularmi ch'essa non ci sia stata tramandata da un qualche scalpello erede dei Greci, il quale avrebbbe forse saputo spargervi un certo bello ideale. Ivi tutto è naturale. V'è tanta verità in quella testa, quanta ve ne sarebbe in un plasma fatto sul cadavere. Vedete quella fronte abietta, che non fu mai colorita dal pudore, que' due crateri estinti ne' quali sembra che ancora bollano l'odio e la lussuria? Quella bocca (io dirò forse male, ma non è mia colpa), quell'''apertura'' spaventevole, la quale va da un orecchio all'altro, e quelle labbra piegate dalla malizia crudele, come una molla pronta a mettersi in azione per lanciare la bestemmia o il sarcasmo [...]. (1827, vol. I, p. 183)
*Non avete mai osservato che nel campo di morte l'uomo non disubbidisce giammai? egli potrà bene massacrare Nerva, o Enrico IV; ma il più abominevol tiranno, il macellajo più sfrenato di umana carne non udirà mai colà: ''Noi non vogliamo più prestarvi servigio''. Una rivolta sul campo di battaglia, un accordo per abbracciarsi {{sic|rinegando}} un tiranno, è un fenomeno che non mi si offre al pensiero. Nulla resiste, nulla può resistere a quella forza ond'è trascinato l'uomo al combattimento: omicida innocente, passivo strumento di una mano formidabile ''ei s'immerge a fronte bassa in quell'abisso che ha scavato di propria mano, dà e riceve la morte senza né pur dubitare ch'egli è quel desso che ha creata la morte''.<br>Si compie così incessantemente dal pellicello all'uomo la gran legge della violenta distruzione degli esseri viventi. La terra tutta continuamente imbevuta di sangue non è che un immenso altare ove tutto ciò che ha vita dev'essere immolato senza fine, senza misura, senza intermissione sino alla fine dei secoli, sino alla consumazione delle cose, sino all'estinguimento del male, sino alla morte della morte. (1827, vol. II, p. 27-28)
*La spada della [[giustizia]] non ha fodero [...]. (1827, vol. I, p. 45)
*La vera religione ha più che diciotto secoli di vita; essa nacque il giorno in cui nacquero i giorni.<ref>Citato in [[Alfredo Cattabiani]], ''Simboli, miti e misteri di Roma: {{small|un allegorico viaggio lungo tremila anni di storia, fra personaggi, opere d'arte e monumenti emblematici, alla scoperta della "chiave" che ne sveli i significati nascosti}}'', Newton Compton, Roma, 1990, [https://books.google.it/books?newbks=1&newbks_redir=0&redir_esc=y&hl=it&id=zqsiAQAAIAAJ&dq=La+vera+religione+ha+pi%C3%B9+che+diciotto+secoli+di+vita%3B+essa+nacque+il+giorno+in+cui+nacquero+i+giorni.&focus=searchwithinvolume&q=diciotto+ p. 168]. ISBN 9788854102651</ref>
*Ogni male è una pena, ed ogni pena (tranne l'estrema), è inflitta dall'amore, del pari che dalla giustizia. (1827, vol. I, p. 249)
*[...] quando gli uomini, che sempre pregarono in virtù di una religione rivelata [...], si sono avvicinati al [[deismo]], che non è nulla e non può nulla, hanno smesso a poco a poco di pregare; e ora li vedete curvi sulla terra, intenti unicamente a leggi e studi fisici, avendo perduto anche il minimo sentimento della loro dignità naturale. La disgrazia di questi uomini è tale che essi non possono nemmeno più desiderare la propria rigenerazione, non solo per la ben nota ragione che «non si può desiderare ciò che non si conosce», ma perché trovano nel loro abbrutimento non so quale terribile fascino che è un castigo spaventoso. (2014, p. 169)
*Se non esistesse alcun [[male]] [[morale]] sulla [[terra]], non ci sarebbe, di conseguenza, alcun male fisico.<ref>Con questa traduzione, in 1827, vol I, p. 48: "Se non vi fosse mal morale sopra la terra , non vi sarebbe male fisico [...]."</ref>
*Tutti i [[dolore|dolori]] sono punizioni, e ogni punizione è inflitta in eguale misura per [[amore]] e per [[giustizia]].
===Citazioni su ''Le serate di San Pietroburgo''===
*Nelle notti o veglie di Pietroburgo di De Maistre riconosco svariate affinità. Vade retro, prima di tutto, il Terrore della [[Rivoluzione francese]]. ([[Guido Ceronetti]])
==''Saggio sul principio generatore delle costituzioni e delle altre istituzioni umane''==
===[[Incipit]]===
*Uno dei grandi errori di un [[XVIII secolo|secolo]] il che li professò tutti, fu di credere che una costituzione politica potesse essere scritta e creata ''a priori'', nel mentre che la ragione e l'esperienza si riuniscono per stabilire che una costituzione è un'opera divina e che ciò che havvi precisamente di più fondamentale e di più essenzialmente costituzionale nelle leggi di una nazione non potrebbe essere scritto.
===Citazioni===
*Si è creduto spesso fare un piccante scherzo ai Francesi domandando loro ''in qual libro era scritta la legge Salica''; ma [[Jéróme Bignon|Girolamo Bignon]] rispondeva molto a proposito, e probabilissimamente senza sapere a qual punto egi avea ragione, che ella era scritta {{sic|NEI}} cuori dei Francesi. (p. 21)
*''[[John Locke|Locke]]'' ha cercato il carattere della legge nell'espressione delle volontà riunite; bisogna essere singolare, per riscontrare in questo modo il carattere che esclude precisamente l'idea della legge. (p. 22)
*Perchè l'uomo agisce, egli crede agire solo, e perchè possiede la coscienza della sua libertà, egli dimentica la sua dipendenza. Nell'ordine fisico egli intende ragione; e sebbene egli possa, per esempio, sementare una ghianda ed innaffiarla, ec. , frattanto è capace di convenire che non crea delle querci, perchè vede l'albero crescere e perfezionarsi senzachè il potere umano se ne mescoli, e che d'altronde egli non ha creata la ghianda; ma nell'ordine sociale ove egli è presente ed agente, crede di essere realmente l'autore diretto di tutto ciò che si fa da esso: è, in un senso, la ''cazzuola'' che si crede architetto. L'uomo è intelligente, è libero, è sublime, senza dubbio; ma non è meno uno ''strumento d'Iddio'' [...]. (p. 28)
*Se havvi qualche cosa di conosciuto, è il paralello di [[Marco Tullio Cicerone|Cicerone]] in proposito del sistema di Epicuro, che voleva creare un mondo colli atomi cadenti a caso nel vuoto. ''Mi si farebbe piuttosto credere'', dicea il grand'Oratore, ''che delle lettere gettate in aria potessero simmetrizzarsi in modo tale da formare un poema''. Mille bocche hanno ripetuto e celebrato questo pensiero; io non conosco frattanto che alcuno abbia pensato a dargli il compimento che gli manca. Supponiamo che dei caratteri di stamperia gettati a piene mani dall'alto di una torre, giunti a terra, formino l'Athalìa di Racine, che ne risulterà? Che una intelligenza ha presieduto alla caduta ed alla sistemazione dei caratteri. Il buon senso non ne concluderà giammai in modo diverso. (p. 29)
*La più gran follia, forse, del secolo delle follie {{NDR|il XVIII secolo}}, fu di credere che le leggi fondamentali potessero essere scritte ''a priori''; nel mentre che elleno sono evidentemente l'opera di una forza superiore all'uomo; e che la scrittura stessa posteriorissima, è per loro il più gran segno di nullità. (p. 30)
*Accade della [[Chiesa cattolica|chiesa]] come dello stato: se giammai il cristianesimo non fosse stato attaccato, giammai non avrebbe scritto per fissare il [[dogma]]; ma giammai egualmente il dogma non è stato fissato per scritto, perchè esisteva antecedentemente nel suo stato naturale che è quello della ''parola''. (p. 33)
*Un gran numero di dotti scrittori hanno prodigata, dopo il XVI° secolo, un'immensa erudizione per stabilire, risalendo sino alla cuna del cristianesimo, che i vescovi di Roma non erano nulla nei primi secoli di ciò che divennero in progresso; supponendo così, come un punto accordato, che tutto quello che non si riscontra nei primitivi tempi è abuso. Ora io rispondo loro, senza il minimo spirito di contesa, e senza aver di segno di urtare alcuno, che essi mostrano in questo altrettanto di filosofia e di vera scienza quanto se essi cercassero in un bambino in fasce le vere dimensioni dell'uomo fatto. La sovranità di cui parlo è nata come le altre, e si è accresciuta come le altre. Fa pietà di osservare degli ingegni eccellenti stancarsi per provare, per mezzo dell'infanzia, che la virilità è un'abuso, nel mentre che qualsivoglia istituzione, nata adulta, è un assurdo di primo capo , una vera contraddizione. (p. 40)
*A questa regola generale, ''che niuna costituzione può essere scritta e creata a priori'', non si conosce che una sola eccezione, ed è la [[Torah|legislazione di Mosè]]. Ella sola fu, per così dire, ''gettata'' come una statua, e scritta fino nei menomi dettagli da un uomo prodigioso che disse FIAT! senzachè mai l'opera sua abbia avuto bisogno , in progresso, di essere, né da esso né da altri, corretta, aumentata, modificata. Ella sola ha potuto disprezzare il tempo, perchè non gli dovea niente e non ne attendeva niente: ella sola ha esistito per mille cinquecento anni; ed anche dopo che nuovi diciotto secoli hanno decorso sopra di lei, dal terribile anatema che la colpì al giorno stabilito, noi la vediamo vivente, per così dire, di una vita seconda, racchiudere ancora, per non so quale vincolo misterioso che non ha nome umano, le differenti famiglie di un popolo che resta disperso senza essere disunito: di maniera che, simile all'attrazione e pel medesimo potere, ella agisce a distanze, e fa un tutto di una moltitudine di parti che non si avvicinano fra loro. Così questa legislazione, si sottrae evidentemente, per qualunque coscïenza intelligente, dal circolo descritto attorno il potere umano; e questa magnifica eccezione ad una legge generale che non ha ceduto che una volta, e non ha ceduto che al suo autore, dimostra sola la missione divina del gran legislatore degli Ebrei [...] (pp. 44-45)
*[...] quando si pensa che quest'[[Compagnia di Gesù|ordine legislatore]] che regnava nel [[Paraguay]] pell'ascendente unico delle virtù e dei talenti, senza allontanarsi un istante dall'umile sommissione verso l'autorità legittima ancora la più traviata; che quest'ordine, io dico, nel tempo stesso che affrontava nelle nostre prigioni, nei nostri ospedali, nei nostri lazzeretti, {{sic|tuttociò}} che la miseria, le malattie, e la disperazione hanno di più spaventevole, di più vergognoso e di più ributtante; che questi uomini stessi che correvano, al primo appello, a coricarsi sulla paglia a lato dell'indigenza, non aveano poi un contegno strano nelle conversazioni le più leggiadre; che andavano su i palchi ''a dire le ultime parole'' alle vittime dell'umana giustizia, e che da questi teatri d'orrore si slanciavano su i pergami per predicare, con santo zelo e libertà, al cospetto dei re; che maneggiavano il pennello alla [[Cina|China]] , il telescopio nei nostri osservatorj, la lira d'Orfeo in mezzo ai Selvaggi, e che aveano allevato ed educato tutto il secolo di Luigi XIV; allorquando si riflette finalmente che una detestabile coalizzazione di ministri perversi, di magistrati in delirio e di oscuri settarj, è riuscita, ai nostri tempi, a [[Soppressione della Compagnia di Gesù|distruggere questa maravigliosa instituzione]], ed applaudirsene, si crede di vedere quel pazzo che poneva gloriosamente il piede sopra un'orologio, dicendogli: ''Ti impedirò bene di far rumore''. Ma, che dico io mai?! un pazzo non è colpevole. (pp. 50-51)
*[...] se l'educazione non è restituita al clero; e se la scienza non è posta ovunque in secondo luogo, e la religione non primeggia, i mali che ci sovrastano sono incalcolabili: noi saremo istupiditi dalla scienza, ed è questo l'ultimo grado dell'istupidezza. (p. 53)
*L'uomo nei rapporti col suo Creatore è sublime, e la sua azione è creatrice: all'opposto, dacché si separa da Iddio e che agisce solo, non cessa di essere potente , perchè è un privilegio della sua natura; ma la sua azione è negativa, e non ha per risultato che la distruzione.<br>Non havvi nell'istoria di tutti i secoli un fatto solo che contraddica queste massime. Alcuna [[Istituzione|instituzione]] umana non può durare se non è sostenuta dalla mano che tutto sostiene; vale a dire se non l'è specialmente consacrata nella sua origine. Più ella sarà penetrata dal principio divino, più ella sarà permanente. Strano acciecamento delli uomini del nostro secolo! Essi si vantano dei loro lumi, ed ignorano tutto, poiché ignorano loro stessi. Non sanno né ciò che sono, né ciò che possono. Un orgoglio indomabile li spinge sempre a distruggere {{sic|tuttociò}} che non hanno creato; e per operare delle nuove creazioni, si separano dal principio di ogni esistenza. Gian-Giacomo Rousseau lui stesso ha nondimeno detto assai bene: ''Uomo piccolo e vano, mostrami la lua potenza, io ti mostrerò la tua debolezza''. Si potrebbe dire ancora con altrettanta verità e più profitto: ''Uomo piccolo e vano, confessami la tua debolezza, io ti mostrerò la tua potenza''. (pp. 59-60)
*[...] il principio religioso è, per essenza, creatore e conservatore, in due maniere. In primo luogo, siccome egli agisce più fortemente che qualunque altro sullo spirito umano, ne ottiene degli sforzi prodigiosi. Così, per esempio, l'uomo convinto dai suoi dogmi religiosi che è un gran vantaggio per lui, che dopo la sua morte il suo corpo sia conservato nella maggiore integrità possibile, senzaché alcuna mano indiscreta o profanatrice possa avvicinarvisi; quest'uomo, io dico, dopo avere esaurita l'arte dell'imbalsamare, finirà per costruire le piramidi d'Egitto. In secondo luogo, il principio religioso di già sì forte per ciò che opera, lo è ancora infinitamente per ciò che impedisce, in ragione del rispetto, di cui circonda tutto quanto prende sotto la sua protezione. Se un semplice ciottolo è consacrato, vi ha subito un motivo perchè si sottragga alle mani che potrebbono smarrirlo o snaturarlo. La terra è coperta di prove di questa verità. ''I vasi etruschi'', per esempio, ''conservati dalla religione dei sepolcri, sono pervenuti fino a noi, malgrado la loro fragilità, in più gran numero che i monumenti di marmo e di bronzo dell'epoca stessa.'' Volete voi dunque conservare tutto, ''dedicate'' tutto. (pp. 70-71)
*Bisogna ben guardarsi di osservare leggermente su questo oggetto. Giammai un vero filosofo non deve perdere di vista la lingua, vero barometro, di cui le variazioni annunziano infallibilmente ''il buono e cattivo tempo''. Per attenermi al subietto che io tratto al presente, è certo che l'introduzione smisurata di vocaboli forestieri, applicati specialmente alle instituzioni nazionali di qualunque genere, è uno dei segni i più infallibili della degradazione di un popolo. (p. 71)
*Sempre vi sono state delle religioni sulla terra, e sempre vi sono stati delli empj che le hanno combattute: sempre egualmente l'empietà fu un delitto; perché, siccome non può darsi religione falsa senza una qualche mescolanza di vero, così non può darsi empietà che non combatta qualche verità divina più o meno sfigurata; ''ma non può esservi vera empietà che quella che combatte la vera religione''; e, per una conseguenza necessaria, giammai l'empietà non ha potuto produrre nei tempi passati i mali che ha arrecati ai giorni nostri; perchè ella è sempre colpevole in ragione dei lumi che la circondano. È con questa regola che conviene giudicare il secolo XVIII°; perchè è sotto questo aspetto che non rassomiglia ad alcun altro. (p. 72)
*Frattanto l'Europa intiera essendo stata incivilita dal cristianesimo, ed i ministri di questa religione avendo ottenuta in tutti i paesi una rilevante esistenza politica, le instituzioni civili e religiose si erano mescolate e come amalgamate in un modo sorprendente; in {{sic|guisatalechè}} si poteva asserire di tutti li stati dell'Europa, con più o meno di verità, ciò che Gibbon ha detto della Francia, che questo regno era stato creato dai vescovi. Era dunque inevitabile che la filosofia del secolo non tardasse di odiare le instituzioni sociali da cui non era possibile di separare il principio religioso. È ciò che accadde: tutti i governi, tutti li stabilimenti d'Europa le dispiacquero, perchè essi erano cristiani; ed in proporzione che essi erano cristiani, una contrarietà d'opinione, un malcontento universale si impadronì di tutte le teste. In Francia specialmente, la rabbia filosofica non conobbe più limiti; e ben presto una sola voce formidabile formandosi da tante voci riunite, si intese esclamare in mezzo dell'Europa colpevole.<br>«Abbandonaci! Converrà dunque eternamente tremare al cospetto dei sacerdoti, e ricevere da essi l'istruzione che piacerà loro di darci? La verità, in tutta l'Europa, è nascosta fra i fumi dell'incensiere; è tempo che {{sic|usca}} da questa nube fatale. Noi non parleremo più di te ai nostri figli; sta a loro quando saranno uomini a conoscere ''se tu {{sic|siei}}, e ciò che {{sic|siei}}, e ciò che esigi da loro''. Tutto quello che esiste non ci piace, perchè il tuo nome è scritto su quanto esiste. Noi vogliamo tutto distruggere e tutto ricostruire senza di te. {{sic|Usci}} dai nostri consigli; {{sic|usci}} dalle nostre accademie; {{sic|usci}} dalle nostre case: noi sapremo fare senza di te, la ragione ci basta. Lasciaci , va!!!»<br>Come Iddio ha punito questo esecrabile delirio?! L'ha punito come creò la luce, con una sola parola: Ha detto: FATE! – ed il mondo politico ha crollato dai fondamenti. (pp. 75-76)
*Da un lato, il principio religioso presiede a tutte le creazioni politiche; dall’altro, tutto scompare non appena esso si ritira.<ref name="avvenire.it">Citato in Simone Paliaga, ''[https://www.avvenire.it/amp/agora/pagine/e-de-maistre-insorsecontro-la-teofobia Joseph de Maistre: il filosofo che insorse contro la teofobia]'', ''avvenire.it'', 5 aprile 2024.</ref>
*Dio si spiega per tramite del suo primo ministro al dicastero di questo mondo, il tempo.<ref name="avvenire.it" />
==Citazioni su Joseph de Maistre==
*Ciò che rese de {{sic|de}} Maistre così affascinante agli occhi della sua generazione è che la costringeva a guardare il lato sgradevole delle cose. La costringeva ad abbandonare il suo blando ottimismo, la psicologia meccanicistica, tutti quei levigati ideali settecenteschi che nel corso della Rivoluzione francese avevano patito una così schiacciante catastrofe. Al termine dei periodi ottimistici, positivistici, costruttivi della storia umana [...], quando diventa evidente che la soluzione non ha funzionato, una tendenza alla reazione affiora sempre nella gente comune, disgustata da tanto falso ottimismo, da tanto pragmatismo, da tanto idealismo positivo, screditati dal fatto che la bolla s'è sgonfiata, e tutti gli slogan si sono rivelati privi di senso e inadeguati quando il lupo ha davvero bussato alla porta. [...] il contributo di de Maistre è un violento antidoto alle dottrine sociali settecentesche, con le loro pretese esagerate, il loro eccessivo ottimismo e la loro formidabile superficialità. De Maistre si guadagna la nostra gratitudine come profeta delle forze più violente e più distruttive che hanno minacciato, e tuttora minacciano la libertà e gli ideali dei comuni esseri umani. ([[Isaiah Berlin]])
*Il Conte {{sic|di}} Maistre era più veramente un grande scrittore, un ardito pensatore che un diplomatico. Vi aveva nel suo spirito e nel suo cuore tale una soprabbondanza di vita, una sì perfetta tenacità dell'idea che parevagli essere la verità rivelata o dimostrata del raziocinio, ch'egli portavala in trionfo così alto quanto all'umana debolezza è permesso. I mezzani provvedimenti dello spirito di parte, gl'indugi dell'intelletto, le difficoltà di tempo e di luogo, niente faceva ostacolo a questa vigoria del genio che si stendeva sopra tutti i subbietti che trattava, e che in ciascuno di essi lasciava una profonda impressione. ([[Jacques Crétineau-Joly]])
*Il De Maistre sostiene che una fanciulla che ''vuol dipingere è pazza''; ma quante grandi Sante hanno avuto questa follia! ([[Félix Dupanloup]])
*De Maistre ed [[Edgar Allan Poe|Edgar Poe]] mi hanno insegnato a ragionare. ([[Charles Baudelaire]])
*Il più grande dei reazionari, Joseph de Maistre, era 'anticapitalista' ben prima, e con più fondato argomentare, di [[Franco Fortini]]. ([[Roberto Calasso]])
*Maestro occulto del romanticismo europeo [...] ispiratore dei reazionari e nello stesso tempo interprete sottile della Tradizione. ([[Alfredo Cattabiani]])
*Nella radicale polemica contro le tesi di [[Jean-Jacques Rousseau|Rousseau]] — autore di una sconvolgente introduzione di errori — de Maistre non risparmia colpi. Dalla convinzione che il suo avversario rimproverasse ogni giorno il Signore per non averlo fatto nascere nobile e duca lo bolla aspramente chiamandolo più volte plebeo. Ispirarsi oggi a Rousseau può non essere culturalmente — per tanti versi — molto illuminante. Ma nella rigidità del modello di de Maistre proprio non trovo spunti di approvazione. Né mi sembra entusiasmante quello che scrive sulla possibilità teorica di uccidere il tiranno, il quale per il resto è intoccabile totalmente super leges. ([[Giulio Andreotti]])
*Nella Savoia sono nati i grandi scrittori francesi, come de Maistre. ([[Pietro Citati]])
*Provinciale, e d'una provincia francese che faceva parte del [[regno di Sardegna]], assorto in una vita patriarcale di clan, era l'antitesi del costume settecentesco, e sentiva bisogno di reagire aggressivamente al pensiero e al costume che Parigi imponeva alla Francia e al mondo. Era una prima reazione della provincia contro la forza centrale. Analizzava, distaccato e acuto, il moto degli spiriti, con un'ambizione in cui confluivano e la coscienza di sé e l'orgoglio del [[Savoia (regione storica)|savoiardo]], e lo spirito critico e talora quello sofistico. ([[Adolfo Omodeo]])
*Se per temperamento suo il Maistre, come è stato già rilevato, e come invece si sforzava d'illudersi, non era portato allo spasimo mistico, al contatto col divino e allo smarrimento nell'ineffabile, era però portato a un misticismo gnostico cerebrale nel processo della conoscenza. Trova che le cose meglio si spiegano ponendo come primo un [[dogma]] irrazionale, un [[mito]], che non in quella che per lui era la piatta causalità o sequenza dei fenomeni. ([[Adolfo Omodeo]])
===[[Emil Cioran]]===
*«Ciò che si crede vero va detto e detto arditamente; vorrei, qualsiasi cosa mi costasse, scoprire una verità capace di urtare tutto il genere umano: gliela direi a bruciapelo». Il [[Charles Baudelaire|Baudelaire]] della «franchezza assoluta», delle ''Fusées'' e di ''Mon cœur mis a nu'' è contenuto e in un certo modo annunciato in questa dichiarazione delle ''Soirées'', che ci offre la formula di quell'incomparabile arte della provocazione nella quale Baudelaire si sarebbe distinto quasi quanto Maistre. Vi si distinguono d'altro canto tutti coloro i quali, per chiaroveggenza o per acredine, ripudiano gli incantesimi astuti del Progresso. Perché i conservatori impiegano così bene l'invettiva e in genere scrivono con maggior cura dei ferventi dell'avvenire? Il fatto è che, furenti di essere contraddetti dagli avvenimenti, si gettano, nel loro scompiglio, sul verbo, dal quale, in mancanza di una più sostanziale risorsa, traggono vendetta e consolazione. Gli altri vi ricorrono con noncuranza e persino con disprezzo: complici del futuro, tranquilli dal lato della «storia», scrivono senza arte, anzi senza passione, consci che lo stile è la prerogativa e quasi il lusso del fallimento.
*Il [[positivismo]] trasse il maggior profitto dai sistemi «retrivi», di cui rifiutò il contenuto e le credenze solo per adottarne meglio l'armatura logica, il contorno astratto. [[Auguste Comte]] si servì delle idee di [[Joseph De Maistre|Maistre]] come [[Karl Marx|Marx]] di quelle di [[Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Hegel]].<br>Diversamente attenti alla sorte della religione, ma parimenti asserviti ai rispettivi sistemi, positivisti e cattolici sfruttarono nel modo più appropriato ai loro interessi il pensiero dell'autore di ''Du Pape''; ben più libero, un Baudelaire vi attinse, per semplice necessità interiore, alcuni temi, come quelli del male e del peccato, o taluni suoi «pregiudizi» contro le «idee democratiche» e il «progresso».
*Più lo si frequenta, più si pensa alle delizie dello scetticismo o all'urgenza di una perorazione per l'eresia.
*Quando parliamo di fallimento, non pensiamo solo a Maistre, ma anche a [[Henri de Saint-Simon|Saint-Simon]]. Nell'uno come nell'altro un eguale attaccamento, esclusivo, ristretto, alla causa dell'aristocrazia, una massa di pregiudizi difesi con una rabbia continua, l'orgoglio di casta spinto fino all'ostentazione, e un'eguale incapacità di agire che spiega perché furono così audaci come scrittori. Che l'uno mediti su problemi o l'altro descriva avvenimenti, la minima idea, il minimo fatto esplodono sotto la passione che vi mettono. Volerne anatomizzare la prosa equivale ad analizzare una bufera.
*Vorrei aggiungere che Joseph de Maistre è uno degli autori che più ho frequentato. Giovanissimo, mi sono appassionato a Del Papa, e poi ho letto più volte le Serate di San Pietroburgo e le sue Considerazioni sulla Rivoluzione.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Joseph de Maistre, ''[https://books.google.it/books?id=tkr7TyRyeg4C&newbks=1&newbks_redir=0&dq=&pg=PP5#v=onepage&q&f=false Del Papa: {{small|traduzione fatta sull'edizione XVIII dell'originale con note dal sacerdote Cavaliere Giovanni Battista Gerini professore di rettorica}}]'', Tipografia Pontificia Pietro di G. Marinetti, Torino, 1864.
*Joseph de Maistre, ''[https://books.google.it/books?id=yBpFGYKPU4QC&newbks=1&newbks_redir=0&dq=&pg=PA3#v=onepage&q&f=false Considerazioni sulla Francia: {{small|tradotte in lingua italiana sulla edizione di Parigi 1821 corretta e riveduta dall'autore}}]'', traduzione di Abele di Collegno, Tipografia del Patronato, Milano, 1877.
*Joseph de Maistre, [https://archive.org/details/bub_gb_1HaVlgpoNMUC ''Le serate di Pietroburgo''], I, Biblioteca cattolica, Napoli, 1827.
*Joseph de Maistre, [https://archive.org/details/bub_gb_lSNr7sJ-3j0C ''Le serate di Pietroburgo''], II, Biblioteca cattolica, Napoli, 1827.
*Joseph de Maistre, ''Le serate di Pietroburgo o Colloqui sul governo temporale della Provvidenza'', a cura di Alfredo Cattabiani, trad. it. Lorenzo Fenoglio e Anna Rosso, Nino Aragno Editore, Torino, 2014.
*Joseph de Maistre, ''[https://books.google.it/books?id=I5xPmKyChdMC&newbks=1&newbks_redir=0&dq=&pg=PA1#v=onepage&q&f=false Saggio sul principio generatore delle costituzioni politiche, e delle altre istituzioni umane]'', traduzione di Cosimo Andrea Sanminiatelli, Le Monnier, Firenze, 1845.
==Voci correlate==
*[[Xavier de Maistre]], fratello
==Altri progetti==
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Gaux
18878
/* Citazioni su Joseph de Maistre */ altra di Omodeo: araldo dei diritti divini
1421868
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{{nota disambigua|il quasi omonimo scrittore e militare sabaudo (1763 – 1852)|[[Xavier de Maistre]]}}
[[Immagine:Joseph de Maistre Vogel von Vogelstein ca 1810.jpg|thumb|Joseph de Maistre]]
'''Joseph-Marie de Maistre''' (1753 – 1821), conte, magistrato, diplomatico, filosofo, scrittore, politico e giurista italiano.
==Citazioni di Joseph de Maistre==
*Bisogna predicare senza sosta ai popoli i benefici dell'autorità, e ai re i benefici della libertà.
:''Il faut prêcher sans cesse aux peuples les bienfaits de l'autorité, et aux rois les bienfaits de la liberté''.<ref>{{fr}} Citato nell'introduzione a ''Memoires politiques et correspondance diplomatique: {{small|avec explications et commentaires historiques par Albert Blanc}}'', Librairie Nouvelle, Parigi, 1859<sup>2</sup>, [https://archive.org/details/bub_gb_0JSjuNLfjfQC/page/n9/mode/2up? p. 1].</ref>
*Credi forse che sarei stato maggiormente grato a tua madre se, anziché farmi te e tuo fratello, avesse scritto un bellissimo romanzo?<ref>Da una lettera alla figlia; citato nella Prefazione di [[Alfredo Cattabiani]] a J. De Maistre, ''Le Serate di San Pietroburgo'', Rusconi Editore.</ref>
*La [[maschio e femmina|donna]] non può essere superiore che come donna, ma dal momento in cui vuole emulare l'[[maschio e femmina|uomo]], non è che una scimmia.<ref>Da una lettera alla figlia; citato in [[Julius Evola]], ''Ricognizioni. Uomini e problemi'', Edizioni Mediterranee, Roma, 1985 (1974), [http://books.google.it/books?id=z8NRrqgNpooC&pg=PA188 p. 188].</ref>
*Le false [[opinione|opinioni]] somigliano alle monete false: coniate da qualche malvivente e poi spese da persone oneste, che perpetuano il crimine senza saperlo.<ref>Da ''Correspondance inédite'': ''Lettre à M. l'Amiral Tchitchagof''; in ''Œuvres complètes''.</ref>
*Non c'è [[filosofia]] senza l'arte di disprezzare le obiezioni.<ref>Da ''Les Soirés de Saint-Pétersbourg'', V colloquio; citato in [[Gustave Flaubert]], ''Sciocchezzaio'', n. 147, in ''Bouvard e Pécuchet'', a cura di Franco Rella, Feltrinelli, Milano, 1998, p. 375. ISBN 9788807821455</ref>
*Non so cosa sia la [[vita]] di un mascalzone, non lo sono mai stato; ma quella di un uomo [[onestà|onesto]] è abominevole.<ref>Da ''Lettera al cavaliere di Saint-Réal''.</ref><ref name=e />
*Ogni nazione ha il [[governo]] che si merita.<ref>A proposito della Russia; da ''Lettera al cavaliere di ***'', agosto 1811.</ref><ref name="e">Citato in Elena Spagnol, ''Enciclopedia delle citazioni'', Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894</ref>
*Qualsiasi autorità, ma soprattutto quella della Chiesa, deve opporsi alle novità senza lasciarsi spaventare dal pericolo di ritardare la scoperta di qualche verità, inconveniente passeggero e vantaggio del tutto inesistente, paragonato al danno di scuotere le istituzioni e le opinioni correnti.
:''Toute autorité, mais surtout celle de l'Église, doit s'opposer aux nouveautés sans se laisser effrayer par le danger de retarder la découverte de quelques vérités, inconvénient passager et tout à fait nul comparé à celui d'ébranler les institutions ou les opinions reçues.''<ref>{{fr}} Da ''Examen de la philosophie de Bacon: {{small|ou, L'on traite différentes questions de philosophie rationnelle}}'', Poussielgue-Rusand, Parigi, Pelagaud; Lesne et Crozet, Lione, 1836, vol. II, [https://books.google.it/books?id=xjqZML7c_rkC&newbks=1&newbks_redir=0&dq=&pg=PA283#v=onepage&q&f=false p. 283].</ref>
*Senza il [[potere temporale]] de' [[Papa|Papi]] il mondo politico non poteva camminare, e quanto più siffatto potere sarà attivo, meno guerre vi saranno, {{sic|giacch'egli è}} il cui visibile interesse non altro domanda che pace.<ref>Da ''[https://archive.org/details/bub_gb_xf3peISWhRAC/page/n2/mode/1up/ Del papa]'', Dalla tipografia di Porcelli, seconda versione italiana, Napoli, 1823, libro III, p. 94.</ref>
*{{NDR|Giudizio sui [[Sardegna|Sardi]] quale responsabile della cancelleria sabauda}} Sono più selvaggi dei selvaggi perché il selvaggio non conosce la luce, il [[sardo]] la odia... Razza refrattaria a tutti i sentimenti, a tutti i gusti e a tutti i talenti che onorano l'umanità.<ref>Citato in Pietro Mannironi, ''[https://www.lanuovasardegna.it/regione/2012/07/18/news/itri-1911-il-massacro-dei-sardi-che-dissero-no-alla-camorra-1.5422136#:~:text=Basti%20pensare%20cosa%20aveva%20scritto,che%20onorano%20l'umanit%C3%A0%C2%BB. Itri, il massacro dei sardi che dissero no alla camorra]'', ''lanuovasardegna.it'', 18 luglio 2012.</ref>
*Tutto è mistero nei [[Bibbia|due Testamenti]], e gli eletti dell'una e dell'altra legge non erano che dei ''veri iniziati''. Bisogna dunque interrogare questa venerabile Antichità e domandarle come intendeva le ''sacre allegorie''. Chi può dubitare che questa specie di ricerche non ci fornisca delle armi vittoriose contro gli scrittori moderni che si ostinano a non vedere nella Scrittura che il ''senso letterale''? Essi sono già confutati dalla sola espressione di ''Misteri della religione'' che noi impieghiamo tutti i giorni senza penetrarne il senso. Questa parola mistero non significava dapprincipio che una verità nascosta sotto dei tipi da coloro che la possedevano.<ref>Citato in René Guénon, ''Studi sulla Masoneria e il Compagnonaggio'', traduzione di Giovanni Dellavedova, Asociación Cultural Pardes Apartado, Barcellona, 2015, vol. I, cap. IV, [https://books.google.it/books?id=v-7GDwAAQBAJ&newbks=1&newbks_redir=0&lpg=PT55&dq=&pg=PT63#v=onepage&q&f=false p. 29]. ISBN 978-84-942-0018-2</ref>
===Attribuite===
*Grattate il Russo e sotto troverete il Tartaro.<ref name="sordi">Citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X</ref>
==''Considerazioni sulla Francia''==
===[[Incipit]]===
Gli uomini tutti sono legati al trono dell'Essere Supremo con una arrendevol catena, che non li assoggetta, ma sol li ritiene. Ammirabile nell' ordine universale delle cose è l'azione delle creature libere, le quali, liberamente schiave sotto la mano di Dio, operano ad un tempo, e volontariamente, e necessariamente, e sebbene con tutta verità facciano esse quello che vogliono, non possono tuttavia turbare menomamente i disegni divini.
===Citazioni===
*Nella Rivoluzione Francese si scopre un carattere satanico per cui essa si distingue da quanto si è veduto per lo passato, e forse si potrà mai vedere per l'avvenire in fatto di rivoluzioni. (1877, cap. V, p. 93)
*Una [[costituzione]], buona egualmente per tutte le nazioni, vien per ciò appunto a non valer nulla: nè potrà chiamarsi altrimenti che una pura astrazione o un tema scientifico per esercitazione della mente a servizio dell'''uomo'' ideale, quali che siano gli spazii imaginarii dov'egli dimori. (1877, p. 115)
*Il tentativo di balzar Robespierre dal potere e di liberare il popolo dal suo orribil giogo, di poco mancò che non andasse a vuoto: però di questo i Francesi possono sì rallegrarsi, ma non menare vanto, perché non si sa ben comprendere se fosse più vergognosa la schiavitù in cui giacevano o il modo in cui ne furono riscattati.<br>La storia della [[Colpo di Stato del 9 termidoro|sommossa che il nove termidoro]] trasse Robespierre alla ghigliottina non è lunga: ''scellerati fatti scannare da altri scellerati''; e se non fosse stato di questo po' di malumore domestico, Francesi sarebbon tuttora fra gli artigli del Comitato di salute pubblica. (1877, cap. VIII, pp. 152-153)
*Il cristianesimo è stato predicato da ignoranti e creduto da dotti, e in questo non assomiglia a nulla di conosciuto.<ref name=sordi/>
*Non sono gli [[uomo|uomini]] che guidano la [[rivoluzione]], è la rivoluzione che guida gli uomini.<ref name=e />
==''Del Papa''==
*Io dissi che da questa supremazia dipinta con sì falsi colori, niuna cattolica nazione avea da temere per le sue particolari e legittime usanze. Ma se i Papi debbono usare una paterna condiscendenza verso quegli usi che portano l'{{sic|impronto}} della venerabile antichità, anche le nazioni alla lor volta debbono ricordarsi che le differenze locali son quasi sempre più o meno cattive, ogni qual volta rigorosamente necessarie non sono; perciocché esse si accostano all'isolamento e allo spirito particolare, insopportabili si l'uno che l'altro nel nostro sistema. Siccome l'andamento, il gestire, il linguaggio e perfino il vestire d'un uomo assennato ne annunziano il carattere, cosi del pari fa {{sic|duopo}} che l'esteriore della Chiesa cattolica annunzi il suo carattere di eterna invariabilità. Ora chi le imprimerà questo carattere, se ella non ubbidisce alla mano d'un capo, e se fosse lecito ad ogni Chiesa abbandonarsi a' suoi particolari capricci? Se la Chiesa ha un carattere ''unico'' che dà negli occhi anche dei meno intelligenti, nol dee forse all'influenza ''unica'' di questo capo? Non dee soprattutto a lui questa lingua cattolica, che è la medesima per tutti gli uomini della stessa credenza? Mi ricorda che il Necker nel suo libro sull'importanza delle opinioni religiose, diceva essere ormai tempo di chiedere alla Chiesa romana il perché si ostini a servirsi d'una lingua sconosciuta ecc. È ormai tempo invece di non più parlargliene, salvo che per riconoscere e vantar la profonda sua saviezza. Che sublime idea non è quella d'una lingua universale per la Chiesa universale! Da un polo all'altro il cattolico, entrando in una chiesa del suo rito, trovasi a casa sua, e niente è straniero a' suoi occhi. Giungendovi ode quello che udì tutto il tempo della sua vita; e può mescolar la sua voce con quella dei suoi fratelli. Gl'intende, e n'è inteso, e può sclamare: ''Roma è tutta per tutto, | è tutta ove io mi trovo.'' La fraternità risultante da una lingua comune è un vincolo misterioso d'una forza immensa. (pp. 143-144)
*Nulla può uguagliare la dignità della [[lingua latina]]. Essa fu parlata dal ''popolo re'', che le impresse quel carattere di grandezza unico nella storia dell'umano linguaggio, e che le lingue anche più perfette non han mai potuto raggiungere. Il vocabolo di ''maestà'' appartiene al latino [...]. (p. 144)
*Con [[Traiano]] faceva il suo ultimo sforzo la romana potenza; con tutto ciò egli non ha potuto estendere la propria lingua che fino all'Eufrate; dove che invece il romano Pontefice l'ha fatta udir nelle Indie, nella China, nel Giappone.<br>Essa è la lingua della civiltà; e mescolatasi con quella dei nostri padri, i barbari, seppe raffinare, ammorbidire, e per dir così, ''spiritualizzare'' {{sic|que'grossolani}} idiomi, i quali divennero quel che ora vediamo. Armati di questa lingua gli inviati del romano Pontefice andarono eglino stessi a cercare que' popoli che da lor più non venivano. Questi gli udirono a parlare nel giorno del loro battesimo, e non se ne dimenticarono quindi mai più. Si gettino su d'un planisfero gli occhi, e ''dove questa lingua si tacque'' ivi si tiri una linea: essa vi segna i confini della civiltà e della fraternità europea; e al di là voi non troverete più che la parentela umana, la quale fortunatamente s'incontra per tutto. La lingua latina è il contrassegno europeo. (p. 145)
*Dopo essere stato il latino lo strumento della civiltà, non mancavagli più che un genere di gloria, ch'esso procacciossi poi divenendo, quando ne fu tempo, la lingua della scienza. I genii creatori l'adottarono per comunicare al mondo i loro grandi pensieri. Copernico, {{sic|Kepplero}}, Cartesio, Newton, e cento altri quantunque meno celebri, pur tuttavia importantissimi, hanno scritto in latino. Una folla innumerevole di storici, di pubblicisti, di teologi, di medici, di antiquarii ecc. , inondarono di opere latine d'ogni maniera l'Europa. Poeti eleganti, letterati di prim'ordine restituirono alla lingua latina le sue antiche forme, e la rimisero in un grado tale di perfezione, che non sanno finir d'ammirare coloro i quali sono in caso di confrontare i nuovi scrittori coi loro modelli. Tutte le altre lingue, benché coltivate e comprese, pure si tacciono nei monumenti antichi, e probabilmente per sempre. Sola tra tulle le lingue morte la romana è veracemente risuscitata; e simile a [[Gesù|quello ch'essa celebra da venti secoli]], ''una volta risuscitata non morrà più''. Contro questi splendidi privilegi, che significa mai la volgare e tanto ricantata obbiezione d'una lingua sconosciuta al popolo? (pp. 146-147)
*Finalmente una lingua soggetta a variare si adatta poco a una religione immutabile. Ora il movimento naturale delle cose attacca costantemente le lingue viventi; e anche lasciati stare quei gran cangiamenti che assolutamente sfiguranle, ve ne han degli altri che senza parere importanti, sono in realtà importantissimi. La corruzione del secolo s'appropria ogni {{sic|dì}} certi vocaboli, e, scherzandovi sopra, li guasta; sicché se la Chiesa parlasse la nostra lingua, potrebbe dipendere dalla sfrontatezza d'un bello spirito, rendere il più sacro vocabolo della liturgia o indecente o ridicolo. Per tutti i riguardi immaginabili, la lingua religiosa deve esser posta fuori dell'umano dominio. (p. 148)
*La sovranità rassomiglia di sua natura al Nilo che nasconde la sua sorgente; non havvi che quella dei Papi che deroghi alla legge universale. Tutti gli elementi di questa sono stati messi allo scoperto, affinché sia visibile agli occhi di ognuno, ''et vincat cum iudicatur''. Non vi è cosa cosi evidentemente giusta nella sua origine, come questa sovranità straordinaria. L'incapacità, la bassezza, la ferocia dei sovrani che la precedettero; l'insopportabile tirannia esercitata sui beni, sulle persone, sulle coscienze dei popoli; l'abbandono formale in cui furono lasciati questi medesimi popoli, esposti senza difesa a barbari dispietati; il grido dell'Occidente che abdica l'antico padrone; la nuova sovranità che si eleva, si avanza e si sostituisce all'antica, senza scosse, senza rivolta, senza effusione di sangue, sospinta da una forza occulta, inesplicabile, irresistibile, e giurando fino all'ultimo istante fede e ubbidienza a quel debole spregevole potere a cui stava per sottentrare; finalmente il diritto di conquista conseguito e solennemente ceduto da uno dei più grandi uomini che abbiano esistito, da un uomo si grande che la grandezza penetrò nel suo nome, e ''grandezza'' meglio che ''grande'' fu dalla voce dell'uman genere proclamato: questi sono i titoli dei Papi, e la storia non offre nulla di simile. Questa sovranità pertanto si distingue da tutte nel suo principio, e nel modo in cui si venne formando.<ref>Da ''Del Papa'', 1864, (p. 174).</ref>
*I miopi non debbono leggere la storia, sotto pena di perdere il tempo.<ref>Da ''Del Papa: {{small|traduzione fatta sull'edizione XVIII dell'originale con note dal sacerdote Cavaliere Giovanni Battista Gerini professore di rettorica}}'', Tipografia Pontificia Pietro di G. Marinetti, Torino, 1864, [https://books.google.it/books?id=tkr7TyRyeg4C&newbks=1&newbks_redir=0&dq=&pg=PA178#v=onepage&q&f=false (p. 178)].</ref>
==''Le serate di San Pietroburgo''==
===Citazioni===
*La [[Il cavaliere di bronzo (statua)|statua equestre di PIETRO il grande]] sorge su le sponde della Neva ad una delle estremità dell'immensa piazza d'''Isaac''. Il severo suo volto guarda il fiume, e pare che animi ancora quella navigazione creata dal genio del fondatore. Quanto ascolta l'orecchio, quanto l'occhio contempla su quel superbo teatro, non esiste che per un pensiero di quella possente testa, che sorger fece da una palude tanti fastosi monumenti. Sopra quelle spiagge desolate, d'onde pareva che la natura avesse esiliata la vita, fondò Pietro la sua capitale, e creossi de' sudditi. Il suo braccio terribile è tuttavia steso sopra la loro discendenza, che si affolla intorno all'augusta effigie: al veder quella mano di bronzo, non sai ben se protegga o minacci. (1827, vol. I, p. 30)
*Ad un tal banchetto {{NDR|[[eucaristia]]}} gli uomini tutti diventan UNO, satollandosi di un cibo che è uno, e tutto in tutti. All'intendimento di rendere quanto si poteva ad un certo grado sensibile questa trasformazione nella unità, si compiacquero gli antichi Padri di desumere le loro comparazioni dalla spiga, e dal grappolo, i quali sono i materiali del mistero. Poiché in quella guisa stessa che molti grani di frumento, o di uva non altro formano che un pane, ed una bevanda, così quel pane e quel vino mistici che alla sacra mensa ci vengono somministrati, distruggono l'Io, e ci attraggono nella inconcepibile loro unità. (1827, vol. II, p. 153)
*Dove esiste un [[altare]] là esiste anche una [[religione]].
*Dovunque vedrete un [[altare]], là si trova civilizzazione. (1827, vol. I, p. 87)
*{{NDR|Sul [[boia]]}} È un uomo? Sì: Dio lo accoglie nei suoi templi e gli permette di pregare. Non è un criminale; tuttavia nessuna lingua accetta di affermare, per esempio, che sia un uomo virtuoso, un onesto, che sia degno di stima, ecc. Nessun elogio morale gli può essere tributato, perché ogni elogio morale presuppone un rapporto con gli uomini, mentre egli non ne ha alcuno. E tuttavia ogni grandezza, ogni potere, ogni subordinazione dipendono dal boia: egli è l'orrore e il legame dell'associazione umana. Togliete dal mondo questo agente incomprensibile, e nello stesso istante l'ordine lascia il posto al caos, i troni si inabissano e la società scompare. Dio, autore della sovranità, lo è pure del castigo; fra questi due poli ha gettato la nostra terra: "''ché Jehova è il padrone dei cardini della terra, e su di essi fa girare il mondo''".<ref>Con diversa traduzione in 1827, vol I, pp. 44-45.</ref>
*Gli uomini quindi non soltanto hanno cominciato con la scienza, ma con una scienza diversa dalla nostra e ad essa superiore, perché partiva da un punto più alto, il che la rendeva anche molto pericolosa. E questo vi spiega come mai la scienza, al suo inizio, fu sempre misteriosa e restò chiusa nell'ambito dei templi, dove infine si spense quando questa fiamma non poté servire ad altro che a bruciare.<ref>Con traduzione diversa in 1827, vol I, pp. 79-80.</ref>
*I simboli greci di Nicea e di Costantinopoli, e quello di sant'Atanasio, non contengono essi forse la mia fede? Io sono della Religione di san Ignazio, di san Giustino, di sant'Atanasio, di san Gregorio Nisseno, di san Cirillo, di san Basilio, di san Gregorio Nazianzeno , di san Epifanio, di tutti quei Santi insomma che sono sui vostri altari e dei quali portate i nomi, e segnatamente di san Giovanni Crisostomo, di cui avete conservata la liturgia. Io ammetto quanto quei grandi e santi personaggi hanno ammesso; mi rammarico di quanto si son essi rammaricati; accolgo inoltre come Vangelo, tutti i concili ecumenici convocati nella Grecia asiatica, o nella Grecia europea. Vi domando ora, si può essere più greco? (1827, vol. I, p. 207)
*In ogni grande divisione della specie umana, la [[morte]] ha scelto un certo numero d'animali a cui essa commise di divorare gli altri; così vi sono degl'insetti da preda, dei rettili da preda, dei pesci da preda, degli uccelli da preda, e dei quadrupedi da preda. Non vi ha un istante della di lui durata, in cui l'essere vivente non venga divorato da un altro. Superiormente alle numerose razze d'animali è collocato l'[[uomo]], la cui mano struggitrice nulla risparmia di ciò che vive; esso uccide per nutrirsi, uccide per vestirsi, uccide per ornarsi, uccide per difendersi, uccide per solazzarsi, uccide per uccidere.<ref>Citato in [[Giuseppe Arnaud]], ''La crudeltà ne' giuochi'', in ''Rivista contemporanea nazionale italiana'', vol. 41, anno XII, maggio (fascicolo CXXXVIII) 1865, Unione tipografica editrice, Torino, 1865, [https://books.google.it/books?id=8ub9fjib1f8C&newbks=1&newbks_redir=0&dq=&pg=PA204#v=onepage&q&f=false p. 204].</ref>
*{{NDR|Su [[Voltaire]]}} La sfrenata ammirazione di che troppe persone il circondano, è il segno infallibile di un'anima corrotta. Non v'è da illudersi. Se alcuno percorrendo la propria biblioteca si sente attirato dalle ''opere di Ferney'', non è amato da Dio. Si è spesso posta in derisione l'Autorità Ecclesiastica, che condannava i libri ''in odium auctoris'': per verità, nulla eravi di più giusto. ''Si ricusino gli onori del genio a colui che fa abuso de' doni del medesimo''. Se questa legge fosse rigorosamente osservata, si vedrebbero ben presto scomparire i libri avvelenati: ma poiché non dipende da noi il promulgarla, guardiamoci almeno dal cadere nell'eccesso {{sic|riprensibile}} assai più che non si crede, di esaltare a dismisura gli scrittori cattivi, e massimamente questo. Egli senz'avvedersene ha profferito contro se stesso un decreto terribile, imperciocchè egli è quello che ha detto, ''uno spirito corrotto non fu mai sublime''. Non v'è cosa più vera, ed ecco il perchè Voltaire {{sic|co'suoi}} cento volumi non altro fu mai che ''galante''; io n'eccettuo la tragedia, ove la qualità e la natura dell'opera lo costringeva ad esprimere sentimenti elevati, estranei al suo carattere; e su la scena eziandio ov'è il suo trionfo, egli non abbaglia i più esperti osservatori. Nelle sue migliori produzioni si assomiglia ai suoi due valenti rivali, come il più abile ipocrita somiglia ad un santo. (1827, vol I, p. 181)
*Le false opinioni assomigliano alle monete false: coniate da qualche malvivente, sono poi spese da persone oneste, che perpetuano il crimine senza sapere quello che fanno.<ref>Citato in [[Gianfranco Ravasi]], ''[https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/false-opinioni False opinioni]'', ''avvenire.it'', 10 luglio 2003.</ref><ref>Con diversa traduzione in 1827, vol. I, p. 32.</ref>
*{{NDR|Su Voltaire}} Non avete mai osservato che l'anatema divino fu scritto sul di lui volto? Dopo tanti anni si è tuttavia in tempo di farne l'esperimento. Recatevi a considerare la sua effigie al Palazzo del ''Romitorio'' {{NDR|l'Ermitage}}: io non la guardo mai senza congratularmi ch'essa non ci sia stata tramandata da un qualche scalpello erede dei Greci, il quale avrebbbe forse saputo spargervi un certo bello ideale. Ivi tutto è naturale. V'è tanta verità in quella testa, quanta ve ne sarebbe in un plasma fatto sul cadavere. Vedete quella fronte abietta, che non fu mai colorita dal pudore, que' due crateri estinti ne' quali sembra che ancora bollano l'odio e la lussuria? Quella bocca (io dirò forse male, ma non è mia colpa), quell'''apertura'' spaventevole, la quale va da un orecchio all'altro, e quelle labbra piegate dalla malizia crudele, come una molla pronta a mettersi in azione per lanciare la bestemmia o il sarcasmo [...]. (1827, vol. I, p. 183)
*Non avete mai osservato che nel campo di morte l'uomo non disubbidisce giammai? egli potrà bene massacrare Nerva, o Enrico IV; ma il più abominevol tiranno, il macellajo più sfrenato di umana carne non udirà mai colà: ''Noi non vogliamo più prestarvi servigio''. Una rivolta sul campo di battaglia, un accordo per abbracciarsi {{sic|rinegando}} un tiranno, è un fenomeno che non mi si offre al pensiero. Nulla resiste, nulla può resistere a quella forza ond'è trascinato l'uomo al combattimento: omicida innocente, passivo strumento di una mano formidabile ''ei s'immerge a fronte bassa in quell'abisso che ha scavato di propria mano, dà e riceve la morte senza né pur dubitare ch'egli è quel desso che ha creata la morte''.<br>Si compie così incessantemente dal pellicello all'uomo la gran legge della violenta distruzione degli esseri viventi. La terra tutta continuamente imbevuta di sangue non è che un immenso altare ove tutto ciò che ha vita dev'essere immolato senza fine, senza misura, senza intermissione sino alla fine dei secoli, sino alla consumazione delle cose, sino all'estinguimento del male, sino alla morte della morte. (1827, vol. II, p. 27-28)
*La spada della [[giustizia]] non ha fodero [...]. (1827, vol. I, p. 45)
*La vera religione ha più che diciotto secoli di vita; essa nacque il giorno in cui nacquero i giorni.<ref>Citato in [[Alfredo Cattabiani]], ''Simboli, miti e misteri di Roma: {{small|un allegorico viaggio lungo tremila anni di storia, fra personaggi, opere d'arte e monumenti emblematici, alla scoperta della "chiave" che ne sveli i significati nascosti}}'', Newton Compton, Roma, 1990, [https://books.google.it/books?newbks=1&newbks_redir=0&redir_esc=y&hl=it&id=zqsiAQAAIAAJ&dq=La+vera+religione+ha+pi%C3%B9+che+diciotto+secoli+di+vita%3B+essa+nacque+il+giorno+in+cui+nacquero+i+giorni.&focus=searchwithinvolume&q=diciotto+ p. 168]. ISBN 9788854102651</ref>
*Ogni male è una pena, ed ogni pena (tranne l'estrema), è inflitta dall'amore, del pari che dalla giustizia. (1827, vol. I, p. 249)
*[...] quando gli uomini, che sempre pregarono in virtù di una religione rivelata [...], si sono avvicinati al [[deismo]], che non è nulla e non può nulla, hanno smesso a poco a poco di pregare; e ora li vedete curvi sulla terra, intenti unicamente a leggi e studi fisici, avendo perduto anche il minimo sentimento della loro dignità naturale. La disgrazia di questi uomini è tale che essi non possono nemmeno più desiderare la propria rigenerazione, non solo per la ben nota ragione che «non si può desiderare ciò che non si conosce», ma perché trovano nel loro abbrutimento non so quale terribile fascino che è un castigo spaventoso. (2014, p. 169)
*Se non esistesse alcun [[male]] [[morale]] sulla [[terra]], non ci sarebbe, di conseguenza, alcun male fisico.<ref>Con questa traduzione, in 1827, vol I, p. 48: "Se non vi fosse mal morale sopra la terra , non vi sarebbe male fisico [...]."</ref>
*Tutti i [[dolore|dolori]] sono punizioni, e ogni punizione è inflitta in eguale misura per [[amore]] e per [[giustizia]].
===Citazioni su ''Le serate di San Pietroburgo''===
*Nelle notti o veglie di Pietroburgo di De Maistre riconosco svariate affinità. Vade retro, prima di tutto, il Terrore della [[Rivoluzione francese]]. ([[Guido Ceronetti]])
==''Saggio sul principio generatore delle costituzioni e delle altre istituzioni umane''==
===[[Incipit]]===
*Uno dei grandi errori di un [[XVIII secolo|secolo]] il che li professò tutti, fu di credere che una costituzione politica potesse essere scritta e creata ''a priori'', nel mentre che la ragione e l'esperienza si riuniscono per stabilire che una costituzione è un'opera divina e che ciò che havvi precisamente di più fondamentale e di più essenzialmente costituzionale nelle leggi di una nazione non potrebbe essere scritto.
===Citazioni===
*Si è creduto spesso fare un piccante scherzo ai Francesi domandando loro ''in qual libro era scritta la legge Salica''; ma [[Jéróme Bignon|Girolamo Bignon]] rispondeva molto a proposito, e probabilissimamente senza sapere a qual punto egi avea ragione, che ella era scritta {{sic|NEI}} cuori dei Francesi. (p. 21)
*''[[John Locke|Locke]]'' ha cercato il carattere della legge nell'espressione delle volontà riunite; bisogna essere singolare, per riscontrare in questo modo il carattere che esclude precisamente l'idea della legge. (p. 22)
*Perchè l'uomo agisce, egli crede agire solo, e perchè possiede la coscienza della sua libertà, egli dimentica la sua dipendenza. Nell'ordine fisico egli intende ragione; e sebbene egli possa, per esempio, sementare una ghianda ed innaffiarla, ec. , frattanto è capace di convenire che non crea delle querci, perchè vede l'albero crescere e perfezionarsi senzachè il potere umano se ne mescoli, e che d'altronde egli non ha creata la ghianda; ma nell'ordine sociale ove egli è presente ed agente, crede di essere realmente l'autore diretto di tutto ciò che si fa da esso: è, in un senso, la ''cazzuola'' che si crede architetto. L'uomo è intelligente, è libero, è sublime, senza dubbio; ma non è meno uno ''strumento d'Iddio'' [...]. (p. 28)
*Se havvi qualche cosa di conosciuto, è il paralello di [[Marco Tullio Cicerone|Cicerone]] in proposito del sistema di Epicuro, che voleva creare un mondo colli atomi cadenti a caso nel vuoto. ''Mi si farebbe piuttosto credere'', dicea il grand'Oratore, ''che delle lettere gettate in aria potessero simmetrizzarsi in modo tale da formare un poema''. Mille bocche hanno ripetuto e celebrato questo pensiero; io non conosco frattanto che alcuno abbia pensato a dargli il compimento che gli manca. Supponiamo che dei caratteri di stamperia gettati a piene mani dall'alto di una torre, giunti a terra, formino l'Athalìa di Racine, che ne risulterà? Che una intelligenza ha presieduto alla caduta ed alla sistemazione dei caratteri. Il buon senso non ne concluderà giammai in modo diverso. (p. 29)
*La più gran follia, forse, del secolo delle follie {{NDR|il XVIII secolo}}, fu di credere che le leggi fondamentali potessero essere scritte ''a priori''; nel mentre che elleno sono evidentemente l'opera di una forza superiore all'uomo; e che la scrittura stessa posteriorissima, è per loro il più gran segno di nullità. (p. 30)
*Accade della [[Chiesa cattolica|chiesa]] come dello stato: se giammai il cristianesimo non fosse stato attaccato, giammai non avrebbe scritto per fissare il [[dogma]]; ma giammai egualmente il dogma non è stato fissato per scritto, perchè esisteva antecedentemente nel suo stato naturale che è quello della ''parola''. (p. 33)
*Un gran numero di dotti scrittori hanno prodigata, dopo il XVI° secolo, un'immensa erudizione per stabilire, risalendo sino alla cuna del cristianesimo, che i vescovi di Roma non erano nulla nei primi secoli di ciò che divennero in progresso; supponendo così, come un punto accordato, che tutto quello che non si riscontra nei primitivi tempi è abuso. Ora io rispondo loro, senza il minimo spirito di contesa, e senza aver di segno di urtare alcuno, che essi mostrano in questo altrettanto di filosofia e di vera scienza quanto se essi cercassero in un bambino in fasce le vere dimensioni dell'uomo fatto. La sovranità di cui parlo è nata come le altre, e si è accresciuta come le altre. Fa pietà di osservare degli ingegni eccellenti stancarsi per provare, per mezzo dell'infanzia, che la virilità è un'abuso, nel mentre che qualsivoglia istituzione, nata adulta, è un assurdo di primo capo , una vera contraddizione. (p. 40)
*A questa regola generale, ''che niuna costituzione può essere scritta e creata a priori'', non si conosce che una sola eccezione, ed è la [[Torah|legislazione di Mosè]]. Ella sola fu, per così dire, ''gettata'' come una statua, e scritta fino nei menomi dettagli da un uomo prodigioso che disse FIAT! senzachè mai l'opera sua abbia avuto bisogno , in progresso, di essere, né da esso né da altri, corretta, aumentata, modificata. Ella sola ha potuto disprezzare il tempo, perchè non gli dovea niente e non ne attendeva niente: ella sola ha esistito per mille cinquecento anni; ed anche dopo che nuovi diciotto secoli hanno decorso sopra di lei, dal terribile anatema che la colpì al giorno stabilito, noi la vediamo vivente, per così dire, di una vita seconda, racchiudere ancora, per non so quale vincolo misterioso che non ha nome umano, le differenti famiglie di un popolo che resta disperso senza essere disunito: di maniera che, simile all'attrazione e pel medesimo potere, ella agisce a distanze, e fa un tutto di una moltitudine di parti che non si avvicinano fra loro. Così questa legislazione, si sottrae evidentemente, per qualunque coscïenza intelligente, dal circolo descritto attorno il potere umano; e questa magnifica eccezione ad una legge generale che non ha ceduto che una volta, e non ha ceduto che al suo autore, dimostra sola la missione divina del gran legislatore degli Ebrei [...] (pp. 44-45)
*[...] quando si pensa che quest'[[Compagnia di Gesù|ordine legislatore]] che regnava nel [[Paraguay]] pell'ascendente unico delle virtù e dei talenti, senza allontanarsi un istante dall'umile sommissione verso l'autorità legittima ancora la più traviata; che quest'ordine, io dico, nel tempo stesso che affrontava nelle nostre prigioni, nei nostri ospedali, nei nostri lazzeretti, {{sic|tuttociò}} che la miseria, le malattie, e la disperazione hanno di più spaventevole, di più vergognoso e di più ributtante; che questi uomini stessi che correvano, al primo appello, a coricarsi sulla paglia a lato dell'indigenza, non aveano poi un contegno strano nelle conversazioni le più leggiadre; che andavano su i palchi ''a dire le ultime parole'' alle vittime dell'umana giustizia, e che da questi teatri d'orrore si slanciavano su i pergami per predicare, con santo zelo e libertà, al cospetto dei re; che maneggiavano il pennello alla [[Cina|China]] , il telescopio nei nostri osservatorj, la lira d'Orfeo in mezzo ai Selvaggi, e che aveano allevato ed educato tutto il secolo di Luigi XIV; allorquando si riflette finalmente che una detestabile coalizzazione di ministri perversi, di magistrati in delirio e di oscuri settarj, è riuscita, ai nostri tempi, a [[Soppressione della Compagnia di Gesù|distruggere questa maravigliosa instituzione]], ed applaudirsene, si crede di vedere quel pazzo che poneva gloriosamente il piede sopra un'orologio, dicendogli: ''Ti impedirò bene di far rumore''. Ma, che dico io mai?! un pazzo non è colpevole. (pp. 50-51)
*[...] se l'educazione non è restituita al clero; e se la scienza non è posta ovunque in secondo luogo, e la religione non primeggia, i mali che ci sovrastano sono incalcolabili: noi saremo istupiditi dalla scienza, ed è questo l'ultimo grado dell'istupidezza. (p. 53)
*L'uomo nei rapporti col suo Creatore è sublime, e la sua azione è creatrice: all'opposto, dacché si separa da Iddio e che agisce solo, non cessa di essere potente , perchè è un privilegio della sua natura; ma la sua azione è negativa, e non ha per risultato che la distruzione.<br>Non havvi nell'istoria di tutti i secoli un fatto solo che contraddica queste massime. Alcuna [[Istituzione|instituzione]] umana non può durare se non è sostenuta dalla mano che tutto sostiene; vale a dire se non l'è specialmente consacrata nella sua origine. Più ella sarà penetrata dal principio divino, più ella sarà permanente. Strano acciecamento delli uomini del nostro secolo! Essi si vantano dei loro lumi, ed ignorano tutto, poiché ignorano loro stessi. Non sanno né ciò che sono, né ciò che possono. Un orgoglio indomabile li spinge sempre a distruggere {{sic|tuttociò}} che non hanno creato; e per operare delle nuove creazioni, si separano dal principio di ogni esistenza. Gian-Giacomo Rousseau lui stesso ha nondimeno detto assai bene: ''Uomo piccolo e vano, mostrami la lua potenza, io ti mostrerò la tua debolezza''. Si potrebbe dire ancora con altrettanta verità e più profitto: ''Uomo piccolo e vano, confessami la tua debolezza, io ti mostrerò la tua potenza''. (pp. 59-60)
*[...] il principio religioso è, per essenza, creatore e conservatore, in due maniere. In primo luogo, siccome egli agisce più fortemente che qualunque altro sullo spirito umano, ne ottiene degli sforzi prodigiosi. Così, per esempio, l'uomo convinto dai suoi dogmi religiosi che è un gran vantaggio per lui, che dopo la sua morte il suo corpo sia conservato nella maggiore integrità possibile, senzaché alcuna mano indiscreta o profanatrice possa avvicinarvisi; quest'uomo, io dico, dopo avere esaurita l'arte dell'imbalsamare, finirà per costruire le piramidi d'Egitto. In secondo luogo, il principio religioso di già sì forte per ciò che opera, lo è ancora infinitamente per ciò che impedisce, in ragione del rispetto, di cui circonda tutto quanto prende sotto la sua protezione. Se un semplice ciottolo è consacrato, vi ha subito un motivo perchè si sottragga alle mani che potrebbono smarrirlo o snaturarlo. La terra è coperta di prove di questa verità. ''I vasi etruschi'', per esempio, ''conservati dalla religione dei sepolcri, sono pervenuti fino a noi, malgrado la loro fragilità, in più gran numero che i monumenti di marmo e di bronzo dell'epoca stessa.'' Volete voi dunque conservare tutto, ''dedicate'' tutto. (pp. 70-71)
*Bisogna ben guardarsi di osservare leggermente su questo oggetto. Giammai un vero filosofo non deve perdere di vista la lingua, vero barometro, di cui le variazioni annunziano infallibilmente ''il buono e cattivo tempo''. Per attenermi al subietto che io tratto al presente, è certo che l'introduzione smisurata di vocaboli forestieri, applicati specialmente alle instituzioni nazionali di qualunque genere, è uno dei segni i più infallibili della degradazione di un popolo. (p. 71)
*Sempre vi sono state delle religioni sulla terra, e sempre vi sono stati delli empj che le hanno combattute: sempre egualmente l'empietà fu un delitto; perché, siccome non può darsi religione falsa senza una qualche mescolanza di vero, così non può darsi empietà che non combatta qualche verità divina più o meno sfigurata; ''ma non può esservi vera empietà che quella che combatte la vera religione''; e, per una conseguenza necessaria, giammai l'empietà non ha potuto produrre nei tempi passati i mali che ha arrecati ai giorni nostri; perchè ella è sempre colpevole in ragione dei lumi che la circondano. È con questa regola che conviene giudicare il secolo XVIII°; perchè è sotto questo aspetto che non rassomiglia ad alcun altro. (p. 72)
*Frattanto l'Europa intiera essendo stata incivilita dal cristianesimo, ed i ministri di questa religione avendo ottenuta in tutti i paesi una rilevante esistenza politica, le instituzioni civili e religiose si erano mescolate e come amalgamate in un modo sorprendente; in {{sic|guisatalechè}} si poteva asserire di tutti li stati dell'Europa, con più o meno di verità, ciò che Gibbon ha detto della Francia, che questo regno era stato creato dai vescovi. Era dunque inevitabile che la filosofia del secolo non tardasse di odiare le instituzioni sociali da cui non era possibile di separare il principio religioso. È ciò che accadde: tutti i governi, tutti li stabilimenti d'Europa le dispiacquero, perchè essi erano cristiani; ed in proporzione che essi erano cristiani, una contrarietà d'opinione, un malcontento universale si impadronì di tutte le teste. In Francia specialmente, la rabbia filosofica non conobbe più limiti; e ben presto una sola voce formidabile formandosi da tante voci riunite, si intese esclamare in mezzo dell'Europa colpevole.<br>«Abbandonaci! Converrà dunque eternamente tremare al cospetto dei sacerdoti, e ricevere da essi l'istruzione che piacerà loro di darci? La verità, in tutta l'Europa, è nascosta fra i fumi dell'incensiere; è tempo che {{sic|usca}} da questa nube fatale. Noi non parleremo più di te ai nostri figli; sta a loro quando saranno uomini a conoscere ''se tu {{sic|siei}}, e ciò che {{sic|siei}}, e ciò che esigi da loro''. Tutto quello che esiste non ci piace, perchè il tuo nome è scritto su quanto esiste. Noi vogliamo tutto distruggere e tutto ricostruire senza di te. {{sic|Usci}} dai nostri consigli; {{sic|usci}} dalle nostre accademie; {{sic|usci}} dalle nostre case: noi sapremo fare senza di te, la ragione ci basta. Lasciaci , va!!!»<br>Come Iddio ha punito questo esecrabile delirio?! L'ha punito come creò la luce, con una sola parola: Ha detto: FATE! – ed il mondo politico ha crollato dai fondamenti. (pp. 75-76)
*Da un lato, il principio religioso presiede a tutte le creazioni politiche; dall’altro, tutto scompare non appena esso si ritira.<ref name="avvenire.it">Citato in Simone Paliaga, ''[https://www.avvenire.it/amp/agora/pagine/e-de-maistre-insorsecontro-la-teofobia Joseph de Maistre: il filosofo che insorse contro la teofobia]'', ''avvenire.it'', 5 aprile 2024.</ref>
*Dio si spiega per tramite del suo primo ministro al dicastero di questo mondo, il tempo.<ref name="avvenire.it" />
==Citazioni su Joseph de Maistre==
*Ciò che rese de {{sic|de}} Maistre così affascinante agli occhi della sua generazione è che la costringeva a guardare il lato sgradevole delle cose. La costringeva ad abbandonare il suo blando ottimismo, la psicologia meccanicistica, tutti quei levigati ideali settecenteschi che nel corso della Rivoluzione francese avevano patito una così schiacciante catastrofe. Al termine dei periodi ottimistici, positivistici, costruttivi della storia umana [...], quando diventa evidente che la soluzione non ha funzionato, una tendenza alla reazione affiora sempre nella gente comune, disgustata da tanto falso ottimismo, da tanto pragmatismo, da tanto idealismo positivo, screditati dal fatto che la bolla s'è sgonfiata, e tutti gli slogan si sono rivelati privi di senso e inadeguati quando il lupo ha davvero bussato alla porta. [...] il contributo di de Maistre è un violento antidoto alle dottrine sociali settecentesche, con le loro pretese esagerate, il loro eccessivo ottimismo e la loro formidabile superficialità. De Maistre si guadagna la nostra gratitudine come profeta delle forze più violente e più distruttive che hanno minacciato, e tuttora minacciano la libertà e gli ideali dei comuni esseri umani. ([[Isaiah Berlin]])
*Il Conte {{sic|di}} Maistre era più veramente un grande scrittore, un ardito pensatore che un diplomatico. Vi aveva nel suo spirito e nel suo cuore tale una soprabbondanza di vita, una sì perfetta tenacità dell'idea che parevagli essere la verità rivelata o dimostrata del raziocinio, ch'egli portavala in trionfo così alto quanto all'umana debolezza è permesso. I mezzani provvedimenti dello spirito di parte, gl'indugi dell'intelletto, le difficoltà di tempo e di luogo, niente faceva ostacolo a questa vigoria del genio che si stendeva sopra tutti i subbietti che trattava, e che in ciascuno di essi lasciava una profonda impressione. ([[Jacques Crétineau-Joly]])
*Il De Maistre sostiene che una fanciulla che ''vuol dipingere è pazza''; ma quante grandi Sante hanno avuto questa follia! ([[Félix Dupanloup]])
*De Maistre ed [[Edgar Allan Poe|Edgar Poe]] mi hanno insegnato a ragionare. ([[Charles Baudelaire]])
*Il più grande dei reazionari, Joseph de Maistre, era 'anticapitalista' ben prima, e con più fondato argomentare, di [[Franco Fortini]]. ([[Roberto Calasso]])
*Impegnato nella sua polemica antirivoluzionaria a sostenere i poteri tradizionali, il Maistre divien l'araldo dei diritti divini dei re legittimi e delle razze regnanti e dell'aristocrazia. Ma questa riduzione meramente politica della sua speculazione teocratica, questo comandare di fazione il gendarme ausiliare Iddio a tutela di un determinato ordinamento politico e sociale non esaurisce del tutto le esigenze del suo pensiero, ed egli sarà portato ad una reduplicazione del regime teocratico, a dare alla divinità un suo proprio organo di governo, il [[papa]]: e così rimedierà alla lesione che la sua teoria delle nazioni incompenetrabili poteva recare all'universalismo cattolico. Ma per questa via, la vita politica delle nazioni e il potere dei principi rischieranno d'essere abbassati di un piano, di diventare qualcosa di simile alle accademie scolastiche dei collegi dei gesuiti, un passatempo per gli oziosi. ([[Adolfo Omodeo]]
*Maestro occulto del romanticismo europeo [...] ispiratore dei reazionari e nello stesso tempo interprete sottile della Tradizione. ([[Alfredo Cattabiani]])
*Nella radicale polemica contro le tesi di [[Jean-Jacques Rousseau|Rousseau]] — autore di una sconvolgente introduzione di errori — de Maistre non risparmia colpi. Dalla convinzione che il suo avversario rimproverasse ogni giorno il Signore per non averlo fatto nascere nobile e duca lo bolla aspramente chiamandolo più volte plebeo. Ispirarsi oggi a Rousseau può non essere culturalmente — per tanti versi — molto illuminante. Ma nella rigidità del modello di de Maistre proprio non trovo spunti di approvazione. Né mi sembra entusiasmante quello che scrive sulla possibilità teorica di uccidere il tiranno, il quale per il resto è intoccabile totalmente super leges. ([[Giulio Andreotti]])
*Nella Savoia sono nati i grandi scrittori francesi, come de Maistre. ([[Pietro Citati]])
*Provinciale, e d'una provincia francese che faceva parte del [[regno di Sardegna]], assorto in una vita patriarcale di clan, era l'antitesi del costume settecentesco, e sentiva bisogno di reagire aggressivamente al pensiero e al costume che Parigi imponeva alla Francia e al mondo. Era una prima reazione della provincia contro la forza centrale. Analizzava, distaccato e acuto, il moto degli spiriti, con un'ambizione in cui confluivano e la coscienza di sé e l'orgoglio del [[Savoia (regione storica)|savoiardo]], e lo spirito critico e talora quello sofistico. ([[Adolfo Omodeo]])
*Se per temperamento suo il Maistre, come è stato già rilevato, e come invece si sforzava d'illudersi, non era portato allo spasimo mistico, al contatto col divino e allo smarrimento nell'ineffabile, era però portato a un misticismo gnostico cerebrale nel processo della conoscenza. Trova che le cose meglio si spiegano ponendo come primo un [[dogma]] irrazionale, un [[mito]], che non in quella che per lui era la piatta causalità o sequenza dei fenomeni. ([[Adolfo Omodeo]])
===[[Emil Cioran]]===
*«Ciò che si crede vero va detto e detto arditamente; vorrei, qualsiasi cosa mi costasse, scoprire una verità capace di urtare tutto il genere umano: gliela direi a bruciapelo». Il [[Charles Baudelaire|Baudelaire]] della «franchezza assoluta», delle ''Fusées'' e di ''Mon cœur mis a nu'' è contenuto e in un certo modo annunciato in questa dichiarazione delle ''Soirées'', che ci offre la formula di quell'incomparabile arte della provocazione nella quale Baudelaire si sarebbe distinto quasi quanto Maistre. Vi si distinguono d'altro canto tutti coloro i quali, per chiaroveggenza o per acredine, ripudiano gli incantesimi astuti del Progresso. Perché i conservatori impiegano così bene l'invettiva e in genere scrivono con maggior cura dei ferventi dell'avvenire? Il fatto è che, furenti di essere contraddetti dagli avvenimenti, si gettano, nel loro scompiglio, sul verbo, dal quale, in mancanza di una più sostanziale risorsa, traggono vendetta e consolazione. Gli altri vi ricorrono con noncuranza e persino con disprezzo: complici del futuro, tranquilli dal lato della «storia», scrivono senza arte, anzi senza passione, consci che lo stile è la prerogativa e quasi il lusso del fallimento.
*Il [[positivismo]] trasse il maggior profitto dai sistemi «retrivi», di cui rifiutò il contenuto e le credenze solo per adottarne meglio l'armatura logica, il contorno astratto. [[Auguste Comte]] si servì delle idee di [[Joseph De Maistre|Maistre]] come [[Karl Marx|Marx]] di quelle di [[Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Hegel]].<br>Diversamente attenti alla sorte della religione, ma parimenti asserviti ai rispettivi sistemi, positivisti e cattolici sfruttarono nel modo più appropriato ai loro interessi il pensiero dell'autore di ''Du Pape''; ben più libero, un Baudelaire vi attinse, per semplice necessità interiore, alcuni temi, come quelli del male e del peccato, o taluni suoi «pregiudizi» contro le «idee democratiche» e il «progresso».
*Più lo si frequenta, più si pensa alle delizie dello scetticismo o all'urgenza di una perorazione per l'eresia.
*Quando parliamo di fallimento, non pensiamo solo a Maistre, ma anche a [[Henri de Saint-Simon|Saint-Simon]]. Nell'uno come nell'altro un eguale attaccamento, esclusivo, ristretto, alla causa dell'aristocrazia, una massa di pregiudizi difesi con una rabbia continua, l'orgoglio di casta spinto fino all'ostentazione, e un'eguale incapacità di agire che spiega perché furono così audaci come scrittori. Che l'uno mediti su problemi o l'altro descriva avvenimenti, la minima idea, il minimo fatto esplodono sotto la passione che vi mettono. Volerne anatomizzare la prosa equivale ad analizzare una bufera.
*Vorrei aggiungere che Joseph de Maistre è uno degli autori che più ho frequentato. Giovanissimo, mi sono appassionato a Del Papa, e poi ho letto più volte le Serate di San Pietroburgo e le sue Considerazioni sulla Rivoluzione.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Joseph de Maistre, ''[https://books.google.it/books?id=tkr7TyRyeg4C&newbks=1&newbks_redir=0&dq=&pg=PP5#v=onepage&q&f=false Del Papa: {{small|traduzione fatta sull'edizione XVIII dell'originale con note dal sacerdote Cavaliere Giovanni Battista Gerini professore di rettorica}}]'', Tipografia Pontificia Pietro di G. Marinetti, Torino, 1864.
*Joseph de Maistre, ''[https://books.google.it/books?id=yBpFGYKPU4QC&newbks=1&newbks_redir=0&dq=&pg=PA3#v=onepage&q&f=false Considerazioni sulla Francia: {{small|tradotte in lingua italiana sulla edizione di Parigi 1821 corretta e riveduta dall'autore}}]'', traduzione di Abele di Collegno, Tipografia del Patronato, Milano, 1877.
*Joseph de Maistre, [https://archive.org/details/bub_gb_1HaVlgpoNMUC ''Le serate di Pietroburgo''], I, Biblioteca cattolica, Napoli, 1827.
*Joseph de Maistre, [https://archive.org/details/bub_gb_lSNr7sJ-3j0C ''Le serate di Pietroburgo''], II, Biblioteca cattolica, Napoli, 1827.
*Joseph de Maistre, ''Le serate di Pietroburgo o Colloqui sul governo temporale della Provvidenza'', a cura di Alfredo Cattabiani, trad. it. Lorenzo Fenoglio e Anna Rosso, Nino Aragno Editore, Torino, 2014.
*Joseph de Maistre, ''[https://books.google.it/books?id=I5xPmKyChdMC&newbks=1&newbks_redir=0&dq=&pg=PA1#v=onepage&q&f=false Saggio sul principio generatore delle costituzioni politiche, e delle altre istituzioni umane]'', traduzione di Cosimo Andrea Sanminiatelli, Le Monnier, Firenze, 1845.
==Voci correlate==
*[[Xavier de Maistre]], fratello
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{{nota disambigua|il quasi omonimo scrittore e militare sabaudo (1763 – 1852)|[[Xavier de Maistre]]}}
[[Immagine:Joseph de Maistre Vogel von Vogelstein ca 1810.jpg|thumb|Joseph de Maistre]]
'''Joseph-Marie de Maistre''' (1753 – 1821), conte, magistrato, diplomatico, filosofo, scrittore, politico e giurista italiano.
==Citazioni di Joseph de Maistre==
*Bisogna predicare senza sosta ai popoli i benefici dell'autorità, e ai re i benefici della libertà.
:''Il faut prêcher sans cesse aux peuples les bienfaits de l'autorité, et aux rois les bienfaits de la liberté''.<ref>{{fr}} Citato nell'introduzione a ''Memoires politiques et correspondance diplomatique: {{small|avec explications et commentaires historiques par Albert Blanc}}'', Librairie Nouvelle, Parigi, 1859<sup>2</sup>, [https://archive.org/details/bub_gb_0JSjuNLfjfQC/page/n9/mode/2up? p. 1].</ref>
*Credi forse che sarei stato maggiormente grato a tua madre se, anziché farmi te e tuo fratello, avesse scritto un bellissimo romanzo?<ref>Da una lettera alla figlia; citato nella Prefazione di [[Alfredo Cattabiani]] a J. De Maistre, ''Le Serate di San Pietroburgo'', Rusconi Editore.</ref>
*La [[maschio e femmina|donna]] non può essere superiore che come donna, ma dal momento in cui vuole emulare l'[[maschio e femmina|uomo]], non è che una scimmia.<ref>Da una lettera alla figlia; citato in [[Julius Evola]], ''Ricognizioni. Uomini e problemi'', Edizioni Mediterranee, Roma, 1985 (1974), [http://books.google.it/books?id=z8NRrqgNpooC&pg=PA188 p. 188].</ref>
*Le false [[opinione|opinioni]] somigliano alle monete false: coniate da qualche malvivente e poi spese da persone oneste, che perpetuano il crimine senza saperlo.<ref>Da ''Correspondance inédite'': ''Lettre à M. l'Amiral Tchitchagof''; in ''Œuvres complètes''.</ref>
*Non c'è [[filosofia]] senza l'arte di disprezzare le obiezioni.<ref>Da ''Les Soirés de Saint-Pétersbourg'', V colloquio; citato in [[Gustave Flaubert]], ''Sciocchezzaio'', n. 147, in ''Bouvard e Pécuchet'', a cura di Franco Rella, Feltrinelli, Milano, 1998, p. 375. ISBN 9788807821455</ref>
*Non so cosa sia la [[vita]] di un mascalzone, non lo sono mai stato; ma quella di un uomo [[onestà|onesto]] è abominevole.<ref>Da ''Lettera al cavaliere di Saint-Réal''.</ref><ref name=e />
*Ogni nazione ha il [[governo]] che si merita.<ref>A proposito della Russia; da ''Lettera al cavaliere di ***'', agosto 1811.</ref><ref name="e">Citato in Elena Spagnol, ''Enciclopedia delle citazioni'', Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894</ref>
*Qualsiasi autorità, ma soprattutto quella della Chiesa, deve opporsi alle novità senza lasciarsi spaventare dal pericolo di ritardare la scoperta di qualche verità, inconveniente passeggero e vantaggio del tutto inesistente, paragonato al danno di scuotere le istituzioni e le opinioni correnti.
:''Toute autorité, mais surtout celle de l'Église, doit s'opposer aux nouveautés sans se laisser effrayer par le danger de retarder la découverte de quelques vérités, inconvénient passager et tout à fait nul comparé à celui d'ébranler les institutions ou les opinions reçues.''<ref>{{fr}} Da ''Examen de la philosophie de Bacon: {{small|ou, L'on traite différentes questions de philosophie rationnelle}}'', Poussielgue-Rusand, Parigi, Pelagaud; Lesne et Crozet, Lione, 1836, vol. II, [https://books.google.it/books?id=xjqZML7c_rkC&newbks=1&newbks_redir=0&dq=&pg=PA283#v=onepage&q&f=false p. 283].</ref>
*Senza il [[potere temporale]] de' [[Papa|Papi]] il mondo politico non poteva camminare, e quanto più siffatto potere sarà attivo, meno guerre vi saranno, {{sic|giacch'egli è}} il cui visibile interesse non altro domanda che pace.<ref>Da ''[https://archive.org/details/bub_gb_xf3peISWhRAC/page/n2/mode/1up/ Del papa]'', Dalla tipografia di Porcelli, seconda versione italiana, Napoli, 1823, libro III, p. 94.</ref>
*{{NDR|Giudizio sui [[Sardegna|Sardi]] quale responsabile della cancelleria sabauda}} Sono più selvaggi dei selvaggi perché il selvaggio non conosce la luce, il [[sardo]] la odia... Razza refrattaria a tutti i sentimenti, a tutti i gusti e a tutti i talenti che onorano l'umanità.<ref>Citato in Pietro Mannironi, ''[https://www.lanuovasardegna.it/regione/2012/07/18/news/itri-1911-il-massacro-dei-sardi-che-dissero-no-alla-camorra-1.5422136#:~:text=Basti%20pensare%20cosa%20aveva%20scritto,che%20onorano%20l'umanit%C3%A0%C2%BB. Itri, il massacro dei sardi che dissero no alla camorra]'', ''lanuovasardegna.it'', 18 luglio 2012.</ref>
*Tutto è mistero nei [[Bibbia|due Testamenti]], e gli eletti dell'una e dell'altra legge non erano che dei ''veri iniziati''. Bisogna dunque interrogare questa venerabile Antichità e domandarle come intendeva le ''sacre allegorie''. Chi può dubitare che questa specie di ricerche non ci fornisca delle armi vittoriose contro gli scrittori moderni che si ostinano a non vedere nella Scrittura che il ''senso letterale''? Essi sono già confutati dalla sola espressione di ''Misteri della religione'' che noi impieghiamo tutti i giorni senza penetrarne il senso. Questa parola mistero non significava dapprincipio che una verità nascosta sotto dei tipi da coloro che la possedevano.<ref>Citato in René Guénon, ''Studi sulla Masoneria e il Compagnonaggio'', traduzione di Giovanni Dellavedova, Asociación Cultural Pardes Apartado, Barcellona, 2015, vol. I, cap. IV, [https://books.google.it/books?id=v-7GDwAAQBAJ&newbks=1&newbks_redir=0&lpg=PT55&dq=&pg=PT63#v=onepage&q&f=false p. 29]. ISBN 978-84-942-0018-2</ref>
===Attribuite===
*Grattate il Russo e sotto troverete il Tartaro.<ref name="sordi">Citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X</ref>
==''Considerazioni sulla Francia''==
===[[Incipit]]===
Gli uomini tutti sono legati al trono dell'Essere Supremo con una arrendevol catena, che non li assoggetta, ma sol li ritiene. Ammirabile nell' ordine universale delle cose è l'azione delle creature libere, le quali, liberamente schiave sotto la mano di Dio, operano ad un tempo, e volontariamente, e necessariamente, e sebbene con tutta verità facciano esse quello che vogliono, non possono tuttavia turbare menomamente i disegni divini.
===Citazioni===
*Nella Rivoluzione Francese si scopre un carattere satanico per cui essa si distingue da quanto si è veduto per lo passato, e forse si potrà mai vedere per l'avvenire in fatto di rivoluzioni. (1877, cap. V, p. 93)
*Una [[costituzione]], buona egualmente per tutte le nazioni, vien per ciò appunto a non valer nulla: nè potrà chiamarsi altrimenti che una pura astrazione o un tema scientifico per esercitazione della mente a servizio dell'''uomo'' ideale, quali che siano gli spazii imaginarii dov'egli dimori. (1877, p. 115)
*Il tentativo di balzar Robespierre dal potere e di liberare il popolo dal suo orribil giogo, di poco mancò che non andasse a vuoto: però di questo i Francesi possono sì rallegrarsi, ma non menare vanto, perché non si sa ben comprendere se fosse più vergognosa la schiavitù in cui giacevano o il modo in cui ne furono riscattati.<br>La storia della [[Colpo di Stato del 9 termidoro|sommossa che il nove termidoro]] trasse Robespierre alla ghigliottina non è lunga: ''scellerati fatti scannare da altri scellerati''; e se non fosse stato di questo po' di malumore domestico, Francesi sarebbon tuttora fra gli artigli del Comitato di salute pubblica. (1877, cap. VIII, pp. 152-153)
*Il cristianesimo è stato predicato da ignoranti e creduto da dotti, e in questo non assomiglia a nulla di conosciuto.<ref name=sordi/>
*Non sono gli [[uomo|uomini]] che guidano la [[rivoluzione]], è la rivoluzione che guida gli uomini.<ref name=e />
==''Del Papa''==
*Io dissi che da questa supremazia dipinta con sì falsi colori, niuna cattolica nazione avea da temere per le sue particolari e legittime usanze. Ma se i Papi debbono usare una paterna condiscendenza verso quegli usi che portano l'{{sic|impronto}} della venerabile antichità, anche le nazioni alla lor volta debbono ricordarsi che le differenze locali son quasi sempre più o meno cattive, ogni qual volta rigorosamente necessarie non sono; perciocché esse si accostano all'isolamento e allo spirito particolare, insopportabili si l'uno che l'altro nel nostro sistema. Siccome l'andamento, il gestire, il linguaggio e perfino il vestire d'un uomo assennato ne annunziano il carattere, cosi del pari fa {{sic|duopo}} che l'esteriore della Chiesa cattolica annunzi il suo carattere di eterna invariabilità. Ora chi le imprimerà questo carattere, se ella non ubbidisce alla mano d'un capo, e se fosse lecito ad ogni Chiesa abbandonarsi a' suoi particolari capricci? Se la Chiesa ha un carattere ''unico'' che dà negli occhi anche dei meno intelligenti, nol dee forse all'influenza ''unica'' di questo capo? Non dee soprattutto a lui questa lingua cattolica, che è la medesima per tutti gli uomini della stessa credenza? Mi ricorda che il Necker nel suo libro sull'importanza delle opinioni religiose, diceva essere ormai tempo di chiedere alla Chiesa romana il perché si ostini a servirsi d'una lingua sconosciuta ecc. È ormai tempo invece di non più parlargliene, salvo che per riconoscere e vantar la profonda sua saviezza. Che sublime idea non è quella d'una lingua universale per la Chiesa universale! Da un polo all'altro il cattolico, entrando in una chiesa del suo rito, trovasi a casa sua, e niente è straniero a' suoi occhi. Giungendovi ode quello che udì tutto il tempo della sua vita; e può mescolar la sua voce con quella dei suoi fratelli. Gl'intende, e n'è inteso, e può sclamare: ''Roma è tutta per tutto, | è tutta ove io mi trovo.'' La fraternità risultante da una lingua comune è un vincolo misterioso d'una forza immensa. (pp. 143-144)
*Nulla può uguagliare la dignità della [[lingua latina]]. Essa fu parlata dal ''popolo re'', che le impresse quel carattere di grandezza unico nella storia dell'umano linguaggio, e che le lingue anche più perfette non han mai potuto raggiungere. Il vocabolo di ''maestà'' appartiene al latino [...]. (p. 144)
*Con [[Traiano]] faceva il suo ultimo sforzo la romana potenza; con tutto ciò egli non ha potuto estendere la propria lingua che fino all'Eufrate; dove che invece il romano Pontefice l'ha fatta udir nelle Indie, nella China, nel Giappone.<br>Essa è la lingua della civiltà; e mescolatasi con quella dei nostri padri, i barbari, seppe raffinare, ammorbidire, e per dir così, ''spiritualizzare'' {{sic|que'grossolani}} idiomi, i quali divennero quel che ora vediamo. Armati di questa lingua gli inviati del romano Pontefice andarono eglino stessi a cercare que' popoli che da lor più non venivano. Questi gli udirono a parlare nel giorno del loro battesimo, e non se ne dimenticarono quindi mai più. Si gettino su d'un planisfero gli occhi, e ''dove questa lingua si tacque'' ivi si tiri una linea: essa vi segna i confini della civiltà e della fraternità europea; e al di là voi non troverete più che la parentela umana, la quale fortunatamente s'incontra per tutto. La lingua latina è il contrassegno europeo. (p. 145)
*Dopo essere stato il latino lo strumento della civiltà, non mancavagli più che un genere di gloria, ch'esso procacciossi poi divenendo, quando ne fu tempo, la lingua della scienza. I genii creatori l'adottarono per comunicare al mondo i loro grandi pensieri. Copernico, {{sic|Kepplero}}, Cartesio, Newton, e cento altri quantunque meno celebri, pur tuttavia importantissimi, hanno scritto in latino. Una folla innumerevole di storici, di pubblicisti, di teologi, di medici, di antiquarii ecc. , inondarono di opere latine d'ogni maniera l'Europa. Poeti eleganti, letterati di prim'ordine restituirono alla lingua latina le sue antiche forme, e la rimisero in un grado tale di perfezione, che non sanno finir d'ammirare coloro i quali sono in caso di confrontare i nuovi scrittori coi loro modelli. Tutte le altre lingue, benché coltivate e comprese, pure si tacciono nei monumenti antichi, e probabilmente per sempre. Sola tra tulle le lingue morte la romana è veracemente risuscitata; e simile a [[Gesù|quello ch'essa celebra da venti secoli]], ''una volta risuscitata non morrà più''. Contro questi splendidi privilegi, che significa mai la volgare e tanto ricantata obbiezione d'una lingua sconosciuta al popolo? (pp. 146-147)
*Finalmente una lingua soggetta a variare si adatta poco a una religione immutabile. Ora il movimento naturale delle cose attacca costantemente le lingue viventi; e anche lasciati stare quei gran cangiamenti che assolutamente sfiguranle, ve ne han degli altri che senza parere importanti, sono in realtà importantissimi. La corruzione del secolo s'appropria ogni {{sic|dì}} certi vocaboli, e, scherzandovi sopra, li guasta; sicché se la Chiesa parlasse la nostra lingua, potrebbe dipendere dalla sfrontatezza d'un bello spirito, rendere il più sacro vocabolo della liturgia o indecente o ridicolo. Per tutti i riguardi immaginabili, la lingua religiosa deve esser posta fuori dell'umano dominio. (p. 148)
*La sovranità rassomiglia di sua natura al Nilo che nasconde la sua sorgente; non havvi che quella dei Papi che deroghi alla legge universale. Tutti gli elementi di questa sono stati messi allo scoperto, affinché sia visibile agli occhi di ognuno, ''et vincat cum iudicatur''. Non vi è cosa cosi evidentemente giusta nella sua origine, come questa sovranità straordinaria. L'incapacità, la bassezza, la ferocia dei sovrani che la precedettero; l'insopportabile tirannia esercitata sui beni, sulle persone, sulle coscienze dei popoli; l'abbandono formale in cui furono lasciati questi medesimi popoli, esposti senza difesa a barbari dispietati; il grido dell'Occidente che abdica l'antico padrone; la nuova sovranità che si eleva, si avanza e si sostituisce all'antica, senza scosse, senza rivolta, senza effusione di sangue, sospinta da una forza occulta, inesplicabile, irresistibile, e giurando fino all'ultimo istante fede e ubbidienza a quel debole spregevole potere a cui stava per sottentrare; finalmente il diritto di conquista conseguito e solennemente ceduto da uno dei più grandi uomini che abbiano esistito, da un uomo si grande che la grandezza penetrò nel suo nome, e ''grandezza'' meglio che ''grande'' fu dalla voce dell'uman genere proclamato: questi sono i titoli dei Papi, e la storia non offre nulla di simile. Questa sovranità pertanto si distingue da tutte nel suo principio, e nel modo in cui si venne formando.<ref>Da ''Del Papa'', 1864, (p. 174).</ref>
*I miopi non debbono leggere la storia, sotto pena di perdere il tempo.<ref>Da ''Del Papa: {{small|traduzione fatta sull'edizione XVIII dell'originale con note dal sacerdote Cavaliere Giovanni Battista Gerini professore di rettorica}}'', Tipografia Pontificia Pietro di G. Marinetti, Torino, 1864, [https://books.google.it/books?id=tkr7TyRyeg4C&newbks=1&newbks_redir=0&dq=&pg=PA178#v=onepage&q&f=false (p. 178)].</ref>
==''Le serate di San Pietroburgo''==
===Citazioni===
*La [[Il cavaliere di bronzo (statua)|statua equestre di PIETRO il grande]] sorge su le sponde della Neva ad una delle estremità dell'immensa piazza d'''Isaac''. Il severo suo volto guarda il fiume, e pare che animi ancora quella navigazione creata dal genio del fondatore. Quanto ascolta l'orecchio, quanto l'occhio contempla su quel superbo teatro, non esiste che per un pensiero di quella possente testa, che sorger fece da una palude tanti fastosi monumenti. Sopra quelle spiagge desolate, d'onde pareva che la natura avesse esiliata la vita, fondò Pietro la sua capitale, e creossi de' sudditi. Il suo braccio terribile è tuttavia steso sopra la loro discendenza, che si affolla intorno all'augusta effigie: al veder quella mano di bronzo, non sai ben se protegga o minacci. (1827, vol. I, p. 30)
*Ad un tal banchetto {{NDR|[[eucaristia]]}} gli uomini tutti diventan UNO, satollandosi di un cibo che è uno, e tutto in tutti. All'intendimento di rendere quanto si poteva ad un certo grado sensibile questa trasformazione nella unità, si compiacquero gli antichi Padri di desumere le loro comparazioni dalla spiga, e dal grappolo, i quali sono i materiali del mistero. Poiché in quella guisa stessa che molti grani di frumento, o di uva non altro formano che un pane, ed una bevanda, così quel pane e quel vino mistici che alla sacra mensa ci vengono somministrati, distruggono l'Io, e ci attraggono nella inconcepibile loro unità. (1827, vol. II, p. 153)
*Dove esiste un [[altare]] là esiste anche una [[religione]].
*Dovunque vedrete un [[altare]], là si trova civilizzazione. (1827, vol. I, p. 87)
*{{NDR|Sul [[boia]]}} È un uomo? Sì: Dio lo accoglie nei suoi templi e gli permette di pregare. Non è un criminale; tuttavia nessuna lingua accetta di affermare, per esempio, che sia un uomo virtuoso, un onesto, che sia degno di stima, ecc. Nessun elogio morale gli può essere tributato, perché ogni elogio morale presuppone un rapporto con gli uomini, mentre egli non ne ha alcuno. E tuttavia ogni grandezza, ogni potere, ogni subordinazione dipendono dal boia: egli è l'orrore e il legame dell'associazione umana. Togliete dal mondo questo agente incomprensibile, e nello stesso istante l'ordine lascia il posto al caos, i troni si inabissano e la società scompare. Dio, autore della sovranità, lo è pure del castigo; fra questi due poli ha gettato la nostra terra: "''ché Jehova è il padrone dei cardini della terra, e su di essi fa girare il mondo''".<ref>Con diversa traduzione in 1827, vol I, pp. 44-45.</ref>
*Gli uomini quindi non soltanto hanno cominciato con la scienza, ma con una scienza diversa dalla nostra e ad essa superiore, perché partiva da un punto più alto, il che la rendeva anche molto pericolosa. E questo vi spiega come mai la scienza, al suo inizio, fu sempre misteriosa e restò chiusa nell'ambito dei templi, dove infine si spense quando questa fiamma non poté servire ad altro che a bruciare.<ref>Con traduzione diversa in 1827, vol I, pp. 79-80.</ref>
*I simboli greci di Nicea e di Costantinopoli, e quello di sant'Atanasio, non contengono essi forse la mia fede? Io sono della Religione di san Ignazio, di san Giustino, di sant'Atanasio, di san Gregorio Nisseno, di san Cirillo, di san Basilio, di san Gregorio Nazianzeno , di san Epifanio, di tutti quei Santi insomma che sono sui vostri altari e dei quali portate i nomi, e segnatamente di san Giovanni Crisostomo, di cui avete conservata la liturgia. Io ammetto quanto quei grandi e santi personaggi hanno ammesso; mi rammarico di quanto si son essi rammaricati; accolgo inoltre come Vangelo, tutti i concili ecumenici convocati nella Grecia asiatica, o nella Grecia europea. Vi domando ora, si può essere più greco? (1827, vol. I, p. 207)
*In ogni grande divisione della specie umana, la [[morte]] ha scelto un certo numero d'animali a cui essa commise di divorare gli altri; così vi sono degl'insetti da preda, dei rettili da preda, dei pesci da preda, degli uccelli da preda, e dei quadrupedi da preda. Non vi ha un istante della di lui durata, in cui l'essere vivente non venga divorato da un altro. Superiormente alle numerose razze d'animali è collocato l'[[uomo]], la cui mano struggitrice nulla risparmia di ciò che vive; esso uccide per nutrirsi, uccide per vestirsi, uccide per ornarsi, uccide per difendersi, uccide per solazzarsi, uccide per uccidere.<ref>Citato in [[Giuseppe Arnaud]], ''La crudeltà ne' giuochi'', in ''Rivista contemporanea nazionale italiana'', vol. 41, anno XII, maggio (fascicolo CXXXVIII) 1865, Unione tipografica editrice, Torino, 1865, [https://books.google.it/books?id=8ub9fjib1f8C&newbks=1&newbks_redir=0&dq=&pg=PA204#v=onepage&q&f=false p. 204].</ref>
*{{NDR|Su [[Voltaire]]}} La sfrenata ammirazione di che troppe persone il circondano, è il segno infallibile di un'anima corrotta. Non v'è da illudersi. Se alcuno percorrendo la propria biblioteca si sente attirato dalle ''opere di Ferney'', non è amato da Dio. Si è spesso posta in derisione l'Autorità Ecclesiastica, che condannava i libri ''in odium auctoris'': per verità, nulla eravi di più giusto. ''Si ricusino gli onori del genio a colui che fa abuso de' doni del medesimo''. Se questa legge fosse rigorosamente osservata, si vedrebbero ben presto scomparire i libri avvelenati: ma poiché non dipende da noi il promulgarla, guardiamoci almeno dal cadere nell'eccesso {{sic|riprensibile}} assai più che non si crede, di esaltare a dismisura gli scrittori cattivi, e massimamente questo. Egli senz'avvedersene ha profferito contro se stesso un decreto terribile, imperciocchè egli è quello che ha detto, ''uno spirito corrotto non fu mai sublime''. Non v'è cosa più vera, ed ecco il perchè Voltaire {{sic|co'suoi}} cento volumi non altro fu mai che ''galante''; io n'eccettuo la tragedia, ove la qualità e la natura dell'opera lo costringeva ad esprimere sentimenti elevati, estranei al suo carattere; e su la scena eziandio ov'è il suo trionfo, egli non abbaglia i più esperti osservatori. Nelle sue migliori produzioni si assomiglia ai suoi due valenti rivali, come il più abile ipocrita somiglia ad un santo. (1827, vol I, p. 181)
*Le false opinioni assomigliano alle monete false: coniate da qualche malvivente, sono poi spese da persone oneste, che perpetuano il crimine senza sapere quello che fanno.<ref>Citato in [[Gianfranco Ravasi]], ''[https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/false-opinioni False opinioni]'', ''avvenire.it'', 10 luglio 2003.</ref><ref>Con diversa traduzione in 1827, vol. I, p. 32.</ref>
*{{NDR|Su Voltaire}} Non avete mai osservato che l'anatema divino fu scritto sul di lui volto? Dopo tanti anni si è tuttavia in tempo di farne l'esperimento. Recatevi a considerare la sua effigie al Palazzo del ''Romitorio'' {{NDR|l'Ermitage}}: io non la guardo mai senza congratularmi ch'essa non ci sia stata tramandata da un qualche scalpello erede dei Greci, il quale avrebbbe forse saputo spargervi un certo bello ideale. Ivi tutto è naturale. V'è tanta verità in quella testa, quanta ve ne sarebbe in un plasma fatto sul cadavere. Vedete quella fronte abietta, che non fu mai colorita dal pudore, que' due crateri estinti ne' quali sembra che ancora bollano l'odio e la lussuria? Quella bocca (io dirò forse male, ma non è mia colpa), quell'''apertura'' spaventevole, la quale va da un orecchio all'altro, e quelle labbra piegate dalla malizia crudele, come una molla pronta a mettersi in azione per lanciare la bestemmia o il sarcasmo [...]. (1827, vol. I, p. 183)
*Non avete mai osservato che nel campo di morte l'uomo non disubbidisce giammai? egli potrà bene massacrare Nerva, o Enrico IV; ma il più abominevol tiranno, il macellajo più sfrenato di umana carne non udirà mai colà: ''Noi non vogliamo più prestarvi servigio''. Una rivolta sul campo di battaglia, un accordo per abbracciarsi {{sic|rinegando}} un tiranno, è un fenomeno che non mi si offre al pensiero. Nulla resiste, nulla può resistere a quella forza ond'è trascinato l'uomo al combattimento: omicida innocente, passivo strumento di una mano formidabile ''ei s'immerge a fronte bassa in quell'abisso che ha scavato di propria mano, dà e riceve la morte senza né pur dubitare ch'egli è quel desso che ha creata la morte''.<br>Si compie così incessantemente dal pellicello all'uomo la gran legge della violenta distruzione degli esseri viventi. La terra tutta continuamente imbevuta di sangue non è che un immenso altare ove tutto ciò che ha vita dev'essere immolato senza fine, senza misura, senza intermissione sino alla fine dei secoli, sino alla consumazione delle cose, sino all'estinguimento del male, sino alla morte della morte. (1827, vol. II, p. 27-28)
*La spada della [[giustizia]] non ha fodero [...]. (1827, vol. I, p. 45)
*La vera religione ha più che diciotto secoli di vita; essa nacque il giorno in cui nacquero i giorni.<ref>Citato in [[Alfredo Cattabiani]], ''Simboli, miti e misteri di Roma: {{small|un allegorico viaggio lungo tremila anni di storia, fra personaggi, opere d'arte e monumenti emblematici, alla scoperta della "chiave" che ne sveli i significati nascosti}}'', Newton Compton, Roma, 1990, [https://books.google.it/books?newbks=1&newbks_redir=0&redir_esc=y&hl=it&id=zqsiAQAAIAAJ&dq=La+vera+religione+ha+pi%C3%B9+che+diciotto+secoli+di+vita%3B+essa+nacque+il+giorno+in+cui+nacquero+i+giorni.&focus=searchwithinvolume&q=diciotto+ p. 168]. ISBN 9788854102651</ref>
*Ogni male è una pena, ed ogni pena (tranne l'estrema), è inflitta dall'amore, del pari che dalla giustizia. (1827, vol. I, p. 249)
*[...] quando gli uomini, che sempre pregarono in virtù di una religione rivelata [...], si sono avvicinati al [[deismo]], che non è nulla e non può nulla, hanno smesso a poco a poco di pregare; e ora li vedete curvi sulla terra, intenti unicamente a leggi e studi fisici, avendo perduto anche il minimo sentimento della loro dignità naturale. La disgrazia di questi uomini è tale che essi non possono nemmeno più desiderare la propria rigenerazione, non solo per la ben nota ragione che «non si può desiderare ciò che non si conosce», ma perché trovano nel loro abbrutimento non so quale terribile fascino che è un castigo spaventoso. (2014, p. 169)
*Se non esistesse alcun [[male]] [[morale]] sulla [[terra]], non ci sarebbe, di conseguenza, alcun male fisico.<ref>Con questa traduzione, in 1827, vol I, p. 48: "Se non vi fosse mal morale sopra la terra , non vi sarebbe male fisico [...]."</ref>
*Tutti i [[dolore|dolori]] sono punizioni, e ogni punizione è inflitta in eguale misura per [[amore]] e per [[giustizia]].
===Citazioni su ''Le serate di San Pietroburgo''===
*Nelle notti o veglie di Pietroburgo di De Maistre riconosco svariate affinità. Vade retro, prima di tutto, il Terrore della [[Rivoluzione francese]]. ([[Guido Ceronetti]])
==''Saggio sul principio generatore delle costituzioni e delle altre istituzioni umane''==
===[[Incipit]]===
*Uno dei grandi errori di un [[XVIII secolo|secolo]] il che li professò tutti, fu di credere che una costituzione politica potesse essere scritta e creata ''a priori'', nel mentre che la ragione e l'esperienza si riuniscono per stabilire che una costituzione è un'opera divina e che ciò che havvi precisamente di più fondamentale e di più essenzialmente costituzionale nelle leggi di una nazione non potrebbe essere scritto.
===Citazioni===
*Si è creduto spesso fare un piccante scherzo ai Francesi domandando loro ''in qual libro era scritta la legge Salica''; ma [[Jéróme Bignon|Girolamo Bignon]] rispondeva molto a proposito, e probabilissimamente senza sapere a qual punto egi avea ragione, che ella era scritta {{sic|NEI}} cuori dei Francesi. (p. 21)
*''[[John Locke|Locke]]'' ha cercato il carattere della legge nell'espressione delle volontà riunite; bisogna essere singolare, per riscontrare in questo modo il carattere che esclude precisamente l'idea della legge. (p. 22)
*Perchè l'uomo agisce, egli crede agire solo, e perchè possiede la coscienza della sua libertà, egli dimentica la sua dipendenza. Nell'ordine fisico egli intende ragione; e sebbene egli possa, per esempio, sementare una ghianda ed innaffiarla, ec. , frattanto è capace di convenire che non crea delle querci, perchè vede l'albero crescere e perfezionarsi senzachè il potere umano se ne mescoli, e che d'altronde egli non ha creata la ghianda; ma nell'ordine sociale ove egli è presente ed agente, crede di essere realmente l'autore diretto di tutto ciò che si fa da esso: è, in un senso, la ''cazzuola'' che si crede architetto. L'uomo è intelligente, è libero, è sublime, senza dubbio; ma non è meno uno ''strumento d'Iddio'' [...]. (p. 28)
*Se havvi qualche cosa di conosciuto, è il paralello di [[Marco Tullio Cicerone|Cicerone]] in proposito del sistema di Epicuro, che voleva creare un mondo colli atomi cadenti a caso nel vuoto. ''Mi si farebbe piuttosto credere'', dicea il grand'Oratore, ''che delle lettere gettate in aria potessero simmetrizzarsi in modo tale da formare un poema''. Mille bocche hanno ripetuto e celebrato questo pensiero; io non conosco frattanto che alcuno abbia pensato a dargli il compimento che gli manca. Supponiamo che dei caratteri di stamperia gettati a piene mani dall'alto di una torre, giunti a terra, formino l'Athalìa di Racine, che ne risulterà? Che una intelligenza ha presieduto alla caduta ed alla sistemazione dei caratteri. Il buon senso non ne concluderà giammai in modo diverso. (p. 29)
*La più gran follia, forse, del secolo delle follie {{NDR|il XVIII secolo}}, fu di credere che le leggi fondamentali potessero essere scritte ''a priori''; nel mentre che elleno sono evidentemente l'opera di una forza superiore all'uomo; e che la scrittura stessa posteriorissima, è per loro il più gran segno di nullità. (p. 30)
*Accade della [[Chiesa cattolica|chiesa]] come dello stato: se giammai il cristianesimo non fosse stato attaccato, giammai non avrebbe scritto per fissare il [[dogma]]; ma giammai egualmente il dogma non è stato fissato per scritto, perchè esisteva antecedentemente nel suo stato naturale che è quello della ''parola''. (p. 33)
*Un gran numero di dotti scrittori hanno prodigata, dopo il XVI° secolo, un'immensa erudizione per stabilire, risalendo sino alla cuna del cristianesimo, che i vescovi di Roma non erano nulla nei primi secoli di ciò che divennero in progresso; supponendo così, come un punto accordato, che tutto quello che non si riscontra nei primitivi tempi è abuso. Ora io rispondo loro, senza il minimo spirito di contesa, e senza aver di segno di urtare alcuno, che essi mostrano in questo altrettanto di filosofia e di vera scienza quanto se essi cercassero in un bambino in fasce le vere dimensioni dell'uomo fatto. La sovranità di cui parlo è nata come le altre, e si è accresciuta come le altre. Fa pietà di osservare degli ingegni eccellenti stancarsi per provare, per mezzo dell'infanzia, che la virilità è un'abuso, nel mentre che qualsivoglia istituzione, nata adulta, è un assurdo di primo capo , una vera contraddizione. (p. 40)
*A questa regola generale, ''che niuna costituzione può essere scritta e creata a priori'', non si conosce che una sola eccezione, ed è la [[Torah|legislazione di Mosè]]. Ella sola fu, per così dire, ''gettata'' come una statua, e scritta fino nei menomi dettagli da un uomo prodigioso che disse FIAT! senzachè mai l'opera sua abbia avuto bisogno , in progresso, di essere, né da esso né da altri, corretta, aumentata, modificata. Ella sola ha potuto disprezzare il tempo, perchè non gli dovea niente e non ne attendeva niente: ella sola ha esistito per mille cinquecento anni; ed anche dopo che nuovi diciotto secoli hanno decorso sopra di lei, dal terribile anatema che la colpì al giorno stabilito, noi la vediamo vivente, per così dire, di una vita seconda, racchiudere ancora, per non so quale vincolo misterioso che non ha nome umano, le differenti famiglie di un popolo che resta disperso senza essere disunito: di maniera che, simile all'attrazione e pel medesimo potere, ella agisce a distanze, e fa un tutto di una moltitudine di parti che non si avvicinano fra loro. Così questa legislazione, si sottrae evidentemente, per qualunque coscïenza intelligente, dal circolo descritto attorno il potere umano; e questa magnifica eccezione ad una legge generale che non ha ceduto che una volta, e non ha ceduto che al suo autore, dimostra sola la missione divina del gran legislatore degli Ebrei [...] (pp. 44-45)
*[...] quando si pensa che quest'[[Compagnia di Gesù|ordine legislatore]] che regnava nel [[Paraguay]] pell'ascendente unico delle virtù e dei talenti, senza allontanarsi un istante dall'umile sommissione verso l'autorità legittima ancora la più traviata; che quest'ordine, io dico, nel tempo stesso che affrontava nelle nostre prigioni, nei nostri ospedali, nei nostri lazzeretti, {{sic|tuttociò}} che la miseria, le malattie, e la disperazione hanno di più spaventevole, di più vergognoso e di più ributtante; che questi uomini stessi che correvano, al primo appello, a coricarsi sulla paglia a lato dell'indigenza, non aveano poi un contegno strano nelle conversazioni le più leggiadre; che andavano su i palchi ''a dire le ultime parole'' alle vittime dell'umana giustizia, e che da questi teatri d'orrore si slanciavano su i pergami per predicare, con santo zelo e libertà, al cospetto dei re; che maneggiavano il pennello alla [[Cina|China]] , il telescopio nei nostri osservatorj, la lira d'Orfeo in mezzo ai Selvaggi, e che aveano allevato ed educato tutto il secolo di Luigi XIV; allorquando si riflette finalmente che una detestabile coalizzazione di ministri perversi, di magistrati in delirio e di oscuri settarj, è riuscita, ai nostri tempi, a [[Soppressione della Compagnia di Gesù|distruggere questa maravigliosa instituzione]], ed applaudirsene, si crede di vedere quel pazzo che poneva gloriosamente il piede sopra un'orologio, dicendogli: ''Ti impedirò bene di far rumore''. Ma, che dico io mai?! un pazzo non è colpevole. (pp. 50-51)
*[...] se l'educazione non è restituita al clero; e se la scienza non è posta ovunque in secondo luogo, e la religione non primeggia, i mali che ci sovrastano sono incalcolabili: noi saremo istupiditi dalla scienza, ed è questo l'ultimo grado dell'istupidezza. (p. 53)
*L'uomo nei rapporti col suo Creatore è sublime, e la sua azione è creatrice: all'opposto, dacché si separa da Iddio e che agisce solo, non cessa di essere potente , perchè è un privilegio della sua natura; ma la sua azione è negativa, e non ha per risultato che la distruzione.<br>Non havvi nell'istoria di tutti i secoli un fatto solo che contraddica queste massime. Alcuna [[Istituzione|instituzione]] umana non può durare se non è sostenuta dalla mano che tutto sostiene; vale a dire se non l'è specialmente consacrata nella sua origine. Più ella sarà penetrata dal principio divino, più ella sarà permanente. Strano acciecamento delli uomini del nostro secolo! Essi si vantano dei loro lumi, ed ignorano tutto, poiché ignorano loro stessi. Non sanno né ciò che sono, né ciò che possono. Un orgoglio indomabile li spinge sempre a distruggere {{sic|tuttociò}} che non hanno creato; e per operare delle nuove creazioni, si separano dal principio di ogni esistenza. Gian-Giacomo Rousseau lui stesso ha nondimeno detto assai bene: ''Uomo piccolo e vano, mostrami la lua potenza, io ti mostrerò la tua debolezza''. Si potrebbe dire ancora con altrettanta verità e più profitto: ''Uomo piccolo e vano, confessami la tua debolezza, io ti mostrerò la tua potenza''. (pp. 59-60)
*[...] il principio religioso è, per essenza, creatore e conservatore, in due maniere. In primo luogo, siccome egli agisce più fortemente che qualunque altro sullo spirito umano, ne ottiene degli sforzi prodigiosi. Così, per esempio, l'uomo convinto dai suoi dogmi religiosi che è un gran vantaggio per lui, che dopo la sua morte il suo corpo sia conservato nella maggiore integrità possibile, senzaché alcuna mano indiscreta o profanatrice possa avvicinarvisi; quest'uomo, io dico, dopo avere esaurita l'arte dell'imbalsamare, finirà per costruire le piramidi d'Egitto. In secondo luogo, il principio religioso di già sì forte per ciò che opera, lo è ancora infinitamente per ciò che impedisce, in ragione del rispetto, di cui circonda tutto quanto prende sotto la sua protezione. Se un semplice ciottolo è consacrato, vi ha subito un motivo perchè si sottragga alle mani che potrebbono smarrirlo o snaturarlo. La terra è coperta di prove di questa verità. ''I vasi etruschi'', per esempio, ''conservati dalla religione dei sepolcri, sono pervenuti fino a noi, malgrado la loro fragilità, in più gran numero che i monumenti di marmo e di bronzo dell'epoca stessa.'' Volete voi dunque conservare tutto, ''dedicate'' tutto. (pp. 70-71)
*Bisogna ben guardarsi di osservare leggermente su questo oggetto. Giammai un vero filosofo non deve perdere di vista la lingua, vero barometro, di cui le variazioni annunziano infallibilmente ''il buono e cattivo tempo''. Per attenermi al subietto che io tratto al presente, è certo che l'introduzione smisurata di vocaboli forestieri, applicati specialmente alle instituzioni nazionali di qualunque genere, è uno dei segni i più infallibili della degradazione di un popolo. (p. 71)
*Sempre vi sono state delle religioni sulla terra, e sempre vi sono stati delli empj che le hanno combattute: sempre egualmente l'empietà fu un delitto; perché, siccome non può darsi religione falsa senza una qualche mescolanza di vero, così non può darsi empietà che non combatta qualche verità divina più o meno sfigurata; ''ma non può esservi vera empietà che quella che combatte la vera religione''; e, per una conseguenza necessaria, giammai l'empietà non ha potuto produrre nei tempi passati i mali che ha arrecati ai giorni nostri; perchè ella è sempre colpevole in ragione dei lumi che la circondano. È con questa regola che conviene giudicare il secolo XVIII°; perchè è sotto questo aspetto che non rassomiglia ad alcun altro. (p. 72)
*Frattanto l'Europa intiera essendo stata incivilita dal cristianesimo, ed i ministri di questa religione avendo ottenuta in tutti i paesi una rilevante esistenza politica, le instituzioni civili e religiose si erano mescolate e come amalgamate in un modo sorprendente; in {{sic|guisatalechè}} si poteva asserire di tutti li stati dell'Europa, con più o meno di verità, ciò che Gibbon ha detto della Francia, che questo regno era stato creato dai vescovi. Era dunque inevitabile che la filosofia del secolo non tardasse di odiare le instituzioni sociali da cui non era possibile di separare il principio religioso. È ciò che accadde: tutti i governi, tutti li stabilimenti d'Europa le dispiacquero, perchè essi erano cristiani; ed in proporzione che essi erano cristiani, una contrarietà d'opinione, un malcontento universale si impadronì di tutte le teste. In Francia specialmente, la rabbia filosofica non conobbe più limiti; e ben presto una sola voce formidabile formandosi da tante voci riunite, si intese esclamare in mezzo dell'Europa colpevole.<br>«Abbandonaci! Converrà dunque eternamente tremare al cospetto dei sacerdoti, e ricevere da essi l'istruzione che piacerà loro di darci? La verità, in tutta l'Europa, è nascosta fra i fumi dell'incensiere; è tempo che {{sic|usca}} da questa nube fatale. Noi non parleremo più di te ai nostri figli; sta a loro quando saranno uomini a conoscere ''se tu {{sic|siei}}, e ciò che {{sic|siei}}, e ciò che esigi da loro''. Tutto quello che esiste non ci piace, perchè il tuo nome è scritto su quanto esiste. Noi vogliamo tutto distruggere e tutto ricostruire senza di te. {{sic|Usci}} dai nostri consigli; {{sic|usci}} dalle nostre accademie; {{sic|usci}} dalle nostre case: noi sapremo fare senza di te, la ragione ci basta. Lasciaci , va!!!»<br>Come Iddio ha punito questo esecrabile delirio?! L'ha punito come creò la luce, con una sola parola: Ha detto: FATE! – ed il mondo politico ha crollato dai fondamenti. (pp. 75-76)
*Da un lato, il principio religioso presiede a tutte le creazioni politiche; dall’altro, tutto scompare non appena esso si ritira.<ref name="avvenire.it">Citato in Simone Paliaga, ''[https://www.avvenire.it/amp/agora/pagine/e-de-maistre-insorsecontro-la-teofobia Joseph de Maistre: il filosofo che insorse contro la teofobia]'', ''avvenire.it'', 5 aprile 2024.</ref>
*Dio si spiega per tramite del suo primo ministro al dicastero di questo mondo, il tempo.<ref name="avvenire.it" />
==Citazioni su Joseph de Maistre==
*Ciò che rese de {{sic|de}} Maistre così affascinante agli occhi della sua generazione è che la costringeva a guardare il lato sgradevole delle cose. La costringeva ad abbandonare il suo blando ottimismo, la psicologia meccanicistica, tutti quei levigati ideali settecenteschi che nel corso della Rivoluzione francese avevano patito una così schiacciante catastrofe. Al termine dei periodi ottimistici, positivistici, costruttivi della storia umana [...], quando diventa evidente che la soluzione non ha funzionato, una tendenza alla reazione affiora sempre nella gente comune, disgustata da tanto falso ottimismo, da tanto pragmatismo, da tanto idealismo positivo, screditati dal fatto che la bolla s'è sgonfiata, e tutti gli slogan si sono rivelati privi di senso e inadeguati quando il lupo ha davvero bussato alla porta. [...] il contributo di de Maistre è un violento antidoto alle dottrine sociali settecentesche, con le loro pretese esagerate, il loro eccessivo ottimismo e la loro formidabile superficialità. De Maistre si guadagna la nostra gratitudine come profeta delle forze più violente e più distruttive che hanno minacciato, e tuttora minacciano la libertà e gli ideali dei comuni esseri umani. ([[Isaiah Berlin]])
*Il Conte {{sic|di}} Maistre era più veramente un grande scrittore, un ardito pensatore che un diplomatico. Vi aveva nel suo spirito e nel suo cuore tale una soprabbondanza di vita, una sì perfetta tenacità dell'idea che parevagli essere la verità rivelata o dimostrata del raziocinio, ch'egli portavala in trionfo così alto quanto all'umana debolezza è permesso. I mezzani provvedimenti dello spirito di parte, gl'indugi dell'intelletto, le difficoltà di tempo e di luogo, niente faceva ostacolo a questa vigoria del genio che si stendeva sopra tutti i subbietti che trattava, e che in ciascuno di essi lasciava una profonda impressione. ([[Jacques Crétineau-Joly]])
*Il De Maistre sostiene che una fanciulla che ''vuol dipingere è pazza''; ma quante grandi Sante hanno avuto questa follia! ([[Félix Dupanloup]])
*De Maistre ed [[Edgar Allan Poe|Edgar Poe]] mi hanno insegnato a ragionare. ([[Charles Baudelaire]])
*Il più grande dei reazionari, Joseph de Maistre, era 'anticapitalista' ben prima, e con più fondato argomentare, di [[Franco Fortini]]. ([[Roberto Calasso]])
*Impegnato nella sua polemica antirivoluzionaria a sostenere i poteri tradizionali, il Maistre divien l'araldo dei diritti divini dei re legittimi e delle razze regnanti e dell'aristocrazia. Ma questa riduzione meramente politica della sua speculazione teocratica, questo comandare di fazione il gendarme ausiliare Iddio a tutela di un determinato ordinamento politico e sociale non esaurisce del tutto le esigenze del suo pensiero, ed egli sarà portato ad una reduplicazione del regime teocratico, a dare alla divinità un suo proprio organo di governo, il [[papa]]: e così rimedierà alla lesione che la sua teoria delle nazioni incompenetrabili poteva recare all'universalismo cattolico. Ma per questa via, la vita politica delle nazioni e il potere dei principi rischieranno d'essere abbassati di un piano, di diventare qualcosa di simile alle accademie scolastiche dei collegi dei gesuiti, un passatempo per gli oziosi. ([[Adolfo Omodeo]])
*Maestro occulto del romanticismo europeo [...] ispiratore dei reazionari e nello stesso tempo interprete sottile della Tradizione. ([[Alfredo Cattabiani]])
*Nella radicale polemica contro le tesi di [[Jean-Jacques Rousseau|Rousseau]] — autore di una sconvolgente introduzione di errori — de Maistre non risparmia colpi. Dalla convinzione che il suo avversario rimproverasse ogni giorno il Signore per non averlo fatto nascere nobile e duca lo bolla aspramente chiamandolo più volte plebeo. Ispirarsi oggi a Rousseau può non essere culturalmente — per tanti versi — molto illuminante. Ma nella rigidità del modello di de Maistre proprio non trovo spunti di approvazione. Né mi sembra entusiasmante quello che scrive sulla possibilità teorica di uccidere il tiranno, il quale per il resto è intoccabile totalmente super leges. ([[Giulio Andreotti]])
*Nella Savoia sono nati i grandi scrittori francesi, come de Maistre. ([[Pietro Citati]])
*Provinciale, e d'una provincia francese che faceva parte del [[regno di Sardegna]], assorto in una vita patriarcale di clan, era l'antitesi del costume settecentesco, e sentiva bisogno di reagire aggressivamente al pensiero e al costume che Parigi imponeva alla Francia e al mondo. Era una prima reazione della provincia contro la forza centrale. Analizzava, distaccato e acuto, il moto degli spiriti, con un'ambizione in cui confluivano e la coscienza di sé e l'orgoglio del [[Savoia (regione storica)|savoiardo]], e lo spirito critico e talora quello sofistico. ([[Adolfo Omodeo]])
*Se per temperamento suo il Maistre, come è stato già rilevato, e come invece si sforzava d'illudersi, non era portato allo spasimo mistico, al contatto col divino e allo smarrimento nell'ineffabile, era però portato a un misticismo gnostico cerebrale nel processo della conoscenza. Trova che le cose meglio si spiegano ponendo come primo un [[dogma]] irrazionale, un [[mito]], che non in quella che per lui era la piatta causalità o sequenza dei fenomeni. ([[Adolfo Omodeo]])
===[[Emil Cioran]]===
*«Ciò che si crede vero va detto e detto arditamente; vorrei, qualsiasi cosa mi costasse, scoprire una verità capace di urtare tutto il genere umano: gliela direi a bruciapelo». Il [[Charles Baudelaire|Baudelaire]] della «franchezza assoluta», delle ''Fusées'' e di ''Mon cœur mis a nu'' è contenuto e in un certo modo annunciato in questa dichiarazione delle ''Soirées'', che ci offre la formula di quell'incomparabile arte della provocazione nella quale Baudelaire si sarebbe distinto quasi quanto Maistre. Vi si distinguono d'altro canto tutti coloro i quali, per chiaroveggenza o per acredine, ripudiano gli incantesimi astuti del Progresso. Perché i conservatori impiegano così bene l'invettiva e in genere scrivono con maggior cura dei ferventi dell'avvenire? Il fatto è che, furenti di essere contraddetti dagli avvenimenti, si gettano, nel loro scompiglio, sul verbo, dal quale, in mancanza di una più sostanziale risorsa, traggono vendetta e consolazione. Gli altri vi ricorrono con noncuranza e persino con disprezzo: complici del futuro, tranquilli dal lato della «storia», scrivono senza arte, anzi senza passione, consci che lo stile è la prerogativa e quasi il lusso del fallimento.
*Il [[positivismo]] trasse il maggior profitto dai sistemi «retrivi», di cui rifiutò il contenuto e le credenze solo per adottarne meglio l'armatura logica, il contorno astratto. [[Auguste Comte]] si servì delle idee di [[Joseph De Maistre|Maistre]] come [[Karl Marx|Marx]] di quelle di [[Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Hegel]].<br>Diversamente attenti alla sorte della religione, ma parimenti asserviti ai rispettivi sistemi, positivisti e cattolici sfruttarono nel modo più appropriato ai loro interessi il pensiero dell'autore di ''Du Pape''; ben più libero, un Baudelaire vi attinse, per semplice necessità interiore, alcuni temi, come quelli del male e del peccato, o taluni suoi «pregiudizi» contro le «idee democratiche» e il «progresso».
*Più lo si frequenta, più si pensa alle delizie dello scetticismo o all'urgenza di una perorazione per l'eresia.
*Quando parliamo di fallimento, non pensiamo solo a Maistre, ma anche a [[Henri de Saint-Simon|Saint-Simon]]. Nell'uno come nell'altro un eguale attaccamento, esclusivo, ristretto, alla causa dell'aristocrazia, una massa di pregiudizi difesi con una rabbia continua, l'orgoglio di casta spinto fino all'ostentazione, e un'eguale incapacità di agire che spiega perché furono così audaci come scrittori. Che l'uno mediti su problemi o l'altro descriva avvenimenti, la minima idea, il minimo fatto esplodono sotto la passione che vi mettono. Volerne anatomizzare la prosa equivale ad analizzare una bufera.
*Vorrei aggiungere che Joseph de Maistre è uno degli autori che più ho frequentato. Giovanissimo, mi sono appassionato a Del Papa, e poi ho letto più volte le Serate di San Pietroburgo e le sue Considerazioni sulla Rivoluzione.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Joseph de Maistre, ''[https://books.google.it/books?id=tkr7TyRyeg4C&newbks=1&newbks_redir=0&dq=&pg=PP5#v=onepage&q&f=false Del Papa: {{small|traduzione fatta sull'edizione XVIII dell'originale con note dal sacerdote Cavaliere Giovanni Battista Gerini professore di rettorica}}]'', Tipografia Pontificia Pietro di G. Marinetti, Torino, 1864.
*Joseph de Maistre, ''[https://books.google.it/books?id=yBpFGYKPU4QC&newbks=1&newbks_redir=0&dq=&pg=PA3#v=onepage&q&f=false Considerazioni sulla Francia: {{small|tradotte in lingua italiana sulla edizione di Parigi 1821 corretta e riveduta dall'autore}}]'', traduzione di Abele di Collegno, Tipografia del Patronato, Milano, 1877.
*Joseph de Maistre, [https://archive.org/details/bub_gb_1HaVlgpoNMUC ''Le serate di Pietroburgo''], I, Biblioteca cattolica, Napoli, 1827.
*Joseph de Maistre, [https://archive.org/details/bub_gb_lSNr7sJ-3j0C ''Le serate di Pietroburgo''], II, Biblioteca cattolica, Napoli, 1827.
*Joseph de Maistre, ''Le serate di Pietroburgo o Colloqui sul governo temporale della Provvidenza'', a cura di Alfredo Cattabiani, trad. it. Lorenzo Fenoglio e Anna Rosso, Nino Aragno Editore, Torino, 2014.
*Joseph de Maistre, ''[https://books.google.it/books?id=I5xPmKyChdMC&newbks=1&newbks_redir=0&dq=&pg=PA1#v=onepage&q&f=false Saggio sul principio generatore delle costituzioni politiche, e delle altre istituzioni umane]'', traduzione di Cosimo Andrea Sanminiatelli, Le Monnier, Firenze, 1845.
==Voci correlate==
*[[Xavier de Maistre]], fratello
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{{nota disambigua|il quasi omonimo scrittore e militare sabaudo (1763 – 1852)|[[Xavier de Maistre]]}}
[[Immagine:Joseph de Maistre Vogel von Vogelstein ca 1810.jpg|thumb|Joseph de Maistre]]
'''Joseph-Marie de Maistre''' (1753 – 1821), conte, magistrato, diplomatico, filosofo, scrittore, politico e giurista italiano.
==Citazioni di Joseph de Maistre==
*Bisogna predicare senza sosta ai popoli i benefici dell'autorità, e ai re i benefici della libertà.
:''Il faut prêcher sans cesse aux peuples les bienfaits de l'autorité, et aux rois les bienfaits de la liberté''.<ref>{{fr}} Citato nell'introduzione a ''Memoires politiques et correspondance diplomatique: {{small|avec explications et commentaires historiques par Albert Blanc}}'', Librairie Nouvelle, Parigi, 1859<sup>2</sup>, [https://archive.org/details/bub_gb_0JSjuNLfjfQC/page/n9/mode/2up? p. 1].</ref>
*Credi forse che sarei stato maggiormente grato a tua madre se, anziché farmi te e tuo fratello, avesse scritto un bellissimo romanzo?<ref>Da una lettera alla figlia; citato nella Prefazione di [[Alfredo Cattabiani]] a J. De Maistre, ''Le Serate di San Pietroburgo'', Rusconi Editore.</ref>
*La [[maschio e femmina|donna]] non può essere superiore che come donna, ma dal momento in cui vuole emulare l'[[maschio e femmina|uomo]], non è che una scimmia.<ref>Da una lettera alla figlia; citato in [[Julius Evola]], ''Ricognizioni. Uomini e problemi'', Edizioni Mediterranee, Roma, 1985 (1974), [http://books.google.it/books?id=z8NRrqgNpooC&pg=PA188 p. 188].</ref>
*Le false [[opinione|opinioni]] somigliano alle monete false: coniate da qualche malvivente e poi spese da persone oneste, che perpetuano il crimine senza saperlo.<ref>Da ''Correspondance inédite'': ''Lettre à M. l'Amiral Tchitchagof''; in ''Œuvres complètes''.</ref>
*Non c'è [[filosofia]] senza l'arte di disprezzare le obiezioni.<ref>Da ''Les Soirés de Saint-Pétersbourg'', V colloquio; citato in [[Gustave Flaubert]], ''Sciocchezzaio'', n. 147, in ''Bouvard e Pécuchet'', a cura di Franco Rella, Feltrinelli, Milano, 1998, p. 375. ISBN 9788807821455</ref>
*Non so cosa sia la [[vita]] di un mascalzone, non lo sono mai stato; ma quella di un uomo [[onestà|onesto]] è abominevole.<ref>Da ''Lettera al cavaliere di Saint-Réal''.</ref><ref name=e />
*Ogni nazione ha il [[governo]] che si merita.<ref>A proposito della Russia; da ''Lettera al cavaliere di ***'', agosto 1811.</ref><ref name="e">Citato in Elena Spagnol, ''Enciclopedia delle citazioni'', Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894</ref>
*Qualsiasi autorità, ma soprattutto quella della Chiesa, deve opporsi alle novità senza lasciarsi spaventare dal pericolo di ritardare la scoperta di qualche verità, inconveniente passeggero e vantaggio del tutto inesistente, paragonato al danno di scuotere le istituzioni e le opinioni correnti.
:''Toute autorité, mais surtout celle de l'Église, doit s'opposer aux nouveautés sans se laisser effrayer par le danger de retarder la découverte de quelques vérités, inconvénient passager et tout à fait nul comparé à celui d'ébranler les institutions ou les opinions reçues.''<ref>{{fr}} Da ''Examen de la philosophie de Bacon: {{small|ou, L'on traite différentes questions de philosophie rationnelle}}'', Poussielgue-Rusand, Parigi, Pelagaud; Lesne et Crozet, Lione, 1836, vol. II, [https://books.google.it/books?id=xjqZML7c_rkC&newbks=1&newbks_redir=0&dq=&pg=PA283#v=onepage&q&f=false p. 283].</ref>
*Senza il [[potere temporale]] de' [[Papa|Papi]] il mondo politico non poteva camminare, e quanto più siffatto potere sarà attivo, meno guerre vi saranno, {{sic|giacch'egli è}} il cui visibile interesse non altro domanda che pace.<ref>Da ''[https://archive.org/details/bub_gb_xf3peISWhRAC/page/n2/mode/1up/ Del papa]'', Dalla tipografia di Porcelli, seconda versione italiana, Napoli, 1823, libro III, p. 94.</ref>
*{{NDR|Giudizio sui [[Sardegna|Sardi]] quale responsabile della cancelleria sabauda}} Sono più selvaggi dei selvaggi perché il selvaggio non conosce la luce, il [[sardo]] la odia... Razza refrattaria a tutti i sentimenti, a tutti i gusti e a tutti i talenti che onorano l'umanità.<ref>Citato in Pietro Mannironi, ''[https://www.lanuovasardegna.it/regione/2012/07/18/news/itri-1911-il-massacro-dei-sardi-che-dissero-no-alla-camorra-1.5422136#:~:text=Basti%20pensare%20cosa%20aveva%20scritto,che%20onorano%20l'umanit%C3%A0%C2%BB. Itri, il massacro dei sardi che dissero no alla camorra]'', ''lanuovasardegna.it'', 18 luglio 2012.</ref>
*Tutto è mistero nei [[Bibbia|due Testamenti]], e gli eletti dell'una e dell'altra legge non erano che dei ''veri iniziati''. Bisogna dunque interrogare questa venerabile Antichità e domandarle come intendeva le ''sacre allegorie''. Chi può dubitare che questa specie di ricerche non ci fornisca delle armi vittoriose contro gli scrittori moderni che si ostinano a non vedere nella Scrittura che il ''senso letterale''? Essi sono già confutati dalla sola espressione di ''Misteri della religione'' che noi impieghiamo tutti i giorni senza penetrarne il senso. Questa parola mistero non significava dapprincipio che una verità nascosta sotto dei tipi da coloro che la possedevano.<ref>Citato in René Guénon, ''Studi sulla Masoneria e il Compagnonaggio'', traduzione di Giovanni Dellavedova, Asociación Cultural Pardes Apartado, Barcellona, 2015, vol. I, cap. IV, [https://books.google.it/books?id=v-7GDwAAQBAJ&newbks=1&newbks_redir=0&lpg=PT55&dq=&pg=PT63#v=onepage&q&f=false p. 29]. ISBN 978-84-942-0018-2</ref>
===Attribuite===
*Grattate il Russo e sotto troverete il Tartaro.<ref name="sordi">Citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X</ref>
==''Considerazioni sulla Francia''==
===[[Incipit]]===
Gli uomini tutti sono legati al trono dell'Essere Supremo con una arrendevol catena, che non li assoggetta, ma sol li ritiene. Ammirabile nell' ordine universale delle cose è l'azione delle creature libere, le quali, liberamente schiave sotto la mano di Dio, operano ad un tempo, e volontariamente, e necessariamente, e sebbene con tutta verità facciano esse quello che vogliono, non possono tuttavia turbare menomamente i disegni divini.
===Citazioni===
*Nella Rivoluzione Francese si scopre un carattere satanico per cui essa si distingue da quanto si è veduto per lo passato, e forse si potrà mai vedere per l'avvenire in fatto di rivoluzioni. (1877, cap. V, p. 93)
*Una [[costituzione]], buona egualmente per tutte le nazioni, vien per ciò appunto a non valer nulla: nè potrà chiamarsi altrimenti che una pura astrazione o un tema scientifico per esercitazione della mente a servizio dell'''uomo'' ideale, quali che siano gli spazii imaginarii dov'egli dimori. (1877, p. 115)
*Il tentativo di balzar Robespierre dal potere e di liberare il popolo dal suo orribil giogo, di poco mancò che non andasse a vuoto: però di questo i Francesi possono sì rallegrarsi, ma non menare vanto, perché non si sa ben comprendere se fosse più vergognosa la schiavitù in cui giacevano o il modo in cui ne furono riscattati.<br>La storia della [[Colpo di Stato del 9 termidoro|sommossa che il nove termidoro]] trasse Robespierre alla ghigliottina non è lunga: ''scellerati fatti scannare da altri scellerati''; e se non fosse stato di questo po' di malumore domestico, Francesi sarebbon tuttora fra gli artigli del Comitato di salute pubblica. (1877, cap. VIII, pp. 152-153)
*Il cristianesimo è stato predicato da ignoranti e creduto da dotti, e in questo non assomiglia a nulla di conosciuto.<ref name=sordi/>
*Non sono gli [[uomo|uomini]] che guidano la [[rivoluzione]], è la rivoluzione che guida gli uomini.<ref name=e />
==''Del Papa''==
*Io dissi che da questa supremazia dipinta con sì falsi colori, niuna cattolica nazione avea da temere per le sue particolari e legittime usanze. Ma se i Papi debbono usare una paterna condiscendenza verso quegli usi che portano l'{{sic|impronto}} della venerabile antichità, anche le nazioni alla lor volta debbono ricordarsi che le differenze locali son quasi sempre più o meno cattive, ogni qual volta rigorosamente necessarie non sono; perciocché esse si accostano all'isolamento e allo spirito particolare, insopportabili si l'uno che l'altro nel nostro sistema. Siccome l'andamento, il gestire, il linguaggio e perfino il vestire d'un uomo assennato ne annunziano il carattere, cosi del pari fa {{sic|duopo}} che l'esteriore della Chiesa cattolica annunzi il suo carattere di eterna invariabilità. Ora chi le imprimerà questo carattere, se ella non ubbidisce alla mano d'un capo, e se fosse lecito ad ogni Chiesa abbandonarsi a' suoi particolari capricci? Se la Chiesa ha un carattere ''unico'' che dà negli occhi anche dei meno intelligenti, nol dee forse all'influenza ''unica'' di questo capo? Non dee soprattutto a lui questa lingua cattolica, che è la medesima per tutti gli uomini della stessa credenza? Mi ricorda che il Necker nel suo libro sull'importanza delle opinioni religiose, diceva essere ormai tempo di chiedere alla Chiesa romana il perché si ostini a servirsi d'una lingua sconosciuta ecc. È ormai tempo invece di non più parlargliene, salvo che per riconoscere e vantar la profonda sua saviezza. Che sublime idea non è quella d'una lingua universale per la Chiesa universale! Da un polo all'altro il cattolico, entrando in una chiesa del suo rito, trovasi a casa sua, e niente è straniero a' suoi occhi. Giungendovi ode quello che udì tutto il tempo della sua vita; e può mescolar la sua voce con quella dei suoi fratelli. Gl'intende, e n'è inteso, e può sclamare: ''Roma è tutta per tutto, | è tutta ove io mi trovo.'' La fraternità risultante da una lingua comune è un vincolo misterioso d'una forza immensa. (pp. 143-144)
*Nulla può uguagliare la dignità della [[lingua latina]]. Essa fu parlata dal ''popolo re'', che le impresse quel carattere di grandezza unico nella storia dell'umano linguaggio, e che le lingue anche più perfette non han mai potuto raggiungere. Il vocabolo di ''maestà'' appartiene al latino [...]. (p. 144)
*Con [[Traiano]] faceva il suo ultimo sforzo la romana potenza; con tutto ciò egli non ha potuto estendere la propria lingua che fino all'Eufrate; dove che invece il romano Pontefice l'ha fatta udir nelle Indie, nella China, nel Giappone.<br>Essa è la lingua della civiltà; e mescolatasi con quella dei nostri padri, i barbari, seppe raffinare, ammorbidire, e per dir così, ''spiritualizzare'' {{sic|que'grossolani}} idiomi, i quali divennero quel che ora vediamo. Armati di questa lingua gli inviati del romano Pontefice andarono eglino stessi a cercare que' popoli che da lor più non venivano. Questi gli udirono a parlare nel giorno del loro battesimo, e non se ne dimenticarono quindi mai più. Si gettino su d'un planisfero gli occhi, e ''dove questa lingua si tacque'' ivi si tiri una linea: essa vi segna i confini della civiltà e della fraternità europea; e al di là voi non troverete più che la parentela umana, la quale fortunatamente s'incontra per tutto. La lingua latina è il contrassegno europeo. (p. 145)
*Dopo essere stato il latino lo strumento della civiltà, non mancavagli più che un genere di gloria, ch'esso procacciossi poi divenendo, quando ne fu tempo, la lingua della scienza. I genii creatori l'adottarono per comunicare al mondo i loro grandi pensieri. Copernico, {{sic|Kepplero}}, Cartesio, Newton, e cento altri quantunque meno celebri, pur tuttavia importantissimi, hanno scritto in latino. Una folla innumerevole di storici, di pubblicisti, di teologi, di medici, di antiquarii ecc. , inondarono di opere latine d'ogni maniera l'Europa. Poeti eleganti, letterati di prim'ordine restituirono alla lingua latina le sue antiche forme, e la rimisero in un grado tale di perfezione, che non sanno finir d'ammirare coloro i quali sono in caso di confrontare i nuovi scrittori coi loro modelli. Tutte le altre lingue, benché coltivate e comprese, pure si tacciono nei monumenti antichi, e probabilmente per sempre. Sola tra tulle le lingue morte la romana è veracemente risuscitata; e simile a [[Gesù|quello ch'essa celebra da venti secoli]], ''una volta risuscitata non morrà più''. Contro questi splendidi privilegi, che significa mai la volgare e tanto ricantata obbiezione d'una lingua sconosciuta al popolo? (pp. 146-147)
*Finalmente una lingua soggetta a variare si adatta poco a una religione immutabile. Ora il movimento naturale delle cose attacca costantemente le lingue viventi; e anche lasciati stare quei gran cangiamenti che assolutamente sfiguranle, ve ne han degli altri che senza parere importanti, sono in realtà importantissimi. La corruzione del secolo s'appropria ogni {{sic|dì}} certi vocaboli, e, scherzandovi sopra, li guasta; sicché se la Chiesa parlasse la nostra lingua, potrebbe dipendere dalla sfrontatezza d'un bello spirito, rendere il più sacro vocabolo della liturgia o indecente o ridicolo. Per tutti i riguardi immaginabili, la lingua religiosa deve esser posta fuori dell'umano dominio. (p. 148)
*La sovranità rassomiglia di sua natura al Nilo che nasconde la sua sorgente; non havvi che quella dei Papi che deroghi alla legge universale. Tutti gli elementi di questa sono stati messi allo scoperto, affinché sia visibile agli occhi di ognuno, ''et vincat cum iudicatur''. Non vi è cosa cosi evidentemente giusta nella sua origine, come questa sovranità straordinaria. L'incapacità, la bassezza, la ferocia dei sovrani che la precedettero; l'insopportabile tirannia esercitata sui beni, sulle persone, sulle coscienze dei popoli; l'abbandono formale in cui furono lasciati questi medesimi popoli, esposti senza difesa a barbari dispietati; il grido dell'Occidente che abdica l'antico padrone; la nuova sovranità che si eleva, si avanza e si sostituisce all'antica, senza scosse, senza rivolta, senza effusione di sangue, sospinta da una forza occulta, inesplicabile, irresistibile, e giurando fino all'ultimo istante fede e ubbidienza a quel debole spregevole potere a cui stava per sottentrare; finalmente il diritto di conquista conseguito e solennemente ceduto da uno dei più grandi uomini che abbiano esistito, da un uomo si grande che la grandezza penetrò nel suo nome, e ''grandezza'' meglio che ''grande'' fu dalla voce dell'uman genere proclamato: questi sono i titoli dei Papi, e la storia non offre nulla di simile. Questa sovranità pertanto si distingue da tutte nel suo principio, e nel modo in cui si venne formando.<ref>Da ''Del Papa'', 1864, (p. 174).</ref>
*I miopi non debbono leggere la storia, sotto pena di perdere il tempo.<ref>Da ''Del Papa: {{small|traduzione fatta sull'edizione XVIII dell'originale con note dal sacerdote Cavaliere Giovanni Battista Gerini professore di rettorica}}'', Tipografia Pontificia Pietro di G. Marinetti, Torino, 1864, [https://books.google.it/books?id=tkr7TyRyeg4C&newbks=1&newbks_redir=0&dq=&pg=PA178#v=onepage&q&f=false (p. 178)].</ref>
==''Le serate di San Pietroburgo''==
===Citazioni===
*La [[Il cavaliere di bronzo (statua)|statua equestre di PIETRO il grande]] sorge su le sponde della Neva ad una delle estremità dell'immensa piazza d'''Isaac''. Il severo suo volto guarda il fiume, e pare che animi ancora quella navigazione creata dal genio del fondatore. Quanto ascolta l'orecchio, quanto l'occhio contempla su quel superbo teatro, non esiste che per un pensiero di quella possente testa, che sorger fece da una palude tanti fastosi monumenti. Sopra quelle spiagge desolate, d'onde pareva che la natura avesse esiliata la vita, fondò Pietro la sua capitale, e creossi de' sudditi. Il suo braccio terribile è tuttavia steso sopra la loro discendenza, che si affolla intorno all'augusta effigie: al veder quella mano di bronzo, non sai ben se protegga o minacci. (1827, vol. I, p. 30)
*Ad un tal banchetto {{NDR|[[eucaristia]]}} gli uomini tutti diventan UNO, satollandosi di un cibo che è uno, e tutto in tutti. All'intendimento di rendere quanto si poteva ad un certo grado sensibile questa trasformazione nella unità, si compiacquero gli antichi Padri di desumere le loro comparazioni dalla spiga, e dal grappolo, i quali sono i materiali del mistero. Poiché in quella guisa stessa che molti grani di frumento, o di uva non altro formano che un pane, ed una bevanda, così quel pane e quel vino mistici che alla sacra mensa ci vengono somministrati, distruggono l'Io, e ci attraggono nella inconcepibile loro unità. (1827, vol. II, p. 153)
*Dove esiste un [[altare]] là esiste anche una [[religione]].
*Dovunque vedrete un [[altare]], là si trova civilizzazione. (1827, vol. I, p. 87)
*{{NDR|Sul [[boia]]}} È un uomo? Sì: Dio lo accoglie nei suoi templi e gli permette di pregare. Non è un criminale; tuttavia nessuna lingua accetta di affermare, per esempio, che sia un uomo virtuoso, un onesto, che sia degno di stima, ecc. Nessun elogio morale gli può essere tributato, perché ogni elogio morale presuppone un rapporto con gli uomini, mentre egli non ne ha alcuno. E tuttavia ogni grandezza, ogni potere, ogni subordinazione dipendono dal boia: egli è l'orrore e il legame dell'associazione umana. Togliete dal mondo questo agente incomprensibile, e nello stesso istante l'ordine lascia il posto al caos, i troni si inabissano e la società scompare. Dio, autore della sovranità, lo è pure del castigo; fra questi due poli ha gettato la nostra terra: "''ché Jehova è il padrone dei cardini della terra, e su di essi fa girare il mondo''".<ref>Con diversa traduzione in 1827, vol I, pp. 44-45.</ref>
*Gli uomini quindi non soltanto hanno cominciato con la scienza, ma con una scienza diversa dalla nostra e ad essa superiore, perché partiva da un punto più alto, il che la rendeva anche molto pericolosa. E questo vi spiega come mai la scienza, al suo inizio, fu sempre misteriosa e restò chiusa nell'ambito dei templi, dove infine si spense quando questa fiamma non poté servire ad altro che a bruciare.<ref>Con traduzione diversa in 1827, vol I, pp. 79-80.</ref>
*I simboli greci di Nicea e di Costantinopoli, e quello di sant'Atanasio, non contengono essi forse la mia fede? Io sono della Religione di san Ignazio, di san Giustino, di sant'Atanasio, di san Gregorio Nisseno, di san Cirillo, di san Basilio, di san Gregorio Nazianzeno , di san Epifanio, di tutti quei Santi insomma che sono sui vostri altari e dei quali portate i nomi, e segnatamente di san Giovanni Crisostomo, di cui avete conservata la liturgia. Io ammetto quanto quei grandi e santi personaggi hanno ammesso; mi rammarico di quanto si son essi rammaricati; accolgo inoltre come Vangelo, tutti i concili ecumenici convocati nella Grecia asiatica, o nella Grecia europea. Vi domando ora, si può essere più greco? (1827, vol. I, p. 207)
*In ogni grande divisione della specie umana, la [[morte]] ha scelto un certo numero d'animali a cui essa commise di divorare gli altri; così vi sono degl'insetti da preda, dei rettili da preda, dei pesci da preda, degli uccelli da preda, e dei quadrupedi da preda. Non vi ha un istante della di lui durata, in cui l'essere vivente non venga divorato da un altro. Superiormente alle numerose razze d'animali è collocato l'[[uomo]], la cui mano struggitrice nulla risparmia di ciò che vive; esso uccide per nutrirsi, uccide per vestirsi, uccide per ornarsi, uccide per difendersi, uccide per solazzarsi, uccide per uccidere.<ref>Citato in [[Giuseppe Arnaud]], ''La crudeltà ne' giuochi'', in ''Rivista contemporanea nazionale italiana'', vol. 41, anno XII, maggio (fascicolo CXXXVIII) 1865, Unione tipografica editrice, Torino, 1865, [https://books.google.it/books?id=8ub9fjib1f8C&newbks=1&newbks_redir=0&dq=&pg=PA204#v=onepage&q&f=false p. 204].</ref>
*{{NDR|Su [[Voltaire]]}} La sfrenata ammirazione di che troppe persone il circondano, è il segno infallibile di un'anima corrotta. Non v'è da illudersi. Se alcuno percorrendo la propria biblioteca si sente attirato dalle ''opere di Ferney'', non è amato da Dio. Si è spesso posta in derisione l'Autorità Ecclesiastica, che condannava i libri ''in odium auctoris'': per verità, nulla eravi di più giusto. ''Si ricusino gli onori del genio a colui che fa abuso de' doni del medesimo''. Se questa legge fosse rigorosamente osservata, si vedrebbero ben presto scomparire i libri avvelenati: ma poiché non dipende da noi il promulgarla, guardiamoci almeno dal cadere nell'eccesso {{sic|riprensibile}} assai più che non si crede, di esaltare a dismisura gli scrittori cattivi, e massimamente questo. Egli senz'avvedersene ha profferito contro se stesso un decreto terribile, imperciocchè egli è quello che ha detto, ''uno spirito corrotto non fu mai sublime''. Non v'è cosa più vera, ed ecco il perchè Voltaire {{sic|co'suoi}} cento volumi non altro fu mai che ''galante''; io n'eccettuo la tragedia, ove la qualità e la natura dell'opera lo costringeva ad esprimere sentimenti elevati, estranei al suo carattere; e su la scena eziandio ov'è il suo trionfo, egli non abbaglia i più esperti osservatori. Nelle sue migliori produzioni si assomiglia ai suoi due valenti rivali, come il più abile ipocrita somiglia ad un santo. (1827, vol I, p. 181)
*Le false opinioni assomigliano alle monete false: coniate da qualche malvivente, sono poi spese da persone oneste, che perpetuano il crimine senza sapere quello che fanno.<ref>Citato in [[Gianfranco Ravasi]], ''[https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/false-opinioni False opinioni]'', ''avvenire.it'', 10 luglio 2003.</ref><ref>Con diversa traduzione in 1827, vol. I, p. 32.</ref>
*{{NDR|Su Voltaire}} Non avete mai osservato che l'anatema divino fu scritto sul di lui volto? Dopo tanti anni si è tuttavia in tempo di farne l'esperimento. Recatevi a considerare la sua effigie al Palazzo del ''Romitorio'' {{NDR|l'Ermitage}}: io non la guardo mai senza congratularmi ch'essa non ci sia stata tramandata da un qualche scalpello erede dei Greci, il quale avrebbbe forse saputo spargervi un certo bello ideale. Ivi tutto è naturale. V'è tanta verità in quella testa, quanta ve ne sarebbe in un plasma fatto sul cadavere. Vedete quella fronte abietta, che non fu mai colorita dal pudore, que' due crateri estinti ne' quali sembra che ancora bollano l'odio e la lussuria? Quella bocca (io dirò forse male, ma non è mia colpa), quell'''apertura'' spaventevole, la quale va da un orecchio all'altro, e quelle labbra piegate dalla malizia crudele, come una molla pronta a mettersi in azione per lanciare la bestemmia o il sarcasmo [...]. (1827, vol. I, p. 183)
*Non avete mai osservato che nel campo di morte l'uomo non disubbidisce giammai? egli potrà bene massacrare Nerva, o Enrico IV; ma il più abominevol tiranno, il macellajo più sfrenato di umana carne non udirà mai colà: ''Noi non vogliamo più prestarvi servigio''. Una rivolta sul campo di battaglia, un accordo per abbracciarsi {{sic|rinegando}} un tiranno, è un fenomeno che non mi si offre al pensiero. Nulla resiste, nulla può resistere a quella forza ond'è trascinato l'uomo al combattimento: omicida innocente, passivo strumento di una mano formidabile ''ei s'immerge a fronte bassa in quell'abisso che ha scavato di propria mano, dà e riceve la morte senza né pur dubitare ch'egli è quel desso che ha creata la morte''.<br>Si compie così incessantemente dal pellicello all'uomo la gran legge della violenta distruzione degli esseri viventi. La terra tutta continuamente imbevuta di sangue non è che un immenso altare ove tutto ciò che ha vita dev'essere immolato senza fine, senza misura, senza intermissione sino alla fine dei secoli, sino alla consumazione delle cose, sino all'estinguimento del male, sino alla morte della morte. (1827, vol. II, p. 27-28)
*La spada della [[giustizia]] non ha fodero [...]. (1827, vol. I, p. 45)
*La vera religione ha più che diciotto secoli di vita; essa nacque il giorno in cui nacquero i giorni.<ref>Citato in [[Alfredo Cattabiani]], ''Simboli, miti e misteri di Roma: {{small|un allegorico viaggio lungo tremila anni di storia, fra personaggi, opere d'arte e monumenti emblematici, alla scoperta della "chiave" che ne sveli i significati nascosti}}'', Newton Compton, Roma, 1990, [https://books.google.it/books?newbks=1&newbks_redir=0&redir_esc=y&hl=it&id=zqsiAQAAIAAJ&dq=La+vera+religione+ha+pi%C3%B9+che+diciotto+secoli+di+vita%3B+essa+nacque+il+giorno+in+cui+nacquero+i+giorni.&focus=searchwithinvolume&q=diciotto+ p. 168]. ISBN 9788854102651</ref>
*Ogni male è una pena, ed ogni pena (tranne l'estrema), è inflitta dall'amore, del pari che dalla giustizia. (1827, vol. I, p. 249)
*[...] quando gli uomini, che sempre pregarono in virtù di una religione rivelata [...], si sono avvicinati al [[deismo]], che non è nulla e non può nulla, hanno smesso a poco a poco di pregare; e ora li vedete curvi sulla terra, intenti unicamente a leggi e studi fisici, avendo perduto anche il minimo sentimento della loro dignità naturale. La disgrazia di questi uomini è tale che essi non possono nemmeno più desiderare la propria rigenerazione, non solo per la ben nota ragione che «non si può desiderare ciò che non si conosce», ma perché trovano nel loro abbrutimento non so quale terribile fascino che è un castigo spaventoso. (2014, p. 169)
*Se non esistesse alcun [[male]] [[morale]] sulla [[terra]], non ci sarebbe, di conseguenza, alcun male fisico.<ref>Con questa traduzione, in 1827, vol I, p. 48: "Se non vi fosse mal morale sopra la terra , non vi sarebbe male fisico [...]."</ref>
*Tutti i [[dolore|dolori]] sono punizioni, e ogni punizione è inflitta in eguale misura per [[amore]] e per [[giustizia]].
===Citazioni su ''Le serate di San Pietroburgo''===
*Nelle notti o veglie di Pietroburgo di De Maistre riconosco svariate affinità. Vade retro, prima di tutto, il Terrore della [[Rivoluzione francese]]. ([[Guido Ceronetti]])
==''Saggio sul principio generatore delle costituzioni e delle altre istituzioni umane''==
===[[Incipit]]===
*Uno dei grandi errori di un [[XVIII secolo|secolo]] il che li professò tutti, fu di credere che una costituzione politica potesse essere scritta e creata ''a priori'', nel mentre che la ragione e l'esperienza si riuniscono per stabilire che una costituzione è un'opera divina e che ciò che havvi precisamente di più fondamentale e di più essenzialmente costituzionale nelle leggi di una nazione non potrebbe essere scritto.
===Citazioni===
*Si è creduto spesso fare un piccante scherzo ai Francesi domandando loro ''in qual libro era scritta la legge Salica''; ma [[Jéróme Bignon|Girolamo Bignon]] rispondeva molto a proposito, e probabilissimamente senza sapere a qual punto egi avea ragione, che ella era scritta {{sic|NEI}} cuori dei Francesi. (p. 21)
*''[[John Locke|Locke]]'' ha cercato il carattere della legge nell'espressione delle volontà riunite; bisogna essere singolare, per riscontrare in questo modo il carattere che esclude precisamente l'idea della legge. (p. 22)
*Perchè l'uomo agisce, egli crede agire solo, e perchè possiede la coscienza della sua libertà, egli dimentica la sua dipendenza. Nell'ordine fisico egli intende ragione; e sebbene egli possa, per esempio, sementare una ghianda ed innaffiarla, ec. , frattanto è capace di convenire che non crea delle querci, perchè vede l'albero crescere e perfezionarsi senzachè il potere umano se ne mescoli, e che d'altronde egli non ha creata la ghianda; ma nell'ordine sociale ove egli è presente ed agente, crede di essere realmente l'autore diretto di tutto ciò che si fa da esso: è, in un senso, la ''cazzuola'' che si crede architetto. L'uomo è intelligente, è libero, è sublime, senza dubbio; ma non è meno uno ''strumento d'Iddio'' [...]. (p. 28)
*Se havvi qualche cosa di conosciuto, è il paralello di [[Marco Tullio Cicerone|Cicerone]] in proposito del sistema di Epicuro, che voleva creare un mondo colli atomi cadenti a caso nel vuoto. ''Mi si farebbe piuttosto credere'', dicea il grand'Oratore, ''che delle lettere gettate in aria potessero simmetrizzarsi in modo tale da formare un poema''. Mille bocche hanno ripetuto e celebrato questo pensiero; io non conosco frattanto che alcuno abbia pensato a dargli il compimento che gli manca. Supponiamo che dei caratteri di stamperia gettati a piene mani dall'alto di una torre, giunti a terra, formino l'Athalìa di Racine, che ne risulterà? Che una intelligenza ha presieduto alla caduta ed alla sistemazione dei caratteri. Il buon senso non ne concluderà giammai in modo diverso. (p. 29)
*La più gran follia, forse, del secolo delle follie {{NDR|il XVIII secolo}}, fu di credere che le leggi fondamentali potessero essere scritte ''a priori''; nel mentre che elleno sono evidentemente l'opera di una forza superiore all'uomo; e che la scrittura stessa posteriorissima, è per loro il più gran segno di nullità. (p. 30)
*Accade della [[Chiesa cattolica|chiesa]] come dello stato: se giammai il cristianesimo non fosse stato attaccato, giammai non avrebbe scritto per fissare il [[dogma]]; ma giammai egualmente il dogma non è stato fissato per scritto, perchè esisteva antecedentemente nel suo stato naturale che è quello della ''parola''. (p. 33)
*Un gran numero di dotti scrittori hanno prodigata, dopo il XVI° secolo, un'immensa erudizione per stabilire, risalendo sino alla cuna del cristianesimo, che i vescovi di Roma non erano nulla nei primi secoli di ciò che divennero in progresso; supponendo così, come un punto accordato, che tutto quello che non si riscontra nei primitivi tempi è abuso. Ora io rispondo loro, senza il minimo spirito di contesa, e senza aver di segno di urtare alcuno, che essi mostrano in questo altrettanto di filosofia e di vera scienza quanto se essi cercassero in un bambino in fasce le vere dimensioni dell'uomo fatto. La sovranità di cui parlo è nata come le altre, e si è accresciuta come le altre. Fa pietà di osservare degli ingegni eccellenti stancarsi per provare, per mezzo dell'infanzia, che la virilità è un'abuso, nel mentre che qualsivoglia istituzione, nata adulta, è un assurdo di primo capo , una vera contraddizione. (p. 40)
*A questa regola generale, ''che niuna costituzione può essere scritta e creata a priori'', non si conosce che una sola eccezione, ed è la [[Torah|legislazione di Mosè]]. Ella sola fu, per così dire, ''gettata'' come una statua, e scritta fino nei menomi dettagli da un uomo prodigioso che disse FIAT! senzachè mai l'opera sua abbia avuto bisogno , in progresso, di essere, né da esso né da altri, corretta, aumentata, modificata. Ella sola ha potuto disprezzare il tempo, perchè non gli dovea niente e non ne attendeva niente: ella sola ha esistito per mille cinquecento anni; ed anche dopo che nuovi diciotto secoli hanno decorso sopra di lei, dal terribile anatema che la colpì al giorno stabilito, noi la vediamo vivente, per così dire, di una vita seconda, racchiudere ancora, per non so quale vincolo misterioso che non ha nome umano, le differenti famiglie di un popolo che resta disperso senza essere disunito: di maniera che, simile all'attrazione e pel medesimo potere, ella agisce a distanze, e fa un tutto di una moltitudine di parti che non si avvicinano fra loro. Così questa legislazione, si sottrae evidentemente, per qualunque coscïenza intelligente, dal circolo descritto attorno il potere umano; e questa magnifica eccezione ad una legge generale che non ha ceduto che una volta, e non ha ceduto che al suo autore, dimostra sola la missione divina del gran legislatore degli Ebrei [...] (pp. 44-45)
*[...] quando si pensa che quest'[[Compagnia di Gesù|ordine legislatore]] che regnava nel [[Paraguay]] pell'ascendente unico delle virtù e dei talenti, senza allontanarsi un istante dall'umile sommissione verso l'autorità legittima ancora la più traviata; che quest'ordine, io dico, nel tempo stesso che affrontava nelle nostre prigioni, nei nostri ospedali, nei nostri lazzeretti, {{sic|tuttociò}} che la miseria, le malattie, e la disperazione hanno di più spaventevole, di più vergognoso e di più ributtante; che questi uomini stessi che correvano, al primo appello, a coricarsi sulla paglia a lato dell'indigenza, non aveano poi un contegno strano nelle conversazioni le più leggiadre; che andavano su i palchi ''a dire le ultime parole'' alle vittime dell'umana giustizia, e che da questi teatri d'orrore si slanciavano su i pergami per predicare, con santo zelo e libertà, al cospetto dei re; che maneggiavano il pennello alla [[Cina|China]] , il telescopio nei nostri osservatorj, la lira d'Orfeo in mezzo ai Selvaggi, e che aveano allevato ed educato tutto il secolo di Luigi XIV; allorquando si riflette finalmente che una detestabile coalizzazione di ministri perversi, di magistrati in delirio e di oscuri settarj, è riuscita, ai nostri tempi, a [[Soppressione della Compagnia di Gesù|distruggere questa maravigliosa instituzione]], ed applaudirsene, si crede di vedere quel pazzo che poneva gloriosamente il piede sopra un'orologio, dicendogli: ''Ti impedirò bene di far rumore''. Ma, che dico io mai?! un pazzo non è colpevole. (pp. 50-51)
*[...] se l'educazione non è restituita al clero; e se la scienza non è posta ovunque in secondo luogo, e la religione non primeggia, i mali che ci sovrastano sono incalcolabili: noi saremo istupiditi dalla scienza, ed è questo l'ultimo grado dell'istupidezza. (p. 53)
*L'uomo nei rapporti col suo Creatore è sublime, e la sua azione è creatrice: all'opposto, dacché si separa da Iddio e che agisce solo, non cessa di essere potente , perchè è un privilegio della sua natura; ma la sua azione è negativa, e non ha per risultato che la distruzione.<br>Non havvi nell'istoria di tutti i secoli un fatto solo che contraddica queste massime. Alcuna [[Istituzione|instituzione]] umana non può durare se non è sostenuta dalla mano che tutto sostiene; vale a dire se non l'è specialmente consacrata nella sua origine. Più ella sarà penetrata dal principio divino, più ella sarà permanente. Strano acciecamento delli uomini del nostro secolo! Essi si vantano dei loro lumi, ed ignorano tutto, poiché ignorano loro stessi. Non sanno né ciò che sono, né ciò che possono. Un orgoglio indomabile li spinge sempre a distruggere {{sic|tuttociò}} che non hanno creato; e per operare delle nuove creazioni, si separano dal principio di ogni esistenza. Gian-Giacomo Rousseau lui stesso ha nondimeno detto assai bene: ''Uomo piccolo e vano, mostrami la lua potenza, io ti mostrerò la tua debolezza''. Si potrebbe dire ancora con altrettanta verità e più profitto: ''Uomo piccolo e vano, confessami la tua debolezza, io ti mostrerò la tua potenza''. (pp. 59-60)
*[...] il principio religioso è, per essenza, creatore e conservatore, in due maniere. In primo luogo, siccome egli agisce più fortemente che qualunque altro sullo spirito umano, ne ottiene degli sforzi prodigiosi. Così, per esempio, l'uomo convinto dai suoi dogmi religiosi che è un gran vantaggio per lui, che dopo la sua morte il suo corpo sia conservato nella maggiore integrità possibile, senzaché alcuna mano indiscreta o profanatrice possa avvicinarvisi; quest'uomo, io dico, dopo avere esaurita l'arte dell'imbalsamare, finirà per costruire le piramidi d'Egitto. In secondo luogo, il principio religioso di già sì forte per ciò che opera, lo è ancora infinitamente per ciò che impedisce, in ragione del rispetto, di cui circonda tutto quanto prende sotto la sua protezione. Se un semplice ciottolo è consacrato, vi ha subito un motivo perchè si sottragga alle mani che potrebbono smarrirlo o snaturarlo. La terra è coperta di prove di questa verità. ''I vasi etruschi'', per esempio, ''conservati dalla religione dei sepolcri, sono pervenuti fino a noi, malgrado la loro fragilità, in più gran numero che i monumenti di marmo e di bronzo dell'epoca stessa.'' Volete voi dunque conservare tutto, ''dedicate'' tutto. (pp. 70-71)
*Bisogna ben guardarsi di osservare leggermente su questo oggetto. Giammai un vero filosofo non deve perdere di vista la lingua, vero barometro, di cui le variazioni annunziano infallibilmente ''il buono e cattivo tempo''. Per attenermi al subietto che io tratto al presente, è certo che l'introduzione smisurata di vocaboli forestieri, applicati specialmente alle instituzioni nazionali di qualunque genere, è uno dei segni i più infallibili della degradazione di un popolo. (p. 71)
*Sempre vi sono state delle religioni sulla terra, e sempre vi sono stati delli empj che le hanno combattute: sempre egualmente l'empietà fu un delitto; perché, siccome non può darsi religione falsa senza una qualche mescolanza di vero, così non può darsi empietà che non combatta qualche verità divina più o meno sfigurata; ''ma non può esservi vera empietà che quella che combatte la vera religione''; e, per una conseguenza necessaria, giammai l'empietà non ha potuto produrre nei tempi passati i mali che ha arrecati ai giorni nostri; perchè ella è sempre colpevole in ragione dei lumi che la circondano. È con questa regola che conviene giudicare il secolo XVIII°; perchè è sotto questo aspetto che non rassomiglia ad alcun altro. (p. 72)
*Frattanto l'Europa intiera essendo stata incivilita dal cristianesimo, ed i ministri di questa religione avendo ottenuta in tutti i paesi una rilevante esistenza politica, le instituzioni civili e religiose si erano mescolate e come amalgamate in un modo sorprendente; in {{sic|guisatalechè}} si poteva asserire di tutti li stati dell'Europa, con più o meno di verità, ciò che Gibbon ha detto della Francia, che questo regno era stato creato dai vescovi. Era dunque inevitabile che la filosofia del secolo non tardasse di odiare le instituzioni sociali da cui non era possibile di separare il principio religioso. È ciò che accadde: tutti i governi, tutti li stabilimenti d'Europa le dispiacquero, perchè essi erano cristiani; ed in proporzione che essi erano cristiani, una contrarietà d'opinione, un malcontento universale si impadronì di tutte le teste. In Francia specialmente, la rabbia filosofica non conobbe più limiti; e ben presto una sola voce formidabile formandosi da tante voci riunite, si intese esclamare in mezzo dell'Europa colpevole.<br>«Abbandonaci! Converrà dunque eternamente tremare al cospetto dei sacerdoti, e ricevere da essi l'istruzione che piacerà loro di darci? La verità, in tutta l'Europa, è nascosta fra i fumi dell'incensiere; è tempo che {{sic|usca}} da questa nube fatale. Noi non parleremo più di te ai nostri figli; sta a loro quando saranno uomini a conoscere ''se tu {{sic|siei}}, e ciò che {{sic|siei}}, e ciò che esigi da loro''. Tutto quello che esiste non ci piace, perchè il tuo nome è scritto su quanto esiste. Noi vogliamo tutto distruggere e tutto ricostruire senza di te. {{sic|Usci}} dai nostri consigli; {{sic|usci}} dalle nostre accademie; {{sic|usci}} dalle nostre case: noi sapremo fare senza di te, la ragione ci basta. Lasciaci , va!!!»<br>Come Iddio ha punito questo esecrabile delirio?! L'ha punito come creò la luce, con una sola parola: Ha detto: FATE! – ed il mondo politico ha crollato dai fondamenti. (pp. 75-76)
*Da un lato, il principio religioso presiede a tutte le creazioni politiche; dall’altro, tutto scompare non appena esso si ritira.<ref name="avvenire.it">Citato in Simone Paliaga, ''[https://www.avvenire.it/amp/agora/pagine/e-de-maistre-insorsecontro-la-teofobia Joseph de Maistre: il filosofo che insorse contro la teofobia]'', ''avvenire.it'', 5 aprile 2024.</ref>
*Dio si spiega per tramite del suo primo ministro al dicastero di questo mondo, il tempo.<ref name="avvenire.it" />
==Citazioni su Joseph de Maistre==
*Ciò che rese de {{sic|de}} Maistre così affascinante agli occhi della sua generazione è che la costringeva a guardare il lato sgradevole delle cose. La costringeva ad abbandonare il suo blando ottimismo, la psicologia meccanicistica, tutti quei levigati ideali settecenteschi che nel corso della Rivoluzione francese avevano patito una così schiacciante catastrofe. Al termine dei periodi ottimistici, positivistici, costruttivi della storia umana [...], quando diventa evidente che la soluzione non ha funzionato, una tendenza alla reazione affiora sempre nella gente comune, disgustata da tanto falso ottimismo, da tanto pragmatismo, da tanto idealismo positivo, screditati dal fatto che la bolla s'è sgonfiata, e tutti gli slogan si sono rivelati privi di senso e inadeguati quando il lupo ha davvero bussato alla porta. [...] il contributo di de Maistre è un violento antidoto alle dottrine sociali settecentesche, con le loro pretese esagerate, il loro eccessivo ottimismo e la loro formidabile superficialità. De Maistre si guadagna la nostra gratitudine come profeta delle forze più violente e più distruttive che hanno minacciato, e tuttora minacciano la libertà e gli ideali dei comuni esseri umani. ([[Isaiah Berlin]])
*Il Conte {{sic|di}} Maistre era più veramente un grande scrittore, un ardito pensatore che un diplomatico. Vi aveva nel suo spirito e nel suo cuore tale una soprabbondanza di vita, una sì perfetta tenacità dell'idea che parevagli essere la verità rivelata o dimostrata del raziocinio, ch'egli portavala in trionfo così alto quanto all'umana debolezza è permesso. I mezzani provvedimenti dello spirito di parte, gl'indugi dell'intelletto, le difficoltà di tempo e di luogo, niente faceva ostacolo a questa vigoria del genio che si stendeva sopra tutti i subbietti che trattava, e che in ciascuno di essi lasciava una profonda impressione. ([[Jacques Crétineau-Joly]])
*Il De Maistre sostiene che una fanciulla che ''vuol dipingere è pazza''; ma quante grandi Sante hanno avuto questa follia! ([[Félix Dupanloup]])
*De Maistre ed [[Edgar Allan Poe|Edgar Poe]] mi hanno insegnato a ragionare. ([[Charles Baudelaire]])
*Il più grande dei reazionari, Joseph de Maistre, era 'anticapitalista' ben prima, e con più fondato argomentare, di [[Franco Fortini]]. ([[Roberto Calasso]])
*Maestro occulto del romanticismo europeo [...] ispiratore dei reazionari e nello stesso tempo interprete sottile della Tradizione. ([[Alfredo Cattabiani]])
*Nella radicale polemica contro le tesi di [[Jean-Jacques Rousseau|Rousseau]] — autore di una sconvolgente introduzione di errori — de Maistre non risparmia colpi. Dalla convinzione che il suo avversario rimproverasse ogni giorno il Signore per non averlo fatto nascere nobile e duca lo bolla aspramente chiamandolo più volte plebeo. Ispirarsi oggi a Rousseau può non essere culturalmente — per tanti versi — molto illuminante. Ma nella rigidità del modello di de Maistre proprio non trovo spunti di approvazione. Né mi sembra entusiasmante quello che scrive sulla possibilità teorica di uccidere il tiranno, il quale per il resto è intoccabile totalmente super leges. ([[Giulio Andreotti]])
*Nella Savoia sono nati i grandi scrittori francesi, come de Maistre. ([[Pietro Citati]])
===[[Emil Cioran]]===
*«Ciò che si crede vero va detto e detto arditamente; vorrei, qualsiasi cosa mi costasse, scoprire una verità capace di urtare tutto il genere umano: gliela direi a bruciapelo». Il [[Charles Baudelaire|Baudelaire]] della «franchezza assoluta», delle ''Fusées'' e di ''Mon cœur mis a nu'' è contenuto e in un certo modo annunciato in questa dichiarazione delle ''Soirées'', che ci offre la formula di quell'incomparabile arte della provocazione nella quale Baudelaire si sarebbe distinto quasi quanto Maistre. Vi si distinguono d'altro canto tutti coloro i quali, per chiaroveggenza o per acredine, ripudiano gli incantesimi astuti del Progresso. Perché i conservatori impiegano così bene l'invettiva e in genere scrivono con maggior cura dei ferventi dell'avvenire? Il fatto è che, furenti di essere contraddetti dagli avvenimenti, si gettano, nel loro scompiglio, sul verbo, dal quale, in mancanza di una più sostanziale risorsa, traggono vendetta e consolazione. Gli altri vi ricorrono con noncuranza e persino con disprezzo: complici del futuro, tranquilli dal lato della «storia», scrivono senza arte, anzi senza passione, consci che lo stile è la prerogativa e quasi il lusso del fallimento.
*Il [[positivismo]] trasse il maggior profitto dai sistemi «retrivi», di cui rifiutò il contenuto e le credenze solo per adottarne meglio l'armatura logica, il contorno astratto. [[Auguste Comte]] si servì delle idee di [[Joseph De Maistre|Maistre]] come [[Karl Marx|Marx]] di quelle di [[Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Hegel]].<br>Diversamente attenti alla sorte della religione, ma parimenti asserviti ai rispettivi sistemi, positivisti e cattolici sfruttarono nel modo più appropriato ai loro interessi il pensiero dell'autore di ''Du Pape''; ben più libero, un Baudelaire vi attinse, per semplice necessità interiore, alcuni temi, come quelli del male e del peccato, o taluni suoi «pregiudizi» contro le «idee democratiche» e il «progresso».
*Più lo si frequenta, più si pensa alle delizie dello scetticismo o all'urgenza di una perorazione per l'eresia.
*Quando parliamo di fallimento, non pensiamo solo a Maistre, ma anche a [[Henri de Saint-Simon|Saint-Simon]]. Nell'uno come nell'altro un eguale attaccamento, esclusivo, ristretto, alla causa dell'aristocrazia, una massa di pregiudizi difesi con una rabbia continua, l'orgoglio di casta spinto fino all'ostentazione, e un'eguale incapacità di agire che spiega perché furono così audaci come scrittori. Che l'uno mediti su problemi o l'altro descriva avvenimenti, la minima idea, il minimo fatto esplodono sotto la passione che vi mettono. Volerne anatomizzare la prosa equivale ad analizzare una bufera.
*Vorrei aggiungere che Joseph de Maistre è uno degli autori che più ho frequentato. Giovanissimo, mi sono appassionato a Del Papa, e poi ho letto più volte le Serate di San Pietroburgo e le sue Considerazioni sulla Rivoluzione.
===[[Adolfo Omodeo]]===
*Impegnato nella sua polemica antirivoluzionaria a sostenere i poteri tradizionali, il Maistre divien l'araldo dei diritti divini dei re legittimi e delle razze regnanti e dell'aristocrazia. Ma questa riduzione meramente politica della sua speculazione teocratica, questo comandare di fazione il gendarme ausiliare Iddio a tutela di un determinato ordinamento politico e sociale non esaurisce del tutto le esigenze del suo pensiero, ed egli sarà portato ad una reduplicazione del regime teocratico, a dare alla divinità un suo proprio organo di governo, il [[papa]]: e così rimedierà alla lesione che la sua teoria delle nazioni incompenetrabili poteva recare all'universalismo cattolico. Ma per questa via, la vita politica delle nazioni e il potere dei principi rischieranno d'essere abbassati di un piano, di diventare qualcosa di simile alle accademie scolastiche dei collegi dei gesuiti, un passatempo per gli oziosi.
*Provinciale, e d'una provincia francese che faceva parte del [[regno di Sardegna]], assorto in una vita patriarcale di clan, era l'antitesi del costume settecentesco, e sentiva bisogno di reagire aggressivamente al pensiero e al costume che Parigi imponeva alla Francia e al mondo. Era una prima reazione della provincia contro la forza centrale. Analizzava, distaccato e acuto, il moto degli spiriti, con un'ambizione in cui confluivano e la coscienza di sé e l'orgoglio del [[Savoia (regione storica)|savoiardo]], e lo spirito critico e talora quello sofistico.
*Se per temperamento suo il Maistre, come è stato già rilevato, e come invece si sforzava d'illudersi, non era portato allo spasimo mistico, al contatto col divino e allo smarrimento nell'ineffabile, era però portato a un misticismo gnostico cerebrale nel processo della conoscenza. Trova che le cose meglio si spiegano ponendo come primo un [[dogma]] irrazionale, un [[mito]], che non in quella che per lui era la piatta causalità o sequenza dei fenomeni.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Joseph de Maistre, ''[https://books.google.it/books?id=tkr7TyRyeg4C&newbks=1&newbks_redir=0&dq=&pg=PP5#v=onepage&q&f=false Del Papa: {{small|traduzione fatta sull'edizione XVIII dell'originale con note dal sacerdote Cavaliere Giovanni Battista Gerini professore di rettorica}}]'', Tipografia Pontificia Pietro di G. Marinetti, Torino, 1864.
*Joseph de Maistre, ''[https://books.google.it/books?id=yBpFGYKPU4QC&newbks=1&newbks_redir=0&dq=&pg=PA3#v=onepage&q&f=false Considerazioni sulla Francia: {{small|tradotte in lingua italiana sulla edizione di Parigi 1821 corretta e riveduta dall'autore}}]'', traduzione di Abele di Collegno, Tipografia del Patronato, Milano, 1877.
*Joseph de Maistre, [https://archive.org/details/bub_gb_1HaVlgpoNMUC ''Le serate di Pietroburgo''], I, Biblioteca cattolica, Napoli, 1827.
*Joseph de Maistre, [https://archive.org/details/bub_gb_lSNr7sJ-3j0C ''Le serate di Pietroburgo''], II, Biblioteca cattolica, Napoli, 1827.
*Joseph de Maistre, ''Le serate di Pietroburgo o Colloqui sul governo temporale della Provvidenza'', a cura di Alfredo Cattabiani, trad. it. Lorenzo Fenoglio e Anna Rosso, Nino Aragno Editore, Torino, 2014.
*Joseph de Maistre, ''[https://books.google.it/books?id=I5xPmKyChdMC&newbks=1&newbks_redir=0&dq=&pg=PA1#v=onepage&q&f=false Saggio sul principio generatore delle costituzioni politiche, e delle altre istituzioni umane]'', traduzione di Cosimo Andrea Sanminiatelli, Le Monnier, Firenze, 1845.
==Voci correlate==
*[[Xavier de Maistre]], fratello
==Altri progetti==
{{interprogetto|s=fr:Auteur:Joseph de Maistre|s_lingua=francese}}
{{DEFAULTSORT:Maistre, Joseph de}}
[[Categoria:Politici italiani]]
[[Categoria:Diplomatici italiani]]
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William Faulkner
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~2026-41885-24
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wikitext
text/x-wiki
[[Immagine:Carl Van Vechten - William Faulkner.jpg|thumb|William Faulkner, 1954, fotografia di [[Carl Van Vechten]]]]
{{Premio|Nobel|la letteratura '''(1949)'''}}
'''William Cuthbert Faulkner''' (1897 – 1962), scrittore statunitense.
==Citazioni di William Faulkner==
*{{NDR|Chi scrive}} Deve imparare da sé che la più vile di tutte le cose è avere paura.<ref>Dal ''Discorso di accettazione del premio Nobel per la Letteratura'', Stoccolma, 10 dicembre 1950, in ''W.F.''</ref>
*Il motivo per cui il Signore ha creato le donne è perché l'uomo non capisce quello che è un bene per lui neanche quando se lo ritrova sotto il naso.<ref>Da ''Mentre morivo'', a cura di Mario Materassi, Adelphi, Milano, 2014. ISBN 9788845976049</ref>
*La [[salvezza]] del mondo sta nella [[sofferenza]] dell'uomo.<ref>Da ''Requiem per una monaca''.</ref>
*Scopo di ogni artista è arrestare il movimento, che è vita, con mezzi artificiali, e tenerlo fermo ma in tal modo che cent'anni dopo, quando un estraneo lo guarderà, torni a muoversi, perché è vita.<ref>Da un'intervista, 1958; citato in Elena Spagnol, ''Enciclopedia delle citazioni'', Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894</ref>
*Sognate e mirate sempre più in alto di quello che ritenete alla vostra portata. Non cercate solo di superare i vostri contemporanei o i vostri predecessori. Cercate, piuttosto, di superare voi stessi.<ref>Da ''Sartoris''.</ref>
:Non sforzarti di essere migliore degli altri, cerca di essere migliore di te stesso.
*''Tra il [[dolore]] e il [[nulla]] sceglierò il dolore''.<ref>Da ''Le palme selvagge'', a cura di Mario Materassi, traduzione di Bruno Fonzi, Adelphi, Milano, 2014. ISBN 9788845976025</ref>
*Vivere in un qualsiasi angolo del mondo oggi ed essere contro l'[[uguaglianza]] per ragioni di razza e colore è come vivere in Alaska ed essere contro la neve.<ref>Da ''Paura: il travaglio del profondo Sud: Mississippi'', in ''W.F.''</ref>
===Attribuite===
*Gli artisti immaturi copiano. I grandi artisti rubano.<ref>Citato in Darwin Reid Payne, ''Design for the Stage: First Steps'', 1974, p. 236; citato in ''[https://www.ilpost.it/pierotrellini/2017/12/23/la-frase-sugli-artisti-rubano/ La frase sugli artisti che rubano]'', ''ilPost.it'', 23 dicembre 2017.</ref>
:{{NDR|[[Citazioni errate|Erroneamente attribuita]]}} La citazione viene spesso attribuita erroneamente a Faulkner. La prima attribuzione risale al 1974 ma non vi sono riscontri effettivi tra i suoi scritti o le sue dichiarazioni ufficiali. Una prima versione di questa frase sembra risalire al 1892, quando [[William Henry Davenport Adams]] s'espresse a proposito della produzione artistica, benché si riferisse più ai poeti che agli artisti in senso lato: «i grandi poeti imitano e migliorano, mentre quelli piccoli rubano e si rovinano.» Poi, nel 1920, [[Thomas Stearns Eliot]] scrisse (riferendosi però sempre ai soli poeti): «I poeti immaturi imitano; i maturi rubano.» Nel 1959 comparve per la prima volta una frase simile in cui per l'appunto si faceva riferimento agli artisti e non ai poeti nello specifico: «Gli artisti immaturi prendono in prestito; gli artisti maturi rubano.» Versioni leggermente diverse di questa citazione sono state in seguito attribuite, oltre allo stesso Faulkner (1974), a [[Igor Stravinskij|Stravinskij]] (1967) ed a [[Pablo Picasso|Picasso]] (1988).<ref>{{cfr}}<br>
* {{en}} ''[https://quoteinvestigator.com/2013/03/06/artists-steal/#note-5574-6 Good Artists Copy; Great Artists Steal]'', ''QuoteInvestigator.com'', 6 marzo 2013.<br>
*''[https://www.ilpost.it/pierotrellini/2017/12/23/la-frase-sugli-artisti-rubano/ La frase sugli artisti che rubano]'', ''ilPost.it'', 23 dicembre 2017.</ref>
==''Santuario''==
===[[Incipit]]===
Da dietro lo schermo di cespugli che circondava la sorgente, Popeye guardava l'uomo che beveva. Un sentiero appena visibile portava dalla viottola alla sorgente. Popeye guardò l'uomo – un uomo alto e magro, senza cappello, con un paio di vecchi pantaloni di flanella grigia e una giacchetta di tweed sul braccio – venire giù per il sentiero e inginocchiarsi a bere alla sorgente.<br>La sorgente scaturiva alle radici di un faggio e fluiva su un fondo sabbioso ondulato a volute. Era i circondata da un folto di canne, rovi, cipressi e eucalipti sul quale, come dal nulla, si posavano chiazze di luce. Da qualche parte, nascosto, segreto e tuttavia vicino, un uccello cantò tre note e tacque.<br>Alla sorgente, l'uomo che beveva teneva il viso accostato alle miriadi di infranti riflessi del suo bere. Quando si tirò su, vide in mezzo ad essi il riflesso scheggiato della paglietta di Popeye, anche se non aveva sentito alcun rumore.<br>
Vide, che lo fissava di là della sorgente, un uomo minuto, le mani nelle tasche della giacca, una sigaretta che gli pendeva sul mento. Indossava un vestito nero, con una giacca stretta e corta. I pantaloni, rimboccati una volta, erano incrostati di fango sopra le scarpe infangate. Il viso era di uno strano colore esangue, come visto alla luce elettrica; contro il silenzio assolato, con quella paglietta di traverso e i gomiti un po' in fuori, aveva la piatta crudeltà della latta pressata.
===Citazioni===
*«Già» disse la donna. Si voltò di nuovo verso il fornello. «Sono io che cucino. Cucino per magnaccia, per sfigati, per mezzi matti. Già. Cucino, io.» (cap. 1, p. 15)
*Ecco perché sappiamo che la natura è una lei: per via di questa congiura fra carne di donna e stagione di donna. E così ogni primavera guardavo il riaffermarsi dell'antico fermento che nascondeva l'amaca: la trappola verde della promessa d'inquietudine. Quel tanto di fioritura, voglio dire, che ha l'uva. [...] Ma non si trattava di questo, in realtà. Ho pensato che forse quello che mi turbava di più era la primavera, o il fatto di avere quarantatré anni. Ho pensato che forse, per sentirmi bene, mi sarebbe bastata una collina dove sdraiarmi per un po'. (Horace Benbow: cap. 2, pp. 21-22)
*Lei vide l'albero che bloccava la viottola, ma tutto quello che fece fu puntellarsi di nuovo. Le parve fosse la logica conclusione disastrosa della serie di circostanze nella quale si era trovata coinvolta. Rimase lì seduta, rigida, a osservare in silenzio mentre Gowan, che sembrava guardare diritto davanti a sé, andava a sbattere contro l'albero a venti miglia all'ora. L'automobile urtò, rimbalzò all'indietro, poi tornò a picchiare contro l'albero e si rovesciò su una fiancata. (cap. 4, p. 41)
*«Oh, le conosco quelle come te» disse la donna. «Donne oneste. Troppo per bene per avere a che fare con la gente comune. Uscite di nascosto coi ragazzini, ma aspetta che arrivi un uomo». Rigirò la carne. «Prendete tutto quello che potete, ma dare, niente. "Sono una ragazza pura, io; io non le faccio, certe cose". Esci di nascosto coi ragazzini, gli consumi la benzina, ti fai pagare la cena, ma appena ti mette gli occhi addosso un uomo svieni perché tuo padre giudice e i tuoi quattro fratelli potrebbero disapprovare. Ma basta che ti trovi nei guai e da chi corri a piangere? da noi, da quelli che non sono degni neanche di allacciargli la scarpe onnipotenti, al signor giudice». Da sopra il bambino Temple fissava la schiena della donna, il viso come una piccola maschera pallida sotto il cappellino storto. (cap. 7, p. 59)
*«Un uomo? Tu un uomo vero non l'hai mai visto. Tu neanche lo sai cosa sia esser voluta da un uomo vero. E ringrazia il cielo che non t'è mai successo e non ti succederà mai, perché se no scopriresti quel che vale quel bel faccino, e tutto il resto di te a cui credi di tenere tanto, quando invece ne hai soltanto paura. E se lui è abbastanza uomo da darti della puttana, dirai Sì Sì e ti trascinerai nuda per terra e nel fango perché te lo dica ancora... Dammi quel bambino.» Temple stringeva il piccino fissando la donna, la bocca che si muoveva come se stesse dicendo Sì Sì Sì. La donna buttò la forchetta sul tavolo. «Mollalo» disse, prendendo il bambino. Lui aprì gli occhi e diede un lamento. La donna tirò a sé una seggiola e si sedette, il bambino in grembo. «Me lo prendi uno di quei pannolini stesi là fuori?» disse. Temple restava lì impalata, le labbra che continuavano a muoversi. «Hai paura a andarci, eh?» disse la donna. Si alzò. (cap. 7, p. 61)
*Guardò l'ultima luce condensarsi nel quadrante dell'orologio, e il quadrante trasformarsi da tondo orifizio nella penombra a disco sospeso nel nulla, il [[caos]] originale, e di nuovo trasformarsi in uno sfera di cristallo che nelle sue immobili, misteriose profondità conteneva il caos ordinato del mondo intricato e indistinto sui cui fianchi sfregiati le antiche ferite roteano a folle velocità verso la tenebra entro la quale si appostano nuove sciagure. (cap. 18, p. 144)
*Lei tirò il fiato, sibilando, afferrandosi il petto. Si avvicinò al letto e attraverso il velo guardò Temple. «Felici come due colombi, eravamo» gemette, soffocando, gli anelli che si accendevano di caldi sfavillìi entro il ritmico enfiarsi del petto. «E mi doveva morire, mi doveva!». Tirò il fiato, sibilando, la bocca aperta che dava forma all'angoscia nascosta dei polmoni impediti, i pallidi occhi sporgenti spalancati nello sconcerto di quella perdita. «Come due colombi!» urlò con aspra voce soffocata. (cap. 18, pp. 151-152).
*Che cos'è che fa pensare a un [[Maschio e femmina|uomo]] che la [[Maschio e femmina|donna]] che sposa o che genera potrebbe, sì, comportarsi male, ma tutte quelle che non ha sposato né generato si comporteranno male di sicuro? (cap. 19, p. 157)
*«Il [[tempo]] non è poi questo gran male, dopotutto. Basta usarlo bene, e si può tirare qualsiasi cosa, come un elastico, finché da una parte o dall'altra si spacca, e eccoti lì, con tutta la tragedia e la disperazione ridotta a due nodini fra pollice e indice delle due mani.»<br>«Resti o non resti, Horace?»<br>«Penso che resterò» disse Horace. (cap. 20, p. 172)
*In capo a un anno ci morirà, o finirà in manicomio, da quel che succede su in quella camera tra quei due. C'è qualcosa di strano che ancora non ho capito. Forse è lei. Non è nata per questa vita. Bisogna esserci nati, per questo, come bisogna esser nati per fare il macellaio o il barbiere, immagino. Nessuno lo farebbe solo per guadagnare o per divertirsi. Meglio per lei se morisse stanotte, pensò Horace, incamminandosi. E anche per me. [...] Forse è nell'istante in cui ci rendiamo conto, in cui ammettiamo che nel male vi è un disegno logico, è allora che moriamo, pensò, ripensando all'espressione che una volta aveva vista negli occhi d'un bambino morto, così come di altri morti: l'indignazione che si raffredda, l'improvvisa disperazione che si attenua, lasciando due globi vuoti nel profondo dei quali, in miniatura, si aggira il mondo immobile. (cap. 23, p. 205)
*La voce della notte – insetti, quello che fossero – lo aveva seguito in casa; capì d'un tratto che era la frizione della terra sul suo asse mentre si avvicinava il momento in cui doveva decidere se continuare a girare oppure rimanere ferma per sempre: una palla immobile nello spazio raggelante attraverso il quale, come fumo gelido, si avvitava uno spesso odore di caprifoglio. (cap. 23, p. 207)
*Fuori, nell'aria fresca del mattino, Horace prese a respirare profondo. «Si riempia i polmoni» disse. «Una nottata in quel posto basterebbe a far venire il delirium tremens a chiunque. L'idea di tre persone adulte... Mio Dio, certe volte mi convinco che siamo tutti bambini, eccetto i bambini. ma oggi sarà l'ultimo giorno. A mezzogiorno uscirà libero: se ne rende conto?» (cap. 27, p. 258)
===[[Explicit]]===
Era stata una giornata grigia, un'estate grigia, un'annata grigia. Per strada i vecchi indossavano il cappotto, e nei Giardini del Lussemburgo, mentre passavano Temple e suo padre, le donne sedevano a lavorare a maglia avvolte nei loro scialli e anche gli uomini che giocavano a croquet giocavano in cappotto e mantelline, e nella triste oscurità dei castagni il secco schioccare delle palle e le grida occasionali dei bambini avevano un che di autunnale, di coraggioso ed evanescente e desolato. Da dietro la rotonda con la sua spuria balaustra greca, rappresa di movimento, pervasa da una luce grigia dello stesso colore e della stessa tessitura dell'acqua che la fontana si divertiva a far ricadere nella vasca, veniva una continua cascata di musica. Proseguirono, oltrepassarono la vasca dove i bambini e un vecchio con un misero cappotto marrone facevano navigare le loro barchette, e entrarono di nuovo sotto gli alberi e trovarono da sedersi. Immediatamente una vecchia arrivò con decrepita prontezza a riscuotere quattro sous.<br>Sotto il padiglione, una banda vestita del blu orizzonte dell'esercito suonava Massenet e Skrjabin, e Berlioz come una leggera spalmatura di torturato Čajkovskij su una fetta di pane stantio, mentre il crepuscolo si dissolveva in umidi barlumi dai rami, sul padiglione e sui funghi severi degli ombrelli. Ricchi e sonori gli ottoni si abbattevano e morivano nello spesso crepuscolo verde, rotolando su di loro in tristi onde opulente. Temple sbadigliò al riparo della mano, poi tirò fuori uno specchietto e lo aprì su un visino in miniatura imbronciato, scontento e triste. Suo padre le sedeva accanto, le mani incrociate sul pomo del bastone, la rigida barra dei baffi perlata di umidità come argento ghiacciato. Temple richiuse lo specchietto, e da sotto l'elegante cappellino nuovo parve inseguire con gli occhi le onde della musica dissolversi negli ottoni morenti, al di là della vasca e dell'antistante semicerchio di alberi dove, a severi intervalli, meditavano le morte, tranquille regine di marmo maculato, e via verso il cielo che giaceva prono e vinto nell'abbraccio della stagione della pioggia e della morte.
==''L'urlo e il furore''==
===[[Incipit]]===
Sette aprile 1928<br>Al di là dello steccato, fra i rampicanti, potevo vederli giocare. Procedevano verso la bandiera, ed io li seguivo, lungo lo steccato. Luster frugava fra l'erba, sotto l'albero in fiore. Sfilavano la bandiera e colpivano la palla. Poi rimettevano a posto la bandiera, andavano sul terrapieno, prima tirava uno, poi l'altro. Procedevano ancora, ed io ancora a seguirli, lungo lo steccato. Luster si allontanava dall'albero in fiore, avanzavano lungo lo steccato, si fermavano, ci fermavamo anche noi, mi mettevo a guardare fra i rampicanti, mentre Luster frugava nell'erba. «Attento, ''caddie''». Tir. Si allontanarono, attraversando il prato. Aggrappato ai pali dello steccato, li guardavo che si allontanavano.
===Citazioni===
*I nomignoli sono una cosa volgare. Li usa solo la gente ordinaria. (''Sette aprile 1928'', 1997, p. 55)
*''È un pezzo che scappi, disse Jason, ma non sei mai andata piú in là dell'ora di cena.'' (''Sette aprile 1928'', 1997, p. 62)
*Quando l'ombra del telaio si disegnò sulle tendine era tra le sette e le otto del mattino, e fui di nuovo dentro il tempo, sentendo il ticchettio dell'orologio. Era quello del nonno e quando me lo diede il babbo disse: Quentin, eccoti il mausoleo di ogni speranza e desiderio; è molto probabile, purtroppo, che te ne serva anche tu per ottenere il reducto absurdum di ogni umana esperienza, che non farà per i tuoi bisogni individuali piú di quanto fece per i suoi o per quelli di suo padre. Non te lo do perché tu possa ricordarti del tempo, ma perché ogni tanto tu possa dimenticarlo per un attimo e non sprecare tutto il tuo fiato nel tentativo di vincerlo. Perché, disse, le battaglie non si vincono mai. Non si combattono nemmeno. L'uomo scopre, sul campo, solo la sua follia e disperazione, e la vittoria è un'illusione dei filosofi e degli stolti. (''Due giugno 1910'', 1997, p. 67)
*Non è quando capisci che nulla può aiutarti – religione, orgoglio, qualsiasi cosa – è quando capisci di non aver bisogno di nulla. (''Due giugno 1910'', 1997, pp. 70 sg.)
*Parlavano tutti insieme, con voci insistenti e impazienti, contraddittorie, trasformando una cosa irreale in una possibilità, poi in una probabilità, poi in un fatto incontrovertibile, come fa la gente quando i suoi desideri diventano parole. (''Due giugno 1910'', 1997, p. 104)
*Mi sembra che la gente, che tanto si fa usare dalle parole, sia coerente almeno in questo: nell'attribuire saggezza a una lingua immota; […]. (''Due giugno 1910'', 1997, p. 105)
*Io non prometto mai niente a una donna, e non le faccio capire che cosa ho intenzione di darle. È l'unico modo per tenerle a bada. Lasciarle sempre nell'incertezza. (''Sei aprile 1928'', 1997, p. 173)
*Sono lieto di non avere una di quelle coscienze che si devono sempre incoraggiare come un cucciolo malato. (''Sei aprile 1928'', 1997, p. 203)
*I [[bianco e nero (antropologia)|bianchi]] danno i [[Denaro|quattrini]] ai [[bianco e nero (antropologia)|negri]] perché sanno che il primo bianco che arriva con una banda se li riprende, e allora il negro si rimette a lavorare per guadagnarne degli altri. (p. 16)
*Sono sempre le abitudini [[Ozio|oziose]] quelle che si rimpiangono. (p. 63)
*Quel che vi è di meglio nel [[pensiero]] si aggrappa come edera morta su vecchi mattoni morti. (p. 79)
*Un [[uomo]] vivo è meglio di qualsiasi uomo morto, ma nessun uomo vivo o morto è molto migliore di qualsiasi altro uomo vivo o morto. (p. 84)
*Il babbo diceva che l'uomo è la somma delle sue [[Sventura|sventure]]. Un giorno ti vien da pensare che la sventura prima o poi si stancherà, ma allora la tua sventura è il tempo, diceva il babbo. Un gabbiano attaccato a un filo invisibile teso nello spazio. Ti porti nell'eternità il simbolo della tua frustrazione. Allora le ali sono più grandi, diceva il babbo, ma chi sa suonare l'arpa?<ref>Da ''L'urlo e il furore'', traduzione di Vincenzo Mantovani, Einaudi, Torino, 2005. ISBN 9788806179557</ref>
==''Luce d'agosto''==
===Incipit===
Seduta sul bordo della strada, guardando il carro che viene su per la salita verso di lei, Lena pensa, 'Arrivata fino a qui dall'Alabama: una bella distanza. Tutto a piedi fin dall’Alabama. Una bella distanza'.
===Citazioni===
*Il [[nome]] di uno, che dovrebbe essere soltanto il suono per chi è lui, in qualche modo potrebbe essere un auspicio di quello che farà, se soltanto gli altri riuscissero a leggerne il significato in tempo.
*L'uomo fa, combina, tanto più di quanto riesca a sopportare o debba [[Sopportazione|sopportare]]. È così che scopre di poter sopportare qualsiasi cosa. È per questo. È questo che è terribile. Che può sopportare qualsiasi cosa, qualsiasi cosa
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''La città''===
Io non ero ancora nato, ed era così il cugino Gowan ad esserci, ed era grande abbastanza per vedere e ricordare e aggiornarmi più tardi quando anch'io fui grande abbastanza per capire. Cioè, fu il cugino Gowan più lo zio Gavin, o forse meglio lo zio Gavin più il cugino Gowan. Lui – il cugino Gowan – aveva tredici anni. Suo nonno era il fratello del nonno, e così, quando si arrivava a noi, lui e io non sapevamo in quale grado eravamo cugini. Lui chiamava tutti quanti noi, salvo il nonno, «cugini», e noi tutti, salvo il nonno, chiamavamo lui «cugino», e in questo modo ogni cosa era a posto.<ref>Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, ''Incipit'', Skira, 2018. ISBN 9788857238937</ref>
===''Non si fruga nella polvere''===
Era mezzogiorno preciso quella domenica mattina che lo sceriffo giunse alla prigione con Lucas Beauchamp anche se la città intera (e d'altronde l'intera Contea) sapeva dalla sera prima che Lucas aveva ucciso un bianco.<ref>Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, ''Incipit'', Skira, 2018. ISBN 9788857238937</ref>
===''Requiem per una monaca''===
Il tribunale è meno antico della città, che sorge sul volgere del secolo come centro di scambio di un agente chickasaw e tale per quasi trent'anni prima di scoprire, non di non aver un deposito per i suoi documenti e certamente non di avere bisogno, ma che soltanto costituendolo o comunque decidendo di costituirlo si poteva far fronte a una situazione che altrimenti avrebbe fatto rimettere quattrini a qualcuno;
==Citazioni su William Faulkner==
* Dio mio, Dio mio, non possiamo pubblicarlo. Finiamo tutti in prigione. (Rapporto di lettura, ''Santuario'', 1931)<ref>Citato in ''Storia della bruttezza'', a cura di [[Umberto Eco]], Bompiani, Milano, p. 393. ISBN 978-88-452-7389-6</ref>
*E allora il sospetto molto fondato è che Faulkner non sia molto popolare {{NDR|fra gli statunitensi meridionali}} perché non coltivava il vittimismo anti-yankee. Conosceva, inoltre, un'arte davvero difficile, che forse nessun altro ha mai posseduto in quel grado sublime: quella di descrivere, seguendone con precisione gli andamenti, i rapporti sociali tra bianchi ed ex schiavi, dolci o crudi che fossero, senza mai dare giudizi di alcun tipo, ma anche senza mai smettere di farti toccare con mano il fatto che si trattava di rapporti ''tra uomini''. Non è banale come potrebbe sembrare. Anzi: è quasi impossibile, a meno di non scrivere un comizio o un'omelia, evitare di trasmettere l'impressione che un nero sia un nero e poi, a pensarci bene, per via di certe dichiarazioni dei diritti, anche un uomo. Quando un romanziere attuale ci prova, finisce che se non stai spasmodicamente attento non ti accorgi neppure che tra i protagonisti ci siano dei neri. Tanta «cecità nei confronti del colore» contiene in sé qualcosa di ammirevole, ma ha più valore come tacito comizio antirazzista che come descrizione dei rapporti sociali, in quanto per ora esiste solo nei romanzi. <br>Riuscire a scrivere come Faulkner è ancor oggi qualcosa di sovversivo, che credo non vada bene né ai neri, né ai bianchi. ([[Flavio Baroncelli]])
*Non importa che i suoi romanzi parlino essenzialmente di dinamiche familiari piuttosto contorte ambientate immancabilmente nel Sud degli Stati Uniti: importa come sono strutturati. Il modo in cui costruisco i miei libri, in cui intreccio voci e storie, l’ho imparato da lui. ([[David Quammen]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*William Faulkner, ''Santuario'', a cura di Mario Materassi, Adelphi, Milano, 2006. ISBN 8845921026
*William Faulkner, ''Requiem per una monaca'', traduzione di Fernanda Pivano, Arnoldo Mondadori Editore, 1964.
*William Faulkner, ''L'urlo e il furore'' (''The Sound and the Fury''), traduzione di Augusto Dauphiné, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1959.
*William Faulkner, ''L'urlo e il furore'' (''The Sound and the Fury'', 1929), introduzione di Emilio Tadini, postfazione di Attilio Bertolucci, traduzione di Vincenzo Mantovani, Einaudi, Torino, 1997. ISBN 8806179551
*William Faulkner, ''Luce d'agosto'', a cura di Mario Materassi, Adelphi, Milano, 2014. ISBN 9788845976032
*William Faulkner, ''W.F. Scritti, discorsi e lettere'', a cura di James B. Meriwether, traduzione di Luca Fusari, Il Saggiatore, 2010.
==Filmografia==
*''[[Acque del sud]]'' (1944)
*''[[L'uomo del Sud]]'' (1945)
*''[[Il grande sonno]]'' (1946)
==Altri progetti==
{{interprogetto|s=en:Author:William Faulkner|s_lingua=inglese}}
===Opere===
{{Pedia|L'urlo e il furore||(1929)}}
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[[Categoria:Scrittori statunitensi]]
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Michele Serra
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Danyele
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[[File:Michele Serra - IJF 2010 03.jpg|thumb|Michele Serra al Festival Internazionale del Giornalismo 2010.]]
'''Michele Serra''' (1954 – vivente), giornalista, scrittore, autore televisivo e umorista italiano.
==Citazioni di Michele Serra==
*A [[Sedicenne|sedici anni]] ero [[anarchico]]. A sedici anni non si capisce niente. Non si sa come funziona il mondo.<ref>Da un monologo nel programma ''Che tempo che fa'' di Rai 3, 27 febbraio 2022; citato in un [https://twitter.com/chetempochefa/status/1498011616482414599 post] sul profilo ufficiale @chetempochefa, ''twitter.com''.</ref>
*A [[Venezia]] per i vostri bisogni servitevi delle toilette pubbliche. Ce ne sono ben due: una a Mestre e una sull'autostrada per Padova, dove, tra l'altro, potrete ammirare il fenomeno dell'acqua alta in pieno autogrill.<ref>Citato in ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2002/agosto/25/FORMICHE_GIRO_PER_MONDO_co_0_0208258285.shtml Le formiche in giro per il mondo]'', ''Corriere della Sera'', 25 agosto 2002.</ref>
*Chiedersi se il Pci dimentica [[Enrico Berlinguer|Berlinguer]] significa chiedersi se il Pci dimentica i valori. I nostri militanti hanno magari dimenticato il Berlinguer del compromesso storico, ma hanno viva memoria del Berliguer dell'austerità. Magari è solo un simbolo, ma accidenti come contano i simboli.<ref>Citato in ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,2/articleid,0994_01_1986_0204_0002_13705554/ Festival senza Berlinguer]'', ''La Stampa'', 31 agosto 1986.</ref>
*Gli [[Stati Uniti d'America|americani]] sono molto fortunati, perché dovunque vanno per esportare la libertà... trovano il petrolio.<ref>Da un intervento nel programma ''Che tempo che fa'' di NOVE, 1º marzo 2026; citato in un [https://x.com/chetempochefa/status/2028192544601850160 post] sul profilo ufficiale @chetempochefa, ''x.com''.</ref>
*La [[Sinistra in Italia|sinistra italiana]] si ritrova con gli stessi voti dai tempi di Giuseppe Mazzini. Il vero talento consiste nel ripartirli tra liste ogni volta differenti. È come spostare i vecchi mobili di casa una volta all'anno, per avere una inebriante sensazione di novità pur vivendo da sempre nello stesso trilocale ereditato dal nonno.<ref>Da ''L'Espresso'' n. 25, 2004.</ref>
*Chi lo considera {{NDR|[[Mark Twain]]}} uno dei padri della letteratura americana ha torto per difetto: è uno dei padri della letteratura democratica di ogni latitudine, e uno dei massimi codificatori dell'umorismo come arma insuperabile per prendere le misure al potere, e dopo averle prese, prenderne le distanze.<ref>Dall'introduzione a Mark Twain, ''Viaggio in paradiso'', traduzione di Maria Celletti Marzano, Gruppo Editoriale L'Espresso, 2011, p. 7.</ref>
*Il [[razzismo]] finirà quando potremo dire che ci sono [[bianco e nero (antropologia)|neri]] stronzi come i [[bianco e nero (antropologia)|bianchi]].<ref>Dal ''Corriere della Sera'', 1º luglio 2006, p. 19.</ref>
*[I]o associo la voce di [[Fabrizio De André|Fabrizio]] a un vuoto che gli si fa intorno: lui chiede spazio e chiede tempo, prima di tutto col timbro della voce, con il modo con il quale scandisce le parole. Non si poteva ascoltarlo se non mettendo quella voce su una specie di ara, attorno alla quale non potevi far altro che dare un ascolto totale alle sue parole.<ref>Citato in Cesare G. Romana, ''Smisurate preghiere. Sulla cattiva strada con Fabrizio De André'', Roma, Arcana, 2005, p. 90. ISBN 88-7966-394-1.</ref>
*{{NDR|A proposito del commento di [[Silvio Berlusconi]] sulla vittoria di [[Barack Obama]]}} Io credo che sarebbe ora di dire che è semplicemente uno sciocco. Ecco, più che puntare sul, come dire... sull'allarme istituzionale, la repubblica in crisi... Ecco cominciare a dire quello che poi appare abbastanza evidente: che è un uomo abbastanza sciocco e dice spesso cose molto sciocche, e forse è stato sopravvalutato anche dai suoi avversari. Dopo di che le polemiche, insomma, è persino inutile farle. Insomma... si prende atto, si constata, si fa un sorrisetto purtroppo di sufficienza. Ecco perché la cosa triste è che si è costretti a fare un sorrisetto di sufficienza su quanto dice e fa, insomma, il primo degli italiani, escluso il capo dello stato, cioè il capo del governo. Piuttosto penoso, ecco... Penoso e sconsolante. Fa il commento più sciocco, non voglio neanche dire che sia una gaffe: è il commento più frivolo, più superficiale, meno colto, meno politico, meno serio. È come... come quando fa le corna nelle fotografie di gruppo, è una persona che non è all'altezza di rappresentare un paese: ma non l'[[Italia]], qualunque paese. E dispiace, insomma, che dire? Cioè, non è neanche una cosa da dire con veemenza, la si dice con... con malinconia profonda a questo punto; però, insomma, non è una novità, dovremmo esserci abituati. Ma ne dirà un'infinità ancora di cose del genere, perché purtroppo il livello è quello: è una persona di basso livello intellettuale. Questa è la mia opinione.<ref>Audio disponibile su ''[http://tv.repubblica.it/piu-votati/settimana/serra-berlusconi-e-uno-sciocco/26081?video tv.repubblica.it]'', 6 novembre 2008.</ref>
*L'Italia entra nel Duemila ancora in attesa del suo Settecento.<ref>Da ''Che tempo fa'', Feltrinelli Editore, 1999.</ref>
*La forza dei veri artisti si vede anche dalla fortuna di dare piacere e fare compagnia anche dopo che se ne sono andati. In Italia è accaduto solo per [[Fabrizio De André|De André]] e [[Giorgio Gaber|Gaber]], attorno ai quali ci si ritrova in tanti, senza mai meravigliarsi che nel novero degli amici ci siano persone estremamente difformi per idee politiche e calibro culturale, senza nessuna necessità di dover giustificare differenti punti di partenza.<ref name="Pedrinelli">''Al sicuro dalla banalità''; in ''Gaber, Giorgio, il Signor G. Raccontato da intellettuali, amici, artisti'', a cura di Andrea Pedrinelli, Kowalski, Milano, 2008, p. 119. ISBN 978-88-7496-754-4</ref>
*La [[Prima Repubblica (Italia)|Prima Repubblica]] cercava di usare le posate a tavola. Questi mangiano con le mani, e ruttano con soddisfazione.<ref name=donciottipd>Da ''[http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/19/%E2%80%9Cfa-piu-politica-don-ciotti-in-un-giorno-che-il-pd-in-un-anno%E2%80%9D/62197/ "Fa più politica don Ciotti in un giorno che il Pd in un anno"]'', ''ilfattoquotidiano.it'', 19 settembre 2010.</ref>
*Nella polemica spesso caricaturale contro i [[Radical chic|radical-chic]] c'è un elemento di verità sociale. E cioè che i ceti colti nel mondo sono prevalentemente democratici, di sinistra mentre quelli meno colti, paesani e provinciali, sono prevalentemente di destra.<ref name="lettera1set2011">Citato in ''[https://web.archive.org/web/20141202075353/http://www.lettera43.it/politica/24719/per-la-scossa-voto-nichi.htm Serra «Per la scossa, voto Nichi»]'', ''lettera43.it'', 1 settembre 2011.</ref>
*C'è questa tendenza, molto canagliesca, di ridicolizzare la [[cultura]]. È uno dei grandi segni della vittoria politico-culturale della destra negli ultimi 20 anni. Una volta, l'ignoranza era una cosa di cui ci si vergognava. Adesso è da rivendicare e sbattere in faccia ai 'fighetti' che hanno studiato.<ref name="lettera1set2011"/>
*Se ci fossero le primarie voterei [[Nichi Vendola]]. È quello che quando parla dice le cose che mi interessano di più. Quando incontro un bersaniano intelligente che dice che [[Pier Luigi Bersani]] è più pratico penso che abbia buone ragioni per dirlo. Ma mi sembra che nei periodi di confusione ci voglia almeno un ''quid'' di radicalità.<ref name="lettera1set2011"/>
*{{NDR|Sull'uso delle [[Intercettazione|intercettazioni]]}} Noi giornalisti siamo una categoria che confonde spesso la [[libertà di stampa]] con l'impunità di casta [...] Ovvio che se si scopre che un politico che prende voti come paladino della famiglia tradizionale, e poi nella sua vita privata frequenta i bordelli, o anima orge gay, un interesse pubblico c'è, ed è pure evidente: si tratta di smascherare un ipocrita che inquina il discorso pubblico. Ma in molti altri casi il diritto/dovere di informare c'entra come i cavoli a merenda. Si tratta solo di raggranellare qualche lettore in più, incrementare il voyeurismo di massa, accanirsi contro un avversario politico per il puro piacere di farlo. Con un'aggravante: che la lagna corporativa contro "il bavaglio" approfitta comodamente di una causa nobile e nevralgica, che è la libertà di stampa, la libertà di espressione. Ci sono cronisti di mafia che rischiano la vita, e ci sono giornalisti rovinati economicamente da cause civili micidiali. Parlare solo di intercettazioni è così determinante, o piuttosto è fuorviante? Mi faccio anche un'altra domanda: che cosa attenta di più alla libertà di stampa, eventuali limiti alla pubblicazione di documenti giudiziari, oppure il gigantesco mutamento degli assetti editoriali e del modo di produzione delle "notizie"? Molte "notizie" vengono confezionate non più per scelta redazionale ma sulla base di selezioni algoritmiche e pubblicitarie. La decisione di pubblicare qualcosa, e non qualcos'altro, è pesantemente influenzata (eufemismo) dalla dipendenza delle imprese editoriali da vari service esterni alle redazioni. Giudicate voi quanto si è parlato di intercettazioni [...] e quanto di questa stravolgente metamorfosi strutturale dell'informazione.<ref>Dall'intervista di Salvatore Merlo, ''[https://www.ilfoglio.it/giustizia/2023/01/27/news/-le-intercettazioni-sono-violenza-mediatica-quella-del-bavaglio-e-una-lagna-ipocrita-parla-michele-serra-4891148/ "Le intercettazioni sono violenza mediatica. Quella del 'bavaglio' è una lagna ipocrita". Parla Michele Serra]'', ''ilfoglio.it'', 27 gennaio 2023.</ref>
*Non volendo favorirlo in modo smaccato, [[Gianni Agnelli|Agnelli]] lo assume nel gruppo Fiat attraverso un regolare e severo concorso, al quale partecipano, oltre a [[Luca Cordero di Montezemolo]], due pesci rossi. La prova d'esame consiste in una sola domanda: «Preferiresti lavorare alle presse o fare il direttore sportivo alla Ferrari?» Con molto equilibrio, Luca risponde che preferirebbe fare il direttore sportivo alle presse.<ref>Citato in [[Marco Pastonesi]] e Giorgio Terruzzi, ''Palla lunga e pedalare'', Dalai Editore, 1992, p. 48. ISBN 88-8598-826-2</ref>
*Per conquistarsi la patente di moralista, vent'anni fa, bisognava essere dei notevoli rompicoglioni. Oggi basta dire "non si passa con il rosso" e già sei considerato tale.<ref name=donciottipd/>
*Perché la cosa più difficile e preziosa che ha fatto Gaber è stato annullare lo scarto (così pesante e doloroso, oggi) tra "alto" e "basso", tra popolarità di massa e di nicchia. E avere qualità e riuscire a farne anche quantità, giacché il suo successo teatrale fu di massa, è più o meno il contrario di quanto accade, in genere, in un sistema di comunicazione che sembra avere individuato nella qualità un odioso nemico.<ref name=Pedrinelli/>
{{Int|''[https://www.linkiesta.it/it/article/2019/12/07/michele-serra-news-notizie-futuro-populismo/44651/ Il metodo di Michele Serra per salvarsi dalle vere, false, comunque troppe notizie (e dai populismi)]''|Intervista di Dario Ronzoni, ''linkiesta.it'', 7 dicembre 2019.}}
*Non siamo onnipotenti, non ce la possiamo fare da soli — cliccando con lo [[smartphone]] in mano, davanti al tablet — a dominare il mondo. Dobbiamo chiedere a qualcuno di darci una mano. E siccome le [[notizie]] del futuro saranno miliardi, servirà un mediatore che svolga questa funzione. {{NDR|«...che sarebbe quella dei [[giornali]]...»}} Sì, che un tempo svolgevano i giornali e che in parte forse continueranno a svolgere anche in futuro. E non importa nulla se saranno di carta, di piombo, di bassorilievo su pietra o fatti di pixel. Voglio pagare qualcuno di cui mi fido che mi dica: le notizie importanti sono a, b, c. E anche d. {{NDR|«Niente fai-da-te?»}} Io odio il mito del fai-da-te. Secondo me sta anche parzialmente distruggendo perfino la socialità in questo Paese {{NDR|l'[[Italia]]}}. Io voglio [[Fiducia|fidarmi]] di qualcuno. Ho bisogno di fidarmi di qualcuno. E così come mi fido di quello che mi vende il [[salame]] o la coppa, voglio fidarmi di quello che mi vende le notizie.
*Secondo me il problema è ''too much news'', cosa che poi riguarda il [[web]] in generale. In questo momento puoi avere tutto l'universo a disposizione: io mi spavento e dico no, grazie. Non si può avere tutto l'universo, non sono all'altezza. Quindi il problema principale è la mole, smisurata, di notizie, e poi certo, c'è anche il problema delle [[fake news]], eccome se c'è. Ma quello c'è sempre stato però, ecco. {{NDR|«Sì?»}} Oggi è diverso perché si è trasformato in un'arma a disposizione dell'ultimo imbecille, dell'ultimo farabutto, mentre prima era uno strumento impegnato dai giornali quando facevano disinformazione. Erano persone autorevoli o presunte tali. Adesso la [[bomba atomica]] è in mano anche all'uomo della strada. Non lo considero un particolare progresso.
*{{NDR|«Cosa è cambiato di più del mondo?»}} La dimensione [[tecnologia|tecnologica]]. Un cambiamento enorme, gigantesco. [...] Il cambiamento tecnologico avvenuto tra l'epoca di [[Gutenberg]] e i miei inizi {{NDR|nel giornalismo}} negli anni '70, rispetto a quello che è successo dai miei inizi anni '70 fino a oggi, be', è stato infinitamente meno grande. Io, per formazione, sono più vicino a Gutenberg che al millennial.
*Il "[[populismo]]" ha una base tremendamente individualistico-narcisistica L'idea che ci si possa autocostituire in [[popolo]], pur non essendolo in realtà. È un sentimento furibondo, certo, e lo si è detto. Ma è anche [[Presunzione|presuntuoso]]. [...] C'è una presunzione tremenda di fondo, del genere: "Ci penso io a dire sì, no, e da casa mia dirigo il mondo". Col cavolo che funziona.
{{Int|''Lamento in morte della Renault 4''|Poesia del 1992; citato in Vincenzo Borgomeo, ''[https://borgomeo.blogautore.repubblica.it/2010/12/28/r4-ricordiamola-cosi/ R4, ricordiamola così...]'', ''borgomeo.blogautore.repubblica.it'', 28 dicembre 2010.}}
{{NDR|Sulla [[Renault 4]]}}
*[...] ''questa ragazza in forma di meccano | questo ragazzo a ruote, questo guitto | prodigioso, capace di parlare | il finlandese a Tripoli, l'inglese | in Catalogna, l'Italiano a Praga'' [...]
*''Reincarnazione dei monaci camminatori | che fecero l'Europa trasportando parole | sorella in spirito dei negri portatori | coi piedi nudi duri come suole | primo esempio di replica industriale | dei mocassini degli indiani Seminole | assemblea permanente, scopatoio epocale | valigia a motore, letto, ospedale | teatro di piazza, vibrazione vitale | rompischiena e raddrizzapaesaggi'' [...]
*''Sapeva di latta, di stoffa, di bulloni | la scatola ingegnosa'' [...]
{{Int|''[https://www.formulapassion.it/editoriale/viva-le-macchine-brutte Viva le macchine brutte]''|Da ''Poetastro. Poesie per incartare l'insalata'', Feltrinelli, 1993; citato in Vincenzo Borgomeo, ''formulapassion.it'', 28 luglio 2023.}}
{{NDR|Sulla [[Fiat Duna]]}}
*''Amo la Duna, il ferro | lieve che la compone | le viti che rinserro | ogni nuova stagione | il panno sui sedili | bigio, incolore, pesto | e pochissimi fili | per ripararla presto.''
*''Ecco la pia, la buona, | la macchina sbagliata | quella che stona | con l'epoca lanciata | l'aspetto lento, ottuso | ignaro della fretta'' [...]
*''Va piano, è mesta, tozza | e in questo sta il suo succo: | nemmeno vi si abbozza | l'astutissimo trucco | di trasformare in moda | la propria debolezza | con una strana coda | un buffo parabrezza: | non simula la Duna | alcuna stravaganza'' [...]
*''La Duna è media, inetta | ad ogni distinzione | È ciò che non affetta | È ciò di cui dispone: | il nulla senza spicco | di cui non è nessuno | né povero né ricco | né folla né qualcuno'' [...]
===Citazioni tratte da articoli===
====''Cuore''====
{{cronologico}}
*Il limite della [[democrazia]]: troppi coglioni alle urne. (5 aprile 1992)
*Seppi la notizia dal telegiornale delle 13 e 30, una domenica di novembre, mentre ero a pranzo da amici. Molti di noi piangevano, tutti rimanemmo sconvolti come raramente mi ricordo mi sia capitato di cogliere, considerando quanto munita fosse già allora la crosta di indifferenza con la quale ci difendevamo dal mondo. Per quanto mi riguarda (per quanto sento) la morte di [[Pier Paolo Pasolini]] è uno degli avvenimenti più significativi e commoventi di questo secolo. E giusto o sbagliato fosse il suo populismo, corretta o esagerata la sua percezione del moderno come catastrofe antropologica, credo che nessun intellettuale o artista italiano contemporaneo abbia così fortemente affrontato l'epoca fino a farsene divorare, fino a distruggersi. Per queste ragioni, e per la nostalgia struggente che ho per la sua scrittura acuminata e accesa e perfino per il suo viso e la sua voce, mi chiedo se il vero e grande scandalo sia la sciatta negligenza con la quale si è indagato sulla sua fine, e non piuttosto il fatto che non esista una piazza o una strada o una scuola d'Italia dedicata al suo poeta, vissuto per le sue strade, anzi nel punto indeterminato, annichilente nel quale tutte le strade, perfino quelle di periferia, si interrompono. (da ''Pasolini, il caso è chiuso'', n. 239, 9 settembre 1995)
====''l'Unità''====
Finire invischiati in [[Mani pulite]], in termini politici, vuol dire non aver saputo opporre al modello di sottosviluppo italiano alcuna alternativa praticabile.<ref>Da ''[https://archivio.unita.news/assets/main/1993/09/24/page_001.pdf]'', ''L'Unità'', p. 1, 24 settembre 1993.</ref>
====''la Repubblica''====
{{cronologico}}
*{{NDR|A proposito della [[riforma Moratti]]}} La scuola morattiana rischia di essere, per quelle persone che sono i bambini, una lunghissima anticamera davanti alla porta del capufficio. Una precocissima, spietata selezione del personale. (da ''Il bimbo manager della Moratti'', 9 ottobre 2003, p. 17)
*[...] Tutto all'[[Football Club Internazionale Milano|Inter]] è in odore di romanzesco, di eccessivamente emotivo, in un clima eccitato e ipercritico che in fondo rassomiglia poco al pragmatismo settentrionale e ha qualche cosa di intimamente meridionale. (da ''Inter. Il nostro Don Chisciotte'', 18 febbraio 2005)
*Ovunque un "tu" piacione e colloso, un clima da eterna rimpatriata (e si immaginano i ristoranti, i bavaglioli, le risate grasse) e una [[furbizia]] greve, da commedia dell'arte: quella stessa che poi vediamo, ripulita dei suoi quadri più inconfessabili, nei peggiori talk-show calcistici, dove "l'amico [[Luciano Moggi|Moggi]]" da anni ammannisce a una platea spesso estasiata oscure facezie e sorridenti minacce, una specie di andreottisimo però imbertoldito, un'imitazione popolaresca del Potere che è parodia però senza saperlo. In fondo soprattutto penosa, e penosa non tanto perché rimanda a probabili prepotenze calcistiche, quando perché incarna (altro che calcio...) la vecchia furbizia contadina italiana appena appena camuffata, incravattata di fresco, e riscodellata in video per la gran gioia di chi non vuole fare la fatica di pensarci diversi, noi italiani, da questo stucchevole arrangiarci da subalterni: da servi, altro che da potenti. (Che la furbizia sia caratteristica servile, e mai signorile, è la sola fondamentale scoperta politica che milioni di italiani devono ancora fare). (da ''Il Paese anormale dove Moggi comanda'', 5 maggio 2006)
*{{NDR|A proposito della spettacolarizzazione della cronaca nera}} Il sospetto [...] è che l'angosciosa percezione di un salto di qualità del [[male]] e della [[violenza]] sia dovuta soprattutto a una assai più diffusa conoscenza di crimini sempre avvenuti, ma solo oggi diventati materia prima quotidiana di un sistema mediatico cresciuto in maniera esponenziale. Ogni frammento di orrore viene ingigantito, ogni urlo di dolore amplificato, su ogni singola variazione attorno all'orrendo tema della violenza dell'uomo sull'uomo vengono allestiti fluviali dibattiti. L'esile scia di sangue che i cantastorie trascinavano per piazze e villaggi è diventata il mare di sangue che esonda dal video: ma è sempre lo stesso sangue, probabilmente anche la stessa dose pro-capite, solo con un rendimento "narrativo" moltiplicato per mille, per un milione, per un miliardo di volte. (da ''Lo spettacolo del male'', 13 gennaio 2007)
*Da relativista etico, l'unica certezza che mi sorregge è non volere e non sapere imporre la mia condotta di vita al professor [[Rocco Buttiglione|Buttiglione]]. Lui non può dire altrettanto. (9 febbraio 2007)
*Problemi di una minoranza culturalmente difforme e sessualmente non ortodossa, che non riguardano il placido corso della vita civile di maggioranza, quella della "famiglia tradizionale". Ma è vero il contrario. L'intero assetto (culturale, civile, politico, legislativo) dei diritti individuali e dei diritti di relazione riguarda il complesso della nostra comunità nazionale. La sola pretesa di elevare a Modello una sola etica, una sola mentalità, una sola maniera di stringere vincoli tra persone e davanti alla comunità, basta e avanza a farci capire che in discussione non sono i costumi o il destino di una minoranza. Ma i costumi e il destino di tutti. [...] Chi si sente minacciato dall'omosessualità non ha ben chiaro il concetto di libertà. Che è perfino qualcosa di più del concetto di laicità. (da ''La bandiera della laicità'', 16 giugno 2007)
*C'è un dispiacere speciale nell'apprendere che [[Valentino Rossi]] è accusato di avere sottratto al fisco italiano (cioè alla comunità dei suoi tifosi, tra i quali noi) sessanta milioni di euro. È il dispiacere di scoprire che anche un ragazzo giovane, fortunato, geniale nel suo campo, il più fresco e irrituale tra i personaggi emersi negli ultimi anni, è invischiato nella solita, vecchia, insopportabile melma che rende invivibile questo Paese. Come se niente di davvero "nuovo" potesse mai capitare, dalle nostre parti. (9 agosto 2007)
*Specialmente in questi ultimi anni, con mezzo paese che sgobba per pagare fino all'ultimo euro quelle tasse che un altro mezzo paese rifiuta di pagare, non c'è pretesto o scusa o arzigogolo che tenga: se davvero il giovane [[Valentino Rossi]] di Tavullia, o perché mal consigliato o perché furbo in proprio, ha ingannato il fisco italiano, la sua immagine (almeno agli occhi di mezza Italia) ne esce offuscata in modo irreparabile. L'altra mezza, magari, aggiungerà all'ammirazione per il campione spavaldo anche la complice simpatia per il businessman disinvolto, perché niente eccita gli umori più bassi di questo paese quanto uno che "sa fare bene gli affari propri". Ma Valentino Rossi, se le pesantissime accuse del fisco saranno confermate, gli affari propri li ha fatti malissimo. (9 agosto 2007)
*La cosa peggiore del "[[V-Day|Vaffanculo Day]]" era il titolo, che dietro l'ammicco "comico" contiene tutta la colpevole vaghezza del populismo. (Vaffanculo, satiricamente parlando, è roba da Bagaglino, non da Beppe Grillo). (9 settembre 2007)
*Il manifesto di convocazione, nella sua indubitabile rozzezza (dire che "dal '43 a oggi in Italia non è cambiato niente" è, per dirla con [[Beppe Grillo|Grillo]], una notevole belinata), era di contenuto squisitamente politico. Almeno due dei tre punti in oggetto (negare ai condannati il diritto di rappresentare il popolo, impedire alle segreterie dei partiti di nominare di straforo i candidati senza passare attraverso il vaglio degli elettori) sono molto difficilmente liquidabili come "qualunquisti". Esprimono, al contrario, un'insofferenza per larga parte condivisibile e condivisa da milioni di italiani, molti dei quali (senza bisogno di vaffanculo) hanno appena fatto la coda per il referendum Segni contro questa indecorosa legge elettorale proprio perché non sopportano più il piglio castale e l'autoreferenzialità malata delle varie leadership di partito. E chiedono la partecipazione diretta dei cittadini alla scelta della propria classe dirigente. Più controverso il terzo punto, perché non è detto che congedare un ottimo politico dopo due sole legislature coincida con il miglioramento della qualità professionale della classe politica (anzi). Ma quello che lascia il segno, vedendo decine di migliaia di cittadini mobilitarsi attorno a [[Beppe Grillo|Grillo]], alle sue drastiche parole d'ordine, al suo ringhio esasperato, perfino alla sua presunzione di Unto dalla Rete, è constatare, piaccia o non piaccia, che un uomo famoso ma isolato, popolare ma ex televisivo, antimediatico suo malgrado o fors'anche per sua scelta, sia in grado di mobilitare una folla che molti dei piccoli partiti, pur radicatissimi nei telegiornali e sui giornali, neanche si sognano. (9 settembre 2007)
*[[Roberto Cavalli]] perfeziona gli slip a vita bassa lanciando le mutande alle ginocchia, che lasciano scoperti i genitali. Allo studio la possibilità di abbassare anche i genitali, con una serie di pesi e di tiranti. L'uomo del 2008, secondo gli stilisti milanesi, è dunque un giovane atletico, ammanettato, con occhiali a specchio, cranio rasato, un alano al guinzaglio, niente pantaloni, mutande alla caviglie, scroto ribassato. (da ''Parole in satira per dodici mesi'', 28 dicembre 2007, p. 36)
*[[Stadio Giuseppe Meazza|San Siro]], quando gioca l'[[Football Club Internazionale Milano|Inter]], perde il brillio entusiasta e diavolesco del rosso milanista, diventa un catino ombroso, spesso anche adombrato, il catino che riflette e raccoglie l'incertezza degli umori celesti, mezzo azzurri mezzo neri. (da ''Dottor Inter e Mister Hyde'', 13 maggio 2008)
*[[Renato Brunetta|Brunetta]] è il classico fanatico: uno che quando parla gli saltano uno dopo l'altro i freni inibitori, e gli esce fumo dalle orecchie. [...] In questo Brunetta (come parecchi ex socialisti, ahimè) è il berlusconiano perfetto: pur di non dubitare di se stesso, attribuisce ogni problema alla malvagità del Nemico. (da ''[http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/politica/berlusconi-divorzio-29/serra-governo/serra-governo.html Demagogia al governo]'', 20 settembre 2009)
*Il [[fascismo]], in Europa, è al bando. La sua apologia, in Italia, è fuori legge. Questo non basta, ovviamente, a impedirne le varie forme di reviviscenza. Ma basta, almeno, a far capire a fascisti e nazisti che non sono bene accetti nella pur larga famiglia democratica. Se [[Alessandra Mussolini|Mussolini]] si risente perché qualcuno le ricorda in pubblico che il nonno, fondatore del fascismo e principale ispiratore di [[Adolf Hitler|Hitler]], non merita rispetto, è perché in decine, centinaia, migliaia di dibattiti, per anni, per rassegnazione o per ignavia o per cinismo, nessuno ha ritenuto importante dirglielo. In Germania un eventuale nipote Otto Hitler andrebbe in televisione a dire che il nonno fu una brava persona? O condurrebbe una vita ritirata, intagliando orologi a cucù? (30 gennaio 2013)
*La [[satira]] è sempre stata un linguaggio di minoranza, per pubblici stretti, piuttosto radicali e piuttosto colti. La [[comicità]] è popolare, la satira assai raramente. La comicità è universale, perché accomuna, la satira non può esserlo perché divide. (da ''La vocazione minoritaria dei vignettisti diventati eroi'', 14 gennaio 2015, p. 36)
*Il termine perse con il tempo ogni specifica mira contro le ristrette cerchie di ottimo censo e di facile radicalismo, per diventare generico dileggio di qualunque posizione politica che risulti irritante per il pensiero reazionario. Nella vulgata di destra è diventato "[[radical chic]]" tutto ciò che odora di solidarismo (è per lavarsi la coscienza!) o di amore per la cultura (è per umiliare la gente semplice!) e ovviamente di critica del populismo (è disprezzo per il popolo!). Più in generale, il termine è semplicemente perfetto per ridurre quel vasto e disorientato mondo detto "sinistra occidentale" a una ipocrita cricca di potenti con la puzza sotto il naso che hanno perduto ogni rapporto con "il popolo". (''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2018/01/05/caro-tom-wolfe-ma-quali-radical-chic35.html?ref=search Caro Tom Wolfe ma quali radical chic]'', 5 gennaio 2018)
*Vi chiedo, ovunque voi siate, di stappare una bottiglia per lui, e levare il bicchiere, così come stanno facendo i suoi amici. Una delle cose più tremende di questi giorni è che non si possono fare i funerali. Il suo sarebbe stato — e sarà, appena possibile — pieno di cose da mangiare e di cose da cantare. Se conoscete qualche canzone di [[Sergio Endrigo|Endrigo]] cantatela per lui, era il suo preferito. Basta anche qualche verso. Basta un sorso, un pensiero, un ringraziamento, una pedalata sulle Alpi francesi o sui Pirenei, e [[Gianni Mura]] sarà di nuovo insieme a noi. Per sempre insieme a noi.<ref>Da ''Il suo romanzo popolare'', ''la Repubblica'', 22 marzo 2020, p. 32.</ref>
=====''L'Amaca''=====
{{cronologico}}
*La spiegazione è che l'etichetta del "popolare" è una comoda menzogna per produrre su larghissima scala (a basso costo e quasi azzerando la fatica creativa) prodotti dozzinali. Così come avviene per il cattivo cibo, la cattiva cultura di massa accampa il pretesto di incontrare "i gusti del pubblico". In realtà, lo corrompe e lo livella. Né regge il pretesto (classista!) secondo il quale sono solo i più acculturati e gli snob a giudicare pessimo ciò che lo è. [[Valentino Rossi|Valentino]] non ha tre lauree e non legge Musil. Gli bastano e gli avanzano, per capire l'andazzo, due occhi e due orecchie. (1º novembre 2006)
*Il problema è che, con il trascorrere delle generazioni, noi occidentali ci siamo convinti che il [[benessere]] e la tecnologia siano "naturali": ovvi come il sorgere del sole, gratuiti come lo scorrere dei fiumi. E su questa credenza, che è scientificamente assurda, irrazionale come la più arcaica delle superstizioni, si poggia tutto o quasi il nostro quotidiano, tutta o quasi la nostra politica. Siamo riusciti (scelleratamente) a rendere occulti i costi, i guasti, i rischi di un sviluppo che poggia, invece, su un prelievo sempre più massiccio e scriteriato di risorse limitate. (11 novembre 2006)
*Questa ripetizione ossessiva di sé stessi, al di là del dato anagrafico, è il vero segno dell'"invecchiamento" italiano: vecchio è chi dispera di cambiare e di cambiarsi, ed è ormai rassegnato a essere fino alla fine ciò che è sempre stato. (17 novembre 2006)
*Il problema è che, probabilmente, se riuscissero a tacere per dieci secondi consecutivi, e a riflettere per i successivi dieci, molti italiani vorrebbero sprofondare per la vergogna. È per questo che amano così tanto fare casino. (4 gennaio 2007)
*Criminalizzare i criminali è fondamentale. Criminalizzare un'intera area politica vuol dire regalare ai criminali uno spazio insperato, e molto più vasto della nicchia asfittica nella quale si nascondono. (16 febbraio 2007)
*Cerco di dirlo così come mi viene, mi scusino eventuali pignoli o suscettibili. Leggere sulle prime pagine le parole "contro natura", pronunciate dal papa {{NDR|[[Benedetto XVI]]}} a proposito delle unioni omosessuali, mi fa rivoltare le viscere. La natura umana è così complicata e ricca (essendo biologica, psicologica, culturale, sociale) che estrarne un pezzo e appenderlo al lampione del Giudizio Divino equivale ad amputarla. L'[[omosessualità]] è sempre esistita ed esisterà sempre, consiste di amore e di vizio, di eros e di moda, di piacere e di colpa, di profondità e di futilità, tanto quanto le altre pulsioni dell'animo e del corpo. Si può diffidarne, si può criticarla, ma solo una violenta e impaurita torsione dello sguardo sulle persone, sulla vita, sull'eros, può arrivare addirittura a scacciare l'amore omosessuale dalla "natura umana". (15 marzo 2007)
*[...] la [[Paris Hilton|Hilton]] è la Parodia Finale, dopo di lei non potranno esserci altre parodie sia pure in una [[società]] strutturalmente parodistica. Consumati fino allo sfinimento tutti i miti e i modelli possibili, fatta indigestione di ogni tipo di star, di ogni genere di guru o di maudit o di strafica, ripetuti malamente e a volume sempre più alto tutti i linguaggi, si è infine individuato nella Hilton l'approdo definitivo: una che, finalmente, non solo non sa fare nulla, ma nemmeno ci prova. Purtroppo la sua unicità non sarà capita. Milioni di ragazze e ragazzi già sognano di imitarla. (6 giugno 2007)
*Mettiamola così: dovessi riscrivere il mio ben pagato commento, alla luce delle parole di [[Beppe Grillo|Grillo]] e delle mail invelenite che ho ricevuto, aggiungerei qualche preoccupazione in più sulla totale assenza di dubbi e sulla sicumera settaria che rischia di catalizzarsi attorno a Beppe. Intelligenza e passione sono virtù, rompere gli schemi pure, ma il fanatismo è un vizio tra i peggiori. Anche il Dalai Lama accetta critiche. (11 settembre 2007)
*Nei paesi anglosassoni uno che si spacciasse per elettore di un partito non essendolo, verrebbe considerato con spregio totale tanto dagli avversari quanto dai suoi. Da noi – non c'è niente da fare – la [[furbizia]], che è una delle più spregevoli manifestazioni di assenza di talento, continua a sembrare una [[virtù]]. E dire "li ho fregati!" piace da matti, anche se è la voce del ladro a parlare. (18 ottobre 2007)
*Immaginiamo che un cittadino, nauseato dalle liti e dall'inconcludenza di questa coalizione di narcisi disfattisti, decida che forse è il momento di guardare al centrodestra. Neanche il tempo di volgere lo sguardo, e si imbatte nel [[Silvio Berlusconi|miliardario ridens]] che riceve tra le sue ortensie, sovreccitato, una delegazione di ispettori europei e gli mostra i sondaggi che lo danno al 63 per cento. [...] A questo punto la domanda è: possibile che il centrodestra italiano, nonostante si avveda che l'avversario politico è in catalessi, si ritrovi ancora con un leader del genere? Non ce n'è uno meglio, più moderato, meno irritante, più legalitario, meno esibizionista, insomma più normale e più votabile? E se non c'è, perché non proviamo ad affiancare all'estenuante dibattito su come è ridotta la sinistra, anche un piccolo dibattito a latere su come è conciata la destra, poveretta? (25 ottobre 2007)
*L'eroico [[Piergiorgio Odifreddi]], isolato esponente delle bizzarre teorie chiamate [[Scienza]] e [[Ragione]], era esposto l'altra sera nello studio di [[Bruno Vespa]], per l'occasione consacrato a Padre Pio, come un reperto di altri secoli. Vespa gli si rivolgeva con la simpatia incuriosita che si rivela agli ospiti esotici: Ecco a voi, cari amici, un buffo signore barbuto che è qui per testimoniare l'esistenza, in questo Paese, dei non credenti. Incredibile!, avrebbe detto Mike Bongiorno agitando la sua cartelletta. Il resto del cast, tanto per dire la par condicio, era così composto. La madre di un bambino miracolato da Padre Pio. Il frate portavoce della holding di Padre Pio. Lo studioso cattolico Vittorio Messori che ha raccontato di essere stato miracolato da Padre Pio: una lettera gli era stata recapitata a casa un'ora dopo essere stata spedita da Padre Pio. Luciano Rispoli che è stato sposato da Padre Pio. E soprattutto la devota [[Irene Pivetti]], che non conobbe Padre Pio ma è la prova vivente dell'esistenza dei miracoli: nessuno può spiegare razionalmente come poté diventare Presidente della Camera. Nonostante Vespa si fosse dimenticato di esporre la Mercedes (che funziona anche senza benzina) mi sono divertito moltissimo. (3 novembre 2007)
*In fila per salutare il vecchio [[Enzo Biagi|Biagi]], davanti alla camera ardente di via Quadronno, ieri mattina c'era una Milano prevalentemente popolare. Quel genere di popolo decoroso e composto che siamo abituati a definire "antico", ma è perfettamente nostro contemporaneo. Solamente, ci siamo disabituati a vederlo: tanto quanto Biagi, è stato sfrattato dalla televisione per fare posto al neo-popolo adrenalinico, bistrato e burino che staziona giorno e notte nei palinsesti. Con un paio di amici ci siamo trovati a ragionare sulla straordinaria popolarità di Biagi. Per paradosso, ci ha colpito che questa popolarità toccasse proprio a uno "di sinistra". Popolare e di sinistra erano, fino a un paio di decenni fa, quasi sinonimi. Poi qualcosa è cambiato, la sinistra è parsa più in simbiosi con i ceti medi colti, con le élites intellettuali, e se si rivolge al popolo è più per rimproverarlo che per sentirsene parte. Il lascito più prezioso di Biagi, dunque, sta proprio in ciò che a volte gli fu rimproverato: la sua profonda e naturale popolarità, la facilità estrema con la quale sapeva entrare in sintonia con le persone semplici. Per lui essere di sinistra voleva dire essere popolare: pensandoci bene, questo era puro [[anticonformismo]]... (8 novembre 2007)
*Il [[cristiano (religione)|cristiano]] energumeno e razzista sogna la rivincita di Lepanto. (in ''la Repubblica'', 12 aprile 2008)
*Si legge quasi ovunque [...] che "il [[capitalismo]] non c'entra niente" con crac e banche chiuse e manager felloni. Che siano stati dunque il comunismo o il socialismo o il pensiero greco o il giusnaturalismo, in forme subdole, a spingere metà del mondo a indebitarsi fino al midollo? [...] Nelle ingenuissime, strenue difese delle virtù del liberismo, che di suo sarebbe buono e benefico, ed è stato deviato dalle intenzioni malvagie di poche cricche di mascalzoni (per altro in genere impuniti e ben liquidati), pare di risentire pari pari la patetica difesa che alcuni comunisti fecero del [[comunismo]], in sostanza un'ottima idea applicata però maluccio o malissimo da despoti asiatici o burocrazie ottuse. Allo stesso modo il liberismo degli ultimi vent'anni viene considerato un'idea così brillante, così gagliarda, che non gli si imputa neanche ciò che proprio lui e solo lui può avere innescato, un capitalismo senza più alcun rapporto con la ricchezza prodotta dal lavoro, senza misura e senza controlli, senza etica e senza freni. (3 ottobre 2008)
*Non è per contraddire Barack Obama, ma "il Paese dove tutto è possibile" non sono gli Usa. È l'[[Italia]]. Dove è possibile che il [[Maurizio Gasparri|capogruppo del partito di maggioranza]] commenti l'elezione di Obama dicendo che fa contenta Al Qaeda. È possibile che il [[Umberto Bossi|leader di un altro partito di governo]] abbia definito "bingo bongo" gli africani. È possibile che un [[Giancarlo Gentilini|altro autorevole leader di quel partito]] abbia definito "culattoni" gli omosessuali. È possibile che un [[Giancarlo Gentilini|sindaco del Nord]] inviti a trattare gli immigrati come "leprotti", a fucilate. È possibile che [[Marcello Dell'Utri]] (interdetto dai pubblici uffici, e però senatore della Repubblica: è possibile anche questo) ammonisca le giornaliste del Tg3 perché abbassano il morale della Nazione. È possibile che il [[Silvio Berlusconi|premier]], proprietario di televisioni, nel pieno del suo ruolo istituzionale inviti gli imprenditori a non destinare investimenti pubblicitari ai suoi concorrenti. È possibile che, in piena crisi finanziaria, lo stesso premier esorti ad acquistare azioni indicandone il nome. È possibile che una trasmissione della televisione pubblica sia oggetto di una spedizione punitiva di squadristi. È possibile che un [[Francesco Cossiga|ex presidente della Repubblica]] rievochi la violenza e gli intrighi di Stato come metodo repressivo delle manifestazioni studentesche. E sono possibili mille altre di queste meraviglie, nel solo vero paese dove veramente tutto è possibile. Così possibile che si è già avverato. (6 novembre 2008)
*Molti ebrei sono cittadini israeliani, e lo sono per legittima scelta e con pieno diritto. Ma molti altri ebrei non lo sono, vuoi per scelta vuoi per sorte individuale. E dunque la proposta di boicottare "i negozi degli ebrei" per protestare contro i vergognosi bombardamenti di Gaza è al tempo stesso razzista e ignorante, e per giunta, ambientata nel ghetto di Roma, fa riaffiorare le più fosche memorie della persecuzione nazifascista. (10 gennaio 2009)
*Scrivete "Dio c'è", e nessuno vi accuserà di avere intenzioni offensive. Scrivete che non c'è, e si leverà un coro ostile. Questa è la differenza sostanziale tra teismo e ateismo. (14 gennaio 2009)
*Ciò che i nuovi reazionari chiamano "[[relativismo]]" [...] è solo una maniera malevola di definire la [[libertà]]. (31 gennaio 2009)
*Il terrore della [[morte]] traspare da atti e parole di alcuni credenti assai più che da atti e parole di spiriti laici. (5 febbraio 2009)
*Esporsi al giudizio di una comunità è un atto nobile e umile, ma se la comunità è così fortemente dominata dalla menzogna e dalla superstizione, quanto vale il suo giudizio? Antigone ebbe il privilegio di ribellarsi alle leggi. Ma come ci si ribella all'[[illegalità]]? (10 febbraio 2009)
*Il berlusconismo riassume così perfettamente ciò che le persone di sinistra non sopportano (ricchezza offensiva, ignoranza del limite, spregio per la cultura, clericalismo in campo etico e classismo anticristiano in campo sociale, più il resto che non sono spiccioli) da rendere ovvia la speranza che prima o poi questo momento deprimente e pericoloso della storia italiana finisca. (23 febbraio 2009)
*L'idea di reintrodurre le divise scolastiche, in questo clima e in quest'epoca, ha qualcosa di nuovamente sovversivo: l'infrazione di regole – quelle del conformismo modaiolo – che sono più pervasive e più subdole di qualunque regolamento scolastico. (14 aprile 2010)
*Rispetto ai numi quasi tutti improbabili – vendicativi, precettivi, prepotenti, esosi – che gli uomini si sono inventati, la Natura ha una sua oggettiva indiscutibilità: è quello che è e fa quello che sa fare. (18 aprile 2010)
*Le battute su «Fini leader della sinistra» sono, appunto, solo battute, in genere parecchio scadenti, e rivelatrici non tanto della presunta «doppiezza» di Fini, quanto della monoliticità ottusa del berlusconismo. (30 aprile 2010)
*Se esistesse un Emilio Fede di sinistra, direbbe che [[Emilio Fede]] quello vero, con il suo pistolotto sprezzante su [[Roberto Saviano]], ha espresso, su Saviano, un'opinione molto simile a quella dei Casalesi. (11 maggio 2010)
*Persone come [[Sandro Bondi|Bondi]] non hanno tempo per la disonestà, e anche ne avessero la considererebbero un impiccio, un disturbo, tempo sottratto al solo impegno che li gratifica, che è servire fino allo stremo, fino alla rovina il destino del Capo. (12 maggio 2010)
*Non ho mai capito che cosa sia esattamente [[Comunione e Liberazione]], né cosa intendesse veramente dire il suo fondatore [[Luigi Giussani|don Giussani]], la cui prosa fiammeggiante e misteriosa è uno dei rebus irrisolti del ventesimo secolo. Per questo leggo diligentemente, e da parecchi lustri, le cronache del meeting di Rimini, cercando di rimediare a questa lacuna. Ma devo ammettere che più leggo, meno capisco. (27 agosto 2010)
*Poiché la scelta dei parlamentari, con questo sistema elettorale inverecondo, è tutto sulle spalle dei leader, purtroppo se il dito indica [[Domenico Scilipoti|Scilipoti]], siamo tutti autorizzati a guardare [[Antonio Di Pietro|Di Pietro]]. (9 dicembre 2010)
*Il reclutamento di [[Giuliano Ferrara|Ferrara]] e (forse) [[Vittorio Sgarbi|Sgarbi]] nei palinsesti Rai è una buona notizia, perché aggiunge due voci non banali all'offerta televisiva. Chi non li sopporta (e sono in tanti) potrà rimediare con l'arma finale di ogni teleutente: cambiando canale. (11 marzo 2011)
*{{NDR|Sulla [[controversia sul numero di campionati italiani vinti dalla Juventus F.C.]]}} La [[Juventus Football Club|Juventus]] ha tutto il diritto di ritenersi vittima di una [[Calciopoli|sentenza sbagliata]] e cucirsi sulle maglie la terza stella. Ma un secondo dopo, la Federazione Italiana {{Sic|Gioco}} Calcio dovrebbe dichiararsi sciolta, perché il suo operato e quello della giustizia sportiva sono ritenuti carta straccia, e giudicati nulli, da una delle società più autorevoli e note del calcio italiano. Terze vie non ce ne sono, perfino in un Paese di ipocrisie e di pateracchi. Perché attribuirsi due scudetti revocati per frode sportiva non è solo un gesto di "orgoglio ritrovato", come pensa abbastanza puerilmente il presidente [[Andrea Agnelli]]. È, a tutti gli effetti, un gesto che sconquassa dalle fondamenta le istituzioni del calcio, le sconfessa, le rifiuta. È un durissimo chiamarsi fuori dal mondo in cui si opera e dalle sue regole. Nella vita, ovviamente, ci si può anche ribellare. Quello che non si può fare è credere che ci si possa ribellare al modico prezzo di qualche titolo di giornale, e cavarsela temperando le polemiche con un paio di interviste diplomatiche. ([https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/05/09/amaca.html 9 maggio 2012])
*Il [[successo]], in Italia, è sempre visto come un furto a danno dei [[mediocrità|mediocri]]. ([http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2015/04/28/-lamaca32.html?ref=search 28 aprile 2015])
*Tra i vari consigli per affrontare la canicola forse manca quello decisivo: la [[resilienza]]. Termine di origine metallurgica, indica la capacità di un metallo di resistere a urti e torsioni. È dunque il contrario della fragilità, che come è noto dipende dalla mancanza di elasticità: chi non si piega, più facilmente si spezza. Per esteso, in psicologia e in senso lato il termine indica la capacità di sopportazione. Il resiliente patisce il caldo allo stesso modo del non resiliente: la differenza è che accetta il disagio come inevitabile, non si ribella dando in smanie e imprecando. Anche perché dare in smanie e imprecare aumenta, e di molto, la sudorazione e il malessere. E dunque, alla fine, lo stesso identico caldo ha, sul non resiliente, effetti assai peggiori. ([http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2015/07/19/lamaca22.html 19 luglio 2015])
*Per attirare i gonzi di ogni ordine e grado, oggi non c'è metodo più efficace che agitare il fantasma di una casta malvagia che ha come solo scopo affamare il popolo. (29 dicembre 2016)
*Dovessimo augurarci qualcosa, per il nuovo anno, non riguarda il mondo, la cui media annuale di violenze e nefandezze è piuttosto costante, nei decenni, e promette di essere invariata anche dopo la mezzanotte di oggi. Riguarda magari noi stessi, la nostra capacità di rimanere gentili e integri anche sotto gli urti dell'esterno. Si chiama resilienza, è termine derivato dalla metallurgia, ultimamente è una parola di successo ed è un successo meritato. Si può essere resilienti alle mode, alle offese, ai condizionamenti sociali, ai dissesti economici, alle crisi personali e alle crisi sociali. Resilienti non significa refrattari, ovvero indifferenti al mondo. Significa partecipi, significa che ci si offre al vento e ci si espone al cielo, ma con la capacità di non farsi spezzare o torcere o atterrare. ([http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2016/12/31/-lamaca32.html 29 dicembre 2016])
* A proposito di gelo: c'è un bambino di nome [[Miro Tabanelli|Miro]] che pattina su un lago ghiacciato, sotto il [[monte Cimone]]. Qualcuno lo ha ripreso con uno smartphone e lo ha messo in Rete, così adesso Miro pattina per tutti noi. [...] Il video è molto semplice, non ha niente di sofisticato o "spettacolare", riflette l'immagine senza tempo di un bambino felice della propria destrezza nello scenario, anch'esso senza tempo, di un lago gelato in mezzo ai monti. La sola traccia dell'epoca è la riproducibilità di quelle immagini, al tempo stesso irrisoria (basta un telefonino) e infinita. Ma Miro a questo non pensa, Miro pattina e basta. E compie un miracolo vero: tra i commenti on line non uno che si chieda che cosa c'è dietro, di chi è figlio, che cosa vuole da noi, se è sotto contratto, se i pattini sono del [[Partito Democratico|Pd]] o di [[Beppe Grillo|Grillo]]. No, dicono tutti la stessa cosa: che bella cosa, che meraviglia. Ma questo non diciamolo a Miro, lasciamolo pattinare in santa pace. ([https://www.repubblica.it/rubriche/l-amaca/2017/01/14/news/amaca_michele_serra-156008091/ 14 gennaio 2017])
*{{NDR|Sul termine "[[buonismo]]"}} [...] quella parola è un alibi insostituibile: serve a ridurre ogni moto di umanità o di gentilezza a un'impostura da ipocriti, e di conseguenza ad assolvere ogni moto di grettezza e di disumanità. ([http://www.repubblica.it/rubriche/l-amaca/2017/02/26/news/amaca_26_febbraio_2017-159274955/ 26 febbraio 2017])
*Per un momento di memoria vera bastano anche il fiore deposto, il gesto grato, lo scorcio di muro, la fotografia, il portone, la lapide, il cippo, la breve sosta silenziosa. Basta un minuto per sentire che oggi è il [[Anniversario della liberazione d'Italia|25 Aprile]]. ([http://www.repubblica.it/rubriche/l-amaca/2017/04/25/news/l_amaca_del_25_aprile_2017-163858397/ 25 aprile 2017])
*È fuori moda parlare di emergenza antifascista, in questo Paese; non fosse che è il Paese che il [[fascismo]] lo ha incubato, partorito e regalato al mondo, e come tale dovrebbe farsi qualche controllo periodico. ([http://www.repubblica.it/rubriche/l-amaca/2017/05/17/news/l_amaca_del_17_maggio_2017-165647348/ 17 maggio 2017])
*È forte il ricordo di quando, nel 2011, le celebrazioni per il centocinquantenario dell'Unità d'Italia si trasformarono, in tutto il Nord, in diffusa ricorrenza popolare, con il tricolore che occhieggiava ovunque. Lì ebbe fine, dal punto di vista emotivo, il secessionismo italiano. ([http://www.repubblica.it/rubriche/l-amaca/2017/10/31/news/l_amaca_del_31_ottobre_2017-179851762/?rss&ref=RHPF-WU 31 ottobre 2017])
*"La [[mafia]] è una montagna di merda", disse [[Peppino Impastato]]. Ma forse è molto meno di quello: la mafia è il niente, il niente che si organizza per derubare e tenere sotto schiaffo chiunque sia qualcosa, faccia qualcosa, produca qualcosa. La mafia è la dittatura degli incapaci. ([http://www.repubblica.it/rubriche/l-amaca/2017/11/18/news/l_amaca_del_18_novembre_2017-181418805/?rss&ref=RHPF-WU 18 novembre 2017])
*[[Silvio Berlusconi|Berlusconi]] è il firmatario di una bancarotta politica che non divenne anche economica per il rotto della cuffia. Se occorre ricordarlo non è tanto per arginare la sua grottesca permanenza sulla scena (chi lo vota crede nel paranormale). È soprattutto per segnalare che il paese, e con esso anche la diciassettesima legislatura, ha il merito di avere già voltato pagina rispetto a lui e alla sua funesta epoca. ([https://rep.repubblica.it/pwa/rubrica/2017/12/29/news/l_amaca_di_michele_serra_30_12_2017_-185463123/?ref=RHPPTP-BH-I0-C12-P1-S3.4-T1 30 dicembre 2017])
*Il successo della Lega e di tipi come il Salvini, e delle destre nazionaliste virilmente atteggiate, è anche lo sbocco naturale per caterve di maschi alfa, beta e gamma gonfi di testosterone, e con un gran bisogno di sfogarsi. Settant'anni senza una guerra come si deve, per noi europei abituati a farne almeno una per ogni generazione, hanno lasciato il segno. Per le strade e nelle spiagge è pieno di potenziali miliziani, già con la faccia, lo sguardo, l'abbigliamento dell'attaccabrighe. ([https://rep.repubblica.it/pwa/rubrica/2018/08/01/news/l_amaca_di_michele_serra_02_07_2018_-203172768/ 1° agosto 2018])
*Finiti [[liberalismo]] e [[comunismo]], destrutturato il lavoro in una poltiglia impalpabile, parlare di [[borghesia]] e di classe operaia è un po' come parlare di Romani e Cartaginesi. Parlandone da viva, però, è bene ricordare che fu, la borghesia, ovvero i ceti professionali delle città, la sola vera classe rivoluzionaria della modernità. Rivoluzione americana e rivoluzione francese furono rivoluzioni borghesi. ([https://rep.repubblica.it/pwa/rubrica/2018/11/13/news/l_amaca_di_michele_serra_14_11_2018_-211579780/ 14 novembre 2018])
*I nuovi grattacieli non sono tutti belli, ma sono il simbolo palpabile di un'energia che tocca la città {{NDR|[[Milano]]}} nel suo insieme, ed è stata il motore di un nuovo civismo. Sono le vie attorno ai grattacieli a essersi riempite, è rasoterra, non solo ai piani alti, che la città pulsa di nuova vita. [...] Là dove c'era l'erba verde, c'è una città: appunto, una città. E l'erba, dalle parti del Verziere (non lontano da via Cristoforo Gluck) non era per niente verde. Era color nafta. ([https://rep.repubblica.it/pwa/rubrica/2018/12/17/news/l_amaca_di_michele_serra_18_12_2018_-214500654/ 18 dicembre 2018])
*Mia bisnonna, italiana di [[Nizza]], sposò un francese di Breglio (oggi Breil sur Roya). Fu una famiglia bilingue, cosmopolita, feconda e allegra. Morì per un attacco di cuore, su una panchina del porto di Nizza, pochi giorni dopo la dichiarazione di guerra di Mussolini alla Francia, già invasa dai nazisti. ([https://rep.repubblica.it/pwa/rubrica/2019/02/08/news/l_amaca_di_michele_serra_09_02_2019_-218655306/ 9 febbraio 2019])
*Da tribù a tribù, visto che questa ormai è la dialettica nazionale: cari sindaci e assessori [[Lega Nord|leghisti]], se invece di andare al bowling (faccio per dire) foste entrati qualche volta in una libreria, ora potreste farvi un bel premietto o convegnuccio tutto vostro, senza essere costretti, per esistere, a passarvela da censori, spesso per giunta da censori somari. Gli inquisitori almeno parlavano bene il latino. ([https://rep.repubblica.it/pwa/rubrica/2019/03/30/news/l_amaca_nemica_cultura-222891953/ 31 marzo 2019])
*[[Matteo Salvini|Salvini]] una discussione vera non la regge, è un uomo da tweet, da slogan, da proclamino spiccio e pettoruto. Per questo si circonderà di servi e di ossequienti, e questo lo renderà peggiore, non migliore. E spegnerà prima del dovuto la sua fortuna politica. (31 maggio 2019)
*Tra i [[curdi]] e [[Donald Trump|Trump]], tribale è certamente il secondo, che giudica utili le guerre (sempre nei suoi orribili tweet) solo se "convenienti e vincenti" per la propria Nazione. Confermando che tra nazionalismo e provincialismo il passo è minimo: i nazionalisti hanno una testa da cortile. Mentre quel popolo povero, disperso e orgoglioso non si è mai chiesto, evidentemente, se fosse conveniente e vincente rischiare la pelle non solo per la propria indipendenza, ma per una tipica causa di interesse internazionale (la democrazia e la libertà, la resistenza al jihadismo), questo cafone miliardario, capo del Paese più ricco, potente e armato del mondo, come pretesto per riportare a casa i suoi cento soldati, ciascuno dei quali è da supporre armato e protetto più di cento curdi messi assieme, si permette di defalcare la guerra dei curdi all'Isis, con spregio, come trascurabile fenomeno locale. (8 ottobre 2019)
*Ora che [[Kobe Bryant|Kobe]] {{NDR|Bryant}}<nowiki> non c'è più sarebbe bello, ma soprattutto sarebbe giusto, dargli la cittadinanza italiana alla memoria, applicando nei fatti — perché è dai fatti che prende corpo — il famoso ius culturae : chi cresce e studia qui da noi, parla come noi, gioca insieme a noi, è uno di noi, e lo è per sempre. [...] Mi piacerebbe, anche, che grazie alla popolarità di Kobe, che non ha confini politici né geografici, si capisse che essere italiani, se si è cresciuti in Italia, non è una concessione, ed è addirittura qualcosa di più di un diritto: è identità. È essere ciò che si è. E Kobe Bryant aggiungerebbe che è anche una fortuna. (2 febbraio 2020)</nowiki>
*Mi mancano i [[Bar (pubblico esercizio)|bar]] per la loro facilità di strada, sono aperti a chiunque passi. Lo sconosciuto entra nei bar della città sconosciuta senza incertezze, senza il dubbio dell'estraneità, la soglia di un bar non è mai un confine, è sempre un buongiorno o un buonasera. Nessun luogo pubblico è più pubblico. (3 maggio 2020)
*L'insostenibile pesantezza del Male {{Ndr|[[Pandemia di COVID-19 del 2019-2020| Pandemia di COVID-19]]}} non può averla vinta sulla nostra sublime, vincente [[superficialità]]. Se siamo ancora vivi, cari ragazzi e care ragazze, è solo perché siamo superficiali. C'è chi ha reagito al dolore e alla costrizione cucinando, chi coltivando salvia e basilico, chi guardando su ''Sky Sport'' le vecchie partite di repertorio. Appartengo a tutte e tre le categorie. Embé? Voi invece siete tutti sopravvissuti leggendo [[Søren Kierkegaard|Kierkegaard]]? (29 maggio 2020)
*Chi non sa vincere non sa neanche perdere, è una vecchia legge dello sport e della vita, [[Donald Trump|Trump]] ne è la perfetta conferma. Arrogante da vincitore, meschino da perdente, con la sua orchestrina di avvocati, come un qualunque riccone che crede di poter ribaltare ogni tavolo con il libretto degli assegni. Ogni giorno che passa ci si rende conto dell'importanza storica della sua sconfitta {{NDR|nelle [[Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 2020| elezioni presidenziali del 2020]]}}. Ma ci si rende conto, anche, di quale gigantesco lutto per la democrazia fu la sua [[Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 2016|elezione del 2016]]. (15 novembre 2020)
*C'è del buono, in quanto è accaduto {{NDR|assalto e occupazione di [[Capitol Hill]]}}. Il buono è che la destra, non solo americana, sarà costretta a scegliere se stare con i nazisti dell'Illinois (il cui messia è [[Donald Trump|Trump]], il cui movente è Trump) e mettere gli scarponi sul tavolo del Congresso. Oppure, essere parte del Congresso. (8 gennaio 2021)
*Si leggeva [[Corrado Augias|Augias]] con la sicurezza di ritrovare, sempre, quella misura, quella ostinata difesa della [[Repubblica]] (l'istituzione, ma anche il [[La Repubblica (giornale)|giornale]], ''nomen omen''...) come solo, vero territorio comune di tutte le persone di buona volontà. Leggendo Corrado si sentiva Parigi e si sentiva la ''Republique''. (28 febbraio 2021)
*{{NDR|Dopo la vittoria italiana dei Campionati Europei di calcio del 11/7/2021}} Se ci ricordiamo tutti di "un uomo solo è al comando, il suo nome è [[Fausto Coppi]]", è perché è una frase epica, secca, semplice, ingigantita dalla purezza della radio. L'alluvione di parole inutili di queste ore scomparirà, nel tempo, come vapore. Resteranno i gol, le parate, il gioco. (13 luglio 2021)
*E' ricoverato per [[Pandemia di COVID-19|Covid]] uno dei No Vax che esultò per la morte di [[David Sassoli|Sassoli]], sostenendo (con zero informazioni, zero ragioni) che fosse morto di Covid. [...] Alla luce dei fatti si tratta di un fesso grave, forse incurabile, liquidabile con un sorrisetto di circostanza: non fosse che il fesso ha più di trentamila follower su Telegram, collettore fognario della comunicazione social. Perché, a differenza del fesso mite, il fesso odiatore, il fesso bullo, il fesso macho, ha ottime probabilità di avere successo. (20 gennaio 2022)
*È uno spettacolo al quale siamo abituati, ma non per questo è meno incredibile: una [[Giorgia Meloni|fascista civilizzata]] e un [[Matteo Salvini|incivile fascistizzato]], con la benedizione di un [[Silvio Berlusconi|miliardario in pensione]] che trent'anni fa fece finta, votatissimo, credutissimo, di essere un leader politico, si candidano al governo della Repubblica, nella quale, accidentalmente, abitiamo anche noi altri. Dentro la coalizione la postura è totalmente trumpista, tacitamente putinista, ma c'è l'amico Silvio e tanto basta per figurare abusivamente, in tutti i telegiornali, come “centrodestra” o addirittura come “moderati”. (23 luglio 2022)
*Il ragazzetto americano che ha fondato un sito che perseguita i transessuali fino a stanarli nei loro nascondigli, fino a indurli al suicidio, e sventola sorridente la Bibbia come un mitra, quello è il [[fascismo]] dei nostri tempi; tanto quanto il Traini di Macerata che sparava agli africani per bonificare la Patria dalle razze impure; tanto quanto [[Matteo Salvini|il Salvini]] che, da ministro degli Interni, andò a esprimere solidarietà in carcere a un imprenditore che aveva fatto inginocchiare un ladro di gasolio e gli aveva sparato nel petto. È successo due anni fa, non nel 1921. (9 settembre 2022)
*Nel fondo ideologico del governo di destra, ben più della sinistra opacizzata, sarà la “deriva laica” il vero nemico da battere. L'intero pacchetto dei diritti (la buona morte e la libera gestione di maternità e paternità per primi) diventa sovversivo in quanto tale, perché rompe con la tradizione confessionale (religiosa mi sembra aggettivo inadatto, la religione è un'altra cosa) e non riconosce i presupposti “sacri” della vita e della Patria. Ai quali la società deve adeguarsi, chinando il capo ove necessario (quasi sempre il capo di una femmina). (22 ottobre 2022)
*Il timore è che la [[destra]] al governo (compresi, sia detto per amor di cronaca, un po' di [[Fascismo|fascisti]]) sdogani oggettivamente i modi bruschi. Che giovanotti di cultura semplice, solo perché indossano una divisa, credano che “adesso” è finalmente lecito alzare le mani. Compito primario della destra di governo sarebbe chiarire a tutti che il confine tra lecito e illecito, in uno Stato di diritto, non varia a seconda che al Viminale ci sia la destra o la sinistra o quant'altri. Sono i criminali, in genere, a ritenere che il corpo delle persone sia violabile. E a disporne con violenza. Gli uomini dello Stato non devono e non possono farlo, chiunque abbia vinto le elezioni. (26 maggio 2023)
*I cinque giorni di lutto nazionale per la morte del papa sono un'esagerazione zelante che perfino un ammiratore di [[Papa Francesco|Francesco]], come chi scrive, vive con un certo fastidio: la famosa laicità dello Stato ne esce un poco ammaccata. Ma che la compunzione governativa porti a considerare anche il [[Anniversario della liberazione d'Italia|Venticinque aprile]], da sempre memoria dei morti per la libertà, e fiori sui cippi partigiani, e omaggio alle ragazze e ai ragazzi che ci resero liberi, come una specie di baldoria che rischia di violare il lutto: beh, ma fateci il piacere, ma fatevi una manica di cavoli vostri, che il Venticinque aprile non vi appartiene, per vostra colpa ma soprattutto per vostra sfortuna. ([https://www.repubblica.it/rubriche/l-amaca/2025/04/25/news/l_amaca_del_25_aprile_2025-424147029/ 25 aprile 2025])
==''Le cose che bruciano''==
===[[Incipit]]===
Dicono che mi sono rovinato con le mie mani.<br/>Non che io le sappia per via diretta, le cose che dicono. Ormai sono voci di rimbalzo, voci remote riportate dai pochi con i quali sono ancora in contatto. Ma il senso è questo: Attilio Campi è uno che si è rovinato con le sue mani. <!-- p. 13 -->
===Citazioni===
*Magari non si diventa [[Meglio|migliori]] per convinzione, ma per la noia di essere sempre uguali a se stessi. (p. 21)
*Faccio il verso del [[rigogolo]]. Scalzo, con le mani in tasca, sul prato davanti al bosco. È un fischio di tre-quattro note, l'ho imparato dall'orologio a muro che mi ha regalato mia moglie Maria. Allo scoccare di ogni ora emette il canto di un uccello. Dei dodici il rigogolo è il mio preferito. Il suo linguaggio è squillante, ma non assertivo. È una sequenza di soli punti interrogativi. Se vi capita di sentire, in mezzo a un bosco, una sequenza di punti interrogativi, sappiate che è il rigogolo. (p. 36)
*Che qualcuno ci provi, a fare [[politica]], è commovente. Nessun sarcasmo: "commovente" è la parola giusta. La politica è commovente, e commovente è chi fa politica, dal primo dei capipopolo all'ultimo dei traffichini. È il frettoloso malanimo degli sceneggiatori di fiction, o il moralismo strappapplausi dei giornalisti, a rappresentare il potere come un luogo sordido e guasto, ma non è più sordido e guasto di tutto il resto. È solo più esposto. (p. 39)
*Nessuna [[eleganza]] è più elegante della trascurata indifferenza che l'asocialità consente [...] (p. 47)
*La [[porta di casa]], in campagna, è un confine vero e drammatico, non come le blande porte di città che separano appena scatola piccola da scatola più grande. La porta di campagna separa i protetti luoghi dell'abitare dall'immenso spazio e dall'immensa luce. Questo rende ben più definiti e apprezzabili tanto l'interno che ci custodisce quanto l'esterno che ci ammalia e travolge. (p. 48)
*Sono sedie scadenti, con le gambe guaste, però "di famiglia". Formula che contiene, alla massima potenza, il micidiale ricatto della memoria: quello che, per onorare il passato, ostruisce il presente. (p. 57)
*Il problema è che da ogni [[distruzione]] sprigiona, insieme al senso di liberazione, un'inquietudine: il timore di avere cancellato per sempre un segno che non potrà mai più essere replicato. Sono sicuro che anche il più feroce, il più perverso degli appiccafuoco (l'Inquisitore, il cacciatore di streghe), nell'attimo in cui vede le fiamme prevalere sulla sagoma conosciuta ha un attimo di sgomento. Vorrebbe tornare indietro. Ma non è più possibile, e per darsi un contegno finge di approvare un gesto di distruzione senza rimedio. (p. 60)
*Poche cose riescono a testimoniare la fragilità della vita umana come le [[Foto di famiglia|fotografie di famiglia]]. La determinazione con la quale le si accumula ha qualcosa di follemente feticista, come quelle cripte fatte di femori e costole che si visitano nei paesi cattolici dicendo "caspita, chissà quanti cadaveri sono serviti, per costruirla"; e osservi quei muri e quelle colonne calcinate con lo stesso sguardo allegramente morboso, da collezionista, con il quale valuti il ponte di Brooklyn fatto con i Lego, o Notre-Dame fatta con i fiammiferi. I corpi umani usati come laterizi sono laterizi, non più corpi umani. E i laterizi diventano macerie. E le macerie si buttano nelle apposite discariche. (p. 63)
*Più tecnologico della simbiosi tra pollice opponibile e cervello, peraltro, esiste qualcosa? Dico, più in generale, esiste qualcosa di più avveniristico della natura così come [[Evoluzione|si è sviluppata]] in due o tre miliardi di anni, dal protozoo fino a me? Si conosce un altro esperimento scientifico più solidamente verificato, contraddetto e incidentato milioni di volte, poi riavviato, perfezionato, ritoccato in ogni minuto dettaglio? (p. 66)
*Tra gli odori della vita, quello di [[terra bagnata]] è uno dei più grati e rappresentativi. Schiude il naso e porta alla fronte, che è sede del nostro comprendonio, notizie del giubilo in corso al livello del suolo. (p. 87)
*[[Annaffiatura|Annaffiare]] è magnifico. Sei il vicario del cielo, reggi tra le mani un temporale addomesticato, ti senti potente e provvido. (p. 88)
*Gli [[Epistolario|epistolari]], peraltro, ditemi se non sono noiosi: dei cento conservati in polverosi archivi, o addirittura pubblicati, al massimo un paio contengono notizie interessanti sull'andamento del mondo. Il resto è un cicaleccio senza fascino, una matassa di banalità dentro la quale, se ne avete il tempo e la voglia, potreste forse rinvenire qualche pagliuzza d'oro caduta dalla penna di uno scrittore o di un filosofo o di un capo di governo tra una disputa condominiale e un "salutami i tuoi cari". Leggere una tonnellata di parole per rintracciare una frase interessante. Ne vale la pena? (p. 125)
*"Quando vivevo in città andavo a dormire all'[[alba]]. Adesso all'alba mi sveglio. E dunque posso dire di avere visto l'alba dai due versanti opposti. Prima da una parte e poi dall'altra".<br/>"E da che parte la preferisci?"<br/>"E me lo chiedi? Da questa! Prima, quando arrivava l'alba, tutto finiva. Adesso tutto comincia." (p. 158)
===[[Explicit]]===
La Terza guerra mondiale non è ancora scoppiata. Ma se ne sente nell'aria l'odore. Certe sere Attilio, finito il lavoro, alla sommità del campo di zafferano, guarda in direzione della pianura chiedendosi per quanto tempo ancora, a Roccapane, si potrà lavorare in pace. Poi raccoglie i suoi attrezzi e torna a casa. <!-- p. 171 -->
==''Ognuno potrebbe''==
===[[Incipit]]===
Nelle fotografie mi si riconosce perché sono l'unico che non fa niente. Non saluto, non rido, non faccio smorfie, non sventolo le braccia, non mostro pollici o indici secondo la mimica manuale in uso, non mi protendo verso l'obiettivo, non abbraccio il vicino, non ammicco. Niente. Non mi viene da fare proprio niente. Sono nient'altro che me stesso in tutta la mia inerte normalità, in un istante casuale tra i tanti che compongono la mia vita. <!--(p. 13)-->
===Citazioni===
*Le [[Rotatoria|rotonde]] sono milioni, da queste parti. Produciamo rotonde. Di tutto il resto è come se si fosse perduto l'originale, la madreforma dalla quale le cose scaturiscono in file ordinate, con l'energia di un esercito in marcia. L'esercito delle merci si è fermato. Forse è solo un lungo bivacco, forse qualcuno ha dato il definitivo "rompete le righe", ancora non è chiaro. Ma le rotonde no, loro continuano a nascere, in misteriosa autonomia. La loro corolla discoidale sboccia ovunque come se quell'unica specie avesse capito come moltiplicarsi mentre intorno disseccano, uno dopo l'altro, tutti gli altri fiori. (p. 28)
*Non saprei dire quando sia cominciata esattamente, qui dalle nostre parti, questa faccenda dell'"[[Teoria del complotto|a me non me la danno mica a bere]]". Forse covava già sottotraccia, come un batterio dormiente, incistato nei soggetti più sospettosi, più suscettibili, che poi si è insinuato in tutti gli altri. Sta di fatto che di colpo, come per un contagio improvviso, quasi tutti hanno cominciato a sentirsi uno al quale non la si dà mica a bere; e a scoprire verità occulte e trame sordide, qualcosa che qualcun altro aveva fin lì tenuto nascosto all'evidenza per trarne lucro o potere. (p. 37)
*[...] Niente come una vita insoddisfacente è in grado di generare credenze ridicole e devozioni disperate: se c'è un buon termometro della tristezza collettiva è la credulità collettiva. Gli stessi, esattamente gli stessi che ogni cinque secondi tengono a precisare che "a me non la danno mica a bere", sono poi i primi a farsi turlupinare dalle panzane più assurde e a cadere nelle trappole più dolorose. Gli cito come esempio probante alcune delle più tipiche derive mentali dell'epoca e del luogo, i neotemplari, le inseminate dagli alieni, la gemmoterapia, una di Vercelli che un bel mattino si mette il burqa, il partito politico convinto che il web sia il viatico della liberazione umana. (p. 68)
*[...] Non avete anche voi l'impressione che ''davvero'' l'ingombro delle persone stia aumentando, e da parecchi punti di vista? Siamo veramente sicuri che non esista una corrispondenza tra ingombro psichico e ingombro fisico di una persona? Una o uno che riproduce la propria immagine dieci o venti volte al giorno, da quando si lava i denti a quando mangia la pizza con suo cugino, e di ciascuna di queste dieci o venti immagini fa pubblicazione così da essere, ogni giorno, diecimila o ventimila volte percepito e magari altrettante volte ritrasmesso; una o uno che dice e scrive ''io'' a raffica, dapperdutto, sempre, praticamente usanto gli ''io'' come i punti del puntocroce che crivellano pian piano la tela; le due ragazze americane in jeans che nel forno crematorio di Auschwitz – le ho viste con i miei occhi – si fanno un selfie; il mio coetaneo che l'altro giorno, sul treno, litigando con l'avvocato della ex moglie, vociava nell'egòfono le condizioni del ''suo'' divorzio di fronte a cinquanta persone che fingevano indifferenza per coprire l'imbarazzo; be', non sarebbe verosimile, scusate, che tutte queste persone, giorno dopo giorno, centimetro dopo centimetro, ''occupassero uno spazio fisico maggiore''? (pp. 87-88)
*Forse [...] nessun dramma personale è tale da poter essere vomitato in faccia agli altri. Per quelli rimediabili, basta e avanza la commedia. Per quelli irrimediabili, in novecentonovantanove casi su mille è preferibile il silenzio. È più decente. (p. 89)
*Accetto discussioni sul fatto che i [[Kings of Leon]] possano anche non essere il migliore gruppo rock del mondo. Posso anche ammettere che siano soltanto tra i primi tre. Ma è oggettivamente appurato che il loro leader [[Caleb Followill]] è il più grande cantante rock mai esistito. Fidatevi. In parecchi anni di musica in macchina, imbozzolato nei suoni per proteggermi dalla dolorosa insulsaggine dell'esterno, la voce di Caleb mi ha sollevato più di ogni altra. (pp. 93-94)
*[...] L'[[Oklahoma]], già dal nome, profuma di praterie e di spazio. Io ho sempre giudicato gli stati americani dal nome, l'Oklahoma ''non può essere'' un posto di merda. E nel caso lo fosse, per cortesia non fatemelo mai sapere. (p. 94)
*Non so quante volte l'ho già sentito, in quante situazioni diverse, da quante persone differenti, che ''devo'' crederci. Che ''bisogna'' crederci. Si tende a trascurare il fatto che se la [[speranza]] è un dovere, prima o poi è destinata a diventare odiosa. (p. 99)
*Quando li senti latrare come cani tu guardali bene, Giulio, dice spesso la vecchia Oriani. Se la tirano da padroni, ma hanno lo sguardo del servo. Se sono così arroganti, così furiosi, è perché sanno di essere servi per l'eternità, e più diventano ricchi più rimangono servi, e più rimangono servi più la loro ricchezza, invece di sollevarli, li fa sentire a terra. (p. 115)
*Ognuno potrebbe salvare il posto dove vive. O perlomeno ha il diritto di vivere per un istante – anche un solo istante, come capita a me questa mattina – pensando che sarebbe capace di farlo. (p. 120)
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Gli sdraiati''===
Ma dove cazzo sei? <br>
Ti ho telefonato almeno quattro volte, non rispondi mai. Il tuo cellulare suono a vuoto, come quello dei mariti adulteri e delle amanti offese. La sequela interminata degli squilli lascia intendere o la tua attiva renitenza o la tua soave distrazione: e non so quale sia, dei due "non rispondo", il più offensivo.
Per non dire della mia ansia quando non ti trovo, cioè quasi sempre. Ho imparato a relegarla tra i miei vizi, non più tra le tue colpe. Non per questo è meno greve da sopportare. Ogni sirena di ambulanza, ogni riverbero luttuoso dei notiziari scoperchia la scatola delle mie paure. Vedo motorini schiantati, risse sanguinose, overdose fatali, forze dell'ordine impegnate a reprimere qualche baldoria illegale. Leggo con avidità masochista le cronache esiziali del tuo branco, quelli schiacciati tra la calca dei rave party, quelli fulminati dagli intrugli chimici, quelli sgozzati in una rissa notturna in qualche anonimo parcheggio di discoteca, quelli pestati a morte da gendarmi indegni della loro divisa.
===''Breviario comico''===
{{centrato|2002<br>''L'anno dell'euro, di quando,<br>stabilito che i terroristi venivano dall'Arabia Saudita,<br>gli americani decisero di attaccare l'Afghanistan,<br>dello scontro fra civiltà, del processo a [[Cesare Previti|Previti]],<br>di quando anche in [[Italia]] si schiantò un aereo su un grattacielo,<br>dei primi ospiti di Guantanamo,<br>di quando l'arbitro Moreno arbitrò,<br>e la [[Letizia Moratti|Moratti]] cominciò a pensare di riformare la scuola,<br>del dibattito nella destra, della Cirami, del gossip,<br>di quando in Val d'Aosta venne ucciso un bambino,<br>di quando rientrarono i Savoia,<br>di quando Padre Pio fu fatto alla svelta santo.<br>E di quando frate Indovino morì semplicemente frate.''}}
===''Tutti i santi giorni''===
''Ottimismo''<br />
Quando la voce della radiosveglia è quella del ministro [[Roberto Calderoli|Calderoli]], uno che neanche [[Nostradamus]] poté immaginare nelle sue più lugubri quartine. O quando la prima immagine del telegiornale è quella degli avvocati del premier che a dozzine, come le uova, presidiano la fortezza dei Porci comodi. O quando la prima impressione del mondo è che i mostri ne abbiano preso possesso, sotto forma di ganze con la bocca rifatta che invadono il [[televisione|video]], o dei brutti di fondovalle che incredibilmente fanno il ministro. È allora che, da subito, si vorrebbe disconnettere la propria esistenza da quella degli altri. Girarsi dall'altra parte e rimettersi a dormire, come se quelle voci fossero state solo un brutto e mediocre sogno. E chiedersi come mai non si è ancora provveduto a farsi svegliare, al mattino, solo dallo schiamazzo degli uccellini, al riparo dalla cronaca e (magari!) dalla Storia. Poi, si sa, non è così che si decide di fare. Basta pochissimo – un pensiero decente, una faccia dignitosa, una parola allegra – a rassicurarci, o comunque a rabbonirci. Nel mare di pessime cose che ci ondeggia attorno, e minaccia di sopraffarci, anche un turacciolo apparso all'improvviso ci sembra l'isola sulla quale mettersi in salvo. Ci ho pensato parecchio, e ho concluso che quello che ci frega non è il pessimismo, non la depressione, non il malumore. Quello che ci frega, e ci fa alzare al mattino, e non ci fa disertare, è l'[[ottimismo]]. Se il nostro sguardo sul mondo fosse un poco più lucido avremmo già dato, da tempo, le dimissioni.
===''Il ragazzo mucca''===
"Bentornato Antonio", disse il Grande Otorongo.<br />
Stavo seduto nell'erba secca, con le spalle appoggiate al nume di pietra e lo sguardo rivolto al vallone. Nonostante fosse la fine di marzo faceva ancora molto freddo, e l'aria turbinante del crinale si infilava ovunque. Tirai fino al collo lo zip della giacca a vento. Adagiai la nuca tra le mani intrecciate e presi a seguire con gli occhi le nuvole filanti. Due poiane in caccia remigavano controvento, sospese nel celeste in attesa di tuffarsi sopra qualche sorcio incauto. <br />
"Sei molto pallido", riprese Otorongo. <br />
"Sono stato male. Parecchio male." <br />
"E sei tornato per guarire?" <br />
"Sì. Almeno in teoria. Ho bisogno di restarmene tranquillo per qualche giorno. E mi stavo proprio chiedendo, mentre salivo da te, se ne sono ancora capace."
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Michele Serra, ''Il ragazzo mucca'', Milano, Feltrinelli, 1997. ISBN 88-07-01526-9
*Michele Serra, ''Le cose che bruciano'', Feltrinelli, Milano, 2022. ISBN 978-88-07-89649-1
*Michele Serra, ''Ognuno potrebbe'', Milano, Feltrinelli, 2015. ISBN 978-88-07-03161-8
*Michele Serra, ''Tutti i santi giorni'', Milano, Feltrinelli, 2006. ISBN 88-07-49046-3
*Michele Serra, ''Breviario comico. A perpetua memoria'', Milano, Feltrinelli, 2008. ISBN 978-88-07-49071-2
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[[Immagine:RybnoeDistrict 06-13 Konstantinovo village 05.jpg|thumb|upright=1.3|Case di legno in Russia]]
Citazioni sulla '''casa'''.
==Citazioni==
*Benvenuto in mia casa. Entrate e lasciate un po' della felicità che recate. (''[[Dracula di Bram Stoker]]'')
*Casa è un luogo santo – né dubbio né sospetto può varcare il suo sacro ingresso. ([[Emily Dickinson]])
*Casa fatta di nuovo e vigna posta, non può l'uom sapere quanto gli costa. ([[Cristoforo Poggiali]])
*Casa non è il posto, sono le persone. (''[[NCIS: New Orleans]]'')
*Casa (''s.f.''). 1. Costruzione cava eretta per essere abitata da uomini, topi, scarafaggi, mosche, zanzare, pulci, bacilli e microbi. ([[Ambrose Bierce]])
*''Case, o case germogliate | come un pugno di sementi | sulle croste smisurate | di tutti i continenti! || Case a branco della pianura, | case sparse sulle colline, | case nude di pietra pura, | case candide di calcine. || Lividore di mattoni, | case azzurre case bionde, | coronate di bei balconi | rabbelliti di fiori e fronde; | case e case. Muri alti, | muri bassi, palizzate, | porte chiuse e spalancate | sulla polvere e sugli asfalti. || Tetti grigi inghirlandati | dai camini arsi dal vento | finestrelle in smarrimento | come gli occhi dei bimbi malati. || Tutto il mondo è pieno di case. | Ogni casa è tutta piena | d'allegria d'ansia di pena. | Case, case, case. O case!'' ([[Marco Pola]])
*Ci vuole una vita intera per fare di un'abitazione una casa. (''[[Ai confini della realtà (serie televisiva 1959) (quinta stagione)|Ai confini della realtà]]'')
*Comprare casa è stato un grande passo nel mondo degli adulti: ti costringe ad abbandonare quella parte più spensierata di te... a favore del mutuo! ([[Levante (cantante)|Levante]])
*Di solito la casa è un posto da cui si parte, ma ci puoi sempre ritrovare qualche cosa. (''[[Il ritorno di Harry Collings]]'')
*Dio concesse la terra agli uomini perché vi andassero errando con le loro tende e i loro animali, non perché vi costruissero case e ci abitassero mettendo radici. Un'abitazione che non sia provvisoria è subito invasa dal superfluo e noi ne diventiamo prigionieri. Un'infinità di cose ci ingombra ed eccoci trasformati senza volerlo nei custodi di un deposito. Un magazzino che ci toglie libertà di movimento e ci prosciuga l'anima. Servi delle nostre proprietà. ([[Paolo Ruffilli]])
*È così stupendamente [[Borghesia|borghese]] l'[[amore]] per la donna massaia e riposante, per la [[donna]] che rattoppa le calze e attende tranquilla, a casa, il suo unico amore. ([[Mario Mariani]])
*Ho abolito la distinzione tra pavimento, pareti e soffitto. La casa non è una macchina, ma un organismo vivente, epidermide del corpo umano. ([[Frederick John Kiesler]])
*Il posto dove si va ad abitare non è così importante... Io stesso ho vagabondato costantemente da un posto all'altro, straniero ovunque... L'ideale di un uomo come me è sentirsi a casa in qualunque posto. ([[Albert Einstein]])
*''Io volevo far piangere la gente | e davanti a dei mattoni nessuno si commuove | perché le case in fondo sono solo scatole | dove la gente si rifugia quando fuori piove.'' ([[Pinguini Tattici Nucleari]])
*L'unico scopo reale di una casa è quello di essere la casa di una bambola. Non si ricorda, quando lei era un bambino, di come quelle piccole finestre fossero veramente finestre, mentre le finestre grandi non lo erano? Un bambino ha la casa di una bambola, e grida di gioia quando vede aprirsi la porticina verso l'interno. Un banchiere ha invece una vera casa, ma quanti banchieri non riescono ad emettere nemmeno un debole grido quando le loro vere porte anteriori si aprono verso l'interno! ([[Gilbert Keith Chesterton]])
*L'uomo ama tutto ciò che serve alla sua comodità e odia tutto ciò che lo infastidisce e vuole strapparlo dalla posizione sicura che ha raggiunto. È per questo che ama la casa e odia l'arte. ([[Adolf Loos]])
*La casa deve armonizzare coi dintorni. Se è costruita in una valle, deve accoccolarsi fra gli alberi. Se è sulla cima di un colle, deve far parte del cielo. (''[[La seconda moglie (film 1951)|La seconda moglie]]'')
*''La casa è come un punto di memoria, | le tue radici danno la saggezza | e proprio questa è forse la risposta | e provi un grande senso di dolcezza.'' ([[Francesco Guccini]])
*La Casa è l'enigma del saggio – il bottino della colomba. ([[Emily Dickinson]])
*La casa è una necessità per l'individuo e la sua famiglia. Pertanto deve essere di proprietà di chi la abita. Non vi è libertà alcuna per l'uomo che vive in una casa appartenente ad un altro sia che paghi o no il canone. ([[Mu'ammar Gheddafi]])
*La casa non è un luogo, è la gente con cui stai. (''[[Assassin's Creed: Odyssey]]'')
*''La casa sul confine dei ricordi, | la stessa sempre, come tu la sai | e tu ricerchi là le tue radici | se vuoi capire l'anima che hai.'' ([[Francesco Guccini]])
*La mia casa è il mio castello. ([[modi di dire ungheresi|modo di dire ungherese]])
*La strada per arrivare a casa non finisce mai. ([[Marcello Marchesi]])
*Nessun posto è bello come casa mia. (''[[Il mago di Oz]]'')
*Non c'è mica bisogno di scappare di casa. Basta rimanere in casa quando gli altri escono. (''[[Prima della rivoluzione]]'')
*Non desiderare la casa del tuo prossimo. (''[[Libro dell'Esodo]]'')
*Non è necessario che tu esca di casa. Rimani al tuo tavolo e ascolta. Non ascoltare neppure, aspetta soltanto. Non aspettare neppure, resta in perfetto silenzio e solitudine. Il mondo ti si offrirà per essere smascherato, non ne può fare a meno, estasiato si torcerà davanti a te. ([[Franz Kafka]])
*Nostra non è la casa che ci facciamo, ma la casa che ci viene tramandata dai nostri padri, quella che riceviamo apparentemente gratis, in realtà attraverso il lavoro, onesto o disonesto, delle generazioni. ([[Salvatore Satta]])
*Nulla è più triste che il trovarsi in una casa dove le persone e le cose che dovrebbero essere le più [[Intimità|intime]] ci sono quasi sconosciute. ([[Carlo Maria Franzero]])
*Ogni casa ha il suo odore inconfondibile. Qualcosa che ti eccita e ti spaventa. Come quando torni a casa dalle vacanze e rimani sul ballatoio, con la porta aperta e le valigie a terra. Indeciso se profanare quella strana penombra. ([[Alfredo Accatino]])
*Piccola è questa casa, ma sufficiente per me, nessuno vi ha ragioni sopra, è pulita, infine è stata fatta con i miei denari. ([[Ludovico Ariosto]])
*''Poco ne so, delle case: di qualcosa | come loro allegria loro dolore, | talvolta, se mi fermo, mi ricordo.'' | [...] | ''Sai come sono, le case: se le denudi, | subito s'irrigidiscono.'' ([[Giorgos Seferis]])
*Quanti uomini che credono di aver trovato una casa scoprono invece di avere aperto una taverna per i propri amici. ([[Norman Douglas]])
*Questa è la vera natura della casa: il luogo della pace; il rifugio, non soltanto da ogni torto, ma anche da ogni paura, dubbio e discordia. ([[John Ruskin]])
*''Se il Signore non costruisce la casa, | invano vi faticano i costruttori.'' (''[[Salmi]]'')
*Sembriamo tutte uguali, ma se vi fermaste vi accorgereste che ci sono delle differenze tra una casa e l'altra. Dovreste entrare e passarci un po' di tempo, vedere quello che hanno visto gli specchi, sapere quello che sanno gli orologi, sentire quello che le pareti hanno sentito. Vi accorgereste che non siamo solo pietra e legno. Alcune cose qui sono le solite, comuni a tutte le case: un campanello che squilla nell'ingresso, rumore di passi su e giù per le scale, un pianoforte che suona, finestre che si aprono e si chiudono, un rubinetto che fa scorrere l'acqua, una luce che si accende in una stanza di notte e poi improvvisamente si spegne. Ma queste sono cose marginali. L'anima di una casa è chi ci vive. (''[[Fuga nel tempo]]'')
*Triste è giungere alla casa paterna quando la folgore s'è abbattuta sulla quercia maggiore. ([[Carlo Maria Franzero]])
*Una casa è importante. Vedi, un uomo deve avere un posto dove sa di essere il re. (''[[Frenzy]]'')
*Una casa è una macchina per abitare. ([[Le Corbusier]])
*''Voglio andare a casa, | la casa dov'è? | La casa dove posso stare in pace. | Io voglio andare a casa, | la casa dov'è? | La casa dove posso stare | in pace con te.'' ([[Jovanotti]])
*Vorrei avere nella mia casa: una donna ragionevole, un gatto che passi tra i libri, degli amici in ogni stagione senza i quali non posso vivere. ([[Guillaume Apollinaire]])
===[[Charles Dickens]]===
*Dall'amore della casa, origina l'amor della patria.
*Meglio, mille volte meglio non avere neppure un tetto sulla testa che una casa nella quale si ha il timore di tornare!
*Quando parlo di casa, parlo del luogo dove, in mancanza d'altro, sono raccolte le persone alle quali voglio bene; e se quel luogo fosse una tenda di zingaro o una soffitta, continuerei a chiamarla con lo stesso nome.
*Tristissima cosa è vergognarsi della propria casa.
==Proverbi==
*Ognunu p'a sò casuzza. ([[proverbi aliminusani|proverbio aliminusano]])
*Se non è Dio a costruire la casa, a che serve adornare le fondamenta? ([[Proverbi georgiani|georgiano]])
*Una casa che non ospita un [[cane]] o un [[gatto]] è una casa poco onesta. ([[Proverbi portoghesi|Portoghese]])
===[[Proverbi italiani|Italiani]]===
*Abbia pur figli, abbia bicchieri assai, non ne avrà troppi la tua casa mai.
*Buono è l'amico, buono il parente, ma triste la casa dove non si trova niente.
*Camera adorna, donna savia.
*Casa compita avrem nell'altra vita.
*Casa forte ha quattro colonne: padre valente, madre prudente, figlio obbediente, fratello compiacente.
*Casa mia, casa mia, per piccina che tu sia, tu mi sembri una badia.
*Casa senza amministrazione, nave senza timone.
*Casa senza inquilini, nido di topi.
*Chi ha la sua casa, poco gli manca.
*Chi imbianca la casa, vuole affittarla.
*Chi non ha casa non ha contrada.
*Chi non ha casa non può farsi la cuccia.
*Chi vuole casa netta, gente d'altri non ci metta.
*Ciascuno a casa sua, muove la coda e il sedere, in casa degli altri soltanto la coda.
*Dalla casa si riconosce il padrone.
*È buona cosa la messa udire, ma è meglio la casa custodire.
*Giusto è la Patria amar, amano anch'esse le spelonche natie le fiere stesse.
*Il pane fatto in casa è sempre il più saporito.
*In casa propria si fa come si vuole; in casa altrui, come si può.
*La bella gabbia non nutre l'uccello, sotto i suoi tetti è il viver più bello.
*La casa e la moglie si godono più di ogni altra cosa.
*La casa è sempre casa per umile che sia.
*La casa va sempre male quando la donna porta i calzoni e l'uomo il grembiule.
*Lontan da casa sua, vicino a qualche disgrazia.
*Magari male, ma a casa sua.
*Nella casa dove c'è un buon [[medico|dottore]] o un ricco [[prete]], non si sente né [[fame]] né sete.
*Nessuno può indovinare quanto costi impiantare una casa o una vigna.
*Niente è più bello di casa nostra.
*Non vi è pace in quella casa dove la gallina canta e il gallo tace.
*Per Pasqua e per Natale, nessuno lascia il suo casale.
*Più vale il fumo di casa mia, che l'arrosto dell'altrui.
*Quando la casa brucia, tutti si scaldano.
*Quando uno è stato a casa del diavolo, sa ciò che vi avviene.
*Una buona [[donna]] in casa è la miglior cassa di [[risparmio]].
*Una casa senza donna è come una lanterna senza lume.
====[[Proverbi napoletani|Napoletani]]====
*A casa cu' doj porte 'o diavolo s'a porta.
*Ognuno è ricco e guappo a casa soja.
*Se s'abbruscia la casa de lo vecino, curre co l'acqua a la casa toja.
====[[Proverbi toscani|Toscani]]====
*A ogni [[uccello]] suo nido è bello.
*Amico vecchio e casa nuova.
*Beata quella casa che un battitor sol ha.
*Casa che ha buon vicino, val più qualche fiorino.
*Casa di terra, caval d'erba, amico di bocca, non vagliono il piede d'una mosca.
*Casa fatta e terra sfatta.
*Casa fatta e vigna posta, mai si paga quanto costa.
*Casa fatta e vigna posta, non si sa quel che la costa.
*Casa fatta, possession disfatta.
*Casa mia, casa mia, per piccina che tu sia, tu mi sembri una badia.
*Casa mia, donna mia, pane e aglio, vita mia.
*Casa mia, mamma mia.
*Casa nuova, chi non ve ne porta non ve ne trova.
*Casa per suo abitare, vigna per suo logorare, terren quanto si può guardare.
*Casa sua, vita sua.
*Chi non cura sua magione, non è uomo di ragione.
*Chi non ha casa, l'accatta.
*Chi vuol la casa monda, non tenga mai colomba.
*È meglio essere il primo a casa sua che il secondo a casa d'altri.
*In casa de' ladri non ci ruba.
*In casa de' sonatori non si balla.
*In casa sua ciascuno è re.
*La bella gabbia non nutre l'uccello.
*La casa e la moglie si godono più d'ogni altra cosa.
*La porta di dietro è quella che ruba la casa.
*Le case grandi dal mezzo in su non s'abitano.
*Ogni formica ama il suo buco.
*Ogni tristo cane abbaia da casa sua.
*Ogni uccello canta meglio nel suo nido che in quello degli altri.
*Ogni uccello fa festa al suo nido.
*Ogni [[volpe]] ama la sua tana.
*Ognuno è padrone in casa sua.
*Più ne sa un pazzo a casa sua, che un savio a casa d'altri.
*Se vuoi guardar la casa, fai un uscio solo.
*Va' in piazza, vedi e odi; torna a casa, bevi e godi.
==Bibliografia==
*Annarosa Selene, ''Dizionario dei proverbi'', Pan libri, 2004. ISBN 8872171903
==Voci correlate==
*[[Casa sull'albero]]
*[[Occupazione di terreni o edifici]]
*[[Porta di casa]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Tipi di abitazione]]
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[[File:Ms. magazine Cover - Summer 2011.jpg|thumb|Scandalo!]]
Citazioni sullo '''scandalo'''.
*Ben venga lo scandalo; non temiate che nello scandalo sia sommersa l'autorità dello stato: anzi, nello scandalo si erge sempre più solida l'autorità stessa. [...] È la catarsi liberatoria di ogni tensione. E voi giornalisti cosiddetti indipendenti ne siete, come dire, i sacerdoti benemeriti. [...] è lo sterco concimante della socialdemocrazia: le dirò di più, è addirittura l'antidoto contro il peggiore dei veleni, che è la presa di coscienza per la gente. [...] E io voglio vedere arrivare fra diciotto, vent'anni, nel 1987, anche l'88, scoppiare uno scandalo al giorno, all'ora: ministri, gente di direzione, industriali, gente incriminata in tangenti, in furti, una schifezza; tanto che sui giornali fanno più presto a fare la lista dei ministri che quel giorno non hanno rubato. <br>Perché finalmente si arriverà al punto che anche noi italiani potremo gridare: Per Dio, siamo immersi nella merda fino al collo, ma è per questo che camminiamo a testa alta! ([[Dario Fo]])
*Chi riceve scandalo, che io non ne frema? ([[Paolo di Tarso]], ''[[Seconda lettera ai Corinzi]]'')
*Chi si scandalizza è sempre banale: ma, aggiungo, è anche sempre male informato. ([[Pier Paolo Pasolini]])
*Gli uomini veramente di profondo senso religioso non si scandalizzano mai. Insomma, non credo che [[Gesù|Cristo]] si scandalizzasse mai... [...] Anzi non si è mai scandalizzato. Si scandalizzavano i [[farisei]]. ([[Alberto Moravia]])
*Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che avvengano scandali, ma guai all'uomo per colpa del quale avviene lo scandalo! Se la tua mano o il tuo piede ti è occasione di scandalo, taglialo e gettalo via da te; è meglio per te entrare nella vita monco o zoppo, che avere due mani o due piedi ed essere gettato nel fuoco eterno. E se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te; è meglio per te entrare nella vita con un occhio solo, che avere due occhi ed essere gettato nella Geenna del fuoco. ([[Gesù]], ''[[Vangelo secondo Matteo]]'')
*Il successo fa scandalo. Lo scandalo fa [[successo]]. ([[Marcello Marchesi]])
*Lo scandalo comincia quando la polizia vi mette fine. ([[Karl Kraus]])
*Lo scandalo italiano va rifondato, meno appalti e più ancelle, meno fughe in avanti e più fughe a [[Parigi]], meno corruzione e un po' di tonificante perdizione. Dobbiamo recuperare la fragilità della carne, dobbiamo recuperare l'erotismo, il peccato. È l'unica salvezza contro il vizio maniacale del potere. ([[Luca Goldoni]])
*Ora, degli italiani piccolo-borghesi si sentono tranquilli davanti a ogni forma di scandalo, se questo scandalo ha dietro una qualsiasi forma di opinione pubblica o di potere; perché essi riconoscono subito, in tale scandalo, una possibilità di istituzionalizzazione, e, con questa possibilità, essi fraternizzano. ([[Pier Paolo Pasolini]])
==Altri progetti==
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Diego Armando Maradona
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/* Citazioni di Diego Armando Maradona */
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[[Immagine:Maradona 2010-1.jpg|thumb|Diego Armando Maradona nel 2009]]
'''Diego Armando Maradona''' (1960 – 2020), calciatore e allenatore argentino.
==Citazioni di Diego Armando Maradona==
{{cronologico}}
*{{NDR|Nel giugno 1978}} Ho due sogni: il primo è giocare un Mondiale, il secondo è vincerlo.<ref name=mediaset>Citato in Christian Padelli ed Enrico Turcato, ''[http://www.sportmediaset.mediaset.it/calcio/articoli/articolo45449.shtml Maradona: mezzo secolo nel pallone]'', ''sportmediaset.it'', 29 ottobre 2010.</ref>
*{{NDR|5 luglio 1984, durante la presentazione ufficiale allo stadio San Paolo davanti a 70.000 spettatori}} Voglio diventare l'idolo dei ragazzi poveri di Napoli, perché loro sono come ero io a Buenos Aires.<ref name=mediaset/>
*{{NDR|9 novembre 1985, dopo aver assistito in Vaticano alla Messa di [[Papa Giovanni Paolo II|Giovanni Paolo II]]}} Sì, ho litigato col Papa. Ci ho litigato perché sono stato in Vaticano, e ho visto i tetti d'oro, e dopo ho sentito il Papa dire che la Chiesa si preoccupava dei bambini poveri. Allora venditi il tetto amigo, fai qualcosa!<ref name=mediaset/>
*{{NDR|22 giugno 1986, prima della partita con l'Inghilterra}} In campo non ci si batte con le armi, bensì col [[pallone da calcio|pallone]]. E comunque no, non so parlare in inglese, ma anche se lo conoscessi non lo parlerei.<ref name=mediaset/>
*{{NDR|1° agosto 1986}} Dio è giusto, quindi il Napoli non verrà penalizzato. Del processo per il calcio scommesse non voglio neanche sentir parlare, adesso devo solo concentrarmi sul prossimo campionato. Possiamo lottare per lo scudetto, ma i tifosi non devono illudersi. Non dobbiamo montarci la testa, ma essere consapevoli dei nostri limiti, proprio come l'Argentina in Messico.<ref name=mediaset/>
*{{NDR|30 luglio 1987, dopo aver fatto visita a Fidel Castro}} D'ora in avanti ricorderò sempre i bei momenti trascorsi qui da voi e non dimenticherò che devo ritornare per ripagarvi di tutto ciò. Mi piacerebbe diventare 'il padrino' del calcio cubano.<ref name=mediaset/>
*{{NDR|1° maggio 1988, prima della partita con il Milan}} Voglio un tifo incredibile domenica, non voglio nessuna bandiera del Milan, non voglio assolutamente una, perché quando noi andiamo fuori Napoli non siamo nessuno e ci mancano di rispetto tutti quanti, e noi dobbiamo fare lo stesso con loro!<ref>Da un'intervista a Canale 34 Telenapoli; citato in ''[http://www.napolimagazine.com/calcio/articolo/video-amarcord-maradona-non-voglio-una-sola-bandiera-del-milan- Video amarcord - Maradona: "Non voglio una sola bandiera del Milan"]'', ''napolimagazine.com'', 14 novembre 2012.</ref>
*{{NDR|21 maggio 1989, entrando al San Paolo con la Coppa UEFA appena conquistata}} Il più bello dei miei trofei? L'ultimo perché è più recente.<ref name=mediaset/>
*{{NDR|31 agosto 1989}} Con il Napoli è davvero finita. Io continuo ad andare d'accordo con [[Luciano Moggi|Moggi]], ma non con il presidente [[Corrado Ferlaino|Ferlaino]]: quindi non torno. Moggi è una persona eccezionale, Ferlaino no.<ref name=mediaset/>
*{{NDR|10 settembre 1989}} Son tornato per la [[Napoli|città]] e per i tifosi.<ref name=mediaset/>
*{{NDR|8 marzo 1990, Maradona spiega la sua esclusione in Lecce-Napoli}} Bigon ha detto di aver bisogno di undici persone che corressero. Allora gli ho fatto presente che non poteva contare su di me, io non ho mai corso in vita mia.<ref name=mediaset/>
*{{NDR|[[Ultime parole famose]]}} Non ci ripenserò [...] il mio ritiro dalla ''Selección'' è davvero ufficiale.<ref>Citato in Bruno Bernardi, ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,20/articleid,1305_02_1990_0178_0020_18937371/ «Colpiti dalla mafia»]'', ''La Stampa'', 9 luglio 1990, p. 20.</ref>
*C'è una mafia nel calcio. Spiegherò a mia figlia Dalmita che non le <!--la fonte: «gli»--> porto la Coppa d'oro perché, quando ti danno un rigore inesistente come quello su [[Rudi Völler|Voeller]], questa è mafia. C'è una Mano nera nel calcio e l'arbitro messicano [[Edgardo Codesal Méndez|Codesal Mendez]] non è stato capace di disubbidire al suo padrone.<ref name=Fifa>Citato in Bruno Bernardi, ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,33/articleid,0909_01_1990_0158_0030_25060676/ Maradona accusa, c'è una mafia nel calcio]'', ''La Stampa'', 10 luglio 1990, p. 33.</ref>
*Quando succede come all'Olimpico, è mafia: hanno fischiato un rigore contro Maradona. Ho pagato, l'Argentina ha pagato, perché dissi che il sorteggio era stato pilotato, falsato, e perché mi chiesi dove finiva il denaro della Fifa. Non ho dato la mano a [[João Havelange|Joao Havelange]] e non gliela darò mai. Tutti i protagonisti della finale hanno donato le loro maglie all'Unicef, ma la Fifa non ha fatto nulla per i bambini poveri.<ref name=Fifa/>
*Così non mi sta bene. Per 25' l'arbitro ha fischiato solo una punizione a nostro favore. Allucinante. L'espulsione di Monzon al suo primo vero fallo. Questa è mafia. Ricordo con il Camerun che Vautrot estrasse il cartellino rosso dopo numerosi falli. La grande favorita era la Nazionale italiana e nessuno accreditava all'Argentina un posto in finale. In tutto questo, però, l'Italia non c'entra.<ref name=Fifa/>
*Fischiare l'inno è da ignoranti. So che mi aspetta un anno molto duro, ma i napoletani sapranno difendermi.<ref name=Fifa/>
*Tornerò per vincere su tutti i campi italiani ed europei: voglio portare a Napoli la Coppa dei Campioni, l'unico trofeo che mi manca, per il resto ho vinto tutto.<ref name=Fifa/>
[[Immagine:Maradona-Mundial 86 con la copa.JPG|thumb|Maradona con la Coppa del Mondo vinta nel 1986]]
*{{NDR|Dopo essere stato trovato positivo alla cocaina, 15 agosto 1991}} So di aver fatto del male prima di tutto a me stesso e quindi alla mia famiglia, alle mie figlie. Credo che in futuro imparerò a volermi più bene, a pensare di più alla mia persona. Non mi vergogno però. Non ho fatto male a nessuno, salvo a me stesso e ai miei cari. Mi dispiace, sento una profonda malinconia, soltanto questo. [...] Non voglio più essere costretto a giocare anche quando non sono in grado, a farmi infiltrare di cortisone perché devo essere in campo per forza per gli abbonamenti, per gli incassi, perché bisogna vincere a qualunque costo per lo scudetto o per la salvezza, perché in ogni partita ci si gioca la vita. A me gli psicologi stanno cercando di levarmi il vizio della cocaina, non quello di vivere.<ref name=mediaset/>
*Mi hanno ucciso quando volevo rientrare per dimostrare alle mie due figlie che posso lottare con dei ventenni. Nel [[Stati Uniti d'America|paese della democrazia]] non mi hanno lasciato parlare, e non mi hanno permesso di dire ciò che sento. Con la mia uscita dal mondiale è uscito anche un intero paese e sono usciti anche quelli che mi vogliono bene.<ref>Citato in [[Gianni Minà]], ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1994/07/02/mi-stavo-disintossicando.html?ref=search Mi stavo disintossicando]'', ''la Repubblica'', 2 luglio 1994.</ref>
*Mi hanno ammazzato. Ma chi mi ha voluto morto, sappia che non sono un eroe di cartapesta, non sono un drogato, non ne avevo bisogno per tornare ai vertici. In Italia avevo sbagliato, avevo pagato con 15 mesi: ma adesso è tutto diverso. Nessuno comprerà il mio cervello, si sono serviti sempre di me. Non consentirò a nessuno di infangarmi: a costo di portarli in tribunale. Mi hanno dato l'ergastolo, ma io sono onesto, e adesso chiedo solo giustizia. La gente a Napoli mi ha sempre amato perché io sono stato dalla parte dei deboli. Questa storia non è finita qui.<ref>Citato in ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1994/07/03/mi-hanno-usato-distrutto.html?ref=search Mi hanno usato e distrutto]'', ''la Repubblica'', 3 luglio 1994.</ref>
*Se prima avevo detto che la Fifa mi aveva tagliato le gambe, adesso dico che mi ha finito di tagliare il corpo. La mia squalifica è ingiusta: un comportamento da famiglia mafiosa.<ref>Citato in ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1994/settembre/03/Maradona_accusa_FIFA_siete_mafiosi_co_8_9409032015.shtml Maradona accusa la FIFA: "siete mafiosi"]'', ''Corriere della Sera'', 3 settembre 1994, p. 37.</ref>
*[[João Havelange|Havelange]] mio padre? Se lo fosse lo ucciderei.<ref>Citato in ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1995/gennaio/17/Maradona_ucciderei_Havelange_co_0_950117936.shtml Maradona: ucciderei Havelange]'', ''Corriere della Sera'', 17 gennaio 1995, p. 37.</ref>
*Tutti dicono: questo è stato il migliore del Barcellona, questo è stato il migliore del Real Madrid, questo è stato il migliore del Chelsea, questo è stato il migliore... Io sono orgoglioso di essere stato il migliore a [[Società Sportiva Calcio Napoli|Napoli]].<ref>Nel 1995; dopo la consegna del Pallone d'oro alla carriera; nell'omonimo speciale del programma televisivo ''Tifosi Napoletani''.</ref>
*{{NDR|10 gennaio 1996}} Sono risultato positivo per cocaina di proposito, l'ho fatto perché volevo andar via da Napoli.<ref name=mediaset/>
*{{NDR|8 ottobre 1996}} Ci devono ascoltare e rispettare, siamo noi i protagonisti del calcio. In questo mondo dove contano solo i soldi, gli affari e le aziende, bisogna ripensare all'uomo e metterlo al centro di tutto. Non permettiamo il contrario. Ora brindiamo. Vi abbraccio.<ref name=mediaset/>
*Fra [[Zdeněk Zeman|Zeman]] e [[Sven-Göran Eriksson|Eriksson]], scelgo quest'ultimo: umanamente vince dieci a zero. [...] Il mister giallorosso non mi piace, ha infangato giocatori di grande valore come [[Ciro Ferrara|Ferrara]] e [[Gianluca Vialli|Vialli]] senza averne le prove. E poi, scusatemi, lui non vive di calcio? E allora perché sputare nel piatto dove mangi?<ref name=Maradona>Citato in Bruno Tucci, ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1998/novembre/30/Maradona_attacca_Zeman_co_0_98113010207.shtml?refresh_ce-cp Maradona attacca Zeman]'', ''Corriere della Sera'', 30 novembre 1998, p. 40.</ref>
*Al Napoli andrei di corsa. A una condizione: che vada via subito Juliano. In questo caso, parlerei con Ferlaino domani stesso. Il signor Juliano si è permesso di dire che io al Napoli non potrei fare il padrone come faccio a casa mia. Vi assicuro, è la pura e sacrosanta verità.<ref name=Maradona/>
*Se sono favorevole ai controlli {{NDR|antidoping}}? Ci mancherebbe altro! Solo che li estenderei ai dirigenti delle squadre di calcio, perché bastano quattro sconfitte di seguito, ed ecco che subito entrano negli spogliatoi per ordinare agli allenatori di somministrare ai giocatori dosi da cavallo. Avete capito a che punto siamo arrivati? Se poi mi chiedete se ho avuto esperienze personali a proposito, vi rispondo di no. Il mio è stato soltanto un problema personale, lo conosce tutto il mondo.<ref name=Maradona/>
*{{NDR|Sulla [[finale del campionato mondiale di calcio 2002]]}} La somma di un torneo mediocre. Impossibile immaginare un'altra partita. La peggior Germania di tutti i tempi e un Brasile scadente, di solisti. Sinceramente: mi sono annoiato. Un grande portiere, Marcos. Un grande goleador, [[Ronaldo]]. Ma i migliori sono stati [[Rivaldo]] e Roberto Carlos.<ref name=Giappone>Citato in Roberto Beccantini, ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,31/articleid,0287_01_2002_0178_0033_2555419/ Maradona «Che brutto Mondiale»]'', ''La Stampa'', 2 luglio 2002, p. 31.</ref>
*{{NDR|Su [[Ronaldo]]}} Mi auguro che torni quello di una volta, le ginocchia lo condizionano, si è notato da come tirava contro Kahh nel primo tempo. Movimenti innaturali, dettati dalla paura e da tutto quello che ha passato. Se recupera, potrà essere "the best" nel 2006. Oggi non lo è. Al massimo, lo si può premiare per il cuore e per il coraggio.<ref name=Giappone/>
*{{NDR|"Per il gol segnato all'Italia, Ahn rischia di perdere il posto di lavoro"}} Avrei fatto lo stesso. Doveva difendere la sua bandiera. Un atto di estrema nobiltà: prima che al contratto, ha pensato al suo Paese. Nello stesso tempo, non è giusto giudicare tutti gli italiani per la stupidità di uno.<ref name=Giappone/>
*[...] miglior giocatore del mondo: sì, [[Francesco Totti|Totti]] mi convince più di Zidane e di Beckham. Sa rendere semplici le cose difficili, sa far giocare bene la squadra.<ref>Citato in ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2004/febbraio/20/Maradona_Totti_numero_uno_mondo_co_10_040220035.shtml Maradona: Totti numero uno al mondo]'', ''Corriere della Sera'', 20 febbraio 2004.</ref>
*{{NDR|27 maggio 2005, dopo aver visto la finale Milan-Liverpool}} Nemmeno il Brasile che vinse la Coppa del mondo nel 1970 avrebbe rimontato da 0-3.<ref name=mediaset/>
*{{NDR|Su [[Luciano Moggi]]}} Con me, è sempre stato un signore. Contro di lui, non ho nulla da dire. Anzi, ne conservo un buon ricordo. Se ha delle colpe, sicuramente non saranno uniche, le sue.<ref>Citato in Mimmo Malfitano, ''Maradona, dalla festa alla caserma'', ''La Gazzetta dello Sport'', 7 giugno 2006.</ref>
*{{NDR|31 ottobre 2008, prime dichiarazioni da CT dell'Argentina}} Giocheremo contro la Scozia e lavoreremo bene per quell'appuntamento. Andrò in un paese dove mi adorano: mi amano perché ho segnato un famoso gol all'Inghilterra e tra inglesi e scozzesi non corre molto buon sangue.<ref name=mediaset/>
*{{NDR|Dopo Real Madrid-Juventus (0-2) del 5 novembre 2008, dove Del Piero siglò una storica doppietta}} Certo che [[Alessandro Del Piero|Del Piero]] non invecchia veramente mai!<ref>Citato in ''[http://www.tuttosport.com/calcio/champions_league/2008/11/06-8686/Del+Piero+%C3%A8+meglio+%27e+Maradona Del Piero è meglio di Maradona]'', ''tuttosport.com'', 6 novembre 2008.</ref>
*{{NDR|In risposta a [[Pelé]], che lo definì «mal esempio» nel 2009}} Non so, egli debuttò con un ragazzo, quindi non so cosa è buon esempio o mal esempio.
:''[En respuesta a Pelé, quien lo definió «mal ejemplo» en el 2009] No sé, él debutó con un pibe, así que no sé lo que es buen ejemplo o mal ejemplo.''<ref>{{es}} Da ''[http://www.3tv.cl/index.php?m=video&v=3033 Diego Maradona: "Pelé debutó sexualmente con un pibe"]'', ''3tv.cl'', 27 marzo 2009.</ref>
*{{NDR|Sulla prima convocazione di [[Gonzalo Higuaín|Higuaín]]}} Avevo bisogno di un attaccante come lui, uno che sa smarcarsi con facilità. Grazie a lui esalteremo le doti di [[Lionel Messi|Messi]] e [[Pablo Aimar|Aimar]], è l'attaccante più completo che abbiamo.<ref>Citato in ''[http://www.goal.com/it/news/772/mondiali-2010/2009/10/09/1550884/addio-francia-maradona-convoca-higuain-e-lo-sottrae-a Addio Francia! Maradona convoca Higuain e lo sottrae a Domenech: "Ci serviva uno così"]'', ''goal.com'', 9 ottobre 2009.</ref>
*Vedere giocare Messi è meglio che fare sesso.<ref>Citato in ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2010/marzo/23/Messi_Pulce_scala_hit_parade_co_9_100323076.shtml Messi, la Pulce scala l'hit parade mondiale. Ora è lui il numero uno]'', ''Corriere della Sera'', 23 marzo 2010.</ref>
*{{NDR|[[Lionel Messi]]}} Gioca a calcio come Gesù. La cosa migliore è che Leo sia argentino, non brasiliano, spagnolo, tedesco, francese o italiano e tutti dovranno riconoscere che il migliore del mondo è nato in questo paese.<ref>Citato in ''Tuttosport'', 8 aprile 2010, p. 9.</ref>
*Spero di allenare l'Argentina ancora per molti e molti anni, ma poi vorrei realizzare un altro sogno, visto che i sogni non muoiono mai: allenare il [[Società Sportiva Calcio Napoli|Napoli]].<ref name="Ilpost26Giu2010">Citato in ''[https://www.ilpost.it/2010/06/26/maradona-spero-di-allenare-il-napoli/ Maradona: "Spero di allenare il Napoli"]'', ''ilpost.it'', 26 giugno 2010.</ref>
*Io la mia carriera l'ho fatta e Messi sta facendo la sua. Sarà la storia a decidere chi sarà il migliore. Ad alcuni piace di più Maradona, altri dicono per Lionel. Siamo due argentini che possono vincere nel calcio europeo mentre molti non riescono a passare neppure il Rio de la Plata. Per rispetto a Leo non dico che lui è il migliore o io fui il migliore. Bisogna lasciarlo tranquillo. Io voglio molto bene a Leo e godo molto vederlo giocare. Siamo due argentini. Immaginate come starà il "morocho" {{NDR|Pelè}}?
:''Yo mi carrera la hice y Messi la está haciendo. Será la historia la que decida. Al final de la historia se verá quién fue el mejor: si Maradona o Messi. A algunos les gustará más uno o el otro. Pero hoy no hay Maradona o Messi. Somos dos argentinos que pudimos ganarle al fútbol europeo como nosotros, cuando muchos ni cruzaron el Río de la Plata. Por respeto a Lio no digo si él es mejor o yo fui mejor. Hay que dejarlo tranquilo. Lo quiero mucho a Lio y lo disfruto cuando lo veo en la cancha. Je... Somos los dos argentinos. ¡Imaginate cómo estará el morocho..!''<ref>{{es}} Citato in ''[http://www.clarin.com/deportes/futbol/Maradona-final-historia-vera-mejor_0_471553044.html Maradona: "Al final de la historia se verá quién fue el mejor"]'', ''clarín.com'', 29 aprile 2011.</ref>
*Sì, [[Lionel Messi|Messi]] è il nuovo me. Tanti sono stati accostati a me, ma credo che con lui si sia definitivamente trovato il mio erede. È capace di azioni uniche, di magie irripetibili con il pallone, e tutto ciò lo rende speciale. Ma non solo: è un fenomeno anche nel gioco di squadra, sacrificandosi spesso per i compagni. Pressa e difende come tutti gli altri in fase di non possesso. E poi, quando gli arriva la sfera, è capace di cose che non ti aspetteresti mai.<ref>Dall'intervista ''Messi IS the new me – Maradona'', ''The Sun'', 28 maggio 2011; citato in ''[http://www.calciomercatoweb.it/notizie-calcio/2011/05/28/barcellona-maradona-incorona-messi-e-il-mio-erede/ calciomercatoweb.it]''.</ref>
[[Immagine:Diego Maradona cropped.jpg|thumb|Maradona nel 2006]]
*La [[Fédération Internationale de Football Association|Fifa]] è governata da dinosauri. [[Joseph Blatter|Blatter]] è uno che non ha mai tirato un calcio ad un pallone e dunque credo sia la persona meno opportuna per ricoprire un ruolo istituzionale così importante.<ref>Citato in ''[http://it.eurosport.yahoo.com/04062011/45/qualificazioni-euro-2012-maradona-in-fifa-ci-i-dinosauri.html Maradona "In Fifa ci sono i dinosauri"]'', ''eurosport.com'', 4 giugno 2011.</ref>
*Non capisco molto [[Leonardo Nascimento de Araújo|Leonardo]]. Non l'ho capito quando è passato dal Milan all'Inter e capisco ancora meno quello che fa oggi con il Psg. Mi chiedo se sia un giocatore, un allenatore, un agente o un petroliere. Non capisco. Questa è la prova che nel calcio saper fare lobby paga.<ref>Citato in ''[http://www.corrieredellosport.it/calcio/calcio_estero/ligue_1/2012/01/08-214318/Maradona+contro+Leonardo+%C2%ABNon+so+chi+%C3%A8+e+cosa+fa%C2%BB Maradona contro Leonardo «Non so chi è e cosa fa»]'', ''corrieredellosport.it'', 8 gennaio 2012.</ref>
*{{NDR|[[Ultime parole famose]]}} Piuttosto che appartenere alla famiglia [[Fédération Internationale de Football Association|Fifa]] preferisco essere orfano.<ref>Citato in ''[https://web.archive.org/web/20130425143614/http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=180802&sez=SPORT Maradona: «Pelé torni al museo e prenda la pillola giusta»]'', ''ilmattino.it'', 10 febbraio 2012.</ref>
*Mi chiedo se [[Leonardo Nascimento de Araújo|Leonardo]] è un giocatore, un allenatore, un agente o un mercante di petrolio. Non capisco. Questa è la prova che nel calcio saper fare lobbing alla fine paga.<ref>Citato in Tancredi Palmeri, ''[http://www.gazzetta.it/Calcio/30-12-2012/blob-2012-913634965312.shtml Il blob del 2012. Tutte le frasi da ricordare]'', ''gazzetta.it'', 30 dicembre 2012.</ref>
*{{NDR|Su Gonzalo Higuain}} Adesso la mia previsione mi conferma il pronostico ancor di più e avendo avuto la notizia che il pipita e il nuovo attaccante del [[Società Sportiva Calcio Napoli|Napoli]] la mia gioia è doppia perché sempre più azzurra, in primis sono contento per il giocatore che è sempre stato un mio degno pupillo e poi sono sicuro che potrà dare delle grandi soddisfazioni ai miei concittadini e tifosi [[Napoli|Napoletani]] che meritano il rispetto dell'[[Italia]] intera e dell'[[Europa]] calcistica perché sono l'esempio dello sport e dei valori sani, e poi un vero argentino non può mai giocare a [[Torino]]...<ref>Tramite il suo avvocato; citato in ''[http://www.tuttosport.com/calcio/calciomercato/2013/07/24-268462/Maradona%3A+%C2%ABUn+vero+argentino+non+gioca+a+Torino%C2%BB Maradona: «Un vero argentino non gioca a Torino»]'', ''tuttosport.com'', 24 luglio 2013.</ref>
*[[Carlos Tévez|Carlitos]] sente la maglia, è il giocatore del popolo. Non è morto, è stato ucciso.... Ha litigato con Grondona e Bilardo e l'hanno fatto fuori dall'Argentina.<ref name=radiopop>Da un'intervista a ''Radio Pop''; citato in ''[http://www.gazzetta.it/Calcio/28-12-2013/maradona-icardi-traditore-miei-tempi-avremmo-picchiato-turno-201930221462.shtml Maradona: "Icardi è un traditore, ai miei tempi l'avremmo picchiato a turno"]'', ''gazzetta.it'', 28 dicembre 2013.</ref>
*Secondo me [[Mauro Icardi|Icardi]] è un traditore. Va a casa {{NDR|di Maxi Lopez}}, gioca a fare l'amico e poi gli soffia la donna. Questo è tradimento. Ai nostri tempi, solo se guardavi la donna di un compagno, nello spogliatoio ci saremmo alternati per prenderlo a pugni.<ref name=radiopop/>
*[[Mauro Icardi|Icardi]] non è della famiglia del calcio.<ref>Da un'intervista dopo la Partita della pace, 1 settembre 2014; citato in Alessio D'Urso e Gaetano Imparato, ''[http://www.gazzetta.it/Calcio/01-09-2014/calcio-partita-pace-baggio-dinho-eto-o-campo-il-papa-90323482706.shtml Il Papa a Maradona: "Ti aspettavo". Diego show con Baggio, poi si infuria: "Icardi non doveva giocare"]'', ''gazzetta.it'', 1º settembre 2014.</ref>
*[[Rivalità calcistica Messi-Cristiano Ronaldo|Cristiano]] è un predatore davanti alla porta. Non puoi permettergli di tirare da nessuna parte nella metà campo avversaria. I portieri hanno paura di lui. Bisogna essere onesti, i portieri hanno paura di Cristiano. Non hanno poi così tanta paura di Messi da quel punto di vista, perché non ha la stessa potenza di Cristiano. Cristiano è un professionista incredibile. Credo che in questo momento sia allo stesso livello di Messi. Non è che Messi sia migliore di Ronaldo o che Ronaldo sia migliore di Messi. Penso che siano allo stesso livello.
:''Cristiano is a predator in front of goal. You can't let Cristiano shoot from anywhere in the opposition half. Goalkeepers are scared of him. You have to be honest, goalkeepers are scared of Cristiano. They are not so scared of Messi in those areas because he doesn't have the same power as Cristiano. Cristiano is an incredible professional. I think at this present time he is right up there at Messi's level. It's not the case that Messi is better than Ronaldo or Ronaldo is better than Messi. I think they are at the same level''.<ref>{{en}} Dall'intervista di Guillem Balaugue, ''[https://www.skysports.com/football/news/11668/9844624/diego-maradona-jose-mourinho-still-greater-than-pep-guardiola Diego Maradona: Jose Mourinho still greater than Pep Guardiola]'', ''skysports.com'', 10 maggio 2015.</ref>
*[[Lionel Messi|Leo]] è ancora alla ricerca di un suo stile e credo che lo troverà presto. Il mio era riconoscibilissimo già agli inizi della carriera. Forse è per questo che potrei essere indicato come migliore di Leo. Ha segnato più gol? Vero, ma i miei erano molto più belli.<ref>Da un'intervista alla ''CNN'', citato in Alessandra Stefanelli; ''[http://m.tuttomercatoweb.com/altre-notizie/maradona-messi-segna-di-piu-i-miei-gol-erano-piu-belli-680257 Maradona: "Messi segna di più? I miei gol erano più belli"]'', ''tuttomercatoweb.com'', 14 maggio 2015.</ref>
*La [[Juventus Football Club|Juve]] è dentro l'arbitraggio italiano. [...] Hanno dei giocatori fantastici dentro la Federazione. Qualsiasi problema abbia in campo, il giocatore delle Juve ha ragione.<ref>Da un'intervista del 25 aprile 2016 all'emittente televisiva Piuenne. [https://twitter.com/angelo_forgione/status/1250814250601365504 Video] disponibile su ''twitter.com''.</ref>
*{{NDR|[[Cristiano Ronaldo]]}} [...] è un marchio registrato, un fuoriclasse incredibile, lo farei giocare anche di notte perché lui non si nasconde mai, non chiede di restare fuori se ha un doloretto alla caviglia. E che carisma! Va in campo come se andasse al bagno, con la stessa naturalezza.<ref name=crosetti>Dall'intervista di [[Maurizio Crosetti]]; ''[http://www.repubblica.it/sport/calcio/esteri/2016/06/10/news/la_pace_di_maradona_pele_e_come_ali_italia_che_problema_un_ct_in_partenza_maurizio_crosetti-141711298/ La pace di Maradona: "Pelé è come Ali. Italia, che problema un ct in partenza"]'', ''repubblica.it'', 10 giugno 2016.</ref>
*{{NDR|[[Paul Pogba]]}} Vale la felicità di chi lo guarda [...]<ref name=crosetti/>
*Se uno dopo essere andato via dice che è stato doloroso, allora non è stato doloroso. Non serve a niente dire questo. Higuaín ha sbagliato a tramare alle spalle della società e dei napoletani. Se fosse andato alla Juve in modo pulito non sarebbe stato odiato dai napoletani. Un giocatore che fa 36 gol è normale sia voluto da tutti, ma ci sono modi e modi per andar via.<ref>Da un'intervista rilasciata a ''PiùEnne''; citato in ''[http://m.tuttonapoli.net/in-primo-piano/rileggi-live-maradona-parlero-con-adl-a-madrid-ho-tante-idee-higuain-ha-tramato-alle-spalle-sul-real-mughini-diego-jr-ed-i-cinesi-301314 RILEGGI LIVE - Maradona: "Parlerò con ADL a Madrid, ho tante idee! Higuain? Ha tramato alle spalle! Sul Real, Mughini, Diego jr ed i cinesi..."]'', ''tuttonapoli.net'', 18 gennaio 2017.</ref>
*[[Francesco Totti]] re di Roma! È e sarà il miglior giocatore che abbia visto in vita mia!<ref>Da un [https://www.facebook.com/diegomaradona/photos/a.457499340968087/1471165366268141 post] su ''facebook.com'', 21 maggio 2017.</ref>
*Dedico la vittoria {{NDR|Dorados de Sinaloa 3-2 Tampico}} a [[Nicolas Maduro|Maduro]] e al popolo venezuelano che sta soffrendo per la politica imperialista degli sceriffi del mondo, che sono gli yankees. Sono convinti di poter spadroneggiare e di metterci paura solo perché possiedono la bomba più potente del mondo. Oggi più che mai sono vicino a Maduro. Che quel burattino di [[Donald Trump|Trump]] sappia che non lo temiamo. Il popolo venezuelano non si farà piegare dalla sua tirannia e dalla sua politica del terrore.<ref>Citato in ''[https://www.ansa.it/sito/notizie/sport/calcio/2019/04/03/trump-burattino-maradona-rischia-stop_95302c0d-993d-43c8-bc43-ace7cf9dee37.html "Trump burattino", Maradona rischia stop]'', ''ansa.it'', 3 aprile 2019.</ref>
*{{NDR|[[Ultime parole famose]]}} [[Lionel Scaloni|Scaloni]] è una brava persona, ma non è capace di dirigere neanche il traffico. Figuriamoci l'Albiceleste... Come possiamo lasciare la nostra Nazionale nelle sue mani? Ma siamo impazziti? Scaloni dice di essere preparato, ma non l'ho mai visto segnare neanche un gol con la maglia dell'Argentina.<ref>Dall'intervista rilasciata a ''El Clarìn'', citato in ''[https://archivio.tuttomercatoweb.com/2018/maradona-attacca-il-ct-scaloni-non-gli-farei-dirigere-neanche-il-traffico-1163277 Maradona attacca il ct Scaloni: "Non gli farei dirigere neanche il traffico"]'', ''tuttomercatoweb.com'', 1° ottobre 2018.</ref>
*{{NDR|[[Ultime parole famose]]}} Noi argentini abbiamo questo ragazzo, Scaloni, che è stato spinto al ruolo di ct e dunque non ha colpe. Il problema è che se lui dice "voglio andare al Mondiale" io gli rispondo che al massimo può andare a quello di motociclismo, non di calcio. Mi arrabbio quando penso che un allenatore senza alcun titolo è il ct della mia Nazionale [...].<ref>Citato in ''[https://archivio.tuttomercatoweb.com/2018/maradona-su-scaloni-lui-ct-al-mondiale-solo-quello-di-motociclismo-1182361 Maradona su Scaloni: "Lui ct al Mondiale? Solo quello di motociclismo"]'', ''tuttomercatoweb.com'', 22 novembre 2018.</ref>
===Citazioni non datate===
*I [[Calcio di rigore|rigori]] li sbaglia solo chi ha il coraggio di tirarli.<ref>Citato in Marco Pastonesi e Giorgio Terruzzi, ''Se l'ammazzi fai pari. 966 battute, aforismi, citazioni ed eccitazioni sul mondo dello sport'', Zelig, 2004. ISBN 8888809309</ref>
*Lo giuro sulle mie figlie: non mi sono mai drogato.<ref>Citato in Marco Sappino, ''Dizionario biografico enciclopedico di un secolo del calcio italiano'', Dalai editore, 2000, [http://books.google.it/books?id=J5OpwwKggrsC&pg=PA2116 p. 2116]. ISBN 8880898620</ref>
*{{NDR|A [[Giampiero Boniperti]]}} Se fossi venuto alla Juve quando dovevo, magari avrei avuto una vita privata più serena.<ref>Citato da [[Giampiero Boniperti]] nell'intervista di Roberto Beccantini ''[http://web.archive.org/web/20080704011824/http://www.lastampa.it/sport/cmsSezioni/quijuve/200807articoli/15545girata.asp Boniperti: "La mia Italia seppe risollevarsi, questa è diversa"]'', ''lastampa.it'', 3 luglio 2008.</ref>
==''Io sono el Diego''==
*Voglio diventare l'idolo dei ragazzi poveri di Napoli, perché loro sono come ero io a Buenos Aires.
*So di non essere nessuno per cambiare il mondo, ma non voglio che entri qualcuno nel mio per condizionarlo.
*Negli ultimi tempi in Italia ero come un bolide di Formula Uno che andava a trecento all'ora e non si fermava mai. Ma questo non importava a nessuno. Pensa che quando fui arrestato a Buenos Aires, qualcuno che conta mi ha detto "E adesso, che dirà mio figlio?". Non gli fregava niente del Maradona in crisi, dell'uomo prostrato, in difficoltà, distrutto, bisognoso di aiuto, era solo preoccupato dell'idolo infranto, del giocattolo che s'era rotto. E non gli passava nemmeno per la testa che l'esempio per suo figlio dovesse essere lui, non un giocatore di pallone. Forse poteva essere così una volta, quando lo sport era diverso e noi non eravamo solo gli ingranaggi di una macchina di immensi interessi economici, politici, industriali, di immagini. E poi anche se fosse così, la realtà è che io non me la sentivo più di essere un simbolo, di rappresentare qualcosa, di reggere tutto lo stress che procura questa macchina, questo calcio. Confesso la mia incapacità, la mia fragilità, anche se la mia presunzione, il mio orgoglio mi facevano apparire diverso.
*{{NDR|Su [[Pelé]]}} Come giocatore è stato il massimo, però non ne ha saputo approfittare per far progredire il calcio. Lui pensava politicamente, pensava che sarebbe potuto diventare il presidente dei brasiliani... avrei preferito che si proponesse come me, per presiedere un'associazione in difesa dei diritti dei giocatori, che si occupasse di Garrincha e non lo lasciasse morire nell'indigenza, che lottasse contro le azioni dei potenti che ci limitano... Non voglio mettermi a confronto con lui, l'ho sempre detto e lo ripeto. E quando dico di mettermi a confronto con lui non parlo solo di questioni calcistiche... ho avuto molte opportunità di incontrarlo... era una questione di pelle, ci urtavamo troppo; ci vedevamo e partivano le scintille.
*{{NDR|Su [[Johan Cruijff]]}} Sono riuscito a vederlo solo al tramonto, ma mi è sembrato un giocatore fantastico. Era più veloce degli altri, sia fisicamente che mentalmente, e sfruttava bene le sue doti. Accelerava come Caniggia, da uno a cento e poi frenava. E aveva una visione del campo impressionante. Qualche volta ha detto delle fesserie su di me, senza conoscermi bene.
[[Immagine:Maradona Soccer Aid 2.jpg|thumb|Maradona nel 2006]]
*{{NDR|Su [[Mario Kempes]]}} Un fenomeno, lo adoro sia come persona che come giocatore.
*{{NDR|Su [[Hristo Stoičkov]]}} È diventato un gran giocatore in Spagna, al Barcellona. Prima era soltanto un ''goleador'', poi però è diventato un fenomeno. A parte questo, un bel tipo, una gran persona.
*{{NDR|Su [[Careca]]}} Un fenomeno e un amico. Uno dei migliori compagni che abbia avuto in tutta la mia carriera.
*{{NDR|Su [[Marco van Basten]]}} Una macchina da gol che si è rotta proprio quando stava per diventare il migliore di tutti. Lo è stato ugualmente, ma non è arrivato a essere il numero uno.
*{{NDR|Su [[Zico]]}} Un direttore di partite. Gli hanno dato la maglia numero 10 di Pelè e se l'è infilata senza problemi: aveva un'autorità da grande. Un tipo sensazionale e un giocatore fantastico.
*{{NDR|Su [[Michel Platini]]}} Gran livello, un fenomeno. In Italia ha vinto tutto, ma mi ha sempre dato l'impressione di non divertirsi giocando a calcio. Era molto freddo, troppo.
*{{NDR|Su [[Ruud Gullit]]}} Un toro... Era più brutale che tecnico, però suppliva a tutto con la sua potenza, la sua preparazione fisica.
*{{NDR|Su [[Roberto Baggio]]}} Il ''Bello'' è un grande, anche se non è mai arrivato a sviluppare del tutto le sue potenzialità.
*{{NDR|Su [[Alessandro Del Piero]]}} Questo invece sì, questo è diverso da Zidane, a lui piace giocare, lo sente nell'anima; tra lui e il francese, scelgo lui.
*{{NDR|Su [[Gabriel Batistuta]]}} Un animale, un animale che, come dico sempre, grazie a Dio è argentino. Il nostro calcio non lo sa valorizzare e se non avessimo fatto il putiferio che abbiamo fatto tutti noi che lo volevamo, Passarella non l'avrebbe neanche portato ai Mondiali {{NDR|del 1998}}.
*{{NDR|Su [[Lothar Matthäus]]}} Il miglior avversario che abbia avuto in tutta la mia carriera, credo che basti questo per definirlo.
*{{NDR|Su [[Jorge Valdano]]}} Una persona straordinaria con la quale mi piaceva, mi piace e mi piacerà sempre giocare a calcio e parlare. Eternamente.
*{{NDR|Su [[René Higuita]]}} Un personaggio bellissimo, un ''loco''. L'ho già detto: è stato lui a inventarsi che i portieri tirassero i rigori, punizioni e facessero gol. Che nessuno si azzardi a togliergli il brevetto, chiaro?
*{{NDR|Su [[George Best]]}} Era un gran giocatore, più ''loco'' di me.
*{{NDR|Su [[Ciro Ferrara]]}} Una volta gli ho detto che era il miglior difensore del mondo. Non so se era vero, ma io la sentivo così. Gli voglio talmente bene... Il miglior amico che mi abbia lasciato il Napoli.
*{{NDR|Su [[Osvaldo Ardiles]]}} Un'altra di quelle persone che adoro sentir parlare, come Valdano. Si preoccupava più della squadra che di se stesso. Un fenomeno.
*{{NDR|Su [[Gianfranco Zola]]}} È stato il mio successore al Napoli. Era molto attento alle cose che facevo io durante gli allenamenti... e qualcosa gli è restato. Una grande persona, anche.
*{{NDR|Su [[Gaetano Scirea]]}} Un cavaliere, un grande avversario. La sua morte mi ha dato molto, molto dolore.
*{{NDR|Su [[Sócrates]]}} Oltre a essere un giocatore di primissimo livello, ha combattuto molto per i diritti dei giocatori, come me. Per protestare indossava sempre la bandana vietata dalla FIFA.
*{{NDR|Su [[Franz Beckenbauer]]}} L'ho conosciuto da piccolo. Io ero nella nazionale giovanile che si preparava al mondiale del 1979 e lui, un grande da tempo, giocava nel Cosmos. Mi ha sempre colpito la sua eleganza di gioco.
*{{NDR|Su [[Bernd Schuster]]}} Lo fecero passare per pazzo, il tedesco, per buttarlo fuori dal calcio. Era ''loco'', è vero, come me. Mi è stato accanto nelle battaglie contro Nuňez. Un giocatore straordinario, a tutto campo.
*{{NDR|Su [[Karl-Heinz Rummenigge]]}} Tedesco, tedesco in tutti i sensi. Per batterlo bisognava ammazzarlo.
*{{NDR|Su [[George Weah]]}} Pura roccia, ''el negro''. E anche un buon combattente fuori dal campo: è stato uno dei primi a unirsi al mio sindacato e vive lottando per il suo paese, la Liberia.
*{{NDR|Su [[Hidetoshi Nakata]]}} Se tutti i giapponesi cominciassero a giocare come lui, saremmo perduti. Sa cosa vuol dire tirare la palla, dribblare... Meno male che per il momento i giapponesi si occupano d'altro.
*{{NDR|Su [[David Beckham]]}} Un altro troppo carino per andare in campo. Anche se è molto preso dalla sua Spice Girl, qualche volta trova il tempo di giocare e lo fa bene, molto bene... Con il Manchester ha vinto tutto, ma deve qualcosa alla nazionale.
*{{NDR|Su [[Shaquille O'Neal]]}} L'altro giorno stavo guardando la televisione e sono quasi morto: c'era il ''negro'' Shaquille che camminava per il corridoio interno di uno stadio e qualcuno gli aveva tirato un pallone da calcio. Il ''moro'' se l'era passato da un piede all'altro con quella specie di stivali che ha al posto delle scarpe, aveva provato a fare un palleggio, poi aveva guardato nella macchina da presa e aveva detto: "Diegoumaradouna!". Morivo, un altro po' morivo! Sono rimasto così davanti al televisore. Mi piaci, Shaquille!
==''Palla lunga e pedalare''==
*Esiste un Maradona femmina? Sì, [[Ornella Muti]]. (p. 25)
*Non sono contro gli [[omosessualità|omosessuali]]. Anzi, è bene che si moltiplichino, perché aumenta la richiesta di veri maschi. (p. 25)
*Meglio amare una donna bella e stupida. Anzi, è meglio essere belli e stupidi tutti e due. (p. 26)
*L'atteggiamento più eccitante di una [[donna]] è quando si sdraia supina. Oppure quando si inchina e ti mostra il culo. Ricordo ancora la prima volta che vidi Claudia. Lei era di spalle e notai che aveva un culo incredibile. (p. 26)
*Per mia [[madre]] sarei disposto a uccidere, a smetterla con il calcio. Mia madre è il mio amore più grande. (p. 26)
*Il mio sogno segreto? Conoscere, finalmente, la principessa di Monaco. (p. 26)
*Se non sono felice dentro, non riesco ad essere un campione. (p. 26)
*Tre anni qui a [[Napoli]] mi hanno dato tanto, ma mi hanno anche tolto. Non posso uscire, in tre anni non ho imparato una strada di Napoli. (p. 26)
*Io corro, io lotto, ma soprattutto dialogo con la palla, per divertire la gente. (p. 26)
*Io sono sinistro, tutto sinistro: di piede, di fede, di cervello. (p. 26)
==Citazioni su Diego Armando Maradona==
*Anche in allenamento ti faceva venire i brividi. E lavorava più degli altri. ([[Rino Marchesi]])
*{{NDR|«Com'era [[Diego Armando Maradona|Maradona]] visto dagli occhi di un arbitro?»}} Aveva un comportamento eccellente, non si lamentava mai, anche se poteva farlo. Veniva spesso aggredito dagli avversari, che usavano spesso mezzi non molto morbidi per fermarlo. Ma non si lamentava mai, davvero. Emanava grande tranquillità in campo, una signorilità unica, non protestava, e non rompeva le scatole, ma accettava le decisioni. [...] Era uno che vedeva l'azione meglio degli altri, sapeva come si dovevano svolgere le cose. Maradona caricava i compagni, li incitava, era un leader in campo, si notava bene questa cosa. Aveva un carisma naturale. ([[Salvatore Lombardo]])
*Che sapevamo noi del passaggio di Maradona al Napoli? Che fu un'operazione finanziaria geniale, che Maradona scelse una squadra che non aveva mai vinto nulla, e lo fece senza apparenti motivi. Fu tutto così veloce e inaspettato, che nessuno ebbe il modo, né il tempo, di raccontare la verità [...]. Abbiamo saputo tutto dopo. Maradona già si drogava e il Barcellona se ne voleva liberare. Senza questa base malata i catalani mai e poi mai avrebbero lasciato andare via così in fretta il giocatore più forte di tutti i tempi [...]. Quella operazione nacque dunque da una mistificazione, ma come a volte capita, è da un inganno che prende vita una grande storia d'amore. E così fu. Senza Maradona non ci sarebbe stato quel Napoli, senza Napoli non ci sarebbe stato (forse) quel Maradona. Per cui, visto l'epilogo, è stato meglio sapere tutto a posteriori. ([[Alessandro Bonan]])
*Ci siamo incontrati spesso con Diego. Addirittura una volta, dopo aver ritirato un premio a Milano, non avevamo il volo per fare ritorno a Napoli. C'era sciopero. Allora chiamammo Diego che subito ci aiutò: "Ragazzi che problema c’è. Vi ospito sul mio aereo privato". E così tornammo a Napoli con Maradona. ([[Carmine Abbagnale]])
*{{NDR|Sul paragone tra [[Lionel Messi|Messi]] e Maradona}} Ciò che rende [[Lionel Messi|Messi]] migliore è la sua regolarità. Non come Maradona. Al Barça, Maradona è stato meno della metà di Messi. Ha così tanti anni buoni della sua carriera che deve essere considerato il migliore in assoluto. ([[Gerard Piqué]])
*Con noi del Napoli è stato solo Diego. Non ci ha mai fatto pesare la sua superiorità. Non ha mai detto: ragazzi, datemi la palla che ci penso io. Non guardava a se stesso, era generoso e pensava alla squadra. È stato un compagno perfetto. ([[Salvatore Bagni]])
[[Immagine:Diego Maradona 2012.jpg|thumb|Maradona nel 2012]]
*Credo che uno dei grandi privilegi di chi fa questo mestiere sia dare felicità alla gente, e lui certamente rappresenta meglio di tutti questo concetto. ([[Alessandro Del Piero]])
*{{NDR|Su Diego Armando Maradona, quando lo chiamò per aiutarlo a superare l'angoscia per le condizioni di salute di sua figlia, nata prematura}} "[...] dice delle parole così belle che mi risollevano, mi danno forza e coraggio e speranza {{NDR|anche Federica era in pericolo di morte}}. Mi dice queste parole che sono scalfite nella mia mente e nel mio cuore "Ale io da oggi in poi pregherò per tua figlia Federica tutti i giorni e vedrai che andrà tutto bene". E come al solito il dio del calcio ha avuto ragione. Poi qualcuno si chiede perché lo amavamo. ([[Alessandro Renica]])
*Diego Armando Maradona è stato il più grande calciatore di sempre e non ''secondo me'' o ''secondo la maggior parte degli appassionati del mondo''. No, prendiamoci la responsabilità di una sentenza definitiva e diciamolo senza paura. Il più grande di sempre. Quello che ha saputo fare al calcio, per il calcio, è ciò che solo gli atleti assoluti fanno per il proprio [[sport]]. Lo completano, lo codificano, lo concludono. Non ci sarà più nessuno come Maradona semplicemente perché il calcio stesso non ha molta ragione di esistere senza di lui. Piantiamola con le bufale su [[Pelé]], [[Johan Cruijff|Cruyff]], [[Michel Platini|Platini]], [[Zinédine Zidane|Zidane]]... Maradona e il pallone hanno danzato insieme come la più bella delle coppie di ''[[Tango|tangueros]]'' e per una volta vale la pena di ringraziare d'esser nato qualche anno fa, in tempo per vederlo dal vivo e tifare disperatamente contro di lui, salvo riempirsi di emozione per ogni tocco, per ogni smaliziata caduta, per ogni passaggio generoso e geniale. ([[Michele Dalai]])
*Diego è capace di risolvere da solo una partita, io non possiedo questa qualità. ([[Careca]])
*Diego è fastidioso, vuol dare lezioni a tutti. ([[Stefano Tacconi]])
*Durante una partita [[Juventus Football Club|Juventus]]-[[Società Sportiva Calcio Napoli|Napoli]] nello spogliatoio ci dicemmo che l'unico modo per fermarlo era menargli di brutto. Ma dopo dieci minuti in campo ci guardammo e ci dicemmo che no, era troppo bello vederlo giocare. ([[Zbigniew Boniek]])
*È caduto nella droga in un periodo di vita molto felice. Giocava da dio, campione del Mondo, Napoli ai suoi piedi, aveva tutti i soldi che voleva. Si è lasciato vincere dall'ebbrezza di quel periodo dorato. Ho cercato di farlo ragionare, ma parlare con lui in quel momento era molto faticoso e difficile. ([[Salvatore Bagni]])
*È il calcio, è il pallone, come se ci fosse la sua faccia su quella sfera che gira. Quello che ha fatto lui con la palla non l'ha fatto mai nessuno e non lo farà mai nessuno. Ha fatto cose straordinarie, tutto quello che c'era da fare l'ha fatto. L'ho conosciuto e mi emoziona vedere la foto di noi due abbracciati. ([[Francesco Totti]])
*Era stato [[papa Wojtyla]] a convincerlo a sposarsi: aveva già due bambine. Fece il volo di andata con un cartello al collo: "Io sono single, è mia moglie che si sposa". Alla cerimonia civile ero l'unica giornalista, e lui mi fece cacciare. Non è vero che tutti gli argentini lo amavano, anzi, la sua auto passò tra due ali di folla che la prendevano a calci e sputavano sui finestrini; anche perché era una Rolls-Royce Phantom del 1938 appartenuta a [[Joseph Goebbels|Goebbels]], il gerarca nazista. Il giorno dopo ci fu il matrimonio religioso. Il banchetto andò avanti sino alle otto del mattino. ([[Laura Laurenzi]])
*Era un uomo pieno di difetti, e proprio per questo vicino alle persone normali. Non era facile essere Maradona. ([[Julio Velasco]])
*Giocare contro Maradona è come giocare contro il tempo perché sai che, prima o poi, o segnerà o farà segnare. ([[Arrigo Sacchi]])
*{{NDR|Dopo la morte}} Ho avuto la sensazione di aver perso qualcuno di caro, di vicino a me. Forse chi non nasce e vive a Napoli non può comprendere questo lutto così forte: quando giocava e vinceva con il Napoli, regalava attimi di felicità, faceva scomparire i problemi di tutta la città. Maradona è stata la nostra rivincita, l'urlare "noi c'abbiamo Maradona" era qualcosa di incredibile. Me lo ricordo ancora quando avevo dieci anni e mio zio mi portò allo stadio a vedere il Napoli: "Guardalo bene, quello è Maradona". ([[Antonino Cannavacciuolo]])
*Il gol di Maradona a Mexico 86 è il più bello, ma poteva segnarlo soltanto agli inglesi. ([[Omar Sivori]])
*Il Napoli ha battuto il Genoa grazie a un Maradona in forma «stupefacente». ([[Gialappa's Band]])
*Il più grande campione che ho visto giocare è Diego Armando Maradona. Credimi, figlio mio, non esisterà mai più, nei secoli dei secoli, un altro come lui. Ha fatto dell'imperfezione la perfezione. Piccolo, gonfio, dedito ad albe stanche, svogliate e sbagliate, vittima di falsi amici e della volontà di andare oltre ogni regola, Maradona ha trasformato un semplicissimo pallone di cuoio in uno scrigno di bellezza. ([[Darwin Pastorin]])
*Io azzardo che Diego sia il migliore di tutti i tempi, oppure diciamo che mi resta la curiosità di vedere Pelè e Di Stefano giocare con i ritmi che ci sono oggi. ([[Claudio Garella]])
*Io Diego l'ho visto da vicino perché giocavamo nella stessa squadra, l'Argentinos Juniors. Impossibile trovargli un erede. ([[Claudio Borghi (calciatore)|Claudio Borghi]])
*Io, Pierluigi Collina, sono un arbitro. Eppure l'affetto della gente per quest'uomo mi fa venire la pelle d'oca. ([[Pierluigi Collina]])
*Lui era venuto al campo direttamente dal paradiso. Ha portato il verbo del calcio sulla terra: un ragazzo sensibile e disponibile. Mi spiace che qualcuno invece di celebrarne la storia, si sia soffermato sui difetti. È la natura umana, purtroppo. Siam fatti così. ([[Eraldo Pecci]])
*{{NDR|Rispondendo alle provocazioni dell'argentino}} Lui non mi capisce? Neanche io capisco molto della mia vita. Ma se il terzo giocatore più forte di sempre, visto che Messi lo ha superato, parla del PSG, va bene. ([[Leonardo Nascimento de Araújo]])
*Maradona. Ricordo un'amichevole con la [[nazionale di calcio dell'Italia|Nazionale]], quando aveva 18 anni. [[Enzo Bearzot|Bearzot]] mi disse di controllarlo, ma io l'ho soltanto visto. ([[Gabriele Oriali]])
*Maradona aveva più grazia di tutti, ma aveva meno testa di tutti. ([[Giovanni Trapattoni]])
*Maradona bene, [[Pelé]] meglio, [[George Best|George]] il migliore.<ref>Si tratta di un gioco di parole: il cognome del calciatore "Best" in inglese significa "il migliore".</ref>
: ''Maradona – good. Pelé – better. George – Best.'' ([[slogan]])
*Maradona è il massimo risultato col minimo sforzo: è il solo in grado di esprimere nel calcio questo concetto. Diciamo pure che la sua è una filosofia molto juventina... ([[Luigi Maifredi]])
*Maradona è insuperabile. È la fantasia. ([[Vladimiro Caminiti]])
*Maradona è un artista del pallone, fischiare lui perché antipatico è come fischiare Picasso perché comunista. ([[Italo Allodi]])
*{{NDR|Sul paragone tra Maradona e Messi}} Maradona era un grande, in campo un vero esempio. Lui in carriera ha preso tante di quelle botte altro che Messi... Mi fanno ridere quelli che mettono a confronto i due giocatori. Messi sarà anche grande giocatore ma Maradona era unico. Messi oggi gioca con i due-tre metri di vantaggio del calcio moderno. Vorrei vedere Maradona con quei metri di vantaggio quanti goal avrebbe fatto... ([[Pasquale Bruno]])
*Maradona era un grandissimo nella vita. Personalmente disapprovo solo che avesse giocato a calcio. ([[Massimiliano Parente]])
*Maradona era uno che se gli arrivava la palla non c'era più nulla da fare. ([[Luciano Favero]])
*Maradona ha rovinato la sua immagine e la sua vita perché non aveva sufficienti strumenti culturali. [[Pelé]], nato nella stessa povertà, è stato capace di continuare la carriera nel [[Calcio (sport)|calcio]] proprio perché aveva qualche forza culturale in più. ([[Sergio Chiamparino]])
*Maradona non è davvero un esempio per i giovani. Ha avuto la chance di ricevere un dono da Dio, quello di saper giocare a calcio. Nonostante la sua vita molto sregolata, c'è ancora gente disposta a dargli un lavoro. Se avessero un po' di coscienza, non lo farebbero più. Se non cambia, non avrà mai più un lavoro. È stato un grande giocatore, ma non è un esempio. ([[Pelé]])
*''Maradona non è una persona qualsiasi, | è un uomo attaccato a un pallone di cuoio.'' ([[Andrés Calamaro]])
*{{NDR|Alla domanda su "quale fosse il miglior calciatore del mondo"}} Maradona, senza dubbio. Non ce n'è uno che giochi come lui. Una volta [[Pelè]]. Oggi Maradona. ([[Lev Jašin]])
*Maradona vuol dire calcio felice, calcio ridente, calcio festoso: il talento naturale, lo spirito giocoso, la grinta belluina ma niente affatto violenta opposti ai tatticismi spesso astrusi, talvolta raffinati e anche vincenti tuttavia bocciati dalla realtà, dai risultati. ([[Italo Cucci]])
*{{NDR|«Com'è stato giocare contro di lui?»}} Meraviglioso, chi ha giocato con o contro lui non può che ritenerlo un dono. Ti dava la sensazione che potesse fare qualsiasi cosa da un momento all'altro, giocava con libertà, aveva testa e piedi leggeri. Contro il Bari un mio compagno di squadra che lo stava marcando gli tirò qualche calcione di troppo, così feci finta di rimproverarlo: prima di rivolgermi a lui gli feci l'occhiolino, poi gli dissi di andarci "piano contro Maradona". Ma Diego mi rispose "Pietro, no te preocupes, lui mena a me e io meno a lui". Era un generoso, non si risparmiava. ([[Pietro Maiellaro]])
*Mi ritengo fortunato ad avere avuto l'opportunità di costruire con Diego un legame di stima, di amicizia e di fratellanza, inaspettato e, proprio per questo, ancora più bello. Ho conosciuto un eterno ragazzo meraviglioso. Un ragazzo generoso, che era un po' come il dottor Jekyll e Mr. Hyde. Era arrogante, persino presuntuoso e strafottente, ogni qual volta attaccavano i suoi affetti: la famiglia, il Napoli, i compagni di squadra e i tifosi. Diventava quasi insopportabile, ma all'interno dello spogliatoio, con il gruppo e con gli amici era un ragazzo eccezionale. ([[Giovanni Galli]])
*[[Società Sportiva Calcio Napoli|Napoli]] è una religione. Maradona è Dio e Lavezzi è il suo erede. ([[Víctor Ruiz]])
*Nei miei anni in Irpinia ho affrontato tanti campioni italiani e stranieri [...]. In un derby, per evitare l'espulsione di De Napoli, Bianchi mi mise a marcare Maradona nel primo tempo. Lo feci bene, ma pensavo sempre che prima o poi avesse inventato qualcosa. ([[Salvatore Vullo]])
*Non si scriverà mai abbastanza di questo grande, fascinoso, completo giocatore che ha fatto del calcio una religione, estraendo l'innata ispirazione da uno spirito fanciullesco e da un animalesco istinto che lo vuole amico, suddito e insieme sacerdote di Giove Palla. ([[Italo Cucci]])
*Penso che dopo venticinque minuti ogni compagno avesse messo la sua foto vicino al letto pregando che non si facesse male. Hai mai sentito qualche compagno di squadra parlare male di Diego? No, e sai perché? Perché lui voleva davvero bene a noi compagni e noi ne volevamo a lui. ([[Luciano Castellini]])
*Per conto mio, gli ho sempre riservato dei grandi applausi, anche la sera della finale {{NDR|dei Mondiali 1990}}. ([[Silvio Berlusconi]])
*Per me Diego Armando Maradona è il più grande calciatore di tutti i tempi senza se e senza ma. Non solo. Le prestazioni di Maradona sono state evidentemente penalizzate dalla tossicodipendenza e non certo agevolate come in chi ha fatto ricorso alla pratica del doping. La cocaina NON è dopante. Non solo. Diego Armando Maradona è caduto e si è rialzato. Senza trucco e senza inganno. Davanti al mondo senza nascondere nulla. Sempre a testa alta. Per tutti questi motivi Diego Armando Maradona è per me un idolo, un esempio di come si possa guarire da un brutto male sfidando il mondo senza mai abbassare lo sguardo. Senza mai perdere la dignità. ([[Francesco Repice]])
*Quando Maradona è arrivato, [[Napoli]] era la città del post-terremoto, del colera di poco più di dieci anni prima, della criminalità che faceva il salto di qualità. Ma era anche una città vivissima: c'è Lucio D'Amelio e da poco è passato [[Andy Warhol]], sono gli anni della musica di [[Sergio Bruni]] e di [[Pino Daniele]] e di tutto il neapolitan power; di una scena letteraria florida. Non una Napoli milionaria, ma ricchissima sì, vivace. È però la sola presenza di Maradona ad accendere un faro: il mondo guarda Napoli. Per la prima volta, con intensità, come non succede da tempo. Come non succedeva, forse, da quando era una capitale borbonica. Improvvisamente Napoli ha preso consapevolezza del suo essere metropoli. Ed è tornata a essere la Capitale perduta che sempre si ripete di essere. ([[Massimiliano Virgilio]])
*Quando pensi al numero 10 a chi pensi? A Maradona. Lui è il simbolo del [[maglia numero dieci|numero 10]]. La gente oggi vuole vestire la maglia numero 10 per Maradona. ([[Zlatan Ibrahimović]])
*Quel gol su punizione al San Paolo nel '95 {{NDR|in realtà nel 1985}} contro la mia Juve è stato una cosa pazzesca, un virtuosismo degno di Paganini che ha sfidato le leggi stesse della fisica. Ma Diego quel gol sapeva di poterlo fare, non gli è certo venuto per caso. Così come i virtuosismi del più grande violinista, frutto sì di estro e istinto personale ma anche di grande lavoro e studio. Idem Maradona, con le sue ore e ore di palleggi. La palla era il suo violino. ([[Salvatore Accardo]])
*''Se io fossi Maradona | vivrei come lui, | perché il mondo è un pallone | che si vive a fior di pelle.'' ([[Manu Chao]])
*Si può dire che Maradona, Pelé e Di Stefano equivalgano a Bach, Mozart e Beethoven. Sono i fuori categoria. Dopo di che si può tranquillamente parlare di calciatori bravi, anzi bravissimi: Causio, Tardelli, Maldini, Riva. ([[Rino Marchesi]])
*{{NDR|«Com'è essere allenati da una leggenda?»}} Solo vederlo lì era una spinta in più per noi. Quando ci parlava, noi avevamo una voglia incredibile di uscire e dare tutto in campo. Io avevo quella sensazione: non importava ciò che diceva, era proprio la sua essenza, il suo stare lì, il rispetto che avevano tutti nei suoi confronti. Non ho visto con nessun altro allenatore un'atmosfera simile. ([[Javier Pastore]])
*Un genio come Maradona in una città come Napoli finisce in quella teoria di miti e personaggi che vengono mitizzati e nei quali si riconosce, nel bene o nel male, per la loro irregolarità. Se Milano è la città degli affari, Roma della politica e della Chiesa, Napoli appare di difficile definizione, se non attraverso i suoi miti naturali, come il mare e il Vesuvio, come Eduardo, Totò e Pulcinella. Maradona rientra in questi personaggi che catalizzano un'energia e la restituiscono alla città in un gioco d'amore tra lo spettatore e l'eroe. ([[Toni Servillo]])
*Un grande personaggio, dotato di una grande umiltà. Non ha mai fatto pesare il suo estro, il suo essere fuoriclasse sul gruppo che difendeva sempre ed in prima persona. Lui aveva una sua vita personale, noi avevamo la nostra. Lo si apprezzava ancora di più negli allenamenti perché, quando terminavano le sedute, lui continuava ad allenarsi a costo anche di galleggiare sul terreno di gioco ridotto a pantano. Si divertiva come un bambino, era innamorato del pallone. ([[Domenico Penzo]])
*Un leader assoluto, che riesce a realizzare giocate stupende sempre tenendo in pugno tutta la disposizione della squadra. ([[Júnior (calciatore 1954)|Júnior]])
*{{NDR|Cosa lascia Maradona a Napoli?}} Una grande eredità tra le mani della città. Culturale e immaginaria. Un tesoro che non va sperperato perché l'ultima e unica possibilità per la città di restare sullo scenario mondiale. Lo abbiamo visto in questi giorni: gli occhi di tutto il mondo su Napoli. Allo stato attuale la città non può vantare niente di lontanamente paragonabile. Né simboli, icone, luoghi della memoria condivisi. Non bisogna farsi sfuggire, da questo punto di vista, l'opportunità di esistere. ([[Massimiliano Virgilio]])
*Viene spesso ai match di Davis, è appassionato. Ma quando l'ho incontrato sono rimasto senza parole: sai, per noi è come incontrare Dio. ([[Juan Martín del Potro]])
===[[Gianni Brera]]===
*Che Maradona fosse un genio, nessun dubbio è possibile. E che i geni siano un tantino squinternati di cerebro è risaputo e ammesso da sempre. [...] Maradona, come lei sa, ridava dignità inventiva e gestuale anche alle mani posteriori, divenute volgarissimi piedi da qualche milione di anni.
*Maradona, come tutti puro isso, cura lo suo particulare: ma questo non toglie che, eccellendo di per sé, egli esalti anche la squadra di cui è per solito gran parte. In effetti, Maradona è un carico da undici rinforzato: nessuno scopre nulla affermandolo. È un genio della pelota, dell'invenzione prestipedatoria, dell'esecuzione tecnica cum phantasia. A ragion veduta la squadra deve giocare per lui come lui gioca per la squadra. Ma è chiaro che non può sognarsi, lui solo, di imporsi ad undici avversari degni di questo nome. Il calcio è gioco collettivo per eccellenza: chi si illude di poter reggere solo soletto agli avversari tutti è un povero nesci, un megalomane, un solipsista insopportabile. Si capisce, Maradona è anche Primadonna: non è mai accaduto che un artista, quale che fosse il di lui o di lei sesso, non indulgesse anche alle fisime o comunque agli atteggiamenti tipici della primadonna.
*Maradona è la bestia iperbolica, nel senso infernale, anzi mitologico di Cerbero: se fai tanto di rispettarlo secondo lealtà sportiva, lui ti pianta le zanne nel coppino e ti stacca la testa facendola cadere al suolo come un frutto dal picciolo ormai fradicio. È capace di invenzioni che forse la misura proibiva a [[Pelé|Pelè]], morfologicamente irregolare nei soli piedi piatti, peraltro funzionali nella bisogna pedatoria. Maradona è uno sgorbio divino, magico, perverso: un jongleur di puri calli che fiammeggiano feroce poesia e stupore (è dei poeti il fin la meraviglia). Talora uno dei suoi piedi serve fulmineamente l'altro per una sorta di paradossale ispirazione atta a sorprendere: ma quando vuole, questo leggendario scorfano batte il lancio lungo che arriva, illumina, ispira: capisci allora che i ghiribizzi in loco erano puro divertissement: esibizione per i semplici: se il momento tecnico-tattico lo esige, in quelle tozze gambe animate dal diavolo entra solenne il prof. Euclide. E il calcio si eleva di tre spanne agli occhi di coloro che, sapendolo vedere, lo prediligono su tutti i giochi della terra.
*Maradona ha confermato di non essere uomo-squadra, bensì favoloso match-winner (cioè vincitore di incontri): è un centravanti spiazzato per convenienza tattica: ma quando il momento agonistico lo richiede sa trovarsi perfettamente coordinato al posto giusto, e per coordinato intendo dire in grado di inventare quel che dentro gli ditta il genio innato.
===''[[Federico Buffa racconta Storie Mondiali]]''===
*Ci sono due gol che sono un salto nel vuoto, un continuo sprezzo e disprezzo del pericolo, e poi un dribbling, una finta, una schivata a tutto quello che tatticamente è stato fatto su un campo di calcio. {{NDR|riferito alla doppietta di Maradona contro l'Inghilterra}}
*Comincia a toccarla come fa lui, con questo sinistro, che ha un ritmo diverso. Appena l'avversario prepara muscolarmente l'intervento, lui già è arrivato prima. E continua a toccartela tenendo una falcata lunghissima. Non arriva a un metro e settanta, ma ha una forza e una centralità che ti impediscono di spostarlo, è come [[Mike Tyson]], che era molto più piccolo degli altri massimi, ma spostalo... arriva prima lui!
*Diego non è mai arrivato il giorno che spiegavano di che cosa bisognava avere paura. Diego reagisce ad una voce sola: quella del suo istinto.
*L'antitesi del triviale è Diego Maradona e nel Mondiale dell'86 in qualsiasi espettorazione, in qualsiasi secondo delle partite dell'Argentina lui c'è. C'è sempre. Non c'è neanche un grado di separazione.
===[[Corrado Ferlaino]]===
*Cosa vuol dire aver avuto Maradona in squadra? Diego calcisticamente ha rappresentato un grosso successo del Napoli, del club, di tutti i tifosi partenopei. Ci eravamo abituati a vederlo giocare con noi e non ci rendevamo conto di quanto fosse grande. Ogni partita che giocava diventava una cosa da antologia. Sono ricordi davvero unici.
*Era il 1984, nella hall dell'albergo di Barcellona il barista non sapeva chi fossi e mi disse: "Che fregatura per il Napoli. Ha speso 13 miliardi per un ex giocatore". Io gli risposi la verità: "Per Maradona avrei speso anche il doppio". Diego è stato il più grande campione e il più grande affare della storia del calcio. Lui dice che non mi ama, ma io so cosa dice il suo cuore. Sono stato il suo carceriere, l'ho tenuto per sette anni e prima e poi mai era stato più di due anni in un posto. Si può amare il tuo carceriere?
*Maradona l'ho salvato decine di volte. Con l'antidoping soprattutto. [...] dalla domenica sera al mercoledì Diego, come qualcun altro del Napoli, soprattutto calciatori giovani, era libero di fare quel che voleva, ma il giovedì doveva essere pulito, non so se mi spiego. Del resto, basta non assumere cocaina per un certo periodo di tempo perché questa non risulti alle analisi del dopo partita. {{NDR|Il general manager}} Moggi, {{NDR|il massaggiatore}} Carmando, il medico sociale chiedevano ai giocatori se erano a posto, allora non sapevo cosa accadeva, però qualche anno dopo sono venuto a conoscenza che si adottava un trucco: se qualcuno era a rischio gli si dava una pompetta contenente l'urina di un altro, l'interessato se la nascondeva nel pantalone della tuta e quando entrava nella stanza dell'antidoping, invece di fare il suo "bisognino" versava nel contenitore delle analisi l'urina "pulita" del compagno. Nonostante questo, Diego quel giorno del 1991 fu trovato positivo, Moggi gli aveva chiesto se era in condizione e lui rispose: sì lo sono, va tutto bene. Il fatto è che i cocainomani mentiscono a se stessi. Risultò positivo e quando l'allora presidente {{NDR|della Lega Nazionale Professionisti}} Nizzola mi chiamò in via confidenziale per darmi la notizia fu troppo tardi. Insistetti, gli dissi: presidente dimmi cosa posso fare, ma lui rispose: ormai non puoi fare più nulla.
===[[Moreno Ferrario]]===
*Il primo anno andavamo male, eravamo in ritiro prima di una gara con l'Udinese. Ferlaino, il presidente, ci venne a minacciare: se non avessimo vinto, avrebbe cacciato l'allenatore, Rino Marchesi. Maradona si alzò, prese la parola e gli disse: "va bene, ma prima caccerai me, e poi lui", indicando col dito un compagno. "E poi lui", indicandone un altro. E alla fine tutti, "perché in campo ci andiamo noi e se perdiamo la colpa è solo nostra". Ferlaino ammutolì. Alla fine vincemmo quella partita 4 a 3.
*Mi ha insegnato una cosa molto importante: nel calcio la parola "io" è proprio l'opposto di quello che serve ad una squadra; c'è sempre il "noi" di mezzo. Quando noi, come gruppo, ci trovavamo in difficoltà, era sempre il primo a metterci la faccia. Maradona giocava per la squadra, mai per sé stesso. Metteva ogni compagno nelle condizioni migliori di recuperare da un eventuale errore in campo.
*Per me, il più grande. E non solo come giocatore, ma come persona. La gente che giudica per quello che ha fatto fuori dal campo non lo ha mai conosciuto. Diego era fatto così, ha sempre vissuto la vita che voleva vivere. [...] Certo, i nostri caratteri erano agli opposti, io alle 10 di sera andavo a dormire, lui non dormiva mai. Agli allenamenti a volte dovevamo scongiurarlo di presentarsi per non far imbufalire Ottavio Bianchi, l'allenatore... ma quando vedeva qualcosa di tondo, cambiava e correva a giocare e a farci divertire.
===[[Lillo Gullo]]===
*{{NDR|Su Maradona, idolo di Napoli già nel 1985}} A Napoli abbiamo avuto conferma di questo binomio tifo-business. Sono tante le iniziative più o meno legali (il famoso "sommerso") collegati al Pibe de Oro: dalle magliette ai quaderni, dai pupazzetti ai posters, e così via. Chi non commercia "in Maradona", non per questo lascia in pace l'argentino, la cui presenza viene continuamente evocata con scritte sui muri, fotografie, dediche autografe e qualche striscione sopravvissuto agli eccessi del Maradona day. In altre parole, a noi è sembrato che il Pibe de Oro non solo sia lo sponsor forzato di buona parte dell'economia sommersa partenopea, ma anche il taumaturgo dell'intera città. E per il popolino, sempre alla ricerca di santi protettori, la febbre di Maradona – che ormai fa concorrenza perfino a [[San Gennaro]] – ha veramente qualcosa di religioso. Non a caso, come i santi, lo hanno messo recentemente nel presepe. Non a caso, sempre come si fa con i santi, hanno battezzato tanti bambini con il suo nome.
*Cantava qualche anno fa [[Pino Daniele]]: "Napule è mille culure...". Da quando la squadra di [[Rino Marchesi|Marchesi]] ha ripreso a vincere e Maradona a segnare, la città partenopea non ha più "mille colori", ma solo due: il bianco e il celeste, cioè quelli della formazione di casa.
*{{NDR|Sulla tripletta allo [[stadio San Paolo]] il 24 febbraio 1985 nella partita Napoli - Lazio}} Erano contro due squadre. Uno dei 22 calciatori ha segnato tre goal da antologia al povero portiere [[Fernando Orsi|Orsi]]: il primo agganciando di destro e calciando al volo di sinistro, il secondo con pallonetto, il terzo dalla bandierina del corner. Infine, lo stesso giocatore, con un assist impeccabile, ha fatto realizzare un quarto goal ad un suo compagno. Le due squadre, come tutti sanno, erano Napoli e Lazio. Il fuoriclasse, balzato nella classifica cannonieri al secondo posto dopo [[Platini]] non poteva che essere lui: Diego Armando Maradona che, come l'attore-regista [[Massimo Troisi]], può davvero ricominciare da tre.
===[[Franz Krauspenhaar]]===
*A [[Napoli]] divenne napoletano espanso, portò la follia del tango e di un paese troppo esteso e svariato in una rocca antica, piena di contraddizioni e frustrazioni temperate da una tragica allegria; a Napoli divenne [[Masaniello]] d'un sogno, conquistador d'una isola nella quale la [[Curzio Malaparte#La pelle|pelle di Malaparte]] s'era seccata da decenni attendendo una sutura.
* [[Araba fenice]] d'una ''favela'' grande come il mondo, o di un mondo tutto riassunto in favela: ricco come pochi sportivi, Maradona manteneva dentro di sé la fame delle origini scassate, come se la sua anima fosse rimasta povera e disperata, con nulla da perdere. Perciò, arrivò a perdere quasi tutto: l'anima, il corpo, la vita; prima di risorgere all'ultimo minuto.
* Il grande, lungo canto a [[Campionato mondiale di calcio 1986|Messico 86]], contro l'Inghilterra detestata, quel mezzo giro di trottola a metà campo e la lunga corsa, il saltello continuato del sinistro a sfiorare la sfera, dentro il dribbling di cerveza ubriacante, mezza Inghilterra lasciata col sedere per terra, fino al gol, il capolavoro d’azione, il grande, lungo canto di Maradona.
===[[Fernando Orsi]]===
*Ho preso tanti gol nella mia vita, ma averli subiti da lui è stato un onore, sono quei gol che non ho mai pensato fossero banali e ne sono fiero, perché parliamo di uno dei giocatori più forti della storia del calcio. [...] Per me è stato un grande onore, perché aver giocato contro un fenomeno come lui ti lascia dei ricordi indelebili per tutta la vita, affrontare un giocatore come lui è un picco importante della carriera di qualsiasi giocatore di calcio.
*Se ne va un pezzo della mia vita. Addio Maradona, forse finalmente lassù troverai la pace che meriti.
*{{NDR|Sui due gol-capolavoro subiti da Maradona come portiere nella partita contro il Napoli del 24 febbraio 1985}} Sono due gol rimasti nella storia. Al termine della partita non mi disse nulla ma io dico sempre che se mi avessero dato un centesimo per ogni volta che quei gol sono passati in televisione io oggi sarei milionario.
===[[Jorge Valdano]]===
*Come sono fragili gli dei del calcio, vero? Diego vive nell'immaginario collettivo come un eroe che ha compiuto l'impresa di renderci felici e vincenti; ma quello è un miracolo pericoloso, come sono pericolosi i bei ricordi che non ti danno una seconda possibilità. Perché senza il pallone, Maradona è solo un uomo che non trova la maniera di essere all'altezza del suo ricordo perfetto. Né ai suoi occhi né agli occhi degli altri.
*Credevo che Diego ripulisse il calcio da ogni male e lo abbellisse con ogni bene, perché in lui coincidevano il genio e la tecnica. Non mi ero soffermato sul corpo. Da allora, Maradona è stato grasso e magro, lento e rapido, sano e infortunato. In varie occasioni, frettolosi specialisti arrivarono a stendere per lui un anno di morte calcistica, probabilmente dimenticando che i gatti, oltre a godere del privilegio di non allenarsi, hanno sette vite. A Maradona ne restavano ancora diverse.
*Di Maradona basta dire che tutto quel che faceva su un campo di calcio era perfettamente irragionevole.
*Non c'è da preoccuparsi. Il talento calcistico più grande del mondo è custodito in un luogo perfetto: il corpo di Diego Armando Maradona. Il deposito del tesoro – quel cofanetto di ossa, muscoli e tendini che racchiude innumerevoli malizie calcistiche – è in se stesso una meraviglia.
*Tifosi di tutti i quartieri tradivano le loro squadre del cuore per vedere quel genio per il quale un fazzoletto di terreno era più di un latifondo. Alcuni lo confusero con Dio, e quando sei poco più che un bambino non hai motivo di mettere in dubbio l'opinione dei grandi.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Diego Armando Maradona, ''Io sono el Diego'', traduzione Alberto Bracci, Fandango Libri, 2002. ISBN 8887517312
*[[Marco Pastonesi]] e Giorgio Terruzzi, ''Palla lunga e pedalare'', ''Dalai Editore'', 1992. ISBN 88-8598-826-2 ([http://books.google.it/books?id=bWPm4d23hDUC Anteprima su Google Books])
==Filmografia==
*''[[Tifosi]]'' (1999)
==Voci correlate==
*[[Hugo Maradona]] – fratello
*[[Mano de Dios]]
*''[[Maradona - La mano de Dios]]''
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Maradona, Diego Armando}}
[[Categoria:Allenatori di calcio argentini]]
[[Categoria:Calciatori argentini]]
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/* Palla lunga e pedalare */
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wikitext
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[[Immagine:Maradona 2010-1.jpg|thumb|Diego Armando Maradona nel 2009]]
'''Diego Armando Maradona''' (1960 – 2020), calciatore e allenatore argentino.
==Citazioni di Diego Armando Maradona==
{{cronologico}}
*{{NDR|Nel giugno 1978}} Ho due sogni: il primo è giocare un Mondiale, il secondo è vincerlo.<ref name=mediaset>Citato in Christian Padelli ed Enrico Turcato, ''[http://www.sportmediaset.mediaset.it/calcio/articoli/articolo45449.shtml Maradona: mezzo secolo nel pallone]'', ''sportmediaset.it'', 29 ottobre 2010.</ref>
*{{NDR|5 luglio 1984, durante la presentazione ufficiale allo stadio San Paolo davanti a 70.000 spettatori}} Voglio diventare l'idolo dei ragazzi poveri di Napoli, perché loro sono come ero io a Buenos Aires.<ref name=mediaset/>
*{{NDR|9 novembre 1985, dopo aver assistito in Vaticano alla Messa di [[Papa Giovanni Paolo II|Giovanni Paolo II]]}} Sì, ho litigato col Papa. Ci ho litigato perché sono stato in Vaticano, e ho visto i tetti d'oro, e dopo ho sentito il Papa dire che la Chiesa si preoccupava dei bambini poveri. Allora venditi il tetto amigo, fai qualcosa!<ref name=mediaset/>
*{{NDR|22 giugno 1986, prima della partita con l'Inghilterra}} In campo non ci si batte con le armi, bensì col [[pallone da calcio|pallone]]. E comunque no, non so parlare in inglese, ma anche se lo conoscessi non lo parlerei.<ref name=mediaset/>
*{{NDR|1° agosto 1986}} Dio è giusto, quindi il Napoli non verrà penalizzato. Del processo per il calcio scommesse non voglio neanche sentir parlare, adesso devo solo concentrarmi sul prossimo campionato. Possiamo lottare per lo scudetto, ma i tifosi non devono illudersi. Non dobbiamo montarci la testa, ma essere consapevoli dei nostri limiti, proprio come l'Argentina in Messico.<ref name=mediaset/>
*{{NDR|30 luglio 1987, dopo aver fatto visita a Fidel Castro}} D'ora in avanti ricorderò sempre i bei momenti trascorsi qui da voi e non dimenticherò che devo ritornare per ripagarvi di tutto ciò. Mi piacerebbe diventare 'il padrino' del calcio cubano.<ref name=mediaset/>
*{{NDR|1° maggio 1988, prima della partita con il Milan}} Voglio un tifo incredibile domenica, non voglio nessuna bandiera del Milan, non voglio assolutamente una, perché quando noi andiamo fuori Napoli non siamo nessuno e ci mancano di rispetto tutti quanti, e noi dobbiamo fare lo stesso con loro!<ref>Da un'intervista a Canale 34 Telenapoli; citato in ''[http://www.napolimagazine.com/calcio/articolo/video-amarcord-maradona-non-voglio-una-sola-bandiera-del-milan- Video amarcord - Maradona: "Non voglio una sola bandiera del Milan"]'', ''napolimagazine.com'', 14 novembre 2012.</ref>
*{{NDR|21 maggio 1989, entrando al San Paolo con la Coppa UEFA appena conquistata}} Il più bello dei miei trofei? L'ultimo perché è più recente.<ref name=mediaset/>
*{{NDR|31 agosto 1989}} Con il Napoli è davvero finita. Io continuo ad andare d'accordo con [[Luciano Moggi|Moggi]], ma non con il presidente [[Corrado Ferlaino|Ferlaino]]: quindi non torno. Moggi è una persona eccezionale, Ferlaino no.<ref name=mediaset/>
*{{NDR|10 settembre 1989}} Son tornato per la [[Napoli|città]] e per i tifosi.<ref name=mediaset/>
*{{NDR|8 marzo 1990, Maradona spiega la sua esclusione in Lecce-Napoli}} Bigon ha detto di aver bisogno di undici persone che corressero. Allora gli ho fatto presente che non poteva contare su di me, io non ho mai corso in vita mia.<ref name=mediaset/>
*{{NDR|[[Ultime parole famose]]}} Non ci ripenserò [...] il mio ritiro dalla ''Selección'' è davvero ufficiale.<ref>Citato in Bruno Bernardi, ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,20/articleid,1305_02_1990_0178_0020_18937371/ «Colpiti dalla mafia»]'', ''La Stampa'', 9 luglio 1990, p. 20.</ref>
*C'è una mafia nel calcio. Spiegherò a mia figlia Dalmita che non le <!--la fonte: «gli»--> porto la Coppa d'oro perché, quando ti danno un rigore inesistente come quello su [[Rudi Völler|Voeller]], questa è mafia. C'è una Mano nera nel calcio e l'arbitro messicano [[Edgardo Codesal Méndez|Codesal Mendez]] non è stato capace di disubbidire al suo padrone.<ref name=Fifa>Citato in Bruno Bernardi, ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,33/articleid,0909_01_1990_0158_0030_25060676/ Maradona accusa, c'è una mafia nel calcio]'', ''La Stampa'', 10 luglio 1990, p. 33.</ref>
*Quando succede come all'Olimpico, è mafia: hanno fischiato un rigore contro Maradona. Ho pagato, l'Argentina ha pagato, perché dissi che il sorteggio era stato pilotato, falsato, e perché mi chiesi dove finiva il denaro della Fifa. Non ho dato la mano a [[João Havelange|Joao Havelange]] e non gliela darò mai. Tutti i protagonisti della finale hanno donato le loro maglie all'Unicef, ma la Fifa non ha fatto nulla per i bambini poveri.<ref name=Fifa/>
*Così non mi sta bene. Per 25' l'arbitro ha fischiato solo una punizione a nostro favore. Allucinante. L'espulsione di Monzon al suo primo vero fallo. Questa è mafia. Ricordo con il Camerun che Vautrot estrasse il cartellino rosso dopo numerosi falli. La grande favorita era la Nazionale italiana e nessuno accreditava all'Argentina un posto in finale. In tutto questo, però, l'Italia non c'entra.<ref name=Fifa/>
*Fischiare l'inno è da ignoranti. So che mi aspetta un anno molto duro, ma i napoletani sapranno difendermi.<ref name=Fifa/>
*Tornerò per vincere su tutti i campi italiani ed europei: voglio portare a Napoli la Coppa dei Campioni, l'unico trofeo che mi manca, per il resto ho vinto tutto.<ref name=Fifa/>
[[Immagine:Maradona-Mundial 86 con la copa.JPG|thumb|Maradona con la Coppa del Mondo vinta nel 1986]]
*{{NDR|Dopo essere stato trovato positivo alla cocaina, 15 agosto 1991}} So di aver fatto del male prima di tutto a me stesso e quindi alla mia famiglia, alle mie figlie. Credo che in futuro imparerò a volermi più bene, a pensare di più alla mia persona. Non mi vergogno però. Non ho fatto male a nessuno, salvo a me stesso e ai miei cari. Mi dispiace, sento una profonda malinconia, soltanto questo. [...] Non voglio più essere costretto a giocare anche quando non sono in grado, a farmi infiltrare di cortisone perché devo essere in campo per forza per gli abbonamenti, per gli incassi, perché bisogna vincere a qualunque costo per lo scudetto o per la salvezza, perché in ogni partita ci si gioca la vita. A me gli psicologi stanno cercando di levarmi il vizio della cocaina, non quello di vivere.<ref name=mediaset/>
*Mi hanno ucciso quando volevo rientrare per dimostrare alle mie due figlie che posso lottare con dei ventenni. Nel [[Stati Uniti d'America|paese della democrazia]] non mi hanno lasciato parlare, e non mi hanno permesso di dire ciò che sento. Con la mia uscita dal mondiale è uscito anche un intero paese e sono usciti anche quelli che mi vogliono bene.<ref>Citato in [[Gianni Minà]], ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1994/07/02/mi-stavo-disintossicando.html?ref=search Mi stavo disintossicando]'', ''la Repubblica'', 2 luglio 1994.</ref>
*Mi hanno ammazzato. Ma chi mi ha voluto morto, sappia che non sono un eroe di cartapesta, non sono un drogato, non ne avevo bisogno per tornare ai vertici. In Italia avevo sbagliato, avevo pagato con 15 mesi: ma adesso è tutto diverso. Nessuno comprerà il mio cervello, si sono serviti sempre di me. Non consentirò a nessuno di infangarmi: a costo di portarli in tribunale. Mi hanno dato l'ergastolo, ma io sono onesto, e adesso chiedo solo giustizia. La gente a Napoli mi ha sempre amato perché io sono stato dalla parte dei deboli. Questa storia non è finita qui.<ref>Citato in ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1994/07/03/mi-hanno-usato-distrutto.html?ref=search Mi hanno usato e distrutto]'', ''la Repubblica'', 3 luglio 1994.</ref>
*Se prima avevo detto che la Fifa mi aveva tagliato le gambe, adesso dico che mi ha finito di tagliare il corpo. La mia squalifica è ingiusta: un comportamento da famiglia mafiosa.<ref>Citato in ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1994/settembre/03/Maradona_accusa_FIFA_siete_mafiosi_co_8_9409032015.shtml Maradona accusa la FIFA: "siete mafiosi"]'', ''Corriere della Sera'', 3 settembre 1994, p. 37.</ref>
*[[João Havelange|Havelange]] mio padre? Se lo fosse lo ucciderei.<ref>Citato in ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1995/gennaio/17/Maradona_ucciderei_Havelange_co_0_950117936.shtml Maradona: ucciderei Havelange]'', ''Corriere della Sera'', 17 gennaio 1995, p. 37.</ref>
*Tutti dicono: questo è stato il migliore del Barcellona, questo è stato il migliore del Real Madrid, questo è stato il migliore del Chelsea, questo è stato il migliore... Io sono orgoglioso di essere stato il migliore a [[Società Sportiva Calcio Napoli|Napoli]].<ref>Nel 1995; dopo la consegna del Pallone d'oro alla carriera; nell'omonimo speciale del programma televisivo ''Tifosi Napoletani''.</ref>
*{{NDR|10 gennaio 1996}} Sono risultato positivo per cocaina di proposito, l'ho fatto perché volevo andar via da Napoli.<ref name=mediaset/>
*{{NDR|8 ottobre 1996}} Ci devono ascoltare e rispettare, siamo noi i protagonisti del calcio. In questo mondo dove contano solo i soldi, gli affari e le aziende, bisogna ripensare all'uomo e metterlo al centro di tutto. Non permettiamo il contrario. Ora brindiamo. Vi abbraccio.<ref name=mediaset/>
*Fra [[Zdeněk Zeman|Zeman]] e [[Sven-Göran Eriksson|Eriksson]], scelgo quest'ultimo: umanamente vince dieci a zero. [...] Il mister giallorosso non mi piace, ha infangato giocatori di grande valore come [[Ciro Ferrara|Ferrara]] e [[Gianluca Vialli|Vialli]] senza averne le prove. E poi, scusatemi, lui non vive di calcio? E allora perché sputare nel piatto dove mangi?<ref name=Maradona>Citato in Bruno Tucci, ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1998/novembre/30/Maradona_attacca_Zeman_co_0_98113010207.shtml?refresh_ce-cp Maradona attacca Zeman]'', ''Corriere della Sera'', 30 novembre 1998, p. 40.</ref>
*Al Napoli andrei di corsa. A una condizione: che vada via subito Juliano. In questo caso, parlerei con Ferlaino domani stesso. Il signor Juliano si è permesso di dire che io al Napoli non potrei fare il padrone come faccio a casa mia. Vi assicuro, è la pura e sacrosanta verità.<ref name=Maradona/>
*Se sono favorevole ai controlli {{NDR|antidoping}}? Ci mancherebbe altro! Solo che li estenderei ai dirigenti delle squadre di calcio, perché bastano quattro sconfitte di seguito, ed ecco che subito entrano negli spogliatoi per ordinare agli allenatori di somministrare ai giocatori dosi da cavallo. Avete capito a che punto siamo arrivati? Se poi mi chiedete se ho avuto esperienze personali a proposito, vi rispondo di no. Il mio è stato soltanto un problema personale, lo conosce tutto il mondo.<ref name=Maradona/>
*{{NDR|Sulla [[finale del campionato mondiale di calcio 2002]]}} La somma di un torneo mediocre. Impossibile immaginare un'altra partita. La peggior Germania di tutti i tempi e un Brasile scadente, di solisti. Sinceramente: mi sono annoiato. Un grande portiere, Marcos. Un grande goleador, [[Ronaldo]]. Ma i migliori sono stati [[Rivaldo]] e Roberto Carlos.<ref name=Giappone>Citato in Roberto Beccantini, ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,31/articleid,0287_01_2002_0178_0033_2555419/ Maradona «Che brutto Mondiale»]'', ''La Stampa'', 2 luglio 2002, p. 31.</ref>
*{{NDR|Su [[Ronaldo]]}} Mi auguro che torni quello di una volta, le ginocchia lo condizionano, si è notato da come tirava contro Kahh nel primo tempo. Movimenti innaturali, dettati dalla paura e da tutto quello che ha passato. Se recupera, potrà essere "the best" nel 2006. Oggi non lo è. Al massimo, lo si può premiare per il cuore e per il coraggio.<ref name=Giappone/>
*{{NDR|"Per il gol segnato all'Italia, Ahn rischia di perdere il posto di lavoro"}} Avrei fatto lo stesso. Doveva difendere la sua bandiera. Un atto di estrema nobiltà: prima che al contratto, ha pensato al suo Paese. Nello stesso tempo, non è giusto giudicare tutti gli italiani per la stupidità di uno.<ref name=Giappone/>
*[...] miglior giocatore del mondo: sì, [[Francesco Totti|Totti]] mi convince più di Zidane e di Beckham. Sa rendere semplici le cose difficili, sa far giocare bene la squadra.<ref>Citato in ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2004/febbraio/20/Maradona_Totti_numero_uno_mondo_co_10_040220035.shtml Maradona: Totti numero uno al mondo]'', ''Corriere della Sera'', 20 febbraio 2004.</ref>
*{{NDR|27 maggio 2005, dopo aver visto la finale Milan-Liverpool}} Nemmeno il Brasile che vinse la Coppa del mondo nel 1970 avrebbe rimontato da 0-3.<ref name=mediaset/>
*{{NDR|Su [[Luciano Moggi]]}} Con me, è sempre stato un signore. Contro di lui, non ho nulla da dire. Anzi, ne conservo un buon ricordo. Se ha delle colpe, sicuramente non saranno uniche, le sue.<ref>Citato in Mimmo Malfitano, ''Maradona, dalla festa alla caserma'', ''La Gazzetta dello Sport'', 7 giugno 2006.</ref>
*{{NDR|31 ottobre 2008, prime dichiarazioni da CT dell'Argentina}} Giocheremo contro la Scozia e lavoreremo bene per quell'appuntamento. Andrò in un paese dove mi adorano: mi amano perché ho segnato un famoso gol all'Inghilterra e tra inglesi e scozzesi non corre molto buon sangue.<ref name=mediaset/>
*{{NDR|Dopo Real Madrid-Juventus (0-2) del 5 novembre 2008, dove Del Piero siglò una storica doppietta}} Certo che [[Alessandro Del Piero|Del Piero]] non invecchia veramente mai!<ref>Citato in ''[http://www.tuttosport.com/calcio/champions_league/2008/11/06-8686/Del+Piero+%C3%A8+meglio+%27e+Maradona Del Piero è meglio di Maradona]'', ''tuttosport.com'', 6 novembre 2008.</ref>
*{{NDR|In risposta a [[Pelé]], che lo definì «mal esempio» nel 2009}} Non so, egli debuttò con un ragazzo, quindi non so cosa è buon esempio o mal esempio.
:''[En respuesta a Pelé, quien lo definió «mal ejemplo» en el 2009] No sé, él debutó con un pibe, así que no sé lo que es buen ejemplo o mal ejemplo.''<ref>{{es}} Da ''[http://www.3tv.cl/index.php?m=video&v=3033 Diego Maradona: "Pelé debutó sexualmente con un pibe"]'', ''3tv.cl'', 27 marzo 2009.</ref>
*{{NDR|Sulla prima convocazione di [[Gonzalo Higuaín|Higuaín]]}} Avevo bisogno di un attaccante come lui, uno che sa smarcarsi con facilità. Grazie a lui esalteremo le doti di [[Lionel Messi|Messi]] e [[Pablo Aimar|Aimar]], è l'attaccante più completo che abbiamo.<ref>Citato in ''[http://www.goal.com/it/news/772/mondiali-2010/2009/10/09/1550884/addio-francia-maradona-convoca-higuain-e-lo-sottrae-a Addio Francia! Maradona convoca Higuain e lo sottrae a Domenech: "Ci serviva uno così"]'', ''goal.com'', 9 ottobre 2009.</ref>
*Vedere giocare Messi è meglio che fare sesso.<ref>Citato in ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2010/marzo/23/Messi_Pulce_scala_hit_parade_co_9_100323076.shtml Messi, la Pulce scala l'hit parade mondiale. Ora è lui il numero uno]'', ''Corriere della Sera'', 23 marzo 2010.</ref>
*{{NDR|[[Lionel Messi]]}} Gioca a calcio come Gesù. La cosa migliore è che Leo sia argentino, non brasiliano, spagnolo, tedesco, francese o italiano e tutti dovranno riconoscere che il migliore del mondo è nato in questo paese.<ref>Citato in ''Tuttosport'', 8 aprile 2010, p. 9.</ref>
*Spero di allenare l'Argentina ancora per molti e molti anni, ma poi vorrei realizzare un altro sogno, visto che i sogni non muoiono mai: allenare il [[Società Sportiva Calcio Napoli|Napoli]].<ref name="Ilpost26Giu2010">Citato in ''[https://www.ilpost.it/2010/06/26/maradona-spero-di-allenare-il-napoli/ Maradona: "Spero di allenare il Napoli"]'', ''ilpost.it'', 26 giugno 2010.</ref>
*Io la mia carriera l'ho fatta e Messi sta facendo la sua. Sarà la storia a decidere chi sarà il migliore. Ad alcuni piace di più Maradona, altri dicono per Lionel. Siamo due argentini che possono vincere nel calcio europeo mentre molti non riescono a passare neppure il Rio de la Plata. Per rispetto a Leo non dico che lui è il migliore o io fui il migliore. Bisogna lasciarlo tranquillo. Io voglio molto bene a Leo e godo molto vederlo giocare. Siamo due argentini. Immaginate come starà il "morocho" {{NDR|Pelè}}?
:''Yo mi carrera la hice y Messi la está haciendo. Será la historia la que decida. Al final de la historia se verá quién fue el mejor: si Maradona o Messi. A algunos les gustará más uno o el otro. Pero hoy no hay Maradona o Messi. Somos dos argentinos que pudimos ganarle al fútbol europeo como nosotros, cuando muchos ni cruzaron el Río de la Plata. Por respeto a Lio no digo si él es mejor o yo fui mejor. Hay que dejarlo tranquilo. Lo quiero mucho a Lio y lo disfruto cuando lo veo en la cancha. Je... Somos los dos argentinos. ¡Imaginate cómo estará el morocho..!''<ref>{{es}} Citato in ''[http://www.clarin.com/deportes/futbol/Maradona-final-historia-vera-mejor_0_471553044.html Maradona: "Al final de la historia se verá quién fue el mejor"]'', ''clarín.com'', 29 aprile 2011.</ref>
*Sì, [[Lionel Messi|Messi]] è il nuovo me. Tanti sono stati accostati a me, ma credo che con lui si sia definitivamente trovato il mio erede. È capace di azioni uniche, di magie irripetibili con il pallone, e tutto ciò lo rende speciale. Ma non solo: è un fenomeno anche nel gioco di squadra, sacrificandosi spesso per i compagni. Pressa e difende come tutti gli altri in fase di non possesso. E poi, quando gli arriva la sfera, è capace di cose che non ti aspetteresti mai.<ref>Dall'intervista ''Messi IS the new me – Maradona'', ''The Sun'', 28 maggio 2011; citato in ''[http://www.calciomercatoweb.it/notizie-calcio/2011/05/28/barcellona-maradona-incorona-messi-e-il-mio-erede/ calciomercatoweb.it]''.</ref>
[[Immagine:Diego Maradona cropped.jpg|thumb|Maradona nel 2006]]
*La [[Fédération Internationale de Football Association|Fifa]] è governata da dinosauri. [[Joseph Blatter|Blatter]] è uno che non ha mai tirato un calcio ad un pallone e dunque credo sia la persona meno opportuna per ricoprire un ruolo istituzionale così importante.<ref>Citato in ''[http://it.eurosport.yahoo.com/04062011/45/qualificazioni-euro-2012-maradona-in-fifa-ci-i-dinosauri.html Maradona "In Fifa ci sono i dinosauri"]'', ''eurosport.com'', 4 giugno 2011.</ref>
*Non capisco molto [[Leonardo Nascimento de Araújo|Leonardo]]. Non l'ho capito quando è passato dal Milan all'Inter e capisco ancora meno quello che fa oggi con il Psg. Mi chiedo se sia un giocatore, un allenatore, un agente o un petroliere. Non capisco. Questa è la prova che nel calcio saper fare lobby paga.<ref>Citato in ''[http://www.corrieredellosport.it/calcio/calcio_estero/ligue_1/2012/01/08-214318/Maradona+contro+Leonardo+%C2%ABNon+so+chi+%C3%A8+e+cosa+fa%C2%BB Maradona contro Leonardo «Non so chi è e cosa fa»]'', ''corrieredellosport.it'', 8 gennaio 2012.</ref>
*{{NDR|[[Ultime parole famose]]}} Piuttosto che appartenere alla famiglia [[Fédération Internationale de Football Association|Fifa]] preferisco essere orfano.<ref>Citato in ''[https://web.archive.org/web/20130425143614/http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=180802&sez=SPORT Maradona: «Pelé torni al museo e prenda la pillola giusta»]'', ''ilmattino.it'', 10 febbraio 2012.</ref>
*Mi chiedo se [[Leonardo Nascimento de Araújo|Leonardo]] è un giocatore, un allenatore, un agente o un mercante di petrolio. Non capisco. Questa è la prova che nel calcio saper fare lobbing alla fine paga.<ref>Citato in Tancredi Palmeri, ''[http://www.gazzetta.it/Calcio/30-12-2012/blob-2012-913634965312.shtml Il blob del 2012. Tutte le frasi da ricordare]'', ''gazzetta.it'', 30 dicembre 2012.</ref>
*{{NDR|Su Gonzalo Higuain}} Adesso la mia previsione mi conferma il pronostico ancor di più e avendo avuto la notizia che il pipita e il nuovo attaccante del [[Società Sportiva Calcio Napoli|Napoli]] la mia gioia è doppia perché sempre più azzurra, in primis sono contento per il giocatore che è sempre stato un mio degno pupillo e poi sono sicuro che potrà dare delle grandi soddisfazioni ai miei concittadini e tifosi [[Napoli|Napoletani]] che meritano il rispetto dell'[[Italia]] intera e dell'[[Europa]] calcistica perché sono l'esempio dello sport e dei valori sani, e poi un vero argentino non può mai giocare a [[Torino]]...<ref>Tramite il suo avvocato; citato in ''[http://www.tuttosport.com/calcio/calciomercato/2013/07/24-268462/Maradona%3A+%C2%ABUn+vero+argentino+non+gioca+a+Torino%C2%BB Maradona: «Un vero argentino non gioca a Torino»]'', ''tuttosport.com'', 24 luglio 2013.</ref>
*[[Carlos Tévez|Carlitos]] sente la maglia, è il giocatore del popolo. Non è morto, è stato ucciso.... Ha litigato con Grondona e Bilardo e l'hanno fatto fuori dall'Argentina.<ref name=radiopop>Da un'intervista a ''Radio Pop''; citato in ''[http://www.gazzetta.it/Calcio/28-12-2013/maradona-icardi-traditore-miei-tempi-avremmo-picchiato-turno-201930221462.shtml Maradona: "Icardi è un traditore, ai miei tempi l'avremmo picchiato a turno"]'', ''gazzetta.it'', 28 dicembre 2013.</ref>
*Secondo me [[Mauro Icardi|Icardi]] è un traditore. Va a casa {{NDR|di Maxi Lopez}}, gioca a fare l'amico e poi gli soffia la donna. Questo è tradimento. Ai nostri tempi, solo se guardavi la donna di un compagno, nello spogliatoio ci saremmo alternati per prenderlo a pugni.<ref name=radiopop/>
*[[Mauro Icardi|Icardi]] non è della famiglia del calcio.<ref>Da un'intervista dopo la Partita della pace, 1 settembre 2014; citato in Alessio D'Urso e Gaetano Imparato, ''[http://www.gazzetta.it/Calcio/01-09-2014/calcio-partita-pace-baggio-dinho-eto-o-campo-il-papa-90323482706.shtml Il Papa a Maradona: "Ti aspettavo". Diego show con Baggio, poi si infuria: "Icardi non doveva giocare"]'', ''gazzetta.it'', 1º settembre 2014.</ref>
*[[Rivalità calcistica Messi-Cristiano Ronaldo|Cristiano]] è un predatore davanti alla porta. Non puoi permettergli di tirare da nessuna parte nella metà campo avversaria. I portieri hanno paura di lui. Bisogna essere onesti, i portieri hanno paura di Cristiano. Non hanno poi così tanta paura di Messi da quel punto di vista, perché non ha la stessa potenza di Cristiano. Cristiano è un professionista incredibile. Credo che in questo momento sia allo stesso livello di Messi. Non è che Messi sia migliore di Ronaldo o che Ronaldo sia migliore di Messi. Penso che siano allo stesso livello.
:''Cristiano is a predator in front of goal. You can't let Cristiano shoot from anywhere in the opposition half. Goalkeepers are scared of him. You have to be honest, goalkeepers are scared of Cristiano. They are not so scared of Messi in those areas because he doesn't have the same power as Cristiano. Cristiano is an incredible professional. I think at this present time he is right up there at Messi's level. It's not the case that Messi is better than Ronaldo or Ronaldo is better than Messi. I think they are at the same level''.<ref>{{en}} Dall'intervista di Guillem Balaugue, ''[https://www.skysports.com/football/news/11668/9844624/diego-maradona-jose-mourinho-still-greater-than-pep-guardiola Diego Maradona: Jose Mourinho still greater than Pep Guardiola]'', ''skysports.com'', 10 maggio 2015.</ref>
*[[Lionel Messi|Leo]] è ancora alla ricerca di un suo stile e credo che lo troverà presto. Il mio era riconoscibilissimo già agli inizi della carriera. Forse è per questo che potrei essere indicato come migliore di Leo. Ha segnato più gol? Vero, ma i miei erano molto più belli.<ref>Da un'intervista alla ''CNN'', citato in Alessandra Stefanelli; ''[http://m.tuttomercatoweb.com/altre-notizie/maradona-messi-segna-di-piu-i-miei-gol-erano-piu-belli-680257 Maradona: "Messi segna di più? I miei gol erano più belli"]'', ''tuttomercatoweb.com'', 14 maggio 2015.</ref>
*La [[Juventus Football Club|Juve]] è dentro l'arbitraggio italiano. [...] Hanno dei giocatori fantastici dentro la Federazione. Qualsiasi problema abbia in campo, il giocatore delle Juve ha ragione.<ref>Da un'intervista del 25 aprile 2016 all'emittente televisiva Piuenne. [https://twitter.com/angelo_forgione/status/1250814250601365504 Video] disponibile su ''twitter.com''.</ref>
*{{NDR|[[Cristiano Ronaldo]]}} [...] è un marchio registrato, un fuoriclasse incredibile, lo farei giocare anche di notte perché lui non si nasconde mai, non chiede di restare fuori se ha un doloretto alla caviglia. E che carisma! Va in campo come se andasse al bagno, con la stessa naturalezza.<ref name=crosetti>Dall'intervista di [[Maurizio Crosetti]]; ''[http://www.repubblica.it/sport/calcio/esteri/2016/06/10/news/la_pace_di_maradona_pele_e_come_ali_italia_che_problema_un_ct_in_partenza_maurizio_crosetti-141711298/ La pace di Maradona: "Pelé è come Ali. Italia, che problema un ct in partenza"]'', ''repubblica.it'', 10 giugno 2016.</ref>
*{{NDR|[[Paul Pogba]]}} Vale la felicità di chi lo guarda [...]<ref name=crosetti/>
*Se uno dopo essere andato via dice che è stato doloroso, allora non è stato doloroso. Non serve a niente dire questo. Higuaín ha sbagliato a tramare alle spalle della società e dei napoletani. Se fosse andato alla Juve in modo pulito non sarebbe stato odiato dai napoletani. Un giocatore che fa 36 gol è normale sia voluto da tutti, ma ci sono modi e modi per andar via.<ref>Da un'intervista rilasciata a ''PiùEnne''; citato in ''[http://m.tuttonapoli.net/in-primo-piano/rileggi-live-maradona-parlero-con-adl-a-madrid-ho-tante-idee-higuain-ha-tramato-alle-spalle-sul-real-mughini-diego-jr-ed-i-cinesi-301314 RILEGGI LIVE - Maradona: "Parlerò con ADL a Madrid, ho tante idee! Higuain? Ha tramato alle spalle! Sul Real, Mughini, Diego jr ed i cinesi..."]'', ''tuttonapoli.net'', 18 gennaio 2017.</ref>
*[[Francesco Totti]] re di Roma! È e sarà il miglior giocatore che abbia visto in vita mia!<ref>Da un [https://www.facebook.com/diegomaradona/photos/a.457499340968087/1471165366268141 post] su ''facebook.com'', 21 maggio 2017.</ref>
*Dedico la vittoria {{NDR|Dorados de Sinaloa 3-2 Tampico}} a [[Nicolas Maduro|Maduro]] e al popolo venezuelano che sta soffrendo per la politica imperialista degli sceriffi del mondo, che sono gli yankees. Sono convinti di poter spadroneggiare e di metterci paura solo perché possiedono la bomba più potente del mondo. Oggi più che mai sono vicino a Maduro. Che quel burattino di [[Donald Trump|Trump]] sappia che non lo temiamo. Il popolo venezuelano non si farà piegare dalla sua tirannia e dalla sua politica del terrore.<ref>Citato in ''[https://www.ansa.it/sito/notizie/sport/calcio/2019/04/03/trump-burattino-maradona-rischia-stop_95302c0d-993d-43c8-bc43-ace7cf9dee37.html "Trump burattino", Maradona rischia stop]'', ''ansa.it'', 3 aprile 2019.</ref>
*{{NDR|[[Ultime parole famose]]}} [[Lionel Scaloni|Scaloni]] è una brava persona, ma non è capace di dirigere neanche il traffico. Figuriamoci l'Albiceleste... Come possiamo lasciare la nostra Nazionale nelle sue mani? Ma siamo impazziti? Scaloni dice di essere preparato, ma non l'ho mai visto segnare neanche un gol con la maglia dell'Argentina.<ref>Dall'intervista rilasciata a ''El Clarìn'', citato in ''[https://archivio.tuttomercatoweb.com/2018/maradona-attacca-il-ct-scaloni-non-gli-farei-dirigere-neanche-il-traffico-1163277 Maradona attacca il ct Scaloni: "Non gli farei dirigere neanche il traffico"]'', ''tuttomercatoweb.com'', 1° ottobre 2018.</ref>
*{{NDR|[[Ultime parole famose]]}} Noi argentini abbiamo questo ragazzo, Scaloni, che è stato spinto al ruolo di ct e dunque non ha colpe. Il problema è che se lui dice "voglio andare al Mondiale" io gli rispondo che al massimo può andare a quello di motociclismo, non di calcio. Mi arrabbio quando penso che un allenatore senza alcun titolo è il ct della mia Nazionale [...].<ref>Citato in ''[https://archivio.tuttomercatoweb.com/2018/maradona-su-scaloni-lui-ct-al-mondiale-solo-quello-di-motociclismo-1182361 Maradona su Scaloni: "Lui ct al Mondiale? Solo quello di motociclismo"]'', ''tuttomercatoweb.com'', 22 novembre 2018.</ref>
===Citazioni non datate===
*I [[Calcio di rigore|rigori]] li sbaglia solo chi ha il coraggio di tirarli.<ref>Citato in Marco Pastonesi e Giorgio Terruzzi, ''Se l'ammazzi fai pari. 966 battute, aforismi, citazioni ed eccitazioni sul mondo dello sport'', Zelig, 2004. ISBN 8888809309</ref>
*Lo giuro sulle mie figlie: non mi sono mai drogato.<ref>Citato in Marco Sappino, ''Dizionario biografico enciclopedico di un secolo del calcio italiano'', Dalai editore, 2000, [http://books.google.it/books?id=J5OpwwKggrsC&pg=PA2116 p. 2116]. ISBN 8880898620</ref>
*{{NDR|A [[Giampiero Boniperti]]}} Se fossi venuto alla Juve quando dovevo, magari avrei avuto una vita privata più serena.<ref>Citato da [[Giampiero Boniperti]] nell'intervista di Roberto Beccantini ''[http://web.archive.org/web/20080704011824/http://www.lastampa.it/sport/cmsSezioni/quijuve/200807articoli/15545girata.asp Boniperti: "La mia Italia seppe risollevarsi, questa è diversa"]'', ''lastampa.it'', 3 luglio 2008.</ref>
==''Io sono el Diego''==
*Voglio diventare l'idolo dei ragazzi poveri di Napoli, perché loro sono come ero io a Buenos Aires.
*So di non essere nessuno per cambiare il mondo, ma non voglio che entri qualcuno nel mio per condizionarlo.
*Negli ultimi tempi in Italia ero come un bolide di Formula Uno che andava a trecento all'ora e non si fermava mai. Ma questo non importava a nessuno. Pensa che quando fui arrestato a Buenos Aires, qualcuno che conta mi ha detto "E adesso, che dirà mio figlio?". Non gli fregava niente del Maradona in crisi, dell'uomo prostrato, in difficoltà, distrutto, bisognoso di aiuto, era solo preoccupato dell'idolo infranto, del giocattolo che s'era rotto. E non gli passava nemmeno per la testa che l'esempio per suo figlio dovesse essere lui, non un giocatore di pallone. Forse poteva essere così una volta, quando lo sport era diverso e noi non eravamo solo gli ingranaggi di una macchina di immensi interessi economici, politici, industriali, di immagini. E poi anche se fosse così, la realtà è che io non me la sentivo più di essere un simbolo, di rappresentare qualcosa, di reggere tutto lo stress che procura questa macchina, questo calcio. Confesso la mia incapacità, la mia fragilità, anche se la mia presunzione, il mio orgoglio mi facevano apparire diverso.
*{{NDR|Su [[Pelé]]}} Come giocatore è stato il massimo, però non ne ha saputo approfittare per far progredire il calcio. Lui pensava politicamente, pensava che sarebbe potuto diventare il presidente dei brasiliani... avrei preferito che si proponesse come me, per presiedere un'associazione in difesa dei diritti dei giocatori, che si occupasse di Garrincha e non lo lasciasse morire nell'indigenza, che lottasse contro le azioni dei potenti che ci limitano... Non voglio mettermi a confronto con lui, l'ho sempre detto e lo ripeto. E quando dico di mettermi a confronto con lui non parlo solo di questioni calcistiche... ho avuto molte opportunità di incontrarlo... era una questione di pelle, ci urtavamo troppo; ci vedevamo e partivano le scintille.
*{{NDR|Su [[Johan Cruijff]]}} Sono riuscito a vederlo solo al tramonto, ma mi è sembrato un giocatore fantastico. Era più veloce degli altri, sia fisicamente che mentalmente, e sfruttava bene le sue doti. Accelerava come Caniggia, da uno a cento e poi frenava. E aveva una visione del campo impressionante. Qualche volta ha detto delle fesserie su di me, senza conoscermi bene.
[[Immagine:Maradona Soccer Aid 2.jpg|thumb|Maradona nel 2006]]
*{{NDR|Su [[Mario Kempes]]}} Un fenomeno, lo adoro sia come persona che come giocatore.
*{{NDR|Su [[Hristo Stoičkov]]}} È diventato un gran giocatore in Spagna, al Barcellona. Prima era soltanto un ''goleador'', poi però è diventato un fenomeno. A parte questo, un bel tipo, una gran persona.
*{{NDR|Su [[Careca]]}} Un fenomeno e un amico. Uno dei migliori compagni che abbia avuto in tutta la mia carriera.
*{{NDR|Su [[Marco van Basten]]}} Una macchina da gol che si è rotta proprio quando stava per diventare il migliore di tutti. Lo è stato ugualmente, ma non è arrivato a essere il numero uno.
*{{NDR|Su [[Zico]]}} Un direttore di partite. Gli hanno dato la maglia numero 10 di Pelè e se l'è infilata senza problemi: aveva un'autorità da grande. Un tipo sensazionale e un giocatore fantastico.
*{{NDR|Su [[Michel Platini]]}} Gran livello, un fenomeno. In Italia ha vinto tutto, ma mi ha sempre dato l'impressione di non divertirsi giocando a calcio. Era molto freddo, troppo.
*{{NDR|Su [[Ruud Gullit]]}} Un toro... Era più brutale che tecnico, però suppliva a tutto con la sua potenza, la sua preparazione fisica.
*{{NDR|Su [[Roberto Baggio]]}} Il ''Bello'' è un grande, anche se non è mai arrivato a sviluppare del tutto le sue potenzialità.
*{{NDR|Su [[Alessandro Del Piero]]}} Questo invece sì, questo è diverso da Zidane, a lui piace giocare, lo sente nell'anima; tra lui e il francese, scelgo lui.
*{{NDR|Su [[Gabriel Batistuta]]}} Un animale, un animale che, come dico sempre, grazie a Dio è argentino. Il nostro calcio non lo sa valorizzare e se non avessimo fatto il putiferio che abbiamo fatto tutti noi che lo volevamo, Passarella non l'avrebbe neanche portato ai Mondiali {{NDR|del 1998}}.
*{{NDR|Su [[Lothar Matthäus]]}} Il miglior avversario che abbia avuto in tutta la mia carriera, credo che basti questo per definirlo.
*{{NDR|Su [[Jorge Valdano]]}} Una persona straordinaria con la quale mi piaceva, mi piace e mi piacerà sempre giocare a calcio e parlare. Eternamente.
*{{NDR|Su [[René Higuita]]}} Un personaggio bellissimo, un ''loco''. L'ho già detto: è stato lui a inventarsi che i portieri tirassero i rigori, punizioni e facessero gol. Che nessuno si azzardi a togliergli il brevetto, chiaro?
*{{NDR|Su [[George Best]]}} Era un gran giocatore, più ''loco'' di me.
*{{NDR|Su [[Ciro Ferrara]]}} Una volta gli ho detto che era il miglior difensore del mondo. Non so se era vero, ma io la sentivo così. Gli voglio talmente bene... Il miglior amico che mi abbia lasciato il Napoli.
*{{NDR|Su [[Osvaldo Ardiles]]}} Un'altra di quelle persone che adoro sentir parlare, come Valdano. Si preoccupava più della squadra che di se stesso. Un fenomeno.
*{{NDR|Su [[Gianfranco Zola]]}} È stato il mio successore al Napoli. Era molto attento alle cose che facevo io durante gli allenamenti... e qualcosa gli è restato. Una grande persona, anche.
*{{NDR|Su [[Gaetano Scirea]]}} Un cavaliere, un grande avversario. La sua morte mi ha dato molto, molto dolore.
*{{NDR|Su [[Sócrates]]}} Oltre a essere un giocatore di primissimo livello, ha combattuto molto per i diritti dei giocatori, come me. Per protestare indossava sempre la bandana vietata dalla FIFA.
*{{NDR|Su [[Franz Beckenbauer]]}} L'ho conosciuto da piccolo. Io ero nella nazionale giovanile che si preparava al mondiale del 1979 e lui, un grande da tempo, giocava nel Cosmos. Mi ha sempre colpito la sua eleganza di gioco.
*{{NDR|Su [[Bernd Schuster]]}} Lo fecero passare per pazzo, il tedesco, per buttarlo fuori dal calcio. Era ''loco'', è vero, come me. Mi è stato accanto nelle battaglie contro Nuňez. Un giocatore straordinario, a tutto campo.
*{{NDR|Su [[Karl-Heinz Rummenigge]]}} Tedesco, tedesco in tutti i sensi. Per batterlo bisognava ammazzarlo.
*{{NDR|Su [[George Weah]]}} Pura roccia, ''el negro''. E anche un buon combattente fuori dal campo: è stato uno dei primi a unirsi al mio sindacato e vive lottando per il suo paese, la Liberia.
*{{NDR|Su [[Hidetoshi Nakata]]}} Se tutti i giapponesi cominciassero a giocare come lui, saremmo perduti. Sa cosa vuol dire tirare la palla, dribblare... Meno male che per il momento i giapponesi si occupano d'altro.
*{{NDR|Su [[David Beckham]]}} Un altro troppo carino per andare in campo. Anche se è molto preso dalla sua Spice Girl, qualche volta trova il tempo di giocare e lo fa bene, molto bene... Con il Manchester ha vinto tutto, ma deve qualcosa alla nazionale.
*{{NDR|Su [[Shaquille O'Neal]]}} L'altro giorno stavo guardando la televisione e sono quasi morto: c'era il ''negro'' Shaquille che camminava per il corridoio interno di uno stadio e qualcuno gli aveva tirato un pallone da calcio. Il ''moro'' se l'era passato da un piede all'altro con quella specie di stivali che ha al posto delle scarpe, aveva provato a fare un palleggio, poi aveva guardato nella macchina da presa e aveva detto: "Diegoumaradouna!". Morivo, un altro po' morivo! Sono rimasto così davanti al televisore. Mi piaci, Shaquille!
==''Palla lunga e pedalare''==
*Esiste un Maradona femmina? Sì, [[Ornella Muti]]. (p. 25)
*Non sono contro gli [[omosessualità|omosessuali]]. Anzi, è bene che si moltiplichino, perché aumenta la richiesta di veri maschi. (p. 25)
*Meglio amare una donna bella e stupida. Anzi, è meglio essere belli e stupidi tutti e due. (p. 26)
*Per mia [[madre]] sarei disposto a uccidere, a smetterla con il calcio. Mia madre è il mio amore più grande. (p. 26)
*Il mio sogno segreto? Conoscere, finalmente, la principessa di Monaco. (p. 26)
*Se non sono felice dentro, non riesco ad essere un campione. (p. 26)
*Tre anni qui a [[Napoli]] mi hanno dato tanto, ma mi hanno anche tolto. Non posso uscire, in tre anni non ho imparato una strada di Napoli. (p. 26)
*Io corro, io lotto, ma soprattutto dialogo con la palla, per divertire la gente. (p. 26)
*Io sono sinistro, tutto sinistro: di piede, di fede, di cervello. (p. 26)
==Citazioni su Diego Armando Maradona==
*Anche in allenamento ti faceva venire i brividi. E lavorava più degli altri. ([[Rino Marchesi]])
*{{NDR|«Com'era [[Diego Armando Maradona|Maradona]] visto dagli occhi di un arbitro?»}} Aveva un comportamento eccellente, non si lamentava mai, anche se poteva farlo. Veniva spesso aggredito dagli avversari, che usavano spesso mezzi non molto morbidi per fermarlo. Ma non si lamentava mai, davvero. Emanava grande tranquillità in campo, una signorilità unica, non protestava, e non rompeva le scatole, ma accettava le decisioni. [...] Era uno che vedeva l'azione meglio degli altri, sapeva come si dovevano svolgere le cose. Maradona caricava i compagni, li incitava, era un leader in campo, si notava bene questa cosa. Aveva un carisma naturale. ([[Salvatore Lombardo]])
*Che sapevamo noi del passaggio di Maradona al Napoli? Che fu un'operazione finanziaria geniale, che Maradona scelse una squadra che non aveva mai vinto nulla, e lo fece senza apparenti motivi. Fu tutto così veloce e inaspettato, che nessuno ebbe il modo, né il tempo, di raccontare la verità [...]. Abbiamo saputo tutto dopo. Maradona già si drogava e il Barcellona se ne voleva liberare. Senza questa base malata i catalani mai e poi mai avrebbero lasciato andare via così in fretta il giocatore più forte di tutti i tempi [...]. Quella operazione nacque dunque da una mistificazione, ma come a volte capita, è da un inganno che prende vita una grande storia d'amore. E così fu. Senza Maradona non ci sarebbe stato quel Napoli, senza Napoli non ci sarebbe stato (forse) quel Maradona. Per cui, visto l'epilogo, è stato meglio sapere tutto a posteriori. ([[Alessandro Bonan]])
*Ci siamo incontrati spesso con Diego. Addirittura una volta, dopo aver ritirato un premio a Milano, non avevamo il volo per fare ritorno a Napoli. C'era sciopero. Allora chiamammo Diego che subito ci aiutò: "Ragazzi che problema c’è. Vi ospito sul mio aereo privato". E così tornammo a Napoli con Maradona. ([[Carmine Abbagnale]])
*{{NDR|Sul paragone tra [[Lionel Messi|Messi]] e Maradona}} Ciò che rende [[Lionel Messi|Messi]] migliore è la sua regolarità. Non come Maradona. Al Barça, Maradona è stato meno della metà di Messi. Ha così tanti anni buoni della sua carriera che deve essere considerato il migliore in assoluto. ([[Gerard Piqué]])
*Con noi del Napoli è stato solo Diego. Non ci ha mai fatto pesare la sua superiorità. Non ha mai detto: ragazzi, datemi la palla che ci penso io. Non guardava a se stesso, era generoso e pensava alla squadra. È stato un compagno perfetto. ([[Salvatore Bagni]])
[[Immagine:Diego Maradona 2012.jpg|thumb|Maradona nel 2012]]
*Credo che uno dei grandi privilegi di chi fa questo mestiere sia dare felicità alla gente, e lui certamente rappresenta meglio di tutti questo concetto. ([[Alessandro Del Piero]])
*{{NDR|Su Diego Armando Maradona, quando lo chiamò per aiutarlo a superare l'angoscia per le condizioni di salute di sua figlia, nata prematura}} "[...] dice delle parole così belle che mi risollevano, mi danno forza e coraggio e speranza {{NDR|anche Federica era in pericolo di morte}}. Mi dice queste parole che sono scalfite nella mia mente e nel mio cuore "Ale io da oggi in poi pregherò per tua figlia Federica tutti i giorni e vedrai che andrà tutto bene". E come al solito il dio del calcio ha avuto ragione. Poi qualcuno si chiede perché lo amavamo. ([[Alessandro Renica]])
*Diego Armando Maradona è stato il più grande calciatore di sempre e non ''secondo me'' o ''secondo la maggior parte degli appassionati del mondo''. No, prendiamoci la responsabilità di una sentenza definitiva e diciamolo senza paura. Il più grande di sempre. Quello che ha saputo fare al calcio, per il calcio, è ciò che solo gli atleti assoluti fanno per il proprio [[sport]]. Lo completano, lo codificano, lo concludono. Non ci sarà più nessuno come Maradona semplicemente perché il calcio stesso non ha molta ragione di esistere senza di lui. Piantiamola con le bufale su [[Pelé]], [[Johan Cruijff|Cruyff]], [[Michel Platini|Platini]], [[Zinédine Zidane|Zidane]]... Maradona e il pallone hanno danzato insieme come la più bella delle coppie di ''[[Tango|tangueros]]'' e per una volta vale la pena di ringraziare d'esser nato qualche anno fa, in tempo per vederlo dal vivo e tifare disperatamente contro di lui, salvo riempirsi di emozione per ogni tocco, per ogni smaliziata caduta, per ogni passaggio generoso e geniale. ([[Michele Dalai]])
*Diego è capace di risolvere da solo una partita, io non possiedo questa qualità. ([[Careca]])
*Diego è fastidioso, vuol dare lezioni a tutti. ([[Stefano Tacconi]])
*Durante una partita [[Juventus Football Club|Juventus]]-[[Società Sportiva Calcio Napoli|Napoli]] nello spogliatoio ci dicemmo che l'unico modo per fermarlo era menargli di brutto. Ma dopo dieci minuti in campo ci guardammo e ci dicemmo che no, era troppo bello vederlo giocare. ([[Zbigniew Boniek]])
*È caduto nella droga in un periodo di vita molto felice. Giocava da dio, campione del Mondo, Napoli ai suoi piedi, aveva tutti i soldi che voleva. Si è lasciato vincere dall'ebbrezza di quel periodo dorato. Ho cercato di farlo ragionare, ma parlare con lui in quel momento era molto faticoso e difficile. ([[Salvatore Bagni]])
*È il calcio, è il pallone, come se ci fosse la sua faccia su quella sfera che gira. Quello che ha fatto lui con la palla non l'ha fatto mai nessuno e non lo farà mai nessuno. Ha fatto cose straordinarie, tutto quello che c'era da fare l'ha fatto. L'ho conosciuto e mi emoziona vedere la foto di noi due abbracciati. ([[Francesco Totti]])
*Era stato [[papa Wojtyla]] a convincerlo a sposarsi: aveva già due bambine. Fece il volo di andata con un cartello al collo: "Io sono single, è mia moglie che si sposa". Alla cerimonia civile ero l'unica giornalista, e lui mi fece cacciare. Non è vero che tutti gli argentini lo amavano, anzi, la sua auto passò tra due ali di folla che la prendevano a calci e sputavano sui finestrini; anche perché era una Rolls-Royce Phantom del 1938 appartenuta a [[Joseph Goebbels|Goebbels]], il gerarca nazista. Il giorno dopo ci fu il matrimonio religioso. Il banchetto andò avanti sino alle otto del mattino. ([[Laura Laurenzi]])
*Era un uomo pieno di difetti, e proprio per questo vicino alle persone normali. Non era facile essere Maradona. ([[Julio Velasco]])
*Giocare contro Maradona è come giocare contro il tempo perché sai che, prima o poi, o segnerà o farà segnare. ([[Arrigo Sacchi]])
*{{NDR|Dopo la morte}} Ho avuto la sensazione di aver perso qualcuno di caro, di vicino a me. Forse chi non nasce e vive a Napoli non può comprendere questo lutto così forte: quando giocava e vinceva con il Napoli, regalava attimi di felicità, faceva scomparire i problemi di tutta la città. Maradona è stata la nostra rivincita, l'urlare "noi c'abbiamo Maradona" era qualcosa di incredibile. Me lo ricordo ancora quando avevo dieci anni e mio zio mi portò allo stadio a vedere il Napoli: "Guardalo bene, quello è Maradona". ([[Antonino Cannavacciuolo]])
*Il gol di Maradona a Mexico 86 è il più bello, ma poteva segnarlo soltanto agli inglesi. ([[Omar Sivori]])
*Il Napoli ha battuto il Genoa grazie a un Maradona in forma «stupefacente». ([[Gialappa's Band]])
*Il più grande campione che ho visto giocare è Diego Armando Maradona. Credimi, figlio mio, non esisterà mai più, nei secoli dei secoli, un altro come lui. Ha fatto dell'imperfezione la perfezione. Piccolo, gonfio, dedito ad albe stanche, svogliate e sbagliate, vittima di falsi amici e della volontà di andare oltre ogni regola, Maradona ha trasformato un semplicissimo pallone di cuoio in uno scrigno di bellezza. ([[Darwin Pastorin]])
*Io azzardo che Diego sia il migliore di tutti i tempi, oppure diciamo che mi resta la curiosità di vedere Pelè e Di Stefano giocare con i ritmi che ci sono oggi. ([[Claudio Garella]])
*Io Diego l'ho visto da vicino perché giocavamo nella stessa squadra, l'Argentinos Juniors. Impossibile trovargli un erede. ([[Claudio Borghi (calciatore)|Claudio Borghi]])
*Io, Pierluigi Collina, sono un arbitro. Eppure l'affetto della gente per quest'uomo mi fa venire la pelle d'oca. ([[Pierluigi Collina]])
*Lui era venuto al campo direttamente dal paradiso. Ha portato il verbo del calcio sulla terra: un ragazzo sensibile e disponibile. Mi spiace che qualcuno invece di celebrarne la storia, si sia soffermato sui difetti. È la natura umana, purtroppo. Siam fatti così. ([[Eraldo Pecci]])
*{{NDR|Rispondendo alle provocazioni dell'argentino}} Lui non mi capisce? Neanche io capisco molto della mia vita. Ma se il terzo giocatore più forte di sempre, visto che Messi lo ha superato, parla del PSG, va bene. ([[Leonardo Nascimento de Araújo]])
*Maradona. Ricordo un'amichevole con la [[nazionale di calcio dell'Italia|Nazionale]], quando aveva 18 anni. [[Enzo Bearzot|Bearzot]] mi disse di controllarlo, ma io l'ho soltanto visto. ([[Gabriele Oriali]])
*Maradona aveva più grazia di tutti, ma aveva meno testa di tutti. ([[Giovanni Trapattoni]])
*Maradona bene, [[Pelé]] meglio, [[George Best|George]] il migliore.<ref>Si tratta di un gioco di parole: il cognome del calciatore "Best" in inglese significa "il migliore".</ref>
: ''Maradona – good. Pelé – better. George – Best.'' ([[slogan]])
*Maradona è il massimo risultato col minimo sforzo: è il solo in grado di esprimere nel calcio questo concetto. Diciamo pure che la sua è una filosofia molto juventina... ([[Luigi Maifredi]])
*Maradona è insuperabile. È la fantasia. ([[Vladimiro Caminiti]])
*Maradona è un artista del pallone, fischiare lui perché antipatico è come fischiare Picasso perché comunista. ([[Italo Allodi]])
*{{NDR|Sul paragone tra Maradona e Messi}} Maradona era un grande, in campo un vero esempio. Lui in carriera ha preso tante di quelle botte altro che Messi... Mi fanno ridere quelli che mettono a confronto i due giocatori. Messi sarà anche grande giocatore ma Maradona era unico. Messi oggi gioca con i due-tre metri di vantaggio del calcio moderno. Vorrei vedere Maradona con quei metri di vantaggio quanti goal avrebbe fatto... ([[Pasquale Bruno]])
*Maradona era un grandissimo nella vita. Personalmente disapprovo solo che avesse giocato a calcio. ([[Massimiliano Parente]])
*Maradona era uno che se gli arrivava la palla non c'era più nulla da fare. ([[Luciano Favero]])
*Maradona ha rovinato la sua immagine e la sua vita perché non aveva sufficienti strumenti culturali. [[Pelé]], nato nella stessa povertà, è stato capace di continuare la carriera nel [[Calcio (sport)|calcio]] proprio perché aveva qualche forza culturale in più. ([[Sergio Chiamparino]])
*Maradona non è davvero un esempio per i giovani. Ha avuto la chance di ricevere un dono da Dio, quello di saper giocare a calcio. Nonostante la sua vita molto sregolata, c'è ancora gente disposta a dargli un lavoro. Se avessero un po' di coscienza, non lo farebbero più. Se non cambia, non avrà mai più un lavoro. È stato un grande giocatore, ma non è un esempio. ([[Pelé]])
*''Maradona non è una persona qualsiasi, | è un uomo attaccato a un pallone di cuoio.'' ([[Andrés Calamaro]])
*{{NDR|Alla domanda su "quale fosse il miglior calciatore del mondo"}} Maradona, senza dubbio. Non ce n'è uno che giochi come lui. Una volta [[Pelè]]. Oggi Maradona. ([[Lev Jašin]])
*Maradona vuol dire calcio felice, calcio ridente, calcio festoso: il talento naturale, lo spirito giocoso, la grinta belluina ma niente affatto violenta opposti ai tatticismi spesso astrusi, talvolta raffinati e anche vincenti tuttavia bocciati dalla realtà, dai risultati. ([[Italo Cucci]])
*{{NDR|«Com'è stato giocare contro di lui?»}} Meraviglioso, chi ha giocato con o contro lui non può che ritenerlo un dono. Ti dava la sensazione che potesse fare qualsiasi cosa da un momento all'altro, giocava con libertà, aveva testa e piedi leggeri. Contro il Bari un mio compagno di squadra che lo stava marcando gli tirò qualche calcione di troppo, così feci finta di rimproverarlo: prima di rivolgermi a lui gli feci l'occhiolino, poi gli dissi di andarci "piano contro Maradona". Ma Diego mi rispose "Pietro, no te preocupes, lui mena a me e io meno a lui". Era un generoso, non si risparmiava. ([[Pietro Maiellaro]])
*Mi ritengo fortunato ad avere avuto l'opportunità di costruire con Diego un legame di stima, di amicizia e di fratellanza, inaspettato e, proprio per questo, ancora più bello. Ho conosciuto un eterno ragazzo meraviglioso. Un ragazzo generoso, che era un po' come il dottor Jekyll e Mr. Hyde. Era arrogante, persino presuntuoso e strafottente, ogni qual volta attaccavano i suoi affetti: la famiglia, il Napoli, i compagni di squadra e i tifosi. Diventava quasi insopportabile, ma all'interno dello spogliatoio, con il gruppo e con gli amici era un ragazzo eccezionale. ([[Giovanni Galli]])
*[[Società Sportiva Calcio Napoli|Napoli]] è una religione. Maradona è Dio e Lavezzi è il suo erede. ([[Víctor Ruiz]])
*Nei miei anni in Irpinia ho affrontato tanti campioni italiani e stranieri [...]. In un derby, per evitare l'espulsione di De Napoli, Bianchi mi mise a marcare Maradona nel primo tempo. Lo feci bene, ma pensavo sempre che prima o poi avesse inventato qualcosa. ([[Salvatore Vullo]])
*Non si scriverà mai abbastanza di questo grande, fascinoso, completo giocatore che ha fatto del calcio una religione, estraendo l'innata ispirazione da uno spirito fanciullesco e da un animalesco istinto che lo vuole amico, suddito e insieme sacerdote di Giove Palla. ([[Italo Cucci]])
*Penso che dopo venticinque minuti ogni compagno avesse messo la sua foto vicino al letto pregando che non si facesse male. Hai mai sentito qualche compagno di squadra parlare male di Diego? No, e sai perché? Perché lui voleva davvero bene a noi compagni e noi ne volevamo a lui. ([[Luciano Castellini]])
*Per conto mio, gli ho sempre riservato dei grandi applausi, anche la sera della finale {{NDR|dei Mondiali 1990}}. ([[Silvio Berlusconi]])
*Per me Diego Armando Maradona è il più grande calciatore di tutti i tempi senza se e senza ma. Non solo. Le prestazioni di Maradona sono state evidentemente penalizzate dalla tossicodipendenza e non certo agevolate come in chi ha fatto ricorso alla pratica del doping. La cocaina NON è dopante. Non solo. Diego Armando Maradona è caduto e si è rialzato. Senza trucco e senza inganno. Davanti al mondo senza nascondere nulla. Sempre a testa alta. Per tutti questi motivi Diego Armando Maradona è per me un idolo, un esempio di come si possa guarire da un brutto male sfidando il mondo senza mai abbassare lo sguardo. Senza mai perdere la dignità. ([[Francesco Repice]])
*Quando Maradona è arrivato, [[Napoli]] era la città del post-terremoto, del colera di poco più di dieci anni prima, della criminalità che faceva il salto di qualità. Ma era anche una città vivissima: c'è Lucio D'Amelio e da poco è passato [[Andy Warhol]], sono gli anni della musica di [[Sergio Bruni]] e di [[Pino Daniele]] e di tutto il neapolitan power; di una scena letteraria florida. Non una Napoli milionaria, ma ricchissima sì, vivace. È però la sola presenza di Maradona ad accendere un faro: il mondo guarda Napoli. Per la prima volta, con intensità, come non succede da tempo. Come non succedeva, forse, da quando era una capitale borbonica. Improvvisamente Napoli ha preso consapevolezza del suo essere metropoli. Ed è tornata a essere la Capitale perduta che sempre si ripete di essere. ([[Massimiliano Virgilio]])
*Quando pensi al numero 10 a chi pensi? A Maradona. Lui è il simbolo del [[maglia numero dieci|numero 10]]. La gente oggi vuole vestire la maglia numero 10 per Maradona. ([[Zlatan Ibrahimović]])
*Quel gol su punizione al San Paolo nel '95 {{NDR|in realtà nel 1985}} contro la mia Juve è stato una cosa pazzesca, un virtuosismo degno di Paganini che ha sfidato le leggi stesse della fisica. Ma Diego quel gol sapeva di poterlo fare, non gli è certo venuto per caso. Così come i virtuosismi del più grande violinista, frutto sì di estro e istinto personale ma anche di grande lavoro e studio. Idem Maradona, con le sue ore e ore di palleggi. La palla era il suo violino. ([[Salvatore Accardo]])
*''Se io fossi Maradona | vivrei come lui, | perché il mondo è un pallone | che si vive a fior di pelle.'' ([[Manu Chao]])
*Si può dire che Maradona, Pelé e Di Stefano equivalgano a Bach, Mozart e Beethoven. Sono i fuori categoria. Dopo di che si può tranquillamente parlare di calciatori bravi, anzi bravissimi: Causio, Tardelli, Maldini, Riva. ([[Rino Marchesi]])
*{{NDR|«Com'è essere allenati da una leggenda?»}} Solo vederlo lì era una spinta in più per noi. Quando ci parlava, noi avevamo una voglia incredibile di uscire e dare tutto in campo. Io avevo quella sensazione: non importava ciò che diceva, era proprio la sua essenza, il suo stare lì, il rispetto che avevano tutti nei suoi confronti. Non ho visto con nessun altro allenatore un'atmosfera simile. ([[Javier Pastore]])
*Un genio come Maradona in una città come Napoli finisce in quella teoria di miti e personaggi che vengono mitizzati e nei quali si riconosce, nel bene o nel male, per la loro irregolarità. Se Milano è la città degli affari, Roma della politica e della Chiesa, Napoli appare di difficile definizione, se non attraverso i suoi miti naturali, come il mare e il Vesuvio, come Eduardo, Totò e Pulcinella. Maradona rientra in questi personaggi che catalizzano un'energia e la restituiscono alla città in un gioco d'amore tra lo spettatore e l'eroe. ([[Toni Servillo]])
*Un grande personaggio, dotato di una grande umiltà. Non ha mai fatto pesare il suo estro, il suo essere fuoriclasse sul gruppo che difendeva sempre ed in prima persona. Lui aveva una sua vita personale, noi avevamo la nostra. Lo si apprezzava ancora di più negli allenamenti perché, quando terminavano le sedute, lui continuava ad allenarsi a costo anche di galleggiare sul terreno di gioco ridotto a pantano. Si divertiva come un bambino, era innamorato del pallone. ([[Domenico Penzo]])
*Un leader assoluto, che riesce a realizzare giocate stupende sempre tenendo in pugno tutta la disposizione della squadra. ([[Júnior (calciatore 1954)|Júnior]])
*{{NDR|Cosa lascia Maradona a Napoli?}} Una grande eredità tra le mani della città. Culturale e immaginaria. Un tesoro che non va sperperato perché l'ultima e unica possibilità per la città di restare sullo scenario mondiale. Lo abbiamo visto in questi giorni: gli occhi di tutto il mondo su Napoli. Allo stato attuale la città non può vantare niente di lontanamente paragonabile. Né simboli, icone, luoghi della memoria condivisi. Non bisogna farsi sfuggire, da questo punto di vista, l'opportunità di esistere. ([[Massimiliano Virgilio]])
*Viene spesso ai match di Davis, è appassionato. Ma quando l'ho incontrato sono rimasto senza parole: sai, per noi è come incontrare Dio. ([[Juan Martín del Potro]])
===[[Gianni Brera]]===
*Che Maradona fosse un genio, nessun dubbio è possibile. E che i geni siano un tantino squinternati di cerebro è risaputo e ammesso da sempre. [...] Maradona, come lei sa, ridava dignità inventiva e gestuale anche alle mani posteriori, divenute volgarissimi piedi da qualche milione di anni.
*Maradona, come tutti puro isso, cura lo suo particulare: ma questo non toglie che, eccellendo di per sé, egli esalti anche la squadra di cui è per solito gran parte. In effetti, Maradona è un carico da undici rinforzato: nessuno scopre nulla affermandolo. È un genio della pelota, dell'invenzione prestipedatoria, dell'esecuzione tecnica cum phantasia. A ragion veduta la squadra deve giocare per lui come lui gioca per la squadra. Ma è chiaro che non può sognarsi, lui solo, di imporsi ad undici avversari degni di questo nome. Il calcio è gioco collettivo per eccellenza: chi si illude di poter reggere solo soletto agli avversari tutti è un povero nesci, un megalomane, un solipsista insopportabile. Si capisce, Maradona è anche Primadonna: non è mai accaduto che un artista, quale che fosse il di lui o di lei sesso, non indulgesse anche alle fisime o comunque agli atteggiamenti tipici della primadonna.
*Maradona è la bestia iperbolica, nel senso infernale, anzi mitologico di Cerbero: se fai tanto di rispettarlo secondo lealtà sportiva, lui ti pianta le zanne nel coppino e ti stacca la testa facendola cadere al suolo come un frutto dal picciolo ormai fradicio. È capace di invenzioni che forse la misura proibiva a [[Pelé|Pelè]], morfologicamente irregolare nei soli piedi piatti, peraltro funzionali nella bisogna pedatoria. Maradona è uno sgorbio divino, magico, perverso: un jongleur di puri calli che fiammeggiano feroce poesia e stupore (è dei poeti il fin la meraviglia). Talora uno dei suoi piedi serve fulmineamente l'altro per una sorta di paradossale ispirazione atta a sorprendere: ma quando vuole, questo leggendario scorfano batte il lancio lungo che arriva, illumina, ispira: capisci allora che i ghiribizzi in loco erano puro divertissement: esibizione per i semplici: se il momento tecnico-tattico lo esige, in quelle tozze gambe animate dal diavolo entra solenne il prof. Euclide. E il calcio si eleva di tre spanne agli occhi di coloro che, sapendolo vedere, lo prediligono su tutti i giochi della terra.
*Maradona ha confermato di non essere uomo-squadra, bensì favoloso match-winner (cioè vincitore di incontri): è un centravanti spiazzato per convenienza tattica: ma quando il momento agonistico lo richiede sa trovarsi perfettamente coordinato al posto giusto, e per coordinato intendo dire in grado di inventare quel che dentro gli ditta il genio innato.
===''[[Federico Buffa racconta Storie Mondiali]]''===
*Ci sono due gol che sono un salto nel vuoto, un continuo sprezzo e disprezzo del pericolo, e poi un dribbling, una finta, una schivata a tutto quello che tatticamente è stato fatto su un campo di calcio. {{NDR|riferito alla doppietta di Maradona contro l'Inghilterra}}
*Comincia a toccarla come fa lui, con questo sinistro, che ha un ritmo diverso. Appena l'avversario prepara muscolarmente l'intervento, lui già è arrivato prima. E continua a toccartela tenendo una falcata lunghissima. Non arriva a un metro e settanta, ma ha una forza e una centralità che ti impediscono di spostarlo, è come [[Mike Tyson]], che era molto più piccolo degli altri massimi, ma spostalo... arriva prima lui!
*Diego non è mai arrivato il giorno che spiegavano di che cosa bisognava avere paura. Diego reagisce ad una voce sola: quella del suo istinto.
*L'antitesi del triviale è Diego Maradona e nel Mondiale dell'86 in qualsiasi espettorazione, in qualsiasi secondo delle partite dell'Argentina lui c'è. C'è sempre. Non c'è neanche un grado di separazione.
===[[Corrado Ferlaino]]===
*Cosa vuol dire aver avuto Maradona in squadra? Diego calcisticamente ha rappresentato un grosso successo del Napoli, del club, di tutti i tifosi partenopei. Ci eravamo abituati a vederlo giocare con noi e non ci rendevamo conto di quanto fosse grande. Ogni partita che giocava diventava una cosa da antologia. Sono ricordi davvero unici.
*Era il 1984, nella hall dell'albergo di Barcellona il barista non sapeva chi fossi e mi disse: "Che fregatura per il Napoli. Ha speso 13 miliardi per un ex giocatore". Io gli risposi la verità: "Per Maradona avrei speso anche il doppio". Diego è stato il più grande campione e il più grande affare della storia del calcio. Lui dice che non mi ama, ma io so cosa dice il suo cuore. Sono stato il suo carceriere, l'ho tenuto per sette anni e prima e poi mai era stato più di due anni in un posto. Si può amare il tuo carceriere?
*Maradona l'ho salvato decine di volte. Con l'antidoping soprattutto. [...] dalla domenica sera al mercoledì Diego, come qualcun altro del Napoli, soprattutto calciatori giovani, era libero di fare quel che voleva, ma il giovedì doveva essere pulito, non so se mi spiego. Del resto, basta non assumere cocaina per un certo periodo di tempo perché questa non risulti alle analisi del dopo partita. {{NDR|Il general manager}} Moggi, {{NDR|il massaggiatore}} Carmando, il medico sociale chiedevano ai giocatori se erano a posto, allora non sapevo cosa accadeva, però qualche anno dopo sono venuto a conoscenza che si adottava un trucco: se qualcuno era a rischio gli si dava una pompetta contenente l'urina di un altro, l'interessato se la nascondeva nel pantalone della tuta e quando entrava nella stanza dell'antidoping, invece di fare il suo "bisognino" versava nel contenitore delle analisi l'urina "pulita" del compagno. Nonostante questo, Diego quel giorno del 1991 fu trovato positivo, Moggi gli aveva chiesto se era in condizione e lui rispose: sì lo sono, va tutto bene. Il fatto è che i cocainomani mentiscono a se stessi. Risultò positivo e quando l'allora presidente {{NDR|della Lega Nazionale Professionisti}} Nizzola mi chiamò in via confidenziale per darmi la notizia fu troppo tardi. Insistetti, gli dissi: presidente dimmi cosa posso fare, ma lui rispose: ormai non puoi fare più nulla.
===[[Moreno Ferrario]]===
*Il primo anno andavamo male, eravamo in ritiro prima di una gara con l'Udinese. Ferlaino, il presidente, ci venne a minacciare: se non avessimo vinto, avrebbe cacciato l'allenatore, Rino Marchesi. Maradona si alzò, prese la parola e gli disse: "va bene, ma prima caccerai me, e poi lui", indicando col dito un compagno. "E poi lui", indicandone un altro. E alla fine tutti, "perché in campo ci andiamo noi e se perdiamo la colpa è solo nostra". Ferlaino ammutolì. Alla fine vincemmo quella partita 4 a 3.
*Mi ha insegnato una cosa molto importante: nel calcio la parola "io" è proprio l'opposto di quello che serve ad una squadra; c'è sempre il "noi" di mezzo. Quando noi, come gruppo, ci trovavamo in difficoltà, era sempre il primo a metterci la faccia. Maradona giocava per la squadra, mai per sé stesso. Metteva ogni compagno nelle condizioni migliori di recuperare da un eventuale errore in campo.
*Per me, il più grande. E non solo come giocatore, ma come persona. La gente che giudica per quello che ha fatto fuori dal campo non lo ha mai conosciuto. Diego era fatto così, ha sempre vissuto la vita che voleva vivere. [...] Certo, i nostri caratteri erano agli opposti, io alle 10 di sera andavo a dormire, lui non dormiva mai. Agli allenamenti a volte dovevamo scongiurarlo di presentarsi per non far imbufalire Ottavio Bianchi, l'allenatore... ma quando vedeva qualcosa di tondo, cambiava e correva a giocare e a farci divertire.
===[[Lillo Gullo]]===
*{{NDR|Su Maradona, idolo di Napoli già nel 1985}} A Napoli abbiamo avuto conferma di questo binomio tifo-business. Sono tante le iniziative più o meno legali (il famoso "sommerso") collegati al Pibe de Oro: dalle magliette ai quaderni, dai pupazzetti ai posters, e così via. Chi non commercia "in Maradona", non per questo lascia in pace l'argentino, la cui presenza viene continuamente evocata con scritte sui muri, fotografie, dediche autografe e qualche striscione sopravvissuto agli eccessi del Maradona day. In altre parole, a noi è sembrato che il Pibe de Oro non solo sia lo sponsor forzato di buona parte dell'economia sommersa partenopea, ma anche il taumaturgo dell'intera città. E per il popolino, sempre alla ricerca di santi protettori, la febbre di Maradona – che ormai fa concorrenza perfino a [[San Gennaro]] – ha veramente qualcosa di religioso. Non a caso, come i santi, lo hanno messo recentemente nel presepe. Non a caso, sempre come si fa con i santi, hanno battezzato tanti bambini con il suo nome.
*Cantava qualche anno fa [[Pino Daniele]]: "Napule è mille culure...". Da quando la squadra di [[Rino Marchesi|Marchesi]] ha ripreso a vincere e Maradona a segnare, la città partenopea non ha più "mille colori", ma solo due: il bianco e il celeste, cioè quelli della formazione di casa.
*{{NDR|Sulla tripletta allo [[stadio San Paolo]] il 24 febbraio 1985 nella partita Napoli - Lazio}} Erano contro due squadre. Uno dei 22 calciatori ha segnato tre goal da antologia al povero portiere [[Fernando Orsi|Orsi]]: il primo agganciando di destro e calciando al volo di sinistro, il secondo con pallonetto, il terzo dalla bandierina del corner. Infine, lo stesso giocatore, con un assist impeccabile, ha fatto realizzare un quarto goal ad un suo compagno. Le due squadre, come tutti sanno, erano Napoli e Lazio. Il fuoriclasse, balzato nella classifica cannonieri al secondo posto dopo [[Platini]] non poteva che essere lui: Diego Armando Maradona che, come l'attore-regista [[Massimo Troisi]], può davvero ricominciare da tre.
===[[Franz Krauspenhaar]]===
*A [[Napoli]] divenne napoletano espanso, portò la follia del tango e di un paese troppo esteso e svariato in una rocca antica, piena di contraddizioni e frustrazioni temperate da una tragica allegria; a Napoli divenne [[Masaniello]] d'un sogno, conquistador d'una isola nella quale la [[Curzio Malaparte#La pelle|pelle di Malaparte]] s'era seccata da decenni attendendo una sutura.
* [[Araba fenice]] d'una ''favela'' grande come il mondo, o di un mondo tutto riassunto in favela: ricco come pochi sportivi, Maradona manteneva dentro di sé la fame delle origini scassate, come se la sua anima fosse rimasta povera e disperata, con nulla da perdere. Perciò, arrivò a perdere quasi tutto: l'anima, il corpo, la vita; prima di risorgere all'ultimo minuto.
* Il grande, lungo canto a [[Campionato mondiale di calcio 1986|Messico 86]], contro l'Inghilterra detestata, quel mezzo giro di trottola a metà campo e la lunga corsa, il saltello continuato del sinistro a sfiorare la sfera, dentro il dribbling di cerveza ubriacante, mezza Inghilterra lasciata col sedere per terra, fino al gol, il capolavoro d’azione, il grande, lungo canto di Maradona.
===[[Fernando Orsi]]===
*Ho preso tanti gol nella mia vita, ma averli subiti da lui è stato un onore, sono quei gol che non ho mai pensato fossero banali e ne sono fiero, perché parliamo di uno dei giocatori più forti della storia del calcio. [...] Per me è stato un grande onore, perché aver giocato contro un fenomeno come lui ti lascia dei ricordi indelebili per tutta la vita, affrontare un giocatore come lui è un picco importante della carriera di qualsiasi giocatore di calcio.
*Se ne va un pezzo della mia vita. Addio Maradona, forse finalmente lassù troverai la pace che meriti.
*{{NDR|Sui due gol-capolavoro subiti da Maradona come portiere nella partita contro il Napoli del 24 febbraio 1985}} Sono due gol rimasti nella storia. Al termine della partita non mi disse nulla ma io dico sempre che se mi avessero dato un centesimo per ogni volta che quei gol sono passati in televisione io oggi sarei milionario.
===[[Jorge Valdano]]===
*Come sono fragili gli dei del calcio, vero? Diego vive nell'immaginario collettivo come un eroe che ha compiuto l'impresa di renderci felici e vincenti; ma quello è un miracolo pericoloso, come sono pericolosi i bei ricordi che non ti danno una seconda possibilità. Perché senza il pallone, Maradona è solo un uomo che non trova la maniera di essere all'altezza del suo ricordo perfetto. Né ai suoi occhi né agli occhi degli altri.
*Credevo che Diego ripulisse il calcio da ogni male e lo abbellisse con ogni bene, perché in lui coincidevano il genio e la tecnica. Non mi ero soffermato sul corpo. Da allora, Maradona è stato grasso e magro, lento e rapido, sano e infortunato. In varie occasioni, frettolosi specialisti arrivarono a stendere per lui un anno di morte calcistica, probabilmente dimenticando che i gatti, oltre a godere del privilegio di non allenarsi, hanno sette vite. A Maradona ne restavano ancora diverse.
*Di Maradona basta dire che tutto quel che faceva su un campo di calcio era perfettamente irragionevole.
*Non c'è da preoccuparsi. Il talento calcistico più grande del mondo è custodito in un luogo perfetto: il corpo di Diego Armando Maradona. Il deposito del tesoro – quel cofanetto di ossa, muscoli e tendini che racchiude innumerevoli malizie calcistiche – è in se stesso una meraviglia.
*Tifosi di tutti i quartieri tradivano le loro squadre del cuore per vedere quel genio per il quale un fazzoletto di terreno era più di un latifondo. Alcuni lo confusero con Dio, e quando sei poco più che un bambino non hai motivo di mettere in dubbio l'opinione dei grandi.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Diego Armando Maradona, ''Io sono el Diego'', traduzione Alberto Bracci, Fandango Libri, 2002. ISBN 8887517312
*[[Marco Pastonesi]] e Giorgio Terruzzi, ''Palla lunga e pedalare'', ''Dalai Editore'', 1992. ISBN 88-8598-826-2 ([http://books.google.it/books?id=bWPm4d23hDUC Anteprima su Google Books])
==Filmografia==
*''[[Tifosi]]'' (1999)
==Voci correlate==
*[[Hugo Maradona]] – fratello
*[[Mano de Dios]]
*''[[Maradona - La mano de Dios]]''
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Maradona, Diego Armando}}
[[Categoria:Allenatori di calcio argentini]]
[[Categoria:Calciatori argentini]]
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[[Immagine:Maradona 2010-1.jpg|thumb|Diego Armando Maradona nel 2009]]
'''Diego Armando Maradona''' (1960 – 2020), calciatore e allenatore argentino.
==Citazioni di Diego Armando Maradona==
{{cronologico}}
*{{NDR|Nel giugno 1978}} Ho due sogni: il primo è giocare un Mondiale, il secondo è vincerlo.<ref name=mediaset>Citato in Christian Padelli ed Enrico Turcato, ''[http://www.sportmediaset.mediaset.it/calcio/articoli/articolo45449.shtml Maradona: mezzo secolo nel pallone]'', ''sportmediaset.it'', 29 ottobre 2010.</ref>
*{{NDR|5 luglio 1984, durante la presentazione ufficiale allo stadio San Paolo davanti a 70.000 spettatori}} Voglio diventare l'idolo dei ragazzi poveri di Napoli, perché loro sono come ero io a Buenos Aires.<ref name=mediaset/>
*{{NDR|9 novembre 1985, dopo aver assistito in Vaticano alla Messa di [[Papa Giovanni Paolo II|Giovanni Paolo II]]}} Sì, ho litigato col Papa. Ci ho litigato perché sono stato in Vaticano, e ho visto i tetti d'oro, e dopo ho sentito il Papa dire che la Chiesa si preoccupava dei bambini poveri. Allora venditi il tetto amigo, fai qualcosa!<ref name=mediaset/>
*{{NDR|22 giugno 1986, prima della partita con l'Inghilterra}} In campo non ci si batte con le armi, bensì col [[pallone da calcio|pallone]]. E comunque no, non so parlare in inglese, ma anche se lo conoscessi non lo parlerei.<ref name=mediaset/>
*{{NDR|1° agosto 1986}} Dio è giusto, quindi il Napoli non verrà penalizzato. Del processo per il calcio scommesse non voglio neanche sentir parlare, adesso devo solo concentrarmi sul prossimo campionato. Possiamo lottare per lo scudetto, ma i tifosi non devono illudersi. Non dobbiamo montarci la testa, ma essere consapevoli dei nostri limiti, proprio come l'Argentina in Messico.<ref name=mediaset/>
*{{NDR|30 luglio 1987, dopo aver fatto visita a Fidel Castro}} D'ora in avanti ricorderò sempre i bei momenti trascorsi qui da voi e non dimenticherò che devo ritornare per ripagarvi di tutto ciò. Mi piacerebbe diventare 'il padrino' del calcio cubano.<ref name=mediaset/>
*{{NDR|1° maggio 1988, prima della partita con il Milan}} Voglio un tifo incredibile domenica, non voglio nessuna bandiera del Milan, non voglio assolutamente una, perché quando noi andiamo fuori Napoli non siamo nessuno e ci mancano di rispetto tutti quanti, e noi dobbiamo fare lo stesso con loro!<ref>Da un'intervista a Canale 34 Telenapoli; citato in ''[http://www.napolimagazine.com/calcio/articolo/video-amarcord-maradona-non-voglio-una-sola-bandiera-del-milan- Video amarcord - Maradona: "Non voglio una sola bandiera del Milan"]'', ''napolimagazine.com'', 14 novembre 2012.</ref>
*{{NDR|21 maggio 1989, entrando al San Paolo con la Coppa UEFA appena conquistata}} Il più bello dei miei trofei? L'ultimo perché è più recente.<ref name=mediaset/>
*{{NDR|31 agosto 1989}} Con il Napoli è davvero finita. Io continuo ad andare d'accordo con [[Luciano Moggi|Moggi]], ma non con il presidente [[Corrado Ferlaino|Ferlaino]]: quindi non torno. Moggi è una persona eccezionale, Ferlaino no.<ref name=mediaset/>
*{{NDR|10 settembre 1989}} Son tornato per la [[Napoli|città]] e per i tifosi.<ref name=mediaset/>
*{{NDR|8 marzo 1990, Maradona spiega la sua esclusione in Lecce-Napoli}} Bigon ha detto di aver bisogno di undici persone che corressero. Allora gli ho fatto presente che non poteva contare su di me, io non ho mai corso in vita mia.<ref name=mediaset/>
*{{NDR|[[Ultime parole famose]]}} Non ci ripenserò [...] il mio ritiro dalla ''Selección'' è davvero ufficiale.<ref>Citato in Bruno Bernardi, ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,20/articleid,1305_02_1990_0178_0020_18937371/ «Colpiti dalla mafia»]'', ''La Stampa'', 9 luglio 1990, p. 20.</ref>
*C'è una mafia nel calcio. Spiegherò a mia figlia Dalmita che non le <!--la fonte: «gli»--> porto la Coppa d'oro perché, quando ti danno un rigore inesistente come quello su [[Rudi Völler|Voeller]], questa è mafia. C'è una Mano nera nel calcio e l'arbitro messicano [[Edgardo Codesal Méndez|Codesal Mendez]] non è stato capace di disubbidire al suo padrone.<ref name=Fifa>Citato in Bruno Bernardi, ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,33/articleid,0909_01_1990_0158_0030_25060676/ Maradona accusa, c'è una mafia nel calcio]'', ''La Stampa'', 10 luglio 1990, p. 33.</ref>
*Quando succede come all'Olimpico, è mafia: hanno fischiato un rigore contro Maradona. Ho pagato, l'Argentina ha pagato, perché dissi che il sorteggio era stato pilotato, falsato, e perché mi chiesi dove finiva il denaro della Fifa. Non ho dato la mano a [[João Havelange|Joao Havelange]] e non gliela darò mai. Tutti i protagonisti della finale hanno donato le loro maglie all'Unicef, ma la Fifa non ha fatto nulla per i bambini poveri.<ref name=Fifa/>
*Così non mi sta bene. Per 25' l'arbitro ha fischiato solo una punizione a nostro favore. Allucinante. L'espulsione di Monzon al suo primo vero fallo. Questa è mafia. Ricordo con il Camerun che Vautrot estrasse il cartellino rosso dopo numerosi falli. La grande favorita era la Nazionale italiana e nessuno accreditava all'Argentina un posto in finale. In tutto questo, però, l'Italia non c'entra.<ref name=Fifa/>
*Fischiare l'inno è da ignoranti. So che mi aspetta un anno molto duro, ma i napoletani sapranno difendermi.<ref name=Fifa/>
*Tornerò per vincere su tutti i campi italiani ed europei: voglio portare a Napoli la Coppa dei Campioni, l'unico trofeo che mi manca, per il resto ho vinto tutto.<ref name=Fifa/>
[[Immagine:Maradona-Mundial 86 con la copa.JPG|thumb|Maradona con la Coppa del Mondo vinta nel 1986]]
*{{NDR|Dopo essere stato trovato positivo alla cocaina, 15 agosto 1991}} So di aver fatto del male prima di tutto a me stesso e quindi alla mia famiglia, alle mie figlie. Credo che in futuro imparerò a volermi più bene, a pensare di più alla mia persona. Non mi vergogno però. Non ho fatto male a nessuno, salvo a me stesso e ai miei cari. Mi dispiace, sento una profonda malinconia, soltanto questo. [...] Non voglio più essere costretto a giocare anche quando non sono in grado, a farmi infiltrare di cortisone perché devo essere in campo per forza per gli abbonamenti, per gli incassi, perché bisogna vincere a qualunque costo per lo scudetto o per la salvezza, perché in ogni partita ci si gioca la vita. A me gli psicologi stanno cercando di levarmi il vizio della cocaina, non quello di vivere.<ref name=mediaset/>
*Mi hanno ucciso quando volevo rientrare per dimostrare alle mie due figlie che posso lottare con dei ventenni. Nel [[Stati Uniti d'America|paese della democrazia]] non mi hanno lasciato parlare, e non mi hanno permesso di dire ciò che sento. Con la mia uscita dal mondiale è uscito anche un intero paese e sono usciti anche quelli che mi vogliono bene.<ref>Citato in [[Gianni Minà]], ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1994/07/02/mi-stavo-disintossicando.html?ref=search Mi stavo disintossicando]'', ''la Repubblica'', 2 luglio 1994.</ref>
*Mi hanno ammazzato. Ma chi mi ha voluto morto, sappia che non sono un eroe di cartapesta, non sono un drogato, non ne avevo bisogno per tornare ai vertici. In Italia avevo sbagliato, avevo pagato con 15 mesi: ma adesso è tutto diverso. Nessuno comprerà il mio cervello, si sono serviti sempre di me. Non consentirò a nessuno di infangarmi: a costo di portarli in tribunale. Mi hanno dato l'ergastolo, ma io sono onesto, e adesso chiedo solo giustizia. La gente a Napoli mi ha sempre amato perché io sono stato dalla parte dei deboli. Questa storia non è finita qui.<ref>Citato in ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1994/07/03/mi-hanno-usato-distrutto.html?ref=search Mi hanno usato e distrutto]'', ''la Repubblica'', 3 luglio 1994.</ref>
*Se prima avevo detto che la Fifa mi aveva tagliato le gambe, adesso dico che mi ha finito di tagliare il corpo. La mia squalifica è ingiusta: un comportamento da famiglia mafiosa.<ref>Citato in ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1994/settembre/03/Maradona_accusa_FIFA_siete_mafiosi_co_8_9409032015.shtml Maradona accusa la FIFA: "siete mafiosi"]'', ''Corriere della Sera'', 3 settembre 1994, p. 37.</ref>
*[[João Havelange|Havelange]] mio padre? Se lo fosse lo ucciderei.<ref>Citato in ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1995/gennaio/17/Maradona_ucciderei_Havelange_co_0_950117936.shtml Maradona: ucciderei Havelange]'', ''Corriere della Sera'', 17 gennaio 1995, p. 37.</ref>
*Tutti dicono: questo è stato il migliore del Barcellona, questo è stato il migliore del Real Madrid, questo è stato il migliore del Chelsea, questo è stato il migliore... Io sono orgoglioso di essere stato il migliore a [[Società Sportiva Calcio Napoli|Napoli]].<ref>Nel 1995; dopo la consegna del Pallone d'oro alla carriera; nell'omonimo speciale del programma televisivo ''Tifosi Napoletani''.</ref>
*{{NDR|10 gennaio 1996}} Sono risultato positivo per cocaina di proposito, l'ho fatto perché volevo andar via da Napoli.<ref name=mediaset/>
*{{NDR|8 ottobre 1996}} Ci devono ascoltare e rispettare, siamo noi i protagonisti del calcio. In questo mondo dove contano solo i soldi, gli affari e le aziende, bisogna ripensare all'uomo e metterlo al centro di tutto. Non permettiamo il contrario. Ora brindiamo. Vi abbraccio.<ref name=mediaset/>
*Fra [[Zdeněk Zeman|Zeman]] e [[Sven-Göran Eriksson|Eriksson]], scelgo quest'ultimo: umanamente vince dieci a zero. [...] Il mister giallorosso non mi piace, ha infangato giocatori di grande valore come [[Ciro Ferrara|Ferrara]] e [[Gianluca Vialli|Vialli]] senza averne le prove. E poi, scusatemi, lui non vive di calcio? E allora perché sputare nel piatto dove mangi?<ref name=Maradona>Citato in Bruno Tucci, ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1998/novembre/30/Maradona_attacca_Zeman_co_0_98113010207.shtml?refresh_ce-cp Maradona attacca Zeman]'', ''Corriere della Sera'', 30 novembre 1998, p. 40.</ref>
*Al Napoli andrei di corsa. A una condizione: che vada via subito Juliano. In questo caso, parlerei con Ferlaino domani stesso. Il signor Juliano si è permesso di dire che io al Napoli non potrei fare il padrone come faccio a casa mia. Vi assicuro, è la pura e sacrosanta verità.<ref name=Maradona/>
*Se sono favorevole ai controlli {{NDR|antidoping}}? Ci mancherebbe altro! Solo che li estenderei ai dirigenti delle squadre di calcio, perché bastano quattro sconfitte di seguito, ed ecco che subito entrano negli spogliatoi per ordinare agli allenatori di somministrare ai giocatori dosi da cavallo. Avete capito a che punto siamo arrivati? Se poi mi chiedete se ho avuto esperienze personali a proposito, vi rispondo di no. Il mio è stato soltanto un problema personale, lo conosce tutto il mondo.<ref name=Maradona/>
*{{NDR|Sulla [[finale del campionato mondiale di calcio 2002]]}} La somma di un torneo mediocre. Impossibile immaginare un'altra partita. La peggior Germania di tutti i tempi e un Brasile scadente, di solisti. Sinceramente: mi sono annoiato. Un grande portiere, Marcos. Un grande goleador, [[Ronaldo]]. Ma i migliori sono stati [[Rivaldo]] e Roberto Carlos.<ref name=Giappone>Citato in Roberto Beccantini, ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,31/articleid,0287_01_2002_0178_0033_2555419/ Maradona «Che brutto Mondiale»]'', ''La Stampa'', 2 luglio 2002, p. 31.</ref>
*{{NDR|Su [[Ronaldo]]}} Mi auguro che torni quello di una volta, le ginocchia lo condizionano, si è notato da come tirava contro Kahh nel primo tempo. Movimenti innaturali, dettati dalla paura e da tutto quello che ha passato. Se recupera, potrà essere "the best" nel 2006. Oggi non lo è. Al massimo, lo si può premiare per il cuore e per il coraggio.<ref name=Giappone/>
*{{NDR|"Per il gol segnato all'Italia, Ahn rischia di perdere il posto di lavoro"}} Avrei fatto lo stesso. Doveva difendere la sua bandiera. Un atto di estrema nobiltà: prima che al contratto, ha pensato al suo Paese. Nello stesso tempo, non è giusto giudicare tutti gli italiani per la stupidità di uno.<ref name=Giappone/>
*[...] miglior giocatore del mondo: sì, [[Francesco Totti|Totti]] mi convince più di Zidane e di Beckham. Sa rendere semplici le cose difficili, sa far giocare bene la squadra.<ref>Citato in ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2004/febbraio/20/Maradona_Totti_numero_uno_mondo_co_10_040220035.shtml Maradona: Totti numero uno al mondo]'', ''Corriere della Sera'', 20 febbraio 2004.</ref>
*{{NDR|27 maggio 2005, dopo aver visto la finale Milan-Liverpool}} Nemmeno il Brasile che vinse la Coppa del mondo nel 1970 avrebbe rimontato da 0-3.<ref name=mediaset/>
*{{NDR|Su [[Luciano Moggi]]}} Con me, è sempre stato un signore. Contro di lui, non ho nulla da dire. Anzi, ne conservo un buon ricordo. Se ha delle colpe, sicuramente non saranno uniche, le sue.<ref>Citato in Mimmo Malfitano, ''Maradona, dalla festa alla caserma'', ''La Gazzetta dello Sport'', 7 giugno 2006.</ref>
*{{NDR|31 ottobre 2008, prime dichiarazioni da CT dell'Argentina}} Giocheremo contro la Scozia e lavoreremo bene per quell'appuntamento. Andrò in un paese dove mi adorano: mi amano perché ho segnato un famoso gol all'Inghilterra e tra inglesi e scozzesi non corre molto buon sangue.<ref name=mediaset/>
*{{NDR|Dopo Real Madrid-Juventus (0-2) del 5 novembre 2008, dove Del Piero siglò una storica doppietta}} Certo che [[Alessandro Del Piero|Del Piero]] non invecchia veramente mai!<ref>Citato in ''[http://www.tuttosport.com/calcio/champions_league/2008/11/06-8686/Del+Piero+%C3%A8+meglio+%27e+Maradona Del Piero è meglio di Maradona]'', ''tuttosport.com'', 6 novembre 2008.</ref>
*{{NDR|In risposta a [[Pelé]], che lo definì «mal esempio» nel 2009}} Non so, egli debuttò con un ragazzo, quindi non so cosa è buon esempio o mal esempio.
:''[En respuesta a Pelé, quien lo definió «mal ejemplo» en el 2009] No sé, él debutó con un pibe, así que no sé lo que es buen ejemplo o mal ejemplo.''<ref>{{es}} Da ''[http://www.3tv.cl/index.php?m=video&v=3033 Diego Maradona: "Pelé debutó sexualmente con un pibe"]'', ''3tv.cl'', 27 marzo 2009.</ref>
*{{NDR|Sulla prima convocazione di [[Gonzalo Higuaín|Higuaín]]}} Avevo bisogno di un attaccante come lui, uno che sa smarcarsi con facilità. Grazie a lui esalteremo le doti di [[Lionel Messi|Messi]] e [[Pablo Aimar|Aimar]], è l'attaccante più completo che abbiamo.<ref>Citato in ''[http://www.goal.com/it/news/772/mondiali-2010/2009/10/09/1550884/addio-francia-maradona-convoca-higuain-e-lo-sottrae-a Addio Francia! Maradona convoca Higuain e lo sottrae a Domenech: "Ci serviva uno così"]'', ''goal.com'', 9 ottobre 2009.</ref>
*Vedere giocare Messi è meglio che fare sesso.<ref>Citato in ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2010/marzo/23/Messi_Pulce_scala_hit_parade_co_9_100323076.shtml Messi, la Pulce scala l'hit parade mondiale. Ora è lui il numero uno]'', ''Corriere della Sera'', 23 marzo 2010.</ref>
*{{NDR|[[Lionel Messi]]}} Gioca a calcio come Gesù. La cosa migliore è che Leo sia argentino, non brasiliano, spagnolo, tedesco, francese o italiano e tutti dovranno riconoscere che il migliore del mondo è nato in questo paese.<ref>Citato in ''Tuttosport'', 8 aprile 2010, p. 9.</ref>
*Spero di allenare l'Argentina ancora per molti e molti anni, ma poi vorrei realizzare un altro sogno, visto che i sogni non muoiono mai: allenare il [[Società Sportiva Calcio Napoli|Napoli]].<ref name="Ilpost26Giu2010">Citato in ''[https://www.ilpost.it/2010/06/26/maradona-spero-di-allenare-il-napoli/ Maradona: "Spero di allenare il Napoli"]'', ''ilpost.it'', 26 giugno 2010.</ref>
*Io la mia carriera l'ho fatta e Messi sta facendo la sua. Sarà la storia a decidere chi sarà il migliore. Ad alcuni piace di più Maradona, altri dicono per Lionel. Siamo due argentini che possono vincere nel calcio europeo mentre molti non riescono a passare neppure il Rio de la Plata. Per rispetto a Leo non dico che lui è il migliore o io fui il migliore. Bisogna lasciarlo tranquillo. Io voglio molto bene a Leo e godo molto vederlo giocare. Siamo due argentini. Immaginate come starà il "morocho" {{NDR|Pelè}}?
:''Yo mi carrera la hice y Messi la está haciendo. Será la historia la que decida. Al final de la historia se verá quién fue el mejor: si Maradona o Messi. A algunos les gustará más uno o el otro. Pero hoy no hay Maradona o Messi. Somos dos argentinos que pudimos ganarle al fútbol europeo como nosotros, cuando muchos ni cruzaron el Río de la Plata. Por respeto a Lio no digo si él es mejor o yo fui mejor. Hay que dejarlo tranquilo. Lo quiero mucho a Lio y lo disfruto cuando lo veo en la cancha. Je... Somos los dos argentinos. ¡Imaginate cómo estará el morocho..!''<ref>{{es}} Citato in ''[http://www.clarin.com/deportes/futbol/Maradona-final-historia-vera-mejor_0_471553044.html Maradona: "Al final de la historia se verá quién fue el mejor"]'', ''clarín.com'', 29 aprile 2011.</ref>
*Sì, [[Lionel Messi|Messi]] è il nuovo me. Tanti sono stati accostati a me, ma credo che con lui si sia definitivamente trovato il mio erede. È capace di azioni uniche, di magie irripetibili con il pallone, e tutto ciò lo rende speciale. Ma non solo: è un fenomeno anche nel gioco di squadra, sacrificandosi spesso per i compagni. Pressa e difende come tutti gli altri in fase di non possesso. E poi, quando gli arriva la sfera, è capace di cose che non ti aspetteresti mai.<ref>Dall'intervista ''Messi IS the new me – Maradona'', ''The Sun'', 28 maggio 2011; citato in ''[http://www.calciomercatoweb.it/notizie-calcio/2011/05/28/barcellona-maradona-incorona-messi-e-il-mio-erede/ calciomercatoweb.it]''.</ref>
[[Immagine:Diego Maradona cropped.jpg|thumb|Maradona nel 2006]]
*La [[Fédération Internationale de Football Association|Fifa]] è governata da dinosauri. [[Joseph Blatter|Blatter]] è uno che non ha mai tirato un calcio ad un pallone e dunque credo sia la persona meno opportuna per ricoprire un ruolo istituzionale così importante.<ref>Citato in ''[http://it.eurosport.yahoo.com/04062011/45/qualificazioni-euro-2012-maradona-in-fifa-ci-i-dinosauri.html Maradona "In Fifa ci sono i dinosauri"]'', ''eurosport.com'', 4 giugno 2011.</ref>
*Non capisco molto [[Leonardo Nascimento de Araújo|Leonardo]]. Non l'ho capito quando è passato dal Milan all'Inter e capisco ancora meno quello che fa oggi con il Psg. Mi chiedo se sia un giocatore, un allenatore, un agente o un petroliere. Non capisco. Questa è la prova che nel calcio saper fare lobby paga.<ref>Citato in ''[http://www.corrieredellosport.it/calcio/calcio_estero/ligue_1/2012/01/08-214318/Maradona+contro+Leonardo+%C2%ABNon+so+chi+%C3%A8+e+cosa+fa%C2%BB Maradona contro Leonardo «Non so chi è e cosa fa»]'', ''corrieredellosport.it'', 8 gennaio 2012.</ref>
*{{NDR|[[Ultime parole famose]]}} Piuttosto che appartenere alla famiglia [[Fédération Internationale de Football Association|Fifa]] preferisco essere orfano.<ref>Citato in ''[https://web.archive.org/web/20130425143614/http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=180802&sez=SPORT Maradona: «Pelé torni al museo e prenda la pillola giusta»]'', ''ilmattino.it'', 10 febbraio 2012.</ref>
*Mi chiedo se [[Leonardo Nascimento de Araújo|Leonardo]] è un giocatore, un allenatore, un agente o un mercante di petrolio. Non capisco. Questa è la prova che nel calcio saper fare lobbing alla fine paga.<ref>Citato in Tancredi Palmeri, ''[http://www.gazzetta.it/Calcio/30-12-2012/blob-2012-913634965312.shtml Il blob del 2012. Tutte le frasi da ricordare]'', ''gazzetta.it'', 30 dicembre 2012.</ref>
*{{NDR|Su Gonzalo Higuain}} Adesso la mia previsione mi conferma il pronostico ancor di più e avendo avuto la notizia che il pipita e il nuovo attaccante del [[Società Sportiva Calcio Napoli|Napoli]] la mia gioia è doppia perché sempre più azzurra, in primis sono contento per il giocatore che è sempre stato un mio degno pupillo e poi sono sicuro che potrà dare delle grandi soddisfazioni ai miei concittadini e tifosi [[Napoli|Napoletani]] che meritano il rispetto dell'[[Italia]] intera e dell'[[Europa]] calcistica perché sono l'esempio dello sport e dei valori sani, e poi un vero argentino non può mai giocare a [[Torino]]...<ref>Tramite il suo avvocato; citato in ''[http://www.tuttosport.com/calcio/calciomercato/2013/07/24-268462/Maradona%3A+%C2%ABUn+vero+argentino+non+gioca+a+Torino%C2%BB Maradona: «Un vero argentino non gioca a Torino»]'', ''tuttosport.com'', 24 luglio 2013.</ref>
*[[Carlos Tévez|Carlitos]] sente la maglia, è il giocatore del popolo. Non è morto, è stato ucciso.... Ha litigato con Grondona e Bilardo e l'hanno fatto fuori dall'Argentina.<ref name=radiopop>Da un'intervista a ''Radio Pop''; citato in ''[http://www.gazzetta.it/Calcio/28-12-2013/maradona-icardi-traditore-miei-tempi-avremmo-picchiato-turno-201930221462.shtml Maradona: "Icardi è un traditore, ai miei tempi l'avremmo picchiato a turno"]'', ''gazzetta.it'', 28 dicembre 2013.</ref>
*Secondo me [[Mauro Icardi|Icardi]] è un traditore. Va a casa {{NDR|di Maxi Lopez}}, gioca a fare l'amico e poi gli soffia la donna. Questo è tradimento. Ai nostri tempi, solo se guardavi la donna di un compagno, nello spogliatoio ci saremmo alternati per prenderlo a pugni.<ref name=radiopop/>
*[[Mauro Icardi|Icardi]] non è della famiglia del calcio.<ref>Da un'intervista dopo la Partita della pace, 1 settembre 2014; citato in Alessio D'Urso e Gaetano Imparato, ''[http://www.gazzetta.it/Calcio/01-09-2014/calcio-partita-pace-baggio-dinho-eto-o-campo-il-papa-90323482706.shtml Il Papa a Maradona: "Ti aspettavo". Diego show con Baggio, poi si infuria: "Icardi non doveva giocare"]'', ''gazzetta.it'', 1º settembre 2014.</ref>
*[[Rivalità calcistica Messi-Cristiano Ronaldo|Cristiano]] è un predatore davanti alla porta. Non puoi permettergli di tirare da nessuna parte nella metà campo avversaria. I portieri hanno paura di lui. Bisogna essere onesti, i portieri hanno paura di Cristiano. Non hanno poi così tanta paura di Messi da quel punto di vista, perché non ha la stessa potenza di Cristiano. Cristiano è un professionista incredibile. Credo che in questo momento sia allo stesso livello di Messi. Non è che Messi sia migliore di Ronaldo o che Ronaldo sia migliore di Messi. Penso che siano allo stesso livello.
:''Cristiano is a predator in front of goal. You can't let Cristiano shoot from anywhere in the opposition half. Goalkeepers are scared of him. You have to be honest, goalkeepers are scared of Cristiano. They are not so scared of Messi in those areas because he doesn't have the same power as Cristiano. Cristiano is an incredible professional. I think at this present time he is right up there at Messi's level. It's not the case that Messi is better than Ronaldo or Ronaldo is better than Messi. I think they are at the same level''.<ref>{{en}} Dall'intervista di Guillem Balaugue, ''[https://www.skysports.com/football/news/11668/9844624/diego-maradona-jose-mourinho-still-greater-than-pep-guardiola Diego Maradona: Jose Mourinho still greater than Pep Guardiola]'', ''skysports.com'', 10 maggio 2015.</ref>
*[[Lionel Messi|Leo]] è ancora alla ricerca di un suo stile e credo che lo troverà presto. Il mio era riconoscibilissimo già agli inizi della carriera. Forse è per questo che potrei essere indicato come migliore di Leo. Ha segnato più gol? Vero, ma i miei erano molto più belli.<ref>Da un'intervista alla ''CNN'', citato in Alessandra Stefanelli; ''[http://m.tuttomercatoweb.com/altre-notizie/maradona-messi-segna-di-piu-i-miei-gol-erano-piu-belli-680257 Maradona: "Messi segna di più? I miei gol erano più belli"]'', ''tuttomercatoweb.com'', 14 maggio 2015.</ref>
*La [[Juventus Football Club|Juve]] è dentro l'arbitraggio italiano. [...] Hanno dei giocatori fantastici dentro la Federazione. Qualsiasi problema abbia in campo, il giocatore delle Juve ha ragione.<ref>Da un'intervista del 25 aprile 2016 all'emittente televisiva Piuenne. [https://twitter.com/angelo_forgione/status/1250814250601365504 Video] disponibile su ''twitter.com''.</ref>
*{{NDR|[[Cristiano Ronaldo]]}} [...] è un marchio registrato, un fuoriclasse incredibile, lo farei giocare anche di notte perché lui non si nasconde mai, non chiede di restare fuori se ha un doloretto alla caviglia. E che carisma! Va in campo come se andasse al bagno, con la stessa naturalezza.<ref name=crosetti>Dall'intervista di [[Maurizio Crosetti]]; ''[http://www.repubblica.it/sport/calcio/esteri/2016/06/10/news/la_pace_di_maradona_pele_e_come_ali_italia_che_problema_un_ct_in_partenza_maurizio_crosetti-141711298/ La pace di Maradona: "Pelé è come Ali. Italia, che problema un ct in partenza"]'', ''repubblica.it'', 10 giugno 2016.</ref>
*{{NDR|[[Paul Pogba]]}} Vale la felicità di chi lo guarda [...]<ref name=crosetti/>
*Se uno dopo essere andato via dice che è stato doloroso, allora non è stato doloroso. Non serve a niente dire questo. Higuaín ha sbagliato a tramare alle spalle della società e dei napoletani. Se fosse andato alla Juve in modo pulito non sarebbe stato odiato dai napoletani. Un giocatore che fa 36 gol è normale sia voluto da tutti, ma ci sono modi e modi per andar via.<ref>Da un'intervista rilasciata a ''PiùEnne''; citato in ''[http://m.tuttonapoli.net/in-primo-piano/rileggi-live-maradona-parlero-con-adl-a-madrid-ho-tante-idee-higuain-ha-tramato-alle-spalle-sul-real-mughini-diego-jr-ed-i-cinesi-301314 RILEGGI LIVE - Maradona: "Parlerò con ADL a Madrid, ho tante idee! Higuain? Ha tramato alle spalle! Sul Real, Mughini, Diego jr ed i cinesi..."]'', ''tuttonapoli.net'', 18 gennaio 2017.</ref>
*[[Francesco Totti]] re di Roma! È e sarà il miglior giocatore che abbia visto in vita mia!<ref>Da un [https://www.facebook.com/diegomaradona/photos/a.457499340968087/1471165366268141 post] su ''facebook.com'', 21 maggio 2017.</ref>
*Dedico la vittoria {{NDR|Dorados de Sinaloa 3-2 Tampico}} a [[Nicolas Maduro|Maduro]] e al popolo venezuelano che sta soffrendo per la politica imperialista degli sceriffi del mondo, che sono gli yankees. Sono convinti di poter spadroneggiare e di metterci paura solo perché possiedono la bomba più potente del mondo. Oggi più che mai sono vicino a Maduro. Che quel burattino di [[Donald Trump|Trump]] sappia che non lo temiamo. Il popolo venezuelano non si farà piegare dalla sua tirannia e dalla sua politica del terrore.<ref>Citato in ''[https://www.ansa.it/sito/notizie/sport/calcio/2019/04/03/trump-burattino-maradona-rischia-stop_95302c0d-993d-43c8-bc43-ace7cf9dee37.html "Trump burattino", Maradona rischia stop]'', ''ansa.it'', 3 aprile 2019.</ref>
*{{NDR|[[Ultime parole famose]]}} [[Lionel Scaloni|Scaloni]] è una brava persona, ma non è capace di dirigere neanche il traffico. Figuriamoci l'Albiceleste... Come possiamo lasciare la nostra Nazionale nelle sue mani? Ma siamo impazziti? Scaloni dice di essere preparato, ma non l'ho mai visto segnare neanche un gol con la maglia dell'Argentina.<ref>Dall'intervista rilasciata a ''El Clarìn'', citato in ''[https://archivio.tuttomercatoweb.com/2018/maradona-attacca-il-ct-scaloni-non-gli-farei-dirigere-neanche-il-traffico-1163277 Maradona attacca il ct Scaloni: "Non gli farei dirigere neanche il traffico"]'', ''tuttomercatoweb.com'', 1° ottobre 2018.</ref>
*{{NDR|[[Ultime parole famose]]}} Noi argentini abbiamo questo ragazzo, Scaloni, che è stato spinto al ruolo di ct e dunque non ha colpe. Il problema è che se lui dice "voglio andare al Mondiale" io gli rispondo che al massimo può andare a quello di motociclismo, non di calcio. Mi arrabbio quando penso che un allenatore senza alcun titolo è il ct della mia Nazionale [...].<ref>Citato in ''[https://archivio.tuttomercatoweb.com/2018/maradona-su-scaloni-lui-ct-al-mondiale-solo-quello-di-motociclismo-1182361 Maradona su Scaloni: "Lui ct al Mondiale? Solo quello di motociclismo"]'', ''tuttomercatoweb.com'', 22 novembre 2018.</ref>
===Citazioni non datate===
*I [[Calcio di rigore|rigori]] li sbaglia solo chi ha il coraggio di tirarli.<ref>Citato in Marco Pastonesi e Giorgio Terruzzi, ''Se l'ammazzi fai pari. 966 battute, aforismi, citazioni ed eccitazioni sul mondo dello sport'', Zelig, 2004. ISBN 8888809309</ref>
*Lo giuro sulle mie figlie: non mi sono mai drogato.<ref>Citato in Marco Sappino, ''Dizionario biografico enciclopedico di un secolo del calcio italiano'', Dalai editore, 2000, [http://books.google.it/books?id=J5OpwwKggrsC&pg=PA2116 p. 2116]. ISBN 8880898620</ref>
*{{NDR|A [[Giampiero Boniperti]]}} Se fossi venuto alla Juve quando dovevo, magari avrei avuto una vita privata più serena.<ref>Citato da [[Giampiero Boniperti]] nell'intervista di Roberto Beccantini ''[http://web.archive.org/web/20080704011824/http://www.lastampa.it/sport/cmsSezioni/quijuve/200807articoli/15545girata.asp Boniperti: "La mia Italia seppe risollevarsi, questa è diversa"]'', ''lastampa.it'', 3 luglio 2008.</ref>
==''Io sono el Diego''==
*Voglio diventare l'idolo dei ragazzi poveri di Napoli, perché loro sono come ero io a Buenos Aires.
*So di non essere nessuno per cambiare il mondo, ma non voglio che entri qualcuno nel mio per condizionarlo.
*Negli ultimi tempi in Italia ero come un bolide di Formula Uno che andava a trecento all'ora e non si fermava mai. Ma questo non importava a nessuno. Pensa che quando fui arrestato a Buenos Aires, qualcuno che conta mi ha detto "E adesso, che dirà mio figlio?". Non gli fregava niente del Maradona in crisi, dell'uomo prostrato, in difficoltà, distrutto, bisognoso di aiuto, era solo preoccupato dell'idolo infranto, del giocattolo che s'era rotto. E non gli passava nemmeno per la testa che l'esempio per suo figlio dovesse essere lui, non un giocatore di pallone. Forse poteva essere così una volta, quando lo sport era diverso e noi non eravamo solo gli ingranaggi di una macchina di immensi interessi economici, politici, industriali, di immagini. E poi anche se fosse così, la realtà è che io non me la sentivo più di essere un simbolo, di rappresentare qualcosa, di reggere tutto lo stress che procura questa macchina, questo calcio. Confesso la mia incapacità, la mia fragilità, anche se la mia presunzione, il mio orgoglio mi facevano apparire diverso.
*{{NDR|Su [[Pelé]]}} Come giocatore è stato il massimo, però non ne ha saputo approfittare per far progredire il calcio. Lui pensava politicamente, pensava che sarebbe potuto diventare il presidente dei brasiliani... avrei preferito che si proponesse come me, per presiedere un'associazione in difesa dei diritti dei giocatori, che si occupasse di Garrincha e non lo lasciasse morire nell'indigenza, che lottasse contro le azioni dei potenti che ci limitano... Non voglio mettermi a confronto con lui, l'ho sempre detto e lo ripeto. E quando dico di mettermi a confronto con lui non parlo solo di questioni calcistiche... ho avuto molte opportunità di incontrarlo... era una questione di pelle, ci urtavamo troppo; ci vedevamo e partivano le scintille.
*{{NDR|Su [[Johan Cruijff]]}} Sono riuscito a vederlo solo al tramonto, ma mi è sembrato un giocatore fantastico. Era più veloce degli altri, sia fisicamente che mentalmente, e sfruttava bene le sue doti. Accelerava come Caniggia, da uno a cento e poi frenava. E aveva una visione del campo impressionante. Qualche volta ha detto delle fesserie su di me, senza conoscermi bene.
[[Immagine:Maradona Soccer Aid 2.jpg|thumb|Maradona nel 2006]]
*{{NDR|Su [[Mario Kempes]]}} Un fenomeno, lo adoro sia come persona che come giocatore.
*{{NDR|Su [[Hristo Stoičkov]]}} È diventato un gran giocatore in Spagna, al Barcellona. Prima era soltanto un ''goleador'', poi però è diventato un fenomeno. A parte questo, un bel tipo, una gran persona.
*{{NDR|Su [[Careca]]}} Un fenomeno e un amico. Uno dei migliori compagni che abbia avuto in tutta la mia carriera.
*{{NDR|Su [[Marco van Basten]]}} Una macchina da gol che si è rotta proprio quando stava per diventare il migliore di tutti. Lo è stato ugualmente, ma non è arrivato a essere il numero uno.
*{{NDR|Su [[Zico]]}} Un direttore di partite. Gli hanno dato la maglia numero 10 di Pelè e se l'è infilata senza problemi: aveva un'autorità da grande. Un tipo sensazionale e un giocatore fantastico.
*{{NDR|Su [[Michel Platini]]}} Gran livello, un fenomeno. In Italia ha vinto tutto, ma mi ha sempre dato l'impressione di non divertirsi giocando a calcio. Era molto freddo, troppo.
*{{NDR|Su [[Ruud Gullit]]}} Un toro... Era più brutale che tecnico, però suppliva a tutto con la sua potenza, la sua preparazione fisica.
*{{NDR|Su [[Roberto Baggio]]}} Il ''Bello'' è un grande, anche se non è mai arrivato a sviluppare del tutto le sue potenzialità.
*{{NDR|Su [[Alessandro Del Piero]]}} Questo invece sì, questo è diverso da Zidane, a lui piace giocare, lo sente nell'anima; tra lui e il francese, scelgo lui.
*{{NDR|Su [[Gabriel Batistuta]]}} Un animale, un animale che, come dico sempre, grazie a Dio è argentino. Il nostro calcio non lo sa valorizzare e se non avessimo fatto il putiferio che abbiamo fatto tutti noi che lo volevamo, Passarella non l'avrebbe neanche portato ai Mondiali {{NDR|del 1998}}.
*{{NDR|Su [[Lothar Matthäus]]}} Il miglior avversario che abbia avuto in tutta la mia carriera, credo che basti questo per definirlo.
*{{NDR|Su [[Jorge Valdano]]}} Una persona straordinaria con la quale mi piaceva, mi piace e mi piacerà sempre giocare a calcio e parlare. Eternamente.
*{{NDR|Su [[René Higuita]]}} Un personaggio bellissimo, un ''loco''. L'ho già detto: è stato lui a inventarsi che i portieri tirassero i rigori, punizioni e facessero gol. Che nessuno si azzardi a togliergli il brevetto, chiaro?
*{{NDR|Su [[George Best]]}} Era un gran giocatore, più ''loco'' di me.
*{{NDR|Su [[Ciro Ferrara]]}} Una volta gli ho detto che era il miglior difensore del mondo. Non so se era vero, ma io la sentivo così. Gli voglio talmente bene... Il miglior amico che mi abbia lasciato il Napoli.
*{{NDR|Su [[Osvaldo Ardiles]]}} Un'altra di quelle persone che adoro sentir parlare, come Valdano. Si preoccupava più della squadra che di se stesso. Un fenomeno.
*{{NDR|Su [[Gianfranco Zola]]}} È stato il mio successore al Napoli. Era molto attento alle cose che facevo io durante gli allenamenti... e qualcosa gli è restato. Una grande persona, anche.
*{{NDR|Su [[Gaetano Scirea]]}} Un cavaliere, un grande avversario. La sua morte mi ha dato molto, molto dolore.
*{{NDR|Su [[Sócrates]]}} Oltre a essere un giocatore di primissimo livello, ha combattuto molto per i diritti dei giocatori, come me. Per protestare indossava sempre la bandana vietata dalla FIFA.
*{{NDR|Su [[Franz Beckenbauer]]}} L'ho conosciuto da piccolo. Io ero nella nazionale giovanile che si preparava al mondiale del 1979 e lui, un grande da tempo, giocava nel Cosmos. Mi ha sempre colpito la sua eleganza di gioco.
*{{NDR|Su [[Bernd Schuster]]}} Lo fecero passare per pazzo, il tedesco, per buttarlo fuori dal calcio. Era ''loco'', è vero, come me. Mi è stato accanto nelle battaglie contro Nuňez. Un giocatore straordinario, a tutto campo.
*{{NDR|Su [[Karl-Heinz Rummenigge]]}} Tedesco, tedesco in tutti i sensi. Per batterlo bisognava ammazzarlo.
*{{NDR|Su [[George Weah]]}} Pura roccia, ''el negro''. E anche un buon combattente fuori dal campo: è stato uno dei primi a unirsi al mio sindacato e vive lottando per il suo paese, la Liberia.
*{{NDR|Su [[Hidetoshi Nakata]]}} Se tutti i giapponesi cominciassero a giocare come lui, saremmo perduti. Sa cosa vuol dire tirare la palla, dribblare... Meno male che per il momento i giapponesi si occupano d'altro.
*{{NDR|Su [[David Beckham]]}} Un altro troppo carino per andare in campo. Anche se è molto preso dalla sua Spice Girl, qualche volta trova il tempo di giocare e lo fa bene, molto bene... Con il Manchester ha vinto tutto, ma deve qualcosa alla nazionale.
*{{NDR|Su [[Shaquille O'Neal]]}} L'altro giorno stavo guardando la televisione e sono quasi morto: c'era il ''negro'' Shaquille che camminava per il corridoio interno di uno stadio e qualcuno gli aveva tirato un pallone da calcio. Il ''moro'' se l'era passato da un piede all'altro con quella specie di stivali che ha al posto delle scarpe, aveva provato a fare un palleggio, poi aveva guardato nella macchina da presa e aveva detto: "Diegoumaradouna!". Morivo, un altro po' morivo! Sono rimasto così davanti al televisore. Mi piaci, Shaquille!
==''Palla lunga e pedalare''==
*Esiste un Maradona femmina? Sì, [[Ornella Muti]]. (p. 25)
*Non sono contro gli [[omosessualità|omosessuali]]. Anzi, è bene che si moltiplichino, perché aumenta la richiesta di veri maschi. (p. 25)
*Meglio amare una donna bella e stupida. Anzi, è meglio essere belli e stupidi tutti e due. (p. 26)
*L'atteggiamento più eccitante di una [[donna]] è quando si sdraia supina. Oppure quando si inchina e ti mostra il culo. Ricordo ancora la prima volta che vidi Claudia. Lei era di spalle e notai che aveva un culo incredibile. (p. 26)
*Per mia [[madre]] sarei disposto a uccidere, a smetterla con il calcio. Mia madre è il mio amore più grande. (p. 26)
*Il mio sogno segreto? Conoscere, finalmente, la principessa di Monaco. (p. 26)
*Se non sono felice dentro, non riesco ad essere un campione. (p. 26)
*Tre anni qui a [[Napoli]] mi hanno dato tanto, ma mi hanno anche tolto. Non posso uscire, in tre anni non ho imparato una strada di Napoli. (p. 26)
*Io corro, io lotto, ma soprattutto dialogo con la palla, per divertire la gente. (p. 26)
*Io sono sinistro, tutto sinistro: di piede, di fede, di cervello. (p. 26)
==Citazioni su Diego Armando Maradona==
*Anche in allenamento ti faceva venire i brividi. E lavorava più degli altri. ([[Rino Marchesi]])
*{{NDR|«Com'era [[Diego Armando Maradona|Maradona]] visto dagli occhi di un arbitro?»}} Aveva un comportamento eccellente, non si lamentava mai, anche se poteva farlo. Veniva spesso aggredito dagli avversari, che usavano spesso mezzi non molto morbidi per fermarlo. Ma non si lamentava mai, davvero. Emanava grande tranquillità in campo, una signorilità unica, non protestava, e non rompeva le scatole, ma accettava le decisioni. [...] Era uno che vedeva l'azione meglio degli altri, sapeva come si dovevano svolgere le cose. Maradona caricava i compagni, li incitava, era un leader in campo, si notava bene questa cosa. Aveva un carisma naturale. ([[Salvatore Lombardo]])
*Che sapevamo noi del passaggio di Maradona al Napoli? Che fu un'operazione finanziaria geniale, che Maradona scelse una squadra che non aveva mai vinto nulla, e lo fece senza apparenti motivi. Fu tutto così veloce e inaspettato, che nessuno ebbe il modo, né il tempo, di raccontare la verità [...]. Abbiamo saputo tutto dopo. Maradona già si drogava e il Barcellona se ne voleva liberare. Senza questa base malata i catalani mai e poi mai avrebbero lasciato andare via così in fretta il giocatore più forte di tutti i tempi [...]. Quella operazione nacque dunque da una mistificazione, ma come a volte capita, è da un inganno che prende vita una grande storia d'amore. E così fu. Senza Maradona non ci sarebbe stato quel Napoli, senza Napoli non ci sarebbe stato (forse) quel Maradona. Per cui, visto l'epilogo, è stato meglio sapere tutto a posteriori. ([[Alessandro Bonan]])
*Ci siamo incontrati spesso con Diego. Addirittura una volta, dopo aver ritirato un premio a Milano, non avevamo il volo per fare ritorno a Napoli. C'era sciopero. Allora chiamammo Diego che subito ci aiutò: "Ragazzi che problema c’è. Vi ospito sul mio aereo privato". E così tornammo a Napoli con Maradona. ([[Carmine Abbagnale]])
*{{NDR|Sul paragone tra [[Lionel Messi|Messi]] e Maradona}} Ciò che rende [[Lionel Messi|Messi]] migliore è la sua regolarità. Non come Maradona. Al Barça, Maradona è stato meno della metà di Messi. Ha così tanti anni buoni della sua carriera che deve essere considerato il migliore in assoluto. ([[Gerard Piqué]])
*Con noi del Napoli è stato solo Diego. Non ci ha mai fatto pesare la sua superiorità. Non ha mai detto: ragazzi, datemi la palla che ci penso io. Non guardava a se stesso, era generoso e pensava alla squadra. È stato un compagno perfetto. ([[Salvatore Bagni]])
[[Immagine:Diego Maradona 2012.jpg|thumb|Maradona nel 2012]]
*Credo che uno dei grandi privilegi di chi fa questo mestiere sia dare felicità alla gente, e lui certamente rappresenta meglio di tutti questo concetto. ([[Alessandro Del Piero]])
*{{NDR|Su Diego Armando Maradona, quando lo chiamò per aiutarlo a superare l'angoscia per le condizioni di salute di sua figlia, nata prematura}} "[...] dice delle parole così belle che mi risollevano, mi danno forza e coraggio e speranza {{NDR|anche Federica era in pericolo di morte}}. Mi dice queste parole che sono scalfite nella mia mente e nel mio cuore "Ale io da oggi in poi pregherò per tua figlia Federica tutti i giorni e vedrai che andrà tutto bene". E come al solito il dio del calcio ha avuto ragione. Poi qualcuno si chiede perché lo amavamo. ([[Alessandro Renica]])
*Diego Armando Maradona è stato il più grande calciatore di sempre e non ''secondo me'' o ''secondo la maggior parte degli appassionati del mondo''. No, prendiamoci la responsabilità di una sentenza definitiva e diciamolo senza paura. Il più grande di sempre. Quello che ha saputo fare al calcio, per il calcio, è ciò che solo gli atleti assoluti fanno per il proprio [[sport]]. Lo completano, lo codificano, lo concludono. Non ci sarà più nessuno come Maradona semplicemente perché il calcio stesso non ha molta ragione di esistere senza di lui. Piantiamola con le bufale su [[Pelé]], [[Johan Cruijff|Cruyff]], [[Michel Platini|Platini]], [[Zinédine Zidane|Zidane]]... Maradona e il pallone hanno danzato insieme come la più bella delle coppie di ''[[Tango|tangueros]]'' e per una volta vale la pena di ringraziare d'esser nato qualche anno fa, in tempo per vederlo dal vivo e tifare disperatamente contro di lui, salvo riempirsi di emozione per ogni tocco, per ogni smaliziata caduta, per ogni passaggio generoso e geniale. ([[Michele Dalai]])
*Diego è capace di risolvere da solo una partita, io non possiedo questa qualità. ([[Careca]])
*Diego è fastidioso, vuol dare lezioni a tutti. ([[Stefano Tacconi]])
*Durante una partita [[Juventus Football Club|Juventus]]-[[Società Sportiva Calcio Napoli|Napoli]] nello spogliatoio ci dicemmo che l'unico modo per fermarlo era menargli di brutto. Ma dopo dieci minuti in campo ci guardammo e ci dicemmo che no, era troppo bello vederlo giocare. ([[Zbigniew Boniek]])
*È caduto nella droga in un periodo di vita molto felice. Giocava da dio, campione del Mondo, Napoli ai suoi piedi, aveva tutti i soldi che voleva. Si è lasciato vincere dall'ebbrezza di quel periodo dorato. Ho cercato di farlo ragionare, ma parlare con lui in quel momento era molto faticoso e difficile. ([[Salvatore Bagni]])
*È il calcio, è il pallone, come se ci fosse la sua faccia su quella sfera che gira. Quello che ha fatto lui con la palla non l'ha fatto mai nessuno e non lo farà mai nessuno. Ha fatto cose straordinarie, tutto quello che c'era da fare l'ha fatto. L'ho conosciuto e mi emoziona vedere la foto di noi due abbracciati. ([[Francesco Totti]])
*Era stato [[papa Wojtyla]] a convincerlo a sposarsi: aveva già due bambine. Fece il volo di andata con un cartello al collo: "Io sono single, è mia moglie che si sposa". Alla cerimonia civile ero l'unica giornalista, e lui mi fece cacciare. Non è vero che tutti gli argentini lo amavano, anzi, la sua auto passò tra due ali di folla che la prendevano a calci e sputavano sui finestrini; anche perché era una Rolls-Royce Phantom del 1938 appartenuta a [[Joseph Goebbels|Goebbels]], il gerarca nazista. Il giorno dopo ci fu il matrimonio religioso. Il banchetto andò avanti sino alle otto del mattino. ([[Laura Laurenzi]])
*Era un uomo pieno di difetti, e proprio per questo vicino alle persone normali. Non era facile essere Maradona. ([[Julio Velasco]])
*Giocare contro Maradona è come giocare contro il tempo perché sai che, prima o poi, o segnerà o farà segnare. ([[Arrigo Sacchi]])
*{{NDR|Dopo la morte}} Ho avuto la sensazione di aver perso qualcuno di caro, di vicino a me. Forse chi non nasce e vive a Napoli non può comprendere questo lutto così forte: quando giocava e vinceva con il Napoli, regalava attimi di felicità, faceva scomparire i problemi di tutta la città. Maradona è stata la nostra rivincita, l'urlare "noi c'abbiamo Maradona" era qualcosa di incredibile. Me lo ricordo ancora quando avevo dieci anni e mio zio mi portò allo stadio a vedere il Napoli: "Guardalo bene, quello è Maradona". ([[Antonino Cannavacciuolo]])
*Il gol di Maradona a Mexico 86 è il più bello, ma poteva segnarlo soltanto agli inglesi. ([[Omar Sivori]])
*Il Napoli ha battuto il Genoa grazie a un Maradona in forma «stupefacente». ([[Gialappa's Band]])
*Il più grande campione che ho visto giocare è Diego Armando Maradona. Credimi, figlio mio, non esisterà mai più, nei secoli dei secoli, un altro come lui. Ha fatto dell'imperfezione la perfezione. Piccolo, gonfio, dedito ad albe stanche, svogliate e sbagliate, vittima di falsi amici e della volontà di andare oltre ogni regola, Maradona ha trasformato un semplicissimo pallone di cuoio in uno scrigno di bellezza. ([[Darwin Pastorin]])
*Io azzardo che Diego sia il migliore di tutti i tempi, oppure diciamo che mi resta la curiosità di vedere Pelè e Di Stefano giocare con i ritmi che ci sono oggi. ([[Claudio Garella]])
*Io Diego l'ho visto da vicino perché giocavamo nella stessa squadra, l'Argentinos Juniors. Impossibile trovargli un erede. ([[Claudio Borghi (calciatore)|Claudio Borghi]])
*Io, Pierluigi Collina, sono un arbitro. Eppure l'affetto della gente per quest'uomo mi fa venire la pelle d'oca. ([[Pierluigi Collina]])
*Lui era venuto al campo direttamente dal paradiso. Ha portato il verbo del calcio sulla terra: un ragazzo sensibile e disponibile. Mi spiace che qualcuno invece di celebrarne la storia, si sia soffermato sui difetti. È la natura umana, purtroppo. Siam fatti così. ([[Eraldo Pecci]])
*{{NDR|Rispondendo alle provocazioni dell'argentino}} Lui non mi capisce? Neanche io capisco molto della mia vita. Ma se il terzo giocatore più forte di sempre, visto che Messi lo ha superato, parla del PSG, va bene. ([[Leonardo Nascimento de Araújo]])
*Maradona. Ricordo un'amichevole con la [[nazionale di calcio dell'Italia|Nazionale]], quando aveva 18 anni. [[Enzo Bearzot|Bearzot]] mi disse di controllarlo, ma io l'ho soltanto visto. ([[Gabriele Oriali]])
*Maradona aveva più grazia di tutti, ma aveva meno testa di tutti. ([[Giovanni Trapattoni]])
*Maradona bene, [[Pelé]] meglio, [[George Best|George]] il migliore.<ref>Si tratta di un gioco di parole: il cognome del calciatore "Best" in inglese significa "il migliore".</ref>
: ''Maradona – good. Pelé – better. George – Best.'' ([[slogan]])
*Maradona è il massimo risultato col minimo sforzo: è il solo in grado di esprimere nel calcio questo concetto. Diciamo pure che la sua è una filosofia molto juventina... ([[Luigi Maifredi]])
*Maradona è insuperabile. È la fantasia. ([[Vladimiro Caminiti]])
*Maradona è un artista del pallone, fischiare lui perché antipatico è come fischiare Picasso perché comunista. ([[Italo Allodi]])
*{{NDR|Sul paragone tra Maradona e Messi}} Maradona era un grande, in campo un vero esempio. Lui in carriera ha preso tante di quelle botte altro che Messi... Mi fanno ridere quelli che mettono a confronto i due giocatori. Messi sarà anche grande giocatore ma Maradona era unico. Messi oggi gioca con i due-tre metri di vantaggio del calcio moderno. Vorrei vedere Maradona con quei metri di vantaggio quanti goal avrebbe fatto... ([[Pasquale Bruno]])
*Maradona era un grandissimo nella vita. Personalmente disapprovo solo che avesse giocato a calcio. ([[Massimiliano Parente]])
*Maradona era uno che se gli arrivava la palla non c'era più nulla da fare. ([[Luciano Favero]])
*Maradona ha rovinato la sua immagine e la sua vita perché non aveva sufficienti strumenti culturali. [[Pelé]], nato nella stessa povertà, è stato capace di continuare la carriera nel [[Calcio (sport)|calcio]] proprio perché aveva qualche forza culturale in più. ([[Sergio Chiamparino]])
*Maradona non è davvero un esempio per i giovani. Ha avuto la chance di ricevere un dono da Dio, quello di saper giocare a calcio. Nonostante la sua vita molto sregolata, c'è ancora gente disposta a dargli un lavoro. Se avessero un po' di coscienza, non lo farebbero più. Se non cambia, non avrà mai più un lavoro. È stato un grande giocatore, ma non è un esempio. ([[Pelé]])
*''Maradona non è una persona qualsiasi, | è un uomo attaccato a un pallone di cuoio.'' ([[Andrés Calamaro]])
*{{NDR|Alla domanda su "quale fosse il miglior calciatore del mondo"}} Maradona, senza dubbio. Non ce n'è uno che giochi come lui. Una volta [[Pelè]]. Oggi Maradona. ([[Lev Jašin]])
*Maradona vuol dire calcio felice, calcio ridente, calcio festoso: il talento naturale, lo spirito giocoso, la grinta belluina ma niente affatto violenta opposti ai tatticismi spesso astrusi, talvolta raffinati e anche vincenti tuttavia bocciati dalla realtà, dai risultati. ([[Italo Cucci]])
*{{NDR|«Com'è stato giocare contro di lui?»}} Meraviglioso, chi ha giocato con o contro lui non può che ritenerlo un dono. Ti dava la sensazione che potesse fare qualsiasi cosa da un momento all'altro, giocava con libertà, aveva testa e piedi leggeri. Contro il Bari un mio compagno di squadra che lo stava marcando gli tirò qualche calcione di troppo, così feci finta di rimproverarlo: prima di rivolgermi a lui gli feci l'occhiolino, poi gli dissi di andarci "piano contro Maradona". Ma Diego mi rispose "Pietro, no te preocupes, lui mena a me e io meno a lui". Era un generoso, non si risparmiava. ([[Pietro Maiellaro]])
*Mi ritengo fortunato ad avere avuto l'opportunità di costruire con Diego un legame di stima, di amicizia e di fratellanza, inaspettato e, proprio per questo, ancora più bello. Ho conosciuto un eterno ragazzo meraviglioso. Un ragazzo generoso, che era un po' come il dottor Jekyll e Mr. Hyde. Era arrogante, persino presuntuoso e strafottente, ogni qual volta attaccavano i suoi affetti: la famiglia, il Napoli, i compagni di squadra e i tifosi. Diventava quasi insopportabile, ma all'interno dello spogliatoio, con il gruppo e con gli amici era un ragazzo eccezionale. ([[Giovanni Galli]])
*[[Società Sportiva Calcio Napoli|Napoli]] è una religione. Maradona è Dio e Lavezzi è il suo erede. ([[Víctor Ruiz]])
*Nei miei anni in Irpinia ho affrontato tanti campioni italiani e stranieri [...]. In un derby, per evitare l'espulsione di De Napoli, Bianchi mi mise a marcare Maradona nel primo tempo. Lo feci bene, ma pensavo sempre che prima o poi avesse inventato qualcosa. ([[Salvatore Vullo]])
*Non si scriverà mai abbastanza di questo grande, fascinoso, completo giocatore che ha fatto del calcio una religione, estraendo l'innata ispirazione da uno spirito fanciullesco e da un animalesco istinto che lo vuole amico, suddito e insieme sacerdote di Giove Palla. ([[Italo Cucci]])
*Penso che dopo venticinque minuti ogni compagno avesse messo la sua foto vicino al letto pregando che non si facesse male. Hai mai sentito qualche compagno di squadra parlare male di Diego? No, e sai perché? Perché lui voleva davvero bene a noi compagni e noi ne volevamo a lui. ([[Luciano Castellini]])
*Per conto mio, gli ho sempre riservato dei grandi applausi, anche la sera della finale {{NDR|dei Mondiali 1990}}. ([[Silvio Berlusconi]])
*Per me Diego Armando Maradona è il più grande calciatore di tutti i tempi senza se e senza ma. Non solo. Le prestazioni di Maradona sono state evidentemente penalizzate dalla tossicodipendenza e non certo agevolate come in chi ha fatto ricorso alla pratica del doping. La cocaina NON è dopante. Non solo. Diego Armando Maradona è caduto e si è rialzato. Senza trucco e senza inganno. Davanti al mondo senza nascondere nulla. Sempre a testa alta. Per tutti questi motivi Diego Armando Maradona è per me un idolo, un esempio di come si possa guarire da un brutto male sfidando il mondo senza mai abbassare lo sguardo. Senza mai perdere la dignità. ([[Francesco Repice]])
*Quando Maradona è arrivato, [[Napoli]] era la città del post-terremoto, del colera di poco più di dieci anni prima, della criminalità che faceva il salto di qualità. Ma era anche una città vivissima: c'è Lucio D'Amelio e da poco è passato [[Andy Warhol]], sono gli anni della musica di [[Sergio Bruni]] e di [[Pino Daniele]] e di tutto il neapolitan power; di una scena letteraria florida. Non una Napoli milionaria, ma ricchissima sì, vivace. È però la sola presenza di Maradona ad accendere un faro: il mondo guarda Napoli. Per la prima volta, con intensità, come non succede da tempo. Come non succedeva, forse, da quando era una capitale borbonica. Improvvisamente Napoli ha preso consapevolezza del suo essere metropoli. Ed è tornata a essere la Capitale perduta che sempre si ripete di essere. ([[Massimiliano Virgilio]])
*Quando pensi al numero 10 a chi pensi? A Maradona. Lui è il simbolo del [[maglia numero dieci|numero 10]]. La gente oggi vuole vestire la maglia numero 10 per Maradona. ([[Zlatan Ibrahimović]])
*Quel gol su punizione al San Paolo nel '95 {{NDR|in realtà nel 1985}} contro la mia Juve è stato una cosa pazzesca, un virtuosismo degno di Paganini che ha sfidato le leggi stesse della fisica. Ma Diego quel gol sapeva di poterlo fare, non gli è certo venuto per caso. Così come i virtuosismi del più grande violinista, frutto sì di estro e istinto personale ma anche di grande lavoro e studio. Idem Maradona, con le sue ore e ore di palleggi. La palla era il suo violino. ([[Salvatore Accardo]])
*''Se io fossi Maradona | vivrei come lui, | perché il mondo è un pallone | che si vive a fior di pelle.'' ([[Manu Chao]])
*Si può dire che Maradona, Pelé e Di Stefano equivalgano a Bach, Mozart e Beethoven. Sono i fuori categoria. Dopo di che si può tranquillamente parlare di calciatori bravi, anzi bravissimi: Causio, Tardelli, Maldini, Riva. ([[Rino Marchesi]])
*{{NDR|«Com'è essere allenati da una leggenda?»}} Solo vederlo lì era una spinta in più per noi. Quando ci parlava, noi avevamo una voglia incredibile di uscire e dare tutto in campo. Io avevo quella sensazione: non importava ciò che diceva, era proprio la sua essenza, il suo stare lì, il rispetto che avevano tutti nei suoi confronti. Non ho visto con nessun altro allenatore un'atmosfera simile. ([[Javier Pastore]])
*Un genio come Maradona in una città come Napoli finisce in quella teoria di miti e personaggi che vengono mitizzati e nei quali si riconosce, nel bene o nel male, per la loro irregolarità. Se Milano è la città degli affari, Roma della politica e della Chiesa, Napoli appare di difficile definizione, se non attraverso i suoi miti naturali, come il mare e il Vesuvio, come Eduardo, Totò e Pulcinella. Maradona rientra in questi personaggi che catalizzano un'energia e la restituiscono alla città in un gioco d'amore tra lo spettatore e l'eroe. ([[Toni Servillo]])
*Un grande personaggio, dotato di una grande umiltà. Non ha mai fatto pesare il suo estro, il suo essere fuoriclasse sul gruppo che difendeva sempre ed in prima persona. Lui aveva una sua vita personale, noi avevamo la nostra. Lo si apprezzava ancora di più negli allenamenti perché, quando terminavano le sedute, lui continuava ad allenarsi a costo anche di galleggiare sul terreno di gioco ridotto a pantano. Si divertiva come un bambino, era innamorato del pallone. ([[Domenico Penzo]])
*Un leader assoluto, che riesce a realizzare giocate stupende sempre tenendo in pugno tutta la disposizione della squadra. ([[Júnior (calciatore 1954)|Júnior]])
*{{NDR|Cosa lascia Maradona a Napoli?}} Una grande eredità tra le mani della città. Culturale e immaginaria. Un tesoro che non va sperperato perché l'ultima e unica possibilità per la città di restare sullo scenario mondiale. Lo abbiamo visto in questi giorni: gli occhi di tutto il mondo su Napoli. Allo stato attuale la città non può vantare niente di lontanamente paragonabile. Né simboli, icone, luoghi della memoria condivisi. Non bisogna farsi sfuggire, da questo punto di vista, l'opportunità di esistere. ([[Massimiliano Virgilio]])
*Viene spesso ai match di Davis, è appassionato. Ma quando l'ho incontrato sono rimasto senza parole: sai, per noi è come incontrare Dio. ([[Juan Martín del Potro]])
===[[Gianni Brera]]===
*Che Maradona fosse un genio, nessun dubbio è possibile. E che i geni siano un tantino squinternati di cerebro è risaputo e ammesso da sempre. [...] Maradona, come lei sa, ridava dignità inventiva e gestuale anche alle mani posteriori, divenute volgarissimi piedi da qualche milione di anni.
*Maradona, come tutti puro isso, cura lo suo particulare: ma questo non toglie che, eccellendo di per sé, egli esalti anche la squadra di cui è per solito gran parte. In effetti, Maradona è un carico da undici rinforzato: nessuno scopre nulla affermandolo. È un genio della pelota, dell'invenzione prestipedatoria, dell'esecuzione tecnica cum phantasia. A ragion veduta la squadra deve giocare per lui come lui gioca per la squadra. Ma è chiaro che non può sognarsi, lui solo, di imporsi ad undici avversari degni di questo nome. Il calcio è gioco collettivo per eccellenza: chi si illude di poter reggere solo soletto agli avversari tutti è un povero nesci, un megalomane, un solipsista insopportabile. Si capisce, Maradona è anche Primadonna: non è mai accaduto che un artista, quale che fosse il di lui o di lei sesso, non indulgesse anche alle fisime o comunque agli atteggiamenti tipici della primadonna.
*Maradona è la bestia iperbolica, nel senso infernale, anzi mitologico di Cerbero: se fai tanto di rispettarlo secondo lealtà sportiva, lui ti pianta le zanne nel coppino e ti stacca la testa facendola cadere al suolo come un frutto dal picciolo ormai fradicio. È capace di invenzioni che forse la misura proibiva a [[Pelé|Pelè]], morfologicamente irregolare nei soli piedi piatti, peraltro funzionali nella bisogna pedatoria. Maradona è uno sgorbio divino, magico, perverso: un jongleur di puri calli che fiammeggiano feroce poesia e stupore (è dei poeti il fin la meraviglia). Talora uno dei suoi piedi serve fulmineamente l'altro per una sorta di paradossale ispirazione atta a sorprendere: ma quando vuole, questo leggendario scorfano batte il lancio lungo che arriva, illumina, ispira: capisci allora che i ghiribizzi in loco erano puro divertissement: esibizione per i semplici: se il momento tecnico-tattico lo esige, in quelle tozze gambe animate dal diavolo entra solenne il prof. Euclide. E il calcio si eleva di tre spanne agli occhi di coloro che, sapendolo vedere, lo prediligono su tutti i giochi della terra.
*Maradona ha confermato di non essere uomo-squadra, bensì favoloso match-winner (cioè vincitore di incontri): è un centravanti spiazzato per convenienza tattica: ma quando il momento agonistico lo richiede sa trovarsi perfettamente coordinato al posto giusto, e per coordinato intendo dire in grado di inventare quel che dentro gli ditta il genio innato.
===''[[Federico Buffa racconta Storie Mondiali]]''===
*Ci sono due gol che sono un salto nel vuoto, un continuo sprezzo e disprezzo del pericolo, e poi un dribbling, una finta, una schivata a tutto quello che tatticamente è stato fatto su un campo di calcio. {{NDR|riferito alla doppietta di Maradona contro l'Inghilterra}}
*Comincia a toccarla come fa lui, con questo sinistro, che ha un ritmo diverso. Appena l'avversario prepara muscolarmente l'intervento, lui già è arrivato prima. E continua a toccartela tenendo una falcata lunghissima. Non arriva a un metro e settanta, ma ha una forza e una centralità che ti impediscono di spostarlo, è come [[Mike Tyson]], che era molto più piccolo degli altri massimi, ma spostalo... arriva prima lui!
*Diego non è mai arrivato il giorno che spiegavano di che cosa bisognava avere paura. Diego reagisce ad una voce sola: quella del suo istinto.
*L'antitesi del triviale è Diego Maradona e nel Mondiale dell'86 in qualsiasi espettorazione, in qualsiasi secondo delle partite dell'Argentina lui c'è. C'è sempre. Non c'è neanche un grado di separazione.
===[[Corrado Ferlaino]]===
*Cosa vuol dire aver avuto Maradona in squadra? Diego calcisticamente ha rappresentato un grosso successo del Napoli, del club, di tutti i tifosi partenopei. Ci eravamo abituati a vederlo giocare con noi e non ci rendevamo conto di quanto fosse grande. Ogni partita che giocava diventava una cosa da antologia. Sono ricordi davvero unici.
*Era il 1984, nella hall dell'albergo di Barcellona il barista non sapeva chi fossi e mi disse: "Che fregatura per il Napoli. Ha speso 13 miliardi per un ex giocatore". Io gli risposi la verità: "Per Maradona avrei speso anche il doppio". Diego è stato il più grande campione e il più grande affare della storia del calcio. Lui dice che non mi ama, ma io so cosa dice il suo cuore. Sono stato il suo carceriere, l'ho tenuto per sette anni e prima e poi mai era stato più di due anni in un posto. Si può amare il tuo carceriere?
*Maradona l'ho salvato decine di volte. Con l'antidoping soprattutto. [...] dalla domenica sera al mercoledì Diego, come qualcun altro del Napoli, soprattutto calciatori giovani, era libero di fare quel che voleva, ma il giovedì doveva essere pulito, non so se mi spiego. Del resto, basta non assumere cocaina per un certo periodo di tempo perché questa non risulti alle analisi del dopo partita. {{NDR|Il general manager}} Moggi, {{NDR|il massaggiatore}} Carmando, il medico sociale chiedevano ai giocatori se erano a posto, allora non sapevo cosa accadeva, però qualche anno dopo sono venuto a conoscenza che si adottava un trucco: se qualcuno era a rischio gli si dava una pompetta contenente l'urina di un altro, l'interessato se la nascondeva nel pantalone della tuta e quando entrava nella stanza dell'antidoping, invece di fare il suo "bisognino" versava nel contenitore delle analisi l'urina "pulita" del compagno. Nonostante questo, Diego quel giorno del 1991 fu trovato positivo, Moggi gli aveva chiesto se era in condizione e lui rispose: sì lo sono, va tutto bene. Il fatto è che i cocainomani mentiscono a se stessi. Risultò positivo e quando l'allora presidente {{NDR|della Lega Nazionale Professionisti}} Nizzola mi chiamò in via confidenziale per darmi la notizia fu troppo tardi. Insistetti, gli dissi: presidente dimmi cosa posso fare, ma lui rispose: ormai non puoi fare più nulla.
===[[Moreno Ferrario]]===
*Il primo anno andavamo male, eravamo in ritiro prima di una gara con l'Udinese. Ferlaino, il presidente, ci venne a minacciare: se non avessimo vinto, avrebbe cacciato l'allenatore, Rino Marchesi. Maradona si alzò, prese la parola e gli disse: "va bene, ma prima caccerai me, e poi lui", indicando col dito un compagno. "E poi lui", indicandone un altro. E alla fine tutti, "perché in campo ci andiamo noi e se perdiamo la colpa è solo nostra". Ferlaino ammutolì. Alla fine vincemmo quella partita 4 a 3.
*Mi ha insegnato una cosa molto importante: nel calcio la parola "io" è proprio l'opposto di quello che serve ad una squadra; c'è sempre il "noi" di mezzo. Quando noi, come gruppo, ci trovavamo in difficoltà, era sempre il primo a metterci la faccia. Maradona giocava per la squadra, mai per sé stesso. Metteva ogni compagno nelle condizioni migliori di recuperare da un eventuale errore in campo.
*Per me, il più grande. E non solo come giocatore, ma come persona. La gente che giudica per quello che ha fatto fuori dal campo non lo ha mai conosciuto. Diego era fatto così, ha sempre vissuto la vita che voleva vivere. [...] Certo, i nostri caratteri erano agli opposti, io alle 10 di sera andavo a dormire, lui non dormiva mai. Agli allenamenti a volte dovevamo scongiurarlo di presentarsi per non far imbufalire Ottavio Bianchi, l'allenatore... ma quando vedeva qualcosa di tondo, cambiava e correva a giocare e a farci divertire.
===[[Lillo Gullo]]===
*{{NDR|Su Maradona, idolo di Napoli già nel 1985}} A Napoli abbiamo avuto conferma di questo binomio tifo-business. Sono tante le iniziative più o meno legali (il famoso "sommerso") collegati al Pibe de Oro: dalle magliette ai quaderni, dai pupazzetti ai posters, e così via. Chi non commercia "in Maradona", non per questo lascia in pace l'argentino, la cui presenza viene continuamente evocata con scritte sui muri, fotografie, dediche autografe e qualche striscione sopravvissuto agli eccessi del Maradona day. In altre parole, a noi è sembrato che il Pibe de Oro non solo sia lo sponsor forzato di buona parte dell'economia sommersa partenopea, ma anche il taumaturgo dell'intera città. E per il popolino, sempre alla ricerca di santi protettori, la febbre di Maradona – che ormai fa concorrenza perfino a [[San Gennaro]] – ha veramente qualcosa di religioso. Non a caso, come i santi, lo hanno messo recentemente nel presepe. Non a caso, sempre come si fa con i santi, hanno battezzato tanti bambini con il suo nome.
*Cantava qualche anno fa [[Pino Daniele]]: "Napule è mille culure...". Da quando la squadra di [[Rino Marchesi|Marchesi]] ha ripreso a vincere e Maradona a segnare, la città partenopea non ha più "mille colori", ma solo due: il bianco e il celeste, cioè quelli della formazione di casa.
*{{NDR|Sulla tripletta allo [[stadio San Paolo]] il 24 febbraio 1985 nella partita Napoli - Lazio}} Erano contro due squadre. Uno dei 22 calciatori ha segnato tre goal da antologia al povero portiere [[Fernando Orsi|Orsi]]: il primo agganciando di destro e calciando al volo di sinistro, il secondo con pallonetto, il terzo dalla bandierina del corner. Infine, lo stesso giocatore, con un assist impeccabile, ha fatto realizzare un quarto goal ad un suo compagno. Le due squadre, come tutti sanno, erano Napoli e Lazio. Il fuoriclasse, balzato nella classifica cannonieri al secondo posto dopo [[Platini]] non poteva che essere lui: Diego Armando Maradona che, come l'attore-regista [[Massimo Troisi]], può davvero ricominciare da tre.
===[[Franz Krauspenhaar]]===
*A [[Napoli]] divenne napoletano espanso, portò la follia del tango e di un paese troppo esteso e svariato in una rocca antica, piena di contraddizioni e frustrazioni temperate da una tragica allegria; a Napoli divenne [[Masaniello]] d'un sogno, conquistador d'una isola nella quale la [[Curzio Malaparte#La pelle|pelle di Malaparte]] s'era seccata da decenni attendendo una sutura.
* [[Araba fenice]] d'una ''favela'' grande come il mondo, o di un mondo tutto riassunto in favela: ricco come pochi sportivi, Maradona manteneva dentro di sé la fame delle origini scassate, come se la sua anima fosse rimasta povera e disperata, con nulla da perdere. Perciò, arrivò a perdere quasi tutto: l'anima, il corpo, la vita; prima di risorgere all'ultimo minuto.
* Il grande, lungo canto a [[Campionato mondiale di calcio 1986|Messico 86]], contro l'Inghilterra detestata, quel mezzo giro di trottola a metà campo e la lunga corsa, il saltello continuato del sinistro a sfiorare la sfera, dentro il dribbling di cerveza ubriacante, mezza Inghilterra lasciata col sedere per terra, fino al gol, il capolavoro d’azione, il grande, lungo canto di Maradona.
===[[Fernando Orsi]]===
*Ho preso tanti gol nella mia vita, ma averli subiti da lui è stato un onore, sono quei gol che non ho mai pensato fossero banali e ne sono fiero, perché parliamo di uno dei giocatori più forti della storia del calcio. [...] Per me è stato un grande onore, perché aver giocato contro un fenomeno come lui ti lascia dei ricordi indelebili per tutta la vita, affrontare un giocatore come lui è un picco importante della carriera di qualsiasi giocatore di calcio.
*Se ne va un pezzo della mia vita. Addio Maradona, forse finalmente lassù troverai la pace che meriti.
*{{NDR|Sui due gol-capolavoro subiti da Maradona come portiere nella partita contro il Napoli del 24 febbraio 1985}} Sono due gol rimasti nella storia. Al termine della partita non mi disse nulla ma io dico sempre che se mi avessero dato un centesimo per ogni volta che quei gol sono passati in televisione io oggi sarei milionario.
===[[Jorge Valdano]]===
*Come sono fragili gli dei del calcio, vero? Diego vive nell'immaginario collettivo come un eroe che ha compiuto l'impresa di renderci felici e vincenti; ma quello è un miracolo pericoloso, come sono pericolosi i bei ricordi che non ti danno una seconda possibilità. Perché senza il pallone, Maradona è solo un uomo che non trova la maniera di essere all'altezza del suo ricordo perfetto. Né ai suoi occhi né agli occhi degli altri.
*Credevo che Diego ripulisse il calcio da ogni male e lo abbellisse con ogni bene, perché in lui coincidevano il genio e la tecnica. Non mi ero soffermato sul corpo. Da allora, Maradona è stato grasso e magro, lento e rapido, sano e infortunato. In varie occasioni, frettolosi specialisti arrivarono a stendere per lui un anno di morte calcistica, probabilmente dimenticando che i gatti, oltre a godere del privilegio di non allenarsi, hanno sette vite. A Maradona ne restavano ancora diverse.
*Di Maradona basta dire che tutto quel che faceva su un campo di calcio era perfettamente irragionevole.
*Non c'è da preoccuparsi. Il talento calcistico più grande del mondo è custodito in un luogo perfetto: il corpo di Diego Armando Maradona. Il deposito del tesoro – quel cofanetto di ossa, muscoli e tendini che racchiude innumerevoli malizie calcistiche – è in se stesso una meraviglia.
*Tifosi di tutti i quartieri tradivano le loro squadre del cuore per vedere quel genio per il quale un fazzoletto di terreno era più di un latifondo. Alcuni lo confusero con Dio, e quando sei poco più che un bambino non hai motivo di mettere in dubbio l'opinione dei grandi.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Diego Armando Maradona, ''Io sono el Diego'', traduzione Alberto Bracci, Fandango Libri, 2002. ISBN 8887517312
*[[Marco Pastonesi]] e Giorgio Terruzzi, ''Palla lunga e pedalare'', ''Dalai Editore'', 1992. ISBN 88-8598-826-2 ([http://books.google.it/books?id=bWPm4d23hDUC Anteprima su Google Books])
==Filmografia==
*''[[Tifosi]]'' (1999)
==Voci correlate==
*[[Hugo Maradona]] – fratello
*[[Mano de Dios]]
*''[[Maradona - La mano de Dios]]''
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Maradona, Diego Armando}}
[[Categoria:Allenatori di calcio argentini]]
[[Categoria:Calciatori argentini]]
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Barcellona
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Marcella Medici (BEIC)
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[[Immagine:BCN01.JPG|thumb|right|Veduta di Barcellona]]
Citazioni su '''Barcellona'''.
*A dí 7 dalla Rocca venimo a Barzalona, discosto leghe quattro, dove stemo uno dí per vederla. La cittá è tutta in piano e posta in sul mare, e di sito molto atto alle mercatantie, le quali non vi fioriscono però come pel passato, in modo che la non è nelle ricchezze che la soleva e massime stando la corte in Castiglia; è bella cittá e grande e bene popolata; non vi si vede edifici particulari molto notabili né molto eccellenti, ma universalmente le case sono belle e belle in ogni luogo della cittá, in modo che come dicono loro e veramente, è cittá per tutto, in modo che a giudicio mio questa è la piú mirabile cosa che la abbi e da potersi in questo preporre a Firenze. La chiesa catedrale, intitolata se bene mi ricordo in santa Eulagia, è piccola chiesa ma è bello edificio e bene inteso: èvi uno altare di argento dove è molta materia e molto lavoro; ha una sagrestia ricchissima dove sono molte reliquie, e tra le altre uno Innocentino che dal capo in fuora è molto bene conservato, e si vedono tutti e’ membri distinti; uno velo della Nostra Donna; è molto ricca di ornamenti di oro, di argento e di gioie; ha bellissimi paramenti ed in effetto molto suntuosa. Conservanvi fra le altre cose notabili lo stocco e lo scettro del re Martino, che fu l’ultimo loro re che fussi catelano; le strade sono lastricate e nette al costume di Firenze. ([[Francesco Guicciardini]])
*Barcellona era la città più aperta del mondo: cosmopolita, meticcia, curiosa. ([[Mario Vargas Llosa]])
*La cosa più brutta per chi sia ricercato dalla [[polizia]] in una [[città]] come Barcellona è che tutte le botteghe restano chiuse fino a tardi. ([[George Orwell]])
*Quando si dorme all'aperto ci si sveglia sempre all'alba, e non c'è un caffè a Barcellona che si apra molto prima delle nove. ([[George Orwell]])
*Una volta da ragazzino andai a vedere ''Il segno di Zorro''... Sa, il film con Tyrone Power, regia di Rouben Mamoulian. [...] A un certo punto il cattivo, che era interpretato da Basil Rathbone, viene presentato come "un ex maestro di scherma a Barcellona". Sentendo la parola "Barcellona" noi mocciosi ci rizzammo tutti sulle poltrone con un brivido. Ci davamo di gomito: ha detto "Barcellona"? Davvero l'ha detto? Non potevamo crederci. Fino a quel momento eravamo convinti di non esistere. ([[Juan Marsé]])
==Altri progetti==
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[[Categoria:Città della Spagna]]
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[[Immagine:BCN01.JPG|thumb|Veduta di Barcellona]]
Citazioni su '''Barcellona'''.
*A dì 7 dalla Rocca venimo a Barzalona, discosto leghe quattro, dove stemo uno dì per vederla. La città è tutta in piano e posta in sul mare, e di sito molto atto alle mercatantie, le quali non vi fioriscono però come pel passato, in modo che la non è nelle ricchezze che la soleva e massime stando la corte in Castiglia; è bella città e grande e bene popolata; non vi si vede edifici particulari molto notabili né molto eccellenti, ma universalmente le case sono belle e belle in ogni luogo della città, in modo che come dicono loro e veramente, è città per tutto, in modo che a giudicio mio questa è la più mirabile cosa che la abbi e da potersi in questo preporre a Firenze. La chiesa catedrale, intitolata se bene mi ricordo in santa Eulagia, è piccola chiesa ma è bello edificio e bene inteso: èvi uno altare di argento dove è molta materia e molto lavoro; ha una sagrestia ricchissima dove sono molte reliquie, e tra le altre uno Innocentino che dal capo in fuora è molto bene conservato, e si vedono tutti e' membri distinti; uno velo della Nostra Donna; è molto ricca di ornamenti di oro, di argento e di gioie; ha bellissimi paramenti ed in effetto molto suntuosa. Conservanvi fra le altre cose notabili lo stocco e lo scettro del re Martino, che fu l'ultimo loro re che fussi catelano; le strade sono lastricate e nette al costume di Firenze. ([[Francesco Guicciardini]])
*Barcellona era la città più aperta del mondo: cosmopolita, meticcia, curiosa. ([[Mario Vargas Llosa]])
*Una volta da ragazzino andai a vedere ''Il segno di Zorro''... Sa, il film con Tyrone Power, regia di Rouben Mamoulian. [...] A un certo punto il cattivo, che era interpretato da Basil Rathbone, viene presentato come "un ex maestro di scherma a Barcellona". Sentendo la parola "Barcellona" noi mocciosi ci rizzammo tutti sulle poltrone con un brivido. Ci davamo di gomito: ha detto "Barcellona"? Davvero l'ha detto? Non potevamo crederci. Fino a quel momento eravamo convinti di non esistere. ([[Juan Marsé]])
==Altri progetti==
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[[Categoria:Città della Spagna]]
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California
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[[File:Flag of California.svg|thumb|upright=1.2|Bandiera della California]]
Citazioni sulla '''California'''.
*– C'è un solo posto in cui vale la pena di andare: la California. C'è il sole, le donne mezze messicane e mezze americane, c'è l'oro, le arance.<br>– E poi c'è il mare. Dicono che è come una grande prateria azzurra. (''[[Il ritorno di Harry Collings]]'')
*''California, riposa in pace, | sollievo simultaneo, | California, mostra i denti, | lei è la mia sacerdotessa, io sono il tuo sacerdote.'' ([[Red Hot Chili Peppers]])
*Che tutto sia possibile è la cosa migliore di questo posto – e anche la peggiore. ([[Rebecca Solnit]])
*''Il fulgido, aurato spettacolo della California.'' ([[Walt Whitman]])
*La California è piena di cause significative. [[New York]], invece, è piena di rumori privi di significato e questa potrebbe essere la sua salvezza. ([[Lou Reed]])
*La California è una potenza economica e tecnologica; senza di essa l’America sarebbe più povera e più debole di quanto è. ([[Paul Krugman]])
*La California era un altro mondo: palme, sole, spiagge, attori famosi, Jerry West, Anita Bryant, Mickey Mouse, succo d'arancia, orsi e sequoie giganti. ([[Flea]])
*La primavera è splendida in California. Le valli dove cresce la frutta sono mari fragranti, screziati di rosa e di bianco. I primi viticci dell'uva, sbucati dai vecchi ceppi contorti, si spandono a cascata ricoprendo i tronchi. Le verdi colline in fiore sono tonde e morbide come seni. E sulle pianure ortive si stendono a perdita d'occhio le schiere di pallide lattughe e minuscoli cavolfiori, l'irreale grigio-verde delle piante di carciofi.<br>Poi di colpo le foglie si affacciano sui rami, e i petali cadono dagli alberi da frutta e tappezzano di rosa e di bianco la terra. Il cuore dei germogli si gonfia e prende forma e colore: ciliegie e mele, pesche e pere, fichi che racchiudono il fiore nel frutto. Tutta la California freme di vita nascente, e i frutti si fanno pesanti, e gravano i rami fino a curvarli, tanto che bisogna puntellarli affinché il peso non li schianti. ([[John Steinbeck]])
*Nei californiani ho sempre percepito qualcosa di innato e geneticamente indotto, ovvero che la California è un posto di morte, un posto da cui la gente è attratta perché non capisce che di fatto ha paura di ciò che vuole. È un posto nuovo, e i californiani scappano dalla loro storia fiondandosi contemporaneamente verso la stessa estinzione. Desiderio e morte sono mescolati con il brivido e il rischio dell'ignoto. È una variante di quello che Freud chiamava «istinto di morte». ([[Kim Gordon]])
*Quando un giovane viene da me dicendomi che vuole fare l'[[attore]] e mi chiede da dove iniziare, io gli dico sempre di andare a [[New York]] e di trovarsi un bravo insegnante di recitazione. E loro dicono: "Sì, ma in realtà io voglio andare in California e recitare in spot pubblicitari per fare subito soldi...". "Ok – dico – Allora vacci e non rompere!" ([[Dustin Hoffman]])
==Altri progetti==
{{interprogetto|wikt=California}}
[[Categoria:Stati degli Stati Uniti d'America]]
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Seconda lettera ai Corinzi
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text/x-wiki
{{Nuovo Testamento}}
'''''Seconda lettera ai Corinzi''''', testo contenuto nella Bibbia cristiana e attribuito a [[Paolo di Tarso]].
==[[Incipit]]==
[[Paolo di Tarso|Paolo]], apostolo di [[Gesù|Gesù Cristo]] per volontà di Dio, e il fratello [[Timoteo (discepolo di Paolo)|Timòteo]], alla chiesa di Dio che è in Corinto e a tutti i santi dell'intera Acaia: grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo.
==Citazioni==
*Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni [[consolazione]], il quale ci consola in ogni nostra [[tribolazione]] perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione con la consolazione con cui siamo consolati noi stessi da Dio. Infatti, come abbondano le sofferenze di Cristo in noi, così, per mezzo di Cristo, abbonda anche la nostra consolazione. Quando siamo tribolati, è per la vostra consolazione e salvezza; quando siamo confortati, è per la vostra consolazione, la quale si dimostra nel sopportare con forza le medesime sofferenze che anche noi sopportiamo. La nostra speranza nei vostri riguardi è ben salda, convinti che come siete partecipi delle sofferenze così lo siete anche della consolazione. (1, 3 – 7)
*Il Figlio di Dio, Gesù Cristo che abbiamo predicato tra voi, io, [[Sila (apostolo)|Silvano]] e [[Timoteo (discepolo di Paolo)|Timoteo]], non fu "sì" e "no", ma in lui c'è stato il "sì". (1, 19)
*Giunto pertanto a Troade per annunziare il vangelo di Cristo, sebbene la porta mi fosse aperta nel Signore, non ebbi pace nello spirito perché non vi trovai [[Tito (discepolo di Paolo)|Tito]], mio fratello; perciò, congedatomi da loro, partii per la Macedonia. (2, 12 – 13)
*Siano rese grazie a Dio, il quale ci fa partecipare al suo trionfo in Cristo e diffonde per mezzo nostro il profumo della sua conoscenza nel mondo intero! Noi siamo infatti dinanzi a Dio il profumo di Cristo fra quelli che si salvano e fra quelli che si perdono; per gli uni odore di morte per la morte e per gli altri odore di vita per la vita. (2, 14 – 16)
*Cominciamo forse di nuovo a raccomandare noi stessi? O forse abbiamo bisogno, come altri, di [[Lettera|lettere]] di raccomandazione per voi o da parte vostra? La nostra lettera siete voi, lettera scritta nei nostri cuori, conosciuta e letta da tutti gli uomini. È noto infatti che voi siete una lettera di Cristo composta da noi, scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, non su tavole di pietra, ma sulle tavole di carne dei vostri cuori. (3, 1 – 3)
*Non però che da noi stessi siamo capaci di pensare qualcosa come proveniente da noi, ma la nostra capacità viene da Dio, che ci ha resi ministri adatti di una Nuova Alleanza, non della lettera ma dello Spirito; perché la lettera uccide, lo Spirito dà vita. (3, 5 – 6)
*:La lettera uccide, mentre lo spirito vivifica. (3, 6)<ref>''Littera enim occidit, spiritus autem vivificat''. Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/37|5]].</ref>
*E se il nostro [[vangelo]] rimane velato, lo è per coloro che si perdono, ai quali il dio di questo mondo ha accecato la mente incredula, perché non vedano lo splendore del glorioso vangelo di Cristo che è immagine di Dio. (4, 3 – 4)
*Però noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, perché appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi. Siamo infatti tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. (4, 7 – 10)
*Animati tuttavia da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: ''Ho creduto, perciò ho parlato'',<ref>{{Cfr}} ''[[Salmi]]'': «''Ho creduto, perciò ho parlato''».</ref> anche noi crediamo e perciò parliamo, convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a lui insieme con voi. (4, 13 – 14)
*Per questo non ci scoraggiamo, ma se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore si rinnova di giorno in giorno. Infatti il momentaneo, leggero peso della nostra [[tribolazione]], ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria, perché noi non fissiamo lo sguardo sulle cose [[Visibile e invisibile|visibili]], ma su quelle [[Visibile e invisibile|invisibili]]. Le cose visibili sono d'un momento, quelle invisibili sono eterne. (4, 16 – 18)
*Sappiamo infatti che quando verrà disfatto questo corpo, nostra abitazione sulla terra, riceveremo un'abitazione da Dio, una dimora eterna, non costruita da mani di uomo, nei cieli. (5, 1)
*Così, dunque, siamo sempre pieni di fiducia e sapendo che finché abitiamo nel corpo siamo in esilio lontano dal Signore, camminiamo nella fede e non ancora in visione. Siamo pieni di fiducia e preferiamo andare in esilio dal corpo ed abitare presso il Signore. (5, 6 – 8)
*Se infatti siamo stati fuori di senno, era per Dio; se siamo assennati, è per voi. (5, 13)
*È stato Dio infatti a riconciliare a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione. Noi fungiamo quindi da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio. (5, 19 – 21)
*La nostra bocca vi ha parlato francamente, Corinzi, e il nostro cuore si è tutto aperto per voi. Non siete davvero allo stretto in noi; è nei vostri cuori invece che siete allo stretto. Io parlo come a figli: rendeteci il contraccambio, aprite anche voi il vostro cuore! (6, 11 – 13)
*Non lasciatevi legare al giogo estraneo degli [[Infedele|infedeli]]. Quale rapporto infatti ci può essere tra la giustizia e l'iniquità, o quale unione tra la luce e le tenebre? Quale intesa tra Cristo e [[Belial|Beliar]], o quale collaborazione tra un fedele e un infedele? (6, 14 – 15)
*Ma Dio che consola gli afflitti ci ha consolati con la venuta di [[Tito (discepolo di Paolo)|Tito]], e non solo con la sua venuta, ma con la consolazione che ha ricevuto da voi. Egli ci ha annunziato infatti il vostro desiderio, il vostro dolore, il vostro affetto per me; cosicché la mia gioia si è ancora accresciuta. (7, 6 – 7)
*[...] la [[tristezza]] secondo Dio produce un pentimento irrevocabile che porta alla [[salvezza]], mentre la tristezza del mondo produce la morte. (7, 10)
*Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da [[Ricchezza e povertà|ricco]] che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà. (8, 9)
*Siano pertanto rese grazie a Dio che infonde la medesima sollecitudine per voi nel cuore di [[Tito (discepolo di Paolo)|Tito]]! Egli infatti ha accolto il mio invito e ancor più pieno di zelo è partito spontaneamente per venire da voi. (8, 16 – 17)
*Tenete a mente che chi [[Seme|semina]] scarsamente, scarsamente raccoglierà e chi semina con larghezza, con larghezza raccoglierà. (9, 6)
*Ora io stesso, Paolo, vi esorto per la dolcezza e la mansuetudine di Cristo, io davanti a voi così meschino, ma di lontano così animoso con voi; vi supplico di far in modo che non avvenga che io debba mostrare, quando sarò tra voi, quell'energia che ritengo di dover adoperare contro alcuni che pensano che noi camminiamo secondo la carne. In realtà, noi viviamo nella carne ma non militiamo secondo la carne. Infatti le armi della nostra battaglia non sono carnali, ma hanno da Dio la potenza di abbattere le fortezze, distruggendo i ragionamenti e ogni baluardo che si leva contro la conoscenza di Dio, e rendendo ogni intelligenza soggetta all'obbedienza al Cristo. (10, 1 – 5)
*Io provo infatti per voi una specie di gelosia divina, avendovi promessi a un unico sposo, per presentarvi quale vergine casta a Cristo. Temo però che, come il [[Serpenti nella Bibbia|serpente]] nella sua malizia sedusse [[Eva]], così i vostri pensieri vengano in qualche modo traviati dalla loro semplicità e purezza nei riguardi di Cristo. (11, 2 – 3)
*Questi tali sono falsi apostoli, operai fraudolenti, che si mascherano da apostoli di Cristo. Ciò non fa meraviglia, perché anche [[satana]] si maschera da angelo di luce. Non è perciò gran cosa se anche i suoi ministri si mascherano da ministri di giustizia; ma la loro fine sarà secondo le loro opere. (11, 13 – 15)
*Cinque volte dai Giudei ho ricevuto i trentanove colpi; tre volte sono stato battuto con le verghe, una volta sono stato lapidato, tre volte ho fatto naufragio, ho trascorso un giorno e una notte in balìa delle onde. Viaggi innumerevoli, pericoli di fiumi, pericoli di briganti, pericoli dai miei connazionali, pericoli dai pagani, pericoli nella città, pericoli nel deserto, pericoli sul mare, pericoli da parte di falsi fratelli; fatica e travaglio, veglie senza numero, fame e sete, frequenti digiuni, freddo e nudità. E oltre a tutto questo, il mio assillo quotidiano, la preoccupazione per tutte le Chiese. Chi è [[Debolezza|debole]], che anch'io non lo sia? Chi riceve [[scandalo]], che io non ne frema? Se è necessario vantarsi, mi vanterò di quanto si riferisce alla mia debolezza. (11, 24 – 30)
*Perché non montassi in superbia per la grandezza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne, un inviato di satana incaricato di schiaffeggiarmi, perché io non vada in superbia. A causa di questo per ben tre volte ho pregato il Signore che l'allontanasse da me. Ed egli mi ha detto: "Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza". Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono [[Forza e debolezza|forte]]. (12, 7 – 10)
*Ecco, è la terza volta che sto per venire da voi, e non vi sarò di peso, perché non cerco i vostri beni, ma voi. Infatti non spetta ai figli mettere da parte per i genitori, ma ai genitori per i figli. (12, 14)
*Ho vivamente pregato [[Tito (discepolo di Paolo)|Tito]] di venire da voi e ho mandato insieme con lui quell'altro fratello. Forse Tito vi ha sfruttato in qualche cosa? Non abbiamo forse noi due camminato con lo stesso spirito, sulle medesime tracce? (12, 18)
==[[Explicit]]==
Per il resto, fratelli, state lieti, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell'amore e della pace sarà con voi. Salutatevi a vicenda con il bacio santo. Tutti i santi vi salutano.<br>
La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*''[http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_INDEX.HTM La sacra Bibbia]'', edizione CEI, 1974.
==Altri progetti==
{{interprogetto|preposizione=sulla}}
[[Categoria:Lettere di Paolo|Corinzi 2]]
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Lionel Messi
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text/x-wiki
[[File:Argentina team in St. Petersburg (cropped) Messi.jpg|thumb|right|Lionel Messi nel 2018]]
'''Lionel Andrés Messi''' (1987 – vivente), calciatore argentino.
==Citazioni di Lionel Messi==
{{cronologico}}
*{{NDR|Su [[Alessandro Del Piero|Del Piero]]}} È un grandissimo giocatore che ha dato tutto al calcio, alla Juventus e all'Italia. E credo che giochi un calcio molto bello e pulito, è un uomo da ammirare.<ref group="fonte">Dall'intervista ''[http://video.sky.it/?bclid=1571609790&bctid=815448481001#video Messi: «Del Piero, un uomo da ammirare»]'', Sky Sport 24, 5 marzo 2011.</ref>
*{{NDR|Su [[Ronaldo]]}} È il miglior attaccante che abbia mai visto, nessuno ha mai avuto la sua velocità d'esecuzione. Ronaldo è il mio eroe, mi sono sempre piaciuti [[Zinédine Zidane|Zidane]], [[Ronaldinho]] e [[Rivaldo]] ma Ronaldo è il migliore di tutti.<ref group="fonte">Dal ''FourFourTwo''; citato in ''[http://www.tuttomercatoweb.com/?action=read&id=397417 Messi esalta l'altro Ronaldo: "È il mio eroe"]'', ''tuttomercatoweb.com'', 6 novembre 2011.</ref>
*{{NDR|Parlando di Cristiano Ronaldo}} A livello sportivo è stata una lotta molto positiva, ci siamo cibati reciprocamente di questa [[Rivalità calcistica Messi-Cristiano Ronaldo|rivalità]] perché siamo due tipi molto competitivi, vogliamo vincere tutto e sempre, è stato bello per noi stare ai vertici per tantissimi anni perché non è facile farlo, ma è stato bello anche per i tifosi e gli appassionati che ci hanno seguito in tutti questi anni.<ref group="fonte">Dall'intervista rilasciata a ''L'Equipe'', citato in ''[https://www.gazzetta.it/Calcio/Estero/04-11-2023/messi-la-rivalita-con-cristiano-ronaldo-ha-fatto-bene-al-calcio.shtml Messi: "La rivalità tra me e CR7 ha fatto bene a entrambi, ci siamo stimolati a vicenda"]'', ''gazzetta.it'', 4 novembre 2023.</ref>
{{Int|''[http://www.corrieredellosport.it/calcio/calcio_estero/liga/2012/01/07-214159/Messi%3A+%C2%ABInter,+un+top+club+ma+io+sto+bene+al+Bar%C3%A7a%C2%BB Messi: «Inter, un top club ma io sto bene al Barça»]''|Dall'intervista al ''corrieredellosport.it'', 7 gennaio 2012.}}
*Spero di restare al Barcellona fino al termine della mia carriera. Con questa maglia sono diventato un campione e ho vinto tutto. Se non mi cacceranno loro, io non me ne andrò mai.
*Ho il massimo rispetto per campioni come [[Pelè]], [[Diego Armando Maradona|Maradona]] o [[Alfredo Di Stéfano|Di Stefano]] e non voglio essere accostato a loro adesso. Ne riparleremo quando mi ritirerò.
*{{NDR|Su [[Josep Guardiola|Guardiola]]}} Il tecnico che meglio di tutti conosce il Barcellona. È un tecnico preparato, intelligente, che sa come trattarci e come motivarci.
{{Int|''[http://www.gazzetta.it/Calcio_Estero/Liga/01-10-2012/messi-bravo-ragazzo-meglio-che-campione-912777247856.shtml Messi, il bravo ragazzo: "Meglio che campione"]''|Da un'intervista a ''El Pais''; citato in ''gazzetta.it'', 1º ottobre 2012.}}
*Prima di tutto preferisco vincere titoli con la squadra piuttosto che titoli individuali o stabilire record di reti. Però mi preoccupo più di essere una brava persona che il miglior giocatore al mondo.
*{{NDR|Quando tutto questo sarà finito, cosa ti resterà?}} Quando smetterò spero di essere ricordato per essere stato un bravo ragazzo. Mi piace fare gol, però mi piace anche avere degli amici in squadra. È bello che ti apprezzino come persona, e abbiano una buona opinione di te al di là del fatto se segni tanti gol o meno.
*La mia fortuna è stata di essere capitato in questo Barcellona.
*I premi fanno piacere, però preoccupano più voi {{NDR|i giornalisti}} che me, visto che mi chiedete sempre se sia più bravo questo o quello.
*[...] so però che stare nel Barcellona ha fatto la mia fortuna, perché qui ci sono grandissimi calciatori. Il Barça mi ha fatto vincere tutto, titoli e premi individuali, e questa squadra è già entrata nella storia per tutto ciò che ha vinto. Una cosa è certa, nel Barcellona e nell'Argentina: è la squadra che mi rende grande, senza l'aiuto dei miei compagni non farei niente, e non avrei vinto nulla.
*Battere il [[Real Madrid Club de Fútbol|Real]] è la sensazione più bella proprio per l'importanza che viene data alla partita. Loro si basano molto sul contropiede, davanti hanno giocatori velocissimi e il collegamento tra difesa ed attacco è di circa cinque secondi: non hanno bisogno di giocare bene per fare tre gol. Io conosco bene Higuain e Di Maria: il primo, se tocca la palla due volte in partita, fa due gol.
==Citazioni su Lionel Messi==
*{{NDR|Sul paragone con Maradona}} Ciò che rende Messi migliore è la sua regolarità. Non come [[Diego Armando Maradona|Maradona]]. Al Barça, Maradona è stato meno della metà di Messi. Ha così tanti anni buoni della sua carriera che deve essere considerato il migliore in assoluto. ([[Gerard Piqué]])
*Che sarà di noi quando Messi non giocherà più? ([[Ernest Folch]])
*Come si dice "imbrogliare" in catalano? Barcellona è una città culturale con molti grandi teatri e questi ragazzi hanno imparato molto bene. Lui ha imparato a recitare.<ref>Riferendosi all'azione in cui Messi ha fatto espellere Asier Del Horno, in un match di Champions League perso contro il Barcellona.</ref> ([[José Mourinho]])
*Confrontare Messi con il resto dei giocatori è come paragonare un grande poliziotto con Batman. ([[Jorge Sampaoli]])
*Dovrebbero istituire due Palloni d'Oro ogni anno, uno per lui e l'altro per gli altri. Quando vuole riesce a creare cose inimmaginabili. È il migliore del mondo. Le sue capacità si sono mantenute con il passare degli anni. ([[Jorge Sampaoli]])
*{{NDR|Alla domanda se Messi valga Maradona}} È della stessa categoria. Gioca sempre, con un rendimento sempre altissimo, è giovane e farà ancora in tempo a vincere con l'Argentina, come Maradona. Per me è sicuramente più forte di Cristiano Ronaldo, tanto più che io sono abituato a vedere anche l'uomo, non solo il calciatore: Messi, per come si comporta in campo, è un esempio per i ragazzi. ([[Paolo Maldini]])
*È il migliore di tutti e domina questo sport come solo [[Michael Jordan|Jordan]] è stato capace di fare con il basket. ([[Josep Guardiola]])
*È un dio, e come persona è ancora meglio che da calciatore. Spero possa vincere la Coppa del Mondo con l'Argentina. L'ho conosciuto quando era ragazzino e l'ho visto crescere, si merita il meglio. ([[Samuel Eto'o]])
*È un giocatore unico e completo: è un finalizzatore letale ma è anche capace di tornare a centrocampo per aiutare la squadra. Marcarlo a uomo è impossibile, è tutto il sistema squadra che deve funzionare alla perfezione per ingabbiarlo. Siamo di fronte un vero genio del calcio, è come Maradona. In questo momento nessuno è come lui. ([[Arrigo Sacchi]])
*{{NDR|Sul confronto con Cristiano Ronaldo}} La velocità mentale e fisica di Messi è insuperabile. [[Cristiano Ronaldo]] ha raggiunto un livello straordinario, ma ha avuto la sfortuna di capitare nella stessa epoca di Messi. Non c'è paragone tra i due, è chiaro a tutto il mondo. A meno che tu non sia del Real Madrid... ([[Xavi]])
*L'ho visto dal vivo, Messi. Facevo il raccattapalle, Juve-Barcellona 3-0. Non giocò la sua partita migliore, ma se mi dite di descrivere il modo in cui tocca il pallone, non ci riesco. ([[Fabio Miretti]])
*La sua carriera non si legge solo attraverso i numeri quasi disumani di assist, di gol, di punizioni, di invenzioni. Messi ha dimostrato al mondo che tutto è possibile, che ognuno di noi possiede il proprio talento, e prima o poi avrà l’occasione per dimostrarlo. E il calcio è lo sport più bello del mondo proprio perché un nanerottolo che nessuno voleva mettere in campo è diventato il campione più grande. ([[Aldo Cazzullo]])
*Mai visto uno come lui. Oggi molti dicono che passeggia tra le linee aspettando il momento. Non è vero. Lui lo crea il momento. Sa sempre dove stare, come e quando accelerare. Nessuno vince le partite da solo, ma Messi in forma può fare tre gol da solo. E allora è difficile che poi le perdi. ([[Thiago Motta]])
*Messi, [[Neymar]] e [[Luis Suárez (calciatore 1987)|Suarez]] rappresentano il tridente migliore della storia. Secondo il mio parere, Leo è addirittura il numero uno di tutta la storia del calcio, nessuno ha mai fatto quello che ha fatto lui. ([[Andrés Iniesta]])
*Messi è dieci spanne su tutti gli altri. Negli ultimi cinque anni ha fatto centinaia di gol ed ha una continuità devastante. ([[Antonio Cassano]])
*Messi è il miglior giocatore che ho visto giocare, e probabilmente diventerà il migliore di sempre. Messi è unico e fa la differenza. ([[Josep Guardiola]])
*Messi è il migliore di sempre, c'è così tanta differenza con gli altri che è stupido anche solo dubitare di questa cosa. ([[Luis Enrique]])
*Messi è il migliore di tutti, gioca dove e come vuole. Senza mancare di rispetto a chi c'era prima non ci sono paragoni, non c'è niente da fare. Alcuni confronti sono ridicoli. I giocatori di prima erano meno forti fisicamente, ora sono tutti molto più preparati e anche i tecnici lo sono molto di più. ([[Luis Enrique]])
*Messi è invece l'accelerazione e l'accensione, il portatore di superiorità numerica oltre che un finalizzatore come al mondo ce n'è soltanto un altro, Ronaldo. ([[Ivan Zazzaroni]])
*Messi è semplicemente il migliore, per me è un onore dividere la stanza con lui ma anche gli obiettivi e la maglia. ([[Neymar]])
*Messi è una persona tranquilla, umile, che parla solo quando deve parlare. È il capitano e leader della squadra, non si immischia in situazioni che non lo riguardano. Gioca come il miglior giocatore del mondo ma vive come una persona qualsiasi. ([[Gerardo Martino]])
*{{NDR|Nel dicembre 2012}} Messi ovunque va è apprezzato. Ma poi non so se farebbe altrettanto bene altrove: la prova è che in Champions League non ha mai segnato in Inghilterra. ([[Adel Taarabt]])
*Neymar è più forte di Messi, perché gioca bene sia di destro che di sinistro. Messi fa bene nel Barcellona, ma quando va in nazionale ha sempre problemi. ([[Pelé]])
*{{NDR|Alla domanda se Messi sia meglio di Maradona}} Non si può sapere, però sta superando tutti i limiti possibili e immaginabili. Gioca 60 partite all'anno ed è strano che non faccia una doppietta. Messi ha tutto per essere il migliore della storia, oggi è difficile compararlo a Diego perché uno si è ritirato e l'altro no. ([[Esteban Cambiasso]])
*Quando ci giochi contro e vedi la cattiveria e la rabbia con la quale fa determinati movimenti, con la quale prepara il tiro e scaglia il pallone, capisci che si tratta di un giocatore di un'altra categoria. Quando calcia uno come lui [...], ti accorgi che il peso della palla è diverso rispetto a quella calciata da un giocatore "normale". ([[Gianluigi Buffon]])
*Ricordo gli esordi di Messi, era un ragazzino. Fui io a dargli l'assist per il suo primo gol, in un match contro l'Albacete. Fece un gol straordinario e io pensai: questo è un fuoriclasse, è nato un 'crack'. Non ha mai avuto bisogno di consigli, nemmeno da ragazzino, sapeva sempre che cosa fare. Lui è il migliore del suo tempo, come Maradona lo era del suo. ([[Ronaldinho]])
*Se il Pallone d'Oro viene assegnato al migliore giocatore del mondo, Leo lo avrebbe dovuto ottenere ogni anno a partire dal 2009. Altro livello. ([[Gerard Piqué]])
*Se sogno di raggiungere il livello di Leo? Un momento, non sogno di essere come Messi, perché lui sogna di essere come me... ([[Sergio Agüero]])
*Solo nel genio di Messi c'è una giocata così, che riporta Maradona dentro un campo da calcio. Dribbla tutti, anche i cammelli del deserto, e dà la palla a Julian Alvarez. Questo sta facendo Messi. [...] Slalomeggia lungo la linea laterale, non lo prendono mai, non lo vedono mai. Arresto, ripartenza, non c’è spazio, lo genera, lo inventa, dribbla tutti gli uomini, elargisce amore a tutti attraverso una palla da calcio, questo sta facendo Messi. Ridisegna i confini del suo destino. Questo sta facendo. [...] Sono gli occhi di un fuoriclasse, gli occhi di un bambino che ama il calcio, Lionel Messi, e che lo elargisce a tutti quanti, tutti quanti, anche a chi non sa amare. Aprite il cuore, e ringraziate che Messi sta giocando ancora per tutti quanti, questa è l'unica cosa da dire. ([[Daniele Adani]])
*Sono contento di quello che sta facendo, sta dimostrando da tanti anni di essere il miglior giocatore del mondo. Rappresenta il calcio nel mondo, quando c'è lui in campo la gente si diverte. Ha ancora tanti anni davanti, è bello che sia argentino come me. ([[Javier Zanetti]])
*Spesso sentiamo parlare del confronto tra Messi e Cristiano, tuttavia l'argentino andrebbe paragonato solo a gente come Pelè, Maradona e Cruyff, i simboli della storia del calcio mondiale. C'è una differenza tra i due ed è grande. Uno è un Dio, l'altro ci sono giorni nei quali può fare qualcosa... ([[Hristo Stoičkov]])
===[[Diego Armando Maradona]]===
*{{NDR|Nel 2010}} Vedere giocare Messi è meglio che fare sesso.
*{{NDR|Nel 2010}} Gioca a calcio come Gesù. La cosa migliore è che Leo sia argentino, non brasiliano, spagnolo, tedesco, francese o italiano e tutti dovranno riconoscere che il migliore del mondo è nato in questo paese.
*{{NDR|Nel 2011}} Sì, Messi è il nuovo me. Tanti sono stati accostati a me, ma credo che con lui si sia definitivamente trovato il mio erede. È capace di azioni uniche, di magie irripetibili con il pallone, e tutto ciò lo rende speciale. Ma non solo: è un fenomeno anche nel gioco di squadra, sacrificandosi spesso per i compagni. Pressa e difende come tutti gli altri in fase di non possesso. E poi, quando gli arriva la sfera, è capace di cose che non ti aspetteresti mai.
*{{NDR|Nel 2015}} Leo è ancora alla ricerca di un suo stile e credo che lo troverà presto. Il mio era riconoscibilissimo già agli inizi della carriera. Forse è per questo che potrei essere indicato come migliore di Leo. Ha segnato più gol? Vero, ma i miei erano molto più belli.
===[[Cristiano Ronaldo]]===
*È un ragazzo e un giocatore fantastico. È nella storia del calcio, credo che dovrò vincere altri sei, sette o otto Palloni d'Oro per essere sopra di lui. Non siamo amici, ma abbiamo condiviso questo palcoscenico per 15 anni. Abbiamo un buon rapporto. So che mi ha spinto a diventare un giocatore migliore, così come io ho spinto lui a diventare un giocatore migliore.
*Penso che siamo stati da stimolo l'uno con l'altro ed è anche per questo che la competizione è a livelli altissimi e perché Real e Barça sono le squadre migliori al mondo.
*{{NDR|Riferito ai paragoni tra lui e Messi}} Questa storia comincia a stancarmi e credo valga anche per lui. Non si può paragonare una Ferrari a una Porsche perché i motori sono diversi. Lui fa del suo meglio per il Barça, io per il Real.
==Note==
<references />
===Fonti===
<references group="fonte"/>
==Voci correlate==
*[[Rivalità calcistica Messi-Cristiano Ronaldo]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Calciatori argentini|Messi, Lionel]]
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Spinoziano
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https://it.wikipedia.org/wiki/Il_ritorno_di_Harry_Collings
==Frasi==
*Di solito la [[casa]] è un posto da cui si parte, ma ci puoi sempre ritrovare qualche cosa. ('''Harry''')
==Dialoghi==
*'''Dan''': C'è un solo posto in cui vale la pena di andare: la [[California]]. C'è il... c'è il sole, le donne mezze messicane e mezze americane, c'è l'oro, le arance.<br>'''Arch''': E poi c'è il mare. Dicono che è come una grande prateria azzurra.
==''Scritti autobiografici e rari''==
*Da Tortona a dì 8 ne venimo a [[Alessandria (Italia)|Alessandria]] della paglia, discosto quivi miglia dodici; el nome suo deriva per essere stata edificata da uno Alessandro papa, el cognome, perché quivi si dà la corona di paglia al re de' romani quando va a Roma per la corona dello imperio; è città molto grande di circuito, ma vi è vòto assai e male populata; non è molto ricca, né vi è edifici publici o privati che sieno notabili, nondimeno ''omnibus computatis'' è bella terra; entramovi in dì di festa, e perché era vicino al carnovale vi trovamo assai donne in maschera; la usanza delle quali è accozzarsi insieme tre o quattro o quelle più che le vogliono, ed andarsi a spasso in maschera sole per la terra, né si disdice alle gentile donne e bene costumate, pure che vadino in abito di donne. Circa a mezzo miglio innanzi si entri nella terra si truova uno fiume detto Bormio, che è mal fiume e fu per affogarvi uno dei nostri cavalli. Passa per la terra el Tanari fiume grosso e navigabile e che da quivi a miglia otto entra in Po. (p. 106)
*A dì 14 da Susanna passamo [[Colle del Monginevro|Monginevra]] e venimo a Brianzone discosto leghe tre, dove per essere mal tempo alloggiamo el giorno; questa montagna ha dalla parte di Italia una lega di montata o meno; ma el piggiore è circa a uno trarre di mano, che per via stretta ha salita repente, ed in luogo che se si inciampassi si cadrebbe in uno precipizio grandissimo; vassi per la sommità del giogo circa a mezza lega o poco più, in sul quale è uno villaggio ed alloggiamenti. La scesa dalla banda di Francia è maggiore che quella di Italia ma più facile e non tanto repente. Insomma non è mala montagna né difficile, e chi la cavalcassi in stagione non avessi a combattere con neve e con diaccio, sarebbe cosa agevole. A piè di questa montagna, pure in su una altra montagna è Brianzone, terra buona e civile, e per quello che ne potemo vedere è luogo grasso; e vi fumo bene trattati ed alloggiati. (p. 108)
*Da Carpentras venimo a dì 21 a [[Avignone|Vignone]], discosto leghe quattro. È Vignone città della Chiesa, nobilitata per essere stato al tempo che el pontificato fu de' franzesi, lungo tempo quivi la corte; è posta in sul Rodano, el quale nascendo a Ginevra entra discosto a Vignone dieci overo dodici leghe nel mare: è fiume grande e molto rapido. Da altra parte presso alla città corre el fiume di Durenza el quale poco di sotto entra in Rodano, fiume di poca utilità perché non mena si può dire pesci né se ne vagliono gli abitanti, ma di danno assai perché di continuo rode e consuma el terreno; e quando el Rodano si congiugnessi con Durenza di sopra a Vignone, el re di Francia pretende che Vignone fussi suo, perché dice che el fiume si apartiene a sé; e per questa cagione non vuole che e' vignonesi murino in sul fiume da quella parte. La città fu già populosa e molto ricca rispetto alla corte, e molto mercantile, perché quivi si faceva la fiera e tutte le faccende che ora sono ridotte a Lione; oggi si passa di popolo, di ricchezze e di mercatantie; è universalmente mediocre di edifici, ma vi sono tre cose notabili: el palazzo dove abitava el papa a tempo che vi stava la corte, el quale e di grandezza e di muraglia è molto stupendo, benché si va a poco a poco consumando e rovinando per la mala natura de' preti che attendono a consumare e trarre e non a mettere; le mura della città, che sono molto belle di grossezza di torre, di pietre e di essere bene lavorate; uno ponte in sul Rodano allato alle mura della città, che ha ventitré archi grandi, e benché sia stretto, nondimeno è molto notabile, perché oltre allo essere lungo, fu difficile el fondarlo in su uno fiume sì largo e di tanta rapidità, la quale cosa è causa che el ponte non va diritto perché sarebbe stato quasi impossibile avessi sostenuto tanto impeto, ma va torcendo e secondando la acqua. (p. 111)
*È [[Salses-le-Château|Sals]] per quanto si può comprendere di fuora, una fortezza molto bella la quale fu cominciata da questo re, quando quello luogo con tutto el contado di Rossiglione gli fu restituito dal re Carlo, e di poi sempre ha atteso a edificarla e farla forte, e così fa di continuo; è nominata per esservi stato a campo l'esercito del re Luigi e non la avere espugnata, benché ne fu più tosto in colpa el male governo di chi guidava le gente che altra ragione. Ha da un lato la marina, da altro montagne, e non potrebbe essere posta in sito più commodo per essere una chiave dello stato di Perpignano ed a entrare in sul dominio del re Catolico; ma non mi parve già che per fortezza del luogo el sito in sé fussi forte, perché ha in capo montagne donde si può facilmente offendere. Da quel lato fu bombardata da' franzesi; nondimeno la considerai poco perché drento non potetti entrare, perché chi non ha licenzia del re non vi entra, e volendo guardarla a cavallo di fuora, fui interrotto da quelle guardie che mi dettono qualche fastidio. (p. 114)
*[[Saragozza|Saragosa]] è città capo del regno di Aragona, posta in sul fiume Ibero che là vulgarmente si chiama [[Ebro]]. Nasce Ibero nelle montagne di Castiglia, e quando passa da Saragosa è fiume mediocre; entra nel mare sotto a Tortosa, dove dicono è assai grande fiume, per entrarvi molti altri fiumi del paese; credo abbi nome per essere in quella parte donde lui corre fiumi piccoli e di poca qualità. (p. 121)
*A dì 7 dalla Rocca venimo a [[Barcellona|Barzalona]], discosto leghe quattro, dove stemo uno dì per vederla. La città è tutta in piano e posta in sul mare, e di sito molto atto alle mercatantie, le quali non vi fioriscono però come pel passato, in modo che la non è nelle ricchezze che la soleva e massime stando la corte in Castiglia; è bella città e grande e bene popolata; non vi si vede edifici particulari molto notabili né molto eccellenti, ma universalmente le case sono belle e belle in ogni luogo della città, in modo che come dicono loro e veramente, è città per tutto, in modo che a giudicio mio questa è la più mirabile cosa che la abbi e da potersi in questo preporre a Firenze. La chiesa catedrale, intitolata se bene mi ricordo in santa Eulagia, è piccola chiesa ma è bello edificio e bene inteso: èvi uno altare di argento dove è molta materia e molto lavoro; ha una sagrestia ricchissima dove sono molte reliquie, e tra le altre uno Innocentino che dal capo in fuora è molto bene conservato, e si vedono tutti e' membri distinti; uno velo della Nostra Donna; è molto ricca di ornamenti di oro, di argento e di gioie; ha bellissimi paramenti ed in effetto molto suntuosa. Conservanvi fra le altre cose notabili lo stocco e lo scettro del re Martino, che fu l'ultimo loro re che fussi catelano; le strade sono lastricate e nette al costume di Firenze. (p. 117)
*La città si dice in latino ''Cesaraugusta''; allato alla quale passano tre altri fiumi di poco momento; è di sito assai grande ed è tutta piena e populata, donde in quella provincia si chiama «Saragosa la farta». È città ricca, populata e bella; ha le case tutte di mattoni, ma ve ne sono molte grande e magnifiche, in modo che è bene accasata. È nella chiesa maggiore una cappella antica lavorata di alabastro che è opera molto grande e magnifica, dove sono sculte molte figure, molti animali, molti fiori ed erbe di lavoro pronto e naturale, ed è bella cappella; el resto della chiesa in sé non è cosa di qualità. Èvi uno monasterio di frati intitulato in Santa Angratia, dove è uno convento edificato per ordine ed a spese del re, dove sono chiostri, libreria, refettorio, dormitorio ed altre stanze molto grande e bellissime, in forma che io non vidi mai più bello convento, che vi è congiunta insieme la magnificenzia e la grazia; ora si comincia a edificare la chiesa, la quale dicono sarà corrispondente al convento. (pp. 121-122)
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Mario Corso
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Danyele
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[[File:1968–69 Inter Milan - Mario Corso.jpg|thumb|Mario Corso]]
'''Mario Corso''' (1941 – 2020), calciatore e allenatore di calcio italiano.
==Citazioni di Mario Corso==
*{{NDR|Sulla [[Grande Inter]]}} L'Inter di quel periodo era un gruppo compatto, valido e coeso, con tanti campioni a disposizione. Il presidente, [[Angelo Moratti]], fu molto bravo ad amalgamare la nostra compagine. Abbiamo vinto tutto e non poteva che andare così, eravamo fortissimi.<ref>Da un'intervista a ''inter.it''; citato in Alessandro Caltabiano, ''[http://www.interlive.it/2014/05/27/corso-grande-inter-squadra-unica-doveva-vincere-vi-racconto-prima-champions/ Corso: "Grande Inter? Squadra unica, doveva vincere. Vi racconto la prima Champions"]'', ''interlive.it'', 27 maggio 2014.</ref>
*Meglio un piede solo che due scarsi, è il mio motto.<ref name=marino/>
*Quando [[Mario Frustalupi|Frustalupi]] venne ingaggiato dalla Lazio, io ho sostenuto che quello sarebbe stato, a lungo andare, il più importante colpo del mercato. Adesso credo che siano tutti a darmi ragione. Ma io non sono un indovino, sono uno che il calcio lo conosce abbastanza per poter definire Frustalupi un campione.<ref>Citato in ''[https://storiedicalcio.altervista.org/blog/mario-frustalupi.html FRUSTALUPI Mario: l'uomo di un altro calcio]'', ''storiedicalcio.altervista.org''.</ref>
*Tanti ma se devo fare una classifica dubbi non ne ho: [[Pelé]] è stato il più grande giocatore di tutti i tempi. Inimitabile. Fortissimo di piede e di testa. Classe e fisico. Corsa e resistenza. Sostanza e fantasia. Che roba, ragazzi. A quei tempi capitava di incontrarlo in amichevole perché Inter e Santos erano il massimo e in tanti pagavano il biglietto per vederle. Lo incrociai anche con la Nazionale. Pelé aveva molta simpatia per me, avevamo un buon rapporto, era simpatico, sempre sorridente. Della mia epoca, il più grande calciatore con cui mi sia confrontato. E non credete a chi dice che avrebbe fatto male in Europa: uno così fa bene ovunque.<ref name=marino>Dall'intervista di Giovanni Marino, ''[http://www.repubblica.it/rubriche/la-storia/2010/04/21/news/mario_corso-3506629/ La vita mancina di Mario Corso: "Io, tra Herrera, Pelè e Berselli"]'', ''repubblica.it'', 21 aprile 2010.</ref>
*{{NDR|Sulle sue punizioni}} Tutta colpa del mio primo allenatore, Nereo Marini da San Michele Extra, il paese dove sono nato. Si fissò sulle mie qualità di tiratore da fermo e mi costrinse, giovanissimo, a esercitarmi quotidianamente per 40 minuti alla fine di ogni allenamento. Tiri su tiri. Così nacque la foglia morta.<ref name=marino/>
==Citazioni su Mario Corso==
*Corso gioca un calcio in poesia, ma non è un «poeta realista»: è un poeta un po' maudit, extravagante. ([[Pier Paolo Pasolini]])
*La mia prima espulsione di grido è stata a Corso, il capitano dell'Inter. Era la seconda volta che andavo a San Siro, e quando succede un arbitro si sente importante, è po' come essere Muti sul palco della Scala. Era un Inter - Verona, partita che sulla carta l'Inter doveva vincere 3 o 4 a 0. E invece non riusciva a segnare. Allora c'era molta sudditanza psicologica, ma a me non importava, e quando l'Inter faceva fallo io lo fischiavo. Così, all'ennesimo fallo, mi si avvicina Corso e dice: "Lei pensa di andare avanti ancora un po'? se continua così lei non mette più piede a San Siro!", "A io no? Pedala, vai fuori!", "Come! Ma lei non sa chi sono io!", "Non mi importa, vai fuori, il numero 10, pedala!". San Siro era fuori di testa! E Corso ha preso 5 domeniche! ([[Alberto Michelotti]])
===[[Matteo Marani]]===
{{cronologico}}
*Un pezzo fondamentale della Grande Inter, se vogliamo l'irregolare di quella squadra. Era diverso da tutti gli altri. Aveva un suo pubblico di devoti e fedelissimi, c'era una sorta di grande chiesa che lo seguiva. È stato un giocatore divisivo: c'era chi lo amava tantissimo, pendeva dalle giocate di sinistro e dalle punizioni a 'foglia morta' ovvero una sorta di copyright. Altri come il "Mago" Herrera oppure Mazzola, dal rapporto abbastanza dinamico, [...] non lo accolsero sempre così.
*Un calciatore straordinario [...]. Estroso, creativo, istintivo. Un rapporto unico con l'Inter [...]. Per i più giovani, con le proporzioni dovute, fu un po' Recoba per Massimo Moratti. Per papà Angelo era così: genio, passione e protezione. Ogni estate Herrera lo metteva tra i partenti ma Angelo Moratti lo toglieva, non si poteva toccare.
*È stato uno dei più grandi calciatori italiani degli anni '60 e in parte dei '70. [...] Aveva caratteristiche di fantasista puro: giocava con maglia numero 11, trequartista, partiva da destra per colpire col sinistro. Il suo idolo era Sivori: portava i calzettoni abbassati come omaggio, diventò una rappresentazione di sé. Quel sinistro era figlio della sensibilità nel piede. Corso era inoltre cosciente che dal punto di vista fisico era inferiore [...]. Suppliva a questa carenza con colpi e invenzioni uniche. Nell'immaginario è diventato il più fantasioso di quell'Inter nonostante la presenza di Mazzola e Suarez [...]. Era la fantasia allo stato puro, ecco perché i Moratti da intenditori lo hanno sempre amato. Un grandissimo protagonista, di grande rilievo. Nella storia del calcio uno spazio importante è suo.
===[[Gianni Mura]]===
*Corso era il più diverso, ancora, per questi motivi: vocina chioccia, occhi di chi s'è appena alzato dal letto, numero 11 sulla schiena ma non era un'ala sinistra, anzi spesso giocava sulla destra per avere più porta davanti con l'unico piede buono, il sinistro. «Meglio uno buono che due scarsi». Centrocampista non era di sicuro, punta nemmeno. Oggi lo chiameremmo trequartista. Difficile trovare chi gli somigli. In parte [[Ryan Giggs|Giggs]]. Non aveva un ruolo definito ma valeva il prezzo del biglietto. Era un 10 targato da 11. Coi giornalisti parlava pochissimo, in spogliatoio molto, e stava terribilmente sulle scatole al Mago {{NDR|[[Helenio Herrera]]}}. Che ogni anno lo metteva in testa all'elenco di quelli da cedere e ogni anno [[Angelo Moratti]] gli diceva che non era il caso.
*E bisogna essere grati a Corso, perché la foglia morta sopravvive ancora in un mucchio di cannonate, spingardate, siluri, missili, fucilate. È una presenza gentile e lieve, va dove la porta il vento così come Corso andava dove lo portava l'estro. Insofferente agli schemi, anarchico, imprevedibile, lunatico, geniale, per noi Mario Corso era la libertà, ma non lo sapevamo.
*Era fatto così: indisponente quando, sotto il sole, in campo giocava nella zona d' ombra. Ma sempre con un colpo a sorpresa nascosto da qualche parte, da vero prestipedatore.
*Mai stato bugiardo, Corso ha ammesso di non averlo letto tutto, ma, con grande piacere, solo le parti che lo riguardavano. Ora si può discutere se sia più importante ispirare un libro o leggerlo. Oppure si possono rivedere dei gol di Corso (nell'Inter, 94 in 502 partite), belli e beffardi anche a distanza di mezzo secolo. O, ancora, ricordare che a Milano un paio di generazioni pendenti a sinistra ha affiancato la bandiera nerazzurra a quella rossa solo perché nell'Inter c'era Corso. Tanti campioni, ma Corso era il più diverso, nel senso che tutto sembrava tranne un grande giocatore. Un fil di ferro con le orecchie a sventola, pochi capelli, un'aria ciondolona, i calzettoni abbassati sulle caviglie (a cacaiola, avrebbe chiosato Brera). Era il suo omaggio a [[Omar Sívori|Sivori]], che con dribbling e tunnel lo entusiasmava. Quando Corso se lo trovò di fronte, gli fece un tunnel.
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Corso, Mario}}
[[Categoria:Allenatori di calcio italiani]]
[[Categoria:Calciatori italiani]]
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Benjamin Netanyahu
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[[File:Benjamin Netanyahu portrait.jpg|thumb|Benjamin Netanyahu nel 2010]]
'''Benjamin Netanyahu''' (1949 – vivente), politico israeliano.
==Citazioni di Benjamin Netanyahu==
{{cronologico}}
*{{NDR|Durante l'operazione [[Operazione Margine di protezione]]}} Il responsabile dei danni a civili non coinvolti è [[Hamas]], e soltanto Hamas, che usa i civili come scudi umani. La minaccia rappresentata dai tunnel di Hamas non può essere confrontata utilizzando la sola forza aerea.<ref>Citato in ''[http://www.lapresse.it/mondo/asia/netanyahu-pronti-a-espansione-di-offensiva-di-terra-su-striscia-di-gaza-1.546850 Netanyahu: Pronti a espansione di offensiva di terra su Striscia di Gaza]'', ''La Presse.it'', 18 giugno 2014.</ref>
*{{NDR|Nelle imminienze dell'operaizone [[Operazione Margine di protezione]].}} Nessuna pressione internazionale ci impedirà di operare con piena forza contro una organizzazione terroristica che invoca la nostra distruzione.<ref>Citato in Ugo Tramballi, ''[http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-07-28/gaza-ora-netanyahu-deve-scegliere-170146.shtml?uuid=ABolKBfB Netanyahu su Gaza: «Campagna lunga». Ecco perché, invece sarà a tempo determinato]'', ''Il Sole 24 ore.it'', 28 luglio 2014.</ref>
*{{NDR|Riferendosi all'[[Operazione Margine di protezione]]}} Dobbiamo essere pronti per una lunga operazione fino a che la nostra missione non sia completata. Non è possibile che i civili israeliani vivano sotto la minaccia dei tunnel e dei razzi. Non fermeremo l'operazione finché non avremo neutralizzato tutti i tunnel del terrore, non c'è guerra più giusta di questa.<ref>Citato in ''[http://www.lastampa.it/2014/07/28/esteri/a-gaza-riprendono-gli-attacchi-ancora-bambini-tra-le-vittime-israele-sono-i-razzi-di-hamas-ifB3rKBBakV4zrZJ3KfgtL/pagina.html A Gaza riprendono gli attacchi. Ancora bambini tra le vittime. Israele: "Sono i razzi di Hamas"]'', ''La Stampa.it'', 28 luglio 2014.</ref>
*[[Hamas]] è come l'[[Stato Islamico|ISIS]]. Sono due rami dello stesso albero velenoso.<ref>Citato in ''[http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/24/gaza-nuovo-raid-israeliano-7-morti-netanyahu-operazione-non-si-ferma/1097648/ Gaza, almeno 7 morti nei raid israeliani Colpita abitazione, 5 morti: "3 sono bimbi"]'', ''Il Fatto Quotidiano.it'', 24 agosto 2014.</ref>
*{{NDR|In seguito all'attentato di Copenaghen del febbraio 2015}} Degli [[ebrei]] sono stati uccisi di nuovo in [[Europa]] solo per il fatto di essere ebrei. Questa ondata di attentati si teme che possa durare a lungo, dando luogo a sanguinosi attacchi [[antisemitismo|antisemiti]]. Naturalmente gli ebrei meritano di essere protetti in ogni paese, ma noi diciamo ai fratelli e alle sorelle ebrei: [[Israele]] è la vostra casa. Ci stiamo preparando ad assorbire una immigrazione di massa dall'Europa.<ref>Citato in ''[http://it.euronews.com/2015/02/15/dopo-copenhagen-appello-del-premier-netanyahu-ebrei-europei-israele-e-la-vostra/ Dopo Copenhagen appello del premier Netanyahu: "Ebrei europei, Israele è la vostra casa"]'', ''Euronews.com'', 15 febbraio 2015.</ref>
*Penso che chiunque voglia creare uno [[Stato di Palestina|stato palestinese]] e ritirarsi dai territori occupati da Israele favorirà gli attacchi contro Israele.<ref>Citato in [[Gwynne Dyer]], ''[http://www.internazionale.it/opinione/gwynne-dyer/2015/03/19/israele-netanyahu-vittoria Il prezzo della vittoria di Netanyahu]'', ''Internazionale.it'', 19 marzo 2015.</ref>
*L'accordo {{NDR|[[Energia nucleare in Iran|sul nucleare in Iran]]<ref>Il riferimento è all'accordo internazionale dell'aprile 2015 sulle limitazioni imposte alla ricerca e produzione sul nucleare a scopi civili perché questo non abbia anche utilizzi militari in Iran, tra il gruppo 5+1 (Cina, Francia, Stati Uniti d'America, Regno Unito, Russia e Germania) e l'Iran.</ref>}} minaccia noi e i nostri vicini. Non sto cercando di distruggere l'intesa, sto cercando di distruggere una cattiva intesa.<ref name="Iran">Citato in ''[http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/04/05/accordo-nucleare-netanyahu-alliran-miliardi-per-finanziare-terrore-globale/1567895/ Accordo nucleare, Netanyahu: "All'Iran miliardi per finanziare il terrore globale"]'', ''Il Fatto Quotidiano.it'', 5 aprile 2015.</ref>
*In una situazione ideale, non dovrebbero esserci Paesi che cercano di annientare lo Stato di Israele e che lo dicono apertamente. Il vero problema in [[Medio Oriente]] non è la [[democrazia]] di [[Israele]] che ha mostrato responsabilità, ma paesi come l'[[Iran]] che puntano alle armi nucleari con l'esplicito obiettivo di annientarci, ma anche quello di conquistare il Medio Oriente e minacciarvi {{NDR|gli statunitensi}}.<ref name="Iran"/>
*[[Adolf Hitler|Hitler]] all'epoca non voleva sterminare gli ebrei ma espellerli. Il Muftì {{NDR|[[Amin al-Husseini]]}} andò e gli disse "se li espelli, verranno in Palestina". "Cosa dovrei fare?" chiese e il Muftì rispose "Bruciali".<ref>Citato in ''[http://www.corriere.it/esteri/15_ottobre_21/shoah-netanyahu-choc-hitler-voleva-l-espulsione-non-sterminio-ebrei-05073924-77ce-11e5-95d8-a1e2a86e0e17.shtml Netanyahu: Hitler voleva l'espulsione, non lo sterminio degli ebrei]'', ''Corriere.it'', 21 ottobre 2015.</ref>
*Oggi è il giorno del [[Gay Pride]] di Gerusalemme. C'è stata qualche polemica su questa sfilata, quindi voglio condividere con voi la mia prospettiva. Amare qualcuno non dovrebbe mai significare vivere nella paure e nel terrore. Per troppo tempo, la comunità LGBT in tutto il mondo ha affrontato la violenza e l'intimidazione. Settimane fa, decine di membri della comunità LGBT sono stati freddati a Orlando da un terrorista con un'ideologia fanatica. Abbiamo visto tutti le immagini orribili dell'ISIS che uccide le persone [[omosessualità|omosessuali]] gettandole dai tetti. E il regime [[Iran|iraniano]] li appende alle gru nelle piazze. Questo è a dir poco follia. Siamo attorniati da regimi che uccidono qualcuno solo per essere gay. In [[Israele]], la comunità LGBT marcia con orgoglio. La mia convinzione incrollabile è che tutte le persone sono state create uguali. Questo principio di uguaglianza è il motivo per cui a 16 anni Shira Banki ha marciato alla parata lo scorso anno ed è per questo migliaia di voi sono in marcia oggi. Shira è stata assassinata da un estremista pieno di odio. E questo odio non ha posto nella società israeliana. Lotteremo contro di essa. Purtroppo, alcuni elementi della nostra società non sono ancora pronti ad accettare la comunità LGBT. La mia solenne promessa a voi oggi è quello di continuare a promuovere il rispetto per tutti i cittadini di Israele, senza eccezione. Sia che stiate marciando oggi o no, vi chiedo di essere solidali con i nostri fratelli e sorelle nella comunità LGBT. Non lasceremo che l'odio uccida l'accoglienza. Dignità, rispetto, accettazione. Questi sono i valori che trionferanno.<ref>Dal discorso al Gay Pride di Gerusalemme del 2016. Citato in ''[http://www.lezpop.it/gay-pride-israele-discorso-del-primo-ministro-bellissimo-video/ Gay Pride Gerusalemme: il discorso del Primo Ministro Netanyahu è bellissimo]'', ''Lezpop.it'', 26 luglio 2016.</ref>
*I leader palestinesi chiedono di avere uno stato palestinese a una condizione: che non ci siano ebrei. C'è un'espressione per questa cosa: pulizia etnica.<ref>Citato in ''[http://www.ilpost.it/2016/09/11/netanyahu-palestina-pulizia-etnica/ Netanyahu dice che i leader palestinesi vogliono una “pulizia etnica”]'', ''Il Post.it'', 11 settembre 2016.</ref>
*Non c'è più grande sostenitore del popolo ebraico e dello [[Israele|stato ebraico]] del presidente Donald {{NDR|[[Donald Trump|Trump]]}}.<ref>Citato in ''[http://www.repubblica.it/esteri/2017/02/15/news/usa_trump_netanyahu_israele-158401306/?ref=HREA-1 Trump a Netanyahu: "Israele e Palestina? Uno Stato o due è la stessa cosa"]'', ''Repubblica.it'', 15 febbraio 2017.</ref>
*Israele ha provato fino a oggi a non intervenire in quello che sta succedendo in Siria. Tuttavia, dopo la vittoria sullo Stato Islamico, la situazione è cambiata, poiché le forze pro-iraniane hanno preso il controllo. [...] Da ora in poi, Israele vedrà le attività iraniane in Siria come un obiettivo. Non esiteremo ad agire, se la nostra sicurezza ce lo richiederà.<ref>Citato in ''[http://sicurezzainternazionale.luiss.it/2017/11/27/un-accordo-al-assad-netanyahu/ Un accordo tra Al-Assad e Netanyahu?]'', ''Sicurezzainternazionale.luiss.it'', 27 novembre 2017.</ref>
*{{NDR|Su [[Mateusz Morawiecki]]}} Le sue parole<ref>Mateusz Morawiecki, rispondendo alla giornalista Ronen Bergman sulla controversa legge che vieta di parlare di collaborazionismo tra polacchi e nazisti, aveva risposto: «Non sarà incriminabile per aver detto che c'erano criminali polacchi, se aggiungerà che c'erano anche criminali ebrei, russi, ucraini e tedeschi.»</ref>, tanto qui nel contesto di Monaco sono oltraggiose. Dimostrano la sua incapacità a comprendere la storia e la mancanza di sensibilità per la tragedia del popolo ebraico.<ref>Citato in ''[http://www.repubblica.it/esteri/2018/02/17/news/shoah_premier_polonia_campi_concentramento-189118265/?ref=RHRS-BH-I0-C6-P7-S1.6-T1 Shoah, il premier della Polonia: "Ci furono criminali anche ebrei". Netanyahu furioso]'', ''Repubblica.it'', 24 dicembre 2017.</ref>
*[[Israele]] non è uno Stato di tutti i suoi cittadini. [...] Israele è lo Stato-Nazione del popolo ebraico, e di nessun altro.<ref>Citato su ''[https://ilmanifesto.it/netanyahu-ribadisce-israele-e-del-popolo-ebraico-e-di-nessunaltro Netanyahu ribadisce: «Israele è del popolo ebraico e di nessun altro»]'', ''Ilmanifesto.it''.</ref>
*''Anyone who wants to thwart the establishment of a Palestinian state has to support bolstering Hamas and transferring money to Hamas. This is part of our strategy.''<ref>Citato in [https://twitter.com/haaretzcom/status/1711329340804186619 Haarez.com] del 9 ottobre 2023</ref>
:Chiunque voglia contrastare la creazione di uno [[Stato palestinese]] deve sostenere il rafforzamento di [[Hamas]] e il trasferimento di denaro a Hamas. Questo fa parte della nostra strategia. (ai membri della Knesset, marzo 2019)
*{{NDR|Sulla [[Caduta di Damasco (2024)|caduta di Damasco]]}} È un giorno storico per il Medio Oriente: il regime di Assad è un anello centrale della catena del male di Iran, questo regime è caduto. Questo è il risultato diretto dei colpi che abbiamo inflitto all'Iran e a Hezbollah, i principali sostenitori del regime di Assad. Questo ha creato una reazione a catena in tutto il Medio Oriente di tutti coloro che vogliono liberarsi da oppressione e tirannia.<ref>Citato in ''[https://www.repubblica.it/esteri/2024/12/08/diretta/guerra_siria_israele_hamas_notizie_oggi-423846482/ Netanyahu: Assad anello catena del male. La sua caduta conseguenza diretta dei colpi che abbiamo inflitto a Iran e Hezbollah]'', ''repubblica.it'', 8 dicembre 2024.</ref>
*I sauditi possono creare uno stato palestinese in Arabia Saudita: hanno un sacco di terra laggiù.
:''The Saudis can create a Palestinian state in Saudi Arabia; they have a lot of land over there.''<ref>Da un'intervista a ''Channel 14''; citato in ''[https://www.jpost.com/middle-east/article-841082 Netanyahu: 'The Saudis can create a Palestinian state in Saudi Arabia']'', ''jpost.com'', 7 febbraio 2025.</ref>
*{{NDR|Sulla [[guerra Iran-Israele]]}} Nell'operazione Rising Lion abbiamo ottenuto insieme risultati senza precedenti nella storia di Israele. Prima, in piena coordinazione tra me e il presidente Trump, e con pieno coordinamento operativo tra le forze di difesa israeliane e l'esercito Usa, gli Stati Uniti hanno attaccato i tre siti nucleari iraniani: Fordow, Natanz e Isfahan. Questo programma minacciava la nostra sopravvivenza ed era anche un rischio per la pace dell'intero mondo.<ref name="trumpguida">Citato in ''[https://www.rainews.it/video/2025/06/usa-attacco-iran-netanyahu-parla-alla-nazione-trump-guida-il-mondo-libero-45254af6-b3bf-4a63-9916-a5444bd7835b.html Netanyahu parla alla nazione: "Trump guida il mondo libero"]'', ''rainews.it'', 22 giugno 2025.</ref>
*Trump sta guidando con coraggio il mondo libero. È un grande amico di Israele, un amico senza eguali. A lui, a nome mio e di tutti i cittadini di Israele, a nome di tutto il popolo ebraico, rivolgo un ringraziamento di cuore profondo. E so, cittadini di Israele, che parlo dal profondo del cuore di ciascuno di voi. Siamo uniti, combattiamo insieme, e, con l'aiuto di Dio, vinciamo insieme. E come si dice nella parashat della settimana: "Saliamo e saliamo perché possiamo prevalere su di loro".<ref name="trumpguida"/>
*{{NDR|Sulla guerra Iran-Israele}} Abbiamo ottenuto una vittoria storica. Una vittoria che durerà per generazioni. Abbiamo rimosso due minacce esistenziali: la minaccia di distruzione causata dalle bombe nucleari e la minaccia di distruzione causata da 20 mila missili balistici. Se non avessimo agito ora, lo Stato di Israele si troverebbe presto ad affrontare il pericolo di distruzione [...]. Questo non è accaduto perché nel momento decisivo ci siamo alzati come un leone e il nostro ruggito ha scosso Teheran ed è echeggiato in tutto il mondo.<ref>Citato in ''[https://www.repubblica.it/esteri/2025/06/25/news/netanyahu_vittoria_storica_israele-424689799/?ref=RHEX-BG-P1-S4-T1-APERTURA-A-12 Israele, Netanyahu esulta: "Un successo storico, durerà per generazioni"]'', ''repubblica.it'', 25 giugno 2025.</ref>
*Non c’è carestia a Gaza, non c’è una politica di fame, e vi assicuro che siamo impegnati a raggiungere i nostri obiettivi di guerra. Continueremo a combattere finché non otterremo il rilascio dei nostri ostaggi e la distruzione delle capacità militari e di governo di Hamas.<ref>Citato in ''[https://www.repubblica.it/esteri/2025/07/29/news/trump_a_netanyahu_a_gaza_gente_affamata_fai_arrivare_piu_cibo-424758133/?ref=RHLF-BG-P5-S4-T1-r109 Trump a Netanyahu: “A Gaza gente affamata, fai arrivare più cibo”]'', ''repubblica.it'', 29 luglio 2025.</ref>
*La [[Guerra Iran-Israele|guerra di 12 giorni]] contro le capacità dell'Iran, che ho chiamato Operazione Leone Nascente, entrerà negli annali della storia militare. I nostri piloti hanno neutralizzato difese missilistiche e preso il controllo dello spazio aereo sopra Teheran. Piloti di Israele e bombardieri strategici americani hanno colpito siti di arricchimento nucleare. Ringrazio il Presidente Trump per azioni coraggiose e decisive; insieme abbiamo mantenuto la promessa di impedire all'Iran di dotarsi di armi nucleari, rimuovendo così una minaccia esistenziale.<ref name="discorsoonu">Da ''[https://www.ilfoglio.it/esteri/2025/09/26/news/il-discorso-di-benjamin-netanyhau-all-assemblea-generale-dell-onu-8132172/ Il discorso di Benjamin Netanyhau all'Assemblea generale dell'Onu]'', ''ilfoglio.it'', 26 settembre 2025.</ref>
*{{NDR|Sull'[[attacco di Hamas a Israele del 2023]]}} Molti nel mondo forse non ricordano il 7 ottobre come lo ricordiamo noi. Quel giorno Hamas ha perpetrato il peggior attacco contro gli ebrei dall'Olocausto: circa 1.200 civili uccisi, oltre 40 americani e cittadini di decine di Paesi. Con crudeltà inaudita hanno decapitato, violentato e bruciato vivi bambini. Più di 250 persone furono prese in ostaggio — tra loro sopravvissuti all'Olocausto, nonne, bambini. Finora abbiamo riportato a casa 207 ostaggi, ma 48 rimangono ancora nelle segrete di Gaza; tra questi, 20 sono vivi, affamati e torturati.<ref name="discorsoonu"/>
*Ai leader di Hamas e ai carcerieri degli ostaggi dico: depositate le armi e liberate tutti gli ostaggi — tutti e 48 — ora. Se lo farete, vivrete. Se non lo farete, Israele vi darà la caccia.<br>Se Hamas accetta le nostre condizioni, la guerra potrebbe finire subito: Gaza smilitarizzata, Israele con controllo di sicurezza prevalente e un'autorità civile pacifica costituita da cittadini di Gaza impegnati per la pace.<ref name="discorsoonu"/>
*Molti leader che pubblicamente ci condannano, a porte chiuse ci ringraziano per aver fornito intelligence che ha prevenuto attacchi nelle loro capitali.<ref name="discorsoonu"/>
*Esperti di guerra urbana hanno osservato che Israele applica misure straordinarie per minimizzare le vittime civili. Il rapporto tra vittime civili e combattenti a Gaza è in molti casi inferiore a 2:1, nonostante la densità urbana estrema, i tunnel sotterranei e le torri usate da terroristi.<ref name="discorsoonu"/>
*Per Hamas ogni vittima civile è una strategia; per Israele è una tragedia. Circa 700.000 residenti di Gaza hanno già seguito le nostre indicazioni e si sono spostati in aree più sicure.<ref name="discorsoonu"/>
*Su accuse di “affamare Gaza”: Israele ha fatto entrare milioni di tonnellate di cibo e aiuti e garantito calorie per la popolazione. Se alimenti non arrivano ai civili, spesso è perché Hamas saccheggia gli aiuti, come riconosciuto anche da organismi internazionali, trattenendo o rivendendo le forniture per finanziare la propria macchina da guerra.<ref name="discorsoonu"/>
*Questa settimana alcuni leader occidentali hanno riconosciuto uno Stato palestinese in modo incondizionato. A mio avviso, è un errore strategico: quel segnale rischia di premiare il terrorismo. Dare oggi uno stato a chi ha celebrato il massacro del 7 ottobre è un messaggio sbagliato che incentiva ulteriore violenza.<ref name="discorsoonu"/>
*Molti sostengono la [[soluzione dei due Stati]], ma il problema è che molte forze palestinesi non hanno mai accettato la convivenza con uno Stato ebraico. Quando sono state offerte proposte, molte volte sono state rifiutate; e quando è stato dato territorio, spesso è stato usato per attaccarci. Anche l’esperienza di Gaza dimostra come uno “stato” possa diventare una base terroristica.<ref name="discorsoonu"/>
*Vedo un Medio Oriente che nei prossimi anni potrà cambiare profondamente: alcuni leader odierni spariranno, e al loro posto arriveranno pacificatori pragmatici. Anche in Iran, il popolo merita la libertà e un futuro migliore, e spero che un giorno i nostri popoli possano ristabilire relazioni proficue.<ref name="discorsoonu"/>
==Citazioni su Benjamin Netanyahu==
*È vero, Netanyahu è un cattivo premier, ma non è molto peggiore di chi lo ha preceduto. Ha intrapreso meno guerre ingiuste di [[Ehud Olmert]], ha costruito meno insediamenti di [[Ehud Barak]] (in proporzione al periodo al potere) e a quanto pare è meno corrotto di [[Ariel Sharon]]. Da quando è in carica la situazione di [[Israele]] è peggiorata sotto molti aspetti, ma questo declino non è cominciato con lui e non avrà fine quando lui se ne andrà. ([[Gideon Levy]])
*Tutti odiano Israele per colpa tua, saresti in galera se non fosse per me. ([[Donald Trump]])
===[[Recep Tayyip Erdoğan]]===
{{cronologico}}
*Quello che fa il premier israeliano non è da meno rispetto a quello che ha fatto [[Adolf Hitler]]. (27 dicembre 2023)
*Netanyahu, in difficoltà, e la sua cerchia di assassini cercano di estendere la presa sul potere massacrando la gente mentre non riescono a sconfiggere la resistenza palestinese. [...] Netanyahu non si salverà dall'essere deplorato come [[Slobodan Milošević|Milosevic]], [[Radovan Karadžić|Karadzic]] e [[Adolf Hitler|Hitler]], che sta imitando. (27 maggio 2024)
*Fino a che Netanyahu e la sua rete omicida non riusciranno a spezzare l'eroica resistenza del popolo palestinese, resteranno con le spalle al muro nel loro Paese e cercheranno di prolungare la propria vita politica spargendo altro sangue ma presto si renderanno conto che questo non serve a nulla. (27 maggio 2024)
===[[Yair Golan]]===
*Benyamin Netanyahu non era al potere tra il 1999 e il 2009. La lezione che ha imparato dal processo di Oslo è che fare qualcosa – in altre parole, prendere un’iniziativa sulla questione palestinese – è politicamente troppo pericoloso.
*Il sistema politico non si è spostato a destra. È stato Benyamin Netanyahu a spostarsi a destra e a portare con sé l’intero partito, il Likud. Perché lo ha fatto? Perché, nella sua mente, la cosa più importante è prendersi cura della sua base elettorale. Per Benyamin Netanyahu, la politica non è parlare alla maggioranza. Bisogna parlare alla base militante e lasciare che attragga il resto della popolazione. Questo è il suo modo di pensare.
*Non mi fido di Netanyahu. Ho troppe ragioni per credere che le sue decisioni non siano basate su considerazioni razionali, ma piuttosto sui suoi interessi personali. Per noi è necessario un immediato cambio di leadership.
*Per anni, Netanyahu ha descritto il suo campo politico come il campo nazionale, mentre i suoi avversari, che una volta erano il campo della pace, sono diventati il campo dei traditori.
*Quando hai distrutto Israele negli ultimi dieci mesi e hai portato il Paese al punto più basso della sua storia, non puoi più governare. Benyamin Netanyahu non ha più alcun diritto di governarci.
*Secondo lui, se si è di destra, si è duri e si è guerrieri. E se si è a sinistra, è l’opposto. È assurdo. [...] Si tratta semplicemente di un malinteso orchestrato e promosso da Benyamin Netanyahu. Sostenere che se qualcuno è di sinistra, è un traditore che indebolisce Israele significa dire una bugia.
==Note==
<references />
==Voci correlate==
*[[Sara Netanyahu]] – moglie
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Netanyahu, Benjamin}}
[[Categoria:Politici israeliani]]
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Zerocalcare
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wikitext
text/x-wiki
[[File:Zerocalcare - Lucca Comics and Games 2012.JPG|thumb|right|Zerocalcare a Lucca Comics & Games 2012]]
{{indicedx}}
'''Zerocalcare''', pseudonimo di '''Michele Rech''' (1983 – vivente), fumettista italiano.
==Citazioni di Zerocalcare==
{{cronologico}}
*Per me le [[serie televisive|serie]] sono divise in tre tipologie. Ci sono le serie che io considero "orrende", ma che hanno il vantaggio di essere composte di moltissime stagioni e puntate, e che tipicamente uso quando lavoro, in particolare mentre inchiostro. Di queste vedo anche dieci puntate al giorno. [...] Poi ci sono quelle che guardo mentre cucino e mangio: sono di qualità superiore e non devono contenere elementi di tensione. [...] E per ultime le serie della sera, ovvero le mie preferite: con queste sono tendenzialmente in pari con la programmazione italiana.<ref>Dall'intervista di Giorgio Viaro, ''[http://www.bestmovie.it/news/zerocalcare-come-sopravvivere-alle-serie-tv/402708/ Zerocalcare: Come sopravvivere alle serie Tv]'', ''BestMovie.it'', 27 agosto 2015.</ref>
*Quando ero ragazzino i [[Trentenne|trentenni]] li vedevo adulti: avevano un loro preciso posto nel mondo. Rispetto a loro, per me e tanti miei coetanei la vita non è molto cambiata dalla fine della scuola. Siamo ancora in bilico fra un lavoretto e l'altro. Alcuni costretti a vivere con i genitori, altri a reinventarsi continuamente.<ref>Dall'intervista di Elisabetta Pagani, ''[http://www.lastampa.it/2015/12/02/societa/zerocalcare-la-mia-generazione-stata-tagliata-fuori-da-tutto-KMQGtokfiQy0kBErR9pnWI/pagina.html Zerocalcare: "La mia generazione è stata tagliata fuori da tutto"]'', ''Lastampa.it'', 2 dicembre 2015.</ref>
*Però c'ho pure un groppo alla gola che non se ne va e cerco di capire il perché. E penso che forse è perché, ma mo' che finisce tutto, ma che ci inventeremo quando ci guarderemo allo specchio e staremo ancora allo sbando, isolati e manco gli potremo più accollare 'sti cocci al coronavirus.<ref>Da ''Rebibbia Quarantine'' stagione 1, episodio 3; nel programma televisivo ''Propaganda Live'', LA7, 27 marzo 2020. [https://www.youtube.com/watch?v=JormsWBmgEI Video] disponibile su ''Youtube.com''.</ref>
*Oh, io so' del 1983, quindi per me le cassettine degli 883 sono state la prima cosa che ho ascoltato autonomamente che non fossero le sigle dei cartoni animati o i cantautori dei miei genitori. Io ci ho un rapporto proprio viscerale con quei pezzi, non me lo leverà mai nessuno. Per questo io di richieste di collaborazioni col mainstream ne ho ricevute un sacco, mai prese in considerazione, ma quando mi è arrivata quella di [[Max Pezzali]] per me era proprio una roba emotivamente devastante. Come se non bastasse, la prima volta che lo incontro mi porta un regalo: il vinile suo originale di Skins e Punks = T.N.T., quello coi Nabat, Dioxina, Rappresaglia e ARRM. Che uno pensa ma che cazzo c'entra Max Pezzali con questa roba? E invece scopri che lui ha un passato punk e oi e io questa cosa in realtà dentro di me l'ho sempre saputa, perché al netto dei diversi generi musicali io rimango convinto che quella retorica del fallimento e del reietto di cui sono intrisi i pezzi punk, è la stessa che cantavano gli 883 e pertanto io considero quella copertina in assoluta continuità con tutto quello che ho fatto finora! E comunque sta cosa che è nazista è una cazzata.<ref>Dall'intervista di Raffaele Manca, ''[https://www.punkadeka.it/quattro-chiacchiere-con-zerocalcare/ Quattro chiacchiere con Zerocalcare]'', ''punkadeka.it'', 3 luglio 2020.</ref>
{{Int|Da ''[http://www.repubblica.it/cultura/2017/04/09/news/zerocalcare_l_armadillo_rappresenta_la_mia_coscienza_che_fatica_stare_con_le_persone_-162568953/ Zerocalcare: "L'armadillo è la mia coscienza, che fatica stare con le persone"]''|Intervista di Antonio Gnoli, ''Repubblica.it'', 9 aprile 2017}}
*Vivo la casa come un rifugio. È orribile dirlo così, ma è la verità: qualunque dentro è meglio di qualunque fuori.
*Ha aggirato le leggi dell'evoluzione, attraversando il tempo. Se credessi nella reincarnazione vorrei reincarnarmi nell'[[armadillo]].
*I fumetti che mi riescono meglio sono quelli influenzati dal dolore. Quelli fatti con mestiere non mi piacciono. Il problema è che non puoi dare tutte le tue crisi in pasto al pubblico. Devi decidere quale è l'asticella. E poi saltare.
{{Int|Da ''[https://www.repubblica.it/robinson/2025/12/02/news/zerocalcare_nuovo_graphic_novel_nido_serpenti_neonazisti_budapest_fascismo-425015534/ Zerocalcare sui neonazisti in Europa: "Il mio viaggio nella tana dei serpenti"]''|Intervista di Luca Valtorta, ''Repubblica.it'', 2 dicembre 2025}}
*{{NDR|Sull'[[Ungheria sotto Viktor Orbán]]}} In questo momento in Ungheria hanno equiparato tutta la questione "antifa" al terrorismo: subito dopo che l'ha fatto Trump, Orban ha fatto un decreto a ruota neanche 48 ore dopo.
*{{NDR|Sull'Ungheria sotto Viktor Orbán}} Budapest oggi è un po' il crocevia di tutti i neonazisti d'Europa che si ritrovano lì per il "Giorno dell'onore", che è un raduno neonazista che si tiene ogni anno intorno all'11 febbraio. La ricorrenza commemora il tentativo, nel 1945, delle truppe tedesche e delle SS di rompere l'assedio dell'Armata Rossa, e oggi è diventata un appuntamento per gruppi di estrema destra da tutta Europa.
*[...] secondo me ci sono personaggi che non hanno nessuna remora. In realtà penso che forse sono anche la maggior parte. Penso che ormai la gente abbia talmente tanto pelo sullo stomaco che è difficile che venga rosa dalla propria coscienza.
*{{NDR|«Un nazista può pensare di essere buono?»}} Sì, può pensare di essere buono perché i nazisti si dividono in due parti: quelli che pensano di essere buoni e magari di essere anche ribelli a un pensiero "buonista" imperante. Alla fine uno tende a vedersi sempre come il protagonista positivo del film della sua vita. E poi ci sono quelli che invece sono solo psicopatici. Quando tu descrivi qualcosa come il male assoluto ci sono delle persone che si esaltano. Perché quel male, a loro piace.
*È vero che nell'Est {{NDR|di Germania}}, post-caduta del muro, c'è stata una grossa esplosione di violenza perché la gente era molto povera e c'era un grossissimo tasso di disoccupazione. Però poi negli anni successivi in realtà è stata la Germania Ovest a dare i natali agli individui che sono finiti a dirigere l'AFD, e sempre l'Ovest ha registrato un altissimo tasso di incremento delle aggressioni razziste dagli anni 2000 in poi. E però la Germania fa finta che questa roba non esista, cioè fa finta che sia un problema dei Länder dell'Est mentre invece l'Afd è ormai il primo partito e quindi il problema è generale.
*Io non ho paura per me, perché penso che la mia posizione mi tutela di più rispetto a quando ero una persona che poteva essere accoltellata senza problemi. Mi fa però paura quello che sta succedendo a livello internazionale. Quando l'America identifica come organizzazione terroristica l'antifascismo. O quando un Paese come l'Ungheria che sta in Unione europea segue a ruota la messa fuorilegge dei movimenti antifascisti dopo che l'ha fatto il governo Trump. Quando io ero ragazzino l'antifascismo era una sorta di religione laica. Poi si è cominciato a dire che "sì c'era stato il fascismo che aveva fatto anche cose brutte ma pure l'antifascismo si era macchiato di colpe" e quindi a fare una sorta di equiparazione tra storie molto diverse. Poi a un certo punto la parola "antifascismo" ha cominciato a diventare qualcosa che sembrava antidemocratica. E adesso essere antifascisti sta diventando una cosa penale, cioè che viene perseguita. C'è uno slittamento di cui noi, ogni volta pensiamo che non bisogna allarmarsi perché è poca roba, però un pezzetto dopo l'altro sta cominciando a comporre un quadro che porta sempre più all'indietro: ecco, quello un po' mi spaventa.
*Adesso c'è una sorta di inconsapevolezza, mi pare che alcuni pensino ai fascisti in modo astratto, salvo poi scoprire a spese proprie che invece sono proprio lì, coi loro luoghi di ritrovo, le loro sedi, e tutto il corollario di violenza. E, quando succedono queste cose, dovremmo interrogarci tutti sulla superficialità con cui abbiamo affrontato certi temi.
{{Int|Da ''[https://fumettologica.it/2026/04/nel-nido-dei-serpenti-zerocalcare-fumetto-intervista/ Nel nido dei serpenti di Zerocalcare è un fumetto scomodo]''|Intervista di Andrea Fiamma, ''fumettologica.it'', 28 aprile 2026}}
*È più difficile riuscire a far parlare del libro. Intanto sono molti meno gli spazi che ti vengono offerti, tanti contenitori vogliono parlare di temi meno spinosi, anche alcuni spazi abituali ti dicono “vabbé, questo giro saltiamo, torna per il prossimo”. E poi quando esce un contenuto sui social, viene letteralmente invaso da centinaia di commenti di hater, quindi poi la gente è oggettivamente disincentivata dal parlare di queste cose.
*Io parto sempre da qualcosa che mi squassa dentro, vivo i fumetti come un modo per contribuire a qualcosa che mi sta a cuore. Valeva per Genova come per Budapest. Quello che è cambiato è il pubblico a cui mi rivolgo. Non posso più dare per scontato nulla, la gente che leggerà le cose mie potrebbe non saperne nulla oppure pensarla in modo molto diverso, quindi devo essere più didascalico per certe cose, e poi inventarmi qualcosa per far sì che tutti quegli spiegoni non diventino una rottura.
==Strisce==
===''Zerocalcare.it''===
{{cronologico}}
*È che proprio i [[Trentenne|trentenni]] non esistono più, come gli gnomi, il dodo e gli esquimesi. Adesso c'è l'adolescenza, la postadolescenza e la fossa comune. I trentenni sono una categoria superata, a cui ci si attacca per nostalgia, come il posto fisso.<ref>Da ''[http://www.zerocalcare.it/2012/03/12/perch-non-possiamo-dirci-trentenni/ Perché non possiamo dirci trentenni]'', 12 marzo 2012.</ref>
*"A che puntata sei arrivato". Questa formula riportata da Necronomicon – edizione allegata a TV Sorrisi & Canzoni per evocare lui... il nemico di una vita... il demone dello [[spoiler]]!<ref>Da ''[http://www.zerocalcare.it/2012/05/28/il-demone-dello-spoiler/ Il demone dello spoiler]'', ''ZeroCalcare.it'', 28 maggio 2012.</ref>
*La fauna della [[sala d'aspetto]] non è composta da umani, ma da archetipi.<ref>Da ''[http://www.zerocalcare.it/2012/06/26/aspettando-pollot/ Aspettando Pollot]'', ''ZeroCalcare.it'', 26 giugno 2012.</ref>
*A quel punto compare il male del secolo. Dopo la peste, che decimò l'Europa, dopo l'aids, che col suo alone fuxia minò le basi dell'amore, dopo gli autovelox sulla Cassino-Formia, che limortacciloro, un nuovo incubo affligge l'umanità... il [[captcha]].<ref name=captcha>Da ''[http://www.zerocalcare.it/2012/10/01/captcha/ Captcha]'', 1º ottobre 2012.</ref>
*Chi sei tu che hai inventato il [[captcha]]? Quale mente ottunta dal rancore può aver partorito questa penitenza maligna? Di quale orrendo torto subìto vuoi vendicarti sull'umanità tutta?<ref name=captcha/>
*Si badi bene che nutro una sorta di rispetto misto a diffidenza verso gli [[Psicologo|psicologi]], in quanto li ascrivo alla famiglia dei telepati, sebbene di grado inferiore.<ref>Da ''[http://www.zerocalcare.it/2012/10/15/psicologi/ Psicologi]'', 15 ottobre 2012.</ref>
*Infila le mani fino in fondo, afferra gli angoli e poi rigiri. Il [[piumino]] è come il porco. Te ce devi sporca' le mano fino ar gomito.<ref>Da ''[http://www.zerocalcare.it/2012/11/12/piumino/ Piumino]'', 12 novembre 2012.</ref>
===''Wired.it''===
{{Cronologico}}
*Tutto iniziò nell'estate 2016, [[Pokemon Go]] era appena uscito e già aveva drasticamente diviso le bacheche Facebook di mezzo mondo, spaccandole in due posizioni così riassumibili: "Ho catturato altri 22 Pidgey! c'ho più piccioni io di Piazza San Marco Lol!" "Che pena tutti a correre dietro a 'sti pokemon. Ai tempi miei si correva appresso alla fica. Non è meglio andare a scopare?"<ref name=pok>Da ''[http://www.wired.it/play/fumetti/2016/08/10/zerocalcare-guerra-civile-pokemon-go/ Zerocalcare e la guerra civile di Pokemon Go]'', 10 agosto 2016.</ref>
*[[Facebook]]. Era una piattaforma che serviva a scrivere cose coatte che nella vita vera non avresti mai avuto il coraggio di ripetere in faccia alla gente.<ref name=pok/>
*[...] una lotta ancestrale iniziata molto prima e continuata dopo... La grande guerra di chi nel suo [[tempo libero]] vuole fare un po' il cazzo che gli pare contro chi vuole decidere come si devono divertire gli altri. Anche detta G.G.D.C.N.S.T.L.V.F.U.P.I.C.C.G.P.C.C.V.D.C.S.D.D.G.A. Una guerra i cui nomi dei caduti, dall'alba dei tempi, sono scritti in Times New Roman in corpo 5, su una stele alta fino al cielo. Alla cui base brucia un braciere in cui bruciano le speranze di chi crede che un giorno possa finire.<ref name=pok/>
*Alla luce di questo grande impatto culturale fin qui dimostrato, non è esagerato dire che siamo individui composti al 70% da [[I Cavalieri dello zodiaco|Cavalieri dello zodiaco]].<ref name=cdz>Da ''[https://www.wired.it/play/fumetti/2016/10/24/zerocalcare-cavalieri-dello-zodiaco/ Zerocalcare e la lezione dei Cavalieri dello Zodiaco]'', 24 ottobre 2016.</ref>
*Quel che è sicuro è che senza i [[I Cavalieri dello zodiaco|Cavalieri]] noi non saremmo ciò che siamo oggi. Se non altro perché non conosceremmo quella sensazione, che si provava solo in certi tardi pomeriggi invernali che se guardavi dalla finestra era già buio. Di là i grandi erano tornati dal lavoro e iniziavano a preparare la cena. Noi invece avevamo finito i compiti e correvamo sul divano. {{NDR|comincia la sigla dei Cavalieri dello zodiaco}} E iniziavano le parole. E quelle luci colorate fluorescenti al neon della sigla che ci scorrevano davanti. E ogni singola cosa al mondo era esattamente al suo posto. Come non lo sarebbe mai più stata. Grazie Pegasus, Sirio, Crystal, Andromeda e Phoenix.<ref name=cdz/>
==Citazioni su Zerocalcare==
*Michele Rech è pazzesco, è bravissimo già da solo. Raccontare e ironizzare sulla propria vita denota già una spiccata intelligenza. Utilizzare gli spunti pop della cultura di riferimento della propria generazione è una cosa che si fa spesso nel nostro lavoro. Si pesca nel proprio passato. ([[Leo Ortolani]])
==Note==
<references/>
==Filmografia==
*''[[Strappare lungo i bordi]]'' (2021 - in corso)
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Fumettisti italiani]]
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Skekzilla
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==Citazioni su ''Odissea''==
*Dirò una cosa controcorrente visti i giudizi di molti critici. Sono stato a vedere Odissea di Nolan e trovo che sia un film magnifico. Ok alcune scene sono rivisitate, altre tagliate del tutto. I puristi che amano Omero non apprezzeranno. Ma è un film bellissimo sull'uomo, sulla leadership, sulla vita, sulla guerra, sulla civiltà. Tre ore che volano via. Il cast stellare aiuta, è vero, ma a me è piaciuto proprio il film. ([[Matteo Renzi]])
*Il mio personaggio è un po' come [[James Woods]] in ''[[Casinò (film)|Casino]]''. È stato quello a ispirarmi [...]. Ho pensato che sarebbe stato divertente vederlo a Itaca. È un tipo un po' squallido. Durante le prove costume continuavo a dire: "Voglio davvero delle mutande leopardate". Volevo che spuntassero dalla gonna, con un po’ di pelliccia scintillante. ([[Robert Pattinson]])
*Il tema centrale de ''L'Odissea'' è che Penelope non riesce a decidersi tra i due uomini e io cerco di aiutarla a prendere una decisione. Le dico: "Va bene così. È morto, rassegnati". ([[Robert Pattinson]])
*Molti conservatori che vedranno questo film la penseranno allo stesso modo. Va bene. Ma non capisco. Perché andare a vedere il film? Se non volete vederlo, non andateci. Perché vi interessa chi c'è nel cast? [...] Non capisco quest'idea che se a noi non piace, allora tutti debbano odiarlo solo perché lo odiamo per questo motivo. Non ti piace Elliot Page? Non andare a vedere quel dannato film. Non farlo. Staremo bene anche se non lo vedi. ([[Whoopi Goldberg]])
*Pensiamo a Penelope come a un modello di pazienza [...]. Ma mi interessava il suo lato più crudo. Mi interessavano la rabbia, l'emozione e la passione che doveva aver provato per lui in quei vent'anni. ([[Anne Hathaway]])
*Quando [[Akira Kurosawa|Kurosawa]] fece ''[[Il trono di sangue|Trono di sangue]]'', ovvero la sua versione del ''Macbeth'', qualcuno gli disse: non lo deve fare perché il ''Macbeth'' è solo scozzese? No. Ci siamo appena detti che Omero è universale. Allora, un artista, perché in genere nel cinema non ci sono artisti, ci sono bravissimi artigiani e qualche artista ogni tanto, e io credo che Nolan, nel suo modo, sia un artista, ha voluto dare la sua versione, la sua interpretazione di Omero. Per quello che riguarda la dea o Elena, a lui interessava portare sullo schermo qualcuno che abbia caratteristiche psicologiche di un certo tipo. Il fatto che sia nera invece che bianca mi sembra irrilevante. Uno, perché i neri esistevano in Africa e nel mondo mediterraneo ai tempi di Omero, e Omero ne parla. Il messaggero preferito di Odisseo nell'Odissea è descritto come un nero, con i capelli cotonati come la lana. Qualcuno del resto può dire a me: tu hai tolto gli dei. Allora è più sbagliato prendere una decisione come la mia, raccontare una parte dell'Odissea senza dei, oppure parlare con gli dei ma rappresentarli con attori diversi da come noi ce li immaginiamo? Sono letture diverse, dialoghi diversi. Secondo me, entrambi validi. L'importante è trattare il testo con serietà. ([[Uberto Pasolini]])
*Questo Nolan sta cominciando a diventarmi simpatico.<br>I travasi di bile che ha causato a quella banda di falliti che imbratta i quotidiani della destra italiana sono impagabili.<br>Nolan, intanto, conta i suoi capitalistici dinderi mentre i falliti straparlano del suo comunismo spingendo gli illeterati beoti che li seguono ad arricchirlo!<br>Esilarante. ([[Michele Boldrin]])
*Ricordo di aver camminato su quella spiaggia per mezz'ora, e vedevo solo soldati greci, soldati greci, barche greche, soldati greci, la guerra di Troia, barche greche, soldati greci per... Non so se sto esagerando, ma mi sono sembrati chilometri [...]. Ho chiesto all'assistente di produzione: "Dov'è la troupe? Non ho visto traccia di un set cinematografico. Mi ricorda più una rievocazione storica che un set cinematografico". ([[Tom Holland (attore)|Tom Holland]])
*Sfida gli dei.<ref>Dalla locandina in lingua italiana, ''[https://www.thinkmovies.it/odissea-la-universal-svela-il-primo-poster-e-la-data-di-uscita-italiani-del-film-di-christopher-nolan/ Odissea: la Universal svela il primo poster e la data di uscita italiani del film di Christopher Nolan]'', 2 luglio 2025</ref>
*Sono un po' una mamma orsa, niente si frappone tra me e i miei cuccioli. E credo proprio che, considerando tutto quello che Penelope stava passando, quanto fosse alta la posta in gioco, quanto suo figlio in particolare fosse preso di mira in assenza del padre, sapesse di dover essere protettiva in più di un modo. ([[Anne Hathaway]])
*Telemaco è una figura in cui identificarsi. Vive dinamiche difficili, quasi di bullismo all'interno della sua stessa famiglia, e penso che molti spettatori si rivedranno in lui. ([[Tom Holland (attore)|Tom Holland]])
===[[Alberto Angela]]===
{{cronologico}}
*C'è un'espressione che mi torna in mente ogni volta che ripenso al trionfo di questo film nelle sale: ciò che è vicino agli occhi è vicino al cuore. I giovani conoscono già l'Odissea, conoscono Omero e l'Iliade, li hanno nel cuore anche se non se ne rendono conto. Andare al cinema a vedere un'opera che già si conosce, ma raccontata in un modo così diverso, non può non incuriosire le nuove generazioni: ed è proprio questo pubblico di giovani, oggi, a riempire le sale e a spingere l'Odissea di Christopher Nolan verso ogni record di incassi.
*Ho intervistato Christopher Nolan e Matt Damon per parlare della loro Odissea e sono uscito da quell'incontro con una convinzione che voglio condividere con i lettori: il vero protagonista di questo successo, prima ancora del regista o degli attori, è Omero stesso, riscoperto oggi grazie soprattutto ai giovani. E Nolan è stato bravissimo a tradurre un testo antichissimo, scritto nell'VIII secolo a.c., fondante della cultura mediterranea, in qualcosa di comprensibile a tutti, e in particolare ai più giovani.
*All'inizio nell'Odissea notavo incongruenze che mi rendevano perplesso: navi simili a quelle dei vichinghi, paesaggi nordici, corazze ed elmi non proprio fedeli. Poi ho capito, lui doveva rendere comprensibile ai giovani un componimento di tremila anni fa, e mi sono sentito suo fratello in questa operazione che ha portato avanti in maniera così abile. Ci sono messaggi nel film che sono molto moderni, e che parlano soprattutto ai giovani. L'idea che Ulisse capisca di aver distrutto, con una sua idea, un intero popolo, e ne soffra. È il concetto di Xenia, il rispetto dell'ospite, perché dietro ogni vagabondo poteva nascondersi una divinità. Qualcuno ha parlato anche di disturbo da stress post-traumatico: un veterano della troupe ha detto a Nolan che è il film più potente mai visto sul trauma dei reduci.
*Alla fine, emerge un concetto che noi italiani conosciamo bene: il calore della casa e della famiglia. Il ritorno di Ulisse non è il ritorno alla comfort zone, ma ai propri valori. E dove, se non in Europa, ci si preoccupa così tanto dei diritti umani e del clima? Per i giovani europei questo film è quasi una bandiera. Parlando con Nolan ho capito anche la logica del cast: scegliere attori già riconoscibili per rendere subito comprensibili i personaggi, anche ai giovani che magari non conoscono a memoria l'epica omerica.
*Sulle polemiche legate al presunto wokismo non mi sbilancio: ognuno la vede come vuole, e le polemiche, si sa, portano gente al cinema, giovani compresi.
*Questo film mi rende felice per un motivo semplice. Per una volta la sceneggiatura non nasce da un ufficio marketing, ma da un testo di tremila anni fa, ed è proprio questo a conquistare i giovani più di ogni strategia di comunicazione. E non a caso, quando qualcuno pesca nel mondo classico, arrivano gli Oscar: ''[[Cleopatra (film 1963)|Cleopatra]]'', ''[[Ben-Hur (film 1959)|Ben-Hur]]'', ''[[Il gladiatore|Il Gladiatore]]''. Eppure questo immenso giacimento di storie resta spesso ai margini, lontano dai radar dei più giovani. Arriva Nolan, racconta Omero, ed ecco il risultato: un successo che sta battendo ogni record al box office, trainato in gran parte da un pubblico giovane che ha ritrovato in Ulisse la propria storia. Noi che viviamo in Italia, e che raccontiamo spesso queste storie immortali ai giovani, per fortuna lo sappiamo bene.
===[[Corrado Augias]]===
*Abbiamo distrutto una cultura, dice Ulisse, e non dovevamo farlo. Abbiamo peccato contro gli dèi e contro le leggi della civiltà. Non credo che, in un'opera d'arte, ci sia condanna più esplicita dell'attuale politica estera americana cieca, aggressiva e rabbiosa.
*Letto in filigrana, il film di Chris Nolan contiene insomma numerosi, trasparenti riferimenti all'attualità americana e mondiale (ci sono anche da noi le tentazioni di violenza vendicatrice). Ecco perché questa ''Odissea'' si conferma lontana dal poema omerico, trovando la sua vera forza in un atto d'accusa contro la cultura [[Make America Great Again|Maga]] e il forsennato presidente che la incarna. Lontano da Omero, vicino, molto vicino, a noi.
*Nolan [...] non è solo un regista di "blockbuster" come dicono gli americani ovvero autore di prodotti di grandissima popolarità in grado di sbancare i botteghini. Basta pensare a ''Oppenheimer''. Nolan nasconde sempre molti significati nei suoi film, lo fa anche in questa ''Odissea''.
===[[Matt Damon]]===
*[[Bill Irwin|Bill]] faceva le voci e i rumori {{NDR|del ciclope}} ed è stato con noi per tutto il tempo. All'ingresso della grotta c'era un ronzio. E lo si può sentire nel film, perché c'erano migliaia di api proprio all'imboccatura della grotta. Bisognava attraversare questa cortina di api per entrare.
*Dal canto mio posso dire, senza esagerare, che è stata l'esperienza migliore della mia carriera: quando ho visto quel cavallo di legno gigante sulla spiaggia ho pensato: "Cavolo". È stato semplicemente fantastico.
*È successa una cosa curiosa: tutte quelle situazioni che, in un altro momento della mia vita, avrei trovato difficili... non lo erano più. Anzi, erano diventate divertenti. Per esempio, essere bagnato fradicio e avere freddo non era una sofferenza. Era qualcosa che mi sentivo fortunato ad avere la possibilità vivere. Mi sembrava temporaneo, e allo stesso tempo un dono. È stato molto strano. Non avevo mai provato niente del genere. Ecco perché sembro un po' un cristiano rinato. È una sensazione che desideravo da tempo, e finalmente ho provato.
*Non si fanno più film come questo. Riuscire a farlo senza green screen, come avrebbe fatto David Lean, il regista di ''Lawrence d'Arabia'' o ''Il dottor Živago''... non conosco nessuno, a parte Nolan, che ci stia nemmeno provando.
*Non sono molti gli attori over 50 che recitano in film epici di questo genere. Ho affrontato questo progetto come se fosse l'ultimo film che avrei mai girato.
*Ogni giorno sul set sembrava più una spedizione scientifica che un giorno di riprese [...]: Sei in mezzo al mare, prendi freddo e ti bagni. Tu come tutti gli altri, ma questa esperienza ha creato un affiatamento che è raro sul set.
*Ogni volta che arrivavamo da qualche parte, dicevamo: "Beh, l'Islanda sarà più facile". Invece, pioveva a dirotto e faceva un freddo cane. L'Islanda era tipo: "Facile? Aspetta e vedrai". A quel punto qualcuno aveva ironizzato: quanto potrà mai essere difficile lavorare in uno studio di Los Angeles? E poi, come previsto, siamo arrivati e Chris aveva due motori a reazione che ci spruzzavano addosso litri d'acqua [...]. È stata una conclusione perfettamente in linea con il resto. Anche in un ambiente controllato faceva freddo, era umido e un po' deprimente.
*Quando ti sentivi a disagio, cosa che accadeva quasi sempre a causa dello sforzo fisico richiesto per girare quelle scene, se ti giravi e guardavi alle tue spalle, lui {{NDR|[[Christopher Nolan]]}} era a non più di un metro e mezzo di distanza a fare la stessa cosa senza lamentarsi [...]. C'è qualcosa di veramente confortante nell'essere un soldato in trincea, guardare al proprio fianco e vedere che il generale è lì con te.
*Tutto era reale. Se come attore devi recitare una crisi esistenziale mentre passi davanti alle Sirene e sei legato a un albero maestro, è tutto lì davanti a te. Se Nolan ti dice che stai scappando per salvarti la vita da un Ciclope, allora scapperai davvero per salvarti la vita. Chris non nasconde il trucco.
*Visto come sta andando il mondo del cinema, questo è stato un film davvero strano. Ho provato una specie di nostalgia per tutto il tempo in cui lo giravo, come se stessi tornando ai miei inizi. E so che quel mondo sta scomparendo. Sapevo che questa sarebbe stata l’ultima occasione per fare qualcosa del genere.
===[[Marco Giusti]]===
*Come sta morendo il nostro Occidente di oggi, travolto da guerre e dalle follie dei maschi di potere dominanti. Perché l'"Odissea" di Nolan, che ha molto poco dell'"Odissea" di Omero, ammettiamolo, e dell'idea che noi bravi ragazzi cresciuti nei licei classici italiani negli anni '60 abbiamo dell'"Odissea", che abbiamo studiato e amato profondamente, è costruito interamente sul senso di colpa e sul rimorso che prova Ulisse per aver provocato tante morti, per aver perso tutti i suoi soldati, per non essere stato in grado di fermare Agamennone e Menelao dalla follia delle guerra e per trovarsi di fronte alla fine di una civiltà.
*Matt Damon come Ulisse è bravissimo, perfetto come gran soldato, genio militare, comandante della sua nave, ma non ha nulla della furbizia che avevano tanti Ulisse precedenti, da Kirk Douglas a Bekim Fehmiu. Non ha nulla di solare. È un Ulisse tormentato, che ha capito, con la caduta di Troia, col massacro dei troiani, che con quella guerra inutile il mondo civile sta finendo. [...] Cupo, disperato, è un altro Oppenheimer macerato da memorie che non vorrebbe ricordare, un altro Cavaliere Oscuro in lotta con un male che non può non trascinarsi dietro.
*Nolan costruisce un film forte, coraggioso, di alto livello, davvero pieno di provocazioni, assolutamente personale, anche se un po' limitato proprio dalle troppe star che si trascina dietro.
*Non mi preoccupa affatto che siano nere e gemelle la Clitennestra e Elena interpretate da Lupita Nyong'O, puro schiaffo woke alle follie Maga, ma la Calypso di Charlize Theron che rincoglionisce Ulisse con i fiori di loto per sette anni ha così poco del mondo di Omero. E non è tanto credibile.
*Troppo dark e nordica, rispetto all'idea che abbiamo noi da sempre del Mediterraneo che avvolge, terribile ma meraviglioso, assassino ma vitale, Ulisse e i suoi uomini.
===[[Ludwig Göransson]]===
*Chris aveva accennato fin dall'inizio al fatto che fosse interessato all'[[aulos]] [...]. Era interessato anche alla lira. L'aulos era uno strumento dell'antica Grecia. Per mille anni è stato lo strumento delle rockstar per eccellenza.
*L'orchestra non esisteva all'epoca. È stata una sfida, ma anche un'opportunità per creare qualcosa di davvero unico. Ho usato strumenti dell'antica Grecia e parti metalliche trovate per strada per i brani.
*Sono stato particolarmente attratto dal suono dei wind gong, dischi di bronzo piatti con una frequenza fondamentale ridotta, pesanti ipertoni accordati e lunghi legati, [...] la sfida di scrivere musica usando i gong è stata entusiasmante e ho creato un sistema di notazione unico con disegni dettagliati del punto esatto in cui colpire il gong, con l'intensità esatta.
===[[Milo Manara]]===
*{{NDR|«Molte polemiche si sono concentrate sul casting, a partire da Elena, interpretata da Lupita Nyng’o.»}} Mi sembra che, come al solito, ci si occupi dei margini invece che della pagina. Quando la filologia prende il sopravvento sulla sostanza si perde il senso del mito. E poi, se proprio vogliamo dirla tutta, probabilmente Elena era anche più scura di come siamo abituati a immaginarla. Ma è una questione del tutto ininfluente rispetto al personaggio che stiamo raccontando.
*Sono curiosissimo di vedere il film di Nolan. Non credo resterò deluso. L’importante è non perdere il senso profondo del racconto. Tutto il resto viene dopo.
*[[Ulisse]] riaffiora continuamente, quasi carsicamente. Se oggi Christopher Nolan lo riporta ancora una volta al centro dell’immaginario, per me è soltanto una festa.
===[[Mariarosa Mancuso]]===
*Confessiamo di aver avuto qualche timore, prima di vedere il film. Non siamo così adepti da non pensare che si possa amare ''Inception'' e restare freddi di fronte a ''Interstellar''. Dubbi spariti quando vediamo il cavallo di legno spiaggiato, di traverso sulla battigia, e dentro il soldati sfiniti dalle puzze che rischiano di annegare. Christopher Nolan è sempre grandissimo. È il cinema che è diventato piccolo.
*Cosa possiamo dire davanti a tre ore di grande cinema senza un minuto di noia? I colleghi vengono in soccorso. [[Francesco Piccolo]] spinge Repubblica – una volta un giornale tanto per bene, signora mia – a scrivere più volte per esteso la parola "cazzata". [...] Se non avessimo già visto il film di Nolan, la lettura dell’articolo non sarebbe stata tanto spassosa. Un lapidario giudizio scagliato da chi, pure lui sceneggiatore o collaboratore alla sceneggiatura di molti brutti film italiani, non può chiamarsi fuori da tante cazzate vere. Fa perfino tenerezza: nani sulle spalle dei giganti – se mai ci arrivassero.
*Tre ore di capolavoro, che gli vogliamo dire?
===[[Paolo Mereghetti]]===
*Altro che elmi creativi e pigmentazioni non regolamentari (ma secondo quale regola? quella che ha fatto della britannica Elizabeth Taylor una regina egiziana?). A voler essere pignoli le infrazioni, le invenzioni, le libertà sono innumeri, ma è da queste cose che si giudica il risultato di un film? Assolutamente no!<br>Lasciamo i cacciatori di cavilli alle prese con le loro piccole fobie e diciamolo subito: la lettura che Christopher Nolan fa del poema omerico merita attenzione e rispetto. Oltre che applausi.
*In fondo la storia poteva prestarsi anche al «solito» elogio del coming home, con la voglia di recuperare quella tranquillità e quegli affetti che la vita ci toglie e la famiglia può restituirci. Nolan invece ne ha fatto una riflessione cupissima e avvincente (volano i 172 minuti di durata) su un mondo che non può cancellare il peso del dolore e della disperazione che proprio gli uomini hanno contribuito a diffondere e di cui non resta che contemplare le rovine. Fisiche e morali.
*Quello che in Omero diventa il resoconto di una «pena di vivere» [copyright Nicola Gardini], quella appunto di Odisseo che misura su se stesso la stanchezza per una lotta che sembra non dover mai finire (Polifemo, poi i Lestrigoni, Circe, le sirene, Scilla e Cariddi, Poseidone e via enumerando), nella rilettura di Nolan diventa qualcosa di più tragico, quasi epocale: non è più pena ma quasi paura di vivere quella che blocca l’eroe, schiacciato dal ricordo (e dalla responsabilità) della violenza che ha innescato per conquistare Troia: troppa brutalità, troppa distruzione, troppi morti. Ed è per questo che nel film lo vediamo spesso fare i conti con il numero dei compagni scomparsi, costretto a scegliere se e chi sacrificare per permettere agli altri di proseguire il loro viaggio. Le vite che ha fatto perdere sono un ricordo che non lo lascerà mai.
===[[Samantha Morton]]===
*Ho letto la sceneggiatura e mi ha davvero commossa. Non conoscevo il libro. Ho lasciato la scuola a 12 anni perché ho iniziato a recitare allora, e a quei tempi non c'erano tutor sul set per una come me, di conseguenza non ho una grande formazione accademica. Sono un po' un'autodidatta. Non conoscevo il materiale originale, così mi sono basata solo sulla sceneggiatura che mi ha lasciata a bocca aperta. Piangevo a dirotto, ero arrabbiata, provavo di tutto.
*Non analizzo troppo le cose. Non sottopongo mai i miei personaggi a una terapia psicologica. Ma l'unica cosa che ne ho tratto, e che ho scoperto mentre la interpretavo, è che mi è sembrata molto familiare. Mi è sembrata molto attuale. Mi è sembrata mia madre. Mi è sembrata mia sorella. Mi è sembrata mia figlia. Mi è sembrata una delle mie amiche. Mi è sembrato che potesse essere la madre, la sorella, la figlia, la nonna, l'amante o la prozia di chiunque. Mi è sembrata semplicemente molto, molto rappresentativa di ogni donna e di tutte le donne, e che portasse con sé il dolore di tutte le donne nel corso della storia.
*Riguardo a Circe, la mia interpretazione è che lei rappresenti ogni donna. E qui entra in gioco l'elemento della dea e della stregoneria: bisogna ricordare che, un tempo, le levatrici venivano considerate streghe e bruciate sul rogo. La società ha sempre demonizzato le donne. È così da tempo immemorabile. È di questo che stiamo parlando. La mia versione di Circe, direi, è che lei è la figlia di tutti, la moglie di tutti, l'amante di tutti, la madre di tutti, la nonna di tutti. Ho cercato di racchiudere in lei l'essenza della donna nella sua totalità.
*Stavo pensando alle donne che nella storia sono state denigrate: ostetriche, erboriste, madri o donne sagge. E quindi, per me, quel legame con la terra e il suo rispetto per la natura si intrecciavano in modo meraviglioso con il fatto che conoscevo così bene l'ambiente circostante.
===[[Christopher Nolan]]===
*Alla fine, i fan dell'opera originale, anche quando facevamo qualcosa che loro non avrebbero fatto, hanno apprezzato la sincerità del tentativo di portare sullo schermo la migliore versione possibile. Io posso solo realizzare il miglior film che sono in grado di fare nel modo più sincero possibile. Sarà inevitabilmente diverso da come lo farebbe chiunque altro, ma è proprio questo il senso di un adattamento. [...] Ricordate, ho trascorso dieci anni della mia vita occupandomi di Batman. Quando sono arrivato su ''[[Batman Begins]]'', sceneggiatori e disegnatori lavoravano su questo personaggio da quasi 65 anni. Quello che ho imparato durante quella trilogia è che non puoi preoccuparti di tutto questo. Devi soltanto onorare il materiale originale interpretandolo nel modo più forte e personale possibile.
*{{NDR|«Perché Matt Damon Ulisse?»}} È un attore accessibile per il pubblico. Sa comunicare le stratificazioni di un personaggio e il modo in cui esiste all'interno della narrazione. Al cinema, è stato l'uomo qualunque, il padre di famiglia, il vicino di casa.
*{{NDR|Sulle polemiche sul film}} Fa parte del gioco. Queste conversazioni che avvengono prima che le persone vedano il film sono sempre irrilevanti, perché nessuno di coloro che le alimenta sa ancora cosa sia realmente il film.
*In un mondo senza denaro, senza carte di credito, senza telefoni, quando si intraprendeva un viaggio, persino breve, ci si affidava completamente alla misericordia degli sconosciuti. Per questo esisteva la legge di Zeus: l’idea che gli altri debbano essere trattati con rispetto. Questa regola era sostenuta da una base teologica: quella persona, per quanto umile o povera possa apparire, potrebbe essere un dio travestito che cammina tra noi. E dunque va trattata con rispetto. È un’idea straordinariamente potente che continua a essere al centro del funzionamento della società ancora oggi.
*Quando si guarda questo mondo, quando si osserva il mondo antico, la gente tende a vederlo in modi strani. C'è molto pregiudizio culturale. C'è molta tendenza a elevarlo solo perché è antico. Quando ti immergi nel poema, quello che trovi è qualcosa di davvero terreno, concreto e accessibile. Quindi per me, nel costruire il mondo del film, quando ho parlato con tutti gli attori, ho detto: voglio solo centrarlo su quello e farlo sentire molto fresco per il pubblico moderno, eliminando alcune di quelle assunzioni che non sono basate su nulla di logico.
*Sul piano tecnico, un film tutto in Imax era il mio sogno da quando avevo 16 anni. Ma la vera sfida, quando fai un film tratto da qualcosa che muove sentimenti forti nel pubblico, e che rappresenta un riferimento culturale, è non pensare a tutto questo e trasformare quella materia in una tua creazione. Scegliere gli attori seguendo l’istinto, pensando a chi saprà restituire sfumature, complessità e grandezza della letteratura. Sembra diverso, ma mi è successo lo stesso con ''[[Batman Begins|Batman]]''.
*Tutto nella sequenza del Ciclope è pensato per cercare di immaginare: come sarebbe una situazione del genere nella vita reale? [...] Non si tratta di un approccio da libro di fiabe o da cartone animato, ma di un vero e proprio tentativo di immedesimarsi in Ulisse e nei suoi uomini. È una situazione terrificante. [...] L'odore [delle pecore] era pungente, per così dire [...]. dopo un po' è diventato molto, molto umido e maleodorante. Ma ho costruito molte grotte in passato. Girare in una grotta vera è tutta un'altra cosa. Una volta che la roccia viene spostata a chiudere l'ingresso e ci si ritrova al buio, l'atmosfera è davvero opprimente. Ha dato un senso di realismo estremo.
*Volevo riportare il pubblico nel mondo antico e non nella Hollywood degli anni 50, dove tutti parlano con accento inglese impeccabile e usano un linguaggio formale per dire al pubblico che siamo nell’antichità. Volevo qualcosa di terreno, immediato. Che il pubblico avesse la sensazione di vivere dentro la storia e conoscere davvero le persone.
===[[Matteo Nucci]]===
*È questa la lezione del film. Ricordarci ciò che è la base della nostra storia di occidentali in un tempo in cui non ci riconosciamo più parte di una famiglia umana, respingiamo il forestiero, lo calpestiamo eppoi uccidiamo donne, uomini, bambini.
*Importa che l'eroe non sia un supereroe, ma un essere umano tormentato e consapevole della sua fallibilità proprio come Batman, uomo privo di superpoteri, capace di fare i conti solo con le proprie paure. E in questo Nolan non poteva sbagliare. Odisseo è un eroe perché eroe significa realizzare la propria umanità e l'umanità è dolore, difficoltà, errori, rimpianti e però anche tenacia e forza di vivere fino in fondo questi dolori e queste sconfitte per andare avanti e cercare sempre una realizzazione interiore.
*Sa piangere Odisseo. E sappiamo piangere tutti noi esseri umani. E io, mentre Argo moriva e mentre Euriclea toccava la cicatrice di Odisseo, piangevo. Piangevo come un vitello nella sala stracolma di popcorn.
===[[Lupita Nyong'o]]===
*È davvero speciale far parte de L'Odissea, perché è un'opera grandiosa. Abbraccia mondi diversi. Ecco perché il cast è quello che è. Stiamo dando vita alla narrazione epica del nostro tempo.
*Non si può recitare la bellezza. Voglio sapere chi è un personaggio. Cosa c'è oltre la bellezza? Cosa c'è oltre l'aspetto esteriore? Questo è il bello di lavorare su un testo così noto, che è stato studiato, interpretato e da cui sono state tratte diverse fonti. La ricerca potrebbe essere infinita. Il bello di lavorare con uno scrittore come Chris è che tutto è già scritto sulla pagina. L'indagine inizia dalle pagine che ti vengono fornite. È su quelle che mi sono basata.
*Questa è una storia mitologica [...]. Sostengo pienamente le intenzioni di Chris e la versione di questa storia che sta raccontando. Il nostro cast è rappresentativo del mondo. Non sto perdendo tempo a pensare a una difesa. Le critiche ci saranno, che io risponda o meno.
===[[Elliot Page]]===
*Ero così emozionato di essere stato scelto per ''L'Odissea'' e di essere stato invitato a tornare a lavorare con {{NDR|Christopher Nolan}} [...]. Ho adorato lavorare con lui in ''[[Inception]]'' e ho amato far parte di questo nuovo film. Ero completamente entusiasta e eccitato: quando sono andato a incontrare Chris e abbiamo parlato della parte, mi sono seduto in una stanza e ho letto la sceneggiatura. È stata una gioia immensa poter tornare a lavorare con lui adesso, in questa nuova fase della mia vita, nella quale mi sento più a mio agio con me stesso: anche questo fatto renderà questo progetto più piacevole e rivivere un'esperienza alla Chris Nolan ora ha significato tantissimo per me.
*Il personaggio che interpreto in questo film non è originariamente presente nell<nowiki>'</nowiki>''Odissea''. Quindi, per me, l'obiettivo principale era riuscire a catturarlo in queste poche scene e, si spera, rendere felice Chris.
*{{NDR|Su [[Sinone]]}} Rappresenta una sorta di consapevolezza di fronte a Ulisse e all'impatto della guerra, alla brutalità della guerra e della violenza.
===[[Francesco Piccolo]]===
*Alla fine, insomma, se uno dovesse dire cos'è questo film, com'è, è l'esatta combinazione delle due possibilità che ha una narrazione del genere: è molto bello ed è anche, non esiste una parola più precisa per dirlo, una cazzata. Queste due strade non si biforcano, come dovrebbe succedere, ma avanzano parallele e stanno insieme. In qualche modo si fanno compagnia, e passi dal pensare che sia bello, a pensare che sia una cazzata. Continuamente.
*Dobbiamo decidere noi se è bello o se è una cazzata. Così come abbiamo deciso noi che quel rottame anche poco credibile e manovrato con un joystick era uno squalo da cui eravamo terrorizzati; così come abbiamo deciso noi che quel mostriciattolo costruito da Rambaldi, e fotografato spesso insieme a Rambaldi, fosse un vero extraterrestre e non un giocattolo che poi si regalava anche a Natale. Abbiamo deciso noi che il cinema può essere molto bello anche quando è possibile che sia una cazzata. Tanti grandi film hanno fatto decidere allo spettatore qual era il bivio. Ma qui c’è qualcosa in più, ed è molto seducente: non lo decidiamo soltanto noi spettatori, ma lo facciamo insieme al regista.
*Se tu ti abbandoni - e io mi sono abbandonato perché quando vado al cinema credo fermamente a tutto e sospendo ogni forma di intelligenza scettica, che invece è l'unico modo sbagliato di fare lo spettatore - se ti abbandoni allora entri dentro l<nowiki>'</nowiki>''Odissea'' e succede il miracolo che pure se conosci la storia da quando eri alle scuole medie, tre ore passano senza che te ne accorga e intanto soffri. Soffri perché continuano a passare gli anni e Odisseo non torna, e vuoi che torni, perché i pretendenti vogliono prendersi Penelope e il tempo non c'è, Telemaco è troppo debole e non ce la fa; e tu patisci; e quando Odisseo finalmente torna e arriva a palazzo travestito da mendicante, mentre lui combatte come Bruce Lee, come Bud Spencer e Terence Hill, solo contro tutti, beh, a quel punto ti abbandoni felice, ci credi, e pensi che cazzata, ma anche che film bellissimo.
===[[Roberto Recchioni]]===
*Delle proteste indignate sulle scelte di cast del film non voglio proprio discutere. Al teatro, da quando il teatro esiste, qualsiasi attore può interpretare qualsiasi ruolo, a patto che sappia incarnare lo spirito e il senso del personaggio che deve portare in scena. È esattamente questo che significa recitare. Solo il cinema si fa problemi in tal senso. E stranamente se li fa sempre quando un attore non bianco viene chiamato a interpretare un personaggio bianco, molto meno quando succede il contrario. Il tema è di razzismo, non di cinema. E qui si parla di cinema.
*È un film viscerale e caldo (per una volta nella sua {{NDR|Christopher Nolan}} cinematografia), che per tecnica somiglia più al cinema di [[Cecil B. DeMille]] (il regista de ''[[I dieci comandamenti (film 1956)|I dieci comandamenti]]'') che a quello di un cineasta moderno ma che, invece, di un cineasta moderno, modernissimo, ha la sensibilità, la definizione, il ritmo e la forma. E questa è la novità che l<nowiki>'</nowiki>''Odissea'' apporta al corpo filmico di Nolan.
*Nel concepire la sua ''Odissea'', Nolan decide di tornare indietro, abiurando quasi totalmente le sirene del digitale per tornare a cercare di evocare a schermo l'impossibile attraverso il possibile. Non c'è quasi nulla che vedrete a schermo in questa ''Odissea'' che non abbia un rapporto strettissimo, quasi intimo, con la materia. Palazzi che crollano, soldati che combattono, cavalli di legno che bruciano, navi che beccheggiano e via dicendo, è tutto vero, come veri sono i luoghi, i panorami, i cieli, la terra, il fuoco, il mare e il vento. Ma non solo: sono veri anche gli spiriti dell'Ade, il ciclope, Circe che trasforma gli iniqui in bestie e via dicendo, portati a schermo attraverso trucchi quanto più meccanici e analogici possibile, con tutti i limiti che questo approccio impone (anche molto evidenti, a tratti). Sembra un vezzo, vero? E invece è il segreto del film: farti credere talmente tanto alla sostanza di questo mondo, alla sua concretezza, alla sua "realtà", da farti credere anche agli elementi del mito che lo pervadono e lo compenetrano con naturalezza.
*''Odissea'' di Nolan non è il capolavoro di Nolan. E non lo è perché la parola "capolavoro" significa a capo, in testa, a tutti gli altri lavori, cioè la cosa migliore, unica, di un insieme. E il posto di capolavoro, nella filmografia di Nolan, per me spetta a ''Dunkirk''. Ma ''Odissea'' gli sta subito sotto e nemmeno di uno scalino, ma di mezzo. Semplicemente, Nolan con questo film evoca il mito dandogli un corpo e una presenza che non ha quasi avuto prima, e lo fa grazie a un approccio incredibilmente tradizionale ma, proprio per questo, incredibilmente innovativo: facendo i conti con i limiti della realtà.
*Ogni polemica sulla fedeltà storica del film di Nolan all'Odissea di Omero, semplicemente non ha senso. Omero (chiunque egli fosse, se mai è stato), raccolse un gran numero di storie tramandate oralmente in innumerevoli versioni, le unì e ne fissò una sulla carta, ma la distanza tra lui e la materia da lui raccontata era di quasi cinquecento anni (l'Odissea è ambientata attorno al 1200 a.C., Omero ne scrisse attorno al 750 a.C.) e Omero aveva meno strumenti storici di Nolan per conoscere l'età del bronzo che raccontava. Ma questo non è un problema in nessun senso perché tanto l'opera di Omero quanto il film di Nolan non appartengono al racconto storico ma a quello mitologico: l'Odissea non è una cronaca di fatti, è una raccolta di miti, uniti in un canone narrativo che li uniforma e li rende coerenti gli uni con gli altri. Per questo motivo Nolan ha lo stesso diritto di Omero di raccontare la storia di Odisseo-Ulisse come più gli aggrada.
===[[Guia Soncini]]===
*Certo, se questo film fosse uscito dieci anni fa avrebbe avuto un senso. Sarebbe stata una grande metafora dei limiti del maschile, l'uomo che si rifiuta di chiedere indicazioni, per colpa tua siamo arrivati in ritardo da mia cognata, dicevi che sapevi una scorciatoia e guarda dove siamo finiti, te l'avevo detto di chiedere ai passanti ma tu ti sentivi sminuito.<br/>Ma adesso, adesso che tutti hanno le mappe sul telefono, adesso che senza indicazioni del navigatore nessuno di nessun sesso o mestiere sa più fare cento metri, adesso Ulisse di cosa è metafora? Del fatto che il vero viaggio dell'eroe è salire su una barca senza navigatore satellitare?
*Ma quelli che hanno fatto le interviste nelle scorse settimane il film l'avevano visto? No, perché al di là del non aver capito che Omero affida il destino di (quel coglione di) Ulisse interamente alle donne, vedendo il film si scopre che il regista che secondo Lupita aveva finalmente dato spazio alle donne ha invece del tutto cassato dalla storia Nausicaa. Magari l'avevano visto ma sono della scuola filosofica «mai obiettare quando un intervistato dice una scemenza, se poi l'intervistato è femmina diventa pure mansplaining».
*Penelope fa la sua brava tirata contro il patriarcato, sembra una di Instagram, proprio come il finale in cui Ulisse spera nel ritorno della civiltà e nel fatto che «i nostri errori saranno dimenticati» sembra un editoriale contro Trump: cent'anni di cinema ci rovineranno pure l'immaginario, ma anche l'attualità non scherza.
===[[Claudio Strinati]]===
*A me {{NDR|la scena dei lestrigoni}} ha richiamato l'immagine dei grandi personaggi dipinti da Paolo Uccello, grande artista del 400 fiorentino; anche in questo caso non dico che Nolan abbia copiato, e infine Polifemo che a me personalmente ha destato le impresisoni che mi destano certe immagini di Goya, ad esempio ''Saturno che divora i suoi figli'', capolavoro fosco e terribile insieme; alla fine, secondo me, una suggestione c'è; occorre trovarla!
*Cambiano i linguaggi, cambiano gli schermi, cambiano gli effetti speciali. Ma Ulisse continua a navigare dentro di noi.
*Trovo molto interessante il dibattito che si sta svolgerndo intorno al film l<nowiki>'</nowiki>''Odissea'' di Christopher Nolan, perchè in un certo senso è un dibattito attualissimo. [...] il punto per me non è tanto se è stata cinematograficamente riproposta come l'ha narrata Omero; il tema vero riguarda, la struttura, i sentimenti le grandi passioni. Leggevo di recente un libro straordinario, l<nowiki>'</nowiki>''Ulisse'' di James Joyce, che è proprio modellato sull<nowiki>'</nowiki>''Odissea'' in modo impressionante ma è totalmente diverso ovviamente, totalemente libero. Quindi rimproverare a Nolan certe questioni filologiche è a mio parere privo di senso.
===[[Emma Thomas]]===
*La cosa che ho amato del poema di Omero quando l'ho letto di nuovo, una volta saputo che questo era ciò che Chris voleva fare, è stato vedere come si adattasse perfettamente al modo in cui lui racconta le storie. La storia dell<nowiki>'</nowiki>''Odissea'' non è lineare e ci sono spaventi, brividi e grandi rivelazioni. Quello che ama Chris... E c'è il tema della memoria: del ricordo della patria e della guerra, di ciò di cui si è responsabili. Che sia la vittoria sul nemico, e l'aver causato così tanta morte. Anche quella dei propri compagni: prima di tutto, la loro...
*Le racconto un aneddoto: la nostra Itaca è Favignana e il cane Argo è "interpretato" dall'esemplare di una rarissima razza canina italiana. Ogni particolare è stato cercato, sperimentato e solo dopo inserito nella narrazione.
*Nei film precedenti c'è sempre stata una "grande" scena su cui abbiamo discusso giorni e giorni. ''Odissea'' è piena di grandi scene. Era come sfidarsi continuamente: a una grande scena ne seguiva un'altra ancora più grande. A partire dal fatto che ogni singola location presentava problemi incredibili, sfide apparentemente insormontabili. Ma abbiamo sempre trovato la soluzione giusta.
*Per ''Odissea'' {{NDR|Christopher Nolan}} è stato molto preso dal cambio di luci, colori, peassaggio. Il passaggio dagli esterni agli interni e il contrario. Era completamente assorbito dalla luce delle tappe della sua odissea: mi riferisco alle location del film. Islanda, Marocco, Grecia, Italia.
===[[Emily Wilson]]===
*In Odissea di Nolan mancano molti degli elementi che rendono grande la poesia. Non ha nulla di convincente da dire sul tempo, sulla memoria, sulla storia, sulla guerra o sul rapporto tra il glorioso ritorno di un guerriero e la vita della sua famiglia, dei suoi avversari, compagni, amici e vicini. Manca di profondità psicologica, emotiva, politica ed etica. La sua struttura narrativa è artificiosa. La scrittura è pessima. Nessuno dei personaggi ha motivazioni convincenti per le proprie azioni o parole. Non ci sono scene di sesso e tutto il cibo sembra orribile.
*L'uscita di Odissea è ancora un evento da celebrare. Questa epopea sta riportando il pubblico al cinema... le traduzioni di Odissea, compresa la mia, stanno volando via dagli scaffali... e forse il film convincerà alcuni amministratori universitari a non tagliare i fondi dai loro dipartimenti di letteratura, lingua e storia.
*Mi vergognerei di aver scritto qualsiasi parte di questa sceneggiatura. Non credo che sia un film complesso. E non penso nemmeno che racconti un uomo complesso. Penso che sia un film d'azione piuttosto semplice, incentrato su un eroe d'azione che si sente in colpa per essere un eroe d'azione.
*Speravo che l'affinità di Nolan con questi temi omerici potesse spingerlo a nuove vette creative e consentirgli di evocare personaggi più credibili. Ma Odissea presenta la sua solita combinazione di grandiosità e superficialità... la visione del film è troppo confusa, i suoi personaggi troppo poco sviluppati, per mantenere ciò che promette a metà in termini di grandi idee –sebbene sia molto bravo a trasmettere big bang e grandi giganti.
==Making of==
{{Int|1=''The Making of Excalibur: Myth into Movie''|2=Regia di Neil Jordan, 1981.}}
*
:''John gave me very clear images of what he wanted. He wanted it to be very earthy, he wanted it to have a touch of Indian and a touch of Spanish idea, but not to be reproduced exactly, but that kind of feeling. But the idea was it to be very earthy because it's a dance in which she has to seduce somebody, so therefore it had to have all those qualities without getting too raunchy. He didn't want it to be a medieval dance.'' (Anthony Van Laast)
*
:''He's got this sort of simplicity, this very natural simplicity and this intuitive sense of right and wrong. Someone said this thing, which is quite true, about having him be completely secure in his knowledge of nothing.'' (Paul Geoffrey)
*
:''If you think of Merlin you automatically think of the many lives he's led.'' [...] ''You have the feeling that he's been through many many worlds and he is of course many people. There's a lot of my old English master in him too, who has the most wonderful whimsy in his humour that is central, kind of the spine of the character is based upon him. A man of great lore, book lore, a Chaucer man, Shakespeare, and a wag to boot!'' (Nicol Williamson)
*
:''She's rather like a flower, a fresh flower picked out of a field somewhere in the open air and put inside this glass in a huge cold castle that's all gold and artifact and manmade. And Arthur is pursuing manmade ideals and forming laws, and everything's becoming very materialistic and she's much simpler than that, much more basic.'' ( Cherie Lunghi)
*
:''His power is very much that of the mind, someone who can make things happen, who can take control. We've all seen the power of voodoo in African tribes, when the chiefs or the witch doctors pointed to a man and in 48 hours he goes into the wilderness and he dies because his death is brought upon by his state of mind. He knows that it's the finish of his life. In a way, Merlin has that kind of power.'' (Nicol Williamson)
==David Wright==
*
:[...] ''the'' Canterbury Tales ''is, at root, an equally serious exploration of social life (in what good and bad ways people may live together) and human purpose (as a character in the Knight's Tale puts it, "What is this life? What should men wish to have?"). But it is also a poem that is equally serious about noticing and appreciating the comedy that comes from human foibles. The result is an exploration of human possibility as enjoyable as it is rich, and as balanced as it is varied.''
*
:The Canterbury Tales ''is'' [...] ''very much a poem of its time, and the long introduction Chaucer gives us in the General Prologue presents the pilgrims as a convenient cross-section of fourteenth-century English society. Although Chaucer has a knack for providing just the descriptive detail that will individualize each pilgrim, they are almost never identified by anything other than their profession, and they seem, in most ways, to derive their entire world view from the position in society given them by the work they do.''
==labyrinth==
{{Film
|titolo = Labyrinth - Dove tutto è possibile
|immagine = Labyrinth (1986) logo.png
|didascalia =
|titolo originale = Labyrinth
|paese = Regno Unito, Stati Uniti d'America
|anno uscita = 1986
|durata = 101 min
|lingua originale = inglese
|genere = Fantastico, musicale, avventura
|regista = [[Jim Henson]]
|soggetto = [[Jim Henson]], [[Dennis Lee]]
|sceneggiatore = [[Terry Jones]]
|produttore = [[Eric Rattray]]
|produttore esecutivo = [[George Lucas]], [[David Lazer]]
|casa produzione = [[TriStar Pictures]], [[Jim Henson|Henson Associates]], [[Lucasfilm]]
|attori = * [[David Bowie]]: Jareth, il re degli gnomi
* [[Jennifer Connelly]]: [[Sarah Williams]]
* [[Toby Froud]]: Toby
* [[Shelley Thompson]]: Matrigna
* [[Christopher Malcolm]]: Padre
* [[Shari Weiser]]: Gogol
* [[Rob Mills]]: Bubo
* [[David Barclay]]: Sir Didimus
* [[Karen Prell]]: Il verme
* [[Warwick Davis]]: Goblin Corps
* [[Frank Oz]]: Saggio
* [[Natalie Finland]]: Fata
|doppiatori originali = * [[Brian Henson]]: Gogol
* [[Ron Mueck]]: Bubo
* David Shaughnessy: Sir Didymus
* [[Percy Edwards]]: Ambrogio
* [[Timothy Bateson]]: il verme
* [[Dave Goelz]]: Coprisaggio
* [[Karen Prell]]: Strega dei rifiuti
* Steve Whitmire, [[Kevin Clash]], Anthony Asbury, & [[Dave Goelz]]: le quattro guardie
* [[Robert Beatty]]: Batacchio porta destra
* [[Dave Goelz]]: Batacchio porta sinistra
* [[Kevin Clash]], Charles Augins, [[Danny John-Jules]], Richard Bodkin: Firey, i pupazzi smontabili
|doppiatori italiani = * [[Roberto Chevalier]]: Jareth, il re degli gnomi
* [[Ilaria Stagni]]: [[Sarah Williams]]
* [[Maria Pia Di Meo]]: Matrigna
* [[Cesare Barbetti]]: Padre
* [[Giancarlo Padoan]]: Gogol
* [[Alessandro Rossi (doppiatore)|Alessandro Rossi]]: Bubo
* [[Marco Mete]]: Sir Didymus
* [[Anna Miserocchi]]: Strega dei rifiuti
* [[Sergio Fiorentini]]: Batacchio porta sinistra
* [[Renato Mori]]: Batacchio porta destra
* [[Vittorio Stagni]]: Firey
* [[Sandro Sardone]]: Saggio
* [[Fabrizio Mazzotta]]: i pupazzi smontabili
}}
{{tagline|Dove il magico è reale}}<ref>Citato in [http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,25/articleid,1358_02_1986_0345_0026_19584433/ ''La Stampa''], 24 dicembre 1986, p. 26.</ref>
==Incipit==
{{NDR|Recitando}} "Dammi il bambino! Con rischi indicibili e traversie innumerevoli, io ho superato la strada per questo castello oltre la città di Goblin per riprendere il bambino che tu hai rapito. La mia volontà è forte come la tua e il mio regno altrettanto grande... La mia volontà è forte come la tua... è il mio regno altrettanto grande...". Accidenti, non mi ricordo mai quella frase! {{NDR|Consulta un libretto intitolato ''The Labyrinth''}} "Non hai alcun potere su di me!" ('''Sarah''')
==Frasi==
*Mi tratta come la matrigna cattiva delle favole qualunque cosa dica. ('''Matrigna''')
==Dialoghi==
*'''Matrigna''': Tuo padre e io usciamo molto di rado.<br>'''Sarah''': Ma se uscite tutti i santi sabati!<br>'''Matrigna''': E io ti chiedo di restare con il bambino solamente se questo non scombina i tuoi programmi.<br>'''Sarah''': E tu che ne sai? Non conosci i miei programmi, non me li chiedi neanche più.<br>'''Matrigna''': Penso che me lo diresti se avessi un appuntamento. Sarei ben felice che tu lo avessi. Dovresti averne alla tua età.
*'''Sarah''': {{NDR|Rivolto a Toby, che piange}} Che cosa vuoi, una favola, eh?! Okay! Allora, c'era una volta una ragazza tanto carina che la sua matrigna lasciava sempre a casa con il bambino, e il bambino era tanto viziato. Quello voleva tutto per sé e la ragazza era praticamente una schiava. Ma ciò che nessuno sapeva era che il re degli gnomi si era innamorato della ragazza e che le aveva data certi poteri. Così, una notte che il bambino fu oltremodo crudele con lei, lei chiamò in suo aiuto gli gnomi.<br>'''Gnomo #1''': {{NDR|Sottovoce}} Ascoltate!<br>'''Sarah''': "Dì le tue parole magiche", dissero gli gnomi, "e porteremo il bambino nella città di Goblin, e tu sarai libera". Però lei sapeva che il re degli gnomi avrebbe tenuto il bambino al castello per tutti i secoli dei secoli, trasformandolo in uno gnomo. E così lei soffriva in silenzio, finché una notte che era stanca di una giornata di faccende, che era ferita dalle dure parole della sua matrigna e sentiva che non ne poteva più... {{NDR|Toby continua a piangere}} Va bene, va bene! {{NDR|Prende Toby in braccio, ma lui continua a piangere}} Piantala, andiamo! Smettila, ''smettila''! O dico le parole, eh! Oh, non sia mai. Non devo dirle. Io desidero... Io desidero...<br>'''Gnomo #1''': Sentite!<br>'''Gnomo #2''': Ma le dice?<br>'''Gnomo #3''': Dice cosa?<br>'''Gnomi''': Silenzio! Zitto!<br>'''Gnomo #3''': Ma io...<br>'''Gnomo #4''': Chiudi il becco!<br>'''Gnomo #5''': Zitto tu!<br>'''Gnomo #1''': Ascoltate! Adesso sta per dirle!<br>'''Sarah''': Io non ne posso più! Re di Goblin, re di Goblin, ovunque ti trovi adesso porta via questo bambino lontanissimo da me!<br>'''Gnomo #5''': Non è così! Dove ha imparato questa operaccia?! Manco comincia con "re di Goblin"!<br>'''Sarah''': No, Toby, no! Smettila! Mi piacerebbe davvero sapere cosa dire perché gli gnomi ti portino via.<br>'''Gnomo #5''': "Io desidero che gli gnomi ti portano via all'istante", non è mica tanto difficile eh?! <br>'''Sarah''': Comando... e voglio...<br>'''Gnomo #3''': Lo ha già detto?<br>'''Gnomi''': Sta zitto!<br>'''Sarah''': {{NDR|Mette Toby, ancora piangente, a letto e va verso l'uscita}} Desidero proprio che gli gnomi ti portino via all'istante!
*'''Sarah''': Sei lui, vero? Tu sei il re di Goblin. Rivoglio il mio fratello, ti prego. Se fa lo stesso...<br>'''Jareth''': Ciò che è detto è detto.<br>'''Sarah''': Ma... non credevo mai...<br>'''Jareth''': Ah, non credevi?<br>'''Sarah''': Ti prego, dov'è ora?<br>'''Jareth''': Sai molto bene dove si trova.<br>'''Sarah''': Ti prego riportamelo, ti prego!<br>'''Jareth''': Sarah, torna in camera tua. Va a giocare con i tuoi balocchi e con i tuoi costumi. Dimentica il bambino.<br>'''Sarah''': Non posso.<br>'''Jareth''': Io ti ho portato un regalo. {{NDR|Fa apparire una sfera trasparente}}<br>'''Sarah''': Che cos'è?<br>'''Jareth''': È un cristallo, niente di più. Ma se lo fai girare così e ci guardi dentro, ti mostrerà i tuoi sogni. Ma questo non è un dono per una ragazza comune che si prende pena per un bambino che sbraita. La vuoi? {{NDR|Sarah esita}} Dimentica il bambino!<br>'''Sarah''': Non posso. Non è che non apprezzi ciò che vuoi fare per me, ma io rivoglio il mio fratello. Sarà così spaventato...<br>'''Jareth''': Sarah! {{NDR|Trasforma il cristallo in un serpente}} Non sfidarmi! {{NDR|Butta il serpente verso Sarah, che lo ribatte per terra}} Tu non puoi tenermi testa.<br>'''Sarah''': Ma io devo avere indietro il mio fratellino!<br>'''Jareth''': È là, nel mio castello. {{NDR|Indica una fortezza in mezzo a un gigantesco labirinto}} Vuoi ancora cercarlo, Sarah?<br>'''Sarah''': È quello il castello oltre la città di Goblin?<br>'''Jareth''': Torna indietro, Sarah! Torna indietro, prima che sia troppo tardi!<br>'''Sarah''': Non posso. Ma non lo capisci che non posso?<br>'''Jareth''': Che peccato.<br>'''Sarah''': Non sembra tanto lontano.<br>'''Jareth''': È più lontano di quanto credi e hai breve tempo. Hai solo tredici ore per superare il labirinto prima che il fregnante marmocchio diventi uno di noi per sempre. È un tale peccato...
*'''Sarah''': <br>'''Gogol''': <br>'''Sarah''': <br>'''Gogol''':
==Explicit==
==''[[Raoh, il conquistatore del cielo]]''==
====Episodio 7, ''La furia del lupo blu''====
====Episodio 8, ''Lacrime nel buio''====
====Episodio 9, ''La battaglia delle donne''====
====Episodio 10, ''Sfida sulla sabbia ardente!''====
====Episodio 11, ''La comparsa del Sacro Imperatore''====
====Episodio 12, ''La caduta del regno''====
====Episodio 13, ''In cammino verso il cielo''====
==[[Alberto Pollera]]==
Alberto Pollera (1873 – 1939), militare e antropologo italiano.
==''Lo Stato etiopico e la sua Chiesa''==
===Incipit===
Questo libro vede la luce assai tempo dopo che fu compilato: debbo perciò pregare il benevolo lettore di tener presente trattarsi dell'esame di ordinamenti e costumi di un popolo che si avvia rapidamente ad una importante evoluzione civile, la quale, cominciata tardi, si affretta a raggiungere con ritmo sempre più accelerato, miglioramenti e sviluppi che, fino a pochi anni fa, sembrava assurdo sperare.
===Citazioni===
*Gli Abissini identificarono più tardi la regina Macheddà con Azieb, [[regina di Saba]], dando con ciò un seguito apparentemente logico a questa tradizione. [...] la leggenda della regina di Saba non deve in Abissinia aver acquistato valore che in epoca molto posteriore, e verosimilmente quando, con S. Frumenzio e coi santi predicatori e gli Abuna suoi successori, provenienti da Bisanzio, da Alessandria e da Roma, la religione cristiana si diffuse in Etiopia, e ciò perché [...] questi apostoli della fede, avevano ben ragione di credere che l'accennata tradizione potesse giovare, come giovò, ai loro intenti. (pp. 8-9)
*A noi può sembrare che il concetto etiopico della parentela dinastica colla Vergine sia un po' troppo esagerato ed estensivo, a motivo della enorme distanza di tempo e del gran numero di generazioni trascorse; ma la mentalità etiopica non valuta le cose al modo nostro, perché già nelle piccole questioni interne di stirpe, è abituata a riconoscere legami di consanguineità molto arretrati nel tempo, sul quale non ferma affatto la sua attenzione. (p. 15)
*Per evitare l'obiezione che nella Bibbia non si fa affatto cenno del trafugamento delle Tavole, che anzi si dice andassero distrutte in Babilonia, i manoscritti etiopici, narrando con assai maggior copia di particolari la leggenda [...], aggiungono che, appena il gran sacerdote Sadok ed il re Salomone si accorsero della scomparsa di quelle, decisero di tener celata la immane sciagura al popolo, per modo che questo non seppe mai niente di ciò, e continuò a venerare quell'Arca, la quale non era, pur troppo, che un semplice simulacro della prima. (p. 23)
*Il popolo etiopico, orgoglioso delle tradizioni [...] e convinto di esser divenuto per volontà di Dio il vero popolo eletto sulla terra, a cagione della discendenza salomonica di [[Menelik I]], in sostituzione del popolo ebreo, resosene indegno, è andato a ricercare nella Bibbia tutte le promesse fatte da Dio ad Abramo e a David, e ritiene che esse siano ancora in pieno vigore per il proprio paese. (p. 24)
*Direi quasi che l'orgoglio in Abissinia è una malattia contagiosa, cronica, permanente, che non risparmia nemmeno i più miseri. Non deve quindi stupire se questo orgoglio si trova elevato a potenza molto elevata nei legittimi regnanti di quel paese, che fanno seguire il loro nome da iperbolici titoli. (pp. 25-26)
*Ora, i regnanti di Etiopia, nelle ingenua ma ferma convinzione di occupare di diritto e di fatto il primo posto fra i regnanti di tutto il mondo, ogni volta che hanno avuto occasione di indirizzare messaggi a regnanti europei, lo hanno fatto appunto nel modo da essi usato verso i loro inferiori, ossia iniziando la lettera col proprio nome, anche quando facevano ciò per invocare importanti servigi da loro. (p. 26)
*Si dice [...] che il [[Teodoro II d'Etiopia|Negus Teodoro]], ritenendo l'Inghilterra il paese più ragguardevole dopo il suo, rivolgesse alla regina Vittoria domanda di matrimonio, e che la mancata risposta fosse il movente che lo indusse a imprigionare, per atto di rappresaglia e di sfida, tutti gli europei che tovavansi presso di lui [...].<br>In quella tragica vigilia, ma troppo tardi, Teodoro comprese che la superiorità etiopica era ormai una leggenda fantastica; il che non ha tuttavia impedito alla massa di continuare a credervi. Umili e grandi ne sono ugualmente convinti, e se ciò costituisce una ingenuità, non si può negare che costituisca anche una forza per lo stato che tali credenze coltiva, con pieno consenso, fra i suoi sudditi. (p. 27)
*[...] degli Abissini si può dire quello che è stato detto degli Ebrei, e cioè che, credendosi di una stirpe privilegiata, hanno sempre voluto isolarsi, e mantenersi distinti da tutte le altre nazioni.<br>Questa credenza ispirò ad essi il concetto della autoglorificazione, perché ritennero di essere veramente i solo veri figli di Dio, discendenti diretti della linea primogenita di Adamo, senza riflettere che la funzione del popolo eletto venne necessariamente a cessare colla venuta di Gesù Cristo, immolatosi per la intera umanità, e non per la fortuna di un popolo. (p. 31)
*[...] in Etiopia è pacificamente ammesso e riconosciuto, che la madre ha diritto di attribuire con giuramento la paternità del figlio a chi essa ritiene ne sia l'autore, senza bisogno di altra indagine o prova concomitante.<br>L'unione poi, sia pure effimera, con una schiava, decisamente biasimata e derisa quando si tratta di altri, è invece susata trattandosi di signori e di principi, i quali pur non tenendo un harem, come i mussulmani, ne seguono la pratica poligama. L'importante è che la discendenza dei salomonidi e la loro tradizione continui. (pp. 37-38)
===Explicit===
==Bibliografia==
*Alberto Pollera, ''[https://dl.unito.it/it/ricerca/digitale/?id=mag:447 Lo Stato etiopico e la sua Chiesa]'', Roma, SEAI, 1926.
==Irridentismo russo==
*Gli Stati baltici chiaramente si sentono minacciati. Perché come Putin sottolinea, la dottrina militare russa include la "protezione", tra di altri, di cittadini lettoni di lingua russa. È una dottrina pericolosa: significa che un’instabilità come quella ucraina può nascere in ogni altro paese vicino della Russia. ([[Radosław Sikorski]])
*L'idea secondo cui la Russia sarebbe a casa propria ovunque si parla russo [...] basterebbe, se fosse convalidata, a mettere l'Europa e il mondo a ferro e fuoco. Che succederebbe, se si ragionasse così, con i transilvani in Romania? Con i catalani in Francia? Con le tre comunità linguistiche di cui è composta la Svizzera? Con quella «minoranza vallona» di cui certi ideologi, a Mosca, già sostengono che sarebbe minacciata di «genocidio»? Con quella parte della California dove si parla spagnolo? Con la Gran Bretagna, che ha la lingua in comune con l'America? Il nazionalismo linguistico, sotto Putin non meno che all'epoca, nel 1938, dell'annessione dei tedeschi dei Sudeti al Terzo Reich, è un vaso di Pandora. [...] allora come si potrebbe impedire alla Lituania di rivendicare Smolensk? Alla Polonia di avanzare i suoi diritti su Leopoli? Alla Slovacchia di invadere l'oblast della Transcarpazia? Alla Moldavia di reclamare un pezzo di Transnistria? E perché la Russia, un Paese che, lo ripetiamo, non è mai stato uno Stato-nazione prima del 1991, avrebbe più titoli di altri da far valere sulle terre liberate dell'ex Unione Sovietica? ([[Bernard-Henri Lévy]])
*La possibilità di mobilitare una minoranza russa che chieda l’intervento dell’armata russa fu creata con lungimiranza personalmente da Josep Stalin, un despota molto accorto nel decidere, sulla via indicata da Lenin di negare la libertà ai paesi non russi che componevano l’impero zarista e – con astuzia raffinata dalla consuetudine di spostare o eliminare interi popoli – fece emigrare in ogni Repubblica non russofona un nutrito nucleo di abitanti di madrelingua russa, pronti a ribellarsi al governo locale dichiarandosi vittime di pulizie etniche. ([[Paolo Guzzanti]])
*Nessuno si aspetta che Londra un giorno rivendichi territori abitati da persone che parlano inglese, come Putin ha fatto in nome della difesa dei diritti delle comunità russe. Nessuno si aspetta che gli inglesi invadano la Scozia in caso che al suo ''referendum'' vinca il sì all'indipendenza. ([[Radosław Sikorski]])
*Per quanto gli abitanti del posto (a Cherson, a Mariupol, a Bucha) urlino la propria indisponibilità a farsi liberare, per quanto si oppongano agli invasori anche con le armi in pugno, essi continuano, sparando, violentando e uccidendo, a insistere: "Voi parlate russo, fate parte dell'universo russo, dovete essere liberati". E forzano con i mitra puntati la gente di Luhansk e del Donbass a prendere passaporti russi.<br>Se questa logica fose applicata al "mondo italiano", la [[Brigata paracadutisti "Folgore"|brigata Folgore]] avrebbe dovuto polverizzare con l'artiglieria il Cantone Ticino, dove si parla italiano e che faceva parte del Ducato di Milano! ([[Elena Aleksandrovna Kostjukovič]])
==Per Stepan Bandera==
{{Int|Da ''[https://web.archive.org/web/20100426235947/http://www.stepanbandera.org/bandera_perspective_5.htm Ai principi della nostra politica di liberazione]''|Articolo pubblicato in ''Vizvolna Politika'', novembre-dicembre 1946; ''Перспективи Української Революції'' [''Prospettive della rivoluzione ucraina''], Дрогобич, Видавнича фірма "ВІДРОДЖЕННЯ", 1998, ISBN 966-538-059-1.|h=4}}
===Citazioni su Stepan Bandera===
*L'estrema destra in Ucraina vede certamente Bandera come uno dei loro padri politici, ma l'estrema destra nel paese è molto debole, e la popolarità della figura di Bandera va molto al di là della destra. La ragione è che, sebbene Bandera fosse di estrema destra e – almeno per un periodo della sua vita – un fascista, in Ucraina oggi non è visto principalmente come tale. È considerato un combattente per l'indipendenza dell'Ucraina che morì per questo. Fu ucciso a Monaco di Baviera nel 1959 dal KGB – la stessa organizzazione nella quale si è formato Putin. Nel discorso pubblico la sua figura è quella di un liberatore, anche se naturalmente non avrebbe instaurato un regime liberale se fosse andato al potere. Del resto, i suoi rapporti con l'occupante tedesco durante la Seconda guerra mondiale erano stati conflittuali. Due dei suoi fratelli furono uccisi ad Auschwitz (apparentemente da compagni di prigionia). Un altro fratello morì durante l'occupazione tedesca in circostanze non chiare. Lo stesso Stepan Bandera è stato a lungo rinchiuso nel campo di concentramento di Sachsenhausen vicino a Berlino. Queste sono le cose che sono enfatizzate dalla memoria pubblica in Ucraina: una memoria selettiva, non una visione storica oggettiva. È un fenomeno che vediamo in molti Paesi, dove le pagine buie delle biografie degli eroi nazionali sono dimenticate o taciute. ([[Andreas Umland]])
*La Russia usa allegramente il culto ucraino di Bandera come prova che l'Ucraina è uno Stato nazista. Gli ucraini rispondono per lo più sbianchettando l'eredità di Bandera. È sempre più difficile per le persone concepire l'idea che qualcuno possa essere stato il nemico del tuo nemico e tuttavia non una forza benevola. Una vittima e anche un carnefice. O viceversa. ([[Maša Gessen]])
==Bibliografia==
*Степан Бандера, ''Перспективи Української Революції'' [''Prospettive della rivoluzione ucraina''], Дрогобич, Видавнича фірма "ВІДРОДЖЕННЯ", 1998, ISBN 966-538-059-1.
==Per [[Vera Politkovskaja]]==
'''Vera Aleksandrovna Politkovskaja''' (1980 – vivente), giornalista russa.
{{Int|Da ''[https://video.repubblica.it/mondo/mia-mamma-anna-politkovskaja/13099/14374 "Mia mamma, Anna Politkovskaja"]''|Intervista di Fiammetta Cucurnia, ''Video.repubblica.it'', 4 ottobre 2007.}}
*Lei riceveva sempre minacce. Noi vivevamo con questa continua pena, paura. Però lei proprio non ne voleva neanche parlare. Lei diceva: «Questo è il mio paese. Io sono nata qui, voglio vivere qui, voglio lavorare qui. Quale sarà il mio valore se io prendo, lascio tutto e me ne vado?».
*Era mia madre. Io penso che, durante la sua vita, lei ha fatto molto bene per le persone e ha lasciato sicuramente la sua traccia. E quindi col suo contributo qualcosa di meglio c'è nel nostro paese. Però contemporaneamente devo dire sarebbe stato molto meglio che lei non se ne fosse occupato, che non avesse fatto nulla e che fosse viva. Per me, al diavolo tutto. Io avrei voluto mia madre.
{{Int|Da ''[https://www.balcanicaucaso.org/aree/Cecenia/Intervista-a-Vera-Politkovskaja-86280 Intervista a Vera Politkovskaja]''|Intervista di Giorgio Comai, ''Balcanicaucaso.org'', 3 dicembre 2010.}}
*Non augurerei a nessuno di leggere sulla propria madre il tipo di frasi ed opinioni riguardanti Anna Politkovskaja che mi è capitato di trovare.
*Alla procura si sono occupati di indagini per due anni prima di dare inizio al processo e hanno arrestato delle persone, che tra l'altro poi hanno liberato. E non sono neppure riusciti a contare correttamente la tempistica dell'omicidio. Quando hanno indicato i secondi che sono trascorsi tra il momento in cui mia madre è entrata nel nostro condominio a quando l'assassino è uscito, non corrispondevano con le ore che avevano fornito. Ce l'ha fatto notare una nostra amica giornalista proprio mentre eravamo in aula di fronte al giudice. È un piccolo errore, forse, ma dimostra con quanta poca serietà abbia lavorato chi si è occupato delle indagini.
*Abbiamo ricevuto molte dimostrazioni di sostegno da rappresentanze diplomatiche estere. Ricordo che ad esempio il console francese è venuto di persona al funerale e ci ha passato una lettera di condoglianze firmata personalmente dal capo dello Stato del suo Paese. Ma i diplomatici non vengono certo a dire a noi di cosa parlano nei loro incontri ufficiali con i vertici russi.
{{Int|Da ''[https://www.lsdi.it/2011/vera-politkovskaja-in-russia-sempre-peggio-per-la-liberta-di-stampa/ Vera Politkovskaja, in Russia sempre peggio per la libertà di stampa]''|Intervista di Valentina Barbieri, ''Lsdi.it'', 17 maggio 2011.}}
*Nel nostro paese la libertà di stampa è un problema grave. Ogni giornalista si trova di fronte ad un bivio: può scegliere la carriera e scrivere quello che gli dicono oppure può fare una scelta diversa, scrivere quello che trova giusto e occuparsi di quello che gli interessa. Le conseguenze sono diverse: nel primo caso guadagnerà un posto di prestigio (ovvero statale), nel secondo caso potrebbe finire male.
*Per quanto riguarda il mio vissuto di giornalista, cerco di evitare qualsiasi confronto tra l’esperienza di mia mamma e la mia. Non ho la sua ricchezza professionale, trent’anni di attività, la sua grande esperienza. Lei lavorava a modo suo, in una maniera personale, io lavoro in un altro modo, il mio.
*Quando ti riferisci a qualcuno, inizi inevitabilmente a copiare, mentre nel giornalismo è più importante lavorare sul proprio stile.
{{Int|Da ''[https://www.repubblica.it/esteri/2015/03/03/news/vera_politkovskaja_un_delitto_dimostrativo_come_quello_di_mia_madre_proveranno_a_insabbiare-108637090/ "Un delitto dimostrativo come quello di mia madre. Proveranno a insabbiare"]''|Intervista di Aleksej Tekhnenko, ''Repubblica.it'', 3 marzo 2015.}}
*Quello di [[Boris Nemcov|Nemtsov]] è un omicidio politico, dimostrativo, arrogante. Come quello che ha distrutto la nostra famiglia. [...] Riconosco uno stile che mi preoccupa. Vaghezza, contraddizioni e troppe ipotesi che fanno solo confusione. Come allora.
*A me basta la certezza che sia un omicidio politico. Chiunque abbia ucciso lo ha fatto per mettere a tacere una voce scomoda. È sempre la stessa storia.
*Bisogna restare all'erta. Contrastare ogni voce falsa, chiedere giustizia sempre, instancabilmente. E mi auguro che gli amici e i compagni di movimento di Nemtsov riescano a tenere alta l'attenzione sui media. Lo so per esperienza, non è facile. Tutto si dimentica.
{{Int|Da ''[https://www.la7.it/piazzapulita/video/parla-vera-la-figlia-di-anna-politkovskaja-i-russi-non-sono-abituati-a-pensare-05-05-2022-437048 «I russi non sono abituati a pensare»]''|Intervista di Sara Giudice, ''La7.it'', 5 maggio 2022.}}
{{Int|Da ''[https://tg24.sky.it/mondo/2022/10/14/vera-politkovskaja-live-in-firenze-2022 "Putin indifferente a reazione Europa su Ucraina"]''|''Tg24.sky.it'', 14 ottobre 2022.}}
{{Int|Da ''[https://www.repubblica.it/venerdi/2023/02/18/news/russia_giornalista_anna_politkovskaja_diario_russo_vera_politkovskaja-388162587/ Mia madre, Anna Politkovskaja: intervista a Vera, la figlia della giornalista simbolo uccisa in Russia che ora scrive un libro su di lei]''|Intervista di Rosalba Castelletti, ''Repubblica.it'', 18 febbraio 2023.}}
*Dopo aver partorito, la cultura non mi bastava più. E mi sono buttata nel giornalismo politico e sociale. Cos'altro ho preso da mia madre? Tante, troppe cose. La più importante è l'attitudine verso il lavoro: qualsiasi mestiere tu faccia, devi farlo bene. Non sono ammessi errori, tantomeno fallimenti.
*Ho saputo che sono in corso le riprese di un film cosiddetto "biografico" intitolato ''Anna. Madre Russia'' che sarà pieno di inesattezze sul suo conto. Anch'io, mio fratello e il direttore di Novaja Gazeta, [[Dmitrij Muratov]] veniamo rappresentati in modo deformato. Non mi piace.
*Vedevo come si difendeva ogni volta che qualcuno ci provava. Dava sempre la stessa risposta: "Chi se non io?". La domanda restava sospesa e bisognava fermarsi lì. In quei momenti mi mettevo nei suoi panni e capivo che quei tentativi non erano solo inutili, ma sbagliati. Fatta la propria scelta di vita, ciascuno deve poter continuare per la propria strada. Capivo i rischi che correva, ma li accettavo.
*Non saremmo qui se i Paesi occidentali fossero stati più duri con la Russia quantomeno a partire dal 2014, anno dell'annessione della Crimea. Ma la Storia non conosce il condizionale. Parlarne non ha senso. Viviamo nel presente e dobbiamo farci i conti. Bisogna pensare a cosa fare ora.
*{{NDR|«Le sanzioni adottate le sembrano efficaci?»}} L'obiettivo qual era? Fermare l'aggressione contro l'Ucraina? Beh, non è stato raggiunto. La maggior parte delle sanzioni finora non ha fatto che colpire i russi come me, fuggiti per scampare al clima d'odio e alla repressione. Non possiamo ottenere visti né permessi di lavoro. Non possiamo usare le nostre carte bancarie e accedere ai nostri soldi. In che modo tutto ciò possa influenzare l'andamento delle ostilità, non lo capisco. Se la speranza era istigarci a rovesciare il potere, privandoci di beni e merci, è chiaro che era mal riposta. Anzi trovo bestiale l'idea di volerci convincere a farci manganellare, torturare e imprigionare. L'Occidente ha iniziato a trattarci come gente di serie B. Il nostro passaporto è diventato un marchio d'infamia. Come si può vivere così?
*Putin prima o poi se ne andrà, ma non credo che la Russia diventerà un Paese libero e democratico. Ce lo insegna la Storia. Il pericolo che dopo arrivi qualcuno di peggiore è concreto. Verranno tempi torbidi.
{{Int|Da ''[https://www.lastampa.it/esteri/2023/02/21/video/massimo_giannini_intervista_vera_politkovskaja_anna_mia_madre-12655173/ "Anna, mia madre"]''|Intervista di Massimo Giannini, ''Lastampa.it'', 21 febbraio 2023.}}
{{Int|Da ''[https://www.rainews.it/tgr/piemonte/video/2023/02/putin--un-dittatore-mia-madre-ora-sarebbe-in-ucraina-dalla-parte-delle-vittime-eb0c8871-076d-482a-b394-86db8efd34c9.html "Putin è un dittatore, mia madre ora sarebbe in Ucraina dalla parte delle vittime"]''|''Rainews.it'', 22 febbraio 2023.}}
{{Int|Da ''[https://www.iodonna.it/attualita/storie-e-reportage/2023/05/20/vera-politkovskaja-un-libro-per-ricordare-la-madre-anna-politkovskaja/ Vera Politkovskaja: «In Russia la misoginia fa parte dei valori tradizionali»]''|''Iodonna.it'', 20 maggio 2023.}}
*Se parliamo di questo momento storico, noto molti cambiamenti, ma in negativo. Non vedo segnali di miglioramento della situazione o di un prossimo futuro in cui la Russia sarà finalmente “un Paese felice”. La Russia precipita sempre di più in una realtà oscura e imprevedibile. Per uscirne impiegherà diversi decenni.
*Oggi i diritti dell’uomo, così come sono intesi in Occidente, non esistono. Non solo, ma negli ultimi tempi politici e personaggi pubblici insistono nel criticare l’introduzione di queste concezioni in Russia, o a distorcerne il significato. Adesso ai diritti della persona vengono contrapposti i non del tutto chiari “valori tradizionali”. Risultato: l’attività di alcune persone sui social porta a procedimenti penali, il movimento Lgbt è di fatto vietato, tutti i media dell’opposizione sono stati bloccati in rete o chiusi. La Russia si è ritirata dalla convenzione per la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Se si scava, poi, un po’ più a fondo, si scopre che non c’è più nemmeno lo spazio per tentare di difendere i diritti umani.
*[...] in Russia la misoginia è un sentimento abbastanza diffuso e per qualche russo è addirittura parte di quei valori tradizionali cui accennavo prima. Però, a essere sinceri, in molti Paesi questo sentimento è comune almeno quanto in Russia, e in alcuni anche di più. Se poi contestualizziamo il tutto da un punto di vista storico, non è passato molto tempo da quando le donne hanno ottenuto almeno il diritto di voto. E ora, come allora, la parte femminile del mondo deve ancora lottare per ottenere le stesse possibilità degli uomini. Per questo continuare a conquistare i propri diritti è il compito più importante per tutte le donne del pianeta.
{{Int|Da ''[https://www.r/robinson/2023/10/23/news/vera_politkovskaja_la_mia_russia_ora_e_mordor-418550449/ Vera Politkovskaja: “La mia Russia ora è Mordor”]''|''Repubblica.it'', 23 ottobre 2023.}}
*Riconosco senza problemi che una parte della responsabilità per quello che accade è mia, in quanto cittadina proveniente dalla Russia, e i cittadini dell’Ucraina, finché la guerra non finirà, hanno tutto il diritto di accusare i cittadini della Federazione russa per quanto si sta verificando. Ma questo diritto è solo loro.
*Come è possibile che l’odio verso i russi in tanti Paesi del mondo, specie in Europa, faccia ormai parte della normalità? La prima cosa che colpisce è la reazione serafica della comunità europea che vede in questo odio un dato di fatto, un normale stato delle cose. Va detto che anche l’invasione dell’Ucraina è un dato di fatto, ormai scontato, per molti russi. Qual è dunque la differenza tra comunità europea così civile e quella russa, che negli ultimi diciotto mesi è stata costantemente tacciata di non ribellarsi a sufficienza contro le autorità? Dove sono finiti tutti quelli a cui stridono i denti a forza di intestarsi la causa animalista, quella della comunità LGBTQIA+ o quella degli afroamericani? Siete tutti concordi nel dire che siamo tutti uguali ma prendersela con una persona solo perché possiede il passaporto russo vi sta bene?
*La maggioranza degli stati che non accoglie più i russi e ha anche interrotto l’emissione di visti di transito è rappresentata da Paesi al confine con la Russia. Ovvero proprio quei Paesi in cui si sono rifugiati i miei concittadini in fuga dagli orrori del regime di Putin. L’hanno fatto in pena per il futuro e l’incolumità delle proprie famiglie, temendo di essere esposti a azioni persecutorie politiche, che oggi in Russia equivalgono a quelle penali.
*Tra i Paesi che non concedono visti ai russi figurano la Polonia, la Finlandia, la Repubblica ceca, la Lettonia e tanti altri. Oltre a questo divieto, di recente i politici di tutti i Paesi europei che spartiscono la frontiera con la Russia hanno bloccato l’ingresso nei paesi membri dell’Unione Europea alle automobili immatricolate nel mio Paese. L’argomentazione utilizzata per giustificare la misura rimanda a una delle regole del regime sanzionatorio introdotto dopo lo scoppio della guerra: ora le automobili russe sono considerate merce d’importazione e quindi vietata.
*«Russi, dovete soffrire! Ovunque siate, alla fine siete voi che avete invaso! Se non vi va bene ritornatevene a casa vostra e rovesciate Putin! Non avrete diritti finché ci sarà la guerra!». Ogni qual volta sento pronunciare queste frasi da parte degli ucraini, la mia mente va col pensiero alle loro città dove tutti i giorni cadono i missili russi. Mi sento capace di capirli e perdonarli ogni volta, perché mi mostrano un odio viscerale, ma per «una giusta causa». Tuttavia non posso non notare i parallelismi con la retorica del Cremlino: potete “invitare” i russi a tornare casa per rovesciare Putin quanto volete, ma rimane il fatto che ora tutti i critici del regime in vigore a Mosca si trovano o sotto terra, o in prigione o all’estero. Non dimentichiamo che è da diciotto mesi che lo stesso esercito ucraino non riesce a sconfiggere il regime putiniano, al netto di tutti gli aiuti provenienti dal mondo civile.
*La guerra in Ucraina è il frutto di una politica pluriennale del Cremlino, smascherata sovente da chi ora non c’è più, è dietro le sbarre oppure se n’è andato. Al contempo è anche il fallimento totale della diplomazia non solo di Kiev e Mosca, ma anche di quella europea e americana. A pensarci bene, i responsabili delle ostilità in Ucraina al massimo sono i vertici del potere russo e i politici occidentali. Ora Putin potrà troneggiare legalmente fino al 2036. Il presidente di un paese immenso ha sistematicamente violato le leggi, anche quelle internazionali, ma in tutto il mondo civile hanno continuato a stringergli la mano.
{{Int|Da ''[https://www.repubblica.it/esteri/2024/02/19/news/politkovskaja_morte_navalny_putin-422158715/ Putin temeva Navalny più di ogni altro e si è sbarazzato di lui come di mia madre Anna Politkovksaja]''|''Repubblica.it'', 19 febbraio 2024.}}
*Per i politici europei e americani, l’omicidio di Navalny è solo l’ennesimo pretesto per prendere la parola e ancora una volta “dare uno schiaffo” alla Russia di Putin.
*L’oppositore russo è stato in qualche modo il prigioniero personale di Vladimir Putin che lo temeva talmente da non osare pronunciare il suo nome ad alta voce, offrendo così il fianco ai giornalisti che glielo hanno fatto notare a più riprese. Navalny, dal canto suo, trovandosi già dietro le sbarre, non ha mai avuto paura a definire il capo di stato russo un omicida, un farabutto e un ladro. Con il sorriso sarcastico sul suo volto, in più di un’occasione ha schernito il presidente russo e tutto il sistema da lui costruito. Le numerose cause penali intentate ai suoi danni non facevano altro che dargli il pretesto per farsi una risata.
*[...] le persone che si sono occupate di eliminare Navalny sono ufficialmente “a servizio dello stato” nei tribunali, nelle procure, nelle carceri e nelle case circondariali. Si tratta di persone che non per forza occupano posizioni di rilievo. Ma tutte loro, in un modo o nell’altro, sono complici e, qualora il caso relativo all’omicidio di Navalny dovesse arrivare in tribunale, sul banco degli imputati ci sarebbero decine di persone.
*[...] le cose si svolgeranno come si erano svolte fino all’esecuzione di Navalny. Con l’aiuto delle forze dell’ordine, degli arresti e dei processi, metteranno il bavaglio a tutti quelli che oseranno pronunciare la verità sulla fine dell’oppositore. I politici occidentali si indigneranno ancora un po’, esprimeranno il loro orrore rispetto a quanto accade in Russia, salvo poi tornare subito a occuparsi delle loro vicende quotidiane. Succederà così perché non possono fare nulla, non hanno mai avuto e non hanno neanche ora delle reali possibilità per fare leva sulla situazione in modo da cambiarla.
{{Int|Da ''[https://www.repubblica.it/venerdi/2024/03/08/news/vera_politkovskaja_il_futuro_della_russia_sara_scritto_dalle_donne-422277423/ Vera PolitkovskaJa: “Il futuro della Russia sarà scritto dalle donne”]''|''Repubblica.it'', 8 marzo 2024.}}
*Mentre in tutto il mondo civilizzato il ruolo della donna nella società cresce, in Russia si susseguono prese di posizione che non fanno che danneggiarla. Non mi riferisco solo al divieto di abortire, già in vigore nelle strutture sanitarie private del Paese, ma anche agli appelli dei politici che chiedono di limitare l’accesso delle donne all’istruzione secondaria, in modo che non vengano distolte da quella che secondo lo Stato (e secondo una parte dei russi) è la loro funzione principale: fare figli.
*In generale l’impressione è che – sempre nella visione statale – le donne russe, ancor più dopo l’inizio della guerra con l’Ucraina, siano destinate a ricoprire esclusivamente il ruolo di macchine per la riproduzione della popolazione.
*Ad abbandonare la Russia sono state proprio quelle persone che avrebbero potuto influire sul futuro in maniera positiva. Neanche dall’estero riescono a far sentire la loro voce: la macchina della propaganda ha fatto presto a bollare come "traditore della patria” chi è andato via. Con il risultato che chiunque dall’estero osi criticare pubblicamente la situazione in Russia viene sommerso da una montagna di fango e screditato in tutti i modi possibili, compreso ritrovarsi oggetto di azioni civili e penali. Lo scopo è anche quello di rendere difficile il rientro in patria di queste persone.
*{{NDR|Su [[Julija Naval'naja]]}} La denigrazione del nemico con ogni mezzo è pratica diffusa in Russia: se poi il nemico è una donna che ha osato mostrare al mondo un’immagine che non è solo quella della vedova inconsolabile e in preda al dolore, i denigratori sono capaci di tutto. La misoginia trova terreno fertile nella nostra società.
*Nell’immaginario collettivo russo il campo d’azione legittimo della donna continua a essere quello della cucina e delle stanze da letto dei figli. Anche per quelle che riescono a uscire da questo schema la vita non è semplice: il divario salariale a parità di professione e di ore di lavoro, nel migliore dei casi, è del 30 per cento. Gli uomini non hanno nessun problema a cercare di ostacolare la carriera delle loro colleghe.
*[...] nel Caucaso, e in particolare in Cecenia, la situazione per le donne è orribile. Qui, come all’epoca dei barbari, sono soggette a mutilazioni genitali e rischiano di venire uccise in nome dell’onore della famiglia.
*Il 40 per cento circa dei russi è convinto che se un uomo mantiene una donna può vietarle di uscire di casa, incontrare gli amici e i parenti, lavorare o utilizzare le carte di credito senza il suo consenso. Certo, non tutti gli uomini russi la pensano così. Ma se ci riferiamo al cosiddetto “Paese profondo”, allora diciamo che questa visione della donna è molto diffusa.
*Mi piace pensare che sia possibile, ma servirebbero sforzi giganteschi e un leader, o una leader, capace di unire moltissime persone che la pensano in maniera diversa sulla guerra e sull’operato di Putin. Yulia Navalnaya ha tutte le carte in regola per diventarla. Ha tutto quello che le serve, salvo il marito.
*Credo che Yulia sia assolutamente in grado di unire tutte le forze di opposizione russe al di fuori del Paese. Ma l’apparato repressivo all’interno del Paese è talmente potente che riuscire a coinvolgere chi vive in Russia sarebbe ben altra impresa. Questo è un dato di fatto, e non può essere ignorato.
*Le donne russe sono forti per natura e temprate dalle circostanze. Di “principesse sul pisello” io ne conosco poche. La mia speranza è che sulla scena politica emergano donne che sappiano guardare la realtà come la vede Yulia Navalnaya. Penso che solo loro potrebbero diventare la forza motrice che potrà far uscire la Russia dalle tenebre in cui si è impantanata.
==''Una madre''==
===Incipit===
Mia madre è sempre stata una persona scomoda, non solo per le autorità russe, ma anche per la gente comune che sfoglia un giornale e ne legge gli articoli. Purtroppo la maggioranza della popolazione russa crede a quello che le viene detto dagli schermi dei canali di Stato: un mondo virtuale creato dalla propaganda, dove, nel complesso, tutto va bene. E i problemi, che periodicamente vengono segnalati all’opinione pubblica, hanno origine nei Paesi occidentali o, come si dice in Russia con un sorrisetto, «nell’Occidente in decomposizione».
===Citazioni===
*I [[Dittatura|dittatori]] hanno bisogno di offrire sacrifici umani per consolidare il loro potere. (p. 10)
*In Russia tutti si sono dimenticati in fretta di Anna Politkovskaja, soprattutto la gente che conta, perché mantenere la memoria di persone come mia madre è pericoloso. È molto più comodo perderne le tracce e dimenticare la sua verità. (p. 10)
*In Occidente il nome Politkovskaja è fonte di orgoglio. A mia madre intitolano piazze e vie, la sua attività giornalistica viene studiata nelle università, i suoi libri si vendono in tutto il mondo. In Russia quel nome è avvolto dal silenzio. (p. 10)
*Dopo il 24 febbraio 2022 il nostro cognome è tornato ad avere un peso, a essere oggetto di minacce, ancora di morte, questa volta contro mia figlia, che è solo un’adolescente. Da quando a scuola hanno iniziato a parlare del conflitto in Ucraina, i compagni si sono scagliati contro di lei. Pesantemente. Così abbiamo scelto l’esilio volontario, la fuga in un altro Paese. (p. 10)
*Anna Politkovskaja si formò come giornalista proprio nel periodo della [[perestrojka]]. Ne ha incarnato perfettamente lo spirito, il desiderio di cambiamento: sognava una democrazia compiuta, e sognava di fare il suo mestiere in un Paese libero, come dovrebbe essere, come non è quasi mai, nel mondo. (p. 16)
*Nella vita di tutti i giorni mia madre era una persona difficile. La gestione familiare, il desiderio di avere il meglio per noi, oltre alla sua acuta percezione di tutto ciò che accadeva intorno, prosciugavano le sue forze. A ripensarci ora, credo che la responsabilità di una famiglia le sia caduta addosso troppo presto. (p. 25)
*{{NDR|Sul [[putsch di agosto]]}} Di quei momenti, dopo il ritorno a Mosca, ricordo questa scena in particolare: mia madre che piange seduta su una panchina nel cortile di casa. Ignara del motivo, pensavo fosse preoccupata per papà, che non era ancora tornato dalla Casa Bianca. Invece poi ho scoperto che quel giorno tre giovani manifestanti che si opponevano ai golpisti erano morti, schiacciati dalle ruote di un veicolo da combattimento della fanteria proprio nel centro di Mosca. Alla notizia, mamma non era riuscita a trattenere le lacrime. L'episodio fu per lei un chiaro esempio di come troppo spesso siano le persone comuni a subire le conseguenze di avvenimenti storici di portata epocale, anche pagando con la vita: un tema che percorre come una linea rossa tuta la sua carriera professionale. (p. 32)
*In cabina di regia scherzavamo sul fatto che, per qualche motivo a noi sconosciuto, gli opinionisti filogovernativi risultavano sempre un po' retrogradi, dei sempliciotti, con il loro eloquio clericale, noioso e poco interessante, mentre gli avversari dimostravano grande acume, profonda conoscenza dell'argomento oggetto della discussione, e avevano un atteggiamento propositivo e idee concrete per trovare una soluzione al problema. Gli oppositori non pensavano solo a farsi belli di fronte alle telecamere, e lo spettatore era in grado di capire benissimo come stavano le cose. (p. 46)
*Molti in Occidente non capiscono perché i russi accettino così docilmente tutto ciò che fanno le autorità. I cittadini non protestano, non scendono in piazza. Oltre al fatto che la maggior parte della popolazione è impegnata a sopravvivere in condizioni di povertà, le sanzioni per la partecipazione a picchetti o manifestazioni sono diventate così elevate che pochi osano esporsi. Se in Europa, al termine di una «protesta» pacifica, ciascuno può rientrare tranquillo a casa propria, in Russia la maggioranza dei manifestanti finisce in una stazione di polizia. E non è scontato che se la cavi con una «semplice» (comunque alta) sanzione amministrativa, anziché con quindici giorni di cella. Anzi, spesso rischia un processo penale. (p. 53)
*Chi può, in Russia, evita il servizio militare come la peste, perché sa che nelle caserme potrebbe accadere di tutto, ammesso di sopravvivere al nonnismo incontrollato. È risaputo, inoltre, che in tempo di pace i soldati vengono spediti in zone impervie affinché diventino «veri uomini», imparando a cavarsela con misere razioni alimentari e attrezzature poco idonee. Il podersoso ammodernamento delle forze armate, per il quale è stato speso l'equivalente di milardi di euro, è in buona parte avvenuto solo formalmente e non si capisce dove siano finiti quei soldi. (p. 63)
*{{NDR|Sull'[[invasione russa dell'Ucraina del 2022]]}} Secondo le stime dell'intelligence ucraina, in migliaia si sarebbero dati alla fuga dalla prima linea e in alcune unità si è arrivati al 60-70 per cento di disertori. I dissidenti russi si mantengono più cauti, calcolando gli abbandoni in circa un miglaio. Il Cremlino, proprio come sul numero dei morti, tace. (p. 66)
*I familiari dei caduti raccontano che spesso apprendono della scomparsa dei congiunti dai commilitoni o dai canali Telegram ucraini. Oppure capiscono che è successo qualcosa di irreparabile quando il loro congiunto smette di chiamare a casa. I russi, al contrario, tendono a lasciare sul campo i corpi dei comilitoni russi. (p. 66)
*Un'intera generazione di giovani pagherà un prezzo altissimo, come è già avvenuto ai tempi della Seconda guerra mondiale, del conflitto in Afghanistan e della Cecenia. E il prezzo non è solo la morte. Tra i fortunati che torneranno da questa guerra, le conseguenze psicologiche saranno incalcolabili, per non parlare dell'enorme quantità di invalidi che non sapranno di cosa vivere. (p. 69)
*Io sono una cittadina russa, ma sono disgustata dal cieco nazionalismo e dallo pseudopatriottismo che stanno montando nel mio Paese. Quando un Paese aggredisce, chi subisce e soffre deve difendersi. Credo sia giusto che l'Occidente stia aiutando attivamente l'Ucraina a difendersi. Se così non fosse stato, la guerra sarebbe già finita. E penso che lo stesso Cremlino avesse scommesso sulla mancanza di sosteno da parte occidentale, quando ha cominciato l'aggressione. Quello che dico può apparire una contraddizione, per me che sono una pacifista convinta. Odio la guerra e le conseguenze che porta con sé. Ma si tratta di una contraddizione inevitabile. Voglio vedere la Russia come un Paese prospero, libero e sviluppato, non incosciente, povero e militarizzato. (p. 70)
*La diffusione di informazioni da canali non ufficiali inizialmente comportava una multa, quindi la sospensione dell'attività, infine il ritiro della licenza per trasmettere, radio o televisione che fosse, o per stampare e vendere il giornale. Nel corso del primo mese di guerra, in Russia sono state varate alcune leggi che introducevano la responsabilità amministrativa e penale per la diffusione di «fake news» riguardanti le azioni dell'esercito russo, con una pena prevista fino a quindici anni di carcere. Ciò ha permesso di arrestare diverse persone che avevano criticato l'operato dei militari russi in Ucraina sui social o sui propri blog. (p. 76)
*A tutte le difficoltà oggettive connesse con l'inizio della guerra se n'è aggiunta una ulteriore, che riguarda solo mia figlia: inconsapevolmente si è ritrovata anche lei sulla linea del fuoco. Lei si chiama come la nonna, Anna Politkovskaja, e per questo a scuola è stata subito oggetto di atti di violenza e di bullismo. A dire la verità, era già accaduto in passato. Quando Anna visitava una nuova palestra per un corso di ginnastica, le veniva spesso ricordato dai suoi coetanei, ovviamente in forma offensiva, da quale famiglia provenisse. Dopo il 24 febbraio 2022, però, la mancanza di rispetto si è trasformata in minaccia. (pp. 77-78)
*Quando mamma era via, in pratica non avevamo alcun contatto con lei, perché non esistevano linee telefoniche adeguate. Eppure non sono mai rimasta a casa ad aspettare che tornasse. Del resto, lei non l'avrebbe mai voluto. Mia madre era una donna estremamente indipendente e con questo spirito ha cresciuto anche noi. Ancora adesso, quando ripenso a lei, la vedo seduta alla scrivania con la testa china sul computer a scrivere una «nota». Così le piaceva chiamare i suoi testi: non notizie, articoli, materiali, ma note. E mentre ci si dedicava era assente, anche quando era presente fisicamente. (pp. 89-90)
*Mia madre non accettava mai compensi da parte delle persone che aiutava: era una questione di principio. (p. 95)
*Lei cercava comprensione, ma riceveva sostegno solo dai colleghi della redazione del suo giornale e da pochissime altre redazioni di mezzi di informazione alternativi. E, ovviamente, dalle tante persone che aiutava. Perché solo questo contava per lei: fare il proprio lavoro, raccontare quello che vedeva, dare asilo a quanti non sapevano dove altro andare. Le loro storie non coincidevano con la versione ufficiale dei vari uffici competenti legati al Cremlino. (p. 105)
*Questo era il suo modello di giornalismo. Raccontare i fatti, scrivere senza tener conto delle gerarchie. Un concetto forse banale per chi vive in una democrazia, ma in Russia era pura follia: significava dare per sontata la libertà e sfidare il sistema irritando tutti, compresi i colleghi che avrebbero dovuto farsi carico della stessa responsabilità, raccontando a loro volta la verità. Invece mia madre era sola, profondamente sola. (p. 106)
*Scrivere la verità serve, anche se nessuno la vuole ascoltare. E serve anche fare il proprio lavoro bene, sempre. Mettere in discussione questo significherebbe riconoscere che il suo sacrificio è stato inutile. (p. 107)
*Lei era profondamente convinta che, nel momento in cui si assiste a un'ingiustizia, si è costreti a intervenire. Se invece non la riconosci, o non ci credi, allora non ti senti coinvolto, anche se in fondo sospetti che un'ingiustizia esista. (p. 108)
*{{NDR|Sulla [[crisi del teatro Dubrovka]]}} I terroristi avevano già ucciso diverse persone. Doveva avanzare con cautela, seguendo un certo percorso all'interno dell'edificio, e un passo sbagliato a sinistra o a destra poteva portare all'irreparabile. «Lì dentro ricordo di aver calpestato vetri rotti mescolati a qualcosa che sembrava sangue», c'erano vetri ovunque mi disse. «Una sensazione impossibile da dimenticare». (p. 117)
*{{NDR|Sulla crisi del teatro Dubrovka}} Dopo alcuni articoli si cominciò a dire che mia madre stava speculando sui morti, che «ballava sulle loro ossa» per fare carriera. Come spesso accade in Russia, parlare o scrivere di questa vile operazione, a seguito della quale morirono centotrenta persone, invece di essere liberate, significa mettere in discussione il lavoro delle forze speciali e le decisioni della leadership. Per questo, proprio perché la cosa era andata male ed erano morte molte persone, le dicevano di lasciar perdere. (p. 120)
*{{NDR|Sulla crisi del teatro Dubrovka}} Mi sarei potuta trovare anche io in quel teatro. Tra gli ostaggi, le vittime o tra quanti, a causa di quella storia, portano cicatrici che non si rimarginano. Ma non avevo sentito la sveglia e l'audizione, quel famoso giorno, era saltata. (p. 122)
*{{NDR|Sulla [[strage di Beslan]]}} Se fosse arrivata a Beslan, mia madre avrebbe provato a parlare con i terroristi, ma evidentemente troppe persone non volevano che accadesse. Non tolleravano come lavorava, il fatto che raccogliesse le testimonianze delle famiglie degli ostaggi. Su quell'aereo non hanno solo cercato di ucciderla. Le hanno impedito di fare il suo lavoro. (p. 139)
*Nessuna autorità russa presenziò al funerale. Solo tanta gente comune in lacrime. Quel giorno mi resi davvero conto di quanto lei fosse tenuta in considerazione, di quanto le volessero bene e di quanto profondamente il suo assassinio avesse scosso l'opinione pubblica. In molti, da quel momento, non avrebbero avuto più voce, né una spalla su cui piangere. Per tante di quelle persone si era spenta l'ultima possibilità di avere giustizia, di vedere scritta la propria storia. (p. 165)
*In Russia, i membri delle forze dell'ordine rappresentano una casta a sé. Per me è sempre stato un mistero dove e da chi imparino a comportarsi e a comunicare con la gente. Spesso il loro stile «da cavernicoli» sembra fatto apposta per innervosire gli interlocutori, farli sentire inferiori, poca cosa rispetto alla «macchina statale» e all'uniforme che hanno di fronte. La maggior parte delle persone normali, a cui non è mai capitato di avere a che fare con loro, la prima volta non sa come affrontarli. (p. 170)
*La [[seconda guerra cecena]] è stata una delle meno raccontate della storia, spacciata per giunta come lotta al terrorismo islamico, uno dei pilastri su cui Putin costruì una parte consistente della retorica sulla sua nuova Russia. Un secondo, forte pilastro propagandistico fu individuato nella «[[Fronte orientale (1941-1945)|grande guerra patriottica]]», la resistenza al nazismo e la vittoria del 1945. Se il nazismo era stato il nemico e la sua sconfitta un atto fondativo della nuova Russia, chi ne sottovalutava la valenza politica e storia si poneva automaticamente al di fuori del pensiero dominante in Russia. Bisognava eliminare le scorie del decennio eltsiniano e degli anni della perestrojka, quando la ricerca storica aveva vissuto un periodo di grande libertà erano venute alla luce verità sgradevoli per i russi, legate ai crimini del regime staliniano. La storia e la democrazia dovevano diventare sovrane, mentre la libera ricerca storica era vista come una minaccia, perché capace di «leggere» in maniera critica la narrazione dominante del passato. [...] Il terzo pilastro su cui poggia la nuova dottrina nazionale è quella del vittimismo. Dopo il [[Dissoluzione dell'Unione Sovietica|crollo dell'Unione Sovietica]], la Russia è stata umiliata. Da chi, se non dall'Occidente, con i suoi valori così lontani da quelli della tradizione russa? (pp. 181-183)
*Putin e i suoi, [...] oltre alla sbandierata denazificazione, non hanno mai dichiarato i veri scopi della guerra. In Russia è stato ripetuto che si trattava di proteggere la popolazione del Donbass dopo otto anni di continue aggressioni e che in Ucraina esisteva un regime nemico, pronto, secondo Mosca, a invadere il Paese su mandato dell'Occidente. La realtà è che il Cremlino non può tollerare un'Ucraina democratica, che cerca di porre le basi per il suo ingresso nell'Europa politica. Una guerra prolungata, comunque vada a finire, rallenterà il processo di democratizzazione ed europeizzazione dell'Ucraina. La dirigenza russa parla anche dell'esistenza di una minoranza nazionale russa in Ucraina che non può essere esclusa dal godimento dei pieni diritti tra cui, per esempio, l'uso del russo a scuola e negli uffici pubblici. Nel primo mese di guerra, tuttavia, i bombardamenti si sono concentrati proprio sui territori in cui è preponderante la popolazione russofona, così come russofona è la maggioranza dei profughi costretti a lasciare le proprie abitazioni. Dopo l'aggressione, addirittura, molti di loro stanno progressivamente privilegiando l'ucraino. (pp. 183-184)
===Explicit===
==Bibliografia==
*Vera Politkovskaja, ''Una madre. {{small|La vita e la passione per la verità di Anna Politkovskaja}}'', traduzione di Marco Clementi, Rizzoli, ISBN 978-88-17-17882-2
==Per [[Cristina Marsillach]]==
{{Int|Da ''[http://www.money-into-light.com/2021/06/an-interview-with-cristina-marsillach.html An interview with Cristina Marsillach]''|Intervista di Paul Rowlands, ''money-into-light.com'', giugno 2021.}}
*Girare i film dell'orrore è stressante, perché la paura deve sempre stare (deve sempre esserci la paura) su un piano psicologico. Devi continuare a lavorare con quella paura costantemente. Devi sentirla nelle tue emozioni.
:''Making horror films is stressful, because the fear always has to be on a psychological plane. You have to keep working with that fear continuously. You have to feel it in your emotions.''
*Dario era un grande ammiratore di Edgar Allan Poe, e per lui i corvi erano un elemento molto importante del film. Quando stavamo girando un scena particolare del film, mi gettava addosso dei corvi vivi. Io gridavo "Basta! Basta!" e lui diceva "Devo farlo perché devi provare questa paura e questa sensazione". Litigavamo, ma era un periodo divertente per me. Stressante ma divertente.
:''Dario was a big fan of Edgar Allan Poe, and ravens were a very important element of the film for him. When we were shooting a particular scene in the film, he threw actual live ravens at me. I shouted "Stop! Stop!" and he said "I have to do this because you need to experience this fear and sensation." We would fight with each other, but it was a fun time for me. Stressful, but fun.''
*Litigavamo tanto, ma c'era rispetto reciproco tra di noi. Lui mi rispettava come attrice ed io lui come regista. Era molto concentrato su elementi tecnici (questioni tecniche, dettagli tecnici), mentre io volevo fargli tante domande sugli aspetti psicologici del mio personaggio e della storia. Ma lui non diceva altro che "No, no, no, va tutto bene" e poi parlava di cosa stava per fare tecnicamente (sul piano tecnico).
:''We fought a lot, but there was mutual respect between us. He respected me as an actress and I respected him as a director. He was very focused on technical things, whereas I wanted to ask him a lot of questions about the psychological aspects of my character and the story. But he would just say "No, no, no that's all fine" and then just talk about what he was going to do technically.''
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'''David W. Macdonald''' (...), zoologo britannico.
==''Running with the fox''==
*I lupi cacciano prede grandi; infatti, un alce può pesare 600 chili, dieci volte il peso del lupo più grande. Da solo, il lupo non sarebbe altro che pula per i palchi dell'alce. Un branco, però, può radunare la forza collettiva dei suoi membri. Infatti, lavorando in gruppo si trasformano in una nuova creatura, un super predatore la cui capacità collettiva oltrepassa l'abilità venatoria degli individui coinvolti. La volpe, al contrario, è circa 300 volte più pesante di un topo. La caccia volpina non comporta alcuna maratona affannante, nessuno squartamento, nessun duello contro gli zoccoli. Piuttosto, astuzia, agilità, un balzo aggraziato e un morsetto preciso segnano il destino del topo.
:''Wolves hunt large prey; indeed, a moose may weigh 600 kg, ten-fold the weight of the largest wolf. Alone, the wolf would be little more than chaff to the moose's antlers. A pack, however, can muster the collective might of its members. Indeed, by working as a team they are transformed into a new creature, a super-predator whose summed capability exceeds the hunting prowess of the individuals involved. A fox, in contrast, is some 300 times heavier than a mouse. The vulpine hunt involves no lung-bursting marathon, no rip and rend, no sparring against hoofs. Rather, stealth, agility, a graceful leap and a precision nip seal the mouse's fate.'' (p. 10)
*Le persone mi chiedono spesso perché ho scelto di lavorare con le volpi. Solitamente rispondo che questa specie offre il migliore di molti mondi: il brivido di osservare comportamenti raramente segnalati, la soddisfazione della lotta intellettuale per spiegare perché l'evoluzione ha lavorato ogni sfumatura strutturale in queste incredibili creature, e la convinzione che questa nuova conoscenza sarà utile, contribuendo alle soluzioni di problemi grandi quanto la rabbia e piccoli (ma irritanti) quanto la decapitazione di un pollo di cortile. Questa risposta è onesta, e le motivazioni alla base sono solide. Per dare un'altra risposta, però, non meno importante: io studio le volpi perché sono ancora impressionato dalla loro straordinaria bellezza, perché mi superano in astuzia, perché mantengono il vento e la pioggia sul mio volto, e perché mi conducono alla solitudine soddisfacente della campagna; tutto sommato – perché è divertente.
:''People often ask why I chose to work with foxes. Generally I reply that this species offers the best of many worlds: the thrill of observing behaviour rarely seen before, the satisfaction of the intellectual wrestle to explain why evolution has worked each nuance of design into these remarkable creatures, and the conviction that this new knowledge will be useful, contributing to the solutions of problems as grand as rabies and as small (but annoying) as the beheading of a barnyard fowl. This reply is honest, and the arguments underlying it are robust. However, to give another answer, no less important: I study foxes because I am still awed by their extraordinary beauty, because they outwit me, because they keep the wind and rain on my face, and because they lead me to the satisfying solitude of the countryside; all of which is to say – because it's fun.'' (p. 15)
*Sconfiggere le volpi in astuzia ha messo alla prova l'ingegno dell'uomo per almeno 2.000 anni. [...] Forse, allora, migliaia di generazioni di persecuzione (specialmente quando l'avversario ricorre a trucchi sporchi come marinare i gatti nell'orina) ha plasmato le volpi con le loro quasi sconcertanti abilità di evitare l'uomo e i suoi stratagemmi.
:''Outwitting foxes has stretched man's ingenuity for at least 2,000 years. [...] Perhaps then, thousands of generations of persecution (especially when the opposition resorts to dirty tricks like marinading cats in urine) have fashioned foxes with their almost uncanny abilities to avoid man and his devices.'' (p. 16)
*Rainardo è una volpe che ha avuto un impatto più grande sulla cultura e la sensibilità europea di qualsiasi altro animale selvatico. Adorna i rinfianchi delle chiese medievali, da Birmingham a Bucarest, ghignando dalle pagine dei salteri, e ha trionfato come genio malefico in più di un milione di poemi epici e di bestiari. Prospera nelle storie per bambini contemporanee e ha infiltrato le nostre lingue e perciò le nostre percezioni dei suoi cugini selvatici: poche sono le lingue in Europa in cui la parola "volpino" non è sinonimo di furbizia e inganno.
:''Reynard is a fox who has had a greater influence upon European culture and perceptions than any other wild creature. He adorns the spandrels of mediaeval churches from Birmingham to Bucharest, leers from the pages of psalters, and has triumphed as an evil genius in more than a millennium of epic poems and bestiaries. He thrives in contemporary children's stories and has infiltrated our languages and thus our perception of his wild cousins: there is hardly a language in Europe in which the word "foxy" is not synonymous with trickery and deceit.'' (p. 32)
*Tentare di catalogare l'umore e il risultato delle interazioni delle volpi non è sempre semplice. In particolare, l'osservatore si interroga molto sulla dalla somiglianza esteriore tra l'aggressione e il gioco. Il problema è che la lotta nel gioco ha gli stessi ingredienti della lotta sul serio, tranne per il paradosso che nessuno si ferisce.
:''Attempting to categorize the mood and outcome of fox interactions is not always straightforward. In particular, the observer is bedevilled by the superficial similarity of aggression and play. The problem is that fighting in play has the same ingredients as fighting in earnest, except for the paradox that nobody gets injured.'' (p. 45)
*Se c'è una cosa nella società delle volpi che "non si fa", è di avvicinarsi a qualcuno che sta mangiando. Sotto questo aspetto, il vecchio contrasto con i lupi suona veritiero: i lupi talvolta mangiano una preda fianco a fianco in relativa armonia; le volpi solitamente fanno di tutto per evitare anche di essere viste con del cibo e, nel peggiore dei casi, volteranno almeno le spalle l'una all'altra mentre mangiano. Questo contrasto è particolarmente marcato tra i giovani: i cuccioli di volpe invariabilmente lottano con ferocia sorprendente per il cibo e possono infliggere ferite gravi, i cuccioli di lupo sono più tolleranti. Ovviamente, come qualsiasi altra generalizzazione sulle volpi, ci sono eccezioni alla regola: le volpi maschio nutrono le loro compagne e gli adulti nutrono i cuccioli.
:''If there is one thing in fox society that is "not done'", it is to approach somebody who is eating. In this respect, the old contrast with wolves holds true: wolves sometimes feed from a kill side by side in relative harmony; foxes generally do everything possible to avoid even being seen with food and, if the worst comes to the worst, will at least turn their backs to each other while eating. This contrast is especially marked among youngsters: fox cubs invariably fight with astonishing savagery over food and can inflict serious injury, wolf pups are much more tolerant. Of course, as with every other generalization about foxes, there are exceptions to the rule: dog foxes feed their vixens and adults feed cubs.'' (p. 45)
*Ci sono poche cose affascinanti quanto un cucciolo di volpe, quindi la tentazione di allevarne uno come animale da compagnia è grande. Tuttavia, la gran maggioranza dei "salvataggi" finisce male per tutti i coinvolti. La maggior parte delle persone non ha idea del tempo, strutture, abilità, e soprattutto, tolleranza necessari per allevare una volpe. Da poppanti hanno bisogno di latte ogni quattro ore, giorno e notte, ma questo è un gioco da ragazzi in confronto al loro comportamento una volta svezzati: ogni cucciolo di volpe che ho conosciuto ha avuto una passione sia per il cuoio che per i cavi elettrici. La prima finisce con la distruzione dei portafogli, borsette, scarpe, giacche di camoscio e di montone, mentre la seconda devasta i cavi elettrici. Mi è sempre piaciuto l'odore persistente dell'orina di volpe, ma vale la pena notare che una proprietaria non poté trovare un altro inquilino per diversi mesi dopo che io e la mia volpe lasciammo la proprietà.
:''There are few things as enchanting as a fox cub, so the temptation to rear one as a pet is great. Nonetheless, the great majority of "rescues" come to a sad end for all concerned. Most people have no idea of the time, dedication, facilities, skill and, above all, tolerance required to rear a fox. As sucklings they require milk at four hour intervals day and night, but this is a trifling difficulty compared with their behaviour once weaned: every fox cub I have known has had a passion for both leather and electric cables. The former results in destruction of wallets, handbags, shoes, suede or sheepskin coats, the latter wreaks havoc with household wiring. I have always rather liked the lingering smell of fox urine, but it is noteworthy that one landlady was unable to find another tenant for several months after my fox and I vacated the property.'' (p. 56)
*I costumi della società delle volpi dettano che non c'è amicizia così profonda da poter anche solo tollerare il pensare al cibo di un altro.
:''The mores of fox society dictate that there is no friendship so deep as to countenance even thinking about somebody else's food.'' (p. 58)
*Penso che molto della vita di una volpe passa sul filo del rasoio, sommersa dall'acutezza dei suoi sensi. Nella volpe, l'evoluzione ha modellato una creatura per cui ogni stimolo viene elevato alla massima sensibilità: per la volpe c'è l'immagine fulminea della palpebra che si chiude di un coniglio, lo squittio chiassoso di un topo distante venti metri, il tanfo spaventoso dell'orma vecchia di un giorno di un cane.
:''I think much of a fox's life is spent on a knife-edge, deluged by the acuteness of its senses. In the fox, evolution has fashioned a creature for which every input is turned to maximum sensitivity: for the fox there is the jolting image of a rabbit's blinking eyelid, the clamorous squeak of a mouse 20 metres off, the dreadful reek of a dog's day-old pawprint.'' (p. 61)
*L'industria della selvaggina è probabilmente in gran parte responsabile per la morte spesso sgradevole nell'ordine di 100.000 volpi all'anno in Gran Bretagna, ma contro di questi bisogna valutare il fatto che questa industria fornisce il maggior incentivo per la conservazione dell'habitat su terre agricole.
:''The game shooting industry is probably largely responsible for the frequently unpleasant deaths in the order of 100,000 foxes annually in Britain, but against these must be weighed the fact that this industry provides the major incentive for habitat conservation on farmland.'' (p. 173)
*Le volpi urbane e i gatti si incontrano molto spesso ed è comune vederli insieme, spesso mangiando fianco a fianco. Se c'è una rissa per il cibo, il gatto di solito scaccia la volpe. Casi autentici di volpi che uccidono i gatti tendono a coinvolgere i gattini. Quindi, sebbene sia chiaro che la maggior parte delle volpi non uccidono i gatti, certe lo fanno. Il rischio però è molto meno significativo del rischio che corre il gatto di venire investito sulla strada dal traffico.
:''Urban foxes and cats meet very frequently and it is commonplace to see them in a close company, often feeding side by side. If there is a squabble over food, the cat generally displaces the fox. Authenticated cases of foxes killing cats generally involve kittens. So, although it is clear that most foxes do not kill cats, some do so. However, this risk must rank very low amongst the worries besetting the urban cat-owner, and certainly is much less significant than the risk of the cat being killed on the road by traffic.'' (p. 181)
*Scorte di cibo più ricche conducono a territori più piccoli e scorte di cibo più irregolari (eterogene) permettono gruppi più grandi. Un elevatissimo tasso di mortalità conduce a gruppi più piccoli e una proporzione più piccola di femmine sterili, probabilmente insieme a territori più grandi. Un tasso di mortalità intermedio può risultare insufficiente per diminuire sostanzialmente la grandezza d'un gruppo, me tuttavia può disturbare la stabilità sociale fino al punto di diminuire la proporzione di femmine sterili e perciò aumentare la produttività generale di cuccioli per ogni femmina, e probabilmente territori più piccoli.
:''Richer food supplies lead to smaller territories and more patchy (heterogeneous) food supplies permit larger groups. A very high death rate leads to smaller groups and a smaller proportion of barren vixens, probably together with larger territories. An intermediate death rate may be insufficient to reduce group size substantially, but nonetheless may disrupt social stability sufficiently to diminish the proportion of barren vixens and thereby increase the overall productivity of cubs per female, and probably smaller territories.'' (p. 210)
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==Citazioni su ''Odissea''==
*Dirò una cosa controcorrente visti i giudizi di molti critici. Sono stato a vedere Odissea di Nolan e trovo che sia un film magnifico. Ok alcune scene sono rivisitate, altre tagliate del tutto. I puristi che amano Omero non apprezzeranno. Ma è un film bellissimo sull'uomo, sulla leadership, sulla vita, sulla guerra, sulla civiltà. Tre ore che volano via. Il cast stellare aiuta, è vero, ma a me è piaciuto proprio il film. ([[Matteo Renzi]])
*Il mio personaggio è un po' come [[James Woods]] in ''[[Casinò (film)|Casino]]''. È stato quello a ispirarmi [...]. Ho pensato che sarebbe stato divertente vederlo a Itaca. È un tipo un po' squallido. Durante le prove costume continuavo a dire: "Voglio davvero delle mutande leopardate". Volevo che spuntassero dalla gonna, con un po’ di pelliccia scintillante. ([[Robert Pattinson]])
*Il tema centrale de ''L'Odissea'' è che Penelope non riesce a decidersi tra i due uomini e io cerco di aiutarla a prendere una decisione. Le dico: "Va bene così. È morto, rassegnati". ([[Robert Pattinson]])
*Molti conservatori che vedranno questo film la penseranno allo stesso modo. Va bene. Ma non capisco. Perché andare a vedere il film? Se non volete vederlo, non andateci. Perché vi interessa chi c'è nel cast? [...] Non capisco quest'idea che se a noi non piace, allora tutti debbano odiarlo solo perché lo odiamo per questo motivo. Non ti piace Elliot Page? Non andare a vedere quel dannato film. Non farlo. Staremo bene anche se non lo vedi. ([[Whoopi Goldberg]])
*Pensiamo a Penelope come a un modello di pazienza [...]. Ma mi interessava il suo lato più crudo. Mi interessavano la rabbia, l'emozione e la passione che doveva aver provato per lui in quei vent'anni. ([[Anne Hathaway]])
*Quando [[Akira Kurosawa|Kurosawa]] fece ''[[Il trono di sangue|Trono di sangue]]'', ovvero la sua versione del ''Macbeth'', qualcuno gli disse: non lo deve fare perché il ''Macbeth'' è solo scozzese? No. Ci siamo appena detti che Omero è universale. Allora, un artista, perché in genere nel cinema non ci sono artisti, ci sono bravissimi artigiani e qualche artista ogni tanto, e io credo che Nolan, nel suo modo, sia un artista, ha voluto dare la sua versione, la sua interpretazione di Omero. Per quello che riguarda la dea o Elena, a lui interessava portare sullo schermo qualcuno che abbia caratteristiche psicologiche di un certo tipo. Il fatto che sia nera invece che bianca mi sembra irrilevante. Uno, perché i neri esistevano in Africa e nel mondo mediterraneo ai tempi di Omero, e Omero ne parla. Il messaggero preferito di Odisseo nell'Odissea è descritto come un nero, con i capelli cotonati come la lana. Qualcuno del resto può dire a me: tu hai tolto gli dei. Allora è più sbagliato prendere una decisione come la mia, raccontare una parte dell'Odissea senza dei, oppure parlare con gli dei ma rappresentarli con attori diversi da come noi ce li immaginiamo? Sono letture diverse, dialoghi diversi. Secondo me, entrambi validi. L'importante è trattare il testo con serietà. ([[Uberto Pasolini]])
*Questo Nolan sta cominciando a diventarmi simpatico.<br>I travasi di bile che ha causato a quella banda di falliti che imbratta i quotidiani della destra italiana sono impagabili.<br>Nolan, intanto, conta i suoi capitalistici dinderi mentre i falliti straparlano del suo comunismo spingendo gli illeterati beoti che li seguono ad arricchirlo!<br>Esilarante. ([[Michele Boldrin]])
*Ricordo di aver camminato su quella spiaggia per mezz'ora, e vedevo solo soldati greci, soldati greci, barche greche, soldati greci, la guerra di Troia, barche greche, soldati greci per... Non so se sto esagerando, ma mi sono sembrati chilometri [...]. Ho chiesto all'assistente di produzione: "Dov'è la troupe? Non ho visto traccia di un set cinematografico. Mi ricorda più una rievocazione storica che un set cinematografico". ([[Tom Holland (attore)|Tom Holland]])
*Sfida gli dei.<ref>Dalla locandina in lingua italiana, ''[https://www.thinkmovies.it/odissea-la-universal-svela-il-primo-poster-e-la-data-di-uscita-italiani-del-film-di-christopher-nolan/ Odissea: la Universal svela il primo poster e la data di uscita italiani del film di Christopher Nolan]'', 2 luglio 2025</ref>
*Sono un po' una mamma orsa, niente si frappone tra me e i miei cuccioli. E credo proprio che, considerando tutto quello che Penelope stava passando, quanto fosse alta la posta in gioco, quanto suo figlio in particolare fosse preso di mira in assenza del padre, sapesse di dover essere protettiva in più di un modo. ([[Anne Hathaway]])
*Telemaco è una figura in cui identificarsi. Vive dinamiche difficili, quasi di bullismo all'interno della sua stessa famiglia, e penso che molti spettatori si rivedranno in lui. ([[Tom Holland (attore)|Tom Holland]])
===[[Alberto Angela]]===
{{cronologico}}
*C'è un'espressione che mi torna in mente ogni volta che ripenso al trionfo di questo film nelle sale: ciò che è vicino agli occhi è vicino al cuore. I giovani conoscono già l'Odissea, conoscono Omero e l'Iliade, li hanno nel cuore anche se non se ne rendono conto. Andare al cinema a vedere un'opera che già si conosce, ma raccontata in un modo così diverso, non può non incuriosire le nuove generazioni: ed è proprio questo pubblico di giovani, oggi, a riempire le sale e a spingere l'Odissea di Christopher Nolan verso ogni record di incassi.
*Ho intervistato Christopher Nolan e Matt Damon per parlare della loro Odissea e sono uscito da quell'incontro con una convinzione che voglio condividere con i lettori: il vero protagonista di questo successo, prima ancora del regista o degli attori, è Omero stesso, riscoperto oggi grazie soprattutto ai giovani. E Nolan è stato bravissimo a tradurre un testo antichissimo, scritto nell'VIII secolo a.c., fondante della cultura mediterranea, in qualcosa di comprensibile a tutti, e in particolare ai più giovani.
*All'inizio nell'Odissea notavo incongruenze che mi rendevano perplesso: navi simili a quelle dei vichinghi, paesaggi nordici, corazze ed elmi non proprio fedeli. Poi ho capito, lui doveva rendere comprensibile ai giovani un componimento di tremila anni fa, e mi sono sentito suo fratello in questa operazione che ha portato avanti in maniera così abile. Ci sono messaggi nel film che sono molto moderni, e che parlano soprattutto ai giovani. L'idea che Ulisse capisca di aver distrutto, con una sua idea, un intero popolo, e ne soffra. È il concetto di Xenia, il rispetto dell'ospite, perché dietro ogni vagabondo poteva nascondersi una divinità. Qualcuno ha parlato anche di disturbo da stress post-traumatico: un veterano della troupe ha detto a Nolan che è il film più potente mai visto sul trauma dei reduci.
*Alla fine, emerge un concetto che noi italiani conosciamo bene: il calore della casa e della famiglia. Il ritorno di Ulisse non è il ritorno alla comfort zone, ma ai propri valori. E dove, se non in Europa, ci si preoccupa così tanto dei diritti umani e del clima? Per i giovani europei questo film è quasi una bandiera. Parlando con Nolan ho capito anche la logica del cast: scegliere attori già riconoscibili per rendere subito comprensibili i personaggi, anche ai giovani che magari non conoscono a memoria l'epica omerica.
*Sulle polemiche legate al presunto wokismo non mi sbilancio: ognuno la vede come vuole, e le polemiche, si sa, portano gente al cinema, giovani compresi.
*Questo film mi rende felice per un motivo semplice. Per una volta la sceneggiatura non nasce da un ufficio marketing, ma da un testo di tremila anni fa, ed è proprio questo a conquistare i giovani più di ogni strategia di comunicazione. E non a caso, quando qualcuno pesca nel mondo classico, arrivano gli Oscar: ''[[Cleopatra (film 1963)|Cleopatra]]'', ''[[Ben-Hur (film 1959)|Ben-Hur]]'', ''[[Il gladiatore|Il Gladiatore]]''. Eppure questo immenso giacimento di storie resta spesso ai margini, lontano dai radar dei più giovani. Arriva Nolan, racconta Omero, ed ecco il risultato: un successo che sta battendo ogni record al box office, trainato in gran parte da un pubblico giovane che ha ritrovato in Ulisse la propria storia. Noi che viviamo in Italia, e che raccontiamo spesso queste storie immortali ai giovani, per fortuna lo sappiamo bene.
===[[Corrado Augias]]===
*Abbiamo distrutto una cultura, dice Ulisse, e non dovevamo farlo. Abbiamo peccato contro gli dèi e contro le leggi della civiltà. Non credo che, in un'opera d'arte, ci sia condanna più esplicita dell'attuale politica estera americana cieca, aggressiva e rabbiosa.
*Letto in filigrana, il film di Chris Nolan contiene insomma numerosi, trasparenti riferimenti all'attualità americana e mondiale (ci sono anche da noi le tentazioni di violenza vendicatrice). Ecco perché questa ''Odissea'' si conferma lontana dal poema omerico, trovando la sua vera forza in un atto d'accusa contro la cultura [[Make America Great Again|Maga]] e il forsennato presidente che la incarna. Lontano da Omero, vicino, molto vicino, a noi.
*Nolan [...] non è solo un regista di "blockbuster" come dicono gli americani ovvero autore di prodotti di grandissima popolarità in grado di sbancare i botteghini. Basta pensare a ''Oppenheimer''. Nolan nasconde sempre molti significati nei suoi film, lo fa anche in questa ''Odissea''.
===[[Matt Damon]]===
*[[Bill Irwin|Bill]] faceva le voci e i rumori {{NDR|del ciclope}} ed è stato con noi per tutto il tempo. All'ingresso della grotta c'era un ronzio. E lo si può sentire nel film, perché c'erano migliaia di api proprio all'imboccatura della grotta. Bisognava attraversare questa cortina di api per entrare.
*Dal canto mio posso dire, senza esagerare, che è stata l'esperienza migliore della mia carriera: quando ho visto quel cavallo di legno gigante sulla spiaggia ho pensato: "Cavolo". È stato semplicemente fantastico.
*È successa una cosa curiosa: tutte quelle situazioni che, in un altro momento della mia vita, avrei trovato difficili... non lo erano più. Anzi, erano diventate divertenti. Per esempio, essere bagnato fradicio e avere freddo non era una sofferenza. Era qualcosa che mi sentivo fortunato ad avere la possibilità vivere. Mi sembrava temporaneo, e allo stesso tempo un dono. È stato molto strano. Non avevo mai provato niente del genere. Ecco perché sembro un po' un cristiano rinato. È una sensazione che desideravo da tempo, e finalmente ho provato.
*Non si fanno più film come questo. Riuscire a farlo senza green screen, come avrebbe fatto David Lean, il regista di ''Lawrence d'Arabia'' o ''Il dottor Živago''... non conosco nessuno, a parte Nolan, che ci stia nemmeno provando.
*Non sono molti gli attori over 50 che recitano in film epici di questo genere. Ho affrontato questo progetto come se fosse l'ultimo film che avrei mai girato.
*Ogni giorno sul set sembrava più una spedizione scientifica che un giorno di riprese [...]: Sei in mezzo al mare, prendi freddo e ti bagni. Tu come tutti gli altri, ma questa esperienza ha creato un affiatamento che è raro sul set.
*Ogni volta che arrivavamo da qualche parte, dicevamo: "Beh, l'Islanda sarà più facile". Invece, pioveva a dirotto e faceva un freddo cane. L'Islanda era tipo: "Facile? Aspetta e vedrai". A quel punto qualcuno aveva ironizzato: quanto potrà mai essere difficile lavorare in uno studio di Los Angeles? E poi, come previsto, siamo arrivati e Chris aveva due motori a reazione che ci spruzzavano addosso litri d'acqua [...]. È stata una conclusione perfettamente in linea con il resto. Anche in un ambiente controllato faceva freddo, era umido e un po' deprimente.
*Quando ti sentivi a disagio, cosa che accadeva quasi sempre a causa dello sforzo fisico richiesto per girare quelle scene, se ti giravi e guardavi alle tue spalle, lui {{NDR|[[Christopher Nolan]]}} era a non più di un metro e mezzo di distanza a fare la stessa cosa senza lamentarsi [...]. C'è qualcosa di veramente confortante nell'essere un soldato in trincea, guardare al proprio fianco e vedere che il generale è lì con te.
*Tutto era reale. Se come attore devi recitare una crisi esistenziale mentre passi davanti alle Sirene e sei legato a un albero maestro, è tutto lì davanti a te. Se Nolan ti dice che stai scappando per salvarti la vita da un Ciclope, allora scapperai davvero per salvarti la vita. Chris non nasconde il trucco.
*Visto come sta andando il mondo del cinema, questo è stato un film davvero strano. Ho provato una specie di nostalgia per tutto il tempo in cui lo giravo, come se stessi tornando ai miei inizi. E so che quel mondo sta scomparendo. Sapevo che questa sarebbe stata l’ultima occasione per fare qualcosa del genere.
===[[Nicola Gardini]]===
*Buona parte delle omissioni riguardano momenti di forte affettività; Odisseo nell'Ade non incontra la madre e con l'assenza dei Feaci si perde la giovane Nausicaa... Non sono mancanze ma scelte. Omero è molto bravo a equilibrare l'elemento del facinoroso, del disarmonico, dell'orrore: nel poema i Feaci dimostrano che la civiltà è possibile; nel film tale possibilità è rimossa. [...] Un'altra trasformazione? L'Odisseo di Nolan non piange: le lacrime diventano sangue e la guerra è sempre presente. Nolan riprende la dimensione iliadica di Odisseo, lo mostra soldato, mentre nell'Odissea Omero lo ripulisce facendone l'eroe del linguaggio e della riflessione.
*Cambia il finale. Gli elementi della trama ci sono: l'uomo che torna a casa, ritrova la moglie e il figlio. Però non ricrea l'ordine, deve andarsene, perché macchiato da ciò che ha fatto. Ha distrutto il suo mondo... Ma parliamo di Telemaco, tralasciando il fatto che indossi i pantaloni... Nolan non gli fa uccidere nessuno. Forse lui è la speranza?
*Il regista ha scelto un testo emblematico e ne ha fatto una metafora dei nostri tempi.
*L'Odisseo di Nolan (Matt Damon) è un uomo devastato che ha fatto una guerra di cui si pente. Si sente responsabile della distruzione di Troia, a causa dello stratagemma del cavallo da lui ideato. Forse è un po' Oppenheimer e il cavallo la sua bomba atomica.
*Nolan ha tolto il sole alla Grecia per fare dell'Odissea un viaggio interiore...
*Nolan riesce a rendere lo smarrimento di Odisseo. A dirci perché l'eroe non vuole tornare a casa: teme di trovare solo le rovine che lui stesso ha creato.
*Tra le aggiunte interessanti c'è ciò che dicono le sirene. [...] Cantano i desideri, le illusioni, le menzogne dette ai compagni; e la verità: non vuoi tornare a casa.
===[[Marco Giusti]]===
*Come sta morendo il nostro Occidente di oggi, travolto da guerre e dalle follie dei maschi di potere dominanti. Perché l'"Odissea" di Nolan, che ha molto poco dell'"Odissea" di Omero, ammettiamolo, e dell'idea che noi bravi ragazzi cresciuti nei licei classici italiani negli anni '60 abbiamo dell'"Odissea", che abbiamo studiato e amato profondamente, è costruito interamente sul senso di colpa e sul rimorso che prova Ulisse per aver provocato tante morti, per aver perso tutti i suoi soldati, per non essere stato in grado di fermare Agamennone e Menelao dalla follia delle guerra e per trovarsi di fronte alla fine di una civiltà.
*Matt Damon come Ulisse è bravissimo, perfetto come gran soldato, genio militare, comandante della sua nave, ma non ha nulla della furbizia che avevano tanti Ulisse precedenti, da Kirk Douglas a Bekim Fehmiu. Non ha nulla di solare. È un Ulisse tormentato, che ha capito, con la caduta di Troia, col massacro dei troiani, che con quella guerra inutile il mondo civile sta finendo. [...] Cupo, disperato, è un altro Oppenheimer macerato da memorie che non vorrebbe ricordare, un altro Cavaliere Oscuro in lotta con un male che non può non trascinarsi dietro.
*Nolan costruisce un film forte, coraggioso, di alto livello, davvero pieno di provocazioni, assolutamente personale, anche se un po' limitato proprio dalle troppe star che si trascina dietro.
*Non mi preoccupa affatto che siano nere e gemelle la Clitennestra e Elena interpretate da Lupita Nyong'O, puro schiaffo woke alle follie Maga, ma la Calypso di Charlize Theron che rincoglionisce Ulisse con i fiori di loto per sette anni ha così poco del mondo di Omero. E non è tanto credibile.
*Troppo dark e nordica, rispetto all'idea che abbiamo noi da sempre del Mediterraneo che avvolge, terribile ma meraviglioso, assassino ma vitale, Ulisse e i suoi uomini.
===[[Ludwig Göransson]]===
*Chris aveva accennato fin dall'inizio al fatto che fosse interessato all'[[aulos]] [...]. Era interessato anche alla lira. L'aulos era uno strumento dell'antica Grecia. Per mille anni è stato lo strumento delle rockstar per eccellenza.
*L'orchestra non esisteva all'epoca. È stata una sfida, ma anche un'opportunità per creare qualcosa di davvero unico. Ho usato strumenti dell'antica Grecia e parti metalliche trovate per strada per i brani.
*Sono stato particolarmente attratto dal suono dei wind gong, dischi di bronzo piatti con una frequenza fondamentale ridotta, pesanti ipertoni accordati e lunghi legati, [...] la sfida di scrivere musica usando i gong è stata entusiasmante e ho creato un sistema di notazione unico con disegni dettagliati del punto esatto in cui colpire il gong, con l'intensità esatta.
===[[Milo Manara]]===
*{{NDR|«Molte polemiche si sono concentrate sul casting, a partire da Elena, interpretata da Lupita Nyng’o.»}} Mi sembra che, come al solito, ci si occupi dei margini invece che della pagina. Quando la filologia prende il sopravvento sulla sostanza si perde il senso del mito. E poi, se proprio vogliamo dirla tutta, probabilmente Elena era anche più scura di come siamo abituati a immaginarla. Ma è una questione del tutto ininfluente rispetto al personaggio che stiamo raccontando.
*Sono curiosissimo di vedere il film di Nolan. Non credo resterò deluso. L’importante è non perdere il senso profondo del racconto. Tutto il resto viene dopo.
*[[Ulisse]] riaffiora continuamente, quasi carsicamente. Se oggi Christopher Nolan lo riporta ancora una volta al centro dell’immaginario, per me è soltanto una festa.
===[[Mariarosa Mancuso]]===
*Confessiamo di aver avuto qualche timore, prima di vedere il film. Non siamo così adepti da non pensare che si possa amare ''Inception'' e restare freddi di fronte a ''Interstellar''. Dubbi spariti quando vediamo il cavallo di legno spiaggiato, di traverso sulla battigia, e dentro il soldati sfiniti dalle puzze che rischiano di annegare. Christopher Nolan è sempre grandissimo. È il cinema che è diventato piccolo.
*Cosa possiamo dire davanti a tre ore di grande cinema senza un minuto di noia? I colleghi vengono in soccorso. [[Francesco Piccolo]] spinge Repubblica – una volta un giornale tanto per bene, signora mia – a scrivere più volte per esteso la parola "cazzata". [...] Se non avessimo già visto il film di Nolan, la lettura dell’articolo non sarebbe stata tanto spassosa. Un lapidario giudizio scagliato da chi, pure lui sceneggiatore o collaboratore alla sceneggiatura di molti brutti film italiani, non può chiamarsi fuori da tante cazzate vere. Fa perfino tenerezza: nani sulle spalle dei giganti – se mai ci arrivassero.
*Tre ore di capolavoro, che gli vogliamo dire?
===[[Paolo Mereghetti]]===
*Altro che elmi creativi e pigmentazioni non regolamentari (ma secondo quale regola? quella che ha fatto della britannica Elizabeth Taylor una regina egiziana?). A voler essere pignoli le infrazioni, le invenzioni, le libertà sono innumeri, ma è da queste cose che si giudica il risultato di un film? Assolutamente no!<br>Lasciamo i cacciatori di cavilli alle prese con le loro piccole fobie e diciamolo subito: la lettura che Christopher Nolan fa del poema omerico merita attenzione e rispetto. Oltre che applausi.
*In fondo la storia poteva prestarsi anche al «solito» elogio del coming home, con la voglia di recuperare quella tranquillità e quegli affetti che la vita ci toglie e la famiglia può restituirci. Nolan invece ne ha fatto una riflessione cupissima e avvincente (volano i 172 minuti di durata) su un mondo che non può cancellare il peso del dolore e della disperazione che proprio gli uomini hanno contribuito a diffondere e di cui non resta che contemplare le rovine. Fisiche e morali.
*Quello che in Omero diventa il resoconto di una «pena di vivere» [copyright Nicola Gardini], quella appunto di Odisseo che misura su se stesso la stanchezza per una lotta che sembra non dover mai finire (Polifemo, poi i Lestrigoni, Circe, le sirene, Scilla e Cariddi, Poseidone e via enumerando), nella rilettura di Nolan diventa qualcosa di più tragico, quasi epocale: non è più pena ma quasi paura di vivere quella che blocca l’eroe, schiacciato dal ricordo (e dalla responsabilità) della violenza che ha innescato per conquistare Troia: troppa brutalità, troppa distruzione, troppi morti. Ed è per questo che nel film lo vediamo spesso fare i conti con il numero dei compagni scomparsi, costretto a scegliere se e chi sacrificare per permettere agli altri di proseguire il loro viaggio. Le vite che ha fatto perdere sono un ricordo che non lo lascerà mai.
===[[Samantha Morton]]===
*Ho letto la sceneggiatura e mi ha davvero commossa. Non conoscevo il libro. Ho lasciato la scuola a 12 anni perché ho iniziato a recitare allora, e a quei tempi non c'erano tutor sul set per una come me, di conseguenza non ho una grande formazione accademica. Sono un po' un'autodidatta. Non conoscevo il materiale originale, così mi sono basata solo sulla sceneggiatura che mi ha lasciata a bocca aperta. Piangevo a dirotto, ero arrabbiata, provavo di tutto.
*Non analizzo troppo le cose. Non sottopongo mai i miei personaggi a una terapia psicologica. Ma l'unica cosa che ne ho tratto, e che ho scoperto mentre la interpretavo, è che mi è sembrata molto familiare. Mi è sembrata molto attuale. Mi è sembrata mia madre. Mi è sembrata mia sorella. Mi è sembrata mia figlia. Mi è sembrata una delle mie amiche. Mi è sembrato che potesse essere la madre, la sorella, la figlia, la nonna, l'amante o la prozia di chiunque. Mi è sembrata semplicemente molto, molto rappresentativa di ogni donna e di tutte le donne, e che portasse con sé il dolore di tutte le donne nel corso della storia.
*Riguardo a Circe, la mia interpretazione è che lei rappresenti ogni donna. E qui entra in gioco l'elemento della dea e della stregoneria: bisogna ricordare che, un tempo, le levatrici venivano considerate streghe e bruciate sul rogo. La società ha sempre demonizzato le donne. È così da tempo immemorabile. È di questo che stiamo parlando. La mia versione di Circe, direi, è che lei è la figlia di tutti, la moglie di tutti, l'amante di tutti, la madre di tutti, la nonna di tutti. Ho cercato di racchiudere in lei l'essenza della donna nella sua totalità.
*Stavo pensando alle donne che nella storia sono state denigrate: ostetriche, erboriste, madri o donne sagge. E quindi, per me, quel legame con la terra e il suo rispetto per la natura si intrecciavano in modo meraviglioso con il fatto che conoscevo così bene l'ambiente circostante.
===[[Christopher Nolan]]===
*Alla fine, i fan dell'opera originale, anche quando facevamo qualcosa che loro non avrebbero fatto, hanno apprezzato la sincerità del tentativo di portare sullo schermo la migliore versione possibile. Io posso solo realizzare il miglior film che sono in grado di fare nel modo più sincero possibile. Sarà inevitabilmente diverso da come lo farebbe chiunque altro, ma è proprio questo il senso di un adattamento. [...] Ricordate, ho trascorso dieci anni della mia vita occupandomi di Batman. Quando sono arrivato su ''[[Batman Begins]]'', sceneggiatori e disegnatori lavoravano su questo personaggio da quasi 65 anni. Quello che ho imparato durante quella trilogia è che non puoi preoccuparti di tutto questo. Devi soltanto onorare il materiale originale interpretandolo nel modo più forte e personale possibile.
*{{NDR|«Perché Matt Damon Ulisse?»}} È un attore accessibile per il pubblico. Sa comunicare le stratificazioni di un personaggio e il modo in cui esiste all'interno della narrazione. Al cinema, è stato l'uomo qualunque, il padre di famiglia, il vicino di casa.
*{{NDR|Sulle polemiche sul film}} Fa parte del gioco. Queste conversazioni che avvengono prima che le persone vedano il film sono sempre irrilevanti, perché nessuno di coloro che le alimenta sa ancora cosa sia realmente il film.
*In un mondo senza denaro, senza carte di credito, senza telefoni, quando si intraprendeva un viaggio, persino breve, ci si affidava completamente alla misericordia degli sconosciuti. Per questo esisteva la legge di Zeus: l’idea che gli altri debbano essere trattati con rispetto. Questa regola era sostenuta da una base teologica: quella persona, per quanto umile o povera possa apparire, potrebbe essere un dio travestito che cammina tra noi. E dunque va trattata con rispetto. È un’idea straordinariamente potente che continua a essere al centro del funzionamento della società ancora oggi.
*Quando si guarda questo mondo, quando si osserva il mondo antico, la gente tende a vederlo in modi strani. C'è molto pregiudizio culturale. C'è molta tendenza a elevarlo solo perché è antico. Quando ti immergi nel poema, quello che trovi è qualcosa di davvero terreno, concreto e accessibile. Quindi per me, nel costruire il mondo del film, quando ho parlato con tutti gli attori, ho detto: voglio solo centrarlo su quello e farlo sentire molto fresco per il pubblico moderno, eliminando alcune di quelle assunzioni che non sono basate su nulla di logico.
*Sul piano tecnico, un film tutto in Imax era il mio sogno da quando avevo 16 anni. Ma la vera sfida, quando fai un film tratto da qualcosa che muove sentimenti forti nel pubblico, e che rappresenta un riferimento culturale, è non pensare a tutto questo e trasformare quella materia in una tua creazione. Scegliere gli attori seguendo l’istinto, pensando a chi saprà restituire sfumature, complessità e grandezza della letteratura. Sembra diverso, ma mi è successo lo stesso con ''[[Batman Begins|Batman]]''.
*Tutto nella sequenza del Ciclope è pensato per cercare di immaginare: come sarebbe una situazione del genere nella vita reale? [...] Non si tratta di un approccio da libro di fiabe o da cartone animato, ma di un vero e proprio tentativo di immedesimarsi in Ulisse e nei suoi uomini. È una situazione terrificante. [...] L'odore [delle pecore] era pungente, per così dire [...]. dopo un po' è diventato molto, molto umido e maleodorante. Ma ho costruito molte grotte in passato. Girare in una grotta vera è tutta un'altra cosa. Una volta che la roccia viene spostata a chiudere l'ingresso e ci si ritrova al buio, l'atmosfera è davvero opprimente. Ha dato un senso di realismo estremo.
*Volevo riportare il pubblico nel mondo antico e non nella Hollywood degli anni 50, dove tutti parlano con accento inglese impeccabile e usano un linguaggio formale per dire al pubblico che siamo nell’antichità. Volevo qualcosa di terreno, immediato. Che il pubblico avesse la sensazione di vivere dentro la storia e conoscere davvero le persone.
===[[Matteo Nucci]]===
*È questa la lezione del film. Ricordarci ciò che è la base della nostra storia di occidentali in un tempo in cui non ci riconosciamo più parte di una famiglia umana, respingiamo il forestiero, lo calpestiamo eppoi uccidiamo donne, uomini, bambini.
*Importa che l'eroe non sia un supereroe, ma un essere umano tormentato e consapevole della sua fallibilità proprio come Batman, uomo privo di superpoteri, capace di fare i conti solo con le proprie paure. E in questo Nolan non poteva sbagliare. Odisseo è un eroe perché eroe significa realizzare la propria umanità e l'umanità è dolore, difficoltà, errori, rimpianti e però anche tenacia e forza di vivere fino in fondo questi dolori e queste sconfitte per andare avanti e cercare sempre una realizzazione interiore.
*Sa piangere Odisseo. E sappiamo piangere tutti noi esseri umani. E io, mentre Argo moriva e mentre Euriclea toccava la cicatrice di Odisseo, piangevo. Piangevo come un vitello nella sala stracolma di popcorn.
===[[Lupita Nyong'o]]===
*È davvero speciale far parte de L'Odissea, perché è un'opera grandiosa. Abbraccia mondi diversi. Ecco perché il cast è quello che è. Stiamo dando vita alla narrazione epica del nostro tempo.
*Non si può recitare la bellezza. Voglio sapere chi è un personaggio. Cosa c'è oltre la bellezza? Cosa c'è oltre l'aspetto esteriore? Questo è il bello di lavorare su un testo così noto, che è stato studiato, interpretato e da cui sono state tratte diverse fonti. La ricerca potrebbe essere infinita. Il bello di lavorare con uno scrittore come Chris è che tutto è già scritto sulla pagina. L'indagine inizia dalle pagine che ti vengono fornite. È su quelle che mi sono basata.
*Questa è una storia mitologica [...]. Sostengo pienamente le intenzioni di Chris e la versione di questa storia che sta raccontando. Il nostro cast è rappresentativo del mondo. Non sto perdendo tempo a pensare a una difesa. Le critiche ci saranno, che io risponda o meno.
===[[Elliot Page]]===
*Ero così emozionato di essere stato scelto per ''L'Odissea'' e di essere stato invitato a tornare a lavorare con {{NDR|Christopher Nolan}} [...]. Ho adorato lavorare con lui in ''[[Inception]]'' e ho amato far parte di questo nuovo film. Ero completamente entusiasta e eccitato: quando sono andato a incontrare Chris e abbiamo parlato della parte, mi sono seduto in una stanza e ho letto la sceneggiatura. È stata una gioia immensa poter tornare a lavorare con lui adesso, in questa nuova fase della mia vita, nella quale mi sento più a mio agio con me stesso: anche questo fatto renderà questo progetto più piacevole e rivivere un'esperienza alla Chris Nolan ora ha significato tantissimo per me.
*Il personaggio che interpreto in questo film non è originariamente presente nell<nowiki>'</nowiki>''Odissea''. Quindi, per me, l'obiettivo principale era riuscire a catturarlo in queste poche scene e, si spera, rendere felice Chris.
*{{NDR|Su [[Sinone]]}} Rappresenta una sorta di consapevolezza di fronte a Ulisse e all'impatto della guerra, alla brutalità della guerra e della violenza.
===[[Francesco Piccolo]]===
*Alla fine, insomma, se uno dovesse dire cos'è questo film, com'è, è l'esatta combinazione delle due possibilità che ha una narrazione del genere: è molto bello ed è anche, non esiste una parola più precisa per dirlo, una cazzata. Queste due strade non si biforcano, come dovrebbe succedere, ma avanzano parallele e stanno insieme. In qualche modo si fanno compagnia, e passi dal pensare che sia bello, a pensare che sia una cazzata. Continuamente.
*Dobbiamo decidere noi se è bello o se è una cazzata. Così come abbiamo deciso noi che quel rottame anche poco credibile e manovrato con un joystick era uno squalo da cui eravamo terrorizzati; così come abbiamo deciso noi che quel mostriciattolo costruito da Rambaldi, e fotografato spesso insieme a Rambaldi, fosse un vero extraterrestre e non un giocattolo che poi si regalava anche a Natale. Abbiamo deciso noi che il cinema può essere molto bello anche quando è possibile che sia una cazzata. Tanti grandi film hanno fatto decidere allo spettatore qual era il bivio. Ma qui c’è qualcosa in più, ed è molto seducente: non lo decidiamo soltanto noi spettatori, ma lo facciamo insieme al regista.
*Se tu ti abbandoni - e io mi sono abbandonato perché quando vado al cinema credo fermamente a tutto e sospendo ogni forma di intelligenza scettica, che invece è l'unico modo sbagliato di fare lo spettatore - se ti abbandoni allora entri dentro l<nowiki>'</nowiki>''Odissea'' e succede il miracolo che pure se conosci la storia da quando eri alle scuole medie, tre ore passano senza che te ne accorga e intanto soffri. Soffri perché continuano a passare gli anni e Odisseo non torna, e vuoi che torni, perché i pretendenti vogliono prendersi Penelope e il tempo non c'è, Telemaco è troppo debole e non ce la fa; e tu patisci; e quando Odisseo finalmente torna e arriva a palazzo travestito da mendicante, mentre lui combatte come Bruce Lee, come Bud Spencer e Terence Hill, solo contro tutti, beh, a quel punto ti abbandoni felice, ci credi, e pensi che cazzata, ma anche che film bellissimo.
===[[Roberto Recchioni]]===
*Delle proteste indignate sulle scelte di cast del film non voglio proprio discutere. Al teatro, da quando il teatro esiste, qualsiasi attore può interpretare qualsiasi ruolo, a patto che sappia incarnare lo spirito e il senso del personaggio che deve portare in scena. È esattamente questo che significa recitare. Solo il cinema si fa problemi in tal senso. E stranamente se li fa sempre quando un attore non bianco viene chiamato a interpretare un personaggio bianco, molto meno quando succede il contrario. Il tema è di razzismo, non di cinema. E qui si parla di cinema.
*È un film viscerale e caldo (per una volta nella sua {{NDR|Christopher Nolan}} cinematografia), che per tecnica somiglia più al cinema di [[Cecil B. DeMille]] (il regista de ''[[I dieci comandamenti (film 1956)|I dieci comandamenti]]'') che a quello di un cineasta moderno ma che, invece, di un cineasta moderno, modernissimo, ha la sensibilità, la definizione, il ritmo e la forma. E questa è la novità che l<nowiki>'</nowiki>''Odissea'' apporta al corpo filmico di Nolan.
*Nel concepire la sua ''Odissea'', Nolan decide di tornare indietro, abiurando quasi totalmente le sirene del digitale per tornare a cercare di evocare a schermo l'impossibile attraverso il possibile. Non c'è quasi nulla che vedrete a schermo in questa ''Odissea'' che non abbia un rapporto strettissimo, quasi intimo, con la materia. Palazzi che crollano, soldati che combattono, cavalli di legno che bruciano, navi che beccheggiano e via dicendo, è tutto vero, come veri sono i luoghi, i panorami, i cieli, la terra, il fuoco, il mare e il vento. Ma non solo: sono veri anche gli spiriti dell'Ade, il ciclope, Circe che trasforma gli iniqui in bestie e via dicendo, portati a schermo attraverso trucchi quanto più meccanici e analogici possibile, con tutti i limiti che questo approccio impone (anche molto evidenti, a tratti). Sembra un vezzo, vero? E invece è il segreto del film: farti credere talmente tanto alla sostanza di questo mondo, alla sua concretezza, alla sua "realtà", da farti credere anche agli elementi del mito che lo pervadono e lo compenetrano con naturalezza.
*''Odissea'' di Nolan non è il capolavoro di Nolan. E non lo è perché la parola "capolavoro" significa a capo, in testa, a tutti gli altri lavori, cioè la cosa migliore, unica, di un insieme. E il posto di capolavoro, nella filmografia di Nolan, per me spetta a ''Dunkirk''. Ma ''Odissea'' gli sta subito sotto e nemmeno di uno scalino, ma di mezzo. Semplicemente, Nolan con questo film evoca il mito dandogli un corpo e una presenza che non ha quasi avuto prima, e lo fa grazie a un approccio incredibilmente tradizionale ma, proprio per questo, incredibilmente innovativo: facendo i conti con i limiti della realtà.
*Ogni polemica sulla fedeltà storica del film di Nolan all'Odissea di Omero, semplicemente non ha senso. Omero (chiunque egli fosse, se mai è stato), raccolse un gran numero di storie tramandate oralmente in innumerevoli versioni, le unì e ne fissò una sulla carta, ma la distanza tra lui e la materia da lui raccontata era di quasi cinquecento anni (l'Odissea è ambientata attorno al 1200 a.C., Omero ne scrisse attorno al 750 a.C.) e Omero aveva meno strumenti storici di Nolan per conoscere l'età del bronzo che raccontava. Ma questo non è un problema in nessun senso perché tanto l'opera di Omero quanto il film di Nolan non appartengono al racconto storico ma a quello mitologico: l'Odissea non è una cronaca di fatti, è una raccolta di miti, uniti in un canone narrativo che li uniforma e li rende coerenti gli uni con gli altri. Per questo motivo Nolan ha lo stesso diritto di Omero di raccontare la storia di Odisseo-Ulisse come più gli aggrada.
===[[Guia Soncini]]===
*Certo, se questo film fosse uscito dieci anni fa avrebbe avuto un senso. Sarebbe stata una grande metafora dei limiti del maschile, l'uomo che si rifiuta di chiedere indicazioni, per colpa tua siamo arrivati in ritardo da mia cognata, dicevi che sapevi una scorciatoia e guarda dove siamo finiti, te l'avevo detto di chiedere ai passanti ma tu ti sentivi sminuito.<br/>Ma adesso, adesso che tutti hanno le mappe sul telefono, adesso che senza indicazioni del navigatore nessuno di nessun sesso o mestiere sa più fare cento metri, adesso Ulisse di cosa è metafora? Del fatto che il vero viaggio dell'eroe è salire su una barca senza navigatore satellitare?
*Ma quelli che hanno fatto le interviste nelle scorse settimane il film l'avevano visto? No, perché al di là del non aver capito che Omero affida il destino di (quel coglione di) Ulisse interamente alle donne, vedendo il film si scopre che il regista che secondo Lupita aveva finalmente dato spazio alle donne ha invece del tutto cassato dalla storia Nausicaa. Magari l'avevano visto ma sono della scuola filosofica «mai obiettare quando un intervistato dice una scemenza, se poi l'intervistato è femmina diventa pure mansplaining».
*Penelope fa la sua brava tirata contro il patriarcato, sembra una di Instagram, proprio come il finale in cui Ulisse spera nel ritorno della civiltà e nel fatto che «i nostri errori saranno dimenticati» sembra un editoriale contro Trump: cent'anni di cinema ci rovineranno pure l'immaginario, ma anche l'attualità non scherza.
===[[Claudio Strinati]]===
*A me {{NDR|la scena dei lestrigoni}} ha richiamato l'immagine dei grandi personaggi dipinti da Paolo Uccello, grande artista del 400 fiorentino; anche in questo caso non dico che Nolan abbia copiato, e infine Polifemo che a me personalmente ha destato le impresisoni che mi destano certe immagini di Goya, ad esempio ''Saturno che divora i suoi figli'', capolavoro fosco e terribile insieme; alla fine, secondo me, una suggestione c'è; occorre trovarla!
*Cambiano i linguaggi, cambiano gli schermi, cambiano gli effetti speciali. Ma Ulisse continua a navigare dentro di noi.
*Trovo molto interessante il dibattito che si sta svolgerndo intorno al film l<nowiki>'</nowiki>''Odissea'' di Christopher Nolan, perchè in un certo senso è un dibattito attualissimo. [...] il punto per me non è tanto se è stata cinematograficamente riproposta come l'ha narrata Omero; il tema vero riguarda, la struttura, i sentimenti le grandi passioni. Leggevo di recente un libro straordinario, l<nowiki>'</nowiki>''Ulisse'' di James Joyce, che è proprio modellato sull<nowiki>'</nowiki>''Odissea'' in modo impressionante ma è totalmente diverso ovviamente, totalemente libero. Quindi rimproverare a Nolan certe questioni filologiche è a mio parere privo di senso.
===[[Emma Thomas]]===
*La cosa che ho amato del poema di Omero quando l'ho letto di nuovo, una volta saputo che questo era ciò che Chris voleva fare, è stato vedere come si adattasse perfettamente al modo in cui lui racconta le storie. La storia dell<nowiki>'</nowiki>''Odissea'' non è lineare e ci sono spaventi, brividi e grandi rivelazioni. Quello che ama Chris... E c'è il tema della memoria: del ricordo della patria e della guerra, di ciò di cui si è responsabili. Che sia la vittoria sul nemico, e l'aver causato così tanta morte. Anche quella dei propri compagni: prima di tutto, la loro...
*Le racconto un aneddoto: la nostra Itaca è Favignana e il cane Argo è "interpretato" dall'esemplare di una rarissima razza canina italiana. Ogni particolare è stato cercato, sperimentato e solo dopo inserito nella narrazione.
*Nei film precedenti c'è sempre stata una "grande" scena su cui abbiamo discusso giorni e giorni. ''Odissea'' è piena di grandi scene. Era come sfidarsi continuamente: a una grande scena ne seguiva un'altra ancora più grande. A partire dal fatto che ogni singola location presentava problemi incredibili, sfide apparentemente insormontabili. Ma abbiamo sempre trovato la soluzione giusta.
*Per ''Odissea'' {{NDR|Christopher Nolan}} è stato molto preso dal cambio di luci, colori, peassaggio. Il passaggio dagli esterni agli interni e il contrario. Era completamente assorbito dalla luce delle tappe della sua odissea: mi riferisco alle location del film. Islanda, Marocco, Grecia, Italia.
===[[Emily Wilson]]===
*In Odissea di Nolan mancano molti degli elementi che rendono grande la poesia. Non ha nulla di convincente da dire sul tempo, sulla memoria, sulla storia, sulla guerra o sul rapporto tra il glorioso ritorno di un guerriero e la vita della sua famiglia, dei suoi avversari, compagni, amici e vicini. Manca di profondità psicologica, emotiva, politica ed etica. La sua struttura narrativa è artificiosa. La scrittura è pessima. Nessuno dei personaggi ha motivazioni convincenti per le proprie azioni o parole. Non ci sono scene di sesso e tutto il cibo sembra orribile.
*L'uscita di Odissea è ancora un evento da celebrare. Questa epopea sta riportando il pubblico al cinema... le traduzioni di Odissea, compresa la mia, stanno volando via dagli scaffali... e forse il film convincerà alcuni amministratori universitari a non tagliare i fondi dai loro dipartimenti di letteratura, lingua e storia.
*Mi vergognerei di aver scritto qualsiasi parte di questa sceneggiatura. Non credo che sia un film complesso. E non penso nemmeno che racconti un uomo complesso. Penso che sia un film d'azione piuttosto semplice, incentrato su un eroe d'azione che si sente in colpa per essere un eroe d'azione.
*Speravo che l'affinità di Nolan con questi temi omerici potesse spingerlo a nuove vette creative e consentirgli di evocare personaggi più credibili. Ma Odissea presenta la sua solita combinazione di grandiosità e superficialità... la visione del film è troppo confusa, i suoi personaggi troppo poco sviluppati, per mantenere ciò che promette a metà in termini di grandi idee –sebbene sia molto bravo a trasmettere big bang e grandi giganti.
==Making of==
{{Int|1=''The Making of Excalibur: Myth into Movie''|2=Regia di Neil Jordan, 1981.}}
*
:''John gave me very clear images of what he wanted. He wanted it to be very earthy, he wanted it to have a touch of Indian and a touch of Spanish idea, but not to be reproduced exactly, but that kind of feeling. But the idea was it to be very earthy because it's a dance in which she has to seduce somebody, so therefore it had to have all those qualities without getting too raunchy. He didn't want it to be a medieval dance.'' (Anthony Van Laast)
*
:''He's got this sort of simplicity, this very natural simplicity and this intuitive sense of right and wrong. Someone said this thing, which is quite true, about having him be completely secure in his knowledge of nothing.'' (Paul Geoffrey)
*
:''If you think of Merlin you automatically think of the many lives he's led.'' [...] ''You have the feeling that he's been through many many worlds and he is of course many people. There's a lot of my old English master in him too, who has the most wonderful whimsy in his humour that is central, kind of the spine of the character is based upon him. A man of great lore, book lore, a Chaucer man, Shakespeare, and a wag to boot!'' (Nicol Williamson)
*
:''She's rather like a flower, a fresh flower picked out of a field somewhere in the open air and put inside this glass in a huge cold castle that's all gold and artifact and manmade. And Arthur is pursuing manmade ideals and forming laws, and everything's becoming very materialistic and she's much simpler than that, much more basic.'' ( Cherie Lunghi)
*
:''His power is very much that of the mind, someone who can make things happen, who can take control. We've all seen the power of voodoo in African tribes, when the chiefs or the witch doctors pointed to a man and in 48 hours he goes into the wilderness and he dies because his death is brought upon by his state of mind. He knows that it's the finish of his life. In a way, Merlin has that kind of power.'' (Nicol Williamson)
==David Wright==
*
:[...] ''the'' Canterbury Tales ''is, at root, an equally serious exploration of social life (in what good and bad ways people may live together) and human purpose (as a character in the Knight's Tale puts it, "What is this life? What should men wish to have?"). But it is also a poem that is equally serious about noticing and appreciating the comedy that comes from human foibles. The result is an exploration of human possibility as enjoyable as it is rich, and as balanced as it is varied.''
*
:The Canterbury Tales ''is'' [...] ''very much a poem of its time, and the long introduction Chaucer gives us in the General Prologue presents the pilgrims as a convenient cross-section of fourteenth-century English society. Although Chaucer has a knack for providing just the descriptive detail that will individualize each pilgrim, they are almost never identified by anything other than their profession, and they seem, in most ways, to derive their entire world view from the position in society given them by the work they do.''
==labyrinth==
{{Film
|titolo = Labyrinth - Dove tutto è possibile
|immagine = Labyrinth (1986) logo.png
|didascalia =
|titolo originale = Labyrinth
|paese = Regno Unito, Stati Uniti d'America
|anno uscita = 1986
|durata = 101 min
|lingua originale = inglese
|genere = Fantastico, musicale, avventura
|regista = [[Jim Henson]]
|soggetto = [[Jim Henson]], [[Dennis Lee]]
|sceneggiatore = [[Terry Jones]]
|produttore = [[Eric Rattray]]
|produttore esecutivo = [[George Lucas]], [[David Lazer]]
|casa produzione = [[TriStar Pictures]], [[Jim Henson|Henson Associates]], [[Lucasfilm]]
|attori = * [[David Bowie]]: Jareth, il re degli gnomi
* [[Jennifer Connelly]]: [[Sarah Williams]]
* [[Toby Froud]]: Toby
* [[Shelley Thompson]]: Matrigna
* [[Christopher Malcolm]]: Padre
* [[Shari Weiser]]: Gogol
* [[Rob Mills]]: Bubo
* [[David Barclay]]: Sir Didimus
* [[Karen Prell]]: Il verme
* [[Warwick Davis]]: Goblin Corps
* [[Frank Oz]]: Saggio
* [[Natalie Finland]]: Fata
|doppiatori originali = * [[Brian Henson]]: Gogol
* [[Ron Mueck]]: Bubo
* David Shaughnessy: Sir Didymus
* [[Percy Edwards]]: Ambrogio
* [[Timothy Bateson]]: il verme
* [[Dave Goelz]]: Coprisaggio
* [[Karen Prell]]: Strega dei rifiuti
* Steve Whitmire, [[Kevin Clash]], Anthony Asbury, & [[Dave Goelz]]: le quattro guardie
* [[Robert Beatty]]: Batacchio porta destra
* [[Dave Goelz]]: Batacchio porta sinistra
* [[Kevin Clash]], Charles Augins, [[Danny John-Jules]], Richard Bodkin: Firey, i pupazzi smontabili
|doppiatori italiani = * [[Roberto Chevalier]]: Jareth, il re degli gnomi
* [[Ilaria Stagni]]: [[Sarah Williams]]
* [[Maria Pia Di Meo]]: Matrigna
* [[Cesare Barbetti]]: Padre
* [[Giancarlo Padoan]]: Gogol
* [[Alessandro Rossi (doppiatore)|Alessandro Rossi]]: Bubo
* [[Marco Mete]]: Sir Didymus
* [[Anna Miserocchi]]: Strega dei rifiuti
* [[Sergio Fiorentini]]: Batacchio porta sinistra
* [[Renato Mori]]: Batacchio porta destra
* [[Vittorio Stagni]]: Firey
* [[Sandro Sardone]]: Saggio
* [[Fabrizio Mazzotta]]: i pupazzi smontabili
}}
{{tagline|Dove il magico è reale}}<ref>Citato in [http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,25/articleid,1358_02_1986_0345_0026_19584433/ ''La Stampa''], 24 dicembre 1986, p. 26.</ref>
==Incipit==
{{NDR|Recitando}} "Dammi il bambino! Con rischi indicibili e traversie innumerevoli, io ho superato la strada per questo castello oltre la città di Goblin per riprendere il bambino che tu hai rapito. La mia volontà è forte come la tua e il mio regno altrettanto grande... La mia volontà è forte come la tua... è il mio regno altrettanto grande...". Accidenti, non mi ricordo mai quella frase! {{NDR|Consulta un libretto intitolato ''The Labyrinth''}} "Non hai alcun potere su di me!" ('''Sarah''')
==Frasi==
*Mi tratta come la matrigna cattiva delle favole qualunque cosa dica. ('''Matrigna''')
==Dialoghi==
*'''Matrigna''': Tuo padre e io usciamo molto di rado.<br>'''Sarah''': Ma se uscite tutti i santi sabati!<br>'''Matrigna''': E io ti chiedo di restare con il bambino solamente se questo non scombina i tuoi programmi.<br>'''Sarah''': E tu che ne sai? Non conosci i miei programmi, non me li chiedi neanche più.<br>'''Matrigna''': Penso che me lo diresti se avessi un appuntamento. Sarei ben felice che tu lo avessi. Dovresti averne alla tua età.
*'''Sarah''': {{NDR|Rivolto a Toby, che piange}} Che cosa vuoi, una favola, eh?! Okay! Allora, c'era una volta una ragazza tanto carina che la sua matrigna lasciava sempre a casa con il bambino, e il bambino era tanto viziato. Quello voleva tutto per sé e la ragazza era praticamente una schiava. Ma ciò che nessuno sapeva era che il re degli gnomi si era innamorato della ragazza e che le aveva data certi poteri. Così, una notte che il bambino fu oltremodo crudele con lei, lei chiamò in suo aiuto gli gnomi.<br>'''Gnomo #1''': {{NDR|Sottovoce}} Ascoltate!<br>'''Sarah''': "Dì le tue parole magiche", dissero gli gnomi, "e porteremo il bambino nella città di Goblin, e tu sarai libera". Però lei sapeva che il re degli gnomi avrebbe tenuto il bambino al castello per tutti i secoli dei secoli, trasformandolo in uno gnomo. E così lei soffriva in silenzio, finché una notte che era stanca di una giornata di faccende, che era ferita dalle dure parole della sua matrigna e sentiva che non ne poteva più... {{NDR|Toby continua a piangere}} Va bene, va bene! {{NDR|Prende Toby in braccio, ma lui continua a piangere}} Piantala, andiamo! Smettila, ''smettila''! O dico le parole, eh! Oh, non sia mai. Non devo dirle. Io desidero... Io desidero...<br>'''Gnomo #1''': Sentite!<br>'''Gnomo #2''': Ma le dice?<br>'''Gnomo #3''': Dice cosa?<br>'''Gnomi''': Silenzio! Zitto!<br>'''Gnomo #3''': Ma io...<br>'''Gnomo #4''': Chiudi il becco!<br>'''Gnomo #5''': Zitto tu!<br>'''Gnomo #1''': Ascoltate! Adesso sta per dirle!<br>'''Sarah''': Io non ne posso più! Re di Goblin, re di Goblin, ovunque ti trovi adesso porta via questo bambino lontanissimo da me!<br>'''Gnomo #5''': Non è così! Dove ha imparato questa operaccia?! Manco comincia con "re di Goblin"!<br>'''Sarah''': No, Toby, no! Smettila! Mi piacerebbe davvero sapere cosa dire perché gli gnomi ti portino via.<br>'''Gnomo #5''': "Io desidero che gli gnomi ti portano via all'istante", non è mica tanto difficile eh?! <br>'''Sarah''': Comando... e voglio...<br>'''Gnomo #3''': Lo ha già detto?<br>'''Gnomi''': Sta zitto!<br>'''Sarah''': {{NDR|Mette Toby, ancora piangente, a letto e va verso l'uscita}} Desidero proprio che gli gnomi ti portino via all'istante!
*'''Sarah''': Sei lui, vero? Tu sei il re di Goblin. Rivoglio il mio fratello, ti prego. Se fa lo stesso...<br>'''Jareth''': Ciò che è detto è detto.<br>'''Sarah''': Ma... non credevo mai...<br>'''Jareth''': Ah, non credevi?<br>'''Sarah''': Ti prego, dov'è ora?<br>'''Jareth''': Sai molto bene dove si trova.<br>'''Sarah''': Ti prego riportamelo, ti prego!<br>'''Jareth''': Sarah, torna in camera tua. Va a giocare con i tuoi balocchi e con i tuoi costumi. Dimentica il bambino.<br>'''Sarah''': Non posso.<br>'''Jareth''': Io ti ho portato un regalo. {{NDR|Fa apparire una sfera trasparente}}<br>'''Sarah''': Che cos'è?<br>'''Jareth''': È un cristallo, niente di più. Ma se lo fai girare così e ci guardi dentro, ti mostrerà i tuoi sogni. Ma questo non è un dono per una ragazza comune che si prende pena per un bambino che sbraita. La vuoi? {{NDR|Sarah esita}} Dimentica il bambino!<br>'''Sarah''': Non posso. Non è che non apprezzi ciò che vuoi fare per me, ma io rivoglio il mio fratello. Sarà così spaventato...<br>'''Jareth''': Sarah! {{NDR|Trasforma il cristallo in un serpente}} Non sfidarmi! {{NDR|Butta il serpente verso Sarah, che lo ribatte per terra}} Tu non puoi tenermi testa.<br>'''Sarah''': Ma io devo avere indietro il mio fratellino!<br>'''Jareth''': È là, nel mio castello. {{NDR|Indica una fortezza in mezzo a un gigantesco labirinto}} Vuoi ancora cercarlo, Sarah?<br>'''Sarah''': È quello il castello oltre la città di Goblin?<br>'''Jareth''': Torna indietro, Sarah! Torna indietro, prima che sia troppo tardi!<br>'''Sarah''': Non posso. Ma non lo capisci che non posso?<br>'''Jareth''': Che peccato.<br>'''Sarah''': Non sembra tanto lontano.<br>'''Jareth''': È più lontano di quanto credi e hai breve tempo. Hai solo tredici ore per superare il labirinto prima che il fregnante marmocchio diventi uno di noi per sempre. È un tale peccato...
*'''Sarah''': <br>'''Gogol''': <br>'''Sarah''': <br>'''Gogol''':
==Explicit==
==''[[Raoh, il conquistatore del cielo]]''==
====Episodio 7, ''La furia del lupo blu''====
====Episodio 8, ''Lacrime nel buio''====
====Episodio 9, ''La battaglia delle donne''====
====Episodio 10, ''Sfida sulla sabbia ardente!''====
====Episodio 11, ''La comparsa del Sacro Imperatore''====
====Episodio 12, ''La caduta del regno''====
====Episodio 13, ''In cammino verso il cielo''====
==[[Alberto Pollera]]==
Alberto Pollera (1873 – 1939), militare e antropologo italiano.
==''Lo Stato etiopico e la sua Chiesa''==
===Incipit===
Questo libro vede la luce assai tempo dopo che fu compilato: debbo perciò pregare il benevolo lettore di tener presente trattarsi dell'esame di ordinamenti e costumi di un popolo che si avvia rapidamente ad una importante evoluzione civile, la quale, cominciata tardi, si affretta a raggiungere con ritmo sempre più accelerato, miglioramenti e sviluppi che, fino a pochi anni fa, sembrava assurdo sperare.
===Citazioni===
*Gli Abissini identificarono più tardi la regina Macheddà con Azieb, [[regina di Saba]], dando con ciò un seguito apparentemente logico a questa tradizione. [...] la leggenda della regina di Saba non deve in Abissinia aver acquistato valore che in epoca molto posteriore, e verosimilmente quando, con S. Frumenzio e coi santi predicatori e gli Abuna suoi successori, provenienti da Bisanzio, da Alessandria e da Roma, la religione cristiana si diffuse in Etiopia, e ciò perché [...] questi apostoli della fede, avevano ben ragione di credere che l'accennata tradizione potesse giovare, come giovò, ai loro intenti. (pp. 8-9)
*A noi può sembrare che il concetto etiopico della parentela dinastica colla Vergine sia un po' troppo esagerato ed estensivo, a motivo della enorme distanza di tempo e del gran numero di generazioni trascorse; ma la mentalità etiopica non valuta le cose al modo nostro, perché già nelle piccole questioni interne di stirpe, è abituata a riconoscere legami di consanguineità molto arretrati nel tempo, sul quale non ferma affatto la sua attenzione. (p. 15)
*Per evitare l'obiezione che nella Bibbia non si fa affatto cenno del trafugamento delle Tavole, che anzi si dice andassero distrutte in Babilonia, i manoscritti etiopici, narrando con assai maggior copia di particolari la leggenda [...], aggiungono che, appena il gran sacerdote Sadok ed il re Salomone si accorsero della scomparsa di quelle, decisero di tener celata la immane sciagura al popolo, per modo che questo non seppe mai niente di ciò, e continuò a venerare quell'Arca, la quale non era, pur troppo, che un semplice simulacro della prima. (p. 23)
*Il popolo etiopico, orgoglioso delle tradizioni [...] e convinto di esser divenuto per volontà di Dio il vero popolo eletto sulla terra, a cagione della discendenza salomonica di [[Menelik I]], in sostituzione del popolo ebreo, resosene indegno, è andato a ricercare nella Bibbia tutte le promesse fatte da Dio ad Abramo e a David, e ritiene che esse siano ancora in pieno vigore per il proprio paese. (p. 24)
*Direi quasi che l'orgoglio in Abissinia è una malattia contagiosa, cronica, permanente, che non risparmia nemmeno i più miseri. Non deve quindi stupire se questo orgoglio si trova elevato a potenza molto elevata nei legittimi regnanti di quel paese, che fanno seguire il loro nome da iperbolici titoli. (pp. 25-26)
*Ora, i regnanti di Etiopia, nelle ingenua ma ferma convinzione di occupare di diritto e di fatto il primo posto fra i regnanti di tutto il mondo, ogni volta che hanno avuto occasione di indirizzare messaggi a regnanti europei, lo hanno fatto appunto nel modo da essi usato verso i loro inferiori, ossia iniziando la lettera col proprio nome, anche quando facevano ciò per invocare importanti servigi da loro. (p. 26)
*Si dice [...] che il [[Teodoro II d'Etiopia|Negus Teodoro]], ritenendo l'Inghilterra il paese più ragguardevole dopo il suo, rivolgesse alla regina Vittoria domanda di matrimonio, e che la mancata risposta fosse il movente che lo indusse a imprigionare, per atto di rappresaglia e di sfida, tutti gli europei che tovavansi presso di lui [...].<br>In quella tragica vigilia, ma troppo tardi, Teodoro comprese che la superiorità etiopica era ormai una leggenda fantastica; il che non ha tuttavia impedito alla massa di continuare a credervi. Umili e grandi ne sono ugualmente convinti, e se ciò costituisce una ingenuità, non si può negare che costituisca anche una forza per lo stato che tali credenze coltiva, con pieno consenso, fra i suoi sudditi. (p. 27)
*[...] degli Abissini si può dire quello che è stato detto degli Ebrei, e cioè che, credendosi di una stirpe privilegiata, hanno sempre voluto isolarsi, e mantenersi distinti da tutte le altre nazioni.<br>Questa credenza ispirò ad essi il concetto della autoglorificazione, perché ritennero di essere veramente i solo veri figli di Dio, discendenti diretti della linea primogenita di Adamo, senza riflettere che la funzione del popolo eletto venne necessariamente a cessare colla venuta di Gesù Cristo, immolatosi per la intera umanità, e non per la fortuna di un popolo. (p. 31)
*[...] in Etiopia è pacificamente ammesso e riconosciuto, che la madre ha diritto di attribuire con giuramento la paternità del figlio a chi essa ritiene ne sia l'autore, senza bisogno di altra indagine o prova concomitante.<br>L'unione poi, sia pure effimera, con una schiava, decisamente biasimata e derisa quando si tratta di altri, è invece susata trattandosi di signori e di principi, i quali pur non tenendo un harem, come i mussulmani, ne seguono la pratica poligama. L'importante è che la discendenza dei salomonidi e la loro tradizione continui. (pp. 37-38)
===Explicit===
==Bibliografia==
*Alberto Pollera, ''[https://dl.unito.it/it/ricerca/digitale/?id=mag:447 Lo Stato etiopico e la sua Chiesa]'', Roma, SEAI, 1926.
==Irridentismo russo==
*Gli Stati baltici chiaramente si sentono minacciati. Perché come Putin sottolinea, la dottrina militare russa include la "protezione", tra di altri, di cittadini lettoni di lingua russa. È una dottrina pericolosa: significa che un’instabilità come quella ucraina può nascere in ogni altro paese vicino della Russia. ([[Radosław Sikorski]])
*L'idea secondo cui la Russia sarebbe a casa propria ovunque si parla russo [...] basterebbe, se fosse convalidata, a mettere l'Europa e il mondo a ferro e fuoco. Che succederebbe, se si ragionasse così, con i transilvani in Romania? Con i catalani in Francia? Con le tre comunità linguistiche di cui è composta la Svizzera? Con quella «minoranza vallona» di cui certi ideologi, a Mosca, già sostengono che sarebbe minacciata di «genocidio»? Con quella parte della California dove si parla spagnolo? Con la Gran Bretagna, che ha la lingua in comune con l'America? Il nazionalismo linguistico, sotto Putin non meno che all'epoca, nel 1938, dell'annessione dei tedeschi dei Sudeti al Terzo Reich, è un vaso di Pandora. [...] allora come si potrebbe impedire alla Lituania di rivendicare Smolensk? Alla Polonia di avanzare i suoi diritti su Leopoli? Alla Slovacchia di invadere l'oblast della Transcarpazia? Alla Moldavia di reclamare un pezzo di Transnistria? E perché la Russia, un Paese che, lo ripetiamo, non è mai stato uno Stato-nazione prima del 1991, avrebbe più titoli di altri da far valere sulle terre liberate dell'ex Unione Sovietica? ([[Bernard-Henri Lévy]])
*La possibilità di mobilitare una minoranza russa che chieda l’intervento dell’armata russa fu creata con lungimiranza personalmente da Josep Stalin, un despota molto accorto nel decidere, sulla via indicata da Lenin di negare la libertà ai paesi non russi che componevano l’impero zarista e – con astuzia raffinata dalla consuetudine di spostare o eliminare interi popoli – fece emigrare in ogni Repubblica non russofona un nutrito nucleo di abitanti di madrelingua russa, pronti a ribellarsi al governo locale dichiarandosi vittime di pulizie etniche. ([[Paolo Guzzanti]])
*Nessuno si aspetta che Londra un giorno rivendichi territori abitati da persone che parlano inglese, come Putin ha fatto in nome della difesa dei diritti delle comunità russe. Nessuno si aspetta che gli inglesi invadano la Scozia in caso che al suo ''referendum'' vinca il sì all'indipendenza. ([[Radosław Sikorski]])
*Per quanto gli abitanti del posto (a Cherson, a Mariupol, a Bucha) urlino la propria indisponibilità a farsi liberare, per quanto si oppongano agli invasori anche con le armi in pugno, essi continuano, sparando, violentando e uccidendo, a insistere: "Voi parlate russo, fate parte dell'universo russo, dovete essere liberati". E forzano con i mitra puntati la gente di Luhansk e del Donbass a prendere passaporti russi.<br>Se questa logica fose applicata al "mondo italiano", la [[Brigata paracadutisti "Folgore"|brigata Folgore]] avrebbe dovuto polverizzare con l'artiglieria il Cantone Ticino, dove si parla italiano e che faceva parte del Ducato di Milano! ([[Elena Aleksandrovna Kostjukovič]])
==Per Stepan Bandera==
{{Int|Da ''[https://web.archive.org/web/20100426235947/http://www.stepanbandera.org/bandera_perspective_5.htm Ai principi della nostra politica di liberazione]''|Articolo pubblicato in ''Vizvolna Politika'', novembre-dicembre 1946; ''Перспективи Української Революції'' [''Prospettive della rivoluzione ucraina''], Дрогобич, Видавнича фірма "ВІДРОДЖЕННЯ", 1998, ISBN 966-538-059-1.|h=4}}
===Citazioni su Stepan Bandera===
*L'estrema destra in Ucraina vede certamente Bandera come uno dei loro padri politici, ma l'estrema destra nel paese è molto debole, e la popolarità della figura di Bandera va molto al di là della destra. La ragione è che, sebbene Bandera fosse di estrema destra e – almeno per un periodo della sua vita – un fascista, in Ucraina oggi non è visto principalmente come tale. È considerato un combattente per l'indipendenza dell'Ucraina che morì per questo. Fu ucciso a Monaco di Baviera nel 1959 dal KGB – la stessa organizzazione nella quale si è formato Putin. Nel discorso pubblico la sua figura è quella di un liberatore, anche se naturalmente non avrebbe instaurato un regime liberale se fosse andato al potere. Del resto, i suoi rapporti con l'occupante tedesco durante la Seconda guerra mondiale erano stati conflittuali. Due dei suoi fratelli furono uccisi ad Auschwitz (apparentemente da compagni di prigionia). Un altro fratello morì durante l'occupazione tedesca in circostanze non chiare. Lo stesso Stepan Bandera è stato a lungo rinchiuso nel campo di concentramento di Sachsenhausen vicino a Berlino. Queste sono le cose che sono enfatizzate dalla memoria pubblica in Ucraina: una memoria selettiva, non una visione storica oggettiva. È un fenomeno che vediamo in molti Paesi, dove le pagine buie delle biografie degli eroi nazionali sono dimenticate o taciute. ([[Andreas Umland]])
*La Russia usa allegramente il culto ucraino di Bandera come prova che l'Ucraina è uno Stato nazista. Gli ucraini rispondono per lo più sbianchettando l'eredità di Bandera. È sempre più difficile per le persone concepire l'idea che qualcuno possa essere stato il nemico del tuo nemico e tuttavia non una forza benevola. Una vittima e anche un carnefice. O viceversa. ([[Maša Gessen]])
==Bibliografia==
*Степан Бандера, ''Перспективи Української Революції'' [''Prospettive della rivoluzione ucraina''], Дрогобич, Видавнича фірма "ВІДРОДЖЕННЯ", 1998, ISBN 966-538-059-1.
==Per [[Vera Politkovskaja]]==
'''Vera Aleksandrovna Politkovskaja''' (1980 – vivente), giornalista russa.
{{Int|Da ''[https://video.repubblica.it/mondo/mia-mamma-anna-politkovskaja/13099/14374 "Mia mamma, Anna Politkovskaja"]''|Intervista di Fiammetta Cucurnia, ''Video.repubblica.it'', 4 ottobre 2007.}}
*Lei riceveva sempre minacce. Noi vivevamo con questa continua pena, paura. Però lei proprio non ne voleva neanche parlare. Lei diceva: «Questo è il mio paese. Io sono nata qui, voglio vivere qui, voglio lavorare qui. Quale sarà il mio valore se io prendo, lascio tutto e me ne vado?».
*Era mia madre. Io penso che, durante la sua vita, lei ha fatto molto bene per le persone e ha lasciato sicuramente la sua traccia. E quindi col suo contributo qualcosa di meglio c'è nel nostro paese. Però contemporaneamente devo dire sarebbe stato molto meglio che lei non se ne fosse occupato, che non avesse fatto nulla e che fosse viva. Per me, al diavolo tutto. Io avrei voluto mia madre.
{{Int|Da ''[https://www.balcanicaucaso.org/aree/Cecenia/Intervista-a-Vera-Politkovskaja-86280 Intervista a Vera Politkovskaja]''|Intervista di Giorgio Comai, ''Balcanicaucaso.org'', 3 dicembre 2010.}}
*Non augurerei a nessuno di leggere sulla propria madre il tipo di frasi ed opinioni riguardanti Anna Politkovskaja che mi è capitato di trovare.
*Alla procura si sono occupati di indagini per due anni prima di dare inizio al processo e hanno arrestato delle persone, che tra l'altro poi hanno liberato. E non sono neppure riusciti a contare correttamente la tempistica dell'omicidio. Quando hanno indicato i secondi che sono trascorsi tra il momento in cui mia madre è entrata nel nostro condominio a quando l'assassino è uscito, non corrispondevano con le ore che avevano fornito. Ce l'ha fatto notare una nostra amica giornalista proprio mentre eravamo in aula di fronte al giudice. È un piccolo errore, forse, ma dimostra con quanta poca serietà abbia lavorato chi si è occupato delle indagini.
*Abbiamo ricevuto molte dimostrazioni di sostegno da rappresentanze diplomatiche estere. Ricordo che ad esempio il console francese è venuto di persona al funerale e ci ha passato una lettera di condoglianze firmata personalmente dal capo dello Stato del suo Paese. Ma i diplomatici non vengono certo a dire a noi di cosa parlano nei loro incontri ufficiali con i vertici russi.
{{Int|Da ''[https://www.lsdi.it/2011/vera-politkovskaja-in-russia-sempre-peggio-per-la-liberta-di-stampa/ Vera Politkovskaja, in Russia sempre peggio per la libertà di stampa]''|Intervista di Valentina Barbieri, ''Lsdi.it'', 17 maggio 2011.}}
*Nel nostro paese la libertà di stampa è un problema grave. Ogni giornalista si trova di fronte ad un bivio: può scegliere la carriera e scrivere quello che gli dicono oppure può fare una scelta diversa, scrivere quello che trova giusto e occuparsi di quello che gli interessa. Le conseguenze sono diverse: nel primo caso guadagnerà un posto di prestigio (ovvero statale), nel secondo caso potrebbe finire male.
*Per quanto riguarda il mio vissuto di giornalista, cerco di evitare qualsiasi confronto tra l’esperienza di mia mamma e la mia. Non ho la sua ricchezza professionale, trent’anni di attività, la sua grande esperienza. Lei lavorava a modo suo, in una maniera personale, io lavoro in un altro modo, il mio.
*Quando ti riferisci a qualcuno, inizi inevitabilmente a copiare, mentre nel giornalismo è più importante lavorare sul proprio stile.
{{Int|Da ''[https://www.repubblica.it/esteri/2015/03/03/news/vera_politkovskaja_un_delitto_dimostrativo_come_quello_di_mia_madre_proveranno_a_insabbiare-108637090/ "Un delitto dimostrativo come quello di mia madre. Proveranno a insabbiare"]''|Intervista di Aleksej Tekhnenko, ''Repubblica.it'', 3 marzo 2015.}}
*Quello di [[Boris Nemcov|Nemtsov]] è un omicidio politico, dimostrativo, arrogante. Come quello che ha distrutto la nostra famiglia. [...] Riconosco uno stile che mi preoccupa. Vaghezza, contraddizioni e troppe ipotesi che fanno solo confusione. Come allora.
*A me basta la certezza che sia un omicidio politico. Chiunque abbia ucciso lo ha fatto per mettere a tacere una voce scomoda. È sempre la stessa storia.
*Bisogna restare all'erta. Contrastare ogni voce falsa, chiedere giustizia sempre, instancabilmente. E mi auguro che gli amici e i compagni di movimento di Nemtsov riescano a tenere alta l'attenzione sui media. Lo so per esperienza, non è facile. Tutto si dimentica.
{{Int|Da ''[https://www.la7.it/piazzapulita/video/parla-vera-la-figlia-di-anna-politkovskaja-i-russi-non-sono-abituati-a-pensare-05-05-2022-437048 «I russi non sono abituati a pensare»]''|Intervista di Sara Giudice, ''La7.it'', 5 maggio 2022.}}
{{Int|Da ''[https://tg24.sky.it/mondo/2022/10/14/vera-politkovskaja-live-in-firenze-2022 "Putin indifferente a reazione Europa su Ucraina"]''|''Tg24.sky.it'', 14 ottobre 2022.}}
{{Int|Da ''[https://www.repubblica.it/venerdi/2023/02/18/news/russia_giornalista_anna_politkovskaja_diario_russo_vera_politkovskaja-388162587/ Mia madre, Anna Politkovskaja: intervista a Vera, la figlia della giornalista simbolo uccisa in Russia che ora scrive un libro su di lei]''|Intervista di Rosalba Castelletti, ''Repubblica.it'', 18 febbraio 2023.}}
*Dopo aver partorito, la cultura non mi bastava più. E mi sono buttata nel giornalismo politico e sociale. Cos'altro ho preso da mia madre? Tante, troppe cose. La più importante è l'attitudine verso il lavoro: qualsiasi mestiere tu faccia, devi farlo bene. Non sono ammessi errori, tantomeno fallimenti.
*Ho saputo che sono in corso le riprese di un film cosiddetto "biografico" intitolato ''Anna. Madre Russia'' che sarà pieno di inesattezze sul suo conto. Anch'io, mio fratello e il direttore di Novaja Gazeta, [[Dmitrij Muratov]] veniamo rappresentati in modo deformato. Non mi piace.
*Vedevo come si difendeva ogni volta che qualcuno ci provava. Dava sempre la stessa risposta: "Chi se non io?". La domanda restava sospesa e bisognava fermarsi lì. In quei momenti mi mettevo nei suoi panni e capivo che quei tentativi non erano solo inutili, ma sbagliati. Fatta la propria scelta di vita, ciascuno deve poter continuare per la propria strada. Capivo i rischi che correva, ma li accettavo.
*Non saremmo qui se i Paesi occidentali fossero stati più duri con la Russia quantomeno a partire dal 2014, anno dell'annessione della Crimea. Ma la Storia non conosce il condizionale. Parlarne non ha senso. Viviamo nel presente e dobbiamo farci i conti. Bisogna pensare a cosa fare ora.
*{{NDR|«Le sanzioni adottate le sembrano efficaci?»}} L'obiettivo qual era? Fermare l'aggressione contro l'Ucraina? Beh, non è stato raggiunto. La maggior parte delle sanzioni finora non ha fatto che colpire i russi come me, fuggiti per scampare al clima d'odio e alla repressione. Non possiamo ottenere visti né permessi di lavoro. Non possiamo usare le nostre carte bancarie e accedere ai nostri soldi. In che modo tutto ciò possa influenzare l'andamento delle ostilità, non lo capisco. Se la speranza era istigarci a rovesciare il potere, privandoci di beni e merci, è chiaro che era mal riposta. Anzi trovo bestiale l'idea di volerci convincere a farci manganellare, torturare e imprigionare. L'Occidente ha iniziato a trattarci come gente di serie B. Il nostro passaporto è diventato un marchio d'infamia. Come si può vivere così?
*Putin prima o poi se ne andrà, ma non credo che la Russia diventerà un Paese libero e democratico. Ce lo insegna la Storia. Il pericolo che dopo arrivi qualcuno di peggiore è concreto. Verranno tempi torbidi.
{{Int|Da ''[https://www.lastampa.it/esteri/2023/02/21/video/massimo_giannini_intervista_vera_politkovskaja_anna_mia_madre-12655173/ "Anna, mia madre"]''|Intervista di Massimo Giannini, ''Lastampa.it'', 21 febbraio 2023.}}
{{Int|Da ''[https://www.rainews.it/tgr/piemonte/video/2023/02/putin--un-dittatore-mia-madre-ora-sarebbe-in-ucraina-dalla-parte-delle-vittime-eb0c8871-076d-482a-b394-86db8efd34c9.html "Putin è un dittatore, mia madre ora sarebbe in Ucraina dalla parte delle vittime"]''|''Rainews.it'', 22 febbraio 2023.}}
{{Int|Da ''[https://www.iodonna.it/attualita/storie-e-reportage/2023/05/20/vera-politkovskaja-un-libro-per-ricordare-la-madre-anna-politkovskaja/ Vera Politkovskaja: «In Russia la misoginia fa parte dei valori tradizionali»]''|''Iodonna.it'', 20 maggio 2023.}}
*Se parliamo di questo momento storico, noto molti cambiamenti, ma in negativo. Non vedo segnali di miglioramento della situazione o di un prossimo futuro in cui la Russia sarà finalmente “un Paese felice”. La Russia precipita sempre di più in una realtà oscura e imprevedibile. Per uscirne impiegherà diversi decenni.
*Oggi i diritti dell’uomo, così come sono intesi in Occidente, non esistono. Non solo, ma negli ultimi tempi politici e personaggi pubblici insistono nel criticare l’introduzione di queste concezioni in Russia, o a distorcerne il significato. Adesso ai diritti della persona vengono contrapposti i non del tutto chiari “valori tradizionali”. Risultato: l’attività di alcune persone sui social porta a procedimenti penali, il movimento Lgbt è di fatto vietato, tutti i media dell’opposizione sono stati bloccati in rete o chiusi. La Russia si è ritirata dalla convenzione per la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Se si scava, poi, un po’ più a fondo, si scopre che non c’è più nemmeno lo spazio per tentare di difendere i diritti umani.
*[...] in Russia la misoginia è un sentimento abbastanza diffuso e per qualche russo è addirittura parte di quei valori tradizionali cui accennavo prima. Però, a essere sinceri, in molti Paesi questo sentimento è comune almeno quanto in Russia, e in alcuni anche di più. Se poi contestualizziamo il tutto da un punto di vista storico, non è passato molto tempo da quando le donne hanno ottenuto almeno il diritto di voto. E ora, come allora, la parte femminile del mondo deve ancora lottare per ottenere le stesse possibilità degli uomini. Per questo continuare a conquistare i propri diritti è il compito più importante per tutte le donne del pianeta.
{{Int|Da ''[https://www.r/robinson/2023/10/23/news/vera_politkovskaja_la_mia_russia_ora_e_mordor-418550449/ Vera Politkovskaja: “La mia Russia ora è Mordor”]''|''Repubblica.it'', 23 ottobre 2023.}}
*Riconosco senza problemi che una parte della responsabilità per quello che accade è mia, in quanto cittadina proveniente dalla Russia, e i cittadini dell’Ucraina, finché la guerra non finirà, hanno tutto il diritto di accusare i cittadini della Federazione russa per quanto si sta verificando. Ma questo diritto è solo loro.
*Come è possibile che l’odio verso i russi in tanti Paesi del mondo, specie in Europa, faccia ormai parte della normalità? La prima cosa che colpisce è la reazione serafica della comunità europea che vede in questo odio un dato di fatto, un normale stato delle cose. Va detto che anche l’invasione dell’Ucraina è un dato di fatto, ormai scontato, per molti russi. Qual è dunque la differenza tra comunità europea così civile e quella russa, che negli ultimi diciotto mesi è stata costantemente tacciata di non ribellarsi a sufficienza contro le autorità? Dove sono finiti tutti quelli a cui stridono i denti a forza di intestarsi la causa animalista, quella della comunità LGBTQIA+ o quella degli afroamericani? Siete tutti concordi nel dire che siamo tutti uguali ma prendersela con una persona solo perché possiede il passaporto russo vi sta bene?
*La maggioranza degli stati che non accoglie più i russi e ha anche interrotto l’emissione di visti di transito è rappresentata da Paesi al confine con la Russia. Ovvero proprio quei Paesi in cui si sono rifugiati i miei concittadini in fuga dagli orrori del regime di Putin. L’hanno fatto in pena per il futuro e l’incolumità delle proprie famiglie, temendo di essere esposti a azioni persecutorie politiche, che oggi in Russia equivalgono a quelle penali.
*Tra i Paesi che non concedono visti ai russi figurano la Polonia, la Finlandia, la Repubblica ceca, la Lettonia e tanti altri. Oltre a questo divieto, di recente i politici di tutti i Paesi europei che spartiscono la frontiera con la Russia hanno bloccato l’ingresso nei paesi membri dell’Unione Europea alle automobili immatricolate nel mio Paese. L’argomentazione utilizzata per giustificare la misura rimanda a una delle regole del regime sanzionatorio introdotto dopo lo scoppio della guerra: ora le automobili russe sono considerate merce d’importazione e quindi vietata.
*«Russi, dovete soffrire! Ovunque siate, alla fine siete voi che avete invaso! Se non vi va bene ritornatevene a casa vostra e rovesciate Putin! Non avrete diritti finché ci sarà la guerra!». Ogni qual volta sento pronunciare queste frasi da parte degli ucraini, la mia mente va col pensiero alle loro città dove tutti i giorni cadono i missili russi. Mi sento capace di capirli e perdonarli ogni volta, perché mi mostrano un odio viscerale, ma per «una giusta causa». Tuttavia non posso non notare i parallelismi con la retorica del Cremlino: potete “invitare” i russi a tornare casa per rovesciare Putin quanto volete, ma rimane il fatto che ora tutti i critici del regime in vigore a Mosca si trovano o sotto terra, o in prigione o all’estero. Non dimentichiamo che è da diciotto mesi che lo stesso esercito ucraino non riesce a sconfiggere il regime putiniano, al netto di tutti gli aiuti provenienti dal mondo civile.
*La guerra in Ucraina è il frutto di una politica pluriennale del Cremlino, smascherata sovente da chi ora non c’è più, è dietro le sbarre oppure se n’è andato. Al contempo è anche il fallimento totale della diplomazia non solo di Kiev e Mosca, ma anche di quella europea e americana. A pensarci bene, i responsabili delle ostilità in Ucraina al massimo sono i vertici del potere russo e i politici occidentali. Ora Putin potrà troneggiare legalmente fino al 2036. Il presidente di un paese immenso ha sistematicamente violato le leggi, anche quelle internazionali, ma in tutto il mondo civile hanno continuato a stringergli la mano.
{{Int|Da ''[https://www.repubblica.it/esteri/2024/02/19/news/politkovskaja_morte_navalny_putin-422158715/ Putin temeva Navalny più di ogni altro e si è sbarazzato di lui come di mia madre Anna Politkovksaja]''|''Repubblica.it'', 19 febbraio 2024.}}
*Per i politici europei e americani, l’omicidio di Navalny è solo l’ennesimo pretesto per prendere la parola e ancora una volta “dare uno schiaffo” alla Russia di Putin.
*L’oppositore russo è stato in qualche modo il prigioniero personale di Vladimir Putin che lo temeva talmente da non osare pronunciare il suo nome ad alta voce, offrendo così il fianco ai giornalisti che glielo hanno fatto notare a più riprese. Navalny, dal canto suo, trovandosi già dietro le sbarre, non ha mai avuto paura a definire il capo di stato russo un omicida, un farabutto e un ladro. Con il sorriso sarcastico sul suo volto, in più di un’occasione ha schernito il presidente russo e tutto il sistema da lui costruito. Le numerose cause penali intentate ai suoi danni non facevano altro che dargli il pretesto per farsi una risata.
*[...] le persone che si sono occupate di eliminare Navalny sono ufficialmente “a servizio dello stato” nei tribunali, nelle procure, nelle carceri e nelle case circondariali. Si tratta di persone che non per forza occupano posizioni di rilievo. Ma tutte loro, in un modo o nell’altro, sono complici e, qualora il caso relativo all’omicidio di Navalny dovesse arrivare in tribunale, sul banco degli imputati ci sarebbero decine di persone.
*[...] le cose si svolgeranno come si erano svolte fino all’esecuzione di Navalny. Con l’aiuto delle forze dell’ordine, degli arresti e dei processi, metteranno il bavaglio a tutti quelli che oseranno pronunciare la verità sulla fine dell’oppositore. I politici occidentali si indigneranno ancora un po’, esprimeranno il loro orrore rispetto a quanto accade in Russia, salvo poi tornare subito a occuparsi delle loro vicende quotidiane. Succederà così perché non possono fare nulla, non hanno mai avuto e non hanno neanche ora delle reali possibilità per fare leva sulla situazione in modo da cambiarla.
{{Int|Da ''[https://www.repubblica.it/venerdi/2024/03/08/news/vera_politkovskaja_il_futuro_della_russia_sara_scritto_dalle_donne-422277423/ Vera PolitkovskaJa: “Il futuro della Russia sarà scritto dalle donne”]''|''Repubblica.it'', 8 marzo 2024.}}
*Mentre in tutto il mondo civilizzato il ruolo della donna nella società cresce, in Russia si susseguono prese di posizione che non fanno che danneggiarla. Non mi riferisco solo al divieto di abortire, già in vigore nelle strutture sanitarie private del Paese, ma anche agli appelli dei politici che chiedono di limitare l’accesso delle donne all’istruzione secondaria, in modo che non vengano distolte da quella che secondo lo Stato (e secondo una parte dei russi) è la loro funzione principale: fare figli.
*In generale l’impressione è che – sempre nella visione statale – le donne russe, ancor più dopo l’inizio della guerra con l’Ucraina, siano destinate a ricoprire esclusivamente il ruolo di macchine per la riproduzione della popolazione.
*Ad abbandonare la Russia sono state proprio quelle persone che avrebbero potuto influire sul futuro in maniera positiva. Neanche dall’estero riescono a far sentire la loro voce: la macchina della propaganda ha fatto presto a bollare come "traditore della patria” chi è andato via. Con il risultato che chiunque dall’estero osi criticare pubblicamente la situazione in Russia viene sommerso da una montagna di fango e screditato in tutti i modi possibili, compreso ritrovarsi oggetto di azioni civili e penali. Lo scopo è anche quello di rendere difficile il rientro in patria di queste persone.
*{{NDR|Su [[Julija Naval'naja]]}} La denigrazione del nemico con ogni mezzo è pratica diffusa in Russia: se poi il nemico è una donna che ha osato mostrare al mondo un’immagine che non è solo quella della vedova inconsolabile e in preda al dolore, i denigratori sono capaci di tutto. La misoginia trova terreno fertile nella nostra società.
*Nell’immaginario collettivo russo il campo d’azione legittimo della donna continua a essere quello della cucina e delle stanze da letto dei figli. Anche per quelle che riescono a uscire da questo schema la vita non è semplice: il divario salariale a parità di professione e di ore di lavoro, nel migliore dei casi, è del 30 per cento. Gli uomini non hanno nessun problema a cercare di ostacolare la carriera delle loro colleghe.
*[...] nel Caucaso, e in particolare in Cecenia, la situazione per le donne è orribile. Qui, come all’epoca dei barbari, sono soggette a mutilazioni genitali e rischiano di venire uccise in nome dell’onore della famiglia.
*Il 40 per cento circa dei russi è convinto che se un uomo mantiene una donna può vietarle di uscire di casa, incontrare gli amici e i parenti, lavorare o utilizzare le carte di credito senza il suo consenso. Certo, non tutti gli uomini russi la pensano così. Ma se ci riferiamo al cosiddetto “Paese profondo”, allora diciamo che questa visione della donna è molto diffusa.
*Mi piace pensare che sia possibile, ma servirebbero sforzi giganteschi e un leader, o una leader, capace di unire moltissime persone che la pensano in maniera diversa sulla guerra e sull’operato di Putin. Yulia Navalnaya ha tutte le carte in regola per diventarla. Ha tutto quello che le serve, salvo il marito.
*Credo che Yulia sia assolutamente in grado di unire tutte le forze di opposizione russe al di fuori del Paese. Ma l’apparato repressivo all’interno del Paese è talmente potente che riuscire a coinvolgere chi vive in Russia sarebbe ben altra impresa. Questo è un dato di fatto, e non può essere ignorato.
*Le donne russe sono forti per natura e temprate dalle circostanze. Di “principesse sul pisello” io ne conosco poche. La mia speranza è che sulla scena politica emergano donne che sappiano guardare la realtà come la vede Yulia Navalnaya. Penso che solo loro potrebbero diventare la forza motrice che potrà far uscire la Russia dalle tenebre in cui si è impantanata.
==''Una madre''==
===Incipit===
Mia madre è sempre stata una persona scomoda, non solo per le autorità russe, ma anche per la gente comune che sfoglia un giornale e ne legge gli articoli. Purtroppo la maggioranza della popolazione russa crede a quello che le viene detto dagli schermi dei canali di Stato: un mondo virtuale creato dalla propaganda, dove, nel complesso, tutto va bene. E i problemi, che periodicamente vengono segnalati all’opinione pubblica, hanno origine nei Paesi occidentali o, come si dice in Russia con un sorrisetto, «nell’Occidente in decomposizione».
===Citazioni===
*I [[Dittatura|dittatori]] hanno bisogno di offrire sacrifici umani per consolidare il loro potere. (p. 10)
*In Russia tutti si sono dimenticati in fretta di Anna Politkovskaja, soprattutto la gente che conta, perché mantenere la memoria di persone come mia madre è pericoloso. È molto più comodo perderne le tracce e dimenticare la sua verità. (p. 10)
*In Occidente il nome Politkovskaja è fonte di orgoglio. A mia madre intitolano piazze e vie, la sua attività giornalistica viene studiata nelle università, i suoi libri si vendono in tutto il mondo. In Russia quel nome è avvolto dal silenzio. (p. 10)
*Dopo il 24 febbraio 2022 il nostro cognome è tornato ad avere un peso, a essere oggetto di minacce, ancora di morte, questa volta contro mia figlia, che è solo un’adolescente. Da quando a scuola hanno iniziato a parlare del conflitto in Ucraina, i compagni si sono scagliati contro di lei. Pesantemente. Così abbiamo scelto l’esilio volontario, la fuga in un altro Paese. (p. 10)
*Anna Politkovskaja si formò come giornalista proprio nel periodo della [[perestrojka]]. Ne ha incarnato perfettamente lo spirito, il desiderio di cambiamento: sognava una democrazia compiuta, e sognava di fare il suo mestiere in un Paese libero, come dovrebbe essere, come non è quasi mai, nel mondo. (p. 16)
*Nella vita di tutti i giorni mia madre era una persona difficile. La gestione familiare, il desiderio di avere il meglio per noi, oltre alla sua acuta percezione di tutto ciò che accadeva intorno, prosciugavano le sue forze. A ripensarci ora, credo che la responsabilità di una famiglia le sia caduta addosso troppo presto. (p. 25)
*{{NDR|Sul [[putsch di agosto]]}} Di quei momenti, dopo il ritorno a Mosca, ricordo questa scena in particolare: mia madre che piange seduta su una panchina nel cortile di casa. Ignara del motivo, pensavo fosse preoccupata per papà, che non era ancora tornato dalla Casa Bianca. Invece poi ho scoperto che quel giorno tre giovani manifestanti che si opponevano ai golpisti erano morti, schiacciati dalle ruote di un veicolo da combattimento della fanteria proprio nel centro di Mosca. Alla notizia, mamma non era riuscita a trattenere le lacrime. L'episodio fu per lei un chiaro esempio di come troppo spesso siano le persone comuni a subire le conseguenze di avvenimenti storici di portata epocale, anche pagando con la vita: un tema che percorre come una linea rossa tuta la sua carriera professionale. (p. 32)
*In cabina di regia scherzavamo sul fatto che, per qualche motivo a noi sconosciuto, gli opinionisti filogovernativi risultavano sempre un po' retrogradi, dei sempliciotti, con il loro eloquio clericale, noioso e poco interessante, mentre gli avversari dimostravano grande acume, profonda conoscenza dell'argomento oggetto della discussione, e avevano un atteggiamento propositivo e idee concrete per trovare una soluzione al problema. Gli oppositori non pensavano solo a farsi belli di fronte alle telecamere, e lo spettatore era in grado di capire benissimo come stavano le cose. (p. 46)
*Molti in Occidente non capiscono perché i russi accettino così docilmente tutto ciò che fanno le autorità. I cittadini non protestano, non scendono in piazza. Oltre al fatto che la maggior parte della popolazione è impegnata a sopravvivere in condizioni di povertà, le sanzioni per la partecipazione a picchetti o manifestazioni sono diventate così elevate che pochi osano esporsi. Se in Europa, al termine di una «protesta» pacifica, ciascuno può rientrare tranquillo a casa propria, in Russia la maggioranza dei manifestanti finisce in una stazione di polizia. E non è scontato che se la cavi con una «semplice» (comunque alta) sanzione amministrativa, anziché con quindici giorni di cella. Anzi, spesso rischia un processo penale. (p. 53)
*Chi può, in Russia, evita il servizio militare come la peste, perché sa che nelle caserme potrebbe accadere di tutto, ammesso di sopravvivere al nonnismo incontrollato. È risaputo, inoltre, che in tempo di pace i soldati vengono spediti in zone impervie affinché diventino «veri uomini», imparando a cavarsela con misere razioni alimentari e attrezzature poco idonee. Il podersoso ammodernamento delle forze armate, per il quale è stato speso l'equivalente di milardi di euro, è in buona parte avvenuto solo formalmente e non si capisce dove siano finiti quei soldi. (p. 63)
*{{NDR|Sull'[[invasione russa dell'Ucraina del 2022]]}} Secondo le stime dell'intelligence ucraina, in migliaia si sarebbero dati alla fuga dalla prima linea e in alcune unità si è arrivati al 60-70 per cento di disertori. I dissidenti russi si mantengono più cauti, calcolando gli abbandoni in circa un miglaio. Il Cremlino, proprio come sul numero dei morti, tace. (p. 66)
*I familiari dei caduti raccontano che spesso apprendono della scomparsa dei congiunti dai commilitoni o dai canali Telegram ucraini. Oppure capiscono che è successo qualcosa di irreparabile quando il loro congiunto smette di chiamare a casa. I russi, al contrario, tendono a lasciare sul campo i corpi dei comilitoni russi. (p. 66)
*Un'intera generazione di giovani pagherà un prezzo altissimo, come è già avvenuto ai tempi della Seconda guerra mondiale, del conflitto in Afghanistan e della Cecenia. E il prezzo non è solo la morte. Tra i fortunati che torneranno da questa guerra, le conseguenze psicologiche saranno incalcolabili, per non parlare dell'enorme quantità di invalidi che non sapranno di cosa vivere. (p. 69)
*Io sono una cittadina russa, ma sono disgustata dal cieco nazionalismo e dallo pseudopatriottismo che stanno montando nel mio Paese. Quando un Paese aggredisce, chi subisce e soffre deve difendersi. Credo sia giusto che l'Occidente stia aiutando attivamente l'Ucraina a difendersi. Se così non fosse stato, la guerra sarebbe già finita. E penso che lo stesso Cremlino avesse scommesso sulla mancanza di sosteno da parte occidentale, quando ha cominciato l'aggressione. Quello che dico può apparire una contraddizione, per me che sono una pacifista convinta. Odio la guerra e le conseguenze che porta con sé. Ma si tratta di una contraddizione inevitabile. Voglio vedere la Russia come un Paese prospero, libero e sviluppato, non incosciente, povero e militarizzato. (p. 70)
*La diffusione di informazioni da canali non ufficiali inizialmente comportava una multa, quindi la sospensione dell'attività, infine il ritiro della licenza per trasmettere, radio o televisione che fosse, o per stampare e vendere il giornale. Nel corso del primo mese di guerra, in Russia sono state varate alcune leggi che introducevano la responsabilità amministrativa e penale per la diffusione di «fake news» riguardanti le azioni dell'esercito russo, con una pena prevista fino a quindici anni di carcere. Ciò ha permesso di arrestare diverse persone che avevano criticato l'operato dei militari russi in Ucraina sui social o sui propri blog. (p. 76)
*A tutte le difficoltà oggettive connesse con l'inizio della guerra se n'è aggiunta una ulteriore, che riguarda solo mia figlia: inconsapevolmente si è ritrovata anche lei sulla linea del fuoco. Lei si chiama come la nonna, Anna Politkovskaja, e per questo a scuola è stata subito oggetto di atti di violenza e di bullismo. A dire la verità, era già accaduto in passato. Quando Anna visitava una nuova palestra per un corso di ginnastica, le veniva spesso ricordato dai suoi coetanei, ovviamente in forma offensiva, da quale famiglia provenisse. Dopo il 24 febbraio 2022, però, la mancanza di rispetto si è trasformata in minaccia. (pp. 77-78)
*Quando mamma era via, in pratica non avevamo alcun contatto con lei, perché non esistevano linee telefoniche adeguate. Eppure non sono mai rimasta a casa ad aspettare che tornasse. Del resto, lei non l'avrebbe mai voluto. Mia madre era una donna estremamente indipendente e con questo spirito ha cresciuto anche noi. Ancora adesso, quando ripenso a lei, la vedo seduta alla scrivania con la testa china sul computer a scrivere una «nota». Così le piaceva chiamare i suoi testi: non notizie, articoli, materiali, ma note. E mentre ci si dedicava era assente, anche quando era presente fisicamente. (pp. 89-90)
*Mia madre non accettava mai compensi da parte delle persone che aiutava: era una questione di principio. (p. 95)
*Lei cercava comprensione, ma riceveva sostegno solo dai colleghi della redazione del suo giornale e da pochissime altre redazioni di mezzi di informazione alternativi. E, ovviamente, dalle tante persone che aiutava. Perché solo questo contava per lei: fare il proprio lavoro, raccontare quello che vedeva, dare asilo a quanti non sapevano dove altro andare. Le loro storie non coincidevano con la versione ufficiale dei vari uffici competenti legati al Cremlino. (p. 105)
*Questo era il suo modello di giornalismo. Raccontare i fatti, scrivere senza tener conto delle gerarchie. Un concetto forse banale per chi vive in una democrazia, ma in Russia era pura follia: significava dare per sontata la libertà e sfidare il sistema irritando tutti, compresi i colleghi che avrebbero dovuto farsi carico della stessa responsabilità, raccontando a loro volta la verità. Invece mia madre era sola, profondamente sola. (p. 106)
*Scrivere la verità serve, anche se nessuno la vuole ascoltare. E serve anche fare il proprio lavoro bene, sempre. Mettere in discussione questo significherebbe riconoscere che il suo sacrificio è stato inutile. (p. 107)
*Lei era profondamente convinta che, nel momento in cui si assiste a un'ingiustizia, si è costreti a intervenire. Se invece non la riconosci, o non ci credi, allora non ti senti coinvolto, anche se in fondo sospetti che un'ingiustizia esista. (p. 108)
*{{NDR|Sulla [[crisi del teatro Dubrovka]]}} I terroristi avevano già ucciso diverse persone. Doveva avanzare con cautela, seguendo un certo percorso all'interno dell'edificio, e un passo sbagliato a sinistra o a destra poteva portare all'irreparabile. «Lì dentro ricordo di aver calpestato vetri rotti mescolati a qualcosa che sembrava sangue», c'erano vetri ovunque mi disse. «Una sensazione impossibile da dimenticare». (p. 117)
*{{NDR|Sulla crisi del teatro Dubrovka}} Dopo alcuni articoli si cominciò a dire che mia madre stava speculando sui morti, che «ballava sulle loro ossa» per fare carriera. Come spesso accade in Russia, parlare o scrivere di questa vile operazione, a seguito della quale morirono centotrenta persone, invece di essere liberate, significa mettere in discussione il lavoro delle forze speciali e le decisioni della leadership. Per questo, proprio perché la cosa era andata male ed erano morte molte persone, le dicevano di lasciar perdere. (p. 120)
*{{NDR|Sulla crisi del teatro Dubrovka}} Mi sarei potuta trovare anche io in quel teatro. Tra gli ostaggi, le vittime o tra quanti, a causa di quella storia, portano cicatrici che non si rimarginano. Ma non avevo sentito la sveglia e l'audizione, quel famoso giorno, era saltata. (p. 122)
*{{NDR|Sulla [[strage di Beslan]]}} Se fosse arrivata a Beslan, mia madre avrebbe provato a parlare con i terroristi, ma evidentemente troppe persone non volevano che accadesse. Non tolleravano come lavorava, il fatto che raccogliesse le testimonianze delle famiglie degli ostaggi. Su quell'aereo non hanno solo cercato di ucciderla. Le hanno impedito di fare il suo lavoro. (p. 139)
*Nessuna autorità russa presenziò al funerale. Solo tanta gente comune in lacrime. Quel giorno mi resi davvero conto di quanto lei fosse tenuta in considerazione, di quanto le volessero bene e di quanto profondamente il suo assassinio avesse scosso l'opinione pubblica. In molti, da quel momento, non avrebbero avuto più voce, né una spalla su cui piangere. Per tante di quelle persone si era spenta l'ultima possibilità di avere giustizia, di vedere scritta la propria storia. (p. 165)
*In Russia, i membri delle forze dell'ordine rappresentano una casta a sé. Per me è sempre stato un mistero dove e da chi imparino a comportarsi e a comunicare con la gente. Spesso il loro stile «da cavernicoli» sembra fatto apposta per innervosire gli interlocutori, farli sentire inferiori, poca cosa rispetto alla «macchina statale» e all'uniforme che hanno di fronte. La maggior parte delle persone normali, a cui non è mai capitato di avere a che fare con loro, la prima volta non sa come affrontarli. (p. 170)
*La [[seconda guerra cecena]] è stata una delle meno raccontate della storia, spacciata per giunta come lotta al terrorismo islamico, uno dei pilastri su cui Putin costruì una parte consistente della retorica sulla sua nuova Russia. Un secondo, forte pilastro propagandistico fu individuato nella «[[Fronte orientale (1941-1945)|grande guerra patriottica]]», la resistenza al nazismo e la vittoria del 1945. Se il nazismo era stato il nemico e la sua sconfitta un atto fondativo della nuova Russia, chi ne sottovalutava la valenza politica e storia si poneva automaticamente al di fuori del pensiero dominante in Russia. Bisognava eliminare le scorie del decennio eltsiniano e degli anni della perestrojka, quando la ricerca storica aveva vissuto un periodo di grande libertà erano venute alla luce verità sgradevoli per i russi, legate ai crimini del regime staliniano. La storia e la democrazia dovevano diventare sovrane, mentre la libera ricerca storica era vista come una minaccia, perché capace di «leggere» in maniera critica la narrazione dominante del passato. [...] Il terzo pilastro su cui poggia la nuova dottrina nazionale è quella del vittimismo. Dopo il [[Dissoluzione dell'Unione Sovietica|crollo dell'Unione Sovietica]], la Russia è stata umiliata. Da chi, se non dall'Occidente, con i suoi valori così lontani da quelli della tradizione russa? (pp. 181-183)
*Putin e i suoi, [...] oltre alla sbandierata denazificazione, non hanno mai dichiarato i veri scopi della guerra. In Russia è stato ripetuto che si trattava di proteggere la popolazione del Donbass dopo otto anni di continue aggressioni e che in Ucraina esisteva un regime nemico, pronto, secondo Mosca, a invadere il Paese su mandato dell'Occidente. La realtà è che il Cremlino non può tollerare un'Ucraina democratica, che cerca di porre le basi per il suo ingresso nell'Europa politica. Una guerra prolungata, comunque vada a finire, rallenterà il processo di democratizzazione ed europeizzazione dell'Ucraina. La dirigenza russa parla anche dell'esistenza di una minoranza nazionale russa in Ucraina che non può essere esclusa dal godimento dei pieni diritti tra cui, per esempio, l'uso del russo a scuola e negli uffici pubblici. Nel primo mese di guerra, tuttavia, i bombardamenti si sono concentrati proprio sui territori in cui è preponderante la popolazione russofona, così come russofona è la maggioranza dei profughi costretti a lasciare le proprie abitazioni. Dopo l'aggressione, addirittura, molti di loro stanno progressivamente privilegiando l'ucraino. (pp. 183-184)
===Explicit===
==Bibliografia==
*Vera Politkovskaja, ''Una madre. {{small|La vita e la passione per la verità di Anna Politkovskaja}}'', traduzione di Marco Clementi, Rizzoli, ISBN 978-88-17-17882-2
==Per [[Cristina Marsillach]]==
{{Int|Da ''[http://www.money-into-light.com/2021/06/an-interview-with-cristina-marsillach.html An interview with Cristina Marsillach]''|Intervista di Paul Rowlands, ''money-into-light.com'', giugno 2021.}}
*Girare i film dell'orrore è stressante, perché la paura deve sempre stare (deve sempre esserci la paura) su un piano psicologico. Devi continuare a lavorare con quella paura costantemente. Devi sentirla nelle tue emozioni.
:''Making horror films is stressful, because the fear always has to be on a psychological plane. You have to keep working with that fear continuously. You have to feel it in your emotions.''
*Dario era un grande ammiratore di Edgar Allan Poe, e per lui i corvi erano un elemento molto importante del film. Quando stavamo girando un scena particolare del film, mi gettava addosso dei corvi vivi. Io gridavo "Basta! Basta!" e lui diceva "Devo farlo perché devi provare questa paura e questa sensazione". Litigavamo, ma era un periodo divertente per me. Stressante ma divertente.
:''Dario was a big fan of Edgar Allan Poe, and ravens were a very important element of the film for him. When we were shooting a particular scene in the film, he threw actual live ravens at me. I shouted "Stop! Stop!" and he said "I have to do this because you need to experience this fear and sensation." We would fight with each other, but it was a fun time for me. Stressful, but fun.''
*Litigavamo tanto, ma c'era rispetto reciproco tra di noi. Lui mi rispettava come attrice ed io lui come regista. Era molto concentrato su elementi tecnici (questioni tecniche, dettagli tecnici), mentre io volevo fargli tante domande sugli aspetti psicologici del mio personaggio e della storia. Ma lui non diceva altro che "No, no, no, va tutto bene" e poi parlava di cosa stava per fare tecnicamente (sul piano tecnico).
:''We fought a lot, but there was mutual respect between us. He respected me as an actress and I respected him as a director. He was very focused on technical things, whereas I wanted to ask him a lot of questions about the psychological aspects of my character and the story. But he would just say "No, no, no that's all fine" and then just talk about what he was going to do technically.''
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'''David W. Macdonald''' (...), zoologo britannico.
==''Running with the fox''==
*I lupi cacciano prede grandi; infatti, un alce può pesare 600 chili, dieci volte il peso del lupo più grande. Da solo, il lupo non sarebbe altro che pula per i palchi dell'alce. Un branco, però, può radunare la forza collettiva dei suoi membri. Infatti, lavorando in gruppo si trasformano in una nuova creatura, un super predatore la cui capacità collettiva oltrepassa l'abilità venatoria degli individui coinvolti. La volpe, al contrario, è circa 300 volte più pesante di un topo. La caccia volpina non comporta alcuna maratona affannante, nessuno squartamento, nessun duello contro gli zoccoli. Piuttosto, astuzia, agilità, un balzo aggraziato e un morsetto preciso segnano il destino del topo.
:''Wolves hunt large prey; indeed, a moose may weigh 600 kg, ten-fold the weight of the largest wolf. Alone, the wolf would be little more than chaff to the moose's antlers. A pack, however, can muster the collective might of its members. Indeed, by working as a team they are transformed into a new creature, a super-predator whose summed capability exceeds the hunting prowess of the individuals involved. A fox, in contrast, is some 300 times heavier than a mouse. The vulpine hunt involves no lung-bursting marathon, no rip and rend, no sparring against hoofs. Rather, stealth, agility, a graceful leap and a precision nip seal the mouse's fate.'' (p. 10)
*Le persone mi chiedono spesso perché ho scelto di lavorare con le volpi. Solitamente rispondo che questa specie offre il migliore di molti mondi: il brivido di osservare comportamenti raramente segnalati, la soddisfazione della lotta intellettuale per spiegare perché l'evoluzione ha lavorato ogni sfumatura strutturale in queste incredibili creature, e la convinzione che questa nuova conoscenza sarà utile, contribuendo alle soluzioni di problemi grandi quanto la rabbia e piccoli (ma irritanti) quanto la decapitazione di un pollo di cortile. Questa risposta è onesta, e le motivazioni alla base sono solide. Per dare un'altra risposta, però, non meno importante: io studio le volpi perché sono ancora impressionato dalla loro straordinaria bellezza, perché mi superano in astuzia, perché mantengono il vento e la pioggia sul mio volto, e perché mi conducono alla solitudine soddisfacente della campagna; tutto sommato – perché è divertente.
:''People often ask why I chose to work with foxes. Generally I reply that this species offers the best of many worlds: the thrill of observing behaviour rarely seen before, the satisfaction of the intellectual wrestle to explain why evolution has worked each nuance of design into these remarkable creatures, and the conviction that this new knowledge will be useful, contributing to the solutions of problems as grand as rabies and as small (but annoying) as the beheading of a barnyard fowl. This reply is honest, and the arguments underlying it are robust. However, to give another answer, no less important: I study foxes because I am still awed by their extraordinary beauty, because they outwit me, because they keep the wind and rain on my face, and because they lead me to the satisfying solitude of the countryside; all of which is to say – because it's fun.'' (p. 15)
*Sconfiggere le volpi in astuzia ha messo alla prova l'ingegno dell'uomo per almeno 2.000 anni. [...] Forse, allora, migliaia di generazioni di persecuzione (specialmente quando l'avversario ricorre a trucchi sporchi come marinare i gatti nell'orina) ha plasmato le volpi con le loro quasi sconcertanti abilità di evitare l'uomo e i suoi stratagemmi.
:''Outwitting foxes has stretched man's ingenuity for at least 2,000 years. [...] Perhaps then, thousands of generations of persecution (especially when the opposition resorts to dirty tricks like marinading cats in urine) have fashioned foxes with their almost uncanny abilities to avoid man and his devices.'' (p. 16)
*Rainardo è una volpe che ha avuto un impatto più grande sulla cultura e la sensibilità europea di qualsiasi altro animale selvatico. Adorna i rinfianchi delle chiese medievali, da Birmingham a Bucarest, ghignando dalle pagine dei salteri, e ha trionfato come genio malefico in più di un milione di poemi epici e di bestiari. Prospera nelle storie per bambini contemporanee e ha infiltrato le nostre lingue e perciò le nostre percezioni dei suoi cugini selvatici: poche sono le lingue in Europa in cui la parola "volpino" non è sinonimo di furbizia e inganno.
:''Reynard is a fox who has had a greater influence upon European culture and perceptions than any other wild creature. He adorns the spandrels of mediaeval churches from Birmingham to Bucharest, leers from the pages of psalters, and has triumphed as an evil genius in more than a millennium of epic poems and bestiaries. He thrives in contemporary children's stories and has infiltrated our languages and thus our perception of his wild cousins: there is hardly a language in Europe in which the word "foxy" is not synonymous with trickery and deceit.'' (p. 32)
*Tentare di catalogare l'umore e il risultato delle interazioni delle volpi non è sempre semplice. In particolare, l'osservatore si interroga molto sulla dalla somiglianza esteriore tra l'aggressione e il gioco. Il problema è che la lotta nel gioco ha gli stessi ingredienti della lotta sul serio, tranne per il paradosso che nessuno si ferisce.
:''Attempting to categorize the mood and outcome of fox interactions is not always straightforward. In particular, the observer is bedevilled by the superficial similarity of aggression and play. The problem is that fighting in play has the same ingredients as fighting in earnest, except for the paradox that nobody gets injured.'' (p. 45)
*Se c'è una cosa nella società delle volpi che "non si fa", è di avvicinarsi a qualcuno che sta mangiando. Sotto questo aspetto, il vecchio contrasto con i lupi suona veritiero: i lupi talvolta mangiano una preda fianco a fianco in relativa armonia; le volpi solitamente fanno di tutto per evitare anche di essere viste con del cibo e, nel peggiore dei casi, volteranno almeno le spalle l'una all'altra mentre mangiano. Questo contrasto è particolarmente marcato tra i giovani: i cuccioli di volpe invariabilmente lottano con ferocia sorprendente per il cibo e possono infliggere ferite gravi, i cuccioli di lupo sono più tolleranti. Ovviamente, come qualsiasi altra generalizzazione sulle volpi, ci sono eccezioni alla regola: le volpi maschio nutrono le loro compagne e gli adulti nutrono i cuccioli.
:''If there is one thing in fox society that is "not done'", it is to approach somebody who is eating. In this respect, the old contrast with wolves holds true: wolves sometimes feed from a kill side by side in relative harmony; foxes generally do everything possible to avoid even being seen with food and, if the worst comes to the worst, will at least turn their backs to each other while eating. This contrast is especially marked among youngsters: fox cubs invariably fight with astonishing savagery over food and can inflict serious injury, wolf pups are much more tolerant. Of course, as with every other generalization about foxes, there are exceptions to the rule: dog foxes feed their vixens and adults feed cubs.'' (p. 45)
*Ci sono poche cose affascinanti quanto un cucciolo di volpe, quindi la tentazione di allevarne uno come animale da compagnia è grande. Tuttavia, la gran maggioranza dei "salvataggi" finisce male per tutti i coinvolti. La maggior parte delle persone non ha idea del tempo, strutture, abilità, e soprattutto, tolleranza necessari per allevare una volpe. Da poppanti hanno bisogno di latte ogni quattro ore, giorno e notte, ma questo è un gioco da ragazzi in confronto al loro comportamento una volta svezzati: ogni cucciolo di volpe che ho conosciuto ha avuto una passione sia per il cuoio che per i cavi elettrici. La prima finisce con la distruzione dei portafogli, borsette, scarpe, giacche di camoscio e di montone, mentre la seconda devasta i cavi elettrici. Mi è sempre piaciuto l'odore persistente dell'orina di volpe, ma vale la pena notare che una proprietaria non poté trovare un altro inquilino per diversi mesi dopo che io e la mia volpe lasciammo la proprietà.
:''There are few things as enchanting as a fox cub, so the temptation to rear one as a pet is great. Nonetheless, the great majority of "rescues" come to a sad end for all concerned. Most people have no idea of the time, dedication, facilities, skill and, above all, tolerance required to rear a fox. As sucklings they require milk at four hour intervals day and night, but this is a trifling difficulty compared with their behaviour once weaned: every fox cub I have known has had a passion for both leather and electric cables. The former results in destruction of wallets, handbags, shoes, suede or sheepskin coats, the latter wreaks havoc with household wiring. I have always rather liked the lingering smell of fox urine, but it is noteworthy that one landlady was unable to find another tenant for several months after my fox and I vacated the property.'' (p. 56)
*I costumi della società delle volpi dettano che non c'è amicizia così profonda da poter anche solo tollerare il pensare al cibo di un altro.
:''The mores of fox society dictate that there is no friendship so deep as to countenance even thinking about somebody else's food.'' (p. 58)
*Penso che molto della vita di una volpe passa sul filo del rasoio, sommersa dall'acutezza dei suoi sensi. Nella volpe, l'evoluzione ha modellato una creatura per cui ogni stimolo viene elevato alla massima sensibilità: per la volpe c'è l'immagine fulminea della palpebra che si chiude di un coniglio, lo squittio chiassoso di un topo distante venti metri, il tanfo spaventoso dell'orma vecchia di un giorno di un cane.
:''I think much of a fox's life is spent on a knife-edge, deluged by the acuteness of its senses. In the fox, evolution has fashioned a creature for which every input is turned to maximum sensitivity: for the fox there is the jolting image of a rabbit's blinking eyelid, the clamorous squeak of a mouse 20 metres off, the dreadful reek of a dog's day-old pawprint.'' (p. 61)
*L'industria della selvaggina è probabilmente in gran parte responsabile per la morte spesso sgradevole nell'ordine di 100.000 volpi all'anno in Gran Bretagna, ma contro di questi bisogna valutare il fatto che questa industria fornisce il maggior incentivo per la conservazione dell'habitat su terre agricole.
:''The game shooting industry is probably largely responsible for the frequently unpleasant deaths in the order of 100,000 foxes annually in Britain, but against these must be weighed the fact that this industry provides the major incentive for habitat conservation on farmland.'' (p. 173)
*Le volpi urbane e i gatti si incontrano molto spesso ed è comune vederli insieme, spesso mangiando fianco a fianco. Se c'è una rissa per il cibo, il gatto di solito scaccia la volpe. Casi autentici di volpi che uccidono i gatti tendono a coinvolgere i gattini. Quindi, sebbene sia chiaro che la maggior parte delle volpi non uccidono i gatti, certe lo fanno. Il rischio però è molto meno significativo del rischio che corre il gatto di venire investito sulla strada dal traffico.
:''Urban foxes and cats meet very frequently and it is commonplace to see them in a close company, often feeding side by side. If there is a squabble over food, the cat generally displaces the fox. Authenticated cases of foxes killing cats generally involve kittens. So, although it is clear that most foxes do not kill cats, some do so. However, this risk must rank very low amongst the worries besetting the urban cat-owner, and certainly is much less significant than the risk of the cat being killed on the road by traffic.'' (p. 181)
*Scorte di cibo più ricche conducono a territori più piccoli e scorte di cibo più irregolari (eterogene) permettono gruppi più grandi. Un elevatissimo tasso di mortalità conduce a gruppi più piccoli e una proporzione più piccola di femmine sterili, probabilmente insieme a territori più grandi. Un tasso di mortalità intermedio può risultare insufficiente per diminuire sostanzialmente la grandezza d'un gruppo, me tuttavia può disturbare la stabilità sociale fino al punto di diminuire la proporzione di femmine sterili e perciò aumentare la produttività generale di cuccioli per ogni femmina, e probabilmente territori più piccoli.
:''Richer food supplies lead to smaller territories and more patchy (heterogeneous) food supplies permit larger groups. A very high death rate leads to smaller groups and a smaller proportion of barren vixens, probably together with larger territories. An intermediate death rate may be insufficient to reduce group size substantially, but nonetheless may disrupt social stability sufficiently to diminish the proportion of barren vixens and thereby increase the overall productivity of cubs per female, and probably smaller territories.'' (p. 210)
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Adolfo Omodeo
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1421847
1253839
2026-07-27T14:12:53Z
Gaux
18878
Joseph de Maistre
1421847
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text/x-wiki
[[File:Omodeo.jpg|thumb|Adolfo Omodeo (prima del 1946)]]
'''Adolfo Omodeo''' (1889 – 1946), storico italiano.
==Citazioni di Adolfo Omodeo==
*La [[diplomazia]] è disposta a violare lo spirito fondamentale dei patti, non appena non sia in giuoco non dico l'interesse legittimo (perché nessun patto deve poggiare sul sacrificio senza contropartita dei contraenti) ma il comodo e le ambizioni segrete delle diverse nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[http://bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/01/0200/?#5/z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
*Noi trepidiamo per la [[pace]]. Certo non osiamo sperare che la pace possa essere eterna, perché nulla di eterno esce dalle mani dell'uomo. Ma vorremmo che essa potesse essere la più duratura possibile, vorremmo che la prova orrenda che ha travagliato e noi e i nostri figli non si riproducesse ad ogni generazione, vorremmo che l'[[Europa]] risorgesse alla sua funzione di creatrice delle forme più alte di civiltà.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[http://bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/01/0200/?#4/z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 82.</ref>
*[...] il sistema delle società di stati è inefficiente perché la custodia degli interessi supremi delle cività mondiale viene affidata alla diplomazia, cioè l'elemento che per professione deve custodire gli interessi egoistici delle varie nazioni. <ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[http://bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/01/0200/?#5/z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
*{{NDR|[[Joseph de Maistre]]}} Provinciale, e d'una provincia francese che faceva parte del regno di Sardegna, assorto in una vita patriarcale di clan, era l'antitesi del costume settecentesco, e sentiva bisogno di reagire aggressivamente al pensiero e al costume che Parigi imponeva alla Francia e al mondo. Era una prima reazione della provincia contro la forza centrale. Analizzava, distaccato e acuto, il moto degli spiriti, con un'ambizione in cui confluivano e la coscienza di sé e l'orgoglio del savoiardo, e lo spirito critico e talora quello sofistico.<ref>Da ''Un reazionario'', cap. I, p. 24.</ref>
==''Religione e civiltà''==
*Il mito narrava della sua nascita miracolosa da una roccia in una grotta e della sua adorazione da parte dei pastori in forma simile alla natività cristiana. Anche la festa della natività di [[Mitra]] (''natalis solis invicti'') ricorreva verso il solstizio d'inverno, il 25 dicembre. Il mito centrale era la tauroctonia. Al principio dei tempi esisteva un toro sovrannaturale miracoloso, e dalla sua uccisione Mitra fece scaturire tutta la creazione. Alla fine dei tempi il toro miracoloso ritornerà e avrà inizio la vita eterna per coloro che Mitra avrà redento. Su questa speranza e sul mito che deriva da antiche cosmogonie, e da costumi d'antichi cacciatori, si fondano i misteri mitraici, che a differenza degli altri misteri, iniziano solo gli uomini. I fedeli si dividevano in sette gradi: corvo, occulto (''cryphius''), milite, leone, persiano, corriere del Sole, padre. I primi due gradi pare fossero riservati agli iniziandi: col grado di milite, l'iniziazione prima era completa e il convertito diventava soldato del Dio. (p. 101)
*Poco sappiamo della teologia e dei riti [[Mitraismo|mitraici]], per la scomparsa dei documenti scritti. Solo ci son note le somiglianze con i riti cristiani che Tertulliano attribuisce alla malizia del diavolo. Giorno sacro è, per i seguaci di Mitra, il giorno prima della settimana, il giorno del sole (la domenica); l'iniziazione si compie con un battesimo e con un marchio a fuoco che consacra il milite di Mitra (anche per i cristiani il battesimo è il sigillo del soldato di Cristo): il mitraismo aveva anch'esso un banchetto sacro di comunione, forse mistica comunione col sacro toro principio di ogni vita, e pare che i pani del banchetto fossero segnati dalla croce uncinata. Anche il carattere morale della religione è spiccatissimo. (p. 102)
*[[Yahweh|Jahvè]] era il dio nazionale delle tribù israelitiche e le aveva accompagnate nella conquista della terra di Canaan. Era un dio del deserto, di tribù nomadi. La concezione sua, nelle forme più antiche, era ricca più di determinazioni e di caratteri morali che di caratteri fisici. Concepito nel deserto, mancava di molte di quelle caratteristiche proprie delle divinità della natura. Era sì concepito come una personalità completa, con caratteri antropomorfici. Ma la sfera della sua azione era principalmente nei rapporti col suo popolo. Era il patriarca delle tribù israelitiche, collerico, ma insieme giusto, vindice tremendo delle iniquità che si commettevano: custode di quella relativa eguaglianza e di quella semplicità rozza e magnanima che fioriva sotto le tende dei nomadi del deserto. Dio della guerra accompagnava nelle guerre e nelle conquiste le sue tribù: concedeva ad esse il territorio conquistato, ed esigeva una parte del bottino, che rimaneva consacrato a lui, e colpito da interdetto. La lotta del suo popolo contro le altre stirpi era la lotta di Jahvè contro gli dei degli altri popoli ancora concepiti come esseri reali. (pp. 108-109)
*Condannato [[Nestorio]], apparve non meno eretica la tesi contraria d'Eutiche – o [[monofisismo]] – che sosteneva approssimativamente un assorbimento della natura umana da parte della natura divina in Cristo. (p. 155)
*Il monofisismo trovò molti seguaci in Oriente, perché a quelle popolazioni, che si andavano a poco a poco spogliando della cultura ellenistica, la religione cristiana come culto del Dio Cristo umanizzato riusciva più semplice. (p. 156)
*Per quanto disprezzati dalle tribù nomadi perché divenuti sedentari, i [[Quraysh|Coresciti]] avevano saputo fare della loro città uno dei principali centri dell'Arabia sia per il traffico carovaniero sia per un santuario venerato da tutte le tribù arabe, la {{sic|cosidetta}} [[Kaʿba|Caaba]], o casa quadrata, ove, con altri feticci, si adorava una pietra nera, forse un aerolito, incastrata in un muro. La Mecca era perciò divenuta per l'Arabia ciò che era p. es. Olimpia per i Greci. (p. 167)
*[[Maometto]] non aveva dato nessuna disposizione in vista della sua morte. Del resto neppure in vita s'era mai proposto di dare una legge perenne e definitiva. Le sue norme avevano sempre il carattere occasionale delle particolari circostanze della sua vita e della sua politica. (p. 173)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/OmodeoReligioneCivilta/mode/2up Religione e civiltà]'', Gius. Laterza & Figli, 1948.
==Altri progetti==
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[[File:Omodeo.jpg|thumb|Adolfo Omodeo (prima del 1946)]]
'''Adolfo Omodeo''' (1889 – 1946), storico italiano.
==Citazioni di Adolfo Omodeo==
*La [[diplomazia]] è disposta a violare lo spirito fondamentale dei patti, non appena non sia in giuoco non dico l'interesse legittimo (perché nessun patto deve poggiare sul sacrificio senza contropartita dei contraenti) ma il comodo e le ambizioni segrete delle diverse nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[http://bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/01/0200/?#5/z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
*Noi trepidiamo per la [[pace]]. Certo non osiamo sperare che la pace possa essere eterna, perché nulla di eterno esce dalle mani dell'uomo. Ma vorremmo che essa potesse essere la più duratura possibile, vorremmo che la prova orrenda che ha travagliato e noi e i nostri figli non si riproducesse ad ogni generazione, vorremmo che l'[[Europa]] risorgesse alla sua funzione di creatrice delle forme più alte di civiltà.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[http://bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/01/0200/?#4/z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 82.</ref>
*[...] il sistema delle società di stati è inefficiente perché la custodia degli interessi supremi delle cività mondiale viene affidata alla diplomazia, cioè l'elemento che per professione deve custodire gli interessi egoistici delle varie nazioni. <ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[http://bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/01/0200/?#5/z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
*{{NDR|[[Joseph de Maistre]]}} Provinciale, e d'una provincia francese che faceva parte del regno di Sardegna, assorto in una vita patriarcale di clan, era l'antitesi del costume settecentesco, e sentiva bisogno di reagire aggressivamente al pensiero e al costume che Parigi imponeva alla Francia e al mondo. Era una prima reazione della provincia contro la forza centrale. Analizzava, distaccato e acuto, il moto degli spiriti, con un'ambizione in cui confluivano e la coscienza di sé e l'orgoglio del savoiardo, e lo spirito critico e talora quello sofistico.<ref>Da ''[https://archive.org/details/unreazionario/page/n1/mode/1up Un reazionario]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1939, cap. I, p. 24.</ref>
==''Religione e civiltà''==
*Il mito narrava della sua nascita miracolosa da una roccia in una grotta e della sua adorazione da parte dei pastori in forma simile alla natività cristiana. Anche la festa della natività di [[Mitra]] (''natalis solis invicti'') ricorreva verso il solstizio d'inverno, il 25 dicembre. Il mito centrale era la tauroctonia. Al principio dei tempi esisteva un toro sovrannaturale miracoloso, e dalla sua uccisione Mitra fece scaturire tutta la creazione. Alla fine dei tempi il toro miracoloso ritornerà e avrà inizio la vita eterna per coloro che Mitra avrà redento. Su questa speranza e sul mito che deriva da antiche cosmogonie, e da costumi d'antichi cacciatori, si fondano i misteri mitraici, che a differenza degli altri misteri, iniziano solo gli uomini. I fedeli si dividevano in sette gradi: corvo, occulto (''cryphius''), milite, leone, persiano, corriere del Sole, padre. I primi due gradi pare fossero riservati agli iniziandi: col grado di milite, l'iniziazione prima era completa e il convertito diventava soldato del Dio. (p. 101)
*Poco sappiamo della teologia e dei riti [[Mitraismo|mitraici]], per la scomparsa dei documenti scritti. Solo ci son note le somiglianze con i riti cristiani che Tertulliano attribuisce alla malizia del diavolo. Giorno sacro è, per i seguaci di Mitra, il giorno prima della settimana, il giorno del sole (la domenica); l'iniziazione si compie con un battesimo e con un marchio a fuoco che consacra il milite di Mitra (anche per i cristiani il battesimo è il sigillo del soldato di Cristo): il mitraismo aveva anch'esso un banchetto sacro di comunione, forse mistica comunione col sacro toro principio di ogni vita, e pare che i pani del banchetto fossero segnati dalla croce uncinata. Anche il carattere morale della religione è spiccatissimo. (p. 102)
*[[Yahweh|Jahvè]] era il dio nazionale delle tribù israelitiche e le aveva accompagnate nella conquista della terra di Canaan. Era un dio del deserto, di tribù nomadi. La concezione sua, nelle forme più antiche, era ricca più di determinazioni e di caratteri morali che di caratteri fisici. Concepito nel deserto, mancava di molte di quelle caratteristiche proprie delle divinità della natura. Era sì concepito come una personalità completa, con caratteri antropomorfici. Ma la sfera della sua azione era principalmente nei rapporti col suo popolo. Era il patriarca delle tribù israelitiche, collerico, ma insieme giusto, vindice tremendo delle iniquità che si commettevano: custode di quella relativa eguaglianza e di quella semplicità rozza e magnanima che fioriva sotto le tende dei nomadi del deserto. Dio della guerra accompagnava nelle guerre e nelle conquiste le sue tribù: concedeva ad esse il territorio conquistato, ed esigeva una parte del bottino, che rimaneva consacrato a lui, e colpito da interdetto. La lotta del suo popolo contro le altre stirpi era la lotta di Jahvè contro gli dei degli altri popoli ancora concepiti come esseri reali. (pp. 108-109)
*Condannato [[Nestorio]], apparve non meno eretica la tesi contraria d'Eutiche – o [[monofisismo]] – che sosteneva approssimativamente un assorbimento della natura umana da parte della natura divina in Cristo. (p. 155)
*Il monofisismo trovò molti seguaci in Oriente, perché a quelle popolazioni, che si andavano a poco a poco spogliando della cultura ellenistica, la religione cristiana come culto del Dio Cristo umanizzato riusciva più semplice. (p. 156)
*Per quanto disprezzati dalle tribù nomadi perché divenuti sedentari, i [[Quraysh|Coresciti]] avevano saputo fare della loro città uno dei principali centri dell'Arabia sia per il traffico carovaniero sia per un santuario venerato da tutte le tribù arabe, la {{sic|cosidetta}} [[Kaʿba|Caaba]], o casa quadrata, ove, con altri feticci, si adorava una pietra nera, forse un aerolito, incastrata in un muro. La Mecca era perciò divenuta per l'Arabia ciò che era p. es. Olimpia per i Greci. (p. 167)
*[[Maometto]] non aveva dato nessuna disposizione in vista della sua morte. Del resto neppure in vita s'era mai proposto di dare una legge perenne e definitiva. Le sue norme avevano sempre il carattere occasionale delle particolari circostanze della sua vita e della sua politica. (p. 173)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/OmodeoReligioneCivilta/mode/2up Religione e civiltà]'', Gius. Laterza & Figli, 1948.
==Altri progetti==
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[[File:Omodeo.jpg|thumb|Adolfo Omodeo (prima del 1946)]]
'''Adolfo Omodeo''' (1889 – 1946), storico italiano.
==Citazioni di Adolfo Omodeo==
*La [[diplomazia]] è disposta a violare lo spirito fondamentale dei patti, non appena non sia in giuoco non dico l'interesse legittimo (perché nessun patto deve poggiare sul sacrificio senza contropartita dei contraenti) ma il comodo e le ambizioni segrete delle diverse nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[http://bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/01/0200/?#5/z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
*Noi trepidiamo per la [[pace]]. Certo non osiamo sperare che la pace possa essere eterna, perché nulla di eterno esce dalle mani dell'uomo. Ma vorremmo che essa potesse essere la più duratura possibile, vorremmo che la prova orrenda che ha travagliato e noi e i nostri figli non si riproducesse ad ogni generazione, vorremmo che l'[[Europa]] risorgesse alla sua funzione di creatrice delle forme più alte di civiltà.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[http://bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/01/0200/?#4/z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 82.</ref>
*[...] il sistema delle società di stati è inefficiente perché la custodia degli interessi supremi delle cività mondiale viene affidata alla diplomazia, cioè l'elemento che per professione deve custodire gli interessi egoistici delle varie nazioni. <ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[http://bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/01/0200/?#5/z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
*{{NDR|[[Joseph de Maistre]]}} Provinciale, e d'una provincia francese che faceva parte del [[regno di Sardegna]], assorto in una vita patriarcale di clan, era l'antitesi del costume settecentesco, e sentiva bisogno di reagire aggressivamente al pensiero e al costume che Parigi imponeva alla Francia e al mondo. Era una prima reazione della provincia contro la forza centrale. Analizzava, distaccato e acuto, il moto degli spiriti, con un'ambizione in cui confluivano e la coscienza di sé e l'orgoglio del [[Savoia (regione storica)|savoiardo]], e lo spirito critico e talora quello sofistico.<ref>Da ''[https://archive.org/details/unreazionario/page/n1/mode/1up Un reazionario]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1939, cap. I, p. 24.</ref>
==''Religione e civiltà''==
*Il mito narrava della sua nascita miracolosa da una roccia in una grotta e della sua adorazione da parte dei pastori in forma simile alla natività cristiana. Anche la festa della natività di [[Mitra]] (''natalis solis invicti'') ricorreva verso il solstizio d'inverno, il 25 dicembre. Il mito centrale era la tauroctonia. Al principio dei tempi esisteva un toro sovrannaturale miracoloso, e dalla sua uccisione Mitra fece scaturire tutta la creazione. Alla fine dei tempi il toro miracoloso ritornerà e avrà inizio la vita eterna per coloro che Mitra avrà redento. Su questa speranza e sul mito che deriva da antiche cosmogonie, e da costumi d'antichi cacciatori, si fondano i misteri mitraici, che a differenza degli altri misteri, iniziano solo gli uomini. I fedeli si dividevano in sette gradi: corvo, occulto (''cryphius''), milite, leone, persiano, corriere del Sole, padre. I primi due gradi pare fossero riservati agli iniziandi: col grado di milite, l'iniziazione prima era completa e il convertito diventava soldato del Dio. (p. 101)
*Poco sappiamo della teologia e dei riti [[Mitraismo|mitraici]], per la scomparsa dei documenti scritti. Solo ci son note le somiglianze con i riti cristiani che Tertulliano attribuisce alla malizia del diavolo. Giorno sacro è, per i seguaci di Mitra, il giorno prima della settimana, il giorno del sole (la domenica); l'iniziazione si compie con un battesimo e con un marchio a fuoco che consacra il milite di Mitra (anche per i cristiani il battesimo è il sigillo del soldato di Cristo): il mitraismo aveva anch'esso un banchetto sacro di comunione, forse mistica comunione col sacro toro principio di ogni vita, e pare che i pani del banchetto fossero segnati dalla croce uncinata. Anche il carattere morale della religione è spiccatissimo. (p. 102)
*[[Yahweh|Jahvè]] era il dio nazionale delle tribù israelitiche e le aveva accompagnate nella conquista della terra di Canaan. Era un dio del deserto, di tribù nomadi. La concezione sua, nelle forme più antiche, era ricca più di determinazioni e di caratteri morali che di caratteri fisici. Concepito nel deserto, mancava di molte di quelle caratteristiche proprie delle divinità della natura. Era sì concepito come una personalità completa, con caratteri antropomorfici. Ma la sfera della sua azione era principalmente nei rapporti col suo popolo. Era il patriarca delle tribù israelitiche, collerico, ma insieme giusto, vindice tremendo delle iniquità che si commettevano: custode di quella relativa eguaglianza e di quella semplicità rozza e magnanima che fioriva sotto le tende dei nomadi del deserto. Dio della guerra accompagnava nelle guerre e nelle conquiste le sue tribù: concedeva ad esse il territorio conquistato, ed esigeva una parte del bottino, che rimaneva consacrato a lui, e colpito da interdetto. La lotta del suo popolo contro le altre stirpi era la lotta di Jahvè contro gli dei degli altri popoli ancora concepiti come esseri reali. (pp. 108-109)
*Condannato [[Nestorio]], apparve non meno eretica la tesi contraria d'Eutiche – o [[monofisismo]] – che sosteneva approssimativamente un assorbimento della natura umana da parte della natura divina in Cristo. (p. 155)
*Il monofisismo trovò molti seguaci in Oriente, perché a quelle popolazioni, che si andavano a poco a poco spogliando della cultura ellenistica, la religione cristiana come culto del Dio Cristo umanizzato riusciva più semplice. (p. 156)
*Per quanto disprezzati dalle tribù nomadi perché divenuti sedentari, i [[Quraysh|Coresciti]] avevano saputo fare della loro città uno dei principali centri dell'Arabia sia per il traffico carovaniero sia per un santuario venerato da tutte le tribù arabe, la {{sic|cosidetta}} [[Kaʿba|Caaba]], o casa quadrata, ove, con altri feticci, si adorava una pietra nera, forse un aerolito, incastrata in un muro. La Mecca era perciò divenuta per l'Arabia ciò che era p. es. Olimpia per i Greci. (p. 167)
*[[Maometto]] non aveva dato nessuna disposizione in vista della sua morte. Del resto neppure in vita s'era mai proposto di dare una legge perenne e definitiva. Le sue norme avevano sempre il carattere occasionale delle particolari circostanze della sua vita e della sua politica. (p. 173)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/OmodeoReligioneCivilta/mode/2up Religione e civiltà]'', Gius. Laterza & Figli, 1948.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Storici italiani]]
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/* Citazioni di Adolfo Omodeo */ altra su de Maistre
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[[File:Omodeo.jpg|thumb|Adolfo Omodeo (prima del 1946)]]
'''Adolfo Omodeo''' (1889 – 1946), storico italiano.
==Citazioni di Adolfo Omodeo==
*La [[diplomazia]] è disposta a violare lo spirito fondamentale dei patti, non appena non sia in giuoco non dico l'interesse legittimo (perché nessun patto deve poggiare sul sacrificio senza contropartita dei contraenti) ma il comodo e le ambizioni segrete delle diverse nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[http://bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/01/0200/?#5/z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
*Noi trepidiamo per la [[pace]]. Certo non osiamo sperare che la pace possa essere eterna, perché nulla di eterno esce dalle mani dell'uomo. Ma vorremmo che essa potesse essere la più duratura possibile, vorremmo che la prova orrenda che ha travagliato e noi e i nostri figli non si riproducesse ad ogni generazione, vorremmo che l'[[Europa]] risorgesse alla sua funzione di creatrice delle forme più alte di civiltà.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[http://bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/01/0200/?#4/z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 82.</ref>
*[...] il sistema delle società di stati è inefficiente perché la custodia degli interessi supremi delle cività mondiale viene affidata alla diplomazia, cioè l'elemento che per professione deve custodire gli interessi egoistici delle varie nazioni. <ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[http://bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/01/0200/?#5/z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
*{{NDR|[[Joseph de Maistre]]}} Provinciale, e d'una provincia francese che faceva parte del [[regno di Sardegna]], assorto in una vita patriarcale di clan, era l'antitesi del costume settecentesco, e sentiva bisogno di reagire aggressivamente al pensiero e al costume che Parigi imponeva alla Francia e al mondo. Era una prima reazione della provincia contro la forza centrale. Analizzava, distaccato e acuto, il moto degli spiriti, con un'ambizione in cui confluivano e la coscienza di sé e l'orgoglio del [[Savoia (regione storica)|savoiardo]], e lo spirito critico e talora quello sofistico.<ref>Da ''[https://archive.org/details/unreazionario/page/n1/mode/1up Un reazionario]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1939, cap. I, p. 24.</ref>
*Se per temperamento suo il Maistre, come è stato già rilevato, e come invece si sforzava d'illudersi, non era portato allo spasimo mistico, al contatto col divino e allo smarrimento nell'ineffabile, era però portato a un misticismo gnostico cerebrale nel processo della conoscenza. Trova che le cose meglio si spiegano ponendo come primo un [[dogma]] irrazionale, un [[mito]], che non in quella che per lui era la piatta causalità o sequenza dei fenomeni.<ref>Da ''[https://archive.org/details/unreazionario/page/n1/mode/1up Un reazionario]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1939, cap. I, p. 30.</ref>
==''Religione e civiltà''==
*Il mito narrava della sua nascita miracolosa da una roccia in una grotta e della sua adorazione da parte dei pastori in forma simile alla natività cristiana. Anche la festa della natività di [[Mitra]] (''natalis solis invicti'') ricorreva verso il solstizio d'inverno, il 25 dicembre. Il mito centrale era la tauroctonia. Al principio dei tempi esisteva un toro sovrannaturale miracoloso, e dalla sua uccisione Mitra fece scaturire tutta la creazione. Alla fine dei tempi il toro miracoloso ritornerà e avrà inizio la vita eterna per coloro che Mitra avrà redento. Su questa speranza e sul mito che deriva da antiche cosmogonie, e da costumi d'antichi cacciatori, si fondano i misteri mitraici, che a differenza degli altri misteri, iniziano solo gli uomini. I fedeli si dividevano in sette gradi: corvo, occulto (''cryphius''), milite, leone, persiano, corriere del Sole, padre. I primi due gradi pare fossero riservati agli iniziandi: col grado di milite, l'iniziazione prima era completa e il convertito diventava soldato del Dio. (p. 101)
*Poco sappiamo della teologia e dei riti [[Mitraismo|mitraici]], per la scomparsa dei documenti scritti. Solo ci son note le somiglianze con i riti cristiani che Tertulliano attribuisce alla malizia del diavolo. Giorno sacro è, per i seguaci di Mitra, il giorno prima della settimana, il giorno del sole (la domenica); l'iniziazione si compie con un battesimo e con un marchio a fuoco che consacra il milite di Mitra (anche per i cristiani il battesimo è il sigillo del soldato di Cristo): il mitraismo aveva anch'esso un banchetto sacro di comunione, forse mistica comunione col sacro toro principio di ogni vita, e pare che i pani del banchetto fossero segnati dalla croce uncinata. Anche il carattere morale della religione è spiccatissimo. (p. 102)
*[[Yahweh|Jahvè]] era il dio nazionale delle tribù israelitiche e le aveva accompagnate nella conquista della terra di Canaan. Era un dio del deserto, di tribù nomadi. La concezione sua, nelle forme più antiche, era ricca più di determinazioni e di caratteri morali che di caratteri fisici. Concepito nel deserto, mancava di molte di quelle caratteristiche proprie delle divinità della natura. Era sì concepito come una personalità completa, con caratteri antropomorfici. Ma la sfera della sua azione era principalmente nei rapporti col suo popolo. Era il patriarca delle tribù israelitiche, collerico, ma insieme giusto, vindice tremendo delle iniquità che si commettevano: custode di quella relativa eguaglianza e di quella semplicità rozza e magnanima che fioriva sotto le tende dei nomadi del deserto. Dio della guerra accompagnava nelle guerre e nelle conquiste le sue tribù: concedeva ad esse il territorio conquistato, ed esigeva una parte del bottino, che rimaneva consacrato a lui, e colpito da interdetto. La lotta del suo popolo contro le altre stirpi era la lotta di Jahvè contro gli dei degli altri popoli ancora concepiti come esseri reali. (pp. 108-109)
*Condannato [[Nestorio]], apparve non meno eretica la tesi contraria d'Eutiche – o [[monofisismo]] – che sosteneva approssimativamente un assorbimento della natura umana da parte della natura divina in Cristo. (p. 155)
*Il monofisismo trovò molti seguaci in Oriente, perché a quelle popolazioni, che si andavano a poco a poco spogliando della cultura ellenistica, la religione cristiana come culto del Dio Cristo umanizzato riusciva più semplice. (p. 156)
*Per quanto disprezzati dalle tribù nomadi perché divenuti sedentari, i [[Quraysh|Coresciti]] avevano saputo fare della loro città uno dei principali centri dell'Arabia sia per il traffico carovaniero sia per un santuario venerato da tutte le tribù arabe, la {{sic|cosidetta}} [[Kaʿba|Caaba]], o casa quadrata, ove, con altri feticci, si adorava una pietra nera, forse un aerolito, incastrata in un muro. La Mecca era perciò divenuta per l'Arabia ciò che era p. es. Olimpia per i Greci. (p. 167)
*[[Maometto]] non aveva dato nessuna disposizione in vista della sua morte. Del resto neppure in vita s'era mai proposto di dare una legge perenne e definitiva. Le sue norme avevano sempre il carattere occasionale delle particolari circostanze della sua vita e della sua politica. (p. 173)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/OmodeoReligioneCivilta/mode/2up Religione e civiltà]'', Gius. Laterza & Figli, 1948.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Storici italiani]]
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[[File:Omodeo.jpg|thumb|Adolfo Omodeo (prima del 1946)]]
'''Adolfo Omodeo''' (1889 – 1946), storico italiano.
==Citazioni di Adolfo Omodeo==
*La [[diplomazia]] è disposta a violare lo spirito fondamentale dei patti, non appena non sia in giuoco non dico l'interesse legittimo (perché nessun patto deve poggiare sul sacrificio senza contropartita dei contraenti) ma il comodo e le ambizioni segrete delle diverse nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[http://bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/01/0200/?#5/z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
*Noi trepidiamo per la [[pace]]. Certo non osiamo sperare che la pace possa essere eterna, perché nulla di eterno esce dalle mani dell'uomo. Ma vorremmo che essa potesse essere la più duratura possibile, vorremmo che la prova orrenda che ha travagliato e noi e i nostri figli non si riproducesse ad ogni generazione, vorremmo che l'[[Europa]] risorgesse alla sua funzione di creatrice delle forme più alte di civiltà.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[https://www.bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/ACR01-0200/5/#zoom=z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 82.</ref>
*[...] il sistema delle società di stati è inefficiente perché la custodia degli interessi supremi della civiltà mondiale viene affidata alla diplomazia, cioè l'elemento che per professione deve custodire gli interessi egoistici delle varie nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[https://www.bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/ACR01-0200/5/#zoom=z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
*{{NDR|[[Joseph de Maistre]]}} Provinciale, e d'una provincia francese che faceva parte del [[regno di Sardegna]], assorto in una vita patriarcale di clan, era l'antitesi del costume settecentesco, e sentiva bisogno di reagire aggressivamente al pensiero e al costume che Parigi imponeva alla Francia e al mondo. Era una prima reazione della provincia contro la forza centrale. Analizzava, distaccato e acuto, il moto degli spiriti, con un'ambizione in cui confluivano e la coscienza di sé e l'orgoglio del [[Savoia (regione storica)|savoiardo]], e lo spirito critico e talora quello sofistico.<ref>Da ''[https://archive.org/details/unreazionario/page/n1/mode/1up Un reazionario]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1939, cap. I, p. 24.</ref>
*Se per temperamento suo il Maistre, come è stato già rilevato, e come invece si sforzava d'illudersi, non era portato allo spasimo mistico, al contatto col divino e allo smarrimento nell'ineffabile, era però portato a un misticismo gnostico cerebrale nel processo della conoscenza. Trova che le cose meglio si spiegano ponendo come primo un [[dogma]] irrazionale, un [[mito]], che non in quella che per lui era la piatta causalità o sequenza dei fenomeni.<ref>Da ''[https://archive.org/details/unreazionario/page/n1/mode/1up Un reazionario]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1939, cap. I, p. 30.</ref>
==''Religione e civiltà''==
*Il mito narrava della sua nascita miracolosa da una roccia in una grotta e della sua adorazione da parte dei pastori in forma simile alla natività cristiana. Anche la festa della natività di [[Mitra]] (''natalis solis invicti'') ricorreva verso il solstizio d'inverno, il 25 dicembre. Il mito centrale era la tauroctonia. Al principio dei tempi esisteva un toro sovrannaturale miracoloso, e dalla sua uccisione Mitra fece scaturire tutta la creazione. Alla fine dei tempi il toro miracoloso ritornerà e avrà inizio la vita eterna per coloro che Mitra avrà redento. Su questa speranza e sul mito che deriva da antiche cosmogonie, e da costumi d'antichi cacciatori, si fondano i misteri mitraici, che a differenza degli altri misteri, iniziano solo gli uomini. I fedeli si dividevano in sette gradi: corvo, occulto (''cryphius''), milite, leone, persiano, corriere del Sole, padre. I primi due gradi pare fossero riservati agli iniziandi: col grado di milite, l'iniziazione prima era completa e il convertito diventava soldato del Dio. (p. 101)
*Poco sappiamo della teologia e dei riti [[Mitraismo|mitraici]], per la scomparsa dei documenti scritti. Solo ci son note le somiglianze con i riti cristiani che Tertulliano attribuisce alla malizia del diavolo. Giorno sacro è, per i seguaci di Mitra, il giorno prima della settimana, il giorno del sole (la domenica); l'iniziazione si compie con un battesimo e con un marchio a fuoco che consacra il milite di Mitra (anche per i cristiani il battesimo è il sigillo del soldato di Cristo): il mitraismo aveva anch'esso un banchetto sacro di comunione, forse mistica comunione col sacro toro principio di ogni vita, e pare che i pani del banchetto fossero segnati dalla croce uncinata. Anche il carattere morale della religione è spiccatissimo. (p. 102)
*[[Yahweh|Jahvè]] era il dio nazionale delle tribù israelitiche e le aveva accompagnate nella conquista della terra di Canaan. Era un dio del deserto, di tribù nomadi. La concezione sua, nelle forme più antiche, era ricca più di determinazioni e di caratteri morali che di caratteri fisici. Concepito nel deserto, mancava di molte di quelle caratteristiche proprie delle divinità della natura. Era sì concepito come una personalità completa, con caratteri antropomorfici. Ma la sfera della sua azione era principalmente nei rapporti col suo popolo. Era il patriarca delle tribù israelitiche, collerico, ma insieme giusto, vindice tremendo delle iniquità che si commettevano: custode di quella relativa eguaglianza e di quella semplicità rozza e magnanima che fioriva sotto le tende dei nomadi del deserto. Dio della guerra accompagnava nelle guerre e nelle conquiste le sue tribù: concedeva ad esse il territorio conquistato, ed esigeva una parte del bottino, che rimaneva consacrato a lui, e colpito da interdetto. La lotta del suo popolo contro le altre stirpi era la lotta di Jahvè contro gli dei degli altri popoli ancora concepiti come esseri reali. (pp. 108-109)
*Condannato [[Nestorio]], apparve non meno eretica la tesi contraria d'Eutiche – o [[monofisismo]] – che sosteneva approssimativamente un assorbimento della natura umana da parte della natura divina in Cristo. (p. 155)
*Il monofisismo trovò molti seguaci in Oriente, perché a quelle popolazioni, che si andavano a poco a poco spogliando della cultura ellenistica, la religione cristiana come culto del Dio Cristo umanizzato riusciva più semplice. (p. 156)
*Per quanto disprezzati dalle tribù nomadi perché divenuti sedentari, i [[Quraysh|Coresciti]] avevano saputo fare della loro città uno dei principali centri dell'Arabia sia per il traffico carovaniero sia per un santuario venerato da tutte le tribù arabe, la {{sic|cosidetta}} [[Kaʿba|Caaba]], o casa quadrata, ove, con altri feticci, si adorava una pietra nera, forse un aerolito, incastrata in un muro. La Mecca era perciò divenuta per l'Arabia ciò che era p. es. Olimpia per i Greci. (p. 167)
*[[Maometto]] non aveva dato nessuna disposizione in vista della sua morte. Del resto neppure in vita s'era mai proposto di dare una legge perenne e definitiva. Le sue norme avevano sempre il carattere occasionale delle particolari circostanze della sua vita e della sua politica. (p. 173)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/OmodeoReligioneCivilta/mode/2up Religione e civiltà]'', Gius. Laterza & Figli, 1948.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Storici italiani]]
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18878
/* Citazioni di Adolfo Omodeo */ de Maistre e l'aristocrazia
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[[File:Omodeo.jpg|thumb|Adolfo Omodeo (prima del 1946)]]
'''Adolfo Omodeo''' (1889 – 1946), storico italiano.
==Citazioni di Adolfo Omodeo==
*La [[diplomazia]] è disposta a violare lo spirito fondamentale dei patti, non appena non sia in giuoco non dico l'interesse legittimo (perché nessun patto deve poggiare sul sacrificio senza contropartita dei contraenti) ma il comodo e le ambizioni segrete delle diverse nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[http://bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/01/0200/?#5/z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
*Noi trepidiamo per la [[pace]]. Certo non osiamo sperare che la pace possa essere eterna, perché nulla di eterno esce dalle mani dell'uomo. Ma vorremmo che essa potesse essere la più duratura possibile, vorremmo che la prova orrenda che ha travagliato e noi e i nostri figli non si riproducesse ad ogni generazione, vorremmo che l'[[Europa]] risorgesse alla sua funzione di creatrice delle forme più alte di civiltà.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[https://www.bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/ACR01-0200/5/#zoom=z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 82.</ref>
*[...] il sistema delle società di stati è inefficiente perché la custodia degli interessi supremi della civiltà mondiale viene affidata alla diplomazia, cioè l'elemento che per professione deve custodire gli interessi egoistici delle varie nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[https://www.bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/ACR01-0200/5/#zoom=z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
*[...] nei riguardi dell'aristocrazia è notevole ed esatta l'osservazione del Faguet: il [[Joseph de Maistre|Maistre]], il nobile de' toga, non difende tanto l'aristocrazia nel senso feudale della parola, quanto il patriziato, la casta che ha affidato un ''arcanum'', i ''sacra'' della società. (<ref>Da ''[https://archive.org/details/unreazionario/page/n1/mode/1up Un reazionario]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1939, cap. IV, p. 68)
*{{NDR|[[Joseph de Maistre]]}} Provinciale, e d'una provincia francese che faceva parte del [[regno di Sardegna]], assorto in una vita patriarcale di clan, era l'antitesi del costume settecentesco, e sentiva bisogno di reagire aggressivamente al pensiero e al costume che Parigi imponeva alla Francia e al mondo. Era una prima reazione della provincia contro la forza centrale. Analizzava, distaccato e acuto, il moto degli spiriti, con un'ambizione in cui confluivano e la coscienza di sé e l'orgoglio del [[Savoia (regione storica)|savoiardo]], e lo spirito critico e talora quello sofistico.<ref>Da ''[https://archive.org/details/unreazionario/page/n1/mode/1up Un reazionario]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1939, cap. I, p. 24.</ref>
*Se per temperamento suo il Maistre, come è stato già rilevato, e come invece si sforzava d'illudersi, non era portato allo spasimo mistico, al contatto col divino e allo smarrimento nell'ineffabile, era però portato a un misticismo gnostico cerebrale nel processo della conoscenza. Trova che le cose meglio si spiegano ponendo come primo un [[dogma]] irrazionale, un [[mito]], che non in quella che per lui era la piatta causalità o sequenza dei fenomeni.<ref>Da ''[https://archive.org/details/unreazionario/page/n1/mode/1up Un reazionario]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1939, cap. I, p. 30.</ref>
==''Religione e civiltà''==
*Il mito narrava della sua nascita miracolosa da una roccia in una grotta e della sua adorazione da parte dei pastori in forma simile alla natività cristiana. Anche la festa della natività di [[Mitra]] (''natalis solis invicti'') ricorreva verso il solstizio d'inverno, il 25 dicembre. Il mito centrale era la tauroctonia. Al principio dei tempi esisteva un toro sovrannaturale miracoloso, e dalla sua uccisione Mitra fece scaturire tutta la creazione. Alla fine dei tempi il toro miracoloso ritornerà e avrà inizio la vita eterna per coloro che Mitra avrà redento. Su questa speranza e sul mito che deriva da antiche cosmogonie, e da costumi d'antichi cacciatori, si fondano i misteri mitraici, che a differenza degli altri misteri, iniziano solo gli uomini. I fedeli si dividevano in sette gradi: corvo, occulto (''cryphius''), milite, leone, persiano, corriere del Sole, padre. I primi due gradi pare fossero riservati agli iniziandi: col grado di milite, l'iniziazione prima era completa e il convertito diventava soldato del Dio. (p. 101)
*Poco sappiamo della teologia e dei riti [[Mitraismo|mitraici]], per la scomparsa dei documenti scritti. Solo ci son note le somiglianze con i riti cristiani che Tertulliano attribuisce alla malizia del diavolo. Giorno sacro è, per i seguaci di Mitra, il giorno prima della settimana, il giorno del sole (la domenica); l'iniziazione si compie con un battesimo e con un marchio a fuoco che consacra il milite di Mitra (anche per i cristiani il battesimo è il sigillo del soldato di Cristo): il mitraismo aveva anch'esso un banchetto sacro di comunione, forse mistica comunione col sacro toro principio di ogni vita, e pare che i pani del banchetto fossero segnati dalla croce uncinata. Anche il carattere morale della religione è spiccatissimo. (p. 102)
*[[Yahweh|Jahvè]] era il dio nazionale delle tribù israelitiche e le aveva accompagnate nella conquista della terra di Canaan. Era un dio del deserto, di tribù nomadi. La concezione sua, nelle forme più antiche, era ricca più di determinazioni e di caratteri morali che di caratteri fisici. Concepito nel deserto, mancava di molte di quelle caratteristiche proprie delle divinità della natura. Era sì concepito come una personalità completa, con caratteri antropomorfici. Ma la sfera della sua azione era principalmente nei rapporti col suo popolo. Era il patriarca delle tribù israelitiche, collerico, ma insieme giusto, vindice tremendo delle iniquità che si commettevano: custode di quella relativa eguaglianza e di quella semplicità rozza e magnanima che fioriva sotto le tende dei nomadi del deserto. Dio della guerra accompagnava nelle guerre e nelle conquiste le sue tribù: concedeva ad esse il territorio conquistato, ed esigeva una parte del bottino, che rimaneva consacrato a lui, e colpito da interdetto. La lotta del suo popolo contro le altre stirpi era la lotta di Jahvè contro gli dei degli altri popoli ancora concepiti come esseri reali. (pp. 108-109)
*Condannato [[Nestorio]], apparve non meno eretica la tesi contraria d'Eutiche – o [[monofisismo]] – che sosteneva approssimativamente un assorbimento della natura umana da parte della natura divina in Cristo. (p. 155)
*Il monofisismo trovò molti seguaci in Oriente, perché a quelle popolazioni, che si andavano a poco a poco spogliando della cultura ellenistica, la religione cristiana come culto del Dio Cristo umanizzato riusciva più semplice. (p. 156)
*Per quanto disprezzati dalle tribù nomadi perché divenuti sedentari, i [[Quraysh|Coresciti]] avevano saputo fare della loro città uno dei principali centri dell'Arabia sia per il traffico carovaniero sia per un santuario venerato da tutte le tribù arabe, la {{sic|cosidetta}} [[Kaʿba|Caaba]], o casa quadrata, ove, con altri feticci, si adorava una pietra nera, forse un aerolito, incastrata in un muro. La Mecca era perciò divenuta per l'Arabia ciò che era p. es. Olimpia per i Greci. (p. 167)
*[[Maometto]] non aveva dato nessuna disposizione in vista della sua morte. Del resto neppure in vita s'era mai proposto di dare una legge perenne e definitiva. Le sue norme avevano sempre il carattere occasionale delle particolari circostanze della sua vita e della sua politica. (p. 173)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/OmodeoReligioneCivilta/mode/2up Religione e civiltà]'', Gius. Laterza & Figli, 1948.
==Altri progetti==
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[[File:Omodeo.jpg|thumb|Adolfo Omodeo (prima del 1946)]]
'''Adolfo Omodeo''' (1889 – 1946), storico italiano.
==Citazioni di Adolfo Omodeo==
*La [[diplomazia]] è disposta a violare lo spirito fondamentale dei patti, non appena non sia in giuoco non dico l'interesse legittimo (perché nessun patto deve poggiare sul sacrificio senza contropartita dei contraenti) ma il comodo e le ambizioni segrete delle diverse nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[http://bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/01/0200/?#5/z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
*Noi trepidiamo per la [[pace]]. Certo non osiamo sperare che la pace possa essere eterna, perché nulla di eterno esce dalle mani dell'uomo. Ma vorremmo che essa potesse essere la più duratura possibile, vorremmo che la prova orrenda che ha travagliato e noi e i nostri figli non si riproducesse ad ogni generazione, vorremmo che l'[[Europa]] risorgesse alla sua funzione di creatrice delle forme più alte di civiltà.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[https://www.bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/ACR01-0200/5/#zoom=z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 82.</ref>
*[...] il sistema delle società di stati è inefficiente perché la custodia degli interessi supremi della civiltà mondiale viene affidata alla diplomazia, cioè l'elemento che per professione deve custodire gli interessi egoistici delle varie nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[https://www.bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/ACR01-0200/5/#zoom=z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
*[...] nei riguardi dell'aristocrazia è notevole ed esatta l'osservazione del Faguet: il [[Joseph de Maistre|Maistre]], il nobile de' toga, non difende tanto l'aristocrazia nel senso feudale della parola, quanto il patriziato, la casta che ha affidato un ''arcanum'', i ''sacra'' della società. (<ref>Da ''[https://archive.org/details/unreazionario/page/n1/mode/1up Un reazionario]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1939, cap. IV, p. 68.</ref>
*{{NDR|[[Joseph de Maistre]]}} Provinciale, e d'una provincia francese che faceva parte del [[regno di Sardegna]], assorto in una vita patriarcale di clan, era l'antitesi del costume settecentesco, e sentiva bisogno di reagire aggressivamente al pensiero e al costume che Parigi imponeva alla Francia e al mondo. Era una prima reazione della provincia contro la forza centrale. Analizzava, distaccato e acuto, il moto degli spiriti, con un'ambizione in cui confluivano e la coscienza di sé e l'orgoglio del [[Savoia (regione storica)|savoiardo]], e lo spirito critico e talora quello sofistico.<ref>Da ''[https://archive.org/details/unreazionario/page/n1/mode/1up Un reazionario]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1939, cap. I, p. 24.</ref>
*Se per temperamento suo il Maistre, come è stato già rilevato, e come invece si sforzava d'illudersi, non era portato allo spasimo mistico, al contatto col divino e allo smarrimento nell'ineffabile, era però portato a un misticismo gnostico cerebrale nel processo della conoscenza. Trova che le cose meglio si spiegano ponendo come primo un [[dogma]] irrazionale, un [[mito]], che non in quella che per lui era la piatta causalità o sequenza dei fenomeni.<ref>Da ''[https://archive.org/details/unreazionario/page/n1/mode/1up Un reazionario]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1939, cap. I, p. 30.</ref>
==''Religione e civiltà''==
*Il mito narrava della sua nascita miracolosa da una roccia in una grotta e della sua adorazione da parte dei pastori in forma simile alla natività cristiana. Anche la festa della natività di [[Mitra]] (''natalis solis invicti'') ricorreva verso il solstizio d'inverno, il 25 dicembre. Il mito centrale era la tauroctonia. Al principio dei tempi esisteva un toro sovrannaturale miracoloso, e dalla sua uccisione Mitra fece scaturire tutta la creazione. Alla fine dei tempi il toro miracoloso ritornerà e avrà inizio la vita eterna per coloro che Mitra avrà redento. Su questa speranza e sul mito che deriva da antiche cosmogonie, e da costumi d'antichi cacciatori, si fondano i misteri mitraici, che a differenza degli altri misteri, iniziano solo gli uomini. I fedeli si dividevano in sette gradi: corvo, occulto (''cryphius''), milite, leone, persiano, corriere del Sole, padre. I primi due gradi pare fossero riservati agli iniziandi: col grado di milite, l'iniziazione prima era completa e il convertito diventava soldato del Dio. (p. 101)
*Poco sappiamo della teologia e dei riti [[Mitraismo|mitraici]], per la scomparsa dei documenti scritti. Solo ci son note le somiglianze con i riti cristiani che Tertulliano attribuisce alla malizia del diavolo. Giorno sacro è, per i seguaci di Mitra, il giorno prima della settimana, il giorno del sole (la domenica); l'iniziazione si compie con un battesimo e con un marchio a fuoco che consacra il milite di Mitra (anche per i cristiani il battesimo è il sigillo del soldato di Cristo): il mitraismo aveva anch'esso un banchetto sacro di comunione, forse mistica comunione col sacro toro principio di ogni vita, e pare che i pani del banchetto fossero segnati dalla croce uncinata. Anche il carattere morale della religione è spiccatissimo. (p. 102)
*[[Yahweh|Jahvè]] era il dio nazionale delle tribù israelitiche e le aveva accompagnate nella conquista della terra di Canaan. Era un dio del deserto, di tribù nomadi. La concezione sua, nelle forme più antiche, era ricca più di determinazioni e di caratteri morali che di caratteri fisici. Concepito nel deserto, mancava di molte di quelle caratteristiche proprie delle divinità della natura. Era sì concepito come una personalità completa, con caratteri antropomorfici. Ma la sfera della sua azione era principalmente nei rapporti col suo popolo. Era il patriarca delle tribù israelitiche, collerico, ma insieme giusto, vindice tremendo delle iniquità che si commettevano: custode di quella relativa eguaglianza e di quella semplicità rozza e magnanima che fioriva sotto le tende dei nomadi del deserto. Dio della guerra accompagnava nelle guerre e nelle conquiste le sue tribù: concedeva ad esse il territorio conquistato, ed esigeva una parte del bottino, che rimaneva consacrato a lui, e colpito da interdetto. La lotta del suo popolo contro le altre stirpi era la lotta di Jahvè contro gli dei degli altri popoli ancora concepiti come esseri reali. (pp. 108-109)
*Condannato [[Nestorio]], apparve non meno eretica la tesi contraria d'Eutiche – o [[monofisismo]] – che sosteneva approssimativamente un assorbimento della natura umana da parte della natura divina in Cristo. (p. 155)
*Il monofisismo trovò molti seguaci in Oriente, perché a quelle popolazioni, che si andavano a poco a poco spogliando della cultura ellenistica, la religione cristiana come culto del Dio Cristo umanizzato riusciva più semplice. (p. 156)
*Per quanto disprezzati dalle tribù nomadi perché divenuti sedentari, i [[Quraysh|Coresciti]] avevano saputo fare della loro città uno dei principali centri dell'Arabia sia per il traffico carovaniero sia per un santuario venerato da tutte le tribù arabe, la {{sic|cosidetta}} [[Kaʿba|Caaba]], o casa quadrata, ove, con altri feticci, si adorava una pietra nera, forse un aerolito, incastrata in un muro. La Mecca era perciò divenuta per l'Arabia ciò che era p. es. Olimpia per i Greci. (p. 167)
*[[Maometto]] non aveva dato nessuna disposizione in vista della sua morte. Del resto neppure in vita s'era mai proposto di dare una legge perenne e definitiva. Le sue norme avevano sempre il carattere occasionale delle particolari circostanze della sua vita e della sua politica. (p. 173)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/OmodeoReligioneCivilta/mode/2up Religione e civiltà]'', Gius. Laterza & Figli, 1948.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
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[[File:Omodeo.jpg|thumb|Adolfo Omodeo (prima del 1946)]]
'''Adolfo Omodeo''' (1889 – 1946), storico italiano.
==Citazioni di Adolfo Omodeo==
*La [[diplomazia]] è disposta a violare lo spirito fondamentale dei patti, non appena non sia in giuoco non dico l'interesse legittimo (perché nessun patto deve poggiare sul sacrificio senza contropartita dei contraenti) ma il comodo e le ambizioni segrete delle diverse nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[http://bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/01/0200/?#5/z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
*Noi trepidiamo per la [[pace]]. Certo non osiamo sperare che la pace possa essere eterna, perché nulla di eterno esce dalle mani dell'uomo. Ma vorremmo che essa potesse essere la più duratura possibile, vorremmo che la prova orrenda che ha travagliato e noi e i nostri figli non si riproducesse ad ogni generazione, vorremmo che l'[[Europa]] risorgesse alla sua funzione di creatrice delle forme più alte di civiltà.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[https://www.bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/ACR01-0200/5/#zoom=z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 82.</ref>
*[...] il sistema delle società di stati è inefficiente perché la custodia degli interessi supremi della civiltà mondiale viene affidata alla diplomazia, cioè l'elemento che per professione deve custodire gli interessi egoistici delle varie nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[https://www.bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/ACR01-0200/5/#zoom=z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
==''Religione e civiltà''==
*Il mito narrava della sua nascita miracolosa da una roccia in una grotta e della sua adorazione da parte dei pastori in forma simile alla natività cristiana. Anche la festa della natività di [[Mitra]] (''natalis solis invicti'') ricorreva verso il solstizio d'inverno, il 25 dicembre. Il mito centrale era la tauroctonia. Al principio dei tempi esisteva un toro sovrannaturale miracoloso, e dalla sua uccisione Mitra fece scaturire tutta la creazione. Alla fine dei tempi il toro miracoloso ritornerà e avrà inizio la vita eterna per coloro che Mitra avrà redento. Su questa speranza e sul mito che deriva da antiche cosmogonie, e da costumi d'antichi cacciatori, si fondano i misteri mitraici, che a differenza degli altri misteri, iniziano solo gli uomini. I fedeli si dividevano in sette gradi: corvo, occulto (''cryphius''), milite, leone, persiano, corriere del Sole, padre. I primi due gradi pare fossero riservati agli iniziandi: col grado di milite, l'iniziazione prima era completa e il convertito diventava soldato del Dio. (p. 101)
*Poco sappiamo della teologia e dei riti [[Mitraismo|mitraici]], per la scomparsa dei documenti scritti. Solo ci son note le somiglianze con i riti cristiani che Tertulliano attribuisce alla malizia del diavolo. Giorno sacro è, per i seguaci di Mitra, il giorno prima della settimana, il giorno del sole (la domenica); l'iniziazione si compie con un battesimo e con un marchio a fuoco che consacra il milite di Mitra (anche per i cristiani il battesimo è il sigillo del soldato di Cristo): il mitraismo aveva anch'esso un banchetto sacro di comunione, forse mistica comunione col sacro toro principio di ogni vita, e pare che i pani del banchetto fossero segnati dalla croce uncinata. Anche il carattere morale della religione è spiccatissimo. (p. 102)
*[[Yahweh|Jahvè]] era il dio nazionale delle tribù israelitiche e le aveva accompagnate nella conquista della terra di Canaan. Era un dio del deserto, di tribù nomadi. La concezione sua, nelle forme più antiche, era ricca più di determinazioni e di caratteri morali che di caratteri fisici. Concepito nel deserto, mancava di molte di quelle caratteristiche proprie delle divinità della natura. Era sì concepito come una personalità completa, con caratteri antropomorfici. Ma la sfera della sua azione era principalmente nei rapporti col suo popolo. Era il patriarca delle tribù israelitiche, collerico, ma insieme giusto, vindice tremendo delle iniquità che si commettevano: custode di quella relativa eguaglianza e di quella semplicità rozza e magnanima che fioriva sotto le tende dei nomadi del deserto. Dio della guerra accompagnava nelle guerre e nelle conquiste le sue tribù: concedeva ad esse il territorio conquistato, ed esigeva una parte del bottino, che rimaneva consacrato a lui, e colpito da interdetto. La lotta del suo popolo contro le altre stirpi era la lotta di Jahvè contro gli dei degli altri popoli ancora concepiti come esseri reali. (pp. 108-109)
*Condannato [[Nestorio]], apparve non meno eretica la tesi contraria d'Eutiche – o [[monofisismo]] – che sosteneva approssimativamente un assorbimento della natura umana da parte della natura divina in Cristo. (p. 155)
*Il monofisismo trovò molti seguaci in Oriente, perché a quelle popolazioni, che si andavano a poco a poco spogliando della cultura ellenistica, la religione cristiana come culto del Dio Cristo umanizzato riusciva più semplice. (p. 156)
*Per quanto disprezzati dalle tribù nomadi perché divenuti sedentari, i [[Quraysh|Coresciti]] avevano saputo fare della loro città uno dei principali centri dell'Arabia sia per il traffico carovaniero sia per un santuario venerato da tutte le tribù arabe, la {{sic|cosidetta}} [[Kaʿba|Caaba]], o casa quadrata, ove, con altri feticci, si adorava una pietra nera, forse un aerolito, incastrata in un muro. La Mecca era perciò divenuta per l'Arabia ciò che era p. es. Olimpia per i Greci. (p. 167)
*[[Maometto]] non aveva dato nessuna disposizione in vista della sua morte. Del resto neppure in vita s'era mai proposto di dare una legge perenne e definitiva. Le sue norme avevano sempre il carattere occasionale delle particolari circostanze della sua vita e della sua politica. (p. 173)
==''Un reazionario''==
*{{NDR|[[Joseph de Maistre]]}} Provinciale, e d'una provincia francese che faceva parte del [[regno di Sardegna]], assorto in una vita patriarcale di clan, era l'antitesi del costume settecentesco, e sentiva bisogno di reagire aggressivamente al pensiero e al costume che Parigi imponeva alla Francia e al mondo. Era una prima reazione della provincia contro la forza centrale. Analizzava, distaccato e acuto, il moto degli spiriti, con un'ambizione in cui confluivano e la coscienza di sé e l'orgoglio del [[Savoia (regione storica)|savoiardo]], e lo spirito critico e talora quello sofistico. (cap. I, p. 24).
*Se per temperamento suo il Maistre, come è stato già rilevato, e come invece si sforzava d'illudersi, non era portato allo spasimo mistico, al contatto col divino e allo smarrimento nell'ineffabile, era però portato a un misticismo gnostico cerebrale nel processo della conoscenza. Trova che le cose meglio si spiegano ponendo come primo un [[dogma]] irrazionale, un [[mito]], che non in quella che per lui era la piatta causalità o sequenza dei fenomeni. (cap. I, p. 30)
*[...] nei riguardi dell'aristocrazia è notevole ed esatta l'osservazione del Faguet: il [[Joseph de Maistre|Maistre]], il nobile de' toga, non difende tanto l'aristocrazia nel senso feudale della parola, quanto il patriziato, la casta che ha affidato un ''arcanum'', i ''sacra'' della società. (cap. IV, p. 68)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/OmodeoReligioneCivilta/mode/2up Religione e civiltà]'', Gius. Laterza & Figli, 1948.
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/unreazionario/page/n1/mode/1up Un reazionario]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1939.
==Altri progetti==
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[[File:Omodeo.jpg|thumb|Adolfo Omodeo (prima del 1946)]]
'''Adolfo Omodeo''' (1889 – 1946), storico italiano.
==Citazioni di Adolfo Omodeo==
*La [[diplomazia]] è disposta a violare lo spirito fondamentale dei patti, non appena non sia in giuoco non dico l'interesse legittimo (perché nessun patto deve poggiare sul sacrificio senza contropartita dei contraenti) ma il comodo e le ambizioni segrete delle diverse nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[http://bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/01/0200/?#5/z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
*Noi trepidiamo per la [[pace]]. Certo non osiamo sperare che la pace possa essere eterna, perché nulla di eterno esce dalle mani dell'uomo. Ma vorremmo che essa potesse essere la più duratura possibile, vorremmo che la prova orrenda che ha travagliato e noi e i nostri figli non si riproducesse ad ogni generazione, vorremmo che l'[[Europa]] risorgesse alla sua funzione di creatrice delle forme più alte di civiltà.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[https://www.bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/ACR01-0200/5/#zoom=z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 82.</ref>
*[...] il sistema delle società di stati è inefficiente perché la custodia degli interessi supremi della civiltà mondiale viene affidata alla diplomazia, cioè l'elemento che per professione deve custodire gli interessi egoistici delle varie nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[https://www.bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/ACR01-0200/5/#zoom=z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
==''Religione e civiltà''==
*Il mito narrava della sua nascita miracolosa da una roccia in una grotta e della sua adorazione da parte dei pastori in forma simile alla natività cristiana. Anche la festa della natività di [[Mitra]] (''natalis solis invicti'') ricorreva verso il solstizio d'inverno, il 25 dicembre. Il mito centrale era la tauroctonia. Al principio dei tempi esisteva un toro sovrannaturale miracoloso, e dalla sua uccisione Mitra fece scaturire tutta la creazione. Alla fine dei tempi il toro miracoloso ritornerà e avrà inizio la vita eterna per coloro che Mitra avrà redento. Su questa speranza e sul mito che deriva da antiche cosmogonie, e da costumi d'antichi cacciatori, si fondano i misteri mitraici, che a differenza degli altri misteri, iniziano solo gli uomini. I fedeli si dividevano in sette gradi: corvo, occulto (''cryphius''), milite, leone, persiano, corriere del Sole, padre. I primi due gradi pare fossero riservati agli iniziandi: col grado di milite, l'iniziazione prima era completa e il convertito diventava soldato del Dio. (p. 101)
*Poco sappiamo della teologia e dei riti [[Mitraismo|mitraici]], per la scomparsa dei documenti scritti. Solo ci son note le somiglianze con i riti cristiani che Tertulliano attribuisce alla malizia del diavolo. Giorno sacro è, per i seguaci di Mitra, il giorno prima della settimana, il giorno del sole (la domenica); l'iniziazione si compie con un battesimo e con un marchio a fuoco che consacra il milite di Mitra (anche per i cristiani il battesimo è il sigillo del soldato di Cristo): il mitraismo aveva anch'esso un banchetto sacro di comunione, forse mistica comunione col sacro toro principio di ogni vita, e pare che i pani del banchetto fossero segnati dalla croce uncinata. Anche il carattere morale della religione è spiccatissimo. (p. 102)
*[[Yahweh|Jahvè]] era il dio nazionale delle tribù israelitiche e le aveva accompagnate nella conquista della terra di Canaan. Era un dio del deserto, di tribù nomadi. La concezione sua, nelle forme più antiche, era ricca più di determinazioni e di caratteri morali che di caratteri fisici. Concepito nel deserto, mancava di molte di quelle caratteristiche proprie delle divinità della natura. Era sì concepito come una personalità completa, con caratteri antropomorfici. Ma la sfera della sua azione era principalmente nei rapporti col suo popolo. Era il patriarca delle tribù israelitiche, collerico, ma insieme giusto, vindice tremendo delle iniquità che si commettevano: custode di quella relativa eguaglianza e di quella semplicità rozza e magnanima che fioriva sotto le tende dei nomadi del deserto. Dio della guerra accompagnava nelle guerre e nelle conquiste le sue tribù: concedeva ad esse il territorio conquistato, ed esigeva una parte del bottino, che rimaneva consacrato a lui, e colpito da interdetto. La lotta del suo popolo contro le altre stirpi era la lotta di Jahvè contro gli dei degli altri popoli ancora concepiti come esseri reali. (pp. 108-109)
*Condannato [[Nestorio]], apparve non meno eretica la tesi contraria d'Eutiche – o [[monofisismo]] – che sosteneva approssimativamente un assorbimento della natura umana da parte della natura divina in Cristo. (p. 155)
*Il monofisismo trovò molti seguaci in Oriente, perché a quelle popolazioni, che si andavano a poco a poco spogliando della cultura ellenistica, la religione cristiana come culto del Dio Cristo umanizzato riusciva più semplice. (p. 156)
*Per quanto disprezzati dalle tribù nomadi perché divenuti sedentari, i [[Quraysh|Coresciti]] avevano saputo fare della loro città uno dei principali centri dell'Arabia sia per il traffico carovaniero sia per un santuario venerato da tutte le tribù arabe, la {{sic|cosidetta}} [[Kaʿba|Caaba]], o casa quadrata, ove, con altri feticci, si adorava una pietra nera, forse un aerolito, incastrata in un muro. La Mecca era perciò divenuta per l'Arabia ciò che era p. es. Olimpia per i Greci. (p. 167)
*[[Maometto]] non aveva dato nessuna disposizione in vista della sua morte. Del resto neppure in vita s'era mai proposto di dare una legge perenne e definitiva. Le sue norme avevano sempre il carattere occasionale delle particolari circostanze della sua vita e della sua politica. (p. 173)
==''Un reazionario''==
*{{NDR|[[Joseph de Maistre]]}} Provinciale, e d'una provincia francese che faceva parte del [[regno di Sardegna]], assorto in una vita patriarcale di clan, era l'antitesi del costume settecentesco, e sentiva bisogno di reagire aggressivamente al pensiero e al costume che Parigi imponeva alla Francia e al mondo. Era una prima reazione della provincia contro la forza centrale. Analizzava, distaccato e acuto, il moto degli spiriti, con un'ambizione in cui confluivano e la coscienza di sé e l'orgoglio del [[Savoia (regione storica)|savoiardo]], e lo spirito critico e talora quello sofistico. (cap. I, p. 24).
*Se per temperamento suo il Maistre, come è stato già rilevato, e come invece si sforzava d'illudersi, non era portato allo spasimo mistico, al contatto col divino e allo smarrimento nell'ineffabile, era però portato a un misticismo gnostico cerebrale nel processo della conoscenza. Trova che le cose meglio si spiegano ponendo come primo un [[dogma]] irrazionale, un [[mito]], che non in quella che per lui era la piatta causalità o sequenza dei fenomeni. (cap. I, p. 30)
*[...] nei riguardi dell'aristocrazia è notevole ed esatta l'osservazione del Faguet: il [[Joseph de Maistre|Maistre]], il nobile de' toga, non difende tanto l'aristocrazia nel senso feudale della parola, quanto il patriziato, la casta che ha affidato un ''arcanum'', i ''sacra'' della società. (cap. IV, p. 68)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/OmodeoReligioneCivilta/mode/2up Religione e civiltà]'', Gius. Laterza & Figli, 1948.
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/unreazionario/page/n1/mode/1up Un reazionario. {{small|Il conte J. de Maistre}}]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1939.
==Altri progetti==
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[[File:Omodeo.jpg|thumb|Adolfo Omodeo (prima del 1946)]]
'''Adolfo Omodeo''' (1889 – 1946), storico italiano.
==Citazioni di Adolfo Omodeo==
*La [[diplomazia]] è disposta a violare lo spirito fondamentale dei patti, non appena non sia in giuoco non dico l'interesse legittimo (perché nessun patto deve poggiare sul sacrificio senza contropartita dei contraenti) ma il comodo e le ambizioni segrete delle diverse nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[http://bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/01/0200/?#5/z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
*Noi trepidiamo per la [[pace]]. Certo non osiamo sperare che la pace possa essere eterna, perché nulla di eterno esce dalle mani dell'uomo. Ma vorremmo che essa potesse essere la più duratura possibile, vorremmo che la prova orrenda che ha travagliato e noi e i nostri figli non si riproducesse ad ogni generazione, vorremmo che l'[[Europa]] risorgesse alla sua funzione di creatrice delle forme più alte di civiltà.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[https://www.bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/ACR01-0200/5/#zoom=z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 82.</ref>
*[...] il sistema delle società di stati è inefficiente perché la custodia degli interessi supremi della civiltà mondiale viene affidata alla diplomazia, cioè l'elemento che per professione deve custodire gli interessi egoistici delle varie nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[https://www.bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/ACR01-0200/5/#zoom=z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
==''Religione e civiltà''==
*Il mito narrava della sua nascita miracolosa da una roccia in una grotta e della sua adorazione da parte dei pastori in forma simile alla natività cristiana. Anche la festa della natività di [[Mitra]] (''natalis solis invicti'') ricorreva verso il solstizio d'inverno, il 25 dicembre. Il mito centrale era la tauroctonia. Al principio dei tempi esisteva un toro sovrannaturale miracoloso, e dalla sua uccisione Mitra fece scaturire tutta la creazione. Alla fine dei tempi il toro miracoloso ritornerà e avrà inizio la vita eterna per coloro che Mitra avrà redento. Su questa speranza e sul mito che deriva da antiche cosmogonie, e da costumi d'antichi cacciatori, si fondano i misteri mitraici, che a differenza degli altri misteri, iniziano solo gli uomini. I fedeli si dividevano in sette gradi: corvo, occulto (''cryphius''), milite, leone, persiano, corriere del Sole, padre. I primi due gradi pare fossero riservati agli iniziandi: col grado di milite, l'iniziazione prima era completa e il convertito diventava soldato del Dio. (p. 101)
*Poco sappiamo della teologia e dei riti [[Mitraismo|mitraici]], per la scomparsa dei documenti scritti. Solo ci son note le somiglianze con i riti cristiani che Tertulliano attribuisce alla malizia del diavolo. Giorno sacro è, per i seguaci di Mitra, il giorno prima della settimana, il giorno del sole (la domenica); l'iniziazione si compie con un battesimo e con un marchio a fuoco che consacra il milite di Mitra (anche per i cristiani il battesimo è il sigillo del soldato di Cristo): il mitraismo aveva anch'esso un banchetto sacro di comunione, forse mistica comunione col sacro toro principio di ogni vita, e pare che i pani del banchetto fossero segnati dalla croce uncinata. Anche il carattere morale della religione è spiccatissimo. (p. 102)
*[[Yahweh|Jahvè]] era il dio nazionale delle tribù israelitiche e le aveva accompagnate nella conquista della terra di Canaan. Era un dio del deserto, di tribù nomadi. La concezione sua, nelle forme più antiche, era ricca più di determinazioni e di caratteri morali che di caratteri fisici. Concepito nel deserto, mancava di molte di quelle caratteristiche proprie delle divinità della natura. Era sì concepito come una personalità completa, con caratteri antropomorfici. Ma la sfera della sua azione era principalmente nei rapporti col suo popolo. Era il patriarca delle tribù israelitiche, collerico, ma insieme giusto, vindice tremendo delle iniquità che si commettevano: custode di quella relativa eguaglianza e di quella semplicità rozza e magnanima che fioriva sotto le tende dei nomadi del deserto. Dio della guerra accompagnava nelle guerre e nelle conquiste le sue tribù: concedeva ad esse il territorio conquistato, ed esigeva una parte del bottino, che rimaneva consacrato a lui, e colpito da interdetto. La lotta del suo popolo contro le altre stirpi era la lotta di Jahvè contro gli dei degli altri popoli ancora concepiti come esseri reali. (pp. 108-109)
*Condannato [[Nestorio]], apparve non meno eretica la tesi contraria d'Eutiche – o [[monofisismo]] – che sosteneva approssimativamente un assorbimento della natura umana da parte della natura divina in Cristo. (p. 155)
*Il monofisismo trovò molti seguaci in Oriente, perché a quelle popolazioni, che si andavano a poco a poco spogliando della cultura ellenistica, la religione cristiana come culto del Dio Cristo umanizzato riusciva più semplice. (p. 156)
*Per quanto disprezzati dalle tribù nomadi perché divenuti sedentari, i [[Quraysh|Coresciti]] avevano saputo fare della loro città uno dei principali centri dell'Arabia sia per il traffico carovaniero sia per un santuario venerato da tutte le tribù arabe, la {{sic|cosidetta}} [[Kaʿba|Caaba]], o casa quadrata, ove, con altri feticci, si adorava una pietra nera, forse un aerolito, incastrata in un muro. La Mecca era perciò divenuta per l'Arabia ciò che era p. es. Olimpia per i Greci. (p. 167)
*[[Maometto]] non aveva dato nessuna disposizione in vista della sua morte. Del resto neppure in vita s'era mai proposto di dare una legge perenne e definitiva. Le sue norme avevano sempre il carattere occasionale delle particolari circostanze della sua vita e della sua politica. (p. 173)
==''Un reazionario''==
*{{NDR|[[Joseph de Maistre]]}} Provinciale, e d'una provincia francese che faceva parte del [[regno di Sardegna]], assorto in una vita patriarcale di clan, era l'antitesi del costume settecentesco, e sentiva bisogno di reagire aggressivamente al pensiero e al costume che Parigi imponeva alla Francia e al mondo. Era una prima reazione della provincia contro la forza centrale. Analizzava, distaccato e acuto, il moto degli spiriti, con un'ambizione in cui confluivano e la coscienza di sé e l'orgoglio del [[Savoia (regione storica)|savoiardo]], e lo spirito critico e talora quello sofistico. (cap. I, p. 24).
*Se per temperamento suo il Maistre, come è stato già rilevato, e come invece si sforzava d'illudersi, non era portato allo spasimo mistico, al contatto col divino e allo smarrimento nell'ineffabile, era però portato a un misticismo gnostico cerebrale nel processo della conoscenza. Trova che le cose meglio si spiegano ponendo come primo un [[dogma]] irrazionale, un [[mito]], che non in quella che per lui era la piatta causalità o sequenza dei fenomeni. (cap. I, p. 30)
*[...] nei riguardi dell'[[aristocrazia]] è notevole ed esatta l'osservazione del Faguet: il [[Joseph de Maistre|Maistre]], il nobile de' toga, non difende tanto l'aristocrazia nel senso feudale della parola, quanto il [[Patrizio (titolo)|patriziato]], la casta che ha affidato un ''arcanum'', i ''sacra'' della società. (cap. IV, p. 68)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/OmodeoReligioneCivilta/mode/2up Religione e civiltà]'', Gius. Laterza & Figli, 1948.
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/unreazionario/page/n1/mode/1up Un reazionario. {{small|Il conte J. de Maistre}}]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1939.
==Altri progetti==
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/* Un reazionario */ Émile Faguet
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[[File:Omodeo.jpg|thumb|Adolfo Omodeo (prima del 1946)]]
'''Adolfo Omodeo''' (1889 – 1946), storico italiano.
==Citazioni di Adolfo Omodeo==
*La [[diplomazia]] è disposta a violare lo spirito fondamentale dei patti, non appena non sia in giuoco non dico l'interesse legittimo (perché nessun patto deve poggiare sul sacrificio senza contropartita dei contraenti) ma il comodo e le ambizioni segrete delle diverse nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[http://bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/01/0200/?#5/z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
*Noi trepidiamo per la [[pace]]. Certo non osiamo sperare che la pace possa essere eterna, perché nulla di eterno esce dalle mani dell'uomo. Ma vorremmo che essa potesse essere la più duratura possibile, vorremmo che la prova orrenda che ha travagliato e noi e i nostri figli non si riproducesse ad ogni generazione, vorremmo che l'[[Europa]] risorgesse alla sua funzione di creatrice delle forme più alte di civiltà.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[https://www.bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/ACR01-0200/5/#zoom=z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 82.</ref>
*[...] il sistema delle società di stati è inefficiente perché la custodia degli interessi supremi della civiltà mondiale viene affidata alla diplomazia, cioè l'elemento che per professione deve custodire gli interessi egoistici delle varie nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[https://www.bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/ACR01-0200/5/#zoom=z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
==''Religione e civiltà''==
*Il mito narrava della sua nascita miracolosa da una roccia in una grotta e della sua adorazione da parte dei pastori in forma simile alla natività cristiana. Anche la festa della natività di [[Mitra]] (''natalis solis invicti'') ricorreva verso il solstizio d'inverno, il 25 dicembre. Il mito centrale era la tauroctonia. Al principio dei tempi esisteva un toro sovrannaturale miracoloso, e dalla sua uccisione Mitra fece scaturire tutta la creazione. Alla fine dei tempi il toro miracoloso ritornerà e avrà inizio la vita eterna per coloro che Mitra avrà redento. Su questa speranza e sul mito che deriva da antiche cosmogonie, e da costumi d'antichi cacciatori, si fondano i misteri mitraici, che a differenza degli altri misteri, iniziano solo gli uomini. I fedeli si dividevano in sette gradi: corvo, occulto (''cryphius''), milite, leone, persiano, corriere del Sole, padre. I primi due gradi pare fossero riservati agli iniziandi: col grado di milite, l'iniziazione prima era completa e il convertito diventava soldato del Dio. (p. 101)
*Poco sappiamo della teologia e dei riti [[Mitraismo|mitraici]], per la scomparsa dei documenti scritti. Solo ci son note le somiglianze con i riti cristiani che Tertulliano attribuisce alla malizia del diavolo. Giorno sacro è, per i seguaci di Mitra, il giorno prima della settimana, il giorno del sole (la domenica); l'iniziazione si compie con un battesimo e con un marchio a fuoco che consacra il milite di Mitra (anche per i cristiani il battesimo è il sigillo del soldato di Cristo): il mitraismo aveva anch'esso un banchetto sacro di comunione, forse mistica comunione col sacro toro principio di ogni vita, e pare che i pani del banchetto fossero segnati dalla croce uncinata. Anche il carattere morale della religione è spiccatissimo. (p. 102)
*[[Yahweh|Jahvè]] era il dio nazionale delle tribù israelitiche e le aveva accompagnate nella conquista della terra di Canaan. Era un dio del deserto, di tribù nomadi. La concezione sua, nelle forme più antiche, era ricca più di determinazioni e di caratteri morali che di caratteri fisici. Concepito nel deserto, mancava di molte di quelle caratteristiche proprie delle divinità della natura. Era sì concepito come una personalità completa, con caratteri antropomorfici. Ma la sfera della sua azione era principalmente nei rapporti col suo popolo. Era il patriarca delle tribù israelitiche, collerico, ma insieme giusto, vindice tremendo delle iniquità che si commettevano: custode di quella relativa eguaglianza e di quella semplicità rozza e magnanima che fioriva sotto le tende dei nomadi del deserto. Dio della guerra accompagnava nelle guerre e nelle conquiste le sue tribù: concedeva ad esse il territorio conquistato, ed esigeva una parte del bottino, che rimaneva consacrato a lui, e colpito da interdetto. La lotta del suo popolo contro le altre stirpi era la lotta di Jahvè contro gli dei degli altri popoli ancora concepiti come esseri reali. (pp. 108-109)
*Condannato [[Nestorio]], apparve non meno eretica la tesi contraria d'Eutiche – o [[monofisismo]] – che sosteneva approssimativamente un assorbimento della natura umana da parte della natura divina in Cristo. (p. 155)
*Il monofisismo trovò molti seguaci in Oriente, perché a quelle popolazioni, che si andavano a poco a poco spogliando della cultura ellenistica, la religione cristiana come culto del Dio Cristo umanizzato riusciva più semplice. (p. 156)
*Per quanto disprezzati dalle tribù nomadi perché divenuti sedentari, i [[Quraysh|Coresciti]] avevano saputo fare della loro città uno dei principali centri dell'Arabia sia per il traffico carovaniero sia per un santuario venerato da tutte le tribù arabe, la {{sic|cosidetta}} [[Kaʿba|Caaba]], o casa quadrata, ove, con altri feticci, si adorava una pietra nera, forse un aerolito, incastrata in un muro. La Mecca era perciò divenuta per l'Arabia ciò che era p. es. Olimpia per i Greci. (p. 167)
*[[Maometto]] non aveva dato nessuna disposizione in vista della sua morte. Del resto neppure in vita s'era mai proposto di dare una legge perenne e definitiva. Le sue norme avevano sempre il carattere occasionale delle particolari circostanze della sua vita e della sua politica. (p. 173)
==''Un reazionario''==
*{{NDR|[[Joseph de Maistre]]}} Provinciale, e d'una provincia francese che faceva parte del [[regno di Sardegna]], assorto in una vita patriarcale di clan, era l'antitesi del costume settecentesco, e sentiva bisogno di reagire aggressivamente al pensiero e al costume che Parigi imponeva alla Francia e al mondo. Era una prima reazione della provincia contro la forza centrale. Analizzava, distaccato e acuto, il moto degli spiriti, con un'ambizione in cui confluivano e la coscienza di sé e l'orgoglio del [[Savoia (regione storica)|savoiardo]], e lo spirito critico e talora quello sofistico. (cap. I, p. 24).
*Se per temperamento suo il Maistre, come è stato già rilevato, e come invece si sforzava d'illudersi, non era portato allo spasimo mistico, al contatto col divino e allo smarrimento nell'ineffabile, era però portato a un misticismo gnostico cerebrale nel processo della conoscenza. Trova che le cose meglio si spiegano ponendo come primo un [[dogma]] irrazionale, un [[mito]], che non in quella che per lui era la piatta causalità o sequenza dei fenomeni. (cap. I, p. 30)
*[...] nei riguardi dell'[[aristocrazia]] è notevole ed esatta l'osservazione del [[Émile Faguet|Faguet]]: il [[Joseph de Maistre|Maistre]], il nobile de' toga, non difende tanto l'aristocrazia nel senso feudale della parola, quanto il [[Patrizio (titolo)|patriziato]], la casta che ha affidato un ''arcanum'', i ''sacra'' della società. (cap. IV, p. 68)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/OmodeoReligioneCivilta/mode/2up Religione e civiltà]'', Gius. Laterza & Figli, 1948.
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/unreazionario/page/n1/mode/1up Un reazionario. {{small|Il conte J. de Maistre}}]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1939.
==Altri progetti==
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/* Un reazionario */ de Maistre l'araldo dei diritti divini
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[[File:Omodeo.jpg|thumb|Adolfo Omodeo (prima del 1946)]]
'''Adolfo Omodeo''' (1889 – 1946), storico italiano.
==Citazioni di Adolfo Omodeo==
*La [[diplomazia]] è disposta a violare lo spirito fondamentale dei patti, non appena non sia in giuoco non dico l'interesse legittimo (perché nessun patto deve poggiare sul sacrificio senza contropartita dei contraenti) ma il comodo e le ambizioni segrete delle diverse nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[http://bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/01/0200/?#5/z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
*Noi trepidiamo per la [[pace]]. Certo non osiamo sperare che la pace possa essere eterna, perché nulla di eterno esce dalle mani dell'uomo. Ma vorremmo che essa potesse essere la più duratura possibile, vorremmo che la prova orrenda che ha travagliato e noi e i nostri figli non si riproducesse ad ogni generazione, vorremmo che l'[[Europa]] risorgesse alla sua funzione di creatrice delle forme più alte di civiltà.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[https://www.bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/ACR01-0200/5/#zoom=z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 82.</ref>
*[...] il sistema delle società di stati è inefficiente perché la custodia degli interessi supremi della civiltà mondiale viene affidata alla diplomazia, cioè l'elemento che per professione deve custodire gli interessi egoistici delle varie nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[https://www.bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/ACR01-0200/5/#zoom=z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
==''Religione e civiltà''==
*Il mito narrava della sua nascita miracolosa da una roccia in una grotta e della sua adorazione da parte dei pastori in forma simile alla natività cristiana. Anche la festa della natività di [[Mitra]] (''natalis solis invicti'') ricorreva verso il solstizio d'inverno, il 25 dicembre. Il mito centrale era la tauroctonia. Al principio dei tempi esisteva un toro sovrannaturale miracoloso, e dalla sua uccisione Mitra fece scaturire tutta la creazione. Alla fine dei tempi il toro miracoloso ritornerà e avrà inizio la vita eterna per coloro che Mitra avrà redento. Su questa speranza e sul mito che deriva da antiche cosmogonie, e da costumi d'antichi cacciatori, si fondano i misteri mitraici, che a differenza degli altri misteri, iniziano solo gli uomini. I fedeli si dividevano in sette gradi: corvo, occulto (''cryphius''), milite, leone, persiano, corriere del Sole, padre. I primi due gradi pare fossero riservati agli iniziandi: col grado di milite, l'iniziazione prima era completa e il convertito diventava soldato del Dio. (p. 101)
*Poco sappiamo della teologia e dei riti [[Mitraismo|mitraici]], per la scomparsa dei documenti scritti. Solo ci son note le somiglianze con i riti cristiani che Tertulliano attribuisce alla malizia del diavolo. Giorno sacro è, per i seguaci di Mitra, il giorno prima della settimana, il giorno del sole (la domenica); l'iniziazione si compie con un battesimo e con un marchio a fuoco che consacra il milite di Mitra (anche per i cristiani il battesimo è il sigillo del soldato di Cristo): il mitraismo aveva anch'esso un banchetto sacro di comunione, forse mistica comunione col sacro toro principio di ogni vita, e pare che i pani del banchetto fossero segnati dalla croce uncinata. Anche il carattere morale della religione è spiccatissimo. (p. 102)
*[[Yahweh|Jahvè]] era il dio nazionale delle tribù israelitiche e le aveva accompagnate nella conquista della terra di Canaan. Era un dio del deserto, di tribù nomadi. La concezione sua, nelle forme più antiche, era ricca più di determinazioni e di caratteri morali che di caratteri fisici. Concepito nel deserto, mancava di molte di quelle caratteristiche proprie delle divinità della natura. Era sì concepito come una personalità completa, con caratteri antropomorfici. Ma la sfera della sua azione era principalmente nei rapporti col suo popolo. Era il patriarca delle tribù israelitiche, collerico, ma insieme giusto, vindice tremendo delle iniquità che si commettevano: custode di quella relativa eguaglianza e di quella semplicità rozza e magnanima che fioriva sotto le tende dei nomadi del deserto. Dio della guerra accompagnava nelle guerre e nelle conquiste le sue tribù: concedeva ad esse il territorio conquistato, ed esigeva una parte del bottino, che rimaneva consacrato a lui, e colpito da interdetto. La lotta del suo popolo contro le altre stirpi era la lotta di Jahvè contro gli dei degli altri popoli ancora concepiti come esseri reali. (pp. 108-109)
*Condannato [[Nestorio]], apparve non meno eretica la tesi contraria d'Eutiche – o [[monofisismo]] – che sosteneva approssimativamente un assorbimento della natura umana da parte della natura divina in Cristo. (p. 155)
*Il monofisismo trovò molti seguaci in Oriente, perché a quelle popolazioni, che si andavano a poco a poco spogliando della cultura ellenistica, la religione cristiana come culto del Dio Cristo umanizzato riusciva più semplice. (p. 156)
*Per quanto disprezzati dalle tribù nomadi perché divenuti sedentari, i [[Quraysh|Coresciti]] avevano saputo fare della loro città uno dei principali centri dell'Arabia sia per il traffico carovaniero sia per un santuario venerato da tutte le tribù arabe, la {{sic|cosidetta}} [[Kaʿba|Caaba]], o casa quadrata, ove, con altri feticci, si adorava una pietra nera, forse un aerolito, incastrata in un muro. La Mecca era perciò divenuta per l'Arabia ciò che era p. es. Olimpia per i Greci. (p. 167)
*[[Maometto]] non aveva dato nessuna disposizione in vista della sua morte. Del resto neppure in vita s'era mai proposto di dare una legge perenne e definitiva. Le sue norme avevano sempre il carattere occasionale delle particolari circostanze della sua vita e della sua politica. (p. 173)
==''Un reazionario''==
*{{NDR|[[Joseph de Maistre]]}} Provinciale, e d'una provincia francese che faceva parte del [[regno di Sardegna]], assorto in una vita patriarcale di clan, era l'antitesi del costume settecentesco, e sentiva bisogno di reagire aggressivamente al pensiero e al costume che Parigi imponeva alla Francia e al mondo. Era una prima reazione della provincia contro la forza centrale. Analizzava, distaccato e acuto, il moto degli spiriti, con un'ambizione in cui confluivano e la coscienza di sé e l'orgoglio del [[Savoia (regione storica)|savoiardo]], e lo spirito critico e talora quello sofistico. (cap. I, p. 24).
*Se per temperamento suo il Maistre, come è stato già rilevato, e come invece si sforzava d'illudersi, non era portato allo spasimo mistico, al contatto col divino e allo smarrimento nell'ineffabile, era però portato a un misticismo gnostico cerebrale nel processo della conoscenza. Trova che le cose meglio si spiegano ponendo come primo un [[dogma]] irrazionale, un [[mito]], che non in quella che per lui era la piatta causalità o sequenza dei fenomeni. (cap. I, p. 30)
*[...] nei riguardi dell'[[aristocrazia]] è notevole ed esatta l'osservazione del [[Émile Faguet|Faguet]]: il [[Joseph de Maistre|Maistre]], il nobile de' toga, non difende tanto l'aristocrazia nel senso feudale della parola, quanto il [[Patrizio (titolo)|patriziato]], la casta che ha affidato un ''arcanum'', i ''sacra'' della società. (cap. IV, p. 68)
*[...] impegnato nella sua polemica antirivoluzionaria a sostenere i poteri tradizionali, il Maistre divien l'araldo dei diritti divini dei re legittimi e delle razze regnanti e dell'aristocrazia. Ma questa riduzione meramente politica della sua speculazione teocratica, questo comandare di fazione il gendarme ausiliare Iddio a tutela di un determinato ordinamento politico e sociale non esaurisce del tutto le esigenze del suo pensiero, ed egli sarà portato ad una reduplicazione del regime teocratico, a dare alla divinità un suo proprio organo di governo, il papa: e così rimedierà alla lesione che la sua teoria delle nazioni incompenetrabili poteva recare all'universalismo cattolico. Ma per questa via, la vita politica delle nazioni e il potere dei principi rischieranno d'essere abbassati di un piano, di diventare qualcosa di simile alle accademie scolastiche dei collegi dei gesuiti, un passatempo per gli oziosi. (p. 94)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/OmodeoReligioneCivilta/mode/2up Religione e civiltà]'', Gius. Laterza & Figli, 1948.
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/unreazionario/page/n1/mode/1up Un reazionario. {{small|Il conte J. de Maistre}}]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1939.
==Altri progetti==
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[[File:Omodeo.jpg|thumb|Adolfo Omodeo (prima del 1946)]]
'''Adolfo Omodeo''' (1889 – 1946), storico italiano.
==Citazioni di Adolfo Omodeo==
*La [[diplomazia]] è disposta a violare lo spirito fondamentale dei patti, non appena non sia in giuoco non dico l'interesse legittimo (perché nessun patto deve poggiare sul sacrificio senza contropartita dei contraenti) ma il comodo e le ambizioni segrete delle diverse nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[http://bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/01/0200/?#5/z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
*Noi trepidiamo per la [[pace]]. Certo non osiamo sperare che la pace possa essere eterna, perché nulla di eterno esce dalle mani dell'uomo. Ma vorremmo che essa potesse essere la più duratura possibile, vorremmo che la prova orrenda che ha travagliato e noi e i nostri figli non si riproducesse ad ogni generazione, vorremmo che l'[[Europa]] risorgesse alla sua funzione di creatrice delle forme più alte di civiltà.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[https://www.bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/ACR01-0200/5/#zoom=z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 82.</ref>
*[...] il sistema delle società di stati è inefficiente perché la custodia degli interessi supremi della civiltà mondiale viene affidata alla diplomazia, cioè l'elemento che per professione deve custodire gli interessi egoistici delle varie nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[https://www.bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/ACR01-0200/5/#zoom=z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
==''Religione e civiltà''==
*Il mito narrava della sua nascita miracolosa da una roccia in una grotta e della sua adorazione da parte dei pastori in forma simile alla natività cristiana. Anche la festa della natività di [[Mitra]] (''natalis solis invicti'') ricorreva verso il solstizio d'inverno, il 25 dicembre. Il mito centrale era la tauroctonia. Al principio dei tempi esisteva un toro sovrannaturale miracoloso, e dalla sua uccisione Mitra fece scaturire tutta la creazione. Alla fine dei tempi il toro miracoloso ritornerà e avrà inizio la vita eterna per coloro che Mitra avrà redento. Su questa speranza e sul mito che deriva da antiche cosmogonie, e da costumi d'antichi cacciatori, si fondano i misteri mitraici, che a differenza degli altri misteri, iniziano solo gli uomini. I fedeli si dividevano in sette gradi: corvo, occulto (''cryphius''), milite, leone, persiano, corriere del Sole, padre. I primi due gradi pare fossero riservati agli iniziandi: col grado di milite, l'iniziazione prima era completa e il convertito diventava soldato del Dio. (p. 101)
*Poco sappiamo della teologia e dei riti [[Mitraismo|mitraici]], per la scomparsa dei documenti scritti. Solo ci son note le somiglianze con i riti cristiani che Tertulliano attribuisce alla malizia del diavolo. Giorno sacro è, per i seguaci di Mitra, il giorno prima della settimana, il giorno del sole (la domenica); l'iniziazione si compie con un battesimo e con un marchio a fuoco che consacra il milite di Mitra (anche per i cristiani il battesimo è il sigillo del soldato di Cristo): il mitraismo aveva anch'esso un banchetto sacro di comunione, forse mistica comunione col sacro toro principio di ogni vita, e pare che i pani del banchetto fossero segnati dalla croce uncinata. Anche il carattere morale della religione è spiccatissimo. (p. 102)
*[[Yahweh|Jahvè]] era il dio nazionale delle tribù israelitiche e le aveva accompagnate nella conquista della terra di Canaan. Era un dio del deserto, di tribù nomadi. La concezione sua, nelle forme più antiche, era ricca più di determinazioni e di caratteri morali che di caratteri fisici. Concepito nel deserto, mancava di molte di quelle caratteristiche proprie delle divinità della natura. Era sì concepito come una personalità completa, con caratteri antropomorfici. Ma la sfera della sua azione era principalmente nei rapporti col suo popolo. Era il patriarca delle tribù israelitiche, collerico, ma insieme giusto, vindice tremendo delle iniquità che si commettevano: custode di quella relativa eguaglianza e di quella semplicità rozza e magnanima che fioriva sotto le tende dei nomadi del deserto. Dio della guerra accompagnava nelle guerre e nelle conquiste le sue tribù: concedeva ad esse il territorio conquistato, ed esigeva una parte del bottino, che rimaneva consacrato a lui, e colpito da interdetto. La lotta del suo popolo contro le altre stirpi era la lotta di Jahvè contro gli dei degli altri popoli ancora concepiti come esseri reali. (pp. 108-109)
*Condannato [[Nestorio]], apparve non meno eretica la tesi contraria d'Eutiche – o [[monofisismo]] – che sosteneva approssimativamente un assorbimento della natura umana da parte della natura divina in Cristo. (p. 155)
*Il monofisismo trovò molti seguaci in Oriente, perché a quelle popolazioni, che si andavano a poco a poco spogliando della cultura ellenistica, la religione cristiana come culto del Dio Cristo umanizzato riusciva più semplice. (p. 156)
*Per quanto disprezzati dalle tribù nomadi perché divenuti sedentari, i [[Quraysh|Coresciti]] avevano saputo fare della loro città uno dei principali centri dell'Arabia sia per il traffico carovaniero sia per un santuario venerato da tutte le tribù arabe, la {{sic|cosidetta}} [[Kaʿba|Caaba]], o casa quadrata, ove, con altri feticci, si adorava una pietra nera, forse un aerolito, incastrata in un muro. La Mecca era perciò divenuta per l'Arabia ciò che era p. es. Olimpia per i Greci. (p. 167)
*[[Maometto]] non aveva dato nessuna disposizione in vista della sua morte. Del resto neppure in vita s'era mai proposto di dare una legge perenne e definitiva. Le sue norme avevano sempre il carattere occasionale delle particolari circostanze della sua vita e della sua politica. (p. 173)
==''Un reazionario''==
*{{NDR|[[Joseph de Maistre]]}} Provinciale, e d'una provincia francese che faceva parte del [[regno di Sardegna]], assorto in una vita patriarcale di clan, era l'antitesi del costume settecentesco, e sentiva bisogno di reagire aggressivamente al pensiero e al costume che Parigi imponeva alla Francia e al mondo. Era una prima reazione della provincia contro la forza centrale. Analizzava, distaccato e acuto, il moto degli spiriti, con un'ambizione in cui confluivano e la coscienza di sé e l'orgoglio del [[Savoia (regione storica)|savoiardo]], e lo spirito critico e talora quello sofistico. (cap. I, p. 24).
*Se per temperamento suo il Maistre, come è stato già rilevato, e come invece si sforzava d'illudersi, non era portato allo spasimo mistico, al contatto col divino e allo smarrimento nell'ineffabile, era però portato a un misticismo gnostico cerebrale nel processo della conoscenza. Trova che le cose meglio si spiegano ponendo come primo un [[dogma]] irrazionale, un [[mito]], che non in quella che per lui era la piatta causalità o sequenza dei fenomeni. (cap. I, p. 30)
*[...] nei riguardi dell'[[aristocrazia]] è notevole ed esatta l'osservazione del [[Émile Faguet|Faguet]]: il [[Joseph de Maistre|Maistre]], il nobile de' toga, non difende tanto l'aristocrazia nel senso feudale della parola, quanto il [[Patrizio (titolo)|patriziato]], la casta che ha affidato un ''arcanum'', i ''sacra'' della società. (cap. IV, p. 68)
*[...] impegnato nella sua polemica antirivoluzionaria a sostenere i poteri tradizionali, il Maistre divien l'araldo dei diritti divini dei re legittimi e delle razze regnanti e dell'aristocrazia. Ma questa riduzione meramente politica della sua speculazione teocratica, questo comandare di fazione il gendarme ausiliare Iddio a tutela di un determinato ordinamento politico e sociale non esaurisce del tutto le esigenze del suo pensiero, ed egli sarà portato ad una reduplicazione del regime teocratico, a dare alla divinità un suo proprio organo di governo, il [[papa]]: e così rimedierà alla lesione che la sua teoria delle nazioni incompenetrabili poteva recare all'universalismo cattolico. Ma per questa via, la vita politica delle nazioni e il potere dei principi rischieranno d'essere abbassati di un piano, di diventare qualcosa di simile alle accademie scolastiche dei collegi dei gesuiti, un passatempo per gli oziosi. (cap. V, p. 94)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/OmodeoReligioneCivilta/mode/2up Religione e civiltà]'', Gius. Laterza & Figli, 1948.
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/unreazionario/page/n1/mode/1up Un reazionario. {{small|Il conte J. de Maistre}}]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1939.
==Altri progetti==
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[[File:Omodeo.jpg|thumb|Adolfo Omodeo (prima del 1946)]]
'''Adolfo Omodeo''' (1889 – 1946), storico italiano.
==Citazioni di Adolfo Omodeo==
*La [[diplomazia]] è disposta a violare lo spirito fondamentale dei patti, non appena non sia in giuoco non dico l'interesse legittimo (perché nessun patto deve poggiare sul sacrificio senza contropartita dei contraenti) ma il comodo e le ambizioni segrete delle diverse nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[http://bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/01/0200/?#5/z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
*Noi trepidiamo per la [[pace]]. Certo non osiamo sperare che la pace possa essere eterna, perché nulla di eterno esce dalle mani dell'uomo. Ma vorremmo che essa potesse essere la più duratura possibile, vorremmo che la prova orrenda che ha travagliato e noi e i nostri figli non si riproducesse ad ogni generazione, vorremmo che l'[[Europa]] risorgesse alla sua funzione di creatrice delle forme più alte di civiltà.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[https://www.bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/ACR01-0200/5/#zoom=z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 82.</ref>
*[...] il sistema delle società di stati è inefficiente perché la custodia degli interessi supremi della civiltà mondiale viene affidata alla diplomazia, cioè l'elemento che per professione deve custodire gli interessi egoistici delle varie nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[https://www.bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/ACR01-0200/5/#zoom=z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
==''Religione e civiltà''==
*Il mito narrava della sua nascita miracolosa da una roccia in una grotta e della sua adorazione da parte dei pastori in forma simile alla natività cristiana. Anche la festa della natività di [[Mitra]] (''natalis solis invicti'') ricorreva verso il solstizio d'inverno, il 25 dicembre. Il mito centrale era la tauroctonia. Al principio dei tempi esisteva un toro sovrannaturale miracoloso, e dalla sua uccisione Mitra fece scaturire tutta la creazione. Alla fine dei tempi il toro miracoloso ritornerà e avrà inizio la vita eterna per coloro che Mitra avrà redento. Su questa speranza e sul mito che deriva da antiche cosmogonie, e da costumi d'antichi cacciatori, si fondano i misteri mitraici, che a differenza degli altri misteri, iniziano solo gli uomini. I fedeli si dividevano in sette gradi: corvo, occulto (''cryphius''), milite, leone, persiano, corriere del Sole, padre. I primi due gradi pare fossero riservati agli iniziandi: col grado di milite, l'iniziazione prima era completa e il convertito diventava soldato del Dio. (p. 101)
*Poco sappiamo della teologia e dei riti [[Mitraismo|mitraici]], per la scomparsa dei documenti scritti. Solo ci son note le somiglianze con i riti cristiani che Tertulliano attribuisce alla malizia del diavolo. Giorno sacro è, per i seguaci di Mitra, il giorno prima della settimana, il giorno del sole (la domenica); l'iniziazione si compie con un battesimo e con un marchio a fuoco che consacra il milite di Mitra (anche per i cristiani il battesimo è il sigillo del soldato di Cristo): il mitraismo aveva anch'esso un banchetto sacro di comunione, forse mistica comunione col sacro toro principio di ogni vita, e pare che i pani del banchetto fossero segnati dalla croce uncinata. Anche il carattere morale della religione è spiccatissimo. (p. 102)
*[[Yahweh|Jahvè]] era il dio nazionale delle tribù israelitiche e le aveva accompagnate nella conquista della terra di Canaan. Era un dio del deserto, di tribù nomadi. La concezione sua, nelle forme più antiche, era ricca più di determinazioni e di caratteri morali che di caratteri fisici. Concepito nel deserto, mancava di molte di quelle caratteristiche proprie delle divinità della natura. Era sì concepito come una personalità completa, con caratteri antropomorfici. Ma la sfera della sua azione era principalmente nei rapporti col suo popolo. Era il patriarca delle tribù israelitiche, collerico, ma insieme giusto, vindice tremendo delle iniquità che si commettevano: custode di quella relativa eguaglianza e di quella semplicità rozza e magnanima che fioriva sotto le tende dei nomadi del deserto. Dio della guerra accompagnava nelle guerre e nelle conquiste le sue tribù: concedeva ad esse il territorio conquistato, ed esigeva una parte del bottino, che rimaneva consacrato a lui, e colpito da interdetto. La lotta del suo popolo contro le altre stirpi era la lotta di Jahvè contro gli dei degli altri popoli ancora concepiti come esseri reali. (pp. 108-109)
*Condannato [[Nestorio]], apparve non meno eretica la tesi contraria d'Eutiche – o [[monofisismo]] – che sosteneva approssimativamente un assorbimento della natura umana da parte della natura divina in Cristo. (p. 155)
*Il monofisismo trovò molti seguaci in Oriente, perché a quelle popolazioni, che si andavano a poco a poco spogliando della cultura ellenistica, la religione cristiana come culto del Dio Cristo umanizzato riusciva più semplice. (p. 156)
*Per quanto disprezzati dalle tribù nomadi perché divenuti sedentari, i [[Quraysh|Coresciti]] avevano saputo fare della loro città uno dei principali centri dell'Arabia sia per il traffico carovaniero sia per un santuario venerato da tutte le tribù arabe, la {{sic|cosidetta}} [[Kaʿba|Caaba]], o casa quadrata, ove, con altri feticci, si adorava una pietra nera, forse un aerolito, incastrata in un muro. La Mecca era perciò divenuta per l'Arabia ciò che era p. es. Olimpia per i Greci. (p. 167)
*[[Maometto]] non aveva dato nessuna disposizione in vista della sua morte. Del resto neppure in vita s'era mai proposto di dare una legge perenne e definitiva. Le sue norme avevano sempre il carattere occasionale delle particolari circostanze della sua vita e della sua politica. (p. 173)
==''Un reazionario''==
*{{NDR|[[Joseph de Maistre]]}} Provinciale, e d'una provincia francese che faceva parte del [[regno di Sardegna]], assorto in una vita patriarcale di clan, era l'antitesi del costume settecentesco, e sentiva bisogno di reagire aggressivamente al pensiero e al costume che Parigi imponeva alla Francia e al mondo. Era una prima reazione della provincia contro la forza centrale. Analizzava, distaccato e acuto, il moto degli spiriti, con un'ambizione in cui confluivano e la coscienza di sé e l'orgoglio del [[Savoia (regione storica)|savoiardo]], e lo spirito critico e talora quello sofistico. (cap. I, p. 24).
*Se per temperamento suo il Maistre, come è stato già rilevato, e come invece si sforzava d'illudersi, non era portato allo spasimo mistico, al contatto col divino e allo smarrimento nell'ineffabile, era però portato a un misticismo gnostico cerebrale nel processo della conoscenza. Trova che le cose meglio si spiegano ponendo come primo un [[dogma]] irrazionale, un [[mito]], che non in quella che per lui era la piatta causalità o sequenza dei fenomeni. (cap. I, p. 30)
*[...] impegnato nella sua polemica antirivoluzionaria a sostenere i poteri tradizionali, il Maistre divien l'araldo dei diritti divini dei re legittimi e delle razze regnanti e dell'aristocrazia. Ma questa riduzione meramente politica della sua speculazione teocratica, questo comandare di fazione il gendarme ausiliare Iddio a tutela di un determinato ordinamento politico e sociale non esaurisce del tutto le esigenze del suo pensiero, ed egli sarà portato ad una reduplicazione del regime teocratico, a dare alla divinità un suo proprio organo di governo, il [[papa]]: e così rimedierà alla lesione che la sua teoria delle nazioni incompenetrabili poteva recare all'universalismo cattolico. Ma per questa via, la vita politica delle nazioni e il potere dei principi rischieranno d'essere abbassati di un piano, di diventare qualcosa di simile alle accademie scolastiche dei collegi dei gesuiti, un passatempo per gli oziosi. (cap. V, p. 94)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/OmodeoReligioneCivilta/mode/2up Religione e civiltà]'', Gius. Laterza & Figli, 1948.
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/unreazionario/page/n1/mode/1up Un reazionario. {{small|Il conte J. de Maistre}}]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1939.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Omodeo, Adolfo}}
[[Categoria:Storici italiani]]
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/* Citazioni di Adolfo Omodeo */ Alfred Loisy
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[[File:Omodeo.jpg|thumb|Adolfo Omodeo (prima del 1946)]]
'''Adolfo Omodeo''' (1889 – 1946), storico italiano.
==Citazioni di Adolfo Omodeo==
*{{NDR|[[Alfred Loisy]]}} Esperto di miti, egli ha cercato d’impedire la formazione del mito sulla propria persona. I cattolici han tentato di applicargli il formulario speciale, con cui son soliti render fosche le figure degli eretici e degli eresiarchi. Molti acattolici, che non hanno la capacità di cogliere la non facile psicologia della crisi modernistica, hanno alterato il senso dei fatti. Infine lo stesso uomo di dottrina è duro ad intendersi in tutto il suo significato, soprattutto nel suo paese.<ref>da ''Alfredo Loisy'', p. 11.</ref>
*La [[diplomazia]] è disposta a violare lo spirito fondamentale dei patti, non appena non sia in giuoco non dico l'interesse legittimo (perché nessun patto deve poggiare sul sacrificio senza contropartita dei contraenti) ma il comodo e le ambizioni segrete delle diverse nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[http://bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/01/0200/?#5/z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
*Noi trepidiamo per la [[pace]]. Certo non osiamo sperare che la pace possa essere eterna, perché nulla di eterno esce dalle mani dell'uomo. Ma vorremmo che essa potesse essere la più duratura possibile, vorremmo che la prova orrenda che ha travagliato e noi e i nostri figli non si riproducesse ad ogni generazione, vorremmo che l'[[Europa]] risorgesse alla sua funzione di creatrice delle forme più alte di civiltà.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[https://www.bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/ACR01-0200/5/#zoom=z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 82.</ref>
*[...] il sistema delle società di stati è inefficiente perché la custodia degli interessi supremi della civiltà mondiale viene affidata alla diplomazia, cioè l'elemento che per professione deve custodire gli interessi egoistici delle varie nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[https://www.bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/ACR01-0200/5/#zoom=z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
==''Religione e civiltà''==
*Il mito narrava della sua nascita miracolosa da una roccia in una grotta e della sua adorazione da parte dei pastori in forma simile alla natività cristiana. Anche la festa della natività di [[Mitra]] (''natalis solis invicti'') ricorreva verso il solstizio d'inverno, il 25 dicembre. Il mito centrale era la tauroctonia. Al principio dei tempi esisteva un toro sovrannaturale miracoloso, e dalla sua uccisione Mitra fece scaturire tutta la creazione. Alla fine dei tempi il toro miracoloso ritornerà e avrà inizio la vita eterna per coloro che Mitra avrà redento. Su questa speranza e sul mito che deriva da antiche cosmogonie, e da costumi d'antichi cacciatori, si fondano i misteri mitraici, che a differenza degli altri misteri, iniziano solo gli uomini. I fedeli si dividevano in sette gradi: corvo, occulto (''cryphius''), milite, leone, persiano, corriere del Sole, padre. I primi due gradi pare fossero riservati agli iniziandi: col grado di milite, l'iniziazione prima era completa e il convertito diventava soldato del Dio. (p. 101)
*Poco sappiamo della teologia e dei riti [[Mitraismo|mitraici]], per la scomparsa dei documenti scritti. Solo ci son note le somiglianze con i riti cristiani che Tertulliano attribuisce alla malizia del diavolo. Giorno sacro è, per i seguaci di Mitra, il giorno prima della settimana, il giorno del sole (la domenica); l'iniziazione si compie con un battesimo e con un marchio a fuoco che consacra il milite di Mitra (anche per i cristiani il battesimo è il sigillo del soldato di Cristo): il mitraismo aveva anch'esso un banchetto sacro di comunione, forse mistica comunione col sacro toro principio di ogni vita, e pare che i pani del banchetto fossero segnati dalla croce uncinata. Anche il carattere morale della religione è spiccatissimo. (p. 102)
*[[Yahweh|Jahvè]] era il dio nazionale delle tribù israelitiche e le aveva accompagnate nella conquista della terra di Canaan. Era un dio del deserto, di tribù nomadi. La concezione sua, nelle forme più antiche, era ricca più di determinazioni e di caratteri morali che di caratteri fisici. Concepito nel deserto, mancava di molte di quelle caratteristiche proprie delle divinità della natura. Era sì concepito come una personalità completa, con caratteri antropomorfici. Ma la sfera della sua azione era principalmente nei rapporti col suo popolo. Era il patriarca delle tribù israelitiche, collerico, ma insieme giusto, vindice tremendo delle iniquità che si commettevano: custode di quella relativa eguaglianza e di quella semplicità rozza e magnanima che fioriva sotto le tende dei nomadi del deserto. Dio della guerra accompagnava nelle guerre e nelle conquiste le sue tribù: concedeva ad esse il territorio conquistato, ed esigeva una parte del bottino, che rimaneva consacrato a lui, e colpito da interdetto. La lotta del suo popolo contro le altre stirpi era la lotta di Jahvè contro gli dei degli altri popoli ancora concepiti come esseri reali. (pp. 108-109)
*Condannato [[Nestorio]], apparve non meno eretica la tesi contraria d'Eutiche – o [[monofisismo]] – che sosteneva approssimativamente un assorbimento della natura umana da parte della natura divina in Cristo. (p. 155)
*Il monofisismo trovò molti seguaci in Oriente, perché a quelle popolazioni, che si andavano a poco a poco spogliando della cultura ellenistica, la religione cristiana come culto del Dio Cristo umanizzato riusciva più semplice. (p. 156)
*Per quanto disprezzati dalle tribù nomadi perché divenuti sedentari, i [[Quraysh|Coresciti]] avevano saputo fare della loro città uno dei principali centri dell'Arabia sia per il traffico carovaniero sia per un santuario venerato da tutte le tribù arabe, la {{sic|cosidetta}} [[Kaʿba|Caaba]], o casa quadrata, ove, con altri feticci, si adorava una pietra nera, forse un aerolito, incastrata in un muro. La Mecca era perciò divenuta per l'Arabia ciò che era p. es. Olimpia per i Greci. (p. 167)
*[[Maometto]] non aveva dato nessuna disposizione in vista della sua morte. Del resto neppure in vita s'era mai proposto di dare una legge perenne e definitiva. Le sue norme avevano sempre il carattere occasionale delle particolari circostanze della sua vita e della sua politica. (p. 173)
==''Un reazionario''==
*{{NDR|[[Joseph de Maistre]]}} Provinciale, e d'una provincia francese che faceva parte del [[regno di Sardegna]], assorto in una vita patriarcale di clan, era l'antitesi del costume settecentesco, e sentiva bisogno di reagire aggressivamente al pensiero e al costume che Parigi imponeva alla Francia e al mondo. Era una prima reazione della provincia contro la forza centrale. Analizzava, distaccato e acuto, il moto degli spiriti, con un'ambizione in cui confluivano e la coscienza di sé e l'orgoglio del [[Savoia (regione storica)|savoiardo]], e lo spirito critico e talora quello sofistico. (cap. I, p. 24).
*Se per temperamento suo il Maistre, come è stato già rilevato, e come invece si sforzava d'illudersi, non era portato allo spasimo mistico, al contatto col divino e allo smarrimento nell'ineffabile, era però portato a un misticismo gnostico cerebrale nel processo della conoscenza. Trova che le cose meglio si spiegano ponendo come primo un [[dogma]] irrazionale, un [[mito]], che non in quella che per lui era la piatta causalità o sequenza dei fenomeni. (cap. I, p. 30)
*[...] impegnato nella sua polemica antirivoluzionaria a sostenere i poteri tradizionali, il Maistre divien l'araldo dei diritti divini dei re legittimi e delle razze regnanti e dell'aristocrazia. Ma questa riduzione meramente politica della sua speculazione teocratica, questo comandare di fazione il gendarme ausiliare Iddio a tutela di un determinato ordinamento politico e sociale non esaurisce del tutto le esigenze del suo pensiero, ed egli sarà portato ad una reduplicazione del regime teocratico, a dare alla divinità un suo proprio organo di governo, il [[papa]]: e così rimedierà alla lesione che la sua teoria delle nazioni incompenetrabili poteva recare all'universalismo cattolico. Ma per questa via, la vita politica delle nazioni e il potere dei principi rischieranno d'essere abbassati di un piano, di diventare qualcosa di simile alle accademie scolastiche dei collegi dei gesuiti, un passatempo per gli oziosi. (cap. V, p. 94)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/OmodeoReligioneCivilta/mode/2up Religione e civiltà]'', Gius. Laterza & Figli, 1948.
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/unreazionario/page/n1/mode/1up Un reazionario. {{small|Il conte J. de Maistre}}]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1939.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Storici italiani]]
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[[File:Omodeo.jpg|thumb|Adolfo Omodeo (prima del 1946)]]
'''Adolfo Omodeo''' (1889 – 1946), storico italiano.
==Citazioni di Adolfo Omodeo==
*{{NDR|[[Alfred Loisy]]}} Esperto di [[mito|miti]], egli ha cercato d’impedire la formazione del mito sulla propria persona. I cattolici han tentato di applicargli il formulario speciale, con cui son soliti render fosche le figure degli eretici e degli eresiarchi. Molti acattolici, che non hanno la capacità di cogliere la non facile psicologia della crisi [[Modernismo teologico|modernistica]], hanno alterato il senso dei fatti. Infine lo stesso uomo di dottrina è duro ad intendersi in tutto il suo significato, soprattutto nel suo paese.<ref>da ''Alfredo Loisy'', p. 11.</ref>
*La [[diplomazia]] è disposta a violare lo spirito fondamentale dei patti, non appena non sia in giuoco non dico l'interesse legittimo (perché nessun patto deve poggiare sul sacrificio senza contropartita dei contraenti) ma il comodo e le ambizioni segrete delle diverse nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[http://bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/01/0200/?#5/z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
*Noi trepidiamo per la [[pace]]. Certo non osiamo sperare che la pace possa essere eterna, perché nulla di eterno esce dalle mani dell'uomo. Ma vorremmo che essa potesse essere la più duratura possibile, vorremmo che la prova orrenda che ha travagliato e noi e i nostri figli non si riproducesse ad ogni generazione, vorremmo che l'[[Europa]] risorgesse alla sua funzione di creatrice delle forme più alte di civiltà.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[https://www.bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/ACR01-0200/5/#zoom=z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 82.</ref>
*[...] il sistema delle società di stati è inefficiente perché la custodia degli interessi supremi della civiltà mondiale viene affidata alla diplomazia, cioè l'elemento che per professione deve custodire gli interessi egoistici delle varie nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[https://www.bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/ACR01-0200/5/#zoom=z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
==''Religione e civiltà''==
*Il mito narrava della sua nascita miracolosa da una roccia in una grotta e della sua adorazione da parte dei pastori in forma simile alla natività cristiana. Anche la festa della natività di [[Mitra]] (''natalis solis invicti'') ricorreva verso il solstizio d'inverno, il 25 dicembre. Il mito centrale era la tauroctonia. Al principio dei tempi esisteva un toro sovrannaturale miracoloso, e dalla sua uccisione Mitra fece scaturire tutta la creazione. Alla fine dei tempi il toro miracoloso ritornerà e avrà inizio la vita eterna per coloro che Mitra avrà redento. Su questa speranza e sul mito che deriva da antiche cosmogonie, e da costumi d'antichi cacciatori, si fondano i misteri mitraici, che a differenza degli altri misteri, iniziano solo gli uomini. I fedeli si dividevano in sette gradi: corvo, occulto (''cryphius''), milite, leone, persiano, corriere del Sole, padre. I primi due gradi pare fossero riservati agli iniziandi: col grado di milite, l'iniziazione prima era completa e il convertito diventava soldato del Dio. (p. 101)
*Poco sappiamo della teologia e dei riti [[Mitraismo|mitraici]], per la scomparsa dei documenti scritti. Solo ci son note le somiglianze con i riti cristiani che Tertulliano attribuisce alla malizia del diavolo. Giorno sacro è, per i seguaci di Mitra, il giorno prima della settimana, il giorno del sole (la domenica); l'iniziazione si compie con un battesimo e con un marchio a fuoco che consacra il milite di Mitra (anche per i cristiani il battesimo è il sigillo del soldato di Cristo): il mitraismo aveva anch'esso un banchetto sacro di comunione, forse mistica comunione col sacro toro principio di ogni vita, e pare che i pani del banchetto fossero segnati dalla croce uncinata. Anche il carattere morale della religione è spiccatissimo. (p. 102)
*[[Yahweh|Jahvè]] era il dio nazionale delle tribù israelitiche e le aveva accompagnate nella conquista della terra di Canaan. Era un dio del deserto, di tribù nomadi. La concezione sua, nelle forme più antiche, era ricca più di determinazioni e di caratteri morali che di caratteri fisici. Concepito nel deserto, mancava di molte di quelle caratteristiche proprie delle divinità della natura. Era sì concepito come una personalità completa, con caratteri antropomorfici. Ma la sfera della sua azione era principalmente nei rapporti col suo popolo. Era il patriarca delle tribù israelitiche, collerico, ma insieme giusto, vindice tremendo delle iniquità che si commettevano: custode di quella relativa eguaglianza e di quella semplicità rozza e magnanima che fioriva sotto le tende dei nomadi del deserto. Dio della guerra accompagnava nelle guerre e nelle conquiste le sue tribù: concedeva ad esse il territorio conquistato, ed esigeva una parte del bottino, che rimaneva consacrato a lui, e colpito da interdetto. La lotta del suo popolo contro le altre stirpi era la lotta di Jahvè contro gli dei degli altri popoli ancora concepiti come esseri reali. (pp. 108-109)
*Condannato [[Nestorio]], apparve non meno eretica la tesi contraria d'Eutiche – o [[monofisismo]] – che sosteneva approssimativamente un assorbimento della natura umana da parte della natura divina in Cristo. (p. 155)
*Il monofisismo trovò molti seguaci in Oriente, perché a quelle popolazioni, che si andavano a poco a poco spogliando della cultura ellenistica, la religione cristiana come culto del Dio Cristo umanizzato riusciva più semplice. (p. 156)
*Per quanto disprezzati dalle tribù nomadi perché divenuti sedentari, i [[Quraysh|Coresciti]] avevano saputo fare della loro città uno dei principali centri dell'Arabia sia per il traffico carovaniero sia per un santuario venerato da tutte le tribù arabe, la {{sic|cosidetta}} [[Kaʿba|Caaba]], o casa quadrata, ove, con altri feticci, si adorava una pietra nera, forse un aerolito, incastrata in un muro. La Mecca era perciò divenuta per l'Arabia ciò che era p. es. Olimpia per i Greci. (p. 167)
*[[Maometto]] non aveva dato nessuna disposizione in vista della sua morte. Del resto neppure in vita s'era mai proposto di dare una legge perenne e definitiva. Le sue norme avevano sempre il carattere occasionale delle particolari circostanze della sua vita e della sua politica. (p. 173)
==''Un reazionario''==
*{{NDR|[[Joseph de Maistre]]}} Provinciale, e d'una provincia francese che faceva parte del [[regno di Sardegna]], assorto in una vita patriarcale di clan, era l'antitesi del costume settecentesco, e sentiva bisogno di reagire aggressivamente al pensiero e al costume che Parigi imponeva alla Francia e al mondo. Era una prima reazione della provincia contro la forza centrale. Analizzava, distaccato e acuto, il moto degli spiriti, con un'ambizione in cui confluivano e la coscienza di sé e l'orgoglio del [[Savoia (regione storica)|savoiardo]], e lo spirito critico e talora quello sofistico. (cap. I, p. 24).
*Se per temperamento suo il Maistre, come è stato già rilevato, e come invece si sforzava d'illudersi, non era portato allo spasimo mistico, al contatto col divino e allo smarrimento nell'ineffabile, era però portato a un misticismo gnostico cerebrale nel processo della conoscenza. Trova che le cose meglio si spiegano ponendo come primo un [[dogma]] irrazionale, un [[mito]], che non in quella che per lui era la piatta causalità o sequenza dei fenomeni. (cap. I, p. 30)
*[...] impegnato nella sua polemica antirivoluzionaria a sostenere i poteri tradizionali, il Maistre divien l'araldo dei diritti divini dei re legittimi e delle razze regnanti e dell'aristocrazia. Ma questa riduzione meramente politica della sua speculazione teocratica, questo comandare di fazione il gendarme ausiliare Iddio a tutela di un determinato ordinamento politico e sociale non esaurisce del tutto le esigenze del suo pensiero, ed egli sarà portato ad una reduplicazione del regime teocratico, a dare alla divinità un suo proprio organo di governo, il [[papa]]: e così rimedierà alla lesione che la sua teoria delle nazioni incompenetrabili poteva recare all'universalismo cattolico. Ma per questa via, la vita politica delle nazioni e il potere dei principi rischieranno d'essere abbassati di un piano, di diventare qualcosa di simile alle accademie scolastiche dei collegi dei gesuiti, un passatempo per gli oziosi. (cap. V, p. 94)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/OmodeoReligioneCivilta/mode/2up Religione e civiltà]'', Gius. Laterza & Figli, 1948.
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/unreazionario/page/n1/mode/1up Un reazionario. {{small|Il conte J. de Maistre}}]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1939.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Storici italiani]]
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/* Citazioni di Adolfo Omodeo */ riferimenti bibliografici
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[[File:Omodeo.jpg|thumb|Adolfo Omodeo (prima del 1946)]]
'''Adolfo Omodeo''' (1889 – 1946), storico italiano.
==Citazioni di Adolfo Omodeo==
*{{NDR|[[Alfred Loisy]]}} Esperto di [[mito|miti]], egli ha cercato d’impedire la formazione del mito sulla propria persona. I cattolici han tentato di applicargli il formulario speciale, con cui son soliti render fosche le figure degli eretici e degli eresiarchi. Molti acattolici, che non hanno la capacità di cogliere la non facile psicologia della crisi [[Modernismo teologico|modernistica]], hanno alterato il senso dei fatti. Infine lo stesso uomo di dottrina è duro ad intendersi in tutto il suo significato, soprattutto nel suo paese.<ref>Da ''[https://archive.org/details/omodeo-alfredo-loisy/page/n4/mode/1up Alfredo Loisy]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1936, p. 11.</ref>
*La [[diplomazia]] è disposta a violare lo spirito fondamentale dei patti, non appena non sia in giuoco non dico l'interesse legittimo (perché nessun patto deve poggiare sul sacrificio senza contropartita dei contraenti) ma il comodo e le ambizioni segrete delle diverse nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[http://bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/01/0200/?#5/z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
*Noi trepidiamo per la [[pace]]. Certo non osiamo sperare che la pace possa essere eterna, perché nulla di eterno esce dalle mani dell'uomo. Ma vorremmo che essa potesse essere la più duratura possibile, vorremmo che la prova orrenda che ha travagliato e noi e i nostri figli non si riproducesse ad ogni generazione, vorremmo che l'[[Europa]] risorgesse alla sua funzione di creatrice delle forme più alte di civiltà.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[https://www.bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/ACR01-0200/5/#zoom=z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 82.</ref>
*[...] il sistema delle società di stati è inefficiente perché la custodia degli interessi supremi della civiltà mondiale viene affidata alla diplomazia, cioè l'elemento che per professione deve custodire gli interessi egoistici delle varie nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[https://www.bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/ACR01-0200/5/#zoom=z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
==''Religione e civiltà''==
*Il mito narrava della sua nascita miracolosa da una roccia in una grotta e della sua adorazione da parte dei pastori in forma simile alla natività cristiana. Anche la festa della natività di [[Mitra]] (''natalis solis invicti'') ricorreva verso il solstizio d'inverno, il 25 dicembre. Il mito centrale era la tauroctonia. Al principio dei tempi esisteva un toro sovrannaturale miracoloso, e dalla sua uccisione Mitra fece scaturire tutta la creazione. Alla fine dei tempi il toro miracoloso ritornerà e avrà inizio la vita eterna per coloro che Mitra avrà redento. Su questa speranza e sul mito che deriva da antiche cosmogonie, e da costumi d'antichi cacciatori, si fondano i misteri mitraici, che a differenza degli altri misteri, iniziano solo gli uomini. I fedeli si dividevano in sette gradi: corvo, occulto (''cryphius''), milite, leone, persiano, corriere del Sole, padre. I primi due gradi pare fossero riservati agli iniziandi: col grado di milite, l'iniziazione prima era completa e il convertito diventava soldato del Dio. (p. 101)
*Poco sappiamo della teologia e dei riti [[Mitraismo|mitraici]], per la scomparsa dei documenti scritti. Solo ci son note le somiglianze con i riti cristiani che Tertulliano attribuisce alla malizia del diavolo. Giorno sacro è, per i seguaci di Mitra, il giorno prima della settimana, il giorno del sole (la domenica); l'iniziazione si compie con un battesimo e con un marchio a fuoco che consacra il milite di Mitra (anche per i cristiani il battesimo è il sigillo del soldato di Cristo): il mitraismo aveva anch'esso un banchetto sacro di comunione, forse mistica comunione col sacro toro principio di ogni vita, e pare che i pani del banchetto fossero segnati dalla croce uncinata. Anche il carattere morale della religione è spiccatissimo. (p. 102)
*[[Yahweh|Jahvè]] era il dio nazionale delle tribù israelitiche e le aveva accompagnate nella conquista della terra di Canaan. Era un dio del deserto, di tribù nomadi. La concezione sua, nelle forme più antiche, era ricca più di determinazioni e di caratteri morali che di caratteri fisici. Concepito nel deserto, mancava di molte di quelle caratteristiche proprie delle divinità della natura. Era sì concepito come una personalità completa, con caratteri antropomorfici. Ma la sfera della sua azione era principalmente nei rapporti col suo popolo. Era il patriarca delle tribù israelitiche, collerico, ma insieme giusto, vindice tremendo delle iniquità che si commettevano: custode di quella relativa eguaglianza e di quella semplicità rozza e magnanima che fioriva sotto le tende dei nomadi del deserto. Dio della guerra accompagnava nelle guerre e nelle conquiste le sue tribù: concedeva ad esse il territorio conquistato, ed esigeva una parte del bottino, che rimaneva consacrato a lui, e colpito da interdetto. La lotta del suo popolo contro le altre stirpi era la lotta di Jahvè contro gli dei degli altri popoli ancora concepiti come esseri reali. (pp. 108-109)
*Condannato [[Nestorio]], apparve non meno eretica la tesi contraria d'Eutiche – o [[monofisismo]] – che sosteneva approssimativamente un assorbimento della natura umana da parte della natura divina in Cristo. (p. 155)
*Il monofisismo trovò molti seguaci in Oriente, perché a quelle popolazioni, che si andavano a poco a poco spogliando della cultura ellenistica, la religione cristiana come culto del Dio Cristo umanizzato riusciva più semplice. (p. 156)
*Per quanto disprezzati dalle tribù nomadi perché divenuti sedentari, i [[Quraysh|Coresciti]] avevano saputo fare della loro città uno dei principali centri dell'Arabia sia per il traffico carovaniero sia per un santuario venerato da tutte le tribù arabe, la {{sic|cosidetta}} [[Kaʿba|Caaba]], o casa quadrata, ove, con altri feticci, si adorava una pietra nera, forse un aerolito, incastrata in un muro. La Mecca era perciò divenuta per l'Arabia ciò che era p. es. Olimpia per i Greci. (p. 167)
*[[Maometto]] non aveva dato nessuna disposizione in vista della sua morte. Del resto neppure in vita s'era mai proposto di dare una legge perenne e definitiva. Le sue norme avevano sempre il carattere occasionale delle particolari circostanze della sua vita e della sua politica. (p. 173)
==''Un reazionario''==
*{{NDR|[[Joseph de Maistre]]}} Provinciale, e d'una provincia francese che faceva parte del [[regno di Sardegna]], assorto in una vita patriarcale di clan, era l'antitesi del costume settecentesco, e sentiva bisogno di reagire aggressivamente al pensiero e al costume che Parigi imponeva alla Francia e al mondo. Era una prima reazione della provincia contro la forza centrale. Analizzava, distaccato e acuto, il moto degli spiriti, con un'ambizione in cui confluivano e la coscienza di sé e l'orgoglio del [[Savoia (regione storica)|savoiardo]], e lo spirito critico e talora quello sofistico. (cap. I, p. 24).
*Se per temperamento suo il Maistre, come è stato già rilevato, e come invece si sforzava d'illudersi, non era portato allo spasimo mistico, al contatto col divino e allo smarrimento nell'ineffabile, era però portato a un misticismo gnostico cerebrale nel processo della conoscenza. Trova che le cose meglio si spiegano ponendo come primo un [[dogma]] irrazionale, un [[mito]], che non in quella che per lui era la piatta causalità o sequenza dei fenomeni. (cap. I, p. 30)
*[...] impegnato nella sua polemica antirivoluzionaria a sostenere i poteri tradizionali, il Maistre divien l'araldo dei diritti divini dei re legittimi e delle razze regnanti e dell'aristocrazia. Ma questa riduzione meramente politica della sua speculazione teocratica, questo comandare di fazione il gendarme ausiliare Iddio a tutela di un determinato ordinamento politico e sociale non esaurisce del tutto le esigenze del suo pensiero, ed egli sarà portato ad una reduplicazione del regime teocratico, a dare alla divinità un suo proprio organo di governo, il [[papa]]: e così rimedierà alla lesione che la sua teoria delle nazioni incompenetrabili poteva recare all'universalismo cattolico. Ma per questa via, la vita politica delle nazioni e il potere dei principi rischieranno d'essere abbassati di un piano, di diventare qualcosa di simile alle accademie scolastiche dei collegi dei gesuiti, un passatempo per gli oziosi. (cap. V, p. 94)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/OmodeoReligioneCivilta/mode/2up Religione e civiltà]'', Gius. Laterza & Figli, 1948.
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/unreazionario/page/n1/mode/1up Un reazionario. {{small|Il conte J. de Maistre}}]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1939.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Omodeo, Adolfo}}
[[Categoria:Storici italiani]]
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/* Citazioni di Adolfo Omodeo */ altra su Alfred Loisy
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[[File:Omodeo.jpg|thumb|Adolfo Omodeo (prima del 1946)]]
'''Adolfo Omodeo''' (1889 – 1946), storico italiano.
==Citazioni di Adolfo Omodeo==
*{{NDR|[[Alfred Loisy]]}} Esperto di [[mito|miti]], egli ha cercato d'impedire la formazione del mito sulla propria persona. I cattolici han tentato di applicargli il formulario speciale, con cui son soliti render fosche le figure degli eretici e degli eresiarchi. Molti acattolici, che non hanno la capacità di cogliere la non facile psicologia della crisi [[Modernismo teologico|modernistica]], hanno alterato il senso dei fatti. Infine lo stesso uomo di dottrina è duro ad intendersi in tutto il suo significato, soprattutto nel suo paese.<ref>Da ''[https://archive.org/details/omodeo-alfredo-loisy/page/n4/mode/1up Alfredo Loisy]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1936, p. 11.</ref>
*La [[diplomazia]] è disposta a violare lo spirito fondamentale dei patti, non appena non sia in giuoco non dico l'interesse legittimo (perché nessun patto deve poggiare sul sacrificio senza contropartita dei contraenti) ma il comodo e le ambizioni segrete delle diverse nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[http://bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/01/0200/?#5/z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
*Noi trepidiamo per la [[pace]]. Certo non osiamo sperare che la pace possa essere eterna, perché nulla di eterno esce dalle mani dell'uomo. Ma vorremmo che essa potesse essere la più duratura possibile, vorremmo che la prova orrenda che ha travagliato e noi e i nostri figli non si riproducesse ad ogni generazione, vorremmo che l'[[Europa]] risorgesse alla sua funzione di creatrice delle forme più alte di civiltà.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[https://www.bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/ACR01-0200/5/#zoom=z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 82.</ref>
*[...] il sistema delle società di stati è inefficiente perché la custodia degli interessi supremi della civiltà mondiale viene affidata alla diplomazia, cioè l'elemento che per professione deve custodire gli interessi egoistici delle varie nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[https://www.bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/ACR01-0200/5/#zoom=z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
*{{NDR|Alfred Loisy}} Questa grande figura di storico e di critico, che, per un'ironia della sorte, nella cerchia dei suoi amici era, e forse è ancora, designato «le petit Loisy», si leva isolata e per molti rispetti abrupta nella cultura francese. Un metodo personale di ricerca, un acume penetrante d'intuizioni, una rara tenacia di analisi lo distinguono dalla moderna storiografia francese, che per tanta parte si attarda nella routine e nei formularii del Taine, quando pure non va a ricercar nel Voltaire l'ispira¬ zione. Anche la derivazione, in gran parte ideale, dal Renan, che il Loisy a più riprese afferma, va accolta con molta discrezione.<ref>Da ''[https://archive.org/details/omodeo-alfredo-loisy/page/n4/mode/1up Alfredo Loisy]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1936, pp. 11-12.</ref>
==''Religione e civiltà''==
*Il mito narrava della sua nascita miracolosa da una roccia in una grotta e della sua adorazione da parte dei pastori in forma simile alla natività cristiana. Anche la festa della natività di [[Mitra]] (''natalis solis invicti'') ricorreva verso il solstizio d'inverno, il 25 dicembre. Il mito centrale era la tauroctonia. Al principio dei tempi esisteva un toro sovrannaturale miracoloso, e dalla sua uccisione Mitra fece scaturire tutta la creazione. Alla fine dei tempi il toro miracoloso ritornerà e avrà inizio la vita eterna per coloro che Mitra avrà redento. Su questa speranza e sul mito che deriva da antiche cosmogonie, e da costumi d'antichi cacciatori, si fondano i misteri mitraici, che a differenza degli altri misteri, iniziano solo gli uomini. I fedeli si dividevano in sette gradi: corvo, occulto (''cryphius''), milite, leone, persiano, corriere del Sole, padre. I primi due gradi pare fossero riservati agli iniziandi: col grado di milite, l'iniziazione prima era completa e il convertito diventava soldato del Dio. (p. 101)
*Poco sappiamo della teologia e dei riti [[Mitraismo|mitraici]], per la scomparsa dei documenti scritti. Solo ci son note le somiglianze con i riti cristiani che Tertulliano attribuisce alla malizia del diavolo. Giorno sacro è, per i seguaci di Mitra, il giorno prima della settimana, il giorno del sole (la domenica); l'iniziazione si compie con un battesimo e con un marchio a fuoco che consacra il milite di Mitra (anche per i cristiani il battesimo è il sigillo del soldato di Cristo): il mitraismo aveva anch'esso un banchetto sacro di comunione, forse mistica comunione col sacro toro principio di ogni vita, e pare che i pani del banchetto fossero segnati dalla croce uncinata. Anche il carattere morale della religione è spiccatissimo. (p. 102)
*[[Yahweh|Jahvè]] era il dio nazionale delle tribù israelitiche e le aveva accompagnate nella conquista della terra di Canaan. Era un dio del deserto, di tribù nomadi. La concezione sua, nelle forme più antiche, era ricca più di determinazioni e di caratteri morali che di caratteri fisici. Concepito nel deserto, mancava di molte di quelle caratteristiche proprie delle divinità della natura. Era sì concepito come una personalità completa, con caratteri antropomorfici. Ma la sfera della sua azione era principalmente nei rapporti col suo popolo. Era il patriarca delle tribù israelitiche, collerico, ma insieme giusto, vindice tremendo delle iniquità che si commettevano: custode di quella relativa eguaglianza e di quella semplicità rozza e magnanima che fioriva sotto le tende dei nomadi del deserto. Dio della guerra accompagnava nelle guerre e nelle conquiste le sue tribù: concedeva ad esse il territorio conquistato, ed esigeva una parte del bottino, che rimaneva consacrato a lui, e colpito da interdetto. La lotta del suo popolo contro le altre stirpi era la lotta di Jahvè contro gli dei degli altri popoli ancora concepiti come esseri reali. (pp. 108-109)
*Condannato [[Nestorio]], apparve non meno eretica la tesi contraria d'Eutiche – o [[monofisismo]] – che sosteneva approssimativamente un assorbimento della natura umana da parte della natura divina in Cristo. (p. 155)
*Il monofisismo trovò molti seguaci in Oriente, perché a quelle popolazioni, che si andavano a poco a poco spogliando della cultura ellenistica, la religione cristiana come culto del Dio Cristo umanizzato riusciva più semplice. (p. 156)
*Per quanto disprezzati dalle tribù nomadi perché divenuti sedentari, i [[Quraysh|Coresciti]] avevano saputo fare della loro città uno dei principali centri dell'Arabia sia per il traffico carovaniero sia per un santuario venerato da tutte le tribù arabe, la {{sic|cosidetta}} [[Kaʿba|Caaba]], o casa quadrata, ove, con altri feticci, si adorava una pietra nera, forse un aerolito, incastrata in un muro. La Mecca era perciò divenuta per l'Arabia ciò che era p. es. Olimpia per i Greci. (p. 167)
*[[Maometto]] non aveva dato nessuna disposizione in vista della sua morte. Del resto neppure in vita s'era mai proposto di dare una legge perenne e definitiva. Le sue norme avevano sempre il carattere occasionale delle particolari circostanze della sua vita e della sua politica. (p. 173)
==''Un reazionario''==
*{{NDR|[[Joseph de Maistre]]}} Provinciale, e d'una provincia francese che faceva parte del [[regno di Sardegna]], assorto in una vita patriarcale di clan, era l'antitesi del costume settecentesco, e sentiva bisogno di reagire aggressivamente al pensiero e al costume che Parigi imponeva alla Francia e al mondo. Era una prima reazione della provincia contro la forza centrale. Analizzava, distaccato e acuto, il moto degli spiriti, con un'ambizione in cui confluivano e la coscienza di sé e l'orgoglio del [[Savoia (regione storica)|savoiardo]], e lo spirito critico e talora quello sofistico. (cap. I, p. 24).
*Se per temperamento suo il Maistre, come è stato già rilevato, e come invece si sforzava d'illudersi, non era portato allo spasimo mistico, al contatto col divino e allo smarrimento nell'ineffabile, era però portato a un misticismo gnostico cerebrale nel processo della conoscenza. Trova che le cose meglio si spiegano ponendo come primo un [[dogma]] irrazionale, un [[mito]], che non in quella che per lui era la piatta causalità o sequenza dei fenomeni. (cap. I, p. 30)
*[...] impegnato nella sua polemica antirivoluzionaria a sostenere i poteri tradizionali, il Maistre divien l'araldo dei diritti divini dei re legittimi e delle razze regnanti e dell'aristocrazia. Ma questa riduzione meramente politica della sua speculazione teocratica, questo comandare di fazione il gendarme ausiliare Iddio a tutela di un determinato ordinamento politico e sociale non esaurisce del tutto le esigenze del suo pensiero, ed egli sarà portato ad una reduplicazione del regime teocratico, a dare alla divinità un suo proprio organo di governo, il [[papa]]: e così rimedierà alla lesione che la sua teoria delle nazioni incompenetrabili poteva recare all'universalismo cattolico. Ma per questa via, la vita politica delle nazioni e il potere dei principi rischieranno d'essere abbassati di un piano, di diventare qualcosa di simile alle accademie scolastiche dei collegi dei gesuiti, un passatempo per gli oziosi. (cap. V, p. 94)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/OmodeoReligioneCivilta/mode/2up Religione e civiltà]'', Gius. Laterza & Figli, 1948.
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/unreazionario/page/n1/mode/1up Un reazionario. {{small|Il conte J. de Maistre}}]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1939.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Omodeo, Adolfo}}
[[Categoria:Storici italiani]]
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[[File:Omodeo.jpg|thumb|Adolfo Omodeo (prima del 1946)]]
'''Adolfo Omodeo''' (1889 – 1946), storico italiano.
==Citazioni di Adolfo Omodeo==
*{{NDR|[[Alfred Loisy]]}} Esperto di [[mito|miti]], egli ha cercato d'impedire la formazione del mito sulla propria persona. I cattolici han tentato di applicargli il formulario speciale, con cui son soliti render fosche le figure degli eretici e degli eresiarchi. Molti acattolici, che non hanno la capacità di cogliere la non facile psicologia della crisi [[Modernismo teologico|modernistica]], hanno alterato il senso dei fatti. Infine lo stesso uomo di dottrina è duro ad intendersi in tutto il suo significato, soprattutto nel suo paese.<ref>Da ''[https://archive.org/details/omodeo-alfredo-loisy/page/n4/mode/1up Alfredo Loisy]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1936, p. 11.</ref>
*La [[diplomazia]] è disposta a violare lo spirito fondamentale dei patti, non appena non sia in giuoco non dico l'interesse legittimo (perché nessun patto deve poggiare sul sacrificio senza contropartita dei contraenti) ma il comodo e le ambizioni segrete delle diverse nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[http://bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/01/0200/?#5/z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
*Noi trepidiamo per la [[pace]]. Certo non osiamo sperare che la pace possa essere eterna, perché nulla di eterno esce dalle mani dell'uomo. Ma vorremmo che essa potesse essere la più duratura possibile, vorremmo che la prova orrenda che ha travagliato e noi e i nostri figli non si riproducesse ad ogni generazione, vorremmo che l'[[Europa]] risorgesse alla sua funzione di creatrice delle forme più alte di civiltà.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[https://www.bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/ACR01-0200/5/#zoom=z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 82.</ref>
*[...] il sistema delle società di stati è inefficiente perché la custodia degli interessi supremi della civiltà mondiale viene affidata alla diplomazia, cioè l'elemento che per professione deve custodire gli interessi egoistici delle varie nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[https://www.bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/ACR01-0200/5/#zoom=z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
*{{NDR|Alfred Loisy}} Questa grande figura di storico e di critico, che, per un'ironia della sorte, nella cerchia dei suoi amici era, e forse è ancora, designato «le petit Loisy», si leva isolata e per molti rispetti abrupta nella cultura francese. Un metodo personale di ricerca, un acume penetrante d'intuizioni, una rara tenacia di analisi lo distinguono dalla moderna storiografia francese, che per tanta parte si attarda nella routine e nei formularii del Taine, quando pure non va a ricercar nel Voltaire l'ispira¬ zione. Anche la derivazione, in gran parte ideale, dal Renan, che il Loisy a più riprese afferma, va accolta con molta discrezione.<ref>Da ''[https://archive.org/details/omodeo-alfredo-loisy/page/n4/mode/1up Alfredo Loisy]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1936, pp. 11-12.</ref>
==''Religione e civiltà''==
*Il mito narrava della sua nascita miracolosa da una roccia in una grotta e della sua adorazione da parte dei pastori in forma simile alla natività cristiana. Anche la festa della natività di [[Mitra]] (''natalis solis invicti'') ricorreva verso il solstizio d'inverno, il 25 dicembre. Il mito centrale era la tauroctonia. Al principio dei tempi esisteva un toro sovrannaturale miracoloso, e dalla sua uccisione Mitra fece scaturire tutta la creazione. Alla fine dei tempi il toro miracoloso ritornerà e avrà inizio la vita eterna per coloro che Mitra avrà redento. Su questa speranza e sul mito che deriva da antiche cosmogonie, e da costumi d'antichi cacciatori, si fondano i misteri mitraici, che a differenza degli altri misteri, iniziano solo gli uomini. I fedeli si dividevano in sette gradi: corvo, occulto (''cryphius''), milite, leone, persiano, corriere del Sole, padre. I primi due gradi pare fossero riservati agli iniziandi: col grado di milite, l'iniziazione prima era completa e il convertito diventava soldato del Dio. (p. 101)
*Poco sappiamo della teologia e dei riti [[Mitraismo|mitraici]], per la scomparsa dei documenti scritti. Solo ci son note le somiglianze con i riti cristiani che Tertulliano attribuisce alla malizia del diavolo. Giorno sacro è, per i seguaci di Mitra, il giorno prima della settimana, il giorno del sole (la domenica); l'iniziazione si compie con un battesimo e con un marchio a fuoco che consacra il milite di Mitra (anche per i cristiani il battesimo è il sigillo del soldato di Cristo): il mitraismo aveva anch'esso un banchetto sacro di comunione, forse mistica comunione col sacro toro principio di ogni vita, e pare che i pani del banchetto fossero segnati dalla croce uncinata. Anche il carattere morale della religione è spiccatissimo. (p. 102)
*[[Yahweh|Jahvè]] era il dio nazionale delle tribù israelitiche e le aveva accompagnate nella conquista della terra di Canaan. Era un dio del deserto, di tribù nomadi. La concezione sua, nelle forme più antiche, era ricca più di determinazioni e di caratteri morali che di caratteri fisici. Concepito nel deserto, mancava di molte di quelle caratteristiche proprie delle divinità della natura. Era sì concepito come una personalità completa, con caratteri antropomorfici. Ma la sfera della sua azione era principalmente nei rapporti col suo popolo. Era il patriarca delle tribù israelitiche, collerico, ma insieme giusto, vindice tremendo delle iniquità che si commettevano: custode di quella relativa eguaglianza e di quella semplicità rozza e magnanima che fioriva sotto le tende dei nomadi del deserto. Dio della guerra accompagnava nelle guerre e nelle conquiste le sue tribù: concedeva ad esse il territorio conquistato, ed esigeva una parte del bottino, che rimaneva consacrato a lui, e colpito da interdetto. La lotta del suo popolo contro le altre stirpi era la lotta di Jahvè contro gli dei degli altri popoli ancora concepiti come esseri reali. (pp. 108-109)
*Condannato [[Nestorio]], apparve non meno eretica la tesi contraria d'Eutiche – o [[monofisismo]] – che sosteneva approssimativamente un assorbimento della natura umana da parte della natura divina in Cristo. (p. 155)
*Il monofisismo trovò molti seguaci in Oriente, perché a quelle popolazioni, che si andavano a poco a poco spogliando della cultura ellenistica, la religione cristiana come culto del Dio Cristo umanizzato riusciva più semplice. (p. 156)
*Per quanto disprezzati dalle tribù nomadi perché divenuti sedentari, i [[Quraysh|Coresciti]] avevano saputo fare della loro città uno dei principali centri dell'Arabia sia per il traffico carovaniero sia per un santuario venerato da tutte le tribù arabe, la {{sic|cosidetta}} [[Kaʿba|Caaba]], o casa quadrata, ove, con altri feticci, si adorava una pietra nera, forse un aerolito, incastrata in un muro. La Mecca era perciò divenuta per l'Arabia ciò che era p. es. Olimpia per i Greci. (p. 167)
*[[Maometto]] non aveva dato nessuna disposizione in vista della sua morte. Del resto neppure in vita s'era mai proposto di dare una legge perenne e definitiva. Le sue norme avevano sempre il carattere occasionale delle particolari circostanze della sua vita e della sua politica. (p. 173)
==''Un reazionario''==
*{{NDR|[[Joseph de Maistre]]}} Provinciale, e d'una provincia francese che faceva parte del [[regno di Sardegna]], assorto in una vita patriarcale di clan, era l'antitesi del costume settecentesco, e sentiva bisogno di reagire aggressivamente al pensiero e al costume che Parigi imponeva alla Francia e al mondo. Era una prima reazione della provincia contro la forza centrale. Analizzava, distaccato e acuto, il moto degli spiriti, con un'ambizione in cui confluivano e la coscienza di sé e l'orgoglio del [[Savoia (regione storica)|savoiardo]], e lo spirito critico e talora quello sofistico. (cap. I, p. 24).
*Se per temperamento suo il Maistre, come è stato già rilevato, e come invece si sforzava d'illudersi, non era portato allo spasimo mistico, al contatto col divino e allo smarrimento nell'ineffabile, era però portato a un misticismo gnostico cerebrale nel processo della conoscenza. Trova che le cose meglio si spiegano ponendo come primo un [[dogma]] irrazionale, un [[mito]], che non in quella che per lui era la piatta causalità o sequenza dei fenomeni. (cap. I, p. 30)
*[...] impegnato nella sua polemica antirivoluzionaria a sostenere i poteri tradizionali, il Maistre divien l'araldo dei diritti divini dei re legittimi e delle razze regnanti e dell'aristocrazia. Ma questa riduzione meramente politica della sua speculazione teocratica, questo comandare di fazione il gendarme ausiliare Iddio a tutela di un determinato ordinamento politico e sociale non esaurisce del tutto le esigenze del suo pensiero, ed egli sarà portato ad una reduplicazione del regime teocratico, a dare alla divinità un suo proprio organo di governo, il [[papa]]: e così rimedierà alla lesione che la sua teoria delle nazioni incompenetrabili poteva recare all'universalismo cattolico. Ma per questa via, la vita politica delle nazioni e il potere dei principi rischieranno d'essere abbassati di un piano, di diventare qualcosa di simile alle accademie scolastiche dei collegi dei gesuiti, un passatempo per gli oziosi. (cap. V, p. 94)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/OmodeoReligioneCivilta/mode/2up Religione e civiltà]'', Gius. Laterza & Figli, 1948.
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/unreazionario/page/n1/mode/1up Un reazionario. {{small|Il conte J. de Maistre}}]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1939.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Omodeo, Adolfo}}
[[Categoria:Storici italiani]]
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18878
/* Citazioni di Adolfo Omodeo */ corsivo e typo
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[[File:Omodeo.jpg|thumb|Adolfo Omodeo (prima del 1946)]]
'''Adolfo Omodeo''' (1889 – 1946), storico italiano.
==Citazioni di Adolfo Omodeo==
*{{NDR|[[Alfred Loisy]]}} Esperto di [[mito|miti]], egli ha cercato d'impedire la formazione del mito sulla propria persona. I cattolici han tentato di applicargli il formulario speciale, con cui son soliti render fosche le figure degli eretici e degli eresiarchi. Molti acattolici, che non hanno la capacità di cogliere la non facile psicologia della crisi [[Modernismo teologico|modernistica]], hanno alterato il senso dei fatti. Infine lo stesso uomo di dottrina è duro ad intendersi in tutto il suo significato, soprattutto nel suo paese.<ref>Da ''[https://archive.org/details/omodeo-alfredo-loisy/page/n4/mode/1up Alfredo Loisy]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1936, p. 11.</ref>
*La [[diplomazia]] è disposta a violare lo spirito fondamentale dei patti, non appena non sia in giuoco non dico l'interesse legittimo (perché nessun patto deve poggiare sul sacrificio senza contropartita dei contraenti) ma il comodo e le ambizioni segrete delle diverse nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[http://bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/01/0200/?#5/z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
*Noi trepidiamo per la [[pace]]. Certo non osiamo sperare che la pace possa essere eterna, perché nulla di eterno esce dalle mani dell'uomo. Ma vorremmo che essa potesse essere la più duratura possibile, vorremmo che la prova orrenda che ha travagliato e noi e i nostri figli non si riproducesse ad ogni generazione, vorremmo che l'[[Europa]] risorgesse alla sua funzione di creatrice delle forme più alte di civiltà.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[https://www.bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/ACR01-0200/5/#zoom=z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 82.</ref>
*[...] il sistema delle società di stati è inefficiente perché la custodia degli interessi supremi della civiltà mondiale viene affidata alla diplomazia, cioè l'elemento che per professione deve custodire gli interessi egoistici delle varie nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[https://www.bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/ACR01-0200/5/#zoom=z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
*{{NDR|Alfred Loisy}} Questa grande figura di storico e di critico, che, per un'ironia della sorte, nella cerchia dei suoi amici era, e forse è ancora, designato «le petit Loisy», si leva isolata e per molti rispetti abrupta nella cultura francese. Un metodo personale di ricerca, un acume penetrante d'intuizioni, una rara tenacia di analisi lo distinguono dalla moderna storiografia francese, che per tanta parte si attarda nella ''routine'' e nei formularii del Taine, quando pure non va a ricercar nel Voltaire l'ispirazione. Anche la derivazione, in gran parte ideale, dal Renan, che il Loisy a più riprese afferma, va accolta con molta discrezione.<ref>Da ''[https://archive.org/details/omodeo-alfredo-loisy/page/n4/mode/1up Alfredo Loisy]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1936, pp. 11-12.</ref>
==''Religione e civiltà''==
*Il mito narrava della sua nascita miracolosa da una roccia in una grotta e della sua adorazione da parte dei pastori in forma simile alla natività cristiana. Anche la festa della natività di [[Mitra]] (''natalis solis invicti'') ricorreva verso il solstizio d'inverno, il 25 dicembre. Il mito centrale era la tauroctonia. Al principio dei tempi esisteva un toro sovrannaturale miracoloso, e dalla sua uccisione Mitra fece scaturire tutta la creazione. Alla fine dei tempi il toro miracoloso ritornerà e avrà inizio la vita eterna per coloro che Mitra avrà redento. Su questa speranza e sul mito che deriva da antiche cosmogonie, e da costumi d'antichi cacciatori, si fondano i misteri mitraici, che a differenza degli altri misteri, iniziano solo gli uomini. I fedeli si dividevano in sette gradi: corvo, occulto (''cryphius''), milite, leone, persiano, corriere del Sole, padre. I primi due gradi pare fossero riservati agli iniziandi: col grado di milite, l'iniziazione prima era completa e il convertito diventava soldato del Dio. (p. 101)
*Poco sappiamo della teologia e dei riti [[Mitraismo|mitraici]], per la scomparsa dei documenti scritti. Solo ci son note le somiglianze con i riti cristiani che Tertulliano attribuisce alla malizia del diavolo. Giorno sacro è, per i seguaci di Mitra, il giorno prima della settimana, il giorno del sole (la domenica); l'iniziazione si compie con un battesimo e con un marchio a fuoco che consacra il milite di Mitra (anche per i cristiani il battesimo è il sigillo del soldato di Cristo): il mitraismo aveva anch'esso un banchetto sacro di comunione, forse mistica comunione col sacro toro principio di ogni vita, e pare che i pani del banchetto fossero segnati dalla croce uncinata. Anche il carattere morale della religione è spiccatissimo. (p. 102)
*[[Yahweh|Jahvè]] era il dio nazionale delle tribù israelitiche e le aveva accompagnate nella conquista della terra di Canaan. Era un dio del deserto, di tribù nomadi. La concezione sua, nelle forme più antiche, era ricca più di determinazioni e di caratteri morali che di caratteri fisici. Concepito nel deserto, mancava di molte di quelle caratteristiche proprie delle divinità della natura. Era sì concepito come una personalità completa, con caratteri antropomorfici. Ma la sfera della sua azione era principalmente nei rapporti col suo popolo. Era il patriarca delle tribù israelitiche, collerico, ma insieme giusto, vindice tremendo delle iniquità che si commettevano: custode di quella relativa eguaglianza e di quella semplicità rozza e magnanima che fioriva sotto le tende dei nomadi del deserto. Dio della guerra accompagnava nelle guerre e nelle conquiste le sue tribù: concedeva ad esse il territorio conquistato, ed esigeva una parte del bottino, che rimaneva consacrato a lui, e colpito da interdetto. La lotta del suo popolo contro le altre stirpi era la lotta di Jahvè contro gli dei degli altri popoli ancora concepiti come esseri reali. (pp. 108-109)
*Condannato [[Nestorio]], apparve non meno eretica la tesi contraria d'Eutiche – o [[monofisismo]] – che sosteneva approssimativamente un assorbimento della natura umana da parte della natura divina in Cristo. (p. 155)
*Il monofisismo trovò molti seguaci in Oriente, perché a quelle popolazioni, che si andavano a poco a poco spogliando della cultura ellenistica, la religione cristiana come culto del Dio Cristo umanizzato riusciva più semplice. (p. 156)
*Per quanto disprezzati dalle tribù nomadi perché divenuti sedentari, i [[Quraysh|Coresciti]] avevano saputo fare della loro città uno dei principali centri dell'Arabia sia per il traffico carovaniero sia per un santuario venerato da tutte le tribù arabe, la {{sic|cosidetta}} [[Kaʿba|Caaba]], o casa quadrata, ove, con altri feticci, si adorava una pietra nera, forse un aerolito, incastrata in un muro. La Mecca era perciò divenuta per l'Arabia ciò che era p. es. Olimpia per i Greci. (p. 167)
*[[Maometto]] non aveva dato nessuna disposizione in vista della sua morte. Del resto neppure in vita s'era mai proposto di dare una legge perenne e definitiva. Le sue norme avevano sempre il carattere occasionale delle particolari circostanze della sua vita e della sua politica. (p. 173)
==''Un reazionario''==
*{{NDR|[[Joseph de Maistre]]}} Provinciale, e d'una provincia francese che faceva parte del [[regno di Sardegna]], assorto in una vita patriarcale di clan, era l'antitesi del costume settecentesco, e sentiva bisogno di reagire aggressivamente al pensiero e al costume che Parigi imponeva alla Francia e al mondo. Era una prima reazione della provincia contro la forza centrale. Analizzava, distaccato e acuto, il moto degli spiriti, con un'ambizione in cui confluivano e la coscienza di sé e l'orgoglio del [[Savoia (regione storica)|savoiardo]], e lo spirito critico e talora quello sofistico. (cap. I, p. 24).
*Se per temperamento suo il Maistre, come è stato già rilevato, e come invece si sforzava d'illudersi, non era portato allo spasimo mistico, al contatto col divino e allo smarrimento nell'ineffabile, era però portato a un misticismo gnostico cerebrale nel processo della conoscenza. Trova che le cose meglio si spiegano ponendo come primo un [[dogma]] irrazionale, un [[mito]], che non in quella che per lui era la piatta causalità o sequenza dei fenomeni. (cap. I, p. 30)
*[...] impegnato nella sua polemica antirivoluzionaria a sostenere i poteri tradizionali, il Maistre divien l'araldo dei diritti divini dei re legittimi e delle razze regnanti e dell'aristocrazia. Ma questa riduzione meramente politica della sua speculazione teocratica, questo comandare di fazione il gendarme ausiliare Iddio a tutela di un determinato ordinamento politico e sociale non esaurisce del tutto le esigenze del suo pensiero, ed egli sarà portato ad una reduplicazione del regime teocratico, a dare alla divinità un suo proprio organo di governo, il [[papa]]: e così rimedierà alla lesione che la sua teoria delle nazioni incompenetrabili poteva recare all'universalismo cattolico. Ma per questa via, la vita politica delle nazioni e il potere dei principi rischieranno d'essere abbassati di un piano, di diventare qualcosa di simile alle accademie scolastiche dei collegi dei gesuiti, un passatempo per gli oziosi. (cap. V, p. 94)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/OmodeoReligioneCivilta/mode/2up Religione e civiltà]'', Gius. Laterza & Figli, 1948.
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/unreazionario/page/n1/mode/1up Un reazionario. {{small|Il conte J. de Maistre}}]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1939.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Storici italiani]]
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/* Citazioni di Adolfo Omodeo */ altra su Loisy
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[[File:Omodeo.jpg|thumb|Adolfo Omodeo (prima del 1946)]]
'''Adolfo Omodeo''' (1889 – 1946), storico italiano.
==Citazioni di Adolfo Omodeo==
*{{NDR|[[Alfred Loisy]]}} Esperto di [[mito|miti]], egli ha cercato d'impedire la formazione del mito sulla propria persona. I cattolici han tentato di applicargli il formulario speciale, con cui son soliti render fosche le figure degli eretici e degli eresiarchi. Molti acattolici, che non hanno la capacità di cogliere la non facile psicologia della crisi [[Modernismo teologico|modernistica]], hanno alterato il senso dei fatti. Infine lo stesso uomo di dottrina è duro ad intendersi in tutto il suo significato, soprattutto nel suo paese.<ref>Da ''[https://archive.org/details/omodeo-alfredo-loisy/page/n4/mode/1up Alfredo Loisy]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1936, p. 11.</ref>
*La [[diplomazia]] è disposta a violare lo spirito fondamentale dei patti, non appena non sia in giuoco non dico l'interesse legittimo (perché nessun patto deve poggiare sul sacrificio senza contropartita dei contraenti) ma il comodo e le ambizioni segrete delle diverse nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[http://bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/01/0200/?#5/z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
*{{NDR|Alfred Loisy}} Lo accusarono — i professori di seminario e i nazionalisti — d'essere un importatore d'esegesi d'oltre Reno; accusa sciocca per l'insinuazione di passioni nazionali nei problemi della scienza, e che era possibile soltanto da parte di chi non conosceva l'alta cultura tedesca e la sua metodicità un po' miope, diametralmente contraria alla vivace e nervosa intuizione storica del Loisy. In complesso, egli si è formato in un chiuso travaglio interiore, perseguendo certe sue mete, poco comunicando col mondo esterno: tranne che coi suoi libri, i quali spesso non furono intesi e parvero non interessare. È rimasto, non ostanti i clamori suscitati da L'Évangile et l'Église, un solitario, scomunicato dalla Chiesa e poco inteso dalla Francia laica, che non senza tergiversare gli concesse una cattedra al Collège de France.
*Noi trepidiamo per la [[pace]]. Certo non osiamo sperare che la pace possa essere eterna, perché nulla di eterno esce dalle mani dell'uomo. Ma vorremmo che essa potesse essere la più duratura possibile, vorremmo che la prova orrenda che ha travagliato e noi e i nostri figli non si riproducesse ad ogni generazione, vorremmo che l'[[Europa]] risorgesse alla sua funzione di creatrice delle forme più alte di civiltà.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[https://www.bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/ACR01-0200/5/#zoom=z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 82.</ref>
*[...] il sistema delle società di stati è inefficiente perché la custodia degli interessi supremi della civiltà mondiale viene affidata alla diplomazia, cioè l'elemento che per professione deve custodire gli interessi egoistici delle varie nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[https://www.bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/ACR01-0200/5/#zoom=z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
*{{NDR|Alfred Loisy}} Questa grande figura di storico e di critico, che, per un'ironia della sorte, nella cerchia dei suoi amici era, e forse è ancora, designato «le petit Loisy», si leva isolata e per molti rispetti abrupta nella cultura francese. Un metodo personale di ricerca, un acume penetrante d'intuizioni, una rara tenacia di analisi lo distinguono dalla moderna storiografia francese, che per tanta parte si attarda nella ''routine'' e nei formularii del Taine, quando pure non va a ricercar nel Voltaire l'ispirazione. Anche la derivazione, in gran parte ideale, dal Renan, che il Loisy a più riprese afferma, va accolta con molta discrezione.<ref>Da ''[https://archive.org/details/omodeo-alfredo-loisy/page/n4/mode/1up Alfredo Loisy]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1936, p. 12.</ref>
==''Religione e civiltà''==
*Il mito narrava della sua nascita miracolosa da una roccia in una grotta e della sua adorazione da parte dei pastori in forma simile alla natività cristiana. Anche la festa della natività di [[Mitra]] (''natalis solis invicti'') ricorreva verso il solstizio d'inverno, il 25 dicembre. Il mito centrale era la tauroctonia. Al principio dei tempi esisteva un toro sovrannaturale miracoloso, e dalla sua uccisione Mitra fece scaturire tutta la creazione. Alla fine dei tempi il toro miracoloso ritornerà e avrà inizio la vita eterna per coloro che Mitra avrà redento. Su questa speranza e sul mito che deriva da antiche cosmogonie, e da costumi d'antichi cacciatori, si fondano i misteri mitraici, che a differenza degli altri misteri, iniziano solo gli uomini. I fedeli si dividevano in sette gradi: corvo, occulto (''cryphius''), milite, leone, persiano, corriere del Sole, padre. I primi due gradi pare fossero riservati agli iniziandi: col grado di milite, l'iniziazione prima era completa e il convertito diventava soldato del Dio. (p. 101)
*Poco sappiamo della teologia e dei riti [[Mitraismo|mitraici]], per la scomparsa dei documenti scritti. Solo ci son note le somiglianze con i riti cristiani che Tertulliano attribuisce alla malizia del diavolo. Giorno sacro è, per i seguaci di Mitra, il giorno prima della settimana, il giorno del sole (la domenica); l'iniziazione si compie con un battesimo e con un marchio a fuoco che consacra il milite di Mitra (anche per i cristiani il battesimo è il sigillo del soldato di Cristo): il mitraismo aveva anch'esso un banchetto sacro di comunione, forse mistica comunione col sacro toro principio di ogni vita, e pare che i pani del banchetto fossero segnati dalla croce uncinata. Anche il carattere morale della religione è spiccatissimo. (p. 102)
*[[Yahweh|Jahvè]] era il dio nazionale delle tribù israelitiche e le aveva accompagnate nella conquista della terra di Canaan. Era un dio del deserto, di tribù nomadi. La concezione sua, nelle forme più antiche, era ricca più di determinazioni e di caratteri morali che di caratteri fisici. Concepito nel deserto, mancava di molte di quelle caratteristiche proprie delle divinità della natura. Era sì concepito come una personalità completa, con caratteri antropomorfici. Ma la sfera della sua azione era principalmente nei rapporti col suo popolo. Era il patriarca delle tribù israelitiche, collerico, ma insieme giusto, vindice tremendo delle iniquità che si commettevano: custode di quella relativa eguaglianza e di quella semplicità rozza e magnanima che fioriva sotto le tende dei nomadi del deserto. Dio della guerra accompagnava nelle guerre e nelle conquiste le sue tribù: concedeva ad esse il territorio conquistato, ed esigeva una parte del bottino, che rimaneva consacrato a lui, e colpito da interdetto. La lotta del suo popolo contro le altre stirpi era la lotta di Jahvè contro gli dei degli altri popoli ancora concepiti come esseri reali. (pp. 108-109)
*Condannato [[Nestorio]], apparve non meno eretica la tesi contraria d'Eutiche – o [[monofisismo]] – che sosteneva approssimativamente un assorbimento della natura umana da parte della natura divina in Cristo. (p. 155)
*Il monofisismo trovò molti seguaci in Oriente, perché a quelle popolazioni, che si andavano a poco a poco spogliando della cultura ellenistica, la religione cristiana come culto del Dio Cristo umanizzato riusciva più semplice. (p. 156)
*Per quanto disprezzati dalle tribù nomadi perché divenuti sedentari, i [[Quraysh|Coresciti]] avevano saputo fare della loro città uno dei principali centri dell'Arabia sia per il traffico carovaniero sia per un santuario venerato da tutte le tribù arabe, la {{sic|cosidetta}} [[Kaʿba|Caaba]], o casa quadrata, ove, con altri feticci, si adorava una pietra nera, forse un aerolito, incastrata in un muro. La Mecca era perciò divenuta per l'Arabia ciò che era p. es. Olimpia per i Greci. (p. 167)
*[[Maometto]] non aveva dato nessuna disposizione in vista della sua morte. Del resto neppure in vita s'era mai proposto di dare una legge perenne e definitiva. Le sue norme avevano sempre il carattere occasionale delle particolari circostanze della sua vita e della sua politica. (p. 173)
==''Un reazionario''==
*{{NDR|[[Joseph de Maistre]]}} Provinciale, e d'una provincia francese che faceva parte del [[regno di Sardegna]], assorto in una vita patriarcale di clan, era l'antitesi del costume settecentesco, e sentiva bisogno di reagire aggressivamente al pensiero e al costume che Parigi imponeva alla Francia e al mondo. Era una prima reazione della provincia contro la forza centrale. Analizzava, distaccato e acuto, il moto degli spiriti, con un'ambizione in cui confluivano e la coscienza di sé e l'orgoglio del [[Savoia (regione storica)|savoiardo]], e lo spirito critico e talora quello sofistico. (cap. I, p. 24).
*Se per temperamento suo il Maistre, come è stato già rilevato, e come invece si sforzava d'illudersi, non era portato allo spasimo mistico, al contatto col divino e allo smarrimento nell'ineffabile, era però portato a un misticismo gnostico cerebrale nel processo della conoscenza. Trova che le cose meglio si spiegano ponendo come primo un [[dogma]] irrazionale, un [[mito]], che non in quella che per lui era la piatta causalità o sequenza dei fenomeni. (cap. I, p. 30)
*[...] impegnato nella sua polemica antirivoluzionaria a sostenere i poteri tradizionali, il Maistre divien l'araldo dei diritti divini dei re legittimi e delle razze regnanti e dell'aristocrazia. Ma questa riduzione meramente politica della sua speculazione teocratica, questo comandare di fazione il gendarme ausiliare Iddio a tutela di un determinato ordinamento politico e sociale non esaurisce del tutto le esigenze del suo pensiero, ed egli sarà portato ad una reduplicazione del regime teocratico, a dare alla divinità un suo proprio organo di governo, il [[papa]]: e così rimedierà alla lesione che la sua teoria delle nazioni incompenetrabili poteva recare all'universalismo cattolico. Ma per questa via, la vita politica delle nazioni e il potere dei principi rischieranno d'essere abbassati di un piano, di diventare qualcosa di simile alle accademie scolastiche dei collegi dei gesuiti, un passatempo per gli oziosi. (cap. V, p. 94)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/OmodeoReligioneCivilta/mode/2up Religione e civiltà]'', Gius. Laterza & Figli, 1948.
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/unreazionario/page/n1/mode/1up Un reazionario. {{small|Il conte J. de Maistre}}]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1939.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Storici italiani]]
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[[File:Omodeo.jpg|thumb|Adolfo Omodeo (prima del 1946)]]
'''Adolfo Omodeo''' (1889 – 1946), storico italiano.
==Citazioni di Adolfo Omodeo==
*{{NDR|[[Alfred Loisy]]}} Esperto di [[mito|miti]], egli ha cercato d'impedire la formazione del mito sulla propria persona. I cattolici han tentato di applicargli il formulario speciale, con cui son soliti render fosche le figure degli eretici e degli eresiarchi. Molti acattolici, che non hanno la capacità di cogliere la non facile psicologia della crisi [[Modernismo teologico|modernistica]], hanno alterato il senso dei fatti. Infine lo stesso uomo di dottrina è duro ad intendersi in tutto il suo significato, soprattutto nel suo paese.<ref>Da ''[https://archive.org/details/omodeo-alfredo-loisy/page/n4/mode/1up Alfredo Loisy]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1936, p. 11.</ref>
*La [[diplomazia]] è disposta a violare lo spirito fondamentale dei patti, non appena non sia in giuoco non dico l'interesse legittimo (perché nessun patto deve poggiare sul sacrificio senza contropartita dei contraenti) ma il comodo e le ambizioni segrete delle diverse nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[http://bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/01/0200/?#5/z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
*{{NDR|Alfred Loisy}} Lo accusarono — i professori di seminario e i nazionalisti — d'essere un importatore d'esegesi d'oltre Reno; accusa sciocca per l'insinuazione di passioni nazionali nei problemi della scienza, e che era possibile soltanto da parte di chi non conosceva l'alta cultura tedesca e la sua metodicità un po' miope, diametralmente contraria alla vivace e nervosa intuizione storica del Loisy. In complesso, egli si è formato in un chiuso travaglio interiore, perseguendo certe sue mete, poco comunicando col mondo esterno: tranne che coi suoi libri, i quali spesso non furono intesi e parvero non interessare. È rimasto, non ostanti i clamori suscitati da L'Évangile et l'Église, un solitario, scomunicato dalla Chiesa e poco inteso dalla Francia laica, che non senza tergiversare gli concesse una cattedra al Collège de France.
*Noi trepidiamo per la [[pace]]. Certo non osiamo sperare che la pace possa essere eterna, perché nulla di eterno esce dalle mani dell'uomo. Ma vorremmo che essa potesse essere la più duratura possibile, vorremmo che la prova orrenda che ha travagliato e noi e i nostri figli non si riproducesse ad ogni generazione, vorremmo che l'[[Europa]] risorgesse alla sua funzione di creatrice delle forme più alte di civiltà.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[https://www.bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/ACR01-0200/5/#zoom=z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 82.</ref>
*[...] il sistema delle società di stati è inefficiente perché la custodia degli interessi supremi della civiltà mondiale viene affidata alla diplomazia, cioè l'elemento che per professione deve custodire gli interessi egoistici delle varie nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[https://www.bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/ACR01-0200/5/#zoom=z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
*{{NDR|Alfred Loisy}} Questa grande figura di storico e di critico, che, per un'ironia della sorte, nella cerchia dei suoi amici era, e forse è ancora, designato «le petit Loisy», si leva isolata e per molti rispetti abrupta nella cultura francese. Un metodo personale di ricerca, un acume penetrante d'intuizioni, una rara tenacia di analisi lo distinguono dalla moderna storiografia francese, che per tanta parte si attarda nella ''routine'' e nei formularii del Taine, quando pure non va a ricercar nel Voltaire l'ispirazione. Anche la derivazione, in gran parte ideale, dal Renan, che il Loisy a più riprese afferma, va accolta con molta discrezione.<ref>Da ''[https://archive.org/details/omodeo-alfredo-loisy/page/n4/mode/1up Alfredo Loisy]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1936, p. 12.</ref>
==''Religione e civiltà''==
*Il mito narrava della sua nascita miracolosa da una roccia in una grotta e della sua adorazione da parte dei pastori in forma simile alla natività cristiana. Anche la festa della natività di [[Mitra]] (''natalis solis invicti'') ricorreva verso il solstizio d'inverno, il 25 dicembre. Il mito centrale era la tauroctonia. Al principio dei tempi esisteva un toro sovrannaturale miracoloso, e dalla sua uccisione Mitra fece scaturire tutta la creazione. Alla fine dei tempi il toro miracoloso ritornerà e avrà inizio la vita eterna per coloro che Mitra avrà redento. Su questa speranza e sul mito che deriva da antiche cosmogonie, e da costumi d'antichi cacciatori, si fondano i misteri mitraici, che a differenza degli altri misteri, iniziano solo gli uomini. I fedeli si dividevano in sette gradi: corvo, occulto (''cryphius''), milite, leone, persiano, corriere del Sole, padre. I primi due gradi pare fossero riservati agli iniziandi: col grado di milite, l'iniziazione prima era completa e il convertito diventava soldato del Dio. (p. 101)
*Poco sappiamo della teologia e dei riti [[Mitraismo|mitraici]], per la scomparsa dei documenti scritti. Solo ci son note le somiglianze con i riti cristiani che Tertulliano attribuisce alla malizia del diavolo. Giorno sacro è, per i seguaci di Mitra, il giorno prima della settimana, il giorno del sole (la domenica); l'iniziazione si compie con un battesimo e con un marchio a fuoco che consacra il milite di Mitra (anche per i cristiani il battesimo è il sigillo del soldato di Cristo): il mitraismo aveva anch'esso un banchetto sacro di comunione, forse mistica comunione col sacro toro principio di ogni vita, e pare che i pani del banchetto fossero segnati dalla croce uncinata. Anche il carattere morale della religione è spiccatissimo. (p. 102)
*[[Yahweh|Jahvè]] era il dio nazionale delle tribù israelitiche e le aveva accompagnate nella conquista della terra di Canaan. Era un dio del deserto, di tribù nomadi. La concezione sua, nelle forme più antiche, era ricca più di determinazioni e di caratteri morali che di caratteri fisici. Concepito nel deserto, mancava di molte di quelle caratteristiche proprie delle divinità della natura. Era sì concepito come una personalità completa, con caratteri antropomorfici. Ma la sfera della sua azione era principalmente nei rapporti col suo popolo. Era il patriarca delle tribù israelitiche, collerico, ma insieme giusto, vindice tremendo delle iniquità che si commettevano: custode di quella relativa eguaglianza e di quella semplicità rozza e magnanima che fioriva sotto le tende dei nomadi del deserto. Dio della guerra accompagnava nelle guerre e nelle conquiste le sue tribù: concedeva ad esse il territorio conquistato, ed esigeva una parte del bottino, che rimaneva consacrato a lui, e colpito da interdetto. La lotta del suo popolo contro le altre stirpi era la lotta di Jahvè contro gli dei degli altri popoli ancora concepiti come esseri reali. (pp. 108-109)
*Condannato [[Nestorio]], apparve non meno eretica la tesi contraria d'Eutiche – o [[monofisismo]] – che sosteneva approssimativamente un assorbimento della natura umana da parte della natura divina in Cristo. (p. 155)
*Il monofisismo trovò molti seguaci in Oriente, perché a quelle popolazioni, che si andavano a poco a poco spogliando della cultura ellenistica, la religione cristiana come culto del Dio Cristo umanizzato riusciva più semplice. (p. 156)
*Per quanto disprezzati dalle tribù nomadi perché divenuti sedentari, i [[Quraysh|Coresciti]] avevano saputo fare della loro città uno dei principali centri dell'Arabia sia per il traffico carovaniero sia per un santuario venerato da tutte le tribù arabe, la {{sic|cosidetta}} [[Kaʿba|Caaba]], o casa quadrata, ove, con altri feticci, si adorava una pietra nera, forse un aerolito, incastrata in un muro. La Mecca era perciò divenuta per l'Arabia ciò che era p. es. Olimpia per i Greci. (p. 167)
*[[Maometto]] non aveva dato nessuna disposizione in vista della sua morte. Del resto neppure in vita s'era mai proposto di dare una legge perenne e definitiva. Le sue norme avevano sempre il carattere occasionale delle particolari circostanze della sua vita e della sua politica. (p. 173)
==''Un reazionario''==
*{{NDR|[[Joseph de Maistre]]}} Provinciale, e d'una provincia francese che faceva parte del [[regno di Sardegna]], assorto in una vita patriarcale di clan, era l'antitesi del costume settecentesco, e sentiva bisogno di reagire aggressivamente al pensiero e al costume che Parigi imponeva alla Francia e al mondo. Era una prima reazione della provincia contro la forza centrale. Analizzava, distaccato e acuto, il moto degli spiriti, con un'ambizione in cui confluivano e la coscienza di sé e l'orgoglio del [[Savoia (regione storica)|savoiardo]], e lo spirito critico e talora quello sofistico. (cap. I, p. 24).
*Se per temperamento suo il Maistre, come è stato già rilevato, e come invece si sforzava d'illudersi, non era portato allo spasimo mistico, al contatto col divino e allo smarrimento nell'ineffabile, era però portato a un misticismo gnostico cerebrale nel processo della conoscenza. Trova che le cose meglio si spiegano ponendo come primo un [[dogma]] irrazionale, un [[mito]], che non in quella che per lui era la piatta causalità o sequenza dei fenomeni. (cap. I, p. 30)
*[...] impegnato nella sua polemica antirivoluzionaria a sostenere i poteri tradizionali, il Maistre divien l'araldo dei diritti divini dei re legittimi e delle razze regnanti e dell'aristocrazia. Ma questa riduzione meramente politica della sua speculazione teocratica, questo comandare di fazione il gendarme ausiliare Iddio a tutela di un determinato ordinamento politico e sociale non esaurisce del tutto le esigenze del suo pensiero, ed egli sarà portato ad una reduplicazione del regime teocratico, a dare alla divinità un suo proprio organo di governo, il [[papa]]: e così rimedierà alla lesione che la sua teoria delle nazioni incompenetrabili poteva recare all'universalismo cattolico. Ma per questa via, la vita politica delle nazioni e il potere dei principi rischieranno d'essere abbassati di un piano, di diventare qualcosa di simile alle accademie scolastiche dei collegi dei gesuiti, un passatempo per gli oziosi. (cap. V, p. 94)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/OmodeoReligioneCivilta/mode/2up Religione e civiltà]'', Gius. Laterza & Figli, 1948.
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/unreazionario/page/n1/mode/1up Un reazionario. {{small|Il conte J. de Maistre}}]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1939.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Omodeo, Adolfo}}
[[Categoria:Storici italiani]]
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[[File:Omodeo.jpg|thumb|Adolfo Omodeo (prima del 1946)]]
'''Adolfo Omodeo''' (1889 – 1946), storico italiano.
==Citazioni di Adolfo Omodeo==
*La [[diplomazia]] è disposta a violare lo spirito fondamentale dei patti, non appena non sia in giuoco non dico l'interesse legittimo (perché nessun patto deve poggiare sul sacrificio senza contropartita dei contraenti) ma il comodo e le ambizioni segrete delle diverse nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[http://bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/01/0200/?#5/z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
*Noi trepidiamo per la [[pace]]. Certo non osiamo sperare che la pace possa essere eterna, perché nulla di eterno esce dalle mani dell'uomo. Ma vorremmo che essa potesse essere la più duratura possibile, vorremmo che la prova orrenda che ha travagliato e noi e i nostri figli non si riproducesse ad ogni generazione, vorremmo che l'[[Europa]] risorgesse alla sua funzione di creatrice delle forme più alte di civiltà.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[https://www.bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/ACR01-0200/5/#zoom=z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 82.</ref>
*[...] il sistema delle società di stati è inefficiente perché la custodia degli interessi supremi della civiltà mondiale viene affidata alla diplomazia, cioè l'elemento che per professione deve custodire gli interessi egoistici delle varie nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[https://www.bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/ACR01-0200/5/#zoom=z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
==''Alfredo Loisy''==
*{{NDR|[[Alfred Loisy]]}} Esperto di [[mito|miti]], egli ha cercato d'impedire la formazione del mito sulla propria persona. I cattolici han tentato di applicargli il formulario speciale, con cui son soliti render fosche le figure degli eretici e degli eresiarchi. Molti acattolici, che non hanno la capacità di cogliere la non facile psicologia della crisi [[Modernismo teologico|modernistica]], hanno alterato il senso dei fatti. Infine lo stesso uomo di dottrina è duro ad intendersi in tutto il suo significato, soprattutto nel suo paese. (p. 11)
*{{NDR|Alfred Loisy}} Questa grande figura di storico e di critico, che, per un'ironia della sorte, nella cerchia dei suoi amici era, e forse è ancora, designato «le petit Loisy», si leva isolata e per molti rispetti abrupta nella cultura francese. Un metodo personale di ricerca, un acume penetrante d'intuizioni, una rara tenacia di analisi lo distinguono dalla moderna storiografia francese, che per tanta parte si attarda nella ''routine'' e nei formularii del Taine, quando pure non va a ricercar nel Voltaire l'ispirazione. Anche la derivazione, in gran parte ideale, dal Renan, che il Loisy a più riprese afferma, va accolta con molta discrezione. (pp. 11-12)
*{{NDR|Alfred Loisy}} Lo accusarono — i professori di seminario e i nazionalisti — d'essere un importatore d'esegesi d'oltre Reno; accusa sciocca per l'insinuazione di passioni nazionali nei problemi della scienza, e che era possibile soltanto da parte di chi non conosceva l'alta cultura tedesca e la sua metodicità un po' miope, diametralmente contraria alla vivace e nervosa intuizione storica del Loisy. In complesso, egli si è formato in un chiuso travaglio interiore, perseguendo certe sue mete, poco comunicando col mondo esterno: tranne che coi suoi libri, i quali spesso non furono intesi e parvero non interessare. È rimasto, non ostanti i clamori suscitati da L'Évangile et l'Église, un solitario, scomunicato dalla Chiesa e poco inteso dalla Francia laica, che non senza tergiversare gli concesse una cattedra al Collège de France. (p. 12)
==''Religione e civiltà''==
*Il mito narrava della sua nascita miracolosa da una roccia in una grotta e della sua adorazione da parte dei pastori in forma simile alla natività cristiana. Anche la festa della natività di [[Mitra]] (''natalis solis invicti'') ricorreva verso il solstizio d'inverno, il 25 dicembre. Il mito centrale era la tauroctonia. Al principio dei tempi esisteva un toro sovrannaturale miracoloso, e dalla sua uccisione Mitra fece scaturire tutta la creazione. Alla fine dei tempi il toro miracoloso ritornerà e avrà inizio la vita eterna per coloro che Mitra avrà redento. Su questa speranza e sul mito che deriva da antiche cosmogonie, e da costumi d'antichi cacciatori, si fondano i misteri mitraici, che a differenza degli altri misteri, iniziano solo gli uomini. I fedeli si dividevano in sette gradi: corvo, occulto (''cryphius''), milite, leone, persiano, corriere del Sole, padre. I primi due gradi pare fossero riservati agli iniziandi: col grado di milite, l'iniziazione prima era completa e il convertito diventava soldato del Dio. (p. 101)
*Poco sappiamo della teologia e dei riti [[Mitraismo|mitraici]], per la scomparsa dei documenti scritti. Solo ci son note le somiglianze con i riti cristiani che Tertulliano attribuisce alla malizia del diavolo. Giorno sacro è, per i seguaci di Mitra, il giorno prima della settimana, il giorno del sole (la domenica); l'iniziazione si compie con un battesimo e con un marchio a fuoco che consacra il milite di Mitra (anche per i cristiani il battesimo è il sigillo del soldato di Cristo): il mitraismo aveva anch'esso un banchetto sacro di comunione, forse mistica comunione col sacro toro principio di ogni vita, e pare che i pani del banchetto fossero segnati dalla croce uncinata. Anche il carattere morale della religione è spiccatissimo. (p. 102)
*[[Yahweh|Jahvè]] era il dio nazionale delle tribù israelitiche e le aveva accompagnate nella conquista della terra di Canaan. Era un dio del deserto, di tribù nomadi. La concezione sua, nelle forme più antiche, era ricca più di determinazioni e di caratteri morali che di caratteri fisici. Concepito nel deserto, mancava di molte di quelle caratteristiche proprie delle divinità della natura. Era sì concepito come una personalità completa, con caratteri antropomorfici. Ma la sfera della sua azione era principalmente nei rapporti col suo popolo. Era il patriarca delle tribù israelitiche, collerico, ma insieme giusto, vindice tremendo delle iniquità che si commettevano: custode di quella relativa eguaglianza e di quella semplicità rozza e magnanima che fioriva sotto le tende dei nomadi del deserto. Dio della guerra accompagnava nelle guerre e nelle conquiste le sue tribù: concedeva ad esse il territorio conquistato, ed esigeva una parte del bottino, che rimaneva consacrato a lui, e colpito da interdetto. La lotta del suo popolo contro le altre stirpi era la lotta di Jahvè contro gli dei degli altri popoli ancora concepiti come esseri reali. (pp. 108-109)
*Condannato [[Nestorio]], apparve non meno eretica la tesi contraria d'Eutiche – o [[monofisismo]] – che sosteneva approssimativamente un assorbimento della natura umana da parte della natura divina in Cristo. (p. 155)
*Il monofisismo trovò molti seguaci in Oriente, perché a quelle popolazioni, che si andavano a poco a poco spogliando della cultura ellenistica, la religione cristiana come culto del Dio Cristo umanizzato riusciva più semplice. (p. 156)
*Per quanto disprezzati dalle tribù nomadi perché divenuti sedentari, i [[Quraysh|Coresciti]] avevano saputo fare della loro città uno dei principali centri dell'Arabia sia per il traffico carovaniero sia per un santuario venerato da tutte le tribù arabe, la {{sic|cosidetta}} [[Kaʿba|Caaba]], o casa quadrata, ove, con altri feticci, si adorava una pietra nera, forse un aerolito, incastrata in un muro. La Mecca era perciò divenuta per l'Arabia ciò che era p. es. Olimpia per i Greci. (p. 167)
*[[Maometto]] non aveva dato nessuna disposizione in vista della sua morte. Del resto neppure in vita s'era mai proposto di dare una legge perenne e definitiva. Le sue norme avevano sempre il carattere occasionale delle particolari circostanze della sua vita e della sua politica. (p. 173)
==''Un reazionario''==
*{{NDR|[[Joseph de Maistre]]}} Provinciale, e d'una provincia francese che faceva parte del [[regno di Sardegna]], assorto in una vita patriarcale di clan, era l'antitesi del costume settecentesco, e sentiva bisogno di reagire aggressivamente al pensiero e al costume che Parigi imponeva alla Francia e al mondo. Era una prima reazione della provincia contro la forza centrale. Analizzava, distaccato e acuto, il moto degli spiriti, con un'ambizione in cui confluivano e la coscienza di sé e l'orgoglio del [[Savoia (regione storica)|savoiardo]], e lo spirito critico e talora quello sofistico. (cap. I, p. 24).
*Se per temperamento suo il Maistre, come è stato già rilevato, e come invece si sforzava d'illudersi, non era portato allo spasimo mistico, al contatto col divino e allo smarrimento nell'ineffabile, era però portato a un misticismo gnostico cerebrale nel processo della conoscenza. Trova che le cose meglio si spiegano ponendo come primo un [[dogma]] irrazionale, un [[mito]], che non in quella che per lui era la piatta causalità o sequenza dei fenomeni. (cap. I, p. 30)
*[...] impegnato nella sua polemica antirivoluzionaria a sostenere i poteri tradizionali, il Maistre divien l'araldo dei diritti divini dei re legittimi e delle razze regnanti e dell'aristocrazia. Ma questa riduzione meramente politica della sua speculazione teocratica, questo comandare di fazione il gendarme ausiliare Iddio a tutela di un determinato ordinamento politico e sociale non esaurisce del tutto le esigenze del suo pensiero, ed egli sarà portato ad una reduplicazione del regime teocratico, a dare alla divinità un suo proprio organo di governo, il [[papa]]: e così rimedierà alla lesione che la sua teoria delle nazioni incompenetrabili poteva recare all'universalismo cattolico. Ma per questa via, la vita politica delle nazioni e il potere dei principi rischieranno d'essere abbassati di un piano, di diventare qualcosa di simile alle accademie scolastiche dei collegi dei gesuiti, un passatempo per gli oziosi. (cap. V, p. 94)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/omodeo-alfredo-loisy/page/n4/mode/1up Alfredo Loisy]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1936.
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/OmodeoReligioneCivilta/mode/2up Religione e civiltà]'', Gius. Laterza & Figli, 1948.
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/unreazionario/page/n1/mode/1up Un reazionario. {{small|Il conte J. de Maistre}}]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1939.
==Altri progetti==
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/* Alfredo Loisy */ NDR superflui
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[[File:Omodeo.jpg|thumb|Adolfo Omodeo (prima del 1946)]]
'''Adolfo Omodeo''' (1889 – 1946), storico italiano.
==Citazioni di Adolfo Omodeo==
*La [[diplomazia]] è disposta a violare lo spirito fondamentale dei patti, non appena non sia in giuoco non dico l'interesse legittimo (perché nessun patto deve poggiare sul sacrificio senza contropartita dei contraenti) ma il comodo e le ambizioni segrete delle diverse nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[http://bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/01/0200/?#5/z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
*Noi trepidiamo per la [[pace]]. Certo non osiamo sperare che la pace possa essere eterna, perché nulla di eterno esce dalle mani dell'uomo. Ma vorremmo che essa potesse essere la più duratura possibile, vorremmo che la prova orrenda che ha travagliato e noi e i nostri figli non si riproducesse ad ogni generazione, vorremmo che l'[[Europa]] risorgesse alla sua funzione di creatrice delle forme più alte di civiltà.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[https://www.bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/ACR01-0200/5/#zoom=z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 82.</ref>
*[...] il sistema delle società di stati è inefficiente perché la custodia degli interessi supremi della civiltà mondiale viene affidata alla diplomazia, cioè l'elemento che per professione deve custodire gli interessi egoistici delle varie nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[https://www.bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/ACR01-0200/5/#zoom=z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
==''Alfredo Loisy''==
*Esperto di [[mito|miti]], egli ha cercato d'impedire la formazione del mito sulla propria persona. I cattolici han tentato di applicargli il formulario speciale, con cui son soliti render fosche le figure degli eretici e degli eresiarchi. Molti acattolici, che non hanno la capacità di cogliere la non facile psicologia della crisi [[Modernismo teologico|modernistica]], hanno alterato il senso dei fatti. Infine lo stesso uomo di dottrina è duro ad intendersi in tutto il suo significato, soprattutto nel suo paese. (p. 11)
*Questa grande figura di storico e di critico, che, per un'ironia della sorte, nella cerchia dei suoi amici era, e forse è ancora, designato «le petit Loisy», si leva isolata e per molti rispetti abrupta nella cultura francese. Un metodo personale di ricerca, un acume penetrante d'intuizioni, una rara tenacia di analisi lo distinguono dalla moderna storiografia francese, che per tanta parte si attarda nella ''routine'' e nei formularii del Taine, quando pure non va a ricercar nel Voltaire l'ispirazione. Anche la derivazione, in gran parte ideale, dal Renan, che il Loisy a più riprese afferma, va accolta con molta discrezione. (pp. 11-12)
*Lo accusarono — i professori di seminario e i nazionalisti — d'essere un importatore d'esegesi d'oltre Reno; accusa sciocca per l'insinuazione di passioni nazionali nei problemi della scienza, e che era possibile soltanto da parte di chi non conosceva l'alta cultura tedesca e la sua metodicità un po' miope, diametralmente contraria alla vivace e nervosa intuizione storica del Loisy. In complesso, egli si è formato in un chiuso travaglio interiore, perseguendo certe sue mete, poco comunicando col mondo esterno: tranne che coi suoi libri, i quali spesso non furono intesi e parvero non interessare. È rimasto, non ostanti i clamori suscitati da L'Évangile et l'Église, un solitario, scomunicato dalla Chiesa e poco inteso dalla Francia laica, che non senza tergiversare gli concesse una cattedra al Collège de France. (p. 12)
==''Religione e civiltà''==
*Il mito narrava della sua nascita miracolosa da una roccia in una grotta e della sua adorazione da parte dei pastori in forma simile alla natività cristiana. Anche la festa della natività di [[Mitra]] (''natalis solis invicti'') ricorreva verso il solstizio d'inverno, il 25 dicembre. Il mito centrale era la tauroctonia. Al principio dei tempi esisteva un toro sovrannaturale miracoloso, e dalla sua uccisione Mitra fece scaturire tutta la creazione. Alla fine dei tempi il toro miracoloso ritornerà e avrà inizio la vita eterna per coloro che Mitra avrà redento. Su questa speranza e sul mito che deriva da antiche cosmogonie, e da costumi d'antichi cacciatori, si fondano i misteri mitraici, che a differenza degli altri misteri, iniziano solo gli uomini. I fedeli si dividevano in sette gradi: corvo, occulto (''cryphius''), milite, leone, persiano, corriere del Sole, padre. I primi due gradi pare fossero riservati agli iniziandi: col grado di milite, l'iniziazione prima era completa e il convertito diventava soldato del Dio. (p. 101)
*Poco sappiamo della teologia e dei riti [[Mitraismo|mitraici]], per la scomparsa dei documenti scritti. Solo ci son note le somiglianze con i riti cristiani che Tertulliano attribuisce alla malizia del diavolo. Giorno sacro è, per i seguaci di Mitra, il giorno prima della settimana, il giorno del sole (la domenica); l'iniziazione si compie con un battesimo e con un marchio a fuoco che consacra il milite di Mitra (anche per i cristiani il battesimo è il sigillo del soldato di Cristo): il mitraismo aveva anch'esso un banchetto sacro di comunione, forse mistica comunione col sacro toro principio di ogni vita, e pare che i pani del banchetto fossero segnati dalla croce uncinata. Anche il carattere morale della religione è spiccatissimo. (p. 102)
*[[Yahweh|Jahvè]] era il dio nazionale delle tribù israelitiche e le aveva accompagnate nella conquista della terra di Canaan. Era un dio del deserto, di tribù nomadi. La concezione sua, nelle forme più antiche, era ricca più di determinazioni e di caratteri morali che di caratteri fisici. Concepito nel deserto, mancava di molte di quelle caratteristiche proprie delle divinità della natura. Era sì concepito come una personalità completa, con caratteri antropomorfici. Ma la sfera della sua azione era principalmente nei rapporti col suo popolo. Era il patriarca delle tribù israelitiche, collerico, ma insieme giusto, vindice tremendo delle iniquità che si commettevano: custode di quella relativa eguaglianza e di quella semplicità rozza e magnanima che fioriva sotto le tende dei nomadi del deserto. Dio della guerra accompagnava nelle guerre e nelle conquiste le sue tribù: concedeva ad esse il territorio conquistato, ed esigeva una parte del bottino, che rimaneva consacrato a lui, e colpito da interdetto. La lotta del suo popolo contro le altre stirpi era la lotta di Jahvè contro gli dei degli altri popoli ancora concepiti come esseri reali. (pp. 108-109)
*Condannato [[Nestorio]], apparve non meno eretica la tesi contraria d'Eutiche – o [[monofisismo]] – che sosteneva approssimativamente un assorbimento della natura umana da parte della natura divina in Cristo. (p. 155)
*Il monofisismo trovò molti seguaci in Oriente, perché a quelle popolazioni, che si andavano a poco a poco spogliando della cultura ellenistica, la religione cristiana come culto del Dio Cristo umanizzato riusciva più semplice. (p. 156)
*Per quanto disprezzati dalle tribù nomadi perché divenuti sedentari, i [[Quraysh|Coresciti]] avevano saputo fare della loro città uno dei principali centri dell'Arabia sia per il traffico carovaniero sia per un santuario venerato da tutte le tribù arabe, la {{sic|cosidetta}} [[Kaʿba|Caaba]], o casa quadrata, ove, con altri feticci, si adorava una pietra nera, forse un aerolito, incastrata in un muro. La Mecca era perciò divenuta per l'Arabia ciò che era p. es. Olimpia per i Greci. (p. 167)
*[[Maometto]] non aveva dato nessuna disposizione in vista della sua morte. Del resto neppure in vita s'era mai proposto di dare una legge perenne e definitiva. Le sue norme avevano sempre il carattere occasionale delle particolari circostanze della sua vita e della sua politica. (p. 173)
==''Un reazionario''==
*{{NDR|[[Joseph de Maistre]]}} Provinciale, e d'una provincia francese che faceva parte del [[regno di Sardegna]], assorto in una vita patriarcale di clan, era l'antitesi del costume settecentesco, e sentiva bisogno di reagire aggressivamente al pensiero e al costume che Parigi imponeva alla Francia e al mondo. Era una prima reazione della provincia contro la forza centrale. Analizzava, distaccato e acuto, il moto degli spiriti, con un'ambizione in cui confluivano e la coscienza di sé e l'orgoglio del [[Savoia (regione storica)|savoiardo]], e lo spirito critico e talora quello sofistico. (cap. I, p. 24).
*Se per temperamento suo il Maistre, come è stato già rilevato, e come invece si sforzava d'illudersi, non era portato allo spasimo mistico, al contatto col divino e allo smarrimento nell'ineffabile, era però portato a un misticismo gnostico cerebrale nel processo della conoscenza. Trova che le cose meglio si spiegano ponendo come primo un [[dogma]] irrazionale, un [[mito]], che non in quella che per lui era la piatta causalità o sequenza dei fenomeni. (cap. I, p. 30)
*[...] impegnato nella sua polemica antirivoluzionaria a sostenere i poteri tradizionali, il Maistre divien l'araldo dei diritti divini dei re legittimi e delle razze regnanti e dell'aristocrazia. Ma questa riduzione meramente politica della sua speculazione teocratica, questo comandare di fazione il gendarme ausiliare Iddio a tutela di un determinato ordinamento politico e sociale non esaurisce del tutto le esigenze del suo pensiero, ed egli sarà portato ad una reduplicazione del regime teocratico, a dare alla divinità un suo proprio organo di governo, il [[papa]]: e così rimedierà alla lesione che la sua teoria delle nazioni incompenetrabili poteva recare all'universalismo cattolico. Ma per questa via, la vita politica delle nazioni e il potere dei principi rischieranno d'essere abbassati di un piano, di diventare qualcosa di simile alle accademie scolastiche dei collegi dei gesuiti, un passatempo per gli oziosi. (cap. V, p. 94)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/omodeo-alfredo-loisy/page/n4/mode/1up Alfredo Loisy]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1936.
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/OmodeoReligioneCivilta/mode/2up Religione e civiltà]'', Gius. Laterza & Figli, 1948.
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/unreazionario/page/n1/mode/1up Un reazionario. {{small|Il conte J. de Maistre}}]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1939.
==Altri progetti==
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/* Alfredo Loisy */ corsivo e altro
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[[File:Omodeo.jpg|thumb|Adolfo Omodeo (prima del 1946)]]
'''Adolfo Omodeo''' (1889 – 1946), storico italiano.
==Citazioni di Adolfo Omodeo==
*La [[diplomazia]] è disposta a violare lo spirito fondamentale dei patti, non appena non sia in giuoco non dico l'interesse legittimo (perché nessun patto deve poggiare sul sacrificio senza contropartita dei contraenti) ma il comodo e le ambizioni segrete delle diverse nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[http://bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/01/0200/?#5/z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
*Noi trepidiamo per la [[pace]]. Certo non osiamo sperare che la pace possa essere eterna, perché nulla di eterno esce dalle mani dell'uomo. Ma vorremmo che essa potesse essere la più duratura possibile, vorremmo che la prova orrenda che ha travagliato e noi e i nostri figli non si riproducesse ad ogni generazione, vorremmo che l'[[Europa]] risorgesse alla sua funzione di creatrice delle forme più alte di civiltà.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[https://www.bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/ACR01-0200/5/#zoom=z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 82.</ref>
*[...] il sistema delle società di stati è inefficiente perché la custodia degli interessi supremi della civiltà mondiale viene affidata alla diplomazia, cioè l'elemento che per professione deve custodire gli interessi egoistici delle varie nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[https://www.bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/ACR01-0200/5/#zoom=z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
==''Alfredo Loisy''==
*Esperto di [[mito|miti]], egli ha cercato d'impedire la formazione del mito sulla propria persona. I cattolici han tentato di applicargli il formulario speciale, con cui son soliti render fosche le figure degli eretici e degli eresiarchi. Molti acattolici, che non hanno la capacità di cogliere la non facile psicologia della crisi [[Modernismo teologico|modernistica]], hanno alterato il senso dei fatti. Infine lo stesso uomo di dottrina è duro ad intendersi in tutto il suo significato, soprattutto nel suo paese. (p. 11)
*Questa grande figura di storico e di critico, che, per un'ironia della sorte, nella cerchia dei suoi amici era, e forse è ancora, designato «le petit Loisy», si leva isolata e per molti rispetti abrupta nella cultura francese. Un metodo personale di ricerca, un acume penetrante d'intuizioni, una rara tenacia di analisi lo distinguono dalla moderna storiografia francese, che per tanta parte si attarda nella ''routine'' e nei formularii del Taine, quando pure non va a ricercar nel Voltaire l'ispirazione. Anche la derivazione, in gran parte ideale, dal Renan, che il Loisy a più riprese afferma, va accolta con molta discrezione. (pp. 11-12)
*Lo accusarono – i professori di seminario e i nazionalisti – d'essere un importatore d'esegesi d'oltre Reno; accusa sciocca per l'insinuazione di passioni nazionali nei problemi della scienza, e che era possibile soltanto da parte di chi non conosceva l'alta cultura tedesca e la sua metodicità un po' miope, diametralmente contraria alla vivace e nervosa intuizione storica del Loisy. In complesso, egli si è formato in un chiuso travaglio interiore, perseguendo certe sue mete, poco comunicando col mondo esterno: tranne che coi suoi libri, i quali spesso non furono intesi e parvero non interessare. È rimasto, non ostanti i clamori suscitati da ''L'Évangile et l'Église'', un solitario, scomunicato dalla Chiesa e poco inteso dalla Francia laica, che non senza tergiversare gli concesse una cattedra al ''Collège de France''. (p. 12)
==''Religione e civiltà''==
*Il mito narrava della sua nascita miracolosa da una roccia in una grotta e della sua adorazione da parte dei pastori in forma simile alla natività cristiana. Anche la festa della natività di [[Mitra]] (''natalis solis invicti'') ricorreva verso il solstizio d'inverno, il 25 dicembre. Il mito centrale era la tauroctonia. Al principio dei tempi esisteva un toro sovrannaturale miracoloso, e dalla sua uccisione Mitra fece scaturire tutta la creazione. Alla fine dei tempi il toro miracoloso ritornerà e avrà inizio la vita eterna per coloro che Mitra avrà redento. Su questa speranza e sul mito che deriva da antiche cosmogonie, e da costumi d'antichi cacciatori, si fondano i misteri mitraici, che a differenza degli altri misteri, iniziano solo gli uomini. I fedeli si dividevano in sette gradi: corvo, occulto (''cryphius''), milite, leone, persiano, corriere del Sole, padre. I primi due gradi pare fossero riservati agli iniziandi: col grado di milite, l'iniziazione prima era completa e il convertito diventava soldato del Dio. (p. 101)
*Poco sappiamo della teologia e dei riti [[Mitraismo|mitraici]], per la scomparsa dei documenti scritti. Solo ci son note le somiglianze con i riti cristiani che Tertulliano attribuisce alla malizia del diavolo. Giorno sacro è, per i seguaci di Mitra, il giorno prima della settimana, il giorno del sole (la domenica); l'iniziazione si compie con un battesimo e con un marchio a fuoco che consacra il milite di Mitra (anche per i cristiani il battesimo è il sigillo del soldato di Cristo): il mitraismo aveva anch'esso un banchetto sacro di comunione, forse mistica comunione col sacro toro principio di ogni vita, e pare che i pani del banchetto fossero segnati dalla croce uncinata. Anche il carattere morale della religione è spiccatissimo. (p. 102)
*[[Yahweh|Jahvè]] era il dio nazionale delle tribù israelitiche e le aveva accompagnate nella conquista della terra di Canaan. Era un dio del deserto, di tribù nomadi. La concezione sua, nelle forme più antiche, era ricca più di determinazioni e di caratteri morali che di caratteri fisici. Concepito nel deserto, mancava di molte di quelle caratteristiche proprie delle divinità della natura. Era sì concepito come una personalità completa, con caratteri antropomorfici. Ma la sfera della sua azione era principalmente nei rapporti col suo popolo. Era il patriarca delle tribù israelitiche, collerico, ma insieme giusto, vindice tremendo delle iniquità che si commettevano: custode di quella relativa eguaglianza e di quella semplicità rozza e magnanima che fioriva sotto le tende dei nomadi del deserto. Dio della guerra accompagnava nelle guerre e nelle conquiste le sue tribù: concedeva ad esse il territorio conquistato, ed esigeva una parte del bottino, che rimaneva consacrato a lui, e colpito da interdetto. La lotta del suo popolo contro le altre stirpi era la lotta di Jahvè contro gli dei degli altri popoli ancora concepiti come esseri reali. (pp. 108-109)
*Condannato [[Nestorio]], apparve non meno eretica la tesi contraria d'Eutiche – o [[monofisismo]] – che sosteneva approssimativamente un assorbimento della natura umana da parte della natura divina in Cristo. (p. 155)
*Il monofisismo trovò molti seguaci in Oriente, perché a quelle popolazioni, che si andavano a poco a poco spogliando della cultura ellenistica, la religione cristiana come culto del Dio Cristo umanizzato riusciva più semplice. (p. 156)
*Per quanto disprezzati dalle tribù nomadi perché divenuti sedentari, i [[Quraysh|Coresciti]] avevano saputo fare della loro città uno dei principali centri dell'Arabia sia per il traffico carovaniero sia per un santuario venerato da tutte le tribù arabe, la {{sic|cosidetta}} [[Kaʿba|Caaba]], o casa quadrata, ove, con altri feticci, si adorava una pietra nera, forse un aerolito, incastrata in un muro. La Mecca era perciò divenuta per l'Arabia ciò che era p. es. Olimpia per i Greci. (p. 167)
*[[Maometto]] non aveva dato nessuna disposizione in vista della sua morte. Del resto neppure in vita s'era mai proposto di dare una legge perenne e definitiva. Le sue norme avevano sempre il carattere occasionale delle particolari circostanze della sua vita e della sua politica. (p. 173)
==''Un reazionario''==
*{{NDR|[[Joseph de Maistre]]}} Provinciale, e d'una provincia francese che faceva parte del [[regno di Sardegna]], assorto in una vita patriarcale di clan, era l'antitesi del costume settecentesco, e sentiva bisogno di reagire aggressivamente al pensiero e al costume che Parigi imponeva alla Francia e al mondo. Era una prima reazione della provincia contro la forza centrale. Analizzava, distaccato e acuto, il moto degli spiriti, con un'ambizione in cui confluivano e la coscienza di sé e l'orgoglio del [[Savoia (regione storica)|savoiardo]], e lo spirito critico e talora quello sofistico. (cap. I, p. 24).
*Se per temperamento suo il Maistre, come è stato già rilevato, e come invece si sforzava d'illudersi, non era portato allo spasimo mistico, al contatto col divino e allo smarrimento nell'ineffabile, era però portato a un misticismo gnostico cerebrale nel processo della conoscenza. Trova che le cose meglio si spiegano ponendo come primo un [[dogma]] irrazionale, un [[mito]], che non in quella che per lui era la piatta causalità o sequenza dei fenomeni. (cap. I, p. 30)
*[...] impegnato nella sua polemica antirivoluzionaria a sostenere i poteri tradizionali, il Maistre divien l'araldo dei diritti divini dei re legittimi e delle razze regnanti e dell'aristocrazia. Ma questa riduzione meramente politica della sua speculazione teocratica, questo comandare di fazione il gendarme ausiliare Iddio a tutela di un determinato ordinamento politico e sociale non esaurisce del tutto le esigenze del suo pensiero, ed egli sarà portato ad una reduplicazione del regime teocratico, a dare alla divinità un suo proprio organo di governo, il [[papa]]: e così rimedierà alla lesione che la sua teoria delle nazioni incompenetrabili poteva recare all'universalismo cattolico. Ma per questa via, la vita politica delle nazioni e il potere dei principi rischieranno d'essere abbassati di un piano, di diventare qualcosa di simile alle accademie scolastiche dei collegi dei gesuiti, un passatempo per gli oziosi. (cap. V, p. 94)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/omodeo-alfredo-loisy/page/n4/mode/1up Alfredo Loisy]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1936.
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/OmodeoReligioneCivilta/mode/2up Religione e civiltà]'', Gius. Laterza & Figli, 1948.
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/unreazionario/page/n1/mode/1up Un reazionario. {{small|Il conte J. de Maistre}}]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1939.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Omodeo, Adolfo}}
[[Categoria:Storici italiani]]
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[[File:Omodeo.jpg|thumb|Adolfo Omodeo (prima del 1946)]]
'''Adolfo Omodeo''' (1889 – 1946), storico italiano.
==Citazioni di Adolfo Omodeo==
*La [[diplomazia]] è disposta a violare lo spirito fondamentale dei patti, non appena non sia in giuoco non dico l'interesse legittimo (perché nessun patto deve poggiare sul sacrificio senza contropartita dei contraenti) ma il comodo e le ambizioni segrete delle diverse nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[http://bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/01/0200/?#5/z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
*Noi trepidiamo per la [[pace]]. Certo non osiamo sperare che la pace possa essere eterna, perché nulla di eterno esce dalle mani dell'uomo. Ma vorremmo che essa potesse essere la più duratura possibile, vorremmo che la prova orrenda che ha travagliato e noi e i nostri figli non si riproducesse ad ogni generazione, vorremmo che l'[[Europa]] risorgesse alla sua funzione di creatrice delle forme più alte di civiltà.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[https://www.bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/ACR01-0200/5/#zoom=z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 82.</ref>
*[...] il sistema delle società di stati è inefficiente perché la custodia degli interessi supremi della civiltà mondiale viene affidata alla diplomazia, cioè l'elemento che per professione deve custodire gli interessi egoistici delle varie nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[https://www.bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/ACR01-0200/5/#zoom=z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
==''Alfredo Loisy''==
*Esperto di [[mito|miti]], egli ha cercato d'impedire la formazione del mito sulla propria persona. I cattolici han tentato di applicargli il formulario speciale, con cui son soliti render fosche le figure degli eretici e degli eresiarchi. Molti acattolici, che non hanno la capacità di cogliere la non facile psicologia della crisi [[Modernismo teologico|modernistica]], hanno alterato il senso dei fatti. Infine lo stesso uomo di dottrina è duro ad intendersi in tutto il suo significato, soprattutto nel suo paese. (p. 11)
*Questa grande figura di storico e di critico, che, per un'ironia della sorte, nella cerchia dei suoi amici era, e forse è ancora, designato «le petit Loisy», si leva isolata e per molti rispetti abrupta nella cultura francese. Un metodo personale di ricerca, un acume penetrante d'intuizioni, una rara tenacia di analisi lo distinguono dalla moderna storiografia francese, che per tanta parte si attarda nella ''routine'' e nei formularii del [[Hippolyte Taine|Taine]], quando pure non va a ricercar nel [[Voltaire]] l'ispirazione. Anche la derivazione, in gran parte ideale, dal [[Ernest Renan|Renan]], che il Loisy a più riprese afferma, va accolta con molta discrezione. (pp. 11-12)
*Lo accusarono – i professori di seminario e i nazionalisti – d'essere un importatore d'esegesi d'oltre Reno; accusa sciocca per l'insinuazione di passioni nazionali nei problemi della scienza, e che era possibile soltanto da parte di chi non conosceva l'alta cultura tedesca e la sua metodicità un po' miope, diametralmente contraria alla vivace e nervosa intuizione storica del Loisy. In complesso, egli si è formato in un chiuso travaglio interiore, perseguendo certe sue mete, poco comunicando col mondo esterno: tranne che coi suoi libri, i quali spesso non furono intesi e parvero non interessare. È rimasto, non ostanti i clamori suscitati da ''L'Évangile et l'Église'', un solitario, scomunicato dalla Chiesa e poco inteso dalla Francia laica, che non senza tergiversare gli concesse una cattedra al ''Collège de France''. (p. 12)
==''Religione e civiltà''==
*Il mito narrava della sua nascita miracolosa da una roccia in una grotta e della sua adorazione da parte dei pastori in forma simile alla natività cristiana. Anche la festa della natività di [[Mitra]] (''natalis solis invicti'') ricorreva verso il solstizio d'inverno, il 25 dicembre. Il mito centrale era la tauroctonia. Al principio dei tempi esisteva un toro sovrannaturale miracoloso, e dalla sua uccisione Mitra fece scaturire tutta la creazione. Alla fine dei tempi il toro miracoloso ritornerà e avrà inizio la vita eterna per coloro che Mitra avrà redento. Su questa speranza e sul mito che deriva da antiche cosmogonie, e da costumi d'antichi cacciatori, si fondano i misteri mitraici, che a differenza degli altri misteri, iniziano solo gli uomini. I fedeli si dividevano in sette gradi: corvo, occulto (''cryphius''), milite, leone, persiano, corriere del Sole, padre. I primi due gradi pare fossero riservati agli iniziandi: col grado di milite, l'iniziazione prima era completa e il convertito diventava soldato del Dio. (p. 101)
*Poco sappiamo della teologia e dei riti [[Mitraismo|mitraici]], per la scomparsa dei documenti scritti. Solo ci son note le somiglianze con i riti cristiani che Tertulliano attribuisce alla malizia del diavolo. Giorno sacro è, per i seguaci di Mitra, il giorno prima della settimana, il giorno del sole (la domenica); l'iniziazione si compie con un battesimo e con un marchio a fuoco che consacra il milite di Mitra (anche per i cristiani il battesimo è il sigillo del soldato di Cristo): il mitraismo aveva anch'esso un banchetto sacro di comunione, forse mistica comunione col sacro toro principio di ogni vita, e pare che i pani del banchetto fossero segnati dalla croce uncinata. Anche il carattere morale della religione è spiccatissimo. (p. 102)
*[[Yahweh|Jahvè]] era il dio nazionale delle tribù israelitiche e le aveva accompagnate nella conquista della terra di Canaan. Era un dio del deserto, di tribù nomadi. La concezione sua, nelle forme più antiche, era ricca più di determinazioni e di caratteri morali che di caratteri fisici. Concepito nel deserto, mancava di molte di quelle caratteristiche proprie delle divinità della natura. Era sì concepito come una personalità completa, con caratteri antropomorfici. Ma la sfera della sua azione era principalmente nei rapporti col suo popolo. Era il patriarca delle tribù israelitiche, collerico, ma insieme giusto, vindice tremendo delle iniquità che si commettevano: custode di quella relativa eguaglianza e di quella semplicità rozza e magnanima che fioriva sotto le tende dei nomadi del deserto. Dio della guerra accompagnava nelle guerre e nelle conquiste le sue tribù: concedeva ad esse il territorio conquistato, ed esigeva una parte del bottino, che rimaneva consacrato a lui, e colpito da interdetto. La lotta del suo popolo contro le altre stirpi era la lotta di Jahvè contro gli dei degli altri popoli ancora concepiti come esseri reali. (pp. 108-109)
*Condannato [[Nestorio]], apparve non meno eretica la tesi contraria d'Eutiche – o [[monofisismo]] – che sosteneva approssimativamente un assorbimento della natura umana da parte della natura divina in Cristo. (p. 155)
*Il monofisismo trovò molti seguaci in Oriente, perché a quelle popolazioni, che si andavano a poco a poco spogliando della cultura ellenistica, la religione cristiana come culto del Dio Cristo umanizzato riusciva più semplice. (p. 156)
*Per quanto disprezzati dalle tribù nomadi perché divenuti sedentari, i [[Quraysh|Coresciti]] avevano saputo fare della loro città uno dei principali centri dell'Arabia sia per il traffico carovaniero sia per un santuario venerato da tutte le tribù arabe, la {{sic|cosidetta}} [[Kaʿba|Caaba]], o casa quadrata, ove, con altri feticci, si adorava una pietra nera, forse un aerolito, incastrata in un muro. La Mecca era perciò divenuta per l'Arabia ciò che era p. es. Olimpia per i Greci. (p. 167)
*[[Maometto]] non aveva dato nessuna disposizione in vista della sua morte. Del resto neppure in vita s'era mai proposto di dare una legge perenne e definitiva. Le sue norme avevano sempre il carattere occasionale delle particolari circostanze della sua vita e della sua politica. (p. 173)
==''Un reazionario''==
*{{NDR|[[Joseph de Maistre]]}} Provinciale, e d'una provincia francese che faceva parte del [[regno di Sardegna]], assorto in una vita patriarcale di clan, era l'antitesi del costume settecentesco, e sentiva bisogno di reagire aggressivamente al pensiero e al costume che Parigi imponeva alla Francia e al mondo. Era una prima reazione della provincia contro la forza centrale. Analizzava, distaccato e acuto, il moto degli spiriti, con un'ambizione in cui confluivano e la coscienza di sé e l'orgoglio del [[Savoia (regione storica)|savoiardo]], e lo spirito critico e talora quello sofistico. (cap. I, p. 24).
*Se per temperamento suo il Maistre, come è stato già rilevato, e come invece si sforzava d'illudersi, non era portato allo spasimo mistico, al contatto col divino e allo smarrimento nell'ineffabile, era però portato a un misticismo gnostico cerebrale nel processo della conoscenza. Trova che le cose meglio si spiegano ponendo come primo un [[dogma]] irrazionale, un [[mito]], che non in quella che per lui era la piatta causalità o sequenza dei fenomeni. (cap. I, p. 30)
*[...] impegnato nella sua polemica antirivoluzionaria a sostenere i poteri tradizionali, il Maistre divien l'araldo dei diritti divini dei re legittimi e delle razze regnanti e dell'aristocrazia. Ma questa riduzione meramente politica della sua speculazione teocratica, questo comandare di fazione il gendarme ausiliare Iddio a tutela di un determinato ordinamento politico e sociale non esaurisce del tutto le esigenze del suo pensiero, ed egli sarà portato ad una reduplicazione del regime teocratico, a dare alla divinità un suo proprio organo di governo, il [[papa]]: e così rimedierà alla lesione che la sua teoria delle nazioni incompenetrabili poteva recare all'universalismo cattolico. Ma per questa via, la vita politica delle nazioni e il potere dei principi rischieranno d'essere abbassati di un piano, di diventare qualcosa di simile alle accademie scolastiche dei collegi dei gesuiti, un passatempo per gli oziosi. (cap. V, p. 94)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/omodeo-alfredo-loisy/page/n4/mode/1up Alfredo Loisy]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1936.
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/OmodeoReligioneCivilta/mode/2up Religione e civiltà]'', Gius. Laterza & Figli, 1948.
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/unreazionario/page/n1/mode/1up Un reazionario. {{small|Il conte J. de Maistre}}]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1939.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Storici italiani]]
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[[File:Omodeo.jpg|thumb|Adolfo Omodeo (prima del 1946)]]
'''Adolfo Omodeo''' (1889 – 1946), storico italiano.
==Citazioni di Adolfo Omodeo==
*La [[diplomazia]] è disposta a violare lo spirito fondamentale dei patti, non appena non sia in giuoco non dico l'interesse legittimo (perché nessun patto deve poggiare sul sacrificio senza contropartita dei contraenti) ma il comodo e le ambizioni segrete delle diverse nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[http://bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/01/0200/?#5/z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
*Noi trepidiamo per la [[pace]]. Certo non osiamo sperare che la pace possa essere eterna, perché nulla di eterno esce dalle mani dell'uomo. Ma vorremmo che essa potesse essere la più duratura possibile, vorremmo che la prova orrenda che ha travagliato e noi e i nostri figli non si riproducesse ad ogni generazione, vorremmo che l'[[Europa]] risorgesse alla sua funzione di creatrice delle forme più alte di civiltà.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[https://www.bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/ACR01-0200/5/#zoom=z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 82.</ref>
*[...] il sistema delle società di stati è inefficiente perché la custodia degli interessi supremi della civiltà mondiale viene affidata alla diplomazia, cioè l'elemento che per professione deve custodire gli interessi egoistici delle varie nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[https://www.bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/ACR01-0200/5/#zoom=z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
==''Alfredo Loisy''==
*Esperto di [[mito|miti]], egli ha cercato d'impedire la formazione del mito sulla propria persona. I cattolici han tentato di applicargli il formulario speciale, con cui son soliti render fosche le figure degli eretici e degli eresiarchi. Molti acattolici, che non hanno la capacità di cogliere la non facile psicologia della crisi [[Modernismo teologico|modernistica]], hanno alterato il senso dei fatti. Infine lo stesso uomo di dottrina è duro ad intendersi in tutto il suo significato, soprattutto nel suo paese. (p. 11)
*Questa grande figura di storico e di critico, che, per un'ironia della sorte, nella cerchia dei suoi amici era, e forse è ancora, designato «le petit Loisy», si leva isolata e per molti rispetti abrupta nella cultura francese. Un metodo personale di ricerca, un acume penetrante d'intuizioni, una rara tenacia di analisi lo distinguono dalla moderna storiografia francese, che per tanta parte si attarda nella ''routine'' e nei formularii del [[Hippolyte Taine|Taine]], quando pure non va a ricercar nel [[Voltaire]] l'ispirazione. Anche la derivazione, in gran parte ideale, dal [[Ernest Renan|Renan]], che il Loisy a più riprese afferma, va accolta con molta discrezione. (pp. 11-12)
*Lo accusarono – i professori di seminario e i nazionalisti – d'essere un importatore d'[[esegesi]] d'oltre Reno; accusa sciocca per l'insinuazione di passioni nazionali nei problemi della scienza, e che era possibile soltanto da parte di chi non conosceva l'alta cultura tedesca e la sua metodicità un po' miope, diametralmente contraria alla vivace e nervosa intuizione storica del Loisy. In complesso, egli si è formato in un chiuso travaglio interiore, perseguendo certe sue mete, poco comunicando col mondo esterno: tranne che coi suoi libri, i quali spesso non furono intesi e parvero non interessare. È rimasto, non ostanti i clamori suscitati da ''L'Évangile et l'Église'', un solitario, [[Scomunica|scomunicato]] dalla Chiesa e poco inteso dalla Francia laica, che non senza tergiversare gli concesse una cattedra al ''Collège de France''. (p. 12)
==''Religione e civiltà''==
*Il mito narrava della sua nascita miracolosa da una roccia in una grotta e della sua adorazione da parte dei pastori in forma simile alla natività cristiana. Anche la festa della natività di [[Mitra]] (''natalis solis invicti'') ricorreva verso il solstizio d'inverno, il 25 dicembre. Il mito centrale era la tauroctonia. Al principio dei tempi esisteva un toro sovrannaturale miracoloso, e dalla sua uccisione Mitra fece scaturire tutta la creazione. Alla fine dei tempi il toro miracoloso ritornerà e avrà inizio la vita eterna per coloro che Mitra avrà redento. Su questa speranza e sul mito che deriva da antiche cosmogonie, e da costumi d'antichi cacciatori, si fondano i misteri mitraici, che a differenza degli altri misteri, iniziano solo gli uomini. I fedeli si dividevano in sette gradi: corvo, occulto (''cryphius''), milite, leone, persiano, corriere del Sole, padre. I primi due gradi pare fossero riservati agli iniziandi: col grado di milite, l'iniziazione prima era completa e il convertito diventava soldato del Dio. (p. 101)
*Poco sappiamo della teologia e dei riti [[Mitraismo|mitraici]], per la scomparsa dei documenti scritti. Solo ci son note le somiglianze con i riti cristiani che Tertulliano attribuisce alla malizia del diavolo. Giorno sacro è, per i seguaci di Mitra, il giorno prima della settimana, il giorno del sole (la domenica); l'iniziazione si compie con un battesimo e con un marchio a fuoco che consacra il milite di Mitra (anche per i cristiani il battesimo è il sigillo del soldato di Cristo): il mitraismo aveva anch'esso un banchetto sacro di comunione, forse mistica comunione col sacro toro principio di ogni vita, e pare che i pani del banchetto fossero segnati dalla croce uncinata. Anche il carattere morale della religione è spiccatissimo. (p. 102)
*[[Yahweh|Jahvè]] era il dio nazionale delle tribù israelitiche e le aveva accompagnate nella conquista della terra di Canaan. Era un dio del deserto, di tribù nomadi. La concezione sua, nelle forme più antiche, era ricca più di determinazioni e di caratteri morali che di caratteri fisici. Concepito nel deserto, mancava di molte di quelle caratteristiche proprie delle divinità della natura. Era sì concepito come una personalità completa, con caratteri antropomorfici. Ma la sfera della sua azione era principalmente nei rapporti col suo popolo. Era il patriarca delle tribù israelitiche, collerico, ma insieme giusto, vindice tremendo delle iniquità che si commettevano: custode di quella relativa eguaglianza e di quella semplicità rozza e magnanima che fioriva sotto le tende dei nomadi del deserto. Dio della guerra accompagnava nelle guerre e nelle conquiste le sue tribù: concedeva ad esse il territorio conquistato, ed esigeva una parte del bottino, che rimaneva consacrato a lui, e colpito da interdetto. La lotta del suo popolo contro le altre stirpi era la lotta di Jahvè contro gli dei degli altri popoli ancora concepiti come esseri reali. (pp. 108-109)
*Condannato [[Nestorio]], apparve non meno eretica la tesi contraria d'Eutiche – o [[monofisismo]] – che sosteneva approssimativamente un assorbimento della natura umana da parte della natura divina in Cristo. (p. 155)
*Il monofisismo trovò molti seguaci in Oriente, perché a quelle popolazioni, che si andavano a poco a poco spogliando della cultura ellenistica, la religione cristiana come culto del Dio Cristo umanizzato riusciva più semplice. (p. 156)
*Per quanto disprezzati dalle tribù nomadi perché divenuti sedentari, i [[Quraysh|Coresciti]] avevano saputo fare della loro città uno dei principali centri dell'Arabia sia per il traffico carovaniero sia per un santuario venerato da tutte le tribù arabe, la {{sic|cosidetta}} [[Kaʿba|Caaba]], o casa quadrata, ove, con altri feticci, si adorava una pietra nera, forse un aerolito, incastrata in un muro. La Mecca era perciò divenuta per l'Arabia ciò che era p. es. Olimpia per i Greci. (p. 167)
*[[Maometto]] non aveva dato nessuna disposizione in vista della sua morte. Del resto neppure in vita s'era mai proposto di dare una legge perenne e definitiva. Le sue norme avevano sempre il carattere occasionale delle particolari circostanze della sua vita e della sua politica. (p. 173)
==''Un reazionario''==
*{{NDR|[[Joseph de Maistre]]}} Provinciale, e d'una provincia francese che faceva parte del [[regno di Sardegna]], assorto in una vita patriarcale di clan, era l'antitesi del costume settecentesco, e sentiva bisogno di reagire aggressivamente al pensiero e al costume che Parigi imponeva alla Francia e al mondo. Era una prima reazione della provincia contro la forza centrale. Analizzava, distaccato e acuto, il moto degli spiriti, con un'ambizione in cui confluivano e la coscienza di sé e l'orgoglio del [[Savoia (regione storica)|savoiardo]], e lo spirito critico e talora quello sofistico. (cap. I, p. 24).
*Se per temperamento suo il Maistre, come è stato già rilevato, e come invece si sforzava d'illudersi, non era portato allo spasimo mistico, al contatto col divino e allo smarrimento nell'ineffabile, era però portato a un misticismo gnostico cerebrale nel processo della conoscenza. Trova che le cose meglio si spiegano ponendo come primo un [[dogma]] irrazionale, un [[mito]], che non in quella che per lui era la piatta causalità o sequenza dei fenomeni. (cap. I, p. 30)
*[...] impegnato nella sua polemica antirivoluzionaria a sostenere i poteri tradizionali, il Maistre divien l'araldo dei diritti divini dei re legittimi e delle razze regnanti e dell'aristocrazia. Ma questa riduzione meramente politica della sua speculazione teocratica, questo comandare di fazione il gendarme ausiliare Iddio a tutela di un determinato ordinamento politico e sociale non esaurisce del tutto le esigenze del suo pensiero, ed egli sarà portato ad una reduplicazione del regime teocratico, a dare alla divinità un suo proprio organo di governo, il [[papa]]: e così rimedierà alla lesione che la sua teoria delle nazioni incompenetrabili poteva recare all'universalismo cattolico. Ma per questa via, la vita politica delle nazioni e il potere dei principi rischieranno d'essere abbassati di un piano, di diventare qualcosa di simile alle accademie scolastiche dei collegi dei gesuiti, un passatempo per gli oziosi. (cap. V, p. 94)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/omodeo-alfredo-loisy/page/n4/mode/1up Alfredo Loisy]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1936.
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/OmodeoReligioneCivilta/mode/2up Religione e civiltà]'', Gius. Laterza & Figli, 1948.
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/unreazionario/page/n1/mode/1up Un reazionario. {{small|Il conte J. de Maistre}}]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1939.
==Altri progetti==
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[[File:Omodeo.jpg|thumb|Adolfo Omodeo (prima del 1946)]]
'''Adolfo Omodeo''' (1889 – 1946), storico italiano.
==Citazioni di Adolfo Omodeo==
*La [[diplomazia]] è disposta a violare lo spirito fondamentale dei patti, non appena non sia in giuoco non dico l'interesse legittimo (perché nessun patto deve poggiare sul sacrificio senza contropartita dei contraenti) ma il comodo e le ambizioni segrete delle diverse nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[http://bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/01/0200/?#5/z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
*Noi trepidiamo per la [[pace]]. Certo non osiamo sperare che la pace possa essere eterna, perché nulla di eterno esce dalle mani dell'uomo. Ma vorremmo che essa potesse essere la più duratura possibile, vorremmo che la prova orrenda che ha travagliato e noi e i nostri figli non si riproducesse ad ogni generazione, vorremmo che l'[[Europa]] risorgesse alla sua funzione di creatrice delle forme più alte di civiltà.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[https://www.bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/ACR01-0200/5/#zoom=z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 82.</ref>
*[...] il sistema delle società di stati è inefficiente perché la custodia degli interessi supremi della civiltà mondiale viene affidata alla diplomazia, cioè l'elemento che per professione deve custodire gli interessi egoistici delle varie nazioni.<ref>Dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Napoli, 11 novembre 1944; in ''[https://www.bibliotecaginobianco.it/flip/ACR/ACR01-0200/5/#zoom=z I problemi della pace]'', ''L'Acropoli'', Anno I, n. 2, febbraio 1945, p. 83.</ref>
==''Alfredo Loisy''==
*Esperto di [[mito|miti]], egli ha cercato d'impedire la formazione del mito sulla propria persona. I cattolici han tentato di applicargli il formulario speciale, con cui son soliti render fosche le figure degli eretici e degli eresiarchi. Molti acattolici, che non hanno la capacità di cogliere la non facile psicologia della crisi [[Modernismo teologico|modernistica]], hanno alterato il senso dei fatti. Infine lo stesso uomo di dottrina è duro ad intendersi in tutto il suo significato, soprattutto nel suo paese. (p. 11)
*Questa grande figura di storico e di critico, che, per un'ironia della sorte, nella cerchia dei suoi amici era, e forse è ancora, designato «le petit Loisy», si leva isolata e per molti rispetti abrupta nella cultura francese. Un metodo personale di ricerca, un acume penetrante d'intuizioni, una rara tenacia di analisi lo distinguono dalla moderna storiografia francese, che per tanta parte si attarda nella ''routine'' e nei formularii del [[Hippolyte Taine|Taine]], quando pure non va a ricercar nel [[Voltaire]] l'ispirazione. Anche la derivazione, in gran parte ideale, dal [[Ernest Renan|Renan]], che il Loisy a più riprese afferma, va accolta con molta discrezione. (pp. 11-12)
*Lo accusarono – i professori di seminario e i nazionalisti – d'essere un importatore d'[[esegesi]] d'oltre Reno; accusa sciocca per l'insinuazione di passioni nazionali nei problemi della scienza, e che era possibile soltanto da parte di chi non conosceva l'alta cultura tedesca e la sua metodicità un po' miope, diametralmente contraria alla vivace e nervosa intuizione storica del Loisy. In complesso, egli si è formato in un chiuso travaglio interiore, perseguendo certe sue mete, poco comunicando col mondo esterno: tranne che coi suoi libri, i quali spesso non furono intesi e parvero non interessare. È rimasto, non ostanti i clamori suscitati da ''L'Évangile et l'Église'', un solitario, [[Scomunica|scomunicato]] dalla Chiesa e poco inteso dalla Francia laica, che non senza tergiversare gli concesse una cattedra al ''[[Collège de France]]''. (p. 12)
==''Religione e civiltà''==
*Il mito narrava della sua nascita miracolosa da una roccia in una grotta e della sua adorazione da parte dei pastori in forma simile alla natività cristiana. Anche la festa della natività di [[Mitra]] (''natalis solis invicti'') ricorreva verso il solstizio d'inverno, il 25 dicembre. Il mito centrale era la tauroctonia. Al principio dei tempi esisteva un toro sovrannaturale miracoloso, e dalla sua uccisione Mitra fece scaturire tutta la creazione. Alla fine dei tempi il toro miracoloso ritornerà e avrà inizio la vita eterna per coloro che Mitra avrà redento. Su questa speranza e sul mito che deriva da antiche cosmogonie, e da costumi d'antichi cacciatori, si fondano i misteri mitraici, che a differenza degli altri misteri, iniziano solo gli uomini. I fedeli si dividevano in sette gradi: corvo, occulto (''cryphius''), milite, leone, persiano, corriere del Sole, padre. I primi due gradi pare fossero riservati agli iniziandi: col grado di milite, l'iniziazione prima era completa e il convertito diventava soldato del Dio. (p. 101)
*Poco sappiamo della teologia e dei riti [[Mitraismo|mitraici]], per la scomparsa dei documenti scritti. Solo ci son note le somiglianze con i riti cristiani che Tertulliano attribuisce alla malizia del diavolo. Giorno sacro è, per i seguaci di Mitra, il giorno prima della settimana, il giorno del sole (la domenica); l'iniziazione si compie con un battesimo e con un marchio a fuoco che consacra il milite di Mitra (anche per i cristiani il battesimo è il sigillo del soldato di Cristo): il mitraismo aveva anch'esso un banchetto sacro di comunione, forse mistica comunione col sacro toro principio di ogni vita, e pare che i pani del banchetto fossero segnati dalla croce uncinata. Anche il carattere morale della religione è spiccatissimo. (p. 102)
*[[Yahweh|Jahvè]] era il dio nazionale delle tribù israelitiche e le aveva accompagnate nella conquista della terra di Canaan. Era un dio del deserto, di tribù nomadi. La concezione sua, nelle forme più antiche, era ricca più di determinazioni e di caratteri morali che di caratteri fisici. Concepito nel deserto, mancava di molte di quelle caratteristiche proprie delle divinità della natura. Era sì concepito come una personalità completa, con caratteri antropomorfici. Ma la sfera della sua azione era principalmente nei rapporti col suo popolo. Era il patriarca delle tribù israelitiche, collerico, ma insieme giusto, vindice tremendo delle iniquità che si commettevano: custode di quella relativa eguaglianza e di quella semplicità rozza e magnanima che fioriva sotto le tende dei nomadi del deserto. Dio della guerra accompagnava nelle guerre e nelle conquiste le sue tribù: concedeva ad esse il territorio conquistato, ed esigeva una parte del bottino, che rimaneva consacrato a lui, e colpito da interdetto. La lotta del suo popolo contro le altre stirpi era la lotta di Jahvè contro gli dei degli altri popoli ancora concepiti come esseri reali. (pp. 108-109)
*Condannato [[Nestorio]], apparve non meno eretica la tesi contraria d'Eutiche – o [[monofisismo]] – che sosteneva approssimativamente un assorbimento della natura umana da parte della natura divina in Cristo. (p. 155)
*Il monofisismo trovò molti seguaci in Oriente, perché a quelle popolazioni, che si andavano a poco a poco spogliando della cultura ellenistica, la religione cristiana come culto del Dio Cristo umanizzato riusciva più semplice. (p. 156)
*Per quanto disprezzati dalle tribù nomadi perché divenuti sedentari, i [[Quraysh|Coresciti]] avevano saputo fare della loro città uno dei principali centri dell'Arabia sia per il traffico carovaniero sia per un santuario venerato da tutte le tribù arabe, la {{sic|cosidetta}} [[Kaʿba|Caaba]], o casa quadrata, ove, con altri feticci, si adorava una pietra nera, forse un aerolito, incastrata in un muro. La Mecca era perciò divenuta per l'Arabia ciò che era p. es. Olimpia per i Greci. (p. 167)
*[[Maometto]] non aveva dato nessuna disposizione in vista della sua morte. Del resto neppure in vita s'era mai proposto di dare una legge perenne e definitiva. Le sue norme avevano sempre il carattere occasionale delle particolari circostanze della sua vita e della sua politica. (p. 173)
==''Un reazionario''==
*{{NDR|[[Joseph de Maistre]]}} Provinciale, e d'una provincia francese che faceva parte del [[regno di Sardegna]], assorto in una vita patriarcale di clan, era l'antitesi del costume settecentesco, e sentiva bisogno di reagire aggressivamente al pensiero e al costume che Parigi imponeva alla Francia e al mondo. Era una prima reazione della provincia contro la forza centrale. Analizzava, distaccato e acuto, il moto degli spiriti, con un'ambizione in cui confluivano e la coscienza di sé e l'orgoglio del [[Savoia (regione storica)|savoiardo]], e lo spirito critico e talora quello sofistico. (cap. I, p. 24).
*Se per temperamento suo il Maistre, come è stato già rilevato, e come invece si sforzava d'illudersi, non era portato allo spasimo mistico, al contatto col divino e allo smarrimento nell'ineffabile, era però portato a un misticismo gnostico cerebrale nel processo della conoscenza. Trova che le cose meglio si spiegano ponendo come primo un [[dogma]] irrazionale, un [[mito]], che non in quella che per lui era la piatta causalità o sequenza dei fenomeni. (cap. I, p. 30)
*[...] impegnato nella sua polemica antirivoluzionaria a sostenere i poteri tradizionali, il Maistre divien l'araldo dei diritti divini dei re legittimi e delle razze regnanti e dell'aristocrazia. Ma questa riduzione meramente politica della sua speculazione teocratica, questo comandare di fazione il gendarme ausiliare Iddio a tutela di un determinato ordinamento politico e sociale non esaurisce del tutto le esigenze del suo pensiero, ed egli sarà portato ad una reduplicazione del regime teocratico, a dare alla divinità un suo proprio organo di governo, il [[papa]]: e così rimedierà alla lesione che la sua teoria delle nazioni incompenetrabili poteva recare all'universalismo cattolico. Ma per questa via, la vita politica delle nazioni e il potere dei principi rischieranno d'essere abbassati di un piano, di diventare qualcosa di simile alle accademie scolastiche dei collegi dei gesuiti, un passatempo per gli oziosi. (cap. V, p. 94)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/omodeo-alfredo-loisy/page/n4/mode/1up Alfredo Loisy]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1936.
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/OmodeoReligioneCivilta/mode/2up Religione e civiltà]'', Gius. Laterza & Figli, 1948.
*Adolfo Omodeo, ''[https://archive.org/details/unreazionario/page/n1/mode/1up Un reazionario. {{small|Il conte J. de Maistre}}]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1939.
==Altri progetti==
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/* Citazioni su Alfred Loisy */ Adolfo Omodeo
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[[File:Alfred Loisy.jpg|thumb|Alfred Loisy nel 1910]]
'''Alfred Firmin Loisy''' (1857 – 1940), biblista e storico francese.
==''Le origini del cristianesimo''==
===[[Incipit]]===
Il [[cristianesimo]] nacque dal giudaismo; ma, per quel che possiamo giudicarne, non trasse origine da una delle grandi correnti che dominavano allora il pensiero ebraico, il fariseismo il sadduceismo l'essenismo, bensì da piccoli gruppi eccentrici; e nella storia del giudaismo {{sic|palestinense}} prima del 70 ebbe indubbiamente scarso risalto, tanto che [[Flavio Giuseppe|Giuseppe Flavio]] credette di poter fare a meno di parlarne nei suoi scritti. Non fu un movimento di ascetismo organizzato e, tanto meno, una forma di pietismo legalistico; e non fu in alcun modo una scuola di conservatorismo tradizionale. Fu certamente un movimento messianico, ma che si svolse in condizioni affatto particolari e senza il furore sanguinario degli Zeloti. Si richiamava a un Cristo defunto, che viveva presso Dio e il cui avvento doveva venir effettuato dall'alto, e cioè da lui stesso; e fu ben presto, in questo senso, un mistero di salvazione di cui il Cristo fu l'anima, mentre l'avvento di questo Cristo si trasponeva progressivamente e si realizzava, per così dire, nella fede della sua Chiesa. Tale mistero non poteva non definirsi e svilupparsi in una teologia. Tuttavia, il cristianesimo fu, in origine, una religione di gente di umile condizione, non di teologi o di dotti dogmatizzanti o di sognatori contemplativi. <!--(cap. 1, Le fonti, p. 1)-->
===Citazioni===
*[[Giuda il Galileo]] non fu, certo, un maestro di filosofia o di vita ascetica; storicamente, fu soltanto un capo di bande o, piuttosto di briganti. Ma costituisce l'esempio tipico di una mentalità comune: della fede cieca ed assoluta, aspirante a realizzare nella sua pienezza l'idea del regno di Dio. (cap. 2, p. 55)
*Il principio ispiratore degli [[Zelota|Zeloti]], – su questo punto possiamo credere a Giuseppe Flavio –, era che gli Israeliti, popolo e figli di Dio, non avevano sulla terra altro sovrano legittimo che il signore del cielo. Quindi, la dominazione romana era sacrilega, il suo esercizio un'usurpazione empia, e bisognava rifiutare il tributo a Cesare. La rivolta contro l'impero idolatra era il più sacro dei doveri. (cap. 2, p. 55)
*A chi somiglia, infatti, il Cristo dell'''Apocalisse'', sul suo cavallo bianco, con il suo nome di mistero, gli occhi come fuoco fiammante, la spade che gli esce dalla bocca, i diademi folgoranti e il manto tinto di sangue? Somiglia a un dio solare, a [[Mitra]], che su alcuni bassorilievi è raffigurato a cavallo. E molto ci sarebbe da dire su questo Cristo apocalittico, con le sue sette chiese, le sue sette stelle, i suoi sette spiriti, che è il Santo, che è il Vero. Esso ha l'aspetto di una divinità astrale, presidente di sfere celesti, come Mitra, come Attis e altri. Si è sentita, si è creata tale affinità per rappresentarsi il Cristo come signore dell'universo. Per tal modo, da profeta del regno di Dio, da Messia promesso a Israele, Gesù si convertiva in signore del mondo e dell'umanità. La comunicazione degli attributi era tanto più facile in quanto gli dèi solari, quali dèi di luce, erano dèi di verità, dèi di giustizia, e, per questo aspetto morale del loro carattere, Gesù, identificato con il suo stesso ideale di giustizia eterna e di verità divina, li raggiungeva. (p. 243)
===[[Explicit]]===
Il successo del cristianesimo era stato preparato dalla diffusione dell'ebraismo; ma esso attuò una conquista che il giudaismo, che l'aveva iniziata, si dimostrava impotente a proseguire, perché teneva prigioniera nelle forme di un angusto nazionalismo un'idea di umanità universale. Tale idea, il cristianesimo la propose, entro l'involucro di un simbolo religioso, a tutti i diseredati del mondo antico, che non avevano patria e che accorsero a lui. Il senso di umanità che, a partire dall'{{sic|Evangelio}}, si sviluppò nel cristianesimo primitivo portò la Chiesa cattolica al primo piano della storia. È noto in che modo vi operò poi e in quale misura ha attuato o non il suo programma. Ma, dalla fine del secondo secolo ai giorni nostri, tale storia è abbondantemente documentata. Qui ha termine la preistoria del cristianesimo: la storia che si può indurre con prudenza, e in maniera più o meno congetturale, da testimonianze che contengono soprattutto la leggenda mistica della sua istituzione.
==''La religione d'Israele''==
===[[Incipit]]===
La fonte principale, per non dire l'unica, che si abbia per la storia della religione ebraica, anteriormente alla dominazione greca, si è quella collezione di libri che la tradizione cristiana ha definito col nome di Vecchio Testamento, e che si sono conservati, per la maggior parte, nella loro lingua d'origine, nella bibbia ebraica. Qui riesce sopra tutto importante apprezzare il contenuto di questi scritti, che sono stati e sono ancora considerati come sacri dai Giudei e dai Cristiani. Gli altri documenti numerosissimi, che riguardano la storia del giudaismo sotto la dominazione romana, fino alla completa distruzione della nazionalità giudaica, o non interessano se non la storia esteriore della religione, oppure non presentano la stessa difficoltà di analisi e di interpretazione che ci presentano i testi biblici, ed ognuno può sottoporli senza tema di errare alle regole comuni della critica. <!--(Cap. 1, Le Fonti, p. 23)-->
===Citazioni===
*È perfettamente inutile rammentare al lettore che il nome [[Geova|Jehova]] è un barbarismo che non ha avuto nemmeno il privilegio dell'antichità. (p. 126)
*Mosè non avrebbe potuto raccogliere le tribù sotto il patronato di [[Yahweh|Jahvè]], qualora questo dio fosse stato loro sconosciuto; e pare altresi certo che, prima di Mosè, Jahvè non fosse il dio comune delle tribù che, in seguito, l'adorarono. Non si è ancora riusciti a dimostrare se si tratti di un nome di origine cananea, oppure egiziana od assira. (pp. 127-128)
*La religione mosaica era ben lungi dall'essere un rigoroso monoteismo. Per trovare questo monoteismo negli antichi testi bisognerebbe farvelo entrare per forza. Ma coloro che si figuravano Jahvè nello spirito della notte, in atto di battersi con Giacobbe e collo stesso Mosè, in atto di fermare l'asina di Balaam, ed anche in atto di viaggiare nell'arca, a meno che ciò avvenisse nel serpente di rame, avendo un nome, alla pari degli dei vicini, ed, alla pari di questi, un popolo da custodire, e proteggere, costoro, evidentemente, lo concepivano come un dio particolare, potentissimo nella sua sfera d'azione, ed in atto di operare meraviglie nell'interesse dei suoi fedeli, ma pur sempre un dio frammezzo ad una schiera di dei, quantunque, infallantemente, fosse il più forte, il più grande, e forse anche il migliore. (p. 131)
*Si è fatto osservare che il Sinai di Madian era una regione vulcanica, e che questa circostanza verrebbe a spiegare il perché Jahvè era un dio igneo, un dio della tempesta, del quale riusciva altresi facile il fare un dio della guerra. Dalla stessa causa potrebbe provenire il suo esclusivismo. Questo spirito formidabile, adorato da un certo numero di tribù incolte, non si era trasmutato in un capo di una famiglia divina, come era avvenuto per gli dei delle altre nazioni. Egli bastava a se stesso, e non tollerava la vicinanza di altri dei. Questa caratteristica si trova testificata in modo incontestabile. (p. 132)
*La santità di Jahvè consiste nella sua inviolabilità, nella sua inaccessibilità, nella potenza che di cui è fornito di far rispettare la sua volontà, e non nella perfezione morale della sua natura. Si è detto che il suo carattere possiede dei tratti morali, ma non è precisamente un carattere morale. La sua potenza, la sua scienza, la sua bontà, sopratutto, hanno dei limiti. Quel dio del quale si crede che uccida istantaneamente coloro che rimirano la sua arca, o che stendono la mano per impedirle di cadere, non è un giudice che renda il castigo proporzionato alla colpa, sibbene un essere terribile che viene irritato quando lo si avvicina più di quello che convenga. La più leggera infrazione commessa contro la sua volontà, il più leggero attentato alla maestà del suo nome, lo ricolmano qualche volta di furore, ed a piacer suo o punisce le offese, oppure non vi bada nemmeno. (pp. 134-135)
*Quanto più una catastrofe è spaventosa, tanto più nella stessa si riconosce il suo intervento. Si trova esser naturale che egli estermini in una sola notte tutti i primogeniti degli egiziani: è il passaggio di Jahvè. Opera sua sono la peste e le malattie, come le stesse sono opera degli spiriti. Acceca o fa impazzire coloro che vuol perdere. Provoca il delitto che poi punirà. Siccome ogni trasporto violento dell'anima veniva attribuito agli spiriti, buono o cattivo che potesse essere, ogni eminente attitudine come ogni disordine dell'intelligenza la si attribuisce a Jahvè, il quale, in tal modo, viene ad essere, al tempo stesso, il genio del bene ed il genio dal male dei suoi sudditi. (pp. 136-137)
*Il [[Religione cananea|culto di Canaan]] era un politeismo volgare, che nascondeva in modo abbastanza superficiale uno strato d'animismo e di feticismo, eredità dei tempi antichi e, probabilmente, per lo meno per una parte, era proprio anche di quelle popolazioni vagabonde che se ne vivevano nel paese prima che se ne impadronissero i Cananei. Ogni località possiede il suo dio particolare; possiede il suo Baal, il culto del quale viene associato a quello di una pianta, di una fonte, di una pietra, di una caverna. [...] Tanto gli dei quanto le dee possono avere dei nomi particolari, ed è facile distinguerli, perché al loro nome va unito il nome del loro capoluogo: il baal di questa città non si può confondere con quello di quella, più di quello che si possano confondere le città stesse, che veneravano quei baal. Il paese si trovava frazionato in una serie di piccole signorie più o meno indipendenti, e questo frazionamento spiega questa molteplicità di dei. (pp. 148-149)
*Gli antichi dei rappresentavano l'autonomia locale, la quale doveva scomparire mediante l'unificazione politica sotto i capi di Israele; Jahvè stava a rappresentare l'umanità del popolo conquistatore ed il suo dominio. Coll'oracolo suo e la ''Thora'' dei suoi sacerdoti; col temperamento guerresco di cui era fornito, temperamento che faceva di lui il vero capitano delle schiere israelitiche; col regime delle guerre sacre, che trasformavano per un certo spazio di tempo i combattenti di Israele in una specie di ordine militare, sottoposto a strettissime regole religiose, che costituivano la sua disciplina; con i suoi entusiasti [...], i quali, sotto il nome di ''Nazir'' e di ''Nabis'' gli fungevano da testimonii al cospetto di popolazioni sensibili a tutte le manifestazioni della fede, anche e sopra tutto alle più stravaganti, Jahvè s'imponeva in tutti quei luoghi in cui Israele riusciva a metter piede. Se egli fosse già stato il dio del cielo e della terra, gli si sarebbero potuti subordinre gli dei locali, in qualità di spiriti celesti, come più tardi avvenne per gli dei delle varie nazioni. (pp. 154-155)
*È certo che una delle caratteristiche più straordinarie dello Jahvismo si è quella evoluzione mediante la quale il veggente, indovino e mago, l'entusiasta delirante, è divenuto il profeta degli ultimi tempi della monarchia, giudice dei re, difensore dei poveri, predicatore di giustizia, sempre preoccupato dell'avvenire per la tradizione di stato, ma che sempre coordina le sue predicazioni ad un insegnamento morale. La profezia diventa a poco a poco l'interprete di una religione in cui tutti i mezzi di cui in passato si era servita la divinazione propriamente detta vengono condannati. (p. 178)
*[[Raab (mitologia)|Rahab]] è il formidabile [[Tiamat]], che il demiurgo babilonese [[Marduk]] ha tagliato in due parti, da cui scaturirono il cielo e la terra. Gli ebrei poterono conoscere questo mito anche prima della cattività. Se ne sono riscontrate delle tracce in Giobbe ed in alcuni salmi. (p. 240)
==Citazioni su Alfred Loisy==
*Esperto di [[mito|miti]], egli ha cercato d’impedire la formazione del mito sulla propria persona. I cattolici han tentato di applicargli il formulario speciale, con cui son soliti render fosche le figure degli eretici e degli eresiarchi. Molti acattolici, che non hanno la capacità di cogliere la non facile psicologia della crisi [[Modernismo teologico|modernistica]], hanno alterato il senso dei fatti. Infine lo stesso uomo di dottrina è duro ad intendersi in tutto il suo significato, soprattutto nel suo paese. ([[Adolfo Omodeo]])
*I grandi spiriti, che abbandonarono la fede, da [[Ernest Renan|Renan]] a Loisy, confessarono, senza rossore, il loro disagio, e rimpiansero sempre il passato, riguardando la loro deviazione come una mutilazione e una sventura. Una profonda amarezza, che nessun applauso può dissipare, è nelle loro pagine, nelle loro parole. Sono sempre sul limitare della confessione. In ogni apostata c'è un'anima che implora in segreto la grazia divina. ([[Mario Missiroli]])
*Il Loisy, come in generale tutti i neo-cattolici, accentua il lato umano di Cristo, dicendo che per dogma è tanto uomo quanto Dio, ed accentua pure il lato umano della rivelazione. ([[Giuseppe Prezzolini]])
*La forza con cui Loisy seppe attraversare tante vicende e tante delusioni, la decisione con cui pose al disopra di tutto i diritti della verità e della coscienza meriteranno sempre il riconoscimento e l'ammirazione degli spiriti religiosi. Nell'opera sua non hanno vissuto soltanto le aspirazioni di una generazione; essa esprime qualche cosa che è di tutti i tempi e che vive anche nelle età più morte, nel secreto dello spirito, attendendo il risveglio. ([[Piero Martinetti]])
*La vera grandezza di Loisy non è nella sua esegesi, né nella sua filosofia; ma in qualche cosa che vale ben più di ogni esegesi e di ogni filosofia: nella sua alta personalità, che attraverso tutta la vita e l'opera sua ha incarnato una volontà insopprimibile di libertà e sincerità nella vita religiosa. ([[Piero Martinetti]])
==Bibliografia==
*Alfred Loisy, ''[https://archive.org/details/LoisyLaReligioneIsraele La religione d'Israele]'', Società editrice pontremolese, Piacenza, 1910.
*Alfred Loisy, ''[https://archive.org/details/LoisyLeOriginiDelCristianesimo Le origini del cristianesimo]'', Giulio Einaudi Editore, Torino, 1943.
==Altri progetti==
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[[File:Alfred Loisy.jpg|thumb|Alfred Loisy nel 1910]]
'''Alfred Firmin Loisy''' (1857 – 1940), biblista e storico francese.
==''Le origini del cristianesimo''==
===[[Incipit]]===
Il [[cristianesimo]] nacque dal giudaismo; ma, per quel che possiamo giudicarne, non trasse origine da una delle grandi correnti che dominavano allora il pensiero ebraico, il fariseismo il sadduceismo l'essenismo, bensì da piccoli gruppi eccentrici; e nella storia del giudaismo {{sic|palestinense}} prima del 70 ebbe indubbiamente scarso risalto, tanto che [[Flavio Giuseppe|Giuseppe Flavio]] credette di poter fare a meno di parlarne nei suoi scritti. Non fu un movimento di ascetismo organizzato e, tanto meno, una forma di pietismo legalistico; e non fu in alcun modo una scuola di conservatorismo tradizionale. Fu certamente un movimento messianico, ma che si svolse in condizioni affatto particolari e senza il furore sanguinario degli Zeloti. Si richiamava a un Cristo defunto, che viveva presso Dio e il cui avvento doveva venir effettuato dall'alto, e cioè da lui stesso; e fu ben presto, in questo senso, un mistero di salvazione di cui il Cristo fu l'anima, mentre l'avvento di questo Cristo si trasponeva progressivamente e si realizzava, per così dire, nella fede della sua Chiesa. Tale mistero non poteva non definirsi e svilupparsi in una teologia. Tuttavia, il cristianesimo fu, in origine, una religione di gente di umile condizione, non di teologi o di dotti dogmatizzanti o di sognatori contemplativi. <!--(cap. 1, Le fonti, p. 1)-->
===Citazioni===
*[[Giuda il Galileo]] non fu, certo, un maestro di filosofia o di vita ascetica; storicamente, fu soltanto un capo di bande o, piuttosto di briganti. Ma costituisce l'esempio tipico di una mentalità comune: della fede cieca ed assoluta, aspirante a realizzare nella sua pienezza l'idea del regno di Dio. (cap. 2, p. 55)
*Il principio ispiratore degli [[Zelota|Zeloti]], – su questo punto possiamo credere a Giuseppe Flavio –, era che gli Israeliti, popolo e figli di Dio, non avevano sulla terra altro sovrano legittimo che il signore del cielo. Quindi, la dominazione romana era sacrilega, il suo esercizio un'usurpazione empia, e bisognava rifiutare il tributo a Cesare. La rivolta contro l'impero idolatra era il più sacro dei doveri. (cap. 2, p. 55)
*A chi somiglia, infatti, il Cristo dell'''Apocalisse'', sul suo cavallo bianco, con il suo nome di mistero, gli occhi come fuoco fiammante, la spade che gli esce dalla bocca, i diademi folgoranti e il manto tinto di sangue? Somiglia a un dio solare, a [[Mitra]], che su alcuni bassorilievi è raffigurato a cavallo. E molto ci sarebbe da dire su questo Cristo apocalittico, con le sue sette chiese, le sue sette stelle, i suoi sette spiriti, che è il Santo, che è il Vero. Esso ha l'aspetto di una divinità astrale, presidente di sfere celesti, come Mitra, come Attis e altri. Si è sentita, si è creata tale affinità per rappresentarsi il Cristo come signore dell'universo. Per tal modo, da profeta del regno di Dio, da Messia promesso a Israele, Gesù si convertiva in signore del mondo e dell'umanità. La comunicazione degli attributi era tanto più facile in quanto gli dèi solari, quali dèi di luce, erano dèi di verità, dèi di giustizia, e, per questo aspetto morale del loro carattere, Gesù, identificato con il suo stesso ideale di giustizia eterna e di verità divina, li raggiungeva. (p. 243)
===[[Explicit]]===
Il successo del cristianesimo era stato preparato dalla diffusione dell'ebraismo; ma esso attuò una conquista che il giudaismo, che l'aveva iniziata, si dimostrava impotente a proseguire, perché teneva prigioniera nelle forme di un angusto nazionalismo un'idea di umanità universale. Tale idea, il cristianesimo la propose, entro l'involucro di un simbolo religioso, a tutti i diseredati del mondo antico, che non avevano patria e che accorsero a lui. Il senso di umanità che, a partire dall'{{sic|Evangelio}}, si sviluppò nel cristianesimo primitivo portò la Chiesa cattolica al primo piano della storia. È noto in che modo vi operò poi e in quale misura ha attuato o non il suo programma. Ma, dalla fine del secondo secolo ai giorni nostri, tale storia è abbondantemente documentata. Qui ha termine la preistoria del cristianesimo: la storia che si può indurre con prudenza, e in maniera più o meno congetturale, da testimonianze che contengono soprattutto la leggenda mistica della sua istituzione.
==''La religione d'Israele''==
===[[Incipit]]===
La fonte principale, per non dire l'unica, che si abbia per la storia della religione ebraica, anteriormente alla dominazione greca, si è quella collezione di libri che la tradizione cristiana ha definito col nome di Vecchio Testamento, e che si sono conservati, per la maggior parte, nella loro lingua d'origine, nella bibbia ebraica. Qui riesce sopra tutto importante apprezzare il contenuto di questi scritti, che sono stati e sono ancora considerati come sacri dai Giudei e dai Cristiani. Gli altri documenti numerosissimi, che riguardano la storia del giudaismo sotto la dominazione romana, fino alla completa distruzione della nazionalità giudaica, o non interessano se non la storia esteriore della religione, oppure non presentano la stessa difficoltà di analisi e di interpretazione che ci presentano i testi biblici, ed ognuno può sottoporli senza tema di errare alle regole comuni della critica. <!--(Cap. 1, Le Fonti, p. 23)-->
===Citazioni===
*È perfettamente inutile rammentare al lettore che il nome [[Geova|Jehova]] è un barbarismo che non ha avuto nemmeno il privilegio dell'antichità. (p. 126)
*Mosè non avrebbe potuto raccogliere le tribù sotto il patronato di [[Yahweh|Jahvè]], qualora questo dio fosse stato loro sconosciuto; e pare altresi certo che, prima di Mosè, Jahvè non fosse il dio comune delle tribù che, in seguito, l'adorarono. Non si è ancora riusciti a dimostrare se si tratti di un nome di origine cananea, oppure egiziana od assira. (pp. 127-128)
*La religione mosaica era ben lungi dall'essere un rigoroso monoteismo. Per trovare questo monoteismo negli antichi testi bisognerebbe farvelo entrare per forza. Ma coloro che si figuravano Jahvè nello spirito della notte, in atto di battersi con Giacobbe e collo stesso Mosè, in atto di fermare l'asina di Balaam, ed anche in atto di viaggiare nell'arca, a meno che ciò avvenisse nel serpente di rame, avendo un nome, alla pari degli dei vicini, ed, alla pari di questi, un popolo da custodire, e proteggere, costoro, evidentemente, lo concepivano come un dio particolare, potentissimo nella sua sfera d'azione, ed in atto di operare meraviglie nell'interesse dei suoi fedeli, ma pur sempre un dio frammezzo ad una schiera di dei, quantunque, infallantemente, fosse il più forte, il più grande, e forse anche il migliore. (p. 131)
*Si è fatto osservare che il Sinai di Madian era una regione vulcanica, e che questa circostanza verrebbe a spiegare il perché Jahvè era un dio igneo, un dio della tempesta, del quale riusciva altresi facile il fare un dio della guerra. Dalla stessa causa potrebbe provenire il suo esclusivismo. Questo spirito formidabile, adorato da un certo numero di tribù incolte, non si era trasmutato in un capo di una famiglia divina, come era avvenuto per gli dei delle altre nazioni. Egli bastava a se stesso, e non tollerava la vicinanza di altri dei. Questa caratteristica si trova testificata in modo incontestabile. (p. 132)
*La santità di Jahvè consiste nella sua inviolabilità, nella sua inaccessibilità, nella potenza che di cui è fornito di far rispettare la sua volontà, e non nella perfezione morale della sua natura. Si è detto che il suo carattere possiede dei tratti morali, ma non è precisamente un carattere morale. La sua potenza, la sua scienza, la sua bontà, sopratutto, hanno dei limiti. Quel dio del quale si crede che uccida istantaneamente coloro che rimirano la sua arca, o che stendono la mano per impedirle di cadere, non è un giudice che renda il castigo proporzionato alla colpa, sibbene un essere terribile che viene irritato quando lo si avvicina più di quello che convenga. La più leggera infrazione commessa contro la sua volontà, il più leggero attentato alla maestà del suo nome, lo ricolmano qualche volta di furore, ed a piacer suo o punisce le offese, oppure non vi bada nemmeno. (pp. 134-135)
*Quanto più una catastrofe è spaventosa, tanto più nella stessa si riconosce il suo intervento. Si trova esser naturale che egli estermini in una sola notte tutti i primogeniti degli egiziani: è il passaggio di Jahvè. Opera sua sono la peste e le malattie, come le stesse sono opera degli spiriti. Acceca o fa impazzire coloro che vuol perdere. Provoca il delitto che poi punirà. Siccome ogni trasporto violento dell'anima veniva attribuito agli spiriti, buono o cattivo che potesse essere, ogni eminente attitudine come ogni disordine dell'intelligenza la si attribuisce a Jahvè, il quale, in tal modo, viene ad essere, al tempo stesso, il genio del bene ed il genio dal male dei suoi sudditi. (pp. 136-137)
*Il [[Religione cananea|culto di Canaan]] era un politeismo volgare, che nascondeva in modo abbastanza superficiale uno strato d'animismo e di feticismo, eredità dei tempi antichi e, probabilmente, per lo meno per una parte, era proprio anche di quelle popolazioni vagabonde che se ne vivevano nel paese prima che se ne impadronissero i Cananei. Ogni località possiede il suo dio particolare; possiede il suo Baal, il culto del quale viene associato a quello di una pianta, di una fonte, di una pietra, di una caverna. [...] Tanto gli dei quanto le dee possono avere dei nomi particolari, ed è facile distinguerli, perché al loro nome va unito il nome del loro capoluogo: il baal di questa città non si può confondere con quello di quella, più di quello che si possano confondere le città stesse, che veneravano quei baal. Il paese si trovava frazionato in una serie di piccole signorie più o meno indipendenti, e questo frazionamento spiega questa molteplicità di dei. (pp. 148-149)
*Gli antichi dei rappresentavano l'autonomia locale, la quale doveva scomparire mediante l'unificazione politica sotto i capi di Israele; Jahvè stava a rappresentare l'umanità del popolo conquistatore ed il suo dominio. Coll'oracolo suo e la ''Thora'' dei suoi sacerdoti; col temperamento guerresco di cui era fornito, temperamento che faceva di lui il vero capitano delle schiere israelitiche; col regime delle guerre sacre, che trasformavano per un certo spazio di tempo i combattenti di Israele in una specie di ordine militare, sottoposto a strettissime regole religiose, che costituivano la sua disciplina; con i suoi entusiasti [...], i quali, sotto il nome di ''Nazir'' e di ''Nabis'' gli fungevano da testimonii al cospetto di popolazioni sensibili a tutte le manifestazioni della fede, anche e sopra tutto alle più stravaganti, Jahvè s'imponeva in tutti quei luoghi in cui Israele riusciva a metter piede. Se egli fosse già stato il dio del cielo e della terra, gli si sarebbero potuti subordinre gli dei locali, in qualità di spiriti celesti, come più tardi avvenne per gli dei delle varie nazioni. (pp. 154-155)
*È certo che una delle caratteristiche più straordinarie dello Jahvismo si è quella evoluzione mediante la quale il veggente, indovino e mago, l'entusiasta delirante, è divenuto il profeta degli ultimi tempi della monarchia, giudice dei re, difensore dei poveri, predicatore di giustizia, sempre preoccupato dell'avvenire per la tradizione di stato, ma che sempre coordina le sue predicazioni ad un insegnamento morale. La profezia diventa a poco a poco l'interprete di una religione in cui tutti i mezzi di cui in passato si era servita la divinazione propriamente detta vengono condannati. (p. 178)
*[[Raab (mitologia)|Rahab]] è il formidabile [[Tiamat]], che il demiurgo babilonese [[Marduk]] ha tagliato in due parti, da cui scaturirono il cielo e la terra. Gli ebrei poterono conoscere questo mito anche prima della cattività. Se ne sono riscontrate delle tracce in Giobbe ed in alcuni salmi. (p. 240)
==Citazioni su Alfred Loisy==
*Esperto di [[mito|miti]], egli ha cercato d’impedire la formazione del mito sulla propria persona. I cattolici han tentato di applicargli il formulario speciale, con cui son soliti render fosche le figure degli eretici e degli eresiarchi. Molti acattolici, che non hanno la capacità di cogliere la non facile psicologia della crisi [[Modernismo teologico|modernistica]], hanno alterato il senso dei fatti. Infine lo stesso uomo di dottrina è duro ad intendersi in tutto il suo significato, soprattutto nel suo paese. ([[Adolfo Omodeo]])
*I grandi spiriti, che abbandonarono la fede, da [[Ernest Renan|Renan]] a Loisy, confessarono, senza rossore, il loro disagio, e rimpiansero sempre il passato, riguardando la loro deviazione come una mutilazione e una sventura. Una profonda amarezza, che nessun applauso può dissipare, è nelle loro pagine, nelle loro parole. Sono sempre sul limitare della confessione. In ogni apostata c'è un'anima che implora in segreto la grazia divina. ([[Mario Missiroli]])
*Il Loisy, come in generale tutti i neo-cattolici, accentua il lato umano di Cristo, dicendo che per dogma è tanto uomo quanto Dio, ed accentua pure il lato umano della rivelazione. ([[Giuseppe Prezzolini]])
*La forza con cui Loisy seppe attraversare tante vicende e tante delusioni, la decisione con cui pose al disopra di tutto i diritti della verità e della coscienza meriteranno sempre il riconoscimento e l'ammirazione degli spiriti religiosi. Nell'opera sua non hanno vissuto soltanto le aspirazioni di una generazione; essa esprime qualche cosa che è di tutti i tempi e che vive anche nelle età più morte, nel secreto dello spirito, attendendo il risveglio. ([[Piero Martinetti]])
*La vera grandezza di Loisy non è nella sua esegesi, né nella sua filosofia; ma in qualche cosa che vale ben più di ogni esegesi e di ogni filosofia: nella sua alta personalità, che attraverso tutta la vita e l'opera sua ha incarnato una volontà insopprimibile di libertà e sincerità nella vita religiosa. ([[Piero Martinetti]])
*Questa grande figura di storico e di critico, che, per un'ironia della sorte, nella cerchia dei suoi amici era, e forse è ancora, designato «le petit Loisy», si leva isolata e per molti rispetti abrupta nella cultura francese. Un metodo personale di ricerca, un acume penetrante d'intuizioni, una rara tenacia di analisi lo distinguono dalla moderna storiografia francese, che per tanta parte si attarda nella ''routine'' e nei formularii del [[Hippolyte Taine|Taine]], quando pure non va a ricercar nel [[Voltaire]] l'ispirazione. Anche la derivazione, in gran parte ideale, dal [[Ernest Renan|Renan]], che il Loisy a più riprese afferma, va accolta con molta discrezione. ([[Adolfo Omodeo]])
==Bibliografia==
*Alfred Loisy, ''[https://archive.org/details/LoisyLaReligioneIsraele La religione d'Israele]'', Società editrice pontremolese, Piacenza, 1910.
*Alfred Loisy, ''[https://archive.org/details/LoisyLeOriginiDelCristianesimo Le origini del cristianesimo]'', Giulio Einaudi Editore, Torino, 1943.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Biblisti francesi]]
[[Categoria:Storici francesi]]
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/* Citazioni su Alfred Loisy */ Omodeo: accusato di importare esegesi d'oltre Reno
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[[File:Alfred Loisy.jpg|thumb|Alfred Loisy nel 1910]]
'''Alfred Firmin Loisy''' (1857 – 1940), biblista e storico francese.
==''Le origini del cristianesimo''==
===[[Incipit]]===
Il [[cristianesimo]] nacque dal giudaismo; ma, per quel che possiamo giudicarne, non trasse origine da una delle grandi correnti che dominavano allora il pensiero ebraico, il fariseismo il sadduceismo l'essenismo, bensì da piccoli gruppi eccentrici; e nella storia del giudaismo {{sic|palestinense}} prima del 70 ebbe indubbiamente scarso risalto, tanto che [[Flavio Giuseppe|Giuseppe Flavio]] credette di poter fare a meno di parlarne nei suoi scritti. Non fu un movimento di ascetismo organizzato e, tanto meno, una forma di pietismo legalistico; e non fu in alcun modo una scuola di conservatorismo tradizionale. Fu certamente un movimento messianico, ma che si svolse in condizioni affatto particolari e senza il furore sanguinario degli Zeloti. Si richiamava a un Cristo defunto, che viveva presso Dio e il cui avvento doveva venir effettuato dall'alto, e cioè da lui stesso; e fu ben presto, in questo senso, un mistero di salvazione di cui il Cristo fu l'anima, mentre l'avvento di questo Cristo si trasponeva progressivamente e si realizzava, per così dire, nella fede della sua Chiesa. Tale mistero non poteva non definirsi e svilupparsi in una teologia. Tuttavia, il cristianesimo fu, in origine, una religione di gente di umile condizione, non di teologi o di dotti dogmatizzanti o di sognatori contemplativi. <!--(cap. 1, Le fonti, p. 1)-->
===Citazioni===
*[[Giuda il Galileo]] non fu, certo, un maestro di filosofia o di vita ascetica; storicamente, fu soltanto un capo di bande o, piuttosto di briganti. Ma costituisce l'esempio tipico di una mentalità comune: della fede cieca ed assoluta, aspirante a realizzare nella sua pienezza l'idea del regno di Dio. (cap. 2, p. 55)
*Il principio ispiratore degli [[Zelota|Zeloti]], – su questo punto possiamo credere a Giuseppe Flavio –, era che gli Israeliti, popolo e figli di Dio, non avevano sulla terra altro sovrano legittimo che il signore del cielo. Quindi, la dominazione romana era sacrilega, il suo esercizio un'usurpazione empia, e bisognava rifiutare il tributo a Cesare. La rivolta contro l'impero idolatra era il più sacro dei doveri. (cap. 2, p. 55)
*A chi somiglia, infatti, il Cristo dell'''Apocalisse'', sul suo cavallo bianco, con il suo nome di mistero, gli occhi come fuoco fiammante, la spade che gli esce dalla bocca, i diademi folgoranti e il manto tinto di sangue? Somiglia a un dio solare, a [[Mitra]], che su alcuni bassorilievi è raffigurato a cavallo. E molto ci sarebbe da dire su questo Cristo apocalittico, con le sue sette chiese, le sue sette stelle, i suoi sette spiriti, che è il Santo, che è il Vero. Esso ha l'aspetto di una divinità astrale, presidente di sfere celesti, come Mitra, come Attis e altri. Si è sentita, si è creata tale affinità per rappresentarsi il Cristo come signore dell'universo. Per tal modo, da profeta del regno di Dio, da Messia promesso a Israele, Gesù si convertiva in signore del mondo e dell'umanità. La comunicazione degli attributi era tanto più facile in quanto gli dèi solari, quali dèi di luce, erano dèi di verità, dèi di giustizia, e, per questo aspetto morale del loro carattere, Gesù, identificato con il suo stesso ideale di giustizia eterna e di verità divina, li raggiungeva. (p. 243)
===[[Explicit]]===
Il successo del cristianesimo era stato preparato dalla diffusione dell'ebraismo; ma esso attuò una conquista che il giudaismo, che l'aveva iniziata, si dimostrava impotente a proseguire, perché teneva prigioniera nelle forme di un angusto nazionalismo un'idea di umanità universale. Tale idea, il cristianesimo la propose, entro l'involucro di un simbolo religioso, a tutti i diseredati del mondo antico, che non avevano patria e che accorsero a lui. Il senso di umanità che, a partire dall'{{sic|Evangelio}}, si sviluppò nel cristianesimo primitivo portò la Chiesa cattolica al primo piano della storia. È noto in che modo vi operò poi e in quale misura ha attuato o non il suo programma. Ma, dalla fine del secondo secolo ai giorni nostri, tale storia è abbondantemente documentata. Qui ha termine la preistoria del cristianesimo: la storia che si può indurre con prudenza, e in maniera più o meno congetturale, da testimonianze che contengono soprattutto la leggenda mistica della sua istituzione.
==''La religione d'Israele''==
===[[Incipit]]===
La fonte principale, per non dire l'unica, che si abbia per la storia della religione ebraica, anteriormente alla dominazione greca, si è quella collezione di libri che la tradizione cristiana ha definito col nome di Vecchio Testamento, e che si sono conservati, per la maggior parte, nella loro lingua d'origine, nella bibbia ebraica. Qui riesce sopra tutto importante apprezzare il contenuto di questi scritti, che sono stati e sono ancora considerati come sacri dai Giudei e dai Cristiani. Gli altri documenti numerosissimi, che riguardano la storia del giudaismo sotto la dominazione romana, fino alla completa distruzione della nazionalità giudaica, o non interessano se non la storia esteriore della religione, oppure non presentano la stessa difficoltà di analisi e di interpretazione che ci presentano i testi biblici, ed ognuno può sottoporli senza tema di errare alle regole comuni della critica. <!--(Cap. 1, Le Fonti, p. 23)-->
===Citazioni===
*È perfettamente inutile rammentare al lettore che il nome [[Geova|Jehova]] è un barbarismo che non ha avuto nemmeno il privilegio dell'antichità. (p. 126)
*Mosè non avrebbe potuto raccogliere le tribù sotto il patronato di [[Yahweh|Jahvè]], qualora questo dio fosse stato loro sconosciuto; e pare altresi certo che, prima di Mosè, Jahvè non fosse il dio comune delle tribù che, in seguito, l'adorarono. Non si è ancora riusciti a dimostrare se si tratti di un nome di origine cananea, oppure egiziana od assira. (pp. 127-128)
*La religione mosaica era ben lungi dall'essere un rigoroso monoteismo. Per trovare questo monoteismo negli antichi testi bisognerebbe farvelo entrare per forza. Ma coloro che si figuravano Jahvè nello spirito della notte, in atto di battersi con Giacobbe e collo stesso Mosè, in atto di fermare l'asina di Balaam, ed anche in atto di viaggiare nell'arca, a meno che ciò avvenisse nel serpente di rame, avendo un nome, alla pari degli dei vicini, ed, alla pari di questi, un popolo da custodire, e proteggere, costoro, evidentemente, lo concepivano come un dio particolare, potentissimo nella sua sfera d'azione, ed in atto di operare meraviglie nell'interesse dei suoi fedeli, ma pur sempre un dio frammezzo ad una schiera di dei, quantunque, infallantemente, fosse il più forte, il più grande, e forse anche il migliore. (p. 131)
*Si è fatto osservare che il Sinai di Madian era una regione vulcanica, e che questa circostanza verrebbe a spiegare il perché Jahvè era un dio igneo, un dio della tempesta, del quale riusciva altresi facile il fare un dio della guerra. Dalla stessa causa potrebbe provenire il suo esclusivismo. Questo spirito formidabile, adorato da un certo numero di tribù incolte, non si era trasmutato in un capo di una famiglia divina, come era avvenuto per gli dei delle altre nazioni. Egli bastava a se stesso, e non tollerava la vicinanza di altri dei. Questa caratteristica si trova testificata in modo incontestabile. (p. 132)
*La santità di Jahvè consiste nella sua inviolabilità, nella sua inaccessibilità, nella potenza che di cui è fornito di far rispettare la sua volontà, e non nella perfezione morale della sua natura. Si è detto che il suo carattere possiede dei tratti morali, ma non è precisamente un carattere morale. La sua potenza, la sua scienza, la sua bontà, sopratutto, hanno dei limiti. Quel dio del quale si crede che uccida istantaneamente coloro che rimirano la sua arca, o che stendono la mano per impedirle di cadere, non è un giudice che renda il castigo proporzionato alla colpa, sibbene un essere terribile che viene irritato quando lo si avvicina più di quello che convenga. La più leggera infrazione commessa contro la sua volontà, il più leggero attentato alla maestà del suo nome, lo ricolmano qualche volta di furore, ed a piacer suo o punisce le offese, oppure non vi bada nemmeno. (pp. 134-135)
*Quanto più una catastrofe è spaventosa, tanto più nella stessa si riconosce il suo intervento. Si trova esser naturale che egli estermini in una sola notte tutti i primogeniti degli egiziani: è il passaggio di Jahvè. Opera sua sono la peste e le malattie, come le stesse sono opera degli spiriti. Acceca o fa impazzire coloro che vuol perdere. Provoca il delitto che poi punirà. Siccome ogni trasporto violento dell'anima veniva attribuito agli spiriti, buono o cattivo che potesse essere, ogni eminente attitudine come ogni disordine dell'intelligenza la si attribuisce a Jahvè, il quale, in tal modo, viene ad essere, al tempo stesso, il genio del bene ed il genio dal male dei suoi sudditi. (pp. 136-137)
*Il [[Religione cananea|culto di Canaan]] era un politeismo volgare, che nascondeva in modo abbastanza superficiale uno strato d'animismo e di feticismo, eredità dei tempi antichi e, probabilmente, per lo meno per una parte, era proprio anche di quelle popolazioni vagabonde che se ne vivevano nel paese prima che se ne impadronissero i Cananei. Ogni località possiede il suo dio particolare; possiede il suo Baal, il culto del quale viene associato a quello di una pianta, di una fonte, di una pietra, di una caverna. [...] Tanto gli dei quanto le dee possono avere dei nomi particolari, ed è facile distinguerli, perché al loro nome va unito il nome del loro capoluogo: il baal di questa città non si può confondere con quello di quella, più di quello che si possano confondere le città stesse, che veneravano quei baal. Il paese si trovava frazionato in una serie di piccole signorie più o meno indipendenti, e questo frazionamento spiega questa molteplicità di dei. (pp. 148-149)
*Gli antichi dei rappresentavano l'autonomia locale, la quale doveva scomparire mediante l'unificazione politica sotto i capi di Israele; Jahvè stava a rappresentare l'umanità del popolo conquistatore ed il suo dominio. Coll'oracolo suo e la ''Thora'' dei suoi sacerdoti; col temperamento guerresco di cui era fornito, temperamento che faceva di lui il vero capitano delle schiere israelitiche; col regime delle guerre sacre, che trasformavano per un certo spazio di tempo i combattenti di Israele in una specie di ordine militare, sottoposto a strettissime regole religiose, che costituivano la sua disciplina; con i suoi entusiasti [...], i quali, sotto il nome di ''Nazir'' e di ''Nabis'' gli fungevano da testimonii al cospetto di popolazioni sensibili a tutte le manifestazioni della fede, anche e sopra tutto alle più stravaganti, Jahvè s'imponeva in tutti quei luoghi in cui Israele riusciva a metter piede. Se egli fosse già stato il dio del cielo e della terra, gli si sarebbero potuti subordinre gli dei locali, in qualità di spiriti celesti, come più tardi avvenne per gli dei delle varie nazioni. (pp. 154-155)
*È certo che una delle caratteristiche più straordinarie dello Jahvismo si è quella evoluzione mediante la quale il veggente, indovino e mago, l'entusiasta delirante, è divenuto il profeta degli ultimi tempi della monarchia, giudice dei re, difensore dei poveri, predicatore di giustizia, sempre preoccupato dell'avvenire per la tradizione di stato, ma che sempre coordina le sue predicazioni ad un insegnamento morale. La profezia diventa a poco a poco l'interprete di una religione in cui tutti i mezzi di cui in passato si era servita la divinazione propriamente detta vengono condannati. (p. 178)
*[[Raab (mitologia)|Rahab]] è il formidabile [[Tiamat]], che il demiurgo babilonese [[Marduk]] ha tagliato in due parti, da cui scaturirono il cielo e la terra. Gli ebrei poterono conoscere questo mito anche prima della cattività. Se ne sono riscontrate delle tracce in Giobbe ed in alcuni salmi. (p. 240)
==Citazioni su Alfred Loisy==
*Esperto di [[mito|miti]], egli ha cercato d’impedire la formazione del mito sulla propria persona. I cattolici han tentato di applicargli il formulario speciale, con cui son soliti render fosche le figure degli eretici e degli eresiarchi. Molti acattolici, che non hanno la capacità di cogliere la non facile psicologia della crisi [[Modernismo teologico|modernistica]], hanno alterato il senso dei fatti. Infine lo stesso uomo di dottrina è duro ad intendersi in tutto il suo significato, soprattutto nel suo paese. ([[Adolfo Omodeo]])
*I grandi spiriti, che abbandonarono la fede, da [[Ernest Renan|Renan]] a Loisy, confessarono, senza rossore, il loro disagio, e rimpiansero sempre il passato, riguardando la loro deviazione come una mutilazione e una sventura. Una profonda amarezza, che nessun applauso può dissipare, è nelle loro pagine, nelle loro parole. Sono sempre sul limitare della confessione. In ogni apostata c'è un'anima che implora in segreto la grazia divina. ([[Mario Missiroli]])
*Il Loisy, come in generale tutti i neo-cattolici, accentua il lato umano di Cristo, dicendo che per dogma è tanto uomo quanto Dio, ed accentua pure il lato umano della rivelazione. ([[Giuseppe Prezzolini]])
*La forza con cui Loisy seppe attraversare tante vicende e tante delusioni, la decisione con cui pose al disopra di tutto i diritti della verità e della coscienza meriteranno sempre il riconoscimento e l'ammirazione degli spiriti religiosi. Nell'opera sua non hanno vissuto soltanto le aspirazioni di una generazione; essa esprime qualche cosa che è di tutti i tempi e che vive anche nelle età più morte, nel secreto dello spirito, attendendo il risveglio. ([[Piero Martinetti]])
*La vera grandezza di Loisy non è nella sua esegesi, né nella sua filosofia; ma in qualche cosa che vale ben più di ogni esegesi e di ogni filosofia: nella sua alta personalità, che attraverso tutta la vita e l'opera sua ha incarnato una volontà insopprimibile di libertà e sincerità nella vita religiosa. ([[Piero Martinetti]])
*Lo accusarono – i professori di seminario e i nazionalisti – d'essere un importatore d'[[esegesi]] d'oltre Reno; accusa sciocca per l'insinuazione di passioni nazionali nei problemi della scienza, e che era possibile soltanto da parte di chi non conosceva l'alta cultura tedesca e la sua metodicità un po' miope, diametralmente contraria alla vivace e nervosa intuizione storica del Loisy. In complesso, egli si è formato in un chiuso travaglio interiore, perseguendo certe sue mete, poco comunicando col mondo esterno: tranne che coi suoi libri, i quali spesso non furono intesi e parvero non interessare. È rimasto, non ostanti i clamori suscitati da ''L'Évangile et l'Église'', un solitario, [[Scomunica|scomunicato]] dalla Chiesa e poco inteso dalla Francia laica, che non senza tergiversare gli concesse una cattedra al ''Collège de France''. ([[Adolfo Omodeo]])
*Questa grande figura di storico e di critico, che, per un'ironia della sorte, nella cerchia dei suoi amici era, e forse è ancora, designato «le petit Loisy», si leva isolata e per molti rispetti abrupta nella cultura francese. Un metodo personale di ricerca, un acume penetrante d'intuizioni, una rara tenacia di analisi lo distinguono dalla moderna storiografia francese, che per tanta parte si attarda nella ''routine'' e nei formularii del [[Hippolyte Taine|Taine]], quando pure non va a ricercar nel [[Voltaire]] l'ispirazione. Anche la derivazione, in gran parte ideale, dal [[Ernest Renan|Renan]], che il Loisy a più riprese afferma, va accolta con molta discrezione. ([[Adolfo Omodeo]])
==Bibliografia==
*Alfred Loisy, ''[https://archive.org/details/LoisyLaReligioneIsraele La religione d'Israele]'', Società editrice pontremolese, Piacenza, 1910.
*Alfred Loisy, ''[https://archive.org/details/LoisyLeOriginiDelCristianesimo Le origini del cristianesimo]'', Giulio Einaudi Editore, Torino, 1943.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Biblisti francesi]]
[[Categoria:Storici francesi]]
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/* Citazioni su Alfred Loisy */ nuova sezione: Adolfo Omodeo
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[[File:Alfred Loisy.jpg|thumb|Alfred Loisy nel 1910]]
'''Alfred Firmin Loisy''' (1857 – 1940), biblista e storico francese.
==''Le origini del cristianesimo''==
===[[Incipit]]===
Il [[cristianesimo]] nacque dal giudaismo; ma, per quel che possiamo giudicarne, non trasse origine da una delle grandi correnti che dominavano allora il pensiero ebraico, il fariseismo il sadduceismo l'essenismo, bensì da piccoli gruppi eccentrici; e nella storia del giudaismo {{sic|palestinense}} prima del 70 ebbe indubbiamente scarso risalto, tanto che [[Flavio Giuseppe|Giuseppe Flavio]] credette di poter fare a meno di parlarne nei suoi scritti. Non fu un movimento di ascetismo organizzato e, tanto meno, una forma di pietismo legalistico; e non fu in alcun modo una scuola di conservatorismo tradizionale. Fu certamente un movimento messianico, ma che si svolse in condizioni affatto particolari e senza il furore sanguinario degli Zeloti. Si richiamava a un Cristo defunto, che viveva presso Dio e il cui avvento doveva venir effettuato dall'alto, e cioè da lui stesso; e fu ben presto, in questo senso, un mistero di salvazione di cui il Cristo fu l'anima, mentre l'avvento di questo Cristo si trasponeva progressivamente e si realizzava, per così dire, nella fede della sua Chiesa. Tale mistero non poteva non definirsi e svilupparsi in una teologia. Tuttavia, il cristianesimo fu, in origine, una religione di gente di umile condizione, non di teologi o di dotti dogmatizzanti o di sognatori contemplativi. <!--(cap. 1, Le fonti, p. 1)-->
===Citazioni===
*[[Giuda il Galileo]] non fu, certo, un maestro di filosofia o di vita ascetica; storicamente, fu soltanto un capo di bande o, piuttosto di briganti. Ma costituisce l'esempio tipico di una mentalità comune: della fede cieca ed assoluta, aspirante a realizzare nella sua pienezza l'idea del regno di Dio. (cap. 2, p. 55)
*Il principio ispiratore degli [[Zelota|Zeloti]], – su questo punto possiamo credere a Giuseppe Flavio –, era che gli Israeliti, popolo e figli di Dio, non avevano sulla terra altro sovrano legittimo che il signore del cielo. Quindi, la dominazione romana era sacrilega, il suo esercizio un'usurpazione empia, e bisognava rifiutare il tributo a Cesare. La rivolta contro l'impero idolatra era il più sacro dei doveri. (cap. 2, p. 55)
*A chi somiglia, infatti, il Cristo dell'''Apocalisse'', sul suo cavallo bianco, con il suo nome di mistero, gli occhi come fuoco fiammante, la spade che gli esce dalla bocca, i diademi folgoranti e il manto tinto di sangue? Somiglia a un dio solare, a [[Mitra]], che su alcuni bassorilievi è raffigurato a cavallo. E molto ci sarebbe da dire su questo Cristo apocalittico, con le sue sette chiese, le sue sette stelle, i suoi sette spiriti, che è il Santo, che è il Vero. Esso ha l'aspetto di una divinità astrale, presidente di sfere celesti, come Mitra, come Attis e altri. Si è sentita, si è creata tale affinità per rappresentarsi il Cristo come signore dell'universo. Per tal modo, da profeta del regno di Dio, da Messia promesso a Israele, Gesù si convertiva in signore del mondo e dell'umanità. La comunicazione degli attributi era tanto più facile in quanto gli dèi solari, quali dèi di luce, erano dèi di verità, dèi di giustizia, e, per questo aspetto morale del loro carattere, Gesù, identificato con il suo stesso ideale di giustizia eterna e di verità divina, li raggiungeva. (p. 243)
===[[Explicit]]===
Il successo del cristianesimo era stato preparato dalla diffusione dell'ebraismo; ma esso attuò una conquista che il giudaismo, che l'aveva iniziata, si dimostrava impotente a proseguire, perché teneva prigioniera nelle forme di un angusto nazionalismo un'idea di umanità universale. Tale idea, il cristianesimo la propose, entro l'involucro di un simbolo religioso, a tutti i diseredati del mondo antico, che non avevano patria e che accorsero a lui. Il senso di umanità che, a partire dall'{{sic|Evangelio}}, si sviluppò nel cristianesimo primitivo portò la Chiesa cattolica al primo piano della storia. È noto in che modo vi operò poi e in quale misura ha attuato o non il suo programma. Ma, dalla fine del secondo secolo ai giorni nostri, tale storia è abbondantemente documentata. Qui ha termine la preistoria del cristianesimo: la storia che si può indurre con prudenza, e in maniera più o meno congetturale, da testimonianze che contengono soprattutto la leggenda mistica della sua istituzione.
==''La religione d'Israele''==
===[[Incipit]]===
La fonte principale, per non dire l'unica, che si abbia per la storia della religione ebraica, anteriormente alla dominazione greca, si è quella collezione di libri che la tradizione cristiana ha definito col nome di Vecchio Testamento, e che si sono conservati, per la maggior parte, nella loro lingua d'origine, nella bibbia ebraica. Qui riesce sopra tutto importante apprezzare il contenuto di questi scritti, che sono stati e sono ancora considerati come sacri dai Giudei e dai Cristiani. Gli altri documenti numerosissimi, che riguardano la storia del giudaismo sotto la dominazione romana, fino alla completa distruzione della nazionalità giudaica, o non interessano se non la storia esteriore della religione, oppure non presentano la stessa difficoltà di analisi e di interpretazione che ci presentano i testi biblici, ed ognuno può sottoporli senza tema di errare alle regole comuni della critica. <!--(Cap. 1, Le Fonti, p. 23)-->
===Citazioni===
*È perfettamente inutile rammentare al lettore che il nome [[Geova|Jehova]] è un barbarismo che non ha avuto nemmeno il privilegio dell'antichità. (p. 126)
*Mosè non avrebbe potuto raccogliere le tribù sotto il patronato di [[Yahweh|Jahvè]], qualora questo dio fosse stato loro sconosciuto; e pare altresi certo che, prima di Mosè, Jahvè non fosse il dio comune delle tribù che, in seguito, l'adorarono. Non si è ancora riusciti a dimostrare se si tratti di un nome di origine cananea, oppure egiziana od assira. (pp. 127-128)
*La religione mosaica era ben lungi dall'essere un rigoroso monoteismo. Per trovare questo monoteismo negli antichi testi bisognerebbe farvelo entrare per forza. Ma coloro che si figuravano Jahvè nello spirito della notte, in atto di battersi con Giacobbe e collo stesso Mosè, in atto di fermare l'asina di Balaam, ed anche in atto di viaggiare nell'arca, a meno che ciò avvenisse nel serpente di rame, avendo un nome, alla pari degli dei vicini, ed, alla pari di questi, un popolo da custodire, e proteggere, costoro, evidentemente, lo concepivano come un dio particolare, potentissimo nella sua sfera d'azione, ed in atto di operare meraviglie nell'interesse dei suoi fedeli, ma pur sempre un dio frammezzo ad una schiera di dei, quantunque, infallantemente, fosse il più forte, il più grande, e forse anche il migliore. (p. 131)
*Si è fatto osservare che il Sinai di Madian era una regione vulcanica, e che questa circostanza verrebbe a spiegare il perché Jahvè era un dio igneo, un dio della tempesta, del quale riusciva altresi facile il fare un dio della guerra. Dalla stessa causa potrebbe provenire il suo esclusivismo. Questo spirito formidabile, adorato da un certo numero di tribù incolte, non si era trasmutato in un capo di una famiglia divina, come era avvenuto per gli dei delle altre nazioni. Egli bastava a se stesso, e non tollerava la vicinanza di altri dei. Questa caratteristica si trova testificata in modo incontestabile. (p. 132)
*La santità di Jahvè consiste nella sua inviolabilità, nella sua inaccessibilità, nella potenza che di cui è fornito di far rispettare la sua volontà, e non nella perfezione morale della sua natura. Si è detto che il suo carattere possiede dei tratti morali, ma non è precisamente un carattere morale. La sua potenza, la sua scienza, la sua bontà, sopratutto, hanno dei limiti. Quel dio del quale si crede che uccida istantaneamente coloro che rimirano la sua arca, o che stendono la mano per impedirle di cadere, non è un giudice che renda il castigo proporzionato alla colpa, sibbene un essere terribile che viene irritato quando lo si avvicina più di quello che convenga. La più leggera infrazione commessa contro la sua volontà, il più leggero attentato alla maestà del suo nome, lo ricolmano qualche volta di furore, ed a piacer suo o punisce le offese, oppure non vi bada nemmeno. (pp. 134-135)
*Quanto più una catastrofe è spaventosa, tanto più nella stessa si riconosce il suo intervento. Si trova esser naturale che egli estermini in una sola notte tutti i primogeniti degli egiziani: è il passaggio di Jahvè. Opera sua sono la peste e le malattie, come le stesse sono opera degli spiriti. Acceca o fa impazzire coloro che vuol perdere. Provoca il delitto che poi punirà. Siccome ogni trasporto violento dell'anima veniva attribuito agli spiriti, buono o cattivo che potesse essere, ogni eminente attitudine come ogni disordine dell'intelligenza la si attribuisce a Jahvè, il quale, in tal modo, viene ad essere, al tempo stesso, il genio del bene ed il genio dal male dei suoi sudditi. (pp. 136-137)
*Il [[Religione cananea|culto di Canaan]] era un politeismo volgare, che nascondeva in modo abbastanza superficiale uno strato d'animismo e di feticismo, eredità dei tempi antichi e, probabilmente, per lo meno per una parte, era proprio anche di quelle popolazioni vagabonde che se ne vivevano nel paese prima che se ne impadronissero i Cananei. Ogni località possiede il suo dio particolare; possiede il suo Baal, il culto del quale viene associato a quello di una pianta, di una fonte, di una pietra, di una caverna. [...] Tanto gli dei quanto le dee possono avere dei nomi particolari, ed è facile distinguerli, perché al loro nome va unito il nome del loro capoluogo: il baal di questa città non si può confondere con quello di quella, più di quello che si possano confondere le città stesse, che veneravano quei baal. Il paese si trovava frazionato in una serie di piccole signorie più o meno indipendenti, e questo frazionamento spiega questa molteplicità di dei. (pp. 148-149)
*Gli antichi dei rappresentavano l'autonomia locale, la quale doveva scomparire mediante l'unificazione politica sotto i capi di Israele; Jahvè stava a rappresentare l'umanità del popolo conquistatore ed il suo dominio. Coll'oracolo suo e la ''Thora'' dei suoi sacerdoti; col temperamento guerresco di cui era fornito, temperamento che faceva di lui il vero capitano delle schiere israelitiche; col regime delle guerre sacre, che trasformavano per un certo spazio di tempo i combattenti di Israele in una specie di ordine militare, sottoposto a strettissime regole religiose, che costituivano la sua disciplina; con i suoi entusiasti [...], i quali, sotto il nome di ''Nazir'' e di ''Nabis'' gli fungevano da testimonii al cospetto di popolazioni sensibili a tutte le manifestazioni della fede, anche e sopra tutto alle più stravaganti, Jahvè s'imponeva in tutti quei luoghi in cui Israele riusciva a metter piede. Se egli fosse già stato il dio del cielo e della terra, gli si sarebbero potuti subordinre gli dei locali, in qualità di spiriti celesti, come più tardi avvenne per gli dei delle varie nazioni. (pp. 154-155)
*È certo che una delle caratteristiche più straordinarie dello Jahvismo si è quella evoluzione mediante la quale il veggente, indovino e mago, l'entusiasta delirante, è divenuto il profeta degli ultimi tempi della monarchia, giudice dei re, difensore dei poveri, predicatore di giustizia, sempre preoccupato dell'avvenire per la tradizione di stato, ma che sempre coordina le sue predicazioni ad un insegnamento morale. La profezia diventa a poco a poco l'interprete di una religione in cui tutti i mezzi di cui in passato si era servita la divinazione propriamente detta vengono condannati. (p. 178)
*[[Raab (mitologia)|Rahab]] è il formidabile [[Tiamat]], che il demiurgo babilonese [[Marduk]] ha tagliato in due parti, da cui scaturirono il cielo e la terra. Gli ebrei poterono conoscere questo mito anche prima della cattività. Se ne sono riscontrate delle tracce in Giobbe ed in alcuni salmi. (p. 240)
==Citazioni su Alfred Loisy==
*I grandi spiriti, che abbandonarono la fede, da [[Ernest Renan|Renan]] a Loisy, confessarono, senza rossore, il loro disagio, e rimpiansero sempre il passato, riguardando la loro deviazione come una mutilazione e una sventura. Una profonda amarezza, che nessun applauso può dissipare, è nelle loro pagine, nelle loro parole. Sono sempre sul limitare della confessione. In ogni apostata c'è un'anima che implora in segreto la grazia divina. ([[Mario Missiroli]])
*Il Loisy, come in generale tutti i neo-cattolici, accentua il lato umano di Cristo, dicendo che per dogma è tanto uomo quanto Dio, ed accentua pure il lato umano della rivelazione. ([[Giuseppe Prezzolini]])
*La forza con cui Loisy seppe attraversare tante vicende e tante delusioni, la decisione con cui pose al disopra di tutto i diritti della verità e della coscienza meriteranno sempre il riconoscimento e l'ammirazione degli spiriti religiosi. Nell'opera sua non hanno vissuto soltanto le aspirazioni di una generazione; essa esprime qualche cosa che è di tutti i tempi e che vive anche nelle età più morte, nel secreto dello spirito, attendendo il risveglio. ([[Piero Martinetti]])
*La vera grandezza di Loisy non è nella sua esegesi, né nella sua filosofia; ma in qualche cosa che vale ben più di ogni esegesi e di ogni filosofia: nella sua alta personalità, che attraverso tutta la vita e l'opera sua ha incarnato una volontà insopprimibile di libertà e sincerità nella vita religiosa. ([[Piero Martinetti]])
===[[Adolfo Omodeo]]===
*Esperto di [[mito|miti]], egli ha cercato d’impedire la formazione del mito sulla propria persona. I cattolici han tentato di applicargli il formulario speciale, con cui son soliti render fosche le figure degli eretici e degli eresiarchi. Molti acattolici, che non hanno la capacità di cogliere la non facile psicologia della crisi [[Modernismo teologico|modernistica]], hanno alterato il senso dei fatti. Infine lo stesso uomo di dottrina è duro ad intendersi in tutto il suo significato, soprattutto nel suo paese.
*Lo accusarono – i professori di seminario e i nazionalisti – d'essere un importatore d'[[esegesi]] d'oltre Reno; accusa sciocca per l'insinuazione di passioni nazionali nei problemi della scienza, e che era possibile soltanto da parte di chi non conosceva l'alta cultura tedesca e la sua metodicità un po' miope, diametralmente contraria alla vivace e nervosa intuizione storica del Loisy. In complesso, egli si è formato in un chiuso travaglio interiore, perseguendo certe sue mete, poco comunicando col mondo esterno: tranne che coi suoi libri, i quali spesso non furono intesi e parvero non interessare. È rimasto, non ostanti i clamori suscitati da ''L'Évangile et l'Église'', un solitario, [[Scomunica|scomunicato]] dalla Chiesa e poco inteso dalla Francia laica, che non senza tergiversare gli concesse una cattedra al ''Collège de France''.
*Questa grande figura di storico e di critico, che, per un'ironia della sorte, nella cerchia dei suoi amici era, e forse è ancora, designato «le petit Loisy», si leva isolata e per molti rispetti abrupta nella cultura francese. Un metodo personale di ricerca, un acume penetrante d'intuizioni, una rara tenacia di analisi lo distinguono dalla moderna storiografia francese, che per tanta parte si attarda nella ''routine'' e nei formularii del [[Hippolyte Taine|Taine]], quando pure non va a ricercar nel [[Voltaire]] l'ispirazione. Anche la derivazione, in gran parte ideale, dal [[Ernest Renan|Renan]], che il Loisy a più riprese afferma, va accolta con molta discrezione.
==Bibliografia==
*Alfred Loisy, ''[https://archive.org/details/LoisyLaReligioneIsraele La religione d'Israele]'', Società editrice pontremolese, Piacenza, 1910.
*Alfred Loisy, ''[https://archive.org/details/LoisyLeOriginiDelCristianesimo Le origini del cristianesimo]'', Giulio Einaudi Editore, Torino, 1943.
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Loisy, Alfred}}
[[Categoria:Biblisti francesi]]
[[Categoria:Storici francesi]]
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/* Adolfo Omodeo */ Collège de France
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[[File:Alfred Loisy.jpg|thumb|Alfred Loisy nel 1910]]
'''Alfred Firmin Loisy''' (1857 – 1940), biblista e storico francese.
==''Le origini del cristianesimo''==
===[[Incipit]]===
Il [[cristianesimo]] nacque dal giudaismo; ma, per quel che possiamo giudicarne, non trasse origine da una delle grandi correnti che dominavano allora il pensiero ebraico, il fariseismo il sadduceismo l'essenismo, bensì da piccoli gruppi eccentrici; e nella storia del giudaismo {{sic|palestinense}} prima del 70 ebbe indubbiamente scarso risalto, tanto che [[Flavio Giuseppe|Giuseppe Flavio]] credette di poter fare a meno di parlarne nei suoi scritti. Non fu un movimento di ascetismo organizzato e, tanto meno, una forma di pietismo legalistico; e non fu in alcun modo una scuola di conservatorismo tradizionale. Fu certamente un movimento messianico, ma che si svolse in condizioni affatto particolari e senza il furore sanguinario degli Zeloti. Si richiamava a un Cristo defunto, che viveva presso Dio e il cui avvento doveva venir effettuato dall'alto, e cioè da lui stesso; e fu ben presto, in questo senso, un mistero di salvazione di cui il Cristo fu l'anima, mentre l'avvento di questo Cristo si trasponeva progressivamente e si realizzava, per così dire, nella fede della sua Chiesa. Tale mistero non poteva non definirsi e svilupparsi in una teologia. Tuttavia, il cristianesimo fu, in origine, una religione di gente di umile condizione, non di teologi o di dotti dogmatizzanti o di sognatori contemplativi. <!--(cap. 1, Le fonti, p. 1)-->
===Citazioni===
*[[Giuda il Galileo]] non fu, certo, un maestro di filosofia o di vita ascetica; storicamente, fu soltanto un capo di bande o, piuttosto di briganti. Ma costituisce l'esempio tipico di una mentalità comune: della fede cieca ed assoluta, aspirante a realizzare nella sua pienezza l'idea del regno di Dio. (cap. 2, p. 55)
*Il principio ispiratore degli [[Zelota|Zeloti]], – su questo punto possiamo credere a Giuseppe Flavio –, era che gli Israeliti, popolo e figli di Dio, non avevano sulla terra altro sovrano legittimo che il signore del cielo. Quindi, la dominazione romana era sacrilega, il suo esercizio un'usurpazione empia, e bisognava rifiutare il tributo a Cesare. La rivolta contro l'impero idolatra era il più sacro dei doveri. (cap. 2, p. 55)
*A chi somiglia, infatti, il Cristo dell'''Apocalisse'', sul suo cavallo bianco, con il suo nome di mistero, gli occhi come fuoco fiammante, la spade che gli esce dalla bocca, i diademi folgoranti e il manto tinto di sangue? Somiglia a un dio solare, a [[Mitra]], che su alcuni bassorilievi è raffigurato a cavallo. E molto ci sarebbe da dire su questo Cristo apocalittico, con le sue sette chiese, le sue sette stelle, i suoi sette spiriti, che è il Santo, che è il Vero. Esso ha l'aspetto di una divinità astrale, presidente di sfere celesti, come Mitra, come Attis e altri. Si è sentita, si è creata tale affinità per rappresentarsi il Cristo come signore dell'universo. Per tal modo, da profeta del regno di Dio, da Messia promesso a Israele, Gesù si convertiva in signore del mondo e dell'umanità. La comunicazione degli attributi era tanto più facile in quanto gli dèi solari, quali dèi di luce, erano dèi di verità, dèi di giustizia, e, per questo aspetto morale del loro carattere, Gesù, identificato con il suo stesso ideale di giustizia eterna e di verità divina, li raggiungeva. (p. 243)
===[[Explicit]]===
Il successo del cristianesimo era stato preparato dalla diffusione dell'ebraismo; ma esso attuò una conquista che il giudaismo, che l'aveva iniziata, si dimostrava impotente a proseguire, perché teneva prigioniera nelle forme di un angusto nazionalismo un'idea di umanità universale. Tale idea, il cristianesimo la propose, entro l'involucro di un simbolo religioso, a tutti i diseredati del mondo antico, che non avevano patria e che accorsero a lui. Il senso di umanità che, a partire dall'{{sic|Evangelio}}, si sviluppò nel cristianesimo primitivo portò la Chiesa cattolica al primo piano della storia. È noto in che modo vi operò poi e in quale misura ha attuato o non il suo programma. Ma, dalla fine del secondo secolo ai giorni nostri, tale storia è abbondantemente documentata. Qui ha termine la preistoria del cristianesimo: la storia che si può indurre con prudenza, e in maniera più o meno congetturale, da testimonianze che contengono soprattutto la leggenda mistica della sua istituzione.
==''La religione d'Israele''==
===[[Incipit]]===
La fonte principale, per non dire l'unica, che si abbia per la storia della religione ebraica, anteriormente alla dominazione greca, si è quella collezione di libri che la tradizione cristiana ha definito col nome di Vecchio Testamento, e che si sono conservati, per la maggior parte, nella loro lingua d'origine, nella bibbia ebraica. Qui riesce sopra tutto importante apprezzare il contenuto di questi scritti, che sono stati e sono ancora considerati come sacri dai Giudei e dai Cristiani. Gli altri documenti numerosissimi, che riguardano la storia del giudaismo sotto la dominazione romana, fino alla completa distruzione della nazionalità giudaica, o non interessano se non la storia esteriore della religione, oppure non presentano la stessa difficoltà di analisi e di interpretazione che ci presentano i testi biblici, ed ognuno può sottoporli senza tema di errare alle regole comuni della critica. <!--(Cap. 1, Le Fonti, p. 23)-->
===Citazioni===
*È perfettamente inutile rammentare al lettore che il nome [[Geova|Jehova]] è un barbarismo che non ha avuto nemmeno il privilegio dell'antichità. (p. 126)
*Mosè non avrebbe potuto raccogliere le tribù sotto il patronato di [[Yahweh|Jahvè]], qualora questo dio fosse stato loro sconosciuto; e pare altresi certo che, prima di Mosè, Jahvè non fosse il dio comune delle tribù che, in seguito, l'adorarono. Non si è ancora riusciti a dimostrare se si tratti di un nome di origine cananea, oppure egiziana od assira. (pp. 127-128)
*La religione mosaica era ben lungi dall'essere un rigoroso monoteismo. Per trovare questo monoteismo negli antichi testi bisognerebbe farvelo entrare per forza. Ma coloro che si figuravano Jahvè nello spirito della notte, in atto di battersi con Giacobbe e collo stesso Mosè, in atto di fermare l'asina di Balaam, ed anche in atto di viaggiare nell'arca, a meno che ciò avvenisse nel serpente di rame, avendo un nome, alla pari degli dei vicini, ed, alla pari di questi, un popolo da custodire, e proteggere, costoro, evidentemente, lo concepivano come un dio particolare, potentissimo nella sua sfera d'azione, ed in atto di operare meraviglie nell'interesse dei suoi fedeli, ma pur sempre un dio frammezzo ad una schiera di dei, quantunque, infallantemente, fosse il più forte, il più grande, e forse anche il migliore. (p. 131)
*Si è fatto osservare che il Sinai di Madian era una regione vulcanica, e che questa circostanza verrebbe a spiegare il perché Jahvè era un dio igneo, un dio della tempesta, del quale riusciva altresi facile il fare un dio della guerra. Dalla stessa causa potrebbe provenire il suo esclusivismo. Questo spirito formidabile, adorato da un certo numero di tribù incolte, non si era trasmutato in un capo di una famiglia divina, come era avvenuto per gli dei delle altre nazioni. Egli bastava a se stesso, e non tollerava la vicinanza di altri dei. Questa caratteristica si trova testificata in modo incontestabile. (p. 132)
*La santità di Jahvè consiste nella sua inviolabilità, nella sua inaccessibilità, nella potenza che di cui è fornito di far rispettare la sua volontà, e non nella perfezione morale della sua natura. Si è detto che il suo carattere possiede dei tratti morali, ma non è precisamente un carattere morale. La sua potenza, la sua scienza, la sua bontà, sopratutto, hanno dei limiti. Quel dio del quale si crede che uccida istantaneamente coloro che rimirano la sua arca, o che stendono la mano per impedirle di cadere, non è un giudice che renda il castigo proporzionato alla colpa, sibbene un essere terribile che viene irritato quando lo si avvicina più di quello che convenga. La più leggera infrazione commessa contro la sua volontà, il più leggero attentato alla maestà del suo nome, lo ricolmano qualche volta di furore, ed a piacer suo o punisce le offese, oppure non vi bada nemmeno. (pp. 134-135)
*Quanto più una catastrofe è spaventosa, tanto più nella stessa si riconosce il suo intervento. Si trova esser naturale che egli estermini in una sola notte tutti i primogeniti degli egiziani: è il passaggio di Jahvè. Opera sua sono la peste e le malattie, come le stesse sono opera degli spiriti. Acceca o fa impazzire coloro che vuol perdere. Provoca il delitto che poi punirà. Siccome ogni trasporto violento dell'anima veniva attribuito agli spiriti, buono o cattivo che potesse essere, ogni eminente attitudine come ogni disordine dell'intelligenza la si attribuisce a Jahvè, il quale, in tal modo, viene ad essere, al tempo stesso, il genio del bene ed il genio dal male dei suoi sudditi. (pp. 136-137)
*Il [[Religione cananea|culto di Canaan]] era un politeismo volgare, che nascondeva in modo abbastanza superficiale uno strato d'animismo e di feticismo, eredità dei tempi antichi e, probabilmente, per lo meno per una parte, era proprio anche di quelle popolazioni vagabonde che se ne vivevano nel paese prima che se ne impadronissero i Cananei. Ogni località possiede il suo dio particolare; possiede il suo Baal, il culto del quale viene associato a quello di una pianta, di una fonte, di una pietra, di una caverna. [...] Tanto gli dei quanto le dee possono avere dei nomi particolari, ed è facile distinguerli, perché al loro nome va unito il nome del loro capoluogo: il baal di questa città non si può confondere con quello di quella, più di quello che si possano confondere le città stesse, che veneravano quei baal. Il paese si trovava frazionato in una serie di piccole signorie più o meno indipendenti, e questo frazionamento spiega questa molteplicità di dei. (pp. 148-149)
*Gli antichi dei rappresentavano l'autonomia locale, la quale doveva scomparire mediante l'unificazione politica sotto i capi di Israele; Jahvè stava a rappresentare l'umanità del popolo conquistatore ed il suo dominio. Coll'oracolo suo e la ''Thora'' dei suoi sacerdoti; col temperamento guerresco di cui era fornito, temperamento che faceva di lui il vero capitano delle schiere israelitiche; col regime delle guerre sacre, che trasformavano per un certo spazio di tempo i combattenti di Israele in una specie di ordine militare, sottoposto a strettissime regole religiose, che costituivano la sua disciplina; con i suoi entusiasti [...], i quali, sotto il nome di ''Nazir'' e di ''Nabis'' gli fungevano da testimonii al cospetto di popolazioni sensibili a tutte le manifestazioni della fede, anche e sopra tutto alle più stravaganti, Jahvè s'imponeva in tutti quei luoghi in cui Israele riusciva a metter piede. Se egli fosse già stato il dio del cielo e della terra, gli si sarebbero potuti subordinre gli dei locali, in qualità di spiriti celesti, come più tardi avvenne per gli dei delle varie nazioni. (pp. 154-155)
*È certo che una delle caratteristiche più straordinarie dello Jahvismo si è quella evoluzione mediante la quale il veggente, indovino e mago, l'entusiasta delirante, è divenuto il profeta degli ultimi tempi della monarchia, giudice dei re, difensore dei poveri, predicatore di giustizia, sempre preoccupato dell'avvenire per la tradizione di stato, ma che sempre coordina le sue predicazioni ad un insegnamento morale. La profezia diventa a poco a poco l'interprete di una religione in cui tutti i mezzi di cui in passato si era servita la divinazione propriamente detta vengono condannati. (p. 178)
*[[Raab (mitologia)|Rahab]] è il formidabile [[Tiamat]], che il demiurgo babilonese [[Marduk]] ha tagliato in due parti, da cui scaturirono il cielo e la terra. Gli ebrei poterono conoscere questo mito anche prima della cattività. Se ne sono riscontrate delle tracce in Giobbe ed in alcuni salmi. (p. 240)
==Citazioni su Alfred Loisy==
*I grandi spiriti, che abbandonarono la fede, da [[Ernest Renan|Renan]] a Loisy, confessarono, senza rossore, il loro disagio, e rimpiansero sempre il passato, riguardando la loro deviazione come una mutilazione e una sventura. Una profonda amarezza, che nessun applauso può dissipare, è nelle loro pagine, nelle loro parole. Sono sempre sul limitare della confessione. In ogni apostata c'è un'anima che implora in segreto la grazia divina. ([[Mario Missiroli]])
*Il Loisy, come in generale tutti i neo-cattolici, accentua il lato umano di Cristo, dicendo che per dogma è tanto uomo quanto Dio, ed accentua pure il lato umano della rivelazione. ([[Giuseppe Prezzolini]])
*La forza con cui Loisy seppe attraversare tante vicende e tante delusioni, la decisione con cui pose al disopra di tutto i diritti della verità e della coscienza meriteranno sempre il riconoscimento e l'ammirazione degli spiriti religiosi. Nell'opera sua non hanno vissuto soltanto le aspirazioni di una generazione; essa esprime qualche cosa che è di tutti i tempi e che vive anche nelle età più morte, nel secreto dello spirito, attendendo il risveglio. ([[Piero Martinetti]])
*La vera grandezza di Loisy non è nella sua esegesi, né nella sua filosofia; ma in qualche cosa che vale ben più di ogni esegesi e di ogni filosofia: nella sua alta personalità, che attraverso tutta la vita e l'opera sua ha incarnato una volontà insopprimibile di libertà e sincerità nella vita religiosa. ([[Piero Martinetti]])
===[[Adolfo Omodeo]]===
*Esperto di [[mito|miti]], egli ha cercato d’impedire la formazione del mito sulla propria persona. I cattolici han tentato di applicargli il formulario speciale, con cui son soliti render fosche le figure degli eretici e degli eresiarchi. Molti acattolici, che non hanno la capacità di cogliere la non facile psicologia della crisi [[Modernismo teologico|modernistica]], hanno alterato il senso dei fatti. Infine lo stesso uomo di dottrina è duro ad intendersi in tutto il suo significato, soprattutto nel suo paese.
*Lo accusarono – i professori di seminario e i nazionalisti – d'essere un importatore d'[[esegesi]] d'oltre Reno; accusa sciocca per l'insinuazione di passioni nazionali nei problemi della scienza, e che era possibile soltanto da parte di chi non conosceva l'alta cultura tedesca e la sua metodicità un po' miope, diametralmente contraria alla vivace e nervosa intuizione storica del Loisy. In complesso, egli si è formato in un chiuso travaglio interiore, perseguendo certe sue mete, poco comunicando col mondo esterno: tranne che coi suoi libri, i quali spesso non furono intesi e parvero non interessare. È rimasto, non ostanti i clamori suscitati da ''L'Évangile et l'Église'', un solitario, [[Scomunica|scomunicato]] dalla Chiesa e poco inteso dalla Francia laica, che non senza tergiversare gli concesse una cattedra al ''[[Collège de France]]''.
*Questa grande figura di storico e di critico, che, per un'ironia della sorte, nella cerchia dei suoi amici era, e forse è ancora, designato «le petit Loisy», si leva isolata e per molti rispetti abrupta nella cultura francese. Un metodo personale di ricerca, un acume penetrante d'intuizioni, una rara tenacia di analisi lo distinguono dalla moderna storiografia francese, che per tanta parte si attarda nella ''routine'' e nei formularii del [[Hippolyte Taine|Taine]], quando pure non va a ricercar nel [[Voltaire]] l'ispirazione. Anche la derivazione, in gran parte ideale, dal [[Ernest Renan|Renan]], che il Loisy a più riprese afferma, va accolta con molta discrezione.
==Bibliografia==
*Alfred Loisy, ''[https://archive.org/details/LoisyLaReligioneIsraele La religione d'Israele]'', Società editrice pontremolese, Piacenza, 1910.
*Alfred Loisy, ''[https://archive.org/details/LoisyLeOriginiDelCristianesimo Le origini del cristianesimo]'', Giulio Einaudi Editore, Torino, 1943.
==Altri progetti==
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Pandemia di COVID-19
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[[File:COVID-19-outbreak-timeline.gif|thumb|upright=1.8|Diffusione della pandemia nel tempo]]
Citazioni sulla '''pandemia di COVID-19'''.
==Citazioni==
*A 140 bpm un anno solare è lungo 73.584.000 beat. Ma certi anni, certi rave, hanno una durata strana. «L'anno del lockdown» è stato così. È stato un anno? O due? È ancora lo stesso anno? Nessuno sa niente, tranne che è – o è stato – brutto. ([[McKenzie Wark]])
*Anche qui in Etiopia siamo molto preoccupati per gli assalti e le conseguenze dell’epidemia. Siamo poveri e vulnerabili: dipendiamo dalla misericordia di Dio. Tutti i fedeli stanno pregando e digiunando in questi giorni, non sapendo né come né quando dovremo soffrire. ([[Berhaneyesus Souraphiel]])
*Dagli studi che sono stati fatti [...] viene fuori che il maggior contagio arriva dai ragazzi tra i 15 e i 20 anni. In gergo si dice che sono una "sorgente". Io tra vaccinare prima tre milioni di liceali o 26 milioni di over 50 vaccinerei prima i liceali così da eliminare la sorgente. ([[Roberto Battiston]])
*Di questo periodo mi ricorderò il silenzio, e il fatto che il silenzio non vada per forza riempito con le parole. Spesso ascoltare e ascoltarsi è la cosa migliore, i boati non sono un modo per stare vicini: lo sono gli abbracci, anche se distanti, lo sono il chiedere "come stai?". ([[Francesca Michielin]])
*Dopo l’empatia dei primi mesi del Covid, il mondo si è diviso tra vaccinati e no-vax, dilaniato da teorie complottiste. ([[Georgi Gospodinov]])
*[...] durante la pandemia, se noi argentini avessimo fatto cose come la media dei paesi del mondo, avremmo avuto 30mila morti. Ma grazie allo "Stato Te Cuida" e alla sua inefficienza hanno perso la vita 130.000 argentini. ([[Javier Milei]])
*È probabile che l’emergenza Covid 19 finirà per rivelarsi come un crinale storico di immensa importanza. Provo a dirla così: è la prima emergenza planetaria generata dall’epoca del Game, della rivoluzione digitale, e l’ultima emergenza planetaria che sarà gestita da un’élite e da un’intelligenza di tipo novecentesco. ([[Alessandro Baricco]])
*Gli svedesi hanno sofferto tremendamente in condizioni difficili. Penso che abbiamo fallito, abbiamo un gran numero di morti e questo è terribile. ([[Carlo XVI Gustavo di Svezia]])
*Ho avuto una lunghissima vita, piena di grandi gioie e di grandi dolori, ma queste settimane mi sembrano tra le più terribili. Siamo dentro una vicenda che non ha precedenti. Il fatto inedito è che questo virus ci ha incarcerati, serrati nelle nostre case, senza nemmeno poter uscire per prendere un caffè, vedere un amico, chiusi dentro una vita che non è la nostra. ([[Emanuele Macaluso]])
*Ho preso il virus perché ho cercato di prenderlo, e, al contrario di molti vaccinati, per contagiarmi ho fatto una fatica tremenda. Ho fatto apposta per potere essere in regola almeno per qualche mese e non è stato nemmeno facile. Mi sono dovuto contagiare per necessità, dovendo lavorare e non considerando il vaccino un'alternativa valida. D'altra parte conosco molte persone con due dosi che provano a infettarsi per evitare la terza. Comunque per me il green pass era e rimane un ricatto: lo userò solo per lavoro e se devo accompagnare mia figlia. Sono disposto a utilizzarlo solo per lo stretto necessario. {{NDR|«Molti obietteranno che sarebbe stato più semplice vaccinarsi...»}} Uno può avere svariati motivi per non volersi vaccinare, anche perché fino a prova contraria questo resta un vaccino sperimentale e con un meccanismo diverso rispetto a tutti i vaccini del passato, legato all'mRna. E quindi uno ha tutto il diritto di avere dei dubbi, soprattutto se, come nel mio caso, uno ha già avuto la malattia e aveva gli anticorpi. Chi prende la malattia è molto più protetto dopo. Io sono risultato positivo senza nemmeno accorgermi di avere qualcosa. ([[Marco Melandri]])
*I giovani {{Ndr|negli anni '70}} scappavano dalle città funestate dal terrorismo, dalla crisi economica e dalla droga. Certamente succederà di nuovo perché le nostre città che erano, per definizione, il luogo della libertà, si sono rivelate grandi carceri. Gli scienziati dicono che il virus in campagna è più debole non solo perché c’è meno contatto sociale, ma perché tira il vento, c’è meno metallo e meno plastica e, se sei vicino al mare, l’aria è carica di iodio. ([[Massimiliano Fuksas]])
*Il compito più urgente è revisionare ed emendare la legge sul lavoro di controllo nazionale d'urgenza delle epidemie e rimettere in buon ordine le regole di gestione di crisi statali. ([[Kim Jong-un]])
*Il virus non deve essere associato a un Paese o a una nazionalità. In una comunità globale, ciascuno di noi deve essere il custode dell'altro. Non permettiamo alla paura di derubarci della nostra umanità. ([[Abiy Ahmed Ali]])
*Io non sono una che si ferma a chiacchierare a ricreazione, ma per tanti miei compagni l'interruzione della socialità è devastante. Degli effetti sulla psiche ce ne renderemo conto solo tra decenni. Persino io, che sono introversa, a pandemia finita andrò in giro a conversare con tutti gli sconosciuti che incontrerò. ([[Tecla Insolia]])
*Io penso che la [[Cina]] abbia pagato un grande conto di questa epidemia che ha avuto, perché comunque li abbiamo visti tutti mangiare i topi vivi o altre robe del genere. ([[Luca Zaia]])
*La corsa alla scoperta di un vaccino per sconfiggere il virus non è una gara tra Paesi, ma il più urgente sforzo comune della nostra vita. ([[Boris Johnson]])
*La mia percezione non è cambiata, la violenza iniziale è stata compiuta dall'uomo, ahinoi, nei ''wet market'' cinesi, a quanto pare – ciò dimostra come la Natura non sia un mondo disneyano fatto di fiorellini, ma sia "rossa di zanne e artigli" come dice Alfred Tennyson. Spero che da questo periodo si esca anche con la consapevolezza di un maggiore rispetto della Natura (che io scrivo rigorosamente con la N maiuscola). ([[Flavio Santi]])
*La narrazione è uno strumento potentissimo, nel bene e nel male. È davvero incredibile come, nel momento della storia umana in cui più la scienza trova soluzioni e l'accessibilità al sapere è garantita come mai prima, siamo di fronte a vere e proprie sacche di "pensiero magico" drammaticamente pericolose per sé e per gli altri. [...] Da questa pandemia ne usciamo anche consapevoli che la narrazione della realtà è parte stessa della realtà: il modo in cui noi raccontiamo le cose le fanno esistere o meno. Se impari tecniche di storytelling impari anche a difenderti dallo storytelling farlocco e dalle fake news. ([[Mauro Berruto]])
*La percezione è panoramica. A Sud dell’Himalaya vedi le masse indiane in fuga; a Nord quelle cinesi immobilizzate dal governo. Senti la disperazione del Sudamerica («Tremila bare di cartone per i poveri dell’Ecuador»), la strage dei barboni nelle megalopoli degli [[Stati Uniti d'America|Stati Uniti]], la tragedia dei migranti bloccati in Grecia, l’avanzata del virus nel cuore di un’Africa di cui nessuno parla. Capisci che a monte della pandemia c’è un modo al si-salvi-chi-può di cui i fuggiaschi dalla Libia o Medio Oriente non sono che sparuta avanguardia. Ti rendi conto della fortuna di essere europeo. ([[Paolo Rumiz]])
*La sproporzione di fronte a quella che secondo il Cnr è una normale influenza, non molto dissimile da quelle ogni anno ricorrenti, salta agli occhi. Si direbbe che esaurito il terrorismo come causa di provvedimenti d'eccezione, l'invenzione di un'epidemia possa offrire il pretesto ideale per ampliarli oltre ogni limite. [...] la limitazione della libertà imposta dai governi viene accettata in nome di un desiderio di sicurezza che è stato indotto dagli stessi governi che ora intervengono per soddisfarlo. ([[Giorgio Agamben]])
*L'insostenibile pesantezza del Male {{NDR|pandemia COVID-19}} non può averla vinta sulla nostra sublime, vincente [[superficialità]]. Se siamo ancora vivi, cari ragazzi e care ragazze, è solo perché siamo superficiali. C'è chi ha reagito al dolore e alla costrizione cucinando, chi coltivando salvia e basilico, chi guardando su ''Sky Sport'' le vecchie partite di repertorio. Appartengo a tutte e tre le categorie. Embé? Voi invece siete tutti sopravvissuti leggendo [[Søren Kierkegaard|Kierkegaard]]? ([[Michele Serra]])
*L'unica volta che ho avuto paura del Covid è stata a marzo del 2020. No, non per i contagi, Bergamo, le bare. Avevo paura perché Altan aveva fatto una vignetta, su ''Repubblica'', in cui uno diceva «Ce la faremo», e l'altra rispondeva «E se no, ce la faremo». Se anche Altan pensa ci voglia incoraggiamento e non sberleffo, empatia e non scazzo, ottimismo e non nichilismo, allora siamo proprio fottuti. ([[Guia Soncini]])
*Mi sentivo in prigione, ma adoro le mascherine, mi fanno sentire protetta. ([[Stevie Nicks]])
*Nella mia percezione, c'è una cosa unica nella pandemia di COVID-19: ha teso un'imboscata al nostro mondo potente e progressista. Questo coronavirus colpisce il nostro mondo globale proprio come un iceberg invisibile colpisce il "Titanic". E "Titanic" ha aperto una falla! Molti adesso ripetono una frase: "Il mondo non sarà più lo stesso". Ma è già cambiato. Lasciando da parte l'economia e l'assistenza sanitaria, il coronavirus ha riportato all'umanità domande ontologiche come: perché le élite politiche mondiali sono così sorprendentemente deboli, indifesi e stupidi? Perché eleggiamo come presidenti persone così primitive e stupide? Per che cosa? Perché possono parlare con la folla? Oppure un'altra domanda è: qual è il valore della scienza mondiale se non sappiamo come curare il virus? E questo virus non è venuto da Marte. Un'altra domanda: di quale varietà di formaggi, salsicce, cioccolatini, marchi di moda e modelli di automobili avrà bisogno un essere umano per sopravvivere sul pianeta Terra? ([[Vladimir Georgievič Sorokin]])
*Noi ci eravamo davvero voluti dimenticare di quanto è fragile l'umanità, avendo finalmente archiviato con la II guerra mondiale l'uso della guerra e avendo coltivato una fede sconfinata nella scienza. La pandemia da Covid-19 ce lo ha ricordato. ([[Vera Zamagni]])
*Non c'è stata alcuna risposta europea a questa emergenza. Da questo punto di vista l'Europa non esiste, l'[[Unione Europea]] è inesistente. Oltre a essere inesistente negli spiriti, nel senso che si è visto che ogni Paese comunque pensa esclusivamente a sé stesso, con la meravigliosa eccezione della [[Cina]] che ci manda medici [...], tutte le decisioni sono prese a livello del singolo Paese, i dati vengono raccolti e comunicati con criteri che ogni Paese ha scelto, e che non sono per nulla trasparenti fra l'altro. L'inesistenza totale dell'Europa in questo che è il più grande avvenimento storico degli ultimi 20 o 30 anni è qualcosa su cui bisognerà evidentemente poi riflettere a cose finite, perché è drammatica. ([[Alessandro Barbero]])
*Non credo che torneremo quelli che eravamo. Ci illuderemo di farlo, nell'allucinazione collettiva di tornare alla vita-di-prima, ma la leggerezza dei nostri viaggi, o il divertimento, l'esperienza ludica di un bicchiere di vino con gli amici, nasconderà un ronzio, un'inquietudine. Penso che il post-Covid sarà lunghissimo e che la stessa espressione post-Covid sia un errore. Dovremmo fare lo sforzo individuale e collettivo di vivere in continuità con il Covid, non aspirando a una macchina del tempo che non esiste. Dovremmo, credo, come nelle esperienze di alcune malattie, ricordare che la Natura possa tendere contemporaneamente alla perfezione e contenere l'origine del suo danno. ([[Francesca Mannocchi]])
*Non ho mai conosciuto nessuno che fosse andato in terapia intensiva, quindi perché questa gravità? [...] Mi sono sentito umiliato e offeso come cittadino quando mi è stato vietato di uscire di casa. Devo anche confessare, e lo faccio qui pubblicamente, di aver anche in certi casi disobbedito volontariamente a questo divieto. Non mi sembrava giusto né salutare. Ho una certa età e ho bisogno di sole e di vitamina D. ([[Andrea Bocelli]])
*{{NDR|Sugli anziani durante la pandemia}} Non sono e non saranno mai sacrificabili in nome di qualsivoglia economia. ([[Luiz Henrique Mandetta]])
*Oggi si sa il luogo di partenza del coronavirus, si ritiene venga da Wuhan, nell'Hubei, la provincia cinese più colpita. Nel '600 il contagio fu portato in Lombardia dai lanzichenecchi, dalle truppe tedesche mercenarie di Albrecht von Wallenstein, arrivate in Italia dalla Valtellina e dirette a Mantova, dove era in corso la lotta per la successione tra Francia e Spagna. Un tempo i portatori di virus erano i soldati. Oggi sono civili pacifici, turisti, commercianti, tecnici. Il virus adesso viaggia in aereo o su un piroscafo. Le due situazioni non sono ovviamente paragonabili: sarebbe un'imperdonabile forzatura. ([[Bernardo Valli]])
*Per me il Covid è una grande paura, perché è reale. Non è come le paure del profondo che racconto nei miei film. Quelle danno anche una certa gioia, ma il Covid no, non dà alcuna gioia: è terribile come le pestilenze che nel '400 e nel '500 distrussero mezza Europa. È una spaventosa pandemia che molta gente prende un po’ sottogamba. Vedi le feste con gente senza mascherina: si abbracciano, bevono insieme per strada, si toccano. È una pazzia perché questo Covid è molto grave e stiamo vedendo che i mesi trascorrono, ma il virus non passa. Spero in Dio. ([[Dario Argento]])
*Potrebbe essere questo uno dei primi effetti del coronavirus e della quarantena. Restando chiusa, bloccata, ferma, la gente ha avuto occasione di riflettere. E il desiderio di cambiamento si è accresciuto. ([[Maaza Mengiste]])
*Proprio come il virus non conosce confini, anche le nostre risposte non dovrebbero averne. ([[Abiy Ahmed Ali]])
*Questa malattia attacca i polmoni, ricordandoci quanto dipendiamo dal respiro. In greco, in latino, in ebraico, in sanscrito, nella lingua indù, la parola spirito significa proprio respiro, aria che si muove, vento. La domanda è: perché tutte queste lingue, tra la tantissime parole che avevano a disposizione, sono andate a prendere proprio questa per nominare quella parte dell'essere umano che noi chiamiamo spirito? ([[Vito Mancuso]])
*Scusate se riparlo di me. Oggi "festeggio" quattordici giorni consecutivi a letto, insieme all'ospite ingrato che mi abita dentro. Gli ultimi cinque giorni li ho passati in terapia intensiva, collegato ai tubicini dell'ossigeno, ai sensori dei parametri vitali, al saturimetro, con un accesso arterioso al braccio sinistro e un accesso venoso a quello destro. Il Covid è infido, è silente, ma fa il suo lavoro: non si ferma mai, si insinua negli interstizi polmonari, e ha un solo scopo, riprodursi, riprodursi, riprodursi. ([[Massimo Giannini]])
*Se questa epidemia, che si propaga così rapidamente, si infiltra nel nostro paese, ciò porterà a gravi conseguenze; la velocità di propagazione di questa malattia infettiva è molto grande, il suo periodo d'incubazione incerto e le vie di contaminazione non sono state ancora chiaramente comprese in modo scientifico; questo è il motivo per cui le potenti misure che il nostro Partito e il nostro governo hanno preso sin dall'inizio sono misure difensive, preventive e decisive, le più risolute e le più sicure. ([[Kim Jong-un]])
*Sì, il Coronavirus è una brutta malattia ma nella maggioranza dei casi ha soltanto sintomi lievi, il virus sarà stagionale e tornerebbe anche il prossimo inverno. Per questo è importante sviluppare un'immunità di gregge, per tenere sotto controllo il virus a lungo termine. Con il 60% della popolazione infetta dal virus, avremmo una immunità di gregge. ([[Patrick Vallance]])
*Tutti bardati con guanti e mascherine. Un colpo di tosse e ci assale la paura. ([[Stephen King]])
*Un virus sta dominando le nostre paure. Ci terrorizza, limita la nostra libertà, ci fa disprezzare l'altro. Abbiamo chiuso i porti a chiunque, rintanandoci nella nostra fedele cerchia, criticando gli altri la mattina al bar o in coda al supermercato durante la folle corsa per accaparrarci l'ultimo inutile pezzo di pane, che deve essere il nostro e di nessun altro, manco fosse la fine del mondo.<br> Abbiamo deciso di offendere, cacciare, allontanare. Abbiamo fatto morire donne e bambini, perché prima veniva la nostra sicurezza, la nostra ricchezza e poi le loro vite. E adesso siamo noi gli emarginati, siamo noi ad essere discriminati e cacciati, rinchiusi tra i confini di un Paese che soffre.<br>Quando tutto questo finirà, ricordiamoci di questi giorni, di questa sofferenza, di questa isteria che ci ha trasformato in animali mossi solo dall'istinto di sopravvivenza, senza ragione, senza rispetto per nessuno. Ricordiamocelo poi, di come ci trasformano disperazione e paura di morire. Ricordiamocelo quando ad aver paura sarà qualcun altro, che chiede aiuto. ([[Federico Bernardeschi]])
*{{Ancora|cari|Voglio essere onesto con voi, onesto col popolo britannico: molte famiglie, molte altre famiglie perderanno prematuramente dei loro cari.}} ([[Boris Johnson]])
===[[Tedros Adhanom Ghebreyesus]]===
{{cronologico}}
*Questa epidemia è una minaccia per ogni paese, ricco e povero che sia. (7 marzo 2020)
*I paesi hanno pianificato scenari come questo da decenni. Ora è il momento di agire su quei piani. Ciò è possibile solo se è presente una leadership nel paese, che coordina ogni parte del governo, non solo il ministero della salute – ma anche sicurezza, diplomazia, finanza, trasporti, commercio, informazione – l'intero governo di un paese deve essere coinvolto. È essenziale attivare i piani di emergenza di ogni singolo paese attraverso l'approccio dell'intero governo. (7 marzo 2020)
*Sappiamo che le persone hanno paura, ed è normale e appropriato, ma quella paura può essere gestita e moderata con informazioni accurate. (7 marzo 2020)
*Quanto sarà letale questo virus dipende non solo dal virus stesso, ma da come noi rispondiamo ad esso. Il Coronavirus è una malattia grave: non è mortale per la maggior parte delle persone, ma può uccidere. Siamo tutti responsabili della riduzione del nostro rischio di infezione e, se siamo infetti, della riduzione del rischio di infezione di altri. (7 marzo 2020)
*Il nostro appello è quello di non politicizzare questo virus. L'obiettivo della politica deve essere quello di proteggere le persone e ai partiti dico che l'unità del vostro Paese sarà molto importante per distruggere questa minaccia. Senza unità siamo certi che anche il miglior sistema dovrà affrontare grandi problemi e crisi. Per cui diciamo: mettete in quarantena la politicizzazione di questo virus. (8 aprile 2020)
*Non si può sprecare tempo a puntare il dito, abbiamo del tempo, usarlo uniti è l'unica opzione per sconfiggere questo virus. Se non vi unite preparatevi al peggio. Il peggio deve arrivare, se non riusciamo a unirci. (8 aprile 2020)
*L'immunità di gregge è un concetto utilizzato per la vaccinazione, in cui una popolazione può essere protetta da un certo virus se viene raggiunta una soglia di vaccinazione. [...] Mai nella storia della sanità pubblica è stata usata come strategia per sconfiggere un'epidemia. Tanto meno per una pandemia. È scientificamente ed eticamente problematico. Non è una strategia che si persegue esponendo la popolazione all'agente infettivo. Consentire a un virus pericoloso che non conosciamo pienamente di circolare liberamente è semplicemente immorale. Non è un'opzione. (12 ottobre 2020)
*Il vaccino da solo non può bastare a fermare la pandemia. [...] Il vaccino completerà gli altri strumenti che abbiamo, non li sostituirà. (16 novembre 2020)
*Non possiamo accettare un mondo in cui i poveri e gli emarginati sono calpestati dai ricchi e dai potenti nella corsa ai vaccini. È una crisi globale e le soluzioni vanno condivise come beni pubblici globali, non come proprietà private che allargano le disuguaglianze. (4 dicembre 2020)
*Alcuni Paesi stanno cercano di aggirare Covax, aumentando il prezzo e tentando di saltare la fila. Questo potrebbe ritardare le consegne di Covax e creare esattamente lo scenario che Covax è stato progettato per evitare, con l'accaparramento sfrenato, un mercato caotico, una risposta non coordinata e continui sconvolgimenti sociali ed economici. Il mondo è sull'orlo di un catastrofico fallimento morale e il prezzo di questo fallimento sarà pagato con vite nei paesi più poveri del mondo. Alla fine queste azioni non faranno che prolungare la pandemia. (18 gennaio 2021)
*Anche una volta che la pandemia sarà finita, gli sforzi dovranno continuare. Rimarranno problemi preesistenti. Non esiste un vaccino contro la povertà, la fame, la disuguaglianza, il cambiamento climatico, i matrimoni precoci e molti altri problemi che i nostri fratelli e sorelle affrontano quotidianamente. Il COVID-19 ha sottolineato la centralità della salute: quando la salute è a rischio, tutto è a rischio. (8 marzo 2021)
*{{NDR|Sulla revoca delle tutele di proprietà intellettuale per i vaccini anti Covid-19 da parte dell'amministrazione Biden}} Questo è un momento monumentale nella lotta contro il Covid-19. L'impegno del presidente degli Stati Uniti Joe Biden e dell'ambasciatore Katherine Tai, rappresentante degli Stati Uniti per il commercio, a sostenere la rinuncia alla protezione della proprietà intellettuale sui vaccini è un potente esempio di leadership americana per affrontare le sfide della salute globale. Mi congratulo con gli Stati Uniti per la loro decisione storica per l'equità dei vaccini e la priorità del benessere di tutte le persone ovunque in un momento critico. Ora muoviamoci tutti insieme rapidamente, in solidarietà, basandoci sull'ingegnosità e sull'impegno degli scienziati che hanno prodotto i vaccini salvavita Covid-19. (6 maggio 2021)
===[[Piero Angela]]===
*I giovani si sentono invulnerabili, ma il virus non si vede, non si sente. Abbiamo visto cos'è successo anche a Capi di Stato che lo minimizzavano. Invece se il virus passa dai ragazzi ai genitori, salta l'economia di questo Paese.
*Per l'Hiv c'è stata gente condannata in tribunale perché sapendo di essere contagiati andavano attaccando il virus agli altri. Oggi, con il Covid, non dico di mettere in galera le persone, ma far rispettare assolutamente le regole, si. Anche l'esercito e la Polizia in strada possono essere d'aiuto. Come divulgatori di informazione, noi possiamo dare una mano. Ma è un problema di comportamenti.
*Questo è un virus mortale. Non si può dover chiedere "per favore, mettete le mascherine". Quelli che non le usano sono degli untori, soprattutto se sono stati ben informati. [...] {{NDR|I negazionisti}} sono vittime della mala informazione. Alcuni sono recuperabili, altri no. Alle manifestazioni contro le mascherine erano quattro gatti e a lungo andare saranno anche di meno.
===[[Roberto Burioni]]===
{{cronologico}}
*Sembra possibile l'esistenza di pazienti asintomatici, che stanno bene, non hanno febbre, ma possono diffondere il coronavirus. Il che significa che la misurazione della temperatura agli aeroporti potrebbe non essere sufficiente per bloccare la diffusione della malattia. La lotta contro quest'infezione sarà più difficile del previsto. (25 gennaio 2020)
*Dalla Cina non arrivano purtroppo dati attendibili. La mortalità del 3%, come detto da alcuni, sarebbe una mortalità altissima. Se una malattia ha il 3% di mortalità ed è molto diffusa è una catastrofe, non è poco, noi speriamo sia molto di meno. La Spagnola nel 1918 ha avuto una mortalità fra il 2 e il 3%. Spero sia più bassa alla luce di tanti casi non diagnosticati e che sfuggono al controllo cinese. (29 gennaio 2020)
*Desidererei che si trovasse immediatamente un vaccino contro il coronavirus per due motivi. Il primo perché salverebbe tante vite umane, il secondo per il piacere di vedere gli antivaccinisti implorare la vaccinazione in ginocchio sui ceci. (29 gennaio 2020)
*La [[Cina]], in teoria un regime autoritario e feroce, fa di tutto per salvare i suoi cittadini; una democrazia di antichissima tradizione {{NDR|il [[Regno Unito]]}} accetta cinicamente la morte di centinaia di migliaia di cittadini. Incredibile. (13 marzo 2020) {{NDR|rispondendo a una [[#cari|dichiarazione]] di Boris Johnson}}
*Vedo in continuazione previsioni funebri sul futuro. Per valutarne l'affidabilità quando le leggete andate a controllare se chi le sta scrivendo ha mai avuto a che fare con i virus nella sua vita professionale. Se non ha ci mai avuto a che fare (99% dei casi) state tranquilli. (24 maggio 2021)
*In questa guerra chi non si vaccina non è neutrale: sta dalla parte del virus.<br>È un fatto, non un’opinione. (11 agosto 2021)
===[[Maria Rosaria Capobianchi]]===
{{cronologico}}
*L'avversario che abbiamo davanti è poderoso, ma ne abbiamo conosciuti di più letali. Senza andare alla peste del 1600, che era però causata da un [[batterio]] e non da un [[virus]], l'[[influenza spagnola]] del 1918 ha provocato più di 40 milioni di vittime e mezzo miliardo di contagi. Ed è andata a cicli, come tutte le pandemie. Succederà anche stavolta. (22 novembre 2020)
*L'unico virus che finora l'umanità ha completamente debellato è il [[vaiolo]]. Qualsiasi prospettiva di un'uscita rapida da questa pandemia, compreso l'arrivo dei vaccini, è un'ipotesi consolatoria. (22 novembre 2020)
*Non siamo una specie privilegiata. L'uomo è un animale tra gli altri. Questo coronavirus ci arriva forse dai pangolini, Il Mers dai dromedrari, la Sars dagli zibeti. Il problema della salute minacciata è globale. Tante componenti vanno considerate fattori di un quadro d'insieme: l'essere umano, gli animali appunto, l'ambiente, le esportazioni, i viaggi. E quindi medici, veterinari, sociologi, economisti: soltanto attraverso l'incrocio di competenze, lo sforzo collettivo di tutti questi saperi, potremo sperare di sconfiggere quest'ultima pandemia e di garantire una vera salute al mondo. (22 novembre 2020)
===[[Ilaria Capua]]===
{{cronologico}}
*Il nuovo virus è stato veicolato all'uomo dal pipistrello e ha scatenato un'infezione dal punto di vista genetico molto simile alla Sars. È il terzo coronavirus a fare il salto di specie dall'animale all'uomo in 17 anni, dopo appunto la Sars, esplosa in Cina nel 2003, e la Mers, emersa in Medio Oriente (Giordania e Arabia Saudita), nel 2012. Questi virus attaccano l'apparato respiratorio e hanno un potenziale che prima non conoscevamo. (29 gennaio 2020)
*[La Cina] ha fatto uno sforzo "erculeo", tenendo conto del contesto dove si è sviluppata questa epidemia. In una città come Wuhan, con undici milioni di abitanti, moltissimi studenti, con un sistema sanitario pubblico non sempre all'altezza di una simile emergenza, dove ci sono sacche di povertà estrema e dove la medicina scientifica è affiancata da quella tradizionale cinese. Il contenimento è stato efficacissimo: nessun Paese avrebbe potuto fare tanto. (15 febbraio 2020)
*L'incremento del numero di positività è dovuto al fatto che adesso si sono iniziati a cercare, un mese fa per chi aveva sintomi respiratori la diagnosi era di influenza. Ora, con i test diagnostici, la ricerca attiva a ritroso dei contatti e dei movimenti dei pazienti, è chiaro che il numero di casi aumenta. Ma è una forma lieve e sottolineo che si dovrebbe iniziare a chiamare sindrome simil-influenzale da coronavirus per non spaventare le persone. (23 febbraio 2020)
*{{NDR|Sulla somministrazione del vaccino anti SARS-CoV-2}} In onore delle donne e degli uomini di spettacolo che sono volati via, perché non esplorare un piano di distribuzione e somministrazione del vaccino che sfrutti i cinema ed i teatri oggi vuoti che – a pensarci bene – risulterebbero particolarmente funzionali a questo tipo di attività. Sono in perdita, ed è difficile che riprendano a lavorare finché la situazione dei contagi non sarà sotto controllo. Vi è già una modalità di ingresso controllata con percorso a senso unico fino all'uscita. C'è l'elettricità sufficiente per un congelatore a - 70° ed altra strumentazione, ci sono i servizi, ci sono le vie di fuga. I vaccinandi potrebbero sedersi secondo uno schema che rispetti il distanziamento, e nel frattempo agli operatori sanitari risulterebbe più agevole fare il loro lavoro, appunto sfruttando una situazione ordinata di gestione delle operazioni. Questi CineVax potrebbero anche poi essere usati per il recupero delle vaccinazioni che sono saltate a causa dell'emergenza. (21 novembre 2020)
*La Pandemia del 2020 è un grido che ha squarciato la nostra percezione della realtà, mentre noi eravamo occupati a fare le nostre cose. Ha spalancato la finestra con forza facendo sbattere i vetri e gonfiare le tende. Da fuori è arrivato il suo messaggio gelido e chiarissimo: «Vivete in un sistema chiuso, quindi, o cominciate a mettere a posto le cose oppure ...». Una tempesta fragorosa, con tuoni violenti, come quelli che scrocchiano come un legno che si spezza. E che lasciano dietro di sé un vuoto ancora più immobile. La Pandemia del 2020 ci ricorda prepotentemente l’importanza della salute nella società e ci mette di fronte all’opportunità unica di ripensarla in una prospettiva più ampia e più sostenibile. (16 dicembre 2020)
*L’unica strada che abbiamo per non ricaderci mai più è quella della prevenzione: riusciremo a percorrerla solo con la consapevolezza che viviamo all’interno di un sistema circolare e integrato di cui fanno parte persone, animali, piante e in generale l’ambiente in cui tutti siamo immersi. Non ci sono quindi soltanto gli individui e le comunità, non c’è solo la specie umana da preservare: la salute del pianeta e di tutti i suoi abitanti deve avere pari dignità se vogliamo creare un ecosistema sostenibile, resiliente e durevole. (16 dicembre 2020)
===[[Gilberto Corbellini]]===
{{cronologico}}
*Quella svedese è stata una gestione razionale e non impulsiva, come quella italiana. Le prove che avevano a disposizione dicevano che era molto più saggio andare in quella direzione, rischiando di pagare con un certo numero morti, che sono stati più di quelli che si aspettavano e lo hanno riconosciuto. Sono anche intellettualmente più onesti dei nostri politici ed esperti. Hanno valutato che i danni sarebbero stati maggiori a trovarsi nella condizione di avere un lockdown dopo l’altro e strozzarsi davanti a un virus che peraltro ancora non si capisce quale letalità abbia davvero. (20 maggio 2020)
*Le politiche adottate sono state diverse nei diversi Paesi. Qualcuno l’ha voluto ignorare come Bolsonaro, in altri si è adottata la strategia della convivenza come gli svedesi, la Germania ne ha usate altre, l’Italia altre ancora, Cina e Singapore altre ancora. Vedremo come nei prossimi mesi le diverse risposte sociali daranno vita a dinamiche diverse non solo per quanto riguarda la ripresa economica, ma anche l’orientamento politico nei diversi paesi. (20 maggio 2020)
*La pandemia di Covid-19 rappresenta sotto diversi punti di vista una sorta di esperimento naturale. Si tratta di una crisi sanitaria che colpisce tutti i paesi e le comunità e che viene gestita dai governi e dalle persone sulla base di visioni culturali e forme di organizzazione politico-istituzionali diverse, grosso modo identica per cause ed effetti immediati, per cui si possono studiare empiricamente dinamiche sociali, politiche, psicologiche ed economiche indotte dalla situazione inattesa e anomala, che sarebbe impossibile creare artificialmente. (25 luglio 2020)
===[[Jared Diamond]]===
{{cronologico}}
*L'epidemia da Coronavirus non si sarebbe mai diffusa se 17 anni fa, dopo la [[Epidemia di SARS del 2002-2004|SARS]], i cinesi avessero chiuso i mercati di animali selvatici vivi. Le soluzioni migliori sono quelle sociali. (20 aprile 2020)
*Il primo errore è stato quello di non bloccare subito gli incontri tra le persone. Trump ha pensato all'inizio che l'epidemia non fosse così grave, e noi americani non abbiamo da subito attuato un distanziamento fisico. Il secondo errore è continuare a mettere in atto comportamenti che favoriscono la diffusione delle malattie trasmesse dagli animali selvatici all'uomo. Sono stati i mercati aperti in Cina a spianare la strada al virus Covid-19. Questi poi sono stati chiusi, ma resta ancora aperta la strada di trasmissione rappresentata dal commercio di animali per la medicina tradizionale. Se questo traffico rimarrà aperto continuerà la diffusione di malattie dagli animali all'uomo. (20 aprile 2020)
*Finora le nazioni sono state incapaci di collaborare di fronte a questioni evidentemente comuni, prima fra tutte il cambiamento climatico e il rapido esaurimento delle risorse naturali. Probabilmente perché i danni del riscaldamento globale e il suo potere letale agiscono in modo relativamente lento e indiretto. Il Covid, al contrario, uccide a viso aperto e con inesorabile rapidità. Il coronavirus ha colpito il mondo intero. E fino a quando non sarà debellato ovunque, nessuna nazione potrà considerarsi al sicuro. (17 maggio 2020)
*Alcune delle più note epidemie del passato sono state selettive. Si accanivano, in particolare, su alcuni settori della popolazione mentre altri risultavano sostanzialmente immuni. Ciò le ha rese armi di conquista o di difesa. [...] Il Covid, invece, è davvero globale. (17 maggio 2020)
*Nell'ipotesi peggiore, nel 2021, la seconda o terza ondata epidemica continuerà a seminare morte e i Paesi più virtuosi nel debellarlo verranno reinfettati dagli altri, con meno risorse per gestire l'emergenza sanitaria. In quella migliore, al contrario, la collaborazione internazionale per arrivare al vaccino e a protocolli di cura efficaci avrà reso il virus inoffensivo. E, imparata la lezione, la comunità internazionale starà decidendo di applicarla ad altre questioni, dall’inquinamento alla diseguaglianza, ben più pericolose del Covid per l'equilibrio mondiale. (17 maggio 2020)
*In un certo modo, il Covid-19 assomiglia alla peste, ma oggi popoli e genti diverse soffrono in maniera diversa non perché hanno geni ed anticorpi diversi, bensì perché hanno diverse condizioni generali di salute e diversi sistemi sanitari. (24 maggio 2020)
*In confronto al cambiamento climatico e a queste altre minacce globali, il Covid-19 non è che un piccolo cruccio passeggero. È vero, può uccidere qualche milione di persone (io ho già perso tre dei miei più cari amici), causando così terribili tragedie personali, ma presto, nel giro di un anno o due, saranno disponibili i vaccini contro questa malattia. A quel punto, il coronavirus diventerà come l'influenza: un ospite indesiderato che ogni anno ritornerà causando anche morti, ma con cui impareremo a convivere. Le nostre economie si riprenderanno presto dal Covid, così come già avvenuto tanto tempo fa con l'influenza. Il cambiamento climatico è un problema ben più grave. Miete già vittime e ne farà sempre di più, in molti modi, perlopiù subdoli. (24 maggio 2020)
*Siamo collegati da voli internazionali, non possiamo affermare che «il Covid è un problema solo per la gente di quella nazione». No, il Covid-19 è un problema che riguarda tutti. Ma il cambiamento climatico è ancora di più un problema che riguarda tutti. (24 maggio 2020)
*Entro il prossimo anno avremo vinto la guerra contro il coronavirus e questo ci servirà da modello. Stimolerà infatti risposte massicce a livello mondiale ad altri problemi globali, e il cambiamento climatico è già sul tavolo di discussione. Il successo ottenuto porterà a nuovi successi nei prossimi anni, proprio come avvenuto in tutto l'arco della storia dell'uomo. Sarà questo il retaggio paradossale del Covid. Ora sta uccidendo molte persone e per un po' di tempo continuerà a mietere vittime. Sta già causando un'enorme recessione economica globale. Ma la nostra vittoria nella guerra contro il Covid fungerà da modello per vincere una guerra molto più pericolosa, quella contro il cambiamento climatico. È questo il nemico più grande. (24 maggio 2020)
===[[Gwynne Dyer]]===
{{cronologico}}
*Quando (per salvargli la vita) si chiudono in casa le persone, inevitabilmente si blocca anche gran parte dell'economia. E nella maggior parte dei paesi la serrata durerà sicuramente fino a maggio o giugno. La promessa di Donald Trump di riaprire l'economia statunitense tra due settimane è un'illusione.
*La Svezia ha garantito di pagare ai lavoratori inattivi il 90 per cento del loro reddito finché l'emergenza sanitaria sarà finita. La Francia offre "sussidi parziali di disoccupazione" pari all'84 per cento del reddito dei lavoratori. Il Regno Unito garantisce l'80 per cento. In ognuno di questi casi i datori di lavoro (che a loro volta ricevono aiuti statali) devono mantenere i posti di lavoro e riprendere i loro dipendenti quando l'attività tornerà normale. [...] Il governo statunitense è meno generoso, naturalmente, e lo sarebbe anche con un'amministrazione democratica: l'ideologia del libero mercato è la vera religione nazionale. Trump parla di 1.200 dollari a persona (la stessa cifra data da Hong Kong ai suoi cittadini), ma solo per un mese o due.
*Quando il virus sarà domato, torneremo all'economia del tutti contro tutti e del chi si ferma è perduto, che tutti conosciamo e amiamo. Davvero? Pensate che dopo sei mesi o un anno in queste condizioni torneremo docilmente alle vecchie regole economiche? Ne dubito fortemente.
===[[Bill Emmott]]===
{{cronologico}}
*A nessun leader politico sarà mai imputato il fatto di essere troppo prudente di fronte alla minaccia del virus. E questo porterà tutti i leader, anche i più aperti e progressisti, a esercitare la virtù della prudenza. (26 marzo 2020)
*Una crisi economica è pressoché certa. Nel breve periodo questa è più in una crisi sanitaria, ma la crisi economica si manifesterà presto in tutta la sua potenza e porterà a una deciso crollo della ricchezza delle nazioni. (26 marzo 2020)
*Le forze politiche populiste si sono rafforzate sulla base del risentimento che, mentre i banchieri venivano salvati, la gente comune veniva fatta soffrire. Lo stesso potrebbe accadere di nuovo durante il periodo di ripresa dalla pandemia. (14 ottobre 2020)
===[[Anthony Fauci]]===
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[[File:HHS NIH COVID-19 Vaccine Kick-Off event (50748458672).jpg|thumb|Fauci ricevendo il vaccino Moderna]]
*Quasi sicuramente ha fatto un salto di specie da un animale-ospite all'uomo. Nel 2002 c'è stato un Coronavirus che è passato dal pipistrello allo zibetto che poi lo ha trasmesso all'uomo. Ed è così che abbiamo avuto la famosa Sars, ovvero la Sindrome respiratoria acuta grave, che ha avuto una diffusione mondiale. Nel 2012, in un modo simile, un altro Coronavirus ha fatto il salto dal pipistrello al cammello, infettando moltissima gente in Medio-Oriente, e causando la Sindrome respiratoria del medio oriente (Mers). Questa volta, quasi certamente, è successa la stessa cosa: il virus ha fatto il salto di specie e ha cominciato a diffondersi, a partire dalla Cina. E da qui, siccome la gente ha continuato a viaggiare in diverse parti del mondo, ha raggiunto anche l'Italia e gli Stati Uniti. (1 aprile 2020)
*Se il virus si propaga in Africa, dove il sistema sanitario è molto debole, a quel punto diventa un problema di difficile risoluzione. Ogni Paese che non è dotato di un sistema sanitario nazionale adeguatamente evoluto ed efficiente, può incontrare serie complicazioni nel contenere la diffusione del virus e i suoi effetti. (1 aprile 2020)
*Il pianeta è grande e se controlleremo il virus qui, ma non in altri Paesi, quando abrogheremo le misure restrittive il rischio di una ripresa della pandemia sarà concreto. (6 aprile 2020)
*Se si guarda all'evoluzione del virus nei pipistrelli e a cosa c'è là fuori adesso, le prove scientifiche vanno fortemente nella direzione che il virus non avrebbe potuto essere manipolato artificialmente o deliberatamente. (5 maggio 2020)
*Ora facciamo i bravi, ma il ritorno alla normalità non avverrà prima di Natale 2021, e solo in alcune aree del mondo, a livello globale ci vorranno quattro anni. (19 settembre 2020)
*{{NDR|Prima di ricevere il vaccino Moderna}} È importante essere qui per due ragioni. La prima è che sono un medico curante qui, nello staff del National institute of health clinical center. Ma ancora più importante è essere un simbolo per il resto del Paese del fatto che mi sento estremamente fiducioso dell'efficacia e della sicurezza di questo vaccino. Voglio incoraggiare chiunque abbia la possibilità di essere vaccinato. Possiamo avere una valida protezione per la nostra Nazione, in modo da far finire questa pandemia. (22 dicembre 2020)
*L’esempio virtuoso è la [[Nuova Zelanda]], agevolato dalla posizione, l’opposto si può dire della [[Svezia]] che non ha effettuato un serio lockdown concentrandosi sui più fragili. (1 dicembre 2022)
*Io penso che la pandemia mostri un elemento di tragedia nei milioni di morti, e un elemento di successo, nei progressi della [[scienza]] e nella maggiore consapevolezza ed energia con cui si è mosso il [[medicina|mondo medico]]. (1 dicembre 2022)
===[[Diego Fusaro]]===
{{cronologico}}
*Quello che stiamo vivendo, e a cui i più si sono già piegati con una resa colma di gratitudine (franando nel senso heideggeriano), non è un "[[grande reset]]", come taluni lo appellano. È, ''au contraire'', un "prolungamento organico" (Gramsci) della civiltà capitalistica, che si ristruttura autoritariamente in modo verticistica e consolida alcune sue nuove acquisizioni, tra cui la società digitalizzata dello ''smart working'' e del superamento delle democrazie parlamentari.
*Nel mondo rovesciato che stiamo vivendo, gli aguzzini sono benefattori e i dissidenti rispetto al regime sono pericolosi sovversivi, "negazionisti" come ormai la neolingua egemonica li appella. Il ''lockdown'' e il "divieto di assembramento" (che trapassa senza soluzione di continuità in "divieto di assemblea") sono i due pilastri del nuovo sistema di controllo oligarchico e neopadronale ai danni di masse ritenute ridondanti e superflue: il distanziamento sociale è il fulcro – non mi stancherò di ripeterlo – della nuova organizzazione sociale verticistica, del nuovo capitalismo terapeutico e della nuova società padronale.
*Il non vaccinato è il soggetto più pericoloso per la religione medico-scientifica, dacché il suo errore è sia di culto, sia di dogma: di culto, in quanto non assume, a mo' di eretico, il sacramento vaccinale; di dogma, giacché addirittura osa dubitare della potenza miracolosa del vaccino (il quale "è un miracolo", affermò con lirica devozione il dottor Giuseppe Remuzzi nella trasmissione "Porta a Porta" il 30 marzo del 2021).
*È già ora sufficiente non aderire all’ordine mentale egemonico per venire estromessi dalle "piazze virtuali" dei ''social networks'', vedendosi chiudere istantaneamente il profilo con l'infamante accusa di diffusori di "contenuti pericolosi" e di "disinformazione medica" (così è ostracizzata ogni voce variamente critica rispetto al regime tecno-sanitario). Trattato alla stregua di un nemico della salute pubblica o di un soggetto patologico, il dissenziente è destinato a "sparire come un sasso nell'oceano", per riprendere la bella immagine di Gramsci, e a trovarsi "tumulato" in casa.
===[[Robert Gallo]]===
{{cronologico}}
*Non ci sono favoriti in questa partita: i principali vaccini funzionano, e io prenderei ognuno di loro. Smettiamola di rimandare e di cercare la perfezione. Non esiste la perfezione. (22 marzo 2021)
*Senza il vaccino si può essere certi che il problema non sarà risolto. Certo, con il vaccino le cose potrebbero non essere perfette, ma tutto andrà molto meglio. Se poi arriveranno delle varianti del virus, sarà possibile creare dei nuovi vaccini per quelle varianti. Insomma, i vaccini funzionano. (22 marzo 2021)
*Non dimentichiamo mai che in una pandemia dobbiamo essere tutti collegati: la parola "pan" significa "tutti" e dobbiamo essere tutti in questo insieme. (22 marzo 2021)
===[[Gilberto Gil]]===
{{cronologico}}
*Il carattere sinistro di questa pandemia si traduce in una sensazione di paura e incertezza. Come se fossimo improvvisamente minacciati dalla possibilità di collisione con un grande asteroide: uno spauracchio di distruzione non solo delle nostre vite individuali ma della vita del pianeta.
*In tutte le situazioni estreme in cui la solidarietà sembra essere obbligatoria (questo è il caso, ora) ci chiediamo se non dovrebbe essere sempre così. E penso che, per ogni disastro, per ogni catastrofe, noi andiamo avanti, di fatto. Tuttavia, non raggiungiamo mai la piena redenzione. Non so perché sia così, ma è così. Penso che questa grande ondata di solidarietà e compassione di oggi depositerà, ancora una volta, i suoi residui positivi nel domani.
*Sono triste per la sofferenza, il dolore, l'agonia di coloro che muoiono per mancanza di aria. La loro agonia è anche mia: anche io soffoco di lacrime e di commozione.
===[[Jane Goodall]]===
{{cronologico}}
*È il nostro disprezzo per la natura e la nostra mancanza di rispetto per gli animali con cui dovremmo condividere il pianeta che ha causato questa pandemia, qualcosa che era stata prevista molto tempo fa. [...] Perché mentre distruggiamo, diciamo la foresta, le diverse specie di animali nella foresta sono costrette a venire in contatto fra di loro e quindi le malattie vengono trasmesse da una specie all’altra, e il secondo animale ha quindi maggiori probabilità di infettare gli esseri umani poiché è costretto a stare stretto contatto con noi.
*La mia opinione è che milioni di persone prenderanno questa situazione come un campanello d’allarme e cominceranno a pensare in modi in cui non hanno mai pensato prima, tanto più se impareranno a conoscere l'effetto spillover. E, tra l'altro, dobbiamo considerare un altro ambiente ideale per lo ''spillover''. E questo è l'allevamento intensivo di animali. Perché molte di queste epidemie sono partite dall'allevamento intensivo di maiali, polli, cavalli, cammelli... Ma temo che il problema sia il tipo di leader politici che abbiamo in molti paesi del mondo. Non vedono l'ora di tornare al ''business as usual''.
*Tutto ciò è legato alla nostra mancanza di rispetto per la natura o alla mancanza di rispetto per gli animali. Ce la siamo cercata.
*Il cambiamento climatico è spinto in gran parte dalle grandi aziende e dalla mancanza di una legislazione per limitare le emissioni. Non credo che questa pandemia influirà molto su questo, se non nel rendere le aziende più impazienti di tornare a fare quello che stavano facendo. Da un lato milioni di persone hanno sentito questo momento come un campanello d'allarme e un tempo in cui dobbiamo ripensare il nostro rapporto con il mondo naturale per renderci conto che dipendiamo dalla natura, dall’altro lato però abbiamo i leader nel mondo degli affari e al governo, ed è questo il grande problema, non è vero? L'amministrazione Trump, per esempio, ha revocato tutte le misure di protezione ambientale che erano state messe in atto, una per una.
*La gente dice: "Chiudete i mercati della fauna selvatica in Cina". Beh, sì, dobbiamo farlo. Dobbiamo farlo assolutamente. Ma ci sono migliaia di persone nelle zone rurali che dipendono dall'allevamento di animali selvatici per la carne. Quindi, sai, hanno bisogno di un modo di vivere alternativo.
===[[Michail Gorbačëv]]===
{{cronologico}}
*Il 2020 ha inflitto una nuova calamità all'umanità, dando inizio a un'ulteriore sfida globale. Nell'arco di soli due o tre mesi, l'epidemia di coronavirus ha travolto il mondo intero. Ma se all'inizio sembrava esserci la speranza di poter gestire questa situazione senza troppe difficoltà, ben presto gli scienziati hanno cominciato a lanciare degli avvertimenti in merito al contrario, che sfortunatamente non sono stati ascoltati da numerosi leader e rappresentanti politici.
*È già diventato banale sostenere che il mondo non sarà più come prima, una volta che avremo debellato questo nemico invisibile e ci saremo lasciati alle spalle questa calamità. Ma come esso sarà esattamente, dipenderà solo dalle lezioni che impareremo mentre questi eventi si svolgono sotto i nostri occhi.
*Bisognerà analizzare nei minimi dettagli ciò che è successo ma la priorità ora è di riprendere il controllo della situazione e sconfiggere questo nuovo e malvagio nemico.
*In questo momento sono tutti d’accordo con la necessità di misure di confinamento. È qualcosa che sia le autorità che la gente devono accettare. Molto dipende anche dal comportamento delle persone. La massima responsabilità e disciplina sono essenziali. Solo in seguito si potrà sperare che il peggio sia passato.
*Questa pandemia, una tragedia comune, ci ricorda quanto sia inutile tentare di nascondersi ignorando le minacce di fronte a noi.
===[[Emmanuele Jannini]]===
*{{NDR|Sulle relazioni sociali, durante la pandemia di COVID-19}} È come il gioco della torre [...]. Tra le amicizie, gli amori, le passioni, abbiamo scelto chi buttare sotto e chi tenere con noi. Il Covid ci ha portato a fare un lavoro di selezione, rinunciando a chi nel nostro immaginario sentimentale non si collocava in una posizione apicale. [...] Il Covid però non è eterno, per fortuna. Quando ritorneremo alle vecchie abitudini ci sarà chi di noi avrà deciso di continuare a dedicare il proprio tempo ai sentimenti più intensi e veri e chi non vedrà l'ora di tornare ad assaporare le emozioni più fatue, ma non per questo cattive. Non è un giudizio morale. Si gode anche nell'avere amicizie vacue, non particolarmente intense.
*{{NDR|«Come stanno il sesso e l'amore al tempo del Covid?»}} Essendo basati a volte su menzogne e infingimenti, il cambiamento più palese è che il Covid ha scoperto le carte. Da una parte, ha rivelato a coppie in crisi che il sostegno della loro vita si trovava già nel loro letto. Oppure, altri hanno atteso la fine del lockdown per piantare il coltello nel petto del partner e fuggire con l'amante.
*{{NDR|Sul ruolo delle mascherine nell'interazione sociale, durante la pandemia di COVID-19}} Gli elementi di seduzione che passano attraverso gli occhi non sono una grande novità [...] in tutto il mondo musulmano tradizionalmente il linguaggio degli occhi ha sempre funzionato in termini seduttivi. Noi siamo abituati a una seduzione espressiva che coinvolge l'intero viso, il corpo, le movenze, le nudità. Le persone più attente e sensibili sono quelle capaci di leggere un grazie, un per favore, un'implorazione soltanto attraverso gli occhi. La nostra generazione sta imparando a usarli per parlare. Quando smetteremo di indossare le mascherine, i più attenti di noi avranno aggiunto un elemento fondamentale di comunicazione delle nostre emozioni, che smettono di essere assordate da tutti i segnali trasmessi dal corpo.
===[[Paul Krugman]]===
*Ancora non sappiamo se il coronavirus sia più o meno pericoloso della [[Epidemia di SARS del 2002-2004|SARS]]. Quello che sappiamo è che le implicazioni economiche globali di una pandemia è più probabile siano gravi oggi di quanto non lo furono allora, per la semplice ragione che la Cina è un protagonista molto più grande di quanto non fosse ai quei tempi.
*Il comportamento irresponsabile in questo momento è principalmente una forma di inquinamento. L’unica differenza riguarda il livello nel quale tale comportamento deve essere modificato. Per la massima parte, controllare l’inquinamento riguarda istituzioni addette alle regole – come limitare le emissioni di anidride solforosa dalle centrali elettriche, o imporre che le automobili abbiano convertitori catalitici. Le scelte individuali – la carta al posto della plastica, il camminare invece dell’andare in macchina – non sono completamente irrilevanti, ma hanno effetti soltanto marginali. Di contro, per controllare una pandemia principalmente è necessario che gli individui modifichino i loro comportamenti – si coprano le facce, si astengano dal passare il tempo ai bar. Ma il principio è lo stesso.
*Tra gli altri paesi con elevata mortalità, l’Italia fu la prima nazione occidentale ad avere una grande epidemia, pagando con molte vite umane persino prima che gli esperti comprendessero pienamente cosa si doveva fare. La Svezia e l’Inghilterra hanno avuto grandi sofferenze perché inizialmente si sono basate sulla dottrina della “immunità di gregge” per superare la pandemia. È stata una politica terribile, che l’Inghilterra alla fine ha abbandonato. La Svezia non ha mai cambiato ufficialmente la sua politica, sebbene in pratica abbia finito col praticare molto distanziamento sociale. Ma c’è una bella differenza tra gli errori, per quanto letali, e l’inganno deliberato. Soltanto in America il capo dello Stato sapeva che la malattia era letale e di facile diffusione, mentre rassicurava la gente.
===[[John Magufuli]]===
*Abbiamo pregato e digiunato affinché Dio ci salvasse dalla pandemia che ha afflitto il nostro Paese e il mondo. Ma Dio ci ha risposto.
*Il ministero della Salute dovrebbe stare attento, non dovrebbe affrettarsi a provare questi vaccini senza fare delle ricerche, non tutti i vaccini sono importanti per noi, dovremmo stare attenti. Non dovremmo essere usati come "cavie".
*Molti Paesi hanno un lockdown, ma in Tanzania non ci sono piani di confinamento e non lo introdurremo mai, perché il nostro Dio è vivo e continuerà a proteggerci.
===[[Loretta Napoleoni]]===
*Fortunatamente il coronavirus non ha un tasso di mortalità elevato: non è l'Ebola né la peste. Ma la reazione irrazionale del mondo intero lo rende tanto pericoloso quanto queste malattie. Ma perché non si è detto subito che era un nuovo virus influenzale poco pericoloso per le persone in buona salute? (1 marzo 2020)
*Prendersela con i cinesi è stato un errore, li ha messi sulla difensiva e ha spinto il resto del mondo a emarginarli quando invece c'era bisogno di collaborare. (1 marzo 2020)
*L'Organizzazione mondiale della sanità doveva chiaramente mettere in guardia contro le misure applicate per la Sars all'inizio del secolo, poiché era chiaro che non avrebbero funzionato oggi. Il virus si trasmette per stretto contatto e oggi siamo tutti molto ma molto più vicini gli uni agli altri: basta menzionare il turismo di massa o le navi da crociera, focolai fenomenali per le epidemie. L'Oms doveva anche mettere in guardia contro le conseguenze per l'economia mondiale della psicosi, dell'isteria popolare. Infine doveva fare appello ai media per evitare il panico. (1 marzo 2020)
*Il panico e l'isteria si diffondono ancora più velocemente del virus. Anche qui negli Stati Uniti, dove il presidente Trump continua a dire che l'epidemia è sotto controllo e il rischio basso, è iniziata la corsa agli scaffali dei supermercati: impossibile trovare le mascherine, per non parlare poi delle confezioni di pasti sottovuoto che si conservano per decenni, anche queste svanite. (1 marzo 2020)
===[[Samia Nkrumah]]===
{{cronologico}}
*L’Africa è il continente meno vaccinato. L’accesso ai vaccini è il problema più grande. I Paesi africani si sono impegnati per ottenere i vaccini contro il covid. Ma finora è stato vaccinato solo il 7 % di una popolazione di 1,3 miliardi di persone. I vaccini non arrivano perché Paesi più ricchi ne fanno incetta.
*Lo scetticismo e l’esitazione dinanzi ai vaccini {{NDR|in [[Africa]]}} è un problema. L’eredità di pratiche mediche non etiche nel continente, la paura di essere delle cavie o di ricevere medicine di qualità inferiore sono preoccupazioni diffuse. Però quando il vaccino è disponibile si vedono persone in fila per riceverlo.
*Possiamo dire che l’Africa ha evitato i numeri che abbiamo visto in altre parti del mondo, ma non le conseguenze economiche della pandemia. Abbiamo un maggiore commercio con il resto del mondo perché importiamo molto di ciò che consumiamo quotidianamente.
*Covax ha aiutato a far giungere alcuni vaccini in Africa, ma ha anche dimostrato che la produzione dei vaccini è concentrata solo in pochi Paesi, ossia gli Stati Uniti, l’Europa, la Cina e l’India. Ciò ha portato a una palese disuguaglianza vaccinale.
*Per quanto riguarda il mondo ricco, potremmo dire che l’atto di solidarietà umana proposto, volto ad assicurare che i medicinali e i vaccini raggiungano l’intera famiglia umana simultaneamente, in realtà è nel loro stesso interesse; non è solo un atto di carità. Di certo nessuno può volere che il virus persista in molte parti del mondo povero, pronto a re-infettare il mondo ricco e a creare nuove insorgenze laddove vige il piacevole pensiero che i ricchi si sono protetti contro la pandemia. Paragonato alle migliaia di miliardi spesi per gli incentivi economici si tratta di un costo ridottissimo.
*Come sarà il mondo post covid-19? Un mondo ricco protetto, che esclude le vaste e potenzialmente contagiose popolazioni dei Paesi poveri? O sarà un mondo che condivide le terapie e i vaccini con i poveri? La storia ci ha mostrato come sradicare le malattie per il bene comune globale dei nostri Paesi — ma anche di tutti. Quando il dottor Jonas Salk realizzò un vaccino anti-polio approvato per l’uso della popolazione generale, egli rifiutò di brevettarlo.
*Il covid-19 è un catalizzatore che spinge noi, in Africa, a diventare autosufficienti in tutti gli aspetti della nostra vita. Abbiamo gli scienziati, alcuni sono in altri Paesi.
*L’unico modo in cui possiamo prevenire la trasmissione del covid e proteggere l’economia è immunizzare una fetta importante della popolazione. Come già detto, il covid-19 è un catalizzatore. Le industrie farmaceutiche devono distinguere tra profitto e vita. Oggi la situazione è questa: chi non può permettersi di pagare i vaccini, non riesce a ottenerli. A lungo termine è una situazione insostenibile.
===[[David Quammen]]===
{{cronologico}}
*Gli scienziati lo avevano previsto da tempo. Io stesso, ormai 8 anni fa, ho spiegato nel mio libro come questo scenario fosse alle porte. Non perché sono un veggente, ma perché ho ascoltato gli esperti giusti, quelli che dicevano che presto si sarebbe diffuso un virus capace di adattarsi ed evolversi velocemente, venuto fuori da animali selvatici, in una situazione in cui vi è uno stretto contatto tra le persone e gli animali, esattamente come accade nei mercati di animali vivi. Fa rabbia vedere come, nonostante la sanità pubblica e la politica sapessero, non abbiano fatto niente per sventare il pericolo o per prepararci ad affrontarlo. (3 aprile 2020)
*Dobbiamo smettere di interferire con gli animali selvatici, messi in vendita come quelli domestici, e poi bisogna regolare fortemente – se non chiudere proprio – mercati come quelli di Wuhan. (3 aprile 2020)
*La mia ipotesi, sulla base di ciò che sento dagli esperti, è che questo virus probabilmente non verrà mai completamente cancellato dalla popolazione umana globale. Sarà soprattutto il vaccino, quando lo avremo, a limitare i danni in futuro. (3 aprile 2020)
*Questa pandemia è il risultato delle cose che facciamo, delle scelte che prendiamo. Ne siamo responsabili tutti. (4 aprile 2020)
*I più importanti biologi evoluzionisti che conosco, tra cui Edward Holmes in Australia, Kristian Andersen in California e Andrew Rambaut in Scozia, hanno pubblicato a gennaio, insieme ad altri, un articolo su "Nature Medicine" dicendo che, da quello che vedevano, il virus ''non'' è ingegnerizzato. Perciò, da una parte abbiamo un articolo pubblicato su "Nature", dall'altra nessuno studio accreditato. Io non sono un biologo, non so analizzare un genoma, ma so guardare le fonti e distinguere tra ciò che è supportato da dati e autorevolezza e ciò che è solo un pettegolezzo eccitante. I pettegolezzi eccitanti piacciono alle persone, così come piace lo zucchero, ma sono malsani allo stesso modo. La seconda accusa è che il virus sia sfuggito al laboratorio mentre venivano condotti degli studi scellerati sui pipistrelli. Innanzitutto quegli studi scellerati sono stati cruciali per capire da dove provengono i coronavirus e hanno contribuito allo sviluppo del Remdesivir. È teoricamente possibile che un virus sfugga a un laboratorio? Sì. Esiste qualsiasi evidenza che sia successo? No. (20 maggio 2020)
*Gli scienziati sapevano che una pandemia stava arrivando. I funzionari della sanità lo sapevano. Hanno avvertito i leader politici, ma in alcuni Paesi, come il mio, quegli avvertimenti sono stati ignorati e minimizzati. Perché? Perché i politici, in troppi casi, come negli Usa, non si preoccupano di ciò che potrebbe accadere fra tre anni ma, magari, capiterà fra dieci. Si preoccupano solo di quello che succederà fra oggi e la loro prossima elezione. (12 giugno 2020)
*Qualsiasi politico che continuerà ad opporsi alla prevenzione contro le pandemie, dopo quanto è successo, non dovrebbe più essere un leader. Dovrebbe essere bocciato dagli elettori. Dovrebbe tornare a fare l'immobiliarista, o l'attore, o i gelati artigianali. (12 giugno 2020)
*Il fatto che il genoma del Sars-CoV-2, e che altri genomi molto simili di altri Coronavirus, esistano fra i pipistrelli cinesi in natura, mostra che non si tratta di un virus costruito in laboratorio. È stato costruito in natura. È sfuggito durante un incidente in laboratorio? Questa è una accusa senza prove, poiché non ci sono prove che questo particolare virus sia mai stato presente in un laboratorio cinese. (12 giugno 2020)
*Ero preoccupato per la [[Repubblica Democratica del Congo|Repubblica democratica del Congo]], conosco gente straordinaria in quel Paese, ottimi scienziati, ma il loro sistema sanitario è limitato: e invece mi sono sbagliato, è andata molto peggio in Italia e negli Stati Uniti. Questo è il "secondo mistero" del Sars Cov-2: perché l'Africa centrale, che ha anch'essa molti contatti con la Cina, non è stata colpita duramente? Perché lì la pandemia non è esplosa? Può darsi che ci siano anche dei fattori genetici che non conosciamo. Che la storia evolutiva dei popoli africani li abbia resi meno vulnerabili. (6 ottobre 2020)
===[[Edi Rama]]===
[[File:Albanian Prime Minister Rama in a 5G Signing Ceremony.jpg|thumb|Edi Rama con una mascherina]]
{{cronologico}}
*Noi stiamo combattendo lo stesso nemico invisibile e le risorse umane e logistiche della nostra guerra non sono illimitate. Ma oggi noi non possiamo tenere le forze di riserva in attesa che siano chiamate, mentre in Italia, dove si stanno curando, negli ospedali di guerra, anche albanesi, feriti dal nemico, hanno un enorme bisogno di aiuto. È vero che tutti sono rinchiusi dentro le loro frontiere e anche paesi ricchissimi hanno girato la schiena agli altri, ma forse esattamente perché noi non siamo ricchi, e neanche privi di memoria, non ci possiamo permettere di non dimostrare all'Italia che gli albanesi e l'Albania non abbandonano mai l'amico in difficoltà.
*Visto il livello della comprensione del dovere civico di questa guerra per la vita o la morte, e dal momento che l'andamento positivo della guerra finora è stata frainteso abbandonandosi all'idea "tanto non ci succederà nulla" allora la risposta dello stato sarà reciproca per tutti coloro che non rispettano la fila. [...] Le nuove misure punitive saranno legge lunedì e le teste vuote saranno private della libertà. Alle teste vuote faremo la vita un inferno per i loro comportamenti contorti che portano il fuoco dell'inferno da tutti noi.
*Ormai non ci sono quasi più grandi battaglie politiche che non siano interconnesse con gli altri popoli e chi propone di vincerle dentro le proprie frontiere illude se stesso e il suo popolo. Sembra che il maledetto virus che sta mettendo in ginocchio tanti Paesi sia arrivato per mostrarci proprio questo, facendoci soffrire in una maniera mai vista in queste aree del mondo.
===[[Sergio Romano]]===
{{cronologico}}
*Non è la prima volta che un bacillo arriva dall’Asia. La peste nera scese da un altopiano della Mongolia all’inizio del XIV secolo, raggiunse la Turchia, attraversò la Siria e dalle coste del Mediterraneo entrò in Italia, Svizzera, Francia e Spagna provocando, secondo il calcolo di alcuni demografi, non meno di 30 milioni di morti. I vettori erano i topi che viaggiavano nelle stive mentre i tempi di diffusione del morbo erano quelli delle carovane e delle navi mercantili. Ma il numero degli abitanti nei Paesi aggrediti era molto più modesto mentre oggi tutto è infinitamente più grande e più veloce. (8 maggio 2020)
*Credo che il governo abbia dimostrato grande coraggio e che il Paese, soprattutto nelle regioni maggiormente colpite abbia dato prova di disciplina. Ma gli effetti economici saranno pesanti e non è escluso che suscitino malumori e rimpianti. (8 maggio 2020)
*Alcuni uomini di Stato, dall'Ungheria al Brasile, hanno colto l'occasione per appropriarsi di nuovi poteri. Altri come il governo svedese sino alle scorse settimane, l'inglese Boris Johnson quando era ancora leader dei conservatori alla Camera dei Comuni e lo stesso americano Donald Trump nella fase iniziale dell'epidemia, hanno lasciato intendere più o meno esplicitamente che era meglio attendere l'immunità di gregge e «lasciar fare». Altri ancora, particolarmente in Italia, stanno già speculando su quelle che potrebbero essere le reazioni della società quando la serrata (o confinamento, come lo chiamano i francesi) avrà considerevolmente ridotto il prodotto interno del loro Paese. Di tutti i mali con cui dovremo convivere, quello della cattiva politica nell'epoca di Trump e dei sovranismi, potrebbe essere il peggiore. (8 maggio 2020)
===[[Caetano Veloso]]===
{{cronologico}}
*Tornare indietro alla vita prima del Coronavirus? Non credo sia possibile. Dobbiamo trovare il modo di affrontare questo controllo malefico delle nostre vite, e le fantasie di dominio totale che ci sono intorno. (7 settembre 2020)
*Ci sono già state altre epidemie, non è una cosa che deriva dal nulla, non ci ha colto di sorpresa. Quello che è nuovo e la velocità delle dimensioni che ha assunto. (7 settembre 2020)
*Penso che il virus ha messo in luce delle realtà che erano già lì, che esistevano magari sotto forma di suggestioni, e che sono emerse con evidenza perché tutto il mondo si è trovato nella stessa situazione. (8 settembre 2020)
===[[Xi Jinping]]===
{{cronologico}}
*La pandemia va affrontata insieme, uniti, e seguendo la scienza. Ogni tentativo di politicizzare o stigmatizzare la pandemia deve essere respinto. (22 settembre 2020)
*Nel far fronte all’epidemia di Covid-19 esplosa improvvisamente, abbiamo dato espressione al grande amore che unisce gli esseri umani aderendo al principio secondo il quale bisogna mettere al primo posto il popolo e la vita umana, ed abbiamo scritto un’epopea della lotta all’epidemia con intrepidezza, consapevoli del fatto che l’unione fa la forza. (31 dicembre 2020)
*Dagli angeli in camice bianco ai militari, dai ricercatori scientifici ai lavoratori dei quartieri residenziali, fino ad arrivare ai volontari e ai costruttori dei progetti, un numero considerevole di persone, inclusi gli anziani e i giovani della generazione post-Novanta, ha messo la propria vita al servizio della causa e difeso la vita della gente con il proprio amore. Tutte queste persone hanno unito le proprie limitate forze, trasformandole in un’unica imponente forza, di cui si sono serviti per costruire un muro d’acciaio a salvaguardia della vita di tutti noi. (31 dicembre 2020)
===[[Anna Zafesova]]===
{{cronologico}}
*Il panico da COVID-2019 – da distinguersi dall'epidemia reale – ha mostrato quello che sappiamo già, ma non abbiamo ancora compreso e realizzato fino in fondo: nel mondo mediatico in cui viviamo i nostri comportamenti sono dettati dalle narrative. Chi forgia le narrative governa (o insidia il governo). (27 febbraio 2020)
*È la prima epidemia ai tempi dei social e dei media globali. La prima epidemia ai tempi del populismo. E le misure per contenerla sono in buona parte dettate non tanto dalle esigenze sanitarie, quanto dall'ansia della politica rispetto alla psicosi dell'opinione pubblica, o perlomeno la seconda pesa nelle decisioni quanto la prima. (27 febbraio 2020)
*Non possiamo continuare a dire che dopo il Covid-19 non saremo mai più gli stessi, mentre nello stesso tempo speriamo che tutto tornerà come prima. Anzi, speriamo di no. Se poi proprio abbiamo bisogno di demagogia, anche i vecchietti non potranno che beneficiare di una diffusione di servizi che li renderanno più accuditi e meno soli, anche a epidemia finita. (21 marzo 2020)
*Quello che nei due decenni precedenti succedeva soltanto per i grandi fatti come l'11 settembre o lo tsunami – quando tutto il mondo seguiva con il fiato sospeso la stessa storia, condivideva le stesse immagini, sussultava sincronizzato nello stesso momento – ai tempi del coronavirus è diventato un fenomeno cronico. (22 maggio 2020)
*Abbiamo tutti cercato mascherine e guanti, tamponi e test, partecipato alle stesse raccolte di beneficenza per i medici in prima linea, e l'unica cosa nella quale abbiamo mostrato fortissime differenze nazionali sono stati i beni spariti per primi nell'accaparramento pre-lockdown: lievito per gli italiani, grano saraceno per i russi, carta igienica per gli anglosassoni. (22 maggio 2020)
*La realtà, meno visibile, è che si è trattato dell'epidemia più globale della storia. I virus sono sempre stati globali, ma se un tempo impiegavano anni a viaggiare con carovane, mercenari e marinai, oggi prendono l'aereo. Ma, per la prima volta nella storia, anche la risposta è stata globale. Abbiamo risparmiato mesi se non anni a organizzare la risposta all'epidemia, copiandoci i lockdown a vicenda, stilando protocolli e mandando aiuti. (22 maggio 2020)
*Può darsi che per un periodo viaggeremo o commerceremo di meno. Ma la pandemia-2020 è stata il primo evento interamente globale della nostra storia, più delle Olimpiadi o dell'incendio di Notre-Dame. Non l'abbiamo soltanto visto insieme, l'abbiamo vissuto insieme, co-partecipato e com-passionato, sperimentando per la prima volta sulla nostra pelle e non solo negli slogan il fatto di coabitare lo stesso mondo. Provare a riportarlo alla condizione precedente sarebbe come tentare di trasformare una zuppa di pesce di nuovo in un acquario. (22 maggio 2020)
*
==Voci correlate==
{{Div col}}
*[[Disinformazione sul SARS-CoV-2]]
*[[Epidemia di SARS del 2002-2004]]
*[[Green Pass]]
*[[Pandemia di COVID-19 in Brasile]]
*[[Pandemia di COVID-19 in Corea del Nord]]
*[[Pandemia di COVID-19 in Italia]]
*[[Pandemia di COVID-19 nel Regno Unito]]
*[[Pandemia di COVID-19 in Russia]]
*[[Pandemia di COVID-19 negli Stati Uniti d'America]]
*[[SARS-CoV-2]]
{{Div col end}}
==Altri progetti==
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[[Categoria:Epidemie|COVID-19]]
[[Categoria:Eventi degli anni 2020]]
[[Categoria:Pandemia di COVID-19| ]]
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Nicola Gardini
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Skekzilla
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'''Nicola Gardini''' (1965 – vivente), latinista e scrittore italiano.
==Citazioni di Nicola Gardini==
*''Il riflesso della cometa | è sprofondato nel lago. | l vento, dici, cambia i colori.''
:''Labentis speciem lacus cometae, | iam repercutiens quievit ater. | Zephiri variant ais liquores.''<ref>''De coloribus'', in ''Nind'', Atelier, 2002.</ref>
{{Int2|1=''[https://www.corriere.it/cultura/la-lettura/26_luglio_22/nell-odissea-di-nolan-l-eroe-che-non-vuole-tornare-a-casa-il-film-visto-dai-classicisti-82ca6646-9745-4c0e-bc47-fbc0504d7xlk.shtml Nell'«Odissea» di Nolan l'eroe che non voleva ritornare a casa: il film visto dai classicisti]''|2=Citato in ''corriere.it'', 22 luglio 2026.}}
{{NDR|Sull<nowiki>'</nowiki>''[[Odissea (film)|Odissea]]''}}
*Il regista ha scelto un testo emblematico e ne ha fatto una metafora dei nostri tempi.
*L'Odisseo di Nolan (Matt Damon) è un uomo devastato che ha fatto una guerra di cui si pente. Si sente responsabile della distruzione di Troia, a causa dello stratagemma del cavallo da lui ideato. Forse è un po' Oppenheimer e il cavallo la sua bomba atomica.
*Nolan ha tolto il sole alla Grecia per fare dell'Odissea un viaggio interiore...
*Nolan riesce a rendere lo smarrimento di Odisseo. A dirci perché l'eroe non vuole tornare a casa: teme di trovare solo le rovine che lui stesso ha creato.
*Tra le aggiunte interessanti c'è ciò che dicono le sirene. [...] Cantano i desideri, le illusioni, le menzogne dette ai compagni; e la verità: non vuoi tornare a casa.
*Buona parte delle omissioni riguardano momenti di forte affettività; Odisseo nell'Ade non incontra la madre e con l'assenza dei Feaci si perde la giovane Nausicaa... Non sono mancanze ma scelte. Omero è molto bravo a equilibrare l'elemento del facinoroso, del disarmonico, dell'orrore: nel poema i Feaci dimostrano che la civiltà è possibile; nel film tale possibilità è rimossa. [...] Un'altra trasformazione? L'Odisseo di Nolan non piange: le lacrime diventano sangue e la guerra è sempre presente. Nolan riprende la dimensione iliadica di Odisseo, lo mostra soldato, mentre nell'Odissea Omero lo ripulisce facendone l'eroe del linguaggio e della riflessione.
*Cambia il finale. Gli elementi della trama ci sono: l'uomo che torna a casa, ritrova la moglie e il figlio. Però non ricrea l'ordine, deve andarsene, perché macchiato da ciò che ha fatto. Ha distrutto il suo mondo... Ma parliamo di Telemaco, tralasciando il fatto che indossi i pantaloni... Nolan non gli fa uccidere nessuno. Forse lui è la speranza?
==Note==
<references />
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Gardini, Nicola}}
[[Categoria:Latinisti italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
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Avignone
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[[File:Le pont d'Avignon depuis l'île de la Barthelasse.jpg|thumb|Il ponte di Avignone visto dall'isola della Barthelasse]]
Citazioni su '''Avignone''', città della Francia.
*Da Carpentras venimo a dí 21 a Vignone, discosto leghe quattro. È Vignone cittá della Chiesa, nobilitata per essere stato al tempo che el pontificato fu de’ franzesi, lungo tempo quivi la corte; è posta in sul Rodano, el quale nascendo a Ginevra entra discosto a Vignone dieci overo dodici leghe nel mare: è fiume grande e molto rapido. Da altra parte presso alla cittá corre el fiume di Durenza el quale poco di sotto entra in Rodano, fiume di poca utilitá perché non mena si può dire pesci né se ne vagliono gli abitanti, ma di danno assai perché di continuo rode e consuma el terreno; e quando el Rodano si congiugnessi con Durenza di sopra a Vignone, el re di Francia pretende che Vignone fussi suo, perché dice che el fiume si apartiene a sé; e per questa cagione non vuole che e’ vignonesi murino in sul fiume da quella parte. La cittá fu giá populosa e molto ricca rispetto alla corte, e molto mercantile, perché quivi si faceva la fiera e tutte le faccende che ora sono ridotte a Lione; oggi si passa di popolo, di ricchezze e di mercatantie; è universalmente mediocre di edifici, ma vi sono tre cose notabili: el palazzo dove abitava el papa a tempo che vi stava la corte, el quale e di grandezza e di muraglia è molto stupendo, benché si va a poco a poco consumando e rovinando per la mala natura de’ preti che attendono a consumare e trarre e non a mettere; le mura della cittá, che sono molto belle di grossezza di torre, di pietre e di essere bene lavorate; uno ponte in sul Rodano allato alle mura della cittá, che ha ventitré archi grandi, e benché sia stretto, nondimeno è molto notabile, perché oltre allo essere lungo, fu difficile el fondarlo in su uno fiume sí largo e di tanta rapiditá, la quale cosa è causa che el ponte non va diritto perché sarebbe stato quasi impossibile avessi sostenuto tanto impeto, ma va torcendo e secondando la acqua. ([[Francesco Guicciardini]])
===[[Jack Kerouac]]===
*E il famoso tanto decantato ponte di Avignone, di pietra, mezzo andato ora nella accorrente primavera del Rodano, con castelli medievali circondati da mura sulle colline all'orizzonte (adesso per i turisti, una volta il castello baronale sostenitore della città).
*E poi nei vicoli di pavé di Avignone (città di polvere), vicoli più sporchi dei sobborghi del Messico (come le strade del New England vicine allo scarico dei rifiuti negli anni '30), con scarpe di donne che corrono nei canaletti di scolo insieme a medievali acque di scarico, e lungo tutto il muro di pietra laceri ragazzini giocano in turbini di polvere di maestrale, sufficiente a far lacrimare [[Van Gogh]].
*Giovani delinquenti si nascondono nella polvere del pomeriggio domenicale sotto i muri di Avignone fumando cicche proibite, ragazze di tredici anni sorridono stupidamente sui tacchi alti, e per la strada un bambino che gioca nel canale di scarico con lo scheletro di una bambola, battendo sul sedere capovolto come se fosse un tamburo. – Vecchie cattedrali nei vicoli della città, vecchie chiese oramai solo reliquie diroccate.
*In nessuna parte del mondo c'è una domenica pomeriggio triste come questa con il maestrale che soffia sulle strade di pavé della povera vecchia Avignone. Quando mi misi a sedere in un caffé sul corso a leggere i giornali, capii il lamento dei poeti francesi sul provincialismo, il triste provincialismo che rese folli [[Flaubert]] e [[Rimbaud]] e ispirò la musa di [[Balzac]].
==Voci correlate==
*[[Palazzo dei Papi]]
*[[Stato Pontificio]]
==Altri progetti==
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[[File:Le pont d'Avignon depuis l'île de la Barthelasse.jpg|thumb|Il ponte di Avignone visto dall'isola della Barthelasse]]
Citazioni su '''Avignone'''.
==Citazioni==
*Da Carpentras venimo a dì 21 a Vignone, discosto leghe quattro. È Vignone città della Chiesa, nobilitata per essere stato al tempo che el pontificato fu de' franzesi, lungo tempo quivi la corte; è posta in sul Rodano, el quale nascendo a Ginevra entra discosto a Vignone dieci overo dodici leghe nel mare: è fiume grande e molto rapido. Da altra parte presso alla città corre el fiume di Durenza el quale poco di sotto entra in Rodano, fiume di poca utilità perché non mena si può dire pesci né se ne vagliono gli abitanti, ma di danno assai perché di continuo rode e consuma el terreno; e quando el Rodano si congiugnessi con Durenza di sopra a Vignone, el re di Francia pretende che Vignone fussi suo, perché dice che el fiume si apartiene a sé; e per questa cagione non vuole che e' vignonesi murino in sul fiume da quella parte. La città fu già populosa e molto ricca rispetto alla corte, e molto mercantile, perché quivi si faceva la fiera e tutte le faccende che ora sono ridotte a Lione; oggi si passa di popolo, di ricchezze e di mercatantie; è universalmente mediocre di edifici, ma vi sono tre cose notabili: el palazzo dove abitava el papa a tempo che vi stava la corte, el quale e di grandezza e di muraglia è molto stupendo, benché si va a poco a poco consumando e rovinando per la mala natura de' preti che attendono a consumare e trarre e non a mettere; le mura della città, che sono molto belle di grossezza di torre, di pietre e di essere bene lavorate; uno ponte in sul Rodano allato alle mura della città, che ha ventitré archi grandi, e benché sia stretto, nondimeno è molto notabile, perché oltre allo essere lungo, fu difficile el fondarlo in su uno fiume sì largo e di tanta rapidità, la quale cosa è causa che el ponte non va diritto perché sarebbe stato quasi impossibile avessi sostenuto tanto impeto, ma va torcendo e secondando la acqua. ([[Francesco Guicciardini]])
===[[Jack Kerouac]]===
*E il famoso tanto decantato ponte di Avignone, di pietra, mezzo andato ora nella accorrente primavera del Rodano, con castelli medievali circondati da mura sulle colline all'orizzonte (adesso per i turisti, una volta il castello baronale sostenitore della città).
*E poi nei vicoli di pavé di Avignone (città di polvere), vicoli più sporchi dei sobborghi del Messico (come le strade del New England vicine allo scarico dei rifiuti negli anni '30), con scarpe di donne che corrono nei canaletti di scolo insieme a medievali acque di scarico, e lungo tutto il muro di pietra laceri ragazzini giocano in turbini di polvere di maestrale, sufficiente a far lacrimare [[Vincent van Gogh|Van Gogh]].
*Giovani delinquenti si nascondono nella polvere del pomeriggio domenicale sotto i muri di Avignone fumando cicche proibite, ragazze di tredici anni sorridono stupidamente sui tacchi alti, e per la strada un bambino che gioca nel canale di scarico con lo scheletro di una bambola, battendo sul sedere capovolto come se fosse un tamburo. – Vecchie cattedrali nei vicoli della città, vecchie chiese oramai solo reliquie diroccate.
*In nessuna parte del mondo c'è una domenica pomeriggio triste come questa con il maestrale che soffia sulle strade di pavé della povera vecchia Avignone. Quando mi misi a sedere in un caffé sul corso a leggere i giornali, capii il lamento dei poeti francesi sul provincialismo, il triste provincialismo che rese folli [[Flaubert]] e [[Rimbaud]] e ispirò la musa di [[Balzac]].
==Voci correlate==
*[[Palazzo dei Papi]]
*[[Stato Pontificio]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Città della Francia]]
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Claque
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Ulisse
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[[File:20131118Claque Schwetzingen3.jpg|thumb|La claque (scultura di Guido Messer, 1988)]]
Citazioni sulla '''claque'''.
*L'istituzione di queste Compagnie di applauditori e ammiratori salariati o prezzolati, come dir si voglia, è d'origine esclusivamente francese e risale ai primi anni del secolo scorso.<br>L’uso di questi ''applaudisseurs engagés'' di aggrupparsi nel centro del ''parterre'' sotto il lampadario, meritò loro il nome di ''Chevaliers du lustre'' e più comunemente di ''Romains du parterre'' o semplicemente ''Romani''.<br>Più tardi, circa mezzo secolo fa, si trovò un titolo più generico e complesso, quello di ''claque''; e sotto questo nome i ''claqueurs'' divennero una vera e propria associazione, sotto gli ordini di un Capo ''(Chef de claque)'' incaricato di trattare con le amministrazioni dei teatri e di firmare con esse regolari contratti, in cui erano determinati gli obblighi reciproci e la somma da pagarsi dal capo della ''claque'' in corrispettivo della quantità o qualità dei biglietti a lui rilasciati. ([[Gino Monaldi]])
*Statua vivente, seduta in piena luce in mezzo al pubblico, la Claque è la constatazione ufficiale, il simbolo riconosciuto dell'incapacità della folla di discernere autonomamente il valore di ciò che ascolta. Insomma, la Claque sta alla Gloria drammatica come le Prefiche stanno al Dolore. ([[Auguste de Villiers de L'Isle-Adam]])
*Un genere superiore di claque: quella pagata per non applaudire. ([[Stanisław Jerzy Lec]])
==Altri progetti==
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[[Categoria:Terminologia dello spettacolo]]
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==Voci create nell'ambito del progetto BEIC==
{{vedi anche|w:Progetto:GLAM/BEIC}}
Elenco delle voci create su Wikiquote nell'ambito del [[w:Progetto:GLAM/BEIC|progetto BEIC]], a partire da materiale messo a disposizione dalla [[w:Biblioteca europea di informazione e cultura|Fondazione BEIC]]. Totali: '''1013 voci'''<!--, di cui 1 in inglese, 1 in spagnolo, 1 in francese e 1 in latino-->.
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===Persone===
#[[Paolo Monti]] - <small>2014-09-30</small>
#[[Giambattista Vasco]] - <small>2021-08-18</small>
#[[Stefano da San Gregorio]] - <small>2021-08-29</small>
#[[Christoph Scheiner]] - <small>2021-08-30</small>
#[[Gian Rinaldo Carli]] - <small>2021-09-01</small>
#[[Vittorio Saraceno]] - <small>2021-09-05</small>
#[[Federico Sanvitale]] - <small>2021-09-06</small>
#[[Antonio Sangiovanni]] - <small>2021-09-09</small>
#[[Francesco Ricci (matematico)]] - <small>2021-09-11</small>
#[[Charles-Joseph Mathon de la Cour]] - <small>2021-09-11</small>
#[[Filippo Antonio Revelli]] - <small>2021-09-14</small>
#[[Onofrio Puglisi]] - <small>2021-09-22</small>
#[[Bartolomeo Pollastri]] - <small>2021-09-23</small>
#[[Giovanni Battista Pisani]] - <small>2021-09-27</small>
#[[Giovanni Giacomo Pierantoni]] - <small>2021-09-27</small>
#[[Italo Zannier]] - <small>2021-09-29</small>
#[[Auguste Marmont]] - <small>2021-10-11</small>
#[[Giovanni Biagio Amico]] - <small>2021-10-11</small>
#[[Stefano degli Angeli]] - <small>2021-10-12</small>
#[[Benedetto degli Alessandri]] - <small>2021-10-14</small>
#[[Angelo da Vallombrosa]] - <small>2021-10-14</small>
#[[Domenico Benivieni]] - <small>2021-10-14</small>
#[[Pietro di Fabrizio Accolti]] - <small>2021-10-15</small>
#[[Antonio Adamucci]] - <small>2021-10-15</small>
#[[Bernardino Baldi]] - <small>2021-10-15</small>
#[[Cosimo Bartoli]] - <small>2021-10-15</small>
#[[Giusto Bellavitis]] - <small>2021-10-15</small>
#[[Silvio Belli]] - <small>2021-10-15</small>
#[[Abū-Ṭālib Ḫān]] - <small>2021-10-15</small>
#[[Antonio Maria Bordoni]] - <small>2021-10-18</small>
#[[Francesco Saverio Brunetti]] - <small>2021-10-18</small>
#[[Filippo Calandri]] - <small>2021-10-18</small>
#[[Stanislao Canovai]] - <small>2021-10-18</small>
#[[Sigismondo Alberghetti]] - <small>2021-10-18</small>
#[[Giuseppe Antonio Alberti]] - <small>2021-10-18</small>
#[[Giuseppe Averani]] - <small>2021-10-18</small>
#[[Giovanni Maria Bonardo]] - <small>2021-10-18</small>
#[[Lorenzo Camerano]] - <small>2021-10-19</small>
#[[Giuseppe Campani]] - <small>2021-10-19</small>
#[[Domenico Martinelli]] - <small>2021-10-20</small>
#[[Luigi Ferdinando Marsili]] - <small>2021-10-20</small>
#[[Angelo Marchetti]] - <small>2021-10-20</small>
#[[Carlo Antonio Manzini]] - <small>2021-10-20</small>
#[[Antonio Maria Lorgna]] - <small>2021-10-20</small>
#[[Bernardo Pulci]] - <small>2021-10-21</small>
#[[Gustavo Bucchia]] - <small>2021-10-22</small>
#[[Serafino Calindri]] - <small>2021-10-22</small>
#[[Roberto Valturio]] - <small>2021-10-22</small>
#[[Niccolò da Osimo]] - <small>2021-10-22</small>
#[[Alberto Pappiani]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Raimondo da Capua]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Giordano Ruffo]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Panfilo Sasso]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Schiavo di Bari]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Serafino de' Cimminelli]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Giorgio Summaripa]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Girolamo Manfredi]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Gabriele Capodilista]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Lorenzo Spirito Gualtieri]] - <small>2021-10-26</small>
#[[Guglielmo da Saliceto]] - <small>2021-10-26</small>
#[[Jacopo da Cessole]] - <small>2021-10-26</small>
#[[Antonio Matani]] - <small>2021-10-26</small>
#[[Carlo Matteucci]] - <small>2021-10-26</small>
#[[Pedro de Medina]] - <small>2021-10-26</small>
#[[Friedrich Accum]] - <small>2021-10-27</small>
#[[George Biddell Airy]] - <small>2021-10-27</small>
#[[Joachim d'Alencé]] - <small>2021-10-27</small>
#[[Carlo Amoretti]] - <small>2021-10-27</small>
#[[Giovanni Antonelli (astronomo)]] - <small>2021-10-27</small>
#[[Torbern Olof Bergman]] - <small>2021-10-27</small>
#[[Belsazar Hacquet]] - <small>2021-10-27</small>
#[[George Atwood]] - <small>2021-10-27</small>
#[[Friederich Münter]] - <small>2021-10-27</small>
#[[Franz Schott]] - <small>2021-10-28</small>
#[[Lazzaro Spallanzani]] - <small>2021-10-28</small>
#[[Isaac Abrabanel]] - <small>2021-10-28</small>
#[[Giason Denores]] - <small>2021-10-29</small>
#[[Juan de Jarava]] - <small>2021-10-29</small>
#[[Alessandro Pascoli]] - <small>2021-10-29</small>
#[[Euforbo]] - <small>2021-11-02</small>
#[[Zaccaria Scolastico]] - <small>2021-11-02</small>
#[[Battista Fregoso (1450-1505)]] - <small>2021-11-02</small>
#[[Ugo Benci]] - <small>2021-11-04</small>
#[[Jacopo Filippo Foresti]] - <small>2021-11-04</small>
#[[Feo Belcari]] - <small>2021-11-08</small>
#[[Pompeo Baldasseroni]] - <small>2021-11-08</small>
#[[Sallustio Bandini]] - <small>2021-11-08</small>
#[[Lodovico Bianchini]] - <small>2021-11-09</small>
#[[Vladislav Iosifovič Bortkevič]] - <small>2021-11-09</small>
#[[Richard Cantillon]] - <small>2021-11-09</small>
#[[John Bates Clark]] - <small>2021-11-09</small>
#[[Salvatore Cognetti de Martiis]] - <small>2021-11-09</small>
#[[Girolamo Francesco Cristiani]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Alfons Dopsch]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Ruggero Giuseppe Boscovich]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Pietro Antonio Cataldi]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Ambrogio Contarini]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Giovanni Tavelli]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Giovanni Colombini]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Giovanni Pagnini]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Rhazes]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Antonio Pace]] - <small>2021-11-19</small>
#[[Joseph-François Marie]] - <small>2021-11-29</small>
#[[Alessandro Marchetti (matematico)]] - <small>2021-12-01</small>
#[[Giambattista Magistrini]] - <small>2021-12-01</small>
#[[Agostino Maccari]] - <small>2021-12-10</small>
#[[Antonio Ludeña]] - <small>2021-12-12</small>
#[[Doroteo Alimari]] - <small>2022-01-13</small>
#[[Alessandro Canobbio]] - <small>2022-01-13</small>
#[[Camillo Leonardi]] - <small>2022-01-21</small>
#[[Ascanio Centorio Degli Ortensi]] - <small>2022-01-28</small>
#[[Domenico Griminelli]] - <small>2022-02-02</small>
#[[Guglielmo Gargiolli]] - <small>2022-02-03</small>
#[[Giovanni Battista Gallicciolli]] - <small>2022-02-04</small>
#[[Guglielmo Grataroli]] - <small>2022-02-04</small>
#[[Donato Calvi]] - <small>2022-02-04</small>
#[[Flegomene]] - <small>2022-02-07</small>
#[[Francesco Fuoco]] - <small>2022-02-19</small>
#[[Francesco dal Sole]] - <small>2022-03-03</small>
#[[Nicolao Colletti]] - <small>2022-03-12</small>
#[[Cristoforo Clavio]] - <small>2022-03-17</small>
#[[Jacques Peletier du Mans]] - <small>2022-03-17</small>
#[[Pietro Apiano]] - <small>2022-03-18</small>
#[[Francesco Cigalini]] - <small>2022-03-18</small>
#[[Scipione Chiaramonti]] - <small>2022-03-23</small>
#[[Antonio Brognoli]] - <small>2022-03-26</small>
#[[Giuseppe Davia]] - <small>2022-03-30</small>
#[[Francesco Vandelli (astronomo)]] - <small>2022-03-30</small>
#[[Giuseppe Vergani]] - <small>2022-04-01</small>
#[[Giovanni Camilla]] - <small>2022-04-04</small>
#[[Pompeo Colonna (scrittore)]] - <small>2022-04-07</small>
#[[Luigi Castiglioni (botanico)]] - <small>2022-04-07</small>
#[[Guidobaldo Del Monte]] - <small>2022-04-08</small>
#[[Federico Commandino]] - <small>2022-04-08</small>
#[[Teone di Alessandria]] - <small>2022-04-09</small>
#[[Francesco Maria II Della Rovere]] - <small>2022-04-11</small>
#[[Pappo di Alessandria]] - <small>2022-04-12</small>
#[[Sereno di Antinopoli]] - <small>2022-04-13</small>
#[[Eutocio]] - <small>2022-04-13</small>
#[[Alonso de Fuentes]] - <small>2022-04-15</small>
#[[Francesco Zantedeschi]] - <small>2022-04-19</small>
#[[Famiano Michelini]] - <small>2022-04-26</small>
#[[Gregorio Bressani]] - <small>2022-05-02</small>
#[[Francesco Eschinardi]] - <small>2022-05-13</small>
#[[Andrea Zambelli (economista)]] - <small>2022-05-27</small>
#[[Francesco Ginanni]] - <small>2022-07-25</small>
#[[Elia Lombardini]] - <small>2022-08-22</small>
#[[Leone Ebreo]] - <small>2022-11-18</small>
#[[Jacopo Belgrado]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Jean-Baptiste Biot]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Vannoccio Biringuccio]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Luigi Valentino Brugnatelli]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Giovanni Nicolò Doglioni]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Paolo Silvio Boccone]] - <small>2022-12-30</small>
#[[Bernardino Zendrini]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Eustachio Zanotti]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Leonardo Ximenes]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Jacques Charles François Sturm]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Sebastiano Serlio]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Lorenzo Selva]] - <small>2023-01-12</small>
#[[Alexandre Savérien]] - <small>2023-01-12</small>
#[[Girolamo Saladini]] - <small>2023-01-12</small>
#[[Giovenale Sacchi]] - <small>2023-01-17</small>
#[[Orazio Ricasoli Rucellai]] - <small>2023-01-18</small>
#[[Guglielmo Libri Carucci dalla Sommaja]] - <small>2023-01-19</small>
#[[John Claudius Loudon]] - <small>2023-01-19</small>
#[[Antonio Dragoni]] - <small>2023-03-16</small>
#[[Ugo Panziera]] - <small>2023-03-25</small>
#[[Pacifico da Cerano]] - <small>2023-04-03</small>
#[[Giuseppe Maria Figatelli]] - <small>2023-04-14</small>
#[[Santo Brasca]] - <small>2023-06-19</small>
#[[Pietro Martini]] - <small>2023-06-23</small>
#[[Anselm Desing]] - <small>2023-06-26</small>
#[[Gaspare Luigi Cassola]] - <small>2023-06-27</small>
#[[Luigi Abello]] - <small>2023-07-03</small>
#[[Giovanni Bracesco]] - <small>2023-07-06</small>
#[[Domenico Michelessi]] - <small>2023-07-12</small>
#[[Jabir ibn Hayyan]] - <small>2023-07-13</small>
#[[Alessandro Capra]] - <small>2023-07-20</small>
#[[Francesco Bruni (giurista medievale)]] - <small>2023-07-27</small>
#[[Bartolomeo Dusi]] - <small>2023-08-01</small>
#[[Giovanni Battista Venturi]] - <small>2023-09-14</small>
#[[Vera Zamagni]] - <small>2023-10-01</small>
#[[Isabella Moro]] - <small>2023-10-01</small>
#[[Mary Boddington]] - <small>2023-10-07</small>
#[[Paola Malanotte Rizzoli]] - <small>2023-10-10</small>
#[[Giuseppe Unicorno]] - <small>2023-10-18</small>
#[[Antonio Berga]] - <small>2023-11-06</small>
#[[Gabriella Uluhogian]] - <small>2023-11-20</small>
#[[Giovanni Paolo Gallucci]] - <small>2023-12-01</small>
#[[Angelo Felice Capelli]] - <small>2023-12-05</small>
#[[Giuseppe Del Papa]] - <small>2024-01-16</small>
#[[Sébastien Leclerc]] - <small>2024-01-17</small>
#[[Henry Dunning Macleod]] - <small>2024-01-23</small>
#[[Niccolò Carletti]] - <small>2024-01-23</small>
#[[Antonio Vassalli Eandi]] - <small>2024-01-23</small>
#[[Ludovico degli Arrighi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Giuseppe Asclepi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Giuseppe Cassella]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Paolo Orsi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Luigi Ferri (filosofo)]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Scipione Capece]] - <small>2024-02-06</small>
#[[Cherubino da Spoleto]] - <small>2024-02-19</small>
#[[Antonia Giannotti]] - <small>2024-02-26</small>
#[[Antonio Abetti]] - <small>2024-02-27</small>
#[[Giovan Battista Nani]] - <small>2024-02-28</small>
#[[Nicolò di Nale]] - <small>2024-02-28</small>
#[[Tolomeo I]] - <small>2024-03-04</small>
#[[Erofilo]] - <small>2024-03-04</small>
#[[Giuseppe Grippa]] - <small>2024-03-05</small>
#[[Giovanni Battista Zanchi]] - <small>2024-03-06</small>
#[[Cosimo de' Medici]] - <small>2024-03-18</small>
#[[Piero il Gottoso]] - <small>2024-03-18</small>
#[[Giovanni Drei]] - <small>2024-03-25</small>
#[[Galasso Alghisi]] - <small>2024-03-29</small>
#[[Domenico Cocoli]] - <small>2024-04-08</small>
#[[Ercole Corazzi]] - <small>2024-04-15</small>
#[[Carlo Lambardi]] - <small>2024-04-15</small>
#[[Domenico Manzoni]] - <small>2024-04-18</small>
#[[Giuseppe Maria Bonomi]] - <small>2024-04-30</small>
#[[Benedetto Di Falco]] - <small>2024-05-30</small>
#[[Giovanni Fantuzzi (storico)]] - <small>2024-06-03</small>
#[[Antonio Lupicini]] - <small>2024-06-10</small>
#[[Luigi Lilio]] - <small>2024-06-10</small>
#[[Tommaso Maria Gabrini]] - <small>2024-06-13</small>
#[[Bernardo Giambullari]] - <small>2024-06-18</small>
#[[Gaetano Marzagaglia]] - <small>2024-06-19</small>
#[[Giorgio Gemisto Pletone]] - <small>2024-06-24</small>
#[[Elena Dragaš]] - <small>2024-06-24</small>
#[[Giuseppe Gatti (archeologo)]] - <small>2024-07-30</small>
#[[Luigi Melegari]] - <small>2024-08-01</small>
#[[Girolamo Borro]] - <small>2024-08-27</small>
#[[Luis Collado de Lebrija]] - <small>2024-09-02</small>
#[[Francesco Paolo Bozzelli]] - <small>2024-09-04</small>
#[[Raffaele Ala]] - <small>2024-09-09</small>
#[[Francesco Barberino Benici]] - <small>2024-09-27</small>
#[[Antonio Lepschy]] - <small>2024-10-01</small>
#[[Guglielmo Cavallo]] - <small>2024-10-01</small>
#[[Oddone Longo]] - <small>2024-10-02</small>
#[[Giovanni Aldini]] - <small>2024-10-02</small>
#[[Jacopo Riccati]] - <small>2024-10-09</small>
#[[Giovanni Maria Della Torre]] - <small>2024-10-10</small>
#[[Giovanni Brunetti]] - <small>2024-10-11</small>
#[[Iacopo Cicognini]] - <small>2024-10-14</small>
#[[Domenico Guglielmini]] - <small>2024-10-15</small>
#[[Gaspare Capone]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Teofilo Bruni]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Gaetano Gaspare Uttini]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Angelo Pietra]] - <small>2024-11-11</small>
#[[Giuseppe Ricca Salerno]] - <small>2024-11-13</small>
#[[Giovanni Battista Mazzini]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Leopoldo Maggi]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Lorenzo Bellini]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Giovanni Battista De Toni]] - <small>2024-11-29</small>
#[[Generoso Calenzio]] - <small>2024-12-03</small>
#[[Girolamo Seripando]] - <small>2024-12-03</small>
#[[Giacomo Venturoli]] - <small>2025-01-02</small>
#[[Lodovico delle Colombe]] - <small>2025-01-03</small>
#[[Cornelio Ghirardelli]] - <small>2025-01-07</small>
#[[Pacifico Barilari]] - <small>2025-01-10</small>
#[[Francesco Feliciano]] - <small>2025-01-10</small>
#[[Angelo Salmoiraghi]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Ottaviano Fabrizio Mossotti]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Michele Araldi]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Cornelio Malvasia]] - <small>2025-01-21</small>
#[[Paolo Beni (gesuita)]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Luca Danesi]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Onorio Longhi]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Antonio Cermisone]] - <small>2025-01-29</small>
#[[Alessandro Papacino D'Antoni]] - <small>2025-02-13</small>
#[[Angelo Querini]] - <small>2025-02-18</small>
#[[Tommaso Temanza]] - <small>2025-02-18</small>
#[[William Kingdon Clifford]] - <small>2025-02-25</small>
#[[Girolamo Cortinovis]] - <small>2025-02-25</small>
#[[William Watson (scienziato)]] - <small>2025-02-25</small>
#[[Jean Antoine Nollet]] - <small>2025-02-26</small>
#[[Jan Palfijn]] - <small>2025-02-26</small>
#[[Michele de Jorio]] - <small>2025-03-11</small>
#[[Cesare Cipolletti]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Giovanni Carmignani]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Saverio Mattei]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Salvatore Barzilai]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Francesco Baglietto]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Giovanni Ambrogio Bertrandi]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Ersilia Caetani Lovatelli]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Giuseppe Palmieri (economista)]] - <small>2025-03-18</small>
#[[Marsilio Cagnati]] - <small>2025-03-21</small>
#[[Enrico Cimbali]] - <small>2025-03-25</small>
#[[Enea Arnaldi]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Ferdinando Arrivabene]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Andrea Balletti]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Filippo Cavolini]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Amedeo Avogadro]] - <small>2025-03-28</small>
#[[Gabriele Rosa]] - <small>2025-04-08</small>
#[[Umberto D'Ancona]] - <small>2025-04-10</small>
#[[Carlo Fea]] - <small>2025-04-11</small>
#[[Pietro Quaroni]] - <small>2025-04-29</small>
#[[Apollinare Calderini]] - <small>2025-05-05</small>
#[[Giovanni Simonetta]] - <small>2025-05-07</small>
#[[Felice Barnabei]] - <small>2025-05-07</small>
#[[Gabriele Busca]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Gaetano Emanuele Bava di San Paolo]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Giuseppe Avanzini]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Francesco Soave]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Simone Stratico]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Jacopo Durandi]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Giovanni Antonio Giobert]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Pietro Moscati]] - <small>2025-05-22</small>
#[[Aldo Ferrabino]] - <small>2025-05-22</small>
#[[Piero Giacosa]] - <small>2025-05-27</small>
#[[Abramo Massalongo]] - <small>2025-05-27</small>
#[[Benjamin Martin]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Johann Heinrich Lambert]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Nicolaus de Béguelin]] - <small>2025-06-03</small>
#[[John Hunter]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Louis-Bernard Guyton-Morveau]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Johann Georg Sulzer]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Maurizio Roffredi]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Giovanni Pietro Maria Dana]] - <small>2025-06-04</small>
#[[William Hewson]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Antoine Portal]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Giovanni Battista Palletta]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Vincenzo Malacarne]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Giovanni Andrea Dalla Croce]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Samuel-Auguste Tissot]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Conrad Gessner]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Willem 's Gravesande]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Gioacchino Pessuti]] - <small>2025-06-17</small>
#[[Federigo Sclopis di Salerano]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Costanzo Gazzera]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Domenico Capellina]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Domenico Casimiro Promis]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Carlo Merkel]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Giacinto Carena]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Giovanni Claudio Fromond]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Serafino Ricci]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Alberto Ablondi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Mario Morcone]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Bartolomeo Gastaldi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Enrico Narducci]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Torquato Taramelli]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Lorenzo Respighi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Enrico Besta]] - <small>2025-07-03</small>
#[[Francesco Mengotti]] - <small>2025-07-03</small>
#[[Ignazio Danti]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Alessandro Cialdi]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Pietro Aldobrandini]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Andrea Bina]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Pietro Luigi Albini]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Giuseppe Basso]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Carlo Baudi di Vesme]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Luigi Bellardi]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Giuseppina Cattani]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Alessandro Barca]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Paolo Ballada di Saint Robert]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Angelo Battelli]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giuseppe Domenico Botto]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giuseppe Carle]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giovanni Cavalli]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Antonio Zannoni]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Antonio Tadini]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Geminiano Montanari]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Antonio Salvagnoli Marchetti]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Giovanni Antonio Lecchi]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Antonio Cavalieri Ducati]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Vittorio Zonca]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Vincenzo De Grazia]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Pietro Maria Cavina]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Carlo Fontana]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Ferdinando d'Adda]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Giovanni Ceva]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Domenico Corradi d'Austria]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Raffaele Canevari]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Alfonso Sanseverino Vimercati]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Luigi Tatti]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Claudio Datei]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Ferdinando Morozzi]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Giovanni Marchelli]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Fulco Tosti di Valminuta]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Luigi Mazzocchi]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Emilio Bignami]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Jean de Thévenot]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Luigi Pacinotti]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Joseph Pitton de Tournefort]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Luigi De Marchi]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Paolo Frisi]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Pietro Paleocapa]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Barthélemy Faujas de Saint-Fond]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Pietro Vacchelli]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Lelio Bonsi]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Teodoro da Sovico]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Michele Carcano]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Carlo Ilarione Petitti di Roreto]] - <small>2025-07-25</small>
#[[Sebastiano Tessitore]] - <small>2025-07-25</small>
#[[Ermes Visconti]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Domenico Guerri]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Girolamo Parabosco]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Antonio Schinella Conti]] - <small>2025-07-30</small>
#[[Francesco Rapolla]] - <small>2025-07-30</small>
#[[Giuliano Barbolini]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Domenico Battaglia (cardinale)]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Gerardo Bianco]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Luigi Biggeri]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Franco Bile]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Antonio Bruno (politico)]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Francesco Cascio]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Antonio Catricalà]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Giacomo Micalori]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Giovanni Antonio Magini]] - <small>2025-08-01</small>
#[[François Boissier de Sauvages de Lacroix]] - <small>2025-08-01</small>
#[[Giulio Fagnano dei Toschi]] - <small>2025-08-04</small>
#[[Domenico Cerato]] - <small>2025-08-05</small>
#[[Bartolomeo Corte]] - <small>2025-08-05</small>
#[[Andrea Gloria]] - <small>2025-08-06</small>
#[[Alfredo Ascoli]] - <small>2025-08-06</small>
#[[Scipione Barbò Soncino]] - <small>2025-08-07</small>
#[[Gian Galeazzo Visconti]] - <small>2025-08-07</small>
#[[Francesco Bellati]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Vincenzo Riccati]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Angelo Maria Bandini]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Giovanni Ciampoli]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Loris D'Ambrosio]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Giuseppe Ballo]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Luciano Banchi]] - <small>2025-08-26</small>
#[[Marco Formentini (storico)]] - <small>2025-08-27</small>
#[[Ferdinando Gabotto]] - <small>2025-08-27</small>
#[[Camillo Corsanego]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Francesco Foggi]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Pasquale Maria Liberatore]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Argisto Giuffredi]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Davide Carazzi]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Wladimiro Dorigo]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Giovanni Sercambi]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Marisa Dalai Emiliani]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Carlo de' Dottori]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Niccolò II da Correggio]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giovanni Bordiga]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Camillo Manfroni]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giuseppe Gerola]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giannino Ferrari dalle Spade]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Ugo Mazzola]] - <small>2025-09-08</small>
#[[Pasquale Jannaccone]] - <small>2025-09-08</small>
#[[William Stanley Jevons]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Giovanni Domenico Peri]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Girolamo Cattaneo]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Leone VI il Saggio]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Bonaiuto Lorini]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Pietro Mengoli]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Giovan Battista Nelli]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Domenico Turazza]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Benedetto Baudi di Vesme]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Giorgio Giorgi]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Nino Bazzetta de Vemenia]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Giovanni Battista Benedetti (matematico)]] - <small>2025-09-12</small>
#[[Giovanni Abignente]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Eugenio Cais di Pierlas]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Raffaele Ciasca]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Enrico Costa (scrittore)]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Lando Ferretti]] - <small>2025-09-17</small>
#[[Pier Silverio Leicht]] - <small>2025-09-17</small>
#[[Giovanni Battista Castiglioni]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Ferruccio Mosetti]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Giacinto Sigismondo Gerdil]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Giulio Claro]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Mario Lessona]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Edoardo Perroncito]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Gian Antonio Danieli]] - <small>2025-09-22</small>
#[[Giuseppe Albertotti]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Gherardo Freschi]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Angelo Fumagalli]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Luigi Sante Da Rios]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Giuseppe Balsamo Crivelli]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Annibale Comessatti]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Ciro Andreatta]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Carlo Cappelletti]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Mauro Rusconi]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Francesco Carlini]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Giuseppe Belli]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Tommaso Nani]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Antonio Caccianino]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Angelo Zendrini]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Giuseppe Bossi]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Pietro Cossali]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Agostino Reale]] - <small>2025-09-29</small>
#[[Frederick Mario Fales]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Paolo Attavanti]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Francesco Ghiretti]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Alessandro Minelli]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Giorgio Ravegnani]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Gherardo Ortalli]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Bartolomeo Bizio]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Alfonso Scirocco]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Carlo Ghisalberti]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Angelo Ventura]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Maria Francesca Tiepolo]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Manlio Cortelazzo]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Manlio Pastore Stocchi]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Odoardo Corsini]] - <small>2025-10-03</small>
#[[Tommaso Perelli]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Lelio Stragiotti]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Augusto Ghetti]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Mariano Fontana]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Charles Bossut]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Adeodato Ressi]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Angelo Clareno]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Leopoldo Mazzarolli]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Sandro Ruffo]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Ercole Vidari]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Bernardino Ramazzini]] - <small>2025-10-10</small>
#[[Luigi Genuardi]] - <small>2025-10-10</small>
#[[Paolo Volpicelli]] - <small>2025-10-13</small>
#[[Federico Sacco]] - <small>2025-10-13</small>
#[[Tomaso Catullo]] - <small>2025-10-14</small>
#[[Claudio D'Amato Guerrieri]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Vincenzo Brunacci]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Pietro Derossi]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Francesco Gesualdi]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Fulvio Irace]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Giacomo Marramao]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Maurizio Pallante]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Franco Purini]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Paolo Antonio Foscarini]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Angelo Sismonda]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Pietro Savi]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Stefano Borson]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Cesare Razzaboni]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Guido Bentivoglio]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Guido Fusinato]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Giulio Alessio]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Carlo Anti]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Enrico Catellani]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Arnaldo Segarizzi]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Achille Forti]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Vittorio Polacco]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Giorgio Bidone]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Alberto de' Stefani]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Vincenzo Crescini]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Biagio Brugi]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Orazio Comes]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Giovanni Celoria]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Arnaldo Angelucci]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Gregorio Fontana (matematico)]] - <small>2025-10-24</small>
#[[Pietro Configliachi]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Scipione Breislak]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Luigi Porta]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Bartolomeo Panizza]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Paolo Frisiani]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Giovanni Codazza]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Emilio Cornalia]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Luigi Magrini]] - <small>2025-10-29</small>
#[[Giulio Curioni]] - <small>2025-10-29</small>
#[[Roberto Caracciolo (vescovo)]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Paolo Marzolo]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Massimiliano Pavan]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Erminio Troilo]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Francesco Brandileone]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Carlo Francesco Gabba]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Luigi Pernier]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Serafino Biffi]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Giovanni Labus]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Bartolomeo Catena]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Adriano Balbi]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Italo Mario Sacco]] - <small>2025-11-07</small>
#[[Carlo Calisse]] - <small>2025-11-10</small>
#[[Sebastiano Canterzani]] - <small>2025-11-11</small>
#[[Carlo Possenti]] - <small>2025-11-13</small>
#[[Piero Borgi]] - <small>2025-11-14</small>
#[[Francesco Carnelutti]] - <small>2025-11-14</small>
#[[Pio Fantoni]] - <small>2025-11-17</small>
#[[Felice Casorati (matematico)]] - <small>2025-11-17</small>
#[[Marco Galli (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Luigi Pepe (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Umberto Bottazzini]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Karl Georg Christian von Staudt]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Richard Baltzer]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Paolo Ruffini (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Enrico Betti]] - <small>2025-11-19</small>
#[[Giorgio Lapazaya]] - <small>2025-11-19</small>
#[[Elia Del Re]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Giovanni Giacomo Lando]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Gemma Frisio]] - <small>2025-11-20</small>
#[[David Veronese]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Stefano Ghebelino]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giacomo Gorrini]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giovanni Battista Balbis]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giovanni Battista De Luca]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Vincenzo Manzini]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Pasquale Fiore (giurista)]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Oreste Ranelletti]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giacomo Venezian]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giuseppe Resti Ferrari]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giuseppe Raffaelli]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Eduardo Piola Caselli]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Domenico Moro (giurista)]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Donato Donati]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Sebastian Jenull]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Carlo Lessona]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Vincenzo Simoncelli]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Ilario Alibrandi]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Pier Maria Campi]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Giorgio Orsoni]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Adriano Franceschini]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Pietro Vaccari]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Gaspare Bugati]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Filippo Carmagnini]] - <small>2025-12-02</small>
#[[Giuliano Gosellini]] - <small>2025-12-05</small>
#[[Rosa Russo Iervolino]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Michele Salvati]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Carlo Scognamiglio]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Sabato Malinconico]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Andrea Monorchio]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Rolando Mosca Moschini]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Francesco Cognasso]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Guido Melis]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Renato Moro]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Adriano Ciaffi]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Abramo Colorni]] - <small>2025-12-15</small>
#[[Antonio Tarlazzi]] - <small>2025-12-16</small>
#[[Carlo Conti (matematico)]] - <small>2025-12-17</small>
#[[Guido Bustico]] - <small>2025-12-18</small>
#[[Santo Monti]] - <small>2025-12-18</small>
#[[Giuseppe Amorelli]] - <small>2026-01-09</small>
#[[Domenico Lo Faso Pietrasanta]] - <small>2026-01-14</small>
#[[Francesco Giuntini]] - <small>2026-01-22</small>
#[[Agnese di Montepulciano]] - <small>2026-01-26</small>
#[[James Ferguson (1710-1776)]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Jacob Christian Schäffer]] - <small>2026-01-29</small>
#[[William Heberden]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Carlo Lodovico Morozzo]] - <small>2026-01-30</small>
#[[John Hill (botanico)]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Jean Sénébier]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Jean-Baptiste de La Chapelle]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Carlo Barletti]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Marsilio Landriani (chimico)]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Bonaventura Corti]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Pierre Bertholon de Saint-Lazare]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Félix Vicq d'Azyr]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Charles Bonnet]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Johann Beckmann]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Benjamin Wilson (pittore)]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Filadelfo Fichera]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Élie Bertrand]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Francesco Forti]] - <small>2026-02-04</small>
#[[Pietro da Verona]] - <small>2026-02-05</small>
#[[Mauro (abate)]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Louis Agassiz]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Pier Vittorio Aldini]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Giovanni Alessio]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Joseph Hilarius Eckhel]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Giovanni Capodistria]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Edward Daniel Clarke]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Achille Breda]] - <small>2026-02-10</small>
#[[Raffaello Nasini]] - <small>2026-02-10</small>
#[[Ulisse Gobbi]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Francesco Ardissone]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Giulio Cordero di San Quintino]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Ugo Morin]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Serafino Rafaele Minich]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Casoni]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Francesco Cortese]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Santini (scienziato)]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Francesco Fiammelli]] - <small>2026-02-13</small>
#[[Marco Folin]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Alberto Giovanni Biuso]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Giovanni Felice Azzone]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Pierre Rosenberg]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Thomas Bruce, VII conte di Elgin]] - <small>2026-02-19</small>
#[[Louis-François-Sébastien Fauvel]] - <small>2026-02-25</small>
#[[Alexandre Blacque]] - <small>2026-02-25</small>
#[[John Canton]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Felice Fontana]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Jean Baptiste Christophore Fusée Aublet]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Johann Hieronymus Chemnitz]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Antonio da Vercelli]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Bernardino da Feltre]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Domenico Buonvicini]] - <small>2026-02-27</small>
#[[François-Xavier de Feller]] - <small>2026-03-04</small>
#[[Lorenzo Forestani]] - <small>2026-03-09</small>
#[[Matteo Mainardi]] - <small>2026-03-13</small>
#[[Gabriele Lancillotto Castello]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Juan de Ortega]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Giovanni Sfortunati]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Diego Orlando]] - <small>2026-03-24</small>
#[[Francesco Galigai]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Pietro Cataneo]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Latino di Camillo Orsini]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Oronzio Fineo]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Francesco Patrizi (filosofo)]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Nicola Fergola]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Baldassarre Orsini]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Francesco Maria Franceschinis]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Girolamo Pico Fonticulano]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Fabrizio Mordente]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Oberto Cantone]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Ottavio Fabri]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Lanfranco Mignoti]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Ferdinando di Diano]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Bartolomeo Ferrari (economista)]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Lodovico Flori]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Giuseppe Ciacchi]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Vitale Giordano]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Luigi Amedeo di Savoia-Aosta]] - <small>2026-04-08</small>
#[[Filippo De Filippi (1869-1938)]] - <small>2026-04-13</small>
#[[Giulio Ferrari (scrittore)]] - <small>2026-04-22</small>
#[[Luigi Simeoni (storico)]] - <small>2026-04-24</small>
#[[Franz Stuhlmann]] - <small>2026-04-28</small>
#[[George Francis Scott Elliot]] - <small>2026-04-28</small>
#[[Angelo Angelucci]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Franz Babinger]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Ruggero di Puglia (vescovo)]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Tito Bassetti]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Giovanni Andrea Barotti]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Jacopo Bartolomeo Beccari]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Bartolomeo Nogara]] - <small>2026-05-04</small>
#[[Piero Leonardi]] - <small>2026-05-04</small>
#[[Dionisio Andrea Sancassani]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Gabriele Manfredi]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Francesco Maria De Regi]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Giovanni Bujovich]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Ermenegildo Pini]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Pietro Zuliani]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Augusto Pierantoni]] - <small>2026-05-07</small>
#[[Robert Dudley, conte di Warwick]] - <small>2026-05-15</small>
#[[Francesco Ventretti]] - <small>2026-05-18</small>
#[[Harry Johnston (esploratore)]] - <small>2026-05-20</small>
#[[Giuseppe Pisanelli]] - <small>2026-05-29</small>
#[[Umberto Cagni di Bu Meliana]] - <small>2026-06-03</small>
#[[Eugenio Villoresi]] - <small>2026-06-05</small>
#[[Nicolaas Hartsoeker]] - <small>2026-06-08</small>
#[[George Cheyne]] - <small>2026-06-08</small>
#[[Jean Le Clerc (teologo)]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Caterina Santoro]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Carlo Errera]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Giacomo Carlo Bascapè]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Ginevra Zanetti]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Carlo Cipolla (1854-1916)]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Giuseppe Toaldo]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Giuseppe Biancani]] - <small>2026-06-12</small>
#[[Aldo Cerlini]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Enrico Carli]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Bartolomeo Borghi]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Giovan Battista Nicolosi]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Laurence Echard]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Pomponio Mela]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Carlo Alfonso Nallino]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Rina Monti]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Ermanno Giglio-Tos]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Giandomenico Nardo]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Galeazzo Gualdo Priorato]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Ferdinando Cavalli]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Sandro Spinsanti]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Tullio Seppilli]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Adriano Bompiani]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Jean-François Malherbe]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Loris Premuda]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Sebastiano Maffettone]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Gennaro Sasso]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Bernardo Colombo]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Christoph Wilhelm Hufeland]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Antoine Louis]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Noris Siliprandi]] - <small>2026-06-25</small>
#[[Gabriele Falloppio]] - <small>2026-06-25</small>
#[[Mariano Santo]] - <small>2026-06-25</small>
#[[Giulio di Orta]] - <small>2026-06-26</small>
#[[Giovanni Battista Manzini]] - <small>2026-06-29</small>
#[[Salvatore Ventimiglia]] - <small>2026-07-07</small>
#[[Urbano Tosetti]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Tolomeo da Lucca]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Sebastiano Ziani]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Raffaele Maffei]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Filippo Beroaldo il Vecchio]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Achille De Zigno]] - <small>2026-07-21</small>
#[[Roberto de Visiani]] - <small>2026-07-21</small>
#[[Lodovico Menin]] - <small>2026-07-21</small>
#[[Angelo Minich]] - <small>2026-07-21</small>
#[[Quirino Majorana]] - <small>2026-07-22</small>
#[[Antonio Era]] - <small>2026-07-22</small>
#[[Enselmino da Montebelluna]] - <small>2026-07-22</small>
===Tematiche===
#[[Moneta]] - <small>2021-08-18</small>
#[[Proposizione (logica)]] - <small>2021-09-14</small>
#[[Mercurio (astrologia)]] - <small>2021-09-23</small>
#[[Pellicola per negativi]] - <small>2021-10-01</small>
#[[Fotografo]] - <small>2021-10-04</small>
#[[Palma]] - <small>2021-10-21</small>
#[[Casuario]] - <small>2021-10-21</small>
#[[Sferoide]] - <small>2021-10-28</small>
#[[Teoria e pratica]] - <small>2021-10-28</small>
#[[Scienza delle finanze]] - <small>2021-11-08</small>
#[[Ragion di Stato]] - <small>2021-11-09</small>
#[[Economia monetaria]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Numero perfetto]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Oggetto celeste]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Stelle fisse]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Sfericità della Terra]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Sfere celesti]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Seno di Abramo]] - <small>2021-12-10</small>
#[[Regola del tre (matematica)]] - <small>2022-04-01</small>
#[[Cosmografia]] - <small>2022-04-04</small>
#[[Pineta di Ravenna]] - <small>2022-07-25</small>
#[[Canale di Suez]] - <small>2022-08-22</small>
#[[Ottica]] - <small>2023-01-16</small>
#[[Simonia]] - <small>2023-05-02</small>
#[[Eclettismo]] - <small>2023-05-02</small>
#[[Maccabei]] - <small>2023-05-04</small>
#[[Palla (sport)]] - <small>2023-05-12</small>
#[[Solfeggio]] - <small>2023-08-02</small>
#[[Tarantismo]] - <small>2023-08-08</small>
#[[Tarantola]] - <small>2023-08-08</small>
#[[Lenticchia d'acqua]] - <small>2023-10-01</small>
#[[Lenticchia di palude]] - <small>2023-10-01</small>
#[[Oceanografia]] - <small>2023-10-10</small>
#[[Associazione (psicologia)]] - <small>2024-01-30</small>
#[[Museo (Alessandria)]] - <small>2024-03-04</small>
#[[Fortezza]] - <small>2024-03-08</small>
#[[Animosità]] - <small>2024-03-13</small>
#[[Traci]] - <small>2024-06-25</small>
#[[Finanza pubblica]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Tufo]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Seghedino]] - <small>2025-01-10</small>
#[[Nervo]] - <small>2025-02-28</small>
#[[Valore (economia)]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Induzione elettrostatica]] - <small>2025-04-08</small>
#[[Salmonide]] - <small>2025-04-11</small>
#[[Basalto]] - <small>2025-04-23</small>
#[[Pomice]] - <small>2025-04-24</small>
#[[Feldspato]] - <small>2025-04-24</small>
#[[Grotta del Cane]] - <small>2025-04-28</small>
#[[Pisciarelli (area idrotermale)]] - <small>2025-04-28</small>
#[[Zeolite]] - <small>2025-05-15</small>
#[[Vulcano (vulcano)]] - <small>2025-06-12</small>
#[[Vulcanello]] - <small>2025-06-12</small>
#[[Isola di Panarea]] - <small>2025-06-12</small>
#[[Isola di Basiluzzo]] - <small>2025-06-12</small>
#[[Isola di Salina]] - <small>2025-06-17</small>
#[[Isola di Stromboli]] - <small>2025-06-17</small>
#[[Stromboli (vulcano)]] - <small>2025-06-17</small>
#[[Canneto (Lipari)]] - <small>2025-06-19</small>
#[[Teatro romano di Verona]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Agro romano]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Isola Filicudi]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Isola Alicudi]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Reno (Italia)]] - <small>2025-07-17</small>
#[[Cerchia dei Navigli]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Bevera (affluente dell'Olona)]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Santorini]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Cremasco]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Quattro elementi]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Candia]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Malvasia]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Cocciniglia]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Rondine riparia]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Domodossola]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Scilla (Italia)]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Medusa luminosa]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Ascidie]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Polipo (zoologia)]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Flora]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Vegetazione]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Legge del taglione]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Grazia (diritto)]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Fanano]] - <small>2025-10-03</small>
#[[Val di Chiana]] - <small>2025-10-03</small>
#[[Pila di Volta]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Lampreda]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Carcere minorile]] - <small>2025-11-05</small>
#[[Enfiteusi]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Duomo di Como]] - <small>2025-12-18</small>
#[[Ambra]] - <small>2026-01-08</small>
#[[Papiro]] - <small>2026-01-12</small>
#[[Regalbuto]] - <small>2026-01-12</small>
#[[Tempio di Segesta]] - <small>2026-01-13</small>
#[[Marsala]] - <small>2026-01-13</small>
#[[Cella (convento)]] - <small>2026-01-20</small>
#[[Sfacteria]] - <small>2026-01-28</small>
#[[Navarino (Grecia)]] - <small>2026-01-28</small>
#[[Calamata]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Taigeto]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Modone]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Teoria del flogisto]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Epizoozia]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Marna (roccia)]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Nauplia]] - <small>2026-02-05</small>
#[[Tiepidezza]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Tirinto]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Argo (città antica)]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Spetses]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Idra (isola)]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Porto di Malamocco]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Eubea]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Monumento di Filopappo]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Psara]] - <small>2026-02-24</small>
#[[Smirne]] - <small>2026-02-24</small>
#[[Ezani]] - <small>2026-02-24</small>
#[[Abuta rufescens]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Alcamo]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Aloe (botanica)]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Erice]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Mazara del Vallo]] - <small>2026-03-17</small>
#[[Castelvetrano]] - <small>2026-03-18</small>
#[[Eraclea Minoa]] - <small>2026-03-18</small>
#[[Platani]] - <small>2026-03-19</small>
#[[Siculiana]] - <small>2026-03-19</small>
#[[Abbazia di San Martino delle Scale]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Livella]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Ruwenzori]] - <small>2026-04-09</small>
#[[Monti della Luna]] - <small>2026-04-09</small>
#[[Tempio della Concordia (Agrigento)]] - <small>2026-04-16</small>
#[[Tempio di Giunone (Agrigento)]] - <small>2026-04-16</small>
#[[Riserva naturale integrale Macalube di Aragona]] - <small>2026-04-20</small>
#[[Licata]] - <small>2026-04-21</small>
#[[Palma di Montechiaro]] - <small>2026-04-21</small>
#[[Kamarina]] - <small>2026-04-21</small>
#[[Acradina]] - <small>2026-04-22</small>
#[[Epipoli]] - <small>2026-04-22</small>
#[[Mombasa]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Lago Vittoria]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Kavirondo]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Kisumu]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Tripanosomiasi africana umana]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Entebbe]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Acqua alta]] - <small>2026-05-04</small>
#[[Carbonifero]] - <small>2026-05-08</small>
#[[Isole Ssese]] - <small>2026-05-19</small>
#[[Kampala]] - <small>2026-05-20</small>
#[[Erba elefante]] - <small>2026-05-21</small>
#[[Fort Portal]] - <small>2026-05-21</small>
#[[Bahima]] - <small>2026-05-22</small>
#[[Konjo]] - <small>2026-06-03</small>
#[[Monte Speke]] - <small>2026-06-03</small>
#[[Monte Baker (Uganda)]] - <small>2026-06-03</small>
#[[Canale artificiale]] - <small>2026-06-05</small>
#[[Senecio]] - <small>2026-06-08</small>
#[[Masera]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Bagolino]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Ornavasso]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Toce]] - <small>2026-06-09</small>
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#[[Varallo]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Pallanza]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Val Divedro]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Valle Cannobina]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Valle Leventina]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Valle Antigorio]] - <small>2026-06-10</small>
#[[Rift Albertino]] - <small>2026-06-10</small>
#[[Abbazia di Novalesa]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Valle Antrona]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Formazza]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Naviglio Grande]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Valganna]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Cannero Riviera]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Massiccio del San Gottardo]] - <small>2026-06-11</small>
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#[[Diaspro]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Quarzo]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Via Aurelia]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Isola Bisentina]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Cortona]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Narni]] - <small>2026-06-16</small>
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===Raccolte===
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#[[Credi dalle poesie]] - <small>2022-09-13</small>
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#[[I viaggi di Mandeville]] - <small>2021-11-08</small>
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===In altre lingue===
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Marcella Medici (BEIC)
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==Voci create nell'ambito del progetto BEIC==
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===Persone===
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#[[Giuseppe Ricca Salerno]] - <small>2024-11-13</small>
#[[Giovanni Battista Mazzini]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Leopoldo Maggi]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Lorenzo Bellini]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Giovanni Battista De Toni]] - <small>2024-11-29</small>
#[[Generoso Calenzio]] - <small>2024-12-03</small>
#[[Girolamo Seripando]] - <small>2024-12-03</small>
#[[Giacomo Venturoli]] - <small>2025-01-02</small>
#[[Lodovico delle Colombe]] - <small>2025-01-03</small>
#[[Cornelio Ghirardelli]] - <small>2025-01-07</small>
#[[Pacifico Barilari]] - <small>2025-01-10</small>
#[[Francesco Feliciano]] - <small>2025-01-10</small>
#[[Angelo Salmoiraghi]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Ottaviano Fabrizio Mossotti]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Michele Araldi]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Cornelio Malvasia]] - <small>2025-01-21</small>
#[[Paolo Beni (gesuita)]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Luca Danesi]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Onorio Longhi]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Antonio Cermisone]] - <small>2025-01-29</small>
#[[Alessandro Papacino D'Antoni]] - <small>2025-02-13</small>
#[[Angelo Querini]] - <small>2025-02-18</small>
#[[Tommaso Temanza]] - <small>2025-02-18</small>
#[[William Kingdon Clifford]] - <small>2025-02-25</small>
#[[Girolamo Cortinovis]] - <small>2025-02-25</small>
#[[William Watson (scienziato)]] - <small>2025-02-25</small>
#[[Jean Antoine Nollet]] - <small>2025-02-26</small>
#[[Jan Palfijn]] - <small>2025-02-26</small>
#[[Michele de Jorio]] - <small>2025-03-11</small>
#[[Cesare Cipolletti]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Giovanni Carmignani]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Saverio Mattei]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Salvatore Barzilai]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Francesco Baglietto]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Giovanni Ambrogio Bertrandi]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Ersilia Caetani Lovatelli]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Giuseppe Palmieri (economista)]] - <small>2025-03-18</small>
#[[Marsilio Cagnati]] - <small>2025-03-21</small>
#[[Enrico Cimbali]] - <small>2025-03-25</small>
#[[Enea Arnaldi]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Ferdinando Arrivabene]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Andrea Balletti]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Filippo Cavolini]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Amedeo Avogadro]] - <small>2025-03-28</small>
#[[Gabriele Rosa]] - <small>2025-04-08</small>
#[[Umberto D'Ancona]] - <small>2025-04-10</small>
#[[Carlo Fea]] - <small>2025-04-11</small>
#[[Pietro Quaroni]] - <small>2025-04-29</small>
#[[Apollinare Calderini]] - <small>2025-05-05</small>
#[[Giovanni Simonetta]] - <small>2025-05-07</small>
#[[Felice Barnabei]] - <small>2025-05-07</small>
#[[Gabriele Busca]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Gaetano Emanuele Bava di San Paolo]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Giuseppe Avanzini]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Francesco Soave]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Simone Stratico]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Jacopo Durandi]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Giovanni Antonio Giobert]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Pietro Moscati]] - <small>2025-05-22</small>
#[[Aldo Ferrabino]] - <small>2025-05-22</small>
#[[Piero Giacosa]] - <small>2025-05-27</small>
#[[Abramo Massalongo]] - <small>2025-05-27</small>
#[[Benjamin Martin]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Johann Heinrich Lambert]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Nicolaus de Béguelin]] - <small>2025-06-03</small>
#[[John Hunter]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Louis-Bernard Guyton-Morveau]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Johann Georg Sulzer]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Maurizio Roffredi]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Giovanni Pietro Maria Dana]] - <small>2025-06-04</small>
#[[William Hewson]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Antoine Portal]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Giovanni Battista Palletta]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Vincenzo Malacarne]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Giovanni Andrea Dalla Croce]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Samuel-Auguste Tissot]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Conrad Gessner]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Willem 's Gravesande]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Gioacchino Pessuti]] - <small>2025-06-17</small>
#[[Federigo Sclopis di Salerano]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Costanzo Gazzera]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Domenico Capellina]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Domenico Casimiro Promis]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Carlo Merkel]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Giacinto Carena]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Giovanni Claudio Fromond]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Serafino Ricci]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Alberto Ablondi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Mario Morcone]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Bartolomeo Gastaldi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Enrico Narducci]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Torquato Taramelli]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Lorenzo Respighi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Enrico Besta]] - <small>2025-07-03</small>
#[[Francesco Mengotti]] - <small>2025-07-03</small>
#[[Ignazio Danti]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Alessandro Cialdi]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Pietro Aldobrandini]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Andrea Bina]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Pietro Luigi Albini]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Giuseppe Basso]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Carlo Baudi di Vesme]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Luigi Bellardi]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Giuseppina Cattani]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Alessandro Barca]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Paolo Ballada di Saint Robert]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Angelo Battelli]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giuseppe Domenico Botto]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giuseppe Carle]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giovanni Cavalli]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Antonio Zannoni]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Antonio Tadini]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Geminiano Montanari]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Antonio Salvagnoli Marchetti]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Giovanni Antonio Lecchi]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Antonio Cavalieri Ducati]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Vittorio Zonca]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Vincenzo De Grazia]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Pietro Maria Cavina]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Carlo Fontana]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Ferdinando d'Adda]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Giovanni Ceva]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Domenico Corradi d'Austria]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Raffaele Canevari]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Alfonso Sanseverino Vimercati]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Luigi Tatti]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Claudio Datei]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Ferdinando Morozzi]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Giovanni Marchelli]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Fulco Tosti di Valminuta]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Luigi Mazzocchi]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Emilio Bignami]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Jean de Thévenot]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Luigi Pacinotti]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Joseph Pitton de Tournefort]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Luigi De Marchi]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Paolo Frisi]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Pietro Paleocapa]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Barthélemy Faujas de Saint-Fond]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Pietro Vacchelli]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Lelio Bonsi]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Teodoro da Sovico]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Michele Carcano]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Carlo Ilarione Petitti di Roreto]] - <small>2025-07-25</small>
#[[Sebastiano Tessitore]] - <small>2025-07-25</small>
#[[Ermes Visconti]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Domenico Guerri]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Girolamo Parabosco]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Antonio Schinella Conti]] - <small>2025-07-30</small>
#[[Francesco Rapolla]] - <small>2025-07-30</small>
#[[Giuliano Barbolini]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Domenico Battaglia (cardinale)]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Gerardo Bianco]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Luigi Biggeri]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Franco Bile]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Antonio Bruno (politico)]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Francesco Cascio]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Antonio Catricalà]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Giacomo Micalori]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Giovanni Antonio Magini]] - <small>2025-08-01</small>
#[[François Boissier de Sauvages de Lacroix]] - <small>2025-08-01</small>
#[[Giulio Fagnano dei Toschi]] - <small>2025-08-04</small>
#[[Domenico Cerato]] - <small>2025-08-05</small>
#[[Bartolomeo Corte]] - <small>2025-08-05</small>
#[[Andrea Gloria]] - <small>2025-08-06</small>
#[[Alfredo Ascoli]] - <small>2025-08-06</small>
#[[Scipione Barbò Soncino]] - <small>2025-08-07</small>
#[[Gian Galeazzo Visconti]] - <small>2025-08-07</small>
#[[Francesco Bellati]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Vincenzo Riccati]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Angelo Maria Bandini]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Giovanni Ciampoli]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Loris D'Ambrosio]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Giuseppe Ballo]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Luciano Banchi]] - <small>2025-08-26</small>
#[[Marco Formentini (storico)]] - <small>2025-08-27</small>
#[[Ferdinando Gabotto]] - <small>2025-08-27</small>
#[[Camillo Corsanego]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Francesco Foggi]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Pasquale Maria Liberatore]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Argisto Giuffredi]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Davide Carazzi]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Wladimiro Dorigo]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Giovanni Sercambi]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Marisa Dalai Emiliani]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Carlo de' Dottori]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Niccolò II da Correggio]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giovanni Bordiga]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Camillo Manfroni]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giuseppe Gerola]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giannino Ferrari dalle Spade]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Ugo Mazzola]] - <small>2025-09-08</small>
#[[Pasquale Jannaccone]] - <small>2025-09-08</small>
#[[William Stanley Jevons]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Giovanni Domenico Peri]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Girolamo Cattaneo]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Leone VI il Saggio]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Bonaiuto Lorini]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Pietro Mengoli]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Giovan Battista Nelli]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Domenico Turazza]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Benedetto Baudi di Vesme]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Giorgio Giorgi]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Nino Bazzetta de Vemenia]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Giovanni Battista Benedetti (matematico)]] - <small>2025-09-12</small>
#[[Giovanni Abignente]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Eugenio Cais di Pierlas]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Raffaele Ciasca]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Enrico Costa (scrittore)]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Lando Ferretti]] - <small>2025-09-17</small>
#[[Pier Silverio Leicht]] - <small>2025-09-17</small>
#[[Giovanni Battista Castiglioni]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Ferruccio Mosetti]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Giacinto Sigismondo Gerdil]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Giulio Claro]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Mario Lessona]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Edoardo Perroncito]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Gian Antonio Danieli]] - <small>2025-09-22</small>
#[[Giuseppe Albertotti]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Gherardo Freschi]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Angelo Fumagalli]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Luigi Sante Da Rios]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Giuseppe Balsamo Crivelli]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Annibale Comessatti]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Ciro Andreatta]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Carlo Cappelletti]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Mauro Rusconi]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Francesco Carlini]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Giuseppe Belli]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Tommaso Nani]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Antonio Caccianino]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Angelo Zendrini]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Giuseppe Bossi]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Pietro Cossali]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Agostino Reale]] - <small>2025-09-29</small>
#[[Frederick Mario Fales]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Paolo Attavanti]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Francesco Ghiretti]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Alessandro Minelli]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Giorgio Ravegnani]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Gherardo Ortalli]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Bartolomeo Bizio]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Alfonso Scirocco]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Carlo Ghisalberti]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Angelo Ventura]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Maria Francesca Tiepolo]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Manlio Cortelazzo]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Manlio Pastore Stocchi]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Odoardo Corsini]] - <small>2025-10-03</small>
#[[Tommaso Perelli]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Lelio Stragiotti]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Augusto Ghetti]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Mariano Fontana]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Charles Bossut]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Adeodato Ressi]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Angelo Clareno]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Leopoldo Mazzarolli]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Sandro Ruffo]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Ercole Vidari]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Bernardino Ramazzini]] - <small>2025-10-10</small>
#[[Luigi Genuardi]] - <small>2025-10-10</small>
#[[Paolo Volpicelli]] - <small>2025-10-13</small>
#[[Federico Sacco]] - <small>2025-10-13</small>
#[[Tomaso Catullo]] - <small>2025-10-14</small>
#[[Claudio D'Amato Guerrieri]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Vincenzo Brunacci]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Pietro Derossi]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Francesco Gesualdi]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Fulvio Irace]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Giacomo Marramao]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Maurizio Pallante]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Franco Purini]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Paolo Antonio Foscarini]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Angelo Sismonda]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Pietro Savi]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Stefano Borson]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Cesare Razzaboni]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Guido Bentivoglio]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Guido Fusinato]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Giulio Alessio]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Carlo Anti]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Enrico Catellani]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Arnaldo Segarizzi]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Achille Forti]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Vittorio Polacco]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Giorgio Bidone]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Alberto de' Stefani]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Vincenzo Crescini]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Biagio Brugi]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Orazio Comes]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Giovanni Celoria]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Arnaldo Angelucci]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Gregorio Fontana (matematico)]] - <small>2025-10-24</small>
#[[Pietro Configliachi]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Scipione Breislak]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Luigi Porta]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Bartolomeo Panizza]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Paolo Frisiani]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Giovanni Codazza]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Emilio Cornalia]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Luigi Magrini]] - <small>2025-10-29</small>
#[[Giulio Curioni]] - <small>2025-10-29</small>
#[[Roberto Caracciolo (vescovo)]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Paolo Marzolo]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Massimiliano Pavan]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Erminio Troilo]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Francesco Brandileone]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Carlo Francesco Gabba]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Luigi Pernier]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Serafino Biffi]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Giovanni Labus]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Bartolomeo Catena]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Adriano Balbi]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Italo Mario Sacco]] - <small>2025-11-07</small>
#[[Carlo Calisse]] - <small>2025-11-10</small>
#[[Sebastiano Canterzani]] - <small>2025-11-11</small>
#[[Carlo Possenti]] - <small>2025-11-13</small>
#[[Piero Borgi]] - <small>2025-11-14</small>
#[[Francesco Carnelutti]] - <small>2025-11-14</small>
#[[Pio Fantoni]] - <small>2025-11-17</small>
#[[Felice Casorati (matematico)]] - <small>2025-11-17</small>
#[[Marco Galli (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Luigi Pepe (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Umberto Bottazzini]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Karl Georg Christian von Staudt]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Richard Baltzer]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Paolo Ruffini (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Enrico Betti]] - <small>2025-11-19</small>
#[[Giorgio Lapazaya]] - <small>2025-11-19</small>
#[[Elia Del Re]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Giovanni Giacomo Lando]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Gemma Frisio]] - <small>2025-11-20</small>
#[[David Veronese]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Stefano Ghebelino]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giacomo Gorrini]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giovanni Battista Balbis]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giovanni Battista De Luca]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Vincenzo Manzini]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Pasquale Fiore (giurista)]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Oreste Ranelletti]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giacomo Venezian]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giuseppe Resti Ferrari]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giuseppe Raffaelli]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Eduardo Piola Caselli]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Domenico Moro (giurista)]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Donato Donati]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Sebastian Jenull]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Carlo Lessona]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Vincenzo Simoncelli]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Ilario Alibrandi]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Pier Maria Campi]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Giorgio Orsoni]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Adriano Franceschini]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Pietro Vaccari]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Gaspare Bugati]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Filippo Carmagnini]] - <small>2025-12-02</small>
#[[Giuliano Gosellini]] - <small>2025-12-05</small>
#[[Rosa Russo Iervolino]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Michele Salvati]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Carlo Scognamiglio]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Sabato Malinconico]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Andrea Monorchio]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Rolando Mosca Moschini]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Francesco Cognasso]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Guido Melis]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Renato Moro]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Adriano Ciaffi]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Abramo Colorni]] - <small>2025-12-15</small>
#[[Antonio Tarlazzi]] - <small>2025-12-16</small>
#[[Carlo Conti (matematico)]] - <small>2025-12-17</small>
#[[Guido Bustico]] - <small>2025-12-18</small>
#[[Santo Monti]] - <small>2025-12-18</small>
#[[Giuseppe Amorelli]] - <small>2026-01-09</small>
#[[Domenico Lo Faso Pietrasanta]] - <small>2026-01-14</small>
#[[Francesco Giuntini]] - <small>2026-01-22</small>
#[[Agnese di Montepulciano]] - <small>2026-01-26</small>
#[[James Ferguson (1710-1776)]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Jacob Christian Schäffer]] - <small>2026-01-29</small>
#[[William Heberden]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Carlo Lodovico Morozzo]] - <small>2026-01-30</small>
#[[John Hill (botanico)]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Jean Sénébier]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Jean-Baptiste de La Chapelle]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Carlo Barletti]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Marsilio Landriani (chimico)]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Bonaventura Corti]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Pierre Bertholon de Saint-Lazare]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Félix Vicq d'Azyr]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Charles Bonnet]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Johann Beckmann]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Benjamin Wilson (pittore)]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Filadelfo Fichera]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Élie Bertrand]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Francesco Forti]] - <small>2026-02-04</small>
#[[Pietro da Verona]] - <small>2026-02-05</small>
#[[Mauro (abate)]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Louis Agassiz]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Pier Vittorio Aldini]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Giovanni Alessio]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Joseph Hilarius Eckhel]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Giovanni Capodistria]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Edward Daniel Clarke]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Achille Breda]] - <small>2026-02-10</small>
#[[Raffaello Nasini]] - <small>2026-02-10</small>
#[[Ulisse Gobbi]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Francesco Ardissone]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Giulio Cordero di San Quintino]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Ugo Morin]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Serafino Rafaele Minich]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Casoni]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Francesco Cortese]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Santini (scienziato)]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Francesco Fiammelli]] - <small>2026-02-13</small>
#[[Marco Folin]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Alberto Giovanni Biuso]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Giovanni Felice Azzone]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Pierre Rosenberg]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Thomas Bruce, VII conte di Elgin]] - <small>2026-02-19</small>
#[[Louis-François-Sébastien Fauvel]] - <small>2026-02-25</small>
#[[Alexandre Blacque]] - <small>2026-02-25</small>
#[[John Canton]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Felice Fontana]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Jean Baptiste Christophore Fusée Aublet]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Johann Hieronymus Chemnitz]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Antonio da Vercelli]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Bernardino da Feltre]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Domenico Buonvicini]] - <small>2026-02-27</small>
#[[François-Xavier de Feller]] - <small>2026-03-04</small>
#[[Lorenzo Forestani]] - <small>2026-03-09</small>
#[[Matteo Mainardi]] - <small>2026-03-13</small>
#[[Gabriele Lancillotto Castello]] - <small>2026-03-16</small>
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#[[Francesco Galigai]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Pietro Cataneo]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Latino di Camillo Orsini]] - <small>2026-03-25</small>
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#[[Baldassarre Orsini]] - <small>2026-03-26</small>
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#[[Girolamo Pico Fonticulano]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Fabrizio Mordente]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Oberto Cantone]] - <small>2026-03-31</small>
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#[[Bartolomeo Ferrari (economista)]] - <small>2026-04-01</small>
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#[[Harry Johnston (esploratore)]] - <small>2026-05-20</small>
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#[[Aldo Cerlini]] - <small>2026-06-16</small>
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#[[Bartolomeo Borghi]] - <small>2026-06-16</small>
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#[[Pomponio Mela]] - <small>2026-06-16</small>
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#[[Rina Monti]] - <small>2026-06-17</small>
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#[[Enfiteusi]] - <small>2025-11-26</small>
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#[[Ambra]] - <small>2026-01-08</small>
#[[Papiro]] - <small>2026-01-12</small>
#[[Regalbuto]] - <small>2026-01-12</small>
#[[Tempio di Segesta]] - <small>2026-01-13</small>
#[[Marsala]] - <small>2026-01-13</small>
#[[Cella (convento)]] - <small>2026-01-20</small>
#[[Sfacteria]] - <small>2026-01-28</small>
#[[Navarino (Grecia)]] - <small>2026-01-28</small>
#[[Calamata]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Taigeto]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Modone]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Teoria del flogisto]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Epizoozia]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Marna (roccia)]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Nauplia]] - <small>2026-02-05</small>
#[[Tiepidezza]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Tirinto]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Argo (città antica)]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Spetses]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Idra (isola)]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Porto di Malamocco]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Eubea]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Monumento di Filopappo]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Psara]] - <small>2026-02-24</small>
#[[Smirne]] - <small>2026-02-24</small>
#[[Ezani]] - <small>2026-02-24</small>
#[[Abuta rufescens]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Alcamo]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Aloe (botanica)]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Erice]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Mazara del Vallo]] - <small>2026-03-17</small>
#[[Castelvetrano]] - <small>2026-03-18</small>
#[[Eraclea Minoa]] - <small>2026-03-18</small>
#[[Platani]] - <small>2026-03-19</small>
#[[Siculiana]] - <small>2026-03-19</small>
#[[Abbazia di San Martino delle Scale]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Livella]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Ruwenzori]] - <small>2026-04-09</small>
#[[Monti della Luna]] - <small>2026-04-09</small>
#[[Tempio della Concordia (Agrigento)]] - <small>2026-04-16</small>
#[[Tempio di Giunone (Agrigento)]] - <small>2026-04-16</small>
#[[Riserva naturale integrale Macalube di Aragona]] - <small>2026-04-20</small>
#[[Licata]] - <small>2026-04-21</small>
#[[Palma di Montechiaro]] - <small>2026-04-21</small>
#[[Kamarina]] - <small>2026-04-21</small>
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#[[Tripanosomiasi africana umana]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Entebbe]] - <small>2026-04-29</small>
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#[[Canale artificiale]] - <small>2026-06-05</small>
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#[[Istituto veneto di scienze, lettere ed arti]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Castello di Buccione]] - <small>2026-06-26</small>
#[[Omegna]] - <small>2026-06-26</small>
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#[[Valle Strona]] - <small>2026-06-26</small>
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#[[Santuario della Madonna del Sasso (Madonna del Sasso)]] - <small>2026-06-26</small>
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===Raccolte===
#[[So di non sapere]] - <small>2022-05-04</small>
#[[Credi dalle poesie]] - <small>2022-09-13</small>
#[[Voti dalle poesie]] - <small>2022-09-13</small>
===Opere===
#[[I viaggi di Mandeville]] - <small>2021-11-08</small>
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===In altre lingue===
#[[:en:Paolo Monti]] - <small>2021-09-29</small>
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#[[:fr:Paolo Monti]] - <small>2021-09-30</small>
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Marcella Medici (BEIC)
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==Voci create nell'ambito del progetto BEIC==
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===Persone===
#[[Paolo Monti]] - <small>2014-09-30</small>
#[[Giambattista Vasco]] - <small>2021-08-18</small>
#[[Stefano da San Gregorio]] - <small>2021-08-29</small>
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#[[Francesco Ricci (matematico)]] - <small>2021-09-11</small>
#[[Charles-Joseph Mathon de la Cour]] - <small>2021-09-11</small>
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#[[Giovanni Giacomo Pierantoni]] - <small>2021-09-27</small>
#[[Italo Zannier]] - <small>2021-09-29</small>
#[[Auguste Marmont]] - <small>2021-10-11</small>
#[[Giovanni Biagio Amico]] - <small>2021-10-11</small>
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#[[Vannoccio Biringuccio]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Luigi Valentino Brugnatelli]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Giovanni Nicolò Doglioni]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Paolo Silvio Boccone]] - <small>2022-12-30</small>
#[[Bernardino Zendrini]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Eustachio Zanotti]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Leonardo Ximenes]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Jacques Charles François Sturm]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Sebastiano Serlio]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Lorenzo Selva]] - <small>2023-01-12</small>
#[[Alexandre Savérien]] - <small>2023-01-12</small>
#[[Girolamo Saladini]] - <small>2023-01-12</small>
#[[Giovenale Sacchi]] - <small>2023-01-17</small>
#[[Orazio Ricasoli Rucellai]] - <small>2023-01-18</small>
#[[Guglielmo Libri Carucci dalla Sommaja]] - <small>2023-01-19</small>
#[[John Claudius Loudon]] - <small>2023-01-19</small>
#[[Antonio Dragoni]] - <small>2023-03-16</small>
#[[Ugo Panziera]] - <small>2023-03-25</small>
#[[Pacifico da Cerano]] - <small>2023-04-03</small>
#[[Giuseppe Maria Figatelli]] - <small>2023-04-14</small>
#[[Santo Brasca]] - <small>2023-06-19</small>
#[[Pietro Martini]] - <small>2023-06-23</small>
#[[Anselm Desing]] - <small>2023-06-26</small>
#[[Gaspare Luigi Cassola]] - <small>2023-06-27</small>
#[[Luigi Abello]] - <small>2023-07-03</small>
#[[Giovanni Bracesco]] - <small>2023-07-06</small>
#[[Domenico Michelessi]] - <small>2023-07-12</small>
#[[Jabir ibn Hayyan]] - <small>2023-07-13</small>
#[[Alessandro Capra]] - <small>2023-07-20</small>
#[[Francesco Bruni (giurista medievale)]] - <small>2023-07-27</small>
#[[Bartolomeo Dusi]] - <small>2023-08-01</small>
#[[Giovanni Battista Venturi]] - <small>2023-09-14</small>
#[[Vera Zamagni]] - <small>2023-10-01</small>
#[[Isabella Moro]] - <small>2023-10-01</small>
#[[Mary Boddington]] - <small>2023-10-07</small>
#[[Paola Malanotte Rizzoli]] - <small>2023-10-10</small>
#[[Giuseppe Unicorno]] - <small>2023-10-18</small>
#[[Antonio Berga]] - <small>2023-11-06</small>
#[[Gabriella Uluhogian]] - <small>2023-11-20</small>
#[[Giovanni Paolo Gallucci]] - <small>2023-12-01</small>
#[[Angelo Felice Capelli]] - <small>2023-12-05</small>
#[[Giuseppe Del Papa]] - <small>2024-01-16</small>
#[[Sébastien Leclerc]] - <small>2024-01-17</small>
#[[Henry Dunning Macleod]] - <small>2024-01-23</small>
#[[Niccolò Carletti]] - <small>2024-01-23</small>
#[[Antonio Vassalli Eandi]] - <small>2024-01-23</small>
#[[Ludovico degli Arrighi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Giuseppe Asclepi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Giuseppe Cassella]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Paolo Orsi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Luigi Ferri (filosofo)]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Scipione Capece]] - <small>2024-02-06</small>
#[[Cherubino da Spoleto]] - <small>2024-02-19</small>
#[[Antonia Giannotti]] - <small>2024-02-26</small>
#[[Antonio Abetti]] - <small>2024-02-27</small>
#[[Giovan Battista Nani]] - <small>2024-02-28</small>
#[[Nicolò di Nale]] - <small>2024-02-28</small>
#[[Tolomeo I]] - <small>2024-03-04</small>
#[[Erofilo]] - <small>2024-03-04</small>
#[[Giuseppe Grippa]] - <small>2024-03-05</small>
#[[Giovanni Battista Zanchi]] - <small>2024-03-06</small>
#[[Cosimo de' Medici]] - <small>2024-03-18</small>
#[[Piero il Gottoso]] - <small>2024-03-18</small>
#[[Giovanni Drei]] - <small>2024-03-25</small>
#[[Galasso Alghisi]] - <small>2024-03-29</small>
#[[Domenico Cocoli]] - <small>2024-04-08</small>
#[[Ercole Corazzi]] - <small>2024-04-15</small>
#[[Carlo Lambardi]] - <small>2024-04-15</small>
#[[Domenico Manzoni]] - <small>2024-04-18</small>
#[[Giuseppe Maria Bonomi]] - <small>2024-04-30</small>
#[[Benedetto Di Falco]] - <small>2024-05-30</small>
#[[Giovanni Fantuzzi (storico)]] - <small>2024-06-03</small>
#[[Antonio Lupicini]] - <small>2024-06-10</small>
#[[Luigi Lilio]] - <small>2024-06-10</small>
#[[Tommaso Maria Gabrini]] - <small>2024-06-13</small>
#[[Bernardo Giambullari]] - <small>2024-06-18</small>
#[[Gaetano Marzagaglia]] - <small>2024-06-19</small>
#[[Giorgio Gemisto Pletone]] - <small>2024-06-24</small>
#[[Elena Dragaš]] - <small>2024-06-24</small>
#[[Giuseppe Gatti (archeologo)]] - <small>2024-07-30</small>
#[[Luigi Melegari]] - <small>2024-08-01</small>
#[[Girolamo Borro]] - <small>2024-08-27</small>
#[[Luis Collado de Lebrija]] - <small>2024-09-02</small>
#[[Francesco Paolo Bozzelli]] - <small>2024-09-04</small>
#[[Raffaele Ala]] - <small>2024-09-09</small>
#[[Francesco Barberino Benici]] - <small>2024-09-27</small>
#[[Antonio Lepschy]] - <small>2024-10-01</small>
#[[Guglielmo Cavallo]] - <small>2024-10-01</small>
#[[Oddone Longo]] - <small>2024-10-02</small>
#[[Giovanni Aldini]] - <small>2024-10-02</small>
#[[Jacopo Riccati]] - <small>2024-10-09</small>
#[[Giovanni Maria Della Torre]] - <small>2024-10-10</small>
#[[Giovanni Brunetti]] - <small>2024-10-11</small>
#[[Iacopo Cicognini]] - <small>2024-10-14</small>
#[[Domenico Guglielmini]] - <small>2024-10-15</small>
#[[Gaspare Capone]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Teofilo Bruni]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Gaetano Gaspare Uttini]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Angelo Pietra]] - <small>2024-11-11</small>
#[[Giuseppe Ricca Salerno]] - <small>2024-11-13</small>
#[[Giovanni Battista Mazzini]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Leopoldo Maggi]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Lorenzo Bellini]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Giovanni Battista De Toni]] - <small>2024-11-29</small>
#[[Generoso Calenzio]] - <small>2024-12-03</small>
#[[Girolamo Seripando]] - <small>2024-12-03</small>
#[[Giacomo Venturoli]] - <small>2025-01-02</small>
#[[Lodovico delle Colombe]] - <small>2025-01-03</small>
#[[Cornelio Ghirardelli]] - <small>2025-01-07</small>
#[[Pacifico Barilari]] - <small>2025-01-10</small>
#[[Francesco Feliciano]] - <small>2025-01-10</small>
#[[Angelo Salmoiraghi]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Ottaviano Fabrizio Mossotti]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Michele Araldi]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Cornelio Malvasia]] - <small>2025-01-21</small>
#[[Paolo Beni (gesuita)]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Luca Danesi]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Onorio Longhi]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Antonio Cermisone]] - <small>2025-01-29</small>
#[[Alessandro Papacino D'Antoni]] - <small>2025-02-13</small>
#[[Angelo Querini]] - <small>2025-02-18</small>
#[[Tommaso Temanza]] - <small>2025-02-18</small>
#[[William Kingdon Clifford]] - <small>2025-02-25</small>
#[[Girolamo Cortinovis]] - <small>2025-02-25</small>
#[[William Watson (scienziato)]] - <small>2025-02-25</small>
#[[Jean Antoine Nollet]] - <small>2025-02-26</small>
#[[Jan Palfijn]] - <small>2025-02-26</small>
#[[Michele de Jorio]] - <small>2025-03-11</small>
#[[Cesare Cipolletti]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Giovanni Carmignani]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Saverio Mattei]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Salvatore Barzilai]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Francesco Baglietto]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Giovanni Ambrogio Bertrandi]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Ersilia Caetani Lovatelli]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Giuseppe Palmieri (economista)]] - <small>2025-03-18</small>
#[[Marsilio Cagnati]] - <small>2025-03-21</small>
#[[Enrico Cimbali]] - <small>2025-03-25</small>
#[[Enea Arnaldi]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Ferdinando Arrivabene]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Andrea Balletti]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Filippo Cavolini]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Amedeo Avogadro]] - <small>2025-03-28</small>
#[[Gabriele Rosa]] - <small>2025-04-08</small>
#[[Umberto D'Ancona]] - <small>2025-04-10</small>
#[[Carlo Fea]] - <small>2025-04-11</small>
#[[Pietro Quaroni]] - <small>2025-04-29</small>
#[[Apollinare Calderini]] - <small>2025-05-05</small>
#[[Giovanni Simonetta]] - <small>2025-05-07</small>
#[[Felice Barnabei]] - <small>2025-05-07</small>
#[[Gabriele Busca]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Gaetano Emanuele Bava di San Paolo]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Giuseppe Avanzini]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Francesco Soave]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Simone Stratico]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Jacopo Durandi]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Giovanni Antonio Giobert]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Pietro Moscati]] - <small>2025-05-22</small>
#[[Aldo Ferrabino]] - <small>2025-05-22</small>
#[[Piero Giacosa]] - <small>2025-05-27</small>
#[[Abramo Massalongo]] - <small>2025-05-27</small>
#[[Benjamin Martin]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Johann Heinrich Lambert]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Nicolaus de Béguelin]] - <small>2025-06-03</small>
#[[John Hunter]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Louis-Bernard Guyton-Morveau]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Johann Georg Sulzer]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Maurizio Roffredi]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Giovanni Pietro Maria Dana]] - <small>2025-06-04</small>
#[[William Hewson]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Antoine Portal]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Giovanni Battista Palletta]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Vincenzo Malacarne]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Giovanni Andrea Dalla Croce]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Samuel-Auguste Tissot]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Conrad Gessner]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Willem 's Gravesande]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Gioacchino Pessuti]] - <small>2025-06-17</small>
#[[Federigo Sclopis di Salerano]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Costanzo Gazzera]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Domenico Capellina]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Domenico Casimiro Promis]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Carlo Merkel]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Giacinto Carena]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Giovanni Claudio Fromond]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Serafino Ricci]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Alberto Ablondi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Mario Morcone]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Bartolomeo Gastaldi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Enrico Narducci]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Torquato Taramelli]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Lorenzo Respighi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Enrico Besta]] - <small>2025-07-03</small>
#[[Francesco Mengotti]] - <small>2025-07-03</small>
#[[Ignazio Danti]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Alessandro Cialdi]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Pietro Aldobrandini]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Andrea Bina]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Pietro Luigi Albini]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Giuseppe Basso]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Carlo Baudi di Vesme]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Luigi Bellardi]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Giuseppina Cattani]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Alessandro Barca]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Paolo Ballada di Saint Robert]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Angelo Battelli]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giuseppe Domenico Botto]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giuseppe Carle]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giovanni Cavalli]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Antonio Zannoni]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Antonio Tadini]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Geminiano Montanari]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Antonio Salvagnoli Marchetti]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Giovanni Antonio Lecchi]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Antonio Cavalieri Ducati]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Vittorio Zonca]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Vincenzo De Grazia]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Pietro Maria Cavina]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Carlo Fontana]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Ferdinando d'Adda]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Giovanni Ceva]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Domenico Corradi d'Austria]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Raffaele Canevari]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Alfonso Sanseverino Vimercati]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Luigi Tatti]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Claudio Datei]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Ferdinando Morozzi]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Giovanni Marchelli]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Fulco Tosti di Valminuta]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Luigi Mazzocchi]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Emilio Bignami]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Jean de Thévenot]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Luigi Pacinotti]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Joseph Pitton de Tournefort]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Luigi De Marchi]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Paolo Frisi]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Pietro Paleocapa]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Barthélemy Faujas de Saint-Fond]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Pietro Vacchelli]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Lelio Bonsi]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Teodoro da Sovico]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Michele Carcano]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Carlo Ilarione Petitti di Roreto]] - <small>2025-07-25</small>
#[[Sebastiano Tessitore]] - <small>2025-07-25</small>
#[[Ermes Visconti]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Domenico Guerri]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Girolamo Parabosco]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Antonio Schinella Conti]] - <small>2025-07-30</small>
#[[Francesco Rapolla]] - <small>2025-07-30</small>
#[[Giuliano Barbolini]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Domenico Battaglia (cardinale)]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Gerardo Bianco]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Luigi Biggeri]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Franco Bile]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Antonio Bruno (politico)]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Francesco Cascio]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Antonio Catricalà]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Giacomo Micalori]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Giovanni Antonio Magini]] - <small>2025-08-01</small>
#[[François Boissier de Sauvages de Lacroix]] - <small>2025-08-01</small>
#[[Giulio Fagnano dei Toschi]] - <small>2025-08-04</small>
#[[Domenico Cerato]] - <small>2025-08-05</small>
#[[Bartolomeo Corte]] - <small>2025-08-05</small>
#[[Andrea Gloria]] - <small>2025-08-06</small>
#[[Alfredo Ascoli]] - <small>2025-08-06</small>
#[[Scipione Barbò Soncino]] - <small>2025-08-07</small>
#[[Gian Galeazzo Visconti]] - <small>2025-08-07</small>
#[[Francesco Bellati]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Vincenzo Riccati]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Angelo Maria Bandini]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Giovanni Ciampoli]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Loris D'Ambrosio]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Giuseppe Ballo]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Luciano Banchi]] - <small>2025-08-26</small>
#[[Marco Formentini (storico)]] - <small>2025-08-27</small>
#[[Ferdinando Gabotto]] - <small>2025-08-27</small>
#[[Camillo Corsanego]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Francesco Foggi]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Pasquale Maria Liberatore]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Argisto Giuffredi]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Davide Carazzi]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Wladimiro Dorigo]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Giovanni Sercambi]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Marisa Dalai Emiliani]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Carlo de' Dottori]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Niccolò II da Correggio]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giovanni Bordiga]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Camillo Manfroni]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giuseppe Gerola]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giannino Ferrari dalle Spade]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Ugo Mazzola]] - <small>2025-09-08</small>
#[[Pasquale Jannaccone]] - <small>2025-09-08</small>
#[[William Stanley Jevons]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Giovanni Domenico Peri]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Girolamo Cattaneo]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Leone VI il Saggio]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Bonaiuto Lorini]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Pietro Mengoli]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Giovan Battista Nelli]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Domenico Turazza]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Benedetto Baudi di Vesme]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Giorgio Giorgi]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Nino Bazzetta de Vemenia]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Giovanni Battista Benedetti (matematico)]] - <small>2025-09-12</small>
#[[Giovanni Abignente]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Eugenio Cais di Pierlas]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Raffaele Ciasca]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Enrico Costa (scrittore)]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Lando Ferretti]] - <small>2025-09-17</small>
#[[Pier Silverio Leicht]] - <small>2025-09-17</small>
#[[Giovanni Battista Castiglioni]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Ferruccio Mosetti]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Giacinto Sigismondo Gerdil]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Giulio Claro]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Mario Lessona]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Edoardo Perroncito]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Gian Antonio Danieli]] - <small>2025-09-22</small>
#[[Giuseppe Albertotti]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Gherardo Freschi]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Angelo Fumagalli]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Luigi Sante Da Rios]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Giuseppe Balsamo Crivelli]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Annibale Comessatti]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Ciro Andreatta]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Carlo Cappelletti]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Mauro Rusconi]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Francesco Carlini]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Giuseppe Belli]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Tommaso Nani]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Antonio Caccianino]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Angelo Zendrini]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Giuseppe Bossi]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Pietro Cossali]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Agostino Reale]] - <small>2025-09-29</small>
#[[Frederick Mario Fales]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Paolo Attavanti]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Francesco Ghiretti]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Alessandro Minelli]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Giorgio Ravegnani]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Gherardo Ortalli]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Bartolomeo Bizio]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Alfonso Scirocco]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Carlo Ghisalberti]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Angelo Ventura]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Maria Francesca Tiepolo]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Manlio Cortelazzo]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Manlio Pastore Stocchi]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Odoardo Corsini]] - <small>2025-10-03</small>
#[[Tommaso Perelli]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Lelio Stragiotti]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Augusto Ghetti]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Mariano Fontana]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Charles Bossut]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Adeodato Ressi]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Angelo Clareno]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Leopoldo Mazzarolli]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Sandro Ruffo]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Ercole Vidari]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Bernardino Ramazzini]] - <small>2025-10-10</small>
#[[Luigi Genuardi]] - <small>2025-10-10</small>
#[[Paolo Volpicelli]] - <small>2025-10-13</small>
#[[Federico Sacco]] - <small>2025-10-13</small>
#[[Tomaso Catullo]] - <small>2025-10-14</small>
#[[Claudio D'Amato Guerrieri]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Vincenzo Brunacci]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Pietro Derossi]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Francesco Gesualdi]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Fulvio Irace]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Giacomo Marramao]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Maurizio Pallante]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Franco Purini]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Paolo Antonio Foscarini]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Angelo Sismonda]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Pietro Savi]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Stefano Borson]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Cesare Razzaboni]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Guido Bentivoglio]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Guido Fusinato]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Giulio Alessio]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Carlo Anti]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Enrico Catellani]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Arnaldo Segarizzi]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Achille Forti]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Vittorio Polacco]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Giorgio Bidone]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Alberto de' Stefani]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Vincenzo Crescini]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Biagio Brugi]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Orazio Comes]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Giovanni Celoria]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Arnaldo Angelucci]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Gregorio Fontana (matematico)]] - <small>2025-10-24</small>
#[[Pietro Configliachi]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Scipione Breislak]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Luigi Porta]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Bartolomeo Panizza]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Paolo Frisiani]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Giovanni Codazza]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Emilio Cornalia]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Luigi Magrini]] - <small>2025-10-29</small>
#[[Giulio Curioni]] - <small>2025-10-29</small>
#[[Roberto Caracciolo (vescovo)]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Paolo Marzolo]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Massimiliano Pavan]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Erminio Troilo]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Francesco Brandileone]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Carlo Francesco Gabba]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Luigi Pernier]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Serafino Biffi]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Giovanni Labus]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Bartolomeo Catena]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Adriano Balbi]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Italo Mario Sacco]] - <small>2025-11-07</small>
#[[Carlo Calisse]] - <small>2025-11-10</small>
#[[Sebastiano Canterzani]] - <small>2025-11-11</small>
#[[Carlo Possenti]] - <small>2025-11-13</small>
#[[Piero Borgi]] - <small>2025-11-14</small>
#[[Francesco Carnelutti]] - <small>2025-11-14</small>
#[[Pio Fantoni]] - <small>2025-11-17</small>
#[[Felice Casorati (matematico)]] - <small>2025-11-17</small>
#[[Marco Galli (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Luigi Pepe (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Umberto Bottazzini]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Karl Georg Christian von Staudt]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Richard Baltzer]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Paolo Ruffini (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Enrico Betti]] - <small>2025-11-19</small>
#[[Giorgio Lapazaya]] - <small>2025-11-19</small>
#[[Elia Del Re]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Giovanni Giacomo Lando]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Gemma Frisio]] - <small>2025-11-20</small>
#[[David Veronese]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Stefano Ghebelino]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giacomo Gorrini]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giovanni Battista Balbis]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giovanni Battista De Luca]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Vincenzo Manzini]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Pasquale Fiore (giurista)]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Oreste Ranelletti]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giacomo Venezian]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giuseppe Resti Ferrari]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giuseppe Raffaelli]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Eduardo Piola Caselli]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Domenico Moro (giurista)]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Donato Donati]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Sebastian Jenull]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Carlo Lessona]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Vincenzo Simoncelli]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Ilario Alibrandi]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Pier Maria Campi]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Giorgio Orsoni]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Adriano Franceschini]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Pietro Vaccari]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Gaspare Bugati]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Filippo Carmagnini]] - <small>2025-12-02</small>
#[[Giuliano Gosellini]] - <small>2025-12-05</small>
#[[Rosa Russo Iervolino]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Michele Salvati]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Carlo Scognamiglio]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Sabato Malinconico]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Andrea Monorchio]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Rolando Mosca Moschini]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Francesco Cognasso]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Guido Melis]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Renato Moro]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Adriano Ciaffi]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Abramo Colorni]] - <small>2025-12-15</small>
#[[Antonio Tarlazzi]] - <small>2025-12-16</small>
#[[Carlo Conti (matematico)]] - <small>2025-12-17</small>
#[[Guido Bustico]] - <small>2025-12-18</small>
#[[Santo Monti]] - <small>2025-12-18</small>
#[[Giuseppe Amorelli]] - <small>2026-01-09</small>
#[[Domenico Lo Faso Pietrasanta]] - <small>2026-01-14</small>
#[[Francesco Giuntini]] - <small>2026-01-22</small>
#[[Agnese di Montepulciano]] - <small>2026-01-26</small>
#[[James Ferguson (1710-1776)]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Jacob Christian Schäffer]] - <small>2026-01-29</small>
#[[William Heberden]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Carlo Lodovico Morozzo]] - <small>2026-01-30</small>
#[[John Hill (botanico)]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Jean Sénébier]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Jean-Baptiste de La Chapelle]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Carlo Barletti]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Marsilio Landriani (chimico)]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Bonaventura Corti]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Pierre Bertholon de Saint-Lazare]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Félix Vicq d'Azyr]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Charles Bonnet]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Johann Beckmann]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Benjamin Wilson (pittore)]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Filadelfo Fichera]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Élie Bertrand]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Francesco Forti]] - <small>2026-02-04</small>
#[[Pietro da Verona]] - <small>2026-02-05</small>
#[[Mauro (abate)]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Louis Agassiz]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Pier Vittorio Aldini]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Giovanni Alessio]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Joseph Hilarius Eckhel]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Giovanni Capodistria]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Edward Daniel Clarke]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Achille Breda]] - <small>2026-02-10</small>
#[[Raffaello Nasini]] - <small>2026-02-10</small>
#[[Ulisse Gobbi]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Francesco Ardissone]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Giulio Cordero di San Quintino]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Ugo Morin]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Serafino Rafaele Minich]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Casoni]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Francesco Cortese]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Santini (scienziato)]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Francesco Fiammelli]] - <small>2026-02-13</small>
#[[Marco Folin]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Alberto Giovanni Biuso]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Giovanni Felice Azzone]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Pierre Rosenberg]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Thomas Bruce, VII conte di Elgin]] - <small>2026-02-19</small>
#[[Louis-François-Sébastien Fauvel]] - <small>2026-02-25</small>
#[[Alexandre Blacque]] - <small>2026-02-25</small>
#[[John Canton]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Felice Fontana]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Jean Baptiste Christophore Fusée Aublet]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Johann Hieronymus Chemnitz]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Antonio da Vercelli]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Bernardino da Feltre]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Domenico Buonvicini]] - <small>2026-02-27</small>
#[[François-Xavier de Feller]] - <small>2026-03-04</small>
#[[Lorenzo Forestani]] - <small>2026-03-09</small>
#[[Matteo Mainardi]] - <small>2026-03-13</small>
#[[Gabriele Lancillotto Castello]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Juan de Ortega]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Giovanni Sfortunati]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Diego Orlando]] - <small>2026-03-24</small>
#[[Francesco Galigai]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Pietro Cataneo]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Latino di Camillo Orsini]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Oronzio Fineo]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Francesco Patrizi (filosofo)]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Nicola Fergola]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Baldassarre Orsini]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Francesco Maria Franceschinis]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Girolamo Pico Fonticulano]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Fabrizio Mordente]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Oberto Cantone]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Ottavio Fabri]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Lanfranco Mignoti]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Ferdinando di Diano]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Bartolomeo Ferrari (economista)]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Lodovico Flori]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Giuseppe Ciacchi]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Vitale Giordano]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Luigi Amedeo di Savoia-Aosta]] - <small>2026-04-08</small>
#[[Filippo De Filippi (1869-1938)]] - <small>2026-04-13</small>
#[[Giulio Ferrari (scrittore)]] - <small>2026-04-22</small>
#[[Luigi Simeoni (storico)]] - <small>2026-04-24</small>
#[[Franz Stuhlmann]] - <small>2026-04-28</small>
#[[George Francis Scott Elliot]] - <small>2026-04-28</small>
#[[Angelo Angelucci]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Franz Babinger]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Ruggero di Puglia (vescovo)]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Tito Bassetti]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Giovanni Andrea Barotti]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Jacopo Bartolomeo Beccari]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Bartolomeo Nogara]] - <small>2026-05-04</small>
#[[Piero Leonardi]] - <small>2026-05-04</small>
#[[Dionisio Andrea Sancassani]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Gabriele Manfredi]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Francesco Maria De Regi]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Giovanni Bujovich]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Ermenegildo Pini]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Pietro Zuliani]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Augusto Pierantoni]] - <small>2026-05-07</small>
#[[Robert Dudley, conte di Warwick]] - <small>2026-05-15</small>
#[[Francesco Ventretti]] - <small>2026-05-18</small>
#[[Harry Johnston (esploratore)]] - <small>2026-05-20</small>
#[[Giuseppe Pisanelli]] - <small>2026-05-29</small>
#[[Umberto Cagni di Bu Meliana]] - <small>2026-06-03</small>
#[[Eugenio Villoresi]] - <small>2026-06-05</small>
#[[Nicolaas Hartsoeker]] - <small>2026-06-08</small>
#[[George Cheyne]] - <small>2026-06-08</small>
#[[Jean Le Clerc (teologo)]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Caterina Santoro]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Carlo Errera]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Giacomo Carlo Bascapè]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Ginevra Zanetti]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Carlo Cipolla (1854-1916)]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Giuseppe Toaldo]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Giuseppe Biancani]] - <small>2026-06-12</small>
#[[Aldo Cerlini]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Enrico Carli]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Bartolomeo Borghi]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Giovan Battista Nicolosi]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Laurence Echard]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Pomponio Mela]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Carlo Alfonso Nallino]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Rina Monti]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Ermanno Giglio-Tos]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Giandomenico Nardo]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Galeazzo Gualdo Priorato]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Ferdinando Cavalli]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Sandro Spinsanti]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Tullio Seppilli]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Adriano Bompiani]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Jean-François Malherbe]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Loris Premuda]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Sebastiano Maffettone]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Gennaro Sasso]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Bernardo Colombo]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Christoph Wilhelm Hufeland]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Antoine Louis]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Noris Siliprandi]] - <small>2026-06-25</small>
#[[Gabriele Falloppio]] - <small>2026-06-25</small>
#[[Mariano Santo]] - <small>2026-06-25</small>
#[[Giulio di Orta]] - <small>2026-06-26</small>
#[[Giovanni Battista Manzini]] - <small>2026-06-29</small>
#[[Salvatore Ventimiglia]] - <small>2026-07-07</small>
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#[[Antonio Era]] - <small>2026-07-22</small>
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===Tematiche===
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#[[Mercurio (astrologia)]] - <small>2021-09-23</small>
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#[[Sferoide]] - <small>2021-10-28</small>
#[[Teoria e pratica]] - <small>2021-10-28</small>
#[[Scienza delle finanze]] - <small>2021-11-08</small>
#[[Ragion di Stato]] - <small>2021-11-09</small>
#[[Economia monetaria]] - <small>2021-11-10</small>
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#[[Oggetto celeste]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Stelle fisse]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Sfericità della Terra]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Sfere celesti]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Seno di Abramo]] - <small>2021-12-10</small>
#[[Regola del tre (matematica)]] - <small>2022-04-01</small>
#[[Cosmografia]] - <small>2022-04-04</small>
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#[[Ottica]] - <small>2023-01-16</small>
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==Voci create nell'ambito del progetto BEIC==
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#[[Raimondo da Capua]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Giordano Ruffo]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Panfilo Sasso]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Schiavo di Bari]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Serafino de' Cimminelli]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Giorgio Summaripa]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Girolamo Manfredi]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Gabriele Capodilista]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Lorenzo Spirito Gualtieri]] - <small>2021-10-26</small>
#[[Guglielmo da Saliceto]] - <small>2021-10-26</small>
#[[Jacopo da Cessole]] - <small>2021-10-26</small>
#[[Antonio Matani]] - <small>2021-10-26</small>
#[[Carlo Matteucci]] - <small>2021-10-26</small>
#[[Pedro de Medina]] - <small>2021-10-26</small>
#[[Friedrich Accum]] - <small>2021-10-27</small>
#[[George Biddell Airy]] - <small>2021-10-27</small>
#[[Joachim d'Alencé]] - <small>2021-10-27</small>
#[[Carlo Amoretti]] - <small>2021-10-27</small>
#[[Giovanni Antonelli (astronomo)]] - <small>2021-10-27</small>
#[[Torbern Olof Bergman]] - <small>2021-10-27</small>
#[[Belsazar Hacquet]] - <small>2021-10-27</small>
#[[George Atwood]] - <small>2021-10-27</small>
#[[Friederich Münter]] - <small>2021-10-27</small>
#[[Franz Schott]] - <small>2021-10-28</small>
#[[Lazzaro Spallanzani]] - <small>2021-10-28</small>
#[[Isaac Abrabanel]] - <small>2021-10-28</small>
#[[Giason Denores]] - <small>2021-10-29</small>
#[[Juan de Jarava]] - <small>2021-10-29</small>
#[[Alessandro Pascoli]] - <small>2021-10-29</small>
#[[Euforbo]] - <small>2021-11-02</small>
#[[Zaccaria Scolastico]] - <small>2021-11-02</small>
#[[Battista Fregoso (1450-1505)]] - <small>2021-11-02</small>
#[[Ugo Benci]] - <small>2021-11-04</small>
#[[Jacopo Filippo Foresti]] - <small>2021-11-04</small>
#[[Feo Belcari]] - <small>2021-11-08</small>
#[[Pompeo Baldasseroni]] - <small>2021-11-08</small>
#[[Sallustio Bandini]] - <small>2021-11-08</small>
#[[Lodovico Bianchini]] - <small>2021-11-09</small>
#[[Vladislav Iosifovič Bortkevič]] - <small>2021-11-09</small>
#[[Richard Cantillon]] - <small>2021-11-09</small>
#[[John Bates Clark]] - <small>2021-11-09</small>
#[[Salvatore Cognetti de Martiis]] - <small>2021-11-09</small>
#[[Girolamo Francesco Cristiani]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Alfons Dopsch]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Ruggero Giuseppe Boscovich]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Pietro Antonio Cataldi]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Ambrogio Contarini]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Giovanni Tavelli]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Giovanni Colombini]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Giovanni Pagnini]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Rhazes]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Antonio Pace]] - <small>2021-11-19</small>
#[[Joseph-François Marie]] - <small>2021-11-29</small>
#[[Alessandro Marchetti (matematico)]] - <small>2021-12-01</small>
#[[Giambattista Magistrini]] - <small>2021-12-01</small>
#[[Agostino Maccari]] - <small>2021-12-10</small>
#[[Antonio Ludeña]] - <small>2021-12-12</small>
#[[Doroteo Alimari]] - <small>2022-01-13</small>
#[[Alessandro Canobbio]] - <small>2022-01-13</small>
#[[Camillo Leonardi]] - <small>2022-01-21</small>
#[[Ascanio Centorio Degli Ortensi]] - <small>2022-01-28</small>
#[[Domenico Griminelli]] - <small>2022-02-02</small>
#[[Guglielmo Gargiolli]] - <small>2022-02-03</small>
#[[Giovanni Battista Gallicciolli]] - <small>2022-02-04</small>
#[[Guglielmo Grataroli]] - <small>2022-02-04</small>
#[[Donato Calvi]] - <small>2022-02-04</small>
#[[Flegomene]] - <small>2022-02-07</small>
#[[Francesco Fuoco]] - <small>2022-02-19</small>
#[[Francesco dal Sole]] - <small>2022-03-03</small>
#[[Nicolao Colletti]] - <small>2022-03-12</small>
#[[Cristoforo Clavio]] - <small>2022-03-17</small>
#[[Jacques Peletier du Mans]] - <small>2022-03-17</small>
#[[Pietro Apiano]] - <small>2022-03-18</small>
#[[Francesco Cigalini]] - <small>2022-03-18</small>
#[[Scipione Chiaramonti]] - <small>2022-03-23</small>
#[[Antonio Brognoli]] - <small>2022-03-26</small>
#[[Giuseppe Davia]] - <small>2022-03-30</small>
#[[Francesco Vandelli (astronomo)]] - <small>2022-03-30</small>
#[[Giuseppe Vergani]] - <small>2022-04-01</small>
#[[Giovanni Camilla]] - <small>2022-04-04</small>
#[[Pompeo Colonna (scrittore)]] - <small>2022-04-07</small>
#[[Luigi Castiglioni (botanico)]] - <small>2022-04-07</small>
#[[Guidobaldo Del Monte]] - <small>2022-04-08</small>
#[[Federico Commandino]] - <small>2022-04-08</small>
#[[Teone di Alessandria]] - <small>2022-04-09</small>
#[[Francesco Maria II Della Rovere]] - <small>2022-04-11</small>
#[[Pappo di Alessandria]] - <small>2022-04-12</small>
#[[Sereno di Antinopoli]] - <small>2022-04-13</small>
#[[Eutocio]] - <small>2022-04-13</small>
#[[Alonso de Fuentes]] - <small>2022-04-15</small>
#[[Francesco Zantedeschi]] - <small>2022-04-19</small>
#[[Famiano Michelini]] - <small>2022-04-26</small>
#[[Gregorio Bressani]] - <small>2022-05-02</small>
#[[Francesco Eschinardi]] - <small>2022-05-13</small>
#[[Andrea Zambelli (economista)]] - <small>2022-05-27</small>
#[[Francesco Ginanni]] - <small>2022-07-25</small>
#[[Elia Lombardini]] - <small>2022-08-22</small>
#[[Leone Ebreo]] - <small>2022-11-18</small>
#[[Jacopo Belgrado]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Jean-Baptiste Biot]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Vannoccio Biringuccio]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Luigi Valentino Brugnatelli]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Giovanni Nicolò Doglioni]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Paolo Silvio Boccone]] - <small>2022-12-30</small>
#[[Bernardino Zendrini]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Eustachio Zanotti]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Leonardo Ximenes]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Jacques Charles François Sturm]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Sebastiano Serlio]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Lorenzo Selva]] - <small>2023-01-12</small>
#[[Alexandre Savérien]] - <small>2023-01-12</small>
#[[Girolamo Saladini]] - <small>2023-01-12</small>
#[[Giovenale Sacchi]] - <small>2023-01-17</small>
#[[Orazio Ricasoli Rucellai]] - <small>2023-01-18</small>
#[[Guglielmo Libri Carucci dalla Sommaja]] - <small>2023-01-19</small>
#[[John Claudius Loudon]] - <small>2023-01-19</small>
#[[Antonio Dragoni]] - <small>2023-03-16</small>
#[[Ugo Panziera]] - <small>2023-03-25</small>
#[[Pacifico da Cerano]] - <small>2023-04-03</small>
#[[Giuseppe Maria Figatelli]] - <small>2023-04-14</small>
#[[Santo Brasca]] - <small>2023-06-19</small>
#[[Pietro Martini]] - <small>2023-06-23</small>
#[[Anselm Desing]] - <small>2023-06-26</small>
#[[Gaspare Luigi Cassola]] - <small>2023-06-27</small>
#[[Luigi Abello]] - <small>2023-07-03</small>
#[[Giovanni Bracesco]] - <small>2023-07-06</small>
#[[Domenico Michelessi]] - <small>2023-07-12</small>
#[[Jabir ibn Hayyan]] - <small>2023-07-13</small>
#[[Alessandro Capra]] - <small>2023-07-20</small>
#[[Francesco Bruni (giurista medievale)]] - <small>2023-07-27</small>
#[[Bartolomeo Dusi]] - <small>2023-08-01</small>
#[[Giovanni Battista Venturi]] - <small>2023-09-14</small>
#[[Vera Zamagni]] - <small>2023-10-01</small>
#[[Isabella Moro]] - <small>2023-10-01</small>
#[[Mary Boddington]] - <small>2023-10-07</small>
#[[Paola Malanotte Rizzoli]] - <small>2023-10-10</small>
#[[Giuseppe Unicorno]] - <small>2023-10-18</small>
#[[Antonio Berga]] - <small>2023-11-06</small>
#[[Gabriella Uluhogian]] - <small>2023-11-20</small>
#[[Giovanni Paolo Gallucci]] - <small>2023-12-01</small>
#[[Angelo Felice Capelli]] - <small>2023-12-05</small>
#[[Giuseppe Del Papa]] - <small>2024-01-16</small>
#[[Sébastien Leclerc]] - <small>2024-01-17</small>
#[[Henry Dunning Macleod]] - <small>2024-01-23</small>
#[[Niccolò Carletti]] - <small>2024-01-23</small>
#[[Antonio Vassalli Eandi]] - <small>2024-01-23</small>
#[[Ludovico degli Arrighi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Giuseppe Asclepi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Giuseppe Cassella]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Paolo Orsi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Luigi Ferri (filosofo)]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Scipione Capece]] - <small>2024-02-06</small>
#[[Cherubino da Spoleto]] - <small>2024-02-19</small>
#[[Antonia Giannotti]] - <small>2024-02-26</small>
#[[Antonio Abetti]] - <small>2024-02-27</small>
#[[Giovan Battista Nani]] - <small>2024-02-28</small>
#[[Nicolò di Nale]] - <small>2024-02-28</small>
#[[Tolomeo I]] - <small>2024-03-04</small>
#[[Erofilo]] - <small>2024-03-04</small>
#[[Giuseppe Grippa]] - <small>2024-03-05</small>
#[[Giovanni Battista Zanchi]] - <small>2024-03-06</small>
#[[Cosimo de' Medici]] - <small>2024-03-18</small>
#[[Piero il Gottoso]] - <small>2024-03-18</small>
#[[Giovanni Drei]] - <small>2024-03-25</small>
#[[Galasso Alghisi]] - <small>2024-03-29</small>
#[[Domenico Cocoli]] - <small>2024-04-08</small>
#[[Ercole Corazzi]] - <small>2024-04-15</small>
#[[Carlo Lambardi]] - <small>2024-04-15</small>
#[[Domenico Manzoni]] - <small>2024-04-18</small>
#[[Giuseppe Maria Bonomi]] - <small>2024-04-30</small>
#[[Benedetto Di Falco]] - <small>2024-05-30</small>
#[[Giovanni Fantuzzi (storico)]] - <small>2024-06-03</small>
#[[Antonio Lupicini]] - <small>2024-06-10</small>
#[[Luigi Lilio]] - <small>2024-06-10</small>
#[[Tommaso Maria Gabrini]] - <small>2024-06-13</small>
#[[Bernardo Giambullari]] - <small>2024-06-18</small>
#[[Gaetano Marzagaglia]] - <small>2024-06-19</small>
#[[Giorgio Gemisto Pletone]] - <small>2024-06-24</small>
#[[Elena Dragaš]] - <small>2024-06-24</small>
#[[Giuseppe Gatti (archeologo)]] - <small>2024-07-30</small>
#[[Luigi Melegari]] - <small>2024-08-01</small>
#[[Girolamo Borro]] - <small>2024-08-27</small>
#[[Luis Collado de Lebrija]] - <small>2024-09-02</small>
#[[Francesco Paolo Bozzelli]] - <small>2024-09-04</small>
#[[Raffaele Ala]] - <small>2024-09-09</small>
#[[Francesco Barberino Benici]] - <small>2024-09-27</small>
#[[Antonio Lepschy]] - <small>2024-10-01</small>
#[[Guglielmo Cavallo]] - <small>2024-10-01</small>
#[[Oddone Longo]] - <small>2024-10-02</small>
#[[Giovanni Aldini]] - <small>2024-10-02</small>
#[[Jacopo Riccati]] - <small>2024-10-09</small>
#[[Giovanni Maria Della Torre]] - <small>2024-10-10</small>
#[[Giovanni Brunetti]] - <small>2024-10-11</small>
#[[Iacopo Cicognini]] - <small>2024-10-14</small>
#[[Domenico Guglielmini]] - <small>2024-10-15</small>
#[[Gaspare Capone]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Teofilo Bruni]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Gaetano Gaspare Uttini]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Angelo Pietra]] - <small>2024-11-11</small>
#[[Giuseppe Ricca Salerno]] - <small>2024-11-13</small>
#[[Giovanni Battista Mazzini]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Leopoldo Maggi]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Lorenzo Bellini]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Giovanni Battista De Toni]] - <small>2024-11-29</small>
#[[Generoso Calenzio]] - <small>2024-12-03</small>
#[[Girolamo Seripando]] - <small>2024-12-03</small>
#[[Giacomo Venturoli]] - <small>2025-01-02</small>
#[[Lodovico delle Colombe]] - <small>2025-01-03</small>
#[[Cornelio Ghirardelli]] - <small>2025-01-07</small>
#[[Pacifico Barilari]] - <small>2025-01-10</small>
#[[Francesco Feliciano]] - <small>2025-01-10</small>
#[[Angelo Salmoiraghi]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Ottaviano Fabrizio Mossotti]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Michele Araldi]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Cornelio Malvasia]] - <small>2025-01-21</small>
#[[Paolo Beni (gesuita)]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Luca Danesi]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Onorio Longhi]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Antonio Cermisone]] - <small>2025-01-29</small>
#[[Alessandro Papacino D'Antoni]] - <small>2025-02-13</small>
#[[Angelo Querini]] - <small>2025-02-18</small>
#[[Tommaso Temanza]] - <small>2025-02-18</small>
#[[William Kingdon Clifford]] - <small>2025-02-25</small>
#[[Girolamo Cortinovis]] - <small>2025-02-25</small>
#[[William Watson (scienziato)]] - <small>2025-02-25</small>
#[[Jean Antoine Nollet]] - <small>2025-02-26</small>
#[[Jan Palfijn]] - <small>2025-02-26</small>
#[[Michele de Jorio]] - <small>2025-03-11</small>
#[[Cesare Cipolletti]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Giovanni Carmignani]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Saverio Mattei]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Salvatore Barzilai]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Francesco Baglietto]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Giovanni Ambrogio Bertrandi]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Ersilia Caetani Lovatelli]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Giuseppe Palmieri (economista)]] - <small>2025-03-18</small>
#[[Marsilio Cagnati]] - <small>2025-03-21</small>
#[[Enrico Cimbali]] - <small>2025-03-25</small>
#[[Enea Arnaldi]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Ferdinando Arrivabene]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Andrea Balletti]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Filippo Cavolini]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Amedeo Avogadro]] - <small>2025-03-28</small>
#[[Gabriele Rosa]] - <small>2025-04-08</small>
#[[Umberto D'Ancona]] - <small>2025-04-10</small>
#[[Carlo Fea]] - <small>2025-04-11</small>
#[[Pietro Quaroni]] - <small>2025-04-29</small>
#[[Apollinare Calderini]] - <small>2025-05-05</small>
#[[Giovanni Simonetta]] - <small>2025-05-07</small>
#[[Felice Barnabei]] - <small>2025-05-07</small>
#[[Gabriele Busca]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Gaetano Emanuele Bava di San Paolo]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Giuseppe Avanzini]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Francesco Soave]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Simone Stratico]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Jacopo Durandi]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Giovanni Antonio Giobert]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Pietro Moscati]] - <small>2025-05-22</small>
#[[Aldo Ferrabino]] - <small>2025-05-22</small>
#[[Piero Giacosa]] - <small>2025-05-27</small>
#[[Abramo Massalongo]] - <small>2025-05-27</small>
#[[Benjamin Martin]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Johann Heinrich Lambert]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Nicolaus de Béguelin]] - <small>2025-06-03</small>
#[[John Hunter]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Louis-Bernard Guyton-Morveau]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Johann Georg Sulzer]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Maurizio Roffredi]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Giovanni Pietro Maria Dana]] - <small>2025-06-04</small>
#[[William Hewson]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Antoine Portal]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Giovanni Battista Palletta]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Vincenzo Malacarne]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Giovanni Andrea Dalla Croce]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Samuel-Auguste Tissot]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Conrad Gessner]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Willem 's Gravesande]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Gioacchino Pessuti]] - <small>2025-06-17</small>
#[[Federigo Sclopis di Salerano]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Costanzo Gazzera]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Domenico Capellina]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Domenico Casimiro Promis]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Carlo Merkel]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Giacinto Carena]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Giovanni Claudio Fromond]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Serafino Ricci]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Alberto Ablondi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Mario Morcone]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Bartolomeo Gastaldi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Enrico Narducci]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Torquato Taramelli]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Lorenzo Respighi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Enrico Besta]] - <small>2025-07-03</small>
#[[Francesco Mengotti]] - <small>2025-07-03</small>
#[[Ignazio Danti]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Alessandro Cialdi]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Pietro Aldobrandini]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Andrea Bina]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Pietro Luigi Albini]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Giuseppe Basso]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Carlo Baudi di Vesme]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Luigi Bellardi]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Giuseppina Cattani]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Alessandro Barca]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Paolo Ballada di Saint Robert]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Angelo Battelli]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giuseppe Domenico Botto]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giuseppe Carle]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giovanni Cavalli]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Antonio Zannoni]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Antonio Tadini]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Geminiano Montanari]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Antonio Salvagnoli Marchetti]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Giovanni Antonio Lecchi]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Antonio Cavalieri Ducati]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Vittorio Zonca]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Vincenzo De Grazia]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Pietro Maria Cavina]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Carlo Fontana]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Ferdinando d'Adda]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Giovanni Ceva]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Domenico Corradi d'Austria]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Raffaele Canevari]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Alfonso Sanseverino Vimercati]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Luigi Tatti]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Claudio Datei]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Ferdinando Morozzi]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Giovanni Marchelli]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Fulco Tosti di Valminuta]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Luigi Mazzocchi]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Emilio Bignami]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Jean de Thévenot]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Luigi Pacinotti]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Joseph Pitton de Tournefort]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Luigi De Marchi]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Paolo Frisi]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Pietro Paleocapa]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Barthélemy Faujas de Saint-Fond]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Pietro Vacchelli]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Lelio Bonsi]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Teodoro da Sovico]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Michele Carcano]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Carlo Ilarione Petitti di Roreto]] - <small>2025-07-25</small>
#[[Sebastiano Tessitore]] - <small>2025-07-25</small>
#[[Ermes Visconti]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Domenico Guerri]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Girolamo Parabosco]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Antonio Schinella Conti]] - <small>2025-07-30</small>
#[[Francesco Rapolla]] - <small>2025-07-30</small>
#[[Giuliano Barbolini]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Domenico Battaglia (cardinale)]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Gerardo Bianco]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Luigi Biggeri]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Franco Bile]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Antonio Bruno (politico)]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Francesco Cascio]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Antonio Catricalà]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Giacomo Micalori]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Giovanni Antonio Magini]] - <small>2025-08-01</small>
#[[François Boissier de Sauvages de Lacroix]] - <small>2025-08-01</small>
#[[Giulio Fagnano dei Toschi]] - <small>2025-08-04</small>
#[[Domenico Cerato]] - <small>2025-08-05</small>
#[[Bartolomeo Corte]] - <small>2025-08-05</small>
#[[Andrea Gloria]] - <small>2025-08-06</small>
#[[Alfredo Ascoli]] - <small>2025-08-06</small>
#[[Scipione Barbò Soncino]] - <small>2025-08-07</small>
#[[Gian Galeazzo Visconti]] - <small>2025-08-07</small>
#[[Francesco Bellati]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Vincenzo Riccati]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Angelo Maria Bandini]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Giovanni Ciampoli]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Loris D'Ambrosio]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Giuseppe Ballo]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Luciano Banchi]] - <small>2025-08-26</small>
#[[Marco Formentini (storico)]] - <small>2025-08-27</small>
#[[Ferdinando Gabotto]] - <small>2025-08-27</small>
#[[Camillo Corsanego]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Francesco Foggi]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Pasquale Maria Liberatore]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Argisto Giuffredi]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Davide Carazzi]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Wladimiro Dorigo]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Giovanni Sercambi]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Marisa Dalai Emiliani]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Carlo de' Dottori]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Niccolò II da Correggio]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giovanni Bordiga]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Camillo Manfroni]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giuseppe Gerola]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giannino Ferrari dalle Spade]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Ugo Mazzola]] - <small>2025-09-08</small>
#[[Pasquale Jannaccone]] - <small>2025-09-08</small>
#[[William Stanley Jevons]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Giovanni Domenico Peri]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Girolamo Cattaneo]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Leone VI il Saggio]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Bonaiuto Lorini]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Pietro Mengoli]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Giovan Battista Nelli]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Domenico Turazza]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Benedetto Baudi di Vesme]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Giorgio Giorgi]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Nino Bazzetta de Vemenia]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Giovanni Battista Benedetti (matematico)]] - <small>2025-09-12</small>
#[[Giovanni Abignente]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Eugenio Cais di Pierlas]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Raffaele Ciasca]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Enrico Costa (scrittore)]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Lando Ferretti]] - <small>2025-09-17</small>
#[[Pier Silverio Leicht]] - <small>2025-09-17</small>
#[[Giovanni Battista Castiglioni]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Ferruccio Mosetti]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Giacinto Sigismondo Gerdil]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Giulio Claro]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Mario Lessona]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Edoardo Perroncito]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Gian Antonio Danieli]] - <small>2025-09-22</small>
#[[Giuseppe Albertotti]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Gherardo Freschi]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Angelo Fumagalli]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Luigi Sante Da Rios]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Giuseppe Balsamo Crivelli]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Annibale Comessatti]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Ciro Andreatta]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Carlo Cappelletti]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Mauro Rusconi]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Francesco Carlini]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Giuseppe Belli]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Tommaso Nani]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Antonio Caccianino]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Angelo Zendrini]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Giuseppe Bossi]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Pietro Cossali]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Agostino Reale]] - <small>2025-09-29</small>
#[[Frederick Mario Fales]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Paolo Attavanti]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Francesco Ghiretti]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Alessandro Minelli]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Giorgio Ravegnani]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Gherardo Ortalli]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Bartolomeo Bizio]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Alfonso Scirocco]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Carlo Ghisalberti]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Angelo Ventura]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Maria Francesca Tiepolo]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Manlio Cortelazzo]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Manlio Pastore Stocchi]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Odoardo Corsini]] - <small>2025-10-03</small>
#[[Tommaso Perelli]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Lelio Stragiotti]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Augusto Ghetti]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Mariano Fontana]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Charles Bossut]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Adeodato Ressi]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Angelo Clareno]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Leopoldo Mazzarolli]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Sandro Ruffo]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Ercole Vidari]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Bernardino Ramazzini]] - <small>2025-10-10</small>
#[[Luigi Genuardi]] - <small>2025-10-10</small>
#[[Paolo Volpicelli]] - <small>2025-10-13</small>
#[[Federico Sacco]] - <small>2025-10-13</small>
#[[Tomaso Catullo]] - <small>2025-10-14</small>
#[[Claudio D'Amato Guerrieri]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Vincenzo Brunacci]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Pietro Derossi]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Francesco Gesualdi]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Fulvio Irace]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Giacomo Marramao]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Maurizio Pallante]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Franco Purini]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Paolo Antonio Foscarini]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Angelo Sismonda]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Pietro Savi]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Stefano Borson]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Cesare Razzaboni]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Guido Bentivoglio]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Guido Fusinato]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Giulio Alessio]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Carlo Anti]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Enrico Catellani]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Arnaldo Segarizzi]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Achille Forti]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Vittorio Polacco]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Giorgio Bidone]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Alberto de' Stefani]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Vincenzo Crescini]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Biagio Brugi]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Orazio Comes]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Giovanni Celoria]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Arnaldo Angelucci]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Gregorio Fontana (matematico)]] - <small>2025-10-24</small>
#[[Pietro Configliachi]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Scipione Breislak]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Luigi Porta]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Bartolomeo Panizza]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Paolo Frisiani]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Giovanni Codazza]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Emilio Cornalia]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Luigi Magrini]] - <small>2025-10-29</small>
#[[Giulio Curioni]] - <small>2025-10-29</small>
#[[Roberto Caracciolo (vescovo)]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Paolo Marzolo]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Massimiliano Pavan]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Erminio Troilo]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Francesco Brandileone]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Carlo Francesco Gabba]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Luigi Pernier]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Serafino Biffi]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Giovanni Labus]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Bartolomeo Catena]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Adriano Balbi]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Italo Mario Sacco]] - <small>2025-11-07</small>
#[[Carlo Calisse]] - <small>2025-11-10</small>
#[[Sebastiano Canterzani]] - <small>2025-11-11</small>
#[[Carlo Possenti]] - <small>2025-11-13</small>
#[[Piero Borgi]] - <small>2025-11-14</small>
#[[Francesco Carnelutti]] - <small>2025-11-14</small>
#[[Pio Fantoni]] - <small>2025-11-17</small>
#[[Felice Casorati (matematico)]] - <small>2025-11-17</small>
#[[Marco Galli (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Luigi Pepe (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Umberto Bottazzini]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Karl Georg Christian von Staudt]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Richard Baltzer]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Paolo Ruffini (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Enrico Betti]] - <small>2025-11-19</small>
#[[Giorgio Lapazaya]] - <small>2025-11-19</small>
#[[Elia Del Re]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Giovanni Giacomo Lando]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Gemma Frisio]] - <small>2025-11-20</small>
#[[David Veronese]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Stefano Ghebelino]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giacomo Gorrini]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giovanni Battista Balbis]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giovanni Battista De Luca]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Vincenzo Manzini]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Pasquale Fiore (giurista)]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Oreste Ranelletti]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giacomo Venezian]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giuseppe Resti Ferrari]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giuseppe Raffaelli]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Eduardo Piola Caselli]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Domenico Moro (giurista)]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Donato Donati]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Sebastian Jenull]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Carlo Lessona]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Vincenzo Simoncelli]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Ilario Alibrandi]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Pier Maria Campi]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Giorgio Orsoni]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Adriano Franceschini]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Pietro Vaccari]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Gaspare Bugati]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Filippo Carmagnini]] - <small>2025-12-02</small>
#[[Giuliano Gosellini]] - <small>2025-12-05</small>
#[[Rosa Russo Iervolino]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Michele Salvati]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Carlo Scognamiglio]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Sabato Malinconico]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Andrea Monorchio]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Rolando Mosca Moschini]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Francesco Cognasso]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Guido Melis]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Renato Moro]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Adriano Ciaffi]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Abramo Colorni]] - <small>2025-12-15</small>
#[[Antonio Tarlazzi]] - <small>2025-12-16</small>
#[[Carlo Conti (matematico)]] - <small>2025-12-17</small>
#[[Guido Bustico]] - <small>2025-12-18</small>
#[[Santo Monti]] - <small>2025-12-18</small>
#[[Giuseppe Amorelli]] - <small>2026-01-09</small>
#[[Domenico Lo Faso Pietrasanta]] - <small>2026-01-14</small>
#[[Francesco Giuntini]] - <small>2026-01-22</small>
#[[Agnese di Montepulciano]] - <small>2026-01-26</small>
#[[James Ferguson (1710-1776)]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Jacob Christian Schäffer]] - <small>2026-01-29</small>
#[[William Heberden]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Carlo Lodovico Morozzo]] - <small>2026-01-30</small>
#[[John Hill (botanico)]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Jean Sénébier]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Jean-Baptiste de La Chapelle]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Carlo Barletti]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Marsilio Landriani (chimico)]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Bonaventura Corti]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Pierre Bertholon de Saint-Lazare]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Félix Vicq d'Azyr]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Charles Bonnet]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Johann Beckmann]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Benjamin Wilson (pittore)]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Filadelfo Fichera]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Élie Bertrand]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Francesco Forti]] - <small>2026-02-04</small>
#[[Pietro da Verona]] - <small>2026-02-05</small>
#[[Mauro (abate)]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Louis Agassiz]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Pier Vittorio Aldini]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Giovanni Alessio]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Joseph Hilarius Eckhel]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Giovanni Capodistria]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Edward Daniel Clarke]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Achille Breda]] - <small>2026-02-10</small>
#[[Raffaello Nasini]] - <small>2026-02-10</small>
#[[Ulisse Gobbi]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Francesco Ardissone]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Giulio Cordero di San Quintino]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Ugo Morin]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Serafino Rafaele Minich]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Casoni]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Francesco Cortese]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Santini (scienziato)]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Francesco Fiammelli]] - <small>2026-02-13</small>
#[[Marco Folin]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Alberto Giovanni Biuso]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Giovanni Felice Azzone]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Pierre Rosenberg]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Thomas Bruce, VII conte di Elgin]] - <small>2026-02-19</small>
#[[Louis-François-Sébastien Fauvel]] - <small>2026-02-25</small>
#[[Alexandre Blacque]] - <small>2026-02-25</small>
#[[John Canton]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Felice Fontana]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Jean Baptiste Christophore Fusée Aublet]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Johann Hieronymus Chemnitz]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Antonio da Vercelli]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Bernardino da Feltre]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Domenico Buonvicini]] - <small>2026-02-27</small>
#[[François-Xavier de Feller]] - <small>2026-03-04</small>
#[[Lorenzo Forestani]] - <small>2026-03-09</small>
#[[Matteo Mainardi]] - <small>2026-03-13</small>
#[[Gabriele Lancillotto Castello]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Juan de Ortega]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Giovanni Sfortunati]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Diego Orlando]] - <small>2026-03-24</small>
#[[Francesco Galigai]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Pietro Cataneo]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Latino di Camillo Orsini]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Oronzio Fineo]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Francesco Patrizi (filosofo)]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Nicola Fergola]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Baldassarre Orsini]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Francesco Maria Franceschinis]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Girolamo Pico Fonticulano]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Fabrizio Mordente]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Oberto Cantone]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Ottavio Fabri]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Lanfranco Mignoti]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Ferdinando di Diano]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Bartolomeo Ferrari (economista)]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Lodovico Flori]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Giuseppe Ciacchi]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Vitale Giordano]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Luigi Amedeo di Savoia-Aosta]] - <small>2026-04-08</small>
#[[Filippo De Filippi (1869-1938)]] - <small>2026-04-13</small>
#[[Giulio Ferrari (scrittore)]] - <small>2026-04-22</small>
#[[Luigi Simeoni (storico)]] - <small>2026-04-24</small>
#[[Franz Stuhlmann]] - <small>2026-04-28</small>
#[[George Francis Scott Elliot]] - <small>2026-04-28</small>
#[[Angelo Angelucci]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Franz Babinger]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Ruggero di Puglia (vescovo)]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Tito Bassetti]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Giovanni Andrea Barotti]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Jacopo Bartolomeo Beccari]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Bartolomeo Nogara]] - <small>2026-05-04</small>
#[[Piero Leonardi]] - <small>2026-05-04</small>
#[[Dionisio Andrea Sancassani]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Gabriele Manfredi]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Francesco Maria De Regi]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Giovanni Bujovich]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Ermenegildo Pini]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Pietro Zuliani]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Augusto Pierantoni]] - <small>2026-05-07</small>
#[[Robert Dudley, conte di Warwick]] - <small>2026-05-15</small>
#[[Francesco Ventretti]] - <small>2026-05-18</small>
#[[Harry Johnston (esploratore)]] - <small>2026-05-20</small>
#[[Giuseppe Pisanelli]] - <small>2026-05-29</small>
#[[Umberto Cagni di Bu Meliana]] - <small>2026-06-03</small>
#[[Eugenio Villoresi]] - <small>2026-06-05</small>
#[[Nicolaas Hartsoeker]] - <small>2026-06-08</small>
#[[George Cheyne]] - <small>2026-06-08</small>
#[[Jean Le Clerc (teologo)]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Caterina Santoro]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Carlo Errera]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Giacomo Carlo Bascapè]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Ginevra Zanetti]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Carlo Cipolla (1854-1916)]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Giuseppe Toaldo]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Giuseppe Biancani]] - <small>2026-06-12</small>
#[[Aldo Cerlini]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Enrico Carli]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Bartolomeo Borghi]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Giovan Battista Nicolosi]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Laurence Echard]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Pomponio Mela]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Carlo Alfonso Nallino]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Rina Monti]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Ermanno Giglio-Tos]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Giandomenico Nardo]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Galeazzo Gualdo Priorato]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Ferdinando Cavalli]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Sandro Spinsanti]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Tullio Seppilli]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Adriano Bompiani]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Jean-François Malherbe]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Loris Premuda]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Sebastiano Maffettone]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Gennaro Sasso]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Bernardo Colombo]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Christoph Wilhelm Hufeland]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Antoine Louis]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Noris Siliprandi]] - <small>2026-06-25</small>
#[[Gabriele Falloppio]] - <small>2026-06-25</small>
#[[Mariano Santo]] - <small>2026-06-25</small>
#[[Giulio di Orta]] - <small>2026-06-26</small>
#[[Giovanni Battista Manzini]] - <small>2026-06-29</small>
#[[Salvatore Ventimiglia]] - <small>2026-07-07</small>
#[[Urbano Tosetti]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Tolomeo da Lucca]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Sebastiano Ziani]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Raffaele Maffei]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Filippo Beroaldo il Vecchio]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Achille De Zigno]] - <small>2026-07-21</small>
#[[Roberto de Visiani]] - <small>2026-07-21</small>
#[[Lodovico Menin]] - <small>2026-07-21</small>
#[[Angelo Minich]] - <small>2026-07-21</small>
#[[Quirino Majorana]] - <small>2026-07-22</small>
#[[Antonio Era]] - <small>2026-07-22</small>
#[[Enselmino da Montebelluna]] - <small>2026-07-22</small>
===Tematiche===
#[[Moneta]] - <small>2021-08-18</small>
#[[Proposizione (logica)]] - <small>2021-09-14</small>
#[[Mercurio (astrologia)]] - <small>2021-09-23</small>
#[[Pellicola per negativi]] - <small>2021-10-01</small>
#[[Fotografo]] - <small>2021-10-04</small>
#[[Palma]] - <small>2021-10-21</small>
#[[Casuario]] - <small>2021-10-21</small>
#[[Sferoide]] - <small>2021-10-28</small>
#[[Teoria e pratica]] - <small>2021-10-28</small>
#[[Scienza delle finanze]] - <small>2021-11-08</small>
#[[Ragion di Stato]] - <small>2021-11-09</small>
#[[Economia monetaria]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Numero perfetto]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Oggetto celeste]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Stelle fisse]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Sfericità della Terra]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Sfere celesti]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Seno di Abramo]] - <small>2021-12-10</small>
#[[Regola del tre (matematica)]] - <small>2022-04-01</small>
#[[Cosmografia]] - <small>2022-04-04</small>
#[[Pineta di Ravenna]] - <small>2022-07-25</small>
#[[Canale di Suez]] - <small>2022-08-22</small>
#[[Ottica]] - <small>2023-01-16</small>
#[[Simonia]] - <small>2023-05-02</small>
#[[Eclettismo]] - <small>2023-05-02</small>
#[[Maccabei]] - <small>2023-05-04</small>
#[[Palla (sport)]] - <small>2023-05-12</small>
#[[Solfeggio]] - <small>2023-08-02</small>
#[[Tarantismo]] - <small>2023-08-08</small>
#[[Tarantola]] - <small>2023-08-08</small>
#[[Lenticchia d'acqua]] - <small>2023-10-01</small>
#[[Lenticchia di palude]] - <small>2023-10-01</small>
#[[Oceanografia]] - <small>2023-10-10</small>
#[[Associazione (psicologia)]] - <small>2024-01-30</small>
#[[Museo (Alessandria)]] - <small>2024-03-04</small>
#[[Fortezza]] - <small>2024-03-08</small>
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#[[Finanza pubblica]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Tufo]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Seghedino]] - <small>2025-01-10</small>
#[[Nervo]] - <small>2025-02-28</small>
#[[Valore (economia)]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Induzione elettrostatica]] - <small>2025-04-08</small>
#[[Salmonide]] - <small>2025-04-11</small>
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#[[Grotta del Cane]] - <small>2025-04-28</small>
#[[Pisciarelli (area idrotermale)]] - <small>2025-04-28</small>
#[[Zeolite]] - <small>2025-05-15</small>
#[[Vulcano (vulcano)]] - <small>2025-06-12</small>
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#[[Isola di Panarea]] - <small>2025-06-12</small>
#[[Isola di Basiluzzo]] - <small>2025-06-12</small>
#[[Isola di Salina]] - <small>2025-06-17</small>
#[[Isola di Stromboli]] - <small>2025-06-17</small>
#[[Stromboli (vulcano)]] - <small>2025-06-17</small>
#[[Canneto (Lipari)]] - <small>2025-06-19</small>
#[[Teatro romano di Verona]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Agro romano]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Isola Filicudi]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Isola Alicudi]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Reno (Italia)]] - <small>2025-07-17</small>
#[[Cerchia dei Navigli]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Bevera (affluente dell'Olona)]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Santorini]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Cremasco]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Quattro elementi]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Candia]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Malvasia]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Cocciniglia]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Rondine riparia]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Domodossola]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Scilla (Italia)]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Medusa luminosa]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Ascidie]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Polipo (zoologia)]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Flora]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Vegetazione]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Legge del taglione]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Grazia (diritto)]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Fanano]] - <small>2025-10-03</small>
#[[Val di Chiana]] - <small>2025-10-03</small>
#[[Pila di Volta]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Lampreda]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Carcere minorile]] - <small>2025-11-05</small>
#[[Enfiteusi]] - <small>2025-11-26</small>
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#[[Ambra]] - <small>2026-01-08</small>
#[[Papiro]] - <small>2026-01-12</small>
#[[Regalbuto]] - <small>2026-01-12</small>
#[[Tempio di Segesta]] - <small>2026-01-13</small>
#[[Marsala]] - <small>2026-01-13</small>
#[[Cella (convento)]] - <small>2026-01-20</small>
#[[Sfacteria]] - <small>2026-01-28</small>
#[[Navarino (Grecia)]] - <small>2026-01-28</small>
#[[Calamata]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Taigeto]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Modone]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Teoria del flogisto]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Epizoozia]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Marna (roccia)]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Nauplia]] - <small>2026-02-05</small>
#[[Tiepidezza]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Tirinto]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Argo (città antica)]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Spetses]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Idra (isola)]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Porto di Malamocco]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Eubea]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Monumento di Filopappo]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Psara]] - <small>2026-02-24</small>
#[[Smirne]] - <small>2026-02-24</small>
#[[Ezani]] - <small>2026-02-24</small>
#[[Abuta rufescens]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Alcamo]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Aloe (botanica)]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Erice]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Mazara del Vallo]] - <small>2026-03-17</small>
#[[Castelvetrano]] - <small>2026-03-18</small>
#[[Eraclea Minoa]] - <small>2026-03-18</small>
#[[Platani]] - <small>2026-03-19</small>
#[[Siculiana]] - <small>2026-03-19</small>
#[[Abbazia di San Martino delle Scale]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Livella]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Ruwenzori]] - <small>2026-04-09</small>
#[[Monti della Luna]] - <small>2026-04-09</small>
#[[Tempio della Concordia (Agrigento)]] - <small>2026-04-16</small>
#[[Tempio di Giunone (Agrigento)]] - <small>2026-04-16</small>
#[[Riserva naturale integrale Macalube di Aragona]] - <small>2026-04-20</small>
#[[Licata]] - <small>2026-04-21</small>
#[[Palma di Montechiaro]] - <small>2026-04-21</small>
#[[Kamarina]] - <small>2026-04-21</small>
#[[Acradina]] - <small>2026-04-22</small>
#[[Epipoli]] - <small>2026-04-22</small>
#[[Mombasa]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Lago Vittoria]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Kavirondo]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Kisumu]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Tripanosomiasi africana umana]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Entebbe]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Acqua alta]] - <small>2026-05-04</small>
#[[Carbonifero]] - <small>2026-05-08</small>
#[[Isole Ssese]] - <small>2026-05-19</small>
#[[Kampala]] - <small>2026-05-20</small>
#[[Erba elefante]] - <small>2026-05-21</small>
#[[Fort Portal]] - <small>2026-05-21</small>
#[[Bahima]] - <small>2026-05-22</small>
#[[Konjo]] - <small>2026-06-03</small>
#[[Monte Speke]] - <small>2026-06-03</small>
#[[Monte Baker (Uganda)]] - <small>2026-06-03</small>
#[[Canale artificiale]] - <small>2026-06-05</small>
#[[Senecio]] - <small>2026-06-08</small>
#[[Masera]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Bagolino]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Ornavasso]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Toce]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Marmo di Candoglia]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Varallo]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Pallanza]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Val Divedro]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Valle Cannobina]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Valle Leventina]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Valle Antigorio]] - <small>2026-06-10</small>
#[[Rift Albertino]] - <small>2026-06-10</small>
#[[Abbazia di Novalesa]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Valle Antrona]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Formazza]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Naviglio Grande]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Valganna]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Cannero Riviera]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Massiccio del San Gottardo]] - <small>2026-06-11</small>
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#[[Alabastro]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Amianto]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Lazulite]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Lago Bujuku]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Belemnite]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Diaspro]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Quarzo]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Via Aurelia]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Isola Bisentina]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Cortona]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Narni]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Andro (Grecia)]] - <small>2026-06-18</small>
#[[Albenga]] - <small>2026-06-18</small>
#[[Damietta]] - <small>2026-06-18</small>
#[[Quarzo rutilato]] - <small>2026-06-18</small>
#[[Aleppo]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Ivrea]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Gozo]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Atacamite]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Istituto veneto di scienze, lettere ed arti]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Castello di Buccione]] - <small>2026-06-26</small>
#[[Omegna]] - <small>2026-06-26</small>
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#[[Santuario della Madonna del Sasso (Madonna del Sasso)]] - <small>2026-06-26</small>
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===Raccolte===
#[[So di non sapere]] - <small>2022-05-04</small>
#[[Credi dalle poesie]] - <small>2022-09-13</small>
#[[Voti dalle poesie]] - <small>2022-09-13</small>
===Opere===
#[[I viaggi di Mandeville]] - <small>2021-11-08</small>
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===In altre lingue===
#[[:en:Paolo Monti]] - <small>2021-09-29</small>
#[[:es:Paolo Monti]] - <small>2021-09-30</small>
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#[[:la:Athanasius Kircherus]] - <small>2021-10-13</small>
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Marcella Medici (BEIC)
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==Voci create nell'ambito del progetto BEIC==
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===Persone===
#[[Paolo Monti]] - <small>2014-09-30</small>
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#[[Girolamo Seripando]] - <small>2024-12-03</small>
#[[Giacomo Venturoli]] - <small>2025-01-02</small>
#[[Lodovico delle Colombe]] - <small>2025-01-03</small>
#[[Cornelio Ghirardelli]] - <small>2025-01-07</small>
#[[Pacifico Barilari]] - <small>2025-01-10</small>
#[[Francesco Feliciano]] - <small>2025-01-10</small>
#[[Angelo Salmoiraghi]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Ottaviano Fabrizio Mossotti]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Michele Araldi]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Cornelio Malvasia]] - <small>2025-01-21</small>
#[[Paolo Beni (gesuita)]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Luca Danesi]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Onorio Longhi]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Antonio Cermisone]] - <small>2025-01-29</small>
#[[Alessandro Papacino D'Antoni]] - <small>2025-02-13</small>
#[[Angelo Querini]] - <small>2025-02-18</small>
#[[Tommaso Temanza]] - <small>2025-02-18</small>
#[[William Kingdon Clifford]] - <small>2025-02-25</small>
#[[Girolamo Cortinovis]] - <small>2025-02-25</small>
#[[William Watson (scienziato)]] - <small>2025-02-25</small>
#[[Jean Antoine Nollet]] - <small>2025-02-26</small>
#[[Jan Palfijn]] - <small>2025-02-26</small>
#[[Michele de Jorio]] - <small>2025-03-11</small>
#[[Cesare Cipolletti]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Giovanni Carmignani]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Saverio Mattei]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Salvatore Barzilai]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Francesco Baglietto]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Giovanni Ambrogio Bertrandi]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Ersilia Caetani Lovatelli]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Giuseppe Palmieri (economista)]] - <small>2025-03-18</small>
#[[Marsilio Cagnati]] - <small>2025-03-21</small>
#[[Enrico Cimbali]] - <small>2025-03-25</small>
#[[Enea Arnaldi]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Ferdinando Arrivabene]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Andrea Balletti]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Filippo Cavolini]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Amedeo Avogadro]] - <small>2025-03-28</small>
#[[Gabriele Rosa]] - <small>2025-04-08</small>
#[[Umberto D'Ancona]] - <small>2025-04-10</small>
#[[Carlo Fea]] - <small>2025-04-11</small>
#[[Pietro Quaroni]] - <small>2025-04-29</small>
#[[Apollinare Calderini]] - <small>2025-05-05</small>
#[[Giovanni Simonetta]] - <small>2025-05-07</small>
#[[Felice Barnabei]] - <small>2025-05-07</small>
#[[Gabriele Busca]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Gaetano Emanuele Bava di San Paolo]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Giuseppe Avanzini]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Francesco Soave]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Simone Stratico]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Jacopo Durandi]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Giovanni Antonio Giobert]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Pietro Moscati]] - <small>2025-05-22</small>
#[[Aldo Ferrabino]] - <small>2025-05-22</small>
#[[Piero Giacosa]] - <small>2025-05-27</small>
#[[Abramo Massalongo]] - <small>2025-05-27</small>
#[[Benjamin Martin]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Johann Heinrich Lambert]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Nicolaus de Béguelin]] - <small>2025-06-03</small>
#[[John Hunter]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Louis-Bernard Guyton-Morveau]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Johann Georg Sulzer]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Maurizio Roffredi]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Giovanni Pietro Maria Dana]] - <small>2025-06-04</small>
#[[William Hewson]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Antoine Portal]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Giovanni Battista Palletta]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Vincenzo Malacarne]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Giovanni Andrea Dalla Croce]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Samuel-Auguste Tissot]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Conrad Gessner]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Willem 's Gravesande]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Gioacchino Pessuti]] - <small>2025-06-17</small>
#[[Federigo Sclopis di Salerano]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Costanzo Gazzera]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Domenico Capellina]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Domenico Casimiro Promis]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Carlo Merkel]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Giacinto Carena]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Giovanni Claudio Fromond]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Serafino Ricci]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Alberto Ablondi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Mario Morcone]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Bartolomeo Gastaldi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Enrico Narducci]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Torquato Taramelli]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Lorenzo Respighi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Enrico Besta]] - <small>2025-07-03</small>
#[[Francesco Mengotti]] - <small>2025-07-03</small>
#[[Ignazio Danti]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Alessandro Cialdi]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Pietro Aldobrandini]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Andrea Bina]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Pietro Luigi Albini]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Giuseppe Basso]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Carlo Baudi di Vesme]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Luigi Bellardi]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Giuseppina Cattani]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Alessandro Barca]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Paolo Ballada di Saint Robert]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Angelo Battelli]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giuseppe Domenico Botto]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giuseppe Carle]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giovanni Cavalli]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Antonio Zannoni]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Antonio Tadini]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Geminiano Montanari]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Antonio Salvagnoli Marchetti]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Giovanni Antonio Lecchi]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Antonio Cavalieri Ducati]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Vittorio Zonca]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Vincenzo De Grazia]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Pietro Maria Cavina]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Carlo Fontana]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Ferdinando d'Adda]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Giovanni Ceva]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Domenico Corradi d'Austria]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Raffaele Canevari]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Alfonso Sanseverino Vimercati]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Luigi Tatti]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Claudio Datei]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Ferdinando Morozzi]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Giovanni Marchelli]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Fulco Tosti di Valminuta]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Luigi Mazzocchi]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Emilio Bignami]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Jean de Thévenot]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Luigi Pacinotti]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Joseph Pitton de Tournefort]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Luigi De Marchi]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Paolo Frisi]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Pietro Paleocapa]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Barthélemy Faujas de Saint-Fond]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Pietro Vacchelli]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Lelio Bonsi]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Teodoro da Sovico]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Michele Carcano]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Carlo Ilarione Petitti di Roreto]] - <small>2025-07-25</small>
#[[Sebastiano Tessitore]] - <small>2025-07-25</small>
#[[Ermes Visconti]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Domenico Guerri]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Girolamo Parabosco]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Antonio Schinella Conti]] - <small>2025-07-30</small>
#[[Francesco Rapolla]] - <small>2025-07-30</small>
#[[Giuliano Barbolini]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Domenico Battaglia (cardinale)]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Gerardo Bianco]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Luigi Biggeri]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Franco Bile]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Antonio Bruno (politico)]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Francesco Cascio]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Antonio Catricalà]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Giacomo Micalori]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Giovanni Antonio Magini]] - <small>2025-08-01</small>
#[[François Boissier de Sauvages de Lacroix]] - <small>2025-08-01</small>
#[[Giulio Fagnano dei Toschi]] - <small>2025-08-04</small>
#[[Domenico Cerato]] - <small>2025-08-05</small>
#[[Bartolomeo Corte]] - <small>2025-08-05</small>
#[[Andrea Gloria]] - <small>2025-08-06</small>
#[[Alfredo Ascoli]] - <small>2025-08-06</small>
#[[Scipione Barbò Soncino]] - <small>2025-08-07</small>
#[[Gian Galeazzo Visconti]] - <small>2025-08-07</small>
#[[Francesco Bellati]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Vincenzo Riccati]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Angelo Maria Bandini]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Giovanni Ciampoli]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Loris D'Ambrosio]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Giuseppe Ballo]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Luciano Banchi]] - <small>2025-08-26</small>
#[[Marco Formentini (storico)]] - <small>2025-08-27</small>
#[[Ferdinando Gabotto]] - <small>2025-08-27</small>
#[[Camillo Corsanego]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Francesco Foggi]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Pasquale Maria Liberatore]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Argisto Giuffredi]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Davide Carazzi]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Wladimiro Dorigo]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Giovanni Sercambi]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Marisa Dalai Emiliani]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Carlo de' Dottori]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Niccolò II da Correggio]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giovanni Bordiga]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Camillo Manfroni]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giuseppe Gerola]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giannino Ferrari dalle Spade]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Ugo Mazzola]] - <small>2025-09-08</small>
#[[Pasquale Jannaccone]] - <small>2025-09-08</small>
#[[William Stanley Jevons]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Giovanni Domenico Peri]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Girolamo Cattaneo]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Leone VI il Saggio]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Bonaiuto Lorini]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Pietro Mengoli]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Giovan Battista Nelli]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Domenico Turazza]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Benedetto Baudi di Vesme]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Giorgio Giorgi]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Nino Bazzetta de Vemenia]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Giovanni Battista Benedetti (matematico)]] - <small>2025-09-12</small>
#[[Giovanni Abignente]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Eugenio Cais di Pierlas]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Raffaele Ciasca]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Enrico Costa (scrittore)]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Lando Ferretti]] - <small>2025-09-17</small>
#[[Pier Silverio Leicht]] - <small>2025-09-17</small>
#[[Giovanni Battista Castiglioni]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Ferruccio Mosetti]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Giacinto Sigismondo Gerdil]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Giulio Claro]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Mario Lessona]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Edoardo Perroncito]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Gian Antonio Danieli]] - <small>2025-09-22</small>
#[[Giuseppe Albertotti]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Gherardo Freschi]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Angelo Fumagalli]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Luigi Sante Da Rios]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Giuseppe Balsamo Crivelli]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Annibale Comessatti]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Ciro Andreatta]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Carlo Cappelletti]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Mauro Rusconi]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Francesco Carlini]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Giuseppe Belli]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Tommaso Nani]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Antonio Caccianino]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Angelo Zendrini]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Giuseppe Bossi]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Pietro Cossali]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Agostino Reale]] - <small>2025-09-29</small>
#[[Frederick Mario Fales]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Paolo Attavanti]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Francesco Ghiretti]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Alessandro Minelli]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Giorgio Ravegnani]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Gherardo Ortalli]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Bartolomeo Bizio]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Alfonso Scirocco]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Carlo Ghisalberti]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Angelo Ventura]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Maria Francesca Tiepolo]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Manlio Cortelazzo]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Manlio Pastore Stocchi]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Odoardo Corsini]] - <small>2025-10-03</small>
#[[Tommaso Perelli]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Lelio Stragiotti]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Augusto Ghetti]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Mariano Fontana]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Charles Bossut]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Adeodato Ressi]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Angelo Clareno]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Leopoldo Mazzarolli]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Sandro Ruffo]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Ercole Vidari]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Bernardino Ramazzini]] - <small>2025-10-10</small>
#[[Luigi Genuardi]] - <small>2025-10-10</small>
#[[Paolo Volpicelli]] - <small>2025-10-13</small>
#[[Federico Sacco]] - <small>2025-10-13</small>
#[[Tomaso Catullo]] - <small>2025-10-14</small>
#[[Claudio D'Amato Guerrieri]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Vincenzo Brunacci]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Pietro Derossi]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Francesco Gesualdi]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Fulvio Irace]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Giacomo Marramao]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Maurizio Pallante]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Franco Purini]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Paolo Antonio Foscarini]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Angelo Sismonda]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Pietro Savi]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Stefano Borson]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Cesare Razzaboni]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Guido Bentivoglio]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Guido Fusinato]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Giulio Alessio]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Carlo Anti]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Enrico Catellani]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Arnaldo Segarizzi]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Achille Forti]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Vittorio Polacco]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Giorgio Bidone]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Alberto de' Stefani]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Vincenzo Crescini]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Biagio Brugi]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Orazio Comes]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Giovanni Celoria]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Arnaldo Angelucci]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Gregorio Fontana (matematico)]] - <small>2025-10-24</small>
#[[Pietro Configliachi]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Scipione Breislak]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Luigi Porta]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Bartolomeo Panizza]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Paolo Frisiani]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Giovanni Codazza]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Emilio Cornalia]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Luigi Magrini]] - <small>2025-10-29</small>
#[[Giulio Curioni]] - <small>2025-10-29</small>
#[[Roberto Caracciolo (vescovo)]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Paolo Marzolo]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Massimiliano Pavan]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Erminio Troilo]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Francesco Brandileone]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Carlo Francesco Gabba]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Luigi Pernier]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Serafino Biffi]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Giovanni Labus]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Bartolomeo Catena]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Adriano Balbi]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Italo Mario Sacco]] - <small>2025-11-07</small>
#[[Carlo Calisse]] - <small>2025-11-10</small>
#[[Sebastiano Canterzani]] - <small>2025-11-11</small>
#[[Carlo Possenti]] - <small>2025-11-13</small>
#[[Piero Borgi]] - <small>2025-11-14</small>
#[[Francesco Carnelutti]] - <small>2025-11-14</small>
#[[Pio Fantoni]] - <small>2025-11-17</small>
#[[Felice Casorati (matematico)]] - <small>2025-11-17</small>
#[[Marco Galli (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Luigi Pepe (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Umberto Bottazzini]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Karl Georg Christian von Staudt]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Richard Baltzer]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Paolo Ruffini (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Enrico Betti]] - <small>2025-11-19</small>
#[[Giorgio Lapazaya]] - <small>2025-11-19</small>
#[[Elia Del Re]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Giovanni Giacomo Lando]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Gemma Frisio]] - <small>2025-11-20</small>
#[[David Veronese]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Stefano Ghebelino]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giacomo Gorrini]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giovanni Battista Balbis]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giovanni Battista De Luca]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Vincenzo Manzini]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Pasquale Fiore (giurista)]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Oreste Ranelletti]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giacomo Venezian]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giuseppe Resti Ferrari]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giuseppe Raffaelli]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Eduardo Piola Caselli]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Domenico Moro (giurista)]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Donato Donati]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Sebastian Jenull]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Carlo Lessona]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Vincenzo Simoncelli]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Ilario Alibrandi]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Pier Maria Campi]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Giorgio Orsoni]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Adriano Franceschini]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Pietro Vaccari]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Gaspare Bugati]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Filippo Carmagnini]] - <small>2025-12-02</small>
#[[Giuliano Gosellini]] - <small>2025-12-05</small>
#[[Rosa Russo Iervolino]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Michele Salvati]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Carlo Scognamiglio]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Sabato Malinconico]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Andrea Monorchio]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Rolando Mosca Moschini]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Francesco Cognasso]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Guido Melis]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Renato Moro]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Adriano Ciaffi]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Abramo Colorni]] - <small>2025-12-15</small>
#[[Antonio Tarlazzi]] - <small>2025-12-16</small>
#[[Carlo Conti (matematico)]] - <small>2025-12-17</small>
#[[Guido Bustico]] - <small>2025-12-18</small>
#[[Santo Monti]] - <small>2025-12-18</small>
#[[Giuseppe Amorelli]] - <small>2026-01-09</small>
#[[Domenico Lo Faso Pietrasanta]] - <small>2026-01-14</small>
#[[Francesco Giuntini]] - <small>2026-01-22</small>
#[[Agnese di Montepulciano]] - <small>2026-01-26</small>
#[[James Ferguson (1710-1776)]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Jacob Christian Schäffer]] - <small>2026-01-29</small>
#[[William Heberden]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Carlo Lodovico Morozzo]] - <small>2026-01-30</small>
#[[John Hill (botanico)]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Jean Sénébier]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Jean-Baptiste de La Chapelle]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Carlo Barletti]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Marsilio Landriani (chimico)]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Bonaventura Corti]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Pierre Bertholon de Saint-Lazare]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Félix Vicq d'Azyr]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Charles Bonnet]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Johann Beckmann]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Benjamin Wilson (pittore)]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Filadelfo Fichera]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Élie Bertrand]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Francesco Forti]] - <small>2026-02-04</small>
#[[Pietro da Verona]] - <small>2026-02-05</small>
#[[Mauro (abate)]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Louis Agassiz]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Pier Vittorio Aldini]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Giovanni Alessio]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Joseph Hilarius Eckhel]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Giovanni Capodistria]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Edward Daniel Clarke]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Achille Breda]] - <small>2026-02-10</small>
#[[Raffaello Nasini]] - <small>2026-02-10</small>
#[[Ulisse Gobbi]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Francesco Ardissone]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Giulio Cordero di San Quintino]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Ugo Morin]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Serafino Rafaele Minich]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Casoni]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Francesco Cortese]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Santini (scienziato)]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Francesco Fiammelli]] - <small>2026-02-13</small>
#[[Marco Folin]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Alberto Giovanni Biuso]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Giovanni Felice Azzone]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Pierre Rosenberg]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Thomas Bruce, VII conte di Elgin]] - <small>2026-02-19</small>
#[[Louis-François-Sébastien Fauvel]] - <small>2026-02-25</small>
#[[Alexandre Blacque]] - <small>2026-02-25</small>
#[[John Canton]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Felice Fontana]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Jean Baptiste Christophore Fusée Aublet]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Johann Hieronymus Chemnitz]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Antonio da Vercelli]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Bernardino da Feltre]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Domenico Buonvicini]] - <small>2026-02-27</small>
#[[François-Xavier de Feller]] - <small>2026-03-04</small>
#[[Lorenzo Forestani]] - <small>2026-03-09</small>
#[[Matteo Mainardi]] - <small>2026-03-13</small>
#[[Gabriele Lancillotto Castello]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Juan de Ortega]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Giovanni Sfortunati]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Diego Orlando]] - <small>2026-03-24</small>
#[[Francesco Galigai]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Pietro Cataneo]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Latino di Camillo Orsini]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Oronzio Fineo]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Francesco Patrizi (filosofo)]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Nicola Fergola]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Baldassarre Orsini]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Francesco Maria Franceschinis]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Girolamo Pico Fonticulano]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Fabrizio Mordente]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Oberto Cantone]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Ottavio Fabri]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Lanfranco Mignoti]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Ferdinando di Diano]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Bartolomeo Ferrari (economista)]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Lodovico Flori]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Giuseppe Ciacchi]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Vitale Giordano]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Luigi Amedeo di Savoia-Aosta]] - <small>2026-04-08</small>
#[[Filippo De Filippi (1869-1938)]] - <small>2026-04-13</small>
#[[Giulio Ferrari (scrittore)]] - <small>2026-04-22</small>
#[[Luigi Simeoni (storico)]] - <small>2026-04-24</small>
#[[Franz Stuhlmann]] - <small>2026-04-28</small>
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#[[Angelo Angelucci]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Franz Babinger]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Ruggero di Puglia (vescovo)]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Tito Bassetti]] - <small>2026-04-29</small>
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#[[Francesco Maria De Regi]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Giovanni Bujovich]] - <small>2026-05-05</small>
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#[[Francesco Ventretti]] - <small>2026-05-18</small>
#[[Harry Johnston (esploratore)]] - <small>2026-05-20</small>
#[[Giuseppe Pisanelli]] - <small>2026-05-29</small>
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#[[George Cheyne]] - <small>2026-06-08</small>
#[[Jean Le Clerc (teologo)]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Caterina Santoro]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Carlo Errera]] - <small>2026-06-09</small>
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#[[Carlo Cipolla (1854-1916)]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Giuseppe Toaldo]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Giuseppe Biancani]] - <small>2026-06-12</small>
#[[Aldo Cerlini]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Enrico Carli]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Bartolomeo Borghi]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Giovan Battista Nicolosi]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Laurence Echard]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Pomponio Mela]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Carlo Alfonso Nallino]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Rina Monti]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Ermanno Giglio-Tos]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Giandomenico Nardo]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Galeazzo Gualdo Priorato]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Ferdinando Cavalli]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Sandro Spinsanti]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Tullio Seppilli]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Adriano Bompiani]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Jean-François Malherbe]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Loris Premuda]] - <small>2026-06-23</small>
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#[[Gennaro Sasso]] - <small>2026-06-24</small>
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#[[Christoph Wilhelm Hufeland]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Antoine Louis]] - <small>2026-06-24</small>
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===Tematiche===
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#[[Marsala]] - <small>2026-01-13</small>
#[[Cella (convento)]] - <small>2026-01-20</small>
#[[Sfacteria]] - <small>2026-01-28</small>
#[[Navarino (Grecia)]] - <small>2026-01-28</small>
#[[Calamata]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Taigeto]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Modone]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Teoria del flogisto]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Epizoozia]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Marna (roccia)]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Nauplia]] - <small>2026-02-05</small>
#[[Tiepidezza]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Tirinto]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Argo (città antica)]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Spetses]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Idra (isola)]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Porto di Malamocco]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Eubea]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Monumento di Filopappo]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Psara]] - <small>2026-02-24</small>
#[[Smirne]] - <small>2026-02-24</small>
#[[Ezani]] - <small>2026-02-24</small>
#[[Abuta rufescens]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Alcamo]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Aloe (botanica)]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Erice]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Mazara del Vallo]] - <small>2026-03-17</small>
#[[Castelvetrano]] - <small>2026-03-18</small>
#[[Eraclea Minoa]] - <small>2026-03-18</small>
#[[Platani]] - <small>2026-03-19</small>
#[[Siculiana]] - <small>2026-03-19</small>
#[[Abbazia di San Martino delle Scale]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Livella]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Ruwenzori]] - <small>2026-04-09</small>
#[[Monti della Luna]] - <small>2026-04-09</small>
#[[Tempio della Concordia (Agrigento)]] - <small>2026-04-16</small>
#[[Tempio di Giunone (Agrigento)]] - <small>2026-04-16</small>
#[[Riserva naturale integrale Macalube di Aragona]] - <small>2026-04-20</small>
#[[Licata]] - <small>2026-04-21</small>
#[[Palma di Montechiaro]] - <small>2026-04-21</small>
#[[Kamarina]] - <small>2026-04-21</small>
#[[Acradina]] - <small>2026-04-22</small>
#[[Epipoli]] - <small>2026-04-22</small>
#[[Mombasa]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Lago Vittoria]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Kavirondo]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Kisumu]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Tripanosomiasi africana umana]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Entebbe]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Acqua alta]] - <small>2026-05-04</small>
#[[Carbonifero]] - <small>2026-05-08</small>
#[[Isole Ssese]] - <small>2026-05-19</small>
#[[Kampala]] - <small>2026-05-20</small>
#[[Erba elefante]] - <small>2026-05-21</small>
#[[Fort Portal]] - <small>2026-05-21</small>
#[[Bahima]] - <small>2026-05-22</small>
#[[Konjo]] - <small>2026-06-03</small>
#[[Monte Speke]] - <small>2026-06-03</small>
#[[Monte Baker (Uganda)]] - <small>2026-06-03</small>
#[[Canale artificiale]] - <small>2026-06-05</small>
#[[Senecio]] - <small>2026-06-08</small>
#[[Masera]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Bagolino]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Ornavasso]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Toce]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Marmo di Candoglia]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Varallo]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Pallanza]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Val Divedro]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Valle Cannobina]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Valle Leventina]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Valle Antigorio]] - <small>2026-06-10</small>
#[[Rift Albertino]] - <small>2026-06-10</small>
#[[Abbazia di Novalesa]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Valle Antrona]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Formazza]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Naviglio Grande]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Valganna]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Cannero Riviera]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Massiccio del San Gottardo]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Bullicame]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Fitoliti]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Anfibolite]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Acquamarina (minerale)]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Alabastro]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Amianto]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Lazulite]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Lago Bujuku]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Belemnite]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Diaspro]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Quarzo]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Via Aurelia]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Isola Bisentina]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Cortona]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Narni]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Andro (Grecia)]] - <small>2026-06-18</small>
#[[Albenga]] - <small>2026-06-18</small>
#[[Damietta]] - <small>2026-06-18</small>
#[[Quarzo rutilato]] - <small>2026-06-18</small>
#[[Aleppo]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Ivrea]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Gozo]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Atacamite]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Istituto veneto di scienze, lettere ed arti]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Castello di Buccione]] - <small>2026-06-26</small>
#[[Omegna]] - <small>2026-06-26</small>
#[[Gravellona Toce]] - <small>2026-06-26</small>
#[[Valle Strona]] - <small>2026-06-26</small>
#[[Quarna Sotto]] - <small>2026-06-26</small>
#[[Santuario della Madonna del Sasso (Madonna del Sasso)]] - <small>2026-06-26</small>
#[[Ossido arsenioso]] - <small>2026-07-01</small>
#[[Sciroppo]] - <small>2026-07-01</small>
#[[Cinchona]] - <small>2026-07-01</small>
#[[Cobalto]] - <small>2026-07-01</small>
#[[Bismuto]] - <small>2026-07-01</small>
#[[Simeto]] - <small>2026-07-07</small>
#[[Nicolosi]] - <small>2026-07-08</small>
#[[Monti Rossi]] - <small>2026-07-09</small>
#[[Eruzione dell'Etna del 1669]] - <small>2026-07-09</small>
#[[Centuripe]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Agira]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Nichel]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Allume]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Nefelina]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Borace]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Tellurio]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Torba]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Zinco]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Acireale]] - <small>2026-07-13</small>
#[[Paternò]] - <small>2026-07-14</small>
#[[Collegio dei gesuiti (Messina)]] - <small>2026-07-15</small>
#[[Nerčinsk]] - <small>2026-07-21</small>
#[[Orano]] - <small>2026-07-21</small>
#[[Alessandria (Italia)]] - <small>2026-07-28</small>
#[[Colle del Monginevro]] - <small>2026-07-28</small>
#[[Salses-le-Château]] - <small>2026-07-28</small>
#[[Saragozza]] - <small>2026-07-28</small>
#[[Ebro]] - <small>2026-07-28</small>
===Raccolte===
#[[So di non sapere]] - <small>2022-05-04</small>
#[[Credi dalle poesie]] - <small>2022-09-13</small>
#[[Voti dalle poesie]] - <small>2022-09-13</small>
===Opere===
#[[I viaggi di Mandeville]] - <small>2021-11-08</small>
#[[Algurisimo]] - <small>2021-11-10</small>
===In altre lingue===
#[[:en:Paolo Monti]] - <small>2021-09-29</small>
#[[:es:Paolo Monti]] - <small>2021-09-30</small>
#[[:fr:Paolo Monti]] - <small>2021-09-30</small>
#[[:la:Athanasius Kircherus]] - <small>2021-10-13</small>
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Giorgetto Giugiaro
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2026-07-28T00:24:28Z
Danyele
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wikitext
text/x-wiki
[[File:GiorgettoGiugiaro (cropped).jpg|thumb|upright=1.2|Giorgetto Giugiaro nel 2016]]
'''Giorgetto Giugiaro''' (1938 – vivente), designer e imprenditore italiano.
==Citazioni di Giorgetto Giugiaro==
{{cronologico}}
*{{NDR|Sull'[[Alfa Romeo Alfasud]]}} C'è una precisa filosofia in questo lavoro: prima si è guardato all'uomo, cioè agli spazi che lui chiedeva per sé e per i suoi bagagli, poi al motore che doveva trasportarlo. I maggiori ostacoli ce li hanno dati i problemi di aerodinamica. Se infatti dovessi ridisegnare l'Alfasud, vi aggiungerei tutte quelle cose che l'aerodinamica mi ha fatto togliere o modificare.<ref>Citato in Fulvio Cinti, ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,21/articleid,0140_01_1971_0266_0021_4833019/ I carrozzieri sono realisti, non è più tempo di sogni]'', ''La Stampa'', 13 novembre 1971, p. 21.</ref>
*{{NDR|Sulla [[Italdesign Machimoto]]}} Dell'automobile conserva la parte meccanica, il concetto di pavimento-pianale, la stabilità e la sicurezza; della moto utilizza il modo di seduta, a cavallo di lunghe selle, e le sensazioni di viaggiare all'aria aperta. Machimoto non è una frivolezza o un'idea per stupire, ma nasce da due considerazioni di fondo: la drastica riduzione del costo del petrolio e la ripresa economica ormai in atto nei paesi industrializzati riaprono uno spazio per veicoli destinati al tempo libero e al divertimento. [...] mi sono ispirato a prodotti tipo i Dune Buggy degli Anni 70 e ho cercato di attualizzarli rendendoli più socializzanti: invece di due soli posti o degli scomodi due più due, Machimoto può ospitare fino a nove passeggeri: un modo di viaggiare all'aria aperta insieme e spensieratamente.<ref>Citato in ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,21/articleid,1350_02_1986_0107_0021_19516347/ Una macchina o una moto? Per Giugiaro è provocazione]'', ''Stampa Sera'', 22 aprile 1986, p. 21.</ref>
*{{NDR|Sulla [[Ferrari GG50]]}} [...] una Ferrari deve essere sempre riconoscibile come una Ferrari. Dunque questa macchina non cambia i canoni di Maranello. Io ho lavorato molto sul frontale, sulla coda, sulle linee della fiancata, ma in fondo ho preso un po' qua e un po' là, tra le tante suggestioni che fanno parte del mito Ferrari. Forse deluderò chi si aspettava una Ferrari rivoluzionaria. Sono quelli, dico io, che non sanno ascoltare la musica, e confondono Bach con Beethoven.<ref>Citato in Sebastiano Messina, ''[https://www.repubblica.it/2005/j/motori/ottobre05/messinaferrari/messinaferrari.html Ecco la Ferrari GG50, "la Rossa che vorrei"]'', ''repubblica.it'', 18 ottobre 2005.</ref>
*La cosa più bella? Vedere un tuo progetto che per la prima volta diventa realtà. Mi è successo a 22 anni con un'Alfa Romeo. La più brutta? Fare un modello che ti viene imposto, come è successo con la [[Fiat Duna|Duna]].<ref>Da un intervento al Museo dell'Automobile di Torino; citato in Daniele Pizzo, ''[https://www.automoto.it/news/giugiaro-l-auto-piu-brutta-la-duna-mi-venne-imposta.html Giugiaro: «L'auto più brutta? La Duna, mi venne imposta»]'', ''automoto.it'', 29 gennaio 2016.</ref>
*{{NDR|Sulla [[Lancia Delta (1979)|Lancia Delta]]}} Come per tutte le mie creazioni optai per una forma semplice e, secondo la moda del tempo, molto squadrata, perché a parità d'ingombro un cubo sembra più grande di una sfera.<ref>Da un evento del Gruppo Dirigenti Fiat al Museo dell'Automobile di Torino, 14 novembre 2019; citato in Piero Bianco, ''[https://www.veloce.it/news/lancia-delta-quarantanni-da-star-97541 Lancia Delta, quarant'anni da star]'', ''veloce.it'', 27 dicembre 2019.</ref>
*{{NDR|Sulla Lancia Delta}} Mi chiesero di pensare una vettura elegante e funzionale ma non un modello che avesse la vocazione di competere. Sono stati la straordinaria evoluzione della meccanica e l'abilità dei piloti a trasformarla negli anni in un bolide vincente. Io per disegnarla mi ero ispirato al successo della Golf e ai suoi spigoli che piacevano molto, per proporre una compatta spaziosa e versatile. [...] mi lasciarono grande libertà creativa, il modello finale non fu molto diverso dai primi bozzetti di stile.<ref>Da un evento del Gruppo Dirigenti Fiat al Museo dell'Automobile di Torino, 14 novembre 2019; citato in Piero Bianco, ''[https://autologia.net/dopo-quarantanni-la-lancia-delta-continua-a-regalare-emozion/ Dopo quarant'anni la Lancia Delta continua a regalare emozioni]'', ''autologia.net'', 27 novembre 2019.</ref>
===Citazioni non datate===
*{{NDR|Sulla [[Fiat Panda (1980)|Fiat Panda]]}} Carlo De Benedetti mi aveva chiesto di dettare lo stile di un'auto innovativa, compatta ma spaziosa e che venisse a costare poco. Stavo partendo per le vacanze, era l'estate 1976, e la voleva subito. Lavorai giorno e notte, poi cercai De Benedetti ma non mi rispondeva al telefono. Tornai a Torino per scoprire che non faceva più parte della Fiat. Telefonai a Mantovani, dicendogli che avevamo lavorato a vuoto, per niente. {{NDR|«Ma il nuovo ad Tufarelli salvò il progetto, con la sola condizione di non pesare sui costi. Grande sfida...»}} Doveva essere essenziale e... rustica, utilitaria ma spaziosa, economica. Durante lo sviluppo i costi erano aumentati per diversi imprevisti esterni che mi avevano costretto a intervenire sul progetto. Come il lunotto da ingrandire, o la soluzione per i vetri piatti perché non c'erano più attrezzature adeguate per produrli, in particolare per il parabrezza, e di conseguenza servivano nuovi investimenti. [...] Interni funzionali, semplici, sedili ridotti, forma squadrata per avere più spazio interno, soluzioni particolari, per gli alzacristalli e altro, una vettura molto utile, con un peso leggero da rispettare...<ref name="Torre">Citato in Adriano Torre, ''[https://www.auto.it/news/attualita/2024/07/11-7375799/giorgetto_giugiaro_racconta_la_sua_panda_ho_disegnato_un_frigorifero_ Giorgetto Giugiaro racconta la sua Panda: "Ho disegnato un frigorifero"]'', ''auto.it'', 11 luglio 2024.</ref>
*{{NDR|Sulla Fiat Panda}} Ho sempre detto di aver disegnato un... frigorifero, perché per ottenere il massimo dello spazio Panda era squadrata. [...] A guardarla sembra tutto semplice, ma non è così... Ho pensato più volte che fosse più semplice disegnare una Ferrari piuttosto di questa Panda viste le difficoltà e i tanti vincoli imposti...<ref name="Torre"/>
*{{NDR|Sulla [[Bugatti EB 112]]}} Vantava una serie di elementi stilistici nostalgici che rimandavano ai famosi modelli del leggendario marchio francese della fine degli anni Trenta, ma presentati in un'auto dalla meccanica innovativa. Per molti aspetti era un'auto da sogno e anticipava quelli che oggi conosciamo come modelli fastback ad alte prestazioni. Ha combinato in modo impeccabile il design con caratteristiche tecnologiche e ingegneristiche che erano decisamente in anticipo sui tempi.<ref>Citato in Şafak Soysal (adattato da Filippo Einaudi), ''[https://it.motor1.com/news/502471/bugatti-eb112-concept-1993-berlina/ Bugatti EB112, un sogno che si è quasi avverato]'', ''motor1.com'', 8 agosto 2023.</ref>
==Interviste==
{{cronologico}}
[[File:2007 Alfa Romeo Brera V6 coupe (23416268426).jpg|thumb|upright=1.2|L'[[Alfa Romeo Brera]] dsegnata da Giugiaro nel 2005: «è una sportiva a mio avviso molto "sexy" e avrei voluto battezzarla con un nome di donna. Abbiamo pensato [...] alle tante [...] belle creature "femminili" col marchio di Arese. Poi l'abbiamo chiamata Brera [...] per aumentarne ulteriormente il fascino: come fosse un saggio d'accademia».]]
*{{NDR|Sulla [[Saab 9000]]}} Ho cominciato a lavorarci nel '78 [...]. Da allora ho cambiato molte idee, molti concetti. E poi disegnarla non è stato facile. In questo periodo la base meccanica sulla quale costruire la vettura è stata cambiata diverse volte e questo ha comportato modifiche al progetto. All'inizio, ad esempio, doveva essere più corta. [...] In questo progetto poi c'era la necessità di mantenere l'immagine Saab, che è richiamata nel frontale. Le novità più interessanti comunque sono nella portiera [...] e nella coda. La "9000" è una due volumi, ma vista di tre quarti sembra una tre volumi.<ref name="Sabadin">Dall'intervista di Vittorio Sabadin, ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,15/articleid,1016_01_1984_0129_0015_14473423/ Giugiaro: «Com'è difficile progettare per il futuro»]'', ''La Stampa'', 1º giugno 1984, p. 15.</ref>
*{{NDR|Sulla [[Lancia Thema]]}} Vista in fotografia [...] appare molto pesante, massiccia. In strada invece sembra più leggera e armoniosa.<ref name="Sabadin"/>
*{{NDR|Sull'[[Alfa Romeo Brera]]}} Questa è una sportiva a mio avviso molto "sexy" e avrei voluto battezzarla con un nome di donna. Abbiamo pensato alla Giulietta, alle tante altre belle creature "femminili" col marchio di Arese. Poi l'abbiamo chiamata Brera, dopo lunghe riflessioni [...], per aumentarne ulteriormente il fascino: come fosse un saggio d'accademia.<ref>Dall'intervista di Piero Bianco, ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,15/articleid,0265_01_2002_0071_0073_2002623/ Il gioiello di Giugiaro «Brera è un'Alfa sexy che sa dare emozioni»]'', ''La Stampa'' sez. ''Speciale motori'', 14 marzo 2002, p. 15.</ref>
*Tutta la storia della Casa milanese ruota intorno a quello [[Scudetto e trilobo Alfa Romeo|scudo]] che campeggia nella parte anteriore e che nella storia è stato visto in mille modi diversi.<ref name="Fenu">Dall'intervista di Michele Fenu, ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,12/articleid,0162_01_2003_0152_0012_1093453/ Più bella che mai, si ispira alla Brera]'', ''La Stampa'', 4 giugno 2003, p. 12.</ref>
*Per me le [[Alfa Romeo|Alfa]] hanno sempre rappresentato il simbolo dell'auto fascinosa, dalla meccanica fine e dalle prestazioni brillanti.<ref name="Fenu"/>
*Alcuni hanno definito la [[Fiat Panda (1980)|Panda]] un oggetto-simbolo "inossidabile", un "mito" capace di conquistare generazioni di consumatori restando insensibile agli attacchi degli anni e degli imitatori. Certamente con la Panda siamo riusciti a centrare il prodotto ma io preferisco definirla una piccola auto intelligente, una ricerca di design e di engineering portata ai massimi livelli. Cioè, la Panda ha ribaltato il concetto tradizionale di vettura economica: non pretende di rendere in miniatura servizi e accessori di modelli più costosi e quindi offrire il massimo servizio nel minimo spazio. La Panda vuole offrire il massimo spazio abitabile in costi contenuti.<ref name="Panarella">Da Umberto Panarella, ''[http://www.archimagazine.com/dgiugiaro.htm Intervista a Giorgetto Giugiaro]'', ''archimagazine.com'', 8 ottobre 2004.</ref>
*{{NDR|Sulla [[progettazione di automobili]]}} [...] nel processo di concezione, sempre più attento e volto al raggiungimento di un alto standard di qualità del prodotto, non si può trascurare la parte forse meno "nobile" di un'autovettura ma senza dubbio la parte anche più "visibile". Quando siamo incolonnati, bloccati nel traffico cittadino, è la linea del posteriore e non quella dell'anteriore dell'auto che abbiamo tempo e modo di valutare. Certo, al momento dell'acquisto continuano ad essere il segno grafico del "muso" e la marca ad avere una maggiore forza attraente, ma è giusto investire tempo, energie e risorse da dedicare a ricerche per la personalizzazione anche della parte retrostante in egual misura rispetto a quanto normalmente e tradizionalmente si faccia per il frontale.<ref name="Panarella"/>
*"Pensare italiano" significa attingere a una cultura che è dentro di noi, nei difetti, nella sua originalità e nella sua storia. Pensare italiano significa anche tutta una serie di atteggiamenti molto diversi tra loro: come si mangia, come ci si comporta, un insieme di esperienze che costituiscono il modo di vivere e di relazionarsi. Certo, è un modo di vedere molto singolare, non percepibile in termini di massa: non si tratta di un comune pensare, ma una qualità distintiva, quasi egoista. Il nostro è un modo di vedere molto personale, sintesi di un dna che viene da lontano e che fa sì che quello che si produce sia caratterizzato da una connotazione particolare. Il prodotto italiano si apprezza per l'approfondimento che reca in sé, come espressione di un gusto raffinato, sia che si tratti di cibo, di abbigliamento oppure di arredamento. La voglia far bene, la voglia di andare a fondo al di là delle necessità, di trovare una connotazione un po' unica. Ecco che cosa rappresenta per me il modo di lavorare e pensare all'italiana.<ref>Dall'intervista di Silvia Nani a ''Casastile''; citato in ''[https://www.arketipomagazine.it/giugiaro-il-made-in-italy-e-tensione-verso-la-qualita/ Giugiaro: «Il made in Italy è tensione verso la qualità»]'', ''arketipomagazine.it'', 15 aprile 2008.</ref>
*{{NDR|Nel 2019}} L'apparato Fiat non è mai stato determinato nei confronti di [[Lancia (azienda)|Lancia]], hanno sempre pensato di realizzare le vetture con un occhio di riguardo al portafoglio e adottando un atteggiamento sbrigativo sia nel [[design]] che nello sviluppo, soprattutto dalla Thema in poi. {{NDR|«Un marchio sfortunato...»}} La vera sfortuna della Lancia è essere finita nelle mani della famiglia Agnelli. Dico questo perché sembra che non abbiano mai avuto la percezione di quanto Lancia dovesse essere trattata con cura.<ref>Dall'intervista di Leonardo Di Paco, ''[https://web.archive.org/web/20211113235038/https://www.cronacaqui.it/la-sfortuna-lancia-stata-la-fiat-agnelli-alla-delta-preferiva-la-ritmo/ «La sfortuna di Lancia è stata la Fiat: Agnelli alla Delta preferiva la Ritmo»]'', ''cronacaqui.it'', 14 settembre 2019.</ref>
*L'occasione della vita mi è arrivata quando uno dei miei professori di Belle Arti mi consigliò di fare un'esperienza in ambito industriale in attesa di dare l'esame per entrare in Accademia [...]. Così presentai alcuni lavori a una mostra studentesca nel 1955, dove venni notato dal direttore tecnico della Fiat, Dante Giacosa. Fui assunto in Fiat e tre mesi dopo entrai a far parte come illustratore del Dipartimento Studi Progettazione Veicoli Speciali per visualizzare in bozzetti le idee dei creativi. Rimasi in Fiat per quattro anni, un periodo che è stato la mia "università". Iniziai qui a disegnare le automobili, ma anche prodotti industriali come treni, pullman, e anche componenti come i sedili fino ai frigoriferi. Disegnavo su carta lucida e su carta Canson, utilizzavo come tecnica l'acquerello e la tempera per illustrare e rendevo "fotorealistici" i disegni. Fui notato subito dai miei capi anche perché ero velocissimo a disegnare, e con grande stupore dei colleghi mi affidarono molti progetti.<ref name="ANSA">Dall'intervista ''[https://www.ansa.it/canale_motori/notizie/mondo_motori/2024/07/11/fiat-dopo-il-1976-con-panda-e-uno-arriva-il-design-di-giugiaro_842ed35e-d941-424f-827e-a142a3e0e91a.html Fiat, dopo il 1976 con Panda e Uno arriva il design di Giugiaro]'', ''ansa.it'', 11 luglio 2024.</ref>
*Quello della Panda è uno dei progetti a cui sono più legato perché seppur molto radicale e semplice è improntato all'utilità, all'essenzialità e alla versatilità e praticità. La Panda è risultata vincente perché è stata un'auto logica. Siamo partiti con un brief chiaro [...] dove si indicava che doveva essere un'auto alla francese, un'utilitaria per tutti, economica. Doveva pesare e costare poco, sia come produzione che come prezzo finale al pubblico. Ci imponemmo di rispettare i pesi e i costi della [[Fiat 126|126]] di allora e così [...] analizzammo tutte le vetture del medesimo segmento di mercato. Con l'obiettivo di migliorare le numeriche di spazio, abitabilità e capacità di carico. Impostammo uno schemino tecnico con il motore anteriore, che garantiva maggiore spazio per l'abitacolo, adottando vetri piatti, e pesi molto contenuti, la progettammo in meno di un mese. Il primo modello, al momento della presentazione in Fiat, rispecchiava tutte le aspettative. Anche gli interni erano volutamente essenziali, spartani ma estremamente funzionali e versatili. Poi in Fiat decisero di utilizzare anche un altro motore più grande (derivato dalla [[Fiat 127|127]]) e i pesi aumentarono un po'. Anche gli interni furono imborghesiti inficiando un po' la logica basic del progetto iniziale, ma la filosofia generale rimase la stessa. È sorprendente poi la longevità del progetto, ma il successo è perché ha sempre rispettato la logica di servizio con un'architettura semplice con le giuste proporzioni.<ref name="ANSA"/>
*{{NDR|Sulla [[Fiat Grande Panda]]}} Il nome rimane ma la logica della Panda, che è la macchina più importante che ho fatto, non c'è più.<ref name="Mazzu">Da un'intervista a ''La Verità''; citato in Roberto Mazzu, ''[https://auto.everyeye.it/notizie/giugiaro-della-panda-non-rimasto-nulla-decidono-francesi-cina-morti-729179.html Giugiaro 'Della mia Panda non è rimasto nulla, ora decidono i francesi. Cina? Siamo morti']'', ''auto.everyeye.it'', 12 luglio 2024.</ref>
*[...] l'[[Auto elettrica|elettrificazione del motore]], al di là di tutte le valutazioni pro e contro, è un passo importante di un prodotto in cui facilità di guida, silenzio e accelerazione hanno fatto un balzo in avanti incredibile. L'elettrico dà qualcosa di più, come prodotto. Il prodotto elettrico è un passo avanti enorme. La tecnologia è arrivata a soddisfare qualsiasi tipo di capriccio.<ref name="Mazzu"/>
*Quello che è successo con la transizione all'elettrico è drammatico. Pensano di sostituire il motore termico, su cui abbiamo lavorato e investito per 150 anni, in pochi anni. L'auto elettrica è un gran prodotto, lo dico da utente [...]: 400 km di autonomia, silenziosa, ha una grande ripresa, non inquina. Ma crea problemi altrove, soprattutto a livello occupazionale. Non è possibile che [...] si siano prese decisioni così pesanti senza una reale pianificazione.<ref>Dall'intervista di Leonardo Di Paco, ''[https://www.lastampa.it/torino/2025/05/09/news/giugiaro_vendita_italdesign_volkswagen_elettrico_auto-15139400/ Giugiaro: "Che dolore vedere in vendita la mia Italdesign. C'è stata troppa fretta sull'elettrico"]'', ''lastampa.it'', 9 maggio 2025.</ref>
{{Int|''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,13/articleid,1059_01_1980_0026_0013_15064902/ «Con la Delta e la nuova Panda un modo diverso di vivere l'auto»]''|Intervista di Michele Fenu, ''La Stampa'', 2 febbraio 1980, p. 13.}}
*Non è l'uomo che si deve adattare alla vettura, ma la macchina. Tenendo ovviamente conto dei problemi tecnici, economici e commerciali, penso sia soprattutto importante considerare i movimenti strutturali dell'uomo: salire, scendere, sedersi. Vorrei [[Progettazione di automobili|cambiare]] le misure dell'auto, un oggetto la cui forma non è fissa ma in evoluzione.
*La [[Lancia Delta (1979)|Delta]] rappresenta per me un traguardo, anche la chiusura di un certo periodo dell'automobile. La crisi petrolifera, i problemi economici stanno cambiando il modo di vivere, di vedere e usare le vetture. Direi che la Delta è un modello di lusso, i cui elementi di spicco, almeno dal mio punto di vista, sono l'ampio spazio concesso ai passeggeri, l'indovinato assetto di guida, la buona visibilità.
*La [[Fiat Panda (1980)|Panda]] è come un paio di jeans, che sono poi un vestire semplice, pratico, senza fronzoli. L'ho vista come un mezzo di trasporto universale, un oggetto che nella sua essenzialità funzionale permette all'uomo di muoversi. Ho cercato di portare in questa auto lo spirito delle costruzioni militari, in particolare degli elicotteri, ossia di mezzi leggeri, razionali, nati per assolvere nel modo migliore a certi scopi. Per me la Panda è una vettura nata da dentro, uno spazio rivestito. In fondo, di mio come stilista c'è soltanto qualche tocco. È un modello che dimostra l'avvenuta maturazione del gusto, una mentalità più evoluta rispetto a qualche anno fa. Siamo a un punto di partenza: questo è solo un inizio. [...] Secondo me sarà la 500 degli Anni Ottanta, la continuazione logica, adeguata ai tempi, di un modello che è stato fondamentale per l'auto in Italia.
{{Int|''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,1/articleid,1013_01_1984_0067_0027_22709211/ Giorgio Giugiaro. Se la casa fosse un'auto]''|Intervista di Simonetta Conti, ''La Stampa'' sez. ''Speciale casa'', 20 marzo 1984, p. I.}}
*Genio è colui che si alza la mattina con un'idea brillante. A me non è mai capitato. Sono intuitivo, ma sul filo della razionalità.
*È facile arredare un'abitazione dai grandi spazi: si fa scenografia. Ma in un alloggio di 45 metri quadri o poco più [...] si devono fare miracoli. È la differenza tra una Panda e una Rolls-Royce. Ad esempio, chi sta in cucina [...] non deve essere isolato dal salotto o dall'angolo tv; bisogna avere la possibilità di vedersi, di comunicare, di stare insieme. [...] Nelle camere da letto è il regno della privacy: un'anticamera-spogliatoio, un bagno, la stanza, non spazi "liberi". Se esco in mutande e c'è mio figlio che passa di fronte, nulla di male; ma se c'è anche la sua ragazza... Insomma, dove va a finire la riservatezza?
*I soprammobili arricchiscono la casa, ma due o tre bei pezzi; il resto, tutte quelle cornicette con fotografie, quelle piccole collezioni, si dovrebbero buttare via. [...] Guardate i giapponesi; le loro case sono raffinatissime, moderne anche se antiche di 300 anni: non hanno niente di superfluo.
{{Int|''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,15/articleid,1010_01_1985_0277_0013_14118493/ Come ti disegno un'ammiraglia]''|Intervista di Michele Fenu, ''La Stampa'', 13 dicembre 1985, p. 15.}}
[[File:Fiat Croma 1989 grey.jpg|thumb|upright=1.2|La [[Fiat Croma]] disegnata da Giugiaro nel 1985: «io, ovviamente, vedo le macchine sui tavoli da disegno o come modellini [...]. Bene, devo dire che ho trovato ancora più bella la "Croma" in strada, nel suo ambiente naturale. [...] appare per quel che è: una vettura dei nostri tempi, le cui forme possono essere istintivamente capite e apprezzate, il che non sempre capita».]]
*{{NDR|Sul [[pianale Fiat Tipo 4]]}} Il progetto-base è legato alla "Thema". Poi, sono seguiti quelli della "9000" e della "Croma". Non tocca a me dirlo, ma ritengo che le tre vetture interpretino efficacemente gli obiettivi che Lancia, Saab e Fiat volevano perseguire. La "Thema" è una berlina a tre volumi di tipo classico. Una linea signorile, elegante, molto italiana. Una vettura grande ma non enorme, compatta, pulita, perfettamente coerente con lo spirito Lancia e raffinata nei dettagli. La "9000" è una due volumi piena di slancio, aggressiva, con un richiamo alla sportività. La "Croma" è una due volumi e mezzo. È ben proporzionata, moderna e giovanile. Un passo avanti notevole.
*Da un punto di vista stilistico trovo che la parte posteriore della "[[Lancia Thema|Thema]]" sia estremamente valida. È innovativa, dà una sensazione di potenza e di classe, evoca immediatamente un'immagine di solidità e robustezza. Una bella coda, insomma. Sottolineo anche il raccordo tetto, vetri, fiancate. Non ci sono gradini, ma il tutto è armonico e omogeneo.
*{{NDR|Sulla [[Saab 9000]]}} L'elemento dominante è il frontale: basso, discendente, aggressivo. E l'imponente lunotto "carica" l'insieme, contribuisce a dare un senso di spinta, di movimento. [...] la "9000" è stata [...] difficile da disegnare. Ci siamo arrivati per passi progressivi, sviluppando diverse soluzioni.
*{{NDR|Sulla [[Fiat Croma]]}} È una berlina estremamente equilibrata. Non ci sono masse in dispersione, al colpo d'occhio si presenta come una vettura raccolta, proporzionata. Merito dello slancio del cofano anteriore e della compattezza di quello posteriore. C'è una sensazione di dinamicità. E lo sportellone fa subito intuire che questa è una vettura destinata al grandi viaggi, con una straordinaria capacità di carico. Io, ovviamente, vedo le macchine sui tavoli da disegno o come modellini o, in ogni caso, nelle presentazioni statiche. Bene, devo dire che ho trovato ancora più bella la "Croma" in strada, nel suo ambiente naturale. Ci si inserisce felicemente, appare per quel che è: una vettura dei nostri tempi, le cui forme possono essere istintivamente capite e apprezzate, il che non sempre capita.
{{Int|''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,15/articleid,1352_02_1986_0168_0015_19529863/ Quei rigatoni disegnati come auto lussuose...]''|Intervista di Donata Gianeri, ''Stampa Sera'', 26 giugno 1986, p. 15.}}
*Essere [[Cuneo|cuneese]] significa anche possedere una certa pragmaticità, una tendenza a smitizzarsi, a non prendersi mai troppo sul serio.
*Ho messo la stessa serietà professionale nel disegnare la pasta che nel disegnare automobili.
*[...] sono un drogato del lavoro: dieci, dodici ore al giorno, mai una pausa, mai un sabato libero. La mia vita è impostata in un modo che gli altri definiscono dissennato: per funzionare bene, debbo esser sempre sotto stress, come un aereo a reazione, che se non tocca i mille chilometri, precipita giù. A questo punto o si smette o si deve per forza tenere il ritmo: allora il tempo si accorcia via via, i minuti diventano secondi, i giorni diventano ore, l'anno scorso hai prodotto tre, quest'anno dieci e sai già che l'anno prossimo dovrai produrre quindici. [...] È una sfida a se stessi, un voler vedere sin dove siamo capaci di arrivare. D'altronde, come si fa a fermarsi? C'è sempre la concorrenza che incalza, che obbliga a gettarsi in avanti, a sperimentare il nuovo, a rischiare; sennò gli altri ti fanno mangiare la polvere. Il mio è un lavoro da matematici e da musicisti, cioè quello di cambiare armonicamente le proporzioni, che va fatto, però, con la velocità del caricaturista da quotidiano. Mezzo mondo lavora alle cose cui lavori tu e il giorno dopo è già troppo tardi.
*[...] voglio arrivare al fascino dell'essenziale, dove la struttura è l'estetica.
{{Int|''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,43/articleid,0342_01_2001_0276_0051_3011833/ Giugiaro, re della matita e incompreso di successo]''|Intervista di Stefania Miretti, ''La Stampa'' sez. ''Torino e provincia'', 7 ottobre 2001, p. 43.}}
[[File:Fiat panda 1 v sst.jpg|thumb|upright=1.2|La [[Fiat Panda (1980)|Fiat Panda]] disegnata da Giugiaro nel 1980: «avevo due indicazioni, il peso e il costo: [...] fu progettata pensando a chi non ha possibilità economiche, fu invece apprezzata dal ceto medio-alto, da chi aveva già altre auto in garage. Le racconto questo per dire che a volte facciamo calcoli clamorosamente sbagliati».]]
*Mai avuto interesse per le auto, da bambino. Sono figlio e nipote di decoratori, i miei affrescavano le case, qualche chiesa. Il primo ricordo è legato al nonno. Io guardavo mentre preparava i decori sulla carta, a volte per farmi stare bravo mi permetteva di bucherellare sulle linee: questo sì, mi piaceva. [...] terminate le medie mi iscrissi a un liceo artistico privato. Però mio padre mi impose di frequentare contemporaneamente un corso serale di disegno tecnico: voleva che fossi cosciente del fatto che esistevano più possibilità. Pensi che si iscrisse anche lui, per controllarmi meglio. Mi obbligava a fare un disegno al giorno: io qualche volta ne facevo tre in un pomeriggio, ero velocissimo, così mi restava tempo per giocare. [...] Oggi so che a volte, per salvare una tua idea estetica, devi diventare un tecnico.
*Era il 59, c'era il salone dell'auto, volevo comprarmi un paio di sci e avevo bisogno di soldi, chiesi a un amico di presentarmi Bertone, nella speranza che mi commissionasse qualche lavoretto. Mi diede da progettare un coupé, e quando vide il disegno disse: "Bene, adesso bisogna svilupparlo"... Ero sbalordito: "Come faccio", risposi, "io sono alla Fiat, e poi devo fare il militare...". Il giorno dopo mi sono licenziato dalla Fiat, e sono andato a lavorare da Bertone: pensavo che mi sarei trovato all'interno di un team, invece ero solo, e lavoravo sempre, giorno e notte, sabato e domenica... {{NDR|«E il servizio militare?»}} Bertone aveva promesso che mi avrebbe fatto esonerare, invece dovetti partire. Però mi lasciarono vicino, a Bra; dove il mio datore di lavoro mi aveva affittato una stanza d'albergo. Durante le ore di permesso, andavo lì e disegnavo. Poi, siccome s'era sparsa la voce che disegnavo bene, venivano i marescialli a chiedermi di fare il ritratto alla moglie o alla madre, e questo mi fruttò un po' di tempo libero in più. Mi sbrigavo a fare il ritratto, e tornavo alle auto.
*[...] quando ero in Fiat, tra i miei coetanei ce n'erano di veramente geniali. Però erano distratti da mille cose, e si sono persi. Io sono stato molto fortunato, avevo dalla mia la salute e la volontà, e ho lavorato più di altri. Magari, ho avuto meno svaghi, pochi divertimenti giovanili...
*Avevo due indicazioni, il peso e il costo: la [[Fiat Panda (1980)|Panda]] fu progettata pensando a chi non ha possibilità economiche, fu invece apprezzata dal ceto medio-alto, da chi aveva già altre auto in garage. Le racconto questo per dire che a volte facciamo calcoli clamorosamente sbagliati.
*Prendiamo la [[Smart Fortwo (W450)|Smart]]: non mi piace. Non amo un certo indirizzo frivolo e bambinesco [...]
{{Int|''[https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2002/06/26/giugiaro-rivela-ispirazione-fu-la-fiat.html Giugiaro rivela: "L'ispirazione? Fu la Fiat 128"]''|Intervista di Vincenzo Borgomeo, ''la Repubblica'', 26 giugno 2002.}}
[[File:1975 Volkswagen Golf L 1.1 Front.jpg|thumb|upright=1.2|La [[Volkswagen Golf I|Volkswagen Golf]] disegnata da Giugiaro nel 1974: «io avevo montato fari rettangolari, ma per problemi di costi alla fine li misero tondi. Mi opposi, protestai, dissi perfino che così [...] davanti somigliava troppo all'Alfa Romeo Giulia GT. Sapete che mi risposero? "Se somiglia a un'Alfa, è meglio così"».]]
*Perché proprio io fui scelto per disegnare la [[Volkswagen Golf I|Golf]]? Facile: alla Volkswagen fecero un'indagine interna per stabilire quali erano le auto più belle nel 1970. Ne scelsero sei, e di queste quattro erano mie. [...] {{NDR|«E poi che accordi avete preso?»}} La storia è divertente: io avevo chiesto delle royalties per ogni esemplare prodotto, sarei diventato ricco, ma loro non potevano permetterselo. Così mi dissero che mi avrebbero messo una targhetta "Giugiaro" su ogni vettura. Lo faceva [[Pininfarina]] e per me andava bene. Fino a quando non mi chiesero gli stemmini da applicare sulle macchine: ne volevano 4000 al giorno. Sarei fallito per molto meno.
*Arrivo in [[Germania]]. Centro ricerche Volkswagen. Era il gennaio del 1970. E al centro di un immenso stanzone trovo una [[Fiat 128]] tutta smontata e sezionata pezzo per pezzo. Chiedo spiegazioni e mi rispondono candidamente "non riusciremo mai fare una macchina con una meccanica così raffinata a questo prezzo, per questo la Golf deve essere più piccola". Insomma la 128 era la loro macchina di riferimento.
*{{NDR|«E cos'è che invece non le è piaciuto della Golf?»}} Le confesso che il modello che avevo fatto io aveva il parabrezza più inclinato e il cofano più corto, ma allora la VW aveva paura di rispettare in pieno le norme [[USA]], per i riflessi, le prove di crash, eccetera. Poi io avevo montato fari rettangolari, ma per problemi di costi alla fine li misero tondi. Mi opposi, protestai, dissi perfino che così la Golf davanti somigliava troppo all'Alfa Romeo Giulia GT. Sapete che mi risposero? "Se somiglia a un'Alfa, è meglio così".
{{Int|''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,67/articleid,0192_01_2004_0138_0067_1349456/ Le seduzioni di Giugiaro «Edonismo e praticità per fare giocattoli belli»]''|Intervista di Piero Bianco, ''La Stampa'' sez. ''Speciale motori'', 20 maggio 2004, p. 3.}}
{{NDR|Sulla [[progettazione di automobili]]}}
*{{NDR|«Quanto incidono sul design le nuove leggi votate alla sicurezza?»}} Le norme [...] mirano, giustamente, a tutelare non soltanto gli occupanti della vettura, ma anche i pedoni, ciclisti e motociclisti. Si pretende massima sicurezza in caso d'impatto. Tutto questo incide ovviamente sul modo di concepire all'origine un modello: c'è la necessità di studiare frontali diversi, con paraurti alti e predisposti per assorbire il più possibile l'urto e soprattutto non proiettare il pedone contro il parabrezza. Non è difficile fare queste modifiche, però bisogna renderle belle: la difficoltà è proprio conservare l'equilibrio dell'armonia d'insieme. Del resto [...] le norme sulla sicurezza hanno già imposto altri mille vincoli agli stilisti. Bisogna adeguarsi, le vetture di oggi sono certamente molto più sicure.
*Se si esagera nella ricerca di soluzioni avveniristiche, talvolta si perde la misura del buon gusto. Qualcuno può restarne incantato, ad altri può non piacere. L'avanguardismo esagerato divide. Quando presentai la [[Alfa Romeo Brera|Brera]], pensai a una vettura che non fosse "sconvolgente", però doveva essere un'idea gradevole e facilmente comprensibile. Una linea fresca e armonica, senza frenesia di eccessi stilistici. Nella musica si direbbe una bella canzone per tutti.
*{{NDR|«Nelle sue vetture non c'è mai rinuncia alla seduzione»}} Certo, un pizzico di edonismo non guasta: l'[[Automobile|auto]] è il giocattolo dell'uomo, uno sfogo psicologico. Come una bella donna, deve piacere a prima vista, essere sexy. Se non ti conquista al primo impatto, difficilmente avrà successo.
*I giapponesi e gli europei hanno stuzzicato la creatività degli statunitensi, che si sono evoluti sia come qualità sia come forme. Tuttavia nel gusto europeo c'è la storia, che deriva da una lontana attività artigianale. La cultura dominante, più calma e riflessiva, resta la nostra: trasmettere tecnologia con la forma. L'ideale è una miscela ben equilibrata.
{{Int|''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,18/articleid,0225_01_2005_0108_0022_1563123/ Giugiaro: un'idea nata da un incontro con Agnelli]''|Intervista di Michele Fenu, ''La Stampa'', 20 aprile 2005, p. 18.}}
{{NDR|Sulla [[Fiat Croma (2005)]]}}
*Qui abbiamo una nuova tipologia di auto, con caratteristiche proprie, sviluppata con particolare attenzione alle normative legate alla protezione del pedone in caso di incidente. Cofano allungato, un corpo vettura robusto, dalle ampie vetrature, linee morbide e dinamiche insieme, una calandra importante, a sviluppo orizzontale. [...] Amo chiamarla "comfort wagon". Non è una monovolume o una giardinetta, piuttosto un'evoluzione di una grande e comoda berlina due volumi. Filante e solida insieme.
*Ho ricercato tre concetti: abitabilità, innovazione e tanta qualità. Questa Croma non voleva e non doveva essere un'auto edonistica o fascinosa [...]. Ispirandoci ai valori del marchio Fiat, volevamo un mezzo elegante e funzionale, una magnifica viaggiatrice che permettesse di spostarsi con grande comfort, offrendo uno spazio maggiore di quello di una berlina classica. Ho dedicato particolare cura all'impostazione aerodinamica, perchè volevo evitare consumi eccessivi e proporre un prodotto con un ottimo controvalore.
*Nella mia attività di designer ho sempre pensato che in auto si deve privilegiare la comodità. [...] La Croma è nata intorno ai sedili posteriori. Un approccio, se volete, innovativo, ma è questa la sua forza. [...] Le sedute del divano sono più alte di quelle di una berlina, ma non tanto come quelle di un Suv o di un monovolume, dove ti devi arrampicare. Il passeggero non deve salire né scendere, ma accostarsi in orizzontale, favorito dall'abbassamento dell'ingombro del brancardo, che è quasi in linea con il pavimento. I piedi non rimangono infossati. Nello stesso tempo l'essere in una posizione sopraelevata rispetto alle poltrone anteriori permette di avere un'ampia visibilità. È uno studio ergonomico attento, che dà una sensazione di grande respiro.
{{Int|''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,7/articleid,0239_01_2005_0245_0007_1837328/ Giugiaro: una vettura sexy per emozionare]''|Intervista di Michele Fenu, ''La Stampa'', 7 settembre 2005, p. 7.}}
{{NDR|Sulla [[Fiat Grande Punto]]}}
[[File:2006 Fiat Grande Punto Sporting T-J 1.4 Front.jpg|thumb|upright=1.2|La [[Fiat Grande Punto]] disegnata da Giugiaro nel 2005: «ho immaginato un'auto [...] ricca di dinamismo, formosa. Italianissima nel senso che, pur essendo un modello di larga diffusione, si ispira alla tradizione [...] dei carrozzieri che creavano vetture filanti, piene di grinta e di carattere. Mi piace pensare [...] a una bella donna, il cui corpo solido e sexy è posto in risalto da un abito elegante ed attillato».]]
*{{NDR|«C'è qualche elemento che unisce Punto e Grande Punto?»}} Uno solo: lo spirito di rinnovamento. Da allora a oggi molte cose sono cambiate nel mondo dell'auto e nei gusti della gente. Sono comparsi tanti altri modelli in questa fascia di mercato, spesso ispirati alla Punto, le dimensioni delle vetture sono cresciute, le norme di sicurezza sono diventate più rigide, i clienti vogliono vetture capaci di emozionare. Ecco, la Grande Punto, e hanno fatto davvero bene in Fiat a definirla così, interpreta questi fattori con la stessa carica innovativa della Punto.
*[...] ho immaginato un'auto italianissima, ricca di dinamismo, formosa. Italianissima nel senso che, pur essendo un modello di larga diffusione, si ispira alla tradizione di sportività dei carrozzieri che creavano vetture filanti, piene di grinta e di carattere. Mi piace pensare alla Grande Punto come a una bella donna, il cui corpo solido e sexy è posto in risalto da un abito elegante ed attillato.
*È sempre impegnativo rivestire un modello destinato a un pubblico vastissimo. Direi che qui il lavoro è stato ancora più scientifico, perchè bisognava tener conto di uIteriori vincoli, in particolare quelli fissati dalle nuove leggi di protezione per il pedone. [...] Certo, l'inventiva e la creatività rimangono, eccome: la mia sfida era di arrivare a una forma emozionante e di vedere i vincoli non come ostacoli ma come spunti per nuove linee e soluzioni estetiche. [...] un frontale forte, importante, modellato secondo i canoni delle normative urto pedone, che prevedono volumi più gonfi, taglio cofano più largo e una struttura paraurti rastremata. [...] Se guardate la vettura dall'alto, il "muso" appare smussato ai lati e nella vista di tre quarti posteriori sembra cortissimo. Il parabrezza e il cofano hanno un movimento omogeneo, senza interruzioni marcate. E la calandra propone in modo netto la linea di bipartizione tra cofano e paraurti. [...] La linea a cuneo [...] regala un senso di potenza, la terza luce sulla fiancata [...] migliora la visibilità nelle manovre, gli specchietti aerodinamici, simili a quelli di una vettura da corsa, le ruote grandi con i passaggi ruote di dimensioni generose. Nella parte posteriore abbiamo continuato la tradizione della Punto con i fanali carenati a sviluppo verticale e integrati nei due montanti, però più piccoli. E l'insieme, con il paraurti situato a una altezza da terra più elevata, è assai più muscoloso.
*Un'auto dalla funzionalità emozionante. Pratica ed edonistica. Per gente giovane o dallo spirito giovane. Non è un modello "solo" per trasportare la famiglia. E ben di più: un'auto per divertirsi.
{{Int|''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,37/articleid,0243_01_2005_0286_0043_1870828/ Il designer: mi sono voluto premiare per i miei cinquant'anni di scarabocchi]''|Intervista di Michele Fenu, ''La Stampa'', 20 ottobre 2005, p. 37.}}
{{NDR|Sulla [[Ferrari GG50]]}}
*[...] ho pensato [...] a una Ferrari da poter usare con la mia famiglia, diversa da quelle della splendida tradizione della Pininfarina. [...] Montezemolo [...] mi ha dato il via libera, proponendomi come base di questo mio esercizio la Scaglietti e consegnandomi un giusto avvertimento: "Si diverta liberamente, ma, mi raccomando, faccia una Ferrari e non una Giugiaro".
*Ho pensato a un oggetto che mantenesse lo spirito e l'identità Ferrari, ma che fosse più sportivo, compatto e pratico. Ad esempio, io amo sciare e volevo poter trasportare comodamente un paio di sci all'interno. [...] Ho mantenuto il passo della Scaglietti [...] ma ho ridotto la lunghezza [...]. Davanti ho compiuto interventi minimi, accorciando lo sbalzo [...], ma ho rivisto radicalmente il layout della zona posteriore. In particolare, invece del serbatoio del carburante verticale, ho voluto un contenitore che rimanesse interamente al di sotto del piano di carico. Così quest'ultimo è piatto e, abbattendo gli schienali dei sedili, si ha una capacità di 500 litri. Inoltre, ho scelto di utilizzare un vero e proprio portellone posteriore, incernierato alla fine del tetto.
*{{NDR|«Ci sembra una vettura compatta e aggressiva: perde il terzo volume della Scaglietti per una coda chiaramente fastback...»}} Volevo che desse un'impressione di grande dinamicità, pronta a mordere l'asfalto, capace di nascondere i sedili posteriori, tanto da poter essere percepita come una biposto. Ho arrotondato gli spigoli di muso e coda, il fianco è pulito, la linea di cintura si inarca in corrispondenza della ruota posteriore per sottolineare il muscolo del passaruota.
*{{NDR|«Qual è l'elemento forte del design della GG5O?»}} La semplicità, di frontale e coda. Il muso si prolunga al centro, la tipica calandra Ferrari è molto bassa, i proiettori anteriori sono verticali, il cofano lungo, integrato con i parafanghi e solcato da una V solo accennata. Le linee scorrono naturali, dietro i doppi fari tondi sono asimmetrici. C'è l'accenno di un minispoiler, la presenza del portellone è quasi impercettibile. E il tetto in vetro fotocromatico crea una superficie continua con il parabrezza.
{{Int|''[https://www.alvolante.it/news/tu-tu-giorgetto-giugiaro-308413 A tu per tu con Giorgetto Giugiaro]''|Intervista di ''alvolante.it'', 14 giugno 2013.}}
*[...] le [[Ruota|ruote]] costituiscono un elemento fondamentale nella percezione dell'automobile. Una ruota di grandi dimensioni alleggerisce l'impatto visivo e rende più dinamica la carrozzeria. Troppo a lungo, nel progettarle abbiamo fatto i conti solo con esigenze funzionali e di costo. Se mi si passa il paragone, le ruote per un'auto sono un po' come gli occhi per una donna. Se sono grandi, e proporzionate, valorizzano l'insieme.
*{{NDR|Nel 2013, «che cosa pensa dei giovani designer?»}} Escono dalle scuole con una gran voglia di cambiare a la realtà, anche a costo di rischiare degli scivoloni sul piano del buon gusto. E, infatti, guardando i loro progetti, se ne trovano alcuni davvero barocchi. I giovani sono molto creativi, ma non hanno la percezione di quanto un progetto sia concretamente attuabile. Ci arrivano dopo anni di lavoro nel mondo della progettazione. Quando escono dalle scuole non sanno neanche come si fa uno stampo, non sanno nulla di saldatura, assemblaggio, costo del prodotto. Entrano nelle aziende e la loro creatività si confronta con la cultura degli ingegneri che, invece, conoscono perfettamente i processi, ma tendono a non condividere questo loro patrimonio di conoscenze. In fondo è una questione di potere. Si è mai visto un designer al vertice di una casa automobilistica? Ci arrivano ingegneri, uomini di marketing e di finanza, economisti. Ma i designer no. {{NDR|«Chi decide, nelle case automobilistiche, preferisce lasciare ai designer la creatività...»}} Sì, i designer si preferisce lasciarli nel loro Olimpo, anziché farli avvicinare alla vera conoscenza tecnica. Immaginate, invece, un ingegnere gestito da un designer con una robusta base tecnica. Sarebbe costretto a trovare quelle soluzioni che spesso vengono bocciate. Che rivoluzione! Lo dico per esperienza, perché nella mia carriera ho dovuto tantissime volte trovarle io, le soluzioni che avrebbero garantito la fattibilità di un progetto, al punto che sono diventato più ingegnere degli ingegneri. Dovevo difendere le mie idee.
*Il design richiede umiltà e precisione, per certi versi è un po' come fare il manovale. Non è facile trovare questo approccio in chi magari si è laureato in architettura, ha seguito dei corsi di design e si trova a immaginare un prodotto industriale complesso come l'automobile. Fare il designer in modo logico, cioè con cognizione di causa, costa fatica. Il design, del resto, non è soltanto stile, anche se il mondo della comunicazione oggi pone l'accento soprattutto su questo aspetto e chiede prodotti emozionanti. Il rischio, per chi non ha una cultura adeguata, è di disegnare dei prodotti brutti.
{{Int|''[https://www.automotivespace.it/intervista-giorgetto-giugiaro/ Intervista a Giorgetto Giugiaro]''|Artemisa Bega, ''automotivespace.it'', 10 ottobre 2014.}}
*Il design svolge una insostituibile funzione di mediazione tra l'uomo e gli oggetti e i servizi che fanno parte del quotidiano: la creatività "applicata" per il designer assolve il bisogno di partire dall'esistente per trasformarlo mediante interventi capaci di procurare un beneficio sostanziale e non soltanto una valenza estetica.
*Io dico sempre che un bravo designer deve essere anche un po' ingegnere. Deve cioè possedere un bagaglio minimo di conoscenze che gli permetta di supportare, anche nel processo produttivo, le soluzioni estetiche e progettuali che ha in mente. È una conoscenza che ho potuto apprendere dalla mia esperienza in Fiat e che ho continuato a coltivare negli anni; mi ha consentito di vincere la resistenza di più di un ingegnere soprattutto verso soluzioni inedite, che però poi si sono rivelate vincenti e sono divenute uno standard di produzione. Se non avessi avuto la certezza che la mia idea poteva essere realizzata, probabilmente avrei dovuto abbandonarla e sarebbe stato un peccato.
*Non sono particolarmente affezionato alle auto che ho disegnato in passato. Non amo legarmi ad un'auto anche perché in tutta la mia carriera ho imparato, una volta terminato un progetto, a guardare sempre a quello futuro. Quando mi capita di guardare "vecchie glorie" come Panda, Golf o Uno non posso fare a meno di soffermarmi su alcuni aspetti che, oggi, inevitabilmente, farei in modo completamente diverso.
{{Int|''[https://www.esquire.com/it/lifestyle/auto-e-motori/a13117409/giugiaro-desiger-auto-futuro/ Giorgetto Giugiaro: «Vi aspetto nel futuro»]''|Intervista di Paolo Briscese, ''esquire.com'', 31 ottobre 2017.}}
*Provengo da una famiglia di artisti, pittori e affrescatori. Ho respirato creatività e arte figurativa sin da bambino, mio padre però è stato lungimirante imponendomi dei corsi di studi più tecnici da affiancare alla pittura. Sono entrato in Fiat a 17 anni, è stata la mia "università": disegnavo componenti, particolari, frigoriferi... poi fui assunto alla carrozzeria [[Bertone]] e lì per la prima volta, ho approcciato l'universo delle auto.
*{{NDR|«[[Progettazione di automobili|Come si progetta un'automobile]]?»}} È un processo graduale e articolato. Il punto di partenza è il posizionamento dell'auto: occorre comprendere e condividere l'architettura e il target a cui si riferisce, per poi analizzare tutti gli aspetti di packaging, abitabilità, telaio, ingombri meccanici. Lo spazio e la funzione vengono prima della forma e dello stile.
*{{NDR|«Quanto contano la forma, il tatto e l'utilizzo dei materiali nella progettazione di una macchina?»}} La forma incide moltissimo nella scelta di un prodotto. L'elemento visivo è il più immediato e deve appagare attraverso proporzioni e linee che ne caratterizzano l'esterno. I materiali e quindi gli interni devono saper comunicare il più possibile i valori del brand o del modello: pensiamo per esempio alle pelli, ai tessuti, alle superfici in cui entriamo in relazione quando utilizziamo questo prodotto.
*Ogni progetto ha un suo percorso nel momento storico in cui si è affrontato. Con il passare del tempo tutto si data, invecchia e si supera. Non sono un nostalgico e la mia indole mi impone di guardare sempre avanti.
*{{NDR|«[Qual è la vettura] che avrebbe voluto disegnare»?}} Sicuramente la [[Citroën DS|Citroen DS19]], inimitabile, geniale, timeless...
{{Int|''[http://motori.quotidiano.net/autoemotonews/giorgetto-giugiaro.htm Giorgetto Giugiaro, il padre nobile del design italiano]''|Intervista di Giuseppe Tassi, ''motori.quotidiano.net'', 3 aprile 2018.}}
[[File:DeLorean DMC-12 Classic-Days 2022 DSC 0050.jpg|thumb|upright=1.2|La [[DeLorean DMC-12]] disegnata da Giugiaro nel 1981: «era dichiaratamente una vettura da sogno, qualcosa che si sposava bene all'idea di un viaggio nel tempo. [...] quelle porte ad ali di gabbiano e la carrozzeria in acciaio inossidabile sembravano proiettate in un'altra epoca. Fu divertente ritrovarla protagonista di un film di successo».]]
*La mia estetica ha sempre tenuto conto delle tecnologie. Tutto quello che è solo design svincolato dal resto cozza contro esigenze pratiche e non può avere successo.
*{{NDR|Sulla [[DeLorean DMC-12]]}} Era dichiaratamente una vettura da sogno, qualcosa che si sposava bene all'idea di un viaggio nel tempo. Eravamo nel 1981, ma quelle porte ad ali di gabbiano e la carrozzeria in acciaio inossidabile sembravano proiettate in un'altra epoca. Fu divertente ritrovarla protagonista di un [[Ritorno al futuro|film di successo]].
*{{NDR|«Nella sua carriera ha disegnato di tutto: automobili ma anche un pallone per la Nba, macchine fotografiche per Nikon, macchine da cucire per Necchi, orologi per Seiko»}} Il design non cambia da un campo a un altro, devi sempre creare qualcosa che facilita la vita, la rende più semplice. Il design è logico perché è funzionale [...]. Non bisogna disegnare per stupire. Oggi vedo coltelli inutilizzabili e cucchiai affilatissimi da cui cola il brodo. Da piccolo guardavo mia madre sarta, china sulla macchina da cucire. Quando progettai Logica per la Necchi pensai a lungo a lei e alle sue fatiche. Così la disegnai una macchina alta e fiera sul suo supporto, perché tutte le sarte non dovessero più lavorare a capo chino.
{{Int|''[https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2018/08/07/giorgetto-giugiaro-compio-80-anni-senza-rimpianti-ho-dellautoTorino09.html Giorgetto Giugiaro: "Compio 80 anni senza rimpianti, ho disegnato la storia dell'auto"]''|Intervista di Stefano Parola, ''la Repubblica'', 7 agosto 2018.}}
*Da bambino sono sempre stato immerso tra disegni e colori. I miei volevano che facessi il liceo artistico e poi l'accademia, invece mi sono ritrovato a fare uno stage in Fiat grazie a un professore che era lo zio di Giacosa [l'inventore della 500, ''ndr'']. Avevo fatto un corso di disegno tecnico e quando mi dissero che avevano bisogno di personale per un nuovo centro stile, accettai. Così sono rimasto intrappolato nell'industria. {{NDR|«Avrebbe preferito diventare un artista?»}} Non rimpiango nulla, perché l'auto mi ha dato in tempi piuttosto rapidi ciò che forse non avrei ottenuto con la pittura.
*Se hai un Picasso in casa non lo vede nessuno, mentre l'auto sì. Anche il povero cristo, per la strada, può sentirsi come il dottore o l'industriale. Questo [[esibizionismo]] non tramonterà.
*{{NDR|Su [[Sergio Marchionne]]}} È stato un uomo eccezionale, ma di finanza e non di prodotto. Ha salvato la Fiat, bisogna rendere onore al suo temperamento.
{{Int|''[https://torino.corriere.it/cronaca/18_novembre_30/500-cosa-piu-vicina-all-uomo-giacosa-ha-fatto-spostare-l-italia-intera-d6cc9f96-f492-11e8-ab5f-9ee20dadd039.shtml «La 500 è la cosa più vicina all'uomo, Giacosa ha fatto spostare l'Italia intera»]''|Intervista di Andrea Rinaldi, ''torino.corriere.it'', 30 novembre 2018.}}
*{{NDR|Su [[Dante Giacosa]]}} [...] non solo un ingegnere tout court, ma un uomo con una grande passione per il mondo artistico, che si divertiva a fare le caricature durante le riunioni. Ha realizzato prodotti che ancora oggi, dal punto di vista della logica, sono insuperabili: far stare 4 persone in una macchina e dare all'intero Paese l'opportunità di spostarsi... be' ci vuole una bravura unica. La bravura di chi sa fare le cose giuste in un contesto difficile, non dimentichiamoci che nel '57 eravamo poveri. [...] Pur essendo esperto di prodotti di una certa consistenza per i ricchi, Giacosa ha cercato di soddisfare i suoi operai e dargli l'opportunità di spostarsi come i più abbienti.
*Sarà stata anche "una barzelletta che viaggia", come ci canzonavano gli americani, però con la [[Fiat Nuova 500|500]] ci siamo spostati in tutto il Paese con norme di sicurezza impensabili oggi.
*Non ha cose inutili: la 500 è la cosa più vicina all'uomo. È un prodotto dell'intelligenza per muoversi senza sciupare spazi, pesi e costi e per mostrare il necessario, senza fare i superbi.
{{Int|''[https://www.gazzettatorino.it/la-panda-di-giugiaro/ Panda, l'utilitaria dei tempi moderni raccontata da Giorgetto Giugiaro]''|Intervista di Matteo Comoglio, ''gazzettatorino.it'', 6 marzo 2020.}}
{{NDR|Sulla [[Fiat Panda (1980)]]}}
*Per ciò che riguarda l'interno [...] usai più un approccio da architetto, ispirandomi alle sedie come la chaise-longue che ha una struttura tubolare, per disegnare i sedili e, usando questa configurazione "a tubi" per l'intero abitacolo. Nella mia idea il sedile anteriore doveva essere più spartano di come poi è stato per la produzione in serie, mentre hanno mantenuto la "culla" per il sedile posteriore e per il grande vano portaoggetti anteriore. Per risparmiare peso anche il vetro discendente era stato inizialmente concepito da me con una semplice rotella che scorreva in una guida su e giù, ma poi si preferì optare per la classica manovella alzavetro.
*Credo che la Panda, nonostante fosse una vettura estremamente semplice e sicuramente meno blasonata di tante altre che ho disegnato dopo, sia ancora oggi un buon esempio di utilitaria, con un unico difetto: è stata una vettura pensata con un approccio forse troppo da architetti che non da puristi del design. Inizialmente, infatti, nonostante molte soluzioni fossero all'avanguardia, soprattutto per gli interni, non venne compresa a fondo risultando troppo essenziale e spartana, soprattutto in Italia.
*[...] in fondo la Panda, soprattutto nella sua prima serie è una vettura che ha un forte legame con l'architettura e non sfigurerebbe certo a fianco di molti altri oggetti che hanno fatto la storia del design.
{{Int|''[https://www.automoto.it/news/ferrari-luce-giugiaro-parla-chiaro-hanno-avuto-un-coraggio-da-leone-la-ferrari-puo-permettersi-qualsiasi-cosa.html Ferrari Luce, Giugiaro parla chiaro: "Hanno avuto un coraggio da leone. La Ferrari può permettersi qualsiasi cosa"]''|Intervista di Emiliano Perucca Orfei, ''automoto.it'', 4 giugno 2026.}}
*{{NDR|Sulla [[Ferrari Luce]]}} Ha sorpreso un po' tutti perché tutti si aspettano quella forma architettonica molto sportiva, molto aggressiva, con un contesto ovviamente di grande tecnologia. La maggioranza della gente ha un'aspettativa normale, abituata a vedere le Ferrari, vede questa vettura e rimane perplessa.
*{{NDR|Sulla Ferrari Luce}} La Ferrari può permettersi qualsiasi cosa. [...] non deve vergognarsi di aver avuto questo coraggio.
*Noi siamo partiti dal cavallo. Poi la carrozza, il motore a scoppio e via discorrendo. Ora siamo arrivati a Mazinga.
===Interviste non datate===
[[File:1974 Alfa Romeo Alfasud 4-door sedan (2015-07-15) 01.jpg|thumb|upright=1.2|L'[[Alfa Romeo Alfasud]] disegnata da Giugiaro nel 1972: «per alcune nasce prima la musica (che per noi sarebbe la meccanica) e poi si va dal carrozziere perché ci appicchi su le parole (la carrozzeria); per altre canzoni parole e musica nascono contemporaneamente. Quest'ultimo è il caso dell'Alfasud».]]
*{{NDR|Sull'[[Alfa Romeo Alfasud]]}} L'ingegner Hruska aveva stabilito precise misure per il bagagliaio e non ha "mollato" neppure di un centimetro. Ha sempre detto che l'Alfasud doveva essere pratica, pratica, pratica; ha voluto che nel baule ci stessero quattro valigie enormi, che forse non sono neppure in commercio tanto solo alte e larghe, e io ho dovuto condizionare la linea a questa esigenza. [...] La meccanica ha influito moltissimo, è chiaro, e non potrebbe essere altrimenti. Però con l'Alfasud c'è stato un modo diverso di lavorare. Mi spiego: solitamente il carrozziere prende una vettura già esistente e le mette addosso l'abito che preferisce. Questa volta, invece, l'auto non c'era ancora, essa era delineata da un capitolato derivante da un approfondito studio di mercato dell'[[Alfa Romeo]], e quindi meccanica e linea hanno proseguito di pari passo. Ho lavorato sotto la continua guida dell'ingegner Hruska e posso dire di non aver tracciato un segno con la matita senza la sua approvazione. Insomma, è un po' quello che succede con le canzoni. Per alcune nasce prima la musica (che per noi sarebbe la meccanica) e poi si va dal carrozziere perché ci appicchi su le parole (la carrozzeria); per altre canzoni parole e musica nascono contemporaneamente. Quest'ultimo è il caso dell'Alfasud. E devo dire che è un sistema di lavoro molto più esaltante, che dona maggiori soddisfazioni.<ref>Da un'intervista a ''Gente Motori''; citato in Samuele Prosino, ''[https://www.formulapassion.it/automoto/classiche/alfasud-secondo-giorgetto-giugiaro-alfa-romeo-racconto-hruska-prototipo-592940.html Alfasud, secondo Giugiaro]'', ''formulapassion.it'', 13 novembre 2021.</ref>
==Citazioni su Giorgetto Giugiaro==
*Conosco persone che, non avendo alcuna specifica scolarità tecnica, sono comunque più preparate di molti neo ingegneri, architetti o studenti di scuole di design. Questo grazie alla loro passione e impegno come autodidatti. Giorgetto Giugiaro, il designer del secolo, è un autodidatta, ma purtroppo oggi, a causa della sua mancanza di scolarità specifica, non verrebbe assunto in nessun Centro Stile. Questa è una situazione triste, ma reale. ([[Enrico Fumia]])
*Era un ragazzo scanzonato, sorridente. Mi è piaciuta subito la sua semplicità – direi quasi ingenuità. Era un uomo genuino e quindi facilmente formabile. ([[Nuccio Bertone]])
*Giorgetto Giugiaro è il designer per tutti e di tutti. Non ha disegnato auto stravaganti o da sogno, ma le auto che gli italiani hanno parcheggiato sotto casa [...]. Questo lo rende un personaggio familiare, non solo per la celebrità del suo nome, ammirato e ascoltato nel mondo. Ci ha lasciato l'Alfasud e la Panda, la Uno e la Punto, ma anche l'Alfa Romeo Gt, che magari non avevamo ma desideravamo. È il genio della porta accanto. ([[Giosuè Boetto Cohen]])
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Giugiaro, Giorgetto}}
[[Categoria:Designer italiani]]
[[Categoria:Imprenditori italiani]]
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Drifting
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Aggiunto una citazione di un esperto di Drifting Italiano
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text/x-wiki
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[[File:Drifting1.JPG|thumb|Una gara di ''drifting'' (2005)]]
Citazioni sul '''''drifting'''''.
*– Potrei chiamarti una volta alla settimana, oppure ogni ora, non mi interessa se sei a letto con la febbre oppure con Beyoncé, io ti chiamo e tu arrivi.<br />– Solo se mi insegni a driftare...<br />– Questa non è una trattativa.<br />– Ti sembrava una trattativa? (''[[The Fast and the Furious: Tokyo Drift]]'')
*{{NDR|«Il drifting è uno stile di vita e di guida che l'affascina?»}} Sì, molto. Ritengo che il drifting sia l'università della guida di un'automobile. La più alta espressione nel controllo di un veicolo a quattro ruote. ([[Walter Röhrl]])
*Sono un po' vecchia scuola, pochi social e più drifting. ([[Esteban Ocon]])
*Il Drifting è come una droga, se inizi non riesci più a smettere. (Massimo Nascetti di [https://www.scuoladriftingbologna.it Drift Arena])
==Altri progetti==
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[[Categoria:Competizioni sportive]]
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Annullata la modifica [[Special:Diff/1421874|1421874]] di [[Special:Contributions/~2026-41768-14|~2026-41768-14]] ([[User talk:~2026-41768-14|discussione]]) frase fatta, manca l'[[WQ:S|originalità]]. In ogni caso la citazione doveva essere inserita prima nella pagina dell'autore con fonte e poi qui senza, sempre che lui fosse famoso/enciclopedico
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Citazioni sul '''''drifting'''''.
*– Potrei chiamarti una volta alla settimana, oppure ogni ora, non mi interessa se sei a letto con la febbre oppure con Beyoncé, io ti chiamo e tu arrivi.<br />– Solo se mi insegni a driftare...<br />– Questa non è una trattativa.<br />– Ti sembrava una trattativa? (''[[The Fast and the Furious: Tokyo Drift]]'')
*{{NDR|«Il drifting è uno stile di vita e di guida che l'affascina?»}} Sì, molto. Ritengo che il drifting sia l'università della guida di un'automobile. La più alta espressione nel controllo di un veicolo a quattro ruote. ([[Walter Röhrl]])
*Sono un po' vecchia scuola, pochi social e più drifting. ([[Esteban Ocon]])
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Adolfo Omodeo: nuovo testo e altro
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Amin al-Husseini
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/* Citazioni su Amin al-Husseini */
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text/x-wiki
[[Immagine:Al-Husayni1929head.jpg|thumb|Amin al-Husseini nel 1929]]
'''Muḥammad Amīn al-Ḥusaynī''', noto anche come '''Mohammed Amin al-Husseini''' o '''Muhammad Amin al-Husayni''' (1897 – 1974), politico palestinese.
==Citazioni su Amin al-Husseini==
*Hitler all'epoca non voleva sterminare gli ebrei ma espellerli. Il Muftì andò e gli disse "se li espelli, verranno in Palestina". "Cosa dovrei fare?" chiese e il Muftì rispose "Bruciali". ([[Benjamin Netanyahu]])
===[[Ilan Pappé]]===
*In definitiva, né i suoi errori né i suoi successi hanno avuto un grande impatto sul corso della storia palestinese.
*Pare legittimo descrivere il sionismo come un progetto coloniale di insediamento e il movimento nazionale palestinese come un fenomeno di resistenza anticoloniale. In questo contesto possiamo leggere da una prospettiva diversa il comportamento e le politiche del leader della comunità, Hajj Amin al-Husayni, prima e durante la seconda guerra mondiale, rispetto alla narrazione normalmente presentata come un fatto storico. Come molti lettori sapranno, una delle accuse comuni ribadite all'infinito dagli israeliani è che il leader palestinese fosse un simpatizzante del nazismo. Certo, il mufti di Gerusalemme non era un angelo. [...] Tuttavia, quando sosenne apertamente metodi non violenti come scioperi, manifestazioni e altre azioni mirate a modificare la posizione britannica, venne additato come nemico dell'impero e dovette fuggire da Gerusalemme nel 1938. Queste circostanze lo costrinsero a dirigersi tra le braccia dei nemici dei suoi nemici, in questo caso Italia e Germania. Nei due anni in cui visse in asilo politico in Germania subì l'influenza della dottrina nazista, e anche lui confuse la definizione di ebraismo con quella di sionismo. La sua disponibilità a servire come commentatore radiofonico per i nazisti e ad aiutare a reclutare musulmani nei Balcani per lo sforzo bellico tedesco è sicuramente una macchia indelebile sulla sua figura. Tuttavia, al-Husayni non agì in modo diverso dai leader sionisti degli anni '30, che cercavano essi stessi un'alleanza con i nazisti contro l'impero britannico, o da tutti gli altri movimenti anticoloniali che volevano sbarazzarsi dell'impero attraverso alleanze con i suoi principali nemici.
*Seppure la sua figura meriti critiche, queste non si devono ai suoi errori nei confronti del sionismo, ma piuttosto alla sua mancanza di empatia nei confronti della difficile situazione dei contadini palestinesi e ai suoi disaccordi con altri notabili, che contribuirono a indebolire fortemente il movimento anticoloniale.
==Voci correlate==
*[[Conflitto israelo-palestinese]]
*[[Palestina]]
*[[Stato di Palestina]]
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Personalità della seconda guerra mondiale]]
[[Categoria:Politici palestinesi]]
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Autobianchi Bianchina
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Danyele
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text/x-wiki
{{voce tematica}}
[[File:Autobianchi Bianchina Berlina at the Old Time Show in Italy (edited).jpg|thumb|Autobianchi Bianchina Berlina]]
Citazioni sull{{'}}'''Autobianchi Bianchina'''.
*Tremenda Bianchina di fantozziana memoria. [...] Non bella era soprattutto la versione berlina. Perché? Aveva una forma poco definita, con quel padiglione sproporzionato per fare entrare i quattro passeggeri. E una serie di leziosità un po' ridicole (a cominciare dalle codine). [...] la spartana [[Fiat Nuova 500|Cinquecento]] è un'icona, la Bianchina al massimo ci fa sorridere. ([[Giosuè Boetto Cohen]])
*''Voglio essere superato come una Bianchina dalla super auto.'' ([[Caparezza]])
==Voci correlate==
*[[Ugo Fantozzi]]
==Altri progetti==
{{interprogetto|w_preposizione=riguardante l'|preposizione=sull'}}
{{S}}
[[Categoria:Automobili]]
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{{voce tematica}}
[[File:Autobianchi Bianchina Berlina at the Old Time Show in Italy (edited).jpg|thumb|Autobianchi Bianchina "Berlina"]]
Citazioni sull{{'}}'''Autobianchi Bianchina'''.
*Tremenda Bianchina di fantozziana memoria. [...] Non bella era soprattutto la versione berlina. Perché? Aveva una forma poco definita, con quel padiglione sproporzionato per fare entrare i quattro passeggeri. E una serie di leziosità un po' ridicole (a cominciare dalle codine). [...] la spartana [[Fiat Nuova 500|Cinquecento]] è un'icona, la Bianchina al massimo ci fa sorridere. ([[Giosuè Boetto Cohen]])
*''Voglio essere superato come una Bianchina dalla super auto.'' ([[Caparezza]])
==Voci correlate==
*[[Ugo Fantozzi]]
==Altri progetti==
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Fiat Duna
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Citazioni sulla '''Fiat Duna'''.
*La cosa più [...] brutta? Fare un modello che ti viene imposto, come è successo con la Duna. ([[Giorgetto Giugiaro]])
*Per molti italiani è la pietra di paragone, l'auto più brutta di sempre. La Fiat Duna [...] sembra una "Uno" con la coda, ma è più legata alla 127 brasiliana [...]. È stata infatti concepita per il mercato sudamericano e solo successivamente proposta in Europa. In questa chiave si può spiegare – forse – la sua oggettiva bruttezza. La sindrome del bagagliaio nelle berline piccole e povere [...]. Quel metro cubo di spazio chiuso, così gradito nei mercati emergenti, così discreto perché nessuno veda cosa c'è dentro, è una maledizione alla quale, da noi, è impossibile sfuggire. ([[Giosuè Boetto Cohen]])
==Voci correlate==
*[[Fiat]]
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Citazioni sulla '''Fiat Duna'''.
==Citazioni==
*La cosa più [...] brutta? Fare un modello che ti viene imposto, come è successo con la Duna. ([[Giorgetto Giugiaro]])
*Per molti italiani è la pietra di paragone, l'auto più brutta di sempre. La Fiat Duna [...] sembra una "Uno" con la coda, ma è più legata alla 127 brasiliana [...]. È stata infatti concepita per il mercato sudamericano e solo successivamente proposta in Europa. In questa chiave si può spiegare – forse – la sua oggettiva bruttezza. La sindrome del bagagliaio nelle berline piccole e povere [...]. Quel metro cubo di spazio chiuso, così gradito nei mercati emergenti, così discreto perché nessuno veda cosa c'è dentro, è una maledizione alla quale, da noi, è impossibile sfuggire. ([[Giosuè Boetto Cohen]])
===[[Michele Serra]]===
*''Amo la Duna, il ferro | lieve che la compone | le viti che rinserro | ogni nuova stagione | il panno sui sedili | bigio, incolore, pesto | e pochissimi fili | per ripararla presto.''
*''Ecco la pia, la buona, | la macchina sbagliata | quella che stona | con l'epoca lanciata | l'aspetto lento, ottuso | ignaro della fretta.''
*''La Duna è media, inetta | ad ogni distinzione | È ciò che non affetta | È ciò di cui dispone: | il nulla senza spicco | di cui non è nessuno | né povero né ricco | né folla né qualcuno.''
*''Va piano, è mesta, tozza | e in questo sta il suo succo: | nemmeno vi si abbozza | l'astutissimo trucco | di trasformare in moda | la propria debolezza | con una strana coda | un buffo parabrezza: | non simula la Duna | alcuna stravaganza.''
==Voci correlate==
*[[Fiat]]
==Altri progetti==
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Emily Wilson
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[[File:Ew delos.jpg|thumb|Emily Wilson nel 2022]]
'''Emily Rose Caroline Wilson''' (1971 – vivente), grecista e latinista britannica naturalizzata statunitense.
*{{NDR|Sull{{'}}''[[Odissea (film)|Odissea]]''}} Speravo che l'affinità di Nolan con questi temi omerici potesse spingerlo a nuove vette creative e consentirgli di evocare personaggi più credibili. Ma Odissea presenta la sua solita combinazione di grandiosità e superficialità… la visione del film è troppo confusa, i suoi personaggi troppo poco sviluppati, per mantenere ciò che promette a metà in termini di grandi idee –sebbene sia molto bravo a trasmettere big bang e grandi giganti.<ref name="bestmovie">Citato in ''[https://www.bestmovie.it/news/e-da-vergognarsi-odissea-e-stato-stroncato-dalla-sua-stessa-autrice/972569/ «È da vergognarsi»: Odissea è stato stroncato.. dalla sua stessa "autrice"!]'', ''bestmovie.it'', 27 luglio 2026.</ref>
*In Odissea di Nolan mancano molti degli elementi che rendono grande la poesia. Non ha nulla di convincente da dire sul tempo, sulla memoria, sulla storia, sulla guerra o sul rapporto tra il glorioso ritorno di un guerriero e la vita della sua famiglia, dei suoi avversari, compagni, amici e vicini. Manca di profondità psicologica, emotiva, politica ed etica. La sua struttura narrativa è artificiosa. La scrittura è pessima. Nessuno dei personaggi ha motivazioni convincenti per le proprie azioni o parole. Non ci sono scene di sesso e tutto il cibo sembra orribile.<ref name="bestmovie"/>
*L'uscita di Odissea è ancora un evento da celebrare. Questa epopea sta riportando il pubblico al cinema... le traduzioni di Odissea, compresa la mia, stanno volando via dagli scaffali… e forse il film convincerà alcuni amministratori universitari a non tagliare i fondi dai loro dipartimenti di letteratura, lingua e storia.<ref name="bestmovie"/>
*{{NDR|Sull{{'}}''[[Odissea (film)|Odissea]]''}} Mi vergognerei di aver scritto qualsiasi parte di questa sceneggiatura. Non credo che sia un film complesso. E non penso nemmeno che racconti un uomo complesso. Penso che sia un film d'azione piuttosto semplice, incentrato su un eroe d'azione che si sente in colpa per essere un eroe d'azione.<ref>Citato in ''[https://www.ilcineocchio.it/cinema/odissea-la-traduttrice-che-ha-ispirato-nolan-boccia-il-film-mi-vergognerei-di-aver-scritto-questa-sceneggiatura/ Odissea, la traduttrice che ha ispirato Nolan boccia il film: "Mi vergognerei di aver scritto questa sceneggiatura"]'', ''ilcineocchio.it'', 27 luglio 2026.</ref>
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[[File:Ew delos.jpg|thumb|Emily Wilson nel 2022]]
'''Emily Rose Caroline Wilson''' (1971 – vivente), grecista e latinista britannica naturalizzata statunitense.
*Speravo che l'affinità di Nolan con questi temi omerici potesse spingerlo a nuove vette creative e consentirgli di evocare personaggi più credibili. Ma Odissea presenta la sua solita combinazione di grandiosità e superficialità… la visione del film è troppo confusa, i suoi personaggi troppo poco sviluppati, per mantenere ciò che promette a metà in termini di grandi idee –sebbene sia molto bravo a trasmettere big bang e grandi giganti.<ref name="bestmovie">Citato in ''[https://www.bestmovie.it/news/e-da-vergognarsi-odissea-e-stato-stroncato-dalla-sua-stessa-autrice/972569/ «È da vergognarsi»: Odissea è stato stroncato.. dalla sua stessa "autrice"!]'', ''bestmovie.it'', 27 luglio 2026.</ref>
*In Odissea di Nolan mancano molti degli elementi che rendono grande la poesia. Non ha nulla di convincente da dire sul tempo, sulla memoria, sulla storia, sulla guerra o sul rapporto tra il glorioso ritorno di un guerriero e la vita della sua famiglia, dei suoi avversari, compagni, amici e vicini. Manca di profondità psicologica, emotiva, politica ed etica. La sua struttura narrativa è artificiosa. La scrittura è pessima. Nessuno dei personaggi ha motivazioni convincenti per le proprie azioni o parole. Non ci sono scene di sesso e tutto il cibo sembra orribile.<ref name="bestmovie"/>
*L'uscita di Odissea è ancora un evento da celebrare. Questa epopea sta riportando il pubblico al cinema... le traduzioni di Odissea, compresa la mia, stanno volando via dagli scaffali... e forse il film convincerà alcuni amministratori universitari a non tagliare i fondi dai loro dipartimenti di letteratura, lingua e storia.<ref name="bestmovie"/>
*Mi vergognerei di aver scritto qualsiasi parte di questa sceneggiatura. Non credo che sia un film complesso. E non penso nemmeno che racconti un uomo complesso. Penso che sia un film d'azione piuttosto semplice, incentrato su un eroe d'azione che si sente in colpa per essere un eroe d'azione.<ref>Citato in ''[https://www.ilcineocchio.it/cinema/odissea-la-traduttrice-che-ha-ispirato-nolan-boccia-il-film-mi-vergognerei-di-aver-scritto-questa-sceneggiatura/ Odissea, la traduttrice che ha ispirato Nolan boccia il film: "Mi vergognerei di aver scritto questa sceneggiatura"]'', ''ilcineocchio.it'', 27 luglio 2026.</ref>
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[[File:Ew delos.jpg|thumb|Emily Wilson nel 2022]]
'''Emily Rose Caroline Wilson''' (1971 – vivente), grecista e latinista britannica naturalizzata statunitense.
*Speravo che l'affinità di Nolan con questi temi omerici potesse spingerlo a nuove vette creative e consentirgli di evocare personaggi più credibili. Ma Odissea presenta la sua solita combinazione di grandiosità e superficialità… la visione del film è troppo confusa, i suoi personaggi troppo poco sviluppati, per mantenere ciò che promette a metà in termini di grandi idee –sebbene sia molto bravo a trasmettere big bang e grandi giganti.<ref name="bestmovie">Citato in ''[https://www.bestmovie.it/news/e-da-vergognarsi-odissea-e-stato-stroncato-dalla-sua-stessa-autrice/972569/ «È da vergognarsi»: Odissea è stato stroncato.. dalla sua stessa "autrice"!]'', ''bestmovie.it'', 27 luglio 2026.</ref>
*In Odissea di Nolan mancano molti degli elementi che rendono grande la poesia. Non ha nulla di convincente da dire sul tempo, sulla memoria, sulla storia, sulla guerra o sul rapporto tra il glorioso ritorno di un guerriero e la vita della sua famiglia, dei suoi avversari, compagni, amici e vicini. Manca di profondità psicologica, emotiva, politica ed etica. La sua struttura narrativa è artificiosa. La scrittura è pessima. Nessuno dei personaggi ha motivazioni convincenti per le proprie azioni o parole. Non ci sono scene di sesso e tutto il cibo sembra orribile.<ref name="bestmovie"/>
*L'uscita di Odissea è ancora un evento da celebrare. Questa epopea sta riportando il pubblico al cinema... le traduzioni di Odissea, compresa la mia, stanno volando via dagli scaffali... e forse il film convincerà alcuni amministratori universitari a non tagliare i fondi dai loro dipartimenti di letteratura, lingua e storia.<ref name="bestmovie"/>
*Mi vergognerei di aver scritto qualsiasi parte di questa sceneggiatura. Non credo che sia un film complesso. E non penso nemmeno che racconti un uomo complesso. Penso che sia un film d'azione piuttosto semplice, incentrato su un eroe d'azione che si sente in colpa per essere un eroe d'azione.<ref>Citato in ''[https://www.ilcineocchio.it/cinema/odissea-la-traduttrice-che-ha-ispirato-nolan-boccia-il-film-mi-vergognerei-di-aver-scritto-questa-sceneggiatura/ Odissea, la traduttrice che ha ispirato Nolan boccia il film: "Mi vergognerei di aver scritto questa sceneggiatura"]'', ''ilcineocchio.it'', 27 luglio 2026.</ref>
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[[File:Ew delos.jpg|thumb|Emily Wilson nel 2022]]
'''Emily Rose Caroline Wilson''' (1971 – vivente), grecista e latinista britannica naturalizzata statunitense.
*Speravo che l'affinità di Nolan con questi temi omerici potesse spingerlo a nuove vette creative e consentirgli di evocare personaggi più credibili. Ma Odissea presenta la sua solita combinazione di grandiosità e superficialità… la visione del film è troppo confusa, i suoi personaggi troppo poco sviluppati, per mantenere ciò che promette a metà in termini di grandi idee –sebbene sia molto bravo a trasmettere big bang e grandi giganti.<ref name="bestmovie">Citato in ''[https://www.bestmovie.it/news/e-da-vergognarsi-odissea-e-stato-stroncato-dalla-sua-stessa-autrice/972569/ «È da vergognarsi»: Odissea è stato stroncato.. dalla sua stessa "autrice"!]'', ''bestmovie.it'', 27 luglio 2026.</ref>
*In Odissea di Nolan mancano molti degli elementi che rendono grande la poesia. Non ha nulla di convincente da dire sul tempo, sulla memoria, sulla storia, sulla guerra o sul rapporto tra il glorioso ritorno di un guerriero e la vita della sua famiglia, dei suoi avversari, compagni, amici e vicini. Manca di profondità psicologica, emotiva, politica ed etica. La sua struttura narrativa è artificiosa. La scrittura è pessima. Nessuno dei personaggi ha motivazioni convincenti per le proprie azioni o parole. Non ci sono scene di sesso e tutto il cibo sembra orribile.<ref name="bestmovie"/>
*L'uscita di Odissea è ancora un evento da celebrare. Questa epopea sta riportando il pubblico al cinema... le traduzioni di Odissea, compresa la mia, stanno volando via dagli scaffali... e forse il film convincerà alcuni amministratori universitari a non tagliare i fondi dai loro dipartimenti di letteratura, lingua e storia.<ref name="bestmovie"/>
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[[Categoria:Grecisti britannici]]
[[Categoria:Latinisti]]
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text/x-wiki
[[File:Ew delos.jpg|thumb|Emily Wilson nel 2022]]
'''Emily Rose Caroline Wilson''' (1971 – vivente), grecista e latinista britannica naturalizzata statunitense.
*Speravo che l'affinità di [[Christopher Nolan|Nolan]] con questi temi omerici potesse spingerlo a nuove vette creative e consentirgli di evocare personaggi più credibili. Ma [[Odissea (film)|Odissea]] presenta la sua solita combinazione di grandiosità e superficialità... la visione del film è troppo confusa, i suoi personaggi troppo poco sviluppati, per mantenere ciò che promette a metà in termini di grandi idee –sebbene sia molto bravo a trasmettere big bang e grandi giganti.<ref name="bestmovie">Citato in ''[https://www.bestmovie.it/news/e-da-vergognarsi-odissea-e-stato-stroncato-dalla-sua-stessa-autrice/972569/ «È da vergognarsi»: Odissea è stato stroncato.. dalla sua stessa "autrice"!]'', ''bestmovie.it'', 27 luglio 2026.</ref>
*In Odissea di Nolan mancano molti degli elementi che rendono grande la poesia. Non ha nulla di convincente da dire sul tempo, sulla memoria, sulla storia, sulla guerra o sul rapporto tra il glorioso ritorno di un guerriero e la vita della sua famiglia, dei suoi avversari, compagni, amici e vicini. Manca di profondità psicologica, emotiva, politica ed etica. La sua struttura narrativa è artificiosa. La scrittura è pessima. Nessuno dei personaggi ha motivazioni convincenti per le proprie azioni o parole. Non ci sono scene di sesso e tutto il cibo sembra orribile.<ref name="bestmovie"/>
*L'uscita di Odissea è ancora un evento da celebrare. Questa epopea sta riportando il pubblico al cinema... le traduzioni di Odissea, compresa la mia, stanno volando via dagli scaffali... e forse il film convincerà alcuni amministratori universitari a non tagliare i fondi dai loro dipartimenti di letteratura, lingua e storia.<ref name="bestmovie"/>
*Mi vergognerei di aver scritto qualsiasi parte di questa sceneggiatura. Non credo che sia un film complesso. E non penso nemmeno che racconti un uomo complesso. Penso che sia un film d'azione piuttosto semplice, incentrato su un eroe d'azione che si sente in colpa per essere un eroe d'azione.<ref>Citato in ''[https://www.ilcineocchio.it/cinema/odissea-la-traduttrice-che-ha-ispirato-nolan-boccia-il-film-mi-vergognerei-di-aver-scritto-questa-sceneggiatura/ Odissea, la traduttrice che ha ispirato Nolan boccia il film: "Mi vergognerei di aver scritto questa sceneggiatura"]'', ''ilcineocchio.it'', 27 luglio 2026.</ref>
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==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Wilson, Emily}}
[[Categoria:Grecisti britannici]]
[[Categoria:Latinisti]]
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Discussioni utente:Tirrel88
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{{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 09:48, 28 lug 2026 (CEST)}}
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Discussioni utente:RickScott
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Homer
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{{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 10:08, 28 lug 2026 (CEST)}}
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Alessandria (Italia)
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Marcella Medici (BEIC)
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{{voce tematica}}
[[File:Tanaro river in Alessandria (1).jpg|thumb|Alessandria, con il fiume Tanaro]]
Citazioni su '''Alessandria'''.
*Da Tortona a dí 8 ne venimo a Alessandria della paglia, discosto quivi miglia dodici; el nome suo deriva per essere stata edificata da uno Alessandro papa, el cognome, perché quivi si dá la corona di paglia al re de’ romani quando va a Roma per la corona dello imperio; è cittá molto grande di circuito, ma vi è vòto assai e male populata; non è molto ricca, né vi è edifici publici o privati che sieno notabili, nondimeno ''omnibus computatis'' è bella terra; entramovi in dí di festa, e perché era vicino al carnovale vi trovamo assai donne in maschera; la usanza delle quali è accozzarsi insieme tre o quattro o quelle piú che le vogliono, ed andarsi a spasso in maschera sole per la terra, né si disdice alle gentile donne e bene costumate, pure che vadino in abito di donne. Circa a mezzo miglio innanzi si entri nella terra si truova uno fiume detto Bormio, che è mal fiume e fu per affogarvi uno dei nostri cavalli. Passa per la terra el Tanari fiume grosso e navigabile e che da quivi a miglia otto entra in Po. ([[Francesco Guicciardini]])
==Altri progetti==
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{{s}}
[[Categoria:Luoghi del Piemonte]]
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2026-07-28T09:22:23Z
Spinoziano (BEIC)
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1421915
wikitext
text/x-wiki
{{voce tematica}}
[[File:Tanaro river in Alessandria (1).jpg|thumb|Alessandria, con il fiume Tanaro]]
Citazioni su '''Alessandria'''.
*Da Tortona a dì 8 ne venimo a Alessandria della paglia, discosto quivi miglia dodici; el nome suo deriva per essere stata edificata da uno Alessandro papa, el cognome, perché quivi si dà la corona di paglia al re de' romani quando va a Roma per la corona dello imperio; è città molto grande di circuito, ma vi è vòto assai e male populata; non è molto ricca, né vi è edifici publici o privati che sieno notabili, nondimeno ''omnibus computatis'' è bella terra; entramovi in dì di festa, e perché era vicino al carnovale vi trovamo assai donne in maschera; la usanza delle quali è accozzarsi insieme tre o quattro o quelle più che le vogliono, ed andarsi a spasso in maschera sole per la terra, né si disdice alle gentile donne e bene costumate, pure che vadino in abito di donne. Circa a mezzo miglio innanzi si entri nella terra si truova uno fiume detto Bormio, che è mal fiume e fu per affogarvi uno dei nostri cavalli. Passa per la terra el Tanari fiume grosso e navigabile e che da quivi a miglia otto entra in Po. ([[Francesco Guicciardini]])
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{s}}
[[Categoria:Comuni del Piemonte]]
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Colle del Monginevro
0
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2026-07-28T08:37:26Z
Marcella Medici (BEIC)
84396
creazione voce
1421902
wikitext
text/x-wiki
{{voce tematica}}
[[File:Village de Montgenèvre depuis le Janus.jpg|thumb|Il colle del Monginevro, con l'omonimo borgo]]
Citazioni sul '''Colle del Monginevro'''.
*A dí 14 da Susanna passamo Monginevra e venimo a Brianzone discosto leghe tre, dove per essere mal tempo alloggiamo el giorno; questa montagna ha dalla parte di Italia una lega di montata o meno; ma el piggiore è circa a uno trarre di mano, che per via stretta ha salita repente, ed in luogo che se si inciampassi si cadrebbe in uno precipizio grandissimo; vassi per la sommitá del giogo circa a mezza lega o poco piú, in sul quale è uno villaggio ed alloggiamenti. La scesa dalla banda di Francia è maggiore che quella di Italia ma piú facile e non tanto repente. Insomma non è mala montagna né difficile, e chi la cavalcassi in stagione non avessi a combattere con neve e con diaccio, sarebbe cosa agevole. A piè di questa montagna, pure in su una altra montagna è Brianzone, terra buona e civile, e per quello che ne potemo vedere è luogo grasso; e vi fumo bene trattati ed alloggiati. ([[Francesco Guicciardini]])
==Altri progetti==
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[[File:Village de Montgenèvre depuis le Janus.jpg|thumb|Il colle del Monginevro, con l'omonimo borgo]]
Citazioni sul '''Colle del Monginevro'''.
*A dì 14 da Susanna passamo Monginevra e venimo a Brianzone discosto leghe tre, dove per essere mal tempo alloggiamo el giorno; questa montagna ha dalla parte di Italia una lega di montata o meno; ma el piggiore è circa a uno trarre di mano, che per via stretta ha salita repente, ed in luogo che se si inciampassi si cadrebbe in uno precipizio grandissimo; vassi per la sommità del giogo circa a mezza lega o poco più, in sul quale è uno villaggio ed alloggiamenti. La scesa dalla banda di Francia è maggiore che quella di Italia ma più facile e non tanto repente. Insomma non è mala montagna né difficile, e chi la cavalcassi in stagione non avessi a combattere con neve e con diaccio, sarebbe cosa agevole. A piè di questa montagna, pure in su una altra montagna è Brianzone, terra buona e civile, e per quello che ne potemo vedere è luogo grasso; e vi fumo bene trattati ed alloggiati. ([[Francesco Guicciardini]])
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Salses-le-Château
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[[File:Panoràmica Castell de Salses.jpg|thumb|]]
Citazioni su '''Salses-le-Château'''.
*È Sals per quanto si può comprendere di fuora, una fortezza molto bella la quale fu cominciata da questo re, quando quello luogo con tutto el contado di Rossiglione gli fu restituito dal re Carlo, e di poi sempre ha atteso a edificarla e farla forte, e cosí fa di continuo; è nominata per esservi stato a campo l’esercito del re Luigi e non la avere espugnata, benché ne fu piú tosto in colpa el male governo di chi guidava le gente che altra ragione. Ha da un lato la marina, da altro montagne, e non potrebbe essere posta in sito piú commodo per essere una chiave dello stato di Perpignano ed a entrare in sul dominio del re Catolico; ma non mi parve giá che per fortezza del luogo el sito in sé fussi forte, perché ha in capo montagne donde si può facilmente offendere. Da quel lato fu bombardata da’ franzesi; nondimeno la considerai poco perché drento non potetti entrare, perché chi non ha licenzia del re non vi entra, e volendo guardarla a cavallo di fuora, fui interrotto da quelle guardie che mi dettono qualche fastidio. ([[Francesco Guicciardini]])
==Altri progetti==
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[[File:Panoràmica Castell de Salses.jpg|thumb|Fortezza di Salses]]
Citazioni su '''Salses-le-Château'''.
*È Sals per quanto si può comprendere di fuora, una fortezza molto bella la quale fu cominciata da questo re, quando quello luogo con tutto el contado di Rossiglione gli fu restituito dal re Carlo, e di poi sempre ha atteso a edificarla e farla forte, e così fa di continuo; è nominata per esservi stato a campo l'esercito del re Luigi e non la avere espugnata, benché ne fu più tosto in colpa el male governo di chi guidava le gente che altra ragione. Ha da un lato la marina, da altro montagne, e non potrebbe essere posta in sito più commodo per essere una chiave dello stato di Perpignano ed a entrare in sul dominio del re Catolico; ma non mi parve già che per fortezza del luogo el sito in sé fussi forte, perché ha in capo montagne donde si può facilmente offendere. Da quel lato fu bombardata da' franzesi; nondimeno la considerai poco perché drento non potetti entrare, perché chi non ha licenzia del re non vi entra, e volendo guardarla a cavallo di fuora, fui interrotto da quelle guardie che mi dettono qualche fastidio. ([[Francesco Guicciardini]])
==Altri progetti==
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Categoria:Valichi della Francia
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Saragozza
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[[File:Zaragoza and Ebro view from the highest tower.jpg|thumb|Saragozza, con il fiume Ebro]]
Citazioni su '''Saragozza'''.
*La cittá si dice in latino ''Cesaraugusta''; allato alla quale passano tre altri fiumi di poco momento; è di sito assai grande ed è tutta piena e populata, donde in quella provincia si chiama «Saragosa la farta». È cittá ricca, populata e bella; ha le case tutte di mattoni, ma ve ne sono molte grande e magnifiche, in modo che è bene accasata. È nella chiesa maggiore una cappella antica lavorata di alabastro che è opera molto grande e magnifica, dove sono sculte molte figure, molti animali, molti fiori ed erbe di lavoro pronto e naturale, ed è bella cappella; el resto della chiesa in sé non è cosa di qualitá. Èvi uno monasterio di frati intitulato in Santa Angratia, dove è uno convento edificato per ordine ed a spese del re, dove sono chiostri, libreria, refettorio, dormitorio ed altre stanze molto grande e bellissime, in forma che io non vidi mai piú bello convento, che vi è congiunta insieme la magnificenzia e la grazia; ora si comincia a edificare la chiesa, la quale dicono sará corrispondente al convento. ([[Francesco Guicciardini]])
==Altri progetti==
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[[File:Zaragoza and Ebro view from the highest tower.jpg|thumb|Saragozza, con il fiume Ebro]]
Citazioni su '''Saragozza'''.
*La città si dice in latino ''Cesaraugusta''; allato alla quale passano tre altri fiumi di poco momento; è di sito assai grande ed è tutta piena e populata, donde in quella provincia si chiama «Saragosa la farta». È città ricca, populata e bella; ha le case tutte di mattoni, ma ve ne sono molte grande e magnifiche, in modo che è bene accasata. È nella chiesa maggiore una cappella antica lavorata di alabastro che è opera molto grande e magnifica, dove sono sculte molte figure, molti animali, molti fiori ed erbe di lavoro pronto e naturale, ed è bella cappella; el resto della chiesa in sé non è cosa di qualità. Èvi uno monasterio di frati intitulato in Santa Angratia, dove è uno convento edificato per ordine ed a spese del re, dove sono chiostri, libreria, refettorio, dormitorio ed altre stanze molto grande e bellissime, in forma che io non vidi mai più bello convento, che vi è congiunta insieme la magnificenzia e la grazia; ora si comincia a edificare la chiesa, la quale dicono sarà corrispondente al convento. ([[Francesco Guicciardini]])
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[[File:Zaragoza and Ebro view from the highest tower.jpg|thumb|Saragozza, con il fiume Ebro]]
Citazioni su '''Saragozza'''.
*La città si dice in latino ''Cesaraugusta''; allato alla quale passano tre altri fiumi di poco momento; è di sito assai grande ed è tutta piena e populata, donde in quella provincia si chiama «Saragosa la farta». È città ricca, populata e bella; ha le case tutte di mattoni, ma ve ne sono molte grande e magnifiche, in modo che è bene accasata. È nella chiesa maggiore una cappella antica lavorata di alabastro che è opera molto grande e magnifica, dove sono sculte molte figure, molti animali, molti fiori ed erbe di lavoro pronto e naturale, ed è bella cappella; el resto della chiesa in sé non è cosa di qualità. Èvi uno monasterio di frati intitulato in Santa Angratia, dove è uno convento edificato per ordine ed a spese del re, dove sono chiostri, libreria, refettorio, dormitorio ed altre stanze molto grande e bellissime, in forma che io non vidi mai più bello convento, che vi è congiunta insieme la magnificenzia e la grazia; ora si comincia a edificare la chiesa, la quale dicono sarà corrispondente al convento. ([[Francesco Guicciardini]])
==Voci correlate==
*[[Ebro]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Città della Spagna]]
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Homer
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Ebro
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[[File:Zaragoza shel.JPG|thumb|150px|Il fiume Ebro a Saragozza]]
Citazioni sull' '''Ebro'''.
*Saragosa è cittá capo del regno di Aragona, posta in sul fiume Ibero che lá vulgarmente si chiama Ebro. Nasce Ibero nelle montagne di Castiglia, e quando passa da Saragosa è fiume mediocre; entra nel mare sotto a Tortosa, dove dicono è assai grande fiume, per entrarvi molti altri fiumi del paese; credo abbi nome per essere in quella parte donde lui corre fiumi piccoli e di poca qualitá. ([[Francesco Guicciardini]])
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[[File:Zaragoza shel.JPG|thumb|Il fiume Ebro a Saragozza]]
Citazioni sull{{'}}'''Ebro'''.
*Saragosa è città capo del regno di Aragona, posta in sul fiume Ibero che là vulgarmente si chiama Ebro. Nasce Ibero nelle montagne di Castiglia, e quando passa da Saragosa è fiume mediocre; entra nel mare sotto a Tortosa, dove dicono è assai grande fiume, per entrarvi molti altri fiumi del paese; credo abbi nome per essere in quella parte donde lui corre fiumi piccoli e di poca qualità. ([[Francesco Guicciardini]])
==Voci correlate==
*[[Saragozza]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Fiumi della Spagna]]
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Marcella Medici (BEIC)
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[[File:Zaragoza shel.JPG|thumb|Il fiume Ebro a Saragozza]]
Citazioni sull{{'}}'''Ebro'''.
*E così adagio adagio, due giorni dopo l’uscita dall’albereto don Chisciotte e Sancio giunsero al fiume Ebro. Fu di grande soddisfazione a don Chisciotte il vedere e il contemplare le amenità delle sue sponde: la limpidezza delle sue acque, il placido corso e l’abbondanza loro; ed una vista sì ridente e lieta gli richiamò alla memoria mille amorosi pensieri, e si ricordò specialmente di tutto quello che aveva veduto nella Grotta di Montèsino. ([[Miguel de Cervantes]])
*Saragosa è città capo del regno di Aragona, posta in sul fiume Ibero che là vulgarmente si chiama Ebro. Nasce Ibero nelle montagne di Castiglia, e quando passa da Saragosa è fiume mediocre; entra nel mare sotto a Tortosa, dove dicono è assai grande fiume, per entrarvi molti altri fiumi del paese; credo abbi nome per essere in quella parte donde lui corre fiumi piccoli e di poca qualità. ([[Francesco Guicciardini]])
==Voci correlate==
*[[Saragozza]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Fiumi della Spagna]]
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Categoria:Fiumi della Spagna
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Spinoziano (BEIC)
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Creata pagina con "{{NotaCategorie|Argomenti}} {{interprogetto}} [[Categoria:Fiumi|Spagna]] [[Categoria:Luoghi della Spagna]]"
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Gianni Volpi
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Spinoziano
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Creata pagina con "'''Gianni Volpi''' (1940 – 2013), critico cinematografico italiano. ==Citazioni di Gianni Volpi== *{{NDR|''[[Il ritorno di Harry Collings]]''}} si stempera senza posa in assurdi simbolismi, si colora di musiche indiane, di una mistica ricerca di elementi primari.<ref>Citato in Laura, Luisa e Morando Morandini, ''il Morandini: dizionario dei film 2001'', Zanichelli, Bologna, 2000, p. 1128. ISBN 88-08-03105-5</ref> ==Note== <references/> ==Altri progetti== {{interprog..."
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'''Gianni Volpi''' (1940 – 2013), critico cinematografico italiano.
==Citazioni di Gianni Volpi==
*{{NDR|''[[Il ritorno di Harry Collings]]''}} si stempera senza posa in assurdi simbolismi, si colora di musiche indiane, di una mistica ricerca di elementi primari.<ref>Citato in Laura, Luisa e Morando Morandini, ''il Morandini: dizionario dei film 2001'', Zanichelli, Bologna, 2000, p. 1128. ISBN 88-08-03105-5</ref>
==Note==
<references/>
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Volpi, Gianni}}
[[Categoria:Critici cinematografici italiani]]
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Il ritorno di Harry Collings
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Spinoziano
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Creata pagina con "{{Film |titolo italiano = Il ritorno di Harry Collings |titolo alfabetico = Ritorno di Harry Collings |genere = western |regista = [[Peter Fonda]] |sceneggiatore = [[Alan Sharp]] |attori = * [[Peter Fonda]]: Harry Collings *[[Warren Oates]]: Arch Harris *[[Verna Bloom]]: Hannah Collings *Robert Pratt: Dan Griffen *[[Severn Darden]]: McVey *Rita Rogers: donna messicana *[[Ann Doran]]: signora Sorenson *[[Ted Markland]]: Luke *Owen Orr: Mace }} '''''Il ritorno di Harry Co..."
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{{Film
|titolo italiano = Il ritorno di Harry Collings
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* [[Peter Fonda]]: Harry Collings
*[[Warren Oates]]: Arch Harris
*[[Verna Bloom]]: Hannah Collings
*Robert Pratt: Dan Griffen
*[[Severn Darden]]: McVey
*Rita Rogers: donna messicana
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*Owen Orr: Mace
}}
'''''Il ritorno di Harry Collings''''', film statunitense del 1971 con [[Peter Fonda]], regia di Peter Fonda.
==Frasi==
*Di solito la [[casa]] è un posto da cui si parte, ma ci puoi sempre ritrovare qualche cosa. ('''Harry''')
==Dialoghi==
*'''Dan''': C'è un solo posto in cui vale la pena di andare: la [[California]]. C'è il sole, le donne mezze messicane e mezze americane, c'è l'oro, le arance.<br>'''Arch''': E poi c'è il mare. Dicono che è come una grande prateria azzurra.
==Citazioni su ''Il ritorno di Harry Collings''==
*Si stempera senza posa in assurdi simbolismi, si colora di musiche indiane, di una mistica ricerca di elementi primari. ([[Gianni Volpi]])
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Film western]]
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The Hired Hand
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Spinoziano
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#RINVIA [[Il ritorno di Harry Collings]]
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Homer
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{{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 13:52, 28 lug 2026 (CEST)}}
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