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Indro Montanelli
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[[File:IndroMontanelliLettera22.jpg|thumb|upright=1.5|Indro Montanelli alla sede del ''Corriere della Sera'']]
'''Indro Montanelli''' (1909 – 2001), giornalista, saggista e commediografo italiano.
==Citazioni di Indro Montanelli==
[[File:Indro Montanelli 1936.jpg|miniatura|Indro Montanelli, ufficiale del Regio Esercito, 1936]]
*[[Gianni Agnelli|Agnelli]] ha detto che non siamo nella repubblica delle banane, però qualche banana in Italia c'è, perché avvengono cose veramente singolari.<ref>Citato in Marco Travaglio, ''Bananas'', Garzanti, Milano, 5 maggio 2001.</ref>
*Al [[conformismo]] l'[[ironia]] fa più paura d'ogni [[Argomentazione|argomentato ragionamento]].<ref>Da ''Controcorrente'', Editoriale Nuova, Milano, 1978.</ref>
*{{NDR|[[Ferdinando I delle Due Sicilie]]}} Aveva sulla coscienza la vita di migliaia d'infelici, morti sulla forca e nelle galere solo per aver voluto un po' di libertà. Era stato spergiuro. Non aveva conosciuto che disfatte e fughe ignominiose di fronte al nemico. Politicamente, era rimasto fermo alla concezione settecentesca del più retrivo assolutismo. Non aveva fatto che i propri interessi, e più ancora i propri comodi, della regalità prendendosi solo i piaceri. Non aveva saputo che incrementare l'ignoranza di cui egli stesso era campione. Eppure, il cordoglio popolare per la sua morte non ci stupisce, perché un dono lo aveva avuto: la genuinità. Questo Re fellone e fannullone non aveva mai cercato di apparire diverso da quel che era: uno scugnizzo dei «bassi», prepotente, ridanciano e sboccato, nato per caso con una corona in testa e che aveva sempre concepito la sua parte come quella di un buon capo-camorra. Non aveva interpretato che i caratteri deteriori del popolo napoletano, ma anche i più appariscenti e riconoscibili.<ref>Da ''L'Italia unita. {{small|Da Napoleone alla svolta del Novecento}}'', Rizzoli BUR, Milano, 2015, [https://books.google.it/books?id=8J7tCgAAQBAJ&lpg=PT206&dq=&pg=PT206#v=onepage&q&f=false p. 206]. eISBN 978-88-58-68272-2</ref>
*Avevo capito fin dal primo incontro che l'aggressività di [[Anna Magnani|Anna {{NDR|Magnani}}]] era solo la maschera della sua insicurezza. Era una donna difficile e sempre agli estremi di tutto: della dolcezza come del furore, e non si capiva mai bene, forse non lo capiva nemmeno lei, quanto l'uno e l'altra fossero veri, o soltanto scena. Certo è che dall'uno all'altra passava con fulminea velocità e tenendo chiunque in stato di fibrillazione. <ref>Da ''Anna Magnani, la più grande attrice del nostro cinema'', 23 ottobre 1999, in ''Le Nuove stanze'', a cura di Michele Brambilla, RCS Libri, Milano, 2002, p. 280.</ref>
*{{NDR|[[Walter Chiari]]}} Avrebbe meritato 30 anni di prigione per lo spreco del suo talento.<ref>Citato in Luciano Giannini, ''[https://www.ilmattino.it/AMP/cultura/walter_chiari_100_walter_sottotitolo_chiari_biografia_di_un_genio_irregolare-7954361.html Walter Chiari genio irregolare che confessava di aver vissuto]'', ''Il Mattino'', 24 febbraio 2024</ref>
*[[Silvio Berlusconi|Berlusconi]] è una persona intelligente finché riesce a ragionare col suo cervello: il suo cervello è valido. Ma lui, oltre al cervello, ha le viscere, e molto spesso le viscere prendono la prevalenza sul cervello. E quando lui si abbandona alle viscere, secondo me, diventa uomo pericoloso. Questo lo dico a lei perché l'ho detto a lui, perché gliel'ho anche scritto.<ref name="milano">Dal programma televisivo ''Milano, Italia'', Rai 3, 11 gennaio 1994.</ref>
*[[Silvio Berlusconi|Berlusconi]] ha straordinarie qualità di imprenditore – coraggio, fantasia, forza di lavoro – che gli hanno valso il successo in tutti i campi in cui si è cimentato. Una sola cosa non gli riesce di fare, il presidente di una società di calcio.<ref>Da ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1987/01/20/ora-montanelli-critica-berlusconi.html Ora Montanelli critica Berlusconi]'', ''la Repubblica'', 20 gennaio 1987.</ref>
*[[Silvio Berlusconi|Berlusconi]] non ha idee: ha solo interessi.<ref>2001; citato in [[Marco Travaglio]], ''Ad personam'', Chiarelettere, Milano, 2010, p. 39, ISBN 978-88-6190-104-9.</ref>
*{{NDR|Su [[Aldo Moro]]}} Calvinista a rovescio, invece che nella predestinazione della [[Grazia divina|grazia]], credeva in quella della [[disgrazia]].<ref>Citato in [[Roberto Gervaso]], ''Ve li racconto io'', Mondadori, Milano, 2006, pp. 310-311, ISBN 88-04-54931-9.</ref>
*Certo, per un direttore di giornale, avere sottomano un [[Marco Travaglio|Travaglio]], che su qualsiasi protagonista, comprimario e figurante della vita politica italiana è pronto a fornirti su due piedi una istruttoria rifinita nel minimo dettaglio è un bel conforto. Ma anche una bella inquietudine. Il giorno in cui gli chiesi se in quel suo archivio, in cui non consente a nessuno di ficcare il naso, ci fosse anche un fascicolo intitolato al mio nome, Marco cambiò discorso.<ref>Dalla prefazione a Marco Travaglio, ''Il Pollaio delle Libertà'', Vallecchi, Firenze, 1995.</ref>
*Chi di voi vorrà fare il [[giornalista]], si ricordi di scegliere il proprio padrone: il [[lettore]].<ref>Dalla lezione di giornalismo all'Università di Torino, 12 maggio 1997; citato in ''La Stampa'', 14 aprile 2009.</ref>
*Conosco molti furfanti che non fanno i [[Morale|moralisti]], ma non conosco nessun moralista che non sia un furfante. Senza, per carità, allusione a [[Eugenio Scalfari|Scalfari]]. Solo come promemoria.<ref>Citato in [[Eugenio Scalfari]], ''Incontro con io'', Rizzoli, Milano, 1994, ISBN 8806200747.</ref>
*Cosa c'è meglio di [[Romano Prodi|Prodi]]? Governa fra compromessi e imbroglietti. I nostri soci sanno benissimo che siamo imbroglioni, che sui conti che portiamo all'Europa s'è un po' imbrogliato. Accettano lo stesso, purché non s'esageri. E [[Carlo Azeglio Ciampi|Ciampi]] non esagera, è un economista serio e vero. [...] {{NDR|Romano Prodi}} Con la faccia da mortadella, l'ottimismo inossidabile e l'eterno sorriso, ci porterà in Europa: ringraziamo Dio, e anche [[Massimo D'Alema|D'Alema]], che ci hanno dato Prodi.<ref name=Montanelli>Citato in Francesco Battistini ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1997/dicembre/19/Montanelli_ragazzi_rifate_68_co_0_97121914987.shtml Montanelli: ragazzi, rifate il '68]'', ''Corriere della Sera'', 19 dicembre 1997.</ref>
*Dicono che [[Ciriaco De Mita|De Mita]] sia un intellettuale della Magna Grecia. Io però non capisco cosa c'entri la Grecia...<ref>Citato in ''Liberazione'', 22 febbraio 2008.</ref>
*{{NDR|Su [[Giulia Maria Crespi]]}} Dispotica guatemalteca.<ref> Citato in Paolo Martini, ''[https://www.adnkronos.com/crespi-la-zarina-del-corriere-della-sera-che-fondo-il-fai_4YA2lu93AIXTzgMw0Wj65x Crespi, la 'zarina' del Corriere della Sera che fondò il Fai]'', adnkronos.com, 19 luglio 2020.</ref>
*{{NDR|Su [[Gad Lerner]], nel 2000}} È bravissimo, son contento l'abbian messo al ''Tg1'', è un buon conduttore, buonissimo giornalista. Ma sarà un bravo direttore?<ref>Citato in Antonella Rampino, ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,3/articleid,0428_01_2000_0162_0003_4349235/ Il rischio? Una missione impossibile]'', ''La Stampa'', 17 giugno 2000.</ref>
*{{NDR|Su [[Concetto Lo Bello]]}} Entra in campo col passo del padrone che ispeziona il proprio podere.<ref>Citato in Marco Innocenti,
''[https://st.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Tempo%20libero%20e%20Cultura/storie-della-storia/archivio-2009/storie-storia-9-settembre-muore-lo-bello.shtml?uuid=4327f496-881f-11de-873c-ca3137183d57&DocRulesView=Libero&refresh_ce=1 9 settembre 1991: se ne va il re degli arbitri, Concetto Lo Bello]'', ''ilsole24ore.com'', 8 settembre 2009.</ref>
*{{NDR|Su [[Gaio Giulio Cesare|Giulio Cesare]]}} Grande soldato, grande statista, grande scrittore, grande avventuriero. E grande amatore. C'era di tutto. [...] In questa epoca di Mani Pulite Cesare sarebbe rimasto sicuramente "intangentato". Di tangenti lui ne prese parecchie. Ma a differenza dei mariuoli di oggi era anche un grande legislatore, un grande generale, un uomo di un'efficienza straordinaria. I nostri sono dei ladri. Ladri e basta.<ref>Citato in Mauro Anselmo, ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,7/articleid,0797_01_1993_0212_0009_11229316/ Montanelli: così ho finito la mia Storia d'Italia]'', ''La Stampa'', 4 agosto 1993.</ref>
*{{NDR|Su [[Clare Boothe Luce]]}} Ha la mentalità schematica di una maestra di scuola.<ref>Citato in Massimo Gaggi, ''Quando il giornale del Pci pensò di pubblicare il nudo dell'ambasciatrice Usa'', ''Corriere della Sera'', 18 dicembre 2022.</ref>
*{{NDR|Su [[Lucio Battisti]]}} Ho amato molto le sue canzoni e il suo desiderio di vivere appartato.<ref>Citato in [[Leo Turrini]], ''Lucio Battisti: la vita, le canzoni, il mistero'', Mondadori, 2008, retrocopertina.</ref>
*I mariti italiani, per comprar la pelliccia alle mogli, spendono più di tutti i loro colleghi europei. Poveri, ma pelli.<ref name=Controcorrente>Da ''Controcorrente, 1974–1986'', Mondadori, Milano, 1987.</ref>
*I nostri uomini politici non fanno che chiederci, a ogni scadenza di legislatura, «un atto di fiducia». Ma qui la fiducia non basta; ci vuole l'atto di fede.<ref name=Controcorrente/>
*I [[Ricordo|ricordi]] vanno messi sotto teca, appesi a una parete e guardati. Senza tentare di rinnovarli. Mai.<ref>Da un'intervista di [[Ferruccio de Bortoli]], 1999; in ''[http://www.rai.it/dl/Rai5/programma.html?ContentItem-f04f3982-e954-471e-8242-78f92423550d Indro Montanelli, gli anni della televisione]'', puntata 8, di Nevio Casadio, Rai Premium, 2013.</ref>
*Il bello dei [[politologi]] è che, quando rispondono, uno non capisce più cosa gli aveva domandato.<ref name=Controcorrente/>
*{{NDR|Su [[Carlo Sforza]]}} Il conte si piega sulle gambe come se volesse saltare in arcione. E io dico: è veramente un bell'uomo.<ref>Citato da Guido Russo Perez nella [https://documenti.camera.it/_dati/leg01/lavori/stenografici/sed0331/sed0331.pdf Seduta pomeridiana del 31 ottobre 1949] della Camera dei deputati.</ref>
*Il fascismo privilegiava i somari in divisa. La democrazia privilegia quelli in tuta. In Italia, i regimi politici passano. I somari restano. Trionfanti.<ref name=Controcorrente/>
*Il guaio di [[Eugenio Scalfari|Scalfari]] non è che dice quel che pensa. Il guaio di Scalfari è che pensa quel che dice.<ref>Citato in Paolo Granzotto, ''Montanelli'', p. 173.</ref>
*In [[Italia]] a fare la dittatura non è tanto il dittatore quanto la paura degli italiani e una certa smania di avere, perché è più comodo, un padrone da servire. Lo diceva [[Benito Mussolini|Mussolini]]: «Come si fa a non diventare padroni di un paese di servitori?».<ref>Dall'intervista di Pasquale Cascella, ''Montanelli: «Il regime? È alle porte, inutile aspettare il dittatore»'', ''l'Unità'', 25 ottobre 1994, p. 5.</ref>
*In Italia c'è una frangia d'imbecilli tali che credono si possa resuscitare il comunismo. Seppellire il cadavere del marxismo non è facile, anche perché per molti significa rinnegare l'intera esistenza. Ma certo [[Fausto Bertinotti|Bertinotti]] non è di questi: lui non sa un corno di marxismo, non gl'importa niente, è un piccolo pagliaccio, un populista all'italiana che scalda in piazza maree di poveri diavoli e parla ancora delle masse operaie, che vede solo lui.<ref name=Montanelli></ref>
*In Italia non c'è una coscienza civile, non c'è un'identità nazionale che tenga insieme uno Stato federale e garantisca la civile convivenza delle sue parti. Invece io vedo solo nell'Italia Cisalpina qualche barlume di coscienza civile e una vocazione europea. Altrove, invece, è un disastro difficile, se non impossibile, da rimediare. Spero proprio di sbagliarmi.<ref name=Italia>Citato in ''Il grande vecchio del giornalismo rilegge gli ultimi anni della nostra storia'', ''L'Indipendente'', 25 luglio 1995.</ref>
*In Italia si può cambiare soltanto la Costituzione. Il resto rimane com'è.<ref>Dall'articolo di Polaczek, ''Teile und sende'', in ''Frankfurter Allgemeine Zeitung'', 15 agosto 1996, p. 29.</ref>
*In Italia un colpo di piccone alle [[Casa di tolleranza|case chiuse]] fa crollare l'intero edificio, basato su tre fondamentali puntelli, la Fede cattolica, la Patria e la Famiglia. Perché era nei cosiddetti postriboli che queste tre istituzioni trovavano la più sicura garanzia.<ref>Citato in Daniele Abbiati, [http://www.ilgiornale.it/news/tresse-indro-nella-repubblica-delle-marchette.html ''La maîtresse di Indro nella Prima Repubblica delle marchette''], ''il Giornale.it'', 22 ottobre 2010.</ref>
*In nome di quale razza noi faremmo del razzismo? Se c'è un paese (adesso non voglio offendere, perché io sono italiano come tutti gli altri), ma se c'è un paese bastardo è l'Italia, cioè a dire una confluenza di razze diverse.<ref>Dal programma televisivo di Rai 3 ''Eppur si muove'', 20 marzo 1994.</ref>
*Io non mi sono mai sognato di contestare alla [[Chiesa (comunità)|Chiesa]] il suo diritto a restare fedele a se stessa, cioè ai comandamenti che le vengono dalla Dottrina... ma che essa pretenda d'imporre questi comandamenti anche a me che non ho la fortuna di essere un credente, cercando di travasarli nella legge civile in modo che diventi obbligatorio anche per noi non credenti, è giusto? A me sembra di no.<ref>Citato in [[Umberto Veronesi]], ''[http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/cronaca/eluana-eutanasia-3/comm-veronesi/comm-veronesi.html Non vince la scienza]'', ''la Repubblica'', 14 novembre 2008.</ref>
*Io il giornale urlato non è che non glielo voglio dare, non lo so fare! La clava non è nel mio armamentario! Non lo posso fare e non credo che sia un buon segno di civiltà politica l'uso della clava.<ref name="milano" />
*Io non sono napoletano, ma di fronte a [[Peppino De Filippo|Peppino]], non so come, mi capita sempre di diventarlo.<ref name=Pappagone>Citato in ''Pappagone e non solo'', a cura di Marco Giusti, Mondadori, Milano, 2003.</ref>
*{{NDR|Alla nipote Letizia Moizzi}} Io sarò il tuo Jukebox. Tu metti una monetina e io ti racconto un ricordo.<ref>Citato in Elvira Serra, «Scoprii che era importante quando le Br gli spararono. Lo convinsi io a prendere i farmaci per la depressione», ''Corriere della Sera'', 20 gennaio 2025.</ref>
*Io non voglio soffrire, io non ho della sofferenza un'idea cristiana. Ci dicono che la sofferenza eleva lo spirito; no la sofferenza è una cosa che fa male e basta, non eleva niente. E quindi io ho paura della sofferenza. Perché nei confronti della morte, io, che in tutto il resto credo di essere un moderato, sono assolutamente radicale. Se noi abbiamo un diritto alla vita, abbiamo anche un diritto alla morte. Sta a noi, deve essere riconosciuto a noi il diritto di scegliere il quando e il come della nostra morte.<ref>Citato in Carlo A. Martigli, ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2002/04/25/sul-diritto-alla-morte-si-discute-su.html Sul diritto alla morte si discute su Internet]'', ''la Repubblica'', 25 aprile 2002.</ref>
*Kipling diceva: "un italiano, un bel tipo; due italiani, una discussione; tre italiani, tre partiti politici". I suoi concittadini, invece, li definiva così: "un inglese, un cretino; due inglesi due cretini; tre inglesi, un popolo". Vorrei avere a che fare con dei cretini che, insieme, facessero un popolo.<ref>Citato in Cristina Taglietti, ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1998/dicembre/17/Montanelli_cari_studenti_volete_spaccate_co_0_98121712510.shtml Montanelli: cari studenti, se volete spaccate tutto ma è inutile]'', ''Corriere della Sera'', 17 dicembre 1998.</ref>
*{{NDR|Riguardo all'approvazione della legge elettorale nota come mattarellum}} L'unico modello a cui possiamo rifarci è quello francese, non quello inglese. In un paese dove ci sono venti-venticinque partiti, come si fa l'uninominale a turno unico? Qui rischia di vincere un partito che ottiene il dieci percento, perché gli altri hanno ottenuto il sette, il sei. Ma le pare giusto questo? Io non so se è stata una follia o un atto criminale questa riforma elettorale. Io sono per la traduzione in processo dei legislatori, da [[Sergio Mattarella|Mattarella]] agli altri - non è stato il solo - i quali hanno fatto, come al solito, o creduto di fare gli interessi del proprio partito. Hanno fatto questa legge prima che venisse il diluvio universale di [[Mani pulite|Tangentopoli]], convinti che siccome loro erano il partito di maggioranza relativa spazzavano via l'Italia. Poi è venuta tangentopoli e ora piangono. Dovrebbero suicidarsi se avessero un minimo di dignità. Suicidarsi. Perché in nome degli interessi di partito hanno completamente rovinato l'Italia. [...] Questi legislatori che hanno truffato con questa legge - perché questa legge è una truffa - io vorrei sapere come mai non vengono processati. Dovrebbero essere processati per lesa patria.<ref name=conferenza>[https://www.youtube.com/watch?v=snbg12DCPSM Indro Montanelli presenta "La Voce", conferenza stampa integrale], 1994.</ref>
*La cosa curiosa di [[Antonino Caponnetto|Caponnetto]] è che si va a schierare con [[Leoluca Orlando|Orlando]] che è stato il peggior denigratore di [[Giovanni Falcone|Falcone]]. E poi dice che fa l'antimafia, io vorrei sapere i voti a Orlando chi glieli ha dati.<ref>Citato in Riccardo Chiaberge ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1994/marzo/21/Montanelli_voce_controcorrente_co_0_94032115801.shtml Montanelli la voce controcorrente]'', ''Corriere della Sera'', 21 marzo 1994.</ref>
*La [[cultura]], per un giornalista, è come una puttana: la puoi frequentare ma non devi ostentarla. La cultura si tiene nel cassetto. Il lettore non va trattato dall'alto in basso, ma preso per mano come un amico e portato dove vuoi.<ref>Citato in [[Roberto Gervaso]], ''Ve li racconto io'', Mondadori, Milano, 2006, p. 294, ISBN 88-04-54931-9.</ref>
*La cultura si è chiusa nella torre eburnea. Rimane lì, arroccata in sé stessa, perché ha orrore dei contatti col pubblico, si crede diminuita dai contatti col pubblico. Questa è la cultura italiana. È una cultura di cretini.<ref name="montecarlo">Radio Montecarlo, [https://www.youtube.com/watch?v=A77mrwIjSSs Intervista a Indro Montanelli], di Roberto Arnaldi, 1973.</ref>
*La [[depressione]] è una malattia democratica: colpisce tutti.<ref>Citato nel programma televisivo ''Ippocrate'', Rai News, 13 giugno 2010.</ref>
*La devolution mi preoccupa molto, perché la decomposizione della [[Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia|Jugoslavia]] cominciò esattamente così: reclamata e imposta dai due grandi compari Tudjiman e [[Slobodan Milošević|Milosevic]] che distrussero l'unità del Paese per restare padroni in casa propria...<ref>Citato in Gian Guido Vecchi, ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2001/aprile/08/Devolution_traffico_voto_rebus_co_7_0104088547.shtml Devolution e traffico, il voto è un rebus]'', ''Corriere della Sera'', 8 aprile 2001.</ref>
*La guerra contro il [[brigantaggio]], insorto contro lo Stato unitario, costò piú morti di tutti quelli del [[Risorgimento]]. Abbiamo sempre vissuto dei falsi: il falso del Risorgimento che assomiglia ben poco a quello che ci fanno studiare a scuola.<ref>Citato in Stefano Preite, ''Il Risorgimento, ovvero, Un passato che pesa sul presente'', Piero Lacaita, 2009.</ref>
*La lettura del ''[[Adolf Hitler#Mein Kampf|Mein Kampf]]'' io la renderei, per legge, obbligatoria. Fuori dal contesto in cui fu concepito e scritto, quel libro è un caciucco di coglionerie.<ref>Citato in Cesare Medail, ''Il «Mein Kampf» torna nelle librerie italiane. Grazie a un editore cossuttiano'', ''Corriere della Sera'', 6 maggio 2000.</ref>
*La nostra classe politica ha fatto del [[partito]] una specie di totem intoccabile e gli ha attribuito tutti i poteri, con in più un diritto: il diritto di abusarne.<ref name=Dovere>Dal programma televisivo ''Dovere di cronaca'', Rete 4, 1988, [https://www.youtube.com/watch?v=caQgyvTKZS8 visibile su YouTube].</ref>
*Le cose non sono importanti per quello che sono, ma per quello che uno ci mette.<ref name="cento">intervista di Enzo Biagi a Indro Montanelli, (1982), da "Cento anni", Fabbri video, 1993.</ref>
*Le mie idee sono sempre al vaglio dell'[[esperienza]] e l'esperienza mi impone di rivederle continuamente.<ref name="IIIB">Da un'intervista del 1971, tratta da ''III B, Facciamo l'appello'' di Enzo Biagi; anche in ''[http://www.rai.it/dl/Rai5/programma.html?ContentItem-f04f3982-e954-471e-8242-78f92423550d Indro Montanelli, gli anni della televisione]'', puntata 7, di Nevio Casadio, Rai Premium, 2013.</ref>
*[[Leo Longanesi]] che amava [[Marcello Marchesi]] rabbiosamente per lo spreco che faceva del suo talento, quando lo incontrava, gli diceva: "Devo fare una telefonata, mi dai un gettone di intelligenza?". E un giorno mi ordinò un epitaffio per lui. Eccolo: "Qui giace un nessuno — che se avesse voluto — avrebbe potuto diventare — Marcello Marchesi —. Purtroppo o per fortuna — non lo seppe mai —. Come tutti i geni — era un cretino".<ref>Citato in Paola Fallai, ''Marchesi, l'umorista che creò un'atmosfera'', ''La lettura'', ''Corriere della Sera'', 25 marzo 2012; riportato in ''[http://www.cinquantamila.it/storyTellerArticolo.php?storyId=0000001549183 Cinquantamila.it]''.</ref>
*Mi accusano molto spesso di avere inventato degli aneddoti. È verissimo. Io ogni tanto invento quando devo descrivere un personaggio, specialmente negli incontri, io invento qualche aneddoto. Però sono sempre aneddoti funzionali, che servono a dimostrare quel certo carattere che mi sembra vero e di dover dimostrare.<ref name="IIIB" />
*Mi avvio verso il mio capolinea con l'angoscia di portare con me le cose che ho più amato: il mio paese e il mio mestiere, temo che non mi sopravviveranno.<ref>Da un'intervista del 1996, tratta da ''Tablet Italiani'', puntata 2, "Montanelli/Bocca", Rai Storia, 25 agosto 2013.</ref>
*{{NDR|Su [[Vittorio Mangili]], in riferimento all'[[rivoluzione ungherese del 1956|insurrezione antisovietica in Ungheria nel 1956]]}} Ne ha combinate di tutti i colori. Ha fatto perfino il portaordini dei patrioti, a bordo di una delle loro automobili di collegamento.<ref>Citato in Roberta Scorranese, ''[https://www.corriere.it/cronache/22_ottobre_09/vittorio-mangili-cento-anni-dell-inviato-rai-io-budapest-madre-teresa-1efd76ca-473a-11ed-8ee2-07ab17a2d97d.shtml Vittorio Mangili, i cento anni dell’inviato Rai «Io, da Budapest a Madre Teresa»]'', ''corriere.it'', 8 ottobre 2022.</ref>
*Nei grandi [[Giornale|giornali]] di oggi, che non possono farne a meno, chi comanda non è più nemmeno il [[direttore]]: è l'ufficio [[marketing]].<ref name="giornalista">Da: ''Repertorio della Fondazione Montanelli'', in ''Indro Montanelli - Gli anni della televisione 4: Io sono soltanto un giornalista'', a cura di Nevio Casadio, Rai Sat, 2009</ref>
*{{NDR|Rivolto a [[Silvio Berlusconi|Berlusconi]] che voleva imporsi sulla linea editoriale de ''il Giornale''}} Nell'arte dell'imprenditoria, tu sei di certo un genio, ed io un coglione. Ma nell'arte della polemica il genio sono io, e tu il coglione.<ref name=Travaglio2004>Citato in Marco Travaglio, ''Montanelli e il Cavaliere'', Garzanti, Milano, 2004.</ref>
*Nessuno di noi la strada della ribellione la batté sino in fondo, come voleva [[Berto Ricci|Ricci]]: per la semplice ragione che si trattava di una strada che fondi non ne aveva. Qualcuno poi scantonò in questo o in quello dei sette o otto partiti che aprirono le porte a questa generazione perduta. E forse si illuse di aver trovato un’altra bandiera. Io sono tra i rassegnati: so benissimo che di bandiere non posso averne altre e che l'unica che seguiterà a sventolare sulla mia vita è quella che disertai, prima che cadesse.<ref>Citato in Mario Bernardi Guardi, ''La giovinezza di Montanelli ebbe un nome: Berto Ricci'', ''Il Primato Nazionale'', 3 maggio 2016.</ref>
*No, [[Marco Travaglio|Travaglio]] non uccide nessuno. Col coltello. Usa un'arma molto più raffinata e non perseguibile penalmente: l'archivio.<ref name=Travaglio2004/>
*Noi italiani non crediamo in nulla e tanto meno nelle virtù che qualcuno ci attribuisce. Ma tra di esse ce n'è una nella quale riponiamo una fede incorruttibile: quella della nostra capacità di corrompere tutto.<ref>Citato in Mario Cervi, ''Ti ricordi Indro?'', Società europea di edizioni, Milano, 2017, p. 57. ISBN 9778118178454</ref>
*Noi qui buttiamo tutte le colpe addosso agli altri. Ma bisogna fare i conti anche col popolo italiano. Siamo noi che li abbiamo eletti questi signori. Sono mica piovuti dalla luna. E allora non accaniamoci soltanto sulla classe politica. Noi siamo un elettorato disposto a ogni sorta di transazione, quando ci fa comodo.<ref name=conferenza />
*Non credo alle feste comandate. La memoria dovrebbe essere spontanea. L'unica cosa che si dovrebbe fare è raccontare veramente e in maniera spassionata ai giovani, che non lo sanno, cosa è stata la Shoah, senza fare mobilitazioni di folle.<ref>Citato in Marco Cremonesi, ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2001/gennaio/28/Diecimila_piazza_con_nomi_dei_co_0_0101282160.shtml Diecimila in piazza con i nomi dei lager]'', ''Corriere della Sera'', 28 gennaio 2001, p. 31.</ref>
*Non do più nessun significato a queste due parole {{NDR|destra e sinistra}}, le ritengo un cascame, un residuato di situazioni oramai defunte. [[Destra e sinistra]] non hanno più nessun significato e credo che noi ci stiamo attardando su una terminologia arcaica, oramai da seppellire.<ref>Radio Radicale, [https://www.radioradicale.it/scheda/598/599-elezioni Elezioni], 38:58-39:26, 25 maggio 1979.</ref>
*Non mi si portino i soliti argomenti astratti, tipo la sacralità della vita: nessuno contesta il diritto di ognuno a disporre della sua vita, non vedo perché gli si debba contestare il diritto a scegliere la propria morte.<ref>Citato in Enrico Bonerandi, ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2000/12/13/montanelli-pronto-morire.html Montanelli: pronto a morire]'', '' la Repubblica'', 13 dicembre 2000, p. 36.</ref>
*{{NDR|Il Polo delle Libertà}} Non venga a farci credere che è costretto all'[[Aventino (espressione)|Aventino]] dal clima di violenza creato dall'Ulivo. Dove diavolo la vede questa violenza? Mi basta guardare la faccia di [[Romano Prodi|Prodi]] 1996 per metterla a confronto con quella di Mussolini 1924 per escludere che in Italia corriamo il pericolo di una dittatura. Per fare una dittatura ci vuole un dittatore.<ref>Citato in Alessandro Longo, ''[https://rep.repubblica.it/pwa/generale/2018/03/17/news/aventino-191559602/?ref=pwa-rep-hp-2-1-1 Perché si dice Aventino]'', ''Rep.repubblica.it'', 17 marzo 2018.</ref>
*{{ndr|su [[Gianni Agnelli]]}} Parla con la propria bocca, pensa con il cervello di Valletta, col cuore di Giulio De Benedetti e con gli interessi polivalenti della Fiat.<ref>Citato in Paolo Granzotto, ''Montanelli'', p. 129.</ref>
*{{ndr|su [[Mariano Rumor]]}} Personaggio da commedia [[Carlo Goldoni|goldoniana]] più che da tragedia contemporanea.<ref>Citato in Paolo Granzotto, ''Montanelli'', p. 145.</ref>
*Posso solo dire che l'Italia del Cattaneo è quella che conserva qualche probabilità di salvarsi da questo degrado politico, culturale, morale, economico. E l'Italia del Cattaneo è quella Cisalpina. A nord del Po, e forse anche in Emilia, esistono tracce di coscienza civile e anche di classi dirigenti sane. Poi c'è un'Italia centrale, quella toscana e umbra e marchigiana, che conserva le sue peculiarità, i suoi caratteri spiccati che affondano le radici nell'Italia comunale e rinascimentale. Il resto è un disastro che non saprei come salvare. Del resto Cattaneo ci tentò, andò a Napoli e resistette qualche giorno. Poi si arrese e se ne tornò nella sua Lugano, nella sua Svizzera.<ref name=Italia>Citato in ''Il grande vecchio del giornalismo rilegge gli ultimi anni della nostra storia'', ''L'Indipendente'', 25 luglio 1995.</ref>
*Pur ricordandovi che la nostra regola è quella di non tener conto delle intemperanze altrui, specie dei politici, e di dire sempre la verità, tutta la verità, senza partito preso né animosità verso nessuno, vi autorizzo a comunicare al [[Bobo Craxi|suddetto signore]], se ve ne capita l'occasione, che l'unica «testa» in pericolo di cadere dopo il 5 aprile non è la vostra ma, casomai, la sua. E potete aggiungere, da parte mia, che non la considererei una gran perdita.<ref>Citato in [[Federico Orlando]], ''Il sabato andavamo ad Arcore'', Larus, Bergamo, 1995.</ref>
*[[Sandro Pertini|Pertini]] ha interpretato al meglio il peggio degli italiani.<ref>Citato in Franco Fontanini, ''Piccola antologia del pensiero breve'', Liguori Editore, Napoli, 2007, p. 12.</ref>
*Quando mi viene in mente un bell'aforisma, lo metto in conto a [[Montesquieu]], od a [[François de La Rochefoucauld|La Rochefoucauld]]. Non si sono mai lamentati.<ref>Citato in Luigi Mascheroni, ''[http://www.ilgiornale.it/news/mai-dette-ripetiamo-sempre-ecco-frasi-fantasma-storia.html Mai dette, ma le ripetiamo sempre. Ecco le frasi fantasma della storia]'', ''il Giornale'', 21 marzo 2009, p. 22.</ref>
*Quello che ci ripugna è che, per mettere un controllo all'autorità politica, ci sia bisogno di ricorrere all'autorità giudiziaria. Cioè che, alla fine, noi avremo le riforme istituzionali non per via politica, ma per via giudiziaria e processuale. Questo ci allarma anche perché, come avrete ben capito, la mia opinione dei politici è molto bassa, ma quella dei giudici non è migliore. Perché anche i giudici sono stati corrotti dalla partitocrazia. Lo dimostra il semplice fatto che molti di loro ostentano la tessera di partito. Un giudice che ha venduto la propria imparzialità ai partiti è un giudice che, prima di processare gli altri, dovrebbe essere processato lui e cacciato in galera. Lo so che a dire queste cose si possono avere dei dispiaceri, ma io di dispiaceri in vita mia ne ho avuti tanti che, uno più o uno meno, non mi fa nessunissimo effetto.<ref name=Dovere/>
*{{NDR|[[Carmen Lasorella]]}} Richiama tanta attenzione non solo per la sua bravura ma anche per quel che possiede dal cervello in giù.<ref>Citato in Luigi Mascheroni, ''[https://books.google.it/books?id=gtg7AQAAIAAJ&q=%22Richiama+tanta+attenzione+non+solo+per+la+sua+bravura+ma+anche+per+quel+che+possiede+dal+cervello+in+gi%C3%B9+%22&dq=%22Richiama+tanta+attenzione+non+solo+per+la+sua+bravura+ma+anche+per+quel+che+possiede+dal+cervello+in+gi%C3%B9+%22&hl=it&newbks=1&newbks_redir=0&sa=X&ved=2ahUKEwiC2PXRl5WDAxVs4AIHHazPCd4Q6AF6BAgHEAI Sette, settimanale del Corriere della sera, Edizioni 1-9]'', 1996.</ref>
*Sfido io che {{NDR|''il Giornale''}} non va bene come vendite. Non va bene come vendite perché noi siamo ancora alla macchina Olivetti. Qui non è stato fatto mai nessun investimento ed è stato detto chiaro che gli investimenti non sarebbero venuti finché io ne fossi il direttore. Questa è la situazione.<ref name="milano" />
*Siamo un paese cattolico, che nella [[Provvidenza]] ci crede o almeno ne è affascinato. Il pericolo è questo: gli [[italia]]ni sentendo aria di provvidenza sono sempre pronti a mettersi in fila speranzosi.<ref name=Provvidenza>Citato in ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1994/02/24/rivogliono-uomo-della-provvidenza.html?ref=search Rivogliono l'uomo della provvidenza]'', ''la Repubblica'', 24 febbraio 1994, p. 11.</ref>
*Se avessi potuto immaginare come sarebbe stata distrutta la vecchia classe politica italiana - che meritava la distruzione, sia chiaro - se avessi potuto immaginare che la distruzione della vecchia classe politica italiana, in gran parte marcia, avrebbe dischiuso una situazione come quella attuale e che la vecchia legge proporzionale sarebbe stata sostituita dall'attuale legge maggioritaria così come è stata compilata, io avrei forse difeso la vecchia classe. Per lo meno non mi sarei battuto con tanta asprezza e con tanto vigore contro quella classe politica, che meritava di finire, ma a cui si stanno dando dei successori che, ricordatevelo bene, ci faranno rimpiangere quella vecchia. È il peggio che si può dire. Ma io lo dico. Perché non riesco proprio a vedere cosa sta venendo fuori da questo rimescolio di carte.<ref name=conferenza />
*{{NDR|«Se dovesse fondare un giornale a novant'anni, che giornale farebbe?»}} Se io dovessi oggi fare un giornale, farei un ''Foglio'' un po' più grande: invece che di 4 facciate di 10 o di 12. Non di più. Con una redazione ridottissima e facendo un preventivo che mi mettesse al riparo dalle delusioni. Mirerei ad avere non più di venti/trentamila lettori e non avere pubblicità. Su queste basi, forse, riuscirei a fare un [[giornale]] di alto prestigio, ma purtroppo destinato a una élite.<ref name="giornalista" />
*Sta arrivando l'uomo della provvidenza. E io, in vita mia, di questi personaggi ne ho già conosciuto uno. Mi è bastato. Per sempre.<ref name=Provvidenza></ref>
*Una cultura che perde i contatti col pubblico si sterilisce e muore. Questa è la verità. E la nostra cultura è assolutamente sterile. Noi culturalmente non contiamo più nulla nel mondo. Perché? Perché è chiusa in sé stessa, la cultura, ha perso i contatti col pubblico, con la vita. Non c'è più. Sono mummie. Non è più cultura: è mafia.<ref name="montecarlo" />
*{{NDR|Su [[Aldo Moro]]}} Un generale che, sfiduciato del proprio esercito, credeva che l'unico modo di combattere il nemico fosse quello di abbracciarlo.<ref>Citato in [[Roberto Gervaso]], ''Ve li racconto io'', Mondadori, Milano, 2006, p. 310, ISBN 88-04-54931-9.</ref>
*Un giorno fui convocato a Palazzo Venezia, era il 1932 e avevo 23 anni, perché il duce voleva vedermi. Ero emozionatissimo, entrai e mi misi sull'attenti, e il duce che faceva finta di scrivere mi lasciò lì per un quarto d'ora e alla fine mi disse: "Ho letto il vostro articolo sul razzismo (avevo scritto un articolo contro il razzismo). Bravo, vi elogio. Il razzismo è roba da biondi (non si era accorto che ero biondo), continuate così. Sei anni dopo fece le leggi razziali. Perché questo era [[Benito Mussolini|Mussolini]], diceva una cosa e ne faceva un'altra, secondo il vento del momento. Non creava il vento, vi si accodava da buon italiano.<ref>Citato in Gianna Fregonara, ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2010/gennaio/24/Dal_balcone_Mussolini_bianco_sorriso_co_9_100124324.shtml Dal balcone di Mussolini al bianco sorriso di Belen]'', 24 gennaio 2010, p. 34.</ref>
*{{NDR|Su [[Giorgio La Pira]]}} Un pasticcione ben intenzionato che, nel nome del Signore, appoggia le peggiori cause appellandosi ai migliori sentimenti.<ref>Citato in [[Roberto Gervaso]], ''Ve li racconto io'', Mondadori, Milano, 2006, p. 236, ISBN 88-04-54931-9.</ref>
===Citazioni tratte da suoi libri===
*{{NDR|Sul funerale di [[Leo Longanesi]]}} Al cimitero ci si ritrovò in una decina di persone, non di più. Non ci furono cerimonie né discorsi. Solo la piccola Virginia, che avrà avuto quattordici anni, mentre la bara di suo padre calava nella tomba, mormorò: «E dire che gli orfani mi sono sempre stati così antipatici...» Una frase che sarebbe piaciuta moltissimo a Leo.<ref>Dalla presentazione a [[Leo Longanesi]], ''In piedi e seduti'', Longanesi & C., Milano, 1968.</ref>
====''Caro Indro...''====
*L'aureola di martire a Craxi nessuno è disposto a riconoscergliela, proprio perché inconciliabile con l'arroganza con cui si comporta. Nessun paragone col contegno di Andreotti, davvero ineccepibile. Sul banco degli imputati ci sta da imputato, dimentico di essere stato per ben sette volte capo del governo. Parla solo se interrogato, e a bassa voce. Non rinuncia alla propria dignità, ma non la ostenta. Eppoi, le colpe che gli si addebitano saranno anche più gravi di quelle che si addebitano a Craxi, ma meno spregevoli. Potrà anche aver baciato Riina (sebbene a me questo appaia poco credibile). Ma del pubblico denaro non risulta che gli sia scivolata in tasca nemmeno una lira. Forse merita la fucilazione. Lo spregio, no. (31.1.1996) (p. 9)
*Non ho mai conosciuto [[Yasser Arafat|Arafat]], né mai ho cercato di conoscerlo: non mi pare che il suo aspetto inviti alla simpatia. Però non l'ho mai considerato un criminale anche se si trovava alla testa di un'[[Organizzazione per la Liberazione della Palestina|organizzazione]] in cui di criminali ce ne sono molti. E oggi non lo considero affatto un eroe, ma un uomo coraggioso sì, perché lo ritengo in costante pericolo di vita. La lotta per il potere, dentro l'Olp, è a coltello: e i nemici di Arafat sono quelli che il coltello lo maneggiano meglio di tutti. Stringendo la mano a [[Yitzhak Rabin|Rabin]], Arafat ha moltiplicato i suoi nemici e li ha resi ancora più rabbiosi. È un uomo a rischio, non c'è dubbio. E se muore lui, addio pace in Medio Oriente. (4.10.1993) (p. 11)
*Certo che il passato dell'Olp, carico di bombe e di sangue, non è la migliore referenza per un Nobel, ma Arafat è però anche l'unico interlocutore palestinese: dopo di lui c'è il nulla, o meglio soltanto gruppi di fanatici votati alla violenza e alla distruzione di [[Israele]]. Una volta presa la decisione di premiare i protagonisti del tormentato processo di pace in Medioriente [...] si è dovuto fare di necessità virtù e dare il riconoscimento anche all'uomo che per molti anni è stato un simbolo del terrorismo, nonché l'ispiratore di tante altre «lotte armate»: premiare solo Rabin e [[Shimon Peres|Peres]] sarebbe stato uno schiaffo ai palestinesi, un'iniziativa controproducente. [...] Forse più che il Nobel per la pace meriterebbe quello per il ravvedimento... (30.10.1994) (p. 12)
*«Libera Chiesa in libero Stato» è una formula più d'effetto che di sostanza. Potrebbe anche significare che Chiesa e Stato si ignorano a vicenda e ognuno dei due si attribuisce i poteri che più gli aggradono: che è il modo più sicuro per litigare, non certo per convivere. Fra i due ci deve essere un patto improntato al reciproco rispetto: condizione più facile da formulare che da realizzare. Ma sembra che lo sviluppo di questo rapporto negli ultimi anni abbia fatto più passi indietro che avanti. E mi pare che dello stesso parere sia il capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi. Meno male (7.3.2001) (p. 30)
*Ho fiducia in [[Massimo D'Alema|D'alema]], anche se non voterò mai per lui. Ho fiducia per due motivi. Prima di tutto perché, fra i leader di oggi, è l'unico vero professionista della politica. Eppoi perché non ho dubbi sulla sua intenzione di fare del Pds un partito socialdemocratico o laburista. Se non fosse così, non solo Prodi ma nemmeno Veltroni sarebbero al suo fianco. E appunto perché è così, sono convinto che consumerà fino in fondo il divorzio da Rifondazione. Lo consumerà cercando di non farsene portar via molti elettori. Ma lo consumerà per conquistare i moderati: altra strada non può battere. E proprio in questi giorni lo ha dimostrato sacrificando anche quella piccola falce e martello che tuttora sopravviveva nel simbolo del suo partito ai piedi della Quercia. Non era che un «segno», dirà qualcuno. Sì, ma che segno! (17.5.1995) (p. 42)
*Anch'io sono stato in passato un fautore dell'elezione diretta, cioè per consultazione popolare, del Capo dello Stato. Mi pareva il mezzo più efficace per sottrarre almeno il Quirinale agl'intrallazzi dei partiti e per avere un garante al di sopra di essi. Ma poi ho dovuto cambiare idea di fronte alle prove di balordaggine, d'ignoranza, di totale mancanza di consapevolezza morale e civile dell'elettorato italiano, o almeno della sua maggioranza. È un elettorato sempre pronto a correre dietro a qualche ciarlatano che sappia vendere bene la sua merce e a lasciarsene trascinare nelle imprese più insensate. Insomma considero la stupidità più pericolosa degl'intrallazzi. (23.12.1998) (p. 47)
*Non credo che [[Diana Spencer|Diana]] rimarrà nella memoria dei posteri. Era una bella e simpatica ragazza, che avrebbe anche potuto essere una buona moglie e una buona madre, ma che non aveva certamente la stoffa e le dimensioni umane, comportamentali di una regina. Più e meglio che sul trono, il suo personaggio avrebbe figurato in un romanzo di Liala. Non riesco ad accostarla a figure storiche (17.9.1997) (p. 72)
*Mussolini non aveva la stoffa del criminale né di guerra né di pace. Dicendolo, so di espormi alle contumelie della cosiddetta intellighenzia. Ma ne ho già ricevute tante che non mi fanno più nessun effetto. Tuttavia mi rendo conto che alla condanna a morte non avrebbe potuto sfuggire perché almeno un responsabile delle catastrofi che si erano abbattute sull'Italia si doveva pur trovare, e non poteva essere che lui. Però c'è da ringraziare Dio, e per esso, il Comitato di liberazione nazionale che ne ordinò (o avallò) la fucilazione sul posto perché un processo a Mussolini avrebbe ancora più spaccato un Paese già spaccato dalla guerra civile (per chiamare col suo vero nome, la Resistenza). E credo che anche gli Alleati trassero un respiro di sollievo dal venirne esentati. Un processo avrebbe messo in imbarazzo anche loro per le indulgenze che avevano avuto verso di lui e quella parodia di totalitarismo ch'era stata il suo regime. Una Norimberga italiana sarebbe stata anch'essa una parodia. La fucilazione sul posto di Mussolini era un atto dovuto. Quello che non era dovuto, e che per gl'italiani provvisti di qualche senso dell'onore e della decenza rimarrà una indelebile vergogna, fu la scena di piazzale Loreto (30.6.1999) (pp. 89-90)
*{{NDR|«Poni che ti regalino una telecamera, con il diritto di spiare per un mese, non visto, un potente della Terra, a tua scelta, dalla regina Elisabetta a Gheddafi, da Saddam a Clinton. Quale personaggio ti incuriosirebbe di più?»}} [[Vladimir Putin|Putin]]. Credo che sia una canaglia perché solo le canaglie potevano arruolarsi e fare carriera in un corpo di polizia come il Kgb. Ma è proprio di una canaglia che la [[Russia]] ha bisogno per ricompattarsi all'interno, risollevarsi dal caos in cui l'ha precipitata il crollo di un regime totalitario durato settant'anni, e riprendere nel gioco delle potenze mondiali il posto che spetta a un Paese di 250 milioni di abitanti, di grandi tradizioni e d'inesauribili risorse naturali. L'Occidente ha bisogno della Russia: è il suo antemurale verso un Oriente che può riservarci amare sorprese. [...] Non facciamoci illusioni sull'avvenire di una democrazia in Russia. Essa ha bisogno [...] di una mano forte e spregiudicata, di una canaglia insomma. [...] Ecco perché mi piacerebbe conoscere Putin: per vedere se è la canaglia di cui mi pare abbia bisogno la Russia in questo momento: un «momento» destinato a durare parecchi decenni. (18.10.2000) (pp. 104-105)
===Attribuite===
*Berlusconi non delude mai: quando ti aspetti che dica una scempiaggine, la dice.<ref name=Travaglio2004/>
:In ''Io e il cavaliere qualche anno fa'', ''Corriere della Sera'', 25 marzo 2001, p. 1, Montanelli attribuisce la citazione a «un'alta personalità della Finanza, nota anche per il suo infallibile fiuto degli uomini». La frase esatta è: «Avrà anche i suoi difetti, ma un merito bisogna riconoscerglielo: quello di non deludere mai. Quando ti aspetti che dica una scempiaggine, la dice».
==Interviste==
{{cronologico}}
*{{NDR|La guerra coloniale etiopica}} Considerandola oggi, con la mia maturità d'oggi, {{NDR|è}} un'avventura di una stupidità senza fine. Ma immaginiamo un ragazzo di 24 anni messo al comando di una banda indigena, con 100 uomini neri – lui solo bianco – buttato all'avventura in quella guerra che di combattimenti ne ebbe molto pochi – non voglio passare per un gran guerriero, affatto – ma furono un anno e mezzo a cavallo, di cavalcate in questa natura selvaggia (ripeto, combattimenti ben pochi). {{NDR|«Dicono anche che lei aveva una moglie, diciamo indigena, molto bella, che era la più bella di tutte quelle che avevano gli ufficiali d'allora»}} Sì. {{NDR|«Era molto invidiato per questo»}} Pare che avessi scelto bene, era una bellissima ragazza bilena, di 12 anni – {{NDR|sorridendo}} scusatemi, ma in Africa è un'altra cosa – e così l'avevo sposata, nel senso che l'avevo regolarmente comprata dal padre che mi ha accompagnato insieme alle mogli dei miei ascari. Queste mogli degli ascari non è che seguissero la banda, ma ogni 15 giorni raggiungevano la banda: io non ho mai capito come facessero a trovarci in questo infinito dell'Abissinia. Quelle arrivavano e arrivava anche questa mia moglie con la cesta in testa, che mi portava la biancheria pulita. [...] {{NDR|Domanda del pubblico: «Lei ha detto tranquillamente di avere avuto una sposa, diciamo, di 12 anni e a 25 anni lei non si è peritato affatto di violentare una ragazza di 12 anni, dicendo "Ma in Africa queste cose si fanno". Io vorrei chiedere a lui come intende normalmente i suoi rapporti con le donne date queste due affermazioni»}} No signorina guardi, sulla violenza, nessuna violenza perché le ragazze in Abissinia si sposano a 12 anni. Non è questione, Quindi. {{NDR|Domanda del pubblico: «Su un piano di consapevolezza dell'uomo, insomma, il rapporto con una bambina di 12 anni è il rapporto con una bambina di 12 anni. Se lo facesse in Europa rischierebbe di violentare una bambina, vero?»}} Sì, in Europa sì, ma lì no. {{NDR|«Ecco, appunto»}} Lì no. {{NDR|«Quale differenza crede che esista dal punto di vista biologico, o anche psicologico?»}} No, guardi, {{NDR|«Dal punto di vista del costume»}} lì si sposano a 12 anni, non è questione. A 12 anni si sposano. {{NDR|«Ma non è il matrimonio che lei intende, a 12 anni in Africa. Guardi, io ho vissuto in Africa»}} Sì. {{NDR|«Quindi il vostro era veramente il rapporto violento del colonialista che veniva lì e si impossessava della ragazza di 12 anni»}} No... {{NDR|«Ma glielo garantisco, senza assolutamente tener conto di questo tipo di rapporto sul piano umano. Eravate i vincitori, cioè i militari che hanno fatto le stesse cose ovunque sono stati i vincitori, ovunque gli uomini si sono presentati come dei militari. La Storia è piena di queste situazioni»}} {{NDR|sorridendo}} Signorina, non so se lei vuole istruirmi un processo «a posteriori». {{NDR|«No, no, affatto. Guardi, ho soltanto voluto chiederle, per inciso, come lei intende – dopo le due interpretazioni – i rapporti con le donne»}} Dipende da cosa si mette dentro, dipende anche da cosa le donne mettono dentro di noi. È tutto un giuoco di specchi. {{NDR|«Ma lei vede sempre la donna in questa veste passiva di adulatrice, oppure di compagna – che appare e scompare – dell'uomo, non l'ha mai vista in una funzione diretta, attiva e diversa. Questo è un po' il dramma degli uomini della sua generazione»}} {{NDR|sorridendo}} Può darsi. Della mia generazione? Solo? {{NDR|«Credo»}} {{NDR|sorridendo}} Vabbè. Può darsi. (Da ''L'ora della verità'', 22 ottobre 1969)
*{{NDR|Domanda del pubblico: «Io vorrei sapere perché lei, che si ritiene un osservatore, non ha mai affrontato il discorso sulla contestazione giovanile, tenendo anche presente il fatto che lei cerca il lettore. Lei ai giovani non dice assolutamente niente come giornalista»}} Come? {{NDR|«Se c'è un pubblico che lei sta perdendo, e forse non ha mai avuto, è proprio quello dei giovani. Vorrei sapere come mai lei non ha mai affrontato il discorso sulla contestazione, sulla realtà giovanile che è esplosa in questi ultimi anni»}} Signorina, io avrei tanto volentieri affrontato il discorso sulla contestazione se fosse possibile agganciare il discorso coi contestatori. Ma coi contestatori io non faccio il [[Alberto Moravia|Moravia]]. No. Non vado a farmi spernacchiare dai giovani, mi dispiace tanto. Né dai giovani, né da nessun altro. {{NDR|«Lei ha paura, scusi, di affrontare un discorso»}} No, io non ho paura, ma non ammetto di essere accolto a quel modo. È proprio un fatto, così, di dignità. {{NDR|«E allora, scusi, lei a questo punto rinuncia a un pubblico come può essere quello dei giovani semplicemente, così, per non avere degli spernacchiamenti, per non compromettere – diciamo – questo suo successo a cui è arrivato»}} Ma scusi, ma che dialogo sono le pernacchie? Me lo vuole spiegare? (ibidem)
*Certamente [[Benito Mussolini|Mussolini]] fu un grossissimo politico, un uomo politico di grandissimo fiuto, di tempismo formidabile: lo dimostrò la facilità con cui vinse. Forse dovuta per metà alle sue capacità, alla sua bravura – parlo sempre come politico – e per metà all'insipienza, alla nullaggine dei suoi avversari, perché è tempo oramai di dire anche questo. Non c'è dubbio che il potere assoluto guastò completamente Mussolini: il Mussolini del 1930 non era certamente quello del 1940, il Mussolini di dieci anni dopo l'avvento al potere era diventato una specie di marionetta, la caricatura di sé stesso. Aveva perso proprio il senso della realtà, che era stato invece il suo forte da principio, il contatto col pubblico lo aveva perso, il senso della misura, e lo aveva dimostrato poi con gli errori madornali che ha fatto. Nei primi dieci anni credo che alcune cose buone le abbia fatte. Non credo che abbia ucciso la democrazia, credo che l'abbia soltanto seppellita perché era già morta. Da quel poco che ricordo l'Italia era un grosso carnevale, e anche abbastanza drammatico, perché la situazione interna era addirittura sfasciata: correva sangue, ne correva molto, noi in Toscana ne sapevamo qualcosa [...]. E quindi non è vero che lui... le democrazie non vengono mai uccise, le democrazie muoiono. Dopodiché si dà la colpa a chi le seppellisce, ma la verità è che si suicidano, e credo che la democrazia italiana del '21-22 si sia suicidata. [...] Mussolini capì una cosa fondamentale: che per piacere agli italiani bisognava dare a ciascuno di essi una piccola fetta di potere col diritto di abusarne. Questo era il fascismo. Il fascismo aveva creato una [[gerarchia]] talmente articolata e complessa che ognuno aveva dei galloni: il capofabbricato, il caposettore... tutti avevano una piccola fetta di potere, di cui naturalmente ognuno abusava, come è nel carattere degli italiani. (da ''Questo secolo'', 18 maggio 1982)
*Ero all'estero, lavoravo nel giornalismo americano, alla ''United Press''. Chiesi alla mia agenzia di mandarmi come corrispondente in Abissinia. Giustamente mi dissero: «No, perché lei è un italiano, quindi logicamente non fa delle corrispondenze obiettive». Dico: «Avete ragione. Allora io vi lascio e vado volontario». Feci la mia brava domanda (la feci anche raccomandare). La domanda fu accolta, io fui mandato in Abissinia e, cosa un po' strana [...], a questo ragazzo di 23 anni [...] venne affidata una banda. [...] In quei due anni io contribuii a fare una cosa sbagliata, un'autentica fregnaccia qual era costruire un impero nel '35, quando coloro che lo avevano lo stavano già liquidando perché erano cose antistoriche. Ma io a 23 anni, a 24 anni, non potevo capire questo. Ebbi due anni di vita all'aria aperta, bella, di avventura, in cui credetti di essere un personaggio di Kipling, di contribuire a fare qualcosa di importante. Poi mi accorsi che non era vero, ma le cose non sono importanti per quello che sono, ma per quello che uno ci mette. E io in quel momento ci mettevo un grande entusiasmo: ebbi due anni di vita bellissima, a cavallo, con le tende, i miei uomini, libero, solo (perché non rispondevo a nessuno). Eh beh, compiango i giovani che non hanno avuto una simile esperienza. {{NDR|«E anche con una giovane moglie»}} E anche con una giovane moglie, {{NDR|indicando una fotografia}} eccola lì. Regolarmente sposata in quanto regolarmente comprata dal padre. {{NDR|«Quanti anni aveva?»}} Aveva 12 anni, ma non mi prendere per un Girolimoni. {{NDR|«Per un bruto»}} A 12 anni quelle lì erano già donne. {{NDR|«E tu dove l'avevi comperata?»}} L'avevo comprata a Saganèiti, un paese dove avevo mandato il mio emissario [...]. Me la comprò insieme a un cavallo e a un fucile, in tutto 500 lire. {{NDR|«E lei com'era?»}} Un animalino. Docile. Io le misi su un tucul con dei polli e poi, ogni 15 giorni, mi raggiungeva dovunque fossi, insieme alle mogli degli altri ascari. (ibidem)
*Io esclusi immediatamente la responsabilità degli [[Anarchia|anarchici]] {{NDR|dalla [[strage di piazza Fontana]]}} per varie ragioni: prima di tutto, forse, per una specie di istinto, di intuizione, ma poi perché conosco gli anarchici. Gli anarchici non è che sono alieni dalla violenza, ma la usano in un altro modo: non sparano mai nel mucchio, non sparano mai nascondendo la mano. L'anarchico spara al bersaglio, in genere al bersaglio simbolico del potere, e di fronte. Assume sempre la responsabilità del suo gesto. Quindi, quell'infame attentato, evidentemente, non era di marca anarchica o anche se era di marca anarchica veniva da qualcuno che usurpava la qualifica di anarchico, ma che non apparteneva certamente alla vera categoria, che io ho conosciuto ben diversa e che credo sia ancora ben diversa. (da ''La notte della Repubblica'', 12 dicembre 1989)
*La [[Lega Nord|Lega]] è una cosa sgradevole. Però le Leghe sono un fenomeno di reazione a una provocazione. È la politica nazionale, che fa nascere le Leghe. Questo non vuol dire che io le approvi. La reazione è sbagliata, ma provocazione c'è, le degenerazioni della partitocrazia ci sono. Che il pubblico denaro sia male amministrato e che a farne le spese siano soprattutto i cittadini del Nord non è contestabile. (da ''La Stampa'', 7 novembre 1990)
*Ah, quel maledetto [[Toni Negri]], quel maledetto aizzatore dei sentimenti dei giovani che è vigliaccamente scappato dall'Italia per non affrontare il carcere. Per un Paese non c'è nulla di peggio che i cattivi maestri. Come punirli? Bisognerebbe impiccarli. Ripeto, impiccarli. (da ''L'Italia settimanale'', 1995)
*Fu una pulizia etnica, bisognava far fuori gli italiani: allora si chiamarono fascisti e si ammazzarono, e si buttarono nelle [[massacri delle foibe|foibe]]. Questo avvenne dopo la fine della guerra, sia chiaro. Perché gli orrori di guerra, non dico che siano giustificabili, ma sono comprensibili, la guerra è di per sé stessa un orrore. No, queste... le foibe furono un'infamia commessa dopo la Liberazione, dopo la fine della guerra, e purtroppo vi hanno collaborato parecchi comunisti italiani, alcuni dei quali non solo sono ancora a piede libero, pur essendo vivi, ma ricevono delle pensioni di Stato. Ricevono delle pensioni di Stato. Però io ti posso dire questo: che come testimone oculare io ho visto anche in Croazia delle cose, da parte degli italiani, su cui è meglio sorvolare. Perché anche noi le abbiamo commesse, perché la guerra le comporta, questo è fatale, ecco. Quindi non facciamo tanto i moralisti. [...] No, questo {{NDR|tesi sloveno-croata sulla pulizia etnico-culturale da parte degli italiani durante il periodo di occupazione fascista}} è assolutamente falso. Pulizie etniche noi non ne abbiamo mai fatte, in nessun Paese occupato. Quando sento dire che noi facemmo anche la pulizia etnica in Etiopia, beh vabbè, mi cascano le braccia. Mi cascano le braccia. Quelle son menzogne infami, di gente o che non sa nulla, o che mente sapendo di mentire. Non è vero. Furono episodi, ma non di pulizia etnica, di rappresaglie. (dall'intervista al TG2, ''[http://www.youtube.com/watch?v=s9UXM_pKpqY Massacri delle foibe]'', 6 settembre 1996)
*Tutto questo mi evoca dei ricordi poco simpatici. Era il [[fascismo]] che si conduceva così. Era il Fascismo che proibiva la satira, che in un paese civile e democratico dovrebbe essere assolutamente indenne da controlli politici; perché la satira non ha niente a che fare con la politica, anche se prende in giro la politica, ma si sa che è satira. Ed ogni regime serio e democratico accetta la satira, come si accettano le caricature. Era [[Benito Mussolini|Mussolini]] che non le sopportava. E qui pensano: «Ripuliremo la stalla», «Faremo piazza pulita». Ma questo linguaggio, al signor [[Gianfranco Fini|Fini]], chi glielo ispira? Ci ricorda delle cose che avremmo voluto dimenticare. Questa non è la destra, questo è il manganello. Gli italiani non sanno andare a destra senza finire nel [[manganello]]. [...] Alla Rai faranno piazza pulita, lo hanno già annunziato. Ma come si fa a definire democratico un partito che annunzia «Quando saremo al potere, noi faremo piazza pulita»? Ma questo è un linguaggio del peggiore squadrismo, che loro non sanno cosa fu, ma io me lo ricordo. Questo è il linguaggio con cui {{NDR|i fascisti}} andarono al potere. (da ''La settimana di Montanelli'', 17 marzo 2001)
*Io voglio ringraziare Travaglio, perché ha detto l'assoluta e pura verità. Assolutamente. La versione che ha dato degli avvenimenti è quella esatta. [...] Io ho conosciuto due Berlusconi: il Berlusconi imprenditore privato che comprò ''il Giornale'' – e noi fummo felici di venderglielo, perché non sapevamo come andare avanti – su questo patto: tu, Berlusconi, sei il proprietario de ''il Giornale'', io, direttore, sono il padrone del ''Giornale'', nel senso che la linea politica dipende solo da me. Questo fu il patto fra noi due. Quando Berlusconi mi annunziò che si buttava in politica, io capii subito quello che stava per succedere. Cercai di dissuaderlo [...] ma tutto fu inutile. Dal momento in cui lo decise mi disse: «Ora ''il Giornale'' deve fare la politica della mia politica». Ed io gli dissi: «Non ci pensare nemmeno». Allora lui riunì la redazione come ha raccontato Travaglio – e questo lo fece a mia totale insaputa – e disse: «D'ora in poi ''il Giornale'' farà la politica della mia politica». E a quel momento me ne andai, cos'altro potevo fare? [...] Nella mia vita ci sono stati due Berlusconi, completamente opposti [...] questo fa parte del ritratto di Berlusconi. [...] Come capo politico è quello che io ho conosciuto in quei brutti giorni in cui scorrettamente, nella maniera più scorretta e più volgare, saltandomi, radunò la redazione de ''il Giornale'' per dirgli «Qui si cambia tutto» all'insaputa del direttore. Se questo sembra a Feltri un modo di procedere democratico e civile, è affar suo. (risposta telefonica a [[Marco Travaglio]] e [[Vittorio Feltri]] durante la trasmissione ''Il Raggio Verde'', 23 marzo 2001)
*{{NDR|Silvio Berlusconi}} È il bugiardo più sincero che ci sia, è il primo a credere alle proprie menzogne. [...] È questo che lo rende così pericoloso. Non ha nessun pudore. (dall'intervista di Sophie Gherardi, ''L'Europa deve trattare il sig. Berlusconi con sdegno e disprezzo, non con ostilità'', ''Le Monde'', 8 maggio 2001<ref name=Travaglio2004/>)
*Spero che l'Europa adotterà nei confronti di Berlusconi l'atteggiamento di indignazione e di disprezzo che merita. (dall'intervista di Sophie Gherardi, ''L'Europa deve trattare il sig. Berlusconi con sdegno e disprezzo, non con ostilità'', ''Le Monde'', 8 maggio 2001<ref name=Travaglio2004/>)
{{Int|''Match''|a cura di Arnaldo Bagnasco, Alberto Arbasino e Maria Gefter Cervi, Rete 2, 18 gennaio 1978.}}
*Io non stavo con Longanesi per ragioni ideologiche, anche perché io non ho mai capito quale ideologia avesse Longanesi. Longanesi non lo si poteva misurare sul piano ideologico, era sempre contro tutto e contro tutti. Era il frondista principe: lo è stato sotto il fascismo – e in fondo fece il più bel settimanale, forse, che abbia avuto l'Italia in questi ultimi decenni, credo: ''Omnibus'', che fu chiuso dal regime – e si è trovato sempre male con tutti i regimi. Che cosa pensasse in realtà Longanesi io, dopo un'amicizia di trent'anni, non sono mai riuscito a capirlo. Quello che mi affascinava di Longanesi, e che continua ancora oggi ad affascinarmi, è lo straordinario talento, l'inventiva, l'intuito, l'eleganza di Longanesi. Per cui io non consideravo le posizioni ideologiche di Longanesi, questo non m'interessava affatto. Per me era un fatto di vecchia amicizia: io sono un po' cresciuto con Longanesi, l'avrei seguito anche all'inferno perché con Longanesi si poteva andare anche all'inferno, diventava l'eden.
*{{NDR|Sull'appello di votare DC nel 1976}} Questa può sembrare una contraddizione, ma che cosa avrei dovuto dire ai miei lettori? Di votare per chi? Questo è il punto. Oggi [...] i partiti laici ai quali io ideologicamente farei capo – liberale, repubblicano, socialdemocratico – fanno i pifferi di accompagnamento a un patto a sei, e questo era già nell'aria, prima del 20 giugno. Che cosa dovevo dire io ai miei lettori, «Votate per i pifferi di accompagnamento»? Francamente non me la sentivo. [...] Nonostante la mia etichetta di destra, io per i partiti di destra non mi schiererò mai. Io vorrei un centro: non lo trovo, non c'è. Un centro di opposizione democratica al regime che è già in atto non c'è. E allora che debbo fare? È colpa mia se la politica italiana non mi offre un centro? Io continuo a battermi per la costituzione di questo centro.
*{{NDR|Domanda del pubblico: «Come mai in Italia non ci sono giornali indipendenti?»}} Io, per esempio, ho la presunzione – sarà infondata – di dirigere un giornale indipendente, perché vorrei sapere da chi prendo gli ordini. Me lo dica lei, Padre. {{NDR|«No, beh...»}} E allora, se non potete indicare qualcuno che mi dà gli ordini, io sono indipendente. {{NDR|«Rispondo anch'io da giornalista: è chiaro che un giornale non si sostiene con le idee sull'indipendenza, si sostiene con dei quattrini»}} Certo. {{NDR|«Allora io parlavo di un'indipendenza che, in quanto dipende da chi paga, è comunque una dipendenza ideologica. Questa era la domanda»}} Sì, l'ha scritto molto bene ''Repubblica'' [...] credendo di offendermi. Ha detto: «Il ''Giornale nuovo'' vive di collette». È vero, noi viviamo di collette, e io ne sono fiero perché le collette mi lasciano libero.
{{Int|''Mixer''|a cura di Giovanni Minoli, Rete 2, 6 aprile 1981.}}
*{{NDR|«Perché fu fascista fino al '37?»}} Questa è la storia della mia generazione, tutta la mia generazione è stata fascista fino al '35, al '36 o al '43.
*{{NDR|«E perché smise di esserlo?»}} Perché noi credevamo che il fascismo fosse una cosa, e poi ci accorgemmo che era un'altra.
*{{NDR|«Lei ha detto: "Buffoni, cafoni di natura, ''parvenus'', tutta gente in malafede, il bassettume, il pirellume, il cedernismo". Si riferiva alla Milano radical chic, ma che cosa voleva dire, esattamente?»}} Quello che ho detto. Veramente, io ne ho il più profondo disprezzo. Io accetto benissimo i comunisti: i comunisti sono gente seria, pericolosissimi, ma seri. I [[radical chic]] no.
*{{NDR|«È sempre convinto del suicidio dell'anarchico Pinelli?»}} Assolutamente.
*{{NDR|«Lei a Catanzaro, al processo per la strage di piazza Fontana, ha dichiarato: "Secondo me, il commissario Calabresi fu vittima di una campagna di stampa". Cioè?»}} No, non l'ho dichiarato a Catanzaro, lo dissi molto prima. Basta rileggere i giornali di quei tempi, e soprattutto i rotocalchi: veramente, Calabresi fu vittima di una campagna stampa infame e ingiusta, perché era uno dei funzionari più corretti che ci fossero.
*{{NDR|«Pietro Valpreda, qui a ''Mixer'', ha definito Calabresi come "un tecnocrate del potere". Lei che cosa ne pensa?»}} Ma che significa «un tecnocrate del potere»? Un commissario di polizia serve il potere, chi diavolo deve servire? Valpreda?
{{Int|''Faccia a Faccia: intervista a Indro Montanelli''|''Mixer'', a cura di Giovanni Minoli, Rai 2, 5 maggio 1985.}}
*[[Renato Curcio|Curcio]] non sparava alle spalle, sparava di fronte, andava di persona a sparare. Naturalmente siamo su delle barricate opposte, ma io stimo Curcio. Lo stimo. È un uomo che secondo me ha delle idee sbagliate ma le serve, le serve da soldato vero. Con un suo galateo. Col suo coraggio. Senza mai rinnegarsi. Non si è pentito!
*Io sono convinto che la magistratura debba essere indipendente, però chiedo ed esigo che abbia un autogoverno di controllo, e che soprattutto risponda dei suoi gesti. Oggi noi abbiamo una magistratura che non risponde a nessuno dei suoi errori spesso catastrofici, perché hanno distrutto uomini, hanno distrutto aziende per delle cose che poi si son rilevate insussistenti. Mai un magistrato ha pagato per questo. Io voglio che i magistrati paghino. Non dico a dei poteri esterni, ma perlomeno al potere a cui viene affidata la disciplina nella categoria.
*Tutta l'intellighenzia italiana ha una vecchia tradizione di servilità, com'è logico, perché si è sviluppata in un Paese analfabeta, per secoli e secoli analfabeta. Non avendo il lettore doveva per forza procurarsi il protettore. Scriveva per il protettore.
*{{NDR|«Il suo peggior difetto qual è, Montanelli?»}} Quello di non riconoscermene nessuno.
*{{NDR|«[[Leo Longanesi|Longanesi]], parlando di lei, un giorno disse che lei capiva le cose con dieci mesi di anticipo rispetto a tutti gli altri. Ecco, tra dieci mesi cosa vede in [[Italia]]?»}} Queste erano le cose di Longanesi, ma in realtà io non riesco a vedere tra dieci giorni.
{{Int|''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1991/11/16/giangi-feltrinelli-io-non-ti-perdono.html 'Giangi' Feltrinelli io non ti perdono]''|''la Repubblica'', 16 novembre 1991, p. 33.}}
*[[Giangiacomo Feltrinelli|Lui]] fu l'emblema di tutto quanto accadde in quegli anni {{NDR|Anni della contestazione}}. A differenza della [[Francia]], eravamo un paese da burletta, con una contestazione da burletta e rivoluzionari da burletta. E Feltrinelli ne fu l'esponente più qualificato.
*Era il 1940 e a quel tempo Giangi aveva quattordici anni e seguiva i corsi scolastici con pessimo profitto. Giangiacomo era un ragazzetto che voleva a tutti i costi cavalcare qualcosa di rivoluzionario. Non importava il colore. Tanto è vero che il suo sogno fu prima il fascismo e poi Che Guevara.
*{{NDR|«L'importante è stare in prima linea il fascismo?»}} Ma sì, negli anni Quaranta lui era fascista. Era talmente fascista che nel 1943, dopo l'8 settembre, voleva denunciare sia me che Barzini per alcune cose che avevamo detto contro i fascisti. Allora pensava di aderire a Salò. La sua dedizione a una causa quale che sia, purché rivoluzionaria, lo spingeva a questi atti pazzeschi.
*Generoso? Lo chieda ai suoi collaboratori. Era una specie di padrone delle ferriere che spendeva generosamente solo per soddisfare il suo vizio principale: la rivoluzione. Con chi era in difficoltà non si dimostrò mai particolarmente generoso.
*{{NDR|«Perché allora lei è così implacabilmente critico nei suoi riguardi?»}} Non ce l'ho neppure tanto con lui, quanto con tutti coloro che di Feltrinelli hanno fatto un mito. In realtà era un povero uomo. Un ingenuo divorato dall'esibizionismo.
*{{NDR|«Come può ridurre tutto alla convinzione che fosse solo un ingenuo e un esibizionista?»}} Anche Starace segnò un decennio della nostra vita. Mica per questo era meno cretino. Se Feltrinelli sia stato qualcosa di più complesso, io non riesco a vederlo. Posso aggiungere questo: quella sua mania di ostentazione, quella voglia di primeggiare su tutte le cose lo ha condotto anche a degli atti di eroismo. Perché uno che sale su un traliccio, con la dinamite che non sa maneggiare e salta per aria, beh almeno il coraggio gli va riconosciuto. O forse chiamiamola incoscienza.
{{Int|''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,15/articleid,0824_01_1992_0072_0015_25082247/ Montanelli e il sacco di Milano]''|''La Stampa'', 14 marzo 1992, p. 14.}}
*{{NDR|Il regime corrotto}} C'è ancora. Ma la rivolta non era tanto contro la corruzione e la partitocrazia, che erano senza dubbio un grosso male, ma che non erano il male più letale. In quel momento era proprio la società che si disfaceva, le condizioni della scuola, la predicazione del nulla, insomma la contestazione globale, l'ubriacatura degli Anni Settanta, che fu l'ubriacatura del terrorismo, e quella acquiescenza di una certa borghesia, salottiera, radical chic, che amoreggiava con queste cose, che aveva le smanie maotsetunghiste, che poi parlavano tutti di cose che non sapevano. La corruzione dei partiti invece è quasi immanente. La partitocrazia è destinata a durare almeno finché non si riforma la legge elettorale. Ma questa è la battaglia che noi cerchiamo di fare oggi.
*{{NDR|«Ma gli Anni Settanta non hanno anche prodotto qualcosa di positivo nella società italiana?»}} No. Non vedo fatti positivi nel lascito degli [[anni di piombo]]. Vorrei sapere veramente quali. Quando dicono per esempio il divorzio. Ma il divorzio c'era già prima. Quelle sono conquiste sociali. C'era bisogno dei pistoleros per il divorzio? Ma andiamo!
*{{NDR|«Però lei difendeva Pannella»}} Sì. A [[Marco Pannella|Pannella]] dobbiamo veramente due cose, malgrado le sue mattane. Effettivamente riuscì a impedire a una certa aliquota di giovani di finire in braccio al terrorismo, cioè gli dette un'altra bandiera. E alcune battaglie sue furono sacrosante, come quella del divorzio che appoggiammo. Poi verso Pannella io ho una certa simpatia, dovuta al mio vecchio fondo anarchico, libertario, che ritrovo in lui. È una simpatia genetica. Ritrovo in lui quello che io sono stato a vent'anni.
*{{NDR|«Ma che fine ha fatto quella borghesia, che fine hanno fatto quei salotti buoni? Le sue battaglie contro la Crespi o contro la Cederna sono cosa Passata? Sono cambiati loro, oppure è cambiato lei?»}} Vabbè, con la [[Camilla Cederna|Camilla]] poi siamo ridiventati amici. Con la Crespi no, mai. Ma non ho più rancori, non ho più animosità. Però è un mondo che disprezzo un po', perché è un mondo di pecore che seguono sempre il filo del vento, santoiddio, sono proprio personcine, personcine inconsistenti, pronte ad andare con chiunque. E poi sempre per salvare i propri interessi, non è che abbiano delle idealità, no? Oggi è cambiato il vento, quindi sono cambiati anche loro. Ma non è che sia cambiato il mio giudizio. Quel mondo lì io non lo amo.
*La crisi rimane e si riflette nell'amministrazione cittadina. L'amministrazione era sempre stata un autentico specchio. Fino a Bucalossi il Comune di Milano era retto da specchiati galantuomini, che finivano tutti poveri, in miseria, finivano alla Baggina. Gente davvero di una correttezza esemplare. Poi sono venuti gli Aniasi e compagni e guardi qui dove siamo arrivati: siamo arrivati a [[Mario Chiesa|Chiesa]].
{{Int|''[https://web.archive.org/web/20121107180200/http://archiviostorico.corriere.it/1993/giugno/06/Montanelli_tura_naso_come_nel_co_0_93060610816.shtml Montanelli si tura il naso come nel '76: voto l'uomo della Lega]''|''Corriere della Sera'', 6 giugno 1993, p. 3.}}
*Mi sono dannato l'anima perché il centro avesse un ''suo'' candidato. Avrei voluto Locatelli: era la persona giusta per portare la bandiera referendaria e raccogliere gli elettori moderati. Era quello il mio sogno.
*Segni non ha capito nulla, è arrivato in ritardo, ha candidato una persona che nessuno conosce. Non abbiamo ''un'' rappresentante del centro, ma tre surrogati che si elimineranno a vicenda. E ci toccherà scegliere fra [[Nando dalla Chiesa|Dalla Chiesa]] e Formentini.
*{{NDR|«Di qui il suo suggerimento: turarsi il naso e votare Lega»}} No, non dico "Votiamo Lega", dico "Votiamo Formentini". E nel suo caso non ci si deve neppure turare il naso: è modesto, anche mediocre se vogliamo, ma è onesto. Non credo sia marcio. Insomma: è il male minore.
*{{NDR|«E Dalla Chiesa?»}} No, il mio voto non lo avrà. Perché io non voto per la sinistra e per un sinistro come quello lì.
*{{NDR|«Ma che cosa la preoccupa nella coalizione di Dalla Chiesa?»}} Questi reperti di un mondo fallito vogliono ora governare l'Italia. E io con loro non ci sto. La storia gli ha dato torto, la realtà li svergogna e noi dovremmo fidarci? È stata l'apertura a sinistra a dare inizio alla putredine.
{{Int|''Eppur si muove''|a cura di Indro Montanelli e Beniamino Placido, Rai 3, 1994.}}
*Ogni italiano è insieme furbo e fesso. L'italiano è furbissimo nella gestione dei suoi affari privati, può ricorrere a tutte le astuzie, è attento, è accorto, ed è assolutamente fesso nel non rendersi conto che se i suoi affari privati rimangono immessi in una società che non funziona – cioè dove gli interessi generali vengono trascurati e negletti – i suoi interessi privati finiscono col soffrirne e col condurlo al fallimento. Questo, a noi italiani, non entra in testa. (6 febbraio 1994)
*È probabile che molti stranieri mandino i loro figli, a Roma, a scuola. Ma quali scuole? Alle loro. Gli americani mandano i loro figli alla scuola americana, i tedeschi alla scuola tedesca, i francesi alla scuola francese. Non li mandano mica alla scuola italiana, se ne guardano bene e hanno ragione, visto il modo in cui si insegna in Italia. (ibidem)
*Da noi prima uscivano dei ragazzi che sapevano abbastanza di greco, di latino, ma che il carattere non lo avevano formato a scuola: o se lo formavano da soli, oppure non se lo formavano mai. (ibidem)
*Lo [[Zingari|zingaro]] che fa tranquillamente la sua vita non dà noia a nessuno, è quando ruba che, naturalmente, suscita qualche perplessità (uso un eufemismo). Diciamo la verità, in Italia il razzismo non c'è. Per inventare una questione razziale ci volle una legge, e una legge fatta da un regime totalitario perché il Paese non la sentiva. Non poteva sentirla perché non è nella nostra tradizione. [...] L'Italiano non ha dei risentimenti razziali. [...] {{NDR|Sugli episodi di intolleranza e di paura per il diverso}} È un fatto di piccolissime minoranze, diciamo la verità. Non inventiamo adesso una questione {{NDR|razziale}}. Io ho vissuto nelle società veramente razziste, è tutta un'altra faccenda. (con [[Serena Dandini]], 20 marzo 1994)
*Io ebbi una moglie etiopica, nel senso che la comprai secondo l'uso locale. {{NDR|«Come, scusi?»}} Eh beh, ma gli usi locali erano questi. Tutti, anche gli etiopici, compravano la moglie. {{NDR|«Quanto costava una moglie?»}} Poco. Costava poco, mi pare che mi costò – allora, però (anno 1935) – 500 lire e un tucul {{NDR|trattando}} col suocero. Perché queste furono transazioni fatte dal mio emissario, che era il più anziano graduato della mia banda, col padre della ragazza. [...] Questo matrimonio durò finché noi stemmo di stanza a Saganèiti, cioè a dire prima che scoppiasse la guerra con l'Abissinia (che non fu precisamente una guerra, fu una specie di avventura). [...] Poi questa mia moglie, perché era considerata tale, quando io partii sposò un mio graduato e al primo figlio – è vivo tuttora, mi hanno detto – diede il mio nome, per cui alcuni credettero che fosse figlio mio. Non era figlio mio. Soltanto che per deferenza... {{NDR|«Lei non pensò mai di portarla con se in Italia?»}} Beh, no. No, anche perché era molto difficile strapparla ai suoi costumi. Lei stessa, in fondo, non voleva venire. Lei apparteneva alla sua terra, io le feci una piccola dote e quindi andò tutto regolarmente. Era molto bellina. (ibidem)
*Gran parte delle forze leghiste, quelle che accennano a qualche razzismo nei confronti del meridionale, sono composte da meridionali che si sono milanesizzati e ci si trovano talmente bene a Milano che non vogliono che altri arrivino dal sud. (ibidem)
*Per me la [[destra]] non è una [[ideologia]]: è un modello di comportamento. Si può essere di destra anche a sinistra. Questo comportamento è il criterio rigoroso del servizio della vita pubblica. (con [[Vittorio Foa]], 17 aprile 1994)
*Nella storia della [[Italia|nazione italiana]] io vedo pochi uomini all'altezza della qualifica di una destra illuminata che non solo accetta ma vuole le [[Riformismo|riforme]]. Un uomo di destra certamente io non credo che fosse [[Camillo Benso, conte di Cavour|Cavour]], del resto il suo connubio lo dimostra, la sua disinvoltura nelle alleanze politiche lo dimostra. Certamente di destra era [[Bettino Ricasoli|Ricasoli]]. Certamente era [[Quintino Sella|Sella]]. Certamente era [[Giovanni Giolitti|Giolitti]]: uomo che dette il suffragio universale, e che riconobbe il diritto di [[sciopero]]. Questo è un uomo di destra. Certamente un uomo di destra era [[Alcide De Gasperi|De Gasperi]], senza dubbio. E, adesso non vorrei scandalizzare la gente, ma direi che uomo di destra per il concetto che aveva dello [[Stato]] e del [[potere]] era anche [[Palmiro Togliatti|Togliatti]]. E questo dimostra che si può essere uomini di destra anche a [[sinistra]]. La destra è una regola di comportamento, una regola [[morale]] di comportamento. (ibidem)
{{Int|''Oggi è quasi peggio. Me ne vado a Lugano''|''Sette'', 13 febbraio 1997, pp. 26-27.}}
*{{NDR|«Sono passati vent'anni, da quel giorno. E quasi trenta dal mitico Sessantotto in cui tutto cominciò. Sulla contestazione e sui contestatori lei diede allora un giudizio del tutto negativo. È ancora della stessa idea?»}} Sì. Intendiamoci bene: di motivi per protestare, i giovani di [[Sessantotto|allora]] ne avevano eccome. Ma qui si discute dei metodi della protesta. E i metodi erano le spranghe, l'intolleranza, la sopraffazione. Eh, perdio! Non dimentichiamole, queste cose.
*{{NDR|«Forse non erano solo i metodi, a non piacerle, no?»}} Certo. Il modello che proponevano quei movimenti di estrema sinistra era peggio della società che contestavano. Le loro proposte erano pazzesche. Un anacrume che avrebbe infallibilmente condotto a una dittatura, a un totalitarismo. E francamente ho il sospetto che in questo totalitarismo prossimo venturo molti di quei "contestatori" ambivano ad occupare i posti di comando.
*{{NDR|«Non salva proprio niente, del Sessantotto?»}} Mah, francamente mi pare che di positivo non abbia portato assolutamente nulla. È servito per portare alla luce un disagio giustificato, ma ha totalmente screditato i rimedi che si proponevano. Insomma, la malattia c'era, ma la terapia che si voleva adottare era peggio della malattia.
*{{NDR|Sull'[[omicidio Calabresi]]}} Io non entro nel merito del processo e delle condanne. Ma una responsabilità morale Lotta continua ce l'ha, santo cielo! Chi fece la campagna contro Calabresi? Loro. E quella canea urlante che chiedeva "giustizia del popolo contro il commissario assassino" è la stessa che oggi fa la campagna per Sofri. Perché gran parte di quelli che oggi sono solidali con Sofri pensano: se davvero ha ucciso Calabresi, ha fatto bene. Eh, scusate: altrimenti come spiegate che per il povero commissario ucciso e per la sua famiglia nessuno di costoro spende una parola di commozione, di solidarietà? Insomma, ancora una volta fanno quadrato attorno a se stessi. E allora mi vien da pensare che avoler chiudere i conti siamo solo noi. Loro sono pronti a riaprirli.
*{{NDR|«Stiamo peggio che in quegli anni "formidabili", insomma?»}} Mi sa proprio di sì. Ciò che più mi sta a cuore è il mio Paese, e non riesco a immaginare di vivere in un'Italia che non sia più l'Italia. Piuttosto, me ne vado a Lugano.
*{{NDR|«Come Prezzolini?»}} Come Prezzolini. Lui aveva previsto che sarebbe finita così. Io gli dicevo: piantala di fare il brontolone. Invece, aveva ragione lui. Ma tu non stare ad ascoltare me che sono un vecchio, e come tale un po' pessimista. Anzi, come dicono a Napoli, "mi metto scuorno", provo vergogna, a dire queste cose. Ma mi vengono così, e non riesco a tacerle.
{{Int|''[https://web.archive.org/web/20101005073648/http://archiviostorico.corriere.it/1997/novembre/09/Montanelli_gambizzato_cinque_mesi_prima_co_0_9711098446.shtml Montanelli "gambizzato" cinque mesi prima: "Mi salvò una promessa a Mussolini"]''|''Corriere della Sera'', 9 novembre 1997, p. 29.}}
*Quella mattina {{NDR|2 giugno 1977}} sono in due nei giardini di piazza Cavour, a Milano. Uno mi spara alle gambe. L'altro mi tiene nel mirino della sua pistola. I primi due – tre proiettili entrano nelle mie lunghe zampe di pollo. Non devastano né ossa né arterie. Ma sarebbero sufficienti per far cadere a terra qualsiasi cristiano. In quegli attimi ricordo la promessa che avevo fatto a Mussolini, e a me stesso, quando, bambino, mi ritrovai intruppato nei balilla: "Se devi morire, muori in piedi!" Davanti a questi vigliacchi che non hanno il coraggio di affrontarmi in faccia, penso, non posso morire in ginocchio. E mi aggrappo alla cancellata dei giardini. Non sto in piedi sulle gambe, ma mi reggo dritto con la forza delle braccia. E quello continua a sparare e a centrare le mie zampe di pollo. Se mi fossi accasciato, se mi fossi inginocchiato davanti a lui, a quell'ora sarei morto.
*Per [[Renato Curcio|lui]] ho sempre avuto rispetto. Penso che la sua autoemarginazione dalla società prima e l'emarginazione che la società gli ha imposto poi ci abbiano privato di un uomo di valore. Non lo conosco di persona, ma lo stimo, anche se poteva essere lui quello che ha mandato i due ragazzi a spararmi. Non ho rancore: quando la guerra è finita gli avversari si devono stringere la mano e devono brindare alla pace ritrovata.
*Apprezzo il coraggio di chi non si pente per ricavarne un utile, di chi non denuncia il compagno di errori ma riconosce i propri torti. Almeno i brigatisti lottavano per ideali diversi da quelli dello stalinismo e del comunismo sovietico. I terroristi neri, invece, volevano soltanto restaurare un regime sepolto dalla storia. I rossi non sapevano bene cosa ma avevano in mente qualcosa di nuovo.
*{{NDR|«E se avessero vinto loro?»}} Impossibile. L'esistenza del terrorismo ha soltanto ribadito le manchevolezze del nostro Paese: uno Stato inefficiente e un popolo codardo e conformista.
*{{NDR|Sui burattinai, i Grandi Vecchi, la Cia, i Servizi segreti}} Fregnacce: che gliene poteva importare alla Cia di fucilare gente come il buon Casalegno o quel galantuomo di Emilio Rossi, vent'anni fa direttore del Tg Uno, o quel bischero di Montanelli? La dietrologia era una divagazione di intellettuali perditempo. Il vero problema era ed è un altro: finché non ci decideremo a riconoscere la mancanza negli italiani di una coscienza nazionale e civile questo pericolo del terrorismo lo correremo sempre. E questa fabbrica di una coscienza nazionale e civile io non la vedo nascere.
*{{NDR|Sul dolore che il tempo non ha cancellato nei parenti delle vittime}} Anche noi italiani dobbiamo imparare a pagare gli inevitabili tributi dovuti alla Storia come hanno saputo fare tutti i Paesi occidentali. Il dolore resta, ma la piaga va ricucita. Una volta per tutte.
{{Int|''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1998/07/25/borghesia-vile-deludente.html Borghesia vile e deludente]''|''la Repubblica'', 25 luglio 1998, p. 8.}}
*È la solita bruciante delusione, questa nostra borghesia. Non cambia mai, è sempre la stessa: la più vile di tutto l'Occidente. Gente portata a correr dietro a chi alza la voce, a chi minaccia, al primo manganello che passa per la strada. Questo sono i nostri borghesi: tutti fascisti sotto il fascismo, poi tutti antifascisti fin dall'indomani. Quando il comunismo era forte e faceva paura, e io fondai ''il Giornale'', mi lasciarono solo e senza un soldo. Ai tempi del terrorismo, amoreggiavano con gli estremisti nella speranza che quelli – andati al potere – gli risparmiassero la villa e il portafoglio. E ora che il comunismo non c'è più, si scoprono tutti anticomunisti, questi sedicenti liberaloni.
*Il loro eroe è sempre chi brandisce il [[manganello]]. Ieri, il manganello vero. Oggi, quello catodico delle televisioni. Il liberalismo vero l'hanno sempre tradito, anzi non hanno mai saputo che cosa sia. Non vogliono le regole, detestano le leggi, vogliono avere le mani libere per fare quello che gli pare, in nome della loro cosiddetta «[[efficienza]]». Quando abbiamo fondato ''la Voce'' l'abbiamo toccato con mano: parlare di regole e di legalità a questa gente è peggio di un insulto, una bestemmia in chiesa.
*L'ho sempre detto che fu un errore, quattro anni fa, defenestrarlo. Bisognava lasciarlo lì ancora un bel po', così tutti avrebbero capito quanto vale, che razza di statista è... Magari adesso non saremmo in Europa, ma non avremmo così tante gente che si lascia ubriacare dalla sua propaganda, che prova nostalgia per lui.
*{{NDR|«E se un giorno si andasse a votare per il suo referendum, quello per abolire i reati del Cavaliere?»}} In quella forma, mi pare difficile che si arrivi, anche se in Italia non si sa mai. Comunque, se si votasse, credo che anche lì vincerebbe lui. Perché è quello che vuole questa nostra borghesia. Ormai è ufficiale: Berlusconi ce lo meritiamo.
{{Int|''[http://www.repubblica.it/online/politica/satiquattro/montanelli/montanelli.html L'Italia di Berlusconi è la peggiore mai vista]''|''la Repubblica'', 26 marzo 2001.}}
*Io voglio che vinca, faccio voti e faccio fioretti alla Madonna perché lui vinca, in modo che gli italiani vedano chi è questo signore. [[Silvio Berlusconi|Berlusconi]] è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, Berlusconi anche al Quirinale, Berlusconi dove vuole, Berlusconi al Vaticano. Soltanto dopo saremo immuni. L'immunità che si ottiene col vaccino.
*È strano: io non avevo mai preso parte alla campagna di demonizzazione: tutt'al più lo avevo definito un pagliaccio, un burattino. Però tutte queste storie su Berlusconi uomo della mafia mi lasciavano molto incerto. Adesso invece qualsiasi cosa è possibile: non per quello che succede a me, a me non succede nulla, non è che io rischi qualcosa, è chiaro. Quello che fa male è vedere questo berlusconismo in cui purtroppo è coinvolta l'Italia e anche tante persone perbene.
*La scoperta che c'è un'Italia berlusconiana mi colpisce molto: è la peggiore delle Italie che io ho mai visto, e dire che di Italie brutte nella mia lunga vita ne ho viste moltissime. L'Italia della [[marcia su Roma]], becera e violenta, animata però forse anche da belle speranze. L'Italia del 25 luglio, l'Italia dell'8 settembre, e anche l'Italia di piazzale Loreto, animata dalla voglia di vendetta. Però la volgarità, la bassezza di questa Italia qui non l'avevo vista né sentita mai. Il berlusconismo è veramente la feccia che risale il pozzo.
{{Int|''La Storia d'Italia di Indro Montanelli''|a cura di Mario Cervi, interviste di Alain Elkann, ''Cecchi Gori Editoria Elettronica Home Video'', 1999.}}
*Il silenzio mantenuto finora {{NDR|sui massacri delle foibe}}, o quasi silenzio, si spiega facilissimamente: tutta la storiografia italiana del dopoguerra era di sinistra, apparteneva all'intellighenzia di sinistra, la quale era completamente succuba del Partito Comunista. Quindi non si poteva parlare delle foibe, che non appartenevano al comunismo italiano, ma appartenevano certamente al comunismo slavo, di cui però il comunismo italiano era alleato e faceva gli interessi. Quindi di questo non si poteva parlare, e non si poteva parlare delle stragi del triangolo della morte, perché anche queste ricadevano sulla coscienza – ammesso che ce ne sia una – del Partito Comunista, il che sta a dimostrare quello che dicevo prima, cioè che la Resistenza non fu una resistenza, fu una guerra civile tra italiani che continuò anche dopo il 25 aprile. [...] {{NDR|Sull'eccidio dei conti Manzoni}} Andai come giornalista [...] per appurare com'era andata la strage dei conti Manzoni, dopo la fine della guerra. [...] Una famiglia di persone che col fascismo non aveva niente a che fare, ci aveva convissuto come tutti gli italiani. Bene, nessuno mi voleva parlare di questa faccenda. [...] Nessuno ne aveva parlato, né dei Carabinieri né della Polizia e tantomeno della magistratura, eppure lo sapevano. [...] C'era una complicità assoluta, una complicità dannata. [...] Se ne parla ora perché il Muro di Berlino è crollato, ma si ricordi che trent'anni fa, quando [[Renzo De Felice|De Felice]] annunziò di mettere allo studio il ventennio fascista per sapere com'era andata, fu proposta la sua estromissione dalla cattedra universitaria, solo perché metteva allo studio un ventennio di storia italiana che, bella o brutta, c'era stata. [...] Non era possibile inquadrare storicamente il fascismo: chi lo faceva, cercando di spiegare i perché della sua durata, ed anche i perché della sua catastrofe, veniva accusato di fascismo. (da ''Dalla Monarchia alla Repubblica'')
*È difficile sapere che cosa fu [[Palmiro Togliatti|Togliatti]], perché Togliatti non ha lasciato memoriali, non ha lasciato diario, che cosa pensasse Togliatti non lo sapeva nessuno, credo nemmeno la sua compagna Nilde Iotti. Si può dire che è stato un esecutore fedele degli ordini di [[Stalin]]. Lo è stato sempre, e per questo godeva la fiducia di Stalin. [...] Era un diplomatico per sé, soprattutto, perché é un uomo sopravvissuto a venticinque o trent'anni anni di Mosca, senza finire in galera, processato o contro il muro. Beh, questo è uno dei grandi personaggi. Sono pochi. {{NDR|«Non era uno statista, per esempio?»}} Non poteva essere uno statista perché i comunisti non hanno lo Stato nel sangue, i comunisti hanno il partito. Stalin non è mai stato Capo dello Stato, e nemmeno Capo del Governo, era capo del partito. Il potere nei regimi comunisti non sta né nello Stato né nel governo, sta nel partito. (da ''Dalla proclamazione della Repubblica al Trattato di pace'')
*Questa [[Costituzione della Repubblica italiana|Costituzione]] porta male gli anni da quando aveva un giorno, perché fu subito chiaro quali erano i suoi difetti. Del resto furono anche denunciati da uomini come, per esempio, [[Piero Calamandrei|Calamandrei]], come Mario Paggi. (da ''Dall'assemblea costituente alla vigilia delle elezioni del 1948'')
*I difetti furono soprattutto due. Il primo difetto fu di ripartizione dei lavori. La Costituente era formata da 600 membri eletti di passaggio. Voglio {{NDR|far}} notare che quella fu la prima elezione che si tenne in Italia – per la Costituente, non per il Parlamento – ma dove ci fu lo spiegamento dei partiti. Ogni partito portò i suoi candidati, cioè dei giuristi che facevano capo alla propria ideologia. Bene, in quella prima elezione il 35% dei voti andò ai democristiani, il 21% andò ai socialisti di [[Pietro Nenni|Nenni]], il 19% ai comunisti. Quindi in quel momento... non c'era ancora il Fronte ma in quel momento i socialisti facevano premio sui comunisti. Erano di poco, ma un po' più forti dei comunisti. [...] Questi 600 costituenti non potevano lavorare tutti insieme, era impossibile mandare avanti 600 persone a dibattere all'infinto le stesse cose, e allora i lavori furono devoluti a una commissione che si chiamò la ''Commissione dei Settantacinque'', perché erano 75 membri della Costituente che venivano incaricati per le loro competenze specifiche di redigere il testo. Ma anche 75 erano troppi, e allora anche i 75 si frazionarono in sotto-commissioni, ognuna delle quali lavorò per conto suo. Non ci fu un piano di insieme. {{NDR|«Quindi non fu un vero lavoro collettivo»}} Non fu un vero lavoro collettivo. Calamandrei lo disse subito: «Noi stiamo montando una macchina, che magari pezzo per pezzo sarà anche ben fatta, ma le cui giunture non coincidono con le giunture di altri pezzi». [...] Fu lasciata così perché nessuno volle rinunziare al proprio elaborato, e questo è tipico degli italiani. (da ''Dall'assemblea costituente alla vigilia delle elezioni del 1948'')
*Il secondo motivo che rese questa Costituzione veramente impalatabile e nociva per il regime che ne doveva nascere, fu che i nostri costituenti partirono dal punto di vista opposto a quello da cui sarebbero partiti i costituenti tedeschi quando la Germania fu libera di elaborare una sua Costituzione. Da che cosa partirono i costituenti tedeschi? Da questo ragionamento: il nazismo fu il frutto della Repubblica di Weimar. Cos'era la Repubblica di Weimar? Era l'impotenza del potere esecutivo, cioè del Governo. [...] La Germania rimase nel disordine, nel caos, nella Babele dei partiti che non riuscivano a trovare mai delle maggioranze stabili, quindi dei governi efficaci. Ecco perché Hitler vinse, perché il nazismo vinse. I costituenti nostri partirono dal presupposto contrario, cioè dissero: «Cos'era il fascismo? Il fascismo era il premio dato a un potere esecutivo che governava senza i partiti, senza controlli eccetera. Quindi noi dobbiamo esautorare completamente il potere esecutivo, {{NDR|negando}} la possibilità di dare ai governi una stabilità, eccetera». Per rifare che cosa? Weimar. Cioè, mentre i tedeschi partivano dalla negazione di Weimar, noi arrivavamo {{NDR|a Weimar}} senza dirlo. Nessuno lo disse, ma questo fu il risultato. [...] Non fu possibile nemmeno introdurre quella solita linea di sbarramento che invece fu introdotta in Germania, per cui i partiti che non raggiungevano non ricordo se il 5 o il 3%, non avevano diritto a una rappresentanza. No, tutti i partiti dovevano esserci e tutti avevano un potere di ricatto sulle maggioranze, che erano per forza di cose di coalizioni. (da ''Dall'assemblea costituente alla vigilia delle elezioni del 1948'')
*Gli italiani non imparano niente dalla Storia, anche perché non la sanno. {{NDR|«Forse non amano la Storia»}} Non la amano, non la leggono, non se ne interessano, ma questo anche le classi dirigenti: sono uguali, intendiamoci. {{NDR|«Lei auspica che venga rifatta questa Costituzione»}} Sì, ma che venga rifatta secondo criteri logici, non {{NDR|secondo}} criteri illogici. Tutte le volte che si diceva «Ma qui bisogna restituire un po' di autorità al potere esecutivo, bisogna mettere i governi in condizione di governare» si diceva: «Fascista! Fascista!». Con questo ricatto qui abbiamo fatto le più grosse scempiaggini che si potesse immaginare. (da ''Dall'assemblea costituente alla vigilia delle elezioni del 1948'')
*La fine di [[Alcide De Gasperi|De Gasperi]] è la fine di un'epoca: con lui finisce un'epoca e ne comincia un'altra non certamente migliore. [...] C'è una bella pagina della figlia di De Gasperi, Maria Romana, che ha scritto un bel libro sul padre. Un libro tutto vero in cui racconta anche i funerali su in Val Sugana: c'era naturalmente tutta la nomenclatura democristiana che accompagnava la bara. Oramai De Gasperi era morto, si poteva anche fingere il compianto, e a un certo momento un passante che era lì – uno che guardava, che non aveva niente a che fare con la politica, con la Democrazia Cristiana eccetera eccetera – si avvicinò al feretro e scansando questi turiferari della DC disse: «No, non è vostro! De Gasperi è nostro! Era un italiano!». E aveva ragione. De Gasperi era nostro, non un democristiano. (da ''Gli anni di Alcide De Gasperi'')
*{{NDR|[[Giovanni Gronchi]]}} Era un uomo molto abile, brillante parlatore, molto abile anche negli affari. Era molto più libertino di [[Carlo Sforza|Sforza]], quindi la Democrazia Cristiana [...] era cambiata, evidentemente, e Gronchi fu eletto per una faida interna della Democrazia Cristiana, perché [[Amintore Fanfani|Fanfani]] voleva [[Cesare Merzagora|Merzagora]]. Allora per fare dispetto a Fanfani, invece gli buttarono fra i piedi [[Giovanni Gronchi|Gronchi]], il quale seppe benissimo tessere la sua trama fra Sinistra, Destra eccetera e far diventare gronchiani anche quelli degli altri partiti. Dicendosi agli uni uomo di Destra e agli altri uomo di Sinistra, facendo insomma il giuoco personale di Gronchi, con cui entrò in Quirinale il vero grande corruttore della vita politica italiana. [...] Dopo l'onestissimo [[Luigi Einaudi|Einaudi]] viene Gronchi, che è l'indulgenza plenaria verso tutte le deviazioni e i deviazionisti d'Italia. (da ''La rivolta in Ungheria e l'elezione di Giovannni XXIII'')
*Questa storia dell'MSI è una delle grandi truffe della Prima Repubblica: nella Costituzione c'è un articolo che proibisce la rinascita di un partito fascista. Ecco. Ora, l'MSI era chiaramente un partito fascista. Non lo negava, anzi si faceva gloria del fatto di essere l'erede eccetera. Perché lo avevano messo, allora? Lo avevano messo perché questo partito fascista, che avrebbe dovuto essere escluso dalla vita politica, serviva a captare un certo numero di voti che, senza questo partito, sarebbero andati a dei partiti moderati di Centro e soprattutto, forse, alla Democrazia Cristiana. Quindi quale fu il gioco delle Sinistre, a cui la Democrazia Cristiana però si piegò e si rassegnò: è consentito di esistere all'MSI, però l'MSI quando è in Parlamento è escluso dal gioco parlamentare. Così si mettevano i voti dell'MSI in ''frigidaire'', e così non andavano alla Democrazia Cristiana e ai partiti {{NDR|di Centro}}. È una delle peggiori truffe che è stata inventata dalla classe politica che ci ha governato per cinquant'anni. (da ''I successori di De Gasperi e la politica italiana fino alla morte di Togliatti'')
*Io vorrei sapere quali furono le crescite... di civiltà che il [[Sessantotto]] pretende di averci lasciato. Io vedo tutt'altra cosa: io vidi nascere, dal Sessantotto, una bella torma di analfabeti che poi invasero la vita pubblica italiana, e anche quella privata, portando dovunque i segni della propria ignoranza. Io ho visto questo. Può darsi che sia affetto da sordità o da cecità ma io non ho visto altro, come frutti del Sessantotto. (da ''Il Sessantotto e la politica di Berlinguer'')
*{{NDR|La differenza tra il Sessantotto francese e quello italiano è}} La differenza che passa fra l'originale e il fac simile perché il Sessantotto nacque in [[Francia]] e in [[Italia]] fu un fatto di riporto, di imitazione. {{NDR|«Che vi fu in tutto il mondo, però, questo»}} Un po' in tutto il mondo ma particolarmente in Italia dove non nasce mai niente, è sempre qualcosa di imitato dagli altri. Bene o male, insomma, i francesi ebbero... anche una certa cultura del Sessantotto, ebbero [[Jean-Paul Sartre|Sartre]]. Oddio, Sartre rivisto con gli occhi di oggi naturalmente scende molto dal suo mitico piedestallo. [...] In Italia non ci fu neanche un Sartre. (da ''Il Sessantotto e la politica di Berlinguer'')
*Credo che su [[Pier Paolo Pasolini|Pasolini]] si sia preso un grosso abbaglio: Pasolini è passato per uno scrittore di sinistra perché aveva preso come sfondo dei suoi racconti – bellissimi del resto – il sottoproletariato delle borgate romane, i ragazzi di vita, insomma, la schiuma della società. Ma lo aveva fatto per dei gusti e dei motivi del tutto personali sui quali è inutile tornare a far commenti. Questo lo aveva fatto considerare come uno scrittore, un difensore del proletariato, ma non era una scelta politica quella che aveva fatto Pasolini. Non c'entrava niente, assolutamente nulla. Quindi quello che lui disse era assolutamente vero, cioè dire che nei tafferugli, dove spesso ci scappava il morto, tra quei dilettanti delle barricate che erano {{NDR|dei borghesi}}, i veri proletari erano i poliziotti, tutti figli di famiglie povere, eccetera eccetera. I dilettanti delle barricate erano tutti o quasi tutti figli di papà: aveva ragione Pasolini! Ma come no! E questo fu considerato un tradimento all'ideologia di sinistra. (da ''Il Sessantotto e la politica di Berlinguer'')
*Il primo fenomeno fu il Sessantotto, e il Sessantotto partorì poi il terrorismo, il brigatismo rosso eccetera eccetera. Su questo non ci son dubbi, insomma. Dirò di più: i più seri, e forse gli unici seri, furono quelli che poi diventarono dei terroristi e che quindi rischiarono la loro vita, almeno. Gli altri erano quello che diceva Pasolini, dei figli di papà. (da ''Il Sessantotto e la politica di Berlinguer'')
*{{NDR|La figura del Grande Vecchio}} È una di quelle fandonie, di quelle stupidaggini che piacciono tanto a noi italiani: l'idea di un Grande Vecchio che organizzasse tutte queste stragi, attentati eccetera eccetera. È un affare da Simenon di borgata insomma – no? Piaceva l'idea che ci fosse dietro tutta una strategia. Sennonché poi non si sapeva chi fosse il Grande Vecchio. {{NDR|«Aveva un volto questo grande vecchio?»}} Ne ha avuti molti: naturalmente [[Giulio Andreotti|Andreotti]] – quello non manca mai, quando si cerca un ''deus ex macchina'' di tutto ciò che di più criminale è avvenuto in questo Paese {{NDR|c'è}} Andreotti. {{NDR|«Però in quel momento non era tanto vecchio»}} In quel momento non era tanto vecchio, ma il Grande Vecchio non ha nulla di anagrafico, è il Grande Vecchio così – poi Gelli, poi Sindona. Ha avuto varie raffigurazioni che sono tutte di fantasia. (da ''Piazza Fontana e dintorni'')
*Se c'era un funzionario corretto, che veniva portato come esempio da tutti i suoi colleghi, era Calabresi. Per quale motivo si scatenò questa campagna contro di lui non lo so. È vero che aveva interrogato [[Giuseppe Pinelli|Pinelli]], ma gli interrogatori di Calabresi facevano testo per la loro correttezza. Sempre. [...] Non so per quale motivo, a un certo momento, la stampa s'incendiò e cominciò ad additare Calabresi come «il bruto», come «lo scherano del potere sopraffattore e assassino». Questo si lesse in vari giornali. Ora, il potere sopraffattore assassino in quel momento era rappresentato da [[Mariano Rumor|Rumor]] e da [[Emilio Colombo|Colombo]]: mi dica lei se hanno il viso dei sopraffattori assassini. Magari lo fossero stati un po', ma immaginiamoci. E questa campagna fu implacabile, assolutamente implacabile. (da ''Piazza Fontana e dintorni'')
*Come in tutti i processi italiani anche questi, che poi volevano arrivare all'identificazione dei responsabili e non ci arrivarono quasi mai, erano dominati dal cosiddetto «teorema»: si partiva dal presupposto... a un certo momento si mise di parlare degli anarchici – si smise quasi subito di parlare {{NDR|degli anarchici}} – e tutte le lampadine furono rivolte ai partiti e alle forze di Destra. Erano quelle le forze stragiste. [...] I nostri bravi giudici, salvo alcuni, partivano dal presupposto che {{NDR|i colpevoli}} certamente venivano di lì, venivano dalle Destre, dalle Destre più violente. Alle quali si attribuiva, sempre per «teorema», questa idea: creare una tensione nel Paese in modo da impaurire gli italiani e metterli alla scelta «o la libertà o l'ordine», perché insieme non potevano andare. Nella libertà era chiaro che non si poteva mantenere l'ordine, e loro dicevano: «Qualunque popolo messo a questa scelta sceglie l'ordine». Ecco. È un teorema. È un teorema che ha sempre cercato dimostrazione e non l'ha trovata mai. (da ''Piazza Fontana e dintorni'')
*[[Bettino Craxi|Craxi]] era un uomo di partito certamente molto accorto, era un uomo valido di governo perché sapeva decidere. Che cosa fosse lo Stato, da buon socialista, non lo sapeva. (da ''Il terrorismo fino al sequestro e all'uccisione di Aldo Moro'')
*Quelle lettere erano tutte farina del sacco di [[Aldo Moro|Moro]], e questa farina non è molto encomiabile perché, vede, tutti gli uomini hanno diritto ad avere paura. Tutti. Però quando un uomo sceglie la politica, e nella politica emerge a [[Statista|uomo di Stato]] – a uomo rappresentativo dello Stato – non perde il diritto a avere paura, ma perde il diritto a mostrarla. Questo sì. Questo è uno dei principi che dovrebbe essere affermato. L'incidente, tipo quello di Moro, fa parte del mestiere. Chi affronta quel mestiere deve sapere che può incorrere in quell'incidente e deve avere i nervi, e diciamo gli altri attributi, per resistere. Moro era lo Stato. Lo Stato si raccomandava, implorava, minacciava la classe politica che facesse di tutto, anche che si prostituisse, per salvargli la vita: eh, no. No. Moro era certamente un politico a modo suo, estremamente abile – era anche un galantuomo, credo – ma uomo di Stato non era nemmeno lui. [...] Anch'io mi sono posto questa domanda molto spesso: «Ma se Moro fosse tornato in politica dopo aver costretto lo Stato a prostituirsi, a inginocchiarsi di fronte ai terroristi, avrebbe potuto restarci?». Avrebbe potuto restare? Con che faccia? Vabbè che siamo in Italia. {{NDR|«Forse lo Stato sarebbe stato un altro perché i terroristi avrebbero vinto»}} Appunto. I terroristi avrebbero vinto. Quindi lui che cosa diventava, il braccio politico del terrorismo? Che cosa diventava? Come poteva ripresentarsi? Va bene, gli italiani hanno lo stomaco forte, inghiottono tutto – noi italiani abbiamo lo stomaco forte e inghiottiamo tutto – ma, insomma, di fronte a un uomo la cui vita, la cui sopravvivenza, aveva avuto quel prezzo per noi non credo che avrebbe potuto ripresentarsi all'opinione pubblica italiana. (da ''Il terrorismo fino al sequestro e all'uccisione di Aldo Moro'')
*Noi naturalmente abbiamo il dovere di ringraziare [[Michail Gorbačëv|Gorbačëv]] per quello che ha fatto, però se lei mi chiede se lo ha fatto bene o lo ha fatto male io debbo rispondere che lo ha fatto malissimo. Io non so se lui... che lui volesse salvare la Patria sovietica questo non lo metto in dubbio. Che lui volesse salvare il comunismo... io debbo risponderle di no, perché quello che lui ha fatto per affossare il comunismo lo ha fatto. (da ''Giovanni Paolo II e la fine dell'URSS'')
*Anche i cinesi si erano accorti che il sistema comunista era arrivato al capolinea, era fallito. Fallito perché non regge, assolutamente non regge. {{NDR|Il sistema comunista}} Aveva portato il Paese, e i Paesi che lo avevano adottato, al fallimento. Anche i cinesi si erano accorti di questo, però avevano capito che per trasformare un sistema oramai ancestralmente totalitario, statalizzato, che aveva tolto ogni libertà a tutti, che aveva disabituato tutti da ogni spirito di iniziativa e di impresa... per trasformare un'economia basata su questi principi fallimentari in un'economia capitalista basata sul libero mercato, sulla libera concorrenza eccetera, bisognava tenere in mano il potere politico per controllare questo passaggio. I cinesi lo fecero. Quando gli studenti di Pechino credettero di potergli {{NDR|al governo cinese}} prendere la mano scendendo in [[Protesta di piazza Tienanmen|piazza Tienanmen]] i cinesi non esitarono a mitragliarli e, per quanto un massacro non possa che essere esecrato, io dico questo: i cinesi erano obbligati a farlo. Se non lo facevano la Cina si dissolveva, ritornava quella di [[Chiang Kai-shek]]: ritornava quella dei signori della guerra, cioè il Paese si disfaceva. Il Paese che bene o male [[Mao Tse-tung]] aveva unificato e a cui aveva dato un'anima di Nazione si sarebbe disfatto. (da ''Giovanni Paolo II e la fine dell'URSS'')
*{{NDR|Su [[Licio Gelli]]}} L'avevo visto una volta e questo [...] rendeva ancora più grande la mia sorpresa. Io avevo un giornale, ''il Giornale'', che non aveva patroni, non aveva pubblicità, che quindi aveva delle grosse difficoltà di tirare avanti. La proprietà era divisa fra me e una trentina di altri redattori, e non avevamo niente in mano. Io non trovavo una banca che mi facesse un fido, non trovavo una società pubblicitaria che mi garantisse un minimo decente delle cose [...]. A un certo momento il capo del nostro ufficio romano, Trionfera – che era massone, ma non P2 – mi disse «Senti, vieni a Roma perché so che c'è un signore che sta diventando il padrone della stampa italiana». Dico «Come? Il padrone della stampa italiana?» «Sì, c'è un signore che, a quanto pare, ha assunto un potere straordinario nel mondo dell’editoria e forse lui può anche aiutarci». [...] Andai a Roma e allora {{NDR|Renzo Trionfera}} mi disse che lui aveva appuntamento con questo signor Gelli, di cui io sentivo il nome per la prima volta [...], però dovevamo andarci quasi di nascosto. [...] Andammo [...] e così vidi Gelli per la prima e unica volta. Gli esposi la situazione e lui mi disse: «Ma questi sono dettagli, queste sono piccolezze, non sono problemi gravi perché qui, oramai, bisogna procedere a ben altro. Bisogna chiamare a raccolta tutta questa stampa italiana che è litigiosa, che è settaria. Bisogna darle un indirizzo unico». Allora io lì lo fermai. Dissi: «Come fa a darle un indirizzo unico? La stampa segue criteri diversi, i giornalisti...». «Macché giornalisti – disse lui – qui ci vuole un padrone della stampa!». Dico «Ma non esiste un padrone della stampa, a meno che non rifacciamo il Minculpop fascista, allora c'era un padrone perché c'era un regime che faceva il padrone». {{NDR|Licio Gelli}} Dice «Basta comprare la proprietà dei giornali». Dissi «Ma scusi, ci sono degli editori che non vendono» [...] «Questione di prezzo». Il discorso andò avanti su questi binari, quando uscimmo io dissi a Trionfera: «Senti, ma questo qui è il più grosso farabolano con cui abbiamo avuto a che fare, uno che si immagina di comprare tutta la stampa e di ridurla ai suoi ordini, va be', o è un matto, o è un matto, oppure è proprio un piazzista, un fregnacciaro qualsiasi insomma». Questo fu l'unico incontro. [...] Uno che faceva questi discorsi naturalmente mi sembrava inutile continuare a frequentarlo. Di lì a poco venne fuori la lista degli iscritti alla P2 e venne fuori l'identificazione di Gelli col Grande Vecchio, col famoso Grande Vecchio. {{NDR|«Finalmente si era trovato»}} Finalmente si era trovato il Grande Vecchio autore di tutte le stragi, le cose..., {{NDR|«Il vero Grande Vecchio»}} il bieco Grande Vecchio. Naturalmente non credetti nemmeno a questo. (da ''Il caso Sindona e la P2'')
*Per istinto, e per come avevo visto e conosciuto [[Licio Gelli|Gelli]], io sono convinto che {{NDR|la [[P2|Loggia P2]]}} era una cricca di affaristi e basta. Era una cricca di affaristi condotta da un uomo che, evidentemente, come intrallazzatore doveva essere geniale. Era un pataccaro, indiscutibilmente era un pataccaro, ma che a tutto pensava fuorché a un ''golpe''. Non ci pensava nemmeno. Lui procurava affari e soprattutto fomentava carriere. Lui aveva capito qual è la struttura del potere in Italia, sempre, non soltanto allora, sempre: è una struttura mafiosa. Bisogna far parte di una cricca, di una conventicola in cui ognuno aiuta l'altro, e questo era la P2. [...] Ma che interesse poteva avere Gelli a rovesciare un sistema che gli consentiva di influire sino a quel punto? Quale interesse poteva avere? E poi, Gelli era un farabolano ma non doveva essere del tutto sprovveduto, doveva sapere che l'[[Italia]] non è terra da ''golpe''. Ma chi lo fa il ''golpe''? E anche se qualcuno lo fa, come fa a resistere? Che cos'ha dalla sua per fare il ''golpe''? Non ho mai creduto al golpismo di Gelli. (da ''Il caso Sindona e la P2'')
*Il caso Chiesa era un caso modestissimo. Fece da detonatore perché il momento era maturo per arrivare a ''Tangentopoli'', che era dovuto a una cosa molto più complessa che era questa: che ci fosse la corruzione in Italia si è sempre saputo, la classe dominante promanava questo puzzo di fogna che tutti sentivano, il famoso «turarsi il naso». Soltanto che fin quando l'alternativa di questa classe politica allora al potere era un Partito comunista, che era un fac-simile di quello sovietico, basato sui carri armati, sulla polizia segreta, sulle delazioni, sui processi, [...] finché c'era questo spettro noi non potevamo prenderci il lusso di mettere sotto processo e mandare in galera la classe politica dirigente allora. Fu quando, col Muro di Berlino, crollò questo incubo che i tempi furono maturi perché questo avvenisse. (da ''Tangentopoli'')
*Che {{NDR|la [[corruzione]]}} sia inestirpabile, di questo sono sicuro perché dura da 2000 anni. La corruzione non è soltanto nella politica: è nella società italiana! Noi italiani abbiamo sempre corrotto tutti! Tutti coloro che sono venuti in Italia a fare i padroni li abbiamo corrotti. [...] Noi dobbiamo metterci in testa che la lotta alla corruzione la si fa in un modo solo: cambiando gli italiani, non cambiando le classi politiche. Le classi politiche, anche quelle nuove, si corrompono. È inevitabile. (da ''Tangentopoli'')
*[[Silvio Berlusconi|Berlusconi]] ha un sacco di qualità. C'è da dire, ha una grande immaginazione, una grande fantasia; ha un coraggio leonino nel buttarsi nelle imprese; sa trascinare molto bene; è un comunicatore eccezionale, sa accendere i suoi seguaci di entusiasmi eccetera eccetera, mi ricordo che una volta gli dissi: «Io sono sicuro che se tu ti mettessi a fabbricare dei vasi da notte, faresti venire la voglia di fare pipì a tutta l'Italia». (da ''Verso il bipolarismo'')
*[[Silvio Berlusconi|Lui]] è un uomo d'attacco: se avesse fatto la carriera militare lui non sarebbe diventato né un [[Gerd von Rundstedt|Rundstedt]] né un [[Erich von Manstein|Manstein]], che furono i grandi strateghi tedeschi dell'ultima guerra. [...] Lui sarebbe diventato un [[Erwin Rommel|Rommel]] o un [[George Smith Patton|Patton]]. Cioè dire: è un generale di straccio e di rottura che, appunto, sullo slancio può compiere qualsiasi cosa. Se lo metti poi a difendere le posizioni conquistate con lo slancio, eh no, lì non ci sta. Come Rommel: Rommel finché poté attaccare in Libia e in Egitto attaccò. Quando dovette mettersi sulla difensiva chiese il rimpatrio. [...] Non sarebbe uomo di Curia e non è un uomo di pazienza, non è un uomo da guerra di posizione e di logoramento. (da ''Verso il bipolarismo'')
*Lui Arrivò a Palazzo Chigi credendo, e facendo credere, che uno Stato si poteva condurre con gli stessi criteri di un'azienda privata. Io su questo avevo avuto serie discussioni con lui – non litigi, non ho mai litigato con Berlusconi – gli avevo detto: «Guarda che lo Stato non è un'azienda privata». [...] Lui credeva di potersi comportare a Palazzo Chigi, e con la macchina dello Stato, come si comportava con la sua organizzazione, dove la gente frullava e, se non frullava, lui la cacciava via, com'è giusto che faccia un imprenditore. Ma lui non poteva applicare questi metodi e sistemi allo Stato. Quando si trovò di fronte alla muraglia grigia, sorda e ottusa della burocrazia italiana, che è la peggiore, ma anche la più resistente del mondo, lui rimase senz'armi: non poteva licenziare neanche un usciere. Nel gioco parlamentare lui naufraga perché non è abituato a queste cose. La politica – non dico che sia solo un mestiere – ma è anche un mestiere. Questo mestiere lui non lo aveva. (da ''Verso il bipolarismo'')
*Che gli italiani siano capaci di emanare leggi di riforma, ci credo senz'altro. L'Italia è la più grande produttrice di regole, ognuna delle quali è una riforma, è la riforma di un'altra regola. Gli stessi esperti pare che abbiano perso il conteggio delle leggi, dei regolamenti che vigono in Italia: c'è qualcuno che parla di 200.000, altri di 250.000. Ora, quando si pensa che la [[Germania]] ha in tutto 5.000 leggi, la [[Francia]] pare 7.000, l'[[Inghilterra]] nessuna, quasi nessuna – ha dei principi, così stabiliti. A cosa ha portato tutta questa proliferazione? A riempire gli scantinati dei nostri pubblici uffici, dove ci sono questi mucchi di legge che nessuno va nemmeno a consultare perché ognuna di queste leggi poi offre il modo di evaderle. Questa è la grande abilità dei legislatori italiani. I legislatori italiani sono quasi tutti degli avvocati. E gli avvocati a che cosa pensano? A ingarbugliare le leggi in modo da restarne loro i supremi e unici depositari. [...] Riforme: hai voglia se ne faremo, continuiamo a farne, è la nostra vocazione, questa. Quanto poi all'attuazione, allora è un altro discorso: le leggi in Italia non vengono osservate, anche perché sono formulate in modo che si possano non osservare. Ed è questo che spiega l'abbondanza, la prodigalità delle nostre classi politiche, delle nostre classi dirigenti, nello sfornarne di continuo. (da ''Dal Governo Dini all'Ulivo'')
*Un Paese che ignora il proprio Ieri, di cui non sa assolutamente nulla e non si cura di sapere nulla, non può avere un Domani. Io mi ricordo una definizione dell'Italia che mi dette in tempi lontanissimi un mio maestro e anche benefattore, che fu un grande giornalista, [[Ugo Ojetti]], il quale mi disse: «Ma tu non hai ancora capito che l'Italia è un Paese di contemporanei, senza antenati né posteri perché senza memoria». Io avevo 25-26 anni e la presi per una ''boutade'', per una battuta, un paradosso. Mi sono accorto che aveva assolutamente ragione. Questo è un Paese che {{NDR|«È un Paese che non ama la Storia»}} ha una storia straordinaria, {{NDR|«Ma non la ama»}} ma non la studia, non la sa. È un Paese assolutamente ignaro di se stesso. Se tu mi dici cosa sarà un domani per gli italiani, forse sarà un domani brillantissimo. Per gli italiani, non per l'Italia. Perché gli italiani sono i meglio qualificati a entrare in un calderone multinazionale perché non hanno resistenze nazionali. Intanto hanno dei mestieri in cui sono insuperabili. [...] Voglio dirlo senza intonazioni spregiative, nei mestieri servili noi siamo imbattibili, assolutamente imbattibili. Ma non lo siamo soltanto in quelli. L'individualità italiana si può benissimo affermare in tutti i campi, anche scientifici. Io sono sicuro che gli scienziati italiani, i medici italiani, gli specialisti italiani, i chimici, i fisici italiani quando avranno a disposizione dei gabinetti europei veramente attrezzati brilleranno. Gli italiani, l'Italia no. L'Italia non ci sarà, non c'è. Perché gli italiani che vanno in Germania diventeranno tedeschi. [...] Alla seconda generazione sono assimilati. Dovunque vadano, sono assimilati. {{NDR|«Ma questo è un difetto?»}} No... è un difetto... è un difetto ed è anche una virtù. È una qualità. Voglio dire: per l'Italia non vedo un futuro, per gli italiani ne vedo uno brillante. (da ''Dal Governo Dini all'Ulivo'')
==Citazioni tratte dai giornali==
===''Corriere della Sera''===
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*Gli eroi sono sempre immortali, agli occhi di chi in essi crede. E così crederanno, i ragazzi, che il «[[Grande Torino|Torino]]» non è morto: è soltanto «in trasferta». (7 maggio 1949)
*{{NDR|A proposito di [[Maratea]]}} Forse in Italia non c'è paesaggio e panorama più superbi. Immaginate decine e decine di chilometri di scogliera frastagliata di grotte, faraglioni, strapiombi e morbide spiagge davanti al più spettacoloso dei mari, ora spalancato e aperto, ora chiuso in rade piccole come darsene. (4 ottobre 1957)
*{{NDR|Su ''[[La dolce vita]]''}} Ma non c'è dubbio che qui ci si trova di fronte a qualcosa di eccezione (sic!) non perché rappresenti un meglio o un di più di ciò che finora si è fatto sullo schermo, ma perché ne va nettamente al di là, violando tutte le regole e convenzioni, a cominciare da quelle della durata, che supera le tre ore di spettacolo, per finire a quelle della trama, o meglio della non trama, perché non c'è. (''[http://cinquantamila.corriere.it/storyTellerArticolo.php?storyId=4d44ab344c050 Montanelli vede La Dolce Vita]'', 22 gennaio 1960)
*{{NDR|Su ''[[La dolce vita]]''}} Non siamo più nel cinematografo, qui. Siamo nel grande affresco. Fellini secondo me non vi tocca vette meno alte di quelle che Goya toccò in pittura, come potenza di requisitoria contro la sua e la nostra società. (''ibidem'')
*Il suo reportage non è una "patacca". Il poco – oh, molto poco! – che vi luce è proprio oro. E il molto che vi puzza è proprio fogna. Del resto, se così non fosse, il film sarebbe fallito come falliscono i reportages quando eludono la verità o non riescono a centrarla. Quindi, amici, vi prevengo se domani ''[[La dolce vita]]'' vi farà inorridire, non confutàtela dicendo: "Non è vero". Perché per esser vero, tutto ciò che qui è raccontato, lo è. D'altronde Fellini è ricorso al mezzo più spicciativo (e più diabolico) per dimostrarlo. (''ibidem'')
*Ma mi affretto subito ad aggiungere che ''[[La dolce vita]]'' non è una polemica a sfondo giustizialista, che appunta i suoi strali sulle cosiddette classi alte. Non convincerebbe, in questo caso, o convincerebbe meno. Gli altri ambienti, che si srotolano giù giù negli appunti di questo reporter d'eccezione, sono descritti con la identica spietatezza, convalidata dalla stessa tecnica di rappresentare ciascuno nei propri panni. Lasciatemi testimoniare in tutta onestà che raramente ho visto qualcosa di più vero di quel salotto intellettuale. Esso ha dato perfino a me, che non ne frequento nessuno, un senso profondo di mortificazione, un vago anelito a cambiar mestiere e a iscrivermi, fo' per dire, ai coltivatori diretti. (''ibidem'')
*Non è necessario essere socialisti per amare e stimare [[Sandro Pertini|Pertini]]. Qualunque cosa egli dica o faccia, odora di pulizia, di lealtà e di sincerità. (27 ottobre 1963)
*Che i [[Rifugiati palestinesi|profughi palestinesi]] siano delle povere vittime, non c'è dubbio. Ma lo sono degli Stati arabi, non d'[[Israele]]. Quanto ai loro diritti sulla casa dei padri, non ne hanno nessuno perché i loro padri erano dei senzatetto. Il tetto apparteneva solo a una piccola categoria di sceicchi, che se lo vendettero allegramente e di loro propria scelta. Oggi, ubriacato da una propaganda di stampo razzista e nazionalsocialista, lo sciagurato ''fedain'' scarica su Israele l'odio che dovrebbe rivolgere contro coloro che lo mandarono allo sbaraglio. E il suo pietoso caso, in un modo o nell'altro, bisognerà pure risolverlo. Ma non ci si venga a dire che i responsabili di questa sua miseranda condizione sono gli «usurpatori» ebrei. Questo è storicamente, politicamente e giuridicamente falso. (16 settembre 1972)
*[[Alexis de Tocqueville|Tocqueville]] diceva che «è nel sonno della pubblica coscienza che maturano le dittature». (da ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1996/gennaio/13/platea_resta_assente_co_0_9601133631.shtml La platea resta assente]'', 13 gennaio 1996, p. 1)
*Se si mettono a raffronto i due rivali come faccia, come presenza, come eloquio, come cordialità, insomma come simpatia umana, non c'è dubbio che Albertini ne ispira molto meno di Fumagalli, anzi diciamo la verità tutta intera: non ne ispira punta. Ed io, cittadino ed elettore milanese, proprio di questo sentivo il bisogno: di un sindaco antipatico, di faccia arcigna e poco invogliante alla pacca sulla spalla, al confidenziale «tu» e al pappecciccia coi sottoposti, e poco, anzi punto disponibile a quelle benevolenze, condiscendenze e indulgenze che rappresentano le supposte di glicerina di tutte le corruzioni. [...] Con Albertini ho parlato una sola volta. Ma mi è bastata per capire che, per rendersi antipatico, non ha bisogno di fare sforzi. Basta che si mostri com'è e come spero che rimanga: una specie di Molotov di Palazzo Marino, chiuso nei suoi caparbi ''niet'', diffidente, scostante e culdipietra. Che abbia una compagna fermamente decisa a non partecipare alla vita pubblica del compagno, anche questo ci va bene. [...] Si ricordi, signor Sindaco, che noi abbiamo votato per lei, non per questi papponi. (da ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1997/maggio/13/tradito_Ulivo_co_0_9705136733.shtml Sì, ho tradito l'Ulivo]'', 13 maggio 1997, p. 1)
*Non vorremmo, dopo averne deplorato il brutto vezzo, contribuire alle polemiche nel momento in cui bisogna invece accantonarle per fare compatto fronte per il salvataggio del salvabile. Ma basta con le «regole» che servono soltanto a rendere impenetrabili le responsabilità dei disastri quando i disastri si possono ricondurre a delle responsabilità umane (come non accade, per esempio, nei terremoti). Ma quando verrà l'ora della ricostruzione, ricordiamoci che l'[[urbanistica]] e il paesaggio italiani hanno bisogno non di altre, ma di meno «regole». E, più che di cemento, di dinamite. (da ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1998/maggio/09/licenze_facili_leggi_oscure_co_0_9805099009.shtml Le licenze facili e le leggi oscure]'', 9 maggio 1998, p. 1)
*Qualche dichiarazione meno infuocata contro la Giustizia di regime, come il [[Silvio Berlusconi|Cavaliere]] si ostina a definirla, avrebbe meglio aiutato la politica italiana a rimuovere il macigno che la paralizza, e che è lui, Berlusconi. (da ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1998/luglio/14/RESTO_SIA_SILENZIO_co_0_9807143775.shtml E il resto sia silenzio]'', 14 luglio 1998, p. 1)
*L'Italia sarà anche, come dicono i nostri tromboni universitari, «la culla del diritto». Ma è anche il sepolcro di una giustizia che, per decidere se un imputato è innocente o colpevole, aspetta il suo certificato di morte che la esenta dal dirlo. Il secondo problema è il reclutamento e la selezione [[magistratura|del personale]]. Come in tutte le altre pubbliche attività, anche nella giustizia c'è un dieci per cento di autentici eroi pronti a sacrificarle carriera e vita, ma senza voce in un coro di «gaglioffi» che c'è da ringraziare Dio quando sono mossi soltanto da smania di protagonismo. (da ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1998/agosto/24/CARDINALE_MAGISTRATO_co_0_9808244892.shtml Il Cardinale e il Magistrato]'', 24 agosto 1998, p. 1)
*Tutto si è risolto in un colpo solo, non si sa con precisione quando e come combinato, che ha tagliato la strada alla bagarre prima che cominciasse. E che, per quanto mi riguarda, mi ha liberato dall'incubo che turbava i miei inquieti sonni, e in cui mi vedevo in fuga da un mostro senza volto, ma che m'incalzava con la logorrea del presidente uscente, aggravata dall'accento irpino di Mancino e dalle corde vocali della signora Jervolino. [...] Siamo sicuri che il popolo, chiamato a pronunciarsi fra un [[Carlo Azeglio Ciampi|Ciampi]] e – faccio per dire – un [[Antonio Di Pietro|Di Pietro]], si sarebbe pronunciato per Ciampi? È una domanda che non aspetta risposta, ma che mi permetto di proporre ai lettori. Gran bella parola «il Popolo». E riconosciamogli pure l'attributo, che gli spetta, di «Sovrano». Ma insomma, meditate gente, meditate. (da ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1999/maggio/14/QUASI_NON_CREDO_co_0_9905146643.shtml Quasi non ci credo]'', 14 maggio 1999, p. 1)
*Tutti coloro che hanno svolto pubbliche funzioni in Sicilia sono rimasti e sono tuttora in qualche modo «collusi» con la mafia. Lo furono quotidianamente, e per secoli, il governo e la polizia borbonica. Lo fu [[Giuseppe Garibaldi|Garibaldi]] che in essa trovò, dopo lo sbarco, la sua prima alleata. Lo furono i governi nazionali sia di destra che di sinistra. Lo fu [[Giovanni Giolitti|Giolitti]] che pure non scese mai, a ch'io sappia, a sud di Napoli. Lo fu il presidente della vittoria, [[Vittorio Emanuele Orlando|Orlando]], che quando tornava a Palermo, la prima visita che rendeva non era al prefetto né all'arcivescovo, ma al capomafia. Tentò di non esserlo Mori che aveva licenza di uccidere garantita da un regime totalitario, e ci rimise il posto. Lo sono stati tutti i politiconi e politicastri della Prima Repubblica. Anche il cautissimo [[Giulio Andreotti|Andreotti]]? Può darsi, attraverso i suoi proconsoli ''in loco''. Ma il Tribunale deve aver capito che l'imputato non era lui. Era il costume morale e politico della nostra vita pubblica, sul quale un Tribunale non ha, né può né deve avere competenza. [...] E il problema, secondo me, è questo: che fin quando noi italiani crederemo di salvarci dalla peste mandando sul rogo una strega o un untore, dalla peste non ci libereremo mai. (da ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1999/ottobre/24/TRIBUNALE_DELLA_STORIA_co_0_991024441.shtml Il tribunale della storia]'', 24 ottobre 1999, p. 1)
*Ci dicano chiaro e tondo perché hanno smembrato il Ros, e hanno ridimensionato l'attività di Sco e Gico. Non ci raccontino che hanno voluto mettere al riparo il capitano Ultimo e i suoi uomini dalle possibili vendette della malavita. E soprattutto non vengano a ripeterci che il ''modus operandi'' dei servizi segreti, per impedirne le «deviazioni», dev'essere «trasparente». Questa, che un segreto possa essere trasparente, è un'idea da primato della cretineria. E, se non della cretineria, lo è della retorica virtuista o della menzogna truffaldina. (da ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1999/novembre/02/PROCURATORE_BATTA_PUGNO_co_0_9911021451.shtml Procuratore batta il pugno]'', 2 novembre 1999, p. 1)
*Era la prima volta che il partito socialista italiano aveva trovato un uomo {{NDR|Bettino Craxi}}, se non di Stato, almeno di governo, che lo aveva liberato dalla subalternanza al Pci, e condotto su posizioni democratiche, europeistiche e atlantiche. Lo avrà anche fatto con metodi alquanto spicciativi e disinvolti, più da padrino che da ''leader''. Ma mi chiedo se avrebbe potuto usarne di diversi per avere ragione dei vecchi tromboni del massimalismo populista e piazzaiolo con le loro clientele incrostate da decenni. E mi chiedo anche quanto contribuirono alla sua crocefissione i rancori e le acredini che si era lasciato dietro. Ma nella difesa si perse, e non per mancanza, ma forse per eccesso di coraggio. (da ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2000/gennaio/20/STATISTA_LATITANTE_co_0_0001201104.shtml Lo statista latitante]'', 20 gennaio 2000, p. 1)
*Anche noi siamo convinti che il Paese ha il diritto di conoscere la verità (che non riguarda soltanto quella di Piazza Fontana). Ma non ci riusciamo. Anche perché se la pista rimane, come sembra accertato, quella del terrorismo nero, non sappiamo quali nomi l'accusa potrà tirar fuori dal suo cappello. I tre maggiori indiziati sono già stati assolti con sentenza passata in giudicato che non consente di richiamarli sul banco degli imputati. Gli altri di cui si fa il nome non sarebbero che comparse, la più importante delle quali, Delfo Zorzi, risiede a Tokio con passaporto giapponese che lo mette al riparo da ogni pericolo di estradizione. Vale la pena ricominciare? L'''ouverture'' dei dibattimenti non è stata incoraggiante. Il proscenio era occupato da Capanna, Valpreda, [[Dario Fo]] e altri reduci sessantottini, cui si era aggiunto anche Sergio Cusani, l'intangentato convertitosi (lo diciamo senza nessuna ironia) al missionarismo. [...] Invano i portaparola della parte lesa, cioè dei familiari delle vittime, si sono dichiarati estranei e contrari a ogni tentativo di politicizzare il processo. Una parola. Non ci riescono nemmeno [[Jovanotti]] e [[Teo Teocoli|Teocoli]] con le loro filastrocche dal palcoscenico di Sanremo. Figuriamoci se potranno riuscirci i registi di questo processo ''rouge et noir'', se mai ve ne furono. [...] Ecco a cosa servono i processi come questo: non a cercare la verità, ma a fornire argomenti al ''rouge'' o al ''noir''. (da ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2000/febbraio/26/QUELLA_VERITA_CHE_CERCHIAMO_co_0_0002264627.shtml Quella verità che cerchiamo]'', 26 febbraio 2000, p. 1)
*Cosa c'entri la giustizia italiana in fatti e misfatti capitati trent'anni fa in un Paese {{NDR|l'[[Argentina]]}} di cui la metà della popolazione è di origine italiana, non riusciamo a capire. Ma ci pareva impossibile che l'iniziativa del giudice spagnolo Garzon per trascinare l'ex dittatore cileno [[Augusto Pinochet|Pinochet]] sul banco degli accusati di un tribunale madrileno non trovasse imitatori in un Paese di scimmie come il nostro. Grazie ad essa, il nome e il volto di Garzon sono noti in tutto il mondo. Ed è probabile che tra poco lo siano anche quelli del pubblico ministero Caporale. Vi pare poco in un'era dell'effimero come quella in cui stiamo vivendo, e che vede l'infittirsi di processi ai defunti, su cui le nuove leve della [[storiografia]] vorrebbero riscrivere il passato? (da ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2000/aprile/03/QUEI_PROCESSI_CARO_ESTINTO_co_0_0004033275.shtml Quei processi al caro estinto]'', 3 aprile 2000, p. 1)
*Dobbiamo avere la modestia di riconoscere che noi, come venditori, non leghiamo nemmeno le scarpe a un piazzista che se un giorno si mettesse a produrre vasi da notte, farebbe scappare la voglia di urinare a tutta l'Italia. (da ''[https://web.archive.org/web/20130619122825/http://archiviostorico.corriere.it/2001/febbraio/15/PREDICATORI_COMPARSE_co_0_0102158858.shtml I predicatori e le comparse]'', 15 febbraio 2001, p. 1)
*Non sono mai venuto meno all'impegno, preso non con il Cavaliere, ma con me stesso, di non associarmi mai alla sua demonizzazione. Ma non posso sottacere ai lettori i pericoli che si nascondono sotto questa sua allergia alla verità, questa sua voluttuaria e voluttuosa propensione alle menzogne, la naturalezza con cui riesce a pronunziarle. (da ''Io e il cavaliere qualche anno fa'', 25 marzo 2001, p. 1)
*Berlusconi, cui nulla riesce tanto bene quanto la parte di vittima e perseguitato. «[[Chiagne e fotte]]» dicono a Napoli dei tipi come lui. E si prepara a farlo per cinque anni di seguito. (da ''Io e il cavaliere qualche anno fa'', 25 marzo 2001, p. 1)
====''La stanza di Montanelli – rubrica''====
{{cronologico}}
*{{NDR|[[Vittorio Sgarbi]]}} È un volgare calunniatore, che non disonora se stesso, ma anche il suo committente e padrone (tutti sappiamo chi è) che si serve di un simile scherano. (8 novembre 1995)
*I [[Riformismo|riformatori]] italiani, quando si tratta di riformare ciò che non ha bisogno di essere riformato, sono instancabili. L'attività dell'Ucas, Ufficio complicazioni affari semplici, come ricordava un altro lettore esasperato, è frenetica. ([https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1995/dicembre/13/Ufficio_complicazioni_affari_semplici_co_0_9512139920.shtml 13 dicembre 1995])
*Io credo che il miglior omaggio che si può rendere a [[Aldo Moro|Moro]] sia quello di archiviare l'episodio che ne segnò la fine e dal quale, diciamo la verità, la sua immagine esce tutt'altro che bene. Quando sento dire che, oltre a quelle conosciute, ci sono anche altre lettere di Moro, prego Iddio che non vengano trovate. So già cosa contengono, e preferisco non leggerlo. (21 dicembre 1995)
*È assolutamente impossibile istillare negli [[zingari]] il concetto di proprietà e quindi educarli al lavoro come mezzo per conquistarsela. Ma temo che sia altrettanto impossibile far capire tutto questo ai nostri pietisti, religiosi e laici, che farneticano di «integrarli». ([https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1995/dicembre/30/Viaggiai_sul_carrozzone_degli_zingari_co_0_95123012229.shtml 30 dicembre 1995])
*A me, invece, [[Beppe Grillo|Grillo]] piace. Lo considero il più efficace comico in circolazione. Anzi: «comico» non è la parola giusta. Grillo non è un comico, non è un moralista, non è un predicatore: è tutte queste cose insieme. Nel panorama dello spettacolo italiano, dove abbonda il bollito misto, è un'eccezione ambulante (e urlante). Lei ha ragione quando dice che Grillo esagera. Non soltanto esagera; provoca anche, e insulta, e offende. Ma tutte le categorie di giudizio, con un tipo così, risultano inadeguate. Grillo appartiene ad una specie animale particolare, formata da un solo esemplare: lui. O lo strozziamo o lo applaudiamo. Io, appena posso, lo applaudo. Perché i suoi eccessi, a differenza di quelli di [[Vittorio Sgarbi|Sgarbi]], odorano di bucato. ([https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1996/gennaio/11/Beppe_Grillo_incubo_esilarante_co_0_9601114281.shtml 11 gennaio 1996])
*Una delle eterne regole italiane: nel settore pubblico, tutto è difficile; la buona volontà è sgradita; la correttezza, sospetta. Per questo, le persone capaci continueranno a tenersi a distanza di sicurezza dalla «cosa pubblica», lasciando il posto ai furbastri (magari bravi) e alle mezze cartucce (magari oneste). Così, purtroppo, vanno le cose in questo bizzarro paese. ([https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1996/gennaio/26/Impegno_politico_caduta_delle_illusioni_co_0_9601261298.shtml 26 gennaio 1996])
*In una società libera il compito dei media non è «edificare la morale»; è informare, denunciare, stimolare, far riflettere, occasionalmente divertire. (28 gennaio 1996)
*L'unico incoraggiamento che posso dare ai giovani, e che regolarmente gli do, è questo: «Battetevi sempre per le cose in cui credete. Perderete, come le ho perse io, tutte le battaglie. Una sola potete vincerne: quella che s'ingaggia ogni mattina, quando ci si fa la barba, davanti allo [[specchio]]. Se vi ci potete guardare senza arrossire, contentatevi». (20 febbraio 1996)
*[[Daniele Vimercati|Vimercati]] è un leghista antemarcia. Lo era anche quando lavorava con me al Giornale. Ma è soprattutto un signor giornalista, che conosce perfettamente la linea di demarcazione fra l'opinione personale e il dovere professionale, e non c'è interesse né calcolo di opportunità che possa indurlo a varcarla. Per questo godeva di tutta la mia fiducia, né mai ho avuto occasione di pentirmi di avergliela concessa. (2 marzo 1996)
*Non so se il Pci sia sotterraneamente sceso a trattative con le Br per convincerle a secondare questo piano. So soltanto che le Br, le quali invece la rivoluzione la volevano sul serio, lo rifiutarono, e fu proprio per farlo naufragare che rapirono e poi uccisero colui che doveva esserne lo strumento. [...] Fu il risoluto e quasi furibondo (oltre che sacrosanto) no dei comunisti che fece naufragare il tentativo {{NDR|Trattativa Stato-BR durante il sequestro [[Aldo Moro|Moro]]}}, che invece in seno alla Dc aveva parecchi sostenitori, anche se non osavano dirlo apertamente. Di qui le accuse e le insinuazioni contro i suoi compagni di partito, lanciate da Moro in quelle famose lettere, che avrebbe fatto meglio a non scrivere perché indegne di un vero uomo di Stato, anzi di un uomo tout court, e che ancor oggi forniscono materia al sospetto di una congiura fra democristiani – con l'aiuto dei soliti servizi segreti «deviati» – per sbarazzarsi di lui. Vero nulla. Forse nella Dc le forze «trattativiste», praticamente disposte alla resa alle Br, avrebbero vinto, se non ne fossero state impedite dalla risolutezza del Pci, che di un brigatismo assurto ad interlocutore dello Stato non voleva sentir parlare e di un Moro salvato al prezzo di una simile capitolazione non avrebbe più saputo che farsi. (26 marzo 1996)
*No, è stata la persecuzione che ha costretto gli ebrei, per resisterle, a tendere ed affinare tutte le loro risorse intellettuali. Ecco il segreto dei loro primati. In tutto. E talvolta anche nella cretineria. (3 aprile 1996)
*L'[[Allargamento della NATO|allargamento della Nato]] è una cosa maledettamente seria, e decisamente complessa. Parlarne prima delle elezioni presidenziali russe vuol dire buttare benzina sul fuoco; non parlarne oggi significa, forse, non parlarne più. [...] Innanzitutto, dobbiamo renderci conto che la Nato è un'organizzazione basata sul consenso: se si estende verso Oriente [...], la compattezza dell'alleanza rischia di incrinarsi. Ancor più delicata è una seconda questione. Governi e opinione pubblica occidentali devono capire le implicazioni della loro decisione. In seguito all'allargamento, i nuovi membri orientali della Nato (che siano solo Repubblica Ceca e Ungheria; o anche Polonia e Paesi Baltici) diventano nostri alleati, a tutti gli effetti. Questo vuol dire che, se venissero attaccati, dovremmo correre a difenderli. Domanda: siamo disposti a morire per Varsavia e Tallin? Se la risposta è «sì», allarghiamo pure la Nato. Se la risposta è «ma, forse...» – e in Italia sarebbe sicuramente «ma, forse...» – è meglio che lasciamo perdere. In quella parte del mondo hanno già sofferto abbastanza. Non è il caso che ci mettiamo anche noi. ([https://web.archive.org/web/20151025020316/http://archiviostorico.corriere.it/1996/aprile/20/Allargamento_della_Nato_Lasciamo_perdere_co_0_960420535.shtml 20 aprile 1996])
*Io non mi considero affatto ateo e non capisco come si possa esserlo. ([https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1996/maggio/23/dove_comincia_grande_mistero_Dio_co_0_9605235872.shtml 23 maggio 1996])
*{{NDR|Riferito alla [[crisi di Sigonella]]}} Ho sempre considerato il rilascio di Abu Abbas un gesto semplicemente criminale o almeno di complicità col crimine. ([https://web.archive.org/web/20151107235857/http://archiviostorico.corriere.it/1996/luglio/07/Caro_Ottiero_Ottieri_diamoci_del_co_0_9607072658.shtml 7 luglio 1996])
*Quanto scrivi {{NDR|riferito a una lettrice}} sull'insegnamento della Storia nelle nostre scuole è sacrosantamente vero. I testi su cui ve la fanno studiare sono o reticenti o faziosi, ma più spesso l'una cosa e l'altra, e soprattutto scritti coi piedi. (4 settembre 1996)
*Da Prodi non mi aspettavo niente: e bastava guardarlo in faccia e sentirlo parlare per capirlo. Dal Polo temevo molto: e non tanto per la faccia di Berlusconi, quanto per quelle di tanti suoi luogotenenti a cui non avrei affidato non dico la cassaforte, ma nemmeno un salvadanaio. [...] Prodi non è certamente un leader da cui ci si possano aspettare decisioni geniali e risolute, ma non è nemmeno un ladro o un avventuriero da cui si possano temere colpi di testa ed altri azzardi. Il governo di cui si trova alla testa è una delle solite armatucce Brancaleone che da cinquant'anni si alternano nella gestione di questo Paese. Ma lei [...] crede sul serio che il Polo, con tutti i cespugli che lo infiorano, ci avrebbe offerto qualcosa di più compatto ed efficiente? ([https://web.archive.org/web/20151023043728/http://archiviostorico.corriere.it/1996/ottobre/17/Governo_solita_armatuccia_Brancaleone_co_0_9610171072.shtml 17 ottobre 1996])
*No, caro N***, non mi basta che il Pool abbia perseguito e persegua una buona Causa. Doveva farlo anche con buoni mezzi e criteri. E il caso Di Pietro basta a dimostrare che questo non è sempre avvenuto. (24 ottobre 1996)
*È dalla piazza e dai cosiddetti «bagni di folla» che nascono i dittatori e vengono consacrati i fanatismi più orrendi, fra cui il più orrendo di tutti: il razzismo. ([https://www.fondazionemontanelli.it/sito/pagina.php?IDarticolo=432 24 novembre 1996])
*Io non ho titoli culturali che mi qualifichino a lezioni su una tematica come quella del [[calvinismo]]. Ma credo di averne afferrato l'essenziale: la concezione della Ricchezza come segno della Grazia, di cui quindi non si è proprietari, ma amministratori per conto del Signore col compito di moltiplicarla per il bene di tutti. (21 dicembre 1996)
*Di commissioni d'inchiesta il nostro parlamento ne ha partorite a dozzine. Me ne citi una sola che abbia raggiunto dei risultati, anche semplicemente conoscitivi. Per un Parlamento come il nostro (e mi trattengo a fatica dal qualificarlo) anche la ricerca della verità è materia di lottizzazione. ([https://web.archive.org/web/20151118213258/http://archiviostorico.corriere.it/1996/dicembre/23/Ormai_non_resta_che_amnistia_co_0_96122312669.shtml 23 dicembre 1996])
*Quando ebbi, fra i tanti, un processo non con un magistrato, ma con un politico del rango di De Mita che avevo coinvolto nella mala amministrazione dei fondi stanziati per l'Irpinia dopo il [[Terremoto dell'Irpinia del 1980|terremoto]], non trovai, in tutta quella vasta regione, una toga che venisse a testimoniare in mio favore. L'unico che mi difese fu colui che avrebbe dovuto accusarmi: il pubblico ministero del tribunale di Monza, Mariconda: non sul merito delle mie accuse, ch'egli non aveva elementi per valutare, ma sul diritto che mi riconosceva di lanciarle. Anche l'uso dei cinquanta–sessantamila miliardi stanziati per l'Irpinia rimase un porto delle nebbie. ([https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1997/gennaio/12/Magistratura_porti_delle_nebbie_co_0_9701123652.shtml 12 gennaio 1997])
*La sola parola «ingegneria genetica» mi mette i brividi. (14 marzo 1997)
*Io non mi sono mai [[Impiccagione|impiccato]]. Ma a Norimberga assistetti a diciassette impiccagioni, compresa quella di un cadavere, il cadavere di Göring che si era suicidato il giorno prima. Be', mi resi conto [...] che ficcare la testa nel nodo scorsoio di una corda non è un esercizio da mezzetacche o quacquaracquà. (15 maggio 1997)
*{{NDR|Gladio}} Era stato istituito in quasi tutti i Paesi che facevano parte della Nato, e per volontà della Nato, consapevole che i suoi soci europei non avrebbero potuto resistere all'attacco di una Potenza superarmata qual era l'[[Unione Sovietica]]: avrebbero dovuto aspettare, per la riscossa, l'intervento dell'[[Stati Uniti d'America|America]]. Lo dimostra il fatto che quando questo piano fu rivelato, nessun altro Paese trovò nulla da ridirne. Solo noi italiani – i soliti romanzieri imbecilli e peggio che imbecilli – ne facemmo materia di scandalo e pretesto di «gialli» che tuttora trovano credito, come la sua lettera dimostra. Anch'io mi sento scandalizzato, e un poco offeso. Ma solo dal fatto che nessuno mi abbia sollecitato l'adesione al [[Organizzazione Gladio|Gladio]]: l'avrei data con entusiasmo. ([https://web.archive.org/web/20150623163829/http://archiviostorico.corriere.it/1997/giugno/07/Avrei_dato_con_entusiasmo_adesione_co_0_97060710388.shtml 7 giugno 1997])
*A fare l'Italia alcuni pochi italiani ci sono, senza e contro i più, riusciti. A fare gl'italiani, l'Italia, in centocinquant'anni, non c'è riuscita; anzi non ci s'è nemmeno provata. (19 giugno 1997).
*Il vero cacciatore ama gli animali a cui dà la caccia, forse anche perché li considera complici di questo gioco in cui ritrova la sua origine esistenziale. Non spara, per esempio, sul bersaglio fermo: lo considera sleale. (9 luglio 1997)
*Al matrimonio misto, che dell'integrazione razziale è la condizione genetica, sono i neri, molto più dei bianchi, che si rifiutano. Non è quindi colpa degl'italiani, o almeno non tutta questa colpa è degl'italiani, se anche da noi l'integrazione con gl'immigrati africani incontra degli ostacoli. Quella con gli oriundi dei Paesi europei non ne incontra nessuno, salvo quelli che frappone la burocrazia, la quale ne pone tanti anche a noi, e anzi campa solo di questo. Non ho mai sentito un francese, o un inglese, o un tedesco, o un bulgaro o un ukraino lamentarsi di una apartheid italiana. Ci sono anche da noi, purtroppo, delle manifestazioni di razzismo. Ma queste sono dovunque, e in Italia meno violente che altrove. L'Italia è un Paese che va a catafascio. Ma non buttiamogli addosso anche delle croci che non merita. Quelle che merita bastano, e ne avanza. (24 agosto 1997)
*Io sono un italiano, fra i pochi rimasti che nei confronti dell'Italia s'ispirano all'adagio inglese: «Che abbia ragione o torto, sto col mio Paese». Anch'io sto col mio paese quando ha torto, ma senza pretendere che il suo torto sia considerato ragione. (23 settembre 1997)
*Sono e rimango convinto che fin quando noi italiani ci affideremo soltanto alla Legge – o, come ora usa chiamarla, alle «regole» –, rimarremo quello che siamo, coi vizi che abbiamo, fra cui quello di accatastare regole su regole al solo scopo di metterle in contraddizione l'una con l'altra per poterle meglio evadere. (16 ottobre 1997)
*Le confesso che il suo piglio perentorio e inquisitorio mi disturba alquanto, anche perché mi lascia capire che lei parte da convinzioni così granitiche da rendere vano ogni tentativo d'insinuarvi almeno un dubbio. [...] Forse farebbe meglio ad astenersi a dare lezioni di liberalismo a me che sono stato, in tutto il giornalismo italiano, l'unico a difenderlo negli anni Settanta e Ottanta, quando difenderlo era difficile e poteva anche costar caro. Non me ne faccio un vanto perché, quando alla fine ha vinto, ho visto di che liberalismo si trattava, ed è per questo che ho votato Ulivo. ([https://web.archive.org/web/20151105212200/http://archiviostorico.corriere.it/1997/ottobre/23/Quando_fantasia_non_basta_co_0_9710232248.shtml 23 ottobre 1997])
*È importante tutto questo? No. Non lo è per me né per lei, che sappiamo cosa è accaduto. E non lo è per i leghisti doc, secondo cui qualunque cosa propone il capo è Vangelo. Se Bossi decide di andare in Bicamerale, applaudono. Se decide di abbandonare la Bicamerale, esultano. Se va con Berlusconi, assentono. Se lascia Berlusconi, approvano. E se un giorno si sveglia e cambia i confini della Padania, accettano i nuovi confini. Tempo fa, rispondendo a un lettore, scrissi che «i leghisti sono pronti a inneggiare anche all'annessione della Yakuzia, e non solo perché non sanno dove sta». Arrivarono molte lettere indispettite. Ma nessuna contro l'annessione della Yakuzia. (29 ottobre 1997)
*Se sono – come sono – uno di quegli uomini di Destra che ultimamente hanno votato, sia pure controvoglia, per la Sinistra (annacquata) dell'Ulivo, è perché da questa, che non è mai stata la mia bandiera, non mi sento tradito. Essa sta facendo ciò che prometteva di fare, ma lo fa con molta moderazione, e con una squadra di uomini che magari non saranno (meno qualcuno, come per esempio Ciampi) di serie A, ma da cui non temo, e credo che nessuna persona ragionevole possa temere, l'instaurazione di un regime. (10 dicembre 1997)
*E lo specchio non vi giudica dai successi che avrete ottenuto nella corsa al denaro, al potere, agli onori; ma soltanto dalla Causa che avrete servito. Tenendo bene a mente il motto degli ''hidalgos'' spagnoli: «La sconfitta è il blasone delle anime nobili». (31 dicembre 1997)
*Che cosa io pensi dell'onorevole Previti mi pare di averlo detto in termini talmente espliciti da apparire – a più d'uno – brutali: un personaggio che solo a guardarlo in faccia verrebbe voglia di applicargli le manette ai polsi prima ancora di sapere chi è e cosa ha fatto. (31 gennaio 1998)
*Infine, c'è quello che io considero il vero, grande vantaggio dell'euro: una volta dentro, non potremo tornare all'allegra finanza pubblica d'un tempo. ([https://web.archive.org/web/20151203232056/http://archiviostorico.corriere.it/1998/febbraio/20/Che_cosa_succedera_quando_avremo_co_0_9802206445.shtml 20 febbraio 1998])
*Tutti hanno diritto di credere nel miracolo, quando non c'è altro a cui aggrapparsi. La scienza no: se lo ricordi anche il Papa. (23 febbraio 1998)
*I conti col passato, si capisce, bisogna farli. Ma a un certo punto bisogna chiuderli. Perché nella Storia non ce n'è mai stato uno che, protratto all'infinito, non ne abbia innescato un altro. (10 marzo 1998)
*Perché, caro B***? Perché la vocazione a dividerci sempre e su tutto per il nostro «particulare», come lo chiamava Guicciardini, noi italiani ce la portiamo nel sangue, e non c'è legge che possa estirparla. (18 aprile 1998)
*Vero che nei ricordi sui quali vengo sollecitato, il nome di [[Cesco Tomaselli|Tomaselli]] ricorre meno frequentemente di quelli di Longanesi, di Buzzati, di Piovene, di Barzini ecc. Ma ciò dipende solo dal fatto che costoro appartenevano alla mia leva, e in comune con loro avevo avuto tante esperienze, perfino la stanza di lavoro. Tomaselli, quando io entrai al ''Corriere'', apparteneva già alla sua vecchia guardia, e come notorietà ne aveva raggiunto il tetto proprio grazie alle sue corrispondenze sull'impresa del dirigibile «Italia» di Umberto Nobile, di cui fu dal principio alla fine lo scrupoloso cronista. A salvargli la vita dalla catastrofe fu soltanto la sorte, contro cui egli imprecò considerandola avversa. Per l'ultima tappa, quella che avrebbe dovuto sorvolare il Polo, dei due giornalisti aggregati a quella spedizione — Tomaselli per il ''Corriere'', e Ugo Lago per il ''Popolo d'Italia'' di Mussolini —, c'era posto, sulla navicella, per uno solo. Lago e Tomaselli se lo giocarono a testa o croce. Con gran dispetto di Tomaselli, che non smise mai di considerarsene tradito, vinse e partì Lago, che non tornò più: quando l'aeromobile precipitò sul pack, lui rimase aggrappato insieme ad altri compagni al cordame dell'involucro col quale scomparve nel deserto bianco. Ma tutte le volte che se ne parlava, Tomaselli seguitava ad inveire contro la scalogna che lo aveva escluso da quel drammatico finale, come se gli avesse tolto la fortuna di descriverlo. Questo era Tomaselli, l'inviato speciale che nel suo mestiere di giornalista portava lo stesso spirito che aveva fatto di lui, nella Prima Guerra Mondiale, un superdecorato ufficiale di artiglieria alpina e gli ispirava una concezione quasi religiosa del «servizio». Non era un «brillante» né come scrittore né come parlatore. Ma di tutto quello che diceva, sia con la bocca che con la penna, si poteva stare sicuri che di inesatto o di inventato non c'era nemmeno una virgola. [...] Se raramente mi capita di parlare di lui, è perché l'ho conosciuto e frequentato sul declino della sua intemerata e ineccepibile carriera di testimone, e perché lui, nel raccontarla, non l'animava mai di aneddoti o di battute come, per esempio, il suo coetaneo Monelli. Ma se ai giovani che si avviano (poveretti!) a questo mestiere dovessi indicare un modello di dignità, serietà, dedizione e correttezza professionale non avrei dubbi sulla scelta: Cesco Tomaselli. ([https://web.archive.org/web/20151009153047/http://archiviostorico.corriere.it/1998/maggio/07/Cesco_Tomaselli_inviato_speciale_Polo_co_0_9805078688.shtml 7 maggio 1998])
*Che un giudice spagnolo in vena di protagonismo abbia chiesto all'[[Inghilterra]] la consegna di un ospite straniero andato a Londra in forma privatissima per ragioni di salute, non mi stupisce: un [[Antonio Di Pietro|Di Pietro]] può nascere dovunque. Ma che l'Inghilterra si proponga di consentire, non mi stupisce. Mi sbalordisce, come ha sbalordito e indignato la signora Thatcher che aveva ospitato in casa il Generale. Ma ancora di più mi sbalordirebbe che la Giustizia spagnola, cioè di un Paese che non solo ha accettato per quarant'anni il potere di un Generale, ma gli ha consentito (per sua fortuna) di disporne anche dopo morto, portasse davanti a una Corte di Giustizia quello cileno. Per non parlare delle conseguenze che tutto questo potrebbe provocare in [[Cile]] dove, nel caso che il governo Frei si mostrasse esitante e accomodante, le Forze Armate potrebbero riprendere il potere per rompere i rapporti diplomatici con [[Spagna]] e Inghilterra e dimostrare al mondo che i processi alla Norimberga hanno fatto il loro tempo. Se a qualcuno il Generale cileno Pinochet deve rendere conto del suo operato, è soltanto al Cile e ai suoi tribunali. E se io fossi un cileno che ha votato Frei (come certamente avrei fatto se fossi stato un cileno), in questa occasione mi schiererei con le Forze Armate. Con tanti saluti a tutto il sinistrume italiano passato, presente e futuro. (24 ottobre 1998)
*Che gli [[Stati Uniti d'America|Usa]] siano in tutto il mondo odiati dagli uomini come lei {{NDR|riferito a un lettore}}, è verosimile, e quindi più che credibile. Un po' meno credibile è che gli uomini di tutto il mondo siano e la pensino come lei. Comunque, il giorno in cui quel Paese venisse chiamato (ma da chi?) sul banco degl'imputati come il nemico dell'umanità, io chiederò di essere ascoltato come testimone. Per dire alla Corte dei Vecchio di turno che io, uomo qualunque, mi considero graziato tre volte da questo grande nemico dell'umanità. La prima fu quando mi strappò al pericolo di diventare – per bene che mi fosse andata – l'attendente di un colonnello tedesco. La seconda fu quando mi sottrasse a quello di finire i miei giorni in un kolkos siberiano. La terza fu quando, invece di rimettermi la parcella di questi favori, mi aiutò a rifarmi la casa senza contestarmi il diritto di invitarvi anche coloro che pensano (si fa per dire) e parlano (o meglio sbraitano) come lei. ([https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1999/aprile/10/Fermare_genocidio_Kosovo_co_0_9904103314.shtml 10 aprile 1999])
*Tradotto in politica, non c'è nulla di più intollerante e fazioso, e quindi di meno pacifico, del [[pacifismo]] in generale, e di quello italiano in particolare. È un pacifismo a fasi alterne, e che si sveglia soprattutto, anzi quasi esclusivamente, quando a fare la guerra sono gli americani. Furioso e devastatore imperversò, non soltanto in Europa, ma nella stessa America, al tempo del Vietnam: al punto che quando [[Richard Nixon|Nixon]] venne in visita in Italia (quell'Italia che poteva fare ciò che voleva grazie agli americani) dovettero mandarlo a prendere a Fiumicino con un elicottero e trasportarlo via aria in Quirinale perché via terra avrebbe rischiato la pelle. Ma questo stesso pacifismo rimase impassibile quando i carri armati sovietici schiacciarono l'Ungheria (e a Montecitorio risuonò il grido: «Viva l'[[Armata Rossa]]!»), e poco dopo la Cecoslovacchia e da ultimo l'Afghanistan. Sono sempre gli stessi, i pacifisti italiani. Con una bandiera in mano come quella della pace (chi può infatti invocare la guerra?), si sentono invulnerabili. Ma la sventolano solo per il povero Milosevic; il genocidio del Kosovo li lascia del tutto indifferenti. (5 maggio 1999)
*Non sempre condivido le opinioni di [[Giovanni Sartori|Sartori]]. Qualche volta, anzi spesso, abbiamo litigato, anche perché a lui litigare piace moltissimo: da buon toscano, è nella polemica che lui, e forse anch'io, diamo il meglio di noi. E anche sull'articolo del 25 maggio non siamo in tutto e per tutto d'accordo. Lo siamo nel respingere la qualifica di «pacifista», che entrambi lasciamo in esclusiva alle «anime belle» che, sventolando la bandiera della [[pace]], sperano di raccogliere intorno a essa tutti gl'ipocriti e gl'imbecilli che, sommati insieme, costituiscono certamente la stragrande maggioranza degl'italiani. (29 maggio 1999)
*Lo Stato di [[Platone]], quello che lui chiamava la polis, e che poi era Atene, aveva, al tempo di Platone, cioè nel momento del suo massimo splendore, ventimila abitanti, di cui solo cinquemila avevano diritto al voto. E veda un po' come quei civilissimi cittadini lo usarono nelle assemblee dell'Acropoli: mettendo sotto processo [[Pericle]] e [[Aspasia di Mileto|Aspasia]], condannando a morte [[Socrate]] e provocando la guerra del Peloponneso, che fu la rovina non solo di Atene, ma di tutta la Grecia e della sua civiltà. Ora se il sistema della «democrazia diretta» o, come lei la chiama, «partecipatoria», non funzionò nemmeno in una polis di ventimila abitanti, s'immagini un po' cosa diventerebbe nei formicai umani cui si sono ridotte le polis attuali, e non soltanto quelle italiane. [...] Lei ha tutte le ragioni del mondo a dire che l'attuale sistema di democrazia «rappresentativa» o «delegata» ha dei vizi gravissimi e spesso provoca disastri, compresa quella americana, che pure è una di quelle che meglio funzionano. Ma, mi creda, quella «diretta» o «di piazza» è ancora molto più pericolosa perché continuamente a rischio di cadere in balia di qualche ciarlatano che sappia soltanto vendere bene la sua merce. Certo, quella indiretta esige, da parte del cittadino, una partecipazione che in Italia manca. Ma non è certo coi referendum che si può sostituirla. Almeno questo mi ha insegnato l'esperienza. (22 agosto 1999)
*Quello di [[Francisco Franco|Franco]], se proprio vogliamo chiamarlo regime, fu un regime di polizia, di una polizia molto più dura di quella fascista, ma un totalitarismo no. Ecco perché, quando sentì avvicinarsi il momento della fine, Franco poté liquidare il franchismo con relativa facilità: perché di totalitario non aveva altro che le galere. Però bisogna anche riconoscere che questo soldataccio squallido e ottuso (sul piano umano era repellente), il ritorno al regime democratico seppe compierlo da maestro, facendosi consegnare dal pretendente al trono, Don Juan, ch'egli considerava (non a torto) poco affidabile, il figlio Juan Carlos per prepararlo – operazione riuscitissima – ai suoi compiti di Re, e mettendogli accanto un uomo di primissimo ordine come Suarez. ([https://web.archive.org/web/20130331034046/http://archiviostorico.corriere.it/1999/ottobre/24/differenza_fra_regimi_totalitari_dittature_co_0_991024459.shtml 24 ottobre 1999])
*La servitù, in molti casi, non è una violenza dei padroni, ma una tentazione dei servi. (2 gennaio 2000)
*Non conosco Haider, e quindi nemmeno i fondamenti della sua ideologia, ammesso che ne abbia una. A occhio e croce, più che un nazista, mi sembra un qualunquista che interpreta, o cerca d'interpretare i sentimenti e i risentimenti di una pubblica opinione di livello bossiano, scontenta di tante cose, e a cui l'Austria attuale va stretta. [...] Non so se anche Haider – ripeto: non lo conosco – sia un omuncolo. Ma penso che l'Europa, ponendo il veto a un suo eventuale governo, costringerà gli austriaci ad affidargliene l'incarico, come avvenne per Waldheim. Io al pericolo di un rigurgito nazista non ci credo. Come ho letto in un articolo (mi pare di Enzo Bettiza, ma potrei sbagliarmi) penso che Jorg Haider somigli più a un Poujade che a un Le Pen, cioè più a una miscela di [[Umberto Bossi|Bossi]] e di Giannini che a un [[Pino Rauti]]. Ciò che mi allarma è l'incapacità dell'Europa a riflettere sulle sue proprie esperienze a trarne qualche insegnamento. Questo, sì, mi fa paura. (3 febbraio 2000)
*Li conosco e riconosco, quei regimi {{NDR|di dittatura e di censura}}. Ne avverto il passo anche di lontano, e convengo che in Italia il pericolo di vederne arrivare qualcuno c'è. Ma sa quando si realizzerà? L'anno venturo, dopo la vittoria – che io do per certa – del Polo alle Politiche. Vedrà. La prima cosa che farà Berlusconi, come la fece nel '94, sarà di spazzare via l'attuale dirigenza Rai per omologarne le tre Reti a quelle sue. (26 febbraio 2000)
*Quando s'accendono i [[Morte sul rogo|roghi]], mettiti dalla parte della strega, anche a costo di bruciare con lei. ([https://www.corriere.it/solferino/montanelli/00-05-31/02.spm 31 maggio 2000])
*Per antica convinzione, dovrei scegliere il candidato repubblicano. Ma questo [[Al Gore]] ha dalla sua almeno tre fattori. È giovane, ma pieno di esperienza [...]. Ha alimentato, come numero due dell'amministrazione democratica, un boom economico che, sebbene innescato dal padre del rivale ([[George H. W. Bush|Bush senior]]), dura ormai da dieci anni. E sa di politica estera. [...] Egoisticamente, dobbiamo dire: con Al Gore le incognite sono nulle. E di prevedibilità questo mondo complicato, forse, ha bisogno. Anche perché l'alternativa non mi sembra strepitosa. Posso sbagliarmi [...], ma [[George W. Bush|Bush junior]] non mi pare né un Eisenhower né un Reagan. ([https://web.archive.org/web/20151102121729/http://archiviostorico.corriere.it/2000/giugno/05/Chi_sceglierei_fra_George_Bush_co_0_0006056706.shtml 5 giugno 2000])
*Una Giustizia che per istruire un processo impiega sei o sette anni e poi non riesce a chiuderlo con una sentenza che non si presti a rimetterlo, con qualche marchingegno, in gioco, è un meccanismo di cui bisogna assolutamente rivedere e rifare gl'ingranaggi: «Giustizia ritardata – dice [[Montesquieu]] – è Giustizia negata». ([http://www.corriere.it/solferino/montanelli/00-06-07/01.spm 7 giugno 2000])
*Il [[revisionismo]] è la materia prima della [[storiografia]] che, senza di esso, sarebbe una disciplina morta. ([http://www.corriere.it/solferino/montanelli/00-06-16/01.spm 16 giugno 2000])
*Il mio giudizio su [[Baltasar Garzón|Garzón]] resta quello di prima, solo un po' rinforzato: un garzoncello smanioso soltanto di leggere il proprio nome sulle prime pagine di tutti i giornali e di vedere la propria effigie sugli schermi televisivi di tutto il mondo: il che rafforza la mia ipotesi che si tratti di un italiano nato per sbaglio in Spagna. ([http://www.corriere.it/solferino/montanelli/00-06-30/01.spm 30 giugno 2000])
*La pena di morte americana esiste e resiste in America perché fu un elemento base e costitutivo della sua nascita e sviluppo. Dei famosi 102 «Padri Pellegrini» che per primi sbarcarono dal «Mayflower» in quel Continente non per saccheggiare le ricchezze come facevano spagnoli e portoghesi in Messico e nell'America del Sud, ma per costruirvi una società nuova e libera, circa i due terzi erano avanzi di galera che fuggivano la Giustizia e le prigioni dell'Europa, e un terzo erano uomini che cercavano la libertà, e soprattutto quella religiosa. I primi avevano in tasca la pistola, i secondi la Bibbia, ma nella sua versione calvinista quella del taglione, basata sulla concezione di un Dio giustiziere che esige la morte di chi senza giusto motivo la dà. ([https://web.archive.org/web/20151026010115/http://archiviostorico.corriere.it/2000/luglio/09/Smettiamola_criticare_giustizia_americana_co_0_0007094101.shtml 9 luglio 2000])
*A Rimini, cioè in casa propria (ma anche nostra, almeno per il momento), questi signorini {{NDR|di [[Comunione e Liberazione]]}} non hanno fatto altro che fischiare tutto ciò che è italiano, acclamare al nuovo beato [[Pio IX]], il Papa-Re che pretendeva di impedire il processo di unificazione nazionale, ed esaltare come i veri eroi del risorgimento i Borboni e i briganti del Cardinale Ruffo. A lei, tutto questo va bene? A me, dà il vomito. ([http://www.corriere.it/solferino/montanelli/00-09-13/02.spm 13 settembre 2000]).
*Il mio parere è rimasto quello che espressi sul mio ''Giornale'' l'indomani del fattaccio {{NDR|l'[[agguato di via Fani]]}}. «Se lo Stato, piegandosi al ricatto, tratta con la violenza che ha già lasciato sul selciato i cinque cadaveri della scorta, in tal modo riconoscendo il crimine come suo legittimo interlocutore, non ha più ragione, come Stato, di esistere». Questa fu la posizione che prendemmo sin dal primo giorno e che per fortuna trovò in Parlamento due patroni risoluti (il Pci di [[Enrico Berlinguer|Berlinguer]] e il Pri di [[Ugo La Malfa|La Malfa]]) e uno riluttante fra lacrime e singhiozzi (la Dc del moroteo [[Benigno Zaccagnini|Zaccagnini]]). Fu questa la «trama» che condusse al tentennante «no» dello Stato, alla conseguente morte di Moro, ma poco dopo anche alla resa delle Brigate rosse. Delle chiacchiere e sospetti che vi sono stati ricamati intorno, e che ogni tanto tuttora affiorano, non è stato mai portato uno straccio di prova, e sono soltanto il frutto del mammismo piagnone di questo popolo imbelle, incapace perfino di concepire che uno Stato possa reagire, a chi ne offende la legge, da Stato. ([http://www.corriere.it/solferino/montanelli/00-09-22/03.spm 22 settembre 2000])
*La Serbia ha perduto la guerra e ha vinto la pace: ora deve voltar pagina. Sarà la storia – un giudice non imparziale, ma efficace – a decidere cos'è stato giusto e cos'è stato sbagliato. Tuttavia, una ritorsione serba verso l'Occidente avverrà. E ci troverà disarmati. Sa di cosa parlo? Delle rivendicazioni sul Kosovo, che è amministrato dalla Nazioni Unite ma è ancora Jugoslavia (lo dice la risoluzione dell'Onu). I serbi chiederanno di tornare a controllarne le frontiere, per esempio. E dire no a un Kostunica buono è più difficile che dire sì a un Milosevic cattivo. Gli albanesi del Kosovo, sono certo, lo hanno già capito. ([http://www.corriere.it/solferino/montanelli/00-10-08/01.spm 8 ottobre 2000])
*È un dimenticato, [[Ugo Ojetti|Ojetti]], come in questo Paese lo sono quasi tutti coloro che valgono. Se io dirigessi una scuola di giornalismo, renderei obbligatori per i miei allievi i testi di tre Maestri: [[Luigi Barzini (1908-1984)|Barzini]], per il grande reportage; [[Benito Mussolini|Mussolini]] (non trasalire!), quello dell'''Avanti!'' e del primo ''Popolo d'Italia'', per l'editoriale politico; e Ojetti, per il ritratto e l'articolo di arte e di cultura. ([http://www.corriere.it/solferino/montanelli/00-11-13/01.spm 13 novembre 2000])
*In Italia fu il potere temporale a soffocare negl'italiani la voce della coscienza e a spegnere in loro ogni senso di responsabilità. Ma fu la Controriforma a fornire al prete le armi per accaparrarsi l'una e l'altra: il Sant'Uffizio, le scomuniche e, nei casi estremi, il patibolo. Con questo risultato: l'aborto del «cittadino» e la trasformazione di quello che avrebbe dovuto e potuto diventare un «popolo» in un gregge (come con inconsapevole spudoratezza i preti lo chiamano), e in un gregge di pecore indisciplinate che credono di affermare il loro ribelle individualismo non rispettando il semaforo rosso. ([http://www.corriere.it/solferino/montanelli/00-11-20/01.spm 20 novembre 2000])
*{{NDR|Su [[Slobodan Milošević]]}} Oltre che un despota, lo ritengo anche un satrapo della razza dei [[Nicolae Ceaușescu|Ceausescu]], avido non solo di potere, ma anche di denaro, e credo che la sorte che si merita sia un bel plotone di esecuzione. Purché composto da serbi, al comando di un serbo, e in esecuzione di una sentenza emessa da un tribunale serbo e motivata non tanto da generici crimini contro l'umanità, che sono sempre – salvo casi di monumenti all'orrore come l'[[Olocausto]] – oggetto di discussione e dissensi; ma dal più grande e imperdonabile delitto di cui Milosevic si è macchiato nei confronti non soltanto dei serbi: la distruzione della Nazione Jugoslava, che la Monarchia serba aveva fondato dopo la prima guerra mondiale; che il croato [[Josip Broz Tito|Tito]] aveva difeso coi denti e restaurato dopo la seconda, dando alla Balcania un esempio e un puntello di stabilità; e che Milosevic e il suo compare croato [[Franjo Tuđman|Tudjman]] distrussero per poter restare ciascuno padrone in casa sua; e sulle cui macerie si scatenarono tutte le violenze (Bosnia, [[Kosovo]]) che hanno insanguinato e continuano a insanguinare quel povero Paese. ([http://www.corriere.it/solferino/montanelli/01-04-29/01.spm 29 aprile 2001])
*Questo mondo materialista, edonista ed esibizionista non entusiasma neanche me; e, visto che mi legge, dovrebbe saperlo. Ma vorrei conoscere il sistema che voi avete in mente, e non avete il coraggio, o la capacità, di proporre. Un mondo francescano? Bello: ma guardatevi intorno, e ditemi se vedete un saio. Un comunismo riveduto e corretto? Farebbe la fine dell'altro, anche se non riuscirà a ripeterne i disastri. Mi creda, G.: l'unico sistema sociale ed economico oggi accettabile, in Occidente, è quello basato sul mercato: un capitalismo controllato e temperato, per intenderci. È auspicabile che sia anche corretto: e questo non sempre accade, è vero. Il guaio è che il capitalismo è fatto dai capitalisti – e quelli, devo ammettere, sono spesso difficili da digerire. Non cerchi di confondermi le idee, quindi. Non ci riuscirà. Probabilmente ho tre volte i suoi anni, e ho visto dove conducono queste generiche tirate contro «le multinazionali»: prima o poi, qualcuno deporrà la spranga e prenderà la pistola. Dimenticavo: io firmo le mie opinioni, lei tira il sasso e nasconde la mano. Tutti coraggiosi così, voi ragazzi di Seattle? ([http://www.corriere.it/solferino/montanelli/01-06-09/01.spm 9 giugno 2001])
*Non erano, le mie, parole di circostanza. Erano – e rimangono – quelle di un conservatore abbastanza spassionato e nutrito di Storia da capire che non c'è, per la conservazione di ciò che va conservato, nemico più mortale dei conservatori che vogliono conservare tutto; e che un sistema capitalistico senza un correttivo socialista diventa una jungla che conduce pari pari a [[Karl Marx|Carlo Marx]]. Di qui il mio amore per uno dei personaggi meno amabili, sul piano umano, della nostra Storia, [[Giovanni Giolitti|Giolitti]], che sempre cercò l'accordo con [[Filippo Turati|Turati]], a cui il cretinume massimalista – che nel vostro partito ha sempre dominato – lo impedì. Il vedervi – sbriciolati in gruppi, gruppetti e gruppuscoli – annaspare nell'attuale centro-sinistra in cui nessuno riesce a recitare la parte di se stesso, fa male al cuore di un vecchio autentico liberal-conservatore come me. Cosa aspettate, caro Tamburrano, a ridarci il socialismo, ma che sia quello e quello solo: ''il'' socialismo di Turati e di Massarenti? [...] Credo che come forza politica siate abbastanza mal messi. Ma in compenso avete in mano una grande bandiera che prima o poi un esercito la ritroverà. Arrivederci, al primo settembre, cari lettori. ([http://www.corriere.it/solferino/montanelli/01-07-04/01.spm?refresh_ce-cp 4 luglio 2001])
===''il Giornale''===
<!--ordine cronologico-->
*Chi sarà il nostro lettore noi non lo sappiamo perché non siamo un giornale di parte, e tanto meno di partito, e nemmeno di classi o di ceti. In compenso, sappiamo benissimo chi non lo sarà. Non lo sarà chi dal giornale vuole soltanto la «sensazione» [...] Non lo sarà chi crede che un gol di Riva sia più importante di una crisi di governo. E infine non lo sarà chi concepisce il giornale come una fonte inesauribile di scandali fine a se stessi. Di scandali purtroppo la vita del nostro Paese è gremita, e noi non mancheremo di denunciarli con quella franchezza di cui crediamo che i nostri nomi bastino a fornire garanzia. Ma non lo faremo per metterci al rimorchio di quella insensata e cupa frenesia di dissoluzione in cui si sfoga un certo qualunquismo, non importa se di destra o di sinistra. [...] Vogliamo creare, o ricreare un certo costume giornalistico di serietà e di rigore. E soprattutto aspiriamo al grande onore di venire riconosciuti come il volto e la voce di quell'Italia laboriosa e produttiva che non è soltanto Milano e la Lombardia, ma che in Milano e nella Lombardia ha la sua roccaforte e la sua guida. [...] A questo lettore non abbiamo «messaggi» da lanciare. Una cosa sola vogliamo dirgli: questo giornale non ha padroni perché nemmeno noi lo siamo. Tu solo, lettore, puoi esserlo, se lo vuoi. Noi te l'offriamo. (25 giugno 1974)
*Checché ne dicano gli agiografi della Resistenza, la guerra l'abbiamo persa, e c'è un conto da pagare. Che l'Italia lo saldi a spese dei suoi figli minori – i Dalmati e gli Istriani – è un ghigno del destino. Ma in compenso può considerarsi miracolata. Quando si pensa a cosa ha pagato la sua sconfitta la Germania, amputata d'intere province e dimezzata in due nazioni diverse e ostili, e quando si pensa a cosa ha pagato l'Inghilterra, precipitata dalla condizione di massimo impero mondiale a quella di piccola isola alla periferia d'Europa; non possiamo lamentarci del trattamento che gli alleati ci fecero. (30 settembre 1975)
*Siamo stati accusati di aver fatto, nei confronti dei comunisti, il processo alle intenzioni. Non vediamo su cos'altro avremmo dovuto giudicarli, visto che sono sempre rimasti all'opposizione, ed è di lì che ancora si affannano a dire che cosa si propongono di fare se andassero al potere, anzi quando andranno al potere (perché ormai lo danno per scontato). E cosa sono, queste, se non intenzioni? (19 giugno 1976)
*Che cerchino di eliminarmi perché sono un avversario, questo lo posso anche capire; ma perché – a quanto mi riferiscono – hanno detto che io sono un servo delle [[Multinazionale|multinazionali]], allora questo sta a dimostrare la confusione di idee di questi poveretti che, evidentemente, non sanno cosa sono le multinazionali. (3 giugno 1977)
*I giuochi sono fatti. E sono fatti non soltanto per [[Aldo Moro|Moro]], cui va tutta la nostra più fraterna e rispettiva pietà. Sono fatti anche per una politica da ''belle époque'', che la distruzione – fisica o morale – di Moro chiude e conclude. La Storia sta riprendendo i suoi connotati di tragedia, e costringe coloro che la fanno, o ambiscono o s'illudono di farla, ad adeguarsi al repertorio. Stiamo entrando in una di quelle «età di ferro» in cui il potere si paga, o si può pagarlo col ferro. Nessuno è obbligato a sfidare questo rischio. Chi lo fa, sappia che oggi è toccato a Moro, domani può toccare a lui. Solo se si rende conto di questo e lo accetta, la classe politica troverà la forza di archiviare il caso Moro. Ed è tempo che lo faccia. (7 maggio 1978)
*Quattr'anni e mezzo orsono, quando questo giornale nacque, un «ragazzo del '68» (con tante scuse a quelli veri, del '99), [[Mario Capanna]], oggi gerarchetto regionale (che belle carriere, questi rivoluzionari!), dichiarò che, come nemici del «pubblico» e del «sociale» e come assertori del «privato», e quindi della reazione, noi saremmo diventati il più bel museo della città, dove babbi e mamme avrebbero potuto condurre in gita ricreativa i loro figlioletti per mostrargli, dal vivo, com'erano buffi i loro nonni e bisnonni: noi. Bene. Se il vento seguita a soffiare come soffia, saremo noi che di qui a un po' condurremo i nostri figlioletti dal signor Capanna per mostrargli com'erano buffi i loro nonni e bisnonni di dieci anni fa. Ma non lo faremo. Lo spettacolo di questi ragazzi-prodigio abortiti, di questi barricadieri con pancia e cellulite che credevano di camminare con la Storia, e invece camminavano solo con la moda, non ha nulla di edificante. (16 gennaio 1979)
*In una sua memorabile inchiesta un giornalista d'incrollabile fede sinistrorsa, ma di esemplare onestà, [[Giampaolo Pansa]], mise benissimo in luce questo contrasto fra i due atteggiamenti e mentalità, che ieri ha trovato una eloquente conferma nella manifestazione di Torino. Niente chiasso, niente sceneggiate, niente slogans, niente insomma che appartenga al repertorio del buffonismo nazionale. Nessuno ha rotto le righe per andare a rovesciare auto o a fracassar vetrine. Questa, sì, era Danzica, sia pure senza Madonne; non i picchettaggi e i pestaggi di Mirafiori, sia pure con le Madonne. Ora sappiamo già cosa diranno gli altri, oggi e domani. Diranno che gli operai non c'erano. Infatti. Doveva trattarsi di quarantamila presidenti, consiglieri delegati, ingegneri: insomma, la solita «[[maggioranza silenziosa]]»: termine che soltanto nella lingua italiana ha significato spregiativo. La maggioranza silenziosa esiste in tutti i Paesi del mondo, dove nessuno si vergogna di appartenervi perché è essa, in definitiva, che ristabilisce gli equilibri. Fu la maggioranza silenziosa – autoqualificatasi come tale – di seicentomila parigini che dodici anni fa pose fine al carnevale sessantottesco, riportò [[Charles de Gaulle|De Gaulle]] all'Eliseo e restituì alla Francia la stabilità di cui tuttora essa gode. [...] Il motivo vero che farà i dimostranti bersaglio delle peggiori critiche e accuse è ch'essi rappresentano la rivolta delle persone serie contro gli arruffoni della «conflittualità permanente», dei «modelli di sviluppo» e via baggianando. E in questo Paese nulla fa più paura, perché nulla è più rivoluzionario, della serietà. (15 ottobre 1980)
*[[Anwar al-Sadat|Sadat]] non era popolare. Gli mancava quel tocco di magia, o di cialtronismo, che consentiva a [[Gamal Abd el-Nasser|Nasser]] di bandire guerre come crociate e di annunciare disfatte come trionfi. [...] Sadat amava il popolo, il popolo contadino del profondo Sud nubiano, di cui era egli stesso originario. Ma non amava le masse, e le masse lo sentivano. [...] Sapeva, quando andò a Gerusalemme, di lanciare a quelle arabe una sfida più pericolosa di quella che lanciava a Begin. [...] Ma all'impopolarità di Sadat contribuiva anche un altro elemento: il fatto di essere un vero riformatore. [...] [[Mohammad Reza Pahlavi|Rehza Pahlevi]] volle applicare gli stessi metodi di [[Mustafa Kemal Atatürk|Atatürk]] senz'averne l'autorità e il prestigio, e per questo lo cacciarono. Ma dopo due anni di [[Ruhollah Khomeyni|Khomeini]], anche i più ciechi e idioti fra i progressisti occidentali, che ne avevano salutato l'avvento come quello del Redentore, si saranno accorti che il progresso, sia pure a forza di polizia segreta e di plotoni di esecuzione, era lo Scià. L'''ayatollah'' è il medioevo. Sadat non seguì i metodi satrapeschi del suo amico Pahlevi, ma ne condivise i fini. [...] Il Rais che ha restituito all'Egitto l'integrità territoriale, l'indipendenza politica, il prestigio militare e il rilancio della sua più proficua industria, il canale di Suez, è giusto che susciti meno rimpianto di chi tutto questo all'Egitto fece perdere. Nasser era un «personaggio», Sadat una «personalità». Il personaggio fa colore e diverte, la personalità incute rispetto e disturba. (9 ottobre 1981)
*Nessuna parentela, né vicina né lontana, con l'altro grande d'Israele, [[David Ben Gurion|Ben Gurion]], il Fondatore. [...] {{NDR|David Ben Gurion}} Faceva tutto a caldo, anche la guerra. [[Menachem Begin|Begin]] fa tutto a freddo: anche l'amore, credo, ammesso che lo faccia. Non riuscì a commuoverlo nemmeno [[Anwar al-Sadat|Sadat]], quando gli piombò, da nemico tuttora belligerante, a Gerusalemme, per chiedergli la pace. Il mondo, che vide in televisione la scena, quel giorno fu tutto per l'egiziano che, per la pace, firmava la propria condanna a morte, contro l'israeliano che lo accoglieva senza un sorriso e con visibile fastidio. [...] È l'uomo che non ha esitato un istante [...] a distruggere in pochi minuti tutto l'armamento corazzato, aereo e missilistico siriano sotto l'occhio stupefatto degli osservatori e «consiglieri» russi che lo avevano fornito. È l'uomo che ha messo alla porta l'ambasciatore di Mosca respingendone la nota di protesta addirittura con disprezzo, come se fosse stato lui la Grande Potenza che parlava a un subalterno. È l'uomo che ha picchiato i pugni sul tavolo di [[Ronald Reagan|Reagan]], e a un certo punto aveva rotto anche con lui. Se avesse perso, sarebbe finito al muro e passato ai posteri come il distruttore d'Israele. Ma ha vinto. E la Storia, iscrivendolo nei suoi registri come «Il Salvatore», dirà che solo un uomo come lui, gelido come lui, arrogante e inumano come lui, «antipatico» come lui, e come lui disposto anche a scatenare un'altra ondata di antisemitismo, poteva vincere. E avrà ragione di dirlo. Perché è così. Alla fine lo diranno, vedrete, anche gli antisemiti. E forse perfino i semiti. (27 agosto 1982)
*L'idea che domani potremmo incontrare per strada, a piede libero e magari oggetti di compassione, gli assassini di [[Walter Tobagi]], ci riempie, più che di furore, di orrore. [...] Avevano scelto lui non per la sua tessera socialista, ma perché era una di quelle prede più facili: indifeso e abitudinario, e quindi bersaglio di facilissima mira, quasi da fermo. Tutto qui il movente del delitto: tutto nella fregola di protagonismo di due coccolatissimi giovanotti della Milano bene che giuocavano a fare i terroristi. [...] Che ora dobbiamo prendere per vero il loro pentimento e assolverli, ci rivolta lo stomaco. Ma è la legge: iniqua, infame, infamante. Ma è la legge. Noi stessi l'abbiamo auspicata e voluta. Il magistrato deve applicarla. E noi [...] accettarla. Ma una cosa reclamiamo, e ci spetta: di essere liberati dall'incubo d'incontrare questi figuri per strada per non veder riflessa nei loro occhi la nostra vergogna di aver avuto bisogno di loro e di aver risposto al loro falso rimorso con un perdono altrettanto falso. Un Curcio, se tornasse in circolazione, ci farebbe forse più paura, ma meno, anzi punto disgusto. [...] Ma i Barbone e i Morandini non li vogliamo tra i piedi. Se ne vadano. E soprattutto ci risparmino memoriali. La speranza di farci dimenticare i loro delitti, gliela passiamo. La pretesa di camparci sopra, no. (29 novembre 1983)
*Per i falchi del Pci, [[Enrico Berlinguer|Berlinguer]] era ormai un personaggio scomodo e pericoloso, specie da quando aveva cominciato ad allentare gli ormeggi che lo legavano a Mosca. Gli era perfino scappato di dire (a [[Giampaolo Pansa|Pansa]]) che voleva per l'Italia un regime comunista, ma sotto l'ombrello della Nato che la tenesse al riparo dalle soperchierie del padrone sovietico: la più grave e blasfema di tutte le eresie in cui un capo comunista possa incorrere. (12 giugno 1984)
*Se fino a che punto i piduisti – a parte il manipolatore Gelli, e forse qualche altro – fossero un branco di delinquenti golpisti, non siamo riusciti a capirlo. Abbiamo capito soltanto che gran parte di essi occupavano, forse grazie alla P2, posizioni di rilievo, e quindi parecchio ambite, ma ambite anche da molte persone che, per il fatto di non appartenere alla P2, avevano ora, grazie anch'esse alla P2, la possibilità di occuparle. Di fatti accertati e meno ancora di crimini provati, siamo andati invano alla ricerca delle 34.847 pagine della commissione. Vi abbiamo trovato soltanto ipotesi, illazioni, accostamenti di nomi e di episodi. Tutta roba che in mano a Le Carré poteva fruttare chissà quali affascinanti trame. In mano alla signorina [[Tina Anselmi|Anselmi]], resta cicaleccio di portineria. Ma questa è un'altra storia. (19 marzo 1985)
*Quanto al moribondo [[Michele Sindona|Sindona]] [...] se fossi stato uno dei giudici popolari che l'altro giorno gli comminarono l'ergastolo, anche io avrei votato come loro pur sapendo che la mia endemica insonnia non ne avrebbe avuto giovamento. Comunque mi sembra che con questa fine, preceduta da quasi un decennio di rovine, umiliazioni, fughe e galere, egli abbia abbondantemente scontato, quali che siano, i suoi delitti. Che ora lo lascino riposare in pace e che pace sia all'anima sua. (22 marzo 1986)
*I dieci giorni che sconvolsero il mondo furono in realtà dieci ore: quante ne bastarono alle poche «guardie rosse» reclutate in fretta e furia dai bolscevichi per occupare, senza nessuna resistenza, la Centrale delle poste e telefoni, la stazione ferroviaria, la Banca di Stato, e per spostare l'incrociatore ''Aurora'' di fronte al palazzo d'Inverno, dove ancora si trova, cimelio e monumento al fatidico evento, e dove il governo sedeva [...]. Non fu un assalto. Fu una «retata». L'''Aurora'' non sparò che una dozzina di colpi, di cui solo tre andarono a segno. In tutto, la conquista di questa Bastiglia russa costò, da ambo le parti, un morto, anzi una morta – perché fu una soldatessa che, pare, si suicidò – e diciotto feriti. Il [[Rivoluzione russa|Fasto]] [...] è un falso in atto pubblico. Si dirà che una rivoluzione non si misura dal numero dei morti. Certo: l'abbiamo detto anche noi. La rivoluzione poi venne, e che rivoluzione! Ma venne dall'alto, e per mano di despoti che di morti ne fecero in pochi anni più di quanti lo zarismo ne avesse fatti in secoli. (6 novembre 1987)
*Tutto pensavo che potesse capitarmi, fuorché di essere un giorno tentato di spendere qualche parola, per poco che valga, in difesa di Togliatti. [...] Un processo a Togliatti per stalinismo, se glielo intentano i socialisti, che nell'era dello Stalinismo gli fecero da mosca cocchiera, è una burletta. Se lo intentano i comunisti – come sembra che qualcuno di loro voglia fare –, oltre che oltraggio al pudore, diventa quiescenza alla voce del nuovo padrone, cioè stalinismo della più brutt'acqua, anzi una parodia dello Stalinismo. Per la caccia alle streghe, anche dello Stalinismo, ci vogliono degli stalinisti doc, qual era Togliatti. Non è roba da dilettanti, quali sono i suoi pallidi epigoni. (3 marzo 1988)
*La fine del Muro è una cosa buona, la fine di una vergogna: non possiamo che salutarla con soddisfazione. Ma guardiamoci dal prendere abbaglio sui suoi moventi. Ulbricht concepì e Honecker realizzò il muro per impedire che i tedeschi dell'Est fuggissero in massa nella Germania dell'Ovest: già 9 (diconsi nove) milioni lo avevano fatto fin allora. E il rimedio fu, come tutti quelli che escogitano nei regimi totalitari, drastico e semplicistico: murare viva la gente dietro una colata di cemento, senza pertugi. [...] Abbiamo in uggia le astrazioni. Ma ciò che distingueva le due Germanie è l'idea morale e giuridica dell'uomo: che a Ovest è padrone di se stesso, e quindi può andarsene dove vuole: ad Est è proprietà dello Stato che ne regola i movimenti. Per chi non ricorda questo, il [[Muro di Berlino]] era, oltre che barbaro, incomprensibile e irrazionale: mentre invece ha obbedito a una sua logica. Nel momento in cui il bunker si affloscia e sopravvive come mero ammasso di cemento ricordandoci un altro bunker, quello che fece da fossa di [[Adolf Hitler|Hitler]] (anche questo pare impossibile: ma i regimi in Germania muoiono nei bunker), il Muro va ricordato per ciò che è stato: non un'aberrazione del comunismo, ma una sua conseguente applicazione. E se crolla così, nel silenzio assordante di un giornale-radio, è perché è crollata, prima, l'ideologia che lo aveva eretto. (11 novembre 1989)
*Negli anni Trenta, per le strade di Berlino, risuonava il grido: ''ein Volk, ein Reich, ein Führer'': un popolo, uno Stato, un capo. Stavolta si sono contentati di scandire ''ein Volk, ein Reich''. Non potevano aggiungere, checché ne dica il sig. Ridley, ''ein Kohl'', che fra l'altro significa «cavolo». Ma {{NDR|ai tedeschi}} per diventare i padroni dell'Europa anche un cavolo gli basta. (3 ottobre 1990)
*Abbiamo fatto poco: il poco che il Paese dei [[Roberto Formigoni|Formigoni]], dei Cristofori, degli Sbardella, dei [[Ernesto Balducci|Balducci]], dei [[Antonio Bello|vescovi di Molfetta]] poteva fare. Non lamentiamoci se il posto che ci verrà assegnato nel ristabilimento dell'ordine internazionale sarà nell'anticamera, non nella camera dei bottoni. Però sia chiara una cosa: che a gridare «Viva la pace!» siamo qualificati oggi soltanto noi che abbiamo auspicato la guerra contro chi la pace l'aveva turbata e, se lo si lasciava fare (non è un ipotesi, è una constatazione), avrebbe continuato a turbarla in un crescendo di colpi e di aggressioni. (1º marzo 1991)
*I voti dei democristiani novaresi non sono andati al partito; sono andati a [[Oscar Luigi Scalfaro|Scalfaro]], democristiano talmente anomalo, che si permette persino di credere in Dio. [...] Il vecchio magistrato conosce il suo mestiere, e sa benissimo di operare in un Paese in cui la mamma dei Casson è sempre incinta. In nome della Legge, le leggi le farà funzionare. Insomma siamo sicuri che starà in Quirinale come un italiano deve starci: da straniero. Unico pericolo: le prediche. Anche [[Luigi Einaudi|Einaudi]] le faceva. Ma le chiamava «inutili». (26 maggio 1992)
*Da dove siano venuti tutti i «no» non lo sapremo mai con precisione, ma una cosa è certa. Questo è il colpo di grazia al sistema dei partiti e della classe politica che lo rappresenta, e un colpo durissimo all'immagine del Paese pronto a fare pulizia che l'Italia si stava faticosamente costruendo all'estero. Senza giovare nemmeno a [[Bettino Craxi|Craxi]], che non potrà certo ricostruire la sua carriera sulla votazione di ieri, anzi. Se c'è ancora qualcuno che dubita sulla necessità di un pubblico processo, non solo a lui, ma a tutta la corte di faccendieri che lo circondava, alzi la mano, o meglio nasconda la faccia. (30 aprile 1993)
*Questo è l'ultimo articolo che compare a mia firma sul giornale da me fondato e diretto per vent'anni. Per vent'anni esso è stato – i miei compagni di lavoro possono testimoniarlo – la mia passione, il mio orgoglio, il mio tormento, la mia vita. Ma ciò che provo a lasciarlo riguarda solo me: i toni patetici non sono nelle mie corde e nulla mi riesce più insopportabile del piagnisteo. [...] A presto dunque, cari lettori. Anche a costo di ridurlo, per i primi numeri, a poche pagine, riavrete il nostro e vostro giornale. Si chiamerà ''La Voce''. In ricordo non di quella di [[Frank Sinatra|Sinatra]]. Ma di quella del mio vecchio maestro – maestro soprattutto di libertà e indipendenza – [[Giuseppe Prezzolini|Prezzolini]]. (12 gennaio 1994)
{{Int|''Rituale barbarico''|Articolo su ''il Giornale nuovo'', 10 maggio 1978.|h=4}}
*La fine di [[Aldo Moro]] ci rende sgomenti, il fanatismo di chi lo ha ucciso lentamente, togliendogli la speranza prima di toglierli la vita, ci riempie di orrore. Speriamo ancora che la tracotanza dei criminali sia un giorno punita. L'importante, adesso, è che il Paese, proprio per rendere omaggio a Moro, e proprio in memoria di lui, sappia trarre da questa tragedia l'amara lezione che essa comporta. La democrazia non deve, anzi non può essere debole. La libertà, che la rende superiore a qualsiasi altro regime, ma anche più vulnerabile, non va conclusa con la indulgenza verso i nemici, la imprevidenza, la leggerezza.
*Lo Stato italiano ha superato con onore questa prova difficile, ma la magistratura e gli organi di polizia hanno denunciato, nella loro azione, una desolante inefficienza, che ha permesso alle brigate rosse di operare con irridente spavalderia. Ne va data colpa non tanto alle forze dell'ordine quanto a chi ha voluto, per demagogia, per compiacere le sinistre, per acquistare facile popolarità, smobilitare i servizi segreti, rimuovere i funzionari più ligi al dovere, trasformare le carceri in alloggi con libera uscita quotidiana. Gli eversori della democrazia, i contestatori della legalità hanno potuto predicare e demolire senza ostacoli. Ci auguriamo di non vederli ora associati ipocritamente al compianto per un delitto del quale sono, ideologicamente se non materialmente, corresponsabili. Le loro non erano soltanto parole. Un giovane sfracellato da un ordigno sulla ferrovia Trapani-Palermo – l'episodio è di ieri – apparteneva a Democrazia proletaria. I banditi che hanno assalito a Bologna un grande magazzino venivano dal Movimento studentesco. È inutile che questi gruppi ostentino adesso costernazione e stupore per le belluine imprese delle brigate rosse. Il terrorismo è figlio loro.
*All'annuncio della fine di Aldo Moro i sindacati si sono mossi, hanno indetto manifestazioni e proclamato uno sciopero generale. Siamo certi della loro profonda esecrazione, e della loro sincera partecipazione al cordoglio nazionale. Pensiamo tuttavia che i lavoratori e i loro rappresentanti darebbero un apporto più costruttivo alla lotta contro i terroristi tenendo d'occhio gli estremisti delle fabbriche, troppe volte protetti e difesi. Così pure gli studenti «impegnati», se proprio vogliono dissociarsi dalle brigate rosse, devono estromettere dalle loro file gli agitatori deliranti, e dinamitardi che nascondono bottiglie molotov e armi negli scantinati delle facoltà. Chi ha chiuso gli occhi di fronte alla ''escalation'' di violenza degli anni scorsi, li chiuda oggi per non lasciar scorrere lagrime di coccodrillo.
{{Int|''Poveri morti poveri vivi''|Articolo su ''il Giornale'', 31 maggio 1985.|h=4}}
*L'[[Inghilterra]] non sono i forsennati che abbiamo visto all'opera nello stadio di Bruxelles. L'Inghilterra sono la [[Margaret Thatcher|Thatcher]], i politici, i commentatori di stampa, radio e televisione, la gente intervistata per strada, che hanno confessato la loro vergogna a una voce, con una sola stecca: quella del ministro dello Sport che con le sue dichiarazioni si è messo sullo stesso piano degl'imbestialiti. Comunque, Dio ci guardi ora dai soliti sproloqui e dibattiti dei sociologi sui motivi di «tifo» e sui mezzi d'impedirne gli eccessi. Non ce ne sono, se non nel controllo che ognuno può e deve esercitare su di sé.
*La strega non è il «tifo» che dallo sport è inseparabile. E non siamo nemmeno noi, come vogliono i cantautori del «siamo tutti colpevoli» che ieri giornali e radio hanno intitolato. Perché, se di qualcosa siamo colpevoli, è di aver sempre secondato la corruttrice e demagogica tendenza a scaricare l'individuo di ogni responsabilità, rigettandola regolarmente e interamente sulla società. È la società che ci obbliga a rubare, è la società che ci obbliga ad uccidere. E si capisce che quando si offrono alla gente di questi alibi, c'è sempre qualcuno che ne approfitta. Stamane leggevo su un giornale francese un dotto articolo in cui si spiegava che la furia dei tifosi del [[Liverpool Football Club|Liverpool]] era dovuta al fatto che, essendo quasi tutti minatori, per un anno erano rimasti senza lavoro a causa dello sciopero: il che gli aveva fatto accumulare la rabbia che poi era scoppiata a Bruxelles. Insomma, senza dirlo, l'articolo induceva alla conclusione che il vero responsabile del massacro era la signora Thatcher. Ecco in che senso siamo tutti colpevoli. Siamo colpevoli di assolvere tutti come vittime innocenti di una società iniqua che, a furia di essere tutti noi, non è nessuno. È un giuoco a cui non ci stiamo. I responsabili di Bruxelles sappiamo chi sono: sono i delinquenti che abbiamo visto avventarsi, prima che la partita cominciasse, e quindi senza alcuna provocazione, contro i tifosi italiani con sbarre e coltelli di cui erano accorsi armati, con l'evidente intenzione di farne l'uso che ne hanno fatto. Delinquenti, non vittime. La società non c'entra, non c'entrano le miniere. Casomai l'alcol. Ma ne avevano ingerito per delinquere meglio. Speriamo che la polizia li identifichi e li consegni a quella inglese. Della quale possiamo fidarci.
{{Int|''I rieccoli''|Articolo su ''il Giornale'', 20 gennaio 1990.|h=4}}
*Scorrendo le cronache delle agitazioni studentesche di questi giorni avevo avuto per un momento l'impressione, o l'illusione, che esse si fondassero sui problemi concreti dell'università, e che fossero qualcosa di diverso, e di migliore della grottesca ubriacatura sessantottina. Ma quando giovedì sera, nella trasmissione televisiva ''Samarcanda'', è stato lanciato contro [[Mario Cervi]] il rituale e vile epiteto «fascista!» (e questo solo perché aveva mosso obiezioni agli sproloqui assembleari di Roma e di Palermo), ho capito che vent'anni dopo è come vent'anni prima. La protesta è un pretesto, il legittimo scontento diventa arma politica, gli appelli al dialogo si risolvono in volontà di sopraffazione, di discussione su ciò che nell'università deve essere cambiato sfocia in un attacco globale al governo, alla società, al sistema. L'unica connotazione sessantottina che ancora manca è la violenza fisica. Ma temo che non tarderà ad arrivare se chi dissente è bollato come fascista e chi governa (è capitato ad [[Giulio Andreotti|Andreotti]], a Palermo) come mafioso.
*Quanto alla legge Ruberti, Cervi ha osservato che viene presa di mira perché consentirebbe un limitato ingresso dei privati nella gestione delle università: e al solo sentir parlare di «privato» – che le folle e i giovani dell'Est chiedono con slancio entusiastico – gli epigoni nostrani del [[marxismo-leninismo]] sono presi da convulsioni. [...] La legge Ruberti è passata in sott'ordine, il punto centrale del dibattito – o piuttosto della successione di sproloqui, intimazioni e insulti – è diventato il degrado di questa povera Italia privatizzata, che invece conoscerebbe fulgidi destini se fosse tutta pubblica e stabilizzata. Gli ''slogans'', le utopie, le bugie e le dissennatezze sessantottine o settantasettine riemergevano dalle pagine dei libri e dalla polvere degli archivi, per imitazione o per transfert generazionale.
*Tirava aria romena o cecoslovacca in quelle assemblee: ma della Romania e della Cecoslovacchia di [[Nicolae Ceaușescu|Ceausescu]] e di Husak, con l'idolatria dello Stato, con gli applausi unanimi, con la riduzione al silenzio degli oppositori. S'è sentito, a proposito sempre di Cervi, il sinistro termine «provocazione» con cui tutti gli oppressori legittimano i loro soprusi. Qualcuno di quei ragazzi pretende che esistano parentele tra questo movimento e quelli dell'Est, dimenticando che là ci si batte, a rischio della pelle, per instaurare non il regime dello statalismo, ma al contrario per abbatterlo e introdurre o reintrodurre quello di iniziativa privata in tutti i campi, compreso quello della cultura e della scuola. Che siano diventati, gli studenti di Berlino, di Praga, di Bucarest, fascisti anche loro?
====''Controcorrente – rubrica''====
{{cronologico}}
*La cosa che più ci turba, delle nostre sconfitte sportive, è il grande, alluvionale bisticcio che si scatena fra i «tecnici» per giustificarle. Per quella di Stoccarda, che ci ha eliminato dal campionato del mondo, ne avremo – temiamo – per tutta l'estate: se ne parlerà più che di Caporetto. Noi tecnici non siamo, ma abbiamo la nostra idea. È questa: che non si possono mandare dei polli di batteria a competere con quelli ruspanti. Resta da capire perché noialtri non sappiamo allevare che polli di batteria. Ma ci sembra che questo sia sufficientemente spiegato da un piccolo episodio occorso a Roma, dove un gruppo di tifosi ha creduto di «vendicare» i suoi campioni (si fa per dire) assalendo con pomodori e uova l'ambasciata di Polonia. Ecco. Per un paese in cui la «sana passione sportiva» si effonde in simili manifestazioni, quegli undici mammozzi dalle gambe molli sono fin troppo, e fin troppo misericordiose le disfatte che subiscono. (25 giugno 1974)
*Noi, di [[Fascismo|fascismi]] ne conosciamo e ne esacriamo uno solo: quello di chi appiccica questa etichetta a qualunque idea o opinione che non corrisponde alle sue. Di questo giuoco, la nostra [[sinistra in Italia|sinistra]] è spesso maestra. Non per nulla lo stesso [[Benito Mussolini|Mussolini]] veniva dai suoi ranghi. (10 luglio 1974)
*In una conferenza stampa a Nuova Delhi, [[Henry Kissinger]] ha dichiarato che verrà a Roma e andrà a pranzo dal presidente Leone, ma non parlerà di politica perché quella italiana è, per lui, troppo difficile da capire. È la prima volta che Kissinger riconosce i limiti della propria intelligenza. Ma vogliamo rassicurarlo. A non capire la politica italiana ci sono anche cinquantacinque milioni di italiani, compresi coloro che la fanno. (31 ottobre 1974)
*[[Dario Fo]], poeta di corte dell'ultrasinistra, flagella nella sua ultima fatica teatrale il senatore [[Amintore Fanfani]], responsabile di ogni nequizia passata, presente e futura. I sarcasmi più grevi hanno però come bersaglio il metraggio del notabile democristiano che, come tutti sanno, non è quello di un granatiere. [[Henri de Toulouse-Lautrec|Toulouse-Lautrec]], che per gli stessi motivi dovette per tutta la vita subire analoghe canzonature, disse una volta, giocando sulla lunghezza del suo doppio casato: «Ho la statura del mio nome». Non sappiamo se questo discorso si possa applicare a Fanfani. Certo, si applica a Fo. (11 giugno 1975)
*[[Winston Churchill|Churchill]] diceva che «i panni dei servizi segreti si possono, anzi si devono lavare più spesso degli altri; ma, a differenza degli altri, non si possono mettere ad asciugare alla finestra». Dello stesso parere era [[Stalin]] che regolarmente, ogni tre o quattro anni, il lavaggio lo praticava facendo accoppare al buio i capi della sua polizia, nel presupposto – probabilmente fondato – che a far quel mestiere non potevano essere che arnesi da forca, e quindi era giusto che ci finissero. Gli [[Stati Uniti d'America|americani]] seguono tutt'altro criterio. Essi hanno trascinato la ''[[Central Intelligence Agency|Cia]]'' in televisione denunciandone ''coram populo'' fatti e misfatti. I suoi capi ne hanno commessi, dicono, di grossi. Ma il più grosso è forse quello di non aver capito che l'America non li paga per svolgere servizi segreti, ma per offrire agli americani il pretesto per vergognarsene. È l'unico popolo che goda più nel pentimento che nel peccato. (28 novembre 1975)
*Non sempre, per redigere questa piccola rubrica, occorre forzare la fantasia. Qualche volta basta lasciare la parola alle agenzie di stampa ufficiali. Eccone un caso. L'agenzia Adn Kronos comunica: «Due giorni di sciopero sono stati dichiarati dai sindacati postelegrafonici milanesi per il 28 gennaio e per il 6 febbraio per protesta contro gli scioperi e i disservizi». (25 gennaio 1976)
*L'''Unità'' ci rimprovera di aver pubblicato il manifesto degl'intellettuali in favore della libertà. E ha ragione. Si tratta infatti di una illecita concorrenza perché finora i manifesti, gli appelli, le «veglie» e tutto il resto sono stati monopolio del Pci, unico partito capace di far cantare la gente in coro. Ma appunto per questo non vediamo di che si preoccupi. Gl'[[intellettuale|intellettuali]] italiani che preferiscono aver ragione da soli piuttosto che torto con gli altri, sono pochi. I più seguono la massima di [[Paul-Jean Toulet|Toulet]]: «Quando i lupi urlano, urla con loro». (1º giugno 1976)
*Ieri [[Mario Melloni|Fortebraccio]], dalle colonne dell'«[[l'Unità|Unità]]», ha invocato per noi, previa qualche iniezione, il ricovero immediato, e a titolo definitivo, in manicomio. La cosa non ci stupisce: sappiamo benissimo che di manicomi e di iniezioni nessuno s'intende più dei comunisti: chi c'è passato giura che ci hanno fatto una mano da maestri. Ci stupisce però che Fortebraccio lo abbia implicitamente – e un po' anzitempo – riconosciuto. Forse gli è scappata. Alla sua età, succede. (10 dicembre 1976)
*Cadendo oggi il trigesimo della scomparsa di Pietro Valdoni, vogliamo rievocare un episodio del grande chirurgo. Come tutti ricorderanno, fu lui ad operare, salvandogli la vita, [[Palmiro Togliatti]], ferito alla testa dalla rivoltella di Pallante. Quando ricevette la parcella, Togliatti la trovò salata, e accompagnò il pagamento con queste parole: «Eccole il saldo, ma è denaro rubato». Valdoni rispose: «Grazie per l'assegno. La provenienza non mi interessa» (23 dicembre 1976)
*«Dio non è un maschio» assicura alle femministe Civiltà Cattolica, l'autorevole rivista dei gesuiti, scusandosi «delle tracce di antifemminismo che ancora sono nella Chiesa». Brutto segno quando i teologi si mettono a discutere di sesso. Fu mentre i bizantini si accapigliavano su quello degli angeli che arrivarono i turchi. (21 giugno 1977)
*Riferiscono le cronache che l'America è in subbuglio per la morte di [[Elvis Presley]]. Oltre centomila persone si sono riversate a Memphis, sua ultima dimora, due donne sono rimaste uccise nella calca che si stringeva intorno alle spoglie del cantante. Il sindaco ha fatto abbrunare le bandiere in tutta la città, il presidente [[Jimmy Carter|Carter]] è stato flagellato di proteste perché non aveva proclamato il lutto nazionale e uno gli ha gridato al microfono: «Noi americani dobbiamo più a Presley che a [[George Washington|Washington]] e a [[Abraham Lincoln|Lincoln]] sommati insieme». Anche noi italiani dobbiamo qualcosa a Presley: una delle rare occasioni in cui preferiamo essere italiani piuttosto che americani. (20 agosto 1977)
*È in corso una iniziativa per l'abolizione, nelle aule scolastiche, della pedana su cui si eleva la cattedra. Il perché lo avrete già capito: l'insegnante deve mettersi, anche materialmente, a livello degli alunni per non lederne la dignità e dimostrare con l'esempio che siamo tutti uguali. Giusto. «La via dell'uguaglianza – dice Rivarol – si percorre solo in discesa: all'altezza dei somari è facilissimo instaurarla». (29 ottobre 1977)
*Fra gli annunci economici di Lotta Continua, ne è comparso uno che dice: «Compero a L. 100.000 una tesi di laurea, anche già presentata, purché tratti un argomento attinente all'[[Inghilterra]], o alla lingua, storia, letteratura inglese. Meglio se con una impostazione femminista». Curioso. Questi grandi [[Rivoluzione|rivoluzionari]], che dicono di battersi per costruire una società nuova di zecca, quando si tratta di lauree, si contentano anche di quelle usate e di seconda mano. (3 marzo 1978)
*Credevamo che l'assassinio di Aldo Moro, così come è stato eseguito, fosse il colmo dell'infamia. Abbiamo dovuto ricrederci. Al comizio di protesta svoltosi in piazza Duomo a Milano subito dopo la macabra scoperta in via Caetani a Roma, un gruppo di ultrà ha gridato: «Moro fascista!». Preferiamo le [[zanne]] delle belve alla [[bava]] degli [[Sciacallo|sciacalli]]. (10 maggio 1978)
*Ecco il nostro telegramma di congratulazioni e auguri a Pertini: «Che Dio le conceda il coraggio, Presidente, di fare le cose che si possono e che si debbono fare; l'umiltà di rinunziare a quelle che si possono ma non si debbono, e a quelle che si debbono ma non si possono fare; e la saggezza di distinguere sempre le une dalle altre». (9 luglio 1978)
*Dall'indagine svolta da uno dei più seri istituti di ricerche demografiche, lo svizzero Scope, risulta che la professione più ammirata e rispettata, nel mondo, è quella dei medici. I giornalisti sono al penultimo posto. Ce ne sentiremmo profondamente avviliti se all'ultimo non vedessimo catalogati gli editori. (29 novembre 1978)
*Prima di partire per Vienna, il presidente {{NDR|degli Stati Uniti}} [[Jimmy Carter|Carter]] ha fatto due dichiarazioni. La prima: «Ci auguriamo che il signor Breznev {{NDR|allora presidente dell'Unione Sovietica e Primo Segretario del PCUS}} abbia per le nostre ragioni la stessa comprensione che noi abbiamo per le sue». La seconda: «Se Ted Kennedy si presenta contro di me alle elezioni presidenziali, gli faccio un c.o così» Il triviale [[Richard Nixon|Nixon]] avrebbe potuto dire le stesse cose, ma certamente ne avrebbe invertito l'ordine di priorità riservando la comprensione a Kennedy ed il c.o a Breznev. La differenza fra i due è tutta qui. (16 giugno 1979)
*Avvicinandosi il 25 dicembre, decine di migliaia di teneri [[abete|abeti]] vengono strappati dai boschi della Penisola per allestire il tradizionale albero di Natale. Ogni anno lo scempio si ripete, tra la generale indifferenza. Soppresso l'Ente protezione animali, figuriamoci se qualcuno ha voglia di proteggere gli alberi. Diciamo la verità: la sola pianta che interessi all'[[italiano medio]] è la pianta stabile. (19 dicembre 1979)
*Nel Manifesto di domenica scorsa tale K.S. Karol faceva considerazioni amare sulla rivoluzione cubana e sui suoi fallimenti: «[[Fidel Castro|Fidél]] – ha ricordato il commentatore, uno dei tanti orfani delle illusioni di sinistra – prometteva ai cubani per il 1965 un tenore di vita pari a quello svedese». Certo Fidél si è sbagliato di grosso; non per cattiva volontà, ma per mancanza di uomini, anzi di un uomo. Sarebbe bastato che anche la Svezia avesse uno suo Castro al potere per ritrovarsi in pochissimi anni con un tenore di vita pari a quello cubano. (15 aprile 1980)
*Riferiscono le cronache che quando è giunta in tribunale la notizia dell'assassinio di Walter Tobagi, il brigatista Corrado Alunni l'ha accolta con una sghignazzata di tripudio. Abbiamo sempre combattuto la pena di morte sul presupposto che l'uomo non ha il diritto di uccidere l'uomo. Il presupposto lo confermiamo. Ciò di cui cominciamo a dubitare è che gli Alunni e quelli come lui siano uomini. Sui cadaveri sghignazzano le jene. (30 maggio 1980)
*A Mirafiori, parlando agli operai della Fiat in sciopero, il sindaco di Torino, Novelli, se l'è presa coi giornalisti e li ha additati all'uditorio come falsari che ricalcano i loro resoconti non sui fatti, ma sulle «veline» distribuite loro dai «padroni». Anche Novelli ha fatto il giornalista in un foglio comunista, e quindi di veline e di padroni è certamente un intenditore. Ma se dopo questa denuncia ci scappa un altro Casalegno, sarà molto gradita la sua assenza ai funerali. (8 ottobre 1980)
*Grandi elogi – dopo il successo del blitz di Trani – alle «teste di cuoio» italiane. La loro azione ha dimostrato quanto poco valesse la strategia della flessione propugnata di alcuni personaggi. Teste anche loro: ma di che? (31 dicembre 1980)
*Fra i tanti slogans che il partito socialista francese ha lanciato in occasione delle elezioni presidenziali per rassicurare i bravi borghesi sottolineando il proprio carattere moderato e riformista, abbiamo letto anche questo: «Il socialismo può fare di chiunque un milionario». Ci crediamo senz'altro. A patto che quel chiunque fosse prima un miliardario. (8 maggio 1981)
*Per gl'italiani, finora, il nome di Gelli era quello dell'autore del più famoso e autorevole codice cavalleresco. Anche oggi rimane legato a un codice. Quello penale. (9 maggio 1981)
*L'elenco degli affiliati alla P2 comprende, dicono, 953 nomi, cui corrispondono i più alti gradi della politica, della magistratura, delle forze armate, della burocrazia, dell'industria, della finanza. Tutti «fratelli». È la riprova che, in questo Paese, guai ai figli unici. (11 maggio 1981)
*Macché pazzo! L'attentatore del Papa deve essere un furbo matricolato. Dichiarandosi seguace di George Habbas e della causa palestinese, ha cercato di procurarsi la solidarietà dei molti, dei moltissimi, che non battono ciglio quando un terrorista cerca di spedire qualcuno all'altro mondo. Purché il terrorista appartenga al terzo. (16 maggio 1981)
*Studiosi cinesi, mettendo a confronto reperti di ominidi dissimili tra loro tanto da far pensare che l'uomo discenda anche da animali diversi dalla [[scimmia]], sono arrivati alla conclusione che i nostri progenitori erano comunque scimmie, ancorché di specie differenti. Ci pare logico. Quale altro animale avrebbe potuto imitare la scimmia che ha dato l'avvio alla razza umana se non un'altra scimmia priva di senso critico? (19 maggio 1981)
*Una nostra redattrice andata per una sua cronaca sul femminismo alla «libreria delle donne» in via Dogana a Milano, è stata accolta da una di loro con queste parole: «Con te non parlo perché sei di un giornale fascista, e anche tu hai la faccia da fascista». La nostra redattrice, che ha ventun anni, probabilmente non sapeva bene cosa fosse il fascismo. Ora lo sa: lo ha imparato in quella libreria. (4 novembre 1981)
*Come previsto, la Juventus ha conquistato il [[Serie A 1981-1982|ventesimo scudetto]] battendo il Catanzaro. Una vittoria di rigore. (17 maggio 1982)
*Socialisti e comunisti si sono opposti alle sanzioni economiche contro l'Argentina perché, hanno detto, una buona metà degli argentini sono di origine italiana, e molti di loro conservano tutt'ora la nostra nazionalità. Vero. Ma non ci eravamo accorti che queste sinistre spasimassero tanto d'amore per i nostri connazionali di laggiù quando si trattava di riconoscergli il diritto di voto. (22 maggio 1982)
*Se si va avanti di questo passo, la [[guerra delle Falkland]] (o Malvine) finirà quando l'ultimo aereo argentino sarà abbattuto col suo carico di bombe sull'ultima nave inglese. E dire che questa lotta di leoni si svolge per un'isola di Pecore. (27 maggio 1982)
*Tutti abbiamo trepidato ieri, davanti al televisore, per le sorti della squadra azzurra, tutti ci siamo entusiasmati alle sue gesta, tutti abbiamo salutato con orgoglio la sua vittoria. Ma il tipo di patriottismo che questa ha suscitato nelle strade delle nostre città, messe a soqquadro dai tifosi scalmanati che usavano il tricolore a copertura del peggior teppismo, ci ha fatto rimpiangere di non essere nati brasiliani. (6 luglio 1982)
*Mai visto così tanto entusiasmo patriottico, tanti tricolori per le strade come per la finale degli azzurri al Mundial. Nella tomba di Caprera, le ossa di [[Giuseppe Garibaldi|Garibaldi]] fremono di invidia. Per unificare l'Italia «in un solo grido, in una sola passione» gli erano accorsi mille uomini. A [[Enzo Bearzot|Bearzot]] ne sono bastati undici. (12 luglio 1982)
*Gli scrittori [[Mario Soldati]] (Psi) e [[Gianni Brera]] (Psi) sono stati trombati {{NDR|non sono stati eletti}}. Peccato. Il Parlamento era l'unico posto in cui, dovendo parlare per gli altri, forse avrebbero finalmente taciuto. (1º luglio 1983)
*Che [[Bettino Craxi|Craxi]] sia uomo di grandi capacità e ambizioni, lo si sapeva. Che sia anche uomo di grande coraggio, lo si è visto ieri, quando pronunciava alla Camera il suo discorso di replica. Per due volte si è interrotto alla ricerca di un bicchier d'acqua. Per due volte [[Giulio Andreotti|Andreotti]] glielo ha riempito o porto. E per due volte lui lo ha bevuto. (13 agosto 1983)
*Condannato dal tribunale di Reggio Emilia per bestemmie e turpiloquio contro la Chiesa, [[Roberto Benigni]] avrebbe qualche ragione di considerarsi vittima di un'ingiustizia. Proprio il giorno prima la Chiesa riabilitava [[Martin Lutero]], scomunicato ai suoi tempi pressappoco per gli stessi motivi. Come cambia, coi tempi, la sorte degli uomini! È inquietante pensare che Benigni, se fosse vissuto cinquecent'anni fa, sarebbe forse diventato Lutero. Ma addirittura sconvolgente è che Lutero, se fosse nato cinquecent'anni dopo, sarebbe forse diventato Benigni! (8 novembre 1983)
*Il più autorevole giornale americano di economia e finanza, il Wall Street Journal di martedì 10 gennaio, è incorso in un curioso lapsus. Parlando del concordato fra lo Stato italiano e la Santa Sede, scrive che esso «venne firmato nel 1929 da Bettino Mussolini». Chissà, se lo legge, come si arrabbia Benito Craxi. (12 gennaio 1984)
*È comparsa sui giornali la pubblicità di una nuova opera di Fanfani, intitolata «La Dc e la svolta degli anni 80». L'editore avverte che si tratta di un libro formato «tascabile». Dato l'autore, poteva andare diversamente? (16 gennaio 1984)
*È vero: la [[Juventus Football Club|Juventus]], a Basilea, non ha fatto una gran figura. Giocando con più cervello, poteva vincere comodamente 4-0. Ma attenti a non giudicare troppo severamente il Porto. Quello di Genova va molto peggio. (18 maggio 1984)
*Il trentanovenne James Nelson, condannato da un tribunale di Londra a quindici anni per avere ucciso la madre a colpi di mattone, ha sentito, chiuso in cella, la vocazione sacerdotale: si è messo a studiare teologia, e ora sta per diventare prete nella chiesa scozzese. «È mia intenzione – ha dichiarato – contribuire alla edificazione di una nuova società». Si può credergli: i mattoni ha dimostrato di saperli usare. (25 maggio 1984)
*L'agenzia Agi informa, con un drammatico flash, che il ministro [[Giulio Andreotti|Andreotti]], «impegnato in una riunione superistretta con gli altri 15 ministri degli esteri della Nato, perderà la partita [[Associazione Sportiva Roma|Roma]]-[[Liverpool Football Club|Liverpool]]». È giusto il fatto che faccia notizia: è la prima volta che Andreotti perde qualcosa. (31 maggio 1984)
*Presso la Presidenza del Consiglio, a palazzo Chigi, è stata istituita una commissione di giuristi per la completa parificazione dei diritti fra i due sessi. Finalmente! Era ora che ce la riconoscessero, a noi uomini. (16 ottobre 1984)
*La riforma dei programmi della scuola elementare, cui sta lavorando il Ministro Falcucci, introdurrà nella terza, quarta e quinta classe l'insegnamento di una lingua straniera. Non è specificato quale. Speriamo che si tratti dell'italiano. (21 gennaio 1985)
*Un certo [[Nichi Vendola]], dirigente della Federazione giovanile comunista, ha lanciato l'idea di riconoscere formalmente un «diritto dei bambini ad avere rapporti sessuali tra loro o con gli adulti». Vendola ha detto di aver attinto questa idea all'esperienza di molti padri. A conferma di quanto scrive [[Georges Courteline|Courteline]] nella sua «Filosofia»: «Uno dei più chiari effetti della presenza di un bambino in una casa è di rendere completamente idioti dei genitori che forse, senza di lui, sarebbero stati degl'imbecilli comuni». (26 marzo 1985)
*I tecnici di calcio sono rimasti stupiti dalla prova del [[Real Madrid Club de Fútbol|Real Madrid]] che nella semifinale della coppa Uefa ha letteralmente travolto i modesti giocatori dell'[[Football Club Internazionale Milano|Inter]]. I madrileni hanno proprio vinto a biglia sciolta. (26 aprile 1985)
*Quando [[Sandro Pertini]] è apparso sul video di Raiuno che trasmetteva la premiazione del concorso ippico di Roma, il cronista ha commentato: «Anche i cavalli, come vedete, sono gentili col Presidente». Era vero. Forse meritano di essere fatti cavalieri. (5 maggio 1985)
*I tifosi rossoneri sono in festa per la notizia che Berlusconi sta per acquistare il loro Milan. Sono convinti che in un battibaleno ne farà una squadra da scudetto, da coppa delle coppe, da tutto, e forse hanno ragione. C'è un solo pericolo: che il neo-presidente voglia fare anche il direttore tecnico, l'allenatore, il massaggiatore, il capitano e il centrattacco. Il che potrebbe andar anche bene. Ma ad una condizione: che possa fare anche l'arbitro. (27 dicembre 1985)
*Rete Quattro e Italia 1 sono state multate per violazione del decreto che proibisce la propaganda al consumo del tabacco. Lo spot incriminato è quello che, parlando del «Camel Trophy», ostentava un pacchetto di sigarette della ditta sponsorizzatrice. Strano Paese, il nostro. Colpisce i venditori di sigarette, ma premia i venditori di fumo. (13 marzo 1986)
*Molti lettori ci chiedono quale missione sta svolgendo l'on. Capanna a Tripoli, quali motivi l'hanno spinto da Gheddafi. Non ne sappiamo granché: non siamo abituati a ficcare il naso nelle altrui questioni di famiglia. (1º giugno 1986)
*Oggi Paolo Pillitteri sarà designato alla successione di Tognoli come sindaco di Milano. Lo dipingono come uomo intelligente, efficace, insomma pieno di qualità. Purtroppo, gli manca quella fondamentale: il celibato. (5 dicembre 1986)
*Finalmente, dopo sette anni di esilio a Gorky, l'impavido Andrei Sacharov è tornato a Mosca. Speriamo che Gorbaciov ci resti. (24 dicembre 1986)
*L'agenzia Ansa riferisce che da un sondaggio operato in Francia su un pubblico internazionale, risulterebbe che il maschio italiano detiene ancora il primato mondiale della seduzione. Speriamo che i giornali non riportino la notizia: gl'italiani sarebbero capaci di crederci. (15 marzo 1987)
*Per la prima volta nella storia della Corte Costituzionale, il nuovo presidente, Francesco Saja, è stato eletto al primo scrutinio. Ma il rivale sconfitto, Ferrari, ha sollevato eccezione accusando il vincitore di averlo battuto grazie a un «compromesso storico» fra elettori democristiani e comunisti, aggravato da un intrallazzo fra siciliani. Vero o falso, dalla Corte al cortile. (5 giugno 1987)
*Ieri tutti i telegiornali ci hanno martellato negli occhi le immagini dei capibastone – Craxi, De Mita, Spadolini, Altissimo ecc. – che infilavano la scheda nell'urna. I loro volti raggiavano di soddisfazione. Erano gli unici elettori matematicamente sicuri di aver dato il voto al candidato ideale. (15 giugno 1987)
*In una scuola di Chattanooga, nel Tennesse (Usa), due sedicenni, approfittando dell'assenza dell'insegnante, si sono baciati e hanno fatto l'amore davanti a una decina di compagni, niente affatto scandalizzati. Dato il lassismo di certe scuole americane, gli esami in cui gli studenti riescono meglio sono proprio queste prove orali. (4 giugno 1988)
*Diciannove persone hanno dichiarato d'aver visto aggirarsi, tra le quinte della Scala, il fantasma di [[Maria Callas]]. Non ci meravigliamo, anche perché migliaia di altri frequentatori del massimo teatro lirico italiano sostengono da tempo di vedere, alla Scala, il fantasma della Scala. (28 giugno 1988)
*Scoprendo le istituzioni britanniche con un secolo e mezzo di ritardo, i comunisti sembrano fermamente intenzionati a formare il loro «shadow Cabinet». Ma onestamente non ne afferriamo la ragione. Non c'è nessun bisogno di un governo ombra per contrastare quest'ombra di governo. (5 maggio 1989)
*Da un sondaggio condotto tra i francesi risulta che il personaggio più noto d'Oltralpe è [[Marcello Mastroianni]], conosciuto dall'83 per cento degli intervistati. Il 97 per cento dei francesi invece confessa di non sapere chi sia [[Ciriaco de Mita|Ciriaco De Mita]]. Quando si dice un Paese fortunato... (20 maggio 1989)
*Gerardo Iglesias, che fu segretario generale del partito comunista spagnolo dall'82 all'88, ha lasciato l'attività politica per riprendere il suo lavoro di minatore di carbone, «l'unico modo in cui posso guadagnarmi degnamente la vita». Alcuni dirigenti del Pci, a quanto risulta, vorrebbero imitarne l'esempio, tornando al vecchio lavoro. Il difficile è trovare chi ne aveva uno. (1º giugno 1990)
*Durante la festosa «notte del mondiale», la polizia romana ha arrestato, nelle vicinanze dello stadio olimpico, 29 borsaioli e scippatori. Il signor [[Edgardo Codesal Méndez|Codesal Mendez]], arbitro della partita [[Nazionale di calcio della Germania|Germania]]-[[Nazionale di calcio dell'Argentina|Argentina]], non figura nell'elenco. (10 luglio 1990)
*Il giudice veneziano Casson ha convocato, per la storia del Gladio, il presidente [[Francesco Cossiga|Cossiga]], e l'Italia leguleia è in subbuglio: la Costituzione, pure, si è dimenticata di precisare se il Capo di Stato può essere chiamato a rispondere, sia pure da testimone, a un qualunque magistrato. Il quale però ha ora la fotografia su tutti i giornali. E tutti possono ammirarla chiedendosi che cosa passa in quella testa, la testa di Casson. (10 novembre 1990)
*Gli studenti italiani manifestano rumorosamente per la [[pace e guerra|pace]] e contro la [[pace e guerra|guerra]]. La guerra, diceva [[Georges Clemenceau|Clemenceau]], è una cosa troppo seria per lasciarla fare ai militari. Ma anche la pace è una cosa troppo seria per lasciarla fare ai pacifisti. (20 gennaio 1991)
*Occupandosi – tra tanto Golfo – del Festival di Sanremo il Tg3 ci ha dato, finalmente, ieri sera, una notizia credibile: il livello delle canzoni, ha detto, è destinato a salire. Infatti: sentite le prime è impossibile che scenda. (1º marzo 1991)
*Da un'indagine risulta che il 41,9% degli italiani non considera illecito l'assenteismo dal lavoro e che il 41,3% non considera peccato le infedeltà coniugali. La coincidenza delle due cifre spiega in che modo gli statali impiegano il tempo che dovrebbero dedicare all'ufficio. (3 ottobre 1991)
*A quest'ora [[Ernesto Balducci|Padre Balducci]] è di fronte al Supremo Giudice, nel quale affermava di credere. Almeno a Lui dovrà spiegare non ciò che diceva contro la Chiesa, ma perché lo diceva travestito da frate. (26 aprile 1992)
*Nell'ultima tornata presidenziale è emerso, con un bel pacchetto di 20 voti, Aldo Aniasi. Finalmente. In questo imperversare di tangenti e bustarelle, era ora che qualcuno si ricordasse di lui. (24 maggio 1992)
*Per sfatare le malevole dicerie su certe bestie, il presidente degli «animalisti» italiani ha offerto un premio di 200 milioni a chi potrà dimostrare che i corvi scrivono lettere anonime e che le talpe fanno le spie. È vero: di simili casi non ne conosciamo. Ma di somari che fanno i presidenti, ne conosciamo parecchi. (5 luglio 1992)
*Dopo le invettive e i clamori da cui il presidente del consiglio [[Giuliano Amato|Amato]] è stato accolto in Senato per la sua insensibilità alla crisi morale che investe il Paese, il dibattito sulla medesima si è svolto, a Montecitorio, in un'aula deserta. Sì, una crisi morale, per la nostra classe politica esiste: lo dimostra il vuoto in cui l'ha lasciata cadere. (14 marzo 1993)
*«I socialisti – ha detto l'ex ministro della Difesa Salvo Andò – devono andare tutti nudi verso la meta di un nuovo sistema politico». Come faranno senza le tasche? (24 maggio 1993)
*Il candidato del Psi per le elezioni a sindaco di Roma sarà Niccolò Amato. Assennata scelta. Ex direttore delle carceri, Amato è certamente il più qualificato a rappresentare quel partito. (23 settembre 1993)
*Giovedì sera annuncio a sorpresa di [[Emilio Fede]] nel suo Tg4: «Adesso – ha detto – voglio parlarvi di informazione». C'è sempre una prima volta. (8 gennaio 1994)
*Secondo un sondaggio della Diacron (gruppo Fininvest), l'82 per cento dei lettori del «Giornale» sarebbe schierato con Berlusconi. Vero. Almeno com'è vero che Berlusconi diventerà presidente del Consiglio. (12 gennaio 1994)
====''La parola ai lettori – rubrica''====
*I tennisti italiani hanno disputato la finalissima di Coppa Davis a Praga, e nessuno ha battuto ciglio. Le squadre di calcio italiane frequentano gli stadi dell'Est, a cominciare da quelli russi, e i puristi della democrazia non ci trovano nulla a ridire. Ma per l'[[Uruguay]] – che con i suoi tre milioni di abitanti e la sua posizione geografica non mi pare possa essere considerato una minaccia troppo grave alla libertà dei Paesi democratici – c'è puntuale la protesta. Come se l'Uruguay potesse invadere, espandersi, insidiare, inviare – direttamente o indirettamente – eserciti di mercenari in mezzo mondo, e l'[[Unione Sovietica]] no. Possiamo capire gli intransigenti della democrazia: ma possiamo soltanto disprezzare i farisei che hanno l'indignazione dimezzata. Si calmino Bruno Conti e Pruzzo. Né l'Uruguay, né il suo regime, meritano tante ansie e tanta ostilità. Mosca è più vicina – lo sanno bene i polacchi – e Kabul anche. (31 dicembre 1980)
*Non abbiamo mai «coperto», come si usa dire, questo nostro socio (che ha il 37, non il 36% del Giornale), anche perché non vediamo da cosa dovremmo coprirlo. [[Silvio Berlusconi|Berlusconi]] non è né un politico né un gerarca civile o militare, e non svolge nessuna pubblica funzione incompatibile con l'appartenenza alla massoneria. È un privato imprenditore e cittadino che quando fa una balordaggine (e l'iscrizione alla P2 lo è) la fa a proprio rischio e pericolo. Come lei avrà visto, il suo coinvolgimento nella P2 non ci ha impedito di dire, di Gelli e della sua banda, tutto il male che ne pensiamo. (31 maggio 1981)
*In tutti questi anni che è stato con noi, {{NDR|Silvio Berlusconi}} si è sempre comportato nella maniera più signorile, ed anche in questa circostanza ci ha dato le più ampie garanzie. (14 aprile 1987)
*Nel panorama sudamericano il [[Cile]] è oggi uno di quei paesi economicamente più solidi e con maggior progresso, tanto da meritare gli elogi del Fondo monetario internazionale. Ma la postilla impone a sua volta una precisazione. È più facile fare il risanamento economico monetario in Cile, dove i sindacati sono inesistenti o impotenti, che non in [[Argentina]], dove il sindacato incalza il governo e pretende aumenti salariali il cui ritmo sia adeguato al ritmo dell'inflazione. [...] Pinochet è quello che è. Il suo plebiscito per la Costituzione del 1980 fu indetto in circostanze che gli tolgono ogni valore. E gli inizi del regime militare furono sanguinari. Però il Cile di oggi ha un livello di libertà e di dialettica politica – nonostante Pinochet – che tanti paesi del Terzo mondo vezzeggiati dai nostri democratici dovrebbero invidiargli. Come ha osservato un lettore, né l'Etiopia né lo Zaire né la Siria, né il Nicaragua avrebbero tollerato corrispondenze come quelle che gli inviati della Rai diffondono, in diretta dal Cile. (16 aprile 1987)
*Mai le nostre prese di posizione su problemi e personaggi sono state non dico condizionate, ma influenzate dalle personali amicizie o preferenze di Berlusconi. Per la verità, l'editore chiese una volta a titolo di favore, un «occhio di riguardo» per la sua creatura prediletta. Non la televisione, come i lettori saranno stati forse indotti a pensare, ma il [[Associazione Calcio Milan|Milan]]. Sottoposi questa sommessa istanza alla redazione sportiva. La risposta fu una lettera collettiva di dimissioni. Caso chiuso. Da allora rinuncio a leggere le cronache delle partite del Milan, per non dovermi dispiacere del dispiacere che ne prova probabilmente Berlusconi. (17 aprile 1988)
*Come già ho scritto, e qui mi piace ripetere, la designazione di [[Francesco Cossiga|Cossiga]] al Quirinale fu la scelta dell'uomo giusto al posto sbagliato. Sappiamo benissimo chi la volle. Ma sappiamo altrettanto bene che fu avallata anche da quegli uomini e partiti che ora si scagliano contro di lui e lo accusano, apertamente o copertamente, di fellonia. La classe politica, nella quale egli ha militato da sempre e che quindi da sempre lo conosceva, doveva sapere che l'onesto (perché tale è) Cossiga non era uomo da Quirinale. Eppure, per i suoi sporchi giochi di potere, ce lo mandò. Ora dovrebbe sentire il dovere di difenderlo dagli sciacalli che lo attaccano da tutte le parti. (22 dicembre 1990)
===''La Stampa''===
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*Intorno alle «cattedrali nel deserto» impiantatevi dalla cosiddetta mano pubblica, [...] o trasferitevi dal Nord con l'adescamento degli «incentivi», e sotto la nuvolaglia di fumo che sgorga dalle loro ciminiere, si gonfiano alla carlona e selvaggiamente dirompono, senza nessun criterio urbanistico, senza piano regolatore, senza servizi, spesso anche senza acquedotto e senza fogna, degli agglomerati urbani che solo per il numero degli abitanti si possono chiamare città. [...] È nata soltanto, insieme a una forsennata speculazione edilizia che per sfruttare all'osso l'area fabbricabile accumula con cattivo cemento un piano sull'altro finché crollano sulla testa degl'inquilini, la sorda rabbia contro la città di un contadiname analfabeta che se n'è visto succhiare la linfa vitale, e quando vi cala, lo fa da nemico e vandalo. Questo è il panorama del Mezzogiorno dopo vent'anni e più di Cassa, che hanno raschiato dalle tasche dei contribuenti migliaia di miliardi. (da ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,3/articleid,1118_01_1973_0272_0003_16218908/ La protesta contadina]'', 18 novembre 1973, p. 3)
*La politica meridionalistica è tutta dominata da questo sottofondo psicologico. Essa vuole l'industrializzazione di Stato non soltanto perché [...] l'industrializzazione può essere fatta soltanto dallo Stato o da imprese al servizio dello Stato; ma anche perché più queste imprese si sviluppano, e più si riduce il margine di quell'imprenditoria privata che i meridionali, non riuscendo a emularla, mirano a ostacolare e ridurre, sottraendole il pubblico risparmio. Con l'agricoltura non avrebbero potuto perseguire questi scopi punitivi. L'unica arma per mortificare e battere l'industria privata è l'industria statale o parastatale. Questa, intendiamoci, esisteva digià: è un portato dei tempi moderni. Ma non c'è dubbio che la politica meridionalistica, come la si è praticata finora e tutto lascia credere che si seguiterà a praticarla, le ha offerto un'ideale occasione. (da ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,3/articleid,1118_01_1973_0284_0003_16222766/ Industrie "in colonia"]'', 2 dicembre 1973, p. 3)
*Lo Stato, con [[Venezia]], ha contratto un solo impegno: di destinare al suo risanamento 300 miliardi di lire in cinque anni. Di dove li prenda, non ha nessun interesse. Può darsi che una parte li attinga proprio a quel prestito. Ma non vi è tenuto, né si vede perché dovrebbe esserlo. Ciò che da esso si può e si deve esigere è che eroghi effettivamente quei 300 miliardi alle scadenze per le quali si è impegnato: 25 miliardi per il '73, 60 nel '74, 90 nel '75, e su su fino alla chiusura dei conti nel '77. Due sole cose restano da dire. Primo. All'origine dell'equivoco c'è di certo quello che i francesi chiamano l'''esprit mal tourné'', cioè la diffidenza degl'italiani nei confronti dello Stato. Ma all'origine di questa diffidenza c'è altrettanto certamente l'incapacità o la renitenza dei nostri governanti a spiegare [...] ciò che fanno. Secondo. I soldi [...] stavolta ci sono. E diamo pure per scontato che saranno erogati con puntualità. Ma dove sono gli strumenti per spenderli, specie quelli affidati in gestione a degli Enti locali, che fin qui non sono stati capaci di dragare un canale né di riparare la spalletta d'un ponte? Non vorremmo che anche tutti questi miliardi andassero ad alimentare l'immenso deposito di «residui passivi», cioè di somme stanziate ma non impiegate, che già affligge il nostro Paese. Non lo vorremmo. Ma lo temiamo. (da ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,1/articleid,1111_01_1974_0009_0001_21345708/ Venezia, molti miliardi e lo Stato]'', 11 gennaio 1974, p. 1)
*E ora addio, caro lettore, e grazie dell’ospitalità. Ti confesso che, entrando in casa tua, ero molto imbarazzato. Ma mi bastò poco per accorgermi che di questo imbarazzo voi soffrite quasi quanto coloro a cui lo incutete. Esentàtemi da una dichiarazione di amore perché a gente come voi è difficile farne. Ma in questo pudore mi sento vostro pari e vostro complice. Avrò un giornale a Milano e, e cercherò di farlo molto bello, bellissimo. Ma anche se ci sarò riuscito, seguiterò a rimpiangere il vostro. Mi dicevano che ci avrei sofferto il freddo. Ci ho trovato, sotto una coltre di silenzio, il caldo. (da ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,3/articleid,1112_01_1974_0087_0003_16390798/ Congedo dal Piemonte]'', 21 aprile 1974, p. 3)
{{Int|''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,9/articleid,1118_01_1973_0284_0009_16222725/ Chi era il vecchio leone del deserto]''|Articolo su ''La Stampa'', 2 dicembre 1973.|h=4}}
*Senza Ben Gurion, non so se Israele sarebbe stato migliore o peggiore di quel che è. Certo, sarebbe stato diverso. Il titolo di «Padre della Patria» non può contestarglielo nessuno. [...] Egli stesso mi raccontò lo sgomento da cui fu còlto quando, non ancora ventenne, sbarcò a Giaffa dopo un lungo periplo a bordo d'un cargo. A procurarglielo non furono i funzionari turchi che allora governavano il Paese, e nemmeno gli arabi che formavano il grosso della popolazione; ma gli ebrei, quasi tutti latifondisti e mercanti perfettamente inseriti nel «sistema» e unicamente intesi ai propri affari. Erano dunque quelli i depositari della Terra Promessa, che non sapevano neanche l'ebraico, o comunque si rifiutavano di parlarlo? Forse ne sarebbe fuggito, se nell'interno non avesse scoperto alcune isolate fattorie collettive, dove i nuovi immigrati lavoravano la terra con le proprie mani e di notte montavano la guardia, uomini e donne, per difendere le loro vite e i loro raccolti dalle razzie degli arabi.
*Comprese subito che solo redimendo la terra col loro lavoro manuale e contrapponendo al latifondismo arabo la fattoria collettiva, gli ebrei potevano legittimare la riconquista dei loro antico «focolare». Militarmente, egli non attaccò mai gli arabi. Aspettò che il loro sistema si disgregasse da sé, e ci volle poco. Battuti sul mercato dai prodotti del ''kibbutz'', i latifondisti arabi vendettero i loro feudi al «Fondo Nazionale Ebraico» per andare a sperperare l'incasso nei ''Casinos'' di Beirut e della Costa Azzurra, e i braccianti rimasero senza lavoro perché i nuovi padroni usavano le braccia proprie. Il conflitto è tutto qui: nell'impossibilità di coabitazione di una scalcagnata economia feudale con un'efficientissima economia socialista. I motivi religiosi e razziali li ha aggiunti la propaganda.
*Il suo programma era questo: conquistare la Palestina «pertica dopo pertica, capra dopo capra», ma senza costituirla in uno Stato, un po' perché a questo si sarebbe opposta l'Inghilterra [...] un po' per non provocare un «fronte» di nazioni arabe, come poi in realtà avvenne. Ma la rivelazione del [[Olocausto|genocidio]] gl'ispirò il famoso ''mai più''. E mai più significava questo: che d'allora in poi gli ebrei dovevano avere un rifugio sicuro, pronto ad accoglierli e in grado di farlo, cioè uno Stato.
*Come tutti i veri politici, Ben Gurion era un pragmatista, cioè un uomo che attingeva le idee dalla pratica delle «cose», non viceversa. E l'esperienza fatta nella lotta per la manodopera ebraica lo aveva persuaso che con gli arabi non c'era [...] possibilità di compromesso. Uno Stato palestinese misto di arabi e di ebrei, lo considerò sempre una chimera per il semplice motivo che in poche generazioni, col loro potenziale demografico quattro volte superiore, gli arabi avrebbero mangiato gli ebrei. [...] Già nella guerra del '48 egli avrebbe potuto annettersi la Cisgiordania: ci rinunziò per non mettersi in corpo seicentomila arabi. L'anno dopo rifiutò per lo stesso motivo la cosiddetta «striscia di Ghaza» che il suo brillante generale Allon aveva sforbiciato dall'Egitto. E dopo la guerra dei sei giorni, sebbene ormai lontano dal potere, non ha fatto che ammonire contro una politica di annessioni territoriali disgiunta da un adeguato incremento di popolazione ebraica. Non ha mai dialogato che con l'Occidente. Con gli arabi, non ha seguito che una diplomazia: quella dei confini.
*Le nuove esigenze della produzione e della guerra imponevano un altro «rovesciamento della piramide»: il miracolo della guerra dei sei giorni fu dovuto a un esercito di tecnici altamente specializzati, in cui anche il semplice aviere era un ingegnere. Il posto del ''kibbutz'' [...] veniva preso dall'Università che riconvertiva il contadino in professore. Ben Gurion non poteva interpretare questo nuovo corso. Era troppo vecchio e legato all'altro. Ma non lo comprese, non poteva comprenderlo, per conservare il potere ricorse a tutte le armi del suo repertorio, anche le meno regolamentari, giunse a rinnegare e a rompere il proprio ribelle partito. E neppure a battaglia persa si rassegnò. Dal fondo del suo rifugio alle soglie del deserto ha continuato tutti questi anni ad alluvionare di ammonimenti, maledizioni, anatemi i suoi vecchi amici trattandoli da nemici. [...] Quello che si chiude con Ben Gurion è il capitolo del pionierismo: il più eroico e glorioso, quello destinato, via via che si allontanerà nel tempo, ad essere ricordato dagl'israeliani con sempre più struggente nostalgia.
{{Int|''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,3/articleid,1112_01_1974_0081_0003_16388814/ La strada lunga di Golda]''|Articolo su ''La Stampa'', 14 aprile 1974.|h=4}}
*{{NDR|[[Golda Meir]]}} Aveva poco più di vent'anni quando approdò in Israele, frammista ai «padri pellegrini» della «seconda ondata» che subito dopo la [[prima guerra mondiale]] vennero a riprendere possesso della loro antica terra con la ferma intenzione non d'insabbiarcisi com'era successo ai loro predecessori della fine dell'Ottocento, ma di riscattarla e di farne il «focolare» degli ebrei. Tutta la sua visione politica [...] era condizionata da questa esperienza di oltre mezzo secolo di sacrifici e di lotte. [...] Oggi molti in Israele si domandano se a questi pionieri non restava davvero altra strada che quella dell'urto frontale con la popolazione araba della Palestina. Ma questi dubbi sono un lusso ch'essi si possono concedere solo perché i loro babbi e nonni non ne ebbero. Costoro fecero quello che fecero perché non potevano far altro. Ciò che rendeva impossibile la coabitazione fra le due popolazioni non era la incompatibilità razziale e religiosa, ma quella economica e sociale. Il latifondo sceiccale non poteva convivere col ''kibbutz'' socialista. È qui l'origine di un conflitto che nessuna diplomazia poteva sanare. Una pace fra israeliani e arabi è possibile; una simbiosi, no. Ancor oggi chi parla di «Stato misto» si gingilla con le astrazioni.
*Fu lei che [...] raggiunse travestita da cammelliere l'emiro Abdullah di Giordania [...] e da nemico se lo fece amico, o almeno neutrale. Non sono mai riuscito ad appurare se [[David Ben Gurion|Ben Gurion]] ebbe una parte, e quale, in questo «giallo» fra il diplomatico e lo spionistico. Ma molte cose m'inducono a credere che a programmarlo fu proprio lei, Golda, anch'essa ben decisa a innalzare, fra arabi ed ebrei, una cortina di ferro, ma con qualche porta che consentisse all'occorrenza il dialogo. [...] I due furono amici e compari per decenni. [...] Probabilmente anche al tempo in cui facevano coppia nel partito e nel governo si parlavano tra loro in quel linguaggio da fureria. Quanto a imperiosità e autoritarismo, si valevano. [...] Con la sua voce arrugginita dalle sigarette [...] diceva piattamente e banalmente delle cose piatte e banali, solo ravvivate da qualche squarcio d'un umorismo massiccio come una scarpa di soldato; ma senza mai togliere di dosso all'interlocutore il suo vigile sguardo cilestrino alla fiamma ossidrica. E da quella specie di sporta per la spesa che, adibita a borsa, essa tiene al braccio anche nei ricevimenti ufficiali, ci si aspettava sempre di veder saltar fuori, oltre a qualche mazzo d'agli e di cipolle, una pistola o una fiala di veleno.
*Non c'è dubbio che sapeva odiare e che anche quando amava lo faceva da mantide, soffocando e stritolando. Ma Israele non troverà mai più una madre come lei, che sapeva anche fargli da padre. Nella sua tenacia, nel suo coraggio, nella sua volontà d'acciaio, essa riassumeva la storia di questo piccolo grande Paese. Lo ha dimostrato col suo ritiro. Quando si è trattato di pagare, essa si è offerta in sacrificio pur sapendo che per lei la rinunzia al potere è la rinunzia alla vita. «''Sono giunta al termine della mia strada''», ha detto. Ma che strada! Nessuno ne ha mai percorsa una più ripida e accidentata, più paurosamente librata tra abissi e strapiombi. Sono sicuro che Golda non si volterà indietro a guardarla, e non ce ne dirà nulla. Come tutti i grandi costruttori, essa sa soltanto costruire. Il resto, per lei, è silenzio.
===''la Voce''===
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*Uscendo dal ''Giornale'', io feci a me stesso, ma pubblicamente, un giuramento: «Mai più un padrone». Qui padroni non ce ne sono. La proprietà è ripartita fra alcune centinaia di azionisti, di cui nessuno può, per statuto detenere più del 4 per cento. Fra di essi, e per primi, ci siamo stati tutti noi: redattori, impiegati, fattorini, autisti. [...] Per questa sua pulviscolarità, il nostro azionariato è stato definito, nei quartieri alti della Finanza, «straccione». La qualifica non ci dispiace: coi tempi che corrono, meglio stare tra gli stracci che tra le tangenti. (22 marzo 1994)
*Di insurrezione generale non c'era bisogno, il 25 aprile, perché il Terzo Reich non esisteva più. Se l'insurrezione generale fosse avvenuta avrebbe dovuto avere come primo obiettivo, a Milano, il quartier generale delle SS all'Hotel Regina. Le SS furono invece lasciate del tutto tranquille, mentre si provvedeva a trascinare in piazzale Loreto, per la fucilazione Achille Starace [...]. Non sono contro la Resistenza, anzi: sono contro la retorica, inguaribile vizio italiano. Proprio questa retorica ha fatto sì che un sindaco democristiano di Roma, in un manifesto dedicato anni or sono alla liberazione della città non accennasse nemmeno con una parola agli Alleati. Ed ha fatto sì che in quest'ultimo 25 aprile si sia parlato ai giovani che affollavano piazza del Duomo a Milano o che stavano davanti ai televisori, ingannandoli – ossia raccontando loro che i tedeschi erano stati sconfitti dai partigiani, e che da questi l'Italia era stata liberata. Se questa è la «memoria storica» evocata da tanti commentatori, stiamo freschi. (28 aprile 1994)
*Intorno a Berlusconi vedo agitarsi una falange di Starace, convinti non meno di Achille che il padrone (e con lui, si capisce, la carriera) si serve sbattendo i talloni e gridando: «Forza, Italia!». Di tutto questo, intendiamoci, Berlusconi non può essere tenuto responsabile. Gli Starace – a differenza di Mussolini che si scelse il suo vedendolo com'era – gli sono germinati e gli pullulano intorno d'irresistibile forza propria cercando di sopraffarsi in una gara di servilismo, che trova soprattutto nel video la propria arena. E per ora la gente pensa: «Povero Cavaliere, da chi è circondato». Ma prima o poi – forse più prima che poi – comincerà a dire anche di lui: «Vedi un po' di chi si circonda». (18 giugno 1994)
*Dobbiamo prepararci a presentare le nostre scuse a [[Emilio Fede]]. L'abbiamo sempre dipinto come un leccapiedi, anzi come l'archetipo di questa giullaresca fauna, con l'aggravante del gaudio. Spesso i [[leccapiedi]], dopo aver leccato, e quando il padrone non li vede, fanno la faccia schifata e diventano malmostosi. Fede no. Assolta la bisogna, ne sorride e se ne estasia, da oco giulivo. Ma temo che di qui a un po' dovremo ricrederci sul suo conto, rimpiangere i suoi interventi e additarli a modello di obiettività. (26 novembre 1994)
*Il presidente della Repubblica non può contrattare. Ma deve trovare qualcuno che abbia l'autorità morale di farlo. Un ''kamikaze''. E di ''kamikaze'' ne vediamo uno solo che, non avendo veste politica, né alcuna ambizione di indossarla, può anche affrontare una simile responsabilità: [[Antonio Di Pietro|Di Pietro]]. Ma temiamo che l'idea sia soltanto nostra. [...] Una delle pochissime cose che nella presente situazione ci confortano è di vedere in Quirinale un difensore delle Regole come [[Oscar Luigi Scalfaro|lui]]. Vorremmo solo sommessamente avvertirlo che l'Italia che noi conosciamo somiglia poco all'immagine angelica ch'egli ce ne ha fornito la sera di Capodanno, e che anche quando vi avremo messo a posto tutte le Regole, ne mancherà sempre una: quella che dall'interno della sua coscienza fa obbligo ad ogni cittadino di regolarsi secondo le regole. (3 gennaio 1995)
*Noi volevamo fare, da uomini di [[Destra]], il quotidiano di una Destra veramente liberale, ancorata ai suoi storici valori: lo spirito di servizio (quello vero, taciuto e praticato), il senso dello Stato, il rigoroso codice di comportamento che furono appannaggio dei suoi rari campioni da Giolitti a Einaudi a De Gasperi. Insomma, l'organo di una Destra che oggi si sente oltraggiata dall'abuso che ne fanno gli attuali contraffattori. Questa Destra fedele a se stessa in Italia c'è. Ma è un'élite troppo esigua per nutrire un quotidiano. (12 aprile 1995)
{{Int|''Il realista inviso agli snob''|Articolo su ''la Voce'', 24 aprile 1994.|h=4}}
*Fino ad una decina di anni orsono, la maggioranza degli americani erano convinti che, se [[Richard Nixon|Nixon]] fosse rimasto nella Storia del loro Paese – cosa che al loro orecchio suonava come un obbrobrio – vi sarebbe rimasto solo per il [[Scandalo Watergate|Watergate]], cioè appunto per l'obbrobrio. Negli ultimi tempi tutto si è rovesciato: l'obbrobrio non è stato più il Watergate, ma la campagna scandalistica che lo aveva provocato. Gli stessi protagonisti che l'avevano montata – [[Bob Woodward]] e [[Carl Bernstein]] del ''Washington Post'' – ne riconobbero le forzature e fecero atto di contrizione. Non avevano inventato nulla, ma avevano deformato tutto. [...] La sorte è stata, tutto sommato, clemente con Nixon dandogli il tempo di vedere questo capovolgimento.
*Ultimamente era ricevuto, ed anzi continuamente sollecitato alla Casa Bianca, dove lo si accoglieva come lo ''Elder Statesman'', lo statista anziano da consultare come un vecchio saggio sui problemi difficili. Fu a lui che [[George H. W. Bush|Bush]] si rivolse per riallacciare un dialogo con Pechino dopo la rottura seguita al fattaccio di Tienanmen. E lui a Pechino lo riallacciò: i cinesi non avevano dimenticato che quel dialogo erano stati Nixon e [[Henry Kissinger|Kissinger]] ad aprirlo, quando l'America aveva deciso di chiudere l'avventura del Vietnam in cui [[John Fitzgerald Kennedy|Kennedy]] e [[Lyndon B. Johnson|Johnson]] l'avevano malaccortamente cacciata. Ma anche [[Bill Clinton|Clinton]] è ricorso alla sua esperienza per capire cosa succedeva in Russia e trarne qualche insegnamento. Nixon andò a Mosca, e ne tornò con cattivi presagi sulla sorte di [[Boris Nikolaevič El'cin|Eltsin]] che i successivi avvenimenti hanno confermato.
*Non era un uomo «simpatico», e soprattutto non aveva nulla che potesse sedurre l'America dei salotti e della ''intellighenzia'', che gli uomini politici li misurano a modo loro, mai quello giusto. Scambiarono per un grande intellettuale Kennedy, che in vita sua aveva visto migliaia di film, ma mai letto un libro. E prendevano Nixon, che di libri ne ha letti ed ha continuato a leggerne (ed a scriverne, niente male), fino all'ultimo giorno per una specie di Bossi californiano, rozzo e triviale. [...] Ma forse quello che più infastidiva gli americani era la renitenza di Nixon ad appelli e richiami tanto più sonori quanto più vacui, come «la nuova frontiera» e simili. Nixon era un professionista della politica, uno dei pochissimi che l'America abbia mandato alla Casa Bianca. Non andava per sogni e per versetti del Vangelo. Conosceva il suo [[Otto von Bismarck|Bismarck]], il suo [[Benjamin Disraeli|Disraeli]], e credo anche il suo [[Niccolò Machiavelli|Machiavelli]] che in America basta nominarli per finire scomunicati. Per questo lo consideravano un mestierante, e per questo si era scelto come consigliere un altro mestierante, l'ebreo tedesco Kissinger. Furono questi due uomini che ridiedero all'America la ''leadership'' nella politica estera coinvolgendo nel gioco la Cina e scavandone il solco da Mosca. I successori di Nixon, e specialmente [[Ronald Reagan|Reagan]], vissero in gran parte di questa eredità.
===''Oggi''===
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*Mi confermo in due mie vecchie opinioni. Il guaio del socialismo è il socialismo, cioè sta proprio nel suo sistema statalistico. Il guaio del capitalismo sono i capitalisti che, quasi sempre bravissimi all'interno della loro azienda, fuori di lì sono spesso degli ottusi e noiosi imbecilli, e talvolta anche peggio.<ref>Citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X</ref> (n. 22, 1983)
*{{NDR|Sull'offerta di [[Massimo D'Alema]] a concedere, come «atto dovuto», i funerali di Stato a [[Bettino Craxi]]}} "Atto dovuto"? Ma dovuto a chi? Anche a un latitante: quale, dal punto di vista legale, era Craxi? Concedere i funerali di Stato a un latitante significa sconfessare la Giustizia che lo ha condannato. [...] Ma può lo Stato sconfessare la propria Giustizia senza sconfessare se stesso? Mi sembra di vivere in un Paese che di senso dello Stato ne ha meno di una tribù del Ghana.<ref>Citato in ''La morte incute rispetto, ma su Craxi non cambio idea''-</ref> (2 febbraio 2000)
*La [[democrazia]] è sempre, per sua natura e costituzione, il trionfo della mediocrità. (11 ottobre 2000)
==''Caro direttore''==
===[[Incipit]]===
Mettersi nel '74 contro il vento che soffiava tutto nella direzione del «compromesso storico» con la codarda quiescenza di gran parte della borghesia e di quasi tutti gli intellettuali; scoprire (oggi sembra acqua calda, ma allora era un'eresia) che, oltre al terrorismo di destra, ce n'era uno, molto più violento e pericoloso, di sinistra, figlio – sia pure degenere e ripudiato – del Pci, un partito che raggiungeva il 36 per cento dei voti e che condizionava pesantemente scuola, magistratura, cultura, mezzi di comunicazione; schierarsi dalla parte dell'ordine contro l'eversione; istruire il processo contro il sinistrume, effettivo e di complemento, che mortificava l'iniziativa privata e l'economia di mercato con tutti i valori che vi sono connessi; battersi contro il bugiardo e demagogico giustizialismo populista per il ripristino della meritocrazia nel campo del lavoro e degli studi; denunziare il grande pericolo che circondava il sistema: la partitocrazia; tutto questo sembrava follia, e forse lo era. Ma di questa follia noi siamo fieri.
===Citazioni===
*In Francia c'è molta gente che tuttora si domanda se De Gaulle era proprio De Gaulle, o un matto che si credeva De Gaulle. Ebbene, io nutro per La Malfa lo stesso dubbio. Ed è appunto perché nutro questo dubbio che voto La Malfa. (p. 12)
*Il capitalismo vero, che permise alla borghesia di liquidare il Medio Evo e di sostituire, a quella feudale, basata sul parassitismo redditiero, una nuova società basata sul lavoro e sul risparmio, nacque nei Paesi protestanti. E sa perché? Perché Calvino insegnò questo ai suoi seguaci: che il denaro, essendo un segno della Grazia Divina non si poteva scialacquarlo. Chi lo aveva guadagnato per un particolare favore concessogli da Dio, aveva il dovere di considerarsene soltanto il depositario, e di reimpiegarlo, cioè di reinvestirlo perché altri uomini potessero beneficiare dello stesso favore. Fu questa base morale che dette al capitalismo protestante la forza di vincere e di costruire la nuova società: la società borghese del lavoro e del risparmio al posto di quella del sangue e del blasone. (p. 25)
*Lei ha ragione di essere soddisfatto. Dopo aver ricevuto una discreta istruzione nelle nostre costose scuole private potrà andare a completarla a Parigi, o a Harvard, o a Oxford, dove il figlio del suo mezzadro o del suo trombaio, magari molto più intelligente e volenteroso di lei, non potrà seguirla. Egli dovrà contentarsi dello svalutato pezzo di carta che la nostra Università rilascerà a lui come a qualsiasi analfabeta, e probabilmente, per campare, dovrà rassegnarsi a fare il mezzadro o il trombaio come suo padre. Grazie agli amici del popolo e ai campioni del proletariato. (p. 91)
*L'Italia ha scelto lo sciopero, per risanarsi, e non il lavoro, i «ponti», e non il sacrificio; i comizi e le adunate, non le valutazioni responsabili che non possono venire dagli urli di una folla eccitata. La Germania federale, retta dai socialdemocratici, persegue una strada ben diversa. Ciascuno raggiunge i traguardi che si propone, e che merita. (p. 156)
*Noi crediamo che in certi casi di carattere eccezionale il giornalista abbia il diritto, e qualche volta il dovere, di dire la verità, se ne è convinto, anche se non è in grado di dimostrarla. Ma a una condizione: che, non potendo o non volendo rivelare le fonti a cui l'ha attinta, se ne assuma in proprio la responsabilità con tutte le conseguenze, anche giudiziarie che ne derivano. (p. 173)
*Il temuto cambio di regime non c'è stato, nonostante il tentativo dei partiti e della grande stampa fiancheggiatrice di gabellarlo come una operazione innocua e indolore. La necessità d'interpretare queste consultazioni come un referendum ci ha costretti a sostenere, con tutte le nostre forze, la Democrazia cristiana riconoscendole, però, il merito importante di non aver mai messo in pericolo le nostre libertà, anzi di averle sostenute e difese. Ora che abbiamo contribuito, non poco, a rimettere in piedi la grande malata, dobbiamo adoperarci a guarirla. (p. 193)
*Ho avuto una tessera ''ad honorem'' di una federazione anarchica catalana (quella del famoso ''Campesino'') perché, durante la guerra civile spagnola, trafugai oltre frontiera un suo affiliato caduto prigioniero dei nazionalisti e condannato a morte. Ti prego di felicitarmene. Subito. Senza esitazioni. (p. 227)
*Anche se aveva tutte le ragioni di sentirsi ingiustamente perseguitato e colpito nel suo onore di galantuomo, Malizia non doveva piangere, per il semplice motivo che i generali non hanno il diritto di piangere almeno in pubblico. Mai. Per nessuna ragione. Lei mi dirà che queste sono fisime da gente sorpassata. Può darsi. Ma io sono convinto che l'etica militare è fatta appunto di queste fisime. Sono stato per lunghi anni ufficiale di guerra, e credo di esserlo stato con onore – tanto da guadagnarmi alcune decorazioni –, appunto perché avevo queste fisime. (p. 261)
==''Caro lettore''==
===[[Incipit]]===
Questi volumi sono in fondo la ''summa'' del ''Giornale'', il riassunto e il breviario di un libero pensiero, cioè di un pensiero libero da qualsiasi condizionamento, che dovrebbe far riflettere gl'intellettuali. Ma noi ci crediamo poco. Ed uno dei motivi è proprio questo: che stavolta gl'intellettuali difficilmente potranno rinverdire lo slogan sotto il quale, negli anni di piombo, mascherarono la loro codardia: «Né con le brigate rosse né con lo Stato», come se lo Stato e le brigate rosse fossero sullo stesso piano e fra l'uno e le altre fosse possibile una neutralità. Pur appartenendo – almeno dal punto di vista sindacale – alla categoria, o forse proprio perché vi apparteniamo, non abbiamo molta stima degl'intellettuali, e troviamo poco meno che ridicola la loro pretesa di fare i direttori di coscienza della società.
===Citazioni===
*Lei ci accusa di eccessiva indulgenza verso i regimi sudamericani. Ma l'accusa è ingiusta. Non perdiamo occasione di dire che Pinochet è una disgrazia. Ma non possiamo fare a meno di aggiungere che questa disgrazia è nata da un'altra disgrazia di nome Allende. In Argentina, a portare al governo il generale Videla (che, glielo posso assicurare, non aveva nessuna voglia di andarci) sono stati i «montoneros» coi loro rapimenti e omicidi, dai quali più nessuno si sentiva al riparo. (p. 42)
*Io lavorai al ''Borghese'', sotto vari pseudonimi, finché ci fu lui e perché c'era lui. Dal rapporto personale, quotidiano e strettissimo, esulava qualsiasi pregiudiziale ideologica. Io del resto, non ho mai capito quale ideologia avesse Longanesi. Sapevo soltanto che non era mai del gregge; e siccome nemmeno io lo sono, questo bastava a tenerci uniti. Dopo di lui il ''Borghese'' assunse una fisionomia ideologica precisa, di cui non discuto la legittimità, ma che non corrispondeva alla mia. E quindi la mia collaborazione vi sarebbe stata fuori posto. (p. 50)
*Anche ai cattolici osservanti e militanti è consentito, si capisce, far politica. Ma, per amor del cielo, non la confondano con la religione invocando i «valori cristiani» mentre si mettono l'un l'altro l'arsenico nella minestra. Questo si può farlo in nome di Marx, e magari anche di Cavour. In nome di Dio, dovrebb'essere proibito. (p. 193)
*Hai ragione interamente, là dove dici che chi nasce come me figlio di un professore (non di un magistrato) ha una partenza più facile di chi nasce come te, figlio di un operaio. Questo è vero. E infatti il gran problema di un regime politico serio dovrebb'essere proprio quello di ridurre al minimo le diseguaglianze al palo di partenza. Per raggiungere questo scopo, non smetterò mai di battermi. Ma nemmeno smetterò di battermi contro il tentativo di mortificare l'interesse privato fino al punto di togliere agli uomini la molla dell'iniziativa. Sono per un fisco severo. Ma voglio che colpisca gli sciali e i lussi, non gl'investimenti perché questi producono lavoro e ricchezza. Ecco il mio socialismo. (p. 202)
*L'Islam ebbe una grande cultura solo quando, nella loro cavalcata conquistatrice, i suoi Califfi incontrarono la cultura greca, quella egiziana e quella ebraica. Ma questo risale a Averroè e ad Avicenna, cioè a mille anni fa pressappoco. Da allora l'atteggiamento dell'Islam verso la cultura è sempre rimasto quello del famoso Califfo che, quando gli chiesero cosa dovevano fare della grande biblioteca di Alessandria, da lui conquistata, rispose: «Se tutti quei libri dicono ciò che dice il Corano, sono inutili. Se dicono cose diverse, sono dannosi. Nell'un caso e nell'altro, meglio bruciarli». Si dirà: «Altri tempi». No, Khomeini pensa e parla come quel Califfo. L'Islam è una religione di analfabeti, in cui la cultura è monopolio degli Ulema, che sanno solo di Corano e passano la vita a indagarne i misteri (che non ci sono). Mi citi Alberoni un'opera d'arte e di pensiero islamica degli ultimi due o trecent'anni. I mussulmani colti sono quelli che escono dalle ''nostre'' università. (p. 259)
*Ognuno ha il diritto ad avere una sua opinione. Ma nessuno ha quello di distorcere l'opinione degli altri. La mia ora è la seguente: che, dopo l'esperienza in Ungheria, non mi sentivo d'incoraggiare i polacchi a una rivolta, in cui l'Occidente li avrebbe lasciati soli a vedersela coi carri armati sovietici, e quindi a finire sotto i loro cingoli come avvenne a Budapest nel '56. Questo non era un invito a «calar le brache». Era una messa in guardia da quelle pericolose illusioni di aiuti esterni che ebbero tanta parte nello spingere gli ungheresi a un olocausto rivelatosi poi del tutto inutile. (p. 271)
*Io non sono affatto convinto dell'innocenza di Freda e Ventura (Giannettini non c'entrava niente) come non lo sono di quella di Valpreda. Ma anch'io avrei assolto per mancanza di prove. E non c'è da scandalizzarsene perché queste cose succedono in tutto il mondo. A vent'anni di distanza, la polizia americana non sa ancora con certezza chi uccise Kennedy. Solo la polizia sovietica sa sempre chi uccide per il semplice motivo che è sempre essa a farlo. Con questo, sia chiaro, non voglio dire che la nostra Giustizia funziona bene. Funziona malissimo, e qualche volta non funziona affatto. Ma che copra le stragi di Stato, i nostri intellettuali di sinistra vadano a raccontarlo agli zulù. (pp. 330-331)
*Io non so se qualche omosessuale fra noi c'è. È un problema che non mi sono mai posto. Ma anche se ce ne fossero e io me ne accorgessi, non muoverei un dito contro di loro e seguiterei a stimarli per quel che valgono o a disistimarli per quel che non valgono. Tutto ciò, caro amico, la deluderà. Ma il mio stomaco, evidentemente, è soggetto a impulsi diversi da quello suo. Se c'è una cosa su cui mi rifiuto di giudicare gli uomini (e le donne) è proprio il sesso. Ho conosciuto degli omosessuali meravigliosi anche sul piano morale, e degli eterosessuali orrendi. E sono troppo geloso della privatezza mia per non rispettare quella altrui. (p. 343)
==''Dante e il suo secolo''==
===[[Incipit]]===
Uno dei tanti meriti che si suole attribuire a [[Dante Alighieri|Dante]] è quello di essere stato il primo italiano ad avere una «coscienza nazionale». Noi non vorremmo cominciare questo libro con una detrazione, ma non ci sembra che a dimostrare questa coscienza basti l'allusione che Dante fa a una entità geografica italiana, di cui egli fissava i punti terminali al Brennero e al Carnaro. E non vediamo del resto cosa aggiunga alla sua grandezza questa specie d'irredentismo avanti lettera. Se per qualcuno Dante spasimò fu, caso mai, per un Imperatore tedesco.
===Citazioni===
*[[Roma]] era stata la capitale di un impero cosmopolita, non di una Nazione. (Parte prima. Capitolo primo, p. 12)
*Non è necessario essere degli adepti del "materialismo storico" per attribuire il risveglio delle inquietudini intellettuali, fra il Millecento e il Milleduecento, al progresso economico e al generale miglioramento delle condizioni i di vita. È a stomaco pieno che si comincia a pensare a qualcosa che non sia soltanto lo stomaco. (Parte prima. Capitolo terzo, p. 131)
*Il [[pudore]] femminile non è mai stato altro che un incentivo alla civetteria. (Parte seconda, Capitolo quarto, p. 174)
*Da consumato giurista qual era, {{NDR|[[papa Bonifacio VIII]]}} prese a rimaneggiare tutti i precedenti storici, su cui poteva basare le sue pretese di dominio universale. E trovò un valido aiuto nel canonista [[Egidio Romano|Egidio Colonna]] il quale scrisse un trattato, ''De ecclesiastica potestate'', per avvalorare queste tesi. Egli sostenne che la Chiesa era padrona e proprietaria non soltanto delle anime, ma di tutto. Era solo per bontà e condiscendenza che metteva le cose a disposizione dei fedeli, ma conservando il diritto di ritorgliele quando voleva. Quindi anche i troni appartenevano ad essa, che li lasciava ai Re solo in momentaneo appalto. Questa teoria tanto piacque a Bonifacio, che ne ricompensò l'autore con la nomina ad arcivescovo di Bourges. (Parte seconda, Capitolo nono, p. 312)
*Peccato che un simile uomo {{NDR|papa Bonifacio VIII}} avesse così clamorosamente sbagliato generazione e carriera. Fosse nato cinquant'anni dopo sarebbe stato un magnifico Principe del [[Rinascimento]]: avido, crudele e gagliardo. (Parte seconda, Capitolo undicesimo, p. 372)
*Dante qui {{NDR|nel ''De vulgari eloquentia''}} ha visto ciò che molti filòlogi ancora oggi non vedono. Egli difende il "volgare", cioè la lingua viva, quella parlata dal popolo, fatalmente destinata a soppiantare il latino. Ma ne vorrebbe una illustre e aulica, al di sopra di quelle "municipali", cioè dei dialetti, contro i quali si scaglia con furore. In Italia ne classifica quattordici e li detesta tutti, compreso il toscano che chiama "turpiloquio". Ma il più orrendo gli sembra il romano, "e non deve fare meraviglia dacché i romani, anche per deformità di costumi e abiti, appaiono i più fetidi di tutti". Chissà cosa direbbe, povero Dante, se tornasse fra noi e andasse al cinematografo. (Parte seconda, Capitolo quindicesimo, p. 483)
==''Gli incontri''==
*[[Giovanni Porzio|Porzio]] non è alto di statura, ma diritto come un fuso nonostante i settantaquattro anni suonati e porta, sui pantaloni a righe stretti e lunghi come quelli degli antichi ufficiali in grande uniforme, una giacca nera che l'alta bottonatura fa simile a una ''redingote''. Il volto è bello, di colore olivastro, e aristocratico nella modellatura del naso e nel taglio breve dei baffi e della barbetta ancora pepe e sale. (Porzio, p. 91)
*Non avevo mai visto da vicino [[Cécile Sorel]], quando essa mi apparve, per la prima volta, di lontano, sul palcoscenico allestito nella corte d'onore degli Invalides per le feste celebrative del bimillenario di Parigi. [...] Drappeggiata in una sontuosa cappa di [[Elsa Schiaparelli|Schiaparelli]] a strascico di ''lamé'' d'argento e porpora, dritta su un podio sotto la statua di [[Napoleone Bonaparte|Bonaparte]], accolse a braccia spalancate lo scrosciante omaggio, sincopato dalle salve di artiglieria, dei cinquemila spettatori ammassati nell'immenso cortile. Sorrise. Sfiorò con uno sguardo altero le teste della folla, lo alzò verso l'imperatore, ma senza implorazione né umiltà, da pari a pari. Poi, in un silenzio di tomba, prese a modulare l'ode di Bruyez: "''Vous qui êtes morts pieusement pour la patrie...''". Ed era una voce incredibilmente limpida e squillante, senza traccia di ruggine. (Cècile, pp. 226-227)
*[[Saul Steinberg|Steinberg]] ha la faccia dei suoi pupazzi: una faccia malinconica, lunga e triangolare, di cavallo tirato su a paglia soltanto, senza biada, e condannato a trascinare un carretto su per un'erta interminabile, in cima alla quale non si sa cosa ci aspetta, ma certo un'altra condanna, forse più pesante del carretto. Anche i baffi ha, come i suoi pupazzi: a doppia virgola orizzontale, sebbene meno lunghi e senza le intenzioni esibizionistiche di quelli di Dalì; e anche le lenti a stanghetta traverso cui ti fissano intensamente, di sotto in su, due occhi azzurri e mortificati, di uomo che non si è reso conto di essere Saul Steinberg; o essendosene reso conto, non ci prova alcun piacere. (Steinberg, p. 289)
*[[Harukichi Shimoi]] è uno di quei giapponesi che gli altri giapponesi considerano di statura piccola. Tanto piccola che [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]], per abbracciarlo, dovette curvarsi (lui!) e, dopo essergli andato incontro gridando, con le braccia alzate: "Fratello!... Fratello mio!..." lo guardò, ci ripensò e aggiunse: "Sebbene non di sangue...". (Shimoi, p. 389)
*Quanti anni avrà, ora, Harukichi Shimoi? Forse cinquanta, forse centocinquanta. Come per [[Guelfo Civinini]], suo amico, anche per lui il problema dell'età non si pone. Quale che essa sia, egli la porta esattamente come deve averla portata mezzo secolo fa. Il suo corpo è stortignaccolo, ma diritto, e i suoi capelli son nerissimi. Ma il tratto che più lo caratterizza sono le sopracciglia, che madre natura gli ha piantato a mezza strada, come due ciuffi di foltissimo bosco, tra gli occhi e la chioma, in modo che, per quanto vasti i suoi occhiali, esse li sormontano e risucchiano come se fossero due monocoli. (Shimoi, pp. 389-390)
*Il più favoloso e colorito personaggio del [[Brasile]] è [[Assis Chateaubriand]], proprietario di ventun giornali, diciotto stazioni radiotrasmittenti, di una flotta aerea, di alcune ''fazendas'' vaste come l'intera Sicilia, di un museo che vale venti milioni di dollari, di una Compagnia nazionale per la puericoltura, e di un'ambizione pari soltanto al suo coraggio, alla sua insolenza e alla sua spavalderia. (Chateaubriand, p. 495)
*Assis {{NDR|Chateaubriand}} ha un debole per i tedeschi e per gli italiani. Come faccia a conciliare questi due amori, non si sa; ma le sue pene, durante la guerra, furono grandi, anche se irreprensibile fu la sua condotta<ref>Dal 1942, nel corso della seconda guerra mondiale, il Brasile fu in stato di guerra con Germania e Italia.</ref>. Quando però il governo comminò l'arresto a chiunque parlasse italiano, scese in lotta con i suoi giornali contro l'assurda disposizione. Scrisse che quello non era patriottismo, ma un nazionalismo di bassa lega, degno soltanto di una colonia, e che lui si vergognava d'esser brasiliano. Fece un tale baccano, che alla fine dovettero revocare il provvedimento e quello del sequestro dei beni dei nostri compatrioti. (Chateaubriand, p. 502)
*Quando nacque sessantadue anni orsono, ne aveva già a dir poco settecento. Perché [[Ottone Rosai|Rosai]] veniva dritto dritto dal Medioevo, dopo aver saltato a piè pari Rinascimento ed età moderna, e nei momenti di sincerità confessava che Giotto gli pareva un "deviazionista" rispetto a Cimabue, il quale gli andava molto più a sangue. (Rosai, p. 544)
*Dopo essere stato fascista della prima ora, nella seconda col fascismo {{NDR|Ottone Rosai}} s'era trovato male, e si capiva benissimo che era sempre per via delle mani. Tornato dalla guerra, lo squadrismo gli aveva consentito di menarle, come a lui piaceva, e ci aveva dato dentro senza risparmio. Forse l'unico momento felice della vita di Rosai fu quello: quando a gambe larghe di traverso alla strada aspettava, col giornale aperto davanti agli occhi in un gesto di sfida ribalda, il corteo rosso in arrivo da San Frediano, che alla vista di quelle manacce aggrappate ai bordi del foglio e pesanti come macigni, esitava. (Rosai, p. 547)
*[[Paolo Monelli|Monelli]], se seguisse le proprie inclinazioni, andrebbe a letto coi polli. Ma cosa direbbe la gente, se non lo vedesse più vagabondare nei vari ritrovi frequentati dai nottambuli della città? Direbbe senza dubbio: "Comincia a invecchiare". E a questa idea Monelli balza dalla sua poltrona e si attacca al telefono per mobilitare qualche amica che lo accompagni nei suoi vagabondaggi. Giovani colleghe come Livia Serini, attrici giovanissime come Lea Massari sono state ridotte sull'orlo dell'esaurimento nervoso da queste prolungate ronde notturne senz'altro costrutto che quello di ribadire agli occhi di tutti l'intramontabilità di Monelli. Egli non le porta a spasso. Le porta all'occhiello, come gardenie. (Monelli al girarrosto, p. 592)
*{{NDR|Paolo Monelli}} Fuma la pipa come Churchill il sigaro, cioè soltanto quando lo guardano. (Monelli al girarrosto, p. 593)
==''I conti con me stesso''==
===[[Incipit]]===
Una telefonata da Milano m'informa che Longanesi è morto. È stato colpito dall'infarto davanti al suo tavolo di lavoro, su cui era spiegata una mia lettera di dieci giorni fa, che cominciava così: «Caro Leo, stanotte ho sognato ch'eri morto...». (27 settembre 1957)
===Citazioni===
*Tutta la mia vita è stata contesa fra la noia di vivere insieme e la paura di vivere [[Solitudine|solo]]. (4 ottobre 1957)
*Di nuovo il Polesine. Pare impossibile: durante le inondazioni, la prima cosa che viene a mancare è l'acqua. (dicembre 1957)
*[[Colette Rosselli|Colette]]. Invecchia gentilmente, senza catastrofi. Ha su tutte le altre donne un vantaggio incolmabile: quello di essere stata il mio ultimo e più grande amore. Così grande che possiamo camparci di rendita, comodamente, tutti e due per il resto dei nostri giorni. (gennaio 1958)
*Il destino di [[Riccardo Bacchelli|Bacchelli]] sarà l'opposto di quello del maiale: di lui, dopo morto, ci sarà da buttar via tutto. (gennaio 1958)
*[[Olga Villi]]. Non è punto grata alla sua bellezza che le ha consentito di diventare principessa di Trabia. Punta solo sul talento che non ha. Ma è talmente priva di ''sense of humour'' che forse diventerà una buona attrice. (gennaio 1958)
*[[Gaston Palewski|Palewski]]. L'ambasciata a Roma è per lui soltanto uno dei più importanti capitoli del libro di memorie che scriverà. (gennaio 1958)
*Non è che [[Luigi Barzini (1908-1984)|Barzini]] abbia un'altissima opinione di sé. Ne ha una bassissima degli altri. (gennaio 1958)
*Piccolo incidente d'auto. La nostra, per evitare un ciclista, picchia contro un muro e resta piuttosto acciaccata. [[Colette Rosselli|Colette]], che la guida, dice: «Meglio così. Dovevo farla revisionare, e non mi decidevo mai...». (gennaio 1958)
*[[Razzismo]]: pensarci sempre, parlarne mai. [[Risorgimento]]: parlarne sempre, pensarci mai. (gennaio 1958)
*[[Fascismo]]. Il più comico tentativo per instaurare la serietà. (gennaio 1958)
*Il guaio più grosso della Repubblica è che, mentre il Re poteva essere di sangue straniero e di solito lo era, il presidente bisogna sceglierlo fra gl'italiani. (gennaio 1958)
*Bacchelli lavora infaticabilmente, da sessant'anni, alla costruzione di un piedestallo su cui, alla sua morte, non sapremo cosa posare. (gennaio 1958)
*A pranzo da [[Vittorio Cini]] con una ventina di altri invitati. A colazione ne aveva avuti altrettanti. E così ieri. E così avantieri. E così sempre. A ottantadue anni suonati, è fresco, roseo, insaziabilmente voglioso di intrattenere e di essere intrattenuto. A conclusione della serata, mi sfida a una gara di canto. Scegliamo come banco di prova ''Vecchia zimarra'', e stoniamo maledettamente entrambi, ma io meno di lui. I presenti mi assegnano la vittoria. Di colpo, Vittorio perde il suo buon umore. È talmente abituato a vincere, che non accetta di perdere nemmeno nel canto. (7 settembre 1966)
*{{NDR|Su [[Nicola Bombacci]]}} Io l'ho conosciuto soltanto cadavere, quando penzolava accanto a quello di Mussolini, in piazza Loreto, e una folla messicana lo bersagliava bestialmente di sputi. Anni dopo, volli tentarne la riabilitazione ritracciandone la patetica vicenda, ma non riuscii a trovarne gli elementi biografici. Compaesano e compagno di scuola di Mussolini, maestro elementare e autodidatta come lui, ne era stato il grande amico quando entrambi militavano nel socialismo. Eppoi il suo nemico giurato, la bestia nera degli squadristi. Esule con la famiglia prima in Francia, poi (credo) in Russia, rimpatria col permesso del Duce, si affida alla sua generosità, per ricambiarla gli resta al fianco anche a Salò, e lo accompagna fin nell'ultimo viaggio verso la morte. (23 ottobre 1966)
*Colloquio segreto con l'ex comunista [[Giulio Seniga|Seniga]] per una storia del [[PCI|Pci]] che devo scrivere con [[Roberto Gervaso|Gervaso]] per la «Domenica». Ė un uomo piuttosto affascinante, dallo sguardo chiaro, freddo e innocente: lo sguardo del fanatico. Mi ha detto che sua moglie, cresciuta in Russia dove suo padre era fuoruscito, e autrice di un interessante libro – ''I figli del partito'' –, nel partito è rimasta, non ha trovato il coraggio di uscirne, sebbene approvi e condivida la secessione del marito, con cui è sentimentalmente unitissima. Non riesco a capire questa gente. Cioè capisco soltanto che è diversa da noi non sul piano ideologico, ma su quello umano. (25 novembre 1966)
*È morto [[Uguccione Ranieri di Sorbello]]. Era venuto a Roma da sua suocera. Stava benissimo. Era anzi particolarmente sereno e contento perché aveva finito un suo lavoro di ricerca storica cui attendeva da anni. A fine pranzo ha detto: «Non mi sento bene». Si è alzato, ed è crollato a terra. Stecchito. (29 maggio 1969)
*{{NDR|Su Uguccione Ranieri di Sorbello}} Era un gran signore e un gran galantuomo che ha trascorso la sua vita in crociate nelle quali non aveva nulla da guadagnare. L'ultima è stata la campagna propagandista negli Usa per convincere gli americani a dare il nome [[Giovanni da Verrazzano|Da Verrazzano]] al grande ponte sull'Hudson. Nel suo perfetto inglese (lo scriveva meglio dell'italiano) inondò l'America di articoli e conferenze (parlava benissimo, con molto humor e senza enfasi oratorie) cercando i familiarizzare gli ascoltatori col nome Da Verrazzano, la cui pronuncia rappresentava per essi la difficoltà più grossa all'adozione di quel nome. Questa smania missionaria credo che l'avesse ereditata da sua madre americana. E per seguirla aveva trascurato le sue proprietà terriere. Le sue campagne erano in uno stato pietoso, la sua bella villa sul Trasimeno mezza disunta. (29 maggio 1969)
*{{NDR|Su Uguccione Ranieri di Sorbello}} Era un buon scrittore, un infaticabile sommozzatore di articoli, un ricercatore attento e scrupoloso di curiosità storiche, un umanista moderno che aveva allargato i suoi orizzonti a tutta la cultura contemporanea, specie anglo-sassone: un uomo insomma che ha realizzato un centesimo di quello che poteva per via di quel suo dispersivo correre dietro a un'infinità di altri interessi. Era stato anche un autentico combattente della [[Resistenza italiana|Resistenza]]: per ben sedici volte si era fatto paracadutare dagli Alleati dietro le linee tedesche: impresa che chiunque altro si sarebbe fatto ripagare con altrettante medaglie. Lui non aveva ricevuto nemmeno una citazione, e di questi episodi non ha mai parlato. (29 maggio 1969)
*Anche [[Irene Brin]] se n'è andata. Mi avevano detto che era malata di un cancro; ma era una notizia vaga e incerta, ch'essa aveva fatto di tutto per smentire. Fino in fondo ha lavorato e ha partecipato ai riti della mondanità: sfilate di moda, ricevimenti, eccetera. (1 giugno 1969)
*{{NDR|Su Irene Brin}} Quando [[Giovanni Ansaldo|Ansaldo]] la scovò e cominciò a farla scrivere sul «Lavoro» di Genova, sua città natale, era soltanto Mariù Rossi: una ragazza timida e incerta, molto provinciale, figlia di un Generale e di un'ebrea austriaca. L'unica fama di cui godeva era quella, equivoca e velata sotto un nome d'accatto, che le aveva procurato [[Elio Vittorini|Vittorini]] prendendola a protagonista, con sua sorella, di un racconto: ''Le figlie del Generale'' in cui entrambe erano presentate come lesbiche. Se lo fossero veramente, non so. Il sesso è uno dei tanti capitoli misteriosi di questa donna. (1 giugno 1969)
*In mano a [[Leo Longanesi|Longanesi]], che le aveva regalato anche lo pseudonimo d'Irene Brin, aveva rivelato autentiche qualità di scrittrice. I profili che pubblicò su «Omnibus» erano deliziosi. Fosse rimasta fra biografia e memorialismo, poteva diventare qualcosa di mezzo fra [[Henri de Saint-Simon|Saint-Simon]] e [[Lytton Strachey|Strachey]] con un tocco alla [[Madame de Sévigné|Sévigné]]. Altro che la [[Maria Bellonci|Bellonci]]! Era un'osservatrice attenta (sebbene non ci vedesse da qui a lì) e penetrante, nutrita di vastissime letture: la sua prosa aveva ritmo, calore, l'aggettivazione precisa, l'ironia tagliente. Ma era un cavallo che aveva bisogno del fantino. Chiuso «Omnibus» e cessata la regia di Longanesi, Irene infilò la pista sbagliata – quella della cronista mondana –, e non è più uscita. (1 giugno 1969)
*Finito di scrivere il capitolo sull'[[Giulio Alberoni|Alberoni]] per ''L'Italia del Settecento''. Ho riprodotto la pagina di [[Henri de Saint-Simon|Saint-Simon]], che lo descrive mentre assiste impavido alle evacuazioni corporali di Vendôme per guadagnarsene i favori, eppoi inginocchiandosi davanti a lui gli grida estasiato: «Oh, culo d'angelo!», e glielo bacia. Come inizio di "carriera" italiana, mi sembra esemplare. Poi mi torna a mente un'osservazione di [[Jules Renard|Renard]]: «Se in un periodo c'è la parola culo, il lettore non si ricorderà che di quella dimenticando tutto il resto, anche se è sublime». Renard ha ragione. Ma io, a un culo autenticato da Saint-Simon, non rinuncio. (3 luglio 1969)
*Le Soroptimists hanno dato un pranzo a [[Colette Rosselli|Colette]], in qualità di "Donna Letizia". Colette ha accettato dopo molti rifiuti. Il suo fastidio per queste cose di donne, lo so, è sincero. Ma, una volta preso l'impegno, ha trascorso la giornata a preparare il suo discorsino col puntiglio che la distingue. Non è per nulla ambiziosa, non tiene affatto a reclamizzare il proprio talento, sottovaluta quello che mette nella sua rubrica di «Grazia» (ma se lo fa pagare profumatamente), rifiuta di fare una mostra dei suoi deliziosi quadri. Ma il suo suscettibilissimo amor proprio non le consente di rischiare una brutta figura nemmeno nelle cose che disprezza. Infatti anche stasera ne ha fatta una eccellente, leggendo con molto garbo le due paginette che aveva preparato con un sapiente dosaggio di humour autentico, e di pathos e di umiltà fasulli. Ha avuto gran successo. Per la prima volta mi son visto guardato come un personaggio-satellite, una specie di principe consorte. Cosa che a me non dispiace affatto, ma a lei moltissimo. In questo, è proprio femmina. (13 agosto 1969)
*Mi riferiscono, di [[Giorgio Bocca|Bocca]], questo giudizio su di me: «Sempre il più bravo di tutti. Bravissimo. Troppo bravo. Ma mettendo lo stesso impegno a scrivere gli articoli su Venezia e quello sull'arbitro [[Concetto Lo Bello|Lo Bello]], dimostra che in realtà non è impegnato in nulla». È vero. Non sono impegnato in nulla. In nulla, meno che nel mio mestiere. Fiorentina-Bari 3-0. E Chiarugi capo-cannoniere! (16 novembre 1969)
*Sciopero generale per il caro-case. Un pretesto da nulla. Ma è bastato per immergere Milano in un'atmosfera da 8 settembre. Strade vuote. Saracinesche abbassate. Enorme spiegamento di polizia. Mentre pranzo con [[Giovanni Spadolini|Spadolini]], [[Mario Cervi|Cervi]] e Zappulli, giunge notizia che in un tafferuglio al Lirico un agente è stato ucciso dai "cinesi". «Meno male che è toccata a un agente» diciamo in coro, eppoi non osiamo guardarci negli occhi. Anche noi apparteniamo a questa borghesia codarda che pretende appaltare alle forze dell'ordine il compito di farsi sputacchiare, pestare e ammazzare per tenerne al riparo se stessa. E non vuole nemmeno pagargli uno stipendio decente. (19 novembre 1969)
*[[Alberto Moravia|Moravia]] ha fondato, insieme a [[Pier Paolo Pasolini|Pasolini]] e a [[Dacia Maraini]], un "comitato contro la repressione". È la riprova che la repressione non c'è. Se ci fosse, Moravia sarebbe coi repressori, come ha dimostrato avallando col suo silenzio la persecuzione di [[Aleksandr Isaevič Solženicyn|Solženicyn]] in Russia. (28 dicembre 1969)
*Moravia si è ritirato dal comitato che lui stesso aveva fondato. Ma non per i silenzi di [[Giovanni Spadolini|Spadolini]]. Si è ritirato perché «l'Unità» ha disapprovato. Gl'italiani sono sempre pronti a fare la rivoluzione, purché i carabinieri siano d'accordo. E Moravia è sempre pronto a battersi per la libertà, purché sia d'accordo il piccì. (2 gennaio 1970)
*Arrivati i rendiconti dei miei diritti d'autore: 28 milioni nell'ultimo semestre. Supero dunque i 50 milioni annui. Anche ammettendo che l'editore non ci faccia sopra punta cresta (il che mi sembra, a dir poco, improbabile), non c'è male. Credo di essere l'autore italiano che più guadagna, anche perché sono l'unico che questa cifra la guadagna ogni anno, e senz'aiuto di premi letterari. Non ne sono contento per il denaro, di cui non so che farmi e che serve solo a pagare i capricci di Colette (ne ha tanti!). Ne sono contento, anzi felice, per il mio status da autore stipendiato unicamente dal pubblico. C'è chi vive di partito. C'è chi vive di Eni. C'è chi vive di Agnelli, o di Perrone, o di Crespi. Io vivo di [[Lettore|lettori]]. I lettori non m'impongono altra servitù che la sincerità: l'unica che non pesi. (3 marzo 1970)
*Più che comunanza di vedute, fra [[Denis Mack Smith|Mack Smith]] e me c'è comunanza di nemici: quegl'insopportabili pedanti accademici che a Palermo lo hanno violentemente attaccato qualificandolo «il Montanelli di Oxford». Implicitamente egli accetta di far fronte con me contro di loro. Credo che facciamo entrambi un buon affare, e anche un affare buono: se riusciamo a squalificare agli occhi del pubblico la [[storiografia]] accademica (e coi nostri libri ci stiamo riuscendo), avremo reso un grosso servigio alla cultura italiana. (2 maggio 1970)
*Sosta a Venezia, dopo il voto a Cortina. Visita d'obbligo a Vittorio Cini, e passeggiata con lui sulle Zattere. Vedendolo, un vecchietto sdrucito, ma dignitoso, si leva il cappello e gli tende la mano, evidentemente per mendicare. Vittorio gliel'afferra e gliela stringe con effusione dicendogli: «Caro!... Caro!... Caro!... Coma la va?» È in perfetta buona fede: la buona fede di un doge lontanissimo dalle afflizioni della miseria e perfino incapace di immaginare che ce ne siano. (8 giugno 1970)
*Leggo in [[Giorgio Candeloro|Candeloro]]: «... Nel processo generale di sviluppo della Storia, il carattere dei personaggi, anche dei più grandi, ha un peso limitato...». Ah, sì? E cosa dunque se non il carattere di Alessandro, cioè la sua follia, può spiegare la conquista macedone fino all'India e la diaspora dell'ellenismo che ne deriva? L'Islam è concepibile senza il "carattere" di [[Maometto]]? E cosa divise la Riforma se non i diversi "caratteri" di [[Martin Lutero|Lutero]] e di Calvino? I nostri storici odiano i caratteri e i personaggi, perché questi richiedono immaginazione e intuito, cioè doti di scrittore, di cui essi sono disperatamente vedovi. Non sono storici. Sono soltanto degli archivisti, e molto spesso disonesti. (10 novembre 1970)
*Milano è in fiamme per l'affare Feltrinelli, e [[Piero Ottone|Ottone]] mi chiede un articolo contro la [[Camilla Cederna|Cederna]], firmatario di un manifesto in cui, a due ore di distanza dal rinvenimento del cadavere e prima ancora che esso sia ufficialmente riconosciuto, proclama che Feltrinelli è rimasto vittima della «reazione internazionale». Se la Cederna avesse una testa, direi che l'ha persa. Ma perché Ottone vuole un articolo contro di lei, intima amica e direttrice di coscienza di [[Giulia Maria Crespi|Giulia Maria]], nonché regina del suo sinistrorso salotto? Comunque, a mettere una zeppa fra direttore e proprietaria, è doveroso collaborare. E faccio l'articolo in forma di "lettera a Camilla". (25 marzo 1972)
*Pare che l'articolo abbia rimesso fuoco a Milano, creandovi una irreparabile frattura fra montanellisti e cedernisti. I primi sono più numerosi, ma i secondi più rumorosi. Ricevo pacchi di telegrammi di plauso e altrettanti d'insulti. Il giornale è sommerso di lettere, e io prego Ottone di pubblicare anche quelle di protesta. Ha scritto anche la Cederna annunziando una replica sull'«Espresso» (Ottone ha cancellato il titolo del settimanale, commettendo una meschineria). Quanto a Giulia Maria, mi dicono che schiuma di rabbia. Se è vero, devo riconoscere che il giornalismo qualche soddisfazione la dà. [[Umberto Eco]] mi attacca sul «manifesto» riproducendo una mia frase di ammirazione per Mussolini scritta quando avevo ventidue anni (in dieci anni di giornalismo sotto il defunto regime, non sono mai riusciti a trovare, di mio, altre prove di zelo fascista) e accusandomi di mancanza di cavalleria verso una donna. O bella! Come se una donna, quando si mette a far politica – e che politica! – come un uomo, potesse ancora accampare l'impunità! Anche la [[Maria Callas|Callas]] è una donna. Eppure, quando stona, la si fischia. (27 marzo 1972)
*Ho scritto un fondo in difesa della Cederna, incriminata dal magistrato per aver diffuso notizie false e tendenziose. Che abbia commesso questo peccato, ho detto, è vero. Ma si tratta di peccato, non di reato. E a giudicarne dev'essere il lettore, non il tribunale. Verità lapalissiane. Dice che è sempre stata molto più impegnata e coraggiosa di me perché con le sue campagne in favore di Valpreda e di [[Giuseppe Pinelli|Pinelli]], tiene fronte alla polizia. Potrei incenerirla chiedendole dov'era e cosa faceva quando io ero in galera per aver tenuto fronte non alla polizia d'oggi, ma a quella fascista e nazista. Ma non ne vale la pena. (28 marzo 1972)
*Più approfondisco questo tema delle regioni (sono a Milano per questo), e più mi sgomenta il doverne scrivere. Ci vuol poco a capire che questi regionalisti lombardi perseguono, consapevolmente o inconsapevolmente, un piano secessionista cisalpino. E, una volta che ne abbiano lo strumento, riusciranno a realizzarlo. Non per nulla Bassetti parla già non più di «regione lombarda», ma di «[[Padania|regione padana]]», di cui il resto d'Italia non sarebbe che un'appendice. Se ce la fanno (e ce la faranno), addio Risorgimento! Non era che una finzione, d'accordo, e in pratica ha fallito. Ma con che lo sostituiremo? (26 settembre 1972)
*Volo a Lussemburgo sul solito bireattore di Berlusconi, che ci accompagna, felice di esibirsi e di esibire il suo status in una cerimonia internazionale. La medaglia d'oro (ma è proprio d'oro?) me la consegna Gaston Thorn, capo del governo lussemburghese. Berlusconi riempie il suo taccuino di indirizzi: quelli di tutte le personalità che ha incontrato. È il vero ''climber'' che approfitta di tutto e non butta via nulla. (23 maggio 1977)
*Kappler è fuggito. Ha fatto bene. Ma ora chi ci salverà dai conculcati "valori della Resistenza"? (15 agosto 1977)
*A colazione da [[Vittorio Cini|Cini]]. Ha avuto un brutto crollo, ma ha ancora risorse. Le tira fuori quando è in compagnia. Ma quando è solo, mi dice sua moglie, sprofonda in quei tetri silenzi che sono i colloqui di un uomo con la morte. (19 agosto 1977)
*De Carolis m'informa che il vero autore della operazione «Corriere» è un certo [[Licio Gelli|Gelli]], misterioso personaggio massonico, di Arezzo (Fanfani), che vuole incontrarmi per un accordo fra i due giornali. (24 settembre 1977)
*Secondo quanto mi era stato raccomandato, dovevo salire direttamente alla camera 219 dell'Excelsior. Ma alla camera 219 non c'era nessuno, e così dovetti chiedere al portiere del signor Gelli. Poi Gelli arrivò, mi condusse furtivamente nel suo appartamento e mi fece un lungo discorso pieno di allusioni, dal quale dovevo comprendere che lui è un pezzo grosso – forse il più grosso – della massoneria (Palazzo Giustiniani), che come tale era stato il vero padrino della operazione Rizzoli, e che in questa operazione potevamo rientrare anche noi. Mi ha detto che quattro ministri dell'attuale governo, otto sottosegretari e centoquaranta parlamentari dipendono da lui. Questi massoni sono tutti uguali: credono che la loro potenza sia direttamente proporzionale al mistero di cui si circondano e prendono per cose fatte quelle per le quali complottano. (4 ottobre 1977)
*Da Fanfani, al Senato. È talmente infuriato che diventa perfino sincero. «Dica al suo amico che è un traditore!» «Perché non glielo dice lei?» Mi spiega che Forlani non mira alla segreteria del partito, come io credevo, ma alla presidenza del Consiglio, quando Andreotti sarà consumato. Mi dice anche che condivide l'idea di Donat-Cattin di lasciare il Quirinale a un laico. «Altrimenti fra noi democristiani ci sbraniamo e ci sbrachiamo nella corsa a chi concede di più ai comunisti.» È sincero anche stavolta, o lo dice perché, avendo perso ogni speranza per sé, vuole prepararsi un buon argomento per Maria Pia («Stavolta toccava ai laici»)? (29 ottobre 1977)
*A cena da Gervaso con Cossiga. Non si lamenta dei nostri attacchi, ma sono io a dirgli: «Noi esprimiamo lo scontento, e talvolta la rabbia, della pubblica opinione. La gente vuole un ministro degl'Interni che agisca e che faccia agire la polizia». «Ma lei sa com'è ridotta la polizia?» «In qualunque modo sia ridotta, siete voi che l'avete ridotta così. E quindi sta a voi rimediare.» Mi dice che non c'è da farsi illusioni: la situazione si aggraverà. Il terrorismo è finanziato coi sequestri, ha solidi agganci internazionali, e segue una tattica ben studiata. «L'attentato a lei fu un errore. Se a essere colpite fossero le personalità di rilievo, la gente media, cioè la grande massa della popolazione, sarebbe tranquilla. Invece hanno deciso di colpire i gradi subalterni – consiglieri comunali della Dc, capireparto della Fiat eccetera – per togliere il sonno a tutti.» Forse è vero. (29 ottobre 1977)
*Quattro revolverate in faccia a [[Carlo Casalegno|Casalegno]], che ora è grave. Alzano la mira. (16 novembre 1977)
*«La Stampa» riporta tutti gli articoli di solidarietà per Casalegno apparsi sugli altri giornali. Ma omette il mio, ch'era forse il più caldo: la solidarietà nostra la imbarazza. (18 novembre 1977)
*Casalegno è morto. Ho telegrafato alla vedova, ma non al figlio – iscritto a [[Lotta Continua|Lotta continua]] –, né a [[Arrigo Levi|Levi]] e ai colleghi della «Stampa». Purtroppo, la loro faziosità condiziona la nostra solidarietà. Al funerale andrà Biazzi. (29 novembre 1977)
*Incontro risolutivo a Roma tra Ferrauto e quelli della Sipra. Affare fatto e a condizioni molto più favorevoli di quelle sperate. Sei miliardi e settecento milioni come minimo annuo garantito, per cinque anni. Firmeremo il compromesso martedì 16. (10 maggio 1978)
*Vista in tv la cerimonia funebre per Moro in San Giovanni Laterano. Dentro la basilica, tutti i dignitari Dc e quelli Pci inginocchiati sotto la mano benedicente del papa. E, fuori, la piazza sventolante di bandiere bianche e rosse. Non ho potuto fare a meno di rilevarlo in un "Controcorrente". (13 maggio 1978)
*Batosta comunista alle amministrative parziali di ieri (4.000.000 di elettori). La Dc sale dal 38 al 42 per cento, il Pci scende dal 35 al 26. Successo dei socialisti che guadagnano il 4 per cento. Un risultato sconvolgente (in positivo). Uniche delusioni: il guadagno – sia pur minimo – del Pri, e la mancata rianimazione del Pli. (15 maggio 1978)
*Firmato oggi l'accordo con la Sipra. Minimo garantito: 6.800.000.000 all'anno per cinque anni. Il presidente, D'Amico, è un ex operaio della Fiat, ora deputato comunista: un uomo concreto, franco, di poche parole. Era più soddisfatto lui dell'accordo con noi, che il direttore generale, il democristiano Pasquarelli. Io ho fatto la mia parte, da buon attore. Arrivato all'ultimo momento, ho detto: «Per impedire ripensamenti ed equivoci, trasformiamo il compromesso in vero e proprio contratto, e firmiamo subito». Lo champagne era già pronto. (16 maggio 1978)
==''I protagonisti''==
*Nel settembre di quell'anno {{NDR|1956}} il partito lo spedì {{NDR|[[Gian Carlo Pajetta]]}} a Mosca insieme a Pellegrini e a [[Celeste Negarville|Negarville]] per sentire direttamente da [[Nikita Sergeevič Chruščёv|Kruscev]] come ci si doveva comportare nella crisi, ormai aperta, dell'antistalinismo. Kruscev li accolse affabilmente, li invitò a cena. E qui, trascinato da bocconi e libagioni ad una espansiva euforia come spesso gli capita, a un certo punto disse: «Beh, ora vi voglio raccontare come strangolammo [[Lavrentij Pavlovič Berija|Beria]]». E descrisse l'agguato che gli avevano teso al Cremlino, come gli erano saltati addosso e come gli avevano serrato la gola con le mani fino alla soffocazione. Lo descrisse ridendo allegramente, forse senz'accorgersi del pallore che soffondeva il volto dei suoi ospiti, o per lo meno quelli di Pajetta e di Negarville.<br />L'indomani li convocò nuovamente e, come non ricordando affatto ciò che gli aveva raccontato la sera prima, disse loro in tono solenne: «Beh, ora vi farò sentire il processo di Beria registrato sul nastro». E glielo fece sentire davvero come lo avevano inventato ''post mortem'', con la voce del defunto falsificata.<br />Quando si ritrovarono fra loro, Negarville e Pajetta si guardarono con gli occhi pieni di lacrime. «Ma allora – dissero –. Ma allora...». E non aggiunsero altro. (pp. 66-67)
*{{NDR|Su [[Anna Magnani]]}} Ci sarebbe da scrivere un trattato sul modo di usare Anna. La prima precauzione da prendere è quella di non farla ritrovare in mezzo a estranei. Timida com'è, pur dopo un'esistenza trascorsa sotto i ''flashes'', la gente la raggela e la chiude in un mutismo ostile o l'aizza ad atteggiamenti protervi. Delle poche persone che le ho presentato, l'unica che la sedusse immediatamente fu il mio collega [[Augusto Guerriero]], perché il discorso cadde sui cani e sui gatti: e questo è un argomento su cui il cuore di Anna si scioglie e la mente le si ottenebra. Si mise in testa che noi due, con un articolo, potevamo far riformare la legge sulla protezione degli animali. E invano cercammo di dimostrarle che il problema non era di leggi, ma di costume. Non sentì ragioni. Dovemmo prometterle l'articolo (che poi infatti scrivemmo). (pp. 177-178)
*{{NDR|Su [[Ignazio Silone]]}} Leggendo i suoi primi romanzi, ''Fontamara'', ''Pane e vino'', ''Il seme sotto la neve'', e pur ammirandoli, ero caduto in abbaglio sull'autore. Lo avevo preso per uno di quegl'industriali dell'antifascismo che, riparati all'estero, avevano trovato nella universale avversione alla dittatura una comoda scorciatoia al successo dei libri di denunzia. Lo consideravo insomma un profittatore del regime a rovescio (come del resto ce ne sono stati). E una conferma mi era parso di vederla nel fatto che finito, col fascismo, l'antifascismo, parve finito anche il narratore Silone.<br />Poi vennero ''Una manciata di more'', ''Il segreto di Luca'', ''La volpe e le camelie''. Ma vennero soprattutto alcuni saggi politici che mi costrinsero a ricredermi. Ed era proprio questo che non riuscivo a perdonargli. Mi era antipatico non per i suoi, ma per i miei errori. Più lo conoscevo attraverso i suoi scritti, e più dovevo constatare che non solo egli non somiglia affatto al personaggio che m'ero immaginato, ma che anzi ne rappresenta la flagrante contraddizione. (pp. 180-181)
*{{NDR|Su ''[[Ignazio Silone#Uscita di sicurezza|Uscita di sicurezza]]''}} Come documento umano, non ne conosco di più alti, nobili e appassionati. Fenomeno unico, o quasi unico, fra gli sconsacrati del comunismo che di solito non superano mai più il trauma e trascorrono il resto della loro vita a ritorcere l'anatema, Silone non recrimina. Egli rifiuta i grintosi e uggiosi atteggiamenti del moralista, o meglio ne è incapace. Domenicano con se stesso, è francescano con gli altri, e quindi restio a coinvolgerli nella propria autocritica. Cerca di metterne al riparo persino [[Palmiro Togliatti|Togliatti]]; e se non ci riesce che in parte, non è certo colpa sua. Qui non c'è che un accusato: Silone. E non c'è che un giudice: la sua coscienza. (pp. 186-187)
*Noi crediamo di scoprire dei modelli. In realtà non scopriamo che degli antenati. [[Carlo Cassola|Cassola]] s'illude di aver imparato da [[James Joyce|Joyce]] quello che già sapeva. Joyce gli avrà fornito, al massimo, qualche mezzo tecnico per esprimerlo. Uno [[scrittore]] vero (e Cassola lo è) non cerca in un altro scrittore che se stesso. (p. 207)
*{{NDR|Su [[Enrico Mattei]]}} Egli amava solo il [[potere]], e l'amore del potere esclude tutti gli altri. (p. 265)
*{{NDR|Su [[Giulio Andreotti]]}} Andava anche, mi dicono, a messa insieme a lui {{NDR|[[Alcide De Gasperi|De Gasperi]]}}, e tutti credevano che facessero la stessa cosa. Ma non era così. In chiesa, De Gasperi parlava con Dio; Andreotti col prete. Era una divisione di compiti perfetta. (pp. 271-272)
==''Il meglio di «Controcorrente»''==
*Vogliamo segnalare alla generale disattenzione un piccolo caso. Stamattina si è presentata al nostro giornale una signora dimessamente vestita. Portava il suo obolo alla sottoscrizione da noi indetta per il carabiniere Lombardini. Era l'importo della pensione che riscuote come vedova di un altro carabiniere: cinquantamila lire. Invano abbiamo cercato di dissuaderla. «Questo mese» ci ha detto «vado ospite da mia figlia in Svizzera: non ho bisogno di nulla.» E ci ha chiesto di non fare il suo nome. Tutto questo, lo sappiamo, farà molta rabbia a [[Alberto Moravia]], per il quale i «buoni sentimenti» erano un'invenzione di [[Edmondo De Amicis|De Amicis]]. Bene, noi, poveri sprovveduti, siamo con De Amicis. (p. 14)
*Quasi non credevamo ai nostri occhi nel leggere ieri che un giovane, a Bologna, ha ucciso per gelosia la sua fidanzata e poi ha tentato di suicidarsi. Eravamo convinti che ormai si uccidesse solo per rapina o per fanatismo ideologico. No, c'è ancora chi lo fa per passione. Coraggio, lettrici. In amore, finché c'è morte, c'è speranza. (p. 18)
*Il «comitato permanente antifascista» di Milano ha deciso di chiedere un «riconoscimento» per tutti coloro che sono stati «coinvolti direttamente nella strategia della tensione a partire dal 1º gennaio 1969». Ci risiamo. Tutta la nostra vita è stata angosciata e angariata dagli antemarcia: prima quelli del Littorio, poi quelli della Resistenza, ed ecco che ora spuntano quelli della «tensione». Longanesi aveva ragione: in questo Paese, reduci si nasce. (p. 47)
*Poiché i nostri lettori non sono molto probabilmente assidui dell'''Unità'', ci sembra doveroso informarli dell'epitaffio che [[Mario Melloni|Fortebraccio]] dice di aver già dettato per la propria tomba: «Qui giace Fortebraccio – che segretamente – amò Indro Montanelli. – Passante perdonalo – perché non ha mai cessato – di vergognarsene». Purtroppo, devo avvertire Fortebraccio che anch'io ho preso le mie precauzioni iscrivendo fra le mie ultime volontà quella di essere sepolto accanto a lui. E come epitaffio, mi contento di questo: «Vedi – lapide – accanto». (p. 56)
*Agli alunni della terza classe (anni otto-nove) della scuola elementare di via Pisani, Milano, è stato assegnato il seguente problema: «Mario, Gino e Beppino sono i capi della banda. Mario dice a Gino che la banda ha quasi esaurito le munizioni: rimangono solo 5 cassette con 130 pallottole per cassetta. Quante pallottole rimangono?». Debolucci come siamo, in aritmetica, non lo sappiamo nemmeno noi. Ma ci pare che una per l'insegnante e una per il ministro Malfatti ci dovrebbero ancora essere. (p. 79)
*Il messaggio di addio che il dimissionario capo dello Stato ha detto alla televisione e che anche noi pubblichiamo, è ineccepibile. Esso dà del presidente [[Giovanni Leone|Leone]] un'immagine che non fa una piega: un galantuomo all'antica, padre di una famiglia esemplare, ingiustamente calunniato da una stampa irresponsabile. Siamo sicuri che tutto questo si può dire di Leone. Ha un solo difetto: che a dirlo è stato Leone. (p. 84)
*A Roma, nonostante tutte le ricerche fatte, non è stato possibile trovare un locale disponibile per un convegno di radicali. Non ce n'era uno abbastanza piccolo per contenerli tutti. (p. 103)
*In un convegno su «Terrorismo e informazione», a Roma, è stato unanimemente riconosciuto che il [[segreto istruttorio]] in Italia non esiste. Lo trasgrediscono tutti. Non solo giornalisti e avvocati – e ancora passi – ma perfino magistrati che anticipano e propalano, il più delle volte per farne strumento politico, notizie riservate. «È il segreto di Pulcinella» si è lamentato il procuratore capo della Capitale, De Matteo. È vero. Ma Pulcinella non era giudice. E i giudici non dovrebbero essere Pulcinella. (p. 104)
*Solo il tempo non perde tempo, diceva [[Jules Renard|Renard]]. E così, a furia di annunciarne i cambiamenti, il tempo è passato anche per il colonnello [[Edmondo Bernacca|Bernacca]], che ora deve rassegnarsi alla pensione. Peccato. Gli dobbiamo parecchi raffreddori e reumatismi. Ma nessuno riuscirà meglio e con più grazia di lui a farci capire ed accettare l'inutilità della meteorologia. (p. 108)
*Qualcuno teme – e qualche altro spera – che l'Afghanistan diventi il Vietnam dei russi. Niente paura, in Afghanistan non ci sono giornalisti. (p. 112)
*La scomparsa di Tito apre nei Balcani un periodo di pericolose incognite. Molti si domandano se i successori avranno forza sufficiente per impedire all'Unione Sovietica di fare un boccone della Jugoslavia. Perciò ai funerali del vecchio Maresciallo i cronisti sono rimasti sconcertati vedendo Leonid Breznev scoppiare in lacrime. Siamo rimasti sconcertati anche noi. I coccodrilli, di solito, piangono dopo aver mangiato. (p. 116)
*Se si seguita di questo passo, con lo scandalo dei petroli, non so quale palazzo di Giustizia riuscirà a contenere tutti gl'imputati, la cui schiera cresce a diecine di capi ogni giorno, e ormai è già una folla. Più che un processo, sarà un vero e proprio giorno del giudizio, quando – secondo una profezia di Disraeli da tenere a mente – «pioverà sull'onesto e sul disonesto, ma sull'onesto di più perché il disonesto gli ruberà l'ombrello». (p. 120)
*Quella del ''Corriere'' non è una situazione invidiabile: il direttore in congedo per l'affare della P2, manager ed articolisti contestati per lo stesso motivo, il maggiore azionista in galera, accusato di reati valutari, montagne di debiti, trasparenza della proprietà limpida come un mare in burrasca. Ci sarebbe davvero da mettersi le mani nei capelli. Se non fosse un giornale di [[Roberto Calvi|Calvi]]. (pp. 125-126)
*Quando leggiamo «ministro senza portafoglio», ci viene sempre un dubbio. Che glielo abbia rubato qualche collega? (p. 146)
*L'[[Organizzazione per la Liberazione della Palestina|Olp, Organizzazione per la liberazione della Palestina]], è stata ammessa con voto unanime, anche se provvisoriamente, nel Comitato olimpico asiatico. Non sapevamo che il lancio della bomba fosse diventato una disciplina atletica. (pp. 171-172)
*Riferiscono le cronache che [[Marco Pannella]] ha tentato di gettarsi, per protesta, sotto la macchina che conduceva il generale Jaruzelski al Quirinale, che però è riuscita a scansarlo. Le nostre autorità hanno espresso all'ospite il loro rammarico. Ma non sappiamo se per il gesto di Pannella o per l'abilità dell'autista (p. 175)
*A suo tempo imprigionato dagl'israeliani per complicità col terrorismo palestinese, e liberato per l'intervento del Vaticano con l'impegno di astenersi dalla politica, l'Arcivescovo libanese di Gerusalemme [[Hilarion Capucci]] ha dichiarato in un'intervista all'''Europeo'' che i rivoltosi di Gaza e della Cisgiordania non ricevono ordini da nessuno: «Li prendono solo da Dio, loro unico leader». Lo abbiamo sempre detto, noi: a grattare un arabo, anche se cristiano e Monsignore, viene fuori un Ayatollah. Ma forse non c'è neanche bisogno di grattare. (p. 184)
*Da Praga [[Bettino Craxi]] proclama che «bisogna liberare l'Italia da Falci e Martelli». Benissimo. Ma chi è Falci? (p. 206)
*[[Pino Rauti]] è intenzionato a candidare un africano alle elezioni comunali fiorentine. Più che giusto: il nero si addice al Msi. (p. 209)
*Per evitare pubblicità attorno al caso di [[Angelo Peruzzi|Peruzzi]] e [[Andrea Carnevale|Carnevale]], i due giocatori giallo-rossi risultati positivi all'antidoping, il presidente della Roma, [[Dino Viola]], ha deciso di portare tutta la squadra in ritiro. A San Patrignano. (p. 216)
*Secondo ''La Notte'' di ieri – che riferisce dichiarazioni d'un capo della Jihad islamica, Ibrahim Serbell – i terroristi arabi hanno nel loro mirino, per quanto riguarda l'Italia, «uomini politici, aeroporti e alcuni obiettivi strategici». Siamo molto preoccupati per gli aeroporti e gli obiettivi strategici. (p. 220)
*La fantapolitica non è il nostro esercizio preferito. Ma ci chiediamo che cosa succederebbe se, con un colpo alla Moro, i terroristi si impadronissero di Cossiga e lanciassero al governo il ricattatorio ultimatum: «Se non ci date cento miliardi, lo liberiamo». (p. 228)
*Malgrado tutto (e per tutto intendiamo proprio tutto), [[Moana Pozzi]] non è riuscita ad entrare a Montecitorio. Peccato. È l'unica Camera che non potrà dire di aver frequentato. (p. 236)
*Sull'''Unità'' è comparsa la lettera di un deputato che, pericolosamente sfiorato da un motociclista, invoca drastiche misure penali contro i «teppisti al volante». Ci associamo alla proposta. L'unica cosa che ci sconcerta è la firma del proponente: è quella dell'onorevole [[Mario Gozzini]], autore della famosa legge che in pratica vorrebbe l'indulgenza plenaria per qualsiasi reo e reato. (p. 244)
==''Il testimone''==
*Per restituire efficienza e prestigio alla polizia, bisogna prima restituirli allo Stato. E in che condizioni lo Stato italiano sia ridotto, tutti lo sappiamo e lo vediamo. Dovrebbero vederlo e saperlo anche i nostri uomini politici, e trovare il coraggio di riconoscerlo pubblicamente, invece di occultare la verità dietro la cortina fumogena di dichiarazioni pompose e altisonanti sulla «saldezza delle istituzioni» e simili. Furono questi proclami retorici e vuoti a provocare la bordata di fischi che accolse a Brescia [[Giovanni Leone|Leone]] e [[Mariano Rumor|Rumor]] all'indomani della strage. [...] La gente è stanca di una politica che cerca ma non trova, di una magistratura che istruisce ma non giudica, e soprattutto di partiti che strumentalizzano i morti per la loro propaganda politica. Con questi sistemi non si ricostruisce la fiducia. Si rende obbligatoria la sfiducia, condizione e prefazione della resa. (p. 33)
*La Lombardia seguita a sfornare energie di prim'ordine. E da tutta Italia coloro che, come i soldati di Napoleone, credono di portare nel loro zaino il bastone di maresciallo, continuano a fare di Milano la loro mecca. Le difficoltà fra cui si dibattono sono molto più ardue di quelle che affrontano i loro predecessori per fare le fortune proprie e quelle di Milano. Ma la più ardua di tutte è il riciclaggio dei valori morali. Se Milano non restaura il culo dell'uomo, della sua iniziativa, del suo coraggio, del suo orgoglio di costruire, di rischiare e di vincere, e se non restituisce il premio a queste virtù, tanto vale che si arrenda allo Stato, al parastato e al sindacato, e si rassegni a diventare il ''bazar'' di un'Italia da terzo mondo. (p. 69)
*Chi sia, cosa voglia e cosa valga Rizzoli, non c'interessa. C'interessa solo l'operazione cui egli presta il nome e il braccio (la mente lasciamola stare). Il tentativo di fare di Rizzoli, coi soldi del contribuente, l'editore del regime, è chiaro. E se di lui si vuol fare l'editore del regime, è altrettanto chiaro che si punta a una stampa di regime. Ma di quale regime? Evidentemente di un regime bisognoso di quei silenzi che solo una stampa di regime, affiancata da una RAI-TV di regime, può garantire. Se l'operazione riesce, caro lettore, dovremo dirci addio, perché per le voci libere e indipendenti non ci sarà più posto. Per soffocarle, non è necessaria nemmeno una legge: basterà lasciar aumentare il costo del prodotto bloccandone il prezzo. (p. 80)
*Frondista sotto il fascismo, ribelle sotto la democrazia, Longanesi rimase sempre lo stesso. Il suo sogno sarebbe stato di fare l'anarchico in un regime autoritario borghese. Una volta lo condussi a parlare di un vecchio artigiano toscano, che diceva di essere stato in Russia a organizzare complotti e a fabbricare bombe contro lo zar. A tal punto Longanesi si entusiasmò di lui da rifiutare i miei sospetti sull'autenticità della storia. «È vera, è vera», diceva: «non hai sentito con che effetto e rimpianto parlava dello zar? L'affetto e il rimpianto del vero anarchico che, quando c'era lo zar, sapeva almeno contro chi buttare le bombe.» Ed era chiaro che anche lui rimpiangeva lo zar, per gli stessi motivi. (pp. 103-104)
*In Italia i rappresentanti del popolo non sono popolari. Nessuno, nemmeno fra quelli che raccolgono centinaia di migliaia di voti, è veramente amato e rispettato. [...] I rappresentanti del popolo non parlano quasi mai col popolo. Parlano solo col partito, cioè fra loro, in un linguaggio ermetico che dà corpo ai peggiori sospetti. E in più c'è il borbonico attaccamento agli orpelli del potere. Questi capi di Stato e di governo, questi ministri [...] è fatale che agli occhi della gente appaiano come ''loro'', e ne subiscano le conseguenze. Non la si prenda per una dichiarazione di fede antirepubblicana. Ma [...] l'uccisione di [[Umberto I di Savoia|Umberto I]] che, come re, era il supremo dei ''loro'', sollevò un'ondata di commozione popolare più diffusa e spontanea di quella suscitata dal brutale sequestro di [[Aldo Moro|Moro]]. (p. 114)
*Sui feretri di coloro che sono caduti per ragioni ideologiche hanno diritto di sventolare solo le bandiere dei rispettivi partiti, e bisogna riconoscere che quelle della Democrazia cristiana possono vantare precedenza. Su quelli di tutti gli altri – magistrati, poliziotti, carabinieri, guardie e medici di carcere – può e deve sventolare solo il tricolore, se in qualche soffitta ce ne sono ancora degli scapoli. Il tempo delle usurpazioni e delle confische è finito. A ciascuno il suo. (p. 137)
*In Germania c'è una norma statuaria che vieta di rovesciare un governo se prima non si sia trovata la maggioranza per formarne un altro. Da noi, ogni limitazione alla spensieratezza è considerata antidemocratica. Come diceva Longanesi: «Chi rompe, non paga, e siede al governo». (p. 161)
*In questi venticinque anni, Kekkonen si è adoperato a «finlandizzare» la Finlandia: non aveva altra scelta, e c'è riuscito. La Finlandia è l'unico satellite dell'URSS in cui le fondamentali libertà democratiche sono rispettate, e di cui la porta è rimasta aperta all'Occidente. Ma non credo che questo miracolo sia dovuto solo a lui. Esso è dovuto soprattutto alla Finlandia e a quello che nel suo giovanile estremismo nazionalista egli stesso aveva chiamato «l'inutile sacrificio». Quel sacrificio fu invece utilissimo. È grazie a esso che la Finlandia non ha seguito la sorte degli altri tre Paesi Baltici – Estonia, Lettonia e Lituania –, ormai cancellati dalla carta politica dell'Europa. (p. 195)
*Non vengano i sociologi a ripeterci la solita filastrocca che la mafia non è colpa di nessuno, neanche dei mafiosi, ma solo delle «strutture» e della povertà. Forse un tempo era così: il tempo in cui la mafia aveva qualche diritto di fregiarsi del titolo di «onorata società», e anche se avesse ammazzato un [[Carlo Alberto dalla Chiesa|Dalla Chiesa]], avrebbe risparmiato sua moglie. Oggi la mafia naviga nell'oro, e forse Dalla Chiesa è morto proprio perché aveva messo le mani su certe carte che riguardano finanziamenti per 880 miliardi ad aziende ancora più fantomatiche del Banco Andino di calvesca memoria. Il che dovrebbe indurci a qualche riflessione sui contributi che lo Stato fornisce alla Regione siciliana per aiutare l'isola a recuperare i suoi «ritardi». (pp. 215-216)
*C'è chi chiede il rigore nella lotta all'inflazione, c'è chi lo chiede in quella della disoccupazione, c'è perfino chi lo chiede nello sviluppo dell'assistenzialismo. [[Guido Carli]] [...] ha detto ch'esso va applicato principalmente alla spesa pubblica, da contenersi entro l'invalicabile limite della «sopportabilità»: cosa su cui tutti hanno convenuto, essendo questo [...] il rigore che più piace agl'italiani (oltre quelli che gli arbitri di calcio assegnano in favore della squadra di casa). (p. 222)
*La colpa dei Paesi sviluppati non è di far troppo poco per quelli di sottosviluppo, ma di farlo male. Qualcuno ha riassunto la lezione dei fatti nella massima: «Non date il pesce alla gente affamata; insegnatele a pescarlo». Ma per questo i miliardi non bastano: ci vogliono i missionari alla [[Marcello Candia]] e alla [[Madre Teresa di Calcutta|Suor Teresa di Calcutta]], molto più difficili da stanziare. Comunque, una cosa bisogna esigerla: l'eliminazione delle strozzature che impediscono agli aiuti di arrivare a chi ne ha veramente bisogno. Oggi come oggi, essi si fermano regolarmente sulle mense e nelle tasche di politici e burocrati delle nuove satrapie. Ma nella legge varata ieri non mi sembra che ci sia accenno allo smantellamento di questo perverso sistema. Che l'amministrazione di quei millenovecento miliardi [...] sia affidata a un sottosegretario invece che a un commissario, non mi pare una gran trovata. Si tratterà [...] del solito carrozzone lottizzato fra partiti, che farà presto a intendersi, via mance e bustarelle, coi carrozzoni dei Paesi da soccorrere. (pp. 257-258)
*La [[Resistenza italiana|Resistenza]] un grande servigio all'Italia lo rese: ci procurò un notevole ribasso sul conto della sconfitta. Senza la Resistenza, non c'è dubbio che avremmo pagato molto più caro il nostro dissennato intervento a fianco della Germania. [...] Essa ha tutti i titoli per essere ricordata. Ma come la fine di una lunga sconfitta, la chiusura del capitolo più nero della nostra storia unitaria; non come il coronamento di una radiosa vittoria. Noi non ci liberammo; fummo liberati, L'aiuto – modestissimo, sul piano militare – che con la Resistenza demmo ai liberatori merita la gratitudine di tutti i disastri che ci risparmiò e le indulgenze che ci procurò al tavolo della pace. Ma la pretesa di confonderci coi vincitori, e perfino di parlare in loro nome, non può tirarci addosso che disprezzo e sarcarmi. (pp. 266-267)
*Per Menichella, la ricostruzione e il grande decollo industriale erano possibili a una condizione: la stabilità della moneta. I capitali per gl'investimenti dovevano essere attinti non alla Zecca, ma al risparmio, che in caso contrario sarebbe stato distrutto dall'inflazione. E per accumulare il risparmio non c'era che una ricetta, la solita: lavorare di più e consumare di meno. Lo accusarono di rozzezza, di passatismo, lo tacciarono di «guardia bianca del capitalismo» che voleva «arricchire i padroni sulla pelle degli operai» [...] e un tenore della sinistra giunse a definirlo «un analfabeta dell'economia». E niente poteva essere più menzognero. Menichella aveva una preparazione di ferro. Di economia sapeva tutto. Solo lo traduceva [...] in un linguaggio spicciolo e sempre rapportato al concreto. I fatti gli diedero ragione. Ricostruzione e stabilità monetaria camminarono di pari passo; l'Italia raggiunse il ''boom'' nel momento in cui la lira si guadagnava l'Oscar. (p. 282)
*Noi che laici siamo sul serio, non abbiamo nessuna nostalgia dello Stato crispino che credeva di fare del laicismo silurando i prefetti che andavano a messa e destituendo il sindaco di Roma per un atto di omaggio al Papa. Come non ne abbiamo per una Chiesa che umiliava padre Tosti e il vescovo Bonomelli, costringendoli a pubblici atti di contrizione per avere avanzato proposte di conciliazione. Uno dei motivi, forse il maggiore, per cui amammo e rispettammo De Gasperi è per la pietra tombale che ci sembrava avere messo su questo passato, dimostrando col proprio esempio come si possa essere insieme il più cattolico degl'italiani e il più italiano dei cattolici. [...] Non abbiamo titoli né qualifiche per rivolgerci al Papa. Ma se potessimo, gli porremmo una sola domanda che non dovrebbe [...] dispiacergli. Gli chiederemmo se per essere insieme buoni patrioti e buoni cattolici sia proprio indispensabile nascere polacchi. (pp. 306-307)
*[[Walter Cronkite|Cronkite]] non ebbe mai dubbi sulla «obbiettività» delle sue immagini. «Parlano da sole», diceva. E in un certo senso è vero. [...] In questo lavoro di montaggio [...] fu un vero maestro. Come lo è stato nell'arte delle omissioni. Perché l'immagine del colonnello che sparava alla tempia del vietcong diceva, sì, la verità. Ma taceva, ignorandola, quella dello sfondo su cui la scena si svolgeva: il suolo tappezzato dai cadaveri seviziati dei ''marines'' sorpresi nel villaggio, delle donne sventrate e dei bambini abbruciacchiati per sospetto di collaborazionismo: tutte immagini che non avrebbero tolto nulla alla verità di quella della pistola sparata alla tempia, ma l'avrebbero spiegata sminuendo l'effetto dell'errore e del capriccio. Così come sono vere, verissime, le sequenze [...] della ritirata (si fa per dire) degli americani da Saigon: roba che quasi rivaluta l'8 settembre italiano, da arrossire di vergogna nei secoli. Peccato che Cronkite non abbia fatto riprendere le scene che contemporaneamente si svolgevano nelle strade della città via via che i ''liberatori'' del Nord vi s'inoltravano: roba da impallidire di orrore anche oggi. [...] Cronkite seguita a dire che la verità sul Vietnam è la sua. Ma è rimasto il solo a dirlo. Tutti i suoi ''fans'' lo hanno abbandonato e rinnegato. Compresa [[Jane Fonda]], che da cacciatrice di streghe e pasionaria del colpevolismo si è trasformata in missionaria del pentitismo e invoca il perdono dei reduci battendosi il petto. Con la stessa sincerità e buona fede, credo, con cui prima li indicava al crucifige. [...] È vero, putroppo, che la sorte del Vietnam fu decisa dalle «patacche» di Cronkite. In fatto di mestiere, possiamo imparare tutto da lui. Ma in fatto di verità, nulla. Salvo l'arte di contraffarla con l'aria di servirla. (pp. 328-329)
*Conosciamo dei comunisti che nel comunismo ci hanno creduto sul serio, e forse tanto più ciecamente quanto più bisognava essere ciechi per continuare a crederci. Sono quelli che l'abiura se la tengono in corpo, e che non imprecano contro l'idolo infranto. Sappiamo benissimo che, se avessero vinto, in nome di quell'idolo ci avrebbero, sia pure a malincuore, impiccati. Ma oggi il loro silenzio c'incute il più grande rispetto. Non altrettanto ne proviamo per i cosiddetti «emergenti» che, per continuare a emergere, inneggiano a tutto: alle macerie del Muro, alla perestroika, alla libertà, perfino al capitalismo, e si atteggiano a precursori e battistrada di questa totale, anzi totalitaria palinodia. Ma si tratta di una truffa bell'e buona. (pp. 343-344)
*L'Expo è una grande abbuffata. E quando sono in gioco migliaia di miliardi, l'importante non è vincere; è partecipare. Che Venezia venga ridotta a un luna-park per la gioia delle torme di straccioni (trenta milioni, secondo i preventivi più cauti) che la sommergerebbero rinnovando e centuplicando l'alluvione dei Pink Floyd era – ed è – per i fautori dell'Expo un'obbiezione facilmente superabile col discorso del Grande Progetto. [...] Venezia [...] appartiene al mondo, o per lo meno alla cultura di quello occidentale, di cui invochiamo [...] l'intervento per salvarla da quella masnada di locuste impazzite, disposte a farne un incrocio tra Las Vegas e Disneyland. (pp. 357-358)
*[[Corrado Carnevale|Carnevale]] [...] ha dichiarato in un'intervista [...] che la notte non ha bisogno di sonniferi perché, nei confronti della Legge, la sua coscienza è a posto. Ci crediamo senz'altro. Ma se si ponesse la stessa domanda nei confronti della Giustizia, mi domando se i suoi sonni sarebbero altrettanto tranquilli. E tuttavia ci rendiamo conto che questa domanda non se la porrà mai, e anzi gli sembrerà del tutto stravagante. Perché, per un magistrato italiano, la Legge con la Giustizia non ha nulla a che fare. (pp. 387-388)
*Dopo la liberazione, [[Luigi Durand de la Penne|de la Penne]] fu tentato dalla politica, e andò alla Camera prima sotto la bandiera democristiana, poi sotto quella liberale. In realtà, di bandiere, de la Penne non conosceva né riconosceva che il tricolore, e sperava ancora una volta di servirlo propugnando una riforma delle forze armate che le adeguasse alle nuove esigenze. Ma quando si accorse di non riuscire a combinar nulla, si ritirò; aveva capito che questi sono tempi per uomini di mare alla Accame, non alla de la Penne. Non fece mai l'eroe. [...] Ora, se qualcuno mi domanda perché ho dedicato alla sua scomparsa uno di quegli editoriali che di solito si riservano solo agli avvenimenti e ai personaggi della politica, rispondo che l'ho fatto per meglio sottolineare che per me e per gli uomini di questo giornale gli eroi delle guerre perdute non sono meno rispettabili e ammirevoli di quelle delle guerre vinte. E, in ogni caso, meritano il posto d'onore del giornale ben più dei personaggi di cui siamo costretti ogni giorno a interessarci. (p. 402)
==''Indro al Giro''==
===[[Incipit]]===
Il destino è stampato sulla carta d'identità e scritto nelle stelle. Indro Montanelli nasce il 22 aprile 1909, il primo Giro d'Italia prende il via il 13 maggio 1909. Stesso anno, stesso segno zodiacale: Toro. Potevano, queste due creature quasi gemelle, non percorrere un tratto di strada insieme? Potevano ignorarsi?
===Citazioni===
*Come i [[bersaglieri]] quando smettono di correre, così i ciclisti, quando cessano di pedalare ingrassano.
*Il [[Giro d'Italia]] parla milanese, anche se poi, a vincerlo, è qualche toscano o qualche romagnolo.
*I corridori sono come [[Anteo]]: il contatto con la loro terra gli dà forza.
*Ma sapete voi con precisione che cosa sia una fuga, lo sapete? Non lo sapevo nemmeno io prima di vederla. Credevo che fosse l'uomo che, a un certo punto, si mette a pedalare più forte degli altri e li semina per via. Errattissima nozione. La fuga è invece un grande urlo e un gesto disperato che mettono d'improvviso in confusione tutta la carovana del Giro.
*Quello della bicicletta è un mondo buono: e credo sinceramente che venga da questa bontà il fascino ch'esso esercita sulle folle.
*Lasciatelo com'è questo Giro provinciale e festoso: lo sport di un popolo che, nella corsa verso il progresso meccanico, è rimasto alla bicicletta, tappa intermedia fra il cavallo e l'automobile, ritrovato artigiano e arnese di famiglia.
*Se Parigi avesse il mare sarebbe una piccola Bari, ma non saprebbe accogliere i forestieri con tanto calore e sportiva cordialità.
*Leoni, che oltre a tutto è un bellissimo ragazzo, ha una fidanzata la quale gli scrive raccomandandogli di non vincere, altrimenti troppe ragazze lo abbracciano porgendogli i fiori. Leoni è innamoratissimo della sua fidanzata ma non è certo per obbedire a lei che non vince. È solo per obbedire a [[Fausto Coppi|Coppi]] e restargli a fianco.
*Gli assi possono permettersi di arrivare ultimi. E lo fanno senza risparmio. Possono permettersi di disprezzare i loro adoratori e lo fanno senza ritegno. L'adorazione rimane.
*I corridori di bicicletta sono gente semplice, che non è mai stata in collegio. [...] Nessuno ha insegnato loro i dettami dello stile e della cavalleria. Li posseggono per natura. Difficilmente essi cercano di sminuire la vittoria dell'avversario e non gliene serbano rancore. Sono capaci di delicatezze che non credo esistano negli altri sport.
*I corridori non si dovrebbero sposare; e, quando lo fanno, dovrebbero scegliere delle donne brutte.
*È la specialità dei padri quella di sognare per i figli i trofei che loro non convengono, ed è la specialità dei figli quella di procurarsi trofei che ai loro padri non piacciono.
==''La stecca nel coro''==
===[[Incipit]]===
Non è questa la sede per rifare la storia del ''Giornale''. Ma voglio ricordare ai vecchi lettori e a spiegare a quelli nuovi ch'esso non fu un giornale, ma una battaglia, di cui può essere istruttivo ricostruire gli episodi. Quelli, decisivi, degli anni Settanta e Ottanta, in questa raccolta ci sono tutti, chiosati. E di queste chiose, ho l'immodestia di dire che non ce n'è una di cui debba pentirmi nemmeno ora che i pentimenti vanno di moda, anzi sembrano diventati un genere di prima necessità. Questa raccolta è dedicata a tutti i miei compagni di lavoro, defunti e sopravvissuti, italiani e stranieri, che condivisero con me i rischi (e ce ne furono) di questa avventura, la più bella di tutta la mia carriera di giornalista, e ai lettori che ci permisero di combatterla. Anche se tuttora ignoro se l'abbiamo vinta o persa.
===Citazioni===
*{{NDR|Sui [[processi della Giunta greca]]}} Anche a detrarne tutto ciò che vi avrà aggiunto la propaganda di parte, crediamo che di soprusi, sopraffazioni e sangue ce ne siano stati abbastanza, nel regime dei colonnelli, per giustificarne l'incriminazione. Tuttavia vorremmo che accanto a loro, sul banco degli accusati, venissero chiamati anche Papandreu e altri campioni del massimalismo piazzaiolo e di certo radicalismo snob, per spiegare ai giurati e alla pubblica opinione, non soltanto di Grecia, come mai i colonnelli giunsero al potere senza sforzo e senza sforzo lo conservarono fino a quando per propria insipienza lo persero. Solo così il processo acquisterebbe un senso, oltre quello della pura vendetta. Le colpe dei vari Ghizikis e Papadopulos non ne risulterebbero affatto sminuite. Ma finalmente si capirebbe che i colonnelli non sono dei trovatelli e che per impedire i golpe non c'è che un sistema: far funzionare la democrazia. [...] Non auguriamo la forca a nessuno. Ma se un giorno qualche colonnello dovesse venirvi appeso, speriamo che ai Papandreu sia almeno proibito di partecipare alla festa. Perché i veri padri del golpe, le Circi che tramutarono i colonnelli in dittatori, furono loro. (pp. 15-16)
*{{NDR|Sulla [[rivoluzione dei garofani]]}} Rivendicato il diritto alla scelta, gli elettori portoghesi l'hanno espressa con chiarezza lampante. Hanno votato per l'Occidente, per un Portogallo che sia socialmente più giusto di quello uscito dalla penombra salazariana, ma che rimanga saldamente ancorato all'Europa libera, alle sue alleanze, agli ideali della democrazia senza virgolette e sottintesi: una democrazia di cui i militari, con l'aiuto dei loro reggicoda comunisti, potranno conculcare le libertà fondamentali, ma coi carri armati, non in nome del popolo. [...] Due piccole nazioni, il Portogallo e la Grecia, uscite entrambe dalla prova di regimi dittatoriali, hanno votato, a breve distanza l'una dall'altra, con esemplare equilibrio, senza cedere alle tentazioni ed ai miti delle catarsi rivoluzionarie. È una grande lezione per altri Paesi che, avendo assaporato la libertà da molti anni, sembrano smaniosi soltanto di perderla. (pp. 44-45)
*Per formare la maggioranza, la Dc non ha più a disposizione le tre forze laiche su cui De Gasperi fondò i suoi più fortunati e redditizi Governi: se i repubblicani hanno alla bell'e meglio temuto, liberali e socialdemocratici sono stati spazzati via. Occorrerebbero i socialisti, ma costoro hanno già dichiarato di non essere disponibili a maggioranze che escludano i comunisti. [...] Che razza di democrazia verrebbe fuori da un'ammucchiata totalitaria di queste tre forze che lasciasse l'opposizione al Movimento sociale, Dio solo lo sa. [...] I milioni d'italiani che [...] hanno votato Dc, lo hanno fatto ''unicamente'' perché la Dc si è presentata come il ''no'' al comunismo. Mai come stavolta il patto tra candidato ed elettore è stato così esplicito. Se lo ricordino bene i professionisti del tradimento [...]. Come li abbiamo aiutati a vincere, saremo i primi a denunciarli con nome e cognome. Il tempo delle deleghe in bianco è finito. Dando le «preferenze» – come noi avevamo suggerito –, il ciattadino stavolta sa per ''chi'' ha votato, e lo tiene personalmente responsabile. (p. 78)
*Cosa vuol dire [...] «gli chiediamo fino a che punto si spinge il suo disaccordo con la proposta di unità e di collaborazione democratica che noi avanziamo e sosteniamo, se al suo disaccordo c'è il limite fissato della difesa e della sopravvivenza del quadro costituzionale e repubblicano?» Vuol forse dire, senza dirlo, che chi si oppone a questa proposta, cioè in parole povere chi si oppone al compromesso storico, si mette automaticamente fuori da quel quadro e va considerato un eversore? Capisco che, a furia di praticarlo [...] questo giuoco del fuorigiuoco sia diventato per voi un vizio. [...] Ma stavolta l'impresa è più ardua del solito: non sono molti gl'italiani disposti a credere che rifiutare i comunisti al Governo significa rifiutare la democrazia e a considerare chi lo fa alla stregua di un killer o di un pistolero. (pp. 104-105)
*Noi non chiediamo la legge marziale. Basta la rivalutazione materiale e morale di quelle forze dell'ordine, i cui sacrifici sono stati fin qui regolarmente pagati ripagati con stipendi da fame, castighi disciplinari e campagne denigratorie. Basta insomma che sia affermato nei fatti, e non soltanto nelle parole, il supremo impegno a trattare il terrorismo come va trattato: in termini di scontro, non di «confronto». Faccia a faccia. Lo Stato italiano non può chiedere fermezza ai cittadini, se non ne dà esso stesso l'esempio. Spietatamente, quando occorre. E in questo caso occorre. (p. 119)
*Noi [...] non possiamo pronunciarci in favore di [[Marco Pannella|Pannella]]: egli giuoca in un campo che non è il nostro. Ma quattro cose dobbiamo dire, da avversari, di questo anomalo personaggio. La prima è che Pannella è [...] un personaggio su una scena politica popolata quasi esclusivamente di comparse e coristi. La seconda è che i suoi digiuni sono autentici e le sue tasche autenticamente vuote. La terza è che, se domani ci sarà un regime – ipotesi che si fa sempre più possibile – all'opposizione di questo regime ci saremo solo noi e Pannella, socio scomodo, ma di tutta affidanza. E infine dobbiamo riconoscere che fra noi e lui c'è [...] un fatto di sangue. Anche se scatena la sua buriana da sinistra facendo d'ogni erba un fascio [...] e chiama la sua gente «compagni», ricordiamoci che Pannella è figlio nostro, non loro. Un figlio discolo e protervo, un giamburrasca devastatore che dopo aver appiccato il fuoco ai mobili e spicinato il vasellame, è scappato di casa per correre le sue avventure di prateria. Ma in caso di pericolo o di carestia, ve lo vedremo tornare portandosi al seguito mandrie di cavalli e di bufali selvaggi, quali noi non ci sogneremmo mai di catturare e domare. Questo è Pannella. Voti non possiamo dargliene. Ma ci auguriamo che sia lui a mietere quelli che non ci appartengono. (pp. 156-157)
*Noi siamo contrari alle leggi speciali. Ma proprio per non dovervi ricorrere, siamo per l'applicazione più dura e risoluta di quelle vigenti. La Costituzione per esempio non prescrive che l'Italia ospiti, senza possibilità di esercitare su di essi alcun controllo, centinaia di migliaia di stranieri dal passato incerto, e tavolta fin troppo certo. E le Forze dell'ordine non possono essere condannate a giuocare eternamente «di rimessa» [...]. In queste condizioni, non si lotta. Si subisce soltanto. Ed è di questo che il Paese non vuol più sapere. [...] Ci risparmino i discorsi sulla bara di [[Vittorio Bachelet]]. [...] Il funerale di Stato, va bene. Ma in silenzio, ministro Rognoni, per l'amor di Dio. Siamo stufi di sentir dire che «il popolo italiano è compatto nel ripudio dell'eversione», che «fa quadrato intorno ai valori e alle istituzioni consacrate dalla Resistenza», che i terroristi ''no pasarán'' (uno slogan che, oltre tutto, ha sempre portato jella). Non ne possono più neanche i morti. S'immagini i vivi. (p. 179)
*I vizi italiani vengono da molto più lontano della Costituzione: sono scolpiti nei secoli della nostra storia incivile. Ma fra i segni di questa inciviltà c'è appunto anche quello di rendere tabù i temi scomodi e di condannare al ghetto chi osa affrontarli [...]. Come se non vi fossero Paesi, quali gli [[Stati Uniti d'America|Stati Uniti]] e la [[Francia]], che in fatto di democrazia possono impartirci lezioni, e che tuttavia si reggono a sistema presidenziale. Come se non ve ne fossero altri, quale la Germania che, pur reggendosi a sistema parlamentare, vi ha introdotto correttivi che lo rendono radicalmente diverso dal nostro. E come se questi correttivi [...] non fossero stati discussi e decisi senza farne drammi né scatenare, contro chi li proponeva, cacce alla strega nazista. (p. 207)
*Il terrorismo italiano non può contare su consensi e simpatie d'ambiente come quello palestinese, o irlandese, o basco, che una motivazione l'hanno, sia pure distorta dalle passioni e strumentalizzata da qualche «Grande Vecchio». Il terrorismo italiano poteva contare solo sulla connivenza della paura: e infatti, finché ne ha incussa, di connivenze ne ha trovate, anche fra gli intellettuali, anzi specialmente fra gli intellettuali. [...] Fino a quattro o cinque anni fa, a dire che i volantini delle Br e i loro opuscoletti di propaganda non erano che una serqua [...] dei più vieti luoghi comuni ripescati tra i rifiuti di Bakunin, Kropotkin, Stirner e altri profeti del Nulla [...] c'era da essere linciati. Non dai brigatisti [...] ma dai ''maîtres à penser'' della sociologia radical-chic, per i quali il terrorismo, prima che da combattere, era da comprendere nei suoi «contenuti di pensiero». In cosa consistessero e quanto rigorosi fossero questi contenuti, ce lo dice appunto la scoperta negli ultimi giorni di questa nuova Trimurti – terrorismo rosso, terrorismo nero, camorra – che come ammucchiata ideologica, non so se mi spiego. Può darsi ch'essa esploda e [...] devasti. Ma, costretta ad assumere i suoi veri connotati, che sono quelli della criminalità senza aggettivi, il suo potere d'inquinamento e di equivoco, che ne costituiva l'aspetto più pericoloso, finisce. Da [[Toni Negri]] a [[Raffaele Cutolo|Cutolo]], la parabola si è conclusa. (pp. 236-237)
*Non abbiamo con [[Bettino Craxi|Craxi]] nessuna familiarità: avremo parlato con lui, sì e no, tre volte. Ci ha dato una incoraggiante impressione di energia, risolutezza, rapidità di riflessi. Ma da certe sue reazioni, ci è parso di capire ch'egli ha anche una spiccata – e funesta – propensione a considerare nemici tutti coloro che non si rassegnano a fargli da servitori. Sono pochi, intendiamoci, i politici immuni da questo vizio. Ma alcuni di essi sanno almeno mascherarlo. Craxi è di quelli che l'ostentano sino a esporsi all'accusa di «culto della personalità»: un culto [...] che [...] potrebbe procurargli seri guai. Non perché a noi italiani certi atteggiamenti dispiacciano, anzi. Ma perché in fatto di guappi siamo diventati, dopo Mussolini, molto più esigenti: quelli di cartone li annusiamo subito. (p. 271)
*[[Vincenzo Muccioli|Muccioli]] ha operato in condizioni diverse. [...] Ha impiantato la sua comunità con criteri imprenditoriali, facendone una specie di ''kibbutz'' ormai vicino all'autosufficienza. [...] Uno che, senza essere un ''compagno'', conduce una sua guerra privata contro la droga, è doppiamente esecrabile. Per il vescovo [...] per il quale un'opera di redenzione intrapresa da un laico come Muccioli merita in ogni caso l'anatema. Ma la partigianeria del presidente Righi è inesplicabile, e riduce questo processo a una caccia alle streghe, che getta la Giustizia nel pantano. (pp. 301-302)
*[[Enver Hoxha|Hoxha]] non aveva dalla sua nulla, quando si presentò alla Conferenza: null'altro [...] che il proprio coraggio, spinto fino alla protervia. [...] I primi proseliti li fece solo sul finire della guerra, quando prese corpo un po' di resistenza, ma li fece in nome dell'Albania, non del comunismo. [...] Era un satrapo anche lui [...]. Ma non indulgeva alle debolezze e alle pacchiane ostentazioni dei Ceausescu e dei [[Kim Il-sung|Kim Il Sung]]. Esigeva l'obbedienza più assoluta, ma in pubblico si mostrava di rado, e la sua era l'unica giacchetta di comunista da ''nomenklatura'' che non grondasse medaglie fino all'ombelico. (pp. 310-311)
*{{NDR|Sulla [[rivoluzione ungherese del 1956]]}} Il motivo per cui divampò coinvolgendo tutta la popolazione è semplicissimo: gl'intellettuali e gli studenti che la capeggiavano erano i figli degli operai e dei contadini che la traducevano in sollevazione del popolo. Lo erano non in senso ideale ed astratto, ma in senso anagrafico [...]. E questo fu, per i comunisti, la vera beffa. Essi avevano abolito le classi, e ora questo creava una unanimità di partecipazione, quale credo che nessun'altra rivoluzione abbia mai avuto. E come poteva non essere socialista? [...] L'unica cosa che non si può è che i «quadri» del Pci [...] non avessero visto, né udito, né capito come oggi vorrebbero farci credere per avallare la tesi dell'«errore». [...] L'unico che, in mezzo a tanti contorcimenti e frullati di parole, ha avuto l'onestà di riconoscerlo è stato [[Gian Carlo Pajetta|Pajetta]], sempre lui. «Io non mi pento di nulla», ha detto «schierandoci con gl'insorti e condannando la repressione sovietica, avremmo spaccato il Pci; per questo accettammo e approvammo.» Alla buon'ora. (pp. 354-355)
*Se l'unica maggioranza possibile è così risicata, lo si deve anche e soprattutto alla poltiglia di partiti – verdi, rossi e «lighe» varie – che il nostro sistema elettorale favorisce. Se ne sono contati [...] trentotto, più o meno combinati con liste locali in un groviglio di piccoli interessi regionali, corporativi, personali, uniti solo da un incoffessato e forse inconscio anelito sanfedista allo sfascio dello Stato unitario. Se non si pone termine a queste insensate dispersioni, è inutile chiamare gli elettori alle urne. Una maggioranza e un Governo degni di questo nome non li avremo mai. (p. 368)
*Certamente [[Michail Gorbačëv|Gorbaciov]] aveva previsto le tremende resistenze della sua ''perestroika'' aveva trovato nella cosiddetta ''nomenklatura'', detentrice del potere con diritto di abusarne, e quindi ben risoluta a difenderlo. Ma forse non immaginava che la minaccia più grossa al suo riformismo decentratore sarebbe venuta dall'esplosione dei nazionalismi, che ora rischiano di travolgerlo. [...] Comunque, due lezioni ci sembra di poter trarre sin d'ora da questa vicenda. La prima è che se settant'anni d'internazionalismo proletario praticato senza esclusione di colpi non sono bastati a debellare i nazionalismi, vuol dire che il sangue, la lingua, la religione, la cultura sono più forti di qualunque ideologia. La seconda è che i totalitarismi sono più facili, o meno difficili, da montare che da smontare. A liberalizzare la Russia e a guarirla dallo Stalinismo poteva forse riuscire un solo uomo: [[Iosif Stalin|Stalin]]. (p. 403)
*Quanti miliardi si sperperano oggi in Italia in premi e feste letterarie accompagnate da rinfreschi e pranzi per centinaia di coperti, targhe, medaglie, e gettoni di presenza? Basterebbe un centesimo, un millesimo, di ciò che si spende in queste fiere della vanità per salvare la Crusca raddoppiando il miserabile contributo statale. [...] Forse c'illudiamo. Ma noi ci ostiniamo a credere che in Italia ci siano ancora degl'italiani convinti che una cultura senza una sua lingua non è una cultura [...] e che un Paese senza cultura [...] non è un Paese; ma soltanto un accampamento di apolidi. (p. 419)
*Era fatale che, una volta allentatesi le maglie della Dc, l'integralismo di un certo mondo cattolico lo avrebbe portato a confluire sulle posizioni delle leghe. Le ispirazioni sono diverse, ma il nemico è comune: lo Stato unitario e laico. [...] Dileguatosi, o in via di dileguarsi il pericolo comunista, e caduto quello di Berlino, è questo il Muro che ci dividerà nel prossimo futuro. Da che parte [...] stiamo noi, mi sembra superfluo dirlo. Ci stiamo [...] con la piena consapevolezza dei nostri errori passati e presenti e della nostra intrinseca debolezza. Ma anche con la coscienza che se con noi non c'è tutto il meglio, contro di noi c'è sicuramente tutto il peggio. Basta tendere l'orecchio ai discorsi di Rimini e alle acclamazioni che li hanno salutati. I «lumbard» hanno ragione di chiedere il gemellaggio con quella platea: come livello mentale e di cultura, siamo lì. (p. 442)
*Uomo di governo, [[Mario Scelba|Scelba]] non fu mai uomo di partito. Lo frequentava poco, non fu mai partecipe di giochi di «correnti», e credo che sotto sotto li disprezzasse. [...] Se fu De Gasperi a guidare [...] la barca, fu Scelba a reggerla e non vedo chi altro, nella pattuglia democristiana, avrebbe avuto gli attributi per farlo. Sul suo feretro ci saranno poche lacrime, pochi fiori, pochi discorsi. Nessuno del cosiddetto ''establishment'' vorrà ricordare che se in casa non ci siamo ritrovati qualche Husak o [[Nicolae Ceaușescu|Ceausescu]], per gran parte lo dobbiamo a lui. Ma qualche italiano non lo ha dimenticato. (pp. 471-472)
*Non c'è democrazia, diceva Clemanceau, senza un minimo di corruzione. D'accordo. Ma quando la democrazia degenera in partitocrazia, il minimo diventa il massimo e succede quello che abbiamo sotto gli occhi. E finché noi concederemo ai partiti – contro il dettato costituzionale che li considera semplici associazioni private – d'irretire tutta la vita pubblica e di arruolare, per le loro operazioni di saccheggio, un milione di lanzichenecchi con relative famiglie, di cosa c'indignamo? E cosa ci aspettiamo dal Palazzo romano, proiezione su scala nazionale delle situazioni locali tipo Milano? (p. 489)
*Con qualsiasi legge si vada alle nuove elezioni, e specialmente se si va col papocchio escogitato da [[Sergio Mattarella|Mattarella]], esse riprodurranno molto probabilmente [...] la situazione che i risultati dell'altro ieri hanno soltanto anticipato: un'Italia divisa in tre: un Nord in mano alla [[Lega Nord|Lega]], un Centro alla mercé dei comunisti (ex o neo, non importa), un Sud in preda al caos. In questa situazione, cosa farà Bossi? Cioè [...] cercherà di frenare la spinta che fatalmente ne verrà alle tentazioni secessionistiche della Padania dal resto del Paese, o la seconderà? A differenza di Miglio, Bossi di secessione non ha mai parlato. Parla di «federalismo», e forse lo ritiene possibile. Noi crediamo che il federalismo sia soltanto la foglia di fico della secessione, e che nei precordi di molti leghisti covi una gran voglia di fare i cosacchi del Po. (p. 515).
*La nuova legge elettorale, se non fosse stata tradita dai suoi soloni col turno unico, avrebbe dovuto condurre al confronto fra due ''rassemblements'', uno di centrosinistra con l'esclusione di Rifondazione, l'altro di centrodestra con l'esclusione del Msi, a garanzia di democraticità di entrambi. Stando le cose come stanno, il confronto non ci sarà perché di ''rassemblements'' ce n'è in campo uno solo: quello del Pds, che così sarà libero d'includervi anche Rifondazione. Per questo esso si batte contro la dilazione. Per questo noi la auspichiamo: nella (pallida) speranza ch'essa ci dia il tempo di uscire dallo stato confusionale in cui versiamo. Non è nostro diritto; è semplicemente nostro interesse spostare le urne al 12 giugno. Ma un interesse del tutto legittimo. Come legittimo è l'interesse del Pds ad anticiparle addirittura a marzo. La difesa del sistema e dei suoi papponi non c'entra. Che si voti a marzo od a giugno, l'uno e gli altri sono già cadaveri, e non c'è miracolo che possa resuscitarli. (p. 528)
==''Le nuove Stanze''==
*Ribadisco la mia avversione alla pena di morte. Ma non me la sento d'impartire lezioni a chi tuttora la pratica. Non mi pare che, con la Giustizia che ci troviamo in casa, noi italiani possiamo impartire lezioni agli altri. (p. 46)
*Toglietevi la parrucca, cari storici italiani. E invece di continuare a parlarvi tra voi, parlate, andando incontro alle sue curiosità, alla gente comune, quella che ha più bisogno del vostro sapere, e che sa benissimo distinguere il volgare pettegolezzo dall'aneddoto illuminante, di cui gli storici stranieri, soprattutto inglesi, compreso [[Denis Mack Smith|Mack Smith]], sanno fare buono e largo uso. (p. 81)
*Io non sono piemontese né savoiardo, e la tradizione della mia famiglia è, caso mai, repubblicana. Ma la verità sono abituato a rispettarla, e non ad accomodarmela secondo i miei gusti e pregiudizi. Nel '46 votai monarchico non perché ero amico di Umberto e di Maria José, che sarebbero stati un Re e una Regina esemplari. Ma perché capivo ch'essi rappresentavano l'unico filo che ci legava all'unica nostra tradizione nazionale: il Risorgimento. La rigiri come vuole [...] ma la verità è questa: che senza Risorgimento non esiste una Storia nazionale italiana, e senza i Savoia non esiste Risorgimento. Ecco perché io dico e ripeto che la Repubblica italiana può tenere i Savoia [...] fuori dal territorio italiano. Ma chi tenta di estrometterli dalla Storia d'Italia, se non è un analfabeta è certamente un falsario. (pp. 112-113)
*{{NDR|[[Luigi Cadorna]]}} Fu un generale di grande e inflessibile carattere, ma non un grande stratega. La sua fu dal primo all'ultimo giorno una guerra «di posizione», e quindi di logoramento, muro contro muro. Una «manovra» non la tentò mai, anzi non la concepì nemmeno. Stava [...] al «Regolamento», secondo il quale «le battaglie si vincono sulle cime». Sicché quando arrivò un battaglione tedesco al comando di un giovane capitano di nome Rommel che [...] s'insinuò nottetempo nelle valli, tutto il nostro schieramento ne venne preso alle spalle, e si liquefece, consentendo a Rommel di arrivare fino al Piave, dove si fermò: non per la resistenza dei nostri [...] ma per la mancanza di rifornimenti e di munizioni, che non avevano fatto in tempo a seguirlo. (pp. 118-119).
*Quanto alla somiglianza fra noi e gli spagnoli, sì, c'è. Io, in Spagna, mi sento come a casa mia. Una sola cosa ci trovo in più: una dimestichezza con la morte che dà ai valori della Vita (la Dignità, il Coraggio, l'Onore) un peso ben diverso da quello che hanno da noi. E glielo invidio tanto. (p. 157)
*Quanto alla sua supposizione che, se non ci fossero stati i russi, gli Alleati non avrebbero potuto sbarcare in Normandia e salvare i loro regimi democratici, mi permetta di sorriderne. Hitler perse la [[Seconda guerra mondiale|guerra]] prima ancora di dichiararla, quando scatenò la persecuzione razziale, che mise il mondo di fronte alla pretesa della sua «razza eletta» al dominio del pianeta e costrinse alla fuga il fior fiore della Scienza ebraica, che diede all'America la bomba atomica, la quale avrebbe reso superfluo anche lo sbarco in Normandia. (pp. 177-178)
*In [[Alessandro Pavolini|Pavolini]] [...] è riassunto il dramma di una generazione che nel fascismo era cresciuta [...] e si sentiva impegnata a crederci anche in quell'ultima disperata fase. In lui ritrovo un po' di quel [[Berto Ricci]] [...] che, partendo volontario per la Libia, mi disse: «Una volta, nella vita, ci si può convertire. Io già lo feci rinnegando, per il fascismo, il mio passato di anarchico. Ora col fascismo devo morire». E morì. (p. 192)
*Come lei certamente sa, furono i russi a giungere per primi sul famoso bunker di Berlino, fra le cui macerie si diedero subito a cercare il cadavere del Fuhrer, e lo trovarono, ma quasi completamente carbonizzato (egli aveva lasciato ai suoi l'ordine di bruciarlo con una tanica di benzina). D'intatto era rimasto solo il teschio con la sua dentatura costellata di ponti e protesi. Immediatamente fu ricercato e trascinato sul posto l'odontoiatra che glieli aveva sistemati. Dapprima gli fu chiesto in cosa erano consistiti i suoi interventi. Poi vi fu messo davanti, e lui li riconobbe senza esitazioni. Quel giorno il poveretto non tornò a casa. Dopo alcuni anni si seppe che esercitava il suo mestiere in non so quale città di provincia russa, ma sotto stretto controllo della polizia. Dopo qualche altro anno poté tornare in Germania, ma in [[Repubblica Democratica Tedesca|quella comunista]], sotto il controllo di una polizia ancora più efficiente di quella sovietica, e lì morì, non so quando. Perché i sovietici vollero sempre mantenere quel segreto? Perché alla loro propaganda [...] faceva comodo accreditare la favola di un Hitler salvato dagli americani, che lo tenevano sotto naftalina in qualche loro dorato ripostiglio per poterlo un giorno utilizzare in una nuova guerra contro la Russia. (pp. 257-258)
*Da anticomunista, oserei dire «storico» quale mi considero, io sono pieno di rispetto sia per i Nagy nostrani quali i D'Alema e i Veltroni, che per i Kádár, quali i Cossutta e i Diliberto. Non so se come classe dirigente siano il meglio. Ma come sincerità di conversione democratica, ci credo (come credo, intendiamoci, a quella di un Fini, anche se viene da un passato molto meno intenso, drammatico e dilacerante di quello comunista). (p. 306)
*{{NDR|A [[Mario Tuti]]}} Ho ben presente [...] il suo nome e il suo volto, e le azioni terribili che lei ha compiuto. [...] Da come scrive [...], lei è in grado di capire [...] quello che dico. È vero che «sul nemico vinto non si infierisce»: ma il sangue non si cancella con la gomma delle parole. Solo le vittime possono concedere il perdono; e io non sono stato, fortunatamente, davanti al mirino della sua pistola. Solo la giustizia può concedere sconti: e io non sono un magistrato. Non ho invece difficoltà a condividere una sua osservazione: alcuni disgraziati [...] sono più disgraziati di altri. E [...] i disgraziati di destra se la passano peggio dei disgraziati di sinistra, che hanno di solito qualche amico di gioventù ben piazzato, in grado di dare una mano. Ma il perdonismo peloso di alcuni non può giustificare la distrazione di tutti. (p. 322)
*[[Yasser Arafat|Arafat]] non ha mai avuto né uno Stato, né un esercito, né un titolo che lo qualificassero a parlare a nome del suo popolo. Erano il carisma, l'autorità, il prestigio suoi personali che gli permettevano di svolgere questo compito. Ma questo dipendeva dal fatto che il suo popolo glieli riconosce in quanto si sente da lui «rappresentato». [...] Io sono e mi sento profondamente filo-israeliano perché negli ebrei riconosco i miei fratelli e in molte cose anche i miei maestri (anche se non sempre facili). Ma appunto per questo apprezzo ed ammiro gli Hussein, i Sadat e gli Arafat. Ai quali si possono anche rimproverare degli errori nella conduzione della loro politica. Ma non certo le intenzioni e il coraggio. Arafat è brutto [...] e non so come facciano i suoi amici (e i suoi nemici) [...] a ricambiarne i baci. Ma di quelli suoi credo proprio che ci si possa fidare. Che Dio, anzi Allah, ce lo mantenga ancora per molti anni. (pp. 387-389)
*Come veterano del ''Corriere'' e un po' depositario della tradizione di una certa civiltà nei rapporti fra i suoi uomini, io rimasi offeso non dal licenziamento di Spadolini [...] ma dall'insolito modo – che io definii appunto «guatemalteco» – in cui era stato trattato e da cui trapelava la mano di un [[Giulia Maria Crespi|editore]] che, anche se portava il nome di quello vecchio [...], intendeva introdurre nuove regole nella gestione del giornale, di cui era praticamente diventata [...] la titolare. E lo dissi, e lo scrissi, e lo ripetei in varie interviste. Forse tuttavia questo strappo si sarebbe potuto rammendare se il cambiamento del direttore non avesse comportato anche un cambiamento di linea politica che saltava agli occhi di chiunque non volesse tenerli chiusi. [...] Quando dal ''Giornale'' uscii per ragioni abbastanza analoghe a quelle che mi avevano spinto fuori da via Solferino, il primo a venirmi incontro fu il direttore del ''Corriere'', Paolo Mieli, che [...] mi offrì il suo posto: un gesto che non dimenticherò mai. Avrei potuto [...] accettarlo solo a titolo onorario. Ma non potevo abbandonare gli uomini che ancora una volta mi avevano seguito. Da quel momento però fu chiaro che il ''Corriere'' era ridiventato quello che noi, vent'anni prima, avremmo voluto che restasse. Ecco perché, al termine delle mie battaglie e delle mie sconfitte (che considero il mio blasone), sono tornato al ''Corriere''. (pp. 406-408)
*I politici della Sinistra, compresi i componenti dell'attuale «squadra» governativa, sono dieci, venti, cento volte meglio della loro ''intellighenzia''. Anche se dicono fregnacce, le dicono a bassa voce, senza salire in cattedra, di dove l'''intellighenzia'' invece non scende mai, nemmeno per andare in bagno. (pp. 477-478)
*Spero che ora avrai capito cos'è la mia dichiarazione di voto: non un sì all'Ulivo, da cui spero poco, ma in compenso non temo niente; ma il no a un Polo che, se riportasse davvero la schiacciante vittoria che si aspetta il suo ''Caudillo'', potrebbe creare nel nostro Paese una situazione davvero inquietante. Un voto di difesa sarà dunque il mio, come lo è sempre stato da oltre cinquant'anni a questa parte. (p. 496)
*Sappi soltanto che, passato per una ventina di anni – quelli del ''Giornale'' – per «fascista» e negli ultimi dieci per «comunista», me la rido di entrambe le etichette. (p. 536)
==''Le Stanze''==
===[[Incipit]]===
Di tutta la mia attività giornalistica [...] considero questi colloqui col lettore come l'impegno che mi è riuscito meglio, o meno peggio. Se qualcuno mi chiedesse: «Cosa vorresti che, dopo di te, di te rimanesse?», risponderei senza esitare: «Questi colloqui». Mi rendo conto che un'affermazione del genere può apparire demagogica: in fondo, perché dovrei preferire queste risposte quotidiane [...] alla ''Storia d'Italia'' o agli ''Incontri''? È presto detto: perché, grazie a lettere e risposte, ho potuto restare vicino ai miei lettori, che mi hanno ricordato – con più o meno garbo, ma sempre con affetto – quello che un giornalista non deve mai scordare: che i padroni sono loro.
===Citazioni===
*Io non ho mai conosciuto un conservatore inglese che abbia mosso a Churchill il rimprovero di essersi alleato con Stalin – altro che il naso dovette strizzarsi! – quando le armate di Hitler spazzavano tutta l'Europa. Ma trovo ancora degl'italiani [...] che danno la colpa a me dello stato di necessità in cui ci trovammo nel '48 e nel '76 e che rendeva obbligata la nostra scelta. Oggi che il muro di Berlino ci ha liberato dall'incubo del comunismo [...], è facile fare processi a chi non aveva in mano altra arma elettorale che il voto alla Dc. Ed una cosa mi chiedo: tutti questi intransigenti eroi dell'anticomunismo, che oggi mi scrivono lettere d'insulti accusandomi di averlo tradito, dov'erano al tempo del comunismo vero, quando io ero uno dei pochissimi a combatterlo di fronte [...], e loro, incontrandomi per strada, fingevano di non conoscermi? (p. 12)
*Hiroshima, se fossi americano, non mi porrebbe [...] nessun caso di coscienza. L'arma atomica era in fase di studio e di preparazione sia in Germania che in America, e si poteva supporre che lo fosse anche in Russia e in Giappone. Avrebbe vinto la guerra e deciso le sorti del mondo chi ci fosse arrivato per primo. Hiroshima fece della popolazione civile, dicono, duecentocinquantamila vittime. Quante ne risparmiò inducendo alla resa i giapponesi che sembravano vicini all'olocausto? E quanto servì a smorzare la pretesa sovietica d'imporre il suo «diktat» a tutta l'Europa? [...] Essa a tal punto sorprese Stalin che dapprincipio non ci volle credere [...]. Nessuno può applaudire un massacro come quello di Hiroshima né andarne fiero. E posso capire come coloro che vi hanno partecipato dandone l'ordine o eseguendolo possano aver avuto dei problemi di coscienza. Ma gli aviatori inglesi che rasero al suolo l'inerme Dresda abitata solo da civili, facendo tra di loro pressappoco lo stesso numero di vittime che a Hiroshima, questi problemi, da quanto se ne sa, non li ebbero. Forse che la guerra all'atomo è più crudele di quella al fosforo? (p. 62)
*De Gasperi non fu mai uomo di partito. E fu proprio per questo che riuscirono ad emarginarlo con tanta facilità, relegandolo in una Presidenza grondante omaggi ed ex voto, ma priva di qualunque potere reale. È vero che lui non lottò, anche perché era ormai a corto di fiato. Glielo toglieva non solo l'azotemia, ma anche il fallimento della Ced, la Comunità Europea di Difesa su cui De Gasperi fondava [...] i suoi sogni di salvezza e di grandezza europea, che i francesi di Mendès-France condannarono al naufragio. [...] De Gasperi era uomo di Stato, l'ultimo che l'Italia ha avuto dopo Giolitti. Ecco perché [...] non ha né può avere eredi. (p. 86)
*{{NDR|[[Che Guevara]]}} Era uomo di Rivoluzione, che mai si sarebbe rassegnato ad una comoda esistenza di ben pasciuto gerarca. Doveva tornare alla Rivoluzione, pur consapevole della sua impossibilità in Paesi che lui ben conosceva, ma appunto proprio per questo: per cercare una morte coerente con la sua vita. [...] Avessi trenta o quarant'anni di meno, anch'io forse avrei nel mio modesto appartamento una stanza attrezzata a mausoleo del Che, e lo conserverei come souvenir di un Sogno sbagliato, ma pulito, e comunque pagato. È a coloro che non vogliono mai pagare nulla che va tutto il mio disprezzo. (p. 121)
*Non mi stupirei [...] se il ragazzotto Clinton, nei suoi anni da governatore, avesse ingannato la noia dell'Arkansas inseguendo le minigonne di passaggio. [...] Il paragone con Berlusconi mi sembra un po' stiracchiato. Se Clinton venisse trovato colpevole, sapremmo che è un adultero (affari suoi); se Berlusconi venisse condannato, sapremmo che è un corruttore non occasionale (affari anche nostri, dal momento che s'atteggia a statista). (p. 154)
*Mi permetto solo di aggiungervi qualcosa sull'imbecillità, l'ipocrisia e i vaniloqui delle nostre «anime belle» pronte a cadere in deliquio e a mobilitare le piazze per un O'Dell che, anche se qualche tenue dubbio sulla sua colpevolezza poteva sussistere, uno stinco di santo certamente non era, e per una Karla Tucker, rea confessa, anche se poi arcipentita e sinceramente convertita al credo della carità cristiana (e, sia chiaro, anch'io avrei per entrambi preferito la revoca della pena di morte); ma sono rimaste impassibili o quasi di fronte alla proposta condanna di lapidazione (di lapidazione!) di un cittadino tedesco e della sua compagna iraniana, rei di aver fatto l'amore (soltanto l'amore). Queste sono le nostre «anime belle» laiche ed ecclesiastiche, pronte a commuoversi e a sproloquiare contro la sedia elettrica americana [...], ma indifferenti alla lapidazione [...] per una «contaminazione» di lenzuola cristiane e musulmane. Io [...] queste anime belle – che oltre tutto hanno quasi sempre delle facce bruttissime e jettatorie – le odio di un odio viscerale. (p. 206)
*Sul nemico vinto e che si riconosce vinto non s'infierisce. In fondo questi brigatisti hanno avuto, nella sconfitta, una loro dignità. Non sono dei «pentiti» al modo dei mafiosi e camorristi che si pentono per procurarsi dei vantaggi e denunziano i propri ex compari. Non sono dei delatori. Sono, a loro modo, dei prigionieri di guerra, di una guerra grazie a Dio finita con la nostra vittoria, e che quindi, sia pure con le debite precauzioni, possiamo rimandare a casa. Non è vero che non hanno pagato: me ne citi uno che non abbia scontato quindici o vent'anni di galera e che non ne abbia distrutta la vita. Qualche sconto possiamo farglielo: la generosità è segno di forza, non di debolezza. (pp. 283-284)
*In una società «aperta» come la nostra, che rende impossibile qualsiasi controllo e in cui il sequestro è un'industria di antica tradizione che dispone di un personale altamente specializzato; e con una Giustizia che invece di affibbiare un ergastolo senza indulgenza ai colpevoli, si accontenta di infliggergli qualche anno alleviato dai permessi di libera uscita; cosa possono fare le forze dell'ordine? Starebbe a noi cittadini trovare quella di resistere al ricatto. Da noi italiani tenerelli non si può pretendere tanto? E sia. Ma allora abroghiamo la legge. Perché, come italiano, nulla mi ha mortificato di più che sentire [...] [[Giovanni Maria Flick|un ministro della Giustizia]] e alcuni dei più alti dignitari della toga proporne un'interpretazione che costituiva un chiaro invito a evaderla suggerendo il cavillo a cui ci si poteva aggrappare per legalizzare la contravvenzione. [...] No, a questo non ci sto. Cerchiamo almeno di avere il coraggio della nostra vigliaccheria riconoscendo che, dati i pericoli che possono comportare, i risoluti «No!» al sopruso non appartengono al nostro armamentario caratteriale, e aboliamo la legge. Ma non perché è sbagliata: in sé quella legge è sacrosanta. Ma perché noi cittadini non abbiamo la forza di adeguarcisi e coloro che dovrebbero imporcerne l'osservanza [...] ci suggeriscono il modo di evaderla. Questo è il cosiddetto «Paese reale». (p. 286)
*Che un processo possa essere oggetto di revisione è, per il cittadino, una garanzia irrinunciabile, specie quando si tratta di processi indiziari, e quindi rimessi a valutazioni soggettive e pertanto sempre discutibili. Nessuno è infallibile, nemmeno i giudici, e quindi il diritto di appello è sacrosanto. Quello che sacrosanto non è, sono gl'interminabili tempi che questa operazione solitamente richiede, dovuti a due motivi chiaramente visibili: i grovigli procedurali in cui il processo è avvolto, delizia del genio cavillesco italiano, e l'inefficienza del personale che vi è addetto. (p. 327)
*Che cosa io pensi dell'onorevole [[Cesare Previti|Previti]] mi pare di averlo detto in termini talmente espliciti da apparire – a più d'uno – brutali: un personaggio che solo a guardarlo in faccia verrebbe voglia di applicargli le manette ai polsi prima ancora di sapere chi è e cosa ha fatto. (p. 356)
*Non credo che, all'apertura totale delle frontiere, avremo un Parma composto soltanto di irlandesi, o una Cremonese modello ellenico. Avremo invece un vero mercato, dove il costo e lo stipendio di un professionista verranno stabiliti in base alla domanda e all'offerta. È questo ridimensionamento, mi sa, che non piace ai calciatori nostrani. Non la «sottoutilizzazione delle risorse sportive nazionali e locali». Non penso che i nostri calciatori abbiano altri motivi di preoccuparsi. Perché mai dovrebbero venire accantonati? Sono tra i più bravi del mondo, e la bravura, per un professionista (che calci una palla o calchi una scena), è la garanzia migliore. (p. 379)
*Le mie dimissioni da italiano sono soltanto quelle da una grande illusione: quella che l'Italia fosse una Patria da potere in qualche modo servire. Io, pur commettendo parecchi errori, ho cercato di farlo. Ma forse, di questi errori, il più grosso è stato quello di credere che fare si potesse. A consolarmene c'è una cosa sola: che questo errore lo hanno commesso tutti i migliori uomini che l'Italia ha avuto nel suo secolo e mezzo di vita unitaria. (pp. 410-411)
==''Pantheon minore''==
===[[Incipit]]===
'''Einaudi'''<br>Avendo saputo che sollecitavo l'onore e il piacere di incontrarlo, il Presidente, che non mi aveva mai visto, trovò del tutto naturale invitarmi a colazione. «Quando vuol venire?» mi fece chiedere, «giovedì mattina, per esempio?» Giovedì voglio stappare una nuova bottiglia del mio 'barolo' e ci sarà anche la signorina Barbara Ward dell{{'}}''Economist''. Vino piemontese, giornalismo ed economia politica, pensa: sarebbe difficile sorprendere [[Luigi Einaudi|Einaudi]] in una cornice più einaudiana di questa.
===Citazioni===
*{{NDR|Luigi Einaudi}} E in quei pochi minuti aveva ancora tante cose da dire a due giornalisti per ricordare loro, [[Alessandro Manzoni|manzonianamente]], che l'[[uomo]] è «buono», come dice [[Jean-Jacques Rousseau|Rousseau]], ma tale può diventare solo in grazia delle buone istituzioni (in ciò consiste la sua posizione conservatrice e cattolicamente pessimistica).
*[[Ingrid Bergman]] è forse la sola persona al mondo che non consideri Ingrid Bergman un'attrice completamente riuscita e definitivamente arrivata. (p. 195)
*Non ho mai visto in vita mia, nemmeno nei film di cui la Bergman è protagonista, una donna così trasparentemente pulita. (p. 195)
*Ogni buon [[padre]] di [[famiglia]] deve, al principio della giornata, sapere quanto la famiglia ha in cassa e quanto può spendere.<br>Einaudi conosce a memoria le cifre dell'economia italiana, come i re che lo precedettero conoscevano a memoria i nomi e i motti dei reggimenti.
*«''Venez, mademoiselle, venez''», disse [[Anatole France]] a [[Emma Gramatica]] che, poco più che ventenne, si trovò un giorno a viaggiare con lui in automobile a Palermo, e aveva paura di essere troppo ingombrante sul sedile. «''Vous êtes comme les anges, qui n'ont pas de derrière!''»<br>Qualcosa come mezzo secolo dev'esser trascorso da allora, ed Emma somiglia un po' meno a un angelo, ma grassa non la si può dire nemmeno adesso. La vita che mena, d'altronde, non lo consentirebbe di diventarlo. Alla sua età, ha girato per tre anni consecutivi, tutti i teatri dell'America del Sud, volando da Buenos Aires a Santiago, da Santiago a Lima, da Lima a Caracas, e recitando una sera in italiano e la sera dopo in spagnolo, lingua che, sino al momento di partire, ignorava totalmente. Ora è tornata per girare un film con [[Vittorio De Sica|De Sica]], e sono fatiche a cui molti giovani non resistono.
*Il [[fascismo]] trovò, tra i suoi oppositori più accaniti, [[Mario Missiroli]], che si batté a duello con [[Benito Mussolini|Mussolini]]. Egli non credette alla [[forza]] e al successo delle «camicie nere» fino al [[giorno]] in cui, mentre cercava faticosamente di salire sul tram, uno squadrista che lo incalzava, dopo avergli inflitto una serie di spintoni, non gli ebbe affibbiato, in risposta alle sue proteste, due sonori schiaffi che gli fecero volar via gli occhiali cerchiati d'[[oro]]. Mario li raccolse con [[dignità]], vi fiatò sopra, li ripulì col fazzoletto e concluse in tono ammirativo: «Però!... Picchiano bene, veh!...»
==''Qui non riposano''==
*{{NDR|Sulla [[guerra d'Etiopia]]}} Quella fu una guerra ideale, la guerra-tipo della borghesia italiana: con pochi morti e molte medaglie. Io presi a capirne la miseria solo all'ultimo capitolo: quando, per la marcia su Addis Abeba, cominciarono a piovere dall'Italia e da Asmara gerarchi e aspiranti gerarchi, smaniosi di gloria a buon mercato: e Badoglio dovette emanare un ordine per cui solo chi presentava "un biglietto di autorizzazione" poteva marciare sulla capitale nemica. Solo in tempo fascista si poteva escogitare un finale di guerra con un biglietto per la capitale nemica. (pp. 107-108)
*Io non volevo far politica. Ha il diritto un uomo della strada di non far politica? Ha il diritto un uomo della strada a dire che il governo ha fatto bene a far questo e male a far quest'altro? Ha diritto un giornalista, che è un uomo della strada, il quale va a vedere e riferire le cose per conto degli altri uomini della strada, ha il diritto di riferire che i fatti si svolsero così e così, e che in essi c'era tanto il bello e tanto il brutto, tanto di giusto e tanto d'ingiusto? No, il [[fascismo]] disse che un uomo della strada non ha tutti questi diritti. Ecco perché diventai antifascista. Non perché al posto di [[Benito Mussolini|Mussolini]] ci volevo un altro, ma perché non ci volevo nessuno. Io volevo stare alla finestra, come stanno i giornalisti, mestiere di spettatore e non di attore.<ref>Citato in Paolo Granzotto, ''Indro Montanelli'', p. 92.</ref> (p. 189)
*[...] volevo avere il diritto di non pensare alla [[politica]], di disinteressarmi della politica, perché la politica la gente dabbene non la fa. La gente dabbene lavora in ufficio, viaggia, commercia, produce, ama una donna che può anche essere sua moglie (come è il mio caso), ama i suoi figli, ama la sua casa, paga le tasse, e di politica ne parla un quarto d'ora al giorno. (p. 190)
==''Reportage su Israele''==
*Il fenomeno più interessante è forse quello ch'è stato meno sottolineato dagli osservatori stranieri: le minoranze arabe disseminate nel [[Israele|Paese]] hanno abbandonato i loro notabili che facevano lista per conto proprio, e hanno votato per i partiti nazionali infischiandosi ch'essi siano completamente in mani ebraiche. Sarebbe come se gli altoatesini, invece che per la ''Volkspartei'', votassero per i partiti italiani. Il partito comunista, verso cui li spingeva Radio-Cairo, è sbaragliato. Evidentemente la politica d'integrazione applicata nei loro confronti ha avuto il più completo successo, malgrado la guerra fredda, e tavolta calda, in cui si ostinano le nazioni arabe contro Israele (o forse proprio per essa). (p. 6)
*Probabilmente i pionieri di Degania non si resero conto dell'importanza di ciò che facevano o forse non osarono nemmeno sperare che quel loro esperimento ne avesse tanta. Erano imbevuti di quel socialismo umanitario d'ispirazione tolstoiana che allora permeava gli ambienti intellettuali russi dai quali provenivano. Ma un'idea la ebbero chiara di certo: e cioè che l'unico modo di radicarsi in quella che la Bibbia e la Tradizione indicavano come loro Patria era di mettersi a lavorare la terra. (pp. 14-15)
*L'esercito naturalmente serve ad Israele per difendere le sue ardue frontiere, e ha dimostrato di saperlo fare in maniera superlativa; ma i suoi sforzi quotidiani li concentra sulla formazione, più che del soldato, del cittadino. Esso prende i giovani di ambo i sessi e di qualunque condizione a diciotto anni, e per due anni e mezzo gli uomini, due le donne, li rimescola, li tritura e li macina. Insegna non soltanto il maneggio delle armi, ma anche la lingua a chi non la sa e il mestiere a chi non lo ha. La mattina, dall'alba a mezzogiorno, è tutta dedicata all'addestramento fisico delle reclute. Ma il pomeriggio è diviso fra il lavoro e la scuola. La caserma è di tipo ''kibbutz'', dove ci si prepara a quel solidarismo della vita collettiva che è l'ideale di questo popolo. Ed è qui che si forma l'israeliano non più ''azkenazi'', non più ''sefardita'', ma nazionale. (pp. 28-29)
*[[Theodor Herzl|Herzl]] non era che un giornalista, redattore della ''Neue Freie Presse'' di Vienna. A proprie spese, viaggiando in terza classe, si mise alla ricerca in tutto il mondo dei correligionari danarosi, la maggiorparte gli rise in faccia. Il "Fondo nazionale ebraico per la terra" di quattrini ne raccolse pochi. Ma Herzl non si diede per vinto. Cominciò a visitare anche i potenti, dal Kaiser al Sultano fino a Vittorio Emanuele e al Papa per interessarli al progetto. E, sebbene questo non avanzasse, nel 1898 scrisse nel suo diario: «La mia sembra una chimera. Ma fra cinquant'anni lo Stato ebraico sarà una realtà». Si può essere scettici quanto si vuole, sulle profezie. Ma bisogna constatare che dal 1898 al 1948 [...] corrono esattamente cinquant'anni. Gli unici miliardari ebrei che presero sul serio Herzl furono i Rothschild. Essi non diedero capitali al ''Fondo'' forse perché avevano qualche dubbio sulla sua efficienza [...], ma per conto loro comprarono tutto ciò che in Palestina, allora provincia ottomana, c'era di comprabile, eppoi lo regalarono agli ebrei che ci andavano, per sé serbando soltanto il pezzo di terra necessario a ospitare le proprie tombe. (pp. 33-34)
*Il partito di Ben Gurion, il ''Mapai'', ha riportato, contro quasi tutti i pronostici, una smagliante vittoria. E ora lui, ''Bigì'', deve formare il ministero, operazione che si presenta piuttosto complicata anche qui in Isarele. [...] Non dico che detesti la politica; anzi, ne è intriso. Ma non ama, della politica, questo aspetto minore – che purtroppo è quello quotidiano – delle estenuanti contrattazioni, del piccolo cabotaggio, delle furberie, dei compromessi, o per lo meno così dice. E ogni tanto pianta baracca e burattini, e se ne va. Dove? In mezzo al deserto del Negev, si capisce. La sua Riviera è lì, in un ''kibbutz'' poco distante da Beersheba, circondato dalle dune di sabbia e dai cammelli dei beduini. Ci resta tre giorni, una settimana, due, senza che nessuno osi disturbarlo. (pp. 40-41)
*Gerusalemme è la città che fa maggiormente le spese di questa situazione manicomiale, quella nuova in mani israeliane è divisa da quella vecchia in mani arabe non da una frontiera ma da un muro, reso impenetrabile dall'intolleranza. In teoria, essa dovrebb'essere internazionalizzata, e per questo le potenze occidentali si rifiutano di riconoscerla come capitale di Israele e vietano ai loro ambasciatori di risiedervi. Ma siccome Israele vi sta ugualmente accentrando i suoi ministeri, questi poveri ambasciatori sono costretti quasi quotidianamente a farvi il su e giù da Tel Aviv dove sono obbligati a risiedere e che ne dista comunque oltre settanta chilometri. [...] Così a Gerusalemme non ci sono, come rappresentanti stranieri, che dei consoli, accreditati imparzialmente presso le due autorità locali, il prefetto israeliano nella città nuova e il governatore arabo in quella vecchia. Sono gli unici che possono attraversare la porta di Mandelbaum. (pp. 49-50)
*Israele è estremamente utile agli arabi, o per meglio dire ai capi arabi, da un lato per sostenere di fronte al mondo la grossa menzogna dell'unità araba, e dall'altro per combattere fra loro la battaglia dell'egemonia. […] Se questo odio ci sia veramente, non lo so. So soltanto ch'è l'unico filo che tiene cucita la "fraternità" araba: questa curiosa fraternità punteggiata di congiure, di attentati, di assassinii caineschi, tra "fratelli" di cui ognuno accusa l'altro di non esserlo abbastanza. (pp. 51-52)
*Se l'esistenza d'Israele serve agli arabi per puntellare alla meglio la loro convenzionale unità, la minaccia araba ha servito agl'israeliani per fare ciò che senza di essa avrebbero ugualmente, fatto, ma in cinquant'anni invece che in dieci. Il blocco e il boicottaggio arabo hanno paradossalmente funzionato, per Israele, da piano quinquennale senza bisogno delle imposizioni poliziesche di un regime comunista. [...] Psicologicamente, la tensione senza intermittenze con gli arabi ha sortito e seguita a sortire sulla società israeliana gli stessi effetti che la "frontiera", cioè la conquista dell'Ovest, ha prodotto alla società americana, obbligandola a restare per decenni e decenni tuffata in un'atmosfera pioneristica. [...] Morale: ognuno ha il nemico che si merita. (pp. 55-56)
*Gl'israeliani hanno piantato in poco più di dieci anni trenta o quaranta milioni di alberi. E bisogna vedere con che orgoglio te li mostrano, con che incantamento se li guardano, con che passione li annacquano, li potano e li pettinano. Le case non sono granché: le costruiscono in fretta, senza varietà, e piuttosto "alla carlona". Ma non ce n'è una, nemmeno nelle città, che non abbia un giardino e nel giardino, insieme ai fiori, i suoi alberi. (p. 59)
*Il teatro ''yiddish'', che pure era un grande teatro, v'incontra poca fortuna. Esso era nato in Germania e in Polonia, come uno specchio deformante di quelle società che relegavano gli ebrei nel ghetto e che essi ripagavano con la caricatura. Ora che dal ghetto sono usciti, essi stessi non comprendono più il significato di quei ghigni e di quelle smorfie. Il pubblico che ci va è tutto dai quaranta in su. (p. 62)
*Lo Stato mostra parecchia tenerezza [...] per quelle due o trecento famiglie di ortodossi acquartierati in Gerusalemme, che lo negano e si rifiutano perfino di votare perché nella Bibbia sta scritto che uno Stato ebraico sarebbe rinato solo dopo l'apparizione del Messia in Terra [...]. Questi protestanti assolvono anch'essi una funzione. Servono a dimostrare che in Israele alla Bibbia ci si crede. [...] Ben Gurion è un laico puro. E tutta laica è la nuova generazione. Non è vero che Israele sia uno Stato confessionale. Lo è meno dell'Italia. (p. 66)
*Non so a che punto siamo con la letteratura e la poesia, qui in Israele. [...] Ora che hanno una lingua propria a disposizione, i giovani scrittori d'Israele la usano [...] su tutt'un altro registro. Intanto, hanno scoperto anch'essi la natura. [...] Essi erano amari e disperati quando scrivevano in tedesco o in russo. Ora che scrivono in ebraico, le loro parole sono piene di sole e di sangue: cioè di gioia di vivere, anche quando descrivono la morte. (pp. 67-68)
*[[Golda Meir]] è la "madre del Paese", anzi la mamma. E con le mamme, si sa, complimenti non se ne fanno. Per questo la chiamano soltanto Golda, la salutano alla voce, invece di baciarle la mano, quando passa per strada, e insomma le danno del tu. Essa è la meno ossequiata, ma la più amata e popolare, di tutte le donne d'Israele. [...] Essa rappresenta la vecchia guardia, la fedeltà all'uomo, al suo socialismo democratico, al collettivismo del ''kibbutz'' nel quale è anche lei maturata. (pp. 70-74)
*I Paesi asiatici non hanno visto di buon occhio la nazionalizzazione del Canale di Suez, anche se per pregiudiziali anticolonialistiche hanno dovuto appoggiare [[Gamal Abd el-Nasser|Nasser]] e fingere di applaudirla. [...] Tempo fa il dittatore egiziano, per ritorsione contro Ceylon che gli aveva votato contro all'O.N.U., le ha bloccato tutta l'esportazione del tè, conducendo quel Paese sull'orlo del fallimento. Domani potrebbe fare altrettanto contro la Birmania. Il Canale non rende all'Egitto che dieci milioni di dollari l'anno. Ma gli consente di ricattare tutti i Paesi asiatici, che per quella via devono ancora passare. (p. 80)
*{{NDR|Nel 1956}} [[Moshe Dayan|Dayan]] aveva in quel momento quarant'anni. Egli diresse le operazioni da un piccolo aereo di ricognizione che guidò da solo tenendolo librato qualche centinaio di metri sulla zona di combattimento. [...] Quando, in fase di armistizio, si trattò di scambiare i prigionieri, gl'israeliani ne restituirono seimila, gli egiziani uno: un pilota che aveva dovuto atterrare dentro le loro linee. Dopodiché il generale dal volto di ragazzo, invece di sfilare in parata per le vie di Gerusalemme alla testa delle truppe vittoriose, svestì la divisa, diede le dimissioni dall'esercito, e si mise a fare l'archeologo, fino al giorno in cui Ben Gurion gli propose di portarsi candidato nelle liste del suo partito. (p. 88)
*Per Israele, l'unico lato negativo della campagna del Sinai del '56 ha rischiato di essere proprio questo: il pericolo di un "complesso di superiorità" che poteva indurre alla smobilitazione non tanto delle armi, quanto degli animi. Il lettore italiano non saprà con quanta cura [...] Governo, Parlamento e stampa si sono adoperati per "minimizzare" quella folgorante vittoria, che qualunque altro popolo avrebbe annaffiato di chissà quali fiumi di retorica. (p. 101)
*In Israele sono stati investiti [...] oltre sei miliardi di dollari. Ma oggi rendono, eccome. Questo non è uno dei tanti pozzi di San Patrizio arabi, dove prestiti e finanziamenti finiscono in ville satrapesche o vengono ritrasferiti pari pari nelle banche svizzere. Israele è una grande impresa industriale, dove ogni dollaro dell'azionista si è tradotto in un albero o in un telaio. Oggi Israele è effettivamente alla vigilia di una crisi: ma si tratta di una crisi di sovraproduzione. [...] Le materie prime d'Israele sono l'ingegno, la disciplina, la fede in se stessi. Ma ce n'è in tale abbondanza che sui risultati finali non possono sussistere dubbi. (pp. 102-103)
*Dicono che quello israeliano è un regime di socialismo addomesticato. Sarà. Ma è l'unico socialismo volontario che io abbia visto in atto, l'unico che abbia raggiunto forme anche estreme di vita collettivizzata per spontanea scelta di chi deve subirne i non piccoli inconvenienti. Eppure, in pochi Paesi si respira a pieni polmoni la libertà come in Israele. Non vi conosco un ricco. Non vi conosco un povero. Ma soprattutto non vi conosco un servo. (p. 104)
*[[Chaim Weizmann|Weizmann]] voleva fare di questo Paese un gabinetto scientifico, il focolare dell'intelligenza umana applicata alla tecnica, un'appendice del suo Istituto, meraviglia del mondo. Ma anche questo è parso troppo poco. Secondo altri, Israele deve trasformarsi nel laboratorio della coscienza ebraica per la ricerca di un nuovo Verbo in cui il mondo trovi pace, libertà e giustizia. Se mi avessero detto queste cose prima di andare in Israele, credo che anch'io ne avrei sorriso, come forse sorrideranno alcuni lettori. Ma sul posto ci si accorge quanto profondamente sentite esse siano. (p. 108)
*Per liberare il mondo dagli ebrei e gli ebrei da se stessi [[Theodor Herzl|egli]] aveva pochi anni prima lanciato l'idea di adunare a Roma tutti i rabbini e farli convertire dal Papa. L'affare Dreyfus gli dimostrò che nemmeno questo sarebbe bastato. E allora egli si diede a predicare lo Stato ebraico: ma sempre per liberare il mondo dagli ebrei e gli ebrei da se stessi. Herzl era una delle più affascinanti personalità che l'ebraismo abbia mai prodotto […]. Le sue ''illuminazioni'' si sono dimostrate alla prova dei fatti più valide della logica e della ragione. Mi piace concludere questo rapporto sulle cose d'Israele rendendo omaggio a questo singolare profeta, che nelle sue sconnesse visioni, in mezzo a fallimenti di ogni genere, non solo previde la nascita dello Stato ebraico, ma gli assegnò con cinquant'anni di anticipo la data esatta (il 1948) e la ''missione'' che gli spettava: quella di ''sconfiggere'' gli ebrei liberandoli da se stessi, cioè da quel fardello di miserie e di dolori che per due millenni ne hanno fatto il più tragico popolo del mondo. (pp. 109-110)
==''Ricordi sott'odio''==
*''Non piangete | per | [[Cesare Zavattini]] | ha già pianto | lui per tutti noi.''<ref name=ricordi>Il libro raccoglie gli "epitaffi" scritti su personaggi al momento viventi (talvolta insieme a [[Leo Longanesi]]) e quasi tutti inediti.</ref> (p. IV dell'Introduzione di Marcello Staglieno)
*''Qui | per la prima volta | [[Alida Valli]] | giace | sola''.<ref name=ricordi/> (p. 11)
*''Qui | riposa | [[Amintore Fanfani]] | amico | dei nemici | nemico | degli amici | figlio | di [[Alcide De Gasperi|De Gasperi]] | padre | di nessuno.''<ref name=ricordi/> (p. 31)
*''Qui | riposa | [[Mario Melloni]] | inquieto | transfugo | di sé stesso | momentaneamente | scomparso | a sinistra | in cerca | di una croce | su cui | inchiodarsi.''<ref name=ricordi/> (p. 65)
*''Qui giace | Alba {{ndr|[[Alba de Céspedes]]}} | scrittrice scialba. | Divorò uomini e gloria | La Boria | la divorò''.<ref name=ricordi/> (p. 95)
*''Qui | riposa | [[Mario Soldati]] | padre | figlio | autore | regista | interprete | di | Mario Soldati.''<ref name=ricordi/> (p. 123)
*''Qui giace | [[Davide Lajolo]] | Segretario federale | Legionario di Spagna | Repubblichino di Salò | chiese | di passare all'anilina | la sua camicia nera. | E com'era | Rimase.''<ref name=ricordi/> (p. 179)
*''In pace | qui giace | orbato | d'orbace | [[Achille Starace]].''<ref name=ricordi/> (p. 181)
==''Soltanto un giornalista''==
*Da quando ho cominciato a pensare, ho pensato che sarei stato un giornalista. Non è stata una scelta. Non ho deciso nulla. Il giornalismo ha deciso per me. E questa è stata una delle mie tante fortune, posto che tutto quel che ho fatto lo debbo soprattutto a un alleato ch'è sempre rimasto al mio fianco: il caso. (p. 5)
*Per sua disgrazia, [[Massimo Bontempelli|Bontempelli]] fu nominato accademico d'Italia da un fascismo che puzzava già di morto. Eletto senatore nelle liste del Fronte popolare dopo la guerra, non esitò a pronunziare giudizi brucianti su chi aveva collaborato col regime. Quel voltafaccia gli costò caro, perché a un certo punto saltarono fuori le lettere che aveva scritto a Mussolini per impetrare la sua nomina: i comunisti lo scaricarono e lui cadde in un tale stato di prostrazione da morirne. (p. 26)
*A Salò ci fu di tutto. Ci furono le squadracce assetate di vendetta e di saccheggio che provocarono il disgusto agli stessi tedeschi. Ma anche uomini per i quali quello fu il banco di prova d'una coerenza e d'una lealtà che non possono non incuter rispetto. E l'unica ragione per la quale benedico le mie cosiddette benemerenze antifasciste è che mi han dato il diritto di difenderle. (p. 119)
*Il 2 giugno del '46, giorno del referendum istituzionale, votai per la monarchia. Lo feci perché ritenevo fosse pericoloso recidere il tenue filo che legava l'Italia all'unica sua tradizione nazionale: quella monarchica, appunto. L'Italia non s'era "fatta da sé", come pretendeva la nostra storiografia ufficiale. Era stata fatta dalla monarchia sabauda guidata dal genio diplomatico d'un suo diplomatico, Cavour, che voleva estendere il Regno di Sardegna al Lombardo-Veneto. Se poi ci scappò fuori l'Italia, non fu grazie al contributo degl'italiani, che non ne diedero punto. Fu perché la storia dell'Europa andava verso la costituzione degli Stati nazionali, e condannava a morte quelli plurinazionali come l'Impero austriaco. [...] Al posto di quel patrimonio, sia pure modesto, cosa prometteva la Repubblica? Si presentava come depositaria dei valori della Resistenza, un mito ancora più falso di quello del Risorgimento. Che non era stata affatto, come pretendeva d'essere, la lotta d'un popolo in armi contro l'invasore, bensì una lotta fratricida tra i residuati fascisti della Repubblica di Salò e le forze partigiane, di cui l'80 per cento si batteva (quasi mai contro i tedeschi) sotto le bandiere d'un partito a sua volta al servizio d'una potenza straniera. (pp. 125-126)
*Un'altra scelta s'era imposta, quella delle elezioni del '48. Per l'Italia era una scelta vitale: o con l'Est o con l'Ovest, ossia con i totalitarismi rossi oppure con le democrazie occidentali. Ergo, o con il Fronte popolare oppure con la Dc. E lì ebbe inizio il mio dramma, ch'è poi quello eterno del laico italiano: il quale, messo davanti al boia, vede comparire al suo fianco il prete che solo può salvarlo. (pp. 135-136)
*Mi proposi due obiettivi, entrambi falliti: il primo era farmi intentare un processo dagli amministratori della città che attirasse l'attenzione sui pericoli che [[Venezia]] stava correndo. Il secondo era rendere pubblica la convinzione che m'ero formato: che per salvare Venezia la prima cosa da fare era sottrarla allo Stato italiano e affidarlo a un organismo internazionale come l'Onu, con le sue cospicue possibilità finanziarie e i suoi agguerriti uffici tecnici. [...] Il Comune di Venezia non aveva più nulla di veneziano, salvo la sede. A dominarlo erano gli elettori di Mestre e Marghera, che con quelli di Venezia si trovavano nella proporzione di tre a uno, e dalla loro avevano tutto: i soldi delle industrie, i sindacati e quindi anche i partiti. Decidendo di restare amministrativamente unita, Venezia ha preferito mettersi al rimorchio delle ciminiere e petroliere di Marghera, alle quali ha sacrificato il suo delicatissimo sistema idraulico. Fu allora che, con grande amarezza, feci atto di rinunzia a Venezia, convinto come ero, e come son rimasto, che una città si può salvare solo se sono i suoi abitanti a volerlo. (pp. 216-217)
*Una sera, uscendo solo soletto dal «Giornale», mi trovai davanti il solito muro di folla tumultuante con le bandiere rosse spiegate. Dalla piazza si levò un urlo: «Tel chi el Muntanel!». In un attimo cinquanta scalmanati mi s'avventarono contro. Temendo il linciaggio, arretrai fino a trovarmi con le spalle al muro. Ma non feci in tempo a dire be' che mi ritrovai issato in spalla a una mezza dozzina d'energumeni, fra salve d'evviva. Erano i tifosi del [[Torino Football Club|Torino]] che quel giorno {{NDR|16 maggio 1976}} aveva vinto lo scudetto, e le bandiere non eran rosse, ma granata. E siccome i cronisti sportivi del «Giornale» erano sempre stati favorevoli al Torino, m'acclamavano come un loro idolo. (p. 241)
*La Dc era il partito dei maneggi e dell'inefficienze. Ma se avesse perso il 4 o il 5 per cento dei suoi voti, il partito di maggioranza relativa destinato a formare il nuovo governo sarebbe diventato quello comunista. Ch'era ancora molto pericoloso. Perché è vero che in Italia c'era Berlinguer, ma io sapevo bene che col comunismo d'allora poteva ancora succedere di tutto: bastava un cambiamento al vertice e un Berlinguer poteva diventare un [[Alexander Dubček|Dubček]] come un [[Walter Ulbricht|Ulbricht]]. Il «Giornale» era certamente laico, ma prima di essere laico era italiano, e cercava d'operare con qualche senso di responsabilità. E negli anni Settanta solo gl'irresponsabili potevano augurarsi il crollo della Dc, cui eravamo condannati anche perché la cosiddetta Alleanza laica, l'accordo fra Pli, Pri e Psdi, non sortì mai i numeri per sostituirvisi. (pp. 243-244)
*Ci fu un'unica battaglia sulla quale il «Giornale» si trovò allineato con Craxi e il nostro editore: quello per la libertà d'antenna. Battaglia sacrosanta. Berlusconi è tutt'altro che un idealista disinteressato e nessuno sa agire come lui aggirando, quando non calpestando, le regole. Ma i panni nobili coi quali i difensori della Rai rivestivano la loro offensiva politico-giudiziaria erano grotteschi. Se il peccato di Berlusconi stava nell'essere troppo amico del Psi, quello della Rai era d'essere troppo amica di tutti i partiti. A fornirci il destro furono poi i pretori coi loro interventi oscurantisti, peraltro prontamente sventati dai decreti di Craxi. E quindi la crociata dell'etere libero, che rientrava fra l'altro nella nostra tradizione antistatalista, divenne una campagna contro il "pretore selvaggio", che con i suoi abusi toglieva ogni certezza del diritto al cittadino. (pp. 275-276)
*Le vere novità erano nate fuori dal Palazzo: come la Lega di [[Umberto Bossi]]. Che all'inizio anche il «Giornale», come molti altri, sottovalutò. Come si faceva a prender sul serio un invasato che nutriva le sue invettive di sfondoni storici e grammaticali da far accapponare la pelle? [...] Che Roma fosse ladrona, era indubitabile. E l'avversione per la burocrazia parassitaria e per il meridionalismo piagnone e sprecone andava a nozze con le tradizioni del «Giornale». Bossi quindi incarnava un sentimento molto diffuso anche fra i nostri lettori, una protesta genuinamente qualunquista che, per certi versi, all'inizio anche noi appoggiammo. Ma dovemmo prenderne le distanze quando Bossi cominciò a condire le sue contumelie contro il Palazzo con propositi secessionisti. (pp. 279-280)
*Con Berlusconi, tuttavia, poi feci pace. Fu lui a telefonarmi: forse, aveva captato in qualche mio articolo un'ombra di rimpianto per il vecchio amico. Era il '96 e dopo il ribaltone le cose per lui si mettevano di male in peggio. [...] Così, una sera mi ritrovai di nuovo seduto alla sua mensa ad Arcore. [...] Riparlammo senza rancore dei nostri trascorsi. Gli domandai quale garanzia avesse ricevuto da [[Massimo D'Alema|D'Alema]] sulle sue aziende in cambio dell'opposizione inesistente che gli assicurava. Rise. «Ma perché, ora che hai sistemato i tuoi affari, non ti chiami fuori dalla politica?» gli chiesi. «È una parola» mi rispose rabbuiandosi. «I giudici non obbediscono neppure a D'Alema». E lì capii quale era, ormai, la vera sostanza del suo dramma. (p. 312)
*Se anch'io sono diventato europeista, è per disperazione: l'Europa è forse l'unica possibilità di sopravvivere per noi italiani, che come italiani non siamo riusciti a vivere. Questo è sempre stato l'europeismo degl'italiani di più alta coscienza, a partire da [[Alcide De Gasperi|De Gasperi]], che fu il primo a capire i rischi d'un Italia lasciata in balìa degl'italiani. (p. 315)
*Pur fra tante fortune, purtroppo a me la sorte ha riservato di portarmi nella tomba le due cose che ho più amato: il mio mestiere e il mio Paese. Che cosa sia diventato il primo, annientato da computer e televisione, è sotto gli occhi di tutti. Quanto al secondo, la cancrena è ormai inarrestabile e la decomposizione sta avvenendo per dissoluzione di quel poco che resta dello Stato. E dico decomposizione, non secessione. La secessione si fa anche con la violenza, e dove lo troviamo oggi un solo plotone di soldati disposto a imbracciare le armi pro o contro l'Unità dello Stato? Che, se resta ancora in piedi, è solo perché non ha neppure la forza di cadere. Quello di rinunziare alla nazione poi, è un sacrificio che non saprei compiere, anche se razionalmente mi rendessi conto ch'è necessario, oppure inevitabile. E ringrazio l'anagrafe che mi esclude dal problema. (p. 316)
==''Storia d'Italia''==
{{vedi anche|Indro Montanelli e Roberto Gervaso|Indro Montanelli e Mario Cervi}}
===''L'Italia giacobina e carbonara''===
*I [[cinismo|cinici]] sono tutti moralisti, e spietati per giunta. (cap. 10, p. 144)
*[[Francesco Melzi d'Eril|Melzi]] apparteneva a una delle più grandi famiglie dell'aristocrazia lombarda, e ne portava nel sangue le doti migliori: la rettitudine, la cultura, la cortesia, ma anche una certa alterigia, che probabilmente gli veniva dalla madre spagnola. (cap. 11, p. 152)
*{{NDR|Francesco Melzi d'Eril}} Aveva fatto parte dei circoli illuministici dei Serbelloni, dei Beccaria e di Pietro Verri, di cui era anche cognato. [[Napoleone Bonaparte|Napoleone]] lo aveva conosciuto al tempo della sua prima campagna d'Italia, dopo la battaglia di Lodi lo aveva invitato a Mombello, e ne aveva fatto il proprio consigliere. Quel signore che portava ancora il costume settecentesco, le calze bianche e la parrucca incipriata, gli piaceva. Gli piaceva perché non era servile, perché non era venale, perché non era nemmeno ambizioso. Una leggera sordità e una salute piuttosto precaria, insidiata da un forte artritismo, l'obbligavano a riguardi incompatibili con l'esercizio del potere. Più che il protagonista, preferiva fare il suggeritore. (cap. 11, p. 152)
*L'unico che avesse qualità di uomo di Stato era il ministro delle finanze, [[Giuseppe Prina|Prina]], anche perché era piemontese, cioè veniva da un paese che uno Stato lo era da secoli. Ex procuratore generale della Corte dei Conti di Torino e membro del governo provvisorio del '99<ref>1799.</ref>, si era poi trasferito nella [[Repubblica Cisalpina|Cisalpina]] e ne aveva preso la cittadinanza. Non aveva un carattere che attirasse simpatie. Anzi, chiuso e freddo com'era, le respingeva. Ma era un lavoratore instancabile e scrupoloso, dotato di un acuto senso politico e – diceva [[Stendhal]] – "ha del grande in testa". (cap. 12, p. 164)
*Perché non andassero perse neanche le briciole {{NDR|delle entrate della Repubblica Cisalpina}}, Prina riformò tutto il sistema fiscale riducendone il personale e facendone una macchina di straordinaria efficienza. Fu lui a inventare la "tassa di famiglia", o meglio a ripristinarla, perché la sua vera iniziatrice era stata [[Maria Teresa d'Austria|Maria Teresa]]. Ma la maggior pressione la esercitò nel campo delle imposte indirette che colpivano tutti i consumi senza distinguere fra quelli di lusso e quelli di prima necessità. Naturalmente a farne le spese furono soprattutto le classi popolari, che di lì a pochi anni gliel'avrebbero fatta pagare<ref>Prina, dopo l'abdicazione di Napoleone, fu linciato dalla folla a Milano il 20 aprile 1814.</ref>. Ma con questi sistemi riuscì a portare le entrate da settanta a oltre cento milioni e a pareggiare il bilancio. (cap. 12, p. 165)
*[[Carlo II di Parma|Carlo Ludovico]] era stato talmente oppresso dalla madre<ref>Maria Luisa di Borbone-Spagna (1782–1824).</ref> che sognava di disfare tutto ciò ch'essa aveva fatto, compreso il proprio matrimonio; e quando le successe nel '24<ref>Come duca di Lucca nel 1824.</ref>, introdusse anche per buona fortuna dei lucchesi, metodi di governo diametralmente opposti a quelli di lei. Ridusse l'appannaggio che Maria Luisa esigeva per alimentare i suoi fasti spagnoli, liberalizzò i commerci, e alla fine si convertì addirittura al luteranesimo, mentre sua moglie diventava Terziaria domenicana. Fu un cattivo marito, ma non un cattivo sovrano. E Lucca, sotto di lui, respirò. (cap. 25, p. 375)
*[...], {{NDR|la [[Carboneria]]}} non fu certo una scuola di educazione politica, e probabilmente è anche al suo esempio e modello che sono dovute le malformazioni della nostra democrazia e la sua intrinseca debolezza. Figli e nipoti dei Carbonari furono quei "notabili" che governarono l'Italia fino alla prima guerra mondiale e che, insieme a innegabili virtù, ebbero anche il vizio di considerare il Paese una "clientela" di Apprendisti esclusi dai "sacri travagli". (cap. 26, p. 395)
*Fu qui {{NDR|al Teatro alla Scala}} che {{NDR|[[Ugo Foscolo]]}} vide [[Antonietta Fagnani Arese]], già famosa a ventitré anni non soltanto per la sua bellezza, ma anche per lo sfruttamento intensivo che ne aveva fatto. Probabilmente era una frigida, ma che sapeva recitare la sua parte: tutti i giovani più in vista di Milano cadevano nelle reti di questa Circe, e forse fu anche questo a stimolarlo. (cap. 35, p. 510)
*Misto di genio e di ciarlatano, [[Domenico Barbaja|Barbaja]] aveva debuttato come sguattero, aveva fatti primi soldi inventando un dolce di panna e cioccolato, la "barbajada", li aveva moltiplicati con la gestione del Ridotto da giuoco della Scala, e ormai tanti ne aveva che quando il San Carlo andò distrutto da un incendio, lo ricostruì a proprie spese. (cap. 39, pp. 608-609)
*{{NDR|Domenico Barbaja}} Era semianalfabeta, e di musica non conosceva una nota, ma conosceva il pubblico, era un infallibile scopritore di talenti, e nel 1815 si assicurò quello di un compositore ventitreenne, in cui già aveva identificato la figura più rappresentativa della lirica contemporanea: [[Gioacchino Rossini]]. (cap. 39, p. 609)
*{{NDR|[[Ciro Menotti]]}} Uomo onesto, ma di un candore che sconfinava nella sprovvedutezza, [...]. (cap. 40, p. 635)
===''L'Italia del Risorgimento''===
*{{NDR|[[Giuseppe Mazzini]]}} Due mesi d'intenso lavoro gli bastarono a maturare il piano. Più che una setta, la sua organizzazione sarebbe stata un vero e proprio partito, anche se clandestino, senza l'oscura simbologia e i complicati rituali carbonari. Si sarebbe chiamata ''[[Giovine Italia]]'' e lo sarebbe stata anche di fatto perché, salvo casi eccezionali, era preclusa a chi avesse superato i quarant'anni di età. (cap. 4, pp. 54-55)
*I [[Fratelli Bandiera|fratelli Attilio ed Emilio Bandiera]] erano figli di un Contrammiraglio veneziano che aveva sempre fedelmente servito l'Austria. Anch'essi erano ufficiali della Marina imperiale, ma fin dalle prime armi si erano convertiti agli ideali di [[Giuseppe Mazzini|Mazzini]]. Tuttavia anch'essi, invece di entrare nella ''[[Giovine Italia]]'', avevano preferito costituire una società segreta per proprio conto, la ''Esperia'' d'ispirazione più [[Carboneria|carbonara]] che mazziniana, come appariva dai suoi criteri di proselitismo rivolto solo "ai ricchi, ai forti' e ai dotti", con esclusione della "plebe, perché dessa per natura è imprudente, per bisogno corrotta". (cap. 8, pp. 122)
*Erano diciannove gli uomini che, al comando dei Bandiera e di [[Domenico Moro (patriota)|Domenico Moro]], nel giugno del '44 sbarcarono a [[Crotone]]. Una spia, De Nobili, aveva segnalato la loro partenza da Corfù. Un'altra spia, il còrso Boccheciampe, imbrancato con loro, disertò per segnalare l'arrivo. Presso San Giovanni in Fiore, dopo un breve combattimento, furono catturati, senza che nessuno muovesse un dito in loro aiuto, e trascinati di fronte al tribunale militare di Cosenza, che li giudicò e condannò a morte per direttissima. (cap. 8, pp. 123)
*D'irresolutezza, [[Carlo Alberto di Savoia|Carlo Alberto]] aveva dato prova anche prima di salire sul trono, e lo aveva dimostrato anche il suo contraddittorio atteggiamento nel '21<ref>Nei moti piemontesi del 1821, Carlo Alberto aveva prima dato e poi ritirato il suo appoggio ai congiurati.</ref>. Il coraggio e la volontà non gli mancavano; ma gli mancava il carattere. Nella guerra di Spagna era stato un valoroso combattente<ref>Nel 1823, Carlo Alberto aveva partecipato alla campagna militare per ristabilire l'assolutismo regio in Spagna.</ref>, e la disciplina a cui si sottoponeva era spartana. Ma le responsabilità morali lo sgomentavano. (cap. 9, pp. 135-136)
*{{NDR|Carlo Alberto}} Non era né intelligente né colto. Ma certi movimenti di opinione pubblica e orientamenti di pensiero li coglieva e ne restava influenzato. Nel '38 aveva mandato in galera e poi in esilio [[Vincenzo Gioberti|Gioberti]], ma nel '43 ne leggeva con interesse il ''Primato''. Se [[Massimo d'Azeglio|D'Azeglio]] avesse scritto il suo libro<ref>''Degli ultimi casi di Romagna'' (1846).</ref> due anni prima, avrebbe mandato in esilio anche lui. Ora in pratica ne aveva fatto una specie di agente segreto. I tempi insomma li sentiva e con essi andava. (cap. 9, p. 136)
*Questo grande soldato {{NDR|[[Josef Radetzky]]}} non aveva mai conosciuto sconfitte, e a ottant'anni suonati conservava intatte prestanza fisica ed energia morale. Come tutti i militari, credeva soltanto nella spada e nella disciplina. Ma non somigliava affatto all'immagine che di lui ci ha tramandato la storiografia risorgimentale: quella del crudele "impiccatore", del caporalaccio ottuso, grossolano e brutale. Era al contrario un grande signore, di tratto ruvido ma generoso, perpetuamente alle prese con problemi di bilancio perché aveva le mani bucate. (cap. 13, p. 194)
*{{NDR|Radetzky}} Aveva sposato una Contessa austriaca che viveva a Vienna e gli aveva dato otto figli da cui non gli venivano che dispiaceri. Uno militava ai suoi ordini lì a Milano, ma era un così cattivo arnese che un prete un giorno lo schiaffeggio per strada. Radetzky mandò a chiamare il prete, gli strinse la mano e gli disse: "''{{sic|Crazzie}}''". Per amante si era presa una brava stiratrice lombarda che sapeva cucinare bene gli gnocchi, di cui era ghiottissimo, e dalla quale ebbe altri quattro figli. Non era affatto un odiatore degl'italiani: tant'è vero che, quando andò in pensione, rimase a Milano, e lì morì nel '58. Era soltanto un fedele servitore del suo Paese, di cui non discuteva la causa. E soprattutto era un vecchio lupo di guerra coraggioso, astuto e risoluto. (cap. 13, p. 195)
*La notizia si diffuse prima ancora che lo [[Statuto Albertino|Statuto]] fosse firmato, e in un battibaleno le piazze di Torino, eppoi di tutto il Piemonte, eppoi di tutto il Reame, si riempirono di folla esultante. Essa non conosceva il contenuto del documento che introduceva, sì, un regime rappresentativo, ma circondandolo delle maggiori cautele [...]. Più che del suo contenuto, la pubblica opinione era innamorata della parola ''Costituzione'', che aveva finito, per assumere ai suoi occhi magici significati, e la salutava con luminarie, canti e bandiere. (cap. 14, p. 218)
*[...] [[Francesco Anzani|Anzani]], il più serio e autorevole degli esuli italiani, che aveva combattuto per la libertà in Grecia e in Spagna. Le sue parole avevano gran peso anche perché fra tutti quei chiacchieroni, ne pronunziava poche. (cap. 18, p. 281)
*[...] [[Giuseppe Montanelli|Montanelli]] era così infatuato {{NDR|del progetto di Costituente italiana}} e tanto ne parlava nei suoi discorsi che il popolino – dicono – finì per credere che la Costituente fosse il nome di sua moglie. (cap. 19, p. 298)
*[[Pellegrino Rossi|Rossi]] era un toscano della Lunigiana, ma solo all'anagrafe. Come formazione e mentalità, apparteneva ancora a quel tipo di {{sic|apòlidi}} che l'Italia del Settecento sfornava doviziosamente e che, non trovando in patria un terreno per i loro talenti, andavano da mercenari a investirli all'estero. Professore d'Università a poco più di vent'anni, poi commissario di [[Gioacchino Murat|Murat]] al tempo del suo infelice tentativo di unificare l'Italia sotto il suo scettro, era l'unico cattolico cui l'Accademia calvinista di Ginevra avesse mai affidato una cattedra. (cap. 19, p. 301)
*{{NDR|Pellegrino Rossi}} Fu sin dal principio un fautore di [[Papa Pio IX|Pio IX]] fino a partecipare di persona alle manifestazioni popolari in suo favore, ma vide subito la pochezza e ambiguità dell'uomo e ne denunziò i pericoli. (cap. 19, pp. 302-303)
*Sebbene gli avessero affidato pieni poteri, [[Daniele Manin|Manin]] era un uomo discusso. Molti lo consideravano un malaccorto maneggione, un improvvisatore digiuno di problemi economici e militari, bravo soltanto ad attribuirsi i meriti degli altri. Secondo [[Niccolò Tommaseo|Tommaseo]], ch'era fra i suoi più insidiosi diffamatori, il potere gli aveva dato "una scossa da intorbidargli la mente e far più grave e manifesta la sua inesperienza". (cap. 23, p. 354)
*{{NDR|Daniele Manin}} Intellettualmente, non era al livello di un [[Giuseppe Mazzini|Mazzini]] o di un [[Carlo Cattaneo|Cattaneo]]. Ma era, come loro, inattaccabile sul piano morale. E, in mancanza di un vero e proprio potere carismatico, esercitava sulle folle un notevole fascino per la sua gioviale e arguta "venezianità". Parlava sempre in dialetto con battute raccattate sulla bocca dei gondolieri, e anche nel dramma portava un pizzico di [[Carlo Goldoni|Goldoni]]. I suoi limiti li conosceva, e non è vero che l'autorità gli avesse dato alla testa, come diceva Tommaseo che diceva male di tutti. Anzi la esercitava bonariamente e cercava di circondarsi di uomini validi che sopperissero alla sua incompetenza. (cap. 23, pp. 354-355)
*Eran trascorsi pochi mesi {{NDR|dal suo matrimonio con Vittorio Emanuele}}, che [[Maria Adelaide d'Asburgo-Lorena|Maria Adelaide]] lo sorprendeva nel giardino di Moncalieri con una diva del teatro, Laura Bon, ma si guardò dal farne un dramma. Perfettamente educata al mestiere di Regina, essa sapeva che la rassegnazione alle infedeltà ne è parte imprescindibile, e le sopportò sempre con garbo e dignità. (cap. 25, p. 390)
*Sfruttando la devozione di Carlo Alberto, [[Clemente Solaro della Margarita|Solaro della Margarita]] aveva regolato i rapporti con la Chiesa in modo tale da fare del clero piemontese il più potente d'Italia dopo quello dello [[Stato Pontificio|Stato pontificio]]. Esso aveva ancora i suoi tribunali in concorrenza con quelli dello Stato e poteva concedere il diritto d'asilo ai delinquenti. (cap. 26, p. 410)
*[...] {{NDR|Giuseppe}} Montanelli, gran galantuomo e ricco d'ingegno, non lo era altrettanto di carattere. Idee ne aveva, anzi ne aveva troppe; ma, facilmente suggestionabile, finiva sempre per adottare quelle dell'ambiente in cui viveva. (cap. 29, pp. 464-465)
*Il primo a trarne le conclusioni {{NDR|dalle tesi favorevoli alla monarchia piemontese esposte nel libro di [[Vincenzo Gioberti|Gioberti]] ''Del rinnovamento civile d'Italia''}} fu [[Giorgio Pallavicino Trivulzio|Pallavicino]], l'ex prigioniero dello Spielberg, da un pezzo rifugiato a Torino. Di scarso cervello politico, impetuoso fino alla leggerezza, teatrale e un po' troppo portato a ostentare i suoi titoli di "martire", aveva fino allora militato sotto bandiera rivoluzionaria. (cap. 32, p. 514)
*{{NDR|Tra i Mille di Garibaldi}} C'era il malinconico ex prete [[Giuseppe Sirtori|Sirtori]], che della guerra aveva fatto una mistica e sul campo sembrava che officiasse. (cap. 40, p. 635)
===''L'Italia dei notabili''===
*La [[Convenzione di settembre|Convenzione]], che fu detta "di Settembre" dal mese in cui venne concordata, si componeva di cinque articoli e stabiliva: che l'Italia rinunziava ad ogni atto di ostilità contro il territorio pontificio; che la Francia ne avrebbe ritirato le sue truppe via via che il governo del Papa le avesse rimpiazzate con volontari indigeni e stranieri, e comunque entro due anni; e che questo doppio impegno sarebbe entrato in vigore dal momento in cui il governo italiano avesse decretato il trasferimento della capitale da operarsi nello spazio di sei mesi. (Capitolo quinto, Firenze capitale, p. 76)
*Gli sventramenti che furono operati {{NDR|a Firenze, nuova capitale del Regno d'Italia}} per alloggiare i Ministeri e i nuovi quartieri che sorsero alla periferia per ospitare i venticinque o trentamila impiegati che calarono da Torino, lasciarono la città orrendamente sfregiata e carica di debiti. (Capitolo quinto, Firenze capitale, p. 78)
*{{NDR|[[Carmine Crocco]]}} [...] condannato per diserzione a vent'anni di carcere, ne era evaso, si era dato alla macchia, e in poco tempo era diventato il più temuto e rispettato capobanda della [[Basilicata|Lucania]] non soltanto per il suo coraggio, ma anche per la sua intelligenza di guerrigliero.</br>[...] Crocco venne riconosciuto Generalissimo non solo per l'autorità che gli conferivano le sue gesta, ma anche, perché, sebbene mezzo analfabeta, possedeva un'oratoria immaginosa e apocalittica. (Capitolo sesto, I briganti, pp. 85-89)
*{{NDR|[[Giustino Fortunato]]}} [...] il più grande e illuminato studioso del Meridione. (Capitolo sesto, I briganti, p. 86)
*Figlio di un fabbro e medico di professione, [[Giovanni Lanza|Lanza]] incarnava, nella Destra piemontese tradizionalmente formata da nobili, militari e grandi borghesi, un tipo umano del tutto insolito: il nuovo piccolo ceto medio, spartano e puritano, formatosi nelle scuole serali e nell'Università popolare. (Capitolo nono, Gli anni della lesina, p. 133)
*L'esercito papalino era un'accozzaglia di mercenari delle più svariate nazionalità (c'erano perfino dei turchi). [...] circa 15.000 uomini, al comando del generale [[Hermann Kanzler|Kanzler]]. Compito gentiluomo, ligio al Regolamento come lo era al Catechismo, questi aveva tuttavia un concetto tedesco dell'onore militare e avrebbe preferito una sconfitta a una resa. Ma {{NDR|Il segretario di Stato}} Antonelli non era di questa opinione. Gli ordinò di ritirare le truppe {{NDR|pontificie}} dentro le mura e di limitarsi a un simulacro di resistenza. (Capitolo decimo, Porta Pia, pp. 141-142)
*{{NDR|La duchessa [[Eugenia Attendolo Bolognini Litta|Eugenia Litta]]}} Durante la campagna del '59<ref>Seconda guerra d'indipendenza italiana.</ref> era stata il riposo del guerriero più famoso e importante: [[Napoleone III di Francia|Napoleone III]]. E secondo le malelingue era passata subito dopo in eredità a [[Vittorio Emanuele II di Savoia|Vittorio Emanuele]], che però era il meno adatto ad apprezzare la sua vita di vespa, le sue carni pallide e i suoi raffinatissimi gusti. [[Honoré de Balzac|Balzac]] le aveva reso omaggio. [[Arrigo Boito|Boito]] seguitava a rendergliene. [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]] dirà ch'essa "aveva rubato il segreto a Ninon de Lenclos<ref>Scrittrice, cortigiana ed epistolografa francese (1620–1705).</ref>". Insomma come iniziatrice all'amore, il giovane principe {{NDR|il futuro [[Umberto I di Savoia|Umberto I]]}} non poteva desiderarne una più fascinosa ed esperta. Lo fu al punto che, nonostante la differenza d'età, egli le rimase devoto – anche se non fedele – fino alla fine dei suoi giorni. (Capitolo quattordicesimo, Il marito di Margherita, p. 196)
*{{NDR|[[Margherita di Savoia]]}} [...] era una vera e seria professionista del trono, e gl'italiani lo sentirono. Essi compresero che, anche se non avessero avuto un gran Re, avrebbero avuto una grande Regina. (Capitolo quattordicesimo, Il marito di Margherita, p. 197)
*Il trattato {{NDR|della [[Triplice alleanza (1882)|Triplice alleanza]]}} fu firmato a Vienna nel maggio dell'82<ref>20 maggio 1882.</ref>. Esso impegnava le tre Potenze al reciproco aiuto nel caso in cui una fosse aggredita e alla benevola neutralità nel caso che aggredisse. Inoltre Austria e Germania dichiaravano di disinteressarsi del problema del Papa, considerandolo un affare interno italiano.<br>Quest'ultima clausola fu, insieme alla fine dell'isolamento, il grande vantaggio che l'Italia trasse dal patto, ma nient'altro. Essa non vi era entrata su un piede di parità con le consocie. Aveva semplicemente acceduto all'alleanza che già legava le altre due, le quali restavano per così dire le padrone di casa, e Bismarck non perse occasione di farcelo sentire. (Capitolo diciannovesimo, La Triplice, pp. 276-277)
*L'unico Stato che ruppe le relazioni con quello italiano in seguito a [[Presa di Roma|Porta Pia]] fu l'Ecuador. Mai la Chiesa si era trovata in condizioni di più completo isolamento. (Capitolo ventitreesimo, I cattolici, p. 334)
*Sindaco di Palermo a ventisette anni, {{NDR|[[Antonio Starabba, marchese di Rudinì|il marchese di Rudinì]]}} aveva affrontato con molto coraggio la rivolta che vi era scoppiata nel '66, e questo lo aveva accreditato come il fanciullo-prodigio del moderatismo, destinato a gloriose imprese. Ma, diceva De Sanctis, col passare del tempo, il prodigio dileguò e rimase solo il fanciullo. Ministro degl'Interni a trent'anni in uno dei governi Menabrea, la sua carriera si era fermata lì. Pure, la fama di "uomo forte" gli era rimasta addosso, suffragata anche dalla sua alta statura, dai lampeggiamenti del monocolo, dalla fluente barba, dalla nobilesca alterigia. Idee, non ne aveva. Ma aveva delle impennate che facevano credere alla sua risolutezza. E questo, in una Destra impoverita di personalità di rilevo, gli era bastato per guadagnarsi i galloni di capo. (Capitolo ventiquattresimo, Giolitti, pp. 348-349)
*In realtà, del soldato, [[Oreste Baratieri|Baratieri]] non aveva neanche il fisico. Grasso e sgraziato, con gli occhiali a ''pince-nez'', sembrava molto più vecchio dei suoi cinquant'anni e costruito più per la cattedra che per l'elmo. (Capitolo ventisettesimo, Adua, p. 391)
*{{NDR|Dopo le dimissioni del generale [[Luigi Pelloux|Pelloux]]}} A succedergli il Re chiamò il Presidente del Senato [[Giuseppe Saracco|Saracco]], un galantuomo ch'era riuscito a conservare intatta la sua reputazione di democratico pur essendo stato due volte Ministro nei governi di Crispi. Aveva quasi ottant'anni, ma conservava una notevole lucidità di cervello, e ne dette prova formando un governo di coalizione che includeva un po' tutte le forze, meno l'Estrema cui diede tuttavia soddisfazione chiamando parecchi suoi uomini nella commissione incaricata di studiare un nuovo regolamento parlamentare che, senza intaccare la libertà di discussione, impedisse l'ostruzionismo, o per meglio dire lo regolasse. (Capitolo ventottesimo, I cannoni di Bava Beccaris, p. 417)
===''L'Italia di Giolitti''===
*Si è detto che {{NDR|[[Egidio Osio]]}} plagiò il suo pupillo {{NDR|il principe ereditario, futuro re [[Vittorio Emanuele III di Savoia|Vittorio Emanuele III]]}} e ne lesionò definitivamente il carattere terrorizzandolo e mortificandone gli slanci. Si è detto che anche sul suo fisico ebbe pessima influenza costringendolo a penosi e logoranti sforzi. Si è detto che furono i suoi metodi repressivi a creare nel Principe quei complessi d'inferiorità da cui fu sempre afflitto, a traumatizzarlo, a inaridirlo, a riempirne l'animo di sordi rancori.<br>Ma se non proprio di falsità, si tratta di verità contraffatte. (cap. I, Il nuovo Re, p. 15)
*Militare dalla testa ai piedi, Osio era un uomo duro, imperioso, abituato al comando. [...] Ma era anche un gran signore, perfetto uomo di mondo, e nutrito di buone letture. Sebbene la sua carriera potesse esserne notevolmente avvantaggiata, esitò molto ad accettare l'incarico {{NDR|di tutore del principe ereditario}}, vi si risolse solo dietro garanzia che nemmeno i genitori avrebbero più interferito nell'educazione del ragazzo, di cui egli diventava unico e assoluto responsabile, e al termine della sua missione non beneficiò di nessuno "scatto di grado". (cap. I, Il nuovo Re, pp. 15-16)
*[[Elena del Montenegro|Elena]], che da ragazza dipingeva, suonava il violino, componeva poesie come suo padre<ref>Nicola I del Montenegro.</ref>, e amava il tennis e la danza, rinunziò a questi passatempi appena vide che lui {{NDR|il futuro Vittorio Emanuele III}} li detestava, anzi adottò come ''hobbies'' quelli di lui: la numismatica e l'archeologia. Per il resto fu soltanto una donna di casa, come lo era stata a Cettigne<ref>Capitale del Regno del Montenegro.</ref>. Sapendolo insofferente dei camerieri, era lei che lo serviva a tavola, e per farsi i vestiti si prese in casa una sartina. (cap. I, Il nuovo Re, p. 27)
*[[Filippo Meda|Meda]] era un avvocato milanese di spirito pratico, che considerava l'astensione dal voto {{NDR|dei cattolici}} un dovere da osservare finché il Papa lo imponeva, ma un grosso errore strategico di cui occorreva sollecitare la revoca. Lo Stato liberale, diceva, c'è e va accettato. Va soltanto salvato dalle sue tentazioni autoritarie e giacobine. E questo i cattolici possono farlo soltanto inserendocisi e riformandolo in modo da tenerlo al riparo dai pericoli d'involuzione. Lo Stato cioè per lui era un "peccatore da salvare". (cap. IV, Cattolici e socialisti, p. 72)
*[...] [[Romolo Murri|Murri]] era un giovane sacerdote marchigiano, che aveva conosciuto la povertà e nel Vangelo vedeva soprattutto un messaggio giustizialista. Introverso e malinconico come tutti i fanatici, egli si considerava molto più "avanzato" di Meda per il carattere rivoluzionario che intendeva imprimere al movimento {{NDR|cattolico}}. In realtà era un uomo del ''[[Sillabo]]'' che, pur partendo anche lui dall'accettazione dello Stato unitario, intendeva tramutarlo in una [[teocrazia]] egalitaria e totalitaria, sul tipo di quella che i Gesuiti avevano fondato un paio di secoli prima nel Paraguay. Se a ispirarlo fosse più l'amore del povero o l'odio del ricco, non sappiamo. (cap. IV, Cattolici e socialisti, pp. 72-73)
*Meda e Murri furono dapprincipio alleati. Entrambi volevano un grande partito, popolare indipendente dalla Chiesa. Ma Meda lo concepiva come lo sviluppo della organizzazione tradizionale, cioè dell'''Opera''<ref>"Opera dei congressi e dei comitati cattolici", spesso abbreviata in "Opera dei congressi", organizzazione cattolica italiana, sciolta nel 1904.</ref>, una volta strappatala alla vecchia guardia, mentre Murri lo vedeva come un organismo nuovo, un "Fascio", come quelli che pochi anni prima avevano messo a soqquadro e insanguinato la Sicilia. (cap. IV, Cattolici e socialisti, p. 73)
*Lo [[Sciopero generale del 1904|sciopero {{NDR|generale del 1904}}]] [...] non fu un fallimento, ma non fu nemmeno un successo perché si esaurì spontaneamente, e il suo più consistente risultato fu la spaccatura delle forze operaie. Lo si vide pochi mesi dopo, quando i sindacalisti bandirono un altro sciopero, quello delle ferrovie, da cui i sindacalisti uscirono demoralizzati e con la truppa dimezzata. (cap. IV, Cattolici e socialisti, p. 85)
*[[Alessandro Fortis|Fortis]] era un tipico notabile romagnolo di lungo e contradditorio corso ideologico. Aveva debuttato come repubblicano intransigente, era andato in galera per complotto rivoluzionario con gli anarchici, poi era stato conquistato da [[Francesco Crispi|Crispi]], era finito {{sic|Ministro}} di [[Luigi Pelloux|Pelloux]], e ora militava sotto la bandiera di [[Giovanni Giolitti|Giolitti]]. Come "trasformista", era tra i più qualificati. Ma questa pecca era abbondantemente compensata dai suoi doni di simpatia umana e da una grande esperienza parlamentare. (cap. VI, Il suffragio universale, p. 107)
*Quando [[Enrico Corradini|Corradini]] applicò il vocabolario socialista alla Nazione parlando di una "Italia proletaria" in lotta contro le plutocrazie occidentali, e lanciò l'idea di un "imperialismo operaio" da contrapporre a quello capitalistico, riscosse in campo sindacalista vasti consensi e pose le premesse di un pasticcio ideologico in cui Mussolini avrebbe di lì a poco guazzato. (cap. VII, "Tripoli bel suol d'amore", p. 137)
*{{NDR|Giolitti}} Più che la Libia, voleva la [[Guerra italo-turca|guerra]], o meglio qualcosa che desse finalmente agl'italiani l'impressione di farne una e di vincerla. (cap. VII, "Tripoli bel suol d'amore", p. 145)
*[...] a Vienna l'imperatore Francesco Giuseppe aveva dovuto intervenire di persona per fermare la mano al Capo di Stato Maggiore [[Franz Conrad von Hötzendorf|Conrad]] che voleva una spedizione punitiva contro l'Italia, ora ch'era impegnata in Africa {{NDR|nella guerra di Libia}}, per metterla in ginocchio "prima che avesse il tempo di perpetrare altri tradimenti". (cap. VII, "Tripoli bel suol d'amore", pp. 149-150)
*Non si è mai saputo con certezza come si svolse l'operazione {{NDR|del [[patto Gentiloni]]}} che, ben s'intende, doveva restare segretissima. Giolitti negò sempre di avervi partecipato, e infatti d'impronte digitali non ve ne lasciò. Fu probabilmente senza le sue credenziali, ma certamente non senza il suo beneplacito che qualche esponente liberale prese contatto coi cattolici. Questi avevano una "unione elettorale" di cui era Presidente un Conte marchigiano, [[Vincenzo Ottorino Gentiloni|Gentiloni]], politico abile, ma vanesio e chiacchierone. Egli s'impegnò a mobilitare il voto cattolico in favore dei candidati liberali dovunque questi fossero minacciati dalla Estrema Sinistra; e i liberali s'impegnarono a difendere la parificazione delle scuole confessionali a quelle dello Stato, a ripristinare in queste ultime l'istruzione religiosa, a respingere l'introduzione del divorzio, e – pare – a combattere la Massoneria. (cap. VIII, Il crepuscolo degli dei, p. 163)
*Se [[Gaetano Salvemini|Salvemini]] incarnava lo spirito protestatario e la sete giustizialista delle plebi meridionali, [[Antonio Salandra|Salandra]] incarnava lo spirito autoritario e conservatore della borghesia terriera. Proveniva da una famiglia di notabili pugliesi con parecchia roba al sole, e alla politica era approdato dalla cattedra universitaria, di cui conservava molti caratteri: una notevole cultura e finezza intellettuale, ma anche un compassato distacco che rasentava la freddezza. Prima di affrontare un problema lo studiava minuziosamente, e nessuno sapeva prospettarlo con più chiarezza di lui. (cap. IX, Sarajevo, p. 168)
*[[Paolo Boselli]] {{NDR|incaricato nel 1916 di formare il nuovo governo dopo le dimissioni di Antonio Salandra}}, che fu chiamato a presiederlo, possedeva tutti i requisiti, meno quelli che occorrono per guidare un Paese in guerra. Deputato ligure da parecchie legislature, era stato varie volte Ministro con Crispi, Pelloux e Sonnino, ma nessuno se n'era accorto. [...]. Passava per un esperto di questioni economiche, e moralmente era un personaggio di tutto rispetto. Ma politicamente era scolorito, e per di più aveva quasi ottant'anni. (cap. XVI, La caduta di Salandra, pp. 293-294)
*Quanto [[Luigi Cadorna|Cadorna]] era solitario, monacale ruvido e chiuso in un giro di valori e d'idee tradizionali, tanto [[Luigi Capello|Capello]] era brillante, estroverso, moderno, ricco d'immaginazione e maestro di "pubbliche relazioni". (cap. XVI, La caduta di Salandra, pp. 298-299)
*Lucano di Melfi, [[Francesco Saverio Nitti]] incarnava anche nel fisico tozzo e grassottello il tipo del notabile meridionale, colto, brillante, scettico e alquanto egocentrico. [...] la sua specialità era il problema del Mezzogiorno, di cui fu tra i primi seri studiosi e che gli fornì anche la base elettorale. [...]. Sul livello medio della classe politica di allora, egli faceva spicco per preparazione, equilibrio e lucidità, ma anche per una certa propensione ad attribuirsi il monopolio di queste virtù. (cap. XXIII, Versaglia, pp. 420-421)
===''L'Italia in camicia nera''===
*Un altro utile incontro fu per Mussolini quello con [[Angelica Balabanoff]], personaggio già di notevole rilevo nel socialismo internazionale. Era una russa di buona famiglia borghese, che fin da giovanissima si era imbrancata con quella ''intellighenzia'' rivoluzionaria da cui venivano anche i Lenin, i Trotzky, e gli altri futuri grandi del bolscevismo. A spingerla era stata la ribellione contro la meschinità, lo snobismo provinciale, il sussiego di casta, i tabù del suo ceto. (cap. 1, p. 23)
*Angelica {{NDR|Balabanoff}} non era bella, non aveva la grazia eterea ed esangue di Anna {{NDR|[[Anna Kuliscioff|Kuliscioff]]}}. Ma non era nemmeno sgradevole, nonostante i fianchi massicci e gli zigomi pronunciati, eppoi era una russa, cosa che faceva un grande effetto al piccolo provinciale di Predappio<ref>Mussolini era nato a Dovia, frazione di Predappio.</ref>. Anche se fra loro non divampò la passione che aveva legato Anna ad [[Andrea Costa]], qualcosa ci fu, ed ebbe la sua importanza. Angelica cercò d'incivilire quel selvaggio trasandato che passava da ostinati mutismi a interminabili sproloqui conditi di orrende bestemmie. Lo sfamava, gli lavava la biancheria, lo iniziava, sia pure con poco successo, al marxismo [...]. (cap. 1, p. 25)
*Uno dei tre protagonisti del giuoco {{NDR|[[Gabriele D'Annunzio]]}} era eliminato. La partita ora si riduceva agli altri due: Giolitti e Mussolini. (cap. 1, p. 101)
*Mussolini aveva vinto, e la sua vittoria significava che il fascismo, abbandonata la pretesa di presentarsi come un movimento rivoluzionario di sinistra, quale lo avrebbero voluto Grandi, Farinacci e Marsich, presentava la sua candidatura a forza egemonica della destra e infilava la «via parlamentare» al potere.<br>C'era un pericolo, e Mussolini lo capì subito: che questa svolta a destra mettesse il partito alla mercé della sua ala reazionaria incarnata soprattutto dal ''ras'' piemontese [[Cesare Maria De Vecchi|De Vecchi]], uomo di poco cervello, ma tutto Trono e Altare, e che quindi poteva anche tornar comodo per il futuro. (cap. 2, p. 127)
*[...], i giolittiani riuscirono a portare al governo uno dei suoi {{NDR|di Giolitti}} «ascari» più fedeli, ma anche dei più sbiaditi: [[Luigi Facta]].<br> Facta era un bravo avvocato di provincia piemontese con tutte le virtù, ma anche con tutti i limiti del suo ambiente: un uomo probo e integro, che dopo trent'anni di vita parlamentare ne aveva ormai una certa esperienza, aveva ricoperto con onore alcune cariche ministeriali, non aveva alcuna ambizione che quella di servire fedelmente il suo capo, né altre idee che quelle di lui. Tutto gli si poteva chiedere fuorché risolutezza ed immaginazione, cioè proprio le qualità che più urgevano. (cap. 2, pp. 143-144)
*[...] le sue intenzioni {{NDR|Mussolini}} non le confidava nemmeno al segretario del partito, [[Michele Bianchi|Bianchi]], di cui apprezzava la fedeltà e l'impegno, ma non l'intelligenza: lo considerava angoloso, settario, puntiglioso vendicativo e privo d'intuito politico. L'unico con cui si apriva seguitava ad essere [[Cesare Rossi]], l'uomo che gli era stato accanto dal primo momento, lo aveva seguito in tutte le sue palinodie e gli dava sempre dei consigli che corrispondevano ai suoi desideri. (cap. 4, p. 166)
*{{NDR|[[Vittorio Emanuele III]]}} non si fidava completamente di Mussolini, ma si fidava ancora meno dei suoi avversari ed era convinto che costoro, se avessero preso il mestolo in mano, avrebbero ricreato il caos del dopoguerra. Comunque, a una cosa era assolutamente deciso: a non farsi coinvolgere nella lotta politica, come del resto gli dettava la Costituzione di cui, quando gli faceva comodo, sapeva ricordarsi.
====[[Explicit]]====
*Resterebbe solo da sapere con che animo Mussolini s'investì, il 3 gennaio, nella parte di dittatore. Se, come molti sostengono, gli sforzi che fino a quel momento aveva fatto per evitarla erano stati solo un giuoco per dimostrare che non era lui a volerla, ma gli eventi ad imporgliela, bisogna riconoscere che come {{sic|giuocatore}} sapeva il fatto suo.
==''Storia dei Greci''==
*Il modo migliore per ripagare il nostro contemporaneo [[Heinrich Schliemann|Enrico Schliemann]] degli enormi servigi che ci ha reso nella ricostruzione della civiltà classica, mi pare sia quello di assumerlo fra i suoi protagonisti, com'egli stesso mostrò di desiderare ardentemente, scegliendosi, in pieno secolo decimonono, [[Zeus]] come dio e a lui indirizzando le sue preghiere, battezzando [[Agamennone]] suo figlio, Andromaca sua figlia, Pélope e Telamone i suoi servitori, e dedicando a [[Omero]] tutta la sua vita e i quattrini. (cap. 2; 2004, p. 17)
*{{NDR|Su [[Heinrich Schliemann|Schliemann]]}} Era un matto, ma tedesco, cioè organizzatissimo nella sua follia, che la buona sorte volle ricompensare. La prima storia che gli raccontò suo padre, quando aveva cinque o sei anni, non fu quella di [[Cappuccetto Rosso]], ma quella di [[Ulisse]], di [[Achille]] e di Menelao. Ne aveva otto, quando annunziò solennemente in famiglia che intendeva riscoprire Troia e dimostrare, ai professori di storia che lo negavano, ch'essa era realmente esistita. Ne aveva dieci, quando compose in latino un saggio su questo argomento. E ne aveva sedici, quando sembrò che questa infatuazione gli fosse del tutto passata. Infatti s'era impiegato come garzone di una drogheria, dove scoperte archeologiche non c'era da farne di certo, e di lì a poco s'imbarcò non per l'Ellade, ma per l'America, in cerca di fortuna. (cap. 2; 2004, p. 17)
*Di nuovo il buon Dio, che per i matti ha un debole, lo compensò di tanta fede, guidando il suo piccone sugli scantinati del palazzo dei discendenti di re Atreo, nei cui sarcofaghi furono ritrovati gli scheletri, le maschere d'oro, i gioielli e il vasellame che si ritenevano esistiti solo nella fantasia di Omero. E Schliemann telegrafò al re di Grecia: ''Maestà, ho ritrovato i vostri antenati''. Poi, ormai sicuro del fatto suo, volle dare il colpo di grazia agli scettici del mondo intero e, sulle indicazioni di [[Pausania]], andò a Tirinto e vi disseppellì le ciclopiche mura del palazzo di Proteo, di Perseo e di [[Andromeda|Andròmeda]]. (cap. 2; 2004, pp. 19-20)
*Schliemann morì quasi settantenne nel 1890, dopo aver sconvolto tutte le tesi e le ipotesi su cui si era basata sino ad allora la ricostruzione della preistoria greca, tesa ad esiliare Omero e Pausania nei cieli della pura fantasia. (cap. 2; 2004, p. 20)
*Ma ora, dopo le scoperte del tedesco matto, non abbiamo più il diritto di mettere in dubbio la realtà storica di Agamennone, di Menelao, di [[Elena]], di [[Clitennestra]], di Achille e di Patroclo, di Ettore e di Ulisse, anche se le loro avventure non sono state esattamente quelle che Omero ha descritto, facendoci sopra la cresta. Schliemann ha arricchito la storia e impoverito la leggenda, di alcune decine di personaggi di primissimo piano. Grazie a lui alcuni secoli, che prima erano nel buio, sono entrati nella luce, anche se è quella incerta della primissima alba. Ed è solo per mano a lui che possiamo esplorarla. (cap. 2; 2004, p. 21)
*Senza dubbio gli [[achei]], a differenza dei pelasgi, furono terrieri, tant'è vero che fino alla guerra di Troia imprese per mare non ne azzardarono, e ogni volta che lo trovavano si fermavano. Essi non tentarono di mettere il piede nemmeno nelle isole più vicine al continente, e tutte le loro capitali e cittadelle erano nell'interno. La Grecia, sotto di loro, si limitava al Peloponneso, all'Attica e alla Beozia; mentre per le popolazioni pelasgiche della civiltà micenea, ch'erano marinare, essa inglobava anche tutti gli arcipelaghi dell'Egeo. (cap. 3, ''Gli Achei''; 2004, p. 25)
*[[Diogene di Sinope|Diogene]], che aveva la lingua lunga, disse che la religione greca era quella cosa per cui un ladro che sapeva bene l'Avemaria e il Paternoster era sicuro di potersela cavar meglio, nell'al di là di un galantuomo che li aveva dimenticati. Non aveva torto. La [[Religione dell'antica Grecia|religione]], in Grecia, era soltanto un fatto di procedura, senza contenuto morale. Ai fedeli non si chiedeva la fede né si proponeva il bene. S'imponeva solo il compimento di certe pratiche burocratiche. E non poteva essere diversamente, visto che di contenuto morale gli stessi {{sic|dèi}} ne avevano ben poco e non si poteva certo dire che fornissero un esempio di virtù. (cap. 7, ''Zeus e famiglia''; 2004, p. 54)
*Anche [[Pisistrato]] era aristocratico e di famiglia ricca. Ma aveva capito che la [[democrazia]], una volta instaurata, è irreversibile e va sempre a sinistra. (cap. 15, ''Pisistrato''; 2004, p. 98)
*Pisistrato, invece di cinquanta uomini, ne arruolò e armò quattrocento, s'impadronì dell'Acròpoli, e proclamò la dittatura. In nome e per il bene del popolo, si capisce, come tutte le dittature. (cap. 15; 2004, p. 91)
*La stragrande maggioranza degli ateniesi, dopo averlo a lungo osteggiato e tenuto in gran sospetto, si erano sinceramente affezionati a Pisistrato che aveva dalla sua un'arma formidabile: la simpatia. (cap. 15; 2004, pp. 92-93)
*Il tiranno Pisistrato seppe sfuggire a tutte le tentazioni del potere assoluto, meno una: quella di lasciare il «posto» in eredità ai figli, [[Ippia (tiranno)|Ippia]] e [[Ipparco (tiranno)|Ipparco]]. L'amor paterno gl'impedì di vedere con la consueta chiarezza che i totalitarismi non hanno eredi e che quello suo si giustificava soltanto come una eccezione alla democrazia per assicurarle ordine e stabilità. Peccato. (cap. 15; 2004, p. 95)
*Pisistrato era morto nel 527 avanti Cristo. Ventun anni dopo, cioè nel 506, troviamo uno dei suoi due figli, da lui designati a succedergli, Ippia, alla corte del re di Persia, [[Dario I di Persia|Dario]], per suggerirgli l'idea di muover guerra contro Atene e la Grecia tutta. I grandi uomini non dovrebbero mai lasciare né vedove né eredi. Sono pericolosissimi. (cap. 16, ''I persiani alle viste''; 2004, p. 103)
*Questo Ippia non aveva debuttato male, dopo che suo padre fu calato nella fossa. Era un giovanotto sveglio che, a furia di stare accanto al babbo, ne aveva imparato molte malizie, e alla politica aveva passione, a differenza di suo fratello Ipparco che invece s'interessava soltanto di poesia e di amore, in modo che fra i due non c'erano nemmeno pericolose rivalità. Eppure, a procurare i guai che condussero alla caduta della dinastia, fu proprio Ipparco. (cap. 16; 2004, p. 96)
*Ipparco ebbe la disgrazia d'inciampare in un bellissimo guaglione di nome Armodio, che un certo Aristogitone – aristocratico quarantenne, prepotente e geloso – considerava sua proprietà. Costui concepì l'idea di sbarazzarsi del rivale col pugnale e, per dare all'assassinio un'etichetta più pulita che lo rendesse popolare, pensò di estenderlo anche al fratello Ippia facendolo passare per «delitto politico» in nome della libertà e contro la tirannia. Organizzò in questo senso una congiura con altri nobili latifondisti e, in occasione di una festa, tentò il colpo, che andò bene solo a mezzo: Ipparco ci rimise la pelle, ma Ippia scampò. E da quel momento, un po' per rancore, un po' per paura di altri complotti, il figlio e l'allievo di Pisistrato, dittatore liberale indulgente e illuminato, diventò un ''tiranno'' autentico. (cap. 16; pp. 96-97)
*Lo scontento del popolo inferocì Ippia, che a sua volta inferocì il popolo. E quando il divorzio fra i due fu totale, i fuoriusciti, che frattanto si erano concentrati a Delfi, chiamarono in aiuto gli spartani, e insieme marciarono contro Atene. (cap. 16; 2004, p. 97)
*Ippia si rifugiò sull'Acròpoli coi suoi sostenitori. Ma, per mettere in salvo i suoi figlioletti, cercò di farli segretamente espatriare. Gli assedianti li catturarono e l'infelice padre, per salvar la vita a loro e a se stesso, capitolò e si avviò in volontario esilio. Non bisogna dimenticare che nelle sue vene scorreva tuttavia il sangue di Pisistrato, cioè di un uomo sempre pronto a sacrificare la posizione alla famiglia, ma mai disposto a rassegnarsi alla sconfitta. (cap. 16; 2004, p. 97)
*[[Milziade]] aveva capito qual era il debole dei [[Persia|persiani]]: essi erano bravi soldati individualmente, ma non avevano nessuna idea della manovra collettiva. E su questa puntò. A dar retta agli storici del tempo — che purtroppo erano tutti greci, — Dario perse settemila uomini, Milziade neanche duecento. (cap. 17, ''Milziade e Aristide''; 2004, p. 112)
*{{NDR|A Milziade}} sopravvisse [[Aristide]], le cui vicende purtroppo ci dimostrano che l'[[onestà]] in [[politica]] non trova sempre i suoi compensi e che la [[storia]], come le [[donna|donne]], ha un debole per i birbaccioni. (cap. 17, ''Milziade e Aristide''; 2004, p. 112)
*Nike, diventata ragazza, porta il [[peplo]] di lana, bianca o colorata, ma questa è l'unica scelta che le si lascia. Siccome è confinata in casa, non può nemmeno far quella di un ragazzo che le piace, e deve aspettare che il padre si metta d'accordo con un altro padre per combinare il matrimonio. (cap. 23, ''Una Nike qualsiasi''; 2004, p. 143)
*Quando il grande [[Mirone]], rincorbellito dalla vecchiaia, si vide arrivare in studio come modella Laìde<ref>Etera dell'antica Grecia, celebre per la sua bellezza.</ref>, perse la testa e le offrì tutto ciò che possedeva purché restasse la notte. E siccome essa rifiutò, l'indomani il poveruomo si tagliò la barba, si tinse i capelli, indossò un giovanile [[chitone]] color porpora e si passò una mano di carminio sul viso. «Amico mio», gli disse Laìde, «non sperare di ottenere oggi ciò che ieri rifiutai a tuo padre». (cap. 23, ''Una Nike qualsiasi''; 2004, p. 150)
*{{NDR|[[Fidia]]}} Qualcosa, nel suo carattere, doveva farne un nemico degli uomini, visto che nessuno lo amava. Eppure egli non fu soltanto un grande scultore, ma anche un grandissimo maestro, che, oltre ad aver creato uno stile, ne fece anche una scuola, trasmettendone le regole ad allievi come Agoracrito e Alcamene, continuatori del «classico». (cap. 25, ''Fidia sul Partenone''; 2004, p. 165)
*Gli uomini non sanno apprezzare e misurare che la [[fortuna]] degli altri. La propria, mai. (cap. 25, ''Fidia sul Partenone''; 2004, p. 166)
==''Storia di Roma''==
===[[Incipit]]===
Non sappiamo con precisione quando a Roma furono istituite le prime scuole regolari, cioè «statali». Plutarco dice che nacquero verso il 250 avanti Cristo, cioè circa cinquecent'anni dopo la fondazione della città. Fino a quel momento i ragazzi romani erano stati educati in casa, i più poveri dai genitori, i più ricchi dai ''magistri'', cioè da maestri, o istruttori, scelti di solito nella categoria dei liberti, gli schiavi liberati, che a loro volta erano scelti fra i prigionieri di guerra, e preferibilmente fra quelli di origine greca, che erano i più colti.
===Citazioni===
<!--segui nel riportare le citazioni l'ordine cronologico del libro-->
*Non ho scoperto nulla, con questo libro. Esso non pretende di portare "rivelazioni", nemmeno di dare una interpretazione originale della storia dell'Urbe. Tutto ciò che qui racconto è già stato raccontato. Io spero solo di averlo fatto in maniera più semplice e cordiale, attraverso una serie di ritratti che illuminano i protagonisti in una luce più vera, spogliandoli dei paramenti che fin qui ce li nascondevano. (introduzione)
*{{NDR|[[Numa Pompilio]]}} Quelle che più lo interessavano erano le questioni religiose. E siccome in questa materia ci doveva essere una grossa anarchia perché ognuno dei tre popoli {{NDR|etruschi, latini e sabini}} venerava i propri {{sic|dèi}}, fra i quali non si riusciva a capire chi fosse il più importante, Numa decise di mettervi ordine. E per imporlo, questo ordine, ai suoi riottosi sudditi, fece spargere la notizia che ogni notte, mentre dormiva, la ninfa Egeria veniva a visitarlo in sogno dall'Olimpo per trasmettergliene direttamente le istruzioni. Chi vi avesse disobbedito, non era col re, uomo fra gli uomini, che avrebbe dovuto vedersela, ma col Padreterno in persona. (Rizzoli 1959, cap. 3, ''I re agrari'', pp. 37-38)
*[[Tarquinio Prisco|Lucio Tarquinio]] e i suoi amici etruschi dovettero veder subito che profitto si poteva trarre da questa massa di gente, per la maggior parte esclusa dai comizi curiati, se si fosse potuta convincerla che solo un re forestiero come lui avrebbe potuto farne valere i diritti. E per questo l'arringò, promettendole chissà cosa, magari ciò che poi fece davvero. [...] Certamente ci riuscirono perché Lucio Tarquinio fu eletto col nome di Tarquinio Prisco, rimase sul trono trentotto anni, e per liberarsi di lui i ''patrizi'', cioè i «terrieri», dovettero farlo assassinare. Ma inutilmente. Prima di tutto perché la corona, dopo di lui, passò al figlio, eppoi a suo [[Tarquinio il Superbo|nipote]]. In secondo luogo perché, più che la causa, l'avvento della dinastia dei Tarquini fu l'effetto di una certa svolta che la storia di Roma aveva subìto e che non le consentiva più di tornare al suo primitivo e arcaico ordinamento sociale e alla politica che ne derivava. (RCS 2004, cap. 4, ''I re mercanti'', pp. 38-39)
*Questo secondo [[Tarquinio il Superbo|Tarquinio]], prima di rischiare il colpo, tentò di far deporre lo zio per abuso di potere. Servio si presentò alle centurie che lo riconfermarono re con plebiscitaria acclamazione (lo racconta [[Tito Livio]], gran repubblicano, dunque dev'esser vero). Non restava quindi che il pugnale, e Tarquinio lo usò senza troppi scrupoli. Ma il respiro di sollievo che trassero i senatori, coi quali si era alleato, rimase loro in gola, quando videro l'uccisore sedersi a sua volta sul trono d'avorio senza chieder loro permesso, come avveniva a quei buoni vecchi tempi ch'essi speravano di restaurare. Il nuovo sovrano si mostrò subito più tirannico di quello che aveva spedito all'altro mondo. E infatti lo ribattezzarono «il Superbo» per distinguerlo dal fondatore della dinastia. (RCS 2004, cap. 4, ''I re mercanti'', pp. 42-43)
*Non sappiamo quasi nulla di [[Lars Porsenna|Porsenna]]. Ma dal modo come si condusse, dobbiamo dedurre che alle doti del bravo generale doveva accoppiare quelle del sagace uomo politico. Egli si rese conto che negli argomenti di [[Tarquinio il Superbo|Tarquinio]] c'era del vero. Ma prima d'impegnarsi, volle essere sicuro di due cose: che il Lazio e la Sabina erno davvero pronti a schierarsi dalla sua parte, e che nella stessa Roma c'era una «quinta colonna» monarchica pronta a facilitargli il compito con un'insurrezione. (RCS 2004, cap. 5, ''Porsenna'', p. 49)
*Da quell'anno 508 in cui fu fondata la repubblica, tutti i monumenti che i romani innalzarono un po' dappertutto portarono sempre la sigla SPQR che vuol dire: ''Senatus PopuluSque Romanus'', cioè «il Senato e il popolo romano». Cosa fosse il Senato, già lo abbiamo detto. Viceversa non abbiamo ancora detto cos'era il popolo, che non corrispondeva affatto a ciò che noi intendiamo con questa parola. In quei lontani giorni di Roma esso non comprendeva «tutta» la cittadinanza, come avviene oggi, ma soltanto due «ordini», cioè due classi: quella dei «patrizi» e quella degli ''equites'' o «cavalieri». (RCS 2004, cap. 6, ''SPQR'', p. 54)
*{{NDR|[[Sacco di Roma (390 a.C.)]]}} Gli storici che lo hanno raccontato a cose fatte hanno avvolto di molte leggende questo capitolo che dovett'essere per l'Urbe molto spiacevole. Dicono che quando i [[galli]] fecero per dare la scalata al [[Campidoglio]], le oche sacre a Giunone cominciarono a stridere risvegliando così [[Marco Manlio Capitolino|Manlio Capitolino]] che, alla testa dei difensori, respinse l'attacco. Sarà. Però i galli in Campidoglio entrarono ugualmente come in tutto il resto della città, donde la popolazione era fuggita in massa per rifugiarsi su monti circostanti. (Rizzoli 1959, cap. 6, ''SPQR'', pp. 81-82)
*[...] i galli espugnarono Roma, la misero a sacco, e se ne andarono incalzati dalle legioni, ma carichi di quattrini. Erano predoni gagliardi e zotici, che non seguivano nessuna linea politica e strategica nelle loro conquiste. Assalivano, depredavano e si ritiravano senza punto preoccuparsi del domani. Avessero potuto immaginare che vendetta Roma avrebbe tratto da quella umiliazione, non vi avrebbero lasciato pietra su pietra. (Rizzoli 1959, cap. 6, ''SPQR'', pp. 82-83)
*Tutti i dittatori della Roma repubblicana, meno uno, furono patrizi. Tutti, meno due, rispettarono i limiti di tempo che furono loro imposti. Uno di essi, [[Lucio Quinzio Cincinnato|Cincinnato]], che, dopo soli sedici giorni di esercizio della suprema carica, tornò spontaneamente ad arare il campo coi buoi, è passato alla storia coi colori della leggenda. (RCS 2004, cap. 9, ''La carriera'', p. 85)
*Negli ultimi tempi {{NDR|[[Cesare]]}} si era spinto anche più in là: aveva imposto che tutte le discussioni che si svolgevano in quel solenne e aristocratico consesso venissero registrate e pubblicate giorno per giorno. Così nacque il primo giornale. Si chiamò ''[[Acta Diurna|Acta diurna]]'', e fu gratuito, perché, invece di venderlo, lo affiggevano ai muri in modo che tutti i cittadini potessero leggerlo e controllare ciò che facevano e dicevano i loro governanti. L'invenzione fu d'immensa portata perché sancì il più democratico di tutti i diritti. Il Senato, che traeva prestigio anche dalla sua segretezza, fu così sottoposto alla pubblica opinione, e non si riebbe mai più da questo colpo. (RCS 2004, cap. 24, ''Cesare'', p. 214)
*Se riuscirò ad affezionare alla storia di Roma qualche migliaio di italiani, sin qui respinti dalla sussiegosità di chi gliel'ha raccontata prima di me, mi riterrò un autore utile, fortunato e pienamente riuscito. (introduzione)
*Sull'esattezza di quel che [[Tito Livio|Livio]] riferisce facciamo le nostre riserve, specie là dov'egli mette in bocca ai suoi personaggi interi discorsi che somigliano più a Livio che a loro. La sua è una storia di eroi, un immenso affresco a episodi, e serve più a esaltare il lettore che a informarlo. [[Roma]], a dargli retta, sarebbe stata popolata soltanto, come l'Italia di Mussolini, da guerrieri e navigatori assolutamente disinteressati, che conquistarono il mondo per migliorarlo e moralizzarlo. Gli uomini, secondo lui, sono divisi in buoni e cattivi. A Roma c'erano solamente i buoni, e fuori di Roma solamente i cattivi. Anche un grande generale come [[Annibale]] diventa, sotto la sua penna, un comune mariuolo. Ciò non toglie che la storia di Livio, costata cinquant'anni di fatiche a un autore che si dedicò soltanto ad essa, resti un gran monumento letterario. Forse il più grande fra quelli, piuttosto mediocri, eretti sotto il segno di [[Augusto]]. (cap. 30, ''Orazio e Livio'')
*Può darsi che [[Dione Cassio]] e [[Svetonio]], nel loro odio per la monarchia, abbiano un po' calcato la mano. Ma matto, [[Caligola]] doveva esserlo davvero. (cap. 31, ''Tiberio e Caligola'')
*[[Vitellio]], quando fu catturato nel suo nascondiglio, dove, tanto per cambiare, banchettava, fu trascinato nudo per la città con un laccio al collo, bersagliato di escrementi, torturato con ponderata lentezza, e alla fine gettato nel Tevere.<br>Questa città che si divertiva al fratricidio, questi eserciti che si ribellavano, questi imperatori che venivano subissati di sterco pochi giorni dopo essere stati coperti di osanna: ecco cos'era diventata la capitale dell'Impero. (Rizzoli 1959, cap. 37, ''I Flavi'', pp. 415-416)
*Purtroppo la pace, per ottenerla, bisogna essere in due a volerla. (cap. 37, ''I Flavi'')
*Era la prima volta, nella storia di Roma, che una guerra si combatteva in nome della religione. Ma fu la Croce che vinse. E il Tevere, trascinando verso la foce i cadaveri di [[Massenzio]] e dei suoi soldati che lo ingombravano, sembrò che spazzasse via i residui del mondo antico. (cap. 46, ''Costantino'')
*Il papa che più contribuì a rassodare l'organizzazione in questi primi difficili anni fu [[Papa Callisto I|Callisto]], che molti consideravano un avventuriero. Dicevano che, prima di convertirsi, aveva fatto i quattrini con sistemi piuttosto equivoci, era diventato banchiere, aveva derubato i suoi clienti, era stato condannato ai lavori forzati ed era fuggito con un inganno. Il fatto che, appena diventato papa, proclamasse valido il pentimento per cancellare qualunque peccato, anche mortale, ci fa sospettare che in queste voci un po' di verità c'è. Comunque, fu un gran papa, che stroncò il pericoloso scisma d'[[Ippolito di Roma|Ippolito]] e affermò definitivamente l'autorità del potere centrale. (RCS 2004, cap. 46, ''Costantino'', p. 367)
*Le rivoluzioni vincono non in forza delle loro idee, ma quando riescono a confezionare una classe dirigente migliore di quella precedente. E il [[Cristianesimo]] era riuscito proprio in questa impresa. (cap. 47, ''Il trionfo dei cristiani'')
*[[Costantino]] fu uno strano e complesso personaggio. Faceva gran scialo di fervore cristiano, ma nei suoi rapporti di famiglia non si mostrò molto ossequente ai precetti di Gesù. Mandò sua madre Elena a Gerusalemme per distruggere il tempio di Afrodite che gli empi governatori romani avevano elevato sulla tomba del Redentore, dove, secondo Eusebio, fu ritrovata la croce su cui era stato suppliziato. Ma subito dopo mise a morte sua moglie, suo figlio e suo nipote. (cap. 47, ''Il trionfo dei cristiani'')
*Come tutti i grandi Imperi, quello romano non fu abbattuto dal nemico esterno, ma roso dai suoi mali interni. (cap. 51, ''Conclusione'')
*Una religione conta non in quanto costruisce dei templi e svolge certi riti; ma in quanto fornisce una regola morale di condotta. Il [[paganesimo]] questa regola l'aveva fornita. Ma quando Cristo nacque, essa era già in disuso, e gli uomini, consciamente o inconsciamente, ne aspettavano un'altra. Non fu il sorgere della nuova fede a provocare il declino di quella vecchia; anzi, il contrario. (cap. 51, ''Conclusione'')
*Il dispotismo è sempre un malanno. Ma ci sono delle situazioni che lo rendono necessario. (cap. 51, ''Conclusione'')
===[[Explicit]]===
Mai città al mondo ebbe più meravigliosa avventura. La sua storia è talmente grande da far sembrare piccolissimi anche i giganteschi delitti di cui è disseminata. Forse uno dei guai dell'Italia è proprio questo: di avere per capitale una città sproporzionata, come nome e passato, alla modestia di un popolo che, quando grida «Forza Roma!», allude soltanto a una [[Associazione Sportiva Roma|squadra di calcio]].
==''XX Battaglione eritreo''==
===[[Incipit]]===
Sono letterato. E, a parte il brutto e il meschino di quella parola, il mio mestiere m'innamora. Mi sono sforzato tanti anni, per compiacere a qualcuno o a qualcosa, di tradire questo mio istinto. Ma non ce l'ho fatta. E non ce la fo nemmeno ora, soldato in Africa, in piena guerra. Ma non lo dico per presentare il conto. E a chi, poi? Lo dico per un fenomeno di narcisismo: perché mi garba contemplarmi in questo gesto di fedeltà al mestiere, che poi vuol dire fedeltà a me stesso.
===Citazioni===
*Essere [[Àscari|ascaro]] vuol dire, press'a poco, avere un blasone; vuol dire avere tre lire al giorno, più un'indennità vestiario, più un'indennità farina, più un'indennità carne; vuol dire avere un ''tarbush'' e una fascia coi colori del battaglione; vuol dire soprattutto avere un fucile. La gente di questo Paese segue una logica sistematica semplice e dritta: l'umanità si divide in due categorie: gli armati che sono i forti, i disarmati che sono i deboli. Al culmine della gerarchia sociale sta il possessore di fucile, il guerriero: che è tanto più importante quanto più elevato è il suo grado e quanto è maggiore la sua anzianità. (p. 25)
*[[Pietro Toselli|Toselli]]. Questo nome non ha in Italia la risonanza che ha qui. Toselli non è un uomo, è una leggenda: non solo alla cronaca, ma sfugge anche alla storia. È rimasto nei canti di questa gente, nelle sue memorie e anche nelle sue speranze. Pur ieri mi diceva il vecchio Sciumbasci, reduce di Adua e ora capopaese di Digsa, che «le cose che si sanno sono molto meno di quelle che non si sanno» e che «il fatto è questo: che il corpo del maggiore Toselli non era più sul campo dopo la battaglia». Su quello che ne sia avvenuto le opinioni sono discordi, ma nessuno crede che il maggiore sia morto. (pp. 35-36)
*Appollaiato ai suoi piedi, nascosto fra il verde tenero degli eucalipti, stava [[Alessandro Pirzio Biroli|Pirzio Biroli]]. Il suo nome era mormorato con circospezione dagli [[Àscari|ascari]] disseminati fra le rocce di Mai Egadà a Saganeiti, da Agordar ad Assab, a Cheren, ad Adi Ugri, ad Adi Caieh. Raramente lo si vedeva e sempre a cavallo. Accanto a lui cavalcava Chiarini, la piccola ombra fedele, il fantasma sorto una notte da un roveto della conca di Adua. Chiarini, settantenne, pallido, non scompariva nell'alone magico che Pirzio, il buon gigante, suscitava intorno. (pp. 87-88)
*Poi arrivava anche lui, [[Alessandro Pirzio Biroli|Pirzio]] il leone, altissimo, quadrato, col profilo calmo incorniciato dalla folta criniera. Il cavallo, domo dai suoi ginocchi di ferro, caracollava senza un tentativo di ribellione. Dalla sella pendevano, di qua e di là, due aquile colossali, abbattute in volo dal moschetto infallibile di Pirzio. Nessuna tromba sonava l'attenti al suo ingresso. Non ce n'era bisogno. Tutti, nel quartiere, sentivano come per miracolo la sua presenza e restavano ischeletriti. Pirzio non se n'accorgeva: era uno di quegli uomini pei quali gli uomini sentono rispetto per istinto e che passano attraverso la vita come attraverso un'eterna parata, fra due file di bipedi schiaffati meccanicamente sull'attenti. Gli [[Àscari|ascari]] ebbero ragione quando lo battezzarono «il Leone»: non aveva bisogno di ruggire perché il largo gli si facesse automaticamente intorno. (pp. 88-89)
===[[Explicit]]===
Vorremmo ristare dopo la guerra? Il mondo è così visto che nessun limite precisa al desiderio. Italiani, continuate ad aver fame anche dopo aver mangiato. Questa guerra è per noi come una bella lunga vacanza dataci dal Gran Babbo in premio di tredici anni di banco di scuola. E, detto fra noi, era ora.
==Citazioni su Indro Montanelli==
*A leggerlo sembrerebbe un disordinatore di professione: sempre pronto a mugugnare, sempre a prendersela con qualcuno. Poi però, quando si tratta di scendere sul pratico, ci consiglia di turarci il naso e di andare a votare per l'Ordine. vallo a capire. ([[Luciano De Crescenzo]])
*Amo Indro Montanelli, ma non i suoi emuli. I polemisti per posa non mi piacciono, non li ritengo utili. Ma lui non era un polemista fine a se stesso, come tanti dei suoi presunti eredi. Era piuttosto, come da titolo di una sua fortunata rubrica, controcorrente. Non si curava delle convenienze, dei vantaggi che gli sarebbero derivati nel seguire l'onda di [[pensiero]] prevalente. Aveva la sua visione delle cose, sempre originale e spesso esatta. Io credo che dire quel che si pensa premi sempre. Montanelli lo faceva, e andava a letto tranquillo. ([[Fabio Genovesi]])
*C'è davvero qualcosa di singolare nel modo in cui è venuta formandosi la memoria della Repubblica, nel modo in cui tale memoria è stata ed è elaborata dalla cultura ufficiale del Paese. Per molti decenni, ad esempio, a quanto accaduto dal 1943 al '45 fu vietato dare il nome che gli spettava, il nome cioè di [[Guerra civile in Italia (1943-1945)|guerra civile]]. Parlare di guerra civile era giudicato fattualmente falso, e ancor di più ideologicamente sospetto. Bisognava dire che quella che c'era stata era la resistenza, non la guerra civile; di guerra civile parlavano e scrivevano, allora, solo i reduci di Salò, i nostalgici del regime e qualche coraggioso giornalista o pubblicista di rango come Indro Montanelli, che mostravano così da che parte ancora stavano. Le cose andarono in questo modo a lungo. Finché, all'inizio degli anni Novanta, come si sa, uno storico di sinistra, [[Claudio Pavone]], scrisse un libro sul periodo 1943-'45 che si intitolava precisamente ''Una guerra civile'': solamente da allora tutti abbiamo potuto usare senza problemi questa espressione, ben inteso non cancellando certo la parola resistenza. ([[Ernesto Galli della Loggia]])
*È uno che riesce a spiegare agli altri quello che non capisce nemmeno lui. ([[Mario Missiroli]])
*È vero che ha cambiato parere politico più volte, ma sempre perché profondamente preoccupato per le sorti del paese. Ma Indro ha cambiato parere sempre meno di quei giornalisti che da Lotta Continua sono passati a Comunione e Liberazione per approdare infine a dirigere quotidiani di Stato. Senza contare tutti coloro che da stalinisti o maoisti sono diventati prima antimarxisti e ora clintoniani: Montanelli ragiona, loro vogliono avere sempre ragione. ([[Fausto Gianfranceschi]])
*Indro è naturalmente inclinato, direi quasi condannato a vedere più i ''tics'' degli uomini che le loro qualità e nessuno come lui fa più uso, nei suoi ritratti, dell'acido prussico. ([[Eugenio Montale]])
*{{maiuscoletto|Indro Montanelli}}. L'Italia dei Luoghi Comuni. ([[Marcello Marchesi]])
*Io mi sono limitato ad adottare la sua formula giornalistica. Ma l'ho realizzata meglio perché mi sono sempre esposto, ci ho messo la faccia. Lui invece era come Veltroni: "Sì, ma anche". Non si schierava nettamente, il suo editoriale era così in chiaroscuro che alla fine non capivi mai se fosse chiaro o scuro. Il che non significa che non resti il migliore di tutti noi. Ho venduto più di lui solo perché a me la gente non fa schifo. ([[Vittorio Feltri]])
*Mi sono sentito in imbarazzo per lui, e il mio primo pensiero è stato il rifiuto – «no, povero Montanelli» – quando all'ingresso dei giardini di via Palestro mi sono trovato davanti alla sua statua, al punto che ho pensato che ci sono vandali che distruggono e vandali che costruiscono, e che anzi, per certi aspetti, il vandalismo che crea è ben peggiore, perché tenta di disarmarti con le sue buone intenzioni. Dunque era di mattina, molto presto, e i giardini erano vuoti, al sole. Ebbene in questo vuoto, la statua mi è apparsa all'improvviso: una figurina in gabbia che non ha niente a che fare con Montanelli, se non perché lo offende anche fisicamente, lui che era così "verticale", e che ci invitava a buttare via «il grasso» e la retorica monumentale. Il giornalista che ogni volta si ri-definiva in una frase, in un concetto, in un aforisma, in una citazione, è stato per sempre imprigionato in una scatola di sardine. Perciò ho provato il disagio che sempre suscita il falso, la patacca, la similpelle che non è pelle, perché non solo questo non è Montanelli, come ci ha insegnato Magritte che dipinse una pipa e ci scrisse sotto "questa non è una pipa". Il punto è che questa non è neppure una statuta di Montanelli, ma di un montanelloide in bronzo color oro, che ha la presunzione ingenua e goffa di imprigionare il Montanelli entelechiale, il Montanelli che era invece l'asciuttezza, era il corpo più "instatuabile" del mondo, troppo alto, troppo energico, troppo nervoso, incontenibile nello spazio e nel tempo com'è l'uomo moderno, che è nomade e ha un'identità al futuro. Era il più grande nemico delle statue il Montanelli che sempre ci sorprendeva, fascista ma con la fronda, conservatore ma anarchico, con la sinistra ma di destra, un uomo di forte fascino maschile che tuttavia non amava raccogliere i trofei del fascino maschile, ingombrante ma discreto, il solo che nella storia d' Italia abbia rifiutato la nomina a senatore a vita perché, diceva, «i monumenti sono fatti per essere abbattuti», come quello di Saddam, o di Stalin o di Mussolini. Come si può fare una statua ingombrante e discreta? Come si può fare un monumento all'antimonumento? ([[Francesco Merlo]])
*Montanelli comprò una sposa ragazzina di 11-12 anni. In realtà non possiamo sapere con precisione l'età perché nei villaggi africani non si registravano le nascite. Ma la comprò, questo lo sappiamo. E la violentò più volte. sappiamo anche questo, è stato lui a raccontare che lei non voleva. [...] Da italiano Montanelli avrebbe potuto riconoscere i segni di quella crudeltà e discostarsene. Non lo fece perché condivideva evidentemente quella cultura patriarcale. Perché non mettere al posto della sua statua quella di una donna della Resistenza? In Italia vorrei vedere più statue di donne partigiane. ([[Maaza Mengiste]])
*Montanelli disprezzava la borghesia che difendeva, e ammirava i comunisti che attaccava. Era convinto che la rivolta di Budapest si dovesse a operai che volevano il vero socialismo; mentre fu una rivolta nazionalista e antisovietica. ([[Enzo Bettiza]])
*Montanelli è il campione di indipendenza dalla politica, anche se sono arrabbiato con lui perché mi ha insegnato regole di comportamento anacronistiche, che nel giornalismo odierno non valgono più. ([[Daniele Vimercati]])
*Montanelli ha sempre avuto una componente di destra. È stato un uomo di destra come fascista, uomo di destra come sostenitore dei governi dc sia pure turandosi il naso. [...] Adesso è un uomo di destra qualunquista, ma sempre di destra. ([[Ugo Intini]])
*Montanelli, un misantropo che cerca compagnia per sentirsi più solo. ([[Leo Longanesi]])
*Quanto mi ha insegnato: le parole da non usare, le cose da non dire, la persone da non frequentare. ([[Beppe Severgnini]])
*Recentemente sono stato insignito del Premio Montanelli alla carriera che dovrebbe essermi consegnato a ottobre a Fucecchio, a meno che nel frattempo non mi sia revocato per indegnità, sempre in nome della libertà di informazione. Sono certo che il vecchio Indro non avrebbe condiviso nemmeno un fonema del mio necrologio sul Mullah {{NDR|Omar}}, ma sono altrettanto certo che non si sarebbe mai sognato di bloccarlo. Caso mai ci avrebbe riso su, considerandolo una provocazione, anche se provocazione non era. Perché Montanelli era un vero liberale. Quando i liberali esistevano ancora. ([[Massimo Fini]])
*Sa spalmare una così giusta misura di miele sull'orlo del nappo avvelenato che prepara per questo o per quello, che spesso la vittima muore senza accorgersene, ingannata dai soavi licori. ([[Paolo Monelli]])
*Scalfari e Montanelli direttori all'antica, padroni, mattatori che ricordano gli Scarfoglio, i vecchi direttori dell'ottocento che non solo incrociavano la penna ma anche la spada in una rissa continua con tutt ([[Ugo Intini]])
*Si può raccontare la [[storia]] in forma lieve, senza essere troppo ponderosi, rispettando tuttavia le fonti e la verità storica. Montanelli era molto bravo a scrivere, ma in fondo ne sapeva poco, gli piaceva gigioneggiare, sprofondava nell'anacronismo. Oggi ci si è accorti che, nel raccontare la storia, essere rigorosi ed essere divertenti non è conflittuale. ([[Alessandro Barbero]])
*So solo che Montanelli è fatto così: un maestro di giornalismo che ogni tanto s'impenna con qualcuna delle sue bizzarrie. ([[Giorgio Bocca]])
*Una volta, parecchi anni fa, Indro Montanelli, dicendosi disgustato della morbidezza e della mollezza della [[Democrazia Cristiana]], che ammorbidiva, incorporava, estenuava e alla fine innocuizzava qualsiasi opposizione, togliendole ogni soddisfazione e dignità, mi mostrò una fotografia, incastonata in una cornicetta d'argento, che teneva, a mo' di santino, come altri fanno con le immagini della madre o della moglie e dei figli, sulla sua scrivania, al «Giornale». Con sorpresa vidi che si trattava di Stalin. «Con questo ci sarebbe stato gusto, a battersi», disse. ([[Massimo Fini]])
*Ognuno può pensarla come vuole, ma quando si passa dalla cronaca alla storia è necessario mantenere un giusto approccio ed essere oggettivi sui valori della persona. Indro Montanelli è stato forse il più autorevole giornalista che l’Italia ha avuto nel ventesimo secolo. La Toscana penserà ad azioni per valorizzarlo. ([[Eugenio Giani]])
===[[Enzo Biagi]]===
*A Indro Montanelli devo molto: intanto, l'idea che chi conta è il pubblico. Poi la necessità di essere chiari, di far anche fatica, perché chi legge non ha voglia di impegnarsi troppo, e solo se uno si chiama [[James Joyce|Joyce]] può essere difficile.
*Montanelli se n'è sempre fregato delle critiche, io molto meno, ho un carattere permaloso, spesso non ho resistito alla tentazione di rispondere a chi mi attaccava. Indro mi sgridava, diceva a mia moglie di tenermi calmo, che non ne valeva la pena, che erano tutte bischerate. [...] Per lui il buon risultato era il sorriso di un passante, l'oste che gli trovava il tavolo. Qualcuno si chiedeva che cos'avesse di speciale. A pensarci bene, niente. Scriveva degli articoli che erano letti e dei libri che si vendevano.
*Non è una gran notizia che Indro e io non abbiamo mai fatto parte del coro, ma fu una grande notizia la spiegazione che ne diede Berlusconi: "Biagi e Montanelli hanno invidia del mio successo". La prima cosa che mi venne in mente fu: "Sai che risate si starà facendo Indro adesso". Poi mi dissi che c'era poco da ridere.
==Note==
<references/>
==Bibliografia==
*Indro Montanelli, ''Qui non riposano'', Marsilio, 1982 (1945).
*Indro Montanelli, ''Pantheon minore'' (incontri), Longanesi e C., Milano, 1950. {{NoISBN}}
*Indro Montanelli, ''Reportage su Israele'', Derby, Milano, 1960. {{NoISBN}}
*Indro Montanelli, ''Gli incontri'', Rizzoli, Milano, 1967. {{NoISBN}}
*Indro Montanelli, ''Storia dei greci'', Rizzoli, Milano, 1992. ISBN 8817115126
*Indro Montanelli, ''Storia dei greci'', RCS Quotidiani, Milano, 2004. ISBN 1-129-08505-8
*Indro Montanelli, ''Storia di Roma'', Longanesi, Milano, 1957; Rizzoli, Milano, 1959. {{NoISBN}}
*Indro Montanelli, ''Storia di Roma'', RCS Quotidiani, Milano, 2004. ISBN 1-129-08505-8
*Indro Montanelli, ''L'Italia giacobina e carbonara (1789-1831)'', Rizzoli, Milano, 1971. {{NoISBN}}
*Indro Montanelli, ''L'Italia del Risorgimento (1831-1861)'', terza edizione, Rizzoli, Milano, 1972. {{NoISBN}}
*Indro Montanelli, ''L'Italia dei notabili (1861-1900)'', Rizzoli, Milano, 1973. {{NoISBN}}
*Indro Montanelli, ''L'Italia di Giolitti (1900-1920)'', Rizzoli, Milano, 1974. {{NoISBN}}
*Indro Montanelli, ''L'Italia in camicia nera (1919-3 gennaio 1925)'', Rizzoli, Milano, 1976.
*Indro Montanelli, ''Dante e il suo secolo'', Rizzoli, Milano, 1974. {{NoISBN}}
*Indro Montanelli, ''I protagonisti'', Rizzoli, Milano, 1976. {{NoISBN}}
*Indro Montanelli, ''Controcorrente'', Editoriale Nuova, Milano, 1978. {{NoISBN}}
*Indro Montanelli, ''Controcorrente 1974-1986'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1987. ISBN 8804300558
*Indro Montanelli, ''Caro direttore. 1974-1977. Il meglio della rubrica "La parola ai lettori"'', Rizzoli, Milano, 1991, ISBN 88-17-42728-4.
*Indro Montanelli, ''Il testimone'', Longanesi & C., Milano, 1992, ISBN 88-304-1063-2.
*Indro Montanelli, ''Il meglio di «Controcorrente» 1974-1992'', Rizzoli, Milano, 1993, ISBN 88-17-42807-8.
*Indro Montanelli, ''Caro lettore. Il meglio della rubrica "La parola ai lettori". 1978-1981'', Rizzoli, Milano, 1994, ISBN 88-17-42730-6.
*Indro Montanelli, ''Le Stanze. Dialoghi con gli italiani'', Rizzoli, Milano, 1998, ISBN 88-17-85259-7.
*Indro Montanelli, ''La stecca nel coro. 1974-1994: una battaglia contro il mio tempo'', Rizzoli, Milano, 1999, ISBN 88-17-86284-3.
*Indro Montanelli, ''Le nuove Stanze'', Rizzoli, Milano, 2001, ISBN 88-17-86842-6.
*Indro Montanelli, ''Soltanto un giornalista. Testimonianza resa a Tiziana Abate'', BUR, Milano, 2003. ISBN 8817107042
*Indro Montanelli, ''I conti con me stesso. Diari 1957-1978'', a cura di [[Sergio Romano]], Rizzoli, Milano, 2010. ISBN 8817028202 ([http://books.google.it/books?id=fuh--fZGHMcC&printsec=frontcover Anteprima su Google Libri])
*Indro Montanelli, ''Ricordi sott'odio'', Milano, Rizzoli, 2011, ISBN 978-88-17-04963-4
*Indro Montanelli, ''Indro al Giro. Viaggio nell'Italia di Coppi e Bartali. Cronache del 1947 e 1948'', a cura di Andrea Schianchi, Collana Saggi italiani, Milano, Rizzoli, 2016. ISBN 978-88-1708-969-2
*Paolo Granzotto, ''Montanelli'', Bologna, Il Mulino. ISBN 88-15-09727-9
*Paolo Occhipinti (a cura di), ''Caro Indro... Dialoghi di Montanelli con il direttore di Oggi. 1993-2001. Il meglio di una rubrica di successo durata otto anni'', RCS, Milano, 2002.
==Voci correlate==
*[[Colette Rosselli]]
*[[Indro Montanelli e Roberto Gervaso]]
*[[Indro Montanelli e Mario Cervi]]
*[[Indro Montanelli e Marco Nozza]]
*''[[Il generale Della Rovere]]'' (film 1959)
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
===Opere===
{{Pedia|La Voce (quotidiano)|''La Voce''}}
{{Pedia|Storia d'Italia (Montanelli)|''Storia d'Italia''}}
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[[Categoria:Drammaturghi italiani]]
[[Categoria:Giornalisti italiani]]
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[[File:IndroMontanelliLettera22.jpg|thumb|upright=1.5|Indro Montanelli alla sede del ''Corriere della Sera'']]
'''Indro Montanelli''' (1909 – 2001), giornalista, saggista e commediografo italiano.
==Citazioni di Indro Montanelli==
[[File:Indro Montanelli 1936.jpg|miniatura|Indro Montanelli, ufficiale del Regio Esercito, 1936]]
*[[Gianni Agnelli|Agnelli]] ha detto che non siamo nella repubblica delle banane, però qualche banana in Italia c'è, perché avvengono cose veramente singolari.<ref>Citato in Marco Travaglio, ''Bananas'', Garzanti, Milano, 5 maggio 2001.</ref>
*Al [[conformismo]] l'[[ironia]] fa più paura d'ogni [[Argomentazione|argomentato ragionamento]].<ref>Da ''Controcorrente'', Editoriale Nuova, Milano, 1978.</ref>
*{{NDR|[[Ferdinando I delle Due Sicilie]]}} Aveva sulla coscienza la vita di migliaia d'infelici, morti sulla forca e nelle galere solo per aver voluto un po' di libertà. Era stato spergiuro. Non aveva conosciuto che disfatte e fughe ignominiose di fronte al nemico. Politicamente, era rimasto fermo alla concezione settecentesca del più retrivo assolutismo. Non aveva fatto che i propri interessi, e più ancora i propri comodi, della regalità prendendosi solo i piaceri. Non aveva saputo che incrementare l'ignoranza di cui egli stesso era campione. Eppure, il cordoglio popolare per la sua morte non ci stupisce, perché un dono lo aveva avuto: la genuinità. Questo Re fellone e fannullone non aveva mai cercato di apparire diverso da quel che era: uno scugnizzo dei «bassi», prepotente, ridanciano e sboccato, nato per caso con una corona in testa e che aveva sempre concepito la sua parte come quella di un buon capo-camorra. Non aveva interpretato che i caratteri deteriori del popolo napoletano, ma anche i più appariscenti e riconoscibili.<ref>Da ''L'Italia unita. {{small|Da Napoleone alla svolta del Novecento}}'', Rizzoli BUR, Milano, 2015, [https://books.google.it/books?id=8J7tCgAAQBAJ&lpg=PT206&dq=&pg=PT206#v=onepage&q&f=false p. 206]. eISBN 978-88-58-68272-2</ref>
*Avevo capito fin dal primo incontro che l'aggressività di [[Anna Magnani|Anna {{NDR|Magnani}}]] era solo la maschera della sua insicurezza. Era una donna difficile e sempre agli estremi di tutto: della dolcezza come del furore, e non si capiva mai bene, forse non lo capiva nemmeno lei, quanto l'uno e l'altra fossero veri, o soltanto scena. Certo è che dall'uno all'altra passava con fulminea velocità e tenendo chiunque in stato di fibrillazione.<ref>Da ''Anna Magnani, la più grande attrice del nostro cinema'', 23 ottobre 1999, in ''Le Nuove stanze'', a cura di Michele Brambilla, RCS Libri, Milano, 2002, p. 280.</ref>
*{{NDR|[[Walter Chiari]]}} Avrebbe meritato 30 anni di prigione per lo spreco del suo talento.<ref>Citato in Luciano Giannini, ''[https://www.ilmattino.it/AMP/cultura/walter_chiari_100_walter_sottotitolo_chiari_biografia_di_un_genio_irregolare-7954361.html Walter Chiari genio irregolare che confessava di aver vissuto]'', ''Il Mattino'', 24 febbraio 2024</ref>
*[[Silvio Berlusconi|Berlusconi]] è una persona intelligente finché riesce a ragionare col suo cervello: il suo cervello è valido. Ma lui, oltre al cervello, ha le viscere, e molto spesso le viscere prendono la prevalenza sul cervello. E quando lui si abbandona alle viscere, secondo me, diventa uomo pericoloso. Questo lo dico a lei perché l'ho detto a lui, perché gliel'ho anche scritto.<ref name="milano">Dal programma televisivo ''Milano, Italia'', Rai 3, 11 gennaio 1994.</ref>
*[[Silvio Berlusconi|Berlusconi]] ha straordinarie qualità di imprenditore – coraggio, fantasia, forza di lavoro – che gli hanno valso il successo in tutti i campi in cui si è cimentato. Una sola cosa non gli riesce di fare, il presidente di una società di calcio.<ref>Da ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1987/01/20/ora-montanelli-critica-berlusconi.html Ora Montanelli critica Berlusconi]'', ''la Repubblica'', 20 gennaio 1987.</ref>
*[[Silvio Berlusconi|Berlusconi]] non ha idee: ha solo interessi.<ref>2001; citato in [[Marco Travaglio]], ''Ad personam'', Chiarelettere, Milano, 2010, p. 39, ISBN 978-88-6190-104-9.</ref>
*{{NDR|Su [[Aldo Moro]]}} Calvinista a rovescio, invece che nella predestinazione della [[Grazia divina|grazia]], credeva in quella della [[disgrazia]].<ref>Citato in [[Roberto Gervaso]], ''Ve li racconto io'', Mondadori, Milano, 2006, pp. 310-311, ISBN 88-04-54931-9.</ref>
*Certo, per un direttore di giornale, avere sottomano un [[Marco Travaglio|Travaglio]], che su qualsiasi protagonista, comprimario e figurante della vita politica italiana è pronto a fornirti su due piedi una istruttoria rifinita nel minimo dettaglio è un bel conforto. Ma anche una bella inquietudine. Il giorno in cui gli chiesi se in quel suo archivio, in cui non consente a nessuno di ficcare il naso, ci fosse anche un fascicolo intitolato al mio nome, Marco cambiò discorso.<ref>Dalla prefazione a Marco Travaglio, ''Il Pollaio delle Libertà'', Vallecchi, Firenze, 1995.</ref>
*Chi di voi vorrà fare il [[giornalista]], si ricordi di scegliere il proprio padrone: il [[lettore]].<ref>Dalla lezione di giornalismo all'Università di Torino, 12 maggio 1997; citato in ''La Stampa'', 14 aprile 2009.</ref>
*Conosco molti furfanti che non fanno i [[Morale|moralisti]], ma non conosco nessun moralista che non sia un furfante. Senza, per carità, allusione a [[Eugenio Scalfari|Scalfari]]. Solo come promemoria.<ref>Citato in [[Eugenio Scalfari]], ''Incontro con io'', Rizzoli, Milano, 1994, ISBN 8806200747.</ref>
*Cosa c'è meglio di [[Romano Prodi|Prodi]]? Governa fra compromessi e imbroglietti. I nostri soci sanno benissimo che siamo imbroglioni, che sui conti che portiamo all'Europa s'è un po' imbrogliato. Accettano lo stesso, purché non s'esageri. E [[Carlo Azeglio Ciampi|Ciampi]] non esagera, è un economista serio e vero. [...] {{NDR|Romano Prodi}} Con la faccia da mortadella, l'ottimismo inossidabile e l'eterno sorriso, ci porterà in Europa: ringraziamo Dio, e anche [[Massimo D'Alema|D'Alema]], che ci hanno dato Prodi.<ref name=Montanelli>Citato in Francesco Battistini ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1997/dicembre/19/Montanelli_ragazzi_rifate_68_co_0_97121914987.shtml Montanelli: ragazzi, rifate il '68]'', ''Corriere della Sera'', 19 dicembre 1997.</ref>
*Dicono che [[Ciriaco De Mita|De Mita]] sia un intellettuale della Magna Grecia. Io però non capisco cosa c'entri la Grecia...<ref>Citato in ''Liberazione'', 22 febbraio 2008.</ref>
*{{NDR|Su [[Giulia Maria Crespi]]}} Dispotica guatemalteca.<ref> Citato in Paolo Martini, ''[https://www.adnkronos.com/crespi-la-zarina-del-corriere-della-sera-che-fondo-il-fai_4YA2lu93AIXTzgMw0Wj65x Crespi, la 'zarina' del Corriere della Sera che fondò il Fai]'', adnkronos.com, 19 luglio 2020.</ref>
*{{NDR|Su [[Gad Lerner]], nel 2000}} È bravissimo, son contento l'abbian messo al ''Tg1'', è un buon conduttore, buonissimo giornalista. Ma sarà un bravo direttore?<ref>Citato in Antonella Rampino, ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,3/articleid,0428_01_2000_0162_0003_4349235/ Il rischio? Una missione impossibile]'', ''La Stampa'', 17 giugno 2000.</ref>
*{{NDR|Su [[Concetto Lo Bello]]}} Entra in campo col passo del padrone che ispeziona il proprio podere.<ref>Citato in Marco Innocenti,
''[https://st.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Tempo%20libero%20e%20Cultura/storie-della-storia/archivio-2009/storie-storia-9-settembre-muore-lo-bello.shtml?uuid=4327f496-881f-11de-873c-ca3137183d57&DocRulesView=Libero&refresh_ce=1 9 settembre 1991: se ne va il re degli arbitri, Concetto Lo Bello]'', ''ilsole24ore.com'', 8 settembre 2009.</ref>
*{{NDR|Su [[Gaio Giulio Cesare|Giulio Cesare]]}} Grande soldato, grande statista, grande scrittore, grande avventuriero. E grande amatore. C'era di tutto. [...] In questa epoca di Mani Pulite Cesare sarebbe rimasto sicuramente "intangentato". Di tangenti lui ne prese parecchie. Ma a differenza dei mariuoli di oggi era anche un grande legislatore, un grande generale, un uomo di un'efficienza straordinaria. I nostri sono dei ladri. Ladri e basta.<ref>Citato in Mauro Anselmo, ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,7/articleid,0797_01_1993_0212_0009_11229316/ Montanelli: così ho finito la mia Storia d'Italia]'', ''La Stampa'', 4 agosto 1993.</ref>
*{{NDR|Su [[Clare Boothe Luce]]}} Ha la mentalità schematica di una maestra di scuola.<ref>Citato in Massimo Gaggi, ''Quando il giornale del Pci pensò di pubblicare il nudo dell'ambasciatrice Usa'', ''Corriere della Sera'', 18 dicembre 2022.</ref>
*{{NDR|Su [[Lucio Battisti]]}} Ho amato molto le sue canzoni e il suo desiderio di vivere appartato.<ref>Citato in [[Leo Turrini]], ''Lucio Battisti: la vita, le canzoni, il mistero'', Mondadori, 2008, retrocopertina.</ref>
*I mariti italiani, per comprar la pelliccia alle mogli, spendono più di tutti i loro colleghi europei. Poveri, ma pelli.<ref name=Controcorrente>Da ''Controcorrente, 1974–1986'', Mondadori, Milano, 1987.</ref>
*I nostri uomini politici non fanno che chiederci, a ogni scadenza di legislatura, «un atto di fiducia». Ma qui la fiducia non basta; ci vuole l'atto di fede.<ref name=Controcorrente/>
*I [[Ricordo|ricordi]] vanno messi sotto teca, appesi a una parete e guardati. Senza tentare di rinnovarli. Mai.<ref>Da un'intervista di [[Ferruccio de Bortoli]], 1999; in ''[http://www.rai.it/dl/Rai5/programma.html?ContentItem-f04f3982-e954-471e-8242-78f92423550d Indro Montanelli, gli anni della televisione]'', puntata 8, di Nevio Casadio, Rai Premium, 2013.</ref>
*Il bello dei [[politologi]] è che, quando rispondono, uno non capisce più cosa gli aveva domandato.<ref name=Controcorrente/>
*{{NDR|Su [[Carlo Sforza]]}} Il conte si piega sulle gambe come se volesse saltare in arcione. E io dico: è veramente un bell'uomo.<ref>Citato da Guido Russo Perez nella [https://documenti.camera.it/_dati/leg01/lavori/stenografici/sed0331/sed0331.pdf Seduta pomeridiana del 31 ottobre 1949] della Camera dei deputati.</ref>
*Il fascismo privilegiava i somari in divisa. La democrazia privilegia quelli in tuta. In Italia, i regimi politici passano. I somari restano. Trionfanti.<ref name=Controcorrente/>
*Il guaio di [[Eugenio Scalfari|Scalfari]] non è che dice quel che pensa. Il guaio di Scalfari è che pensa quel che dice.<ref>Citato in Paolo Granzotto, ''Montanelli'', p. 173.</ref>
*In [[Italia]] a fare la dittatura non è tanto il dittatore quanto la paura degli italiani e una certa smania di avere, perché è più comodo, un padrone da servire. Lo diceva [[Benito Mussolini|Mussolini]]: «Come si fa a non diventare padroni di un paese di servitori?».<ref>Dall'intervista di Pasquale Cascella, ''Montanelli: «Il regime? È alle porte, inutile aspettare il dittatore»'', ''l'Unità'', 25 ottobre 1994, p. 5.</ref>
*In Italia c'è una frangia d'imbecilli tali che credono si possa resuscitare il comunismo. Seppellire il cadavere del marxismo non è facile, anche perché per molti significa rinnegare l'intera esistenza. Ma certo [[Fausto Bertinotti|Bertinotti]] non è di questi: lui non sa un corno di marxismo, non gl'importa niente, è un piccolo pagliaccio, un populista all'italiana che scalda in piazza maree di poveri diavoli e parla ancora delle masse operaie, che vede solo lui.<ref name=Montanelli></ref>
*In Italia non c'è una coscienza civile, non c'è un'identità nazionale che tenga insieme uno Stato federale e garantisca la civile convivenza delle sue parti. Invece io vedo solo nell'Italia Cisalpina qualche barlume di coscienza civile e una vocazione europea. Altrove, invece, è un disastro difficile, se non impossibile, da rimediare. Spero proprio di sbagliarmi.<ref name=Italia>Citato in ''Il grande vecchio del giornalismo rilegge gli ultimi anni della nostra storia'', ''L'Indipendente'', 25 luglio 1995.</ref>
*In Italia si può cambiare soltanto la Costituzione. Il resto rimane com'è.<ref>Dall'articolo di Polaczek, ''Teile und sende'', in ''Frankfurter Allgemeine Zeitung'', 15 agosto 1996, p. 29.</ref>
*In Italia un colpo di piccone alle [[Casa di tolleranza|case chiuse]] fa crollare l'intero edificio, basato su tre fondamentali puntelli, la Fede cattolica, la Patria e la Famiglia. Perché era nei cosiddetti postriboli che queste tre istituzioni trovavano la più sicura garanzia.<ref>Citato in Daniele Abbiati, [http://www.ilgiornale.it/news/tresse-indro-nella-repubblica-delle-marchette.html ''La maîtresse di Indro nella Prima Repubblica delle marchette''], ''il Giornale.it'', 22 ottobre 2010.</ref>
*In nome di quale razza noi faremmo del razzismo? Se c'è un paese (adesso non voglio offendere, perché io sono italiano come tutti gli altri), ma se c'è un paese bastardo è l'Italia, cioè a dire una confluenza di razze diverse.<ref>Dal programma televisivo di Rai 3 ''Eppur si muove'', 20 marzo 1994.</ref>
*Io non mi sono mai sognato di contestare alla [[Chiesa (comunità)|Chiesa]] il suo diritto a restare fedele a se stessa, cioè ai comandamenti che le vengono dalla Dottrina... ma che essa pretenda d'imporre questi comandamenti anche a me che non ho la fortuna di essere un credente, cercando di travasarli nella legge civile in modo che diventi obbligatorio anche per noi non credenti, è giusto? A me sembra di no.<ref>Citato in [[Umberto Veronesi]], ''[http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/cronaca/eluana-eutanasia-3/comm-veronesi/comm-veronesi.html Non vince la scienza]'', ''la Repubblica'', 14 novembre 2008.</ref>
*Io il giornale urlato non è che non glielo voglio dare, non lo so fare! La clava non è nel mio armamentario! Non lo posso fare e non credo che sia un buon segno di civiltà politica l'uso della clava.<ref name="milano" />
*Io non sono napoletano, ma di fronte a [[Peppino De Filippo|Peppino]], non so come, mi capita sempre di diventarlo.<ref name=Pappagone>Citato in ''Pappagone e non solo'', a cura di Marco Giusti, Mondadori, Milano, 2003.</ref>
*{{NDR|Alla nipote Letizia Moizzi}} Io sarò il tuo Jukebox. Tu metti una monetina e io ti racconto un ricordo.<ref>Citato in Elvira Serra, «Scoprii che era importante quando le Br gli spararono. Lo convinsi io a prendere i farmaci per la depressione», ''Corriere della Sera'', 20 gennaio 2025.</ref>
*Io non voglio soffrire, io non ho della sofferenza un'idea cristiana. Ci dicono che la sofferenza eleva lo spirito; no la sofferenza è una cosa che fa male e basta, non eleva niente. E quindi io ho paura della sofferenza. Perché nei confronti della morte, io, che in tutto il resto credo di essere un moderato, sono assolutamente radicale. Se noi abbiamo un diritto alla vita, abbiamo anche un diritto alla morte. Sta a noi, deve essere riconosciuto a noi il diritto di scegliere il quando e il come della nostra morte.<ref>Citato in Carlo A. Martigli, ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2002/04/25/sul-diritto-alla-morte-si-discute-su.html Sul diritto alla morte si discute su Internet]'', ''la Repubblica'', 25 aprile 2002.</ref>
*Kipling diceva: "un italiano, un bel tipo; due italiani, una discussione; tre italiani, tre partiti politici". I suoi concittadini, invece, li definiva così: "un inglese, un cretino; due inglesi due cretini; tre inglesi, un popolo". Vorrei avere a che fare con dei cretini che, insieme, facessero un popolo.<ref>Citato in Cristina Taglietti, ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1998/dicembre/17/Montanelli_cari_studenti_volete_spaccate_co_0_98121712510.shtml Montanelli: cari studenti, se volete spaccate tutto ma è inutile]'', ''Corriere della Sera'', 17 dicembre 1998.</ref>
*{{NDR|Riguardo all'approvazione della legge elettorale nota come mattarellum}} L'unico modello a cui possiamo rifarci è quello francese, non quello inglese. In un paese dove ci sono venti-venticinque partiti, come si fa l'uninominale a turno unico? Qui rischia di vincere un partito che ottiene il dieci percento, perché gli altri hanno ottenuto il sette, il sei. Ma le pare giusto questo? Io non so se è stata una follia o un atto criminale questa riforma elettorale. Io sono per la traduzione in processo dei legislatori, da [[Sergio Mattarella|Mattarella]] agli altri - non è stato il solo - i quali hanno fatto, come al solito, o creduto di fare gli interessi del proprio partito. Hanno fatto questa legge prima che venisse il diluvio universale di [[Mani pulite|Tangentopoli]], convinti che siccome loro erano il partito di maggioranza relativa spazzavano via l'Italia. Poi è venuta tangentopoli e ora piangono. Dovrebbero suicidarsi se avessero un minimo di dignità. Suicidarsi. Perché in nome degli interessi di partito hanno completamente rovinato l'Italia. [...] Questi legislatori che hanno truffato con questa legge - perché questa legge è una truffa - io vorrei sapere come mai non vengono processati. Dovrebbero essere processati per lesa patria.<ref name=conferenza>[https://www.youtube.com/watch?v=snbg12DCPSM Indro Montanelli presenta "La Voce", conferenza stampa integrale], 1994.</ref>
*La cosa curiosa di [[Antonino Caponnetto|Caponnetto]] è che si va a schierare con [[Leoluca Orlando|Orlando]] che è stato il peggior denigratore di [[Giovanni Falcone|Falcone]]. E poi dice che fa l'antimafia, io vorrei sapere i voti a Orlando chi glieli ha dati.<ref>Citato in Riccardo Chiaberge ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1994/marzo/21/Montanelli_voce_controcorrente_co_0_94032115801.shtml Montanelli la voce controcorrente]'', ''Corriere della Sera'', 21 marzo 1994.</ref>
*La [[cultura]], per un giornalista, è come una puttana: la puoi frequentare ma non devi ostentarla. La cultura si tiene nel cassetto. Il lettore non va trattato dall'alto in basso, ma preso per mano come un amico e portato dove vuoi.<ref>Citato in [[Roberto Gervaso]], ''Ve li racconto io'', Mondadori, Milano, 2006, p. 294, ISBN 88-04-54931-9.</ref>
*La cultura si è chiusa nella torre eburnea. Rimane lì, arroccata in sé stessa, perché ha orrore dei contatti col pubblico, si crede diminuita dai contatti col pubblico. Questa è la cultura italiana. È una cultura di cretini.<ref name="montecarlo">Radio Montecarlo, [https://www.youtube.com/watch?v=A77mrwIjSSs Intervista a Indro Montanelli], di Roberto Arnaldi, 1973.</ref>
*La [[depressione]] è una malattia democratica: colpisce tutti.<ref>Citato nel programma televisivo ''Ippocrate'', Rai News, 13 giugno 2010.</ref>
*La devolution mi preoccupa molto, perché la decomposizione della [[Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia|Jugoslavia]] cominciò esattamente così: reclamata e imposta dai due grandi compari Tudjiman e [[Slobodan Milošević|Milosevic]] che distrussero l'unità del Paese per restare padroni in casa propria...<ref>Citato in Gian Guido Vecchi, ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2001/aprile/08/Devolution_traffico_voto_rebus_co_7_0104088547.shtml Devolution e traffico, il voto è un rebus]'', ''Corriere della Sera'', 8 aprile 2001.</ref>
*La guerra contro il [[brigantaggio]], insorto contro lo Stato unitario, costò piú morti di tutti quelli del [[Risorgimento]]. Abbiamo sempre vissuto dei falsi: il falso del Risorgimento che assomiglia ben poco a quello che ci fanno studiare a scuola.<ref>Citato in Stefano Preite, ''Il Risorgimento, ovvero, Un passato che pesa sul presente'', Piero Lacaita, 2009.</ref>
*La lettura del ''[[Adolf Hitler#Mein Kampf|Mein Kampf]]'' io la renderei, per legge, obbligatoria. Fuori dal contesto in cui fu concepito e scritto, quel libro è un caciucco di coglionerie.<ref>Citato in Cesare Medail, ''Il «Mein Kampf» torna nelle librerie italiane. Grazie a un editore cossuttiano'', ''Corriere della Sera'', 6 maggio 2000.</ref>
*La nostra classe politica ha fatto del [[partito]] una specie di totem intoccabile e gli ha attribuito tutti i poteri, con in più un diritto: il diritto di abusarne.<ref name=Dovere>Dal programma televisivo ''Dovere di cronaca'', Rete 4, 1988, [https://www.youtube.com/watch?v=caQgyvTKZS8 visibile su YouTube].</ref>
*Le cose non sono importanti per quello che sono, ma per quello che uno ci mette.<ref name="cento">intervista di Enzo Biagi a Indro Montanelli, (1982), da "Cento anni", Fabbri video, 1993.</ref>
*Le mie idee sono sempre al vaglio dell'[[esperienza]] e l'esperienza mi impone di rivederle continuamente.<ref name="IIIB">Da un'intervista del 1971, tratta da ''III B, Facciamo l'appello'' di Enzo Biagi; anche in ''[http://www.rai.it/dl/Rai5/programma.html?ContentItem-f04f3982-e954-471e-8242-78f92423550d Indro Montanelli, gli anni della televisione]'', puntata 7, di Nevio Casadio, Rai Premium, 2013.</ref>
*[[Leo Longanesi]] che amava [[Marcello Marchesi]] rabbiosamente per lo spreco che faceva del suo talento, quando lo incontrava, gli diceva: "Devo fare una telefonata, mi dai un gettone di intelligenza?". E un giorno mi ordinò un epitaffio per lui. Eccolo: "Qui giace un nessuno — che se avesse voluto — avrebbe potuto diventare — Marcello Marchesi —. Purtroppo o per fortuna — non lo seppe mai —. Come tutti i geni — era un cretino".<ref>Citato in Paola Fallai, ''Marchesi, l'umorista che creò un'atmosfera'', ''La lettura'', ''Corriere della Sera'', 25 marzo 2012; riportato in ''[http://www.cinquantamila.it/storyTellerArticolo.php?storyId=0000001549183 Cinquantamila.it]''.</ref>
*Mi accusano molto spesso di avere inventato degli aneddoti. È verissimo. Io ogni tanto invento quando devo descrivere un personaggio, specialmente negli incontri, io invento qualche aneddoto. Però sono sempre aneddoti funzionali, che servono a dimostrare quel certo carattere che mi sembra vero e di dover dimostrare.<ref name="IIIB" />
*Mi avvio verso il mio capolinea con l'angoscia di portare con me le cose che ho più amato: il mio paese e il mio mestiere, temo che non mi sopravviveranno.<ref>Da un'intervista del 1996, tratta da ''Tablet Italiani'', puntata 2, "Montanelli/Bocca", Rai Storia, 25 agosto 2013.</ref>
*{{NDR|Su [[Vittorio Mangili]], in riferimento all'[[rivoluzione ungherese del 1956|insurrezione antisovietica in Ungheria nel 1956]]}} Ne ha combinate di tutti i colori. Ha fatto perfino il portaordini dei patrioti, a bordo di una delle loro automobili di collegamento.<ref>Citato in Roberta Scorranese, ''[https://www.corriere.it/cronache/22_ottobre_09/vittorio-mangili-cento-anni-dell-inviato-rai-io-budapest-madre-teresa-1efd76ca-473a-11ed-8ee2-07ab17a2d97d.shtml Vittorio Mangili, i cento anni dell'inviato Rai «Io, da Budapest a Madre Teresa»]'', ''corriere.it'', 8 ottobre 2022.</ref>
*Nei grandi [[Giornale|giornali]] di oggi, che non possono farne a meno, chi comanda non è più nemmeno il [[direttore]]: è l'ufficio [[marketing]].<ref name="giornalista">Da: ''Repertorio della Fondazione Montanelli'', in ''Indro Montanelli - Gli anni della televisione 4: Io sono soltanto un giornalista'', a cura di Nevio Casadio, Rai Sat, 2009</ref>
*{{NDR|Rivolto a [[Silvio Berlusconi|Berlusconi]] che voleva imporsi sulla linea editoriale de ''il Giornale''}} Nell'arte dell'imprenditoria, tu sei di certo un genio, ed io un coglione. Ma nell'arte della polemica il genio sono io, e tu il coglione.<ref name=Travaglio2004>Citato in Marco Travaglio, ''Montanelli e il Cavaliere'', Garzanti, Milano, 2004.</ref>
*Nessuno di noi la strada della ribellione la batté sino in fondo, come voleva [[Berto Ricci|Ricci]]: per la semplice ragione che si trattava di una strada che fondi non ne aveva. Qualcuno poi scantonò in questo o in quello dei sette o otto partiti che aprirono le porte a questa generazione perduta. E forse si illuse di aver trovato un'altra bandiera. Io sono tra i rassegnati: so benissimo che di bandiere non posso averne altre e che l'unica che seguiterà a sventolare sulla mia vita è quella che disertai, prima che cadesse.<ref>Citato in Mario Bernardi Guardi, ''La giovinezza di Montanelli ebbe un nome: Berto Ricci'', ''Il Primato Nazionale'', 3 maggio 2016.</ref>
*No, [[Marco Travaglio|Travaglio]] non uccide nessuno. Col coltello. Usa un'arma molto più raffinata e non perseguibile penalmente: l'archivio.<ref name=Travaglio2004/>
*Noi italiani non crediamo in nulla e tanto meno nelle virtù che qualcuno ci attribuisce. Ma tra di esse ce n'è una nella quale riponiamo una fede incorruttibile: quella della nostra capacità di corrompere tutto.<ref>Citato in Mario Cervi, ''Ti ricordi Indro?'', Società europea di edizioni, Milano, 2017, p. 57. ISBN 9778118178454</ref>
*Noi qui buttiamo tutte le colpe addosso agli altri. Ma bisogna fare i conti anche col popolo italiano. Siamo noi che li abbiamo eletti questi signori. Sono mica piovuti dalla luna. E allora non accaniamoci soltanto sulla classe politica. Noi siamo un elettorato disposto a ogni sorta di transazione, quando ci fa comodo.<ref name=conferenza />
*Non credo alle feste comandate. La memoria dovrebbe essere spontanea. L'unica cosa che si dovrebbe fare è raccontare veramente e in maniera spassionata ai giovani, che non lo sanno, cosa è stata la Shoah, senza fare mobilitazioni di folle.<ref>Citato in Marco Cremonesi, ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2001/gennaio/28/Diecimila_piazza_con_nomi_dei_co_0_0101282160.shtml Diecimila in piazza con i nomi dei lager]'', ''Corriere della Sera'', 28 gennaio 2001, p. 31.</ref>
*Non do più nessun significato a queste due parole {{NDR|destra e sinistra}}, le ritengo un cascame, un residuato di situazioni oramai defunte. [[Destra e sinistra]] non hanno più nessun significato e credo che noi ci stiamo attardando su una terminologia arcaica, oramai da seppellire.<ref>Radio Radicale, [https://www.radioradicale.it/scheda/598/599-elezioni Elezioni], 38:58-39:26, 25 maggio 1979.</ref>
*Non mi si portino i soliti argomenti astratti, tipo la sacralità della vita: nessuno contesta il diritto di ognuno a disporre della sua vita, non vedo perché gli si debba contestare il diritto a scegliere la propria morte.<ref>Citato in Enrico Bonerandi, ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2000/12/13/montanelli-pronto-morire.html Montanelli: pronto a morire]'', '' la Repubblica'', 13 dicembre 2000, p. 36.</ref>
*{{NDR|Il Polo delle Libertà}} Non venga a farci credere che è costretto all'[[Aventino (espressione)|Aventino]] dal clima di violenza creato dall'Ulivo. Dove diavolo la vede questa violenza? Mi basta guardare la faccia di [[Romano Prodi|Prodi]] 1996 per metterla a confronto con quella di Mussolini 1924 per escludere che in Italia corriamo il pericolo di una dittatura. Per fare una dittatura ci vuole un dittatore.<ref>Citato in Alessandro Longo, ''[https://rep.repubblica.it/pwa/generale/2018/03/17/news/aventino-191559602/?ref=pwa-rep-hp-2-1-1 Perché si dice Aventino]'', ''Rep.repubblica.it'', 17 marzo 2018.</ref>
*{{ndr|su [[Gianni Agnelli]]}} Parla con la propria bocca, pensa con il cervello di Valletta, col cuore di Giulio De Benedetti e con gli interessi polivalenti della Fiat.<ref>Citato in Paolo Granzotto, ''Montanelli'', p. 129.</ref>
*{{ndr|su [[Mariano Rumor]]}} Personaggio da commedia [[Carlo Goldoni|goldoniana]] più che da tragedia contemporanea.<ref>Citato in Paolo Granzotto, ''Montanelli'', p. 145.</ref>
*Posso solo dire che l'Italia del Cattaneo è quella che conserva qualche probabilità di salvarsi da questo degrado politico, culturale, morale, economico. E l'Italia del Cattaneo è quella Cisalpina. A nord del Po, e forse anche in Emilia, esistono tracce di coscienza civile e anche di classi dirigenti sane. Poi c'è un'Italia centrale, quella toscana e umbra e marchigiana, che conserva le sue peculiarità, i suoi caratteri spiccati che affondano le radici nell'Italia comunale e rinascimentale. Il resto è un disastro che non saprei come salvare. Del resto Cattaneo ci tentò, andò a Napoli e resistette qualche giorno. Poi si arrese e se ne tornò nella sua Lugano, nella sua Svizzera.<ref name=Italia>Citato in ''Il grande vecchio del giornalismo rilegge gli ultimi anni della nostra storia'', ''L'Indipendente'', 25 luglio 1995.</ref>
*Pur ricordandovi che la nostra regola è quella di non tener conto delle intemperanze altrui, specie dei politici, e di dire sempre la verità, tutta la verità, senza partito preso né animosità verso nessuno, vi autorizzo a comunicare al [[Bobo Craxi|suddetto signore]], se ve ne capita l'occasione, che l'unica «testa» in pericolo di cadere dopo il 5 aprile non è la vostra ma, casomai, la sua. E potete aggiungere, da parte mia, che non la considererei una gran perdita.<ref>Citato in [[Federico Orlando]], ''Il sabato andavamo ad Arcore'', Larus, Bergamo, 1995.</ref>
*[[Sandro Pertini|Pertini]] ha interpretato al meglio il peggio degli italiani.<ref>Citato in Franco Fontanini, ''Piccola antologia del pensiero breve'', Liguori Editore, Napoli, 2007, p. 12.</ref>
*Quando mi viene in mente un bell'aforisma, lo metto in conto a [[Montesquieu]], od a [[François de La Rochefoucauld|La Rochefoucauld]]. Non si sono mai lamentati.<ref>Citato in Luigi Mascheroni, ''[http://www.ilgiornale.it/news/mai-dette-ripetiamo-sempre-ecco-frasi-fantasma-storia.html Mai dette, ma le ripetiamo sempre. Ecco le frasi fantasma della storia]'', ''il Giornale'', 21 marzo 2009, p. 22.</ref>
*Quello che ci ripugna è che, per mettere un controllo all'autorità politica, ci sia bisogno di ricorrere all'autorità giudiziaria. Cioè che, alla fine, noi avremo le riforme istituzionali non per via politica, ma per via giudiziaria e processuale. Questo ci allarma anche perché, come avrete ben capito, la mia opinione dei politici è molto bassa, ma quella dei giudici non è migliore. Perché anche i giudici sono stati corrotti dalla partitocrazia. Lo dimostra il semplice fatto che molti di loro ostentano la tessera di partito. Un giudice che ha venduto la propria imparzialità ai partiti è un giudice che, prima di processare gli altri, dovrebbe essere processato lui e cacciato in galera. Lo so che a dire queste cose si possono avere dei dispiaceri, ma io di dispiaceri in vita mia ne ho avuti tanti che, uno più o uno meno, non mi fa nessunissimo effetto.<ref name=Dovere/>
*{{NDR|[[Carmen Lasorella]]}} Richiama tanta attenzione non solo per la sua bravura ma anche per quel che possiede dal cervello in giù.<ref>Citato in Luigi Mascheroni, ''[https://books.google.it/books?id=gtg7AQAAIAAJ&q=%22Richiama+tanta+attenzione+non+solo+per+la+sua+bravura+ma+anche+per+quel+che+possiede+dal+cervello+in+gi%C3%B9+%22&dq=%22Richiama+tanta+attenzione+non+solo+per+la+sua+bravura+ma+anche+per+quel+che+possiede+dal+cervello+in+gi%C3%B9+%22&hl=it&newbks=1&newbks_redir=0&sa=X&ved=2ahUKEwiC2PXRl5WDAxVs4AIHHazPCd4Q6AF6BAgHEAI Sette, settimanale del Corriere della sera, Edizioni 1-9]'', 1996.</ref>
*Sfido io che {{NDR|''il Giornale''}} non va bene come vendite. Non va bene come vendite perché noi siamo ancora alla macchina Olivetti. Qui non è stato fatto mai nessun investimento ed è stato detto chiaro che gli investimenti non sarebbero venuti finché io ne fossi il direttore. Questa è la situazione.<ref name="milano" />
*Siamo un paese cattolico, che nella [[Provvidenza]] ci crede o almeno ne è affascinato. Il pericolo è questo: gli [[italia]]ni sentendo aria di provvidenza sono sempre pronti a mettersi in fila speranzosi.<ref name=Provvidenza>Citato in ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1994/02/24/rivogliono-uomo-della-provvidenza.html?ref=search Rivogliono l'uomo della provvidenza]'', ''la Repubblica'', 24 febbraio 1994, p. 11.</ref>
*Se avessi potuto immaginare come sarebbe stata distrutta la vecchia classe politica italiana - che meritava la distruzione, sia chiaro - se avessi potuto immaginare che la distruzione della vecchia classe politica italiana, in gran parte marcia, avrebbe dischiuso una situazione come quella attuale e che la vecchia legge proporzionale sarebbe stata sostituita dall'attuale legge maggioritaria così come è stata compilata, io avrei forse difeso la vecchia classe. Per lo meno non mi sarei battuto con tanta asprezza e con tanto vigore contro quella classe politica, che meritava di finire, ma a cui si stanno dando dei successori che, ricordatevelo bene, ci faranno rimpiangere quella vecchia. È il peggio che si può dire. Ma io lo dico. Perché non riesco proprio a vedere cosa sta venendo fuori da questo rimescolio di carte.<ref name=conferenza />
*{{NDR|«Se dovesse fondare un giornale a novant'anni, che giornale farebbe?»}} Se io dovessi oggi fare un giornale, farei un ''Foglio'' un po' più grande: invece che di 4 facciate di 10 o di 12. Non di più. Con una redazione ridottissima e facendo un preventivo che mi mettesse al riparo dalle delusioni. Mirerei ad avere non più di venti/trentamila lettori e non avere pubblicità. Su queste basi, forse, riuscirei a fare un [[giornale]] di alto prestigio, ma purtroppo destinato a una élite.<ref name="giornalista" />
*Sta arrivando l'uomo della provvidenza. E io, in vita mia, di questi personaggi ne ho già conosciuto uno. Mi è bastato. Per sempre.<ref name=Provvidenza></ref>
*Una cultura che perde i contatti col pubblico si sterilisce e muore. Questa è la verità. E la nostra cultura è assolutamente sterile. Noi culturalmente non contiamo più nulla nel mondo. Perché? Perché è chiusa in sé stessa, la cultura, ha perso i contatti col pubblico, con la vita. Non c'è più. Sono mummie. Non è più cultura: è mafia.<ref name="montecarlo" />
*{{NDR|Su [[Aldo Moro]]}} Un generale che, sfiduciato del proprio esercito, credeva che l'unico modo di combattere il nemico fosse quello di abbracciarlo.<ref>Citato in [[Roberto Gervaso]], ''Ve li racconto io'', Mondadori, Milano, 2006, p. 310, ISBN 88-04-54931-9.</ref>
*Un giorno fui convocato a Palazzo Venezia, era il 1932 e avevo 23 anni, perché il duce voleva vedermi. Ero emozionatissimo, entrai e mi misi sull'attenti, e il duce che faceva finta di scrivere mi lasciò lì per un quarto d'ora e alla fine mi disse: "Ho letto il vostro articolo sul razzismo (avevo scritto un articolo contro il razzismo). Bravo, vi elogio. Il razzismo è roba da biondi (non si era accorto che ero biondo), continuate così. Sei anni dopo fece le leggi razziali. Perché questo era [[Benito Mussolini|Mussolini]], diceva una cosa e ne faceva un'altra, secondo il vento del momento. Non creava il vento, vi si accodava da buon italiano.<ref>Citato in Gianna Fregonara, ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2010/gennaio/24/Dal_balcone_Mussolini_bianco_sorriso_co_9_100124324.shtml Dal balcone di Mussolini al bianco sorriso di Belen]'', 24 gennaio 2010, p. 34.</ref>
*{{NDR|Su [[Giorgio La Pira]]}} Un pasticcione ben intenzionato che, nel nome del Signore, appoggia le peggiori cause appellandosi ai migliori sentimenti.<ref>Citato in [[Roberto Gervaso]], ''Ve li racconto io'', Mondadori, Milano, 2006, p. 236, ISBN 88-04-54931-9.</ref>
===Citazioni tratte da suoi libri===
*{{NDR|Sul funerale di [[Leo Longanesi]]}} Al cimitero ci si ritrovò in una decina di persone, non di più. Non ci furono cerimonie né discorsi. Solo la piccola Virginia, che avrà avuto quattordici anni, mentre la bara di suo padre calava nella tomba, mormorò: «E dire che gli orfani mi sono sempre stati così antipatici...» Una frase che sarebbe piaciuta moltissimo a Leo.<ref>Dalla presentazione a [[Leo Longanesi]], ''In piedi e seduti'', Longanesi & C., Milano, 1968.</ref>
====''Caro Indro...''====
*L'aureola di martire a Craxi nessuno è disposto a riconoscergliela, proprio perché inconciliabile con l'arroganza con cui si comporta. Nessun paragone col contegno di Andreotti, davvero ineccepibile. Sul banco degli imputati ci sta da imputato, dimentico di essere stato per ben sette volte capo del governo. Parla solo se interrogato, e a bassa voce. Non rinuncia alla propria dignità, ma non la ostenta. Eppoi, le colpe che gli si addebitano saranno anche più gravi di quelle che si addebitano a Craxi, ma meno spregevoli. Potrà anche aver baciato Riina (sebbene a me questo appaia poco credibile). Ma del pubblico denaro non risulta che gli sia scivolata in tasca nemmeno una lira. Forse merita la fucilazione. Lo spregio, no. (31.1.1996) (p. 9)
*Non ho mai conosciuto [[Yasser Arafat|Arafat]], né mai ho cercato di conoscerlo: non mi pare che il suo aspetto inviti alla simpatia. Però non l'ho mai considerato un criminale anche se si trovava alla testa di un'[[Organizzazione per la Liberazione della Palestina|organizzazione]] in cui di criminali ce ne sono molti. E oggi non lo considero affatto un eroe, ma un uomo coraggioso sì, perché lo ritengo in costante pericolo di vita. La lotta per il potere, dentro l'Olp, è a coltello: e i nemici di Arafat sono quelli che il coltello lo maneggiano meglio di tutti. Stringendo la mano a [[Yitzhak Rabin|Rabin]], Arafat ha moltiplicato i suoi nemici e li ha resi ancora più rabbiosi. È un uomo a rischio, non c'è dubbio. E se muore lui, addio pace in Medio Oriente. (4.10.1993) (p. 11)
*Certo che il passato dell'Olp, carico di bombe e di sangue, non è la migliore referenza per un Nobel, ma Arafat è però anche l'unico interlocutore palestinese: dopo di lui c'è il nulla, o meglio soltanto gruppi di fanatici votati alla violenza e alla distruzione di [[Israele]]. Una volta presa la decisione di premiare i protagonisti del tormentato processo di pace in Medioriente [...] si è dovuto fare di necessità virtù e dare il riconoscimento anche all'uomo che per molti anni è stato un simbolo del terrorismo, nonché l'ispiratore di tante altre «lotte armate»: premiare solo Rabin e [[Shimon Peres|Peres]] sarebbe stato uno schiaffo ai palestinesi, un'iniziativa controproducente. [...] Forse più che il Nobel per la pace meriterebbe quello per il ravvedimento... (30.10.1994) (p. 12)
*«Libera Chiesa in libero Stato» è una formula più d'effetto che di sostanza. Potrebbe anche significare che Chiesa e Stato si ignorano a vicenda e ognuno dei due si attribuisce i poteri che più gli aggradano: che è il modo più sicuro per litigare, non certo per convivere. Fra i due ci deve essere un patto improntato al reciproco rispetto: condizione più facile da formulare che da realizzare. Ma sembra che lo sviluppo di questo rapporto negli ultimi anni abbia fatto più passi indietro che avanti. E mi pare che dello stesso parere sia il capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi. Meno male (7.3.2001) (p. 30)
*Ho fiducia in [[Massimo D'Alema|D'alema]], anche se non voterò mai per lui. Ho fiducia per due motivi. Prima di tutto perché, fra i leader di oggi, è l'unico vero professionista della politica. Eppoi perché non ho dubbi sulla sua intenzione di fare del Pds un partito socialdemocratico o laburista. Se non fosse così, non solo Prodi ma nemmeno Veltroni sarebbero al suo fianco. E appunto perché è così, sono convinto che consumerà fino in fondo il divorzio da Rifondazione. Lo consumerà cercando di non farsene portar via molti elettori. Ma lo consumerà per conquistare i moderati: altra strada non può battere. E proprio in questi giorni lo ha dimostrato sacrificando anche quella piccola falce e martello che tuttora sopravviveva nel simbolo del suo partito ai piedi della Quercia. Non era che un «segno», dirà qualcuno. Sì, ma che segno! (17.5.1995) (p. 42)
*Anch'io sono stato in passato un fautore dell'elezione diretta, cioè per consultazione popolare, del Capo dello Stato. Mi pareva il mezzo più efficace per sottrarre almeno il Quirinale agl'intrallazzi dei partiti e per avere un garante al di sopra di essi. Ma poi ho dovuto cambiare idea di fronte alle prove di balordaggine, d'ignoranza, di totale mancanza di consapevolezza morale e civile dell'elettorato italiano, o almeno della sua maggioranza. È un elettorato sempre pronto a correre dietro a qualche ciarlatano che sappia vendere bene la sua merce e a lasciarsene trascinare nelle imprese più insensate. Insomma considero la stupidità più pericolosa degl'intrallazzi. (23.12.1998) (p. 47)
*Non credo che [[Diana Spencer|Diana]] rimarrà nella memoria dei posteri. Era una bella e simpatica ragazza, che avrebbe anche potuto essere una buona moglie e una buona madre, ma che non aveva certamente la stoffa e le dimensioni umane, comportamentali di una regina. Più e meglio che sul trono, il suo personaggio avrebbe figurato in un romanzo di Liala. Non riesco ad accostarla a figure storiche (17.9.1997) (p. 72)
*Mussolini non aveva la stoffa del criminale né di guerra né di pace. Dicendolo, so di espormi alle contumelie della cosiddetta intellighenzia. Ma ne ho già ricevute tante che non mi fanno più nessun effetto. Tuttavia mi rendo conto che alla condanna a morte non avrebbe potuto sfuggire perché almeno un responsabile delle catastrofi che si erano abbattute sull'Italia si doveva pur trovare, e non poteva essere che lui. Però c'è da ringraziare Dio, e per esso, il Comitato di liberazione nazionale che ne ordinò (o avallò) la fucilazione sul posto perché un processo a Mussolini avrebbe ancora più spaccato un Paese già spaccato dalla guerra civile (per chiamare col suo vero nome, la Resistenza). E credo che anche gli Alleati trassero un respiro di sollievo dal venirne esentati. Un processo avrebbe messo in imbarazzo anche loro per le indulgenze che avevano avuto verso di lui e quella parodia di totalitarismo ch'era stata il suo regime. Una Norimberga italiana sarebbe stata anch'essa una parodia. La fucilazione sul posto di Mussolini era un atto dovuto. Quello che non era dovuto, e che per gl'italiani provvisti di qualche senso dell'onore e della decenza rimarrà una indelebile vergogna, fu la scena di piazzale Loreto (30.6.1999) (pp. 89-90)
*{{NDR|«Poni che ti regalino una telecamera, con il diritto di spiare per un mese, non visto, un potente della Terra, a tua scelta, dalla regina Elisabetta a Gheddafi, da Saddam a Clinton. Quale personaggio ti incuriosirebbe di più?»}} [[Vladimir Putin|Putin]]. Credo che sia una canaglia perché solo le canaglie potevano arruolarsi e fare carriera in un corpo di polizia come il Kgb. Ma è proprio di una canaglia che la [[Russia]] ha bisogno per ricompattarsi all'interno, risollevarsi dal caos in cui l'ha precipitata il crollo di un regime totalitario durato settant'anni, e riprendere nel gioco delle potenze mondiali il posto che spetta a un Paese di 250 milioni di abitanti, di grandi tradizioni e d'inesauribili risorse naturali. L'Occidente ha bisogno della Russia: è il suo antemurale verso un Oriente che può riservarci amare sorprese. [...] Non facciamoci illusioni sull'avvenire di una democrazia in Russia. Essa ha bisogno [...] di una mano forte e spregiudicata, di una canaglia insomma. [...] Ecco perché mi piacerebbe conoscere Putin: per vedere se è la canaglia di cui mi pare abbia bisogno la Russia in questo momento: un «momento» destinato a durare parecchi decenni. (18.10.2000) (pp. 104-105)
===Attribuite===
*Berlusconi non delude mai: quando ti aspetti che dica una scempiaggine, la dice.<ref name=Travaglio2004/>
:In ''Io e il cavaliere qualche anno fa'', ''Corriere della Sera'', 25 marzo 2001, p. 1, Montanelli attribuisce la citazione a «un'alta personalità della Finanza, nota anche per il suo infallibile fiuto degli uomini». La frase esatta è: «Avrà anche i suoi difetti, ma un merito bisogna riconoscerglielo: quello di non deludere mai. Quando ti aspetti che dica una scempiaggine, la dice».
==Interviste==
{{cronologico}}
*{{NDR|La guerra coloniale etiopica}} Considerandola oggi, con la mia maturità d'oggi, {{NDR|è}} un'avventura di una stupidità senza fine. Ma immaginiamo un ragazzo di 24 anni messo al comando di una banda indigena, con 100 uomini neri – lui solo bianco – buttato all'avventura in quella guerra che di combattimenti ne ebbe molto pochi – non voglio passare per un gran guerriero, affatto – ma furono un anno e mezzo a cavallo, di cavalcate in questa natura selvaggia (ripeto, combattimenti ben pochi). {{NDR|«Dicono anche che lei aveva una moglie, diciamo indigena, molto bella, che era la più bella di tutte quelle che avevano gli ufficiali d'allora»}} Sì. {{NDR|«Era molto invidiato per questo»}} Pare che avessi scelto bene, era una bellissima ragazza bilena, di 12 anni – {{NDR|sorridendo}} scusatemi, ma in Africa è un'altra cosa – e così l'avevo sposata, nel senso che l'avevo regolarmente comprata dal padre che mi ha accompagnato insieme alle mogli dei miei ascari. Queste mogli degli ascari non è che seguissero la banda, ma ogni 15 giorni raggiungevano la banda: io non ho mai capito come facessero a trovarci in questo infinito dell'Abissinia. Quelle arrivavano e arrivava anche questa mia moglie con la cesta in testa, che mi portava la biancheria pulita. [...] {{NDR|Domanda del pubblico: «Lei ha detto tranquillamente di avere avuto una sposa, diciamo, di 12 anni e a 25 anni lei non si è peritato affatto di violentare una ragazza di 12 anni, dicendo "Ma in Africa queste cose si fanno". Io vorrei chiedere a lui come intende normalmente i suoi rapporti con le donne date queste due affermazioni»}} No signorina guardi, sulla violenza, nessuna violenza perché le ragazze in Abissinia si sposano a 12 anni. Non è questione, Quindi. {{NDR|Domanda del pubblico: «Su un piano di consapevolezza dell'uomo, insomma, il rapporto con una bambina di 12 anni è il rapporto con una bambina di 12 anni. Se lo facesse in Europa rischierebbe di violentare una bambina, vero?»}} Sì, in Europa sì, ma lì no. {{NDR|«Ecco, appunto»}} Lì no. {{NDR|«Quale differenza crede che esista dal punto di vista biologico, o anche psicologico?»}} No, guardi, {{NDR|«Dal punto di vista del costume»}} lì si sposano a 12 anni, non è questione. A 12 anni si sposano. {{NDR|«Ma non è il matrimonio che lei intende, a 12 anni in Africa. Guardi, io ho vissuto in Africa»}} Sì. {{NDR|«Quindi il vostro era veramente il rapporto violento del colonialista che veniva lì e si impossessava della ragazza di 12 anni»}} No... {{NDR|«Ma glielo garantisco, senza assolutamente tener conto di questo tipo di rapporto sul piano umano. Eravate i vincitori, cioè i militari che hanno fatto le stesse cose ovunque sono stati i vincitori, ovunque gli uomini si sono presentati come dei militari. La Storia è piena di queste situazioni»}} {{NDR|sorridendo}} Signorina, non so se lei vuole istruirmi un processo «a posteriori». {{NDR|«No, no, affatto. Guardi, ho soltanto voluto chiederle, per inciso, come lei intende – dopo le due interpretazioni – i rapporti con le donne»}} Dipende da cosa si mette dentro, dipende anche da cosa le donne mettono dentro di noi. È tutto un giuoco di specchi. {{NDR|«Ma lei vede sempre la donna in questa veste passiva di adulatrice, oppure di compagna – che appare e scompare – dell'uomo, non l'ha mai vista in una funzione diretta, attiva e diversa. Questo è un po' il dramma degli uomini della sua generazione»}} {{NDR|sorridendo}} Può darsi. Della mia generazione? Solo? {{NDR|«Credo»}} {{NDR|sorridendo}} Vabbè. Può darsi. (Da ''L'ora della verità'', 22 ottobre 1969)
*{{NDR|Domanda del pubblico: «Io vorrei sapere perché lei, che si ritiene un osservatore, non ha mai affrontato il discorso sulla contestazione giovanile, tenendo anche presente il fatto che lei cerca il lettore. Lei ai giovani non dice assolutamente niente come giornalista»}} Come? {{NDR|«Se c'è un pubblico che lei sta perdendo, e forse non ha mai avuto, è proprio quello dei giovani. Vorrei sapere come mai lei non ha mai affrontato il discorso sulla contestazione, sulla realtà giovanile che è esplosa in questi ultimi anni»}} Signorina, io avrei tanto volentieri affrontato il discorso sulla contestazione se fosse possibile agganciare il discorso coi contestatori. Ma coi contestatori io non faccio il [[Alberto Moravia|Moravia]]. No. Non vado a farmi spernacchiare dai giovani, mi dispiace tanto. Né dai giovani, né da nessun altro. {{NDR|«Lei ha paura, scusi, di affrontare un discorso»}} No, io non ho paura, ma non ammetto di essere accolto a quel modo. È proprio un fatto, così, di dignità. {{NDR|«E allora, scusi, lei a questo punto rinuncia a un pubblico come può essere quello dei giovani semplicemente, così, per non avere degli spernacchiamenti, per non compromettere – diciamo – questo suo successo a cui è arrivato»}} Ma scusi, ma che dialogo sono le pernacchie? Me lo vuole spiegare? (ibidem)
*Certamente [[Benito Mussolini|Mussolini]] fu un grossissimo politico, un uomo politico di grandissimo fiuto, di tempismo formidabile: lo dimostrò la facilità con cui vinse. Forse dovuta per metà alle sue capacità, alla sua bravura – parlo sempre come politico – e per metà all'insipienza, alla nullaggine dei suoi avversari, perché è tempo oramai di dire anche questo. Non c'è dubbio che il potere assoluto guastò completamente Mussolini: il Mussolini del 1930 non era certamente quello del 1940, il Mussolini di dieci anni dopo l'avvento al potere era diventato una specie di marionetta, la caricatura di sé stesso. Aveva perso proprio il senso della realtà, che era stato invece il suo forte da principio, il contatto col pubblico lo aveva perso, il senso della misura, e lo aveva dimostrato poi con gli errori madornali che ha fatto. Nei primi dieci anni credo che alcune cose buone le abbia fatte. Non credo che abbia ucciso la democrazia, credo che l'abbia soltanto seppellita perché era già morta. Da quel poco che ricordo l'Italia era un grosso carnevale, e anche abbastanza drammatico, perché la situazione interna era addirittura sfasciata: correva sangue, ne correva molto, noi in Toscana ne sapevamo qualcosa [...]. E quindi non è vero che lui... le democrazie non vengono mai uccise, le democrazie muoiono. Dopodiché si dà la colpa a chi le seppellisce, ma la verità è che si suicidano, e credo che la democrazia italiana del '21-22 si sia suicidata. [...] Mussolini capì una cosa fondamentale: che per piacere agli italiani bisognava dare a ciascuno di essi una piccola fetta di potere col diritto di abusarne. Questo era il fascismo. Il fascismo aveva creato una [[gerarchia]] talmente articolata e complessa che ognuno aveva dei galloni: il capofabbricato, il caposettore... tutti avevano una piccola fetta di potere, di cui naturalmente ognuno abusava, come è nel carattere degli italiani. (da ''Questo secolo'', 18 maggio 1982)
*Ero all'estero, lavoravo nel giornalismo americano, alla ''United Press''. Chiesi alla mia agenzia di mandarmi come corrispondente in Abissinia. Giustamente mi dissero: «No, perché lei è un italiano, quindi logicamente non fa delle corrispondenze obiettive». Dico: «Avete ragione. Allora io vi lascio e vado volontario». Feci la mia brava domanda (la feci anche raccomandare). La domanda fu accolta, io fui mandato in Abissinia e, cosa un po' strana [...], a questo ragazzo di 23 anni [...] venne affidata una banda. [...] In quei due anni io contribuii a fare una cosa sbagliata, un'autentica fregnaccia qual era costruire un impero nel '35, quando coloro che lo avevano lo stavano già liquidando perché erano cose antistoriche. Ma io a 23 anni, a 24 anni, non potevo capire questo. Ebbi due anni di vita all'aria aperta, bella, di avventura, in cui credetti di essere un personaggio di Kipling, di contribuire a fare qualcosa di importante. Poi mi accorsi che non era vero, ma le cose non sono importanti per quello che sono, ma per quello che uno ci mette. E io in quel momento ci mettevo un grande entusiasmo: ebbi due anni di vita bellissima, a cavallo, con le tende, i miei uomini, libero, solo (perché non rispondevo a nessuno). Eh beh, compiango i giovani che non hanno avuto una simile esperienza. {{NDR|«E anche con una giovane moglie»}} E anche con una giovane moglie, {{NDR|indicando una fotografia}} eccola lì. Regolarmente sposata in quanto regolarmente comprata dal padre. {{NDR|«Quanti anni aveva?»}} Aveva 12 anni, ma non mi prendere per un Girolimoni. {{NDR|«Per un bruto»}} A 12 anni quelle lì erano già donne. {{NDR|«E tu dove l'avevi comperata?»}} L'avevo comprata a Saganèiti, un paese dove avevo mandato il mio emissario [...]. Me la comprò insieme a un cavallo e a un fucile, in tutto 500 lire. {{NDR|«E lei com'era?»}} Un animalino. Docile. Io le misi su un tucul con dei polli e poi, ogni 15 giorni, mi raggiungeva dovunque fossi, insieme alle mogli degli altri ascari. (ibidem)
*Io esclusi immediatamente la responsabilità degli [[Anarchia|anarchici]] {{NDR|dalla [[strage di piazza Fontana]]}} per varie ragioni: prima di tutto, forse, per una specie di istinto, di intuizione, ma poi perché conosco gli anarchici. Gli anarchici non è che sono alieni dalla violenza, ma la usano in un altro modo: non sparano mai nel mucchio, non sparano mai nascondendo la mano. L'anarchico spara al bersaglio, in genere al bersaglio simbolico del potere, e di fronte. Assume sempre la responsabilità del suo gesto. Quindi, quell'infame attentato, evidentemente, non era di marca anarchica o anche se era di marca anarchica veniva da qualcuno che usurpava la qualifica di anarchico, ma che non apparteneva certamente alla vera categoria, che io ho conosciuto ben diversa e che credo sia ancora ben diversa. (da ''La notte della Repubblica'', 12 dicembre 1989)
*La [[Lega Nord|Lega]] è una cosa sgradevole. Però le Leghe sono un fenomeno di reazione a una provocazione. È la politica nazionale, che fa nascere le Leghe. Questo non vuol dire che io le approvi. La reazione è sbagliata, ma provocazione c'è, le degenerazioni della partitocrazia ci sono. Che il pubblico denaro sia male amministrato e che a farne le spese siano soprattutto i cittadini del Nord non è contestabile. (da ''La Stampa'', 7 novembre 1990)
*Ah, quel maledetto [[Toni Negri]], quel maledetto aizzatore dei sentimenti dei giovani che è vigliaccamente scappato dall'Italia per non affrontare il carcere. Per un Paese non c'è nulla di peggio che i cattivi maestri. Come punirli? Bisognerebbe impiccarli. Ripeto, impiccarli. (da ''L'Italia settimanale'', 1995)
*Fu una pulizia etnica, bisognava far fuori gli italiani: allora si chiamarono fascisti e si ammazzarono, e si buttarono nelle [[massacri delle foibe|foibe]]. Questo avvenne dopo la fine della guerra, sia chiaro. Perché gli orrori di guerra, non dico che siano giustificabili, ma sono comprensibili, la guerra è di per sé stessa un orrore. No, queste... le foibe furono un'infamia commessa dopo la Liberazione, dopo la fine della guerra, e purtroppo vi hanno collaborato parecchi comunisti italiani, alcuni dei quali non solo sono ancora a piede libero, pur essendo vivi, ma ricevono delle pensioni di Stato. Ricevono delle pensioni di Stato. Però io ti posso dire questo: che come testimone oculare io ho visto anche in Croazia delle cose, da parte degli italiani, su cui è meglio sorvolare. Perché anche noi le abbiamo commesse, perché la guerra le comporta, questo è fatale, ecco. Quindi non facciamo tanto i moralisti. [...] No, questo {{NDR|tesi sloveno-croata sulla pulizia etnico-culturale da parte degli italiani durante il periodo di occupazione fascista}} è assolutamente falso. Pulizie etniche noi non ne abbiamo mai fatte, in nessun Paese occupato. Quando sento dire che noi facemmo anche la pulizia etnica in Etiopia, beh vabbè, mi cascano le braccia. Mi cascano le braccia. Quelle son menzogne infami, di gente o che non sa nulla, o che mente sapendo di mentire. Non è vero. Furono episodi, ma non di pulizia etnica, di rappresaglie. (dall'intervista al TG2, ''[http://www.youtube.com/watch?v=s9UXM_pKpqY Massacri delle foibe]'', 6 settembre 1996)
*Tutto questo mi evoca dei ricordi poco simpatici. Era il [[fascismo]] che si conduceva così. Era il Fascismo che proibiva la satira, che in un paese civile e democratico dovrebbe essere assolutamente indenne da controlli politici; perché la satira non ha niente a che fare con la politica, anche se prende in giro la politica, ma si sa che è satira. Ed ogni regime serio e democratico accetta la satira, come si accettano le caricature. Era [[Benito Mussolini|Mussolini]] che non le sopportava. E qui pensano: «Ripuliremo la stalla», «Faremo piazza pulita». Ma questo linguaggio, al signor [[Gianfranco Fini|Fini]], chi glielo ispira? Ci ricorda delle cose che avremmo voluto dimenticare. Questa non è la destra, questo è il manganello. Gli italiani non sanno andare a destra senza finire nel [[manganello]]. [...] Alla Rai faranno piazza pulita, lo hanno già annunziato. Ma come si fa a definire democratico un partito che annunzia «Quando saremo al potere, noi faremo piazza pulita»? Ma questo è un linguaggio del peggiore squadrismo, che loro non sanno cosa fu, ma io me lo ricordo. Questo è il linguaggio con cui {{NDR|i fascisti}} andarono al potere. (da ''La settimana di Montanelli'', 17 marzo 2001)
*Io voglio ringraziare Travaglio, perché ha detto l'assoluta e pura verità. Assolutamente. La versione che ha dato degli avvenimenti è quella esatta. [...] Io ho conosciuto due Berlusconi: il Berlusconi imprenditore privato che comprò ''il Giornale'' – e noi fummo felici di venderglielo, perché non sapevamo come andare avanti – su questo patto: tu, Berlusconi, sei il proprietario de ''il Giornale'', io, direttore, sono il padrone del ''Giornale'', nel senso che la linea politica dipende solo da me. Questo fu il patto fra noi due. Quando Berlusconi mi annunziò che si buttava in politica, io capii subito quello che stava per succedere. Cercai di dissuaderlo [...] ma tutto fu inutile. Dal momento in cui lo decise mi disse: «Ora ''il Giornale'' deve fare la politica della mia politica». Ed io gli dissi: «Non ci pensare nemmeno». Allora lui riunì la redazione come ha raccontato Travaglio – e questo lo fece a mia totale insaputa – e disse: «D'ora in poi ''il Giornale'' farà la politica della mia politica». E a quel momento me ne andai, cos'altro potevo fare? [...] Nella mia vita ci sono stati due Berlusconi, completamente opposti [...] questo fa parte del ritratto di Berlusconi. [...] Come capo politico è quello che io ho conosciuto in quei brutti giorni in cui scorrettamente, nella maniera più scorretta e più volgare, saltandomi, radunò la redazione de ''il Giornale'' per dirgli «Qui si cambia tutto» all'insaputa del direttore. Se questo sembra a Feltri un modo di procedere democratico e civile, è affar suo. (risposta telefonica a [[Marco Travaglio]] e [[Vittorio Feltri]] durante la trasmissione ''Il Raggio Verde'', 23 marzo 2001)
*{{NDR|Silvio Berlusconi}} È il bugiardo più sincero che ci sia, è il primo a credere alle proprie menzogne. [...] È questo che lo rende così pericoloso. Non ha nessun pudore. (dall'intervista di Sophie Gherardi, ''L'Europa deve trattare il sig. Berlusconi con sdegno e disprezzo, non con ostilità'', ''Le Monde'', 8 maggio 2001<ref name=Travaglio2004/>)
*Spero che l'Europa adotterà nei confronti di Berlusconi l'atteggiamento di indignazione e di disprezzo che merita. (dall'intervista di Sophie Gherardi, ''L'Europa deve trattare il sig. Berlusconi con sdegno e disprezzo, non con ostilità'', ''Le Monde'', 8 maggio 2001<ref name=Travaglio2004/>)
{{Int|''Match''|a cura di Arnaldo Bagnasco, Alberto Arbasino e Maria Gefter Cervi, Rete 2, 18 gennaio 1978.}}
*Io non stavo con Longanesi per ragioni ideologiche, anche perché io non ho mai capito quale ideologia avesse Longanesi. Longanesi non lo si poteva misurare sul piano ideologico, era sempre contro tutto e contro tutti. Era il frondista principe: lo è stato sotto il fascismo – e in fondo fece il più bel settimanale, forse, che abbia avuto l'Italia in questi ultimi decenni, credo: ''Omnibus'', che fu chiuso dal regime – e si è trovato sempre male con tutti i regimi. Che cosa pensasse in realtà Longanesi io, dopo un'amicizia di trent'anni, non sono mai riuscito a capirlo. Quello che mi affascinava di Longanesi, e che continua ancora oggi ad affascinarmi, è lo straordinario talento, l'inventiva, l'intuito, l'eleganza di Longanesi. Per cui io non consideravo le posizioni ideologiche di Longanesi, questo non m'interessava affatto. Per me era un fatto di vecchia amicizia: io sono un po' cresciuto con Longanesi, l'avrei seguito anche all'inferno perché con Longanesi si poteva andare anche all'inferno, diventava l'eden.
*{{NDR|Sull'appello di votare DC nel 1976}} Questa può sembrare una contraddizione, ma che cosa avrei dovuto dire ai miei lettori? Di votare per chi? Questo è il punto. Oggi [...] i partiti laici ai quali io ideologicamente farei capo – liberale, repubblicano, socialdemocratico – fanno i pifferi di accompagnamento a un patto a sei, e questo era già nell'aria, prima del 20 giugno. Che cosa dovevo dire io ai miei lettori, «Votate per i pifferi di accompagnamento»? Francamente non me la sentivo. [...] Nonostante la mia etichetta di destra, io per i partiti di destra non mi schiererò mai. Io vorrei un centro: non lo trovo, non c'è. Un centro di opposizione democratica al regime che è già in atto non c'è. E allora che debbo fare? È colpa mia se la politica italiana non mi offre un centro? Io continuo a battermi per la costituzione di questo centro.
*{{NDR|Domanda del pubblico: «Come mai in Italia non ci sono giornali indipendenti?»}} Io, per esempio, ho la presunzione – sarà infondata – di dirigere un giornale indipendente, perché vorrei sapere da chi prendo gli ordini. Me lo dica lei, Padre. {{NDR|«No, beh...»}} E allora, se non potete indicare qualcuno che mi dà gli ordini, io sono indipendente. {{NDR|«Rispondo anch'io da giornalista: è chiaro che un giornale non si sostiene con le idee sull'indipendenza, si sostiene con dei quattrini»}} Certo. {{NDR|«Allora io parlavo di un'indipendenza che, in quanto dipende da chi paga, è comunque una dipendenza ideologica. Questa era la domanda»}} Sì, l'ha scritto molto bene ''Repubblica'' [...] credendo di offendermi. Ha detto: «Il ''Giornale nuovo'' vive di collette». È vero, noi viviamo di collette, e io ne sono fiero perché le collette mi lasciano libero.
{{Int|''Mixer''|a cura di Giovanni Minoli, Rete 2, 6 aprile 1981.}}
*{{NDR|«Perché fu fascista fino al '37?»}} Questa è la storia della mia generazione, tutta la mia generazione è stata fascista fino al '35, al '36 o al '43.
*{{NDR|«E perché smise di esserlo?»}} Perché noi credevamo che il fascismo fosse una cosa, e poi ci accorgemmo che era un'altra.
*{{NDR|«Lei ha detto: "Buffoni, cafoni di natura, ''parvenus'', tutta gente in malafede, il bassettume, il pirellume, il cedernismo". Si riferiva alla Milano radical chic, ma che cosa voleva dire, esattamente?»}} Quello che ho detto. Veramente, io ne ho il più profondo disprezzo. Io accetto benissimo i comunisti: i comunisti sono gente seria, pericolosissimi, ma seri. I [[radical chic]] no.
*{{NDR|«È sempre convinto del suicidio dell'anarchico Pinelli?»}} Assolutamente.
*{{NDR|«Lei a Catanzaro, al processo per la strage di piazza Fontana, ha dichiarato: "Secondo me, il commissario Calabresi fu vittima di una campagna di stampa". Cioè?»}} No, non l'ho dichiarato a Catanzaro, lo dissi molto prima. Basta rileggere i giornali di quei tempi, e soprattutto i rotocalchi: veramente, Calabresi fu vittima di una campagna stampa infame e ingiusta, perché era uno dei funzionari più corretti che ci fossero.
*{{NDR|«Pietro Valpreda, qui a ''Mixer'', ha definito Calabresi come "un tecnocrate del potere". Lei che cosa ne pensa?»}} Ma che significa «un tecnocrate del potere»? Un commissario di polizia serve il potere, chi diavolo deve servire? Valpreda?
{{Int|''Faccia a Faccia: intervista a Indro Montanelli''|''Mixer'', a cura di Giovanni Minoli, Rai 2, 5 maggio 1985.}}
*[[Renato Curcio|Curcio]] non sparava alle spalle, sparava di fronte, andava di persona a sparare. Naturalmente siamo su delle barricate opposte, ma io stimo Curcio. Lo stimo. È un uomo che secondo me ha delle idee sbagliate ma le serve, le serve da soldato vero. Con un suo galateo. Col suo coraggio. Senza mai rinnegarsi. Non si è pentito!
*Io sono convinto che la magistratura debba essere indipendente, però chiedo ed esigo che abbia un autogoverno di controllo, e che soprattutto risponda dei suoi gesti. Oggi noi abbiamo una magistratura che non risponde a nessuno dei suoi errori spesso catastrofici, perché hanno distrutto uomini, hanno distrutto aziende per delle cose che poi si son rilevate insussistenti. Mai un magistrato ha pagato per questo. Io voglio che i magistrati paghino. Non dico a dei poteri esterni, ma perlomeno al potere a cui viene affidata la disciplina nella categoria.
*Tutta l'intellighenzia italiana ha una vecchia tradizione di servilità, com'è logico, perché si è sviluppata in un Paese analfabeta, per secoli e secoli analfabeta. Non avendo il lettore doveva per forza procurarsi il protettore. Scriveva per il protettore.
*{{NDR|«Il suo peggior difetto qual è, Montanelli?»}} Quello di non riconoscermene nessuno.
*{{NDR|«[[Leo Longanesi|Longanesi]], parlando di lei, un giorno disse che lei capiva le cose con dieci mesi di anticipo rispetto a tutti gli altri. Ecco, tra dieci mesi cosa vede in [[Italia]]?»}} Queste erano le cose di Longanesi, ma in realtà io non riesco a vedere tra dieci giorni.
{{Int|''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1991/11/16/giangi-feltrinelli-io-non-ti-perdono.html 'Giangi' Feltrinelli io non ti perdono]''|''la Repubblica'', 16 novembre 1991, p. 33.}}
*[[Giangiacomo Feltrinelli|Lui]] fu l'emblema di tutto quanto accadde in quegli anni {{NDR|Anni della contestazione}}. A differenza della [[Francia]], eravamo un paese da burletta, con una contestazione da burletta e rivoluzionari da burletta. E Feltrinelli ne fu l'esponente più qualificato.
*Era il 1940 e a quel tempo Giangi aveva quattordici anni e seguiva i corsi scolastici con pessimo profitto. Giangiacomo era un ragazzetto che voleva a tutti i costi cavalcare qualcosa di rivoluzionario. Non importava il colore. Tanto è vero che il suo sogno fu prima il fascismo e poi Che Guevara.
*{{NDR|«L'importante è stare in prima linea il fascismo?»}} Ma sì, negli anni Quaranta lui era fascista. Era talmente fascista che nel 1943, dopo l'8 settembre, voleva denunciare sia me che Barzini per alcune cose che avevamo detto contro i fascisti. Allora pensava di aderire a Salò. La sua dedizione a una causa quale che sia, purché rivoluzionaria, lo spingeva a questi atti pazzeschi.
*Generoso? Lo chieda ai suoi collaboratori. Era una specie di padrone delle ferriere che spendeva generosamente solo per soddisfare il suo vizio principale: la rivoluzione. Con chi era in difficoltà non si dimostrò mai particolarmente generoso.
*{{NDR|«Perché allora lei è così implacabilmente critico nei suoi riguardi?»}} Non ce l'ho neppure tanto con lui, quanto con tutti coloro che di Feltrinelli hanno fatto un mito. In realtà era un povero uomo. Un ingenuo divorato dall'esibizionismo.
*{{NDR|«Come può ridurre tutto alla convinzione che fosse solo un ingenuo e un esibizionista?»}} Anche Starace segnò un decennio della nostra vita. Mica per questo era meno cretino. Se Feltrinelli sia stato qualcosa di più complesso, io non riesco a vederlo. Posso aggiungere questo: quella sua mania di ostentazione, quella voglia di primeggiare su tutte le cose lo ha condotto anche a degli atti di eroismo. Perché uno che sale su un traliccio, con la dinamite che non sa maneggiare e salta per aria, beh almeno il coraggio gli va riconosciuto. O forse chiamiamola incoscienza.
{{Int|''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,15/articleid,0824_01_1992_0072_0015_25082247/ Montanelli e il sacco di Milano]''|''La Stampa'', 14 marzo 1992, p. 14.}}
*{{NDR|Il regime corrotto}} C'è ancora. Ma la rivolta non era tanto contro la corruzione e la partitocrazia, che erano senza dubbio un grosso male, ma che non erano il male più letale. In quel momento era proprio la società che si disfaceva, le condizioni della scuola, la predicazione del nulla, insomma la contestazione globale, l'ubriacatura degli Anni Settanta, che fu l'ubriacatura del terrorismo, e quella acquiescenza di una certa borghesia, salottiera, radical chic, che amoreggiava con queste cose, che aveva le smanie maotsetunghiste, che poi parlavano tutti di cose che non sapevano. La corruzione dei partiti invece è quasi immanente. La partitocrazia è destinata a durare almeno finché non si riforma la legge elettorale. Ma questa è la battaglia che noi cerchiamo di fare oggi.
*{{NDR|«Ma gli Anni Settanta non hanno anche prodotto qualcosa di positivo nella società italiana?»}} No. Non vedo fatti positivi nel lascito degli [[anni di piombo]]. Vorrei sapere veramente quali. Quando dicono per esempio il divorzio. Ma il divorzio c'era già prima. Quelle sono conquiste sociali. C'era bisogno dei pistoleros per il divorzio? Ma andiamo!
*{{NDR|«Però lei difendeva Pannella»}} Sì. A [[Marco Pannella|Pannella]] dobbiamo veramente due cose, malgrado le sue mattane. Effettivamente riuscì a impedire a una certa aliquota di giovani di finire in braccio al terrorismo, cioè gli dette un'altra bandiera. E alcune battaglie sue furono sacrosante, come quella del divorzio che appoggiammo. Poi verso Pannella io ho una certa simpatia, dovuta al mio vecchio fondo anarchico, libertario, che ritrovo in lui. È una simpatia genetica. Ritrovo in lui quello che io sono stato a vent'anni.
*{{NDR|«Ma che fine ha fatto quella borghesia, che fine hanno fatto quei salotti buoni? Le sue battaglie contro la Crespi o contro la Cederna sono cosa Passata? Sono cambiati loro, oppure è cambiato lei?»}} Vabbè, con la [[Camilla Cederna|Camilla]] poi siamo ridiventati amici. Con la Crespi no, mai. Ma non ho più rancori, non ho più animosità. Però è un mondo che disprezzo un po', perché è un mondo di pecore che seguono sempre il filo del vento, santoiddio, sono proprio personcine, personcine inconsistenti, pronte ad andare con chiunque. E poi sempre per salvare i propri interessi, non è che abbiano delle idealità, no? Oggi è cambiato il vento, quindi sono cambiati anche loro. Ma non è che sia cambiato il mio giudizio. Quel mondo lì io non lo amo.
*La crisi rimane e si riflette nell'amministrazione cittadina. L'amministrazione era sempre stata un autentico specchio. Fino a Bucalossi il Comune di Milano era retto da specchiati galantuomini, che finivano tutti poveri, in miseria, finivano alla Baggina. Gente davvero di una correttezza esemplare. Poi sono venuti gli Aniasi e compagni e guardi qui dove siamo arrivati: siamo arrivati a [[Mario Chiesa|Chiesa]].
{{Int|''[https://web.archive.org/web/20121107180200/http://archiviostorico.corriere.it/1993/giugno/06/Montanelli_tura_naso_come_nel_co_0_93060610816.shtml Montanelli si tura il naso come nel '76: voto l'uomo della Lega]''|''Corriere della Sera'', 6 giugno 1993, p. 3.}}
*Mi sono dannato l'anima perché il centro avesse un ''suo'' candidato. Avrei voluto Locatelli: era la persona giusta per portare la bandiera referendaria e raccogliere gli elettori moderati. Era quello il mio sogno.
*Segni non ha capito nulla, è arrivato in ritardo, ha candidato una persona che nessuno conosce. Non abbiamo ''un'' rappresentante del centro, ma tre surrogati che si elimineranno a vicenda. E ci toccherà scegliere fra [[Nando dalla Chiesa|Dalla Chiesa]] e Formentini.
*{{NDR|«Di qui il suo suggerimento: turarsi il naso e votare Lega»}} No, non dico "Votiamo Lega", dico "Votiamo Formentini". E nel suo caso non ci si deve neppure turare il naso: è modesto, anche mediocre se vogliamo, ma è onesto. Non credo sia marcio. Insomma: è il male minore.
*{{NDR|«E Dalla Chiesa?»}} No, il mio voto non lo avrà. Perché io non voto per la sinistra e per un sinistro come quello lì.
*{{NDR|«Ma che cosa la preoccupa nella coalizione di Dalla Chiesa?»}} Questi reperti di un mondo fallito vogliono ora governare l'Italia. E io con loro non ci sto. La storia gli ha dato torto, la realtà li svergogna e noi dovremmo fidarci? È stata l'apertura a sinistra a dare inizio alla putredine.
{{Int|''Eppur si muove''|a cura di Indro Montanelli e Beniamino Placido, Rai 3, 1994.}}
*Ogni italiano è insieme furbo e fesso. L'italiano è furbissimo nella gestione dei suoi affari privati, può ricorrere a tutte le astuzie, è attento, è accorto, ed è assolutamente fesso nel non rendersi conto che se i suoi affari privati rimangono immessi in una società che non funziona – cioè dove gli interessi generali vengono trascurati e negletti – i suoi interessi privati finiscono col soffrirne e col condurlo al fallimento. Questo, a noi italiani, non entra in testa. (6 febbraio 1994)
*È probabile che molti stranieri mandino i loro figli, a Roma, a scuola. Ma quali scuole? Alle loro. Gli americani mandano i loro figli alla scuola americana, i tedeschi alla scuola tedesca, i francesi alla scuola francese. Non li mandano mica alla scuola italiana, se ne guardano bene e hanno ragione, visto il modo in cui si insegna in Italia. (ibidem)
*Da noi prima uscivano dei ragazzi che sapevano abbastanza di greco, di latino, ma che il carattere non lo avevano formato a scuola: o se lo formavano da soli, oppure non se lo formavano mai. (ibidem)
*Lo [[Zingari|zingaro]] che fa tranquillamente la sua vita non dà noia a nessuno, è quando ruba che, naturalmente, suscita qualche perplessità (uso un eufemismo). Diciamo la verità, in Italia il razzismo non c'è. Per inventare una questione razziale ci volle una legge, e una legge fatta da un regime totalitario perché il Paese non la sentiva. Non poteva sentirla perché non è nella nostra tradizione. [...] L'Italiano non ha dei risentimenti razziali. [...] {{NDR|Sugli episodi di intolleranza e di paura per il diverso}} È un fatto di piccolissime minoranze, diciamo la verità. Non inventiamo adesso una questione {{NDR|razziale}}. Io ho vissuto nelle società veramente razziste, è tutta un'altra faccenda. (con [[Serena Dandini]], 20 marzo 1994)
*Io ebbi una moglie etiopica, nel senso che la comprai secondo l'uso locale. {{NDR|«Come, scusi?»}} Eh beh, ma gli usi locali erano questi. Tutti, anche gli etiopici, compravano la moglie. {{NDR|«Quanto costava una moglie?»}} Poco. Costava poco, mi pare che mi costò – allora, però (anno 1935) – 500 lire e un tucul {{NDR|trattando}} col suocero. Perché queste furono transazioni fatte dal mio emissario, che era il più anziano graduato della mia banda, col padre della ragazza. [...] Questo matrimonio durò finché noi stemmo di stanza a Saganèiti, cioè a dire prima che scoppiasse la guerra con l'Abissinia (che non fu precisamente una guerra, fu una specie di avventura). [...] Poi questa mia moglie, perché era considerata tale, quando io partii sposò un mio graduato e al primo figlio – è vivo tuttora, mi hanno detto – diede il mio nome, per cui alcuni credettero che fosse figlio mio. Non era figlio mio. Soltanto che per deferenza... {{NDR|«Lei non pensò mai di portarla con se in Italia?»}} Beh, no. No, anche perché era molto difficile strapparla ai suoi costumi. Lei stessa, in fondo, non voleva venire. Lei apparteneva alla sua terra, io le feci una piccola dote e quindi andò tutto regolarmente. Era molto bellina. (ibidem)
*Gran parte delle forze leghiste, quelle che accennano a qualche razzismo nei confronti del meridionale, sono composte da meridionali che si sono milanesizzati e ci si trovano talmente bene a Milano che non vogliono che altri arrivino dal sud. (ibidem)
*Per me la [[destra]] non è una [[ideologia]]: è un modello di comportamento. Si può essere di destra anche a sinistra. Questo comportamento è il criterio rigoroso del servizio della vita pubblica. (con [[Vittorio Foa]], 17 aprile 1994)
*Nella storia della [[Italia|nazione italiana]] io vedo pochi uomini all'altezza della qualifica di una destra illuminata che non solo accetta ma vuole le [[Riformismo|riforme]]. Un uomo di destra certamente io non credo che fosse [[Camillo Benso, conte di Cavour|Cavour]], del resto il suo connubio lo dimostra, la sua disinvoltura nelle alleanze politiche lo dimostra. Certamente di destra era [[Bettino Ricasoli|Ricasoli]]. Certamente era [[Quintino Sella|Sella]]. Certamente era [[Giovanni Giolitti|Giolitti]]: uomo che dette il suffragio universale, e che riconobbe il diritto di [[sciopero]]. Questo è un uomo di destra. Certamente un uomo di destra era [[Alcide De Gasperi|De Gasperi]], senza dubbio. E, adesso non vorrei scandalizzare la gente, ma direi che uomo di destra per il concetto che aveva dello [[Stato]] e del [[potere]] era anche [[Palmiro Togliatti|Togliatti]]. E questo dimostra che si può essere uomini di destra anche a [[sinistra]]. La destra è una regola di comportamento, una regola [[morale]] di comportamento. (ibidem)
{{Int|''Oggi è quasi peggio. Me ne vado a Lugano''|''Sette'', 13 febbraio 1997, pp. 26-27.}}
*{{NDR|«Sono passati vent'anni, da quel giorno. E quasi trenta dal mitico Sessantotto in cui tutto cominciò. Sulla contestazione e sui contestatori lei diede allora un giudizio del tutto negativo. È ancora della stessa idea?»}} Sì. Intendiamoci bene: di motivi per protestare, i giovani di [[Sessantotto|allora]] ne avevano eccome. Ma qui si discute dei metodi della protesta. E i metodi erano le spranghe, l'intolleranza, la sopraffazione. Eh, perdio! Non dimentichiamole, queste cose.
*{{NDR|«Forse non erano solo i metodi, a non piacerle, no?»}} Certo. Il modello che proponevano quei movimenti di estrema sinistra era peggio della società che contestavano. Le loro proposte erano pazzesche. Un anarcume che avrebbe infallibilmente condotto a una dittatura, a un totalitarismo. E francamente ho il sospetto che in questo totalitarismo prossimo venturo molti di quei "contestatori" ambivano ad occupare i posti di comando.
*{{NDR|«Non salva proprio niente, del Sessantotto?»}} Mah, francamente mi pare che di positivo non abbia portato assolutamente nulla. È servito per portare alla luce un disagio giustificato, ma ha totalmente screditato i rimedi che si proponevano. Insomma, la malattia c'era, ma la terapia che si voleva adottare era peggio della malattia.
*{{NDR|Sull'[[omicidio Calabresi]]}} Io non entro nel merito del processo e delle condanne. Ma una responsabilità morale Lotta continua ce l'ha, santo cielo! Chi fece la campagna contro Calabresi? Loro. E quella canea urlante che chiedeva "giustizia del popolo contro il commissario assassino" è la stessa che oggi fa la campagna per Sofri. Perché gran parte di quelli che oggi sono solidali con Sofri pensano: se davvero ha ucciso Calabresi, ha fatto bene. Eh, scusate: altrimenti come spiegate che per il povero commissario ucciso e per la sua famiglia nessuno di costoro spende una parola di commozione, di solidarietà? Insomma, ancora una volta fanno quadrato attorno a se stessi. E allora mi vien da pensare che avoler chiudere i conti siamo solo noi. Loro sono pronti a riaprirli.
*{{NDR|«Stiamo peggio che in quegli anni "formidabili", insomma?»}} Mi sa proprio di sì. Ciò che più mi sta a cuore è il mio Paese, e non riesco a immaginare di vivere in un'Italia che non sia più l'Italia. Piuttosto, me ne vado a Lugano.
*{{NDR|«Come Prezzolini?»}} Come Prezzolini. Lui aveva previsto che sarebbe finita così. Io gli dicevo: piantala di fare il brontolone. Invece, aveva ragione lui. Ma tu non stare ad ascoltare me che sono un vecchio, e come tale un po' pessimista. Anzi, come dicono a Napoli, "mi metto scuorno", provo vergogna, a dire queste cose. Ma mi vengono così, e non riesco a tacerle.
{{Int|''[https://web.archive.org/web/20101005073648/http://archiviostorico.corriere.it/1997/novembre/09/Montanelli_gambizzato_cinque_mesi_prima_co_0_9711098446.shtml Montanelli "gambizzato" cinque mesi prima: "Mi salvò una promessa a Mussolini"]''|''Corriere della Sera'', 9 novembre 1997, p. 29.}}
*Quella mattina {{NDR|2 giugno 1977}} sono in due nei giardini di piazza Cavour, a Milano. Uno mi spara alle gambe. L'altro mi tiene nel mirino della sua pistola. I primi due – tre proiettili entrano nelle mie lunghe zampe di pollo. Non devastano né ossa né arterie. Ma sarebbero sufficienti per far cadere a terra qualsiasi cristiano. In quegli attimi ricordo la promessa che avevo fatto a Mussolini, e a me stesso, quando, bambino, mi ritrovai intruppato nei balilla: "Se devi morire, muori in piedi!" Davanti a questi vigliacchi che non hanno il coraggio di affrontarmi in faccia, penso, non posso morire in ginocchio. E mi aggrappo alla cancellata dei giardini. Non sto in piedi sulle gambe, ma mi reggo dritto con la forza delle braccia. E quello continua a sparare e a centrare le mie zampe di pollo. Se mi fossi accasciato, se mi fossi inginocchiato davanti a lui, a quell'ora sarei morto.
*Per [[Renato Curcio|lui]] ho sempre avuto rispetto. Penso che la sua autoemarginazione dalla società prima e l'emarginazione che la società gli ha imposto poi ci abbiano privato di un uomo di valore. Non lo conosco di persona, ma lo stimo, anche se poteva essere lui quello che ha mandato i due ragazzi a spararmi. Non ho rancore: quando la guerra è finita gli avversari si devono stringere la mano e devono brindare alla pace ritrovata.
*Apprezzo il coraggio di chi non si pente per ricavarne un utile, di chi non denuncia il compagno di errori ma riconosce i propri torti. Almeno i brigatisti lottavano per ideali diversi da quelli dello stalinismo e del comunismo sovietico. I terroristi neri, invece, volevano soltanto restaurare un regime sepolto dalla storia. I rossi non sapevano bene cosa ma avevano in mente qualcosa di nuovo.
*{{NDR|«E se avessero vinto loro?»}} Impossibile. L'esistenza del terrorismo ha soltanto ribadito le manchevolezze del nostro Paese: uno Stato inefficiente e un popolo codardo e conformista.
*{{NDR|Sui burattinai, i Grandi Vecchi, la Cia, i Servizi segreti}} Fregnacce: che gliene poteva importare alla Cia di fucilare gente come il buon Casalegno o quel galantuomo di Emilio Rossi, vent'anni fa direttore del Tg Uno, o quel bischero di Montanelli? La dietrologia era una divagazione di intellettuali perditempo. Il vero problema era ed è un altro: finché non ci decideremo a riconoscere la mancanza negli italiani di una coscienza nazionale e civile questo pericolo del terrorismo lo correremo sempre. E questa fabbrica di una coscienza nazionale e civile io non la vedo nascere.
*{{NDR|Sul dolore che il tempo non ha cancellato nei parenti delle vittime}} Anche noi italiani dobbiamo imparare a pagare gli inevitabili tributi dovuti alla Storia come hanno saputo fare tutti i Paesi occidentali. Il dolore resta, ma la piaga va ricucita. Una volta per tutte.
{{Int|''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1998/07/25/borghesia-vile-deludente.html Borghesia vile e deludente]''|''la Repubblica'', 25 luglio 1998, p. 8.}}
*È la solita bruciante delusione, questa nostra borghesia. Non cambia mai, è sempre la stessa: la più vile di tutto l'Occidente. Gente portata a correr dietro a chi alza la voce, a chi minaccia, al primo manganello che passa per la strada. Questo sono i nostri borghesi: tutti fascisti sotto il fascismo, poi tutti antifascisti fin dall'indomani. Quando il comunismo era forte e faceva paura, e io fondai ''il Giornale'', mi lasciarono solo e senza un soldo. Ai tempi del terrorismo, amoreggiavano con gli estremisti nella speranza che quelli – andati al potere – gli risparmiassero la villa e il portafoglio. E ora che il comunismo non c'è più, si scoprono tutti anticomunisti, questi sedicenti liberaloni.
*Il loro eroe è sempre chi brandisce il [[manganello]]. Ieri, il manganello vero. Oggi, quello catodico delle televisioni. Il liberalismo vero l'hanno sempre tradito, anzi non hanno mai saputo che cosa sia. Non vogliono le regole, detestano le leggi, vogliono avere le mani libere per fare quello che gli pare, in nome della loro cosiddetta «[[efficienza]]». Quando abbiamo fondato ''la Voce'' l'abbiamo toccato con mano: parlare di regole e di legalità a questa gente è peggio di un insulto, una bestemmia in chiesa.
*L'ho sempre detto che fu un errore, quattro anni fa, defenestrarlo. Bisognava lasciarlo lì ancora un bel po', così tutti avrebbero capito quanto vale, che razza di statista è... Magari adesso non saremmo in Europa, ma non avremmo così tante gente che si lascia ubriacare dalla sua propaganda, che prova nostalgia per lui.
*{{NDR|«E se un giorno si andasse a votare per il suo referendum, quello per abolire i reati del Cavaliere?»}} In quella forma, mi pare difficile che si arrivi, anche se in Italia non si sa mai. Comunque, se si votasse, credo che anche lì vincerebbe lui. Perché è quello che vuole questa nostra borghesia. Ormai è ufficiale: Berlusconi ce lo meritiamo.
{{Int|''[http://www.repubblica.it/online/politica/satiquattro/montanelli/montanelli.html L'Italia di Berlusconi è la peggiore mai vista]''|''la Repubblica'', 26 marzo 2001.}}
*Io voglio che vinca, faccio voti e faccio fioretti alla Madonna perché lui vinca, in modo che gli italiani vedano chi è questo signore. [[Silvio Berlusconi|Berlusconi]] è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, Berlusconi anche al Quirinale, Berlusconi dove vuole, Berlusconi al Vaticano. Soltanto dopo saremo immuni. L'immunità che si ottiene col vaccino.
*È strano: io non avevo mai preso parte alla campagna di demonizzazione: tutt'al più lo avevo definito un pagliaccio, un burattino. Però tutte queste storie su Berlusconi uomo della mafia mi lasciavano molto incerto. Adesso invece qualsiasi cosa è possibile: non per quello che succede a me, a me non succede nulla, non è che io rischi qualcosa, è chiaro. Quello che fa male è vedere questo berlusconismo in cui purtroppo è coinvolta l'Italia e anche tante persone perbene.
*La scoperta che c'è un'Italia berlusconiana mi colpisce molto: è la peggiore delle Italie che io ho mai visto, e dire che di Italie brutte nella mia lunga vita ne ho viste moltissime. L'Italia della [[marcia su Roma]], becera e violenta, animata però forse anche da belle speranze. L'Italia del 25 luglio, l'Italia dell'8 settembre, e anche l'Italia di piazzale Loreto, animata dalla voglia di vendetta. Però la volgarità, la bassezza di questa Italia qui non l'avevo vista né sentita mai. Il berlusconismo è veramente la feccia che risale il pozzo.
{{Int|''La Storia d'Italia di Indro Montanelli''|a cura di Mario Cervi, interviste di Alain Elkann, ''Cecchi Gori Editoria Elettronica Home Video'', 1999.}}
*Il silenzio mantenuto finora {{NDR|sui massacri delle foibe}}, o quasi silenzio, si spiega facilissimamente: tutta la storiografia italiana del dopoguerra era di sinistra, apparteneva all'intellighenzia di sinistra, la quale era completamente succuba del Partito Comunista. Quindi non si poteva parlare delle foibe, che non appartenevano al comunismo italiano, ma appartenevano certamente al comunismo slavo, di cui però il comunismo italiano era alleato e faceva gli interessi. Quindi di questo non si poteva parlare, e non si poteva parlare delle stragi del triangolo della morte, perché anche queste ricadevano sulla coscienza – ammesso che ce ne sia una – del Partito Comunista, il che sta a dimostrare quello che dicevo prima, cioè che la Resistenza non fu una resistenza, fu una guerra civile tra italiani che continuò anche dopo il 25 aprile. [...] {{NDR|Sull'eccidio dei conti Manzoni}} Andai come giornalista [...] per appurare com'era andata la strage dei conti Manzoni, dopo la fine della guerra. [...] Una famiglia di persone che col fascismo non aveva niente a che fare, ci aveva convissuto come tutti gli italiani. Bene, nessuno mi voleva parlare di questa faccenda. [...] Nessuno ne aveva parlato, né dei Carabinieri né della Polizia e tantomeno della magistratura, eppure lo sapevano. [...] C'era una complicità assoluta, una complicità dannata. [...] Se ne parla ora perché il Muro di Berlino è crollato, ma si ricordi che trent'anni fa, quando [[Renzo De Felice|De Felice]] annunziò di mettere allo studio il ventennio fascista per sapere com'era andata, fu proposta la sua estromissione dalla cattedra universitaria, solo perché metteva allo studio un ventennio di storia italiana che, bella o brutta, c'era stata. [...] Non era possibile inquadrare storicamente il fascismo: chi lo faceva, cercando di spiegare i perché della sua durata, ed anche i perché della sua catastrofe, veniva accusato di fascismo. (da ''Dalla Monarchia alla Repubblica'')
*È difficile sapere che cosa fu [[Palmiro Togliatti|Togliatti]], perché Togliatti non ha lasciato memoriali, non ha lasciato diario, che cosa pensasse Togliatti non lo sapeva nessuno, credo nemmeno la sua compagna Nilde Iotti. Si può dire che è stato un esecutore fedele degli ordini di [[Stalin]]. Lo è stato sempre, e per questo godeva la fiducia di Stalin. [...] Era un diplomatico per sé, soprattutto, perché é un uomo sopravvissuto a venticinque o trent'anni anni di Mosca, senza finire in galera, processato o contro il muro. Beh, questo è uno dei grandi personaggi. Sono pochi. {{NDR|«Non era uno statista, per esempio?»}} Non poteva essere uno statista perché i comunisti non hanno lo Stato nel sangue, i comunisti hanno il partito. Stalin non è mai stato Capo dello Stato, e nemmeno Capo del Governo, era capo del partito. Il potere nei regimi comunisti non sta né nello Stato né nel governo, sta nel partito. (da ''Dalla proclamazione della Repubblica al Trattato di pace'')
*Questa [[Costituzione della Repubblica italiana|Costituzione]] porta male gli anni da quando aveva un giorno, perché fu subito chiaro quali erano i suoi difetti. Del resto furono anche denunciati da uomini come, per esempio, [[Piero Calamandrei|Calamandrei]], come Mario Paggi. (da ''Dall'assemblea costituente alla vigilia delle elezioni del 1948'')
*I difetti furono soprattutto due. Il primo difetto fu di ripartizione dei lavori. La Costituente era formata da 600 membri eletti di passaggio. Voglio {{NDR|far}} notare che quella fu la prima elezione che si tenne in Italia – per la Costituente, non per il Parlamento – ma dove ci fu lo spiegamento dei partiti. Ogni partito portò i suoi candidati, cioè dei giuristi che facevano capo alla propria ideologia. Bene, in quella prima elezione il 35% dei voti andò ai democristiani, il 21% andò ai socialisti di [[Pietro Nenni|Nenni]], il 19% ai comunisti. Quindi in quel momento... non c'era ancora il Fronte ma in quel momento i socialisti facevano premio sui comunisti. Erano di poco, ma un po' più forti dei comunisti. [...] Questi 600 costituenti non potevano lavorare tutti insieme, era impossibile mandare avanti 600 persone a dibattere all'infinto le stesse cose, e allora i lavori furono devoluti a una commissione che si chiamò la ''Commissione dei Settantacinque'', perché erano 75 membri della Costituente che venivano incaricati per le loro competenze specifiche di redigere il testo. Ma anche 75 erano troppi, e allora anche i 75 si frazionarono in sotto-commissioni, ognuna delle quali lavorò per conto suo. Non ci fu un piano di insieme. {{NDR|«Quindi non fu un vero lavoro collettivo»}} Non fu un vero lavoro collettivo. Calamandrei lo disse subito: «Noi stiamo montando una macchina, che magari pezzo per pezzo sarà anche ben fatta, ma le cui giunture non coincidono con le giunture di altri pezzi». [...] Fu lasciata così perché nessuno volle rinunziare al proprio elaborato, e questo è tipico degli italiani. (da ''Dall'assemblea costituente alla vigilia delle elezioni del 1948'')
*Il secondo motivo che rese questa Costituzione veramente impalatabile e nociva per il regime che ne doveva nascere, fu che i nostri costituenti partirono dal punto di vista opposto a quello da cui sarebbero partiti i costituenti tedeschi quando la Germania fu libera di elaborare una sua Costituzione. Da che cosa partirono i costituenti tedeschi? Da questo ragionamento: il nazismo fu il frutto della Repubblica di Weimar. Cos'era la Repubblica di Weimar? Era l'impotenza del potere esecutivo, cioè del Governo. [...] La Germania rimase nel disordine, nel caos, nella Babele dei partiti che non riuscivano a trovare mai delle maggioranze stabili, quindi dei governi efficaci. Ecco perché Hitler vinse, perché il nazismo vinse. I costituenti nostri partirono dal presupposto contrario, cioè dissero: «Cos'era il fascismo? Il fascismo era il premio dato a un potere esecutivo che governava senza i partiti, senza controlli eccetera. Quindi noi dobbiamo esautorare completamente il potere esecutivo, {{NDR|negando}} la possibilità di dare ai governi una stabilità, eccetera». Per rifare che cosa? Weimar. Cioè, mentre i tedeschi partivano dalla negazione di Weimar, noi arrivavamo {{NDR|a Weimar}} senza dirlo. Nessuno lo disse, ma questo fu il risultato. [...] Non fu possibile nemmeno introdurre quella solita linea di sbarramento che invece fu introdotta in Germania, per cui i partiti che non raggiungevano non ricordo se il 5 o il 3%, non avevano diritto a una rappresentanza. No, tutti i partiti dovevano esserci e tutti avevano un potere di ricatto sulle maggioranze, che erano per forza di cose di coalizioni. (da ''Dall'assemblea costituente alla vigilia delle elezioni del 1948'')
*Gli italiani non imparano niente dalla Storia, anche perché non la sanno. {{NDR|«Forse non amano la Storia»}} Non la amano, non la leggono, non se ne interessano, ma questo anche le classi dirigenti: sono uguali, intendiamoci. {{NDR|«Lei auspica che venga rifatta questa Costituzione»}} Sì, ma che venga rifatta secondo criteri logici, non {{NDR|secondo}} criteri illogici. Tutte le volte che si diceva «Ma qui bisogna restituire un po' di autorità al potere esecutivo, bisogna mettere i governi in condizione di governare» si diceva: «Fascista! Fascista!». Con questo ricatto qui abbiamo fatto le più grosse scempiaggini che si potesse immaginare. (da ''Dall'assemblea costituente alla vigilia delle elezioni del 1948'')
*La fine di [[Alcide De Gasperi|De Gasperi]] è la fine di un'epoca: con lui finisce un'epoca e ne comincia un'altra non certamente migliore. [...] C'è una bella pagina della figlia di De Gasperi, Maria Romana, che ha scritto un bel libro sul padre. Un libro tutto vero in cui racconta anche i funerali su in Val Sugana: c'era naturalmente tutta la nomenclatura democristiana che accompagnava la bara. Oramai De Gasperi era morto, si poteva anche fingere il compianto, e a un certo momento un passante che era lì – uno che guardava, che non aveva niente a che fare con la politica, con la Democrazia Cristiana eccetera eccetera – si avvicinò al feretro e scansando questi turiferari della DC disse: «No, non è vostro! De Gasperi è nostro! Era un italiano!». E aveva ragione. De Gasperi era nostro, non un democristiano. (da ''Gli anni di Alcide De Gasperi'')
*{{NDR|[[Giovanni Gronchi]]}} Era un uomo molto abile, brillante parlatore, molto abile anche negli affari. Era molto più libertino di [[Carlo Sforza|Sforza]], quindi la Democrazia Cristiana [...] era cambiata, evidentemente, e Gronchi fu eletto per una faida interna della Democrazia Cristiana, perché [[Amintore Fanfani|Fanfani]] voleva [[Cesare Merzagora|Merzagora]]. Allora per fare dispetto a Fanfani, invece gli buttarono fra i piedi [[Giovanni Gronchi|Gronchi]], il quale seppe benissimo tessere la sua trama fra Sinistra, Destra eccetera e far diventare gronchiani anche quelli degli altri partiti. Dicendosi agli uni uomo di Destra e agli altri uomo di Sinistra, facendo insomma il giuoco personale di Gronchi, con cui entrò in Quirinale il vero grande corruttore della vita politica italiana. [...] Dopo l'onestissimo [[Luigi Einaudi|Einaudi]] viene Gronchi, che è l'indulgenza plenaria verso tutte le deviazioni e i deviazionisti d'Italia. (da ''La rivolta in Ungheria e l'elezione di Giovannni XXIII'')
*Questa storia dell'MSI è una delle grandi truffe della Prima Repubblica: nella Costituzione c'è un articolo che proibisce la rinascita di un partito fascista. Ecco. Ora, l'MSI era chiaramente un partito fascista. Non lo negava, anzi si faceva gloria del fatto di essere l'erede eccetera. Perché lo avevano messo, allora? Lo avevano messo perché questo partito fascista, che avrebbe dovuto essere escluso dalla vita politica, serviva a captare un certo numero di voti che, senza questo partito, sarebbero andati a dei partiti moderati di Centro e soprattutto, forse, alla Democrazia Cristiana. Quindi quale fu il gioco delle Sinistre, a cui la Democrazia Cristiana però si piegò e si rassegnò: è consentito di esistere all'MSI, però l'MSI quando è in Parlamento è escluso dal gioco parlamentare. Così si mettevano i voti dell'MSI in ''frigidaire'', e così non andavano alla Democrazia Cristiana e ai partiti {{NDR|di Centro}}. È una delle peggiori truffe che è stata inventata dalla classe politica che ci ha governato per cinquant'anni. (da ''I successori di De Gasperi e la politica italiana fino alla morte di Togliatti'')
*Io vorrei sapere quali furono le crescite... di civiltà che il [[Sessantotto]] pretende di averci lasciato. Io vedo tutt'altra cosa: io vidi nascere, dal Sessantotto, una bella torma di analfabeti che poi invasero la vita pubblica italiana, e anche quella privata, portando dovunque i segni della propria ignoranza. Io ho visto questo. Può darsi che sia affetto da sordità o da cecità ma io non ho visto altro, come frutti del Sessantotto. (da ''Il Sessantotto e la politica di Berlinguer'')
*{{NDR|La differenza tra il Sessantotto francese e quello italiano è}} La differenza che passa fra l'originale e il fac simile perché il Sessantotto nacque in [[Francia]] e in [[Italia]] fu un fatto di riporto, di imitazione. {{NDR|«Che vi fu in tutto il mondo, però, questo»}} Un po' in tutto il mondo ma particolarmente in Italia dove non nasce mai niente, è sempre qualcosa di imitato dagli altri. Bene o male, insomma, i francesi ebbero... anche una certa cultura del Sessantotto, ebbero [[Jean-Paul Sartre|Sartre]]. Oddio, Sartre rivisto con gli occhi di oggi naturalmente scende molto dal suo mitico piedestallo. [...] In Italia non ci fu neanche un Sartre. (da ''Il Sessantotto e la politica di Berlinguer'')
*Credo che su [[Pier Paolo Pasolini|Pasolini]] si sia preso un grosso abbaglio: Pasolini è passato per uno scrittore di sinistra perché aveva preso come sfondo dei suoi racconti – bellissimi del resto – il sottoproletariato delle borgate romane, i ragazzi di vita, insomma, la schiuma della società. Ma lo aveva fatto per dei gusti e dei motivi del tutto personali sui quali è inutile tornare a far commenti. Questo lo aveva fatto considerare come uno scrittore, un difensore del proletariato, ma non era una scelta politica quella che aveva fatto Pasolini. Non c'entrava niente, assolutamente nulla. Quindi quello che lui disse era assolutamente vero, cioè dire che nei tafferugli, dove spesso ci scappava il morto, tra quei dilettanti delle barricate che erano {{NDR|dei borghesi}}, i veri proletari erano i poliziotti, tutti figli di famiglie povere, eccetera eccetera. I dilettanti delle barricate erano tutti o quasi tutti figli di papà: aveva ragione Pasolini! Ma come no! E questo fu considerato un tradimento all'ideologia di sinistra. (da ''Il Sessantotto e la politica di Berlinguer'')
*Il primo fenomeno fu il Sessantotto, e il Sessantotto partorì poi il terrorismo, il brigatismo rosso eccetera eccetera. Su questo non ci son dubbi, insomma. Dirò di più: i più seri, e forse gli unici seri, furono quelli che poi diventarono dei terroristi e che quindi rischiarono la loro vita, almeno. Gli altri erano quello che diceva Pasolini, dei figli di papà. (da ''Il Sessantotto e la politica di Berlinguer'')
*{{NDR|La figura del Grande Vecchio}} È una di quelle fandonie, di quelle stupidaggini che piacciono tanto a noi italiani: l'idea di un Grande Vecchio che organizzasse tutte queste stragi, attentati eccetera eccetera. È un affare da Simenon di borgata insomma – no? Piaceva l'idea che ci fosse dietro tutta una strategia. Sennonché poi non si sapeva chi fosse il Grande Vecchio. {{NDR|«Aveva un volto questo grande vecchio?»}} Ne ha avuti molti: naturalmente [[Giulio Andreotti|Andreotti]] – quello non manca mai, quando si cerca un ''deus ex macchina'' di tutto ciò che di più criminale è avvenuto in questo Paese {{NDR|c'è}} Andreotti. {{NDR|«Però in quel momento non era tanto vecchio»}} In quel momento non era tanto vecchio, ma il Grande Vecchio non ha nulla di anagrafico, è il Grande Vecchio così – poi Gelli, poi Sindona. Ha avuto varie raffigurazioni che sono tutte di fantasia. (da ''Piazza Fontana e dintorni'')
*Se c'era un funzionario corretto, che veniva portato come esempio da tutti i suoi colleghi, era Calabresi. Per quale motivo si scatenò questa campagna contro di lui non lo so. È vero che aveva interrogato [[Giuseppe Pinelli|Pinelli]], ma gli interrogatori di Calabresi facevano testo per la loro correttezza. Sempre. [...] Non so per quale motivo, a un certo momento, la stampa s'incendiò e cominciò ad additare Calabresi come «il bruto», come «lo scherano del potere sopraffattore e assassino». Questo si lesse in vari giornali. Ora, il potere sopraffattore assassino in quel momento era rappresentato da [[Mariano Rumor|Rumor]] e da [[Emilio Colombo|Colombo]]: mi dica lei se hanno il viso dei sopraffattori assassini. Magari lo fossero stati un po', ma immaginiamoci. E questa campagna fu implacabile, assolutamente implacabile. (da ''Piazza Fontana e dintorni'')
*Come in tutti i processi italiani anche questi, che poi volevano arrivare all'identificazione dei responsabili e non ci arrivarono quasi mai, erano dominati dal cosiddetto «teorema»: si partiva dal presupposto... a un certo momento si mise di parlare degli anarchici – si smise quasi subito di parlare {{NDR|degli anarchici}} – e tutte le lampadine furono rivolte ai partiti e alle forze di Destra. Erano quelle le forze stragiste. [...] I nostri bravi giudici, salvo alcuni, partivano dal presupposto che {{NDR|i colpevoli}} certamente venivano di lì, venivano dalle Destre, dalle Destre più violente. Alle quali si attribuiva, sempre per «teorema», questa idea: creare una tensione nel Paese in modo da impaurire gli italiani e metterli alla scelta «o la libertà o l'ordine», perché insieme non potevano andare. Nella libertà era chiaro che non si poteva mantenere l'ordine, e loro dicevano: «Qualunque popolo messo a questa scelta sceglie l'ordine». Ecco. È un teorema. È un teorema che ha sempre cercato dimostrazione e non l'ha trovata mai. (da ''Piazza Fontana e dintorni'')
*[[Bettino Craxi|Craxi]] era un uomo di partito certamente molto accorto, era un uomo valido di governo perché sapeva decidere. Che cosa fosse lo Stato, da buon socialista, non lo sapeva. (da ''Il terrorismo fino al sequestro e all'uccisione di Aldo Moro'')
*Quelle lettere erano tutte farina del sacco di [[Aldo Moro|Moro]], e questa farina non è molto encomiabile perché, vede, tutti gli uomini hanno diritto ad avere paura. Tutti. Però quando un uomo sceglie la politica, e nella politica emerge a [[Statista|uomo di Stato]] – a uomo rappresentativo dello Stato – non perde il diritto a avere paura, ma perde il diritto a mostrarla. Questo sì. Questo è uno dei principi che dovrebbe essere affermato. L'incidente, tipo quello di Moro, fa parte del mestiere. Chi affronta quel mestiere deve sapere che può incorrere in quell'incidente e deve avere i nervi, e diciamo gli altri attributi, per resistere. Moro era lo Stato. Lo Stato si raccomandava, implorava, minacciava la classe politica che facesse di tutto, anche che si prostituisse, per salvargli la vita: eh, no. No. Moro era certamente un politico a modo suo, estremamente abile – era anche un galantuomo, credo – ma uomo di Stato non era nemmeno lui. [...] Anch'io mi sono posto questa domanda molto spesso: «Ma se Moro fosse tornato in politica dopo aver costretto lo Stato a prostituirsi, a inginocchiarsi di fronte ai terroristi, avrebbe potuto restarci?». Avrebbe potuto restare? Con che faccia? Vabbè che siamo in Italia. {{NDR|«Forse lo Stato sarebbe stato un altro perché i terroristi avrebbero vinto»}} Appunto. I terroristi avrebbero vinto. Quindi lui che cosa diventava, il braccio politico del terrorismo? Che cosa diventava? Come poteva ripresentarsi? Va bene, gli italiani hanno lo stomaco forte, inghiottono tutto – noi italiani abbiamo lo stomaco forte e inghiottiamo tutto – ma, insomma, di fronte a un uomo la cui vita, la cui sopravvivenza, aveva avuto quel prezzo per noi non credo che avrebbe potuto ripresentarsi all'opinione pubblica italiana. (da ''Il terrorismo fino al sequestro e all'uccisione di Aldo Moro'')
*Noi naturalmente abbiamo il dovere di ringraziare [[Michail Gorbačëv|Gorbačëv]] per quello che ha fatto, però se lei mi chiede se lo ha fatto bene o lo ha fatto male io debbo rispondere che lo ha fatto malissimo. Io non so se lui... che lui volesse salvare la Patria sovietica questo non lo metto in dubbio. Che lui volesse salvare il comunismo... io debbo risponderle di no, perché quello che lui ha fatto per affossare il comunismo lo ha fatto. (da ''Giovanni Paolo II e la fine dell'URSS'')
*Anche i cinesi si erano accorti che il sistema comunista era arrivato al capolinea, era fallito. Fallito perché non regge, assolutamente non regge. {{NDR|Il sistema comunista}} Aveva portato il Paese, e i Paesi che lo avevano adottato, al fallimento. Anche i cinesi si erano accorti di questo, però avevano capito che per trasformare un sistema oramai ancestralmente totalitario, statalizzato, che aveva tolto ogni libertà a tutti, che aveva disabituato tutti da ogni spirito di iniziativa e di impresa... per trasformare un'economia basata su questi principi fallimentari in un'economia capitalista basata sul libero mercato, sulla libera concorrenza eccetera, bisognava tenere in mano il potere politico per controllare questo passaggio. I cinesi lo fecero. Quando gli studenti di Pechino credettero di potergli {{NDR|al governo cinese}} prendere la mano scendendo in [[Protesta di piazza Tienanmen|piazza Tienanmen]] i cinesi non esitarono a mitragliarli e, per quanto un massacro non possa che essere esecrato, io dico questo: i cinesi erano obbligati a farlo. Se non lo facevano la Cina si dissolveva, ritornava quella di [[Chiang Kai-shek]]: ritornava quella dei signori della guerra, cioè il Paese si disfaceva. Il Paese che bene o male [[Mao Tse-tung]] aveva unificato e a cui aveva dato un'anima di Nazione si sarebbe disfatto. (da ''Giovanni Paolo II e la fine dell'URSS'')
*{{NDR|Su [[Licio Gelli]]}} L'avevo visto una volta e questo [...] rendeva ancora più grande la mia sorpresa. Io avevo un giornale, ''il Giornale'', che non aveva patroni, non aveva pubblicità, che quindi aveva delle grosse difficoltà di tirare avanti. La proprietà era divisa fra me e una trentina di altri redattori, e non avevamo niente in mano. Io non trovavo una banca che mi facesse un fido, non trovavo una società pubblicitaria che mi garantisse un minimo decente delle cose [...]. A un certo momento il capo del nostro ufficio romano, Trionfera – che era massone, ma non P2 – mi disse «Senti, vieni a Roma perché so che c'è un signore che sta diventando il padrone della stampa italiana». Dico «Come? Il padrone della stampa italiana?» «Sì, c'è un signore che, a quanto pare, ha assunto un potere straordinario nel mondo dell'editoria e forse lui può anche aiutarci». [...] Andai a Roma e allora {{NDR|Renzo Trionfera}} mi disse che lui aveva appuntamento con questo signor Gelli, di cui io sentivo il nome per la prima volta [...], però dovevamo andarci quasi di nascosto. [...] Andammo [...] e così vidi Gelli per la prima e unica volta. Gli esposi la situazione e lui mi disse: «Ma questi sono dettagli, queste sono piccolezze, non sono problemi gravi perché qui, oramai, bisogna procedere a ben altro. Bisogna chiamare a raccolta tutta questa stampa italiana che è litigiosa, che è settaria. Bisogna darle un indirizzo unico». Allora io lì lo fermai. Dissi: «Come fa a darle un indirizzo unico? La stampa segue criteri diversi, i giornalisti...». «Macché giornalisti – disse lui – qui ci vuole un padrone della stampa!». Dico «Ma non esiste un padrone della stampa, a meno che non rifacciamo il Minculpop fascista, allora c'era un padrone perché c'era un regime che faceva il padrone». {{NDR|Licio Gelli}} Dice «Basta comprare la proprietà dei giornali». Dissi «Ma scusi, ci sono degli editori che non vendono» [...] «Questione di prezzo». Il discorso andò avanti su questi binari, quando uscimmo io dissi a Trionfera: «Senti, ma questo qui è il più grosso farabolano con cui abbiamo avuto a che fare, uno che si immagina di comprare tutta la stampa e di ridurla ai suoi ordini, va be', o è un matto, o è un matto, oppure è proprio un piazzista, un fregnacciaro qualsiasi insomma». Questo fu l'unico incontro. [...] Uno che faceva questi discorsi naturalmente mi sembrava inutile continuare a frequentarlo. Di lì a poco venne fuori la lista degli iscritti alla P2 e venne fuori l'identificazione di Gelli col Grande Vecchio, col famoso Grande Vecchio. {{NDR|«Finalmente si era trovato»}} Finalmente si era trovato il Grande Vecchio autore di tutte le stragi, le cose..., {{NDR|«Il vero Grande Vecchio»}} il bieco Grande Vecchio. Naturalmente non credetti nemmeno a questo. (da ''Il caso Sindona e la P2'')
*Per istinto, e per come avevo visto e conosciuto [[Licio Gelli|Gelli]], io sono convinto che {{NDR|la [[P2|Loggia P2]]}} era una cricca di affaristi e basta. Era una cricca di affaristi condotta da un uomo che, evidentemente, come intrallazzatore doveva essere geniale. Era un pataccaro, indiscutibilmente era un pataccaro, ma che a tutto pensava fuorché a un ''golpe''. Non ci pensava nemmeno. Lui procurava affari e soprattutto fomentava carriere. Lui aveva capito qual è la struttura del potere in Italia, sempre, non soltanto allora, sempre: è una struttura mafiosa. Bisogna far parte di una cricca, di una conventicola in cui ognuno aiuta l'altro, e questo era la P2. [...] Ma che interesse poteva avere Gelli a rovesciare un sistema che gli consentiva di influire sino a quel punto? Quale interesse poteva avere? E poi, Gelli era un farabolano ma non doveva essere del tutto sprovveduto, doveva sapere che l'[[Italia]] non è terra da ''golpe''. Ma chi lo fa il ''golpe''? E anche se qualcuno lo fa, come fa a resistere? Che cos'ha dalla sua per fare il ''golpe''? Non ho mai creduto al golpismo di Gelli. (da ''Il caso Sindona e la P2'')
*Il caso Chiesa era un caso modestissimo. Fece da detonatore perché il momento era maturo per arrivare a ''Tangentopoli'', che era dovuto a una cosa molto più complessa che era questa: che ci fosse la corruzione in Italia si è sempre saputo, la classe dominante promanava questo puzzo di fogna che tutti sentivano, il famoso «turarsi il naso». Soltanto che fin quando l'alternativa di questa classe politica allora al potere era un Partito comunista, che era un fac-simile di quello sovietico, basato sui carri armati, sulla polizia segreta, sulle delazioni, sui processi, [...] finché c'era questo spettro noi non potevamo prenderci il lusso di mettere sotto processo e mandare in galera la classe politica dirigente allora. Fu quando, col Muro di Berlino, crollò questo incubo che i tempi furono maturi perché questo avvenisse. (da ''Tangentopoli'')
*Che {{NDR|la [[corruzione]]}} sia inestirpabile, di questo sono sicuro perché dura da 2000 anni. La corruzione non è soltanto nella politica: è nella società italiana! Noi italiani abbiamo sempre corrotto tutti! Tutti coloro che sono venuti in Italia a fare i padroni li abbiamo corrotti. [...] Noi dobbiamo metterci in testa che la lotta alla corruzione la si fa in un modo solo: cambiando gli italiani, non cambiando le classi politiche. Le classi politiche, anche quelle nuove, si corrompono. È inevitabile. (da ''Tangentopoli'')
*[[Silvio Berlusconi|Berlusconi]] ha un sacco di qualità. C'è da dire, ha una grande immaginazione, una grande fantasia; ha un coraggio leonino nel buttarsi nelle imprese; sa trascinare molto bene; è un comunicatore eccezionale, sa accendere i suoi seguaci di entusiasmi eccetera eccetera, mi ricordo che una volta gli dissi: «Io sono sicuro che se tu ti mettessi a fabbricare dei vasi da notte, faresti venire la voglia di fare pipì a tutta l'Italia». (da ''Verso il bipolarismo'')
*[[Silvio Berlusconi|Lui]] è un uomo d'attacco: se avesse fatto la carriera militare lui non sarebbe diventato né un [[Gerd von Rundstedt|Rundstedt]] né un [[Erich von Manstein|Manstein]], che furono i grandi strateghi tedeschi dell'ultima guerra. [...] Lui sarebbe diventato un [[Erwin Rommel|Rommel]] o un [[George Smith Patton|Patton]]. Cioè dire: è un generale di straccio e di rottura che, appunto, sullo slancio può compiere qualsiasi cosa. Se lo metti poi a difendere le posizioni conquistate con lo slancio, eh no, lì non ci sta. Come Rommel: Rommel finché poté attaccare in Libia e in Egitto attaccò. Quando dovette mettersi sulla difensiva chiese il rimpatrio. [...] Non sarebbe uomo di Curia e non è un uomo di pazienza, non è un uomo da guerra di posizione e di logoramento. (da ''Verso il bipolarismo'')
*Lui Arrivò a Palazzo Chigi credendo, e facendo credere, che uno Stato si poteva condurre con gli stessi criteri di un'azienda privata. Io su questo avevo avuto serie discussioni con lui – non litigi, non ho mai litigato con Berlusconi – gli avevo detto: «Guarda che lo Stato non è un'azienda privata». [...] Lui credeva di potersi comportare a Palazzo Chigi, e con la macchina dello Stato, come si comportava con la sua organizzazione, dove la gente frullava e, se non frullava, lui la cacciava via, com'è giusto che faccia un imprenditore. Ma lui non poteva applicare questi metodi e sistemi allo Stato. Quando si trovò di fronte alla muraglia grigia, sorda e ottusa della burocrazia italiana, che è la peggiore, ma anche la più resistente del mondo, lui rimase senz'armi: non poteva licenziare neanche un usciere. Nel gioco parlamentare lui naufraga perché non è abituato a queste cose. La politica – non dico che sia solo un mestiere – ma è anche un mestiere. Questo mestiere lui non lo aveva. (da ''Verso il bipolarismo'')
*Che gli italiani siano capaci di emanare leggi di riforma, ci credo senz'altro. L'Italia è la più grande produttrice di regole, ognuna delle quali è una riforma, è la riforma di un'altra regola. Gli stessi esperti pare che abbiano perso il conteggio delle leggi, dei regolamenti che vigono in Italia: c'è qualcuno che parla di 200.000, altri di 250.000. Ora, quando si pensa che la [[Germania]] ha in tutto 5.000 leggi, la [[Francia]] pare 7.000, l'[[Inghilterra]] nessuna, quasi nessuna – ha dei principi, così stabiliti. A cosa ha portato tutta questa proliferazione? A riempire gli scantinati dei nostri pubblici uffici, dove ci sono questi mucchi di legge che nessuno va nemmeno a consultare perché ognuna di queste leggi poi offre il modo di evaderle. Questa è la grande abilità dei legislatori italiani. I legislatori italiani sono quasi tutti degli avvocati. E gli avvocati a che cosa pensano? A ingarbugliare le leggi in modo da restarne loro i supremi e unici depositari. [...] Riforme: hai voglia se ne faremo, continuiamo a farne, è la nostra vocazione, questa. Quanto poi all'attuazione, allora è un altro discorso: le leggi in Italia non vengono osservate, anche perché sono formulate in modo che si possano non osservare. Ed è questo che spiega l'abbondanza, la prodigalità delle nostre classi politiche, delle nostre classi dirigenti, nello sfornarne di continuo. (da ''Dal Governo Dini all'Ulivo'')
*Un Paese che ignora il proprio Ieri, di cui non sa assolutamente nulla e non si cura di sapere nulla, non può avere un Domani. Io mi ricordo una definizione dell'Italia che mi dette in tempi lontanissimi un mio maestro e anche benefattore, che fu un grande giornalista, [[Ugo Ojetti]], il quale mi disse: «Ma tu non hai ancora capito che l'Italia è un Paese di contemporanei, senza antenati né posteri perché senza memoria». Io avevo 25-26 anni e la presi per una ''boutade'', per una battuta, un paradosso. Mi sono accorto che aveva assolutamente ragione. Questo è un Paese che {{NDR|«È un Paese che non ama la Storia»}} ha una storia straordinaria, {{NDR|«Ma non la ama»}} ma non la studia, non la sa. È un Paese assolutamente ignaro di se stesso. Se tu mi dici cosa sarà un domani per gli italiani, forse sarà un domani brillantissimo. Per gli italiani, non per l'Italia. Perché gli italiani sono i meglio qualificati a entrare in un calderone multinazionale perché non hanno resistenze nazionali. Intanto hanno dei mestieri in cui sono insuperabili. [...] Voglio dirlo senza intonazioni spregiative, nei mestieri servili noi siamo imbattibili, assolutamente imbattibili. Ma non lo siamo soltanto in quelli. L'individualità italiana si può benissimo affermare in tutti i campi, anche scientifici. Io sono sicuro che gli scienziati italiani, i medici italiani, gli specialisti italiani, i chimici, i fisici italiani quando avranno a disposizione dei gabinetti europei veramente attrezzati brilleranno. Gli italiani, l'Italia no. L'Italia non ci sarà, non c'è. Perché gli italiani che vanno in Germania diventeranno tedeschi. [...] Alla seconda generazione sono assimilati. Dovunque vadano, sono assimilati. {{NDR|«Ma questo è un difetto?»}} No... è un difetto... è un difetto ed è anche una virtù. È una qualità. Voglio dire: per l'Italia non vedo un futuro, per gli italiani ne vedo uno brillante. (da ''Dal Governo Dini all'Ulivo'')
==Citazioni tratte dai giornali==
===''Corriere della Sera''===
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*Gli eroi sono sempre immortali, agli occhi di chi in essi crede. E così crederanno, i ragazzi, che il «[[Grande Torino|Torino]]» non è morto: è soltanto «in trasferta». (7 maggio 1949)
*{{NDR|A proposito di [[Maratea]]}} Forse in Italia non c'è paesaggio e panorama più superbi. Immaginate decine e decine di chilometri di scogliera frastagliata di grotte, faraglioni, strapiombi e morbide spiagge davanti al più spettacoloso dei mari, ora spalancato e aperto, ora chiuso in rade piccole come darsene. (4 ottobre 1957)
*{{NDR|Su ''[[La dolce vita]]''}} Ma non c'è dubbio che qui ci si trova di fronte a qualcosa di eccezione (sic!) non perché rappresenti un meglio o un di più di ciò che finora si è fatto sullo schermo, ma perché ne va nettamente al di là, violando tutte le regole e convenzioni, a cominciare da quelle della durata, che supera le tre ore di spettacolo, per finire a quelle della trama, o meglio della non trama, perché non c'è. (''[http://cinquantamila.corriere.it/storyTellerArticolo.php?storyId=4d44ab344c050 Montanelli vede La Dolce Vita]'', 22 gennaio 1960)
*{{NDR|Su ''[[La dolce vita]]''}} Non siamo più nel cinematografo, qui. Siamo nel grande affresco. Fellini secondo me non vi tocca vette meno alte di quelle che Goya toccò in pittura, come potenza di requisitoria contro la sua e la nostra società. (''ibidem'')
*Il suo reportage non è una "patacca". Il poco – oh, molto poco! – che vi luce è proprio oro. E il molto che vi puzza è proprio fogna. Del resto, se così non fosse, il film sarebbe fallito come falliscono i reportages quando eludono la verità o non riescono a centrarla. Quindi, amici, vi prevengo se domani ''[[La dolce vita]]'' vi farà inorridire, non confutàtela dicendo: "Non è vero". Perché per esser vero, tutto ciò che qui è raccontato, lo è. D'altronde Fellini è ricorso al mezzo più spicciativo (e più diabolico) per dimostrarlo. (''ibidem'')
*Ma mi affretto subito ad aggiungere che ''[[La dolce vita]]'' non è una polemica a sfondo giustizialista, che appunta i suoi strali sulle cosiddette classi alte. Non convincerebbe, in questo caso, o convincerebbe meno. Gli altri ambienti, che si srotolano giù giù negli appunti di questo reporter d'eccezione, sono descritti con la identica spietatezza, convalidata dalla stessa tecnica di rappresentare ciascuno nei propri panni. Lasciatemi testimoniare in tutta onestà che raramente ho visto qualcosa di più vero di quel salotto intellettuale. Esso ha dato perfino a me, che non ne frequento nessuno, un senso profondo di mortificazione, un vago anelito a cambiar mestiere e a iscrivermi, fo' per dire, ai coltivatori diretti. (''ibidem'')
*Non è necessario essere socialisti per amare e stimare [[Sandro Pertini|Pertini]]. Qualunque cosa egli dica o faccia, odora di pulizia, di lealtà e di sincerità. (27 ottobre 1963)
*Che i [[Rifugiati palestinesi|profughi palestinesi]] siano delle povere vittime, non c'è dubbio. Ma lo sono degli Stati arabi, non d'[[Israele]]. Quanto ai loro diritti sulla casa dei padri, non ne hanno nessuno perché i loro padri erano dei senzatetto. Il tetto apparteneva solo a una piccola categoria di sceicchi, che se lo vendettero allegramente e di loro propria scelta. Oggi, ubriacato da una propaganda di stampo razzista e nazionalsocialista, lo sciagurato ''fedain'' scarica su Israele l'odio che dovrebbe rivolgere contro coloro che lo mandarono allo sbaraglio. E il suo pietoso caso, in un modo o nell'altro, bisognerà pure risolverlo. Ma non ci si venga a dire che i responsabili di questa sua miseranda condizione sono gli «usurpatori» ebrei. Questo è storicamente, politicamente e giuridicamente falso. (16 settembre 1972)
*[[Alexis de Tocqueville|Tocqueville]] diceva che «è nel sonno della pubblica coscienza che maturano le dittature». (da ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1996/gennaio/13/platea_resta_assente_co_0_9601133631.shtml La platea resta assente]'', 13 gennaio 1996, p. 1)
*Se si mettono a raffronto i due rivali come faccia, come presenza, come eloquio, come cordialità, insomma come simpatia umana, non c'è dubbio che Albertini ne ispira molto meno di Fumagalli, anzi diciamo la verità tutta intera: non ne ispira punta. Ed io, cittadino ed elettore milanese, proprio di questo sentivo il bisogno: di un sindaco antipatico, di faccia arcigna e poco invogliante alla pacca sulla spalla, al confidenziale «tu» e al pappecciccia coi sottoposti, e poco, anzi punto disponibile a quelle benevolenze, condiscendenze e indulgenze che rappresentano le supposte di glicerina di tutte le corruzioni. [...] Con Albertini ho parlato una sola volta. Ma mi è bastata per capire che, per rendersi antipatico, non ha bisogno di fare sforzi. Basta che si mostri com'è e come spero che rimanga: una specie di Molotov di Palazzo Marino, chiuso nei suoi caparbi ''niet'', diffidente, scostante e culdipietra. Che abbia una compagna fermamente decisa a non partecipare alla vita pubblica del compagno, anche questo ci va bene. [...] Si ricordi, signor Sindaco, che noi abbiamo votato per lei, non per questi papponi. (da ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1997/maggio/13/tradito_Ulivo_co_0_9705136733.shtml Sì, ho tradito l'Ulivo]'', 13 maggio 1997, p. 1)
*Non vorremmo, dopo averne deplorato il brutto vezzo, contribuire alle polemiche nel momento in cui bisogna invece accantonarle per fare compatto fronte per il salvataggio del salvabile. Ma basta con le «regole» che servono soltanto a rendere impenetrabili le responsabilità dei disastri quando i disastri si possono ricondurre a delle responsabilità umane (come non accade, per esempio, nei terremoti). Ma quando verrà l'ora della ricostruzione, ricordiamoci che l'[[urbanistica]] e il paesaggio italiani hanno bisogno non di altre, ma di meno «regole». E, più che di cemento, di dinamite. (da ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1998/maggio/09/licenze_facili_leggi_oscure_co_0_9805099009.shtml Le licenze facili e le leggi oscure]'', 9 maggio 1998, p. 1)
*Qualche dichiarazione meno infuocata contro la Giustizia di regime, come il [[Silvio Berlusconi|Cavaliere]] si ostina a definirla, avrebbe meglio aiutato la politica italiana a rimuovere il macigno che la paralizza, e che è lui, Berlusconi. (da ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1998/luglio/14/RESTO_SIA_SILENZIO_co_0_9807143775.shtml E il resto sia silenzio]'', 14 luglio 1998, p. 1)
*L'Italia sarà anche, come dicono i nostri tromboni universitari, «la culla del diritto». Ma è anche il sepolcro di una giustizia che, per decidere se un imputato è innocente o colpevole, aspetta il suo certificato di morte che la esenta dal dirlo. Il secondo problema è il reclutamento e la selezione [[magistratura|del personale]]. Come in tutte le altre pubbliche attività, anche nella giustizia c'è un dieci per cento di autentici eroi pronti a sacrificarle carriera e vita, ma senza voce in un coro di «gaglioffi» che c'è da ringraziare Dio quando sono mossi soltanto da smania di protagonismo. (da ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1998/agosto/24/CARDINALE_MAGISTRATO_co_0_9808244892.shtml Il Cardinale e il Magistrato]'', 24 agosto 1998, p. 1)
*Tutto si è risolto in un colpo solo, non si sa con precisione quando e come combinato, che ha tagliato la strada alla bagarre prima che cominciasse. E che, per quanto mi riguarda, mi ha liberato dall'incubo che turbava i miei inquieti sonni, e in cui mi vedevo in fuga da un mostro senza volto, ma che m'incalzava con la logorrea del presidente uscente, aggravata dall'accento irpino di Mancino e dalle corde vocali della signora Jervolino. [...] Siamo sicuri che il popolo, chiamato a pronunciarsi fra un [[Carlo Azeglio Ciampi|Ciampi]] e – faccio per dire – un [[Antonio Di Pietro|Di Pietro]], si sarebbe pronunciato per Ciampi? È una domanda che non aspetta risposta, ma che mi permetto di proporre ai lettori. Gran bella parola «il Popolo». E riconosciamogli pure l'attributo, che gli spetta, di «Sovrano». Ma insomma, meditate gente, meditate. (da ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1999/maggio/14/QUASI_NON_CREDO_co_0_9905146643.shtml Quasi non ci credo]'', 14 maggio 1999, p. 1)
*Tutti coloro che hanno svolto pubbliche funzioni in Sicilia sono rimasti e sono tuttora in qualche modo «collusi» con la mafia. Lo furono quotidianamente, e per secoli, il governo e la polizia borbonica. Lo fu [[Giuseppe Garibaldi|Garibaldi]] che in essa trovò, dopo lo sbarco, la sua prima alleata. Lo furono i governi nazionali sia di destra che di sinistra. Lo fu [[Giovanni Giolitti|Giolitti]] che pure non scese mai, a ch'io sappia, a sud di Napoli. Lo fu il presidente della vittoria, [[Vittorio Emanuele Orlando|Orlando]], che quando tornava a Palermo, la prima visita che rendeva non era al prefetto né all'arcivescovo, ma al capomafia. Tentò di non esserlo Mori che aveva licenza di uccidere garantita da un regime totalitario, e ci rimise il posto. Lo sono stati tutti i politiconi e politicastri della Prima Repubblica. Anche il cautissimo [[Giulio Andreotti|Andreotti]]? Può darsi, attraverso i suoi proconsoli ''in loco''. Ma il Tribunale deve aver capito che l'imputato non era lui. Era il costume morale e politico della nostra vita pubblica, sul quale un Tribunale non ha, né può né deve avere competenza. [...] E il problema, secondo me, è questo: che fin quando noi italiani crederemo di salvarci dalla peste mandando sul rogo una strega o un untore, dalla peste non ci libereremo mai. (da ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1999/ottobre/24/TRIBUNALE_DELLA_STORIA_co_0_991024441.shtml Il tribunale della storia]'', 24 ottobre 1999, p. 1)
*Ci dicano chiaro e tondo perché hanno smembrato il Ros, e hanno ridimensionato l'attività di Sco e Gico. Non ci raccontino che hanno voluto mettere al riparo il capitano Ultimo e i suoi uomini dalle possibili vendette della malavita. E soprattutto non vengano a ripeterci che il ''modus operandi'' dei servizi segreti, per impedirne le «deviazioni», dev'essere «trasparente». Questa, che un segreto possa essere trasparente, è un'idea da primato della cretineria. E, se non della cretineria, lo è della retorica virtuista o della menzogna truffaldina. (da ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1999/novembre/02/PROCURATORE_BATTA_PUGNO_co_0_9911021451.shtml Procuratore batta il pugno]'', 2 novembre 1999, p. 1)
*Era la prima volta che il partito socialista italiano aveva trovato un uomo {{NDR|Bettino Craxi}}, se non di Stato, almeno di governo, che lo aveva liberato dalla subalternanza al Pci, e condotto su posizioni democratiche, europeistiche e atlantiche. Lo avrà anche fatto con metodi alquanto spicciativi e disinvolti, più da padrino che da ''leader''. Ma mi chiedo se avrebbe potuto usarne di diversi per avere ragione dei vecchi tromboni del massimalismo populista e piazzaiolo con le loro clientele incrostate da decenni. E mi chiedo anche quanto contribuirono alla sua crocefissione i rancori e le acredini che si era lasciato dietro. Ma nella difesa si perse, e non per mancanza, ma forse per eccesso di coraggio. (da ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2000/gennaio/20/STATISTA_LATITANTE_co_0_0001201104.shtml Lo statista latitante]'', 20 gennaio 2000, p. 1)
*Anche noi siamo convinti che il Paese ha il diritto di conoscere la verità (che non riguarda soltanto quella di Piazza Fontana). Ma non ci riusciamo. Anche perché se la pista rimane, come sembra accertato, quella del terrorismo nero, non sappiamo quali nomi l'accusa potrà tirar fuori dal suo cappello. I tre maggiori indiziati sono già stati assolti con sentenza passata in giudicato che non consente di richiamarli sul banco degli imputati. Gli altri di cui si fa il nome non sarebbero che comparse, la più importante delle quali, Delfo Zorzi, risiede a Tokio con passaporto giapponese che lo mette al riparo da ogni pericolo di estradizione. Vale la pena ricominciare? L'''ouverture'' dei dibattimenti non è stata incoraggiante. Il proscenio era occupato da Capanna, Valpreda, [[Dario Fo]] e altri reduci sessantottini, cui si era aggiunto anche Sergio Cusani, l'intangentato convertitosi (lo diciamo senza nessuna ironia) al missionarismo. [...] Invano i portaparola della parte lesa, cioè dei familiari delle vittime, si sono dichiarati estranei e contrari a ogni tentativo di politicizzare il processo. Una parola. Non ci riescono nemmeno [[Jovanotti]] e [[Teo Teocoli|Teocoli]] con le loro filastrocche dal palcoscenico di Sanremo. Figuriamoci se potranno riuscirci i registi di questo processo ''rouge et noir'', se mai ve ne furono. [...] Ecco a cosa servono i processi come questo: non a cercare la verità, ma a fornire argomenti al ''rouge'' o al ''noir''. (da ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2000/febbraio/26/QUELLA_VERITA_CHE_CERCHIAMO_co_0_0002264627.shtml Quella verità che cerchiamo]'', 26 febbraio 2000, p. 1)
*Cosa c'entri la giustizia italiana in fatti e misfatti capitati trent'anni fa in un Paese {{NDR|l'[[Argentina]]}} di cui la metà della popolazione è di origine italiana, non riusciamo a capire. Ma ci pareva impossibile che l'iniziativa del giudice spagnolo Garzon per trascinare l'ex dittatore cileno [[Augusto Pinochet|Pinochet]] sul banco degli accusati di un tribunale madrileno non trovasse imitatori in un Paese di scimmie come il nostro. Grazie ad essa, il nome e il volto di Garzon sono noti in tutto il mondo. Ed è probabile che tra poco lo siano anche quelli del pubblico ministero Caporale. Vi pare poco in un'era dell'effimero come quella in cui stiamo vivendo, e che vede l'infittirsi di processi ai defunti, su cui le nuove leve della [[storiografia]] vorrebbero riscrivere il passato? (da ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2000/aprile/03/QUEI_PROCESSI_CARO_ESTINTO_co_0_0004033275.shtml Quei processi al caro estinto]'', 3 aprile 2000, p. 1)
*Dobbiamo avere la modestia di riconoscere che noi, come venditori, non leghiamo nemmeno le scarpe a un piazzista che se un giorno si mettesse a produrre vasi da notte, farebbe scappare la voglia di urinare a tutta l'Italia. (da ''[https://web.archive.org/web/20130619122825/http://archiviostorico.corriere.it/2001/febbraio/15/PREDICATORI_COMPARSE_co_0_0102158858.shtml I predicatori e le comparse]'', 15 febbraio 2001, p. 1)
*Non sono mai venuto meno all'impegno, preso non con il Cavaliere, ma con me stesso, di non associarmi mai alla sua demonizzazione. Ma non posso sottacere ai lettori i pericoli che si nascondono sotto questa sua allergia alla verità, questa sua voluttuaria e voluttuosa propensione alle menzogne, la naturalezza con cui riesce a pronunziarle. (da ''Io e il cavaliere qualche anno fa'', 25 marzo 2001, p. 1)
*Berlusconi, cui nulla riesce tanto bene quanto la parte di vittima e perseguitato. «[[Chiagne e fotte]]» dicono a Napoli dei tipi come lui. E si prepara a farlo per cinque anni di seguito. (da ''Io e il cavaliere qualche anno fa'', 25 marzo 2001, p. 1)
====''La stanza di Montanelli – rubrica''====
{{cronologico}}
*{{NDR|[[Vittorio Sgarbi]]}} È un volgare calunniatore, che non disonora se stesso, ma anche il suo committente e padrone (tutti sappiamo chi è) che si serve di un simile scherano. (8 novembre 1995)
*I [[Riformismo|riformatori]] italiani, quando si tratta di riformare ciò che non ha bisogno di essere riformato, sono instancabili. L'attività dell'Ucas, Ufficio complicazioni affari semplici, come ricordava un altro lettore esasperato, è frenetica. ([https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1995/dicembre/13/Ufficio_complicazioni_affari_semplici_co_0_9512139920.shtml 13 dicembre 1995])
*Io credo che il miglior omaggio che si può rendere a [[Aldo Moro|Moro]] sia quello di archiviare l'episodio che ne segnò la fine e dal quale, diciamo la verità, la sua immagine esce tutt'altro che bene. Quando sento dire che, oltre a quelle conosciute, ci sono anche altre lettere di Moro, prego Iddio che non vengano trovate. So già cosa contengono, e preferisco non leggerlo. (21 dicembre 1995)
*È assolutamente impossibile istillare negli [[zingari]] il concetto di proprietà e quindi educarli al lavoro come mezzo per conquistarsela. Ma temo che sia altrettanto impossibile far capire tutto questo ai nostri pietisti, religiosi e laici, che farneticano di «integrarli». ([https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1995/dicembre/30/Viaggiai_sul_carrozzone_degli_zingari_co_0_95123012229.shtml 30 dicembre 1995])
*A me, invece, [[Beppe Grillo|Grillo]] piace. Lo considero il più efficace comico in circolazione. Anzi: «comico» non è la parola giusta. Grillo non è un comico, non è un moralista, non è un predicatore: è tutte queste cose insieme. Nel panorama dello spettacolo italiano, dove abbonda il bollito misto, è un'eccezione ambulante (e urlante). Lei ha ragione quando dice che Grillo esagera. Non soltanto esagera; provoca anche, e insulta, e offende. Ma tutte le categorie di giudizio, con un tipo così, risultano inadeguate. Grillo appartiene ad una specie animale particolare, formata da un solo esemplare: lui. O lo strozziamo o lo applaudiamo. Io, appena posso, lo applaudo. Perché i suoi eccessi, a differenza di quelli di [[Vittorio Sgarbi|Sgarbi]], odorano di bucato. ([https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1996/gennaio/11/Beppe_Grillo_incubo_esilarante_co_0_9601114281.shtml 11 gennaio 1996])
*Una delle eterne regole italiane: nel settore pubblico, tutto è difficile; la buona volontà è sgradita; la correttezza, sospetta. Per questo, le persone capaci continueranno a tenersi a distanza di sicurezza dalla «cosa pubblica», lasciando il posto ai furbastri (magari bravi) e alle mezze cartucce (magari oneste). Così, purtroppo, vanno le cose in questo bizzarro paese. ([https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1996/gennaio/26/Impegno_politico_caduta_delle_illusioni_co_0_9601261298.shtml 26 gennaio 1996])
*In una società libera il compito dei media non è «edificare la morale»; è informare, denunciare, stimolare, far riflettere, occasionalmente divertire. (28 gennaio 1996)
*L'unico incoraggiamento che posso dare ai giovani, e che regolarmente gli do, è questo: «Battetevi sempre per le cose in cui credete. Perderete, come le ho perse io, tutte le battaglie. Una sola potete vincerne: quella che s'ingaggia ogni mattina, quando ci si fa la barba, davanti allo [[specchio]]. Se vi ci potete guardare senza arrossire, contentatevi». (20 febbraio 1996)
*[[Daniele Vimercati|Vimercati]] è un leghista antemarcia. Lo era anche quando lavorava con me al Giornale. Ma è soprattutto un signor giornalista, che conosce perfettamente la linea di demarcazione fra l'opinione personale e il dovere professionale, e non c'è interesse né calcolo di opportunità che possa indurlo a varcarla. Per questo godeva di tutta la mia fiducia, né mai ho avuto occasione di pentirmi di avergliela concessa. (2 marzo 1996)
*Non so se il Pci sia sotterraneamente sceso a trattative con le Br per convincerle a secondare questo piano. So soltanto che le Br, le quali invece la rivoluzione la volevano sul serio, lo rifiutarono, e fu proprio per farlo naufragare che rapirono e poi uccisero colui che doveva esserne lo strumento. [...] Fu il risoluto e quasi furibondo (oltre che sacrosanto) no dei comunisti che fece naufragare il tentativo {{NDR|Trattativa Stato-BR durante il sequestro [[Aldo Moro|Moro]]}}, che invece in seno alla Dc aveva parecchi sostenitori, anche se non osavano dirlo apertamente. Di qui le accuse e le insinuazioni contro i suoi compagni di partito, lanciate da Moro in quelle famose lettere, che avrebbe fatto meglio a non scrivere perché indegne di un vero uomo di Stato, anzi di un uomo tout court, e che ancor oggi forniscono materia al sospetto di una congiura fra democristiani – con l'aiuto dei soliti servizi segreti «deviati» – per sbarazzarsi di lui. Vero nulla. Forse nella Dc le forze «trattativiste», praticamente disposte alla resa alle Br, avrebbero vinto, se non ne fossero state impedite dalla risolutezza del Pci, che di un brigatismo assurto ad interlocutore dello Stato non voleva sentir parlare e di un Moro salvato al prezzo di una simile capitolazione non avrebbe più saputo che farsi. (26 marzo 1996)
*No, è stata la persecuzione che ha costretto gli ebrei, per resisterle, a tendere ed affinare tutte le loro risorse intellettuali. Ecco il segreto dei loro primati. In tutto. E talvolta anche nella cretineria. (3 aprile 1996)
*L'[[Allargamento della NATO|allargamento della Nato]] è una cosa maledettamente seria, e decisamente complessa. Parlarne prima delle elezioni presidenziali russe vuol dire buttare benzina sul fuoco; non parlarne oggi significa, forse, non parlarne più. [...] Innanzitutto, dobbiamo renderci conto che la Nato è un'organizzazione basata sul consenso: se si estende verso Oriente [...], la compattezza dell'alleanza rischia di incrinarsi. Ancor più delicata è una seconda questione. Governi e opinione pubblica occidentali devono capire le implicazioni della loro decisione. In seguito all'allargamento, i nuovi membri orientali della Nato (che siano solo Repubblica Ceca e Ungheria; o anche Polonia e Paesi Baltici) diventano nostri alleati, a tutti gli effetti. Questo vuol dire che, se venissero attaccati, dovremmo correre a difenderli. Domanda: siamo disposti a morire per Varsavia e Tallin? Se la risposta è «sì», allarghiamo pure la Nato. Se la risposta è «ma, forse...» – e in Italia sarebbe sicuramente «ma, forse...» – è meglio che lasciamo perdere. In quella parte del mondo hanno già sofferto abbastanza. Non è il caso che ci mettiamo anche noi. ([https://web.archive.org/web/20151025020316/http://archiviostorico.corriere.it/1996/aprile/20/Allargamento_della_Nato_Lasciamo_perdere_co_0_960420535.shtml 20 aprile 1996])
*Io non mi considero affatto ateo e non capisco come si possa esserlo. ([https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1996/maggio/23/dove_comincia_grande_mistero_Dio_co_0_9605235872.shtml 23 maggio 1996])
*{{NDR|Riferito alla [[crisi di Sigonella]]}} Ho sempre considerato il rilascio di Abu Abbas un gesto semplicemente criminale o almeno di complicità col crimine. ([https://web.archive.org/web/20151107235857/http://archiviostorico.corriere.it/1996/luglio/07/Caro_Ottiero_Ottieri_diamoci_del_co_0_9607072658.shtml 7 luglio 1996])
*Quanto scrivi {{NDR|riferito a una lettrice}} sull'insegnamento della Storia nelle nostre scuole è sacrosantamente vero. I testi su cui ve la fanno studiare sono o reticenti o faziosi, ma più spesso l'una cosa e l'altra, e soprattutto scritti coi piedi. (4 settembre 1996)
*Da Prodi non mi aspettavo niente: e bastava guardarlo in faccia e sentirlo parlare per capirlo. Dal Polo temevo molto: e non tanto per la faccia di Berlusconi, quanto per quelle di tanti suoi luogotenenti a cui non avrei affidato non dico la cassaforte, ma nemmeno un salvadanaio. [...] Prodi non è certamente un leader da cui ci si possano aspettare decisioni geniali e risolute, ma non è nemmeno un ladro o un avventuriero da cui si possano temere colpi di testa ed altri azzardi. Il governo di cui si trova alla testa è una delle solite armatucce Brancaleone che da cinquant'anni si alternano nella gestione di questo Paese. Ma lei [...] crede sul serio che il Polo, con tutti i cespugli che lo infiorano, ci avrebbe offerto qualcosa di più compatto ed efficiente? ([https://web.archive.org/web/20151023043728/http://archiviostorico.corriere.it/1996/ottobre/17/Governo_solita_armatuccia_Brancaleone_co_0_9610171072.shtml 17 ottobre 1996])
*No, caro N***, non mi basta che il Pool abbia perseguito e persegua una buona Causa. Doveva farlo anche con buoni mezzi e criteri. E il caso Di Pietro basta a dimostrare che questo non è sempre avvenuto. (24 ottobre 1996)
*È dalla piazza e dai cosiddetti «bagni di folla» che nascono i dittatori e vengono consacrati i fanatismi più orrendi, fra cui il più orrendo di tutti: il razzismo. ([https://www.fondazionemontanelli.it/sito/pagina.php?IDarticolo=432 24 novembre 1996])
*Io non ho titoli culturali che mi qualifichino a lezioni su una tematica come quella del [[calvinismo]]. Ma credo di averne afferrato l'essenziale: la concezione della Ricchezza come segno della Grazia, di cui quindi non si è proprietari, ma amministratori per conto del Signore col compito di moltiplicarla per il bene di tutti. (21 dicembre 1996)
*Di commissioni d'inchiesta il nostro parlamento ne ha partorite a dozzine. Me ne citi una sola che abbia raggiunto dei risultati, anche semplicemente conoscitivi. Per un Parlamento come il nostro (e mi trattengo a fatica dal qualificarlo) anche la ricerca della verità è materia di lottizzazione. ([https://web.archive.org/web/20151118213258/http://archiviostorico.corriere.it/1996/dicembre/23/Ormai_non_resta_che_amnistia_co_0_96122312669.shtml 23 dicembre 1996])
*Quando ebbi, fra i tanti, un processo non con un magistrato, ma con un politico del rango di De Mita che avevo coinvolto nella mala amministrazione dei fondi stanziati per l'Irpinia dopo il [[Terremoto dell'Irpinia del 1980|terremoto]], non trovai, in tutta quella vasta regione, una toga che venisse a testimoniare in mio favore. L'unico che mi difese fu colui che avrebbe dovuto accusarmi: il pubblico ministero del tribunale di Monza, Mariconda: non sul merito delle mie accuse, ch'egli non aveva elementi per valutare, ma sul diritto che mi riconosceva di lanciarle. Anche l'uso dei cinquanta–sessantamila miliardi stanziati per l'Irpinia rimase un porto delle nebbie. ([https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1997/gennaio/12/Magistratura_porti_delle_nebbie_co_0_9701123652.shtml 12 gennaio 1997])
*La sola parola «ingegneria genetica» mi mette i brividi. (14 marzo 1997)
*Io non mi sono mai [[Impiccagione|impiccato]]. Ma a Norimberga assistetti a diciassette impiccagioni, compresa quella di un cadavere, il cadavere di Göring che si era suicidato il giorno prima. Be', mi resi conto [...] che ficcare la testa nel nodo scorsoio di una corda non è un esercizio da mezzetacche o quacquaracquà. (15 maggio 1997)
*{{NDR|Gladio}} Era stato istituito in quasi tutti i Paesi che facevano parte della Nato, e per volontà della Nato, consapevole che i suoi soci europei non avrebbero potuto resistere all'attacco di una Potenza superarmata qual era l'[[Unione Sovietica]]: avrebbero dovuto aspettare, per la riscossa, l'intervento dell'[[Stati Uniti d'America|America]]. Lo dimostra il fatto che quando questo piano fu rivelato, nessun altro Paese trovò nulla da ridirne. Solo noi italiani – i soliti romanzieri imbecilli e peggio che imbecilli – ne facemmo materia di scandalo e pretesto di «gialli» che tuttora trovano credito, come la sua lettera dimostra. Anch'io mi sento scandalizzato, e un poco offeso. Ma solo dal fatto che nessuno mi abbia sollecitato l'adesione al [[Organizzazione Gladio|Gladio]]: l'avrei data con entusiasmo. ([https://web.archive.org/web/20150623163829/http://archiviostorico.corriere.it/1997/giugno/07/Avrei_dato_con_entusiasmo_adesione_co_0_97060710388.shtml 7 giugno 1997])
*A fare l'Italia alcuni pochi italiani ci sono, senza e contro i più, riusciti. A fare gl'italiani, l'Italia, in centocinquant'anni, non c'è riuscita; anzi non ci s'è nemmeno provata. (19 giugno 1997).
*Il vero cacciatore ama gli animali a cui dà la caccia, forse anche perché li considera complici di questo gioco in cui ritrova la sua origine esistenziale. Non spara, per esempio, sul bersaglio fermo: lo considera sleale. (9 luglio 1997)
*Al matrimonio misto, che dell'integrazione razziale è la condizione genetica, sono i neri, molto più dei bianchi, che si rifiutano. Non è quindi colpa degl'italiani, o almeno non tutta questa colpa è degl'italiani, se anche da noi l'integrazione con gl'immigrati africani incontra degli ostacoli. Quella con gli oriundi dei Paesi europei non ne incontra nessuno, salvo quelli che frappone la burocrazia, la quale ne pone tanti anche a noi, e anzi campa solo di questo. Non ho mai sentito un francese, o un inglese, o un tedesco, o un bulgaro o un ukraino lamentarsi di una apartheid italiana. Ci sono anche da noi, purtroppo, delle manifestazioni di razzismo. Ma queste sono dovunque, e in Italia meno violente che altrove. L'Italia è un Paese che va a catafascio. Ma non buttiamogli addosso anche delle croci che non merita. Quelle che merita bastano, e ne avanza. (24 agosto 1997)
*Io sono un italiano, fra i pochi rimasti che nei confronti dell'Italia s'ispirano all'adagio inglese: «Che abbia ragione o torto, sto col mio Paese». Anch'io sto col mio paese quando ha torto, ma senza pretendere che il suo torto sia considerato ragione. (23 settembre 1997)
*Sono e rimango convinto che fin quando noi italiani ci affideremo soltanto alla Legge – o, come ora usa chiamarla, alle «regole» –, rimarremo quello che siamo, coi vizi che abbiamo, fra cui quello di accatastare regole su regole al solo scopo di metterle in contraddizione l'una con l'altra per poterle meglio evadere. (16 ottobre 1997)
*Le confesso che il suo piglio perentorio e inquisitorio mi disturba alquanto, anche perché mi lascia capire che lei parte da convinzioni così granitiche da rendere vano ogni tentativo d'insinuarvi almeno un dubbio. [...] Forse farebbe meglio ad astenersi a dare lezioni di liberalismo a me che sono stato, in tutto il giornalismo italiano, l'unico a difenderlo negli anni Settanta e Ottanta, quando difenderlo era difficile e poteva anche costar caro. Non me ne faccio un vanto perché, quando alla fine ha vinto, ho visto di che liberalismo si trattava, ed è per questo che ho votato Ulivo. ([https://web.archive.org/web/20151105212200/http://archiviostorico.corriere.it/1997/ottobre/23/Quando_fantasia_non_basta_co_0_9710232248.shtml 23 ottobre 1997])
*È importante tutto questo? No. Non lo è per me né per lei, che sappiamo cosa è accaduto. E non lo è per i leghisti doc, secondo cui qualunque cosa propone il capo è Vangelo. Se Bossi decide di andare in Bicamerale, applaudono. Se decide di abbandonare la Bicamerale, esultano. Se va con Berlusconi, assentono. Se lascia Berlusconi, approvano. E se un giorno si sveglia e cambia i confini della Padania, accettano i nuovi confini. Tempo fa, rispondendo a un lettore, scrissi che «i leghisti sono pronti a inneggiare anche all'annessione della Yakuzia, e non solo perché non sanno dove sta». Arrivarono molte lettere indispettite. Ma nessuna contro l'annessione della Yakuzia. (29 ottobre 1997)
*Se sono – come sono – uno di quegli uomini di Destra che ultimamente hanno votato, sia pure controvoglia, per la Sinistra (annacquata) dell'Ulivo, è perché da questa, che non è mai stata la mia bandiera, non mi sento tradito. Essa sta facendo ciò che prometteva di fare, ma lo fa con molta moderazione, e con una squadra di uomini che magari non saranno (meno qualcuno, come per esempio Ciampi) di serie A, ma da cui non temo, e credo che nessuna persona ragionevole possa temere, l'instaurazione di un regime. (10 dicembre 1997)
*E lo specchio non vi giudica dai successi che avrete ottenuto nella corsa al denaro, al potere, agli onori; ma soltanto dalla Causa che avrete servito. Tenendo bene a mente il motto degli ''hidalgos'' spagnoli: «La sconfitta è il blasone delle anime nobili». (31 dicembre 1997)
*Che cosa io pensi dell'onorevole Previti mi pare di averlo detto in termini talmente espliciti da apparire – a più d'uno – brutali: un personaggio che solo a guardarlo in faccia verrebbe voglia di applicargli le manette ai polsi prima ancora di sapere chi è e cosa ha fatto. (31 gennaio 1998)
*Infine, c'è quello che io considero il vero, grande vantaggio dell'euro: una volta dentro, non potremo tornare all'allegra finanza pubblica d'un tempo. ([https://web.archive.org/web/20151203232056/http://archiviostorico.corriere.it/1998/febbraio/20/Che_cosa_succedera_quando_avremo_co_0_9802206445.shtml 20 febbraio 1998])
*Tutti hanno diritto di credere nel miracolo, quando non c'è altro a cui aggrapparsi. La scienza no: se lo ricordi anche il Papa. (23 febbraio 1998)
*I conti col passato, si capisce, bisogna farli. Ma a un certo punto bisogna chiuderli. Perché nella Storia non ce n'è mai stato uno che, protratto all'infinito, non ne abbia innescato un altro. (10 marzo 1998)
*Perché, caro B***? Perché la vocazione a dividerci sempre e su tutto per il nostro «particulare», come lo chiamava Guicciardini, noi italiani ce la portiamo nel sangue, e non c'è legge che possa estirparla. (18 aprile 1998)
*Vero che nei ricordi sui quali vengo sollecitato, il nome di [[Cesco Tomaselli|Tomaselli]] ricorre meno frequentemente di quelli di Longanesi, di Buzzati, di Piovene, di Barzini ecc. Ma ciò dipende solo dal fatto che costoro appartenevano alla mia leva, e in comune con loro avevo avuto tante esperienze, perfino la stanza di lavoro. Tomaselli, quando io entrai al ''Corriere'', apparteneva già alla sua vecchia guardia, e come notorietà ne aveva raggiunto il tetto proprio grazie alle sue corrispondenze sull'impresa del dirigibile «Italia» di Umberto Nobile, di cui fu dal principio alla fine lo scrupoloso cronista. A salvargli la vita dalla catastrofe fu soltanto la sorte, contro cui egli imprecò considerandola avversa. Per l'ultima tappa, quella che avrebbe dovuto sorvolare il Polo, dei due giornalisti aggregati a quella spedizione — Tomaselli per il ''Corriere'', e Ugo Lago per il ''Popolo d'Italia'' di Mussolini —, c'era posto, sulla navicella, per uno solo. Lago e Tomaselli se lo giocarono a testa o croce. Con gran dispetto di Tomaselli, che non smise mai di considerarsene tradito, vinse e partì Lago, che non tornò più: quando l'aeromobile precipitò sul pack, lui rimase aggrappato insieme ad altri compagni al cordame dell'involucro col quale scomparve nel deserto bianco. Ma tutte le volte che se ne parlava, Tomaselli seguitava ad inveire contro la scalogna che lo aveva escluso da quel drammatico finale, come se gli avesse tolto la fortuna di descriverlo. Questo era Tomaselli, l'inviato speciale che nel suo mestiere di giornalista portava lo stesso spirito che aveva fatto di lui, nella Prima Guerra Mondiale, un superdecorato ufficiale di artiglieria alpina e gli ispirava una concezione quasi religiosa del «servizio». Non era un «brillante» né come scrittore né come parlatore. Ma di tutto quello che diceva, sia con la bocca che con la penna, si poteva stare sicuri che di inesatto o di inventato non c'era nemmeno una virgola. [...] Se raramente mi capita di parlare di lui, è perché l'ho conosciuto e frequentato sul declino della sua intemerata e ineccepibile carriera di testimone, e perché lui, nel raccontarla, non l'animava mai di aneddoti o di battute come, per esempio, il suo coetaneo Monelli. Ma se ai giovani che si avviano (poveretti!) a questo mestiere dovessi indicare un modello di dignità, serietà, dedizione e correttezza professionale non avrei dubbi sulla scelta: Cesco Tomaselli. ([https://web.archive.org/web/20151009153047/http://archiviostorico.corriere.it/1998/maggio/07/Cesco_Tomaselli_inviato_speciale_Polo_co_0_9805078688.shtml 7 maggio 1998])
*Che un giudice spagnolo in vena di protagonismo abbia chiesto all'[[Inghilterra]] la consegna di un ospite straniero andato a Londra in forma privatissima per ragioni di salute, non mi stupisce: un [[Antonio Di Pietro|Di Pietro]] può nascere dovunque. Ma che l'Inghilterra si proponga di consentire, non mi stupisce. Mi sbalordisce, come ha sbalordito e indignato la signora Thatcher che aveva ospitato in casa il Generale. Ma ancora di più mi sbalordirebbe che la Giustizia spagnola, cioè di un Paese che non solo ha accettato per quarant'anni il potere di un Generale, ma gli ha consentito (per sua fortuna) di disporne anche dopo morto, portasse davanti a una Corte di Giustizia quello cileno. Per non parlare delle conseguenze che tutto questo potrebbe provocare in [[Cile]] dove, nel caso che il governo Frei si mostrasse esitante e accomodante, le Forze Armate potrebbero riprendere il potere per rompere i rapporti diplomatici con [[Spagna]] e Inghilterra e dimostrare al mondo che i processi alla Norimberga hanno fatto il loro tempo. Se a qualcuno il Generale cileno Pinochet deve rendere conto del suo operato, è soltanto al Cile e ai suoi tribunali. E se io fossi un cileno che ha votato Frei (come certamente avrei fatto se fossi stato un cileno), in questa occasione mi schiererei con le Forze Armate. Con tanti saluti a tutto il sinistrume italiano passato, presente e futuro. (24 ottobre 1998)
*Che gli [[Stati Uniti d'America|Usa]] siano in tutto il mondo odiati dagli uomini come lei {{NDR|riferito a un lettore}}, è verosimile, e quindi più che credibile. Un po' meno credibile è che gli uomini di tutto il mondo siano e la pensino come lei. Comunque, il giorno in cui quel Paese venisse chiamato (ma da chi?) sul banco degl'imputati come il nemico dell'umanità, io chiederò di essere ascoltato come testimone. Per dire alla Corte dei Vecchio di turno che io, uomo qualunque, mi considero graziato tre volte da questo grande nemico dell'umanità. La prima fu quando mi strappò al pericolo di diventare – per bene che mi fosse andata – l'attendente di un colonnello tedesco. La seconda fu quando mi sottrasse a quello di finire i miei giorni in un kolkos siberiano. La terza fu quando, invece di rimettermi la parcella di questi favori, mi aiutò a rifarmi la casa senza contestarmi il diritto di invitarvi anche coloro che pensano (si fa per dire) e parlano (o meglio sbraitano) come lei. ([https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1999/aprile/10/Fermare_genocidio_Kosovo_co_0_9904103314.shtml 10 aprile 1999])
*Tradotto in politica, non c'è nulla di più intollerante e fazioso, e quindi di meno pacifico, del [[pacifismo]] in generale, e di quello italiano in particolare. È un pacifismo a fasi alterne, e che si sveglia soprattutto, anzi quasi esclusivamente, quando a fare la guerra sono gli americani. Furioso e devastatore imperversò, non soltanto in Europa, ma nella stessa America, al tempo del Vietnam: al punto che quando [[Richard Nixon|Nixon]] venne in visita in Italia (quell'Italia che poteva fare ciò che voleva grazie agli americani) dovettero mandarlo a prendere a Fiumicino con un elicottero e trasportarlo via aria in Quirinale perché via terra avrebbe rischiato la pelle. Ma questo stesso pacifismo rimase impassibile quando i carri armati sovietici schiacciarono l'Ungheria (e a Montecitorio risuonò il grido: «Viva l'[[Armata Rossa]]!»), e poco dopo la Cecoslovacchia e da ultimo l'Afghanistan. Sono sempre gli stessi, i pacifisti italiani. Con una bandiera in mano come quella della pace (chi può infatti invocare la guerra?), si sentono invulnerabili. Ma la sventolano solo per il povero Milosevic; il genocidio del Kosovo li lascia del tutto indifferenti. (5 maggio 1999)
*Non sempre condivido le opinioni di [[Giovanni Sartori|Sartori]]. Qualche volta, anzi spesso, abbiamo litigato, anche perché a lui litigare piace moltissimo: da buon toscano, è nella polemica che lui, e forse anch'io, diamo il meglio di noi. E anche sull'articolo del 25 maggio non siamo in tutto e per tutto d'accordo. Lo siamo nel respingere la qualifica di «pacifista», che entrambi lasciamo in esclusiva alle «anime belle» che, sventolando la bandiera della [[pace]], sperano di raccogliere intorno a essa tutti gl'ipocriti e gl'imbecilli che, sommati insieme, costituiscono certamente la stragrande maggioranza degl'italiani. (29 maggio 1999)
*Lo Stato di [[Platone]], quello che lui chiamava la polis, e che poi era Atene, aveva, al tempo di Platone, cioè nel momento del suo massimo splendore, ventimila abitanti, di cui solo cinquemila avevano diritto al voto. E veda un po' come quei civilissimi cittadini lo usarono nelle assemblee dell'Acropoli: mettendo sotto processo [[Pericle]] e [[Aspasia di Mileto|Aspasia]], condannando a morte [[Socrate]] e provocando la guerra del Peloponneso, che fu la rovina non solo di Atene, ma di tutta la Grecia e della sua civiltà. Ora se il sistema della «democrazia diretta» o, come lei la chiama, «partecipatoria», non funzionò nemmeno in una polis di ventimila abitanti, s'immagini un po' cosa diventerebbe nei formicai umani cui si sono ridotte le polis attuali, e non soltanto quelle italiane. [...] Lei ha tutte le ragioni del mondo a dire che l'attuale sistema di democrazia «rappresentativa» o «delegata» ha dei vizi gravissimi e spesso provoca disastri, compresa quella americana, che pure è una di quelle che meglio funzionano. Ma, mi creda, quella «diretta» o «di piazza» è ancora molto più pericolosa perché continuamente a rischio di cadere in balia di qualche ciarlatano che sappia soltanto vendere bene la sua merce. Certo, quella indiretta esige, da parte del cittadino, una partecipazione che in Italia manca. Ma non è certo coi referendum che si può sostituirla. Almeno questo mi ha insegnato l'esperienza. (22 agosto 1999)
*Quello di [[Francisco Franco|Franco]], se proprio vogliamo chiamarlo regime, fu un regime di polizia, di una polizia molto più dura di quella fascista, ma un totalitarismo no. Ecco perché, quando sentì avvicinarsi il momento della fine, Franco poté liquidare il franchismo con relativa facilità: perché di totalitario non aveva altro che le galere. Però bisogna anche riconoscere che questo soldataccio squallido e ottuso (sul piano umano era repellente), il ritorno al regime democratico seppe compierlo da maestro, facendosi consegnare dal pretendente al trono, Don Juan, ch'egli considerava (non a torto) poco affidabile, il figlio Juan Carlos per prepararlo – operazione riuscitissima – ai suoi compiti di Re, e mettendogli accanto un uomo di primissimo ordine come Suarez. ([https://web.archive.org/web/20130331034046/http://archiviostorico.corriere.it/1999/ottobre/24/differenza_fra_regimi_totalitari_dittature_co_0_991024459.shtml 24 ottobre 1999])
*La servitù, in molti casi, non è una violenza dei padroni, ma una tentazione dei servi. (2 gennaio 2000)
*Non conosco Haider, e quindi nemmeno i fondamenti della sua ideologia, ammesso che ne abbia una. A occhio e croce, più che un nazista, mi sembra un qualunquista che interpreta, o cerca d'interpretare i sentimenti e i risentimenti di una pubblica opinione di livello bossiano, scontenta di tante cose, e a cui l'Austria attuale va stretta. [...] Non so se anche Haider – ripeto: non lo conosco – sia un omuncolo. Ma penso che l'Europa, ponendo il veto a un suo eventuale governo, costringerà gli austriaci ad affidargliene l'incarico, come avvenne per Waldheim. Io al pericolo di un rigurgito nazista non ci credo. Come ho letto in un articolo (mi pare di Enzo Bettiza, ma potrei sbagliarmi) penso che Jorg Haider somigli più a un Poujade che a un Le Pen, cioè più a una miscela di [[Umberto Bossi|Bossi]] e di Giannini che a un [[Pino Rauti]]. Ciò che mi allarma è l'incapacità dell'Europa a riflettere sulle sue proprie esperienze a trarne qualche insegnamento. Questo, sì, mi fa paura. (3 febbraio 2000)
*Li conosco e riconosco, quei regimi {{NDR|di dittatura e di censura}}. Ne avverto il passo anche di lontano, e convengo che in Italia il pericolo di vederne arrivare qualcuno c'è. Ma sa quando si realizzerà? L'anno venturo, dopo la vittoria – che io do per certa – del Polo alle Politiche. Vedrà. La prima cosa che farà Berlusconi, come la fece nel '94, sarà di spazzare via l'attuale dirigenza Rai per omologarne le tre Reti a quelle sue. (26 febbraio 2000)
*Quando s'accendono i [[Morte sul rogo|roghi]], mettiti dalla parte della strega, anche a costo di bruciare con lei. ([https://www.corriere.it/solferino/montanelli/00-05-31/02.spm 31 maggio 2000])
*Per antica convinzione, dovrei scegliere il candidato repubblicano. Ma questo [[Al Gore]] ha dalla sua almeno tre fattori. È giovane, ma pieno di esperienza [...]. Ha alimentato, come numero due dell'amministrazione democratica, un boom economico che, sebbene innescato dal padre del rivale ([[George H. W. Bush|Bush senior]]), dura ormai da dieci anni. E sa di politica estera. [...] Egoisticamente, dobbiamo dire: con Al Gore le incognite sono nulle. E di prevedibilità questo mondo complicato, forse, ha bisogno. Anche perché l'alternativa non mi sembra strepitosa. Posso sbagliarmi [...], ma [[George W. Bush|Bush junior]] non mi pare né un Eisenhower né un Reagan. ([https://web.archive.org/web/20151102121729/http://archiviostorico.corriere.it/2000/giugno/05/Chi_sceglierei_fra_George_Bush_co_0_0006056706.shtml 5 giugno 2000])
*Una Giustizia che per istruire un processo impiega sei o sette anni e poi non riesce a chiuderlo con una sentenza che non si presti a rimetterlo, con qualche marchingegno, in gioco, è un meccanismo di cui bisogna assolutamente rivedere e rifare gl'ingranaggi: «Giustizia ritardata – dice [[Montesquieu]] – è Giustizia negata». ([http://www.corriere.it/solferino/montanelli/00-06-07/01.spm 7 giugno 2000])
*Il [[revisionismo]] è la materia prima della [[storiografia]] che, senza di esso, sarebbe una disciplina morta. ([http://www.corriere.it/solferino/montanelli/00-06-16/01.spm 16 giugno 2000])
*Il mio giudizio su [[Baltasar Garzón|Garzón]] resta quello di prima, solo un po' rinforzato: un garzoncello smanioso soltanto di leggere il proprio nome sulle prime pagine di tutti i giornali e di vedere la propria effigie sugli schermi televisivi di tutto il mondo: il che rafforza la mia ipotesi che si tratti di un italiano nato per sbaglio in Spagna. ([http://www.corriere.it/solferino/montanelli/00-06-30/01.spm 30 giugno 2000])
*La pena di morte americana esiste e resiste in America perché fu un elemento base e costitutivo della sua nascita e sviluppo. Dei famosi 102 «Padri Pellegrini» che per primi sbarcarono dal «Mayflower» in quel Continente non per saccheggiare le ricchezze come facevano spagnoli e portoghesi in Messico e nell'America del Sud, ma per costruirvi una società nuova e libera, circa i due terzi erano avanzi di galera che fuggivano la Giustizia e le prigioni dell'Europa, e un terzo erano uomini che cercavano la libertà, e soprattutto quella religiosa. I primi avevano in tasca la pistola, i secondi la Bibbia, ma nella sua versione calvinista quella del taglione, basata sulla concezione di un Dio giustiziere che esige la morte di chi senza giusto motivo la dà. ([https://web.archive.org/web/20151026010115/http://archiviostorico.corriere.it/2000/luglio/09/Smettiamola_criticare_giustizia_americana_co_0_0007094101.shtml 9 luglio 2000])
*A Rimini, cioè in casa propria (ma anche nostra, almeno per il momento), questi signorini {{NDR|di [[Comunione e Liberazione]]}} non hanno fatto altro che fischiare tutto ciò che è italiano, acclamare al nuovo beato [[Pio IX]], il Papa-Re che pretendeva di impedire il processo di unificazione nazionale, ed esaltare come i veri eroi del risorgimento i Borboni e i briganti del Cardinale Ruffo. A lei, tutto questo va bene? A me, dà il vomito. ([http://www.corriere.it/solferino/montanelli/00-09-13/02.spm 13 settembre 2000]).
*Il mio parere è rimasto quello che espressi sul mio ''Giornale'' l'indomani del fattaccio {{NDR|l'[[agguato di via Fani]]}}. «Se lo Stato, piegandosi al ricatto, tratta con la violenza che ha già lasciato sul selciato i cinque cadaveri della scorta, in tal modo riconoscendo il crimine come suo legittimo interlocutore, non ha più ragione, come Stato, di esistere». Questa fu la posizione che prendemmo sin dal primo giorno e che per fortuna trovò in Parlamento due patroni risoluti (il Pci di [[Enrico Berlinguer|Berlinguer]] e il Pri di [[Ugo La Malfa|La Malfa]]) e uno riluttante fra lacrime e singhiozzi (la Dc del moroteo [[Benigno Zaccagnini|Zaccagnini]]). Fu questa la «trama» che condusse al tentennante «no» dello Stato, alla conseguente morte di Moro, ma poco dopo anche alla resa delle Brigate rosse. Delle chiacchiere e sospetti che vi sono stati ricamati intorno, e che ogni tanto tuttora affiorano, non è stato mai portato uno straccio di prova, e sono soltanto il frutto del mammismo piagnone di questo popolo imbelle, incapace perfino di concepire che uno Stato possa reagire, a chi ne offende la legge, da Stato. ([http://www.corriere.it/solferino/montanelli/00-09-22/03.spm 22 settembre 2000])
*La Serbia ha perduto la guerra e ha vinto la pace: ora deve voltar pagina. Sarà la storia – un giudice non imparziale, ma efficace – a decidere cos'è stato giusto e cos'è stato sbagliato. Tuttavia, una ritorsione serba verso l'Occidente avverrà. E ci troverà disarmati. Sa di cosa parlo? Delle rivendicazioni sul Kosovo, che è amministrato dalla Nazioni Unite ma è ancora Jugoslavia (lo dice la risoluzione dell'Onu). I serbi chiederanno di tornare a controllarne le frontiere, per esempio. E dire no a un Kostunica buono è più difficile che dire sì a un Milosevic cattivo. Gli albanesi del Kosovo, sono certo, lo hanno già capito. ([http://www.corriere.it/solferino/montanelli/00-10-08/01.spm 8 ottobre 2000])
*È un dimenticato, [[Ugo Ojetti|Ojetti]], come in questo Paese lo sono quasi tutti coloro che valgono. Se io dirigessi una scuola di giornalismo, renderei obbligatori per i miei allievi i testi di tre Maestri: [[Luigi Barzini (1908-1984)|Barzini]], per il grande reportage; [[Benito Mussolini|Mussolini]] (non trasalire!), quello dell'''Avanti!'' e del primo ''Popolo d'Italia'', per l'editoriale politico; e Ojetti, per il ritratto e l'articolo di arte e di cultura. ([http://www.corriere.it/solferino/montanelli/00-11-13/01.spm 13 novembre 2000])
*In Italia fu il potere temporale a soffocare negl'italiani la voce della coscienza e a spegnere in loro ogni senso di responsabilità. Ma fu la Controriforma a fornire al prete le armi per accaparrarsi l'una e l'altra: il Sant'Uffizio, le scomuniche e, nei casi estremi, il patibolo. Con questo risultato: l'aborto del «cittadino» e la trasformazione di quello che avrebbe dovuto e potuto diventare un «popolo» in un gregge (come con inconsapevole spudoratezza i preti lo chiamano), e in un gregge di pecore indisciplinate che credono di affermare il loro ribelle individualismo non rispettando il semaforo rosso. ([http://www.corriere.it/solferino/montanelli/00-11-20/01.spm 20 novembre 2000])
*{{NDR|Su [[Slobodan Milošević]]}} Oltre che un despota, lo ritengo anche un satrapo della razza dei [[Nicolae Ceaușescu|Ceausescu]], avido non solo di potere, ma anche di denaro, e credo che la sorte che si merita sia un bel plotone di esecuzione. Purché composto da serbi, al comando di un serbo, e in esecuzione di una sentenza emessa da un tribunale serbo e motivata non tanto da generici crimini contro l'umanità, che sono sempre – salvo casi di monumenti all'orrore come l'[[Olocausto]] – oggetto di discussione e dissensi; ma dal più grande e imperdonabile delitto di cui Milosevic si è macchiato nei confronti non soltanto dei serbi: la distruzione della Nazione Jugoslava, che la Monarchia serba aveva fondato dopo la prima guerra mondiale; che il croato [[Josip Broz Tito|Tito]] aveva difeso coi denti e restaurato dopo la seconda, dando alla Balcania un esempio e un puntello di stabilità; e che Milosevic e il suo compare croato [[Franjo Tuđman|Tudjman]] distrussero per poter restare ciascuno padrone in casa sua; e sulle cui macerie si scatenarono tutte le violenze (Bosnia, [[Kosovo]]) che hanno insanguinato e continuano a insanguinare quel povero Paese. ([http://www.corriere.it/solferino/montanelli/01-04-29/01.spm 29 aprile 2001])
*Questo mondo materialista, edonista ed esibizionista non entusiasma neanche me; e, visto che mi legge, dovrebbe saperlo. Ma vorrei conoscere il sistema che voi avete in mente, e non avete il coraggio, o la capacità, di proporre. Un mondo francescano? Bello: ma guardatevi intorno, e ditemi se vedete un saio. Un comunismo riveduto e corretto? Farebbe la fine dell'altro, anche se non riuscirà a ripeterne i disastri. Mi creda, G.: l'unico sistema sociale ed economico oggi accettabile, in Occidente, è quello basato sul mercato: un capitalismo controllato e temperato, per intenderci. È auspicabile che sia anche corretto: e questo non sempre accade, è vero. Il guaio è che il capitalismo è fatto dai capitalisti – e quelli, devo ammettere, sono spesso difficili da digerire. Non cerchi di confondermi le idee, quindi. Non ci riuscirà. Probabilmente ho tre volte i suoi anni, e ho visto dove conducono queste generiche tirate contro «le multinazionali»: prima o poi, qualcuno deporrà la spranga e prenderà la pistola. Dimenticavo: io firmo le mie opinioni, lei tira il sasso e nasconde la mano. Tutti coraggiosi così, voi ragazzi di Seattle? ([http://www.corriere.it/solferino/montanelli/01-06-09/01.spm 9 giugno 2001])
*Non erano, le mie, parole di circostanza. Erano – e rimangono – quelle di un conservatore abbastanza spassionato e nutrito di Storia da capire che non c'è, per la conservazione di ciò che va conservato, nemico più mortale dei conservatori che vogliono conservare tutto; e che un sistema capitalistico senza un correttivo socialista diventa una jungla che conduce pari pari a [[Karl Marx|Carlo Marx]]. Di qui il mio amore per uno dei personaggi meno amabili, sul piano umano, della nostra Storia, [[Giovanni Giolitti|Giolitti]], che sempre cercò l'accordo con [[Filippo Turati|Turati]], a cui il cretinume massimalista – che nel vostro partito ha sempre dominato – lo impedì. Il vedervi – sbriciolati in gruppi, gruppetti e gruppuscoli – annaspare nell'attuale centro-sinistra in cui nessuno riesce a recitare la parte di se stesso, fa male al cuore di un vecchio autentico liberal-conservatore come me. Cosa aspettate, caro Tamburrano, a ridarci il socialismo, ma che sia quello e quello solo: ''il'' socialismo di Turati e di Massarenti? [...] Credo che come forza politica siate abbastanza mal messi. Ma in compenso avete in mano una grande bandiera che prima o poi un esercito la ritroverà. Arrivederci, al primo settembre, cari lettori. ([http://www.corriere.it/solferino/montanelli/01-07-04/01.spm?refresh_ce-cp 4 luglio 2001])
===''il Giornale''===
<!--ordine cronologico-->
*Chi sarà il nostro lettore noi non lo sappiamo perché non siamo un giornale di parte, e tanto meno di partito, e nemmeno di classi o di ceti. In compenso, sappiamo benissimo chi non lo sarà. Non lo sarà chi dal giornale vuole soltanto la «sensazione» [...] Non lo sarà chi crede che un gol di Riva sia più importante di una crisi di governo. E infine non lo sarà chi concepisce il giornale come una fonte inesauribile di scandali fine a se stessi. Di scandali purtroppo la vita del nostro Paese è gremita, e noi non mancheremo di denunciarli con quella franchezza di cui crediamo che i nostri nomi bastino a fornire garanzia. Ma non lo faremo per metterci al rimorchio di quella insensata e cupa frenesia di dissoluzione in cui si sfoga un certo qualunquismo, non importa se di destra o di sinistra. [...] Vogliamo creare, o ricreare un certo costume giornalistico di serietà e di rigore. E soprattutto aspiriamo al grande onore di venire riconosciuti come il volto e la voce di quell'Italia laboriosa e produttiva che non è soltanto Milano e la Lombardia, ma che in Milano e nella Lombardia ha la sua roccaforte e la sua guida. [...] A questo lettore non abbiamo «messaggi» da lanciare. Una cosa sola vogliamo dirgli: questo giornale non ha padroni perché nemmeno noi lo siamo. Tu solo, lettore, puoi esserlo, se lo vuoi. Noi te l'offriamo. (25 giugno 1974)
*Checché ne dicano gli agiografi della Resistenza, la guerra l'abbiamo persa, e c'è un conto da pagare. Che l'Italia lo saldi a spese dei suoi figli minori – i Dalmati e gli Istriani – è un ghigno del destino. Ma in compenso può considerarsi miracolata. Quando si pensa a cosa ha pagato la sua sconfitta la Germania, amputata d'intere province e dimezzata in due nazioni diverse e ostili, e quando si pensa a cosa ha pagato l'Inghilterra, precipitata dalla condizione di massimo impero mondiale a quella di piccola isola alla periferia d'Europa; non possiamo lamentarci del trattamento che gli alleati ci fecero. (30 settembre 1975)
*Siamo stati accusati di aver fatto, nei confronti dei comunisti, il processo alle intenzioni. Non vediamo su cos'altro avremmo dovuto giudicarli, visto che sono sempre rimasti all'opposizione, ed è di lì che ancora si affannano a dire che cosa si propongono di fare se andassero al potere, anzi quando andranno al potere (perché ormai lo danno per scontato). E cosa sono, queste, se non intenzioni? (19 giugno 1976)
*Che cerchino di eliminarmi perché sono un avversario, questo lo posso anche capire; ma perché – a quanto mi riferiscono – hanno detto che io sono un servo delle [[Multinazionale|multinazionali]], allora questo sta a dimostrare la confusione di idee di questi poveretti che, evidentemente, non sanno cosa sono le multinazionali. (3 giugno 1977)
*I giuochi sono fatti. E sono fatti non soltanto per [[Aldo Moro|Moro]], cui va tutta la nostra più fraterna e rispettiva pietà. Sono fatti anche per una politica da ''belle époque'', che la distruzione – fisica o morale – di Moro chiude e conclude. La Storia sta riprendendo i suoi connotati di tragedia, e costringe coloro che la fanno, o ambiscono o s'illudono di farla, ad adeguarsi al repertorio. Stiamo entrando in una di quelle «età di ferro» in cui il potere si paga, o si può pagarlo col ferro. Nessuno è obbligato a sfidare questo rischio. Chi lo fa, sappia che oggi è toccato a Moro, domani può toccare a lui. Solo se si rende conto di questo e lo accetta, la classe politica troverà la forza di archiviare il caso Moro. Ed è tempo che lo faccia. (7 maggio 1978)
*Quattr'anni e mezzo orsono, quando questo giornale nacque, un «ragazzo del '68» (con tante scuse a quelli veri, del '99), [[Mario Capanna]], oggi gerarchetto regionale (che belle carriere, questi rivoluzionari!), dichiarò che, come nemici del «pubblico» e del «sociale» e come assertori del «privato», e quindi della reazione, noi saremmo diventati il più bel museo della città, dove babbi e mamme avrebbero potuto condurre in gita ricreativa i loro figlioletti per mostrargli, dal vivo, com'erano buffi i loro nonni e bisnonni: noi. Bene. Se il vento seguita a soffiare come soffia, saremo noi che di qui a un po' condurremo i nostri figlioletti dal signor Capanna per mostrargli com'erano buffi i loro nonni e bisnonni di dieci anni fa. Ma non lo faremo. Lo spettacolo di questi ragazzi-prodigio abortiti, di questi barricadieri con pancia e cellulite che credevano di camminare con la Storia, e invece camminavano solo con la moda, non ha nulla di edificante. (16 gennaio 1979)
*In una sua memorabile inchiesta un giornalista d'incrollabile fede sinistrorsa, ma di esemplare onestà, [[Giampaolo Pansa]], mise benissimo in luce questo contrasto fra i due atteggiamenti e mentalità, che ieri ha trovato una eloquente conferma nella manifestazione di Torino. Niente chiasso, niente sceneggiate, niente slogans, niente insomma che appartenga al repertorio del buffonismo nazionale. Nessuno ha rotto le righe per andare a rovesciare auto o a fracassar vetrine. Questa, sì, era Danzica, sia pure senza Madonne; non i picchettaggi e i pestaggi di Mirafiori, sia pure con le Madonne. Ora sappiamo già cosa diranno gli altri, oggi e domani. Diranno che gli operai non c'erano. Infatti. Doveva trattarsi di quarantamila presidenti, consiglieri delegati, ingegneri: insomma, la solita «[[maggioranza silenziosa]]»: termine che soltanto nella lingua italiana ha significato spregiativo. La maggioranza silenziosa esiste in tutti i Paesi del mondo, dove nessuno si vergogna di appartenervi perché è essa, in definitiva, che ristabilisce gli equilibri. Fu la maggioranza silenziosa – autoqualificatasi come tale – di seicentomila parigini che dodici anni fa pose fine al carnevale sessantottesco, riportò [[Charles de Gaulle|De Gaulle]] all'Eliseo e restituì alla Francia la stabilità di cui tuttora essa gode. [...] Il motivo vero che farà i dimostranti bersaglio delle peggiori critiche e accuse è ch'essi rappresentano la rivolta delle persone serie contro gli arruffoni della «conflittualità permanente», dei «modelli di sviluppo» e via baggianando. E in questo Paese nulla fa più paura, perché nulla è più rivoluzionario, della serietà. (15 ottobre 1980)
*[[Anwar al-Sadat|Sadat]] non era popolare. Gli mancava quel tocco di magia, o di cialtronismo, che consentiva a [[Gamal Abd el-Nasser|Nasser]] di bandire guerre come crociate e di annunciare disfatte come trionfi. [...] Sadat amava il popolo, il popolo contadino del profondo Sud nubiano, di cui era egli stesso originario. Ma non amava le masse, e le masse lo sentivano. [...] Sapeva, quando andò a Gerusalemme, di lanciare a quelle arabe una sfida più pericolosa di quella che lanciava a Begin. [...] Ma all'impopolarità di Sadat contribuiva anche un altro elemento: il fatto di essere un vero riformatore. [...] [[Mohammad Reza Pahlavi|Rehza Pahlevi]] volle applicare gli stessi metodi di [[Mustafa Kemal Atatürk|Atatürk]] senz'averne l'autorità e il prestigio, e per questo lo cacciarono. Ma dopo due anni di [[Ruhollah Khomeyni|Khomeini]], anche i più ciechi e idioti fra i progressisti occidentali, che ne avevano salutato l'avvento come quello del Redentore, si saranno accorti che il progresso, sia pure a forza di polizia segreta e di plotoni di esecuzione, era lo Scià. L'''ayatollah'' è il medioevo. Sadat non seguì i metodi satrapeschi del suo amico Pahlevi, ma ne condivise i fini. [...] Il Rais che ha restituito all'Egitto l'integrità territoriale, l'indipendenza politica, il prestigio militare e il rilancio della sua più proficua industria, il canale di Suez, è giusto che susciti meno rimpianto di chi tutto questo all'Egitto fece perdere. Nasser era un «personaggio», Sadat una «personalità». Il personaggio fa colore e diverte, la personalità incute rispetto e disturba. (9 ottobre 1981)
*Nessuna parentela, né vicina né lontana, con l'altro grande d'Israele, [[David Ben Gurion|Ben Gurion]], il Fondatore. [...] {{NDR|David Ben Gurion}} Faceva tutto a caldo, anche la guerra. [[Menachem Begin|Begin]] fa tutto a freddo: anche l'amore, credo, ammesso che lo faccia. Non riuscì a commuoverlo nemmeno [[Anwar al-Sadat|Sadat]], quando gli piombò, da nemico tuttora belligerante, a Gerusalemme, per chiedergli la pace. Il mondo, che vide in televisione la scena, quel giorno fu tutto per l'egiziano che, per la pace, firmava la propria condanna a morte, contro l'israeliano che lo accoglieva senza un sorriso e con visibile fastidio. [...] È l'uomo che non ha esitato un istante [...] a distruggere in pochi minuti tutto l'armamento corazzato, aereo e missilistico siriano sotto l'occhio stupefatto degli osservatori e «consiglieri» russi che lo avevano fornito. È l'uomo che ha messo alla porta l'ambasciatore di Mosca respingendone la nota di protesta addirittura con disprezzo, come se fosse stato lui la Grande Potenza che parlava a un subalterno. È l'uomo che ha picchiato i pugni sul tavolo di [[Ronald Reagan|Reagan]], e a un certo punto aveva rotto anche con lui. Se avesse perso, sarebbe finito al muro e passato ai posteri come il distruttore d'Israele. Ma ha vinto. E la Storia, iscrivendolo nei suoi registri come «Il Salvatore», dirà che solo un uomo come lui, gelido come lui, arrogante e inumano come lui, «antipatico» come lui, e come lui disposto anche a scatenare un'altra ondata di antisemitismo, poteva vincere. E avrà ragione di dirlo. Perché è così. Alla fine lo diranno, vedrete, anche gli antisemiti. E forse perfino i semiti. (27 agosto 1982)
*L'idea che domani potremmo incontrare per strada, a piede libero e magari oggetti di compassione, gli assassini di [[Walter Tobagi]], ci riempie, più che di furore, di orrore. [...] Avevano scelto lui non per la sua tessera socialista, ma perché era una di quelle prede più facili: indifeso e abitudinario, e quindi bersaglio di facilissima mira, quasi da fermo. Tutto qui il movente del delitto: tutto nella fregola di protagonismo di due coccolatissimi giovanotti della Milano bene che giuocavano a fare i terroristi. [...] Che ora dobbiamo prendere per vero il loro pentimento e assolverli, ci rivolta lo stomaco. Ma è la legge: iniqua, infame, infamante. Ma è la legge. Noi stessi l'abbiamo auspicata e voluta. Il magistrato deve applicarla. E noi [...] accettarla. Ma una cosa reclamiamo, e ci spetta: di essere liberati dall'incubo d'incontrare questi figuri per strada per non veder riflessa nei loro occhi la nostra vergogna di aver avuto bisogno di loro e di aver risposto al loro falso rimorso con un perdono altrettanto falso. Un Curcio, se tornasse in circolazione, ci farebbe forse più paura, ma meno, anzi punto disgusto. [...] Ma i Barbone e i Morandini non li vogliamo tra i piedi. Se ne vadano. E soprattutto ci risparmino memoriali. La speranza di farci dimenticare i loro delitti, gliela passiamo. La pretesa di camparci sopra, no. (29 novembre 1983)
*Per i falchi del Pci, [[Enrico Berlinguer|Berlinguer]] era ormai un personaggio scomodo e pericoloso, specie da quando aveva cominciato ad allentare gli ormeggi che lo legavano a Mosca. Gli era perfino scappato di dire (a [[Giampaolo Pansa|Pansa]]) che voleva per l'Italia un regime comunista, ma sotto l'ombrello della Nato che la tenesse al riparo dalle soperchierie del padrone sovietico: la più grave e blasfema di tutte le eresie in cui un capo comunista possa incorrere. (12 giugno 1984)
*Se fino a che punto i piduisti – a parte il manipolatore Gelli, e forse qualche altro – fossero un branco di delinquenti golpisti, non siamo riusciti a capirlo. Abbiamo capito soltanto che gran parte di essi occupavano, forse grazie alla P2, posizioni di rilievo, e quindi parecchio ambite, ma ambite anche da molte persone che, per il fatto di non appartenere alla P2, avevano ora, grazie anch'esse alla P2, la possibilità di occuparle. Di fatti accertati e meno ancora di crimini provati, siamo andati invano alla ricerca delle 34.847 pagine della commissione. Vi abbiamo trovato soltanto ipotesi, illazioni, accostamenti di nomi e di episodi. Tutta roba che in mano a Le Carré poteva fruttare chissà quali affascinanti trame. In mano alla signorina [[Tina Anselmi|Anselmi]], resta cicaleccio di portineria. Ma questa è un'altra storia. (19 marzo 1985)
*Quanto al moribondo [[Michele Sindona|Sindona]] [...] se fossi stato uno dei giudici popolari che l'altro giorno gli comminarono l'ergastolo, anche io avrei votato come loro pur sapendo che la mia endemica insonnia non ne avrebbe avuto giovamento. Comunque mi sembra che con questa fine, preceduta da quasi un decennio di rovine, umiliazioni, fughe e galere, egli abbia abbondantemente scontato, quali che siano, i suoi delitti. Che ora lo lascino riposare in pace e che pace sia all'anima sua. (22 marzo 1986)
*I dieci giorni che sconvolsero il mondo furono in realtà dieci ore: quante ne bastarono alle poche «guardie rosse» reclutate in fretta e furia dai bolscevichi per occupare, senza nessuna resistenza, la Centrale delle poste e telefoni, la stazione ferroviaria, la Banca di Stato, e per spostare l'incrociatore ''Aurora'' di fronte al palazzo d'Inverno, dove ancora si trova, cimelio e monumento al fatidico evento, e dove il governo sedeva [...]. Non fu un assalto. Fu una «retata». L'''Aurora'' non sparò che una dozzina di colpi, di cui solo tre andarono a segno. In tutto, la conquista di questa Bastiglia russa costò, da ambo le parti, un morto, anzi una morta – perché fu una soldatessa che, pare, si suicidò – e diciotto feriti. Il [[Rivoluzione russa|Fasto]] [...] è un falso in atto pubblico. Si dirà che una rivoluzione non si misura dal numero dei morti. Certo: l'abbiamo detto anche noi. La rivoluzione poi venne, e che rivoluzione! Ma venne dall'alto, e per mano di despoti che di morti ne fecero in pochi anni più di quanti lo zarismo ne avesse fatti in secoli. (6 novembre 1987)
*Tutto pensavo che potesse capitarmi, fuorché di essere un giorno tentato di spendere qualche parola, per poco che valga, in difesa di Togliatti. [...] Un processo a Togliatti per stalinismo, se glielo intentano i socialisti, che nell'era dello Stalinismo gli fecero da mosca cocchiera, è una burletta. Se lo intentano i comunisti – come sembra che qualcuno di loro voglia fare –, oltre che oltraggio al pudore, diventa quiescenza alla voce del nuovo padrone, cioè stalinismo della più brutt'acqua, anzi una parodia dello Stalinismo. Per la caccia alle streghe, anche dello Stalinismo, ci vogliono degli stalinisti doc, qual era Togliatti. Non è roba da dilettanti, quali sono i suoi pallidi epigoni. (3 marzo 1988)
*La fine del Muro è una cosa buona, la fine di una vergogna: non possiamo che salutarla con soddisfazione. Ma guardiamoci dal prendere abbaglio sui suoi moventi. Ulbricht concepì e Honecker realizzò il muro per impedire che i tedeschi dell'Est fuggissero in massa nella Germania dell'Ovest: già 9 (diconsi nove) milioni lo avevano fatto fin allora. E il rimedio fu, come tutti quelli che escogitano nei regimi totalitari, drastico e semplicistico: murare viva la gente dietro una colata di cemento, senza pertugi. [...] Abbiamo in uggia le astrazioni. Ma ciò che distingueva le due Germanie è l'idea morale e giuridica dell'uomo: che a Ovest è padrone di se stesso, e quindi può andarsene dove vuole: ad Est è proprietà dello Stato che ne regola i movimenti. Per chi non ricorda questo, il [[Muro di Berlino]] era, oltre che barbaro, incomprensibile e irrazionale: mentre invece ha obbedito a una sua logica. Nel momento in cui il bunker si affloscia e sopravvive come mero ammasso di cemento ricordandoci un altro bunker, quello che fece da fossa di [[Adolf Hitler|Hitler]] (anche questo pare impossibile: ma i regimi in Germania muoiono nei bunker), il Muro va ricordato per ciò che è stato: non un'aberrazione del comunismo, ma una sua conseguente applicazione. E se crolla così, nel silenzio assordante di un giornale-radio, è perché è crollata, prima, l'ideologia che lo aveva eretto. (11 novembre 1989)
*Negli anni Trenta, per le strade di Berlino, risuonava il grido: ''ein Volk, ein Reich, ein Führer'': un popolo, uno Stato, un capo. Stavolta si sono contentati di scandire ''ein Volk, ein Reich''. Non potevano aggiungere, checché ne dica il sig. Ridley, ''ein Kohl'', che fra l'altro significa «cavolo». Ma {{NDR|ai tedeschi}} per diventare i padroni dell'Europa anche un cavolo gli basta. (3 ottobre 1990)
*Abbiamo fatto poco: il poco che il Paese dei [[Roberto Formigoni|Formigoni]], dei Cristofori, degli Sbardella, dei [[Ernesto Balducci|Balducci]], dei [[Antonio Bello|vescovi di Molfetta]] poteva fare. Non lamentiamoci se il posto che ci verrà assegnato nel ristabilimento dell'ordine internazionale sarà nell'anticamera, non nella camera dei bottoni. Però sia chiara una cosa: che a gridare «Viva la pace!» siamo qualificati oggi soltanto noi che abbiamo auspicato la guerra contro chi la pace l'aveva turbata e, se lo si lasciava fare (non è un ipotesi, è una constatazione), avrebbe continuato a turbarla in un crescendo di colpi e di aggressioni. (1º marzo 1991)
*I voti dei democristiani novaresi non sono andati al partito; sono andati a [[Oscar Luigi Scalfaro|Scalfaro]], democristiano talmente anomalo, che si permette persino di credere in Dio. [...] Il vecchio magistrato conosce il suo mestiere, e sa benissimo di operare in un Paese in cui la mamma dei Casson è sempre incinta. In nome della Legge, le leggi le farà funzionare. Insomma siamo sicuri che starà in Quirinale come un italiano deve starci: da straniero. Unico pericolo: le prediche. Anche [[Luigi Einaudi|Einaudi]] le faceva. Ma le chiamava «inutili». (26 maggio 1992)
*Da dove siano venuti tutti i «no» non lo sapremo mai con precisione, ma una cosa è certa. Questo è il colpo di grazia al sistema dei partiti e della classe politica che lo rappresenta, e un colpo durissimo all'immagine del Paese pronto a fare pulizia che l'Italia si stava faticosamente costruendo all'estero. Senza giovare nemmeno a [[Bettino Craxi|Craxi]], che non potrà certo ricostruire la sua carriera sulla votazione di ieri, anzi. Se c'è ancora qualcuno che dubita sulla necessità di un pubblico processo, non solo a lui, ma a tutta la corte di faccendieri che lo circondava, alzi la mano, o meglio nasconda la faccia. (30 aprile 1993)
*Questo è l'ultimo articolo che compare a mia firma sul giornale da me fondato e diretto per vent'anni. Per vent'anni esso è stato – i miei compagni di lavoro possono testimoniarlo – la mia passione, il mio orgoglio, il mio tormento, la mia vita. Ma ciò che provo a lasciarlo riguarda solo me: i toni patetici non sono nelle mie corde e nulla mi riesce più insopportabile del piagnisteo. [...] A presto dunque, cari lettori. Anche a costo di ridurlo, per i primi numeri, a poche pagine, riavrete il nostro e vostro giornale. Si chiamerà ''La Voce''. In ricordo non di quella di [[Frank Sinatra|Sinatra]]. Ma di quella del mio vecchio maestro – maestro soprattutto di libertà e indipendenza – [[Giuseppe Prezzolini|Prezzolini]]. (12 gennaio 1994)
{{Int|''Rituale barbarico''|Articolo su ''il Giornale nuovo'', 10 maggio 1978.|h=4}}
*La fine di [[Aldo Moro]] ci rende sgomenti, il fanatismo di chi lo ha ucciso lentamente, togliendogli la speranza prima di toglierli la vita, ci riempie di orrore. Speriamo ancora che la tracotanza dei criminali sia un giorno punita. L'importante, adesso, è che il Paese, proprio per rendere omaggio a Moro, e proprio in memoria di lui, sappia trarre da questa tragedia l'amara lezione che essa comporta. La democrazia non deve, anzi non può essere debole. La libertà, che la rende superiore a qualsiasi altro regime, ma anche più vulnerabile, non va conclusa con la indulgenza verso i nemici, la imprevidenza, la leggerezza.
*Lo Stato italiano ha superato con onore questa prova difficile, ma la magistratura e gli organi di polizia hanno denunciato, nella loro azione, una desolante inefficienza, che ha permesso alle brigate rosse di operare con irridente spavalderia. Ne va data colpa non tanto alle forze dell'ordine quanto a chi ha voluto, per demagogia, per compiacere le sinistre, per acquistare facile popolarità, smobilitare i servizi segreti, rimuovere i funzionari più ligi al dovere, trasformare le carceri in alloggi con libera uscita quotidiana. Gli eversori della democrazia, i contestatori della legalità hanno potuto predicare e demolire senza ostacoli. Ci auguriamo di non vederli ora associati ipocritamente al compianto per un delitto del quale sono, ideologicamente se non materialmente, corresponsabili. Le loro non erano soltanto parole. Un giovane sfracellato da un ordigno sulla ferrovia Trapani-Palermo – l'episodio è di ieri – apparteneva a Democrazia proletaria. I banditi che hanno assalito a Bologna un grande magazzino venivano dal Movimento studentesco. È inutile che questi gruppi ostentino adesso costernazione e stupore per le belluine imprese delle brigate rosse. Il terrorismo è figlio loro.
*All'annuncio della fine di Aldo Moro i sindacati si sono mossi, hanno indetto manifestazioni e proclamato uno sciopero generale. Siamo certi della loro profonda esecrazione, e della loro sincera partecipazione al cordoglio nazionale. Pensiamo tuttavia che i lavoratori e i loro rappresentanti darebbero un apporto più costruttivo alla lotta contro i terroristi tenendo d'occhio gli estremisti delle fabbriche, troppe volte protetti e difesi. Così pure gli studenti «impegnati», se proprio vogliono dissociarsi dalle brigate rosse, devono estromettere dalle loro file gli agitatori deliranti, e dinamitardi che nascondono bottiglie molotov e armi negli scantinati delle facoltà. Chi ha chiuso gli occhi di fronte alla ''escalation'' di violenza degli anni scorsi, li chiuda oggi per non lasciar scorrere lagrime di coccodrillo.
{{Int|''Poveri morti poveri vivi''|Articolo su ''il Giornale'', 31 maggio 1985.|h=4}}
*L'[[Inghilterra]] non sono i forsennati che abbiamo visto all'opera nello stadio di Bruxelles. L'Inghilterra sono la [[Margaret Thatcher|Thatcher]], i politici, i commentatori di stampa, radio e televisione, la gente intervistata per strada, che hanno confessato la loro vergogna a una voce, con una sola stecca: quella del ministro dello Sport che con le sue dichiarazioni si è messo sullo stesso piano degl'imbestialiti. Comunque, Dio ci guardi ora dai soliti sproloqui e dibattiti dei sociologi sui motivi di «tifo» e sui mezzi d'impedirne gli eccessi. Non ce ne sono, se non nel controllo che ognuno può e deve esercitare su di sé.
*La strega non è il «tifo» che dallo sport è inseparabile. E non siamo nemmeno noi, come vogliono i cantautori del «siamo tutti colpevoli» che ieri giornali e radio hanno intitolato. Perché, se di qualcosa siamo colpevoli, è di aver sempre secondato la corruttrice e demagogica tendenza a scaricare l'individuo di ogni responsabilità, rigettandola regolarmente e interamente sulla società. È la società che ci obbliga a rubare, è la società che ci obbliga ad uccidere. E si capisce che quando si offrono alla gente di questi alibi, c'è sempre qualcuno che ne approfitta. Stamane leggevo su un giornale francese un dotto articolo in cui si spiegava che la furia dei tifosi del [[Liverpool Football Club|Liverpool]] era dovuta al fatto che, essendo quasi tutti minatori, per un anno erano rimasti senza lavoro a causa dello sciopero: il che gli aveva fatto accumulare la rabbia che poi era scoppiata a Bruxelles. Insomma, senza dirlo, l'articolo induceva alla conclusione che il vero responsabile del massacro era la signora Thatcher. Ecco in che senso siamo tutti colpevoli. Siamo colpevoli di assolvere tutti come vittime innocenti di una società iniqua che, a furia di essere tutti noi, non è nessuno. È un giuoco a cui non ci stiamo. I responsabili di Bruxelles sappiamo chi sono: sono i delinquenti che abbiamo visto avventarsi, prima che la partita cominciasse, e quindi senza alcuna provocazione, contro i tifosi italiani con sbarre e coltelli di cui erano accorsi armati, con l'evidente intenzione di farne l'uso che ne hanno fatto. Delinquenti, non vittime. La società non c'entra, non c'entrano le miniere. Casomai l'alcol. Ma ne avevano ingerito per delinquere meglio. Speriamo che la polizia li identifichi e li consegni a quella inglese. Della quale possiamo fidarci.
{{Int|''I rieccoli''|Articolo su ''il Giornale'', 20 gennaio 1990.|h=4}}
*Scorrendo le cronache delle agitazioni studentesche di questi giorni avevo avuto per un momento l'impressione, o l'illusione, che esse si fondassero sui problemi concreti dell'università, e che fossero qualcosa di diverso, e di migliore della grottesca ubriacatura sessantottina. Ma quando giovedì sera, nella trasmissione televisiva ''Samarcanda'', è stato lanciato contro [[Mario Cervi]] il rituale e vile epiteto «fascista!» (e questo solo perché aveva mosso obiezioni agli sproloqui assembleari di Roma e di Palermo), ho capito che vent'anni dopo è come vent'anni prima. La protesta è un pretesto, il legittimo scontento diventa arma politica, gli appelli al dialogo si risolvono in volontà di sopraffazione, di discussione su ciò che nell'università deve essere cambiato sfocia in un attacco globale al governo, alla società, al sistema. L'unica connotazione sessantottina che ancora manca è la violenza fisica. Ma temo che non tarderà ad arrivare se chi dissente è bollato come fascista e chi governa (è capitato ad [[Giulio Andreotti|Andreotti]], a Palermo) come mafioso.
*Quanto alla legge Ruberti, Cervi ha osservato che viene presa di mira perché consentirebbe un limitato ingresso dei privati nella gestione delle università: e al solo sentir parlare di «privato» – che le folle e i giovani dell'Est chiedono con slancio entusiastico – gli epigoni nostrani del [[marxismo-leninismo]] sono presi da convulsioni. [...] La legge Ruberti è passata in sott'ordine, il punto centrale del dibattito – o piuttosto della successione di sproloqui, intimazioni e insulti – è diventato il degrado di questa povera Italia privatizzata, che invece conoscerebbe fulgidi destini se fosse tutta pubblica e stabilizzata. Gli ''slogans'', le utopie, le bugie e le dissennatezze sessantottine o settantasettine riemergevano dalle pagine dei libri e dalla polvere degli archivi, per imitazione o per transfert generazionale.
*Tirava aria romena o cecoslovacca in quelle assemblee: ma della Romania e della Cecoslovacchia di [[Nicolae Ceaușescu|Ceausescu]] e di Husak, con l'idolatria dello Stato, con gli applausi unanimi, con la riduzione al silenzio degli oppositori. S'è sentito, a proposito sempre di Cervi, il sinistro termine «provocazione» con cui tutti gli oppressori legittimano i loro soprusi. Qualcuno di quei ragazzi pretende che esistano parentele tra questo movimento e quelli dell'Est, dimenticando che là ci si batte, a rischio della pelle, per instaurare non il regime dello statalismo, ma al contrario per abbatterlo e introdurre o reintrodurre quello di iniziativa privata in tutti i campi, compreso quello della cultura e della scuola. Che siano diventati, gli studenti di Berlino, di Praga, di Bucarest, fascisti anche loro?
====''Controcorrente – rubrica''====
{{cronologico}}
*La cosa che più ci turba, delle nostre sconfitte sportive, è il grande, alluvionale bisticcio che si scatena fra i «tecnici» per giustificarle. Per quella di Stoccarda, che ci ha eliminato dal campionato del mondo, ne avremo – temiamo – per tutta l'estate: se ne parlerà più che di Caporetto. Noi tecnici non siamo, ma abbiamo la nostra idea. È questa: che non si possono mandare dei polli di batteria a competere con quelli ruspanti. Resta da capire perché noialtri non sappiamo allevare che polli di batteria. Ma ci sembra che questo sia sufficientemente spiegato da un piccolo episodio occorso a Roma, dove un gruppo di tifosi ha creduto di «vendicare» i suoi campioni (si fa per dire) assalendo con pomodori e uova l'ambasciata di Polonia. Ecco. Per un paese in cui la «sana passione sportiva» si effonde in simili manifestazioni, quegli undici mammozzi dalle gambe molli sono fin troppo, e fin troppo misericordiose le disfatte che subiscono. (25 giugno 1974)
*Noi, di [[Fascismo|fascismi]] ne conosciamo e ne esacriamo uno solo: quello di chi appiccica questa etichetta a qualunque idea o opinione che non corrisponde alle sue. Di questo giuoco, la nostra [[sinistra in Italia|sinistra]] è spesso maestra. Non per nulla lo stesso [[Benito Mussolini|Mussolini]] veniva dai suoi ranghi. (10 luglio 1974)
*In una conferenza stampa a Nuova Delhi, [[Henry Kissinger]] ha dichiarato che verrà a Roma e andrà a pranzo dal presidente Leone, ma non parlerà di politica perché quella italiana è, per lui, troppo difficile da capire. È la prima volta che Kissinger riconosce i limiti della propria intelligenza. Ma vogliamo rassicurarlo. A non capire la politica italiana ci sono anche cinquantacinque milioni di italiani, compresi coloro che la fanno. (31 ottobre 1974)
*[[Dario Fo]], poeta di corte dell'ultrasinistra, flagella nella sua ultima fatica teatrale il senatore [[Amintore Fanfani]], responsabile di ogni nequizia passata, presente e futura. I sarcasmi più grevi hanno però come bersaglio il metraggio del notabile democristiano che, come tutti sanno, non è quello di un granatiere. [[Henri de Toulouse-Lautrec|Toulouse-Lautrec]], che per gli stessi motivi dovette per tutta la vita subire analoghe canzonature, disse una volta, giocando sulla lunghezza del suo doppio casato: «Ho la statura del mio nome». Non sappiamo se questo discorso si possa applicare a Fanfani. Certo, si applica a Fo. (11 giugno 1975)
*[[Winston Churchill|Churchill]] diceva che «i panni dei servizi segreti si possono, anzi si devono lavare più spesso degli altri; ma, a differenza degli altri, non si possono mettere ad asciugare alla finestra». Dello stesso parere era [[Stalin]] che regolarmente, ogni tre o quattro anni, il lavaggio lo praticava facendo accoppare al buio i capi della sua polizia, nel presupposto – probabilmente fondato – che a far quel mestiere non potevano essere che arnesi da forca, e quindi era giusto che ci finissero. Gli [[Stati Uniti d'America|americani]] seguono tutt'altro criterio. Essi hanno trascinato la ''[[Central Intelligence Agency|Cia]]'' in televisione denunciandone ''coram populo'' fatti e misfatti. I suoi capi ne hanno commessi, dicono, di grossi. Ma il più grosso è forse quello di non aver capito che l'America non li paga per svolgere servizi segreti, ma per offrire agli americani il pretesto per vergognarsene. È l'unico popolo che goda più nel pentimento che nel peccato. (28 novembre 1975)
*Non sempre, per redigere questa piccola rubrica, occorre forzare la fantasia. Qualche volta basta lasciare la parola alle agenzie di stampa ufficiali. Eccone un caso. L'agenzia Adn Kronos comunica: «Due giorni di sciopero sono stati dichiarati dai sindacati postelegrafonici milanesi per il 28 gennaio e per il 6 febbraio per protesta contro gli scioperi e i disservizi». (25 gennaio 1976)
*L'''Unità'' ci rimprovera di aver pubblicato il manifesto degl'intellettuali in favore della libertà. E ha ragione. Si tratta infatti di una illecita concorrenza perché finora i manifesti, gli appelli, le «veglie» e tutto il resto sono stati monopolio del Pci, unico partito capace di far cantare la gente in coro. Ma appunto per questo non vediamo di che si preoccupi. Gl'[[intellettuale|intellettuali]] italiani che preferiscono aver ragione da soli piuttosto che torto con gli altri, sono pochi. I più seguono la massima di [[Paul-Jean Toulet|Toulet]]: «Quando i lupi urlano, urla con loro». (1º giugno 1976)
*Ieri [[Mario Melloni|Fortebraccio]], dalle colonne dell'«[[l'Unità|Unità]]», ha invocato per noi, previa qualche iniezione, il ricovero immediato, e a titolo definitivo, in manicomio. La cosa non ci stupisce: sappiamo benissimo che di manicomi e di iniezioni nessuno s'intende più dei comunisti: chi c'è passato giura che ci hanno fatto una mano da maestri. Ci stupisce però che Fortebraccio lo abbia implicitamente – e un po' anzitempo – riconosciuto. Forse gli è scappata. Alla sua età, succede. (10 dicembre 1976)
*Cadendo oggi il trigesimo della scomparsa di Pietro Valdoni, vogliamo rievocare un episodio del grande chirurgo. Come tutti ricorderanno, fu lui ad operare, salvandogli la vita, [[Palmiro Togliatti]], ferito alla testa dalla rivoltella di Pallante. Quando ricevette la parcella, Togliatti la trovò salata, e accompagnò il pagamento con queste parole: «Eccole il saldo, ma è denaro rubato». Valdoni rispose: «Grazie per l'assegno. La provenienza non mi interessa» (23 dicembre 1976)
*«Dio non è un maschio» assicura alle femministe Civiltà Cattolica, l'autorevole rivista dei gesuiti, scusandosi «delle tracce di antifemminismo che ancora sono nella Chiesa». Brutto segno quando i teologi si mettono a discutere di sesso. Fu mentre i bizantini si accapigliavano su quello degli angeli che arrivarono i turchi. (21 giugno 1977)
*Riferiscono le cronache che l'America è in subbuglio per la morte di [[Elvis Presley]]. Oltre centomila persone si sono riversate a Memphis, sua ultima dimora, due donne sono rimaste uccise nella calca che si stringeva intorno alle spoglie del cantante. Il sindaco ha fatto abbrunare le bandiere in tutta la città, il presidente [[Jimmy Carter|Carter]] è stato flagellato di proteste perché non aveva proclamato il lutto nazionale e uno gli ha gridato al microfono: «Noi americani dobbiamo più a Presley che a [[George Washington|Washington]] e a [[Abraham Lincoln|Lincoln]] sommati insieme». Anche noi italiani dobbiamo qualcosa a Presley: una delle rare occasioni in cui preferiamo essere italiani piuttosto che americani. (20 agosto 1977)
*È in corso una iniziativa per l'abolizione, nelle aule scolastiche, della pedana su cui si eleva la cattedra. Il perché lo avrete già capito: l'insegnante deve mettersi, anche materialmente, a livello degli alunni per non lederne la dignità e dimostrare con l'esempio che siamo tutti uguali. Giusto. «La via dell'uguaglianza – dice Rivarol – si percorre solo in discesa: all'altezza dei somari è facilissimo instaurarla». (29 ottobre 1977)
*Fra gli annunci economici di Lotta Continua, ne è comparso uno che dice: «Compero a L. 100.000 una tesi di laurea, anche già presentata, purché tratti un argomento attinente all'[[Inghilterra]], o alla lingua, storia, letteratura inglese. Meglio se con una impostazione femminista». Curioso. Questi grandi [[Rivoluzione|rivoluzionari]], che dicono di battersi per costruire una società nuova di zecca, quando si tratta di lauree, si contentano anche di quelle usate e di seconda mano. (3 marzo 1978)
*Credevamo che l'assassinio di Aldo Moro, così come è stato eseguito, fosse il colmo dell'infamia. Abbiamo dovuto ricrederci. Al comizio di protesta svoltosi in piazza Duomo a Milano subito dopo la macabra scoperta in via Caetani a Roma, un gruppo di ultrà ha gridato: «Moro fascista!». Preferiamo le [[zanne]] delle belve alla [[bava]] degli [[Sciacallo|sciacalli]]. (10 maggio 1978)
*Ecco il nostro telegramma di congratulazioni e auguri a Pertini: «Che Dio le conceda il coraggio, Presidente, di fare le cose che si possono e che si debbono fare; l'umiltà di rinunziare a quelle che si possono ma non si debbono, e a quelle che si debbono ma non si possono fare; e la saggezza di distinguere sempre le une dalle altre». (9 luglio 1978)
*Dall'indagine svolta da uno dei più seri istituti di ricerche demografiche, lo svizzero Scope, risulta che la professione più ammirata e rispettata, nel mondo, è quella dei medici. I giornalisti sono al penultimo posto. Ce ne sentiremmo profondamente avviliti se all'ultimo non vedessimo catalogati gli editori. (29 novembre 1978)
*Prima di partire per Vienna, il presidente {{NDR|degli Stati Uniti}} [[Jimmy Carter|Carter]] ha fatto due dichiarazioni. La prima: «Ci auguriamo che il signor Breznev {{NDR|allora presidente dell'Unione Sovietica e Primo Segretario del PCUS}} abbia per le nostre ragioni la stessa comprensione che noi abbiamo per le sue». La seconda: «Se Ted Kennedy si presenta contro di me alle elezioni presidenziali, gli faccio un c.o così» Il triviale [[Richard Nixon|Nixon]] avrebbe potuto dire le stesse cose, ma certamente ne avrebbe invertito l'ordine di priorità riservando la comprensione a Kennedy ed il c.o a Breznev. La differenza fra i due è tutta qui. (16 giugno 1979)
*Avvicinandosi il 25 dicembre, decine di migliaia di teneri [[abete|abeti]] vengono strappati dai boschi della Penisola per allestire il tradizionale albero di Natale. Ogni anno lo scempio si ripete, tra la generale indifferenza. Soppresso l'Ente protezione animali, figuriamoci se qualcuno ha voglia di proteggere gli alberi. Diciamo la verità: la sola pianta che interessi all'[[italiano medio]] è la pianta stabile. (19 dicembre 1979)
*Nel Manifesto di domenica scorsa tale K.S. Karol faceva considerazioni amare sulla rivoluzione cubana e sui suoi fallimenti: «[[Fidel Castro|Fidél]] – ha ricordato il commentatore, uno dei tanti orfani delle illusioni di sinistra – prometteva ai cubani per il 1965 un tenore di vita pari a quello svedese». Certo Fidél si è sbagliato di grosso; non per cattiva volontà, ma per mancanza di uomini, anzi di un uomo. Sarebbe bastato che anche la Svezia avesse uno suo Castro al potere per ritrovarsi in pochissimi anni con un tenore di vita pari a quello cubano. (15 aprile 1980)
*Riferiscono le cronache che quando è giunta in tribunale la notizia dell'assassinio di Walter Tobagi, il brigatista Corrado Alunni l'ha accolta con una sghignazzata di tripudio. Abbiamo sempre combattuto la pena di morte sul presupposto che l'uomo non ha il diritto di uccidere l'uomo. Il presupposto lo confermiamo. Ciò di cui cominciamo a dubitare è che gli Alunni e quelli come lui siano uomini. Sui cadaveri sghignazzano le jene. (30 maggio 1980)
*A Mirafiori, parlando agli operai della Fiat in sciopero, il sindaco di Torino, Novelli, se l'è presa coi giornalisti e li ha additati all'uditorio come falsari che ricalcano i loro resoconti non sui fatti, ma sulle «veline» distribuite loro dai «padroni». Anche Novelli ha fatto il giornalista in un foglio comunista, e quindi di veline e di padroni è certamente un intenditore. Ma se dopo questa denuncia ci scappa un altro Casalegno, sarà molto gradita la sua assenza ai funerali. (8 ottobre 1980)
*Grandi elogi – dopo il successo del blitz di Trani – alle «teste di cuoio» italiane. La loro azione ha dimostrato quanto poco valesse la strategia della flessione propugnata di alcuni personaggi. Teste anche loro: ma di che? (31 dicembre 1980)
*Fra i tanti slogans che il partito socialista francese ha lanciato in occasione delle elezioni presidenziali per rassicurare i bravi borghesi sottolineando il proprio carattere moderato e riformista, abbiamo letto anche questo: «Il socialismo può fare di chiunque un milionario». Ci crediamo senz'altro. A patto che quel chiunque fosse prima un miliardario. (8 maggio 1981)
*Per gl'italiani, finora, il nome di Gelli era quello dell'autore del più famoso e autorevole codice cavalleresco. Anche oggi rimane legato a un codice. Quello penale. (9 maggio 1981)
*L'elenco degli affiliati alla P2 comprende, dicono, 953 nomi, cui corrispondono i più alti gradi della politica, della magistratura, delle forze armate, della burocrazia, dell'industria, della finanza. Tutti «fratelli». È la riprova che, in questo Paese, guai ai figli unici. (11 maggio 1981)
*Macché pazzo! L'attentatore del Papa deve essere un furbo matricolato. Dichiarandosi seguace di George Habbas e della causa palestinese, ha cercato di procurarsi la solidarietà dei molti, dei moltissimi, che non battono ciglio quando un terrorista cerca di spedire qualcuno all'altro mondo. Purché il terrorista appartenga al terzo. (16 maggio 1981)
*Studiosi cinesi, mettendo a confronto reperti di ominidi dissimili tra loro tanto da far pensare che l'uomo discenda anche da animali diversi dalla [[scimmia]], sono arrivati alla conclusione che i nostri progenitori erano comunque scimmie, ancorché di specie differenti. Ci pare logico. Quale altro animale avrebbe potuto imitare la scimmia che ha dato l'avvio alla razza umana se non un'altra scimmia priva di senso critico? (19 maggio 1981)
*Una nostra redattrice andata per una sua cronaca sul femminismo alla «libreria delle donne» in via Dogana a Milano, è stata accolta da una di loro con queste parole: «Con te non parlo perché sei di un giornale fascista, e anche tu hai la faccia da fascista». La nostra redattrice, che ha ventun anni, probabilmente non sapeva bene cosa fosse il fascismo. Ora lo sa: lo ha imparato in quella libreria. (4 novembre 1981)
*Come previsto, la Juventus ha conquistato il [[Serie A 1981-1982|ventesimo scudetto]] battendo il Catanzaro. Una vittoria di rigore. (17 maggio 1982)
*Socialisti e comunisti si sono opposti alle sanzioni economiche contro l'Argentina perché, hanno detto, una buona metà degli argentini sono di origine italiana, e molti di loro conservano tutt'ora la nostra nazionalità. Vero. Ma non ci eravamo accorti che queste sinistre spasimassero tanto d'amore per i nostri connazionali di laggiù quando si trattava di riconoscergli il diritto di voto. (22 maggio 1982)
*Se si va avanti di questo passo, la [[guerra delle Falkland]] (o Malvine) finirà quando l'ultimo aereo argentino sarà abbattuto col suo carico di bombe sull'ultima nave inglese. E dire che questa lotta di leoni si svolge per un'isola di Pecore. (27 maggio 1982)
*Tutti abbiamo trepidato ieri, davanti al televisore, per le sorti della squadra azzurra, tutti ci siamo entusiasmati alle sue gesta, tutti abbiamo salutato con orgoglio la sua vittoria. Ma il tipo di patriottismo che questa ha suscitato nelle strade delle nostre città, messe a soqquadro dai tifosi scalmanati che usavano il tricolore a copertura del peggior teppismo, ci ha fatto rimpiangere di non essere nati brasiliani. (6 luglio 1982)
*Mai visto così tanto entusiasmo patriottico, tanti tricolori per le strade come per la finale degli azzurri al Mundial. Nella tomba di Caprera, le ossa di [[Giuseppe Garibaldi|Garibaldi]] fremono di invidia. Per unificare l'Italia «in un solo grido, in una sola passione» gli erano accorsi mille uomini. A [[Enzo Bearzot|Bearzot]] ne sono bastati undici. (12 luglio 1982)
*Gli scrittori [[Mario Soldati]] (Psi) e [[Gianni Brera]] (Psi) sono stati trombati {{NDR|non sono stati eletti}}. Peccato. Il Parlamento era l'unico posto in cui, dovendo parlare per gli altri, forse avrebbero finalmente taciuto. (1º luglio 1983)
*Che [[Bettino Craxi|Craxi]] sia uomo di grandi capacità e ambizioni, lo si sapeva. Che sia anche uomo di grande coraggio, lo si è visto ieri, quando pronunciava alla Camera il suo discorso di replica. Per due volte si è interrotto alla ricerca di un bicchier d'acqua. Per due volte [[Giulio Andreotti|Andreotti]] glielo ha riempito o porto. E per due volte lui lo ha bevuto. (13 agosto 1983)
*Condannato dal tribunale di Reggio Emilia per bestemmie e turpiloquio contro la Chiesa, [[Roberto Benigni]] avrebbe qualche ragione di considerarsi vittima di un'ingiustizia. Proprio il giorno prima la Chiesa riabilitava [[Martin Lutero]], scomunicato ai suoi tempi pressappoco per gli stessi motivi. Come cambia, coi tempi, la sorte degli uomini! È inquietante pensare che Benigni, se fosse vissuto cinquecent'anni fa, sarebbe forse diventato Lutero. Ma addirittura sconvolgente è che Lutero, se fosse nato cinquecent'anni dopo, sarebbe forse diventato Benigni! (8 novembre 1983)
*Il più autorevole giornale americano di economia e finanza, il Wall Street Journal di martedì 10 gennaio, è incorso in un curioso lapsus. Parlando del concordato fra lo Stato italiano e la Santa Sede, scrive che esso «venne firmato nel 1929 da Bettino Mussolini». Chissà, se lo legge, come si arrabbia Benito Craxi. (12 gennaio 1984)
*È comparsa sui giornali la pubblicità di una nuova opera di Fanfani, intitolata «La Dc e la svolta degli anni 80». L'editore avverte che si tratta di un libro formato «tascabile». Dato l'autore, poteva andare diversamente? (16 gennaio 1984)
*È vero: la [[Juventus Football Club|Juventus]], a Basilea, non ha fatto una gran figura. Giocando con più cervello, poteva vincere comodamente 4-0. Ma attenti a non giudicare troppo severamente il Porto. Quello di Genova va molto peggio. (18 maggio 1984)
*Il trentanovenne James Nelson, condannato da un tribunale di Londra a quindici anni per avere ucciso la madre a colpi di mattone, ha sentito, chiuso in cella, la vocazione sacerdotale: si è messo a studiare teologia, e ora sta per diventare prete nella chiesa scozzese. «È mia intenzione – ha dichiarato – contribuire alla edificazione di una nuova società». Si può credergli: i mattoni ha dimostrato di saperli usare. (25 maggio 1984)
*L'agenzia Agi informa, con un drammatico flash, che il ministro [[Giulio Andreotti|Andreotti]], «impegnato in una riunione superistretta con gli altri 15 ministri degli esteri della Nato, perderà la partita [[Associazione Sportiva Roma|Roma]]-[[Liverpool Football Club|Liverpool]]». È giusto il fatto che faccia notizia: è la prima volta che Andreotti perde qualcosa. (31 maggio 1984)
*Presso la Presidenza del Consiglio, a palazzo Chigi, è stata istituita una commissione di giuristi per la completa parificazione dei diritti fra i due sessi. Finalmente! Era ora che ce la riconoscessero, a noi uomini. (16 ottobre 1984)
*La riforma dei programmi della scuola elementare, cui sta lavorando il Ministro Falcucci, introdurrà nella terza, quarta e quinta classe l'insegnamento di una lingua straniera. Non è specificato quale. Speriamo che si tratti dell'italiano. (21 gennaio 1985)
*Un certo [[Nichi Vendola]], dirigente della Federazione giovanile comunista, ha lanciato l'idea di riconoscere formalmente un «diritto dei bambini ad avere rapporti sessuali tra loro o con gli adulti». Vendola ha detto di aver attinto questa idea all'esperienza di molti padri. A conferma di quanto scrive [[Georges Courteline|Courteline]] nella sua «Filosofia»: «Uno dei più chiari effetti della presenza di un bambino in una casa è di rendere completamente idioti dei genitori che forse, senza di lui, sarebbero stati degl'imbecilli comuni». (26 marzo 1985)
*I tecnici di calcio sono rimasti stupiti dalla prova del [[Real Madrid Club de Fútbol|Real Madrid]] che nella semifinale della coppa Uefa ha letteralmente travolto i modesti giocatori dell'[[Football Club Internazionale Milano|Inter]]. I madrileni hanno proprio vinto a biglia sciolta. (26 aprile 1985)
*Quando [[Sandro Pertini]] è apparso sul video di Raiuno che trasmetteva la premiazione del concorso ippico di Roma, il cronista ha commentato: «Anche i cavalli, come vedete, sono gentili col Presidente». Era vero. Forse meritano di essere fatti cavalieri. (5 maggio 1985)
*I tifosi rossoneri sono in festa per la notizia che Berlusconi sta per acquistare il loro Milan. Sono convinti che in un battibaleno ne farà una squadra da scudetto, da coppa delle coppe, da tutto, e forse hanno ragione. C'è un solo pericolo: che il neo-presidente voglia fare anche il direttore tecnico, l'allenatore, il massaggiatore, il capitano e il centrattacco. Il che potrebbe andar anche bene. Ma ad una condizione: che possa fare anche l'arbitro. (27 dicembre 1985)
*Rete Quattro e Italia 1 sono state multate per violazione del decreto che proibisce la propaganda al consumo del tabacco. Lo spot incriminato è quello che, parlando del «Camel Trophy», ostentava un pacchetto di sigarette della ditta sponsorizzatrice. Strano Paese, il nostro. Colpisce i venditori di sigarette, ma premia i venditori di fumo. (13 marzo 1986)
*Molti lettori ci chiedono quale missione sta svolgendo l'on. Capanna a Tripoli, quali motivi l'hanno spinto da Gheddafi. Non ne sappiamo granché: non siamo abituati a ficcare il naso nelle altrui questioni di famiglia. (1º giugno 1986)
*Oggi Paolo Pillitteri sarà designato alla successione di Tognoli come sindaco di Milano. Lo dipingono come uomo intelligente, efficace, insomma pieno di qualità. Purtroppo, gli manca quella fondamentale: il celibato. (5 dicembre 1986)
*Finalmente, dopo sette anni di esilio a Gorky, l'impavido Andrei Sacharov è tornato a Mosca. Speriamo che Gorbaciov ci resti. (24 dicembre 1986)
*L'agenzia Ansa riferisce che da un sondaggio operato in Francia su un pubblico internazionale, risulterebbe che il maschio italiano detiene ancora il primato mondiale della seduzione. Speriamo che i giornali non riportino la notizia: gl'italiani sarebbero capaci di crederci. (15 marzo 1987)
*Per la prima volta nella storia della Corte Costituzionale, il nuovo presidente, Francesco Saja, è stato eletto al primo scrutinio. Ma il rivale sconfitto, Ferrari, ha sollevato eccezione accusando il vincitore di averlo battuto grazie a un «compromesso storico» fra elettori democristiani e comunisti, aggravato da un intrallazzo fra siciliani. Vero o falso, dalla Corte al cortile. (5 giugno 1987)
*Ieri tutti i telegiornali ci hanno martellato negli occhi le immagini dei capibastone – Craxi, De Mita, Spadolini, Altissimo ecc. – che infilavano la scheda nell'urna. I loro volti raggiavano di soddisfazione. Erano gli unici elettori matematicamente sicuri di aver dato il voto al candidato ideale. (15 giugno 1987)
*In una scuola di Chattanooga, nel Tennesse (Usa), due sedicenni, approfittando dell'assenza dell'insegnante, si sono baciati e hanno fatto l'amore davanti a una decina di compagni, niente affatto scandalizzati. Dato il lassismo di certe scuole americane, gli esami in cui gli studenti riescono meglio sono proprio queste prove orali. (4 giugno 1988)
*Diciannove persone hanno dichiarato d'aver visto aggirarsi, tra le quinte della Scala, il fantasma di [[Maria Callas]]. Non ci meravigliamo, anche perché migliaia di altri frequentatori del massimo teatro lirico italiano sostengono da tempo di vedere, alla Scala, il fantasma della Scala. (28 giugno 1988)
*Scoprendo le istituzioni britanniche con un secolo e mezzo di ritardo, i comunisti sembrano fermamente intenzionati a formare il loro «shadow Cabinet». Ma onestamente non ne afferriamo la ragione. Non c'è nessun bisogno di un governo ombra per contrastare quest'ombra di governo. (5 maggio 1989)
*Da un sondaggio condotto tra i francesi risulta che il personaggio più noto d'Oltralpe è [[Marcello Mastroianni]], conosciuto dall'83 per cento degli intervistati. Il 97 per cento dei francesi invece confessa di non sapere chi sia [[Ciriaco de Mita|Ciriaco De Mita]]. Quando si dice un Paese fortunato... (20 maggio 1989)
*Gerardo Iglesias, che fu segretario generale del partito comunista spagnolo dall'82 all'88, ha lasciato l'attività politica per riprendere il suo lavoro di minatore di carbone, «l'unico modo in cui posso guadagnarmi degnamente la vita». Alcuni dirigenti del Pci, a quanto risulta, vorrebbero imitarne l'esempio, tornando al vecchio lavoro. Il difficile è trovare chi ne aveva uno. (1º giugno 1990)
*Durante la festosa «notte del mondiale», la polizia romana ha arrestato, nelle vicinanze dello stadio olimpico, 29 borsaioli e scippatori. Il signor [[Edgardo Codesal Méndez|Codesal Mendez]], arbitro della partita [[Nazionale di calcio della Germania|Germania]]-[[Nazionale di calcio dell'Argentina|Argentina]], non figura nell'elenco. (10 luglio 1990)
*Il giudice veneziano Casson ha convocato, per la storia del Gladio, il presidente [[Francesco Cossiga|Cossiga]], e l'Italia leguleia è in subbuglio: la Costituzione, pure, si è dimenticata di precisare se il Capo di Stato può essere chiamato a rispondere, sia pure da testimone, a un qualunque magistrato. Il quale però ha ora la fotografia su tutti i giornali. E tutti possono ammirarla chiedendosi che cosa passa in quella testa, la testa di Casson. (10 novembre 1990)
*Gli studenti italiani manifestano rumorosamente per la [[pace e guerra|pace]] e contro la [[pace e guerra|guerra]]. La guerra, diceva [[Georges Clemenceau|Clemenceau]], è una cosa troppo seria per lasciarla fare ai militari. Ma anche la pace è una cosa troppo seria per lasciarla fare ai pacifisti. (20 gennaio 1991)
*Occupandosi – tra tanto Golfo – del Festival di Sanremo il Tg3 ci ha dato, finalmente, ieri sera, una notizia credibile: il livello delle canzoni, ha detto, è destinato a salire. Infatti: sentite le prime è impossibile che scenda. (1º marzo 1991)
*Da un'indagine risulta che il 41,9% degli italiani non considera illecito l'assenteismo dal lavoro e che il 41,3% non considera peccato le infedeltà coniugali. La coincidenza delle due cifre spiega in che modo gli statali impiegano il tempo che dovrebbero dedicare all'ufficio. (3 ottobre 1991)
*A quest'ora [[Ernesto Balducci|Padre Balducci]] è di fronte al Supremo Giudice, nel quale affermava di credere. Almeno a Lui dovrà spiegare non ciò che diceva contro la Chiesa, ma perché lo diceva travestito da frate. (26 aprile 1992)
*Nell'ultima tornata presidenziale è emerso, con un bel pacchetto di 20 voti, Aldo Aniasi. Finalmente. In questo imperversare di tangenti e bustarelle, era ora che qualcuno si ricordasse di lui. (24 maggio 1992)
*Per sfatare le malevole dicerie su certe bestie, il presidente degli «animalisti» italiani ha offerto un premio di 200 milioni a chi potrà dimostrare che i corvi scrivono lettere anonime e che le talpe fanno le spie. È vero: di simili casi non ne conosciamo. Ma di somari che fanno i presidenti, ne conosciamo parecchi. (5 luglio 1992)
*Dopo le invettive e i clamori da cui il presidente del consiglio [[Giuliano Amato|Amato]] è stato accolto in Senato per la sua insensibilità alla crisi morale che investe il Paese, il dibattito sulla medesima si è svolto, a Montecitorio, in un'aula deserta. Sì, una crisi morale, per la nostra classe politica esiste: lo dimostra il vuoto in cui l'ha lasciata cadere. (14 marzo 1993)
*«I socialisti – ha detto l'ex ministro della Difesa Salvo Andò – devono andare tutti nudi verso la meta di un nuovo sistema politico». Come faranno senza le tasche? (24 maggio 1993)
*Il candidato del Psi per le elezioni a sindaco di Roma sarà Niccolò Amato. Assennata scelta. Ex direttore delle carceri, Amato è certamente il più qualificato a rappresentare quel partito. (23 settembre 1993)
*Giovedì sera annuncio a sorpresa di [[Emilio Fede]] nel suo Tg4: «Adesso – ha detto – voglio parlarvi di informazione». C'è sempre una prima volta. (8 gennaio 1994)
*Secondo un sondaggio della Diacron (gruppo Fininvest), l'82 per cento dei lettori del «Giornale» sarebbe schierato con Berlusconi. Vero. Almeno com'è vero che Berlusconi diventerà presidente del Consiglio. (12 gennaio 1994)
====''La parola ai lettori – rubrica''====
*I tennisti italiani hanno disputato la finalissima di Coppa Davis a Praga, e nessuno ha battuto ciglio. Le squadre di calcio italiane frequentano gli stadi dell'Est, a cominciare da quelli russi, e i puristi della democrazia non ci trovano nulla a ridire. Ma per l'[[Uruguay]] – che con i suoi tre milioni di abitanti e la sua posizione geografica non mi pare possa essere considerato una minaccia troppo grave alla libertà dei Paesi democratici – c'è puntuale la protesta. Come se l'Uruguay potesse invadere, espandersi, insidiare, inviare – direttamente o indirettamente – eserciti di mercenari in mezzo mondo, e l'[[Unione Sovietica]] no. Possiamo capire gli intransigenti della democrazia: ma possiamo soltanto disprezzare i farisei che hanno l'indignazione dimezzata. Si calmino Bruno Conti e Pruzzo. Né l'Uruguay, né il suo regime, meritano tante ansie e tanta ostilità. Mosca è più vicina – lo sanno bene i polacchi – e Kabul anche. (31 dicembre 1980)
*Non abbiamo mai «coperto», come si usa dire, questo nostro socio (che ha il 37, non il 36% del Giornale), anche perché non vediamo da cosa dovremmo coprirlo. [[Silvio Berlusconi|Berlusconi]] non è né un politico né un gerarca civile o militare, e non svolge nessuna pubblica funzione incompatibile con l'appartenenza alla massoneria. È un privato imprenditore e cittadino che quando fa una balordaggine (e l'iscrizione alla P2 lo è) la fa a proprio rischio e pericolo. Come lei avrà visto, il suo coinvolgimento nella P2 non ci ha impedito di dire, di Gelli e della sua banda, tutto il male che ne pensiamo. (31 maggio 1981)
*In tutti questi anni che è stato con noi, {{NDR|Silvio Berlusconi}} si è sempre comportato nella maniera più signorile, ed anche in questa circostanza ci ha dato le più ampie garanzie. (14 aprile 1987)
*Nel panorama sudamericano il [[Cile]] è oggi uno di quei paesi economicamente più solidi e con maggior progresso, tanto da meritare gli elogi del Fondo monetario internazionale. Ma la postilla impone a sua volta una precisazione. È più facile fare il risanamento economico monetario in Cile, dove i sindacati sono inesistenti o impotenti, che non in [[Argentina]], dove il sindacato incalza il governo e pretende aumenti salariali il cui ritmo sia adeguato al ritmo dell'inflazione. [...] Pinochet è quello che è. Il suo plebiscito per la Costituzione del 1980 fu indetto in circostanze che gli tolgono ogni valore. E gli inizi del regime militare furono sanguinari. Però il Cile di oggi ha un livello di libertà e di dialettica politica – nonostante Pinochet – che tanti paesi del Terzo mondo vezzeggiati dai nostri democratici dovrebbero invidiargli. Come ha osservato un lettore, né l'Etiopia né lo Zaire né la Siria, né il Nicaragua avrebbero tollerato corrispondenze come quelle che gli inviati della Rai diffondono, in diretta dal Cile. (16 aprile 1987)
*Mai le nostre prese di posizione su problemi e personaggi sono state non dico condizionate, ma influenzate dalle personali amicizie o preferenze di Berlusconi. Per la verità, l'editore chiese una volta a titolo di favore, un «occhio di riguardo» per la sua creatura prediletta. Non la televisione, come i lettori saranno stati forse indotti a pensare, ma il [[Associazione Calcio Milan|Milan]]. Sottoposi questa sommessa istanza alla redazione sportiva. La risposta fu una lettera collettiva di dimissioni. Caso chiuso. Da allora rinuncio a leggere le cronache delle partite del Milan, per non dovermi dispiacere del dispiacere che ne prova probabilmente Berlusconi. (17 aprile 1988)
*Come già ho scritto, e qui mi piace ripetere, la designazione di [[Francesco Cossiga|Cossiga]] al Quirinale fu la scelta dell'uomo giusto al posto sbagliato. Sappiamo benissimo chi la volle. Ma sappiamo altrettanto bene che fu avallata anche da quegli uomini e partiti che ora si scagliano contro di lui e lo accusano, apertamente o copertamente, di fellonia. La classe politica, nella quale egli ha militato da sempre e che quindi da sempre lo conosceva, doveva sapere che l'onesto (perché tale è) Cossiga non era uomo da Quirinale. Eppure, per i suoi sporchi giochi di potere, ce lo mandò. Ora dovrebbe sentire il dovere di difenderlo dagli sciacalli che lo attaccano da tutte le parti. (22 dicembre 1990)
===''La Stampa''===
<!--ordine cronologico-->
*Intorno alle «cattedrali nel deserto» impiantatevi dalla cosiddetta mano pubblica, [...] o trasferitevi dal Nord con l'adescamento degli «incentivi», e sotto la nuvolaglia di fumo che sgorga dalle loro ciminiere, si gonfiano alla carlona e selvaggiamente dirompono, senza nessun criterio urbanistico, senza piano regolatore, senza servizi, spesso anche senza acquedotto e senza fogna, degli agglomerati urbani che solo per il numero degli abitanti si possono chiamare città. [...] È nata soltanto, insieme a una forsennata speculazione edilizia che per sfruttare all'osso l'area fabbricabile accumula con cattivo cemento un piano sull'altro finché crollano sulla testa degl'inquilini, la sorda rabbia contro la città di un contadiname analfabeta che se n'è visto succhiare la linfa vitale, e quando vi cala, lo fa da nemico e vandalo. Questo è il panorama del Mezzogiorno dopo vent'anni e più di Cassa, che hanno raschiato dalle tasche dei contribuenti migliaia di miliardi. (da ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,3/articleid,1118_01_1973_0272_0003_16218908/ La protesta contadina]'', 18 novembre 1973, p. 3)
*La politica meridionalistica è tutta dominata da questo sottofondo psicologico. Essa vuole l'industrializzazione di Stato non soltanto perché [...] l'industrializzazione può essere fatta soltanto dallo Stato o da imprese al servizio dello Stato; ma anche perché più queste imprese si sviluppano, e più si riduce il margine di quell'imprenditoria privata che i meridionali, non riuscendo a emularla, mirano a ostacolare e ridurre, sottraendole il pubblico risparmio. Con l'agricoltura non avrebbero potuto perseguire questi scopi punitivi. L'unica arma per mortificare e battere l'industria privata è l'industria statale o parastatale. Questa, intendiamoci, esisteva digià: è un portato dei tempi moderni. Ma non c'è dubbio che la politica meridionalistica, come la si è praticata finora e tutto lascia credere che si seguiterà a praticarla, le ha offerto un'ideale occasione. (da ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,3/articleid,1118_01_1973_0284_0003_16222766/ Industrie "in colonia"]'', 2 dicembre 1973, p. 3)
*Lo Stato, con [[Venezia]], ha contratto un solo impegno: di destinare al suo risanamento 300 miliardi di lire in cinque anni. Di dove li prenda, non ha nessun interesse. Può darsi che una parte li attinga proprio a quel prestito. Ma non vi è tenuto, né si vede perché dovrebbe esserlo. Ciò che da esso si può e si deve esigere è che eroghi effettivamente quei 300 miliardi alle scadenze per le quali si è impegnato: 25 miliardi per il '73, 60 nel '74, 90 nel '75, e su su fino alla chiusura dei conti nel '77. Due sole cose restano da dire. Primo. All'origine dell'equivoco c'è di certo quello che i francesi chiamano l'''esprit mal tourné'', cioè la diffidenza degl'italiani nei confronti dello Stato. Ma all'origine di questa diffidenza c'è altrettanto certamente l'incapacità o la renitenza dei nostri governanti a spiegare [...] ciò che fanno. Secondo. I soldi [...] stavolta ci sono. E diamo pure per scontato che saranno erogati con puntualità. Ma dove sono gli strumenti per spenderli, specie quelli affidati in gestione a degli Enti locali, che fin qui non sono stati capaci di dragare un canale né di riparare la spalletta d'un ponte? Non vorremmo che anche tutti questi miliardi andassero ad alimentare l'immenso deposito di «residui passivi», cioè di somme stanziate ma non impiegate, che già affligge il nostro Paese. Non lo vorremmo. Ma lo temiamo. (da ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,1/articleid,1111_01_1974_0009_0001_21345708/ Venezia, molti miliardi e lo Stato]'', 11 gennaio 1974, p. 1)
*E ora addio, caro lettore, e grazie dell'ospitalità. Ti confesso che, entrando in casa tua, ero molto imbarazzato. Ma mi bastò poco per accorgermi che di questo imbarazzo voi soffrite quasi quanto coloro a cui lo incutete. Esentàtemi da una dichiarazione di amore perché a gente come voi è difficile farne. Ma in questo pudore mi sento vostro pari e vostro complice. Avrò un giornale a Milano e, e cercherò di farlo molto bello, bellissimo. Ma anche se ci sarò riuscito, seguiterò a rimpiangere il vostro. Mi dicevano che ci avrei sofferto il freddo. Ci ho trovato, sotto una coltre di silenzio, il caldo. (da ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,3/articleid,1112_01_1974_0087_0003_16390798/ Congedo dal Piemonte]'', 21 aprile 1974, p. 3)
{{Int|''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,9/articleid,1118_01_1973_0284_0009_16222725/ Chi era il vecchio leone del deserto]''|Articolo su ''La Stampa'', 2 dicembre 1973.|h=4}}
*Senza Ben Gurion, non so se Israele sarebbe stato migliore o peggiore di quel che è. Certo, sarebbe stato diverso. Il titolo di «Padre della Patria» non può contestarglielo nessuno. [...] Egli stesso mi raccontò lo sgomento da cui fu còlto quando, non ancora ventenne, sbarcò a Giaffa dopo un lungo periplo a bordo d'un cargo. A procurarglielo non furono i funzionari turchi che allora governavano il Paese, e nemmeno gli arabi che formavano il grosso della popolazione; ma gli ebrei, quasi tutti latifondisti e mercanti perfettamente inseriti nel «sistema» e unicamente intesi ai propri affari. Erano dunque quelli i depositari della Terra Promessa, che non sapevano neanche l'ebraico, o comunque si rifiutavano di parlarlo? Forse ne sarebbe fuggito, se nell'interno non avesse scoperto alcune isolate fattorie collettive, dove i nuovi immigrati lavoravano la terra con le proprie mani e di notte montavano la guardia, uomini e donne, per difendere le loro vite e i loro raccolti dalle razzie degli arabi.
*Comprese subito che solo redimendo la terra col loro lavoro manuale e contrapponendo al latifondismo arabo la fattoria collettiva, gli ebrei potevano legittimare la riconquista dei loro antico «focolare». Militarmente, egli non attaccò mai gli arabi. Aspettò che il loro sistema si disgregasse da sé, e ci volle poco. Battuti sul mercato dai prodotti del ''kibbutz'', i latifondisti arabi vendettero i loro feudi al «Fondo Nazionale Ebraico» per andare a sperperare l'incasso nei ''Casinos'' di Beirut e della Costa Azzurra, e i braccianti rimasero senza lavoro perché i nuovi padroni usavano le braccia proprie. Il conflitto è tutto qui: nell'impossibilità di coabitazione di una scalcagnata economia feudale con un'efficientissima economia socialista. I motivi religiosi e razziali li ha aggiunti la propaganda.
*Il suo programma era questo: conquistare la Palestina «pertica dopo pertica, capra dopo capra», ma senza costituirla in uno Stato, un po' perché a questo si sarebbe opposta l'Inghilterra [...] un po' per non provocare un «fronte» di nazioni arabe, come poi in realtà avvenne. Ma la rivelazione del [[Olocausto|genocidio]] gl'ispirò il famoso ''mai più''. E mai più significava questo: che d'allora in poi gli ebrei dovevano avere un rifugio sicuro, pronto ad accoglierli e in grado di farlo, cioè uno Stato.
*Come tutti i veri politici, Ben Gurion era un pragmatista, cioè un uomo che attingeva le idee dalla pratica delle «cose», non viceversa. E l'esperienza fatta nella lotta per la manodopera ebraica lo aveva persuaso che con gli arabi non c'era [...] possibilità di compromesso. Uno Stato palestinese misto di arabi e di ebrei, lo considerò sempre una chimera per il semplice motivo che in poche generazioni, col loro potenziale demografico quattro volte superiore, gli arabi avrebbero mangiato gli ebrei. [...] Già nella guerra del '48 egli avrebbe potuto annettersi la Cisgiordania: ci rinunziò per non mettersi in corpo seicentomila arabi. L'anno dopo rifiutò per lo stesso motivo la cosiddetta «striscia di Ghaza» che il suo brillante generale Allon aveva sforbiciato dall'Egitto. E dopo la guerra dei sei giorni, sebbene ormai lontano dal potere, non ha fatto che ammonire contro una politica di annessioni territoriali disgiunta da un adeguato incremento di popolazione ebraica. Non ha mai dialogato che con l'Occidente. Con gli arabi, non ha seguito che una diplomazia: quella dei confini.
*Le nuove esigenze della produzione e della guerra imponevano un altro «rovesciamento della piramide»: il miracolo della guerra dei sei giorni fu dovuto a un esercito di tecnici altamente specializzati, in cui anche il semplice aviere era un ingegnere. Il posto del ''kibbutz'' [...] veniva preso dall'Università che riconvertiva il contadino in professore. Ben Gurion non poteva interpretare questo nuovo corso. Era troppo vecchio e legato all'altro. Ma non lo comprese, non poteva comprenderlo, per conservare il potere ricorse a tutte le armi del suo repertorio, anche le meno regolamentari, giunse a rinnegare e a rompere il proprio ribelle partito. E neppure a battaglia persa si rassegnò. Dal fondo del suo rifugio alle soglie del deserto ha continuato tutti questi anni ad alluvionare di ammonimenti, maledizioni, anatemi i suoi vecchi amici trattandoli da nemici. [...] Quello che si chiude con Ben Gurion è il capitolo del pionierismo: il più eroico e glorioso, quello destinato, via via che si allontanerà nel tempo, ad essere ricordato dagl'israeliani con sempre più struggente nostalgia.
{{Int|''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,3/articleid,1112_01_1974_0081_0003_16388814/ La strada lunga di Golda]''|Articolo su ''La Stampa'', 14 aprile 1974.|h=4}}
*{{NDR|[[Golda Meir]]}} Aveva poco più di vent'anni quando approdò in Israele, frammista ai «padri pellegrini» della «seconda ondata» che subito dopo la [[prima guerra mondiale]] vennero a riprendere possesso della loro antica terra con la ferma intenzione non d'insabbiarcisi com'era successo ai loro predecessori della fine dell'Ottocento, ma di riscattarla e di farne il «focolare» degli ebrei. Tutta la sua visione politica [...] era condizionata da questa esperienza di oltre mezzo secolo di sacrifici e di lotte. [...] Oggi molti in Israele si domandano se a questi pionieri non restava davvero altra strada che quella dell'urto frontale con la popolazione araba della Palestina. Ma questi dubbi sono un lusso ch'essi si possono concedere solo perché i loro babbi e nonni non ne ebbero. Costoro fecero quello che fecero perché non potevano far altro. Ciò che rendeva impossibile la coabitazione fra le due popolazioni non era la incompatibilità razziale e religiosa, ma quella economica e sociale. Il latifondo sceiccale non poteva convivere col ''kibbutz'' socialista. È qui l'origine di un conflitto che nessuna diplomazia poteva sanare. Una pace fra israeliani e arabi è possibile; una simbiosi, no. Ancor oggi chi parla di «Stato misto» si gingilla con le astrazioni.
*Fu lei che [...] raggiunse travestita da cammelliere l'emiro Abdullah di Giordania [...] e da nemico se lo fece amico, o almeno neutrale. Non sono mai riuscito ad appurare se [[David Ben Gurion|Ben Gurion]] ebbe una parte, e quale, in questo «giallo» fra il diplomatico e lo spionistico. Ma molte cose m'inducono a credere che a programmarlo fu proprio lei, Golda, anch'essa ben decisa a innalzare, fra arabi ed ebrei, una cortina di ferro, ma con qualche porta che consentisse all'occorrenza il dialogo. [...] I due furono amici e compari per decenni. [...] Probabilmente anche al tempo in cui facevano coppia nel partito e nel governo si parlavano tra loro in quel linguaggio da fureria. Quanto a imperiosità e autoritarismo, si valevano. [...] Con la sua voce arrugginita dalle sigarette [...] diceva piattamente e banalmente delle cose piatte e banali, solo ravvivate da qualche squarcio d'un umorismo massiccio come una scarpa di soldato; ma senza mai togliere di dosso all'interlocutore il suo vigile sguardo cilestrino alla fiamma ossidrica. E da quella specie di sporta per la spesa che, adibita a borsa, essa tiene al braccio anche nei ricevimenti ufficiali, ci si aspettava sempre di veder saltar fuori, oltre a qualche mazzo d'agli e di cipolle, una pistola o una fiala di veleno.
*Non c'è dubbio che sapeva odiare e che anche quando amava lo faceva da mantide, soffocando e stritolando. Ma Israele non troverà mai più una madre come lei, che sapeva anche fargli da padre. Nella sua tenacia, nel suo coraggio, nella sua volontà d'acciaio, essa riassumeva la storia di questo piccolo grande Paese. Lo ha dimostrato col suo ritiro. Quando si è trattato di pagare, essa si è offerta in sacrificio pur sapendo che per lei la rinunzia al potere è la rinunzia alla vita. «''Sono giunta al termine della mia strada''», ha detto. Ma che strada! Nessuno ne ha mai percorsa una più ripida e accidentata, più paurosamente librata tra abissi e strapiombi. Sono sicuro che Golda non si volterà indietro a guardarla, e non ce ne dirà nulla. Come tutti i grandi costruttori, essa sa soltanto costruire. Il resto, per lei, è silenzio.
===''la Voce''===
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*Uscendo dal ''Giornale'', io feci a me stesso, ma pubblicamente, un giuramento: «Mai più un padrone». Qui padroni non ce ne sono. La proprietà è ripartita fra alcune centinaia di azionisti, di cui nessuno può, per statuto detenere più del 4 per cento. Fra di essi, e per primi, ci siamo stati tutti noi: redattori, impiegati, fattorini, autisti. [...] Per questa sua pulviscolarità, il nostro azionariato è stato definito, nei quartieri alti della Finanza, «straccione». La qualifica non ci dispiace: coi tempi che corrono, meglio stare tra gli stracci che tra le tangenti. (22 marzo 1994)
*Di insurrezione generale non c'era bisogno, il 25 aprile, perché il Terzo Reich non esisteva più. Se l'insurrezione generale fosse avvenuta avrebbe dovuto avere come primo obiettivo, a Milano, il quartier generale delle SS all'Hotel Regina. Le SS furono invece lasciate del tutto tranquille, mentre si provvedeva a trascinare in piazzale Loreto, per la fucilazione Achille Starace [...]. Non sono contro la Resistenza, anzi: sono contro la retorica, inguaribile vizio italiano. Proprio questa retorica ha fatto sì che un sindaco democristiano di Roma, in un manifesto dedicato anni or sono alla liberazione della città non accennasse nemmeno con una parola agli Alleati. Ed ha fatto sì che in quest'ultimo 25 aprile si sia parlato ai giovani che affollavano piazza del Duomo a Milano o che stavano davanti ai televisori, ingannandoli – ossia raccontando loro che i tedeschi erano stati sconfitti dai partigiani, e che da questi l'Italia era stata liberata. Se questa è la «memoria storica» evocata da tanti commentatori, stiamo freschi. (28 aprile 1994)
*Intorno a Berlusconi vedo agitarsi una falange di Starace, convinti non meno di Achille che il padrone (e con lui, si capisce, la carriera) si serve sbattendo i talloni e gridando: «Forza, Italia!». Di tutto questo, intendiamoci, Berlusconi non può essere tenuto responsabile. Gli Starace – a differenza di Mussolini che si scelse il suo vedendolo com'era – gli sono germinati e gli pullulano intorno d'irresistibile forza propria cercando di sopraffarsi in una gara di servilismo, che trova soprattutto nel video la propria arena. E per ora la gente pensa: «Povero Cavaliere, da chi è circondato». Ma prima o poi – forse più prima che poi – comincerà a dire anche di lui: «Vedi un po' di chi si circonda». (18 giugno 1994)
*Dobbiamo prepararci a presentare le nostre scuse a [[Emilio Fede]]. L'abbiamo sempre dipinto come un leccapiedi, anzi come l'archetipo di questa giullaresca fauna, con l'aggravante del gaudio. Spesso i [[leccapiedi]], dopo aver leccato, e quando il padrone non li vede, fanno la faccia schifata e diventano malmostosi. Fede no. Assolta la bisogna, ne sorride e se ne estasia, da oco giulivo. Ma temo che di qui a un po' dovremo ricrederci sul suo conto, rimpiangere i suoi interventi e additarli a modello di obiettività. (26 novembre 1994)
*Il presidente della Repubblica non può contrattare. Ma deve trovare qualcuno che abbia l'autorità morale di farlo. Un ''kamikaze''. E di ''kamikaze'' ne vediamo uno solo che, non avendo veste politica, né alcuna ambizione di indossarla, può anche affrontare una simile responsabilità: [[Antonio Di Pietro|Di Pietro]]. Ma temiamo che l'idea sia soltanto nostra. [...] Una delle pochissime cose che nella presente situazione ci confortano è di vedere in Quirinale un difensore delle Regole come [[Oscar Luigi Scalfaro|lui]]. Vorremmo solo sommessamente avvertirlo che l'Italia che noi conosciamo somiglia poco all'immagine angelica ch'egli ce ne ha fornito la sera di Capodanno, e che anche quando vi avremo messo a posto tutte le Regole, ne mancherà sempre una: quella che dall'interno della sua coscienza fa obbligo ad ogni cittadino di regolarsi secondo le regole. (3 gennaio 1995)
*Noi volevamo fare, da uomini di [[Destra]], il quotidiano di una Destra veramente liberale, ancorata ai suoi storici valori: lo spirito di servizio (quello vero, taciuto e praticato), il senso dello Stato, il rigoroso codice di comportamento che furono appannaggio dei suoi rari campioni da Giolitti a Einaudi a De Gasperi. Insomma, l'organo di una Destra che oggi si sente oltraggiata dall'abuso che ne fanno gli attuali contraffattori. Questa Destra fedele a se stessa in Italia c'è. Ma è un'élite troppo esigua per nutrire un quotidiano. (12 aprile 1995)
{{Int|''Il realista inviso agli snob''|Articolo su ''la Voce'', 24 aprile 1994.|h=4}}
*Fino ad una decina di anni orsono, la maggioranza degli americani erano convinti che, se [[Richard Nixon|Nixon]] fosse rimasto nella Storia del loro Paese – cosa che al loro orecchio suonava come un obbrobrio – vi sarebbe rimasto solo per il [[Scandalo Watergate|Watergate]], cioè appunto per l'obbrobrio. Negli ultimi tempi tutto si è rovesciato: l'obbrobrio non è stato più il Watergate, ma la campagna scandalistica che lo aveva provocato. Gli stessi protagonisti che l'avevano montata – [[Bob Woodward]] e [[Carl Bernstein]] del ''Washington Post'' – ne riconobbero le forzature e fecero atto di contrizione. Non avevano inventato nulla, ma avevano deformato tutto. [...] La sorte è stata, tutto sommato, clemente con Nixon dandogli il tempo di vedere questo capovolgimento.
*Ultimamente era ricevuto, ed anzi continuamente sollecitato alla Casa Bianca, dove lo si accoglieva come lo ''Elder Statesman'', lo statista anziano da consultare come un vecchio saggio sui problemi difficili. Fu a lui che [[George H. W. Bush|Bush]] si rivolse per riallacciare un dialogo con Pechino dopo la rottura seguita al fattaccio di Tienanmen. E lui a Pechino lo riallacciò: i cinesi non avevano dimenticato che quel dialogo erano stati Nixon e [[Henry Kissinger|Kissinger]] ad aprirlo, quando l'America aveva deciso di chiudere l'avventura del Vietnam in cui [[John Fitzgerald Kennedy|Kennedy]] e [[Lyndon B. Johnson|Johnson]] l'avevano malaccortamente cacciata. Ma anche [[Bill Clinton|Clinton]] è ricorso alla sua esperienza per capire cosa succedeva in Russia e trarne qualche insegnamento. Nixon andò a Mosca, e ne tornò con cattivi presagi sulla sorte di [[Boris Nikolaevič El'cin|Eltsin]] che i successivi avvenimenti hanno confermato.
*Non era un uomo «simpatico», e soprattutto non aveva nulla che potesse sedurre l'America dei salotti e della ''intellighenzia'', che gli uomini politici li misurano a modo loro, mai quello giusto. Scambiarono per un grande intellettuale Kennedy, che in vita sua aveva visto migliaia di film, ma mai letto un libro. E prendevano Nixon, che di libri ne ha letti ed ha continuato a leggerne (ed a scriverne, niente male), fino all'ultimo giorno per una specie di Bossi californiano, rozzo e triviale. [...] Ma forse quello che più infastidiva gli americani era la renitenza di Nixon ad appelli e richiami tanto più sonori quanto più vacui, come «la nuova frontiera» e simili. Nixon era un professionista della politica, uno dei pochissimi che l'America abbia mandato alla Casa Bianca. Non andava per sogni e per versetti del Vangelo. Conosceva il suo [[Otto von Bismarck|Bismarck]], il suo [[Benjamin Disraeli|Disraeli]], e credo anche il suo [[Niccolò Machiavelli|Machiavelli]] che in America basta nominarli per finire scomunicati. Per questo lo consideravano un mestierante, e per questo si era scelto come consigliere un altro mestierante, l'ebreo tedesco Kissinger. Furono questi due uomini che ridiedero all'America la ''leadership'' nella politica estera coinvolgendo nel gioco la Cina e scavandone il solco da Mosca. I successori di Nixon, e specialmente [[Ronald Reagan|Reagan]], vissero in gran parte di questa eredità.
===''Oggi''===
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*Mi confermo in due mie vecchie opinioni. Il guaio del socialismo è il socialismo, cioè sta proprio nel suo sistema statalistico. Il guaio del capitalismo sono i capitalisti che, quasi sempre bravissimi all'interno della loro azienda, fuori di lì sono spesso degli ottusi e noiosi imbecilli, e talvolta anche peggio.<ref>Citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X</ref> (n. 22, 1983)
*{{NDR|Sull'offerta di [[Massimo D'Alema]] a concedere, come «atto dovuto», i funerali di Stato a [[Bettino Craxi]]}} "Atto dovuto"? Ma dovuto a chi? Anche a un latitante: quale, dal punto di vista legale, era Craxi? Concedere i funerali di Stato a un latitante significa sconfessare la Giustizia che lo ha condannato. [...] Ma può lo Stato sconfessare la propria Giustizia senza sconfessare se stesso? Mi sembra di vivere in un Paese che di senso dello Stato ne ha meno di una tribù del Ghana.<ref>Citato in ''La morte incute rispetto, ma su Craxi non cambio idea''-</ref> (2 febbraio 2000)
*La [[democrazia]] è sempre, per sua natura e costituzione, il trionfo della mediocrità. (11 ottobre 2000)
==''Caro direttore''==
===[[Incipit]]===
Mettersi nel '74 contro il vento che soffiava tutto nella direzione del «compromesso storico» con la codarda quiescenza di gran parte della borghesia e di quasi tutti gli intellettuali; scoprire (oggi sembra acqua calda, ma allora era un'eresia) che, oltre al terrorismo di destra, ce n'era uno, molto più violento e pericoloso, di sinistra, figlio – sia pure degenere e ripudiato – del Pci, un partito che raggiungeva il 36 per cento dei voti e che condizionava pesantemente scuola, magistratura, cultura, mezzi di comunicazione; schierarsi dalla parte dell'ordine contro l'eversione; istruire il processo contro il sinistrume, effettivo e di complemento, che mortificava l'iniziativa privata e l'economia di mercato con tutti i valori che vi sono connessi; battersi contro il bugiardo e demagogico giustizialismo populista per il ripristino della meritocrazia nel campo del lavoro e degli studi; denunziare il grande pericolo che circondava il sistema: la partitocrazia; tutto questo sembrava follia, e forse lo era. Ma di questa follia noi siamo fieri.
===Citazioni===
*In Francia c'è molta gente che tuttora si domanda se De Gaulle era proprio De Gaulle, o un matto che si credeva De Gaulle. Ebbene, io nutro per La Malfa lo stesso dubbio. Ed è appunto perché nutro questo dubbio che voto La Malfa. (p. 12)
*Il capitalismo vero, che permise alla borghesia di liquidare il Medio Evo e di sostituire, a quella feudale, basata sul parassitismo redditiero, una nuova società basata sul lavoro e sul risparmio, nacque nei Paesi protestanti. E sa perché? Perché Calvino insegnò questo ai suoi seguaci: che il denaro, essendo un segno della Grazia Divina non si poteva scialacquarlo. Chi lo aveva guadagnato per un particolare favore concessogli da Dio, aveva il dovere di considerarsene soltanto il depositario, e di reimpiegarlo, cioè di reinvestirlo perché altri uomini potessero beneficiare dello stesso favore. Fu questa base morale che dette al capitalismo protestante la forza di vincere e di costruire la nuova società: la società borghese del lavoro e del risparmio al posto di quella del sangue e del blasone. (p. 25)
*Lei ha ragione di essere soddisfatto. Dopo aver ricevuto una discreta istruzione nelle nostre costose scuole private potrà andare a completarla a Parigi, o a Harvard, o a Oxford, dove il figlio del suo mezzadro o del suo trombaio, magari molto più intelligente e volenteroso di lei, non potrà seguirla. Egli dovrà contentarsi dello svalutato pezzo di carta che la nostra Università rilascerà a lui come a qualsiasi analfabeta, e probabilmente, per campare, dovrà rassegnarsi a fare il mezzadro o il trombaio come suo padre. Grazie agli amici del popolo e ai campioni del proletariato. (p. 91)
*L'Italia ha scelto lo sciopero, per risanarsi, e non il lavoro, i «ponti», e non il sacrificio; i comizi e le adunate, non le valutazioni responsabili che non possono venire dagli urli di una folla eccitata. La Germania federale, retta dai socialdemocratici, persegue una strada ben diversa. Ciascuno raggiunge i traguardi che si propone, e che merita. (p. 156)
*Noi crediamo che in certi casi di carattere eccezionale il giornalista abbia il diritto, e qualche volta il dovere, di dire la verità, se ne è convinto, anche se non è in grado di dimostrarla. Ma a una condizione: che, non potendo o non volendo rivelare le fonti a cui l'ha attinta, se ne assuma in proprio la responsabilità con tutte le conseguenze, anche giudiziarie che ne derivano. (p. 173)
*Il temuto cambio di regime non c'è stato, nonostante il tentativo dei partiti e della grande stampa fiancheggiatrice di gabellarlo come una operazione innocua e indolore. La necessità d'interpretare queste consultazioni come un referendum ci ha costretti a sostenere, con tutte le nostre forze, la Democrazia cristiana riconoscendole, però, il merito importante di non aver mai messo in pericolo le nostre libertà, anzi di averle sostenute e difese. Ora che abbiamo contribuito, non poco, a rimettere in piedi la grande malata, dobbiamo adoperarci a guarirla. (p. 193)
*Ho avuto una tessera ''ad honorem'' di una federazione anarchica catalana (quella del famoso ''Campesino'') perché, durante la guerra civile spagnola, trafugai oltre frontiera un suo affiliato caduto prigioniero dei nazionalisti e condannato a morte. Ti prego di felicitarmene. Subito. Senza esitazioni. (p. 227)
*Anche se aveva tutte le ragioni di sentirsi ingiustamente perseguitato e colpito nel suo onore di galantuomo, Malizia non doveva piangere, per il semplice motivo che i generali non hanno il diritto di piangere almeno in pubblico. Mai. Per nessuna ragione. Lei mi dirà che queste sono fisime da gente sorpassata. Può darsi. Ma io sono convinto che l'etica militare è fatta appunto di queste fisime. Sono stato per lunghi anni ufficiale di guerra, e credo di esserlo stato con onore – tanto da guadagnarmi alcune decorazioni –, appunto perché avevo queste fisime. (p. 261)
==''Caro lettore''==
===[[Incipit]]===
Questi volumi sono in fondo la ''summa'' del ''Giornale'', il riassunto e il breviario di un libero pensiero, cioè di un pensiero libero da qualsiasi condizionamento, che dovrebbe far riflettere gl'intellettuali. Ma noi ci crediamo poco. Ed uno dei motivi è proprio questo: che stavolta gl'intellettuali difficilmente potranno rinverdire lo slogan sotto il quale, negli anni di piombo, mascherarono la loro codardia: «Né con le brigate rosse né con lo Stato», come se lo Stato e le brigate rosse fossero sullo stesso piano e fra l'uno e le altre fosse possibile una neutralità. Pur appartenendo – almeno dal punto di vista sindacale – alla categoria, o forse proprio perché vi apparteniamo, non abbiamo molta stima degl'intellettuali, e troviamo poco meno che ridicola la loro pretesa di fare i direttori di coscienza della società.
===Citazioni===
*Lei ci accusa di eccessiva indulgenza verso i regimi sudamericani. Ma l'accusa è ingiusta. Non perdiamo occasione di dire che Pinochet è una disgrazia. Ma non possiamo fare a meno di aggiungere che questa disgrazia è nata da un'altra disgrazia di nome Allende. In Argentina, a portare al governo il generale Videla (che, glielo posso assicurare, non aveva nessuna voglia di andarci) sono stati i «montoneros» coi loro rapimenti e omicidi, dai quali più nessuno si sentiva al riparo. (p. 42)
*Io lavorai al ''Borghese'', sotto vari pseudonimi, finché ci fu lui e perché c'era lui. Dal rapporto personale, quotidiano e strettissimo, esulava qualsiasi pregiudiziale ideologica. Io del resto, non ho mai capito quale ideologia avesse Longanesi. Sapevo soltanto che non era mai del gregge; e siccome nemmeno io lo sono, questo bastava a tenerci uniti. Dopo di lui il ''Borghese'' assunse una fisionomia ideologica precisa, di cui non discuto la legittimità, ma che non corrispondeva alla mia. E quindi la mia collaborazione vi sarebbe stata fuori posto. (p. 50)
*Anche ai cattolici osservanti e militanti è consentito, si capisce, far politica. Ma, per amor del cielo, non la confondano con la religione invocando i «valori cristiani» mentre si mettono l'un l'altro l'arsenico nella minestra. Questo si può farlo in nome di Marx, e magari anche di Cavour. In nome di Dio, dovrebb'essere proibito. (p. 193)
*Hai ragione interamente, là dove dici che chi nasce come me figlio di un professore (non di un magistrato) ha una partenza più facile di chi nasce come te, figlio di un operaio. Questo è vero. E infatti il gran problema di un regime politico serio dovrebb'essere proprio quello di ridurre al minimo le diseguaglianze al palo di partenza. Per raggiungere questo scopo, non smetterò mai di battermi. Ma nemmeno smetterò di battermi contro il tentativo di mortificare l'interesse privato fino al punto di togliere agli uomini la molla dell'iniziativa. Sono per un fisco severo. Ma voglio che colpisca gli sciali e i lussi, non gl'investimenti perché questi producono lavoro e ricchezza. Ecco il mio socialismo. (p. 202)
*L'Islam ebbe una grande cultura solo quando, nella loro cavalcata conquistatrice, i suoi Califfi incontrarono la cultura greca, quella egiziana e quella ebraica. Ma questo risale a Averroè e ad Avicenna, cioè a mille anni fa pressappoco. Da allora l'atteggiamento dell'Islam verso la cultura è sempre rimasto quello del famoso Califfo che, quando gli chiesero cosa dovevano fare della grande biblioteca di Alessandria, da lui conquistata, rispose: «Se tutti quei libri dicono ciò che dice il Corano, sono inutili. Se dicono cose diverse, sono dannosi. Nell'un caso e nell'altro, meglio bruciarli». Si dirà: «Altri tempi». No, Khomeini pensa e parla come quel Califfo. L'Islam è una religione di analfabeti, in cui la cultura è monopolio degli Ulema, che sanno solo di Corano e passano la vita a indagarne i misteri (che non ci sono). Mi citi Alberoni un'opera d'arte e di pensiero islamica degli ultimi due o trecent'anni. I mussulmani colti sono quelli che escono dalle ''nostre'' università. (p. 259)
*Ognuno ha il diritto ad avere una sua opinione. Ma nessuno ha quello di distorcere l'opinione degli altri. La mia ora è la seguente: che, dopo l'esperienza in Ungheria, non mi sentivo d'incoraggiare i polacchi a una rivolta, in cui l'Occidente li avrebbe lasciati soli a vedersela coi carri armati sovietici, e quindi a finire sotto i loro cingoli come avvenne a Budapest nel '56. Questo non era un invito a «calar le brache». Era una messa in guardia da quelle pericolose illusioni di aiuti esterni che ebbero tanta parte nello spingere gli ungheresi a un olocausto rivelatosi poi del tutto inutile. (p. 271)
*Io non sono affatto convinto dell'innocenza di Freda e Ventura (Giannettini non c'entrava niente) come non lo sono di quella di Valpreda. Ma anch'io avrei assolto per mancanza di prove. E non c'è da scandalizzarsene perché queste cose succedono in tutto il mondo. A vent'anni di distanza, la polizia americana non sa ancora con certezza chi uccise Kennedy. Solo la polizia sovietica sa sempre chi uccide per il semplice motivo che è sempre essa a farlo. Con questo, sia chiaro, non voglio dire che la nostra Giustizia funziona bene. Funziona malissimo, e qualche volta non funziona affatto. Ma che copra le stragi di Stato, i nostri intellettuali di sinistra vadano a raccontarlo agli zulù. (pp. 330-331)
*Io non so se qualche omosessuale fra noi c'è. È un problema che non mi sono mai posto. Ma anche se ce ne fossero e io me ne accorgessi, non muoverei un dito contro di loro e seguiterei a stimarli per quel che valgono o a disistimarli per quel che non valgono. Tutto ciò, caro amico, la deluderà. Ma il mio stomaco, evidentemente, è soggetto a impulsi diversi da quello suo. Se c'è una cosa su cui mi rifiuto di giudicare gli uomini (e le donne) è proprio il sesso. Ho conosciuto degli omosessuali meravigliosi anche sul piano morale, e degli eterosessuali orrendi. E sono troppo geloso della privatezza mia per non rispettare quella altrui. (p. 343)
==''Dante e il suo secolo''==
===[[Incipit]]===
Uno dei tanti meriti che si suole attribuire a [[Dante Alighieri|Dante]] è quello di essere stato il primo italiano ad avere una «coscienza nazionale». Noi non vorremmo cominciare questo libro con una detrazione, ma non ci sembra che a dimostrare questa coscienza basti l'allusione che Dante fa a una entità geografica italiana, di cui egli fissava i punti terminali al Brennero e al Carnaro. E non vediamo del resto cosa aggiunga alla sua grandezza questa specie d'irredentismo avanti lettera. Se per qualcuno Dante spasimò fu, caso mai, per un Imperatore tedesco.
===Citazioni===
*[[Roma]] era stata la capitale di un impero cosmopolita, non di una Nazione. (Parte prima. Capitolo primo, p. 12)
*Non è necessario essere degli adepti del "materialismo storico" per attribuire il risveglio delle inquietudini intellettuali, fra il Millecento e il Milleduecento, al progresso economico e al generale miglioramento delle condizioni i di vita. È a stomaco pieno che si comincia a pensare a qualcosa che non sia soltanto lo stomaco. (Parte prima. Capitolo terzo, p. 131)
*Il [[pudore]] femminile non è mai stato altro che un incentivo alla civetteria. (Parte seconda, Capitolo quarto, p. 174)
*Da consumato giurista qual era, {{NDR|[[papa Bonifacio VIII]]}} prese a rimaneggiare tutti i precedenti storici, su cui poteva basare le sue pretese di dominio universale. E trovò un valido aiuto nel canonista [[Egidio Romano|Egidio Colonna]] il quale scrisse un trattato, ''De ecclesiastica potestate'', per avvalorare queste tesi. Egli sostenne che la Chiesa era padrona e proprietaria non soltanto delle anime, ma di tutto. Era solo per bontà e condiscendenza che metteva le cose a disposizione dei fedeli, ma conservando il diritto di ritorgliele quando voleva. Quindi anche i troni appartenevano ad essa, che li lasciava ai Re solo in momentaneo appalto. Questa teoria tanto piacque a Bonifacio, che ne ricompensò l'autore con la nomina ad arcivescovo di Bourges. (Parte seconda, Capitolo nono, p. 312)
*Peccato che un simile uomo {{NDR|papa Bonifacio VIII}} avesse così clamorosamente sbagliato generazione e carriera. Fosse nato cinquant'anni dopo sarebbe stato un magnifico Principe del [[Rinascimento]]: avido, crudele e gagliardo. (Parte seconda, Capitolo undicesimo, p. 372)
*Dante qui {{NDR|nel ''De vulgari eloquentia''}} ha visto ciò che molti filòlogi ancora oggi non vedono. Egli difende il "volgare", cioè la lingua viva, quella parlata dal popolo, fatalmente destinata a soppiantare il latino. Ma ne vorrebbe una illustre e aulica, al di sopra di quelle "municipali", cioè dei dialetti, contro i quali si scaglia con furore. In Italia ne classifica quattordici e li detesta tutti, compreso il toscano che chiama "turpiloquio". Ma il più orrendo gli sembra il romano, "e non deve fare meraviglia dacché i romani, anche per deformità di costumi e abiti, appaiono i più fetidi di tutti". Chissà cosa direbbe, povero Dante, se tornasse fra noi e andasse al cinematografo. (Parte seconda, Capitolo quindicesimo, p. 483)
==''Gli incontri''==
*[[Giovanni Porzio|Porzio]] non è alto di statura, ma diritto come un fuso nonostante i settantaquattro anni suonati e porta, sui pantaloni a righe stretti e lunghi come quelli degli antichi ufficiali in grande uniforme, una giacca nera che l'alta bottonatura fa simile a una ''redingote''. Il volto è bello, di colore olivastro, e aristocratico nella modellatura del naso e nel taglio breve dei baffi e della barbetta ancora pepe e sale. (Porzio, p. 91)
*Non avevo mai visto da vicino [[Cécile Sorel]], quando essa mi apparve, per la prima volta, di lontano, sul palcoscenico allestito nella corte d'onore degli Invalides per le feste celebrative del bimillenario di Parigi. [...] Drappeggiata in una sontuosa cappa di [[Elsa Schiaparelli|Schiaparelli]] a strascico di ''lamé'' d'argento e porpora, dritta su un podio sotto la statua di [[Napoleone Bonaparte|Bonaparte]], accolse a braccia spalancate lo scrosciante omaggio, sincopato dalle salve di artiglieria, dei cinquemila spettatori ammassati nell'immenso cortile. Sorrise. Sfiorò con uno sguardo altero le teste della folla, lo alzò verso l'imperatore, ma senza implorazione né umiltà, da pari a pari. Poi, in un silenzio di tomba, prese a modulare l'ode di Bruyez: "''Vous qui êtes morts pieusement pour la patrie...''". Ed era una voce incredibilmente limpida e squillante, senza traccia di ruggine. (Cècile, pp. 226-227)
*[[Saul Steinberg|Steinberg]] ha la faccia dei suoi pupazzi: una faccia malinconica, lunga e triangolare, di cavallo tirato su a paglia soltanto, senza biada, e condannato a trascinare un carretto su per un'erta interminabile, in cima alla quale non si sa cosa ci aspetta, ma certo un'altra condanna, forse più pesante del carretto. Anche i baffi ha, come i suoi pupazzi: a doppia virgola orizzontale, sebbene meno lunghi e senza le intenzioni esibizionistiche di quelli di Dalì; e anche le lenti a stanghetta traverso cui ti fissano intensamente, di sotto in su, due occhi azzurri e mortificati, di uomo che non si è reso conto di essere Saul Steinberg; o essendosene reso conto, non ci prova alcun piacere. (Steinberg, p. 289)
*[[Harukichi Shimoi]] è uno di quei giapponesi che gli altri giapponesi considerano di statura piccola. Tanto piccola che [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]], per abbracciarlo, dovette curvarsi (lui!) e, dopo essergli andato incontro gridando, con le braccia alzate: "Fratello!... Fratello mio!..." lo guardò, ci ripensò e aggiunse: "Sebbene non di sangue...". (Shimoi, p. 389)
*Quanti anni avrà, ora, Harukichi Shimoi? Forse cinquanta, forse centocinquanta. Come per [[Guelfo Civinini]], suo amico, anche per lui il problema dell'età non si pone. Quale che essa sia, egli la porta esattamente come deve averla portata mezzo secolo fa. Il suo corpo è stortignaccolo, ma diritto, e i suoi capelli son nerissimi. Ma il tratto che più lo caratterizza sono le sopracciglia, che madre natura gli ha piantato a mezza strada, come due ciuffi di foltissimo bosco, tra gli occhi e la chioma, in modo che, per quanto vasti i suoi occhiali, esse li sormontano e risucchiano come se fossero due monocoli. (Shimoi, pp. 389-390)
*Il più favoloso e colorito personaggio del [[Brasile]] è [[Assis Chateaubriand]], proprietario di ventun giornali, diciotto stazioni radiotrasmittenti, di una flotta aerea, di alcune ''fazendas'' vaste come l'intera Sicilia, di un museo che vale venti milioni di dollari, di una Compagnia nazionale per la puericoltura, e di un'ambizione pari soltanto al suo coraggio, alla sua insolenza e alla sua spavalderia. (Chateaubriand, p. 495)
*Assis {{NDR|Chateaubriand}} ha un debole per i tedeschi e per gli italiani. Come faccia a conciliare questi due amori, non si sa; ma le sue pene, durante la guerra, furono grandi, anche se irreprensibile fu la sua condotta<ref>Dal 1942, nel corso della seconda guerra mondiale, il Brasile fu in stato di guerra con Germania e Italia.</ref>. Quando però il governo comminò l'arresto a chiunque parlasse italiano, scese in lotta con i suoi giornali contro l'assurda disposizione. Scrisse che quello non era patriottismo, ma un nazionalismo di bassa lega, degno soltanto di una colonia, e che lui si vergognava d'esser brasiliano. Fece un tale baccano, che alla fine dovettero revocare il provvedimento e quello del sequestro dei beni dei nostri compatrioti. (Chateaubriand, p. 502)
*Quando nacque sessantadue anni orsono, ne aveva già a dir poco settecento. Perché [[Ottone Rosai|Rosai]] veniva dritto dritto dal Medioevo, dopo aver saltato a piè pari Rinascimento ed età moderna, e nei momenti di sincerità confessava che Giotto gli pareva un "deviazionista" rispetto a Cimabue, il quale gli andava molto più a sangue. (Rosai, p. 544)
*Dopo essere stato fascista della prima ora, nella seconda col fascismo {{NDR|Ottone Rosai}} s'era trovato male, e si capiva benissimo che era sempre per via delle mani. Tornato dalla guerra, lo squadrismo gli aveva consentito di menarle, come a lui piaceva, e ci aveva dato dentro senza risparmio. Forse l'unico momento felice della vita di Rosai fu quello: quando a gambe larghe di traverso alla strada aspettava, col giornale aperto davanti agli occhi in un gesto di sfida ribalda, il corteo rosso in arrivo da San Frediano, che alla vista di quelle manacce aggrappate ai bordi del foglio e pesanti come macigni, esitava. (Rosai, p. 547)
*[[Paolo Monelli|Monelli]], se seguisse le proprie inclinazioni, andrebbe a letto coi polli. Ma cosa direbbe la gente, se non lo vedesse più vagabondare nei vari ritrovi frequentati dai nottambuli della città? Direbbe senza dubbio: "Comincia a invecchiare". E a questa idea Monelli balza dalla sua poltrona e si attacca al telefono per mobilitare qualche amica che lo accompagni nei suoi vagabondaggi. Giovani colleghe come Livia Serini, attrici giovanissime come Lea Massari sono state ridotte sull'orlo dell'esaurimento nervoso da queste prolungate ronde notturne senz'altro costrutto che quello di ribadire agli occhi di tutti l'intramontabilità di Monelli. Egli non le porta a spasso. Le porta all'occhiello, come gardenie. (Monelli al girarrosto, p. 592)
*{{NDR|Paolo Monelli}} Fuma la pipa come Churchill il sigaro, cioè soltanto quando lo guardano. (Monelli al girarrosto, p. 593)
==''I conti con me stesso''==
===[[Incipit]]===
Una telefonata da Milano m'informa che Longanesi è morto. È stato colpito dall'infarto davanti al suo tavolo di lavoro, su cui era spiegata una mia lettera di dieci giorni fa, che cominciava così: «Caro Leo, stanotte ho sognato ch'eri morto...». (27 settembre 1957)
===Citazioni===
*Tutta la mia vita è stata contesa fra la noia di vivere insieme e la paura di vivere [[Solitudine|solo]]. (4 ottobre 1957)
*Di nuovo il Polesine. Pare impossibile: durante le inondazioni, la prima cosa che viene a mancare è l'acqua. (dicembre 1957)
*[[Colette Rosselli|Colette]]. Invecchia gentilmente, senza catastrofi. Ha su tutte le altre donne un vantaggio incolmabile: quello di essere stata il mio ultimo e più grande amore. Così grande che possiamo camparci di rendita, comodamente, tutti e due per il resto dei nostri giorni. (gennaio 1958)
*Il destino di [[Riccardo Bacchelli|Bacchelli]] sarà l'opposto di quello del maiale: di lui, dopo morto, ci sarà da buttar via tutto. (gennaio 1958)
*[[Olga Villi]]. Non è punto grata alla sua bellezza che le ha consentito di diventare principessa di Trabia. Punta solo sul talento che non ha. Ma è talmente priva di ''sense of humour'' che forse diventerà una buona attrice. (gennaio 1958)
*[[Gaston Palewski|Palewski]]. L'ambasciata a Roma è per lui soltanto uno dei più importanti capitoli del libro di memorie che scriverà. (gennaio 1958)
*Non è che [[Luigi Barzini (1908-1984)|Barzini]] abbia un'altissima opinione di sé. Ne ha una bassissima degli altri. (gennaio 1958)
*Piccolo incidente d'auto. La nostra, per evitare un ciclista, picchia contro un muro e resta piuttosto acciaccata. [[Colette Rosselli|Colette]], che la guida, dice: «Meglio così. Dovevo farla revisionare, e non mi decidevo mai...». (gennaio 1958)
*[[Razzismo]]: pensarci sempre, parlarne mai. [[Risorgimento]]: parlarne sempre, pensarci mai. (gennaio 1958)
*[[Fascismo]]. Il più comico tentativo per instaurare la serietà. (gennaio 1958)
*Il guaio più grosso della Repubblica è che, mentre il Re poteva essere di sangue straniero e di solito lo era, il presidente bisogna sceglierlo fra gl'italiani. (gennaio 1958)
*Bacchelli lavora infaticabilmente, da sessant'anni, alla costruzione di un piedestallo su cui, alla sua morte, non sapremo cosa posare. (gennaio 1958)
*A pranzo da [[Vittorio Cini]] con una ventina di altri invitati. A colazione ne aveva avuti altrettanti. E così ieri. E così avantieri. E così sempre. A ottantadue anni suonati, è fresco, roseo, insaziabilmente voglioso di intrattenere e di essere intrattenuto. A conclusione della serata, mi sfida a una gara di canto. Scegliamo come banco di prova ''Vecchia zimarra'', e stoniamo maledettamente entrambi, ma io meno di lui. I presenti mi assegnano la vittoria. Di colpo, Vittorio perde il suo buon umore. È talmente abituato a vincere, che non accetta di perdere nemmeno nel canto. (7 settembre 1966)
*{{NDR|Su [[Nicola Bombacci]]}} Io l'ho conosciuto soltanto cadavere, quando penzolava accanto a quello di Mussolini, in piazza Loreto, e una folla messicana lo bersagliava bestialmente di sputi. Anni dopo, volli tentarne la riabilitazione ritracciandone la patetica vicenda, ma non riuscii a trovarne gli elementi biografici. Compaesano e compagno di scuola di Mussolini, maestro elementare e autodidatta come lui, ne era stato il grande amico quando entrambi militavano nel socialismo. Eppoi il suo nemico giurato, la bestia nera degli squadristi. Esule con la famiglia prima in Francia, poi (credo) in Russia, rimpatria col permesso del Duce, si affida alla sua generosità, per ricambiarla gli resta al fianco anche a Salò, e lo accompagna fin nell'ultimo viaggio verso la morte. (23 ottobre 1966)
*Colloquio segreto con l'ex comunista [[Giulio Seniga|Seniga]] per una storia del [[PCI|Pci]] che devo scrivere con [[Roberto Gervaso|Gervaso]] per la «Domenica». Ė un uomo piuttosto affascinante, dallo sguardo chiaro, freddo e innocente: lo sguardo del fanatico. Mi ha detto che sua moglie, cresciuta in Russia dove suo padre era fuoruscito, e autrice di un interessante libro – ''I figli del partito'' –, nel partito è rimasta, non ha trovato il coraggio di uscirne, sebbene approvi e condivida la secessione del marito, con cui è sentimentalmente unitissima. Non riesco a capire questa gente. Cioè capisco soltanto che è diversa da noi non sul piano ideologico, ma su quello umano. (25 novembre 1966)
*È morto [[Uguccione Ranieri di Sorbello]]. Era venuto a Roma da sua suocera. Stava benissimo. Era anzi particolarmente sereno e contento perché aveva finito un suo lavoro di ricerca storica cui attendeva da anni. A fine pranzo ha detto: «Non mi sento bene». Si è alzato, ed è crollato a terra. Stecchito. (29 maggio 1969)
*{{NDR|Su Uguccione Ranieri di Sorbello}} Era un gran signore e un gran galantuomo che ha trascorso la sua vita in crociate nelle quali non aveva nulla da guadagnare. L'ultima è stata la campagna propagandista negli Usa per convincere gli americani a dare il nome [[Giovanni da Verrazzano|Da Verrazzano]] al grande ponte sull'Hudson. Nel suo perfetto inglese (lo scriveva meglio dell'italiano) inondò l'America di articoli e conferenze (parlava benissimo, con molto humor e senza enfasi oratorie) cercando i familiarizzare gli ascoltatori col nome Da Verrazzano, la cui pronuncia rappresentava per essi la difficoltà più grossa all'adozione di quel nome. Questa smania missionaria credo che l'avesse ereditata da sua madre americana. E per seguirla aveva trascurato le sue proprietà terriere. Le sue campagne erano in uno stato pietoso, la sua bella villa sul Trasimeno mezza disunta. (29 maggio 1969)
*{{NDR|Su Uguccione Ranieri di Sorbello}} Era un buon scrittore, un infaticabile sommozzatore di articoli, un ricercatore attento e scrupoloso di curiosità storiche, un umanista moderno che aveva allargato i suoi orizzonti a tutta la cultura contemporanea, specie anglo-sassone: un uomo insomma che ha realizzato un centesimo di quello che poteva per via di quel suo dispersivo correre dietro a un'infinità di altri interessi. Era stato anche un autentico combattente della [[Resistenza italiana|Resistenza]]: per ben sedici volte si era fatto paracadutare dagli Alleati dietro le linee tedesche: impresa che chiunque altro si sarebbe fatto ripagare con altrettante medaglie. Lui non aveva ricevuto nemmeno una citazione, e di questi episodi non ha mai parlato. (29 maggio 1969)
*Anche [[Irene Brin]] se n'è andata. Mi avevano detto che era malata di un cancro; ma era una notizia vaga e incerta, ch'essa aveva fatto di tutto per smentire. Fino in fondo ha lavorato e ha partecipato ai riti della mondanità: sfilate di moda, ricevimenti, eccetera. (1 giugno 1969)
*{{NDR|Su Irene Brin}} Quando [[Giovanni Ansaldo|Ansaldo]] la scovò e cominciò a farla scrivere sul «Lavoro» di Genova, sua città natale, era soltanto Mariù Rossi: una ragazza timida e incerta, molto provinciale, figlia di un Generale e di un'ebrea austriaca. L'unica fama di cui godeva era quella, equivoca e velata sotto un nome d'accatto, che le aveva procurato [[Elio Vittorini|Vittorini]] prendendola a protagonista, con sua sorella, di un racconto: ''Le figlie del Generale'' in cui entrambe erano presentate come lesbiche. Se lo fossero veramente, non so. Il sesso è uno dei tanti capitoli misteriosi di questa donna. (1 giugno 1969)
*In mano a [[Leo Longanesi|Longanesi]], che le aveva regalato anche lo pseudonimo d'Irene Brin, aveva rivelato autentiche qualità di scrittrice. I profili che pubblicò su «Omnibus» erano deliziosi. Fosse rimasta fra biografia e memorialismo, poteva diventare qualcosa di mezzo fra [[Henri de Saint-Simon|Saint-Simon]] e [[Lytton Strachey|Strachey]] con un tocco alla [[Madame de Sévigné|Sévigné]]. Altro che la [[Maria Bellonci|Bellonci]]! Era un'osservatrice attenta (sebbene non ci vedesse da qui a lì) e penetrante, nutrita di vastissime letture: la sua prosa aveva ritmo, calore, l'aggettivazione precisa, l'ironia tagliente. Ma era un cavallo che aveva bisogno del fantino. Chiuso «Omnibus» e cessata la regia di Longanesi, Irene infilò la pista sbagliata – quella della cronista mondana –, e non è più uscita. (1 giugno 1969)
*Finito di scrivere il capitolo sull'[[Giulio Alberoni|Alberoni]] per ''L'Italia del Settecento''. Ho riprodotto la pagina di [[Henri de Saint-Simon|Saint-Simon]], che lo descrive mentre assiste impavido alle evacuazioni corporali di Vendôme per guadagnarsene i favori, eppoi inginocchiandosi davanti a lui gli grida estasiato: «Oh, culo d'angelo!», e glielo bacia. Come inizio di "carriera" italiana, mi sembra esemplare. Poi mi torna a mente un'osservazione di [[Jules Renard|Renard]]: «Se in un periodo c'è la parola culo, il lettore non si ricorderà che di quella dimenticando tutto il resto, anche se è sublime». Renard ha ragione. Ma io, a un culo autenticato da Saint-Simon, non rinuncio. (3 luglio 1969)
*Le Soroptimists hanno dato un pranzo a [[Colette Rosselli|Colette]], in qualità di "Donna Letizia". Colette ha accettato dopo molti rifiuti. Il suo fastidio per queste cose di donne, lo so, è sincero. Ma, una volta preso l'impegno, ha trascorso la giornata a preparare il suo discorsino col puntiglio che la distingue. Non è per nulla ambiziosa, non tiene affatto a reclamizzare il proprio talento, sottovaluta quello che mette nella sua rubrica di «Grazia» (ma se lo fa pagare profumatamente), rifiuta di fare una mostra dei suoi deliziosi quadri. Ma il suo suscettibilissimo amor proprio non le consente di rischiare una brutta figura nemmeno nelle cose che disprezza. Infatti anche stasera ne ha fatta una eccellente, leggendo con molto garbo le due paginette che aveva preparato con un sapiente dosaggio di humour autentico, e di pathos e di umiltà fasulli. Ha avuto gran successo. Per la prima volta mi son visto guardato come un personaggio-satellite, una specie di principe consorte. Cosa che a me non dispiace affatto, ma a lei moltissimo. In questo, è proprio femmina. (13 agosto 1969)
*Mi riferiscono, di [[Giorgio Bocca|Bocca]], questo giudizio su di me: «Sempre il più bravo di tutti. Bravissimo. Troppo bravo. Ma mettendo lo stesso impegno a scrivere gli articoli su Venezia e quello sull'arbitro [[Concetto Lo Bello|Lo Bello]], dimostra che in realtà non è impegnato in nulla». È vero. Non sono impegnato in nulla. In nulla, meno che nel mio mestiere. Fiorentina-Bari 3-0. E Chiarugi capo-cannoniere! (16 novembre 1969)
*Sciopero generale per il caro-case. Un pretesto da nulla. Ma è bastato per immergere Milano in un'atmosfera da 8 settembre. Strade vuote. Saracinesche abbassate. Enorme spiegamento di polizia. Mentre pranzo con [[Giovanni Spadolini|Spadolini]], [[Mario Cervi|Cervi]] e Zappulli, giunge notizia che in un tafferuglio al Lirico un agente è stato ucciso dai "cinesi". «Meno male che è toccata a un agente» diciamo in coro, eppoi non osiamo guardarci negli occhi. Anche noi apparteniamo a questa borghesia codarda che pretende appaltare alle forze dell'ordine il compito di farsi sputacchiare, pestare e ammazzare per tenerne al riparo se stessa. E non vuole nemmeno pagargli uno stipendio decente. (19 novembre 1969)
*[[Alberto Moravia|Moravia]] ha fondato, insieme a [[Pier Paolo Pasolini|Pasolini]] e a [[Dacia Maraini]], un "comitato contro la repressione". È la riprova che la repressione non c'è. Se ci fosse, Moravia sarebbe coi repressori, come ha dimostrato avallando col suo silenzio la persecuzione di [[Aleksandr Isaevič Solženicyn|Solženicyn]] in Russia. (28 dicembre 1969)
*Moravia si è ritirato dal comitato che lui stesso aveva fondato. Ma non per i silenzi di [[Giovanni Spadolini|Spadolini]]. Si è ritirato perché «l'Unità» ha disapprovato. Gl'italiani sono sempre pronti a fare la rivoluzione, purché i carabinieri siano d'accordo. E Moravia è sempre pronto a battersi per la libertà, purché sia d'accordo il piccì. (2 gennaio 1970)
*Arrivati i rendiconti dei miei diritti d'autore: 28 milioni nell'ultimo semestre. Supero dunque i 50 milioni annui. Anche ammettendo che l'editore non ci faccia sopra punta cresta (il che mi sembra, a dir poco, improbabile), non c'è male. Credo di essere l'autore italiano che più guadagna, anche perché sono l'unico che questa cifra la guadagna ogni anno, e senz'aiuto di premi letterari. Non ne sono contento per il denaro, di cui non so che farmi e che serve solo a pagare i capricci di Colette (ne ha tanti!). Ne sono contento, anzi felice, per il mio status da autore stipendiato unicamente dal pubblico. C'è chi vive di partito. C'è chi vive di Eni. C'è chi vive di Agnelli, o di Perrone, o di Crespi. Io vivo di [[Lettore|lettori]]. I lettori non m'impongono altra servitù che la sincerità: l'unica che non pesi. (3 marzo 1970)
*Più che comunanza di vedute, fra [[Denis Mack Smith|Mack Smith]] e me c'è comunanza di nemici: quegl'insopportabili pedanti accademici che a Palermo lo hanno violentemente attaccato qualificandolo «il Montanelli di Oxford». Implicitamente egli accetta di far fronte con me contro di loro. Credo che facciamo entrambi un buon affare, e anche un affare buono: se riusciamo a squalificare agli occhi del pubblico la [[storiografia]] accademica (e coi nostri libri ci stiamo riuscendo), avremo reso un grosso servigio alla cultura italiana. (2 maggio 1970)
*Sosta a Venezia, dopo il voto a Cortina. Visita d'obbligo a Vittorio Cini, e passeggiata con lui sulle Zattere. Vedendolo, un vecchietto sdrucito, ma dignitoso, si leva il cappello e gli tende la mano, evidentemente per mendicare. Vittorio gliel'afferra e gliela stringe con effusione dicendogli: «Caro!... Caro!... Caro!... Coma la va?» È in perfetta buona fede: la buona fede di un doge lontanissimo dalle afflizioni della miseria e perfino incapace di immaginare che ce ne siano. (8 giugno 1970)
*Leggo in [[Giorgio Candeloro|Candeloro]]: «... Nel processo generale di sviluppo della Storia, il carattere dei personaggi, anche dei più grandi, ha un peso limitato...». Ah, sì? E cosa dunque se non il carattere di Alessandro, cioè la sua follia, può spiegare la conquista macedone fino all'India e la diaspora dell'ellenismo che ne deriva? L'Islam è concepibile senza il "carattere" di [[Maometto]]? E cosa divise la Riforma se non i diversi "caratteri" di [[Martin Lutero|Lutero]] e di Calvino? I nostri storici odiano i caratteri e i personaggi, perché questi richiedono immaginazione e intuito, cioè doti di scrittore, di cui essi sono disperatamente vedovi. Non sono storici. Sono soltanto degli archivisti, e molto spesso disonesti. (10 novembre 1970)
*Milano è in fiamme per l'affare Feltrinelli, e [[Piero Ottone|Ottone]] mi chiede un articolo contro la [[Camilla Cederna|Cederna]], firmatario di un manifesto in cui, a due ore di distanza dal rinvenimento del cadavere e prima ancora che esso sia ufficialmente riconosciuto, proclama che Feltrinelli è rimasto vittima della «reazione internazionale». Se la Cederna avesse una testa, direi che l'ha persa. Ma perché Ottone vuole un articolo contro di lei, intima amica e direttrice di coscienza di [[Giulia Maria Crespi|Giulia Maria]], nonché regina del suo sinistrorso salotto? Comunque, a mettere una zeppa fra direttore e proprietaria, è doveroso collaborare. E faccio l'articolo in forma di "lettera a Camilla". (25 marzo 1972)
*Pare che l'articolo abbia rimesso fuoco a Milano, creandovi una irreparabile frattura fra montanellisti e cedernisti. I primi sono più numerosi, ma i secondi più rumorosi. Ricevo pacchi di telegrammi di plauso e altrettanti d'insulti. Il giornale è sommerso di lettere, e io prego Ottone di pubblicare anche quelle di protesta. Ha scritto anche la Cederna annunziando una replica sull'«Espresso» (Ottone ha cancellato il titolo del settimanale, commettendo una meschineria). Quanto a Giulia Maria, mi dicono che schiuma di rabbia. Se è vero, devo riconoscere che il giornalismo qualche soddisfazione la dà. [[Umberto Eco]] mi attacca sul «manifesto» riproducendo una mia frase di ammirazione per Mussolini scritta quando avevo ventidue anni (in dieci anni di giornalismo sotto il defunto regime, non sono mai riusciti a trovare, di mio, altre prove di zelo fascista) e accusandomi di mancanza di cavalleria verso una donna. O bella! Come se una donna, quando si mette a far politica – e che politica! – come un uomo, potesse ancora accampare l'impunità! Anche la [[Maria Callas|Callas]] è una donna. Eppure, quando stona, la si fischia. (27 marzo 1972)
*Ho scritto un fondo in difesa della Cederna, incriminata dal magistrato per aver diffuso notizie false e tendenziose. Che abbia commesso questo peccato, ho detto, è vero. Ma si tratta di peccato, non di reato. E a giudicarne dev'essere il lettore, non il tribunale. Verità lapalissiane. Dice che è sempre stata molto più impegnata e coraggiosa di me perché con le sue campagne in favore di Valpreda e di [[Giuseppe Pinelli|Pinelli]], tiene fronte alla polizia. Potrei incenerirla chiedendole dov'era e cosa faceva quando io ero in galera per aver tenuto fronte non alla polizia d'oggi, ma a quella fascista e nazista. Ma non ne vale la pena. (28 marzo 1972)
*Più approfondisco questo tema delle regioni (sono a Milano per questo), e più mi sgomenta il doverne scrivere. Ci vuol poco a capire che questi regionalisti lombardi perseguono, consapevolmente o inconsapevolmente, un piano secessionista cisalpino. E, una volta che ne abbiano lo strumento, riusciranno a realizzarlo. Non per nulla Bassetti parla già non più di «regione lombarda», ma di «[[Padania|regione padana]]», di cui il resto d'Italia non sarebbe che un'appendice. Se ce la fanno (e ce la faranno), addio Risorgimento! Non era che una finzione, d'accordo, e in pratica ha fallito. Ma con che lo sostituiremo? (26 settembre 1972)
*Volo a Lussemburgo sul solito bireattore di Berlusconi, che ci accompagna, felice di esibirsi e di esibire il suo status in una cerimonia internazionale. La medaglia d'oro (ma è proprio d'oro?) me la consegna Gaston Thorn, capo del governo lussemburghese. Berlusconi riempie il suo taccuino di indirizzi: quelli di tutte le personalità che ha incontrato. È il vero ''climber'' che approfitta di tutto e non butta via nulla. (23 maggio 1977)
*Kappler è fuggito. Ha fatto bene. Ma ora chi ci salverà dai conculcati "valori della Resistenza"? (15 agosto 1977)
*A colazione da [[Vittorio Cini|Cini]]. Ha avuto un brutto crollo, ma ha ancora risorse. Le tira fuori quando è in compagnia. Ma quando è solo, mi dice sua moglie, sprofonda in quei tetri silenzi che sono i colloqui di un uomo con la morte. (19 agosto 1977)
*De Carolis m'informa che il vero autore della operazione «Corriere» è un certo [[Licio Gelli|Gelli]], misterioso personaggio massonico, di Arezzo (Fanfani), che vuole incontrarmi per un accordo fra i due giornali. (24 settembre 1977)
*Secondo quanto mi era stato raccomandato, dovevo salire direttamente alla camera 219 dell'Excelsior. Ma alla camera 219 non c'era nessuno, e così dovetti chiedere al portiere del signor Gelli. Poi Gelli arrivò, mi condusse furtivamente nel suo appartamento e mi fece un lungo discorso pieno di allusioni, dal quale dovevo comprendere che lui è un pezzo grosso – forse il più grosso – della massoneria (Palazzo Giustiniani), che come tale era stato il vero padrino della operazione Rizzoli, e che in questa operazione potevamo rientrare anche noi. Mi ha detto che quattro ministri dell'attuale governo, otto sottosegretari e centoquaranta parlamentari dipendono da lui. Questi massoni sono tutti uguali: credono che la loro potenza sia direttamente proporzionale al mistero di cui si circondano e prendono per cose fatte quelle per le quali complottano. (4 ottobre 1977)
*Da Fanfani, al Senato. È talmente infuriato che diventa perfino sincero. «Dica al suo amico che è un traditore!» «Perché non glielo dice lei?» Mi spiega che Forlani non mira alla segreteria del partito, come io credevo, ma alla presidenza del Consiglio, quando Andreotti sarà consumato. Mi dice anche che condivide l'idea di Donat-Cattin di lasciare il Quirinale a un laico. «Altrimenti fra noi democristiani ci sbraniamo e ci sbrachiamo nella corsa a chi concede di più ai comunisti.» È sincero anche stavolta, o lo dice perché, avendo perso ogni speranza per sé, vuole prepararsi un buon argomento per Maria Pia («Stavolta toccava ai laici»)? (29 ottobre 1977)
*A cena da Gervaso con Cossiga. Non si lamenta dei nostri attacchi, ma sono io a dirgli: «Noi esprimiamo lo scontento, e talvolta la rabbia, della pubblica opinione. La gente vuole un ministro degl'Interni che agisca e che faccia agire la polizia». «Ma lei sa com'è ridotta la polizia?» «In qualunque modo sia ridotta, siete voi che l'avete ridotta così. E quindi sta a voi rimediare.» Mi dice che non c'è da farsi illusioni: la situazione si aggraverà. Il terrorismo è finanziato coi sequestri, ha solidi agganci internazionali, e segue una tattica ben studiata. «L'attentato a lei fu un errore. Se a essere colpite fossero le personalità di rilievo, la gente media, cioè la grande massa della popolazione, sarebbe tranquilla. Invece hanno deciso di colpire i gradi subalterni – consiglieri comunali della Dc, capireparto della Fiat eccetera – per togliere il sonno a tutti.» Forse è vero. (29 ottobre 1977)
*Quattro revolverate in faccia a [[Carlo Casalegno|Casalegno]], che ora è grave. Alzano la mira. (16 novembre 1977)
*«La Stampa» riporta tutti gli articoli di solidarietà per Casalegno apparsi sugli altri giornali. Ma omette il mio, ch'era forse il più caldo: la solidarietà nostra la imbarazza. (18 novembre 1977)
*Casalegno è morto. Ho telegrafato alla vedova, ma non al figlio – iscritto a [[Lotta Continua|Lotta continua]] –, né a [[Arrigo Levi|Levi]] e ai colleghi della «Stampa». Purtroppo, la loro faziosità condiziona la nostra solidarietà. Al funerale andrà Biazzi. (29 novembre 1977)
*Incontro risolutivo a Roma tra Ferrauto e quelli della Sipra. Affare fatto e a condizioni molto più favorevoli di quelle sperate. Sei miliardi e settecento milioni come minimo annuo garantito, per cinque anni. Firmeremo il compromesso martedì 16. (10 maggio 1978)
*Vista in tv la cerimonia funebre per Moro in San Giovanni Laterano. Dentro la basilica, tutti i dignitari Dc e quelli Pci inginocchiati sotto la mano benedicente del papa. E, fuori, la piazza sventolante di bandiere bianche e rosse. Non ho potuto fare a meno di rilevarlo in un "Controcorrente". (13 maggio 1978)
*Batosta comunista alle amministrative parziali di ieri (4.000.000 di elettori). La Dc sale dal 38 al 42 per cento, il Pci scende dal 35 al 26. Successo dei socialisti che guadagnano il 4 per cento. Un risultato sconvolgente (in positivo). Uniche delusioni: il guadagno – sia pur minimo – del Pri, e la mancata rianimazione del Pli. (15 maggio 1978)
*Firmato oggi l'accordo con la Sipra. Minimo garantito: 6.800.000.000 all'anno per cinque anni. Il presidente, D'Amico, è un ex operaio della Fiat, ora deputato comunista: un uomo concreto, franco, di poche parole. Era più soddisfatto lui dell'accordo con noi, che il direttore generale, il democristiano Pasquarelli. Io ho fatto la mia parte, da buon attore. Arrivato all'ultimo momento, ho detto: «Per impedire ripensamenti ed equivoci, trasformiamo il compromesso in vero e proprio contratto, e firmiamo subito». Lo champagne era già pronto. (16 maggio 1978)
==''I protagonisti''==
*Nel settembre di quell'anno {{NDR|1956}} il partito lo spedì {{NDR|[[Gian Carlo Pajetta]]}} a Mosca insieme a Pellegrini e a [[Celeste Negarville|Negarville]] per sentire direttamente da [[Nikita Sergeevič Chruščёv|Kruscev]] come ci si doveva comportare nella crisi, ormai aperta, dell'antistalinismo. Kruscev li accolse affabilmente, li invitò a cena. E qui, trascinato da bocconi e libagioni ad una espansiva euforia come spesso gli capita, a un certo punto disse: «Beh, ora vi voglio raccontare come strangolammo [[Lavrentij Pavlovič Berija|Beria]]». E descrisse l'agguato che gli avevano teso al Cremlino, come gli erano saltati addosso e come gli avevano serrato la gola con le mani fino alla soffocazione. Lo descrisse ridendo allegramente, forse senz'accorgersi del pallore che soffondeva il volto dei suoi ospiti, o per lo meno quelli di Pajetta e di Negarville.<br />L'indomani li convocò nuovamente e, come non ricordando affatto ciò che gli aveva raccontato la sera prima, disse loro in tono solenne: «Beh, ora vi farò sentire il processo di Beria registrato sul nastro». E glielo fece sentire davvero come lo avevano inventato ''post mortem'', con la voce del defunto falsificata.<br />Quando si ritrovarono fra loro, Negarville e Pajetta si guardarono con gli occhi pieni di lacrime. «Ma allora – dissero –. Ma allora...». E non aggiunsero altro. (pp. 66-67)
*{{NDR|Su [[Anna Magnani]]}} Ci sarebbe da scrivere un trattato sul modo di usare Anna. La prima precauzione da prendere è quella di non farla ritrovare in mezzo a estranei. Timida com'è, pur dopo un'esistenza trascorsa sotto i ''flashes'', la gente la raggela e la chiude in un mutismo ostile o l'aizza ad atteggiamenti protervi. Delle poche persone che le ho presentato, l'unica che la sedusse immediatamente fu il mio collega [[Augusto Guerriero]], perché il discorso cadde sui cani e sui gatti: e questo è un argomento su cui il cuore di Anna si scioglie e la mente le si ottenebra. Si mise in testa che noi due, con un articolo, potevamo far riformare la legge sulla protezione degli animali. E invano cercammo di dimostrarle che il problema non era di leggi, ma di costume. Non sentì ragioni. Dovemmo prometterle l'articolo (che poi infatti scrivemmo). (pp. 177-178)
*{{NDR|Su [[Ignazio Silone]]}} Leggendo i suoi primi romanzi, ''Fontamara'', ''Pane e vino'', ''Il seme sotto la neve'', e pur ammirandoli, ero caduto in abbaglio sull'autore. Lo avevo preso per uno di quegl'industriali dell'antifascismo che, riparati all'estero, avevano trovato nella universale avversione alla dittatura una comoda scorciatoia al successo dei libri di denunzia. Lo consideravo insomma un profittatore del regime a rovescio (come del resto ce ne sono stati). E una conferma mi era parso di vederla nel fatto che finito, col fascismo, l'antifascismo, parve finito anche il narratore Silone.<br />Poi vennero ''Una manciata di more'', ''Il segreto di Luca'', ''La volpe e le camelie''. Ma vennero soprattutto alcuni saggi politici che mi costrinsero a ricredermi. Ed era proprio questo che non riuscivo a perdonargli. Mi era antipatico non per i suoi, ma per i miei errori. Più lo conoscevo attraverso i suoi scritti, e più dovevo constatare che non solo egli non somiglia affatto al personaggio che m'ero immaginato, ma che anzi ne rappresenta la flagrante contraddizione. (pp. 180-181)
*{{NDR|Su ''[[Ignazio Silone#Uscita di sicurezza|Uscita di sicurezza]]''}} Come documento umano, non ne conosco di più alti, nobili e appassionati. Fenomeno unico, o quasi unico, fra gli sconsacrati del comunismo che di solito non superano mai più il trauma e trascorrono il resto della loro vita a ritorcere l'anatema, Silone non recrimina. Egli rifiuta i grintosi e uggiosi atteggiamenti del moralista, o meglio ne è incapace. Domenicano con se stesso, è francescano con gli altri, e quindi restio a coinvolgerli nella propria autocritica. Cerca di metterne al riparo persino [[Palmiro Togliatti|Togliatti]]; e se non ci riesce che in parte, non è certo colpa sua. Qui non c'è che un accusato: Silone. E non c'è che un giudice: la sua coscienza. (pp. 186-187)
*Noi crediamo di scoprire dei modelli. In realtà non scopriamo che degli antenati. [[Carlo Cassola|Cassola]] s'illude di aver imparato da [[James Joyce|Joyce]] quello che già sapeva. Joyce gli avrà fornito, al massimo, qualche mezzo tecnico per esprimerlo. Uno [[scrittore]] vero (e Cassola lo è) non cerca in un altro scrittore che se stesso. (p. 207)
*{{NDR|Su [[Enrico Mattei]]}} Egli amava solo il [[potere]], e l'amore del potere esclude tutti gli altri. (p. 265)
*{{NDR|Su [[Giulio Andreotti]]}} Andava anche, mi dicono, a messa insieme a lui {{NDR|[[Alcide De Gasperi|De Gasperi]]}}, e tutti credevano che facessero la stessa cosa. Ma non era così. In chiesa, De Gasperi parlava con Dio; Andreotti col prete. Era una divisione di compiti perfetta. (pp. 271-272)
==''Il meglio di «Controcorrente»''==
*Vogliamo segnalare alla generale disattenzione un piccolo caso. Stamattina si è presentata al nostro giornale una signora dimessamente vestita. Portava il suo obolo alla sottoscrizione da noi indetta per il carabiniere Lombardini. Era l'importo della pensione che riscuote come vedova di un altro carabiniere: cinquantamila lire. Invano abbiamo cercato di dissuaderla. «Questo mese» ci ha detto «vado ospite da mia figlia in Svizzera: non ho bisogno di nulla.» E ci ha chiesto di non fare il suo nome. Tutto questo, lo sappiamo, farà molta rabbia a [[Alberto Moravia]], per il quale i «buoni sentimenti» erano un'invenzione di [[Edmondo De Amicis|De Amicis]]. Bene, noi, poveri sprovveduti, siamo con De Amicis. (p. 14)
*Quasi non credevamo ai nostri occhi nel leggere ieri che un giovane, a Bologna, ha ucciso per gelosia la sua fidanzata e poi ha tentato di suicidarsi. Eravamo convinti che ormai si uccidesse solo per rapina o per fanatismo ideologico. No, c'è ancora chi lo fa per passione. Coraggio, lettrici. In amore, finché c'è morte, c'è speranza. (p. 18)
*Il «comitato permanente antifascista» di Milano ha deciso di chiedere un «riconoscimento» per tutti coloro che sono stati «coinvolti direttamente nella strategia della tensione a partire dal 1º gennaio 1969». Ci risiamo. Tutta la nostra vita è stata angosciata e angariata dagli antemarcia: prima quelli del Littorio, poi quelli della Resistenza, ed ecco che ora spuntano quelli della «tensione». Longanesi aveva ragione: in questo Paese, reduci si nasce. (p. 47)
*Poiché i nostri lettori non sono molto probabilmente assidui dell'''Unità'', ci sembra doveroso informarli dell'epitaffio che [[Mario Melloni|Fortebraccio]] dice di aver già dettato per la propria tomba: «Qui giace Fortebraccio – che segretamente – amò Indro Montanelli. – Passante perdonalo – perché non ha mai cessato – di vergognarsene». Purtroppo, devo avvertire Fortebraccio che anch'io ho preso le mie precauzioni iscrivendo fra le mie ultime volontà quella di essere sepolto accanto a lui. E come epitaffio, mi contento di questo: «Vedi – lapide – accanto». (p. 56)
*Agli alunni della terza classe (anni otto-nove) della scuola elementare di via Pisani, Milano, è stato assegnato il seguente problema: «Mario, Gino e Beppino sono i capi della banda. Mario dice a Gino che la banda ha quasi esaurito le munizioni: rimangono solo 5 cassette con 130 pallottole per cassetta. Quante pallottole rimangono?». Debolucci come siamo, in aritmetica, non lo sappiamo nemmeno noi. Ma ci pare che una per l'insegnante e una per il ministro Malfatti ci dovrebbero ancora essere. (p. 79)
*Il messaggio di addio che il dimissionario capo dello Stato ha detto alla televisione e che anche noi pubblichiamo, è ineccepibile. Esso dà del presidente [[Giovanni Leone|Leone]] un'immagine che non fa una piega: un galantuomo all'antica, padre di una famiglia esemplare, ingiustamente calunniato da una stampa irresponsabile. Siamo sicuri che tutto questo si può dire di Leone. Ha un solo difetto: che a dirlo è stato Leone. (p. 84)
*A Roma, nonostante tutte le ricerche fatte, non è stato possibile trovare un locale disponibile per un convegno di radicali. Non ce n'era uno abbastanza piccolo per contenerli tutti. (p. 103)
*In un convegno su «Terrorismo e informazione», a Roma, è stato unanimemente riconosciuto che il [[segreto istruttorio]] in Italia non esiste. Lo trasgrediscono tutti. Non solo giornalisti e avvocati – e ancora passi – ma perfino magistrati che anticipano e propalano, il più delle volte per farne strumento politico, notizie riservate. «È il segreto di Pulcinella» si è lamentato il procuratore capo della Capitale, De Matteo. È vero. Ma Pulcinella non era giudice. E i giudici non dovrebbero essere Pulcinella. (p. 104)
*Solo il tempo non perde tempo, diceva [[Jules Renard|Renard]]. E così, a furia di annunciarne i cambiamenti, il tempo è passato anche per il colonnello [[Edmondo Bernacca|Bernacca]], che ora deve rassegnarsi alla pensione. Peccato. Gli dobbiamo parecchi raffreddori e reumatismi. Ma nessuno riuscirà meglio e con più grazia di lui a farci capire ed accettare l'inutilità della meteorologia. (p. 108)
*Qualcuno teme – e qualche altro spera – che l'Afghanistan diventi il Vietnam dei russi. Niente paura, in Afghanistan non ci sono giornalisti. (p. 112)
*La scomparsa di Tito apre nei Balcani un periodo di pericolose incognite. Molti si domandano se i successori avranno forza sufficiente per impedire all'Unione Sovietica di fare un boccone della Jugoslavia. Perciò ai funerali del vecchio Maresciallo i cronisti sono rimasti sconcertati vedendo Leonid Breznev scoppiare in lacrime. Siamo rimasti sconcertati anche noi. I coccodrilli, di solito, piangono dopo aver mangiato. (p. 116)
*Se si seguita di questo passo, con lo scandalo dei petroli, non so quale palazzo di Giustizia riuscirà a contenere tutti gl'imputati, la cui schiera cresce a diecine di capi ogni giorno, e ormai è già una folla. Più che un processo, sarà un vero e proprio giorno del giudizio, quando – secondo una profezia di Disraeli da tenere a mente – «pioverà sull'onesto e sul disonesto, ma sull'onesto di più perché il disonesto gli ruberà l'ombrello». (p. 120)
*Quella del ''Corriere'' non è una situazione invidiabile: il direttore in congedo per l'affare della P2, manager ed articolisti contestati per lo stesso motivo, il maggiore azionista in galera, accusato di reati valutari, montagne di debiti, trasparenza della proprietà limpida come un mare in burrasca. Ci sarebbe davvero da mettersi le mani nei capelli. Se non fosse un giornale di [[Roberto Calvi|Calvi]]. (pp. 125-126)
*Quando leggiamo «ministro senza portafoglio», ci viene sempre un dubbio. Che glielo abbia rubato qualche collega? (p. 146)
*L'[[Organizzazione per la Liberazione della Palestina|Olp, Organizzazione per la liberazione della Palestina]], è stata ammessa con voto unanime, anche se provvisoriamente, nel Comitato olimpico asiatico. Non sapevamo che il lancio della bomba fosse diventato una disciplina atletica. (pp. 171-172)
*Riferiscono le cronache che [[Marco Pannella]] ha tentato di gettarsi, per protesta, sotto la macchina che conduceva il generale Jaruzelski al Quirinale, che però è riuscita a scansarlo. Le nostre autorità hanno espresso all'ospite il loro rammarico. Ma non sappiamo se per il gesto di Pannella o per l'abilità dell'autista (p. 175)
*A suo tempo imprigionato dagl'israeliani per complicità col terrorismo palestinese, e liberato per l'intervento del Vaticano con l'impegno di astenersi dalla politica, l'Arcivescovo libanese di Gerusalemme [[Hilarion Capucci]] ha dichiarato in un'intervista all'''Europeo'' che i rivoltosi di Gaza e della Cisgiordania non ricevono ordini da nessuno: «Li prendono solo da Dio, loro unico leader». Lo abbiamo sempre detto, noi: a grattare un arabo, anche se cristiano e Monsignore, viene fuori un Ayatollah. Ma forse non c'è neanche bisogno di grattare. (p. 184)
*Da Praga [[Bettino Craxi]] proclama che «bisogna liberare l'Italia da Falci e Martelli». Benissimo. Ma chi è Falci? (p. 206)
*[[Pino Rauti]] è intenzionato a candidare un africano alle elezioni comunali fiorentine. Più che giusto: il nero si addice al Msi. (p. 209)
*Per evitare pubblicità attorno al caso di [[Angelo Peruzzi|Peruzzi]] e [[Andrea Carnevale|Carnevale]], i due giocatori giallo-rossi risultati positivi all'antidoping, il presidente della Roma, [[Dino Viola]], ha deciso di portare tutta la squadra in ritiro. A San Patrignano. (p. 216)
*Secondo ''La Notte'' di ieri – che riferisce dichiarazioni d'un capo della Jihad islamica, Ibrahim Serbell – i terroristi arabi hanno nel loro mirino, per quanto riguarda l'Italia, «uomini politici, aeroporti e alcuni obiettivi strategici». Siamo molto preoccupati per gli aeroporti e gli obiettivi strategici. (p. 220)
*La fantapolitica non è il nostro esercizio preferito. Ma ci chiediamo che cosa succederebbe se, con un colpo alla Moro, i terroristi si impadronissero di Cossiga e lanciassero al governo il ricattatorio ultimatum: «Se non ci date cento miliardi, lo liberiamo». (p. 228)
*Malgrado tutto (e per tutto intendiamo proprio tutto), [[Moana Pozzi]] non è riuscita ad entrare a Montecitorio. Peccato. È l'unica Camera che non potrà dire di aver frequentato. (p. 236)
*Sull'''Unità'' è comparsa la lettera di un deputato che, pericolosamente sfiorato da un motociclista, invoca drastiche misure penali contro i «teppisti al volante». Ci associamo alla proposta. L'unica cosa che ci sconcerta è la firma del proponente: è quella dell'onorevole [[Mario Gozzini]], autore della famosa legge che in pratica vorrebbe l'indulgenza plenaria per qualsiasi reo e reato. (p. 244)
==''Il testimone''==
*Per restituire efficienza e prestigio alla polizia, bisogna prima restituirli allo Stato. E in che condizioni lo Stato italiano sia ridotto, tutti lo sappiamo e lo vediamo. Dovrebbero vederlo e saperlo anche i nostri uomini politici, e trovare il coraggio di riconoscerlo pubblicamente, invece di occultare la verità dietro la cortina fumogena di dichiarazioni pompose e altisonanti sulla «saldezza delle istituzioni» e simili. Furono questi proclami retorici e vuoti a provocare la bordata di fischi che accolse a Brescia [[Giovanni Leone|Leone]] e [[Mariano Rumor|Rumor]] all'indomani della strage. [...] La gente è stanca di una politica che cerca ma non trova, di una magistratura che istruisce ma non giudica, e soprattutto di partiti che strumentalizzano i morti per la loro propaganda politica. Con questi sistemi non si ricostruisce la fiducia. Si rende obbligatoria la sfiducia, condizione e prefazione della resa. (p. 33)
*La Lombardia seguita a sfornare energie di prim'ordine. E da tutta Italia coloro che, come i soldati di Napoleone, credono di portare nel loro zaino il bastone di maresciallo, continuano a fare di Milano la loro mecca. Le difficoltà fra cui si dibattono sono molto più ardue di quelle che affrontano i loro predecessori per fare le fortune proprie e quelle di Milano. Ma la più ardua di tutte è il riciclaggio dei valori morali. Se Milano non restaura il culo dell'uomo, della sua iniziativa, del suo coraggio, del suo orgoglio di costruire, di rischiare e di vincere, e se non restituisce il premio a queste virtù, tanto vale che si arrenda allo Stato, al parastato e al sindacato, e si rassegni a diventare il ''bazar'' di un'Italia da terzo mondo. (p. 69)
*Chi sia, cosa voglia e cosa valga Rizzoli, non c'interessa. C'interessa solo l'operazione cui egli presta il nome e il braccio (la mente lasciamola stare). Il tentativo di fare di Rizzoli, coi soldi del contribuente, l'editore del regime, è chiaro. E se di lui si vuol fare l'editore del regime, è altrettanto chiaro che si punta a una stampa di regime. Ma di quale regime? Evidentemente di un regime bisognoso di quei silenzi che solo una stampa di regime, affiancata da una RAI-TV di regime, può garantire. Se l'operazione riesce, caro lettore, dovremo dirci addio, perché per le voci libere e indipendenti non ci sarà più posto. Per soffocarle, non è necessaria nemmeno una legge: basterà lasciar aumentare il costo del prodotto bloccandone il prezzo. (p. 80)
*Frondista sotto il fascismo, ribelle sotto la democrazia, Longanesi rimase sempre lo stesso. Il suo sogno sarebbe stato di fare l'anarchico in un regime autoritario borghese. Una volta lo condussi a parlare di un vecchio artigiano toscano, che diceva di essere stato in Russia a organizzare complotti e a fabbricare bombe contro lo zar. A tal punto Longanesi si entusiasmò di lui da rifiutare i miei sospetti sull'autenticità della storia. «È vera, è vera», diceva: «non hai sentito con che effetto e rimpianto parlava dello zar? L'affetto e il rimpianto del vero anarchico che, quando c'era lo zar, sapeva almeno contro chi buttare le bombe.» Ed era chiaro che anche lui rimpiangeva lo zar, per gli stessi motivi. (pp. 103-104)
*In Italia i rappresentanti del popolo non sono popolari. Nessuno, nemmeno fra quelli che raccolgono centinaia di migliaia di voti, è veramente amato e rispettato. [...] I rappresentanti del popolo non parlano quasi mai col popolo. Parlano solo col partito, cioè fra loro, in un linguaggio ermetico che dà corpo ai peggiori sospetti. E in più c'è il borbonico attaccamento agli orpelli del potere. Questi capi di Stato e di governo, questi ministri [...] è fatale che agli occhi della gente appaiano come ''loro'', e ne subiscano le conseguenze. Non la si prenda per una dichiarazione di fede antirepubblicana. Ma [...] l'uccisione di [[Umberto I di Savoia|Umberto I]] che, come re, era il supremo dei ''loro'', sollevò un'ondata di commozione popolare più diffusa e spontanea di quella suscitata dal brutale sequestro di [[Aldo Moro|Moro]]. (p. 114)
*Sui feretri di coloro che sono caduti per ragioni ideologiche hanno diritto di sventolare solo le bandiere dei rispettivi partiti, e bisogna riconoscere che quelle della Democrazia cristiana possono vantare precedenza. Su quelli di tutti gli altri – magistrati, poliziotti, carabinieri, guardie e medici di carcere – può e deve sventolare solo il tricolore, se in qualche soffitta ce ne sono ancora degli scapoli. Il tempo delle usurpazioni e delle confische è finito. A ciascuno il suo. (p. 137)
*In Germania c'è una norma statuaria che vieta di rovesciare un governo se prima non si sia trovata la maggioranza per formarne un altro. Da noi, ogni limitazione alla spensieratezza è considerata antidemocratica. Come diceva Longanesi: «Chi rompe, non paga, e siede al governo». (p. 161)
*In questi venticinque anni, Kekkonen si è adoperato a «finlandizzare» la Finlandia: non aveva altra scelta, e c'è riuscito. La Finlandia è l'unico satellite dell'URSS in cui le fondamentali libertà democratiche sono rispettate, e di cui la porta è rimasta aperta all'Occidente. Ma non credo che questo miracolo sia dovuto solo a lui. Esso è dovuto soprattutto alla Finlandia e a quello che nel suo giovanile estremismo nazionalista egli stesso aveva chiamato «l'inutile sacrificio». Quel sacrificio fu invece utilissimo. È grazie a esso che la Finlandia non ha seguito la sorte degli altri tre Paesi Baltici – Estonia, Lettonia e Lituania –, ormai cancellati dalla carta politica dell'Europa. (p. 195)
*Non vengano i sociologi a ripeterci la solita filastrocca che la mafia non è colpa di nessuno, neanche dei mafiosi, ma solo delle «strutture» e della povertà. Forse un tempo era così: il tempo in cui la mafia aveva qualche diritto di fregiarsi del titolo di «onorata società», e anche se avesse ammazzato un [[Carlo Alberto dalla Chiesa|Dalla Chiesa]], avrebbe risparmiato sua moglie. Oggi la mafia naviga nell'oro, e forse Dalla Chiesa è morto proprio perché aveva messo le mani su certe carte che riguardano finanziamenti per 880 miliardi ad aziende ancora più fantomatiche del Banco Andino di calvesca memoria. Il che dovrebbe indurci a qualche riflessione sui contributi che lo Stato fornisce alla Regione siciliana per aiutare l'isola a recuperare i suoi «ritardi». (pp. 215-216)
*C'è chi chiede il rigore nella lotta all'inflazione, c'è chi lo chiede in quella della disoccupazione, c'è perfino chi lo chiede nello sviluppo dell'assistenzialismo. [[Guido Carli]] [...] ha detto ch'esso va applicato principalmente alla spesa pubblica, da contenersi entro l'invalicabile limite della «sopportabilità»: cosa su cui tutti hanno convenuto, essendo questo [...] il rigore che più piace agl'italiani (oltre quelli che gli arbitri di calcio assegnano in favore della squadra di casa). (p. 222)
*La colpa dei Paesi sviluppati non è di far troppo poco per quelli di sottosviluppo, ma di farlo male. Qualcuno ha riassunto la lezione dei fatti nella massima: «Non date il pesce alla gente affamata; insegnatele a pescarlo». Ma per questo i miliardi non bastano: ci vogliono i missionari alla [[Marcello Candia]] e alla [[Madre Teresa di Calcutta|Suor Teresa di Calcutta]], molto più difficili da stanziare. Comunque, una cosa bisogna esigerla: l'eliminazione delle strozzature che impediscono agli aiuti di arrivare a chi ne ha veramente bisogno. Oggi come oggi, essi si fermano regolarmente sulle mense e nelle tasche di politici e burocrati delle nuove satrapie. Ma nella legge varata ieri non mi sembra che ci sia accenno allo smantellamento di questo perverso sistema. Che l'amministrazione di quei millenovecento miliardi [...] sia affidata a un sottosegretario invece che a un commissario, non mi pare una gran trovata. Si tratterà [...] del solito carrozzone lottizzato fra partiti, che farà presto a intendersi, via mance e bustarelle, coi carrozzoni dei Paesi da soccorrere. (pp. 257-258)
*La [[Resistenza italiana|Resistenza]] un grande servigio all'Italia lo rese: ci procurò un notevole ribasso sul conto della sconfitta. Senza la Resistenza, non c'è dubbio che avremmo pagato molto più caro il nostro dissennato intervento a fianco della Germania. [...] Essa ha tutti i titoli per essere ricordata. Ma come la fine di una lunga sconfitta, la chiusura del capitolo più nero della nostra storia unitaria; non come il coronamento di una radiosa vittoria. Noi non ci liberammo; fummo liberati, L'aiuto – modestissimo, sul piano militare – che con la Resistenza demmo ai liberatori merita la gratitudine di tutti i disastri che ci risparmiò e le indulgenze che ci procurò al tavolo della pace. Ma la pretesa di confonderci coi vincitori, e perfino di parlare in loro nome, non può tirarci addosso che disprezzo e sarcasmi. (pp. 266-267)
*Per Menichella, la ricostruzione e il grande decollo industriale erano possibili a una condizione: la stabilità della moneta. I capitali per gl'investimenti dovevano essere attinti non alla Zecca, ma al risparmio, che in caso contrario sarebbe stato distrutto dall'inflazione. E per accumulare il risparmio non c'era che una ricetta, la solita: lavorare di più e consumare di meno. Lo accusarono di rozzezza, di passatismo, lo tacciarono di «guardia bianca del capitalismo» che voleva «arricchire i padroni sulla pelle degli operai» [...] e un tenore della sinistra giunse a definirlo «un analfabeta dell'economia». E niente poteva essere più menzognero. Menichella aveva una preparazione di ferro. Di economia sapeva tutto. Solo lo traduceva [...] in un linguaggio spicciolo e sempre rapportato al concreto. I fatti gli diedero ragione. Ricostruzione e stabilità monetaria camminarono di pari passo; l'Italia raggiunse il ''boom'' nel momento in cui la lira si guadagnava l'Oscar. (p. 282)
*Noi che laici siamo sul serio, non abbiamo nessuna nostalgia dello Stato crispino che credeva di fare del laicismo silurando i prefetti che andavano a messa e destituendo il sindaco di Roma per un atto di omaggio al Papa. Come non ne abbiamo per una Chiesa che umiliava padre Tosti e il vescovo Bonomelli, costringendoli a pubblici atti di contrizione per avere avanzato proposte di conciliazione. Uno dei motivi, forse il maggiore, per cui amammo e rispettammo De Gasperi è per la pietra tombale che ci sembrava avere messo su questo passato, dimostrando col proprio esempio come si possa essere insieme il più cattolico degl'italiani e il più italiano dei cattolici. [...] Non abbiamo titoli né qualifiche per rivolgerci al Papa. Ma se potessimo, gli porremmo una sola domanda che non dovrebbe [...] dispiacergli. Gli chiederemmo se per essere insieme buoni patrioti e buoni cattolici sia proprio indispensabile nascere polacchi. (pp. 306-307)
*[[Walter Cronkite|Cronkite]] non ebbe mai dubbi sulla «obbiettività» delle sue immagini. «Parlano da sole», diceva. E in un certo senso è vero. [...] In questo lavoro di montaggio [...] fu un vero maestro. Come lo è stato nell'arte delle omissioni. Perché l'immagine del colonnello che sparava alla tempia del vietcong diceva, sì, la verità. Ma taceva, ignorandola, quella dello sfondo su cui la scena si svolgeva: il suolo tappezzato dai cadaveri seviziati dei ''marines'' sorpresi nel villaggio, delle donne sventrate e dei bambini abbruciacchiati per sospetto di collaborazionismo: tutte immagini che non avrebbero tolto nulla alla verità di quella della pistola sparata alla tempia, ma l'avrebbero spiegata sminuendo l'effetto dell'errore e del capriccio. Così come sono vere, verissime, le sequenze [...] della ritirata (si fa per dire) degli americani da Saigon: roba che quasi rivaluta l'8 settembre italiano, da arrossire di vergogna nei secoli. Peccato che Cronkite non abbia fatto riprendere le scene che contemporaneamente si svolgevano nelle strade della città via via che i ''liberatori'' del Nord vi s'inoltravano: roba da impallidire di orrore anche oggi. [...] Cronkite seguita a dire che la verità sul Vietnam è la sua. Ma è rimasto il solo a dirlo. Tutti i suoi ''fans'' lo hanno abbandonato e rinnegato. Compresa [[Jane Fonda]], che da cacciatrice di streghe e pasionaria del colpevolismo si è trasformata in missionaria del pentitismo e invoca il perdono dei reduci battendosi il petto. Con la stessa sincerità e buona fede, credo, con cui prima li indicava al crucifige. [...] È vero, purtroppo, che la sorte del Vietnam fu decisa dalle «patacche» di Cronkite. In fatto di mestiere, possiamo imparare tutto da lui. Ma in fatto di verità, nulla. Salvo l'arte di contraffarla con l'aria di servirla. (pp. 328-329)
*Conosciamo dei comunisti che nel comunismo ci hanno creduto sul serio, e forse tanto più ciecamente quanto più bisognava essere ciechi per continuare a crederci. Sono quelli che l'abiura se la tengono in corpo, e che non imprecano contro l'idolo infranto. Sappiamo benissimo che, se avessero vinto, in nome di quell'idolo ci avrebbero, sia pure a malincuore, impiccati. Ma oggi il loro silenzio c'incute il più grande rispetto. Non altrettanto ne proviamo per i cosiddetti «emergenti» che, per continuare a emergere, inneggiano a tutto: alle macerie del Muro, alla perestroika, alla libertà, perfino al capitalismo, e si atteggiano a precursori e battistrada di questa totale, anzi totalitaria palinodia. Ma si tratta di una truffa bell'e buona. (pp. 343-344)
*L'Expo è una grande abbuffata. E quando sono in gioco migliaia di miliardi, l'importante non è vincere; è partecipare. Che Venezia venga ridotta a un luna-park per la gioia delle torme di straccioni (trenta milioni, secondo i preventivi più cauti) che la sommergerebbero rinnovando e centuplicando l'alluvione dei Pink Floyd era – ed è – per i fautori dell'Expo un'obbiezione facilmente superabile col discorso del Grande Progetto. [...] Venezia [...] appartiene al mondo, o per lo meno alla cultura di quello occidentale, di cui invochiamo [...] l'intervento per salvarla da quella masnada di locuste impazzite, disposte a farne un incrocio tra Las Vegas e Disneyland. (pp. 357-358)
*[[Corrado Carnevale|Carnevale]] [...] ha dichiarato in un'intervista [...] che la notte non ha bisogno di sonniferi perché, nei confronti della Legge, la sua coscienza è a posto. Ci crediamo senz'altro. Ma se si ponesse la stessa domanda nei confronti della Giustizia, mi domando se i suoi sonni sarebbero altrettanto tranquilli. E tuttavia ci rendiamo conto che questa domanda non se la porrà mai, e anzi gli sembrerà del tutto stravagante. Perché, per un magistrato italiano, la Legge con la Giustizia non ha nulla a che fare. (pp. 387-388)
*Dopo la liberazione, [[Luigi Durand de la Penne|de la Penne]] fu tentato dalla politica, e andò alla Camera prima sotto la bandiera democristiana, poi sotto quella liberale. In realtà, di bandiere, de la Penne non conosceva né riconosceva che il tricolore, e sperava ancora una volta di servirlo propugnando una riforma delle forze armate che le adeguasse alle nuove esigenze. Ma quando si accorse di non riuscire a combinar nulla, si ritirò; aveva capito che questi sono tempi per uomini di mare alla Accame, non alla de la Penne. Non fece mai l'eroe. [...] Ora, se qualcuno mi domanda perché ho dedicato alla sua scomparsa uno di quegli editoriali che di solito si riservano solo agli avvenimenti e ai personaggi della politica, rispondo che l'ho fatto per meglio sottolineare che per me e per gli uomini di questo giornale gli eroi delle guerre perdute non sono meno rispettabili e ammirevoli di quelle delle guerre vinte. E, in ogni caso, meritano il posto d'onore del giornale ben più dei personaggi di cui siamo costretti ogni giorno a interessarci. (p. 402)
==''Indro al Giro''==
===[[Incipit]]===
Il destino è stampato sulla carta d'identità e scritto nelle stelle. Indro Montanelli nasce il 22 aprile 1909, il primo Giro d'Italia prende il via il 13 maggio 1909. Stesso anno, stesso segno zodiacale: Toro. Potevano, queste due creature quasi gemelle, non percorrere un tratto di strada insieme? Potevano ignorarsi?
===Citazioni===
*Come i [[bersaglieri]] quando smettono di correre, così i ciclisti, quando cessano di pedalare ingrassano.
*Il [[Giro d'Italia]] parla milanese, anche se poi, a vincerlo, è qualche toscano o qualche romagnolo.
*I corridori sono come [[Anteo]]: il contatto con la loro terra gli dà forza.
*Ma sapete voi con precisione che cosa sia una fuga, lo sapete? Non lo sapevo nemmeno io prima di vederla. Credevo che fosse l'uomo che, a un certo punto, si mette a pedalare più forte degli altri e li semina per via. Erratissima nozione. La fuga è invece un grande urlo e un gesto disperato che mettono d'improvviso in confusione tutta la carovana del Giro.
*Quello della bicicletta è un mondo buono: e credo sinceramente che venga da questa bontà il fascino ch'esso esercita sulle folle.
*Lasciatelo com'è questo Giro provinciale e festoso: lo sport di un popolo che, nella corsa verso il progresso meccanico, è rimasto alla bicicletta, tappa intermedia fra il cavallo e l'automobile, ritrovato artigiano e arnese di famiglia.
*Se Parigi avesse il mare sarebbe una piccola Bari, ma non saprebbe accogliere i forestieri con tanto calore e sportiva cordialità.
*Leoni, che oltre a tutto è un bellissimo ragazzo, ha una fidanzata la quale gli scrive raccomandandogli di non vincere, altrimenti troppe ragazze lo abbracciano porgendogli i fiori. Leoni è innamoratissimo della sua fidanzata ma non è certo per obbedire a lei che non vince. È solo per obbedire a [[Fausto Coppi|Coppi]] e restargli a fianco.
*Gli assi possono permettersi di arrivare ultimi. E lo fanno senza risparmio. Possono permettersi di disprezzare i loro adoratori e lo fanno senza ritegno. L'adorazione rimane.
*I corridori di bicicletta sono gente semplice, che non è mai stata in collegio. [...] Nessuno ha insegnato loro i dettami dello stile e della cavalleria. Li posseggono per natura. Difficilmente essi cercano di sminuire la vittoria dell'avversario e non gliene serbano rancore. Sono capaci di delicatezze che non credo esistano negli altri sport.
*I corridori non si dovrebbero sposare; e, quando lo fanno, dovrebbero scegliere delle donne brutte.
*È la specialità dei padri quella di sognare per i figli i trofei che loro non convengono, ed è la specialità dei figli quella di procurarsi trofei che ai loro padri non piacciono.
==''La stecca nel coro''==
===[[Incipit]]===
Non è questa la sede per rifare la storia del ''Giornale''. Ma voglio ricordare ai vecchi lettori e a spiegare a quelli nuovi ch'esso non fu un giornale, ma una battaglia, di cui può essere istruttivo ricostruire gli episodi. Quelli, decisivi, degli anni Settanta e Ottanta, in questa raccolta ci sono tutti, chiosati. E di queste chiose, ho l'immodestia di dire che non ce n'è una di cui debba pentirmi nemmeno ora che i pentimenti vanno di moda, anzi sembrano diventati un genere di prima necessità. Questa raccolta è dedicata a tutti i miei compagni di lavoro, defunti e sopravvissuti, italiani e stranieri, che condivisero con me i rischi (e ce ne furono) di questa avventura, la più bella di tutta la mia carriera di giornalista, e ai lettori che ci permisero di combatterla. Anche se tuttora ignoro se l'abbiamo vinta o persa.
===Citazioni===
*{{NDR|Sui [[processi della Giunta greca]]}} Anche a detrarne tutto ciò che vi avrà aggiunto la propaganda di parte, crediamo che di soprusi, sopraffazioni e sangue ce ne siano stati abbastanza, nel regime dei colonnelli, per giustificarne l'incriminazione. Tuttavia vorremmo che accanto a loro, sul banco degli accusati, venissero chiamati anche Papandreu e altri campioni del massimalismo piazzaiolo e di certo radicalismo snob, per spiegare ai giurati e alla pubblica opinione, non soltanto di Grecia, come mai i colonnelli giunsero al potere senza sforzo e senza sforzo lo conservarono fino a quando per propria insipienza lo persero. Solo così il processo acquisterebbe un senso, oltre quello della pura vendetta. Le colpe dei vari Ghizikis e Papadopulos non ne risulterebbero affatto sminuite. Ma finalmente si capirebbe che i colonnelli non sono dei trovatelli e che per impedire i golpe non c'è che un sistema: far funzionare la democrazia. [...] Non auguriamo la forca a nessuno. Ma se un giorno qualche colonnello dovesse venirvi appeso, speriamo che ai Papandreu sia almeno proibito di partecipare alla festa. Perché i veri padri del golpe, le Circi che tramutarono i colonnelli in dittatori, furono loro. (pp. 15-16)
*{{NDR|Sulla [[rivoluzione dei garofani]]}} Rivendicato il diritto alla scelta, gli elettori portoghesi l'hanno espressa con chiarezza lampante. Hanno votato per l'Occidente, per un Portogallo che sia socialmente più giusto di quello uscito dalla penombra salazariana, ma che rimanga saldamente ancorato all'Europa libera, alle sue alleanze, agli ideali della democrazia senza virgolette e sottintesi: una democrazia di cui i militari, con l'aiuto dei loro reggicoda comunisti, potranno conculcare le libertà fondamentali, ma coi carri armati, non in nome del popolo. [...] Due piccole nazioni, il Portogallo e la Grecia, uscite entrambe dalla prova di regimi dittatoriali, hanno votato, a breve distanza l'una dall'altra, con esemplare equilibrio, senza cedere alle tentazioni ed ai miti delle catarsi rivoluzionarie. È una grande lezione per altri Paesi che, avendo assaporato la libertà da molti anni, sembrano smaniosi soltanto di perderla. (pp. 44-45)
*Per formare la maggioranza, la Dc non ha più a disposizione le tre forze laiche su cui De Gasperi fondò i suoi più fortunati e redditizi Governi: se i repubblicani hanno alla bell'e meglio temuto, liberali e socialdemocratici sono stati spazzati via. Occorrerebbero i socialisti, ma costoro hanno già dichiarato di non essere disponibili a maggioranze che escludano i comunisti. [...] Che razza di democrazia verrebbe fuori da un'ammucchiata totalitaria di queste tre forze che lasciasse l'opposizione al Movimento sociale, Dio solo lo sa. [...] I milioni d'italiani che [...] hanno votato Dc, lo hanno fatto ''unicamente'' perché la Dc si è presentata come il ''no'' al comunismo. Mai come stavolta il patto tra candidato ed elettore è stato così esplicito. Se lo ricordino bene i professionisti del tradimento [...]. Come li abbiamo aiutati a vincere, saremo i primi a denunciarli con nome e cognome. Il tempo delle deleghe in bianco è finito. Dando le «preferenze» – come noi avevamo suggerito –, il cittadino stavolta sa per ''chi'' ha votato, e lo tiene personalmente responsabile. (p. 78)
*Cosa vuol dire [...] «gli chiediamo fino a che punto si spinge il suo disaccordo con la proposta di unità e di collaborazione democratica che noi avanziamo e sosteniamo, se al suo disaccordo c'è il limite fissato della difesa e della sopravvivenza del quadro costituzionale e repubblicano?» Vuol forse dire, senza dirlo, che chi si oppone a questa proposta, cioè in parole povere chi si oppone al compromesso storico, si mette automaticamente fuori da quel quadro e va considerato un eversore? Capisco che, a furia di praticarlo [...] questo giuoco del fuorigiuoco sia diventato per voi un vizio. [...] Ma stavolta l'impresa è più ardua del solito: non sono molti gl'italiani disposti a credere che rifiutare i comunisti al Governo significa rifiutare la democrazia e a considerare chi lo fa alla stregua di un killer o di un pistolero. (pp. 104-105)
*Noi non chiediamo la legge marziale. Basta la rivalutazione materiale e morale di quelle forze dell'ordine, i cui sacrifici sono stati fin qui regolarmente pagati ripagati con stipendi da fame, castighi disciplinari e campagne denigratorie. Basta insomma che sia affermato nei fatti, e non soltanto nelle parole, il supremo impegno a trattare il terrorismo come va trattato: in termini di scontro, non di «confronto». Faccia a faccia. Lo Stato italiano non può chiedere fermezza ai cittadini, se non ne dà esso stesso l'esempio. Spietatamente, quando occorre. E in questo caso occorre. (p. 119)
*Noi [...] non possiamo pronunciarci in favore di [[Marco Pannella|Pannella]]: egli giuoca in un campo che non è il nostro. Ma quattro cose dobbiamo dire, da avversari, di questo anomalo personaggio. La prima è che Pannella è [...] un personaggio su una scena politica popolata quasi esclusivamente di comparse e coristi. La seconda è che i suoi digiuni sono autentici e le sue tasche autenticamente vuote. La terza è che, se domani ci sarà un regime – ipotesi che si fa sempre più possibile – all'opposizione di questo regime ci saremo solo noi e Pannella, socio scomodo, ma di tutta affidanza. E infine dobbiamo riconoscere che fra noi e lui c'è [...] un fatto di sangue. Anche se scatena la sua buriana da sinistra facendo d'ogni erba un fascio [...] e chiama la sua gente «compagni», ricordiamoci che Pannella è figlio nostro, non loro. Un figlio discolo e protervo, un giamburrasca devastatore che dopo aver appiccato il fuoco ai mobili e spicinato il vasellame, è scappato di casa per correre le sue avventure di prateria. Ma in caso di pericolo o di carestia, ve lo vedremo tornare portandosi al seguito mandrie di cavalli e di bufali selvaggi, quali noi non ci sogneremmo mai di catturare e domare. Questo è Pannella. Voti non possiamo dargliene. Ma ci auguriamo che sia lui a mietere quelli che non ci appartengono. (pp. 156-157)
*Noi siamo contrari alle leggi speciali. Ma proprio per non dovervi ricorrere, siamo per l'applicazione più dura e risoluta di quelle vigenti. La Costituzione per esempio non prescrive che l'Italia ospiti, senza possibilità di esercitare su di essi alcun controllo, centinaia di migliaia di stranieri dal passato incerto, e tavolta fin troppo certo. E le Forze dell'ordine non possono essere condannate a giuocare eternamente «di rimessa» [...]. In queste condizioni, non si lotta. Si subisce soltanto. Ed è di questo che il Paese non vuol più sapere. [...] Ci risparmino i discorsi sulla bara di [[Vittorio Bachelet]]. [...] Il funerale di Stato, va bene. Ma in silenzio, ministro Rognoni, per l'amor di Dio. Siamo stufi di sentir dire che «il popolo italiano è compatto nel ripudio dell'eversione», che «fa quadrato intorno ai valori e alle istituzioni consacrate dalla Resistenza», che i terroristi ''no pasarán'' (uno slogan che, oltre tutto, ha sempre portato jella). Non ne possono più neanche i morti. S'immagini i vivi. (p. 179)
*I vizi italiani vengono da molto più lontano della Costituzione: sono scolpiti nei secoli della nostra storia incivile. Ma fra i segni di questa inciviltà c'è appunto anche quello di rendere tabù i temi scomodi e di condannare al ghetto chi osa affrontarli [...]. Come se non vi fossero Paesi, quali gli [[Stati Uniti d'America|Stati Uniti]] e la [[Francia]], che in fatto di democrazia possono impartirci lezioni, e che tuttavia si reggono a sistema presidenziale. Come se non ve ne fossero altri, quale la Germania che, pur reggendosi a sistema parlamentare, vi ha introdotto correttivi che lo rendono radicalmente diverso dal nostro. E come se questi correttivi [...] non fossero stati discussi e decisi senza farne drammi né scatenare, contro chi li proponeva, cacce alla strega nazista. (p. 207)
*Il terrorismo italiano non può contare su consensi e simpatie d'ambiente come quello palestinese, o irlandese, o basco, che una motivazione l'hanno, sia pure distorta dalle passioni e strumentalizzata da qualche «Grande Vecchio». Il terrorismo italiano poteva contare solo sulla connivenza della paura: e infatti, finché ne ha incussa, di connivenze ne ha trovate, anche fra gli intellettuali, anzi specialmente fra gli intellettuali. [...] Fino a quattro o cinque anni fa, a dire che i volantini delle Br e i loro opuscoletti di propaganda non erano che una serqua [...] dei più vieti luoghi comuni ripescati tra i rifiuti di Bakunin, Kropotkin, Stirner e altri profeti del Nulla [...] c'era da essere linciati. Non dai brigatisti [...] ma dai ''maîtres à penser'' della sociologia radical-chic, per i quali il terrorismo, prima che da combattere, era da comprendere nei suoi «contenuti di pensiero». In cosa consistessero e quanto rigorosi fossero questi contenuti, ce lo dice appunto la scoperta negli ultimi giorni di questa nuova Trimurti – terrorismo rosso, terrorismo nero, camorra – che come ammucchiata ideologica, non so se mi spiego. Può darsi ch'essa esploda e [...] devasti. Ma, costretta ad assumere i suoi veri connotati, che sono quelli della criminalità senza aggettivi, il suo potere d'inquinamento e di equivoco, che ne costituiva l'aspetto più pericoloso, finisce. Da [[Toni Negri]] a [[Raffaele Cutolo|Cutolo]], la parabola si è conclusa. (pp. 236-237)
*Non abbiamo con [[Bettino Craxi|Craxi]] nessuna familiarità: avremo parlato con lui, sì e no, tre volte. Ci ha dato una incoraggiante impressione di energia, risolutezza, rapidità di riflessi. Ma da certe sue reazioni, ci è parso di capire ch'egli ha anche una spiccata – e funesta – propensione a considerare nemici tutti coloro che non si rassegnano a fargli da servitori. Sono pochi, intendiamoci, i politici immuni da questo vizio. Ma alcuni di essi sanno almeno mascherarlo. Craxi è di quelli che l'ostentano sino a esporsi all'accusa di «culto della personalità»: un culto [...] che [...] potrebbe procurargli seri guai. Non perché a noi italiani certi atteggiamenti dispiacciano, anzi. Ma perché in fatto di guappi siamo diventati, dopo Mussolini, molto più esigenti: quelli di cartone li annusiamo subito. (p. 271)
*[[Vincenzo Muccioli|Muccioli]] ha operato in condizioni diverse. [...] Ha impiantato la sua comunità con criteri imprenditoriali, facendone una specie di ''kibbutz'' ormai vicino all'autosufficienza. [...] Uno che, senza essere un ''compagno'', conduce una sua guerra privata contro la droga, è doppiamente esecrabile. Per il vescovo [...] per il quale un'opera di redenzione intrapresa da un laico come Muccioli merita in ogni caso l'anatema. Ma la partigianeria del presidente Righi è inesplicabile, e riduce questo processo a una caccia alle streghe, che getta la Giustizia nel pantano. (pp. 301-302)
*[[Enver Hoxha|Hoxha]] non aveva dalla sua nulla, quando si presentò alla Conferenza: null'altro [...] che il proprio coraggio, spinto fino alla protervia. [...] I primi proseliti li fece solo sul finire della guerra, quando prese corpo un po' di resistenza, ma li fece in nome dell'Albania, non del comunismo. [...] Era un satrapo anche lui [...]. Ma non indulgeva alle debolezze e alle pacchiane ostentazioni dei Ceausescu e dei [[Kim Il-sung|Kim Il Sung]]. Esigeva l'obbedienza più assoluta, ma in pubblico si mostrava di rado, e la sua era l'unica giacchetta di comunista da ''nomenklatura'' che non grondasse medaglie fino all'ombelico. (pp. 310-311)
*{{NDR|Sulla [[rivoluzione ungherese del 1956]]}} Il motivo per cui divampò coinvolgendo tutta la popolazione è semplicissimo: gl'intellettuali e gli studenti che la capeggiavano erano i figli degli operai e dei contadini che la traducevano in sollevazione del popolo. Lo erano non in senso ideale ed astratto, ma in senso anagrafico [...]. E questo fu, per i comunisti, la vera beffa. Essi avevano abolito le classi, e ora questo creava una unanimità di partecipazione, quale credo che nessun'altra rivoluzione abbia mai avuto. E come poteva non essere socialista? [...] L'unica cosa che non si può è che i «quadri» del Pci [...] non avessero visto, né udito, né capito come oggi vorrebbero farci credere per avallare la tesi dell'«errore». [...] L'unico che, in mezzo a tanti contorcimenti e frullati di parole, ha avuto l'onestà di riconoscerlo è stato [[Gian Carlo Pajetta|Pajetta]], sempre lui. «Io non mi pento di nulla», ha detto «schierandoci con gl'insorti e condannando la repressione sovietica, avremmo spaccato il Pci; per questo accettammo e approvammo.» Alla buon'ora. (pp. 354-355)
*Se l'unica maggioranza possibile è così risicata, lo si deve anche e soprattutto alla poltiglia di partiti – verdi, rossi e «lighe» varie – che il nostro sistema elettorale favorisce. Se ne sono contati [...] trentotto, più o meno combinati con liste locali in un groviglio di piccoli interessi regionali, corporativi, personali, uniti solo da un incoffessato e forse inconscio anelito sanfedista allo sfascio dello Stato unitario. Se non si pone termine a queste insensate dispersioni, è inutile chiamare gli elettori alle urne. Una maggioranza e un Governo degni di questo nome non li avremo mai. (p. 368)
*Certamente [[Michail Gorbačëv|Gorbaciov]] aveva previsto le tremende resistenze della sua ''perestroika'' aveva trovato nella cosiddetta ''nomenklatura'', detentrice del potere con diritto di abusarne, e quindi ben risoluta a difenderlo. Ma forse non immaginava che la minaccia più grossa al suo riformismo decentratore sarebbe venuta dall'esplosione dei nazionalismi, che ora rischiano di travolgerlo. [...] Comunque, due lezioni ci sembra di poter trarre sin d'ora da questa vicenda. La prima è che se settant'anni d'internazionalismo proletario praticato senza esclusione di colpi non sono bastati a debellare i nazionalismi, vuol dire che il sangue, la lingua, la religione, la cultura sono più forti di qualunque ideologia. La seconda è che i totalitarismi sono più facili, o meno difficili, da montare che da smontare. A liberalizzare la Russia e a guarirla dallo Stalinismo poteva forse riuscire un solo uomo: [[Iosif Stalin|Stalin]]. (p. 403)
*Quanti miliardi si sperperano oggi in Italia in premi e feste letterarie accompagnate da rinfreschi e pranzi per centinaia di coperti, targhe, medaglie, e gettoni di presenza? Basterebbe un centesimo, un millesimo, di ciò che si spende in queste fiere della vanità per salvare la Crusca raddoppiando il miserabile contributo statale. [...] Forse c'illudiamo. Ma noi ci ostiniamo a credere che in Italia ci siano ancora degl'italiani convinti che una cultura senza una sua lingua non è una cultura [...] e che un Paese senza cultura [...] non è un Paese; ma soltanto un accampamento di apolidi. (p. 419)
*Era fatale che, una volta allentatesi le maglie della Dc, l'integralismo di un certo mondo cattolico lo avrebbe portato a confluire sulle posizioni delle leghe. Le ispirazioni sono diverse, ma il nemico è comune: lo Stato unitario e laico. [...] Dileguatosi, o in via di dileguarsi il pericolo comunista, e caduto quello di Berlino, è questo il Muro che ci dividerà nel prossimo futuro. Da che parte [...] stiamo noi, mi sembra superfluo dirlo. Ci stiamo [...] con la piena consapevolezza dei nostri errori passati e presenti e della nostra intrinseca debolezza. Ma anche con la coscienza che se con noi non c'è tutto il meglio, contro di noi c'è sicuramente tutto il peggio. Basta tendere l'orecchio ai discorsi di Rimini e alle acclamazioni che li hanno salutati. I «lumbard» hanno ragione di chiedere il gemellaggio con quella platea: come livello mentale e di cultura, siamo lì. (p. 442)
*Uomo di governo, [[Mario Scelba|Scelba]] non fu mai uomo di partito. Lo frequentava poco, non fu mai partecipe di giochi di «correnti», e credo che sotto sotto li disprezzasse. [...] Se fu De Gasperi a guidare [...] la barca, fu Scelba a reggerla e non vedo chi altro, nella pattuglia democristiana, avrebbe avuto gli attributi per farlo. Sul suo feretro ci saranno poche lacrime, pochi fiori, pochi discorsi. Nessuno del cosiddetto ''establishment'' vorrà ricordare che se in casa non ci siamo ritrovati qualche Husak o [[Nicolae Ceaușescu|Ceausescu]], per gran parte lo dobbiamo a lui. Ma qualche italiano non lo ha dimenticato. (pp. 471-472)
*Non c'è democrazia, diceva Clemanceau, senza un minimo di corruzione. D'accordo. Ma quando la democrazia degenera in partitocrazia, il minimo diventa il massimo e succede quello che abbiamo sotto gli occhi. E finché noi concederemo ai partiti – contro il dettato costituzionale che li considera semplici associazioni private – d'irretire tutta la vita pubblica e di arruolare, per le loro operazioni di saccheggio, un milione di lanzichenecchi con relative famiglie, di cosa c'indignamo? E cosa ci aspettiamo dal Palazzo romano, proiezione su scala nazionale delle situazioni locali tipo Milano? (p. 489)
*Con qualsiasi legge si vada alle nuove elezioni, e specialmente se si va col papocchio escogitato da [[Sergio Mattarella|Mattarella]], esse riprodurranno molto probabilmente [...] la situazione che i risultati dell'altro ieri hanno soltanto anticipato: un'Italia divisa in tre: un Nord in mano alla [[Lega Nord|Lega]], un Centro alla mercé dei comunisti (ex o neo, non importa), un Sud in preda al caos. In questa situazione, cosa farà Bossi? Cioè [...] cercherà di frenare la spinta che fatalmente ne verrà alle tentazioni secessionistiche della Padania dal resto del Paese, o la seconderà? A differenza di Miglio, Bossi di secessione non ha mai parlato. Parla di «federalismo», e forse lo ritiene possibile. Noi crediamo che il federalismo sia soltanto la foglia di fico della secessione, e che nei precordi di molti leghisti covi una gran voglia di fare i cosacchi del Po. (p. 515).
*La nuova legge elettorale, se non fosse stata tradita dai suoi soloni col turno unico, avrebbe dovuto condurre al confronto fra due ''rassemblements'', uno di centrosinistra con l'esclusione di Rifondazione, l'altro di centrodestra con l'esclusione del Msi, a garanzia di democraticità di entrambi. Stando le cose come stanno, il confronto non ci sarà perché di ''rassemblements'' ce n'è in campo uno solo: quello del Pds, che così sarà libero d'includervi anche Rifondazione. Per questo esso si batte contro la dilazione. Per questo noi la auspichiamo: nella (pallida) speranza ch'essa ci dia il tempo di uscire dallo stato confusionale in cui versiamo. Non è nostro diritto; è semplicemente nostro interesse spostare le urne al 12 giugno. Ma un interesse del tutto legittimo. Come legittimo è l'interesse del Pds ad anticiparle addirittura a marzo. La difesa del sistema e dei suoi papponi non c'entra. Che si voti a marzo od a giugno, l'uno e gli altri sono già cadaveri, e non c'è miracolo che possa resuscitarli. (p. 528)
==''Le nuove Stanze''==
*Ribadisco la mia avversione alla pena di morte. Ma non me la sento d'impartire lezioni a chi tuttora la pratica. Non mi pare che, con la Giustizia che ci troviamo in casa, noi italiani possiamo impartire lezioni agli altri. (p. 46)
*Toglietevi la parrucca, cari storici italiani. E invece di continuare a parlarvi tra voi, parlate, andando incontro alle sue curiosità, alla gente comune, quella che ha più bisogno del vostro sapere, e che sa benissimo distinguere il volgare pettegolezzo dall'aneddoto illuminante, di cui gli storici stranieri, soprattutto inglesi, compreso [[Denis Mack Smith|Mack Smith]], sanno fare buono e largo uso. (p. 81)
*Io non sono piemontese né savoiardo, e la tradizione della mia famiglia è, caso mai, repubblicana. Ma la verità sono abituato a rispettarla, e non ad accomodarmela secondo i miei gusti e pregiudizi. Nel '46 votai monarchico non perché ero amico di Umberto e di Maria José, che sarebbero stati un Re e una Regina esemplari. Ma perché capivo ch'essi rappresentavano l'unico filo che ci legava all'unica nostra tradizione nazionale: il Risorgimento. La rigiri come vuole [...] ma la verità è questa: che senza Risorgimento non esiste una Storia nazionale italiana, e senza i Savoia non esiste Risorgimento. Ecco perché io dico e ripeto che la Repubblica italiana può tenere i Savoia [...] fuori dal territorio italiano. Ma chi tenta di estrometterli dalla Storia d'Italia, se non è un analfabeta è certamente un falsario. (pp. 112-113)
*{{NDR|[[Luigi Cadorna]]}} Fu un generale di grande e inflessibile carattere, ma non un grande stratega. La sua fu dal primo all'ultimo giorno una guerra «di posizione», e quindi di logoramento, muro contro muro. Una «manovra» non la tentò mai, anzi non la concepì nemmeno. Stava [...] al «Regolamento», secondo il quale «le battaglie si vincono sulle cime». Sicché quando arrivò un battaglione tedesco al comando di un giovane capitano di nome Rommel che [...] s'insinuò nottetempo nelle valli, tutto il nostro schieramento ne venne preso alle spalle, e si liquefece, consentendo a Rommel di arrivare fino al Piave, dove si fermò: non per la resistenza dei nostri [...] ma per la mancanza di rifornimenti e di munizioni, che non avevano fatto in tempo a seguirlo. (pp. 118-119).
*Quanto alla somiglianza fra noi e gli spagnoli, sì, c'è. Io, in Spagna, mi sento come a casa mia. Una sola cosa ci trovo in più: una dimestichezza con la morte che dà ai valori della Vita (la Dignità, il Coraggio, l'Onore) un peso ben diverso da quello che hanno da noi. E glielo invidio tanto. (p. 157)
*Quanto alla sua supposizione che, se non ci fossero stati i russi, gli Alleati non avrebbero potuto sbarcare in Normandia e salvare i loro regimi democratici, mi permetta di sorriderne. Hitler perse la [[Seconda guerra mondiale|guerra]] prima ancora di dichiararla, quando scatenò la persecuzione razziale, che mise il mondo di fronte alla pretesa della sua «razza eletta» al dominio del pianeta e costrinse alla fuga il fior fiore della Scienza ebraica, che diede all'America la bomba atomica, la quale avrebbe reso superfluo anche lo sbarco in Normandia. (pp. 177-178)
*In [[Alessandro Pavolini|Pavolini]] [...] è riassunto il dramma di una generazione che nel fascismo era cresciuta [...] e si sentiva impegnata a crederci anche in quell'ultima disperata fase. In lui ritrovo un po' di quel [[Berto Ricci]] [...] che, partendo volontario per la Libia, mi disse: «Una volta, nella vita, ci si può convertire. Io già lo feci rinnegando, per il fascismo, il mio passato di anarchico. Ora col fascismo devo morire». E morì. (p. 192)
*Come lei certamente sa, furono i russi a giungere per primi sul famoso bunker di Berlino, fra le cui macerie si diedero subito a cercare il cadavere del Fuhrer, e lo trovarono, ma quasi completamente carbonizzato (egli aveva lasciato ai suoi l'ordine di bruciarlo con una tanica di benzina). D'intatto era rimasto solo il teschio con la sua dentatura costellata di ponti e protesi. Immediatamente fu ricercato e trascinato sul posto l'odontoiatra che glieli aveva sistemati. Dapprima gli fu chiesto in cosa erano consistiti i suoi interventi. Poi vi fu messo davanti, e lui li riconobbe senza esitazioni. Quel giorno il poveretto non tornò a casa. Dopo alcuni anni si seppe che esercitava il suo mestiere in non so quale città di provincia russa, ma sotto stretto controllo della polizia. Dopo qualche altro anno poté tornare in Germania, ma in [[Repubblica Democratica Tedesca|quella comunista]], sotto il controllo di una polizia ancora più efficiente di quella sovietica, e lì morì, non so quando. Perché i sovietici vollero sempre mantenere quel segreto? Perché alla loro propaganda [...] faceva comodo accreditare la favola di un Hitler salvato dagli americani, che lo tenevano sotto naftalina in qualche loro dorato ripostiglio per poterlo un giorno utilizzare in una nuova guerra contro la Russia. (pp. 257-258)
*Da anticomunista, oserei dire «storico» quale mi considero, io sono pieno di rispetto sia per i Nagy nostrani quali i D'Alema e i Veltroni, che per i Kádár, quali i Cossutta e i Diliberto. Non so se come classe dirigente siano il meglio. Ma come sincerità di conversione democratica, ci credo (come credo, intendiamoci, a quella di un Fini, anche se viene da un passato molto meno intenso, drammatico e dilacerante di quello comunista). (p. 306)
*{{NDR|A [[Mario Tuti]]}} Ho ben presente [...] il suo nome e il suo volto, e le azioni terribili che lei ha compiuto. [...] Da come scrive [...], lei è in grado di capire [...] quello che dico. È vero che «sul nemico vinto non si infierisce»: ma il sangue non si cancella con la gomma delle parole. Solo le vittime possono concedere il perdono; e io non sono stato, fortunatamente, davanti al mirino della sua pistola. Solo la giustizia può concedere sconti: e io non sono un magistrato. Non ho invece difficoltà a condividere una sua osservazione: alcuni disgraziati [...] sono più disgraziati di altri. E [...] i disgraziati di destra se la passano peggio dei disgraziati di sinistra, che hanno di solito qualche amico di gioventù ben piazzato, in grado di dare una mano. Ma il perdonismo peloso di alcuni non può giustificare la distrazione di tutti. (p. 322)
*[[Yasser Arafat|Arafat]] non ha mai avuto né uno Stato, né un esercito, né un titolo che lo qualificassero a parlare a nome del suo popolo. Erano il carisma, l'autorità, il prestigio suoi personali che gli permettevano di svolgere questo compito. Ma questo dipendeva dal fatto che il suo popolo glieli riconosce in quanto si sente da lui «rappresentato». [...] Io sono e mi sento profondamente filo-israeliano perché negli ebrei riconosco i miei fratelli e in molte cose anche i miei maestri (anche se non sempre facili). Ma appunto per questo apprezzo ed ammiro gli Hussein, i Sadat e gli Arafat. Ai quali si possono anche rimproverare degli errori nella conduzione della loro politica. Ma non certo le intenzioni e il coraggio. Arafat è brutto [...] e non so come facciano i suoi amici (e i suoi nemici) [...] a ricambiarne i baci. Ma di quelli suoi credo proprio che ci si possa fidare. Che Dio, anzi Allah, ce lo mantenga ancora per molti anni. (pp. 387-389)
*Come veterano del ''Corriere'' e un po' depositario della tradizione di una certa civiltà nei rapporti fra i suoi uomini, io rimasi offeso non dal licenziamento di Spadolini [...] ma dall'insolito modo – che io definii appunto «guatemalteco» – in cui era stato trattato e da cui trapelava la mano di un [[Giulia Maria Crespi|editore]] che, anche se portava il nome di quello vecchio [...], intendeva introdurre nuove regole nella gestione del giornale, di cui era praticamente diventata [...] la titolare. E lo dissi, e lo scrissi, e lo ripetei in varie interviste. Forse tuttavia questo strappo si sarebbe potuto rammendare se il cambiamento del direttore non avesse comportato anche un cambiamento di linea politica che saltava agli occhi di chiunque non volesse tenerli chiusi. [...] Quando dal ''Giornale'' uscii per ragioni abbastanza analoghe a quelle che mi avevano spinto fuori da via Solferino, il primo a venirmi incontro fu il direttore del ''Corriere'', Paolo Mieli, che [...] mi offrì il suo posto: un gesto che non dimenticherò mai. Avrei potuto [...] accettarlo solo a titolo onorario. Ma non potevo abbandonare gli uomini che ancora una volta mi avevano seguito. Da quel momento però fu chiaro che il ''Corriere'' era ridiventato quello che noi, vent'anni prima, avremmo voluto che restasse. Ecco perché, al termine delle mie battaglie e delle mie sconfitte (che considero il mio blasone), sono tornato al ''Corriere''. (pp. 406-408)
*I politici della Sinistra, compresi i componenti dell'attuale «squadra» governativa, sono dieci, venti, cento volte meglio della loro ''intellighenzia''. Anche se dicono fregnacce, le dicono a bassa voce, senza salire in cattedra, di dove l'''intellighenzia'' invece non scende mai, nemmeno per andare in bagno. (pp. 477-478)
*Spero che ora avrai capito cos'è la mia dichiarazione di voto: non un sì all'Ulivo, da cui spero poco, ma in compenso non temo niente; ma il no a un Polo che, se riportasse davvero la schiacciante vittoria che si aspetta il suo ''Caudillo'', potrebbe creare nel nostro Paese una situazione davvero inquietante. Un voto di difesa sarà dunque il mio, come lo è sempre stato da oltre cinquant'anni a questa parte. (p. 496)
*Sappi soltanto che, passato per una ventina di anni – quelli del ''Giornale'' – per «fascista» e negli ultimi dieci per «comunista», me la rido di entrambe le etichette. (p. 536)
==''Le Stanze''==
===[[Incipit]]===
Di tutta la mia attività giornalistica [...] considero questi colloqui col lettore come l'impegno che mi è riuscito meglio, o meno peggio. Se qualcuno mi chiedesse: «Cosa vorresti che, dopo di te, di te rimanesse?», risponderei senza esitare: «Questi colloqui». Mi rendo conto che un'affermazione del genere può apparire demagogica: in fondo, perché dovrei preferire queste risposte quotidiane [...] alla ''Storia d'Italia'' o agli ''Incontri''? È presto detto: perché, grazie a lettere e risposte, ho potuto restare vicino ai miei lettori, che mi hanno ricordato – con più o meno garbo, ma sempre con affetto – quello che un giornalista non deve mai scordare: che i padroni sono loro.
===Citazioni===
*Io non ho mai conosciuto un conservatore inglese che abbia mosso a Churchill il rimprovero di essersi alleato con Stalin – altro che il naso dovette strizzarsi! – quando le armate di Hitler spazzavano tutta l'Europa. Ma trovo ancora degl'italiani [...] che danno la colpa a me dello stato di necessità in cui ci trovammo nel '48 e nel '76 e che rendeva obbligata la nostra scelta. Oggi che il muro di Berlino ci ha liberato dall'incubo del comunismo [...], è facile fare processi a chi non aveva in mano altra arma elettorale che il voto alla Dc. Ed una cosa mi chiedo: tutti questi intransigenti eroi dell'anticomunismo, che oggi mi scrivono lettere d'insulti accusandomi di averlo tradito, dov'erano al tempo del comunismo vero, quando io ero uno dei pochissimi a combatterlo di fronte [...], e loro, incontrandomi per strada, fingevano di non conoscermi? (p. 12)
*Hiroshima, se fossi americano, non mi porrebbe [...] nessun caso di coscienza. L'arma atomica era in fase di studio e di preparazione sia in Germania che in America, e si poteva supporre che lo fosse anche in Russia e in Giappone. Avrebbe vinto la guerra e deciso le sorti del mondo chi ci fosse arrivato per primo. Hiroshima fece della popolazione civile, dicono, duecentocinquantamila vittime. Quante ne risparmiò inducendo alla resa i giapponesi che sembravano vicini all'olocausto? E quanto servì a smorzare la pretesa sovietica d'imporre il suo «diktat» a tutta l'Europa? [...] Essa a tal punto sorprese Stalin che dapprincipio non ci volle credere [...]. Nessuno può applaudire un massacro come quello di Hiroshima né andarne fiero. E posso capire come coloro che vi hanno partecipato dandone l'ordine o eseguendolo possano aver avuto dei problemi di coscienza. Ma gli aviatori inglesi che rasero al suolo l'inerme Dresda abitata solo da civili, facendo tra di loro pressappoco lo stesso numero di vittime che a Hiroshima, questi problemi, da quanto se ne sa, non li ebbero. Forse che la guerra all'atomo è più crudele di quella al fosforo? (p. 62)
*De Gasperi non fu mai uomo di partito. E fu proprio per questo che riuscirono ad emarginarlo con tanta facilità, relegandolo in una Presidenza grondante omaggi ed ex voto, ma priva di qualunque potere reale. È vero che lui non lottò, anche perché era ormai a corto di fiato. Glielo toglieva non solo l'azotemia, ma anche il fallimento della Ced, la Comunità Europea di Difesa su cui De Gasperi fondava [...] i suoi sogni di salvezza e di grandezza europea, che i francesi di Mendès-France condannarono al naufragio. [...] De Gasperi era uomo di Stato, l'ultimo che l'Italia ha avuto dopo Giolitti. Ecco perché [...] non ha né può avere eredi. (p. 86)
*{{NDR|[[Che Guevara]]}} Era uomo di Rivoluzione, che mai si sarebbe rassegnato ad una comoda esistenza di ben pasciuto gerarca. Doveva tornare alla Rivoluzione, pur consapevole della sua impossibilità in Paesi che lui ben conosceva, ma appunto proprio per questo: per cercare una morte coerente con la sua vita. [...] Avessi trenta o quarant'anni di meno, anch'io forse avrei nel mio modesto appartamento una stanza attrezzata a mausoleo del Che, e lo conserverei come souvenir di un Sogno sbagliato, ma pulito, e comunque pagato. È a coloro che non vogliono mai pagare nulla che va tutto il mio disprezzo. (p. 121)
*Non mi stupirei [...] se il ragazzotto Clinton, nei suoi anni da governatore, avesse ingannato la noia dell'Arkansas inseguendo le minigonne di passaggio. [...] Il paragone con Berlusconi mi sembra un po' stiracchiato. Se Clinton venisse trovato colpevole, sapremmo che è un adultero (affari suoi); se Berlusconi venisse condannato, sapremmo che è un corruttore non occasionale (affari anche nostri, dal momento che s'atteggia a statista). (p. 154)
*Mi permetto solo di aggiungervi qualcosa sull'imbecillità, l'ipocrisia e i vaniloqui delle nostre «anime belle» pronte a cadere in deliquio e a mobilitare le piazze per un O'Dell che, anche se qualche tenue dubbio sulla sua colpevolezza poteva sussistere, uno stinco di santo certamente non era, e per una Karla Tucker, rea confessa, anche se poi arcipentita e sinceramente convertita al credo della carità cristiana (e, sia chiaro, anch'io avrei per entrambi preferito la revoca della pena di morte); ma sono rimaste impassibili o quasi di fronte alla proposta condanna di lapidazione (di lapidazione!) di un cittadino tedesco e della sua compagna iraniana, rei di aver fatto l'amore (soltanto l'amore). Queste sono le nostre «anime belle» laiche ed ecclesiastiche, pronte a commuoversi e a sproloquiare contro la sedia elettrica americana [...], ma indifferenti alla lapidazione [...] per una «contaminazione» di lenzuola cristiane e musulmane. Io [...] queste anime belle – che oltre tutto hanno quasi sempre delle facce bruttissime e jettatorie – le odio di un odio viscerale. (p. 206)
*Sul nemico vinto e che si riconosce vinto non s'infierisce. In fondo questi brigatisti hanno avuto, nella sconfitta, una loro dignità. Non sono dei «pentiti» al modo dei mafiosi e camorristi che si pentono per procurarsi dei vantaggi e denunziano i propri ex compari. Non sono dei delatori. Sono, a loro modo, dei prigionieri di guerra, di una guerra grazie a Dio finita con la nostra vittoria, e che quindi, sia pure con le debite precauzioni, possiamo rimandare a casa. Non è vero che non hanno pagato: me ne citi uno che non abbia scontato quindici o vent'anni di galera e che non ne abbia distrutta la vita. Qualche sconto possiamo farglielo: la generosità è segno di forza, non di debolezza. (pp. 283-284)
*In una società «aperta» come la nostra, che rende impossibile qualsiasi controllo e in cui il sequestro è un'industria di antica tradizione che dispone di un personale altamente specializzato; e con una Giustizia che invece di affibbiare un ergastolo senza indulgenza ai colpevoli, si accontenta di infliggergli qualche anno alleviato dai permessi di libera uscita; cosa possono fare le forze dell'ordine? Starebbe a noi cittadini trovare quella di resistere al ricatto. Da noi italiani tenerelli non si può pretendere tanto? E sia. Ma allora abroghiamo la legge. Perché, come italiano, nulla mi ha mortificato di più che sentire [...] [[Giovanni Maria Flick|un ministro della Giustizia]] e alcuni dei più alti dignitari della toga proporne un'interpretazione che costituiva un chiaro invito a evaderla suggerendo il cavillo a cui ci si poteva aggrappare per legalizzare la contravvenzione. [...] No, a questo non ci sto. Cerchiamo almeno di avere il coraggio della nostra vigliaccheria riconoscendo che, dati i pericoli che possono comportare, i risoluti «No!» al sopruso non appartengono al nostro armamentario caratteriale, e aboliamo la legge. Ma non perché è sbagliata: in sé quella legge è sacrosanta. Ma perché noi cittadini non abbiamo la forza di adeguarcisi e coloro che dovrebbero imporcerne l'osservanza [...] ci suggeriscono il modo di evaderla. Questo è il cosiddetto «Paese reale». (p. 286)
*Che un processo possa essere oggetto di revisione è, per il cittadino, una garanzia irrinunciabile, specie quando si tratta di processi indiziari, e quindi rimessi a valutazioni soggettive e pertanto sempre discutibili. Nessuno è infallibile, nemmeno i giudici, e quindi il diritto di appello è sacrosanto. Quello che sacrosanto non è, sono gl'interminabili tempi che questa operazione solitamente richiede, dovuti a due motivi chiaramente visibili: i grovigli procedurali in cui il processo è avvolto, delizia del genio cavillesco italiano, e l'inefficienza del personale che vi è addetto. (p. 327)
*Che cosa io pensi dell'onorevole [[Cesare Previti|Previti]] mi pare di averlo detto in termini talmente espliciti da apparire – a più d'uno – brutali: un personaggio che solo a guardarlo in faccia verrebbe voglia di applicargli le manette ai polsi prima ancora di sapere chi è e cosa ha fatto. (p. 356)
*Non credo che, all'apertura totale delle frontiere, avremo un Parma composto soltanto di irlandesi, o una Cremonese modello ellenico. Avremo invece un vero mercato, dove il costo e lo stipendio di un professionista verranno stabiliti in base alla domanda e all'offerta. È questo ridimensionamento, mi sa, che non piace ai calciatori nostrani. Non la «sottoutilizzazione delle risorse sportive nazionali e locali». Non penso che i nostri calciatori abbiano altri motivi di preoccuparsi. Perché mai dovrebbero venire accantonati? Sono tra i più bravi del mondo, e la bravura, per un professionista (che calci una palla o calchi una scena), è la garanzia migliore. (p. 379)
*Le mie dimissioni da italiano sono soltanto quelle da una grande illusione: quella che l'Italia fosse una Patria da potere in qualche modo servire. Io, pur commettendo parecchi errori, ho cercato di farlo. Ma forse, di questi errori, il più grosso è stato quello di credere che fare si potesse. A consolarmene c'è una cosa sola: che questo errore lo hanno commesso tutti i migliori uomini che l'Italia ha avuto nel suo secolo e mezzo di vita unitaria. (pp. 410-411)
==''Pantheon minore''==
===[[Incipit]]===
'''Einaudi'''<br>Avendo saputo che sollecitavo l'onore e il piacere di incontrarlo, il Presidente, che non mi aveva mai visto, trovò del tutto naturale invitarmi a colazione. «Quando vuol venire?» mi fece chiedere, «giovedì mattina, per esempio?» Giovedì voglio stappare una nuova bottiglia del mio 'barolo' e ci sarà anche la signorina Barbara Ward dell{{'}}''Economist''. Vino piemontese, giornalismo ed economia politica, pensa: sarebbe difficile sorprendere [[Luigi Einaudi|Einaudi]] in una cornice più einaudiana di questa.
===Citazioni===
*{{NDR|Luigi Einaudi}} E in quei pochi minuti aveva ancora tante cose da dire a due giornalisti per ricordare loro, [[Alessandro Manzoni|manzonianamente]], che l'[[uomo]] è «buono», come dice [[Jean-Jacques Rousseau|Rousseau]], ma tale può diventare solo in grazia delle buone istituzioni (in ciò consiste la sua posizione conservatrice e cattolicamente pessimistica).
*[[Ingrid Bergman]] è forse la sola persona al mondo che non consideri Ingrid Bergman un'attrice completamente riuscita e definitivamente arrivata. (p. 195)
*Non ho mai visto in vita mia, nemmeno nei film di cui la Bergman è protagonista, una donna così trasparentemente pulita. (p. 195)
*Ogni buon [[padre]] di [[famiglia]] deve, al principio della giornata, sapere quanto la famiglia ha in cassa e quanto può spendere.<br>Einaudi conosce a memoria le cifre dell'economia italiana, come i re che lo precedettero conoscevano a memoria i nomi e i motti dei reggimenti.
*«''Venez, mademoiselle, venez''», disse [[Anatole France]] a [[Emma Gramatica]] che, poco più che ventenne, si trovò un giorno a viaggiare con lui in automobile a Palermo, e aveva paura di essere troppo ingombrante sul sedile. «''Vous êtes comme les anges, qui n'ont pas de derrière!''»<br>Qualcosa come mezzo secolo dev'esser trascorso da allora, ed Emma somiglia un po' meno a un angelo, ma grassa non la si può dire nemmeno adesso. La vita che mena, d'altronde, non lo consentirebbe di diventarlo. Alla sua età, ha girato per tre anni consecutivi, tutti i teatri dell'America del Sud, volando da Buenos Aires a Santiago, da Santiago a Lima, da Lima a Caracas, e recitando una sera in italiano e la sera dopo in spagnolo, lingua che, sino al momento di partire, ignorava totalmente. Ora è tornata per girare un film con [[Vittorio De Sica|De Sica]], e sono fatiche a cui molti giovani non resistono.
*Il [[fascismo]] trovò, tra i suoi oppositori più accaniti, [[Mario Missiroli]], che si batté a duello con [[Benito Mussolini|Mussolini]]. Egli non credette alla [[forza]] e al successo delle «camicie nere» fino al [[giorno]] in cui, mentre cercava faticosamente di salire sul tram, uno squadrista che lo incalzava, dopo avergli inflitto una serie di spintoni, non gli ebbe affibbiato, in risposta alle sue proteste, due sonori schiaffi che gli fecero volar via gli occhiali cerchiati d'[[oro]]. Mario li raccolse con [[dignità]], vi fiatò sopra, li ripulì col fazzoletto e concluse in tono ammirativo: «Però!... Picchiano bene, veh!...»
==''Qui non riposano''==
*{{NDR|Sulla [[guerra d'Etiopia]]}} Quella fu una guerra ideale, la guerra-tipo della borghesia italiana: con pochi morti e molte medaglie. Io presi a capirne la miseria solo all'ultimo capitolo: quando, per la marcia su Addis Abeba, cominciarono a piovere dall'Italia e da Asmara gerarchi e aspiranti gerarchi, smaniosi di gloria a buon mercato: e Badoglio dovette emanare un ordine per cui solo chi presentava "un biglietto di autorizzazione" poteva marciare sulla capitale nemica. Solo in tempo fascista si poteva escogitare un finale di guerra con un biglietto per la capitale nemica. (pp. 107-108)
*Io non volevo far politica. Ha il diritto un uomo della strada di non far politica? Ha il diritto un uomo della strada a dire che il governo ha fatto bene a far questo e male a far quest'altro? Ha diritto un giornalista, che è un uomo della strada, il quale va a vedere e riferire le cose per conto degli altri uomini della strada, ha il diritto di riferire che i fatti si svolsero così e così, e che in essi c'era tanto il bello e tanto il brutto, tanto di giusto e tanto d'ingiusto? No, il [[fascismo]] disse che un uomo della strada non ha tutti questi diritti. Ecco perché diventai antifascista. Non perché al posto di [[Benito Mussolini|Mussolini]] ci volevo un altro, ma perché non ci volevo nessuno. Io volevo stare alla finestra, come stanno i giornalisti, mestiere di spettatore e non di attore.<ref>Citato in Paolo Granzotto, ''Indro Montanelli'', p. 92.</ref> (p. 189)
*[...] volevo avere il diritto di non pensare alla [[politica]], di disinteressarmi della politica, perché la politica la gente dabbene non la fa. La gente dabbene lavora in ufficio, viaggia, commercia, produce, ama una donna che può anche essere sua moglie (come è il mio caso), ama i suoi figli, ama la sua casa, paga le tasse, e di politica ne parla un quarto d'ora al giorno. (p. 190)
==''Reportage su Israele''==
*Il fenomeno più interessante è forse quello ch'è stato meno sottolineato dagli osservatori stranieri: le minoranze arabe disseminate nel [[Israele|Paese]] hanno abbandonato i loro notabili che facevano lista per conto proprio, e hanno votato per i partiti nazionali infischiandosi ch'essi siano completamente in mani ebraiche. Sarebbe come se gli altoatesini, invece che per la ''Volkspartei'', votassero per i partiti italiani. Il partito comunista, verso cui li spingeva Radio-Cairo, è sbaragliato. Evidentemente la politica d'integrazione applicata nei loro confronti ha avuto il più completo successo, malgrado la guerra fredda, e tavolta calda, in cui si ostinano le nazioni arabe contro Israele (o forse proprio per essa). (p. 6)
*Probabilmente i pionieri di Degania non si resero conto dell'importanza di ciò che facevano o forse non osarono nemmeno sperare che quel loro esperimento ne avesse tanta. Erano imbevuti di quel socialismo umanitario d'ispirazione tolstoiana che allora permeava gli ambienti intellettuali russi dai quali provenivano. Ma un'idea la ebbero chiara di certo: e cioè che l'unico modo di radicarsi in quella che la Bibbia e la Tradizione indicavano come loro Patria era di mettersi a lavorare la terra. (pp. 14-15)
*L'esercito naturalmente serve ad Israele per difendere le sue ardue frontiere, e ha dimostrato di saperlo fare in maniera superlativa; ma i suoi sforzi quotidiani li concentra sulla formazione, più che del soldato, del cittadino. Esso prende i giovani di ambo i sessi e di qualunque condizione a diciotto anni, e per due anni e mezzo gli uomini, due le donne, li rimescola, li tritura e li macina. Insegna non soltanto il maneggio delle armi, ma anche la lingua a chi non la sa e il mestiere a chi non lo ha. La mattina, dall'alba a mezzogiorno, è tutta dedicata all'addestramento fisico delle reclute. Ma il pomeriggio è diviso fra il lavoro e la scuola. La caserma è di tipo ''kibbutz'', dove ci si prepara a quel solidarismo della vita collettiva che è l'ideale di questo popolo. Ed è qui che si forma l'israeliano non più ''azkenazi'', non più ''sefardita'', ma nazionale. (pp. 28-29)
*[[Theodor Herzl|Herzl]] non era che un giornalista, redattore della ''Neue Freie Presse'' di Vienna. A proprie spese, viaggiando in terza classe, si mise alla ricerca in tutto il mondo dei correligionari danarosi, la maggiorparte gli rise in faccia. Il "Fondo nazionale ebraico per la terra" di quattrini ne raccolse pochi. Ma Herzl non si diede per vinto. Cominciò a visitare anche i potenti, dal Kaiser al Sultano fino a Vittorio Emanuele e al Papa per interessarli al progetto. E, sebbene questo non avanzasse, nel 1898 scrisse nel suo diario: «La mia sembra una chimera. Ma fra cinquant'anni lo Stato ebraico sarà una realtà». Si può essere scettici quanto si vuole, sulle profezie. Ma bisogna constatare che dal 1898 al 1948 [...] corrono esattamente cinquant'anni. Gli unici miliardari ebrei che presero sul serio Herzl furono i Rothschild. Essi non diedero capitali al ''Fondo'' forse perché avevano qualche dubbio sulla sua efficienza [...], ma per conto loro comprarono tutto ciò che in Palestina, allora provincia ottomana, c'era di comprabile, eppoi lo regalarono agli ebrei che ci andavano, per sé serbando soltanto il pezzo di terra necessario a ospitare le proprie tombe. (pp. 33-34)
*Il partito di Ben Gurion, il ''Mapai'', ha riportato, contro quasi tutti i pronostici, una smagliante vittoria. E ora lui, ''Bigì'', deve formare il ministero, operazione che si presenta piuttosto complicata anche qui in Isarele. [...] Non dico che detesti la politica; anzi, ne è intriso. Ma non ama, della politica, questo aspetto minore – che purtroppo è quello quotidiano – delle estenuanti contrattazioni, del piccolo cabotaggio, delle furberie, dei compromessi, o per lo meno così dice. E ogni tanto pianta baracca e burattini, e se ne va. Dove? In mezzo al deserto del Negev, si capisce. La sua Riviera è lì, in un ''kibbutz'' poco distante da Beersheba, circondato dalle dune di sabbia e dai cammelli dei beduini. Ci resta tre giorni, una settimana, due, senza che nessuno osi disturbarlo. (pp. 40-41)
*Gerusalemme è la città che fa maggiormente le spese di questa situazione manicomiale, quella nuova in mani israeliane è divisa da quella vecchia in mani arabe non da una frontiera ma da un muro, reso impenetrabile dall'intolleranza. In teoria, essa dovrebb'essere internazionalizzata, e per questo le potenze occidentali si rifiutano di riconoscerla come capitale di Israele e vietano ai loro ambasciatori di risiedervi. Ma siccome Israele vi sta ugualmente accentrando i suoi ministeri, questi poveri ambasciatori sono costretti quasi quotidianamente a farvi il su e giù da Tel Aviv dove sono obbligati a risiedere e che ne dista comunque oltre settanta chilometri. [...] Così a Gerusalemme non ci sono, come rappresentanti stranieri, che dei consoli, accreditati imparzialmente presso le due autorità locali, il prefetto israeliano nella città nuova e il governatore arabo in quella vecchia. Sono gli unici che possono attraversare la porta di Mandelbaum. (pp. 49-50)
*Israele è estremamente utile agli arabi, o per meglio dire ai capi arabi, da un lato per sostenere di fronte al mondo la grossa menzogna dell'unità araba, e dall'altro per combattere fra loro la battaglia dell'egemonia. […] Se questo odio ci sia veramente, non lo so. So soltanto ch'è l'unico filo che tiene cucita la "fraternità" araba: questa curiosa fraternità punteggiata di congiure, di attentati, di assassinii caineschi, tra "fratelli" di cui ognuno accusa l'altro di non esserlo abbastanza. (pp. 51-52)
*Se l'esistenza d'Israele serve agli arabi per puntellare alla meglio la loro convenzionale unità, la minaccia araba ha servito agl'israeliani per fare ciò che senza di essa avrebbero ugualmente, fatto, ma in cinquant'anni invece che in dieci. Il blocco e il boicottaggio arabo hanno paradossalmente funzionato, per Israele, da piano quinquennale senza bisogno delle imposizioni poliziesche di un regime comunista. [...] Psicologicamente, la tensione senza intermittenze con gli arabi ha sortito e seguita a sortire sulla società israeliana gli stessi effetti che la "frontiera", cioè la conquista dell'Ovest, ha prodotto alla società americana, obbligandola a restare per decenni e decenni tuffata in un'atmosfera pioneristica. [...] Morale: ognuno ha il nemico che si merita. (pp. 55-56)
*Gl'israeliani hanno piantato in poco più di dieci anni trenta o quaranta milioni di alberi. E bisogna vedere con che orgoglio te li mostrano, con che incantamento se li guardano, con che passione li annacquano, li potano e li pettinano. Le case non sono granché: le costruiscono in fretta, senza varietà, e piuttosto "alla carlona". Ma non ce n'è una, nemmeno nelle città, che non abbia un giardino e nel giardino, insieme ai fiori, i suoi alberi. (p. 59)
*Il teatro ''yiddish'', che pure era un grande teatro, v'incontra poca fortuna. Esso era nato in Germania e in Polonia, come uno specchio deformante di quelle società che relegavano gli ebrei nel ghetto e che essi ripagavano con la caricatura. Ora che dal ghetto sono usciti, essi stessi non comprendono più il significato di quei ghigni e di quelle smorfie. Il pubblico che ci va è tutto dai quaranta in su. (p. 62)
*Lo Stato mostra parecchia tenerezza [...] per quelle due o trecento famiglie di ortodossi acquartierati in Gerusalemme, che lo negano e si rifiutano perfino di votare perché nella Bibbia sta scritto che uno Stato ebraico sarebbe rinato solo dopo l'apparizione del Messia in Terra [...]. Questi protestanti assolvono anch'essi una funzione. Servono a dimostrare che in Israele alla Bibbia ci si crede. [...] Ben Gurion è un laico puro. E tutta laica è la nuova generazione. Non è vero che Israele sia uno Stato confessionale. Lo è meno dell'Italia. (p. 66)
*Non so a che punto siamo con la letteratura e la poesia, qui in Israele. [...] Ora che hanno una lingua propria a disposizione, i giovani scrittori d'Israele la usano [...] su tutt'un altro registro. Intanto, hanno scoperto anch'essi la natura. [...] Essi erano amari e disperati quando scrivevano in tedesco o in russo. Ora che scrivono in ebraico, le loro parole sono piene di sole e di sangue: cioè di gioia di vivere, anche quando descrivono la morte. (pp. 67-68)
*[[Golda Meir]] è la "madre del Paese", anzi la mamma. E con le mamme, si sa, complimenti non se ne fanno. Per questo la chiamano soltanto Golda, la salutano alla voce, invece di baciarle la mano, quando passa per strada, e insomma le danno del tu. Essa è la meno ossequiata, ma la più amata e popolare, di tutte le donne d'Israele. [...] Essa rappresenta la vecchia guardia, la fedeltà all'uomo, al suo socialismo democratico, al collettivismo del ''kibbutz'' nel quale è anche lei maturata. (pp. 70-74)
*I Paesi asiatici non hanno visto di buon occhio la nazionalizzazione del Canale di Suez, anche se per pregiudiziali anticolonialistiche hanno dovuto appoggiare [[Gamal Abd el-Nasser|Nasser]] e fingere di applaudirla. [...] Tempo fa il dittatore egiziano, per ritorsione contro Ceylon che gli aveva votato contro all'O.N.U., le ha bloccato tutta l'esportazione del tè, conducendo quel Paese sull'orlo del fallimento. Domani potrebbe fare altrettanto contro la Birmania. Il Canale non rende all'Egitto che dieci milioni di dollari l'anno. Ma gli consente di ricattare tutti i Paesi asiatici, che per quella via devono ancora passare. (p. 80)
*{{NDR|Nel 1956}} [[Moshe Dayan|Dayan]] aveva in quel momento quarant'anni. Egli diresse le operazioni da un piccolo aereo di ricognizione che guidò da solo tenendolo librato qualche centinaio di metri sulla zona di combattimento. [...] Quando, in fase di armistizio, si trattò di scambiare i prigionieri, gl'israeliani ne restituirono seimila, gli egiziani uno: un pilota che aveva dovuto atterrare dentro le loro linee. Dopodiché il generale dal volto di ragazzo, invece di sfilare in parata per le vie di Gerusalemme alla testa delle truppe vittoriose, svestì la divisa, diede le dimissioni dall'esercito, e si mise a fare l'archeologo, fino al giorno in cui Ben Gurion gli propose di portarsi candidato nelle liste del suo partito. (p. 88)
*Per Israele, l'unico lato negativo della campagna del Sinai del '56 ha rischiato di essere proprio questo: il pericolo di un "complesso di superiorità" che poteva indurre alla smobilitazione non tanto delle armi, quanto degli animi. Il lettore italiano non saprà con quanta cura [...] Governo, Parlamento e stampa si sono adoperati per "minimizzare" quella folgorante vittoria, che qualunque altro popolo avrebbe annaffiato di chissà quali fiumi di retorica. (p. 101)
*In Israele sono stati investiti [...] oltre sei miliardi di dollari. Ma oggi rendono, eccome. Questo non è uno dei tanti pozzi di San Patrizio arabi, dove prestiti e finanziamenti finiscono in ville satrapesche o vengono ritrasferiti pari pari nelle banche svizzere. Israele è una grande impresa industriale, dove ogni dollaro dell'azionista si è tradotto in un albero o in un telaio. Oggi Israele è effettivamente alla vigilia di una crisi: ma si tratta di una crisi di sovraproduzione. [...] Le materie prime d'Israele sono l'ingegno, la disciplina, la fede in se stessi. Ma ce n'è in tale abbondanza che sui risultati finali non possono sussistere dubbi. (pp. 102-103)
*Dicono che quello israeliano è un regime di socialismo addomesticato. Sarà. Ma è l'unico socialismo volontario che io abbia visto in atto, l'unico che abbia raggiunto forme anche estreme di vita collettivizzata per spontanea scelta di chi deve subirne i non piccoli inconvenienti. Eppure, in pochi Paesi si respira a pieni polmoni la libertà come in Israele. Non vi conosco un ricco. Non vi conosco un povero. Ma soprattutto non vi conosco un servo. (p. 104)
*[[Chaim Weizmann|Weizmann]] voleva fare di questo Paese un gabinetto scientifico, il focolare dell'intelligenza umana applicata alla tecnica, un'appendice del suo Istituto, meraviglia del mondo. Ma anche questo è parso troppo poco. Secondo altri, Israele deve trasformarsi nel laboratorio della coscienza ebraica per la ricerca di un nuovo Verbo in cui il mondo trovi pace, libertà e giustizia. Se mi avessero detto queste cose prima di andare in Israele, credo che anch'io ne avrei sorriso, come forse sorrideranno alcuni lettori. Ma sul posto ci si accorge quanto profondamente sentite esse siano. (p. 108)
*Per liberare il mondo dagli ebrei e gli ebrei da se stessi [[Theodor Herzl|egli]] aveva pochi anni prima lanciato l'idea di adunare a Roma tutti i rabbini e farli convertire dal Papa. L'affare Dreyfus gli dimostrò che nemmeno questo sarebbe bastato. E allora egli si diede a predicare lo Stato ebraico: ma sempre per liberare il mondo dagli ebrei e gli ebrei da se stessi. Herzl era una delle più affascinanti personalità che l'ebraismo abbia mai prodotto […]. Le sue ''illuminazioni'' si sono dimostrate alla prova dei fatti più valide della logica e della ragione. Mi piace concludere questo rapporto sulle cose d'Israele rendendo omaggio a questo singolare profeta, che nelle sue sconnesse visioni, in mezzo a fallimenti di ogni genere, non solo previde la nascita dello Stato ebraico, ma gli assegnò con cinquant'anni di anticipo la data esatta (il 1948) e la ''missione'' che gli spettava: quella di ''sconfiggere'' gli ebrei liberandoli da se stessi, cioè da quel fardello di miserie e di dolori che per due millenni ne hanno fatto il più tragico popolo del mondo. (pp. 109-110)
==''Ricordi sott'odio''==
*''Non piangete | per | [[Cesare Zavattini]] | ha già pianto | lui per tutti noi.''<ref name=ricordi>Il libro raccoglie gli "epitaffi" scritti su personaggi al momento viventi (talvolta insieme a [[Leo Longanesi]]) e quasi tutti inediti.</ref> (p. IV dell'Introduzione di Marcello Staglieno)
*''Qui | per la prima volta | [[Alida Valli]] | giace | sola''.<ref name=ricordi/> (p. 11)
*''Qui | riposa | [[Amintore Fanfani]] | amico | dei nemici | nemico | degli amici | figlio | di [[Alcide De Gasperi|De Gasperi]] | padre | di nessuno.''<ref name=ricordi/> (p. 31)
*''Qui | riposa | [[Mario Melloni]] | inquieto | transfugo | di sé stesso | momentaneamente | scomparso | a sinistra | in cerca | di una croce | su cui | inchiodarsi.''<ref name=ricordi/> (p. 65)
*''Qui giace | Alba {{ndr|[[Alba de Céspedes]]}} | scrittrice scialba. | Divorò uomini e gloria | La Boria | la divorò''.<ref name=ricordi/> (p. 95)
*''Qui | riposa | [[Mario Soldati]] | padre | figlio | autore | regista | interprete | di | Mario Soldati.''<ref name=ricordi/> (p. 123)
*''Qui giace | [[Davide Lajolo]] | Segretario federale | Legionario di Spagna | Repubblichino di Salò | chiese | di passare all'anilina | la sua camicia nera. | E com'era | Rimase.''<ref name=ricordi/> (p. 179)
*''In pace | qui giace | orbato | d'orbace | [[Achille Starace]].''<ref name=ricordi/> (p. 181)
==''Soltanto un giornalista''==
*Da quando ho cominciato a pensare, ho pensato che sarei stato un giornalista. Non è stata una scelta. Non ho deciso nulla. Il giornalismo ha deciso per me. E questa è stata una delle mie tante fortune, posto che tutto quel che ho fatto lo debbo soprattutto a un alleato ch'è sempre rimasto al mio fianco: il caso. (p. 5)
*Per sua disgrazia, [[Massimo Bontempelli|Bontempelli]] fu nominato accademico d'Italia da un fascismo che puzzava già di morto. Eletto senatore nelle liste del Fronte popolare dopo la guerra, non esitò a pronunziare giudizi brucianti su chi aveva collaborato col regime. Quel voltafaccia gli costò caro, perché a un certo punto saltarono fuori le lettere che aveva scritto a Mussolini per impetrare la sua nomina: i comunisti lo scaricarono e lui cadde in un tale stato di prostrazione da morirne. (p. 26)
*A Salò ci fu di tutto. Ci furono le squadracce assetate di vendetta e di saccheggio che provocarono il disgusto agli stessi tedeschi. Ma anche uomini per i quali quello fu il banco di prova d'una coerenza e d'una lealtà che non possono non incuter rispetto. E l'unica ragione per la quale benedico le mie cosiddette benemerenze antifasciste è che mi han dato il diritto di difenderle. (p. 119)
*Il 2 giugno del '46, giorno del referendum istituzionale, votai per la monarchia. Lo feci perché ritenevo fosse pericoloso recidere il tenue filo che legava l'Italia all'unica sua tradizione nazionale: quella monarchica, appunto. L'Italia non s'era "fatta da sé", come pretendeva la nostra storiografia ufficiale. Era stata fatta dalla monarchia sabauda guidata dal genio diplomatico d'un suo diplomatico, Cavour, che voleva estendere il Regno di Sardegna al Lombardo-Veneto. Se poi ci scappò fuori l'Italia, non fu grazie al contributo degl'italiani, che non ne diedero punto. Fu perché la storia dell'Europa andava verso la costituzione degli Stati nazionali, e condannava a morte quelli plurinazionali come l'Impero austriaco. [...] Al posto di quel patrimonio, sia pure modesto, cosa prometteva la Repubblica? Si presentava come depositaria dei valori della Resistenza, un mito ancora più falso di quello del Risorgimento. Che non era stata affatto, come pretendeva d'essere, la lotta d'un popolo in armi contro l'invasore, bensì una lotta fratricida tra i residuati fascisti della Repubblica di Salò e le forze partigiane, di cui l'80 per cento si batteva (quasi mai contro i tedeschi) sotto le bandiere d'un partito a sua volta al servizio d'una potenza straniera. (pp. 125-126)
*Un'altra scelta s'era imposta, quella delle elezioni del '48. Per l'Italia era una scelta vitale: o con l'Est o con l'Ovest, ossia con i totalitarismi rossi oppure con le democrazie occidentali. Ergo, o con il Fronte popolare oppure con la Dc. E lì ebbe inizio il mio dramma, ch'è poi quello eterno del laico italiano: il quale, messo davanti al boia, vede comparire al suo fianco il prete che solo può salvarlo. (pp. 135-136)
*Mi proposi due obiettivi, entrambi falliti: il primo era farmi intentare un processo dagli amministratori della città che attirasse l'attenzione sui pericoli che [[Venezia]] stava correndo. Il secondo era rendere pubblica la convinzione che m'ero formato: che per salvare Venezia la prima cosa da fare era sottrarla allo Stato italiano e affidarlo a un organismo internazionale come l'Onu, con le sue cospicue possibilità finanziarie e i suoi agguerriti uffici tecnici. [...] Il Comune di Venezia non aveva più nulla di veneziano, salvo la sede. A dominarlo erano gli elettori di Mestre e Marghera, che con quelli di Venezia si trovavano nella proporzione di tre a uno, e dalla loro avevano tutto: i soldi delle industrie, i sindacati e quindi anche i partiti. Decidendo di restare amministrativamente unita, Venezia ha preferito mettersi al rimorchio delle ciminiere e petroliere di Marghera, alle quali ha sacrificato il suo delicatissimo sistema idraulico. Fu allora che, con grande amarezza, feci atto di rinunzia a Venezia, convinto come ero, e come son rimasto, che una città si può salvare solo se sono i suoi abitanti a volerlo. (pp. 216-217)
*Una sera, uscendo solo soletto dal «Giornale», mi trovai davanti il solito muro di folla tumultuante con le bandiere rosse spiegate. Dalla piazza si levò un urlo: «Tel chi el Muntanel!». In un attimo cinquanta scalmanati mi s'avventarono contro. Temendo il linciaggio, arretrai fino a trovarmi con le spalle al muro. Ma non feci in tempo a dire be' che mi ritrovai issato in spalla a una mezza dozzina d'energumeni, fra salve d'evviva. Erano i tifosi del [[Torino Football Club|Torino]] che quel giorno {{NDR|16 maggio 1976}} aveva vinto lo scudetto, e le bandiere non eran rosse, ma granata. E siccome i cronisti sportivi del «Giornale» erano sempre stati favorevoli al Torino, m'acclamavano come un loro idolo. (p. 241)
*La Dc era il partito dei maneggi e dell'inefficienze. Ma se avesse perso il 4 o il 5 per cento dei suoi voti, il partito di maggioranza relativa destinato a formare il nuovo governo sarebbe diventato quello comunista. Ch'era ancora molto pericoloso. Perché è vero che in Italia c'era Berlinguer, ma io sapevo bene che col comunismo d'allora poteva ancora succedere di tutto: bastava un cambiamento al vertice e un Berlinguer poteva diventare un [[Alexander Dubček|Dubček]] come un [[Walter Ulbricht|Ulbricht]]. Il «Giornale» era certamente laico, ma prima di essere laico era italiano, e cercava d'operare con qualche senso di responsabilità. E negli anni Settanta solo gl'irresponsabili potevano augurarsi il crollo della Dc, cui eravamo condannati anche perché la cosiddetta Alleanza laica, l'accordo fra Pli, Pri e Psdi, non sortì mai i numeri per sostituirvisi. (pp. 243-244)
*Ci fu un'unica battaglia sulla quale il «Giornale» si trovò allineato con Craxi e il nostro editore: quello per la libertà d'antenna. Battaglia sacrosanta. Berlusconi è tutt'altro che un idealista disinteressato e nessuno sa agire come lui aggirando, quando non calpestando, le regole. Ma i panni nobili coi quali i difensori della Rai rivestivano la loro offensiva politico-giudiziaria erano grotteschi. Se il peccato di Berlusconi stava nell'essere troppo amico del Psi, quello della Rai era d'essere troppo amica di tutti i partiti. A fornirci il destro furono poi i pretori coi loro interventi oscurantisti, peraltro prontamente sventati dai decreti di Craxi. E quindi la crociata dell'etere libero, che rientrava fra l'altro nella nostra tradizione antistatalista, divenne una campagna contro il "pretore selvaggio", che con i suoi abusi toglieva ogni certezza del diritto al cittadino. (pp. 275-276)
*Le vere novità erano nate fuori dal Palazzo: come la Lega di [[Umberto Bossi]]. Che all'inizio anche il «Giornale», come molti altri, sottovalutò. Come si faceva a prender sul serio un invasato che nutriva le sue invettive di sfondoni storici e grammaticali da far accapponare la pelle? [...] Che Roma fosse ladrona, era indubitabile. E l'avversione per la burocrazia parassitaria e per il meridionalismo piagnone e sprecone andava a nozze con le tradizioni del «Giornale». Bossi quindi incarnava un sentimento molto diffuso anche fra i nostri lettori, una protesta genuinamente qualunquista che, per certi versi, all'inizio anche noi appoggiammo. Ma dovemmo prenderne le distanze quando Bossi cominciò a condire le sue contumelie contro il Palazzo con propositi secessionisti. (pp. 279-280)
*Con Berlusconi, tuttavia, poi feci pace. Fu lui a telefonarmi: forse, aveva captato in qualche mio articolo un'ombra di rimpianto per il vecchio amico. Era il '96 e dopo il ribaltone le cose per lui si mettevano di male in peggio. [...] Così, una sera mi ritrovai di nuovo seduto alla sua mensa ad Arcore. [...] Riparlammo senza rancore dei nostri trascorsi. Gli domandai quale garanzia avesse ricevuto da [[Massimo D'Alema|D'Alema]] sulle sue aziende in cambio dell'opposizione inesistente che gli assicurava. Rise. «Ma perché, ora che hai sistemato i tuoi affari, non ti chiami fuori dalla politica?» gli chiesi. «È una parola» mi rispose rabbuiandosi. «I giudici non obbediscono neppure a D'Alema». E lì capii quale era, ormai, la vera sostanza del suo dramma. (p. 312)
*Se anch'io sono diventato europeista, è per disperazione: l'Europa è forse l'unica possibilità di sopravvivere per noi italiani, che come italiani non siamo riusciti a vivere. Questo è sempre stato l'europeismo degl'italiani di più alta coscienza, a partire da [[Alcide De Gasperi|De Gasperi]], che fu il primo a capire i rischi d'un Italia lasciata in balìa degl'italiani. (p. 315)
*Pur fra tante fortune, purtroppo a me la sorte ha riservato di portarmi nella tomba le due cose che ho più amato: il mio mestiere e il mio Paese. Che cosa sia diventato il primo, annientato da computer e televisione, è sotto gli occhi di tutti. Quanto al secondo, la cancrena è ormai inarrestabile e la decomposizione sta avvenendo per dissoluzione di quel poco che resta dello Stato. E dico decomposizione, non secessione. La secessione si fa anche con la violenza, e dove lo troviamo oggi un solo plotone di soldati disposto a imbracciare le armi pro o contro l'Unità dello Stato? Che, se resta ancora in piedi, è solo perché non ha neppure la forza di cadere. Quello di rinunziare alla nazione poi, è un sacrificio che non saprei compiere, anche se razionalmente mi rendessi conto ch'è necessario, oppure inevitabile. E ringrazio l'anagrafe che mi esclude dal problema. (p. 316)
==''Storia d'Italia''==
{{vedi anche|Indro Montanelli e Roberto Gervaso|Indro Montanelli e Mario Cervi}}
===''L'Italia giacobina e carbonara''===
*I [[cinismo|cinici]] sono tutti moralisti, e spietati per giunta. (cap. 10, p. 144)
*[[Francesco Melzi d'Eril|Melzi]] apparteneva a una delle più grandi famiglie dell'aristocrazia lombarda, e ne portava nel sangue le doti migliori: la rettitudine, la cultura, la cortesia, ma anche una certa alterigia, che probabilmente gli veniva dalla madre spagnola. (cap. 11, p. 152)
*{{NDR|Francesco Melzi d'Eril}} Aveva fatto parte dei circoli illuministici dei Serbelloni, dei Beccaria e di Pietro Verri, di cui era anche cognato. [[Napoleone Bonaparte|Napoleone]] lo aveva conosciuto al tempo della sua prima campagna d'Italia, dopo la battaglia di Lodi lo aveva invitato a Mombello, e ne aveva fatto il proprio consigliere. Quel signore che portava ancora il costume settecentesco, le calze bianche e la parrucca incipriata, gli piaceva. Gli piaceva perché non era servile, perché non era venale, perché non era nemmeno ambizioso. Una leggera sordità e una salute piuttosto precaria, insidiata da un forte artritismo, l'obbligavano a riguardi incompatibili con l'esercizio del potere. Più che il protagonista, preferiva fare il suggeritore. (cap. 11, p. 152)
*L'unico che avesse qualità di uomo di Stato era il ministro delle finanze, [[Giuseppe Prina|Prina]], anche perché era piemontese, cioè veniva da un paese che uno Stato lo era da secoli. Ex procuratore generale della Corte dei Conti di Torino e membro del governo provvisorio del '99<ref>1799.</ref>, si era poi trasferito nella [[Repubblica Cisalpina|Cisalpina]] e ne aveva preso la cittadinanza. Non aveva un carattere che attirasse simpatie. Anzi, chiuso e freddo com'era, le respingeva. Ma era un lavoratore instancabile e scrupoloso, dotato di un acuto senso politico e – diceva [[Stendhal]] – "ha del grande in testa". (cap. 12, p. 164)
*Perché non andassero perse neanche le briciole {{NDR|delle entrate della Repubblica Cisalpina}}, Prina riformò tutto il sistema fiscale riducendone il personale e facendone una macchina di straordinaria efficienza. Fu lui a inventare la "tassa di famiglia", o meglio a ripristinarla, perché la sua vera iniziatrice era stata [[Maria Teresa d'Austria|Maria Teresa]]. Ma la maggior pressione la esercitò nel campo delle imposte indirette che colpivano tutti i consumi senza distinguere fra quelli di lusso e quelli di prima necessità. Naturalmente a farne le spese furono soprattutto le classi popolari, che di lì a pochi anni gliel'avrebbero fatta pagare<ref>Prina, dopo l'abdicazione di Napoleone, fu linciato dalla folla a Milano il 20 aprile 1814.</ref>. Ma con questi sistemi riuscì a portare le entrate da settanta a oltre cento milioni e a pareggiare il bilancio. (cap. 12, p. 165)
*[[Carlo II di Parma|Carlo Ludovico]] era stato talmente oppresso dalla madre<ref>Maria Luisa di Borbone-Spagna (1782–1824).</ref> che sognava di disfare tutto ciò ch'essa aveva fatto, compreso il proprio matrimonio; e quando le successe nel '24<ref>Come duca di Lucca nel 1824.</ref>, introdusse anche per buona fortuna dei lucchesi, metodi di governo diametralmente opposti a quelli di lei. Ridusse l'appannaggio che Maria Luisa esigeva per alimentare i suoi fasti spagnoli, liberalizzò i commerci, e alla fine si convertì addirittura al luteranesimo, mentre sua moglie diventava Terziaria domenicana. Fu un cattivo marito, ma non un cattivo sovrano. E Lucca, sotto di lui, respirò. (cap. 25, p. 375)
*[...], {{NDR|la [[Carboneria]]}} non fu certo una scuola di educazione politica, e probabilmente è anche al suo esempio e modello che sono dovute le malformazioni della nostra democrazia e la sua intrinseca debolezza. Figli e nipoti dei Carbonari furono quei "notabili" che governarono l'Italia fino alla prima guerra mondiale e che, insieme a innegabili virtù, ebbero anche il vizio di considerare il Paese una "clientela" di Apprendisti esclusi dai "sacri travagli". (cap. 26, p. 395)
*Fu qui {{NDR|al Teatro alla Scala}} che {{NDR|[[Ugo Foscolo]]}} vide [[Antonietta Fagnani Arese]], già famosa a ventitré anni non soltanto per la sua bellezza, ma anche per lo sfruttamento intensivo che ne aveva fatto. Probabilmente era una frigida, ma che sapeva recitare la sua parte: tutti i giovani più in vista di Milano cadevano nelle reti di questa Circe, e forse fu anche questo a stimolarlo. (cap. 35, p. 510)
*Misto di genio e di ciarlatano, [[Domenico Barbaja|Barbaja]] aveva debuttato come sguattero, aveva fatti primi soldi inventando un dolce di panna e cioccolato, la "barbajada", li aveva moltiplicati con la gestione del Ridotto da giuoco della Scala, e ormai tanti ne aveva che quando il San Carlo andò distrutto da un incendio, lo ricostruì a proprie spese. (cap. 39, pp. 608-609)
*{{NDR|Domenico Barbaja}} Era semianalfabeta, e di musica non conosceva una nota, ma conosceva il pubblico, era un infallibile scopritore di talenti, e nel 1815 si assicurò quello di un compositore ventitreenne, in cui già aveva identificato la figura più rappresentativa della lirica contemporanea: [[Gioacchino Rossini]]. (cap. 39, p. 609)
*{{NDR|[[Ciro Menotti]]}} Uomo onesto, ma di un candore che sconfinava nella sprovvedutezza, [...]. (cap. 40, p. 635)
===''L'Italia del Risorgimento''===
*{{NDR|[[Giuseppe Mazzini]]}} Due mesi d'intenso lavoro gli bastarono a maturare il piano. Più che una setta, la sua organizzazione sarebbe stata un vero e proprio partito, anche se clandestino, senza l'oscura simbologia e i complicati rituali carbonari. Si sarebbe chiamata ''[[Giovine Italia]]'' e lo sarebbe stata anche di fatto perché, salvo casi eccezionali, era preclusa a chi avesse superato i quarant'anni di età. (cap. 4, pp. 54-55)
*I [[Fratelli Bandiera|fratelli Attilio ed Emilio Bandiera]] erano figli di un Contrammiraglio veneziano che aveva sempre fedelmente servito l'Austria. Anch'essi erano ufficiali della Marina imperiale, ma fin dalle prime armi si erano convertiti agli ideali di [[Giuseppe Mazzini|Mazzini]]. Tuttavia anch'essi, invece di entrare nella ''[[Giovine Italia]]'', avevano preferito costituire una società segreta per proprio conto, la ''Esperia'' d'ispirazione più [[Carboneria|carbonara]] che mazziniana, come appariva dai suoi criteri di proselitismo rivolto solo "ai ricchi, ai forti' e ai dotti", con esclusione della "plebe, perché dessa per natura è imprudente, per bisogno corrotta". (cap. 8, pp. 122)
*Erano diciannove gli uomini che, al comando dei Bandiera e di [[Domenico Moro (patriota)|Domenico Moro]], nel giugno del '44 sbarcarono a [[Crotone]]. Una spia, De Nobili, aveva segnalato la loro partenza da Corfù. Un'altra spia, il còrso Boccheciampe, imbrancato con loro, disertò per segnalare l'arrivo. Presso San Giovanni in Fiore, dopo un breve combattimento, furono catturati, senza che nessuno muovesse un dito in loro aiuto, e trascinati di fronte al tribunale militare di Cosenza, che li giudicò e condannò a morte per direttissima. (cap. 8, pp. 123)
*D'irresolutezza, [[Carlo Alberto di Savoia|Carlo Alberto]] aveva dato prova anche prima di salire sul trono, e lo aveva dimostrato anche il suo contraddittorio atteggiamento nel '21<ref>Nei moti piemontesi del 1821, Carlo Alberto aveva prima dato e poi ritirato il suo appoggio ai congiurati.</ref>. Il coraggio e la volontà non gli mancavano; ma gli mancava il carattere. Nella guerra di Spagna era stato un valoroso combattente<ref>Nel 1823, Carlo Alberto aveva partecipato alla campagna militare per ristabilire l'assolutismo regio in Spagna.</ref>, e la disciplina a cui si sottoponeva era spartana. Ma le responsabilità morali lo sgomentavano. (cap. 9, pp. 135-136)
*{{NDR|Carlo Alberto}} Non era né intelligente né colto. Ma certi movimenti di opinione pubblica e orientamenti di pensiero li coglieva e ne restava influenzato. Nel '38 aveva mandato in galera e poi in esilio [[Vincenzo Gioberti|Gioberti]], ma nel '43 ne leggeva con interesse il ''Primato''. Se [[Massimo d'Azeglio|D'Azeglio]] avesse scritto il suo libro<ref>''Degli ultimi casi di Romagna'' (1846).</ref> due anni prima, avrebbe mandato in esilio anche lui. Ora in pratica ne aveva fatto una specie di agente segreto. I tempi insomma li sentiva e con essi andava. (cap. 9, p. 136)
*Questo grande soldato {{NDR|[[Josef Radetzky]]}} non aveva mai conosciuto sconfitte, e a ottant'anni suonati conservava intatte prestanza fisica ed energia morale. Come tutti i militari, credeva soltanto nella spada e nella disciplina. Ma non somigliava affatto all'immagine che di lui ci ha tramandato la storiografia risorgimentale: quella del crudele "impiccatore", del caporalaccio ottuso, grossolano e brutale. Era al contrario un grande signore, di tratto ruvido ma generoso, perpetuamente alle prese con problemi di bilancio perché aveva le mani bucate. (cap. 13, p. 194)
*{{NDR|Radetzky}} Aveva sposato una Contessa austriaca che viveva a Vienna e gli aveva dato otto figli da cui non gli venivano che dispiaceri. Uno militava ai suoi ordini lì a Milano, ma era un così cattivo arnese che un prete un giorno lo schiaffeggio per strada. Radetzky mandò a chiamare il prete, gli strinse la mano e gli disse: "''{{sic|Crazzie}}''". Per amante si era presa una brava stiratrice lombarda che sapeva cucinare bene gli gnocchi, di cui era ghiottissimo, e dalla quale ebbe altri quattro figli. Non era affatto un odiatore degl'italiani: tant'è vero che, quando andò in pensione, rimase a Milano, e lì morì nel '58. Era soltanto un fedele servitore del suo Paese, di cui non discuteva la causa. E soprattutto era un vecchio lupo di guerra coraggioso, astuto e risoluto. (cap. 13, p. 195)
*La notizia si diffuse prima ancora che lo [[Statuto Albertino|Statuto]] fosse firmato, e in un battibaleno le piazze di Torino, eppoi di tutto il Piemonte, eppoi di tutto il Reame, si riempirono di folla esultante. Essa non conosceva il contenuto del documento che introduceva, sì, un regime rappresentativo, ma circondandolo delle maggiori cautele [...]. Più che del suo contenuto, la pubblica opinione era innamorata della parola ''Costituzione'', che aveva finito, per assumere ai suoi occhi magici significati, e la salutava con luminarie, canti e bandiere. (cap. 14, p. 218)
*[...] [[Francesco Anzani|Anzani]], il più serio e autorevole degli esuli italiani, che aveva combattuto per la libertà in Grecia e in Spagna. Le sue parole avevano gran peso anche perché fra tutti quei chiacchieroni, ne pronunziava poche. (cap. 18, p. 281)
*[...] [[Giuseppe Montanelli|Montanelli]] era così infatuato {{NDR|del progetto di Costituente italiana}} e tanto ne parlava nei suoi discorsi che il popolino – dicono – finì per credere che la Costituente fosse il nome di sua moglie. (cap. 19, p. 298)
*[[Pellegrino Rossi|Rossi]] era un toscano della Lunigiana, ma solo all'anagrafe. Come formazione e mentalità, apparteneva ancora a quel tipo di {{sic|apòlidi}} che l'Italia del Settecento sfornava doviziosamente e che, non trovando in patria un terreno per i loro talenti, andavano da mercenari a investirli all'estero. Professore d'Università a poco più di vent'anni, poi commissario di [[Gioacchino Murat|Murat]] al tempo del suo infelice tentativo di unificare l'Italia sotto il suo scettro, era l'unico cattolico cui l'Accademia calvinista di Ginevra avesse mai affidato una cattedra. (cap. 19, p. 301)
*{{NDR|Pellegrino Rossi}} Fu sin dal principio un fautore di [[Papa Pio IX|Pio IX]] fino a partecipare di persona alle manifestazioni popolari in suo favore, ma vide subito la pochezza e ambiguità dell'uomo e ne denunziò i pericoli. (cap. 19, pp. 302-303)
*Sebbene gli avessero affidato pieni poteri, [[Daniele Manin|Manin]] era un uomo discusso. Molti lo consideravano un malaccorto maneggione, un improvvisatore digiuno di problemi economici e militari, bravo soltanto ad attribuirsi i meriti degli altri. Secondo [[Niccolò Tommaseo|Tommaseo]], ch'era fra i suoi più insidiosi diffamatori, il potere gli aveva dato "una scossa da intorbidargli la mente e far più grave e manifesta la sua inesperienza". (cap. 23, p. 354)
*{{NDR|Daniele Manin}} Intellettualmente, non era al livello di un [[Giuseppe Mazzini|Mazzini]] o di un [[Carlo Cattaneo|Cattaneo]]. Ma era, come loro, inattaccabile sul piano morale. E, in mancanza di un vero e proprio potere carismatico, esercitava sulle folle un notevole fascino per la sua gioviale e arguta "venezianità". Parlava sempre in dialetto con battute raccattate sulla bocca dei gondolieri, e anche nel dramma portava un pizzico di [[Carlo Goldoni|Goldoni]]. I suoi limiti li conosceva, e non è vero che l'autorità gli avesse dato alla testa, come diceva Tommaseo che diceva male di tutti. Anzi la esercitava bonariamente e cercava di circondarsi di uomini validi che sopperissero alla sua incompetenza. (cap. 23, pp. 354-355)
*Eran trascorsi pochi mesi {{NDR|dal suo matrimonio con Vittorio Emanuele}}, che [[Maria Adelaide d'Asburgo-Lorena|Maria Adelaide]] lo sorprendeva nel giardino di Moncalieri con una diva del teatro, Laura Bon, ma si guardò dal farne un dramma. Perfettamente educata al mestiere di Regina, essa sapeva che la rassegnazione alle infedeltà ne è parte imprescindibile, e le sopportò sempre con garbo e dignità. (cap. 25, p. 390)
*Sfruttando la devozione di Carlo Alberto, [[Clemente Solaro della Margarita|Solaro della Margarita]] aveva regolato i rapporti con la Chiesa in modo tale da fare del clero piemontese il più potente d'Italia dopo quello dello [[Stato Pontificio|Stato pontificio]]. Esso aveva ancora i suoi tribunali in concorrenza con quelli dello Stato e poteva concedere il diritto d'asilo ai delinquenti. (cap. 26, p. 410)
*[...] {{NDR|Giuseppe}} Montanelli, gran galantuomo e ricco d'ingegno, non lo era altrettanto di carattere. Idee ne aveva, anzi ne aveva troppe; ma, facilmente suggestionabile, finiva sempre per adottare quelle dell'ambiente in cui viveva. (cap. 29, pp. 464-465)
*Il primo a trarne le conclusioni {{NDR|dalle tesi favorevoli alla monarchia piemontese esposte nel libro di [[Vincenzo Gioberti|Gioberti]] ''Del rinnovamento civile d'Italia''}} fu [[Giorgio Pallavicino Trivulzio|Pallavicino]], l'ex prigioniero dello Spielberg, da un pezzo rifugiato a Torino. Di scarso cervello politico, impetuoso fino alla leggerezza, teatrale e un po' troppo portato a ostentare i suoi titoli di "martire", aveva fino allora militato sotto bandiera rivoluzionaria. (cap. 32, p. 514)
*{{NDR|Tra i Mille di Garibaldi}} C'era il malinconico ex prete [[Giuseppe Sirtori|Sirtori]], che della guerra aveva fatto una mistica e sul campo sembrava che officiasse. (cap. 40, p. 635)
===''L'Italia dei notabili''===
*La [[Convenzione di settembre|Convenzione]], che fu detta "di Settembre" dal mese in cui venne concordata, si componeva di cinque articoli e stabiliva: che l'Italia rinunziava ad ogni atto di ostilità contro il territorio pontificio; che la Francia ne avrebbe ritirato le sue truppe via via che il governo del Papa le avesse rimpiazzate con volontari indigeni e stranieri, e comunque entro due anni; e che questo doppio impegno sarebbe entrato in vigore dal momento in cui il governo italiano avesse decretato il trasferimento della capitale da operarsi nello spazio di sei mesi. (Capitolo quinto, Firenze capitale, p. 76)
*Gli sventramenti che furono operati {{NDR|a Firenze, nuova capitale del Regno d'Italia}} per alloggiare i Ministeri e i nuovi quartieri che sorsero alla periferia per ospitare i venticinque o trentamila impiegati che calarono da Torino, lasciarono la città orrendamente sfregiata e carica di debiti. (Capitolo quinto, Firenze capitale, p. 78)
*{{NDR|[[Carmine Crocco]]}} [...] condannato per diserzione a vent'anni di carcere, ne era evaso, si era dato alla macchia, e in poco tempo era diventato il più temuto e rispettato capobanda della [[Basilicata|Lucania]] non soltanto per il suo coraggio, ma anche per la sua intelligenza di guerrigliero.</br>[...] Crocco venne riconosciuto Generalissimo non solo per l'autorità che gli conferivano le sue gesta, ma anche, perché, sebbene mezzo analfabeta, possedeva un'oratoria immaginosa e apocalittica. (Capitolo sesto, I briganti, pp. 85-89)
*{{NDR|[[Giustino Fortunato]]}} [...] il più grande e illuminato studioso del Meridione. (Capitolo sesto, I briganti, p. 86)
*Figlio di un fabbro e medico di professione, [[Giovanni Lanza|Lanza]] incarnava, nella Destra piemontese tradizionalmente formata da nobili, militari e grandi borghesi, un tipo umano del tutto insolito: il nuovo piccolo ceto medio, spartano e puritano, formatosi nelle scuole serali e nell'Università popolare. (Capitolo nono, Gli anni della lesina, p. 133)
*L'esercito papalino era un'accozzaglia di mercenari delle più svariate nazionalità (c'erano perfino dei turchi). [...] circa 15.000 uomini, al comando del generale [[Hermann Kanzler|Kanzler]]. Compito gentiluomo, ligio al Regolamento come lo era al Catechismo, questi aveva tuttavia un concetto tedesco dell'onore militare e avrebbe preferito una sconfitta a una resa. Ma {{NDR|Il segretario di Stato}} Antonelli non era di questa opinione. Gli ordinò di ritirare le truppe {{NDR|pontificie}} dentro le mura e di limitarsi a un simulacro di resistenza. (Capitolo decimo, Porta Pia, pp. 141-142)
*{{NDR|La duchessa [[Eugenia Attendolo Bolognini Litta|Eugenia Litta]]}} Durante la campagna del '59<ref>Seconda guerra d'indipendenza italiana.</ref> era stata il riposo del guerriero più famoso e importante: [[Napoleone III di Francia|Napoleone III]]. E secondo le malelingue era passata subito dopo in eredità a [[Vittorio Emanuele II di Savoia|Vittorio Emanuele]], che però era il meno adatto ad apprezzare la sua vita di vespa, le sue carni pallide e i suoi raffinatissimi gusti. [[Honoré de Balzac|Balzac]] le aveva reso omaggio. [[Arrigo Boito|Boito]] seguitava a rendergliene. [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]] dirà ch'essa "aveva rubato il segreto a Ninon de Lenclos<ref>Scrittrice, cortigiana ed epistolografa francese (1620–1705).</ref>". Insomma come iniziatrice all'amore, il giovane principe {{NDR|il futuro [[Umberto I di Savoia|Umberto I]]}} non poteva desiderarne una più fascinosa ed esperta. Lo fu al punto che, nonostante la differenza d'età, egli le rimase devoto – anche se non fedele – fino alla fine dei suoi giorni. (Capitolo quattordicesimo, Il marito di Margherita, p. 196)
*{{NDR|[[Margherita di Savoia]]}} [...] era una vera e seria professionista del trono, e gl'italiani lo sentirono. Essi compresero che, anche se non avessero avuto un gran Re, avrebbero avuto una grande Regina. (Capitolo quattordicesimo, Il marito di Margherita, p. 197)
*Il trattato {{NDR|della [[Triplice alleanza (1882)|Triplice alleanza]]}} fu firmato a Vienna nel maggio dell'82<ref>20 maggio 1882.</ref>. Esso impegnava le tre Potenze al reciproco aiuto nel caso in cui una fosse aggredita e alla benevola neutralità nel caso che aggredisse. Inoltre Austria e Germania dichiaravano di disinteressarsi del problema del Papa, considerandolo un affare interno italiano.<br>Quest'ultima clausola fu, insieme alla fine dell'isolamento, il grande vantaggio che l'Italia trasse dal patto, ma nient'altro. Essa non vi era entrata su un piede di parità con le consocie. Aveva semplicemente acceduto all'alleanza che già legava le altre due, le quali restavano per così dire le padrone di casa, e Bismarck non perse occasione di farcelo sentire. (Capitolo diciannovesimo, La Triplice, pp. 276-277)
*L'unico Stato che ruppe le relazioni con quello italiano in seguito a [[Presa di Roma|Porta Pia]] fu l'Ecuador. Mai la Chiesa si era trovata in condizioni di più completo isolamento. (Capitolo ventitreesimo, I cattolici, p. 334)
*Sindaco di Palermo a ventisette anni, {{NDR|[[Antonio Starabba, marchese di Rudinì|il marchese di Rudinì]]}} aveva affrontato con molto coraggio la rivolta che vi era scoppiata nel '66, e questo lo aveva accreditato come il fanciullo-prodigio del moderatismo, destinato a gloriose imprese. Ma, diceva De Sanctis, col passare del tempo, il prodigio dileguò e rimase solo il fanciullo. Ministro degl'Interni a trent'anni in uno dei governi Menabrea, la sua carriera si era fermata lì. Pure, la fama di "uomo forte" gli era rimasta addosso, suffragata anche dalla sua alta statura, dai lampeggiamenti del monocolo, dalla fluente barba, dalla nobilesca alterigia. Idee, non ne aveva. Ma aveva delle impennate che facevano credere alla sua risolutezza. E questo, in una Destra impoverita di personalità di rilevo, gli era bastato per guadagnarsi i galloni di capo. (Capitolo ventiquattresimo, Giolitti, pp. 348-349)
*In realtà, del soldato, [[Oreste Baratieri|Baratieri]] non aveva neanche il fisico. Grasso e sgraziato, con gli occhiali a ''pince-nez'', sembrava molto più vecchio dei suoi cinquant'anni e costruito più per la cattedra che per l'elmo. (Capitolo ventisettesimo, Adua, p. 391)
*{{NDR|Dopo le dimissioni del generale [[Luigi Pelloux|Pelloux]]}} A succedergli il Re chiamò il Presidente del Senato [[Giuseppe Saracco|Saracco]], un galantuomo ch'era riuscito a conservare intatta la sua reputazione di democratico pur essendo stato due volte Ministro nei governi di Crispi. Aveva quasi ottant'anni, ma conservava una notevole lucidità di cervello, e ne dette prova formando un governo di coalizione che includeva un po' tutte le forze, meno l'Estrema cui diede tuttavia soddisfazione chiamando parecchi suoi uomini nella commissione incaricata di studiare un nuovo regolamento parlamentare che, senza intaccare la libertà di discussione, impedisse l'ostruzionismo, o per meglio dire lo regolasse. (Capitolo ventottesimo, I cannoni di Bava Beccaris, p. 417)
===''L'Italia di Giolitti''===
*Si è detto che {{NDR|[[Egidio Osio]]}} plagiò il suo pupillo {{NDR|il principe ereditario, futuro re [[Vittorio Emanuele III di Savoia|Vittorio Emanuele III]]}} e ne lesionò definitivamente il carattere terrorizzandolo e mortificandone gli slanci. Si è detto che anche sul suo fisico ebbe pessima influenza costringendolo a penosi e logoranti sforzi. Si è detto che furono i suoi metodi repressivi a creare nel Principe quei complessi d'inferiorità da cui fu sempre afflitto, a traumatizzarlo, a inaridirlo, a riempirne l'animo di sordi rancori.<br>Ma se non proprio di falsità, si tratta di verità contraffatte. (cap. I, Il nuovo Re, p. 15)
*Militare dalla testa ai piedi, Osio era un uomo duro, imperioso, abituato al comando. [...] Ma era anche un gran signore, perfetto uomo di mondo, e nutrito di buone letture. Sebbene la sua carriera potesse esserne notevolmente avvantaggiata, esitò molto ad accettare l'incarico {{NDR|di tutore del principe ereditario}}, vi si risolse solo dietro garanzia che nemmeno i genitori avrebbero più interferito nell'educazione del ragazzo, di cui egli diventava unico e assoluto responsabile, e al termine della sua missione non beneficiò di nessuno "scatto di grado". (cap. I, Il nuovo Re, pp. 15-16)
*[[Elena del Montenegro|Elena]], che da ragazza dipingeva, suonava il violino, componeva poesie come suo padre<ref>Nicola I del Montenegro.</ref>, e amava il tennis e la danza, rinunziò a questi passatempi appena vide che lui {{NDR|il futuro Vittorio Emanuele III}} li detestava, anzi adottò come ''hobbies'' quelli di lui: la numismatica e l'archeologia. Per il resto fu soltanto una donna di casa, come lo era stata a Cettigne<ref>Capitale del Regno del Montenegro.</ref>. Sapendolo insofferente dei camerieri, era lei che lo serviva a tavola, e per farsi i vestiti si prese in casa una sartina. (cap. I, Il nuovo Re, p. 27)
*[[Filippo Meda|Meda]] era un avvocato milanese di spirito pratico, che considerava l'astensione dal voto {{NDR|dei cattolici}} un dovere da osservare finché il Papa lo imponeva, ma un grosso errore strategico di cui occorreva sollecitare la revoca. Lo Stato liberale, diceva, c'è e va accettato. Va soltanto salvato dalle sue tentazioni autoritarie e giacobine. E questo i cattolici possono farlo soltanto inserendocisi e riformandolo in modo da tenerlo al riparo dai pericoli d'involuzione. Lo Stato cioè per lui era un "peccatore da salvare". (cap. IV, Cattolici e socialisti, p. 72)
*[...] [[Romolo Murri|Murri]] era un giovane sacerdote marchigiano, che aveva conosciuto la povertà e nel Vangelo vedeva soprattutto un messaggio giustizialista. Introverso e malinconico come tutti i fanatici, egli si considerava molto più "avanzato" di Meda per il carattere rivoluzionario che intendeva imprimere al movimento {{NDR|cattolico}}. In realtà era un uomo del ''[[Sillabo]]'' che, pur partendo anche lui dall'accettazione dello Stato unitario, intendeva tramutarlo in una [[teocrazia]] egalitaria e totalitaria, sul tipo di quella che i Gesuiti avevano fondato un paio di secoli prima nel Paraguay. Se a ispirarlo fosse più l'amore del povero o l'odio del ricco, non sappiamo. (cap. IV, Cattolici e socialisti, pp. 72-73)
*Meda e Murri furono dapprincipio alleati. Entrambi volevano un grande partito, popolare indipendente dalla Chiesa. Ma Meda lo concepiva come lo sviluppo della organizzazione tradizionale, cioè dell'''Opera''<ref>"Opera dei congressi e dei comitati cattolici", spesso abbreviata in "Opera dei congressi", organizzazione cattolica italiana, sciolta nel 1904.</ref>, una volta strappatala alla vecchia guardia, mentre Murri lo vedeva come un organismo nuovo, un "Fascio", come quelli che pochi anni prima avevano messo a soqquadro e insanguinato la Sicilia. (cap. IV, Cattolici e socialisti, p. 73)
*Lo [[Sciopero generale del 1904|sciopero {{NDR|generale del 1904}}]] [...] non fu un fallimento, ma non fu nemmeno un successo perché si esaurì spontaneamente, e il suo più consistente risultato fu la spaccatura delle forze operaie. Lo si vide pochi mesi dopo, quando i sindacalisti bandirono un altro sciopero, quello delle ferrovie, da cui i sindacalisti uscirono demoralizzati e con la truppa dimezzata. (cap. IV, Cattolici e socialisti, p. 85)
*[[Alessandro Fortis|Fortis]] era un tipico notabile romagnolo di lungo e contradditorio corso ideologico. Aveva debuttato come repubblicano intransigente, era andato in galera per complotto rivoluzionario con gli anarchici, poi era stato conquistato da [[Francesco Crispi|Crispi]], era finito {{sic|Ministro}} di [[Luigi Pelloux|Pelloux]], e ora militava sotto la bandiera di [[Giovanni Giolitti|Giolitti]]. Come "trasformista", era tra i più qualificati. Ma questa pecca era abbondantemente compensata dai suoi doni di simpatia umana e da una grande esperienza parlamentare. (cap. VI, Il suffragio universale, p. 107)
*Quando [[Enrico Corradini|Corradini]] applicò il vocabolario socialista alla Nazione parlando di una "Italia proletaria" in lotta contro le plutocrazie occidentali, e lanciò l'idea di un "imperialismo operaio" da contrapporre a quello capitalistico, riscosse in campo sindacalista vasti consensi e pose le premesse di un pasticcio ideologico in cui Mussolini avrebbe di lì a poco guazzato. (cap. VII, "Tripoli bel suol d'amore", p. 137)
*{{NDR|Giolitti}} Più che la Libia, voleva la [[Guerra italo-turca|guerra]], o meglio qualcosa che desse finalmente agl'italiani l'impressione di farne una e di vincerla. (cap. VII, "Tripoli bel suol d'amore", p. 145)
*[...] a Vienna l'imperatore Francesco Giuseppe aveva dovuto intervenire di persona per fermare la mano al Capo di Stato Maggiore [[Franz Conrad von Hötzendorf|Conrad]] che voleva una spedizione punitiva contro l'Italia, ora ch'era impegnata in Africa {{NDR|nella guerra di Libia}}, per metterla in ginocchio "prima che avesse il tempo di perpetrare altri tradimenti". (cap. VII, "Tripoli bel suol d'amore", pp. 149-150)
*Non si è mai saputo con certezza come si svolse l'operazione {{NDR|del [[patto Gentiloni]]}} che, ben s'intende, doveva restare segretissima. Giolitti negò sempre di avervi partecipato, e infatti d'impronte digitali non ve ne lasciò. Fu probabilmente senza le sue credenziali, ma certamente non senza il suo beneplacito che qualche esponente liberale prese contatto coi cattolici. Questi avevano una "unione elettorale" di cui era Presidente un Conte marchigiano, [[Vincenzo Ottorino Gentiloni|Gentiloni]], politico abile, ma vanesio e chiacchierone. Egli s'impegnò a mobilitare il voto cattolico in favore dei candidati liberali dovunque questi fossero minacciati dalla Estrema Sinistra; e i liberali s'impegnarono a difendere la parificazione delle scuole confessionali a quelle dello Stato, a ripristinare in queste ultime l'istruzione religiosa, a respingere l'introduzione del divorzio, e – pare – a combattere la Massoneria. (cap. VIII, Il crepuscolo degli dei, p. 163)
*Se [[Gaetano Salvemini|Salvemini]] incarnava lo spirito protestatario e la sete giustizialista delle plebi meridionali, [[Antonio Salandra|Salandra]] incarnava lo spirito autoritario e conservatore della borghesia terriera. Proveniva da una famiglia di notabili pugliesi con parecchia roba al sole, e alla politica era approdato dalla cattedra universitaria, di cui conservava molti caratteri: una notevole cultura e finezza intellettuale, ma anche un compassato distacco che rasentava la freddezza. Prima di affrontare un problema lo studiava minuziosamente, e nessuno sapeva prospettarlo con più chiarezza di lui. (cap. IX, Sarajevo, p. 168)
*[[Paolo Boselli]] {{NDR|incaricato nel 1916 di formare il nuovo governo dopo le dimissioni di Antonio Salandra}}, che fu chiamato a presiederlo, possedeva tutti i requisiti, meno quelli che occorrono per guidare un Paese in guerra. Deputato ligure da parecchie legislature, era stato varie volte Ministro con Crispi, Pelloux e Sonnino, ma nessuno se n'era accorto. [...]. Passava per un esperto di questioni economiche, e moralmente era un personaggio di tutto rispetto. Ma politicamente era scolorito, e per di più aveva quasi ottant'anni. (cap. XVI, La caduta di Salandra, pp. 293-294)
*Quanto [[Luigi Cadorna|Cadorna]] era solitario, monacale ruvido e chiuso in un giro di valori e d'idee tradizionali, tanto [[Luigi Capello|Capello]] era brillante, estroverso, moderno, ricco d'immaginazione e maestro di "pubbliche relazioni". (cap. XVI, La caduta di Salandra, pp. 298-299)
*Lucano di Melfi, [[Francesco Saverio Nitti]] incarnava anche nel fisico tozzo e grassottello il tipo del notabile meridionale, colto, brillante, scettico e alquanto egocentrico. [...] la sua specialità era il problema del Mezzogiorno, di cui fu tra i primi seri studiosi e che gli fornì anche la base elettorale. [...]. Sul livello medio della classe politica di allora, egli faceva spicco per preparazione, equilibrio e lucidità, ma anche per una certa propensione ad attribuirsi il monopolio di queste virtù. (cap. XXIII, Versaglia, pp. 420-421)
===''L'Italia in camicia nera''===
*Un altro utile incontro fu per Mussolini quello con [[Angelica Balabanoff]], personaggio già di notevole rilevo nel socialismo internazionale. Era una russa di buona famiglia borghese, che fin da giovanissima si era imbrancata con quella ''intellighenzia'' rivoluzionaria da cui venivano anche i Lenin, i Trotzky, e gli altri futuri grandi del bolscevismo. A spingerla era stata la ribellione contro la meschinità, lo snobismo provinciale, il sussiego di casta, i tabù del suo ceto. (cap. 1, p. 23)
*Angelica {{NDR|Balabanoff}} non era bella, non aveva la grazia eterea ed esangue di Anna {{NDR|[[Anna Kuliscioff|Kuliscioff]]}}. Ma non era nemmeno sgradevole, nonostante i fianchi massicci e gli zigomi pronunciati, eppoi era una russa, cosa che faceva un grande effetto al piccolo provinciale di Predappio<ref>Mussolini era nato a Dovia, frazione di Predappio.</ref>. Anche se fra loro non divampò la passione che aveva legato Anna ad [[Andrea Costa]], qualcosa ci fu, ed ebbe la sua importanza. Angelica cercò d'incivilire quel selvaggio trasandato che passava da ostinati mutismi a interminabili sproloqui conditi di orrende bestemmie. Lo sfamava, gli lavava la biancheria, lo iniziava, sia pure con poco successo, al marxismo [...]. (cap. 1, p. 25)
*Uno dei tre protagonisti del giuoco {{NDR|[[Gabriele D'Annunzio]]}} era eliminato. La partita ora si riduceva agli altri due: Giolitti e Mussolini. (cap. 1, p. 101)
*Mussolini aveva vinto, e la sua vittoria significava che il fascismo, abbandonata la pretesa di presentarsi come un movimento rivoluzionario di sinistra, quale lo avrebbero voluto Grandi, Farinacci e Marsich, presentava la sua candidatura a forza egemonica della destra e infilava la «via parlamentare» al potere.<br>C'era un pericolo, e Mussolini lo capì subito: che questa svolta a destra mettesse il partito alla mercé della sua ala reazionaria incarnata soprattutto dal ''ras'' piemontese [[Cesare Maria De Vecchi|De Vecchi]], uomo di poco cervello, ma tutto Trono e Altare, e che quindi poteva anche tornar comodo per il futuro. (cap. 2, p. 127)
*[...], i giolittiani riuscirono a portare al governo uno dei suoi {{NDR|di Giolitti}} «ascari» più fedeli, ma anche dei più sbiaditi: [[Luigi Facta]].<br> Facta era un bravo avvocato di provincia piemontese con tutte le virtù, ma anche con tutti i limiti del suo ambiente: un uomo probo e integro, che dopo trent'anni di vita parlamentare ne aveva ormai una certa esperienza, aveva ricoperto con onore alcune cariche ministeriali, non aveva alcuna ambizione che quella di servire fedelmente il suo capo, né altre idee che quelle di lui. Tutto gli si poteva chiedere fuorché risolutezza ed immaginazione, cioè proprio le qualità che più urgevano. (cap. 2, pp. 143-144)
*[...] le sue intenzioni {{NDR|Mussolini}} non le confidava nemmeno al segretario del partito, [[Michele Bianchi|Bianchi]], di cui apprezzava la fedeltà e l'impegno, ma non l'intelligenza: lo considerava angoloso, settario, puntiglioso vendicativo e privo d'intuito politico. L'unico con cui si apriva seguitava ad essere [[Cesare Rossi]], l'uomo che gli era stato accanto dal primo momento, lo aveva seguito in tutte le sue palinodie e gli dava sempre dei consigli che corrispondevano ai suoi desideri. (cap. 4, p. 166)
*{{NDR|[[Vittorio Emanuele III]]}} non si fidava completamente di Mussolini, ma si fidava ancora meno dei suoi avversari ed era convinto che costoro, se avessero preso il mestolo in mano, avrebbero ricreato il caos del dopoguerra. Comunque, a una cosa era assolutamente deciso: a non farsi coinvolgere nella lotta politica, come del resto gli dettava la Costituzione di cui, quando gli faceva comodo, sapeva ricordarsi.
====[[Explicit]]====
*Resterebbe solo da sapere con che animo Mussolini s'investì, il 3 gennaio, nella parte di dittatore. Se, come molti sostengono, gli sforzi che fino a quel momento aveva fatto per evitarla erano stati solo un giuoco per dimostrare che non era lui a volerla, ma gli eventi ad imporgliela, bisogna riconoscere che come {{sic|giuocatore}} sapeva il fatto suo.
==''Storia dei Greci''==
*Il modo migliore per ripagare il nostro contemporaneo [[Heinrich Schliemann|Enrico Schliemann]] degli enormi servigi che ci ha reso nella ricostruzione della civiltà classica, mi pare sia quello di assumerlo fra i suoi protagonisti, com'egli stesso mostrò di desiderare ardentemente, scegliendosi, in pieno secolo decimonono, [[Zeus]] come dio e a lui indirizzando le sue preghiere, battezzando [[Agamennone]] suo figlio, Andromaca sua figlia, Pélope e Telamone i suoi servitori, e dedicando a [[Omero]] tutta la sua vita e i quattrini. (cap. 2; 2004, p. 17)
*{{NDR|Su [[Heinrich Schliemann|Schliemann]]}} Era un matto, ma tedesco, cioè organizzatissimo nella sua follia, che la buona sorte volle ricompensare. La prima storia che gli raccontò suo padre, quando aveva cinque o sei anni, non fu quella di [[Cappuccetto Rosso]], ma quella di [[Ulisse]], di [[Achille]] e di Menelao. Ne aveva otto, quando annunziò solennemente in famiglia che intendeva riscoprire Troia e dimostrare, ai professori di storia che lo negavano, ch'essa era realmente esistita. Ne aveva dieci, quando compose in latino un saggio su questo argomento. E ne aveva sedici, quando sembrò che questa infatuazione gli fosse del tutto passata. Infatti s'era impiegato come garzone di una drogheria, dove scoperte archeologiche non c'era da farne di certo, e di lì a poco s'imbarcò non per l'Ellade, ma per l'America, in cerca di fortuna. (cap. 2; 2004, p. 17)
*Di nuovo il buon Dio, che per i matti ha un debole, lo compensò di tanta fede, guidando il suo piccone sugli scantinati del palazzo dei discendenti di re Atreo, nei cui sarcofaghi furono ritrovati gli scheletri, le maschere d'oro, i gioielli e il vasellame che si ritenevano esistiti solo nella fantasia di Omero. E Schliemann telegrafò al re di Grecia: ''Maestà, ho ritrovato i vostri antenati''. Poi, ormai sicuro del fatto suo, volle dare il colpo di grazia agli scettici del mondo intero e, sulle indicazioni di [[Pausania]], andò a Tirinto e vi disseppellì le ciclopiche mura del palazzo di Proteo, di Perseo e di [[Andromeda|Andròmeda]]. (cap. 2; 2004, pp. 19-20)
*Schliemann morì quasi settantenne nel 1890, dopo aver sconvolto tutte le tesi e le ipotesi su cui si era basata sino ad allora la ricostruzione della preistoria greca, tesa ad esiliare Omero e Pausania nei cieli della pura fantasia. (cap. 2; 2004, p. 20)
*Ma ora, dopo le scoperte del tedesco matto, non abbiamo più il diritto di mettere in dubbio la realtà storica di Agamennone, di Menelao, di [[Elena]], di [[Clitennestra]], di Achille e di Patroclo, di Ettore e di Ulisse, anche se le loro avventure non sono state esattamente quelle che Omero ha descritto, facendoci sopra la cresta. Schliemann ha arricchito la storia e impoverito la leggenda, di alcune decine di personaggi di primissimo piano. Grazie a lui alcuni secoli, che prima erano nel buio, sono entrati nella luce, anche se è quella incerta della primissima alba. Ed è solo per mano a lui che possiamo esplorarla. (cap. 2; 2004, p. 21)
*Senza dubbio gli [[achei]], a differenza dei pelasgi, furono terrieri, tant'è vero che fino alla guerra di Troia imprese per mare non ne azzardarono, e ogni volta che lo trovavano si fermavano. Essi non tentarono di mettere il piede nemmeno nelle isole più vicine al continente, e tutte le loro capitali e cittadelle erano nell'interno. La Grecia, sotto di loro, si limitava al Peloponneso, all'Attica e alla Beozia; mentre per le popolazioni pelasgiche della civiltà micenea, ch'erano marinare, essa inglobava anche tutti gli arcipelaghi dell'Egeo. (cap. 3, ''Gli Achei''; 2004, p. 25)
*[[Diogene di Sinope|Diogene]], che aveva la lingua lunga, disse che la religione greca era quella cosa per cui un ladro che sapeva bene l'Avemaria e il Paternoster era sicuro di potersela cavar meglio, nell'al di là di un galantuomo che li aveva dimenticati. Non aveva torto. La [[Religione dell'antica Grecia|religione]], in Grecia, era soltanto un fatto di procedura, senza contenuto morale. Ai fedeli non si chiedeva la fede né si proponeva il bene. S'imponeva solo il compimento di certe pratiche burocratiche. E non poteva essere diversamente, visto che di contenuto morale gli stessi {{sic|dèi}} ne avevano ben poco e non si poteva certo dire che fornissero un esempio di virtù. (cap. 7, ''Zeus e famiglia''; 2004, p. 54)
*Anche [[Pisistrato]] era aristocratico e di famiglia ricca. Ma aveva capito che la [[democrazia]], una volta instaurata, è irreversibile e va sempre a sinistra. (cap. 15, ''Pisistrato''; 2004, p. 98)
*Pisistrato, invece di cinquanta uomini, ne arruolò e armò quattrocento, s'impadronì dell'Acròpoli, e proclamò la dittatura. In nome e per il bene del popolo, si capisce, come tutte le dittature. (cap. 15; 2004, p. 91)
*La stragrande maggioranza degli ateniesi, dopo averlo a lungo osteggiato e tenuto in gran sospetto, si erano sinceramente affezionati a Pisistrato che aveva dalla sua un'arma formidabile: la simpatia. (cap. 15; 2004, pp. 92-93)
*Il tiranno Pisistrato seppe sfuggire a tutte le tentazioni del potere assoluto, meno una: quella di lasciare il «posto» in eredità ai figli, [[Ippia (tiranno)|Ippia]] e [[Ipparco (tiranno)|Ipparco]]. L'amor paterno gl'impedì di vedere con la consueta chiarezza che i totalitarismi non hanno eredi e che quello suo si giustificava soltanto come una eccezione alla democrazia per assicurarle ordine e stabilità. Peccato. (cap. 15; 2004, p. 95)
*Pisistrato era morto nel 527 avanti Cristo. Ventun anni dopo, cioè nel 506, troviamo uno dei suoi due figli, da lui designati a succedergli, Ippia, alla corte del re di Persia, [[Dario I di Persia|Dario]], per suggerirgli l'idea di muover guerra contro Atene e la Grecia tutta. I grandi uomini non dovrebbero mai lasciare né vedove né eredi. Sono pericolosissimi. (cap. 16, ''I persiani alle viste''; 2004, p. 103)
*Questo Ippia non aveva debuttato male, dopo che suo padre fu calato nella fossa. Era un giovanotto sveglio che, a furia di stare accanto al babbo, ne aveva imparato molte malizie, e alla politica aveva passione, a differenza di suo fratello Ipparco che invece s'interessava soltanto di poesia e di amore, in modo che fra i due non c'erano nemmeno pericolose rivalità. Eppure, a procurare i guai che condussero alla caduta della dinastia, fu proprio Ipparco. (cap. 16; 2004, p. 96)
*Ipparco ebbe la disgrazia d'inciampare in un bellissimo guaglione di nome Armodio, che un certo Aristogitone – aristocratico quarantenne, prepotente e geloso – considerava sua proprietà. Costui concepì l'idea di sbarazzarsi del rivale col pugnale e, per dare all'assassinio un'etichetta più pulita che lo rendesse popolare, pensò di estenderlo anche al fratello Ippia facendolo passare per «delitto politico» in nome della libertà e contro la tirannia. Organizzò in questo senso una congiura con altri nobili latifondisti e, in occasione di una festa, tentò il colpo, che andò bene solo a mezzo: Ipparco ci rimise la pelle, ma Ippia scampò. E da quel momento, un po' per rancore, un po' per paura di altri complotti, il figlio e l'allievo di Pisistrato, dittatore liberale indulgente e illuminato, diventò un ''tiranno'' autentico. (cap. 16; pp. 96-97)
*Lo scontento del popolo inferocì Ippia, che a sua volta inferocì il popolo. E quando il divorzio fra i due fu totale, i fuoriusciti, che frattanto si erano concentrati a Delfi, chiamarono in aiuto gli spartani, e insieme marciarono contro Atene. (cap. 16; 2004, p. 97)
*Ippia si rifugiò sull'Acròpoli coi suoi sostenitori. Ma, per mettere in salvo i suoi figlioletti, cercò di farli segretamente espatriare. Gli assedianti li catturarono e l'infelice padre, per salvar la vita a loro e a se stesso, capitolò e si avviò in volontario esilio. Non bisogna dimenticare che nelle sue vene scorreva tuttavia il sangue di Pisistrato, cioè di un uomo sempre pronto a sacrificare la posizione alla famiglia, ma mai disposto a rassegnarsi alla sconfitta. (cap. 16; 2004, p. 97)
*[[Milziade]] aveva capito qual era il debole dei [[Persia|persiani]]: essi erano bravi soldati individualmente, ma non avevano nessuna idea della manovra collettiva. E su questa puntò. A dar retta agli storici del tempo — che purtroppo erano tutti greci, — Dario perse settemila uomini, Milziade neanche duecento. (cap. 17, ''Milziade e Aristide''; 2004, p. 112)
*{{NDR|A Milziade}} sopravvisse [[Aristide]], le cui vicende purtroppo ci dimostrano che l'[[onestà]] in [[politica]] non trova sempre i suoi compensi e che la [[storia]], come le [[donna|donne]], ha un debole per i birbaccioni. (cap. 17, ''Milziade e Aristide''; 2004, p. 112)
*Nike, diventata ragazza, porta il [[peplo]] di lana, bianca o colorata, ma questa è l'unica scelta che le si lascia. Siccome è confinata in casa, non può nemmeno far quella di un ragazzo che le piace, e deve aspettare che il padre si metta d'accordo con un altro padre per combinare il matrimonio. (cap. 23, ''Una Nike qualsiasi''; 2004, p. 143)
*Quando il grande [[Mirone]], rincorbellito dalla vecchiaia, si vide arrivare in studio come modella Laìde<ref>Etera dell'antica Grecia, celebre per la sua bellezza.</ref>, perse la testa e le offrì tutto ciò che possedeva purché restasse la notte. E siccome essa rifiutò, l'indomani il poveruomo si tagliò la barba, si tinse i capelli, indossò un giovanile [[chitone]] color porpora e si passò una mano di carminio sul viso. «Amico mio», gli disse Laìde, «non sperare di ottenere oggi ciò che ieri rifiutai a tuo padre». (cap. 23, ''Una Nike qualsiasi''; 2004, p. 150)
*{{NDR|[[Fidia]]}} Qualcosa, nel suo carattere, doveva farne un nemico degli uomini, visto che nessuno lo amava. Eppure egli non fu soltanto un grande scultore, ma anche un grandissimo maestro, che, oltre ad aver creato uno stile, ne fece anche una scuola, trasmettendone le regole ad allievi come Agoracrito e Alcamene, continuatori del «classico». (cap. 25, ''Fidia sul Partenone''; 2004, p. 165)
*Gli uomini non sanno apprezzare e misurare che la [[fortuna]] degli altri. La propria, mai. (cap. 25, ''Fidia sul Partenone''; 2004, p. 166)
==''Storia di Roma''==
===[[Incipit]]===
Non sappiamo con precisione quando a Roma furono istituite le prime scuole regolari, cioè «statali». Plutarco dice che nacquero verso il 250 avanti Cristo, cioè circa cinquecent'anni dopo la fondazione della città. Fino a quel momento i ragazzi romani erano stati educati in casa, i più poveri dai genitori, i più ricchi dai ''magistri'', cioè da maestri, o istruttori, scelti di solito nella categoria dei liberti, gli schiavi liberati, che a loro volta erano scelti fra i prigionieri di guerra, e preferibilmente fra quelli di origine greca, che erano i più colti.
===Citazioni===
<!--segui nel riportare le citazioni l'ordine cronologico del libro-->
*Non ho scoperto nulla, con questo libro. Esso non pretende di portare "rivelazioni", nemmeno di dare una interpretazione originale della storia dell'Urbe. Tutto ciò che qui racconto è già stato raccontato. Io spero solo di averlo fatto in maniera più semplice e cordiale, attraverso una serie di ritratti che illuminano i protagonisti in una luce più vera, spogliandoli dei paramenti che fin qui ce li nascondevano. (introduzione)
*{{NDR|[[Numa Pompilio]]}} Quelle che più lo interessavano erano le questioni religiose. E siccome in questa materia ci doveva essere una grossa anarchia perché ognuno dei tre popoli {{NDR|etruschi, latini e sabini}} venerava i propri {{sic|dèi}}, fra i quali non si riusciva a capire chi fosse il più importante, Numa decise di mettervi ordine. E per imporlo, questo ordine, ai suoi riottosi sudditi, fece spargere la notizia che ogni notte, mentre dormiva, la ninfa Egeria veniva a visitarlo in sogno dall'Olimpo per trasmettergliene direttamente le istruzioni. Chi vi avesse disobbedito, non era col re, uomo fra gli uomini, che avrebbe dovuto vedersela, ma col Padreterno in persona. (Rizzoli 1959, cap. 3, ''I re agrari'', pp. 37-38)
*[[Tarquinio Prisco|Lucio Tarquinio]] e i suoi amici etruschi dovettero veder subito che profitto si poteva trarre da questa massa di gente, per la maggior parte esclusa dai comizi curiati, se si fosse potuta convincerla che solo un re forestiero come lui avrebbe potuto farne valere i diritti. E per questo l'arringò, promettendole chissà cosa, magari ciò che poi fece davvero. [...] Certamente ci riuscirono perché Lucio Tarquinio fu eletto col nome di Tarquinio Prisco, rimase sul trono trentotto anni, e per liberarsi di lui i ''patrizi'', cioè i «terrieri», dovettero farlo assassinare. Ma inutilmente. Prima di tutto perché la corona, dopo di lui, passò al figlio, eppoi a suo [[Tarquinio il Superbo|nipote]]. In secondo luogo perché, più che la causa, l'avvento della dinastia dei Tarquini fu l'effetto di una certa svolta che la storia di Roma aveva subìto e che non le consentiva più di tornare al suo primitivo e arcaico ordinamento sociale e alla politica che ne derivava. (RCS 2004, cap. 4, ''I re mercanti'', pp. 38-39)
*Questo secondo [[Tarquinio il Superbo|Tarquinio]], prima di rischiare il colpo, tentò di far deporre lo zio per abuso di potere. Servio si presentò alle centurie che lo riconfermarono re con plebiscitaria acclamazione (lo racconta [[Tito Livio]], gran repubblicano, dunque dev'esser vero). Non restava quindi che il pugnale, e Tarquinio lo usò senza troppi scrupoli. Ma il respiro di sollievo che trassero i senatori, coi quali si era alleato, rimase loro in gola, quando videro l'uccisore sedersi a sua volta sul trono d'avorio senza chieder loro permesso, come avveniva a quei buoni vecchi tempi ch'essi speravano di restaurare. Il nuovo sovrano si mostrò subito più tirannico di quello che aveva spedito all'altro mondo. E infatti lo ribattezzarono «il Superbo» per distinguerlo dal fondatore della dinastia. (RCS 2004, cap. 4, ''I re mercanti'', pp. 42-43)
*Non sappiamo quasi nulla di [[Lars Porsenna|Porsenna]]. Ma dal modo come si condusse, dobbiamo dedurre che alle doti del bravo generale doveva accoppiare quelle del sagace uomo politico. Egli si rese conto che negli argomenti di [[Tarquinio il Superbo|Tarquinio]] c'era del vero. Ma prima d'impegnarsi, volle essere sicuro di due cose: che il Lazio e la Sabina erno davvero pronti a schierarsi dalla sua parte, e che nella stessa Roma c'era una «quinta colonna» monarchica pronta a facilitargli il compito con un'insurrezione. (RCS 2004, cap. 5, ''Porsenna'', p. 49)
*Da quell'anno 508 in cui fu fondata la repubblica, tutti i monumenti che i romani innalzarono un po' dappertutto portarono sempre la sigla SPQR che vuol dire: ''Senatus PopuluSque Romanus'', cioè «il Senato e il popolo romano». Cosa fosse il Senato, già lo abbiamo detto. Viceversa non abbiamo ancora detto cos'era il popolo, che non corrispondeva affatto a ciò che noi intendiamo con questa parola. In quei lontani giorni di Roma esso non comprendeva «tutta» la cittadinanza, come avviene oggi, ma soltanto due «ordini», cioè due classi: quella dei «patrizi» e quella degli ''equites'' o «cavalieri». (RCS 2004, cap. 6, ''SPQR'', p. 54)
*{{NDR|[[Sacco di Roma (390 a.C.)]]}} Gli storici che lo hanno raccontato a cose fatte hanno avvolto di molte leggende questo capitolo che dovett'essere per l'Urbe molto spiacevole. Dicono che quando i [[galli]] fecero per dare la scalata al [[Campidoglio]], le oche sacre a Giunone cominciarono a stridere risvegliando così [[Marco Manlio Capitolino|Manlio Capitolino]] che, alla testa dei difensori, respinse l'attacco. Sarà. Però i galli in Campidoglio entrarono ugualmente come in tutto il resto della città, donde la popolazione era fuggita in massa per rifugiarsi su monti circostanti. (Rizzoli 1959, cap. 6, ''SPQR'', pp. 81-82)
*[...] i galli espugnarono Roma, la misero a sacco, e se ne andarono incalzati dalle legioni, ma carichi di quattrini. Erano predoni gagliardi e zotici, che non seguivano nessuna linea politica e strategica nelle loro conquiste. Assalivano, depredavano e si ritiravano senza punto preoccuparsi del domani. Avessero potuto immaginare che vendetta Roma avrebbe tratto da quella umiliazione, non vi avrebbero lasciato pietra su pietra. (Rizzoli 1959, cap. 6, ''SPQR'', pp. 82-83)
*Tutti i dittatori della Roma repubblicana, meno uno, furono patrizi. Tutti, meno due, rispettarono i limiti di tempo che furono loro imposti. Uno di essi, [[Lucio Quinzio Cincinnato|Cincinnato]], che, dopo soli sedici giorni di esercizio della suprema carica, tornò spontaneamente ad arare il campo coi buoi, è passato alla storia coi colori della leggenda. (RCS 2004, cap. 9, ''La carriera'', p. 85)
*Negli ultimi tempi {{NDR|[[Cesare]]}} si era spinto anche più in là: aveva imposto che tutte le discussioni che si svolgevano in quel solenne e aristocratico consesso venissero registrate e pubblicate giorno per giorno. Così nacque il primo giornale. Si chiamò ''[[Acta Diurna|Acta diurna]]'', e fu gratuito, perché, invece di venderlo, lo affiggevano ai muri in modo che tutti i cittadini potessero leggerlo e controllare ciò che facevano e dicevano i loro governanti. L'invenzione fu d'immensa portata perché sancì il più democratico di tutti i diritti. Il Senato, che traeva prestigio anche dalla sua segretezza, fu così sottoposto alla pubblica opinione, e non si riebbe mai più da questo colpo. (RCS 2004, cap. 24, ''Cesare'', p. 214)
*Se riuscirò ad affezionare alla storia di Roma qualche migliaio di italiani, sin qui respinti dalla sussiegosità di chi gliel'ha raccontata prima di me, mi riterrò un autore utile, fortunato e pienamente riuscito. (introduzione)
*Sull'esattezza di quel che [[Tito Livio|Livio]] riferisce facciamo le nostre riserve, specie là dov'egli mette in bocca ai suoi personaggi interi discorsi che somigliano più a Livio che a loro. La sua è una storia di eroi, un immenso affresco a episodi, e serve più a esaltare il lettore che a informarlo. [[Roma]], a dargli retta, sarebbe stata popolata soltanto, come l'Italia di Mussolini, da guerrieri e navigatori assolutamente disinteressati, che conquistarono il mondo per migliorarlo e moralizzarlo. Gli uomini, secondo lui, sono divisi in buoni e cattivi. A Roma c'erano solamente i buoni, e fuori di Roma solamente i cattivi. Anche un grande generale come [[Annibale]] diventa, sotto la sua penna, un comune mariuolo. Ciò non toglie che la storia di Livio, costata cinquant'anni di fatiche a un autore che si dedicò soltanto ad essa, resti un gran monumento letterario. Forse il più grande fra quelli, piuttosto mediocri, eretti sotto il segno di [[Augusto]]. (cap. 30, ''Orazio e Livio'')
*Può darsi che [[Dione Cassio]] e [[Svetonio]], nel loro odio per la monarchia, abbiano un po' calcato la mano. Ma matto, [[Caligola]] doveva esserlo davvero. (cap. 31, ''Tiberio e Caligola'')
*[[Vitellio]], quando fu catturato nel suo nascondiglio, dove, tanto per cambiare, banchettava, fu trascinato nudo per la città con un laccio al collo, bersagliato di escrementi, torturato con ponderata lentezza, e alla fine gettato nel Tevere.<br>Questa città che si divertiva al fratricidio, questi eserciti che si ribellavano, questi imperatori che venivano subissati di sterco pochi giorni dopo essere stati coperti di osanna: ecco cos'era diventata la capitale dell'Impero. (Rizzoli 1959, cap. 37, ''I Flavi'', pp. 415-416)
*Purtroppo la pace, per ottenerla, bisogna essere in due a volerla. (cap. 37, ''I Flavi'')
*Era la prima volta, nella storia di Roma, che una guerra si combatteva in nome della religione. Ma fu la Croce che vinse. E il Tevere, trascinando verso la foce i cadaveri di [[Massenzio]] e dei suoi soldati che lo ingombravano, sembrò che spazzasse via i residui del mondo antico. (cap. 46, ''Costantino'')
*Il papa che più contribuì a rassodare l'organizzazione in questi primi difficili anni fu [[Papa Callisto I|Callisto]], che molti consideravano un avventuriero. Dicevano che, prima di convertirsi, aveva fatto i quattrini con sistemi piuttosto equivoci, era diventato banchiere, aveva derubato i suoi clienti, era stato condannato ai lavori forzati ed era fuggito con un inganno. Il fatto che, appena diventato papa, proclamasse valido il pentimento per cancellare qualunque peccato, anche mortale, ci fa sospettare che in queste voci un po' di verità c'è. Comunque, fu un gran papa, che stroncò il pericoloso scisma d'[[Ippolito di Roma|Ippolito]] e affermò definitivamente l'autorità del potere centrale. (RCS 2004, cap. 46, ''Costantino'', p. 367)
*Le rivoluzioni vincono non in forza delle loro idee, ma quando riescono a confezionare una classe dirigente migliore di quella precedente. E il [[Cristianesimo]] era riuscito proprio in questa impresa. (cap. 47, ''Il trionfo dei cristiani'')
*[[Costantino]] fu uno strano e complesso personaggio. Faceva gran scialo di fervore cristiano, ma nei suoi rapporti di famiglia non si mostrò molto ossequente ai precetti di Gesù. Mandò sua madre Elena a Gerusalemme per distruggere il tempio di Afrodite che gli empi governatori romani avevano elevato sulla tomba del Redentore, dove, secondo Eusebio, fu ritrovata la croce su cui era stato suppliziato. Ma subito dopo mise a morte sua moglie, suo figlio e suo nipote. (cap. 47, ''Il trionfo dei cristiani'')
*Come tutti i grandi Imperi, quello romano non fu abbattuto dal nemico esterno, ma roso dai suoi mali interni. (cap. 51, ''Conclusione'')
*Una religione conta non in quanto costruisce dei templi e svolge certi riti; ma in quanto fornisce una regola morale di condotta. Il [[paganesimo]] questa regola l'aveva fornita. Ma quando Cristo nacque, essa era già in disuso, e gli uomini, consciamente o inconsciamente, ne aspettavano un'altra. Non fu il sorgere della nuova fede a provocare il declino di quella vecchia; anzi, il contrario. (cap. 51, ''Conclusione'')
*Il dispotismo è sempre un malanno. Ma ci sono delle situazioni che lo rendono necessario. (cap. 51, ''Conclusione'')
===[[Explicit]]===
Mai città al mondo ebbe più meravigliosa avventura. La sua storia è talmente grande da far sembrare piccolissimi anche i giganteschi delitti di cui è disseminata. Forse uno dei guai dell'Italia è proprio questo: di avere per capitale una città sproporzionata, come nome e passato, alla modestia di un popolo che, quando grida «Forza Roma!», allude soltanto a una [[Associazione Sportiva Roma|squadra di calcio]].
==''XX Battaglione eritreo''==
===[[Incipit]]===
Sono letterato. E, a parte il brutto e il meschino di quella parola, il mio mestiere m'innamora. Mi sono sforzato tanti anni, per compiacere a qualcuno o a qualcosa, di tradire questo mio istinto. Ma non ce l'ho fatta. E non ce la fo nemmeno ora, soldato in Africa, in piena guerra. Ma non lo dico per presentare il conto. E a chi, poi? Lo dico per un fenomeno di narcisismo: perché mi garba contemplarmi in questo gesto di fedeltà al mestiere, che poi vuol dire fedeltà a me stesso.
===Citazioni===
*Essere [[Àscari|ascaro]] vuol dire, press'a poco, avere un blasone; vuol dire avere tre lire al giorno, più un'indennità vestiario, più un'indennità farina, più un'indennità carne; vuol dire avere un ''tarbush'' e una fascia coi colori del battaglione; vuol dire soprattutto avere un fucile. La gente di questo Paese segue una logica sistematica semplice e dritta: l'umanità si divide in due categorie: gli armati che sono i forti, i disarmati che sono i deboli. Al culmine della gerarchia sociale sta il possessore di fucile, il guerriero: che è tanto più importante quanto più elevato è il suo grado e quanto è maggiore la sua anzianità. (p. 25)
*[[Pietro Toselli|Toselli]]. Questo nome non ha in Italia la risonanza che ha qui. Toselli non è un uomo, è una leggenda: non solo alla cronaca, ma sfugge anche alla storia. È rimasto nei canti di questa gente, nelle sue memorie e anche nelle sue speranze. Pur ieri mi diceva il vecchio Sciumbasci, reduce di Adua e ora capopaese di Digsa, che «le cose che si sanno sono molto meno di quelle che non si sanno» e che «il fatto è questo: che il corpo del maggiore Toselli non era più sul campo dopo la battaglia». Su quello che ne sia avvenuto le opinioni sono discordi, ma nessuno crede che il maggiore sia morto. (pp. 35-36)
*Appollaiato ai suoi piedi, nascosto fra il verde tenero degli eucalipti, stava [[Alessandro Pirzio Biroli|Pirzio Biroli]]. Il suo nome era mormorato con circospezione dagli [[Àscari|ascari]] disseminati fra le rocce di Mai Egadà a Saganeiti, da Agordar ad Assab, a Cheren, ad Adi Ugri, ad Adi Caieh. Raramente lo si vedeva e sempre a cavallo. Accanto a lui cavalcava Chiarini, la piccola ombra fedele, il fantasma sorto una notte da un roveto della conca di Adua. Chiarini, settantenne, pallido, non scompariva nell'alone magico che Pirzio, il buon gigante, suscitava intorno. (pp. 87-88)
*Poi arrivava anche lui, [[Alessandro Pirzio Biroli|Pirzio]] il leone, altissimo, quadrato, col profilo calmo incorniciato dalla folta criniera. Il cavallo, domo dai suoi ginocchi di ferro, caracollava senza un tentativo di ribellione. Dalla sella pendevano, di qua e di là, due aquile colossali, abbattute in volo dal moschetto infallibile di Pirzio. Nessuna tromba sonava l'attenti al suo ingresso. Non ce n'era bisogno. Tutti, nel quartiere, sentivano come per miracolo la sua presenza e restavano ischeletriti. Pirzio non se n'accorgeva: era uno di quegli uomini pei quali gli uomini sentono rispetto per istinto e che passano attraverso la vita come attraverso un'eterna parata, fra due file di bipedi schiaffati meccanicamente sull'attenti. Gli [[Àscari|ascari]] ebbero ragione quando lo battezzarono «il Leone»: non aveva bisogno di ruggire perché il largo gli si facesse automaticamente intorno. (pp. 88-89)
===[[Explicit]]===
Vorremmo ristare dopo la guerra? Il mondo è così visto che nessun limite precisa al desiderio. Italiani, continuate ad aver fame anche dopo aver mangiato. Questa guerra è per noi come una bella lunga vacanza dataci dal Gran Babbo in premio di tredici anni di banco di scuola. E, detto fra noi, era ora.
==Citazioni su Indro Montanelli==
*A leggerlo sembrerebbe un disordinatore di professione: sempre pronto a mugugnare, sempre a prendersela con qualcuno. Poi però, quando si tratta di scendere sul pratico, ci consiglia di turarci il naso e di andare a votare per l'Ordine. vallo a capire. ([[Luciano De Crescenzo]])
*Amo Indro Montanelli, ma non i suoi emuli. I polemisti per posa non mi piacciono, non li ritengo utili. Ma lui non era un polemista fine a se stesso, come tanti dei suoi presunti eredi. Era piuttosto, come da titolo di una sua fortunata rubrica, controcorrente. Non si curava delle convenienze, dei vantaggi che gli sarebbero derivati nel seguire l'onda di [[pensiero]] prevalente. Aveva la sua visione delle cose, sempre originale e spesso esatta. Io credo che dire quel che si pensa premi sempre. Montanelli lo faceva, e andava a letto tranquillo. ([[Fabio Genovesi]])
*C'è davvero qualcosa di singolare nel modo in cui è venuta formandosi la memoria della Repubblica, nel modo in cui tale memoria è stata ed è elaborata dalla cultura ufficiale del Paese. Per molti decenni, ad esempio, a quanto accaduto dal 1943 al '45 fu vietato dare il nome che gli spettava, il nome cioè di [[Guerra civile in Italia (1943-1945)|guerra civile]]. Parlare di guerra civile era giudicato fattualmente falso, e ancor di più ideologicamente sospetto. Bisognava dire che quella che c'era stata era la resistenza, non la guerra civile; di guerra civile parlavano e scrivevano, allora, solo i reduci di Salò, i nostalgici del regime e qualche coraggioso giornalista o pubblicista di rango come Indro Montanelli, che mostravano così da che parte ancora stavano. Le cose andarono in questo modo a lungo. Finché, all'inizio degli anni Novanta, come si sa, uno storico di sinistra, [[Claudio Pavone]], scrisse un libro sul periodo 1943-'45 che si intitolava precisamente ''Una guerra civile'': solamente da allora tutti abbiamo potuto usare senza problemi questa espressione, ben inteso non cancellando certo la parola resistenza. ([[Ernesto Galli della Loggia]])
*È uno che riesce a spiegare agli altri quello che non capisce nemmeno lui. ([[Mario Missiroli]])
*È vero che ha cambiato parere politico più volte, ma sempre perché profondamente preoccupato per le sorti del paese. Ma Indro ha cambiato parere sempre meno di quei giornalisti che da Lotta Continua sono passati a Comunione e Liberazione per approdare infine a dirigere quotidiani di Stato. Senza contare tutti coloro che da stalinisti o maoisti sono diventati prima antimarxisti e ora clintoniani: Montanelli ragiona, loro vogliono avere sempre ragione. ([[Fausto Gianfranceschi]])
*Indro è naturalmente inclinato, direi quasi condannato a vedere più i ''tics'' degli uomini che le loro qualità e nessuno come lui fa più uso, nei suoi ritratti, dell'acido prussico. ([[Eugenio Montale]])
*{{maiuscoletto|Indro Montanelli}}. L'Italia dei Luoghi Comuni. ([[Marcello Marchesi]])
*Io mi sono limitato ad adottare la sua formula giornalistica. Ma l'ho realizzata meglio perché mi sono sempre esposto, ci ho messo la faccia. Lui invece era come Veltroni: "Sì, ma anche". Non si schierava nettamente, il suo editoriale era così in chiaroscuro che alla fine non capivi mai se fosse chiaro o scuro. Il che non significa che non resti il migliore di tutti noi. Ho venduto più di lui solo perché a me la gente non fa schifo. ([[Vittorio Feltri]])
*Mi sono sentito in imbarazzo per lui, e il mio primo pensiero è stato il rifiuto – «no, povero Montanelli» – quando all'ingresso dei giardini di via Palestro mi sono trovato davanti alla sua statua, al punto che ho pensato che ci sono vandali che distruggono e vandali che costruiscono, e che anzi, per certi aspetti, il vandalismo che crea è ben peggiore, perché tenta di disarmarti con le sue buone intenzioni. Dunque era di mattina, molto presto, e i giardini erano vuoti, al sole. Ebbene in questo vuoto, la statua mi è apparsa all'improvviso: una figurina in gabbia che non ha niente a che fare con Montanelli, se non perché lo offende anche fisicamente, lui che era così "verticale", e che ci invitava a buttare via «il grasso» e la retorica monumentale. Il giornalista che ogni volta si ri-definiva in una frase, in un concetto, in un aforisma, in una citazione, è stato per sempre imprigionato in una scatola di sardine. Perciò ho provato il disagio che sempre suscita il falso, la patacca, la similpelle che non è pelle, perché non solo questo non è Montanelli, come ci ha insegnato Magritte che dipinse una pipa e ci scrisse sotto "questa non è una pipa". Il punto è che questa non è neppure una statuta di Montanelli, ma di un montanelloide in bronzo color oro, che ha la presunzione ingenua e goffa di imprigionare il Montanelli entelechiale, il Montanelli che era invece l'asciuttezza, era il corpo più "instatuabile" del mondo, troppo alto, troppo energico, troppo nervoso, incontenibile nello spazio e nel tempo com'è l'uomo moderno, che è nomade e ha un'identità al futuro. Era il più grande nemico delle statue il Montanelli che sempre ci sorprendeva, fascista ma con la fronda, conservatore ma anarchico, con la sinistra ma di destra, un uomo di forte fascino maschile che tuttavia non amava raccogliere i trofei del fascino maschile, ingombrante ma discreto, il solo che nella storia d' Italia abbia rifiutato la nomina a senatore a vita perché, diceva, «i monumenti sono fatti per essere abbattuti», come quello di Saddam, o di Stalin o di Mussolini. Come si può fare una statua ingombrante e discreta? Come si può fare un monumento all'antimonumento? ([[Francesco Merlo]])
*Montanelli comprò una sposa ragazzina di 11-12 anni. In realtà non possiamo sapere con precisione l'età perché nei villaggi africani non si registravano le nascite. Ma la comprò, questo lo sappiamo. E la violentò più volte. sappiamo anche questo, è stato lui a raccontare che lei non voleva. [...] Da italiano Montanelli avrebbe potuto riconoscere i segni di quella crudeltà e discostarsene. Non lo fece perché condivideva evidentemente quella cultura patriarcale. Perché non mettere al posto della sua statua quella di una donna della Resistenza? In Italia vorrei vedere più statue di donne partigiane. ([[Maaza Mengiste]])
*Montanelli disprezzava la borghesia che difendeva, e ammirava i comunisti che attaccava. Era convinto che la rivolta di Budapest si dovesse a operai che volevano il vero socialismo; mentre fu una rivolta nazionalista e antisovietica. ([[Enzo Bettiza]])
*Montanelli è il campione di indipendenza dalla politica, anche se sono arrabbiato con lui perché mi ha insegnato regole di comportamento anacronistiche, che nel giornalismo odierno non valgono più. ([[Daniele Vimercati]])
*Montanelli ha sempre avuto una componente di destra. È stato un uomo di destra come fascista, uomo di destra come sostenitore dei governi dc sia pure turandosi il naso. [...] Adesso è un uomo di destra qualunquista, ma sempre di destra. ([[Ugo Intini]])
*Montanelli, un misantropo che cerca compagnia per sentirsi più solo. ([[Leo Longanesi]])
*Quanto mi ha insegnato: le parole da non usare, le cose da non dire, la persone da non frequentare. ([[Beppe Severgnini]])
*Recentemente sono stato insignito del Premio Montanelli alla carriera che dovrebbe essermi consegnato a ottobre a Fucecchio, a meno che nel frattempo non mi sia revocato per indegnità, sempre in nome della libertà di informazione. Sono certo che il vecchio Indro non avrebbe condiviso nemmeno un fonema del mio necrologio sul Mullah {{NDR|Omar}}, ma sono altrettanto certo che non si sarebbe mai sognato di bloccarlo. Caso mai ci avrebbe riso su, considerandolo una provocazione, anche se provocazione non era. Perché Montanelli era un vero liberale. Quando i liberali esistevano ancora. ([[Massimo Fini]])
*Sa spalmare una così giusta misura di miele sull'orlo del nappo avvelenato che prepara per questo o per quello, che spesso la vittima muore senza accorgersene, ingannata dai soavi licori. ([[Paolo Monelli]])
*Scalfari e Montanelli direttori all'antica, padroni, mattatori che ricordano gli Scarfoglio, i vecchi direttori dell'ottocento che non solo incrociavano la penna ma anche la spada in una rissa continua con tutt ([[Ugo Intini]])
*Si può raccontare la [[storia]] in forma lieve, senza essere troppo ponderosi, rispettando tuttavia le fonti e la verità storica. Montanelli era molto bravo a scrivere, ma in fondo ne sapeva poco, gli piaceva gigioneggiare, sprofondava nell'anacronismo. Oggi ci si è accorti che, nel raccontare la storia, essere rigorosi ed essere divertenti non è conflittuale. ([[Alessandro Barbero]])
*So solo che Montanelli è fatto così: un maestro di giornalismo che ogni tanto s'impenna con qualcuna delle sue bizzarrie. ([[Giorgio Bocca]])
*Una volta, parecchi anni fa, Indro Montanelli, dicendosi disgustato della morbidezza e della mollezza della [[Democrazia Cristiana]], che ammorbidiva, incorporava, estenuava e alla fine innocuizzava qualsiasi opposizione, togliendole ogni soddisfazione e dignità, mi mostrò una fotografia, incastonata in una cornicetta d'argento, che teneva, a mo' di santino, come altri fanno con le immagini della madre o della moglie e dei figli, sulla sua scrivania, al «Giornale». Con sorpresa vidi che si trattava di Stalin. «Con questo ci sarebbe stato gusto, a battersi», disse. ([[Massimo Fini]])
*Ognuno può pensarla come vuole, ma quando si passa dalla cronaca alla storia è necessario mantenere un giusto approccio ed essere oggettivi sui valori della persona. Indro Montanelli è stato forse il più autorevole giornalista che l'Italia ha avuto nel ventesimo secolo. La Toscana penserà ad azioni per valorizzarlo. ([[Eugenio Giani]])
===[[Enzo Biagi]]===
*A Indro Montanelli devo molto: intanto, l'idea che chi conta è il pubblico. Poi la necessità di essere chiari, di far anche fatica, perché chi legge non ha voglia di impegnarsi troppo, e solo se uno si chiama [[James Joyce|Joyce]] può essere difficile.
*Montanelli se n'è sempre fregato delle critiche, io molto meno, ho un carattere permaloso, spesso non ho resistito alla tentazione di rispondere a chi mi attaccava. Indro mi sgridava, diceva a mia moglie di tenermi calmo, che non ne valeva la pena, che erano tutte bischerate. [...] Per lui il buon risultato era il sorriso di un passante, l'oste che gli trovava il tavolo. Qualcuno si chiedeva che cos'avesse di speciale. A pensarci bene, niente. Scriveva degli articoli che erano letti e dei libri che si vendevano.
*Non è una gran notizia che Indro e io non abbiamo mai fatto parte del coro, ma fu una grande notizia la spiegazione che ne diede Berlusconi: "Biagi e Montanelli hanno invidia del mio successo". La prima cosa che mi venne in mente fu: "Sai che risate si starà facendo Indro adesso". Poi mi dissi che c'era poco da ridere.
==Note==
<references/>
==Bibliografia==
*Indro Montanelli, ''Qui non riposano'', Marsilio, 1982 (1945).
*Indro Montanelli, ''Pantheon minore'' (incontri), Longanesi e C., Milano, 1950. {{NoISBN}}
*Indro Montanelli, ''Reportage su Israele'', Derby, Milano, 1960. {{NoISBN}}
*Indro Montanelli, ''Gli incontri'', Rizzoli, Milano, 1967. {{NoISBN}}
*Indro Montanelli, ''Storia dei greci'', Rizzoli, Milano, 1992. ISBN 8817115126
*Indro Montanelli, ''Storia dei greci'', RCS Quotidiani, Milano, 2004. ISBN 1-129-08505-8
*Indro Montanelli, ''Storia di Roma'', Longanesi, Milano, 1957; Rizzoli, Milano, 1959. {{NoISBN}}
*Indro Montanelli, ''Storia di Roma'', RCS Quotidiani, Milano, 2004. ISBN 1-129-08505-8
*Indro Montanelli, ''L'Italia giacobina e carbonara (1789-1831)'', Rizzoli, Milano, 1971. {{NoISBN}}
*Indro Montanelli, ''L'Italia del Risorgimento (1831-1861)'', terza edizione, Rizzoli, Milano, 1972. {{NoISBN}}
*Indro Montanelli, ''L'Italia dei notabili (1861-1900)'', Rizzoli, Milano, 1973. {{NoISBN}}
*Indro Montanelli, ''L'Italia di Giolitti (1900-1920)'', Rizzoli, Milano, 1974. {{NoISBN}}
*Indro Montanelli, ''L'Italia in camicia nera (1919-3 gennaio 1925)'', Rizzoli, Milano, 1976.
*Indro Montanelli, ''Dante e il suo secolo'', Rizzoli, Milano, 1974. {{NoISBN}}
*Indro Montanelli, ''I protagonisti'', Rizzoli, Milano, 1976. {{NoISBN}}
*Indro Montanelli, ''Controcorrente'', Editoriale Nuova, Milano, 1978. {{NoISBN}}
*Indro Montanelli, ''Controcorrente 1974-1986'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1987. ISBN 8804300558
*Indro Montanelli, ''Caro direttore. 1974-1977. Il meglio della rubrica "La parola ai lettori"'', Rizzoli, Milano, 1991, ISBN 88-17-42728-4.
*Indro Montanelli, ''Il testimone'', Longanesi & C., Milano, 1992, ISBN 88-304-1063-2.
*Indro Montanelli, ''Il meglio di «Controcorrente» 1974-1992'', Rizzoli, Milano, 1993, ISBN 88-17-42807-8.
*Indro Montanelli, ''Caro lettore. Il meglio della rubrica "La parola ai lettori". 1978-1981'', Rizzoli, Milano, 1994, ISBN 88-17-42730-6.
*Indro Montanelli, ''Le Stanze. Dialoghi con gli italiani'', Rizzoli, Milano, 1998, ISBN 88-17-85259-7.
*Indro Montanelli, ''La stecca nel coro. 1974-1994: una battaglia contro il mio tempo'', Rizzoli, Milano, 1999, ISBN 88-17-86284-3.
*Indro Montanelli, ''Le nuove Stanze'', Rizzoli, Milano, 2001, ISBN 88-17-86842-6.
*Indro Montanelli, ''Soltanto un giornalista. Testimonianza resa a Tiziana Abate'', BUR, Milano, 2003. ISBN 8817107042
*Indro Montanelli, ''I conti con me stesso. Diari 1957-1978'', a cura di [[Sergio Romano]], Rizzoli, Milano, 2010. ISBN 8817028202 ([http://books.google.it/books?id=fuh--fZGHMcC&printsec=frontcover Anteprima su Google Libri])
*Indro Montanelli, ''Ricordi sott'odio'', Milano, Rizzoli, 2011, ISBN 978-88-17-04963-4
*Indro Montanelli, ''Indro al Giro. Viaggio nell'Italia di Coppi e Bartali. Cronache del 1947 e 1948'', a cura di Andrea Schianchi, Collana Saggi italiani, Milano, Rizzoli, 2016. ISBN 978-88-1708-969-2
*Paolo Granzotto, ''Montanelli'', Bologna, Il Mulino. ISBN 88-15-09727-9
*Paolo Occhipinti (a cura di), ''Caro Indro... Dialoghi di Montanelli con il direttore di Oggi. 1993-2001. Il meglio di una rubrica di successo durata otto anni'', RCS, Milano, 2002.
==Voci correlate==
*[[Colette Rosselli]]
*[[Indro Montanelli e Roberto Gervaso]]
*[[Indro Montanelli e Mario Cervi]]
*[[Indro Montanelli e Marco Nozza]]
*''[[Il generale Della Rovere]]'' (film 1959)
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
===Opere===
{{Pedia|La Voce (quotidiano)|''La Voce''}}
{{Pedia|Storia d'Italia (Montanelli)|''Storia d'Italia''}}
{{DEFAULTSORT:Montanelli, Indro}}
[[Categoria:Drammaturghi italiani]]
[[Categoria:Giornalisti italiani]]
[[Categoria:Saggisti italiani]]
[[Categoria:Commediografi italiani]]
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Scarface
0
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~2026-42168-67
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/* Dialoghi */ In realtà, nel doppiaggio italiano, Hector lo chiama "Capra", che ha un'attinenza con l'esclamazione di Tony Montana subito dopo.
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wikitext
text/x-wiki
{{Film
|titoloitaliano= Scarface
|immagine= Scarface The World Is Yours.svg
|genere= gangster, drammatico
|regista= [[Brian De Palma]]
|sceneggiatore= [[Oliver Stone]]
|attori=
*[[Al Pacino]]: [[Tony Montana|Antonio ''"Tony"'' Montana]]
*[[Steven Bauer]]: Manolo ''"Manny"'' Ribera
*[[Michelle Pfeiffer]]: Elvira Hancock
*[[Robert Loggia]]: Frank Lopez
*[[Mary Elizabeth Mastrantonio]]: Gina Montana
*[[Míriam Colón]]: Georgina ''"Mama"'' Montana
*[[F. Murray Abraham]]: Omar Suarez
*[[Paul Shenar]]: Alejandro Sosa
*[[Harris Yulin]]: Mel Bernstein
*[[Angel Salazar]]: Chi Chi
*[[Pepe Serna]]: Angel Fernandez
*[[Arnaldo Santana]]: Ernie
*[[Michael P. Moran]]: Nick il porco
*[[Mark Margolis]]: Alberto
*[[Geno Silva]]: The Skull
*[[Al Israel]]: Hector il rospo
*[[Richard Belzer]]: Comico Babylon
|doppiatori italiani =
*[[Ferruccio Amendola]]: Antonio "Tony" Montana
*[[Elio Zamuto]]: Manolo ''"Manny"'' Ribera
*[[Emanuela Rossi]]: Elvira Hancock Montana
*[[Gianni Marzocchi]]: Frank Lopez
*[[Paila Pavese]]: Gina Montana
*[[Anna Miserocchi]]: Georgina ''"Mama"'' Montana
*[[Angelo Nicotra]]: Omar Suarez
*[[Sergio Di Stefano]]: Alejandro Sosa
*[[Carlo Alighiero]]: Mel Berstein
*[[Piero Tiberi]]: Chi Chi
*[[Sergio Matteucci]]: Ernie
*[[Renato Mori]]: Nick il porco
*[[Massimo Giuliani]]: Comico Babylon
|note=
}}
'''''Scarface''''', film statunitense del 1983 con [[Al Pacino]], regia di [[Brian De Palma]].
==[[Incipit]]==
{{incipit film}}
Nel maggio del 1980, [[Fidel Castro]] aprì il porto di Mariel, in Cuba con lo scopo apparente di permettere ad alcuni dei suoi concittadini di riunirsi ai loro parenti negli Stati Uniti. Entro 72 ore, 3000 vascelli americani erano in viaggio per Cuba.<br/>Divenne presto chiaro che Castro obbligava i proprietari dei vascelli a portare negli Stati Uniti non solo i parenti ma anche le canaglie delle sue galere. Su 125.000 rifugiati approdati in Florida, circa 25.000 avevano la fedina penale sporca. ('''Didascalie''')
==Frasi==
*Rebenga! {{NDR|pugnala Rebenga nella pancia}} Da un amico che hai fottuto! ('''Tony Montana''')
*Porca... Guarda qui. {{NDR|mostra le sue mani}} {{Ancora|cipolle|Pelano cipolle. Queste dovrebbero cogliere l'oro per le strade, altro che cipolle!}} ('''Tony Montana''')
*Ok, vuoi che rientro e ricominciamo tutto da capo? ('''Tony Montana''')
*Un giorno scoprirai che il problema più grosso non è di portare qui la roba, ma come riuscire a spendere tutti questi soldi ahahah! ('''Frank Lopez''')
*Ehi, ma dove cavolo sta Elvira? È tardi! {{NDR|A Ernie}} Valla a cercare, per favore! Cristo, quant'è puttana... passa metà della vita a vestirsi... e l'altra metà... a spogliarsi! Ahahahah! ('''Frank Lopez''')
*In questo Paese, devi fare la grana prima. E quando hai fatto la grana, c'hai il potere. E quando hai il potere, c'hai pure le donne. È per questo che bisogna muoversi. ('''Tony Montana''')
*Mi piace Frank, sul serio... solo che tu mi piaci di più. ('''Tony Montana''')
*Tu prendili, a lei {{NDR|la loro madre}} non le dire niente. Non dire che te li ho dati io, ma ogni tanto gliene dai un po', ok? E dammi retta, cerca... cerca di vivere, capito? Muoviti, esci di casa, devi fare delle cose, devi divertirti! Bisogna divertirsi nella vita. Ma che fai, ti vuoi seppellire a 19 anni? Una bella figliola come te? Un bacio... ('''Tony Montana''') {{NDR|Parlando con Gina, dopo averle donato una mazzetta di mille dollari}}
*Be', allora a domani, mister Sosa! Montana. ('''Omar Suarez''') {{NDR|[[Ultime parole dai film|ultime parole]]}}
*Io credo che noi andremo molto d'accordo, continueremo a fare affari per parecchio tempo. Ricordati soltanto e te lo dico una volta sola: non mi fregare, Tony. Non provare mai a fregarmi. ('''Alejandro Sosa''')
*Ehi, Sosa... Mettiamo subito in chiaro le cose, adesso. Io non ho mai fregato nessuno al mondo in tutta la mia vita, a meno che non se lo meritasse, è chiaro questo? Io tutto quello che ho a questo mondo sono due cose: le palle e la mia parola, e le ho sempre onorate, tutte e due, mi sono spiegato? Quel pezzo di merda lassù {{NDR|Omar Suarez}} a me non m'è mai piaciuto, non mi sono mai fidato di lui! Per me potrebbe anche avermi incastrato e aver fatto uccidere il mio amico Angel Fernandez, ma questa è storia. Io sono qui e lui no. Se lei continua con me, lo dica e basta, sennò lo dica chiaramente. ('''Tony Montana''')
*A fanculo Gaspar Gomez! E a fanculo i fratelli Diaz, insieme a lui, tutti a fanculo! Io li spappolo quegli scarafaggi! Hanno mai fatto niente per noi? ('''Tony Montana''')
*Ordine? Tu dai a me un ordine? ''Amigo'', l'unica cosa a questo mondo che conta davvero sono le palle, tu ce l'hai le palle? Eh? ('''Tony Montana''')
*Pensare alla grande... come il tuo amico Sosa? La vuoi sapere una cosa su quel gran figlio di puttana? È un serpente, ecco quello che è. Gli volti le spalle, e quello ti pugnala. Non ci si può fidare di un tipo come lui. E tu pretenderesti di convincermi che Omar era una spia soltanto perché Sosa ha detto così? Bah, soltanto tu te la sei bevuta. ('''Frank Lopez''')
*Ehi, Tony... ti ricordi che ti ho detto quando hai incominciato? Che i tipi che durano, in questo mestiere, sono quelli che filano dritto, in sordina, tranquilli. Quelli che invece che vogliono tutto, ragazze, champagne, lusso... quelli non durano. ('''Frank Lopez''')
*Allora, la storia è questa... io vengo dalle fogne, questo lo so... non ho istruzione, ma va bene così... ho vissuto per le strade, sono venuto a contatto con la gente giusta e con la donna adatta, non mi ferma più niente... potrei arrivare sulla cima... comunque io ti volevo dire solo questo... che... che tu mi piaci... dalla prima volta che ho messo gli occhi su di te ho detto... "Quella... quella è una tigre... {{NDR|Elvira sorride}} e dev'essere mia". Be', insomma... io voglio che mi sposi, e voglio che tu sia la madre dei miei figli... ('''Tony Montana''')
*Ieri ho chiesto a un mio amico: «Senti un po', come fa l'amore tua moglie?». E lui mi ha risposto: «Mah, che vuoi che ti dica, qualcuno dice bene, qualcun altro male». ('''[[Barzellette dai film|barzellettiere]]''')
*Sapete la differenza fra una [[donna]] e un cane? Un cane per esserti fedele vuole le ossa, la donna vuole la pelle. Ah, a proposito di donne, le [[moglie|mogli]] sono come le scarpe: quando cominciano ad andare bene, sono da buttare via. Lo sapete perché le donne hanno il cervello che è grosso il doppio di quello dell'uomo? Perché è gonfio! ('''barzellettiere''')
*«Non riesco più ad andare al cinema. Ogni volta c'è una vecchietta vicino a me che sgranocchia noccioline». «E perché non cambi posto?», chiede l'amico. «E come faccio...? È mia moglie!». ('''barzellettiere''')
*Che coglione! Il campione della razza eletta! Mi parlava come se fossi un immigrato sbarcato dall'ultima nave! {{NDR|Dopo che il direttore della banca se n'è andato}} ('''Tony Montana''')
*Te lo dico io cos'è. Stiamo sprecando nel modo di pensare, nel modo di vivere, lo sai? Perché non abbiamo più fame. ('''Tony Montana''')
*Lo sai che significa [[capitalismo]]? Fregare la gente. ('''Tony Montana''')
*È la gente come quella, con i banchieri del cazzo, i politicanti! Sono loro che vogliono che la coca sia illegale! In questo modo si possono arricchire, posso arraffare voti. E lottano contro i criminali? Sono loro i criminali! Te lo mettono sempre in culo, stronzi del cazzo. ('''Tony Montana''')
*Tony, per cortesia, smettila di dire tutte queste parolacce e piantala di parlare sempre di soldi, è noioso! ('''Elvira Hancock''')
*Lo sai cosa sei diventato, Tony? Sei diventato un profugo cubano, milionario che non sa dire altro che ha un sacco di soldi e che tutti lo fregano. ('''Elvira Hancock''')
*Ma vaffanculo, Manny! Chi ha costruito tutto questo? Tony, ecco chi! E di chi mi fido? Di me! Di chi cazzo ti puoi fidare? Di nessuno, ecco di chi. Andate tutti al diavolo, io non ho bisogno di nessuno, non mi serve lui {{NDR|Manny}}, non mi serve lei {{NDR|Elvira}}. Che vadano a fanculo, non ho bisogno di nessuno. ('''Tony Montana''')
*Le conosco tutte quelle stronzate, Seidelbaum! Risparmia il fiato. Non hai niente su di me. Lo sai tu come lo so io. Io cambio dollari sottobanco, tutto qui. Vuoi farmi perdere tempo? Ok. Io chiamo il mio avvocato, è il migliore avvocato di Miami. È un avvocato bravissimo. Ed entro domattina tu vieni trasferito in Alaska. Mettiti le mutande pesanti. ('''Tony Montana''')
*È tutto qui? Si riduce tutto a questo, Manny? Mangiare, bere, scopare, fumare, sniffare. E dopo? Dimmelo. E dopo? Arrivi a cinquant'anni e ti ritrovi una pancia come un barile. Ti vengono due zizze come una balia, ma con i peli di sopra. Ti ritrovi un fegato mezzo disintegrato a forza di mangiare questa roba di merda e diventi come queste mummie del cazzo che stanno qua dentro. E si riduce a tutto questo? È per questo che ho lavorato? Dimmelo. Che stronzo! ('''Tony Montana''')
*Guardala, una drogata... Mi ritrovo per moglie una drogata. Non mangia niente, dorme tutto il giorno, con una mascherina nera sugli occhi... Appena si sveglia si fa uno scotch, e non vuole scopare con me perché è sempre in coma. Non posso neanche fare un figlio con lei, Manny, ha l'utero talmente intossicato che non ci posso neanche fare un figlio con questa. ('''Tony Montana''')
*Che avete da guardare? Siete solo una manica di coglioni. Sapete perché? Perché non avete il fegato per stare dove vorreste stare. Voi avete bisogno di gente come me. Vi serve la gente come me, così potete puntare il vostro dito del cazzo e dire: «Quello è un uomo [[cattiveria|cattivo]]». Be'? E dopo come vi sentite? Buoni? Voi non siete buoni. Sapete solo nascondervi, solo dire bugie. Io non ho questo problema. Io dico sempre la verità, anche quando dico le bugie. Coraggio, augurate la buona notte al cattivo, coraggio. È l'ultima volta che lo vedete un cattivo come me, ve lo dico io. Forza, fate passare l'uomo cattivo. Attenti: sta arrivando il cattivo! Meglio che vi fate da parte! ('''Tony Montana''')
*Chiudi il becco!
:''Tienes callarte!'' ('''Alberto''') {{NDR|[[Ultime parole dai film|ultime parole]]}}
*Ma per chi mi hai preso? Io non li ammazzo due bambini e una donna! Vaffanculo! Non voglio questo schifo sulla coscienza! Io ammazzo te, macellaio! {{NDR|uccide Alberto, sparandogli in testa}} Chi credevi che ero, eh? Tu credevi che ero un verme schifoso come te? Te l'ho detto, amico! Te l'ho detto: non mi fare incazzare! Te l'ho detto, non li ammazzo i bambini, ma tu non hai voluto darmi retta! Be', sei stato uno stronzo, guarda che fine hai fatto! ('''Tony Montana''')
*Non ci sarà una prossima volta! Sei un verme schifoso... Te l'ho detto fin dal principio, piccolo stronzo presuntuoso, te l'ho detto di non provare mai a fregarmi! ('''Alejandro Sosa''')
*Che facciamo? Facciamo la guerra, ecco che cosa facciamo. Noi Sosa ce lo mangiamo a colazione. Lo schiacciamo quel verme schifoso... ('''Tony Montana''')
*Tony. ('''Manny Ribera''') {{NDR|[[Ultime parole dai film|ultime parole]]}}
*È questo che vuoi Tony? Eh Tony? Tu non sopporti che sia un altro uomo a toccarmi eh? Tu mi vuoi Tony, vero? Eh? Allora… è così? Eccomi qui, Tony! Sono tutta tua Tony, lo vedi? Sono tutta tua adesso! Che aspetti? Vieni a prendermi subito, Tony! Vieni a prendermi! Coraggio! Avanti, vieni a prendermi Tony! Fallo prima che sia troppo tardi! Vieni Tony! Coraggio Tony, vieni a fottermi! Fottimi, Tony! Fottimi, Tony! Coraggio! Vieni a fottermi!! ('''Gina Montana''') {{NDR|[[Ultime parole dai film|ultime parole]]}}
*Tony, sono dappertutto! Andiamocene, presto! ('''Nick il Porco''') {{NDR|[[Ultime parole dai film|ultime parole]]}}
*Stanno arrivando, Tony, ormai sono in casa! Tony! Apri, apri questa cazzo di porta! Tony, vuoi aprire sì o no? Apri, Tony! Tony! Apri la porta! ('''Chi Chi''') {{NDR|[[Ultime parole dai film|ultime parole]]}}
*Volete il gioco duro? Salutatemi il mio amico Sosa! ('''Tony Montana''')
:''You wanna play rough? Say "hello" to my little friend!''
== Dialoghi ==
*'''Tony Montana''': Li conosci i [[Comunismo|comunisti]]? Eh? Lo sai che ti fanno? Ti dicono sempre quello che devi pensare, che devi sentire, che devi fare. Vorresti essere una pecora? Tutti schiaffati nel branco: "beeh beeh!" <br />'''Capo ufficio immigrazioni''': Non posso stare a sentire queste stronzate!<br />'''Tony Montana''': E a te ti andrebbe di lavorare 8-10 ore di filato, di non avere niente che sia tuo? Di avere uno sbirro a tutti gli angoli della strada che ti sorveglia, che controlla tutto quello che dici e tutto quello che fai? Lo sai che io mangio solo polpi tre volte al giorno? A me quei polpi di merda mi cominciano ad uscire dalle orecchie e io, io porto scarpe russe e c'ho tutti i piedi di fuori, guarda! A te ti piacerebbe? Che dovrei fare, restare lì senza far niente? Io non sono un criminale, amico, e non sono neanche un ladro! Io sono Tony Montana, un prigioniero politico, di Cuba, e voglio che rispettiate i miei [[diritti umani]], adesso! È quello che dice il presidente [[Jimmy Carter]], no? Ok.<br />'''Ufficiale#2''': Carter magari glieli concederebbe i diritti umani! Che ne dici, Harry?<br />'''Capo ufficio immigrazioni''': Non credo una parola di queste stronzate! Sono tutti uguali, secondo me: quel figlio di puttana di Castro ci scarica tutta la sua merda! Mandate questo bastardo alla Freedom Town, che gli diano un'occhiata loro, portatelo via!<br />'''Tony Montana''': Sapete che vi dico? Mi potete mandare dove vi pare: di qua, di là, sopra, sotto, dove volete voi... Tutto quello che potete fare a me, quelli di Castro me l'hanno già fatto!
*'''Manny Ribera''': La vuoi sentire una bella notizia? La più bella notizia del mondo?<br />'''Tony Montana''': Certo, di che si tratta, Manny?<br />'''Manny Ribera''': Noi ce ne andiamo da questo posto, fra trenta giorni! E non è finita: avremo la carta verde di residenza e un lavoro a Miami, capito? Allora che ne dici, gliel'abbiamo fatta a questi, eh?<br />'''Tony Montana''': In cambio di cosa, andare a Cuba a far fuori Fidel Castro?<br />'''Manny Ribera''': No, amico, qualcun altro.<br />'''Tony Montana''': Stai scherzando?<br />'''Manny Ribera''': No.<br />'''Tony Montana''': Non stai scherzando?<br />'''Manny Ribera''': Uno che si chiama Rebenga, amico. Emilio Rebenga.<br />'''Tony Montana''': "Rebenga"? Ma io questo nome lo conosco... Sì, è un politico.<br />'''Manny Ribera''': Sì. Be', lui arriva qui oggi, Castro l'ha rilasciato. E questo qui era uno dei pezzi grossi al tempo di Ribeira, poi Castro ha capito che non si poteva più fidare di lui e l'ha sbattuto in galera. Ma quando era uno di quelli che contava ha fatto fuori un sacco di gente e il fratello di uno di quelli che ha fatto fuori è un uomo ricchissimo di Miami, e ha deciso di ripagargli il favore. E allora interveniamo noi!<br />'''Tony Montana''' {{NDR|vede Rebenga arrivare a Freedom Town}}: Che brutta faccia...<br />'''Manny Ribera''': Già!<br />'''Tony Montana''': Di' ai tuoi compari di Miami, e al tuo amico, che sarà un piacere. Io un comunista lo ammazzo anche gratis, ma per la carta verde di residenza, sarei anche disposto a sotterrarlo!
*'''Hector''': Allora, ce li hai i soldi? <br />'''Tony Montana''': Tu c'hai la roba? <br />'''Hector''': Certo che ho la roba, però non ce l'ho qui con me adesso... ce l'ho qui vicino, ma non aver paura! <br />'''Tony Montana''': Be', neanch'io c'ho i soldi qui con me... anch'io, ce li ho qui vicino!
*'''Tony Montana''': Aspetta, stronzo! Dove cazzo vai? <br/>'''Hector''' {{NDR|[[Ultime parole dai film|ultime parole]]}}: ''Capra''! <br/>'''Tony Montana''': Crepa! {{NDR|gli spara alla fronte}}
*'''Omar Suarez''': Frank Lopez, Tony Montana. <br />'''Frank Lopez''': Ehi, Tony Montana! {{NDR|Si stringono la mano}} <br />'''Tony Montana''': Lopez, sono molto onorato. <br />'''Frank Lopez''': Puoi chiamarmi Frank. Tutti mi chiamano Frank, i giocatori della mia squadra e perfino i procuratori della nostra città. Mi chiamano tutti Frank. <br />'''Tony Montana''': Ok, Frank.
*'''Elvira Hancock''': Allora siamo in cinque! Dove andiamo a cena? <br />'''Frank Lopez''': Pensavo di andare al Babylon Club. <br />'''Elvira Hancock''': Ancora? <br />'''Frank Lopez''': Ancora! <br />'''Elvira Hancock''': Sai una cosa, Frank? Se un giorno qualcuno decidesse di assassinarti non faticherebbe molto a trovarti. <br />'''Frank Lopez''' {{NDR|[[ultime parole famose dai film|ultime parole famose]]}}: Assassinarmi, e chi diavolo può volermi assassinare? Ahah! Io non ho nemici, ho soltanto amici! <br />'''Elvira Hancock''': Non si può mai sapere, magari il battitore della tua squadra di baseball... <br />'''Frank Lopez''': Il battitore? Quel figlio di puttana, non ha mai toccato base in tutta la stagione, dovrei ammazzarlo io, ahahahah!
*'''Frank Lopez''': [[Regole dai film|Regola]] numero uno: non sottovalutare mai l'avidità degli altri!<br />'''Elvira Hancock''': Regola numero due: non sniffare la roba che devi spacciare.<br />'''Frank Lopez''': Esatto, regola numero due: non sniffare la roba che devi spacciare. Ma qualcuno le regole non le segue mai.
*'''Elvira Hancock''': Vuoi ballare, Frank, o vuoi startene seduto ad aspettare un infarto? <br />'''Frank Lopez''': {{NDR|Ridendo}} Cosa? Ballare io? Mi sa che preferisco l'infarto! Ahahah! <br />'''Elvira Hancock''': {{NDR|Alzandosi}} Cerca di non bere troppo, almeno...
*'''Tony Montana''': Io cercavo solo di fare amicizia! <br />'''Elvira Hancock''': Di amici ne ho già troppi, non me ne servono altri, specie uno sceso da una nave di banane... <br />'''Tony Montana''': Come di banane? Ehi, un momento, guarda che prendi una cartolata, io non scendo da nessuna nave di banane, capito? Magari mi scambi per qualcun altro... <br /> '''Elvira Hancock''': Non sei sbarcato con quei criminali cubani? <br /> '''Tony Montana''': Ma che stupidaggini vai dicendo, pupa? Io sono un rifugiato politico qui, ok? Perciò vacci piano, non dire vaccate! <br />'''Elvira Hancock''': {{NDR|Sorridendo}} Scusa... non credevo che ti stesse tanto a cuore la tua qualifica professionale... <br />'''Tony Montana''': Di' un po', pupa, c'hai qualche problema, per caso? C'hai qualche problema? Sei una bella ragazza, hai un bellissimo corpo, bellissime gambe, bellissima faccia, tutta questa gente qui è innamorata di te e invece dagli occhi c'hai l'aria di una che da un sacco di tempo non se la scopa nessuno! <br />'''Elvira Hancock''': Senti, caro, chi, come, quando scopo io non sono affari tuoi, ok?<br />'''Tony Montana''': Adesso sì che mi piace, vai avanti così, ché va meglio, pupa. <br />'''Elvira Hancock''': Non mi chiamare "pupa"! Io non sono affatto la tua pupa. <br />'''Tony Montana''': No, ancora no, però tu dammi un po' di tempo, eh? <br />'''Elvira Hancock''': Senti, anche se fossi cieca dalla nascita, se fossi disperata, e avessi la bava alla bocca dalla voglia su un'isola deserta, tu saresti l'ultimo con cui scoperei!
*'''Manny Ribera''': Non ricominciare a fare lo stronzo, per favore. Ricordati che l'anno scorso di questi tempi stavamo tutti e due in gabbia, ok? <br />'''Tony Montana''': Ricordatelo tu... io me lo sono scordato. <br />'''Manny Ribera''': È meglio che ti accontenti di quello che hai... <br />'''Tony Montana''': Tu accontentati, io mi prendo tutto quello che posso. <br />'''Manny Ribera''': E cos'è che puoi prenderti? <br />'''Tony Montana''': Il mondo, ''chico''... E tutto quello che c'è dentro.
*'''Tony Montana''': È il paradiso... Questo è il paradiso, te lo dico io. Questa città è come una bella donna che aspetta solo che qualcuno se la faccia. Sai, io dovevo venirci almeno 10 anni fa, sarei diventato un miliardario a quest'oggi, e così adesso avrei la mia barca, la mia macchina, il mio campo da golf. <br />'''Manny Ribera''': Sai io che voglio? Ci stavo pensando l'altro giorno, una fabbrica di blue jeans, con il mio nome stampato bene in vista sul culo delle ragazzine. Che ne dici? <br />'''Tony Montana''': Che mi sembra proprio una stronzata...
*'''Gina Montana''': {{NDR|Mentre abbraccia Tony}} Ohh, Tony... credevo che non t'avrei mai più rivisto, lo sai? <br />'''Tony Montana''': E pensi che uno come me se lo sarebbero tenuto in galera? <br />'''Gina Montana''': Be'... no!
*'''Gina Montana''': Mi dispiace! Non lo so, mamma... Da quando papà se n'è andato...!<br />'''Tony Montana''': Lascia stare papà, non ce l'abbiamo mai avuto.<br />'''Gina Montana''': Tony, io lo so che in passato hai fatto delle brutte cose, lo so che sotto le armi ti sei messo dei pasticci...<br />'''Tony Montana''': Eh, li conosci i comunisti: loro ti dicono sempre quello che devi fare, lo sai, no?<br />'''Gina Montana''': Mamma questo non lo può capire...<br />'''Tony Montana''': Sì, certo.<br />'''Gina Montana''': Tony? Tony... sai... io voglio che tu sappia che non ce l'ho con te. Non m'importa di quanto sei stato via, cinque anni, dieci anni... Tu sei il mio sangue, per sempre.<br />'''Tony Montana''': Lo so... lo so. {{NDR|Si abbracciano, mentre Manny li osserva dalla macchina}}
*'''Manny Ribera''': {{NDR|Riferito a Gina}} Certo che è bella... Come mai...?<br />'''Tony Montana''': {{NDR|Urla interrompendolo}} Ehi! Sta' lontano da lei, amico... Intesi? Non è per te.
*'''Omar Suarez''': Montana, ma che cavolo ti è preso? Che fai? Tratti per conto di Lopez, eh? Ma che... <br />'''Tony Montana''': Tu non ti preoccupare, stai calmo. <br />'''Omar Suarez''': Io non sono preoccupato, tu ti dovresti preoccupare... Se vuole fare altri affari dipende da Frank, non da te. Noi siamo qui per trattare solo questo. <br />'''Tony Montana''': Ok, vaffanculo, non rompere, eh. <br />'''Omar Suarez''': Vaffanculo tu. <br />'''Tony Montana''': Fanculo tu! <br />'''Omar Suarez''': Impara ad aprire gli occhi e a tenere la bocca chiusa! Le cose stanno così, punto e basta. <br />'''Tony Montana''': Tu non ti preoccupare. <br />'''Omar Suarez''': Quando torniamo te ne accorgi, non ci siamo, amico! Ci devi stare molto attento! Devi rendere conto a Frank. Non sei mica autorizzato a spendere questi soldi! <br />'''Tony Montana''': Ma chiudi il becco, per favore! <br />'''Omar Suarez''': Sono io che devo parlare, non tu! Sei qui per proteggermi, guardarmi le spalle! <br />'''Tony Montana''': Sempre meglio che guardarti la faccia! Ma ti sei visto allo specchio? <br />'''Omar Suarez''': E piantala! Vedrai che ti succede quando lo verrà a sapere Frank.
*'''Mel Bernstein''': Noi due dovremmo parlare. <br />'''Tony Montana''': Parlare? E di che dobbiamo parlare? Io non ho ucciso nessuno, di recente. <br />'''Mel Bernstein''': No, no di recente, della storia un po' più antica, per esempio Emilio Rebenga, e tutti quei colombiani fatti fuori al Sun Ray Motel. <br />'''Tony Montana''': Lo sa? Lei deve avere qualche informatore che la sta prendendo per i fondelli, capo. <br />'''Mel Bernstein''': Ah sì? <br />'''Tony Montana''': Sì. <br/ >'''Mel Bernstein''': Allora senti, amico mio, noi adesso parliamo, e piantala di fare il furbo, se no ti frantumo le palle, qui, adesso.
*'''Frank Lopez''': {{NDR|Al telefono}} Stai scherzando? È come finita? 3-2? Ahah! Ehi, Mel, indovina un po', la mia squadretta "Leader Lopez" hanno vinto la partita di qualificazione! {{NDR|Ride soddisfatto}} <br />'''Mel Bernstein''': Eccezionale, Frank, mi fa molto piacere. <br />'''Tony Montana''': {{NDR|Alle loro spalle}} Come hanno fatto? Ti sei comprato gli arbitri? <br />'''Frank Lopez''': Oh Cristo... {{NDR|Fingendosi preoccupato}} Tony... Tony, che ti hanno fatto? <br />'''Tony Montana''': Mi hanno rovinato un vestito da 800 dollari.
*'''Tony Montana''': Ehi, Frank, sei un bello stronzo... <br />'''Frank Lopez''': Tony, ma di che stai parlando? <br />'''Tony Montana''': Lo sai di che cosa sto parlando, brutto scarafaggio del cazzo. <br />'''Frank Lopez''': Ma che vai dicendo? Adesso sta' a sentire me... <br />'''Tony Montana''': {{NDR|Zittisce Frank, battendo la pistola sul tavolo}} Lo sai cos'è un Hassa, Frank? È un porco. Uno che non riga dritto. Uno come te, Frank. <br />'''Frank Lopez''': Ehi, Tony, ma perché dovrei farti del male? Sono io che ti ho messo nel giro! Abbiamo avuto delle divergenze, va bene, ma adesso che importanza ha? Ti ho dato io il via per cominciare, io ho sempre creduto in te! <br />'''Tony Montana''': Io con te sono stato leale! Mi sono dato da fare in proprio, ma non ho mai fatto niente contro di te! Mai! Tu no... un uomo che non mantiene la parola... è uno scarafaggio...
*'''Frank Lopez''': Tony, ti prego, io non voglio morire! Io non ho mai fatto niente a nessuno... <br />'''Tony Montana''': No, no, no, tu non hai mai fatto niente... tu no, ma l'hai fatto fare a qualcun altro. <br />'''Frank Lopez''': {{NDR|Terrorizzato, si butta ai suoi piedi}} Andiamo, Tony, ti prego! Tony, ti prego, non farmi male... <br />'''Tony Montana''': {{NDR|Si alza, puntandogli la pistola alla tempia, e Frank inizia a piangere}} Alzati, Cristo! Alzati! <br />'''Frank Lopez''': Tony, non mi ammazzare, ti prego... non mi ammazzare...<br />'''Tony Montana''': Io non ti ammazzo...<br />'''Frank Lopez''': Grazie, Tony. <br />'''Tony Montana''': Alzati...<br />'''Frank Lopez''' {{NDR|[[Ultime parole dai film|ultime parole]]}}: Grazie, Tony, grazie mille...<br />'''Tony Montana''': Manny? <br />'''Manny Ribera''': Sì, Tony? <br />'''Tony Montana''': Spara tu a quel pezzo di merda... {{NDR|Manny lo uccide; si siede di fronte a Mel}} Prima o poi tocca a tutti. Eh, Mel? <br />'''Mel Bernstein''': Gliel'avevo detto che non aveva senso fregarti, visto che lavoravi per noi, non mi ha voluto dare retta! Stasera era nervoso per via della donna, lo sai... e così si è fregato...<br />'''Tony Montana''': Anche tu, Mel. Ti sei fregato anche tu.<br />'''Mel Bernstein''': Non esagerare, Tony.<br />'''Tony Montana''': Io non esagero, Mel. Tu esageri. {{NDR|spara alla gamba di Mel}}<br />'''Mel Bernstein''': Aaah... Non puoi sparare a un poliziotto!<br />'''Tony Montana''': E chi lo dice che sei un poliziotto?<br />'''Mel Bernstein''': Aspetta un momento... Lasciami andare e sistemo tutto!<br />'''Tony Montana''': Certo, Mel. Puoi andare a prenotarti subito un biglietto in prima classe di sola andata per l'altro mondo.<br />'''Mel Bernstein''': Lurido... Porco! Figlio... di puttana!<br />'''Tony Montana''': Addio, Mel. Fa' buon viaggio.<br />'''Mel Bernstein''' {{NDR|[[Ultime parole dai film|ultime parole]]}}: Spara, stronzo! {{NDR|Tony lo uccide}}<br />'''Tony Montana''': Ok, Andiamo.<br />'''Manny Ribera''': E che facciamo con Ernie? <br/ >'''Tony Montana''': ...Vuoi un lavoro, Ernie? <br/ >'''Ernie''': ...Certo, Tony. <br />'''Tony Montana''': D'accordo allora, telefonami domani, eh? <br />'''Chi Chi''': Bravo, ti sei trovato un lavoro. <br />'''Ernie''': Ehi, Tony... Grazie. {{NDR|Poi si scola la bottiglia di Jack Daniels perché temeva di essere ucciso}}
*'''Tony Montana''': Sai qual è il tuo problema, bella micetta? <br />'''Elvira Hancock''': Qual è il mio problema, Tony? <br />'''Tony Montana''': Che non hai niente da fare tutto il giorno, bella. Perché non ti cerchi un lavoro o qualcosa del genere? Fai qualcosa, fai l'infermiera, assisti i bambini ciechi, i lebbrosi, gli handicappati, qualunque cosa è meglio di stare stesa tutto il giorno ad aspettare che ti scopo, te lo dico io. <br />'''Elvira Hancock''': Non ti dare tante arie, non sei mica un granché a letto. <br />'''Tony Montana''': Ah no? Frank era meglio? <br />'''Elvira Hancock''': Quanto sei stronzo... {{NDR|Esce}} <br />'''Tony Montana''': Dove stai andando? Vieni qui! Coño... Ehi! Elvira! Stavo scherzando! {{NDR|Non riceve risposta}} Stavo solo scherzando! <br />'''Manny Ribera''': Mi sa che certe volte la vita matrimoniale non è quella che uno si aspettava, eh?
*'''Tony Montana''': E allora? Quanto mi potrei beccare? <br />'''Avv. Sheffield''': Cinque anni, fra tre sarai fuori. Forse anche meno se raggiungo un accordo. <br />'''Tony Montana''': Tre anni... e per cosa? Per dei soldi riciclati... ma se tutta l'America si regge sui soldi riciclati! <br />'''Manny Ribera''': Ehi, non sarà tanto brutto, eh! Qui non è come a Cuba... <br />'''Tony Montana''': Ma che cazzo stai dicendo, Manny? <br />'''Manny Ribera''': Che qui in confronto le celle sembrano stanze... <br />'''Tony Montana''': Ma che fai, mi prendi per il culo? No, dillo, mi prendi per il culo? <br />'''Avv. Sheffield''': Rimanderò il processo! Un anno e mezzo o due anni, non dovrai neanche scontare... <br />'''Tony Montana''': Vaffanculo, amico! Io in gabbia non ci torno, ok? Niente da fare! Ci sono stato dentro! Ok senti... io ti do altri 400.000 $, d'accordo? E cosí sono 800.000. Con tutti quei soldi te la puoi comprare una corte suprema. <br />'''Avv. Sheffield''': Tony, la legge deve approvare oltre ogni ragionevole dubbio. Io sono un esperto nel sollevare quel dubbio, ma quando uno ha 3.000.000 di dollari non dichiarati e registrati sul VideoTape, amico mio, è duro convincere una giuria che li hai trovati in un taxi, capisci?
*'''Nick Il Porco''': Guardalo. Che cosa facciamo adesso? Sembra impazzito. <br/>'''Ernie''': Senti, ora noi dobbiamo pensare a difendere la casa, ok? <br/>'''Nick Il Porco''': Ok. <br/>'''Ernie''' {{NDR|[[Ultime parole dai film|ultime parole]]}}: E teniamo gli occhi bene aperti!
==[[Explicit]]==
{{Explicit film}}
{{NDR|[[Ultime parole dai film|Ultime parole]]}} Avanti! Coraggio! E allora? Adesso vi basta? Eh? Brutti finocchi bastardi! Volete eliminarmi? Vi ci vuole tutto l'esercito per eliminarmi! Avete sentito? Io vi spedisco tutti quanti all'inferno! Coraggio, coraggio, vieni qui! Con chi vi credete di fare la guerra? Io sono Tony Montana! State facendo la guerra a me? Fate la guerra al numero uno! {{NDR|gli scagnozzi di Sosa lo crivellano di proiettili}} Sto ancora in piedi, no? Coraggio, me ne sbatto delle vostre pallottole! {{NDR|Gli scagnozzi smettono all'improvviso}} Avanti, continuate a sparare, avanti! Continuate a spararmi! Me ne sbatto delle vostre pallottole! {{NDR|"The Skull", uno scagnozzo di Sosa gli spara alle spalle con un fucile, uccidendolo, e viene inquadrata una scritta col motto: «Il mondo è tuo (''The world is yours'')»}} ('''Tony Montana''')
==Citazioni su ''Scarface''==
*Io non ne posso più della retorica del bullo, di vedere ''Scarface'' come modello di vita. Lo so che definire quel film "una cagata" farà arrabbiare alcune persone, ma io sono un difensore delle cause perse. ([[Caparezza]])
*''Stasera ho visto "Scarface", è una cagata pazzesca | dopo un paio di frame, "[[La corazzata Potëmkin|La corazzata]]" s'apprezza,<ref>{{cfr}} [[Ugo Fantozzi]] in ''[[Il secondo tragico Fantozzi]]'' (1976): «Per me... La corazzata Kotiomkin... è una cagata pazzesca!»</ref> | più che l'oro dalle strade<ref>{{cfr}} [[#cipolle|battuta]] di Tony Montana nel film.</ref> | con queste mani ho raccolto le mie palle da terra.''
==Note==
<references />
==Voci correlate==
*''[[Scarface - Lo sfregiato]]'', film 1932
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Film di gangster]]
[[Categoria:Film drammatici]]
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Micione
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+voce correlata
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{{voce tematica}}
[[Immagine:Errare humanum est.jpg|200px|right]]
Citazioni sull''''errore'''.
==Citazioni==
*Chi opera per sincera [[coscienza]] può errare, ma è [[purezza|puro]] innanzi a Dio. ([[Silvio Pellico]])
*Chiamate l'errore come volete, purché lo riconosciate per quello che è. ([[Donald Nicholl]])
*Ci sono cose che si possono trovare solo quando sbagli e devi dal tuo percorso. (''[[ARIA]]'')
*Ci sono spiriti che vanno verso l'errore attraverso tutte le verità; ce n'è di più fortunati che vanno verso le grandi verità attraverso tutti gli errori. ([[Joseph Joubert]])
*– Ci sono un'infinità di persone che non sanno ammettere di avere sbagliato.<br />– Orgoglio.<br />– E non riescono a dimenticare, sia l'orgoglio sia l'errore. Nessun profitto. (''[[Il mucchio selvaggio (film)|Il mucchio selvaggio]]'')
*Ciò che fa di noi quello che siamo non sono gli errori che commettiamo, ma come ne affrontiamo le conseguenze. (''[[Being Erica]]'')
*Concediti un errore: lo spazio di un errore è uno spazio di crescita. ([[Fabio Volo]])
*Credo che l'errore fatto con impegno debba essere assolutamente accettato perché fa parte del percorso. ([[Giuseppe Poeta]])
*Da noi {{NDR|In Italia}} il primo errore che si commette si viene tagliati fuori. Vorrei porre l'esempio di uno dei ragazzi che aveva da poco iniziato a lavorare con noi. Stavamo parlando in una riunione e io stavo giocando con un modellino. L'ho passato a lui, che appena l'ha preso in mano l'ha spezzato. Guardandomi atterrito negli occhi, ha preso il pezzo e l'ha buttato all'indietro, sperando che non l'avessi visto. Io l'ho redarguito non perché l'avesse rotto, ma perché la prima che gli è venuta in mente, come evidentemente gli avranno insegnato, è stata di nascondere l'errore. Se però nascondi l'errore, non c'è possibilità di correggerlo e di non commetterlo più. Perciò, bisogna essere in grado di assumersi le proprie responsabilità se si commette qualche sciocchezza, ma bisogna parlarne, altrimenti non ci rimetto solo io, ma tutta la squadra. {{NDR|«Una tendenza che forse tradisce una visione egocentrica dell'errore, dove l'unico a risentirne è chi lo commette e non la comunità...»}} Siamo stati educati così. In Italia generalmente siamo cresciuti all'ombra dei nostri genitori dove non bisogna far sapere a nessuno degli errori che commetti. È una questione culturale italiana. ([[Jarno Zaffelli]])
*Difatti, da qualunque parte sia la [[verità]], essa non può mancare di uscire illuminata da tale prova. Essa ha un fascino segreto e un potere invincibile sugli animi; presto o tardi giunge a sottometterli. Noi siamo fatti per conoscerla, e quando invece abbracciamo l'errore, siamo sedotti e legati dalla sua somiglianza con la verità, perché essa non è sempre egualmente sensibile e palpabile; qualche volta l'errore prevale per ignoranza, si accredita con l'opinione, si afferma e si consolida con l'uso; l'errore assume allora tutte le apparenze della verità, e acquista sugli animi un dominio che sembra indistruttibile.<br>Quando la verità così offuscata e dimenticata incomincia a riapparire, essa si ritrova con tutti gli svantaggi della novità, e vede alzarsi contro di sé quelle proteste che l'errore suscita, nel proprio interesse, ogni volta che viene enunciata. Soltanto a forza di esami e di fatiche, al prezzo di una discussione lunga e laboriosa essa riconquista la sua autorità perduta, e finalmente si manifesta con quella certezza alla quale l'evidenza ha posto il suo suggello. Il suo possesso è allora assicurato, essa non fugge più dopo essere stata lungamente disputata e acquistata con una ricerca ostinata, che una contraddizione sostenuta ha reso più profonda e più seria. ([[Guillaume Le Trosne]])
*Dobbiamo imparare dagli errori degli altri. Non potremmo mai vivere abbastanza per commetterli tutti personalmente. ([[Sam Levenson]])
*Dovremo smettere di giustificare l'errore e pensare solo a correggerlo. ([[Julio Velasco]])
*E perché solo la menzogna e l'errore, la degradazione e la pornografia avrebbero il diritto di essere proposti e spesso, purtroppo, imposti dalla propaganda distruttiva dei mass media, dalla tolleranza delle leggi, dalla timidezza dei buoni e dalla temerità dei cattivi? ([[Papa Paolo VI]])
*''È poco male | Quel fallo poi che al fin in ben riesse.'' ([[Marco Guazzo]])
*È possibile l'errore, ma in Ospedale non dovrebbe avvenire. ([[Giuseppe Moscati]])
*Errare, sì! È una parola che fa spavento al pubblico. Errare a nostre spese? Errare a costo della nostra vita? La meraviglia pare giustissima, l'accusa pare grave! Eppure, o avventurarsi al pericolo d'un errore o rinunziare ai benefizi del sapere. Non c'è altra strada. L'uomo, che non erra, non c'è. ([[Augusto Murri]])
*Facile a scorgere è l'errore altrui, difficile è, invece, il proprio. ([[Gautama Buddha]])
*Gli errori dell'uomo lo fanno particolarmente amabile. ([[Johann Wolfgang von Goethe]])
*Gli errori sono come i versi mai letti di una poesia. ([[Valentina Cortese]])
*Gli errori umani, non ostante l'infinito lor numero, e la loro audacia naturale, e la loro ostinazione proveniente dall'ignoranza, cedono tosto o tardi alla voce del vero; bensì dove i governi e le sette sono interessate a sostenerli, anche gli errori degni di riso riescono formidabili e sacri, ogni qualvolta non sia libero il disputare contr'essi. ([[Ugo Foscolo]])
*''Gli sbagli ti attirano verso il fondo, | il finale poi dipenderà da te, | sbagliare è facile ma il segreto è nel capirlo, | la notte porta consiglio, dagli sbagli si impara''. ([[Fabri Fibra]])
*Ho fatto uno step importante quando ho capito che l'errore è parte di un processo perché a volte ho visto tanti [...] subirlo troppo. Quando ho imparato a gestirlo ho fatto uno step. Il consiglio è di sbagliare anche di tanto per poi imparare a fare la cosa giusta. ([[Massimo Colaci]])
*I miei sbagli erano calcoli, dunque! ([[Gesualdo Bufalino]])
*I piccoli errori commessi all'inizio di qualsiasi impresa, ingigantiscono con il tempo e risultano, alla fine, irreparabili o quasi. ([[Francesco di Sales]])
*Innumerevoli persone commettono un errore. Ma se hanno un minimo di buon senso, non lo ripetono. ([[Frances Parkinson Keyes]])
*Intransigente. Sbagliando si spara. ([[Marcello Marchesi]])
*L'errore di fatti ''è un ignoranza di quello che é, ed una cognizione di ciocché non è'', la quale cognizione equivale al niente. Quegli che credono di ammazzare una fiera, dia la morte all'uomo, che capricciosamente vada errando pel bosco coperto di pelle ferina non è per certo reo: perciocché avendo nell'errore operato, può dire con quel poeta latino: ''At bene si quaeras fortunae crimen in illo, | Non scelus invenies: quod enim scelus error habebit''? Ovid. Metam. Lib. III. ([[Francesco Mario Pagano]])
*L'errore e il [[male]] devono essere sempre condannati e combattuti; ma l'[[uomo]] che cade o che sbaglia deve essere compreso e amato. ([[Papa Giovanni Paolo II]])
*L'errore negl'intelletti spesso non è che un'ombra portata dalle disposizioni del cuore. ([[Sof'ja Petrovna Sojmonova]])
*L'errore non è solo un errore. Esso deforma quasi l'organo ove penetra, cioè l'intelligenza. ([[Ximénès Doudan]])
*L'errore parla con la doppia voce, una delle quali afferma il falso, ma l'altra lo smentisce. ([[Benedetto Croce]])
*L'errore procede secondo una sua logica interna, ferrea e inesorabile: la logica del piano inclinato. ([[Carlo Gnocchi]])
*La misura di un errore è al tempo stesso la misura della verità corrispondente. ([[Louis Claude de Saint-Martin]])
*La rovina non sta nell'errore che commetti, ma nella scusa con cui cerchi di nasconderlo. ([[Massimo Gramellini]])
*Le persone intelligenti imparano dagli errori degli altri. Le persone stupide imparano da sole. ([[Aleksandr Ivanovič Lebed']])
*"Ma se so già che è un errore, perché lo dovrei fare?" "L'errore in sé conta poco, conta come diventiamo dopo quell'errore, come incide su di noi, come ci rende. Magari ti migliora. Chi può dirlo?" ([[Fabio Volo]])
*Mi pregò di non parlare così; non dovevo esagerare; si trattava solo di uno sbaglio e uno sbaglio, osservò, non è un delitto veramente. ([[Mark Twain]])
*Nessuno ha mai commesso un errore più grande di colui che non ha fatto niente perché poteva fare troppo poco. ([[Edmund Burke]])
*Nessuno sbaglia per sempre. (''[[Don Gnocchi - L'angelo dei bimbi]]'')
*Non dovremmo né rispettare i vecchi errori né stancarci delle vecchie [[verità]]. ([[Jean Rostand]])
*Non si dovrà però mai confondere l'errore con l'errante, anche quando si tratta di errore o di conoscenza inadeguata della verità in campo morale religioso. L'errante è sempre ed anzitutto un essere umano e conserva, in ogni caso, la sua [[dignità]] di [[persona]]; e va sempre considerato e trattato come si conviene a tanta dignità. (''[[Pacem in Terris]]'')
*Non si rimedia a un errore con un errore peggiore. (''[[L'ispettore Derrick]]'')
*Ogni errore ci indica uno scoglio da evitare mentre non ogni scoperta ci indica una via da seguire. ([[Giovanni Vailati]])
*Ogni errore umano merita venia. ([[Tito Livio]])
*Quale errore è mai necessario per la riuscita? Quale distrazione di vasaio per scoprire lo smalto, quale lacrima caduta nel crogiolo per formare la pietra filosofale? ([[Marcel Thiry]])
*Quando le persone non hanno il coraggio di ammettere i propri errori, scusarsi, adattarsi alla realtà, imparare, diventano mostri. E quando il mondo lo ignora, i mostri decidono che il mondo si debba adattare a loro. ([[Volodymyr Zelens'kyj]])
*Quando sento qualcuno dire "rifarei tutto allo stesso modo" penso sia una grande stupidaggine, vuol dire che non ha mai sbagliato niente nella vita. Invece a volte devi riflettere, farti un esame di coscienza. Con la mentalità che ho oggi, molte cose le farei in modo diverso. ([[Andrea Iannone]])
*Quando si commette un grave errore, gli errori successivi sono come le onde sussultorie di un terremoto seguito all'onda principale. ([[Franco Angioni]])
*Quando un uomo ha il senso della dignità, non può sfuggire al ricordo dei suoi errori. (''[[La grande sfida (film 1956)|La grande sfida]]'')
*Quanto a noi, ciascuno scavi profondamente fino alla radice dell'errore, che è dentro di lui e lo divelga dal suo cuore fino alla radice. Ed esso invero sarà divelto, quando noi lo riconosceremo. Che se noi siamo ignoranti a suo riguardo, esso affonda in noi le radici e produce i suoi frutti nei nostri cuori. Esso domina su di noi, e noi siamo suoi schiavi. Ci tiene prigionieri, cosicché noi facciamo ció che non vogliamo, e ciò che vogliamo non lo facciamo. Esso è potente perché noi non lo conosciamo, e finché esiste, esso lavora. L'[[ignoranza]] è per noi la madre dell'errore. (''[[Vangelo secondo Filippo]]'')
*Quella che chiamiamo [[verità]] non è altro che un'eliminazione di errori. ([[Georges Clemenceau]])
*S'impara molto dagli errori degli altri, ma ancor di più dai propri. ([[Fausto Cercignani]])
*Sbagliando si impara, o altri imparano. Dire addio alla verità è non solo un dono senza controdono che si fa al "Potere", ma soprattutto la revoca della sola ''chance'' di emancipazione che sia data all'umanità, il realismo, contro l'illusione e il sortilegio. ([[Maurizio Ferraris]])
*Se chiudi la porta a tutti gli errori, la verità resta fuori anch'essa. ([[Rabindranath Tagore]])
*Se non sbagli, significa che non stai andando al limite. Vale come per i piloti: chi non commette errori probabilmente non è al massimo. A volte sei un eroe, a volte sembri un idiota, ma è parte del gioco. ([[Massimo Rivola]])
*Se non temo l'errore è perché sono sempre disposo a correggerlo. ([[Bento de Jesus Caraça]])
*Se permettessimo agli errori correnti tra la gente dotta di diventare correnti nella vita di ogni giorno, diventeremmo tutti matti. ([[Donald Nicholl]])
*Si dice che un errore, riconosciuto da colui stesso che lo ha compiuto, è perdonabile sette volte! (''[[Il cavaliere dalla pelle di leopardo]]'')
*Solo l'errore è vita, la conoscenza è morte. ([[Theodor Fontane]])
*Sono un uomo e ho sbagliato: non c'è da meravigliarsi. ([[Menandro]])
*Solo una vita sbagliata è interessante. ([[Marcello Marchesi]])
*– Tu cos'hai fatto fino adesso? <br>– Te l'ho detto: solo errori. Ma tutti importanti. E che rifarei. Ognuno deve vivere i propri errori. (''[[I giardini dell'Eden]]'')
*Tutti da natura siamo pronti più a biasmare gli errori, che a laudar le cose ben fatte. ([[Baldassarre Castiglione]])
*Tutti facciamo cazzate, sempre. È più forte di noi. ([[Nick Hornby]])
*Tutti possiamo fare un '''{{sic|erore}}'''. (''[[Rat-Man]]'')
*Un errore è tanto più pericoloso quanta più verità contiene. ([[Henri-Frédéric Amiel]])
*Un errore non deve necessariamente rimanere un errore. ([[Atul Gawande]])
*Uno sbaglio generosamente riconosciuto deve essere perdonato. ([[Robert Louis Stevenson]])
===[[Nicolás Gómez Dávila]]===
*Certi animi straordinari convertono pure l'errore in una melodia nobile.
*Mille sono le [[verità]], uno solo l'errore.
*Rassegnarsi all'errore è il principio della [[saggezza]].
===[[Stanisław Jerzy Lec]]===
*Il massimo complimento per l'errore: "Sbagliato!"
*L'errore diventa errore quando nasce come verità.
*Non chiedere all'errore da dove viene.
*Quando gli errori diverranno più rari, saranno più preziosi.
*Se nell'errore c'è uno sbaglio, in effetti può essere tutto in regola.
==Proverbi==
*Ciò che è storto dura fino a domani, ciò che è diritto dura in eterno. ([[Proverbi bulgari|bulgaro]])
*Cu 'un fa nenti 'un sbaglia nenti.<ref>Chi non fa niente non sbaglia niente.</ref> ([[Proverbi siciliani|siciliano]])
*Il [[Saggezza|saggio]] sa correggere immediatamente i suoi errori. ([[Proverbi giapponesi|giapponese]])
===[[Proverbi italiani|Italiani]]===
*Anche la gente accorta erra, ma non così spesso come la sciocca.
*Approfitta degli errori altrui, piuttosto che censurarli.
*Chi cammina inciampa.
*Chi confessa il proprio errore, è sulla strada della verità.
*Chi erra e si emenda, a [[Dio]] si raccomanda.
*Chi erra nelle decine, erra nelle migliaia.
*Chi erra nell'elezione, erra nel servizio.
*Chi fa falla, e chi non fa sfarfalla.
*Chi fa i conti senza l'[[oste]], gli convien farli due volte.
*Chi non si emenda oggi, diverrà peggiore domani.
*Chi sbaglia il primo occhiello li sbaglia tutti.
*Chi vuol scusare i suoi errori, erra di bel nuovo.
*Con l'errore degli altri si conosce il proprio.
*Dio ci guardi da errore di savio.
*Dio solo, non può fallire.
*Dove non c'è [[malizia]], non c'è peccato.
*È sempre in procinto di errare chi non fugge l'occasione.
*Errare è umano, pentirsi, divino; ma perdurare nell'errore, diabolico.
*Errore non è [[frode]].
*Errore non fa pagamento.
*Gli errori nelle guerre diventano pianti.
*Guardati dal primo errore.
*Il semplice sbaglia per ignoranza, il furbo per malizia.
*La gente sensata confuta molti errori, tacendo.
*L'antichità non può privilegiare l'errore, né la novità pregiudicare la verità .
*L'errore anche se è cieco, genera spesso figli con la vista.
*L'errore di un istante, può diventar tormento per tutta la vita.
*L'errore è un guidatore che conduce verso una falsa strada.
*Lo sbagliare è degli uomini, il persistere degli imbecilli.
*Non c'è [[uomo]] che non erri, né [[cavallo]] che non sferri.
*Non tutte le ciambelle riescono col buco.
*Non tutte le palle riescono tonde.
*Non v'è buon bifolco, che faccia sempre dritto il solco.
*Non v'è errore così madornale che non trovi uditori ed applausi.
*Per il troppo sapere l'uomo sbaglia.
*Sbaglia anche il prete all'[[altare]].
*Sbagliando s'impara.
*Tanto è grande l'errore, come quello che erra.
*Tutta la strada non fallisce il saggio, che accortosi dell'errore a metà del cammin muta il suo viaggio.
*Tutti si sbaglia.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Annarosa Selene, ''Dizionario dei proverbi'', Pan libri, 2004. ISBN 8872171903
==Voci correlate==
*[[Fallimento]]
*[[Refuso]]
*[[Sconfitta]]
*[[Successo]]
*[[Vittoria]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Casi]]
[[Categoria:Concetti e principi filosofici]]
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Giuseppe Prezzolini
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2026-07-29T15:16:24Z
Gaux
18878
/* Il Cattolicismo rosso */ il sistema del Loisy
1422112
wikitext
text/x-wiki
[[File:Giuseppe Prezzolini.jpg|miniatura|Giuseppe Prezzolini]]
'''Giuseppe Prezzolini''' (1882 – 1982), giornalista, scrittore ed editore italiano.
==Citazioni di Giuseppe Prezzolini==
*C'è in [[Novalis]] il bisogno femmineo di sentirsi appoggiato a qualcheduno. L'ottimismo naturale di tali persone coglie nel primo aspetto degli uomini quelle particelle di bontà, di singolarità, di superiorità che possono avere, trascurando tutto il resto volgare, e su quelle costruendo un tipo ideale nel quale pensano d'avere finalmente trovato la perfezione. Sono dei Don Giovanni sinceri, capricciosi e mutevoli, ma piuttosto ingannati che ingannatori. Essi non chiederebbero nulla di meglio che l'affetto eterno; ma non trovano nel mondo imperfetto chi ne sia degno.<ref>Da ''Studi e capricci sui mistici tedeschi'', Casa editrice italiana di A. Quattrini, Firenze, 1912, [https://archive.org/details/Prezzolini/page/93/mode/1up p. 93].</ref>
*C'è nel mondo qualche cosa che non può essere vissuta che a patto d'essere unica a possedere l'animo, d'essere presa per sempre e non affittata per ore, d'essere una sposa e non un'amante. È l'''azione [[Religione|religiosa]]''. (da ''Centivio'', p. 4, 1906)<ref name=Gen>Citato in Sandro Gentili, ''Carteggio di Giovanni Papini, Giuseppe Prezzolini'', in introduzione, Volume 1.</ref>
*Che cos'è [[Giovanni Papini|Papini]]? Non lo so. Alle volte mi pare un [[arcangelo]], gli s'illuminano gli occhi e ci sono riflessi d'oro sui suoi capelli ricciuti, come un'aureola. Alle volte mi pare uno [[gnomo]], storto, maligno, unghioso. (da ''Diario 1900-1941'', p. 29)<ref name=Gen></ref>
*Che peccato che un [[Antonio Gramsci|Gramsci]] si sia trovato nella condizione di sacrificare la sua intelligenza e la sua vita alla creazione della società più triste, più oppressiva, più noiosa, più funerea del mondo, la civiltà comunista. (da ''Ideario'', Corbaccio, Milano, 1993, p. 125)
*Ci sono uomini colti persino tra i [[professori]]. (da ''Saper leggere'', Studio Tesi, 1988)<ref>Anche in ''Ideario''. La citazione è attribuita a [[Benedetto Croce]] nella forma: «Ci sono persone colte persino tra i professori».</ref>
*Colui che giunge alla coscienza della vita spontanea che si manifesta negli spiriti individuali è un [[Misticismo|mistico]]. Sia pure artista, filosofo, uomo di armi, poeta: purché non attribuisca a se stesso la propria creazione, egli è un mistico. (da ''Saggio sulla libertà mistica'', 1907)<ref name=Gen></ref>
*Come tutti i principali collaboratori della ''Voce'', accettai la [[guerra]] come un fatto naturale. Non eravamo guerrafondai, intendi bene. Ma riconoscevamo che la guerra fa parte della vita, essendo la vita lotta e conquista. La [[guerra]], anzi, con le sue regole e i suoi limiti, costituisce un passo avanti rispetto alle lotte barbariche. Il nemico, nella guerra, rappresenta l'ostacolo al raggiungimento di un fine, non una bestia da sgozzare. Perciò permette e anzi favorisce la pietà per il ferito, la compassione per il vinto, una volta che l'ostacolo è superato. Conquistata la trincea, i nemici tornano uomini e fratelli.<ref>Da ''Intervista sulla Destra'', a cura di Claudio Quarantotto, Edizioni del Borghese, Milano, 1978, p. 36.</ref>
*{{NDR|[[Novalis]]}} È un poeta e un filosofo esoterico, da piccoli gruppi e da conventicole, che richiede una iniziazione segreta per essere amato, e il possesso d'un cifrario per esser capito. Egli appartiene alla piccola Eleusi degli eletti da un Dio largitore di impopolarità. Se i librai hanno i suoi volumi in vetrina, e i traduttori cercano di ridurlo nei vari idiomi, pure egli resta sempre inviolato; come l'arco di molte leggende orientali non può appartenere che a chi sa fletterne la muscolosa curva e la vibrante corda, così Novalis ha lasciato la sua parola, ben trincerata e coperta dalla espressione difficile, frammentaria, velata, fatta di accenni, di sottintesi, di parentesi, di sottolineature, soltanto a chi saprà soggiogarla e possederla con l'amore e con la violenza.<ref>Da ''Studi e capricci sui mistici tedeschi'', Casa editrice italiana di A. Quattrini, Firenze, 1912, [https://archive.org/details/Prezzolini/page/87/mode/1up p. 87].</ref>
*Gli uomini politici italiani, in generale, sono mediocri. (citato in [[Rudy de Cadaval]], La Nuova Tribuna Letteraria, Anno XI, n. 64, Padova 2001)
*Gli [[uomo|uomini]] sono una razzaccia. Sono bestiacce cupide, libidinose, avare, senza fede, senza gratitudine, egoiste, nella maggior parte dei casi esseri senza forza di spirito, incapaci di seguire il bene o il male, incerti e pronti a cedere al più forte, senza sentimento di responsabilità, vittime del primo partito che capita. (Da ''Vita di Machiavelli''<ref>Citato in Guglielmo Lo Curzo, ''Prezzolini grande maestro'', ''L'osservatore politico letterario'', anno 29, n° 4, maggio 1983, pp. 33-46; disponibile anche su ''[http://circe.lett.unitn.it/le_riviste/riviste/bibliografia_spe/biblio/locurzo.pdf Circe.lett.unitn.it]''.</ref>)
*{{NDR|[[Giovanni Della Casa]]}} Godè ai suoi tempi di grandissima fama. Il [[Pietro Bembo|Bembo]] ed altri gli rivolsero sonetti di elogio; le sue poesie furono commentate come quelle del [[Francesco Petrarca|Petrarca]]; e il sonetto cinquantanovesimo ottenne persino l'onore di una lezione di [[Torquato Tasso]]. (Citato in prefazione a [[Giovanni Della Casa]], ''Galateo'', p. XLI, Edizioni Studio Tesi)
*Ieri sera venne [[Emilio Cecchi|Cecchi]] mentre si pranzava con [[Scipio Slataper|Slataper]]. Non ti posso ripetere quel che ci ha detto. Non sono soltanto argomenti. Era il modo come parlava, la sua convinzione morale, il suo atteggiamento così serio e grande da tanto tempo. Tutto ''ci fece sentire'' che malgrado la difesa tentata eravamo d'accordo con lui. (da una lettera a [[Giovanni Papini]]; citato in [[Giancarlo Vigorelli]], ''La terrazza dei pensieri'', Immordino Editore, 1967)
*Il concetto di [[Dio]] per me è il concetto dell'essere, ed è l'essere. Noi esistiamo, cambiamo continuamente. L'essere è assoluto, che non cambia. E questo qui, questo, è il concetto di Dio. Esso non ha una realtà fisica, ma è una realtà che agisce.<ref>Dall'intervista di Gino Agnese, [http://digitale.bnc.roma.sbn.it/tecadigitale/giornale/CFI0415092/1981/n.135/3 ''Prezzolini: se mi convertissi mi nasconderei''], ''Il Tempo'', 19 maggio 1981.</ref>
*Il [[conservatorismo|conservatore]] è un freno all'[[utopia]] e agli utopisti, che s'innamorano di cose e di idee mai sperimentate e che, quando si realizzano, si rivelano ben diverse da come se le immaginavano.<ref>Citato in [[Roberto Gervaso]], ''Ve li racconto io'', Milano, Mondadori, 2006, p. 346. ISBN 88-04-54931-9</ref>
*Il mistero della generazione di un nuovo mondo europeo si compie. Forze oscure scaturite dalla profondità dell'essere sono al travaglio ed il parto avviene tra riti mostruosi di sangue e gemiti che fanno fremere. Noi non guarderemo soltanto al dolore. Salute al nuovo mondo! (da ''Facciamo la guerra'', ''La Voce'', 26 agosto 1914)
*Il soldato italiano non ha molte qualità militari; salvo lo slancio nell'attacco, purché abbia capi che paghino di persona e inspirino fiducia. Allora lo si porta dove si vuole. Manca però di voglia di lavorare, non ha molta precisione, né amor patrio, poca disciplina, debole senso del dovere... In compenso questi difetti, gravi per una guerra come la presente, ha in dose enorme una qualità grandissima, ed è la capacità di soffrire e di sopportare, fino ad un grado che rasenta l'inverosimile. Perché un soldato italiano si rivolti occorre che ogni limite umano sia sorpassato. (da ''Dopo Caporetto'', Roma, 1919, p. 23-24)
*In [[Italia]] non esiste [[Giustizia e ingiustizia|giustizia]] distributiva. Ne tiene le veci l'[[Giustizia e ingiustizia|ingiustizia]] distribuita. Per cinque anni il Sindaco (oppure il Deputato, il Prefetto, il Ministro) del partito rosso perseguita gli uomini del partito nero e distribuisce cariche o stipendi agli uomini del partito rosso, il Sindaco del partito nero fa tutto il rovescio dell' altro; distribuisce cariche e stipendi agli uomini del partito nero e perseguita gli uomini del partito rosso. Così l'ingiustizia rotativa tiene luogo della giustizia permanente. (citato in ''Corriere della sera'', 17 settembre 2007)
*[...] in quei sei anni mi trovai molto bene con la popolazione meridionale di [[Vietri sul Mare|Vietri]] che scoprii, contro l'opinione di molti connazionali sul Mezzogiorno, pulita, laboriosa (quando la gente trovava lavoro) onesta e gentile. È un certificato che vale soprattutto per il fatto che ora non ci abito più e ne son distante più di cinquecento chilometri e potrei sfogarmi a strillare ai quattro cantoni (dove trovassi chi fosse disposto a darmi retta) tutte le querimonie e tutte le rabbie che avessi in corpo. Invece no. Passai sei anni dei migliori della mia vita, e non dico che questo fosse dovuto tutto alla brava gente di Vietri, ma insomma essi non mi disturbarono, anzi fecero il possibile perché mi trovassi bene e se non fecero di più fu perché erano, in generale, assai poveri e io non li sollecitai mai, sicché non potendo far altro per mostrarmi almeno tanta simpatia quanta io ne avevo per loro stessi, per il loro mare, per il loro paesaggio, per il loro cielo mi fecero dono della cittadinanza con una cerimonia che ebbe il merito di essere rapida, semplice e cordiale. Dopo di che continuai sul mio binario. (dalla prefazione a Domenico Apicella, ''I ritte antiche ovvero I proverbi napoletani, {{small|raccolti con la traduzione in Italiano e con la Grammatica Napoletana, seconda edizione ampliata e corretta}}, prefazione di Giuseppe Prezzolini'', {{sic|Ed.}} IL Castello, Cava dei Tirreni (Salerno), 1972<sup>2</sup>, pp. 7-8.
*Islandesi, svizzeri, inglesi, americani sono nati democratici. Noi autoritari e faziosi. Che l'[[italia]]no sia un popolo democratico è un'assurdità in cui possono credere solo dei professori di scienze politiche. Forse non sono stato fascista perché ero troppo poco italiano.<ref>Citato in [[Giorgio Bocca]], ''Il filo nero'', Arnoldo Mondadori editore, Milano, 1995, cap. 1, p. 10.</ref>
*L'inverno del 1858-59, quando [[Nathaniel Hawthorne]] decise di fare un viaggio in Italia con la moglie, due figlie ed un figlio, fu straordinariamente rigido; tanto che arrivato in [[Piazza San Pietro]] gli venne fatto di scivolare sopra il ghiaccio che s'era formato intorno alle celebri fontane; e chi è pratico di Roma sa quanto rara sia una simile avventura.<br>Pareva che l'Italia si volesse vendicare dell'uomo che, sebbene scrittore celebre nel suo paese per due opere capitali e popolari di romantica ispirazione, veniva da noi carico di pregiudizi comuni. «Ecco il sole d'Italia, ecco Roma geniale» egli esclama con ironia. Un tremendo raffreddore l'aveva colpito in viaggio e come se non bastasse, non trovò per due o tre giorni, che un albergo freddo e inospitale. Più tardi tutto intirizzito davanti al mal riscaldante focolare del Palazzo Lazzaroni continuerà a lamentarsi per settimane delle tetre viuzze di Roma chiuse fra {{sic|casaccie}} mal intonacate del pane stantio, del vino acido, del burro rancido, dell'acciottolato che rovinava i piedi, del prezzo incredibile della vita, dei mendicanti e dei tagliaborse, delle rovine poco romantiche tra le quali pende il bucato – meno romantiche di quelle inglesi – dei soldati francesi, dei frati e dei preti di ogni categoria, – queste maledizioni d'Italia! – della popolazione mal vestita e dei sigari pestilenziali, delle zanzare più grosse di quelle d'America, delle pulci dalle quali non v'è modo di liberarsi, dell'aria ostile malarica e delle folle italiane curiose e rumorose – si dicon all'Incisa più parole in un'ora che in un villaggio del New England in una settimana – e della sporcizia nauseante dei villaggi e delle persone [...].<ref>Da ''[https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1950-09_450/page/69/mode/1up Gli Hawthorne a Roma]'', in ''Nuova Antologia di lettere, scienze ed arti'', fascicolo 1797, settembre 1950, p. 60.</ref>
*La [[verità]] è sempre la correzione di un errore, e quindi l'errore fa parte della verità. (da ''Filosofia del nulla'', ''Gazzetta Ticinese'', 13 dicembre 1980; citato in Gino Ruozzi, ''Scrittori italiani di aforismi'', Mondadori)
*Le [[Donna|donne]] commettono dei particolari reati per la loro fragilità, ma tenendo conto di questa fragilità femminile, i giudici maschi sono di solito tolleranti con loro. E dunque stiano buone. (citato in [[Rudy de Cadaval]], La Nuova Tribuna Letteraria, Anno XI, n. 64, Padova 2001)
*L'[[irreligiosità]] moderna è una nuova freschezza di spirito, un atto morale, una liberazione. L'irreligiosità è una difficoltà, un carico, un obbligo, un dovere maggiore. In questo senso ci rende nobili. È l'emulazione con la virtù passata. Noi, irreligiosi, possiamo e dobbiamo essere da tanto quanto gli uomini passati, religiosi. Anzi di più; o meglio: altrimenti. (da ''Punti, spunti, appunti per le "Parole d'un uomo moderno"'', ''La Voce'', 15 maggio 1915; ora in ''Il meglio di Prezzolini'', Longanesi)
*Lei {{NDR|[[Ennio Flaiano]]}} continua a osservare il mondo con la stessa curiosità del primo giorno, anche se l'esperienza gli ha appreso che non c'è da farsi illusioni. (da ''Saper leggere'', Studio Tesi, 1988, p. XVI)
*Mi tenne lontano da lui {{NDR|[[Dino Campana]]}}, un certo suo modo di fare strano (che più tardi prese forma precisa di follia) e anche la convinzione, che non mi perito di confessare, che i suoi meriti poetici fossero allora e siano ora esagerati. Temo che il pittoresco della sua vita sia stato confuso col poetico della sua opera. (citato da [[Enrico Falqui]] in ''La Fiera Letteraria'', 23 febbraio 1967)
*Ogni verità che scopriamo, altrettanti enigmi di più da risolvere. Ogni scoperta migliaia di problemi. Ogni scoperta, superiore ignoranza. (da ''Filosofia del nulla'')
*Quando mi domandano che cosa mi ha colpito di più nel mio ritorno in Italia, rispondo senza esitazione: [[Giovanni Papini|Papini]]. Papini è la cosa più grande che ci ho trovato. (da ''L'italiano inutile'', Rusconi, Milano, 1994)
*Se [[Antonio Gramsci|Gramsci]] avesse letto con attenzione Machiavelli non ne avrebbe fatto un apostolo della classe contadina. È un elogio di schiavi ingenui, non di popolo politico. (da ''Prezzolini alla finestra'', Pan, Milano, 1977, p. 167)
*Scrivere [[aforisma|aforismi]] è da gran signore; un gran signore regala bottiglie di vino pregiato; un villano regala una botte di vino mediocre. (da ''Ideario'', Ponte alle Grazie)
*Se lo scopo di un partito è diffondere un'idea, il partito liberale lo ha raggiunto: ed appunto per questo è morto. (citato in [[Leo Longanesi]], ''In piedi e seduto'', Longanesi, 1968)
*Se io viaggiai in terza classe per molti anni non lo facevo per gusto di povertà. Lo facevo perché convinto che era pericoloso prendere l'abitudine della prima classe e del lusso. (da ''L'italiano inutile''))<ref name=San>citato in Sandro Gentili, ''Carteggio di Giovanni Papini, Giuseppe Prezzolini'', p. 8, Volume 1.</ref>
*Vi è [...] da notare sul [[sessualità|fattore sessuale]] [...] Gli scrittori son andati tanto in là nell'analizzarlo da rendere a volte ciò che è noioso ed osceno, freddamente scientifico, o tutt'al più ironico. Gli autori presentano questa realtà con occhio tanto penetrante che il loro punto di vista si è completamente obbiettivato e mentre paiono darle importanza, in verità la allontanano da noi, come un oggetto veduto al microscopio perde attrattiva perché difetti e imperfezioni invisibili ad occhio nudo, si vedono ora chiaramente. Se guardiamo da vicino la pelle di una bella donna, tutto ciò che vediamo sono dei piccoli pori, non certo attraenti, coperti da stille di sudore. (da ''I narratori. L'enciclopedia della vita'', in ''L'Italia finisce: ecco quel che resta'', traduzione dall'inglese di Emma Detti, Rusconi Libri, Milano, 1994, pp. 70-71)
*Vicino a Vietri c'è una piccola città ottocentesca che si chiama [[Cava de' Tirreni|Cava dei Tirreni]]. È molto «distinta» e carina, quasi come una vecchia zia decaduta che abbia conservato certe antiche maniere. Ora la stanno circondando di fabbriche e di casoni moderni con le facciate aggravate da balconi portasaponi, ma il centro rimane modesto, ritirato, sommesso, sotto pedale insomma e, nello stesso tempo, tanto «per bene». Ci son persino dei portici, di venti fogge diverse un po' malandati e sbilenchi, ma sembran ricordare che un tempo ci si faceva «il passeggio». (dalla prefazione a ''I ritte antiche'', p. 8.)
==''Amici''==
*Gli italiani in generale stimano [[Luigi Einaudi|Einaudi]] perché sentono in lui qualche cosa di diverso, anzi di opposto, a quelle che sono le qualità tipiche dell'italiano. (p. 29)
*Luigi Einaudi è {{sic|riescito}} a fare in pochi anni {{sic|a traverso}} il ''Corriere della Sera'' quello che le diciannove università del Regno non erano {{sic|riescite}} a compiere in cinquant'anni di vita nazionale: fare leggere ragionamenti appoggiati da cifre e cifre illustrate da ragionamenti. (p. 30)
*[...] l'ironia degli economisti è stata sempre di carattere moralistico. Non è ironia dissolvente, sconfortata o negatrice. L'ironia degli economisti ha basi ed effetti moralizzatori. È la sferza del pedagogo. Serve a richiamare alla realtà gli interessati e gli uomini in preda ai pregiudizi. (p. 31)
*[...] la prosa di [[Piero Jahier|Jahier]] presenta una ritmicità, un sobbalzare regolare di accenti, un chiudersi ed aprirsi di pause, un ripetersi di finali, che si avvicina e spesso diventa addirittura poesia. Dentro a questa prosa non è indifferente sentire che si muove una immaginazione calda, un sentimento cupo e profondo, un'acerbità di sensi. (p. 53)
*''Con me e con gli alpini'' è un libro d'amore per il popolo e di critica della sua classe dirigente. Il Jahier protestante, nel senso di dovere, c'è ancora tutto, a contrasto con i leggeri, i deboli, i finti, i potenti; a contrasto con i poveri, i semplici, gli umili. Il popolo italiano, i suoi dialetti, le sue qualità, i suoi mille lavori, le sue fatiche e gli stenti, sono rievocati e studiati con animo caldo e inneggiante. L'onore di Italia è lì, in basso, e non in alto; lì la sua forza e la sua resistenza, la speranza per l'indomani, la certezza dell'avvenire. (p. 55-56)
*Jahier non ha fretta. Nessuna necessità materiale o solletico di gloria ha potuto smuoverlo dalla sua linea. Non ha mai potuto prendere un impegno regolare, una «fornitura» di poesia o di prosa a quotidiani e a riviste che lo richiedevano. (pp. 57-58)
*Secondo il Bollettino del Ministero della Pubblica Istruzione, [[Giuseppe Lombardo Radice|Giuseppe {{sic|Lombardo-Radice}}]] insegna pedagogia nella R. Università di Catania; secondo l'Annuario della vita italiana, egli insegna pedagogia in tutta l'Italia, e i suoi discepoli sono tante centinaia che non starebbero in nessuna aula, per quanto magna, dei nostri Istituti di studi superiori. Lombardo Radice insegna; non fa che insegnare; sembra nato per insegnare; ha insegnato ed insegna a tutti noi; credo che abbia cominciato ad insegnare appena cominciò ad imparare; e ci insegnerà come si insegna, ancora molti, tantissimi anni, quanti vivrà e gli auguriamo di vivere. (p. 63)
*{{NDR|Giuseppe Lombardo Radice}} Tutta la sua pedagogia è fondata sull'idealismo come quella del [[Giovanni Gentile|Gentile]], ma ha un procedimento che sembra proprio l'opposto, perché quella del Gentile parte dalla vita per arrivare ai concetti, quella di Lombardo si fonda sui concetti ma intende giungere alla vita e sembra domandarsi: ma, insomma, che cosa è questa libertà dello spirito che ci siamo conquistati e ci stiamo continuamente conquistando, se non significa nel mondo concreto questa e quella riforma, come sarebbe l'abolizione del componimento, il sentire la punizione come un semplice mezzo di richiamo della coscienza a se stessa, la rottura di mille pregiudizi, di mille classificazioni, di mille meccanismi, e in fine il fare scorrere quanto più libero, creativo, naturale lo spirito del fanciullo, anzi dell'uomo? senza pregiudiziale d'età, di classe, di metodo? (pp. 67-68)
*Il [[Alfredo Panzini|Panzini]] è tutto l'opposto di un pensatore. Non c'è virilità, non c'è scelta, non c'è pensiero che regga sopra se stesso e si crei. Di fronte ai problemi più ovvi e più vecchi egli si impaurisce ed oscilla. Va da un lato all'altro, guardando, e come volesse sempre sfuggire l'estreme conseguenze, ritorna al lato da cui era partito, per poi di nuovo fuggirlo. Non c'è decisione, non c'è nettezza. Non osa come i pensatori sicuri. Ma in questa sua torturante vicenda – che lo fa soffrire e stancare – sta un segreto della sua arte, giacché proprio in quell'oscillare, come di gocciola purissima attaccata a un filo di telegrafo, che si avvia al suo destino tremando e nello stesso tempo rifrange in bei colori la luce che la trapassa, proprio in quell'oscillare egli ha modo di mostrare la sua grazia e la sua umanità sensibile. L'arte non è fatta di acciaio e il pensiero è asta di durissimo acciaio. (p. 87)
*L'arte non è decisione e nel Panzini è proprio indecisione fremente, concupiscente, debole, femminea. Le sue riflessioni non urtano, non costringono alla disciplina, ma carezzano anche quando vogliono essere severe, ma solleticano anche quando voglion sferzare. E se non si esce dalla sua lettura soddisfatti, se ne esce sempre con una grande simpatia per l'autore. (pp. 87-88)
*È sempre il caso di scrivere qualcosa intorno a [[Giovanni Papini|Papini]]. Più si cerca di definirlo e di caratterizzarlo, più sembra che egli si sforzi di sfuggirci e di creare un nuovo Papini che ci costringa a mutar di giudizio. (p. 99)
*Di persona Papini è come certa specie di pere, brutte a vedersi e dolci a mangiarsi. A prima vista non piace. I suoi lineamenti sono irregolari. La bocca è troppo grande, la mascella troppo sporgente, i denti troppo in fuori, il naso troppo schiacciato, il colore troppo pallido, spesso terreo. Troppo lungo di corpo, cammina come uno scheletro da commedia, tutto storto e dinoccolato. (p. 101)
*Papini è principalmente un artista ma di un carattere suo speciale: un artista delle idee. Il suo mondo di colori e di forme (il mondo esterno) si è presentato a lui forse un po' tardi e se ne eccettui alcuni pochi brani, il resto è opera di talento e di scienza letteraria e diciamolo pure, accademica, più che di lirico. (p. 112)
*In [[Gaetano Salvemini|Salvemini]] parla spesso l'uomo del popolo, e sul popolo egli attira la nostra attenzione e le nostre speranze per il rinnovamento del paese. Le sue idee per il Mezzogiorno si concentrano soprattutto nel chiedere che il popolo venga lasciato a se stesso, senza corruzione elettorale, senza tortura e oppressione fiscale, senza protezionismo che lo rende schiavo del settentrione, senza l'intromissione di cattivi impiegati. Ma oltre questi mali, che dipendono dal governo di Roma, egli dipinge il male della piccola borghesia meridionale, loquace, oziosa, litigiosa, oppressiva, usuraia, proprio l'opposto del popolo paziente e lavoratore; la classe che, per non lavorare manualmente o nel commercio, per spagnolesca alterigia, invade l'Università di Napoli alla ricerca di un diploma per entrare nei pubblici impieghi. (p. 126)
*Forse, come tutti i profeti, tocca a Salvemini la sorpresa di non veder bene il presente. L'idea è quasi sempre giusta, i mezzi sono a lui quasi sempre sbagliati. Ottimo uomo di battaglia, non lo si vede al governo. Critico felice, sebbene talvolta troppo acerbo, è spesso inabile per troppa schiettezza e per il desiderio di non volere essere mai sospettato di un'ambizione o di un calcolo. Non è un temperamento politico, e tanto meno poi in un ambiente come il nostro. (p. 129)
*[[Scipio Slataper]] è, anzitutto, l'autentico e rappresentativo figlio di Trieste, fusione di razze diverse nel crogiolo della {{sic|coltura}} italiana. Guardatelo: alto, biondo, coi pomelli un poco sporgenti, e gli occhi azzurri, si vede subito il discendente di una razza slava (ma da parte di madre era italianissimo, veneto). (p. 136)
*Slataper era vergine, Dico in tutti i sensi, salvo che in quello imbecille. Era vergine con piena coscienza del valore della sua verginità e purezza, e senza nessun velo di ciò che potesse essere – ciò che si chiama non essere vergini. Questa grande purezza cosciente ed orgogliosa di sé, meriterebbe un'analisi più minuta di quel che io posso fare. Però dico che quella e soltanto quella spiega la deliziosa finezza di certe leggende per bimbi, che egli ha scritto. (p. 137)
*{{NDR|[[Ardengo Soffici]]}} Autodidatta, vagabondo spirituale, gentiluomo in eterna crisi di spirito, col suo taccuino d'impressioni in mano, semplice anche nelle sue complicazioni, si è conciliato la simpatia di tutti, persino di quelli che ha maltrattato. (p. 140)
*{{NDR|Ardengo Soffici}} La sua figura ci è ben nota. Autodidatta, vagabondo spirituale, gentiluomo in eterna crisi di spirito, col suo taccuino d'impressioni in mano, semplice anche nelle sue complicazioni, si è conciliato la simpatia di tutti, persino di quelli che ha maltrattato. Nei suoi trascorsi e nelle sue impudicizie letterarie, è stato sempre d'un equilibrio straordinario e la sua schiettezza toscana, la sua probità d'artista, la sua visione limpidissima gli hanno accaparrato la simpatia anche dei vecchi, restii alla sua smania di innovare ad ogni costo la prosa italiana, contro la quale nessun altro scrittore ha mai dato di piglio con l'ascia rivoluzionaria, addentando fino al midollo il suo tronco secolare, come lui nei suoi illeggibili ''Chimismi lirici''. (p. 146)
*Il [[Cattolicesimo|cattolicismo]] o il [[militarismo]], con la loro formalità precisa, con le loro gerarchie, con l'assenza di pensiero, con il senso protettivo paterno che danno agli spiriti stanchi o impauriti, sono la naturale calamita di tutti gli sbandati spirituali che ad una certa età si convincono che la vita sociale non può essere una baldoria di istinti e di arbitrî personali, ma abbisogna di una regola e di un vincolo. (p. 156)
==''Codice della vita italiana''==
===Capitolo I – Dei furbi e dei fessi===
*I cittadini italiani si dividono in due categorie: i furbi e i fessi.
*Non c'è una definizione di fesso. Però: se uno paga il biglietto intero in ferrovia; non entra ''gratis'' a teatro; non ha un commendatore zio, amico della moglie e potente sulla magistratura, nella pubblica istruzione, ecc.; non è massone o gesuita; dichiara all'agente delle imposte il suo vero reddito; mantiene la parola data anche a costo di perderci, ecc. – questi è un fesso.
*I furbi non usano mai parole chiare. I fessi qualche volta.
*Non bisogna confondere il furbo con l'intelligente. L'intelligente è spesso un fesso anche lui.
*Il furbo è sempre in un posto che si è meritato non per le sue capacità, ma per la sua abilità a fingere di averle.
*Colui che sa è un fesso. Colui che riesce senza sapere è un furbo.
*Segni distintivi del furbo: pelliccia, automobile, teatro, restaurant, donne.
*I fessi hanno dei principi. I furbi soltanto dei fini.
*[[Dovere]]: è quella parola che si trova nelle orazioni solenni dei furbi quando vogliono che i fessi marcino per loro.
*L'[[Italia]] va avanti perché ci sono i fessi. I fessi lavorano, pagano, crepano. Chi fa la figura di mandare avanti l'Italia sono i furbi che non fanno nulla, spendono e se la godono.
*Il fesso, in generale, è stupido. Se non fosse stupido, avrebbe cacciato via i furbi da parecchio tempo.
*Il fesso, in generale, è incolto per stupidaggine. Se non fosse stupido, capirebbe il valore della cultura per cacciare i furbi.
*Ci sono fessi intelligenti e colti, che vorrebbero mandare via i furbi. Ma non possono: 1) perché sono fessi; 2) perché gli altri fessi sono stupidi e incolti, e non li capiscono.
*Per andare avanti ci sono due sistemi. Uno è buono, ma l'altro è migliore. Il primo è leccare i furbi. Ma riesce meglio il secondo che consiste nel far loro paura: 1) perché non c'è furbo che non abbia qualche marachella da nascondere; 2) perché non c'è furbo che non preferisca il quieto vivere alla lotta, e l'associazione con altri briganti alla guerra contro questi.
*Il fesso si interessa al problema della produzione della ricchezza. Il furbo sopratutto a quello della distribuzione.
*L'Italiano ha un tale culto per la furbizia, che arriva persino all'ammirazione di chi se ne serve a suo danno. Il furbo è in alto in Italia non soltanto per la propria furbizia, ma per la reverenza che l'italiano in generale ha della furbizia stessa, alla quale principalmente fa appello per la riscossa e per la vendetta. Nella famiglia, nella scuola, nelle carriere, l'esempio e la dottrina corrente – che non si trova nei libri – insegnano i sistemi della furbizia. La vittima si lamenta della furbizia che l'ha colpita, ma in cuor suo si ripromette di imparare la lezione per un'altra occasione. La diffidenza degli umili che si riscontra in quasi tutta l'Italia, è appunto l'effetto di un secolare dominio dei furbi, contro i quali la corbelleria dei più si è andata corazzando di una corteccia di silenzio e di ottuso sospetto, non sufficiente, però, a porli al riparo delle sempre nuove scaltrezze di quelli.
===Capitolo II – Della Giustizia===
*Non è vero, in modo assoluto, che in Italia, non esista giustizia. È invece vero che non bisogna chiederla al giudice, bensì al deputato, al Ministro, al giornalista, all'avvocato influente ecc. La cosa si può trovare: l'indirizzo è sbagliato.
*In Italia non si può ottenere nulla per le vie legali, nemmeno le cose legali. Anche queste si hanno per via illecita: favore, raccomandazione, pressione, ricatto ecc.
===Capitolo III – Del Governo e della Monarchia===
*L'Italia non è democratica né aristocratica. È anarchica.
*Tutto il male dell'[[Italia]] viene dall'[[anarchia]]. Ma anche tutto il bene.
*In Italia contro l'arbitrio che viene dall'alto non si è trovato altro rimedio che la disobbedienza che viene dal basso.
*In Italia il Governo non comanda. In generale in Italia nessuno comanda, ma tutti si impongono.
*Per le cose grosse non si cade mai, per quelle piccine spesso.
*L'autorità del grado non conta. L'italiano non si inchina davanti al berretto. Nulla lo indispone più dell'[[uniforme]]. Ma obbedisce al prestigio personale ed alla capacità di interessare sentimentalmente o materialmente la folla.
*L'uomo politico in Italia è uomo [[avvocato]]. Il dire niente in molte parole è stata sempre la prima qualità degli uomini politici; che se hanno sommato il dire niente al parlare fiorito, hanno raggiunto la perfezione.
===Capitolo IV – Della geografia politica===
*L'Italia si divide in due parti: una europea che arriva all'incirca a Roma, e una africana o balcanica, che va da Roma in giù. L'Italia africana o balcanica è la colonia dell'Italia Europea.
===Capitolo V – Della famiglia===
*In Italia l'uomo è sempre poligamo. La donna è poliandra. (Quando può.)
*La famiglia è la proprietà del capo di famiglia. La moglie è un oggetto di proprietà. Se abbandona si può uccidere. Viceversa non è ammesso che possa uccidere, se la si abbandona.
*La [[moglie]] ha la sua posizione sociale segnata fra la serva e l'amante. Un po' più in su della serva e un po' più giù dell'amante. Fa le giornate da serva e le notti da amante.
===Capitolo VI – Delle leggi===
*Tutto ciò che è proibito per ragioni pubbliche si può fare quando non osta un interesse privato. Nei vagoni dove è [[proibizione|proibito]] fumare tutti fumano finché uno non protesta.
*In Italia nulla è stabile fuorché il provvisorio.
===Capitolo VIII – Dell'ideale===
*C'è un ideale assai diffuso in Italia: guadagnar molto faticando poco. Quando questo è irrealizzabile, subentra un sottoideale: guadagnar poco faticando meno.
*La [[scuola]] è fatta per avere il diploma. E il diploma? Il diploma è fatto per avere il posto. E il posto? Il posto è fatto per guadagnare. E guadagnare? È fatto per [[mangiare]]. Non c'è che il mangiare che abbia fine a se stesso, sia cioè un ideale. Salvo in coloro, in cui ha per fine il bere.
===Capitolo X – Della proprietà collettiva===
*La roba di tutti (uffici, mobili dei medesimi, vagoni, biblioteche, giardini, musei, tempo pagato per lavorare, ecc.) è roba di nessuno.
===Capitolo XI – Dell'Italia e degli Italiani===
*L'Italia non è il giardino del mondo. L'Italia è un paese naturalmente povero, senza carbone, con poco ferro, molto scoglio, per tre quarti malarico e troppo popoloso. Esso dipende e dipenderà sempre economicamente dagli stranieri. L'[[indipendenza]] dell'Italia è il mito più infondato e dannoso che un italiano possa nutrire. C'è una sola consolazione: che nessun paese è economicamente indipendente.
*L'italiano è un popolo che si fa guidare da imbecilli i quali hanno fama di essere machiavellici, riuscendo così ad aggiungere al danno la beffa, ossia l'insuccesso alla disistima, per il loro paese. Da molti anni il programma degli uomini che fanno la politica estera sembra riassumersi in questo: mani vuote, ma sporche.
*I veri italiani sono pochissimi. La maggior parte di coloro che si fanno passare per italiani, sono in realtà piemontesi, toscani, veneti, siciliani, abruzzesi, calabresi, pugliesi e via dicendo. Appena fuori d'Italia, l'italiano torna ad essere quello che è: piemontese, toscano veneto ecc. L'italiano sarà un prodotto dell'Italia, mentre l'Italia doveva essere un prodotto degli italiani.
*La [[storia d'Italia]] è storia di Spagna e di Francia, d'Allemagna e di Austria, e in fondo, storia di Europa. Lo sforzo degli storici per creare una storia d'Italia dimostra come si possa spendere molto ingegno per una causa poco ingegnosa, come accade a quei capitani che si fanno valorosamente ammazzare per una causa infame. (2003, [https://books.google.it/books?id=nQVtIsx9cSgC&newbks=1&newbks_redir=0&lpg=PA46&dq=&pg=PA46#v=onepage&q&f=false p. 46, § 54])
*L'Italiano è di tanto inferiore al giudizio che porta di se stesso di quanto è superiore al giudizio che ne danno gli stranieri. Le sue qualità migliori sono le ignorate e i suoi difetti peggiori sono i pubblicati da tutta la fama.
*La famiglia è l'unico aggregato sociale solido in Italia. Il comune è l'unico organismo politico sentito in Italia. Tutto il resto è sentimento generico di classi intellettuali, come la patria; o astrattismo burocratico, come la provincia; o mito vago, che nasconde spinte economiche molto ristrette ed egoistiche, come l'internazionale.
*Tutto è in ritardo in [[Italia]], quando si tratta di iniziare un [[lavoro]]. Tutto è in anticipo quando si tratta di smetterlo.
*Il [[tempo]] è la cosa che più abbonda in Italia, visto lo spreco che se ne fa.
===Capitolo XII – Senza titolo riassuntivo indispensabile===
*L'Italia è una speranza storica che si va facendo realtà.
==''Il Cattolicismo rosso''==
*Il [[cattolicesimo]] è stato il capolavoro dell'Italia, perché ha conservato il germe cristiano, che è negazione dello Stato, in una forma adatta alla realtà del mondo. Il cristianesimo, del resto, neanche i protestanti han potuto applicarlo in modo integrale. Il cristianesimo predica il perdono dei delitti, l'amore del nemico, la fraternità, l'eguaglianza, la pace universale, il possesso comune dei beni: questi sono i concetti di Cristo e con essi non si governa uno Stato.
*Il [[Alfred Loisy|Loisy]], come in generale tutti i neo-cattolici, accentua il lato umano di Cristo, dicendo che per dogma è tanto uomo quanto Dio, ed accentua pure il lato umano della rivelazione. (p. 149)
*Il [[Romolo Murri|Murri]], educato nel tomismo dei Seminari, vi è rimasto così affezionato da non credere possibile per il Cattolicismo un'altra filosofia, ed ha replicatamente fatte obiezioni alla filosofia della immanenza, ricevendo per ciò lodi e congratulazioni da altissimi personaggi. La filosofia dell'immanenza non gli sembra sufficientemente adatta alle menti moderne per convincerle, e quella sua mancanza di solidità intellettuale gli par che conduca a un relativismo capace di suggerire l'utilità del credere, non una credenza. (p. 183)
*Il sistema del Loisy ha il dono [...] d'essere il più radicale di tutti. La sua critica non soltanto accetta i resultati di quella non cristiana e di quella protestante, ma li supera. Si sa che alcuni protestanti non han fatto che riprendere certe tesi del Loisy. Non è una critica di concessioni e di mezze vie: è critica senz'altro, come la potrebbe fare un professore laico di filologia sopra un qualunque poco interessante poema di una qualsiasi letteratura. Nessun pregiudizio porta seco il critico: egli dimentica di essere prete e perfino di essere cattolico e cristiano. Non si preoccupa della tradizione che si è svolta sotto influenze dogmatiche. Non si preoccupa delle autorità, che non hanno a che fare con la critica. Non si preoccupa del pubblico, né dello scandalo, per quanto non lo cerchi. Ardito? Ma che ardito! semplicemente – esatto. (p. 232)
==''Manifesto dei conservatori''==
*Evidentemente un conservatore è ''uno che vuol conservare'' qualche cosa. Ma pochi si accorgono che per poter conservare qualche cosa, bisogna che un individuo, una classe o un popolo siano anche in possesso di qualche cosa. Ecco un primo punto, proveniente dalla logica del termine stesso, che per avere realtà richiede la necessità di un possesso. Di qui deriva l'impossibilità di una propaganda conservatrice se non a gente che possieda qualche cosa e la senta propria. (cap. 1; 1972, p. 13; 1995, p. 7)
*Uno dei più gravi pregiudizi contro la destra in Italia è quello del timore che una vittoria di questa rappresenti un ritorno al ''[[fascismo]]''.<br />Mentre è giusto che la destra pretenda, nel campo intellettuale e universitario, che il ventennio fascista venga studiato senza prevenzioni come un periodo della storia degli italiani, ai cui fasti e nefasti la maggioranza di essi prese parte e responsabilità, sarebbe sbagliato e pericoloso per la destra qualunque atto o manifestazione che potesse giustificare il pregiudizio generale contro il fascismo che ha giovato tanto ai comunisti.<br />Sono passati trent'anni dalla caduta del fascismo, e in questi anni il mondo è cambiato assai. Molte situazioni sono addirittura rovesciate. Il comunismo stesso ha sentito il bisogno di modificarsi e di assumere in Italia e in altri Paesi una maschera di indipendenza nazionale. Ci sono nuovi problemi e nuove leve di giovani. ''Sono seccati'' di sentir ancora giudicare le persone e le soluzioni ''secondo la distinzione di fascismo e antifascismo''. (cap. 4; 1972, p. 44; 1995, p. 31)
*Il Vero Conservatore ha rispetto piuttosto per il tempo che per lo spazio, e tiene conto della qualità piuttosto che della quantità. Non disprezza le cognizioni, ma sa che non hanno valore senza principi. Sa andare all'indietro perché, per andare avanti, bisogna qualche volta arretrare per rendere meglio la spinta. (cap. 5, 1; 1972, p. 47; 1995, p. 32)
*Prima di tutto il V.C. si guarderà bene dal confondersi con i ''reazionari'', i ''retrogradi'', i ''tradizionalisti'', i ''nostalgici''; perché il V.C. intende «continuare mantenendo», e non tornare indietro e rifare ''esperienze fallite''. Il V.C. sa che a ''problemi nuovi'' occorrono ''risposte nuove'', ispirate a principii permanenti. (cap. 5, 2; 1972, p. 47; 1995, p. 32)
*Il conservatore non è contrario alle ''novità'' perché ''nuove''; ma non scambia l'''ignoranza'' degli innovatori per ''novità''. (cap. 5, 4; 1972, p. 48; 1995, p. 32)
*L'attività pubblica della "[[La Voce (periodico)|Voce]]", che diretta da me incominciò a pubblicarsi alla fine del dicembre 1908 in Firenze, consisté essenzialmente nel tentativo di ''influire intellettualmente e moralmente sugli avvenimenti politici, senza prender parte a quella combinazione di cupidigie (interessi e ambizioni) di cui è fatta la politica''. (''La Voce e la sua democrazia'', 2003, p. 97)
==''Storia tascabile della letteratura italiana''==
*Alcuni autori hanno fatto uso del dialetto, come [[Pier Paolo Pasolini]], allo scopo di esprimere la vita d'una classe di diseredati della periferia di Roma, ma con effetti più luridi che veristi.
*{{NDR|[[Giovanni Boccaccio]]}} Contiene l'ammaestramento a usare l'intelligenza contro la fortuna, a saper cogliere l'occasione e a comportarsi audacemente, perché è meglio correre dei rischi che affondar nell'inerzia.
*"[[I promessi sposi]]", che han la fama esteriore di "romanzo storico", ma il cui centro artistico è una storia dell'uomo vista con una profonda calma e saggezza, eguagliata soltanto da quella di Goethe.
*Il Tasso piacerà sempre più alle anime romantiche, mentre l'Ariosto sarà sempre più ammirato dagli spiriti classici.
*L'anima del Leopardi era nobilissima, delicatissima, quella d'una creatura angelica, straboccante di desiderio d'amore e di amicizia.
*{{NDR|[[Orsola Nemi]]}} La delicatezza, il pudore, la sensibilità in persona.
*{{NDR|[[Francesco Petrarca]]}} La sua "capacità di introspezione" lo rende romantico e moderno.
*{{NDR|Riferendosi a [[Dante Alighieri]]}} Soltanto l'artista universale, il moralista intransigente attirano il lettore moderno, meravigliato che ci sia stato al mondo un carattere così potente.
==''Uomini 22 e città 3''==
*[[Charles-Louis Philippe|{{sic|Charles Louis}} Philippe]] aveva una di quelle figure molto solite tra letterati francesi. Era un uomo di mezza età, tarchiato e di vigor fattoresco, grassoccio, colla barbetta a pizzo, biondo, gli occhi grandi azzurri e buoni ma senza scintilla, coperti del pince-nez: una fisonomia di brav'uomo, di buon uomo, che ha sofferto e che simpatizza con chi soffre; ma non una fisonomia geniale. Ed è così l'opera sua e il suo carattere tutto, come il volto e la calligrafia. (p. 194)
*Nella [[Marguerite Audoux|Audoux]], questo piccolo, ma sincero rivolo di poesia umile, è diventato il dolciastro filo di liquor zuccherino che bea i palati delle signorine. (p. 198)
*{{sic|Charles Louis}} Philippe non sarà mai [...] celebre, perché le oleografie saranno sempre più care alla moltitudine della severa arte. (p. 199)
==Citazioni su Giuseppe Prezzolini==
*Diceva Prezzolini che la democrazia è la parificazione degli sporcaccioni con i galantuomini, e che le donne quando hanno le mestruazioni sono pericolose per l'ambiente dove lavorano, ufficio o fabbrica o (se sono parlamentari) il [[Parlamento]]. ([[Rudy de Cadaval]])
*Diceva Prezzolini che fin quando non vi si fosse imparato a ridere della massoneria, invece di temerla, L'Italia non sarebbe stata nazione rispettabile. ([[Piero Buscaroli]])
*Hai novant'anni e vivi e scrivi come se ne avessi quaranta o cinquanta. Nessuno, in Italia, come te. sei un prosatore eccellente come al tempo felice della ''Voce'' (le lettere agli amici!) e, più tardi, dei tuoi capolavori: ''L'italiano inutile'' e ''Dal mio terrazzo''. Ti dirò una cosa che forse piacerà a Jakie e non a te: hai superato [[Giovanni Papini|Papini]]. A voi il mio affetto d'amico e la mia riconoscenza di semplice lettore. ([[Marino Moretti]])
*Prezzolini era un lucido intelletto che non ha mai parlato per conto terzi. [...] Prezzolini è un uomo di invenzione. Le cose che contano e che restano nella sua opera non le fece ma le inventò. È un autentico scrittore perché inventa oltre il documento e le cartelle. Prezzolini inventore è certamente geniale. È artista camuffato da critico e letterato. Attaccò, provocò, polemizzò fino agli ultimi giorni. Sugli argomenti più vari, su politici e scrittori, volle sempre dire la sua. La corporazione degli intellettuali si pose sempre l'interrogativo: che ne dice Prezzolini? ([[Francesco Grisi]])
*Prezzolini fu personaggio di molto spicco, di grande ingegno e di cultura varia e vasta. Ma con tutto il rispetto, non fu un eroe né una vittima. ([[Rudy de Cadaval]])
*Prezzolini si vantò sempre d'essere uno che in realtà, tutta la vita, non fece che negarsi ogni capacità e ambizione artistica, e sempre considerò le proprie, abbondantissime, virtù di scrittore come puramente strumentali, a determinati effetti divulgativi e didattici. Diciamolo chiaro, noi che fummo sempre suoi amici. In questo mezzo secolo, nel nostro ambiente culturale, è probabile non s'incontri nessun altro così volenteroso, d'altrettanto disinteresse, pronto a fare pieno di abnegazione, ma al medesimo tempo, difficile e scorbutico come lui. Alla sua scontrosa bizzarria gli antichi avrebbero applicato qualcuno di quei loro bizzarri modi di dire: che non gli si trova mai il basto che gli entri; che è come il carbone che tinge o che scotta. Spinoso come un riccio, come un ananasso, che da qualsiasi parte lo tocchi ti punge. Spregiudicato e pedante, impazientissimo eppure tenace, simpatico e al medesimo tempo scostante, bastian contrario per la pelle. ([[Emilio Cecchi]])
*Sì: il caso Prezzolini è stato uno dei più significativi della cultura contemporanea del nostro Paese. Prezzolini ha incarnato una costante esigenza critica e scettica in un mondo di cultura sempre più tendente al conformismo e all'ortodossia, meglio ancora ai conformismi e alle ortodossie. ([[Giovanni Spadolini]])
*Tu e [[Giovanni Papini|Papini]] avete insegnato tante cose in mezzo secolo e negli ultimi tempi ancor più che nei primi: tutta Italia dovrebbe esservene grata. ([[Marino Moretti]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giuseppe Prezzolini, ''[https://archive.org/details/amicipre00prezuoft/page/n6/mode/1up Amici]'', Vallecchi Editore, Firenze, 1922.
*Giuseppe Prezzolini, ''Codice della vita italiana'', ''La Voce'', Firenze, 1921.
*Giuseppe Prezzolini, ''[https://books.google.it/books?id=nQVtIsx9cSgC&newbks=1&newbks_redir=0&lpg=PP1&hl=it&pg=PP1#v=onepage&q&f=false Codice della vita italiana]'', con una biografia e una bibliografia a cura di Carlo Maria Messina, Robin, Roma, 2003. ISBN 9788873710226
*Giuseppe Prezzolini, ''[https://archive.org/details/ilcattolicismoro00prez/page/n6/mode/1up Il Cattolicismo rosso]'', Riccardo Ricciardi Editore, Napoli, 1908.
*Giuseppe Prezzolini, ''Manifesto dei conservatori'', Rusconi, Milano, 1972.
*Giuseppe Prezzolini, ''Manifesto dei conservatori'', introduzione di [[Sergio Romano]], Arnoldo Mondadori, 1995. ISBN 8804392371
*Giuseppe Prezzolini, ''Manifesto dei conservatori'', presentazione di [[Nantas Salvalaggio]], , introduzione di Sergio Romano, La biblioteca di Libero, 2003.
*Giuseppe Prezzolini, ''Storia tascabile della letteratura italiana'', Biblioteca del Vascello, 1993.
*Giuseppe Prezzolini, ''[https://archive.org/details/uomini22ecitt300prez/page/n10/mode/1up Uomini 22 e città 3]'', Vallecchi Editore, Firenze, 1920.
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Prezzolini, Giuseppe}}
[[Categoria:Accademici italiani]]
[[Categoria:Aforisti italiani]]
[[Categoria:Editori italiani]]
[[Categoria:Giornalisti italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
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wikitext
text/x-wiki
[[File:Giuseppe Prezzolini.jpg|miniatura|Giuseppe Prezzolini]]
'''Giuseppe Prezzolini''' (1882 – 1982), giornalista, scrittore ed editore italiano.
==Citazioni di Giuseppe Prezzolini==
*C'è in [[Novalis]] il bisogno femmineo di sentirsi appoggiato a qualcheduno. L'ottimismo naturale di tali persone coglie nel primo aspetto degli uomini quelle particelle di bontà, di singolarità, di superiorità che possono avere, trascurando tutto il resto volgare, e su quelle costruendo un tipo ideale nel quale pensano d'avere finalmente trovato la perfezione. Sono dei Don Giovanni sinceri, capricciosi e mutevoli, ma piuttosto ingannati che ingannatori. Essi non chiederebbero nulla di meglio che l'affetto eterno; ma non trovano nel mondo imperfetto chi ne sia degno.<ref>Da ''Studi e capricci sui mistici tedeschi'', Casa editrice italiana di A. Quattrini, Firenze, 1912, [https://archive.org/details/Prezzolini/page/93/mode/1up p. 93].</ref>
*C'è nel mondo qualche cosa che non può essere vissuta che a patto d'essere unica a possedere l'animo, d'essere presa per sempre e non affittata per ore, d'essere una sposa e non un'amante. È l'''azione [[Religione|religiosa]]''. (da ''Centivio'', p. 4, 1906)<ref name=Gen>Citato in Sandro Gentili, ''Carteggio di Giovanni Papini, Giuseppe Prezzolini'', in introduzione, Volume 1.</ref>
*Che cos'è [[Giovanni Papini|Papini]]? Non lo so. Alle volte mi pare un [[arcangelo]], gli s'illuminano gli occhi e ci sono riflessi d'oro sui suoi capelli ricciuti, come un'aureola. Alle volte mi pare uno [[gnomo]], storto, maligno, unghioso. (da ''Diario 1900-1941'', p. 29)<ref name=Gen></ref>
*Che peccato che un [[Antonio Gramsci|Gramsci]] si sia trovato nella condizione di sacrificare la sua intelligenza e la sua vita alla creazione della società più triste, più oppressiva, più noiosa, più funerea del mondo, la civiltà comunista. (da ''Ideario'', Corbaccio, Milano, 1993, p. 125)
*Ci sono uomini colti persino tra i [[professori]]. (da ''Saper leggere'', Studio Tesi, 1988)<ref>Anche in ''Ideario''. La citazione è attribuita a [[Benedetto Croce]] nella forma: «Ci sono persone colte persino tra i professori».</ref>
*Colui che giunge alla coscienza della vita spontanea che si manifesta negli spiriti individuali è un [[Misticismo|mistico]]. Sia pure artista, filosofo, uomo di armi, poeta: purché non attribuisca a se stesso la propria creazione, egli è un mistico. (da ''Saggio sulla libertà mistica'', 1907)<ref name=Gen></ref>
*Come tutti i principali collaboratori della ''Voce'', accettai la [[guerra]] come un fatto naturale. Non eravamo guerrafondai, intendi bene. Ma riconoscevamo che la guerra fa parte della vita, essendo la vita lotta e conquista. La [[guerra]], anzi, con le sue regole e i suoi limiti, costituisce un passo avanti rispetto alle lotte barbariche. Il nemico, nella guerra, rappresenta l'ostacolo al raggiungimento di un fine, non una bestia da sgozzare. Perciò permette e anzi favorisce la pietà per il ferito, la compassione per il vinto, una volta che l'ostacolo è superato. Conquistata la trincea, i nemici tornano uomini e fratelli.<ref>Da ''Intervista sulla Destra'', a cura di Claudio Quarantotto, Edizioni del Borghese, Milano, 1978, p. 36.</ref>
*{{NDR|[[Novalis]]}} È un poeta e un filosofo esoterico, da piccoli gruppi e da conventicole, che richiede una iniziazione segreta per essere amato, e il possesso d'un cifrario per esser capito. Egli appartiene alla piccola Eleusi degli eletti da un Dio largitore di impopolarità. Se i librai hanno i suoi volumi in vetrina, e i traduttori cercano di ridurlo nei vari idiomi, pure egli resta sempre inviolato; come l'arco di molte leggende orientali non può appartenere che a chi sa fletterne la muscolosa curva e la vibrante corda, così Novalis ha lasciato la sua parola, ben trincerata e coperta dalla espressione difficile, frammentaria, velata, fatta di accenni, di sottintesi, di parentesi, di sottolineature, soltanto a chi saprà soggiogarla e possederla con l'amore e con la violenza.<ref>Da ''Studi e capricci sui mistici tedeschi'', Casa editrice italiana di A. Quattrini, Firenze, 1912, [https://archive.org/details/Prezzolini/page/87/mode/1up p. 87].</ref>
*Gli uomini politici italiani, in generale, sono mediocri. (citato in [[Rudy de Cadaval]], La Nuova Tribuna Letteraria, Anno XI, n. 64, Padova 2001)
*Gli [[uomo|uomini]] sono una razzaccia. Sono bestiacce cupide, libidinose, avare, senza fede, senza gratitudine, egoiste, nella maggior parte dei casi esseri senza forza di spirito, incapaci di seguire il bene o il male, incerti e pronti a cedere al più forte, senza sentimento di responsabilità, vittime del primo partito che capita. (Da ''Vita di Machiavelli''<ref>Citato in Guglielmo Lo Curzo, ''Prezzolini grande maestro'', ''L'osservatore politico letterario'', anno 29, n° 4, maggio 1983, pp. 33-46; disponibile anche su ''[http://circe.lett.unitn.it/le_riviste/riviste/bibliografia_spe/biblio/locurzo.pdf Circe.lett.unitn.it]''.</ref>)
*{{NDR|[[Giovanni Della Casa]]}} Godè ai suoi tempi di grandissima fama. Il [[Pietro Bembo|Bembo]] ed altri gli rivolsero sonetti di elogio; le sue poesie furono commentate come quelle del [[Francesco Petrarca|Petrarca]]; e il sonetto cinquantanovesimo ottenne persino l'onore di una lezione di [[Torquato Tasso]]. (Citato in prefazione a [[Giovanni Della Casa]], ''Galateo'', p. XLI, Edizioni Studio Tesi)
*Ieri sera venne [[Emilio Cecchi|Cecchi]] mentre si pranzava con [[Scipio Slataper|Slataper]]. Non ti posso ripetere quel che ci ha detto. Non sono soltanto argomenti. Era il modo come parlava, la sua convinzione morale, il suo atteggiamento così serio e grande da tanto tempo. Tutto ''ci fece sentire'' che malgrado la difesa tentata eravamo d'accordo con lui. (da una lettera a [[Giovanni Papini]]; citato in [[Giancarlo Vigorelli]], ''La terrazza dei pensieri'', Immordino Editore, 1967)
*Il concetto di [[Dio]] per me è il concetto dell'essere, ed è l'essere. Noi esistiamo, cambiamo continuamente. L'essere è assoluto, che non cambia. E questo qui, questo, è il concetto di Dio. Esso non ha una realtà fisica, ma è una realtà che agisce.<ref>Dall'intervista di Gino Agnese, [http://digitale.bnc.roma.sbn.it/tecadigitale/giornale/CFI0415092/1981/n.135/3 ''Prezzolini: se mi convertissi mi nasconderei''], ''Il Tempo'', 19 maggio 1981.</ref>
*Il [[conservatorismo|conservatore]] è un freno all'[[utopia]] e agli utopisti, che s'innamorano di cose e di idee mai sperimentate e che, quando si realizzano, si rivelano ben diverse da come se le immaginavano.<ref>Citato in [[Roberto Gervaso]], ''Ve li racconto io'', Milano, Mondadori, 2006, p. 346. ISBN 88-04-54931-9</ref>
*Il mistero della generazione di un nuovo mondo europeo si compie. Forze oscure scaturite dalla profondità dell'essere sono al travaglio ed il parto avviene tra riti mostruosi di sangue e gemiti che fanno fremere. Noi non guarderemo soltanto al dolore. Salute al nuovo mondo! (da ''Facciamo la guerra'', ''La Voce'', 26 agosto 1914)
*Il soldato italiano non ha molte qualità militari; salvo lo slancio nell'attacco, purché abbia capi che paghino di persona e inspirino fiducia. Allora lo si porta dove si vuole. Manca però di voglia di lavorare, non ha molta precisione, né amor patrio, poca disciplina, debole senso del dovere... In compenso questi difetti, gravi per una guerra come la presente, ha in dose enorme una qualità grandissima, ed è la capacità di soffrire e di sopportare, fino ad un grado che rasenta l'inverosimile. Perché un soldato italiano si rivolti occorre che ogni limite umano sia sorpassato. (da ''Dopo Caporetto'', Roma, 1919, p. 23-24)
*In [[Italia]] non esiste [[Giustizia e ingiustizia|giustizia]] distributiva. Ne tiene le veci l'[[Giustizia e ingiustizia|ingiustizia]] distribuita. Per cinque anni il Sindaco (oppure il Deputato, il Prefetto, il Ministro) del partito rosso perseguita gli uomini del partito nero e distribuisce cariche o stipendi agli uomini del partito rosso, il Sindaco del partito nero fa tutto il rovescio dell' altro; distribuisce cariche e stipendi agli uomini del partito nero e perseguita gli uomini del partito rosso. Così l'ingiustizia rotativa tiene luogo della giustizia permanente. (citato in ''Corriere della sera'', 17 settembre 2007)
*[...] in quei sei anni mi trovai molto bene con la popolazione meridionale di [[Vietri sul Mare|Vietri]] che scoprii, contro l'opinione di molti connazionali sul Mezzogiorno, pulita, laboriosa (quando la gente trovava lavoro) onesta e gentile. È un certificato che vale soprattutto per il fatto che ora non ci abito più e ne son distante più di cinquecento chilometri e potrei sfogarmi a strillare ai quattro cantoni (dove trovassi chi fosse disposto a darmi retta) tutte le querimonie e tutte le rabbie che avessi in corpo. Invece no. Passai sei anni dei migliori della mia vita, e non dico che questo fosse dovuto tutto alla brava gente di Vietri, ma insomma essi non mi disturbarono, anzi fecero il possibile perché mi trovassi bene e se non fecero di più fu perché erano, in generale, assai poveri e io non li sollecitai mai, sicché non potendo far altro per mostrarmi almeno tanta simpatia quanta io ne avevo per loro stessi, per il loro mare, per il loro paesaggio, per il loro cielo mi fecero dono della cittadinanza con una cerimonia che ebbe il merito di essere rapida, semplice e cordiale. Dopo di che continuai sul mio binario. (dalla prefazione a Domenico Apicella, ''I ritte antiche ovvero I proverbi napoletani, {{small|raccolti con la traduzione in Italiano e con la Grammatica Napoletana, seconda edizione ampliata e corretta}}, prefazione di Giuseppe Prezzolini'', {{sic|Ed.}} IL Castello, Cava dei Tirreni (Salerno), 1972<sup>2</sup>, pp. 7-8.
*Islandesi, svizzeri, inglesi, americani sono nati democratici. Noi autoritari e faziosi. Che l'[[italia]]no sia un popolo democratico è un'assurdità in cui possono credere solo dei professori di scienze politiche. Forse non sono stato fascista perché ero troppo poco italiano.<ref>Citato in [[Giorgio Bocca]], ''Il filo nero'', Arnoldo Mondadori editore, Milano, 1995, cap. 1, p. 10.</ref>
*L'inverno del 1858-59, quando [[Nathaniel Hawthorne]] decise di fare un viaggio in Italia con la moglie, due figlie ed un figlio, fu straordinariamente rigido; tanto che arrivato in [[Piazza San Pietro]] gli venne fatto di scivolare sopra il ghiaccio che s'era formato intorno alle celebri fontane; e chi è pratico di Roma sa quanto rara sia una simile avventura.<br>Pareva che l'Italia si volesse vendicare dell'uomo che, sebbene scrittore celebre nel suo paese per due opere capitali e popolari di romantica ispirazione, veniva da noi carico di pregiudizi comuni. «Ecco il sole d'Italia, ecco Roma geniale» egli esclama con ironia. Un tremendo raffreddore l'aveva colpito in viaggio e come se non bastasse, non trovò per due o tre giorni, che un albergo freddo e inospitale. Più tardi tutto intirizzito davanti al mal riscaldante focolare del Palazzo Lazzaroni continuerà a lamentarsi per settimane delle tetre viuzze di Roma chiuse fra {{sic|casaccie}} mal intonacate del pane stantio, del vino acido, del burro rancido, dell'acciottolato che rovinava i piedi, del prezzo incredibile della vita, dei mendicanti e dei tagliaborse, delle rovine poco romantiche tra le quali pende il bucato – meno romantiche di quelle inglesi – dei soldati francesi, dei frati e dei preti di ogni categoria, – queste maledizioni d'Italia! – della popolazione mal vestita e dei sigari pestilenziali, delle zanzare più grosse di quelle d'America, delle pulci dalle quali non v'è modo di liberarsi, dell'aria ostile malarica e delle folle italiane curiose e rumorose – si dicon all'Incisa più parole in un'ora che in un villaggio del New England in una settimana – e della sporcizia nauseante dei villaggi e delle persone [...].<ref>Da ''[https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1950-09_450/page/69/mode/1up Gli Hawthorne a Roma]'', in ''Nuova Antologia di lettere, scienze ed arti'', fascicolo 1797, settembre 1950, p. 60.</ref>
*La [[verità]] è sempre la correzione di un errore, e quindi l'errore fa parte della verità. (da ''Filosofia del nulla'', ''Gazzetta Ticinese'', 13 dicembre 1980; citato in Gino Ruozzi, ''Scrittori italiani di aforismi'', Mondadori)
*Le [[Donna|donne]] commettono dei particolari reati per la loro fragilità, ma tenendo conto di questa fragilità femminile, i giudici maschi sono di solito tolleranti con loro. E dunque stiano buone. (citato in [[Rudy de Cadaval]], La Nuova Tribuna Letteraria, Anno XI, n. 64, Padova 2001)
*L'[[irreligiosità]] moderna è una nuova freschezza di spirito, un atto morale, una liberazione. L'irreligiosità è una difficoltà, un carico, un obbligo, un dovere maggiore. In questo senso ci rende nobili. È l'emulazione con la virtù passata. Noi, irreligiosi, possiamo e dobbiamo essere da tanto quanto gli uomini passati, religiosi. Anzi di più; o meglio: altrimenti. (da ''Punti, spunti, appunti per le "Parole d'un uomo moderno"'', ''La Voce'', 15 maggio 1915; ora in ''Il meglio di Prezzolini'', Longanesi)
*Lei {{NDR|[[Ennio Flaiano]]}} continua a osservare il mondo con la stessa curiosità del primo giorno, anche se l'esperienza gli ha appreso che non c'è da farsi illusioni. (da ''Saper leggere'', Studio Tesi, 1988, p. XVI)
*Mi tenne lontano da lui {{NDR|[[Dino Campana]]}}, un certo suo modo di fare strano (che più tardi prese forma precisa di follia) e anche la convinzione, che non mi perito di confessare, che i suoi meriti poetici fossero allora e siano ora esagerati. Temo che il pittoresco della sua vita sia stato confuso col poetico della sua opera. (citato da [[Enrico Falqui]] in ''La Fiera Letteraria'', 23 febbraio 1967)
*Ogni verità che scopriamo, altrettanti enigmi di più da risolvere. Ogni scoperta migliaia di problemi. Ogni scoperta, superiore ignoranza. (da ''Filosofia del nulla'')
*Quando mi domandano che cosa mi ha colpito di più nel mio ritorno in Italia, rispondo senza esitazione: [[Giovanni Papini|Papini]]. Papini è la cosa più grande che ci ho trovato. (da ''L'italiano inutile'', Rusconi, Milano, 1994)
*Se [[Antonio Gramsci|Gramsci]] avesse letto con attenzione Machiavelli non ne avrebbe fatto un apostolo della classe contadina. È un elogio di schiavi ingenui, non di popolo politico. (da ''Prezzolini alla finestra'', Pan, Milano, 1977, p. 167)
*Scrivere [[aforisma|aforismi]] è da gran signore; un gran signore regala bottiglie di vino pregiato; un villano regala una botte di vino mediocre. (da ''Ideario'', Ponte alle Grazie)
*Se lo scopo di un partito è diffondere un'idea, il partito liberale lo ha raggiunto: ed appunto per questo è morto. (citato in [[Leo Longanesi]], ''In piedi e seduto'', Longanesi, 1968)
*Se io viaggiai in terza classe per molti anni non lo facevo per gusto di povertà. Lo facevo perché convinto che era pericoloso prendere l'abitudine della prima classe e del lusso. (da ''L'italiano inutile''))<ref name=San>citato in Sandro Gentili, ''Carteggio di Giovanni Papini, Giuseppe Prezzolini'', p. 8, Volume 1.</ref>
*Vi è [...] da notare sul [[sessualità|fattore sessuale]] [...] Gli scrittori son andati tanto in là nell'analizzarlo da rendere a volte ciò che è noioso ed osceno, freddamente scientifico, o tutt'al più ironico. Gli autori presentano questa realtà con occhio tanto penetrante che il loro punto di vista si è completamente obbiettivato e mentre paiono darle importanza, in verità la allontanano da noi, come un oggetto veduto al microscopio perde attrattiva perché difetti e imperfezioni invisibili ad occhio nudo, si vedono ora chiaramente. Se guardiamo da vicino la pelle di una bella donna, tutto ciò che vediamo sono dei piccoli pori, non certo attraenti, coperti da stille di sudore. (da ''I narratori. L'enciclopedia della vita'', in ''L'Italia finisce: ecco quel che resta'', traduzione dall'inglese di Emma Detti, Rusconi Libri, Milano, 1994, pp. 70-71)
*Vicino a Vietri c'è una piccola città ottocentesca che si chiama [[Cava de' Tirreni|Cava dei Tirreni]]. È molto «distinta» e carina, quasi come una vecchia zia decaduta che abbia conservato certe antiche maniere. Ora la stanno circondando di fabbriche e di casoni moderni con le facciate aggravate da balconi portasaponi, ma il centro rimane modesto, ritirato, sommesso, sotto pedale insomma e, nello stesso tempo, tanto «per bene». Ci son persino dei portici, di venti fogge diverse un po' malandati e sbilenchi, ma sembran ricordare che un tempo ci si faceva «il passeggio». (dalla prefazione a ''I ritte antiche'', p. 8.)
==''Amici''==
*Gli italiani in generale stimano [[Luigi Einaudi|Einaudi]] perché sentono in lui qualche cosa di diverso, anzi di opposto, a quelle che sono le qualità tipiche dell'italiano. (p. 29)
*Luigi Einaudi è {{sic|riescito}} a fare in pochi anni {{sic|a traverso}} il ''Corriere della Sera'' quello che le diciannove università del Regno non erano {{sic|riescite}} a compiere in cinquant'anni di vita nazionale: fare leggere ragionamenti appoggiati da cifre e cifre illustrate da ragionamenti. (p. 30)
*[...] l'ironia degli economisti è stata sempre di carattere moralistico. Non è ironia dissolvente, sconfortata o negatrice. L'ironia degli economisti ha basi ed effetti moralizzatori. È la sferza del pedagogo. Serve a richiamare alla realtà gli interessati e gli uomini in preda ai pregiudizi. (p. 31)
*[...] la prosa di [[Piero Jahier|Jahier]] presenta una ritmicità, un sobbalzare regolare di accenti, un chiudersi ed aprirsi di pause, un ripetersi di finali, che si avvicina e spesso diventa addirittura poesia. Dentro a questa prosa non è indifferente sentire che si muove una immaginazione calda, un sentimento cupo e profondo, un'acerbità di sensi. (p. 53)
*''Con me e con gli alpini'' è un libro d'amore per il popolo e di critica della sua classe dirigente. Il Jahier protestante, nel senso di dovere, c'è ancora tutto, a contrasto con i leggeri, i deboli, i finti, i potenti; a contrasto con i poveri, i semplici, gli umili. Il popolo italiano, i suoi dialetti, le sue qualità, i suoi mille lavori, le sue fatiche e gli stenti, sono rievocati e studiati con animo caldo e inneggiante. L'onore di Italia è lì, in basso, e non in alto; lì la sua forza e la sua resistenza, la speranza per l'indomani, la certezza dell'avvenire. (p. 55-56)
*Jahier non ha fretta. Nessuna necessità materiale o solletico di gloria ha potuto smuoverlo dalla sua linea. Non ha mai potuto prendere un impegno regolare, una «fornitura» di poesia o di prosa a quotidiani e a riviste che lo richiedevano. (pp. 57-58)
*Secondo il Bollettino del Ministero della Pubblica Istruzione, [[Giuseppe Lombardo Radice|Giuseppe {{sic|Lombardo-Radice}}]] insegna pedagogia nella R. Università di Catania; secondo l'Annuario della vita italiana, egli insegna pedagogia in tutta l'Italia, e i suoi discepoli sono tante centinaia che non starebbero in nessuna aula, per quanto magna, dei nostri Istituti di studi superiori. Lombardo Radice insegna; non fa che insegnare; sembra nato per insegnare; ha insegnato ed insegna a tutti noi; credo che abbia cominciato ad insegnare appena cominciò ad imparare; e ci insegnerà come si insegna, ancora molti, tantissimi anni, quanti vivrà e gli auguriamo di vivere. (p. 63)
*{{NDR|Giuseppe Lombardo Radice}} Tutta la sua pedagogia è fondata sull'idealismo come quella del [[Giovanni Gentile|Gentile]], ma ha un procedimento che sembra proprio l'opposto, perché quella del Gentile parte dalla vita per arrivare ai concetti, quella di Lombardo si fonda sui concetti ma intende giungere alla vita e sembra domandarsi: ma, insomma, che cosa è questa libertà dello spirito che ci siamo conquistati e ci stiamo continuamente conquistando, se non significa nel mondo concreto questa e quella riforma, come sarebbe l'abolizione del componimento, il sentire la punizione come un semplice mezzo di richiamo della coscienza a se stessa, la rottura di mille pregiudizi, di mille classificazioni, di mille meccanismi, e in fine il fare scorrere quanto più libero, creativo, naturale lo spirito del fanciullo, anzi dell'uomo? senza pregiudiziale d'età, di classe, di metodo? (pp. 67-68)
*Il [[Alfredo Panzini|Panzini]] è tutto l'opposto di un pensatore. Non c'è virilità, non c'è scelta, non c'è pensiero che regga sopra se stesso e si crei. Di fronte ai problemi più ovvi e più vecchi egli si impaurisce ed oscilla. Va da un lato all'altro, guardando, e come volesse sempre sfuggire l'estreme conseguenze, ritorna al lato da cui era partito, per poi di nuovo fuggirlo. Non c'è decisione, non c'è nettezza. Non osa come i pensatori sicuri. Ma in questa sua torturante vicenda – che lo fa soffrire e stancare – sta un segreto della sua arte, giacché proprio in quell'oscillare, come di gocciola purissima attaccata a un filo di telegrafo, che si avvia al suo destino tremando e nello stesso tempo rifrange in bei colori la luce che la trapassa, proprio in quell'oscillare egli ha modo di mostrare la sua grazia e la sua umanità sensibile. L'arte non è fatta di acciaio e il pensiero è asta di durissimo acciaio. (p. 87)
*L'arte non è decisione e nel Panzini è proprio indecisione fremente, concupiscente, debole, femminea. Le sue riflessioni non urtano, non costringono alla disciplina, ma carezzano anche quando vogliono essere severe, ma solleticano anche quando voglion sferzare. E se non si esce dalla sua lettura soddisfatti, se ne esce sempre con una grande simpatia per l'autore. (pp. 87-88)
*È sempre il caso di scrivere qualcosa intorno a [[Giovanni Papini|Papini]]. Più si cerca di definirlo e di caratterizzarlo, più sembra che egli si sforzi di sfuggirci e di creare un nuovo Papini che ci costringa a mutar di giudizio. (p. 99)
*Di persona Papini è come certa specie di pere, brutte a vedersi e dolci a mangiarsi. A prima vista non piace. I suoi lineamenti sono irregolari. La bocca è troppo grande, la mascella troppo sporgente, i denti troppo in fuori, il naso troppo schiacciato, il colore troppo pallido, spesso terreo. Troppo lungo di corpo, cammina come uno scheletro da commedia, tutto storto e dinoccolato. (p. 101)
*Papini è principalmente un artista ma di un carattere suo speciale: un artista delle idee. Il suo mondo di colori e di forme (il mondo esterno) si è presentato a lui forse un po' tardi e se ne eccettui alcuni pochi brani, il resto è opera di talento e di scienza letteraria e diciamolo pure, accademica, più che di lirico. (p. 112)
*In [[Gaetano Salvemini|Salvemini]] parla spesso l'uomo del popolo, e sul popolo egli attira la nostra attenzione e le nostre speranze per il rinnovamento del paese. Le sue idee per il Mezzogiorno si concentrano soprattutto nel chiedere che il popolo venga lasciato a se stesso, senza corruzione elettorale, senza tortura e oppressione fiscale, senza protezionismo che lo rende schiavo del settentrione, senza l'intromissione di cattivi impiegati. Ma oltre questi mali, che dipendono dal governo di Roma, egli dipinge il male della piccola borghesia meridionale, loquace, oziosa, litigiosa, oppressiva, usuraia, proprio l'opposto del popolo paziente e lavoratore; la classe che, per non lavorare manualmente o nel commercio, per spagnolesca alterigia, invade l'Università di Napoli alla ricerca di un diploma per entrare nei pubblici impieghi. (p. 126)
*Forse, come tutti i profeti, tocca a Salvemini la sorpresa di non veder bene il presente. L'idea è quasi sempre giusta, i mezzi sono a lui quasi sempre sbagliati. Ottimo uomo di battaglia, non lo si vede al governo. Critico felice, sebbene talvolta troppo acerbo, è spesso inabile per troppa schiettezza e per il desiderio di non volere essere mai sospettato di un'ambizione o di un calcolo. Non è un temperamento politico, e tanto meno poi in un ambiente come il nostro. (p. 129)
*[[Scipio Slataper]] è, anzitutto, l'autentico e rappresentativo figlio di Trieste, fusione di razze diverse nel crogiolo della {{sic|coltura}} italiana. Guardatelo: alto, biondo, coi pomelli un poco sporgenti, e gli occhi azzurri, si vede subito il discendente di una razza slava (ma da parte di madre era italianissimo, veneto). (p. 136)
*Slataper era vergine, Dico in tutti i sensi, salvo che in quello imbecille. Era vergine con piena coscienza del valore della sua verginità e purezza, e senza nessun velo di ciò che potesse essere – ciò che si chiama non essere vergini. Questa grande purezza cosciente ed orgogliosa di sé, meriterebbe un'analisi più minuta di quel che io posso fare. Però dico che quella e soltanto quella spiega la deliziosa finezza di certe leggende per bimbi, che egli ha scritto. (p. 137)
*{{NDR|[[Ardengo Soffici]]}} Autodidatta, vagabondo spirituale, gentiluomo in eterna crisi di spirito, col suo taccuino d'impressioni in mano, semplice anche nelle sue complicazioni, si è conciliato la simpatia di tutti, persino di quelli che ha maltrattato. (p. 140)
*{{NDR|Ardengo Soffici}} La sua figura ci è ben nota. Autodidatta, vagabondo spirituale, gentiluomo in eterna crisi di spirito, col suo taccuino d'impressioni in mano, semplice anche nelle sue complicazioni, si è conciliato la simpatia di tutti, persino di quelli che ha maltrattato. Nei suoi trascorsi e nelle sue impudicizie letterarie, è stato sempre d'un equilibrio straordinario e la sua schiettezza toscana, la sua probità d'artista, la sua visione limpidissima gli hanno accaparrato la simpatia anche dei vecchi, restii alla sua smania di innovare ad ogni costo la prosa italiana, contro la quale nessun altro scrittore ha mai dato di piglio con l'ascia rivoluzionaria, addentando fino al midollo il suo tronco secolare, come lui nei suoi illeggibili ''Chimismi lirici''. (p. 146)
*Il [[Cattolicesimo|cattolicismo]] o il [[militarismo]], con la loro formalità precisa, con le loro gerarchie, con l'assenza di pensiero, con il senso protettivo paterno che danno agli spiriti stanchi o impauriti, sono la naturale calamita di tutti gli sbandati spirituali che ad una certa età si convincono che la vita sociale non può essere una baldoria di istinti e di arbitrî personali, ma abbisogna di una regola e di un vincolo. (p. 156)
==''Codice della vita italiana''==
===Capitolo I – Dei furbi e dei fessi===
*I cittadini italiani si dividono in due categorie: i furbi e i fessi.
*Non c'è una definizione di fesso. Però: se uno paga il biglietto intero in ferrovia; non entra ''gratis'' a teatro; non ha un commendatore zio, amico della moglie e potente sulla magistratura, nella pubblica istruzione, ecc.; non è massone o gesuita; dichiara all'agente delle imposte il suo vero reddito; mantiene la parola data anche a costo di perderci, ecc. – questi è un fesso.
*I furbi non usano mai parole chiare. I fessi qualche volta.
*Non bisogna confondere il furbo con l'intelligente. L'intelligente è spesso un fesso anche lui.
*Il furbo è sempre in un posto che si è meritato non per le sue capacità, ma per la sua abilità a fingere di averle.
*Colui che sa è un fesso. Colui che riesce senza sapere è un furbo.
*Segni distintivi del furbo: pelliccia, automobile, teatro, restaurant, donne.
*I fessi hanno dei principi. I furbi soltanto dei fini.
*[[Dovere]]: è quella parola che si trova nelle orazioni solenni dei furbi quando vogliono che i fessi marcino per loro.
*L'[[Italia]] va avanti perché ci sono i fessi. I fessi lavorano, pagano, crepano. Chi fa la figura di mandare avanti l'Italia sono i furbi che non fanno nulla, spendono e se la godono.
*Il fesso, in generale, è stupido. Se non fosse stupido, avrebbe cacciato via i furbi da parecchio tempo.
*Il fesso, in generale, è incolto per stupidaggine. Se non fosse stupido, capirebbe il valore della cultura per cacciare i furbi.
*Ci sono fessi intelligenti e colti, che vorrebbero mandare via i furbi. Ma non possono: 1) perché sono fessi; 2) perché gli altri fessi sono stupidi e incolti, e non li capiscono.
*Per andare avanti ci sono due sistemi. Uno è buono, ma l'altro è migliore. Il primo è leccare i furbi. Ma riesce meglio il secondo che consiste nel far loro paura: 1) perché non c'è furbo che non abbia qualche marachella da nascondere; 2) perché non c'è furbo che non preferisca il quieto vivere alla lotta, e l'associazione con altri briganti alla guerra contro questi.
*Il fesso si interessa al problema della produzione della ricchezza. Il furbo sopratutto a quello della distribuzione.
*L'Italiano ha un tale culto per la furbizia, che arriva persino all'ammirazione di chi se ne serve a suo danno. Il furbo è in alto in Italia non soltanto per la propria furbizia, ma per la reverenza che l'italiano in generale ha della furbizia stessa, alla quale principalmente fa appello per la riscossa e per la vendetta. Nella famiglia, nella scuola, nelle carriere, l'esempio e la dottrina corrente – che non si trova nei libri – insegnano i sistemi della furbizia. La vittima si lamenta della furbizia che l'ha colpita, ma in cuor suo si ripromette di imparare la lezione per un'altra occasione. La diffidenza degli umili che si riscontra in quasi tutta l'Italia, è appunto l'effetto di un secolare dominio dei furbi, contro i quali la corbelleria dei più si è andata corazzando di una corteccia di silenzio e di ottuso sospetto, non sufficiente, però, a porli al riparo delle sempre nuove scaltrezze di quelli.
===Capitolo II – Della Giustizia===
*Non è vero, in modo assoluto, che in Italia, non esista giustizia. È invece vero che non bisogna chiederla al giudice, bensì al deputato, al Ministro, al giornalista, all'avvocato influente ecc. La cosa si può trovare: l'indirizzo è sbagliato.
*In Italia non si può ottenere nulla per le vie legali, nemmeno le cose legali. Anche queste si hanno per via illecita: favore, raccomandazione, pressione, ricatto ecc.
===Capitolo III – Del Governo e della Monarchia===
*L'Italia non è democratica né aristocratica. È anarchica.
*Tutto il male dell'[[Italia]] viene dall'[[anarchia]]. Ma anche tutto il bene.
*In Italia contro l'arbitrio che viene dall'alto non si è trovato altro rimedio che la disobbedienza che viene dal basso.
*In Italia il Governo non comanda. In generale in Italia nessuno comanda, ma tutti si impongono.
*Per le cose grosse non si cade mai, per quelle piccine spesso.
*L'autorità del grado non conta. L'italiano non si inchina davanti al berretto. Nulla lo indispone più dell'[[uniforme]]. Ma obbedisce al prestigio personale ed alla capacità di interessare sentimentalmente o materialmente la folla.
*L'uomo politico in Italia è uomo [[avvocato]]. Il dire niente in molte parole è stata sempre la prima qualità degli uomini politici; che se hanno sommato il dire niente al parlare fiorito, hanno raggiunto la perfezione.
===Capitolo IV – Della geografia politica===
*L'Italia si divide in due parti: una europea che arriva all'incirca a Roma, e una africana o balcanica, che va da Roma in giù. L'Italia africana o balcanica è la colonia dell'Italia Europea.
===Capitolo V – Della famiglia===
*In Italia l'uomo è sempre poligamo. La donna è poliandra. (Quando può.)
*La famiglia è la proprietà del capo di famiglia. La moglie è un oggetto di proprietà. Se abbandona si può uccidere. Viceversa non è ammesso che possa uccidere, se la si abbandona.
*La [[moglie]] ha la sua posizione sociale segnata fra la serva e l'amante. Un po' più in su della serva e un po' più giù dell'amante. Fa le giornate da serva e le notti da amante.
===Capitolo VI – Delle leggi===
*Tutto ciò che è proibito per ragioni pubbliche si può fare quando non osta un interesse privato. Nei vagoni dove è [[proibizione|proibito]] fumare tutti fumano finché uno non protesta.
*In Italia nulla è stabile fuorché il provvisorio.
===Capitolo VIII – Dell'ideale===
*C'è un ideale assai diffuso in Italia: guadagnar molto faticando poco. Quando questo è irrealizzabile, subentra un sottoideale: guadagnar poco faticando meno.
*La [[scuola]] è fatta per avere il diploma. E il diploma? Il diploma è fatto per avere il posto. E il posto? Il posto è fatto per guadagnare. E guadagnare? È fatto per [[mangiare]]. Non c'è che il mangiare che abbia fine a se stesso, sia cioè un ideale. Salvo in coloro, in cui ha per fine il bere.
===Capitolo X – Della proprietà collettiva===
*La roba di tutti (uffici, mobili dei medesimi, vagoni, biblioteche, giardini, musei, tempo pagato per lavorare, ecc.) è roba di nessuno.
===Capitolo XI – Dell'Italia e degli Italiani===
*L'Italia non è il giardino del mondo. L'Italia è un paese naturalmente povero, senza carbone, con poco ferro, molto scoglio, per tre quarti malarico e troppo popoloso. Esso dipende e dipenderà sempre economicamente dagli stranieri. L'[[indipendenza]] dell'Italia è il mito più infondato e dannoso che un italiano possa nutrire. C'è una sola consolazione: che nessun paese è economicamente indipendente.
*L'italiano è un popolo che si fa guidare da imbecilli i quali hanno fama di essere machiavellici, riuscendo così ad aggiungere al danno la beffa, ossia l'insuccesso alla disistima, per il loro paese. Da molti anni il programma degli uomini che fanno la politica estera sembra riassumersi in questo: mani vuote, ma sporche.
*I veri italiani sono pochissimi. La maggior parte di coloro che si fanno passare per italiani, sono in realtà piemontesi, toscani, veneti, siciliani, abruzzesi, calabresi, pugliesi e via dicendo. Appena fuori d'Italia, l'italiano torna ad essere quello che è: piemontese, toscano veneto ecc. L'italiano sarà un prodotto dell'Italia, mentre l'Italia doveva essere un prodotto degli italiani.
*La [[storia d'Italia]] è storia di Spagna e di Francia, d'Allemagna e di Austria, e in fondo, storia di Europa. Lo sforzo degli storici per creare una storia d'Italia dimostra come si possa spendere molto ingegno per una causa poco ingegnosa, come accade a quei capitani che si fanno valorosamente ammazzare per una causa infame. (2003, [https://books.google.it/books?id=nQVtIsx9cSgC&newbks=1&newbks_redir=0&lpg=PA46&dq=&pg=PA46#v=onepage&q&f=false p. 46, § 54])
*L'Italiano è di tanto inferiore al giudizio che porta di se stesso di quanto è superiore al giudizio che ne danno gli stranieri. Le sue qualità migliori sono le ignorate e i suoi difetti peggiori sono i pubblicati da tutta la fama.
*La famiglia è l'unico aggregato sociale solido in Italia. Il comune è l'unico organismo politico sentito in Italia. Tutto il resto è sentimento generico di classi intellettuali, come la patria; o astrattismo burocratico, come la provincia; o mito vago, che nasconde spinte economiche molto ristrette ed egoistiche, come l'internazionale.
*Tutto è in ritardo in [[Italia]], quando si tratta di iniziare un [[lavoro]]. Tutto è in anticipo quando si tratta di smetterlo.
*Il [[tempo]] è la cosa che più abbonda in Italia, visto lo spreco che se ne fa.
===Capitolo XII – Senza titolo riassuntivo indispensabile===
*L'Italia è una speranza storica che si va facendo realtà.
==''Il Cattolicismo rosso''==
*Il [[cattolicesimo]] è stato il capolavoro dell'Italia, perché ha conservato il germe cristiano, che è negazione dello Stato, in una forma adatta alla realtà del mondo. Il cristianesimo, del resto, neanche i protestanti han potuto applicarlo in modo integrale. Il cristianesimo predica il perdono dei delitti, l'amore del nemico, la fraternità, l'eguaglianza, la pace universale, il possesso comune dei beni: questi sono i concetti di Cristo e con essi non si governa uno Stato.
*Il [[Alfred Loisy|Loisy]], come in generale tutti i neo-cattolici, accentua il lato umano di Cristo, dicendo che per dogma è tanto uomo quanto Dio, ed accentua pure il lato umano della rivelazione. (p. 149)
*Il [[Romolo Murri|Murri]], educato nel tomismo dei Seminari, vi è rimasto così affezionato da non credere possibile per il Cattolicismo un'altra filosofia, ed ha replicatamente fatte obiezioni alla filosofia della immanenza, ricevendo per ciò lodi e congratulazioni da altissimi personaggi. La filosofia dell'immanenza non gli sembra sufficientemente adatta alle menti moderne per convincerle, e quella sua mancanza di solidità intellettuale gli par che conduca a un relativismo capace di suggerire l'utilità del credere, non una credenza. (p. 183)
*Il sistema del [[Alfred Loisy|Loisy]] ha il dono [...] d'essere il più radicale di tutti. La sua critica non soltanto accetta i resultati di quella non cristiana e di quella protestante, ma li supera. Si sa che alcuni protestanti non han fatto che riprendere certe tesi del Loisy. Non è una critica di concessioni e di mezze vie: è critica senz'altro, come la potrebbe fare un professore laico di filologia sopra un qualunque poco interessante poema di una qualsiasi letteratura. Nessun pregiudizio porta seco il critico: egli dimentica di essere prete e perfino di essere cattolico e cristiano. Non si preoccupa della tradizione che si è svolta sotto influenze dogmatiche. Non si preoccupa delle autorità, che non hanno a che fare con la critica. Non si preoccupa del pubblico, né dello scandalo, per quanto non lo cerchi. Ardito? Ma che ardito! semplicemente – esatto. (p. 232)
==''Manifesto dei conservatori''==
*Evidentemente un conservatore è ''uno che vuol conservare'' qualche cosa. Ma pochi si accorgono che per poter conservare qualche cosa, bisogna che un individuo, una classe o un popolo siano anche in possesso di qualche cosa. Ecco un primo punto, proveniente dalla logica del termine stesso, che per avere realtà richiede la necessità di un possesso. Di qui deriva l'impossibilità di una propaganda conservatrice se non a gente che possieda qualche cosa e la senta propria. (cap. 1; 1972, p. 13; 1995, p. 7)
*Uno dei più gravi pregiudizi contro la destra in Italia è quello del timore che una vittoria di questa rappresenti un ritorno al ''[[fascismo]]''.<br />Mentre è giusto che la destra pretenda, nel campo intellettuale e universitario, che il ventennio fascista venga studiato senza prevenzioni come un periodo della storia degli italiani, ai cui fasti e nefasti la maggioranza di essi prese parte e responsabilità, sarebbe sbagliato e pericoloso per la destra qualunque atto o manifestazione che potesse giustificare il pregiudizio generale contro il fascismo che ha giovato tanto ai comunisti.<br />Sono passati trent'anni dalla caduta del fascismo, e in questi anni il mondo è cambiato assai. Molte situazioni sono addirittura rovesciate. Il comunismo stesso ha sentito il bisogno di modificarsi e di assumere in Italia e in altri Paesi una maschera di indipendenza nazionale. Ci sono nuovi problemi e nuove leve di giovani. ''Sono seccati'' di sentir ancora giudicare le persone e le soluzioni ''secondo la distinzione di fascismo e antifascismo''. (cap. 4; 1972, p. 44; 1995, p. 31)
*Il Vero Conservatore ha rispetto piuttosto per il tempo che per lo spazio, e tiene conto della qualità piuttosto che della quantità. Non disprezza le cognizioni, ma sa che non hanno valore senza principi. Sa andare all'indietro perché, per andare avanti, bisogna qualche volta arretrare per rendere meglio la spinta. (cap. 5, 1; 1972, p. 47; 1995, p. 32)
*Prima di tutto il V.C. si guarderà bene dal confondersi con i ''reazionari'', i ''retrogradi'', i ''tradizionalisti'', i ''nostalgici''; perché il V.C. intende «continuare mantenendo», e non tornare indietro e rifare ''esperienze fallite''. Il V.C. sa che a ''problemi nuovi'' occorrono ''risposte nuove'', ispirate a principii permanenti. (cap. 5, 2; 1972, p. 47; 1995, p. 32)
*Il conservatore non è contrario alle ''novità'' perché ''nuove''; ma non scambia l'''ignoranza'' degli innovatori per ''novità''. (cap. 5, 4; 1972, p. 48; 1995, p. 32)
*L'attività pubblica della "[[La Voce (periodico)|Voce]]", che diretta da me incominciò a pubblicarsi alla fine del dicembre 1908 in Firenze, consisté essenzialmente nel tentativo di ''influire intellettualmente e moralmente sugli avvenimenti politici, senza prender parte a quella combinazione di cupidigie (interessi e ambizioni) di cui è fatta la politica''. (''La Voce e la sua democrazia'', 2003, p. 97)
==''Storia tascabile della letteratura italiana''==
*Alcuni autori hanno fatto uso del dialetto, come [[Pier Paolo Pasolini]], allo scopo di esprimere la vita d'una classe di diseredati della periferia di Roma, ma con effetti più luridi che veristi.
*{{NDR|[[Giovanni Boccaccio]]}} Contiene l'ammaestramento a usare l'intelligenza contro la fortuna, a saper cogliere l'occasione e a comportarsi audacemente, perché è meglio correre dei rischi che affondar nell'inerzia.
*"[[I promessi sposi]]", che han la fama esteriore di "romanzo storico", ma il cui centro artistico è una storia dell'uomo vista con una profonda calma e saggezza, eguagliata soltanto da quella di Goethe.
*Il Tasso piacerà sempre più alle anime romantiche, mentre l'Ariosto sarà sempre più ammirato dagli spiriti classici.
*L'anima del Leopardi era nobilissima, delicatissima, quella d'una creatura angelica, straboccante di desiderio d'amore e di amicizia.
*{{NDR|[[Orsola Nemi]]}} La delicatezza, il pudore, la sensibilità in persona.
*{{NDR|[[Francesco Petrarca]]}} La sua "capacità di introspezione" lo rende romantico e moderno.
*{{NDR|Riferendosi a [[Dante Alighieri]]}} Soltanto l'artista universale, il moralista intransigente attirano il lettore moderno, meravigliato che ci sia stato al mondo un carattere così potente.
==''Uomini 22 e città 3''==
*[[Charles-Louis Philippe|{{sic|Charles Louis}} Philippe]] aveva una di quelle figure molto solite tra letterati francesi. Era un uomo di mezza età, tarchiato e di vigor fattoresco, grassoccio, colla barbetta a pizzo, biondo, gli occhi grandi azzurri e buoni ma senza scintilla, coperti del pince-nez: una fisonomia di brav'uomo, di buon uomo, che ha sofferto e che simpatizza con chi soffre; ma non una fisonomia geniale. Ed è così l'opera sua e il suo carattere tutto, come il volto e la calligrafia. (p. 194)
*Nella [[Marguerite Audoux|Audoux]], questo piccolo, ma sincero rivolo di poesia umile, è diventato il dolciastro filo di liquor zuccherino che bea i palati delle signorine. (p. 198)
*{{sic|Charles Louis}} Philippe non sarà mai [...] celebre, perché le oleografie saranno sempre più care alla moltitudine della severa arte. (p. 199)
==Citazioni su Giuseppe Prezzolini==
*Diceva Prezzolini che la democrazia è la parificazione degli sporcaccioni con i galantuomini, e che le donne quando hanno le mestruazioni sono pericolose per l'ambiente dove lavorano, ufficio o fabbrica o (se sono parlamentari) il [[Parlamento]]. ([[Rudy de Cadaval]])
*Diceva Prezzolini che fin quando non vi si fosse imparato a ridere della massoneria, invece di temerla, L'Italia non sarebbe stata nazione rispettabile. ([[Piero Buscaroli]])
*Hai novant'anni e vivi e scrivi come se ne avessi quaranta o cinquanta. Nessuno, in Italia, come te. sei un prosatore eccellente come al tempo felice della ''Voce'' (le lettere agli amici!) e, più tardi, dei tuoi capolavori: ''L'italiano inutile'' e ''Dal mio terrazzo''. Ti dirò una cosa che forse piacerà a Jakie e non a te: hai superato [[Giovanni Papini|Papini]]. A voi il mio affetto d'amico e la mia riconoscenza di semplice lettore. ([[Marino Moretti]])
*Prezzolini era un lucido intelletto che non ha mai parlato per conto terzi. [...] Prezzolini è un uomo di invenzione. Le cose che contano e che restano nella sua opera non le fece ma le inventò. È un autentico scrittore perché inventa oltre il documento e le cartelle. Prezzolini inventore è certamente geniale. È artista camuffato da critico e letterato. Attaccò, provocò, polemizzò fino agli ultimi giorni. Sugli argomenti più vari, su politici e scrittori, volle sempre dire la sua. La corporazione degli intellettuali si pose sempre l'interrogativo: che ne dice Prezzolini? ([[Francesco Grisi]])
*Prezzolini fu personaggio di molto spicco, di grande ingegno e di cultura varia e vasta. Ma con tutto il rispetto, non fu un eroe né una vittima. ([[Rudy de Cadaval]])
*Prezzolini si vantò sempre d'essere uno che in realtà, tutta la vita, non fece che negarsi ogni capacità e ambizione artistica, e sempre considerò le proprie, abbondantissime, virtù di scrittore come puramente strumentali, a determinati effetti divulgativi e didattici. Diciamolo chiaro, noi che fummo sempre suoi amici. In questo mezzo secolo, nel nostro ambiente culturale, è probabile non s'incontri nessun altro così volenteroso, d'altrettanto disinteresse, pronto a fare pieno di abnegazione, ma al medesimo tempo, difficile e scorbutico come lui. Alla sua scontrosa bizzarria gli antichi avrebbero applicato qualcuno di quei loro bizzarri modi di dire: che non gli si trova mai il basto che gli entri; che è come il carbone che tinge o che scotta. Spinoso come un riccio, come un ananasso, che da qualsiasi parte lo tocchi ti punge. Spregiudicato e pedante, impazientissimo eppure tenace, simpatico e al medesimo tempo scostante, bastian contrario per la pelle. ([[Emilio Cecchi]])
*Sì: il caso Prezzolini è stato uno dei più significativi della cultura contemporanea del nostro Paese. Prezzolini ha incarnato una costante esigenza critica e scettica in un mondo di cultura sempre più tendente al conformismo e all'ortodossia, meglio ancora ai conformismi e alle ortodossie. ([[Giovanni Spadolini]])
*Tu e [[Giovanni Papini|Papini]] avete insegnato tante cose in mezzo secolo e negli ultimi tempi ancor più che nei primi: tutta Italia dovrebbe esservene grata. ([[Marino Moretti]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giuseppe Prezzolini, ''[https://archive.org/details/amicipre00prezuoft/page/n6/mode/1up Amici]'', Vallecchi Editore, Firenze, 1922.
*Giuseppe Prezzolini, ''Codice della vita italiana'', ''La Voce'', Firenze, 1921.
*Giuseppe Prezzolini, ''[https://books.google.it/books?id=nQVtIsx9cSgC&newbks=1&newbks_redir=0&lpg=PP1&hl=it&pg=PP1#v=onepage&q&f=false Codice della vita italiana]'', con una biografia e una bibliografia a cura di Carlo Maria Messina, Robin, Roma, 2003. ISBN 9788873710226
*Giuseppe Prezzolini, ''[https://archive.org/details/ilcattolicismoro00prez/page/n6/mode/1up Il Cattolicismo rosso]'', Riccardo Ricciardi Editore, Napoli, 1908.
*Giuseppe Prezzolini, ''Manifesto dei conservatori'', Rusconi, Milano, 1972.
*Giuseppe Prezzolini, ''Manifesto dei conservatori'', introduzione di [[Sergio Romano]], Arnoldo Mondadori, 1995. ISBN 8804392371
*Giuseppe Prezzolini, ''Manifesto dei conservatori'', presentazione di [[Nantas Salvalaggio]], , introduzione di Sergio Romano, La biblioteca di Libero, 2003.
*Giuseppe Prezzolini, ''Storia tascabile della letteratura italiana'', Biblioteca del Vascello, 1993.
*Giuseppe Prezzolini, ''[https://archive.org/details/uomini22ecitt300prez/page/n10/mode/1up Uomini 22 e città 3]'', Vallecchi Editore, Firenze, 1920.
==Altri progetti==
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Gaux
18878
/* Il Cattolicismo rosso */ altra sul Loisy
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wikitext
text/x-wiki
[[File:Giuseppe Prezzolini.jpg|miniatura|Giuseppe Prezzolini]]
'''Giuseppe Prezzolini''' (1882 – 1982), giornalista, scrittore ed editore italiano.
==Citazioni di Giuseppe Prezzolini==
*C'è in [[Novalis]] il bisogno femmineo di sentirsi appoggiato a qualcheduno. L'ottimismo naturale di tali persone coglie nel primo aspetto degli uomini quelle particelle di bontà, di singolarità, di superiorità che possono avere, trascurando tutto il resto volgare, e su quelle costruendo un tipo ideale nel quale pensano d'avere finalmente trovato la perfezione. Sono dei Don Giovanni sinceri, capricciosi e mutevoli, ma piuttosto ingannati che ingannatori. Essi non chiederebbero nulla di meglio che l'affetto eterno; ma non trovano nel mondo imperfetto chi ne sia degno.<ref>Da ''Studi e capricci sui mistici tedeschi'', Casa editrice italiana di A. Quattrini, Firenze, 1912, [https://archive.org/details/Prezzolini/page/93/mode/1up p. 93].</ref>
*C'è nel mondo qualche cosa che non può essere vissuta che a patto d'essere unica a possedere l'animo, d'essere presa per sempre e non affittata per ore, d'essere una sposa e non un'amante. È l'''azione [[Religione|religiosa]]''. (da ''Centivio'', p. 4, 1906)<ref name=Gen>Citato in Sandro Gentili, ''Carteggio di Giovanni Papini, Giuseppe Prezzolini'', in introduzione, Volume 1.</ref>
*Che cos'è [[Giovanni Papini|Papini]]? Non lo so. Alle volte mi pare un [[arcangelo]], gli s'illuminano gli occhi e ci sono riflessi d'oro sui suoi capelli ricciuti, come un'aureola. Alle volte mi pare uno [[gnomo]], storto, maligno, unghioso. (da ''Diario 1900-1941'', p. 29)<ref name=Gen></ref>
*Che peccato che un [[Antonio Gramsci|Gramsci]] si sia trovato nella condizione di sacrificare la sua intelligenza e la sua vita alla creazione della società più triste, più oppressiva, più noiosa, più funerea del mondo, la civiltà comunista. (da ''Ideario'', Corbaccio, Milano, 1993, p. 125)
*Ci sono uomini colti persino tra i [[professori]]. (da ''Saper leggere'', Studio Tesi, 1988)<ref>Anche in ''Ideario''. La citazione è attribuita a [[Benedetto Croce]] nella forma: «Ci sono persone colte persino tra i professori».</ref>
*Colui che giunge alla coscienza della vita spontanea che si manifesta negli spiriti individuali è un [[Misticismo|mistico]]. Sia pure artista, filosofo, uomo di armi, poeta: purché non attribuisca a se stesso la propria creazione, egli è un mistico. (da ''Saggio sulla libertà mistica'', 1907)<ref name=Gen></ref>
*Come tutti i principali collaboratori della ''Voce'', accettai la [[guerra]] come un fatto naturale. Non eravamo guerrafondai, intendi bene. Ma riconoscevamo che la guerra fa parte della vita, essendo la vita lotta e conquista. La [[guerra]], anzi, con le sue regole e i suoi limiti, costituisce un passo avanti rispetto alle lotte barbariche. Il nemico, nella guerra, rappresenta l'ostacolo al raggiungimento di un fine, non una bestia da sgozzare. Perciò permette e anzi favorisce la pietà per il ferito, la compassione per il vinto, una volta che l'ostacolo è superato. Conquistata la trincea, i nemici tornano uomini e fratelli.<ref>Da ''Intervista sulla Destra'', a cura di Claudio Quarantotto, Edizioni del Borghese, Milano, 1978, p. 36.</ref>
*{{NDR|[[Novalis]]}} È un poeta e un filosofo esoterico, da piccoli gruppi e da conventicole, che richiede una iniziazione segreta per essere amato, e il possesso d'un cifrario per esser capito. Egli appartiene alla piccola Eleusi degli eletti da un Dio largitore di impopolarità. Se i librai hanno i suoi volumi in vetrina, e i traduttori cercano di ridurlo nei vari idiomi, pure egli resta sempre inviolato; come l'arco di molte leggende orientali non può appartenere che a chi sa fletterne la muscolosa curva e la vibrante corda, così Novalis ha lasciato la sua parola, ben trincerata e coperta dalla espressione difficile, frammentaria, velata, fatta di accenni, di sottintesi, di parentesi, di sottolineature, soltanto a chi saprà soggiogarla e possederla con l'amore e con la violenza.<ref>Da ''Studi e capricci sui mistici tedeschi'', Casa editrice italiana di A. Quattrini, Firenze, 1912, [https://archive.org/details/Prezzolini/page/87/mode/1up p. 87].</ref>
*Gli uomini politici italiani, in generale, sono mediocri. (citato in [[Rudy de Cadaval]], La Nuova Tribuna Letteraria, Anno XI, n. 64, Padova 2001)
*Gli [[uomo|uomini]] sono una razzaccia. Sono bestiacce cupide, libidinose, avare, senza fede, senza gratitudine, egoiste, nella maggior parte dei casi esseri senza forza di spirito, incapaci di seguire il bene o il male, incerti e pronti a cedere al più forte, senza sentimento di responsabilità, vittime del primo partito che capita. (Da ''Vita di Machiavelli''<ref>Citato in Guglielmo Lo Curzo, ''Prezzolini grande maestro'', ''L'osservatore politico letterario'', anno 29, n° 4, maggio 1983, pp. 33-46; disponibile anche su ''[http://circe.lett.unitn.it/le_riviste/riviste/bibliografia_spe/biblio/locurzo.pdf Circe.lett.unitn.it]''.</ref>)
*{{NDR|[[Giovanni Della Casa]]}} Godè ai suoi tempi di grandissima fama. Il [[Pietro Bembo|Bembo]] ed altri gli rivolsero sonetti di elogio; le sue poesie furono commentate come quelle del [[Francesco Petrarca|Petrarca]]; e il sonetto cinquantanovesimo ottenne persino l'onore di una lezione di [[Torquato Tasso]]. (Citato in prefazione a [[Giovanni Della Casa]], ''Galateo'', p. XLI, Edizioni Studio Tesi)
*Ieri sera venne [[Emilio Cecchi|Cecchi]] mentre si pranzava con [[Scipio Slataper|Slataper]]. Non ti posso ripetere quel che ci ha detto. Non sono soltanto argomenti. Era il modo come parlava, la sua convinzione morale, il suo atteggiamento così serio e grande da tanto tempo. Tutto ''ci fece sentire'' che malgrado la difesa tentata eravamo d'accordo con lui. (da una lettera a [[Giovanni Papini]]; citato in [[Giancarlo Vigorelli]], ''La terrazza dei pensieri'', Immordino Editore, 1967)
*Il concetto di [[Dio]] per me è il concetto dell'essere, ed è l'essere. Noi esistiamo, cambiamo continuamente. L'essere è assoluto, che non cambia. E questo qui, questo, è il concetto di Dio. Esso non ha una realtà fisica, ma è una realtà che agisce.<ref>Dall'intervista di Gino Agnese, [http://digitale.bnc.roma.sbn.it/tecadigitale/giornale/CFI0415092/1981/n.135/3 ''Prezzolini: se mi convertissi mi nasconderei''], ''Il Tempo'', 19 maggio 1981.</ref>
*Il [[conservatorismo|conservatore]] è un freno all'[[utopia]] e agli utopisti, che s'innamorano di cose e di idee mai sperimentate e che, quando si realizzano, si rivelano ben diverse da come se le immaginavano.<ref>Citato in [[Roberto Gervaso]], ''Ve li racconto io'', Milano, Mondadori, 2006, p. 346. ISBN 88-04-54931-9</ref>
*Il mistero della generazione di un nuovo mondo europeo si compie. Forze oscure scaturite dalla profondità dell'essere sono al travaglio ed il parto avviene tra riti mostruosi di sangue e gemiti che fanno fremere. Noi non guarderemo soltanto al dolore. Salute al nuovo mondo! (da ''Facciamo la guerra'', ''La Voce'', 26 agosto 1914)
*Il soldato italiano non ha molte qualità militari; salvo lo slancio nell'attacco, purché abbia capi che paghino di persona e inspirino fiducia. Allora lo si porta dove si vuole. Manca però di voglia di lavorare, non ha molta precisione, né amor patrio, poca disciplina, debole senso del dovere... In compenso questi difetti, gravi per una guerra come la presente, ha in dose enorme una qualità grandissima, ed è la capacità di soffrire e di sopportare, fino ad un grado che rasenta l'inverosimile. Perché un soldato italiano si rivolti occorre che ogni limite umano sia sorpassato. (da ''Dopo Caporetto'', Roma, 1919, p. 23-24)
*In [[Italia]] non esiste [[Giustizia e ingiustizia|giustizia]] distributiva. Ne tiene le veci l'[[Giustizia e ingiustizia|ingiustizia]] distribuita. Per cinque anni il Sindaco (oppure il Deputato, il Prefetto, il Ministro) del partito rosso perseguita gli uomini del partito nero e distribuisce cariche o stipendi agli uomini del partito rosso, il Sindaco del partito nero fa tutto il rovescio dell' altro; distribuisce cariche e stipendi agli uomini del partito nero e perseguita gli uomini del partito rosso. Così l'ingiustizia rotativa tiene luogo della giustizia permanente. (citato in ''Corriere della sera'', 17 settembre 2007)
*[...] in quei sei anni mi trovai molto bene con la popolazione meridionale di [[Vietri sul Mare|Vietri]] che scoprii, contro l'opinione di molti connazionali sul Mezzogiorno, pulita, laboriosa (quando la gente trovava lavoro) onesta e gentile. È un certificato che vale soprattutto per il fatto che ora non ci abito più e ne son distante più di cinquecento chilometri e potrei sfogarmi a strillare ai quattro cantoni (dove trovassi chi fosse disposto a darmi retta) tutte le querimonie e tutte le rabbie che avessi in corpo. Invece no. Passai sei anni dei migliori della mia vita, e non dico che questo fosse dovuto tutto alla brava gente di Vietri, ma insomma essi non mi disturbarono, anzi fecero il possibile perché mi trovassi bene e se non fecero di più fu perché erano, in generale, assai poveri e io non li sollecitai mai, sicché non potendo far altro per mostrarmi almeno tanta simpatia quanta io ne avevo per loro stessi, per il loro mare, per il loro paesaggio, per il loro cielo mi fecero dono della cittadinanza con una cerimonia che ebbe il merito di essere rapida, semplice e cordiale. Dopo di che continuai sul mio binario. (dalla prefazione a Domenico Apicella, ''I ritte antiche ovvero I proverbi napoletani, {{small|raccolti con la traduzione in Italiano e con la Grammatica Napoletana, seconda edizione ampliata e corretta}}, prefazione di Giuseppe Prezzolini'', {{sic|Ed.}} IL Castello, Cava dei Tirreni (Salerno), 1972<sup>2</sup>, pp. 7-8.
*Islandesi, svizzeri, inglesi, americani sono nati democratici. Noi autoritari e faziosi. Che l'[[italia]]no sia un popolo democratico è un'assurdità in cui possono credere solo dei professori di scienze politiche. Forse non sono stato fascista perché ero troppo poco italiano.<ref>Citato in [[Giorgio Bocca]], ''Il filo nero'', Arnoldo Mondadori editore, Milano, 1995, cap. 1, p. 10.</ref>
*L'inverno del 1858-59, quando [[Nathaniel Hawthorne]] decise di fare un viaggio in Italia con la moglie, due figlie ed un figlio, fu straordinariamente rigido; tanto che arrivato in [[Piazza San Pietro]] gli venne fatto di scivolare sopra il ghiaccio che s'era formato intorno alle celebri fontane; e chi è pratico di Roma sa quanto rara sia una simile avventura.<br>Pareva che l'Italia si volesse vendicare dell'uomo che, sebbene scrittore celebre nel suo paese per due opere capitali e popolari di romantica ispirazione, veniva da noi carico di pregiudizi comuni. «Ecco il sole d'Italia, ecco Roma geniale» egli esclama con ironia. Un tremendo raffreddore l'aveva colpito in viaggio e come se non bastasse, non trovò per due o tre giorni, che un albergo freddo e inospitale. Più tardi tutto intirizzito davanti al mal riscaldante focolare del Palazzo Lazzaroni continuerà a lamentarsi per settimane delle tetre viuzze di Roma chiuse fra {{sic|casaccie}} mal intonacate del pane stantio, del vino acido, del burro rancido, dell'acciottolato che rovinava i piedi, del prezzo incredibile della vita, dei mendicanti e dei tagliaborse, delle rovine poco romantiche tra le quali pende il bucato – meno romantiche di quelle inglesi – dei soldati francesi, dei frati e dei preti di ogni categoria, – queste maledizioni d'Italia! – della popolazione mal vestita e dei sigari pestilenziali, delle zanzare più grosse di quelle d'America, delle pulci dalle quali non v'è modo di liberarsi, dell'aria ostile malarica e delle folle italiane curiose e rumorose – si dicon all'Incisa più parole in un'ora che in un villaggio del New England in una settimana – e della sporcizia nauseante dei villaggi e delle persone [...].<ref>Da ''[https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1950-09_450/page/69/mode/1up Gli Hawthorne a Roma]'', in ''Nuova Antologia di lettere, scienze ed arti'', fascicolo 1797, settembre 1950, p. 60.</ref>
*La [[verità]] è sempre la correzione di un errore, e quindi l'errore fa parte della verità. (da ''Filosofia del nulla'', ''Gazzetta Ticinese'', 13 dicembre 1980; citato in Gino Ruozzi, ''Scrittori italiani di aforismi'', Mondadori)
*Le [[Donna|donne]] commettono dei particolari reati per la loro fragilità, ma tenendo conto di questa fragilità femminile, i giudici maschi sono di solito tolleranti con loro. E dunque stiano buone. (citato in [[Rudy de Cadaval]], La Nuova Tribuna Letteraria, Anno XI, n. 64, Padova 2001)
*L'[[irreligiosità]] moderna è una nuova freschezza di spirito, un atto morale, una liberazione. L'irreligiosità è una difficoltà, un carico, un obbligo, un dovere maggiore. In questo senso ci rende nobili. È l'emulazione con la virtù passata. Noi, irreligiosi, possiamo e dobbiamo essere da tanto quanto gli uomini passati, religiosi. Anzi di più; o meglio: altrimenti. (da ''Punti, spunti, appunti per le "Parole d'un uomo moderno"'', ''La Voce'', 15 maggio 1915; ora in ''Il meglio di Prezzolini'', Longanesi)
*Lei {{NDR|[[Ennio Flaiano]]}} continua a osservare il mondo con la stessa curiosità del primo giorno, anche se l'esperienza gli ha appreso che non c'è da farsi illusioni. (da ''Saper leggere'', Studio Tesi, 1988, p. XVI)
*Mi tenne lontano da lui {{NDR|[[Dino Campana]]}}, un certo suo modo di fare strano (che più tardi prese forma precisa di follia) e anche la convinzione, che non mi perito di confessare, che i suoi meriti poetici fossero allora e siano ora esagerati. Temo che il pittoresco della sua vita sia stato confuso col poetico della sua opera. (citato da [[Enrico Falqui]] in ''La Fiera Letteraria'', 23 febbraio 1967)
*Ogni verità che scopriamo, altrettanti enigmi di più da risolvere. Ogni scoperta migliaia di problemi. Ogni scoperta, superiore ignoranza. (da ''Filosofia del nulla'')
*Quando mi domandano che cosa mi ha colpito di più nel mio ritorno in Italia, rispondo senza esitazione: [[Giovanni Papini|Papini]]. Papini è la cosa più grande che ci ho trovato. (da ''L'italiano inutile'', Rusconi, Milano, 1994)
*Se [[Antonio Gramsci|Gramsci]] avesse letto con attenzione Machiavelli non ne avrebbe fatto un apostolo della classe contadina. È un elogio di schiavi ingenui, non di popolo politico. (da ''Prezzolini alla finestra'', Pan, Milano, 1977, p. 167)
*Scrivere [[aforisma|aforismi]] è da gran signore; un gran signore regala bottiglie di vino pregiato; un villano regala una botte di vino mediocre. (da ''Ideario'', Ponte alle Grazie)
*Se lo scopo di un partito è diffondere un'idea, il partito liberale lo ha raggiunto: ed appunto per questo è morto. (citato in [[Leo Longanesi]], ''In piedi e seduto'', Longanesi, 1968)
*Se io viaggiai in terza classe per molti anni non lo facevo per gusto di povertà. Lo facevo perché convinto che era pericoloso prendere l'abitudine della prima classe e del lusso. (da ''L'italiano inutile''))<ref name=San>citato in Sandro Gentili, ''Carteggio di Giovanni Papini, Giuseppe Prezzolini'', p. 8, Volume 1.</ref>
*Vi è [...] da notare sul [[sessualità|fattore sessuale]] [...] Gli scrittori son andati tanto in là nell'analizzarlo da rendere a volte ciò che è noioso ed osceno, freddamente scientifico, o tutt'al più ironico. Gli autori presentano questa realtà con occhio tanto penetrante che il loro punto di vista si è completamente obbiettivato e mentre paiono darle importanza, in verità la allontanano da noi, come un oggetto veduto al microscopio perde attrattiva perché difetti e imperfezioni invisibili ad occhio nudo, si vedono ora chiaramente. Se guardiamo da vicino la pelle di una bella donna, tutto ciò che vediamo sono dei piccoli pori, non certo attraenti, coperti da stille di sudore. (da ''I narratori. L'enciclopedia della vita'', in ''L'Italia finisce: ecco quel che resta'', traduzione dall'inglese di Emma Detti, Rusconi Libri, Milano, 1994, pp. 70-71)
*Vicino a Vietri c'è una piccola città ottocentesca che si chiama [[Cava de' Tirreni|Cava dei Tirreni]]. È molto «distinta» e carina, quasi come una vecchia zia decaduta che abbia conservato certe antiche maniere. Ora la stanno circondando di fabbriche e di casoni moderni con le facciate aggravate da balconi portasaponi, ma il centro rimane modesto, ritirato, sommesso, sotto pedale insomma e, nello stesso tempo, tanto «per bene». Ci son persino dei portici, di venti fogge diverse un po' malandati e sbilenchi, ma sembran ricordare che un tempo ci si faceva «il passeggio». (dalla prefazione a ''I ritte antiche'', p. 8.)
==''Amici''==
*Gli italiani in generale stimano [[Luigi Einaudi|Einaudi]] perché sentono in lui qualche cosa di diverso, anzi di opposto, a quelle che sono le qualità tipiche dell'italiano. (p. 29)
*Luigi Einaudi è {{sic|riescito}} a fare in pochi anni {{sic|a traverso}} il ''Corriere della Sera'' quello che le diciannove università del Regno non erano {{sic|riescite}} a compiere in cinquant'anni di vita nazionale: fare leggere ragionamenti appoggiati da cifre e cifre illustrate da ragionamenti. (p. 30)
*[...] l'ironia degli economisti è stata sempre di carattere moralistico. Non è ironia dissolvente, sconfortata o negatrice. L'ironia degli economisti ha basi ed effetti moralizzatori. È la sferza del pedagogo. Serve a richiamare alla realtà gli interessati e gli uomini in preda ai pregiudizi. (p. 31)
*[...] la prosa di [[Piero Jahier|Jahier]] presenta una ritmicità, un sobbalzare regolare di accenti, un chiudersi ed aprirsi di pause, un ripetersi di finali, che si avvicina e spesso diventa addirittura poesia. Dentro a questa prosa non è indifferente sentire che si muove una immaginazione calda, un sentimento cupo e profondo, un'acerbità di sensi. (p. 53)
*''Con me e con gli alpini'' è un libro d'amore per il popolo e di critica della sua classe dirigente. Il Jahier protestante, nel senso di dovere, c'è ancora tutto, a contrasto con i leggeri, i deboli, i finti, i potenti; a contrasto con i poveri, i semplici, gli umili. Il popolo italiano, i suoi dialetti, le sue qualità, i suoi mille lavori, le sue fatiche e gli stenti, sono rievocati e studiati con animo caldo e inneggiante. L'onore di Italia è lì, in basso, e non in alto; lì la sua forza e la sua resistenza, la speranza per l'indomani, la certezza dell'avvenire. (p. 55-56)
*Jahier non ha fretta. Nessuna necessità materiale o solletico di gloria ha potuto smuoverlo dalla sua linea. Non ha mai potuto prendere un impegno regolare, una «fornitura» di poesia o di prosa a quotidiani e a riviste che lo richiedevano. (pp. 57-58)
*Secondo il Bollettino del Ministero della Pubblica Istruzione, [[Giuseppe Lombardo Radice|Giuseppe {{sic|Lombardo-Radice}}]] insegna pedagogia nella R. Università di Catania; secondo l'Annuario della vita italiana, egli insegna pedagogia in tutta l'Italia, e i suoi discepoli sono tante centinaia che non starebbero in nessuna aula, per quanto magna, dei nostri Istituti di studi superiori. Lombardo Radice insegna; non fa che insegnare; sembra nato per insegnare; ha insegnato ed insegna a tutti noi; credo che abbia cominciato ad insegnare appena cominciò ad imparare; e ci insegnerà come si insegna, ancora molti, tantissimi anni, quanti vivrà e gli auguriamo di vivere. (p. 63)
*{{NDR|Giuseppe Lombardo Radice}} Tutta la sua pedagogia è fondata sull'idealismo come quella del [[Giovanni Gentile|Gentile]], ma ha un procedimento che sembra proprio l'opposto, perché quella del Gentile parte dalla vita per arrivare ai concetti, quella di Lombardo si fonda sui concetti ma intende giungere alla vita e sembra domandarsi: ma, insomma, che cosa è questa libertà dello spirito che ci siamo conquistati e ci stiamo continuamente conquistando, se non significa nel mondo concreto questa e quella riforma, come sarebbe l'abolizione del componimento, il sentire la punizione come un semplice mezzo di richiamo della coscienza a se stessa, la rottura di mille pregiudizi, di mille classificazioni, di mille meccanismi, e in fine il fare scorrere quanto più libero, creativo, naturale lo spirito del fanciullo, anzi dell'uomo? senza pregiudiziale d'età, di classe, di metodo? (pp. 67-68)
*Il [[Alfredo Panzini|Panzini]] è tutto l'opposto di un pensatore. Non c'è virilità, non c'è scelta, non c'è pensiero che regga sopra se stesso e si crei. Di fronte ai problemi più ovvi e più vecchi egli si impaurisce ed oscilla. Va da un lato all'altro, guardando, e come volesse sempre sfuggire l'estreme conseguenze, ritorna al lato da cui era partito, per poi di nuovo fuggirlo. Non c'è decisione, non c'è nettezza. Non osa come i pensatori sicuri. Ma in questa sua torturante vicenda – che lo fa soffrire e stancare – sta un segreto della sua arte, giacché proprio in quell'oscillare, come di gocciola purissima attaccata a un filo di telegrafo, che si avvia al suo destino tremando e nello stesso tempo rifrange in bei colori la luce che la trapassa, proprio in quell'oscillare egli ha modo di mostrare la sua grazia e la sua umanità sensibile. L'arte non è fatta di acciaio e il pensiero è asta di durissimo acciaio. (p. 87)
*L'arte non è decisione e nel Panzini è proprio indecisione fremente, concupiscente, debole, femminea. Le sue riflessioni non urtano, non costringono alla disciplina, ma carezzano anche quando vogliono essere severe, ma solleticano anche quando voglion sferzare. E se non si esce dalla sua lettura soddisfatti, se ne esce sempre con una grande simpatia per l'autore. (pp. 87-88)
*È sempre il caso di scrivere qualcosa intorno a [[Giovanni Papini|Papini]]. Più si cerca di definirlo e di caratterizzarlo, più sembra che egli si sforzi di sfuggirci e di creare un nuovo Papini che ci costringa a mutar di giudizio. (p. 99)
*Di persona Papini è come certa specie di pere, brutte a vedersi e dolci a mangiarsi. A prima vista non piace. I suoi lineamenti sono irregolari. La bocca è troppo grande, la mascella troppo sporgente, i denti troppo in fuori, il naso troppo schiacciato, il colore troppo pallido, spesso terreo. Troppo lungo di corpo, cammina come uno scheletro da commedia, tutto storto e dinoccolato. (p. 101)
*Papini è principalmente un artista ma di un carattere suo speciale: un artista delle idee. Il suo mondo di colori e di forme (il mondo esterno) si è presentato a lui forse un po' tardi e se ne eccettui alcuni pochi brani, il resto è opera di talento e di scienza letteraria e diciamolo pure, accademica, più che di lirico. (p. 112)
*In [[Gaetano Salvemini|Salvemini]] parla spesso l'uomo del popolo, e sul popolo egli attira la nostra attenzione e le nostre speranze per il rinnovamento del paese. Le sue idee per il Mezzogiorno si concentrano soprattutto nel chiedere che il popolo venga lasciato a se stesso, senza corruzione elettorale, senza tortura e oppressione fiscale, senza protezionismo che lo rende schiavo del settentrione, senza l'intromissione di cattivi impiegati. Ma oltre questi mali, che dipendono dal governo di Roma, egli dipinge il male della piccola borghesia meridionale, loquace, oziosa, litigiosa, oppressiva, usuraia, proprio l'opposto del popolo paziente e lavoratore; la classe che, per non lavorare manualmente o nel commercio, per spagnolesca alterigia, invade l'Università di Napoli alla ricerca di un diploma per entrare nei pubblici impieghi. (p. 126)
*Forse, come tutti i profeti, tocca a Salvemini la sorpresa di non veder bene il presente. L'idea è quasi sempre giusta, i mezzi sono a lui quasi sempre sbagliati. Ottimo uomo di battaglia, non lo si vede al governo. Critico felice, sebbene talvolta troppo acerbo, è spesso inabile per troppa schiettezza e per il desiderio di non volere essere mai sospettato di un'ambizione o di un calcolo. Non è un temperamento politico, e tanto meno poi in un ambiente come il nostro. (p. 129)
*[[Scipio Slataper]] è, anzitutto, l'autentico e rappresentativo figlio di Trieste, fusione di razze diverse nel crogiolo della {{sic|coltura}} italiana. Guardatelo: alto, biondo, coi pomelli un poco sporgenti, e gli occhi azzurri, si vede subito il discendente di una razza slava (ma da parte di madre era italianissimo, veneto). (p. 136)
*Slataper era vergine, Dico in tutti i sensi, salvo che in quello imbecille. Era vergine con piena coscienza del valore della sua verginità e purezza, e senza nessun velo di ciò che potesse essere – ciò che si chiama non essere vergini. Questa grande purezza cosciente ed orgogliosa di sé, meriterebbe un'analisi più minuta di quel che io posso fare. Però dico che quella e soltanto quella spiega la deliziosa finezza di certe leggende per bimbi, che egli ha scritto. (p. 137)
*{{NDR|[[Ardengo Soffici]]}} Autodidatta, vagabondo spirituale, gentiluomo in eterna crisi di spirito, col suo taccuino d'impressioni in mano, semplice anche nelle sue complicazioni, si è conciliato la simpatia di tutti, persino di quelli che ha maltrattato. (p. 140)
*{{NDR|Ardengo Soffici}} La sua figura ci è ben nota. Autodidatta, vagabondo spirituale, gentiluomo in eterna crisi di spirito, col suo taccuino d'impressioni in mano, semplice anche nelle sue complicazioni, si è conciliato la simpatia di tutti, persino di quelli che ha maltrattato. Nei suoi trascorsi e nelle sue impudicizie letterarie, è stato sempre d'un equilibrio straordinario e la sua schiettezza toscana, la sua probità d'artista, la sua visione limpidissima gli hanno accaparrato la simpatia anche dei vecchi, restii alla sua smania di innovare ad ogni costo la prosa italiana, contro la quale nessun altro scrittore ha mai dato di piglio con l'ascia rivoluzionaria, addentando fino al midollo il suo tronco secolare, come lui nei suoi illeggibili ''Chimismi lirici''. (p. 146)
*Il [[Cattolicesimo|cattolicismo]] o il [[militarismo]], con la loro formalità precisa, con le loro gerarchie, con l'assenza di pensiero, con il senso protettivo paterno che danno agli spiriti stanchi o impauriti, sono la naturale calamita di tutti gli sbandati spirituali che ad una certa età si convincono che la vita sociale non può essere una baldoria di istinti e di arbitrî personali, ma abbisogna di una regola e di un vincolo. (p. 156)
==''Codice della vita italiana''==
===Capitolo I – Dei furbi e dei fessi===
*I cittadini italiani si dividono in due categorie: i furbi e i fessi.
*Non c'è una definizione di fesso. Però: se uno paga il biglietto intero in ferrovia; non entra ''gratis'' a teatro; non ha un commendatore zio, amico della moglie e potente sulla magistratura, nella pubblica istruzione, ecc.; non è massone o gesuita; dichiara all'agente delle imposte il suo vero reddito; mantiene la parola data anche a costo di perderci, ecc. – questi è un fesso.
*I furbi non usano mai parole chiare. I fessi qualche volta.
*Non bisogna confondere il furbo con l'intelligente. L'intelligente è spesso un fesso anche lui.
*Il furbo è sempre in un posto che si è meritato non per le sue capacità, ma per la sua abilità a fingere di averle.
*Colui che sa è un fesso. Colui che riesce senza sapere è un furbo.
*Segni distintivi del furbo: pelliccia, automobile, teatro, restaurant, donne.
*I fessi hanno dei principi. I furbi soltanto dei fini.
*[[Dovere]]: è quella parola che si trova nelle orazioni solenni dei furbi quando vogliono che i fessi marcino per loro.
*L'[[Italia]] va avanti perché ci sono i fessi. I fessi lavorano, pagano, crepano. Chi fa la figura di mandare avanti l'Italia sono i furbi che non fanno nulla, spendono e se la godono.
*Il fesso, in generale, è stupido. Se non fosse stupido, avrebbe cacciato via i furbi da parecchio tempo.
*Il fesso, in generale, è incolto per stupidaggine. Se non fosse stupido, capirebbe il valore della cultura per cacciare i furbi.
*Ci sono fessi intelligenti e colti, che vorrebbero mandare via i furbi. Ma non possono: 1) perché sono fessi; 2) perché gli altri fessi sono stupidi e incolti, e non li capiscono.
*Per andare avanti ci sono due sistemi. Uno è buono, ma l'altro è migliore. Il primo è leccare i furbi. Ma riesce meglio il secondo che consiste nel far loro paura: 1) perché non c'è furbo che non abbia qualche marachella da nascondere; 2) perché non c'è furbo che non preferisca il quieto vivere alla lotta, e l'associazione con altri briganti alla guerra contro questi.
*Il fesso si interessa al problema della produzione della ricchezza. Il furbo sopratutto a quello della distribuzione.
*L'Italiano ha un tale culto per la furbizia, che arriva persino all'ammirazione di chi se ne serve a suo danno. Il furbo è in alto in Italia non soltanto per la propria furbizia, ma per la reverenza che l'italiano in generale ha della furbizia stessa, alla quale principalmente fa appello per la riscossa e per la vendetta. Nella famiglia, nella scuola, nelle carriere, l'esempio e la dottrina corrente – che non si trova nei libri – insegnano i sistemi della furbizia. La vittima si lamenta della furbizia che l'ha colpita, ma in cuor suo si ripromette di imparare la lezione per un'altra occasione. La diffidenza degli umili che si riscontra in quasi tutta l'Italia, è appunto l'effetto di un secolare dominio dei furbi, contro i quali la corbelleria dei più si è andata corazzando di una corteccia di silenzio e di ottuso sospetto, non sufficiente, però, a porli al riparo delle sempre nuove scaltrezze di quelli.
===Capitolo II – Della Giustizia===
*Non è vero, in modo assoluto, che in Italia, non esista giustizia. È invece vero che non bisogna chiederla al giudice, bensì al deputato, al Ministro, al giornalista, all'avvocato influente ecc. La cosa si può trovare: l'indirizzo è sbagliato.
*In Italia non si può ottenere nulla per le vie legali, nemmeno le cose legali. Anche queste si hanno per via illecita: favore, raccomandazione, pressione, ricatto ecc.
===Capitolo III – Del Governo e della Monarchia===
*L'Italia non è democratica né aristocratica. È anarchica.
*Tutto il male dell'[[Italia]] viene dall'[[anarchia]]. Ma anche tutto il bene.
*In Italia contro l'arbitrio che viene dall'alto non si è trovato altro rimedio che la disobbedienza che viene dal basso.
*In Italia il Governo non comanda. In generale in Italia nessuno comanda, ma tutti si impongono.
*Per le cose grosse non si cade mai, per quelle piccine spesso.
*L'autorità del grado non conta. L'italiano non si inchina davanti al berretto. Nulla lo indispone più dell'[[uniforme]]. Ma obbedisce al prestigio personale ed alla capacità di interessare sentimentalmente o materialmente la folla.
*L'uomo politico in Italia è uomo [[avvocato]]. Il dire niente in molte parole è stata sempre la prima qualità degli uomini politici; che se hanno sommato il dire niente al parlare fiorito, hanno raggiunto la perfezione.
===Capitolo IV – Della geografia politica===
*L'Italia si divide in due parti: una europea che arriva all'incirca a Roma, e una africana o balcanica, che va da Roma in giù. L'Italia africana o balcanica è la colonia dell'Italia Europea.
===Capitolo V – Della famiglia===
*In Italia l'uomo è sempre poligamo. La donna è poliandra. (Quando può.)
*La famiglia è la proprietà del capo di famiglia. La moglie è un oggetto di proprietà. Se abbandona si può uccidere. Viceversa non è ammesso che possa uccidere, se la si abbandona.
*La [[moglie]] ha la sua posizione sociale segnata fra la serva e l'amante. Un po' più in su della serva e un po' più giù dell'amante. Fa le giornate da serva e le notti da amante.
===Capitolo VI – Delle leggi===
*Tutto ciò che è proibito per ragioni pubbliche si può fare quando non osta un interesse privato. Nei vagoni dove è [[proibizione|proibito]] fumare tutti fumano finché uno non protesta.
*In Italia nulla è stabile fuorché il provvisorio.
===Capitolo VIII – Dell'ideale===
*C'è un ideale assai diffuso in Italia: guadagnar molto faticando poco. Quando questo è irrealizzabile, subentra un sottoideale: guadagnar poco faticando meno.
*La [[scuola]] è fatta per avere il diploma. E il diploma? Il diploma è fatto per avere il posto. E il posto? Il posto è fatto per guadagnare. E guadagnare? È fatto per [[mangiare]]. Non c'è che il mangiare che abbia fine a se stesso, sia cioè un ideale. Salvo in coloro, in cui ha per fine il bere.
===Capitolo X – Della proprietà collettiva===
*La roba di tutti (uffici, mobili dei medesimi, vagoni, biblioteche, giardini, musei, tempo pagato per lavorare, ecc.) è roba di nessuno.
===Capitolo XI – Dell'Italia e degli Italiani===
*L'Italia non è il giardino del mondo. L'Italia è un paese naturalmente povero, senza carbone, con poco ferro, molto scoglio, per tre quarti malarico e troppo popoloso. Esso dipende e dipenderà sempre economicamente dagli stranieri. L'[[indipendenza]] dell'Italia è il mito più infondato e dannoso che un italiano possa nutrire. C'è una sola consolazione: che nessun paese è economicamente indipendente.
*L'italiano è un popolo che si fa guidare da imbecilli i quali hanno fama di essere machiavellici, riuscendo così ad aggiungere al danno la beffa, ossia l'insuccesso alla disistima, per il loro paese. Da molti anni il programma degli uomini che fanno la politica estera sembra riassumersi in questo: mani vuote, ma sporche.
*I veri italiani sono pochissimi. La maggior parte di coloro che si fanno passare per italiani, sono in realtà piemontesi, toscani, veneti, siciliani, abruzzesi, calabresi, pugliesi e via dicendo. Appena fuori d'Italia, l'italiano torna ad essere quello che è: piemontese, toscano veneto ecc. L'italiano sarà un prodotto dell'Italia, mentre l'Italia doveva essere un prodotto degli italiani.
*La [[storia d'Italia]] è storia di Spagna e di Francia, d'Allemagna e di Austria, e in fondo, storia di Europa. Lo sforzo degli storici per creare una storia d'Italia dimostra come si possa spendere molto ingegno per una causa poco ingegnosa, come accade a quei capitani che si fanno valorosamente ammazzare per una causa infame. (2003, [https://books.google.it/books?id=nQVtIsx9cSgC&newbks=1&newbks_redir=0&lpg=PA46&dq=&pg=PA46#v=onepage&q&f=false p. 46, § 54])
*L'Italiano è di tanto inferiore al giudizio che porta di se stesso di quanto è superiore al giudizio che ne danno gli stranieri. Le sue qualità migliori sono le ignorate e i suoi difetti peggiori sono i pubblicati da tutta la fama.
*La famiglia è l'unico aggregato sociale solido in Italia. Il comune è l'unico organismo politico sentito in Italia. Tutto il resto è sentimento generico di classi intellettuali, come la patria; o astrattismo burocratico, come la provincia; o mito vago, che nasconde spinte economiche molto ristrette ed egoistiche, come l'internazionale.
*Tutto è in ritardo in [[Italia]], quando si tratta di iniziare un [[lavoro]]. Tutto è in anticipo quando si tratta di smetterlo.
*Il [[tempo]] è la cosa che più abbonda in Italia, visto lo spreco che se ne fa.
===Capitolo XII – Senza titolo riassuntivo indispensabile===
*L'Italia è una speranza storica che si va facendo realtà.
==''Il Cattolicismo rosso''==
*Il [[cattolicesimo]] è stato il capolavoro dell'Italia, perché ha conservato il germe cristiano, che è negazione dello Stato, in una forma adatta alla realtà del mondo. Il cristianesimo, del resto, neanche i protestanti han potuto applicarlo in modo integrale. Il cristianesimo predica il perdono dei delitti, l'amore del nemico, la fraternità, l'eguaglianza, la pace universale, il possesso comune dei beni: questi sono i concetti di Cristo e con essi non si governa uno Stato.
*Il [[Alfred Loisy|Loisy]], come in generale tutti i neo-cattolici, accentua il lato umano di Cristo, dicendo che per dogma è tanto uomo quanto Dio, ed accentua pure il lato umano della rivelazione. (p. 149)
*Il [[Romolo Murri|Murri]], educato nel tomismo dei Seminari, vi è rimasto così affezionato da non credere possibile per il Cattolicismo un'altra filosofia, ed ha replicatamente fatte obiezioni alla filosofia della immanenza, ricevendo per ciò lodi e congratulazioni da altissimi personaggi. La filosofia dell'immanenza non gli sembra sufficientemente adatta alle menti moderne per convincerle, e quella sua mancanza di solidità intellettuale gli par che conduca a un relativismo capace di suggerire l'utilità del credere, non una credenza. (p. 183)
*Il sistema del [[Alfred Loisy|Loisy]] ha il dono [...] d'essere il più radicale di tutti. La sua critica non soltanto accetta i resultati di quella non cristiana e di quella protestante, ma li supera. Si sa che alcuni protestanti non han fatto che riprendere certe tesi del Loisy. Non è una critica di concessioni e di mezze vie: è critica senz'altro, come la potrebbe fare un professore laico di filologia sopra un qualunque poco interessante poema di una qualsiasi letteratura. Nessun pregiudizio porta seco il critico: egli dimentica di essere prete e perfino di essere cattolico e cristiano. Non si preoccupa della tradizione che si è svolta sotto influenze dogmatiche. Non si preoccupa delle autorità, che non hanno a che fare con la critica. Non si preoccupa del pubblico, né dello scandalo, per quanto non lo cerchi. Ardito? Ma che ardito! semplicemente – esatto. (p. 232)
*Per il Loisy la storia e la teologia sono due campi differenti. Esaminando storicamente i libri sacri non potrete mai avere la prova dei fatti che fondano la religione. Come potrebbe essere ciò se essi escono dal dominio del naturale e se i libri, invece che storia, come noi l'intendiamo, vogliono darci un insegnamento morale? La storia come storia non potrà mai provare né negare la resurrezione di Cristo — fatto extratemporale, che significa per l'appunto il principio di una vita superiore alla storica. Come potrebbe provare che Cristo siede ora alla destra del Padre? (p. 233)
==''Manifesto dei conservatori''==
*Evidentemente un conservatore è ''uno che vuol conservare'' qualche cosa. Ma pochi si accorgono che per poter conservare qualche cosa, bisogna che un individuo, una classe o un popolo siano anche in possesso di qualche cosa. Ecco un primo punto, proveniente dalla logica del termine stesso, che per avere realtà richiede la necessità di un possesso. Di qui deriva l'impossibilità di una propaganda conservatrice se non a gente che possieda qualche cosa e la senta propria. (cap. 1; 1972, p. 13; 1995, p. 7)
*Uno dei più gravi pregiudizi contro la destra in Italia è quello del timore che una vittoria di questa rappresenti un ritorno al ''[[fascismo]]''.<br />Mentre è giusto che la destra pretenda, nel campo intellettuale e universitario, che il ventennio fascista venga studiato senza prevenzioni come un periodo della storia degli italiani, ai cui fasti e nefasti la maggioranza di essi prese parte e responsabilità, sarebbe sbagliato e pericoloso per la destra qualunque atto o manifestazione che potesse giustificare il pregiudizio generale contro il fascismo che ha giovato tanto ai comunisti.<br />Sono passati trent'anni dalla caduta del fascismo, e in questi anni il mondo è cambiato assai. Molte situazioni sono addirittura rovesciate. Il comunismo stesso ha sentito il bisogno di modificarsi e di assumere in Italia e in altri Paesi una maschera di indipendenza nazionale. Ci sono nuovi problemi e nuove leve di giovani. ''Sono seccati'' di sentir ancora giudicare le persone e le soluzioni ''secondo la distinzione di fascismo e antifascismo''. (cap. 4; 1972, p. 44; 1995, p. 31)
*Il Vero Conservatore ha rispetto piuttosto per il tempo che per lo spazio, e tiene conto della qualità piuttosto che della quantità. Non disprezza le cognizioni, ma sa che non hanno valore senza principi. Sa andare all'indietro perché, per andare avanti, bisogna qualche volta arretrare per rendere meglio la spinta. (cap. 5, 1; 1972, p. 47; 1995, p. 32)
*Prima di tutto il V.C. si guarderà bene dal confondersi con i ''reazionari'', i ''retrogradi'', i ''tradizionalisti'', i ''nostalgici''; perché il V.C. intende «continuare mantenendo», e non tornare indietro e rifare ''esperienze fallite''. Il V.C. sa che a ''problemi nuovi'' occorrono ''risposte nuove'', ispirate a principii permanenti. (cap. 5, 2; 1972, p. 47; 1995, p. 32)
*Il conservatore non è contrario alle ''novità'' perché ''nuove''; ma non scambia l'''ignoranza'' degli innovatori per ''novità''. (cap. 5, 4; 1972, p. 48; 1995, p. 32)
*L'attività pubblica della "[[La Voce (periodico)|Voce]]", che diretta da me incominciò a pubblicarsi alla fine del dicembre 1908 in Firenze, consisté essenzialmente nel tentativo di ''influire intellettualmente e moralmente sugli avvenimenti politici, senza prender parte a quella combinazione di cupidigie (interessi e ambizioni) di cui è fatta la politica''. (''La Voce e la sua democrazia'', 2003, p. 97)
==''Storia tascabile della letteratura italiana''==
*Alcuni autori hanno fatto uso del dialetto, come [[Pier Paolo Pasolini]], allo scopo di esprimere la vita d'una classe di diseredati della periferia di Roma, ma con effetti più luridi che veristi.
*{{NDR|[[Giovanni Boccaccio]]}} Contiene l'ammaestramento a usare l'intelligenza contro la fortuna, a saper cogliere l'occasione e a comportarsi audacemente, perché è meglio correre dei rischi che affondar nell'inerzia.
*"[[I promessi sposi]]", che han la fama esteriore di "romanzo storico", ma il cui centro artistico è una storia dell'uomo vista con una profonda calma e saggezza, eguagliata soltanto da quella di Goethe.
*Il Tasso piacerà sempre più alle anime romantiche, mentre l'Ariosto sarà sempre più ammirato dagli spiriti classici.
*L'anima del Leopardi era nobilissima, delicatissima, quella d'una creatura angelica, straboccante di desiderio d'amore e di amicizia.
*{{NDR|[[Orsola Nemi]]}} La delicatezza, il pudore, la sensibilità in persona.
*{{NDR|[[Francesco Petrarca]]}} La sua "capacità di introspezione" lo rende romantico e moderno.
*{{NDR|Riferendosi a [[Dante Alighieri]]}} Soltanto l'artista universale, il moralista intransigente attirano il lettore moderno, meravigliato che ci sia stato al mondo un carattere così potente.
==''Uomini 22 e città 3''==
*[[Charles-Louis Philippe|{{sic|Charles Louis}} Philippe]] aveva una di quelle figure molto solite tra letterati francesi. Era un uomo di mezza età, tarchiato e di vigor fattoresco, grassoccio, colla barbetta a pizzo, biondo, gli occhi grandi azzurri e buoni ma senza scintilla, coperti del pince-nez: una fisonomia di brav'uomo, di buon uomo, che ha sofferto e che simpatizza con chi soffre; ma non una fisonomia geniale. Ed è così l'opera sua e il suo carattere tutto, come il volto e la calligrafia. (p. 194)
*Nella [[Marguerite Audoux|Audoux]], questo piccolo, ma sincero rivolo di poesia umile, è diventato il dolciastro filo di liquor zuccherino che bea i palati delle signorine. (p. 198)
*{{sic|Charles Louis}} Philippe non sarà mai [...] celebre, perché le oleografie saranno sempre più care alla moltitudine della severa arte. (p. 199)
==Citazioni su Giuseppe Prezzolini==
*Diceva Prezzolini che la democrazia è la parificazione degli sporcaccioni con i galantuomini, e che le donne quando hanno le mestruazioni sono pericolose per l'ambiente dove lavorano, ufficio o fabbrica o (se sono parlamentari) il [[Parlamento]]. ([[Rudy de Cadaval]])
*Diceva Prezzolini che fin quando non vi si fosse imparato a ridere della massoneria, invece di temerla, L'Italia non sarebbe stata nazione rispettabile. ([[Piero Buscaroli]])
*Hai novant'anni e vivi e scrivi come se ne avessi quaranta o cinquanta. Nessuno, in Italia, come te. sei un prosatore eccellente come al tempo felice della ''Voce'' (le lettere agli amici!) e, più tardi, dei tuoi capolavori: ''L'italiano inutile'' e ''Dal mio terrazzo''. Ti dirò una cosa che forse piacerà a Jakie e non a te: hai superato [[Giovanni Papini|Papini]]. A voi il mio affetto d'amico e la mia riconoscenza di semplice lettore. ([[Marino Moretti]])
*Prezzolini era un lucido intelletto che non ha mai parlato per conto terzi. [...] Prezzolini è un uomo di invenzione. Le cose che contano e che restano nella sua opera non le fece ma le inventò. È un autentico scrittore perché inventa oltre il documento e le cartelle. Prezzolini inventore è certamente geniale. È artista camuffato da critico e letterato. Attaccò, provocò, polemizzò fino agli ultimi giorni. Sugli argomenti più vari, su politici e scrittori, volle sempre dire la sua. La corporazione degli intellettuali si pose sempre l'interrogativo: che ne dice Prezzolini? ([[Francesco Grisi]])
*Prezzolini fu personaggio di molto spicco, di grande ingegno e di cultura varia e vasta. Ma con tutto il rispetto, non fu un eroe né una vittima. ([[Rudy de Cadaval]])
*Prezzolini si vantò sempre d'essere uno che in realtà, tutta la vita, non fece che negarsi ogni capacità e ambizione artistica, e sempre considerò le proprie, abbondantissime, virtù di scrittore come puramente strumentali, a determinati effetti divulgativi e didattici. Diciamolo chiaro, noi che fummo sempre suoi amici. In questo mezzo secolo, nel nostro ambiente culturale, è probabile non s'incontri nessun altro così volenteroso, d'altrettanto disinteresse, pronto a fare pieno di abnegazione, ma al medesimo tempo, difficile e scorbutico come lui. Alla sua scontrosa bizzarria gli antichi avrebbero applicato qualcuno di quei loro bizzarri modi di dire: che non gli si trova mai il basto che gli entri; che è come il carbone che tinge o che scotta. Spinoso come un riccio, come un ananasso, che da qualsiasi parte lo tocchi ti punge. Spregiudicato e pedante, impazientissimo eppure tenace, simpatico e al medesimo tempo scostante, bastian contrario per la pelle. ([[Emilio Cecchi]])
*Sì: il caso Prezzolini è stato uno dei più significativi della cultura contemporanea del nostro Paese. Prezzolini ha incarnato una costante esigenza critica e scettica in un mondo di cultura sempre più tendente al conformismo e all'ortodossia, meglio ancora ai conformismi e alle ortodossie. ([[Giovanni Spadolini]])
*Tu e [[Giovanni Papini|Papini]] avete insegnato tante cose in mezzo secolo e negli ultimi tempi ancor più che nei primi: tutta Italia dovrebbe esservene grata. ([[Marino Moretti]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giuseppe Prezzolini, ''[https://archive.org/details/amicipre00prezuoft/page/n6/mode/1up Amici]'', Vallecchi Editore, Firenze, 1922.
*Giuseppe Prezzolini, ''Codice della vita italiana'', ''La Voce'', Firenze, 1921.
*Giuseppe Prezzolini, ''[https://books.google.it/books?id=nQVtIsx9cSgC&newbks=1&newbks_redir=0&lpg=PP1&hl=it&pg=PP1#v=onepage&q&f=false Codice della vita italiana]'', con una biografia e una bibliografia a cura di Carlo Maria Messina, Robin, Roma, 2003. ISBN 9788873710226
*Giuseppe Prezzolini, ''[https://archive.org/details/ilcattolicismoro00prez/page/n6/mode/1up Il Cattolicismo rosso]'', Riccardo Ricciardi Editore, Napoli, 1908.
*Giuseppe Prezzolini, ''Manifesto dei conservatori'', Rusconi, Milano, 1972.
*Giuseppe Prezzolini, ''Manifesto dei conservatori'', introduzione di [[Sergio Romano]], Arnoldo Mondadori, 1995. ISBN 8804392371
*Giuseppe Prezzolini, ''Manifesto dei conservatori'', presentazione di [[Nantas Salvalaggio]], , introduzione di Sergio Romano, La biblioteca di Libero, 2003.
*Giuseppe Prezzolini, ''Storia tascabile della letteratura italiana'', Biblioteca del Vascello, 1993.
*Giuseppe Prezzolini, ''[https://archive.org/details/uomini22ecitt300prez/page/n10/mode/1up Uomini 22 e città 3]'', Vallecchi Editore, Firenze, 1920.
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Prezzolini, Giuseppe}}
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Gaux
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[[File:Giuseppe Prezzolini.jpg|miniatura|Giuseppe Prezzolini]]
'''Giuseppe Prezzolini''' (1882 – 1982), giornalista, scrittore ed editore italiano.
==Citazioni di Giuseppe Prezzolini==
*C'è in [[Novalis]] il bisogno femmineo di sentirsi appoggiato a qualcheduno. L'ottimismo naturale di tali persone coglie nel primo aspetto degli uomini quelle particelle di bontà, di singolarità, di superiorità che possono avere, trascurando tutto il resto volgare, e su quelle costruendo un tipo ideale nel quale pensano d'avere finalmente trovato la perfezione. Sono dei Don Giovanni sinceri, capricciosi e mutevoli, ma piuttosto ingannati che ingannatori. Essi non chiederebbero nulla di meglio che l'affetto eterno; ma non trovano nel mondo imperfetto chi ne sia degno.<ref>Da ''Studi e capricci sui mistici tedeschi'', Casa editrice italiana di A. Quattrini, Firenze, 1912, [https://archive.org/details/Prezzolini/page/93/mode/1up p. 93].</ref>
*C'è nel mondo qualche cosa che non può essere vissuta che a patto d'essere unica a possedere l'animo, d'essere presa per sempre e non affittata per ore, d'essere una sposa e non un'amante. È l'''azione [[Religione|religiosa]]''. (da ''Centivio'', p. 4, 1906)<ref name=Gen>Citato in Sandro Gentili, ''Carteggio di Giovanni Papini, Giuseppe Prezzolini'', in introduzione, Volume 1.</ref>
*Che cos'è [[Giovanni Papini|Papini]]? Non lo so. Alle volte mi pare un [[arcangelo]], gli s'illuminano gli occhi e ci sono riflessi d'oro sui suoi capelli ricciuti, come un'aureola. Alle volte mi pare uno [[gnomo]], storto, maligno, unghioso. (da ''Diario 1900-1941'', p. 29)<ref name=Gen></ref>
*Che peccato che un [[Antonio Gramsci|Gramsci]] si sia trovato nella condizione di sacrificare la sua intelligenza e la sua vita alla creazione della società più triste, più oppressiva, più noiosa, più funerea del mondo, la civiltà comunista. (da ''Ideario'', Corbaccio, Milano, 1993, p. 125)
*Ci sono uomini colti persino tra i [[professori]]. (da ''Saper leggere'', Studio Tesi, 1988)<ref>Anche in ''Ideario''. La citazione è attribuita a [[Benedetto Croce]] nella forma: «Ci sono persone colte persino tra i professori».</ref>
*Colui che giunge alla coscienza della vita spontanea che si manifesta negli spiriti individuali è un [[Misticismo|mistico]]. Sia pure artista, filosofo, uomo di armi, poeta: purché non attribuisca a se stesso la propria creazione, egli è un mistico. (da ''Saggio sulla libertà mistica'', 1907)<ref name=Gen></ref>
*Come tutti i principali collaboratori della ''Voce'', accettai la [[guerra]] come un fatto naturale. Non eravamo guerrafondai, intendi bene. Ma riconoscevamo che la guerra fa parte della vita, essendo la vita lotta e conquista. La [[guerra]], anzi, con le sue regole e i suoi limiti, costituisce un passo avanti rispetto alle lotte barbariche. Il nemico, nella guerra, rappresenta l'ostacolo al raggiungimento di un fine, non una bestia da sgozzare. Perciò permette e anzi favorisce la pietà per il ferito, la compassione per il vinto, una volta che l'ostacolo è superato. Conquistata la trincea, i nemici tornano uomini e fratelli.<ref>Da ''Intervista sulla Destra'', a cura di Claudio Quarantotto, Edizioni del Borghese, Milano, 1978, p. 36.</ref>
*{{NDR|[[Novalis]]}} È un poeta e un filosofo esoterico, da piccoli gruppi e da conventicole, che richiede una iniziazione segreta per essere amato, e il possesso d'un cifrario per esser capito. Egli appartiene alla piccola Eleusi degli eletti da un Dio largitore di impopolarità. Se i librai hanno i suoi volumi in vetrina, e i traduttori cercano di ridurlo nei vari idiomi, pure egli resta sempre inviolato; come l'arco di molte leggende orientali non può appartenere che a chi sa fletterne la muscolosa curva e la vibrante corda, così Novalis ha lasciato la sua parola, ben trincerata e coperta dalla espressione difficile, frammentaria, velata, fatta di accenni, di sottintesi, di parentesi, di sottolineature, soltanto a chi saprà soggiogarla e possederla con l'amore e con la violenza.<ref>Da ''Studi e capricci sui mistici tedeschi'', Casa editrice italiana di A. Quattrini, Firenze, 1912, [https://archive.org/details/Prezzolini/page/87/mode/1up p. 87].</ref>
*Gli uomini politici italiani, in generale, sono mediocri. (citato in [[Rudy de Cadaval]], La Nuova Tribuna Letteraria, Anno XI, n. 64, Padova 2001)
*Gli [[uomo|uomini]] sono una razzaccia. Sono bestiacce cupide, libidinose, avare, senza fede, senza gratitudine, egoiste, nella maggior parte dei casi esseri senza forza di spirito, incapaci di seguire il bene o il male, incerti e pronti a cedere al più forte, senza sentimento di responsabilità, vittime del primo partito che capita. (Da ''Vita di Machiavelli''<ref>Citato in Guglielmo Lo Curzo, ''Prezzolini grande maestro'', ''L'osservatore politico letterario'', anno 29, n° 4, maggio 1983, pp. 33-46; disponibile anche su ''[http://circe.lett.unitn.it/le_riviste/riviste/bibliografia_spe/biblio/locurzo.pdf Circe.lett.unitn.it]''.</ref>)
*{{NDR|[[Giovanni Della Casa]]}} Godè ai suoi tempi di grandissima fama. Il [[Pietro Bembo|Bembo]] ed altri gli rivolsero sonetti di elogio; le sue poesie furono commentate come quelle del [[Francesco Petrarca|Petrarca]]; e il sonetto cinquantanovesimo ottenne persino l'onore di una lezione di [[Torquato Tasso]]. (Citato in prefazione a [[Giovanni Della Casa]], ''Galateo'', p. XLI, Edizioni Studio Tesi)
*Ieri sera venne [[Emilio Cecchi|Cecchi]] mentre si pranzava con [[Scipio Slataper|Slataper]]. Non ti posso ripetere quel che ci ha detto. Non sono soltanto argomenti. Era il modo come parlava, la sua convinzione morale, il suo atteggiamento così serio e grande da tanto tempo. Tutto ''ci fece sentire'' che malgrado la difesa tentata eravamo d'accordo con lui. (da una lettera a [[Giovanni Papini]]; citato in [[Giancarlo Vigorelli]], ''La terrazza dei pensieri'', Immordino Editore, 1967)
*Il concetto di [[Dio]] per me è il concetto dell'essere, ed è l'essere. Noi esistiamo, cambiamo continuamente. L'essere è assoluto, che non cambia. E questo qui, questo, è il concetto di Dio. Esso non ha una realtà fisica, ma è una realtà che agisce.<ref>Dall'intervista di Gino Agnese, [http://digitale.bnc.roma.sbn.it/tecadigitale/giornale/CFI0415092/1981/n.135/3 ''Prezzolini: se mi convertissi mi nasconderei''], ''Il Tempo'', 19 maggio 1981.</ref>
*Il [[conservatorismo|conservatore]] è un freno all'[[utopia]] e agli utopisti, che s'innamorano di cose e di idee mai sperimentate e che, quando si realizzano, si rivelano ben diverse da come se le immaginavano.<ref>Citato in [[Roberto Gervaso]], ''Ve li racconto io'', Milano, Mondadori, 2006, p. 346. ISBN 88-04-54931-9</ref>
*Il mistero della generazione di un nuovo mondo europeo si compie. Forze oscure scaturite dalla profondità dell'essere sono al travaglio ed il parto avviene tra riti mostruosi di sangue e gemiti che fanno fremere. Noi non guarderemo soltanto al dolore. Salute al nuovo mondo! (da ''Facciamo la guerra'', ''La Voce'', 26 agosto 1914)
*Il soldato italiano non ha molte qualità militari; salvo lo slancio nell'attacco, purché abbia capi che paghino di persona e inspirino fiducia. Allora lo si porta dove si vuole. Manca però di voglia di lavorare, non ha molta precisione, né amor patrio, poca disciplina, debole senso del dovere... In compenso questi difetti, gravi per una guerra come la presente, ha in dose enorme una qualità grandissima, ed è la capacità di soffrire e di sopportare, fino ad un grado che rasenta l'inverosimile. Perché un soldato italiano si rivolti occorre che ogni limite umano sia sorpassato. (da ''Dopo Caporetto'', Roma, 1919, p. 23-24)
*In [[Italia]] non esiste [[Giustizia e ingiustizia|giustizia]] distributiva. Ne tiene le veci l'[[Giustizia e ingiustizia|ingiustizia]] distribuita. Per cinque anni il Sindaco (oppure il Deputato, il Prefetto, il Ministro) del partito rosso perseguita gli uomini del partito nero e distribuisce cariche o stipendi agli uomini del partito rosso, il Sindaco del partito nero fa tutto il rovescio dell' altro; distribuisce cariche e stipendi agli uomini del partito nero e perseguita gli uomini del partito rosso. Così l'ingiustizia rotativa tiene luogo della giustizia permanente. (citato in ''Corriere della sera'', 17 settembre 2007)
*[...] in quei sei anni mi trovai molto bene con la popolazione meridionale di [[Vietri sul Mare|Vietri]] che scoprii, contro l'opinione di molti connazionali sul Mezzogiorno, pulita, laboriosa (quando la gente trovava lavoro) onesta e gentile. È un certificato che vale soprattutto per il fatto che ora non ci abito più e ne son distante più di cinquecento chilometri e potrei sfogarmi a strillare ai quattro cantoni (dove trovassi chi fosse disposto a darmi retta) tutte le querimonie e tutte le rabbie che avessi in corpo. Invece no. Passai sei anni dei migliori della mia vita, e non dico che questo fosse dovuto tutto alla brava gente di Vietri, ma insomma essi non mi disturbarono, anzi fecero il possibile perché mi trovassi bene e se non fecero di più fu perché erano, in generale, assai poveri e io non li sollecitai mai, sicché non potendo far altro per mostrarmi almeno tanta simpatia quanta io ne avevo per loro stessi, per il loro mare, per il loro paesaggio, per il loro cielo mi fecero dono della cittadinanza con una cerimonia che ebbe il merito di essere rapida, semplice e cordiale. Dopo di che continuai sul mio binario. (dalla prefazione a Domenico Apicella, ''I ritte antiche ovvero I proverbi napoletani, {{small|raccolti con la traduzione in Italiano e con la Grammatica Napoletana, seconda edizione ampliata e corretta}}, prefazione di Giuseppe Prezzolini'', {{sic|Ed.}} IL Castello, Cava dei Tirreni (Salerno), 1972<sup>2</sup>, pp. 7-8.
*Islandesi, svizzeri, inglesi, americani sono nati democratici. Noi autoritari e faziosi. Che l'[[italia]]no sia un popolo democratico è un'assurdità in cui possono credere solo dei professori di scienze politiche. Forse non sono stato fascista perché ero troppo poco italiano.<ref>Citato in [[Giorgio Bocca]], ''Il filo nero'', Arnoldo Mondadori editore, Milano, 1995, cap. 1, p. 10.</ref>
*L'inverno del 1858-59, quando [[Nathaniel Hawthorne]] decise di fare un viaggio in Italia con la moglie, due figlie ed un figlio, fu straordinariamente rigido; tanto che arrivato in [[Piazza San Pietro]] gli venne fatto di scivolare sopra il ghiaccio che s'era formato intorno alle celebri fontane; e chi è pratico di Roma sa quanto rara sia una simile avventura.<br>Pareva che l'Italia si volesse vendicare dell'uomo che, sebbene scrittore celebre nel suo paese per due opere capitali e popolari di romantica ispirazione, veniva da noi carico di pregiudizi comuni. «Ecco il sole d'Italia, ecco Roma geniale» egli esclama con ironia. Un tremendo raffreddore l'aveva colpito in viaggio e come se non bastasse, non trovò per due o tre giorni, che un albergo freddo e inospitale. Più tardi tutto intirizzito davanti al mal riscaldante focolare del Palazzo Lazzaroni continuerà a lamentarsi per settimane delle tetre viuzze di Roma chiuse fra {{sic|casaccie}} mal intonacate del pane stantio, del vino acido, del burro rancido, dell'acciottolato che rovinava i piedi, del prezzo incredibile della vita, dei mendicanti e dei tagliaborse, delle rovine poco romantiche tra le quali pende il bucato – meno romantiche di quelle inglesi – dei soldati francesi, dei frati e dei preti di ogni categoria, – queste maledizioni d'Italia! – della popolazione mal vestita e dei sigari pestilenziali, delle zanzare più grosse di quelle d'America, delle pulci dalle quali non v'è modo di liberarsi, dell'aria ostile malarica e delle folle italiane curiose e rumorose – si dicon all'Incisa più parole in un'ora che in un villaggio del New England in una settimana – e della sporcizia nauseante dei villaggi e delle persone [...].<ref>Da ''[https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1950-09_450/page/69/mode/1up Gli Hawthorne a Roma]'', in ''Nuova Antologia di lettere, scienze ed arti'', fascicolo 1797, settembre 1950, p. 60.</ref>
*La [[verità]] è sempre la correzione di un errore, e quindi l'errore fa parte della verità. (da ''Filosofia del nulla'', ''Gazzetta Ticinese'', 13 dicembre 1980; citato in Gino Ruozzi, ''Scrittori italiani di aforismi'', Mondadori)
*Le [[Donna|donne]] commettono dei particolari reati per la loro fragilità, ma tenendo conto di questa fragilità femminile, i giudici maschi sono di solito tolleranti con loro. E dunque stiano buone. (citato in [[Rudy de Cadaval]], La Nuova Tribuna Letteraria, Anno XI, n. 64, Padova 2001)
*L'[[irreligiosità]] moderna è una nuova freschezza di spirito, un atto morale, una liberazione. L'irreligiosità è una difficoltà, un carico, un obbligo, un dovere maggiore. In questo senso ci rende nobili. È l'emulazione con la virtù passata. Noi, irreligiosi, possiamo e dobbiamo essere da tanto quanto gli uomini passati, religiosi. Anzi di più; o meglio: altrimenti. (da ''Punti, spunti, appunti per le "Parole d'un uomo moderno"'', ''La Voce'', 15 maggio 1915; ora in ''Il meglio di Prezzolini'', Longanesi)
*Lei {{NDR|[[Ennio Flaiano]]}} continua a osservare il mondo con la stessa curiosità del primo giorno, anche se l'esperienza gli ha appreso che non c'è da farsi illusioni. (da ''Saper leggere'', Studio Tesi, 1988, p. XVI)
*Mi tenne lontano da lui {{NDR|[[Dino Campana]]}}, un certo suo modo di fare strano (che più tardi prese forma precisa di follia) e anche la convinzione, che non mi perito di confessare, che i suoi meriti poetici fossero allora e siano ora esagerati. Temo che il pittoresco della sua vita sia stato confuso col poetico della sua opera. (citato da [[Enrico Falqui]] in ''La Fiera Letteraria'', 23 febbraio 1967)
*Ogni verità che scopriamo, altrettanti enigmi di più da risolvere. Ogni scoperta migliaia di problemi. Ogni scoperta, superiore ignoranza. (da ''Filosofia del nulla'')
*Quando mi domandano che cosa mi ha colpito di più nel mio ritorno in Italia, rispondo senza esitazione: [[Giovanni Papini|Papini]]. Papini è la cosa più grande che ci ho trovato. (da ''L'italiano inutile'', Rusconi, Milano, 1994)
*Se [[Antonio Gramsci|Gramsci]] avesse letto con attenzione Machiavelli non ne avrebbe fatto un apostolo della classe contadina. È un elogio di schiavi ingenui, non di popolo politico. (da ''Prezzolini alla finestra'', Pan, Milano, 1977, p. 167)
*Scrivere [[aforisma|aforismi]] è da gran signore; un gran signore regala bottiglie di vino pregiato; un villano regala una botte di vino mediocre. (da ''Ideario'', Ponte alle Grazie)
*Se lo scopo di un partito è diffondere un'idea, il partito liberale lo ha raggiunto: ed appunto per questo è morto. (citato in [[Leo Longanesi]], ''In piedi e seduto'', Longanesi, 1968)
*Se io viaggiai in terza classe per molti anni non lo facevo per gusto di povertà. Lo facevo perché convinto che era pericoloso prendere l'abitudine della prima classe e del lusso. (da ''L'italiano inutile''))<ref name=San>citato in Sandro Gentili, ''Carteggio di Giovanni Papini, Giuseppe Prezzolini'', p. 8, Volume 1.</ref>
*Vi è [...] da notare sul [[sessualità|fattore sessuale]] [...] Gli scrittori son andati tanto in là nell'analizzarlo da rendere a volte ciò che è noioso ed osceno, freddamente scientifico, o tutt'al più ironico. Gli autori presentano questa realtà con occhio tanto penetrante che il loro punto di vista si è completamente obbiettivato e mentre paiono darle importanza, in verità la allontanano da noi, come un oggetto veduto al microscopio perde attrattiva perché difetti e imperfezioni invisibili ad occhio nudo, si vedono ora chiaramente. Se guardiamo da vicino la pelle di una bella donna, tutto ciò che vediamo sono dei piccoli pori, non certo attraenti, coperti da stille di sudore. (da ''I narratori. L'enciclopedia della vita'', in ''L'Italia finisce: ecco quel che resta'', traduzione dall'inglese di Emma Detti, Rusconi Libri, Milano, 1994, pp. 70-71)
*Vicino a Vietri c'è una piccola città ottocentesca che si chiama [[Cava de' Tirreni|Cava dei Tirreni]]. È molto «distinta» e carina, quasi come una vecchia zia decaduta che abbia conservato certe antiche maniere. Ora la stanno circondando di fabbriche e di casoni moderni con le facciate aggravate da balconi portasaponi, ma il centro rimane modesto, ritirato, sommesso, sotto pedale insomma e, nello stesso tempo, tanto «per bene». Ci son persino dei portici, di venti fogge diverse un po' malandati e sbilenchi, ma sembran ricordare che un tempo ci si faceva «il passeggio». (dalla prefazione a ''I ritte antiche'', p. 8.)
==''Amici''==
*Gli italiani in generale stimano [[Luigi Einaudi|Einaudi]] perché sentono in lui qualche cosa di diverso, anzi di opposto, a quelle che sono le qualità tipiche dell'italiano. (p. 29)
*Luigi Einaudi è {{sic|riescito}} a fare in pochi anni {{sic|a traverso}} il ''Corriere della Sera'' quello che le diciannove università del Regno non erano {{sic|riescite}} a compiere in cinquant'anni di vita nazionale: fare leggere ragionamenti appoggiati da cifre e cifre illustrate da ragionamenti. (p. 30)
*[...] l'ironia degli economisti è stata sempre di carattere moralistico. Non è ironia dissolvente, sconfortata o negatrice. L'ironia degli economisti ha basi ed effetti moralizzatori. È la sferza del pedagogo. Serve a richiamare alla realtà gli interessati e gli uomini in preda ai pregiudizi. (p. 31)
*[...] la prosa di [[Piero Jahier|Jahier]] presenta una ritmicità, un sobbalzare regolare di accenti, un chiudersi ed aprirsi di pause, un ripetersi di finali, che si avvicina e spesso diventa addirittura poesia. Dentro a questa prosa non è indifferente sentire che si muove una immaginazione calda, un sentimento cupo e profondo, un'acerbità di sensi. (p. 53)
*''Con me e con gli alpini'' è un libro d'amore per il popolo e di critica della sua classe dirigente. Il Jahier protestante, nel senso di dovere, c'è ancora tutto, a contrasto con i leggeri, i deboli, i finti, i potenti; a contrasto con i poveri, i semplici, gli umili. Il popolo italiano, i suoi dialetti, le sue qualità, i suoi mille lavori, le sue fatiche e gli stenti, sono rievocati e studiati con animo caldo e inneggiante. L'onore di Italia è lì, in basso, e non in alto; lì la sua forza e la sua resistenza, la speranza per l'indomani, la certezza dell'avvenire. (p. 55-56)
*Jahier non ha fretta. Nessuna necessità materiale o solletico di gloria ha potuto smuoverlo dalla sua linea. Non ha mai potuto prendere un impegno regolare, una «fornitura» di poesia o di prosa a quotidiani e a riviste che lo richiedevano. (pp. 57-58)
*Secondo il Bollettino del Ministero della Pubblica Istruzione, [[Giuseppe Lombardo Radice|Giuseppe {{sic|Lombardo-Radice}}]] insegna pedagogia nella R. Università di Catania; secondo l'Annuario della vita italiana, egli insegna pedagogia in tutta l'Italia, e i suoi discepoli sono tante centinaia che non starebbero in nessuna aula, per quanto magna, dei nostri Istituti di studi superiori. Lombardo Radice insegna; non fa che insegnare; sembra nato per insegnare; ha insegnato ed insegna a tutti noi; credo che abbia cominciato ad insegnare appena cominciò ad imparare; e ci insegnerà come si insegna, ancora molti, tantissimi anni, quanti vivrà e gli auguriamo di vivere. (p. 63)
*{{NDR|Giuseppe Lombardo Radice}} Tutta la sua pedagogia è fondata sull'idealismo come quella del [[Giovanni Gentile|Gentile]], ma ha un procedimento che sembra proprio l'opposto, perché quella del Gentile parte dalla vita per arrivare ai concetti, quella di Lombardo si fonda sui concetti ma intende giungere alla vita e sembra domandarsi: ma, insomma, che cosa è questa libertà dello spirito che ci siamo conquistati e ci stiamo continuamente conquistando, se non significa nel mondo concreto questa e quella riforma, come sarebbe l'abolizione del componimento, il sentire la punizione come un semplice mezzo di richiamo della coscienza a se stessa, la rottura di mille pregiudizi, di mille classificazioni, di mille meccanismi, e in fine il fare scorrere quanto più libero, creativo, naturale lo spirito del fanciullo, anzi dell'uomo? senza pregiudiziale d'età, di classe, di metodo? (pp. 67-68)
*Il [[Alfredo Panzini|Panzini]] è tutto l'opposto di un pensatore. Non c'è virilità, non c'è scelta, non c'è pensiero che regga sopra se stesso e si crei. Di fronte ai problemi più ovvi e più vecchi egli si impaurisce ed oscilla. Va da un lato all'altro, guardando, e come volesse sempre sfuggire l'estreme conseguenze, ritorna al lato da cui era partito, per poi di nuovo fuggirlo. Non c'è decisione, non c'è nettezza. Non osa come i pensatori sicuri. Ma in questa sua torturante vicenda – che lo fa soffrire e stancare – sta un segreto della sua arte, giacché proprio in quell'oscillare, come di gocciola purissima attaccata a un filo di telegrafo, che si avvia al suo destino tremando e nello stesso tempo rifrange in bei colori la luce che la trapassa, proprio in quell'oscillare egli ha modo di mostrare la sua grazia e la sua umanità sensibile. L'arte non è fatta di acciaio e il pensiero è asta di durissimo acciaio. (p. 87)
*L'arte non è decisione e nel Panzini è proprio indecisione fremente, concupiscente, debole, femminea. Le sue riflessioni non urtano, non costringono alla disciplina, ma carezzano anche quando vogliono essere severe, ma solleticano anche quando voglion sferzare. E se non si esce dalla sua lettura soddisfatti, se ne esce sempre con una grande simpatia per l'autore. (pp. 87-88)
*È sempre il caso di scrivere qualcosa intorno a [[Giovanni Papini|Papini]]. Più si cerca di definirlo e di caratterizzarlo, più sembra che egli si sforzi di sfuggirci e di creare un nuovo Papini che ci costringa a mutar di giudizio. (p. 99)
*Di persona Papini è come certa specie di pere, brutte a vedersi e dolci a mangiarsi. A prima vista non piace. I suoi lineamenti sono irregolari. La bocca è troppo grande, la mascella troppo sporgente, i denti troppo in fuori, il naso troppo schiacciato, il colore troppo pallido, spesso terreo. Troppo lungo di corpo, cammina come uno scheletro da commedia, tutto storto e dinoccolato. (p. 101)
*Papini è principalmente un artista ma di un carattere suo speciale: un artista delle idee. Il suo mondo di colori e di forme (il mondo esterno) si è presentato a lui forse un po' tardi e se ne eccettui alcuni pochi brani, il resto è opera di talento e di scienza letteraria e diciamolo pure, accademica, più che di lirico. (p. 112)
*In [[Gaetano Salvemini|Salvemini]] parla spesso l'uomo del popolo, e sul popolo egli attira la nostra attenzione e le nostre speranze per il rinnovamento del paese. Le sue idee per il Mezzogiorno si concentrano soprattutto nel chiedere che il popolo venga lasciato a se stesso, senza corruzione elettorale, senza tortura e oppressione fiscale, senza protezionismo che lo rende schiavo del settentrione, senza l'intromissione di cattivi impiegati. Ma oltre questi mali, che dipendono dal governo di Roma, egli dipinge il male della piccola borghesia meridionale, loquace, oziosa, litigiosa, oppressiva, usuraia, proprio l'opposto del popolo paziente e lavoratore; la classe che, per non lavorare manualmente o nel commercio, per spagnolesca alterigia, invade l'Università di Napoli alla ricerca di un diploma per entrare nei pubblici impieghi. (p. 126)
*Forse, come tutti i profeti, tocca a Salvemini la sorpresa di non veder bene il presente. L'idea è quasi sempre giusta, i mezzi sono a lui quasi sempre sbagliati. Ottimo uomo di battaglia, non lo si vede al governo. Critico felice, sebbene talvolta troppo acerbo, è spesso inabile per troppa schiettezza e per il desiderio di non volere essere mai sospettato di un'ambizione o di un calcolo. Non è un temperamento politico, e tanto meno poi in un ambiente come il nostro. (p. 129)
*[[Scipio Slataper]] è, anzitutto, l'autentico e rappresentativo figlio di Trieste, fusione di razze diverse nel crogiolo della {{sic|coltura}} italiana. Guardatelo: alto, biondo, coi pomelli un poco sporgenti, e gli occhi azzurri, si vede subito il discendente di una razza slava (ma da parte di madre era italianissimo, veneto). (p. 136)
*Slataper era vergine, Dico in tutti i sensi, salvo che in quello imbecille. Era vergine con piena coscienza del valore della sua verginità e purezza, e senza nessun velo di ciò che potesse essere – ciò che si chiama non essere vergini. Questa grande purezza cosciente ed orgogliosa di sé, meriterebbe un'analisi più minuta di quel che io posso fare. Però dico che quella e soltanto quella spiega la deliziosa finezza di certe leggende per bimbi, che egli ha scritto. (p. 137)
*{{NDR|[[Ardengo Soffici]]}} Autodidatta, vagabondo spirituale, gentiluomo in eterna crisi di spirito, col suo taccuino d'impressioni in mano, semplice anche nelle sue complicazioni, si è conciliato la simpatia di tutti, persino di quelli che ha maltrattato. (p. 140)
*{{NDR|Ardengo Soffici}} La sua figura ci è ben nota. Autodidatta, vagabondo spirituale, gentiluomo in eterna crisi di spirito, col suo taccuino d'impressioni in mano, semplice anche nelle sue complicazioni, si è conciliato la simpatia di tutti, persino di quelli che ha maltrattato. Nei suoi trascorsi e nelle sue impudicizie letterarie, è stato sempre d'un equilibrio straordinario e la sua schiettezza toscana, la sua probità d'artista, la sua visione limpidissima gli hanno accaparrato la simpatia anche dei vecchi, restii alla sua smania di innovare ad ogni costo la prosa italiana, contro la quale nessun altro scrittore ha mai dato di piglio con l'ascia rivoluzionaria, addentando fino al midollo il suo tronco secolare, come lui nei suoi illeggibili ''Chimismi lirici''. (p. 146)
*Il [[Cattolicesimo|cattolicismo]] o il [[militarismo]], con la loro formalità precisa, con le loro gerarchie, con l'assenza di pensiero, con il senso protettivo paterno che danno agli spiriti stanchi o impauriti, sono la naturale calamita di tutti gli sbandati spirituali che ad una certa età si convincono che la vita sociale non può essere una baldoria di istinti e di arbitrî personali, ma abbisogna di una regola e di un vincolo. (p. 156)
==''Codice della vita italiana''==
===Capitolo I – Dei furbi e dei fessi===
*I cittadini italiani si dividono in due categorie: i furbi e i fessi.
*Non c'è una definizione di fesso. Però: se uno paga il biglietto intero in ferrovia; non entra ''gratis'' a teatro; non ha un commendatore zio, amico della moglie e potente sulla magistratura, nella pubblica istruzione, ecc.; non è massone o gesuita; dichiara all'agente delle imposte il suo vero reddito; mantiene la parola data anche a costo di perderci, ecc. – questi è un fesso.
*I furbi non usano mai parole chiare. I fessi qualche volta.
*Non bisogna confondere il furbo con l'intelligente. L'intelligente è spesso un fesso anche lui.
*Il furbo è sempre in un posto che si è meritato non per le sue capacità, ma per la sua abilità a fingere di averle.
*Colui che sa è un fesso. Colui che riesce senza sapere è un furbo.
*Segni distintivi del furbo: pelliccia, automobile, teatro, restaurant, donne.
*I fessi hanno dei principi. I furbi soltanto dei fini.
*[[Dovere]]: è quella parola che si trova nelle orazioni solenni dei furbi quando vogliono che i fessi marcino per loro.
*L'[[Italia]] va avanti perché ci sono i fessi. I fessi lavorano, pagano, crepano. Chi fa la figura di mandare avanti l'Italia sono i furbi che non fanno nulla, spendono e se la godono.
*Il fesso, in generale, è stupido. Se non fosse stupido, avrebbe cacciato via i furbi da parecchio tempo.
*Il fesso, in generale, è incolto per stupidaggine. Se non fosse stupido, capirebbe il valore della cultura per cacciare i furbi.
*Ci sono fessi intelligenti e colti, che vorrebbero mandare via i furbi. Ma non possono: 1) perché sono fessi; 2) perché gli altri fessi sono stupidi e incolti, e non li capiscono.
*Per andare avanti ci sono due sistemi. Uno è buono, ma l'altro è migliore. Il primo è leccare i furbi. Ma riesce meglio il secondo che consiste nel far loro paura: 1) perché non c'è furbo che non abbia qualche marachella da nascondere; 2) perché non c'è furbo che non preferisca il quieto vivere alla lotta, e l'associazione con altri briganti alla guerra contro questi.
*Il fesso si interessa al problema della produzione della ricchezza. Il furbo sopratutto a quello della distribuzione.
*L'Italiano ha un tale culto per la furbizia, che arriva persino all'ammirazione di chi se ne serve a suo danno. Il furbo è in alto in Italia non soltanto per la propria furbizia, ma per la reverenza che l'italiano in generale ha della furbizia stessa, alla quale principalmente fa appello per la riscossa e per la vendetta. Nella famiglia, nella scuola, nelle carriere, l'esempio e la dottrina corrente – che non si trova nei libri – insegnano i sistemi della furbizia. La vittima si lamenta della furbizia che l'ha colpita, ma in cuor suo si ripromette di imparare la lezione per un'altra occasione. La diffidenza degli umili che si riscontra in quasi tutta l'Italia, è appunto l'effetto di un secolare dominio dei furbi, contro i quali la corbelleria dei più si è andata corazzando di una corteccia di silenzio e di ottuso sospetto, non sufficiente, però, a porli al riparo delle sempre nuove scaltrezze di quelli.
===Capitolo II – Della Giustizia===
*Non è vero, in modo assoluto, che in Italia, non esista giustizia. È invece vero che non bisogna chiederla al giudice, bensì al deputato, al Ministro, al giornalista, all'avvocato influente ecc. La cosa si può trovare: l'indirizzo è sbagliato.
*In Italia non si può ottenere nulla per le vie legali, nemmeno le cose legali. Anche queste si hanno per via illecita: favore, raccomandazione, pressione, ricatto ecc.
===Capitolo III – Del Governo e della Monarchia===
*L'Italia non è democratica né aristocratica. È anarchica.
*Tutto il male dell'[[Italia]] viene dall'[[anarchia]]. Ma anche tutto il bene.
*In Italia contro l'arbitrio che viene dall'alto non si è trovato altro rimedio che la disobbedienza che viene dal basso.
*In Italia il Governo non comanda. In generale in Italia nessuno comanda, ma tutti si impongono.
*Per le cose grosse non si cade mai, per quelle piccine spesso.
*L'autorità del grado non conta. L'italiano non si inchina davanti al berretto. Nulla lo indispone più dell'[[uniforme]]. Ma obbedisce al prestigio personale ed alla capacità di interessare sentimentalmente o materialmente la folla.
*L'uomo politico in Italia è uomo [[avvocato]]. Il dire niente in molte parole è stata sempre la prima qualità degli uomini politici; che se hanno sommato il dire niente al parlare fiorito, hanno raggiunto la perfezione.
===Capitolo IV – Della geografia politica===
*L'Italia si divide in due parti: una europea che arriva all'incirca a Roma, e una africana o balcanica, che va da Roma in giù. L'Italia africana o balcanica è la colonia dell'Italia Europea.
===Capitolo V – Della famiglia===
*In Italia l'uomo è sempre poligamo. La donna è poliandra. (Quando può.)
*La famiglia è la proprietà del capo di famiglia. La moglie è un oggetto di proprietà. Se abbandona si può uccidere. Viceversa non è ammesso che possa uccidere, se la si abbandona.
*La [[moglie]] ha la sua posizione sociale segnata fra la serva e l'amante. Un po' più in su della serva e un po' più giù dell'amante. Fa le giornate da serva e le notti da amante.
===Capitolo VI – Delle leggi===
*Tutto ciò che è proibito per ragioni pubbliche si può fare quando non osta un interesse privato. Nei vagoni dove è [[proibizione|proibito]] fumare tutti fumano finché uno non protesta.
*In Italia nulla è stabile fuorché il provvisorio.
===Capitolo VIII – Dell'ideale===
*C'è un ideale assai diffuso in Italia: guadagnar molto faticando poco. Quando questo è irrealizzabile, subentra un sottoideale: guadagnar poco faticando meno.
*La [[scuola]] è fatta per avere il diploma. E il diploma? Il diploma è fatto per avere il posto. E il posto? Il posto è fatto per guadagnare. E guadagnare? È fatto per [[mangiare]]. Non c'è che il mangiare che abbia fine a se stesso, sia cioè un ideale. Salvo in coloro, in cui ha per fine il bere.
===Capitolo X – Della proprietà collettiva===
*La roba di tutti (uffici, mobili dei medesimi, vagoni, biblioteche, giardini, musei, tempo pagato per lavorare, ecc.) è roba di nessuno.
===Capitolo XI – Dell'Italia e degli Italiani===
*L'Italia non è il giardino del mondo. L'Italia è un paese naturalmente povero, senza carbone, con poco ferro, molto scoglio, per tre quarti malarico e troppo popoloso. Esso dipende e dipenderà sempre economicamente dagli stranieri. L'[[indipendenza]] dell'Italia è il mito più infondato e dannoso che un italiano possa nutrire. C'è una sola consolazione: che nessun paese è economicamente indipendente.
*L'italiano è un popolo che si fa guidare da imbecilli i quali hanno fama di essere machiavellici, riuscendo così ad aggiungere al danno la beffa, ossia l'insuccesso alla disistima, per il loro paese. Da molti anni il programma degli uomini che fanno la politica estera sembra riassumersi in questo: mani vuote, ma sporche.
*I veri italiani sono pochissimi. La maggior parte di coloro che si fanno passare per italiani, sono in realtà piemontesi, toscani, veneti, siciliani, abruzzesi, calabresi, pugliesi e via dicendo. Appena fuori d'Italia, l'italiano torna ad essere quello che è: piemontese, toscano veneto ecc. L'italiano sarà un prodotto dell'Italia, mentre l'Italia doveva essere un prodotto degli italiani.
*La [[storia d'Italia]] è storia di Spagna e di Francia, d'Allemagna e di Austria, e in fondo, storia di Europa. Lo sforzo degli storici per creare una storia d'Italia dimostra come si possa spendere molto ingegno per una causa poco ingegnosa, come accade a quei capitani che si fanno valorosamente ammazzare per una causa infame. (2003, [https://books.google.it/books?id=nQVtIsx9cSgC&newbks=1&newbks_redir=0&lpg=PA46&dq=&pg=PA46#v=onepage&q&f=false p. 46, § 54])
*L'Italiano è di tanto inferiore al giudizio che porta di se stesso di quanto è superiore al giudizio che ne danno gli stranieri. Le sue qualità migliori sono le ignorate e i suoi difetti peggiori sono i pubblicati da tutta la fama.
*La famiglia è l'unico aggregato sociale solido in Italia. Il comune è l'unico organismo politico sentito in Italia. Tutto il resto è sentimento generico di classi intellettuali, come la patria; o astrattismo burocratico, come la provincia; o mito vago, che nasconde spinte economiche molto ristrette ed egoistiche, come l'internazionale.
*Tutto è in ritardo in [[Italia]], quando si tratta di iniziare un [[lavoro]]. Tutto è in anticipo quando si tratta di smetterlo.
*Il [[tempo]] è la cosa che più abbonda in Italia, visto lo spreco che se ne fa.
===Capitolo XII – Senza titolo riassuntivo indispensabile===
*L'Italia è una speranza storica che si va facendo realtà.
==''Il Cattolicismo rosso''==
*Il [[cattolicesimo]] è stato il capolavoro dell'Italia, perché ha conservato il germe cristiano, che è negazione dello Stato, in una forma adatta alla realtà del mondo. Il cristianesimo, del resto, neanche i protestanti han potuto applicarlo in modo integrale. Il cristianesimo predica il perdono dei delitti, l'amore del nemico, la fraternità, l'eguaglianza, la pace universale, il possesso comune dei beni: questi sono i concetti di Cristo e con essi non si governa uno Stato.
*Il [[Alfred Loisy|Loisy]], come in generale tutti i neo-cattolici, accentua il lato umano di Cristo, dicendo che per dogma è tanto uomo quanto Dio, ed accentua pure il lato umano della rivelazione. (p. 149)
*Il [[Romolo Murri|Murri]], educato nel tomismo dei Seminari, vi è rimasto così affezionato da non credere possibile per il Cattolicismo un'altra filosofia, ed ha replicatamente fatte obiezioni alla filosofia della immanenza, ricevendo per ciò lodi e congratulazioni da altissimi personaggi. La filosofia dell'immanenza non gli sembra sufficientemente adatta alle menti moderne per convincerle, e quella sua mancanza di solidità intellettuale gli par che conduca a un relativismo capace di suggerire l'utilità del credere, non una credenza. (p. 183)
*Il sistema del [[Alfred Loisy|Loisy]] ha il dono [...] d'essere il più radicale di tutti. La sua critica non soltanto accetta i resultati di quella non cristiana e di quella protestante, ma li supera. Si sa che alcuni protestanti non han fatto che riprendere certe tesi del Loisy. Non è una critica di concessioni e di mezze vie: è critica senz'altro, come la potrebbe fare un professore laico di filologia sopra un qualunque poco interessante poema di una qualsiasi letteratura. Nessun pregiudizio porta seco il critico: egli dimentica di essere prete e perfino di essere cattolico e cristiano. Non si preoccupa della tradizione che si è svolta sotto influenze dogmatiche. Non si preoccupa delle autorità, che non hanno a che fare con la critica. Non si preoccupa del pubblico, né dello scandalo, per quanto non lo cerchi. Ardito? Ma che ardito! semplicemente – esatto. (p. 232)
*Per il Loisy la storia e la teologia sono due campi differenti. Esaminando storicamente i libri sacri non potrete mai avere la prova dei fatti che fondano la religione. Come potrebbe essere ciò se essi escono dal dominio del naturale e se i libri, invece che storia, come noi l'intendiamo, vogliono darci un insegnamento morale? La storia come storia non potrà mai provare né negare la [[Risurrezione di Gesù|resurrezione di Cristo]] — fatto extratemporale, che significa per l'appunto il principio di una vita superiore alla storica. Come potrebbe provare che Cristo siede ora alla destra del Padre? (p. 233)
==''Manifesto dei conservatori''==
*Evidentemente un conservatore è ''uno che vuol conservare'' qualche cosa. Ma pochi si accorgono che per poter conservare qualche cosa, bisogna che un individuo, una classe o un popolo siano anche in possesso di qualche cosa. Ecco un primo punto, proveniente dalla logica del termine stesso, che per avere realtà richiede la necessità di un possesso. Di qui deriva l'impossibilità di una propaganda conservatrice se non a gente che possieda qualche cosa e la senta propria. (cap. 1; 1972, p. 13; 1995, p. 7)
*Uno dei più gravi pregiudizi contro la destra in Italia è quello del timore che una vittoria di questa rappresenti un ritorno al ''[[fascismo]]''.<br />Mentre è giusto che la destra pretenda, nel campo intellettuale e universitario, che il ventennio fascista venga studiato senza prevenzioni come un periodo della storia degli italiani, ai cui fasti e nefasti la maggioranza di essi prese parte e responsabilità, sarebbe sbagliato e pericoloso per la destra qualunque atto o manifestazione che potesse giustificare il pregiudizio generale contro il fascismo che ha giovato tanto ai comunisti.<br />Sono passati trent'anni dalla caduta del fascismo, e in questi anni il mondo è cambiato assai. Molte situazioni sono addirittura rovesciate. Il comunismo stesso ha sentito il bisogno di modificarsi e di assumere in Italia e in altri Paesi una maschera di indipendenza nazionale. Ci sono nuovi problemi e nuove leve di giovani. ''Sono seccati'' di sentir ancora giudicare le persone e le soluzioni ''secondo la distinzione di fascismo e antifascismo''. (cap. 4; 1972, p. 44; 1995, p. 31)
*Il Vero Conservatore ha rispetto piuttosto per il tempo che per lo spazio, e tiene conto della qualità piuttosto che della quantità. Non disprezza le cognizioni, ma sa che non hanno valore senza principi. Sa andare all'indietro perché, per andare avanti, bisogna qualche volta arretrare per rendere meglio la spinta. (cap. 5, 1; 1972, p. 47; 1995, p. 32)
*Prima di tutto il V.C. si guarderà bene dal confondersi con i ''reazionari'', i ''retrogradi'', i ''tradizionalisti'', i ''nostalgici''; perché il V.C. intende «continuare mantenendo», e non tornare indietro e rifare ''esperienze fallite''. Il V.C. sa che a ''problemi nuovi'' occorrono ''risposte nuove'', ispirate a principii permanenti. (cap. 5, 2; 1972, p. 47; 1995, p. 32)
*Il conservatore non è contrario alle ''novità'' perché ''nuove''; ma non scambia l'''ignoranza'' degli innovatori per ''novità''. (cap. 5, 4; 1972, p. 48; 1995, p. 32)
*L'attività pubblica della "[[La Voce (periodico)|Voce]]", che diretta da me incominciò a pubblicarsi alla fine del dicembre 1908 in Firenze, consisté essenzialmente nel tentativo di ''influire intellettualmente e moralmente sugli avvenimenti politici, senza prender parte a quella combinazione di cupidigie (interessi e ambizioni) di cui è fatta la politica''. (''La Voce e la sua democrazia'', 2003, p. 97)
==''Storia tascabile della letteratura italiana''==
*Alcuni autori hanno fatto uso del dialetto, come [[Pier Paolo Pasolini]], allo scopo di esprimere la vita d'una classe di diseredati della periferia di Roma, ma con effetti più luridi che veristi.
*{{NDR|[[Giovanni Boccaccio]]}} Contiene l'ammaestramento a usare l'intelligenza contro la fortuna, a saper cogliere l'occasione e a comportarsi audacemente, perché è meglio correre dei rischi che affondar nell'inerzia.
*"[[I promessi sposi]]", che han la fama esteriore di "romanzo storico", ma il cui centro artistico è una storia dell'uomo vista con una profonda calma e saggezza, eguagliata soltanto da quella di Goethe.
*Il Tasso piacerà sempre più alle anime romantiche, mentre l'Ariosto sarà sempre più ammirato dagli spiriti classici.
*L'anima del Leopardi era nobilissima, delicatissima, quella d'una creatura angelica, straboccante di desiderio d'amore e di amicizia.
*{{NDR|[[Orsola Nemi]]}} La delicatezza, il pudore, la sensibilità in persona.
*{{NDR|[[Francesco Petrarca]]}} La sua "capacità di introspezione" lo rende romantico e moderno.
*{{NDR|Riferendosi a [[Dante Alighieri]]}} Soltanto l'artista universale, il moralista intransigente attirano il lettore moderno, meravigliato che ci sia stato al mondo un carattere così potente.
==''Uomini 22 e città 3''==
*[[Charles-Louis Philippe|{{sic|Charles Louis}} Philippe]] aveva una di quelle figure molto solite tra letterati francesi. Era un uomo di mezza età, tarchiato e di vigor fattoresco, grassoccio, colla barbetta a pizzo, biondo, gli occhi grandi azzurri e buoni ma senza scintilla, coperti del pince-nez: una fisonomia di brav'uomo, di buon uomo, che ha sofferto e che simpatizza con chi soffre; ma non una fisonomia geniale. Ed è così l'opera sua e il suo carattere tutto, come il volto e la calligrafia. (p. 194)
*Nella [[Marguerite Audoux|Audoux]], questo piccolo, ma sincero rivolo di poesia umile, è diventato il dolciastro filo di liquor zuccherino che bea i palati delle signorine. (p. 198)
*{{sic|Charles Louis}} Philippe non sarà mai [...] celebre, perché le oleografie saranno sempre più care alla moltitudine della severa arte. (p. 199)
==Citazioni su Giuseppe Prezzolini==
*Diceva Prezzolini che la democrazia è la parificazione degli sporcaccioni con i galantuomini, e che le donne quando hanno le mestruazioni sono pericolose per l'ambiente dove lavorano, ufficio o fabbrica o (se sono parlamentari) il [[Parlamento]]. ([[Rudy de Cadaval]])
*Diceva Prezzolini che fin quando non vi si fosse imparato a ridere della massoneria, invece di temerla, L'Italia non sarebbe stata nazione rispettabile. ([[Piero Buscaroli]])
*Hai novant'anni e vivi e scrivi come se ne avessi quaranta o cinquanta. Nessuno, in Italia, come te. sei un prosatore eccellente come al tempo felice della ''Voce'' (le lettere agli amici!) e, più tardi, dei tuoi capolavori: ''L'italiano inutile'' e ''Dal mio terrazzo''. Ti dirò una cosa che forse piacerà a Jakie e non a te: hai superato [[Giovanni Papini|Papini]]. A voi il mio affetto d'amico e la mia riconoscenza di semplice lettore. ([[Marino Moretti]])
*Prezzolini era un lucido intelletto che non ha mai parlato per conto terzi. [...] Prezzolini è un uomo di invenzione. Le cose che contano e che restano nella sua opera non le fece ma le inventò. È un autentico scrittore perché inventa oltre il documento e le cartelle. Prezzolini inventore è certamente geniale. È artista camuffato da critico e letterato. Attaccò, provocò, polemizzò fino agli ultimi giorni. Sugli argomenti più vari, su politici e scrittori, volle sempre dire la sua. La corporazione degli intellettuali si pose sempre l'interrogativo: che ne dice Prezzolini? ([[Francesco Grisi]])
*Prezzolini fu personaggio di molto spicco, di grande ingegno e di cultura varia e vasta. Ma con tutto il rispetto, non fu un eroe né una vittima. ([[Rudy de Cadaval]])
*Prezzolini si vantò sempre d'essere uno che in realtà, tutta la vita, non fece che negarsi ogni capacità e ambizione artistica, e sempre considerò le proprie, abbondantissime, virtù di scrittore come puramente strumentali, a determinati effetti divulgativi e didattici. Diciamolo chiaro, noi che fummo sempre suoi amici. In questo mezzo secolo, nel nostro ambiente culturale, è probabile non s'incontri nessun altro così volenteroso, d'altrettanto disinteresse, pronto a fare pieno di abnegazione, ma al medesimo tempo, difficile e scorbutico come lui. Alla sua scontrosa bizzarria gli antichi avrebbero applicato qualcuno di quei loro bizzarri modi di dire: che non gli si trova mai il basto che gli entri; che è come il carbone che tinge o che scotta. Spinoso come un riccio, come un ananasso, che da qualsiasi parte lo tocchi ti punge. Spregiudicato e pedante, impazientissimo eppure tenace, simpatico e al medesimo tempo scostante, bastian contrario per la pelle. ([[Emilio Cecchi]])
*Sì: il caso Prezzolini è stato uno dei più significativi della cultura contemporanea del nostro Paese. Prezzolini ha incarnato una costante esigenza critica e scettica in un mondo di cultura sempre più tendente al conformismo e all'ortodossia, meglio ancora ai conformismi e alle ortodossie. ([[Giovanni Spadolini]])
*Tu e [[Giovanni Papini|Papini]] avete insegnato tante cose in mezzo secolo e negli ultimi tempi ancor più che nei primi: tutta Italia dovrebbe esservene grata. ([[Marino Moretti]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giuseppe Prezzolini, ''[https://archive.org/details/amicipre00prezuoft/page/n6/mode/1up Amici]'', Vallecchi Editore, Firenze, 1922.
*Giuseppe Prezzolini, ''Codice della vita italiana'', ''La Voce'', Firenze, 1921.
*Giuseppe Prezzolini, ''[https://books.google.it/books?id=nQVtIsx9cSgC&newbks=1&newbks_redir=0&lpg=PP1&hl=it&pg=PP1#v=onepage&q&f=false Codice della vita italiana]'', con una biografia e una bibliografia a cura di Carlo Maria Messina, Robin, Roma, 2003. ISBN 9788873710226
*Giuseppe Prezzolini, ''[https://archive.org/details/ilcattolicismoro00prez/page/n6/mode/1up Il Cattolicismo rosso]'', Riccardo Ricciardi Editore, Napoli, 1908.
*Giuseppe Prezzolini, ''Manifesto dei conservatori'', Rusconi, Milano, 1972.
*Giuseppe Prezzolini, ''Manifesto dei conservatori'', introduzione di [[Sergio Romano]], Arnoldo Mondadori, 1995. ISBN 8804392371
*Giuseppe Prezzolini, ''Manifesto dei conservatori'', presentazione di [[Nantas Salvalaggio]], , introduzione di Sergio Romano, La biblioteca di Libero, 2003.
*Giuseppe Prezzolini, ''Storia tascabile della letteratura italiana'', Biblioteca del Vascello, 1993.
*Giuseppe Prezzolini, ''[https://archive.org/details/uomini22ecitt300prez/page/n10/mode/1up Uomini 22 e città 3]'', Vallecchi Editore, Firenze, 1920.
==Altri progetti==
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/* Il Cattolicismo rosso */ typo
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[[File:Giuseppe Prezzolini.jpg|miniatura|Giuseppe Prezzolini]]
'''Giuseppe Prezzolini''' (1882 – 1982), giornalista, scrittore ed editore italiano.
==Citazioni di Giuseppe Prezzolini==
*C'è in [[Novalis]] il bisogno femmineo di sentirsi appoggiato a qualcheduno. L'ottimismo naturale di tali persone coglie nel primo aspetto degli uomini quelle particelle di bontà, di singolarità, di superiorità che possono avere, trascurando tutto il resto volgare, e su quelle costruendo un tipo ideale nel quale pensano d'avere finalmente trovato la perfezione. Sono dei Don Giovanni sinceri, capricciosi e mutevoli, ma piuttosto ingannati che ingannatori. Essi non chiederebbero nulla di meglio che l'affetto eterno; ma non trovano nel mondo imperfetto chi ne sia degno.<ref>Da ''Studi e capricci sui mistici tedeschi'', Casa editrice italiana di A. Quattrini, Firenze, 1912, [https://archive.org/details/Prezzolini/page/93/mode/1up p. 93].</ref>
*C'è nel mondo qualche cosa che non può essere vissuta che a patto d'essere unica a possedere l'animo, d'essere presa per sempre e non affittata per ore, d'essere una sposa e non un'amante. È l'''azione [[Religione|religiosa]]''. (da ''Centivio'', p. 4, 1906)<ref name=Gen>Citato in Sandro Gentili, ''Carteggio di Giovanni Papini, Giuseppe Prezzolini'', in introduzione, Volume 1.</ref>
*Che cos'è [[Giovanni Papini|Papini]]? Non lo so. Alle volte mi pare un [[arcangelo]], gli s'illuminano gli occhi e ci sono riflessi d'oro sui suoi capelli ricciuti, come un'aureola. Alle volte mi pare uno [[gnomo]], storto, maligno, unghioso. (da ''Diario 1900-1941'', p. 29)<ref name=Gen></ref>
*Che peccato che un [[Antonio Gramsci|Gramsci]] si sia trovato nella condizione di sacrificare la sua intelligenza e la sua vita alla creazione della società più triste, più oppressiva, più noiosa, più funerea del mondo, la civiltà comunista. (da ''Ideario'', Corbaccio, Milano, 1993, p. 125)
*Ci sono uomini colti persino tra i [[professori]]. (da ''Saper leggere'', Studio Tesi, 1988)<ref>Anche in ''Ideario''. La citazione è attribuita a [[Benedetto Croce]] nella forma: «Ci sono persone colte persino tra i professori».</ref>
*Colui che giunge alla coscienza della vita spontanea che si manifesta negli spiriti individuali è un [[Misticismo|mistico]]. Sia pure artista, filosofo, uomo di armi, poeta: purché non attribuisca a se stesso la propria creazione, egli è un mistico. (da ''Saggio sulla libertà mistica'', 1907)<ref name=Gen></ref>
*Come tutti i principali collaboratori della ''Voce'', accettai la [[guerra]] come un fatto naturale. Non eravamo guerrafondai, intendi bene. Ma riconoscevamo che la guerra fa parte della vita, essendo la vita lotta e conquista. La [[guerra]], anzi, con le sue regole e i suoi limiti, costituisce un passo avanti rispetto alle lotte barbariche. Il nemico, nella guerra, rappresenta l'ostacolo al raggiungimento di un fine, non una bestia da sgozzare. Perciò permette e anzi favorisce la pietà per il ferito, la compassione per il vinto, una volta che l'ostacolo è superato. Conquistata la trincea, i nemici tornano uomini e fratelli.<ref>Da ''Intervista sulla Destra'', a cura di Claudio Quarantotto, Edizioni del Borghese, Milano, 1978, p. 36.</ref>
*{{NDR|[[Novalis]]}} È un poeta e un filosofo esoterico, da piccoli gruppi e da conventicole, che richiede una iniziazione segreta per essere amato, e il possesso d'un cifrario per esser capito. Egli appartiene alla piccola Eleusi degli eletti da un Dio largitore di impopolarità. Se i librai hanno i suoi volumi in vetrina, e i traduttori cercano di ridurlo nei vari idiomi, pure egli resta sempre inviolato; come l'arco di molte leggende orientali non può appartenere che a chi sa fletterne la muscolosa curva e la vibrante corda, così Novalis ha lasciato la sua parola, ben trincerata e coperta dalla espressione difficile, frammentaria, velata, fatta di accenni, di sottintesi, di parentesi, di sottolineature, soltanto a chi saprà soggiogarla e possederla con l'amore e con la violenza.<ref>Da ''Studi e capricci sui mistici tedeschi'', Casa editrice italiana di A. Quattrini, Firenze, 1912, [https://archive.org/details/Prezzolini/page/87/mode/1up p. 87].</ref>
*Gli uomini politici italiani, in generale, sono mediocri. (citato in [[Rudy de Cadaval]], La Nuova Tribuna Letteraria, Anno XI, n. 64, Padova 2001)
*Gli [[uomo|uomini]] sono una razzaccia. Sono bestiacce cupide, libidinose, avare, senza fede, senza gratitudine, egoiste, nella maggior parte dei casi esseri senza forza di spirito, incapaci di seguire il bene o il male, incerti e pronti a cedere al più forte, senza sentimento di responsabilità, vittime del primo partito che capita. (Da ''Vita di Machiavelli''<ref>Citato in Guglielmo Lo Curzo, ''Prezzolini grande maestro'', ''L'osservatore politico letterario'', anno 29, n° 4, maggio 1983, pp. 33-46; disponibile anche su ''[http://circe.lett.unitn.it/le_riviste/riviste/bibliografia_spe/biblio/locurzo.pdf Circe.lett.unitn.it]''.</ref>)
*{{NDR|[[Giovanni Della Casa]]}} Godè ai suoi tempi di grandissima fama. Il [[Pietro Bembo|Bembo]] ed altri gli rivolsero sonetti di elogio; le sue poesie furono commentate come quelle del [[Francesco Petrarca|Petrarca]]; e il sonetto cinquantanovesimo ottenne persino l'onore di una lezione di [[Torquato Tasso]]. (Citato in prefazione a [[Giovanni Della Casa]], ''Galateo'', p. XLI, Edizioni Studio Tesi)
*Ieri sera venne [[Emilio Cecchi|Cecchi]] mentre si pranzava con [[Scipio Slataper|Slataper]]. Non ti posso ripetere quel che ci ha detto. Non sono soltanto argomenti. Era il modo come parlava, la sua convinzione morale, il suo atteggiamento così serio e grande da tanto tempo. Tutto ''ci fece sentire'' che malgrado la difesa tentata eravamo d'accordo con lui. (da una lettera a [[Giovanni Papini]]; citato in [[Giancarlo Vigorelli]], ''La terrazza dei pensieri'', Immordino Editore, 1967)
*Il concetto di [[Dio]] per me è il concetto dell'essere, ed è l'essere. Noi esistiamo, cambiamo continuamente. L'essere è assoluto, che non cambia. E questo qui, questo, è il concetto di Dio. Esso non ha una realtà fisica, ma è una realtà che agisce.<ref>Dall'intervista di Gino Agnese, [http://digitale.bnc.roma.sbn.it/tecadigitale/giornale/CFI0415092/1981/n.135/3 ''Prezzolini: se mi convertissi mi nasconderei''], ''Il Tempo'', 19 maggio 1981.</ref>
*Il [[conservatorismo|conservatore]] è un freno all'[[utopia]] e agli utopisti, che s'innamorano di cose e di idee mai sperimentate e che, quando si realizzano, si rivelano ben diverse da come se le immaginavano.<ref>Citato in [[Roberto Gervaso]], ''Ve li racconto io'', Milano, Mondadori, 2006, p. 346. ISBN 88-04-54931-9</ref>
*Il mistero della generazione di un nuovo mondo europeo si compie. Forze oscure scaturite dalla profondità dell'essere sono al travaglio ed il parto avviene tra riti mostruosi di sangue e gemiti che fanno fremere. Noi non guarderemo soltanto al dolore. Salute al nuovo mondo! (da ''Facciamo la guerra'', ''La Voce'', 26 agosto 1914)
*Il soldato italiano non ha molte qualità militari; salvo lo slancio nell'attacco, purché abbia capi che paghino di persona e inspirino fiducia. Allora lo si porta dove si vuole. Manca però di voglia di lavorare, non ha molta precisione, né amor patrio, poca disciplina, debole senso del dovere... In compenso questi difetti, gravi per una guerra come la presente, ha in dose enorme una qualità grandissima, ed è la capacità di soffrire e di sopportare, fino ad un grado che rasenta l'inverosimile. Perché un soldato italiano si rivolti occorre che ogni limite umano sia sorpassato. (da ''Dopo Caporetto'', Roma, 1919, p. 23-24)
*In [[Italia]] non esiste [[Giustizia e ingiustizia|giustizia]] distributiva. Ne tiene le veci l'[[Giustizia e ingiustizia|ingiustizia]] distribuita. Per cinque anni il Sindaco (oppure il Deputato, il Prefetto, il Ministro) del partito rosso perseguita gli uomini del partito nero e distribuisce cariche o stipendi agli uomini del partito rosso, il Sindaco del partito nero fa tutto il rovescio dell' altro; distribuisce cariche e stipendi agli uomini del partito nero e perseguita gli uomini del partito rosso. Così l'ingiustizia rotativa tiene luogo della giustizia permanente. (citato in ''Corriere della sera'', 17 settembre 2007)
*[...] in quei sei anni mi trovai molto bene con la popolazione meridionale di [[Vietri sul Mare|Vietri]] che scoprii, contro l'opinione di molti connazionali sul Mezzogiorno, pulita, laboriosa (quando la gente trovava lavoro) onesta e gentile. È un certificato che vale soprattutto per il fatto che ora non ci abito più e ne son distante più di cinquecento chilometri e potrei sfogarmi a strillare ai quattro cantoni (dove trovassi chi fosse disposto a darmi retta) tutte le querimonie e tutte le rabbie che avessi in corpo. Invece no. Passai sei anni dei migliori della mia vita, e non dico che questo fosse dovuto tutto alla brava gente di Vietri, ma insomma essi non mi disturbarono, anzi fecero il possibile perché mi trovassi bene e se non fecero di più fu perché erano, in generale, assai poveri e io non li sollecitai mai, sicché non potendo far altro per mostrarmi almeno tanta simpatia quanta io ne avevo per loro stessi, per il loro mare, per il loro paesaggio, per il loro cielo mi fecero dono della cittadinanza con una cerimonia che ebbe il merito di essere rapida, semplice e cordiale. Dopo di che continuai sul mio binario. (dalla prefazione a Domenico Apicella, ''I ritte antiche ovvero I proverbi napoletani, {{small|raccolti con la traduzione in Italiano e con la Grammatica Napoletana, seconda edizione ampliata e corretta}}, prefazione di Giuseppe Prezzolini'', {{sic|Ed.}} IL Castello, Cava dei Tirreni (Salerno), 1972<sup>2</sup>, pp. 7-8.
*Islandesi, svizzeri, inglesi, americani sono nati democratici. Noi autoritari e faziosi. Che l'[[italia]]no sia un popolo democratico è un'assurdità in cui possono credere solo dei professori di scienze politiche. Forse non sono stato fascista perché ero troppo poco italiano.<ref>Citato in [[Giorgio Bocca]], ''Il filo nero'', Arnoldo Mondadori editore, Milano, 1995, cap. 1, p. 10.</ref>
*L'inverno del 1858-59, quando [[Nathaniel Hawthorne]] decise di fare un viaggio in Italia con la moglie, due figlie ed un figlio, fu straordinariamente rigido; tanto che arrivato in [[Piazza San Pietro]] gli venne fatto di scivolare sopra il ghiaccio che s'era formato intorno alle celebri fontane; e chi è pratico di Roma sa quanto rara sia una simile avventura.<br>Pareva che l'Italia si volesse vendicare dell'uomo che, sebbene scrittore celebre nel suo paese per due opere capitali e popolari di romantica ispirazione, veniva da noi carico di pregiudizi comuni. «Ecco il sole d'Italia, ecco Roma geniale» egli esclama con ironia. Un tremendo raffreddore l'aveva colpito in viaggio e come se non bastasse, non trovò per due o tre giorni, che un albergo freddo e inospitale. Più tardi tutto intirizzito davanti al mal riscaldante focolare del Palazzo Lazzaroni continuerà a lamentarsi per settimane delle tetre viuzze di Roma chiuse fra {{sic|casaccie}} mal intonacate del pane stantio, del vino acido, del burro rancido, dell'acciottolato che rovinava i piedi, del prezzo incredibile della vita, dei mendicanti e dei tagliaborse, delle rovine poco romantiche tra le quali pende il bucato – meno romantiche di quelle inglesi – dei soldati francesi, dei frati e dei preti di ogni categoria, – queste maledizioni d'Italia! – della popolazione mal vestita e dei sigari pestilenziali, delle zanzare più grosse di quelle d'America, delle pulci dalle quali non v'è modo di liberarsi, dell'aria ostile malarica e delle folle italiane curiose e rumorose – si dicon all'Incisa più parole in un'ora che in un villaggio del New England in una settimana – e della sporcizia nauseante dei villaggi e delle persone [...].<ref>Da ''[https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1950-09_450/page/69/mode/1up Gli Hawthorne a Roma]'', in ''Nuova Antologia di lettere, scienze ed arti'', fascicolo 1797, settembre 1950, p. 60.</ref>
*La [[verità]] è sempre la correzione di un errore, e quindi l'errore fa parte della verità. (da ''Filosofia del nulla'', ''Gazzetta Ticinese'', 13 dicembre 1980; citato in Gino Ruozzi, ''Scrittori italiani di aforismi'', Mondadori)
*Le [[Donna|donne]] commettono dei particolari reati per la loro fragilità, ma tenendo conto di questa fragilità femminile, i giudici maschi sono di solito tolleranti con loro. E dunque stiano buone. (citato in [[Rudy de Cadaval]], La Nuova Tribuna Letteraria, Anno XI, n. 64, Padova 2001)
*L'[[irreligiosità]] moderna è una nuova freschezza di spirito, un atto morale, una liberazione. L'irreligiosità è una difficoltà, un carico, un obbligo, un dovere maggiore. In questo senso ci rende nobili. È l'emulazione con la virtù passata. Noi, irreligiosi, possiamo e dobbiamo essere da tanto quanto gli uomini passati, religiosi. Anzi di più; o meglio: altrimenti. (da ''Punti, spunti, appunti per le "Parole d'un uomo moderno"'', ''La Voce'', 15 maggio 1915; ora in ''Il meglio di Prezzolini'', Longanesi)
*Lei {{NDR|[[Ennio Flaiano]]}} continua a osservare il mondo con la stessa curiosità del primo giorno, anche se l'esperienza gli ha appreso che non c'è da farsi illusioni. (da ''Saper leggere'', Studio Tesi, 1988, p. XVI)
*Mi tenne lontano da lui {{NDR|[[Dino Campana]]}}, un certo suo modo di fare strano (che più tardi prese forma precisa di follia) e anche la convinzione, che non mi perito di confessare, che i suoi meriti poetici fossero allora e siano ora esagerati. Temo che il pittoresco della sua vita sia stato confuso col poetico della sua opera. (citato da [[Enrico Falqui]] in ''La Fiera Letteraria'', 23 febbraio 1967)
*Ogni verità che scopriamo, altrettanti enigmi di più da risolvere. Ogni scoperta migliaia di problemi. Ogni scoperta, superiore ignoranza. (da ''Filosofia del nulla'')
*Quando mi domandano che cosa mi ha colpito di più nel mio ritorno in Italia, rispondo senza esitazione: [[Giovanni Papini|Papini]]. Papini è la cosa più grande che ci ho trovato. (da ''L'italiano inutile'', Rusconi, Milano, 1994)
*Se [[Antonio Gramsci|Gramsci]] avesse letto con attenzione Machiavelli non ne avrebbe fatto un apostolo della classe contadina. È un elogio di schiavi ingenui, non di popolo politico. (da ''Prezzolini alla finestra'', Pan, Milano, 1977, p. 167)
*Scrivere [[aforisma|aforismi]] è da gran signore; un gran signore regala bottiglie di vino pregiato; un villano regala una botte di vino mediocre. (da ''Ideario'', Ponte alle Grazie)
*Se lo scopo di un partito è diffondere un'idea, il partito liberale lo ha raggiunto: ed appunto per questo è morto. (citato in [[Leo Longanesi]], ''In piedi e seduto'', Longanesi, 1968)
*Se io viaggiai in terza classe per molti anni non lo facevo per gusto di povertà. Lo facevo perché convinto che era pericoloso prendere l'abitudine della prima classe e del lusso. (da ''L'italiano inutile''))<ref name=San>citato in Sandro Gentili, ''Carteggio di Giovanni Papini, Giuseppe Prezzolini'', p. 8, Volume 1.</ref>
*Vi è [...] da notare sul [[sessualità|fattore sessuale]] [...] Gli scrittori son andati tanto in là nell'analizzarlo da rendere a volte ciò che è noioso ed osceno, freddamente scientifico, o tutt'al più ironico. Gli autori presentano questa realtà con occhio tanto penetrante che il loro punto di vista si è completamente obbiettivato e mentre paiono darle importanza, in verità la allontanano da noi, come un oggetto veduto al microscopio perde attrattiva perché difetti e imperfezioni invisibili ad occhio nudo, si vedono ora chiaramente. Se guardiamo da vicino la pelle di una bella donna, tutto ciò che vediamo sono dei piccoli pori, non certo attraenti, coperti da stille di sudore. (da ''I narratori. L'enciclopedia della vita'', in ''L'Italia finisce: ecco quel che resta'', traduzione dall'inglese di Emma Detti, Rusconi Libri, Milano, 1994, pp. 70-71)
*Vicino a Vietri c'è una piccola città ottocentesca che si chiama [[Cava de' Tirreni|Cava dei Tirreni]]. È molto «distinta» e carina, quasi come una vecchia zia decaduta che abbia conservato certe antiche maniere. Ora la stanno circondando di fabbriche e di casoni moderni con le facciate aggravate da balconi portasaponi, ma il centro rimane modesto, ritirato, sommesso, sotto pedale insomma e, nello stesso tempo, tanto «per bene». Ci son persino dei portici, di venti fogge diverse un po' malandati e sbilenchi, ma sembran ricordare che un tempo ci si faceva «il passeggio». (dalla prefazione a ''I ritte antiche'', p. 8.)
==''Amici''==
*Gli italiani in generale stimano [[Luigi Einaudi|Einaudi]] perché sentono in lui qualche cosa di diverso, anzi di opposto, a quelle che sono le qualità tipiche dell'italiano. (p. 29)
*Luigi Einaudi è {{sic|riescito}} a fare in pochi anni {{sic|a traverso}} il ''Corriere della Sera'' quello che le diciannove università del Regno non erano {{sic|riescite}} a compiere in cinquant'anni di vita nazionale: fare leggere ragionamenti appoggiati da cifre e cifre illustrate da ragionamenti. (p. 30)
*[...] l'ironia degli economisti è stata sempre di carattere moralistico. Non è ironia dissolvente, sconfortata o negatrice. L'ironia degli economisti ha basi ed effetti moralizzatori. È la sferza del pedagogo. Serve a richiamare alla realtà gli interessati e gli uomini in preda ai pregiudizi. (p. 31)
*[...] la prosa di [[Piero Jahier|Jahier]] presenta una ritmicità, un sobbalzare regolare di accenti, un chiudersi ed aprirsi di pause, un ripetersi di finali, che si avvicina e spesso diventa addirittura poesia. Dentro a questa prosa non è indifferente sentire che si muove una immaginazione calda, un sentimento cupo e profondo, un'acerbità di sensi. (p. 53)
*''Con me e con gli alpini'' è un libro d'amore per il popolo e di critica della sua classe dirigente. Il Jahier protestante, nel senso di dovere, c'è ancora tutto, a contrasto con i leggeri, i deboli, i finti, i potenti; a contrasto con i poveri, i semplici, gli umili. Il popolo italiano, i suoi dialetti, le sue qualità, i suoi mille lavori, le sue fatiche e gli stenti, sono rievocati e studiati con animo caldo e inneggiante. L'onore di Italia è lì, in basso, e non in alto; lì la sua forza e la sua resistenza, la speranza per l'indomani, la certezza dell'avvenire. (p. 55-56)
*Jahier non ha fretta. Nessuna necessità materiale o solletico di gloria ha potuto smuoverlo dalla sua linea. Non ha mai potuto prendere un impegno regolare, una «fornitura» di poesia o di prosa a quotidiani e a riviste che lo richiedevano. (pp. 57-58)
*Secondo il Bollettino del Ministero della Pubblica Istruzione, [[Giuseppe Lombardo Radice|Giuseppe {{sic|Lombardo-Radice}}]] insegna pedagogia nella R. Università di Catania; secondo l'Annuario della vita italiana, egli insegna pedagogia in tutta l'Italia, e i suoi discepoli sono tante centinaia che non starebbero in nessuna aula, per quanto magna, dei nostri Istituti di studi superiori. Lombardo Radice insegna; non fa che insegnare; sembra nato per insegnare; ha insegnato ed insegna a tutti noi; credo che abbia cominciato ad insegnare appena cominciò ad imparare; e ci insegnerà come si insegna, ancora molti, tantissimi anni, quanti vivrà e gli auguriamo di vivere. (p. 63)
*{{NDR|Giuseppe Lombardo Radice}} Tutta la sua pedagogia è fondata sull'idealismo come quella del [[Giovanni Gentile|Gentile]], ma ha un procedimento che sembra proprio l'opposto, perché quella del Gentile parte dalla vita per arrivare ai concetti, quella di Lombardo si fonda sui concetti ma intende giungere alla vita e sembra domandarsi: ma, insomma, che cosa è questa libertà dello spirito che ci siamo conquistati e ci stiamo continuamente conquistando, se non significa nel mondo concreto questa e quella riforma, come sarebbe l'abolizione del componimento, il sentire la punizione come un semplice mezzo di richiamo della coscienza a se stessa, la rottura di mille pregiudizi, di mille classificazioni, di mille meccanismi, e in fine il fare scorrere quanto più libero, creativo, naturale lo spirito del fanciullo, anzi dell'uomo? senza pregiudiziale d'età, di classe, di metodo? (pp. 67-68)
*Il [[Alfredo Panzini|Panzini]] è tutto l'opposto di un pensatore. Non c'è virilità, non c'è scelta, non c'è pensiero che regga sopra se stesso e si crei. Di fronte ai problemi più ovvi e più vecchi egli si impaurisce ed oscilla. Va da un lato all'altro, guardando, e come volesse sempre sfuggire l'estreme conseguenze, ritorna al lato da cui era partito, per poi di nuovo fuggirlo. Non c'è decisione, non c'è nettezza. Non osa come i pensatori sicuri. Ma in questa sua torturante vicenda – che lo fa soffrire e stancare – sta un segreto della sua arte, giacché proprio in quell'oscillare, come di gocciola purissima attaccata a un filo di telegrafo, che si avvia al suo destino tremando e nello stesso tempo rifrange in bei colori la luce che la trapassa, proprio in quell'oscillare egli ha modo di mostrare la sua grazia e la sua umanità sensibile. L'arte non è fatta di acciaio e il pensiero è asta di durissimo acciaio. (p. 87)
*L'arte non è decisione e nel Panzini è proprio indecisione fremente, concupiscente, debole, femminea. Le sue riflessioni non urtano, non costringono alla disciplina, ma carezzano anche quando vogliono essere severe, ma solleticano anche quando voglion sferzare. E se non si esce dalla sua lettura soddisfatti, se ne esce sempre con una grande simpatia per l'autore. (pp. 87-88)
*È sempre il caso di scrivere qualcosa intorno a [[Giovanni Papini|Papini]]. Più si cerca di definirlo e di caratterizzarlo, più sembra che egli si sforzi di sfuggirci e di creare un nuovo Papini che ci costringa a mutar di giudizio. (p. 99)
*Di persona Papini è come certa specie di pere, brutte a vedersi e dolci a mangiarsi. A prima vista non piace. I suoi lineamenti sono irregolari. La bocca è troppo grande, la mascella troppo sporgente, i denti troppo in fuori, il naso troppo schiacciato, il colore troppo pallido, spesso terreo. Troppo lungo di corpo, cammina come uno scheletro da commedia, tutto storto e dinoccolato. (p. 101)
*Papini è principalmente un artista ma di un carattere suo speciale: un artista delle idee. Il suo mondo di colori e di forme (il mondo esterno) si è presentato a lui forse un po' tardi e se ne eccettui alcuni pochi brani, il resto è opera di talento e di scienza letteraria e diciamolo pure, accademica, più che di lirico. (p. 112)
*In [[Gaetano Salvemini|Salvemini]] parla spesso l'uomo del popolo, e sul popolo egli attira la nostra attenzione e le nostre speranze per il rinnovamento del paese. Le sue idee per il Mezzogiorno si concentrano soprattutto nel chiedere che il popolo venga lasciato a se stesso, senza corruzione elettorale, senza tortura e oppressione fiscale, senza protezionismo che lo rende schiavo del settentrione, senza l'intromissione di cattivi impiegati. Ma oltre questi mali, che dipendono dal governo di Roma, egli dipinge il male della piccola borghesia meridionale, loquace, oziosa, litigiosa, oppressiva, usuraia, proprio l'opposto del popolo paziente e lavoratore; la classe che, per non lavorare manualmente o nel commercio, per spagnolesca alterigia, invade l'Università di Napoli alla ricerca di un diploma per entrare nei pubblici impieghi. (p. 126)
*Forse, come tutti i profeti, tocca a Salvemini la sorpresa di non veder bene il presente. L'idea è quasi sempre giusta, i mezzi sono a lui quasi sempre sbagliati. Ottimo uomo di battaglia, non lo si vede al governo. Critico felice, sebbene talvolta troppo acerbo, è spesso inabile per troppa schiettezza e per il desiderio di non volere essere mai sospettato di un'ambizione o di un calcolo. Non è un temperamento politico, e tanto meno poi in un ambiente come il nostro. (p. 129)
*[[Scipio Slataper]] è, anzitutto, l'autentico e rappresentativo figlio di Trieste, fusione di razze diverse nel crogiolo della {{sic|coltura}} italiana. Guardatelo: alto, biondo, coi pomelli un poco sporgenti, e gli occhi azzurri, si vede subito il discendente di una razza slava (ma da parte di madre era italianissimo, veneto). (p. 136)
*Slataper era vergine, Dico in tutti i sensi, salvo che in quello imbecille. Era vergine con piena coscienza del valore della sua verginità e purezza, e senza nessun velo di ciò che potesse essere – ciò che si chiama non essere vergini. Questa grande purezza cosciente ed orgogliosa di sé, meriterebbe un'analisi più minuta di quel che io posso fare. Però dico che quella e soltanto quella spiega la deliziosa finezza di certe leggende per bimbi, che egli ha scritto. (p. 137)
*{{NDR|[[Ardengo Soffici]]}} Autodidatta, vagabondo spirituale, gentiluomo in eterna crisi di spirito, col suo taccuino d'impressioni in mano, semplice anche nelle sue complicazioni, si è conciliato la simpatia di tutti, persino di quelli che ha maltrattato. (p. 140)
*{{NDR|Ardengo Soffici}} La sua figura ci è ben nota. Autodidatta, vagabondo spirituale, gentiluomo in eterna crisi di spirito, col suo taccuino d'impressioni in mano, semplice anche nelle sue complicazioni, si è conciliato la simpatia di tutti, persino di quelli che ha maltrattato. Nei suoi trascorsi e nelle sue impudicizie letterarie, è stato sempre d'un equilibrio straordinario e la sua schiettezza toscana, la sua probità d'artista, la sua visione limpidissima gli hanno accaparrato la simpatia anche dei vecchi, restii alla sua smania di innovare ad ogni costo la prosa italiana, contro la quale nessun altro scrittore ha mai dato di piglio con l'ascia rivoluzionaria, addentando fino al midollo il suo tronco secolare, come lui nei suoi illeggibili ''Chimismi lirici''. (p. 146)
*Il [[Cattolicesimo|cattolicismo]] o il [[militarismo]], con la loro formalità precisa, con le loro gerarchie, con l'assenza di pensiero, con il senso protettivo paterno che danno agli spiriti stanchi o impauriti, sono la naturale calamita di tutti gli sbandati spirituali che ad una certa età si convincono che la vita sociale non può essere una baldoria di istinti e di arbitrî personali, ma abbisogna di una regola e di un vincolo. (p. 156)
==''Codice della vita italiana''==
===Capitolo I – Dei furbi e dei fessi===
*I cittadini italiani si dividono in due categorie: i furbi e i fessi.
*Non c'è una definizione di fesso. Però: se uno paga il biglietto intero in ferrovia; non entra ''gratis'' a teatro; non ha un commendatore zio, amico della moglie e potente sulla magistratura, nella pubblica istruzione, ecc.; non è massone o gesuita; dichiara all'agente delle imposte il suo vero reddito; mantiene la parola data anche a costo di perderci, ecc. – questi è un fesso.
*I furbi non usano mai parole chiare. I fessi qualche volta.
*Non bisogna confondere il furbo con l'intelligente. L'intelligente è spesso un fesso anche lui.
*Il furbo è sempre in un posto che si è meritato non per le sue capacità, ma per la sua abilità a fingere di averle.
*Colui che sa è un fesso. Colui che riesce senza sapere è un furbo.
*Segni distintivi del furbo: pelliccia, automobile, teatro, restaurant, donne.
*I fessi hanno dei principi. I furbi soltanto dei fini.
*[[Dovere]]: è quella parola che si trova nelle orazioni solenni dei furbi quando vogliono che i fessi marcino per loro.
*L'[[Italia]] va avanti perché ci sono i fessi. I fessi lavorano, pagano, crepano. Chi fa la figura di mandare avanti l'Italia sono i furbi che non fanno nulla, spendono e se la godono.
*Il fesso, in generale, è stupido. Se non fosse stupido, avrebbe cacciato via i furbi da parecchio tempo.
*Il fesso, in generale, è incolto per stupidaggine. Se non fosse stupido, capirebbe il valore della cultura per cacciare i furbi.
*Ci sono fessi intelligenti e colti, che vorrebbero mandare via i furbi. Ma non possono: 1) perché sono fessi; 2) perché gli altri fessi sono stupidi e incolti, e non li capiscono.
*Per andare avanti ci sono due sistemi. Uno è buono, ma l'altro è migliore. Il primo è leccare i furbi. Ma riesce meglio il secondo che consiste nel far loro paura: 1) perché non c'è furbo che non abbia qualche marachella da nascondere; 2) perché non c'è furbo che non preferisca il quieto vivere alla lotta, e l'associazione con altri briganti alla guerra contro questi.
*Il fesso si interessa al problema della produzione della ricchezza. Il furbo sopratutto a quello della distribuzione.
*L'Italiano ha un tale culto per la furbizia, che arriva persino all'ammirazione di chi se ne serve a suo danno. Il furbo è in alto in Italia non soltanto per la propria furbizia, ma per la reverenza che l'italiano in generale ha della furbizia stessa, alla quale principalmente fa appello per la riscossa e per la vendetta. Nella famiglia, nella scuola, nelle carriere, l'esempio e la dottrina corrente – che non si trova nei libri – insegnano i sistemi della furbizia. La vittima si lamenta della furbizia che l'ha colpita, ma in cuor suo si ripromette di imparare la lezione per un'altra occasione. La diffidenza degli umili che si riscontra in quasi tutta l'Italia, è appunto l'effetto di un secolare dominio dei furbi, contro i quali la corbelleria dei più si è andata corazzando di una corteccia di silenzio e di ottuso sospetto, non sufficiente, però, a porli al riparo delle sempre nuove scaltrezze di quelli.
===Capitolo II – Della Giustizia===
*Non è vero, in modo assoluto, che in Italia, non esista giustizia. È invece vero che non bisogna chiederla al giudice, bensì al deputato, al Ministro, al giornalista, all'avvocato influente ecc. La cosa si può trovare: l'indirizzo è sbagliato.
*In Italia non si può ottenere nulla per le vie legali, nemmeno le cose legali. Anche queste si hanno per via illecita: favore, raccomandazione, pressione, ricatto ecc.
===Capitolo III – Del Governo e della Monarchia===
*L'Italia non è democratica né aristocratica. È anarchica.
*Tutto il male dell'[[Italia]] viene dall'[[anarchia]]. Ma anche tutto il bene.
*In Italia contro l'arbitrio che viene dall'alto non si è trovato altro rimedio che la disobbedienza che viene dal basso.
*In Italia il Governo non comanda. In generale in Italia nessuno comanda, ma tutti si impongono.
*Per le cose grosse non si cade mai, per quelle piccine spesso.
*L'autorità del grado non conta. L'italiano non si inchina davanti al berretto. Nulla lo indispone più dell'[[uniforme]]. Ma obbedisce al prestigio personale ed alla capacità di interessare sentimentalmente o materialmente la folla.
*L'uomo politico in Italia è uomo [[avvocato]]. Il dire niente in molte parole è stata sempre la prima qualità degli uomini politici; che se hanno sommato il dire niente al parlare fiorito, hanno raggiunto la perfezione.
===Capitolo IV – Della geografia politica===
*L'Italia si divide in due parti: una europea che arriva all'incirca a Roma, e una africana o balcanica, che va da Roma in giù. L'Italia africana o balcanica è la colonia dell'Italia Europea.
===Capitolo V – Della famiglia===
*In Italia l'uomo è sempre poligamo. La donna è poliandra. (Quando può.)
*La famiglia è la proprietà del capo di famiglia. La moglie è un oggetto di proprietà. Se abbandona si può uccidere. Viceversa non è ammesso che possa uccidere, se la si abbandona.
*La [[moglie]] ha la sua posizione sociale segnata fra la serva e l'amante. Un po' più in su della serva e un po' più giù dell'amante. Fa le giornate da serva e le notti da amante.
===Capitolo VI – Delle leggi===
*Tutto ciò che è proibito per ragioni pubbliche si può fare quando non osta un interesse privato. Nei vagoni dove è [[proibizione|proibito]] fumare tutti fumano finché uno non protesta.
*In Italia nulla è stabile fuorché il provvisorio.
===Capitolo VIII – Dell'ideale===
*C'è un ideale assai diffuso in Italia: guadagnar molto faticando poco. Quando questo è irrealizzabile, subentra un sottoideale: guadagnar poco faticando meno.
*La [[scuola]] è fatta per avere il diploma. E il diploma? Il diploma è fatto per avere il posto. E il posto? Il posto è fatto per guadagnare. E guadagnare? È fatto per [[mangiare]]. Non c'è che il mangiare che abbia fine a se stesso, sia cioè un ideale. Salvo in coloro, in cui ha per fine il bere.
===Capitolo X – Della proprietà collettiva===
*La roba di tutti (uffici, mobili dei medesimi, vagoni, biblioteche, giardini, musei, tempo pagato per lavorare, ecc.) è roba di nessuno.
===Capitolo XI – Dell'Italia e degli Italiani===
*L'Italia non è il giardino del mondo. L'Italia è un paese naturalmente povero, senza carbone, con poco ferro, molto scoglio, per tre quarti malarico e troppo popoloso. Esso dipende e dipenderà sempre economicamente dagli stranieri. L'[[indipendenza]] dell'Italia è il mito più infondato e dannoso che un italiano possa nutrire. C'è una sola consolazione: che nessun paese è economicamente indipendente.
*L'italiano è un popolo che si fa guidare da imbecilli i quali hanno fama di essere machiavellici, riuscendo così ad aggiungere al danno la beffa, ossia l'insuccesso alla disistima, per il loro paese. Da molti anni il programma degli uomini che fanno la politica estera sembra riassumersi in questo: mani vuote, ma sporche.
*I veri italiani sono pochissimi. La maggior parte di coloro che si fanno passare per italiani, sono in realtà piemontesi, toscani, veneti, siciliani, abruzzesi, calabresi, pugliesi e via dicendo. Appena fuori d'Italia, l'italiano torna ad essere quello che è: piemontese, toscano veneto ecc. L'italiano sarà un prodotto dell'Italia, mentre l'Italia doveva essere un prodotto degli italiani.
*La [[storia d'Italia]] è storia di Spagna e di Francia, d'Allemagna e di Austria, e in fondo, storia di Europa. Lo sforzo degli storici per creare una storia d'Italia dimostra come si possa spendere molto ingegno per una causa poco ingegnosa, come accade a quei capitani che si fanno valorosamente ammazzare per una causa infame. (2003, [https://books.google.it/books?id=nQVtIsx9cSgC&newbks=1&newbks_redir=0&lpg=PA46&dq=&pg=PA46#v=onepage&q&f=false p. 46, § 54])
*L'Italiano è di tanto inferiore al giudizio che porta di se stesso di quanto è superiore al giudizio che ne danno gli stranieri. Le sue qualità migliori sono le ignorate e i suoi difetti peggiori sono i pubblicati da tutta la fama.
*La famiglia è l'unico aggregato sociale solido in Italia. Il comune è l'unico organismo politico sentito in Italia. Tutto il resto è sentimento generico di classi intellettuali, come la patria; o astrattismo burocratico, come la provincia; o mito vago, che nasconde spinte economiche molto ristrette ed egoistiche, come l'internazionale.
*Tutto è in ritardo in [[Italia]], quando si tratta di iniziare un [[lavoro]]. Tutto è in anticipo quando si tratta di smetterlo.
*Il [[tempo]] è la cosa che più abbonda in Italia, visto lo spreco che se ne fa.
===Capitolo XII – Senza titolo riassuntivo indispensabile===
*L'Italia è una speranza storica che si va facendo realtà.
==''Il Cattolicismo rosso''==
*Il [[cattolicesimo]] è stato il capolavoro dell'Italia, perché ha conservato il germe cristiano, che è negazione dello Stato, in una forma adatta alla realtà del mondo. Il cristianesimo, del resto, neanche i protestanti han potuto applicarlo in modo integrale. Il cristianesimo predica il perdono dei delitti, l'amore del nemico, la fraternità, l'eguaglianza, la pace universale, il possesso comune dei beni: questi sono i concetti di Cristo e con essi non si governa uno Stato.
*Il [[Alfred Loisy|Loisy]], come in generale tutti i neo-cattolici, accentua il lato umano di Cristo, dicendo che per dogma è tanto uomo quanto Dio, ed accentua pure il lato umano della rivelazione. (p. 149)
*Il [[Romolo Murri|Murri]], educato nel tomismo dei Seminari, vi è rimasto così affezionato da non credere possibile per il Cattolicismo un'altra filosofia, ed ha replicatamente fatte obiezioni alla filosofia della immanenza, ricevendo per ciò lodi e congratulazioni da altissimi personaggi. La filosofia dell'immanenza non gli sembra sufficientemente adatta alle menti moderne per convincerle, e quella sua mancanza di solidità intellettuale gli par che conduca a un relativismo capace di suggerire l'utilità del credere, non una credenza. (p. 183)
*Il sistema del [[Alfred Loisy|Loisy]] ha il dono [...] d'essere il più radicale di tutti. La sua critica non soltanto accetta i resultati di quella non cristiana e di quella protestante, ma li supera. Si sa che alcuni protestanti non han fatto che riprendere certe tesi del Loisy. Non è una critica di concessioni e di mezze vie: è critica senz'altro, come la potrebbe fare un professore laico di filologia sopra un qualunque poco interessante poema di una qualsiasi letteratura. Nessun pregiudizio porta seco il critico: egli dimentica di essere prete e perfino di essere cattolico e cristiano. Non si preoccupa della tradizione che si è svolta sotto influenze dogmatiche. Non si preoccupa delle autorità, che non hanno a che fare con la critica. Non si preoccupa del pubblico, né dello scandalo, per quanto non lo cerchi. Ardito? Ma che ardito! semplicemente – esatto. (p. 232)
*Per il Loisy la storia e la teologia sono due campi differenti. Esaminando storicamente i libri sacri non potrete mai avere la prova dei fatti che fondano la religione. Come potrebbe essere ciò se essi escono dal dominio del naturale e se i libri, invece che storia, come noi l'intendiamo, vogliono darci un insegnamento morale? La storia come storia non potrà mai provare né negare la [[Risurrezione di Gesù|resurrezione di Cristo]] – fatto extratemporale, che significa per l'appunto il principio di una vita superiore alla storica. Come potrebbe provare che Cristo siede ora alla destra del Padre? (p. 233)
==''Manifesto dei conservatori''==
*Evidentemente un conservatore è ''uno che vuol conservare'' qualche cosa. Ma pochi si accorgono che per poter conservare qualche cosa, bisogna che un individuo, una classe o un popolo siano anche in possesso di qualche cosa. Ecco un primo punto, proveniente dalla logica del termine stesso, che per avere realtà richiede la necessità di un possesso. Di qui deriva l'impossibilità di una propaganda conservatrice se non a gente che possieda qualche cosa e la senta propria. (cap. 1; 1972, p. 13; 1995, p. 7)
*Uno dei più gravi pregiudizi contro la destra in Italia è quello del timore che una vittoria di questa rappresenti un ritorno al ''[[fascismo]]''.<br />Mentre è giusto che la destra pretenda, nel campo intellettuale e universitario, che il ventennio fascista venga studiato senza prevenzioni come un periodo della storia degli italiani, ai cui fasti e nefasti la maggioranza di essi prese parte e responsabilità, sarebbe sbagliato e pericoloso per la destra qualunque atto o manifestazione che potesse giustificare il pregiudizio generale contro il fascismo che ha giovato tanto ai comunisti.<br />Sono passati trent'anni dalla caduta del fascismo, e in questi anni il mondo è cambiato assai. Molte situazioni sono addirittura rovesciate. Il comunismo stesso ha sentito il bisogno di modificarsi e di assumere in Italia e in altri Paesi una maschera di indipendenza nazionale. Ci sono nuovi problemi e nuove leve di giovani. ''Sono seccati'' di sentir ancora giudicare le persone e le soluzioni ''secondo la distinzione di fascismo e antifascismo''. (cap. 4; 1972, p. 44; 1995, p. 31)
*Il Vero Conservatore ha rispetto piuttosto per il tempo che per lo spazio, e tiene conto della qualità piuttosto che della quantità. Non disprezza le cognizioni, ma sa che non hanno valore senza principi. Sa andare all'indietro perché, per andare avanti, bisogna qualche volta arretrare per rendere meglio la spinta. (cap. 5, 1; 1972, p. 47; 1995, p. 32)
*Prima di tutto il V.C. si guarderà bene dal confondersi con i ''reazionari'', i ''retrogradi'', i ''tradizionalisti'', i ''nostalgici''; perché il V.C. intende «continuare mantenendo», e non tornare indietro e rifare ''esperienze fallite''. Il V.C. sa che a ''problemi nuovi'' occorrono ''risposte nuove'', ispirate a principii permanenti. (cap. 5, 2; 1972, p. 47; 1995, p. 32)
*Il conservatore non è contrario alle ''novità'' perché ''nuove''; ma non scambia l'''ignoranza'' degli innovatori per ''novità''. (cap. 5, 4; 1972, p. 48; 1995, p. 32)
*L'attività pubblica della "[[La Voce (periodico)|Voce]]", che diretta da me incominciò a pubblicarsi alla fine del dicembre 1908 in Firenze, consisté essenzialmente nel tentativo di ''influire intellettualmente e moralmente sugli avvenimenti politici, senza prender parte a quella combinazione di cupidigie (interessi e ambizioni) di cui è fatta la politica''. (''La Voce e la sua democrazia'', 2003, p. 97)
==''Storia tascabile della letteratura italiana''==
*Alcuni autori hanno fatto uso del dialetto, come [[Pier Paolo Pasolini]], allo scopo di esprimere la vita d'una classe di diseredati della periferia di Roma, ma con effetti più luridi che veristi.
*{{NDR|[[Giovanni Boccaccio]]}} Contiene l'ammaestramento a usare l'intelligenza contro la fortuna, a saper cogliere l'occasione e a comportarsi audacemente, perché è meglio correre dei rischi che affondar nell'inerzia.
*"[[I promessi sposi]]", che han la fama esteriore di "romanzo storico", ma il cui centro artistico è una storia dell'uomo vista con una profonda calma e saggezza, eguagliata soltanto da quella di Goethe.
*Il Tasso piacerà sempre più alle anime romantiche, mentre l'Ariosto sarà sempre più ammirato dagli spiriti classici.
*L'anima del Leopardi era nobilissima, delicatissima, quella d'una creatura angelica, straboccante di desiderio d'amore e di amicizia.
*{{NDR|[[Orsola Nemi]]}} La delicatezza, il pudore, la sensibilità in persona.
*{{NDR|[[Francesco Petrarca]]}} La sua "capacità di introspezione" lo rende romantico e moderno.
*{{NDR|Riferendosi a [[Dante Alighieri]]}} Soltanto l'artista universale, il moralista intransigente attirano il lettore moderno, meravigliato che ci sia stato al mondo un carattere così potente.
==''Uomini 22 e città 3''==
*[[Charles-Louis Philippe|{{sic|Charles Louis}} Philippe]] aveva una di quelle figure molto solite tra letterati francesi. Era un uomo di mezza età, tarchiato e di vigor fattoresco, grassoccio, colla barbetta a pizzo, biondo, gli occhi grandi azzurri e buoni ma senza scintilla, coperti del pince-nez: una fisonomia di brav'uomo, di buon uomo, che ha sofferto e che simpatizza con chi soffre; ma non una fisonomia geniale. Ed è così l'opera sua e il suo carattere tutto, come il volto e la calligrafia. (p. 194)
*Nella [[Marguerite Audoux|Audoux]], questo piccolo, ma sincero rivolo di poesia umile, è diventato il dolciastro filo di liquor zuccherino che bea i palati delle signorine. (p. 198)
*{{sic|Charles Louis}} Philippe non sarà mai [...] celebre, perché le oleografie saranno sempre più care alla moltitudine della severa arte. (p. 199)
==Citazioni su Giuseppe Prezzolini==
*Diceva Prezzolini che la democrazia è la parificazione degli sporcaccioni con i galantuomini, e che le donne quando hanno le mestruazioni sono pericolose per l'ambiente dove lavorano, ufficio o fabbrica o (se sono parlamentari) il [[Parlamento]]. ([[Rudy de Cadaval]])
*Diceva Prezzolini che fin quando non vi si fosse imparato a ridere della massoneria, invece di temerla, L'Italia non sarebbe stata nazione rispettabile. ([[Piero Buscaroli]])
*Hai novant'anni e vivi e scrivi come se ne avessi quaranta o cinquanta. Nessuno, in Italia, come te. sei un prosatore eccellente come al tempo felice della ''Voce'' (le lettere agli amici!) e, più tardi, dei tuoi capolavori: ''L'italiano inutile'' e ''Dal mio terrazzo''. Ti dirò una cosa che forse piacerà a Jakie e non a te: hai superato [[Giovanni Papini|Papini]]. A voi il mio affetto d'amico e la mia riconoscenza di semplice lettore. ([[Marino Moretti]])
*Prezzolini era un lucido intelletto che non ha mai parlato per conto terzi. [...] Prezzolini è un uomo di invenzione. Le cose che contano e che restano nella sua opera non le fece ma le inventò. È un autentico scrittore perché inventa oltre il documento e le cartelle. Prezzolini inventore è certamente geniale. È artista camuffato da critico e letterato. Attaccò, provocò, polemizzò fino agli ultimi giorni. Sugli argomenti più vari, su politici e scrittori, volle sempre dire la sua. La corporazione degli intellettuali si pose sempre l'interrogativo: che ne dice Prezzolini? ([[Francesco Grisi]])
*Prezzolini fu personaggio di molto spicco, di grande ingegno e di cultura varia e vasta. Ma con tutto il rispetto, non fu un eroe né una vittima. ([[Rudy de Cadaval]])
*Prezzolini si vantò sempre d'essere uno che in realtà, tutta la vita, non fece che negarsi ogni capacità e ambizione artistica, e sempre considerò le proprie, abbondantissime, virtù di scrittore come puramente strumentali, a determinati effetti divulgativi e didattici. Diciamolo chiaro, noi che fummo sempre suoi amici. In questo mezzo secolo, nel nostro ambiente culturale, è probabile non s'incontri nessun altro così volenteroso, d'altrettanto disinteresse, pronto a fare pieno di abnegazione, ma al medesimo tempo, difficile e scorbutico come lui. Alla sua scontrosa bizzarria gli antichi avrebbero applicato qualcuno di quei loro bizzarri modi di dire: che non gli si trova mai il basto che gli entri; che è come il carbone che tinge o che scotta. Spinoso come un riccio, come un ananasso, che da qualsiasi parte lo tocchi ti punge. Spregiudicato e pedante, impazientissimo eppure tenace, simpatico e al medesimo tempo scostante, bastian contrario per la pelle. ([[Emilio Cecchi]])
*Sì: il caso Prezzolini è stato uno dei più significativi della cultura contemporanea del nostro Paese. Prezzolini ha incarnato una costante esigenza critica e scettica in un mondo di cultura sempre più tendente al conformismo e all'ortodossia, meglio ancora ai conformismi e alle ortodossie. ([[Giovanni Spadolini]])
*Tu e [[Giovanni Papini|Papini]] avete insegnato tante cose in mezzo secolo e negli ultimi tempi ancor più che nei primi: tutta Italia dovrebbe esservene grata. ([[Marino Moretti]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giuseppe Prezzolini, ''[https://archive.org/details/amicipre00prezuoft/page/n6/mode/1up Amici]'', Vallecchi Editore, Firenze, 1922.
*Giuseppe Prezzolini, ''Codice della vita italiana'', ''La Voce'', Firenze, 1921.
*Giuseppe Prezzolini, ''[https://books.google.it/books?id=nQVtIsx9cSgC&newbks=1&newbks_redir=0&lpg=PP1&hl=it&pg=PP1#v=onepage&q&f=false Codice della vita italiana]'', con una biografia e una bibliografia a cura di Carlo Maria Messina, Robin, Roma, 2003. ISBN 9788873710226
*Giuseppe Prezzolini, ''[https://archive.org/details/ilcattolicismoro00prez/page/n6/mode/1up Il Cattolicismo rosso]'', Riccardo Ricciardi Editore, Napoli, 1908.
*Giuseppe Prezzolini, ''Manifesto dei conservatori'', Rusconi, Milano, 1972.
*Giuseppe Prezzolini, ''Manifesto dei conservatori'', introduzione di [[Sergio Romano]], Arnoldo Mondadori, 1995. ISBN 8804392371
*Giuseppe Prezzolini, ''Manifesto dei conservatori'', presentazione di [[Nantas Salvalaggio]], , introduzione di Sergio Romano, La biblioteca di Libero, 2003.
*Giuseppe Prezzolini, ''Storia tascabile della letteratura italiana'', Biblioteca del Vascello, 1993.
*Giuseppe Prezzolini, ''[https://archive.org/details/uomini22ecitt300prez/page/n10/mode/1up Uomini 22 e città 3]'', Vallecchi Editore, Firenze, 1920.
==Altri progetti==
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Il cognome '''Smith''' può riferirsi ad:
* '''[[A. C. H. Smith]]''' (1935 – vivente), scrittore britannico.
* '''[[Adam Smith]]''' (1723 – 1790), economista scozzese.
* '''[[Alexander Smith]]''' (1830 – 1867), poeta scozzese.
* '''[[Barry C. Smith]]''' (–), filosofo britannico
* '''[[Betty Smith]]''', pseudonimo di '''Elisabeth Wehner''' (1896 – 1972), scrittrice statunitense.
* '''[[Bobbi Smith]]''', pseudonimo di '''Julie Marshall''' (1949 – vivente), scrittrice statunitense.
* '''[[Carolyn Smith]]''' (1960 – vivente), personaggio televisivo, ballerina e coreografa britannica.
* '''[[Clark Ashton Smith]]''' (1893 – 1961), poeta, scultore, pittore e scrittore statunitense.
* '''[[Eugene Smith]]''' (1918 – 1978), fotoreporter statunitense.
* '''[[Horace Smith]]''' (1779 – 1849), poeta e scrittore britannico.
* '''[[Huston Smith]]''' (1919 – vivente), studioso di religioni statunitense.
* '''[[Jada Pinkett Smith]]''' (1971 – vivente), attrice, cantante e imprenditrice statunitense.
* '''[[Jaden Smith]]''' (1998 – vivente), attore, rapper, ballerino e modello statunitense.
* '''[[Jorja Smith]]''' (1997 – vivente), cantautrice britannica.
* '''[[Joseph Smith]]''' (1805 – 1844), predicatore e religioso statunitense.
* '''[[Laurids Smith]]''' (1754 – 1794), presbitero e scrittore danese.
* '''[[Lillian Smith]]''' (1897–1966), scrittrice statunitense.
* '''[[Lisa J. Smith]]''' (... – vivente), scrittrice statunitense.
* '''[[Logan Pearsall Smith]]''' (1865 – 1946), saggista e critico statunitense.
* '''[[Maggie Smith]]''' (1934 – vivente), attrice britannica.
* '''[[Margaret Chase Smith]]''' (1897 – 1995), politica statunitense.
* '''[[Martin Cruz Smith]]''' (1942 – vivente), scrittore statunitense.
* '''[[Patti Smith]]''' (1946 – vivente), cantante, musicista e poetessa statunitense.
* '''[[Paul Smith]]''' (1946 – vivente), stilista britannico.
* '''[[Robert Rowland Smith]]''' (... – vivente), filosofo britannico.
* '''[[Sydney Smith]]''' (1771 – 1845), scrittore britannico.
* '''[[Wilbur Smith]]''' (1933 – vivente), scrittore zambiano.
* '''[[William Smith (geologo)|William Smith]]''' (1769 – 1839), geologo inglese.
* '''[[Willow Smith]]''' (2000 – vivente), attrice, cantante e produttrice discografica statunitense.
*'''[[Zadie Smith]]''' (1975 – vivente), scrittrice britannica.
Può anche riferirsi a:
*'''''[[Mr. & Mrs. Smith]]''''', film del 2005 con [[Brad Pitt]] e [[Angelina Jolie]]. Regia di [[Doug Liman]].
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Resistenza italiana
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[[File:01 partigiani a milano1.jpg|thumb|Combattenti del CLN a Milano il 26 aprile 1945]]
Citazioni sulla '''Resistenza italiana'''.
==Citazioni==
*Allora era la guerra, la guerra contro chi aveva voluto la guerra, contro chi non meritava altro che la guerra. Oggi è la pace, la pace voluta da un popolo che ha contribuito a conquistarsela, da un popolo che chiede lavoro e serenità. ([[Paolo Emilio Taviani]])
*Avevo un paesaggio. Ma per poterlo rappresentare occorreva che esso diventasse secondario rispetto a qualcos'altro: a delle persone, a delle storie. La Resistenza rappresentò la fusione tra paesaggio e persone. ([[Italo Calvino]])
*Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l'occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire. ([[Sandro Pertini]])
*È indubbio che senza il PCI non ci sarebbe stata nessuna guerra partigiana. E la Resistenza si sarebbe rivelata un'impresa modesta. Ma con il PCI la [[guerra di liberazione]] è diventata anche una guerra rivoluzionaria, per la conquista del potere in Italia. ([[Giampaolo Pansa]])
*Fuori, nei pascoli montani, fra rupi e bucaneve, veglia paterna l'indomita famiglia partigiana. ([[Carlo Perasso]])
*Gli anni e i decenni passeranno: i giorni duri e sublimi che noi viviamo oggi appariranno lontani, ma generazioni intere si educheranno all'amore per il loro paese, all'amore per la libertà, allo spirito di devozione illimitata per la causa della redenzione umana sull'esempio dei mirabili garibaldini che scrivono oggi, col loro sangue rosso, le più belle pagine della storia italiana. ([[Giovanni Pesce]])
*Gli iscritti al [[Partito Comunista Italiano|Partito Comunista]] a Torino, durante la Resistenza, dovevano resistere alle torture per 8 ore. {{NDR|I [[Fascismo|fascisti]]}} Ti toglievano gli occhi coi cucchiaini, ti strappavano le unghie con le pinze. E tu dovevi stare zitto per 8 ore, poi dopo potevi confessare e fare i nomi dei tuoi compagni, perché la direttiva del Partito consentiva a questi di sapere che in 8 ore dovevano scappare. E quegli uomini e quelle donne sono morti per quest'idea. E cos'è la [[politica]] oggi? Ma si rivoltano nella tomba, lo capite. ([[Marco Rizzo]])
*{{NDR|Riguardo al raccontare la Resistenza italiana attraverso il cinema e la letteratura}} Ho avuto offerte di fare film sull'argomento della resistenza, e io stranamente mi sono sempre tirato indietro. Non me la sentivo, perché finché questa esperienza stava nella mia memoria, andava tutto bene. Ho persino scritto dei racconti pubblicati. Ma scrivere racconti è un'altra cosa: è un gioco proprio con la tua memoria, che rimane intatta, disponibile, sempre. Tramutare questo in un film non me lo sono mai sentito, perché mi sembrava quasi di demolire la memoria, demolire me stesso, rendendo oggettivo - come fa il cinema - persone, situazioni. Per cui non l'ho mai fatto. ([[Giulio Questi]])
*{{NDR|Nel 1975}} Il cammino verso una autentica giustizia sociale è stato meno rapido e sicuro di quanto avevano sperato gli eroi della Resistenza. La direzione di marcia, però, non va mutata. ([[Giovanni Spagnolli]])
*In Italia c'è oggi qualcuno che dice che il mito della Resistenza era una bugia comunista. È vero che i comunisti hanno sfruttato la Resistenza come una proprietà personale, dal momento che vi ebbero un ruolo primario; ma io ricordo partigiani con fazzoletti di diversi colori. ([[Umberto Eco]])
*L'azione armata della Resistenza non fu fine a se stessa; si tradusse, malgrado tutte le difficoltà, nell'instaurazione della Repubblica italiana e nella promulgazione della carta fondamentale del nuovo Stato: la Costituzione. Punto di partenza e non d'arrivo. Qualunque siano le vicende che il futuro riserba all'Italia è certo che la strada dell'avvenire passa per la Resistenza, è certo che le forze popolari hanno messo nel paese quelle radici profonde che erano mancate nel primo Risorgimento, è certo che mai più un qualsiasi tentativo di dominazione straniera o interna potrà strappare al popolo italiano la patria così faticosamente conquistata. N'è prova lo stesso fatto che, a tanti anni di distanza, la lotta di liberazione si sottrae a qualsiasi facile schema celebrativo, rifiuta d'essere «imbalsamata», ma conserva intatta la sua carica polemica e il suo messaggio di speranza. ([[Roberto Battaglia]])
*L'idea che dopotutto la Resistenza abbia avuto poco o nessun peso, in termini strettamente militari, è da relegare nell'armamentario dei luoghi comuni, apparentemente così veri e invece imprecisi e faziosi. ([[Alessandro Barbero]])
*L'ispirazione fondamentale della Resistenza è stata la conquista della libertà. Libertà per tutti e di tutti. ([[Mariano Rumor]])
*La [[Costituzione della Repubblica italiana|Costituzione]] è un buon documento; ma spetta ancora a noi fare in modo che certi articoli non rimangano lettera morta, inchiostro sulla carta. In questo senso la Resistenza continua. ([[Sandro Pertini]])
*La guerra partigiana ha dato agli italiani una viva coscienza soggettiva di non essere inferiori agli altri popoli, li ha salvati da un aggravarsi di quel complesso di inferiorità, che può poi tramutarsi di colpo nel suo opposto, e far luogo a episodi di nazionalismo frenetico, ad eccessi di violenza orgogliosa e folle. ([[Aldo Garosci]])
*La Resistenza e il [[Movimento Studentesco]] sono le due uniche esperienze democratico-rivoluzionarie del popolo italiano. Intorno c'è silenzio e deserto: il qualunquismo, la degenerazione statalistica, le orrende tradizioni sabaude, borboniche, papaline. ([[Pier Paolo Pasolini]])
*La Resistenza è stata bellissima. Anche se io non l'ho fatta, perché all'epoca militavo nei Gruppi Universitari Fascisti. ([[Giorgio Napolitano]])
*La Resistenza è stata una battaglia di libertà che ha coinvolto tutti, anche chi non era antifascista, chi non si era schierato contro il fascismo ma voleva ugualmente la libertà. ([[Marcello Flores]])
*La Resistenza era stata un fatto straordinario. Aveva realizzato una unità veramente eccezionale che andava dagli ufficiali badogliani agli operai comunisti. ([[Nilde Iotti]])
*La Resistenza, non bisogna mai dimenticarlo, non si può ridurre alla sola azione armata, non è solo una storia militare, ma è stata una lunga catena di solidarietà tra uomini e donne che in modi diversi hanno dato il loro fondamentale contributo. Certo ci sono state le avanguardie armate come noi gappisti, ma senza l'aiuto della gente non saremmo durati a lungo. ([[Mario Fiorentini]])
*La Resistenza non è soltanto un episodio militare della storia recente d'Italia, anche se ormai questa interpretazione restrittiva farebbe comodo a molti. La Resistenza non è soltanto un episodio politico, un momento di transizione tra la caduta della monarchia e del fascismo e l'avvento di uno Stato democratico e repubblicano. E neppure la si può considerare alla stregua di un «bel gesto», di un fatto di redenzione culturale e civile necessario per far uscire l'Italia dalla barbarie e rimetterla in linea con i paesi progrediti. La Resistenza fu tutte queste cose e altre ancora. Ma fu anzitutto, come già s'è detto, ''guerra di popolo''. ([[Sebastiano Vassalli]])
*La Resistenza non è una pagina controversa della nostra storia: c'era una parte giusta e c'era una parte sbagliata, e oggi siamo qui e siamo così perché ha vinto la parte giusta. ([[Maurizio Crosetti]])
*La Resistenza un grande servigio all'Italia lo rese: ci procurò un notevole ribasso sul conto della sconfitta. Senza la Resistenza, non c'è dubbio che avremmo pagato molto più caro il nostro dissennato intervento a fianco della Germania. [...] Essa ha tutti i titoli per essere ricordata. Ma come la fine di una lunga sconfitta, la chiusura del capitolo più nero della nostra storia unitaria; non come il coronamento di una radiosa vittoria. Noi non ci liberammo; fummo liberati, L'aiuto – modestissimo, sul piano militare – che con la Resistenza demmo ai liberatori merita la gratitudine di tutti i disastri che ci risparmiò e le indulgenze che ci procurò al tavolo della pace. Ma la pretesa di confonderci coi vincitori, e perfino di parlare in loro nome, non può tirarci addosso che disprezzo e sarcarmi. ([[Indro Montanelli]])
*L'esperienza resistenziale è stata a lungo culturalmente minoritaria in Italia, oggetto di denigrazione tra gli anni Quaranta e Cinquanta da parte dell'opinione moderata: e in quegli anni - a differenza degli azionisti e dei comunisti - sia la cultura cattolica che quella liberale rinunciarono a difenderla. ([[Paolo Pezzino]])
*Libertà e giustizia, per generale riconoscimento, sono stati i massimi ideali della Resistenza. ([[Giovanni Spagnolli]])
*{{NDR|Riguardo alla lotta partigiana a Firenze}} Non avevamo coraggio. La verità è che eravamo incoscienti. ([[Vittore Branca]])
*Non è ora – dopo 70 anni – di affrontare una semplice verità? Eccola: la Resistenza in Italia era completamente irrilevante dal punto di vista militare. In ogni caso, nell'estate del 1944 non esisteva una Resistenza in Italia. Dopo, invece – dall'autunno del 1944 in poi – che cosa di concreto ha portato questa Resistenza? Peggio. Secondo la storiografia la Resistenza lottava per la [[patria]], la libertà e la [[democrazia]]. Non è vero. I suoi elementi comunisti (quelli dominanti) lottavano per l'[[Unione sovietica]], la [[dittatura]] e il [[comunismo]].([[Nicholas Burgess Farrell]])
*Seguitiamo a chiamare Resistenza il movimento di liberazione in Italia, ma non dimentichiamo mai che non è stata una resistenza, ma è stato un attacco, una iniziativa, una innovazione ideale, non un tentativo di conservare qualche cosa. Il dato fondamentale non è la lotta contro lo straniero, è la lotta contro il [[fascismo]], e il tedesco è combattuto quasi unicamente perché incarnazione ultima del fascismo suo alleato e complice. ([[Enzo Enriques Agnoletti]])
*Se si guarda alla sorte dell'[[Italia]] dopo la sconfitta militare da parte della coalizione antinazista e la si confronta con quella della [[Germania]], non può esser dubbio per nessuno che ben diversa sarebbe stata la sorte internazionale dell'Italia e una qualunque possibilità di ripresa democratica, senza la guerra partigiana. Oggi il governo italiano discute sul prezzo del «biglietto di ritorno», ma questo prezzo è stato, per ammissione delle stesse potenze, in buona parte saldato nella guerra partigiana. ([[Aldo Garosci]])
*Signor Presidente {{NDR|[[Luigi Einaudi]]}}, Lei che tanto bene conosce la storia del Piemonte, ricorderà la fiera risposta data da Vittorio Amedeo II agli emissari di Luigi XIV i quali gli spiegavano come le condizioni del suo esercito gli togliessero ogni possibilità di resistere alle potenti armate d'oltralpe: «Batterò col piede la terra, e n'usciran soldati d'ogni banda». Ebbene, l'8 settembre, e in seguito, a Cuneo e intorno a Cuneo avvenne proprio così: i soldati, cioè i partigiani uscivano da ogni parte, perché qualcuno aveva battuto col piede la terra; ma non era stato un sovrano, re o principe che fosse, bensì una forza più alta e maestosa, quella che si chiama la coscienza civile, la vocazione nazionale, il senso dei valori supremi, quella essenziale virtù insomma, che, magari sotterranea ed invisibile per lungo volgere di anni, erompe nei momenti decisivi, e spinge un popolo a non mancare nell'ora del dovere storico. ([[Dante Livio Bianco]])
*Simili a giganti incandescenti, cirri maestosi si ergono diritti nella seta del cielo, segnando la porte del Paradiso.<br/>L'arte sublime del creato invita l'uomo al simposio divino, ma noi combattenti del quarto reparto non possiamo obbedire al solenne richiamo. ([[Carlo Perasso]])
*''Tu non sai le colline | dove si è sparso il sangue. | Tutti quanti fuggimmo <br /> tutti quanti gettammo <br /> l'arma e il nome.'' ([[Cesare Pavese]])
*Un giorno, all'improvviso, mi hanno detto che non potevo più andare a scuola. C'erano i bombardamenti, io frequentavo il secondo anno dell'istituto magistrale e, da un momento all'altro, non ho potuto più rivedere nessuno. Mio padre mi diceva di restare a casa e di continuare a studiare perché uscire era pericoloso. Ma io, a 16 anni, volevo contribuire a cambiare il mondo in cui vivevo, non pensavo ad altro, con le scuole chiuse e il rumore delle bombe in sottofondo. Avevamo impressa sulla pelle l'avversione per quella violenza e le angherie che stavamo subendo, i rastrellamenti, i saccheggi, gli incendi, le uccisioni pubbliche. La nostra coscienza era alimentata da queste sensazioni, ed era normale essere sfacciatamente antifascisti. ([[Teresa Vergalli]])
===[[Giorgio Bocca]]===
*Attraverso la somma dei sacrifici e dei dolori sopportati, col grandioso apporto dato alla causa della libertà, con i risultati militari ottenuti, il movimento partigiano è riuscito ad assumere un significato morale di valore altissimo. Ha riscattato dinnanzi al mondo, insieme a coloro che nei campi di Germania tennero fede alla loro patria, la dignità del popolo italiano; ha dimostrato ben altrimenti, che generiche e facili affermazioni verbali, la sua volontà di essere un popolo libero degno di essere riammesso nella vita delle libere nazioni.
*C'è una campagna di denigrazione della Resistenza: diretta dall'alto, coltivata dal cortigiano. Il loro gioco preferito è quello dei morti, l'uso dei morti: abolire la festa del 25 aprile e sostituirla con una che metta sullo stesso piano partigiani e combattenti di Salò [...].
*Come aveva intuito [[Vittorio Foa]], la politica partigiana era la politica delle larghe alleanze democratiche già sperimentata nella guerra di Spagna. In sostanza un riformismo socialdemocratico che per la prima volta annullava le millenarie divisioni di classe facendo rientrare tra i cittadini di pieno diritto gli operai e i contadini.
*{{NDR|In risposta alla domanda: «Eppure lei si lamenta, secondo "Liberazione", dell'"egemonia rossa" sulla Resistenza, non è così?»}} Non ho mai detto che la Resistenza è stata egemonizzata dai [[Partito Comunista Italiano|comunisti]]. Strumentalizzata sì, eccome. Dopo la guerra il pci aveva bisogno della base partigiana e popolare e se ne è appropriato con una propaganda molto intensa e metodica. D'altronde questo faceva anche gioco ai conservatori e gliel'hanno lasciato fare. Basta leggere il libro di [[Roberto Battaglia|Battaglia]]: non è storia, è un'agiografia della Resistenza.
===[[Piero Calamandrei]]===
*Facciamo comprendere a questi ridicoli vociferatori, che ogni tanto risognano, come nel macabro festino di Arcinazzo, di ritrovarsi a cantare le loro sconce canzoni di violenza, facciamo comprendere a questi miserabili superstiti che domani, se occorresse, ''se occorrerà'', tutti quanti coloro che si sentirono fratelli nella Resistenza, democristiani e comunisti, liberali e socialisti, contadini e operai e studiosi e sacerdoti, tutti quanti si troverebbero, ''si troveranno'' ancora insieme, tutti uniti contro il mostro, tutti uniti in difesa della civiltà indivisibile. Tra noi lo sappiamo bene; ma è bene che tutti lo sappiano in Italia e fuori d'Italia.
*I ragazzi delle scuole imparano chi fu [[Gaio Muzio Scevola|Muzio Scevola]] o [[Orazio Coclite]], ma non sanno chi furono i [[fratelli Cervi]]. Non sanno chi fu quel giovanetto della Lunigiana che, crocifisso ad una pianta perché non voleva rivelare i nomi dei compagni, rispose: «Li conoscerete quando verranno a vendicarmi», e altro non disse. Non sanno chi fu quel vecchio contadino che, vedendo dal suo campo i tedeschi che si preparavano a fucilare un gruppo di giovani partigiani trovati nascosti in un fienile, lasciò la sua vanga tra le zolle e si fece avanti dicendo: «Sono io che li ho nascosti (e non era vero), fucilate me che sono vecchio e lasciate la vita a questi ragazzi». Non sanno come si chiama colui che, imprigionato, temendo di non resistere alle torture, si tagliò con una lametta da rasoio le corde vocali per non parlare. E non parlò. Non sanno come si chiama quell'adolescente che, condannato alla fucilazione, si rivolse all'improvviso verso uno dei soldati tedeschi che stavano per fucilarlo, lo baciò sorridente dicendogli: «Muoio anche per te… viva la Germania libera!».
*Il carattere che distingue la Resistenza da tutte le altre guerre, anche da quelle fatte da volontari, anche dall'epoca garibaldina, è stato quello di essere più che un movimento militare, un movimento ''civile''.
*Il compito degli uomini della Resistenza non è finito. Bisogna che essa sia ancora in piedi.
*Il dramma della Resistenza e del nostro Paese è stato questo: che la Resistenza, dopo aver trionfato in guerra, come epopea partigiana, è stata soffocata e bandita dalle vecchie forze conservatrici appena essa si è affacciata alla vita politica del tempo di pace, ov'essa era chiamata a dar vita a una nuova classe politica che riempisse il vuoto lasciato dalla catastrofe. I morti della Resistenza vollero essere, credettero di essere, le avanguardie di una nuova classe dirigente, pulita ed onesta, fatta di popolo, destinata a prendere il posto di tutti i profittatori e di tutti i corruttori. Quei morti furono la testimonianza e la promessa di un autogoverno popolare in formazione: ma, finita la guerra, i vecchi vivi risalirono sulle poltrone e la voce dei giovani morti fu ricoperta da quelle vecchie querele. [...] Eppure, amici, questa è stata la sorte singolare dell'Italia dopo il breve esperimento del governo Pani: che essa è tornata ad essere governata dalla classe dirigente prefascista; governata dai fantasmi.
*Oggi le persone benpensanti, questa classe intelligente così sprovvista di intelligenza, cambiano discorso infastidite quando sentono parlar di [[antifascismo]]. [...] Finita e dimenticata la resistenza, tornano di moda gli «scrittori della desistenza»: e tra poco reclameranno a buon diritto cattedre ed accademie.<br />Sono questi i segni dell'antica malattia. E nei migliori, di fronte a questo rigurgito, rinasce il disgusto: la sfiducia nella libertà, il desiderio di appartarsi, di lasciare la politica ai politicanti. Questo il pericoloso stato d'animo che ognuno di noi deve sorvegliare e combattere, prima che negli altri, in se stesso: se io mi sorprendo a dubitare che i morti siano morti invano, che gli ideali per cui son morti fossero stolte illusioni, io porto con questo dubbio il mio contributo alla rinascita del fascismo.<br />Dopo la breve epopea della resistenza eroica, sono ora cominciati, per chi non vuole che il mondo si sprofondi nella palude, i lunghi decenni penosi ed ingloriosi della resistenza in prosa. Ognuno di noi può, colla sua oscura resistenza individuale, portare un contributo alla salvezza del mondo: oppure, colla sua sconfortata desistenza, esser complice di una ricaduta che, questa volta, non potrebbe non esser mortale.
*Quando io considero questo misterioso e miracoloso moto di popolo, questo volontario accorrere di gente umile, fino a quel giorno inerme e pacifica, che in una improvvisa illuminazione sentì che era giunto il momento di darsi alla macchia, di prendere il fucile, di ritrovarsi in montagna per combattere contro il terrore, mi vien fatto di pensare a certi inesplicabili ritmi della vita cosmica, ai segreti comandi celesti che regolano i fenomeni collettivi, come le gemme degli alberi che spuntano lo stesso giorno, come certe piante subacquee che in tutti i laghi di una regione alpina affiorano nello stesso giorno alla superficie per guardare il cielo primaverile, come le rondini di un continente che lo stesso giorno s'accorgono che è giunta l'ora di mettersi in viaggio. Era giunta l'ora di resistere; era giunta l'ora di essere uomini: di morire da uomini per vivere da uomini.
*Quel miracoloso soprassalto dello spirito che si è prodotto, quando ogni speranza pareva perduta, in tutti i popoli europei agonizzanti sotto il giogo della tirannia interna ed esterna, ha ormai ed avrà nella storia del mondo un nome: «resistenza». Sotto la morsa del dolore o sotto lo scudiscio della vergogna, gli immemori, gli indifferenti, i rassegnati hanno ritrovata dentro di sé, insospettata, una lucida chiaroveggenza: si sono accorti della coscienza, si sono ricordati della libertà. Prima che schifo della fazione interna, prima che insurrezione armata contro lo straniero, questo improvviso sussulto morale è stato la ribellione di ciascuno contro la propria cieca e dissennata assenza: sete di verità e di presenza, ritorno alla ragione, all'intelligenza, al senso di responsabilità. La resistenza è stata, nei migliori, riacquisto della fede nell'uomo e in quei valori razionali e morali coi quali l'uomo si è reso capace, nei millenni, di dominare la stolta crudeltà della belva che sta in agguato dentro di lui.<br />Si è scoperto così che il fascismo non era un flagello piombato dal cielo sulla moltitudine innocente, ma una tabe spirituale lungamente maturata nell'interno di tutta una società, diventata incapace, come un organismo esausto che non riesce più a reagire contro la virulenza dell'infezione, di indignarsi e di insorgere contro la bestiale follia dei pochi. Questo generale abbassamento dei valori spirituali da cui son nate in quest'ultimo ventennio tutte le sciagure d'Europa, merita di avere anch'esso il suo nome clinico, che lo isoli e lo collochi nella storia, come il necessario opposto dialettico della resistenza: "Desistenza". Di questa malattia profonda di cui tutti siamo stati infetti, il fascismo non è stato che un sintomo acuto: e la Resistenza è stata la crisi benefica che ci ha guariti, col ferro e col fuoco, da questo universale deperimento dello spirito.
*Quando si dice che la guerra partigiana si distingue da tutte le altre guerre perché fu una guerra fatta interamente da volontari, si dice giusto, ma non si dice tutto. Essa fu qualcosa di più: un'adunata spontanea e collettiva: un movimento di popolo, una iniziativa di popolo. [...]<br />L'8 settembre, quando cominciò spontaneo e non ordinato da qualcuno questo accorrere di uomini liberi verso la montagna, avvenne qualcosa di misterioso che a ripensarlo oggi sembra un miracolo di cui si stenta a trovare una spiegazione umana. Nessuno aveva ordinato l'adunata: questi uomini accorsero da tutte le parti e si cercarono e si adunarono da sé. [...] Quella chiamata fu anonima, non venne dal di fuori: era la chiamata di una voce diffusa come l'aria che si respirava, che si svegliava da sé in ogni cuore, nei più generosi e nei più pigri, un'ispirazione che sussurrava dentro: «Se sei un uomo, se hai dignità d'uomo, questa è l'ora!».
===[[Michela Ponzani]]===
*Abbiamo il dovere di tenere viva la memoria di una generazione che ha avuto il coraggio di fare una scelta anche molto sofferta e dolorosa, non presa certamente a cuor leggero. Giovani ragazze e ragazzi che poco più che ventenni, molto spesso adolescenti, hanno avuto il coraggio di imbracciare le armi – perché la Resistenza ha avuto sì un grande valore politico, ma è stata soprattutto un fatto militare – entrare in clandestinità e restituire la libertà al Paese che aveva dato i natali al fascismo nel 1922. Abbiamo il dovere di respingere la retorica antiresistenziale che si è diffusa in questi ultimi anni, che dipinge i partigiani come dei guerriglieri assetati di sangue che non si rendevano conto delle ritorsioni che potevano essere scatenate nei confronti dei civili. Contrapponendo a questa retorica la verità: perché in realtà quei ragazzi questo dilemma, questo dramma interiore lo sentivano moltissimo. A un certo punto fare la Resistenza ha significato soprattutto assumersi questa responsabilità e lottare nonostante tutto.
*Donne comuni senza armi, madri di famiglia hanno dato cibo e medicinali ai soldati, ai renitenti, nascosto antifascisti e partigiani. Una rete anonima fondamentale. Saranno il bersaglio strategico di quella che i tedeschi chiamano la guerra ai civili: sole, i mariti al fronte, pronte a correre nei rifugi, in fila per il pane e la farina. Sono loro che assalteranno i forni, rovesceranno la farina bianca, quella buona, destinata ai tedeschi. Falcidiate per questo [...]. {{NDR|«Un punto di non ritorno»}} Affrontano una guerra che è una guerra di sterminio totale ai civili, che le espone a forme di violenza inaudita e la cosa importante e che si ribellano al fatto che per secoli in guerra il corpo delle donne era stato bottino e preda degli eserciti. Lanciano il messaggio: "noi non siamo più spettatrici, prendiamo le armi, rivendichiamo il diritto di lottare per la nostra libertà presente e futura". Rianimeranno poi la politica del dopo guerra. La società italiana l'hanno svecchiata le donne che hanno fatto la guerra, che immaginavano già prima un mondo migliore.
*La violenza in Italia non la inaugura certamente la Resistenza. La Resistenza risponde, anche con la violenza, a una violenza che è mille volte maggiore scatenata contro le popolazioni civili. Se vogliamo andare indietro nel tempo e capire da dove ha origine l'idea che il nemico si debba abbattere, estirpare dal corpo della nazione dobbiamo ritornare alle piazze interventiste del 1915, quando per decidere se entrare in guerra o no gli italiani si sparavano addosso e poi ancora alle masse che vengono sobillate all'uso della violenza da parte di abili agitatori come Benito Mussolini o Gabriele D'Annunzio. E ancora alla violenza dello squadrismo, che poi finisce con la presa del potere da parte di Mussolini, al quale il potere viene regalato da una classe dirigente liberale incapace di risolvere il problema della violenza nelle piazze e assuefatta dalla psicosi della paura rivoluzionaria, cioè dal terrore della rivoluzione bolscevica in Italia.
*Se c'è qualcosa di rivoluzionario nella Resistenza è proprio incarnato dalla scelta antifascista che fecero le donne, le ragazze che tra il '43 e il '45 decidono di aderire a formazioni partigiane, animate da un moto rivoluzionario di libertà che è anche una guerra privata. Non combattere solo l'occupante. Si vuole andare a combattere contro le discriminazioni di genere e tutto quel che la società patriarcale gerarchica fascista aveva imposto alle nuove generazioni, dove l'uomo poteva comandare su moglie e figli.
*{{NDR|«L'Italia di oggi?»}} Vive nella rappresentazione caricaturale di un derby tra fascisti e comunisti, quando alla Resistenza parteciparono invece uomini e donne di ogni tendenza politica e sociale. E alla disobbedienza ai tedeschi si unirono anche decine di migliaia di militari italiani internati in Germania dopo l'8 settembre. I fatti sono chiari, non vanno travisati.
===[[Pietro Secchia]]===
*Dietro alla bandiera della Resistenza marciano oggi nuove possenti forze, giovani generazioni che aspirano a conquistare il loro avvenire. Portiamo avanti, portiamo al successo le bandiere della Resistenza.
*Il programma della Resistenza italiana fu quello della creazione d'un regime politico e sociale nuovo: proprio per questo è stato detto che la Resistenza è stata il secondo [[Risorgimento]].
*L'aggressione all'[[Unione Sovietica]] e la sua entrata nel conflitto non soltanto mutò le sorti della guerra, ma cambiò completamente anche il carattere e l'ampiezza della Resistenza. L'esempio d'ardimento offerto dai giovani, dalle donne, dai vecchi dell'Unione Sovietica, dalla popolazione tutta che non piegava, che non disperava, che non dava tregua e colpiva il nemico ovunque, suscitò non soltanto l'entusiasmo e l'ammirazione dei popoli in lotta contro il fascismo, ma l'emulazione delle forze nazionali in ogni paese occupato.
*La grande [[borghesia]] non ha alcun interesse a fare conoscere la vera storia della Resistenza in Italia perché questa suona condanna per le classi dominanti che hanno portato il paese alla rovina e si sono poi messe al servizio dello straniero.
*La guerra partigiana assunse in Italia una così grande ampiezza proprio perché essa fu sempre, sin dal primo giorno, accompagnata, alimentata e sostenuta dalle centinaia e centinaia di scioperi, dal sabotaggio della produzione nelle fabbriche, dall'azione gappista nelle città e dalle rivolte dei contadini nei villaggi. Senza i grandi scioperi nei centri industriali, senza l'azione dei contadini e delle grandi masse popolari l'avanguardia eroica dei combattenti sarebbe rimasta isolata, i distaccamenti partigiani non si sarebbero mai trasformati in brigate e poi in divisioni, l'insurrezione nazionale non ci sarebbe stata.
*Nessun altro partito ha dato alla guerra di liberazione nazionale un contributo di azione e di sacrificio, di forze militanti e dirigenti quanto il [[Partito Comunista Italiano|partito comunista]]. Tra l'altro perché nessun altro partito disponeva di una organizzazione e di una influenza tra la classe operaia e i lavoratori pari a quelle del nostro.
*Protagonista principale della lotta partigiana e della Resistenza fu la nuova classe dirigente, la classe operaia, ed il contributo maggiore assieme a tutte le altre forze democratiche venne dato dall'avanguardia della classe operaia, il [[Partito Comunista Italiano|partito comunista]]. Questo dev'essere detto. Tutte le formazioni partigiane, qualunque fosse il loro colore politico, si sono appoggiate direttamente o indirettamente sulle lotte della classe operaia, dei contadini e dei lavoratori.
*Si falsifica la storia della guerra di liberazione nazionale; si vuol far dimenticare che classe operaia, i lavoratori sono stati la forza motrice e decisiva della resistenza e della guerra partigiana; che i partiti [[comunismo|comunisti]] sono stati alla testa di quella lotta, l'hanno diretta e organizzata, hanno inviato al combattimento contro lo straniero, per la libertà della patria, le loro forze migliori; si tenta di insinuare, con l'orchestrazione di insistenti campagne, che la guerra di liberazione e stata condotta in Francia dai gaullisti e in Italia dai conservatori borghesi, dai "democristiani" e si presentano i comunisti come delinquenti che hanno cercato di approfittare della lotta per scopi criminali.
*Specialmente nell'Italia del nord l'iniziativa e la direzione dei C.L.N. e della lotta partigiana fu sempre nelle mani dei partiti antifascisti, dei partiti più avanzati ed in modo particolare del [[Partito Comunista Italiano|partito comunista]]: il che naturalmente era tutt'altro che gradito agli angloamericani per i quali la Resistenza avrebbe dovuto soltanto essere uno strumento di guerra, un'arma in più da impiegare per sconfiggere l'esercito hitleriano. Battuti i tedeschi i partiti non avrebbero più avuto nulla da fare, né da chiedere. Per gli angloamericani il dovere dei [[partigiani]] era uno solo: combattere e tacere. Non così la pensavano i partigiani ed i loro comandi i quali non si consideravano agli ordini degli «alleati», e volevano mantenere la loro indipendenza, la loro libertà d'azione.
==Voci correlate==
*[[Anniversario della liberazione d'Italia]]
*[[Gruppi di Azione Patriottica]]
*[[Guerra civile in Italia (1943-1945)]]
*[[Partigiano]]
==Altri progetti==
{{interprogetto|w_preposizione=riguardante la|s=:Categoria:Canti_antifascisti_e_della_Resistenza|s_oggetto=alcuni canti|s_preposizione=della|s_etichetta=}}
[[Categoria:Movimenti di liberazione nazionale]]
[[Categoria:Seconda guerra mondiale]]
[[Categoria:Storia d'Italia]]
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[[File:01 partigiani a milano1.jpg|thumb|Combattenti del CLN a Milano il 26 aprile 1945]]
Citazioni sulla '''Resistenza italiana'''.
==Citazioni==
*Allora era la guerra, la guerra contro chi aveva voluto la guerra, contro chi non meritava altro che la guerra. Oggi è la pace, la pace voluta da un popolo che ha contribuito a conquistarsela, da un popolo che chiede lavoro e serenità. ([[Paolo Emilio Taviani]])
*Avevo un paesaggio. Ma per poterlo rappresentare occorreva che esso diventasse secondario rispetto a qualcos'altro: a delle persone, a delle storie. La Resistenza rappresentò la fusione tra paesaggio e persone. ([[Italo Calvino]])
*Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l'occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire. ([[Sandro Pertini]])
*È indubbio che senza il PCI non ci sarebbe stata nessuna guerra partigiana. E la Resistenza si sarebbe rivelata un'impresa modesta. Ma con il PCI la [[guerra di liberazione]] è diventata anche una guerra rivoluzionaria, per la conquista del potere in Italia. ([[Giampaolo Pansa]])
*Fuori, nei pascoli montani, fra rupi e bucaneve, veglia paterna l'indomita famiglia partigiana. ([[Carlo Perasso]])
*Gli anni e i decenni passeranno: i giorni duri e sublimi che noi viviamo oggi appariranno lontani, ma generazioni intere si educheranno all'amore per il loro paese, all'amore per la libertà, allo spirito di devozione illimitata per la causa della redenzione umana sull'esempio dei mirabili garibaldini che scrivono oggi, col loro sangue rosso, le più belle pagine della storia italiana. ([[Giovanni Pesce]])
*Gli iscritti al [[Partito Comunista Italiano|Partito Comunista]] a Torino, durante la Resistenza, dovevano resistere alle torture per 8 ore. {{NDR|I [[Fascismo|fascisti]]}} Ti toglievano gli occhi coi cucchiaini, ti strappavano le unghie con le pinze. E tu dovevi stare zitto per 8 ore, poi dopo potevi confessare e fare i nomi dei tuoi compagni, perché la direttiva del Partito consentiva a questi di sapere che in 8 ore dovevano scappare. E quegli uomini e quelle donne sono morti per quest'idea. E cos'è la [[politica]] oggi? Ma si rivoltano nella tomba, lo capite. ([[Marco Rizzo]])
*{{NDR|Riguardo al raccontare la Resistenza italiana attraverso il cinema e la letteratura}} Ho avuto offerte di fare film sull'argomento della resistenza, e io stranamente mi sono sempre tirato indietro. Non me la sentivo, perché finché questa esperienza stava nella mia memoria, andava tutto bene. Ho persino scritto dei racconti pubblicati. Ma scrivere racconti è un'altra cosa: è un gioco proprio con la tua memoria, che rimane intatta, disponibile, sempre. Tramutare questo in un film non me lo sono mai sentito, perché mi sembrava quasi di demolire la memoria, demolire me stesso, rendendo oggettivo - come fa il cinema - persone, situazioni. Per cui non l'ho mai fatto. ([[Giulio Questi]])
*{{NDR|Nel 1975}} Il cammino verso una autentica giustizia sociale è stato meno rapido e sicuro di quanto avevano sperato gli eroi della Resistenza. La direzione di marcia, però, non va mutata. ([[Giovanni Spagnolli]])
*In Italia c'è oggi qualcuno che dice che il mito della Resistenza era una bugia comunista. È vero che i comunisti hanno sfruttato la Resistenza come una proprietà personale, dal momento che vi ebbero un ruolo primario; ma io ricordo partigiani con fazzoletti di diversi colori. ([[Umberto Eco]])
*L'azione armata della Resistenza non fu fine a se stessa; si tradusse, malgrado tutte le difficoltà, nell'instaurazione della Repubblica italiana e nella promulgazione della carta fondamentale del nuovo Stato: la Costituzione. Punto di partenza e non d'arrivo. Qualunque siano le vicende che il futuro riserba all'Italia è certo che la strada dell'avvenire passa per la Resistenza, è certo che le forze popolari hanno messo nel paese quelle radici profonde che erano mancate nel primo Risorgimento, è certo che mai più un qualsiasi tentativo di dominazione straniera o interna potrà strappare al popolo italiano la patria così faticosamente conquistata. N'è prova lo stesso fatto che, a tanti anni di distanza, la lotta di liberazione si sottrae a qualsiasi facile schema celebrativo, rifiuta d'essere «imbalsamata», ma conserva intatta la sua carica polemica e il suo messaggio di speranza. ([[Roberto Battaglia]])
*L'idea che dopotutto la Resistenza abbia avuto poco o nessun peso, in termini strettamente militari, è da relegare nell'armamentario dei luoghi comuni, apparentemente così veri e invece imprecisi e faziosi. ([[Alessandro Barbero]])
*L'ispirazione fondamentale della Resistenza è stata la conquista della libertà. Libertà per tutti e di tutti. ([[Mariano Rumor]])
*La [[Costituzione della Repubblica italiana|Costituzione]] è un buon documento; ma spetta ancora a noi fare in modo che certi articoli non rimangano lettera morta, inchiostro sulla carta. In questo senso la Resistenza continua. ([[Sandro Pertini]])
*La guerra partigiana ha dato agli italiani una viva coscienza soggettiva di non essere inferiori agli altri popoli, li ha salvati da un aggravarsi di quel complesso di inferiorità, che può poi tramutarsi di colpo nel suo opposto, e far luogo a episodi di nazionalismo frenetico, ad eccessi di violenza orgogliosa e folle. ([[Aldo Garosci]])
*La Resistenza e il [[Movimento Studentesco]] sono le due uniche esperienze democratico-rivoluzionarie del popolo italiano. Intorno c'è silenzio e deserto: il qualunquismo, la degenerazione statalistica, le orrende tradizioni sabaude, borboniche, papaline. ([[Pier Paolo Pasolini]])
*La Resistenza è stata bellissima. Anche se io non l'ho fatta, perché all'epoca militavo nei Gruppi Universitari Fascisti. ([[Giorgio Napolitano]])
*La Resistenza è stata una battaglia di libertà che ha coinvolto tutti, anche chi non era antifascista, chi non si era schierato contro il fascismo ma voleva ugualmente la libertà. ([[Marcello Flores]])
*La Resistenza era stata un fatto straordinario. Aveva realizzato una unità veramente eccezionale che andava dagli ufficiali badogliani agli operai comunisti. ([[Nilde Iotti]])
*La Resistenza, non bisogna mai dimenticarlo, non si può ridurre alla sola azione armata, non è solo una storia militare, ma è stata una lunga catena di solidarietà tra uomini e donne che in modi diversi hanno dato il loro fondamentale contributo. Certo ci sono state le avanguardie armate come noi gappisti, ma senza l'aiuto della gente non saremmo durati a lungo. ([[Mario Fiorentini]])
*La Resistenza non è soltanto un episodio militare della storia recente d'Italia, anche se ormai questa interpretazione restrittiva farebbe comodo a molti. La Resistenza non è soltanto un episodio politico, un momento di transizione tra la caduta della monarchia e del fascismo e l'avvento di uno Stato democratico e repubblicano. E neppure la si può considerare alla stregua di un «bel gesto», di un fatto di redenzione culturale e civile necessario per far uscire l'Italia dalla barbarie e rimetterla in linea con i paesi progrediti. La Resistenza fu tutte queste cose e altre ancora. Ma fu anzitutto, come già s'è detto, ''guerra di popolo''. ([[Sebastiano Vassalli]])
*La Resistenza non è una pagina controversa della nostra storia: c'era una parte giusta e c'era una parte sbagliata, e oggi siamo qui e siamo così perché ha vinto la parte giusta. ([[Maurizio Crosetti]])
*La Resistenza un grande servigio all'Italia lo rese: ci procurò un notevole ribasso sul conto della sconfitta. Senza la Resistenza, non c'è dubbio che avremmo pagato molto più caro il nostro dissennato intervento a fianco della Germania. [...] Essa ha tutti i titoli per essere ricordata. Ma come la fine di una lunga sconfitta, la chiusura del capitolo più nero della nostra storia unitaria; non come il coronamento di una radiosa vittoria. Noi non ci liberammo; fummo liberati, L'aiuto – modestissimo, sul piano militare – che con la Resistenza demmo ai liberatori merita la gratitudine di tutti i disastri che ci risparmiò e le indulgenze che ci procurò al tavolo della pace. Ma la pretesa di confonderci coi vincitori, e perfino di parlare in loro nome, non può tirarci addosso che disprezzo e sarcasmi. ([[Indro Montanelli]])
*L'esperienza resistenziale è stata a lungo culturalmente minoritaria in Italia, oggetto di denigrazione tra gli anni Quaranta e Cinquanta da parte dell'opinione moderata: e in quegli anni - a differenza degli azionisti e dei comunisti - sia la cultura cattolica che quella liberale rinunciarono a difenderla. ([[Paolo Pezzino]])
*Libertà e giustizia, per generale riconoscimento, sono stati i massimi ideali della Resistenza. ([[Giovanni Spagnolli]])
*{{NDR|Riguardo alla lotta partigiana a Firenze}} Non avevamo coraggio. La verità è che eravamo incoscienti. ([[Vittore Branca]])
*Non è ora – dopo 70 anni – di affrontare una semplice verità? Eccola: la Resistenza in Italia era completamente irrilevante dal punto di vista militare. In ogni caso, nell'estate del 1944 non esisteva una Resistenza in Italia. Dopo, invece – dall'autunno del 1944 in poi – che cosa di concreto ha portato questa Resistenza? Peggio. Secondo la storiografia la Resistenza lottava per la [[patria]], la libertà e la [[democrazia]]. Non è vero. I suoi elementi comunisti (quelli dominanti) lottavano per l'[[Unione sovietica]], la [[dittatura]] e il [[comunismo]].([[Nicholas Burgess Farrell]])
*Seguitiamo a chiamare Resistenza il movimento di liberazione in Italia, ma non dimentichiamo mai che non è stata una resistenza, ma è stato un attacco, una iniziativa, una innovazione ideale, non un tentativo di conservare qualche cosa. Il dato fondamentale non è la lotta contro lo straniero, è la lotta contro il [[fascismo]], e il tedesco è combattuto quasi unicamente perché incarnazione ultima del fascismo suo alleato e complice. ([[Enzo Enriques Agnoletti]])
*Se si guarda alla sorte dell'[[Italia]] dopo la sconfitta militare da parte della coalizione antinazista e la si confronta con quella della [[Germania]], non può esser dubbio per nessuno che ben diversa sarebbe stata la sorte internazionale dell'Italia e una qualunque possibilità di ripresa democratica, senza la guerra partigiana. Oggi il governo italiano discute sul prezzo del «biglietto di ritorno», ma questo prezzo è stato, per ammissione delle stesse potenze, in buona parte saldato nella guerra partigiana. ([[Aldo Garosci]])
*Signor Presidente {{NDR|[[Luigi Einaudi]]}}, Lei che tanto bene conosce la storia del Piemonte, ricorderà la fiera risposta data da Vittorio Amedeo II agli emissari di Luigi XIV i quali gli spiegavano come le condizioni del suo esercito gli togliessero ogni possibilità di resistere alle potenti armate d'oltralpe: «Batterò col piede la terra, e n'usciran soldati d'ogni banda». Ebbene, l'8 settembre, e in seguito, a Cuneo e intorno a Cuneo avvenne proprio così: i soldati, cioè i partigiani uscivano da ogni parte, perché qualcuno aveva battuto col piede la terra; ma non era stato un sovrano, re o principe che fosse, bensì una forza più alta e maestosa, quella che si chiama la coscienza civile, la vocazione nazionale, il senso dei valori supremi, quella essenziale virtù insomma, che, magari sotterranea ed invisibile per lungo volgere di anni, erompe nei momenti decisivi, e spinge un popolo a non mancare nell'ora del dovere storico. ([[Dante Livio Bianco]])
*Simili a giganti incandescenti, cirri maestosi si ergono diritti nella seta del cielo, segnando la porte del Paradiso.<br/>L'arte sublime del creato invita l'uomo al simposio divino, ma noi combattenti del quarto reparto non possiamo obbedire al solenne richiamo. ([[Carlo Perasso]])
*''Tu non sai le colline | dove si è sparso il sangue. | Tutti quanti fuggimmo <br /> tutti quanti gettammo <br /> l'arma e il nome.'' ([[Cesare Pavese]])
*Un giorno, all'improvviso, mi hanno detto che non potevo più andare a scuola. C'erano i bombardamenti, io frequentavo il secondo anno dell'istituto magistrale e, da un momento all'altro, non ho potuto più rivedere nessuno. Mio padre mi diceva di restare a casa e di continuare a studiare perché uscire era pericoloso. Ma io, a 16 anni, volevo contribuire a cambiare il mondo in cui vivevo, non pensavo ad altro, con le scuole chiuse e il rumore delle bombe in sottofondo. Avevamo impressa sulla pelle l'avversione per quella violenza e le angherie che stavamo subendo, i rastrellamenti, i saccheggi, gli incendi, le uccisioni pubbliche. La nostra coscienza era alimentata da queste sensazioni, ed era normale essere sfacciatamente antifascisti. ([[Teresa Vergalli]])
===[[Giorgio Bocca]]===
*Attraverso la somma dei sacrifici e dei dolori sopportati, col grandioso apporto dato alla causa della libertà, con i risultati militari ottenuti, il movimento partigiano è riuscito ad assumere un significato morale di valore altissimo. Ha riscattato dinnanzi al mondo, insieme a coloro che nei campi di Germania tennero fede alla loro patria, la dignità del popolo italiano; ha dimostrato ben altrimenti, che generiche e facili affermazioni verbali, la sua volontà di essere un popolo libero degno di essere riammesso nella vita delle libere nazioni.
*C'è una campagna di denigrazione della Resistenza: diretta dall'alto, coltivata dal cortigiano. Il loro gioco preferito è quello dei morti, l'uso dei morti: abolire la festa del 25 aprile e sostituirla con una che metta sullo stesso piano partigiani e combattenti di Salò [...].
*Come aveva intuito [[Vittorio Foa]], la politica partigiana era la politica delle larghe alleanze democratiche già sperimentata nella guerra di Spagna. In sostanza un riformismo socialdemocratico che per la prima volta annullava le millenarie divisioni di classe facendo rientrare tra i cittadini di pieno diritto gli operai e i contadini.
*{{NDR|In risposta alla domanda: «Eppure lei si lamenta, secondo "Liberazione", dell'"egemonia rossa" sulla Resistenza, non è così?»}} Non ho mai detto che la Resistenza è stata egemonizzata dai [[Partito Comunista Italiano|comunisti]]. Strumentalizzata sì, eccome. Dopo la guerra il pci aveva bisogno della base partigiana e popolare e se ne è appropriato con una propaganda molto intensa e metodica. D'altronde questo faceva anche gioco ai conservatori e gliel'hanno lasciato fare. Basta leggere il libro di [[Roberto Battaglia|Battaglia]]: non è storia, è un'agiografia della Resistenza.
===[[Piero Calamandrei]]===
*Facciamo comprendere a questi ridicoli vociferatori, che ogni tanto risognano, come nel macabro festino di Arcinazzo, di ritrovarsi a cantare le loro sconce canzoni di violenza, facciamo comprendere a questi miserabili superstiti che domani, se occorresse, ''se occorrerà'', tutti quanti coloro che si sentirono fratelli nella Resistenza, democristiani e comunisti, liberali e socialisti, contadini e operai e studiosi e sacerdoti, tutti quanti si troverebbero, ''si troveranno'' ancora insieme, tutti uniti contro il mostro, tutti uniti in difesa della civiltà indivisibile. Tra noi lo sappiamo bene; ma è bene che tutti lo sappiano in Italia e fuori d'Italia.
*I ragazzi delle scuole imparano chi fu [[Gaio Muzio Scevola|Muzio Scevola]] o [[Orazio Coclite]], ma non sanno chi furono i [[fratelli Cervi]]. Non sanno chi fu quel giovanetto della Lunigiana che, crocifisso ad una pianta perché non voleva rivelare i nomi dei compagni, rispose: «Li conoscerete quando verranno a vendicarmi», e altro non disse. Non sanno chi fu quel vecchio contadino che, vedendo dal suo campo i tedeschi che si preparavano a fucilare un gruppo di giovani partigiani trovati nascosti in un fienile, lasciò la sua vanga tra le zolle e si fece avanti dicendo: «Sono io che li ho nascosti (e non era vero), fucilate me che sono vecchio e lasciate la vita a questi ragazzi». Non sanno come si chiama colui che, imprigionato, temendo di non resistere alle torture, si tagliò con una lametta da rasoio le corde vocali per non parlare. E non parlò. Non sanno come si chiama quell'adolescente che, condannato alla fucilazione, si rivolse all'improvviso verso uno dei soldati tedeschi che stavano per fucilarlo, lo baciò sorridente dicendogli: «Muoio anche per te… viva la Germania libera!».
*Il carattere che distingue la Resistenza da tutte le altre guerre, anche da quelle fatte da volontari, anche dall'epoca garibaldina, è stato quello di essere più che un movimento militare, un movimento ''civile''.
*Il compito degli uomini della Resistenza non è finito. Bisogna che essa sia ancora in piedi.
*Il dramma della Resistenza e del nostro Paese è stato questo: che la Resistenza, dopo aver trionfato in guerra, come epopea partigiana, è stata soffocata e bandita dalle vecchie forze conservatrici appena essa si è affacciata alla vita politica del tempo di pace, ov'essa era chiamata a dar vita a una nuova classe politica che riempisse il vuoto lasciato dalla catastrofe. I morti della Resistenza vollero essere, credettero di essere, le avanguardie di una nuova classe dirigente, pulita ed onesta, fatta di popolo, destinata a prendere il posto di tutti i profittatori e di tutti i corruttori. Quei morti furono la testimonianza e la promessa di un autogoverno popolare in formazione: ma, finita la guerra, i vecchi vivi risalirono sulle poltrone e la voce dei giovani morti fu ricoperta da quelle vecchie querele. [...] Eppure, amici, questa è stata la sorte singolare dell'Italia dopo il breve esperimento del governo Pani: che essa è tornata ad essere governata dalla classe dirigente prefascista; governata dai fantasmi.
*Oggi le persone benpensanti, questa classe intelligente così sprovvista di intelligenza, cambiano discorso infastidite quando sentono parlar di [[antifascismo]]. [...] Finita e dimenticata la resistenza, tornano di moda gli «scrittori della desistenza»: e tra poco reclameranno a buon diritto cattedre ed accademie.<br />Sono questi i segni dell'antica malattia. E nei migliori, di fronte a questo rigurgito, rinasce il disgusto: la sfiducia nella libertà, il desiderio di appartarsi, di lasciare la politica ai politicanti. Questo il pericoloso stato d'animo che ognuno di noi deve sorvegliare e combattere, prima che negli altri, in se stesso: se io mi sorprendo a dubitare che i morti siano morti invano, che gli ideali per cui son morti fossero stolte illusioni, io porto con questo dubbio il mio contributo alla rinascita del fascismo.<br />Dopo la breve epopea della resistenza eroica, sono ora cominciati, per chi non vuole che il mondo si sprofondi nella palude, i lunghi decenni penosi ed ingloriosi della resistenza in prosa. Ognuno di noi può, colla sua oscura resistenza individuale, portare un contributo alla salvezza del mondo: oppure, colla sua sconfortata desistenza, esser complice di una ricaduta che, questa volta, non potrebbe non esser mortale.
*Quando io considero questo misterioso e miracoloso moto di popolo, questo volontario accorrere di gente umile, fino a quel giorno inerme e pacifica, che in una improvvisa illuminazione sentì che era giunto il momento di darsi alla macchia, di prendere il fucile, di ritrovarsi in montagna per combattere contro il terrore, mi vien fatto di pensare a certi inesplicabili ritmi della vita cosmica, ai segreti comandi celesti che regolano i fenomeni collettivi, come le gemme degli alberi che spuntano lo stesso giorno, come certe piante subacquee che in tutti i laghi di una regione alpina affiorano nello stesso giorno alla superficie per guardare il cielo primaverile, come le rondini di un continente che lo stesso giorno s'accorgono che è giunta l'ora di mettersi in viaggio. Era giunta l'ora di resistere; era giunta l'ora di essere uomini: di morire da uomini per vivere da uomini.
*Quel miracoloso soprassalto dello spirito che si è prodotto, quando ogni speranza pareva perduta, in tutti i popoli europei agonizzanti sotto il giogo della tirannia interna ed esterna, ha ormai ed avrà nella storia del mondo un nome: «resistenza». Sotto la morsa del dolore o sotto lo scudiscio della vergogna, gli immemori, gli indifferenti, i rassegnati hanno ritrovata dentro di sé, insospettata, una lucida chiaroveggenza: si sono accorti della coscienza, si sono ricordati della libertà. Prima che schifo della fazione interna, prima che insurrezione armata contro lo straniero, questo improvviso sussulto morale è stato la ribellione di ciascuno contro la propria cieca e dissennata assenza: sete di verità e di presenza, ritorno alla ragione, all'intelligenza, al senso di responsabilità. La resistenza è stata, nei migliori, riacquisto della fede nell'uomo e in quei valori razionali e morali coi quali l'uomo si è reso capace, nei millenni, di dominare la stolta crudeltà della belva che sta in agguato dentro di lui.<br />Si è scoperto così che il fascismo non era un flagello piombato dal cielo sulla moltitudine innocente, ma una tabe spirituale lungamente maturata nell'interno di tutta una società, diventata incapace, come un organismo esausto che non riesce più a reagire contro la virulenza dell'infezione, di indignarsi e di insorgere contro la bestiale follia dei pochi. Questo generale abbassamento dei valori spirituali da cui son nate in quest'ultimo ventennio tutte le sciagure d'Europa, merita di avere anch'esso il suo nome clinico, che lo isoli e lo collochi nella storia, come il necessario opposto dialettico della resistenza: "Desistenza". Di questa malattia profonda di cui tutti siamo stati infetti, il fascismo non è stato che un sintomo acuto: e la Resistenza è stata la crisi benefica che ci ha guariti, col ferro e col fuoco, da questo universale deperimento dello spirito.
*Quando si dice che la guerra partigiana si distingue da tutte le altre guerre perché fu una guerra fatta interamente da volontari, si dice giusto, ma non si dice tutto. Essa fu qualcosa di più: un'adunata spontanea e collettiva: un movimento di popolo, una iniziativa di popolo. [...]<br />L'8 settembre, quando cominciò spontaneo e non ordinato da qualcuno questo accorrere di uomini liberi verso la montagna, avvenne qualcosa di misterioso che a ripensarlo oggi sembra un miracolo di cui si stenta a trovare una spiegazione umana. Nessuno aveva ordinato l'adunata: questi uomini accorsero da tutte le parti e si cercarono e si adunarono da sé. [...] Quella chiamata fu anonima, non venne dal di fuori: era la chiamata di una voce diffusa come l'aria che si respirava, che si svegliava da sé in ogni cuore, nei più generosi e nei più pigri, un'ispirazione che sussurrava dentro: «Se sei un uomo, se hai dignità d'uomo, questa è l'ora!».
===[[Michela Ponzani]]===
*Abbiamo il dovere di tenere viva la memoria di una generazione che ha avuto il coraggio di fare una scelta anche molto sofferta e dolorosa, non presa certamente a cuor leggero. Giovani ragazze e ragazzi che poco più che ventenni, molto spesso adolescenti, hanno avuto il coraggio di imbracciare le armi – perché la Resistenza ha avuto sì un grande valore politico, ma è stata soprattutto un fatto militare – entrare in clandestinità e restituire la libertà al Paese che aveva dato i natali al fascismo nel 1922. Abbiamo il dovere di respingere la retorica antiresistenziale che si è diffusa in questi ultimi anni, che dipinge i partigiani come dei guerriglieri assetati di sangue che non si rendevano conto delle ritorsioni che potevano essere scatenate nei confronti dei civili. Contrapponendo a questa retorica la verità: perché in realtà quei ragazzi questo dilemma, questo dramma interiore lo sentivano moltissimo. A un certo punto fare la Resistenza ha significato soprattutto assumersi questa responsabilità e lottare nonostante tutto.
*Donne comuni senza armi, madri di famiglia hanno dato cibo e medicinali ai soldati, ai renitenti, nascosto antifascisti e partigiani. Una rete anonima fondamentale. Saranno il bersaglio strategico di quella che i tedeschi chiamano la guerra ai civili: sole, i mariti al fronte, pronte a correre nei rifugi, in fila per il pane e la farina. Sono loro che assalteranno i forni, rovesceranno la farina bianca, quella buona, destinata ai tedeschi. Falcidiate per questo [...]. {{NDR|«Un punto di non ritorno»}} Affrontano una guerra che è una guerra di sterminio totale ai civili, che le espone a forme di violenza inaudita e la cosa importante e che si ribellano al fatto che per secoli in guerra il corpo delle donne era stato bottino e preda degli eserciti. Lanciano il messaggio: "noi non siamo più spettatrici, prendiamo le armi, rivendichiamo il diritto di lottare per la nostra libertà presente e futura". Rianimeranno poi la politica del dopo guerra. La società italiana l'hanno svecchiata le donne che hanno fatto la guerra, che immaginavano già prima un mondo migliore.
*La violenza in Italia non la inaugura certamente la Resistenza. La Resistenza risponde, anche con la violenza, a una violenza che è mille volte maggiore scatenata contro le popolazioni civili. Se vogliamo andare indietro nel tempo e capire da dove ha origine l'idea che il nemico si debba abbattere, estirpare dal corpo della nazione dobbiamo ritornare alle piazze interventiste del 1915, quando per decidere se entrare in guerra o no gli italiani si sparavano addosso e poi ancora alle masse che vengono sobillate all'uso della violenza da parte di abili agitatori come Benito Mussolini o Gabriele D'Annunzio. E ancora alla violenza dello squadrismo, che poi finisce con la presa del potere da parte di Mussolini, al quale il potere viene regalato da una classe dirigente liberale incapace di risolvere il problema della violenza nelle piazze e assuefatta dalla psicosi della paura rivoluzionaria, cioè dal terrore della rivoluzione bolscevica in Italia.
*Se c'è qualcosa di rivoluzionario nella Resistenza è proprio incarnato dalla scelta antifascista che fecero le donne, le ragazze che tra il '43 e il '45 decidono di aderire a formazioni partigiane, animate da un moto rivoluzionario di libertà che è anche una guerra privata. Non combattere solo l'occupante. Si vuole andare a combattere contro le discriminazioni di genere e tutto quel che la società patriarcale gerarchica fascista aveva imposto alle nuove generazioni, dove l'uomo poteva comandare su moglie e figli.
*{{NDR|«L'Italia di oggi?»}} Vive nella rappresentazione caricaturale di un derby tra fascisti e comunisti, quando alla Resistenza parteciparono invece uomini e donne di ogni tendenza politica e sociale. E alla disobbedienza ai tedeschi si unirono anche decine di migliaia di militari italiani internati in Germania dopo l'8 settembre. I fatti sono chiari, non vanno travisati.
===[[Pietro Secchia]]===
*Dietro alla bandiera della Resistenza marciano oggi nuove possenti forze, giovani generazioni che aspirano a conquistare il loro avvenire. Portiamo avanti, portiamo al successo le bandiere della Resistenza.
*Il programma della Resistenza italiana fu quello della creazione d'un regime politico e sociale nuovo: proprio per questo è stato detto che la Resistenza è stata il secondo [[Risorgimento]].
*L'aggressione all'[[Unione Sovietica]] e la sua entrata nel conflitto non soltanto mutò le sorti della guerra, ma cambiò completamente anche il carattere e l'ampiezza della Resistenza. L'esempio d'ardimento offerto dai giovani, dalle donne, dai vecchi dell'Unione Sovietica, dalla popolazione tutta che non piegava, che non disperava, che non dava tregua e colpiva il nemico ovunque, suscitò non soltanto l'entusiasmo e l'ammirazione dei popoli in lotta contro il fascismo, ma l'emulazione delle forze nazionali in ogni paese occupato.
*La grande [[borghesia]] non ha alcun interesse a fare conoscere la vera storia della Resistenza in Italia perché questa suona condanna per le classi dominanti che hanno portato il paese alla rovina e si sono poi messe al servizio dello straniero.
*La guerra partigiana assunse in Italia una così grande ampiezza proprio perché essa fu sempre, sin dal primo giorno, accompagnata, alimentata e sostenuta dalle centinaia e centinaia di scioperi, dal sabotaggio della produzione nelle fabbriche, dall'azione gappista nelle città e dalle rivolte dei contadini nei villaggi. Senza i grandi scioperi nei centri industriali, senza l'azione dei contadini e delle grandi masse popolari l'avanguardia eroica dei combattenti sarebbe rimasta isolata, i distaccamenti partigiani non si sarebbero mai trasformati in brigate e poi in divisioni, l'insurrezione nazionale non ci sarebbe stata.
*Nessun altro partito ha dato alla guerra di liberazione nazionale un contributo di azione e di sacrificio, di forze militanti e dirigenti quanto il [[Partito Comunista Italiano|partito comunista]]. Tra l'altro perché nessun altro partito disponeva di una organizzazione e di una influenza tra la classe operaia e i lavoratori pari a quelle del nostro.
*Protagonista principale della lotta partigiana e della Resistenza fu la nuova classe dirigente, la classe operaia, ed il contributo maggiore assieme a tutte le altre forze democratiche venne dato dall'avanguardia della classe operaia, il [[Partito Comunista Italiano|partito comunista]]. Questo dev'essere detto. Tutte le formazioni partigiane, qualunque fosse il loro colore politico, si sono appoggiate direttamente o indirettamente sulle lotte della classe operaia, dei contadini e dei lavoratori.
*Si falsifica la storia della guerra di liberazione nazionale; si vuol far dimenticare che classe operaia, i lavoratori sono stati la forza motrice e decisiva della resistenza e della guerra partigiana; che i partiti [[comunismo|comunisti]] sono stati alla testa di quella lotta, l'hanno diretta e organizzata, hanno inviato al combattimento contro lo straniero, per la libertà della patria, le loro forze migliori; si tenta di insinuare, con l'orchestrazione di insistenti campagne, che la guerra di liberazione e stata condotta in Francia dai gaullisti e in Italia dai conservatori borghesi, dai "democristiani" e si presentano i comunisti come delinquenti che hanno cercato di approfittare della lotta per scopi criminali.
*Specialmente nell'Italia del nord l'iniziativa e la direzione dei C.L.N. e della lotta partigiana fu sempre nelle mani dei partiti antifascisti, dei partiti più avanzati ed in modo particolare del [[Partito Comunista Italiano|partito comunista]]: il che naturalmente era tutt'altro che gradito agli angloamericani per i quali la Resistenza avrebbe dovuto soltanto essere uno strumento di guerra, un'arma in più da impiegare per sconfiggere l'esercito hitleriano. Battuti i tedeschi i partiti non avrebbero più avuto nulla da fare, né da chiedere. Per gli angloamericani il dovere dei [[partigiani]] era uno solo: combattere e tacere. Non così la pensavano i partigiani ed i loro comandi i quali non si consideravano agli ordini degli «alleati», e volevano mantenere la loro indipendenza, la loro libertà d'azione.
==Voci correlate==
*[[Anniversario della liberazione d'Italia]]
*[[Gruppi di Azione Patriottica]]
*[[Guerra civile in Italia (1943-1945)]]
*[[Partigiano]]
==Altri progetti==
{{interprogetto|w_preposizione=riguardante la|s=:Categoria:Canti_antifascisti_e_della_Resistenza|s_oggetto=alcuni canti|s_preposizione=della|s_etichetta=}}
[[Categoria:Movimenti di liberazione nazionale]]
[[Categoria:Seconda guerra mondiale]]
[[Categoria:Storia d'Italia]]
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Grano
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Spinoziano (BEIC)
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Agostino Fapanni; typo
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[[File:Vincent van Gogh (1853-1890) - Wheat Field with Crows (1890).jpg|thumb|upright=1.6|''Campo di grano con volo di corvi'' ([[Vincent Van Gogh|Van Gogh]], 1890)]]
Citazioni sul '''grano''' o '''frumento'''.
==Citazioni==
*Cent'anni fa, per la festa di San Giovanni {{NDR|[[24 giugno]]}}, la messe indorava e santificava le campagne sotto la tutela delle croci benedette, fatte d'uno stelo secco di canapa piantato sui seminati. Il [[pane]] è la vita degli italiani, e il grano finisce di maturare nella stagione più spessa di grandinate. ([[Riccardo Bacchelli]])
*''Che ne sai tu di un campo di grano, | poesia di un amore profano.'' ([[Lucio Battisti]])
*''Chi accaparra il grano è maledetto dal popolo, | la benedizione è invocata sul capo di chi lo vende.'' (''[[Libro dei Proverbi]]'')
*Costui {{NDR|il gran cancelliere Antonio Ferrer}} vide, e chi non l'avrebbe veduto? che l'essere il pane a un prezzo giusto, è per sé una cosa molto desiderabile; e pensò, e qui fu lo sbaglio, che un suo ordine potesse bastare a produrla. Fissò la ''meta'' (così chiamano qui la tariffa in materia di commestibili), fissò la meta del pane al prezzo che sarebbe stato il giusto, se il grano si fosse comunemente venduto a trentatré lire il moggio: e si vendeva fino ad ottanta. ([[Alessandro Manzoni]], ''[[I promessi sposi]]'')
*''Il frumento vien forse schiacciato? | Certo, non lo si pesta senza fine, | ma vi si spinge sopra il rullo | e gli zoccoli delle bestie senza schiacciarlo.'' (''[[Libro di Isaia]]'')
*Negli anni nefasti 1814, 1815, 1816, sconsolatissimi per avverse stagioni, per conseguente carestia, per guerra universale, per tifiche malattie, la scarsezza di ogni prodotto del suolo, e specialmente quella de' grani, saliti ad un prezzo esorbitante, indusse e sospinse per necessità e proprietarj e coloni a praticare con più diligenza la coltivazione del frumento, ch'è la pianta più preziosa, più utile, più nutritiva per l'uomo, e che forma il più bel dono ad esso impartito dalla Provvidenza. ([[Agostino Fapanni]])
*''Non ventilare il grano a qualsiasi vento | e non camminare su qualsiasi sentiero.'' (''[[Siracide]]'')
*Se uno vive con Dio, la sua voce si farà dolce come il mormorio del ruscello e il brusio del grano. ([[Ralph Waldo Emerson]])
===[[Giovanni Pascoli]]===
*''Caro il mio grano! Quando il mio tesoro, | mando al mulino, se ne va, sì, questo; | ma quello nasce sotto il mio lavoro.'' | [...] | ''Tua carne è il [[pane]] – Ma tuo sangue, il [[vino]] – | Che sa l'odore di pan fresco! – E che cantare fa, cantar di tino! –''
*''E il grano al vento strepitava; e disse | il padre al figlio: "Mieteremo. Vedi: | verdino è, sì, ma non vorrei patisse. || Ché il grano dice: — Io sto ritto, e tu siedi. | Qui temo l'acqua, e il vento mi dà briga. | Altronde, o presto o tardi, o steso o in piedi, | se il gambo è secco seccherà la spiga —"''
*''Né lavorato avevo a fondo: a fondo | avevo sì, ma pel granturco d'anno. | Il grano è meglio, e però vien secondo. || Sta pago il grano a quello che gli dànno. | Vuol sì la terra trita, ma non trita | tanto, che, anzi, gli sarebbe a danno. || Non diedi al grano che mi dà la vita, | nemmeno il concio. Poco o nulla e' chiede | per far la spiga bella e ben granita.''
*''Si sa: marzo va secco, il gran fa cesto. | Il gran, per uno pallido e sottile, | più ciuffi mise, quanto più fu pesto.''
==[[Proverbi italiani]]==
*Chi semina buon grano, ha poi buon [[pane]].
*Se ogni uccello conoscesse il miglior grano, poco da mietere resterebbe al villano.
===[[Proverbi toscani|Toscani]]===
*Chi prima nasce, prima pasce.
*Chi semina buon grano, ha poi buon pane; chi semina il lupino, non ha né pan né vino.
*Chi semina [[fava|fave]], pispola grano.
*Del fitto non ne beccan le passere.
*Dove passa il campano nasce il grano.
*[[Giugno]], la falce in pugno; se non è in pugno bene, luglio ne viene.
*Gran pesto fa buon cesto.
*Il gran rado non fa vergogna all'aia.
*Il grano rado non fa [[vergogna]] all'aia.
*In campo stracco, di grano nasce [[loglio]].
*La segale nella polverina e il grano nella pantanina.
*Le fave nel motaccio, e il gran nel polveraccio.
*Poca uva, molto vino; poco grano, manco pane.
*Quando è su' granai non se ne può aver senza denai.
*Quando il grano è ne' campi, è di Dio e de' Santi.
*Quando il grano è ne' campi, è di tutti quanti.
*Quando il grano ricasca, il [[contadino]] si rizza.
*Sta meglio il grano al campo, che al [[mulino]].
*[[Terra]] nera, buon grano mena.
==Voci correlate==
*[[Farina]]
*[[Mugnaio]]
*[[Mulino]]
==Altri progetti==
{{interprogetto|wikt|preposizione=sul|w_preposizione=riguardante il}}
[[Categoria:Cereali]]
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Vacanze di Natale
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Danyele
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wikitext
text/x-wiki
{{Film
|titoloalfabetico= Vacanze di Natale
|titoloitaliano=Vacanze di Natale
|immagine= <!--Immagine (facoltativo)-->
|titolooriginale=Vacanze di Natale
|paese=Italia
|anno=1983
|genere=Commedia
|regista=[[Carlo Vanzina]]
|sceneggiatore=[[Carlo Vanzina]], [[Enrico Vanzina]]
|attori=
* [[Marco Urbinati]]: Luca Covelli
* [[Jerry Calà]]: Billo Damasco
* [[Christian De Sica]]: Roberto Covelli
* [[Claudio Amendola]]: Mario Marchetti
* [[Antonella Interlenghi]]: Serenella
* [[Karina Huff]]: Samantha
* [[Riccardo Garrone (attore)|Riccardo Garrone]]: avvocato Giovanni Covelli
* [[Rossella Como]]: signora Covelli
* [[Roberta Lerici]]: Diamante Covelli
* [[Shoko Nakahara]]: Asunción, cameriera dei Covelli
* [[Guido Nicheli]]: Donatone Braghetti
* [[Stefania Sandrelli]]: Ivana Braghetti
* [[Roberto Della Casa]]: Cesarino Tassoni
* [[Marilù Tolo]]: Grazia Tassoni
* [[Mario Brega]]: Arturo Marchetti
* [[Rossana Di Lorenzo]]: Erminia Marchetti
* [[Franca Scagnetti]]: Costanza, madre di Erminia Marchetti
* [[Clara Colosimo]]: farmacista
* [[Jasmine Maimone]]: Evelina, cameriera dell'albergo
* [[Giovanni Brunelli (attore)|Giovanni Brunelli]]: Pasìn, padre di Evelina
* [[Licinia Lentini]]: Moira, la mandrilla di Porto Recanati
* [[Moana Pozzi]]: Luana
* [[Monica Nickel]]: Agatha, cameriera della birreria
* [[Paolo Baroni]]: Collosecco
* [[Angelo De Carli]]: Oscar, proprietario VIP Club
|doppiatori originali = * [[Pino Locchi]]: voce narrante
}}
'''''Vacanze di Natale''''', film italiano di [[Carlo Vanzina]] del 1983, con [[Claudio Amendola]], [[Jerry Calà]], [[Christian De Sica]]
==Frasi==
*E anche questo Natale... se lo semo levato dalle palle! ('''Giovanni''')
*Roberto... È tuo padre che ti parla. ma vedi d'anna' affanculo! ('''Giovanni''')
*Questo no l'è un monolocal! Questo l'è un porsìl!!! ('''Pasin''')
*Battuta regolare! ('''Luca Covelli''')
*Serenella... sei proprio na stronza! ('''Luca''')
==Dialoghi==
*'''Donatone''': Ah ah... Ivana, fai ballare l'occhio sul tic! Via della Spiga, Hotel Cristallo di Cortina: 2 ore, 54 minuti e 27 secondi... Alboreto is nothing!!<br/>'''Ivana''': Cos'è? Il nuovo record stagionale?<br/>'''Donatone''': Esatto! [...]
*'''Donatone''': Ivana, hai visto l'animale come è andato via scodinzolando?<br/>'''Ivana''': Mmmhh... Questa storia delle tue mega mance la trovo così cafona io...<br/>'''Donatone''': Ma quale cafona? Sei tu che non sai viaggiare, dai! La [[regole dai film|regola]] numero uno quando arrivi in [[albergo]] è presentarsi con il personale. Tu ti spari via un 300.000 e sei nel burro tutta la vacanza... Testa!<br/>'''Cameriera''': Signora ha chiamato? <br/>'''Ivana''': Sì. Mio marito.<br/>'''Donatone''': Ah senta, dunque... Urgono stampelle a raffica e asciugamani come se piovesse. Rapido eh, mi raccomando!<br/>Grazie.<br/>'''Donatone''': Vedi... il mio non è un punto di vista, è un teorema, claro!?<br/>'''Ivana''': Sì sì... li conosco i tuoi teoremi. Al mare si scende in spiaggia dopo le due...<br/>'''Donatone''': Esatto! Quando gli animali sono già in pensione alle prese con lo spago.<br/>'''Ivana''': E chi disfa le valigie è sempre la moglie...<br/>[...]<br/>'''Ivana''': Lo facciamo uno strappo alle tue regole?<br/>'''Donatone''': Eh guarda, la libidine sarebbe per il sì eh... Ma il pilota dopo il gran premio ha bisogno del suo descanso. E poi è scattata la regola numero due: giro di ricognizione del pueblo alla ricerca de los amigos! Hasta la vista! Ah... Ivana... Mi raccomando il panta nell'armadio... Il pantalone bello diritto eh... Hai capito? E un po' di ordine in stanza. See you later...<br/>'''Ivana''': Ciao.
*'''Luca''': Mio fratello è uno scassa palle, da piccolo quando ha avuto la varicella pareva un reduce del Vietnam.<br/>'''Mario''': Però c'ha una donna che è la fine del mondo!<br/>'''Luca''': Sì, è discreta, un sette e mezzo, quasi otto.<br/>'''Mario''': No, no io je dò pure nove.<br/>'''Luca''': Errore, nove in pagella, si dà solo a [[Paulo Roberto Falcão|Falcão]].<br/>'''Mario''': Errore tuo, a Falcão io je dò dieci!
*'''Cesare''': Guarda sono proprio indeciso sai eh... Non so mica che macchina comprarmi.<br/>'''Donatone''': Son decisioni tremende quelle lì eh... Io l'ultima volta che ero in bilico tra l'[[Alfa Romeo Alfetta|Alfetta]] turbo e il BMW iniezione sono entrato in paranoia.<br/>'''Ivana''': E poi hai scelto il Mercedes.<br/>'''Donatone''': Chiaro!<br/>'''Cesare''': Ah sì, guarda sono proprio d'accordo: altra categoria.<br/>'''Donatone''': Cambiare car è una scelta di vita, believe me!<br/>'''Grazia''': Ivana, andiamo a pattinare?<br/>'''Ivana''': Sì! Voi venite?<br/>'''Cesare''': Senz'altro! ''Soccmel'', ma ti pare che uno viene in montagna a pattinare?<br/>'''Donatone''': Ma la libidine è qui amore: sole, whisky e sei in [[pole position]]! Andate avanti voi che poi vi raggiungiamo... Vai vai...
*'''Collosecco''': Bada lì... ciclone Samantha! Più violento di una libecciata di fine settembre! Se penso che corre dietro a un venticello romano come te... Mah! Si vede che io di tope 'un ci capisco una sega!<br/>'''Roberto Covelli''': E che c'è da capì? Quella viè da Pittsburgh, io sono un signorino, m'ha visto con la giacca, zac! No, scherzo! Porella...<br/>'''Serenella''': Guarda Roberto che per le donne contano anche altre cose sai? Io per esempio quando sono innamorata posso andare in vacanza anche a...<br/>'''Mario''': A Ovindoli!<br/>'''Serenella''': Perché no? A Ovindoli!
*'''Ivana''' {{NDR|citando la canzone di [[Adriano Celentano]] ''Una carezza in un pugno''}}: Ma non vorrei che tu a mezzanotte e tre...<br/>'''Billo''': Sto già pensando a un altro uomo?
*'''Pasin''': Te sego via l'uxèl e te lo fasso magnare come 'na lugànega! {{NDR|insegue Billo con un'ascia}} <br/>'''Billo''': No, Pasin!!! <br/>'''Pasin''': Slandrón d'un porco! <br/>'''Billo''': Ghe ne go uno solo de uxél!
*'''Luca''': Secondo te, dove lo passerà il Capodanno [[Toninho Cerezo]]? <br/>'''Serenella''': Eh, già: stavo pensando proprio a questo mentre vomitavo...
*'''Mario''': Perché non rimani?<br/>'''Samantha''': Ho paura che ci trova la tua nonna.<br/>'''Mario''': Io invece ci ho paura che non ti rivedo più.<br/>'''Samantha''': Non si può mai dire. Forse un giorno. Chi lo sa?<br/>'''Mario''': Se passi per Roma però viemme a trovà! A viale Marconi basta che dici Mario e me conoscono tutti.<br/>'''Samantha''': Ok. Comunque mi puoi sempre scrivere, però Mario mi raccomando manda la lettera a me questa volta!<br/>'''Mario''': Nun te preoccupà! A Samà...<br/>'''Samantha''': Che c'è?<br/>'''Mario''': Te volevo di' n'artra cosa... Quello che è successo stanotte... lo posso raccontà all'amici?<br/>'''Samantha''': Certo! Ma esagera! Io a viale Marconi ci tengo a fare una bella figura. Ciao!
*'''Sig.ra Covelli''': Buon Anno. <br/>'''Giovanni Covelli''': Buon Anno Robè..<br/>'''Roberto Covelli''': Scherzavo.. no adesso spiego è che, è che lui s'è sentito poco bene, no? Allora mi ha detto: che mi posso stendere? Ho detto prego stenditi, e combinazione... pur'io me so sentito poco bene e allora...<br/>'''Zartolin''': Che sputtanamento!<br/>'''Sig.ra Covelli''': Che tranvata. <br/>'''Roberto''': Mamma, il mondo va avanti... tu sei rimasta agli anni '50. Guarda come sei pettinata! C'hai ancora il testone da matta!<br/>'''Giovanni''': Eh no eh?!<br/>'''Roberto''': Eh sì! E poi la colpa è vostra. M'avete fatto viaggiare? M'avete mandato nei collegi svizzeri? Eccallà! Adesso mi trovate a letto con Leonardo Zartolin. <br/>'''Zartolin''': Che sputtanamento!<br/>'''Roberto''': E basta!<br/>'''Giovanni''': Eh no eh?!<br/>'''Roberto''': Papà, a te t'ha fregato il benessere. Tu facevi il capo mastro! Invece oggi c'hai i soldi e te scandalizzi. M'hai mandato in America, a New York! Tsz, noi semo de Frascati! A papà, e piantala... e poi, mamma gioca a Gin al circolo Canottieri e se veste da Versace? Tu metti l'orologio al polso come Gianni Agnelli? E io vado a letto co Leonardo Zartolin, perché nse po'?<br/>'''Giovanni''': No, nun se po', nun se po'! Comunque è tutta corpa tua.<br/>'''Sig.ra''': Ah sì, è corpa mia se c'abbiamo er fijo frocio!<br/>'''Roberto''': Eeeeeh frocio... [[Bisessualità|bisex]]... moderno... mamma, ecco moderno!<br/>'''Giovanni''': Moderno? Moderno un par de palle!!! Oddio, io me sento male. Senti la vena, senti la vena come batte! E j'avevamo dato pure la governante tedesca a lui. Mo te la saluto la Frora.<br/>'''Roberto''': E 'a fauna... papà... ''Fräulein''!<br/>'''Sig.ra''': Ma statte zitto che io nun ce parlo co un ignorante cafone frascataro come te.<br/>'''Giovanni''': Ha parlato Susanna Agnelli... ma vedi come vai in giro? Me sembri 'no spaventa passeri.<br/>'''Sig.ra''': E tu un cassamortaro!<br/>'''Giovanni''': Oh dimme un po' mo, sta Samantha ma... ma che me rappresenta?<br/>'''Roberto''': È un'amica... l'ho anche castigata!<br/>'''Giovanni''': Che vor dì castigata?<br/>'''Roberto''': Uuuh, papà so moderno, castigo la straniera e vado a letto co Zartolin. Pensa che ci diamo ancora del lei. Zartolin, tenga, la mutanda!<br/>'''Giovanni''': Roberto, è tuo padre che ti parla: MA VEDI D'ANNA' A FANCULO!
*'''Donatone''': Vigliacca! Lo sapevo che non mi dovevo fidare.<br/>'''Ivana''': Perdonami amore. Ti giuro che non succederà mai più.<br/>'''Donatone''': Dopo tanti anni tradirmi così.<br/>'''Ivana''': Non preoccuparti. Ora sono qui.<br/>'''Donatone''': Schifosa di una maledetta.<br/>'''Ivana''': Dai tesoro, ti prego, ora basta eh.<br/>'''Donatone''': Basta? Basta un cazzo, basta! Ma scusami ti sembra possibile una macchina che costa oltre 50 zucche che mi tradisce sul bagnato? Eh fai te!<br/>'''Ivana''': Ah... Ti ha tradito la macchina?<br/>'''Donatone''': Eh certo! I freni non hanno risposto all'appello. Io li ho chiamati... Loro frega! In curva sono andato diritto. Guarda, ti assicuro, una roba pazzesca.<br/>'''Ivana''': Eh già, è una roba pazzesca sì...<br/>'''Donatone''': Ogni modo guarda, il Natale in montagna viene cancellato, l'anno venturo ci sbarbiamo e andiamo sul tropico. Ma sì, guarda, la neve e i ghiacci lasciamoglieli al Fogar, che lui si sbarba con l'Armaduk, hai capito? Noi ritorniamo alle Maldive, Galapagos, non so... Lì sul tropico... Hot island!
*'''Billo''': Ma cosa c'ha tuo marito?<br/>'''Grazia''': Roba da pazzi! Sono tornata dalla farmacia e l'ho trovato a letto con la cameriera del piano.<br/>'''Billo''': Chi? L'Evelina? Ahahahhaha.<br/>'''Grazia''': Ma il maiale me la paga! Appena arrivo a Bologna mi faccio tutti gli operai della fabbrica, tutti i soci del golf, tutto il palazzo incluso il portiere...<br/>'''Billo''': Va be', e dov'è la novità?<br/>{{NDR|ridendo e andando via}}'''Grazia''': Ciao tortellino!
*'''Roberto''': Sai come si dice in Italia? A quello, fatte sposa'! <br/>'''Samantha''': Sai come si dice in America? A ca' nisciuno è fesso!
*'''Billo''': Ciao Felice.<br/>'''Barista''': Ciao.<br/>'''Billo''': Dammi una birra va... Com'è che diceva Don Backy? "Ancora una volta abbiamo rimasti soli"?<br/>'''Barista''': Eh sì, quando partono i clienti c'è sempre un po' di malinconia, come quando finisce una festa e restano solo i bicchieri da lavare. ''Varda'' là: adesso comincia ''anca'' a ''nevegar''! <br/>{{NDR|mentre guarda dalla finestra la neve che cade}}'''Billo''': Non vedo l'ora che arrivi l'estate!
==Altri progetti==
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{{Vacanze di Natale}}
[[Categoria:Film commedia]]
[[Categoria:Film natalizi]]
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Cecità
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Spinoziano
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text/x-wiki
{{voce tematica}}
[[Immagine:John Everett Millais - The Blind Girl, 1854-56.jpg|thumb|''La ragazza cieca'' (John Everett Millais, 1856)]]
Citazioni sulla '''cecità'''.
==Citazioni==
*Che gioia posso ancora avere? Sono un uomo cieco; non vedo la luce del cielo; mi trovo nella oscurità come i morti che non contemplano più la luce. Anche se vivo, dimoro con i morti; sento la voce degli uomini, ma non li vedo. (''[[Libro di Tobia]]'')
*Così, dopo aver attraversato quel ponte<ref>Si riferisce al ponte che conduce a conoscere l<nowiki>'</nowiki>''[[ātman]]''.</ref>, il cieco vede, il ferito è risanato, il sofferente è liberato dal dolore. Perciò per colui che ha attraversato quel ponte anche la notte è trasformata in giorno, poiché il mondo di [[Brahman]] è sempre illuminato. (''[[Chāndogya Upaniṣad]]'')
*Da nessun punto di vista è lecito essere ciechi. ([[Stanisław Jerzy Lec]])
*''E avvierò i ciechi per la strada che mai avevano conosciuta, | e gl'incamminerò per i sentieri che avevano ignorato; | cangerò le loro tenebre in luce | e le vie torte in istrade diritte: | queste cose farò con essi e non li abbandonerò.'' (''[[Libro di Isaia]]'')
*Guardo il bastone bianco appoggiato al mobiletto. Lei sorride: «Essere ciechi è tutt'altro che essere [[sordo|sordi]]. I sordi sono diffidenti, credono che si sparli sempre di loro. I ciechi invece sono pieni di fiducia, e fanno un sacco di scherzi». ([[Daniele Del Giudice]])
*I ciechi, pur non vedendo il Principe al cui cospetto si trovano, non per questo non tengono un contegno rispettoso se sono avvertiti di tale presenza; però, non vedendolo, dimenticano facilmente la sua presenza; di conseguenza ancor più facilmente dimenticano il contegno rispettoso. Noi siamo così, Filotea: pur sapendo che Dio è presente, non lo vediamo; è la fede che ci ricorda la sua presenza. Non vedendolo materialmente con gli occhi ce ne dimentichiamo molto spesso e ci comportiamo come se Dio fosse molto lontano. Sappiamo bene che è presente in tutte le cose, ma non ci pensiamo, ed è quindi come se non lo sapessimo. ([[Francesco di Sales]])
*– Io conoscevo un uomo che era cieco. Quando arrivò all'età di 40 anni si fece fare un'operazione e riacquistò la vista. <br>– E cos'ha provato? <br>– All'inizio era... felice... incantato... facce, colori, paesaggi. Ma poi tutto cominciò a cambiare. Il mondo era molto più brutto di come se l'era immaginato. Nessuno gli aveva mai detto quanto sporco fosse. Quanta miseria. Vedeva squallore dappertutto. Quando era cieco attraversava la strada da solo con un bastone. Dopo aver riacquistato la vista, lo prese la paura. Cominciò a vivere nell'oscurità. Non usciva più di casa. Dopo tre anni si tolse la vita. (''[[Professione: reporter]]'')
*''La cecità ai colori è rara''; la cecità artistica è la regola (ma devo forse considerarmi per questo degenerato o nel torto?!). Era già un adagio sànscrito che la maggior parte degli uomini dà segni di vita solo quando viene colpita con un pugno nell'occhio!: dunque dipingi pittore, scrivi poeta, con il pugno! (Perché devono pur essere svegliati in qualche modo gli omuncoli dietro il palo confinario: di ciò làsciati anche apostrofare «bruto» dai pavidi; «incendiario» dai vigili del fuoco; «scassinatore» dai dormienti: dovrebbero ringraziare ciascuno il proprio dio per il risveglio alfine arrivato!). ([[Arno Schmidt]])
*La cecità di chi cade preda della demagogia nazionalista è sorprendente. ([[Anthony Clifford Grayling]])
*Le forze eruttate dalla psiche collettiva portano confusione e cecità mentale. ([[Carl Jung]])
*Maledetto chi fa smarrire il cammino al cieco! (''[[Deuteronomio]]'')
*Nel paese degli uomini ciechi, colui che ha un occhio solamente è re! (''[[Minority Report]]'')
*Quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso! ([[Gesù]], ''[[Vangelo secondo Matteo]]'')
*Questo mondo potrebbe avermi reso cieco, ma il Signore mi ha fatto vedere. (''[[Essi vivono]]'')
*Ray Charles era un grande pianista e cantante non vedente. [...] L'intervistatore gli chiese: "Ho sentito dire che se Dio le volesse restituire la vista, lei non accetterebbe. È vero?" Il pianista-cantante confermò che si trattava della verità. Disse: "Quando non si vede, si apprezzano di più gli altri e talvolta la tua vita viene toccata da persone meravigliose, che magari non sono confezionate meravigliosamente, ma se sei cieco non lo sai. Ad esempio, quando uno dei miei figli mi sale in grembo, io sento solo che c'è qualcuno lì che mi ama e che io amo. Se vedessi, probabilmente noterei lo sporco sui suoi vestiti o sulle sue scarpe. E forse direi: ''Vai a pulirti, prima di venirmi in braccio''. Ma io non lo vedo come bianco o negro, pulito o sporco. Sento solo su di me 33 chili d'amore". Forse non mi sarei ricordato di questa intervista, se un medico oculista non mi avesse detto anni fa: "Ci sono probabilità che lei diventi cieco, un giorno". Infatti, oggi lo sono. Sto già curando con attenzione la poca vista che mi è rimasta. Cerco di imprimere bene nella mia mente il cielo, le foglie, i laghi, e penso al giorno in cui questi panorami potranno non esserci più. Questo pensiero mi rende triste. Poi ricordo le parole di Ray Charles. ([[John Powell]])
*Se sei muto ridi con gli occhi, se sei cieco ridi con la bocca. Se sei muto e cieco c'è ben poco da ridere. ([[Roberto Antoni]])
*Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane. ([[Gesù]])
==Proverbi==
*Al cieco non si mostra la strada. ([[Proverbi toscani|Toscano]])
*Il cieco non ha paura dei serpenti. ([[Proverbi giapponesi|Giapponese]])
*Occhi malati sono sempre meglio della cecità. ([[Proverbi africani|Africano]])
*Se un cieco guida l'altro, tutti due cascano nella fossa. ([[Proverbi toscani|Toscano]])
==Note==
<references />
==Voci correlate==
*[[Occhio]]
*[[Vista]]
==Altri progetti==
{{interprogetto|w_preposizione=riguardante la|etichetta=cecità|commons_preposizione=sulla|wikt}}
[[Categoria:Disabilità]]
[[Categoria:Oftalmologia]]
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Harry Potter e il principe mezzosangue
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wikitext
text/x-wiki
{{Film
|titoloitaliano= Harry Potter e il Principe Mezzosangue
|immagine=
|titolooriginale= Harry Potter and the Half-Blood Prince
|paese= Regno Unito/USA
|anno= 2009
|genere= avventura, fantastico
|regista= [[David Yates]]
|soggetto= [[J.K. Rowling]]
|sceneggiatore= [[Steve Kloves]]
|attori=
*[[Daniel Radcliffe]]: [[Harry Potter (personaggio)|Harry Potter]]
*[[Rupert Grint]]: Ron Weasley
*[[Emma Watson]]: Hermione Granger
*[[Tom Felton]]: Draco Malfoy
*[[Bonnie Wright]]: Ginny Weasley
*[[Evanna Lynch]]: Luna Lovegood
*[[Matthew Lewis]]: Neville Paciock
*[[James Phelps]]: Fred Weasley
*[[Oliver Phelps]]: George Weasley
*[[Michael Gambon]]: Prof. Albus Silente
*[[Alan Rickman]] : Prof. Severus Piton
*[[Jim Broadbent]]: Horace Lumacorno
*[[Maggie Smith]] : Prof.ssa Minerva McGranitt
*[[Robbie Coltrane]]: Rubeus Hagrid
*[[Jessie Cave]]: Lavanda Brown
*[[David Thewlis]]: Remus Lupin
*[[Natalia Tena]]: Ninfadora Tonks
*[[Julie Walters]]: Molly Weasley
*[[Mark Williams]]: Arthur Weasley
*[[Hero Fiennes-Tiffin]]: Tom Riddle bambino
*[[Frank Dillane]]: Tom Riddle sedicenne
*[[Helena Bonham Carter]]: Bellatrix Lestrange
*[[Helen McCrory]]: Narcissa Malfoy
*[[Timothy Spall]]: Peter Minus
*[[Freddie Stroma]]: Cormac McLaggen
*Isabella Laughland: Leanne Bell
|doppiatoriitaliani=
*[[Alessio Puccio]]: Harry Potter
*[[Giulio Renzi Ricci]]: Ron Weasley
*[[Letizia Ciampa]]: Hermione Granger
*[[Flavio Aquilone]]: Draco Malfoy
*[[Erica Necci]]: Ginny Weasley
*[[Veronica Puccio]]: Luna Lovegood
*[[Gabriele Patriarca]]: Neville Paciock
*[[Lorenzo De Angelis]]: Fred e George Weasley
*[[Gianni Musy]]: Prof. Albus Silente
*[[Francesco Vairano]]: Prof. Severus Piton
*[[Carlo Valli]]: Horace Lumacorno
*[[Paola Mannoni]]: Prof.ssa Minerva McGranitt
*[[Francesco Pannofino]]: Rubeus Hagrid
*[[Elena Perino]]: Lavanda Brown
*[[Danilo De Girolamo]]: Remus Lupin
*[[Domitilla D'Amico]]: Ninfadora Tonks
*[[Anna Rita Pasanisi]]: Molly Weasley
*[[Mino Caprio]]: Arthur Weasley
*[[Federico Bebi]]: Tom Riddle bambino
*[[Dario De Rosa]]: Tom Riddle sedicenne
*[[Laura Boccanera]]: Bellatrix Lestrange
*[[Franca D'Amato]]: Narcissa Malfoy
*[[Lorenzo Accolla]]: Cormac McLaggen
*[[Giulia Tarquini]]: Leanne Bell
|note=
}}
'''''Harry Potter e il Principe Mezzosangue''''', film del 2009 di [[David Yates]], con [[Daniel Radcliffe]], [[Rupert Grint]] ed [[Emma Watson]].
==Frasi==
{{cronologico}}
*{{NDR|Riferita alla Puffola Pigmea di Ginny}} Carinissimo! Dicono che cantano a Natale, sai? ('''Luna Lovegood''')
*Una volta, c'era un giovanotto che come voi sedeva proprio in questa sala, percorreva i corridoi di questo castello, dormiva sotto questo tetto, a ognuno sembrava uno studente come tutti gli altri. Il suo nome? Tom Riddle. ('''Albus Silente''')
*{{NDR|Rivolto a Harry Potter}} Quello che stai guardando sono ricordi. In questo caso riguardano un solo individuo, Voldemort, o, com'era conosciuto allora, Tom Riddle. Questa fiala contiene un ricordo molto particolare, del giorno in cui l'ho conosciuto, gradirei che lo vedessi, se ne hai voglia. ('''Albus Silente''')
*{{NDR|A Harry Potter, si tratta di un incontro privato tra Horace Lumacorno e Tom Riddle, ma il ricordo è stato manomesso da Lumacorno stesso}} Questo ricordo è tutto. Senza siamo ciechi. Senza lasciamo il destino del nostro mondo al caso. ('''Albus Silente''')
*{{NDR|Dopo essere stato salvato da un veleno e, prima ancora, da un filtro d'amore}} Queste ragazze... mi uccideranno! ('''Ron Weasley''')
*{{NDR|[[Ultime parole dai film|Ultime parole]]}} Severus... Ti prego. ('''Albus Silente''')
*{{NDR|Riferendosi a Silente, che è stato appena ucciso dallo stesso Piton}} Piton! Lui si fidava di lei! ('''Harry Potter''')
*{{NDR|Rivolto a Piton}} Combatti, codardo! Combatti! ('''Harry Potter''')
*Tu osi servirti dei miei incantesimi contro di me, Potter?! Sì... ''io'' sono il principe mezzosangue! ('''Severus Piton''')
==Dialoghi==
{{cronologico}}
*'''Albus Silente''': Harry, presumo che a questo punto tu ti stia chiedendo perché ti ho portato qui. Dico bene?<br/>'''Harry Potter''': Signore, dopo tutti questi anni mi adeguo e basta.
*'''Prof. Lumacorno''': Per la barba di Merlino! Non c'è bisogno di infilzarmi, Albus!<br/>'''Prof. Silente''': Be' devo dire che sei alquanto convincente come poltrona, Horace.<br/>'''Prof. Lumacorno''': Ma sì! È tutto nella tappezzeria, ho un'imbottitura naturale. Che cosa mi ha tradito?<br/>'''Prof. Silente''': Il sangue di Drago.
*'''Hermione Granger''': Silente è alquanto invecchiato.<br/>'''Harry Potter''': Ah, sciocchezze! Ha solo... Quanti anni ha?<br/>'''Ron Weasley''': Centocinquanta? Anno più anno meno?
*'''Bellatrix Lestrange''': Vuoi tu Severus Piton vegliare su Draco Malfoy nel suo tentativo di adempiere ai desideri del Signore Oscuro?<br/>'''Piton''': Lo voglio.<br/>'''Bellatrix Lestrange''': E vuoi tu al massimo delle tue capacità proteggerlo da ogni danno?<br/>'''Piton''': Lo voglio.<br/>'''Bellatrix Lestrange''': E... se Draco dovesse fallire... vuoi tu stesso effettuare l'atto che il Signore Oscuro ha ordinato a Draco di eseguire?<br/>'''Piton''': Lo voglio.
*'''Ron Weasley''': Questa quanto viene?<br/>'''Fred e George Weasley''': 5 galeoni.<br/>'''Ron''': Per me invece?<br/>'''Fred e George Weasley''': 5 galeoni!<br/>'''Ron''': Sono vostro fratello!<br/>'''Fred e George Weasley''': 10 galeoni!
*'''Ginny Weasley''': Cos'è un gorgosprizzo?<br/>'''Luna Lovegood''': Sono creature invisibili, ti entrano nelle orecchie e ti confondono il cervello.
*'''Prof. Vitious''': Ah! Era ora! Vi ho cercato dappertutto voi due! Bene. Nome?<br/>'''Harry''': Prof. Vitious, lei mi conosce da 5 anni!<br/>'''Prof. Vitious''': Nessuna eccezione, Potter!
*'''Draco Malfoy''' {{NDR|Dopo avergli precedentemente rotto il naso}}: Bella faccia, Potter!<br/>'''Luna Lovegood''': Vuoi che te l'aggiusti io? Personalmente ti trovo un po' più... sbarazzino così, ma decidi tu.<br/>'''Harry Potter''': Ehm... hai mai aggiustato un naso?<br/>'''Luna Lovegood''': No, ma parecchie dita dei piedi sì. Quanto possono essere diversi?!<br/>'''Harry Potter''': Ehm... va bene... sì, provaci.<br/>'''Luna Lovegood''': Epismendo!<br/>'''Harry Potter''': Aah! Aah!... Co-come sto?<br/>'''Luna Lovegood''': Straordinariamente ordinario!<br/>'''Harry Potter''': Magnifico.
*{{NDR|Nella Sala Grande, Ron sta mangiando, ma Hermione gli sbatte per quattro volte un libro sul braccio, irritata}} '''Hermione Granger''': Vuoi smetterla di mangiare?! Il tuo migliore amico è scomparso!<br/> '''Ron Weasley''': Ma vuoi che... voltati, squinternata. {{NDR|Harry è entrato, con un fazzoletto tutto insanguinato per asciugare il sangue che gli cola dal naso}}<br/>'''Ginny Weasley''': È di nuovo coperto di sangue. Perché è sempre coperto di sangue?<br/>'''Ron Weasley''': Sembra che sia il suo stavolta!
*'''Prof.ssa McGranitt''': Potter!<br/>'''Harry Potter''': Ah! Ah! Non si mette bene.<br/>'''Prof.ssa McGranitt''': Ci divertiamo, vero?<br/>'''Harry Potter''': Avevo un'ora libera stamattina, professoressa.<br/>'''Prof.ssa McGranitt''': Ah sì, l'ho notato! Penserei che tu voglia riempirla con Pozioni! Oppure non hai più l'ambizione di diventare un Auror?<br/>'''Harry Potter''': Be', l'avevo, ma mi hanno detto che devo ottenere "eccezionale" nei G.U.F.O.<br/>'''Prof.ssa McGranitt''': E così era, quando il Professor Piton insegnava Pozioni. Comunque il Professor Lumacorno è felicissimo di accettare allievi da M.A.G.O. con il voto "oltre le aspettative".<br/>'''Harry Potter''': Magnifico! Ehmm... mi ci reco subito.<br/>'''Prof.ssa McGranitt''': Ah! Bravo! Bravo! Potter? Porta Weasley con te, sembra fin troppo felice lassù!
*'''Albus Silente''': Che mi dici delle tue attività fuori dalle aule?<br/>'''Harry Potter''': Signore?<br/>'''Albus Silente''': Ecco, ho notato che trascorri molto tempo con la signorina Granger, non posso fare a meno di pensare che...<br/>'''Harry Potter''': Oh! No, no! Voglio dire è bravissima e siamo amici ma... no!<br/>'''Albus Silente''': Perdonami, ero semplicemente curioso.
*'''Tom Riddle''': Lei è il dottore, vero?<br/>'''Albus Silente''': No, sono un professore.<br/>'''Tom Riddle''': Io non le credo. Vogliono farmi visitare. Credono che io sia diverso.<br/>'''Albus Silente''': Be', forse hanno ragione.<br/>'''Tom Riddle''': Non sono pazzo.<br/>'''Albus Silente''': Hogwarts non è un posto per gente pazza. Hogwarts è una scuola. Una scuola di magia. Tu puoi fare delle cose, vero, Tom? Cose che gli altri bambini non possono.<br/>'''Tom Riddle''': Posso spostare gli oggetti senza toccarli, far fare agli animali quello che voglio senza addestrarli, far capitare brutte cose a quelli cattivi con me, farli soffrire... se voglio... Chi è lei?<br/>'''Albus Silente''': Be', io sono come te, Tom. Sono diverso.<br/>'''Tom Riddle''': Lo dimostri. {{NDR|Silente dà fuoco all'armadio con la sola forza del pensiero lasciando Tom sbigottito. Poco dopo, nello stesso armadio si sente un rumore}}<br/>'''Albus Silente''': Credo che qualcosa nel tuo armadio cerchi di uscire, Tom. {{NDR|Nell'armadio c'è una scatola che poco prima Tom aveva rubato}} Il furto non è tollerato a Hogwarts, Tom. A Hogwarts ti verrà insegnato non solo a usare la magia, ma a controllarla. Mi sono spiegato?<br/>'''Tom Riddle''': Parlo anche con i serpenti, loro mi trovano, sussurrano cose. È normale per uno come me?
*'''Prof.ssa McGranitt''' {{NDR|Dopo che Katie è svenuta e ha rischiato di morire a causa della collana maledetta. Potter, Weasley e Granger si trovavano poco dietro di lei}}: Come mai quando succede qualcosa ci siete sempre voi tre?<br>'''Ronald Weasley''': Mi creda, professoressa. Mi faccio la stessa domanda da sei anni!
*'''Prof. Lumacorno''': Potter!<br/>'''Harry Potter''': Mi scusi, signore. Stavo solo ammirando la sua clessidra.<br/>'''Prof. Lumacorno''': Ah, sì. Un oggetto alquanto interessante. La sabbia scorre a seconda della qualità della conversazione. Se è stimolante la sabbia scorre piano, se non lo è...<br/>'''Harry Potter''': Be', allora è meglio che vada.<br/>'''Prof. Lumacorno''': Sciocchezze! Non hai nulla da temere, caro ragazzo. Alcuni tuoi compagni, invece... be', diciamo solo che è improbabile che finiscano sulle mensole.<br/>'''Harry Potter''': Mensole, signore?<br/>'''Prof. Lumacorno''': Chiunque aspiri a diventare qualcuno spera di finire quassù. Ma poi tu sei già qualcuno, dico bene, Harry?<br/>'''Harry Potter''': Voldemort è stato su una mensola, signore? {{NDR|Lumacorno si irrigidisce}} Lo conosceva, vero signore, Tom Riddle? Era il suo professore.<br/>'''Prof. Lumacorno''': Il signor Riddle ebbe numerosi professori mentre era qui a Hogwarts.<br/>'''Harry Potter''': Che tipo era? {{NDR|Harry vede che Lumacorno è a disagio}} Mi scusi, signore, mi perdoni. Ha ucciso i miei genitori.<br/>'''Prof. Lumacorno''': Ehm, certamente, è naturale che tu voglia saperne di più. Ma temo di doverti deludere, Harry. Quando ho conosciuto il giovane signor Riddle lui era un tranquillo anche se brillante ragazzo impegnato a diventare un mago di prim'ordine. Non diverso da altri che ho conosciuto. Non diverso da te, in effetti. Se il mostro esisteva era sepolto dentro di lui.
*'''McLaggen''': Cosa sto mangiando?<br/>'''Harry''': Palle di drago! {{NDR|McLaggen vomita addosso a Piton}} <br/>'''Prof. Piton''': Ti sei appena procurato un mese di punizione, McLaggen! {{NDR|Harry cerca di dileguarsi senza farsi notare}} Non... tanta fretta, Potter!
*'''Ron Weasley''': Voto Infrangibile!? Sicuro che ha detto così?<br/>'''Harry Potter''': Sicurissimo, perché?<br/>'''Ron Weasley''': Be', non puoi infrangere un voto infrangibile.<br/>'''Harry Potter''': Fin-fin qui c'ero arrivato anch'io, guarda un po'...<br/>'''Ron Weasley''': Tu non capisci.
*'''Prof. Lumacorno''': Qualcosa ti turba, Tom?<br/>'''Tom''': Sì, signore... Vede non sapevo a chi altro rivolgermi, gli altri professori... Be', non sono come lei, potrebbero fraintendere.<br/>'''Prof. Lumacorno''': Va avanti.<br/>'''Tom''': Ero in biblioteca l'altra sera, nel reparto proibito... e ho letto una cosa alquanto strana riguardo a una rara magia e ho pensato che magari lei poteva illuminarmi, si chiama se ho ben capito {{NDR|la parola è stata corrotta}} <br/>'''Prof. Lumacorno''': Come hai detto scusa? Io non so niente di queste cose e anche se sapessi non lo direi a te, ora vattene subito da qui e non farti beccare a farne parola mai più!
*'''Prof. Lumacorno''': Ah! Ah! Ma guarda il principe delle pozioni in persona! A cosa devo questo piacere?<br/>'''Harry''': Signore, mi chiedevo se potevo farle una domanda.<br/>'''Prof. Lumacorno''': Chiedi pure caro ragazzo, chiedi pure!<br/>'''Harry''': Vede, l'altro giorno ero in biblioteca nel reparto proibito e mi sono imbattuto in una cosa alquanto strana riguardo a un raro pezzo di magia.<br/>'''Prof. Lumacorno''': Sì? E qual era questo raro pezzo di magia?<br/>'''Harry''': Be', non lo so, non-non riesco a ricordare il nome con esattezza, ma mi ha fatto pensare. Esistono alcuni tipi di magia che non vi è concesso insegnarci?<br/>'''Prof. Lumacorno''': Io insegno Pozioni, Harry, credo sia meglio che tu ponga le tue domande al Professor Piton.<br/>'''Harry''': Ah! Sì... io e lui non la vediamo allo stesso modo, signore... quello che intendo dire è... be' non è come lei, potrebbe fraintendere.<br/>'''Prof. Lumacorno''': Sì... non c'è luce senza oscurità e così è con la magia, personalmente io lotto sempre per vivere nella luce. Ti consiglio di fare altrettanto.<br/>'''Harry''': È quello che ha detto a Tom Riddle, signore, quando è venuto a chiederglielo?<br/>'''Prof. Lumacorno''': Silente ti ha spinto a questo, non è così? Non è così?
*'''Ron Weasley''': È bellissima, non è vero? La luna.<br/> '''Harry Potter''':{{NDR|A Ron, che ha mangiato dei cioccolatini intrisi di Filtro d'Amore}} Divina. Ci siamo fatti lo spuntino della sera, eh?<br/> '''Ron Weasley''': Era sul tuo letto, la scatola. Ho pensato di provarne uno...<br/> '''Harry Potter''': O venti.<br/> '''Ron Weasley''': Non faccio che pensare a lei, Harry...<br/> '''Harry Potter''': Francamente, credevo che cominciasse a scocciarti. {{NDR|si riferisce a Lavanda Brown, la fidanzata di Ron}}<br/> '''Ron Weasley''': Lei non potrebbe mai scocciarmi. {{NDR|si siede sul letto, mentre Harry lo guarda perplesso}} Credo di amarla...<br/> '''Harry Potter''': Beh, magnifico.<br/> '''Ron Weasley''': Credi che sappia che io esisto?<br/> '''Harry Potter''': Lo spero bene, non fa che sbaciucchiarti da tre mesi. {{NDR|si riferisce di nuovo a Lavanda}}<br/> '''Ron Weasley''': {{NDR|confuso}} Sbaciucchiare? Ma di chi stai parlando?<br/> '''Harry Potter''': Tu di chi stai parlando?<br/> '''Ron Weasley''': Di Romilda, naturalmente. Romilda Vane.<br/> '''Harry Potter''': D'accordo, molto spiritoso. {{NDR|si abbassa per raccogliere le cartacce che avvolgevano i cioccolatini, e Ron, offeso, gli lancia addosso l'intera scatola di cioccolatini}} Ah, e questo perché?<br/> '''Ron Weasley''': Non è uno scherzo! Sono innamorato di lei!<br/> '''Harry Potter''': Bene, bravo, sei innamorato di lei, l'hai mai conosciuta?<br/>'''Ron Weasley''': No... me la puoi presentare?<br/>'''Harry Potter''': {{NDR|prende una lettera di Romilda e poi la rimette sul letto}} Vieni, Ron. Ti voglio presentare Romilda Vane.
*'''Prof. Lumacorno''': Credevo avresti preparato tu il rimedio in quattro e quattr'otto, Harry.<br/>'''Harry Potter''': Ho pensato che ci volesse una mano più esperta, signore.<br/>{{NDR|Ron abbraccia Lumacorno}}<br/> '''Ron Weasley''': Ciao tesoro, bevi qualcosa?<br/>'''Prof. Lumacorno''': Forse hai ragione.
*'''Hagrid''': {{NDR|dopo il funerale di Aragog, il ragno visto in ''[[Harry Potter e la camera dei segreti]]''}} Ce l'avevo da quand'era un uovo. Una cosettina, era, quand'è uscito. Non più grande di un pechinese. Un pechinese, bada bene.<br/>'''Prof. Lumacorno''': Che dolce! Una volta avevo un pesciolino, Francis. Mi era molto caro. Un pomeriggio scesi di sotto e... era svanito. Puf!<br/>'''Hagrid''': È molto strano, no?<br/>'''Prof. Lumacorno''': Lo è, vero? Ma questa è la vita, suppongo. Tu... tu vai avanti e all'improvviso... puf!<br/>'''Hagrid''': Puf!<br/>'''Harry Potter''': Puf! {{NDR|Hagrid si addormenta ubriaco}}<br/>'''Prof. Lumacorno''': Fu una studentessa a regalarmi Francis. Un pomeriggio di primavera scoprii una boccia sulla mia scrivania con pochi centimetri d'acqua cristallina dentro. Sulla superficie galleggiava un petalo di fiore, mentre lo guardavo affondò. Poco prima di toccare il fondo si trasformò in un pesciolino. Una magia stupefacente, meravigliosa da contemplare. Il petalo proveniva da un giglio: tua madre. Il giorno in cui scesi di sotto, in cui la boccia era vuota, fu il giorno in cui tua madre... Io lo so perché sei qui, ma non posso aiutarti. Mi rovinerebbe.<br/>'''Harry Potter''': Sa perché sono sopravvissuto, professore, la notte in cui ebbi questa {{NDR|la cicatrice}}? Grazie a mia madre, perché lei ha sacrificato sé stessa, perché si è rifiutata di farsi da parte, perché il suo amore era più potente di Voldemort.<br/>'''Prof. Lumacorno''': Non dire il suo nome!<br/>'''Harry Potter''': Non ho paura del nome, professore. Le rivelerò una cosa, una cosa che altri hanno solo ipotizzato: è vero, io sono il Prescelto, solo io posso distruggerlo ma per riuscirci devo sapere cosa le ha chiesto Tom Riddle anni fa nel suo studio e devo sapere cosa gli ha risposto lei. {{NDR|Lumacorno scuote la testa disperato e terrorizzato}} Sia coraggioso, professore. Coraggioso come mia madre. Altrimenti le recherà disonore, altrimenti sarà morta per nulla, altrimenti la boccia rimarrà vuota per sempre.<br/>'''Prof. Lumacorno''': {{NDR|finalmente convinto ma ancora triste}} Ti prego, non pensare male di me quando lo vedrai. Tu non hai idea di lui com'era persino allora. {{NDR|finalmente estrae il suo ricordo dalla sua mente}}
*'''Tom''': Ero in biblioteca l'altra sera, nel reparto proibito... e ho letto una cosa alquanto strana riguardo a una rara magia, si chiama, se ho ben capito, un Horcrux.<br/>'''Prof. Lumacorno''': Come hai detto scusa?<br/>'''Tom''': Horcrux. Mi sono imbattuto nel termine leggendo e non l'ho capito appieno.<br/>'''Prof. Lumacorno''': Non so cosa tu abbia letto, Tom, ma questa è roba molto oscura, molto oscura davvero.<br/>'''Tom''': Perciò adesso sono da lei.<br/>'''Prof. Lumacorno''': Un Horcrux è un oggetto in cui una persona ha nascosto parte della sua anima.<br/>'''Tom''': Ma non capisco come funziona, signore.<br/>'''Prof. Lumacorno''': Uno divide la sua anima e ne nasconde parte in un oggetto. Così facendo sei protetto se venissi aggredito e il tuo corpo distrutto.<br/>'''Tom''': Protetto?<br/>'''Prof. Lumacorno''': La parte nascosta della tua anima continua a vivere. In altre parole non puoi morire.<br/>'''Tom''': E come si divide la propria anima, signore?<br/>'''Prof. Lumacorno''': Credo che tu conosca già la risposta, Tom.<br/>'''Tom''': Omicidio.<br/>'''Prof. Lumacorno''': Sì. Uccidere fa a brandelli l'anima, è una violazione della natura.<br/>'''Tom''': Si può dividere l'anima solo una volta? Per esempio, sette non è...<br/>'''Prof. Lumacorno''': Sette?! Per la barba di Merlino, Tom, non è abbastanza orrendo pensare di uccidere una persona? Strappare l'anima in sette pezzi? Sono tutte ipotesi, non è così, Tom? Tutta accademia.<br/>'''Tom''': Certo, signore. Sarà il nostro segreto.
==[[Explicit]]==
{{NDR|Riferendosi ad Hogwarts}} Non mi ero mai reso conto della bellezza di questo posto. ('''Harry Potter''')
==Altri progetti==
{{interprogetto|etichetta=''Harry Potter e il principe mezzosangue''|w=Harry Potter e il principe mezzosangue (film)|commons=Harry Potter and the Half-Blood Prince (film)}}
{{Harry Potter}}
[[Categoria:Film d'avventura]]
[[Categoria:Film fantasy]]
[[Categoria:Harry Potter]]
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Franco Baresi
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text/x-wiki
[[File:Franco Baresi 2012.jpg|thumb|Franco Baresi (2012)]]
'''Franco Baresi''' (1960 – 2026), ex calciatore italiano.
==Citazioni di Franco Baresi==
*[[Ascoli Calcio 1898 FC|Ascoli]] voleva dire fatica, pressione del pubblico, dell'ambiente, del presidente Rozzi, di tutto ciò che girava attorno alla squadra. Già si percepiva arrivando allo stadio. Questo si aggiungeva ad avversari tostissimi in campo. Magari strappavamo punti, ma erano sempre sudati. Di partite in discesa dalle vostre parti ne ricordo davvero poche, anche con lo squadrone di Sacchi.<ref>Dall'intervista di Gigi Mancini, ''[https://www.ilrestodelcarlino.it/ascoli/stadio-del-duca-franco-baresi-0efb122f Stadio Del Duca, intervista a Franco Baresi. "Triste vederlo a pezzi, ora costruite il ritorno in A"]'', ''ilrestodelcarlino.it'', 29 novembre 2016.</ref>
*{{NDR|Rispondendo a chi chiedeva: «La [[Juventus Football Club|Juve]] degli anni Novanta ha provato a imitarvi?»}} No, no. Loro vincevano, e tanto, anche prima di [[Associazione Calcio Milan|noi]]. Diciamo che con l'avvento di Berlusconi siamo riusciti a portarci sugli alti livelli e ci siamo rimasti a lungo. La Juve è sempre stata un esempio per tutti. Le qualità che mantiene nel tempo sono la serietà e la continuità nei successi, altrimenti non avrebbe collezionato 25 scudetti nella sua lunga storia.<ref>Citato in ''[http://archiviostorico.gazzetta.it/1999/novembre/19/Juventus_Milan_Bettega_Baresi_giocano_ga_0_9911196574.shtml C'è Juventus vs Milan. Bettega e Baresi la giocano così]'', ''La Gazzetta dello Sport'', 19 novembre 1999.</ref>
*Uno dei campi peggiori in cui ho giocato è stato il Del Duca di Ascoli. L'unità d'intenti, tra squadra e tifosi, il grande incitamento di tutto il popolo dell'Ascoli, hanno reso spesso a noi del Milan la vita difficile.<ref>Da un'intervista rilasciata al ''Guerin Sportivo'', citato in Gigi Mancini, ''[https://www.ilrestodelcarlino.it/ascoli/stadio-del-duca-franco-baresi-0efb122f Stadio Del Duca, intervista a Franco Baresi. "Triste vederlo a pezzi, ora costruite il ritorno in A"]'', ''ilrestodelcarlino.it'', 29 novembre 2016.</ref>
==Citazioni su Franco Baresi==
*Baresi II è dotato di uno stile unico, prepotente, imperioso, talora spietato. Si getta sul pallone come una belva: e se per un caso dannato non lo coglie, salvi il buon Dio chi ne è in possesso! Esce dopo un anticipo atteggiandosi a mosse di virile bellezza gladiatoria. Stacca bene, comanda meglio in regia: avanza in una sequenza di falcate non meno piacenti che energiche: avesse anche la legnata del gol, sarebbe il massimo mai visto sulla terra con il brasiliano Mauro, battitore libero del Santos e della nazionale brasiliana 1962 (Bicampeao do mundo em Cile). ([[Gianni Brera]])
*Dava tutto sé stesso. Parlare con lui era parlare con un uomo. ([[Giuseppe Farina (imprenditore)|Giuseppe Farina]])
*E da oggi Franco Baresi è il migliore libero d'Italia, [[Franco Freda|Freda]] e [[Giovanni Ventura|Ventura]] esclusi naturalmente. ([[Beppe Viola]])
*I rossoneri sono fortissimi in attacco, ma non hanno trovato l'erede di Baresi. ([[Roberto Rosato]])
*I compagni obbedivano ciecamente alla sua autorità e ai rivali mostrava le sapienti regole del calcio aperte alla pagina che parla del fuorigioco. «Sono un libero liberato» dichiarò Baresi a ''France Football''. Vero. Raccontano i giocatori del Real Madrid che i rivali del Milan non guardavano né loro né il pallone: guardavano solo Baresi. Così si rispetta un vero capo. Raccontano ancora che «a ogni fuorigioco provocato gli scappava un sorriso». ([[Jorge Valdano]]).
*Io il successo me lo sono meritato, come Franco Baresi che si è fatto i suoi miliardi giocando da grande difensore. ([[Silvio Berlusconi]])
*Ho sempre studiato gli italiani. Franco Baresi, da cui tutto è cominciato. ([[John Terry]])
*{{NDR|Finale dei Mondiali di calcio 1994}} Non c'è stato lieto fine, ma il pianto dirotto, straziante di Franco Baresi, il capitano di ghiaccio, il duro fra i duri, un tipo così tosto da giocare come un gigante, venti giorni dopo l'operazione al menisco, la prima e ultima finalissima mondiale della vita. ([[Giorgio Tosatti]])
*[[Gaetano Scirea|Scirea]] era più elegante. Non so se fosse, o sia, una qualità, ma non mi viene in mente una sua rudezza. Baresi, invece, di botte ne ha date. Ma come guida la difesa – e talvolta, addirittura la squadra – non la guida nessuno. Formidabile. ([[Gianni Agnelli]])
===[[Matteo Marani]]===
{{cronologico}}
*Nel 1999, allo scoccare del secolo rossonero, un sondaggio [...] scelse Baresi come calciatore del 900. Una decisione contestata da alcuni. In realtà Rivera è stato superiore per qualità, un campione di livello mondiale e Pallone d'oro [...]. E ancora più completo – per chi scrive – è stato Paolo Maldini, lui sì davvero il più grande milanista di ogni tempo. Ma Baresi è stato il più amato e su questo non esistono discussioni. Nessuno come e quanto lui. A Rivera non è mai stato perdonato il pessimo risultato da dirigente [...], a Maldini una certa indipendenza di giudizio [...]. Baresi ha messo invece d'accordo tutti: sostenitori della tribuna e ultras, compagni di squadra e avversari, giornalisti e il presidente Berlusconi, che lo considera ancora oggi un sesto figlio, qualcosa di speciale e pure di diverso dagli altri giocatori. Un amore che Kaiser Franz si è certamente meritato per fedeltà e per l'alto rendimento assicurato nel tempo. Dopo quella stagione del debutto, condita con la stella rossonera, è rimasto per lottare e combattere nel purgatorio della B, senza mai arretrare di un passo. Lo ha fatto per due volte: dopo lo scandalo del Totoscommesse e dopo un'ultima e drammatica giornata di campionato a Cesena, anno 1982. Il Milan sprofondò nel periodo più nero della sua storia, il futuro sembrava non esistere più e nessuno poteva immaginare i trionfi che sarebbero giunti nel giro di pochi anni. Ma Baresi non scappò e questo gli è valso un posto inalienabile nel cuore del pubblico casciavit.
*Baresi è stato il migliore interprete del nuovo corso [...] concretizzatosi [...] con lo sbarco di Arrigo Sacchi a Milanello. I maligni raccontano di quando il profeta della zona consigliò al sempre più apprezzato libero del Milan e della Nazionale di guardare le videocassette del Parma per capire i movimenti di Signorini. Verità o leggenda, Baresi è diventato il punto fermo, l'ultimo baluardo, la prima garanzia del Milan più bello di ogni tempo.
*Gli rimproveravano la mano alzata sul fuorigioco, in realtà ha sollevato più spesso le coppe.
==Note==
<references />
==Filmografia==
*''[[Tifosi]]'' (1999)
==Voci correlate==
*[[Regina Baresi]] – nipote
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Baresi, Franco}}
[[Categoria:Calciatori italiani]]
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Annullata la modifica [[Special:Diff/1422130|1422130]] di [[Special:Contributions/SirPsych0|SirPsych0]] ([[User talk:SirPsych0|discussione]]) il profilo ufficiale del Milan su X smentisce, almeno per ora: https://x.com/acmilan/status/2082549579539435820
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text/x-wiki
[[File:Franco Baresi 2012.jpg|thumb|Franco Baresi (2012)]]
'''Franco Baresi''' (1960 – vivente), ex calciatore italiano.
==Citazioni di Franco Baresi==
*[[Ascoli Calcio 1898 FC|Ascoli]] voleva dire fatica, pressione del pubblico, dell'ambiente, del presidente Rozzi, di tutto ciò che girava attorno alla squadra. Già si percepiva arrivando allo stadio. Questo si aggiungeva ad avversari tostissimi in campo. Magari strappavamo punti, ma erano sempre sudati. Di partite in discesa dalle vostre parti ne ricordo davvero poche, anche con lo squadrone di Sacchi.<ref>Dall'intervista di Gigi Mancini, ''[https://www.ilrestodelcarlino.it/ascoli/stadio-del-duca-franco-baresi-0efb122f Stadio Del Duca, intervista a Franco Baresi. "Triste vederlo a pezzi, ora costruite il ritorno in A"]'', ''ilrestodelcarlino.it'', 29 novembre 2016.</ref>
*{{NDR|Rispondendo a chi chiedeva: «La [[Juventus Football Club|Juve]] degli anni Novanta ha provato a imitarvi?»}} No, no. Loro vincevano, e tanto, anche prima di [[Associazione Calcio Milan|noi]]. Diciamo che con l'avvento di Berlusconi siamo riusciti a portarci sugli alti livelli e ci siamo rimasti a lungo. La Juve è sempre stata un esempio per tutti. Le qualità che mantiene nel tempo sono la serietà e la continuità nei successi, altrimenti non avrebbe collezionato 25 scudetti nella sua lunga storia.<ref>Citato in ''[http://archiviostorico.gazzetta.it/1999/novembre/19/Juventus_Milan_Bettega_Baresi_giocano_ga_0_9911196574.shtml C'è Juventus vs Milan. Bettega e Baresi la giocano così]'', ''La Gazzetta dello Sport'', 19 novembre 1999.</ref>
*Uno dei campi peggiori in cui ho giocato è stato il Del Duca di Ascoli. L'unità d'intenti, tra squadra e tifosi, il grande incitamento di tutto il popolo dell'Ascoli, hanno reso spesso a noi del Milan la vita difficile.<ref>Da un'intervista rilasciata al ''Guerin Sportivo'', citato in Gigi Mancini, ''[https://www.ilrestodelcarlino.it/ascoli/stadio-del-duca-franco-baresi-0efb122f Stadio Del Duca, intervista a Franco Baresi. "Triste vederlo a pezzi, ora costruite il ritorno in A"]'', ''ilrestodelcarlino.it'', 29 novembre 2016.</ref>
==Citazioni su Franco Baresi==
*Baresi II è dotato di uno stile unico, prepotente, imperioso, talora spietato. Si getta sul pallone come una belva: e se per un caso dannato non lo coglie, salvi il buon Dio chi ne è in possesso! Esce dopo un anticipo atteggiandosi a mosse di virile bellezza gladiatoria. Stacca bene, comanda meglio in regia: avanza in una sequenza di falcate non meno piacenti che energiche: avesse anche la legnata del gol, sarebbe il massimo mai visto sulla terra con il brasiliano Mauro, battitore libero del Santos e della nazionale brasiliana 1962 (Bicampeao do mundo em Cile). ([[Gianni Brera]])
*Dava tutto sé stesso. Parlare con lui era parlare con un uomo. ([[Giuseppe Farina (imprenditore)|Giuseppe Farina]])
*E da oggi Franco Baresi è il migliore libero d'Italia, [[Franco Freda|Freda]] e [[Giovanni Ventura|Ventura]] esclusi naturalmente. ([[Beppe Viola]])
*I rossoneri sono fortissimi in attacco, ma non hanno trovato l'erede di Baresi. ([[Roberto Rosato]])
*I compagni obbedivano ciecamente alla sua autorità e ai rivali mostrava le sapienti regole del calcio aperte alla pagina che parla del fuorigioco. «Sono un libero liberato» dichiarò Baresi a ''France Football''. Vero. Raccontano i giocatori del Real Madrid che i rivali del Milan non guardavano né loro né il pallone: guardavano solo Baresi. Così si rispetta un vero capo. Raccontano ancora che «a ogni fuorigioco provocato gli scappava un sorriso». ([[Jorge Valdano]]).
*Io il successo me lo sono meritato, come Franco Baresi che si è fatto i suoi miliardi giocando da grande difensore. ([[Silvio Berlusconi]])
*Ho sempre studiato gli italiani. Franco Baresi, da cui tutto è cominciato. ([[John Terry]])
*{{NDR|Finale dei Mondiali di calcio 1994}} Non c'è stato lieto fine, ma il pianto dirotto, straziante di Franco Baresi, il capitano di ghiaccio, il duro fra i duri, un tipo così tosto da giocare come un gigante, venti giorni dopo l'operazione al menisco, la prima e ultima finalissima mondiale della vita. ([[Giorgio Tosatti]])
*[[Gaetano Scirea|Scirea]] era più elegante. Non so se fosse, o sia, una qualità, ma non mi viene in mente una sua rudezza. Baresi, invece, di botte ne ha date. Ma come guida la difesa – e talvolta, addirittura la squadra – non la guida nessuno. Formidabile. ([[Gianni Agnelli]])
===[[Matteo Marani]]===
{{cronologico}}
*Nel 1999, allo scoccare del secolo rossonero, un sondaggio [...] scelse Baresi come calciatore del 900. Una decisione contestata da alcuni. In realtà Rivera è stato superiore per qualità, un campione di livello mondiale e Pallone d'oro [...]. E ancora più completo – per chi scrive – è stato Paolo Maldini, lui sì davvero il più grande milanista di ogni tempo. Ma Baresi è stato il più amato e su questo non esistono discussioni. Nessuno come e quanto lui. A Rivera non è mai stato perdonato il pessimo risultato da dirigente [...], a Maldini una certa indipendenza di giudizio [...]. Baresi ha messo invece d'accordo tutti: sostenitori della tribuna e ultras, compagni di squadra e avversari, giornalisti e il presidente Berlusconi, che lo considera ancora oggi un sesto figlio, qualcosa di speciale e pure di diverso dagli altri giocatori. Un amore che Kaiser Franz si è certamente meritato per fedeltà e per l'alto rendimento assicurato nel tempo. Dopo quella stagione del debutto, condita con la stella rossonera, è rimasto per lottare e combattere nel purgatorio della B, senza mai arretrare di un passo. Lo ha fatto per due volte: dopo lo scandalo del Totoscommesse e dopo un'ultima e drammatica giornata di campionato a Cesena, anno 1982. Il Milan sprofondò nel periodo più nero della sua storia, il futuro sembrava non esistere più e nessuno poteva immaginare i trionfi che sarebbero giunti nel giro di pochi anni. Ma Baresi non scappò e questo gli è valso un posto inalienabile nel cuore del pubblico casciavit.
*Baresi è stato il migliore interprete del nuovo corso [...] concretizzatosi [...] con lo sbarco di Arrigo Sacchi a Milanello. I maligni raccontano di quando il profeta della zona consigliò al sempre più apprezzato libero del Milan e della Nazionale di guardare le videocassette del Parma per capire i movimenti di Signorini. Verità o leggenda, Baresi è diventato il punto fermo, l'ultimo baluardo, la prima garanzia del Milan più bello di ogni tempo.
*Gli rimproveravano la mano alzata sul fuorigioco, in realtà ha sollevato più spesso le coppe.
==Note==
<references />
==Filmografia==
*''[[Tifosi]]'' (1999)
==Voci correlate==
*[[Regina Baresi]] – nipote
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Baresi, Franco}}
[[Categoria:Calciatori italiani]]
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Israele
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{{voce tematica}}
[[Immagine:Flag of Israel.svg|right|thumb|Bandiera israeliana]]
Citazioni su '''Israele''' e gli '''israeliani'''.
==Citazioni su Israele==
*Chi ritiene di boicottare Israele non si rende conto di boicottare se stesso, di tradire il proprio futuro. ([[Matteo Renzi]])
*Come ha affermato l'Imam {{NDR|[[Ruhollah Khomeyni]]}}, Israele deve essere cancellato. Il regime sionista rappresenta una minaccia incontrastata per il mondo islamico. Germania e Austria fatevi avanti e concedete due vostre province o quelle che volete al regime sionista in modo che possano creare uno stato sostenuto dall'intera Europa e il problema sarà risolto alla radice. È una minaccia per il mondo islamico. È un albero marcio, rinsecchito che sarà annientato da un'unica tempesta. ([[Mahmud Ahmadinejad]])
*Da molti anni Israele ha il record degli attentati. Nessun paese ha avuto tanti civili morti per atti terroristici, nemmeno la Colombia, nemmeno l'Ulster. Per dare un'idea in rapporto alla popolazione, è come se l'[[Italia]] avesse subìto una strage di piazza Fontana alla settimana. Quanti stati, in quelle condizioni, sarebbero riusciti a mantenere intatte istituzioni e garanzie democratiche, in una regione dove la democrazia è quasi una bestemmia? Israele, pur con errori, eccessi e contraddizioni, ci è riuscito. ([[Marco Travaglio]])
*Gli israeliani sono gli unici che nel Medio Oriente pratichino la democrazia e rispettino in condizioni di normalità le libertà civili. ([[Marco Pannella]])
*Il primo effetto della colonizzazione ebraica fu quello d'ingentilire il panorama. I primi villaggi sionisti non erano mai ricchi, ma avevano un loro fascino rustico, e creavano un'atmosfera di stabilità e tranquillità. I sionisti di tutto il mondo cominciarono ad avere l'ossessione degli alberi, che venivano prenotati, acquistati e infine piantati in tale profusione che negli anni Trenta il confine tra una zona araba e una ebraica si poteva distinguere dal colore: era semplicemente una linea che divideva il verde dal giallo. ([[Abba Eban]])
*Il governo di Israele si macchia di sangue innocente e determina l'insopportabilità della permanenza dell'azione di occupazione militare di Gaza, della negazione al popolo palestinese della propria terra e del proprio destino. È giunto il momento di costruire una mobilitazione internazionale che rappresenti, a fronte delle mille codardie e delle ipocrisie diplomatiche della comunità degli Stati, la leva per produrre cambiamento laddove imperversa invece la logica del muro, la provocazione delle colonie e la violenza di un vero e proprio apartheid etnico. ([[Nichi Vendola]])
*In Israele vige questa strana situazione in cui gli extracomunitari legiferano e fanno leggi razziali contro la popolazione autoctona che adesso è rappresentata dal 20% degli arabi. ([[Vittorio Arrigoni]])
*Io sono convinto che Israele va difeso, credo nella dolorosa necessità di un esercito efficiente. Ma sono convinto che anche al governo israeliano faccia bene confrontarsi con un nostro appoggio sempre condizionato. ([[Primo Levi]])
*Israele è un Paese che nasce dai sogni e dalla speranza. ([[Amos Oz]])
*Israele è uno degli importanti avamposti della democrazia nel mondo, è un meraviglioso esempio di come una terra arida può essere trasformata in un'oasi di fratellanza e di democrazia. Pace per Israele significa sicurezza, e la sicurezza deve essere reale. ''(erroneamente attribuita a [[Martin Luther King]])''
*Israele non è uno Stato di tutti i suoi cittadini. [...] Israele è lo Stato-Nazione del popolo ebraico, e di nessun altro. ([[Benjamin Netanyahu]])
*Israele non ha una costituzione, non ha mai dichiarato i propri confini e non cerca la pace. ([[Moni Ovadia]])
*L'approvazione della risoluzione costituiva un successo politico di enorme risonanza, e il merito principale ne spettava a Ben-Guiron. Ma, sottesa alla nostra gioia, era un'emozione ben più profonda, che avvertivo in quanto ebreo, e che mi faceva sentire più che mai tale. Esultavo, con ogni fibra del mio corpo, per la vittoria del giudaismo che durante i duemila anni d'esilio dalla Terra di Israele aveva resistito alle persecuzioni, all'Inquisizione spagnola, a pogrom, a legislazioni antiebraiche, a restrizioni d'ogni sorta e, per quanto riguardava la nostra generazione, al genocidio perpetrato dai nazisti, e che aveva conosciuto la realizzazione delle sue secolari aspirazioni, il ritorno a una Sion libera e indipendente. ([[Moshe Dayan]])
*La realtà è che la società israeliana sta cambiando: [[Benjamin Netanyahu|Netanyahu]], Smotrich e Ben Gvir stanno portando avanti il loro golpe giudiziario sotto la coperta di Gaza. Comunque vada a finire questa guerra, questa nazione sarà sempre più religiosa e estremista. ([[Omer Bartov]])
*L'Europa oggi è una tana enorme di [[Antisemitismo|antisemiti]] che s'ignorano e si mascherano. Quando si trattasse di accogliere i nostri fratelli israeliani profughi le porte spontaneamente aperte sarebbero poche; le molte cristiane e atee chiuse farebbero il ripugnante gesto della quenelle di Dieudonné. I preti si affannano per accogliere islamici da tutta l’Africa, ma non so quanti parroci e vescovi per il controesodo degli Ebrei che scegliessero la via della nuova Golah si muoverebbero. Nello stesso tempo non ci sarebbe nessun ritorno a una [[Stato di Palestina|Palestina]] indipendente come predicano i nostri intellettuali: non ci sarebbe che un immenso vuoto. Israele di cento anni dopo insediato dalla fine del secolo XIX e l’entità Palestina sono due siamesi: se li separi li uccidi: Intendersi o morire. Gaza di Hamas esulterebbe, forse, Teheran avrebbe raggiunto il fine insensato di [[Khomeini]], ma Gerusalemme non pullulerebbe che di focolari spenti, di fornelli con ragnatele. ([[Guido Ceronetti]])
*La decisione della Nazioni Unite, che riconosceva il diritto di Israele di esistere come stato, era d'importanza storica. L'approvazione della risoluzione costituiva un successo politico di enorme risonanza, e il merito principale ne spettava a Ben-Guiron. Ma, sottesa alla nostra gioia, era un'emozione ben più profonda, che avvertivo in quanto ebreo, e che mi faceva sentire più che mai tale. Esultavo, con ogni fibra del mio corpo, per la vittoria del giudaismo che durante i duemila anni d'esilio dalla Terra di Israele aveva resistito alle persecuzioni, all'Inquisizione spagnola, a pogrom, a legislazioni antiebraiche, a restrizioni d'ogni sorta e, per quanto riguardava la nostra generazione, al genocidio perpetrato dai nazisti, e che aveva conosciuto la realizzazione delle sue secolari aspirazioni, il ritorno a una Sion libera e indipendente. ([[Moshe Dayan]])
*La nazione israeliana nasce con lo Stato di Israele, e preceduta da una grande operazione culturale che fu il sionismo, e ha come condizione preliminare l'olocausto. ([[Eugenio Scalfari]])
*La peggior minaccia per Israele non proviene dagli arabi, ma dai dissidi interni fra gli ebrei stessi... ([[Sebastian Faulks]])
*La solidarietà che si manifesta in tutto il mondo verso il popolo [[Stato di Palestina|palestinese]] e la condanna dello stato di Israele, anche da parte di migliaia di ebrei, non ha nulla a che vedere con l'"[[antisemitismo]]". ([[Dīmītrios Koutsoumpas]])
*Lo Stato d'Israele sarà aperto per l'immigrazione ebraica e per la riunione degli esuli, incrementerà lo sviluppo del paese per il bene di tutti i suoi abitanti, sarà fondato sulla libertà, sulla giustizia e sulla pace come predetto dai profeti d'Israele, assicurerà completa uguaglianza di diritti sociali e politici a tutti i suoi abitanti senza distinzione di religione, razza o sesso, garantirà libertà di religione, di coscienza, di lingua, di istruzione e di cultura, preserverà i luoghi santi di tutte le religioni e sarà fedele ai principi della Carta delle Nazioni Unite. Lo Stato d'Israele sarà pronto a collaborare con le agenzie e le rappresentanze delle Nazioni Unite per l'applicazione della risoluzione dell'Assemblea Generale del 29 novembre 1947 e compirà passi per realizzare l'unità economica di tutte le parti di Eretz Israel. (''[http://digilander.libero.it/thatsthequestion/indipendenza.htm Dichiarazione della Fondazione dello Stato d'Israele]'')
*Ma proprio, direi, guardi, che è il momento di fare le Brigate Internazionali come in [[Spagna]], eh! E certo, perché lì c'è un regime fascista che sta distruggendo un popolo intero. In Spagna non era niente in confronto a questo: questo è un genocidio in atto, nazista, razzista, colonialista, imperialista, e qui ci vuole una resistenza [...]. Contro gli Israeliani, che bombardano ospedali, cliniche private, bambini eccetera eccetera sparerei, certo; purtroppo non sono capace, ché non ho fatto il servizio militare, essendo figlio unico di madre vedova, però imparerei volentieri [...]. Vado lì e combatto contro questi bastardi di Israeliani sionisti, che non hanno niente a che fare con gli Ebrei [...]. Io sono a favore della libertà dei [[Stato di Palestina|Palestinesi]], che sono stati cacciati dalla loro terra e vengono distrutti, distrutti, genocizzati da questi qui con la scusa dell'[[Olocausto]] [...]. Stanno facendo l'Olocausto al rovescio e stanno sterminando i Palestinesi, in tutti i modi [...]. {{NDR|Israele}} È uno stato razzista dove c'è una minoranza perseguitata, maltrattata, tenuta senz'acqua, espropriata, murata via via, altro che democrazia, belli miei! ([[Gianni Vattimo]])
*Non chiedetemi d'intrattenere relazioni diplomatiche con ... [Israele]. Mai. Mai ([[Anwar al-Sadat]])
*Orbene, appare evidente che solo all'epoca di Davide e Salomone Israele era una «grande nazione», né prima né dopo, e ciò chiaramente nel senso politico dell'espressione, anche se, nuovamente, nulla esclude una rilettura posteriore di questi concetti in chiave per es. escatologico-messianica, quando il popolo viveva della speranza che il regno davidico sarebbe stato ristabilito se non come grandezza terrena, almeno come regno celeste, escatologico. ([[Alberto Soggin]])
*Per noi Israele non ha diritto di esistere, il diritto è dei proprietari della terra palestinesi. Quindi, invece di parlare di una soluzione per i palestinesi, noi chiediamo una soluzione per gli ebrei. Domandate perché non riconosciamo Israele, noi ci chiediamo come mai Israele e l'Occidente non riconoscano i diritti degli arabi. ([[Naim Qassem]])
*Per quanto riguarda la situazione palestinese, la soluzione dei due Stati è impossibile, non è pratica. Attualmente, questi due Stati si sovrappongono completamente. La partizione è destinata al fallimento. Questi due Stati non sono vicini, sono co-esistenti, sia in termini di popolazione che di geografia. Una zona di protezione non può essere creata tra i due Stati, perché ci sono mezzo milione di coloni israeliani in Cisgiordania e un milione di arabi palestinesi nel territorio conosciuto come Israele. La soluzione è quindi uno Stato democratico senza fanatismo religioso o etnico. La generazione di Sharon e Arafat è finita. Abbiamo bisogno di una nuova generazione, in cui tutti possano vivere in pace. Guardate i giovani palestinesi e israeliani, entrambi vogliono la pace e la democrazia, e vogliono vivere sotto un unico Stato. Questo conflitto avvelena il mondo. ([[Mu'ammar Gheddafi]])
*Se gli israeliani vogliono la pace, gli arabi sono pronti a farla, a riconoscere l'esistenza di Israele e delle sue frontiere stabilite dall'ONU. Questo da ad Israele il cinquantaquattro percento del territorio della Palestina, che era sotto mandato britannico. ([[Habib Bourghiba]])
*Se gli israeliani vogliono rimanere colonialisti e annessionisti, allora ci sarà la guerra. ([[Habib Bourghiba]])
*Te l'immagini avere Israele al posto della [[Svizzera]]? ([[Marcello Marchesi]])
*Un'ingiustizia storica è stata fatta al popolo [[Stato di Palestina|palestinese]], e finché non finirà l'occupazione illegale e brutale di Israele, non ci sarà pace per nessuno, compresi gli israeliani. ([[John Pilger]])
*Un sistema di apartheid con due popoli sulla stessa terra ma completamente separati uno dall'altro, con gli israeliani completamente dominanti che reprimono la violenza privando i palestinesi dei loro elementari diritti umani. Questa è la politica perseguita attualmente. ([[Jimmy Carter]])
*Voglio che sia chiaro che sono fiero di far parte di uno Stato in cui un premier può essere investigato come un semplice cittadino. ([[Ehud Olmert]])
*Voglio chiarire che non sono certo antisemita: uno scienziato non può credere alle razze. Però altra cosa è l'antisionismo, come dice [[Noam Chomsky]], il mio maestro. Il progetto dello Stato ebraico si basa sul principio che la Palestina sia stata destinata da Dio a Israele.<br />{{NDR|L'intervistatore: «[[Theodor Herzl]], il fondatore del sionismo era un laico»}} Non importa, il risultato è che oggi Israele è uno Stato fascista. ([[Piergiorgio Odifreddi]])
*Se Israele accogliesse tre o quattromila palestinesi, [[Gerusalemme]], il supremo esito del 1967, sarebbe subito, com’è già in parte, casa loro. (Guido Ceronetti)
*Un aforisma ebraico paragona Israele «alle stelle del cielo e alla polvere della terra». È una nazione di netti contrasti, di volta in volta innalzata e abbassata dagli elementi della sua propria natura. Il passaggio degli uomini da una nobile elevatezza alla decadenza occupa gran parte della storia, della letteratura e, soprattutto, del dramma. Non vi è molto da temere che Israele diventi l'ultima delle nazioni, per vitalità e forza creativa. Ma riuscirà ad andare oltre e a realizzare le più nobili speranze dei suoi fondatori? Il punto interrogativo riguarda tre problemi: i suoi rapporti con i paesi vicini, la natura della sua società democratica e il grado di fedeltà ai valori ebraici. ([[Abba Eban]])
*Voglio urlare ad Israele: vai e colpisci ovunque essi siano, vai e fai quello che un occidente mentitore e senza spina dorsale non ha il coraggio di fare. [...] Io voglio gridare, io voglio esaltare la guerra di Israele. [...] Oh Israele se solo potessi marciare nella tua guerra, se potessi vegliare nei tuoi campi in attesa, se potessi fare l'autostop per raggiungere la mia unità, se potessi lasciare il mio kibbutz o villaggio o città biblica con i capelli sotto il berretto, il fucile in spalla, l'abito da guerra di Israele e la sua bandiera. Oh Israele se soltanto potessi non essere solidale ma esserci, non scrivere ma combattere, come vorrei Israele essere alla guida di un carro con due materassi legati fuori, insieme a giovani con la chitarra come quelli che incontrai in Libano un quarto di secolo fa e parlare con loro di cinema e sparare e di poesia e sparare e di musica e correre e far tuonare il corto cannone che non sbaglia mentre il cielo viene tagliato a lama di coltello dai nostri jet. Oh Israele. ([[Paolo Guzzanti]])
===[[Yasser Arafat]]===
*{{NDR|Sugli israeliani}} Bisogna ammettere che alcune delle loro tattiche di guerra sono rispettabili, intelligenti. Ma come persone, no: perché si comportano sempre da barbari, in essi non c'è mai un goccio di umanità.
*Ciò che lei chiama Israele è casa mia.
*Continueremo a far guerra a Israele da soli, finché non riavremo la Palestina. La fine di Israele è lo scopo della nostra lotta, ed essa non ammette né compromessi né mediazioni.
*{{NDR|Sugli israeliani}} Corpo a corpo, faccia a faccia, non sono neanche soldati. Hanno troppa paura di morire, non dimostrano alcun coraggio.
*I civili sono i primi complici della banda che governa Israele. Perché se i civili non approvano i sistemi della banda al potere, non hanno che dimostrarlo.
*È sempre la solita storia con gli israeliani: attaccano bene con gli aerei perché sanno che non abbiamo aerei, coi carri armati perché sanno che non abbiamo carri armati, ma quando trovano una resistenza faccia a faccia non rischiano più. Scappano. E cosa vale un soldato che non rischia, che scappa?
*La pace per noi significa distruzione di Israele e nient'altro.
*{{NDR|Sugli israeliani}} Non si muovono mai se non sono certi che andrà tutto benissimo e, se li cogli di sorpresa, non s'impegnano mai fino in fondo. Tutte le volte che hanno attaccato in forze i fedayn, gli israeliani sono stati sconfitti. Con noi i loro commandos non passano.
===[[Ayaan Hirsi Ali]]===
*Dalla mia esperienza superficiale, il paese deve affrontare il problema dei fondamentalisti. Gli ultra-ortodossi saranno all'origine di un problema demografico perché questi fanatici hanno più bambini dei laici e dagli altri ortodossi.
*Ho visitato Israele alcuni anni fa, innanzitutto per capire come gestisce così bene tanti immigranti di tante origini diverse. La mia impressione principale è stata che Israele è una democrazia liberale. Nei luoghi che ho visitato, tra i quali Gerusalemme, Tel Aviv e le sue spiagge, ho notato l'uguaglianza tra uomini e donne. Non si può sapere cosa succede in privato, ma questo è quanto capisce un turista. Le tante donne in armi sono ugualmente molto visibili.<br>Capisco che un elemento cruciale di successo è un fattore unificante tra gli immigranti in Israele. C'è chi arriva dall'Etiopia o dalla Russia o ha il nonno che è giunto dall'Europa, ciò che li unisce è l'essere ebrei. Questo legame manca in Olanda. La storia dei nostri immigrati è diversa anche da quella dell'Olanda, incluso la religione.
*Israele è ritenuto di un livello morale eccezionalmente elevato. Gli israeliani, tuttavia, faranno sempre bene perché loro stessi applicano standard morali molto elevati nel loro agire.<br>Il livello morale che ci si attende dai palestinesi è, invece, molto basso.
===[[Saddam Hussein]]===
*Dal momento che "Israele" possiede la bomba atomica, tutti i popoli pacifici dovrebbero aiutare gli arabi ad acquisire una tale arma per amore della pace, indipendentemente alle intenzioni e dalle risorse di costoro. Questo aiuto compenserà lo squilibrio che esiste ora tra il possesso di "Israele" della bomba atomica e la mancanza di qualunque arma simile per gli arabi. Ciò farà sì che "Israele" esiti ad utilizzarla contro di loro.
*È diventato praticamente chiaro per tutti gli arabi, inclusi gli iracheni, che Israele non è una compagine di ebrei, siano essi palestinesi o d'altre origini, che cerca rifugio in seguito alle persecuzioni subite sotto i nazisti. Si tratta invece di un'entità che non esita ad intraprendere atti d'aggressione contro la nazione araba ogni volta che disponga dell'abilità tecnica.
*Sapete che 'Israele' attaccò Baghdad, anche se Iraq non ne è collegato militarmente o geograficamente. Ovviamente, questo significa che 'Israele' è infatti psicologicamente preparato a lanciare l'aggressione contro di noi in qualsiasi momento.
===[[Golda Meir]]===
[[File:Golda Meir2.jpg|thumb|[[Golda Meir]]]]
*Io pensavo che in uno Stato ebreo non vi sarebbero stati i mali che affliggono le altre società. I furti, gli assassini!, la prostituzione... Lo pensavo perché ci eravamo avviati bene: quindici anni fa in Israele non c'erano quasi furti, e non c'erano assassini!, non c'era prostituzione. Ora invece abbiamo tutto, tutto... Ed è una cosa che fa male al cuore: ferisce più che scoprire di non avere ancora fatto una società più giusta, più uguale.
*Noi, in Israele, abbiamo assorbito circa un milione e quattrocentomila ebrei arabi: dall'Iraq, dallo Yemen, dall'Egitto, dalla Siria, dai paesi nordafricani come il Marocco. Gente che arrivando qui era piena di malattie e non sapeva far nulla. Tra i settantamila ebrei giunti dallo Yemen, per esempio, non c'era un solo medico ne una sola infermiera: ed eran quasi tutti ammalati di tubercolosi. Eppure li prendemmo, e costruimmo ospedali per loro, e li curammo, li educammo, li mettemmo in case pulite e li trasformammo in agricoltori, medici, ingegneri, insegnanti... Tra i centocinquantamila ebrei che vennero dall'Iraq v'era un piccolissimo gruppo di intellettuali; eppure i loro figli, oggi, frequentano le università. Certo abbiamo problemi con loro, non è tutto oro quello che luccica, ma resta il fatto che li abbiamo accettati e aiutati. Gli arabi invece non fanno mai nulla per la propria gente. Se ne servono e basta.
*Questo paese esiste come il compimento della promessa fatta da Dio stesso. Sarebbe ridicolo chiedere conto della sua legittimità.
*Se dobbiamo parlare di profughi io le rammento che per secoli gli ebrei furono i profughi per eccellenza! Sparpagliati in paesi dove non si parlava la loro lingua, non si osservava la loro religione, non si conoscevano i loro costumi... Russia, Cecoslovacchia, Polonia, Germania, Francia, Italia, Inghilterra, Arabia, Africa... Chiusi nei ghetti, perseguitati, sterminati. Eppure sopravvissero, e non smisero mai d'essere un popolo, e si ritrovarono per fondare una nazione...
*Senta, anche noi durante la guerra di Indipendenza avevamo i nostri gruppi terroristici: lo Stem, la Irgun. E io li avversavo, li avversai sempre. Però nessuno di loro si macchiò mai delle infamie di cui gli arabi si macchiano con noi. Nessuno di loro mise mai bombe nei supermarket, o dinamite negli autobus dei bambini. Nessuno di loro provocò mai tragedie come quella di Monaco o di Lidda.
===[[Mohammad Reza Pahlavi]]===
*Abbiamo detto a Israele: potete fare un'altra guerra, ma dove vi ritroverete infine? Ci sono cento milioni di arabi, e col passar del tempo, impareranno a combattere.
*Ovviamente Israele esiste come Stato, e non si può sterminare un popolo; il desiderio manifestato da certe persone di sterminare la razza ebraica non può avverarsi.
*Saremo certo lieti di vedere Israele mettere gli arabi nel loro posto, ma abbiamo ripetutamente condannato la loro occupazione del territorio arabo.
===[[Ilan Pappé]]===
*A Israele fa gioco che tutti noi dimentichiamo la storia e che ogni violenza da parte dei palestinesi sia vista come un'assurda barbarie, comprensibile solo attraverso la lente della volontà di annientare gli ebrei. Questo dà a Israele carta bianca per perseguire politiche che in passato avrebbero evitato, per motivi etici o strategici. E i governi occidentali gli vanno dietro.
*Ciò che importa non è tanto se gli attuali ebrei in Israele siano i discendenti autentici di coloro che vissero in epoca romana, ma piuttosto la pretesa di Israele di rappresentare tutti gli ebrei del mondo, da cui discende la convinzione che qualsiasi azione, anche la più spregevole, possa essere giustificata.
*Finché Israele conserverà un'etica coloniale insediativa, non potrà mai coesistere pacificamente con i [[Palestina|palestinesi]].
*Il problema di Israele non è mai stato il [[Ebraismo|giudaismo]]: il giudaismo presenta svariate facce e molte di queste forniscono una solida base per la pace e la coabitazione; il problema è la natura etnica del [[sionismo]]. Il sionismo non ha gli stessi margini di pluralismo che offre il giudaismo, meno che mai per i palestinesi.
*Implicito nell'esistenza di Israele come stato coloniale è il tentativo di nascondere le prove dei suoi atti di eliminazione, in particolare in un'epoca che guarda con disapprovazione al colonialismo e nel contesto di un paese che pretende di essere «l'unica democrazia del Medio Oriente» e «uno stato ebraico e democratico». La pulizia etnica della Palestina nel 1948 e il tentativo di cancellarne la memoria sono parte integrante della stessa strategia di eliminazione.
*{{ndr|Parlando degli ebrei sparsi per il mondo}} In molti non considerano più il sostegno a Israele fondamentale per l'identità ebraica, a prescindere da come Israele abbia cercato in tutti i modi di rendere sinonimi i termini "giudaismo" e "sionismo". Esiste già una minoranza che vede addirittura gli ideali del giudaismo contrapposti alla realtà del sionismo.
*Israele fu fondato da una minoranza contro la volontà di una maggioranza di abitanti della Palestina storica.
*L'identità di Israele come Stato si fonda sul non aver commesso nulla di sbagliato, motivo per cui gli israeliani si crogiolano nell'idea di essere la parte innocente, a prescindere da come i fatti storici mostrino il contrario.
*La mia speranza è che una futura generazione ebraica in una Palestina del dopo-Israele si dissoci categoricamente dal suo passato come fanno oggi i sudafricani bianchi. Ripenserà alle dichiarazioni odierne dei ministri israeliani con disgusto e orrore.
*Quando Israele divenne realtà storica, nel 1948, si trasformò in un incubo palestinese altrettanto reale.
*Se la cartina al tornasole di ogni democrazia è il livello di tolleranza verso le proprie minoranze, Israele è ben lungi dal poter essere considerato uno stato democratico.
===[[Ariel Sharon]]===
*Abbiamo tante cose da fare, oltre che combattere. Ad esempio sviluppare la nostra educazione, la nostra cultura, la nostra agricoltura, la nostra industria, la nostra scienza. Ad esempio assorbire gli ebrei che arrivano continuamente da più di settanta paesi, fare una nazione con loro. E non partecipiamo a nessuna corsa alle armi: stiamo solo tentando di migliorare le nostre capacità di difesa per essere pronti a reagire quando ce n'è bisogno.
*Israele potrà anche avere il diritto di processare altri, ma certamente nessuno ha il diritto di portare il popolo ebraico e lo Stato di Israele davanti a un tribunale internazionale.
*Non ci servono i protettori. Così non dico che si possa ignorare l'opinione dei nostri alleati, però dichiaro che non prendiamo ordini da nessuno.
*Non dimentichi che abbiamo uno degli eserciti migliori del mondo, che da trentacinque anni non facciamo che combattere, che siamo stati in guerra con tutti i paesi arabi, che abbiamo moltissima esperienza.
*Quando si tratta della nostra sicurezza siamo uniti, non c'è dubbio. Non ci sono né falchi né colombe ma ebrei. Né Partito laburista né Partito Likud ma ebrei.
*Sebbene la simpatia del mondo ci interessi, quando si tratta della nostra sicurezza e della nostra esistenza possiamo farne benissimo a meno.
===[[Leo Valiani]]===
*Certo, farebbe bene a evacuare i territori occupati con la guerra del 1967, fatta eccezione per Gerusalemme, che è un caso a parte. Ma non si può pretenderlo, se in questi territori s'installa un'organizzazione che pratica il terrorismo contro Israele e la cui finalità è la distruzione di quello Stato. Il suicidio non può essere chiesto a nessuno.
*Sono il primo a criticare la politica israeliana in Cisgiordania, gli insediamenti, le limitazioni alle libertà democratiche, tutto ciò che c'è di reazionario, di repressivo. Critico la permanenza stessa di Israele in quei territori. Ma non pretendo il suo suicidio.
*Israele non è l'Austria che teneva sotto il tallone il Lombardo-Veneto. È come l'Austria ormai costituzionale del 1867 che aveva aperto il proprio Parlamento anche alle minoranze, agli italiani di Trento, di Trieste, di Pola. Nessuno nega ai palestinesi che vivono nei territori occupati il diritto all'irredentismo. Lo riconosco in pieno. Ma sotto quell'Austria, gli irredentisti italiani avrebbero fatto bene a ricorrere al terrorismo? Anche a Trieste, molti presero le distanze dal progetto di regicidio di Oberdan. Il suo tentativo avrebbe avuto conseguenze drammatiche, se fosse stato portato a termine.
==Voci correlate==
*[[Conflitto israelo-palestinese]]
*[[Ebrei]]
*[[Regno di Giuda]]
*[[Regno di Israele]]
*[[Regno Unito di Israele]]
*[[Rifugiati palestinesi]]
*[[Sionismo]]
*[[Stato di Palestina]]
*[[Terra Santa]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Luoghi di Israele| ]]
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Dargen D'Amico
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Àncilu
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[[File:Dargen D'Amico RadioStudioDelta 2026-02-28.jpg|thumb|upright=1.1|Dargen D'Amico nel 2026]]
'''Dargen D'Amico''', pseudonimo di '''Jacopo Matteo Luca D'Amico''' (1980 – vivente), rapper, cantautore, produttore discografico, paroliere e disc jockey italiano.
==Citazioni di Dargen D'Amico ==
*In Italia c'è sempre stata la regola dell'ospitalità e dell'accoglienza, una volta le porte delle case erano aperte: i bambini se avevano fame entravano e dicevano "ho fame" e nessuno chiedeva "ma da dove vieni?" niente, gli davano da mangiare, avevano freddo e li coprivano. Questo è il nostro bagaglio genetico ideale, giusto? Nel momento in cui ascolto discorsi che si dimenticano del valore istintivo della protezione dei cuccioli, noto che c'è qualcosa che non funziona nell'istinto umano perché se non si proteggono i bambini niente funzionerà.<ref name=censura>Citato in ''[https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/02/12/domenica-in-dargen-damico-parla-di-immigrati-e-mara-venier-sbotta-qui-parliamo-di-musica-mi-mettete-in-imbarazzo-bufera-sui-social-censurato-in-diretta/7443545/ Domenica In, Dargen D'Amico parla di immigrati e Mara Venier sbotta: "Qui parliamo di musica, mi mettete in imbarazzo". Bufera sui social: "Censurato in diretta"]'', ''IlFattoQuotidiano.it'', 12 febbraio 2024; dall'intervista alla trasmissione ''Domenica in'', Rai, 11 febbraio 2024.</ref>
*Il movimento dava l'idea del movimento degli esseri umani... L'Italia si sta rimpicciolendo. Non si parla mai del fatto che la bilancia dell'immigrazione economica è in positivo: quello che gli immigrati immettono nelle nostre casse per pagare le nostre pensioni è più di quello che spendiamo per l'accoglienza. Queste sono statistiche che ogni tanto andrebbero raccontate.<ref name=censura/>
==Citazioni tratte da canzoni==
===''Di vizi di forma virtù''===
'''Etichetta''': Talking Cat/Universal, 2008, prodotto da Dargen D'Amico, Roofio, Crookers.
*''La via più breve la scopri sempre al ritorno!'' (da ''SMS alla Madonna'', n. 1)
*''Te lo dico solo una volta: TORNA. Ok, se lo vuoi te lo dico due: TORNA. Te lo dico tre, ti prego TORNA. Per te mando sms alla Madonna!'' (da ''SMS alla Madonna'', n. 1)
*''È successo un pasticcio totale, una creatura mi ha scippato il cuore, la prego signore forse lei per favore riesce a farselo ridare.'' (da ''SMS alla Madonna'', n. 1)
*''Faccio musica marginale perché sono nato emarginato! Sono troppo cerebrale per uscirne arricchito e celebrato!'' (da ''Low Cash'', n. 2)
*''E quando cala la sera, mi chiedo "com'è che ognuno ha già la propria carriera e io attendo ancora la mia, come gli ebrei il messia?"'' (da ''Low Cash'', n. 2)
*''Senza cash non si esce e resto chiuso qui, nessuno mi scrive mai come fossi http.'' (da ''Low Cash'', n. 2)
*''Sono così pochi questi dindi che li guardo da vicino, li sorveglio come bimbi. Perdo tempo a dare un nome ed un cognome ad ogni soldo.'' (da ''Low Cash'', n. 2)
===''D' parte prima''===
'''Etichetta''': Giada Mesi, 2010, prodotto da Giacobbe d'Austerlitz, Marco Zangirolami, Two Fingerz, Big Fish.
*''Rivederti da vicino convertirebbe Dio, | chissà se hai ancora voglia di fare l'amore con me.'' (da ''Bere una cosa'', n. 1)
*''Ora che le tue labbra riflettono il mondo intero io lo esploro bevendo una cosa con te.'' (da ''Bere una cosa'', n. 1)
*''Tu che sei la vita, ma senza i tempi morti non mi par vero di rifare l'amore con te.'' (da ''Bere una cosa'', n. 1)
*''Sono qui in periferia che mi sbraccio ma tu neanche mi vedi | quando ti lancio il mio cuore tra i piedi, | finirai per schiacciarlo andandotene come l'acceleratore, baby.'' (da ''Bere una cosa'', n. 1)
*''Preferisco viaggiare per posta | e non lasciare il circondario e girar su me stesso | come il riflesso o l'orario o la gente in vita o la clessidra che impassibile gira sull'asse, | non guarda giù e non ha paura di quello che pensa chi la tormenta, | come vorrei che mi insegnasse a non temere gli sguardi del vicino, | io quando cammino solo sul viale della Centrale! io pur di non incontrare nessuno, sai, inseguo l'ombra che mi sta davanti! e si infila in ogni buco come i guanti, la seguo se temo manometta qualche treno.'' (da ''Perché non sai mai (quel che ti capita)'', n. 3)
*''Parlano tutti nessuno con me! Meglio così perché già lunedì ho finito le frasi per la settimana.'' (da ''Perché non sai mai (quel che ti capita)'', n. 3)
*''Cerco la chiave per la mia fortuna. L'ha smarrita un'anziana signora che mi sbatteva cuscini e lenzuola.'' (da ''Perché non sai mai (quel che ti capita)'', n. 3)
*''Prima di uscire cambio l'ordine dei mobili per dare una parvenza di novità. | Mi sbarbo e recupero la mia decenza.'' (da ''Malpensandoti'', n. 4)
*''Ancora non esiste una [[lana]] che scaldi fresca, | l'unica a riuscirci per ora è la [[vodka]].'' (da ''Malpensandoti'', n. 4)
*''Vado all'ingresso e faccio per entrare. | Il meccanismo automatico, le [[porta|porte]] che si aprono per farmi passare mi fa pensare: | qualsiasi addio anche tra due porte è traumatico.'' (da ''Malpensandoti'', n. 4)
*''Nonostante Malpensa sia in campagna, non c'è nessuno che venda un mazzo di fiori.'' (da ''Malpensandoti'', n. 4)
*''Com'è possibile che non bastano tre mondi per trovare quello che veramente cerchi, | e l'amore più lungo dura un paio di secondi, ami sempre che ti fa soffrire e fai soffrire terzi. | L'amore toglie la fame, resti digiuno così bevi un mare per colmare gli spazi vuoti, | ma il sale fa ancora più male, per sopravvivere ognuno cerca il proprio Pozzeto come Cochi.'' (da ''Malpensandoti'', n. 4)
*''Dio, quanto sangue freddo ci vuole aspettando la donna che si ama, soprattutto se non si è sicuri dell'amore, e se è permasa per mesi lontana.'' (da ''Malpensandoti'', n. 4)
*''Ma poi quando la vedo non penso più | e non so se è lontana o vicina, come i bimbi la tv.'' (da ''Malpensandoti'', n. 4)
*''Van Damme! Nessuna arte marziale può impedire all'amore di farti male. | Van Damme, nessun arte marziale può impedire l'amore.'' (da ''Van Damme (Saddam)'', n. 5)
*''Non spaventarti se ti faccio male perché | io faccio agli altri ciò che vorrei facessero a me, | poli complementari, odi amo, siamo come i dizionari, siamo Dei | sinonimi e contrari.'' (da ''Van Damme (Saddam)'', n. 5)
*''A volte un bacio solo vale il viaggio o il volo, vale il costo del biglietto come Grace Kelly in slow mo!'' (da ''Van Damme (Saddam)'', n. 5)
*''Io ho letto anche le note scritte in piccolo ma sui manuali di arti marziali, non trovi nessun capitolo che ti eviti eviti eviti eviti di sembrar ridicolo.'' (da ''Van Damme (Saddam)'', n. 5)
*''Mi riconosco nel mio disco solo se mi rispecchio riflesso nel retro del cd.'' (da ''Prendi per mano D'Amico'', n. 7)
*''Tanto è inutile conservarsi una riserva, | tanto non sai mai la vita cosa riserva, | tanto non si salva neanche la riserva quando la vita taglia la testa "al Toro" come Superga!'' (da ''Prendi per mano D'Amico'', n. 7)
*''Non lasciarmi a questo misero tavolino, | ormai hai fatto 30 fai 31 e fai mattino! | Facciamoci l'ultimo litro di vino | e poi andiamocene assieme com Falcone e Borsellino.'' (da ''Prendi per mano D'Amico'', n. 7)
*''Ma tu te ne vai amica mia, ma dove vai? | Resta con me e cin cin finché ce n'è. | Tanto finirà ugualmente tra di noi prima o poi e senza se, | ma dammi almeno il tempo di dimostrarti il peggio di me.'' (da ''Ma dove vai (Veronica)'', n. 8)
*''Io sono solo un commediante come Dante, | tu sei solo una come tante. | Ma se te ne vai gli occhi miei si faranno rossi come guance, | e le guance si faranno gonfie come arance, | perché se resto solo divoro di tutto | poi dimagrisco di botto quando mi rinnamoro.'' (da ''Ma dove vai (Veronica)'', n. 8)
*''Tanto neanche tu sai cucinare, quindi prima o poi ci dovremo lasciare o moriremo di fame.'' (da ''Ma dove vai (Veronica)'', n. 8)
*''Il mio orologio biologico batte giugno, | ma se te ne vai i miei occhi diveranno autunno, | e le foglie mi cadranno sulle guance | e gli occhi si faranno rossi come arance.'' (da ''Ma dove vai (Veronica)'', n. 8)
===''D' parte seconda''===
'''Etichetta''': Giada Mesi, 2010, prodotto da Giacobbe d'Austerlitz, Marco Zangirolami, Crookers, Two Fingerz.
*''Non lasciatemi solo, come è successo a Dio | che non ha la Tv, e anche se ha molti amici | gli fanno compagnia giusto i giorni festivi.'' (da ''Odio Volare'', n. 1)
*''Vorrei fare compagnia a Dio ma il viaggio mi terrorizza.'' (da ''Odio Volare'', n. 1)
*''Chi ha paura del vuoto non arriverà in alto | io ho paura anche del vuoto che c'è tra un passo e l'altro.'' (da ''Odio Volare'', n. 1)
*''Se qualcosa può andare storto sicuro ci andrà, io sono una calamita per le calamità''. (da ''Odio Volare'', n. 1)
*''Sento il cigolio quando gira il mondo. | Dio, non lo senti il rumore di fondo ?'' (da ''Anche se il mondo ha'', n. 2)
*''Prima o poi ciclicamente ci rido sopra perché le espressioni del volto sono finite.'' (da ''Anche se il mondo ha'', n. 2)
*''L'amore è quell'intertempo, in cui qualcuno ti | trattiene e ti tira in una stanzetta, | e tu, cerchi di fuggire e di restare | indipendente nel mondo ma quando, | ci ripensi ti ricredi e ti ritiri e ti | sembra il caso di restare, perché il mondo non è poi così grande, | e la suddetta stanzetta, non è poi così male. | E allora ti giri e baci e benedici chi ti stima ma | svanisce e scopri che nessuno ti stima o ti tira e ti si era solo | impigliato il maglione nella maniglia.'' (da ''L'amore è quell'intertempo'', n. 4)
*''Se chiudo un occhio giro mezzo mondo almeno ne sogno metà.'' (da ''In Loop'', n. 5)
*''Stammi dietro che chiedo al manovratore dell'ascensore a che piano va | va al piano bar, bene, | la seguiamo su fino a Gesù e giù fino a Belzebù | e poi pic-nic ai piani intermedi | sempre sazio finché credi a ciò che non vedi.'' (da ''In Loop'', n. 5)
*''Mi piacciono le [[donna|donne]] che si fingono matte, | ma mi scende tutto se si sono rifatte, | perché se il seno l'hai voluto grande, gigante, | chissà cosa ti aspetti dalle mie mutande.'' (da ''Mi piacciono le donne'', n. 6)
*''Le giornate finiscono tutte uguali, | e i ricordi sono briciole colorate, | te le ritrovi nel letto e non ti fanno dormire, | perche non sai mai se assaggiarle o spazzarle via.'' (da ''Briciole colorate'', n. 7)
*''Io passo il giorno su un PC a giustificare a sinistra come dopo Moro | ma poi il mio capo dice: No | la voglio così col centro giustificato sempre come dopo Moro.'' (da ''Briciole colorate'', n. 7)
*''Il mondo gira e sfoca le pose.'' (da ''Briciole colorate'', n. 7)
*''Le cene finiscono tutte uguali, via i commensali, ti sparecchiano il tavolo e tu non puoi più mangiare. | E magari avresti voluto finire di bere, avresti tenuto il bicchiere, niente da fare, ti sparecchiano il tavolo, | ti porti a casa solo le briciole colorate che ti rimangono ancora ancorate al cardigan e magari avresti voluto finire di bere, tenere il bicchiere, sparecchiami il cardigan, baby!'' (da ''Briciole colorate'', n. 7)
*''...ed ha i calli sul cuore, dati dal rinculo del fucile'' (da ''Anche se il mondo ha'', n. 2)
===''Nostalgia istantanea''===
'''Etichetta''': Giada Mesi, 2012, prodotto da Dargen D'Amico, Ada Michelle, Emiliano Pepe.
====Lato A====
*''E dì una parola qualsiasi, comincia con qualcosa di semplice, tanto è la prima cosa che dici, nessuno sa cosa c'era prima.''
*''E non c'è fine al bello, ma è una bugia, e potrei spiegarlo a parole, ma una fotografia del sole, per quanto si sforzi, non scalda uguale.''
*''Le parole da usare? Sempre quelle, l'arte è cambiare l'ordine.''
*''La vita è un'abitudine, ma capita sempre di perderne.''
*''Se non avessi avuto il terrore dei bambini potrei fare il maestro, e rivivere il primo giorno più spesso.''
*''Sonno disturbato crea mente disturbata, mente disturbata crea [[foie gras]], e poi da la colpa all'imbuto.''
*''Io stavo bighellonando e ora ho una parte nella tua vita, una piccola partecipazione, lo so, un ruolo marginale rispetto al sogno. Ma mi trovi buono buono, che aspetto il tuo risveglio seduto sul comò.''
*''Se Dio si incarnasse ancora, finirebbe su una croce tutta nuova, ripreso dai telefonini in aria, ecco cos'è la nostalgia istantanea.''
====Lato B====
*''Faccio niente, tutto il giorno, come posso avere sonno? E poi comunque non c'è pace, sono in gabbia anche nel sogno.''
*''Scadono se non le tengo in testa le persone.''
*''Non pensarci, pensa ad altro, neanche immagini lo spazio dentro al cranio, mondi vuoti, prendi il primo che ti piace.''
*''Mi sveglio tra un'ora, dovrò prendere una decisione! Nah, svegliati in un altro sogno, ogni [[cuscino]] è una nazione.''
*''Piango solo per provare, perché vorrei imparare a ritirare su le lacrime, quando ormai sono andate fuori da me per metà.''
==Collaborazioni==
{{collaborazioni}}
*[[Fabri Fibra]]
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
===Opere===
{{Pedia|Di vizi di forma virtù||(2008)}}
{{Pedia|D' parte prima||(2010)}}
{{Pedia|D' parte seconda||(2010)}}
{{Pedia|Nostalgia istantanea||(2012)}}
[[Categoria:Cantautori italiani]]
[[Categoria:Disc jockey italiani]]
[[Categoria:Parolieri italiani]]
[[Categoria:Produttori discografici italiani]]
[[Categoria:Rapper italiani]]
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Libro di Tobia
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2026-07-30T07:52:45Z
Spinoziano
2297
amplio
1422176
wikitext
text/x-wiki
{{Antico Testamento}}
'''''Libro di Tobia''''', testo deuterocanonico della Bibbia.
==[[Incipit]]==
[[Immagine:Pereda-tobias.jpg|thumb|left|''Tobia cura la cecità di suo padre'' (Antonio de Pereda, 1652)]]
Libro della storia di [[Tobi (Bibbia)|Tobi]], figlio di Tòbiel, figlio di Anàniel, figlio di Aduel, figlio di Gàbael, della discendenza di Asiel, della [[Neftali (tribù)|tribù di Nèftali]]. Al tempo di Salmanàssar, re degli Assiri, egli fu condotto prigioniero da Tisbe, che sta a sud di Kades di Nèftali, nell'alta Galilea, sopra Casor, verso occidente, a nord di Sefet.
==Citazioni==
[[File:William-Adolphe Bouguereau (1825-1905) - Tobias Saying Good-Bye to his Father (1860).png|thumb|''Tobia dice addio a suo padre'' (William Bouguereau, 1860)]]
*Mi trovavo ancora al mio paese, la terra d'Israele, ed ero ancora giovane, quando la tribù del mio antenato Nèftali abbandonò la casa di Davide e si staccò da [[Gerusalemme]], la sola città fra tutte le tribù d'Israele scelta per i sacrifici. In essa era stato edificato il tempio, dove abita Dio, ed era stato consacrato per tutte le generazioni future. Tutti i miei fratelli e quelli della tribù del mio antenato Nèftali facevano sacrifici sui monti della Galilea al vitello che [[Geroboamo|Geroboàmo]] re d'Israele aveva fabbricato in Dan. (Tobi: 1, 4 – 5)
*Nello stesso giorno capitò a Sara figlia di Raguele, abitante di Ecbàtana, nella Media, di sentire insulti da parte di una serva di suo padre. Bisogna sapere che essa era stata data in moglie a sette uomini e che [[Asmodeo]], il cattivo demonio, glieli aveva uccisi, prima che potessero unirsi con lei come si fa con le mogli. (3, 7 – 8)
*[...] fu mandato [[Arcangelo Raffaele|Raffaele]] a guarire i due: a togliere le macchie bianche dagli occhi di Tobi, perché con gli occhi vedesse la luce di Dio; a dare Sara, figlia di Raguele, in sposa a Tobia, figlio di Tobi, e a liberarla dal cattivo demonio Asmodeo. (3, 17)
*Se agirai con [[rettitudine]], riusciranno le tue azioni, come quelle di chiunque pratichi la giustizia. Dei tuoi beni fa' [[elemosina]]. Non distogliere mai lo [[sguardo]] dal [[povertà|povero]], così non si leverà da te lo sguardo di Dio. La tua elemosina sia proporzionata ai beni che possiedi: se hai molto, dà molto; se poco, non esitare a dare secondo quel poco. Così ti preparerai un bel tesoro per il giorno del bisogno, poiché l'elemosina libera dalla morte e salva dall'andare tra le tenebre. Per tutti quelli che la compiono, l'elemosina è un dono prezioso davanti all'Altissimo. ([[Tobi (Bibbia)|Tobi]]: 4, 6 – 11)
*Non fare a nessuno ciò che non piace a te.<ref>Cfr. [[Etica della reciprocità]].</ref> Non bere vino fino all'ebbrezza e non avere per compagna del tuo viaggio l'[[ubriachezza]]. Da' il tuo pane a chi ha fame e fa' parte dei tuoi vestiti agli ignudi. Da' in elemosina quanto ti sopravanza e il tuo occhio non guardi con malevolenza, quando fai l'elemosina. (Tobi: 4, 15 – 16)
*Uscì Tobia in cerca di uno pratico della strada che lo accompagnasse nella Media. Uscì e si trovò davanti l'angelo Raffaele, non sospettando minimamente che fosse un angelo di Dio. (5, 4)
*Che gioia posso ancora avere? Sono un uomo [[Cecità|cieco]]; non vedo la luce del cielo; mi trovo nella oscurità come i morti che non contemplano più la luce. Anche se vivo, dimoro con i morti; sento la voce degli uomini, ma non li vedo. (Tobi: 5, 10)
*Perché hai voluto che mio figlio partisse? Non è lui il bastone della nostra mano, lui, la guida dei nostri passi? Si lasci perdere il denaro e vada in cambio di nostro figlio. Quel genere di vita che ci è stato dato dal Signore è abbastanza per noi. (Anna: 5, 19 – 20)
*Tobia allora si ricordò delle parole di Raffaele: prese dal suo sacco il fegato e il cuore del pesce e li pose sulla brace dell'incenso. L'odore del pesce respinse il demonio, che fuggì nelle regioni dell'alto Egitto. Raffaele vi si recò all'istante e in quel luogo lo incatenò e lo mise in ceppi. (8, 2 – 3)
*Fate conoscere a tutti gli uomini le opere di Dio, come è giusto, e non trascurate di ringraziarlo. È bene tener nascosto il segreto del re, ma è cosa gloriosa rivelare e manifestare le opere di Dio. Fate ciò che è bene e non vi colpirà alcun male. Buona cosa è la preghiera con il digiuno e l'[[elemosina]] con la giustizia. Meglio il poco con [[Giustizia e ingiustizia|giustizia]] che la ricchezza con ingiustizia. Meglio è praticare l'elemosina che mettere da parte oro. L'elemosina salva dalla morte e purifica da ogni peccato. Coloro che fanno l'elemosina godranno lunga vita. Coloro che commettono il [[peccato]] e l'ingiustizia sono nemici della propria vita. ([[Arcangelo Raffaele|Raffaele]]: 12, 6 – 10)
*Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono sempre pronti ad entrare alla presenza della maestà del Signore. (Raffaele: 12, 15)
*Benedite Dio per tutti i secoli. Quando ero con voi, io non stavo con voi per mia iniziativa, ma per la volontà di Dio: lui dovete benedire sempre, a lui cantate inni. A voi sembrava di vedermi mangiare, ma io non mangiavo nulla: ciò che vedevate era solo apparenza. Ora benedite il Signore sulla terra e rendete grazie a Dio. Io ritorno a colui che mi ha mandato. (Raffaele: 12, 17 – 20)
*''Benedetto Dio che vive in eterno | il suo regno dura per tutti i secoli; | Egli castiga e usa misericordia, | fa scendere negli abissi della terra, | fa risalire dalla Grande Perdizione | e nulla sfugge alla sua mano.'' ([[Tobi (Bibbia)|Tobi]]: 13, 2)
*''[[Conversione religiosa|Convertitevi]] a lui con tutto il cuore e con tutta l'anima, | per fare la giustizia davanti a Lui, | allora Egli si convertirà a voi | e non vi nasconderà il suo volto.'' (Tobi: 13, 6)
*Figlio, porta via i tuoi figli e rifugiati in Media, perché io credo alla parola di Dio, che [[Naum (profeta)|Nahum]] ha pronunziato su Ninive. Tutto dovrà accadere, tutto si realizzerà sull'Assiria e su Ninive, come hanno predetto i profeti d'Israele, che Dio ha inviati; non una delle loro parole cadrà. (Tobi: 14, 4)
*Vedi, figlio, quanto ha fatto Nadab al padre adottivo Achikar. Non è stato egli costretto a scendere vivente sotto terra? Ma Dio ha rigettato l'infamia in faccia al colpevole: Achikar ritornò alla luce mentre invece Nadab entrò nelle tenebre eterne, perché aveva cercato di far morire Achikar. Per aver praticato l'elemosina, Achikar sfuggì al laccio mortale che gli aveva teso Nadab, Nadab invece cadde in quel laccio, che lo fece perire. Così, figli miei, vedete dove conduce l'elemosina e dove conduce l'iniquità: essa conduce alla morte. Ma ecco, mi sfugge il respiro! (Tobi, [[ultime parole]]: 14, 10 – 11)
==[[Explicit]]==
Quando morì la madre, Tobia la seppellì vicino al padre, poi partì per la Media con la moglie e i figli. Abitò in Ecbàtana, presso Raguele suo suocero. Curò con onore i suoceri nella loro vecchiaia e li seppellì a Ecbàtana in Media. Tobia ereditò il patrimonio di Raguele come ereditò quello del padre Tobi. Morì da tutti stimato all'età di centodiciassette anni. Prima di morire sentì parlare della rovina di [[Ninive]] e vide i prigionieri che venivano deportati in Media per opera di Achiacar re della Media. Benedisse allora Dio per quanto aveva fatto nei confronti degli abitanti di Ninive e dell'Assiria. Prima di morire poté dunque gioire della sorte di Ninive e benedisse il Signore Dio nei secoli dei secoli.
==Citazioni sul ''Libro di Tobia''==
*Solo i [[cane|cani]] che sanno latrare per i padroni, sanno difendere le loro case. Perciò impara anche tu a levare la tua voce per Cristo, quando feroci lupi ne assaltano l'ovile, impara a tener pronta nella tua bocca la parola, perché non sembri che tu, come un cane muto mantenendo un silenzio imputabile a tradimento, abbia abbandonato il posto di guardia affidato alla tua fedeltà. Tale fu il cane viaggiatore e compagno dell'angelo, che [[Arcangelo Raffaele|Raffaele]] non inutilmente nel libro ispirato ritenne di prendere con sé e con il figlio di Tobi, quando si mise in cammino per mettere in fuga Asmodeo e sancire le nozze; infatti la riconoscenza d'un animo non immemore scaccia il demonio e consolida il matrimonio. Perciò il santo angelo Raffaele con l'esempio di quel muto animale educava alla riconoscenza l'animo del giovane Tobia ch'era stato affidato alla sua protezione. Chi non arrossirebbe di non mostrarsi grato a coloro che gli hanno fatto del bene, vedendo che persino le bestie cercano di evitare la taccia d'ingratitudine? ([[Sant'Ambrogio]])
==Note==
<references/>
==Bibliografia==
*''[http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_INDEX.HTM La sacra Bibbia]'', edizione CEI, 1974.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Antico Testamento|Tobia]]
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Emilio Servadio
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wikitext
text/x-wiki
[[File:Controfagotto 1961 - Emilio Servadio.png|miniatura|Emilio Servadio nel 1961]]
'''Emilio Servadio''' (1904 – 1995), psicoanalista, parapsicologo, esoterista e giornalista pubblicista italiano.
==Citazioni di Emilio Servadio==
*Così come [[San Rocco]], secondo la leggenda, era regolarmente accompagnato da un cane, così a [[Piero Angela]] suole accompagnarsi [[James Randi]], prestigiatore. […] È per lo meno curioso osservare con quanta fiducia lo scettico Piero Angela (che non dà credito ad alcun parapsicologo passato o presente) presti orecchio alle molte sciocchezze o fandonie di questo assai poco attendibile ed equivoco personaggio.<ref>Da ''Scienza e Mistero'', ''Il mondo della paraspicologia'' n. 3, giugno 1980, pp. 44-47.</ref>
*L'aver così autorevolmente ridimensionato uno dei "punti di riferimento" {{NDR|[[Donatien Alphonse François de Sade|de Sade]]}} più importanti di tutta quanta la sessuologia moderna, non è che uno dei molti motivi di quella gratitudine che dobbiamo a [[Mario Praz|Praz]].<ref>Da Emilio Servadio, ''[http://digitale.bnc.roma.sbn.it/tecadigitale/giornale/CFI0415092/1977/n.50/3 Quando la letteratura illumina la psiche]'', ''Il Tempo'', 25 febbraio 1977.</ref>
*Lo [[scienziato]] deve avere il più grande rispetto per lo [[spirito]], per l'[[anima]], per [[Dio]], per l'[[aldilà]], ma se comincia a parlare di queste cose, esce dal campo della [[scienza]]. Ho detto prima che io sono contrario all'"ipotesi [[spiritismo|spiritica]]" nell'interpretazione di certi fenomeni [[parapsicologia|parapsicologici]]. Questo non significa che io sia materialista, anzi, io mi considero uno [[spiritualismo|spiritualista]]. La mia concezione del mondo, dell'universo, è orientata in senso spiritualistico. Io sono convinto che il ''Primum movens'', qualunque nome gli si voglia dare, è immateriale e spirituale. Ma non posso ragionare con queste idee in un gabinetto scientifico.<ref>Dall'intervista di Renzo Allegri, ''La scienza ammette: è possibile prevedere il futuro'', ''Gente'' n. 16, 16 aprile 1977, pp. 70-76; citato in Renzo Allegri, ''Viaggio nel paranormale'', Rusconi, 1978, pp. 288-298.</ref>
*Molto di quello che succede tra [[paziente]] e guaritore in fondo non è che l'ingrandimento quantitativo di ciò che sempre succede, inconsapevolmente a piccole dosi, tra paziente e [[medico]]: ossia la "proiezione" sulla figura del terapeuta, dell'immagine arcaica del taumaturgo e del mago, e cioè in sostanza di una ''imago'' dotata di una quasi onnipotenza. Questa ''imago'' esiste in ognuno di noi.<ref>''Guarigione e guaritori'', in Aa.Vv., ''I contromedici: profili di guaritori internazionali '', a cura di Enzo Campanelli e Lucia Alberti, Società Editrice Dante Alighieri, 1976, p. 314.</ref>
*Trovo, certo, assai strano che nell'anno 1978 la parapsicologia venga tutta quanta rimessa in discussione, a opera di un giornalista della TV e di un certo numero di uomini di scienza, espertissimi certo nei loro rispettivi campi, ma per nulla edotti su ciò che la parapsicologia, quella vera e seria, è oggi in molti Paesi del mondo.
:Io rispetto costoro quando discettano di materie per le quali hanno conseguito titoli accademici: ma che un fisico in cattedra, o un astronomo, entri in merito alle manifestazioni di [[percezione extrasensoriale|percezioni extrasensoriali]] o ai fenomeni di ''[[Poltergeist]]'' senza averli studiati, è semplicemente inammissibile.<ref>Dall'intervista di Renzo Allegri, ''La parapsicologia non è un quiz'', ''Gente'' n. 17, 29 aprile 1978, pp. 44-48.</ref>
==Note==
<references/>
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Servadio, Emilio}}
[[Categoria:Psicoanalisti italiani]]
[[Categoria:Giornalisti italiani]]
[[Categoria:Pubblicisti italiani]]
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[[File:Controfagotto 1961 - Emilio Servadio.png|miniatura|Emilio Servadio nel 1961]]
'''Emilio Servadio''' (1904 – 1995), psicoanalista, parapsicologo, esoterista e giornalista pubblicista italiano.
==Citazioni di Emilio Servadio==
*Così come [[San Rocco]], secondo la leggenda, era regolarmente accompagnato da un cane, così a [[Piero Angela]] suole accompagnarsi [[James Randi]], prestigiatore. […] È per lo meno curioso osservare con quanta fiducia lo scettico Piero Angela (che non dà credito ad alcun parapsicologo passato o presente) presti orecchio alle molte sciocchezze o fandonie di questo assai poco attendibile ed equivoco personaggio.<ref>Da ''Scienza e Mistero'', ''Il mondo della paraspicologia'' n. 3, giugno 1980, pp. 44-47.</ref>
*L'aver così autorevolmente ridimensionato uno dei "punti di riferimento" {{NDR|[[Donatien Alphonse François de Sade|de Sade]]}} più importanti di tutta quanta la sessuologia moderna, non è che uno dei molti motivi di quella gratitudine che dobbiamo a [[Mario Praz|Praz]].<ref>Da Emilio Servadio, ''[http://digitale.bnc.roma.sbn.it/tecadigitale/giornale/CFI0415092/1977/n.50/3 Quando la letteratura illumina la psiche]'', ''Il Tempo'', 25 febbraio 1977.</ref>
*Lo [[scienziato]] deve avere il più grande rispetto per lo [[spirito]], per l'[[anima]], per [[Dio]], per l'[[aldilà]], ma se comincia a parlare di queste cose, esce dal campo della [[scienza]]. Ho detto prima che io sono contrario all'"ipotesi [[spiritismo|spiritica]]" nell'interpretazione di certi fenomeni [[parapsicologia|parapsicologici]]. Questo non significa che io sia materialista, anzi, io mi considero uno [[spiritualismo|spiritualista]]. La mia concezione del mondo, dell'universo, è orientata in senso spiritualistico. Io sono convinto che il ''Primum movens'', qualunque nome gli si voglia dare, è immateriale e spirituale. Ma non posso ragionare con queste idee in un gabinetto scientifico.<ref>Dall'intervista di Renzo Allegri, ''La scienza ammette: è possibile prevedere il futuro'', ''Gente'' n. 16, 16 aprile 1977, pp. 70-76; citato in Renzo Allegri, ''Viaggio nel paranormale'', Rusconi, 1978, pp. 288-298.</ref>
*Molto di quello che succede tra [[paziente]] e guaritore in fondo non è che l'ingrandimento quantitativo di ciò che sempre succede, inconsapevolmente a piccole dosi, tra paziente e [[medico]]: ossia la "proiezione" sulla figura del terapeuta dell'immagine arcaica del taumaturgo e del mago, e cioè in sostanza di una ''imago'' dotata di una quasi onnipotenza. Questa ''imago'' esiste in ognuno di noi.<ref>''Guarigione e guaritori'', in Aa.Vv., ''I contromedici: profili di guaritori internazionali '', a cura di Enzo Campanelli e Lucia Alberti, Società Editrice Dante Alighieri, 1976, p. 314.</ref>
*Trovo, certo, assai strano che nell'anno 1978 la parapsicologia venga tutta quanta rimessa in discussione, a opera di un giornalista della TV e di un certo numero di uomini di scienza, espertissimi certo nei loro rispettivi campi, ma per nulla edotti su ciò che la parapsicologia, quella vera e seria, è oggi in molti Paesi del mondo.
:Io rispetto costoro quando discettano di materie per le quali hanno conseguito titoli accademici: ma che un fisico in cattedra, o un astronomo, entri in merito alle manifestazioni di [[percezione extrasensoriale|percezioni extrasensoriali]] o ai fenomeni di ''[[Poltergeist]]'' senza averli studiati, è semplicemente inammissibile.<ref>Dall'intervista di Renzo Allegri, ''La parapsicologia non è un quiz'', ''Gente'' n. 17, 29 aprile 1978, pp. 44-48.</ref>
==Note==
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==Altri progetti==
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[[File:Controfagotto 1961 - Emilio Servadio.png|miniatura|Emilio Servadio nel 1961]]
'''Emilio Servadio''' (1904 – 1995), psicoanalista, parapsicologo, esoterista e giornalista pubblicista italiano.
==Citazioni di Emilio Servadio==
*Così come [[San Rocco]], secondo la leggenda, era regolarmente accompagnato da un cane, così a [[Piero Angela]] suole accompagnarsi [[James Randi]], prestigiatore. […] È per lo meno curioso osservare con quanta fiducia lo scettico Piero Angela (che non dà credito ad alcun parapsicologo passato o presente) presti orecchio alle molte sciocchezze o fandonie di questo assai poco attendibile ed equivoco personaggio.<ref>Da ''Scienza e Mistero'', ''Il mondo della paraspicologia'' n. 3, giugno 1980, pp. 44-47.</ref>
*L'aver così autorevolmente ridimensionato uno dei "punti di riferimento" {{NDR|[[Donatien Alphonse François de Sade|de Sade]]}} più importanti di tutta quanta la sessuologia moderna, non è che uno dei molti motivi di quella gratitudine che dobbiamo a [[Mario Praz|Praz]].<ref>Da Emilio Servadio, ''[http://digitale.bnc.roma.sbn.it/tecadigitale/giornale/CFI0415092/1977/n.50/3 Quando la letteratura illumina la psiche]'', ''Il Tempo'', 25 febbraio 1977.</ref>
*Lo [[scienziato]] deve avere il più grande rispetto per lo [[spirito]], per l'[[anima]], per [[Dio]], per l'[[aldilà]], ma se comincia a parlare di queste cose, esce dal campo della [[scienza]]. Ho detto prima che io sono contrario all'"ipotesi [[spiritismo|spiritica]]" nell'interpretazione di certi fenomeni [[parapsicologia|parapsicologici]]. Questo non significa che io sia materialista, anzi, io mi considero uno [[spiritualismo|spiritualista]]. La mia concezione del mondo, dell'universo, è orientata in senso spiritualistico. Io sono convinto che il ''Primum movens'', qualunque nome gli si voglia dare, è immateriale e spirituale. Ma non posso ragionare con queste idee in un gabinetto scientifico.<ref>Dall'intervista di Renzo Allegri, ''La scienza ammette: è possibile prevedere il futuro'', ''Gente'' n. 16, 16 aprile 1977, pp. 70-76; citato in Renzo Allegri, ''Viaggio nel paranormale'', Rusconi, 1978, pp. 288-298.</ref>
*Molto di quello che succede tra [[paziente]] e guaritore in fondo non è che l'ingrandimento quantitativo di ciò che sempre succede, inconsapevolmente a piccole dosi, tra paziente e [[medico]]: ossia la "proiezione" sulla figura del terapeuta dell'immagine arcaica del taumaturgo e del mago, e cioè in sostanza di una ''imago'' dotata di una quasi onnipotenza. Questa ''imago'' esiste in ognuno di noi.<ref>''Guarigione e guaritori'', in Aa.Vv., ''I contromedici: profili di guaritori internazionali'', a cura di Enzo Campanelli e Lucia Alberti, Società Editrice Dante Alighieri, 1976, p. 314.</ref>
*Trovo, certo, assai strano che nell'anno 1978 la parapsicologia venga tutta quanta rimessa in discussione, a opera di un giornalista della TV e di un certo numero di uomini di scienza, espertissimi certo nei loro rispettivi campi, ma per nulla edotti su ciò che la parapsicologia, quella vera e seria, è oggi in molti Paesi del mondo.
:Io rispetto costoro quando discettano di materie per le quali hanno conseguito titoli accademici: ma che un fisico in cattedra, o un astronomo, entri in merito alle manifestazioni di [[percezione extrasensoriale|percezioni extrasensoriali]] o ai fenomeni di ''[[Poltergeist]]'' senza averli studiati, è semplicemente inammissibile.<ref>Dall'intervista di Renzo Allegri, ''La parapsicologia non è un quiz'', ''Gente'' n. 17, 29 aprile 1978, pp. 44-48.</ref>
==Note==
<references/>
==Altri progetti==
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*'''[[Gola (anatomia)|Gola]]''' – strutture anatomiche situate nella parte anteriore del collo dei vertebrati
*'''[[Gola (ingordigia)|Gola]]''' – ingordigia di cibi e bevande (nella religione cristiana, un vizio o peccato capitale)
*'''[[Gola (geografia)|Gola]]''' – incisione naturale creata da un corso d'acqua
*'''[[Gola (Croazia)|Gola]]''' – comune della Croazia
*'''[[Giuseppe Gola]]''' – botanico italiano
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Alfred Loisy
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/* Citazioni su Alfred Loisy */ Giuseppe Prezzolini
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[[File:Alfred Loisy.jpg|thumb|Alfred Loisy nel 1910]]
'''Alfred Firmin Loisy''' (1857 – 1940), biblista e storico francese.
==''Le origini del cristianesimo''==
===[[Incipit]]===
Il [[cristianesimo]] nacque dal giudaismo; ma, per quel che possiamo giudicarne, non trasse origine da una delle grandi correnti che dominavano allora il pensiero ebraico, il fariseismo il sadduceismo l'essenismo, bensì da piccoli gruppi eccentrici; e nella storia del giudaismo {{sic|palestinense}} prima del 70 ebbe indubbiamente scarso risalto, tanto che [[Flavio Giuseppe|Giuseppe Flavio]] credette di poter fare a meno di parlarne nei suoi scritti. Non fu un movimento di ascetismo organizzato e, tanto meno, una forma di pietismo legalistico; e non fu in alcun modo una scuola di conservatorismo tradizionale. Fu certamente un movimento messianico, ma che si svolse in condizioni affatto particolari e senza il furore sanguinario degli Zeloti. Si richiamava a un Cristo defunto, che viveva presso Dio e il cui avvento doveva venir effettuato dall'alto, e cioè da lui stesso; e fu ben presto, in questo senso, un mistero di salvazione di cui il Cristo fu l'anima, mentre l'avvento di questo Cristo si trasponeva progressivamente e si realizzava, per così dire, nella fede della sua Chiesa. Tale mistero non poteva non definirsi e svilupparsi in una teologia. Tuttavia, il cristianesimo fu, in origine, una religione di gente di umile condizione, non di teologi o di dotti dogmatizzanti o di sognatori contemplativi. <!--(cap. 1, Le fonti, p. 1)-->
===Citazioni===
*[[Giuda il Galileo]] non fu, certo, un maestro di filosofia o di vita ascetica; storicamente, fu soltanto un capo di bande o, piuttosto di briganti. Ma costituisce l'esempio tipico di una mentalità comune: della fede cieca ed assoluta, aspirante a realizzare nella sua pienezza l'idea del regno di Dio. (cap. 2, p. 55)
*Il principio ispiratore degli [[Zelota|Zeloti]], – su questo punto possiamo credere a Giuseppe Flavio –, era che gli Israeliti, popolo e figli di Dio, non avevano sulla terra altro sovrano legittimo che il signore del cielo. Quindi, la dominazione romana era sacrilega, il suo esercizio un'usurpazione empia, e bisognava rifiutare il tributo a Cesare. La rivolta contro l'impero idolatra era il più sacro dei doveri. (cap. 2, p. 55)
*A chi somiglia, infatti, il Cristo dell'''Apocalisse'', sul suo cavallo bianco, con il suo nome di mistero, gli occhi come fuoco fiammante, la spade che gli esce dalla bocca, i diademi folgoranti e il manto tinto di sangue? Somiglia a un dio solare, a [[Mitra]], che su alcuni bassorilievi è raffigurato a cavallo. E molto ci sarebbe da dire su questo Cristo apocalittico, con le sue sette chiese, le sue sette stelle, i suoi sette spiriti, che è il Santo, che è il Vero. Esso ha l'aspetto di una divinità astrale, presidente di sfere celesti, come Mitra, come Attis e altri. Si è sentita, si è creata tale affinità per rappresentarsi il Cristo come signore dell'universo. Per tal modo, da profeta del regno di Dio, da Messia promesso a Israele, Gesù si convertiva in signore del mondo e dell'umanità. La comunicazione degli attributi era tanto più facile in quanto gli dèi solari, quali dèi di luce, erano dèi di verità, dèi di giustizia, e, per questo aspetto morale del loro carattere, Gesù, identificato con il suo stesso ideale di giustizia eterna e di verità divina, li raggiungeva. (p. 243)
===[[Explicit]]===
Il successo del cristianesimo era stato preparato dalla diffusione dell'ebraismo; ma esso attuò una conquista che il giudaismo, che l'aveva iniziata, si dimostrava impotente a proseguire, perché teneva prigioniera nelle forme di un angusto nazionalismo un'idea di umanità universale. Tale idea, il cristianesimo la propose, entro l'involucro di un simbolo religioso, a tutti i diseredati del mondo antico, che non avevano patria e che accorsero a lui. Il senso di umanità che, a partire dall'{{sic|Evangelio}}, si sviluppò nel cristianesimo primitivo portò la Chiesa cattolica al primo piano della storia. È noto in che modo vi operò poi e in quale misura ha attuato o non il suo programma. Ma, dalla fine del secondo secolo ai giorni nostri, tale storia è abbondantemente documentata. Qui ha termine la preistoria del cristianesimo: la storia che si può indurre con prudenza, e in maniera più o meno congetturale, da testimonianze che contengono soprattutto la leggenda mistica della sua istituzione.
==''La religione d'Israele''==
===[[Incipit]]===
La fonte principale, per non dire l'unica, che si abbia per la storia della religione ebraica, anteriormente alla dominazione greca, si è quella collezione di libri che la tradizione cristiana ha definito col nome di Vecchio Testamento, e che si sono conservati, per la maggior parte, nella loro lingua d'origine, nella bibbia ebraica. Qui riesce sopra tutto importante apprezzare il contenuto di questi scritti, che sono stati e sono ancora considerati come sacri dai Giudei e dai Cristiani. Gli altri documenti numerosissimi, che riguardano la storia del giudaismo sotto la dominazione romana, fino alla completa distruzione della nazionalità giudaica, o non interessano se non la storia esteriore della religione, oppure non presentano la stessa difficoltà di analisi e di interpretazione che ci presentano i testi biblici, ed ognuno può sottoporli senza tema di errare alle regole comuni della critica. <!--(Cap. 1, Le Fonti, p. 23)-->
===Citazioni===
*È perfettamente inutile rammentare al lettore che il nome [[Geova|Jehova]] è un barbarismo che non ha avuto nemmeno il privilegio dell'antichità. (p. 126)
*Mosè non avrebbe potuto raccogliere le tribù sotto il patronato di [[Yahweh|Jahvè]], qualora questo dio fosse stato loro sconosciuto; e pare altresi certo che, prima di Mosè, Jahvè non fosse il dio comune delle tribù che, in seguito, l'adorarono. Non si è ancora riusciti a dimostrare se si tratti di un nome di origine cananea, oppure egiziana od assira. (pp. 127-128)
*La religione mosaica era ben lungi dall'essere un rigoroso monoteismo. Per trovare questo monoteismo negli antichi testi bisognerebbe farvelo entrare per forza. Ma coloro che si figuravano Jahvè nello spirito della notte, in atto di battersi con Giacobbe e collo stesso Mosè, in atto di fermare l'asina di Balaam, ed anche in atto di viaggiare nell'arca, a meno che ciò avvenisse nel serpente di rame, avendo un nome, alla pari degli dei vicini, ed, alla pari di questi, un popolo da custodire, e proteggere, costoro, evidentemente, lo concepivano come un dio particolare, potentissimo nella sua sfera d'azione, ed in atto di operare meraviglie nell'interesse dei suoi fedeli, ma pur sempre un dio frammezzo ad una schiera di dei, quantunque, infallantemente, fosse il più forte, il più grande, e forse anche il migliore. (p. 131)
*Si è fatto osservare che il Sinai di Madian era una regione vulcanica, e che questa circostanza verrebbe a spiegare il perché Jahvè era un dio igneo, un dio della tempesta, del quale riusciva altresi facile il fare un dio della guerra. Dalla stessa causa potrebbe provenire il suo esclusivismo. Questo spirito formidabile, adorato da un certo numero di tribù incolte, non si era trasmutato in un capo di una famiglia divina, come era avvenuto per gli dei delle altre nazioni. Egli bastava a se stesso, e non tollerava la vicinanza di altri dei. Questa caratteristica si trova testificata in modo incontestabile. (p. 132)
*La santità di Jahvè consiste nella sua inviolabilità, nella sua inaccessibilità, nella potenza che di cui è fornito di far rispettare la sua volontà, e non nella perfezione morale della sua natura. Si è detto che il suo carattere possiede dei tratti morali, ma non è precisamente un carattere morale. La sua potenza, la sua scienza, la sua bontà, sopratutto, hanno dei limiti. Quel dio del quale si crede che uccida istantaneamente coloro che rimirano la sua arca, o che stendono la mano per impedirle di cadere, non è un giudice che renda il castigo proporzionato alla colpa, sibbene un essere terribile che viene irritato quando lo si avvicina più di quello che convenga. La più leggera infrazione commessa contro la sua volontà, il più leggero attentato alla maestà del suo nome, lo ricolmano qualche volta di furore, ed a piacer suo o punisce le offese, oppure non vi bada nemmeno. (pp. 134-135)
*Quanto più una catastrofe è spaventosa, tanto più nella stessa si riconosce il suo intervento. Si trova esser naturale che egli estermini in una sola notte tutti i primogeniti degli egiziani: è il passaggio di Jahvè. Opera sua sono la peste e le malattie, come le stesse sono opera degli spiriti. Acceca o fa impazzire coloro che vuol perdere. Provoca il delitto che poi punirà. Siccome ogni trasporto violento dell'anima veniva attribuito agli spiriti, buono o cattivo che potesse essere, ogni eminente attitudine come ogni disordine dell'intelligenza la si attribuisce a Jahvè, il quale, in tal modo, viene ad essere, al tempo stesso, il genio del bene ed il genio dal male dei suoi sudditi. (pp. 136-137)
*Il [[Religione cananea|culto di Canaan]] era un politeismo volgare, che nascondeva in modo abbastanza superficiale uno strato d'animismo e di feticismo, eredità dei tempi antichi e, probabilmente, per lo meno per una parte, era proprio anche di quelle popolazioni vagabonde che se ne vivevano nel paese prima che se ne impadronissero i Cananei. Ogni località possiede il suo dio particolare; possiede il suo Baal, il culto del quale viene associato a quello di una pianta, di una fonte, di una pietra, di una caverna. [...] Tanto gli dei quanto le dee possono avere dei nomi particolari, ed è facile distinguerli, perché al loro nome va unito il nome del loro capoluogo: il baal di questa città non si può confondere con quello di quella, più di quello che si possano confondere le città stesse, che veneravano quei baal. Il paese si trovava frazionato in una serie di piccole signorie più o meno indipendenti, e questo frazionamento spiega questa molteplicità di dei. (pp. 148-149)
*Gli antichi dei rappresentavano l'autonomia locale, la quale doveva scomparire mediante l'unificazione politica sotto i capi di Israele; Jahvè stava a rappresentare l'umanità del popolo conquistatore ed il suo dominio. Coll'oracolo suo e la ''Thora'' dei suoi sacerdoti; col temperamento guerresco di cui era fornito, temperamento che faceva di lui il vero capitano delle schiere israelitiche; col regime delle guerre sacre, che trasformavano per un certo spazio di tempo i combattenti di Israele in una specie di ordine militare, sottoposto a strettissime regole religiose, che costituivano la sua disciplina; con i suoi entusiasti [...], i quali, sotto il nome di ''Nazir'' e di ''Nabis'' gli fungevano da testimonii al cospetto di popolazioni sensibili a tutte le manifestazioni della fede, anche e sopra tutto alle più stravaganti, Jahvè s'imponeva in tutti quei luoghi in cui Israele riusciva a metter piede. Se egli fosse già stato il dio del cielo e della terra, gli si sarebbero potuti subordinre gli dei locali, in qualità di spiriti celesti, come più tardi avvenne per gli dei delle varie nazioni. (pp. 154-155)
*È certo che una delle caratteristiche più straordinarie dello Jahvismo si è quella evoluzione mediante la quale il veggente, indovino e mago, l'entusiasta delirante, è divenuto il profeta degli ultimi tempi della monarchia, giudice dei re, difensore dei poveri, predicatore di giustizia, sempre preoccupato dell'avvenire per la tradizione di stato, ma che sempre coordina le sue predicazioni ad un insegnamento morale. La profezia diventa a poco a poco l'interprete di una religione in cui tutti i mezzi di cui in passato si era servita la divinazione propriamente detta vengono condannati. (p. 178)
*[[Raab (mitologia)|Rahab]] è il formidabile [[Tiamat]], che il demiurgo babilonese [[Marduk]] ha tagliato in due parti, da cui scaturirono il cielo e la terra. Gli ebrei poterono conoscere questo mito anche prima della cattività. Se ne sono riscontrate delle tracce in Giobbe ed in alcuni salmi. (p. 240)
==Citazioni su Alfred Loisy==
*I grandi spiriti, che abbandonarono la fede, da [[Ernest Renan|Renan]] a Loisy, confessarono, senza rossore, il loro disagio, e rimpiansero sempre il passato, riguardando la loro deviazione come una mutilazione e una sventura. Una profonda amarezza, che nessun applauso può dissipare, è nelle loro pagine, nelle loro parole. Sono sempre sul limitare della confessione. In ogni apostata c'è un'anima che implora in segreto la grazia divina. ([[Mario Missiroli]])
*Il Loisy, come in generale tutti i neo-cattolici, accentua il lato umano di Cristo, dicendo che per dogma è tanto uomo quanto Dio, ed accentua pure il lato umano della rivelazione. ([[Giuseppe Prezzolini]])
*Il sistema del Loisy ha il dono [...] d'essere il più radicale di tutti. La sua critica non soltanto accetta i resultati di quella non cristiana e di quella protestante, ma li supera. Si sa che alcuni protestanti non han fatto che riprendere certe tesi del Loisy. Non è una critica di concessioni e di mezze vie: è critica senz'altro, come la potrebbe fare un professore laico di filologia sopra un qualunque poco interessante poema di una qualsiasi letteratura. Nessun pregiudizio porta seco il critico: egli dimentica di essere prete e perfino di essere cattolico e cristiano. Non si preoccupa della tradizione che si è svolta sotto influenze dogmatiche. Non si preoccupa delle autorità, che non hanno a che fare con la critica. Non si preoccupa del pubblico, né dello scandalo, per quanto non lo cerchi. Ardito? Ma che ardito! semplicemente – esatto. ([[Giuseppe Prezzolini]])
*La forza con cui Loisy seppe attraversare tante vicende e tante delusioni, la decisione con cui pose al disopra di tutto i diritti della verità e della coscienza meriteranno sempre il riconoscimento e l'ammirazione degli spiriti religiosi. Nell'opera sua non hanno vissuto soltanto le aspirazioni di una generazione; essa esprime qualche cosa che è di tutti i tempi e che vive anche nelle età più morte, nel secreto dello spirito, attendendo il risveglio. ([[Piero Martinetti]])
*La vera grandezza di Loisy non è nella sua esegesi, né nella sua filosofia; ma in qualche cosa che vale ben più di ogni esegesi e di ogni filosofia: nella sua alta personalità, che attraverso tutta la vita e l'opera sua ha incarnato una volontà insopprimibile di libertà e sincerità nella vita religiosa. ([[Piero Martinetti]])
===[[Adolfo Omodeo]]===
*Esperto di [[mito|miti]], egli ha cercato d’impedire la formazione del mito sulla propria persona. I cattolici han tentato di applicargli il formulario speciale, con cui son soliti render fosche le figure degli eretici e degli eresiarchi. Molti acattolici, che non hanno la capacità di cogliere la non facile psicologia della crisi [[Modernismo teologico|modernistica]], hanno alterato il senso dei fatti. Infine lo stesso uomo di dottrina è duro ad intendersi in tutto il suo significato, soprattutto nel suo paese.
*Il Loisy della prima maniera aveva interpretato il cristianesimo entro l'orbita delle [[Ebraismo|idee giudaiche]] e della tradizione cristiana: organismo che cresce per impulso interiore, e svolge una virtualità implicita, che lo fa uno e diverso; contro la tesi di [[Adolf von Harnack|Adolfo Harnack]] che vedeva balenare, entro l'{{sic|evangelio}} di Gesù, la dottrina della religiosità pura, e poi la vedeva scomparire sotto il fiotto di religiosità e superstizioni [[Avvento|avventizie]]. Nella seconda fase, l'attenzione del Loisy è volta ad intendere il cristianesimo entro la storia delle religioni. Interpretazione evolutiva pur sempre, ma il principio evolutivo vien ricercato non più entro la religione individua, bensì entro lo spirito religioso dell'umanità.
*Lo accusarono – i professori di seminario e i nazionalisti – d'essere un importatore d'[[esegesi]] d'oltre Reno; accusa sciocca per l'insinuazione di passioni nazionali nei problemi della scienza, e che era possibile soltanto da parte di chi non conosceva l'alta cultura tedesca e la sua metodicità un po' miope, diametralmente contraria alla vivace e nervosa intuizione storica del Loisy. In complesso, egli si è formato in un chiuso travaglio interiore, perseguendo certe sue mete, poco comunicando col mondo esterno: tranne che coi suoi libri, i quali spesso non furono intesi e parvero non interessare. È rimasto, non ostanti i clamori suscitati da ''L'Évangile et l'Église'', un solitario, [[Scomunica|scomunicato]] dalla Chiesa e poco inteso dalla Francia laica, che non senza tergiversare gli concesse una cattedra al ''[[Collège de France]]''.
*Questa grande figura di storico e di critico, che, per un'ironia della sorte, nella cerchia dei suoi amici era, e forse è ancora, designato «le petit Loisy», si leva isolata e per molti rispetti abrupta nella cultura francese. Un metodo personale di ricerca, un acume penetrante d'intuizioni, una rara tenacia di analisi lo distinguono dalla moderna storiografia francese, che per tanta parte si attarda nella ''routine'' e nei formularii del [[Hippolyte Taine|Taine]], quando pure non va a ricercar nel [[Voltaire]] l'ispirazione. Anche la derivazione, in gran parte ideale, dal [[Ernest Renan|Renan]], che il Loisy a più riprese afferma, va accolta con molta discrezione.
==Bibliografia==
*Alfred Loisy, ''[https://archive.org/details/LoisyLaReligioneIsraele La religione d'Israele]'', Società editrice pontremolese, Piacenza, 1910.
*Alfred Loisy, ''[https://archive.org/details/LoisyLeOriginiDelCristianesimo Le origini del cristianesimo]'', Giulio Einaudi Editore, Torino, 1943.
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Loisy, Alfred}}
[[Categoria:Biblisti francesi]]
[[Categoria:Storici francesi]]
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/* Citazioni su Alfred Loisy */ altra di Prezzolini
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[[File:Alfred Loisy.jpg|thumb|Alfred Loisy nel 1910]]
'''Alfred Firmin Loisy''' (1857 – 1940), biblista e storico francese.
==''Le origini del cristianesimo''==
===[[Incipit]]===
Il [[cristianesimo]] nacque dal giudaismo; ma, per quel che possiamo giudicarne, non trasse origine da una delle grandi correnti che dominavano allora il pensiero ebraico, il fariseismo il sadduceismo l'essenismo, bensì da piccoli gruppi eccentrici; e nella storia del giudaismo {{sic|palestinense}} prima del 70 ebbe indubbiamente scarso risalto, tanto che [[Flavio Giuseppe|Giuseppe Flavio]] credette di poter fare a meno di parlarne nei suoi scritti. Non fu un movimento di ascetismo organizzato e, tanto meno, una forma di pietismo legalistico; e non fu in alcun modo una scuola di conservatorismo tradizionale. Fu certamente un movimento messianico, ma che si svolse in condizioni affatto particolari e senza il furore sanguinario degli Zeloti. Si richiamava a un Cristo defunto, che viveva presso Dio e il cui avvento doveva venir effettuato dall'alto, e cioè da lui stesso; e fu ben presto, in questo senso, un mistero di salvazione di cui il Cristo fu l'anima, mentre l'avvento di questo Cristo si trasponeva progressivamente e si realizzava, per così dire, nella fede della sua Chiesa. Tale mistero non poteva non definirsi e svilupparsi in una teologia. Tuttavia, il cristianesimo fu, in origine, una religione di gente di umile condizione, non di teologi o di dotti dogmatizzanti o di sognatori contemplativi. <!--(cap. 1, Le fonti, p. 1)-->
===Citazioni===
*[[Giuda il Galileo]] non fu, certo, un maestro di filosofia o di vita ascetica; storicamente, fu soltanto un capo di bande o, piuttosto di briganti. Ma costituisce l'esempio tipico di una mentalità comune: della fede cieca ed assoluta, aspirante a realizzare nella sua pienezza l'idea del regno di Dio. (cap. 2, p. 55)
*Il principio ispiratore degli [[Zelota|Zeloti]], – su questo punto possiamo credere a Giuseppe Flavio –, era che gli Israeliti, popolo e figli di Dio, non avevano sulla terra altro sovrano legittimo che il signore del cielo. Quindi, la dominazione romana era sacrilega, il suo esercizio un'usurpazione empia, e bisognava rifiutare il tributo a Cesare. La rivolta contro l'impero idolatra era il più sacro dei doveri. (cap. 2, p. 55)
*A chi somiglia, infatti, il Cristo dell'''Apocalisse'', sul suo cavallo bianco, con il suo nome di mistero, gli occhi come fuoco fiammante, la spade che gli esce dalla bocca, i diademi folgoranti e il manto tinto di sangue? Somiglia a un dio solare, a [[Mitra]], che su alcuni bassorilievi è raffigurato a cavallo. E molto ci sarebbe da dire su questo Cristo apocalittico, con le sue sette chiese, le sue sette stelle, i suoi sette spiriti, che è il Santo, che è il Vero. Esso ha l'aspetto di una divinità astrale, presidente di sfere celesti, come Mitra, come Attis e altri. Si è sentita, si è creata tale affinità per rappresentarsi il Cristo come signore dell'universo. Per tal modo, da profeta del regno di Dio, da Messia promesso a Israele, Gesù si convertiva in signore del mondo e dell'umanità. La comunicazione degli attributi era tanto più facile in quanto gli dèi solari, quali dèi di luce, erano dèi di verità, dèi di giustizia, e, per questo aspetto morale del loro carattere, Gesù, identificato con il suo stesso ideale di giustizia eterna e di verità divina, li raggiungeva. (p. 243)
===[[Explicit]]===
Il successo del cristianesimo era stato preparato dalla diffusione dell'ebraismo; ma esso attuò una conquista che il giudaismo, che l'aveva iniziata, si dimostrava impotente a proseguire, perché teneva prigioniera nelle forme di un angusto nazionalismo un'idea di umanità universale. Tale idea, il cristianesimo la propose, entro l'involucro di un simbolo religioso, a tutti i diseredati del mondo antico, che non avevano patria e che accorsero a lui. Il senso di umanità che, a partire dall'{{sic|Evangelio}}, si sviluppò nel cristianesimo primitivo portò la Chiesa cattolica al primo piano della storia. È noto in che modo vi operò poi e in quale misura ha attuato o non il suo programma. Ma, dalla fine del secondo secolo ai giorni nostri, tale storia è abbondantemente documentata. Qui ha termine la preistoria del cristianesimo: la storia che si può indurre con prudenza, e in maniera più o meno congetturale, da testimonianze che contengono soprattutto la leggenda mistica della sua istituzione.
==''La religione d'Israele''==
===[[Incipit]]===
La fonte principale, per non dire l'unica, che si abbia per la storia della religione ebraica, anteriormente alla dominazione greca, si è quella collezione di libri che la tradizione cristiana ha definito col nome di Vecchio Testamento, e che si sono conservati, per la maggior parte, nella loro lingua d'origine, nella bibbia ebraica. Qui riesce sopra tutto importante apprezzare il contenuto di questi scritti, che sono stati e sono ancora considerati come sacri dai Giudei e dai Cristiani. Gli altri documenti numerosissimi, che riguardano la storia del giudaismo sotto la dominazione romana, fino alla completa distruzione della nazionalità giudaica, o non interessano se non la storia esteriore della religione, oppure non presentano la stessa difficoltà di analisi e di interpretazione che ci presentano i testi biblici, ed ognuno può sottoporli senza tema di errare alle regole comuni della critica. <!--(Cap. 1, Le Fonti, p. 23)-->
===Citazioni===
*È perfettamente inutile rammentare al lettore che il nome [[Geova|Jehova]] è un barbarismo che non ha avuto nemmeno il privilegio dell'antichità. (p. 126)
*Mosè non avrebbe potuto raccogliere le tribù sotto il patronato di [[Yahweh|Jahvè]], qualora questo dio fosse stato loro sconosciuto; e pare altresi certo che, prima di Mosè, Jahvè non fosse il dio comune delle tribù che, in seguito, l'adorarono. Non si è ancora riusciti a dimostrare se si tratti di un nome di origine cananea, oppure egiziana od assira. (pp. 127-128)
*La religione mosaica era ben lungi dall'essere un rigoroso monoteismo. Per trovare questo monoteismo negli antichi testi bisognerebbe farvelo entrare per forza. Ma coloro che si figuravano Jahvè nello spirito della notte, in atto di battersi con Giacobbe e collo stesso Mosè, in atto di fermare l'asina di Balaam, ed anche in atto di viaggiare nell'arca, a meno che ciò avvenisse nel serpente di rame, avendo un nome, alla pari degli dei vicini, ed, alla pari di questi, un popolo da custodire, e proteggere, costoro, evidentemente, lo concepivano come un dio particolare, potentissimo nella sua sfera d'azione, ed in atto di operare meraviglie nell'interesse dei suoi fedeli, ma pur sempre un dio frammezzo ad una schiera di dei, quantunque, infallantemente, fosse il più forte, il più grande, e forse anche il migliore. (p. 131)
*Si è fatto osservare che il Sinai di Madian era una regione vulcanica, e che questa circostanza verrebbe a spiegare il perché Jahvè era un dio igneo, un dio della tempesta, del quale riusciva altresi facile il fare un dio della guerra. Dalla stessa causa potrebbe provenire il suo esclusivismo. Questo spirito formidabile, adorato da un certo numero di tribù incolte, non si era trasmutato in un capo di una famiglia divina, come era avvenuto per gli dei delle altre nazioni. Egli bastava a se stesso, e non tollerava la vicinanza di altri dei. Questa caratteristica si trova testificata in modo incontestabile. (p. 132)
*La santità di Jahvè consiste nella sua inviolabilità, nella sua inaccessibilità, nella potenza che di cui è fornito di far rispettare la sua volontà, e non nella perfezione morale della sua natura. Si è detto che il suo carattere possiede dei tratti morali, ma non è precisamente un carattere morale. La sua potenza, la sua scienza, la sua bontà, sopratutto, hanno dei limiti. Quel dio del quale si crede che uccida istantaneamente coloro che rimirano la sua arca, o che stendono la mano per impedirle di cadere, non è un giudice che renda il castigo proporzionato alla colpa, sibbene un essere terribile che viene irritato quando lo si avvicina più di quello che convenga. La più leggera infrazione commessa contro la sua volontà, il più leggero attentato alla maestà del suo nome, lo ricolmano qualche volta di furore, ed a piacer suo o punisce le offese, oppure non vi bada nemmeno. (pp. 134-135)
*Quanto più una catastrofe è spaventosa, tanto più nella stessa si riconosce il suo intervento. Si trova esser naturale che egli estermini in una sola notte tutti i primogeniti degli egiziani: è il passaggio di Jahvè. Opera sua sono la peste e le malattie, come le stesse sono opera degli spiriti. Acceca o fa impazzire coloro che vuol perdere. Provoca il delitto che poi punirà. Siccome ogni trasporto violento dell'anima veniva attribuito agli spiriti, buono o cattivo che potesse essere, ogni eminente attitudine come ogni disordine dell'intelligenza la si attribuisce a Jahvè, il quale, in tal modo, viene ad essere, al tempo stesso, il genio del bene ed il genio dal male dei suoi sudditi. (pp. 136-137)
*Il [[Religione cananea|culto di Canaan]] era un politeismo volgare, che nascondeva in modo abbastanza superficiale uno strato d'animismo e di feticismo, eredità dei tempi antichi e, probabilmente, per lo meno per una parte, era proprio anche di quelle popolazioni vagabonde che se ne vivevano nel paese prima che se ne impadronissero i Cananei. Ogni località possiede il suo dio particolare; possiede il suo Baal, il culto del quale viene associato a quello di una pianta, di una fonte, di una pietra, di una caverna. [...] Tanto gli dei quanto le dee possono avere dei nomi particolari, ed è facile distinguerli, perché al loro nome va unito il nome del loro capoluogo: il baal di questa città non si può confondere con quello di quella, più di quello che si possano confondere le città stesse, che veneravano quei baal. Il paese si trovava frazionato in una serie di piccole signorie più o meno indipendenti, e questo frazionamento spiega questa molteplicità di dei. (pp. 148-149)
*Gli antichi dei rappresentavano l'autonomia locale, la quale doveva scomparire mediante l'unificazione politica sotto i capi di Israele; Jahvè stava a rappresentare l'umanità del popolo conquistatore ed il suo dominio. Coll'oracolo suo e la ''Thora'' dei suoi sacerdoti; col temperamento guerresco di cui era fornito, temperamento che faceva di lui il vero capitano delle schiere israelitiche; col regime delle guerre sacre, che trasformavano per un certo spazio di tempo i combattenti di Israele in una specie di ordine militare, sottoposto a strettissime regole religiose, che costituivano la sua disciplina; con i suoi entusiasti [...], i quali, sotto il nome di ''Nazir'' e di ''Nabis'' gli fungevano da testimonii al cospetto di popolazioni sensibili a tutte le manifestazioni della fede, anche e sopra tutto alle più stravaganti, Jahvè s'imponeva in tutti quei luoghi in cui Israele riusciva a metter piede. Se egli fosse già stato il dio del cielo e della terra, gli si sarebbero potuti subordinre gli dei locali, in qualità di spiriti celesti, come più tardi avvenne per gli dei delle varie nazioni. (pp. 154-155)
*È certo che una delle caratteristiche più straordinarie dello Jahvismo si è quella evoluzione mediante la quale il veggente, indovino e mago, l'entusiasta delirante, è divenuto il profeta degli ultimi tempi della monarchia, giudice dei re, difensore dei poveri, predicatore di giustizia, sempre preoccupato dell'avvenire per la tradizione di stato, ma che sempre coordina le sue predicazioni ad un insegnamento morale. La profezia diventa a poco a poco l'interprete di una religione in cui tutti i mezzi di cui in passato si era servita la divinazione propriamente detta vengono condannati. (p. 178)
*[[Raab (mitologia)|Rahab]] è il formidabile [[Tiamat]], che il demiurgo babilonese [[Marduk]] ha tagliato in due parti, da cui scaturirono il cielo e la terra. Gli ebrei poterono conoscere questo mito anche prima della cattività. Se ne sono riscontrate delle tracce in Giobbe ed in alcuni salmi. (p. 240)
==Citazioni su Alfred Loisy==
*I grandi spiriti, che abbandonarono la fede, da [[Ernest Renan|Renan]] a Loisy, confessarono, senza rossore, il loro disagio, e rimpiansero sempre il passato, riguardando la loro deviazione come una mutilazione e una sventura. Una profonda amarezza, che nessun applauso può dissipare, è nelle loro pagine, nelle loro parole. Sono sempre sul limitare della confessione. In ogni apostata c'è un'anima che implora in segreto la grazia divina. ([[Mario Missiroli]])
*Il Loisy, come in generale tutti i neo-cattolici, accentua il lato umano di Cristo, dicendo che per dogma è tanto uomo quanto Dio, ed accentua pure il lato umano della rivelazione. ([[Giuseppe Prezzolini]])
*Il sistema del Loisy ha il dono [...] d'essere il più radicale di tutti. La sua critica non soltanto accetta i resultati di quella non cristiana e di quella protestante, ma li supera. Si sa che alcuni protestanti non han fatto che riprendere certe tesi del Loisy. Non è una critica di concessioni e di mezze vie: è critica senz'altro, come la potrebbe fare un professore laico di filologia sopra un qualunque poco interessante poema di una qualsiasi letteratura. Nessun pregiudizio porta seco il critico: egli dimentica di essere prete e perfino di essere cattolico e cristiano. Non si preoccupa della tradizione che si è svolta sotto influenze dogmatiche. Non si preoccupa delle autorità, che non hanno a che fare con la critica. Non si preoccupa del pubblico, né dello scandalo, per quanto non lo cerchi. Ardito? Ma che ardito! semplicemente – esatto. ([[Giuseppe Prezzolini]])
*La forza con cui Loisy seppe attraversare tante vicende e tante delusioni, la decisione con cui pose al disopra di tutto i diritti della verità e della coscienza meriteranno sempre il riconoscimento e l'ammirazione degli spiriti religiosi. Nell'opera sua non hanno vissuto soltanto le aspirazioni di una generazione; essa esprime qualche cosa che è di tutti i tempi e che vive anche nelle età più morte, nel secreto dello spirito, attendendo il risveglio. ([[Piero Martinetti]])
*La vera grandezza di Loisy non è nella sua esegesi, né nella sua filosofia; ma in qualche cosa che vale ben più di ogni esegesi e di ogni filosofia: nella sua alta personalità, che attraverso tutta la vita e l'opera sua ha incarnato una volontà insopprimibile di libertà e sincerità nella vita religiosa. ([[Piero Martinetti]])
*Per il Loisy la storia e la teologia sono due campi differenti. Esaminando storicamente i libri sacri non potrete mai avere la prova dei fatti che fondano la religione. Come potrebbe essere ciò se essi escono dal dominio del naturale e se i libri, invece che storia, come noi l'intendiamo, vogliono darci un insegnamento morale? La storia come storia non potrà mai provare né negare la [[Risurrezione di Gesù|resurrezione di Cristo]] — fatto extratemporale, che significa per l'appunto il principio di una vita superiore alla storica. Come potrebbe provare che Cristo siede ora alla destra del Padre? ([[Giuseppe Prezzolini]])
===[[Adolfo Omodeo]]===
*Esperto di [[mito|miti]], egli ha cercato d’impedire la formazione del mito sulla propria persona. I cattolici han tentato di applicargli il formulario speciale, con cui son soliti render fosche le figure degli eretici e degli eresiarchi. Molti acattolici, che non hanno la capacità di cogliere la non facile psicologia della crisi [[Modernismo teologico|modernistica]], hanno alterato il senso dei fatti. Infine lo stesso uomo di dottrina è duro ad intendersi in tutto il suo significato, soprattutto nel suo paese.
*Il Loisy della prima maniera aveva interpretato il cristianesimo entro l'orbita delle [[Ebraismo|idee giudaiche]] e della tradizione cristiana: organismo che cresce per impulso interiore, e svolge una virtualità implicita, che lo fa uno e diverso; contro la tesi di [[Adolf von Harnack|Adolfo Harnack]] che vedeva balenare, entro l'{{sic|evangelio}} di Gesù, la dottrina della religiosità pura, e poi la vedeva scomparire sotto il fiotto di religiosità e superstizioni [[Avvento|avventizie]]. Nella seconda fase, l'attenzione del Loisy è volta ad intendere il cristianesimo entro la storia delle religioni. Interpretazione evolutiva pur sempre, ma il principio evolutivo vien ricercato non più entro la religione individua, bensì entro lo spirito religioso dell'umanità.
*Lo accusarono – i professori di seminario e i nazionalisti – d'essere un importatore d'[[esegesi]] d'oltre Reno; accusa sciocca per l'insinuazione di passioni nazionali nei problemi della scienza, e che era possibile soltanto da parte di chi non conosceva l'alta cultura tedesca e la sua metodicità un po' miope, diametralmente contraria alla vivace e nervosa intuizione storica del Loisy. In complesso, egli si è formato in un chiuso travaglio interiore, perseguendo certe sue mete, poco comunicando col mondo esterno: tranne che coi suoi libri, i quali spesso non furono intesi e parvero non interessare. È rimasto, non ostanti i clamori suscitati da ''L'Évangile et l'Église'', un solitario, [[Scomunica|scomunicato]] dalla Chiesa e poco inteso dalla Francia laica, che non senza tergiversare gli concesse una cattedra al ''[[Collège de France]]''.
*Questa grande figura di storico e di critico, che, per un'ironia della sorte, nella cerchia dei suoi amici era, e forse è ancora, designato «le petit Loisy», si leva isolata e per molti rispetti abrupta nella cultura francese. Un metodo personale di ricerca, un acume penetrante d'intuizioni, una rara tenacia di analisi lo distinguono dalla moderna storiografia francese, che per tanta parte si attarda nella ''routine'' e nei formularii del [[Hippolyte Taine|Taine]], quando pure non va a ricercar nel [[Voltaire]] l'ispirazione. Anche la derivazione, in gran parte ideale, dal [[Ernest Renan|Renan]], che il Loisy a più riprese afferma, va accolta con molta discrezione.
==Bibliografia==
*Alfred Loisy, ''[https://archive.org/details/LoisyLaReligioneIsraele La religione d'Israele]'', Società editrice pontremolese, Piacenza, 1910.
*Alfred Loisy, ''[https://archive.org/details/LoisyLeOriginiDelCristianesimo Le origini del cristianesimo]'', Giulio Einaudi Editore, Torino, 1943.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Biblisti francesi]]
[[Categoria:Storici francesi]]
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[[File:Alfred Loisy.jpg|thumb|Alfred Loisy nel 1910]]
'''Alfred Firmin Loisy''' (1857 – 1940), biblista e storico francese.
==''Le origini del cristianesimo''==
===[[Incipit]]===
Il [[cristianesimo]] nacque dal giudaismo; ma, per quel che possiamo giudicarne, non trasse origine da una delle grandi correnti che dominavano allora il pensiero ebraico, il fariseismo il sadduceismo l'essenismo, bensì da piccoli gruppi eccentrici; e nella storia del giudaismo {{sic|palestinense}} prima del 70 ebbe indubbiamente scarso risalto, tanto che [[Flavio Giuseppe|Giuseppe Flavio]] credette di poter fare a meno di parlarne nei suoi scritti. Non fu un movimento di ascetismo organizzato e, tanto meno, una forma di pietismo legalistico; e non fu in alcun modo una scuola di conservatorismo tradizionale. Fu certamente un movimento messianico, ma che si svolse in condizioni affatto particolari e senza il furore sanguinario degli Zeloti. Si richiamava a un Cristo defunto, che viveva presso Dio e il cui avvento doveva venir effettuato dall'alto, e cioè da lui stesso; e fu ben presto, in questo senso, un mistero di salvazione di cui il Cristo fu l'anima, mentre l'avvento di questo Cristo si trasponeva progressivamente e si realizzava, per così dire, nella fede della sua Chiesa. Tale mistero non poteva non definirsi e svilupparsi in una teologia. Tuttavia, il cristianesimo fu, in origine, una religione di gente di umile condizione, non di teologi o di dotti dogmatizzanti o di sognatori contemplativi. <!--(cap. 1, Le fonti, p. 1)-->
===Citazioni===
*[[Giuda il Galileo]] non fu, certo, un maestro di filosofia o di vita ascetica; storicamente, fu soltanto un capo di bande o, piuttosto di briganti. Ma costituisce l'esempio tipico di una mentalità comune: della fede cieca ed assoluta, aspirante a realizzare nella sua pienezza l'idea del regno di Dio. (cap. 2, p. 55)
*Il principio ispiratore degli [[Zelota|Zeloti]], – su questo punto possiamo credere a Giuseppe Flavio –, era che gli Israeliti, popolo e figli di Dio, non avevano sulla terra altro sovrano legittimo che il signore del cielo. Quindi, la dominazione romana era sacrilega, il suo esercizio un'usurpazione empia, e bisognava rifiutare il tributo a Cesare. La rivolta contro l'impero idolatra era il più sacro dei doveri. (cap. 2, p. 55)
*A chi somiglia, infatti, il Cristo dell'''Apocalisse'', sul suo cavallo bianco, con il suo nome di mistero, gli occhi come fuoco fiammante, la spade che gli esce dalla bocca, i diademi folgoranti e il manto tinto di sangue? Somiglia a un dio solare, a [[Mitra]], che su alcuni bassorilievi è raffigurato a cavallo. E molto ci sarebbe da dire su questo Cristo apocalittico, con le sue sette chiese, le sue sette stelle, i suoi sette spiriti, che è il Santo, che è il Vero. Esso ha l'aspetto di una divinità astrale, presidente di sfere celesti, come Mitra, come Attis e altri. Si è sentita, si è creata tale affinità per rappresentarsi il Cristo come signore dell'universo. Per tal modo, da profeta del regno di Dio, da Messia promesso a Israele, Gesù si convertiva in signore del mondo e dell'umanità. La comunicazione degli attributi era tanto più facile in quanto gli dèi solari, quali dèi di luce, erano dèi di verità, dèi di giustizia, e, per questo aspetto morale del loro carattere, Gesù, identificato con il suo stesso ideale di giustizia eterna e di verità divina, li raggiungeva. (p. 243)
===[[Explicit]]===
Il successo del cristianesimo era stato preparato dalla diffusione dell'ebraismo; ma esso attuò una conquista che il giudaismo, che l'aveva iniziata, si dimostrava impotente a proseguire, perché teneva prigioniera nelle forme di un angusto nazionalismo un'idea di umanità universale. Tale idea, il cristianesimo la propose, entro l'involucro di un simbolo religioso, a tutti i diseredati del mondo antico, che non avevano patria e che accorsero a lui. Il senso di umanità che, a partire dall'{{sic|Evangelio}}, si sviluppò nel cristianesimo primitivo portò la Chiesa cattolica al primo piano della storia. È noto in che modo vi operò poi e in quale misura ha attuato o non il suo programma. Ma, dalla fine del secondo secolo ai giorni nostri, tale storia è abbondantemente documentata. Qui ha termine la preistoria del cristianesimo: la storia che si può indurre con prudenza, e in maniera più o meno congetturale, da testimonianze che contengono soprattutto la leggenda mistica della sua istituzione.
==''La religione d'Israele''==
===[[Incipit]]===
La fonte principale, per non dire l'unica, che si abbia per la storia della religione ebraica, anteriormente alla dominazione greca, si è quella collezione di libri che la tradizione cristiana ha definito col nome di Vecchio Testamento, e che si sono conservati, per la maggior parte, nella loro lingua d'origine, nella bibbia ebraica. Qui riesce sopra tutto importante apprezzare il contenuto di questi scritti, che sono stati e sono ancora considerati come sacri dai Giudei e dai Cristiani. Gli altri documenti numerosissimi, che riguardano la storia del giudaismo sotto la dominazione romana, fino alla completa distruzione della nazionalità giudaica, o non interessano se non la storia esteriore della religione, oppure non presentano la stessa difficoltà di analisi e di interpretazione che ci presentano i testi biblici, ed ognuno può sottoporli senza tema di errare alle regole comuni della critica. <!--(Cap. 1, Le Fonti, p. 23)-->
===Citazioni===
*È perfettamente inutile rammentare al lettore che il nome [[Geova|Jehova]] è un barbarismo che non ha avuto nemmeno il privilegio dell'antichità. (p. 126)
*Mosè non avrebbe potuto raccogliere le tribù sotto il patronato di [[Yahweh|Jahvè]], qualora questo dio fosse stato loro sconosciuto; e pare altresi certo che, prima di Mosè, Jahvè non fosse il dio comune delle tribù che, in seguito, l'adorarono. Non si è ancora riusciti a dimostrare se si tratti di un nome di origine cananea, oppure egiziana od assira. (pp. 127-128)
*La religione mosaica era ben lungi dall'essere un rigoroso monoteismo. Per trovare questo monoteismo negli antichi testi bisognerebbe farvelo entrare per forza. Ma coloro che si figuravano Jahvè nello spirito della notte, in atto di battersi con Giacobbe e collo stesso Mosè, in atto di fermare l'asina di Balaam, ed anche in atto di viaggiare nell'arca, a meno che ciò avvenisse nel serpente di rame, avendo un nome, alla pari degli dei vicini, ed, alla pari di questi, un popolo da custodire, e proteggere, costoro, evidentemente, lo concepivano come un dio particolare, potentissimo nella sua sfera d'azione, ed in atto di operare meraviglie nell'interesse dei suoi fedeli, ma pur sempre un dio frammezzo ad una schiera di dei, quantunque, infallantemente, fosse il più forte, il più grande, e forse anche il migliore. (p. 131)
*Si è fatto osservare che il Sinai di Madian era una regione vulcanica, e che questa circostanza verrebbe a spiegare il perché Jahvè era un dio igneo, un dio della tempesta, del quale riusciva altresi facile il fare un dio della guerra. Dalla stessa causa potrebbe provenire il suo esclusivismo. Questo spirito formidabile, adorato da un certo numero di tribù incolte, non si era trasmutato in un capo di una famiglia divina, come era avvenuto per gli dei delle altre nazioni. Egli bastava a se stesso, e non tollerava la vicinanza di altri dei. Questa caratteristica si trova testificata in modo incontestabile. (p. 132)
*La santità di Jahvè consiste nella sua inviolabilità, nella sua inaccessibilità, nella potenza che di cui è fornito di far rispettare la sua volontà, e non nella perfezione morale della sua natura. Si è detto che il suo carattere possiede dei tratti morali, ma non è precisamente un carattere morale. La sua potenza, la sua scienza, la sua bontà, sopratutto, hanno dei limiti. Quel dio del quale si crede che uccida istantaneamente coloro che rimirano la sua arca, o che stendono la mano per impedirle di cadere, non è un giudice che renda il castigo proporzionato alla colpa, sibbene un essere terribile che viene irritato quando lo si avvicina più di quello che convenga. La più leggera infrazione commessa contro la sua volontà, il più leggero attentato alla maestà del suo nome, lo ricolmano qualche volta di furore, ed a piacer suo o punisce le offese, oppure non vi bada nemmeno. (pp. 134-135)
*Quanto più una catastrofe è spaventosa, tanto più nella stessa si riconosce il suo intervento. Si trova esser naturale che egli estermini in una sola notte tutti i primogeniti degli egiziani: è il passaggio di Jahvè. Opera sua sono la peste e le malattie, come le stesse sono opera degli spiriti. Acceca o fa impazzire coloro che vuol perdere. Provoca il delitto che poi punirà. Siccome ogni trasporto violento dell'anima veniva attribuito agli spiriti, buono o cattivo che potesse essere, ogni eminente attitudine come ogni disordine dell'intelligenza la si attribuisce a Jahvè, il quale, in tal modo, viene ad essere, al tempo stesso, il genio del bene ed il genio dal male dei suoi sudditi. (pp. 136-137)
*Il [[Religione cananea|culto di Canaan]] era un politeismo volgare, che nascondeva in modo abbastanza superficiale uno strato d'animismo e di feticismo, eredità dei tempi antichi e, probabilmente, per lo meno per una parte, era proprio anche di quelle popolazioni vagabonde che se ne vivevano nel paese prima che se ne impadronissero i Cananei. Ogni località possiede il suo dio particolare; possiede il suo Baal, il culto del quale viene associato a quello di una pianta, di una fonte, di una pietra, di una caverna. [...] Tanto gli dei quanto le dee possono avere dei nomi particolari, ed è facile distinguerli, perché al loro nome va unito il nome del loro capoluogo: il baal di questa città non si può confondere con quello di quella, più di quello che si possano confondere le città stesse, che veneravano quei baal. Il paese si trovava frazionato in una serie di piccole signorie più o meno indipendenti, e questo frazionamento spiega questa molteplicità di dei. (pp. 148-149)
*Gli antichi dei rappresentavano l'autonomia locale, la quale doveva scomparire mediante l'unificazione politica sotto i capi di Israele; Jahvè stava a rappresentare l'umanità del popolo conquistatore ed il suo dominio. Coll'oracolo suo e la ''Thora'' dei suoi sacerdoti; col temperamento guerresco di cui era fornito, temperamento che faceva di lui il vero capitano delle schiere israelitiche; col regime delle guerre sacre, che trasformavano per un certo spazio di tempo i combattenti di Israele in una specie di ordine militare, sottoposto a strettissime regole religiose, che costituivano la sua disciplina; con i suoi entusiasti [...], i quali, sotto il nome di ''Nazir'' e di ''Nabis'' gli fungevano da testimonii al cospetto di popolazioni sensibili a tutte le manifestazioni della fede, anche e sopra tutto alle più stravaganti, Jahvè s'imponeva in tutti quei luoghi in cui Israele riusciva a metter piede. Se egli fosse già stato il dio del cielo e della terra, gli si sarebbero potuti subordinre gli dei locali, in qualità di spiriti celesti, come più tardi avvenne per gli dei delle varie nazioni. (pp. 154-155)
*È certo che una delle caratteristiche più straordinarie dello Jahvismo si è quella evoluzione mediante la quale il veggente, indovino e mago, l'entusiasta delirante, è divenuto il profeta degli ultimi tempi della monarchia, giudice dei re, difensore dei poveri, predicatore di giustizia, sempre preoccupato dell'avvenire per la tradizione di stato, ma che sempre coordina le sue predicazioni ad un insegnamento morale. La profezia diventa a poco a poco l'interprete di una religione in cui tutti i mezzi di cui in passato si era servita la divinazione propriamente detta vengono condannati. (p. 178)
*[[Raab (mitologia)|Rahab]] è il formidabile [[Tiamat]], che il demiurgo babilonese [[Marduk]] ha tagliato in due parti, da cui scaturirono il cielo e la terra. Gli ebrei poterono conoscere questo mito anche prima della cattività. Se ne sono riscontrate delle tracce in Giobbe ed in alcuni salmi. (p. 240)
==Citazioni su Alfred Loisy==
*I grandi spiriti, che abbandonarono la fede, da [[Ernest Renan|Renan]] a Loisy, confessarono, senza rossore, il loro disagio, e rimpiansero sempre il passato, riguardando la loro deviazione come una mutilazione e una sventura. Una profonda amarezza, che nessun applauso può dissipare, è nelle loro pagine, nelle loro parole. Sono sempre sul limitare della confessione. In ogni apostata c'è un'anima che implora in segreto la grazia divina. ([[Mario Missiroli]])
*Il Loisy, come in generale tutti i neo-cattolici, accentua il lato umano di Cristo, dicendo che per dogma è tanto uomo quanto Dio, ed accentua pure il lato umano della rivelazione. ([[Giuseppe Prezzolini]])
*Il sistema del Loisy ha il dono [...] d'essere il più radicale di tutti. La sua critica non soltanto accetta i resultati di quella non cristiana e di quella protestante, ma li supera. Si sa che alcuni protestanti non han fatto che riprendere certe tesi del Loisy. Non è una critica di concessioni e di mezze vie: è critica senz'altro, come la potrebbe fare un professore laico di filologia sopra un qualunque poco interessante poema di una qualsiasi letteratura. Nessun pregiudizio porta seco il critico: egli dimentica di essere prete e perfino di essere cattolico e cristiano. Non si preoccupa della tradizione che si è svolta sotto influenze dogmatiche. Non si preoccupa delle autorità, che non hanno a che fare con la critica. Non si preoccupa del pubblico, né dello scandalo, per quanto non lo cerchi. Ardito? Ma che ardito! semplicemente – esatto. ([[Giuseppe Prezzolini]])
*La forza con cui Loisy seppe attraversare tante vicende e tante delusioni, la decisione con cui pose al disopra di tutto i diritti della verità e della coscienza meriteranno sempre il riconoscimento e l'ammirazione degli spiriti religiosi. Nell'opera sua non hanno vissuto soltanto le aspirazioni di una generazione; essa esprime qualche cosa che è di tutti i tempi e che vive anche nelle età più morte, nel secreto dello spirito, attendendo il risveglio. ([[Piero Martinetti]])
*La vera grandezza di Loisy non è nella sua esegesi, né nella sua filosofia; ma in qualche cosa che vale ben più di ogni esegesi e di ogni filosofia: nella sua alta personalità, che attraverso tutta la vita e l'opera sua ha incarnato una volontà insopprimibile di libertà e sincerità nella vita religiosa. ([[Piero Martinetti]])
*Per il Loisy la storia e la teologia sono due campi differenti. Esaminando storicamente i libri sacri non potrete mai avere la prova dei fatti che fondano la religione. Come potrebbe essere ciò se essi escono dal dominio del naturale e se i libri, invece che storia, come noi l'intendiamo, vogliono darci un insegnamento morale? La storia come storia non potrà mai provare né negare la [[Risurrezione di Gesù|resurrezione di Cristo]] – fatto extratemporale, che significa per l'appunto il principio di una vita superiore alla storica. Come potrebbe provare che Cristo siede ora alla destra del Padre? ([[Giuseppe Prezzolini]])
===[[Adolfo Omodeo]]===
*Esperto di [[mito|miti]], egli ha cercato d’impedire la formazione del mito sulla propria persona. I cattolici han tentato di applicargli il formulario speciale, con cui son soliti render fosche le figure degli eretici e degli eresiarchi. Molti acattolici, che non hanno la capacità di cogliere la non facile psicologia della crisi [[Modernismo teologico|modernistica]], hanno alterato il senso dei fatti. Infine lo stesso uomo di dottrina è duro ad intendersi in tutto il suo significato, soprattutto nel suo paese.
*Il Loisy della prima maniera aveva interpretato il cristianesimo entro l'orbita delle [[Ebraismo|idee giudaiche]] e della tradizione cristiana: organismo che cresce per impulso interiore, e svolge una virtualità implicita, che lo fa uno e diverso; contro la tesi di [[Adolf von Harnack|Adolfo Harnack]] che vedeva balenare, entro l'{{sic|evangelio}} di Gesù, la dottrina della religiosità pura, e poi la vedeva scomparire sotto il fiotto di religiosità e superstizioni [[Avvento|avventizie]]. Nella seconda fase, l'attenzione del Loisy è volta ad intendere il cristianesimo entro la storia delle religioni. Interpretazione evolutiva pur sempre, ma il principio evolutivo vien ricercato non più entro la religione individua, bensì entro lo spirito religioso dell'umanità.
*Lo accusarono – i professori di seminario e i nazionalisti – d'essere un importatore d'[[esegesi]] d'oltre Reno; accusa sciocca per l'insinuazione di passioni nazionali nei problemi della scienza, e che era possibile soltanto da parte di chi non conosceva l'alta cultura tedesca e la sua metodicità un po' miope, diametralmente contraria alla vivace e nervosa intuizione storica del Loisy. In complesso, egli si è formato in un chiuso travaglio interiore, perseguendo certe sue mete, poco comunicando col mondo esterno: tranne che coi suoi libri, i quali spesso non furono intesi e parvero non interessare. È rimasto, non ostanti i clamori suscitati da ''L'Évangile et l'Église'', un solitario, [[Scomunica|scomunicato]] dalla Chiesa e poco inteso dalla Francia laica, che non senza tergiversare gli concesse una cattedra al ''[[Collège de France]]''.
*Questa grande figura di storico e di critico, che, per un'ironia della sorte, nella cerchia dei suoi amici era, e forse è ancora, designato «le petit Loisy», si leva isolata e per molti rispetti abrupta nella cultura francese. Un metodo personale di ricerca, un acume penetrante d'intuizioni, una rara tenacia di analisi lo distinguono dalla moderna storiografia francese, che per tanta parte si attarda nella ''routine'' e nei formularii del [[Hippolyte Taine|Taine]], quando pure non va a ricercar nel [[Voltaire]] l'ispirazione. Anche la derivazione, in gran parte ideale, dal [[Ernest Renan|Renan]], che il Loisy a più riprese afferma, va accolta con molta discrezione.
==Bibliografia==
*Alfred Loisy, ''[https://archive.org/details/LoisyLaReligioneIsraele La religione d'Israele]'', Società editrice pontremolese, Piacenza, 1910.
*Alfred Loisy, ''[https://archive.org/details/LoisyLeOriginiDelCristianesimo Le origini del cristianesimo]'', Giulio Einaudi Editore, Torino, 1943.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Storici francesi]]
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/* Citazioni su Alfred Loisy */ nuova sezione: Giuseppe Prezzolini
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[[File:Alfred Loisy.jpg|thumb|Alfred Loisy nel 1910]]
'''Alfred Firmin Loisy''' (1857 – 1940), biblista e storico francese.
==''Le origini del cristianesimo''==
===[[Incipit]]===
Il [[cristianesimo]] nacque dal giudaismo; ma, per quel che possiamo giudicarne, non trasse origine da una delle grandi correnti che dominavano allora il pensiero ebraico, il fariseismo il sadduceismo l'essenismo, bensì da piccoli gruppi eccentrici; e nella storia del giudaismo {{sic|palestinense}} prima del 70 ebbe indubbiamente scarso risalto, tanto che [[Flavio Giuseppe|Giuseppe Flavio]] credette di poter fare a meno di parlarne nei suoi scritti. Non fu un movimento di ascetismo organizzato e, tanto meno, una forma di pietismo legalistico; e non fu in alcun modo una scuola di conservatorismo tradizionale. Fu certamente un movimento messianico, ma che si svolse in condizioni affatto particolari e senza il furore sanguinario degli Zeloti. Si richiamava a un Cristo defunto, che viveva presso Dio e il cui avvento doveva venir effettuato dall'alto, e cioè da lui stesso; e fu ben presto, in questo senso, un mistero di salvazione di cui il Cristo fu l'anima, mentre l'avvento di questo Cristo si trasponeva progressivamente e si realizzava, per così dire, nella fede della sua Chiesa. Tale mistero non poteva non definirsi e svilupparsi in una teologia. Tuttavia, il cristianesimo fu, in origine, una religione di gente di umile condizione, non di teologi o di dotti dogmatizzanti o di sognatori contemplativi. <!--(cap. 1, Le fonti, p. 1)-->
===Citazioni===
*[[Giuda il Galileo]] non fu, certo, un maestro di filosofia o di vita ascetica; storicamente, fu soltanto un capo di bande o, piuttosto di briganti. Ma costituisce l'esempio tipico di una mentalità comune: della fede cieca ed assoluta, aspirante a realizzare nella sua pienezza l'idea del regno di Dio. (cap. 2, p. 55)
*Il principio ispiratore degli [[Zelota|Zeloti]], – su questo punto possiamo credere a Giuseppe Flavio –, era che gli Israeliti, popolo e figli di Dio, non avevano sulla terra altro sovrano legittimo che il signore del cielo. Quindi, la dominazione romana era sacrilega, il suo esercizio un'usurpazione empia, e bisognava rifiutare il tributo a Cesare. La rivolta contro l'impero idolatra era il più sacro dei doveri. (cap. 2, p. 55)
*A chi somiglia, infatti, il Cristo dell'''Apocalisse'', sul suo cavallo bianco, con il suo nome di mistero, gli occhi come fuoco fiammante, la spade che gli esce dalla bocca, i diademi folgoranti e il manto tinto di sangue? Somiglia a un dio solare, a [[Mitra]], che su alcuni bassorilievi è raffigurato a cavallo. E molto ci sarebbe da dire su questo Cristo apocalittico, con le sue sette chiese, le sue sette stelle, i suoi sette spiriti, che è il Santo, che è il Vero. Esso ha l'aspetto di una divinità astrale, presidente di sfere celesti, come Mitra, come Attis e altri. Si è sentita, si è creata tale affinità per rappresentarsi il Cristo come signore dell'universo. Per tal modo, da profeta del regno di Dio, da Messia promesso a Israele, Gesù si convertiva in signore del mondo e dell'umanità. La comunicazione degli attributi era tanto più facile in quanto gli dèi solari, quali dèi di luce, erano dèi di verità, dèi di giustizia, e, per questo aspetto morale del loro carattere, Gesù, identificato con il suo stesso ideale di giustizia eterna e di verità divina, li raggiungeva. (p. 243)
===[[Explicit]]===
Il successo del cristianesimo era stato preparato dalla diffusione dell'ebraismo; ma esso attuò una conquista che il giudaismo, che l'aveva iniziata, si dimostrava impotente a proseguire, perché teneva prigioniera nelle forme di un angusto nazionalismo un'idea di umanità universale. Tale idea, il cristianesimo la propose, entro l'involucro di un simbolo religioso, a tutti i diseredati del mondo antico, che non avevano patria e che accorsero a lui. Il senso di umanità che, a partire dall'{{sic|Evangelio}}, si sviluppò nel cristianesimo primitivo portò la Chiesa cattolica al primo piano della storia. È noto in che modo vi operò poi e in quale misura ha attuato o non il suo programma. Ma, dalla fine del secondo secolo ai giorni nostri, tale storia è abbondantemente documentata. Qui ha termine la preistoria del cristianesimo: la storia che si può indurre con prudenza, e in maniera più o meno congetturale, da testimonianze che contengono soprattutto la leggenda mistica della sua istituzione.
==''La religione d'Israele''==
===[[Incipit]]===
La fonte principale, per non dire l'unica, che si abbia per la storia della religione ebraica, anteriormente alla dominazione greca, si è quella collezione di libri che la tradizione cristiana ha definito col nome di Vecchio Testamento, e che si sono conservati, per la maggior parte, nella loro lingua d'origine, nella bibbia ebraica. Qui riesce sopra tutto importante apprezzare il contenuto di questi scritti, che sono stati e sono ancora considerati come sacri dai Giudei e dai Cristiani. Gli altri documenti numerosissimi, che riguardano la storia del giudaismo sotto la dominazione romana, fino alla completa distruzione della nazionalità giudaica, o non interessano se non la storia esteriore della religione, oppure non presentano la stessa difficoltà di analisi e di interpretazione che ci presentano i testi biblici, ed ognuno può sottoporli senza tema di errare alle regole comuni della critica. <!--(Cap. 1, Le Fonti, p. 23)-->
===Citazioni===
*È perfettamente inutile rammentare al lettore che il nome [[Geova|Jehova]] è un barbarismo che non ha avuto nemmeno il privilegio dell'antichità. (p. 126)
*Mosè non avrebbe potuto raccogliere le tribù sotto il patronato di [[Yahweh|Jahvè]], qualora questo dio fosse stato loro sconosciuto; e pare altresi certo che, prima di Mosè, Jahvè non fosse il dio comune delle tribù che, in seguito, l'adorarono. Non si è ancora riusciti a dimostrare se si tratti di un nome di origine cananea, oppure egiziana od assira. (pp. 127-128)
*La religione mosaica era ben lungi dall'essere un rigoroso monoteismo. Per trovare questo monoteismo negli antichi testi bisognerebbe farvelo entrare per forza. Ma coloro che si figuravano Jahvè nello spirito della notte, in atto di battersi con Giacobbe e collo stesso Mosè, in atto di fermare l'asina di Balaam, ed anche in atto di viaggiare nell'arca, a meno che ciò avvenisse nel serpente di rame, avendo un nome, alla pari degli dei vicini, ed, alla pari di questi, un popolo da custodire, e proteggere, costoro, evidentemente, lo concepivano come un dio particolare, potentissimo nella sua sfera d'azione, ed in atto di operare meraviglie nell'interesse dei suoi fedeli, ma pur sempre un dio frammezzo ad una schiera di dei, quantunque, infallantemente, fosse il più forte, il più grande, e forse anche il migliore. (p. 131)
*Si è fatto osservare che il Sinai di Madian era una regione vulcanica, e che questa circostanza verrebbe a spiegare il perché Jahvè era un dio igneo, un dio della tempesta, del quale riusciva altresi facile il fare un dio della guerra. Dalla stessa causa potrebbe provenire il suo esclusivismo. Questo spirito formidabile, adorato da un certo numero di tribù incolte, non si era trasmutato in un capo di una famiglia divina, come era avvenuto per gli dei delle altre nazioni. Egli bastava a se stesso, e non tollerava la vicinanza di altri dei. Questa caratteristica si trova testificata in modo incontestabile. (p. 132)
*La santità di Jahvè consiste nella sua inviolabilità, nella sua inaccessibilità, nella potenza che di cui è fornito di far rispettare la sua volontà, e non nella perfezione morale della sua natura. Si è detto che il suo carattere possiede dei tratti morali, ma non è precisamente un carattere morale. La sua potenza, la sua scienza, la sua bontà, sopratutto, hanno dei limiti. Quel dio del quale si crede che uccida istantaneamente coloro che rimirano la sua arca, o che stendono la mano per impedirle di cadere, non è un giudice che renda il castigo proporzionato alla colpa, sibbene un essere terribile che viene irritato quando lo si avvicina più di quello che convenga. La più leggera infrazione commessa contro la sua volontà, il più leggero attentato alla maestà del suo nome, lo ricolmano qualche volta di furore, ed a piacer suo o punisce le offese, oppure non vi bada nemmeno. (pp. 134-135)
*Quanto più una catastrofe è spaventosa, tanto più nella stessa si riconosce il suo intervento. Si trova esser naturale che egli estermini in una sola notte tutti i primogeniti degli egiziani: è il passaggio di Jahvè. Opera sua sono la peste e le malattie, come le stesse sono opera degli spiriti. Acceca o fa impazzire coloro che vuol perdere. Provoca il delitto che poi punirà. Siccome ogni trasporto violento dell'anima veniva attribuito agli spiriti, buono o cattivo che potesse essere, ogni eminente attitudine come ogni disordine dell'intelligenza la si attribuisce a Jahvè, il quale, in tal modo, viene ad essere, al tempo stesso, il genio del bene ed il genio dal male dei suoi sudditi. (pp. 136-137)
*Il [[Religione cananea|culto di Canaan]] era un politeismo volgare, che nascondeva in modo abbastanza superficiale uno strato d'animismo e di feticismo, eredità dei tempi antichi e, probabilmente, per lo meno per una parte, era proprio anche di quelle popolazioni vagabonde che se ne vivevano nel paese prima che se ne impadronissero i Cananei. Ogni località possiede il suo dio particolare; possiede il suo Baal, il culto del quale viene associato a quello di una pianta, di una fonte, di una pietra, di una caverna. [...] Tanto gli dei quanto le dee possono avere dei nomi particolari, ed è facile distinguerli, perché al loro nome va unito il nome del loro capoluogo: il baal di questa città non si può confondere con quello di quella, più di quello che si possano confondere le città stesse, che veneravano quei baal. Il paese si trovava frazionato in una serie di piccole signorie più o meno indipendenti, e questo frazionamento spiega questa molteplicità di dei. (pp. 148-149)
*Gli antichi dei rappresentavano l'autonomia locale, la quale doveva scomparire mediante l'unificazione politica sotto i capi di Israele; Jahvè stava a rappresentare l'umanità del popolo conquistatore ed il suo dominio. Coll'oracolo suo e la ''Thora'' dei suoi sacerdoti; col temperamento guerresco di cui era fornito, temperamento che faceva di lui il vero capitano delle schiere israelitiche; col regime delle guerre sacre, che trasformavano per un certo spazio di tempo i combattenti di Israele in una specie di ordine militare, sottoposto a strettissime regole religiose, che costituivano la sua disciplina; con i suoi entusiasti [...], i quali, sotto il nome di ''Nazir'' e di ''Nabis'' gli fungevano da testimonii al cospetto di popolazioni sensibili a tutte le manifestazioni della fede, anche e sopra tutto alle più stravaganti, Jahvè s'imponeva in tutti quei luoghi in cui Israele riusciva a metter piede. Se egli fosse già stato il dio del cielo e della terra, gli si sarebbero potuti subordinre gli dei locali, in qualità di spiriti celesti, come più tardi avvenne per gli dei delle varie nazioni. (pp. 154-155)
*È certo che una delle caratteristiche più straordinarie dello Jahvismo si è quella evoluzione mediante la quale il veggente, indovino e mago, l'entusiasta delirante, è divenuto il profeta degli ultimi tempi della monarchia, giudice dei re, difensore dei poveri, predicatore di giustizia, sempre preoccupato dell'avvenire per la tradizione di stato, ma che sempre coordina le sue predicazioni ad un insegnamento morale. La profezia diventa a poco a poco l'interprete di una religione in cui tutti i mezzi di cui in passato si era servita la divinazione propriamente detta vengono condannati. (p. 178)
*[[Raab (mitologia)|Rahab]] è il formidabile [[Tiamat]], che il demiurgo babilonese [[Marduk]] ha tagliato in due parti, da cui scaturirono il cielo e la terra. Gli ebrei poterono conoscere questo mito anche prima della cattività. Se ne sono riscontrate delle tracce in Giobbe ed in alcuni salmi. (p. 240)
==Citazioni su Alfred Loisy==
*I grandi spiriti, che abbandonarono la fede, da [[Ernest Renan|Renan]] a Loisy, confessarono, senza rossore, il loro disagio, e rimpiansero sempre il passato, riguardando la loro deviazione come una mutilazione e una sventura. Una profonda amarezza, che nessun applauso può dissipare, è nelle loro pagine, nelle loro parole. Sono sempre sul limitare della confessione. In ogni apostata c'è un'anima che implora in segreto la grazia divina. ([[Mario Missiroli]])
*La forza con cui Loisy seppe attraversare tante vicende e tante delusioni, la decisione con cui pose al disopra di tutto i diritti della verità e della coscienza meriteranno sempre il riconoscimento e l'ammirazione degli spiriti religiosi. Nell'opera sua non hanno vissuto soltanto le aspirazioni di una generazione; essa esprime qualche cosa che è di tutti i tempi e che vive anche nelle età più morte, nel secreto dello spirito, attendendo il risveglio. ([[Piero Martinetti]])
*La vera grandezza di Loisy non è nella sua esegesi, né nella sua filosofia; ma in qualche cosa che vale ben più di ogni esegesi e di ogni filosofia: nella sua alta personalità, che attraverso tutta la vita e l'opera sua ha incarnato una volontà insopprimibile di libertà e sincerità nella vita religiosa. ([[Piero Martinetti]])
===[[Adolfo Omodeo]]===
*Esperto di [[mito|miti]], egli ha cercato d’impedire la formazione del mito sulla propria persona. I cattolici han tentato di applicargli il formulario speciale, con cui son soliti render fosche le figure degli eretici e degli eresiarchi. Molti acattolici, che non hanno la capacità di cogliere la non facile psicologia della crisi [[Modernismo teologico|modernistica]], hanno alterato il senso dei fatti. Infine lo stesso uomo di dottrina è duro ad intendersi in tutto il suo significato, soprattutto nel suo paese.
*Il Loisy della prima maniera aveva interpretato il cristianesimo entro l'orbita delle [[Ebraismo|idee giudaiche]] e della tradizione cristiana: organismo che cresce per impulso interiore, e svolge una virtualità implicita, che lo fa uno e diverso; contro la tesi di [[Adolf von Harnack|Adolfo Harnack]] che vedeva balenare, entro l'{{sic|evangelio}} di Gesù, la dottrina della religiosità pura, e poi la vedeva scomparire sotto il fiotto di religiosità e superstizioni [[Avvento|avventizie]]. Nella seconda fase, l'attenzione del Loisy è volta ad intendere il cristianesimo entro la storia delle religioni. Interpretazione evolutiva pur sempre, ma il principio evolutivo vien ricercato non più entro la religione individua, bensì entro lo spirito religioso dell'umanità.
*Lo accusarono – i professori di seminario e i nazionalisti – d'essere un importatore d'[[esegesi]] d'oltre Reno; accusa sciocca per l'insinuazione di passioni nazionali nei problemi della scienza, e che era possibile soltanto da parte di chi non conosceva l'alta cultura tedesca e la sua metodicità un po' miope, diametralmente contraria alla vivace e nervosa intuizione storica del Loisy. In complesso, egli si è formato in un chiuso travaglio interiore, perseguendo certe sue mete, poco comunicando col mondo esterno: tranne che coi suoi libri, i quali spesso non furono intesi e parvero non interessare. È rimasto, non ostanti i clamori suscitati da ''L'Évangile et l'Église'', un solitario, [[Scomunica|scomunicato]] dalla Chiesa e poco inteso dalla Francia laica, che non senza tergiversare gli concesse una cattedra al ''[[Collège de France]]''.
*Questa grande figura di storico e di critico, che, per un'ironia della sorte, nella cerchia dei suoi amici era, e forse è ancora, designato «le petit Loisy», si leva isolata e per molti rispetti abrupta nella cultura francese. Un metodo personale di ricerca, un acume penetrante d'intuizioni, una rara tenacia di analisi lo distinguono dalla moderna storiografia francese, che per tanta parte si attarda nella ''routine'' e nei formularii del [[Hippolyte Taine|Taine]], quando pure non va a ricercar nel [[Voltaire]] l'ispirazione. Anche la derivazione, in gran parte ideale, dal [[Ernest Renan|Renan]], che il Loisy a più riprese afferma, va accolta con molta discrezione.
===[[Giuseppe Prezzolini]]===
*Il Loisy, come in generale tutti i neo-cattolici, accentua il lato umano di Cristo, dicendo che per dogma è tanto uomo quanto Dio, ed accentua pure il lato umano della rivelazione.
*Il sistema del Loisy ha il dono [...] d'essere il più radicale di tutti. La sua critica non soltanto accetta i resultati di quella non cristiana e di quella protestante, ma li supera. Si sa che alcuni protestanti non han fatto che riprendere certe tesi del Loisy. Non è una critica di concessioni e di mezze vie: è critica senz'altro, come la potrebbe fare un professore laico di filologia sopra un qualunque poco interessante poema di una qualsiasi letteratura. Nessun pregiudizio porta seco il critico: egli dimentica di essere prete e perfino di essere cattolico e cristiano. Non si preoccupa della tradizione che si è svolta sotto influenze dogmatiche. Non si preoccupa delle autorità, che non hanno a che fare con la critica. Non si preoccupa del pubblico, né dello scandalo, per quanto non lo cerchi. Ardito? Ma che ardito! semplicemente – esatto.
*Per il Loisy la storia e la teologia sono due campi differenti. Esaminando storicamente i libri sacri non potrete mai avere la prova dei fatti che fondano la religione. Come potrebbe essere ciò se essi escono dal dominio del naturale e se i libri, invece che storia, come noi l'intendiamo, vogliono darci un insegnamento morale? La storia come storia non potrà mai provare né negare la [[Risurrezione di Gesù|resurrezione di Cristo]] – fatto extratemporale, che significa per l'appunto il principio di una vita superiore alla storica. Come potrebbe provare che Cristo siede ora alla destra del Padre?
==Bibliografia==
*Alfred Loisy, ''[https://archive.org/details/LoisyLaReligioneIsraele La religione d'Israele]'', Società editrice pontremolese, Piacenza, 1910.
*Alfred Loisy, ''[https://archive.org/details/LoisyLeOriginiDelCristianesimo Le origini del cristianesimo]'', Giulio Einaudi Editore, Torino, 1943.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Biblisti francesi]]
[[Categoria:Storici francesi]]
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[[File:Alfred Loisy.jpg|thumb|Alfred Loisy nel 1910]]
'''Alfred Firmin Loisy''' (1857 – 1940), biblista e storico francese.
==''Le origini del cristianesimo''==
===[[Incipit]]===
Il [[cristianesimo]] nacque dal [[Ebraismo|giudaismo]]; ma, per quel che possiamo giudicarne, non trasse origine da una delle grandi correnti che dominavano allora il pensiero ebraico, il fariseismo il sadduceismo l'essenismo, bensì da piccoli gruppi eccentrici; e nella storia del giudaismo {{sic|palestinense}} prima del 70 ebbe indubbiamente scarso risalto, tanto che [[Flavio Giuseppe|Giuseppe Flavio]] credette di poter fare a meno di parlarne nei suoi scritti. Non fu un movimento di ascetismo organizzato e, tanto meno, una forma di pietismo legalistico; e non fu in alcun modo una scuola di conservatorismo tradizionale. Fu certamente un movimento messianico, ma che si svolse in condizioni affatto particolari e senza il furore sanguinario degli Zeloti. Si richiamava a un Cristo defunto, che viveva presso Dio e il cui avvento doveva venir effettuato dall'alto, e cioè da lui stesso; e fu ben presto, in questo senso, un mistero di salvazione di cui il Cristo fu l'anima, mentre l'avvento di questo Cristo si trasponeva progressivamente e si realizzava, per così dire, nella fede della sua Chiesa. Tale mistero non poteva non definirsi e svilupparsi in una teologia. Tuttavia, il cristianesimo fu, in origine, una religione di gente di umile condizione, non di teologi o di dotti dogmatizzanti o di sognatori contemplativi. <!--(cap. 1, Le fonti, p. 1)-->
===Citazioni===
*[[Giuda il Galileo]] non fu, certo, un maestro di filosofia o di vita ascetica; storicamente, fu soltanto un capo di bande o, piuttosto di briganti. Ma costituisce l'esempio tipico di una mentalità comune: della fede cieca ed assoluta, aspirante a realizzare nella sua pienezza l'idea del regno di Dio. (cap. 2, p. 55)
*Il principio ispiratore degli [[Zelota|Zeloti]], – su questo punto possiamo credere a Giuseppe Flavio –, era che gli Israeliti, popolo e figli di Dio, non avevano sulla terra altro sovrano legittimo che il signore del cielo. Quindi, la dominazione romana era sacrilega, il suo esercizio un'usurpazione empia, e bisognava rifiutare il tributo a Cesare. La rivolta contro l'impero idolatra era il più sacro dei doveri. (cap. 2, p. 55)
*A chi somiglia, infatti, il Cristo dell'''Apocalisse'', sul suo cavallo bianco, con il suo nome di mistero, gli occhi come fuoco fiammante, la spade che gli esce dalla bocca, i diademi folgoranti e il manto tinto di sangue? Somiglia a un dio solare, a [[Mitra]], che su alcuni bassorilievi è raffigurato a cavallo. E molto ci sarebbe da dire su questo Cristo apocalittico, con le sue sette chiese, le sue sette stelle, i suoi sette spiriti, che è il Santo, che è il Vero. Esso ha l'aspetto di una divinità astrale, presidente di sfere celesti, come Mitra, come Attis e altri. Si è sentita, si è creata tale affinità per rappresentarsi il Cristo come signore dell'universo. Per tal modo, da profeta del regno di Dio, da Messia promesso a Israele, Gesù si convertiva in signore del mondo e dell'umanità. La comunicazione degli attributi era tanto più facile in quanto gli dèi solari, quali dèi di luce, erano dèi di verità, dèi di giustizia, e, per questo aspetto morale del loro carattere, Gesù, identificato con il suo stesso ideale di giustizia eterna e di verità divina, li raggiungeva. (p. 243)
===[[Explicit]]===
Il successo del cristianesimo era stato preparato dalla diffusione dell'ebraismo; ma esso attuò una conquista che il giudaismo, che l'aveva iniziata, si dimostrava impotente a proseguire, perché teneva prigioniera nelle forme di un angusto nazionalismo un'idea di umanità universale. Tale idea, il cristianesimo la propose, entro l'involucro di un simbolo religioso, a tutti i diseredati del mondo antico, che non avevano patria e che accorsero a lui. Il senso di umanità che, a partire dall'{{sic|Evangelio}}, si sviluppò nel cristianesimo primitivo portò la Chiesa cattolica al primo piano della storia. È noto in che modo vi operò poi e in quale misura ha attuato o non il suo programma. Ma, dalla fine del secondo secolo ai giorni nostri, tale storia è abbondantemente documentata. Qui ha termine la preistoria del cristianesimo: la storia che si può indurre con prudenza, e in maniera più o meno congetturale, da testimonianze che contengono soprattutto la leggenda mistica della sua istituzione.
==''La religione d'Israele''==
===[[Incipit]]===
La fonte principale, per non dire l'unica, che si abbia per la storia della religione ebraica, anteriormente alla dominazione greca, si è quella collezione di libri che la tradizione cristiana ha definito col nome di Vecchio Testamento, e che si sono conservati, per la maggior parte, nella loro lingua d'origine, nella bibbia ebraica. Qui riesce sopra tutto importante apprezzare il contenuto di questi scritti, che sono stati e sono ancora considerati come sacri dai Giudei e dai Cristiani. Gli altri documenti numerosissimi, che riguardano la storia del giudaismo sotto la dominazione romana, fino alla completa distruzione della nazionalità giudaica, o non interessano se non la storia esteriore della religione, oppure non presentano la stessa difficoltà di analisi e di interpretazione che ci presentano i testi biblici, ed ognuno può sottoporli senza tema di errare alle regole comuni della critica. <!--(Cap. 1, Le Fonti, p. 23)-->
===Citazioni===
*È perfettamente inutile rammentare al lettore che il nome [[Geova|Jehova]] è un barbarismo che non ha avuto nemmeno il privilegio dell'antichità. (p. 126)
*Mosè non avrebbe potuto raccogliere le tribù sotto il patronato di [[Yahweh|Jahvè]], qualora questo dio fosse stato loro sconosciuto; e pare altresi certo che, prima di Mosè, Jahvè non fosse il dio comune delle tribù che, in seguito, l'adorarono. Non si è ancora riusciti a dimostrare se si tratti di un nome di origine cananea, oppure egiziana od assira. (pp. 127-128)
*La religione mosaica era ben lungi dall'essere un rigoroso monoteismo. Per trovare questo monoteismo negli antichi testi bisognerebbe farvelo entrare per forza. Ma coloro che si figuravano Jahvè nello spirito della notte, in atto di battersi con Giacobbe e collo stesso Mosè, in atto di fermare l'asina di Balaam, ed anche in atto di viaggiare nell'arca, a meno che ciò avvenisse nel serpente di rame, avendo un nome, alla pari degli dei vicini, ed, alla pari di questi, un popolo da custodire, e proteggere, costoro, evidentemente, lo concepivano come un dio particolare, potentissimo nella sua sfera d'azione, ed in atto di operare meraviglie nell'interesse dei suoi fedeli, ma pur sempre un dio frammezzo ad una schiera di dei, quantunque, infallantemente, fosse il più forte, il più grande, e forse anche il migliore. (p. 131)
*Si è fatto osservare che il Sinai di Madian era una regione vulcanica, e che questa circostanza verrebbe a spiegare il perché Jahvè era un dio igneo, un dio della tempesta, del quale riusciva altresi facile il fare un dio della guerra. Dalla stessa causa potrebbe provenire il suo esclusivismo. Questo spirito formidabile, adorato da un certo numero di tribù incolte, non si era trasmutato in un capo di una famiglia divina, come era avvenuto per gli dei delle altre nazioni. Egli bastava a se stesso, e non tollerava la vicinanza di altri dei. Questa caratteristica si trova testificata in modo incontestabile. (p. 132)
*La santità di Jahvè consiste nella sua inviolabilità, nella sua inaccessibilità, nella potenza che di cui è fornito di far rispettare la sua volontà, e non nella perfezione morale della sua natura. Si è detto che il suo carattere possiede dei tratti morali, ma non è precisamente un carattere morale. La sua potenza, la sua scienza, la sua bontà, sopratutto, hanno dei limiti. Quel dio del quale si crede che uccida istantaneamente coloro che rimirano la sua arca, o che stendono la mano per impedirle di cadere, non è un giudice che renda il castigo proporzionato alla colpa, sibbene un essere terribile che viene irritato quando lo si avvicina più di quello che convenga. La più leggera infrazione commessa contro la sua volontà, il più leggero attentato alla maestà del suo nome, lo ricolmano qualche volta di furore, ed a piacer suo o punisce le offese, oppure non vi bada nemmeno. (pp. 134-135)
*Quanto più una catastrofe è spaventosa, tanto più nella stessa si riconosce il suo intervento. Si trova esser naturale che egli estermini in una sola notte tutti i primogeniti degli egiziani: è il passaggio di Jahvè. Opera sua sono la peste e le malattie, come le stesse sono opera degli spiriti. Acceca o fa impazzire coloro che vuol perdere. Provoca il delitto che poi punirà. Siccome ogni trasporto violento dell'anima veniva attribuito agli spiriti, buono o cattivo che potesse essere, ogni eminente attitudine come ogni disordine dell'intelligenza la si attribuisce a Jahvè, il quale, in tal modo, viene ad essere, al tempo stesso, il genio del bene ed il genio dal male dei suoi sudditi. (pp. 136-137)
*Il [[Religione cananea|culto di Canaan]] era un politeismo volgare, che nascondeva in modo abbastanza superficiale uno strato d'animismo e di feticismo, eredità dei tempi antichi e, probabilmente, per lo meno per una parte, era proprio anche di quelle popolazioni vagabonde che se ne vivevano nel paese prima che se ne impadronissero i Cananei. Ogni località possiede il suo dio particolare; possiede il suo Baal, il culto del quale viene associato a quello di una pianta, di una fonte, di una pietra, di una caverna. [...] Tanto gli dei quanto le dee possono avere dei nomi particolari, ed è facile distinguerli, perché al loro nome va unito il nome del loro capoluogo: il baal di questa città non si può confondere con quello di quella, più di quello che si possano confondere le città stesse, che veneravano quei baal. Il paese si trovava frazionato in una serie di piccole signorie più o meno indipendenti, e questo frazionamento spiega questa molteplicità di dei. (pp. 148-149)
*Gli antichi dei rappresentavano l'autonomia locale, la quale doveva scomparire mediante l'unificazione politica sotto i capi di Israele; Jahvè stava a rappresentare l'umanità del popolo conquistatore ed il suo dominio. Coll'oracolo suo e la ''Thora'' dei suoi sacerdoti; col temperamento guerresco di cui era fornito, temperamento che faceva di lui il vero capitano delle schiere israelitiche; col regime delle guerre sacre, che trasformavano per un certo spazio di tempo i combattenti di Israele in una specie di ordine militare, sottoposto a strettissime regole religiose, che costituivano la sua disciplina; con i suoi entusiasti [...], i quali, sotto il nome di ''Nazir'' e di ''Nabis'' gli fungevano da testimonii al cospetto di popolazioni sensibili a tutte le manifestazioni della fede, anche e sopra tutto alle più stravaganti, Jahvè s'imponeva in tutti quei luoghi in cui Israele riusciva a metter piede. Se egli fosse già stato il dio del cielo e della terra, gli si sarebbero potuti subordinre gli dei locali, in qualità di spiriti celesti, come più tardi avvenne per gli dei delle varie nazioni. (pp. 154-155)
*È certo che una delle caratteristiche più straordinarie dello Jahvismo si è quella evoluzione mediante la quale il veggente, indovino e mago, l'entusiasta delirante, è divenuto il profeta degli ultimi tempi della monarchia, giudice dei re, difensore dei poveri, predicatore di giustizia, sempre preoccupato dell'avvenire per la tradizione di stato, ma che sempre coordina le sue predicazioni ad un insegnamento morale. La profezia diventa a poco a poco l'interprete di una religione in cui tutti i mezzi di cui in passato si era servita la divinazione propriamente detta vengono condannati. (p. 178)
*[[Raab (mitologia)|Rahab]] è il formidabile [[Tiamat]], che il demiurgo babilonese [[Marduk]] ha tagliato in due parti, da cui scaturirono il cielo e la terra. Gli ebrei poterono conoscere questo mito anche prima della cattività. Se ne sono riscontrate delle tracce in Giobbe ed in alcuni salmi. (p. 240)
==Citazioni su Alfred Loisy==
*I grandi spiriti, che abbandonarono la fede, da [[Ernest Renan|Renan]] a Loisy, confessarono, senza rossore, il loro disagio, e rimpiansero sempre il passato, riguardando la loro deviazione come una mutilazione e una sventura. Una profonda amarezza, che nessun applauso può dissipare, è nelle loro pagine, nelle loro parole. Sono sempre sul limitare della confessione. In ogni apostata c'è un'anima che implora in segreto la grazia divina. ([[Mario Missiroli]])
*La forza con cui Loisy seppe attraversare tante vicende e tante delusioni, la decisione con cui pose al disopra di tutto i diritti della verità e della coscienza meriteranno sempre il riconoscimento e l'ammirazione degli spiriti religiosi. Nell'opera sua non hanno vissuto soltanto le aspirazioni di una generazione; essa esprime qualche cosa che è di tutti i tempi e che vive anche nelle età più morte, nel secreto dello spirito, attendendo il risveglio. ([[Piero Martinetti]])
*La vera grandezza di Loisy non è nella sua esegesi, né nella sua filosofia; ma in qualche cosa che vale ben più di ogni esegesi e di ogni filosofia: nella sua alta personalità, che attraverso tutta la vita e l'opera sua ha incarnato una volontà insopprimibile di libertà e sincerità nella vita religiosa. ([[Piero Martinetti]])
===[[Adolfo Omodeo]]===
*Esperto di [[mito|miti]], egli ha cercato d’impedire la formazione del mito sulla propria persona. I cattolici han tentato di applicargli il formulario speciale, con cui son soliti render fosche le figure degli eretici e degli eresiarchi. Molti acattolici, che non hanno la capacità di cogliere la non facile psicologia della crisi [[Modernismo teologico|modernistica]], hanno alterato il senso dei fatti. Infine lo stesso uomo di dottrina è duro ad intendersi in tutto il suo significato, soprattutto nel suo paese.
*Il Loisy della prima maniera aveva interpretato il cristianesimo entro l'orbita delle [[Ebraismo|idee giudaiche]] e della tradizione cristiana: organismo che cresce per impulso interiore, e svolge una virtualità implicita, che lo fa uno e diverso; contro la tesi di [[Adolf von Harnack|Adolfo Harnack]] che vedeva balenare, entro l'{{sic|evangelio}} di Gesù, la dottrina della religiosità pura, e poi la vedeva scomparire sotto il fiotto di religiosità e superstizioni [[Avvento|avventizie]]. Nella seconda fase, l'attenzione del Loisy è volta ad intendere il cristianesimo entro la storia delle religioni. Interpretazione evolutiva pur sempre, ma il principio evolutivo vien ricercato non più entro la religione individua, bensì entro lo spirito religioso dell'umanità.
*Lo accusarono – i professori di seminario e i nazionalisti – d'essere un importatore d'[[esegesi]] d'oltre Reno; accusa sciocca per l'insinuazione di passioni nazionali nei problemi della scienza, e che era possibile soltanto da parte di chi non conosceva l'alta cultura tedesca e la sua metodicità un po' miope, diametralmente contraria alla vivace e nervosa intuizione storica del Loisy. In complesso, egli si è formato in un chiuso travaglio interiore, perseguendo certe sue mete, poco comunicando col mondo esterno: tranne che coi suoi libri, i quali spesso non furono intesi e parvero non interessare. È rimasto, non ostanti i clamori suscitati da ''L'Évangile et l'Église'', un solitario, [[Scomunica|scomunicato]] dalla Chiesa e poco inteso dalla Francia laica, che non senza tergiversare gli concesse una cattedra al ''[[Collège de France]]''.
*Questa grande figura di storico e di critico, che, per un'ironia della sorte, nella cerchia dei suoi amici era, e forse è ancora, designato «le petit Loisy», si leva isolata e per molti rispetti abrupta nella cultura francese. Un metodo personale di ricerca, un acume penetrante d'intuizioni, una rara tenacia di analisi lo distinguono dalla moderna storiografia francese, che per tanta parte si attarda nella ''routine'' e nei formularii del [[Hippolyte Taine|Taine]], quando pure non va a ricercar nel [[Voltaire]] l'ispirazione. Anche la derivazione, in gran parte ideale, dal [[Ernest Renan|Renan]], che il Loisy a più riprese afferma, va accolta con molta discrezione.
===[[Giuseppe Prezzolini]]===
*Il Loisy, come in generale tutti i neo-cattolici, accentua il lato umano di Cristo, dicendo che per dogma è tanto uomo quanto Dio, ed accentua pure il lato umano della rivelazione.
*Il sistema del Loisy ha il dono [...] d'essere il più radicale di tutti. La sua critica non soltanto accetta i resultati di quella non cristiana e di quella protestante, ma li supera. Si sa che alcuni protestanti non han fatto che riprendere certe tesi del Loisy. Non è una critica di concessioni e di mezze vie: è critica senz'altro, come la potrebbe fare un professore laico di filologia sopra un qualunque poco interessante poema di una qualsiasi letteratura. Nessun pregiudizio porta seco il critico: egli dimentica di essere prete e perfino di essere cattolico e cristiano. Non si preoccupa della tradizione che si è svolta sotto influenze dogmatiche. Non si preoccupa delle autorità, che non hanno a che fare con la critica. Non si preoccupa del pubblico, né dello scandalo, per quanto non lo cerchi. Ardito? Ma che ardito! semplicemente – esatto.
*Per il Loisy la storia e la teologia sono due campi differenti. Esaminando storicamente i libri sacri non potrete mai avere la prova dei fatti che fondano la religione. Come potrebbe essere ciò se essi escono dal dominio del naturale e se i libri, invece che storia, come noi l'intendiamo, vogliono darci un insegnamento morale? La storia come storia non potrà mai provare né negare la [[Risurrezione di Gesù|resurrezione di Cristo]] – fatto extratemporale, che significa per l'appunto il principio di una vita superiore alla storica. Come potrebbe provare che Cristo siede ora alla destra del Padre?
==Bibliografia==
*Alfred Loisy, ''[https://archive.org/details/LoisyLaReligioneIsraele La religione d'Israele]'', Società editrice pontremolese, Piacenza, 1910.
*Alfred Loisy, ''[https://archive.org/details/LoisyLeOriginiDelCristianesimo Le origini del cristianesimo]'', Giulio Einaudi Editore, Torino, 1943.
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Loisy, Alfred}}
[[Categoria:Biblisti francesi]]
[[Categoria:Storici francesi]]
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Micione
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[[File:Plaque Avenue Guiseppe Garibaldi - Drancy (FR93) - 2022-08-07 - 2.jpg|thumb|Cartello stradale in Francia]]
Citazioni sul '''refuso'''.
*Agl'incontri fortuiti di parole, nei quali i Greci riconoscevano la presenza della divinità, bisognerebbe aggiungere i lapsus delle macchine da scrivere, e in questi pure riconoscere alcun gioco divino. Qui sopra, dove ho scritto «Meissonier il più gran pittore del secolo», la mia macchina da scrivere aveva scritto «il più gran puttore»; e dove ho scritto che la trattoria della Berta Filava era «ritrovo di patrioti», la macchina aveva scritto «ritorvo di patrioti». Sono le macchine da scrivere così innocenti come noi crediamo, oppure si nasconde in esse il genietto della malignità? ([[Alberto Savinio]])
*Odio [[Johannes Gutenberg|Gutenberg]], ha inventato gli errori di stampa. ([[Stanisław Jerzy Lec]])
*«Refuso» recita il Tommaseo «dicesi della stampa andata a male, onde tutte le lettere sono in confuso». In parole spicce il refuso sarebbe un puro incidente tipografico al quale chi scrive è meglio che si rassegni in anticipo, senza conferirgli nessuno stemma di persecuzione o di sgarro metafisico. Qui sta il mio debole, invece. Nel sospettare in ogni insurrezione dell'alfabeto un complotto contro di me, diretto da un innominato in camice da lavoro, un tizio dalle mezze maniche, comunque si chiami, proto o linotipista: in realtà un nebbioso tiranno che ha preso a malvolermi sin dal principio. ([[Gesualdo Bufalino]])
*Si è già parecchie volte dato il caso che carenze di talento siano state più che colmate dagli errori di stampa, e spesso solamente i compositori riescono a donare al testo quell'ambigua e cangiante iridescenza che lo scrittore, con le sue sole forze, non ha saputo donargli.<br>Non lamentiamoci degli errori di stampa. Chi mai può sapere che cosa ci rende profondi. ([[Alfred Polgar]])
*Un poeta può sopravvivere a tutto tranne che a un errore di stampa. ([[Oscar Wilde]])
*Uno scrittore non muore di errori medici, solo di errori di stampa. ([[Isaac Bashevis Singer]])
==Voci correlate==
*[[Errore]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Editoria]]
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Ciro Immobile
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Danyele
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[[File:20150616 - Portugal - Italie - Genève - Ciro Immobile 1.jpg|thumb|Ciro Immobile nel 2015]]
'''Ciro Immobile''' (1990 – vivente), calciatore italiano.
== Citazioni di Ciro Immobile==
{{cronologico}}
*{{NDR|Su [[Zdenek Zeman]]}} Lui è un grande. Simpaticissimo: durante gli allenamenti cantava sempre. Anche inventandosi le parole. L'ho risentito recentemente. È un maestro.<ref name="galera">Dall'intervista di Vittorio Zincone, ''[https://www.corriere.it/sette/17_agosto_17/dove-sarei-finito-senza-calcio-molti-amici-sono-galera-887b8b02-8109-11e7-a91b-263e95546556.shtml «Dove sarei finito senza il calcio? Molti amici sono in galera»]'', ''corriere.it'', 17 agosto 2017.</ref>
*Il mio preferito è [[Rocco Hunt]]. C'è una storia dietro. Ci siamo conosciuti quando non mi conosceva nessuno, e a lui non lo conosceva nessuno . Poi lui ha vinto [[Festival di Sanremo|Sanremo]], ha vinto il disco d'oro, e io sono diventato capocannoniere. Prima della partita sento tanta musica, perché tra l'arrivo allo stadio e la preparazione c'è molto tempo. C'è sempre una canzone di Rocco Hunt nella mia playlist.<ref>Dall'intervista di Elia Lavelli, ''[https://www.chiamarsibomber.com/2020/03/19/esclusivo-intervista-a-ciro-immobile/ Immobile: "Colleziono maglie da calcio. Ce n'è una che desidero di più. Klopp? Ho solo un rimpianto..."]'', ''chiamarsibomber.com'', 19 marzo 2020.</ref>
*La freddezza sottoporta? Un po' è istinto, un po' è esperienza. Studio i portieri, ma ho fatto molti gol di istinto, soprattutto quando ero giovane. In tante occasioni so dove va a finire la palla, so dove voglio metterla. Ho fatto tanti gol già prima di averli fatti. Cioè, mi immagino il gol durante l'azione, so già come potrebbe finire.<ref>Da un'intervista a DAZN; citato in Daniele Fantini, ''[https://www.eurosport.it/calcio/serie-a/2022-2023/calcio-serie-a-ciro-immobile-le-critiche-la-gente-capira.-e-quella-lite-con-inzaghi._sto9098811/story.shtml Ciro Immobile: "Le critiche? La gente capirà. E quella lite con Inzaghi..."]'', ''eurosport.it'', 24 agosto 2022.</ref>
{{Int|''[https://www.corrieredellosport.it/news/calcio/serie-a/lazio/2020/08/11-72687132/immobile_esclusivo_lazio_a_vita Immobile esclusivo: "Lazio a vita"]''|Intervista di [[Ivan Zazzaroni]], ''corrieredellosport.it'', 11 agosto 2020.}}
*{{NDR|Commentando la vittoria della [[Scarpa d'oro]]}} Pazzesco, io davanti a [[Cristiano Ronaldo|Ronaldo]] e [[Robert Lewandowski|Lewandowski]], se rileggo l'albo d'oro al contrario quasi non ci credo: [[Lionel Messi|Messi]] Messi [[Luis Suárez (calciatore 1935)|Suàrez]] Ronaldo Ronaldo Messi Messi Ronaldo Messi.
*Lo spogliatoio, i suoi equilibri prevalgono sul resto. Sono fili sottilissimi e non devono essere mai spezzati. Il calcio è un gioco collettivo, nel corso di una stagione sono tanti i momenti in cui si ha bisogno dei compagni, del passaggio in più, del pallone servito nel punto giusto e al momento giusto. Il buon gruppo ha un'ottima memoria.
*{{NDR|Su [[Gian Piero Gasperini]], che nel 2019 gli diede del simulatore}} L'ennesima cazzata su di me. Due rigori netti. Gasperini deve avercela con la Lazio, noi giocatori ce lo siamo detti tante volte: vincendo puoi andare a tre punti dalla Juve eppure dichiari che l'unica cosa che ti interessa è finire davanti a noi. La Lazio non gli piace proprio. Penso che non gli sia ancora andata giù la sconfitta nella finale di Coppa Italia.
{{Int|''[https://www.raisport.rai.it/articoli/2021/01/calcio-immobile-giura-amore-terno-alla-lazio-voglio-chiudere-qui-la-carriera-51ab82b6-b64d-4f3b-b4bf-6f4222162128.html Immobile giura amore eterno alla Lazio]''|Citato in ''raisport.rai.it'', 23 gennaio 2021.}}
*Si fanno delle scelte, ora ho fatto quella di sposare il progetto Lazio fino alla fine della carriera. Mi sento responsabile della felicità dei tifosi. Si è creato un legame talmente forte con la società, i tifosi, l'allenatore.
*Se {{NDR|Simone}} [[Simone Inzaghi|Inzaghi]] durante la settimana ha la voce? Dipende, se lo facciamo arrabbiare la perde anche durante l'allenamento.
*{{NDR|Su [[Andrea Belotti]]}} Con lui mi trovo bene, lui ha sempre quest'energia anche quando è tardi. Io sono un po' più grande di lui, gli dico che dobbiamo andare a dormire presto, anche perché dobbiamo risparmiare energie quando siamo in camera insieme in Nazionale.
==Note==
<references />
==Altri progetti==
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[[Categoria:Calciatori italiani]]
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'''Labīd ibn Rabīʿa ibn Mālik, Abū ʿAqīl al-ʿĀmirī''', (... – 660) poeta arabo.
== Citazioni di Labid ==
* Guardate, ogni cosa, escluso Dio, è nullità. E tutte le delizie sono destinate a svanire.<ref>Citato in Martin Lings, ''Il profeta Muhammad : {{small|la sua vita secondo le fonti più antiche}}'', traduzione di Sergio Volpe, revisione di Paolo Urizzi e Renata Gironi, Il leone verde, Torino, 2004, p. 95. ISBN 88-87139-60-1</ref>
== Note ==
<references />
== Altri progetti ==
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[[Categoria:Poeti arabi]]
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Marcella Medici (BEIC)
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==Voci create nell'ambito del progetto BEIC==
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Elenco delle voci create su Wikiquote nell'ambito del [[w:Progetto:GLAM/BEIC|progetto BEIC]], a partire da materiale messo a disposizione dalla [[w:Biblioteca europea di informazione e cultura|Fondazione BEIC]]. Totali: '''1018 voci'''<!--, di cui 1 in inglese, 1 in spagnolo, 1 in francese e 1 in latino-->.
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===Persone===
#[[Paolo Monti]] - <small>2014-09-30</small>
#[[Giambattista Vasco]] - <small>2021-08-18</small>
#[[Stefano da San Gregorio]] - <small>2021-08-29</small>
#[[Christoph Scheiner]] - <small>2021-08-30</small>
#[[Gian Rinaldo Carli]] - <small>2021-09-01</small>
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#[[Antonio Sangiovanni]] - <small>2021-09-09</small>
#[[Francesco Ricci (matematico)]] - <small>2021-09-11</small>
#[[Charles-Joseph Mathon de la Cour]] - <small>2021-09-11</small>
#[[Filippo Antonio Revelli]] - <small>2021-09-14</small>
#[[Onofrio Puglisi]] - <small>2021-09-22</small>
#[[Bartolomeo Pollastri]] - <small>2021-09-23</small>
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#[[Giovanni Giacomo Pierantoni]] - <small>2021-09-27</small>
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#[[Auguste Marmont]] - <small>2021-10-11</small>
#[[Giovanni Biagio Amico]] - <small>2021-10-11</small>
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#[[Cosimo Bartoli]] - <small>2021-10-15</small>
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#[[Silvio Belli]] - <small>2021-10-15</small>
#[[Abū-Ṭālib Ḫān]] - <small>2021-10-15</small>
#[[Antonio Maria Bordoni]] - <small>2021-10-18</small>
#[[Francesco Saverio Brunetti]] - <small>2021-10-18</small>
#[[Filippo Calandri]] - <small>2021-10-18</small>
#[[Stanislao Canovai]] - <small>2021-10-18</small>
#[[Sigismondo Alberghetti]] - <small>2021-10-18</small>
#[[Giuseppe Antonio Alberti]] - <small>2021-10-18</small>
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#[[Giovanni Antonelli (astronomo)]] - <small>2021-10-27</small>
#[[Torbern Olof Bergman]] - <small>2021-10-27</small>
#[[Belsazar Hacquet]] - <small>2021-10-27</small>
#[[George Atwood]] - <small>2021-10-27</small>
#[[Friederich Münter]] - <small>2021-10-27</small>
#[[Franz Schott]] - <small>2021-10-28</small>
#[[Lazzaro Spallanzani]] - <small>2021-10-28</small>
#[[Isaac Abrabanel]] - <small>2021-10-28</small>
#[[Giason Denores]] - <small>2021-10-29</small>
#[[Juan de Jarava]] - <small>2021-10-29</small>
#[[Alessandro Pascoli]] - <small>2021-10-29</small>
#[[Euforbo]] - <small>2021-11-02</small>
#[[Zaccaria Scolastico]] - <small>2021-11-02</small>
#[[Battista Fregoso (1450-1505)]] - <small>2021-11-02</small>
#[[Ugo Benci]] - <small>2021-11-04</small>
#[[Jacopo Filippo Foresti]] - <small>2021-11-04</small>
#[[Feo Belcari]] - <small>2021-11-08</small>
#[[Pompeo Baldasseroni]] - <small>2021-11-08</small>
#[[Sallustio Bandini]] - <small>2021-11-08</small>
#[[Lodovico Bianchini]] - <small>2021-11-09</small>
#[[Vladislav Iosifovič Bortkevič]] - <small>2021-11-09</small>
#[[Richard Cantillon]] - <small>2021-11-09</small>
#[[John Bates Clark]] - <small>2021-11-09</small>
#[[Salvatore Cognetti de Martiis]] - <small>2021-11-09</small>
#[[Girolamo Francesco Cristiani]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Alfons Dopsch]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Ruggero Giuseppe Boscovich]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Pietro Antonio Cataldi]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Ambrogio Contarini]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Giovanni Tavelli]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Giovanni Colombini]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Giovanni Pagnini]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Rhazes]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Antonio Pace]] - <small>2021-11-19</small>
#[[Joseph-François Marie]] - <small>2021-11-29</small>
#[[Alessandro Marchetti (matematico)]] - <small>2021-12-01</small>
#[[Giambattista Magistrini]] - <small>2021-12-01</small>
#[[Agostino Maccari]] - <small>2021-12-10</small>
#[[Antonio Ludeña]] - <small>2021-12-12</small>
#[[Doroteo Alimari]] - <small>2022-01-13</small>
#[[Alessandro Canobbio]] - <small>2022-01-13</small>
#[[Camillo Leonardi]] - <small>2022-01-21</small>
#[[Ascanio Centorio Degli Ortensi]] - <small>2022-01-28</small>
#[[Domenico Griminelli]] - <small>2022-02-02</small>
#[[Guglielmo Gargiolli]] - <small>2022-02-03</small>
#[[Giovanni Battista Gallicciolli]] - <small>2022-02-04</small>
#[[Guglielmo Grataroli]] - <small>2022-02-04</small>
#[[Donato Calvi]] - <small>2022-02-04</small>
#[[Flegomene]] - <small>2022-02-07</small>
#[[Francesco Fuoco]] - <small>2022-02-19</small>
#[[Francesco dal Sole]] - <small>2022-03-03</small>
#[[Nicolao Colletti]] - <small>2022-03-12</small>
#[[Cristoforo Clavio]] - <small>2022-03-17</small>
#[[Jacques Peletier du Mans]] - <small>2022-03-17</small>
#[[Pietro Apiano]] - <small>2022-03-18</small>
#[[Francesco Cigalini]] - <small>2022-03-18</small>
#[[Scipione Chiaramonti]] - <small>2022-03-23</small>
#[[Antonio Brognoli]] - <small>2022-03-26</small>
#[[Giuseppe Davia]] - <small>2022-03-30</small>
#[[Francesco Vandelli (astronomo)]] - <small>2022-03-30</small>
#[[Giuseppe Vergani]] - <small>2022-04-01</small>
#[[Giovanni Camilla]] - <small>2022-04-04</small>
#[[Pompeo Colonna (scrittore)]] - <small>2022-04-07</small>
#[[Luigi Castiglioni (botanico)]] - <small>2022-04-07</small>
#[[Guidobaldo Del Monte]] - <small>2022-04-08</small>
#[[Federico Commandino]] - <small>2022-04-08</small>
#[[Teone di Alessandria]] - <small>2022-04-09</small>
#[[Francesco Maria II Della Rovere]] - <small>2022-04-11</small>
#[[Pappo di Alessandria]] - <small>2022-04-12</small>
#[[Sereno di Antinopoli]] - <small>2022-04-13</small>
#[[Eutocio]] - <small>2022-04-13</small>
#[[Alonso de Fuentes]] - <small>2022-04-15</small>
#[[Francesco Zantedeschi]] - <small>2022-04-19</small>
#[[Famiano Michelini]] - <small>2022-04-26</small>
#[[Gregorio Bressani]] - <small>2022-05-02</small>
#[[Francesco Eschinardi]] - <small>2022-05-13</small>
#[[Andrea Zambelli (economista)]] - <small>2022-05-27</small>
#[[Francesco Ginanni]] - <small>2022-07-25</small>
#[[Elia Lombardini]] - <small>2022-08-22</small>
#[[Leone Ebreo]] - <small>2022-11-18</small>
#[[Jacopo Belgrado]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Jean-Baptiste Biot]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Vannoccio Biringuccio]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Luigi Valentino Brugnatelli]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Giovanni Nicolò Doglioni]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Paolo Silvio Boccone]] - <small>2022-12-30</small>
#[[Bernardino Zendrini]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Eustachio Zanotti]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Leonardo Ximenes]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Jacques Charles François Sturm]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Sebastiano Serlio]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Lorenzo Selva]] - <small>2023-01-12</small>
#[[Alexandre Savérien]] - <small>2023-01-12</small>
#[[Girolamo Saladini]] - <small>2023-01-12</small>
#[[Giovenale Sacchi]] - <small>2023-01-17</small>
#[[Orazio Ricasoli Rucellai]] - <small>2023-01-18</small>
#[[Guglielmo Libri Carucci dalla Sommaja]] - <small>2023-01-19</small>
#[[John Claudius Loudon]] - <small>2023-01-19</small>
#[[Antonio Dragoni]] - <small>2023-03-16</small>
#[[Ugo Panziera]] - <small>2023-03-25</small>
#[[Pacifico da Cerano]] - <small>2023-04-03</small>
#[[Giuseppe Maria Figatelli]] - <small>2023-04-14</small>
#[[Santo Brasca]] - <small>2023-06-19</small>
#[[Pietro Martini]] - <small>2023-06-23</small>
#[[Anselm Desing]] - <small>2023-06-26</small>
#[[Gaspare Luigi Cassola]] - <small>2023-06-27</small>
#[[Luigi Abello]] - <small>2023-07-03</small>
#[[Giovanni Bracesco]] - <small>2023-07-06</small>
#[[Domenico Michelessi]] - <small>2023-07-12</small>
#[[Jabir ibn Hayyan]] - <small>2023-07-13</small>
#[[Alessandro Capra]] - <small>2023-07-20</small>
#[[Francesco Bruni (giurista medievale)]] - <small>2023-07-27</small>
#[[Bartolomeo Dusi]] - <small>2023-08-01</small>
#[[Giovanni Battista Venturi]] - <small>2023-09-14</small>
#[[Vera Zamagni]] - <small>2023-10-01</small>
#[[Isabella Moro]] - <small>2023-10-01</small>
#[[Mary Boddington]] - <small>2023-10-07</small>
#[[Paola Malanotte Rizzoli]] - <small>2023-10-10</small>
#[[Giuseppe Unicorno]] - <small>2023-10-18</small>
#[[Antonio Berga]] - <small>2023-11-06</small>
#[[Gabriella Uluhogian]] - <small>2023-11-20</small>
#[[Giovanni Paolo Gallucci]] - <small>2023-12-01</small>
#[[Angelo Felice Capelli]] - <small>2023-12-05</small>
#[[Giuseppe Del Papa]] - <small>2024-01-16</small>
#[[Sébastien Leclerc]] - <small>2024-01-17</small>
#[[Henry Dunning Macleod]] - <small>2024-01-23</small>
#[[Niccolò Carletti]] - <small>2024-01-23</small>
#[[Antonio Vassalli Eandi]] - <small>2024-01-23</small>
#[[Ludovico degli Arrighi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Giuseppe Asclepi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Giuseppe Cassella]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Paolo Orsi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Luigi Ferri (filosofo)]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Scipione Capece]] - <small>2024-02-06</small>
#[[Cherubino da Spoleto]] - <small>2024-02-19</small>
#[[Antonia Giannotti]] - <small>2024-02-26</small>
#[[Antonio Abetti]] - <small>2024-02-27</small>
#[[Giovan Battista Nani]] - <small>2024-02-28</small>
#[[Nicolò di Nale]] - <small>2024-02-28</small>
#[[Tolomeo I]] - <small>2024-03-04</small>
#[[Erofilo]] - <small>2024-03-04</small>
#[[Giuseppe Grippa]] - <small>2024-03-05</small>
#[[Giovanni Battista Zanchi]] - <small>2024-03-06</small>
#[[Cosimo de' Medici]] - <small>2024-03-18</small>
#[[Piero il Gottoso]] - <small>2024-03-18</small>
#[[Giovanni Drei]] - <small>2024-03-25</small>
#[[Galasso Alghisi]] - <small>2024-03-29</small>
#[[Domenico Cocoli]] - <small>2024-04-08</small>
#[[Ercole Corazzi]] - <small>2024-04-15</small>
#[[Carlo Lambardi]] - <small>2024-04-15</small>
#[[Domenico Manzoni]] - <small>2024-04-18</small>
#[[Giuseppe Maria Bonomi]] - <small>2024-04-30</small>
#[[Benedetto Di Falco]] - <small>2024-05-30</small>
#[[Giovanni Fantuzzi (storico)]] - <small>2024-06-03</small>
#[[Antonio Lupicini]] - <small>2024-06-10</small>
#[[Luigi Lilio]] - <small>2024-06-10</small>
#[[Tommaso Maria Gabrini]] - <small>2024-06-13</small>
#[[Bernardo Giambullari]] - <small>2024-06-18</small>
#[[Gaetano Marzagaglia]] - <small>2024-06-19</small>
#[[Giorgio Gemisto Pletone]] - <small>2024-06-24</small>
#[[Elena Dragaš]] - <small>2024-06-24</small>
#[[Giuseppe Gatti (archeologo)]] - <small>2024-07-30</small>
#[[Luigi Melegari]] - <small>2024-08-01</small>
#[[Girolamo Borro]] - <small>2024-08-27</small>
#[[Luis Collado de Lebrija]] - <small>2024-09-02</small>
#[[Francesco Paolo Bozzelli]] - <small>2024-09-04</small>
#[[Raffaele Ala]] - <small>2024-09-09</small>
#[[Francesco Barberino Benici]] - <small>2024-09-27</small>
#[[Antonio Lepschy]] - <small>2024-10-01</small>
#[[Guglielmo Cavallo]] - <small>2024-10-01</small>
#[[Oddone Longo]] - <small>2024-10-02</small>
#[[Giovanni Aldini]] - <small>2024-10-02</small>
#[[Jacopo Riccati]] - <small>2024-10-09</small>
#[[Giovanni Maria Della Torre]] - <small>2024-10-10</small>
#[[Giovanni Brunetti]] - <small>2024-10-11</small>
#[[Iacopo Cicognini]] - <small>2024-10-14</small>
#[[Domenico Guglielmini]] - <small>2024-10-15</small>
#[[Gaspare Capone]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Teofilo Bruni]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Gaetano Gaspare Uttini]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Angelo Pietra]] - <small>2024-11-11</small>
#[[Giuseppe Ricca Salerno]] - <small>2024-11-13</small>
#[[Giovanni Battista Mazzini]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Leopoldo Maggi]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Lorenzo Bellini]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Giovanni Battista De Toni]] - <small>2024-11-29</small>
#[[Generoso Calenzio]] - <small>2024-12-03</small>
#[[Girolamo Seripando]] - <small>2024-12-03</small>
#[[Giacomo Venturoli]] - <small>2025-01-02</small>
#[[Lodovico delle Colombe]] - <small>2025-01-03</small>
#[[Cornelio Ghirardelli]] - <small>2025-01-07</small>
#[[Pacifico Barilari]] - <small>2025-01-10</small>
#[[Francesco Feliciano]] - <small>2025-01-10</small>
#[[Angelo Salmoiraghi]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Ottaviano Fabrizio Mossotti]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Michele Araldi]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Cornelio Malvasia]] - <small>2025-01-21</small>
#[[Paolo Beni (gesuita)]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Luca Danesi]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Onorio Longhi]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Antonio Cermisone]] - <small>2025-01-29</small>
#[[Alessandro Papacino D'Antoni]] - <small>2025-02-13</small>
#[[Angelo Querini]] - <small>2025-02-18</small>
#[[Tommaso Temanza]] - <small>2025-02-18</small>
#[[William Kingdon Clifford]] - <small>2025-02-25</small>
#[[Girolamo Cortinovis]] - <small>2025-02-25</small>
#[[William Watson (scienziato)]] - <small>2025-02-25</small>
#[[Jean Antoine Nollet]] - <small>2025-02-26</small>
#[[Jan Palfijn]] - <small>2025-02-26</small>
#[[Michele de Jorio]] - <small>2025-03-11</small>
#[[Cesare Cipolletti]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Giovanni Carmignani]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Saverio Mattei]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Salvatore Barzilai]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Francesco Baglietto]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Giovanni Ambrogio Bertrandi]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Ersilia Caetani Lovatelli]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Giuseppe Palmieri (economista)]] - <small>2025-03-18</small>
#[[Marsilio Cagnati]] - <small>2025-03-21</small>
#[[Enrico Cimbali]] - <small>2025-03-25</small>
#[[Enea Arnaldi]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Ferdinando Arrivabene]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Andrea Balletti]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Filippo Cavolini]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Amedeo Avogadro]] - <small>2025-03-28</small>
#[[Gabriele Rosa]] - <small>2025-04-08</small>
#[[Umberto D'Ancona]] - <small>2025-04-10</small>
#[[Carlo Fea]] - <small>2025-04-11</small>
#[[Pietro Quaroni]] - <small>2025-04-29</small>
#[[Apollinare Calderini]] - <small>2025-05-05</small>
#[[Giovanni Simonetta]] - <small>2025-05-07</small>
#[[Felice Barnabei]] - <small>2025-05-07</small>
#[[Gabriele Busca]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Gaetano Emanuele Bava di San Paolo]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Giuseppe Avanzini]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Francesco Soave]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Simone Stratico]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Jacopo Durandi]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Giovanni Antonio Giobert]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Pietro Moscati]] - <small>2025-05-22</small>
#[[Aldo Ferrabino]] - <small>2025-05-22</small>
#[[Piero Giacosa]] - <small>2025-05-27</small>
#[[Abramo Massalongo]] - <small>2025-05-27</small>
#[[Benjamin Martin]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Johann Heinrich Lambert]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Nicolaus de Béguelin]] - <small>2025-06-03</small>
#[[John Hunter]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Louis-Bernard Guyton-Morveau]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Johann Georg Sulzer]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Maurizio Roffredi]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Giovanni Pietro Maria Dana]] - <small>2025-06-04</small>
#[[William Hewson]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Antoine Portal]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Giovanni Battista Palletta]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Vincenzo Malacarne]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Giovanni Andrea Dalla Croce]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Samuel-Auguste Tissot]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Conrad Gessner]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Willem 's Gravesande]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Gioacchino Pessuti]] - <small>2025-06-17</small>
#[[Federigo Sclopis di Salerano]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Costanzo Gazzera]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Domenico Capellina]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Domenico Casimiro Promis]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Carlo Merkel]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Giacinto Carena]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Giovanni Claudio Fromond]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Serafino Ricci]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Alberto Ablondi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Mario Morcone]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Bartolomeo Gastaldi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Enrico Narducci]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Torquato Taramelli]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Lorenzo Respighi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Enrico Besta]] - <small>2025-07-03</small>
#[[Francesco Mengotti]] - <small>2025-07-03</small>
#[[Ignazio Danti]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Alessandro Cialdi]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Pietro Aldobrandini]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Andrea Bina]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Pietro Luigi Albini]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Giuseppe Basso]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Carlo Baudi di Vesme]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Luigi Bellardi]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Giuseppina Cattani]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Alessandro Barca]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Paolo Ballada di Saint Robert]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Angelo Battelli]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giuseppe Domenico Botto]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giuseppe Carle]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giovanni Cavalli]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Antonio Zannoni]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Antonio Tadini]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Geminiano Montanari]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Antonio Salvagnoli Marchetti]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Giovanni Antonio Lecchi]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Antonio Cavalieri Ducati]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Vittorio Zonca]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Vincenzo De Grazia]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Pietro Maria Cavina]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Carlo Fontana]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Ferdinando d'Adda]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Giovanni Ceva]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Domenico Corradi d'Austria]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Raffaele Canevari]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Alfonso Sanseverino Vimercati]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Luigi Tatti]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Claudio Datei]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Ferdinando Morozzi]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Giovanni Marchelli]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Fulco Tosti di Valminuta]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Luigi Mazzocchi]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Emilio Bignami]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Jean de Thévenot]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Luigi Pacinotti]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Joseph Pitton de Tournefort]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Luigi De Marchi]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Paolo Frisi]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Pietro Paleocapa]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Barthélemy Faujas de Saint-Fond]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Pietro Vacchelli]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Lelio Bonsi]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Teodoro da Sovico]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Michele Carcano]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Carlo Ilarione Petitti di Roreto]] - <small>2025-07-25</small>
#[[Sebastiano Tessitore]] - <small>2025-07-25</small>
#[[Ermes Visconti]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Domenico Guerri]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Girolamo Parabosco]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Antonio Schinella Conti]] - <small>2025-07-30</small>
#[[Francesco Rapolla]] - <small>2025-07-30</small>
#[[Giuliano Barbolini]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Domenico Battaglia (cardinale)]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Gerardo Bianco]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Luigi Biggeri]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Franco Bile]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Antonio Bruno (politico)]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Francesco Cascio]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Antonio Catricalà]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Giacomo Micalori]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Giovanni Antonio Magini]] - <small>2025-08-01</small>
#[[François Boissier de Sauvages de Lacroix]] - <small>2025-08-01</small>
#[[Giulio Fagnano dei Toschi]] - <small>2025-08-04</small>
#[[Domenico Cerato]] - <small>2025-08-05</small>
#[[Bartolomeo Corte]] - <small>2025-08-05</small>
#[[Andrea Gloria]] - <small>2025-08-06</small>
#[[Alfredo Ascoli]] - <small>2025-08-06</small>
#[[Scipione Barbò Soncino]] - <small>2025-08-07</small>
#[[Gian Galeazzo Visconti]] - <small>2025-08-07</small>
#[[Francesco Bellati]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Vincenzo Riccati]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Angelo Maria Bandini]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Giovanni Ciampoli]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Loris D'Ambrosio]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Giuseppe Ballo]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Luciano Banchi]] - <small>2025-08-26</small>
#[[Marco Formentini (storico)]] - <small>2025-08-27</small>
#[[Ferdinando Gabotto]] - <small>2025-08-27</small>
#[[Camillo Corsanego]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Francesco Foggi]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Pasquale Maria Liberatore]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Argisto Giuffredi]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Davide Carazzi]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Wladimiro Dorigo]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Giovanni Sercambi]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Marisa Dalai Emiliani]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Carlo de' Dottori]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Niccolò II da Correggio]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giovanni Bordiga]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Camillo Manfroni]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giuseppe Gerola]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giannino Ferrari dalle Spade]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Ugo Mazzola]] - <small>2025-09-08</small>
#[[Pasquale Jannaccone]] - <small>2025-09-08</small>
#[[William Stanley Jevons]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Giovanni Domenico Peri]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Girolamo Cattaneo]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Leone VI il Saggio]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Bonaiuto Lorini]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Pietro Mengoli]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Giovan Battista Nelli]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Domenico Turazza]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Benedetto Baudi di Vesme]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Giorgio Giorgi]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Nino Bazzetta de Vemenia]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Giovanni Battista Benedetti (matematico)]] - <small>2025-09-12</small>
#[[Giovanni Abignente]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Eugenio Cais di Pierlas]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Raffaele Ciasca]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Enrico Costa (scrittore)]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Lando Ferretti]] - <small>2025-09-17</small>
#[[Pier Silverio Leicht]] - <small>2025-09-17</small>
#[[Giovanni Battista Castiglioni]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Ferruccio Mosetti]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Giacinto Sigismondo Gerdil]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Giulio Claro]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Mario Lessona]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Edoardo Perroncito]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Gian Antonio Danieli]] - <small>2025-09-22</small>
#[[Giuseppe Albertotti]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Gherardo Freschi]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Angelo Fumagalli]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Luigi Sante Da Rios]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Giuseppe Balsamo Crivelli]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Annibale Comessatti]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Ciro Andreatta]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Carlo Cappelletti]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Mauro Rusconi]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Francesco Carlini]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Giuseppe Belli]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Tommaso Nani]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Antonio Caccianino]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Angelo Zendrini]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Giuseppe Bossi]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Pietro Cossali]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Agostino Reale]] - <small>2025-09-29</small>
#[[Frederick Mario Fales]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Paolo Attavanti]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Francesco Ghiretti]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Alessandro Minelli]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Giorgio Ravegnani]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Gherardo Ortalli]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Bartolomeo Bizio]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Alfonso Scirocco]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Carlo Ghisalberti]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Angelo Ventura]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Maria Francesca Tiepolo]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Manlio Cortelazzo]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Manlio Pastore Stocchi]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Odoardo Corsini]] - <small>2025-10-03</small>
#[[Tommaso Perelli]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Lelio Stragiotti]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Augusto Ghetti]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Mariano Fontana]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Charles Bossut]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Adeodato Ressi]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Angelo Clareno]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Leopoldo Mazzarolli]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Sandro Ruffo]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Ercole Vidari]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Bernardino Ramazzini]] - <small>2025-10-10</small>
#[[Luigi Genuardi]] - <small>2025-10-10</small>
#[[Paolo Volpicelli]] - <small>2025-10-13</small>
#[[Federico Sacco]] - <small>2025-10-13</small>
#[[Tomaso Catullo]] - <small>2025-10-14</small>
#[[Claudio D'Amato Guerrieri]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Vincenzo Brunacci]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Pietro Derossi]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Francesco Gesualdi]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Fulvio Irace]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Giacomo Marramao]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Maurizio Pallante]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Franco Purini]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Paolo Antonio Foscarini]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Angelo Sismonda]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Pietro Savi]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Stefano Borson]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Cesare Razzaboni]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Guido Bentivoglio]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Guido Fusinato]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Giulio Alessio]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Carlo Anti]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Enrico Catellani]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Arnaldo Segarizzi]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Achille Forti]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Vittorio Polacco]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Giorgio Bidone]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Alberto de' Stefani]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Vincenzo Crescini]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Biagio Brugi]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Orazio Comes]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Giovanni Celoria]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Arnaldo Angelucci]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Gregorio Fontana (matematico)]] - <small>2025-10-24</small>
#[[Pietro Configliachi]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Scipione Breislak]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Luigi Porta]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Bartolomeo Panizza]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Paolo Frisiani]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Giovanni Codazza]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Emilio Cornalia]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Luigi Magrini]] - <small>2025-10-29</small>
#[[Giulio Curioni]] - <small>2025-10-29</small>
#[[Roberto Caracciolo (vescovo)]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Paolo Marzolo]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Massimiliano Pavan]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Erminio Troilo]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Francesco Brandileone]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Carlo Francesco Gabba]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Luigi Pernier]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Serafino Biffi]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Giovanni Labus]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Bartolomeo Catena]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Adriano Balbi]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Italo Mario Sacco]] - <small>2025-11-07</small>
#[[Carlo Calisse]] - <small>2025-11-10</small>
#[[Sebastiano Canterzani]] - <small>2025-11-11</small>
#[[Carlo Possenti]] - <small>2025-11-13</small>
#[[Piero Borgi]] - <small>2025-11-14</small>
#[[Francesco Carnelutti]] - <small>2025-11-14</small>
#[[Pio Fantoni]] - <small>2025-11-17</small>
#[[Felice Casorati (matematico)]] - <small>2025-11-17</small>
#[[Marco Galli (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Luigi Pepe (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Umberto Bottazzini]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Karl Georg Christian von Staudt]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Richard Baltzer]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Paolo Ruffini (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Enrico Betti]] - <small>2025-11-19</small>
#[[Giorgio Lapazaya]] - <small>2025-11-19</small>
#[[Elia Del Re]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Giovanni Giacomo Lando]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Gemma Frisio]] - <small>2025-11-20</small>
#[[David Veronese]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Stefano Ghebelino]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giacomo Gorrini]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giovanni Battista Balbis]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giovanni Battista De Luca]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Vincenzo Manzini]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Pasquale Fiore (giurista)]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Oreste Ranelletti]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giacomo Venezian]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giuseppe Resti Ferrari]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giuseppe Raffaelli]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Eduardo Piola Caselli]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Domenico Moro (giurista)]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Donato Donati]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Sebastian Jenull]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Carlo Lessona]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Vincenzo Simoncelli]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Ilario Alibrandi]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Pier Maria Campi]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Giorgio Orsoni]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Adriano Franceschini]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Pietro Vaccari]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Gaspare Bugati]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Filippo Carmagnini]] - <small>2025-12-02</small>
#[[Giuliano Gosellini]] - <small>2025-12-05</small>
#[[Rosa Russo Iervolino]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Michele Salvati]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Carlo Scognamiglio]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Sabato Malinconico]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Andrea Monorchio]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Rolando Mosca Moschini]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Francesco Cognasso]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Guido Melis]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Renato Moro]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Adriano Ciaffi]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Abramo Colorni]] - <small>2025-12-15</small>
#[[Antonio Tarlazzi]] - <small>2025-12-16</small>
#[[Carlo Conti (matematico)]] - <small>2025-12-17</small>
#[[Guido Bustico]] - <small>2025-12-18</small>
#[[Santo Monti]] - <small>2025-12-18</small>
#[[Giuseppe Amorelli]] - <small>2026-01-09</small>
#[[Domenico Lo Faso Pietrasanta]] - <small>2026-01-14</small>
#[[Francesco Giuntini]] - <small>2026-01-22</small>
#[[Agnese di Montepulciano]] - <small>2026-01-26</small>
#[[James Ferguson (1710-1776)]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Jacob Christian Schäffer]] - <small>2026-01-29</small>
#[[William Heberden]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Carlo Lodovico Morozzo]] - <small>2026-01-30</small>
#[[John Hill (botanico)]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Jean Sénébier]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Jean-Baptiste de La Chapelle]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Carlo Barletti]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Marsilio Landriani (chimico)]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Bonaventura Corti]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Pierre Bertholon de Saint-Lazare]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Félix Vicq d'Azyr]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Charles Bonnet]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Johann Beckmann]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Benjamin Wilson (pittore)]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Filadelfo Fichera]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Élie Bertrand]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Francesco Forti]] - <small>2026-02-04</small>
#[[Pietro da Verona]] - <small>2026-02-05</small>
#[[Mauro (abate)]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Louis Agassiz]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Pier Vittorio Aldini]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Giovanni Alessio]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Joseph Hilarius Eckhel]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Giovanni Capodistria]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Edward Daniel Clarke]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Achille Breda]] - <small>2026-02-10</small>
#[[Raffaello Nasini]] - <small>2026-02-10</small>
#[[Ulisse Gobbi]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Francesco Ardissone]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Giulio Cordero di San Quintino]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Ugo Morin]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Serafino Rafaele Minich]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Casoni]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Francesco Cortese]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Santini (scienziato)]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Francesco Fiammelli]] - <small>2026-02-13</small>
#[[Marco Folin]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Alberto Giovanni Biuso]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Giovanni Felice Azzone]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Pierre Rosenberg]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Thomas Bruce, VII conte di Elgin]] - <small>2026-02-19</small>
#[[Louis-François-Sébastien Fauvel]] - <small>2026-02-25</small>
#[[Alexandre Blacque]] - <small>2026-02-25</small>
#[[John Canton]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Felice Fontana]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Jean Baptiste Christophore Fusée Aublet]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Johann Hieronymus Chemnitz]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Antonio da Vercelli]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Bernardino da Feltre]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Domenico Buonvicini]] - <small>2026-02-27</small>
#[[François-Xavier de Feller]] - <small>2026-03-04</small>
#[[Lorenzo Forestani]] - <small>2026-03-09</small>
#[[Matteo Mainardi]] - <small>2026-03-13</small>
#[[Gabriele Lancillotto Castello]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Juan de Ortega]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Giovanni Sfortunati]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Diego Orlando]] - <small>2026-03-24</small>
#[[Francesco Galigai]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Pietro Cataneo]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Latino di Camillo Orsini]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Oronzio Fineo]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Francesco Patrizi (filosofo)]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Nicola Fergola]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Baldassarre Orsini]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Francesco Maria Franceschinis]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Girolamo Pico Fonticulano]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Fabrizio Mordente]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Oberto Cantone]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Ottavio Fabri]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Lanfranco Mignoti]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Ferdinando di Diano]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Bartolomeo Ferrari (economista)]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Lodovico Flori]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Giuseppe Ciacchi]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Vitale Giordano]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Luigi Amedeo di Savoia-Aosta]] - <small>2026-04-08</small>
#[[Filippo De Filippi (1869-1938)]] - <small>2026-04-13</small>
#[[Giulio Ferrari (scrittore)]] - <small>2026-04-22</small>
#[[Luigi Simeoni (storico)]] - <small>2026-04-24</small>
#[[Franz Stuhlmann]] - <small>2026-04-28</small>
#[[George Francis Scott Elliot]] - <small>2026-04-28</small>
#[[Angelo Angelucci]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Franz Babinger]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Ruggero di Puglia (vescovo)]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Tito Bassetti]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Giovanni Andrea Barotti]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Jacopo Bartolomeo Beccari]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Bartolomeo Nogara]] - <small>2026-05-04</small>
#[[Piero Leonardi]] - <small>2026-05-04</small>
#[[Dionisio Andrea Sancassani]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Gabriele Manfredi]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Francesco Maria De Regi]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Giovanni Bujovich]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Ermenegildo Pini]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Pietro Zuliani]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Augusto Pierantoni]] - <small>2026-05-07</small>
#[[Robert Dudley, conte di Warwick]] - <small>2026-05-15</small>
#[[Francesco Ventretti]] - <small>2026-05-18</small>
#[[Harry Johnston (esploratore)]] - <small>2026-05-20</small>
#[[Giuseppe Pisanelli]] - <small>2026-05-29</small>
#[[Umberto Cagni di Bu Meliana]] - <small>2026-06-03</small>
#[[Eugenio Villoresi]] - <small>2026-06-05</small>
#[[Nicolaas Hartsoeker]] - <small>2026-06-08</small>
#[[George Cheyne]] - <small>2026-06-08</small>
#[[Jean Le Clerc (teologo)]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Caterina Santoro]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Carlo Errera]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Giacomo Carlo Bascapè]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Ginevra Zanetti]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Carlo Cipolla (1854-1916)]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Giuseppe Toaldo]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Giuseppe Biancani]] - <small>2026-06-12</small>
#[[Aldo Cerlini]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Enrico Carli]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Bartolomeo Borghi]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Giovan Battista Nicolosi]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Laurence Echard]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Pomponio Mela]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Carlo Alfonso Nallino]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Rina Monti]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Ermanno Giglio-Tos]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Giandomenico Nardo]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Galeazzo Gualdo Priorato]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Ferdinando Cavalli]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Sandro Spinsanti]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Tullio Seppilli]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Adriano Bompiani]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Jean-François Malherbe]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Loris Premuda]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Sebastiano Maffettone]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Gennaro Sasso]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Bernardo Colombo]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Christoph Wilhelm Hufeland]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Antoine Louis]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Noris Siliprandi]] - <small>2026-06-25</small>
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#[[Salvatore Ventimiglia]] - <small>2026-07-07</small>
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#[[Sebastiano Ziani]] - <small>2026-07-10</small>
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#[[Filippo Beroaldo il Vecchio]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Achille De Zigno]] - <small>2026-07-21</small>
#[[Roberto de Visiani]] - <small>2026-07-21</small>
#[[Lodovico Menin]] - <small>2026-07-21</small>
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#[[Enselmino da Montebelluna]] - <small>2026-07-22</small>
#[[Agostino Fapanni]] - <small>2026-07-29</small>
===Tematiche===
#[[Moneta]] - <small>2021-08-18</small>
#[[Proposizione (logica)]] - <small>2021-09-14</small>
#[[Mercurio (astrologia)]] - <small>2021-09-23</small>
#[[Pellicola per negativi]] - <small>2021-10-01</small>
#[[Fotografo]] - <small>2021-10-04</small>
#[[Palma]] - <small>2021-10-21</small>
#[[Casuario]] - <small>2021-10-21</small>
#[[Sferoide]] - <small>2021-10-28</small>
#[[Teoria e pratica]] - <small>2021-10-28</small>
#[[Scienza delle finanze]] - <small>2021-11-08</small>
#[[Ragion di Stato]] - <small>2021-11-09</small>
#[[Economia monetaria]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Numero perfetto]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Oggetto celeste]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Stelle fisse]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Sfericità della Terra]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Sfere celesti]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Seno di Abramo]] - <small>2021-12-10</small>
#[[Regola del tre (matematica)]] - <small>2022-04-01</small>
#[[Cosmografia]] - <small>2022-04-04</small>
#[[Pineta di Ravenna]] - <small>2022-07-25</small>
#[[Canale di Suez]] - <small>2022-08-22</small>
#[[Ottica]] - <small>2023-01-16</small>
#[[Simonia]] - <small>2023-05-02</small>
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#[[Lenticchia d'acqua]] - <small>2023-10-01</small>
#[[Lenticchia di palude]] - <small>2023-10-01</small>
#[[Oceanografia]] - <small>2023-10-10</small>
#[[Associazione (psicologia)]] - <small>2024-01-30</small>
#[[Museo (Alessandria)]] - <small>2024-03-04</small>
#[[Fortezza]] - <small>2024-03-08</small>
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#[[Modone]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Teoria del flogisto]] - <small>2026-01-30</small>
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#[[Marna (roccia)]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Nauplia]] - <small>2026-02-05</small>
#[[Tiepidezza]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Tirinto]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Argo (città antica)]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Spetses]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Idra (isola)]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Porto di Malamocco]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Eubea]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Monumento di Filopappo]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Psara]] - <small>2026-02-24</small>
#[[Smirne]] - <small>2026-02-24</small>
#[[Ezani]] - <small>2026-02-24</small>
#[[Abuta rufescens]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Alcamo]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Aloe (botanica)]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Erice]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Mazara del Vallo]] - <small>2026-03-17</small>
#[[Castelvetrano]] - <small>2026-03-18</small>
#[[Eraclea Minoa]] - <small>2026-03-18</small>
#[[Platani]] - <small>2026-03-19</small>
#[[Siculiana]] - <small>2026-03-19</small>
#[[Abbazia di San Martino delle Scale]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Livella]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Ruwenzori]] - <small>2026-04-09</small>
#[[Monti della Luna]] - <small>2026-04-09</small>
#[[Tempio della Concordia (Agrigento)]] - <small>2026-04-16</small>
#[[Tempio di Giunone (Agrigento)]] - <small>2026-04-16</small>
#[[Riserva naturale integrale Macalube di Aragona]] - <small>2026-04-20</small>
#[[Licata]] - <small>2026-04-21</small>
#[[Palma di Montechiaro]] - <small>2026-04-21</small>
#[[Kamarina]] - <small>2026-04-21</small>
#[[Acradina]] - <small>2026-04-22</small>
#[[Epipoli]] - <small>2026-04-22</small>
#[[Mombasa]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Lago Vittoria]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Kavirondo]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Kisumu]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Tripanosomiasi africana umana]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Entebbe]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Acqua alta]] - <small>2026-05-04</small>
#[[Carbonifero]] - <small>2026-05-08</small>
#[[Isole Ssese]] - <small>2026-05-19</small>
#[[Kampala]] - <small>2026-05-20</small>
#[[Erba elefante]] - <small>2026-05-21</small>
#[[Fort Portal]] - <small>2026-05-21</small>
#[[Bahima]] - <small>2026-05-22</small>
#[[Konjo]] - <small>2026-06-03</small>
#[[Monte Speke]] - <small>2026-06-03</small>
#[[Monte Baker (Uganda)]] - <small>2026-06-03</small>
#[[Canale artificiale]] - <small>2026-06-05</small>
#[[Senecio]] - <small>2026-06-08</small>
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#[[Val Divedro]] - <small>2026-06-09</small>
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#[[Valle Leventina]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Valle Antigorio]] - <small>2026-06-10</small>
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#[[Naviglio Grande]] - <small>2026-06-11</small>
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#[[Omegna]] - <small>2026-06-26</small>
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===Raccolte===
#[[So di non sapere]] - <small>2022-05-04</small>
#[[Credi dalle poesie]] - <small>2022-09-13</small>
#[[Voti dalle poesie]] - <small>2022-09-13</small>
===Opere===
#[[I viaggi di Mandeville]] - <small>2021-11-08</small>
#[[Algurisimo]] - <small>2021-11-10</small>
===In altre lingue===
#[[:en:Paolo Monti]] - <small>2021-09-29</small>
#[[:es:Paolo Monti]] - <small>2021-09-30</small>
#[[:fr:Paolo Monti]] - <small>2021-09-30</small>
#[[:la:Athanasius Kircherus]] - <small>2021-10-13</small>
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2026-07-29T13:00:49Z
Marcella Medici (BEIC)
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==Voci create nell'ambito del progetto BEIC==
{{vedi anche|w:Progetto:GLAM/BEIC}}
Elenco delle voci create su Wikiquote nell'ambito del [[w:Progetto:GLAM/BEIC|progetto BEIC]], a partire da materiale messo a disposizione dalla [[w:Biblioteca europea di informazione e cultura|Fondazione BEIC]]. Totali: '''1020 voci'''<!--, di cui 1 in inglese, 1 in spagnolo, 1 in francese e 1 in latino-->.
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===Persone===
#[[Paolo Monti]] - <small>2014-09-30</small>
#[[Giambattista Vasco]] - <small>2021-08-18</small>
#[[Stefano da San Gregorio]] - <small>2021-08-29</small>
#[[Christoph Scheiner]] - <small>2021-08-30</small>
#[[Gian Rinaldo Carli]] - <small>2021-09-01</small>
#[[Vittorio Saraceno]] - <small>2021-09-05</small>
#[[Federico Sanvitale]] - <small>2021-09-06</small>
#[[Antonio Sangiovanni]] - <small>2021-09-09</small>
#[[Francesco Ricci (matematico)]] - <small>2021-09-11</small>
#[[Charles-Joseph Mathon de la Cour]] - <small>2021-09-11</small>
#[[Filippo Antonio Revelli]] - <small>2021-09-14</small>
#[[Onofrio Puglisi]] - <small>2021-09-22</small>
#[[Bartolomeo Pollastri]] - <small>2021-09-23</small>
#[[Giovanni Battista Pisani]] - <small>2021-09-27</small>
#[[Giovanni Giacomo Pierantoni]] - <small>2021-09-27</small>
#[[Italo Zannier]] - <small>2021-09-29</small>
#[[Auguste Marmont]] - <small>2021-10-11</small>
#[[Giovanni Biagio Amico]] - <small>2021-10-11</small>
#[[Stefano degli Angeli]] - <small>2021-10-12</small>
#[[Benedetto degli Alessandri]] - <small>2021-10-14</small>
#[[Angelo da Vallombrosa]] - <small>2021-10-14</small>
#[[Domenico Benivieni]] - <small>2021-10-14</small>
#[[Pietro di Fabrizio Accolti]] - <small>2021-10-15</small>
#[[Antonio Adamucci]] - <small>2021-10-15</small>
#[[Bernardino Baldi]] - <small>2021-10-15</small>
#[[Cosimo Bartoli]] - <small>2021-10-15</small>
#[[Giusto Bellavitis]] - <small>2021-10-15</small>
#[[Silvio Belli]] - <small>2021-10-15</small>
#[[Abū-Ṭālib Ḫān]] - <small>2021-10-15</small>
#[[Antonio Maria Bordoni]] - <small>2021-10-18</small>
#[[Francesco Saverio Brunetti]] - <small>2021-10-18</small>
#[[Filippo Calandri]] - <small>2021-10-18</small>
#[[Stanislao Canovai]] - <small>2021-10-18</small>
#[[Sigismondo Alberghetti]] - <small>2021-10-18</small>
#[[Giuseppe Antonio Alberti]] - <small>2021-10-18</small>
#[[Giuseppe Averani]] - <small>2021-10-18</small>
#[[Giovanni Maria Bonardo]] - <small>2021-10-18</small>
#[[Lorenzo Camerano]] - <small>2021-10-19</small>
#[[Giuseppe Campani]] - <small>2021-10-19</small>
#[[Domenico Martinelli]] - <small>2021-10-20</small>
#[[Luigi Ferdinando Marsili]] - <small>2021-10-20</small>
#[[Angelo Marchetti]] - <small>2021-10-20</small>
#[[Carlo Antonio Manzini]] - <small>2021-10-20</small>
#[[Antonio Maria Lorgna]] - <small>2021-10-20</small>
#[[Bernardo Pulci]] - <small>2021-10-21</small>
#[[Gustavo Bucchia]] - <small>2021-10-22</small>
#[[Serafino Calindri]] - <small>2021-10-22</small>
#[[Roberto Valturio]] - <small>2021-10-22</small>
#[[Niccolò da Osimo]] - <small>2021-10-22</small>
#[[Alberto Pappiani]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Raimondo da Capua]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Giordano Ruffo]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Panfilo Sasso]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Schiavo di Bari]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Serafino de' Cimminelli]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Giorgio Summaripa]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Girolamo Manfredi]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Gabriele Capodilista]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Lorenzo Spirito Gualtieri]] - <small>2021-10-26</small>
#[[Guglielmo da Saliceto]] - <small>2021-10-26</small>
#[[Jacopo da Cessole]] - <small>2021-10-26</small>
#[[Antonio Matani]] - <small>2021-10-26</small>
#[[Carlo Matteucci]] - <small>2021-10-26</small>
#[[Pedro de Medina]] - <small>2021-10-26</small>
#[[Friedrich Accum]] - <small>2021-10-27</small>
#[[George Biddell Airy]] - <small>2021-10-27</small>
#[[Joachim d'Alencé]] - <small>2021-10-27</small>
#[[Carlo Amoretti]] - <small>2021-10-27</small>
#[[Giovanni Antonelli (astronomo)]] - <small>2021-10-27</small>
#[[Torbern Olof Bergman]] - <small>2021-10-27</small>
#[[Belsazar Hacquet]] - <small>2021-10-27</small>
#[[George Atwood]] - <small>2021-10-27</small>
#[[Friederich Münter]] - <small>2021-10-27</small>
#[[Franz Schott]] - <small>2021-10-28</small>
#[[Lazzaro Spallanzani]] - <small>2021-10-28</small>
#[[Isaac Abrabanel]] - <small>2021-10-28</small>
#[[Giason Denores]] - <small>2021-10-29</small>
#[[Juan de Jarava]] - <small>2021-10-29</small>
#[[Alessandro Pascoli]] - <small>2021-10-29</small>
#[[Euforbo]] - <small>2021-11-02</small>
#[[Zaccaria Scolastico]] - <small>2021-11-02</small>
#[[Battista Fregoso (1450-1505)]] - <small>2021-11-02</small>
#[[Ugo Benci]] - <small>2021-11-04</small>
#[[Jacopo Filippo Foresti]] - <small>2021-11-04</small>
#[[Feo Belcari]] - <small>2021-11-08</small>
#[[Pompeo Baldasseroni]] - <small>2021-11-08</small>
#[[Sallustio Bandini]] - <small>2021-11-08</small>
#[[Lodovico Bianchini]] - <small>2021-11-09</small>
#[[Vladislav Iosifovič Bortkevič]] - <small>2021-11-09</small>
#[[Richard Cantillon]] - <small>2021-11-09</small>
#[[John Bates Clark]] - <small>2021-11-09</small>
#[[Salvatore Cognetti de Martiis]] - <small>2021-11-09</small>
#[[Girolamo Francesco Cristiani]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Alfons Dopsch]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Ruggero Giuseppe Boscovich]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Pietro Antonio Cataldi]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Ambrogio Contarini]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Giovanni Tavelli]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Giovanni Colombini]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Giovanni Pagnini]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Rhazes]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Antonio Pace]] - <small>2021-11-19</small>
#[[Joseph-François Marie]] - <small>2021-11-29</small>
#[[Alessandro Marchetti (matematico)]] - <small>2021-12-01</small>
#[[Giambattista Magistrini]] - <small>2021-12-01</small>
#[[Agostino Maccari]] - <small>2021-12-10</small>
#[[Antonio Ludeña]] - <small>2021-12-12</small>
#[[Doroteo Alimari]] - <small>2022-01-13</small>
#[[Alessandro Canobbio]] - <small>2022-01-13</small>
#[[Camillo Leonardi]] - <small>2022-01-21</small>
#[[Ascanio Centorio Degli Ortensi]] - <small>2022-01-28</small>
#[[Domenico Griminelli]] - <small>2022-02-02</small>
#[[Guglielmo Gargiolli]] - <small>2022-02-03</small>
#[[Giovanni Battista Gallicciolli]] - <small>2022-02-04</small>
#[[Guglielmo Grataroli]] - <small>2022-02-04</small>
#[[Donato Calvi]] - <small>2022-02-04</small>
#[[Flegomene]] - <small>2022-02-07</small>
#[[Francesco Fuoco]] - <small>2022-02-19</small>
#[[Francesco dal Sole]] - <small>2022-03-03</small>
#[[Nicolao Colletti]] - <small>2022-03-12</small>
#[[Cristoforo Clavio]] - <small>2022-03-17</small>
#[[Jacques Peletier du Mans]] - <small>2022-03-17</small>
#[[Pietro Apiano]] - <small>2022-03-18</small>
#[[Francesco Cigalini]] - <small>2022-03-18</small>
#[[Scipione Chiaramonti]] - <small>2022-03-23</small>
#[[Antonio Brognoli]] - <small>2022-03-26</small>
#[[Giuseppe Davia]] - <small>2022-03-30</small>
#[[Francesco Vandelli (astronomo)]] - <small>2022-03-30</small>
#[[Giuseppe Vergani]] - <small>2022-04-01</small>
#[[Giovanni Camilla]] - <small>2022-04-04</small>
#[[Pompeo Colonna (scrittore)]] - <small>2022-04-07</small>
#[[Luigi Castiglioni (botanico)]] - <small>2022-04-07</small>
#[[Guidobaldo Del Monte]] - <small>2022-04-08</small>
#[[Federico Commandino]] - <small>2022-04-08</small>
#[[Teone di Alessandria]] - <small>2022-04-09</small>
#[[Francesco Maria II Della Rovere]] - <small>2022-04-11</small>
#[[Pappo di Alessandria]] - <small>2022-04-12</small>
#[[Sereno di Antinopoli]] - <small>2022-04-13</small>
#[[Eutocio]] - <small>2022-04-13</small>
#[[Alonso de Fuentes]] - <small>2022-04-15</small>
#[[Francesco Zantedeschi]] - <small>2022-04-19</small>
#[[Famiano Michelini]] - <small>2022-04-26</small>
#[[Gregorio Bressani]] - <small>2022-05-02</small>
#[[Francesco Eschinardi]] - <small>2022-05-13</small>
#[[Andrea Zambelli (economista)]] - <small>2022-05-27</small>
#[[Francesco Ginanni]] - <small>2022-07-25</small>
#[[Elia Lombardini]] - <small>2022-08-22</small>
#[[Leone Ebreo]] - <small>2022-11-18</small>
#[[Jacopo Belgrado]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Jean-Baptiste Biot]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Vannoccio Biringuccio]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Luigi Valentino Brugnatelli]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Giovanni Nicolò Doglioni]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Paolo Silvio Boccone]] - <small>2022-12-30</small>
#[[Bernardino Zendrini]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Eustachio Zanotti]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Leonardo Ximenes]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Jacques Charles François Sturm]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Sebastiano Serlio]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Lorenzo Selva]] - <small>2023-01-12</small>
#[[Alexandre Savérien]] - <small>2023-01-12</small>
#[[Girolamo Saladini]] - <small>2023-01-12</small>
#[[Giovenale Sacchi]] - <small>2023-01-17</small>
#[[Orazio Ricasoli Rucellai]] - <small>2023-01-18</small>
#[[Guglielmo Libri Carucci dalla Sommaja]] - <small>2023-01-19</small>
#[[John Claudius Loudon]] - <small>2023-01-19</small>
#[[Antonio Dragoni]] - <small>2023-03-16</small>
#[[Ugo Panziera]] - <small>2023-03-25</small>
#[[Pacifico da Cerano]] - <small>2023-04-03</small>
#[[Giuseppe Maria Figatelli]] - <small>2023-04-14</small>
#[[Santo Brasca]] - <small>2023-06-19</small>
#[[Pietro Martini]] - <small>2023-06-23</small>
#[[Anselm Desing]] - <small>2023-06-26</small>
#[[Gaspare Luigi Cassola]] - <small>2023-06-27</small>
#[[Luigi Abello]] - <small>2023-07-03</small>
#[[Giovanni Bracesco]] - <small>2023-07-06</small>
#[[Domenico Michelessi]] - <small>2023-07-12</small>
#[[Jabir ibn Hayyan]] - <small>2023-07-13</small>
#[[Alessandro Capra]] - <small>2023-07-20</small>
#[[Francesco Bruni (giurista medievale)]] - <small>2023-07-27</small>
#[[Bartolomeo Dusi]] - <small>2023-08-01</small>
#[[Giovanni Battista Venturi]] - <small>2023-09-14</small>
#[[Vera Zamagni]] - <small>2023-10-01</small>
#[[Isabella Moro]] - <small>2023-10-01</small>
#[[Mary Boddington]] - <small>2023-10-07</small>
#[[Paola Malanotte Rizzoli]] - <small>2023-10-10</small>
#[[Giuseppe Unicorno]] - <small>2023-10-18</small>
#[[Antonio Berga]] - <small>2023-11-06</small>
#[[Gabriella Uluhogian]] - <small>2023-11-20</small>
#[[Giovanni Paolo Gallucci]] - <small>2023-12-01</small>
#[[Angelo Felice Capelli]] - <small>2023-12-05</small>
#[[Giuseppe Del Papa]] - <small>2024-01-16</small>
#[[Sébastien Leclerc]] - <small>2024-01-17</small>
#[[Henry Dunning Macleod]] - <small>2024-01-23</small>
#[[Niccolò Carletti]] - <small>2024-01-23</small>
#[[Antonio Vassalli Eandi]] - <small>2024-01-23</small>
#[[Ludovico degli Arrighi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Giuseppe Asclepi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Giuseppe Cassella]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Paolo Orsi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Luigi Ferri (filosofo)]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Scipione Capece]] - <small>2024-02-06</small>
#[[Cherubino da Spoleto]] - <small>2024-02-19</small>
#[[Antonia Giannotti]] - <small>2024-02-26</small>
#[[Antonio Abetti]] - <small>2024-02-27</small>
#[[Giovan Battista Nani]] - <small>2024-02-28</small>
#[[Nicolò di Nale]] - <small>2024-02-28</small>
#[[Tolomeo I]] - <small>2024-03-04</small>
#[[Erofilo]] - <small>2024-03-04</small>
#[[Giuseppe Grippa]] - <small>2024-03-05</small>
#[[Giovanni Battista Zanchi]] - <small>2024-03-06</small>
#[[Cosimo de' Medici]] - <small>2024-03-18</small>
#[[Piero il Gottoso]] - <small>2024-03-18</small>
#[[Giovanni Drei]] - <small>2024-03-25</small>
#[[Galasso Alghisi]] - <small>2024-03-29</small>
#[[Domenico Cocoli]] - <small>2024-04-08</small>
#[[Ercole Corazzi]] - <small>2024-04-15</small>
#[[Carlo Lambardi]] - <small>2024-04-15</small>
#[[Domenico Manzoni]] - <small>2024-04-18</small>
#[[Giuseppe Maria Bonomi]] - <small>2024-04-30</small>
#[[Benedetto Di Falco]] - <small>2024-05-30</small>
#[[Giovanni Fantuzzi (storico)]] - <small>2024-06-03</small>
#[[Antonio Lupicini]] - <small>2024-06-10</small>
#[[Luigi Lilio]] - <small>2024-06-10</small>
#[[Tommaso Maria Gabrini]] - <small>2024-06-13</small>
#[[Bernardo Giambullari]] - <small>2024-06-18</small>
#[[Gaetano Marzagaglia]] - <small>2024-06-19</small>
#[[Giorgio Gemisto Pletone]] - <small>2024-06-24</small>
#[[Elena Dragaš]] - <small>2024-06-24</small>
#[[Giuseppe Gatti (archeologo)]] - <small>2024-07-30</small>
#[[Luigi Melegari]] - <small>2024-08-01</small>
#[[Girolamo Borro]] - <small>2024-08-27</small>
#[[Luis Collado de Lebrija]] - <small>2024-09-02</small>
#[[Francesco Paolo Bozzelli]] - <small>2024-09-04</small>
#[[Raffaele Ala]] - <small>2024-09-09</small>
#[[Francesco Barberino Benici]] - <small>2024-09-27</small>
#[[Antonio Lepschy]] - <small>2024-10-01</small>
#[[Guglielmo Cavallo]] - <small>2024-10-01</small>
#[[Oddone Longo]] - <small>2024-10-02</small>
#[[Giovanni Aldini]] - <small>2024-10-02</small>
#[[Jacopo Riccati]] - <small>2024-10-09</small>
#[[Giovanni Maria Della Torre]] - <small>2024-10-10</small>
#[[Giovanni Brunetti]] - <small>2024-10-11</small>
#[[Iacopo Cicognini]] - <small>2024-10-14</small>
#[[Domenico Guglielmini]] - <small>2024-10-15</small>
#[[Gaspare Capone]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Teofilo Bruni]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Gaetano Gaspare Uttini]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Angelo Pietra]] - <small>2024-11-11</small>
#[[Giuseppe Ricca Salerno]] - <small>2024-11-13</small>
#[[Giovanni Battista Mazzini]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Leopoldo Maggi]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Lorenzo Bellini]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Giovanni Battista De Toni]] - <small>2024-11-29</small>
#[[Generoso Calenzio]] - <small>2024-12-03</small>
#[[Girolamo Seripando]] - <small>2024-12-03</small>
#[[Giacomo Venturoli]] - <small>2025-01-02</small>
#[[Lodovico delle Colombe]] - <small>2025-01-03</small>
#[[Cornelio Ghirardelli]] - <small>2025-01-07</small>
#[[Pacifico Barilari]] - <small>2025-01-10</small>
#[[Francesco Feliciano]] - <small>2025-01-10</small>
#[[Angelo Salmoiraghi]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Ottaviano Fabrizio Mossotti]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Michele Araldi]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Cornelio Malvasia]] - <small>2025-01-21</small>
#[[Paolo Beni (gesuita)]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Luca Danesi]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Onorio Longhi]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Antonio Cermisone]] - <small>2025-01-29</small>
#[[Alessandro Papacino D'Antoni]] - <small>2025-02-13</small>
#[[Angelo Querini]] - <small>2025-02-18</small>
#[[Tommaso Temanza]] - <small>2025-02-18</small>
#[[William Kingdon Clifford]] - <small>2025-02-25</small>
#[[Girolamo Cortinovis]] - <small>2025-02-25</small>
#[[William Watson (scienziato)]] - <small>2025-02-25</small>
#[[Jean Antoine Nollet]] - <small>2025-02-26</small>
#[[Jan Palfijn]] - <small>2025-02-26</small>
#[[Michele de Jorio]] - <small>2025-03-11</small>
#[[Cesare Cipolletti]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Giovanni Carmignani]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Saverio Mattei]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Salvatore Barzilai]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Francesco Baglietto]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Giovanni Ambrogio Bertrandi]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Ersilia Caetani Lovatelli]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Giuseppe Palmieri (economista)]] - <small>2025-03-18</small>
#[[Marsilio Cagnati]] - <small>2025-03-21</small>
#[[Enrico Cimbali]] - <small>2025-03-25</small>
#[[Enea Arnaldi]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Ferdinando Arrivabene]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Andrea Balletti]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Filippo Cavolini]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Amedeo Avogadro]] - <small>2025-03-28</small>
#[[Gabriele Rosa]] - <small>2025-04-08</small>
#[[Umberto D'Ancona]] - <small>2025-04-10</small>
#[[Carlo Fea]] - <small>2025-04-11</small>
#[[Pietro Quaroni]] - <small>2025-04-29</small>
#[[Apollinare Calderini]] - <small>2025-05-05</small>
#[[Giovanni Simonetta]] - <small>2025-05-07</small>
#[[Felice Barnabei]] - <small>2025-05-07</small>
#[[Gabriele Busca]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Gaetano Emanuele Bava di San Paolo]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Giuseppe Avanzini]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Francesco Soave]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Simone Stratico]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Jacopo Durandi]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Giovanni Antonio Giobert]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Pietro Moscati]] - <small>2025-05-22</small>
#[[Aldo Ferrabino]] - <small>2025-05-22</small>
#[[Piero Giacosa]] - <small>2025-05-27</small>
#[[Abramo Massalongo]] - <small>2025-05-27</small>
#[[Benjamin Martin]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Johann Heinrich Lambert]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Nicolaus de Béguelin]] - <small>2025-06-03</small>
#[[John Hunter]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Louis-Bernard Guyton-Morveau]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Johann Georg Sulzer]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Maurizio Roffredi]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Giovanni Pietro Maria Dana]] - <small>2025-06-04</small>
#[[William Hewson]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Antoine Portal]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Giovanni Battista Palletta]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Vincenzo Malacarne]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Giovanni Andrea Dalla Croce]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Samuel-Auguste Tissot]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Conrad Gessner]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Willem 's Gravesande]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Gioacchino Pessuti]] - <small>2025-06-17</small>
#[[Federigo Sclopis di Salerano]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Costanzo Gazzera]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Domenico Capellina]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Domenico Casimiro Promis]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Carlo Merkel]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Giacinto Carena]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Giovanni Claudio Fromond]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Serafino Ricci]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Alberto Ablondi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Mario Morcone]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Bartolomeo Gastaldi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Enrico Narducci]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Torquato Taramelli]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Lorenzo Respighi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Enrico Besta]] - <small>2025-07-03</small>
#[[Francesco Mengotti]] - <small>2025-07-03</small>
#[[Ignazio Danti]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Alessandro Cialdi]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Pietro Aldobrandini]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Andrea Bina]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Pietro Luigi Albini]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Giuseppe Basso]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Carlo Baudi di Vesme]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Luigi Bellardi]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Giuseppina Cattani]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Alessandro Barca]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Paolo Ballada di Saint Robert]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Angelo Battelli]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giuseppe Domenico Botto]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giuseppe Carle]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giovanni Cavalli]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Antonio Zannoni]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Antonio Tadini]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Geminiano Montanari]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Antonio Salvagnoli Marchetti]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Giovanni Antonio Lecchi]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Antonio Cavalieri Ducati]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Vittorio Zonca]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Vincenzo De Grazia]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Pietro Maria Cavina]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Carlo Fontana]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Ferdinando d'Adda]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Giovanni Ceva]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Domenico Corradi d'Austria]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Raffaele Canevari]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Alfonso Sanseverino Vimercati]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Luigi Tatti]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Claudio Datei]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Ferdinando Morozzi]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Giovanni Marchelli]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Fulco Tosti di Valminuta]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Luigi Mazzocchi]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Emilio Bignami]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Jean de Thévenot]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Luigi Pacinotti]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Joseph Pitton de Tournefort]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Luigi De Marchi]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Paolo Frisi]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Pietro Paleocapa]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Barthélemy Faujas de Saint-Fond]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Pietro Vacchelli]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Lelio Bonsi]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Teodoro da Sovico]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Michele Carcano]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Carlo Ilarione Petitti di Roreto]] - <small>2025-07-25</small>
#[[Sebastiano Tessitore]] - <small>2025-07-25</small>
#[[Ermes Visconti]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Domenico Guerri]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Girolamo Parabosco]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Antonio Schinella Conti]] - <small>2025-07-30</small>
#[[Francesco Rapolla]] - <small>2025-07-30</small>
#[[Giuliano Barbolini]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Domenico Battaglia (cardinale)]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Gerardo Bianco]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Luigi Biggeri]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Franco Bile]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Antonio Bruno (politico)]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Francesco Cascio]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Antonio Catricalà]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Giacomo Micalori]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Giovanni Antonio Magini]] - <small>2025-08-01</small>
#[[François Boissier de Sauvages de Lacroix]] - <small>2025-08-01</small>
#[[Giulio Fagnano dei Toschi]] - <small>2025-08-04</small>
#[[Domenico Cerato]] - <small>2025-08-05</small>
#[[Bartolomeo Corte]] - <small>2025-08-05</small>
#[[Andrea Gloria]] - <small>2025-08-06</small>
#[[Alfredo Ascoli]] - <small>2025-08-06</small>
#[[Scipione Barbò Soncino]] - <small>2025-08-07</small>
#[[Gian Galeazzo Visconti]] - <small>2025-08-07</small>
#[[Francesco Bellati]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Vincenzo Riccati]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Angelo Maria Bandini]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Giovanni Ciampoli]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Loris D'Ambrosio]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Giuseppe Ballo]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Luciano Banchi]] - <small>2025-08-26</small>
#[[Marco Formentini (storico)]] - <small>2025-08-27</small>
#[[Ferdinando Gabotto]] - <small>2025-08-27</small>
#[[Camillo Corsanego]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Francesco Foggi]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Pasquale Maria Liberatore]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Argisto Giuffredi]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Davide Carazzi]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Wladimiro Dorigo]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Giovanni Sercambi]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Marisa Dalai Emiliani]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Carlo de' Dottori]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Niccolò II da Correggio]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giovanni Bordiga]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Camillo Manfroni]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giuseppe Gerola]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giannino Ferrari dalle Spade]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Ugo Mazzola]] - <small>2025-09-08</small>
#[[Pasquale Jannaccone]] - <small>2025-09-08</small>
#[[William Stanley Jevons]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Giovanni Domenico Peri]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Girolamo Cattaneo]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Leone VI il Saggio]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Bonaiuto Lorini]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Pietro Mengoli]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Giovan Battista Nelli]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Domenico Turazza]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Benedetto Baudi di Vesme]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Giorgio Giorgi]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Nino Bazzetta de Vemenia]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Giovanni Battista Benedetti (matematico)]] - <small>2025-09-12</small>
#[[Giovanni Abignente]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Eugenio Cais di Pierlas]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Raffaele Ciasca]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Enrico Costa (scrittore)]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Lando Ferretti]] - <small>2025-09-17</small>
#[[Pier Silverio Leicht]] - <small>2025-09-17</small>
#[[Giovanni Battista Castiglioni]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Ferruccio Mosetti]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Giacinto Sigismondo Gerdil]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Giulio Claro]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Mario Lessona]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Edoardo Perroncito]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Gian Antonio Danieli]] - <small>2025-09-22</small>
#[[Giuseppe Albertotti]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Gherardo Freschi]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Angelo Fumagalli]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Luigi Sante Da Rios]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Giuseppe Balsamo Crivelli]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Annibale Comessatti]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Ciro Andreatta]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Carlo Cappelletti]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Mauro Rusconi]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Francesco Carlini]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Giuseppe Belli]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Tommaso Nani]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Antonio Caccianino]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Angelo Zendrini]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Giuseppe Bossi]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Pietro Cossali]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Agostino Reale]] - <small>2025-09-29</small>
#[[Frederick Mario Fales]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Paolo Attavanti]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Francesco Ghiretti]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Alessandro Minelli]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Giorgio Ravegnani]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Gherardo Ortalli]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Bartolomeo Bizio]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Alfonso Scirocco]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Carlo Ghisalberti]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Angelo Ventura]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Maria Francesca Tiepolo]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Manlio Cortelazzo]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Manlio Pastore Stocchi]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Odoardo Corsini]] - <small>2025-10-03</small>
#[[Tommaso Perelli]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Lelio Stragiotti]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Augusto Ghetti]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Mariano Fontana]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Charles Bossut]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Adeodato Ressi]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Angelo Clareno]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Leopoldo Mazzarolli]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Sandro Ruffo]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Ercole Vidari]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Bernardino Ramazzini]] - <small>2025-10-10</small>
#[[Luigi Genuardi]] - <small>2025-10-10</small>
#[[Paolo Volpicelli]] - <small>2025-10-13</small>
#[[Federico Sacco]] - <small>2025-10-13</small>
#[[Tomaso Catullo]] - <small>2025-10-14</small>
#[[Claudio D'Amato Guerrieri]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Vincenzo Brunacci]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Pietro Derossi]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Francesco Gesualdi]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Fulvio Irace]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Giacomo Marramao]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Maurizio Pallante]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Franco Purini]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Paolo Antonio Foscarini]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Angelo Sismonda]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Pietro Savi]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Stefano Borson]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Cesare Razzaboni]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Guido Bentivoglio]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Guido Fusinato]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Giulio Alessio]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Carlo Anti]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Enrico Catellani]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Arnaldo Segarizzi]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Achille Forti]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Vittorio Polacco]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Giorgio Bidone]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Alberto de' Stefani]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Vincenzo Crescini]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Biagio Brugi]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Orazio Comes]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Giovanni Celoria]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Arnaldo Angelucci]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Gregorio Fontana (matematico)]] - <small>2025-10-24</small>
#[[Pietro Configliachi]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Scipione Breislak]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Luigi Porta]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Bartolomeo Panizza]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Paolo Frisiani]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Giovanni Codazza]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Emilio Cornalia]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Luigi Magrini]] - <small>2025-10-29</small>
#[[Giulio Curioni]] - <small>2025-10-29</small>
#[[Roberto Caracciolo (vescovo)]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Paolo Marzolo]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Massimiliano Pavan]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Erminio Troilo]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Francesco Brandileone]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Carlo Francesco Gabba]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Luigi Pernier]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Serafino Biffi]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Giovanni Labus]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Bartolomeo Catena]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Adriano Balbi]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Italo Mario Sacco]] - <small>2025-11-07</small>
#[[Carlo Calisse]] - <small>2025-11-10</small>
#[[Sebastiano Canterzani]] - <small>2025-11-11</small>
#[[Carlo Possenti]] - <small>2025-11-13</small>
#[[Piero Borgi]] - <small>2025-11-14</small>
#[[Francesco Carnelutti]] - <small>2025-11-14</small>
#[[Pio Fantoni]] - <small>2025-11-17</small>
#[[Felice Casorati (matematico)]] - <small>2025-11-17</small>
#[[Marco Galli (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Luigi Pepe (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Umberto Bottazzini]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Karl Georg Christian von Staudt]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Richard Baltzer]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Paolo Ruffini (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Enrico Betti]] - <small>2025-11-19</small>
#[[Giorgio Lapazaya]] - <small>2025-11-19</small>
#[[Elia Del Re]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Giovanni Giacomo Lando]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Gemma Frisio]] - <small>2025-11-20</small>
#[[David Veronese]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Stefano Ghebelino]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giacomo Gorrini]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giovanni Battista Balbis]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giovanni Battista De Luca]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Vincenzo Manzini]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Pasquale Fiore (giurista)]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Oreste Ranelletti]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giacomo Venezian]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giuseppe Resti Ferrari]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giuseppe Raffaelli]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Eduardo Piola Caselli]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Domenico Moro (giurista)]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Donato Donati]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Sebastian Jenull]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Carlo Lessona]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Vincenzo Simoncelli]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Ilario Alibrandi]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Pier Maria Campi]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Giorgio Orsoni]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Adriano Franceschini]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Pietro Vaccari]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Gaspare Bugati]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Filippo Carmagnini]] - <small>2025-12-02</small>
#[[Giuliano Gosellini]] - <small>2025-12-05</small>
#[[Rosa Russo Iervolino]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Michele Salvati]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Carlo Scognamiglio]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Sabato Malinconico]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Andrea Monorchio]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Rolando Mosca Moschini]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Francesco Cognasso]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Guido Melis]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Renato Moro]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Adriano Ciaffi]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Abramo Colorni]] - <small>2025-12-15</small>
#[[Antonio Tarlazzi]] - <small>2025-12-16</small>
#[[Carlo Conti (matematico)]] - <small>2025-12-17</small>
#[[Guido Bustico]] - <small>2025-12-18</small>
#[[Santo Monti]] - <small>2025-12-18</small>
#[[Giuseppe Amorelli]] - <small>2026-01-09</small>
#[[Domenico Lo Faso Pietrasanta]] - <small>2026-01-14</small>
#[[Francesco Giuntini]] - <small>2026-01-22</small>
#[[Agnese di Montepulciano]] - <small>2026-01-26</small>
#[[James Ferguson (1710-1776)]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Jacob Christian Schäffer]] - <small>2026-01-29</small>
#[[William Heberden]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Carlo Lodovico Morozzo]] - <small>2026-01-30</small>
#[[John Hill (botanico)]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Jean Sénébier]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Jean-Baptiste de La Chapelle]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Carlo Barletti]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Marsilio Landriani (chimico)]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Bonaventura Corti]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Pierre Bertholon de Saint-Lazare]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Félix Vicq d'Azyr]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Charles Bonnet]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Johann Beckmann]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Benjamin Wilson (pittore)]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Filadelfo Fichera]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Élie Bertrand]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Francesco Forti]] - <small>2026-02-04</small>
#[[Pietro da Verona]] - <small>2026-02-05</small>
#[[Mauro (abate)]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Louis Agassiz]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Pier Vittorio Aldini]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Giovanni Alessio]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Joseph Hilarius Eckhel]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Giovanni Capodistria]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Edward Daniel Clarke]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Achille Breda]] - <small>2026-02-10</small>
#[[Raffaello Nasini]] - <small>2026-02-10</small>
#[[Ulisse Gobbi]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Francesco Ardissone]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Giulio Cordero di San Quintino]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Ugo Morin]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Serafino Rafaele Minich]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Casoni]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Francesco Cortese]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Santini (scienziato)]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Francesco Fiammelli]] - <small>2026-02-13</small>
#[[Marco Folin]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Alberto Giovanni Biuso]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Giovanni Felice Azzone]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Pierre Rosenberg]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Thomas Bruce, VII conte di Elgin]] - <small>2026-02-19</small>
#[[Louis-François-Sébastien Fauvel]] - <small>2026-02-25</small>
#[[Alexandre Blacque]] - <small>2026-02-25</small>
#[[John Canton]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Felice Fontana]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Jean Baptiste Christophore Fusée Aublet]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Johann Hieronymus Chemnitz]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Antonio da Vercelli]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Bernardino da Feltre]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Domenico Buonvicini]] - <small>2026-02-27</small>
#[[François-Xavier de Feller]] - <small>2026-03-04</small>
#[[Lorenzo Forestani]] - <small>2026-03-09</small>
#[[Matteo Mainardi]] - <small>2026-03-13</small>
#[[Gabriele Lancillotto Castello]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Juan de Ortega]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Giovanni Sfortunati]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Diego Orlando]] - <small>2026-03-24</small>
#[[Francesco Galigai]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Pietro Cataneo]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Latino di Camillo Orsini]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Oronzio Fineo]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Francesco Patrizi (filosofo)]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Nicola Fergola]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Baldassarre Orsini]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Francesco Maria Franceschinis]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Girolamo Pico Fonticulano]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Fabrizio Mordente]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Oberto Cantone]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Ottavio Fabri]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Lanfranco Mignoti]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Ferdinando di Diano]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Bartolomeo Ferrari (economista)]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Lodovico Flori]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Giuseppe Ciacchi]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Vitale Giordano]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Luigi Amedeo di Savoia-Aosta]] - <small>2026-04-08</small>
#[[Filippo De Filippi (1869-1938)]] - <small>2026-04-13</small>
#[[Giulio Ferrari (scrittore)]] - <small>2026-04-22</small>
#[[Luigi Simeoni (storico)]] - <small>2026-04-24</small>
#[[Franz Stuhlmann]] - <small>2026-04-28</small>
#[[George Francis Scott Elliot]] - <small>2026-04-28</small>
#[[Angelo Angelucci]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Franz Babinger]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Ruggero di Puglia (vescovo)]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Tito Bassetti]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Giovanni Andrea Barotti]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Jacopo Bartolomeo Beccari]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Bartolomeo Nogara]] - <small>2026-05-04</small>
#[[Piero Leonardi]] - <small>2026-05-04</small>
#[[Dionisio Andrea Sancassani]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Gabriele Manfredi]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Francesco Maria De Regi]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Giovanni Bujovich]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Ermenegildo Pini]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Pietro Zuliani]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Augusto Pierantoni]] - <small>2026-05-07</small>
#[[Robert Dudley, conte di Warwick]] - <small>2026-05-15</small>
#[[Francesco Ventretti]] - <small>2026-05-18</small>
#[[Harry Johnston (esploratore)]] - <small>2026-05-20</small>
#[[Giuseppe Pisanelli]] - <small>2026-05-29</small>
#[[Umberto Cagni di Bu Meliana]] - <small>2026-06-03</small>
#[[Eugenio Villoresi]] - <small>2026-06-05</small>
#[[Nicolaas Hartsoeker]] - <small>2026-06-08</small>
#[[George Cheyne]] - <small>2026-06-08</small>
#[[Jean Le Clerc (teologo)]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Caterina Santoro]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Carlo Errera]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Giacomo Carlo Bascapè]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Ginevra Zanetti]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Carlo Cipolla (1854-1916)]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Giuseppe Toaldo]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Giuseppe Biancani]] - <small>2026-06-12</small>
#[[Aldo Cerlini]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Enrico Carli]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Bartolomeo Borghi]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Giovan Battista Nicolosi]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Laurence Echard]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Pomponio Mela]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Carlo Alfonso Nallino]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Rina Monti]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Ermanno Giglio-Tos]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Giandomenico Nardo]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Galeazzo Gualdo Priorato]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Ferdinando Cavalli]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Sandro Spinsanti]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Tullio Seppilli]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Adriano Bompiani]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Jean-François Malherbe]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Loris Premuda]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Sebastiano Maffettone]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Gennaro Sasso]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Bernardo Colombo]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Christoph Wilhelm Hufeland]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Antoine Louis]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Noris Siliprandi]] - <small>2026-06-25</small>
#[[Gabriele Falloppio]] - <small>2026-06-25</small>
#[[Mariano Santo]] - <small>2026-06-25</small>
#[[Giulio di Orta]] - <small>2026-06-26</small>
#[[Giovanni Battista Manzini]] - <small>2026-06-29</small>
#[[Salvatore Ventimiglia]] - <small>2026-07-07</small>
#[[Urbano Tosetti]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Tolomeo da Lucca]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Sebastiano Ziani]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Raffaele Maffei]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Filippo Beroaldo il Vecchio]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Achille De Zigno]] - <small>2026-07-21</small>
#[[Roberto de Visiani]] - <small>2026-07-21</small>
#[[Lodovico Menin]] - <small>2026-07-21</small>
#[[Angelo Minich]] - <small>2026-07-21</small>
#[[Quirino Majorana]] - <small>2026-07-22</small>
#[[Antonio Era]] - <small>2026-07-22</small>
#[[Enselmino da Montebelluna]] - <small>2026-07-22</small>
#[[Agostino Fapanni]] - <small>2026-07-29</small>
#[[Emmanuele Antonio Cicogna]] - <small>2026-07-29</small>
#[[Sara Copio]] - <small>2026-07-29</small>
===Tematiche===
#[[Moneta]] - <small>2021-08-18</small>
#[[Proposizione (logica)]] - <small>2021-09-14</small>
#[[Mercurio (astrologia)]] - <small>2021-09-23</small>
#[[Pellicola per negativi]] - <small>2021-10-01</small>
#[[Fotografo]] - <small>2021-10-04</small>
#[[Palma]] - <small>2021-10-21</small>
#[[Casuario]] - <small>2021-10-21</small>
#[[Sferoide]] - <small>2021-10-28</small>
#[[Teoria e pratica]] - <small>2021-10-28</small>
#[[Scienza delle finanze]] - <small>2021-11-08</small>
#[[Ragion di Stato]] - <small>2021-11-09</small>
#[[Economia monetaria]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Numero perfetto]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Oggetto celeste]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Stelle fisse]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Sfericità della Terra]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Sfere celesti]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Seno di Abramo]] - <small>2021-12-10</small>
#[[Regola del tre (matematica)]] - <small>2022-04-01</small>
#[[Cosmografia]] - <small>2022-04-04</small>
#[[Pineta di Ravenna]] - <small>2022-07-25</small>
#[[Canale di Suez]] - <small>2022-08-22</small>
#[[Ottica]] - <small>2023-01-16</small>
#[[Simonia]] - <small>2023-05-02</small>
#[[Eclettismo]] - <small>2023-05-02</small>
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#[[Palla (sport)]] - <small>2023-05-12</small>
#[[Solfeggio]] - <small>2023-08-02</small>
#[[Tarantismo]] - <small>2023-08-08</small>
#[[Tarantola]] - <small>2023-08-08</small>
#[[Lenticchia d'acqua]] - <small>2023-10-01</small>
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#[[Oceanografia]] - <small>2023-10-10</small>
#[[Associazione (psicologia)]] - <small>2024-01-30</small>
#[[Museo (Alessandria)]] - <small>2024-03-04</small>
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#[[Pisciarelli (area idrotermale)]] - <small>2025-04-28</small>
#[[Zeolite]] - <small>2025-05-15</small>
#[[Vulcano (vulcano)]] - <small>2025-06-12</small>
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#[[Isola di Stromboli]] - <small>2025-06-17</small>
#[[Stromboli (vulcano)]] - <small>2025-06-17</small>
#[[Canneto (Lipari)]] - <small>2025-06-19</small>
#[[Teatro romano di Verona]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Agro romano]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Isola Filicudi]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Isola Alicudi]] - <small>2025-07-16</small>
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#[[Cerchia dei Navigli]] - <small>2025-07-23</small>
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#[[Santorini]] - <small>2025-07-23</small>
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#[[Teoria del flogisto]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Epizoozia]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Marna (roccia)]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Nauplia]] - <small>2026-02-05</small>
#[[Tiepidezza]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Tirinto]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Argo (città antica)]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Spetses]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Idra (isola)]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Porto di Malamocco]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Eubea]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Monumento di Filopappo]] - <small>2026-02-18</small>
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#[[Ezani]] - <small>2026-02-24</small>
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#[[Erice]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Mazara del Vallo]] - <small>2026-03-17</small>
#[[Castelvetrano]] - <small>2026-03-18</small>
#[[Eraclea Minoa]] - <small>2026-03-18</small>
#[[Platani]] - <small>2026-03-19</small>
#[[Siculiana]] - <small>2026-03-19</small>
#[[Abbazia di San Martino delle Scale]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Livella]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Ruwenzori]] - <small>2026-04-09</small>
#[[Monti della Luna]] - <small>2026-04-09</small>
#[[Tempio della Concordia (Agrigento)]] - <small>2026-04-16</small>
#[[Tempio di Giunone (Agrigento)]] - <small>2026-04-16</small>
#[[Riserva naturale integrale Macalube di Aragona]] - <small>2026-04-20</small>
#[[Licata]] - <small>2026-04-21</small>
#[[Palma di Montechiaro]] - <small>2026-04-21</small>
#[[Kamarina]] - <small>2026-04-21</small>
#[[Acradina]] - <small>2026-04-22</small>
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#[[Monte Baker (Uganda)]] - <small>2026-06-03</small>
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#[[Istituto veneto di scienze, lettere ed arti]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Castello di Buccione]] - <small>2026-06-26</small>
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#[[Santuario della Madonna del Sasso (Madonna del Sasso)]] - <small>2026-06-26</small>
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===Raccolte===
#[[So di non sapere]] - <small>2022-05-04</small>
#[[Credi dalle poesie]] - <small>2022-09-13</small>
#[[Voti dalle poesie]] - <small>2022-09-13</small>
===Opere===
#[[I viaggi di Mandeville]] - <small>2021-11-08</small>
#[[Algurisimo]] - <small>2021-11-10</small>
===In altre lingue===
#[[:en:Paolo Monti]] - <small>2021-09-29</small>
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Marcella Medici (BEIC)
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==Voci create nell'ambito del progetto BEIC==
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===Persone===
#[[Paolo Monti]] - <small>2014-09-30</small>
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#[[Henry Dunning Macleod]] - <small>2024-01-23</small>
#[[Niccolò Carletti]] - <small>2024-01-23</small>
#[[Antonio Vassalli Eandi]] - <small>2024-01-23</small>
#[[Ludovico degli Arrighi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Giuseppe Asclepi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Giuseppe Cassella]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Paolo Orsi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Luigi Ferri (filosofo)]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Scipione Capece]] - <small>2024-02-06</small>
#[[Cherubino da Spoleto]] - <small>2024-02-19</small>
#[[Antonia Giannotti]] - <small>2024-02-26</small>
#[[Antonio Abetti]] - <small>2024-02-27</small>
#[[Giovan Battista Nani]] - <small>2024-02-28</small>
#[[Nicolò di Nale]] - <small>2024-02-28</small>
#[[Tolomeo I]] - <small>2024-03-04</small>
#[[Erofilo]] - <small>2024-03-04</small>
#[[Giuseppe Grippa]] - <small>2024-03-05</small>
#[[Giovanni Battista Zanchi]] - <small>2024-03-06</small>
#[[Cosimo de' Medici]] - <small>2024-03-18</small>
#[[Piero il Gottoso]] - <small>2024-03-18</small>
#[[Giovanni Drei]] - <small>2024-03-25</small>
#[[Galasso Alghisi]] - <small>2024-03-29</small>
#[[Domenico Cocoli]] - <small>2024-04-08</small>
#[[Ercole Corazzi]] - <small>2024-04-15</small>
#[[Carlo Lambardi]] - <small>2024-04-15</small>
#[[Domenico Manzoni]] - <small>2024-04-18</small>
#[[Giuseppe Maria Bonomi]] - <small>2024-04-30</small>
#[[Benedetto Di Falco]] - <small>2024-05-30</small>
#[[Giovanni Fantuzzi (storico)]] - <small>2024-06-03</small>
#[[Antonio Lupicini]] - <small>2024-06-10</small>
#[[Luigi Lilio]] - <small>2024-06-10</small>
#[[Tommaso Maria Gabrini]] - <small>2024-06-13</small>
#[[Bernardo Giambullari]] - <small>2024-06-18</small>
#[[Gaetano Marzagaglia]] - <small>2024-06-19</small>
#[[Giorgio Gemisto Pletone]] - <small>2024-06-24</small>
#[[Elena Dragaš]] - <small>2024-06-24</small>
#[[Giuseppe Gatti (archeologo)]] - <small>2024-07-30</small>
#[[Luigi Melegari]] - <small>2024-08-01</small>
#[[Girolamo Borro]] - <small>2024-08-27</small>
#[[Luis Collado de Lebrija]] - <small>2024-09-02</small>
#[[Francesco Paolo Bozzelli]] - <small>2024-09-04</small>
#[[Raffaele Ala]] - <small>2024-09-09</small>
#[[Francesco Barberino Benici]] - <small>2024-09-27</small>
#[[Antonio Lepschy]] - <small>2024-10-01</small>
#[[Guglielmo Cavallo]] - <small>2024-10-01</small>
#[[Oddone Longo]] - <small>2024-10-02</small>
#[[Giovanni Aldini]] - <small>2024-10-02</small>
#[[Jacopo Riccati]] - <small>2024-10-09</small>
#[[Giovanni Maria Della Torre]] - <small>2024-10-10</small>
#[[Giovanni Brunetti]] - <small>2024-10-11</small>
#[[Iacopo Cicognini]] - <small>2024-10-14</small>
#[[Domenico Guglielmini]] - <small>2024-10-15</small>
#[[Gaspare Capone]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Teofilo Bruni]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Gaetano Gaspare Uttini]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Angelo Pietra]] - <small>2024-11-11</small>
#[[Giuseppe Ricca Salerno]] - <small>2024-11-13</small>
#[[Giovanni Battista Mazzini]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Leopoldo Maggi]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Lorenzo Bellini]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Giovanni Battista De Toni]] - <small>2024-11-29</small>
#[[Generoso Calenzio]] - <small>2024-12-03</small>
#[[Girolamo Seripando]] - <small>2024-12-03</small>
#[[Giacomo Venturoli]] - <small>2025-01-02</small>
#[[Lodovico delle Colombe]] - <small>2025-01-03</small>
#[[Cornelio Ghirardelli]] - <small>2025-01-07</small>
#[[Pacifico Barilari]] - <small>2025-01-10</small>
#[[Francesco Feliciano]] - <small>2025-01-10</small>
#[[Angelo Salmoiraghi]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Ottaviano Fabrizio Mossotti]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Michele Araldi]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Cornelio Malvasia]] - <small>2025-01-21</small>
#[[Paolo Beni (gesuita)]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Luca Danesi]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Onorio Longhi]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Antonio Cermisone]] - <small>2025-01-29</small>
#[[Alessandro Papacino D'Antoni]] - <small>2025-02-13</small>
#[[Angelo Querini]] - <small>2025-02-18</small>
#[[Tommaso Temanza]] - <small>2025-02-18</small>
#[[William Kingdon Clifford]] - <small>2025-02-25</small>
#[[Girolamo Cortinovis]] - <small>2025-02-25</small>
#[[William Watson (scienziato)]] - <small>2025-02-25</small>
#[[Jean Antoine Nollet]] - <small>2025-02-26</small>
#[[Jan Palfijn]] - <small>2025-02-26</small>
#[[Michele de Jorio]] - <small>2025-03-11</small>
#[[Cesare Cipolletti]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Giovanni Carmignani]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Saverio Mattei]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Salvatore Barzilai]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Francesco Baglietto]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Giovanni Ambrogio Bertrandi]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Ersilia Caetani Lovatelli]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Giuseppe Palmieri (economista)]] - <small>2025-03-18</small>
#[[Marsilio Cagnati]] - <small>2025-03-21</small>
#[[Enrico Cimbali]] - <small>2025-03-25</small>
#[[Enea Arnaldi]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Ferdinando Arrivabene]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Andrea Balletti]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Filippo Cavolini]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Amedeo Avogadro]] - <small>2025-03-28</small>
#[[Gabriele Rosa]] - <small>2025-04-08</small>
#[[Umberto D'Ancona]] - <small>2025-04-10</small>
#[[Carlo Fea]] - <small>2025-04-11</small>
#[[Pietro Quaroni]] - <small>2025-04-29</small>
#[[Apollinare Calderini]] - <small>2025-05-05</small>
#[[Giovanni Simonetta]] - <small>2025-05-07</small>
#[[Felice Barnabei]] - <small>2025-05-07</small>
#[[Gabriele Busca]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Gaetano Emanuele Bava di San Paolo]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Giuseppe Avanzini]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Francesco Soave]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Simone Stratico]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Jacopo Durandi]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Giovanni Antonio Giobert]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Pietro Moscati]] - <small>2025-05-22</small>
#[[Aldo Ferrabino]] - <small>2025-05-22</small>
#[[Piero Giacosa]] - <small>2025-05-27</small>
#[[Abramo Massalongo]] - <small>2025-05-27</small>
#[[Benjamin Martin]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Johann Heinrich Lambert]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Nicolaus de Béguelin]] - <small>2025-06-03</small>
#[[John Hunter]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Louis-Bernard Guyton-Morveau]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Johann Georg Sulzer]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Maurizio Roffredi]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Giovanni Pietro Maria Dana]] - <small>2025-06-04</small>
#[[William Hewson]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Antoine Portal]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Giovanni Battista Palletta]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Vincenzo Malacarne]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Giovanni Andrea Dalla Croce]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Samuel-Auguste Tissot]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Conrad Gessner]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Willem 's Gravesande]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Gioacchino Pessuti]] - <small>2025-06-17</small>
#[[Federigo Sclopis di Salerano]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Costanzo Gazzera]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Domenico Capellina]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Domenico Casimiro Promis]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Carlo Merkel]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Giacinto Carena]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Giovanni Claudio Fromond]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Serafino Ricci]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Alberto Ablondi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Mario Morcone]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Bartolomeo Gastaldi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Enrico Narducci]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Torquato Taramelli]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Lorenzo Respighi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Enrico Besta]] - <small>2025-07-03</small>
#[[Francesco Mengotti]] - <small>2025-07-03</small>
#[[Ignazio Danti]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Alessandro Cialdi]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Pietro Aldobrandini]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Andrea Bina]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Pietro Luigi Albini]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Giuseppe Basso]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Carlo Baudi di Vesme]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Luigi Bellardi]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Giuseppina Cattani]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Alessandro Barca]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Paolo Ballada di Saint Robert]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Angelo Battelli]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giuseppe Domenico Botto]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giuseppe Carle]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giovanni Cavalli]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Antonio Zannoni]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Antonio Tadini]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Geminiano Montanari]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Antonio Salvagnoli Marchetti]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Giovanni Antonio Lecchi]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Antonio Cavalieri Ducati]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Vittorio Zonca]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Vincenzo De Grazia]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Pietro Maria Cavina]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Carlo Fontana]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Ferdinando d'Adda]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Giovanni Ceva]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Domenico Corradi d'Austria]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Raffaele Canevari]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Alfonso Sanseverino Vimercati]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Luigi Tatti]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Claudio Datei]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Ferdinando Morozzi]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Giovanni Marchelli]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Fulco Tosti di Valminuta]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Luigi Mazzocchi]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Emilio Bignami]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Jean de Thévenot]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Luigi Pacinotti]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Joseph Pitton de Tournefort]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Luigi De Marchi]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Paolo Frisi]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Pietro Paleocapa]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Barthélemy Faujas de Saint-Fond]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Pietro Vacchelli]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Lelio Bonsi]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Teodoro da Sovico]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Michele Carcano]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Carlo Ilarione Petitti di Roreto]] - <small>2025-07-25</small>
#[[Sebastiano Tessitore]] - <small>2025-07-25</small>
#[[Ermes Visconti]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Domenico Guerri]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Girolamo Parabosco]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Antonio Schinella Conti]] - <small>2025-07-30</small>
#[[Francesco Rapolla]] - <small>2025-07-30</small>
#[[Giuliano Barbolini]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Domenico Battaglia (cardinale)]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Gerardo Bianco]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Luigi Biggeri]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Franco Bile]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Antonio Bruno (politico)]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Francesco Cascio]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Antonio Catricalà]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Giacomo Micalori]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Giovanni Antonio Magini]] - <small>2025-08-01</small>
#[[François Boissier de Sauvages de Lacroix]] - <small>2025-08-01</small>
#[[Giulio Fagnano dei Toschi]] - <small>2025-08-04</small>
#[[Domenico Cerato]] - <small>2025-08-05</small>
#[[Bartolomeo Corte]] - <small>2025-08-05</small>
#[[Andrea Gloria]] - <small>2025-08-06</small>
#[[Alfredo Ascoli]] - <small>2025-08-06</small>
#[[Scipione Barbò Soncino]] - <small>2025-08-07</small>
#[[Gian Galeazzo Visconti]] - <small>2025-08-07</small>
#[[Francesco Bellati]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Vincenzo Riccati]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Angelo Maria Bandini]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Giovanni Ciampoli]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Loris D'Ambrosio]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Giuseppe Ballo]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Luciano Banchi]] - <small>2025-08-26</small>
#[[Marco Formentini (storico)]] - <small>2025-08-27</small>
#[[Ferdinando Gabotto]] - <small>2025-08-27</small>
#[[Camillo Corsanego]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Francesco Foggi]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Pasquale Maria Liberatore]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Argisto Giuffredi]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Davide Carazzi]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Wladimiro Dorigo]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Giovanni Sercambi]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Marisa Dalai Emiliani]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Carlo de' Dottori]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Niccolò II da Correggio]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giovanni Bordiga]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Camillo Manfroni]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giuseppe Gerola]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giannino Ferrari dalle Spade]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Ugo Mazzola]] - <small>2025-09-08</small>
#[[Pasquale Jannaccone]] - <small>2025-09-08</small>
#[[William Stanley Jevons]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Giovanni Domenico Peri]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Girolamo Cattaneo]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Leone VI il Saggio]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Bonaiuto Lorini]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Pietro Mengoli]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Giovan Battista Nelli]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Domenico Turazza]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Benedetto Baudi di Vesme]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Giorgio Giorgi]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Nino Bazzetta de Vemenia]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Giovanni Battista Benedetti (matematico)]] - <small>2025-09-12</small>
#[[Giovanni Abignente]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Eugenio Cais di Pierlas]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Raffaele Ciasca]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Enrico Costa (scrittore)]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Lando Ferretti]] - <small>2025-09-17</small>
#[[Pier Silverio Leicht]] - <small>2025-09-17</small>
#[[Giovanni Battista Castiglioni]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Ferruccio Mosetti]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Giacinto Sigismondo Gerdil]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Giulio Claro]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Mario Lessona]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Edoardo Perroncito]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Gian Antonio Danieli]] - <small>2025-09-22</small>
#[[Giuseppe Albertotti]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Gherardo Freschi]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Angelo Fumagalli]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Luigi Sante Da Rios]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Giuseppe Balsamo Crivelli]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Annibale Comessatti]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Ciro Andreatta]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Carlo Cappelletti]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Mauro Rusconi]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Francesco Carlini]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Giuseppe Belli]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Tommaso Nani]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Antonio Caccianino]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Angelo Zendrini]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Giuseppe Bossi]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Pietro Cossali]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Agostino Reale]] - <small>2025-09-29</small>
#[[Frederick Mario Fales]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Paolo Attavanti]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Francesco Ghiretti]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Alessandro Minelli]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Giorgio Ravegnani]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Gherardo Ortalli]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Bartolomeo Bizio]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Alfonso Scirocco]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Carlo Ghisalberti]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Angelo Ventura]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Maria Francesca Tiepolo]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Manlio Cortelazzo]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Manlio Pastore Stocchi]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Odoardo Corsini]] - <small>2025-10-03</small>
#[[Tommaso Perelli]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Lelio Stragiotti]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Augusto Ghetti]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Mariano Fontana]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Charles Bossut]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Adeodato Ressi]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Angelo Clareno]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Leopoldo Mazzarolli]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Sandro Ruffo]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Ercole Vidari]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Bernardino Ramazzini]] - <small>2025-10-10</small>
#[[Luigi Genuardi]] - <small>2025-10-10</small>
#[[Paolo Volpicelli]] - <small>2025-10-13</small>
#[[Federico Sacco]] - <small>2025-10-13</small>
#[[Tomaso Catullo]] - <small>2025-10-14</small>
#[[Claudio D'Amato Guerrieri]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Vincenzo Brunacci]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Pietro Derossi]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Francesco Gesualdi]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Fulvio Irace]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Giacomo Marramao]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Maurizio Pallante]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Franco Purini]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Paolo Antonio Foscarini]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Angelo Sismonda]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Pietro Savi]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Stefano Borson]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Cesare Razzaboni]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Guido Bentivoglio]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Guido Fusinato]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Giulio Alessio]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Carlo Anti]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Enrico Catellani]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Arnaldo Segarizzi]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Achille Forti]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Vittorio Polacco]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Giorgio Bidone]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Alberto de' Stefani]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Vincenzo Crescini]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Biagio Brugi]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Orazio Comes]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Giovanni Celoria]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Arnaldo Angelucci]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Gregorio Fontana (matematico)]] - <small>2025-10-24</small>
#[[Pietro Configliachi]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Scipione Breislak]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Luigi Porta]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Bartolomeo Panizza]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Paolo Frisiani]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Giovanni Codazza]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Emilio Cornalia]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Luigi Magrini]] - <small>2025-10-29</small>
#[[Giulio Curioni]] - <small>2025-10-29</small>
#[[Roberto Caracciolo (vescovo)]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Paolo Marzolo]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Massimiliano Pavan]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Erminio Troilo]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Francesco Brandileone]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Carlo Francesco Gabba]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Luigi Pernier]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Serafino Biffi]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Giovanni Labus]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Bartolomeo Catena]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Adriano Balbi]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Italo Mario Sacco]] - <small>2025-11-07</small>
#[[Carlo Calisse]] - <small>2025-11-10</small>
#[[Sebastiano Canterzani]] - <small>2025-11-11</small>
#[[Carlo Possenti]] - <small>2025-11-13</small>
#[[Piero Borgi]] - <small>2025-11-14</small>
#[[Francesco Carnelutti]] - <small>2025-11-14</small>
#[[Pio Fantoni]] - <small>2025-11-17</small>
#[[Felice Casorati (matematico)]] - <small>2025-11-17</small>
#[[Marco Galli (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Luigi Pepe (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Umberto Bottazzini]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Karl Georg Christian von Staudt]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Richard Baltzer]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Paolo Ruffini (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Enrico Betti]] - <small>2025-11-19</small>
#[[Giorgio Lapazaya]] - <small>2025-11-19</small>
#[[Elia Del Re]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Giovanni Giacomo Lando]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Gemma Frisio]] - <small>2025-11-20</small>
#[[David Veronese]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Stefano Ghebelino]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giacomo Gorrini]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giovanni Battista Balbis]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giovanni Battista De Luca]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Vincenzo Manzini]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Pasquale Fiore (giurista)]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Oreste Ranelletti]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giacomo Venezian]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giuseppe Resti Ferrari]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giuseppe Raffaelli]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Eduardo Piola Caselli]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Domenico Moro (giurista)]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Donato Donati]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Sebastian Jenull]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Carlo Lessona]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Vincenzo Simoncelli]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Ilario Alibrandi]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Pier Maria Campi]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Giorgio Orsoni]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Adriano Franceschini]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Pietro Vaccari]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Gaspare Bugati]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Filippo Carmagnini]] - <small>2025-12-02</small>
#[[Giuliano Gosellini]] - <small>2025-12-05</small>
#[[Rosa Russo Iervolino]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Michele Salvati]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Carlo Scognamiglio]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Sabato Malinconico]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Andrea Monorchio]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Rolando Mosca Moschini]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Francesco Cognasso]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Guido Melis]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Renato Moro]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Adriano Ciaffi]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Abramo Colorni]] - <small>2025-12-15</small>
#[[Antonio Tarlazzi]] - <small>2025-12-16</small>
#[[Carlo Conti (matematico)]] - <small>2025-12-17</small>
#[[Guido Bustico]] - <small>2025-12-18</small>
#[[Santo Monti]] - <small>2025-12-18</small>
#[[Giuseppe Amorelli]] - <small>2026-01-09</small>
#[[Domenico Lo Faso Pietrasanta]] - <small>2026-01-14</small>
#[[Francesco Giuntini]] - <small>2026-01-22</small>
#[[Agnese di Montepulciano]] - <small>2026-01-26</small>
#[[James Ferguson (1710-1776)]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Jacob Christian Schäffer]] - <small>2026-01-29</small>
#[[William Heberden]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Carlo Lodovico Morozzo]] - <small>2026-01-30</small>
#[[John Hill (botanico)]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Jean Sénébier]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Jean-Baptiste de La Chapelle]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Carlo Barletti]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Marsilio Landriani (chimico)]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Bonaventura Corti]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Pierre Bertholon de Saint-Lazare]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Félix Vicq d'Azyr]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Charles Bonnet]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Johann Beckmann]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Benjamin Wilson (pittore)]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Filadelfo Fichera]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Élie Bertrand]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Francesco Forti]] - <small>2026-02-04</small>
#[[Pietro da Verona]] - <small>2026-02-05</small>
#[[Mauro (abate)]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Louis Agassiz]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Pier Vittorio Aldini]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Giovanni Alessio]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Joseph Hilarius Eckhel]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Giovanni Capodistria]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Edward Daniel Clarke]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Achille Breda]] - <small>2026-02-10</small>
#[[Raffaello Nasini]] - <small>2026-02-10</small>
#[[Ulisse Gobbi]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Francesco Ardissone]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Giulio Cordero di San Quintino]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Ugo Morin]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Serafino Rafaele Minich]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Casoni]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Francesco Cortese]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Santini (scienziato)]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Francesco Fiammelli]] - <small>2026-02-13</small>
#[[Marco Folin]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Alberto Giovanni Biuso]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Giovanni Felice Azzone]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Pierre Rosenberg]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Thomas Bruce, VII conte di Elgin]] - <small>2026-02-19</small>
#[[Louis-François-Sébastien Fauvel]] - <small>2026-02-25</small>
#[[Alexandre Blacque]] - <small>2026-02-25</small>
#[[John Canton]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Felice Fontana]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Jean Baptiste Christophore Fusée Aublet]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Johann Hieronymus Chemnitz]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Antonio da Vercelli]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Bernardino da Feltre]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Domenico Buonvicini]] - <small>2026-02-27</small>
#[[François-Xavier de Feller]] - <small>2026-03-04</small>
#[[Lorenzo Forestani]] - <small>2026-03-09</small>
#[[Matteo Mainardi]] - <small>2026-03-13</small>
#[[Gabriele Lancillotto Castello]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Juan de Ortega]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Giovanni Sfortunati]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Diego Orlando]] - <small>2026-03-24</small>
#[[Francesco Galigai]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Pietro Cataneo]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Latino di Camillo Orsini]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Oronzio Fineo]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Francesco Patrizi (filosofo)]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Nicola Fergola]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Baldassarre Orsini]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Francesco Maria Franceschinis]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Girolamo Pico Fonticulano]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Fabrizio Mordente]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Oberto Cantone]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Ottavio Fabri]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Lanfranco Mignoti]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Ferdinando di Diano]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Bartolomeo Ferrari (economista)]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Lodovico Flori]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Giuseppe Ciacchi]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Vitale Giordano]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Luigi Amedeo di Savoia-Aosta]] - <small>2026-04-08</small>
#[[Filippo De Filippi (1869-1938)]] - <small>2026-04-13</small>
#[[Giulio Ferrari (scrittore)]] - <small>2026-04-22</small>
#[[Luigi Simeoni (storico)]] - <small>2026-04-24</small>
#[[Franz Stuhlmann]] - <small>2026-04-28</small>
#[[George Francis Scott Elliot]] - <small>2026-04-28</small>
#[[Angelo Angelucci]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Franz Babinger]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Ruggero di Puglia (vescovo)]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Tito Bassetti]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Giovanni Andrea Barotti]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Jacopo Bartolomeo Beccari]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Bartolomeo Nogara]] - <small>2026-05-04</small>
#[[Piero Leonardi]] - <small>2026-05-04</small>
#[[Dionisio Andrea Sancassani]] - <small>2026-05-05</small>
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#[[Francesco Maria De Regi]] - <small>2026-05-05</small>
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#[[Augusto Pierantoni]] - <small>2026-05-07</small>
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#[[Harry Johnston (esploratore)]] - <small>2026-05-20</small>
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#[[Umberto Cagni di Bu Meliana]] - <small>2026-06-03</small>
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#[[Tarantismo]] - <small>2023-08-08</small>
#[[Tarantola]] - <small>2023-08-08</small>
#[[Lenticchia d'acqua]] - <small>2023-10-01</small>
#[[Lenticchia di palude]] - <small>2023-10-01</small>
#[[Oceanografia]] - <small>2023-10-10</small>
#[[Associazione (psicologia)]] - <small>2024-01-30</small>
#[[Museo (Alessandria)]] - <small>2024-03-04</small>
#[[Fortezza]] - <small>2024-03-08</small>
#[[Animosità]] - <small>2024-03-13</small>
#[[Traci]] - <small>2024-06-25</small>
#[[Finanza pubblica]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Tufo]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Seghedino]] - <small>2025-01-10</small>
#[[Nervo]] - <small>2025-02-28</small>
#[[Valore (economia)]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Induzione elettrostatica]] - <small>2025-04-08</small>
#[[Salmonide]] - <small>2025-04-11</small>
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#[[Feldspato]] - <small>2025-04-24</small>
#[[Grotta del Cane]] - <small>2025-04-28</small>
#[[Pisciarelli (area idrotermale)]] - <small>2025-04-28</small>
#[[Zeolite]] - <small>2025-05-15</small>
#[[Vulcano (vulcano)]] - <small>2025-06-12</small>
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#[[Isola di Panarea]] - <small>2025-06-12</small>
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#[[Stromboli (vulcano)]] - <small>2025-06-17</small>
#[[Canneto (Lipari)]] - <small>2025-06-19</small>
#[[Teatro romano di Verona]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Agro romano]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Isola Filicudi]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Isola Alicudi]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Reno (Italia)]] - <small>2025-07-17</small>
#[[Cerchia dei Navigli]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Bevera (affluente dell'Olona)]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Santorini]] - <small>2025-07-23</small>
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#[[Abbazia di San Martino delle Scale]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Livella]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Ruwenzori]] - <small>2026-04-09</small>
#[[Monti della Luna]] - <small>2026-04-09</small>
#[[Tempio della Concordia (Agrigento)]] - <small>2026-04-16</small>
#[[Tempio di Giunone (Agrigento)]] - <small>2026-04-16</small>
#[[Riserva naturale integrale Macalube di Aragona]] - <small>2026-04-20</small>
#[[Licata]] - <small>2026-04-21</small>
#[[Palma di Montechiaro]] - <small>2026-04-21</small>
#[[Kamarina]] - <small>2026-04-21</small>
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==Voci create nell'ambito del progetto BEIC==
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===Persone===
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#[[Vladislav Iosifovič Bortkevič]] - <small>2021-11-09</small>
#[[Richard Cantillon]] - <small>2021-11-09</small>
#[[John Bates Clark]] - <small>2021-11-09</small>
#[[Salvatore Cognetti de Martiis]] - <small>2021-11-09</small>
#[[Girolamo Francesco Cristiani]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Alfons Dopsch]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Ruggero Giuseppe Boscovich]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Pietro Antonio Cataldi]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Ambrogio Contarini]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Giovanni Tavelli]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Giovanni Colombini]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Giovanni Pagnini]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Rhazes]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Antonio Pace]] - <small>2021-11-19</small>
#[[Joseph-François Marie]] - <small>2021-11-29</small>
#[[Alessandro Marchetti (matematico)]] - <small>2021-12-01</small>
#[[Giambattista Magistrini]] - <small>2021-12-01</small>
#[[Agostino Maccari]] - <small>2021-12-10</small>
#[[Antonio Ludeña]] - <small>2021-12-12</small>
#[[Doroteo Alimari]] - <small>2022-01-13</small>
#[[Alessandro Canobbio]] - <small>2022-01-13</small>
#[[Camillo Leonardi]] - <small>2022-01-21</small>
#[[Ascanio Centorio Degli Ortensi]] - <small>2022-01-28</small>
#[[Domenico Griminelli]] - <small>2022-02-02</small>
#[[Guglielmo Gargiolli]] - <small>2022-02-03</small>
#[[Giovanni Battista Gallicciolli]] - <small>2022-02-04</small>
#[[Guglielmo Grataroli]] - <small>2022-02-04</small>
#[[Donato Calvi]] - <small>2022-02-04</small>
#[[Flegomene]] - <small>2022-02-07</small>
#[[Francesco Fuoco]] - <small>2022-02-19</small>
#[[Francesco dal Sole]] - <small>2022-03-03</small>
#[[Nicolao Colletti]] - <small>2022-03-12</small>
#[[Cristoforo Clavio]] - <small>2022-03-17</small>
#[[Jacques Peletier du Mans]] - <small>2022-03-17</small>
#[[Pietro Apiano]] - <small>2022-03-18</small>
#[[Francesco Cigalini]] - <small>2022-03-18</small>
#[[Scipione Chiaramonti]] - <small>2022-03-23</small>
#[[Antonio Brognoli]] - <small>2022-03-26</small>
#[[Giuseppe Davia]] - <small>2022-03-30</small>
#[[Francesco Vandelli (astronomo)]] - <small>2022-03-30</small>
#[[Giuseppe Vergani]] - <small>2022-04-01</small>
#[[Giovanni Camilla]] - <small>2022-04-04</small>
#[[Pompeo Colonna (scrittore)]] - <small>2022-04-07</small>
#[[Luigi Castiglioni (botanico)]] - <small>2022-04-07</small>
#[[Guidobaldo Del Monte]] - <small>2022-04-08</small>
#[[Federico Commandino]] - <small>2022-04-08</small>
#[[Teone di Alessandria]] - <small>2022-04-09</small>
#[[Francesco Maria II Della Rovere]] - <small>2022-04-11</small>
#[[Pappo di Alessandria]] - <small>2022-04-12</small>
#[[Sereno di Antinopoli]] - <small>2022-04-13</small>
#[[Eutocio]] - <small>2022-04-13</small>
#[[Alonso de Fuentes]] - <small>2022-04-15</small>
#[[Francesco Zantedeschi]] - <small>2022-04-19</small>
#[[Famiano Michelini]] - <small>2022-04-26</small>
#[[Gregorio Bressani]] - <small>2022-05-02</small>
#[[Francesco Eschinardi]] - <small>2022-05-13</small>
#[[Andrea Zambelli (economista)]] - <small>2022-05-27</small>
#[[Francesco Ginanni]] - <small>2022-07-25</small>
#[[Elia Lombardini]] - <small>2022-08-22</small>
#[[Leone Ebreo]] - <small>2022-11-18</small>
#[[Jacopo Belgrado]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Jean-Baptiste Biot]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Vannoccio Biringuccio]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Luigi Valentino Brugnatelli]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Giovanni Nicolò Doglioni]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Paolo Silvio Boccone]] - <small>2022-12-30</small>
#[[Bernardino Zendrini]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Eustachio Zanotti]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Leonardo Ximenes]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Jacques Charles François Sturm]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Sebastiano Serlio]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Lorenzo Selva]] - <small>2023-01-12</small>
#[[Alexandre Savérien]] - <small>2023-01-12</small>
#[[Girolamo Saladini]] - <small>2023-01-12</small>
#[[Giovenale Sacchi]] - <small>2023-01-17</small>
#[[Orazio Ricasoli Rucellai]] - <small>2023-01-18</small>
#[[Guglielmo Libri Carucci dalla Sommaja]] - <small>2023-01-19</small>
#[[John Claudius Loudon]] - <small>2023-01-19</small>
#[[Antonio Dragoni]] - <small>2023-03-16</small>
#[[Ugo Panziera]] - <small>2023-03-25</small>
#[[Pacifico da Cerano]] - <small>2023-04-03</small>
#[[Giuseppe Maria Figatelli]] - <small>2023-04-14</small>
#[[Santo Brasca]] - <small>2023-06-19</small>
#[[Pietro Martini]] - <small>2023-06-23</small>
#[[Anselm Desing]] - <small>2023-06-26</small>
#[[Gaspare Luigi Cassola]] - <small>2023-06-27</small>
#[[Luigi Abello]] - <small>2023-07-03</small>
#[[Giovanni Bracesco]] - <small>2023-07-06</small>
#[[Domenico Michelessi]] - <small>2023-07-12</small>
#[[Jabir ibn Hayyan]] - <small>2023-07-13</small>
#[[Alessandro Capra]] - <small>2023-07-20</small>
#[[Francesco Bruni (giurista medievale)]] - <small>2023-07-27</small>
#[[Bartolomeo Dusi]] - <small>2023-08-01</small>
#[[Giovanni Battista Venturi]] - <small>2023-09-14</small>
#[[Vera Zamagni]] - <small>2023-10-01</small>
#[[Isabella Moro]] - <small>2023-10-01</small>
#[[Mary Boddington]] - <small>2023-10-07</small>
#[[Paola Malanotte Rizzoli]] - <small>2023-10-10</small>
#[[Giuseppe Unicorno]] - <small>2023-10-18</small>
#[[Antonio Berga]] - <small>2023-11-06</small>
#[[Gabriella Uluhogian]] - <small>2023-11-20</small>
#[[Giovanni Paolo Gallucci]] - <small>2023-12-01</small>
#[[Angelo Felice Capelli]] - <small>2023-12-05</small>
#[[Giuseppe Del Papa]] - <small>2024-01-16</small>
#[[Sébastien Leclerc]] - <small>2024-01-17</small>
#[[Henry Dunning Macleod]] - <small>2024-01-23</small>
#[[Niccolò Carletti]] - <small>2024-01-23</small>
#[[Antonio Vassalli Eandi]] - <small>2024-01-23</small>
#[[Ludovico degli Arrighi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Giuseppe Asclepi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Giuseppe Cassella]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Paolo Orsi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Luigi Ferri (filosofo)]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Scipione Capece]] - <small>2024-02-06</small>
#[[Cherubino da Spoleto]] - <small>2024-02-19</small>
#[[Antonia Giannotti]] - <small>2024-02-26</small>
#[[Antonio Abetti]] - <small>2024-02-27</small>
#[[Giovan Battista Nani]] - <small>2024-02-28</small>
#[[Nicolò di Nale]] - <small>2024-02-28</small>
#[[Tolomeo I]] - <small>2024-03-04</small>
#[[Erofilo]] - <small>2024-03-04</small>
#[[Giuseppe Grippa]] - <small>2024-03-05</small>
#[[Giovanni Battista Zanchi]] - <small>2024-03-06</small>
#[[Cosimo de' Medici]] - <small>2024-03-18</small>
#[[Piero il Gottoso]] - <small>2024-03-18</small>
#[[Giovanni Drei]] - <small>2024-03-25</small>
#[[Galasso Alghisi]] - <small>2024-03-29</small>
#[[Domenico Cocoli]] - <small>2024-04-08</small>
#[[Ercole Corazzi]] - <small>2024-04-15</small>
#[[Carlo Lambardi]] - <small>2024-04-15</small>
#[[Domenico Manzoni]] - <small>2024-04-18</small>
#[[Giuseppe Maria Bonomi]] - <small>2024-04-30</small>
#[[Benedetto Di Falco]] - <small>2024-05-30</small>
#[[Giovanni Fantuzzi (storico)]] - <small>2024-06-03</small>
#[[Antonio Lupicini]] - <small>2024-06-10</small>
#[[Luigi Lilio]] - <small>2024-06-10</small>
#[[Tommaso Maria Gabrini]] - <small>2024-06-13</small>
#[[Bernardo Giambullari]] - <small>2024-06-18</small>
#[[Gaetano Marzagaglia]] - <small>2024-06-19</small>
#[[Giorgio Gemisto Pletone]] - <small>2024-06-24</small>
#[[Elena Dragaš]] - <small>2024-06-24</small>
#[[Giuseppe Gatti (archeologo)]] - <small>2024-07-30</small>
#[[Luigi Melegari]] - <small>2024-08-01</small>
#[[Girolamo Borro]] - <small>2024-08-27</small>
#[[Luis Collado de Lebrija]] - <small>2024-09-02</small>
#[[Francesco Paolo Bozzelli]] - <small>2024-09-04</small>
#[[Raffaele Ala]] - <small>2024-09-09</small>
#[[Francesco Barberino Benici]] - <small>2024-09-27</small>
#[[Antonio Lepschy]] - <small>2024-10-01</small>
#[[Guglielmo Cavallo]] - <small>2024-10-01</small>
#[[Oddone Longo]] - <small>2024-10-02</small>
#[[Giovanni Aldini]] - <small>2024-10-02</small>
#[[Jacopo Riccati]] - <small>2024-10-09</small>
#[[Giovanni Maria Della Torre]] - <small>2024-10-10</small>
#[[Giovanni Brunetti]] - <small>2024-10-11</small>
#[[Iacopo Cicognini]] - <small>2024-10-14</small>
#[[Domenico Guglielmini]] - <small>2024-10-15</small>
#[[Gaspare Capone]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Teofilo Bruni]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Gaetano Gaspare Uttini]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Angelo Pietra]] - <small>2024-11-11</small>
#[[Giuseppe Ricca Salerno]] - <small>2024-11-13</small>
#[[Giovanni Battista Mazzini]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Leopoldo Maggi]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Lorenzo Bellini]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Giovanni Battista De Toni]] - <small>2024-11-29</small>
#[[Generoso Calenzio]] - <small>2024-12-03</small>
#[[Girolamo Seripando]] - <small>2024-12-03</small>
#[[Giacomo Venturoli]] - <small>2025-01-02</small>
#[[Lodovico delle Colombe]] - <small>2025-01-03</small>
#[[Cornelio Ghirardelli]] - <small>2025-01-07</small>
#[[Pacifico Barilari]] - <small>2025-01-10</small>
#[[Francesco Feliciano]] - <small>2025-01-10</small>
#[[Angelo Salmoiraghi]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Ottaviano Fabrizio Mossotti]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Michele Araldi]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Cornelio Malvasia]] - <small>2025-01-21</small>
#[[Paolo Beni (gesuita)]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Luca Danesi]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Onorio Longhi]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Antonio Cermisone]] - <small>2025-01-29</small>
#[[Alessandro Papacino D'Antoni]] - <small>2025-02-13</small>
#[[Angelo Querini]] - <small>2025-02-18</small>
#[[Tommaso Temanza]] - <small>2025-02-18</small>
#[[William Kingdon Clifford]] - <small>2025-02-25</small>
#[[Girolamo Cortinovis]] - <small>2025-02-25</small>
#[[William Watson (scienziato)]] - <small>2025-02-25</small>
#[[Jean Antoine Nollet]] - <small>2025-02-26</small>
#[[Jan Palfijn]] - <small>2025-02-26</small>
#[[Michele de Jorio]] - <small>2025-03-11</small>
#[[Cesare Cipolletti]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Giovanni Carmignani]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Saverio Mattei]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Salvatore Barzilai]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Francesco Baglietto]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Giovanni Ambrogio Bertrandi]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Ersilia Caetani Lovatelli]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Giuseppe Palmieri (economista)]] - <small>2025-03-18</small>
#[[Marsilio Cagnati]] - <small>2025-03-21</small>
#[[Enrico Cimbali]] - <small>2025-03-25</small>
#[[Enea Arnaldi]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Ferdinando Arrivabene]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Andrea Balletti]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Filippo Cavolini]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Amedeo Avogadro]] - <small>2025-03-28</small>
#[[Gabriele Rosa]] - <small>2025-04-08</small>
#[[Umberto D'Ancona]] - <small>2025-04-10</small>
#[[Carlo Fea]] - <small>2025-04-11</small>
#[[Pietro Quaroni]] - <small>2025-04-29</small>
#[[Apollinare Calderini]] - <small>2025-05-05</small>
#[[Giovanni Simonetta]] - <small>2025-05-07</small>
#[[Felice Barnabei]] - <small>2025-05-07</small>
#[[Gabriele Busca]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Gaetano Emanuele Bava di San Paolo]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Giuseppe Avanzini]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Francesco Soave]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Simone Stratico]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Jacopo Durandi]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Giovanni Antonio Giobert]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Pietro Moscati]] - <small>2025-05-22</small>
#[[Aldo Ferrabino]] - <small>2025-05-22</small>
#[[Piero Giacosa]] - <small>2025-05-27</small>
#[[Abramo Massalongo]] - <small>2025-05-27</small>
#[[Benjamin Martin]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Johann Heinrich Lambert]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Nicolaus de Béguelin]] - <small>2025-06-03</small>
#[[John Hunter]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Louis-Bernard Guyton-Morveau]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Johann Georg Sulzer]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Maurizio Roffredi]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Giovanni Pietro Maria Dana]] - <small>2025-06-04</small>
#[[William Hewson]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Antoine Portal]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Giovanni Battista Palletta]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Vincenzo Malacarne]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Giovanni Andrea Dalla Croce]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Samuel-Auguste Tissot]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Conrad Gessner]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Willem 's Gravesande]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Gioacchino Pessuti]] - <small>2025-06-17</small>
#[[Federigo Sclopis di Salerano]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Costanzo Gazzera]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Domenico Capellina]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Domenico Casimiro Promis]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Carlo Merkel]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Giacinto Carena]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Giovanni Claudio Fromond]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Serafino Ricci]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Alberto Ablondi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Mario Morcone]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Bartolomeo Gastaldi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Enrico Narducci]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Torquato Taramelli]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Lorenzo Respighi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Enrico Besta]] - <small>2025-07-03</small>
#[[Francesco Mengotti]] - <small>2025-07-03</small>
#[[Ignazio Danti]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Alessandro Cialdi]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Pietro Aldobrandini]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Andrea Bina]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Pietro Luigi Albini]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Giuseppe Basso]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Carlo Baudi di Vesme]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Luigi Bellardi]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Giuseppina Cattani]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Alessandro Barca]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Paolo Ballada di Saint Robert]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Angelo Battelli]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giuseppe Domenico Botto]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giuseppe Carle]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giovanni Cavalli]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Antonio Zannoni]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Antonio Tadini]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Geminiano Montanari]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Antonio Salvagnoli Marchetti]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Giovanni Antonio Lecchi]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Antonio Cavalieri Ducati]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Vittorio Zonca]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Vincenzo De Grazia]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Pietro Maria Cavina]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Carlo Fontana]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Ferdinando d'Adda]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Giovanni Ceva]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Domenico Corradi d'Austria]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Raffaele Canevari]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Alfonso Sanseverino Vimercati]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Luigi Tatti]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Claudio Datei]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Ferdinando Morozzi]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Giovanni Marchelli]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Fulco Tosti di Valminuta]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Luigi Mazzocchi]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Emilio Bignami]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Jean de Thévenot]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Luigi Pacinotti]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Joseph Pitton de Tournefort]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Luigi De Marchi]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Paolo Frisi]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Pietro Paleocapa]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Barthélemy Faujas de Saint-Fond]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Pietro Vacchelli]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Lelio Bonsi]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Teodoro da Sovico]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Michele Carcano]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Carlo Ilarione Petitti di Roreto]] - <small>2025-07-25</small>
#[[Sebastiano Tessitore]] - <small>2025-07-25</small>
#[[Ermes Visconti]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Domenico Guerri]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Girolamo Parabosco]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Antonio Schinella Conti]] - <small>2025-07-30</small>
#[[Francesco Rapolla]] - <small>2025-07-30</small>
#[[Giuliano Barbolini]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Domenico Battaglia (cardinale)]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Gerardo Bianco]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Luigi Biggeri]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Franco Bile]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Antonio Bruno (politico)]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Francesco Cascio]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Antonio Catricalà]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Giacomo Micalori]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Giovanni Antonio Magini]] - <small>2025-08-01</small>
#[[François Boissier de Sauvages de Lacroix]] - <small>2025-08-01</small>
#[[Giulio Fagnano dei Toschi]] - <small>2025-08-04</small>
#[[Domenico Cerato]] - <small>2025-08-05</small>
#[[Bartolomeo Corte]] - <small>2025-08-05</small>
#[[Andrea Gloria]] - <small>2025-08-06</small>
#[[Alfredo Ascoli]] - <small>2025-08-06</small>
#[[Scipione Barbò Soncino]] - <small>2025-08-07</small>
#[[Gian Galeazzo Visconti]] - <small>2025-08-07</small>
#[[Francesco Bellati]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Vincenzo Riccati]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Angelo Maria Bandini]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Giovanni Ciampoli]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Loris D'Ambrosio]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Giuseppe Ballo]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Luciano Banchi]] - <small>2025-08-26</small>
#[[Marco Formentini (storico)]] - <small>2025-08-27</small>
#[[Ferdinando Gabotto]] - <small>2025-08-27</small>
#[[Camillo Corsanego]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Francesco Foggi]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Pasquale Maria Liberatore]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Argisto Giuffredi]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Davide Carazzi]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Wladimiro Dorigo]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Giovanni Sercambi]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Marisa Dalai Emiliani]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Carlo de' Dottori]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Niccolò II da Correggio]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giovanni Bordiga]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Camillo Manfroni]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giuseppe Gerola]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giannino Ferrari dalle Spade]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Ugo Mazzola]] - <small>2025-09-08</small>
#[[Pasquale Jannaccone]] - <small>2025-09-08</small>
#[[William Stanley Jevons]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Giovanni Domenico Peri]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Girolamo Cattaneo]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Leone VI il Saggio]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Bonaiuto Lorini]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Pietro Mengoli]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Giovan Battista Nelli]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Domenico Turazza]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Benedetto Baudi di Vesme]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Giorgio Giorgi]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Nino Bazzetta de Vemenia]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Giovanni Battista Benedetti (matematico)]] - <small>2025-09-12</small>
#[[Giovanni Abignente]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Eugenio Cais di Pierlas]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Raffaele Ciasca]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Enrico Costa (scrittore)]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Lando Ferretti]] - <small>2025-09-17</small>
#[[Pier Silverio Leicht]] - <small>2025-09-17</small>
#[[Giovanni Battista Castiglioni]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Ferruccio Mosetti]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Giacinto Sigismondo Gerdil]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Giulio Claro]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Mario Lessona]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Edoardo Perroncito]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Gian Antonio Danieli]] - <small>2025-09-22</small>
#[[Giuseppe Albertotti]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Gherardo Freschi]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Angelo Fumagalli]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Luigi Sante Da Rios]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Giuseppe Balsamo Crivelli]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Annibale Comessatti]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Ciro Andreatta]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Carlo Cappelletti]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Mauro Rusconi]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Francesco Carlini]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Giuseppe Belli]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Tommaso Nani]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Antonio Caccianino]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Angelo Zendrini]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Giuseppe Bossi]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Pietro Cossali]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Agostino Reale]] - <small>2025-09-29</small>
#[[Frederick Mario Fales]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Paolo Attavanti]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Francesco Ghiretti]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Alessandro Minelli]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Giorgio Ravegnani]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Gherardo Ortalli]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Bartolomeo Bizio]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Alfonso Scirocco]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Carlo Ghisalberti]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Angelo Ventura]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Maria Francesca Tiepolo]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Manlio Cortelazzo]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Manlio Pastore Stocchi]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Odoardo Corsini]] - <small>2025-10-03</small>
#[[Tommaso Perelli]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Lelio Stragiotti]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Augusto Ghetti]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Mariano Fontana]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Charles Bossut]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Adeodato Ressi]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Angelo Clareno]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Leopoldo Mazzarolli]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Sandro Ruffo]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Ercole Vidari]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Bernardino Ramazzini]] - <small>2025-10-10</small>
#[[Luigi Genuardi]] - <small>2025-10-10</small>
#[[Paolo Volpicelli]] - <small>2025-10-13</small>
#[[Federico Sacco]] - <small>2025-10-13</small>
#[[Tomaso Catullo]] - <small>2025-10-14</small>
#[[Claudio D'Amato Guerrieri]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Vincenzo Brunacci]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Pietro Derossi]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Francesco Gesualdi]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Fulvio Irace]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Giacomo Marramao]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Maurizio Pallante]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Franco Purini]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Paolo Antonio Foscarini]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Angelo Sismonda]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Pietro Savi]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Stefano Borson]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Cesare Razzaboni]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Guido Bentivoglio]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Guido Fusinato]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Giulio Alessio]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Carlo Anti]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Enrico Catellani]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Arnaldo Segarizzi]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Achille Forti]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Vittorio Polacco]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Giorgio Bidone]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Alberto de' Stefani]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Vincenzo Crescini]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Biagio Brugi]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Orazio Comes]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Giovanni Celoria]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Arnaldo Angelucci]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Gregorio Fontana (matematico)]] - <small>2025-10-24</small>
#[[Pietro Configliachi]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Scipione Breislak]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Luigi Porta]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Bartolomeo Panizza]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Paolo Frisiani]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Giovanni Codazza]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Emilio Cornalia]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Luigi Magrini]] - <small>2025-10-29</small>
#[[Giulio Curioni]] - <small>2025-10-29</small>
#[[Roberto Caracciolo (vescovo)]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Paolo Marzolo]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Massimiliano Pavan]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Erminio Troilo]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Francesco Brandileone]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Carlo Francesco Gabba]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Luigi Pernier]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Serafino Biffi]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Giovanni Labus]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Bartolomeo Catena]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Adriano Balbi]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Italo Mario Sacco]] - <small>2025-11-07</small>
#[[Carlo Calisse]] - <small>2025-11-10</small>
#[[Sebastiano Canterzani]] - <small>2025-11-11</small>
#[[Carlo Possenti]] - <small>2025-11-13</small>
#[[Piero Borgi]] - <small>2025-11-14</small>
#[[Francesco Carnelutti]] - <small>2025-11-14</small>
#[[Pio Fantoni]] - <small>2025-11-17</small>
#[[Felice Casorati (matematico)]] - <small>2025-11-17</small>
#[[Marco Galli (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Luigi Pepe (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Umberto Bottazzini]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Karl Georg Christian von Staudt]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Richard Baltzer]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Paolo Ruffini (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Enrico Betti]] - <small>2025-11-19</small>
#[[Giorgio Lapazaya]] - <small>2025-11-19</small>
#[[Elia Del Re]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Giovanni Giacomo Lando]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Gemma Frisio]] - <small>2025-11-20</small>
#[[David Veronese]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Stefano Ghebelino]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giacomo Gorrini]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giovanni Battista Balbis]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giovanni Battista De Luca]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Vincenzo Manzini]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Pasquale Fiore (giurista)]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Oreste Ranelletti]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giacomo Venezian]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giuseppe Resti Ferrari]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giuseppe Raffaelli]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Eduardo Piola Caselli]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Domenico Moro (giurista)]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Donato Donati]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Sebastian Jenull]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Carlo Lessona]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Vincenzo Simoncelli]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Ilario Alibrandi]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Pier Maria Campi]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Giorgio Orsoni]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Adriano Franceschini]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Pietro Vaccari]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Gaspare Bugati]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Filippo Carmagnini]] - <small>2025-12-02</small>
#[[Giuliano Gosellini]] - <small>2025-12-05</small>
#[[Rosa Russo Iervolino]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Michele Salvati]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Carlo Scognamiglio]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Sabato Malinconico]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Andrea Monorchio]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Rolando Mosca Moschini]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Francesco Cognasso]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Guido Melis]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Renato Moro]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Adriano Ciaffi]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Abramo Colorni]] - <small>2025-12-15</small>
#[[Antonio Tarlazzi]] - <small>2025-12-16</small>
#[[Carlo Conti (matematico)]] - <small>2025-12-17</small>
#[[Guido Bustico]] - <small>2025-12-18</small>
#[[Santo Monti]] - <small>2025-12-18</small>
#[[Giuseppe Amorelli]] - <small>2026-01-09</small>
#[[Domenico Lo Faso Pietrasanta]] - <small>2026-01-14</small>
#[[Francesco Giuntini]] - <small>2026-01-22</small>
#[[Agnese di Montepulciano]] - <small>2026-01-26</small>
#[[James Ferguson (1710-1776)]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Jacob Christian Schäffer]] - <small>2026-01-29</small>
#[[William Heberden]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Carlo Lodovico Morozzo]] - <small>2026-01-30</small>
#[[John Hill (botanico)]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Jean Sénébier]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Jean-Baptiste de La Chapelle]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Carlo Barletti]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Marsilio Landriani (chimico)]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Bonaventura Corti]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Pierre Bertholon de Saint-Lazare]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Félix Vicq d'Azyr]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Charles Bonnet]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Johann Beckmann]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Benjamin Wilson (pittore)]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Filadelfo Fichera]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Élie Bertrand]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Francesco Forti]] - <small>2026-02-04</small>
#[[Pietro da Verona]] - <small>2026-02-05</small>
#[[Mauro (abate)]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Louis Agassiz]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Pier Vittorio Aldini]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Giovanni Alessio]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Joseph Hilarius Eckhel]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Giovanni Capodistria]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Edward Daniel Clarke]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Achille Breda]] - <small>2026-02-10</small>
#[[Raffaello Nasini]] - <small>2026-02-10</small>
#[[Ulisse Gobbi]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Francesco Ardissone]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Giulio Cordero di San Quintino]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Ugo Morin]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Serafino Rafaele Minich]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Casoni]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Francesco Cortese]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Santini (scienziato)]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Francesco Fiammelli]] - <small>2026-02-13</small>
#[[Marco Folin]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Alberto Giovanni Biuso]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Giovanni Felice Azzone]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Pierre Rosenberg]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Thomas Bruce, VII conte di Elgin]] - <small>2026-02-19</small>
#[[Louis-François-Sébastien Fauvel]] - <small>2026-02-25</small>
#[[Alexandre Blacque]] - <small>2026-02-25</small>
#[[John Canton]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Felice Fontana]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Jean Baptiste Christophore Fusée Aublet]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Johann Hieronymus Chemnitz]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Antonio da Vercelli]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Bernardino da Feltre]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Domenico Buonvicini]] - <small>2026-02-27</small>
#[[François-Xavier de Feller]] - <small>2026-03-04</small>
#[[Lorenzo Forestani]] - <small>2026-03-09</small>
#[[Matteo Mainardi]] - <small>2026-03-13</small>
#[[Gabriele Lancillotto Castello]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Juan de Ortega]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Giovanni Sfortunati]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Diego Orlando]] - <small>2026-03-24</small>
#[[Francesco Galigai]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Pietro Cataneo]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Latino di Camillo Orsini]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Oronzio Fineo]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Francesco Patrizi (filosofo)]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Nicola Fergola]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Baldassarre Orsini]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Francesco Maria Franceschinis]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Girolamo Pico Fonticulano]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Fabrizio Mordente]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Oberto Cantone]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Ottavio Fabri]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Lanfranco Mignoti]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Ferdinando di Diano]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Bartolomeo Ferrari (economista)]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Lodovico Flori]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Giuseppe Ciacchi]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Vitale Giordano]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Luigi Amedeo di Savoia-Aosta]] - <small>2026-04-08</small>
#[[Filippo De Filippi (1869-1938)]] - <small>2026-04-13</small>
#[[Giulio Ferrari (scrittore)]] - <small>2026-04-22</small>
#[[Luigi Simeoni (storico)]] - <small>2026-04-24</small>
#[[Franz Stuhlmann]] - <small>2026-04-28</small>
#[[George Francis Scott Elliot]] - <small>2026-04-28</small>
#[[Angelo Angelucci]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Franz Babinger]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Ruggero di Puglia (vescovo)]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Tito Bassetti]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Giovanni Andrea Barotti]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Jacopo Bartolomeo Beccari]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Bartolomeo Nogara]] - <small>2026-05-04</small>
#[[Piero Leonardi]] - <small>2026-05-04</small>
#[[Dionisio Andrea Sancassani]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Gabriele Manfredi]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Francesco Maria De Regi]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Giovanni Bujovich]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Ermenegildo Pini]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Pietro Zuliani]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Augusto Pierantoni]] - <small>2026-05-07</small>
#[[Robert Dudley, conte di Warwick]] - <small>2026-05-15</small>
#[[Francesco Ventretti]] - <small>2026-05-18</small>
#[[Harry Johnston (esploratore)]] - <small>2026-05-20</small>
#[[Giuseppe Pisanelli]] - <small>2026-05-29</small>
#[[Umberto Cagni di Bu Meliana]] - <small>2026-06-03</small>
#[[Eugenio Villoresi]] - <small>2026-06-05</small>
#[[Nicolaas Hartsoeker]] - <small>2026-06-08</small>
#[[George Cheyne]] - <small>2026-06-08</small>
#[[Jean Le Clerc (teologo)]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Caterina Santoro]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Carlo Errera]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Giacomo Carlo Bascapè]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Ginevra Zanetti]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Carlo Cipolla (1854-1916)]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Giuseppe Toaldo]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Giuseppe Biancani]] - <small>2026-06-12</small>
#[[Aldo Cerlini]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Enrico Carli]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Bartolomeo Borghi]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Giovan Battista Nicolosi]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Laurence Echard]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Pomponio Mela]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Carlo Alfonso Nallino]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Rina Monti]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Ermanno Giglio-Tos]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Giandomenico Nardo]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Galeazzo Gualdo Priorato]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Ferdinando Cavalli]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Sandro Spinsanti]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Tullio Seppilli]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Adriano Bompiani]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Jean-François Malherbe]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Loris Premuda]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Sebastiano Maffettone]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Gennaro Sasso]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Bernardo Colombo]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Christoph Wilhelm Hufeland]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Antoine Louis]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Noris Siliprandi]] - <small>2026-06-25</small>
#[[Gabriele Falloppio]] - <small>2026-06-25</small>
#[[Mariano Santo]] - <small>2026-06-25</small>
#[[Giulio di Orta]] - <small>2026-06-26</small>
#[[Giovanni Battista Manzini]] - <small>2026-06-29</small>
#[[Salvatore Ventimiglia]] - <small>2026-07-07</small>
#[[Urbano Tosetti]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Tolomeo da Lucca]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Sebastiano Ziani]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Raffaele Maffei]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Filippo Beroaldo il Vecchio]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Achille De Zigno]] - <small>2026-07-21</small>
#[[Roberto de Visiani]] - <small>2026-07-21</small>
#[[Lodovico Menin]] - <small>2026-07-21</small>
#[[Angelo Minich]] - <small>2026-07-21</small>
#[[Quirino Majorana]] - <small>2026-07-22</small>
#[[Antonio Era]] - <small>2026-07-22</small>
#[[Enselmino da Montebelluna]] - <small>2026-07-22</small>
#[[Agostino Fapanni]] - <small>2026-07-29</small>
#[[Emmanuele Antonio Cicogna]] - <small>2026-07-29</small>
#[[Sara Copio]] - <small>2026-07-29</small>
#[[Pietro Michiele]] - <small>2026-07-29</small>
#[[Francesco Marzolo (chirurgo)]] - <small>2026-07-29</small>
===Tematiche===
#[[Moneta]] - <small>2021-08-18</small>
#[[Proposizione (logica)]] - <small>2021-09-14</small>
#[[Mercurio (astrologia)]] - <small>2021-09-23</small>
#[[Pellicola per negativi]] - <small>2021-10-01</small>
#[[Fotografo]] - <small>2021-10-04</small>
#[[Palma]] - <small>2021-10-21</small>
#[[Casuario]] - <small>2021-10-21</small>
#[[Sferoide]] - <small>2021-10-28</small>
#[[Teoria e pratica]] - <small>2021-10-28</small>
#[[Scienza delle finanze]] - <small>2021-11-08</small>
#[[Ragion di Stato]] - <small>2021-11-09</small>
#[[Economia monetaria]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Numero perfetto]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Oggetto celeste]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Stelle fisse]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Sfericità della Terra]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Sfere celesti]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Seno di Abramo]] - <small>2021-12-10</small>
#[[Regola del tre (matematica)]] - <small>2022-04-01</small>
#[[Cosmografia]] - <small>2022-04-04</small>
#[[Pineta di Ravenna]] - <small>2022-07-25</small>
#[[Canale di Suez]] - <small>2022-08-22</small>
#[[Ottica]] - <small>2023-01-16</small>
#[[Simonia]] - <small>2023-05-02</small>
#[[Eclettismo]] - <small>2023-05-02</small>
#[[Maccabei]] - <small>2023-05-04</small>
#[[Palla (sport)]] - <small>2023-05-12</small>
#[[Solfeggio]] - <small>2023-08-02</small>
#[[Tarantismo]] - <small>2023-08-08</small>
#[[Tarantola]] - <small>2023-08-08</small>
#[[Lenticchia d'acqua]] - <small>2023-10-01</small>
#[[Lenticchia di palude]] - <small>2023-10-01</small>
#[[Oceanografia]] - <small>2023-10-10</small>
#[[Associazione (psicologia)]] - <small>2024-01-30</small>
#[[Museo (Alessandria)]] - <small>2024-03-04</small>
#[[Fortezza]] - <small>2024-03-08</small>
#[[Animosità]] - <small>2024-03-13</small>
#[[Traci]] - <small>2024-06-25</small>
#[[Finanza pubblica]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Tufo]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Seghedino]] - <small>2025-01-10</small>
#[[Nervo]] - <small>2025-02-28</small>
#[[Valore (economia)]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Induzione elettrostatica]] - <small>2025-04-08</small>
#[[Salmonide]] - <small>2025-04-11</small>
#[[Basalto]] - <small>2025-04-23</small>
#[[Pomice]] - <small>2025-04-24</small>
#[[Feldspato]] - <small>2025-04-24</small>
#[[Grotta del Cane]] - <small>2025-04-28</small>
#[[Pisciarelli (area idrotermale)]] - <small>2025-04-28</small>
#[[Zeolite]] - <small>2025-05-15</small>
#[[Vulcano (vulcano)]] - <small>2025-06-12</small>
#[[Vulcanello]] - <small>2025-06-12</small>
#[[Isola di Panarea]] - <small>2025-06-12</small>
#[[Isola di Basiluzzo]] - <small>2025-06-12</small>
#[[Isola di Salina]] - <small>2025-06-17</small>
#[[Isola di Stromboli]] - <small>2025-06-17</small>
#[[Stromboli (vulcano)]] - <small>2025-06-17</small>
#[[Canneto (Lipari)]] - <small>2025-06-19</small>
#[[Teatro romano di Verona]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Agro romano]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Isola Filicudi]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Isola Alicudi]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Reno (Italia)]] - <small>2025-07-17</small>
#[[Cerchia dei Navigli]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Bevera (affluente dell'Olona)]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Santorini]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Cremasco]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Quattro elementi]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Candia]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Malvasia]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Cocciniglia]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Rondine riparia]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Domodossola]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Scilla (Italia)]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Medusa luminosa]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Ascidie]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Polipo (zoologia)]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Flora]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Vegetazione]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Legge del taglione]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Grazia (diritto)]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Fanano]] - <small>2025-10-03</small>
#[[Val di Chiana]] - <small>2025-10-03</small>
#[[Pila di Volta]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Lampreda]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Carcere minorile]] - <small>2025-11-05</small>
#[[Enfiteusi]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Duomo di Como]] - <small>2025-12-18</small>
#[[Ambra]] - <small>2026-01-08</small>
#[[Papiro]] - <small>2026-01-12</small>
#[[Regalbuto]] - <small>2026-01-12</small>
#[[Tempio di Segesta]] - <small>2026-01-13</small>
#[[Marsala]] - <small>2026-01-13</small>
#[[Cella (convento)]] - <small>2026-01-20</small>
#[[Sfacteria]] - <small>2026-01-28</small>
#[[Navarino (Grecia)]] - <small>2026-01-28</small>
#[[Calamata]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Taigeto]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Modone]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Teoria del flogisto]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Epizoozia]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Marna (roccia)]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Nauplia]] - <small>2026-02-05</small>
#[[Tiepidezza]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Tirinto]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Argo (città antica)]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Spetses]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Idra (isola)]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Porto di Malamocco]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Eubea]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Monumento di Filopappo]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Psara]] - <small>2026-02-24</small>
#[[Smirne]] - <small>2026-02-24</small>
#[[Ezani]] - <small>2026-02-24</small>
#[[Abuta rufescens]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Alcamo]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Aloe (botanica)]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Erice]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Mazara del Vallo]] - <small>2026-03-17</small>
#[[Castelvetrano]] - <small>2026-03-18</small>
#[[Eraclea Minoa]] - <small>2026-03-18</small>
#[[Platani]] - <small>2026-03-19</small>
#[[Siculiana]] - <small>2026-03-19</small>
#[[Abbazia di San Martino delle Scale]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Livella]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Ruwenzori]] - <small>2026-04-09</small>
#[[Monti della Luna]] - <small>2026-04-09</small>
#[[Tempio della Concordia (Agrigento)]] - <small>2026-04-16</small>
#[[Tempio di Giunone (Agrigento)]] - <small>2026-04-16</small>
#[[Riserva naturale integrale Macalube di Aragona]] - <small>2026-04-20</small>
#[[Licata]] - <small>2026-04-21</small>
#[[Palma di Montechiaro]] - <small>2026-04-21</small>
#[[Kamarina]] - <small>2026-04-21</small>
#[[Acradina]] - <small>2026-04-22</small>
#[[Epipoli]] - <small>2026-04-22</small>
#[[Mombasa]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Lago Vittoria]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Kavirondo]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Kisumu]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Tripanosomiasi africana umana]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Entebbe]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Acqua alta]] - <small>2026-05-04</small>
#[[Carbonifero]] - <small>2026-05-08</small>
#[[Isole Ssese]] - <small>2026-05-19</small>
#[[Kampala]] - <small>2026-05-20</small>
#[[Erba elefante]] - <small>2026-05-21</small>
#[[Fort Portal]] - <small>2026-05-21</small>
#[[Bahima]] - <small>2026-05-22</small>
#[[Konjo]] - <small>2026-06-03</small>
#[[Monte Speke]] - <small>2026-06-03</small>
#[[Monte Baker (Uganda)]] - <small>2026-06-03</small>
#[[Canale artificiale]] - <small>2026-06-05</small>
#[[Senecio]] - <small>2026-06-08</small>
#[[Masera]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Bagolino]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Ornavasso]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Toce]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Marmo di Candoglia]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Varallo]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Pallanza]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Val Divedro]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Valle Cannobina]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Valle Leventina]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Valle Antigorio]] - <small>2026-06-10</small>
#[[Rift Albertino]] - <small>2026-06-10</small>
#[[Abbazia di Novalesa]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Valle Antrona]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Formazza]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Naviglio Grande]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Valganna]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Cannero Riviera]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Massiccio del San Gottardo]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Bullicame]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Fitoliti]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Anfibolite]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Acquamarina (minerale)]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Alabastro]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Amianto]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Lazulite]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Lago Bujuku]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Belemnite]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Diaspro]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Quarzo]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Via Aurelia]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Isola Bisentina]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Cortona]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Narni]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Andro (Grecia)]] - <small>2026-06-18</small>
#[[Albenga]] - <small>2026-06-18</small>
#[[Damietta]] - <small>2026-06-18</small>
#[[Quarzo rutilato]] - <small>2026-06-18</small>
#[[Aleppo]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Ivrea]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Gozo]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Atacamite]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Istituto veneto di scienze, lettere ed arti]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Castello di Buccione]] - <small>2026-06-26</small>
#[[Omegna]] - <small>2026-06-26</small>
#[[Gravellona Toce]] - <small>2026-06-26</small>
#[[Valle Strona]] - <small>2026-06-26</small>
#[[Quarna Sotto]] - <small>2026-06-26</small>
#[[Santuario della Madonna del Sasso (Madonna del Sasso)]] - <small>2026-06-26</small>
#[[Ossido arsenioso]] - <small>2026-07-01</small>
#[[Sciroppo]] - <small>2026-07-01</small>
#[[Cinchona]] - <small>2026-07-01</small>
#[[Cobalto]] - <small>2026-07-01</small>
#[[Bismuto]] - <small>2026-07-01</small>
#[[Simeto]] - <small>2026-07-07</small>
#[[Nicolosi]] - <small>2026-07-08</small>
#[[Monti Rossi]] - <small>2026-07-09</small>
#[[Eruzione dell'Etna del 1669]] - <small>2026-07-09</small>
#[[Centuripe]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Agira]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Nichel]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Allume]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Nefelina]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Borace]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Tellurio]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Torba]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Zinco]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Acireale]] - <small>2026-07-13</small>
#[[Paternò]] - <small>2026-07-14</small>
#[[Collegio dei gesuiti (Messina)]] - <small>2026-07-15</small>
#[[Nerčinsk]] - <small>2026-07-21</small>
#[[Orano]] - <small>2026-07-21</small>
#[[Alessandria (Italia)]] - <small>2026-07-28</small>
#[[Colle del Monginevro]] - <small>2026-07-28</small>
#[[Salses-le-Château]] - <small>2026-07-28</small>
#[[Saragozza]] - <small>2026-07-28</small>
#[[Ebro]] - <small>2026-07-28</small>
===Raccolte===
#[[So di non sapere]] - <small>2022-05-04</small>
#[[Credi dalle poesie]] - <small>2022-09-13</small>
#[[Voti dalle poesie]] - <small>2022-09-13</small>
===Opere===
#[[I viaggi di Mandeville]] - <small>2021-11-08</small>
#[[Algurisimo]] - <small>2021-11-10</small>
===In altre lingue===
#[[:en:Paolo Monti]] - <small>2021-09-29</small>
#[[:es:Paolo Monti]] - <small>2021-09-30</small>
#[[:fr:Paolo Monti]] - <small>2021-09-30</small>
#[[:la:Athanasius Kircherus]] - <small>2021-10-13</small>
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Marcella Medici (BEIC)
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==Voci create nell'ambito del progetto BEIC==
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Elenco delle voci create su Wikiquote nell'ambito del [[w:Progetto:GLAM/BEIC|progetto BEIC]], a partire da materiale messo a disposizione dalla [[w:Biblioteca europea di informazione e cultura|Fondazione BEIC]]. Totali: '''1023 voci'''<!--, di cui 1 in inglese, 1 in spagnolo, 1 in francese e 1 in latino-->.
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===Persone===
#[[Paolo Monti]] - <small>2014-09-30</small>
#[[Giambattista Vasco]] - <small>2021-08-18</small>
#[[Stefano da San Gregorio]] - <small>2021-08-29</small>
#[[Christoph Scheiner]] - <small>2021-08-30</small>
#[[Gian Rinaldo Carli]] - <small>2021-09-01</small>
#[[Vittorio Saraceno]] - <small>2021-09-05</small>
#[[Federico Sanvitale]] - <small>2021-09-06</small>
#[[Antonio Sangiovanni]] - <small>2021-09-09</small>
#[[Francesco Ricci (matematico)]] - <small>2021-09-11</small>
#[[Charles-Joseph Mathon de la Cour]] - <small>2021-09-11</small>
#[[Filippo Antonio Revelli]] - <small>2021-09-14</small>
#[[Onofrio Puglisi]] - <small>2021-09-22</small>
#[[Bartolomeo Pollastri]] - <small>2021-09-23</small>
#[[Giovanni Battista Pisani]] - <small>2021-09-27</small>
#[[Giovanni Giacomo Pierantoni]] - <small>2021-09-27</small>
#[[Italo Zannier]] - <small>2021-09-29</small>
#[[Auguste Marmont]] - <small>2021-10-11</small>
#[[Giovanni Biagio Amico]] - <small>2021-10-11</small>
#[[Stefano degli Angeli]] - <small>2021-10-12</small>
#[[Benedetto degli Alessandri]] - <small>2021-10-14</small>
#[[Angelo da Vallombrosa]] - <small>2021-10-14</small>
#[[Domenico Benivieni]] - <small>2021-10-14</small>
#[[Pietro di Fabrizio Accolti]] - <small>2021-10-15</small>
#[[Antonio Adamucci]] - <small>2021-10-15</small>
#[[Bernardino Baldi]] - <small>2021-10-15</small>
#[[Cosimo Bartoli]] - <small>2021-10-15</small>
#[[Giusto Bellavitis]] - <small>2021-10-15</small>
#[[Silvio Belli]] - <small>2021-10-15</small>
#[[Abū-Ṭālib Ḫān]] - <small>2021-10-15</small>
#[[Antonio Maria Bordoni]] - <small>2021-10-18</small>
#[[Francesco Saverio Brunetti]] - <small>2021-10-18</small>
#[[Filippo Calandri]] - <small>2021-10-18</small>
#[[Stanislao Canovai]] - <small>2021-10-18</small>
#[[Sigismondo Alberghetti]] - <small>2021-10-18</small>
#[[Giuseppe Antonio Alberti]] - <small>2021-10-18</small>
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#[[Antonio Vassalli Eandi]] - <small>2024-01-23</small>
#[[Ludovico degli Arrighi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Giuseppe Asclepi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Giuseppe Cassella]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Paolo Orsi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Luigi Ferri (filosofo)]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Scipione Capece]] - <small>2024-02-06</small>
#[[Cherubino da Spoleto]] - <small>2024-02-19</small>
#[[Antonia Giannotti]] - <small>2024-02-26</small>
#[[Antonio Abetti]] - <small>2024-02-27</small>
#[[Giovan Battista Nani]] - <small>2024-02-28</small>
#[[Nicolò di Nale]] - <small>2024-02-28</small>
#[[Tolomeo I]] - <small>2024-03-04</small>
#[[Erofilo]] - <small>2024-03-04</small>
#[[Giuseppe Grippa]] - <small>2024-03-05</small>
#[[Giovanni Battista Zanchi]] - <small>2024-03-06</small>
#[[Cosimo de' Medici]] - <small>2024-03-18</small>
#[[Piero il Gottoso]] - <small>2024-03-18</small>
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#[[Domenico Cocoli]] - <small>2024-04-08</small>
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#[[Giuseppe Palmieri (economista)]] - <small>2025-03-18</small>
#[[Marsilio Cagnati]] - <small>2025-03-21</small>
#[[Enrico Cimbali]] - <small>2025-03-25</small>
#[[Enea Arnaldi]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Ferdinando Arrivabene]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Andrea Balletti]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Filippo Cavolini]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Amedeo Avogadro]] - <small>2025-03-28</small>
#[[Gabriele Rosa]] - <small>2025-04-08</small>
#[[Umberto D'Ancona]] - <small>2025-04-10</small>
#[[Carlo Fea]] - <small>2025-04-11</small>
#[[Pietro Quaroni]] - <small>2025-04-29</small>
#[[Apollinare Calderini]] - <small>2025-05-05</small>
#[[Giovanni Simonetta]] - <small>2025-05-07</small>
#[[Felice Barnabei]] - <small>2025-05-07</small>
#[[Gabriele Busca]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Gaetano Emanuele Bava di San Paolo]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Giuseppe Avanzini]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Francesco Soave]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Simone Stratico]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Jacopo Durandi]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Giovanni Antonio Giobert]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Pietro Moscati]] - <small>2025-05-22</small>
#[[Aldo Ferrabino]] - <small>2025-05-22</small>
#[[Piero Giacosa]] - <small>2025-05-27</small>
#[[Abramo Massalongo]] - <small>2025-05-27</small>
#[[Benjamin Martin]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Johann Heinrich Lambert]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Nicolaus de Béguelin]] - <small>2025-06-03</small>
#[[John Hunter]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Louis-Bernard Guyton-Morveau]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Johann Georg Sulzer]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Maurizio Roffredi]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Giovanni Pietro Maria Dana]] - <small>2025-06-04</small>
#[[William Hewson]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Antoine Portal]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Giovanni Battista Palletta]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Vincenzo Malacarne]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Giovanni Andrea Dalla Croce]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Samuel-Auguste Tissot]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Conrad Gessner]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Willem 's Gravesande]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Gioacchino Pessuti]] - <small>2025-06-17</small>
#[[Federigo Sclopis di Salerano]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Costanzo Gazzera]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Domenico Capellina]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Domenico Casimiro Promis]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Carlo Merkel]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Giacinto Carena]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Giovanni Claudio Fromond]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Serafino Ricci]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Alberto Ablondi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Mario Morcone]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Bartolomeo Gastaldi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Enrico Narducci]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Torquato Taramelli]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Lorenzo Respighi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Enrico Besta]] - <small>2025-07-03</small>
#[[Francesco Mengotti]] - <small>2025-07-03</small>
#[[Ignazio Danti]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Alessandro Cialdi]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Pietro Aldobrandini]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Andrea Bina]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Pietro Luigi Albini]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Giuseppe Basso]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Carlo Baudi di Vesme]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Luigi Bellardi]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Giuseppina Cattani]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Alessandro Barca]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Paolo Ballada di Saint Robert]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Angelo Battelli]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giuseppe Domenico Botto]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giuseppe Carle]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giovanni Cavalli]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Antonio Zannoni]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Antonio Tadini]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Geminiano Montanari]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Antonio Salvagnoli Marchetti]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Giovanni Antonio Lecchi]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Antonio Cavalieri Ducati]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Vittorio Zonca]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Vincenzo De Grazia]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Pietro Maria Cavina]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Carlo Fontana]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Ferdinando d'Adda]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Giovanni Ceva]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Domenico Corradi d'Austria]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Raffaele Canevari]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Alfonso Sanseverino Vimercati]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Luigi Tatti]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Claudio Datei]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Ferdinando Morozzi]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Giovanni Marchelli]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Fulco Tosti di Valminuta]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Luigi Mazzocchi]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Emilio Bignami]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Jean de Thévenot]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Luigi Pacinotti]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Joseph Pitton de Tournefort]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Luigi De Marchi]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Paolo Frisi]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Pietro Paleocapa]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Barthélemy Faujas de Saint-Fond]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Pietro Vacchelli]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Lelio Bonsi]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Teodoro da Sovico]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Michele Carcano]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Carlo Ilarione Petitti di Roreto]] - <small>2025-07-25</small>
#[[Sebastiano Tessitore]] - <small>2025-07-25</small>
#[[Ermes Visconti]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Domenico Guerri]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Girolamo Parabosco]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Antonio Schinella Conti]] - <small>2025-07-30</small>
#[[Francesco Rapolla]] - <small>2025-07-30</small>
#[[Giuliano Barbolini]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Domenico Battaglia (cardinale)]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Gerardo Bianco]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Luigi Biggeri]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Franco Bile]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Antonio Bruno (politico)]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Francesco Cascio]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Antonio Catricalà]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Giacomo Micalori]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Giovanni Antonio Magini]] - <small>2025-08-01</small>
#[[François Boissier de Sauvages de Lacroix]] - <small>2025-08-01</small>
#[[Giulio Fagnano dei Toschi]] - <small>2025-08-04</small>
#[[Domenico Cerato]] - <small>2025-08-05</small>
#[[Bartolomeo Corte]] - <small>2025-08-05</small>
#[[Andrea Gloria]] - <small>2025-08-06</small>
#[[Alfredo Ascoli]] - <small>2025-08-06</small>
#[[Scipione Barbò Soncino]] - <small>2025-08-07</small>
#[[Gian Galeazzo Visconti]] - <small>2025-08-07</small>
#[[Francesco Bellati]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Vincenzo Riccati]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Angelo Maria Bandini]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Giovanni Ciampoli]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Loris D'Ambrosio]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Giuseppe Ballo]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Luciano Banchi]] - <small>2025-08-26</small>
#[[Marco Formentini (storico)]] - <small>2025-08-27</small>
#[[Ferdinando Gabotto]] - <small>2025-08-27</small>
#[[Camillo Corsanego]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Francesco Foggi]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Pasquale Maria Liberatore]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Argisto Giuffredi]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Davide Carazzi]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Wladimiro Dorigo]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Giovanni Sercambi]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Marisa Dalai Emiliani]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Carlo de' Dottori]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Niccolò II da Correggio]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giovanni Bordiga]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Camillo Manfroni]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giuseppe Gerola]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giannino Ferrari dalle Spade]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Ugo Mazzola]] - <small>2025-09-08</small>
#[[Pasquale Jannaccone]] - <small>2025-09-08</small>
#[[William Stanley Jevons]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Giovanni Domenico Peri]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Girolamo Cattaneo]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Leone VI il Saggio]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Bonaiuto Lorini]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Pietro Mengoli]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Giovan Battista Nelli]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Domenico Turazza]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Benedetto Baudi di Vesme]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Giorgio Giorgi]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Nino Bazzetta de Vemenia]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Giovanni Battista Benedetti (matematico)]] - <small>2025-09-12</small>
#[[Giovanni Abignente]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Eugenio Cais di Pierlas]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Raffaele Ciasca]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Enrico Costa (scrittore)]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Lando Ferretti]] - <small>2025-09-17</small>
#[[Pier Silverio Leicht]] - <small>2025-09-17</small>
#[[Giovanni Battista Castiglioni]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Ferruccio Mosetti]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Giacinto Sigismondo Gerdil]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Giulio Claro]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Mario Lessona]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Edoardo Perroncito]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Gian Antonio Danieli]] - <small>2025-09-22</small>
#[[Giuseppe Albertotti]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Gherardo Freschi]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Angelo Fumagalli]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Luigi Sante Da Rios]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Giuseppe Balsamo Crivelli]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Annibale Comessatti]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Ciro Andreatta]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Carlo Cappelletti]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Mauro Rusconi]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Francesco Carlini]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Giuseppe Belli]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Tommaso Nani]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Antonio Caccianino]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Angelo Zendrini]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Giuseppe Bossi]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Pietro Cossali]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Agostino Reale]] - <small>2025-09-29</small>
#[[Frederick Mario Fales]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Paolo Attavanti]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Francesco Ghiretti]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Alessandro Minelli]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Giorgio Ravegnani]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Gherardo Ortalli]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Bartolomeo Bizio]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Alfonso Scirocco]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Carlo Ghisalberti]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Angelo Ventura]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Maria Francesca Tiepolo]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Manlio Cortelazzo]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Manlio Pastore Stocchi]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Odoardo Corsini]] - <small>2025-10-03</small>
#[[Tommaso Perelli]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Lelio Stragiotti]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Augusto Ghetti]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Mariano Fontana]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Charles Bossut]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Adeodato Ressi]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Angelo Clareno]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Leopoldo Mazzarolli]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Sandro Ruffo]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Ercole Vidari]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Bernardino Ramazzini]] - <small>2025-10-10</small>
#[[Luigi Genuardi]] - <small>2025-10-10</small>
#[[Paolo Volpicelli]] - <small>2025-10-13</small>
#[[Federico Sacco]] - <small>2025-10-13</small>
#[[Tomaso Catullo]] - <small>2025-10-14</small>
#[[Claudio D'Amato Guerrieri]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Vincenzo Brunacci]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Pietro Derossi]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Francesco Gesualdi]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Fulvio Irace]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Giacomo Marramao]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Maurizio Pallante]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Franco Purini]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Paolo Antonio Foscarini]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Angelo Sismonda]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Pietro Savi]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Stefano Borson]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Cesare Razzaboni]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Guido Bentivoglio]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Guido Fusinato]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Giulio Alessio]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Carlo Anti]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Enrico Catellani]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Arnaldo Segarizzi]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Achille Forti]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Vittorio Polacco]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Giorgio Bidone]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Alberto de' Stefani]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Vincenzo Crescini]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Biagio Brugi]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Orazio Comes]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Giovanni Celoria]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Arnaldo Angelucci]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Gregorio Fontana (matematico)]] - <small>2025-10-24</small>
#[[Pietro Configliachi]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Scipione Breislak]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Luigi Porta]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Bartolomeo Panizza]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Paolo Frisiani]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Giovanni Codazza]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Emilio Cornalia]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Luigi Magrini]] - <small>2025-10-29</small>
#[[Giulio Curioni]] - <small>2025-10-29</small>
#[[Roberto Caracciolo (vescovo)]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Paolo Marzolo]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Massimiliano Pavan]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Erminio Troilo]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Francesco Brandileone]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Carlo Francesco Gabba]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Luigi Pernier]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Serafino Biffi]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Giovanni Labus]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Bartolomeo Catena]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Adriano Balbi]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Italo Mario Sacco]] - <small>2025-11-07</small>
#[[Carlo Calisse]] - <small>2025-11-10</small>
#[[Sebastiano Canterzani]] - <small>2025-11-11</small>
#[[Carlo Possenti]] - <small>2025-11-13</small>
#[[Piero Borgi]] - <small>2025-11-14</small>
#[[Francesco Carnelutti]] - <small>2025-11-14</small>
#[[Pio Fantoni]] - <small>2025-11-17</small>
#[[Felice Casorati (matematico)]] - <small>2025-11-17</small>
#[[Marco Galli (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Luigi Pepe (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Umberto Bottazzini]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Karl Georg Christian von Staudt]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Richard Baltzer]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Paolo Ruffini (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Enrico Betti]] - <small>2025-11-19</small>
#[[Giorgio Lapazaya]] - <small>2025-11-19</small>
#[[Elia Del Re]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Giovanni Giacomo Lando]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Gemma Frisio]] - <small>2025-11-20</small>
#[[David Veronese]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Stefano Ghebelino]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giacomo Gorrini]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giovanni Battista Balbis]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giovanni Battista De Luca]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Vincenzo Manzini]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Pasquale Fiore (giurista)]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Oreste Ranelletti]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giacomo Venezian]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giuseppe Resti Ferrari]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giuseppe Raffaelli]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Eduardo Piola Caselli]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Domenico Moro (giurista)]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Donato Donati]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Sebastian Jenull]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Carlo Lessona]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Vincenzo Simoncelli]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Ilario Alibrandi]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Pier Maria Campi]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Giorgio Orsoni]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Adriano Franceschini]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Pietro Vaccari]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Gaspare Bugati]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Filippo Carmagnini]] - <small>2025-12-02</small>
#[[Giuliano Gosellini]] - <small>2025-12-05</small>
#[[Rosa Russo Iervolino]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Michele Salvati]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Carlo Scognamiglio]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Sabato Malinconico]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Andrea Monorchio]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Rolando Mosca Moschini]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Francesco Cognasso]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Guido Melis]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Renato Moro]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Adriano Ciaffi]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Abramo Colorni]] - <small>2025-12-15</small>
#[[Antonio Tarlazzi]] - <small>2025-12-16</small>
#[[Carlo Conti (matematico)]] - <small>2025-12-17</small>
#[[Guido Bustico]] - <small>2025-12-18</small>
#[[Santo Monti]] - <small>2025-12-18</small>
#[[Giuseppe Amorelli]] - <small>2026-01-09</small>
#[[Domenico Lo Faso Pietrasanta]] - <small>2026-01-14</small>
#[[Francesco Giuntini]] - <small>2026-01-22</small>
#[[Agnese di Montepulciano]] - <small>2026-01-26</small>
#[[James Ferguson (1710-1776)]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Jacob Christian Schäffer]] - <small>2026-01-29</small>
#[[William Heberden]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Carlo Lodovico Morozzo]] - <small>2026-01-30</small>
#[[John Hill (botanico)]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Jean Sénébier]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Jean-Baptiste de La Chapelle]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Carlo Barletti]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Marsilio Landriani (chimico)]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Bonaventura Corti]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Pierre Bertholon de Saint-Lazare]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Félix Vicq d'Azyr]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Charles Bonnet]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Johann Beckmann]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Benjamin Wilson (pittore)]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Filadelfo Fichera]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Élie Bertrand]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Francesco Forti]] - <small>2026-02-04</small>
#[[Pietro da Verona]] - <small>2026-02-05</small>
#[[Mauro (abate)]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Louis Agassiz]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Pier Vittorio Aldini]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Giovanni Alessio]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Joseph Hilarius Eckhel]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Giovanni Capodistria]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Edward Daniel Clarke]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Achille Breda]] - <small>2026-02-10</small>
#[[Raffaello Nasini]] - <small>2026-02-10</small>
#[[Ulisse Gobbi]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Francesco Ardissone]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Giulio Cordero di San Quintino]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Ugo Morin]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Serafino Rafaele Minich]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Casoni]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Francesco Cortese]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Santini (scienziato)]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Francesco Fiammelli]] - <small>2026-02-13</small>
#[[Marco Folin]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Alberto Giovanni Biuso]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Giovanni Felice Azzone]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Pierre Rosenberg]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Thomas Bruce, VII conte di Elgin]] - <small>2026-02-19</small>
#[[Louis-François-Sébastien Fauvel]] - <small>2026-02-25</small>
#[[Alexandre Blacque]] - <small>2026-02-25</small>
#[[John Canton]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Felice Fontana]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Jean Baptiste Christophore Fusée Aublet]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Johann Hieronymus Chemnitz]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Antonio da Vercelli]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Bernardino da Feltre]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Domenico Buonvicini]] - <small>2026-02-27</small>
#[[François-Xavier de Feller]] - <small>2026-03-04</small>
#[[Lorenzo Forestani]] - <small>2026-03-09</small>
#[[Matteo Mainardi]] - <small>2026-03-13</small>
#[[Gabriele Lancillotto Castello]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Juan de Ortega]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Giovanni Sfortunati]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Diego Orlando]] - <small>2026-03-24</small>
#[[Francesco Galigai]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Pietro Cataneo]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Latino di Camillo Orsini]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Oronzio Fineo]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Francesco Patrizi (filosofo)]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Nicola Fergola]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Baldassarre Orsini]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Francesco Maria Franceschinis]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Girolamo Pico Fonticulano]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Fabrizio Mordente]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Oberto Cantone]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Ottavio Fabri]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Lanfranco Mignoti]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Ferdinando di Diano]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Bartolomeo Ferrari (economista)]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Lodovico Flori]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Giuseppe Ciacchi]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Vitale Giordano]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Luigi Amedeo di Savoia-Aosta]] - <small>2026-04-08</small>
#[[Filippo De Filippi (1869-1938)]] - <small>2026-04-13</small>
#[[Giulio Ferrari (scrittore)]] - <small>2026-04-22</small>
#[[Luigi Simeoni (storico)]] - <small>2026-04-24</small>
#[[Franz Stuhlmann]] - <small>2026-04-28</small>
#[[George Francis Scott Elliot]] - <small>2026-04-28</small>
#[[Angelo Angelucci]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Franz Babinger]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Ruggero di Puglia (vescovo)]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Tito Bassetti]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Giovanni Andrea Barotti]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Jacopo Bartolomeo Beccari]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Bartolomeo Nogara]] - <small>2026-05-04</small>
#[[Piero Leonardi]] - <small>2026-05-04</small>
#[[Dionisio Andrea Sancassani]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Gabriele Manfredi]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Francesco Maria De Regi]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Giovanni Bujovich]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Ermenegildo Pini]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Pietro Zuliani]] - <small>2026-05-05</small>
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#[[Robert Dudley, conte di Warwick]] - <small>2026-05-15</small>
#[[Francesco Ventretti]] - <small>2026-05-18</small>
#[[Harry Johnston (esploratore)]] - <small>2026-05-20</small>
#[[Giuseppe Pisanelli]] - <small>2026-05-29</small>
#[[Umberto Cagni di Bu Meliana]] - <small>2026-06-03</small>
#[[Eugenio Villoresi]] - <small>2026-06-05</small>
#[[Nicolaas Hartsoeker]] - <small>2026-06-08</small>
#[[George Cheyne]] - <small>2026-06-08</small>
#[[Jean Le Clerc (teologo)]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Caterina Santoro]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Carlo Errera]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Giacomo Carlo Bascapè]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Ginevra Zanetti]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Carlo Cipolla (1854-1916)]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Giuseppe Toaldo]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Giuseppe Biancani]] - <small>2026-06-12</small>
#[[Aldo Cerlini]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Enrico Carli]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Bartolomeo Borghi]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Giovan Battista Nicolosi]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Laurence Echard]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Pomponio Mela]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Carlo Alfonso Nallino]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Rina Monti]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Ermanno Giglio-Tos]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Giandomenico Nardo]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Galeazzo Gualdo Priorato]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Ferdinando Cavalli]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Sandro Spinsanti]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Tullio Seppilli]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Adriano Bompiani]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Jean-François Malherbe]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Loris Premuda]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Sebastiano Maffettone]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Gennaro Sasso]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Bernardo Colombo]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Christoph Wilhelm Hufeland]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Antoine Louis]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Noris Siliprandi]] - <small>2026-06-25</small>
#[[Gabriele Falloppio]] - <small>2026-06-25</small>
#[[Mariano Santo]] - <small>2026-06-25</small>
#[[Giulio di Orta]] - <small>2026-06-26</small>
#[[Giovanni Battista Manzini]] - <small>2026-06-29</small>
#[[Salvatore Ventimiglia]] - <small>2026-07-07</small>
#[[Urbano Tosetti]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Tolomeo da Lucca]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Sebastiano Ziani]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Raffaele Maffei]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Filippo Beroaldo il Vecchio]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Achille De Zigno]] - <small>2026-07-21</small>
#[[Roberto de Visiani]] - <small>2026-07-21</small>
#[[Lodovico Menin]] - <small>2026-07-21</small>
#[[Angelo Minich]] - <small>2026-07-21</small>
#[[Quirino Majorana]] - <small>2026-07-22</small>
#[[Antonio Era]] - <small>2026-07-22</small>
#[[Enselmino da Montebelluna]] - <small>2026-07-22</small>
#[[Agostino Fapanni]] - <small>2026-07-29</small>
#[[Emmanuele Antonio Cicogna]] - <small>2026-07-29</small>
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#[[Francesco Marzolo (chirurgo)]] - <small>2026-07-29</small>
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===Tematiche===
#[[Moneta]] - <small>2021-08-18</small>
#[[Proposizione (logica)]] - <small>2021-09-14</small>
#[[Mercurio (astrologia)]] - <small>2021-09-23</small>
#[[Pellicola per negativi]] - <small>2021-10-01</small>
#[[Fotografo]] - <small>2021-10-04</small>
#[[Palma]] - <small>2021-10-21</small>
#[[Casuario]] - <small>2021-10-21</small>
#[[Sferoide]] - <small>2021-10-28</small>
#[[Teoria e pratica]] - <small>2021-10-28</small>
#[[Scienza delle finanze]] - <small>2021-11-08</small>
#[[Ragion di Stato]] - <small>2021-11-09</small>
#[[Economia monetaria]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Numero perfetto]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Oggetto celeste]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Stelle fisse]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Sfericità della Terra]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Sfere celesti]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Seno di Abramo]] - <small>2021-12-10</small>
#[[Regola del tre (matematica)]] - <small>2022-04-01</small>
#[[Cosmografia]] - <small>2022-04-04</small>
#[[Pineta di Ravenna]] - <small>2022-07-25</small>
#[[Canale di Suez]] - <small>2022-08-22</small>
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#[[Argo (città antica)]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Spetses]] - <small>2026-02-12</small>
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#[[Monumento di Filopappo]] - <small>2026-02-18</small>
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#[[Smirne]] - <small>2026-02-24</small>
#[[Ezani]] - <small>2026-02-24</small>
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#[[Erice]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Mazara del Vallo]] - <small>2026-03-17</small>
#[[Castelvetrano]] - <small>2026-03-18</small>
#[[Eraclea Minoa]] - <small>2026-03-18</small>
#[[Platani]] - <small>2026-03-19</small>
#[[Siculiana]] - <small>2026-03-19</small>
#[[Abbazia di San Martino delle Scale]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Livella]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Ruwenzori]] - <small>2026-04-09</small>
#[[Monti della Luna]] - <small>2026-04-09</small>
#[[Tempio della Concordia (Agrigento)]] - <small>2026-04-16</small>
#[[Tempio di Giunone (Agrigento)]] - <small>2026-04-16</small>
#[[Riserva naturale integrale Macalube di Aragona]] - <small>2026-04-20</small>
#[[Licata]] - <small>2026-04-21</small>
#[[Palma di Montechiaro]] - <small>2026-04-21</small>
#[[Kamarina]] - <small>2026-04-21</small>
#[[Acradina]] - <small>2026-04-22</small>
#[[Epipoli]] - <small>2026-04-22</small>
#[[Mombasa]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Lago Vittoria]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Kavirondo]] - <small>2026-04-29</small>
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#[[Tripanosomiasi africana umana]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Entebbe]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Acqua alta]] - <small>2026-05-04</small>
#[[Carbonifero]] - <small>2026-05-08</small>
#[[Isole Ssese]] - <small>2026-05-19</small>
#[[Kampala]] - <small>2026-05-20</small>
#[[Erba elefante]] - <small>2026-05-21</small>
#[[Fort Portal]] - <small>2026-05-21</small>
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#[[Monte Baker (Uganda)]] - <small>2026-06-03</small>
#[[Canale artificiale]] - <small>2026-06-05</small>
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#[[Istituto veneto di scienze, lettere ed arti]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Castello di Buccione]] - <small>2026-06-26</small>
#[[Omegna]] - <small>2026-06-26</small>
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#[[Santuario della Madonna del Sasso (Madonna del Sasso)]] - <small>2026-06-26</small>
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===Raccolte===
#[[So di non sapere]] - <small>2022-05-04</small>
#[[Credi dalle poesie]] - <small>2022-09-13</small>
#[[Voti dalle poesie]] - <small>2022-09-13</small>
===Opere===
#[[I viaggi di Mandeville]] - <small>2021-11-08</small>
#[[Algurisimo]] - <small>2021-11-10</small>
===In altre lingue===
#[[:en:Paolo Monti]] - <small>2021-09-29</small>
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#[[:fr:Paolo Monti]] - <small>2021-09-30</small>
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Marcella Medici (BEIC)
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==Voci create nell'ambito del progetto BEIC==
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===Persone===
#[[Paolo Monti]] - <small>2014-09-30</small>
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#[[Italo Zannier]] - <small>2021-09-29</small>
#[[Auguste Marmont]] - <small>2021-10-11</small>
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#[[Alessandro Capra]] - <small>2023-07-20</small>
#[[Francesco Bruni (giurista medievale)]] - <small>2023-07-27</small>
#[[Bartolomeo Dusi]] - <small>2023-08-01</small>
#[[Giovanni Battista Venturi]] - <small>2023-09-14</small>
#[[Vera Zamagni]] - <small>2023-10-01</small>
#[[Isabella Moro]] - <small>2023-10-01</small>
#[[Mary Boddington]] - <small>2023-10-07</small>
#[[Paola Malanotte Rizzoli]] - <small>2023-10-10</small>
#[[Giuseppe Unicorno]] - <small>2023-10-18</small>
#[[Antonio Berga]] - <small>2023-11-06</small>
#[[Gabriella Uluhogian]] - <small>2023-11-20</small>
#[[Giovanni Paolo Gallucci]] - <small>2023-12-01</small>
#[[Angelo Felice Capelli]] - <small>2023-12-05</small>
#[[Giuseppe Del Papa]] - <small>2024-01-16</small>
#[[Sébastien Leclerc]] - <small>2024-01-17</small>
#[[Henry Dunning Macleod]] - <small>2024-01-23</small>
#[[Niccolò Carletti]] - <small>2024-01-23</small>
#[[Antonio Vassalli Eandi]] - <small>2024-01-23</small>
#[[Ludovico degli Arrighi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Giuseppe Asclepi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Giuseppe Cassella]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Paolo Orsi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Luigi Ferri (filosofo)]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Scipione Capece]] - <small>2024-02-06</small>
#[[Cherubino da Spoleto]] - <small>2024-02-19</small>
#[[Antonia Giannotti]] - <small>2024-02-26</small>
#[[Antonio Abetti]] - <small>2024-02-27</small>
#[[Giovan Battista Nani]] - <small>2024-02-28</small>
#[[Nicolò di Nale]] - <small>2024-02-28</small>
#[[Tolomeo I]] - <small>2024-03-04</small>
#[[Erofilo]] - <small>2024-03-04</small>
#[[Giuseppe Grippa]] - <small>2024-03-05</small>
#[[Giovanni Battista Zanchi]] - <small>2024-03-06</small>
#[[Cosimo de' Medici]] - <small>2024-03-18</small>
#[[Piero il Gottoso]] - <small>2024-03-18</small>
#[[Giovanni Drei]] - <small>2024-03-25</small>
#[[Galasso Alghisi]] - <small>2024-03-29</small>
#[[Domenico Cocoli]] - <small>2024-04-08</small>
#[[Ercole Corazzi]] - <small>2024-04-15</small>
#[[Carlo Lambardi]] - <small>2024-04-15</small>
#[[Domenico Manzoni]] - <small>2024-04-18</small>
#[[Giuseppe Maria Bonomi]] - <small>2024-04-30</small>
#[[Benedetto Di Falco]] - <small>2024-05-30</small>
#[[Giovanni Fantuzzi (storico)]] - <small>2024-06-03</small>
#[[Antonio Lupicini]] - <small>2024-06-10</small>
#[[Luigi Lilio]] - <small>2024-06-10</small>
#[[Tommaso Maria Gabrini]] - <small>2024-06-13</small>
#[[Bernardo Giambullari]] - <small>2024-06-18</small>
#[[Gaetano Marzagaglia]] - <small>2024-06-19</small>
#[[Giorgio Gemisto Pletone]] - <small>2024-06-24</small>
#[[Elena Dragaš]] - <small>2024-06-24</small>
#[[Giuseppe Gatti (archeologo)]] - <small>2024-07-30</small>
#[[Luigi Melegari]] - <small>2024-08-01</small>
#[[Girolamo Borro]] - <small>2024-08-27</small>
#[[Luis Collado de Lebrija]] - <small>2024-09-02</small>
#[[Francesco Paolo Bozzelli]] - <small>2024-09-04</small>
#[[Raffaele Ala]] - <small>2024-09-09</small>
#[[Francesco Barberino Benici]] - <small>2024-09-27</small>
#[[Antonio Lepschy]] - <small>2024-10-01</small>
#[[Guglielmo Cavallo]] - <small>2024-10-01</small>
#[[Oddone Longo]] - <small>2024-10-02</small>
#[[Giovanni Aldini]] - <small>2024-10-02</small>
#[[Jacopo Riccati]] - <small>2024-10-09</small>
#[[Giovanni Maria Della Torre]] - <small>2024-10-10</small>
#[[Giovanni Brunetti]] - <small>2024-10-11</small>
#[[Iacopo Cicognini]] - <small>2024-10-14</small>
#[[Domenico Guglielmini]] - <small>2024-10-15</small>
#[[Gaspare Capone]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Teofilo Bruni]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Gaetano Gaspare Uttini]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Angelo Pietra]] - <small>2024-11-11</small>
#[[Giuseppe Ricca Salerno]] - <small>2024-11-13</small>
#[[Giovanni Battista Mazzini]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Leopoldo Maggi]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Lorenzo Bellini]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Giovanni Battista De Toni]] - <small>2024-11-29</small>
#[[Generoso Calenzio]] - <small>2024-12-03</small>
#[[Girolamo Seripando]] - <small>2024-12-03</small>
#[[Giacomo Venturoli]] - <small>2025-01-02</small>
#[[Lodovico delle Colombe]] - <small>2025-01-03</small>
#[[Cornelio Ghirardelli]] - <small>2025-01-07</small>
#[[Pacifico Barilari]] - <small>2025-01-10</small>
#[[Francesco Feliciano]] - <small>2025-01-10</small>
#[[Angelo Salmoiraghi]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Ottaviano Fabrizio Mossotti]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Michele Araldi]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Cornelio Malvasia]] - <small>2025-01-21</small>
#[[Paolo Beni (gesuita)]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Luca Danesi]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Onorio Longhi]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Antonio Cermisone]] - <small>2025-01-29</small>
#[[Alessandro Papacino D'Antoni]] - <small>2025-02-13</small>
#[[Angelo Querini]] - <small>2025-02-18</small>
#[[Tommaso Temanza]] - <small>2025-02-18</small>
#[[William Kingdon Clifford]] - <small>2025-02-25</small>
#[[Girolamo Cortinovis]] - <small>2025-02-25</small>
#[[William Watson (scienziato)]] - <small>2025-02-25</small>
#[[Jean Antoine Nollet]] - <small>2025-02-26</small>
#[[Jan Palfijn]] - <small>2025-02-26</small>
#[[Michele de Jorio]] - <small>2025-03-11</small>
#[[Cesare Cipolletti]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Giovanni Carmignani]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Saverio Mattei]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Salvatore Barzilai]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Francesco Baglietto]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Giovanni Ambrogio Bertrandi]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Ersilia Caetani Lovatelli]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Giuseppe Palmieri (economista)]] - <small>2025-03-18</small>
#[[Marsilio Cagnati]] - <small>2025-03-21</small>
#[[Enrico Cimbali]] - <small>2025-03-25</small>
#[[Enea Arnaldi]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Ferdinando Arrivabene]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Andrea Balletti]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Filippo Cavolini]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Amedeo Avogadro]] - <small>2025-03-28</small>
#[[Gabriele Rosa]] - <small>2025-04-08</small>
#[[Umberto D'Ancona]] - <small>2025-04-10</small>
#[[Carlo Fea]] - <small>2025-04-11</small>
#[[Pietro Quaroni]] - <small>2025-04-29</small>
#[[Apollinare Calderini]] - <small>2025-05-05</small>
#[[Giovanni Simonetta]] - <small>2025-05-07</small>
#[[Felice Barnabei]] - <small>2025-05-07</small>
#[[Gabriele Busca]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Gaetano Emanuele Bava di San Paolo]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Giuseppe Avanzini]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Francesco Soave]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Simone Stratico]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Jacopo Durandi]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Giovanni Antonio Giobert]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Pietro Moscati]] - <small>2025-05-22</small>
#[[Aldo Ferrabino]] - <small>2025-05-22</small>
#[[Piero Giacosa]] - <small>2025-05-27</small>
#[[Abramo Massalongo]] - <small>2025-05-27</small>
#[[Benjamin Martin]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Johann Heinrich Lambert]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Nicolaus de Béguelin]] - <small>2025-06-03</small>
#[[John Hunter]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Louis-Bernard Guyton-Morveau]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Johann Georg Sulzer]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Maurizio Roffredi]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Giovanni Pietro Maria Dana]] - <small>2025-06-04</small>
#[[William Hewson]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Antoine Portal]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Giovanni Battista Palletta]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Vincenzo Malacarne]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Giovanni Andrea Dalla Croce]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Samuel-Auguste Tissot]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Conrad Gessner]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Willem 's Gravesande]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Gioacchino Pessuti]] - <small>2025-06-17</small>
#[[Federigo Sclopis di Salerano]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Costanzo Gazzera]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Domenico Capellina]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Domenico Casimiro Promis]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Carlo Merkel]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Giacinto Carena]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Giovanni Claudio Fromond]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Serafino Ricci]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Alberto Ablondi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Mario Morcone]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Bartolomeo Gastaldi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Enrico Narducci]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Torquato Taramelli]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Lorenzo Respighi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Enrico Besta]] - <small>2025-07-03</small>
#[[Francesco Mengotti]] - <small>2025-07-03</small>
#[[Ignazio Danti]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Alessandro Cialdi]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Pietro Aldobrandini]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Andrea Bina]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Pietro Luigi Albini]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Giuseppe Basso]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Carlo Baudi di Vesme]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Luigi Bellardi]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Giuseppina Cattani]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Alessandro Barca]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Paolo Ballada di Saint Robert]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Angelo Battelli]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giuseppe Domenico Botto]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giuseppe Carle]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giovanni Cavalli]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Antonio Zannoni]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Antonio Tadini]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Geminiano Montanari]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Antonio Salvagnoli Marchetti]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Giovanni Antonio Lecchi]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Antonio Cavalieri Ducati]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Vittorio Zonca]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Vincenzo De Grazia]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Pietro Maria Cavina]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Carlo Fontana]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Ferdinando d'Adda]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Giovanni Ceva]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Domenico Corradi d'Austria]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Raffaele Canevari]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Alfonso Sanseverino Vimercati]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Luigi Tatti]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Claudio Datei]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Ferdinando Morozzi]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Giovanni Marchelli]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Fulco Tosti di Valminuta]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Luigi Mazzocchi]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Emilio Bignami]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Jean de Thévenot]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Luigi Pacinotti]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Joseph Pitton de Tournefort]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Luigi De Marchi]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Paolo Frisi]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Pietro Paleocapa]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Barthélemy Faujas de Saint-Fond]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Pietro Vacchelli]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Lelio Bonsi]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Teodoro da Sovico]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Michele Carcano]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Carlo Ilarione Petitti di Roreto]] - <small>2025-07-25</small>
#[[Sebastiano Tessitore]] - <small>2025-07-25</small>
#[[Ermes Visconti]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Domenico Guerri]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Girolamo Parabosco]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Antonio Schinella Conti]] - <small>2025-07-30</small>
#[[Francesco Rapolla]] - <small>2025-07-30</small>
#[[Giuliano Barbolini]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Domenico Battaglia (cardinale)]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Gerardo Bianco]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Luigi Biggeri]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Franco Bile]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Antonio Bruno (politico)]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Francesco Cascio]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Antonio Catricalà]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Giacomo Micalori]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Giovanni Antonio Magini]] - <small>2025-08-01</small>
#[[François Boissier de Sauvages de Lacroix]] - <small>2025-08-01</small>
#[[Giulio Fagnano dei Toschi]] - <small>2025-08-04</small>
#[[Domenico Cerato]] - <small>2025-08-05</small>
#[[Bartolomeo Corte]] - <small>2025-08-05</small>
#[[Andrea Gloria]] - <small>2025-08-06</small>
#[[Alfredo Ascoli]] - <small>2025-08-06</small>
#[[Scipione Barbò Soncino]] - <small>2025-08-07</small>
#[[Gian Galeazzo Visconti]] - <small>2025-08-07</small>
#[[Francesco Bellati]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Vincenzo Riccati]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Angelo Maria Bandini]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Giovanni Ciampoli]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Loris D'Ambrosio]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Giuseppe Ballo]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Luciano Banchi]] - <small>2025-08-26</small>
#[[Marco Formentini (storico)]] - <small>2025-08-27</small>
#[[Ferdinando Gabotto]] - <small>2025-08-27</small>
#[[Camillo Corsanego]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Francesco Foggi]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Pasquale Maria Liberatore]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Argisto Giuffredi]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Davide Carazzi]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Wladimiro Dorigo]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Giovanni Sercambi]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Marisa Dalai Emiliani]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Carlo de' Dottori]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Niccolò II da Correggio]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giovanni Bordiga]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Camillo Manfroni]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giuseppe Gerola]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giannino Ferrari dalle Spade]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Ugo Mazzola]] - <small>2025-09-08</small>
#[[Pasquale Jannaccone]] - <small>2025-09-08</small>
#[[William Stanley Jevons]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Giovanni Domenico Peri]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Girolamo Cattaneo]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Leone VI il Saggio]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Bonaiuto Lorini]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Pietro Mengoli]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Giovan Battista Nelli]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Domenico Turazza]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Benedetto Baudi di Vesme]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Giorgio Giorgi]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Nino Bazzetta de Vemenia]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Giovanni Battista Benedetti (matematico)]] - <small>2025-09-12</small>
#[[Giovanni Abignente]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Eugenio Cais di Pierlas]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Raffaele Ciasca]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Enrico Costa (scrittore)]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Lando Ferretti]] - <small>2025-09-17</small>
#[[Pier Silverio Leicht]] - <small>2025-09-17</small>
#[[Giovanni Battista Castiglioni]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Ferruccio Mosetti]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Giacinto Sigismondo Gerdil]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Giulio Claro]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Mario Lessona]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Edoardo Perroncito]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Gian Antonio Danieli]] - <small>2025-09-22</small>
#[[Giuseppe Albertotti]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Gherardo Freschi]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Angelo Fumagalli]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Luigi Sante Da Rios]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Giuseppe Balsamo Crivelli]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Annibale Comessatti]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Ciro Andreatta]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Carlo Cappelletti]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Mauro Rusconi]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Francesco Carlini]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Giuseppe Belli]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Tommaso Nani]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Antonio Caccianino]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Angelo Zendrini]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Giuseppe Bossi]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Pietro Cossali]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Agostino Reale]] - <small>2025-09-29</small>
#[[Frederick Mario Fales]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Paolo Attavanti]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Francesco Ghiretti]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Alessandro Minelli]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Giorgio Ravegnani]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Gherardo Ortalli]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Bartolomeo Bizio]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Alfonso Scirocco]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Carlo Ghisalberti]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Angelo Ventura]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Maria Francesca Tiepolo]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Manlio Cortelazzo]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Manlio Pastore Stocchi]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Odoardo Corsini]] - <small>2025-10-03</small>
#[[Tommaso Perelli]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Lelio Stragiotti]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Augusto Ghetti]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Mariano Fontana]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Charles Bossut]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Adeodato Ressi]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Angelo Clareno]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Leopoldo Mazzarolli]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Sandro Ruffo]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Ercole Vidari]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Bernardino Ramazzini]] - <small>2025-10-10</small>
#[[Luigi Genuardi]] - <small>2025-10-10</small>
#[[Paolo Volpicelli]] - <small>2025-10-13</small>
#[[Federico Sacco]] - <small>2025-10-13</small>
#[[Tomaso Catullo]] - <small>2025-10-14</small>
#[[Claudio D'Amato Guerrieri]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Vincenzo Brunacci]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Pietro Derossi]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Francesco Gesualdi]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Fulvio Irace]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Giacomo Marramao]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Maurizio Pallante]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Franco Purini]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Paolo Antonio Foscarini]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Angelo Sismonda]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Pietro Savi]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Stefano Borson]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Cesare Razzaboni]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Guido Bentivoglio]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Guido Fusinato]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Giulio Alessio]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Carlo Anti]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Enrico Catellani]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Arnaldo Segarizzi]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Achille Forti]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Vittorio Polacco]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Giorgio Bidone]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Alberto de' Stefani]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Vincenzo Crescini]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Biagio Brugi]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Orazio Comes]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Giovanni Celoria]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Arnaldo Angelucci]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Gregorio Fontana (matematico)]] - <small>2025-10-24</small>
#[[Pietro Configliachi]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Scipione Breislak]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Luigi Porta]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Bartolomeo Panizza]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Paolo Frisiani]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Giovanni Codazza]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Emilio Cornalia]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Luigi Magrini]] - <small>2025-10-29</small>
#[[Giulio Curioni]] - <small>2025-10-29</small>
#[[Roberto Caracciolo (vescovo)]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Paolo Marzolo]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Massimiliano Pavan]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Erminio Troilo]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Francesco Brandileone]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Carlo Francesco Gabba]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Luigi Pernier]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Serafino Biffi]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Giovanni Labus]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Bartolomeo Catena]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Adriano Balbi]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Italo Mario Sacco]] - <small>2025-11-07</small>
#[[Carlo Calisse]] - <small>2025-11-10</small>
#[[Sebastiano Canterzani]] - <small>2025-11-11</small>
#[[Carlo Possenti]] - <small>2025-11-13</small>
#[[Piero Borgi]] - <small>2025-11-14</small>
#[[Francesco Carnelutti]] - <small>2025-11-14</small>
#[[Pio Fantoni]] - <small>2025-11-17</small>
#[[Felice Casorati (matematico)]] - <small>2025-11-17</small>
#[[Marco Galli (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Luigi Pepe (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Umberto Bottazzini]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Karl Georg Christian von Staudt]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Richard Baltzer]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Paolo Ruffini (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Enrico Betti]] - <small>2025-11-19</small>
#[[Giorgio Lapazaya]] - <small>2025-11-19</small>
#[[Elia Del Re]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Giovanni Giacomo Lando]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Gemma Frisio]] - <small>2025-11-20</small>
#[[David Veronese]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Stefano Ghebelino]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giacomo Gorrini]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giovanni Battista Balbis]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giovanni Battista De Luca]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Vincenzo Manzini]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Pasquale Fiore (giurista)]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Oreste Ranelletti]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giacomo Venezian]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giuseppe Resti Ferrari]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giuseppe Raffaelli]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Eduardo Piola Caselli]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Domenico Moro (giurista)]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Donato Donati]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Sebastian Jenull]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Carlo Lessona]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Vincenzo Simoncelli]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Ilario Alibrandi]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Pier Maria Campi]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Giorgio Orsoni]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Adriano Franceschini]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Pietro Vaccari]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Gaspare Bugati]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Filippo Carmagnini]] - <small>2025-12-02</small>
#[[Giuliano Gosellini]] - <small>2025-12-05</small>
#[[Rosa Russo Iervolino]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Michele Salvati]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Carlo Scognamiglio]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Sabato Malinconico]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Andrea Monorchio]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Rolando Mosca Moschini]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Francesco Cognasso]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Guido Melis]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Renato Moro]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Adriano Ciaffi]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Abramo Colorni]] - <small>2025-12-15</small>
#[[Antonio Tarlazzi]] - <small>2025-12-16</small>
#[[Carlo Conti (matematico)]] - <small>2025-12-17</small>
#[[Guido Bustico]] - <small>2025-12-18</small>
#[[Santo Monti]] - <small>2025-12-18</small>
#[[Giuseppe Amorelli]] - <small>2026-01-09</small>
#[[Domenico Lo Faso Pietrasanta]] - <small>2026-01-14</small>
#[[Francesco Giuntini]] - <small>2026-01-22</small>
#[[Agnese di Montepulciano]] - <small>2026-01-26</small>
#[[James Ferguson (1710-1776)]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Jacob Christian Schäffer]] - <small>2026-01-29</small>
#[[William Heberden]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Carlo Lodovico Morozzo]] - <small>2026-01-30</small>
#[[John Hill (botanico)]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Jean Sénébier]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Jean-Baptiste de La Chapelle]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Carlo Barletti]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Marsilio Landriani (chimico)]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Bonaventura Corti]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Pierre Bertholon de Saint-Lazare]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Félix Vicq d'Azyr]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Charles Bonnet]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Johann Beckmann]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Benjamin Wilson (pittore)]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Filadelfo Fichera]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Élie Bertrand]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Francesco Forti]] - <small>2026-02-04</small>
#[[Pietro da Verona]] - <small>2026-02-05</small>
#[[Mauro (abate)]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Louis Agassiz]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Pier Vittorio Aldini]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Giovanni Alessio]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Joseph Hilarius Eckhel]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Giovanni Capodistria]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Edward Daniel Clarke]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Achille Breda]] - <small>2026-02-10</small>
#[[Raffaello Nasini]] - <small>2026-02-10</small>
#[[Ulisse Gobbi]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Francesco Ardissone]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Giulio Cordero di San Quintino]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Ugo Morin]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Serafino Rafaele Minich]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Casoni]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Francesco Cortese]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Santini (scienziato)]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Francesco Fiammelli]] - <small>2026-02-13</small>
#[[Marco Folin]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Alberto Giovanni Biuso]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Giovanni Felice Azzone]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Pierre Rosenberg]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Thomas Bruce, VII conte di Elgin]] - <small>2026-02-19</small>
#[[Louis-François-Sébastien Fauvel]] - <small>2026-02-25</small>
#[[Alexandre Blacque]] - <small>2026-02-25</small>
#[[John Canton]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Felice Fontana]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Jean Baptiste Christophore Fusée Aublet]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Johann Hieronymus Chemnitz]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Antonio da Vercelli]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Bernardino da Feltre]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Domenico Buonvicini]] - <small>2026-02-27</small>
#[[François-Xavier de Feller]] - <small>2026-03-04</small>
#[[Lorenzo Forestani]] - <small>2026-03-09</small>
#[[Matteo Mainardi]] - <small>2026-03-13</small>
#[[Gabriele Lancillotto Castello]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Juan de Ortega]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Giovanni Sfortunati]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Diego Orlando]] - <small>2026-03-24</small>
#[[Francesco Galigai]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Pietro Cataneo]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Latino di Camillo Orsini]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Oronzio Fineo]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Francesco Patrizi (filosofo)]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Nicola Fergola]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Baldassarre Orsini]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Francesco Maria Franceschinis]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Girolamo Pico Fonticulano]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Fabrizio Mordente]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Oberto Cantone]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Ottavio Fabri]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Lanfranco Mignoti]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Ferdinando di Diano]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Bartolomeo Ferrari (economista)]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Lodovico Flori]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Giuseppe Ciacchi]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Vitale Giordano]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Luigi Amedeo di Savoia-Aosta]] - <small>2026-04-08</small>
#[[Filippo De Filippi (1869-1938)]] - <small>2026-04-13</small>
#[[Giulio Ferrari (scrittore)]] - <small>2026-04-22</small>
#[[Luigi Simeoni (storico)]] - <small>2026-04-24</small>
#[[Franz Stuhlmann]] - <small>2026-04-28</small>
#[[George Francis Scott Elliot]] - <small>2026-04-28</small>
#[[Angelo Angelucci]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Franz Babinger]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Ruggero di Puglia (vescovo)]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Tito Bassetti]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Giovanni Andrea Barotti]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Jacopo Bartolomeo Beccari]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Bartolomeo Nogara]] - <small>2026-05-04</small>
#[[Piero Leonardi]] - <small>2026-05-04</small>
#[[Dionisio Andrea Sancassani]] - <small>2026-05-05</small>
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#[[Francesco Maria De Regi]] - <small>2026-05-05</small>
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#[[Ermenegildo Pini]] - <small>2026-05-05</small>
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#[[Harry Johnston (esploratore)]] - <small>2026-05-20</small>
#[[Giuseppe Pisanelli]] - <small>2026-05-29</small>
#[[Umberto Cagni di Bu Meliana]] - <small>2026-06-03</small>
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#[[George Cheyne]] - <small>2026-06-08</small>
#[[Jean Le Clerc (teologo)]] - <small>2026-06-09</small>
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#[[Adriano Bompiani]] - <small>2026-06-23</small>
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===Tematiche===
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#[[Sferoide]] - <small>2021-10-28</small>
#[[Teoria e pratica]] - <small>2021-10-28</small>
#[[Scienza delle finanze]] - <small>2021-11-08</small>
#[[Ragion di Stato]] - <small>2021-11-09</small>
#[[Economia monetaria]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Numero perfetto]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Oggetto celeste]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Stelle fisse]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Sfericità della Terra]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Sfere celesti]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Seno di Abramo]] - <small>2021-12-10</small>
#[[Regola del tre (matematica)]] - <small>2022-04-01</small>
#[[Cosmografia]] - <small>2022-04-04</small>
#[[Pineta di Ravenna]] - <small>2022-07-25</small>
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#[[Belsazar Hacquet]] - <small>2021-10-27</small>
#[[George Atwood]] - <small>2021-10-27</small>
#[[Friederich Münter]] - <small>2021-10-27</small>
#[[Franz Schott]] - <small>2021-10-28</small>
#[[Lazzaro Spallanzani]] - <small>2021-10-28</small>
#[[Isaac Abrabanel]] - <small>2021-10-28</small>
#[[Giason Denores]] - <small>2021-10-29</small>
#[[Juan de Jarava]] - <small>2021-10-29</small>
#[[Alessandro Pascoli]] - <small>2021-10-29</small>
#[[Euforbo]] - <small>2021-11-02</small>
#[[Zaccaria Scolastico]] - <small>2021-11-02</small>
#[[Battista Fregoso (1450-1505)]] - <small>2021-11-02</small>
#[[Ugo Benci]] - <small>2021-11-04</small>
#[[Jacopo Filippo Foresti]] - <small>2021-11-04</small>
#[[Feo Belcari]] - <small>2021-11-08</small>
#[[Pompeo Baldasseroni]] - <small>2021-11-08</small>
#[[Sallustio Bandini]] - <small>2021-11-08</small>
#[[Lodovico Bianchini]] - <small>2021-11-09</small>
#[[Vladislav Iosifovič Bortkevič]] - <small>2021-11-09</small>
#[[Richard Cantillon]] - <small>2021-11-09</small>
#[[John Bates Clark]] - <small>2021-11-09</small>
#[[Salvatore Cognetti de Martiis]] - <small>2021-11-09</small>
#[[Girolamo Francesco Cristiani]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Alfons Dopsch]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Ruggero Giuseppe Boscovich]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Pietro Antonio Cataldi]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Ambrogio Contarini]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Giovanni Tavelli]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Giovanni Colombini]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Giovanni Pagnini]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Rhazes]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Antonio Pace]] - <small>2021-11-19</small>
#[[Joseph-François Marie]] - <small>2021-11-29</small>
#[[Alessandro Marchetti (matematico)]] - <small>2021-12-01</small>
#[[Giambattista Magistrini]] - <small>2021-12-01</small>
#[[Agostino Maccari]] - <small>2021-12-10</small>
#[[Antonio Ludeña]] - <small>2021-12-12</small>
#[[Doroteo Alimari]] - <small>2022-01-13</small>
#[[Alessandro Canobbio]] - <small>2022-01-13</small>
#[[Camillo Leonardi]] - <small>2022-01-21</small>
#[[Ascanio Centorio Degli Ortensi]] - <small>2022-01-28</small>
#[[Domenico Griminelli]] - <small>2022-02-02</small>
#[[Guglielmo Gargiolli]] - <small>2022-02-03</small>
#[[Giovanni Battista Gallicciolli]] - <small>2022-02-04</small>
#[[Guglielmo Grataroli]] - <small>2022-02-04</small>
#[[Donato Calvi]] - <small>2022-02-04</small>
#[[Flegomene]] - <small>2022-02-07</small>
#[[Francesco Fuoco]] - <small>2022-02-19</small>
#[[Francesco dal Sole]] - <small>2022-03-03</small>
#[[Nicolao Colletti]] - <small>2022-03-12</small>
#[[Cristoforo Clavio]] - <small>2022-03-17</small>
#[[Jacques Peletier du Mans]] - <small>2022-03-17</small>
#[[Pietro Apiano]] - <small>2022-03-18</small>
#[[Francesco Cigalini]] - <small>2022-03-18</small>
#[[Scipione Chiaramonti]] - <small>2022-03-23</small>
#[[Antonio Brognoli]] - <small>2022-03-26</small>
#[[Giuseppe Davia]] - <small>2022-03-30</small>
#[[Francesco Vandelli (astronomo)]] - <small>2022-03-30</small>
#[[Giuseppe Vergani]] - <small>2022-04-01</small>
#[[Giovanni Camilla]] - <small>2022-04-04</small>
#[[Pompeo Colonna (scrittore)]] - <small>2022-04-07</small>
#[[Luigi Castiglioni (botanico)]] - <small>2022-04-07</small>
#[[Guidobaldo Del Monte]] - <small>2022-04-08</small>
#[[Federico Commandino]] - <small>2022-04-08</small>
#[[Teone di Alessandria]] - <small>2022-04-09</small>
#[[Francesco Maria II Della Rovere]] - <small>2022-04-11</small>
#[[Pappo di Alessandria]] - <small>2022-04-12</small>
#[[Sereno di Antinopoli]] - <small>2022-04-13</small>
#[[Eutocio]] - <small>2022-04-13</small>
#[[Alonso de Fuentes]] - <small>2022-04-15</small>
#[[Francesco Zantedeschi]] - <small>2022-04-19</small>
#[[Famiano Michelini]] - <small>2022-04-26</small>
#[[Gregorio Bressani]] - <small>2022-05-02</small>
#[[Francesco Eschinardi]] - <small>2022-05-13</small>
#[[Andrea Zambelli (economista)]] - <small>2022-05-27</small>
#[[Francesco Ginanni]] - <small>2022-07-25</small>
#[[Elia Lombardini]] - <small>2022-08-22</small>
#[[Leone Ebreo]] - <small>2022-11-18</small>
#[[Jacopo Belgrado]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Jean-Baptiste Biot]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Vannoccio Biringuccio]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Luigi Valentino Brugnatelli]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Giovanni Nicolò Doglioni]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Paolo Silvio Boccone]] - <small>2022-12-30</small>
#[[Bernardino Zendrini]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Eustachio Zanotti]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Leonardo Ximenes]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Jacques Charles François Sturm]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Sebastiano Serlio]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Lorenzo Selva]] - <small>2023-01-12</small>
#[[Alexandre Savérien]] - <small>2023-01-12</small>
#[[Girolamo Saladini]] - <small>2023-01-12</small>
#[[Giovenale Sacchi]] - <small>2023-01-17</small>
#[[Orazio Ricasoli Rucellai]] - <small>2023-01-18</small>
#[[Guglielmo Libri Carucci dalla Sommaja]] - <small>2023-01-19</small>
#[[John Claudius Loudon]] - <small>2023-01-19</small>
#[[Antonio Dragoni]] - <small>2023-03-16</small>
#[[Ugo Panziera]] - <small>2023-03-25</small>
#[[Pacifico da Cerano]] - <small>2023-04-03</small>
#[[Giuseppe Maria Figatelli]] - <small>2023-04-14</small>
#[[Santo Brasca]] - <small>2023-06-19</small>
#[[Pietro Martini]] - <small>2023-06-23</small>
#[[Anselm Desing]] - <small>2023-06-26</small>
#[[Gaspare Luigi Cassola]] - <small>2023-06-27</small>
#[[Luigi Abello]] - <small>2023-07-03</small>
#[[Giovanni Bracesco]] - <small>2023-07-06</small>
#[[Domenico Michelessi]] - <small>2023-07-12</small>
#[[Jabir ibn Hayyan]] - <small>2023-07-13</small>
#[[Alessandro Capra]] - <small>2023-07-20</small>
#[[Francesco Bruni (giurista medievale)]] - <small>2023-07-27</small>
#[[Bartolomeo Dusi]] - <small>2023-08-01</small>
#[[Giovanni Battista Venturi]] - <small>2023-09-14</small>
#[[Vera Zamagni]] - <small>2023-10-01</small>
#[[Isabella Moro]] - <small>2023-10-01</small>
#[[Mary Boddington]] - <small>2023-10-07</small>
#[[Paola Malanotte Rizzoli]] - <small>2023-10-10</small>
#[[Giuseppe Unicorno]] - <small>2023-10-18</small>
#[[Antonio Berga]] - <small>2023-11-06</small>
#[[Gabriella Uluhogian]] - <small>2023-11-20</small>
#[[Giovanni Paolo Gallucci]] - <small>2023-12-01</small>
#[[Angelo Felice Capelli]] - <small>2023-12-05</small>
#[[Giuseppe Del Papa]] - <small>2024-01-16</small>
#[[Sébastien Leclerc]] - <small>2024-01-17</small>
#[[Henry Dunning Macleod]] - <small>2024-01-23</small>
#[[Niccolò Carletti]] - <small>2024-01-23</small>
#[[Antonio Vassalli Eandi]] - <small>2024-01-23</small>
#[[Ludovico degli Arrighi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Giuseppe Asclepi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Giuseppe Cassella]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Paolo Orsi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Luigi Ferri (filosofo)]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Scipione Capece]] - <small>2024-02-06</small>
#[[Cherubino da Spoleto]] - <small>2024-02-19</small>
#[[Antonia Giannotti]] - <small>2024-02-26</small>
#[[Antonio Abetti]] - <small>2024-02-27</small>
#[[Giovan Battista Nani]] - <small>2024-02-28</small>
#[[Nicolò di Nale]] - <small>2024-02-28</small>
#[[Tolomeo I]] - <small>2024-03-04</small>
#[[Erofilo]] - <small>2024-03-04</small>
#[[Giuseppe Grippa]] - <small>2024-03-05</small>
#[[Giovanni Battista Zanchi]] - <small>2024-03-06</small>
#[[Cosimo de' Medici]] - <small>2024-03-18</small>
#[[Piero il Gottoso]] - <small>2024-03-18</small>
#[[Giovanni Drei]] - <small>2024-03-25</small>
#[[Galasso Alghisi]] - <small>2024-03-29</small>
#[[Domenico Cocoli]] - <small>2024-04-08</small>
#[[Ercole Corazzi]] - <small>2024-04-15</small>
#[[Carlo Lambardi]] - <small>2024-04-15</small>
#[[Domenico Manzoni]] - <small>2024-04-18</small>
#[[Giuseppe Maria Bonomi]] - <small>2024-04-30</small>
#[[Benedetto Di Falco]] - <small>2024-05-30</small>
#[[Giovanni Fantuzzi (storico)]] - <small>2024-06-03</small>
#[[Antonio Lupicini]] - <small>2024-06-10</small>
#[[Luigi Lilio]] - <small>2024-06-10</small>
#[[Tommaso Maria Gabrini]] - <small>2024-06-13</small>
#[[Bernardo Giambullari]] - <small>2024-06-18</small>
#[[Gaetano Marzagaglia]] - <small>2024-06-19</small>
#[[Giorgio Gemisto Pletone]] - <small>2024-06-24</small>
#[[Elena Dragaš]] - <small>2024-06-24</small>
#[[Giuseppe Gatti (archeologo)]] - <small>2024-07-30</small>
#[[Luigi Melegari]] - <small>2024-08-01</small>
#[[Girolamo Borro]] - <small>2024-08-27</small>
#[[Luis Collado de Lebrija]] - <small>2024-09-02</small>
#[[Francesco Paolo Bozzelli]] - <small>2024-09-04</small>
#[[Raffaele Ala]] - <small>2024-09-09</small>
#[[Francesco Barberino Benici]] - <small>2024-09-27</small>
#[[Antonio Lepschy]] - <small>2024-10-01</small>
#[[Guglielmo Cavallo]] - <small>2024-10-01</small>
#[[Oddone Longo]] - <small>2024-10-02</small>
#[[Giovanni Aldini]] - <small>2024-10-02</small>
#[[Jacopo Riccati]] - <small>2024-10-09</small>
#[[Giovanni Maria Della Torre]] - <small>2024-10-10</small>
#[[Giovanni Brunetti]] - <small>2024-10-11</small>
#[[Iacopo Cicognini]] - <small>2024-10-14</small>
#[[Domenico Guglielmini]] - <small>2024-10-15</small>
#[[Gaspare Capone]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Teofilo Bruni]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Gaetano Gaspare Uttini]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Angelo Pietra]] - <small>2024-11-11</small>
#[[Giuseppe Ricca Salerno]] - <small>2024-11-13</small>
#[[Giovanni Battista Mazzini]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Leopoldo Maggi]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Lorenzo Bellini]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Giovanni Battista De Toni]] - <small>2024-11-29</small>
#[[Generoso Calenzio]] - <small>2024-12-03</small>
#[[Girolamo Seripando]] - <small>2024-12-03</small>
#[[Giacomo Venturoli]] - <small>2025-01-02</small>
#[[Lodovico delle Colombe]] - <small>2025-01-03</small>
#[[Cornelio Ghirardelli]] - <small>2025-01-07</small>
#[[Pacifico Barilari]] - <small>2025-01-10</small>
#[[Francesco Feliciano]] - <small>2025-01-10</small>
#[[Angelo Salmoiraghi]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Ottaviano Fabrizio Mossotti]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Michele Araldi]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Cornelio Malvasia]] - <small>2025-01-21</small>
#[[Paolo Beni (gesuita)]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Luca Danesi]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Onorio Longhi]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Antonio Cermisone]] - <small>2025-01-29</small>
#[[Alessandro Papacino D'Antoni]] - <small>2025-02-13</small>
#[[Angelo Querini]] - <small>2025-02-18</small>
#[[Tommaso Temanza]] - <small>2025-02-18</small>
#[[William Kingdon Clifford]] - <small>2025-02-25</small>
#[[Girolamo Cortinovis]] - <small>2025-02-25</small>
#[[William Watson (scienziato)]] - <small>2025-02-25</small>
#[[Jean Antoine Nollet]] - <small>2025-02-26</small>
#[[Jan Palfijn]] - <small>2025-02-26</small>
#[[Michele de Jorio]] - <small>2025-03-11</small>
#[[Cesare Cipolletti]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Giovanni Carmignani]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Saverio Mattei]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Salvatore Barzilai]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Francesco Baglietto]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Giovanni Ambrogio Bertrandi]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Ersilia Caetani Lovatelli]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Giuseppe Palmieri (economista)]] - <small>2025-03-18</small>
#[[Marsilio Cagnati]] - <small>2025-03-21</small>
#[[Enrico Cimbali]] - <small>2025-03-25</small>
#[[Enea Arnaldi]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Ferdinando Arrivabene]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Andrea Balletti]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Filippo Cavolini]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Amedeo Avogadro]] - <small>2025-03-28</small>
#[[Gabriele Rosa]] - <small>2025-04-08</small>
#[[Umberto D'Ancona]] - <small>2025-04-10</small>
#[[Carlo Fea]] - <small>2025-04-11</small>
#[[Pietro Quaroni]] - <small>2025-04-29</small>
#[[Apollinare Calderini]] - <small>2025-05-05</small>
#[[Giovanni Simonetta]] - <small>2025-05-07</small>
#[[Felice Barnabei]] - <small>2025-05-07</small>
#[[Gabriele Busca]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Gaetano Emanuele Bava di San Paolo]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Giuseppe Avanzini]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Francesco Soave]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Simone Stratico]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Jacopo Durandi]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Giovanni Antonio Giobert]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Pietro Moscati]] - <small>2025-05-22</small>
#[[Aldo Ferrabino]] - <small>2025-05-22</small>
#[[Piero Giacosa]] - <small>2025-05-27</small>
#[[Abramo Massalongo]] - <small>2025-05-27</small>
#[[Benjamin Martin]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Johann Heinrich Lambert]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Nicolaus de Béguelin]] - <small>2025-06-03</small>
#[[John Hunter]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Louis-Bernard Guyton-Morveau]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Johann Georg Sulzer]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Maurizio Roffredi]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Giovanni Pietro Maria Dana]] - <small>2025-06-04</small>
#[[William Hewson]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Antoine Portal]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Giovanni Battista Palletta]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Vincenzo Malacarne]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Giovanni Andrea Dalla Croce]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Samuel-Auguste Tissot]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Conrad Gessner]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Willem 's Gravesande]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Gioacchino Pessuti]] - <small>2025-06-17</small>
#[[Federigo Sclopis di Salerano]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Costanzo Gazzera]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Domenico Capellina]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Domenico Casimiro Promis]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Carlo Merkel]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Giacinto Carena]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Giovanni Claudio Fromond]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Serafino Ricci]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Alberto Ablondi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Mario Morcone]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Bartolomeo Gastaldi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Enrico Narducci]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Torquato Taramelli]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Lorenzo Respighi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Enrico Besta]] - <small>2025-07-03</small>
#[[Francesco Mengotti]] - <small>2025-07-03</small>
#[[Ignazio Danti]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Alessandro Cialdi]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Pietro Aldobrandini]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Andrea Bina]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Pietro Luigi Albini]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Giuseppe Basso]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Carlo Baudi di Vesme]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Luigi Bellardi]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Giuseppina Cattani]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Alessandro Barca]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Paolo Ballada di Saint Robert]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Angelo Battelli]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giuseppe Domenico Botto]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giuseppe Carle]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giovanni Cavalli]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Antonio Zannoni]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Antonio Tadini]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Geminiano Montanari]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Antonio Salvagnoli Marchetti]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Giovanni Antonio Lecchi]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Antonio Cavalieri Ducati]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Vittorio Zonca]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Vincenzo De Grazia]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Pietro Maria Cavina]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Carlo Fontana]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Ferdinando d'Adda]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Giovanni Ceva]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Domenico Corradi d'Austria]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Raffaele Canevari]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Alfonso Sanseverino Vimercati]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Luigi Tatti]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Claudio Datei]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Ferdinando Morozzi]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Giovanni Marchelli]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Fulco Tosti di Valminuta]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Luigi Mazzocchi]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Emilio Bignami]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Jean de Thévenot]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Luigi Pacinotti]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Joseph Pitton de Tournefort]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Luigi De Marchi]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Paolo Frisi]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Pietro Paleocapa]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Barthélemy Faujas de Saint-Fond]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Pietro Vacchelli]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Lelio Bonsi]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Teodoro da Sovico]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Michele Carcano]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Carlo Ilarione Petitti di Roreto]] - <small>2025-07-25</small>
#[[Sebastiano Tessitore]] - <small>2025-07-25</small>
#[[Ermes Visconti]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Domenico Guerri]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Girolamo Parabosco]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Antonio Schinella Conti]] - <small>2025-07-30</small>
#[[Francesco Rapolla]] - <small>2025-07-30</small>
#[[Giuliano Barbolini]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Domenico Battaglia (cardinale)]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Gerardo Bianco]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Luigi Biggeri]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Franco Bile]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Antonio Bruno (politico)]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Francesco Cascio]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Antonio Catricalà]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Giacomo Micalori]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Giovanni Antonio Magini]] - <small>2025-08-01</small>
#[[François Boissier de Sauvages de Lacroix]] - <small>2025-08-01</small>
#[[Giulio Fagnano dei Toschi]] - <small>2025-08-04</small>
#[[Domenico Cerato]] - <small>2025-08-05</small>
#[[Bartolomeo Corte]] - <small>2025-08-05</small>
#[[Andrea Gloria]] - <small>2025-08-06</small>
#[[Alfredo Ascoli]] - <small>2025-08-06</small>
#[[Scipione Barbò Soncino]] - <small>2025-08-07</small>
#[[Gian Galeazzo Visconti]] - <small>2025-08-07</small>
#[[Francesco Bellati]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Vincenzo Riccati]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Angelo Maria Bandini]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Giovanni Ciampoli]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Loris D'Ambrosio]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Giuseppe Ballo]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Luciano Banchi]] - <small>2025-08-26</small>
#[[Marco Formentini (storico)]] - <small>2025-08-27</small>
#[[Ferdinando Gabotto]] - <small>2025-08-27</small>
#[[Camillo Corsanego]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Francesco Foggi]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Pasquale Maria Liberatore]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Argisto Giuffredi]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Davide Carazzi]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Wladimiro Dorigo]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Giovanni Sercambi]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Marisa Dalai Emiliani]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Carlo de' Dottori]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Niccolò II da Correggio]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giovanni Bordiga]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Camillo Manfroni]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giuseppe Gerola]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giannino Ferrari dalle Spade]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Ugo Mazzola]] - <small>2025-09-08</small>
#[[Pasquale Jannaccone]] - <small>2025-09-08</small>
#[[William Stanley Jevons]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Giovanni Domenico Peri]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Girolamo Cattaneo]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Leone VI il Saggio]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Bonaiuto Lorini]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Pietro Mengoli]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Giovan Battista Nelli]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Domenico Turazza]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Benedetto Baudi di Vesme]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Giorgio Giorgi]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Nino Bazzetta de Vemenia]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Giovanni Battista Benedetti (matematico)]] - <small>2025-09-12</small>
#[[Giovanni Abignente]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Eugenio Cais di Pierlas]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Raffaele Ciasca]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Enrico Costa (scrittore)]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Lando Ferretti]] - <small>2025-09-17</small>
#[[Pier Silverio Leicht]] - <small>2025-09-17</small>
#[[Giovanni Battista Castiglioni]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Ferruccio Mosetti]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Giacinto Sigismondo Gerdil]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Giulio Claro]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Mario Lessona]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Edoardo Perroncito]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Gian Antonio Danieli]] - <small>2025-09-22</small>
#[[Giuseppe Albertotti]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Gherardo Freschi]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Angelo Fumagalli]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Luigi Sante Da Rios]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Giuseppe Balsamo Crivelli]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Annibale Comessatti]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Ciro Andreatta]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Carlo Cappelletti]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Mauro Rusconi]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Francesco Carlini]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Giuseppe Belli]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Tommaso Nani]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Antonio Caccianino]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Angelo Zendrini]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Giuseppe Bossi]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Pietro Cossali]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Agostino Reale]] - <small>2025-09-29</small>
#[[Frederick Mario Fales]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Paolo Attavanti]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Francesco Ghiretti]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Alessandro Minelli]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Giorgio Ravegnani]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Gherardo Ortalli]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Bartolomeo Bizio]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Alfonso Scirocco]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Carlo Ghisalberti]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Angelo Ventura]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Maria Francesca Tiepolo]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Manlio Cortelazzo]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Manlio Pastore Stocchi]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Odoardo Corsini]] - <small>2025-10-03</small>
#[[Tommaso Perelli]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Lelio Stragiotti]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Augusto Ghetti]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Mariano Fontana]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Charles Bossut]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Adeodato Ressi]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Angelo Clareno]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Leopoldo Mazzarolli]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Sandro Ruffo]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Ercole Vidari]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Bernardino Ramazzini]] - <small>2025-10-10</small>
#[[Luigi Genuardi]] - <small>2025-10-10</small>
#[[Paolo Volpicelli]] - <small>2025-10-13</small>
#[[Federico Sacco]] - <small>2025-10-13</small>
#[[Tomaso Catullo]] - <small>2025-10-14</small>
#[[Claudio D'Amato Guerrieri]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Vincenzo Brunacci]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Pietro Derossi]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Francesco Gesualdi]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Fulvio Irace]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Giacomo Marramao]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Maurizio Pallante]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Franco Purini]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Paolo Antonio Foscarini]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Angelo Sismonda]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Pietro Savi]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Stefano Borson]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Cesare Razzaboni]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Guido Bentivoglio]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Guido Fusinato]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Giulio Alessio]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Carlo Anti]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Enrico Catellani]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Arnaldo Segarizzi]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Achille Forti]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Vittorio Polacco]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Giorgio Bidone]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Alberto de' Stefani]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Vincenzo Crescini]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Biagio Brugi]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Orazio Comes]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Giovanni Celoria]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Arnaldo Angelucci]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Gregorio Fontana (matematico)]] - <small>2025-10-24</small>
#[[Pietro Configliachi]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Scipione Breislak]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Luigi Porta]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Bartolomeo Panizza]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Paolo Frisiani]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Giovanni Codazza]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Emilio Cornalia]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Luigi Magrini]] - <small>2025-10-29</small>
#[[Giulio Curioni]] - <small>2025-10-29</small>
#[[Roberto Caracciolo (vescovo)]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Paolo Marzolo]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Massimiliano Pavan]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Erminio Troilo]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Francesco Brandileone]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Carlo Francesco Gabba]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Luigi Pernier]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Serafino Biffi]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Giovanni Labus]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Bartolomeo Catena]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Adriano Balbi]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Italo Mario Sacco]] - <small>2025-11-07</small>
#[[Carlo Calisse]] - <small>2025-11-10</small>
#[[Sebastiano Canterzani]] - <small>2025-11-11</small>
#[[Carlo Possenti]] - <small>2025-11-13</small>
#[[Piero Borgi]] - <small>2025-11-14</small>
#[[Francesco Carnelutti]] - <small>2025-11-14</small>
#[[Pio Fantoni]] - <small>2025-11-17</small>
#[[Felice Casorati (matematico)]] - <small>2025-11-17</small>
#[[Marco Galli (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Luigi Pepe (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Umberto Bottazzini]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Karl Georg Christian von Staudt]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Richard Baltzer]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Paolo Ruffini (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Enrico Betti]] - <small>2025-11-19</small>
#[[Giorgio Lapazaya]] - <small>2025-11-19</small>
#[[Elia Del Re]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Giovanni Giacomo Lando]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Gemma Frisio]] - <small>2025-11-20</small>
#[[David Veronese]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Stefano Ghebelino]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giacomo Gorrini]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giovanni Battista Balbis]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giovanni Battista De Luca]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Vincenzo Manzini]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Pasquale Fiore (giurista)]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Oreste Ranelletti]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giacomo Venezian]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giuseppe Resti Ferrari]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giuseppe Raffaelli]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Eduardo Piola Caselli]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Domenico Moro (giurista)]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Donato Donati]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Sebastian Jenull]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Carlo Lessona]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Vincenzo Simoncelli]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Ilario Alibrandi]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Pier Maria Campi]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Giorgio Orsoni]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Adriano Franceschini]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Pietro Vaccari]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Gaspare Bugati]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Filippo Carmagnini]] - <small>2025-12-02</small>
#[[Giuliano Gosellini]] - <small>2025-12-05</small>
#[[Rosa Russo Iervolino]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Michele Salvati]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Carlo Scognamiglio]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Sabato Malinconico]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Andrea Monorchio]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Rolando Mosca Moschini]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Francesco Cognasso]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Guido Melis]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Renato Moro]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Adriano Ciaffi]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Abramo Colorni]] - <small>2025-12-15</small>
#[[Antonio Tarlazzi]] - <small>2025-12-16</small>
#[[Carlo Conti (matematico)]] - <small>2025-12-17</small>
#[[Guido Bustico]] - <small>2025-12-18</small>
#[[Santo Monti]] - <small>2025-12-18</small>
#[[Giuseppe Amorelli]] - <small>2026-01-09</small>
#[[Domenico Lo Faso Pietrasanta]] - <small>2026-01-14</small>
#[[Francesco Giuntini]] - <small>2026-01-22</small>
#[[Agnese di Montepulciano]] - <small>2026-01-26</small>
#[[James Ferguson (1710-1776)]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Jacob Christian Schäffer]] - <small>2026-01-29</small>
#[[William Heberden]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Carlo Lodovico Morozzo]] - <small>2026-01-30</small>
#[[John Hill (botanico)]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Jean Sénébier]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Jean-Baptiste de La Chapelle]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Carlo Barletti]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Marsilio Landriani (chimico)]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Bonaventura Corti]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Pierre Bertholon de Saint-Lazare]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Félix Vicq d'Azyr]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Charles Bonnet]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Johann Beckmann]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Benjamin Wilson (pittore)]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Filadelfo Fichera]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Élie Bertrand]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Francesco Forti]] - <small>2026-02-04</small>
#[[Pietro da Verona]] - <small>2026-02-05</small>
#[[Mauro (abate)]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Louis Agassiz]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Pier Vittorio Aldini]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Giovanni Alessio]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Joseph Hilarius Eckhel]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Giovanni Capodistria]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Edward Daniel Clarke]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Achille Breda]] - <small>2026-02-10</small>
#[[Raffaello Nasini]] - <small>2026-02-10</small>
#[[Ulisse Gobbi]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Francesco Ardissone]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Giulio Cordero di San Quintino]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Ugo Morin]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Serafino Rafaele Minich]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Casoni]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Francesco Cortese]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Santini (scienziato)]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Francesco Fiammelli]] - <small>2026-02-13</small>
#[[Marco Folin]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Alberto Giovanni Biuso]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Giovanni Felice Azzone]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Pierre Rosenberg]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Thomas Bruce, VII conte di Elgin]] - <small>2026-02-19</small>
#[[Louis-François-Sébastien Fauvel]] - <small>2026-02-25</small>
#[[Alexandre Blacque]] - <small>2026-02-25</small>
#[[John Canton]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Felice Fontana]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Jean Baptiste Christophore Fusée Aublet]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Johann Hieronymus Chemnitz]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Antonio da Vercelli]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Bernardino da Feltre]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Domenico Buonvicini]] - <small>2026-02-27</small>
#[[François-Xavier de Feller]] - <small>2026-03-04</small>
#[[Lorenzo Forestani]] - <small>2026-03-09</small>
#[[Matteo Mainardi]] - <small>2026-03-13</small>
#[[Gabriele Lancillotto Castello]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Juan de Ortega]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Giovanni Sfortunati]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Diego Orlando]] - <small>2026-03-24</small>
#[[Francesco Galigai]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Pietro Cataneo]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Latino di Camillo Orsini]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Oronzio Fineo]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Francesco Patrizi (filosofo)]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Nicola Fergola]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Baldassarre Orsini]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Francesco Maria Franceschinis]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Girolamo Pico Fonticulano]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Fabrizio Mordente]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Oberto Cantone]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Ottavio Fabri]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Lanfranco Mignoti]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Ferdinando di Diano]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Bartolomeo Ferrari (economista)]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Lodovico Flori]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Giuseppe Ciacchi]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Vitale Giordano]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Luigi Amedeo di Savoia-Aosta]] - <small>2026-04-08</small>
#[[Filippo De Filippi (1869-1938)]] - <small>2026-04-13</small>
#[[Giulio Ferrari (scrittore)]] - <small>2026-04-22</small>
#[[Luigi Simeoni (storico)]] - <small>2026-04-24</small>
#[[Franz Stuhlmann]] - <small>2026-04-28</small>
#[[George Francis Scott Elliot]] - <small>2026-04-28</small>
#[[Angelo Angelucci]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Franz Babinger]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Ruggero di Puglia (vescovo)]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Tito Bassetti]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Giovanni Andrea Barotti]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Jacopo Bartolomeo Beccari]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Bartolomeo Nogara]] - <small>2026-05-04</small>
#[[Piero Leonardi]] - <small>2026-05-04</small>
#[[Dionisio Andrea Sancassani]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Gabriele Manfredi]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Francesco Maria De Regi]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Giovanni Bujovich]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Ermenegildo Pini]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Pietro Zuliani]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Augusto Pierantoni]] - <small>2026-05-07</small>
#[[Robert Dudley, conte di Warwick]] - <small>2026-05-15</small>
#[[Francesco Ventretti]] - <small>2026-05-18</small>
#[[Harry Johnston (esploratore)]] - <small>2026-05-20</small>
#[[Giuseppe Pisanelli]] - <small>2026-05-29</small>
#[[Umberto Cagni di Bu Meliana]] - <small>2026-06-03</small>
#[[Eugenio Villoresi]] - <small>2026-06-05</small>
#[[Nicolaas Hartsoeker]] - <small>2026-06-08</small>
#[[George Cheyne]] - <small>2026-06-08</small>
#[[Jean Le Clerc (teologo)]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Caterina Santoro]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Carlo Errera]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Giacomo Carlo Bascapè]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Ginevra Zanetti]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Carlo Cipolla (1854-1916)]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Giuseppe Toaldo]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Giuseppe Biancani]] - <small>2026-06-12</small>
#[[Aldo Cerlini]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Enrico Carli]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Bartolomeo Borghi]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Giovan Battista Nicolosi]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Laurence Echard]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Pomponio Mela]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Carlo Alfonso Nallino]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Rina Monti]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Ermanno Giglio-Tos]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Giandomenico Nardo]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Galeazzo Gualdo Priorato]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Ferdinando Cavalli]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Sandro Spinsanti]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Tullio Seppilli]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Adriano Bompiani]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Jean-François Malherbe]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Loris Premuda]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Sebastiano Maffettone]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Gennaro Sasso]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Bernardo Colombo]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Christoph Wilhelm Hufeland]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Antoine Louis]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Noris Siliprandi]] - <small>2026-06-25</small>
#[[Gabriele Falloppio]] - <small>2026-06-25</small>
#[[Mariano Santo]] - <small>2026-06-25</small>
#[[Giulio di Orta]] - <small>2026-06-26</small>
#[[Giovanni Battista Manzini]] - <small>2026-06-29</small>
#[[Salvatore Ventimiglia]] - <small>2026-07-07</small>
#[[Urbano Tosetti]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Tolomeo da Lucca]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Sebastiano Ziani]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Raffaele Maffei]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Filippo Beroaldo il Vecchio]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Achille De Zigno]] - <small>2026-07-21</small>
#[[Roberto de Visiani]] - <small>2026-07-21</small>
#[[Lodovico Menin]] - <small>2026-07-21</small>
#[[Angelo Minich]] - <small>2026-07-21</small>
#[[Quirino Majorana]] - <small>2026-07-22</small>
#[[Antonio Era]] - <small>2026-07-22</small>
#[[Enselmino da Montebelluna]] - <small>2026-07-22</small>
#[[Agostino Fapanni]] - <small>2026-07-29</small>
#[[Emmanuele Antonio Cicogna]] - <small>2026-07-29</small>
#[[Sara Copio]] - <small>2026-07-29</small>
#[[Pietro Michiele]] - <small>2026-07-29</small>
#[[Francesco Marzolo (chirurgo)]] - <small>2026-07-29</small>
#[[Giuseppe Gola]] - <small>2026-07-30</small>
#[[Luigi Marangoni (ingegnere)]] - <small>2026-07-30</small>
===Tematiche===
#[[Moneta]] - <small>2021-08-18</small>
#[[Proposizione (logica)]] - <small>2021-09-14</small>
#[[Mercurio (astrologia)]] - <small>2021-09-23</small>
#[[Pellicola per negativi]] - <small>2021-10-01</small>
#[[Fotografo]] - <small>2021-10-04</small>
#[[Palma]] - <small>2021-10-21</small>
#[[Casuario]] - <small>2021-10-21</small>
#[[Sferoide]] - <small>2021-10-28</small>
#[[Teoria e pratica]] - <small>2021-10-28</small>
#[[Scienza delle finanze]] - <small>2021-11-08</small>
#[[Ragion di Stato]] - <small>2021-11-09</small>
#[[Economia monetaria]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Numero perfetto]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Oggetto celeste]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Stelle fisse]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Sfericità della Terra]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Sfere celesti]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Seno di Abramo]] - <small>2021-12-10</small>
#[[Regola del tre (matematica)]] - <small>2022-04-01</small>
#[[Cosmografia]] - <small>2022-04-04</small>
#[[Pineta di Ravenna]] - <small>2022-07-25</small>
#[[Canale di Suez]] - <small>2022-08-22</small>
#[[Ottica]] - <small>2023-01-16</small>
#[[Simonia]] - <small>2023-05-02</small>
#[[Eclettismo]] - <small>2023-05-02</small>
#[[Maccabei]] - <small>2023-05-04</small>
#[[Palla (sport)]] - <small>2023-05-12</small>
#[[Solfeggio]] - <small>2023-08-02</small>
#[[Tarantismo]] - <small>2023-08-08</small>
#[[Tarantola]] - <small>2023-08-08</small>
#[[Lenticchia d'acqua]] - <small>2023-10-01</small>
#[[Lenticchia di palude]] - <small>2023-10-01</small>
#[[Oceanografia]] - <small>2023-10-10</small>
#[[Associazione (psicologia)]] - <small>2024-01-30</small>
#[[Museo (Alessandria)]] - <small>2024-03-04</small>
#[[Fortezza]] - <small>2024-03-08</small>
#[[Animosità]] - <small>2024-03-13</small>
#[[Traci]] - <small>2024-06-25</small>
#[[Finanza pubblica]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Tufo]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Seghedino]] - <small>2025-01-10</small>
#[[Nervo]] - <small>2025-02-28</small>
#[[Valore (economia)]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Induzione elettrostatica]] - <small>2025-04-08</small>
#[[Salmonide]] - <small>2025-04-11</small>
#[[Basalto]] - <small>2025-04-23</small>
#[[Pomice]] - <small>2025-04-24</small>
#[[Feldspato]] - <small>2025-04-24</small>
#[[Grotta del Cane]] - <small>2025-04-28</small>
#[[Pisciarelli (area idrotermale)]] - <small>2025-04-28</small>
#[[Zeolite]] - <small>2025-05-15</small>
#[[Vulcano (vulcano)]] - <small>2025-06-12</small>
#[[Vulcanello]] - <small>2025-06-12</small>
#[[Isola di Panarea]] - <small>2025-06-12</small>
#[[Isola di Basiluzzo]] - <small>2025-06-12</small>
#[[Isola di Salina]] - <small>2025-06-17</small>
#[[Isola di Stromboli]] - <small>2025-06-17</small>
#[[Stromboli (vulcano)]] - <small>2025-06-17</small>
#[[Canneto (Lipari)]] - <small>2025-06-19</small>
#[[Teatro romano di Verona]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Agro romano]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Isola Filicudi]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Isola Alicudi]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Reno (Italia)]] - <small>2025-07-17</small>
#[[Cerchia dei Navigli]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Bevera (affluente dell'Olona)]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Santorini]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Cremasco]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Quattro elementi]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Candia]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Malvasia]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Cocciniglia]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Rondine riparia]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Domodossola]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Scilla (Italia)]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Medusa luminosa]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Ascidie]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Polipo (zoologia)]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Flora]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Vegetazione]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Legge del taglione]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Grazia (diritto)]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Fanano]] - <small>2025-10-03</small>
#[[Val di Chiana]] - <small>2025-10-03</small>
#[[Pila di Volta]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Lampreda]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Carcere minorile]] - <small>2025-11-05</small>
#[[Enfiteusi]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Duomo di Como]] - <small>2025-12-18</small>
#[[Ambra]] - <small>2026-01-08</small>
#[[Papiro]] - <small>2026-01-12</small>
#[[Regalbuto]] - <small>2026-01-12</small>
#[[Tempio di Segesta]] - <small>2026-01-13</small>
#[[Marsala]] - <small>2026-01-13</small>
#[[Cella (convento)]] - <small>2026-01-20</small>
#[[Sfacteria]] - <small>2026-01-28</small>
#[[Navarino (Grecia)]] - <small>2026-01-28</small>
#[[Calamata]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Taigeto]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Modone]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Teoria del flogisto]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Epizoozia]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Marna (roccia)]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Nauplia]] - <small>2026-02-05</small>
#[[Tiepidezza]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Tirinto]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Argo (città antica)]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Spetses]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Idra (isola)]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Porto di Malamocco]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Eubea]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Monumento di Filopappo]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Psara]] - <small>2026-02-24</small>
#[[Smirne]] - <small>2026-02-24</small>
#[[Ezani]] - <small>2026-02-24</small>
#[[Abuta rufescens]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Alcamo]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Aloe (botanica)]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Erice]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Mazara del Vallo]] - <small>2026-03-17</small>
#[[Castelvetrano]] - <small>2026-03-18</small>
#[[Eraclea Minoa]] - <small>2026-03-18</small>
#[[Platani]] - <small>2026-03-19</small>
#[[Siculiana]] - <small>2026-03-19</small>
#[[Abbazia di San Martino delle Scale]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Livella]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Ruwenzori]] - <small>2026-04-09</small>
#[[Monti della Luna]] - <small>2026-04-09</small>
#[[Tempio della Concordia (Agrigento)]] - <small>2026-04-16</small>
#[[Tempio di Giunone (Agrigento)]] - <small>2026-04-16</small>
#[[Riserva naturale integrale Macalube di Aragona]] - <small>2026-04-20</small>
#[[Licata]] - <small>2026-04-21</small>
#[[Palma di Montechiaro]] - <small>2026-04-21</small>
#[[Kamarina]] - <small>2026-04-21</small>
#[[Acradina]] - <small>2026-04-22</small>
#[[Epipoli]] - <small>2026-04-22</small>
#[[Mombasa]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Lago Vittoria]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Kavirondo]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Kisumu]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Tripanosomiasi africana umana]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Entebbe]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Acqua alta]] - <small>2026-05-04</small>
#[[Carbonifero]] - <small>2026-05-08</small>
#[[Isole Ssese]] - <small>2026-05-19</small>
#[[Kampala]] - <small>2026-05-20</small>
#[[Erba elefante]] - <small>2026-05-21</small>
#[[Fort Portal]] - <small>2026-05-21</small>
#[[Bahima]] - <small>2026-05-22</small>
#[[Konjo]] - <small>2026-06-03</small>
#[[Monte Speke]] - <small>2026-06-03</small>
#[[Monte Baker (Uganda)]] - <small>2026-06-03</small>
#[[Canale artificiale]] - <small>2026-06-05</small>
#[[Senecio]] - <small>2026-06-08</small>
#[[Masera]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Bagolino]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Ornavasso]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Toce]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Marmo di Candoglia]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Varallo]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Pallanza]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Val Divedro]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Valle Cannobina]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Valle Leventina]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Valle Antigorio]] - <small>2026-06-10</small>
#[[Rift Albertino]] - <small>2026-06-10</small>
#[[Abbazia di Novalesa]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Valle Antrona]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Formazza]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Naviglio Grande]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Valganna]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Cannero Riviera]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Massiccio del San Gottardo]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Bullicame]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Fitoliti]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Anfibolite]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Acquamarina (minerale)]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Alabastro]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Amianto]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Lazulite]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Lago Bujuku]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Belemnite]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Diaspro]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Quarzo]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Via Aurelia]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Isola Bisentina]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Cortona]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Narni]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Andro (Grecia)]] - <small>2026-06-18</small>
#[[Albenga]] - <small>2026-06-18</small>
#[[Damietta]] - <small>2026-06-18</small>
#[[Quarzo rutilato]] - <small>2026-06-18</small>
#[[Aleppo]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Ivrea]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Gozo]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Atacamite]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Istituto veneto di scienze, lettere ed arti]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Castello di Buccione]] - <small>2026-06-26</small>
#[[Omegna]] - <small>2026-06-26</small>
#[[Gravellona Toce]] - <small>2026-06-26</small>
#[[Valle Strona]] - <small>2026-06-26</small>
#[[Quarna Sotto]] - <small>2026-06-26</small>
#[[Santuario della Madonna del Sasso (Madonna del Sasso)]] - <small>2026-06-26</small>
#[[Ossido arsenioso]] - <small>2026-07-01</small>
#[[Sciroppo]] - <small>2026-07-01</small>
#[[Cinchona]] - <small>2026-07-01</small>
#[[Cobalto]] - <small>2026-07-01</small>
#[[Bismuto]] - <small>2026-07-01</small>
#[[Simeto]] - <small>2026-07-07</small>
#[[Nicolosi]] - <small>2026-07-08</small>
#[[Monti Rossi]] - <small>2026-07-09</small>
#[[Eruzione dell'Etna del 1669]] - <small>2026-07-09</small>
#[[Centuripe]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Agira]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Nichel]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Allume]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Nefelina]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Borace]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Tellurio]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Torba]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Zinco]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Acireale]] - <small>2026-07-13</small>
#[[Paternò]] - <small>2026-07-14</small>
#[[Collegio dei gesuiti (Messina)]] - <small>2026-07-15</small>
#[[Nerčinsk]] - <small>2026-07-21</small>
#[[Orano]] - <small>2026-07-21</small>
#[[Alessandria (Italia)]] - <small>2026-07-28</small>
#[[Colle del Monginevro]] - <small>2026-07-28</small>
#[[Salses-le-Château]] - <small>2026-07-28</small>
#[[Saragozza]] - <small>2026-07-28</small>
#[[Ebro]] - <small>2026-07-28</small>
#[[Santo Sepolcro]] - <small>2026-07-30</small>
===Raccolte===
#[[So di non sapere]] - <small>2022-05-04</small>
#[[Credi dalle poesie]] - <small>2022-09-13</small>
#[[Voti dalle poesie]] - <small>2022-09-13</small>
===Opere===
#[[I viaggi di Mandeville]] - <small>2021-11-08</small>
#[[Algurisimo]] - <small>2021-11-10</small>
===In altre lingue===
#[[:en:Paolo Monti]] - <small>2021-09-29</small>
#[[:es:Paolo Monti]] - <small>2021-09-30</small>
#[[:fr:Paolo Monti]] - <small>2021-09-30</small>
#[[:la:Athanasius Kircherus]] - <small>2021-10-13</small>
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Conflitto israelo-palestinese
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[[File:Palestine-Israel Historic Borders Over Time.png|thumb|Confini palestinesi lungo la storia]]
Citazioni sul '''conflitto israelo-palestinese'''.
==Citazioni==
*''Ancora fumo in Palestina. | Pietre volano contro [[Israele]]. | L'occupazione finirà! | Sventoliamo le nostre bandiere, | il piombo assassino non ci fermerà!'' ([[Banda Bassotti (gruppo musicale)|Banda Bassotti]])
*Ci vuole coraggio a guardare oltre il rancore, il dolore e la storia. ([[Roger Cohen]])
*Cosa c'è di tanto orribile nel dichiarare che il nemico è tutto il popolo palestinese? ([[Ayelet Shaked]])
*Credo che ognuno di noi, se fosse nato in un campo di concentramento e non avesse da cinquant’anni nessuna prospettiva da dare ai figli, sarebbe un terrorista. ([[Giulio Andreotti]])
*I diritti del popolo palestinese in lotta, compreso il diritto di costituire uno stato indipendente nazionale, debbono essere garantiti. Questo problema non può essere risolto attraverso trattative senza la partecipazione dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina, perché il destino del popolo della Palestina è il cuore della questione. ([[Nur Mohammad Taraki]])
*I sionisti non continueranno le loro scelleratezze se per rappresaglia per ogni palestinese ucciso in Palestina i palestinesi uccidono e mettono a morte, non in Palestina, cinque americani o britannici o francesi. Non è difficile uccidere americani o francesi. È un po' difficile uccidere israeliani. Ma ci sono così tanti americani e francesi ovunque nel mondo. ([[Ali Akbar Hashemi Rafsanjani]])
*Io contesto all'OLP l'uso della lotta armata non perché ritenga che non ne abbia diritto, ma perché sono convinto che la lotta armata non porterà a nessuna soluzione. Sono convinto che lotta armata e terrorismo non risolveranno il problema della questione palestinese. L'esame del contesto mostra che lotta armata e terrorismo faranno solo vittime innocenti, ma non risolveranno il problema palestinese. Non contesto però la legittimità del ricorso alla lotta armata che è cosa diversa. [...] Quando [[Giuseppe Mazzini]], nella sua solitudine, nel suo esilio, si macerava nell'ideale dell'unità ed era nella disperazione per come affrontare il potere, lui, un uomo così nobile, così religioso, così idealista, concepiva e disegnava e progettava gli assassini politici. Questa è la verità della storia. ([[Bettino Craxi]])
*Il conflitto israelo-palestinese è uno dei problemi centrali del nostro tempo [...]. A mio parere perché, oltre alle ragioni fattuali che lo definiscono, evoca ripetutamente nella dimensione fantasmatica, lo spettro dell'antisemitismo, quello del suo esito catastrofico, la Shoah, ma anche quello del suo doppio negativo, la vittima che diventa carnefice. ([[Moni Ovadia]])
*L'unico modo per porre fine a questo incubo che dura da 70 anni in Asia occidentale e nel mondo è ripristinare il diritto di tutti i palestinesi all'autodeterminazione. Proponiamo che tutto il popolo palestinese - sia quello che vive nella madrepatria sia quello che è stato costretto alla diaspora - determini il proprio futuro attraverso un referendum. Siamo fiduciosi che attraverso questo meccanismo si possa raggiungere una pace duratura, con musulmani, cristiani ed ebrei che vivono l'uno accanto all'altro in un'unica terra in tranquillità e pace, lontano dal razzismo e dall'apartheid. ([[Masoud Pezeshkian]])
*La verità è che un popolo oppresso che manifesta contro un'occupazione militare ricorda solo la nostra Liberazione e il diritto dei palestinesi sancito da ben tre risoluzioni dell'Onu. ([[Tommaso Di Francesco]])
*Non è nel nostro interesse governarvi. Noi vogliamo che siate voi [i palestinesi] a governarvi nella vostra nazione, uno stato democratico palestinese con contiguità territoriale in Giudea e Samaria, con un'economia stabile e che possa condurre normali relazioni di tranquillità, sicurezza e pace con Israele. Abbandonate il sentiero del terrore e fermate insieme a noi lo spargimento di sangue. Dirigiamoci insieme verso la pace. ([[Ariel Sharon]])
*Non ho mai scritto una riga sul conflitto tra Israele e il popolo palestinese [...] perché [...] diventa un tifo su una cosa drammatica e complicata. Israele doveva andare lì? No, [...] ma si è espanso come Stato in territori non suoi solo dopo la Seconda Guerra Mondiale. Il luogo è stato scelto per ragioni religiose, come d'altra parte l'antisemitismo è nato per ragioni religiose, dal cristianesimo. È l'unica democrazia in Medio Oriente? Proprio per questo era meglio non starci. Gli Europei appoggiano Israele? Sì, perché sono responsabili del più grande genocidio del XX secolo. Questo significa che criticare Israele significa essere antisemiti? No, e tantomeno stare dalla parte degli integralisti islamici, e neppure dell'Islam tout court per quanto mi riguarda, visto che tutta questa tragedia è fondata prima che sui territori sull'insensatezza delle religioni, e sulle ideologie politiche che vi aderiscono. Tra l'altro [...] a nessuno Stato arabo è mai importato del popolo palestinese, se non usarlo come pretesto per odiare ancora di più l'Occidente (l'Occidente moderno, non certo quello cristiano, tant'è che Bin Laden attaccò il World Trade Center – simbolo del capitalismo e degli USA, odiati da fascisti, comunisti, complottisti, simpatizzanti di dittature varie – mica il Vaticano). Per me l'Occidente ha le sue radici nell'Illuminismo (non nel cristianesimo), nella rivoluzione borghese, liberale e scientifica, e un conflitto del genere ha altre radici, il cui albero cresce sottoterra da duemila anni. ([[Massimiliano Parente]])
*Non posso immaginare quale sia il nesso tra la lotta dei palestinesi nei monti più alti del Libano e la liberazione della Palestina. ([[Hafiz al-Asad]])
*Può non piacere la parola, ma quello che sta avvenendo è un'occupazione, teniamo 3.5 milioni di palestinesi sotto occupazione. Credo che sia una cosa terribile per Israele e per i palestinesi. ([[Ariel Sharon]])
*Sarebbe presuntuoso e temerario pensare che vi sia una formula magica, qualche rapida iniezione di droga, per risolvere il conflitto israelo-palestinese. Vi sono tuttavia alcuni princìpi fondamentali, che devono formare la base di ogni politica vitale. In primo luogo qualsiasi gruppo che rappresenti di fatto o che sostenga di rappresentare i palestinesi dovrà riconoscere il diritto di Israele a una esistenza pacifica e dovrà rifiutare l'uso del terrorismo o dell'azione armata contro Israele o i cittadini israeliani. Secondo, Israele dovrà uniformarsi alle clausole della Risoluzione 242 dell'ONU in merito alla restituzione di territori occupati. Tuttavia Israele ha diritto a confini sicuri e non possiamo né dobbiamo aspettarci che accetti la costituzione di uno Stato armato nemico a un tiro di schioppo in Cisgiordania. Terzo, i territori occupati da restituire dovrebbero essere smilitarizzati. Infine, la Giordania può rivestire un ruolo costruttivo nel risolvere il problema palestinese. ([[Richard Nixon]])
*Una volta furono gli Ebrei a conoscere la "diaspora". Vennero dispersi, cacciati dal Medio Oriente e dispersi per il mondo; adesso sono invece i Palestinesi.<br>Ebbene io affermo ancora una volta che i Palestinesi hanno diritto sacrosanto a una patria ed a una terra come l'hanno avuta gli Israeliti. ([[Sandro Pertini]])
===[[Yasser Arafat]]===
*Continueremo a far guerra a Israele da soli, finché non riavremo la Palestina. La fine di Israele è lo scopo della nostra lotta, ed essa non ammette né compromessi né mediazioni.
*Lei chiede quanto potremo resistere: la domanda è sbagliata. Lei deve chiedere quanto potranno resistere gli israeliani. Giacché non ci fermeremo mai fino a quando non saremo tornati a casa nostra e avremo distrutto Israele.
*Se ci tenete tanto a dare una patria agli ebrei, dategli la vostra: avete un mucchio di terra in Europa, in America. Non pretendete di dargli la nostra. Su questa terra noi ci abbiamo vissuto per secoli e secoli, non la cederemo per pagare i vostri debiti.
*Siamo soltanto all'inizio di questa guerra. Incominciamo solo ora a prepararci per quella che sarà una lunga, lunghissima guerra. Certo una guerra destinata a prolungarsi per generazioni.
===[[Zbigniew Brzezinski]]===
*Certo, il terrorismo palestinese va condannato e rifiutato. Ma ciò non si deve de facto tradurre in una politica di sostegno a una repressione sempre più brutale, agli insediamenti dei coloni, e a un nuovo muro. È in gioco il destino di un paese democratico, Israele, che gli Stati Uniti si sono impegnati a difendere da oltre 50 anni. Ben presto, però, svanirà la soluzione dei due Stati. Molto presto la realtà degli insediamenti - fortificazioni coloniali in cima a colline con piscine, accanto a favelas prive d'acqua potabile, e dove il 50 per cento della popolazione è disoccupata - farà sfumare la prospettiva della soluzione dei due Stati con un muro che frammenta ancor più la Cisgiordania e infligge ulteriori sofferenze umane.
*I palestinesi devono compiere passi concreti per fermare i terroristi, ma affinché lo facciano gli israeliani debbono offrire contropartite tangibili che giustifichino lo sforzo.
*Il sostegno alla politica repressiva di Israele rischia di trasformare quel Paese in un nuovo Sud Africa dell'apartheid.
===[[Muʿammar Gheddafi]]===
*Gli ebrei [...] non odiano i palestinesi. Non vogliono espellere i palestinesi dalla loro terra, la Palestina. Non hanno deciso di massacrarli, come suggeriscono le voci. Nemmeno il [[massacro di Deir Yassin]] ha avuto luogo. In effetti, furono gli arabi non palestinesi ad attaccare la Palestina e dichiarare guerra agli ebrei.
*Gli ebrei, specialmente i più religiosi, non accetterebbero alcun sostituto per la terra che è, nelle loro credenze, sacra, e i palestinesi, in particolare gli intransigenti tra loro, non accetteranno alcun sostituto per la terra dei loro antenati.
*Non siamo responsabili dell'uso che può essere fatto delle armi che diamo ai palestinesi. Noi le diamo ai palestinesi perché crediamo nella loro causa e riteniamo doveroso aiutarli. Quel che succede dopo non mi riguarda. Se devo essere condannato indirettamente, preferisco le accuse dirette. Ma non ci sono prove.
*Per quanto riguarda la situazione palestinese, la soluzione dei due Stati è impossibile, non è pratica. Attualmente, questi due Stati si sovrappongono completamente. La partizione è destinata al fallimento. Questi due Stati non sono vicini, sono co-esistenti, sia in termini di popolazione che di geografia. Una zona di protezione non può essere creata tra i due Stati, perché ci sono mezzo milione di coloni israeliani in Cisgiordania e un milione di arabi palestinesi nel territorio conosciuto come Israele. La soluzione è quindi uno Stato democratico senza fanatismo religioso o etnico. La generazione di Sharon e Arafat è finita. Abbiamo bisogno di una nuova generazione, in cui tutti possano vivere in pace. Guardate i giovani palestinesi e israeliani, entrambi vogliono la pace e la democrazia, e vogliono vivere sotto un unico Stato. Questo conflitto avvelena il mondo.
*Sarebbe semplicemente irrealizzabile e impraticabile dividere la Palestina in due Stati. Sotto la partizione non ci sarebbe uno Stato chiamato Israele, né ci sarebbe uno Stato chiamato Palestina. Coloro che chiedono la divisione della Palestina in due Stati ignorano così la natura della regione e la sua demografia, oppure vogliono sbarazzarsi del problema e metterlo nelle mani degli ebrei e dei palestinesi. Può sembrare che avessimo risolto così il problema ma in questo caso non saremmo sinceri: avremmo fatto poco più che gettare le basi per un nuovo conflitto.
===[[Ali Khamenei]]===
*Fin dal primo momento il regime sionista ha adottato, contro l’inerme popolo di Palestina, la politica del pugno di ferro: giorno dopo giorno, ha intensificato brutalità, terrore e repressione, nel totale disprezzo di tutti i valori morali, umani e religiosi.
*I capi dell’egemonia globalista non hanno alcuna considerazione neanche per i più elementari fondamenti del vivere umano. Definiscono legittima difesa le crudeli e sanguinarie politiche israeliane, mentre dipingono come terrorista la Resistenza palestinese a difesa della propria libertà, sicurezza e diritto all’autodeterminazione!
*Si può definire nazione terrorista un popolo che si difende nella propria terra dai crimini dei sionisti occupanti? Ed aiutare una cosiffatta nazione e rafforzarla può considerarsi un atto di terrorismo?
===[[Golda Meir]]===
*Cosa vuoi discutere con gente che non ha nemmeno il coraggio di rischiare la propria pelle e consegna gli ordigni esplosivi a un altro?
*La responsabilità verso i palestinesi non è nostra: è degli arabi. Noi, in Israele, abbiamo assorbito circa un milione e quattrocentomila ebrei arabi: dall'Iraq, dallo Yemen, dall'Egitto, dalla Siria, dai paesi nordafricani come il Marocco. Gente che arrivando qui era piena di malattie e non sapeva far nulla. Tra i settantamila ebrei giunti dallo Yemen, per esempio, non c'era un solo medico ne una sola infermiera: ed eran quasi tutti ammalati di tubercolosi. Eppure li prendemmo, e costruimmo ospedali per loro, e li curammo, li educammo, li mettemmo in case pulite e li trasformammo in agricoltori, medici, ingegneri, insegnanti... Tra i centocinquantamila ebrei che vennero dall'Iraq v'era un piccolissimo gruppo di intellettuali; eppure i loro figli, oggi, frequentano le università. Certo abbiamo problemi con loro, non è tutto oro quello che luccica, ma resta il fatto che li abbiamo accettati e aiutati. Gli arabi invece non fanno mai nulla per la propria gente. Se ne servono e basta.
*Non esiste qualcosa come un popolo palestinese. Non è che siamo venuti, li abbiamo buttati fuori e abbiamo preso il loro paese. Essi non esistevano.
*Quando c'è una guerra e la gente scappa, di solito scappa verso paesi di lingua diversa e religione diversa. I palestinesi, invece, fuggirono verso paesi dove si parlava la loro stessa lingua e si osservava la loro stessa religione. Fuggirono in Siria, in Libano, in Giordania: dove nessuno fece mai nulla per aiutarli. Quanto all'Egitto, gli egiziani che presero Gaza non permisero ai palestinesi nemmeno di lavorare e li tennero in miseria per usarli come un'arma contro di noi. sempre stata la politica dei paesi arabi: usare i profughi come un'arma contro di noi. Hammarskjoeld aveva proposto un piano di sviluppo per il Medio Oriente, e questo piano prevedeva anzitutto il riassestamento dei profughi palestinesi. Ma i paesi arabi risposero no.
*Questi arabi voglion tornar ai confini del 1967. Se quei confini erano giusti, perché li distrussero?
===[[Benjamin Netanyahu]]===
*Hitler all'epoca non voleva sterminare gli ebrei ma espellerli. Il Muftì andò e gli disse "se li espelli, verranno in Palestina". "Cosa dovrei fare?" chiese e il Muftì rispose "Bruciali".
*I leader palestinesi chiedono di avere uno stato palestinese a una condizione: che non ci siano ebrei. C'è un'espressione per questa cosa: pulizia etnica.
*Penso che chiunque voglia creare uno stato palestinese e ritirarsi dai territori occupati da Israele favorirà gli attacchi contro Israele.
===[[Barack Obama]]===
*Da decenni tutto è fermo, in uno stallo senza soluzione: due popoli con legittime aspirazioni, ciascuno con una storia dolorosa alle spalle che rende il compromesso quanto mai difficile da raggiungere. È facile puntare il dito: è facile per i palestinesi addossare alla fondazione di Israele la colpa del loro essere profughi. È facile per gli israeliani addossare la colpa alla costante ostilità e agli attentati che hanno costellato tutta la loro storia all'interno dei confini e oltre. Ma se noi insisteremo a voler considerare questo conflitto da una parte piuttosto che dall'altra, rimarremo ciechi e non riusciremo a vedere la verità: l'unica soluzione possibile per le aspirazioni di entrambe le parti è quella dei due Stati, dove israeliani e palestinesi possano vivere in pace e in sicurezza.
*I palestinesi devono abbandonare la violenza. Resistere con la violenza e le stragi è sbagliato e non porta ad alcun risultato. Per secoli i neri in America hanno subito i colpi di frusta, quando erano schiavi, e hanno patito l'umiliazione della segregazione. Ma non è stata certo la violenza a far loro ottenere pieni ed eguali diritti come il resto della popolazione: è stata la pacifica e determinata insistenza sugli ideali al cuore della fondazione dell'America. La stessa cosa vale per altri popoli, dal Sudafrica all'Asia meridionale, dall'Europa dell'Est all'Indonesia. Questa storia ha un'unica semplice verità di fondo: la violenza è una strada senza vie di uscita.
*Noi tutti condividiamo la responsabilità di dover lavorare per il giorno in cui le madri israeliane e palestinesi potranno vedere i loro figli crescere insieme senza paura; in cui la Terra Santa delle tre grandi religioni diverrà quel luogo di pace che Dio voleva che fosse; in cui Gerusalemme sarà la casa sicura ed eterna di ebrei, cristiani e musulmani insieme, la città di pace nella quale tutti i figli di Abramo vivranno insieme in modo pacifico come nella storia di Isra, allorché Mosè, Gesù e Maometto (la pace sia con loro) si unirono in preghiera.
===[[Ilan Pappé]]===
*Come mostra chiaramente il caso israelo-palestinese la disinformazione storica, anche del passato più recente, può provocare danni enormi. Questo intenzionale fraintendimento della Storia ha permesso l'oppressione di un popolo e legittimato un regime coloniale e di occupazione. Non c'è da stupirsi quindi che queste politiche di disinformazione siano sopravvissute fino ai giorni nostri e svolgano una parte importante nel protrarsi di un conflitto che lascia sempre meno speranza per il futuro.
*Credo che chiunque si opponga all'oppressione e all'ingiustizia possa comprendere i nodi basilari di quello che oggi è noto come "il conflitto israelo-palestinese".
*Il mese di aprile del 1948, secondo la storiografia ufficiale israeliana, fu un momento di svolta. Secondo questa versione, la comunità ebraica isolata e minacciata in Palestina si spostava dalla difesa all'attacco, dopo essere scampata alla sconfitta. La realtà della situazione non avrebbe potuto essere più diversa: lo squilibrio militare, politico ed economico delle due comunità era tale che non solo la maggioranza degli ebrei non correva alcun pericolo, anzi, tra gli inizi del dicembre del 1947 e la fine di marzo del 1948, il loro esercito aveva portato a termine la prima fase della pulizia etnica in Palestina, ancora prima che il ''master plan'' fosse messo in pratica. La svolta in aprile fu lo spostamento da attacchi e contrattacchi sporadici contro la popolazione civile palestinese verso la sistematica megaoperazione di pulizia etnica che sarebbe seguita.
*Il tentativo di presentare i palestinesi e gli arabi in generale come nazisti fu un deliberato stratagemma di immagine per il grande pubblico per assicurarsi che, tre anni dopo la fine dell'Olocausto, i soldati ebrei non si sarebbero fatti scrupoli quando veniva loro ordinato di ripulire, uccidere e distruggere altri esseri umani.
*{{ndr|Parlando dei palestinesi impegnati nella lotta armata}} Israele li considera terroristi, anche se il loro "terrorismo" si limita a respingere i raid dell'IDF nei loro campi. Sentono giustamente di avere poco da perdere in un mondo che non gli permette di studiare e lavorare né offre loro motivi di speranza, sottoposti a continue umiliazioni e angherie, a cui si accompagna il trauma dei bombardamenti aerei un anno sì e uno no. Quanti di noi possono dire che rimarrebbero cittadini integerrimi e non risponderebbero mai in circostanze del genere?
*La narrazione ufficiale israeliana o la sua mitologia fondante rifiutano di riconoscere ai palestinesi il benché minimo diritto morale di resistere alla colonizzazione ebraica iniziata nel 1882. La resistenza palestinese è stata descritta fin dagli albori come motivata dall'odio verso gli ebrei e accusata di promuovere una campagna di terrore antisemita, dall'arrivo dei primi coloni fino alla creazione dello stato di Israele. Ma sono gli stessi diari dei primi sionisti a raccontare una storia diversa. Sono pieni di aneddoti che rivelano come i coloni siano stati ben accolti dai palestinesi, i quali hanno offerto loro rifugio e in molti casi hanno insegnato loro a coltivare la terra. Solo quando è diventato chiaro che i coloni non erano venuti a vivere fianco a fianco alla popolazione nativa, bensì al suo posto, è iniziata la resistenza palestinese. E quando questa resistenza è iniziata, ha preso rapidamente la forma di una lotta anticoloniale. L'idea che gli ebrei perseguitati avessero diritto a un rifugio sicuro non è mai stata messa in discussione dai palestinesi e da coloro che li sostenevano. Ma i leader sionisti non ricambiavano questa considerazione.
*Nel contesto della nostra discussione su Israele e Palestina, possiamo notare lo scarto tra la politica estera portata avanti dai governi e quella invocata da ampi settori della società civile. A tutt'oggi un mondo in buona parte filopalestinese è mal rappresentato da un'élite politica filoisraeliana.
*Non mi faccio illusioni: ci vorrà ben più di questo libro per ribaltare una realtà che demonizza un popolo colonizzato, espulso, occupato, e glorifica invece quello stesso popolo che l'ha colonizzato, espulso, occupato.
*Regno Unito e Stati Uniti furono le principali potenze internazionali che sin dall'inizio garantirono gli aiuti e l'immunità al progetto coloniale d'insediamento ed espropriazione, e tuttora continuano a farlo. Molti altri paesi occidentali sono stati complici, fornendo per anni aiuti alle attività israeliane nei Territori Occupati, così come numerose multinazionali nel campo degli armamenti e dell'industria della sicurezza. Devono essere chiamati a rispondere delle loro azioni anche coloro che hanno continuato a vendere armi a Israele, a dispetto del genocidio in corso nella Striscia di Gaza dall'ottobre 2023.
*Se l'alleanza che sostiene Israele diventasse appena un po' più passiva o tiepida nel difenderlo dalle sfide legali e sociali, le condizioni sarebbero molto più mature per poter costruire in Palestina una realtà ben diversa.
===[[Bernie Sanders]]===
*Come per il nostro paese, la fondazione di Israele ha comportato l'allontanamento di centinaia di migliaia di persone che già vivevano lì, il popolo palestinese. Oltre 700.000 persone sono diventate profughi. Riconoscere questo fatto storico così doloroso non vuol dire però "delegittimare" Israele, così come riconoscere il "sentiero delle lacrime" non delegittima gli Stati Uniti d'America.
*Dobbiamo riconoscere che la continua occupazione israeliana dei territori palestinesi e le restrizioni quotidiane imposte alle libertà politiche e civili del popolo palestinese sono in contrasto con i valori fondamentali americani.
*Questo conflitto pluridecennale ha tolto già così tanto a così tanti. Nessuno vince quando Israele spende una parte enorme del suo bilancio in spese militari. Nessuno vince quando Gaza è cancellata e migliaia di persone sono uccise, ferite, o restano senza casa. Nessuno vince quando i bambini sono addestrati a diventare kamikaze. Nessuno vince quando anno dopo anno, decennio dopo decennio, si continua a parlare di guerra e odio piuttosto che di pace e sviluppo. Pensate all'incredibile potenziale che viene perso quando Israeliani e Palestinesi non uniscono le loro forze in modo efficace per affrontare le sfide ambientali ed economiche della regione.
==Voci correlate==
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*[[Conflitto Israele-Striscia di Gaza del 2014]]
*[[Esodo palestinese del 1948]]
*[[Guerra Israele-Hamas]]
:*[[Genocidio nella Striscia di Gaza]]
*[[Guerra dei sei giorni]]
*[[Hamas]]
*[[Israele]]
*[[Massacro di Monaco di Baviera]]
*[[Piani di pace per il conflitto israelo-palestinese]]
*[[Piano di partizione della Palestina]]
*[[Rifugiati palestinesi]]
*[[Stato di Palestina]]
{{Div col end}}
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Eventi del XX secolo]]
[[Categoria:Eventi del XXI secolo]]
[[Categoria:Guerre]]
[[Categoria:Palestina]]
[[Categoria:Storia di Israele]]
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Vettura di Formula 1
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Danyele
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[[File:ProstAlain McLarenMP4-2B 1985.jpg|thumb|upright=1.2|La McLaren MP4/2 (1984-86) è la vettura più vincente nella storia della Formula 1]]
Citazioni sulle '''vetture di Formula 1'''.
==Citazioni==
*{{NDR|Nel 2022, «se avessi la bacchetta magica per cambiare qualcosa subito in questa F1?»}} Eravamo abituati a pensare a delle macchine leggere, in F1 il rapporto peso-potenza è sempre stato un fattore determinante. Ed è chiaro che oggi, tra ibridizzazione e sistemi di sicurezza, quello del peso è un tema che mi piacerebbe riuscissimo a gestire meglio per dare ai piloti una macchina più leggera. E ci vorrebbe una gran bacchetta magica... ([[Stefano Domenicali]])
*{{NDR|Nel 2019}} Guidiamo monoposto velocissime, ma quando ci si trova in scia, e si vorrebbe tentare un sorpasso, la turbolenza aerodinamica è talmente elevata che quasi non si riesce ad andare dritti. Tutto, quindi, diventa controllo. ([[Daniel Ricciardo]])
*{{NDR|Nel 2022}} Ho sempre avuto una visione di questo tipo: trascendendo dal motore, trovo ridicolo che una vettura di Formula 1 abbia ancora molle e ammortizzatori come cinquant'anni fa e che non si possano sviluppare sistemi attivi di cui ormai dispongono quasi anche le vetture utilitarie. Si parla ancora di taratura dell'ammortizzatore o del tampone di fine corsa, ma sembrano discorsi degli anni '70 ed è passato mezzo secolo. La massima espressione dell'automobilismo sportivo deve avere la possibilità di sviluppare sistemi che non siano obsoleti. Serve un'apertura almeno alle tecniche presenti sulle automobili attuali, per svilupparle poi con la velocità e i fondi della Formula 1. Al giorno d'oggi le squadre sono aziende da mille persone, un'esagerazione forse, ma a quel punto che almeno vengano sfruttate per una ricerca utile alla serie e non fine a sé stessa. Quella del budget cap è un po' un'ipocrisia, non tanto per il tetto alle spese in sé, ma che almeno venga accompagnato da un regolamento più libero. Vorrebbe dire che il costruttore più bravo farebbe ancora la differenza e non soltanto il pilota. ([[Claudio Lombardi]])
*Ho sempre iniziato il layout di una macchina considerando prima di tutto l'aerodinamica e cercando, poi, di aggiungere attorno ad essa le parti meccaniche. Non sono mai riuscito a capire come fa la gente a procedere in modo diverso. [...] non ho mai veramente capito come sia possibile avere un reparto meccanico che non lavora a strettissimo contatto con il reparto aerodinamico. E si vede. Si vedono macchine per le quali è chiaro che l'ingegnere aerodinamico non ha comunicato con il progettista capo e il risultato assomiglia a un... cammello. Mi sono laureato nel 1980, molto prima che i sistemi Cad [computer-aided design, ''ndr''] fossero perfino immaginati nell'ambiente del motor racing. [...] Probabilmente, ad eccezione del mio, tutti i tavoli da disegno erano già scomparsi dalla F.1 alla metà degli Anni '90. Il passaggio è stato veloce. Ma in un certo senso non è importante il tavolo da disegno, per me è solo un modo per afferrare i pensieri, buttarli giù con uno strumento, svilupparli con quello stesso strumento e poi, se si tratta di un'idea aerodinamica passarla al Cad e alla galleria del vento. ([[Adrian Newey]])
*In F1 è fondamentale avere un'auto vincente. Una casa non la costruisci partendo dal tetto, ma dalle fondamenta. ([[Gian Carlo Minardi]])
*In F1 sappiamo che è fondamentale avere una buona vettura al momento giusto, perché ci sono solo 20 piloti e sono tutti al top. ([[Antonio Giovinazzi]])
*In F.1 se non hai la macchina migliore non puoi pensare di vincere un mondiale. Ti può capitare di centrare un gara per le condizioni anomali, ma non un titolo. È impossibile. ([[Jarno Trulli]])
*{{NDR|Nel 2015}} In fondo anche quando correvo io le macchine che potevano vincere erano sempre un numero limitato e forse erano più semplici, più vicine alle macchine da strada di tutti i giorni e probabilmente gli appassionati si immedesimavano maggiormente nella macchina di Formula 1. Se fosse più difficile guidare una monoposto di allora rispetto a quelle di oggi non te lo so dire, perché queste di adesso non le ho mai guidate. Ma credo che quelle di oggi siano ben difficili da guidare perché sicuramente la distribuzione della potenza non può essere molto progressiva visto che hai diverse unità che te la forniscono. ([[Teo Fabi]])
*{{NDR|Nel 1984}} In Formula Uno ci sono troppe variabili, troppe differenze. [...] Ci sono troppi salti qualitativi tra le varie macchine. Ti puoi chiamare [[Niki Lauda|Lauda]], [[Alain Prost|Prost]], Piquet, ma se non hai una macchina vincente non fai niente. ([[Elio De Angelis]])
*La macchina conta tanto, troppo. ([[Jarno Trulli]])
*{{NDR|Nel 2017}} Le moderne Formula 1 sono più complicate, ma meno comunicative di quelle del passato. Durante la mia carriera, quando frenavi o sterzavi l'auto reagiva muovendosi o generando del rollio. Oggi ci sono più strumenti di supporto che sono utili per la gestione. Anche seguire un'altra auto era più complicato all'epoca. La macchina era difficile da guidare e noi eravamo più inclini agli errori. ([[Alain Prost]])
*{{NDR|Nel 2014}} Le monoposto moderne si guidano con i bottoni e le differenze non sono più in decimi, ma in centesimi di secondo. Bisogna credere, essere convinti che la macchina farà quello che tu vuoi. Il pilota sa soltanto che in quella curva deve passare in quinta e lo fa perché ci crede, perché non può materialmente avere il controllo del mezzo che avevamo noi. E questo per venti gare all'anno, tutte molto serrate. ([[Ivan Capelli]])
*Le uniche somiglianze tra una vettura di F1 e un'automobile sono quattro ruote e un volante, ma il resto è diverso. Le chiamano "auto", ma lo sviluppo tecnologico è diverso, così come il livello di ingegneria e l'istruzione degli ingegneri. ([[Otmar Szafnauer]])
*{{NDR|Nel 2016}} Le vetture di adesso non hanno niente a che vedere con quelle che guidavamo noi. Tanto per iniziare le attuali F1 non hanno neanche il pedale della frizione! E quel pedale, te lo posso assicurare, nelle auto da corsa era davvero duro. Negli anni '70 non c'erano aiuti alla guida, non c'era comfort. Il cambio non era al volante e dovevi spesso guidare con una mano sulla leva e l'altra sul volante. Le vetture erano molto più esigenti dal punto di vista del fisico del pilota. Inoltre la sicurezza era decisamente inferiore. [...] diciamo che adesso è più facile portare al limite le vetture. Una volta dovevi prima pensare a rimanere in pista, poi iniziavi a pensare come battere i tuoi avversari. ([[Helmut Marko]])
*{{NDR|«Cosa significava da pilota correre nella F1 turbo anni '80 e che tipo di monoposto erano?»}} Negli anni '80 i telai erano in tubolare di ferro pannellati in alluminio. Se li guardo oggi, con occhi da maturo, vedo delle casse da morto verniciate con bei colori. ([[Piercarlo Ghinzani]])
*{{NDR|Nel 2013}} Ogni sottosistema deve trovare la collocazione adeguata, uniforme, per poter far funzionare in maniera migliore la macchina, perché oggi una F1 viene progettata a compartimenti stagni. Ogni settore specialistico fa la sua parte, poi ci dev'essere qualcuno [...] che deve mettere insieme tutto, anche la disposizione di una centralina piuttosto che quella di una batteria, e ogni cosa interferisce con tutto il resto, come magari con le esigenze dell'aerodinamico, del progettista della scocca. Insomma, c'è bisogno di un traite d'union di tutte queste esigenze. ([[Giancarlo Bruno]])
*Purtroppo in F1 non hai la possibilità di dimostrare il tuo valore se non guidi una vettura di valore. ([[Andrea Montermini]])
*{{NDR|Nel 2001, «come si programma il lavoro di una nuova monoposto?»}} Riunioni e continui test in galleria. Prima che si arrivi alla forma definitiva si provano 20 o più tipi di muso ed altrettante ali, pance, facendo le varie interazioni. Prima si studia la forma in generale, poi si passa al telaio, del quale si fissano i principi per arrivare alla costruzione più tardi. [...] Dieci anni fa occorreva lo stesso tempo, ma non c'erano i crash-test e nello studio si facevano meno calcoli strutturali e meno ricerche sui materiali. Adesso assistiamo a incidenti pazzeschi con piloti illesi: è il frutto del lavoro che c'è a monte. ([[Rory Byrne]])
*{{NDR|Nel 2022}} Se penso al giro di qualifica preferivo le monoposto di vecchia generazione, e questo esclusivamente per una questione di peso. Oggi hai la percezione di guidare una vettura meno reattiva, ma questo si sente soprattutto nel giro veloce. Se invece parliamo di gara, non ho dubbi nel dire che le monoposto 2022 sono migliori, puoi stare vicino a chi ti precede e questo è un cambiamento molto positivo. ([[Valtteri Bottas]])
*{{NDR|Sulle vetture degli anni Duemiladieci}} Se pitturiamo tutte le vetture odierne di bianco sarebbe molto difficile distinguerle una dall'altra, questo perché si è compresso troppo il regolamento in fatto di aereodinamica. Non per cadere nei rimpianti, ma ai miei tempi ogni vettura era molto diversa dall'altra, con soluzioni tecniche assai differenti, oltre al fatto che ogni team aveva dei progettisti carismatici che anche per orgoglio personale mai avrebbero copiato un rivale. ([[Mauro Forghieri]])
*Una monoposto di Formula 1 non prende vita da sola, ma diventa speciale se puoi guidarla su piste speciali. ([[Max Verstappen]])
===[[Bruno Giacomelli]]===
*Fare una prestazione assoluta è sempre difficile, ma è certamente più facile guidare le monoposto di oggi. Il problema della cambiata non esiste, il problema della scelta dei rapporti non c'è, hanno il servosterzo, hanno il controllo della trazione regolato dai computer. E poi ti dicono dai box che cosa fare.
*Il nostro è uno sport dove il mezzo meccanico fa la differenza e anche un pilota non eccelso può fare risultato con una macchina eccezionale. Il sogno è avere tutti i piloti sulla stessa macchina.
*La verità è che già ai tempi miei ovviamente la macchina contava più del pilota. Figurati oggi! Non manco di rispetto ai campioni del presente se faccio notare che la tecnologia attuale permetterebbe già di far correre le monoposto senza un uomo nell'abitacolo. Del resto accade anche per cose tragicamente più serie, in guerra si bombarda coi droni pilotati da migliaia di chilometri di distanza, non so se mi spiego...
==Voci correlate==
{{Div col}}
*[[Casco da corsa]]
*[[Drag Reduction System]]
*[[Effetto suolo (automobilismo)]]
*[[Formula 1]]
*[[Gran Premio di Formula 1]]
*[[Halo (automobilismo)]]
*[[Livree degli sponsor in Formula 1]]
*[[Pneumatico slick]]
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==Altri progetti==
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[[Categoria:Tipi di automobili]]
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Numero della bestia
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Il registratore di cassa esige l'accettazione come unico proprietario dei beni di prima necessità per la sopravvivenza di chi controlla il sistema, il circuito, in tal modo, si oppone alla devalmasiei (comproprietà nella devalmasie). Davide confessò la devalmasiei. Il faraone riconobbe il dono come destinato a tutti, custodito nei granai, al tempo di Giuseppe. Qualsiasi metodo digitale che sostituisse il registratore di cassa avrebbe alla sua base la stessa falsità, una falsa connessione con il
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text/x-wiki
Il registratore di cassa esige l'accettazione come unico proprietario dei beni di prima necessità per la sopravvivenza di chi controlla il sistema, il circuito, in tal modo, si oppone alla devalmasiei (comproprietà nella devalmasie). Davide confessò la devalmasiei. Il faraone riconobbe il dono come destinato a tutti, custodito nei granai, al tempo di Joseph. Qualsiasi metodo digitale che sostituisse il registratore di cassa avrebbe alla sua base la stessa falsità, una falsa connessione con il CIELO.
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[[File:The number of the beast is 666 Philadelphia, Rosenbach Museum and Library.jpg|thumb|''Il numero della bestia è 666'' ([[William Blake]])]]
Citazioni sul '''numero della bestia''' ('''666''').
*{{NDR|[[Satana]]}} è un numero e rende numeri. ([[Papa Benedetto XVI]])
*Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome. Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d'uomo. E tal cifra è seicentosessantasei. (''[[Apocalisse di Giovanni]]'')
*– I tre 6.<br>– 6 è il segno del diavolo.<br>– Ma perché tre 6?<br>– Noi pensiamo che significhi la trinità diabolica: il diavolo, l'anticristo e il falso profeta.<br>– Padre, Figliolo e Spirito Santo.<br>– Per ogni cosa santa ce n'è una diabolica, è questa l'essenza della tentazione. (''[[Il presagio]]'')
==Voci correlate==
*[[Anticristo]]
*[[Apocalisse]]
*[[Diavolo]]
*[[Satana]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Numerologia]]
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Micione
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[[File:The number of the beast is 666 Philadelphia, Rosenbach Museum and Library.jpg|thumb|''Il numero della bestia è 666'' ([[William Blake]])]]
Citazioni sul '''numero della bestia''' ('''666''').
*{{NDR|[[Satana]]}} è un numero e rende numeri. ([[Papa Benedetto XVI]])
*Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome. Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d'uomo. E tal cifra è seicentosessantasei. (''[[Apocalisse di Giovanni]]'')
*– I tre 6.<br>– 6 è il segno del diavolo.<br>– Ma perché tre 6?<br>– Noi pensiamo che significhi la trinità diabolica: il diavolo, l'anticristo e il falso profeta.<br>– Padre, Figliolo e Spirito Santo.<br>– Per ogni cosa santa ce n'è una diabolica, è questa l'essenza della tentazione. (''[[Il presagio]]'')
==Voci correlate==
*[[Anticristo]]
*[[Apocalisse]]
*[[Diavolo]]
*[[Satana]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Numerologia]]
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Lorenzo Dallari
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Danyele
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[[File:Lorenzo Dallari.jpg|thumb|Lorenzo Dallari nel 2024]]
'''Lorenzo Dallari''' (1958 – vivente), giornalista e scrittore italiano.
==Citazioni di Lorenzo Dallari==
*{{NDR|Su [[Lorenzo Bernardi]]}} È il «golden boy» della pallavolo mondiale. [...] due metri, un fisico potentissimo e un bagaglio tecnico che lo rende uno dei giocatori più completi del panorama internazionale: ottima ricezione, gran muro, battuta in salto al fulmicotone, attacco micidiale dalla prima e dalla seconda linea. Lorenzo Bernardi [...] rappresenta la più bella realtà del volley italiano, di cui è sicuramente uno dei migliori in assoluto [...]<ref>Da ''Lollo alla diavola'', ''Guerin Sportivo'' n. 4 (779), 24-30 gennaio 1990, pp. 117-118.</ref>
*{{NDR|Sul [[beach volley]]}} È uno degli sport più amati dell'estate perchè si fonde alla perfezione con l'idea di vacanza, svago, sole, libertà e divertimento. È divertente, semplice da giocare e da capire: servono solo una rete e una palla, oltre a qualche amico. Una sfida perpetua con se stessi e con gli altri se lo si interpreta agonisticamente; un modo allegro e scanzonato di passare tante ore per quanti, grandi e più piccoli, uomini e donne, vi si accostano anche occasionalmente, dedicandosi al beach volley nelle prime ore del mattino, sotto il solleone oppure al tramonto [...]<ref>Da ''Mare fa rima con schiacciare'', ''Fare Sport'' n. 5, pp. 14-17; allegato al ''Guerin Sportivo'' n. 23 (1299), 7-13 giugno 2000.</ref>
*[[Hugo Conte]], un grande giocatore e un grande uomo, tanto grintoso in campo quanto tranquillo fuori dalla palestra, è sicuramente una delle stelle più luminose del firmamento pallavolistico mondiale. Fenomenale attaccante, dotato di una serie di colpi incredibili e di classe cristallina, è un autentico spauraccio per i muri e le difese avversarie [...]<ref>Da ''Hugo per tutti'', ''Guerin Sportivo'' n. 17 (842), 24-30 aprile 1991, p. 112.</ref>
*{{NDR|Nel 1990, sulla [[Generazione di fenomeni]]}} Il segreto di questi successi? La fiducia cieca di Velasco in un gruppo forte, compatto e numeroso [...], la consapevolezza di non essere secondi a nessuno, la completa maturazione di elementi-chiave quali Zorzi, Bernardi, Tofoli e Cantagalli, ormai tra le stelle più luminose del firmamento internazionale, e la classe di due centrali del calibro di Andrea Lucchetta e Andrea Gardini, in questo momento senza dubbio la coppia più forte al mondo nel ruolo. E poi un gioco moderno ed estremamente concreto, la fame di successi che alimenta allenatore e giocatori e un campionato che consente a tutti di mantenersi su livelli di assoluta eccellenza per l'intero arco dell'anno. Conclusione: nel giro di due anni l'Italia [...] è diventata una delle scuole pallavolistiche più importanti a livello mondiale, grazie ai suoi metodi e soprattutto ai suoi mezzi: umani, tecnici ed economici.<ref>Da ''Certificato di crescita''; ''Guerin Sportivo'' n. 33/34 (808), 15-28 agosto 1990, pp. 140-141.</ref>
*Istrionico, imprevedibile, originale, frenetico, un po' pazzo: di [[Andrea Lucchetta]] si è detto tutto o quasi, e non solo per le qualità di un campione che ha collezionato una serie invidiabile di successi. Lucchetta, o forse è meglio chiamarlo Lucky, oppure «Crazy Lucky», è un personaggio vero, l'unico esponente della pallavolo capace di superare le barriere del suo mondo, del quale è l'uomo-immagine. In lui viene identificato da tanti uno sport che anche grazie alla sua fantasia ha saputo divenire più popolare [...]<ref>Da ''Crazy Lucky'', ''Guerin Sportivo'' n. 3 (1029), 18-24 gennaio 1995, pp. 84-87.</ref>
*Modesto, cortese, cordiale e di rara disponibilità, [[Doug Beal]] [...] la pallavolo la conosce come pochi. Anzi è uno di quelli che può vantarsi (atteggiamento a lui peraltro estraneo) di averla cambiata. Le sue specialità sono il muro, fondamentale per cui ha inventato tatticismi esasperati [...], e la ricezione: è stato lui ad averla limitata a due soli giocatori, rendendoli «macchine» praticamente perfette. Sempre controllato e misurato, perfino nei momenti più caldi della partita oppure in caso di sconfitta [...], Beal è stato ed è un maestro per tantissimi allenatori in tutto il mondo [...].<ref>Da ''Hot Doug'', ''Guerin Sportivo'' n. 15 (840), 10-16 aprile 1991, pp. 104-105.</ref>
*{{NDR|Nel 1989, sulla Generazione di fenomeni}} [...] squadra matura, determinata, consapevole della propria forza. I meriti? Sicuramente dei giocatori, ma anche e soprattutto di Julio Velasco, capace di plasmare a propria immagine il sestetto titolare [...] e la panchina, infondendo in tutti la mentalità vincente. Grinta, coraggio, concentrazione e lavoro sono il suo credo e i risultati [...] gli stanno dando ragione. L'Italia [...] è ora in grado di giocare a viso aperto, senza timori, contro qualsiasi avversario.<ref>Da ''Stelle d'argento'', ''Guerin Sportivo'' n. 48 (772), 29 novembre – 5 dicembre 1989, p. 119.</ref>
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Dallari, Lorenzo}}
[[Categoria:Giornalisti sportivi italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
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Utente:Gaux/Sandbox
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Correggere grafia inserimento in elenco attività Quote:
Johann Adam Mohler (o con dieresi),
Jerome Carcopino (due accenti nel nome), Burgi (u con dieresi).
Ignisdelavega posizione 17.
Voci nuove da inserire (2026):
Harbin tem, Bushido tem, Marco Palmezzano, Wiligelmo.
Test scrittura 1
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Gaux
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Johann Adam Mohler (o con dieresi),
Jerome Carcopino (due accenti nel nome), Burgi (u con dieresi).
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Test scrittura 2
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Gualtiero Zanetti
0
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Danyele
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/* Citazioni di Gualtiero Zanetti */ fix
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'''Gualtiero Zanetti''' (1922 – 1987), giornalista italiano.
==Citazioni di Gualtiero Zanetti==
{{cronologico}}
*{{NDR|Su [[Artemio Franchi]]}} Non conduceva battaglie, mirava alle pacificazioni, ai completi convincimenti. Se trovava porte sbarrate, lasciava perdere, per riprendere l'argomento in condizioni più mature. Aveva la vocazione dell'insabbiatore per quei fatti, polemiche, voci, contrasti, sospetti, capaci di guastare l'immagine della federazione, l'unica cosa che gli stava a cuore. E nel contempo era il confessore di tutti: in tal modo nulla gli sfuggiva e sempre aveva pronta – meditatissima – la strategia da seguire per qualsiasi evenienza.<ref>Da ''Il calcio italiano è orfano'', ''Guerin Sportivo'' n. 33 (451), 18-23 agosto 1983, pp. 6-7.</ref>
*I brasiliani hanno il difetto di credere che un gol segnato valga ben più di un gol subìto, contando soltanto l'area avversaria: parecchi di loro, ancor oggi ritengono di averci battuto 2-0 nei mondiali, non di aver perduto [[Italia-Brasile 3-2|2-3]].<ref name="Cerezo">Da ''Cerezo, che samba!'', ''Guerin Sportivo'' n. 33 (451), 18-23 agosto 1983, pp. 8-11.</ref>
*[...] la Juventus è la squadra che ha sbagliato di più nel modo di impiegare i [[Juventus Football Club 1982-1983|nuovi acquisti]] chiamati a sostituire gli elementi non più idonei alla riconferma. Un esempio per tutti: fuori Brady e dentro Platini, con l'incarico di fare il Brady. Niente di più sbagliato, perché Brady poteva essere sostituito soltanto con un elemento dalle sue caratteristiche e con qualcosa in più nella dotazione tecnica e nel tiro. Infatti, sino a quando è stato imposto a Platini di occupare la zona e appropriarsi degli incarichi di Brady, la Juventus frenava anche in salita.<ref name="Cerezo"/>
*Quando ci vennero assegnati i [[Campionato mondiale di calcio 1934|mondiali del 1934]] (che poi vincemmo) mio padre era segretario generale della Federcalcio, una piccola organizzazione che allora era sistemata in quattro camere di un vecchio stabile bolognese. Fu mio padre ad avviare la macchina organizzativa. A pochi mesi dall'inizio dei Mondiali, si verificò quella che allora si chiamava un'epurazione. Dai controlli che furono messi in moto, fu appurato che mio padre non era in possesso della tessera del partito fascista. Si badi bene, non per spirito antifascista (che in un secondo tempo avrebbe potuto recargli chissà quali benemerenze), ma solo perché non ci aveva pensato, in quanto si interessava professionalmente di un'attività squisitamente sportiva. Quindi mio padre dovette lasciare il posto quando stava per raccogliere i frutti del proprio lavoro. Venne sostituito da Ottorino Barassi, allora presidente della Lega, e presidente della Federazione fu nominato Giorgio Vaccaro, generale della milizia, uomo di sport come pochi. Mio padre visse momenti molto tristi nel dover stare alla finestra a guardare una cosa sua senza di lui. Barassi era suo amico, agì con estremo stile, ricalcò meticolosamente le sue direttive organizzative e Vaccaro mi mandò un biglietto per assistere alla finale (avevo dodici anni) che mio padre, invece, disertò. Allora non capii l'angoscia di mio padre e fu lo stesso Barassi, dopo tanti anni, in occasione dei [[Campionato mondiale di calcio 1970|Mondiali messicani]], a raccontarmi tutta la storia [...]. Mio padre non me ne parlò mai.<ref>Da ''56 anni dopo'', ''Guerin Sportivo'' n. 21 (490), 23-29 maggio 1984, pp. 4-5.</ref>
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Zanetti, Gualtiero}}
[[Categoria:Giornalisti italiani]]
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Campionato mondiale di calcio 1934
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2026-07-30T02:51:52Z
Danyele
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{{voce tematica}}
[[File:1934 fifa worldcup poster.jpg|thumb|Poster ufficiale dell'edizione]]
Citazioni sul '''campionato mondiale di calcio 1934'''.
*La nazionale di calcio sicuramente contribuisce al tentativo fascista di crearsi legittimazione, di costruire la propria immagine di senso identitario che vorrebbe nuova per gli italiani. Naturalmente in tutto questo c'è poi l'impegno del regime a costruire o a facilitare la fruibilità delle strutture per quel mondiale in casa. Un mondiale vinto, dalla nazionale di Pozzo, che acuisce questo effetto immagine, vincendo le Olimpiadi nel '36 e poi facendo il bis nel '38 in Francia. ([[Paolo Colombo (storico)|Paolo Colombo]])
*Quando ci vennero assegnati i mondiali del 1934 (che poi vincemmo) mio padre era segretario generale della Federcalcio, una piccola organizzazione che allora era sistemata in quattro camere di un vecchio stabile bolognese. Fu mio padre ad avviare la macchina organizzativa. A pochi mesi dall'inizio dei Mondiali, si verificò quella che allora si chiamava un'epurazione. Dai controlli che furono messi in moto, fu appurato che mio padre non era in possesso della tessera del partito fascista. Si badi bene, non per spirito antifascista (che in un secondo tempo avrebbe potuto recargli chissà quali benemerenze), ma solo perché non ci aveva pensato, in quanto si interessava professionalmente di un'attività squisitamente sportiva. Quindi mio padre dovette lasciare il posto quando stava per raccogliere i frutti del proprio lavoro. Venne sostituito da Ottorino Barassi, allora presidente della Lega, e presidente della Federazione fu nominato Giorgio Vaccaro, generale della milizia, uomo di sport come pochi. Mio padre visse momenti molto tristi nel dover stare alla finestra a guardare una cosa sua senza di lui. Barassi era suo amico, agì con estremo stile, ricalcò meticolosamente le sue direttive organizzative e Vaccaro mi mandò un biglietto per assistere alla finale (avevo dodici anni) che mio padre, invece, disertò. Allora non capii l'angoscia di mio padre e fu lo stesso Barassi, dopo tanti anni, in occasione dei [[Campionato mondiale di calcio 1970|Mondiali messicani]], a raccontarmi tutta la storia [...]. Mio padre non me ne parlò mai. ([[Gualtiero Zanetti]])
==Voci correlate==
*[[Sport e fascismo]]
==Altri progetti==
{{interprogetto|w_preposizione=riguardante il|preposizione=sul}}
{{Campionato mondiale di calcio}}
{{S}}
[[Categoria:Calcio in Italia]]
[[Categoria:Edizioni del campionato mondiale di calcio| 1930]]
[[Categoria:Eventi degli anni 1930]]
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Ilan Pappé
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/* 10 miti su Israele */
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text/x-wiki
[[Immagine:Ilan Pappe.JPG|thumb|Ilan Pappé]]
'''Ilan Pappé''' (1954 – vivente), storico, accademico e politologo israeliano.
==Citazioni di Ilan Pappé==
*{{NDR|Crede che il popolo [[Ebrei|ebraico]] meriti uno Stato?}} No, decisamente no! Il popolo musulmano non merita uno Stato, il popolo cristiano non merita uno Stato, il popolo buddhista non merita uno Stato. Le persone di fede meritano che la loro religione sia rispettata, i popoli che fanno parte di un movimento nazionale meritano uno Stato. L'ebraismo non è un nazionalismo, l'ebraismo è una religione. Il sionismo è un'ideologia che ritiene che l'ebraismo sia un movimento nazionale, ma la maggior parte degli ebrei nel mondo, ancora oggi, non lo crede. Se fosse stato possibile creare uno Stato ebraico non a spese dei palestinesi e senza espropriare i palestinesi, senza colonizzare i palestinesi, senza effettuare una pulizia etnica ai danni dei palestinesi, vale a dire creare uno Stato ebraico su un'isola situata da qualche parte, sì, se questa fosse la volontà di alcuni ebrei non ci sarebbe alcun problema. Il problema dell'idea di uno Stato ebraico è che esso può essere sostenuto solo attraverso una struttura di uno Stato di apartheid che impone la sua volontà sui palestinesi.<ref>{{en}} Dall'intervista ''[https://www.youtube.com/watch?v=JiWHkdVEO8M The Two State Solution is DEAD!]'', ''Youtube.com'', 16 giugno 2024.</ref>
*Questa politica di confisca di terre e villaggi {{NDR|abbandonati dai palestinesi nel 1948}} continuò, in maniera intermittente, dal 1949 al 1954. La preda era indifesa e i predatori determinati. Per uno strano gioco, il principale beneficiario di tale politica fu il movimento socialista dei ''kibbutz'' [[Hashomer Hatz'air]] che, ufficialmente, recava lo slogan della coesistenza binazionale bene in vista sui suoi striscioni. Era il più a sinistra dei tre maggiori movimenti del ''kibbutz'' attivi nel giovane Stato di Israele; dimostrò, nei fatti, di essere anche il più avido.<br />Questa discrepanza tra ideologia e realtà suscitò qualche ammirevole (e tormentata) presa di posizione da parte di suoi esponenti, che però non riuscirono ad interrompere il processo di pulizia etnica.<ref group="fonte">Da ''Storia della Palestina moderna: {{small|Una terra, due popoli}}'', Einaudi, Torino, 2014, pp. 184-185. ISBN 9788806215200</ref>
{{Int|Da ''[https://web.archive.org/web/20231207013917/https://ilmanifesto.it/ilan-pappe-deriva-messianica-il-sionismo-verso-la-sua-fine «Deriva messianica, il sionismo verso la sua fine»]''|Intervista di Chiara Cruciati, ''ilmanifesto.it'', 28 novembre 2023.}}
*La storia insegna che la decolonizzazione non è un processo semplice per il colonizzatore. Perde i suoi privilegi, deve ridare indietro le terre occupate, rinunciare all’idea di uno Stato-nazione mono-etnico. I pacifisti israeliani pensano di svegliarsi un giorno in un paese eguale e democratico. Non sarà così semplice, i processi di decolonizzazione sono dolorosi: la pace inizia quando il colonizzatore accetta di stravolgere le proprie istituzioni, la costituzione, le leggi, la distribuzione delle risorse. Il giorno in cui finirà la colonizzazione della Palestina, alcuni israeliani preferiranno andarsene, altri resteranno in un territorio libero in cui non sono più i carcerieri di nessuno. Prima gli israeliani lo capiranno e meno questo processo sarà sanguinoso. In ogni caso la storia è sempre dalla parte degli oppressi, ogni colonialismo è destinato è finire.
*A negare la [[Esodo palestinese del 1948|Nakba]] erano il centro e la sinistra. La destra non l’ha mai negata, anzi ne andava fiera. Per cui non sorprende che {{NDR|il governo Netanyahu VI}} usi questo termine {{NDR|di nuovo nel 2023}} [...] Israele tratta il 7 ottobre come un evento che ha cambiato tutto, non ritiene di dover più essere prudente nel suo discorso razzista, nel parlare di genocidio e pulizia etnica. Percepisce il 7 ottobre come il via libera ad agire.
*Essere sionisti liberali {{NDR|[[Sionismo socialista|sionisti di sinistra]]}} è sempre stato problematico. Devi mentire a te stesso di continuo, perché non puoi essere allo stesso tempo socialista e colonizzatore. La società si è stancata, ha capito che doveva scegliere tra essere democratica ed essere ebraica.<ref>La ''Legge fondamentale sulla Knesset'' (1958) definisce lo Stato d'Israele come «uno stato ebraico e democratico». In ambito accademico, si è discusso se questi due attributi siano fra loro complementari o contradditorî.</ref> Ha scelto la natura ebraica. Ha deciso che la priorità era affermare uno stato razzista piuttosto che condividerlo con i palestinesi. Era inevitabile, la logica conseguenza del progetto sionista. L’Israele di oggi {{NDR|2023}} è molto più autentico di quello degli anni Novanta.
==''La pulizia etnica della Palestina''==
*La politica [[Sionismo|sionista]] iniziò come rappresaglia contro gli attacchi palestinesi nel febbraio del 1947 e si trasformò in seguito in un'iniziativa di pulizia etnica dell'intero paese nel marzo del 1948. Presa la decisione, ci vollero sei mesi per portare a termine la missione. Quando questa fu compiuta, più di metà della popolazione palestinese originaria, quasi 800.000 persone, era stata sradicata, 531 villaggi erano stati distrutti e 11 quartieri urbani svuotati dei loro abitanti. Il piano, deciso il 10 marzo 1948, e soprattutto la sua sistematica attuazione nei mesi successivi, fu un caso lampante di un'operazione di pulizia etnica, considerata oggi dal diritto internazionale un crimine contro l'umanità. (p. 5)
*Dopo l'Olocausto è diventato quasi impossibile occultare crimini contro l'umanità su larga scala. [...] Invece uno di questi crimini è stato quasi completamente cancellato dalla memoria pubblica mondiale: l'espropriazione delle terre dei palestinesi da parte di Israele nel 1948. Questa vicenda, la più decisiva nella storia moderna della terra di Palestina, è stata da allora sistematicamente negata, e ancora oggi non è riconosciuta come un fatto storico e tantomeno ammessa come un crimine con il quale è necessario confrontarsi sia politicamente sia moralmente. (p. 5)
*Per i [[Stato di Palestina|palestinesi]], la forma più profonda di frustrazione, al di là del trauma, è stato il fatto che l'atto criminale di cui questi uomini {{ndr|la classe dirigente israeliana}} furono responsabili sia stato totalmente negato e che la loro sofferenza sia stata completamente ignorata fin dal 1948. (p. 6)
*La storiografia israeliana parlava di «trasferimento volontario» di massa di centinaia di migliaia di palestinesi che avevano deciso di abbandonare temporaneamente le loro case e i loro villaggi per dare via libera agli eserciti arabi invasori che puntavano a distruggere il neonato Stato ebraico. [...] Tuttavia, utilizzando principalmente gli archivi militari israeliani, gli storici revisionisti sono riusciti a dimostrare quanto fosse falsa e assurda la pretesa israeliana che i palestinesi se ne fossero andati "volontariamente", sono stati in grado di confermare molti casi di espulsioni di massa da villaggi e città e hanno rivelato che le forze ebraiche avevano commesso un gran numero di atrocità, massacri compresi. (pp. 6-7)
*Basandosi esclusivamente su documenti degli archivi militari israeliani, [[Benny Morris|Morris]] ha fornito alla fine un quadro molto parziale di quanto era accaduto sul campo. Eppure, tutto questo è stato sufficiente perché alcuni dei suoi lettori israeliani si rendessero conto che la "fuga volontaria" dei palestinesi {{ndr|in relazione all'[[Esodo palestinese del 1948|esodo palestinese]]}} era un mito e che l'immagine che Israele aveva di sé, di aver condotto nel 1948 una guerra "morale" contro un mondo arabo "primitivo" e ostile, era notevolmente falsa e forse completamente superata. (pp. 7-8)
*Le due narrazioni storiche ufficiali in competizione su quel che accadde in Palestina [[Esodo palestinese del 1948|nel 1948]] ignorano entrambe il concetto di pulizia etnica. Da un lato la versione sionista-israeliana sostiene che la popolazione locale se ne andò "volontariamente", dall'altro i palestinesi parlano di una "catastrofe" che li colpì, Nakba, un termine in qualche modo elusivo dal momento che si riferisce al disastro in sé e non tanto a chi o a che cosa lo ha causato. Il termine Nakba fu adottato, per comprensibili ragioni, come tentativo di controbilanciare il peso morale dell'Olocausto (Shoah), ma l'aver trascurato i protagonisti può in un certo senso aver contribuito a perpetuare la negazione da parte del mondo della pulizia etnica della Palestina nel 1948 e successivamente. (p. 10)
*Per portare a termine il loro progetto, gli ideologi [[Sionismo|sionisti]] rivendicavano il territorio biblico e lo ricreavano, o meglio lo reinventavano, come la culla del loro nuovo movimento nazionalista. Secondo loro, la Palestina era occupata da "stranieri" e si doveva riprenderne possesso. "Stranieri" significava tutti i non ebrei che avevano vissuto in Palestina dal periodo romano. In effetti, per molti sionisti la Palestina non era una terra "occupata" neanche quando vi arrivarono per la prima volta nel 1882, ma piuttosto una terra "vuota": i palestinesi nativi che là vivevano erano per loro sostanzialmente invisibili oppure facevano parte delle avversità naturali e come tali dovevano essere conquistati e allontanati. Niente, né le pietre né i palestinesi, doveva essere di ostacolo alla "redenzione" nazionale della terra ambita dal movimento sionista. (pp. 22-23)
*[[David Ben Gurion|Ben Gurion]] è per molti aspetti il fondatore dello Stato d'Israele e ne fu il primo capo di governo. Fu anche la testa pensante della pulizia etnica della Palestina. (p. 37)
* [...] finora, "[[Piani di pace per il conflitto israelo-palestinese|portare la pace in Palestina]]", è sempre stato inteso come un piano messo a punto esclusivamente dagli Stati Uniti e da Israele, senza che i palestinesi venissero consultati seriamente, né minimamente rispettati. (p. 48)
*Una [[Piano di partizione della Palestina|spartizione del paese]] – a stragrande maggioranza palestinese {{NDR|nel 1947, circa i due terzi}} – in due parti uguali si rivelò un disastro perché andava contro la volontà della popolazione indigena che costituiva la maggioranza. Con l'annuncio della propria intenzione di creare in Palestina due entità politiche uguali – ebraica e araba –, l'ONU violava i diritti fondamentali dei palestinesi e non teneva in alcun conto gli interessi del mondo arabo per la Palestina, proprio al culmine della lotta anticolonialista nel Medio Oriente. (p. 49)
*{{NDR|Sul [[piano di partizione della Palestina]]}} L'equilibrio demografico quasi alla pari all'interno dello Stato assegnato agli ebrei era tale che se questa mappa fosse stata in realtà messa in pratica, avrebbe costituito un incubo per la leadership sionista: il sionismo non avrebbe mai potuto raggiungere nessuno dei suoi obiettivi principali. (p. 52)
*Il rifiuto categorico del [[Piano di partizione della Palestina|piano]] {{ndr|di partizione della Palestina}} da parte dei governi arabi e della leadership palestinese convinse ancor di più Ben Gurion che poteva sia accettare il piano che lavorare contro di esso. Già nell'ottobre del 1947, prima ancora che la Risoluzione venisse adottata, Ben Gurion chiarì ai suoi collaboratori che se la mappa del piano di spartizione non fosse stata soddisfacente, lo Stato ebraico non sarebbe stato obbligato ad accettarla. È chiaro quindi che il rifiuto o l'accettazione del piano da parte dei palestinesi non avrebbe cambiato la valutazione fatta da Ben Gurion sui suoi limiti. Per lui e per i suoi amici ai vertici della gerarchia sionista, uno Stato ebreo solido significava uno Stato che si estendesse sulla maggior parte della Palestina e che comprendesse solo pochissimi palestinesi, se proprio dovevano esserci. (pp. 52-53)
*Anche se non era soddisfatto della mappa dell'ONU {{NDR|del [[piano di partizione della Palestina]]}}, Ben Gurion si rese conto che in quelle circostanze – col rifiuto totale della mappa da parte del mondo arabo e dei palestinesi – la questione dei confini da tracciare sarebbe rimasta aperta. Ciò che importava era il riconoscimento internazionale del diritto degli ebrei ad avere un proprio Stato in Palestina. [...] Il previsto rifiuto del piano da parte degli arabi e dei palestinesi permise a Ben Gurion e alla leadership sionista di affermare che il piano ONU era lettera morta il giorno stesso in cui fu approvato – tranne, naturalmente, per quelle clausole che riconoscevano la legalità dello Stato ebraico in Palestina. I suoi confini, dato il rifiuto da parte palestinese e araba, «saranno decisi con la forza e non con la Risoluzione di spartizione», dichiarò Ben Gurion. (p. 53)
*Il tentativo di presentare i palestinesi e gli arabi in generale come nazisti fu un deliberato stratagemma di immagine per il grande pubblico per assicurarsi che, tre anni dopo la fine dell'Olocausto, i soldati ebrei non si sarebbero fatti scrupoli quando veniva loro ordinato di ripulire, uccidere e distruggere altri esseri umani. (p. 97)
*Il mese di aprile del 1948, secondo la storiografia ufficiale israeliana, fu un momento di svolta. Secondo questa versione, la comunità ebraica isolata e minacciata in Palestina si spostava dalla difesa all'attacco, dopo essere scampata alla sconfitta. La realtà della situazione non avrebbe potuto essere più diversa: lo squilibrio militare, politico ed economico delle due comunità era tale che non solo la maggioranza degli ebrei non correva alcun pericolo, anzi, tra gli inizi del dicembre del 1947 e la fine di marzo del 1948, il loro esercito aveva portato a termine la prima fase della pulizia etnica in Palestina, ancora prima che il ''master plan'' fosse messo in pratica. La svolta in aprile fu lo spostamento da attacchi e contrattacchi sporadici contro la popolazione civile palestinese verso la sistematica megaoperazione di pulizia etnica che sarebbe seguita. (p. 111)
*[[Haifa]], come Tiberiade, era stata assegnata nel Piano delle Nazioni Unite allo Stato ebraico: lasciare l'unico grande porto del paese sotto il controllo degli ebrei era un'altra prova del trattamento sfavorevole riservato ai palestinesi nella proposta di pace dell'ONU. (p. 120)
*Essere ebreo [[Sionismo|sionista]] nel 1948 significava una cosa e una cosa sola: il pieno impegno nella dearabizzazione della Palestina. (p. 137)
*{{ndr|Parlando dei [[drusi]] in Palestina}} La loro alleanza con il movimento sionista li ha inesorabilmente alienati dal resto dei palestinesi. Soltanto di recente troviamo una generazione più giovane che pare cominci a ribellarsi contro questo isolamento, ma anche a scoprire quanto questo sia difficile in una società patriarcale fermamente governata dagli anziani e dai leader spirituali. (p. 146)
*Se non fosse stato per le pressioni estremamente efficaci della lobby sionista sul presidente [[Harry Truman]], il corso della storia della Palestina avrebbe potuto prendere una piega molto diversa. Invece i gruppi sionisti della comunità ebraica americana trassero una lezione importante dalla propria capacità di incidere sulla politica degli USA in Palestina (e in seguito oltre la Palestina, nel Medio Oriente in generale). In un processo più lungo che attraversò gli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta, la lobby sionista riuscì a far relegare ai margini gli esperti del mondo arabo del Dipartimento di Stato e lasciò la politica americana sul Medio Oriente nelle mani del Campidoglio e della Casa Bianca, dove l'influenza dei sionisti era notevole. (p. 156)
*{{ndr|Parlando della [[Palestina]]}} In nessuno altro posto del suo [[Impero britannico|impero]] Albione fu così perfida. (p. 157)
*La Gran Bretagna permise che si compisse la pulizia etnica davanti agli occhi dei suoi soldati e dei suoi funzionari durante il periodo del [[Mandato britannico della Palestina|Mandato]], che terminò alla mezzanotte del 14 maggio 1948, e impedì un intervento dell'ONU che avrebbe potuto salvare molti palestinesi. (p. 159)
*A ventinove ore dalla fine del Mandato {{NDR|britannico della Palestina}}, la maggior parte dei villaggi nella zona nord-ovest della Galilea - tutti entro i confini dello Stato arabo designato - era stata distrutta, facendo in modo che Ben Gurion annunciasse con soddisfazione al nuovo parlamento: «È stata liberata la Galilea occidentale» (alcuni dei villaggi a nord di Haifa furono in effetti occupati solo in seguito). In altre parole, le truppe ebraiche ci misero poco più di un giorno per trasformare una zona con una popolazione per il 96 per cento palestinese e solo per il 4 per cento ebrea - e con un identico rapporto anche per la proprietà terriera - in una zona che risultava quasi completamente ebrea. (pp. 176-177)
*Nel 1948 non vi era nessun intervento internazionale su cui i palestinesi potessero sperare: all'estero non si preoccupavano delle atrocità che si stavano verificando in Palestina. [...] Un solo emissario delle Nazioni Unite si comportò in modo diverso. Il conte [[Folke Bernadotte]] arrivò in Palestina il 20 maggio e vi restò fino a settembre, quando alcuni terroristi ebrei lo uccisero per aver "osato" avanzare la proposta di ridividere il paese a metà e aver chiesto l'incondizionato ritorno di tutti i profughi. [...] Come presidente della Croce Rossa svedese, Bernadotte era stato molto attivo nel salvare gli ebrei dal nazismo durante la seconda guerra mondiale e questo era il motivo per cui il governo israeliano lo aveva accettato come mediatore dell'ONU: non si aspettava però che avrebbe cercato di fare per i palestinesi ciò che aveva fatto per gli ebrei solo alcuni anni prima. (pp. 192-193)
*In molte storie orali palestinesi che ora cominciano a venir fuori, compaiono pochi nomi di brigate. Tuttavia la [[7ª Brigata corazzata "Saar mi-Golan"|Settima]] è menzionata molto spesso, assieme ad aggettivi tipo "terroristi" e "barbari". (pp. 194-195)
*Ben Gurion non desiderava che la città di [[Nazareth]] venisse evacuata poiché sapeva che gli occhi del mondo cristiano erano puntati sulla città. Ma un generale di grado superiore e il comandante supremo dell'operazione, Moshe Karmil, ordinarono l'espulsione totale di tutta la popolazione rimasta («16.000», annotò Ben Gurion, «di cui 10.000 cristiani»). Ben Gurion a questo punto diede istruzioni a Karmil di revocare il suo ordine e di permettere alla popolazione di rimanere. Egli convenne con Ben Donkelman, il comandante militare dell'operazione: «Il mondo ci guarda», il che significò che Nazareth fu più fortunata di ogni altra città della Palestina. Infatti Nazareth è tuttora la sola città araba nella Israele pre-1967. Ancora una volta, tuttavia, non tutti coloro a cui fu concesso di rimanere furono risparmiati. (pp. 208-209)
*Oggi un sito web per i profughi di Hittin contiene il seguente riferimento ai [[drusi]]: «Che lo vogliano o no, sono ancora arabi palestinesi», una chiara allusione al fatto che i drusi mostrarono scarsa solidarietà o affinità, e tanto meno compassione, per i loro compagni palestinesi. Al contrario, molti di loro parteciparono alla distruzione della Palestina rurale, alla quale - tragicamente - appartenevano. (p. 210)
*Non mi faccio illusioni: ci vorrà ben più di questo libro per ribaltare una realtà che demonizza un popolo colonizzato, espulso, occupato, e glorifica invece quello stesso popolo che l'ha colonizzato, espulso, occupato. (p. 220)
*Oggi, nonostante tutti gli sforzi di Israele di "giudaizzarla", [...] la [[Galilea]] rimane ancora l'unica area della Palestina ad aver mantenuto la sua bellezza naturale, il suo sapore mediorientale e la sua cultura palestinese. Poiché metà della popolazione è palestinese, l'"equilibrio demografico" impedisce a molti ebrei israeliani di sentire quella regione come "propria" anche all'inizio del XXI secolo. (p. 225)
*Un intenso processo di "giudaizzazione" non è fino a ora riuscito a rendere "ebrea" la [[Galilea]], ma dato che oggi così tanti israeliani, politici e accademici, sono giunti ad accettare e giustificare quella pulizia e anche a suggerirla ai futuri uomini politici, il pericolo di ulteriori espulsioni incombe tuttora sul popolo palestinese in questa parte di Palestina. (p. 227)
*In Israele e nel mondo ebraico il [[Fondo Nazionale Ebraico|JNF]] è visto come un'agenzia ecologicamente molto responsabile che deve la sua reputazione al modo in cui si è dedicata a piantare alberi, a reintrodurre la flora e i paesaggi locali, facilitando l'apertura di decine di luoghi di villeggiatura e di parchi naturali, con aree da picnic e spazi gioco per bambini. [...] I parchi del JNF non offrono soltanto parchiggi, aree da picnic, spazi gioco e contatto con la natura, ma anche degli elementi ben visibili che raccontano una storia particolare: le rovine di una casa, una fortezza, frutteti, piante di cactus (''sabra''), e così via. Ci sono anche fichi e mandorli. Moltissimi israeliani pensano che siano fichi "selvatici" o mandorli "selvatici", poiché li vedono in fioritura verso la fine dell'inverno, quando annunciano la bellezza della primavera. Ma questi alberi furono piantati e coltivati da mani umane. Ovunque si trovino mandorli e fichi, uliveti o siepi di cactus, là un tempo sorgeva un villaggio palestinese: questi alberi, che rifioriscono ogni anno, sono tutto ciò che resta. Vicino ai terrazzamenti incolti e sotto le altalene e i tavoli da picnic e le foreste di pini europei, giacciono sepolte le case e i campi dei palestinesi che le truppe israeliane cacciarono nel 1948. Pertanto, i visitatori, guidati soltanto da queste segnalazioni del JNF, non si renderanno mai conto che lì abitavano persone - i palestinesi - che ora vivono come profughi nei Territori Occupati, come cittadini di seconda classe in Israele e come abitanti di campi profughi oltre i confini della Palestina. La vera missione del JNF, in altre parole, è stata quella di nascondere i resti visibili della Palestina, non solo piantando alberi, ma anche tramite una cronaca che nega la loro esistenza. (p. 272)
*L'informazione data dai siti web del [[Fondo Nazionale Ebraico|JNF]] è un modello autorevole per il meccanismo onnicomprensivo di rifiuto che gli israeliani mettono in atto sul piano della rappresentazione. Profondamente radicato nella psicologia delle persone, questo meccanismo funziona proprio sostituendo i luoghi palestinesi di tragedie e memoria con spazi di piacere e divertimento per gli israeliani. Ciò che i testi del JNF rappresentano come "ecologia" è un'altra manovra ufficiale israeliana per negare la [[Esodo palestinese del 1948|Nakba]] e nascondere l'enormità della tragedia palestinese. (p. 273)
*Le false speranze che Israele suscitò con l'[[Accordi di Oslo|accordo di Oslo]] dovevano avere terribili conseguenze per il popolo palestinese, a maggior ragione perché Arafat cadde nella trappola preparata per lui. (pp. 286-287)
*Per i palestinesi l'unico risultato positivo di [[Vertice di Camp David|Camp David]] fu che la loro leadership riuscì, almeno per un po' di tempo, a portare la [[Esodo palestinese del 1948|catastrofe del 1948]] all'attenzione locale, regionale e, in una certa misura, dell'opinione pubblica internazionale. Non solo in Israele, ma anche negli Stati Uniti e persino in Europa, quanti erano veramente interessati alla questione palestinese dovettero prendere coscienza che questo conflitto non riguardava solo il futuro dei Territori Occupati, ma che al centro c'era la questione dei profughi che Israele aveva cacciato dalla Palestina nel 1948. (p. 290)
*Il problema di [[Israele]] non è mai stato il [[Ebraismo|giudaismo]]: il giudaismo presenta svariate facce e molte di queste forniscono una solida base per la pace e la coabitazione; il problema è la natura etnica del [[sionismo]]. Il sionismo non ha gli stessi margini di pluralismo che offre il giudaismo, meno che mai per i palestinesi. (p. 309)
==''10 miti su Israele''==
*Come mostra chiaramente il [[Conflitto israelo-palestinese|caso israelo-palestinese]] la disinformazione storica, anche del passato più recente, può provocare danni enormi. Questo intenzionale fraintendimento della Storia ha permesso l'oppressione di un popolo e legittimato un regime coloniale e di occupazione. Non c'è da stupirsi quindi che queste politiche di disinformazione siano sopravvissute fino ai giorni nostri e svolgano una parte importante nel protrarsi di un conflitto che lascia sempre meno speranza per il futuro. (p. 9)
*Il [[sionismo]] ha prodotto un resoconto storico di come questa terra contesa {{NDR|la [[Palestina]]}} sia divenuta lo stato di Israele, un resoconto fondato su alcuni miti che mettono subdolamente in discussione il diritto morale dei palestinesi alla terra. Molto spesso i media occidentali mainstream e le élite politiche accolgono queste rappresentazioni come un dato di fatto, così come accettano senza troppe domande il modo in cui Israele giustifica le proprie azioni da più di sessant'anni. Il più delle volte la loro tacita accettazione spiega la riluttanza dei governi occidentali a intervenire in maniera significativa in un conflitto che si protrae dalla fondazione stessa della nazione. (p. 10)
*Quando [[Israele]] divenne realtà storica, nel 1948, si trasformò in un incubo palestinese altrettanto reale. (p. 17)
*Implicito nell'esistenza di [[Israele]] come stato coloniale è il tentativo di nascondere le prove dei suoi atti di eliminazione, in particolare in un'epoca che guarda con disapprovazione al colonialismo e nel contesto di un paese che pretende di essere «l'unica democrazia del Medio Oriente» e «uno stato ebraico e democratico». La pulizia etnica della Palestina nel 1948 e il tentativo di cancellarne la memoria sono parte integrante della stessa strategia di eliminazione. (p. 23)
*Senza l'apparizione del [[sionismo]] all'interno dei propri confini la [[Palestina]] avrebbe probabilmente seguito la stessa parabola nazionale del Libano, della Giordania o della Siria, intraprendendo un simile processo di modernizzazione e crescita. (p. 44)
*Le idee embrionali del [[sionismo]] trovavano legittimazione in un [[antisemitismo]] di vecchia data. (p. 49)
*È chiaro [...] come il [[sionismo]] fosse originariamente un progetto coloniale cristiano prima che ebraico. (p. 50)
*Il movimento [[Sionismo|sionista]] deve la sua sopravvivenza al forte sostegno britannico, soprattutto nel momento in cui il popolo palestinese iniziò a rendersi conto che questa particolare forma di immigrazione non era di buon auspicio per il futuro della Palestina. I leader locali realizzarono presto che un tale insediamento non poteva che avere ripercussioni negative sulla loro società. (pp. 59-60)
*L'impulso strategico imperiale della Gran Bretagna a utilizzare il ritorno degli ebrei in Palestina come mezzo per rafforzare il proprio coinvolgimento in «terra santa» è coinciso con l'emergere di nuove visioni culturali e intellettuali del sionismo europeo. Sia dai cristiani che dagli ebrei, quindi, la colonizzazione della Palestina era vista come un atto di ritorno e di redenzione. L'incontro di queste due spinte creò una potente alleanza che trasformò l'idea antisemita millenaria sui trasferimenti degli ebrei d'Europa in Palestina in un vero e proprio progetto di insediamento coloniale a discapito dei nativi palestinesi. (pp. 60-61)
*Tutte le ricerche finora condotte sulla [[dichiarazione Balfour]] convergono nel concludere che la leadership governativa britannica accettasse di buon grado l'idea di una patria ebraica in Palestina, ritenendola in accordo con i propri interessi strategici nell'area. Una volta messa in atto l'[[Mandato britannico della Palestina|occupazione inglese in Palestina]], questa alleanza permise agli ebrei di costruire le infrastrutture necessarie alla realizzazione di uno stato ebraico sotto l'egida britannica, protetti dalle baionette del governo di Sua Maestà. (p. 62)
*Ciò che importa non è tanto se gli attuali ebrei in [[Israele]] siano i discendenti autentici di coloro che vissero in epoca romana, ma piuttosto la pretesa di Israele di rappresentare tutti gli ebrei del mondo, da cui discende la convinzione che qualsiasi azione, anche la più spregevole, possa essere giustificata. (p. 64)
*Fin dalla sua nascita, a metà del 19° secolo, il [[sionismo]] ha rappresentato un'espressione marginale della realtà culturale ebraica, emersa come risultato dell'unione di due impulsi provenienti dalle comunità dell'Europa centrale e orientale. Il primo derivava da una ricerca di sicurezza all'interno di una società che rifiutava di integrare gli ebrei come eguali e che, attraverso leggi formali o tumulti incoraggiati e a volte organizzati dai governanti, li perseguitava come diversivo rispetto a crisi economiche o sconvolgimenti politici. Il secondo impulso esprimeva invece il desiderio di emulare nuovi movimenti nazionali che cominciavano a proliferare in Europa durante il periodo notoriamente risconosciuto dagli storici come «primavera dei popoli». (p. 68)
*Mentre queste prime idee [[Sionismo|sioniste]] si diffondevano tra le comunità ebraiche in paesi come la Germania e gli Stati Uniti, rabbini e personalità di spicco di queste stesse comunità rifiutavano questo nuovo approccio. Leader religiosi illustri liquidavano il sionismo come una forma di secolarizzazione e modernizzazione, mentre i laici temevano che le nuove idee avrebbero sollevato interrogativi sulla lealtà verso i propri stati nazionali e avrebbero quindi incrementato l'[[antisemitismo]]. (p. 70)
*Quando il [[sionismo]] fece la sua prima apparizione in Europa molti rabbini tradizionalisti, difatti, proibirono ai loro fedeli di avere a che fare con gli attivisti sionisti. Vedevano nel sionismo un tentativo di intromissione rispetto al disegno divino di un esilio che si sarebbe concluso solo con la venuta del Messia. Rifiutavano categoricamente l'idea che gli ebrei dovessero fare tutto il possibile per porre fine all'«esilio», e credevano piuttosto di dover attendere la parola di Dio e l'annunciazione della sua venuta prima di tornare alla terra promessa; nel frattempo avrebbero dovuto praticare lo stile di vita tradizionale. Sebbene ai fedeli fosse permesso visitare la Palestina in pellegrinaggio, questo non rappresentava di certo un benestare al trasferimento di massa. (p. 77)
*Dal momento che volevano sia secolarizzare la vita ebraica sia utilizzare la Bibbia come giustificazione della colonizzazione della Palestina, i [[Sionismo socialista|sionisti socialisti]] si trovavano di fronte a un paradosso importante. In altre parole, quel Dio in cui non credevano gli aveva comunque promesso la Palestina. (pp. 80-81)
*Il ritorno degli ebrei apriva la strada al ritorno del Messia e alla risurrezione dei morti: il progetto [[Sionismo|sionista]] si colonizzare la Palestina fu ampiamente facilitato da questo credo religioso esoterico. Tuttavia, dietro queste visioni religiose si nascondevano classici sentimenti [[Antisemitismo|antisemiti]]. Spingere le comunità ebraiche verso la Palestina non era solo un imperativo religioso, contribuiva anche alla creazione di un'Europa senza ebrei. Si potevano prendere due piccioni con una fava: sbarazzarsi degli ebrei in Europa, e allo stesso tempo adempiere allo schema divino che prevedeva una «seconda venuta» accelerata dal ritorno degli ebrei in Palestina (e dalla loro successiva conversione al cristianesimo o perdizione eterna all'inferno). (p. 82)
*Nella memoria collettiva di molti, il periodo d'oro del [[sionismo]] è associato alla vita collettivista ed egualitaria incarnata nella fondazione del [[kibbutz]]. Questa forma di vita è sopravvissuta per molto tempo dopo la fondazione dello stato di Israele e ha attratto giovani da tutto il mondo, curiosi di sperimentare il comunismo nella sua forma più pura. Pochissimi di loro si sono resi conto, o avrebbero potuto sapere, che la maggior parte di questi kibbutz era costruita sulle rovine di paesini palestinesi distrutti, la cui popolazione era stata espulsa nel 1948. (p. 85)
*Lo spazio vitale che il movimento [[Sionismo|sionista]] chiedeva per sé non era determinato dalla necessità di salvare gli ebrei perseguitati, ma dal desiderio di prendere quanta più Palestina possibile con il minor numero di abitanti nativi. (p. 92)
*Il [[Colonialismo d'insediamento|colonialismo di insediamento]] differisce dal colonialismo classico sotto tre aspetti. Il primo è che le colonie affidano la propria sopravvivenza alla «madrepatria» solo inizialmente e temporaneamente, diventando presto autosufficienti e autonome. [...] La seconda differenza è che mentre il colonialismo classico mira allo sfruttamento delle risorse naturali nei suoi nuovi possedimenti geografici, quello di insediamento è motivato da un forte desiderio di appropriarsi della terra di un paese straniero. La terza differenza riguarda il modo in cui la potenza coloniale si relaziona al territorio in questione. Diversamente dai progetti coloniali convenzionali condotti al servizio di un impero o di una madrepatria, i coloni di insediamento cercano non solo un posto nuovo dove stabilirsi, ma una nuova patria. Il problema è che queste «patrie» sono solitamente abitate da altre persone. A questo punto, alle comunità di coloni non resta che invocare giustificazioni morali o divine, anche se, in casi diversi dal sionismo, essi non si sono spinti a rivendicare una presenza su quei territori che risale a migliaia di anni prima. (p. 98)
*La narrazione ufficiale israeliana o la sua mitologia fondante rifiutano di riconoscere ai palestinesi il benché minimo diritto morale di resistere alla colonizzazione ebraica iniziata nel 1882. La resistenza palestinese è stata descritta fin dagli albori come motivata dall'odio verso gli ebrei e accusata di promuovere una campagna di terrore antisemita, dall'arrivo dei primi coloni fino alla creazione dello stato di Israele. Ma sono gli stessi diari dei primi sionisti a raccontare una storia diversa. Sono pieni di aneddoti che rivelano come i coloni siano stati ben accolti dai palestinesi, i quali hanno offerto loro rifugio e in molti casi hanno insegnato loro a coltivare la terra. Solo quando è diventato chiaro che i coloni non erano venuti a vivere fianco a fianco alla popolazione nativa, bensì al suo posto, è iniziata la resistenza palestinese. E quando questa resistenza è iniziata, ha preso rapidamente la forma di una lotta anticoloniale. L'idea che gli ebrei perseguitati avessero diritto a un rifugio sicuro non è mai stata messa in discussione dai palestinesi e da coloro che li sostenevano. Ma i leader sionisti non ricambiavano questa considerazione. (pp. 100-101)
*Pare legittimo descrivere il sionismo come un progetto coloniale di insediamento e il movimento nazionale palestinese come un fenomeno di resistenza anticoloniale. In questo contesto possiamo leggere da una prospettiva diversa il comportamento e le politiche del leader della comunità, [[Amin al-Husseini|Hajj Amin al-Husayni]], prima e durante la seconda guerra mondiale, rispetto alla narrazione normalmente presentata come un fatto storico. Come molti lettori sapranno, una delle accuse comuni ribadite all'infinito dagli israeliani è che il leader palestinese fosse un simpatizzante del nazismo. Certo, il mufti di Gerusalemme non era un angelo. [...] Tuttavia, quando sostenne apertamente metodi non violenti come scioperi, manifestazioni e altre azioni mirate a modificare la posizione britannica, venne additato come nemico dell'impero e dovette fuggire da Gerusalemme nel 1938. Queste circostanze lo costrinsero a dirigersi tra le braccia dei nemici dei suoi nemici, in questo caso Italia e Germania. Nei due anni in cui visse in asilo politico in Germania subì l'influenza della dottrina nazista, e anche lui confuse la definizione di ebraismo con quella di sionismo. La sua disponibilità a servire come commentatore radiofonico per i nazisti e ad aiutare a reclutare musulmani nei Balcani per lo sforzo bellico tedesco è sicuramente una macchia indelebile sulla sua figura. Tuttavia, al-Husayni non agì in modo diverso dai leader sionisti degli anni '30, che cercavano essi stessi un'alleanza con i nazisti contro l'impero britannico, o da tutti gli altri movimenti anticoloniali che volevano sbarazzarsi dell'impero attraverso alleanze con i suoi principali nemici. (pp. 106-107)
*{{NDR|Su [[Amin al-Husseini]]}} Seppure la sua figura meriti critiche, queste non si devono ai suoi errori nei confronti del sionismo, ma piuttosto alla sua mancanza di empatia nei confronti della difficile situazione dei contadini palestinesi e ai suoi disaccordi con altri notabili, che contribuirono a indebolire fortemente il movimento anticoloniale. (pp. 107-108)
*{{NDR|Su [[Amin al-Husseini]]}} In definitiva, né i suoi errori né i suoi successi hanno avuto un grande impatto sul corso della storia palestinese. (p. 108)
*Molti studiosi oggi pensano che il massacro {{NDR|di [[Massacro di Kafr Qasim|Kafr Qasim]]}} del 1956 fosse una prova pratica per vedere se la gente della zona potesse essere intimidita e spinta ad andarsene. Gli autori della strage sono stati processati grazie alla diligenza e alla tenacia di due esponenti della Knesset [...]. Nonostante i loro sforzi i comandanti responsabili dell'area e l'unità stessa che perpetuò il massacro vennero puniti con sanzioni molto lievi, ricevendo solo piccole multe. Questo a riprova del fatto che l'esercito poteva farla franca, commettendo omicidi intenzionali e calcolati nei Territori occupati in qualsiasi momento. (p. 169)
*Se la cartina al tornasole di ogni democrazia è il livello di tolleranza verso le proprie minoranze, [[Israele]] è ben lungi dal poter essere considerato uno stato democratico. (p. 171)
==''La prigione più grande del mondo''==
*Ai bambini [[Stato di Palestina|palestinesi]], uccisi, feriti e traumatizzati dal vivere nella più grande prigione del mondo. (p. 11)
*{{NDR|Sulla gestione dei [[territori occupati da Israele]] a seguito della [[guerra dei sei giorni]]}} Una mera estensione dell'autorità militare già imposta a un gruppo di palestinesi (la minoranza all'interno di Israele) a un altro gruppo palestinese (gli abitanti della Cisgiordania e della Striscia di Gaza). (p. 22)
*Nel 1967 la rotta ufficiale tracciata da Israele, tra impossibili ambizioni nazionalistiche e colonialiste, trasformò un milione e mezzo di individui in detenuti di un mega-carcere. Non si trattava però di una prigione riservata a pochi detenuti incarcerati a torto o a ragione: essa fu imposta a una società nella sua interezza. (p. 36)
*Nel redigere questo testo mi trovo a disagio di fronte alla parola "occupazione". [...] La prima riserva sta nel fatto che, impiegando questo termine, si dà adito all'idea di una falsa separazione tra Israele e le zone occupate. Indirettamente, essa legittima la presenza israeliana ovunque in quella che era la Palestina mandataria e produce l'inaccettabile dicotomia tra il "democratico" Israele e i "non democratici" [[Territori occupati da Israele|Territori Occupati]]. La seconda riserva riguarda le implicazioni politiche e giuridiche di solito connesse al termine "occupazione". In genere, quest'ultima viene infatti ritenuta uno strumento temporaneo per mettere in sicurezza un territorio dopo un conflitto armato o una guerra. Essa ha un inizio e una fine, ed esistono regole e obblighi internazionali molto chiari che discendono dalla transitorietà di qualsiasi occupazione. La realtà in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza è diversa per due aspetti davvero rilevanti. Il primo, [...] è che la transitorietà non fa parte della storia di questa "occupazione". [...] Il secondo aspetto che distingue il caso in esame da quelli noti di occupazione militare è il controllo totale esercitato dall'occupante. Queste forme di controllo assoluto sono tipiche delle prime fasi di qualsiasi occupazione armata, tuttavia, a meno che non si appartenga a un gruppo designato all'eliminazione o al genocidio, esse non durano mai troppo a lungo. Perciò, la portata di queste pratiche di controllo totale in quelli che sono divenuti noti come i Territori Occupati indurrebbe a cercare una terminologia migliore. (pp. 42-43)
*Fino al 1964, [...] non era affatto scontato che nella regione mediorientale il pupillo dell'America fosse Israele. La situazione mutò dopo l'assassinio del presidente Kennedy e la nomina di Johnson. Da allora, in un sol colpo, ebbe inizio una nuova era che continua ancora oggi, nella quale Israele è entrato a far parte di un club esclusivo di Stati nelle cui politiche, di norma, gli Stati Uniti non si ingeriscono, presentando unicamente una cortese protesta quando, agli occhi del resto del mondo, gli israeliani si spingono troppo oltre. (p. 121)
*I politici israeliani riuscivano a destreggiarsi abilmente, dando l'impressione di affrontare seriamente la discussione sulle opzioni di pace e di ritiro, ma nel frattempo deliberavano tutta una serie di risoluzioni per delimitare chiaramente la Cisgiordania e la Striscia di Gaza come due future mega-prigioni sotto il controllo di Israele. (p. 143)
*[[Yigal Allon|Alon]] era salito presto al potere. All'età di trent'anni era già al comando del Palmach, l'unità d'élite sionista, e come tale nel 1948 era divenuto responsabile della pulizia di villaggi e città palestinesi in varie parti del paese. [...] Egli era l'epitome del nuovo ebreo - quasi ariano - che il sionismo desiderava porre come antitesi dell'ebreo "esiliato". Bello, carismatico e coraggioso, brillava come futuro capo del movimento sionista, tuttavia non riuscì a mantenere le aspettative. Negli anni, politici ben più cinici e sofisticati riuscirono a emarginarlo, per cui non ottenne mai il ruolo di leader che lui e i suoi fautori avrebbero desiderato ottenesse. (pp. 162-163)
*[[Yigal Allon|Alon]] ha immaginato e realizzato una serie di colonie ebraiche che avrebbe separato i palestinesi dai palestinesi e, sostanzialmente, annesso a Israele parti della Cisgiordania. Il concetto dei cunei sarebbe stato perfezionato e in un certo senso completato da [[Ariel Sharon]], sia in qualità di ministro degli Alloggi e delle Infrastrutture nazionali negli anni Ottanta che di primo ministro nel XXI secolo. (p. 165)
*Per un brevissimo periodo, nei primi anni dopo l'occupazione della Cisgiordania e della Striscia di Gaza, [[Yigal Allon|Yigal Alon]] dominò il pensiero strategico del governo israeliano lasciando la propria impronta sulla cartografia dell'[[Territori occupati da Israele|occupazione]]. Anche se il suo piano non venne adottato come progetto, egli riuscì comunque a suggerire un protocollo informale su come governare sia la Cisgiordania che la Striscia di Gaza. Il ''modus operandi'' da lui concepito avrebbe condizionato la politica israeliana fino ai nostri giorni. In sostanza, esso forniva indicazioni su come governare indirettamente le aree palestinesi densamente popolate mentre, in un modo o nell'altro, si procedeva ad annettere tutto il resto del territorio. (pp. 165-166)
*Il termine ''hashud'' ('sospetto') finì per riferirsi a qualunque palestinese non fosse gradito agli israeliani; identificava l'"arabo cattivo". Già all'epoca, essere definito un "sospetto" significava essere colpevole fino a prova contraria, pertanto un "sospettato" era qualcuno che probabilmente sarebbe stato arrestato senza processo, per poi rimanere iscritto in una sorta di registro "criminale" che in seguito gli avrebbe impedito di lavorare dentro Israele, di superare i posti di controllo, di ottenere il permesso di aprire un'attività e così per tutti gli altri normali aspetti della vita. (p. 191)
*Sebbene si fosse deciso di non ripetere le espulsioni di massa del 1948, Israele effettuò comunque operazioni di pulizia etnica nelle [[Territori occupati da Israele|aree occupate]] nel '67; l'idea alla base di questo era che il ridimensionamento della popolazione nell'immediato dopoguerra fosse un ''modus operandi'' opportuno e praticabile prima che le acque si calmassero e che prendesse avvio il "processo di pace". (p. 194)
*Gli strateghi israeliani si resero conto che, volendo attuare una pulizia etnica con altri mezzi, l'alternativa all'espulsione era non consentire alle persone di lasciare i luoghi in cui vivevano; tanto più che in questo modo potevano essere escluse dagli equilibri di potere demografici. Essendo costretti all'interno delle proprie aree, questi individui potevano essere trascurati dal conteggio demografico complessivo del paese, giacché non si potevano muovere, sviluppare o espandere liberamente, né godevano di alcuno dei diritti umani e civili fondamentali. (p. 207)
*I più elementari diritti degli esseri umani, tutelati dall'ordinamento internazionale, erano subordinati all'approvazione israeliana insita nell'enigmatica espressione «buona condotta». In tutto il mondo, esisteva un solo contesto in cui vigeva un nesso del genere: il carcere moderno. (pp. 210-211)
*In più di una pubblicazione israeliana, i primi dieci anni della storia dell'occupazione, dal 1967 al 1977, sono stati dipinti come il decennio illuminato: dieci anni di opportunità di pace e progresso per i palestinesi, da loro stessi poi dilapidate. Uno sguardo più attento rivela, però, una realtà assai diversa: quella del consolidamento di un dominio unilaterale che ha incarcerato la gente dei [[Territori occupati da Israele|Territori Occupati]] come si fosse trattato di detenuti a vita: loro, i loro figli e i loro nipoti. (p. 216)
*{{NDR|Su [[Golda Meir]]}} La nuova leader era impegnata a continuare la politica di insediamento avviata dal suo predecessore. [...] La nuova premier avrebbe dimostrato ben poco interesse riguardo al destino dei [[Territori occupati da Israele|Territori Occupati]], che lasciò invece in mano all'inerzia burocratica del governo militare. La pace, per Meir, non era un'opzione contemplabile. (p. 217)
*{{NDR|Su [[Abraham Isaac Kook]]}} Per molti versi può essere ritenuto il capostipite del fondamentalismo ebraico estremo. (p. 219)
*Nel 1974 il movimento dei [[Insediamenti israeliani|coloni]] {{NDR|israeliani}} divenne una lobby ideologica che influenzava le politiche governative riguardanti la colonizzazione e che godeva di una presenza sempre maggiore nella Knesset e nella sfera pubblica in generale. Ma se per un verso i coloni erano dei manipolatori, per l'altro loro stessi venivano manipolati. Erano infatti usati come arma, e molto spesso come scusa, per giustificare la confisca di terre, e lo Stato ricorreva a loro come strumento demografico per effettuare una pulizia etnica con mezzi alternativi. Il movimento era un comodo canale per implementare quegli aspetti della politica di colonizzazione ai quali il governo laburista non voleva essere direttamente associato; specialmente le politiche che contraddicevano apertamente il diritto e le convenzioni internazionali. Anziché sullo Stato, infatti, la responsabilità veniva fatta ricadere su presunti gruppi di parte. (pp. 220-221)
*La vita in prossimità delle due comunità, quella dei palestinesi occupati e dei coloni, non faceva altro che accentuare l'immagine di un carcere. Ogni [[Insediamenti israeliani|colonia]], e ogni blocco di colonie, era circondato da una recinzione elettrica e da mura che chiudevano i coloni al loro interno, ma che combinate tra loro rinchiudevano i palestinesi in decine di mini-prigioni dentro l'enorme complesso della Cisgiordania e della Striscia di Gaza. (p. 221)
*L'esercito attuava il suo dominio su ogni aspetto della vita {{NDR|nei [[territori occupati da Israele]]}}, ma fin dall'inizio fu assistito da altri enti israeliani. Uno di questi era il sindacato generale, l'[[Histadrut]]. Questa organizzazione pre-statale era già stata molto efficiente nell'estromettere i palestinesi dal mercato del lavoro mandatario, e ciò a dispetto del fatto che venisse vista dal mondo occidentale - compreso il movimento sindacale britannico - come un esempio di organizzazione socialista votata al benessere dei lavoratori. Nel 1967, a partire dalla seconda settimana di giugno, l'Histadrut fu incorporato nel meccanismo dell'occupazione. Il governo gli concesse il monopolio del commercio e dell'industria; e sul campo esso non agì come un sindacato, ma piuttosto come un mastodontico complesso industriale. (pp. 242-243)
*Per i palestinesi, qualsiasi miglioramento delle condizioni di vita dipendeva dal loro totale consenso a risiedere nelle aree isolate dei [[Territori occupati da Israele|Territori Occupati]], il cui spazio sarebbe stato costantemente ridotto dall'ebraicizzazione e dall'accaparramento delle terre. (p. 243)
*Il principale contributo di [[Ariel Sharon|Sharon]] al rafforzamento della mega-prigione {{NDR|nei [[territori occupati da Israele]]}} è stato un approccio sistematico che ha spazzato via ogni ambiguità nell'attuazione della strategia del 1967. Difatti, egli ha portato la colonizzazione in ogni angolo della Cisgiordania. (p. 265)
*Se da un lato [[Hamas]] ha dato del filo da torcere agli israeliani, dall'altro li ha anche aiutati a bollare la lotta palestinese come parte di una forza islamica globale antioccidentale impegnata in uno scontro di civiltà. È per questo che molti degli esperti che hanno scritto sulle origini di Hamas hanno attribuito a Israele un ruolo importante nella sua nascita e progressiva affermazione. (p. 282)
*Il [[Accordi di Oslo|processo di Oslo]] non fu in realtà un tentativo di pace giusto ed equo, bensì un compromesso accettato da un popolo sconfitto e colonizzato. Il risultato fu che i palestinesi furono costretti a cercare soluzioni che andavano contro i loro interessi e che mettevano in pericolo la loro stessa sopravvivenza. (p. 312)
*L'insistenza sulla partizione e sull'esclusione della questione dei rifugiati dall'agenda di pace avevano trasformato il [[Accordi di Oslo|processo di Oslo]], nel migliore dei casi, in una riorganizzazione militare e in un riassetto del controllo israeliano in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza. In quello peggiore, in un nuovo accordo sul controllo che aveva reso la vita dei palestinesi in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza di gran lunga peggiore di quanto fosse prima. (p. 319)
*Il [[Accordi di Oslo|processo di Oslo]] aveva trasformato i [[Territori occupati da Israele|Territori Occupati]] in una geografia del disastro, per cui dopo gli accordi la qualità della vita dei palestinesi era notevolmente peggiorata rispetto a prima. (p. 320)
*In [[Cisgiordania]], la fermezza dei palestinesi è tuttora viva. La resistenza popolare è un fatto quotidiano, ma, disponendo di risorse limitate, viene facilmente soffocata dall'occupazione israeliana. Tuttavia, la sua tenacia suggerisce che la partita iniziata nel 1967 non sia ancora chiusa. (p. 331)
*Le condizioni disumane a [[Gaza]] hanno reso impossibile per la gente che vi abita adattarsi alla prigionia che qui Israele continua a imporre dal 1967. Ci sono stati periodi relativamente migliori, quando era permesso spostarsi per lavoro in Cisgiordania e in Israele, ma quei tempi sono finiti nel 2006. (p. 340)
==''Brevissima storia del conflitto tra Israele e Palestina''==
*Prima del 7 ottobre {{ndr|2023}} gli israeliani erano certi di essere protetti dall'esercito più forte del Medio Oriente. Adesso non ne sono più tanto sicuri. (p. 14)
*Credo che chiunque si opponga all'oppressione e all'ingiustizia possa comprendere i nodi basilari di quello che oggi è noto come "il [[conflitto israelo-palestinese]]". (p. 18)
*La [[Palestina]] non è mai stata separata dal mondo arabo: ne è parte integrante. E non è mai stata, evidentemente, «una terra senza popolo» - come i sionisti presero a dire - pronta per essere conquistata. (p. 20)
*Finché [[Israele]] conserverà un'etica coloniale insediativa, non potrà mai coesistere pacificamente con i [[Palestina|palestinesi]]. (p. 40)
*I [[Sionismo|sionisti]] come giustificavano il loro atteggiamento nei confronti della popolazione autoctona? Come altri [[Colonialismo d'insediamento|coloni insediativi]], ricorrevano alla disumanizzazione dei nativi, che venivano rappresentati come "selvaggi" o "primitivi". Un tropo particolarmente potente in Palestina era quello dei "nomadi", persone senza alcun attaccamento alla terra. Questo nonostante numerosi villaggi esistessero da migliaia di anni. Allo stesso tempo i [[Insediamenti israeliani|coloni]] {{ndr|israeliani}} affermano di essere guidati da scopi più nobili, ovvero portare i vantaggi della modernizzazione (e della civiltà) in un luogo arretrato. Su questo punto i colonialisti insediativi differiscono dai colonialisti classici per un aspetto cruciale. I colonialisti classici si consideravano i portatori della modernità tra i selvaggi. I coloni insediativi si consideravano intenti a modernizzare la terra, non il popolo. Le persone erano inconvenienti da rimuovere per accedere alla terra. (p. 40)
*La [[Stato di Palestina|Palestina]] non era affatto un deserto, né i suoi popoli erano nomadi o primitivi. Queste leggende venivano propagate per rendere il progetto [[Sionismo|sionista]] più appetibile agli ebrei d'Europa e non solo, ma i pensatori sionisti sapevano benissimo che lì era presente una popolazione nativa con cui bisognava confrontarsi. Ben prima degli anni Venti, i leader sionisti ragionavano su come spostare la popolazione palestinese. Alcuni ideologi sionisti speravano che i palestinesi sarebbero emigrati volontariamente nei paesi arabi vicini se avessero ricevuto un'adeguata compensazione finanziaria. In caso contrario, rimaneva sul tavolo l'opzione del trasferimento forzato. Leader e attivisti sionisti affinarono questa linea di pensiero dalla metà degli anni Venti fino al 1948, quando arrivò il momento di metterla in pratica. A questo punto, quelle che prima erano state delle idee vaghe furono tradotte in un piano programmatico che avrebbe portato alla pulizia etnica di metà della popolazione araba palestinese. (p. 41)
*Oggigiorno il [[Massacro di Hebron del 1929|massacro di Hebron]], un'orribile atrocità, viene utilizzato nella narrazione ufficiale israeliana come arma per "dimostrare" che la coesistenza è impossibile e, paradossalmente, per giustificare i successivi massacri di palestinesi. (p. 44)
*La [[Esodo palestinese del 1948|Nakba]] non fu soltanto un furto di terre da parte delle forze sioniste, bensì un tentativo di rendere impossibile la ricostruzione di una nazione palestinese. (p. 75)
*[[Israele]] interpretò il silenzio e l'inazione durante la [[Esodo palestinese del 1948|Nakba]] come un via libera per continuare a usare la pulizia etnica come mezzo per stabilire e rafforzare lo Stato israeliano e la sua sicurezza nazionale. Dopotutto, nessuno cercò di fermarli la prima volta. (p. 76)
*La storia del sostegno segreto di Israele a [[Hamas]] è in netto contrasto con le sue istrioniche dichiarazioni di oggi secondo cui esso non è migliore dell'Isis. (p. 109)
*Quando il 7 ottobre 2023 Hamas ha violato i confini israeliani, è entrato in un paese sull'orlo di una guerra civile. Per il momento quel conflitto è stato messo da parte, giacché gli israeliani si sono compattati per vendicarsi su ogni singolo abitante di Gaza per le azioni di Hamas. Ma le crepe continuano ad allargarsi. (p. 128)
*Fino al 7 ottobre {{ndr|2023}}, [[Israele]] ha investito molto tempo ed energie nella costruzione del consenso a partire da un'accezione di antisemitismo che includesse la critica allo Stato israeliano e ai fondamenti morali del sionismo. Oggi, persino dire che, dal 1967, intere generazioni di palestinesi sono cresciute sotto l'occupazione è sufficiente perché si scateni una caccia alle streghe che non risparmia nessuno. A Israele fa gioco che tutti noi dimentichiamo la storia e che ogni violenza da parte dei palestinesi sia vista come un'assurda barbarie, comprensibile solo attraverso la lente della volontà di annientare gli ebrei. Questo dà a Israele carta bianca per perseguire politiche che in passato avrebbero evitato, per motivi etici o strategici. E i governi occidentali gli vanno dietro. (pp. 129-130)
*L'attacco del 7 ottobre {{ndr|2023}} viene utilizzato come pretesto per attuare politiche genocide nella Striscia di Gaza. È anche un pretesto per gli Stati Uniti per cercare di riaffermare la propria presenza in Medio Oriente. Ed è un pretesto per alcuni paesi europei per limitare le libertà democratiche in nome di una nuova "guerra al terrorismo". (p. 130)
*I combattenti di [[Hamas]] che hanno fatto irruzione in Israele il 7 ottobre {{ndr|2023}} erano in gran parte giovani che hanno imparato il linguaggio della violenza dalle bombe sganciate da Israele su di loro. Con ciò non si vuole giustificare quello che hanno fatto. Ma non dobbiamo essere tanto certi che, se a subire quel trauma fossimo noi, senza una soluzione in vista, reagiremmo meglio. (p. 132)
*Mi auguro che conoscere le ingiustizie inflitte ai [[Stato di Palestina|palestinesi]] da oltre un secolo induca a essere solidali con la loro lotta e a opporsi all'oppressione ovunque ci si trovi. (p. 133)
==''La fine di Israele''==
*Sono convinto che lo status quo in Israele non possa perdurare perché, sin dal principio, il "[[Piani di pace per il conflitto israelo-palestinese|processo di pace]]" non è riuscito a offrire nessun tipo di risoluzione. (p. 23)
*{{ndr|Sulla [[dichiarazione Balfour]]}} Un impegno assunto da Londra senza mai chiedere che cosa ne pensassero i palestinesi. (p. 24)
*Nemmeno i leader palestinesi più concilianti, e neppure in tempi di totale impotenza e isolamento, hanno mai potuto prendere seriamente in considerazione qualcuna delle [[Piani di pace per il conflitto israelo-palestinese|proposte di pace]] avanzate dal 1967. Accettare un bantustan in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, senza alcuna concessione sui blocchi di insediamenti ebraici in Cisgiordania, il diritto al ritorno dei profughi o uno Stato palestinese con significativi poteri sovrani o che conservi la sua capitale storica a Gerusalemme, sarebbe un suicidio politico. Erano queste le aspirazioni minime della stragrande maggioranza dei palestinesi, ma non sono mai state nemmeno trattate come questioni da discutere. (p. 31)
*Questi [[Piani di pace per il conflitto israelo-palestinese|processi di pace]] si sono trasformati in una farsa. Israele li ha in realtà usati per normalizzare l'occupazione: parlare di pace prendendo tempo per costruire ulteriori insediamenti e arroccarsi nei territori. (p. 31)
*Oggi, dopo decenni del "[[Piani di pace per il conflitto israelo-palestinese|processo di pace]]", i palestinesi hanno meno diritti di sempre. (p. 35)
*Gli eventi dell'ottobre 2023 hanno evidenziato diverse crepe nelle fondamenta di Israele. Crepe che continuano a crescere, minacciando la stessa stabilità dello Stato ebraico. È emerso un punto interrogativo sul futuro di Israele. Che cosa ne sarà del progetto sionista nei prossimi decenni è ancora tutto da vedere, ma è chiaro che non potrà proseguire così. (p. 40)
*[[Israele]] fu fondato da una minoranza contro la volontà di una maggioranza di abitanti della Palestina storica. (p. 43)
*{{ndr|Parlando degli ebrei sparsi per il mondo}} In molti non considerano più il sostegno a [[Israele]] fondamentale per l'identità ebraica, a prescindere da come Israele abbia cercato in tutti i modi di rendere sinonimi i termini "giudaismo" e "sionismo". Esiste già una minoranza che vede addirittura gli ideali del giudaismo contrapposti alla realtà del sionismo. (p. 61)
*Sono convinto che il principale motivo per cui finora il "[[Piani di pace per il conflitto israelo-palestinese|processo di pace]]" è fallito sia che la comunità globale semplicemente non vuole ascoltare la posizione palestinese. Questo è un modo assurdo di deliberare sul futuro di un paese e di un popolo. Solo un dibattito e un processo di decisione interni al popolo palestinese possono fornire al mondo una visione per una futura Palestina libera. (p. 83)
*{{ndr|Parlando dei palestinesi impegnati nella lotta armata}} Israele li considera terroristi, anche se il loro "terrorismo" si limita a respingere i raid dell'IDF nei loro campi. Sentono giustamente di avere poco da perdere in un mondo che non gli permette di studiare e lavorare né offre loro motivi di speranza, sottoposti a continue umiliazioni e angherie, a cui si accompagna il trauma dei bombardamenti aerei un anno sì e uno no. Quanti di noi possono dire che rimarrebbero cittadini integerrimi e non risponderebbero mai in circostanze del genere? (p. 85)
*Riconoscere la [[Stato di Palestina|Palestina]] ha un peso completamente nuovo nel contesto di una cancellazione sistematica della cultura palestinese, dai luoghi di culto alle università fino ai musei e ai siti archeologici. Adesso l'appello a riconoscere la Palestina non è una manovra diplomatica, per creare l'illusione di uno Stato che non esiste, ma un mezzo necessario per opporsi al negazionismo sionista. (p. 89)
*Ogni [[rivoluzione]] vincente della storia è divampata quando l'energia creativa delle masse ha incontrato la visione programmatica di un'organizzazione sicura di sé e capace di dar voce alle loro richieste. (pp. 110-111)
*La maggioranza dei palestinesi uccisi di recente dall'IDF sono giovanissimi. Questa è una generazione nata nella geografia del disastro creata da Israele; sono individui plasmati dal crescere in quella che ho definito la più grande prigione sulla Terra. La loro coscienza politica scaturisce necessariamente dalla loro resistenza a questa dura realtà. (p. 112)
*Nella [[Striscia di Gaza]] assediata, in particolare dopo la devastazione provocata dalle politiche genocide di Israele, i giovani hanno paura per la loro vita e per la sopravvivenza delle loro famiglie, non diversamente dai giovani nei campi profughi in Siria e alcuni di quelli nei campi profughi libanesi. Chi sfugge alle bombe è nondimeno colpito dalla carestia e dal totale collasso del sistema sanitario dovuto all'assedio israeliano. Ma anche in queste circostanze, le più atroci mai affrontate da Gaza, ci sono incredibili iniziative che uniscono la lotta per la sopravvivenza a uno sguardo strategico a lungo termine: immaginare un futuro migliore. (p. 113)
*Il movimento nazionale palestinese ha mantenuto una forte tendenza socialista, poiché i palestinesi riconoscono i potenti interessi economici che si frappongono alla loro liberazione. L'occupazione è molto redditizia: fornisce a Israele manodopera palestinese a basso costo e un mercato vincolato per i suoi prodotti agricoli. Il modo in cui i lavoratori vengono sfruttati dal capitale globale risulta affine allo sfruttamento e all'oppressione che subiscono i palestinesi, da qui la necessità di un cambiamento rivoluzionario per porvi fine. (pp. 115-116)
*Se l'alleanza che sostiene Israele diventasse appena un po' più passiva o tiepida nel difenderlo dalle sfide legali e sociali, le condizioni sarebbero molto più mature per poter costruire in Palestina una realtà ben diversa. (p. 116)
*Tra le macerie del vecchio mondo troveremo le risorse per costruire una nuova realtà e creare una società giusta per tutti coloro che vivono nella Palestina storica e per quanti desiderano tornarvi. (p. 117)
*{{ndr|Sul [[sionismo]]}} Un progetto politico intrinsecamente violento, iniziato con le spoliazioni degli anni Venti del Novecento, proseguito con la prima pulizia etnica del 1948 e tuttora in atto, con la de-arabizzazione della Cisgiordania e il genocidio in corso nella Striscia di Gaza. (p. 124)
*L'identità di [[Israele]] come Stato si fonda sul non aver commesso nulla di sbagliato, motivo per cui gli israeliani si crogiolano nell'idea di essere la parte innocente, a prescindere da come i fatti storici mostrino il contrario. (p. 124)
*Regno Unito e Stati Uniti furono le principali potenze internazionali che sin dall'inizio garantirono gli aiuti e l'immunità al progetto coloniale d'insediamento ed espropriazione, e tuttora continuano a farlo. Molti altri paesi occidentali sono stati complici, fornendo per anni aiuti alle attività israeliane nei Territori Occupati, così come numerose multinazionali nel campo degli armamenti e dell'industria della sicurezza. Devono essere chiamati a rispondere delle loro azioni anche coloro che hanno continuato a vendere armi a Israele, a dispetto del genocidio in corso nella Striscia di Gaza dall'ottobre 2023. (p. 129)
*La mia speranza è che una futura generazione ebraica in una Palestina del dopo-[[Israele]] si dissoci categoricamente dal suo passato come fanno oggi i sudafricani bianchi. Ripenserà alle dichiarazioni odierne dei ministri israeliani con disgusto e orrore. (p. 136)
*Nel [[Ruanda]] del dopo-[[Genocidio del Ruanda|genocidio]] il ritorno dei profughi è stato cruciale per il processo di riconciliazione. I nuovi leader lo ritennero un modo per riformare il paese, per questo invocarono il ritorno dei membri di ogni gruppo etnico, che fossero hutu o tutsi. Tra il 1994, l'anno del genocidio, e il 2022 sono tornati in Ruanda oltre tre milioni di profughi ruandesi. Il ritorno ha allentato le tensioni tra i gruppi etnici e consentito un complicato processo di riconciliazione, sia pur tra molti ostacoli. Naturalmente il caso del Ruanda, con due gruppi etnici appartenenti alla stessa nazione postcoloniale differisce in modo significativo da quello palestinese. Dimostra però che, se un governo è davvero interessato a consentire il ritorno dei profughi alle loro case, è possibile realizzarlo, anche se non mancano i problemi da risolvere. (p. 161)
*Prima dell'arrivo del [[sionismo]] i rapporti tra le varie comunità del Mashreq erano molto meno soggetti a conflitti e persecuzioni. (p. 197)
*Nel contesto della nostra discussione su Israele e Palestina, possiamo notare lo scarto tra la politica estera portata avanti dai governi e quella invocata da ampi settori della società civile. A tutt'oggi un mondo in buona parte filopalestinese è mal rappresentato da un'élite politica filoisraeliana. (p. 227)
*Io sono una persona di sinistra, lo sono sempre stato e probabilmente lo rimarrò per il resto della mia vita. (p. 228)
*La [[Stato di Palestina|Palestina]] riveste un ruolo chiave nell'immaginare un mondo differente. (p. 241)
*Da parte mia, ritengo che gran parte delle persone che sono interessate alla [[Stato di Palestina|Palestina]] e immaginano per il futuro un paese libero e democratico abbia a cuore anche la lotta per la giustizia economica ed ecologica. (p. 242)
==Citazioni su Ilan Pappé==
*Ilan Pappé, che conduce una battaglia radicale contro l'establishment politico e accademico di Israele, è forse il più anticonformista degli israeliani. ([[Mario Vargas Llosa]])
*Ilan Pappé è il più coraggioso, più onesto, più incisivo degli storici israeliani. ([[John Pilger]])
==Note==
<references />
===Fonti===
<references group="fonte" />
==Bibliografia==
*Ilan Pappé, ''La pulizia etnica della Palestina'', traduzione di Luisa Corbetta e Alfredo Tradardi, Fazi, Roma, 2008. ISBN 9788881129089.
*Ilan Pappé, ''10 miti su Israele'', traduzione di Federica Stagni, Tamu, Napoli, 2022. ISBN 9791280195166.
*Ilan Pappé, ''La prigione più grande del mondo: {{small|storia dei Territori Occupati}}'', traduzione di Michele Zurlo, Fazi, Roma, 2022. ISBN 9791259672483.
*Ilan Pappé, ''Brevissima storia del conflitto tra Israele e Palestina: {{small|dal 1882 a oggi}}'', traduzione di Valentina Nicolì, Fazi, Roma, 2024. ISBN 9791259676634.
*Ilan Pappé, ''La fine di Israele: {{small|il collasso del sionismo e la pace possibile in Palestina}}'', traduzione di Nazzareno Mataldi, Fazi, Roma, 2025. ISBN 9791259677273.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Accademici israeliani]]
[[Categoria:Politologi]]
[[Categoria:Storici israeliani]]
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Ferrari 308
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{{Voce tematica}}
[[File:Ferrari 308GTB Lightweight (1976) - 14453314104 (cropped).jpg|thumb|upright=1.2|Ferrari 308 GTB (1975)]]
Citazioni sulla '''Ferrari 308'''.
===[[Leonardo Fioravanti (designer)|Leonardo Fioravanti]]===
*L'idea di eliminare la maniglia e ottimizzare la presa d'aria non era solo una questione estetica, ma una vera innovazione tecnica. Migliorava l'aerodinamica, l'efficienza del motore e, al tempo stesso, rendeva la vista laterale della 308 immediatamente riconoscibile. [...] Nel design automobilistico, forma e funzione devono andare di pari passo. La presa d'aria della 308 non è solo un dettaglio iconico, ma una soluzione che risponde a esigenze tecniche ben precise.
*La 308 piacque in tutto il mondo, e non dipendeva solo dai motori più o meno potenti per rispettare le normative sull'inquinamento, ma dalla sua personalità che esplose quando nacque la versione aperta, la 308 GTS: fu un enorme successo. Lì ebbi l'idea di posizionare il tetto dietro gli schienali dei sedili, guadagnando spazio per i bagagli. [...] Questo dimostra che la bellezza e la funzione erano autentiche, tanto da arrivare alla [[Ferrari F40|F40]]: [...] la parte centrale della macchina [...] è esattamente quella della 308.
*Nel mio design originale, i paraurti non si limitavano alla parte frontale ma giravano anche lungo i lati dell'auto. Questo perché ritenevo che la protezione laterale fosse utile, soprattutto nei parcheggi [...]. Nella versione di serie, abbiamo dovuto fare i conti con la praticità economica e la produzione. Ferrari è sempre stata attenta ai costi e i paraurti laterali aumentavano il prezzo. Inoltre, c'era un problema tecnico: i paraurti anche laterali richiedevano che le parti frontali e posteriori della carrozzeria fossero in perfetto accordo millimetrico, altrimenti tutto sembrava montato male. Quindi, si è optato per paraurti solo frontali e posteriori. [...] non ha cambiato molto l'aspetto complessivo della 308 essendo quasi un dettaglio. [...] in termini di linea e proporzioni, il design della 308 di serie è molto fedele al prototipo.
*Una Ferrari 308 in strada suscita ancora un'impressione di bellezza duratura. Non si sente dire "ah, che peccato, sembra vecchia", ma piuttosto "che bella macchina". C'è un'eleganza che resiste al tempo.
==Voci correlate==
*[[Ferrari]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Automobili]]
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Cisitalia D46
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[[File:1948 Cisitalia D46, 4 cylinder, 1089cm3, 65hp, 170kmh, photo 3.JPG|thumb|upright=1.2|Cisitalia D46 (1946)]]
Citazioni sulla '''Cisitalia D46'''.
===[[Dante Giacosa]]===
{{cronologico}}
*Disegnando lo ''chassis'' mi venne spontanea l'idea di costruire il telaio in tubi. Piacerà a Dusio – pensavo – che costruisce nella sua officina le biciclette Beltrame. Con il telaio formato di tubi sottili disposti in posizioni accuratamente studiate risolvevo diversi problemi: ingombro minimo, grande rigidezza a flessione e a torsione, leggerezza, facilità di lavorazione per le maestranze della Cisitalia esperte nella saldatura dei tubi. La carrozzeria in lamiera di alluminio, un semplice rivestimento a protezione del pilota e delle parti meccaniche più esposte, non avrebbe avuto alcuna altra funzione oltre quella di resistere all'azione dell'aria. Il telaio in tubi è una soluzione valida ancora oggi per le vetture da corsa. Ma a quel tempo fu ragione di commenti e anche di stupore. Quando le piccole monoposto Cisitalia furono raccolte nel cortile del palazzo del Valentino, in attesa del segnale per recarsi alla linea di partenza della prima corsa, il mio amico Massimino, ex collega disegnatore nell'Ufficio motori avio Fiat [...], avvicinandosi col fare sornione che gli era abituale, mi disse in dialetto piemontese: "''Ngegné! Che curage!'' (Ingegnere! Che coraggio!) ... quel telaio in tubi!".
*Per un tocco di civetteria estetica avevo previsto di nascondere gli organi della sospensione anteriore con due carenature, come due piccole ali sovrapposte. [...] ne costruii io stesso, con fogli di cartone, un modello che applicai alla vettura. Le carenature non erano né utili, né pratiche per la corsa, anzi erano una complicazione inutile e un inutile peso aggiunto, ma acquetavano le mie aspirazioni estetiche.
*Alla fine del mese di agosto {{NDR|1946}}, sette vetture erano pronte per la corsa che doveva svolgersi al Valentino, il parco di Torino sulla riva sinistra del Po. [...] Era la prima corsa su circuito chiuso in Italia dopo la seconda guerra mondiale. Ventisei erano le vetture che partecipavano per contendersi la [[Coppa Andrea Brezzi|Coppa Brezzi]]. Le [...] Cisitalia erano pilotate da Piero Taruffi, Raymond Sommer, Tazio Nuvolari, Franco Cortese, Louis Chiron, Clemente Biondetti e Piero Dusio. [...] dominarono per tutta la corsa [...]. Purtroppo Nuvolari [...] dovette presto ritirarsi. Ne fui desolato, sentendomi in parte colpevole. Disegnando il telaio avevo lasciato fra i tubi laterali lo spazio di appena 45 cm per il pilota. Il volante [...], che aveva un diametro molto maggiore di quelli usati oggi sulle monoposto [...], rendeva [...] difficile infilarsi nel posto di guida a un pilota che non fosse [...] sottile e agile. Io consideravo importante per la sicurezza e la praticità che il pilota potesse rapidamente infilarsi o balzar fuori dalla vettura e perciò avevo voluto rendere il volante ribaltabile verso l'avanti o sfilabile dal piantone [...]. Evidentemente Nuvolari [...] non si era assicurato che il volante fosse bloccato nella sua sede. Bastarono poche curve fatte con [...] violenza [...] perché [...] si staccasse [...]. Nuvolari, liberatosi di quell'oggetto diventato inutile, continuò a guidare aggrappato al piantone manovrando con la corta leva alla quale il volante avrebbe dovuto essere fissato. Dopo qualche giro, fra la delusione generale, [...] dovette abbandonare la corsa. Vinse [...] Dusio seguito da [...] Cortese e [...] Chiron. La Cisitalia ebbe così un successo trionfale di cui parlarono tutti i giornali del mondo.
==Voci correlate==
*[[Coppa Andrea Brezzi]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Automobili]]
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Fiat 1800
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Danyele
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[[File:1964 Fiat 1800 B at the Fiat120 celebration, front right cropped.jpg|thumb|upright=1.2|Fiat 1800 B (1964)]]
Citazioni sulla '''Fiat 1800'''.
===[[Dante Giacosa]]===
*Durante gli anni di produzione della ''[[Fiat 1400|1400]]'' e della ''1900'' i lavori stilistici per la vettura che avrebbe dovuto sostituirle erano stati limitati a una parziale evoluzione della forma. [...] Ma [...] vedendo la rapida evoluzione dei modelli concorrenti, si decise [...] di rifare completamente tutta la carrozzeria per ottenere una forma decisamente moderna e che potesse durare a lungo. [...] Poiché il peso prestabilito era una delle condizioni da rispettare [...], gli studi non potevano indulgere verso forme che aumentassero l'ingombro [...]. Inizialmente non era stata richiesta una velocità massima molto elevata e perciò, sempre nell'intento di ridurre il peso e migliorare l'abitabilità, diedi maggior importanza a queste qualità piuttosto che all'aerodinamica. [...] si cercava fra l'altro di ridurre la superficie esterna per risparmiare lamiera, così come farebbe un sarto che disponendo di una limitata quantità di stoffa cerchi con quella di ottenere ugualmente l'abito migliore. I primi simulacri [...] furono modellati con forme tondeggianti; poi decisi [...] di passare a una forma dalle linee rigide.
*Nella fase iniziale insistemmo a lungo in tentativi di sistemare posteriormente al padiglione un cristallo piano e quasi verticale. Successivamente, per gradi, il vetro fu inclinato e infine anche curvato. La linea rigida e netta delle fiancate che caratterizza la carrozzeria della ''1800'' deriva da una sorta di correzione in eccesso di un difetto della fiancata della ''1400''. In conseguenza della curvatura della fiancata [...] e delle curve nelle varie sezioni verticali, la linea di luce delle fiancate al di sotto dei cristalli [...] appare come cadente verso l'avanti e verso dietro con una inflessione sgradevole all'occhio [...]. Volendo evitare questo difetto, si cominciò col dare [...] una forma simile a una scatola con spigoli pronunciati, sulla quale si poteva lavorare senza perdere il riferimento di una linea di luce perfettamente orizzontale o appena leggermente curva. Questi spigoli hanno inesorabilmente fatto sentire la loro preponderante influenza durante il susseguente lavoro di definizione della forma.
*Qualcuno mi ha [...] chiesto perché il cofano è stato così nettamente troncato alla estremità anteriore. [...] In Italia, lo spazio a disposizione per la circolazione e per il parcheggio è ancora minore che negli altri paesi, perciò il risparmio di pochi centimetri nelle dimensioni può tornare utile. Una forma allungata e ben profilata del cofano avrebbe permesso di raggiungere qualità aerodinamiche superiori, ma l'ingombro sarebbe stato più grande e il peso pure. La parete frontale che taglia nettamente la carrozzeria davanti al radiatore non è certo aerodinamicamente corretta, ma ha consentito di mantenere l'ingombro e quindi il peso nei limiti prestabiliti.
*Quando la carrozzeria fu ultimata, si volle conoscere il giudizio di [[Pininfarina]] e avere il suo consiglio per eventuali perfezionamenti. [...] I ritocchi da lui apportati valorizzarono ancora le caratteristiche di linearità della carrozzeria con un tocco di raffinatezza. Anche la griglia e i fregi anteriori vennero da lui ritoccati con un certo miglioramento nell'effetto generale. A due mesi dall'entrata in produzione volli ancora variare la posizione dei proiettori che apparivano troppo bassi [...]. Fu un ''tour de force'' [...] ma si riuscì a fare tutto il necessario senza ritardare l'inizio della produzione.
==Voci correlate==
*[[Fiat 1400]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Automobili]]
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Fiat 126
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Danyele
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[[File:Centoventisei.jpg|thumb|upright=1.2|Fiat 126 (1972)]]
Citazioni sulla '''Fiat 126'''.
==Citazioni==
*La ''126'' era concepita come una ''[[Fiat Nuova 500|500]]'' con una carrozzeria di volume aumentato di quel poco da renderla capace di accogliere in modo meno disagiato quattro persone. Naturalmente anche la forma doveva essere cambiata. La cilindrata del motore era un poco accresciuta [...]. Sembrerebbe che una trasformazione in apparenza così semplice potesse essere fatta rapidamente. Fu invece una cosa lunga e difficile non dal punto di vista tecnico, bensì da quello decisionale [...]. Si chiedeva in sostanza una elaborazione della ''500'' tale da ricavarne una quattro posti, aumentando di una quantità possibilmente trascurabile il costo di fabbricazione. [...] al Centro stile si sviluppavano disegni e si confrontavano modelli in gesso. Vennero anche costruite carrozzerie metalliche direttamente ricavate da scocche ''500'' allargate per migliorarne l'abitabilità. Il problema sembrava insolubile, poiché ogni cambiamento aveva come conseguenza un aumento del peso e del costo. Sembrava anche impossibile dare alla forma un aspetto che non facesse rimpiangere la ''500''. La questione era oggetto di scambi di opinioni e di idee [...]. Sostenevo che la trasformazione della ''500'' in una vettura a quattro posti non poteva rappresentare una soluzione desiderabile perché al maggior costo non poteva corrispondere un proporzionato miglioramento delle qualità. Che semmai sarebbe stato conveniente apportare una serie di modifiche alle parti meccaniche e qualche ritocco alla carrozzeria per ridurre il costo della vettura e il prezzo di vendita. Ma il mio parere non era condiviso dai miei superiori. [...]. All'inizio del 1970 il modello in gesso, dopo una serie di innumerevoli cambiamenti, cominciò ad assumere la forma che fu poi definitivamente scelta per la ''126''. ([[Dante Giacosa]])
===[[Roberto Giolito]]===
{{cronologico}}
*Ha letteralmente risollevato le vendite della Fiat, che con l'ultima versione della [[Fiat Nuova 500|500]], la R, stavano cominciando a stagnare, ed è rimasta sulla breccia per quasi trent'anni, prodotta in milioni e milioni di esemplari sia in Italia che all'estero.
*È figlia di un altro tempo ed è inevitabile che non riproponga soluzioni stilistiche che negli anni '70 e in quelli successivi sarebbero parse anacronistiche. Non va dimenticato che sulla 126 hanno lavorato menti brillanti, come l'ingegner Sergio Sartorelli, all'epoca responsabile dello stile e della progettazione della Fiat, e [[Pio Manzù]], talento scomparso troppo presto [...]. Quasi naturale, quindi, che l'auto presenti soluzioni ancora attuali. {{NDR|«Per esempio?»}} L'idea di fondo, partorita da Manzù, fu di riproporre, naturalmente aggiornandolo, lo stile della [[Fiat 850|850]]. Il salto in avanti, architettonicamente parlando, fu notevole. Vista da un designer, la 126 presenta centine molto interessanti, così come degne di nota sono le scalfature sulle fiancate, qualcosa a cui all'epoca stava lavorando anche la Land Rover per la sua nuova fuoristrada di lusso, la Range Rover. E poi il cosiddetto cofango, ovvero il cofano anteriore a conchiglia: una soluzione che in fase di montaggio minimizzava i tipici problemi di registrazione.
*{{NDR|«Quale rimane il gol più importante, nella carriera [...] della 126?»}} Direi il fatto di essere riuscita a proseguire nel migliore dei modi la storia di successo della 500, offrendo una dotazione più completa e, quindi, allargando la platea dei clienti. La versione base, naturalmente, conquistò l’utente tipico della 500, ma negli allestimenti più curati, come il Personal, la macchina veniva percepita come un modello di categoria superiore. Alla 126 si deve, infine, un altro grande merito: aver traghettato la Fiat verso nuove piattaforme a motore anteriore.
==Voci correlate==
*[[Fiat Nuova 500]]
==Altri progetti==
{{interprogetto|w_preposizione=riguardante la|preposizione=sulla}}
[[Categoria:Automobili]]
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Giosuè Boetto Cohen
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Danyele
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/* Corriere della Sera */ +7
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text/x-wiki
[[File:Copia di IMG 3993.jpg|thumb|Giosuè Boetto Cohen]]
'''Giosuè Boetto Cohen''' (1961 – vivente), giornalista, scrittore, conduttore televisivo, regista e curatore d'arte italiano.
==Citazioni di Giosuè Boetto Cohen==
*{{NDR|Sulla [[Fiat 127]], in riferimento a Pio Manzù}} Alla fine la fecero proprio come l'avrebbe voluta lui. Abbassarono solo il cofano di un centimetro, per rendere il muso un po' più grintoso, perché il motore era piccolo e di spazio ce n'era a sufficienza.<ref name="Manzù-2021">Citato in ''[https://www.formulapassion.it/automoto/classiche/la-fiat-127-e-il-genio-di-pio-manzu-in-mostra-al-mauto La Fiat 127 e il genio di Pio Manzù in mostra al Mauto]'', ''formulapassion.it'', 17 giugno 2021.</ref>
*[[Giorgetto Giugiaro]] è il designer per tutti e di tutti. Non ha disegnato auto stravaganti o da sogno, ma le auto che gli italiani hanno parcheggiato sotto casa [...]. Questo lo rende un personaggio familiare, non solo per la celebrità del suo nome, ammirato e ascoltato nel mondo. Ci ha lasciato l'Alfasud e la Panda, la Uno e la Punto, ma anche l'Alfa Romeo Gt, che magari non avevamo ma desideravamo. È il genio della porta accanto.<ref>Citato in Alessandro Martini, ''[https://torino.corriere.it/cultura/21_marzo_19/genio-porta-accanto-d2952d92-88df-11eb-9214-48facb37773c.shtml Giorgetto Giugiaro, la vita del car designer diventa un romanzo]'', ''torino.corriere.it'', 19 marzo 2021.</ref>
*La storia, lo stile e il metodo di lavoro di [[Pio Manzù|Manzù]] sono completamente differenti da quelli dei vari Giugiaro, Fioravanti e Gandini. La scuola tedesca ne ha fatto forse il designer più diverso di tutti, con un approccio al prodotto automobilistico non solo edonistico, di piacere. Quando ai grandi costruttori [...] interessava solo aumentare il più possibile i volumi di vendita, Manzù immaginava l'auto come un pezzo della mobilità, un tema ben più ampio e allora praticamente sconosciuto.<ref name="Manzù-2021"/>
==Citazioni tratte da articoli==
===''Corriere della Sera''===
{{cronologico}}
*Jet Caravelle. [[Renault Caravelle]]. [...] la Francia faceva sognare. Il primo aereo a reazione del mondo con i motori in coda era un oggetto del futuro [...]. E mentre, nel 1956, il bireattore compiva i suoi test, alla Renault si pensava a una piccola cabriolet con il medesimo nome, per sfidare il successo della [...] Karmann-Ghia, lanciata l'anno prima dalla Volkswagen. Non era una questione di cavalli, né di prestazioni. Era una questione di moda. Entrambe venivano da carrozzieri italiani, Ghia e Frua. La Caravelle [...] ebbe una gestazione lunga e travagliata, tra imprevisti e azioni legali. Vi parteciparono entrambi gli atelier torinesi, con contributi di esperti americani, e fu lanciata come l'auto personale di [[Brigitte Bardot]]. Ma le vendite, dopo un «coup de foudre» al Salone di New York, si fermarono a 120 mila esemplari. La piccola tedesca invece [...] ebbe molto più successo, raggiungendo [...] il mezzo milione di vetture, molte delle quali esportate in California e a Manhattan. Cosa trovassero [...] Oltreoceano nelle due cuginette europee non è facile dire. [...] non avevano nulla dello sprint di Porsche, MG, Triumph, i fenomeni del momento. Sicuramente Karman-Ghia e Caravelle erano minuscole, esotiche, consumavano la metà di una qualunque «compatta» di Detroit [...] e soprattutto erano scoperte. E una delle ragioni del mezzo flop della Caravelle fu proprio che la gente la voleva spider, mentre i due carrozzieri francesi che avevano l'appalto producevano molte più coupé. Così – e per gli acciacchi sulla strada a cui rispondeva una rete d'assistenza evanescente – i consumatori persero la pazienza. E la Renault Caravelle (come anche il Jet Caravelle, nel frattempo schiacciato da Douglas e Boeing) perse l'America.<ref>Da ''[https://www.corriere.it/motori/attualita/16_marzo_14/quando-caravelle-perse-l-america-8811865e-e9ce-11e5-9549-2d2df3bd31ee.shtml Quando la Caravelle perse l’America]'', ''corriere.it'', 14 marzo 2016.</ref>
*Nella mitologia dell'automobile [...] il [[Volkswagen Maggiolino|Maggiolino Volkswagen]] brilla di una luce magica. Anche dimenticandone gli albori, le vicende europee e il numero impressionante di esemplari prodotti, il fatto che il Beetle si sia a un certo punto guadagnato il [...] mercato USA, nel pieno della «Space age» e in totale controtendenza, ne fa un caso da manuale. Piccolo, brutto (lo diceva la pubblicità), rumoroso e privo di ogni gadget o automatismo, il Maggiolino sbaragliava le monumentali berline americane sulle strade di New York, della California e nei quartieri «emergenti» di tante altre città. Una strategia di comunicazione geniale, dissacrante nei concetti quanto raffinata nella grafica, ne fece un oggetto a parte, una moda quasi irrazionale (se non fosse stato per il prezzo) che catturò due generazioni di automobilisti.<ref>Da ''[https://www.corriere.it/motori/attualita/16_aprile_04/quel-maggiolino-paul-newman-346f8b40-fa68-11e5-9ffb-8df96003b436.shtml Quel Maggiolino di Paul Newman]'', ''corriere.it'', 4 aprile 2016.</ref>
*[...] un giovane uomo, intelligente e capace di guardare lontano, che pur avendo avuto in sorte solo cinque anni di carriera ci ha lasciato una delle automobili di maggior successo, prototipi e progetti per quelle che guidiamo noi mezzo secolo dopo e una manciata di pezzi d'arredamento che sono entrati nei musei. È la storia di [[Pio Manzù]] [...], designer visionario e concretissimo al tempo stesso, precursore dei temi della sostenibilità, in anni in cui tutto sembrava ancora sostenibile. [...] padre della [[Fiat 127]], dell'orologio Cronotime di Alessi, della lampada «Parentesi» di Flos (inventata con Achille Castiglioni) e di una piccola ma stupefacente galleria di oggetti [...]<ref name="Manzù-2016">Da ''[https://www.corriere.it/motori/attualita/16_luglio_04/prima-monovolume-storia-l-aveva-inventata-pio-manzu-65-82bbd0a0-41c2-11e6-91d1-c0b7aa8f545f.shtml La prima monovolume della storia?]'', ''corriere.it'', 4 luglio 2016.</ref>
*Sull'inventore del moderno [[Monovolume|minivan]] si è scritto parecchio: la storia può correre indietro fino al 1913, quando Ercole Castagna carrozzò un telaio Alfa Romeo in pieno spirito bolidista. Ma [...] si elogiano anche le intuizioni dell'archistar Mario Bellini, molto meno antico di Castagna, che presentò un suo concept a New York nel 1972. Con maggiore concretezza non si può non ricordare la [[Fiat 600 Multipla|600 Multipla]] di Dante Giacosa [...]. Pauperistica finché si vuole, multiuso e «taxi-tipo» di molte città dell'Italia del boom, è indiscutibilmente un monovolume. Anche Giorgetto Giugiaro vanta paternità nel settore: la sua Megagamma del 1978 aveva pavimento piatto, seduta alta e grandi vetrate. Ma non convinse nessuno, almeno finche Renault, ben sei anni dopo, mise in produzione il primo minivan dell'era moderna: l'[[Renault Espace I|Espace]].<ref name="Manzù-2016"/>
*{{NDR|Sulla [[Fiat 600]]}} [...] o la si prenotava con quindici mesi d'anticipo o la si doveva vincere – come premio di consolazione – a ''Lascia o raddoppia?'' [...]<ref name="Fiat">Da ''[https://www.corriere.it/motori/attualita/16_settembre_23/500-due-posti-vecchia-storia-b7165484-818b-11e6-bb54-ccc86a7805dc.shtml Una 500 a due posti? Vecchia storia]'', ''corriere.it'', 23 settembre 2016.</ref>
*{{NDR|Sulla [[Fiat Nuova 500]]}} [...] c'era il problema dei posti a sedere: due o quattro? Una [[Smart]] ante-litteram o una automobile vera? [...] il board aveva remato contro, perché si temeva che una 500 (che in realtà in codice si chiamava «400») troppo confortevole potesse portare via clienti alla 600. Altro che aggiungerne! Così, a un certo punto, si arrivò all'eccesso [...], al modello della «400» col padiglione calante, che avrebbe obbligato persino un ragazzo cresciutello a star seduto dietro solo con la testa piegata. Era troppo. [...] Così si fece all'italiana, padiglione rialzato, ma solo una panchetta, senza schienale, omologazione per due e rispetto delle regole lasciato a discrezione. O al buon cuore dei vigili del tempo, che assomigliavano a [[Alberto Sordi]]. [...] il lancio della spartanissima 500 serie 1 fu un flop. Solo 48 mila consegne nei primi tre anni, contro le 255 mila dei successivi e il milione del triennio '69-'71. Cosa era successo? Certamente, il prezzo iniziale, sbagliato [...], fu decurtato. Poi l'Italia era entrata nel [[Miracolo economico italiano|boom]], la gente aveva qualche spicciolo in più e anche le mogli guidavano e volevano la loro microcar. Ma soprattutto arrivarono i sedili posteriori e l'omologazione per quattro, che insieme a qualche cavallo in più, un paio di profili in alluminio lucidato, i coprimozzi e i vetri apribili fecero della 500 il mito che fu.<ref name="Fiat"/>
*Chi si ricorda della [[Renault Dauphine|Alfa Romeo Dauphine]]? La «vetturetta» – come si diceva allora – nata alla [[Renault]] nel 1956 e costruita su licenza anche al [[Alfa Romeo|Portello]], per tentare la sfida alle utilitarie Fiat? Di certo non era un cavallo da corsa come le altre Alfa del tempo. Cilindrata ottocentocinquanta, motore posteriore, andatura dimessa. Eppure occupa un posto speciale nella storia dell'auto perché, nel suo piccolo, è stata una delle prime world-car. Insieme alla Ford T, al Maggiolino, alla [[Renault 4]] e qualche altra, ha anticipato l'era della globalizzazione dell'automobile. [...] la Dauphine «alla milanese» [...] era identica all'originale, ma con impianto elettrico Magneti Marelli e fari Carello. Dalla linea di produzione [...] ne uscirono cinquantacinquemila, fino al '64. Costruita in Francia, Spagna e Brasile in due milioni di esemplari ed esportata negli USA, la Dauphine fu anche un tassello del riavvicinamento tra i due Paesi «cugini», dopo il tradimento bellico del 1940. Il generale [[Charles de Gaulle|De Gaulle]], in visita nel '59, accettò di inaugurare la catena di montaggio al Portello: uno degli eventi per i cent'anni della vittoria franco-sabauda a Solferino portava anche buoni affari.<ref>Da ''[https://www.corriere.it/motori/attualita/16_ottobre_28/ricordate-l-alfa-romeo-dauphine-2f57fdec-9d2c-11e6-baae-ba981bf8dcd8.shtml Ricordate l'Alfa Romeo Dauphine?]'', ''corriere.it'', 28 ottobre 2016.</ref>
*Venendo alla nostra «povera» [[Fiat Regata|Regata]], era una [[Fiat Ritmo|Ritmo]] con la coda, un po' in linea con le tre volumi che vanno così forte nei paesi in via di sviluppo. E se la Ritmo (sicuramente la prima serie) era stata un'auto innovativa e con una forte personalità, la Regata aveva fatto tre passi indietro. Il modello diesel color carta da zucchero, con i coprimozzi piccoli, era considerato, da chi se ne intendeva, «il minimo della vita».<ref>Da ''[https://www.corriere.it/motori/auto_epoca/16_novembre_08/regata-presidente-l-avvocato-254a245e-a58a-11e6-b4bd-3133b17595f4.shtml La Regata, il Presidente e l'Avvocato]'', ''corriere.it'', 8 novembre 2016.</ref>
*La [[Fiat 1400|1400]] [...] fu la prima Fiat con la carrozzeria a scocca portante. Non solo lo stile, per espressa richiesta di [[Vittorio Valletta|Valletta]], riprendeva in piccolo gli stilemi americani. Ma anche la progettazione della struttura – in quel momento molto innovativa – venne fatta Oltreoceano, con il controllo delle industrie Budd, specialiste mondiali. Scorrendo i memorabili diari di [[Dante Giacosa]] [...] si scopre che l'ingegnere aveva pensato alla «cassa portante» già in due studi d'anteguerra, datati 1939. Ma che non gli era stato facile convincere il management di una soluzione che riduceva i pesi, le parti e costi, ma aumentava l'incertezza. In officina si temevano le vibrazioni trasmesse da un motore fissato alla scocca, e la tenuta rigida dell'insieme. Il grande ingegnere ricorda come a Torino, allora, valesse la regola del seguire sempre la strada dei più grandi e dei più esperti. Ma in questo caso, se si fosse aspettata la Ford, telai e balestre avrebbero marciato per un altro quarto di secolo. Il debutto della 1400, la torinese che «doveva piacere agli americani», fu salutato da un plauso anche all'estero [...] e aprì la strada a una nuova generazione di Fiat.<ref>Da ''[https://www.corriere.it/motori/attualita/16_dicembre_09/beatrice-fa-patente-fiat-1400-b2eaf1f2-be27-11e6-b49e-d6d34448037e.shtml E Beatrice fa la patente sulla Fiat 1400]'', ''corriere.it'', 9 dicembre 2016.</ref>
*Era il 1956 quando dai ghiacci di Göteborg arrivò notizia del nuovo modello «[[Volvo Amazon|Amason]]», berlina [...] ispirata al disegno della Alfa Romeo 1900. Ma di quest'ultimo particolare non si accorse nessuno, perché la vettura fu nei primi anni quasi sconosciuta in Italia e lo stesso si può dire di quella del Portello, oltre il Circolo polare. In ogni caso non è per la linea – pur solidamente chic – o la struttura autoportante, che la [...] Amazon (con la «z», come venne ribattezzata) è passata alla storia. Furono le [[cinture di sicurezza]] a tre punti, installate per la prima volta nel 1959 sul modello PV544 e subito trasferite sulla nuova ammiraglia, a segnare il distacco della marca svedese dal resto del mondo. Un distacco che Volvo si affrettò a condividere, per il bene comune, con altri costruttori. Ma che grazie ad un marketing lungimirante e tenace – e a una qualità di prodotto molto elevata – ha saputo ben amministrare. Ancora oggi, sulle prime pagine dei siti istituzionali e delle pubblicazioni della Casa, si fa menzione del milione di vite che sono state salvate grazie alla geniale cintura.<ref>Da ''[https://www.corriere.it/motori/attualita/16_dicembre_20/altra-amazon-quella-mitica-volvo-f4a3abd8-c6c0-11e6-b417-0b305dabd004.shtml L'altra Amazon: quella mitica Volvo]'', ''corriere.it'', 22 dicembre 2016.</ref>
*{{NDR|Sul [[Raid Pechino-Parigi]]}} L'impresa appariva titanica per i mezzi in circolazione, considerati dal pubblico (non dai costruttori) alla stregua di attrezzi sportivi o capricci delle famiglie bene. Ma aveva un fascino irresistibile, anche in assenza di un premio (sarebbe bastata la notorietà), di regole e percorsi certi. Non esistevano infatti vincoli o limitazioni e il tragitto era dettato dall'esistenza o meno delle strade (o delle ferrovie – che vennero utilizzate talvolta modificando le ruote). Unica ''conditio'' versare una caparra di duemila franchi a garanzia della serietà della propria partecipazione. [...] A Pechino, su quaranta iscritti, si presentarono in cinque. E uno avevano solo tre ruote. Come potessero pensare i signori Pons e Foucault di attraversare l'Asia con un triciclo da sei cavalli (vapore) non è più dato di sapere. Fatto sta che i due sbiellarono nel mezzo del deserto del Gobi e poterono tornare a casa solo grazie alla fortuna e una generosa tribù di Mongoli.<ref>Da ''[https://www.corriere.it/motori/auto_epoca/17_marzo_03/centodieci-anni-fa-pechino-parigi-28ecd1b4-0017-11e7-ab57-d1b52dae9646.shtml Centodieci anni fa, la Pechino-Parigi]'', ''corriere.it'', 3 marzo 2017.</ref>
*{{NDR|Sulla [[Peugeot 403]]}} [...] a discapito della sua meccanica tranquilla è una vettura da libri di storia. Immaginata da Jean Pierre Peugeot all'inizio degli anni '50 – per dare, alla media borghesia francese, una nuova voglia di viaggiare dopo le privazioni del dopoguerra – la 403 venne disegnata da [[Pininfarina]] [...] e fece il suo debutto al Salone di Parigi del 1955. Il carrozziere italiano, autore di uno stile classico ma molto ben proporzionato, avrebbe voluto, probabilmente, osare di più. [...] Ma contrariamente alla spregiudicatezza di [[Citroën]], e allo stile un po' kitch di Simca, la [[Peugeot|Casa del leone]] puntava su un'immagine sobria, solida, concreta. La pubblicità diceva: «Peugeot: c'est serieux» (è una cosa seria!) e infatti la macchina venne fuori ottima, ma un poco noiosa. La [[Citroën DS|Ds 19]], lanciata lo stesso anno a qualche stand di distanza, le rubò la scena. I Peugeot non se la presero più di tanto: mentre la futuribile Deésse colpiva a prima vista (ma costava all'azienda più del prezzo di listino e si guastava continuamente) la più classica 403 funzionava come un orologio, era l'auto «tipo» della middle-class d'oltralpe e equipaggiava i taxi parigini (con il primo Diesel della marca). Ma anche le furgonette dei fruttivendoli e i rustici pick-up dell'Africa coloniale.<ref>Da ''[https://www.corriere.it/motori/attualita/17_aprile_20/jacques-chirac-presidente-meccanico-1506146e-25c7-11e7-af03-2ae26637d687.shtml Jacques Chirac, presidente meccanico]'', ''corriere.it'', 22 aprile 2017.</ref>
*{{NDR|Sulla [[Ferrari 365 California]]}} Se parliamo di eleganza alla metà degli anni '60 e della scuola Pininfarina, questo spider è un archetipo. Fonde elementi della neonata Dino con quelli delle vetture maggiori. E con la sua coda...interminabile, affascina oggi come la prima volta.<ref>Da ''[https://www.corriere.it/motori/auto_epoca/cards/a-villa-d-este-auto-piu-belle-mondo-trionfa-nibbio-meta-moto-meta-siluro/yacht-4-ruote-fuori-concorso-sweptail_principale.shtml A Villa d'Este le auto più belle del mondo. Trionfa la Nibbio: metà moto, metà siluro]'', ''corriere.it'', 29 maggio 2017.</ref>
*{{NDR|Sulla [[Cisitalia 360]]}} La monoposto che Dusio volle sviluppare con [[Ferdinand Porsche]] nel 1946, invece di cavalcare il successo «in serie» della [[Cisitalia 202|202]]. La decisione portò all'abbandono di [[Giovanni Savonuzzi|Savonuzzi]] e al collasso dell'azienda. Ma la Grand Prix, pur non avendo mai corso, è entrata nella storia dell'auto. Basti citare il propulsore 1.500 turbocompresso, con dodici cilindri e 380 cavalli, la trasmissione integrale inseribile e un telaio al cromo. Un mostro tanto avanzato, quanto arduo da costruire. Almeno per la «piccola» Cisitalia.<ref>Da ''[https://www.corriere.it/motori/attualita/17_settembre_05/nuvolari-abarth-doktor-porsche-festa-70-anni-cisitalia-67a76782-921d-11e7-a2f3-389b2532170c.shtml Nuvolari, Abarth e «doktor» Porsche alla festa per i 70 anni di Cisitalia]'', ''corriere.it'', 6 settembre 2017.</ref>
*{{NDR|Sulla [[Iso Isetta]]}} La sua unica porta, da frigorifero con sterzo incorporato, è entrata nell'immaginario collettivo.<ref>Da ''[https://www.corriere.it/liberitutti/cards/abitacoli-ribelli/piccola-cosi.shtml Dalla Mehari del '68 alla Kar-a-sutra di Bellini, finita al MoMa: abitacoli ribelli]'', ''corriere.it'', 8 giugno 2018.</ref>
{{Int|''[https://www.corriere.it/motori/attualita/16_aprile_26/storia-dell-isetta-bresso-monaco-64db0d2c-0b89-11e6-a8d3-4c904844517f.shtml Storia dell'Isetta, da Bresso a Monaco]''|''corriere.it'', 16 aprile 2016.|h=4}}
*La [[Iso Isetta|Isetta]], capolavoro minimalista di tecnologia e design, cessava le vendite in Italia, suo Paese natale. La bloccavano gli «interessi dell'industria nazionale» (alias lo strapotere [[Fiat]]), un prezzo – 480 mila lire – troppo simile a quello delle auto vere (la [[Fiat 500 "Topolino"|Topolino]]) e i due soli posti che, ragionevolmente, si poteva pensare di occupare, anche se era reclamizzata per tre. Qualche storico dell'auto, per ammorbidire gli strali della concorrenza, sottolinea che anche la sicurezza giocò un ruolo, perché pensare di fare un frontale con l'Isetta [...] non faceva gola a nessuno.
*[...] l'ingegner Renzo Rivolta – titolare delle industrie Iso – abituato a vender frigoriferi, ma pronto a sfidare l'accoppiata [[Vittorio Valletta|Valletta]]-[[Dante Giacosa|Giacosa]] sul terreno delle utilitarie, dopo nemmeno due anni gettò la spugna. O meglio, passò la mano. Perché alle poche Isetta prodotte dal 1953, in quello che oggi è diventato l'ufficio postale di Bresso [...], ne sarebbero seguite ben 160 mila, costruite anche in Francia, Brasile e soprattutto in Germania, da una ditta di nome [[BMW|Bmw]]. La Isetta d'Oltralpe ebbe un motore migliore, finestrini scorrevoli, un piccolo ma provvidenziale impianto di riscaldamento. Ma, nella sostanza, l'idea rimase quella di Rivolta e il progetto quello degli ingegneri aeronautici Preti e Raggi, ritoccato qua e là dalla matita di Michelotti.
*A contribuire alla storia tutta straniera della prima city-car furono diversi fattori. Quello strano uovo scoppiettante era anche un problema di marketing: le famiglie «affluenti» della ricostruzione si potevano comprare al massimo una macchina. L'Isetta era una ideale seconda, terza macchina. Un po' come [...] la [[Smart]]. Non che la Fiat 500C fosse un salotto (la «lussuosa» [[Fiat 600|600]] arrivò solo nel '55), ma senz'altro dava quell'impressione di automobile che alla Isetta sempre mancò.
{{Int|''[https://www.corriere.it/motori/auto_epoca/16_giugno_16/con-mario-soldati-campagnola-6efdfaa2-33b2-11e6-b8e9-6b78a4af30ec.shtml Con Mario Soldati sulla Campagnola]''|''corriere.it'', 16 giugno 2016.|h=4}}
*Molto molto tempo fa, prima delle prove dei cuochi, prima delle cucine del diavolo, prima dell'agnello lessato in salsa di coriandolo prodigio della nuova tavola, [[Mario Soldati]] [...] inventò la televisione eno-gastronomica. Poche stelle e stellati di oggi ne hanno sentito parlare, perché la Tv nel frattempo è molto cambiata, ma ''Viaggio nella valle del Po'', alla ricerca di cibi genuini, ha fatto conoscere – con un garbo oggi struggente – luoghi, opere e storie «padane» al resto del Paese. E, con lo stesso garbo, le ha mescolate ai menu dei ristoranti più veri, alle ricette più segrete, alle bottiglie più inaspettate e a quella «salama da sugo» che è rimasta celebre [...]. Soldati è piacevolissimo da seguire anche a distanza di [...] anni, negli studi televisivi e nelle grotte dove stagionano i formaggi, nella fabbrica della mortadella o tra i vitigni del Lambrusco.
*La [[Fiat Campagnola|Campagnola]] [...] era un mezzo unico. Primo fuoristrada dell'Italia moderna, fu pensato per le commesse militari, ma ebbe un nome e una vocazione agricola. Servivano forse a distrarre le maestranze e i clienti da un passato che bruciava ancora. Pare che [[Fiat]], vincitrice del concorso contro [[Alfa Romeo]], ebbe dal ministero della Difesa qualche soffiata di troppo e si presentò con la vettura già pronta.
*Per progettare la Campagnola l'ingegner [[Dante Giacosa|Giacosa]] e i suoi uomini studiarono la Jeep che il nuovo modello doveva sostituire, rifacendola più grande e più versatile, per adattarla a usi e situazioni diverse. Ma guardarono anche agli sviluppi della Land Rover, che nel 1951 vendeva la Serie 1 da 80 pollici, ma aveva capito che presto la misura del passo avrebbe dovuto crescere. Come la Land Rover, anche la Campagnola nacque e visse a lungo con motori spompati. [...] Del resto, quando si va nei campi, arati o di battaglia, non bisogna correre e il fuoristrada di allora – lo dice la parola – non era nato per l'asfalto.
{{Int|''[https://www.corriere.it/motori/attualita/16_settembre_30/salone-parigi-1996-nasce-smart-d69067c4-8702-11e6-b094-d674d9773420.shtml Salone di Parigi 1996: nasce la Smart]''|''corriere.it'', 30 settembre 2016.|h=4}}
*I [[Salone dell'automobile|Saloni internazionali]] e i loro archivi raccontano la storia dell'automobile come nessun altro. Soprattutto quella degli anni ruggenti, prima della nascita delle riviste specializzate e molto prima dell'avvento della televisione. Sono una miniera di aneddoti, colpi di scena, speranze, trionfi e cadute. Talvolta difficili da motivare, o che ci fanno sorridere a tanti anni di distanza.
*[...] al Salone di Parigi del 1996 [...], in un'epoca assolutamente «matura» dell'auto e delle sue vetrine, fece la sua comparsa un'idea che è riuscita a cambiare le nostre strade. Nuovissima e già vista al tempo stesso, sempre attesa e sempre rimandata, semplice e complicatissima produrre, spiegare alla gente, vendere. È la [[Smart Fortwo (W450)|Smart]], che ancora oggi ci affascina, anche se non ne abbiamo mai avuta una e ci siamo saliti sopra una manciata di volte. [...] un veicolo senza capo (il cofano anteriore) né coda (tutto quello che dovrebbe stare dietro) [...] e un interno così spazioso e sfizioso da farci dimenticare di stare chiusi in due metri e mezzo.
*[...] iniziò la sua rivolta tecnologica e di stile contro il vecchio mondo delle micro-car, i pauperismi del dopoguerra, l'ibridazione necessaria ma superata tra scooter e quattro ruote. Questo traguardo storico, raggiunto ad altissimo prezzo industriale e commerciale, è stato il merito maggiore del progetto Smart.
*Dalle auto mignon della Germania anteguerra, alle comiche microcar ungheresi, alle nostre [[Iso Isetta|Isetta]], Varzina, Milanina [...] tutti hanno avuto i loro due metri e mezzi di celebrità. Ma per farne un fenomeno, un'invidia, un'icona ci voleva il genio di Nicolas Hayek, l'inventore della meteora Swatch, e un gruppo come Daimler-Benz [...]. A dire il vero era stata Volkwagen a credere per prima all'orologio viaggiante, ma con una decisione – a posteriori – sbagliata [...] [[Ferdinand Piëch]] [...] aveva bloccato tutto, pensando di fare meglio e da solo. Così [...] Hayek il temerario era sbarcato a Stoccarda [...]. Il resto è nella memoria di tutti: il ritardo di oltre sei mesi per i test dell'alce, tecnici e manager silurati, un prezzo di lancio sbagliato, l'uscita della Swatch dalla compagine societaria. Quello che resta della lunga marcia della piccola Smart è un successo planetario, da libri di scuola.
{{Int|''[https://www.corriere.it/motori/attualita/16_novembre_11/11-novembre-1926-mitica-route-66-attraversa-stati-uniti-d-america-c93730a8-a81d-11e6-a0f6-bc17186f7068.shtml 11 novembre 1926: la mitica Route 66 attraversa gli Stati Uniti d'America]''|''corriere.it'', 11 novembre 2016.|h=4}}
*L'11 novembre 1926 [...] nasceva una delle strade più celebri del mondo: la [[U.S. Route 66|Route 66]] degli Stati Uniti d'America. La segnaletica – non il famoso scudo, ma semplici pietre miliari di granito – apparve l'anno successivo, ma [...] il dado era tratto: il percorso da Chicago a Santa Monica, dalla regione dei grandi laghi alla costa della California, tracciato: 3.940 chilometri di sterrato attraverso Illinois, Mussouri, Kansas, Oklahoma, Texas, New Mexico e Arizona. Più o meno gli Stati che hanno regalato la vittoria a [[Donald Trump]] [...]
*La Route 66 è meta di turisti da tutto il mondo, almeno quelli che hanno tempo da dedicare al paesaggio della sconfinata provincia americana. Ma è diventata addirittura un luogo sacro per il popolo mascherato che cavalca le Harley Davidson. Negli anni '50 era «l'autostrada delle vacanze», per chi le aveva (negli USA non sono un fatto scontato), e poteva permettersi di andare a passarle sulle spiagge del Pacifico. Non a caso ospitò il primo [[McDonald's|Mc Donald]] e drive-in d'America.
*Prima di diventare un fenomeno di costume e, nel 1985, essere sostituita nel sistema delle freeways da strade più moderne e rettilinee, la 66 è stata teatro di fatti epocali. Fra tutti l'emigrazione di massa dagli Stati del centro e dell'est, che seguì alla crisi del 1929. Migliaia di famiglie operaie e almeno duecentomila contadini colpiti, oltre che dalla Grande Depressione, da cinque anni di siccità. Con improvvisati veicoli, non tutti a motore, si misero in marcia verso l'ovest e la speranza di un avvenire migliore. Per la ripresa ci vollero un decennio e la Seconda Guerra Mondiale. Ma, paradossalmente, qualcosa partì subito dalla Route 66, la cui transumanza innescò, per chi viveva lungo il suo percorso, un primo, benefico, ritorno degli affari.
{{Int|''[https://www.corriere.it/motori/attualita/cards/giorgetto-giugiaro-forme-pensiero/primato-idee_principale.shtml Giorgetto Giugiaro: le forme del pensiero]''|''corriere.it'', 22 novembre 2016.|h=4}}
*{{NDR|Sull'[[Alfa Romeo TZ Bertone Canguro]]}} Era una coupé dall'aspetto corsaiolo, in realtà destinata al turismo veloce. Sperimentava, tra l'altro, il parabrezza incollato alla carrozzeria. Non fu capita ad Arese e fu realizzato un solo prototipo.
*Una delle auto più famose del cinema voleva nascere già con le carte giuste: forte personalità e prezzo conveniente, per una sportiva. Di qui la proposta di Giugiaro per una carrozzeria in acciaio spazzolato, non verniciato, e le porte sempre «glamour» ad ali di gabbiano. Purtroppo, quando «Ritorno al Futuro» debuttò nel 1985, la [[DeLorean DMC-12|DMC 12]] era già fuori produzione, travolta dal fallimento della De Lorean [...]
*{{NDR|Sulla [[Lancia Delta (1979)]]}} Il successo internazionale della Golf convince il management Fiat a chiedere a Giugiaro di lavorare su una vettura che dovrà segnare la riscossa del marchio Lancia dopo il periodo interessante, ma anche criticato, segnato dalle Beta. Linee tese e rette, fortemente geometriche e coda tronca danno vita a un insieme di grande seduzione. Per molti resta una delle Lancia più belle.
*{{NDR|Sull'[[Alfa Romeo New York Taxi]]}} L'invito arriva dal più famoso museo d'arte moderna del mondo: Il MoMa. Il tema è sviluppare un taxi razionale ed efficiente per la Grande Mela, dove si viaggia ancora su auto preistoriche. In soli quattro metri Giugiaro condensa una montagna di comodità e innovazione. Ma alle compagnie di yellow cab (e forse anche al legislatore) conviene che nulla cambi.
*La [[Fiat Panda (1980)|Panda]], un progetto apparentemente semplice, in realtà molto impegnativo. Per riuscire a dare tanto con poco. [...] L'esterno [...] contribuisce a lanciare un'idea di macchina spartana ma spiritosa. Un po' come è stata per tanti anni la francese [[Renault 4|R4]]. Ma sono gli interni su cui Giugiaro e i suoi uomini [...] danno il massimo. Rispetto alla [[Fiat 126|126]] [...] è tutta un'altra vita.
*{{NDR|Sulla [[Fiat Punto (1993)|Fiat Punto]]}} Porta nella classe delle compatte italiane un confort mai provato e un'estetica moderna.
*Vista la Punto, si potrebbe pensare che il concept [[Lancia Medusa|Medusa]] – su meccanica Lancia – sia coevo. In realtà moltissimo tempo separa il concept di questa grossa berlina aerodinamica (1980) dalla piccola monovolume Fiat. Eppure i concetti guida, le linee raccordate e tondeggianti, così diverse dalle lamiere a spigolo che hanno dettato legge per un'intera epoca, erano già a disposizione dei costruttori tredici anni prima.
*La [[Alfa Romeo Brera]] è stata prodotta per acclamazione. Presentata nel 2002 in forma di prototipo, con meccanica Maserati e porte a forbice, ha suscitato [...] entusiasmo [...]. Purtroppo, nel passaggio alla più economica versione di serie, la vettura è stata spogliata ed adattata in modo piuttosto infelice.
*{{NDR|Sulla [[Daewoo Matiz]]}} Piccola, economica, praticissima, sobria, globale, esprime la filosofia del car designer di fronte alle sfide dell'automobile d'inizio millennio. E spiega l'empatia che lega Giugiaro all'Oriente.
{{Int|''[https://www.corriere.it/motori/cards/dall-alfa-romeo-1900-vecchia-giulia-volanti-pantere-gazzelle-indimenticabili/alfa-romeo-1900_principale.shtml Dall'Alfa Romeo 1900 alla vecchia Giulia. Volanti, Pantere e Gazzelle indimenticabili]''|''corriere.it'', 17 febbraio 2017.|h=4}}
*{{NDR|Sulla [[Lancia Flaminia]]}} È forse la berlina italiana che, se avvicinata alle concorrenti [...], ci fa capire meglio quanto fosse avanzata, stilisticamente e tecnologicamente, la nostra industria. La versione berlina era sobria ed elegante, con un disegno ergonomico di padiglione e lunotto. Belli i coupé Pininfarina e Touring, capolavoro quello di Zagato. Le tedesche dell'epoca, al confronto, erano pachidermi.
*{{NDR|Sull'[[Alfa Romeo 2600|Alfa Romeo 2600 Sprint]]}} Vettura nobilissima [...] che equipaggiò alcune pattuglie della Volante all'inizio degli anni '60. Fu la prima auto di serie che il venticinquenne Giorgetto Giugiaro disegnò arrivato alla Bertone. Il disegno dei fari annegati nella calandra, che non impostano la fiancata come era costume, è ancora oggi notevole.
*La [[Alfa Romeo Giulia|Giulia]] è l'icona delle auto della Polizia italiana [...]. Non c'è film «noir» del periodo in cui le calandre grigliate delle «Pantere» non passino sfrecciando, con le loro sirene acutissime.
*Ci volle tutta la personalità della [[Alfa Romeo Alfetta|Alfetta]] (che pure, all'inizio, divise gli animi sul disegno della coda) per mandare in pensione la Giulia Super.
*{{NDR|Sull'[[Alfa Romeo Giulietta (1977)]]}} [...] ebbe il compito non facile di raccogliere l'eredità della Giulia. La meccanica derivava da quella dell'Alfetta, ma la linea – a cuneo molto pronunciato e con un bagagliaio altissimo – fece discutere.
{{Int|''[https://www.corriere.it/motori/cards/dalla-bianchina-all-aston-martin-lagonda-ecco-dieci-auto-piu-brutte-mai-costruite/bianchina-berlina-quattro-posti_principale.shtml Dalla Bianchina all'Aston Martin Lagonda. Ecco le dieci auto più brutte mai costruite]''|''corriere.it'', 5 luglio 2019.|h=4}}
*[...] tremenda [[Autobianchi Bianchina|Bianchina]] di fantozziana memoria. [...] Non bella era soprattutto la versione berlina. Perché? Aveva una forma poco definita, con quel padiglione sproporzionato per fare entrare i quattro passeggeri. E una serie di leziosità un po' ridicole (a cominciare dalle codine). [...] la spartana [[Fiat Nuova 500|Cinquecento]] è un'icona, la Bianchina al massimo ci fa sorridere.
*Anche i geni possono sbagliare. È quanto è capitato ad Alec Issigonis [...] con la [[Austin 1800]]. Il successo della [[Mini (1959)|Mini]] [...] era stato tale che il board della BMC seguì ciecamente il suo progettista anche nel segmento superiore. Ma soluzioni d'avanguardia e interni spaziosi non bastano per fare una bella berlina. Che infatti fu un fiasco. Tre anni più tardi [[Pininfarina]] propose uno studio aerodinamico sulla stessa meccanica, una forma dieci anni in anticipo sui tempi. L'ingegner Issigonis ne fu entusiasta, non così il management della BMC. Il disegno rivoluzionario nato a Torino sarebbe risuscitato solo nel 1974, nelle forme della [[Citroën CX]].
*{{NDR|Sulla [[Renault 12]]}} È stata un successo, si potrebbe dire, da world-car. Ma oggi è ancora più inguardabile che nel 1969, quando uscì dalle linee di montaggio in Francia. E poi da quelle in Spagna, Portogallo, Irlanda, Romania, Messico, Sud America, perfino l'Australia [...]. Qualcuno ebbe il fegato di comprarla in Canada e Stati Uniti. Cosa piaceva di questa tre volumi dal sedere spigoloso e cascante? L'essere proprio una tre volumi, con un grande bagagliaio, tanto spazio dentro, una meccanica robustissima. Scusate se è poco, verrebbe da dire.
*{{NDR|Sull'[[Alfa Romeo 155]]}} È nell'opinione comune (ma anche di qualche top manager) una di quelle auto che non avrebbe dovuto nascere. Soprattutto col marchio Alfa. Costruita [...] in pieno periodo Fiat, fu la vettura che diede il colpo di grazia allo stabilimento di Arese. Peraltro di Alfa aveva davvero poco. [...] un disegno dei più anonimi, meccanica tutta torinese che abbandonava la trazione posteriore, compresi il celebre ponte De Dion con blocco cambio-differenziale. I clienti Alfa si sentirono un po' a disagio, e non solo per la plastica e i vellutini «cheap» degli interni. [...] Il marchio del Biscione, con la 155, uscì di fatto dal mercato internazionale delle berline sportive.
*Si può essere brutte anche costando una montagna di denaro. È il caso della [[Aston Martin Lagonda]] [...]. Se qualcuno ha dei dubbi può confrontarla con quello che la Casa era stata in grado di fornire a [[James Bond]] negli anni '60 [...]. La linea schiacciata della Lagonda, che qualcuno soprannominò la sogliola d'Oltremanica, non ebbe successo in Occidente. Gli interni erano supertecnologici, ma funzionavano male (come molti gadget dell'epoca). Le prenotazioni vennero soprattutto dagli sceicchi arabi.
*Vero è che migliorare un capolavoro è un'impresa impossibile. E tale era la [[Lancia Delta (1979)|Delta]] di [[Giorgetto Giugiaro]]. Un'auto che se ci fosse oggi, appena appena ritoccata, faremmo la fila per comprarla. Ma la [[Lancia Delta (1993)|Delta serie 2]] [...] più che un'auto brutta, è una gigantesca occasione mancata. Tanto il patrimonio di modernità, di stile, di successo sportivo della prima serie era stato dilagante, tanto la vettura che seguì pareva ordinaria e priva di appeal. Chiusa [...] in logiche industriali improntate al massimo risparmio [...], ha contribuito in modo determinante ad affossare lo storico marchio.
*[...] in realtà la [[NSU Prinz]] [...] doveva la sua linea ad una lontana cugina d’America, la Chevrolet Corvair. Pantografata al minimo, ovvio. [...] E da una parte e dall'altra dell'Atlantico questa linea curiosa a sandwich, con il tetto a pagoda, ottenne consensi. Non è ben chiaro cosa fruttò, alla piccola Prinz, la sua nomea negativa. Forse il fatto che fosse [...] leziosa. Un "voglio, ma non posso" che, se di colore verde, si diceva addirittura che menasse gramo.
*Dicono che persino i Vigili Urbani di Milano si vergognassero. Perché guardare la [[Alfa Romeo Arna|Arna]] e pensare al blasonato scudo del Biscione [...] faceva male al cuore.
*Per molti italiani è la pietra di paragone, l'auto più brutta di sempre. La [[Fiat Duna]] [...] sembra una "Uno" con la coda, ma è più legata alla 127 brasiliana [...]. È stata infatti concepita per il mercato sudamericano e solo successivamente proposta in Europa. In questa chiave si può spiegare – forse – la sua oggettiva bruttezza. La sindrome del bagagliaio nelle berline piccole e povere [...]. Quel metro cubo di spazio chiuso, così gradito nei mercati emergenti, così discreto perché nessuno veda cosa c'è dentro, è una maledizione alla quale, da noi, è impossibile sfuggire.
===''Ruoteclassiche''===
{{cronologico}}
*Il lancio dello [[Sputnik 1|Sputnik]], il 4 ottobre del 1957, precipitò gli Stati Uniti nella più profonda costernazione. Dai generali del Pentagono alla casalinga di Milwaukee, l'idea che i terribili comunisti avessero spedito in orbita una palla d'acciaio che, ogni novantasei minuti, passava sulle loro teste, gettò la nazione nel caos. Le frontiere, le rassicuranti barriere di sempre erano state infrante e poco importava che il primo satellite artificiale fosse poco più grande di una palla da football ed avesse al suo interno solo una radio e una batteria per trasmettere. Nel giro di pochi giorni, tra cronache radiotelevisive degne di [[Orson Welles]], assemblee in scuole, università e interrogazioni parlamentari l'America si sentì vulnerabile, umiliata, presa di sorpresa, e nemmeno il presidente [[Dwight D. Eisenhower|Eisenhower]] – il generale che un decennio prima aveva vinto la guerra in Europa – riuscì ad essere convincente, nelle sue rassicurazioni e promesse di riscatto. Che peraltro arrivarono in pochi mesi, con il lancio del Vanguard e, tre anni dopo, del programma spaziale di [[John Fitzgerald Kennedy|Kennedy]] e [[Wernher von Braun|Von Braun]].<ref>Da ''[https://ruoteclassiche.quattroruote.it/lautostrada-di-walt-disney-per-dimenticare-lo-sputnik/ L'autostrada di Walt Disney per dimenticare lo Sputnik]'', ''ruoteclassiche.quattroruote.it'', 22 maggio 2020.</ref>
*[...] una strana automobile, la [[Fiat 130]], che in molti di noi oggi guardano con una certa simpatia. Quasi rimpianto. Aveva non pochi difetti, ma anche fascino. Fu, in fondo, l'unica ammiraglia Fiat di cui, dai baby-boomer in poi, si possa avere memoria diretta. E fu veramente una scommessa. Anche se giocata senza molta convinzione. In perfetto stile Fiat. [...] Quando, dopo lunghi studi, venne posteggiata accanto alle varie Mercedes, Jaguar e BMW, in molti si chiesero per quale ragione l'élite dei clienti avrebbe dovuto scegliere una vettura di lusso che aveva il marchio della [[Fiat Nuova 500|500]]. [[Dante Giacosa|Giacosa]] l'aveva avversata fin dalle origini, [...] sentendola aliena alla cultura del marchio. Dopo esserne stato lontano per tutta la fase di ricerca, aveva raccomandato [...] di lanciare la 130 solo quando tecnicamente perfetta. La vide invece debuttare con alcuni vizi, a cominciare da quel motore [...] che consumava un terzo in più della concorrenza e dava un terzo di cavalli in meno. Per non parlare del prezzo [...] allineato a quello delle berline più blasonate. [...] Così, anche se, quando fu presentata, molti la definirono una bella automobile (e lo stesso potremmo dire oggi, maestosa nelle proporzioni, italiana e americana insieme, con abbondanza di fregi ma le linee tese, equilibrate), quando si trattò di acquistarla la gente ringraziò e andò a comprare tedesco o inglese.<ref>Da ''[https://ruoteclassiche.quattroruote.it/fiat-130-tempi-duri-per-lammiraglia/ Fiat 130, tempi duri per l'ammiraglia]'', ''ruoteclassiche.quattroruote.it'', 24 settembre 2020.</ref>
*Correvano [...] i primi anni '30, che il crollo della borsa e i suoi annessi lasciò a mal partito. La [[Bugatti]] dei sogni non faceva eccezione. Trecento operai della fabbrica di Molsheim avevano perso il posto e le commesse dei miliardari [...] non bastavano più. Fu così che guardando i mastodontici motori delle [[Bugatti Tipo 41 Royale|Royale]], allineati in deposito, il geniale [[Ettore Bugatti|Ettore]] si chiese cosa avrebbero potuto muovere in alternativa alla sue vetture ormai invendibili. Dalle stelle alle stalle, si innamorò del treno. Naturalmente un [[Automotrice Bugatti|treno Bugatti]] non poteva essere banale. [...] le forme del convoglio erano disegnate dal vento, e questo – in un'epoca di locomotive a vapore e vagoni-mattone – era già una rivoluzione. La cabina di guida, poi, non era in testa, ma a centro treno, in una cupoletta sopraelevata e filante. Ma la differenza la facevano i poderosi motori nati per le corse. O per trasportare le teste coronate nelle vetture-monumento. [...] Nel '35 l'automotrice da ottocento cavalli fece registrare il record di 197 km/h. Nulla del genere si era mai visto al mondo: da Parigi a Lione in quattro ore e mezza. [...] i passeggeri non erano molto convinti: le prestazioni erano esagerate. Non è un caso quindi che [...] la velocità di punta fu limitata a 140 e su una pubblicità del 1935 si leggesse, nel titolo "A 150 km/h distanza di arresto 750 metri!".<ref>Da ''[https://ruoteclassiche.quattroruote.it/il-tgv-che-salvo-la-bugatti/ Il TGV che salvò la Bugatti]'', ''ruoteclassiche.quattroruote.it'', 27 ottobre 2020.</ref>
*La [[Jeep (veicolo militare)|Jeep]] della [[Seconda guerra mondiale|guerra]] (Bantam, Willys o Ford non importa) è concordemente accettata come l'anello mancante del 4x4, il proto-veicolo che portato l'uomo a muoversi in un modo diverso. Per la sua qualità progettuale, la sua efficienza e il numero notevolissimo di esemplari in cui si è moltiplicato: 643.000 solo negli anni della guerra. [...] I vari MPV americani, divenuti CJ con varie numerazioni e poi Cherokee, Quadra Track, Renegade eccetera, sono la ramificazione "sapiens" – negli anni '60 e '70 – della geniale Willys. E questa, vale la pena ricordarlo, fu la prima auto – insieme alla [[Cisitalia 202]] e ad altre sei vetture – a entrare in un tempio dell'arte moderna, il celebre MoMa di New York [...]<ref>Da ''[https://ruoteclassiche.quattroruote.it/da-una-tempesta-della-preistoria-la-lucy-di-tutti-i-fuoristrada/ Da una tempesta della preistoria la "Lucy" di tutti i fuoristrada]'', ''ruoteclassiche.quattroruote.it'', 6 novembre 2020.</ref>
*Tutti ricordiamo il successo epocale del [[Volkswagen Maggiolino|Maggiolino]] americano, che [...] era diventato un fenomeno. Soprattutto a New York e in California, ma non solo, aveva trovato degli estimatori tra le giovani generazioni, i progressisti, gli eccentrici e gli squattrinati. ''"Con tremila dollari'' – diceva un celebre spot pubblicitario – ''il signor Smith ha comprato la sua nuova Dodge Sedan. Con tremila dollari il signor Green, vicino di casa, ha comprato la sua nuova Volkswagen. E in più un frigorifero, un forno a micro onde, una radio, una cyclette, un condizionatore d'aria..."'' e l'elenco continuava, mentre il signor Smith guardava perplesso i fattorini che consegnavano quel bendidio alla villetta di fronte.<ref>Da ''[https://ruoteclassiche.quattroruote.it/ford-pinto-una-storia-da-manuale/ Ford Pinto: una storia da manuale]'', ''ruoteclassiche.quattroruote.it'', 8 gennaio 2021.</ref>
*[...] quasi tutte le famiglie numerose nell'America anni '70 [...] avevano una [[Familiare|station wagon]]. Molto prima dell'era dei Suv, quando i pickup li guidavano agricoltori e carpentieri, la giardinetta agli steroidi era lo status-symbol della media borghesia. L'auto della moglie per bene, con la sua dose extra di cromature e i pannelli finto legno sulle fiancate. Le chiamavano "Country Squire" o "Estate" e anche chi non aveva la seconda casa in campagna e la tessera del golf non vedeva l'ora di possederne una. E intanto si allenava al volante di quegli inguidabili transatlantici.<ref name="Biden">Da ''[https://ruoteclassiche.quattroruote.it/coraggio-presidente-biden/ Coraggio, Presidente Biden!]'', ''ruoteclassiche.quattroruote.it'', 19 gennaio 2021.</ref>
*{{NDR|Sulla [[Chevrolet Kingswood]]}} Un modello di grande serie, erede – nel nome – della prima Kingswood prodotta tra il '59 e il '60 e ispiratrice, con le sue pinne posteriori appiattite, di un'intera generazione di vetture GM. La nuova Kingswood era molto meno osé della sua antenata. Forme morbide, muso monumentale e verticale, cintura possente, si permetteva tuttavia il lusso di vetri posteriori avvolgenti, che piegavano di quasi novanta gradi verso il lunotto. Il portellone aveva a sua volta un ampio finestrino, motorizzato, che scendeva nella parete metallica. Dentro, tre file di poltrone potevano ospitare fino a nove passeggeri, ma l'ultima panchetta era spesso chiusa e il vano di carico in grado di soddisfare qualsiasi ingombro. Con un passo di tre metri, duemiladuecento chili a vuoto e un cambio – manuale o automatico – ma sempre a tre rapporti, non c'era molto da divertirsi [...]. I motori erano comunque impressionanti, almeno per noi europei: il 5.7 litri V8 di base forniva, in teoria, 260 cavalli. Ma chi non si accontentava poteva contare su un 6.6 litri e perfino un 7.400 di cilindrata. Per farci che cosa non è dato sapere. La velocità massima dichiarata era di 170 km/h, ma non ci voleva la voce timorata del concessionario per spiegare ai clienti che era saggio non avvicinarsi nemmeno lontanamente a quel limite. Balestre posteriori e freni misti disco-tamburo la dicevano lunga sulla tenuta in emergenza.<ref name="Biden"/>
*Il ricordo della [[Cadillac Allanté]] [...] muove sentimenti contrastanti. Ma [...] dipendono anche dalla sponda dell'oceano sulla quale vengono espressi. Per [[Pininfarina]] la commessa della General Motors fu [...] un successo, fece guadagnare bene, permise lo sviluppo di nuove esperienze, aggiunse ulteriore prestigio all'azienda. Non altrettanto brillante fu [...] il bilancio per il gigante di Detroit, che vendette poco più di ventimila esemplari, quando le aspettative erano di almeno cinque volte tanto. La Allanté fu complessivamente lodata dalla stampa americana, mentre in Europa, dove peraltro non mise quasi piede, fu criticata per la modestia delle prestazioni, che non reggevano il confronto con le sportive vere e nemmeno la ricchezza dell'involucro. Lo stile, che negli Usa era sicuramente esotico [...], da noi fu giudicato di scarso fascino, anche se equilibrato e sobriamente chic. [...] la qualità costruttiva della macchina – obbiettivamente molto alta –, i contenuti tecnologici e i gadget, lo stile votato all'understatement ma assai diverso dagli standard di Detroit, non bastarono a convincere gli automobilisti colti: i tanti che aspettavano con curiosità la nuova Cadillac, sulle strade della California, della Florida e del New England.<ref>Da ''[https://ruoteclassiche.quattroruote.it/automobili-nella-tempesta-in-memoria-della-cadillac-allante/ Automobili nella tempesta: in memoria della Cadillac Allanté]'', ''ruoteclassiche.quattroruote.it'', 30 giugno 2021.</ref>
{{Int|''[https://ruoteclassiche.quattroruote.it/automobili-nella-tempesta-una-lincoln-blu-per-la-nuova-frontiera/ Automobili nella tempesta: una Lincoln blu per la Nuova Frontiera]''|''ruoteclassiche.quattroruote.it'', 2 maggio 2020.|h=4}}
*Nel gennaio del 1961 il vento era cambiato a Washington. Un ciclone di modernità aveva fatto invecchiare l'intera classe politica. Nessuno sapeva più come vestire, come muoversi, cosa promettere e far sognare, se non guardando al [[John Fitzgerald Kennedy|giovane presidente]]. E anche l'auto di [[Harry S. Truman|Truman]] e [[Dwight D. Eisenhower|Eisenhower]] era diventata impresentabile. L'ex numero uno della Ford Robert McNamara, che Kennedy aveva convinto a lasciare il suo posto offrendogli il Dipartimento della Difesa e un decimo dello stipendio, aveva una sorpresa in tasca per lui: la nuova Lincoln Continental. Quest'auto dal disegno essenziale e personalissimo, che salvò il marchio Lincoln dalla chiusura, ma contribuì, a modo suo, a [[Assassinio di John Fitzgerald Kennedy|uccidere]] il presidente a Dallas [...]
*Nella sua semplicità mastodontica, la Lincoln era la macchina ideale per Kennedy, che ne fece ordinare due, entrambe in "midnight blue" e non nere, come erano state le vetture dei suoi predecessori. [...] battezzata dal Servizio segreto [[SS-100-X]], era una vera carrozza da parata, col passo allungato di centoventi centimetri e piena di gadget ed effetti speciali. Il primo "effetto" era la visibilità del Presidente, una chiave della strategia elettorale di Kennedy. [...] se la coppia regale aveva ospiti a bordo (che sedevano su bassi strapuntini), era possibile sollevare il divano posteriore di trenta centimetri, con un martinetto idraulico. In caso di intemperie erano disponibili due tipi di capote, una in plexiglass trasparente detta "bubbletop" e una di tela nera [...]. Ma JFK le utilizzò solo in casi estremi, preferendo sempre la vettura scoperta. Nessuna blindatura era prevista, nessun cristallo era antiproiettile, nessun agente di scorta prendeva [...] posto sulle fiancate. Il presidente e la folla: questo voleva la gente, questo aveva funzionato bene nelle primarie del '60, avrebbe continuato a farlo per le elezioni del '64.
*L'unica protezione della SS 100-X erano l'autista e l'agente al suo fianco, entrambi del Servizio segreto, entrambi armati, entrambi pronti a tutto, compreso [...] mettere il loro [...] corpo tra i proiettili e il Presidente. Se mai fosse stato necessario. Ma questo a Dallas non avvenne. [...] La limousine, divenuta ''crime scene'', non fu sequestrata. Ci si affrettò, appena tornati al garage della [[Casa Bianca]], a lavare tutto per bene. Ufficialmente perché l'odore di morte era insostenibile, nei fatti, chissà. [...] Due mesi dopo l'auto era a Detroit dove fu completamente smontata. Tornò con una capote fissa e vetri anti-proiettile, nuovi interni e un conto da mezzo milione di dollari. Ma come corpo del reato, non valeva più nulla.
{{Int|''[https://ruoteclassiche.quattroruote.it/il-ciclone-modulo-che-ancora-ci-spaventa/ Il ciclone Modulo che ancora ci spaventa]''|''ruoteclassiche.quattroruote.it'', 21 luglio 2020.|h=4}}
*Bisogna [...] dare credito ai ricordi di [[Paolo Martin|Martin]], quando dice che il primo schizzo della [[Ferrari 512 S Pininfarina Modulo|Modulo]] apparve per caso, in un angolo del suo tecnigrafo alla [[Pininfarina]], giocando con la matita. [...] Lo scarabocchio, nei mesi che seguirono, crebbe. Divenne una serie di disegni in scala 1:10, ancora grezzi, ma in cui la navicella a forma di freccia, simmetrica e priva di ruote, cominciava ad assomigliare a qualcosa di stradale. [...] Anche nei figurini il concept lasciava interdetti. Il desiderio di farne qualcosa per uno dei prossimi Saloni era forte, ma si scontrava con la tradizione del marchio, fatta di eleganza e proporzioni. La più grande firma della carrozzeria mondiale voleva affascinare il suo pubblico, non sconcertarlo.
*Nell'estate del '68 il giovane Paolo non andò in ferie. Si fece comprare invece otto metri cubi di polistirolo dall'officina, due batterie d'automobile e una serie di seghetti termici da traforo. Si costruì anche una gigantesca raspa per arrotondare le forme del suo giocattolo. E in pantaloncini corti, zoccoli e in compagnia saltuaria del custode della fabbrica, che lo guardava divertito, si mise a scolpire. In tre settimane la maquette in scala 1:1 era pronta, impreziosita da profili e parti dipinte. Vista in tre dimensioni faceva ancor più paura. [...] come tutte le opere d'arte usciva, e di molto, dall'universo delle cose consuete.
*Renzo Carli, che più di [[Sergio Pininfarina|Pininfarina]] era intrigato [...] dalla modernità tremenda della Modulo, aveva [...] bussato nientemeno che alla porta di [[Gio Ponti]] [...] invitandolo a venire a giudicare un oggetto che aveva portato aria di tempesta. Il grande architetto [...], giunto di fronte al "mucchio di polistirolo" non aveva avuto dubbi. La Modulo doveva nascere. [...] L'unica critica [...] fu per i grandi fori rotondi che interrompevano la superficie del cofano motore. "Il tondo è fermo nello spazio – sentenziò il maestro – mentre questa creatura punta in avanti. Farei anche quelli a forma di freccia". Non è dato sapere con quale spirito il giovane Martin, che aveva fatto la scuola media ed aveva imparato tutto da solo, trovò l'animo per contraddirlo. [...] non c'è dubbio che delle aperture lanceolate suggerite da Ponti sarebbero risultate corrette, ma più prevedibili. Mentre la semplicità della lamiera forata e della forma elementare, così rara su un'automobile, oggi ancor più di ieri, è bella perché sorprendente. Proprio come il genio estetico che distingue da sempre lo stile italiano.
{{Int|''[https://ruoteclassiche.quattroruote.it/passata-una-tempesta-se-ne-affronta-unaltra/ Passata una tempesta se ne affronta un'altra]''|''ruoteclassiche.quattroruote.it'', 24 febbraio 2021.|h=4}}
*{{NDR|Su [[Giovanni Savonuzzi]]}} [...] a dispetto del suo ingegno, uomo umile tutta la vita. Presentato a Piero Dusio da [[Dante Giacosa]], progettò nel solco del maestro, ma anche fuori, con una tendenza all'innovazione e all'esperimento che diventava una sfida personale. Quando, nel 1951, la [[Cisitalia 202|202]] fu esposta a New York e poi entrò nella collezione permanente del MoMa, Savonuzzi disse a una conferenza di ingegneri: "in fondo io mi sono sempre considerato un artista". Ma era anche il tecnico che spaccava il minuto negli appuntamenti e il capello in quattro sul tavolo da disegno. Negli anni ruggenti, l'ingegneria era insieme una scienza creativa, come forse solo quella dei progettisti spaziali [...], oggi, sa essere.
*{{NDR|Su [[Virgil Exner]]}} [...] fece del "guardare avanti" la nuova strategia creativa della Chrysler. Il colosso americano [...] al tempo era governato dagli ingegneri, non dai designer. Fu grazie ai concept voluti da Exner, alcuni semplicemente stravaganti, altri veri capolavori, che il marchio perse la sua reputazione classica, quasi fuori moda e si vestì delle sue celebri pinne caudali, prese in prestito da quelle dei jet. Se tutte le Chrysler divennero più sottili, più basse, più levigate, il prototipo [[Ghia Gilda Streamline X|Gilda]], commissionato alla Ghia di Segre e Savonuzzi fece scuola a sé. È ancora oggi considerato uno degli esempi più spinti di "streamline" design, un oggetto fuori dal tempo e dalle leggi dell'automobile, che per molti aspetti anticipa di quindici anni la [[Ferrari 512 S Pininfarina Modulo|Ferrari Modulo]].
*[...] l'[[Chrysler Turbine Car|auto a turbina]] fu un bagno di sangue, con la Chrysler in particolare giunta a un passo dalla produzione (anzi, già cinquanta esemplari consegnati al pubblico-cavia), salvo rendersi conto che le novità e problemi che il programma portava con sé non facevano approdare il consumatore a nessun vantaggio. Non è dato di sapere quanto Savonuzzi si sia fatto animo amaro per l'eutanasia della sua fascinosissima, ma inutile creatura. Ma c'è da pensare che, con la spinta che lo animava in tutte le sue decisioni, con la sete di guardare sempre oltre lo steccato, non ne abbia avuto il cuore infranto. In fondo, quando un problema era stato risolto, un traguardo raggiunto, smetteva di interessarlo.
{{Int|''[https://ruoteclassiche.quattroruote.it/ascesa-e-caduta-dellutilitaria-piu-larga-del-mondo/ Ascesa e caduta dell'utilitaria più larga del mondo]''|''ruoteclassiche.quattroruote.it'', 23 aprile 2021.|h=4}}
*[...] mentre in Italia l'[[Alfa Romeo Alfasud|Alfasud]] si avvia al debutto, anche dall'altra parte dell'Atlantico si cominciava a pensare a una due volumi "subcompact", dalla linea violentemente moderna e prestazioni convincenti. Una vettura che potesse offrire all'annoiato automobilista americano un attimo di emozione e provasse a contenere il successo delle piccole vetture straniere. [...] L'idea [...] non venne alle "big three" di Detroit, ma all'ultimo rimasto dei costruttori indipendenti [...]. I manager della American Motor Corporation pensarono a una "wide, small car", una compatta [...] lunga come una Passat, ma larga come una Cadillac, con tre quarti dell'abitacolo rivestito in vetro e un motore [...] che prometteva di consumare un terzo in meno delle concorrenti. [...] Tutto nella nuova "[[AMC Pacer|Pacer]]" era diverso e poco ortodosso. Persino le due portiere erano diseguali, con quella del passeggero più lunga di una spanna per facilitare l'ingresso ai sedili posteriori. Il disegno enfatizzava la bolla vetrata dell'abitacolo [...]. In un'epoca di lamiere a spigolo e trapezi, lo stile morbido della Pacer era notevole, armonico.
*[...] già nella fase di sviluppo l'auto incontrò ostacoli gravi, a cominciare dal propulsore. [...] si dovette adattare un sei cilindri in linea di 3.8 litri, il cui basamento finiva praticamente dentro l'abitacolo [...]. Le promesse di economia [...] caddero nel dimenticatoio [...]. Ciononostante la Pacer ebbe un'accoglienza festosa [...]. Sembrava che l'industria americana avesse rotto un tabù, dimostrando di saper produrre anche un'utilitaria per il suo pubblico d'elezione. [...] la AMC si trovò sommersa di ordini [...]. Per il cliente medio americano [...] la Pacer aveva i gadget a cui tutti erano abituati e non scatenava, una volta chiuse le portiere, attacchi di claustrofobia. Nei primi due anni se ne vendettero [...]. Ma qualcosa, già nel '76, cominciò ad andar storto. In primo luogo l'auto, era tutt'altro che parsimoniosa. E con il peggiorare della crisi petrolifera la cosa divenne pressante. Le norme antinfortunistiche imposero paraurti più pesanti e altre modifiche alla scocca: il motore [...] fu strozzato dai nuovi catalizzatori. [...] rivestimenti e [...] plastiche [...] si cuocevano al sole grazie all'effetto serra delle vetrate. [...] In ultimo il design, che al debutto era sembrato futuristico, cominciò a invecchiare. [...] Nel 1980, dopo solo cinque anni e meno di trecentomila pezzi, l'avventura era finita.
*Cosa resta [...] di questa insolita e sfortunata storia? Sicuramente il tentativo di un outsider di cambiare le regole, di osare, in un mercato come quello americano ingessato e tecnicamente conservatore. [...] la Pacer può piacere o meno, ma è indubbiamente un oggetto di design, come lo sono la Ami 6 o la [[Fiat Multipla (1998)|Fiat Multipla]]. Le sue forme plastiche, opposte alle linee tese del tempo, l'eccezionale superficie vetrata e curvata, le proporzioni stesse di lunghezza per larghezza e gli studi di abitabilità furono una coraggiosa novità. Se la motorizzazione fosse stata davvero più moderna, i difetti di gioventù meno gravi, i rivestimenti migliori, probabilmente la Pacer sarebbe ricordata diversamente [...]
{{Int|''[https://ruoteclassiche.quattroruote.it/automobili-nella-tempesta-lultimo-spider/ Automobili nella tempesta, l'ultimo Spider]''|''ruoteclassiche.quattroruote.it'', 11 maggio 2021|h=4}}
*{{NDR|Sull'[[Alfa Romeo Spider (2006)]]}} Quel modello che vinse il premio "Cabrio of the year" nel 2006 e, allo stesso tempo, riuscì a vendere solo 12.488 pezzi, prima di essere spedito in soffitta dopo nemmeno quattro anni. [...] il colosso torinese [...] aveva tra le mani un prodotto di fascino (se non di qualità eccelsa) e sembrava non sapere che farsene. Dopo un paio d'anni, resosi conto di limiti della parte telaistica e degli errori di marketing, qualcuno tentò di porvi rimedio e si mise a valutare i costi di un rilancio. Ma su tutto calò la scure di [[Sergio Marchionne]], che nel 2010 chiuse i rubinetti. L'incredibile era successo: il marchio Alfa Romeo – l'archetipo dell'auto sportiva italiana per tutti [...] – rimaneva senza uno spider [...]
*"Come partiamo male con questa automobile". Così parlò Aldo Mantovani – in mezzo a vari epiteti in piemontese stretto – quando il primo pianale dell'[[Alfa Romeo 159|Alfa 159]] arrivò alla Italdesign. [...] era nato da una collaborazione che Fiat aveva offerto a GM Australia e Saab. I lavori erano affidati a personale italiano di scarsa esperienza, "politicamente" dislocato in Svezia. Forse anche per questo i due partner stranieri si erano presto sfilati e il frutto dell'avventura era il "disastro" (parole testuali) che Mantovani e Trucco stavano ora considerando nei loro uffici di Moncalieri. Un insieme non ottimizzato, pieno di modifiche e ripensamenti, con rinforzi e appesantimenti inutili. In particolare, tra l'avantreno e la porta, c'erano da cinquanta a settanta chili di troppo. E questo la diceva lunga sul resto.
*L'[[Alfa Romeo Brera|Alfa Brera]] di serie – vero miracolo di [[Giorgetto Giugiaro|Giugiaro]], che era riuscito a mantenere tutto il davanti della 159 d'origine e molto dello charme del prototipo – deluse quasi tutti, non appena ci si mise al volante. Invece di un'auto di lusso, che sfidava il fiore della concorrenza, il marketing Fiat l'aveva posizionata a metà strada, con interni anonimi, motori poco adeguati e addirittura il diesel. Se ne vendettero trentamila, le ultime con grande fatica.
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Boetto Cohen, Giosue}}
[[Categoria:Conduttori televisivi italiani]]
[[Categoria:Curatori d'arte]]
[[Categoria:Giornalisti italiani]]
[[Categoria:Registi italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
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==Voci create o ampliate nell'ambito del progetto Mappe letterarie==
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#[[Plinio Martini]] - <small>2025-06-07</small>
#[[Giuseppe Zoppi]] - <small>2025-06-07</small>
#[[Piero Bianconi]] - <small>2025-06-07</small>
#[[Angelo Casè]] - <small>2025-06-10</small>
#[[Stefano Franscini]] - <small>2025-06-12</small>
#[[Mario Medici]] - <small>2025-06-13</small>
#[[Hermann Burger]] - <small>2025-06-19</small>
#[[Gerhart Hauptmann]] - <small>2025-06-23</small>
#[[Giuseppe Curti]] - <small>2025-06-23</small>
#[[Gaspero Barbera]] - <small>2025-06-23</small>
#[[Alexandre Cingria]] - <small>2025-06-23</small>
#[[Emil Balmer]] - <small>2025-06-24</small>
#[[Maurice Chappaz]] - <small>2025-06-26</small>
#[[Carl Spitteler]] - <small>2025-06-30</small>
#[[Klaus Schädelin]] - <small>2025-06-30</small>
#[[Eyvind Johnson]] - <small>2025-06-30</small>
#[[Guido Calgari]] - <small>2025-08-23</small>
#[[Elena Bonzanigo]] - <small>2025-08-23</small>
#[[Oskar Keller]] - <small>2025-08-30</small>
#[[Franco Beltrametti]] - <small>2025-09-05</small>
#[[Gonzague de Reynold]] - <small>2025-09-05</small>
#[[Rainis]] - <small>2025-09-12</small>
#[[Pietro Peri]] - <small>2025-09-13</small>
#[[Mario Agliati]] - <small>2025-09-13</small>
#[[Benito Mazzi]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Siro Borrani]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Giovanni Laini]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Jean Alexandre Buchon]] - <small>2025-10-08</small>
#[[Friedrich von Matthisson]] - <small>2025-10-08</small>
#[[Gabriele Alberto Quadri]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Giovanni Anastasi (giornalista)]] - <small>2025-10-13</small>
#[[Albert Dauzat]] - <small>2025-10-27</small>
#[[S. Corinna Bille]] - <small>2025-11-06</small>
#[[Arnold Büchli]] - <small>2025-11-12</small>
#[[Virgilio Chiesa]] - <small>2025-11-21</small>
#[[Georg Leonhardi]] - <small>2025-12-01</small>
#[[Felice Filippini]] - <small>2025-12-10</small>
#[[Hans Rudolf Schinz]] - <small>2026-01-09</small>
#[[Giovanni Bianconi (poeta)]] - <small>2026-04-11</small>
#[[Gustav Gräser]] - <small>2026-04-30</small>
#[[Guglielmo Camponovo]] - <small>2026-05-04</small>
#[[Carlo Cavalli (1799-1860)]] - <small>2026-05-06</small>
#[[Felicina Colombo]] - <small>2026-05-12</small>
#[[Vincenzo De Vit]] - <small>2026-05-13</small>
#[[Déodat de Dolomieu]] - <small>2026-05-15</small>
#[[Ferdinand de Géramb]] - <small>2026-06-01</small>
#[[Károly Kerényi]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Alberto Sinigaglia]] - <small>2026-06-19</small>
#[[Cesare Mola]] - <small>2026-06-22</small>
#[[Angelo Nessi]] - <small>2026-06-27</small>
#[[Pericle Patocchi]] - <small>2026-07-03</small>
#[[Alberto Pedrazzini]] - <small>2026-07-03</small>
#[[Konrad Pelikan]] - <small>2026-07-03</small>
#[[Eligio Pometta]] - <small>2026-07-04</small>
#[[Giovanni Pozzi]] - <small>2026-07-04</small>
#[[Dario Robbiani]] - <small>2026-07-11</small>
#[[Horace-Bénédict de Saussure]] - <small>2026-07-25</small>
====Ampliate====
#[[William Carlos Williams]] - <small>2025-05-29</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=William_Carlos_Williams&diff=1377660&oldid=1263203 +1]
#[[Antonio Caccianiga]] - <small>2025-05-30</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Antonio_Caccianiga&diff=prev&oldid=1377817 +1]
#[[Erich Mühsam]] - <small>2025-06-03/2026-06-27</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Erich_M%C3%BChsam&diff=1418377&oldid=783695 +3]
#[[Enrico Filippini]] - <small>2025-06-05/2026-05-27</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Enrico_Filippini&diff=1414573&oldid=1190828 +4]
#[[Maria Savi-Lopez]] - <small>2025-06-07/2026-07-27</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Maria_Savi-Lopez&diff=1421830&oldid=1176686 +2]
#[[Samuel Butler]] - <small>2025-06-10/09-03</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Samuel_Butler&diff=1387546&oldid=1350767 +8]
#[[Giovanni Battista Angioletti]] - <small>2025-06-13/2026-03-25</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Giovanni_Battista_Angioletti&diff=1408293&oldid=1279447 +4]
#[[Patricia Highsmith]] - <small>2025-06-20</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Patricia_Highsmith&diff=prev&oldid=1380386 +4]
#[[Filippo Sacchi]] - <small>2025-06-20/2026-07-18</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Filippo_Sacchi&diff=1421064&oldid=1321732 +20]
#[[Giosuè Carducci]] - <small>2025-06-23</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Giosu%C3%A8_Carducci&diff=1380830&oldid=1378905 +1]
#[[Dario Fo]] - <small>2025-06-23</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Dario_Fo&diff=prev&oldid=1380859 +2]
#[[Joseph Victor Widmann]] - <small>2025-06-24</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Joseph_Victor_Widmann&diff=1381194&oldid=1353343 +1]
#[[Ernest Hemingway]] - <small>2025-06-24/2026-06-06</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Ernest_Hemingway&diff=1415794&oldid=1366444 +6]
#[[Luigi Pirandello]] - <small>2025-08-22</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Luigi_Pirandello&diff=prev&oldid=1386708 +1]
#[[Friedrich Glauser]] - <small>2025-08-22/2026-06-05</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Friedrich_Glauser&diff=1415663&oldid=1035116 +3]
#[[Eugenio Montale]] - <small>2025-08-22</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Eugenio_Montale&diff=prev&oldid=1386712 +1]
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#[[Piero Chiara]] - <small>2025-08-23/2026-05-08</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Piero_Chiara&diff=1412892&oldid=1343130 +12]
#[[Günter Grass]] - <small>2025-10-02</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=G%C3%BCnter_Grass&diff=1390762&oldid=1353436 +1]
#[[Paolo Buzzi]] - <small>2025-10-13</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Paolo_Buzzi&diff=1391714&oldid=1255270 +1]
#[[Giuseppe Antonio Borgese]] - <small>2025-10-20</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Giuseppe_Antonio_Borgese&diff=1392429&oldid=1372072 +1]
#[[Giorgio Scerbanenco]] - <small>2025-10-28</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Giorgio_Scerbanenco&diff=1393195&oldid=1325784 +1]
#[[Emilio Comba]] - <small>2025-10-31</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Emilio_Comba&diff=1393527&oldid=1092758 +2]
#[[Mario Soldati]] - <small>2025-12-01</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Mario_Soldati&diff=prev&oldid=1396275 +1]
#[[Delio Tessa]] - <small>2026-01-09</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Delio_Tessa&diff=1399964&oldid=1267375 +4]
#[[David Herbert Lawrence]] - <small>2026-01-09</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=David_Herbert_Lawrence&diff=1399970&oldid=1253939 +1]
#[[Alberto Arbasino]] - <small>2026-01-09</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Alberto_Arbasino&diff=1399976&oldid=1383380 +1]
#[[Anonimo]] - <small>2026-03-26</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Anonimo&diff=1408413&oldid=1343155 +1]
#[[Riccardo Bacchelli]] - <small>2026-03-28</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Riccardo_Bacchelli&diff=1408645&oldid=1372502 +2]
#[[Brenno Bertoni]] - <small>2026-04-01</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Brenno_Bertoni&diff=prev&oldid=1409068 +1]
#[[Giorgio Bocca]] - <small>2026-04-15</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Giorgio_Bocca&diff=1410651&oldid=1405095 +16]
#[[Charles de Brosses]] - <small>2026-04-28</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Charles_de_Brosses&diff=1411849&oldid=1294829 +8]
#[[Antonia Susan Byatt]] - <small>2026-04-30</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Antonia_Susan_Byatt&diff=prev&oldid=1412099 +1]
#[[Achille Giovanni Cagna]] - <small>2026-04-30/05-27</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Achille_Giovanni_Cagna&diff=1414568&oldid=1263016 +15]
#[[Dino Campana]] - <small>2026-05-04</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Dino_Campana&diff=1412486&oldid=1404936 +1]
#[[Elias Canetti]] - <small>2026-05-04</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Elias_Canetti&diff=1412496&oldid=1372282 +1]
#[[Cesare Cantù]] - <small>2026-05-04</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Cesare_Cant%C3%B9&diff=1412497&oldid=1403453 +2]
#[[Valentino Carrera]] - <small>2026-05-04</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Valentino_Carrera&diff=1412500&oldid=1369912 +1]
#[[François-René de Chateaubriand]] - <small>2026-05-06</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Fran%C3%A7ois-Ren%C3%A9_de_Chateaubriand&diff=1412755&oldid=1409731 +1]
#[[Francesco Chiesa]] - <small>2026-05-08</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Francesco_Chiesa&diff=1412901&oldid=1395198 +2]
#[[Maria Antonietta Torriani]] - <small>2026-05-11</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Maria_Antonietta_Torriani&diff=1413111&oldid=1357117 +1]
#[[Francesco Dall'Ongaro]] - <small>2026-05-12</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Francesco_Dall%27Ongaro&diff=prev&oldid=1413190 +1]
#[[Charles Dickens]] - <small>2026-05-14</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Charles_Dickens&diff=1413364&oldid=1371781 +3]
#[[Daphne du Maurier]] - <small>2026-05-15</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Daphne_du_Maurier&diff=1413488&oldid=1321521 +1]
#[[Umberto Eco]] - <small>2026-05-15</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Umberto_Eco&diff=1413490&oldid=1406799 +1]
#[[Enrico Emanuelli]] - <small>2026-05-16</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Enrico_Emanuelli&diff=prev&oldid=1413610 +1]
#[[Giovanni Faldella]] - <small>2026-05-16/05-26</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Giovanni_Faldella&diff=1414482&oldid=1325297 +50]
#[[E. M. Forster]] - <small>2026-05-27</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=E._M._Forster&diff=1414590&oldid=1407926 +1]
#[[Franco Fortini]] - <small>2026-05-27</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Franco_Fortini&diff=1414592&oldid=1390426 +1]
#[[Aurelio Garobbio]] - <small>2026-05-30</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Aurelio_Garobbio&diff=1414894&oldid=824992 +3]
#[[Théophile Gautier]] - <small>2026-06-01</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Th%C3%A9ophile_Gautier&diff=1415176&oldid=1384122 +1]
#[[Guido Gozzano]] - <small>2026-06-05</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Guido_Gozzano&diff=1415666&oldid=1378895 +1]
#[[Dante Graziosi]] - <small>2026-06-05</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Dante_Graziosi&diff=1415673&oldid=932528 +1]
#[[Hermann Hesse]] - <small>2026-06-06</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Hermann_Hesse&diff=1415809&oldid=1380163 +4]
#[[Thomas Jefferson]] - <small>2026-06-09</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Thomas_Jefferson&diff=prev&oldid=1416107 +1]
#[[Laura Mancinelli]] - <small>2026-06-11</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Laura_Mancinelli&diff=1416446&oldid=1281229 +8]
#[[Erich Maria Remarque]] - <small>2026-07-07/07-10</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Erich_Maria_Remarque&diff=1419816&oldid=1398466 +4]
#[[Gianni Rodari]] - <small>2026-07-17</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Gianni_Rodari&diff=1420702&oldid=1390639 +15]
#[[John Ruskin]] - <small>2026-07-18</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=John_Ruskin&diff=1420761&oldid=1261858 +1]
===Opere===
====Create====
#[[Senza uscita (Dickens e Collins)]] - <small>2026-05-14</small>
{{ColBreak}}
===Tematiche===
====Create====
#[[Fusio]] - <small>2025-05-29</small>
#[[Val Poschiavo]] - <small>2025-05-29</small>
#[[Chiesa dei Santi Fedele e Simone]] - <small>2025-05-29</small>
#[[Lago di Lugano]] - <small>2025-05-30</small>
#[[Ascona]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Valle Verzasca]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Val Bavona]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Basòdino]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Cevio]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Prato (Lavizzara)]] - <small>2025-06-07</small>
#[[Cavergno]] - <small>2025-06-07</small>
#[[Mendrisio]] - <small>2025-06-10</small>
#[[Verdabbio]] - <small>2025-06-10</small>
#[[Pian San Giacomo]] - <small>2025-06-10</small>
#[[San Bernardino (Mesocco)]] - <small>2025-06-10</small>
#[[Passo del San Gottardo]] - <small>2025-06-10</small>
#[[Locarno]] - <small>2025-06-10</small>
#[[Stadio del Lido]] - <small>2025-06-10</small>
#[[Maggia (fiume)]] - <small>2025-06-11</small>
#[[Bedretto]] - <small>2025-06-12</small>
#[[Riva San Vitale]] - <small>2025-06-13</small>
#[[Chiesa di San Vitale (Riva San Vitale)]] - <small>2025-06-13</small>
#[[Battistero di San Giovanni (Riva San Vitale)]] - <small>2025-06-13</small>
#[[Canton Ticino]] - <small>2025-06-20</small>
#[[Terre di Pedemonte]] - <small>2025-06-20</small>
#[[Ponte Brolla]] - <small>2025-06-20</small>
#[[Passo del Bernina]] - <small>2025-06-23</small>
#[[Monte Generoso]] - <small>2025-06-23</small>
#[[Brissago]] - <small>2025-06-23</small>
#[[Arcegno]] - <small>2025-06-24</small>
#[[Brione Verzasca]] - <small>2025-06-26</small>
#[[Passo di Redorta]] - <small>2025-06-26</small>
#[[Passo del San Bernardino]] - <small>2025-06-30</small>
#[[Mergoscia]] - <small>2025-08-22</small>
#[[Monte Verità]] - <small>2025-08-22</small>
#[[Spruga]] - <small>2025-08-23</small>
#[[Casa Serodine]] - <small>2025-08-23</small>
#[[Chiesa della Santissima Trinità dei Monti]] - <small>2025-08-24</small>
#[[Casa Rusca]] - <small>2025-08-24</small>
#[[Castello Visconteo (Locarno)]] - <small>2025-08-24</small>
#[[Chiesa dei Santi Abbondio e Andrea]] - <small>2025-08-30</small>
#[[Sant'Abbondio (Gambarogno)]] - <small>2025-08-30</small>
#[[Indemini]] - <small>2025-08-30</small>
#[[Monte Tamaro]] - <small>2025-08-30</small>
#[[Monte Gradiccioli]] - <small>2025-08-30</small>
#[[Dirinella]] - <small>2025-08-30</small>
#[[Stazione di Bellinzona]] - <small>2025-08-30</small>
#[[Santuario della Madonna del Sasso (Orselina)]] - <small>2025-09-03</small>
#[[Chiesa di Santa Caterina d'Alessandria (Locarno)]] - <small>2025-09-04</small>
#[[Chiesa di San Quirico (Minusio)]] - <small>2025-09-06</small>
#[[Castagnola-Cassarate-Ruvigliana]] - <small>2025-09-13</small>
#[[Intragna (Centovalli)]] - <small>2025-09-22</small>
#[[Valle Onsernone]] - <small>2025-09-22</small>
#[[Auressio]] - <small>2025-09-22</small>
#[[Monte Limidario]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Golino (Centovalli)]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Isola di Sant'Apollinare]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Cima di Medeglia]] - <small>2025-10-08</small>
#[[Monte Ceneri]] - <small>2025-10-08</small>
#[[Gambarogno]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Magadino]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Canobbio]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Paradiso (Svizzera)]] - <small>2025-10-13</small>
#[[Val Fedoz]] - <small>2025-10-20</small>
#[[San Carlo (Cevio)]] - <small>2025-10-24</small>
#[[Poschiavo]] - <small>2025-10-27</small>
#[[Casaccia (Bregaglia)]] - <small>2025-10-31</small>
#[[Campo (Svizzera)]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Niva (Campo)]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Linescio]] - <small>2025-11-06</small>
#[[Rovana]] - <small>2025-11-06</small>
#[[Cerentino]] - <small>2025-11-06</small>
#[[Boschetto (Cevio)]] - <small>2025-11-06</small>
#[[Monastero di Santa Maria Assunta (Bellinzona)]] - <small>2025-11-12</small>
#[[Gordevio]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Brusio]] - <small>2025-12-01</small>
#[[San Romerio]] - <small>2025-12-03</small>
#[[Arbedo-Castione]] - <small>2025-12-10</small>
#[[Bellinzona]] - <small>2025-12-10</small>
#[[Lumino]] - <small>2025-12-11</small>
#[[Passo San Lucio]] - <small>2025-12-15</small>
#[[Sementina]] - <small>2025-12-17</small>
#[[Camorino]] - <small>2025-12-17</small>
#[[Balerna]] - <small>2025-12-17</small>
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#[[Bavona]] - <small>2026-03-25</small>
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#[[Val d'Ossola]] - <small>2026-04-15</small>
#[[Repubblica partigiana dell'Ossola]] - <small>2026-04-15</small>
#[[Santa Maria Maggiore (Italia)]] - <small>2026-04-15</small>
#[[Villadossola]] - <small>2026-04-15</small>
#[[Battaglia di Gravellona Toce]] - <small>2026-04-15</small>
#[[Muralto]] - <small>2026-04-17</small>
#[[Melezzo Orientale]] - <small>2026-04-18</small>
#[[Verscio]] - <small>2026-04-18</small>
#[[Chiesa di San Francesco d'Assisi (Locarno)]] - <small>2026-04-24</small>
#[[Piano di Magadino]] - <small>2026-04-25</small>
#[[Chiesa della Madonna della Fontana (Ascona)]] - <small>2026-04-27</small>
#[[Palazzo Borromeo (Isola Bella)]] - <small>2026-04-28</small>
#[[Isola Bella (Lago Maggiore)]] - <small>2026-04-28</small>
#[[Isola Madre]] - <small>2026-04-28</small>
#[[Isole Borromee]] - <small>2026-04-28</small>
#[[Colosso di san Carlo Borromeo]] - <small>2026-04-28</small>
#[[Buccione]] - <small>2026-04-30</small>
#[[Sacro Monte di Orta]] - <small>2026-04-30</small>
#[[Mottarone]] - <small>2026-04-30</small>
#[[Val Vigezzo]] - <small>2026-05-06</small>
#[[Foroglio]] - <small>2026-05-08</small>
#[[Sonlerto]] - <small>2026-05-08</small>
#[[Chiesa di San Michele (Centovalli)]] - <small>2026-05-08</small>
#[[Monte Camoghè]] - <small>2026-05-08</small>
#[[Monte Brè]] - <small>2026-05-08</small>
#[[Madom da Sgióf]] - <small>2026-05-09</small>
#[[Chiesa di San Bartolomeo (Verzasca)]] - <small>2026-05-11</small>
#[[Peccia (Lavizzara)]] - <small>2026-05-11</small>
#[[Giumaglio]] - <small>2026-05-11</small>
#[[Chiesa di Sant'Eufemia (Novara)]] - <small>2026-05-11</small>
#[[Vairano (Gambarogno)]] - <small>2026-05-12</small>
#[[Grand Hotel des Iles Borromées]] - <small>2026-05-13</small>
#[[Passo del Sempione]] - <small>2026-05-14</small>
#[[Gola di Gondo]] - <small>2026-05-14</small>
#[[Ganterbrücke]] - <small>2026-05-14</small>
#[[Macugnaga]] - <small>2026-05-15</small>
#[[Stresa]] - <small>2026-05-20</small>
#[[Isola dei Pescatori]] - <small>2026-05-21</small>
#[[Villa Branca]] - <small>2026-05-21</small>
#[[Palazzo Bolongaro]] - <small>2026-05-22</small>
#[[Eremo di Santa Caterina del Sasso]] - <small>2026-05-22</small>
#[[Gattico]] - <small>2026-05-23</small>
#[[Angera]] - <small>2026-05-25</small>
#[[Castelli di Cannero]] - <small>2026-05-25</small>
#[[Rocca di Arona]] - <small>2026-05-26</small>
#[[Intra]] - <small>2026-05-26</small>
#[[Pella (Italia)]] - <small>2026-05-27</small>
#[[Ticino (fiume)]] - <small>2026-05-27</small>
#[[Camedo]] - <small>2026-05-27</small>
#[[Borgnone]] - <small>2026-05-28</small>
#[[Ghiacciaio del Basodino]] - <small>2026-05-30</small>
#[[Menzonio]] - <small>2026-05-30</small>
#[[Diveria]] - <small>2026-06-01</small>
#[[Liceo classico Carlo Alberto]] - <small>2026-06-05</small>
#[[Stazione di Stresa]] - <small>2026-06-06</small>
#[[Cugnasco]] - <small>2026-06-08</small>
#[[Ronco sopra Ascona]] - <small>2026-06-08</small>
#[[Novara]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Chiesa di San Martino di Tours (Ronco sopra Ascona)]] - <small>2026-06-10</small>
#[[Basilica di San Giulio]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Brontallo]] - <small>2026-06-12</small>
#[[Roseto (Cevio)]] - <small>2026-06-13</small>
#[[Bagni di Craveggia]] - <small>2026-06-20</small>
#[[Meis (Re)]] - <small>2026-06-20</small>
#[[Ponte del Maglione]] - <small>2026-06-20</small>
#[[Val Formazza]] - <small>2026-06-22</small>
#[[Ferrovia Bellinzona-Locarno]] - <small>2026-06-22</small>
#[[Val Lavizzara]] - <small>2026-07-04</small>
#[[Nigoglia]] - <small>2026-07-17</small>
#[[Grand Hôtel Locarno]] - <small>2026-07-18</small>
#[[Collegio Papio]] - <small>2026-07-18</small>
#[[Tegna]] - <small>2026-07-20</small>
#[[Chiesa della Madonna delle Grazie (Maggia)]] - <small>2026-07-20</small>
#[[Monti di Motti]] - <small>2026-07-20</small>
#[[Premia]] - <small>2026-07-25</small>
#[[Valle Anzasca]] - <small>2026-07-25</small>
#[[Passo del Gries]] - <small>2026-07-25</small>
#[[Capolago (Mendrisio)]] - <small>2026-07-29</small>
#[[Arzo (Mendrisio)]] - <small>2026-07-29</small>
====Ampliate====
#[[Lago Maggiore]] - <small>2025-06-10/2026-07-27</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Lago_Maggiore&diff=1421840&oldid=1331744 +23]
#[[Vallemaggia]] - <small>2025-06-20/2026-07-27</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Vallemaggia&diff=1421831&oldid=1379295 +9]
#[[Lugano]] - <small>2025-10-13</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Lugano&diff=1391715&oldid=1388770 +2]
#[[Svizzera]] - <small>2025-12-01/2026-04-02</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Svizzera&diff=1409457&oldid=1331873 +2]
#[[Lago d'Orta]] - <small>2026-04-30/07-17</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Lago_d%27Orta&diff=1420701&oldid=1309879 +9]
#[[Isola di San Giulio]] - <small>2026-04-30/07-17</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Isola_di_San_Giulio&diff=1420704&oldid=1300342 +10]
#[[Orta San Giulio]] - <small>2026-04-30/07-17</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Orta_San_Giulio&diff=1420705&oldid=1271834 +2]
#[[Monte Rosa]] - <small>2026-05-15</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Monte_Rosa&diff=1413466&oldid=1377667 +1]
#[[Cascata del Toce]] - <small>2026-05-15/07-25</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Cascata_del_Toce&diff=1421643&oldid=1332074 +2]
#[[Luino]] - <small>2026-05-26/2026-06-06</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Luino&diff=1415797&oldid=1289832 +2]
#[[Domodossola]] - <small>2026-05-26</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Domodossola&diff=1414481&oldid=1413366 +1]
#[[Valle Cannobina]] - <small>2026-06-20</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Valle_Cannobina&diff=1417618&oldid=1416242 +1]
#[[Toce]] - <small>2026-07-25</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Toce&diff=1421659&oldid=1418293 +1]
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Mendrisio
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[[File:Mendrisio Paese.JPG|thumb|Mendrisio]]
Citazioni su '''Mendrisio'''.
*La zona di Mendrisio, o, come è chiamata, il «Mendrisiotto», è splendida. Si dovrebbe stabilire Mendrisio come quartier generale: c'è un ottimo albergo, l'hotel Mendrisio, tenuto dalla Signora Pasta, insuperabile per le comodità e per tutto quanto rende piacevole il soggiorno in un albergo. Non ho mai visto casa sistemata più perfettamente; persino nei giorni più caldi ho sempre trovato le stanze fresche e arieggiate, e le notti mai opprimenti. Il segreto, in parte, consiste forse nel fatto che Mendrisio sorge più alto di quanto non sembri e l'albergo, situato sul pendio del colle, vi riceve tutta la brezza. ([[Samuel Butler]])
==Voci correlate==
*[[Arzo (Mendrisio)|Arzo]]
*[[Capolago (Mendrisio)|Capolago]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Luoghi della Svizzera]]
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Hans Rudolf Schinz
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'''Hans Rudolf Schinz''' (1745 – 1790), pastore protestante e scrittore svizzero.
==''Descrizione della Svizzera italiana nel Settecento''==
*Si spiega allora con facilità come mai in mezzo ad un paese in cui si parla ovunque italiano ci si possa imbattere in un villaggio interamente tedesco, e cioè [[Bosco Gurin|Bosco]], ovvero Gurin, in Valmaggia. Esso pare circondato da abitanti di lingua italiana: in realtà però costituisce una valle a sé, i cui monti confinano con il Vallese tedesco, e precisamente con il Binntal, dal quale, in occasione di un qualche rivolgimento del passato, la popolazione si rifugiò nella valle più vicina, valicando le montagne, differenziandosi poi rispetto ai propri antichi compatrioti. (p. 15)
*{{NDR|Sul [[lago Maggiore]]}} Ambo le rive sono straordinariamente fertili; colline coperte di vigneti, cittadine, bei villaggi, borghi con le più graziose case di campagna, castagneti, fiumi che sboccano nel lago dopo aver ricevuto l'acqua di ruscelli che scendono dai monti in mille cascate, si alternano di continuo formando uno spettacolo d'indescrivibile bellezza, che non ci si sazia di guardare, che rende gradevole e divertente il viaggio sul lago [...]. (p. 220)
*Avevamo intenzione di andare a pernottare a [[Mendrisio]], ma il violento temporale e la pioggia ci avevano trattenuti per un paio d'ore, cosicché cominciava ad imbrunire, quando arrivammo a [[Capolago (Mendrisio)|Capolago]] e fummo quindi costretti a passarvi la notte, cosa tanto più fastidiosa in quanto non vi si trova neppure una locanda passabile in cui dormire a proprio agio [...]. Capolago (anche Capo di Lago, o Cota di Lago) è peraltro una parrocchia grande, ma sgradevole e fredda, situata ai piedi di un'alta montagna coperta per la maggior parte di boschi fittissimi; nelle giornate più brevi il sole illumina questa località solo dopo le dieci del mattino.<ref name="guida">Citato in Osservatorio culturale del Cantone Ticino, ''[https://map.geo.ti.ch/s/guida_letteraria Guida letteraria della Svizzera italiana]'', ''ti.ch'', 2025.</ref>
*Da [[Balerna]] non impiegammo molto più di mezz'ora fino a [[Chiasso]], che è la parrocchia svizzera più meridionale e ha l'aspetto di un grosso borgo di mercato per via delle varie botteghe che vi si trovano. A un duecento passi di distanza confluiscono due ruscelli, l'uno da sud, l'altro da nord, metti Maiocca e Roggia. Questi formano il confine tra la Svizzera e lo Stato di Milano. Il piccolo ponte che li scavalca si chiama Pontesello. Appena oltrepassatolo ci si trova già nell'altro stato.<ref name="guida" />
*Entro un'ora arrivammo a Balerna, bellissima località aperta, ornata di una villa del vescovo di Como, di una chiesa fastosa in stile italiano e di alcune case del relativo capitolo. In questa regione la fertilità della terra svizzera sembra avvicinarsi al suo massimo, raggiungendo o addirittura superando quella che si ammira nelle pianure del Milanese e del Piemonte.<ref name="guida" />
*Il debarcadero {{NDR|di Capolago}} è comodo e sicuro, l'intenso traffico ed il deposito di merci in transito, che qui trasbordano, offre molte occasioni di guadagno agli abitanti, che ho trovato – per quanto ci se ne lamenti – non più sfacciati di altri barcaioli o carrettieri in Italia nell'esigere somme spropositate.<ref name="guida" />
*{{NDR|Sulle sorgenti sulfuree della Svizzera italiana}} Ma a Stabio, nel baliaggio di Mendrisio, vicinissimo alla casa Castella si trovano due notevoli sorgenti, le cui acque hanno intenso sentore sulfureo.<ref name="guida" />
*Marmo se ne trova in più luoghi ed è di parecchi generi, belli e in parte rari, ma solo in una località, e precisamente ad [[Arzo (Mendrisio)|Arzo]], nel baliaggio di Lugano, la sua estrazione e lavorazione costituiscono un'attività remunerativa per gli abitanti; là esso affiora ovunque, ciò che facilita di molto l'estrazione.<ref name="guida" />
*{{NDR|Su [[Bellinzona]]}} Nelle molte botteghe si trova tutto il necessario; anche nelle merci che vi sono esposte e messe in vendita è possibile riconoscere il gusto italiano. Diversi tipi di salume, strutto, lardo seccato all'aria, ogni specie di pesci marinati per la Quaresima e i giorni in cui si mangia di magro; tutti i tipi di pasta, chiamata maccheroni; rosolio o liquori dolci di ogni colore eccetera.<ref name="guida" />
*Solo le cantine, ovvero grotti scavati nella roccia, che hanno l'aspetto di casette, si trovano lungo la strada, subito a monte di Capolago, e a circa duemila passi da essa corre la linea di confine tra il baliaggio di Lugano e quello di Mendrisio.<ref name="guida" />
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Hans Rudolf Schinz, ''Descrizione della Svizzera italiana nel Settecento'' (''Beyträge zur nähern Kenntniss des Schweizerlandes'', 1783), traduzione di Fabrizio Cicoira e Giulio Ribi, Armando Dadò editore, Locarno, 1985. ISBN 88-85115-05-5
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Schinz, Hans Rudolf}}
[[Categoria:Pastori protestanti svizzeri]]
[[Categoria:Scrittori svizzeri]]
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# [[Anton Maria Zanetti]]
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Amin al-Husseini
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[[Immagine:Al-Husayni1929head.jpg|thumb|Amin al-Husseini nel 1929]]
'''Muḥammad Amīn al-Ḥusaynī''', noto anche come '''Mohammed Amin al-Husseini''' o '''Muhammad Amin al-Husayni''' (1897 – 1974), politico palestinese.
==Citazioni su Amin al-Husseini==
*Hitler all'epoca non voleva sterminare gli ebrei ma espellerli. Il Muftì andò e gli disse "se li espelli, verranno in Palestina". "Cosa dovrei fare?" chiese e il Muftì rispose "Bruciali". ([[Benjamin Netanyahu]])
===[[Ilan Pappé]]===
*In definitiva, né i suoi errori né i suoi successi hanno avuto un grande impatto sul corso della storia palestinese.
*Pare legittimo descrivere il sionismo come un progetto coloniale di insediamento e il movimento nazionale palestinese come un fenomeno di resistenza anticoloniale. In questo contesto possiamo leggere da una prospettiva diversa il comportamento e le politiche del leader della comunità, Hajj Amin al-Husayni, prima e durante la seconda guerra mondiale, rispetto alla narrazione normalmente presentata come un fatto storico. Come molti lettori sapranno, una delle accuse comuni ribadite all'infinito dagli israeliani è che il leader palestinese fosse un simpatizzante del nazismo. Certo, il mufti di Gerusalemme non era un angelo. [...] Tuttavia, quando sostenne apertamente metodi non violenti come scioperi, manifestazioni e altre azioni mirate a modificare la posizione britannica, venne additato come nemico dell'impero e dovette fuggire da Gerusalemme nel 1938. Queste circostanze lo costrinsero a dirigersi tra le braccia dei nemici dei suoi nemici, in questo caso Italia e Germania. Nei due anni in cui visse in asilo politico in Germania subì l'influenza della dottrina nazista, e anche lui confuse la definizione di ebraismo con quella di sionismo. La sua disponibilità a servire come commentatore radiofonico per i nazisti e ad aiutare a reclutare musulmani nei Balcani per lo sforzo bellico tedesco è sicuramente una macchia indelebile sulla sua figura. Tuttavia, al-Husayni non agì in modo diverso dai leader sionisti degli anni '30, che cercavano essi stessi un'alleanza con i nazisti contro l'impero britannico, o da tutti gli altri movimenti anticoloniali che volevano sbarazzarsi dell'impero attraverso alleanze con i suoi principali nemici.
*Seppure la sua figura meriti critiche, queste non si devono ai suoi errori nei confronti del sionismo, ma piuttosto alla sua mancanza di empatia nei confronti della difficile situazione dei contadini palestinesi e ai suoi disaccordi con altri notabili, che contribuirono a indebolire fortemente il movimento anticoloniale.
==Voci correlate==
*[[Conflitto israelo-palestinese]]
*[[Palestina]]
*[[Stato di Palestina]]
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Personalità della seconda guerra mondiale]]
[[Categoria:Politici palestinesi]]
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Emily Wilson
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[[File:Ew delos.jpg|thumb|Emily Wilson nel 2022]]
'''Emily Rose Caroline Wilson''' (1971 – vivente), grecista e latinista britannica naturalizzata statunitense.
==Citazioni di Emily Wilson==
*Speravo che l'affinità di [[Christopher Nolan|Nolan]] con questi temi omerici potesse spingerlo a nuove vette creative e consentirgli di evocare personaggi più credibili. Ma [[Odissea (film)|Odissea]] presenta la sua solita combinazione di grandiosità e superficialità... la visione del film è troppo confusa, i suoi personaggi troppo poco sviluppati, per mantenere ciò che promette a metà in termini di grandi idee –sebbene sia molto bravo a trasmettere big bang e grandi giganti.<ref name="bestmovie">Citato in ''[https://www.bestmovie.it/news/e-da-vergognarsi-odissea-e-stato-stroncato-dalla-sua-stessa-autrice/972569/ «È da vergognarsi»: Odissea è stato stroncato.. dalla sua stessa "autrice"!]'', ''bestmovie.it'', 27 luglio 2026.</ref>
*In Odissea di Nolan mancano molti degli elementi che rendono grande la poesia. Non ha nulla di convincente da dire sul tempo, sulla memoria, sulla storia, sulla guerra o sul rapporto tra il glorioso ritorno di un guerriero e la vita della sua famiglia, dei suoi avversari, compagni, amici e vicini. Manca di profondità psicologica, emotiva, politica ed etica. La sua struttura narrativa è artificiosa. La scrittura è pessima. Nessuno dei personaggi ha motivazioni convincenti per le proprie azioni o parole. Non ci sono scene di sesso e tutto il cibo sembra orribile.<ref name="bestmovie"/>
*L'uscita di Odissea è ancora un evento da celebrare. Questa epopea sta riportando il pubblico al cinema... le traduzioni di Odissea, compresa la mia, stanno volando via dagli scaffali... e forse il film convincerà alcuni amministratori universitari a non tagliare i fondi dai loro dipartimenti di letteratura, lingua e storia.<ref name="bestmovie"/>
*Mi vergognerei di aver scritto qualsiasi parte di questa sceneggiatura. Non credo che sia un film complesso. E non penso nemmeno che racconti un uomo complesso. Penso che sia un film d'azione piuttosto semplice, incentrato su un eroe d'azione che si sente in colpa per essere un eroe d'azione.<ref>Citato in ''[https://www.ilcineocchio.it/cinema/odissea-la-traduttrice-che-ha-ispirato-nolan-boccia-il-film-mi-vergognerei-di-aver-scritto-questa-sceneggiatura/ Odissea, la traduttrice che ha ispirato Nolan boccia il film: "Mi vergognerei di aver scritto questa sceneggiatura"]'', ''ilcineocchio.it'', 27 luglio 2026.</ref>
*{{NDR|Su [[Charlize Theron]] in ''Odissea''}} È splendida da vedere, ma non si arrabbia mai, non è mai spiritosa, non possiede alcuna abilità retorica e non è mai consumata dal desiderio per il suo malconcio amante mortale.<ref name="repubblica">Citato in ''[https://www.repubblica.it/cultura/2026/07/28/news/odissea_christopher_nolan_traduttrice_inglese_emily_wilson_polemiche-425498381/ La traduttrice inglese: "L'Odissea di Nolan manca di profondità, mi vergognerei ad averla scritta"]'', ''repubblica.it'', 28 luglio 2026.</ref>
*{{NDR|Su [[Anne Hathaway]] in ''Odissea''}} La sceneggiatura non le concede altro da fare se non struggersi per il ritorno dell'Odisseo interpretato da Matt Damon, per ragioni che rimangono oscure. Tra i due non c'è alcuna chimica e nulla sembra davvero unirli.<ref name="repubblica"/>
*{{NDR|Su [[Tom Holland]] in ''Odissea''}} Dal canto suo, è bravo a interpretare un ventenne un po' tonto che si comporta come se ne avesse dodici.<ref name="repubblica"/>
==Note==
<references />
==Altri progetti==
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[[Categoria:Latinisti]]
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Della Torre di Rezzonico
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Arzo (Mendrisio)
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Citazioni su '''Arzo''', quartiere di [[Mendrisio]].
*Marmo se ne trova in più luoghi ed è di parecchi generi, belli e in parte rari, ma solo in una località, e precisamente ad Arzo, nel baliaggio di Lugano, la sua estrazione e lavorazione costituiscono un'attività remunerativa per gli abitanti; là esso affiora ovunque, ciò che facilita di molto l'estrazione. ([[Hans Rudolf Schinz]])
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* '''[[Christopher Marlowe]]''' – drammaturgo britannico
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* '''[[Adam Chase]]''' – scrittore statunitense
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Agostino Fapanni
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Marcella Medici (BEIC)
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'''Agostino Fapanni''' (1778 – 1861), agronomo e storico italiano.
==''Della piantagione del frumento negli anni di carestia''==
*Tutti i grandi avvenimenti, tutti i grandi infortunii, siano essi prodotti o da cause morali, o da perturbazioni atmosferiche, hanno un qualche esempio nella storia. Fortunati quelli, che sanno ammaestrarsi alla scuola del passato, per bene regolarsi nel presente e nell'avvenire: e in analogia di sventure procacciare analoghi rimedii, se non a vincerne, a ripararne almeno in parte le fatali conseguenze. Questo è ciò, che l'agricoltore deve sempre studiarsi di conseguire colla sua antiveggenza e colla sua industria. (p. 197)
*Negli anni nefasti 1814, 1815, 1816, sconsolatissimi per avverse stagioni, per conseguente carestia, per guerra universale, per tifiche malattie, la scarsezza di ogni prodotto del suolo, e specialmente quella de' grani, saliti ad un prezzo esorbitante, indusse e sospinse per necessità e proprietarj e coloni a praticare con più diligenza la coltivazione del frumento, ch'è la pianta più preziosa, più utile, più nutritiva per l'uomo, e che forma il più bel dono ad esso impartito dalla Provvidenza. (p. 197)
*Del piantatoio, come istrumento semplicissimo da piantare il frumento, senza ruote, senza tramoggia, senza timone, è perciò adoperabile a mano d'uomini, e non da animali, non rinvenni chi fosse l'inventore. (p. 200)
*Premetto che il terreno da sciegliersi per piantare il frumento, giova che sia piuttosto sciolto e leggero, che non tenace e compatto. Fa d'uopo che si rivolti bene, e si apparecchi in agosto e settembre con quelle replicate arazioni, che i diligenti agricoltori fanno precedere all'ordinaria seminagione del frumento. Poi si concimi a suo tempo la terra con conveniente misura di buon letame, e si riduca il campo a tal punto, che per seminarlo a mano null'altro vi manchi che l'ultima aratura. (p. 203)
==Bibliografia==
*Agostino Fapanni, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE3821298&select_viewer=metsViewer&dps_file=FL3822705 Della piantagione del frumento negli anni di carestia]'', in ''Memorie dell'I. R. Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti'', volume VI, Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, Venezia, 1857.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Agronomi italiani]]
[[Categoria:Storici italiani]]
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Spinoziano (BEIC)
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'''Agostino Fapanni''' (1778 – 1861), agronomo e storico italiano.
==''Della piantagione del frumento negli anni di carestia''==
*Tutti i grandi avvenimenti, tutti i grandi infortunii, siano essi prodotti o da cause morali, o da perturbazioni atmosferiche, hanno un qualche esempio nella storia. Fortunati quelli, che sanno ammaestrarsi alla scuola del passato, per bene regolarsi nel presente e nell'avvenire: e in analogia di sventure procacciare analoghi rimedii, se non a vincerne, a ripararne almeno in parte le fatali conseguenze. Questo è ciò, che l'agricoltore deve sempre studiarsi di conseguire colla sua antiveggenza e colla sua industria. (p. 197)
*Negli anni nefasti 1814, 1815, 1816, sconsolatissimi per avverse stagioni, per conseguente carestia, per guerra universale, per tifiche malattie, la scarsezza di ogni prodotto del suolo, e specialmente quella de' [[Grano|grani]], saliti ad un prezzo esorbitante, indusse e sospinse per necessità e proprietarj e coloni a praticare con più diligenza la coltivazione del frumento, ch'è la pianta più preziosa, più utile, più nutritiva per l'uomo, e che forma il più bel dono ad esso impartito dalla Provvidenza. (p. 197)
*Del piantatoio, come istrumento semplicissimo da piantare il frumento, senza ruote, senza tramoggia, senza timone, è perciò adoperabile a mano d'uomini, e non da animali, non rinvenni chi fosse l'inventore. (p. 200)
*Premetto che il terreno da sciegliersi per piantare il frumento, giova che sia piuttosto sciolto e leggero, che non tenace e compatto. Fa d'uopo che si rivolti bene, e si apparecchi in agosto e settembre con quelle replicate arazioni, che i diligenti agricoltori fanno precedere all'ordinaria seminagione del frumento. Poi si concimi a suo tempo la terra con conveniente misura di buon letame, e si riduca il campo a tal punto, che per seminarlo a mano null'altro vi manchi che l'ultima aratura. (p. 203)
==Bibliografia==
*Agostino Fapanni, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE3821298&select_viewer=metsViewer&dps_file=FL3822705 Della piantagione del frumento negli anni di carestia]'', in ''Memorie dell'I. R. Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti'', volume VI, Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, Venezia, 1857.
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Frazer
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Creata pagina con "{{Disambigua}} * '''[[Andrew Frazer]]''' – scrittore statunitense * '''[[James George Frazer]]''' – antropologo scozzese * '''[[Lucy Frazer]]''' – politica britannica"
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* '''[[Andrew Frazer]]''' – scrittore statunitense
* '''[[James George Frazer]]''' – antropologo scozzese
* '''[[Lucy Frazer]]''' – politica britannica
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* '''[[Billy Wilder]]''' – regista, sceneggiatore e produttore cinematografico austriaco naturalizzato statunitense
* '''[[Gene Wilder]]''' – attore, sceneggiatore, regista e scrittore statunitense
* '''[[Raymond Louis Wilder]]''' – matematico statunitense
* '''[[Stephen Wilder]]''' – scrittore statunitense
* '''[[Thornton Wilder]]''' – romanziere e drammaturgo statunitense
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Emmanuele Antonio Cicogna
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Marcella Medici (BEIC)
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[[File:EmmanueleCicogna.jpg|miniatura|Emmanuele Antonio Cicogna]]
'''Emmanuele Antonio Cicogna''' (1789 – 1868), storico italiano.
==Citazioni di Emmanuele Antonio Cicogna==
*''Sara'', o ''Sarra Copia'', oppur ''Coppia Sulam'' o ''Sullam'' nacque in Venezia da Simone Copio, e da Ricca, doviziosi ebrei forse nativi anch'essi di Venezia, ma certo abitanti in questa città alla fine del secolo XVI e al principio del XVII. E fu moglie di Giacobbe Sulam.</br>Era Sara bellissima, di bionda capigliatura, di sguardo soave, d'interessanti maniere, d'intelletto vivace, e ciò che più importa, di savi costumi: però di complessione molto dilicata e da soventi malattie afflitta. Aveva una sorella di nome ''Stella'', anch'essa spiritosa, ma di minore cultura: poiché ''Sara'' fino da giovinetta dilettossi di leggere libri di poesie, e di trattenersi in altri più serii studj, fra' quali la filososia, la teologia, l'astrologia, la storia principalmente della sua religione, la musica ec.: il perché ''Simone'' suo padre per darle piacere aperse in sua casa un'accademia, ove concorrevano ad udirla discorrere non pure i letterati della città, ma anche di lontani paesi.<ref>Da ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE4037333&select_viewer=metsViewer&dps_file=FL4038833 Notizie intorno a Sara Copia Sulam coltissima ebrea veneziana del secolo XVII]'', in ''Memorie dell'I. R. Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti'', volume XII, Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, Venezia, 1866, p. 227.</ref>
==Note==
<references />
==Altri progetti==
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[[Categoria:Storici italiani]]
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Spinoziano (BEIC)
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[[File:EmmanueleCicogna.jpg|miniatura|Emmanuele Antonio Cicogna]]
'''Emmanuele Antonio Cicogna''' (1789 – 1868), storico italiano.
==Citazioni di Emmanuele Antonio Cicogna==
*''Sara'', o ''[[Sara Copio|Sarra Copia]]'', oppur ''Coppia Sulam'' o ''Sullam'' nacque in Venezia da Simone Copio, e da Ricca, doviziosi ebrei forse nativi anch'essi di Venezia, ma certo abitanti in questa città alla fine del secolo XVI e al principio del XVII. E fu moglie di Giacobbe Sulam.</br>Era Sara bellissima, di bionda capigliatura, di sguardo soave, d'interessanti maniere, d'intelletto vivace, e ciò che più importa, di savi costumi: però di complessione molto dilicata e da soventi malattie afflitta. Aveva una sorella di nome ''Stella'', anch'essa spiritosa, ma di minore cultura: poiché ''Sara'' fino da giovinetta dilettossi di leggere libri di poesie, e di trattenersi in altri più serii studj, fra' quali la filosofia, la teologia, l'astrologia, la storia principalmente della sua religione, la musica ec.: il perché ''Simone'' suo padre per darle piacere aperse in sua casa un'accademia, ove concorrevano ad udirla discorrere non pure i letterati della città, ma anche di lontani paesi.<ref>Da ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE4037333&select_viewer=metsViewer&dps_file=FL4038833 Notizie intorno a Sara Copia Sulam coltissima ebrea veneziana del secolo XVII]'', in ''Memorie dell'I. R. Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti'', volume XII, Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, Venezia, 1866, p. 227.</ref>
==Note==
<references />
==Altri progetti==
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[[Categoria:Storici italiani]]
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Marcella Medici (BEIC)
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aggiunta citazione
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[[File:EmmanueleCicogna.jpg|miniatura|Emmanuele Antonio Cicogna]]
'''Emmanuele Antonio Cicogna''' (1789 – 1868), storico italiano.
==Citazioni di Emmanuele Antonio Cicogna==
*{{maiuscoletto|[[Pietro Michiele]]}} figliuolo di Antonio q. Giambatista e di Giulia Mazza (non patrizia) figliuola di Girolamo, nacque nel 1603, a' 29 di giugno. Inclinato fin da fanciullo agli studi e spezialmente alla poesia italiana, scrisse più versi, de' quali, per quanto mi sarà possibile, darò notizia. È fama, dice Lorenzo Crasso che, veduti dal cavaliere [[Giovan Battista Marino|Giambatista Marino]] i componimenti del giovane Michiel, e udita la facilità sua nel dettarli, dicesse che certamente il Michiel avrebbe occupato col tempo un gran luogo tra gl'italiani poeti.</br>E in effetto così fu. Imperciocchè egli riuscì uno de' primi di quel secolo; e frammezzo alle arguzie, a' concetti, a' giuochi e scherzi di parole, nei quali facevasi allora specialmente consistere il fiore della invenzione poetica, il Michiel fa vedere bellissimi pensieri, varietà di maniere, nobiltà, eleganza e dolcezza di versi.<ref>Da ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE3143977&select_viewer=metsViewer&dps_file=FL3145900 Cenni intorno la vita e le opere di Pietro Michiel poeta del secolo XVII]'', in ''Memorie dell'I. R. Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti'', volume XIII, Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, Venezia, 1867, p. 388.</ref>
*''Sara'', o ''[[Sara Copio|Sarra Copia]]'', oppur ''Coppia Sulam'' o ''Sullam'' nacque in Venezia da Simone Copio, e da Ricca, doviziosi ebrei forse nativi anch'essi di Venezia, ma certo abitanti in questa città alla fine del secolo XVI e al principio del XVII. E fu moglie di Giacobbe Sulam.</br>Era Sara bellissima, di bionda capigliatura, di sguardo soave, d'interessanti maniere, d'intelletto vivace, e ciò che più importa, di savi costumi: però di complessione molto dilicata e da soventi malattie afflitta. Aveva una sorella di nome ''Stella'', anch'essa spiritosa, ma di minore cultura: poiché ''Sara'' fino da giovinetta dilettossi di leggere libri di poesie, e di trattenersi in altri più serii studj, fra' quali la filosofia, la teologia, l'astrologia, la storia principalmente della sua religione, la musica ec.: il perché ''Simone'' suo padre per darle piacere aperse in sua casa un'accademia, ove concorrevano ad udirla discorrere non pure i letterati della città, ma anche di lontani paesi.<ref>Da ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE4037333&select_viewer=metsViewer&dps_file=FL4038833 Notizie intorno a Sara Copia Sulam coltissima ebrea veneziana del secolo XVII]'', in ''Memorie dell'I. R. Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti'', volume XII, Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, Venezia, 1866, p. 227.</ref>
==Note==
<references />
==Altri progetti==
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[[Categoria:Storici italiani]]
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Sara Copio
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Marcella Medici (BEIC)
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text/x-wiki
[[File:Sara Copia Sulam.jpg|thumb|Sara Copio]]
'''Sara Copio''' (tra il 1588 e il 1590 – 1641), letterata italiana.
==Citazioni su Sara Copio==
*''Sara'', o ''Sarra Copia'', oppur ''Coppia Sulam'' o ''Sullam'' nacque in Venezia da Simone Copio, e da Ricca, doviziosi ebrei forse nativi anch'essi di Venezia, ma certo abitanti in questa città alla fine del secolo XVI e al principio del XVII. E fu moglie di Giacobbe Sulam.</br>Era Sara bellissima, di bionda capigliatura, di sguardo soave, d'interessanti maniere, d'intelletto vivace, e ciò che più importa, di savi costumi: però di complessione molto dilicata e da soventi malattie afflitta. Aveva una sorella di nome ''Stella'', anch'essa spiritosa, ma di minore cultura: poiché ''Sara'' fino da giovinetta dilettossi di leggere libri di poesie, e di trattenersi in altri più serii studj, fra' quali la filososia, la teologia, l'astrologia, la storia principalmente della sua religione, la musica ec.: il perché ''Simone'' suo padre per darle piacere aperse in sua casa un'accademia, ove concorrevano ad udirla discorrere non pure i letterati della città, ma anche di lontani paesi. ([[Emmanuele Antonio Cicogna]])
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Spinoziano (BEIC)
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text/x-wiki
[[File:Sara Copia Sulam.jpg|thumb|Sara Copio]]
'''Sara Copio''' (tra il 1588 e il 1590 – 1641), letterata italiana.
==Citazioni su Sara Copio==
*''Sara'', o ''Sarra Copia'', oppur ''Coppia Sulam'' o ''Sullam'' nacque in Venezia da Simone Copio, e da Ricca, doviziosi ebrei forse nativi anch'essi di Venezia, ma certo abitanti in questa città alla fine del secolo XVI e al principio del XVII. E fu moglie di Giacobbe Sulam.</br>Era Sara bellissima, di bionda capigliatura, di sguardo soave, d'interessanti maniere, d'intelletto vivace, e ciò che più importa, di savi costumi: però di complessione molto dilicata e da soventi malattie afflitta. Aveva una sorella di nome ''Stella'', anch'essa spiritosa, ma di minore cultura: poiché ''Sara'' fino da giovinetta dilettossi di leggere libri di poesie, e di trattenersi in altri più serii studj, fra' quali la filosofia, la teologia, l'astrologia, la storia principalmente della sua religione, la musica ec.: il perché ''Simone'' suo padre per darle piacere aperse in sua casa un'accademia, ove concorrevano ad udirla discorrere non pure i letterati della città, ma anche di lontani paesi. ([[Emmanuele Antonio Cicogna]])
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Copio, Sara}}
[[Categoria:Letterati italiani]]
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Pietro Michiele
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Marcella Medici (BEIC)
84396
creazione voce
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text/x-wiki
[[File:Michiele.png|thumb|Pietro Michiele]]
'''Pietro Michiele''' (tra il 1588 e il 1590 – 1641), poeta italiano.
==Citazioni su Pietro Michiele==
*{{maiuscoletto|Pietro Michiele}} figliuolo di Antonio q. Giambatista e di Giulia Mazza (non patrizia) figliuola di Girolamo, nacque nel 1603, a' 29 di giugno. Inclinato fin da fanciullo agli studi e spezialmente alla poesia italiana, scrisse più versi, de' quali, per quanto mi sarà possibile, darò notizia. È fama, dice Lorenzo Crasso che, veduti dal cavaliere [[Giovan Battista Marino|Giambatista Marino]] i componimenti del giovane Michiel, e udita la facilità sua nel dettarli, dicesse che certamente il Michiel avrebbe occupato col tempo un gran luogo tra gl'italiani poeti.</br>E in effetto così fu. Imperciocchè egli riuscì uno de' primi di quel secolo; e frammezzo alle arguzie, a' concetti, a' giuochi e scherzi di parole, nei quali facevasi allora specialmente consistere il fiore della invenzione poetica, il Michiel fa vedere bellissimi pensieri, varietà di maniere, nobiltà, eleganza e dolcezza di versi. ([[Emmanuele Antonio Cicogna]])
==Altri progetti==
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[[File:Michiele.png|thumb|Pietro Michiele]]
'''Pietro Michiele''' (1603 – 1651), poeta italiano.
==Citazioni su Pietro Michiele==
*{{maiuscoletto|Pietro Michiele}} figliuolo di Antonio q. Giambatista e di Giulia Mazza (non patrizia) figliuola di Girolamo, nacque nel 1603, a' 29 di giugno. Inclinato fin da fanciullo agli studi e spezialmente alla poesia italiana, scrisse più versi, de' quali, per quanto mi sarà possibile, darò notizia. È fama, dice Lorenzo Crasso che, veduti dal cavaliere [[Giovan Battista Marino|Giambatista Marino]] i componimenti del giovane Michiel, e udita la facilità sua nel dettarli, dicesse che certamente il Michiel avrebbe occupato col tempo un gran luogo tra gl'italiani poeti.</br>E in effetto così fu. Imperciocché egli riuscì uno de' primi di quel secolo; e frammezzo alle arguzie, a' concetti, a' giuochi e scherzi di parole, nei quali facevasi allora specialmente consistere il fiore della invenzione poetica, il Michiel fa vedere bellissimi pensieri, varietà di maniere, nobiltà, eleganza e dolcezza di versi. ([[Emmanuele Antonio Cicogna]])
==Altri progetti==
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Micione
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== Test ==
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Francesco Marzolo (chirurgo)
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Marcella Medici (BEIC)
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[[File:Il prof. Francesco Marzolo, morto a Padova il 19 marzo 1880.jpg|miniatura|Francesco Marzolo]]
'''Francesco Marzolo''' (1818 – 1880), chirurgo italiano.
==''Intorno ad una gravidanza extrauterina''==
*Un argomento, fra i molti, su cui la scienza aspetta tuttora impaziente che la luce sia fatta, egli è quello al certo della gravidanza estrauterina. A quali leggi infatti obbedisce il germe fecondato, che non raggiunge il fisiologo ricettacolo o ne devia, costringendo altri organi ed altri tessuti ad una vicaria funzione? A questo quesito rispondono di molte più o meno ingegnose supposizioni, ma non una accertata dottrina. (p. 1)
*Talora una gravidanza, che progredisce normalmente senza lasciare alcun sospetto di errore di luogo, dopo un colpo, dopo una caduta, si svela come gravidanza estrauterina. (p. 9)
*Data una gravidanza estrauterina all'infuori della tubo-interstiziale e dell'utero-interstiziale nelle quali il feto a termine può essere espulso per la via fisiologica, o avviene la rottura della cisti, o questa si cambia in un inviluppo accessorio, il prodotto del concepimento muore più o meno sollecitamente e se non provoca tosto letali accidenti per la madre si mummifica e resta per anni ed anni raccolto in un sacco speciale, che si vuota poi all'esterno od all'interno per diverse vie. (p. 12)
==Bibliografia==
*Francesco Marzolo, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE3190114&select_viewer=metsViewer&dps_file=FL3190153 Intorno ad una gravidanza extrauterina]'', in ''Memorie dell'I. R. Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti'', volume XIX, Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, Venezia, 1876.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Chirurghi italiani]]
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Massacro di Kafr Qasim
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Darkcloud2222
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Creata pagina con "{{voce tematica}} [[File:KafrQasimMemorial.jpg|thumb|Memoriale dedicato al massacro di Kafr Qasim]] Citazioni sul '''massacro di Kafr Qasim'''. ==Citazioni== *Molti studiosi oggi pensano che il massacro del 1956 fosse una prova pratica per vedere se la gente della zona potesse essere intimidita e spinta ad andarsene. Gli autori della strage sono stati processati grazie alla diligenza e alla tenacia di due esponenti della Knesset [...]. Nonostante i loro sforzi i comanda..."
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[[File:KafrQasimMemorial.jpg|thumb|Memoriale dedicato al massacro di Kafr Qasim]]
Citazioni sul '''massacro di Kafr Qasim'''.
==Citazioni==
*Molti studiosi oggi pensano che il massacro del 1956 fosse una prova pratica per vedere se la gente della zona potesse essere intimidita e spinta ad andarsene. Gli autori della strage sono stati processati grazie alla diligenza e alla tenacia di due esponenti della Knesset [...]. Nonostante i loro sforzi i comandanti responsabili dell'area e l'unità stessa che perpetuò il massacro vennero puniti con sanzioni molto lievi, ricevendo solo piccole multe. Questo a riprova del fatto che l'esercito poteva farla franca, commettendo omicidi intenzionali e calcolati nei Territori occupati in qualsiasi momento. ([[Ilan Pappé]])
==Voci correlate==
*[[Conflitto israelo-palestinese]]
*[[Israele]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Eventi degli anni 1950]]
[[Categoria:Israele]]
[[Categoria:Stragi|Kafr Qasim]]
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Discussioni utente:Francescosassi95
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Homer
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Benvenuto/a su Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà!
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Hugo Conte
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Danyele
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Creata pagina con "[[File:Copa de Campeones FMV 2023 Final - BugWarp 20 (headshot).jpg|thumb|Hugo Conte nel 2023]] '''Hugo Néstor Conte''' (1963 – vivente), allenatore di pallavolo ed ex pallavolista argentino. ==Citazioni su Hugo Conte== *Hugo Conte, un grande giocatore e un grande uomo, tanto grintoso in campo quanto tranquillo fuori dalla palestra, è sicuramente una delle stelle più luminose del firmamento pallavolistico mondiale. Fenomenale attaccante, dotato di una serie di colp..."
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[[File:Copa de Campeones FMV 2023 Final - BugWarp 20 (headshot).jpg|thumb|Hugo Conte nel 2023]]
'''Hugo Néstor Conte''' (1963 – vivente), allenatore di pallavolo ed ex pallavolista argentino.
==Citazioni su Hugo Conte==
*Hugo Conte, un grande giocatore e un grande uomo, tanto grintoso in campo quanto tranquillo fuori dalla palestra, è sicuramente una delle stelle più luminose del firmamento pallavolistico mondiale. Fenomenale attaccante, dotato di una serie di colpi incredibili e di classe cristallina, è un autentico spauraccio per i muri e le difese avversarie. ([[Lorenzo Dallari]])
==Altri progetti==
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([[c:GR|GR]]) [[File:Copa de Campeones FMV 2023 Final - BugWarp 20 (headshot).jpg]] → [[File:Copa de Campeones FMV 2023 Final - BugWarp 20 - Hugo Conte (headshot).jpg]] [[c:COM:FR#FR2|Criterion 2]] (meaningless or ambiguous name)
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[[File:Copa de Campeones FMV 2023 Final - BugWarp 20 - Hugo Conte (headshot).jpg|thumb|Hugo Conte nel 2023]]
'''Hugo Néstor Conte''' (1963 – vivente), allenatore di pallavolo ed ex pallavolista argentino.
==Citazioni su Hugo Conte==
*Hugo Conte, un grande giocatore e un grande uomo, tanto grintoso in campo quanto tranquillo fuori dalla palestra, è sicuramente una delle stelle più luminose del firmamento pallavolistico mondiale. Fenomenale attaccante, dotato di una serie di colpi incredibili e di classe cristallina, è un autentico spauraccio per i muri e le difese avversarie. ([[Lorenzo Dallari]])
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Ferrari 365 California
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Danyele
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Creata pagina con "{{Voce tematica}} [[File:1966 Ferrari 365 California Spyder HCC25.jpg|thumb|Ferrari 365 California]] Citazioni sulla '''Ferrari 365 California'''. *Se parliamo di eleganza alla metà degli anni '60 e della scuola [[Pininfarina]], questo spider è un archetipo. Fonde elementi della neonata Dino con quelli delle vetture maggiori. E con la sua coda...interminabile, affascina oggi come la prima volta. ([[Giosuè Boetto Cohen]]) ==Voci correlate== *[[Ferrari]] *Pininfarin..."
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Citazioni sulla '''Ferrari 365 California'''.
*Se parliamo di eleganza alla metà degli anni '60 e della scuola [[Pininfarina]], questo spider è un archetipo. Fonde elementi della neonata Dino con quelli delle vetture maggiori. E con la sua coda...interminabile, affascina oggi come la prima volta. ([[Giosuè Boetto Cohen]])
==Voci correlate==
*[[Ferrari]]
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[[File:1966 Ferrari 365 California Spyder HCC25.jpg|thumb|Ferrari 365 California (1966)]]
Citazioni sulla '''Ferrari 365 California'''.
*Se parliamo di eleganza alla metà degli anni '60 e della scuola [[Pininfarina]], questo spider è un archetipo. Fonde elementi della neonata Dino con quelli delle vetture maggiori. E con la sua coda...interminabile, affascina oggi come la prima volta. ([[Giosuè Boetto Cohen]])
==Voci correlate==
*[[Ferrari]]
*[[Pininfarina]]
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Cisitalia 360
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Creata pagina con "{{Voce tematica}} [[File:Porsche 360 Cisitalia in the Porsche-Museum (2009) IMG 2716.jpg|thumb|Cisitalia 360]] Citazioni sulla '''Cisitalia 360''', nota anche come '''Porsche 360 Cisitalia''' o '''Cisitalia-Porsche 360 Grand Prix'''. *La monoposto che Dusio volle sviluppare con [[Ferdinand Porsche]] nel 1946, invece di cavalcare il successo «in serie» della [[Cisitalia 202|202]]. La decisione portò all'abbandono di [[Giovanni Savonuzzi|Savonuzzi]] e al collasso dell'..."
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[[File:Porsche 360 Cisitalia in the Porsche-Museum (2009) IMG 2716.jpg|thumb|Cisitalia 360]]
Citazioni sulla '''Cisitalia 360''', nota anche come '''Porsche 360 Cisitalia''' o '''Cisitalia-Porsche 360 Grand Prix'''.
*La monoposto che Dusio volle sviluppare con [[Ferdinand Porsche]] nel 1946, invece di cavalcare il successo «in serie» della [[Cisitalia 202|202]]. La decisione portò all'abbandono di [[Giovanni Savonuzzi|Savonuzzi]] e al collasso dell'azienda. Ma la Grand Prix, pur non avendo mai corso, è entrata nella storia dell'auto. Basti citare il propulsore 1.500 turbocompresso, con dodici cilindri e 380 cavalli, la trasmissione integrale inseribile e un telaio al cromo. Un mostro tanto avanzato, quanto arduo da costruire. Almeno per la «piccola» Cisitalia. ([[Giosuè Boetto Cohen]])
==Voci correlate==
*[[Porsche]]
*[[Vettura di Formula 1]]
==Altri progetti==
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Lancia Flaminia
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Danyele
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Creata pagina con "{{voce tematica}} [[File:1966 Lancia Flaminia Berlina - blue black - fvl.jpg|thumb|Lancia Flaminia]] Citazioni sulla '''Lancia Flaminia'''. *È forse la berlina italiana che, se avvicinata alle concorrenti [...], ci fa capire meglio quanto fosse avanzata, stilisticamente e tecnologicamente, la nostra industria. La versione berlina era sobria ed elegante, con un disegno ergonomico di padiglione e lunotto. Belli i coupé [[Pininfarina]] e Touring, capolavoro quello di Zag..."
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Citazioni sulla '''Lancia Flaminia'''.
*È forse la berlina italiana che, se avvicinata alle concorrenti [...], ci fa capire meglio quanto fosse avanzata, stilisticamente e tecnologicamente, la nostra industria. La versione berlina era sobria ed elegante, con un disegno ergonomico di padiglione e lunotto. Belli i coupé [[Pininfarina]] e Touring, capolavoro quello di Zagato. Le tedesche dell'epoca, al confronto, erano pachidermi.
==Voci correlate==
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[[File:1966 Lancia Flaminia Berlina - blue black - fvl.jpg|thumb|Lancia Flaminia]]
Citazioni sulla '''Lancia Flaminia'''.
*È forse la berlina italiana che, se avvicinata alle concorrenti [...], ci fa capire meglio quanto fosse avanzata, stilisticamente e tecnologicamente, la nostra industria. La versione berlina era sobria ed elegante, con un disegno ergonomico di padiglione e lunotto. Belli i coupé [[Pininfarina]] e Touring, capolavoro quello di Zagato. Le tedesche dell'epoca, al confronto, erano pachidermi. ([[Giosuè Boetto Cohen]])
==Voci correlate==
*[[Lancia (azienda)]]
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*{{NDR|Sulla 2600 Sprint}} Vettura nobilissima [...] che equipaggiò alcune pattuglie della Volante all'inizio degli anni '60. Fu la prima auto di serie che il venticinquenne [[Giorgetto Giugiaro]] disegnò arrivato alla [[Bertone]]. Il disegno dei fari annegati nella calandra, che non impostano la fiancata come era costume, è ancora oggi notevole. ([[Giosuè Boetto Cohen]])
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*{{NDR|Sulla 2600 Sprint}} Vettura nobilissima [...] che equipaggiò alcune pattuglie della Volante all'inizio degli anni '60. Fu la prima auto di serie che il venticinquenne [[Giorgetto Giugiaro]] disegnò arrivato alla [[Bertone]]. Il disegno dei fari annegati nella calandra, che non impostano la fiancata come era costume, è ancora oggi notevole. ([[Giosuè Boetto Cohen]])
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*[[Alfa Romeo]]
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*La Giulia è l'icona delle auto della Polizia italiana [...]. Non c'è film «noir» del periodo in cui le calandre grigliate delle «Pantere» non passino sfrecciando, con le loro sirene acutissime. ([[Giosuè Boetto Cohen]])
==Voci correlate==
*[[Alfa Romeo]]
*[[Alfa Romeo Giulietta (1977)]]
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[[File:Alfa Romeo Giulia Super (cropped).jpg|thumb|Alfa Romeo Giulia]]
Citazioni sull{{'}}'''Alfa Romeo Giulia'''.
*La Giulia è l'icona delle auto della Polizia italiana [...]. Non c'è film «noir» del periodo in cui le calandre grigliate delle «Pantere» non passino sfrecciando, con le loro sirene acutissime. ([[Giosuè Boetto Cohen]])
==Voci correlate==
*[[Alfa Romeo]]
*[[Alfa Romeo Alfetta]]
*[[Alfa Romeo Giulietta (1977)]]
==Altri progetti==
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Alfa Romeo Giulietta (1977)
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Citazioni sull{{'}}'''Alfa Romeo Giulietta''' del 1977.
*Ebbe il compito non facile di raccogliere l'eredità della [[Alfa Romeo Giulia|Giulia]]. La meccanica derivava da quella dell'[[Alfa Romeo Alfetta|Alfetta]], ma la linea – a cuneo molto pronunciato e con un bagagliaio altissimo – fece discutere. ([[Giosuè Boetto Cohen]])
==Voci correlate==
*[[Alfa Romeo]]
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[[File:Alfa-Romeo Giulietta-1,8 Front-view (cropped).JPG|thumb|Alfa Romeo Giulietta]]
Citazioni sull{{'}}'''Alfa Romeo Giulietta''' del 1977.
*Ebbe il compito non facile di raccogliere l'eredità della [[Alfa Romeo Giulia|Giulia]]. La meccanica derivava da quella dell'[[Alfa Romeo Alfetta|Alfetta]], ma la linea – a cuneo molto pronunciato e con un bagagliaio altissimo – fece discutere. ([[Giosuè Boetto Cohen]])
==Voci correlate==
*[[Alfa Romeo]]
*[[Alfa Romeo Alfetta]]
*[[Alfa Romeo Giulia]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Automobili]]
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Alfa Romeo Alfetta
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Danyele
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[[File:Alfa Romeo Alfetta Berlina 1X7A2523.jpg|thumb|Alfa Romeo Alfetta]]
Citazioni sull{{'}}'''Alfa Romeo Alfetta'''.
*Ci volle tutta la personalità della Alfetta (che pure, all'inizio, divise gli animi sul disegno della coda) per mandare in pensione la [[Alfa Romeo Giulia|Giulia Super]]. ([[Giosuè Boetto Cohen]])
*– Guarda sono proprio indeciso sai eh... Non so mica che macchina comprarmi.<br />– Son decisioni tremende quelle lì eh... Io l'ultima volta che ero in bilico tra l'Alfetta turbo e il BMW iniezione sono entrato in paranoia. (''[[Vacanze di Natale]]'')
==Voci correlate==
*[[Alfa Romeo]]
*[[Alfa Romeo Giulietta (1977)]]
*[[Alfa Romeo Giulia]]
==Altri progetti==
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Discussioni utente:SusanLesch
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Giuseppe Gola
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[[File:Giuseppe Gola.jpg|miniatura|Giuseppe Gola]]
'''Giuseppe Gola''' (1877 – 1956), botanico italiano.
==Commemorazione del m. e. Dott. Achille Forti==
*Le diatomee sono per lo più studiate sopra materiali raccolti e preparati in modo che non sempre può risultare evidente il legame tra le forme studiate e le condizioni ambientali; spesso perciò lo studio delle diatomee riesce un lavoro arido di pura morfologia, senza stretti legami con i fenomeni naturali, dei quali tali organismi sono protagonisti; ciò non avveniva per parte del [[Achille Forti|Forti]], ben orientato, come si disse, alla interpretazione dei fenomeni biologici in base alle condizioni di ambiente. (p. 14)
*Numerosi viaggi a scopo di distrazione e di coltura lo portano a visitare paesi d'Europa: ad occidente dall'Inghilterra al Portogallo, nell'Europa centrale dalla Svizzera alla Svezia, e poi giù nella penisola balcanica. I viaggi si spingono anche nel vicino Oriente e l'Anatolia diviene oggetto di due importanti viaggi di studio; quasi tutte le regioni italiane sono state da lui percorse. Ne risultano, oltre alle raccolte in Svezia studiate in due importanti memorie, altre nel Portogallo, e a Madrid; soprattutto notevoli sono i lavori sulla vegetazione del Lago di Scutari d'Albania e dei Laghi dell'Anatolia. (p. 14)
*Ancora oggi, a tanti anni di distanza, malgrado la profonda evoluzione degli studi algologici e delle schizoficee in particolare, l'opera del Forti conserva ancora nelle sue linee fondamentali il valore e l'importanza che gli furono universalmente riconosciutee all'atto della pubblicazione. (p. 15)
==Bibliografia==
*Giuseppe Gola, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE4022619&select_viewer=metsViewer&dps_file=FL4022817 Commemorazione del m. e. Dott. Achille Forti]'', in ''Atti'', tomo XCVIII (1937-1938), parte prima, verbali e sunti delle adunanze, commemorazioni, recensioni, relazioni, Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, Venezia, 1939.
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Gola, Giuseppe}}
[[Categoria:Botanici italiani]]
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[[File:Giuseppe Gola.jpg|miniatura|Giuseppe Gola]]
'''Giuseppe Gola''' (1877 – 1956), botanico italiano.
==''Commemorazione del m. e. Dott. Achille Forti''==
*Le diatomee sono per lo più studiate sopra materiali raccolti e preparati in modo che non sempre può risultare evidente il legame tra le forme studiate e le condizioni ambientali; spesso perciò lo studio delle diatomee riesce un lavoro arido di pura morfologia, senza stretti legami con i fenomeni naturali, dei quali tali organismi sono protagonisti; ciò non avveniva per parte del [[Achille Forti|Forti]], ben orientato, come si disse, alla interpretazione dei fenomeni biologici in base alle condizioni di ambiente. (p. 14)
*Numerosi viaggi a scopo di distrazione e di coltura lo portano a visitare paesi d'Europa: ad occidente dall'Inghilterra al Portogallo, nell'Europa centrale dalla Svizzera alla Svezia, e poi giù nella penisola balcanica. I viaggi si spingono anche nel vicino Oriente e l'Anatolia diviene oggetto di due importanti viaggi di studio; quasi tutte le regioni italiane sono state da lui percorse. Ne risultano, oltre alle raccolte in Svezia studiate in due importanti memorie, altre nel Portogallo, e a Madrid; soprattutto notevoli sono i lavori sulla vegetazione del Lago di Scutari d'Albania e dei Laghi dell'Anatolia. (p. 14)
*Ancora oggi, a tanti anni di distanza, malgrado la profonda evoluzione degli studi algologici e delle schizoficee in particolare, l'opera del Forti conserva ancora nelle sue linee fondamentali il valore e l'importanza che gli furono universalmente riconosciutee all'atto della pubblicazione. (p. 15)
==Bibliografia==
*Giuseppe Gola, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE4022619&select_viewer=metsViewer&dps_file=FL4022817 Commemorazione del m. e. Dott. Achille Forti]'', in ''Atti'', tomo XCVIII (1937-1938), parte prima, verbali e sunti delle adunanze, commemorazioni, recensioni, relazioni, Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, Venezia, 1939.
==Altri progetti==
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Luigi Marangoni (ingegnere)
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Marcella Medici (BEIC)
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'''Luigi Marangoni''' (1872 – 1950), ingegnere italiano.
==''Il Santo Sepolcro''==
*Se è vero, com'io credo, che l'opera dell'uomo si accresce di bellezza e di fascino non soltanto per i valori concreti che vi sanno imprimere le fantasie di nostra mente, ma anche per i valori ideali che la ispirano; se è vero, come lo è, che la grandezza dei ricordi storici e perfino delle tradizioni illumina col suo raggio anche le più umili tra le cose che noi chiamiamo inanimate; se in fine è vero, come nessuno può dubitare, che i segni del dolore e del martirio accendono di vivida fiamma a le genti umane i profili del mondo visibile per aiutarle con la fede a riconoscere quelli dell'invisibile; se tutto questo è dunque una verità immortale, il Sepolcro di Cristo è stato ed è, per tanta parte dell'umanità, non soltanto il luogo più santo ma anche più ammirato del mondo. (p. 79)
*I luoghi del martirio, del seppellimento, della resurrezione di Gesù hanno avuto culto di certo nel cuore dei primi fedeli, ma di questo culto più antico non abbiamo testimonianza nella letteratura sacra del tempo.</br>È dunque da dire che le nuove e gloriose certezze predicate dal Vangelo fecero sì che i primi cristiani si scostassero da talune almeno delle usanze che solevano accompagnare la morte presso i popoli più antichi. (p. 82)
*Lo storico [[Eusebio di Cesarea|Eusebio]] nel ''De vita Costantini]] ci racconta che l'imperatore non ancòra fatto cristiano, informato della scoperta della tomba di Gesù scrisse al vescovo [[Macario di Gerusalemme|Macario]] per amnifestargli la propria gioia e per dirgli di aver dato ordini per le nuove costruzioni da eseguire sul luogo, pur lasciando al vescovo una certa libertà d'iniziative per ciò che riguardava la decorazione.</br>[[San Girolamo]] nel suo ''Chronicon'' e lo storico Teofane nei suoi ''Annali'' ci indicano i nomi di Zenobio e di Eustazio come quelli degli architetti scelti per la grande opera da Costantino.
==Bibliografia==
*Luigi Marangoni, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE4022619&select_viewer=metsViewer&dps_file=FL4023184 Il Santo Sepolcro]'', in ''Atti'', parte prima, verbali e sunti delle adunanze, commemorazioni, recensioni, relazioni, tomo XCVII, Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, Venezia, 1939.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Ingegneri italiani]]
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Spinoziano (BEIC)
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'''Luigi Marangoni''' (1872 – 1950), ingegnere italiano.
==''Il Santo Sepolcro''==
*Se è vero, com'io credo, che l'opera dell'uomo si accresce di bellezza e di fascino non soltanto per i valori concreti che vi sanno imprimere le fantasie di nostra mente, ma anche per i valori ideali che la ispirano; se è vero, come lo è, che la grandezza dei ricordi storici e perfino delle tradizioni illumina col suo raggio anche le più umili tra le cose che noi chiamiamo inanimate; se in fine è vero, come nessuno può dubitare, che i segni del dolore e del martirio accendono di vivida fiamma a le genti umane i profili del mondo visibile per aiutarle con la fede a riconoscere quelli dell'invisibile; se tutto questo è dunque una verità immortale, il [[Santo Sepolcro|Sepolcro di Cristo]] è stato ed è, per tanta parte dell'umanità, non soltanto il luogo più santo ma anche più ammirato del mondo. (p. 79)
*I luoghi del martirio, del seppellimento, della resurrezione di Gesù hanno avuto culto di certo nel cuore dei primi fedeli, ma di questo culto più antico non abbiamo testimonianza nella letteratura sacra del tempo.</br>È dunque da dire che le nuove e gloriose certezze predicate dal Vangelo fecero sì che i primi cristiani si scostassero da talune almeno delle usanze che solevano accompagnare la morte presso i popoli più antichi. (p. 82)
*Lo storico [[Eusebio di Cesarea|Eusebio]] nel ''De vita Costantini'' ci racconta che l'imperatore non ancòra fatto cristiano, informato della scoperta della tomba di Gesù scrisse al vescovo [[Macario di Gerusalemme|Macario]] per manifestargli la propria gioia e per dirgli di aver dato ordini per le nuove costruzioni da eseguire sul luogo, pur lasciando al vescovo una certa libertà d'iniziative per ciò che riguardava la decorazione. [[San Girolamo]] nel suo ''Chronicon'' e lo storico Teofane nei suoi ''Annali'' ci indicano i nomi di Zenobio e di Eustazio come quelli degli architetti scelti per la grande opera da [[Costantino I|Costantino]]. (p. 85)
==Bibliografia==
*Luigi Marangoni, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE4022619&select_viewer=metsViewer&dps_file=FL4023184 Il Santo Sepolcro]'', in ''Atti'', parte prima, verbali e sunti delle adunanze, commemorazioni, recensioni, relazioni, tomo XCVII, Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, Venezia, 1939.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Ingegneri italiani]]
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Santo Sepolcro
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Spinoziano (BEIC)
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Creata pagina con "{{voce tematica}} [[File:Tomb of Jesus from above, Church of Holy Sepulchre.jpg|thumb|Santo Sepolcro]] Citazioni sul '''Santo Sepolcro'''. *Se è vero, com'io credo, che l'opera dell'uomo si accresce di bellezza e di fascino non soltanto per i valori concreti che vi sanno imprimere le fantasie di nostra mente, ma anche per i valori ideali che la ispirano; se è vero, come lo è, che la grandezza dei ricordi storici e perfino delle tradizioni illumina col suo raggio anch..."
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{{voce tematica}}
[[File:Tomb of Jesus from above, Church of Holy Sepulchre.jpg|thumb|Santo Sepolcro]]
Citazioni sul '''Santo Sepolcro'''.
*Se è vero, com'io credo, che l'opera dell'uomo si accresce di bellezza e di fascino non soltanto per i valori concreti che vi sanno imprimere le fantasie di nostra mente, ma anche per i valori ideali che la ispirano; se è vero, come lo è, che la grandezza dei ricordi storici e perfino delle tradizioni illumina col suo raggio anche le più umili tra le cose che noi chiamiamo inanimate; se in fine è vero, come nessuno può dubitare, che i segni del dolore e del martirio accendono di vivida fiamma a le genti umane i profili del mondo visibile per aiutarle con la fede a riconoscere quelli dell'invisibile; se tutto questo è dunque una verità immortale, il Sepolcro di Cristo è stato ed è, per tanta parte dell'umanità, non soltanto il luogo più santo ma anche più ammirato del mondo. ([[Luigi Marangoni (ingegnere)|Luigi Marangoni]])
==Voci correlate==
*[[Gerusalemme]]
*[[Gesù]]
*[[Terra Santa]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Architetture d'Israele]]
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